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Patrizia Valduga "Poetica Alba"

Patrizia Valduga "Poetica Alba"
Nov 13, 2016 · 19m 18s

Patrizia Valduga "Poetica Alba" venerdì 18 novembre 2016, ore 21 Alba, Coro della Maddalena Valduga legge Valduga Piccola Antologia 1981 - 2012 la serata è introdotta da Giovanni Tesio (Premio...

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Patrizia Valduga
"Poetica Alba"


venerdì 18 novembre 2016, ore 21
Alba, Coro della Maddalena
Valduga legge Valduga
Piccola Antologia 1981 - 2012
la serata è introdotta da Giovanni Tesio (Premio Poesia Comune di Roddi) e Roberta Castoldi, direttrice artistica di Poetica Alba.
Performance appassionata della grande poetessa che interpreta se stessa e i suoi scritti.


Patrizia Valduga è nata nel 1953, vive a Milano.
Ha pubblicato Medicamenta (Guanda 1982), Medicamenta e altri medicamenta (Einaudi 1989), Donna di dolori (Mondadori 1991), Requiem (Marsílio 1994), Corsia degli incurabili (Garzanti 1996), Lezione d'amore (Einaudi 2004), Libro delle Laudi (Einaudi 2013).

Ha tradotto i sonetti di John Donne e da Mallarmé, Kantor, Valery, Crebillon, Moliére, Céline, Cocteau.



Da quanto tempo sta guardando il cuore
quello che vede solo ora, amore...
che da subito, da sempre i miei pezzi
li tieni insieme tu con il tuo amore,
che neanche posso andare da mia madre
se non con te che mi tieni per mano,
che sei tu il mio permesso di soggiorno
per dovunque, non solo per Milano,
che solo tu mi hai reso sopportabili
anche la morte e la pazzia in famiglia...
che invece io che cosa ti ho mai dato?
io sempre a chiedere come una figlia...
che non so dove sbattere la testa,
che non m’importa di nessuno e niente,
che a questo vuoto che mi mangia viva
non c’è scampo, è lo stampo della mente,
che mi sono sentita sempre sola
anche con tre sorelle e due fratelli,
che vedi bene che mi fa bisogno
di un altro dopo, di molti altri appelli...
Sto china su di te e prego e sento
che nei tuoi sogni c’è un sogno di me:
nella tua quiete sogno di sentire
che qualcosa si allenta dentro me.
E padre e madre in me si ricongiungono,
mi rimettono al mondo e alla mia storia.
Le raffiche furiose dell’infanzia
si compongono in flebile memoria.
Giovanni, caro amore venerato,
non scaglierò su te mai piú il mio vuoto.
Diventerò una donna finalmente
senza darti dolore: ecco il mio voto.




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