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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0"><channel><title>Il Volatore</title><link>https://www.spreaker.com/show/il_volatore</link><description><![CDATA[Fatti, musica e libri, commenti e opinioni ...senza vertigini.Dalla provincia di Trapani e dalla Sicilia Occidentale. A cura di Giacomo Di Girolamo e della redazione di <a href="http://www.marsala.it" rel="noopener">www.marsala.it</a> e di Rmc 101]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/82507/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Books</category><copyright>Copyright Giacomo Di Girolamo</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg</url><title>Il Volatore</title><link>https://www.spreaker.com/show/il_volatore</link></image><lastBuildDate>Wed, 05 Jul 2017 08:12:13 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Giacomo Di Girolamo</itunes:name><itunes:email>giacomo@ilvolatore.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:subtitle>Fatti, musica e libri, commenti e opinioni ...senza vertigini.Dalla provincia di Trapani e dalla Sicilia Occidentale. 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La radio inizia qui'' scrive Massimo Cirri, che comincia questo libro con la scena epica del Titanic e prosegue raccontandoci come dal titic titic del segnale morse si sia passati alle trasmissioni vocali, e come l'invasione di milioni di radio music boxes nelle case sia stata una pacifica, meravigliosa rivoluzione. La radio è senza fili, la radio non ci chiede di abbrutirci sul divano, la radio vive anche nel buio, la radio sa interferire con la nostra esistenza quotidiana in modo dialogico e non invadente grazie alla natura poligama, porosa e sempre, costitutivamente, sintonica che le appartiene. Con la sua voce inconfondibile, capace di sorridere e di emozionarsi per noi, Cirri spazia dalla ex Jugoslavia a New York, da Bertolt Brecht a Linus, dagli esperimenti di Danilo Dolci ad Alto gradimento e molto oltre per costruire un racconto che è al tempo stesso cronaca appassionata di una vita di lavoro in radio e meditazione su questo medium: che cambia, cresce, passa dal transistor al podcast ma rimane un magico crocevia di incontri, che vive nello spazio puro del suono e si sottrae alla tirannia delle immagini per essere un luogo di libertà, in cui la musica e le parole sono ancora, fino in fondo, se stesse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/12284773</guid><pubDate>Wed, 05 Jul 2017 08:12:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/12284773/220617_massimo_cirri.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Una nave nuova di zecca, passeggeri pieni di speranze, il futuro all'orizzonte mentre la musica suona. 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Con la sua voce inconfondibile, capace di sorridere e di emozionarsi per noi, Cirri spazia dalla ex Jugoslavia a New York, da Bertolt Brecht a Linus, dagli esperimenti di Danilo Dolci ad Alto gradimento e molto oltre per costruire un racconto che è al tempo stesso cronaca appassionata di una vita di lavoro in radio e meditazione su questo medium: che cambia, cresce, passa dal transistor al podcast ma rimane un magico crocevia di incontri, che vive nello spazio puro del suono e si sottrae alla tirannia delle immagini per essere un luogo di libertà, in cui la musica e le parole sono ancora, fino in fondo, se stesse.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Giosuè Calaciura, "Borgo Vecchio"</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/giosue-calaciura-borgo-vecchio</link><description><![CDATA[Nel piccolo quartiere narrato da Giosuè Calaciura si concentra tutta l’energia esplosiva del capoluogo siciliano. E tutto sembra fantastico e inventato, e invece nell’immaginazione di questa storia, nella lingua che la racconta, nel suo ritmo frenetico, domina la verità. Quella difficile, contraddittoria, di una città che non può soffocare le sue viscere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/11962350</guid><pubDate>Fri, 26 May 2017 13:37:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/11962350/040517_giosu_calaciura.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Nel piccolo quartiere narrato da Giosuè Calaciura si concentra tutta l’energia esplosiva del capoluogo siciliano. E tutto sembra fantastico e inventato, e invece nell’immaginazione di questa storia, nella lingua che la racconta, nel suo ritmo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel piccolo quartiere narrato da Giosuè Calaciura si concentra tutta l’energia esplosiva del capoluogo siciliano. 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Comincia così il saggio dei due autori, che però definiscono il progetto «un atto d'amore verso il Movimento».<br />«I principi» che hanno animato quell'avventura, spiegano  «sono ancora validi. È la classe dirigente che è stata selezionata che ha dato una pessima prova».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/9499534</guid><pubDate>Tue, 27 Sep 2016 19:19:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/9499534/270916_nicola_biondo.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>"Supernova, chi ha ucciso il Movimento 5 stelle" è il libro scritto da Marco Canestrari, uomo di fiducia della Casaleggio Associati fino al 2010, e Nicola Biondo, ex capo della Comunicazione M5s alla Camera, è finanziato attraverso la piattaforma di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Supernova, chi ha ucciso il Movimento 5 stelle" è il libro scritto da Marco Canestrari, uomo di fiducia della Casaleggio Associati fino al 2010, e Nicola Biondo, ex capo della Comunicazione M5s alla Camera, è finanziato attraverso la piattaforma di crowdfunding.<br />. «Questa è la vera storia del primo vincente esperimento politico mai nato in Rete. Ma anche la storia del più grande raggiro di massa mai messo in atto in una democrazia occidentale». Comincia così il saggio dei due autori, che però definiscono il progetto «un atto d'amore verso il Movimento».<br />«I principi» che hanno animato quell'avventura, spiegano  «sono ancora validi. 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. «Questa è la vera storia del primo vincente esperimento politico mai nato in Rete. Ma anche la storia del più grande raggiro di massa mai messo in atto in una democrazia occidentale». Comincia così il saggio dei due autori, che però definiscono il progetto «un atto d'amore verso il Movimento».
«I principi» che hanno animato quell'avventura, spiegano  «sono ancora validi. È la classe dirigente che è stata selezionata che ha dato una pessima prova».</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/91a48581e050e873231691d16826480c.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"A colloquio con Gaspare Spatuzza", di Alessandra Dino</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/a-colloquio-con-gaspare-spatuzza-di-ales</link><description><![CDATA[Nella sua testimonianza diretta e pulsante, raccolta dall’autrice in una località segreta, Gaspare Spatuzza si racconta e ripercorre la storia di un giovane della periferia palermitana attratto e cooptato da Cosa Nostra. Dell’organizzazione criminale condivide per molto tempo la logica e la spietata crudeltà, divenendo reggente del mandamento mafioso e ritagliandosi uno spazio di rilievo nelle stragi degli anni novanta. Da uomo d’onore diventa poi risoluto collaboratore di giustizia quando, dopo l’arresto, chiama in causa delicate responsabilità politiche e scardina l’impianto processuale di tre procedimenti giudiziari. Un lungo viaggio narrativo che è anche catarsi personale, in cui si mescolano denuncia sociale, conversione religiosa, ricerca faticosa di una nuova dimensione di vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/9498253</guid><pubDate>Tue, 27 Sep 2016 16:00:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/9498253/270916_alessandra_dino.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Nella sua testimonianza diretta e pulsante, raccolta dall’autrice in una località segreta, Gaspare Spatuzza si racconta e ripercorre la storia di un giovane della periferia palermitana attratto e cooptato da Cosa Nostra. 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Un lungo viaggio narrativo che è anche catarsi personale, in cui si mescolano denuncia sociale, conversione religiosa, ricerca faticosa di una nuova dimensione di vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>538</itunes:duration><itunes:keywords>intervista,mafia,dino,mulino,spatuzza</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4ff05f2b3327db98751773d314342c16.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Nella sua testimonianza diretta e pulsante, raccolta dall’autrice in una località segreta, Gaspare Spatuzza si racconta e ripercorre la storia di un giovane della periferia palermitana attratto e cooptato da Cosa Nostra. Dell’organizzazione criminale condivide per molto tempo la logica e la spietata crudeltà, divenendo reggente del mandamento mafioso e ritagliandosi uno spazio di rilievo nelle stragi degli anni novanta. Da uomo d’onore diventa poi risoluto collaboratore di giustizia quando, dopo l’arresto, chiama in causa delicate responsabilità politiche e scardina l’impianto processuale di tre procedimenti giudiziari. 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Torna, a cinque anni dal fortunato Munfrâ, il gruppo piemontese che colora la scena della musica e della canzone d'autore italiana da oltre venticinque anni.<br />Si suona con gli occhi chiusi, si sogna con le orecchie aperte, cantano gli Yo Yo Mundi, in una delle canzoni di questo album, e meglio di così non si potrebbe spiegare la genesi dello stesso: un disco suonato, sognato e desiderato.<br />Si tratta di dodici brani caratterizzati da un suono ancora diverso e, in qualche modo, più evoluto rispetto ai lavori precedenti: un disco profondamente acustico, solo a tratti lievemente elettrico, realizzato privilegiando suoni analogici e valvolari, registrato senza l’ausilio di suoni elettronici.<br />Il filo invisibile, ma resistente, che unisce i racconti e le storie delle singole canzoni, è la prova dell’esistenza di una felicità possibile. Infatti, canzone dopo canzone, o meglio, briciola dopo briciola, come nella favola di Pollicino, ne ritroviamo le tracce che via via si fanno più evidenti.<br />Così le dodici storie, che in fondo sono tutte canzoni d’amore, rendono omaggio alla vita e all’incontro , per affermare l’esistenza della felicità.<br />Non si tratta, però, di una ricerca a tutti i costi della felicità: è solo il desiderio di segnalare in questi tempi pieni di superficialità, violenza ed egoismo, una strada possibile affinché le nostre vite non vengano contagiate da questo clima devastante e dalla tendenza al disincanto. L’invito è ad andare controcorrente, facendo scelte differenti, non artefatte, che offrano speranza, curiosità, voglia di futuro, felicità assortite. Se in ogni lacrima c’è una poesia in ogni sorriso ci sarà una rivoluzione.<br />Gli ospiti che hanno contribuito alla realizzazione di questo nuovo album sono tutti artisti vicini al gruppo monferrino da Chiara Giacobbe, violinista, che è diventata a tutti gli effetti il sesto YYM, Paolo Bonfanti che ha suonato chitarra e dobro, Simone Lombardo che ha seminato cornamuse,<br />ghironde, flauti in diverse canzoni fino a Gino Capogna, Betti Zambruno, Alan Brunetta, Federica Addari, Andrea Negruzzo, Ludovica Valori, Rino Garzia, Marta Wingu, ma le partecipazioni di Gianni Maroccolo (Ex CSI ed ex produttore artistico degli YYM), Cristina Nico – rispettivamente al basso e alla voce in Cuore Femmina - e di Anna Maria Stasi (CFF), voce solista in Chiedilo alle nuvole, meritano una segnalazione speciale.<br />Prodotto artisticamente da Paolo Enrico Archetti Maestri con la collaborazione di Eugenio Merico, l’album è stato registrato e missato da Dario Mecca Aleina nello studio Suoni & Fulmini di Rivalta Bormida. Ideazione grafica, illustrazioni e fotografie sono di Ivano A. Antonazzo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/8743825</guid><pubDate>Sat, 11 Jun 2016 07:12:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/8743825/050416_paolo_archetti_maestri.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Ecco finalmente il nuovo album degli Yo Yo Mundi intitolato Evidenti tracce di felicità. Torna, a cinque anni dal fortunato Munfrâ, il gruppo piemontese che colora la scena della musica e della canzone d'autore italiana da oltre venticinque anni.
Si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ecco finalmente il nuovo album degli Yo Yo Mundi intitolato Evidenti tracce di felicità. Torna, a cinque anni dal fortunato Munfrâ, il gruppo piemontese che colora la scena della musica e della canzone d'autore italiana da oltre venticinque anni.<br />Si suona con gli occhi chiusi, si sogna con le orecchie aperte, cantano gli Yo Yo Mundi, in una delle canzoni di questo album, e meglio di così non si potrebbe spiegare la genesi dello stesso: un disco suonato, sognato e desiderato.<br />Si tratta di dodici brani caratterizzati da un suono ancora diverso e, in qualche modo, più evoluto rispetto ai lavori precedenti: un disco profondamente acustico, solo a tratti lievemente elettrico, realizzato privilegiando suoni analogici e valvolari, registrato senza l’ausilio di suoni elettronici.<br />Il filo invisibile, ma resistente, che unisce i racconti e le storie delle singole canzoni, è la prova dell’esistenza di una felicità possibile. Infatti, canzone dopo canzone, o meglio, briciola dopo briciola, come nella favola di Pollicino, ne ritroviamo le tracce che via via si fanno più evidenti.<br />Così le dodici storie, che in fondo sono tutte canzoni d’amore, rendono omaggio alla vita e all’incontro , per affermare l’esistenza della felicità.<br />Non si tratta, però, di una ricerca a tutti i costi della felicità: è solo il desiderio di segnalare in questi tempi pieni di superficialità, violenza ed egoismo, una strada possibile affinché le nostre vite non vengano contagiate da questo clima devastante e dalla tendenza al disincanto. L’invito è ad andare controcorrente, facendo scelte differenti, non artefatte, che offrano speranza, curiosità, voglia di futuro, felicità assortite. Se in ogni lacrima c’è una poesia in ogni sorriso ci sarà una rivoluzione.<br />Gli ospiti che hanno contribuito alla realizzazione di questo nuovo album sono tutti artisti vicini al gruppo monferrino da Chiara Giacobbe, violinista, che è diventata a tutti gli effetti il sesto YYM, Paolo Bonfanti che ha suonato chitarra e dobro, Simone Lombardo che ha seminato cornamuse,<br />ghironde, flauti in diverse canzoni fino a Gino Capogna, Betti Zambruno, Alan Brunetta, Federica Addari, Andrea Negruzzo, Ludovica Valori, Rino Garzia, Marta Wingu, ma le partecipazioni di Gianni Maroccolo (Ex CSI ed ex produttore artistico degli YYM), Cristina Nico – rispettivamente al basso e alla voce in Cuore Femmina - e di Anna Maria Stasi (CFF), voce solista in Chiedilo alle nuvole, meritano una segnalazione speciale.<br />Prodotto artisticamente da Paolo Enrico Archetti Maestri con la collaborazione di Eugenio Merico, l’album è stato registrato e missato da Dario Mecca Aleina nello studio Suoni & Fulmini di Rivalta Bormida. Ideazione grafica, illustrazioni e fotografie sono di Ivano A. Antonazzo.]]></itunes:summary><itunes:duration>461</itunes:duration><itunes:keywords>musica,canzoni,cd,felicità,yoyomundi</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5299cb48950f95d47268f73bc95af813.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Ecco finalmente il nuovo album degli Yo Yo Mundi intitolato Evidenti tracce di felicità. Torna, a cinque anni dal fortunato Munfrâ, il gruppo piemontese che colora la scena della musica e della canzone d'autore italiana da oltre venticinque anni.
Si suona con gli occhi chiusi, si sogna con le orecchie aperte, cantano gli Yo Yo Mundi, in una delle canzoni di questo album, e meglio di così non si potrebbe spiegare la genesi dello stesso: un disco suonato, sognato e desiderato.
Si tratta di dodici brani caratterizzati da un suono ancora diverso e, in qualche modo, più evoluto rispetto ai lavori precedenti: un disco profondamente acustico, solo a tratti lievemente elettrico, realizzato privilegiando suoni analogici e valvolari, registrato senza l’ausilio di suoni elettronici.
Il filo invisibile, ma resistente, che unisce i racconti e le storie delle singole canzoni, è la prova dell’esistenza di una felicità possibile. Infatti, canzone dopo canzone, o meglio, briciola dopo briciola, come nella favola di Pollicino, ne ritroviamo le tracce che via via si fanno più evidenti.
Così le dodici storie, che in fondo sono tutte canzoni d’amore, rendono omaggio alla vita e all’incontro , per affermare l’esistenza della felicità.
Non si tratta, però, di una ricerca a tutti i costi della felicità: è solo il desiderio di segnalare in questi tempi pieni di superficialità, violenza ed egoismo, una strada possibile affinché le nostre vite non vengano contagiate da questo clima devastante e dalla tendenza al disincanto. L’invito è ad andare controcorrente, facendo scelte differenti, non artefatte, che offrano speranza, curiosità, voglia di futuro, felicità assortite. Se in ogni lacrima c’è una poesia in ogni sorriso ci sarà una rivoluzione.
Gli ospiti che hanno contribuito alla realizzazione di questo nuovo album sono tutti artisti vicini al gruppo monferrino da Chiara Giacobbe, violinista, che è diventata a tutti gli effetti il sesto YYM, Paolo Bonfanti che ha suonato chitarra e dobro, Simone Lombardo che ha seminato cornamuse,
ghironde, flauti in diverse canzoni fino a Gino Capogna, Betti Zambruno, Alan Brunetta, Federica Addari, Andrea Negruzzo, Ludovica Valori, Rino Garzia, Marta Wingu, ma le partecipazioni di Gianni Maroccolo (Ex CSI ed ex produttore artistico degli YYM), Cristina Nico – rispettivamente al basso e alla voce in Cuore Femmina - e di Anna Maria Stasi (CFF), voce solista in Chiedilo alle nuvole, meritano una segnalazione speciale.
Prodotto artisticamente da Paolo Enrico Archetti Maestri con la collaborazione di Eugenio Merico, l’album è stato registrato e missato da Dario Mecca Aleina nello studio Suoni &amp; Fulmini di Rivalta Bormida. Ideazione grafica, illustrazioni e fotografie sono di Ivano A. Antonazzo.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5299cb48950f95d47268f73bc95af813.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>L'affaire Briatore</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/laffaire-briatore</link><description><![CDATA[Star della Formula Uno, manager di fama internazionale, creatore di club per miliardari e personaggio da copertina: è lui, Flavio Briatore, l’inimitabile “boss” della trasmissione “The Apprentice”. L’uomo che tutti gli italiani vorrebbero come maestro di vita.<br /><br />Il perché è presto detto: Briatore, figlio di maestri elementari della profonda provincia cuneese, con un semplice diploma di geometra in tasca, è diventato multimiliardario, e oggi gira il mondo a bordo del suo jet privato. Simbolo vivente che “se vuoi, puoi” – come recita il suo motto – e che il successo e la bella vita sono alla portata di tutti.<br /><br />La fortuna, però, aiuta gli audaci, non solo i volenterosi. E a ben scavare, si scopre che la biografia di Flavio Briatore racconta una storia molto diversa dalla vulgata del self-made man arricchitosi con il sudore della fronte. Una storia simile a quella di altri protagonisti dell’Italia contemporanea che hanno gettato le basi della loro fortuna proprio a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Una stagione, quella, che ha offerto ai più spregiudicati delle opportunità irripetibili, e che ha trasformato l’Italia nel paese che conosciamo oggi, con le sue mille, terribili contraddizioni.<br /><br />Chi era Flavio Briatore prima di diventare il signor Billionaire? E cos’ha fatto per innalzarsi al di sopra della massa? In questo libro due giornalisti cercano di rispondere a queste domande. E ci accompagnano in un lungo viaggio alla ricerca di amici, dipendenti ed ex mogli dimenticate. Un percorso che va da Cuneo a New York, passando per Milano, Nizza e Saint Thomas. E che rivela un paesaggio nascosto, fatto di vecchie indagini giudiziarie, bische, casinò, imprenditori rampanti, latitanti e soci abbracciati dalla cattiva sorte: chi emigrato, chi misteriosamente saltato per aria insieme alla propria auto.<br /><br />Un viaggio che racconta un pezzo di storia italiana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/8586820</guid><pubDate>Mon, 23 May 2016 17:55:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/8586820/190516_maria_elena_scandaliato.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Star della Formula Uno, manager di fama internazionale, creatore di club per miliardari e personaggio da copertina: è lui, Flavio Briatore, l’inimitabile “boss” della trasmissione “The Apprentice”. 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Una storia simile a quella di altri protagonisti dell’Italia contemporanea che hanno gettato le basi della loro fortuna proprio a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Una stagione, quella, che ha offerto ai più spregiudicati delle opportunità irripetibili, e che ha trasformato l’Italia nel paese che conosciamo oggi, con le sue mille, terribili contraddizioni.<br /><br />Chi era Flavio Briatore prima di diventare il signor Billionaire? E cos’ha fatto per innalzarsi al di sopra della massa? In questo libro due giornalisti cercano di rispondere a queste domande. E ci accompagnano in un lungo viaggio alla ricerca di amici, dipendenti ed ex mogli dimenticate. Un percorso che va da Cuneo a New York, passando per Milano, Nizza e Saint Thomas. 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L’uomo che tutti gli italiani vorrebbero come maestro di vita.

