14 OCT 2026 · Il tormentone ci accompagna dall’inizio del campionato. Sulle ali della roboante offerta da 2,2 miliardi di euro (roboante fino a un certo punto: ci torneremo) e dell’entusiasmante serie di vittorie d’inizio stagione, molti hanno cominciato a fantasticare sulle magnifiche e progressive sorti del calcio Napoli se passasse sotto la gestione del Napoli basket. Bisogna essere degli ingenui per non cogliere subito che la pallacanestro è strumentalizzata per tirarla (simbolicamente) in faccia alla famiglia De Laurentiis. Noi di Antifútbol, il podcast che il team https://open.spotify.com/show/62bIVcEAy8aNm97lt6QRjV realizza per il Napolista, non pensiamo di essere ingenui. Ma il confronto a distanza tra i due palloni cittadini (quello a spicchi e quello a pentagoni) ci spinge a riflessioni sulla dimensione e le prospettive dei business. E per questo ci siamo riuniti con un ospite, raro esemplare di napoletano al terzo anno consecutivo di abbonamento al PalaBarbuto, per parlarne molto seriamente.
Innanzitutto perché la gestione Rizzetta, che subentra a quella meritoria della triade Tavassi-Amoroso-Grassi (che è ancora socio di minoranza), promette di elevare il basket Napoli in un livello superiore a quella bazzicato finora. Lo sta facendo con una certa spavalderia, ma in uno movimento sportivo dove i volumi d’affari sono esponenzialmente minori a quelli del calcio: raddoppiando il budget di tutto il Napoli Basket da 5 a 10 milioni ha coperto la spesa necessaria allo stipendio lordo annuo di un solo calciatore di alto livello.
E poi perché il Napoli Basket, passando dal controllo dell’imprenditoria locale a una holding internazionale, ha compiuto quel salto che, prima o poi, aspetta anche il calcio Napoli: quello verso i fondi d’investimento e il private equity, la modernità capitalista dello sport. E qui veniamo alle belle. Non solo Rizzetta deve ancora dimostrare di saper maneggiare il calcio bene come pare sappia fare con la pallacanestro. Ma in questo senso la sua offerta di 2,2 miliardi è pure bassa. Alessandro durante la registrazione, preso dall’entusiasmo, ha sbagliato il metodo di calcolo ma non è andato lontano: “Partendo dall'ebitda dell'ultimo triennio, che si attesta intorno ai 140 milioni di euro, e considerando che i club d’élite si valutano tra i 15 e 40 volte il valore di tale indicatore – rettifica a con maggiore calma –, la valutazione odierna del Napoli rientra in una forchetta tra i 2,1 e i 5,6 miliardi di euro”.
Per le musiche si ringraziano gli O’Funk’Illo (Yo lo coloco) e Marco Crimaldi.
Buon ascolto!