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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Scongelato un conflitto postcoloniale</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/scongelato-un-conflitto-postcoloniale--4687760</link><description><![CDATA[A Ghergarat a fine ottobre, poco prima che si rinnovasse la fallimentare missione dell’Onu Minurso (considerata a questo punto utile solo alle potenze occidentali per consolidare l’occupazione marocchina) , il vessato popolo saharawi, esasperato dal mancato referendum procrastinato da decenni sull’attribuzione del territorio invaso e occupato dai marocchini ormai quasi 50 anni fa, ha occupato il valico di frontiera che consente l’interscambio e il transito di uomini e merci tra maghreb occidentale e le nazioni subsahariane: il golfo di Guinea, il sahel. Il risultato è un’escalation che si innesca sulla corsa al riarmo delle due potenze locali: il Marocco che sta sfruttando la congiuntura favorevole per allargare l’adesione di stati dell’area che riconoscono l’occupazione del Sahara occidentale, mentre l’algeria è impegnata in una riconversione economica e nella “transizione” post-Bouteflika]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4687760/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News Commentary</category><copyright>Copyright I Bastioni di Orione</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/243e15e843411a74124ef63898439b78.jpg</url><title>Scongelato un conflitto postcoloniale</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/scongelato-un-conflitto-postcoloniale--4687760</link></image><lastBuildDate>Fri, 14 Nov 2025 17:30:38 +0000</lastBuildDate><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>I Bastioni di Orione</itunes:name><itunes:email>info@ogzero.org</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/243e15e843411a74124ef63898439b78.jpg"/><itunes:subtitle>A Ghergarat a fine ottobre, poco prima che si rinnovasse la fallimentare missione dell’Onu Minurso (considerata a questo punto utile solo alle potenze occidentali per consolidare l’occupazione marocchina) , il vessato popolo saharawi, esasperato dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A Ghergarat a fine ottobre, poco prima che si rinnovasse la fallimentare missione dell’Onu Minurso (considerata a questo punto utile solo alle potenze occidentali per consolidare l’occupazione marocchina) , il vessato popolo saharawi, esasperato dal mancato referendum procrastinato da decenni sull’attribuzione del territorio invaso e occupato dai marocchini ormai quasi 50 anni fa, ha occupato il valico di frontiera che consente l’interscambio e il transito di uomini e merci tra maghreb occidentale e le nazioni subsahariane: il golfo di Guinea, il sahel. Il risultato è un’escalation che si innesca sulla corsa al riarmo delle due potenze locali: il Marocco che sta sfruttando la congiuntura favorevole per allargare l’adesione di stati dell’area che riconoscono l’occupazione del Sahara occidentale, mentre l’algeria è impegnata in una riconversione economica e nella “transizione” post-Bouteflika]]></itunes:summary><itunes:category text="News"><itunes:category text="News Commentary"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Sahara occidentale ,l'ONU decide niente autodeterminazione ma autonomia sotto il Marocco.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sahara-occidentale-l-onu-decide-niente-autodeterminazione-ma-autonomia-sotto-il-marocco--68569493</link><description><![CDATA[Dopo anni di stallo alle Nazioni Unite, la Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza ha ridisegnato il panorama della questione del Sahara Occidentale. Adottata il 31 ottobre senza veto, segna un importante cambiamento strategico: il piano di autonomia marocchino è diventato la base del processo ONU, il Consiglio di sicurezza ha chiaramente sancito l'iniziativa marocchina dell'autonomia come base esclusiva per i negoziati per l'arrivo di una soluzione definitiva al conflitto regionale che ha afflitto la regione per mezzo secolo . Per l'Algeria, la battuta d'arresto diplomatica è tanto più grave in quanto questa risoluzione è stata adottata mentre il paese era già membro del Consiglio di Sicurezza. Per il Marocco, la sfida è cambiata: non si tratta più di convincere gli altri della credibilità del suo piano, ma di dettagliarlo e attuarlo .<br />Il termine "referendum" non compare più nella nuova risoluzione. l mandato della MINURSO, la missione ONU sul campo, sarà rivisto alla luce dei progressi politici, ponendo così fine al ciclo di proroghe tecniche automatiche. Le Nazioni Unite continuano a menzionare il principio di autodeterminazione, ma non lo collegano più a un referendum .<br />l Polisario ha reagito timidamente alla risoluzione, semplicemente prendendo nota di alcuni elementi del testo, che costituiscono una deviazione molto pericolosa e senza precedenti dalla base su cui il Consiglio di Sicurezza affronta la questione “come questione di decolonizzazione”. Tuttavia, quattro giorni prima dell’adozione della risoluzione, il Polisario aveva “categoricamente respinto qualsiasi iniziativa come la bozza di risoluzione promossa dagli Stati Uniti “mirava a imporre il piano di autonomia marocchino o a limitare il diritto inalienabile del popolo saharawi di decidere liberamente il proprio futuro”.<br />La soluzione proposta dall’ONU sulla spinta degli Stati Uniti e la Francia elimina qualsisiai riferimento all'autodeterminazione del popolo saharawi prospettando un'autonomia sotto il controllo del Marocco.<br />Di questo e della denuncia dell'accordo franco algerino del 1968 ,passata all'Assemblea nazionale su proposta dei lepenisti parliamo con <b>Karim Metref</b>  giornalista algerino .]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68569493</guid><pubDate>Fri, 14 Nov 2025 17:29:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68569493/bastioni_13112025_karim_metref.mp3" length="19089117" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo anni di stallo alle Nazioni Unite, la Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza ha ridisegnato il panorama della questione del Sahara Occidentale. 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Per il Marocco, la sfida è cambiata: non si tratta più di convincere gli altri della credibilità del suo piano, ma di dettagliarlo e attuarlo .<br />Il termine "referendum" non compare più nella nuova risoluzione. l mandato della MINURSO, la missione ONU sul campo, sarà rivisto alla luce dei progressi politici, ponendo così fine al ciclo di proroghe tecniche automatiche. Le Nazioni Unite continuano a menzionare il principio di autodeterminazione, ma non lo collegano più a un referendum .<br />l Polisario ha reagito timidamente alla risoluzione, semplicemente prendendo nota di alcuni elementi del testo, che costituiscono una deviazione molto pericolosa e senza precedenti dalla base su cui il Consiglio di Sicurezza affronta la questione “come questione di decolonizzazione”. Tuttavia, quattro giorni prima dell’adozione della risoluzione, il Polisario aveva “categoricamente respinto qualsiasi iniziativa come la bozza di risoluzione promossa dagli Stati Uniti “mirava a imporre il piano di autonomia marocchino o a limitare il diritto inalienabile del popolo saharawi di decidere liberamente il proprio futuro”.<br />La soluzione proposta dall’ONU sulla spinta degli Stati Uniti e la Francia elimina qualsisiai riferimento all'autodeterminazione del popolo saharawi prospettando un'autonomia sotto il controllo del Marocco.<br />Di questo e della denuncia dell'accordo franco algerino del 1968 ,passata all'Assemblea nazionale su proposta dei lepenisti parliamo con <b>Karim Metref</b>  giornalista algerino .]]></itunes:summary><itunes:duration>1194</itunes:duration><itunes:keywords>algeria,fosfati,frontepolisario,marocco,risoluzione2797,saharaoccidentale,saharawi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/361e211c259f00fe5db4bfe011d34e2e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Francia e Algeria: i polli manzoniani… allo spiedo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/francia-e-algeria-i-polli-manzoniani-allo-spiedo--63942672</link><description><![CDATA[Tensioni alla fine del potere coloniale francese  <br /><br />I rapporti tra Francia e Algeria sono periodicamente tesi e Karim Metref è il giornalista giusto con cui cercare di rendere comprensibile il groviglio. L’impressione in questa contingenza è che l’Algeria affondi il colpo per infliggere un ulteriore mazzata a favore del processo di decolonizzazione repentina che sta subendo Parigi in ogni angolo della Terra, benché non ci sia nessuna ragione per cui il regime algerino possa trarne beneficio, avvitato in una spirale di repressione che è arrivata a chiudere la casa editrice di Boumerdes intitolata a Frantz Fanon, o persecuzioni pretestuose come nel caso di libri in libera circolazione e intanto i loro autori languono in prigione. Eppure in Nuova Caledonia – sotto l’impronta azera, contrariata dall’appoggio che Parigi ha dato all’Armenia – si è finalmente costituito a Nouméa il Front international de décolonisation che raggruppa tutte le comunità ancora colonizzate dai francesi che chiedono una volta di più l’indipendenza.  <br />Sullo sfondo del nuovo scontro tra Algeria e Francia c’è la questione saharawi, motivo di scontro dopo che Macron ha sposato la posizione di Mohammed VI per i fosfati della regione occupata dai marocchini 50 anni fa; mentre per Algeri il Polisario gode della protezione strategica.<br />I pretesti per contrapporre i mali dei due regimi in difficoltà vedono i francesi impegnati a respingere le campagne di blogger e influencer impegnati a soffiare sullo spirito del tempo antifrancese  sfruttando la folta presenza maghrebina in territorio francese –, arrivando a deportare Boualem Naman, detto “Doualemn” per un video su TikTok, ritrovandoselo come un boomerang respinto al mittente in territorio francese, con tanto di richiesta di rispetto per l’umiliazione; per tutta risposta Macron non trova di meglio che insultare il regime algerino perché incarcerano un vecchio scrittore algerino sionista, un altro Boualem. Boualem Sansal ha 75 anni, è un Houellebecq dei poveri, insignito del Goncourt, malato e da decenni si contrappone da islamofobo al governo di Algeri. Le conseguenze sono la proposta di rivedere accordi del 1968 che regolano la circolazione, il soggiorno e il lavoro degli algerini sul territorio francese… e forse, se fossero uniformate a quelle degli altri immigrati nell’hexagon, sarebbe vantaggioso per certi versi per gli algerini.<br />Invece dal lato meridionale del mare il problema è la repressione in particolare dopo l’esplosione del movimento Hirak, ora annientato… e così è tornata la paura del ciclo degli attentati del tempo del Fis. Ma è soprattutto il debito del tesoro algerino, che sogna i prezzi petroliferi dei decenni passati, che spinge verso il declino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63942672</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2025 09:58:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63942672/le_infinite_battaglie_di_algeri.mp3" length="23336679" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Tensioni alla fine del potere coloniale francese  