Il perché è presto detto: Briatore, figlio di maestri elementari della profonda provincia cuneese, con un semplice diploma di geometra in tasca, è diventato multimiliardario, e oggi gira il mondo a bordo del suo jet privato. Simbolo vivente che “se vuoi, puoi” – come recita il suo motto – e che il successo e la bella vita sono alla portata di tutti.

La fortuna, però, aiuta gli audaci, non solo i volenterosi. E a ben scavare, si scopre che la biografia di Flavio Briatore racconta una storia molto diversa dalla vulgata del self-made man arricchitosi con il sudore della fronte. Una storia simile a quella di altri protagonisti dell’Italia contemporanea che hanno gettato le basi della loro fortuna proprio a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Una stagione, quella, che ha offerto ai più spregiudicati delle opportunità irripetibili, e che ha trasformato l’Italia nel paese che conosciamo oggi, con le sue mille, terribili contraddizioni.

Chi era Flavio Briatore prima di diventare il signor Billionaire? E cos’ha fatto per innalzarsi al di sopra della massa? In questo libro due giornalisti cercano di rispondere a queste domande. E ci accompagnano in un lungo viaggio alla ricerca di amici, dipendenti ed ex mogli dimenticate. Un percorso che va da Cuneo a New York, passando per Milano, Nizza e Saint Thomas. E che rivela un paesaggio nascosto, fatto di vecchie indagini giudiziarie, bische, casinò, imprenditori rampanti, latitanti e soci abbracciati dalla cattiva sorte: chi emigrato, chi misteriosamente saltato per aria insieme alla propria auto.

Un viaggio che racconta un pezzo di storia italiana.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Giuseppe Catozzella, "Il grande futuro"</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/giuseppe-catozzella-il-grande-futuro</link><description><![CDATA[Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra Esercito Regolare e Neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. Amal è l’ultimo, servo figlio di servi pescatori e migliore amico di Ahmed, figlio del signore del villaggio. Da piccolo, una mina lo sventra in petto e ora Amal, che in arabo significa speranza, porta un cuore non suo.Amal e Ahmed si promettono imperitura amicizia, si perdono con i loro sogni in mezzo al mare, fanno progetti e dividono le attenzioni della affezionata Karima. Vivono un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, che si rompe quando le tensioni che pesano sul villaggio dividono le loro strade. In questo nuovo clima di conflitti e di morte anche Hassim, il padre di Amal, lascia il villaggio, portando con sé un segreto inconfessabile.<br />Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’imam della Grande Moschea del Deserto, riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, e resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta riapre in lui una ferita profonda che lo strappa all’isolamento. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. L’educazione militare lo fa guerriero, lo fa uomo. Lo prepara a trovare una sposa per generare un figlio. Ma è proprio questo l’unico destino consentito? Qual è il bene promesso? L’avventura di vivere finisce davvero con la strage del nemico?<br />Con leggerezza e pienezza “alla Mark Twain” Giuseppe Catozzella racconta una storia che, attraverso la leggenda, cerca il presente e nel presente si avvita. Con febbrile determinazione.<br /><br />Lì, fuori dallo scafo, le braccia alzate al cielo e gli occhi chiusi, sentivo con la precisione delle cose certe che avrei vissuto in eterno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/8048728</guid><pubDate>Sat, 19 Mar 2016 08:25:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/8048728/180216_giuseppe_catozzella.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra Esercito Regolare e Neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. 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In questo nuovo clima di conflitti e di morte anche Hassim, il padre di Amal, lascia il villaggio, portando con sé un segreto inconfessabile.<br />Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’imam della Grande Moschea del Deserto, riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, e resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta riapre in lui una ferita profonda che lo strappa all’isolamento. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. L’educazione militare lo fa guerriero, lo fa uomo. Lo prepara a trovare una sposa per generare un figlio. Ma è proprio questo l’unico destino consentito? Qual è il bene promesso? L’avventura di vivere finisce davvero con la strage del nemico?<br />Con leggerezza e pienezza “alla Mark Twain” Giuseppe Catozzella racconta una storia che, attraverso la leggenda, cerca il presente e nel presente si avvita. Con febbrile determinazione.<br /><br />Lì, fuori dallo scafo, le braccia alzate al cielo e gli occhi chiusi, sentivo con la precisione delle cose certe che avrei vissuto in eterno.]]></itunes:summary><itunes:duration>399</itunes:duration><itunes:keywords>feltrinelli,futuro,amal,catozzella</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/308874af1ef0f0081caa78499a8d099f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra Esercito Regolare e Neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. Amal è l’ultimo, servo figlio di servi pescatori e migliore amico di Ahmed, figlio del signore del villaggio. Da piccolo, una mina lo sventra in petto e ora Amal, che in arabo significa speranza, porta un cuore non suo.Amal e Ahmed si promettono imperitura amicizia, si perdono con i loro sogni in mezzo al mare, fanno progetti e dividono le attenzioni della affezionata Karima. Vivono un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, che si rompe quando le tensioni che pesano sul villaggio dividono le loro strade. In questo nuovo clima di conflitti e di morte anche Hassim, il padre di Amal, lascia il villaggio, portando con sé un segreto inconfessabile.
Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’imam della Grande Moschea del Deserto, riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, e resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta riapre in lui una ferita profonda che lo strappa all’isolamento. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. L’educazione militare lo fa guerriero, lo fa uomo. Lo prepara a trovare una sposa per generare un figlio. Ma è proprio questo l’unico destino consentito? Qual è il bene promesso? L’avventura di vivere finisce davvero con la strage del nemico?
Con leggerezza e pienezza “alla Mark Twain” Giuseppe Catozzella racconta una storia che, attraverso la leggenda, cerca il presente e nel presente si avvita. Con febbrile determinazione.

