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Un elemento centrale di queste testimonianze – ed è ben evidenziata da Mirka nella sua corrispondenza – è il fatto che la vita ruota solo attorno a un'ossessione: The Game, lo stesso che in questi anni abbiamo documentato da Calais, da Ceuta e Melilla, dal Pireo... i coni d'imbuto delle esistenze che devono passare attraverso quel filtro imposto dal delirio di respingimento.
Il racconto che Ursula e Mirka, di “Torino per Moria”, con cui viene fatto un confronto tra campi profughi, ci hanno descritto di quelli di Sarajevo e dai campi in cui sono contenuti i migranti che provano a ripetizione il passaggio delle frontiere si incentra su tre interviste: a Idriss, gambiano che ha dovuto lasciare il paese perché si è scontrato con i suoi superiori e per trovare il futuro per sé e la famiglia; le aspettative da parte della società di provenienza, le botte e le costrizioni, la meta da raggiungere sono comuni alle depressioni che accomunano quelle di Ali, pakistano ventinovenne e Habib, marocchino... tutti precisi nel tracciare il loro viaggio prima di questo Game – tentato ogni giorno da almeno due dei 1200 ospiti dei campi (e il costo del tentativo supera sempre oltre i 3000€ fino a 5000) – e sciorinano una precisa graduatoria di tollerabilità dei singoli luoghi toccati nel viaggio. Una corsa a tappe durante la quale sono stati sottratti loro tempo ed energie, pur di rallentare una progressione storica che non deve essere di integrazione ma di accoglienza, proprio quello a cui agognano e che occupa i loro pensieri, i corpi feriti, battuti, debilitati.
Un elemento centrale di queste testimonianze – ed è ben evidenziata da Mirka nella sua corrispondenza – è il fatto che la vita ruota solo attorno a un'ossessione: The Game, lo stesso che in questi anni abbiamo documentato da Calais, da Ceuta e Melilla, dal Pireo... i coni d'imbuto delle esistenze che devono passare attraverso quel filtro imposto dal delirio di respingimento. Il racconto che Ursula e Mirka, di “Torino per Moria”, con cui viene fatto un confronto tra campi profughi, ci hanno descritto di quelli di Sarajevo e dai campi in cui sono contenuti i migranti che provano a ripetizione il passaggio delle frontiere si incentra su tre interviste: a Idriss, gambiano che ha dovuto lasciare il paese perché si è scontrato con i suoi superiori e per trovare il futuro per sé e la famiglia; le aspettative da parte della società di provenienza, le botte e le costrizioni, la meta da raggiungere sono comuni alle depressioni che accomunano quelle di Ali, pakistano ventinovenne e Habib, marocchino... tutti precisi nel tracciare il loro viaggio prima di questo Game – tentato ogni giorno da almeno due dei 1200 ospiti dei campi (e il costo del tentativo supera sempre oltre i 3000€ fino a 5000) – e sciorinano una precisa graduatoria di tollerabilità dei singoli luoghi toccati nel viaggio. Una corsa a tappe durante la quale sono stati sottratti loro tempo ed energie, pur di rallentare una progressione storica che non deve essere di integrazione ma di accoglienza, proprio quello a cui agognano e che occupa i loro pensieri, i corpi feriti, battuti, debilitati. read more read less

2 years ago #bosnia, #sarajevo, #ušivak