I rapporti tra Francia e Algeria sono periodicamente tesi e Karim Metref è il giornalista giusto con cui cercare di rendere comprensibile il groviglio. L’impressione in questa contingenza è che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tensioni alla fine del potere coloniale francese  <br /><br />I rapporti tra Francia e Algeria sono periodicamente tesi e Karim Metref è il giornalista giusto con cui cercare di rendere comprensibile il groviglio. L’impressione in questa contingenza è che l’Algeria affondi il colpo per infliggere un ulteriore mazzata a favore del processo di decolonizzazione repentina che sta subendo Parigi in ogni angolo della Terra, benché non ci sia nessuna ragione per cui il regime algerino possa trarne beneficio, avvitato in una spirale di repressione che è arrivata a chiudere la casa editrice di Boumerdes intitolata a Frantz Fanon, o persecuzioni pretestuose come nel caso di libri in libera circolazione e intanto i loro autori languono in prigione. Eppure in Nuova Caledonia – sotto l’impronta azera, contrariata dall’appoggio che Parigi ha dato all’Armenia – si è finalmente costituito a Nouméa il Front international de décolonisation che raggruppa tutte le comunità ancora colonizzate dai francesi che chiedono una volta di più l’indipendenza.  <br />Sullo sfondo del nuovo scontro tra Algeria e Francia c’è la questione saharawi, motivo di scontro dopo che Macron ha sposato la posizione di Mohammed VI per i fosfati della regione occupata dai marocchini 50 anni fa; mentre per Algeri il Polisario gode della protezione strategica.<br />I pretesti per contrapporre i mali dei due regimi in difficoltà vedono i francesi impegnati a respingere le campagne di blogger e influencer impegnati a soffiare sullo spirito del tempo antifrancese  sfruttando la folta presenza maghrebina in territorio francese –, arrivando a deportare Boualem Naman, detto “Doualemn” per un video su TikTok, ritrovandoselo come un boomerang respinto al mittente in territorio francese, con tanto di richiesta di rispetto per l’umiliazione; per tutta risposta Macron non trova di meglio che insultare il regime algerino perché incarcerano un vecchio scrittore algerino sionista, un altro Boualem. Boualem Sansal ha 75 anni, è un Houellebecq dei poveri, insignito del Goncourt, malato e da decenni si contrappone da islamofobo al governo di Algeri. Le conseguenze sono la proposta di rivedere accordi del 1968 che regolano la circolazione, il soggiorno e il lavoro degli algerini sul territorio francese… e forse, se fossero uniformate a quelle degli altri immigrati nell’hexagon, sarebbe vantaggioso per certi versi per gli algerini.<br />Invece dal lato meridionale del mare il problema è la repressione in particolare dopo l’esplosione del movimento Hirak, ora annientato… e così è tornata la paura del ciclo degli attentati del tempo del Fis. Ma è soprattutto il debito del tesoro algerino, che sogna i prezzi petroliferi dei decenni passati, che spinge verso il declino.]]></itunes:summary><itunes:duration>1459</itunes:duration><itunes:keywords>algeria,algerie,boualem,france,francealgerie,irak,retailleau,saharawi,sansal,tebboune</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cadf9f520f80e8daf284c97e704ba8f9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Resistere nel deserto e combattere il muro del colonialismo per mezzo secolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/resistere-nel-deserto-e-combattere-il-muro-del-colonialismo-per-mezzo-secolo--63314737</link><description><![CDATA[https://ogzero.org/tag/saharawi/<br /><br /><b>La vita quotidiana nel deserto</b><br /><br />Torniamo a Tindouf dopo alcune puntate durante le quali abbiamo affrontato la questione Saharawi da molti punti di vista. Siamo particolarmente attenti a questo pezzo di deserto in cui vive da mezzo secolo una comunità di persone aggredite e costrette a fuggire o diventare schiave in casa loro dal colonialismo marocchino, supportato dalle potenze europee – affamate di prodotti ittici e fosfati – dai sovranisti di tutto il mondo e dagli Accordi di Abramo dell'entitàsionista... e nonostante questo Mirca Leccese che ha portato aiuti in questi giorni e ha potuto dialogare con insegnanti e donne  a Tindouf ci fa questa narrazione di una società perfettamente funzionante nella precarietà del nulla costituito di sabbia. La sua testimonianza viene corroborata e confermata dalla voce ferma e determinata di Abdallah Salim, uno dei responsabili del Frente Polisario in Spagna, attualmente in Italia a portare la testimonianza di un popolo in lotta in un territorio ostile, per abbattere il muro che divide le famiglie e tornare nelle case avite sull'Atlantico. Il punto sulla situazione attuale non lascia spazio né a organismi internazionali come l'Onu, la cui Minurso non ha fatto niente ed è sempre stata ostaggio delle grandi potenze filomarocchine, tanto da non riuscire nemmeno a organizzare il referendum; i Saharawi possono contare solo su loro stessi e sulle armi che indomiti riescono a procurarsi... e probabilmente continueranno a resistere anche nel caso il regime di Algeri venisse travolto dall'ondata di trasformazione che sta cancellando il Mena da quello che conosciamo proprio da mezzo secolo, perché il sistema comunitario sviluppatosi attorno a Tindouf si va affrancando da tutele e rendndosi indipendente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63314737</guid><pubDate>Sat, 14 Dec 2024 16:11:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63314737/la_questione_saharawi_attraversa_irrisolta_le_epoche.mp3" length="37479643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/saharawi/

La vita quotidiana nel deserto

Torniamo a Tindouf dopo alcune puntate durante le quali abbiamo affrontato la questione Saharawi da molti punti di vista. Siamo particolarmente attenti a questo pezzo di deserto in cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[https://ogzero.org/tag/saharawi/<br /><br /><b>La vita quotidiana nel deserto</b><br /><br />Torniamo a Tindouf dopo alcune puntate durante le quali abbiamo affrontato la questione Saharawi da molti punti di vista. Siamo particolarmente attenti a questo pezzo di deserto in cui vive da mezzo secolo una comunità di persone aggredite e costrette a fuggire o diventare schiave in casa loro dal colonialismo marocchino, supportato dalle potenze europee – affamate di prodotti ittici e fosfati – dai sovranisti di tutto il mondo e dagli Accordi di Abramo dell'entitàsionista... e nonostante questo Mirca Leccese che ha portato aiuti in questi giorni e ha potuto dialogare con insegnanti e donne  a Tindouf ci fa questa narrazione di una società perfettamente funzionante nella precarietà del nulla costituito di sabbia. La sua testimonianza viene corroborata e confermata dalla voce ferma e determinata di Abdallah Salim, uno dei responsabili del Frente Polisario in Spagna, attualmente in Italia a portare la testimonianza di un popolo in lotta in un territorio ostile, per abbattere il muro che divide le famiglie e tornare nelle case avite sull'Atlantico. Il punto sulla situazione attuale non lascia spazio né a organismi internazionali come l'Onu, la cui Minurso non ha fatto niente ed è sempre stata ostaggio delle grandi potenze filomarocchine, tanto da non riuscire nemmeno a organizzare il referendum; i Saharawi possono contare solo su loro stessi e sulle armi che indomiti riescono a procurarsi... e probabilmente continueranno a resistere anche nel caso il regime di Algeri venisse travolto dall'ondata di trasformazione che sta cancellando il Mena da quello che conosciamo proprio da mezzo secolo, perché il sistema comunitario sviluppatosi attorno a Tindouf si va affrancando da tutele e rendndosi indipendente.]]></itunes:summary><itunes:duration>2343</itunes:duration><itunes:keywords>algerie,marocco,mena,minurso,polisario,rasd,saharalibre,saharaoccidental,saharaouis,saharawi,tindouf,ue,westernsahara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6aa724107cd3ba977dad0a1836779d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rete Saharawi all’Onu contro la colonizzazione marocchina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rete-saharawi-all-onu-contro-la-colonizzazione-marocchina--62428948</link><description><![CDATA[Torniamo sulla questione a noi cara del popolo del Polisario<br /><br /><a href="https://www.spreaker.com/podcast/scongelato-un-conflitto-postcoloniale--4687760" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.spreaker.com/podcast/scongelato-un-conflitto-postcoloniale--4687760</a>     L'occasione per l'invito di due partecipanti alla Delegazione italiana delle 30 associazioni che gestiscono i progetti sul saharawi è data dall'audizione della IV commissione speciale sul Saharawi dell’assemblea generale dell’Onu: Kinzy Grizzi è stata tra i militanti che hanno pronunciato la petizione quest’anno e Andrea Mezzetti era andato a New York nel 2023 (e in questo anno di logorio del Palazzo di vetro è interessante porre a confronto le due esperienze); l’organismo internazionale si è presentato meno svuotato di quello che appare dopo le bordate portate ultimamente da sovranisti (ma le picconate si possono far risalire al bombardamento dell’Iraq da parte di Bush padre). Ma elefantiaco e un po’ “bloccato” lo è di sicuro; l’idea che i destini di alcuni popoli la cui sopravvivenza collide con gli interessi di stati con amici potenti apparenta la condizione di saharawi, palestinesi, curdi, rohingya, di fronte ai quali il Palazzo di vetro lascia trasparire molti legacci che tendono a bloccarne l’azione di protezione dal sopruso.