Lì, fuori dallo scafo, le braccia alzate al cielo e gli occhi chiusi, sentivo con la precisione delle cose certe che avrei vissuto in eterno.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/308874af1ef0f0081caa78499a8d099f.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"La città marcia" di Bianca Stancanelli</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/la-citta-marcia-di-bianca-stancanelli</link><description><![CDATA[Stava raccontando la mafia e il potere. L'hanno fermato con quattro colpi di pistola.<br />La Palermo degli anni Ottanta, in una Sicilia trasformata nella sede della più grande base di missili nucleari della Nato in Europa, era un crocevia di affari e intrighi tra politici, imprenditori, burocrati e mafiosi. Mai come in quella stagione Cosa Nostra ha fatto politica, impugnando le armi per soffocare nel sangue e nel terrore ogni volontà di cambiamento. Sotto i suoi colpi, il 12 gennaio 1988, cadde Giuseppe Insalaco, un democristiano che aveva bruciato le tappe di una fortunata carriera nel partito di Salvo Lima e Vito Ciancimino, fino a diventare sindaco. Nei suoi 101 giorni alla guida del Municipio si era ribellato ai suoi padrini, sfidando a sorpresa i padroni degli appalti. Disarcionato da un'inchiesta giudiziaria, espulso dalla politica, aveva cominciato a raccontare i segreti dei rapporti tra mafia e potere. Fu fermato con quattro colpi di pistola. Ricostruire la sua storia, fin qui offuscata da una potente damnatio memoriae, è tanto più necessario nel momento in cui al Quirinale siede un siciliano come Sergio Mattarella che dalla ferocia di quegli anni è stato colpito in prima persona, con l'assassinio del fratello Piersanti, il presidente della Regione che sognava una Sicilia "con le carte in regola".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7998648</guid><pubDate>Mon, 14 Mar 2016 06:49:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7998648/080316_bianca_stancanelli.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Stava raccontando la mafia e il potere. L'hanno fermato con quattro colpi di pistola.
La Palermo degli anni Ottanta, in una Sicilia trasformata nella sede della più grande base di missili nucleari della Nato in Europa, era un crocevia di affari e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Stava raccontando la mafia e il potere. L'hanno fermato con quattro colpi di pistola.<br />La Palermo degli anni Ottanta, in una Sicilia trasformata nella sede della più grande base di missili nucleari della Nato in Europa, era un crocevia di affari e intrighi tra politici, imprenditori, burocrati e mafiosi. Mai come in quella stagione Cosa Nostra ha fatto politica, impugnando le armi per soffocare nel sangue e nel terrore ogni volontà di cambiamento. Sotto i suoi colpi, il 12 gennaio 1988, cadde Giuseppe Insalaco, un democristiano che aveva bruciato le tappe di una fortunata carriera nel partito di Salvo Lima e Vito Ciancimino, fino a diventare sindaco. Nei suoi 101 giorni alla guida del Municipio si era ribellato ai suoi padrini, sfidando a sorpresa i padroni degli appalti. Disarcionato da un'inchiesta giudiziaria, espulso dalla politica, aveva cominciato a raccontare i segreti dei rapporti tra mafia e potere. Fu fermato con quattro colpi di pistola. Ricostruire la sua storia, fin qui offuscata da una potente damnatio memoriae, è tanto più necessario nel momento in cui al Quirinale siede un siciliano come Sergio Mattarella che dalla ferocia di quegli anni è stato colpito in prima persona, con l'assassinio del fratello Piersanti, il presidente della Regione che sognava una Sicilia "con le carte in regola".]]></itunes:summary><itunes:duration>441</itunes:duration><itunes:keywords>città,bianca,marcia,insalaco,stancanelli</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/753f55c2cab4da4880d7924bdb59a281.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Stava raccontando la mafia e il potere. L'hanno fermato con quattro colpi di pistola.
La Palermo degli anni Ottanta, in una Sicilia trasformata nella sede della più grande base di missili nucleari della Nato in Europa, era un crocevia di affari e intrighi tra politici, imprenditori, burocrati e mafiosi. Mai come in quella stagione Cosa Nostra ha fatto politica, impugnando le armi per soffocare nel sangue e nel terrore ogni volontà di cambiamento. Sotto i suoi colpi, il 12 gennaio 1988, cadde Giuseppe Insalaco, un democristiano che aveva bruciato le tappe di una fortunata carriera nel partito di Salvo Lima e Vito Ciancimino, fino a diventare sindaco. Nei suoi 101 giorni alla guida del Municipio si era ribellato ai suoi padrini, sfidando a sorpresa i padroni degli appalti. Disarcionato da un'inchiesta giudiziaria, espulso dalla politica, aveva cominciato a raccontare i segreti dei rapporti tra mafia e potere. Fu fermato con quattro colpi di pistola. Ricostruire la sua storia, fin qui offuscata da una potente damnatio memoriae, è tanto più necessario nel momento in cui al Quirinale siede un siciliano come Sergio Mattarella che dalla ferocia di quegli anni è stato colpito in prima persona, con l'assassinio del fratello Piersanti, il presidente della Regione che sognava una Sicilia "con le carte in regola".</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/753f55c2cab4da4880d7924bdb59a281.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>L'incantesimo delle civette</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/lincantesimo-delle-civette</link><description><![CDATA[Estate 1967. In un annoiato paese siciliano arriva la troupe del Giorno della civetta, il film tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia. I protagonisti, Franco Nero e Claudia Cardinale, cambieranno per sempre la vita del quattordicenne Luca che s’innamora perdutamente della splendida attrice.<br /><br /><br />Quattrocento colpi, cento passi... Tenerezza, malinconia, gusto dell’avventura in un incantevole romanzo di formazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7967534</guid><pubDate>Thu, 10 Mar 2016 11:13:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7967534/040216_amedeo_la_mattina.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Estate 1967. In un annoiato paese siciliano arriva la troupe del Giorno della civetta, il film tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia. I protagonisti, Franco Nero e Claudia Cardinale, cambieranno per sempre la vita del quattordicenne Luca che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Estate 1967. In un annoiato paese siciliano arriva la troupe del Giorno della civetta, il film tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia. I protagonisti, Franco Nero e Claudia Cardinale, cambieranno per sempre la vita del quattordicenne Luca che s’innamora perdutamente della splendida attrice.<br /><br /><br />Quattrocento colpi, cento passi... Tenerezza, malinconia, gusto dell’avventura in un incantevole romanzo di formazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>366</itunes:duration><itunes:keywords>libro,incantesimo,stampa,sciascia,civette</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/531fb03fe92339421b26b0cff685a7da.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Estate 1967. In un annoiato paese siciliano arriva la troupe del Giorno della civetta, il film tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia. I protagonisti, Franco Nero e Claudia Cardinale, cambieranno per sempre la vita del quattordicenne Luca che s’innamora perdutamente della splendida attrice.


