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Mafia è un termine che indica un tipo di organizzazione criminale retta da violenza, omertà, riti d'iniziazione e miti fondativi. Oggi parleremo di un ragazzo di nome Michele Fazio ucciso...
show moreErano i killer di Michele Fazio a ulularlo al cielo, ma perché la giustizia gli facesse terra bruciata attorno e li arrestasse passarono alcuni anni. Le indagini sul caso Fazio erano state archiviate nel 2003, e dalla sera della morte del figlio Pinuccio e Lella avevano assunto un altro compito, assistiti dall'avvocato Michele Laforgia: insistere perché si facesse verità, e perché Michele Fazio diventasse un emblema di legalità a Bari, un nome conosciuto da tutti. Pinuccio fu instancabile nel continuare a chiedere alle autorità di non abbandonare suo figlio e la sua memoria: "Fate finta che sia vostro figlio", ripeteva a Luigi Liguori (capo della Squadra mobile) e a Desirèe Digeronimo (pm antimafia a Bari dal 2003 al 2013).
Le indagini furono riaperte, il puzzle di intercettazioni che venne fuori dalle 40 cimici piazzate nel borgo antico e dalle parole di 57 nuovi testimoni dette i suoi frutti.
Nel maggio del 2005 gli assassini di Michele vennero arrestati. Erano in quattro, ed erano ragazzi come lui: a sparare a Michele era stato Leonardo Ungredda (ucciso in un agguato il 19 agosto 2003), il commando si completava con il diciottenne Raffaele Capriati, il diciannovenne Francesco Annoscia e il sedicenne Michele Portoghese.
Quella sera avevano assunto droga e alcol, ed erano armati. Si erano mossi in sella a due motorini per le strette strade di Bari vecchia, poi le avevano lasciate e proseguito a piedi. L'obiettivo era vendicare la morte di Francesco Capriati, ucciso dai rivali del clan Strisciuglio pochi giorni prima, il 29 giugno: avrebbero dovuto colpire il suo assassino Marino Catacchio, ma non trovandolo in casa avevano ripiegato su Vito De Felice. Ungredda lo vide seduto sull'uscio di casa, lo inseguì non appena quello si alzò per scappare, e sparò. Non una, ma più volte, e un proiettile finì nella nuca di Michele Fazio, il bravo ragazzo. "Anche i sassi sapevano, a Bari vecchia", scrisse il giudice per le indagini preliminari al momento degli arresti. "Avevano visto tutti, e nessuno ha parlato - commenta a distanza di 19 anni Pinuccio - È il muro di omertà che abbiamo qui, e che oggi credo sia un po' caduto". La fine assurda di un onesto ragazzo di 15 anni diventò ancora più paradossale considerando l'età dei suoi assassini. Si conoscevano, come si conoscono i coetanei che condividono spazi e passioni, strade, scuola e calcio: "Uno dei killer aveva la sua età, avevano fatto l'asilo insieme, come le elementari, la Comunione e la Cresima - dice mamma Lella - Ecco perché dopo l'agguato dissero di aver ucciso un bravo ragazzo. Se ne accorsero subito. Michele lo era davvero, era uno che aiutava quando poteva, magari anche regalando una merendina a un conoscente. I suoi amici mi hanno detto in seguito che spesso Michele dava loro consigli, e che se qualcuno rideva di una ragazzina dicendole che era brutta lui li rimproverava con: "Se fosse tua sorella rideresti lo stesso?". Michele sapeva da che parte stare". E ora è la sù con nostro Dio.
Mafia è un termine che indica un tipo di organizzazione criminale retta da violenza, omertà, riti d'iniziazione e miti fondativi. Oggi parleremo di un ragazzo di nome Michele Fazio ucciso...
show moreErano i killer di Michele Fazio a ulularlo al cielo, ma perché la giustizia gli facesse terra bruciata attorno e li arrestasse passarono alcuni anni. Le indagini sul caso Fazio erano state archiviate nel 2003, e dalla sera della morte del figlio Pinuccio e Lella avevano assunto un altro compito, assistiti dall'avvocato Michele Laforgia: insistere perché si facesse verità, e perché Michele Fazio diventasse un emblema di legalità a Bari, un nome conosciuto da tutti. Pinuccio fu instancabile nel continuare a chiedere alle autorità di non abbandonare suo figlio e la sua memoria: "Fate finta che sia vostro figlio", ripeteva a Luigi Liguori (capo della Squadra mobile) e a Desirèe Digeronimo (pm antimafia a Bari dal 2003 al 2013).
Le indagini furono riaperte, il puzzle di intercettazioni che venne fuori dalle 40 cimici piazzate nel borgo antico e dalle parole di 57 nuovi testimoni dette i suoi frutti.
Nel maggio del 2005 gli assassini di Michele vennero arrestati. Erano in quattro, ed erano ragazzi come lui: a sparare a Michele era stato Leonardo Ungredda (ucciso in un agguato il 19 agosto 2003), il commando si completava con il diciottenne Raffaele Capriati, il diciannovenne Francesco Annoscia e il sedicenne Michele Portoghese.
Quella sera avevano assunto droga e alcol, ed erano armati. Si erano mossi in sella a due motorini per le strette strade di Bari vecchia, poi le avevano lasciate e proseguito a piedi. L'obiettivo era vendicare la morte di Francesco Capriati, ucciso dai rivali del clan Strisciuglio pochi giorni prima, il 29 giugno: avrebbero dovuto colpire il suo assassino Marino Catacchio, ma non trovandolo in casa avevano ripiegato su Vito De Felice. Ungredda lo vide seduto sull'uscio di casa, lo inseguì non appena quello si alzò per scappare, e sparò. Non una, ma più volte, e un proiettile finì nella nuca di Michele Fazio, il bravo ragazzo. "Anche i sassi sapevano, a Bari vecchia", scrisse il giudice per le indagini preliminari al momento degli arresti. "Avevano visto tutti, e nessuno ha parlato - commenta a distanza di 19 anni Pinuccio - È il muro di omertà che abbiamo qui, e che oggi credo sia un po' caduto". La fine assurda di un onesto ragazzo di 15 anni diventò ancora più paradossale considerando l'età dei suoi assassini. Si conoscevano, come si conoscono i coetanei che condividono spazi e passioni, strade, scuola e calcio: "Uno dei killer aveva la sua età, avevano fatto l'asilo insieme, come le elementari, la Comunione e la Cresima - dice mamma Lella - Ecco perché dopo l'agguato dissero di aver ucciso un bravo ragazzo. Se ne accorsero subito. Michele lo era davvero, era uno che aiutava quando poteva, magari anche regalando una merendina a un conoscente. I suoi amici mi hanno detto in seguito che spesso Michele dava loro consigli, e che se qualcuno rideva di una ragazzina dicendole che era brutta lui li rimproverava con: "Se fosse tua sorella rideresti lo stesso?". Michele sapeva da che parte stare". E ora è la sù con nostro Dio.
Information
| Author | francesco lanotte |
| Organization | francesco lanotte |
| Categories | Drama |
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