<br />Quella della Delegazione italiana a favore della lotta del Popolo del deserto è una rete che compie 40 anni tra indifferenza, silenzio, censure dei media e… affari (fosfati, petrolio off shore e pesca in primis); solo che la corte europea di giustizia ha sancito che non sono validi gli accordi intercorsi con il Marocco per lo sfruttamento delle risorse del popolo saharawi e riconosce il Sahara occidentale come occupato ma non parte del Marocco e che le risorse vanno ai saharawi, quindi contro interessi di Francia e Spagna, soprattutto. Questo è significativo perché la Corte è rimasta congruente con la sua duplice espressione precedente sorda alle indubbie pressioni transnazionali? Vedremo l’applicazione (è stato dato un anno di tempo per sospendere i contratti commerciali) cosa riserverà, ma è un altro piccolo passo verso la limitazione dell’occupazione marocchina; il territorio è riconosciuto come non autonomo, ma non annesso, come unilateralmente aveva fatto l’amministrazione Trump, in ossequio alla politica sionista degli Accordi di Abramo imposta dal genero Koushner. Apertura di ambasciata nei territori che il sionista Biden non ha chiuso  <br /><br />La laboriosa formica della Rete solletica l’elefante Onu  <br /><a href="https://ogzero.org/tag/saharawi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/saharawi/</a>  <br /><br />Alle questioni maggiori si aggiunge anche la sentenza favorevole all’attivista saharawi Mohamed Dihani del 16 settembre pronunciata dal tribunale civile di Roma, che ha riconosciuto il suo stato di rifugiato, riconoscendo violazioni di diritti umani e repressione, non protetti da Minurso, perché avrebbe solo il compito di organizzare quel tanto osteggiato referendum, richiesto da 50 anni dalla popolazione cacciata. Da qui la richiesta di un rinnovo con estensione dei poteri di intervento per l’ennesima missione Onu fallimentare nei suoi intenti (l’esempio Unifil di questi giorni intreccia nuovamente il destino coloniale di saharawi e palestinesi). Si illustra poi il Progetto Sfera avviato sui livelli minimi inaccettabili di sopravvivenza nei campi: sono stati creati dalla nuova guerra non riconosciuta da Mohammed VI nuovi profughi (ben 5000!) a cui non viene riconosciuto lo status, né vengono riconosciuti i diritti internazionali, perché non essendo stata dichiarata la nuova invasione repressiva dell’ottobre 2021 al valico di Ghergarat, non risulta internazionalmente la loro cacciata forzosa dalle terre avite. Si tratta di una nuova guerra negata dal Marocco, e con la ripresa del conflitto le “zone liberate” al confine mauritano sono state di nuovo oggetto di attacco, per quello si registrano nuovi profughi che erano rientrati e ora sono di nuovo nei campi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62428948</guid><pubDate>Sun, 20 Oct 2024 21:31:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62428948/saharawiant_elephantonu.mp3" length="37007337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Torniamo sulla questione a noi cara del popolo del Polisario

https://www.spreaker.com/podcast/scongelato-un-conflitto-postcoloniale--4687760     L'occasione per l'invito di due partecipanti alla Delegazione italiana delle 30 associazioni che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Torniamo sulla questione a noi cara del popolo del Polisario<br /><br /><a href="https://www.spreaker.com/podcast/scongelato-un-conflitto-postcoloniale--4687760" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.spreaker.com/podcast/scongelato-un-conflitto-postcoloniale--4687760</a>     L'occasione per l'invito di due partecipanti alla Delegazione italiana delle 30 associazioni che gestiscono i progetti sul saharawi è data dall'audizione della IV commissione speciale sul Saharawi dell’assemblea generale dell’Onu: Kinzy Grizzi è stata tra i militanti che hanno pronunciato la petizione quest’anno e Andrea Mezzetti era andato a New York nel 2023 (e in questo anno di logorio del Palazzo di vetro è interessante porre a confronto le due esperienze); l’organismo internazionale si è presentato meno svuotato di quello che appare dopo le bordate portate ultimamente da sovranisti (ma le picconate si possono far risalire al bombardamento dell’Iraq da parte di Bush padre). Ma elefantiaco e un po’ “bloccato” lo è di sicuro; l’idea che i destini di alcuni popoli la cui sopravvivenza collide con gli interessi di stati con amici potenti apparenta la condizione di saharawi, palestinesi, curdi, rohingya, di fronte ai quali il Palazzo di vetro lascia trasparire molti legacci che tendono a bloccarne l’azione di protezione dal sopruso.<br />Quella della Delegazione italiana a favore della lotta del Popolo del deserto è una rete che compie 40 anni tra indifferenza, silenzio, censure dei media e… affari (fosfati, petrolio off shore e pesca in primis); solo che la corte europea di giustizia ha sancito che non sono validi gli accordi intercorsi con il Marocco per lo sfruttamento delle risorse del popolo saharawi e riconosce il Sahara occidentale come occupato ma non parte del Marocco e che le risorse vanno ai saharawi, quindi contro interessi di Francia e Spagna, soprattutto. Questo è significativo perché la Corte è rimasta congruente con la sua duplice espressione precedente sorda alle indubbie pressioni transnazionali? Vedremo l’applicazione (è stato dato un anno di tempo per sospendere i contratti commerciali) cosa riserverà, ma è un altro piccolo passo verso la limitazione dell’occupazione marocchina; il territorio è riconosciuto come non autonomo, ma non annesso, come unilateralmente aveva fatto l’amministrazione Trump, in ossequio alla politica sionista degli Accordi di Abramo imposta dal genero Koushner. Apertura di ambasciata nei territori che il sionista Biden non ha chiuso  <br /><br />La laboriosa formica della Rete solletica l’elefante Onu  <br /><a href="https://ogzero.org/tag/saharawi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/tag/saharawi/</a>  <br /><br />Alle questioni maggiori si aggiunge anche la sentenza favorevole all’attivista saharawi Mohamed Dihani del 16 settembre pronunciata dal tribunale civile di Roma, che ha riconosciuto il suo stato di rifugiato, riconoscendo violazioni di diritti umani e repressione, non protetti da Minurso, perché avrebbe solo il compito di organizzare quel tanto osteggiato referendum, richiesto da 50 anni dalla popolazione cacciata. Da qui la richiesta di un rinnovo con estensione dei poteri di intervento per l’ennesima missione Onu fallimentare nei suoi intenti (l’esempio Unifil di questi giorni intreccia nuovamente il destino coloniale di saharawi e palestinesi). Si illustra poi il Progetto Sfera avviato sui livelli minimi inaccettabili di sopravvivenza nei campi: sono stati creati dalla nuova guerra non riconosciuta da Mohammed VI nuovi profughi (ben 5000!) a cui non viene riconosciuto lo status, né vengono riconosciuti i diritti internazionali, perché non essendo stata dichiarata la nuova invasione repressiva dell’ottobre 2021 al valico di Ghergarat, non risulta internazionalmente la loro cacciata forzosa dalle terre avite. Si tratta di una nuova guerra negata dal Marocco, e con la ripresa del conflitto le “zone liberate” al confine mauritano sono state di nuovo oggetto...]]></itunes:summary><itunes:duration>2313</itunes:duration><itunes:keywords>colonialismo,fosfato,frentepolisario,marocco,marruecos,mohammedvi,onu,phosphate,polisario,saharamarocain,saharaoccidental,sáharaoccidental,sahara.occidentale,saharawi,tindouf</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f28d1082b3727d4bd12f4db4044ec06f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il saccheggio della monarchia alawide sul Sahara occidentale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-saccheggio-della-monarchia-alawide-sul-sahara-occidentale--59615853</link><description><![CDATA[La più vecchia colonia d'Africa con la complicità dell'Occidente<br />  <a href="https://ogzero.org/studium/terre-resistenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/terre-resistenti/</a>  <br /><br />In questo podcast si intrecciano molti idiomi diversi, perché lo spagnolo proviene dal passato coloniale del "Sahara spagnolo", occupato da mezzo secolo dal Marocco, dopo il ritiro di Madrid dal Sahara occidentale; abbiamo incontrato Sanna Ghotbi e Benjamin Ladraa, due ciclisti svedesi, usando un'altra lingua coloniale – l'inglese – poi tradotto in italiano, che Sanna comprende senza parlarlo; la giovane ciclista è di origine curda e per questo nel mezzo della registrazione abbiamo alluso alle potenziali similitudini tra i due popoli soggetti a occupazione. I due simpatizzanti per la lotta del popolo saharawi sono partiti il 15 maggio 2022 da Goteborg a cavallo di due bici pesanti 40 chili e contano di arrivare in Sahara occidentale nel 2025, dopo aver percorso 30.000 chilometri dedicati alla sensibilizzazione dell'ingiustizia che i profughi berberi subiscono da mezzo secolo, loro pescatori che hanno dovuto lasciare l'Atlantico e mettere in mezzo centinaia di chilometri di sabbia, ospiti nel Sud dell'Algeria a Tindouf. I due giovani ciclisti militanti hanno dapprima inquadrato quali risorse sono al centro degli interessi coloniali che impediscono l'indipendenza della popolazione del Sahara occidentale, riassumendo qualche tratto di storia.<br /><br /><br />Come organizzare una comunità in mezzo al deserto<br /><br />Un altro motivo di spicco che ha addentellati con la attualità più sanguinaria è quello che riguarda i coloni marocchini, assimilabili agli ultraortodossi ebrei che hanno colonizzato le terre di Palestina, sostenuti dalla monarchia marocchina come dal governo Netanyahu; questi sudditi maghrebini agiscono nella completa ignoranza del resto della società marocchina. E poi c'è la questione del referendum, per il quale non c'è la volontà politica da parte marocchina (e quindi occidentale) di fare in modo che si possa svolgere. Intanto si sta creando un embrione di stato saharawi organizzato in modo autonomo nel territorio algerino grazie alla autonomia data dall'Algeria. Nei campi profughi si sono attivate le scuole con un buon successo per l'istruzione nel Polisario e questo, come le strutture ospedaliere di Tindouf sono in gran parte ascrivibili all'impegno femminile.