Quattrocento colpi, cento passi... Tenerezza, malinconia, gusto dell’avventura in un incantevole romanzo di formazione.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/531fb03fe92339421b26b0cff685a7da.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Eugenio Bennato, la sua prima antologia</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/eugenio-bennato-la-sua-prima-antologia</link><description><![CDATA[Sperimentatore di contaminazioni musicali, Eugenio Bennato tira le somme di una lunga carriera artistica con Canzoni di contrabbando, antologia che raccoglie 13 brani che meglio descrivono il percorso creativo del musicista napoletano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7892789</guid><pubDate>Mon, 29 Feb 2016 10:29:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7892789/250216_eugenio_bennato.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Sperimentatore di contaminazioni musicali, Eugenio Bennato tira le somme di una lunga carriera artistica con Canzoni di contrabbando, antologia che raccoglie 13 brani che meglio descrivono il percorso creativo del musicista napoletano.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sperimentatore di contaminazioni musicali, Eugenio Bennato tira le somme di una lunga carriera artistica con Canzoni di contrabbando, antologia che raccoglie 13 brani che meglio descrivono il percorso creativo del musicista napoletano.]]></itunes:summary><itunes:duration>538</itunes:duration><itunes:keywords>musica,bennato,canzoni,antologia,contrabbando</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb02a5ecb4db11ecfb0d2dde4267eaf9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Sperimentatore di contaminazioni musicali, Eugenio Bennato tira le somme di una lunga carriera artistica con Canzoni di contrabbando, antologia che raccoglie 13 brani che meglio descrivono il percorso creativo del musicista napoletano.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb02a5ecb4db11ecfb0d2dde4267eaf9.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Attilio Bolzoni per "Contro l'antimafia"</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/attilio-bolzoni-per-contro-lantimafia</link><description><![CDATA[Con Attilio Bolzoni parlo del mio libro, "Contro l'antimafia", appena uscito per Il Saggiatore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7880637</guid><pubDate>Sat, 27 Feb 2016 09:47:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7880637/160216_attilio_bolzoni_02.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Con Attilio Bolzoni parlo del mio libro, "Contro l'antimafia", appena uscito per Il Saggiatore.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con Attilio Bolzoni parlo del mio libro, "Contro l'antimafia", appena uscito per Il Saggiatore.]]></itunes:summary><itunes:duration>902</itunes:duration><itunes:keywords>mafia,antimafia,saggiatore,bolzoni</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1349588b81b063987755bd84a2e7bf90.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Con Attilio Bolzoni parlo del mio libro, "Contro l'antimafia", appena uscito per Il Saggiatore.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1349588b81b063987755bd84a2e7bf90.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Con l'Italia mai, di Alfio Caruso</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/con-litalia-mai-di-alfio-caruso</link><description><![CDATA[Non erano né mercenari né ladroni, gli uomini che nel decennio dal 1860 al 1870 impugnarono le armi per difendere Pio IX. Erano principi, conti, marchesi, duchi, baroni. Provenivano dalla Francia e dall’Austria, dalla Germania e dalla Spagna. Li univa un forte sentimento cattolico e una discreta avversione nei confronti della nuova Italia, secondo loro in mano alla massoneria. Poi c’erano i soldati di ventura olandesi e tedeschi, attratti dal discreto soldo, c’erano gl’irlandesi giunti a Roma in odio all’Inghilterra protestante, c’erano i canadesi obbligati dai vescovi. Costituirono il nucleo principale dell’esercito del Papa, e nell’anno di Porta Pia ne arrivarono un migliaio, sicuri di ripetere le prodezze della battaglia di Mentana.<br />A loro si unirono tanti emiliani, toscani, marchigiani, laziali cementati da un odio profondo per l’unità d’Italia e convinti che l’unica forma di Paese accettabile dovesse coagularsi sotto l’egida del pontefice.<br />In questo libro Alfio Caruso dà finalmente voce ai protagonisti di un episodio impetuoso e poco conosciuto, facendo chiarezza su molti luoghi comuni della nostra storia risorgimentale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7849218</guid><pubDate>Tue, 23 Feb 2016 09:12:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7849218/020216_alfio_caruso.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Non erano né mercenari né ladroni, gli uomini che nel decennio dal 1860 al 1870 impugnarono le armi per difendere Pio IX. Erano principi, conti, marchesi, duchi, baroni. Provenivano dalla Francia e dall’Austria, dalla Germania e dalla Spagna. Li univa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non erano né mercenari né ladroni, gli uomini che nel decennio dal 1860 al 1870 impugnarono le armi per difendere Pio IX. Erano principi, conti, marchesi, duchi, baroni. Provenivano dalla Francia e dall’Austria, dalla Germania e dalla Spagna. Li univa un forte sentimento cattolico e una discreta avversione nei confronti della nuova Italia, secondo loro in mano alla massoneria. Poi c’erano i soldati di ventura olandesi e tedeschi, attratti dal discreto soldo, c’erano gl’irlandesi giunti a Roma in odio all’Inghilterra protestante, c’erano i canadesi obbligati dai vescovi. Costituirono il nucleo principale dell’esercito del Papa, e nell’anno di Porta Pia ne arrivarono un migliaio, sicuri di ripetere le prodezze della battaglia di Mentana.<br />A loro si unirono tanti emiliani, toscani, marchigiani, laziali cementati da un odio profondo per l’unità d’Italia e convinti che l’unica forma di Paese accettabile dovesse coagularsi sotto l’egida del pontefice.<br />In questo libro Alfio Caruso dà finalmente voce ai protagonisti di un episodio impetuoso e poco conosciuto, facendo chiarezza su molti luoghi comuni della nostra storia risorgimentale.]]></itunes:summary><itunes:duration>444</itunes:duration><itunes:keywords>italia,roma,caruso,longanesi,mille</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bee4f2c7f79fba2d15ed915c0ca95286.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Non erano né mercenari né ladroni, gli uomini che nel decennio dal 1860 al 1870 impugnarono le armi per difendere Pio IX. Erano principi, conti, marchesi, duchi, baroni. Provenivano dalla Francia e dall’Austria, dalla Germania e dalla Spagna. Li univa un forte sentimento cattolico e una discreta avversione nei confronti della nuova Italia, secondo loro in mano alla massoneria. Poi c’erano i soldati di ventura olandesi e tedeschi, attratti dal discreto soldo, c’erano gl’irlandesi giunti a Roma in odio all’Inghilterra protestante, c’erano i canadesi obbligati dai vescovi. Costituirono il nucleo principale dell’esercito del Papa, e nell’anno di Porta Pia ne arrivarono un migliaio, sicuri di ripetere le prodezze della battaglia di Mentana.
A loro si unirono tanti emiliani, toscani, marchigiani, laziali cementati da un odio profondo per l’unità d’Italia e convinti che l’unica forma di Paese accettabile dovesse coagularsi sotto l’egida del pontefice.
In questo libro Alfio Caruso dà finalmente voce ai protagonisti di un episodio impetuoso e poco conosciuto, facendo chiarezza su molti luoghi comuni della nostra storia risorgimentale.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bee4f2c7f79fba2d15ed915c0ca95286.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"Baluardo", Cesare Dell'Anna e Opa Cupa</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/baluardo-cesare-dellanna-e-opa-cupa</link><description><![CDATA[Trascorsi quasi venti anni da quando nel ’98 si formò la prima cellula degli Opa Cupa (si pronuncia “Opa Zupa”), la band rappresenta il primo progetto balkan nato in Salento, un laboratorio musicale fortemente voluto dal trombettista CESARE DELL’ANNA.<br /> BALUARDO presenta diciassette brani tra originali, riletture di brani tradizionali e due dediche; “Etam Hozic” in memoria di Aidan Hozic, straordinario musicista scomparso da pochi anni che ha fatto parte, fra le varie formazioni in cui ha suonato, anche del nucleo iniziale di Opa Cupa; “You know i’m no good” che fu dell’indimenticabile Amy Winehouse, rivisitata in chiave salentino-balcanica, secondo lo stile proprio di Dell’Anna e degli Opa Cupa<br /> Opa Cupa è il racconto di testimonianze irripetibili, è una storia di immigrazione, il racconto di viaggi e partenze in cui la condivisione e l’esplorazione generano un’alchimia potente in grado di far crollare le barriere sociali dinanzi al confronto tra etnie e culture apparentemente lontane e diverse.<br />Opa Cupa è il sud del mondo dal quale nasce il nuovo fermento, è la periferia dimenticata ai margini da cui si generano i cambia-menti.<br />Il percorso artistico della band è caratterizzato dalla ricerca delle melodie dei Balcani che si incrociano con le sonorità tipiche del Sud Italia. Arricchite da sfumature progressive jazz e impreziosite dai tempi dispari e irregolari, creano un connubio perfetto fra tradizione ed avanguardia.<br />L’esplosiva band guidata da Cesare Dell’Anna negli anni si è nutrita di contaminazioni, esperimenti e dinamicità. Il cuore pulsante degli Opa Cupa è infatti la continua voglia di sperimentare ed arricchirsi musicalmente tramite l’esplorazione di nuovi percorsi sonori, senza la paura di spingersi oltre le barriere di genere.<br />Grazie a questo spirito di inclusione e ai testi intrisi di messaggi socio-culturali, gli Opa Cupa negli anni hanno trovato terreno fertile in tutta Italia ma anche in Europa passando dalla Spagna alla Germania, dalla Francia all’Inghilterra e da vari Paesi dell’Est fino agli States per una lunga tournée, sfondando le resistenze linguistiche e di costume.<br />Da questa mentalità nasce “Baluardo”, quarto album della band in cui Cesare Dell’Anna mischia le carte per l’ennesima volta sfidando se stesso, amalgamando immaginari colti con espressioni popolari. Il sound degli Opa Cupa è sfrontato, sprezzante del pericolo di osare che viene rovesciato ed utilizzato per giocare. <br />Il risultato è un viaggio che non può essere raccontato, bisogna farsi trascinare in un mondo in cui l’arcobaleno ritmico disegna la strada percorsa dai musicisti; un viaggio che si affronta scalzi nonostante sotto i piedi ci siano le macerie delle periferie non ricostruite dell’Est Europa, mentre spira a tratti un vento dal Maghreb e a tratti la brezza marina dal Salento.<br /> <br />“BALUARDO” diventa la fortezza in rovina da cui si innalza l’urlo di battaglia per affrontare le ingiustizie sociali e personali dei giorni nostri. In questo lavoro si trova tutta l’energia opposta alla distruzione dei sogni e alla mancanza di vergogna la quale fa sì che le poltrone dei piani alti siano occupate da governanti spesso collusi e senza scrupoli, controllori che si muovono impuniti tra strumentalizzazioni e leggi interpretate per interesse personale.<br />“Baluardo” è un acuto riflettere del suono sulla bellezza dell’arte nella sua massima espressione di libertà e creatività, svincolata dagli schemi del clientelismo politico che ammanetta la musica, dalla censura che rende i suoi protagonisti “mercanti d’arte”.<br />Vittima illustre di tali ingiustizie è stata “La Casa della Musica – Livello 11/8”, nido primordiale di ideali in cui è stato concepito e realizzato il nuovo progetto degli Opa Cupa. Un luogo di incontro e confronto per artisti pieni di vita con un ricco bagaglio di esperienze da raccontare e che hanno trovato per alcuni anni, grazie alla volontà di alcuni operatori ed artisti, tra cui Dell’Anna, una “residenza artistica” in cui raccontarsi e dar voce al proprio pensiero. “BALUARDO” è dunque anche il racconto di uno strano disguido giudiziario e di una cattedrale nel deserto, di sogni infranti e di promesse disattese dalla politica culturale salentina, che rendono la tromba, raffigurata in copertina da Marcello Moscara, non più così libera di suonare e regalare emozioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7384049</guid><pubDate>Thu, 17 Dec 2015 10:55:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7384049/171115_cesare_dell_anna_opa_cupa.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Trascorsi quasi venti anni da quando nel ’98 si formò la prima cellula degli Opa Cupa (si pronuncia “Opa Zupa”), la band rappresenta il primo progetto balkan nato in Salento, un laboratorio musicale fortemente voluto dal trombettista CESARE DELL’ANNA....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Trascorsi quasi venti anni da quando nel ’98 si formò la prima cellula degli Opa Cupa (si pronuncia “Opa Zupa”), la band rappresenta il primo progetto balkan nato in Salento, un laboratorio musicale fortemente voluto dal trombettista CESARE DELL’ANNA.<br /> BALUARDO presenta diciassette brani tra originali, riletture di brani tradizionali e due dediche; “Etam Hozic” in memoria di Aidan Hozic, straordinario musicista scomparso da pochi anni che ha fatto parte, fra le varie formazioni in cui ha suonato, anche del nucleo iniziale di Opa Cupa; “You know i’m no good” che fu dell’indimenticabile Amy Winehouse, rivisitata in chiave salentino-balcanica, secondo lo stile proprio di Dell’Anna e degli Opa Cupa<br /> Opa Cupa è il racconto di testimonianze irripetibili, è una storia di immigrazione, il racconto di viaggi e partenze in cui la condivisione e l’esplorazione generano un’alchimia potente in grado di far crollare le barriere sociali dinanzi al confronto tra etnie e culture apparentemente lontane e diverse.<br />Opa Cupa è il sud del mondo dal quale nasce il nuovo fermento, è la periferia dimenticata ai margini da cui si generano i cambia-menti.<br />Il percorso artistico della band è caratterizzato dalla ricerca delle melodie dei Balcani che si incrociano con le sonorità tipiche del Sud Italia. Arricchite da sfumature progressive jazz e impreziosite dai tempi dispari e irregolari, creano un connubio perfetto fra tradizione ed avanguardia.<br />L’esplosiva band guidata da Cesare Dell’Anna negli anni si è nutrita di contaminazioni, esperimenti e dinamicità. Il cuore pulsante degli Opa Cupa è infatti la continua voglia di sperimentare ed arricchirsi musicalmente tramite l’esplorazione di nuovi percorsi sonori, senza la paura di spingersi oltre le barriere di genere.<br />Grazie a questo spirito di inclusione e ai testi intrisi di messaggi socio-culturali, gli Opa Cupa negli anni hanno trovato terreno fertile in tutta Italia ma anche in Europa passando dalla Spagna alla Germania, dalla Francia all’Inghilterra e da vari Paesi dell’Est fino agli States per una lunga tournée, sfondando le resistenze linguistiche e di costume.<br />Da questa mentalità nasce “Baluardo”, quarto album della band in cui Cesare Dell’Anna mischia le carte per l’ennesima volta sfidando se stesso, amalgamando immaginari colti con espressioni popolari. Il sound degli Opa Cupa è sfrontato, sprezzante del pericolo di osare che viene rovesciato ed utilizzato per giocare. <br />Il risultato è un viaggio che non può essere raccontato, bisogna farsi trascinare in un mondo in cui l’arcobaleno ritmico disegna la strada percorsa dai musicisti; un viaggio che si affronta scalzi nonostante sotto i piedi ci siano le macerie delle periferie non ricostruite dell’Est Europa, mentre spira a tratti un vento dal Maghreb e a tratti la brezza marina dal Salento.<br /> <br />“BALUARDO” diventa la fortezza in rovina da cui si innalza l’urlo di battaglia per affrontare le ingiustizie sociali e personali dei giorni nostri. In questo lavoro si trova tutta l’energia opposta alla distruzione dei sogni e alla mancanza di vergogna la quale fa sì che le poltrone dei piani alti siano occupate da governanti spesso collusi e senza scrupoli, controllori che si muovono impuniti tra strumentalizzazioni e leggi interpretate per interesse personale.<br />“Baluardo” è un acuto riflettere del suono sulla bellezza dell’arte nella sua massima espressione di libertà e creatività, svincolata dagli schemi del clientelismo politico che ammanetta la musica, dalla censura che rende i suoi protagonisti “mercanti d’arte”.<br />Vittima illustre di tali ingiustizie è stata “La Casa della Musica – Livello 11/8”, nido primordiale di ideali in cui è stato concepito e realizzato il nuovo progetto degli Opa Cupa. 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 BALUARDO presenta diciassette brani tra originali, riletture di brani tradizionali e due dediche; “Etam Hozic” in memoria di Aidan Hozic, straordinario musicista scomparso da pochi anni che ha fatto parte, fra le varie formazioni in cui ha suonato, anche del nucleo iniziale di Opa Cupa; “You know i’m no good” che fu dell’indimenticabile Amy Winehouse, rivisitata in chiave salentino-balcanica, secondo lo stile proprio di Dell’Anna e degli Opa Cupa
 Opa Cupa è il racconto di testimonianze irripetibili, è una storia di immigrazione, il racconto di viaggi e partenze in cui la condivisione e l’esplorazione generano un’alchimia potente in grado di far crollare le barriere sociali dinanzi al confronto tra etnie e culture apparentemente lontane e diverse.
Opa Cupa è il sud del mondo dal quale nasce il nuovo fermento, è la periferia dimenticata ai margini da cui si generano i cambia-menti.
Il percorso artistico della band è caratterizzato dalla ricerca delle melodie dei Balcani che si incrociano con le sonorità tipiche del Sud Italia. Arricchite da sfumature progressive jazz e impreziosite dai tempi dispari e irregolari, creano un connubio perfetto fra tradizione ed avanguardia.
L’esplosiva band guidata da Cesare Dell’Anna negli anni si è nutrita di contaminazioni, esperimenti e dinamicità. Il cuore pulsante degli Opa Cupa è infatti la continua voglia di sperimentare ed arricchirsi musicalmente tramite l’esplorazione di nuovi percorsi sonori, senza la paura di spingersi oltre le barriere di genere.
Grazie a questo spirito di inclusione e ai testi intrisi di messaggi socio-culturali, gli Opa Cupa negli anni hanno trovato terreno fertile in tutta Italia ma anche in Europa passando dalla Spagna alla Germania, dalla Francia all’Inghilterra e da vari Paesi dell’Est fino agli States per una lunga tournée, sfondando le resistenze linguistiche e di costume.
Da questa mentalità nasce “Baluardo”, quarto album della band in cui Cesare Dell’Anna mischia le carte per l’ennesima volta sfidando se stesso, amalgamando immaginari colti con espressioni popolari. Il sound degli Opa Cupa è sfrontato, sprezzante del pericolo di osare che viene rovesciato ed utilizzato per giocare. 
Il risultato è un viaggio che non può essere raccontato, bisogna farsi trascinare in un mondo in cui l’arcobaleno ritmico disegna la strada percorsa dai musicisti; un viaggio che si affronta scalzi nonostante sotto i piedi ci siano le macerie delle periferie non ricostruite dell’Est Europa, mentre spira a tratti un vento dal Maghreb e a tratti la brezza marina dal Salento.
 
