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Oggi facciamo memoria dell’ultima Cena di Gesù con gli Apostoli e dell’Istituzione dell’Eucaristia.


Quella sera, prima di andare incontro alla Sua passione e morte, Gesù disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi» (Lc 22, 19).
Un corpo ci viene consegnato.
Quel bambino Gesù, che misteriosamente veniva alla luce a Nazareth, ora sta per dare drammaticamente la sua vita sulla croce a Gerusalemme.
È la sconvolgente cifra dell’incarnazione del Figlio di Dio; l’epilogo di una storia salvifica già scritta, eppure da compiersi.
Un corpo – Gesù – ci è dato di ricevere e, al contempo, un corpo – in Gesù – ci è chiesto di diventare.
È quanto accade e si ripete ogni giorno, da duemila anni, nel miracolo dell’Eucaristia: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6, 56).
In quel pane eucaristico è la Chiesa; in ogni chicco i suoi fedeli; nel lievito è lo Spirito Santo, che fermenta e forma l’unità del pane.
Ben lo ricapitola san Paolo, quando scrive: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (1 Cor 10, 17).
Gesù è un corpo che, come un pane, continua a spezzarsi: da tutti può essere mangiato, perché a null’altro serve se non a sfamare.
Non c’è alimento più antico e popolare del pane, ma se non ci facciamo poveri come un tozzo di pane, non potremo capire nulla dell’Eucaristia, di un amore che non è fatto per essere consumato, ma per moltiplicarsi nella misura in cui si condivide!
Gesù è sacramento d’amore, codice di pace per disincagliare la mano violenta del genere umano, che preferisce dividere e non condividere.
Come il pane, a cui tutti accedono, così l’Eucaristia vince ogni altro appello umano al bene: in Gesù, oggi come ieri, tutti possono fare la più compiuta e risanante esperienza d’amore.
Un corpo, dunque, per ricordarci che l’uomo è sempre un essere in relazione, destinato a vincere nella fraternità tutte le sue solitudini.
L’Eucaristia si declina sempre al plurale, antidoto salutare al veleno dell’egoismo che uccide il mondo, l’ambiente, la famiglia, la società.
Eucaristia: comunione tra Dio e l’uomo; fraternità tra gli uomini; misericordia per il mondo.
Oggi facciamo memoria dell’ ultima Cena di Gesù con gli Apostoli e dell’ Istituzione dell’Eucaristia . Quella sera, prima di andare incontro alla Sua passione e morte, Gesù disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi» (Lc 22, 19). Un corpo ci viene consegnato. Quel bambino Gesù, che misteriosamente veniva alla luce a Nazareth, ora sta per dare drammaticamente la sua vita sulla croce a Gerusalemme. È la sconvolgente cifra dell’incarnazione del Figlio di Dio; l’epilogo di una storia salvifica già scritta, eppure da compiersi. Un corpo – Gesù – ci è dato di ricevere e, al contempo, un corpo – in Gesù – ci è chiesto di diventare. È quanto accade e si ripete ogni giorno, da duemila anni, nel miracolo dell’Eucaristia: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6, 56). In quel pane eucaristico è la Chiesa; in ogni chicco i suoi fedeli; nel lievito è lo Spirito Santo, che fermenta e forma l’unità del pane. Ben lo ricapitola san Paolo, quando scrive: « Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane » (1 Cor 10, 17). Gesù è un corpo che, come un pane, continua a spezzarsi: da tutti può essere mangiato, perché a null’altro serve se non a sfamare. Non c’è alimento più antico e popolare del pane, ma se non ci facciamo poveri come un tozzo di pane, non potremo capire nulla dell’Eucaristia, di un amore che non è fatto per essere consumato, ma per moltiplicarsi nella misura in cui si condivide! Gesù è sacramento d’amore, codice di pace per disincagliare la mano violenta del genere umano, che preferisce dividere e non condividere. Come il pane, a cui tutti accedono, così l’Eucaristia vince ogni altro appello umano al bene: in Gesù, oggi come ieri, tutti possono fare la più compiuta e risanante esperienza d’amore. Un corpo , dunque, per ricordarci che l’uomo è sempre un essere in relazione, destinato a vincere nella fraternità tutte le sue solitudini. L’Eucaristia si declina sempre al plurale, antidoto salutare al veleno dell’egoismo che uccide il mondo, l’ambiente, la famiglia, la società. Eucaristia: comunione tra Dio e l’uomo; fraternità tra gli uomini; misericordia per il mondo. read more read less

11 months ago #gesù, #pasqua