<br /><br /><br />Un ruolo centrale delle donne<br /><br />L'impegno delle donne nella società saharawi ispira un confronto con le guerrigliere curde: Sanna di origine curda accetta la sfida di porre a confronto le due società, trovando similarità non tanto nella condivisione del federalismo democratico, quanto nella struttura sociale.<br /><br />Paragoni tra saharawi, curdi, palestinesi e ritorno al furto di terra<br /><br />Si prosegue così paragonando popolo saharawi, curdi e palestinesi, trovando similarità e differenze nella comune condizione di occupazione. Approfondendo però anche la condizione di estrema povertà e l'assenza di una classe media o di possibilità di permettersi un'istruzione universitaria in Europa. E la chiacchierata si conclude ad anello tornando sulla questione risorse e loro saccheggio che coinvolge anche imprese italiane. E di nuovo emerge l'ingombrante figura della monarchia pigliatutto che riduce i marocchini a sudditi di un sovrano coloniale, che possiede le terre e quindi anche lo sfruttamento delle miniere finanzia la sua campagna di occupazione e repressione del popolo saharawi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59615853</guid><pubDate>Tue, 23 Apr 2024 15:39:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59615853/unaresistenzadifferente.mp3" length="33493544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>La più vecchia colonia d'Africa con la complicità dell'Occidente
  https://ogzero.org/studium/terre-resistenti/  

In questo podcast si intrecciano molti idiomi diversi, perché lo spagnolo proviene dal passato coloniale del "Sahara spagnolo", occupato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La più vecchia colonia d'Africa con la complicità dell'Occidente<br />  <a href="https://ogzero.org/studium/terre-resistenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ogzero.org/studium/terre-resistenti/</a>  <br /><br />In questo podcast si intrecciano molti idiomi diversi, perché lo spagnolo proviene dal passato coloniale del "Sahara spagnolo", occupato da mezzo secolo dal Marocco, dopo il ritiro di Madrid dal Sahara occidentale; abbiamo incontrato Sanna Ghotbi e Benjamin Ladraa, due ciclisti svedesi, usando un'altra lingua coloniale – l'inglese – poi tradotto in italiano, che Sanna comprende senza parlarlo; la giovane ciclista è di origine curda e per questo nel mezzo della registrazione abbiamo alluso alle potenziali similitudini tra i due popoli soggetti a occupazione. I due simpatizzanti per la lotta del popolo saharawi sono partiti il 15 maggio 2022 da Goteborg a cavallo di due bici pesanti 40 chili e contano di arrivare in Sahara occidentale nel 2025, dopo aver percorso 30.000 chilometri dedicati alla sensibilizzazione dell'ingiustizia che i profughi berberi subiscono da mezzo secolo, loro pescatori che hanno dovuto lasciare l'Atlantico e mettere in mezzo centinaia di chilometri di sabbia, ospiti nel Sud dell'Algeria a Tindouf. I due giovani ciclisti militanti hanno dapprima inquadrato quali risorse sono al centro degli interessi coloniali che impediscono l'indipendenza della popolazione del Sahara occidentale, riassumendo qualche tratto di storia.<br /><br /><br />Come organizzare una comunità in mezzo al deserto<br /><br />Un altro motivo di spicco che ha addentellati con la attualità più sanguinaria è quello che riguarda i coloni marocchini, assimilabili agli ultraortodossi ebrei che hanno colonizzato le terre di Palestina, sostenuti dalla monarchia marocchina come dal governo Netanyahu; questi sudditi maghrebini agiscono nella completa ignoranza del resto della società marocchina. E poi c'è la questione del referendum, per il quale non c'è la volontà politica da parte marocchina (e quindi occidentale) di fare in modo che si possa svolgere. Intanto si sta creando un embrione di stato saharawi organizzato in modo autonomo nel territorio algerino grazie alla autonomia data dall'Algeria. Nei campi profughi si sono attivate le scuole con un buon successo per l'istruzione nel Polisario e questo, come le strutture ospedaliere di Tindouf sono in gran parte ascrivibili all'impegno femminile.<br /><br /><br />Un ruolo centrale delle donne<br /><br />L'impegno delle donne nella società saharawi ispira un confronto con le guerrigliere curde: Sanna di origine curda accetta la sfida di porre a confronto le due società, trovando similarità non tanto nella condivisione del federalismo democratico, quanto nella struttura sociale.<br /><br />Paragoni tra saharawi, curdi, palestinesi e ritorno al furto di terra<br /><br />Si prosegue così paragonando popolo saharawi, curdi e palestinesi, trovando similarità e differenze nella comune condizione di occupazione. Approfondendo però anche la condizione di estrema povertà e l'assenza di una classe media o di possibilità di permettersi un'istruzione universitaria in Europa. E la chiacchierata si conclude ad anello tornando sulla questione risorse e loro saccheggio che coinvolge anche imprese italiane. E di nuovo emerge l'ingombrante figura della monarchia pigliatutto che riduce i marocchini a sudditi di un sovrano coloniale, che possiede le terre e quindi anche lo sfruttamento delle miniere finanzia la sua campagna di occupazione e repressione del popolo saharawi.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>2094</itunes:duration><itunes:keywords>dajla,fosfato,marruecos,mohammedvi,phosphate,polisario,sáharaoccidental,sahara.occidentale,saharawi,tindouf,western.sahara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2eb8f96df3552426f1b7d95a47ad1117.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’unico eroe è il popolo algerino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-unico-eroe-e-il-popolo-algerino--50694675</link><description><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/algeria/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/algeria/</a><br /><br />5 luglio 1962, pietra miliare della lotta anticoloniale iniziata nel 1954: il popolo algerino era un’icona per tutti i rivoluzionari e per chi preconizzava un cambiamento dei rapporti tra le potenze coloniali e i popoli insorgenti dell’inizio degli anni Sessanta, immortalati nello splendido bianco/nero di Gillo Pontecorvo.<br />Ripetendo il canovaccio di quasi tutte le lotte di Resistenza, chi aveva iniziato la lotta antifrancese su presupposti, parole d’ordine, idee di emancipazione e di ricostruzione progressista furono ridimensionati, messi in minoranza, isolati… fatti sparire, lasciando il potere in mano a militari, centri di potere e interessi energetici che, in particolare sfruttando la sfida contro il jihad e il terrore del Fis e del Gia, ha imbalsamato la altrimenti vivace società algerina insieme a un presidente mummificato, utile per nascondere gli affari lobbistici dell’oligarchia.<br />Chi meglio di Karim Metref poteva rievocare in pochi minuti la lotta, le persecuzioni, l’involuzione, la crisi e l’attuale condizione di un’Algeria che fa accordi energetici con l’Occidente e scambia armi e alleanze con la Russia di Putin.<br />Karim sottolinea come si sia passati da servizi scolastici e sanitari degni di questo nome per i primi vent’anni a una condizione di analfabetismo funzionale al mantenimento del potere: «Hanno impiegato 40 anni per distruggere quel poco di buono che si era fatto nei primi 20 di indipendenza». Gli eredi di Boumedienne si sono affidati alle forze meno raccomandabili della società seppellendo le conquiste sociali di un socialismo ormai di facciata. E poi: le cosiddette rivolte del pane (che nascondono disillusione e malessere), il decennio nero, la rivolta dell’Hirak, ancora non del tutto smantellata… ogni 10 anni un’insurrezione è una tradizione rimasta nella società algerina che proviene ancora dalla lotta anticoloniale per l’indipendenza, una lotta che non ha avuto un leader univoco, ma una generazione insurrezionale – senza partiti, organizzazioni, eroi carismatici – le cui conquiste democratiche sono state inficiate da una guerra religiosa senza addentellati all’interno della società reale, che però ha riportato indietro di 20 anni le lancette dell’orologio.<br />Quella guerra d’Indipendenza permane unico appiglio pe legittimare la comunità, non è in realtà mai finita e anche la sua memoria è un po’ imbalsamata dalla frustrazione per la confisca della rivoluzione da parte dei partigiani esterni – fuggiti in Marocco e Tunisia –, soprattutto dai partigiani finti alleati con varie mafie che hanno intessuto il potere ancora adesso opprimente, mentre quelli sopravvissuti si stanno estinguendo. <br />E sullo sfondo permane la tragedia saharawi… e le figure ingombranti per quanto eroiche e sconfitte nella loro vittoriosa Liberazione del 1962.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50694675</guid><pubDate>Sun, 24 Jul 2022 13:18:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50694675/karimmetref60ennale20220714.mp3" length="11693520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>https://ogzero.org/tag/algeria/&#13;