“BALUARDO” diventa la fortezza in rovina da cui si innalza l’urlo di battaglia per affrontare le ingiustizie sociali e personali dei giorni nostri. In questo lavoro si trova tutta l’energia opposta alla distruzione dei sogni e alla mancanza di vergogna la quale fa sì che le poltrone dei piani alti siano occupate da governanti spesso collusi e senza scrupoli, controllori che si muovono impuniti tra strumentalizzazioni e leggi interpretate per interesse personale.
“Baluardo” è un acuto riflettere del suono sulla bellezza dell’arte nella sua massima espressione di libertà e creatività, svincolata dagli schemi del clientelismo politico che ammanetta la musica, dalla censura che rende i suoi protagonisti “mercanti d’arte”.
Vittima illustre di tali ingiustizie è stata “La Casa della Musica – Livello 11/8”, nido primordiale di ideali in cui è stato concepito e realizzato il nuovo progetto degli Opa Cupa. Un luogo di incontro e confronto per artisti pieni di vita con un ricco bagaglio di esperienze da raccontare e che hanno trovato per alcuni anni, grazie alla volontà di alcuni operatori ed artisti, tra cui Dell’Anna, una “residenza artistica” in cui raccontarsi e...</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/633e13bd4de223725ca52f35add71d5f.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Il paradosso di Pancrazio</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/il-paradosso-di-pancrazio</link><description><![CDATA[Come il calabrone vola a dispetto delle leggi della fisica, allo stesso modo Pancrazio vive pur sprovvisto di tutti gli attributi necessari e sufficienti per affrontare la multiforme e ostile metropoli milanese. Un paradosso vivente, questo è Pancrazio. Stralunato e ingenuo precario esistenziale, senza un lavoro fisso, senza cultura, senza passioni (a parte le donne e la collezione di tappi), un po' sovrappeso, il protagonista di questo romanzo è ogni giorno alle prese con gli enigmi della realtà che di volta in volta hanno il volto di improbabili ciarlatani di televendite, ragazze rimediate via Internet, vicine di casa sadiche, medici avidi e artisti d'avanguardia, pubblici amministratori inaffidabili. Per tacere della sua famiglia e degli amici. Pancrazio, il Biagiotti, la signora Giovanna - rispettivamente padre e madre del paradosso vivente - e Franco, l'amico di sempre, compongono una bizzarra compagnia di ventura alle prese con la vita e la sua straordinaria assurdità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7353621</guid><pubDate>Sat, 12 Dec 2015 07:06:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7353621/121115_luigi_pistillo.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Come il calabrone vola a dispetto delle leggi della fisica, allo stesso modo Pancrazio vive pur sprovvisto di tutti gli attributi necessari e sufficienti per affrontare la multiforme e ostile metropoli milanese. 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Stralunato e ingenuo precario esistenziale, senza un lavoro fisso, senza cultura, senza passioni (a parte le donne e la collezione di tappi), un po' sovrappeso, il protagonista di questo romanzo è ogni giorno alle prese con gli enigmi della realtà che di volta in volta hanno il volto di improbabili ciarlatani di televendite, ragazze rimediate via Internet, vicine di casa sadiche, medici avidi e artisti d'avanguardia, pubblici amministratori inaffidabili. Per tacere della sua famiglia e degli amici. 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Nessun sopravvissuto.<br />A meno di tre mesi dall'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, la Francia è di nuovo sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ma stavolta il fanatismo non c'entra. La scatola nera rivela la sconcertante verità: a causare la strage è stata la volontà suicida del copilota, Andreas Lubitz.<br />Il clamoroso incidente sottrae alla quotidianità l'ex giornalista Vincent De Boer, e lo proietta nel microcosmo di Le Vernet per raccontare l'indicibile. Nel disastro del volo 4U9525 c'è qualcosa che lo riguarda. Qualcosa che lo lega alla personalità del carnefice. Qualcosa che Vincent ha bisogno di scoprire per comprendere prima di tutto sé stesso.<br />L’indagine in presa diretta – la cronaca – diventa parabola universale. Il gesto folle di un uomo assurge a una dimensione collettiva. Giovanni Cocco segue la traccia aperta con La Caduta (da dove tornano alcuni dei personaggi principali) e ci consegna un lucido ritratto della contemporaneità, che è anche una dolente riflessione sulla maturità e sul senso stesso della vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7320122</guid><pubDate>Tue, 08 Dec 2015 07:37:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7320122/031215_giovanni_cocco.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Otto minuti. Il respiro regolare di un uomo nella cabina di pilotaggio. Poi lo schianto.
La mattina del 24 marzo 2015, il volo 4U9525 della Germanwings partito da Barcellona con destinazione Düsseldorf precipita sul massiccio dei Trois-Évêchés, nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Otto minuti. Il respiro regolare di un uomo nella cabina di pilotaggio. Poi lo schianto.<br />La mattina del 24 marzo 2015, il volo 4U9525 della Germanwings partito da Barcellona con destinazione Düsseldorf precipita sul massiccio dei Trois-Évêchés, nel versante francese delle Alpi. Centoquarantaquattro passeggeri e sei membri dell'equipaggio. Nessun sopravvissuto.<br />A meno di tre mesi dall'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, la Francia è di nuovo sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ma stavolta il fanatismo non c'entra. La scatola nera rivela la sconcertante verità: a causare la strage è stata la volontà suicida del copilota, Andreas Lubitz.<br />Il clamoroso incidente sottrae alla quotidianità l'ex giornalista Vincent De Boer, e lo proietta nel microcosmo di Le Vernet per raccontare l'indicibile. Nel disastro del volo 4U9525 c'è qualcosa che lo riguarda. Qualcosa che lo lega alla personalità del carnefice. Qualcosa che Vincent ha bisogno di scoprire per comprendere prima di tutto sé stesso.<br />L’indagine in presa diretta – la cronaca – diventa parabola universale. Il gesto folle di un uomo assurge a una dimensione collettiva. Giovanni Cocco segue la traccia aperta con La Caduta (da dove tornano alcuni dei personaggi principali) e ci consegna un lucido ritratto della contemporaneità, che è anche una dolente riflessione sulla maturità e sul senso stesso della vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>486</itunes:duration><itunes:keywords>libro,cocco,promessa,germanwingscrash,nutrimenti</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a85db16b99456c7b3c2d55d4c608792b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Otto minuti. Il respiro regolare di un uomo nella cabina di pilotaggio. Poi lo schianto.
La mattina del 24 marzo 2015, il volo 4U9525 della Germanwings partito da Barcellona con destinazione Düsseldorf precipita sul massiccio dei Trois-Évêchés, nel versante francese delle Alpi. Centoquarantaquattro passeggeri e sei membri dell'equipaggio. Nessun sopravvissuto.
A meno di tre mesi dall'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, la Francia è di nuovo sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ma stavolta il fanatismo non c'entra. La scatola nera rivela la sconcertante verità: a causare la strage è stata la volontà suicida del copilota, Andreas Lubitz.
Il clamoroso incidente sottrae alla quotidianità l'ex giornalista Vincent De Boer, e lo proietta nel microcosmo di Le Vernet per raccontare l'indicibile. Nel disastro del volo 4U9525 c'è qualcosa che lo riguarda. Qualcosa che lo lega alla personalità del carnefice. Qualcosa che Vincent ha bisogno di scoprire per comprendere prima di tutto sé stesso.
L’indagine in presa diretta – la cronaca – diventa parabola universale. Il gesto folle di un uomo assurge a una dimensione collettiva. Giovanni Cocco segue la traccia aperta con La Caduta (da dove tornano alcuni dei personaggi principali) e ci consegna un lucido ritratto della contemporaneità, che è anche una dolente riflessione sulla maturità e sul senso stesso della vita.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a85db16b99456c7b3c2d55d4c608792b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Oro dentro. Un archeologo in trincea - Skira</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/oro-dentro-un-archeologo-in-trincea-skir</link><description><![CDATA[Oro dentro. Un archeologo in trincea: Bosnia, Albania, Kosovo, Medio Oriente di Laura Sudiro e Giovanni Rispoli (Skira 2015) racconta la storia di Fabio Maniscalco (Napoli, 1º agosto 1965 – Napoli, 1º febbraio 2008), specialista di tutela e salvaguardia dei beni culturali, noto soprattutto per il suo impegno nel campo della salvaguardia dei beni culturali nelle aree a rischio e di conflitto, morto a causa di un tumore provocato dall’esposizione all’uranio impoverito durante le missioni nei Balcani.<br /><br />“Atterrare a Sarajevo: un’immersione nel buio, quasi una catabasi. Le porte dell’Europa si erano chiuse sui Balcani: al di là, un incendio era divampato e si era consumato nell’indifferenza generale. Superarle significava entrare in un mondo di cenere”.<br /><br />Alle otto di sera del 20 gennaio 1996 l’aeroporto di Butmir era una striscia di terra risparmiata in un deserto di ne, ve e Sarajevo respirava nell’oscurità più assoluta, in un buio primordiale. “Un manto di pece senza stelle”. Il Tenente Fabio Maniscalco, laureato in Lettere Antiche, Ispettore onorario per l’archeologia subacquea del Ministero dei Beni Culturali, ottima conoscenza dell’inglese e del francese scritto e parlato, era appena atterrato nella città martoriata, partito da Capodichino su di un C-130. Non era stato un volo tranquillo, l’aereo si era lanciato in strane acrobazie durante l’ultima parte del viaggio, si trattava di un volo tattico per evitare l’eventuale fuoco dei cecchini. Quel senso di vuoto percepito fin dentro allo stomaco, quell’immensa voragine che aveva risucchiato suoni, immagini e parole, era una specie di pedaggio per Sarajevo, anzi era “l’ebrezza del Sarajevo Landing", espressione coniata durante l’assedio ed entrata poi nel linguaggio comune per indicare un particolare tipo di avvicinamento. Ma la guerra, quell’Olocausto degli anni Novanta, quella feroce pulizia etnica nei Balcani non era finita? I segni del conflitto erano visibili dappertutto perché i bombardamenti avevano colpito al cuore Sarajevo e i suoi abitanti. Con l’operazione Joint Endeavour, il primo scaglione dei duecentocinquanta bersaglieri della Garibaldi, tutti volontari che rappresentavano il contingente italiano dell’Implementation Force della Nato (Ifor), avevano già fatto un ottimo lavoro. Era ancora presto per parlare di pace, in virtù degli accordi di Dayton, Sarajevo doveva essere riunificata e i quartieri controllati dai serbi passare sotto il controllo dei bosniaco-musulmani secondo un preciso calendario. Ai militari italiani spettava il compito di assicurare il rispetto dei patti nella zona soggetta alla loro competenza: un’area di tremila chilometri quadrati compresa tra i quartieri orientali di Sarajevo, Pale e Gorazde. Un’impresa tutt’altro che facile. Come non era facile l’impresa del Tenente Maniscalco, giunto nella “città sopravvissuta all’inferno” per monitorare lo stato del patrimonio artistico di Sarajevo. Un’operazione di questo genere sarebbe stata di fondamentale importanza per la memoria del popolo bosniaco, soprattutto per le future generazioni. Per la prima volta nel dopoguerra si sarebbe applicato l’articolo 7 della Convenzione dell’Aja del 1954, l’articolo che prevede all’interno delle Forze armate la presenza di personale specializzato nella tutela dei beni culturali. “E il merito sarebbe stato dell’esercito italiano”.<br /><br />Gli autori Laura Sudiro e Giovanni Rispoli, entrambi giornalisti, rievocano il coraggio e la passione di un eroe dei nostri tempi, “giovane ufficiale dai modi gentili e tuttavia fermi”, che possedeva l’oro dentro. L’opera di salvaguardia di Fabio Maniscalco fu sempre rivolta a scongiurare la “damnatio memoriae”, perché l’archeologo per la pace era convinto, al pari del Principe Myskin del romanzo I fratelli Karamazov di Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo. Sempre.<br /><br />“La pace, a Sarajevo, aveva il colore delle mimetiche dell’Ifor, si muoveva in un paesaggio desolato di lapidi bianche che bucavano la neve come ellebori fioriti, parlava la lingua di un Occidente rimasto troppo a lungo, colpevolmente, a guardare”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7236751</guid><pubDate>Wed, 25 Nov 2015 17:44:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7236751/2411laurasudiro.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Oro dentro. 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Superarle significava entrare in un mondo di cenere”.<br /><br />Alle otto di sera del 20 gennaio 1996 l’aeroporto di Butmir era una striscia di terra risparmiata in un deserto di ne, ve e Sarajevo respirava nell’oscurità più assoluta, in un buio primordiale. “Un manto di pece senza stelle”. Il Tenente Fabio Maniscalco, laureato in Lettere Antiche, Ispettore onorario per l’archeologia subacquea del Ministero dei Beni Culturali, ottima conoscenza dell’inglese e del francese scritto e parlato, era appena atterrato nella città martoriata, partito da Capodichino su di un C-130. Non era stato un volo tranquillo, l’aereo si era lanciato in strane acrobazie durante l’ultima parte del viaggio, si trattava di un volo tattico per evitare l’eventuale fuoco dei cecchini. Quel senso di vuoto percepito fin dentro allo stomaco, quell’immensa voragine che aveva risucchiato suoni, immagini e parole, era una specie di pedaggio per Sarajevo, anzi era “l’ebrezza del Sarajevo Landing", espressione coniata durante l’assedio ed entrata poi nel linguaggio comune per indicare un particolare tipo di avvicinamento. Ma la guerra, quell’Olocausto degli anni Novanta, quella feroce pulizia etnica nei Balcani non era finita? I segni del conflitto erano visibili dappertutto perché i bombardamenti avevano colpito al cuore Sarajevo e i suoi abitanti. Con l’operazione Joint Endeavour, il primo scaglione dei duecentocinquanta bersaglieri della Garibaldi, tutti volontari che rappresentavano il contingente italiano dell’Implementation Force della Nato (Ifor), avevano già fatto un ottimo lavoro. Era ancora presto per parlare di pace, in virtù degli accordi di Dayton, Sarajevo doveva essere riunificata e i quartieri controllati dai serbi passare sotto il controllo dei bosniaco-musulmani secondo un preciso calendario. Ai militari italiani spettava il compito di assicurare il rispetto dei patti nella zona soggetta alla loro competenza: un’area di tremila chilometri quadrati compresa tra i quartieri orientali di Sarajevo, Pale e Gorazde. Un’impresa tutt’altro che facile. Come non era facile l’impresa del Tenente Maniscalco, giunto nella “città sopravvissuta all’inferno” per monitorare lo stato del patrimonio artistico di Sarajevo. Un’operazione di questo genere sarebbe stata di fondamentale importanza per la memoria del popolo bosniaco, soprattutto per le future generazioni. Per la prima volta nel dopoguerra si sarebbe applicato l’articolo 7 della Convenzione dell’Aja del 1954, l’articolo che prevede all’interno delle Forze armate la presenza di personale specializzato nella tutela dei beni culturali. “E il merito sarebbe stato dell’esercito italiano”.<br /><br />Gli autori Laura Sudiro e Giovanni Rispoli, entrambi giornalisti, rievocano il coraggio e la passione di un eroe dei nostri tempi, “giovane ufficiale dai modi gentili e tuttavia fermi”, che possedeva l’oro dentro. L’opera di salvaguardia di Fabio Maniscalco fu sempre rivolta a scongiurare la “damnatio memoriae”, perché l’archeologo per la pace era convinto, al pari del Principe Myskin del romanzo I fratelli Karamazov di Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo. 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“Atterrare a Sarajevo: un’immersione nel buio, quasi una catabasi. Le porte dell’Europa si erano chiuse sui Balcani: al di là, un incendio era divampato e si era consumato nell’indifferenza generale. Superarle significava entrare in un mondo di cenere”.

