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Un percorso tenuto volutamente periferico per non pregiudicare l'industria del turismo delle Canarie.
Fortress Europe sta esibendo tutta la sua ferocia erigendo muri di gelo e filo spinato, perché considera i migranti come assedianti. Come si vede al confine bielo-polacco, dove va in scena la mossa di Lukashenka-Putin, rivelatosi un cinico uso di disperati (creati dalle guerre occidentali) per ottenere riconoscimenti internazionali – ottenuti dai colloqui con paesi che non riconoscerebbero il regime di Minsk – e sostegni economici derivanti dalla reazione da respingimento che scatta incondizionata tra le popolazioni europee, tra le quali serpeggia il sacro terrore di invasioni barbariche.
Stesso delirio di blindatura si ritrova lungo la rotta balcanica, nel Mediterraneo orientale, nel Canale di Sicilia o a Ceuta e Melilla... tutti percorsi che sono sotto i riflettori e di cui si evidenziano spesso i tentativi di bucare le recinzioni, e la conseguente violenta ferocia repressiva. Molto meno famosa è la "rotta atlantica", quella seguita da chi proviene dai paesi del Golfo di Guinea, dal Saharawi, dal Marocco dopo la chiusura ermetica di Ceuta e Melilla; forse deriva dalla differente percezione del fenomeno migratorio da parte degli autoctoni, come ci spiega @MircaLeccese, attivista di Un ponte per Moria che ora si trova a Tenerife complice dei migranti giunti nei campi allestiti nell'arcipelago delle Canarie, arrivati sulle piroghe di Saint Louis e Mbour dal Senegal (capaci di contenere 160 persone stipatissime). Pescatori, agricoltori, dunque in grado di integrarsi nelle attività insulari – le Canarie sono famose per la coltivazione delle banane –, ma sono persone con mestieri che possono risultare utili per la economia dell'arcipelago e l'atteggiamento della popolazione locale non così ostile come quella del blocco di Visegrád.
Nella esperienza di Mirca la situazione delle Canarie è meno cupa rispetto a quelle che ha conosciuto a Lesbo e in Bosnia: ci ha potuto raccontare della collaborazione con Apoyo migrantes, nata nell'ottobre del 2020, quando ci fu il flusso migratorio più ingente (si parla comunque di poco più di ventimila persone giunte sulle coste delle Canarie); si tratta comunque di una condizione di contenzione in campi che ospitano separatamente donne e uomini, quindi separando famiglie. L'ordine di problemi da affrontare è un po' meno tragico, e vede anche esigenze diverse tra chi vuole ottenere un ricongiungimento in Francia, Germania... e chi invece preferirebbe rimanere alle Canarie, dove si trova persino lavoro. Suddivisioni che esistono anche tra mondi di provenienza, perché oltre ai senegalesi, guineiani, ivoriani... ci sono anche i marocchini, rigorosamente separati per il razzismo maghrebino nei confronti dell'Africa nera.
Un percorso tenuto volutamente periferico per non pregiudicare l'industria del turismo delle Canarie. Fortress Europe sta esibendo tutta la sua ferocia erigendo muri di gelo e filo spinato, perché considera i migranti come assedianti. Come si vede al confine bielo-polacco, dove va in scena la mossa di Lukashenka-Putin, rivelatosi un cinico uso di disperati (creati dalle guerre occidentali) per ottenere riconoscimenti internazionali – ottenuti dai colloqui con paesi che non riconoscerebbero il regime di Minsk – e sostegni economici derivanti dalla reazione da respingimento che scatta incondizionata tra le popolazioni europee, tra le quali serpeggia il sacro terrore di invasioni barbariche. Stesso delirio di blindatura si ritrova lungo la rotta balcanica, nel Mediterraneo orientale, nel Canale di Sicilia o a Ceuta e Melilla... tutti percorsi che sono sotto i riflettori e di cui si evidenziano spesso i tentativi di bucare le recinzioni, e la conseguente violenta ferocia repressiva. Molto meno famosa è la "rotta atlantica", quella seguita da chi proviene dai paesi del Golfo di Guinea, dal Saharawi, dal Marocco dopo la chiusura ermetica di Ceuta e Melilla; forse deriva dalla differente percezione del fenomeno migratorio da parte degli autoctoni, come ci spiega @MircaLeccese, attivista di Un ponte per Moria che ora si trova a Tenerife complice dei migranti giunti nei campi allestiti nell'arcipelago delle Canarie, arrivati sulle piroghe di Saint Louis e Mbour dal Senegal (capaci di contenere 160 persone stipatissime). Pescatori, agricoltori, dunque in grado di integrarsi nelle attività insulari – le Canarie sono famose per la coltivazione delle banane –, ma sono persone con mestieri che possono risultare utili per la economia dell'arcipelago e l'atteggiamento della popolazione locale non così ostile come quella del blocco di Visegrád. Nella esperienza di Mirca la situazione delle Canarie è meno cupa rispetto a quelle che ha conosciuto a Lesbo e in Bosnia: ci ha potuto raccontare della collaborazione con Apoyo migrantes, nata nell'ottobre del 2020, quando ci fu il flusso migratorio più ingente (si parla comunque di poco più di ventimila persone giunte sulle coste delle Canarie); si tratta comunque di una condizione di contenzione in campi che ospitano separatamente donne e uomini, quindi separando famiglie. L'ordine di problemi da affrontare è un po' meno tragico, e vede anche esigenze diverse tra chi vuole ottenere un ricongiungimento in Francia, Germania... e chi invece preferirebbe rimanere alle Canarie, dove si trova persino lavoro. Suddivisioni che esistono anche tra mondi di provenienza, perché oltre ai senegalesi, guineiani, ivoriani... ci sono anche i marocchini, rigorosamente separati per il razzismo maghrebino nei confronti dell'Africa nera. read more read less

2 years ago #@asambleamigratf, #cadenaser, #canarias, #humanrights, #migrantes, #racismoinstitucional, #refugiados, #tenerife