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5 luglio 1962, pietra miliare della lotta anticoloniale iniziata nel 1954: il popolo algerino era un’icona per tutti i rivoluzionari e per chi preconizzava un cambiamento dei rapporti tra le potenze coloniali e i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="https://ogzero.org/tag/algeria/" rel="noopener">https://ogzero.org/tag/algeria/</a><br /><br />5 luglio 1962, pietra miliare della lotta anticoloniale iniziata nel 1954: il popolo algerino era un’icona per tutti i rivoluzionari e per chi preconizzava un cambiamento dei rapporti tra le potenze coloniali e i popoli insorgenti dell’inizio degli anni Sessanta, immortalati nello splendido bianco/nero di Gillo Pontecorvo.<br />Ripetendo il canovaccio di quasi tutte le lotte di Resistenza, chi aveva iniziato la lotta antifrancese su presupposti, parole d’ordine, idee di emancipazione e di ricostruzione progressista furono ridimensionati, messi in minoranza, isolati… fatti sparire, lasciando il potere in mano a militari, centri di potere e interessi energetici che, in particolare sfruttando la sfida contro il jihad e il terrore del Fis e del Gia, ha imbalsamato la altrimenti vivace società algerina insieme a un presidente mummificato, utile per nascondere gli affari lobbistici dell’oligarchia.<br />Chi meglio di Karim Metref poteva rievocare in pochi minuti la lotta, le persecuzioni, l’involuzione, la crisi e l’attuale condizione di un’Algeria che fa accordi energetici con l’Occidente e scambia armi e alleanze con la Russia di Putin.<br />Karim sottolinea come si sia passati da servizi scolastici e sanitari degni di questo nome per i primi vent’anni a una condizione di analfabetismo funzionale al mantenimento del potere: «Hanno impiegato 40 anni per distruggere quel poco di buono che si era fatto nei primi 20 di indipendenza». Gli eredi di Boumedienne si sono affidati alle forze meno raccomandabili della società seppellendo le conquiste sociali di un socialismo ormai di facciata. E poi: le cosiddette rivolte del pane (che nascondono disillusione e malessere), il decennio nero, la rivolta dell’Hirak, ancora non del tutto smantellata… ogni 10 anni un’insurrezione è una tradizione rimasta nella società algerina che proviene ancora dalla lotta anticoloniale per l’indipendenza, una lotta che non ha avuto un leader univoco, ma una generazione insurrezionale – senza partiti, organizzazioni, eroi carismatici – le cui conquiste democratiche sono state inficiate da una guerra religiosa senza addentellati all’interno della società reale, che però ha riportato indietro di 20 anni le lancette dell’orologio.<br />Quella guerra d’Indipendenza permane unico appiglio pe legittimare la comunità, non è in realtà mai finita e anche la sua memoria è un po’ imbalsamata dalla frustrazione per la confisca della rivoluzione da parte dei partigiani esterni – fuggiti in Marocco e Tunisia –, soprattutto dai partigiani finti alleati con varie mafie che hanno intessuto il potere ancora adesso opprimente, mentre quelli sopravvissuti si stanno estinguendo. <br />E sullo sfondo permane la tragedia saharawi… e le figure ingombranti per quanto eroiche e sconfitte nella loro vittoriosa Liberazione del 1962.]]></itunes:summary><itunes:duration>731</itunes:duration><itunes:keywords>algeri,algeria,algérie,amazight,battaglia.algeri,benbella,berber,boumedienne,bouteflika,fis.algerie,gia.algerie,hirak,kabylie,maghreb</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3e8be3a7bb00b8ddc55cff836eb9e8b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Maghreb tra passato e presente diversamente coloniale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/maghreb-tra-passato-e-presente-diversamente-coloniale--46680661</link><description><![CDATA[Lontano dall'attenzione mondiale nel Maghreb stanno gonfiando tensioni che condurranno sicuramente a qualche cambiamento, o conflitto... oppure a un ulteriore giro di vite di repressione. Dall'Atlantico scendendo fino alla Libia e alle tensioni nel Sahel si può descrivere la situazione illustrata da Karim Metref in questo intervento su Radio Blackout. Il flusso analitico del blogger torinese di origine algerina si è dipanato coinvolgendo la restaurazione marocchina in seguito alle ultime elezioni che hanno visto la sconfitta con brogli degli islamisti moderati e quel Berlusconi locale, Aziz Akhannouch, che formerà il nuovo governo per la soddisfazione di Mohammed VI; passando per l'Algeria, una nazione altrettanto in difficoltà, che ha chiuso lo spazio aereo ai velivoli di Rabat e interrotto le relazioni diplomatiche, anche perché i droni turchi sono stati comprati dalla monarchia alawita per colpire il Polisario nella nuova escalation scatenata dalle scomposte attività di fine mandato trumpiano; una causa, quella saharawi, in trasformazione anche considerando le pulsioni dei gruppi di nazionalisti kabili dichiarati terroristi senza che abbiano mai fatto attentati, territorialmente vicini. Queste tensioni  si inseriscono nei conflitti scatenati dall'allargamento dell'area coinvolta dal vento del jihad, pretesto per l'entità neocoloniale Takouba a guida francese di proseguire l’occupazione del Sahel, controllando dalle basi nigerine un territorio strategico per commerci e tratte di migranti, reso sempre più povero dalle politiche occidentali e che ha pubblicizzato come enorme successo – e atto finale dell'operazione Barkhane – l'uccisione di Abu Walid al Saharawi, capo dell'Isis del Grande Sahara, formatosi nel Polisario, che non può tenersi del tutto impermeabile allo spirito dell'area (tout se tient). <br /><br />Dalla parte sbagliata della Storia<br />E a proposito di neocolonialismo nella nostra chiacchierata abbiamo preso spunto dalle scuse pronunciate da Macron. A proposito di paternalismo neocoloniale il presidente francese ha operato una mossa in chiave elettorale interna questa settimana che rievoca fantasmi del passato, risalenti a una guerra persa e per questo "mai dichiarata, né quindi combattuta" secondo la storiografia francese. La battaglia di Algeri in realtà è stata anche combattuta da collaborazionisti e il loro destino in seguito alla sconfitta dell'esercito francese è stato travagliato e tragico; Macron ha chiesto scusa agli Harkis per tutto ciò che la società e il popolo di Francia ha fatto alla comunità dei collaborazionisti, perseguitati fatalmente in Algeria e disprezzati nel continente europeo. Karim ci ha illustrato con lucidità da storico attento e preciso il loro arruolamento, l'evacuazione e la condizione e utilizzo politico attuale di quella vicenda (romanzata nella saga L'arte di perdere di Alice Zeniter) da parte della Francia genocida.<br />Sullo sfondo la definitiva dipartita della figura di Bouteflika, morto anche secondo la medicina legale la scorsa settimana, e la presenza del movimento Hirak, che non demorde e si mantiene attivo sotto le ceneri della pandemia che ne ha fatalmente ridotto l'esposizione in piazza, mantenendosi come Movimento non "organizzato", anche se in grande difficoltà e che ci riconduce a riprendere la questione dell'irredentismo kabilo in questo garbuglio di difficile soluzione, che vede anche l'intervento dei famigerati servizi segreti, esperti nella formazione e manipolazione di gruppi terroristici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46680661</guid><pubDate>Sat, 25 Sep 2021 11:23:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46680661/2021_09_23_karim_metref_harki_hirak_maroc_polisario.mp3" length="23627940" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Lontano dall'attenzione mondiale nel Maghreb stanno gonfiando tensioni che condurranno sicuramente a qualche cambiamento, o conflitto... oppure a un ulteriore giro di vite di repressione. 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Queste tensioni  si inseriscono nei conflitti scatenati dall'allargamento dell'area coinvolta dal vento del jihad, pretesto per l'entità neocoloniale Takouba a guida francese di proseguire l’occupazione del Sahel, controllando dalle basi nigerine un territorio strategico per commerci e tratte di migranti, reso sempre più povero dalle politiche occidentali e che ha pubblicizzato come enorme successo – e atto finale dell'operazione Barkhane – l'uccisione di Abu Walid al Saharawi, capo dell'Isis del Grande Sahara, formatosi nel Polisario, che non può tenersi del tutto impermeabile allo spirito dell'area (tout se tient). <br /><br />Dalla parte sbagliata della Storia<br />E a proposito di neocolonialismo nella nostra chiacchierata abbiamo preso spunto dalle scuse pronunciate da Macron. A proposito di paternalismo neocoloniale il presidente francese ha operato una mossa in chiave elettorale interna questa settimana che rievoca fantasmi del passato, risalenti a una guerra persa e per questo "mai dichiarata, né quindi combattuta" secondo la storiografia francese. La battaglia di Algeri in realtà è stata anche combattuta da collaborazionisti e il loro destino in seguito alla sconfitta dell'esercito francese è stato travagliato e tragico; Macron ha chiesto scusa agli Harkis per tutto ciò che la società e il popolo di Francia ha fatto alla comunità dei collaborazionisti, perseguitati fatalmente in Algeria e disprezzati nel continente europeo. Karim ci ha illustrato con lucidità da storico attento e preciso il loro arruolamento, l'evacuazione e la condizione e utilizzo politico attuale di quella vicenda (romanzata nella saga L'arte di perdere di Alice Zeniter) da parte della Francia genocida.<br />Sullo sfondo la definitiva dipartita della figura di Bouteflika, morto anche secondo la medicina legale la scorsa settimana, e la presenza del movimento Hirak, che non demorde e si mantiene attivo sotto le ceneri della pandemia che ne ha fatalmente ridotto l'esposizione in piazza, mantenendosi come Movimento non "organizzato", anche se in grande difficoltà e che ci riconduce a riprendere la questione dell'irredentismo kabilo in questo garbuglio di difficile soluzione, che vede anche l'intervento dei famigerati servizi segreti, esperti nella formazione e manipolazione di gruppi terroristici.]]></itunes:summary><itunes:duration>1477</itunes:duration><itunes:keywords>akhannouch,algeria,bouteflika,harkis,hirak,kabylie,karimetref,kherrata,macron,marocco,polisario,saharawi,sahel,sahrawi,takuba</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2f716ea06476ecfec927415bcbd2d4ca.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa celano le pressioni di Rabat sulla UE</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-celano-le-pressioni-di-rabat-sulla-ue--45092133</link><description><![CDATA[Rabat preme sulla UE per proseguire l'occupazione coloniale e lo fa usando anche le bombe umane da riversare come sale sulle ferite razziste della Comunità europea: contiene talmente tanti disperati alle porte delle enclave spagnole in terra africana, vestigia veterocoloniale, che può riversarli come massa critica quando gli serve per rivendicare sovranità su un territorio occupato da quasi 50 anni con una formula neocoloniale e per procura dell'industria francese che ha bisogno di fosfati. Manifestazioni di confini selettivi, più che porosi, che lasciano filtrare solo unilateralmente.