Alle otto di sera del 20 gennaio 1996 l’aeroporto di Butmir era una striscia di terra risparmiata in un deserto di ne, ve e Sarajevo respirava nell’oscurità più assoluta, in un buio primordiale. “Un manto di pece senza stelle”. Il Tenente Fabio Maniscalco, laureato in Lettere Antiche, Ispettore onorario per l’archeologia subacquea del Ministero dei Beni Culturali, ottima conoscenza dell’inglese e del francese scritto e parlato, era appena atterrato nella città martoriata, partito da Capodichino su di un C-130. Non era stato un volo tranquillo, l’aereo si era lanciato in strane acrobazie durante l’ultima parte del viaggio, si trattava di un volo tattico per evitare l’eventuale fuoco dei cecchini. Quel senso di vuoto percepito fin dentro allo stomaco, quell’immensa voragine che aveva risucchiato suoni, immagini e parole, era una specie di pedaggio per Sarajevo, anzi era “l’ebrezza del Sarajevo Landing", espressione coniata durante l’assedio ed entrata poi nel linguaggio comune per indicare un particolare tipo di avvicinamento. Ma la guerra, quell’Olocausto degli anni Novanta, quella feroce pulizia etnica nei Balcani non era finita? I segni del conflitto erano visibili dappertutto perché i bombardamenti avevano colpito al cuore Sarajevo e i suoi abitanti. Con l’operazione Joint Endeavour, il primo scaglione dei duecentocinquanta bersaglieri della Garibaldi, tutti volontari che rappresentavano il contingente italiano dell’Implementation Force della Nato (Ifor), avevano già fatto un ottimo lavoro. Era ancora presto per parlare di pace, in virtù degli accordi di Dayton, Sarajevo doveva essere riunificata e i quartieri controllati dai serbi passare sotto il controllo dei bosniaco-musulmani secondo un preciso calendario. Ai militari italiani spettava il compito di assicurare il rispetto dei patti nella zona soggetta alla loro competenza: un’area di tremila chilometri quadrati compresa tra i quartieri orientali di Sarajevo, Pale e Gorazde. Un’impresa tutt’altro che facile. Come non era facile l’impresa del Tenente Maniscalco, giunto nella “città sopravvissuta all’inferno” per monitorare lo stato del patrimonio artistico di Sarajevo. Un’operazione di questo genere sarebbe stata di fondamentale importanza per la memoria del popolo bosniaco, soprattutto per le future generazioni. Per la prima volta nel dopoguerra si sarebbe applicato l’articolo 7 della Convenzione dell’Aja del 1954, l’articolo che prevede all’interno delle Forze armate la presenza di personale specializzato nella tutela dei beni culturali. “E il merito sarebbe stato dell’esercito italiano”.

Gli autori Laura Sudiro e Giovanni Rispoli, entrambi giornalisti, rievocano il coraggio e la passione di un eroe dei nostri tempi, “giovane ufficiale dai modi gentili e tuttavia fermi”, che possedeva l’oro dentro. L’opera di salvaguardia di Fabio Maniscalco fu sempre rivolta a scongiurare la “damnatio memoriae”, perché l’archeologo per la pace era convinto, al pari del Principe Myskin del romanzo I fratelli Karamazov di Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo. Sempre.

