00:00
67:52
Quarantaquattro sono i giorni che Junko Furuta ha passato in un appartamento. In quel periodo a cavallo tra il 1988 e il 1989 la sedicenne venne torturata da quattro suoi coetanei, gli stessi che la sequestrarono e la portarono alla morte dopo orribili sevizie.

Danilo Manzi ha raccontato la sua storia in un fumetto breve intitolato Junko, uscito nel 2018 per Hollow Press. Lo fa attraverso la partita a mahjong cui è appesa la vita delle ragazze. Le tessere e le mani si muovono sulla superficie del tavolo che Manzi lascia quasi sempre fuori campo come a suggerirci che il vero gioco e la vera strategia stanno altrove. Infatti superata la linea di demarcazione del tavolo e abbandonate le tessere, Manzi dà vita a un gioco psicologico che lentamente si trasforma in una storia di fantasmi. La matita di Manzi ha la forma dell'incubo sottile, gli spazi che costruisce brulicano di sporco e malvagità, i corpi dei carnefici invece sono statue disarmoniche che cercano di riempire la scena senza grossi risultati. L'unico vero corpo è quello martoriato di Junko Furuta, uno spirito di vendetta la cui presenza è centellinata e per questo ancora più deflagrante.

Ma quello che possiamo leggere in queste pagine, non è altro che la somma degli elementi di un lungo percorso di ricerca. Manzi infatti inseguiva questa storia già da qualche anno, accumulando prove e tentativi, fumetti e racconti, per cercare di trovare il modo giusto di raccontare la vicenda. Questa intervista è il riassunto di questa ricerca.

Intervista di Matteo Contin
Montaggio di Marco Saporiti
Quarantaquattro sono i giorni che Junko Furuta ha passato in un appartamento. In quel periodo a cavallo tra il 1988 e il 1989 la sedicenne venne torturata da quattro suoi coetanei, gli stessi che la sequestrarono e la portarono alla morte dopo orribili sevizie. Danilo Manzi ha raccontato la sua storia in un fumetto breve intitolato Junko, uscito nel 2018 per Hollow Press. Lo fa attraverso la partita a mahjong cui è appesa la vita delle ragazze. Le tessere e le mani si muovono sulla superficie del tavolo che Manzi lascia quasi sempre fuori campo come a suggerirci che il vero gioco e la vera strategia stanno altrove. Infatti superata la linea di demarcazione del tavolo e abbandonate le tessere, Manzi dà vita a un gioco psicologico che lentamente si trasforma in una storia di fantasmi. La matita di Manzi ha la forma dell'incubo sottile, gli spazi che costruisce brulicano di sporco e malvagità, i corpi dei carnefici invece sono statue disarmoniche che cercano di riempire la scena senza grossi risultati. L'unico vero corpo è quello martoriato di Junko Furuta, uno spirito di vendetta la cui presenza è centellinata e per questo ancora più deflagrante. Ma quello che possiamo leggere in queste pagine, non è altro che la somma degli elementi di un lungo percorso di ricerca. Manzi infatti inseguiva questa storia già da qualche anno, accumulando prove e tentativi, fumetti e racconti, per cercare di trovare il modo giusto di raccontare la vicenda. Questa intervista è il riassunto di questa ricerca. Intervista di Matteo Contin Montaggio di Marco Saporiti read more read less

3 years ago #circologagarin, #comics, #crime, #danilomanzi, #duluth, #duluthcomics, #editoria, #fumetti, #fumetto, #furuta, #hollowpress, #junko, #junkufuruta, #mahjong, #mistero, #neverwasradio, #ricerca, #thriller, #tortura