<br />Ma l'uso di queste forme di ricatto, tenere sotto scacco attraverso il controllo di un elemento considerato invasivo dal mondo opulento, da cosa è dettato in realtà? non può trattarsi solo della presenza in un nosocomio madrileno di  Brahim Ghali, presidente della repubblica araba saharawi democratica (Rasd), gravemente malato, a scatenare una tale furia. In realtà le cause sono nella crisi economica che attraverso tutto il Maghreb: sia l'Algeria – da sempre rivale del Marocco – alle prese con le rivolte dell'Hirak, e la diplomazia algerina era il principale sostegno per gli esuli saharawi in territorio algerina; sia la Tunisia, che dopo 10 anni dalla cacciata di Ben Ali vede acuite le disparità tra classi sociali; la Libia si dibatte ancora in una guerra per procura infinita con divisioni lancinanti; il Marocco è in forti difficoltà economiche, a causa del Covid, e le tensioni interne sono ai massimi dalla morte di Hassan II (2001), un periodo di forti repressioni, che per tradizione scaturiscono innanzitutto nel Rif – vera ispirazione per le rivolte dell'Hirak – e dall'incidente di Guergerat (<a href="https://www.spreaker.com/user/ogzero/2020-11-26-karim-saharawi02-stallo-escal)" rel="noopener">https://www.spreaker.com/user/ogzero/2020-11-26-karim-saharawi02-stallo-escal)</a> sempre più militanti sono incarcerati.<br />Le debolezze del Maghreb sono sullo sfondo del bisogno di controllo di territorio, sue risorse, porzioni di Zone esclusive di mare indispensabili per pose di cavi, gasdotti... industria ittica (le acque del Sahara occidentale sono tra le più pescose): la maggioranza delle potenze occidentali si è schierata a favore del colonialismo marocchino, tranne Spagna e Germania; piegando le resistenze soprattutto della prima Mohammed VI è certo di potersi annettere il territorio del popolo saharawi. Ma i legami tra Polisario e Spagna (e Cuba: a L'Havana si è formata l'intellighenzia saharawi) sono forti e questo appoggio è difficile da scardinare per la monarchia alawide, che oltre all'impatto dei migranti sulla frontiera di Ceuta può avvalersi di diritti di passaggio per i gasdotti algerini verso Almeria e infatti il Marocco ha già anticipato che non rinnoverà i diritti del gasdotto "Maghreb-Europa" in scadenza, che è vitale per Madrid.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45092133</guid><pubDate>Sat, 29 May 2021 22:46:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45092133/2021_05_27_karim.mp3" length="16962542" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Rabat preme sulla UE per proseguire l'occupazione coloniale e lo fa usando anche le bombe umane da riversare come sale sulle ferite razziste della Comunità europea: contiene talmente tanti disperati alle porte delle enclave spagnole in terra africana,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rabat preme sulla UE per proseguire l'occupazione coloniale e lo fa usando anche le bombe umane da riversare come sale sulle ferite razziste della Comunità europea: contiene talmente tanti disperati alle porte delle enclave spagnole in terra africana, vestigia veterocoloniale, che può riversarli come massa critica quando gli serve per rivendicare sovranità su un territorio occupato da quasi 50 anni con una formula neocoloniale e per procura dell'industria francese che ha bisogno di fosfati. Manifestazioni di confini selettivi, più che porosi, che lasciano filtrare solo unilateralmente.<br />Ma l'uso di queste forme di ricatto, tenere sotto scacco attraverso il controllo di un elemento considerato invasivo dal mondo opulento, da cosa è dettato in realtà? non può trattarsi solo della presenza in un nosocomio madrileno di  Brahim Ghali, presidente della repubblica araba saharawi democratica (Rasd), gravemente malato, a scatenare una tale furia. In realtà le cause sono nella crisi economica che attraverso tutto il Maghreb: sia l'Algeria – da sempre rivale del Marocco – alle prese con le rivolte dell'Hirak, e la diplomazia algerina era il principale sostegno per gli esuli saharawi in territorio algerina; sia la Tunisia, che dopo 10 anni dalla cacciata di Ben Ali vede acuite le disparità tra classi sociali; la Libia si dibatte ancora in una guerra per procura infinita con divisioni lancinanti; il Marocco è in forti difficoltà economiche, a causa del Covid, e le tensioni interne sono ai massimi dalla morte di Hassan II (2001), un periodo di forti repressioni, che per tradizione scaturiscono innanzitutto nel Rif – vera ispirazione per le rivolte dell'Hirak – e dall'incidente di Guergerat (<a href="https://www.spreaker.com/user/ogzero/2020-11-26-karim-saharawi02-stallo-escal)" rel="noopener">https://www.spreaker.com/user/ogzero/2020-11-26-karim-saharawi02-stallo-escal)</a> sempre più militanti sono incarcerati.<br />Le debolezze del Maghreb sono sullo sfondo del bisogno di controllo di territorio, sue risorse, porzioni di Zone esclusive di mare indispensabili per pose di cavi, gasdotti... industria ittica (le acque del Sahara occidentale sono tra le più pescose): la maggioranza delle potenze occidentali si è schierata a favore del colonialismo marocchino, tranne Spagna e Germania; piegando le resistenze soprattutto della prima Mohammed VI è certo di potersi annettere il territorio del popolo saharawi. Ma i legami tra Polisario e Spagna (e Cuba: a L'Havana si è formata l'intellighenzia saharawi) sono forti e questo appoggio è difficile da scardinare per la monarchia alawide, che oltre all'impatto dei migranti sulla frontiera di Ceuta può avvalersi di diritti di passaggio per i gasdotti algerini verso Almeria e infatti il Marocco ha già anticipato che non rinnoverà i diritti del gasdotto "Maghreb-Europa" in scadenza, che è vitale per Madrid.]]></itunes:summary><itunes:duration>1061</itunes:duration><itunes:keywords>ceuta,ceutamelilla,@elfarodeceuta,frontepolisario,hirak,@janmarot,@karimetref,mohammedvi,rabat,rasd,rif,saharaoccidentale,saharawi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/47dc7ff846dd668c2d7ac38366868a2f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Comunanza dei destini curdi, saharawi, palestinesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/comunanza-dei-destini-curdi-saharawi-palestinesi--43180857</link><description><![CDATA[A partire dall'intervento di Trump che riconosce la sovranità marocchina sul territorio delimitato dal suo stesso muro, costruito da Israele, a cui si aggiunge il dato che vede rapporti commerciali e militari tra il regno alawida e lo stato di apartheid di Tel Aviv, si è ragionato su Radio Blackout con Tullio Togni riguardo a potenziali comunanze – evidenziando anche le eventuali differenze – tra lotte di autonomia e indipendenza che combattono da più di 40 anni per raggiungere affrancamento da colonialismo e occupazione: saharawi, curdi e palestinesi hanno molti tratti che assimilano le loro vicende.<br />Emergono innanzitutto le modalità di percezione dei territori occupati (Sahara occidentale, Palestina, territori curdi) da parte delle grandi potenze, nel momento in cui li usano per fare operazioni diplomatiche, agendo sullo scacchiere mediorientale per sostituire equilibri precari, sbilanciando a favore di fazioni determinate il diritto internazionale. Le rivendicazioni sono in parte diverse, ma si riscontrano costanti, come la resistenza, la laicità – almeno in partenza – e il progressismo; il loro problema nasce da frontiere imposte dal colonialismo che divide territori senza considerare le istanze di chi li abita; in tutt'e tre i casi le loro disgrazie discendono da trattati disattesi. Vulnus del diritto internazionale, che ha prodotto campi profughi per intere esistenze. Questo produce uno stato-nazione alla radice dei loro problemi, e infatti i curdi del Rojava hanno cominciato a immaginare una comunità alternativa... mentre i loro oppressori a loro volta sono accomunati da sistemi repressivi e valutabili come fascisti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43180857</guid><pubDate>Fri, 29 Jan 2021 11:40:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43180857/2021_01_28_tullio_togni_rbo.mp3" length="16582100" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>A partire dall'intervento di Trump che riconosce la sovranità marocchina sul territorio delimitato dal suo stesso muro, costruito da Israele, a cui si aggiunge il dato che vede rapporti commerciali e militari tra il regno alawida e lo stato di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A partire dall'intervento di Trump che riconosce la sovranità marocchina sul territorio delimitato dal suo stesso muro, costruito da Israele, a cui si aggiunge il dato che vede rapporti commerciali e militari tra il regno alawida e lo stato di apartheid di Tel Aviv, si è ragionato su Radio Blackout con Tullio Togni riguardo a potenziali comunanze – evidenziando anche le eventuali differenze – tra lotte di autonomia e indipendenza che combattono da più di 40 anni per raggiungere affrancamento da colonialismo e occupazione: saharawi, curdi e palestinesi hanno molti tratti che assimilano le loro vicende.<br />Emergono innanzitutto le modalità di percezione dei territori occupati (Sahara occidentale, Palestina, territori curdi) da parte delle grandi potenze, nel momento in cui li usano per fare operazioni diplomatiche, agendo sullo scacchiere mediorientale per sostituire equilibri precari, sbilanciando a favore di fazioni determinate il diritto internazionale. Le rivendicazioni sono in parte diverse, ma si riscontrano costanti, come la resistenza, la laicità – almeno in partenza – e il progressismo; il loro problema nasce da frontiere imposte dal colonialismo che divide territori senza considerare le istanze di chi li abita; in tutt'e tre i casi le loro disgrazie discendono da trattati disattesi. Vulnus del diritto internazionale, che ha prodotto campi profughi per intere esistenze. Questo produce uno stato-nazione alla radice dei loro problemi, e infatti i curdi del Rojava hanno cominciato a immaginare una comunità alternativa... mentre i loro oppressori a loro volta sono accomunati da sistemi repressivi e valutabili come fascisti.]]></itunes:summary><itunes:duration>1037</itunes:duration><itunes:keywords>curdi,israele,marocco,palestinesi,polisario,popoliresistenti,saharawi,turchia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/49572b94c09c6ca6190bcc09ef38e466.