“La pace, a Sarajevo, aveva il colore delle mimetiche dell’Ifor, si muoveva in un paesaggio desolato di lapidi bianche che bucavano la neve come ellebori fioriti,...</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Pasolini, massacro di un poeta</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/pasolini-massacro-di-un-poeta</link><description><![CDATA[Quarant'anni dopo Simona Zecchi ha compiuto un'analisi filologica e cronologica delle carte processuali dell'omicidio Pasolini, rovistando per tre anni negli archivi polverosi di mezza Italia, interrogando e braccando gli sparuti testimoni ancora in vita, districandosi in una giungla di false piste, fonti aperte e coperte, mettendo la parola fine a quarant'anni di false notizie e speculazioni editoriali intorno a lacerti di manoscritti mostrati e poi nascosti (il famoso Appunto 21 mancante dal manoscritto del romanzo postumo Petrolio), azzerando quanto scritto in precedenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/7197671</guid><pubDate>Thu, 19 Nov 2015 17:49:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/7197671/191115_simona_zecchi.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Quarant'anni dopo Simona Zecchi ha compiuto un'analisi filologica e cronologica delle carte processuali dell'omicidio Pasolini, rovistando per tre anni negli archivi polverosi di mezza Italia, interrogando e braccando gli sparuti testimoni ancora in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quarant'anni dopo Simona Zecchi ha compiuto un'analisi filologica e cronologica delle carte processuali dell'omicidio Pasolini, rovistando per tre anni negli archivi polverosi di mezza Italia, interrogando e braccando gli sparuti testimoni ancora in vita, districandosi in una giungla di false piste, fonti aperte e coperte, mettendo la parola fine a quarant'anni di false notizie e speculazioni editoriali intorno a lacerti di manoscritti mostrati e poi nascosti (il famoso Appunto 21 mancante dal manoscritto del romanzo postumo Petrolio), azzerando quanto scritto in precedenza.]]></itunes:summary><itunes:duration>325</itunes:duration><itunes:keywords>pasolini,libro,poeta,massacro,zecchi</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b793518fa5dbcc009a6272237d6368e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Quarant'anni dopo Simona Zecchi ha compiuto un'analisi filologica e cronologica delle carte processuali dell'omicidio Pasolini, rovistando per tre anni negli archivi polverosi di mezza Italia, interrogando e braccando gli sparuti testimoni ancora in vita, districandosi in una giungla di false piste, fonti aperte e coperte, mettendo la parola fine a quarant'anni di false notizie e speculazioni editoriali intorno a lacerti di manoscritti mostrati e poi nascosti (il famoso Appunto 21 mancante dal manoscritto del romanzo postumo Petrolio), azzerando quanto scritto in precedenza.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b793518fa5dbcc009a6272237d6368e.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Dremong, di Max Manfredi</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/dremong-di-max-manfredi</link><description><![CDATA[Si chiama Dremong l'ultimo lavoro in studio di Max Manfredi, il cantautore genovese che Fabrizio De Andrè definì il migliore di tutti. Il disco arriva a 7 anni da Luna Persa uscito nel 2008 ed è stato realizzato grazie al crowfounding]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/6714861</guid><pubDate>Thu, 01 Oct 2015 17:52:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/6714861/290915_max_manfredi.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Dremong l'ultimo lavoro in studio di Max Manfredi, il cantautore genovese che Fabrizio De Andrè definì il migliore di tutti. Il disco arriva a 7 anni da Luna Persa uscito nel 2008 ed è stato realizzato grazie al crowfounding</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Dremong l'ultimo lavoro in studio di Max Manfredi, il cantautore genovese che Fabrizio De Andrè definì il migliore di tutti. Il disco arriva a 7 anni da Luna Persa uscito nel 2008 ed è stato realizzato grazie al crowfounding]]></itunes:summary><itunes:duration>708</itunes:duration><itunes:keywords>musica,disco,genova,manfredi,dremong</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a9c5751b1e8b5fa9f947ad3a8c52fa1f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Si chiama Dremong l'ultimo lavoro in studio di Max Manfredi, il cantautore genovese che Fabrizio De Andrè definì il migliore di tutti. Il disco arriva a 7 anni da Luna Persa uscito nel 2008 ed è stato realizzato grazie al crowfounding</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a9c5751b1e8b5fa9f947ad3a8c52fa1f.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"Il mio stile" di Mauro Ermanno Giovanardi</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/il-mio-stile-di-mauro-ermanno-giovanardi</link><description><![CDATA[Sono stati annunciati i vincitori delle Targhe Tenco 2015, assegnate da una giuria composta da 230 giornalisti: con “Il mio stile”, Mauro Ermanno Giovanardi si è aggiudicato il premio per l’album dell’anno]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/6714635</guid><pubDate>Thu, 01 Oct 2015 17:31:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/6714635/011015_mauro_ermanno_giovanardi.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Sono stati annunciati i vincitori delle Targhe Tenco 2015, assegnate da una giuria composta da 230 giornalisti: con “Il mio stile”, Mauro Ermanno Giovanardi si è aggiudicato il premio per l’album dell’anno</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono stati annunciati i vincitori delle Targhe Tenco 2015, assegnate da una giuria composta da 230 giornalisti: con “Il mio stile”, Mauro Ermanno Giovanardi si è aggiudicato il premio per l’album dell’anno]]></itunes:summary><itunes:duration>805</itunes:duration><itunes:keywords>musica,stile,giovanardi,cd,tenco</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1fa0e7f6d6ea34094ee4c090f928e835.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Sono stati annunciati i vincitori delle Targhe Tenco 2015, assegnate da una giuria composta da 230 giornalisti: con “Il mio stile”, Mauro Ermanno Giovanardi si è aggiudicato il premio per l’album dell’anno</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1fa0e7f6d6ea34094ee4c090f928e835.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"La guerra", di Tony Gentile, a cura di Giuseppe Prode</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/la-guerra-di-tony-gentile-a-cura-di-gius</link><description><![CDATA[Fotografia e Memoria, queste le colonne portanti del libro. Reportage di Tony Gentile, che racconta il quotidiano di una città, Palermo e di un’isola piena di contraddizioni: vita di strada, politica, omicidi, fi no alla testimonianza diretta e inconsapevole di una guerra non dichiarata. Ma anche di una vita che scorre e colta nei momenti più diversi, intimi e divertenti. In parallelo alle fotografie di Tony Gentile, un racconto di Davide Enia accompagna - passo dopo passo - lo scorrere di una città e dei suoi abitanti che dal 1989 al 1996 hanno vissuto una realtà di sconvolgimenti politici, di violenza e di stragi mafi ose, ma anche di reazione e rabbia della società civile e dello Stato contro la straripante violenza. I fotogrammi, messi insieme uno dopo l’altro a distanza di 25 anni, ricostruiscono un piccolo frammento di storia del nostro Paese.<br />Fotografia e Memoria in questo libro permetteranno alle nuove generazioni di conoscere attraverso questo racconto, fatti e personaggi dei quali forse non si ha più ricordo e la cui conoscenza dovrebbe essere corredo fondamentale per un giovane e la sua crescita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/6672062</guid><pubDate>Wed, 23 Sep 2015 14:25:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/6672062/220915_flavio_coppola.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Fotografia e Memoria, queste le colonne portanti del libro. Reportage di Tony Gentile, che racconta il quotidiano di una città, Palermo e di un’isola piena di contraddizioni: vita di strada, politica, omicidi, fi no alla testimonianza diretta e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fotografia e Memoria, queste le colonne portanti del libro. Reportage di Tony Gentile, che racconta il quotidiano di una città, Palermo e di un’isola piena di contraddizioni: vita di strada, politica, omicidi, fi no alla testimonianza diretta e inconsapevole di una guerra non dichiarata. Ma anche di una vita che scorre e colta nei momenti più diversi, intimi e divertenti. In parallelo alle fotografie di Tony Gentile, un racconto di Davide Enia accompagna - passo dopo passo - lo scorrere di una città e dei suoi abitanti che dal 1989 al 1996 hanno vissuto una realtà di sconvolgimenti politici, di violenza e di stragi mafi ose, ma anche di reazione e rabbia della società civile e dello Stato contro la straripante violenza. 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Fotografia e Memoria in questo libro permetteranno alle nuove generazioni di conoscere attraverso questo racconto, fatti e personaggi dei quali forse non si ha più ricordo e la cui conoscenza dovrebbe essere corredo fondamentale per un giovane e la sua crescita.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d6fef6da23d3ce739addd0a2a2fe0899.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Stragi, di Rita Di Giovacchino</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/stragi-di-rita-di-giovacchino</link><description><![CDATA[Passione, nostalgia, voglia di verità. Con "Stragi, Quello che Stato e mafia non possono confessare", la giornalista Rita Di Giovacchino ci consegna l'inchiesta più aggiornata sulla catena di avvenimenti drammatici che ha accompagnato il violento passaggio tra Prima e Seconda Repubblica. Chi ha deciso le stragi, quale obiettivo politico si nascondeva dietro la barbara uccisione di Falcone e Borsellino o dietro il crepitio di bombe dell'estate 1993? Fu davvero "guerra di mafia" o un golpe messo in atto da un sistema criminale troppo potente in Italia per essere liquidato alla fine della Guerra Fredda? L'autrice, senza far sconti a nessuno, scava nei buchi neri delle indagini, nei depistaggi processuali, nelle tante trattative intercorse tra boss e uomini di Stato. Un viaggio negli anni più torbidi del nostro Paese, in cui il lettore viene catapultato tra le macerie di Capaci e via D'Amelio a caccia di impronte e tracce di T4 lasciate da "operatori distratti", artificieri addestrati in zone di guerra, misteriosi telefonisti della Falange armata, mafiosi ed ex terroristi protetti dalla stessa struttura parallela che ha firmato tutte le stragi d'Italia. Introduzione di Luca Tescaroli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/6596302</guid><pubDate>Tue, 08 Sep 2015 17:08:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/6596302/080915_rita_di_giovacchino.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Passione, nostalgia, voglia di verità. Con "Stragi, Quello che Stato e mafia non possono confessare", la giornalista Rita Di Giovacchino ci consegna l'inchiesta più aggiornata sulla catena di avvenimenti drammatici che ha accompagnato il violento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Passione, nostalgia, voglia di verità. Con "Stragi, Quello che Stato e mafia non possono confessare", la giornalista Rita Di Giovacchino ci consegna l'inchiesta più aggiornata sulla catena di avvenimenti drammatici che ha accompagnato il violento passaggio tra Prima e Seconda Repubblica. Chi ha deciso le stragi, quale obiettivo politico si nascondeva dietro la barbara uccisione di Falcone e Borsellino o dietro il crepitio di bombe dell'estate 1993? Fu davvero "guerra di mafia" o un golpe messo in atto da un sistema criminale troppo potente in Italia per essere liquidato alla fine della Guerra Fredda? L'autrice, senza far sconti a nessuno, scava nei buchi neri delle indagini, nei depistaggi processuali, nelle tante trattative intercorse tra boss e uomini di Stato. Un viaggio negli anni più torbidi del nostro Paese, in cui il lettore viene catapultato tra le macerie di Capaci e via D'Amelio a caccia di impronte e tracce di T4 lasciate da "operatori distratti", artificieri addestrati in zone di guerra, misteriosi telefonisti della Falange armata, mafiosi ed ex terroristi protetti dalla stessa struttura parallela che ha firmato tutte le stragi d'Italia. Introduzione di Luca Tescaroli.]]></itunes:summary><itunes:duration>596</itunes:duration><itunes:keywords>mafia,castelvecchi,stragi,trattativa,tescaroli</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/07e0d379818c2b3a36426ddfd42db7b3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Passione, nostalgia, voglia di verità. Con "Stragi, Quello che Stato e mafia non possono confessare", la giornalista Rita Di Giovacchino ci consegna l'inchiesta più aggiornata sulla catena di avvenimenti drammatici che ha accompagnato il violento passaggio tra Prima e Seconda Repubblica. Chi ha deciso le stragi, quale obiettivo politico si nascondeva dietro la barbara uccisione di Falcone e Borsellino o dietro il crepitio di bombe dell'estate 1993? Fu davvero "guerra di mafia" o un golpe messo in atto da un sistema criminale troppo potente in Italia per essere liquidato alla fine della Guerra Fredda? L'autrice, senza far sconti a nessuno, scava nei buchi neri delle indagini, nei depistaggi processuali, nelle tante trattative intercorse tra boss e uomini di Stato. Un viaggio negli anni più torbidi del nostro Paese, in cui il lettore viene catapultato tra le macerie di Capaci e via D'Amelio a caccia di impronte e tracce di T4 lasciate da "operatori distratti", artificieri addestrati in zone di guerra, misteriosi telefonisti della Falange armata, mafiosi ed ex terroristi protetti dalla stessa struttura parallela che ha firmato tutte le stragi d'Italia. 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Il suo è il tempo della «caduta delle cose»: persino gli oggetti di casa, estenuati, hanno cominciato a rompersi uno dopo l'altro come in preda a un'epidemia che non risparmia niente e nessuno. Solo tra le mura di casa del padre, tutto è rimasto congelato agli anni del boom economico, contro ogni evidenza: per lui l'Italia è ancora quel Paese lanciato verso il futuro, con le sue autostrade che annullano le distanze, le sue automobili per tutti, la sua televisione capace di disegnare i confini di un mondo e pure di allargarli. E poi c'è Matilde, che nella sua adolescenza si muove invece in una zona sospesa tra la madre e il nonno, divisa tra frustrazione e desiderio, entrambi infiniti. Tre generazioni che si guardano, specchiandosi o prendendo le distanze, in un intreccio inestricabile di illusioni, delusioni, sogni, idee del mondo, rancori e aspettative. Finché non irrompe nelle loro vite un progetto eccentrico, improbabile, un'invenzione a cui nessuno è disposto a credere, ma che potrebbe rivoluzionare la vita di molti. Un'invenzione che è un oggetto, concretissimo, ma prima ancora un'idea, una miscela miracolosa di calcolo e immaginazione, di passioni, visioni, competenze tecniche e saperi capaci di trasformarsi in una speranza fondata, misurabile e concreta. «Un'altra cosa, in un mondo che è un'altra cosa».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/6066929</guid><pubDate>Thu, 14 May 2015 07:38:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/6066929/0705evelina_santangelo.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Un'insegnante che ha perso tutto, in un Paese che ha smarrito se stesso, nel preciso istante in cui tocca il fondo s'imbatte in un'invenzione bizzarra, che pare impossibile da realizzare. 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Solo tra le mura di casa del padre, tutto è rimasto congelato agli anni del boom economico, contro ogni evidenza: per lui l'Italia è ancora quel Paese lanciato verso il futuro, con le sue autostrade che annullano le distanze, le sue automobili per tutti, la sua televisione capace di disegnare i confini di un mondo e pure di allargarli. E poi c'è Matilde, che nella sua adolescenza si muove invece in una zona sospesa tra la madre e il nonno, divisa tra frustrazione e desiderio, entrambi infiniti. Tre generazioni che si guardano, specchiandosi o prendendo le distanze, in un intreccio inestricabile di illusioni, delusioni, sogni, idee del mondo, rancori e aspettative. Finché non irrompe nelle loro vite un progetto eccentrico, improbabile, un'invenzione a cui nessuno è disposto a credere, ma che potrebbe rivoluzionare la vita di molti. Un'invenzione che è un oggetto, concretissimo, ma prima ancora un'idea, una miscela miracolosa di calcolo e immaginazione, di passioni, visioni, competenze tecniche e saperi capaci di trasformarsi in una speranza fondata, misurabile e concreta. «Un'altra cosa, in un mondo che è un'altra cosa».]]></itunes:summary><itunes:duration>492</itunes:duration><itunes:keywords>einaudi,sempre,evelina,santangelo,così</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Un'insegnante che ha perso tutto, in un Paese che ha smarrito se stesso, nel preciso istante in cui tocca il fondo s'imbatte in un'invenzione bizzarra, che pare impossibile da realizzare. Un progetto concreto, non un sogno, che la travolge con il suo potere contagioso. Ed è come una ruota che prende a girare, impazzita e viva.

Al centro di questo libro c'è una donna che ha perso tutto. Che ha visto sfarinare le cose in cui credeva: il matrimonio, il precarissimo ruolo d'insegnante, la fiducia negli ideali dei suoi vent'anni rabbiosi. Il suo è il tempo della «caduta delle cose»: persino gli oggetti di casa, estenuati, hanno cominciato a rompersi uno dopo l'altro come in preda a un'epidemia che non risparmia niente e nessuno. Solo tra le mura di casa del padre, tutto è rimasto congelato agli anni del boom economico, contro ogni evidenza: per lui l'Italia è ancora quel Paese lanciato verso il futuro, con le sue autostrade che annullano le distanze, le sue automobili per tutti, la sua televisione capace di disegnare i confini di un mondo e pure di allargarli. E poi c'è Matilde, che nella sua adolescenza si muove invece in una zona sospesa tra la madre e il nonno, divisa tra frustrazione e desiderio, entrambi infiniti. Tre generazioni che si guardano, specchiandosi o prendendo le distanze, in un intreccio inestricabile di illusioni, delusioni, sogni, idee del mondo, rancori e aspettative. Finché non irrompe nelle loro vite un progetto eccentrico, improbabile, un'invenzione a cui nessuno è disposto a credere, ma che potrebbe rivoluzionare la vita di molti. Un'invenzione che è un oggetto, concretissimo, ma prima ancora un'idea, una miscela miracolosa di calcolo e immaginazione, di passioni, visioni, competenze tecniche e saperi capaci di trasformarsi in una speranza fondata, misurabile e concreta. «Un'altra cosa, in un mondo che è un'altra cosa».</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>La tentazione di essere felici</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/la-tentazione-di-essere-felici</link><description><![CDATA[Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c'è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d'aiuto negli occhi tristi di Emma... I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5911058</guid><pubDate>Sat, 11 Apr 2015 14:56:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5911058/1702lorenzo_marone.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. 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Il vero sistema di potere, che tiene in pugno la Calabria, emerge in tutta la sua dimensione; escono dal buio i volti dei presunti eroi, strateghi di tragiche trame. Ogni morte e ogni fatto nascondono una realtà diversa da quella che appare, perché a quelle latitudini nulla è come sembra. A percorrere i viali di Zefira, colmi di sole e d’oleandri, si avverte il peso di un destino nero forgiato da una stirpe antica che incombe sull’intera città. Ma fuori dal cimitero, dopo l’ultimo agguato, si apprende con sorpresa che a Zefira, comunque, la vita ha sempre il sopravvento. Un sindaco assassinato, un vecchio soldato nazista vissuto in Aspromonte e un latitante mafioso porteranno il commissario Luca Rustici a un passo dalla verità. O forse lo porteranno solo davanti a una scelta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5790933</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2015 10:26:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5790933/1203gioacchio_criaco.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>hi sono i buoni? A leggere i dossier, custoditi nell’archivio segreto del commissariato di Zefira, c’è da restare di sasso. I ruoli si ribaltano e prende forma quella zona d’ombra che sta intorno, e sopra, la ‘ndrangheta. Il vero sistema di potere,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[hi sono i buoni? A leggere i dossier, custoditi nell’archivio segreto del commissariato di Zefira, c’è da restare di sasso. I ruoli si ribaltano e prende forma quella zona d’ombra che sta intorno, e sopra, la ‘ndrangheta. 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Ogni morte e ogni fatto nascondono una realtà diversa da quella che appare, perché a quelle latitudini nulla è come sembra. A percorrere i viali di Zefira, colmi di sole e d’oleandri, si avverte il peso di un destino nero forgiato da una stirpe antica che incombe sull’intera città. Ma fuori dal cimitero, dopo l’ultimo agguato, si apprende con sorpresa che a Zefira, comunque, la vita ha sempre il sopravvento. Un sindaco assassinato, un vecchio soldato nazista vissuto in Aspromonte e un latitante mafioso porteranno il commissario Luca Rustici a un passo dalla verità. 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La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi? <br />In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. Raccontando di questo everyman, grazie al coraggio della grande letteratura, Marco Peano ridà senso all’aspetto più inaccettabile dell’esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5783057</guid><pubDate>Sun, 15 Mar 2015 16:30:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5783057/1003marco_peano.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Questa è una storia d’amore. Si tratta dell’amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia – sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa è una storia d’amore. Si tratta dell’amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia – sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti – dà il via a un’avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi? <br />In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. 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Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi? 
In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. Raccontando di questo everyman, grazie al coraggio della grande letteratura, Marco Peano ridà senso all’aspetto più inaccettabile dell’esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"Luce rossa" di Grattarola e Napoli</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/luce-rossa-di-grattarola-e-napoli</link><description><![CDATA[La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia sono il tema di Luce rossa (496 pagine, Iacobelli Editore, euro 29), il nuovo libro di Franco Grattarola scritto con Andrea Napoli e appena arrivato in libreria.<br /><br />L’opera analizza, con un taglio storico-informativo, la nascita, il travolgente successo e le prime gravi difficoltà del cinema a luce rossa in Italia, eventi che si concentrano in un arco cronologico compreso tra la seconda metà degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta, ma che affondano le loro radici in epoca anteriore e approdano, senza apparente soluzione di continuità, alle nuove modalità del consumo pornografico rese possibili dall’evoluzione tecnologica (dalle videocassette a Internet).<br /><br />La prima parte del volume ricostruisce il contesto storico-cronachistico relativo all’avvento del cinema hard nel nostro Paese, con alcuni approfondimenti specifici dedicati anche alla storia della rappresentazione del sesso in televisione e negli spettacoli dal vivo.<br /><br />La seconda parte si concentra invece sulla produzione cinematografica italiana a luci rosse dei primordi, quella relativa alla fase pionieristica 1979-1984.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5759351</guid><pubDate>Tue, 10 Mar 2015 15:26:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5759351/2201franco_grattarola.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia sono il tema di Luce rossa (496 pagine, Iacobelli Editore, euro 29), il nuovo libro di Franco Grattarola scritto con Andrea Napoli e appena arrivato in libreria.