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>«Esistono solo due parole: una è Guerra e l'altra è Pace...», ma la terza è Memoria e la quarta Dignità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/esistono-solo-due-parole-una-e-guerra-e-l-altra-e-pace-ma-la-terza-e-memoria-e-la-quarta-dignita--42977935</link><description><![CDATA[Ultimo episodio del documentario di Tullio Togni sui Figli delle nuvole Saharaui<br />La libertà nelle parole degli anziani che ricordano la loro terra, le loro case e le loro capre: un concetto di ricchezza diverso e perduto per finire sudditi di un regno alieno, perdendo le radici, i sepolcri dei propri cari. Da stabili, autonomi, indipendenti improvvisamente si diventa sottomessi da un invasore che arriva con l'intenzione di commettere un genocidio. E si diventa hijos de las nubes.<br />Figli delle nuvole oppressi di cui Tullio Togni descrive nelle parole degli intervistati pratiche di vita, costumi cancellati dalla invasione marocchina... rimangono i proverbi, come «Colui che cerca la guerra è perché non la conosce».<br />Le famiglie furono divise 40 anni fa: alcuni rimasero in Sahara occidentale, altri preferirono l'esilio nel nulla... e non son più potuti tornare. Memoria di sentimenti, esperienze sogni e speranze transgenerazionali. Una cultura orale.<br />La memoria è anche salvavita nelle strade costellate da mine letteralmente vaganti da 40 anni di piogge e vento, lo sforzo mnemonico suppura in una cicatrice costituita tangibilmente da un muro di più di 2700 chilometri.<br />Gli anni di cessate il fuoco hanno solo congelato una situazione favorevole al Marocco e poi è bastato un presidente suprematista a Washington per far pendere la bilancia in bilico da 28 anni. Ma già prima i giovani saharawi erano spazientiti dalla complicità dell'Onu – e della sua missione Minurso: dal 1991 in attesa del referendum! – con gli interessi occidentali in appoggio ai marocchini in cambio di fosfati; così i giovani chiedevano prima della mossa di Trump di stracciare il cessate il fuoco. E il Fronte Polisario deve seguire le indicazioni del suo popolo, in maggioranza fatto da giovani, colti e preparati, senza prospettive e proiettati verso la piena indipendenza, da conseguire anche con la Guerra, perché un altro proverbio recita: «Non si gioca con la pace».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42977935</guid><pubDate>Sun, 17 Jan 2021 16:25:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42977935/2021_01_17_hijos_de_las_nubes_proverbi_03.mp3" length="20823461" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Ultimo episodio del documentario di Tullio Togni sui Figli delle nuvole Saharaui&#13;
La libertà nelle parole degli anziani che ricordano la loro terra, le loro case e le loro capre: un concetto di ricchezza diverso e perduto per finire sudditi di un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ultimo episodio del documentario di Tullio Togni sui Figli delle nuvole Saharaui<br />La libertà nelle parole degli anziani che ricordano la loro terra, le loro case e le loro capre: un concetto di ricchezza diverso e perduto per finire sudditi di un regno alieno, perdendo le radici, i sepolcri dei propri cari. Da stabili, autonomi, indipendenti improvvisamente si diventa sottomessi da un invasore che arriva con l'intenzione di commettere un genocidio. E si diventa hijos de las nubes.<br />Figli delle nuvole oppressi di cui Tullio Togni descrive nelle parole degli intervistati pratiche di vita, costumi cancellati dalla invasione marocchina... rimangono i proverbi, come «Colui che cerca la guerra è perché non la conosce».<br />Le famiglie furono divise 40 anni fa: alcuni rimasero in Sahara occidentale, altri preferirono l'esilio nel nulla... e non son più potuti tornare. Memoria di sentimenti, esperienze sogni e speranze transgenerazionali. Una cultura orale.<br />La memoria è anche salvavita nelle strade costellate da mine letteralmente vaganti da 40 anni di piogge e vento, lo sforzo mnemonico suppura in una cicatrice costituita tangibilmente da un muro di più di 2700 chilometri.<br />Gli anni di cessate il fuoco hanno solo congelato una situazione favorevole al Marocco e poi è bastato un presidente suprematista a Washington per far pendere la bilancia in bilico da 28 anni. Ma già prima i giovani saharawi erano spazientiti dalla complicità dell'Onu – e della sua missione Minurso: dal 1991 in attesa del referendum! – con gli interessi occidentali in appoggio ai marocchini in cambio di fosfati; così i giovani chiedevano prima della mossa di Trump di stracciare il cessate il fuoco. E il Fronte Polisario deve seguire le indicazioni del suo popolo, in maggioranza fatto da giovani, colti e preparati, senza prospettive e proiettati verso la piena indipendenza, da conseguire anche con la Guerra, perché un altro proverbio recita: «Non si gioca con la pace».]]></itunes:summary><itunes:duration>1302</itunes:duration><itunes:keywords>hijosdelasnubes,minurso,polisario,referendum,saharawi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73f93e5f6acc053e733f0d4d65bc2b3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Esta es la autonomia: quello che posso fare io, puoi farlo anche tu. Mezzo secolo di democrazia partecipativa nell'Hammada</title><link>https://www.spreaker.com/episode/esta-es-la-autonomia-quello-che-posso-fare-io-puoi-farlo-anche-tu-mezzo-secolo-di-democrazia-partecipativa-nell-hammada--42867871</link><description><![CDATA[La Hammada è il deserto più ostile alla vita umana: fatto di sabbia rocce, polvere, terra e pietrisco. A Tindouf c'era solo Hammada, quando arrivarono i saharawi, solo in seguito si decise di creare wilaya (diversi agglomerati all'interno del campo profughi) e di dare i nomi delle città rubate, "spostando" con i nomi anche i villaggi costieri in mezzo al deserto per mantenere il legame nell'esilio.<br /><br />Il dibattito politico è intenso nella democrazia partecipativa della repubblica araba Saharawi, complessa realtà riconosciuta dall'Onu e del tutto simile a una qualunque agglomerazione comunitaria di altre società, locate in territori più ospitali. Oltre al centro amministrativo nazionale nella zona di Rabuni, la repubblica si compone di amministrazioni regionali (El Aaiun, Auserd, Smara, Dakhla, Bojador), e poi wilaya, composti a loro volta da distretti, ciascuno rappresentato nazionalmente... con infrastrutture sia locali che nazionali. Piramidale, ma il potere non è solo discendente.<br /><br />Qui potete ascoltare interviste a persone che animano queste realtà di servizi gratuiti: istruzione, sanità di elevatissima qualità, derivante dalla collaborazione con i medici delle brigate cubane.<br />Gli aiuti umanitari sono distribuiti in parti uguali, poi ci sono le rimesse di emigrati e progetti di cooperazione, che creano disparità. Manca autodeterminazione, è assicurata solo la sopravvivenza passiva, ma la laboriosità e la preparazione portano a cercare come risparmiare acqua, sole, tempo ed energie in condizioni impossibili e così si possono adattare al deserto soluzioni come quella descritta alla fine del documentario, dimostrazione dell'ingegno saharawi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42867871</guid><pubDate>Sun, 10 Jan 2021 13:06:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42867871/2021_01_03_hammada_amministrazione_02.mp3" length="20946115" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>La Hammada è il deserto più ostile alla vita umana: fatto di sabbia rocce, polvere, terra e pietrisco. 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Oltre al centro amministrativo nazionale nella zona di Rabuni, la repubblica si compone di amministrazioni regionali (El Aaiun, Auserd, Smara, Dakhla, Bojador), e poi wilaya, composti a loro volta da distretti, ciascuno rappresentato nazionalmente... con infrastrutture sia locali che nazionali. Piramidale, ma il potere non è solo discendente.<br /><br />Qui potete ascoltare interviste a persone che animano queste realtà di servizi gratuiti: istruzione, sanità di elevatissima qualità, derivante dalla collaborazione con i medici delle brigate cubane.<br />Gli aiuti umanitari sono distribuiti in parti uguali, poi ci sono le rimesse di emigrati e progetti di cooperazione, che creano disparità. Manca autodeterminazione, è assicurata solo la sopravvivenza passiva, ma la laboriosità e la preparazione portano a cercare come risparmiare acqua, sole, tempo ed energie in condizioni impossibili e così si possono adattare al deserto soluzioni come quella descritta alla fine del documentario, dimostrazione dell'ingegno saharawi.]]></itunes:summary><itunes:duration>1310</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d7cec16cbbea9dc8e200597b32342272.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Interviste a el-Ajun, Sahara occidentale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/interviste-a-el-ajun-sahara-occidentale--42773754</link><description><![CDATA[Repressione e discriminazione, povertà e sottrazione di risorse, assenza di scuole e ospedali, militarizzazione del territorio sono le chiavi della colonizzazione riconosciuta da Trump e dai paesi arabi comprati.<br />Queste interviste sono il primo contributo di tre che Tullio Togni ha condiviso con noi e che pubblichiamo il 3 gennaio 3 le due domeniche sera successive. Dopo averle realizzate Tullio e i suoi compagni sono stati espulsi dai servizi marocchini. L’attività giornalistica non embedded è un reato gravissimo nel territorio riconosciuto dagli Usa di Trump – e Netanyahu, visto che il prezzo sono gli Abrahams Accords imposti a Muhammad VI – negando ancora una volta l'autodeterminazione del popolo saharawi, pescatori nel deserto, in esilio da 43 anni.<br />Le opzioni sono emigrare o resistere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42773754</guid><pubDate>Sun, 03 Jan 2021 18:51:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42773754/2021_01_03_el_ajun_interviste_01.mp3" length="19028566" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Repressione e discriminazione, povertà e sottrazione di risorse, assenza di scuole e ospedali, militarizzazione del territorio sono le chiavi della colonizzazione riconosciuta da Trump e dai paesi arabi comprati.&#13;
Queste interviste sono il primo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Repressione e discriminazione, povertà e sottrazione di risorse, assenza di scuole e ospedali, militarizzazione del territorio sono le chiavi della colonizzazione riconosciuta da Trump e dai paesi arabi comprati.<br />Queste interviste sono il primo contributo di tre che Tullio Togni ha condiviso con noi e che pubblichiamo il 3 gennaio 3 le due domeniche sera successive. Dopo averle realizzate Tullio e i suoi compagni sono stati espulsi dai servizi marocchini. L’attività giornalistica non embedded è un reato gravissimo nel territorio riconosciuto dagli Usa di Trump – e Netanyahu, visto che il prezzo sono gli Abrahams Accords imposti a Muhammad VI – negando ancora una volta l'autodeterminazione del popolo saharawi, pescatori nel deserto, in esilio da 43 anni.<br />Le opzioni sono emigrare o resistere.]]></itunes:summary><itunes:duration>1190</itunes:duration><itunes:keywords>el-ajun,g4s,melfa,muhammadvi,officechérifienphosphates,phosboucraa,saharawi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/495fd4a897bb3dcd63bde5fcc0b14422.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un conflitto che avvelena l’intera regione, un deserto dotato di risorse alternative</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-conflitto-che-avvelena-l-intera-regione-un-deserto-dotato-di-risorse-alternative--42190475</link><description><![CDATA[La riconversione dell’economia algerina, imposta dal venir meno delle riserve di gas e petrolio, si orienta alla produzione di altri minerali che potrebbero subentrare e che vede proprio nella zona di Tindouf uno dei capisaldi dell’estrazione. Questo prevede investimenti in infrastrutture e che possano portare i prodotti presso porti tutti da inventare sulla vicina Costa pacifica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42190475</guid><pubDate>Fri, 27 Nov 2020 06:50:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42190475/2020_11_26_karim_saharawi04_grande_marocco_e_riconversione_economica_algerina.mp3" length="4855851" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>La riconversione dell’economia algerina, imposta dal venir meno delle riserve di gas e petrolio, si orienta alla produzione di altri minerali che potrebbero subentrare e che vede proprio nella zona di Tindouf uno dei capisaldi dell’estrazione. 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Questo prevede investimenti in infrastrutture e che possano portare i prodotti presso porti tutti da inventare sulla vicina Costa pacifica]]></itunes:summary><itunes:duration>304</itunes:duration><itunes:keywords>algeria,grandemarocco,polisario,riarmo,traffici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6d0c2645bf7156da80df864c92111306.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo stallo ad Algeri e la resistenza del movimento Hirak: un sistema da sovvertire</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-stallo-ad-algeri-e-la-resistenza-del-movimento-hirak-un-sistema-da-sovvertire--42190274</link><description><![CDATA[L’Algeria è l’alleato naturale del popolo saharawi, che infatti può mantenere il quartier generale del Polisario a Tindouf. Ma l’Algeria socialista degli anni Settanta non esiste più e così anche il corteo di nazioni socialiste arabe che appoggiavano la resistenza verso il colonialismo occidentale a sostegno dell’espansionismo marocchino. Il crollo del sistema di potere di Bouteflika non consente ancora che il nuovo espresso dal “dégage” di Hirak possa cambiare la nazione, impegnata a prepararsi a impegni bellici e a riconvertire l’economia. Così la contestazione al sistema si è esteso a tutti gli oligarchi, chiedendo una rifondazione di una nuova repubblica fondata su libertà, diritti e concertazione; Karim Metref ce lo spiega con coinvolgimento emotivo e politico.<br />Questo braccio di ferro indebolisce anche l’appoggio al Fronte Polisario]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42190274</guid><pubDate>Fri, 27 Nov 2020 06:35:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42190274/2020_11_26_karim_saharawi03_crisi_algerina_hirak_ghergarat.mp3" length="6352515" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>L’Algeria è l’alleato naturale del popolo saharawi, che infatti può mantenere il quartier generale del Polisario a Tindouf. Ma l’Algeria socialista degli anni Settanta non esiste più e così anche il corteo di nazioni socialiste arabe che appoggiavano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’Algeria è l’alleato naturale del popolo saharawi, che infatti può mantenere il quartier generale del Polisario a Tindouf. Ma l’Algeria socialista degli anni Settanta non esiste più e così anche il corteo di nazioni socialiste arabe che appoggiavano la resistenza verso il colonialismo occidentale a sostegno dell’espansionismo marocchino. Il crollo del sistema di potere di Bouteflika non consente ancora che il nuovo espresso dal “dégage” di Hirak possa cambiare la nazione, impegnata a prepararsi a impegni bellici e a riconvertire l’economia. Così la contestazione al sistema si è esteso a tutti gli oligarchi, chiedendo una rifondazione di una nuova repubblica fondata su libertà, diritti e concertazione; Karim Metref ce lo spiega con coinvolgimento emotivo e politico.<br />Questo braccio di ferro indebolisce anche l’appoggio al Fronte Polisario]]></itunes:summary><itunes:duration>397</itunes:duration><itunes:keywords>algeria,bouteflika,hirak,idrocarburi,tebboune</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46c6f196907e4f45a1276a1cab7d7351.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il mondo oltre il varco di Guerguerat</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-mondo-oltre-il-varco-di-guerguerat--42189968</link><description><![CDATA[Il blocco del confine di Guerguerat nasce dall’esasperazione dei saharawi, dalla sovrappopolazione forzosa di marocchini nei territori occupati per imporre una falsatura del referendum, dalla considerazione che quelle merci in transito sono quelle trafugate dai marocchini dalle risorse del territorio occupato. Di nuovo è l’assenza colpevole dell’Onu a contribuire al blocco politico e anche all’isolamento del Marocco e dei suoi traffici a causa di confini sigillati dalla Guerre des sables del 1963. Una situazione assurda che ha spinto surrealmente alla creazione del valico di Ghergarat da parte dei marocchini stessi che avevano aperto un varco – benedetto da tutti e tollerato finora anche dal Polisario, perché permette una economia di sussistenza nel Sahara e a sud del deserto – nel muro di 2700 chilometri, costruito da Rabat stessa in funzione di barriera contro il Fronte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42189968</guid><pubDate>Fri, 27 Nov 2020 06:20:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42189968/2020_11_26_karim_saharawi02_stallo_escalation_muri.mp3" length="6654650" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Il blocco del confine di Guerguerat nasce dall’esasperazione dei saharawi, dalla sovrappopolazione forzosa di marocchini nei territori occupati per imporre una falsatura del referendum, dalla considerazione che quelle merci in transito sono quelle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il blocco del confine di Guerguerat nasce dall’esasperazione dei saharawi, dalla sovrappopolazione forzosa di marocchini nei territori occupati per imporre una falsatura del referendum, dalla considerazione che quelle merci in transito sono quelle trafugate dai marocchini dalle risorse del territorio occupato. Di nuovo è l’assenza colpevole dell’Onu a contribuire al blocco politico e anche all’isolamento del Marocco e dei suoi traffici a causa di confini sigillati dalla Guerre des sables del 1963. Una situazione assurda che ha spinto surrealmente alla creazione del valico di Ghergarat da parte dei marocchini stessi che avevano aperto un varco – benedetto da tutti e tollerato finora anche dal Polisario, perché permette una economia di sussistenza nel Sahara e a sud del deserto – nel muro di 2700 chilometri, costruito da Rabat stessa in funzione di barriera contro il Fronte.]]></itunes:summary><itunes:duration>416</itunes:duration><itunes:keywords>algeria,guerguerat,hassanii,marocco,mohammedvi,polisario,saharawi,tindouf</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/433f188737ebb24fde37abff54ee8082.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>50 anni di muri di sabbia: gli antefatti della resistenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/50-anni-di-muri-di-sabbia-gli-antefatti-della-resistenza--42189209</link><description><![CDATA[Dagli anni Settanta si congela la decolonizzazione e con quella l’occupazione marocchina del Sahara ex spagnolo, con le divisioni figlie della Guerra fredda; l’Occidente allineato con il Marocco impegnato a procrastinare in eterno il referendum; il blocco socialista a difendere il Polisario, sostenendo l’Algeria da sempre in contenzioso con il regno alawide. Karim Metref riassume le tappe che ci hanno condotto alla situazione attuale scatenata dagli scontri di Ghergarat]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42189209</guid><pubDate>Fri, 27 Nov 2020 06:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42189209/2020_11_26_karim_saharawi01_pregresso.mp3" length="4464969" type="audio/mpeg"/><itunes:author>I Bastioni di Orione</itunes:author><itunes:subtitle>Dagli anni Settanta si congela la decolonizzazione e con quella l’occupazione marocchina del Sahara ex spagnolo, con le divisioni figlie della Guerra fredda; l’Occidente allineato con il Marocco impegnato a procrastinare in eterno il referendum; il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dagli anni Settanta si congela la decolonizzazione e con quella l’occupazione marocchina del Sahara ex spagnolo, con le divisioni figlie della Guerra fredda; l’Occidente allineato con il Marocco impegnato a procrastinare in eterno il referendum; il blocco socialista a difendere il Polisario, sostenendo l’Algeria da sempre in contenzioso con il regno alawide. Karim Metref riassume le tappe che ci hanno condotto alla situazione attuale scatenata dagli scontri di Ghergarat]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>algeria,marocco,mauritania,polisario,saharawi,tindouf</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/243e15e843411a74124ef63898439b78.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