L’opera analizza, con un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia sono il tema di Luce rossa (496 pagine, Iacobelli Editore, euro 29), il nuovo libro di Franco Grattarola scritto con Andrea Napoli e appena arrivato in libreria.<br /><br />L’opera analizza, con un taglio storico-informativo, la nascita, il travolgente successo e le prime gravi difficoltà del cinema a luce rossa in Italia, eventi che si concentrano in un arco cronologico compreso tra la seconda metà degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta, ma che affondano le loro radici in epoca anteriore e approdano, senza apparente soluzione di continuità, alle nuove modalità del consumo pornografico rese possibili dall’evoluzione tecnologica (dalle videocassette a Internet).<br /><br />La prima parte del volume ricostruisce il contesto storico-cronachistico relativo all’avvento del cinema hard nel nostro Paese, con alcuni approfondimenti specifici dedicati anche alla storia della rappresentazione del sesso in televisione e negli spettacoli dal vivo.<br /><br />La seconda parte si concentra invece sulla produzione cinematografica italiana a luci rosse dei primordi, quella relativa alla fase pionieristica 1979-1984.]]></itunes:summary><itunes:duration>342</itunes:duration><itunes:keywords>cinema,napoli,luce,rossa,grattarola</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia sono il tema di Luce rossa (496 pagine, Iacobelli Editore, euro 29), il nuovo libro di Franco Grattarola scritto con Andrea Napoli e appena arrivato in libreria.

L’opera analizza, con un taglio storico-informativo, la nascita, il travolgente successo e le prime gravi difficoltà del cinema a luce rossa in Italia, eventi che si concentrano in un arco cronologico compreso tra la seconda metà degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta, ma che affondano le loro radici in epoca anteriore e approdano, senza apparente soluzione di continuità, alle nuove modalità del consumo pornografico rese possibili dall’evoluzione tecnologica (dalle videocassette a Internet).

La prima parte del volume ricostruisce il contesto storico-cronachistico relativo all’avvento del cinema hard nel nostro Paese, con alcuni approfondimenti specifici dedicati anche alla storia della rappresentazione del sesso in televisione e negli spettacoli dal vivo.

La seconda parte si concentra invece sulla produzione cinematografica italiana a luci rosse dei primordi, quella relativa alla fase pionieristica 1979-1984.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Media Mafia, Cosa nostra tra cinema e tv</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/media-mafia-cosa-nostra-tra-cinema-e-tv</link><description><![CDATA[Intervista ad Andrea Meccia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5194118</guid><pubDate>Tue, 11 Nov 2014 09:47:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5194118/1111andreameccia.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Intervista ad Andrea Meccia</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Intervista ad Andrea Meccia]]></itunes:summary><itunes:duration>539</itunes:duration><itunes:keywords>tv,cinema,mafia,meccia,digirolamo</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Intervista ad Andrea Meccia</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Roberto Ippolito, "Abusivi"</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/roberto-ippolito-abusivi</link><description><![CDATA["Ammonta intorno ai 42 miliardi di euro il giro di affari degli abusivi in Italia". Lo dice a Roberto Ippolito parlando del suo nuovo libro 'Abusivi. La realtà che non vediamo genio e sregolatezza degli italiani' (edizioni Chiarelettere). "L'abusivismo è localizzato soprattutto al Nord -fa notare- per le professioni ed è all’origine di una quota rilevante dei 3,1 milioni di lavoratori in nero oltre che, ovviamente, di una parte importante dell'evasione fiscale".<br /><br />Ma l'abusivismo, per Ippolito, "non è assolutamente figlio della crisi". "L'argomento crisi mi indispone: spesso -sottolinea- è l'alibi che ci serve per dire 'c'è la crisi, allora anch'io domani vado al supermercato, faccio la spesa e passo dalla cassa senza pagare'".<br /><br />"Per me, è stato drammatico -racconta- fare questo libro e ho sofferto durante la lavorazione perché mi sono trovato di fronte a una valanga di episodi: più cercavo e più trovavo, più trovavo e più mi si aprivano altre strade. Il libro è una sequenza infinita di casi di abusivismo, tutti rigorosamente documentati e precisi che riguardano tutta l'Italia".<br /><br />"Nel nostro Paese -continua Roberto Ippolito- l'abusivismo costituisce una situazione triste e incresciosa, tuttavia i controlli devono essere sempre più ampi. Non dobbiamo lamentarci di quando ci sono i controlli perché, se un medico è abusivo e 'ci mette le mani addosso', vuol dire che rischiamo la salute".<br /><br />"Se un panettiere è abusivo -rimarca- compriamo un prodotto senza i requisiti sanitari necessari, non avendo i controlli dell'azienda sanitaria locale. Rischiamo la salute oltre che lo squilibrio dei conti pubblici perché stiamo parlando di conseguenze enormi".<br /><br />"Ho scoperto una realtà spaventosa -ricorda- anche e, soprattutto, nel settore sanitario. Pensiamo solo ai 15mila dentisti abusivi, ai veterinari falsi che firmano ricette con numero di iscrizione all'ordine appartenente ad altri professionisti in regola. La cosa sorprendente è la sfacciataggine di tanti professionisti abusivi: si fanno pubblicità tramite Internet, sfoggiano targhe anche in ottone sulle porte dei loro studi. Quindi, non è del tutto facile per il cliente-assistito scoprire e denunciare una situazione illegale, spesso non se ne rende conto e quando c'è un ribasso tariffario molto netto dovrebbe interrogarsi sui requisiti effettivi del professionista. Naturalmente, farsi dare la ricevuta può aiutare".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5194092</guid><pubDate>Tue, 11 Nov 2014 09:26:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5194092/1111ippolito.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>"Ammonta intorno ai 42 miliardi di euro il giro di affari degli abusivi in Italia". Lo dice a Roberto Ippolito parlando del suo nuovo libro 'Abusivi. 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"L'argomento crisi mi indispone: spesso -sottolinea- è l'alibi che ci serve per dire 'c'è la crisi, allora anch'io domani vado al supermercato, faccio la spesa e passo dalla cassa senza pagare'".<br /><br />"Per me, è stato drammatico -racconta- fare questo libro e ho sofferto durante la lavorazione perché mi sono trovato di fronte a una valanga di episodi: più cercavo e più trovavo, più trovavo e più mi si aprivano altre strade. Il libro è una sequenza infinita di casi di abusivismo, tutti rigorosamente documentati e precisi che riguardano tutta l'Italia".<br /><br />"Nel nostro Paese -continua Roberto Ippolito- l'abusivismo costituisce una situazione triste e incresciosa, tuttavia i controlli devono essere sempre più ampi. Non dobbiamo lamentarci di quando ci sono i controlli perché, se un medico è abusivo e 'ci mette le mani addosso', vuol dire che rischiamo la salute".<br /><br />"Se un panettiere è abusivo -rimarca- compriamo un prodotto senza i requisiti sanitari necessari, non avendo i controlli dell'azienda sanitaria locale. Rischiamo la salute oltre che lo squilibrio dei conti pubblici perché stiamo parlando di conseguenze enormi".<br /><br />"Ho scoperto una realtà spaventosa -ricorda- anche e, soprattutto, nel settore sanitario. Pensiamo solo ai 15mila dentisti abusivi, ai veterinari falsi che firmano ricette con numero di iscrizione all'ordine appartenente ad altri professionisti in regola. La cosa sorprendente è la sfacciataggine di tanti professionisti abusivi: si fanno pubblicità tramite Internet, sfoggiano targhe anche in ottone sulle porte dei loro studi. Quindi, non è del tutto facile per il cliente-assistito scoprire e denunciare una situazione illegale, spesso non se ne rende conto e quando c'è un ribasso tariffario molto netto dovrebbe interrogarsi sui requisiti effettivi del professionista. Naturalmente, farsi dare la ricevuta può aiutare".]]></itunes:summary><itunes:duration>191</itunes:duration><itunes:keywords>italiani,libro,chiarelettere,abusivi,ippolito</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>"Ammonta intorno ai 42 miliardi di euro il giro di affari degli abusivi in Italia". Lo dice a Roberto Ippolito parlando del suo nuovo libro 'Abusivi. La realtà che non vediamo genio e sregolatezza degli italiani' (edizioni Chiarelettere). "L'abusivismo è localizzato soprattutto al Nord -fa notare- per le professioni ed è all’origine di una quota rilevante dei 3,1 milioni di lavoratori in nero oltre che, ovviamente, di una parte importante dell'evasione fiscale".

Ma l'abusivismo, per Ippolito, "non è assolutamente figlio della crisi". "L'argomento crisi mi indispone: spesso -sottolinea- è l'alibi che ci serve per dire 'c'è la crisi, allora anch'io domani vado al supermercato, faccio la spesa e passo dalla cassa senza pagare'".

"Per me, è stato drammatico -racconta- fare questo libro e ho sofferto durante la lavorazione perché mi sono trovato di fronte a una valanga di episodi: più cercavo e più trovavo, più trovavo e più mi si aprivano altre strade. Il libro è una sequenza infinita di casi di abusivismo, tutti rigorosamente documentati e precisi che riguardano tutta l'Italia".

"Nel nostro Paese -continua Roberto Ippolito- l'abusivismo costituisce una situazione triste e incresciosa, tuttavia i controlli devono essere sempre più ampi. Non dobbiamo lamentarci di quando ci sono i controlli perché, se un medico è abusivo e 'ci mette le mani addosso', vuol dire che rischiamo la salute".

"Se un panettiere è abusivo -rimarca- compriamo un prodotto senza i requisiti sanitari necessari, non avendo i controlli dell'azienda sanitaria locale. Rischiamo la salute oltre che lo squilibrio dei conti pubblici perché stiamo parlando di conseguenze enormi".

"Ho scoperto una realtà spaventosa -ricorda- anche e, soprattutto, nel settore sanitario. Pensiamo solo ai 15mila dentisti abusivi, ai veterinari falsi che firmano ricette con numero di iscrizione all'ordine appartenente ad altri professionisti in regola. La cosa sorprendente è la sfacciataggine di tanti professionisti abusivi: si fanno pubblicità tramite Internet, sfoggiano targhe anche in ottone sulle porte dei loro studi. Quindi, non è del tutto facile per il cliente-assistito scoprire e denunciare una situazione illegale, spesso non se ne rende conto e quando c'è un ribasso tariffario molto netto dovrebbe interrogarsi sui requisiti effettivi del professionista. Naturalmente, farsi dare la ricevuta può aiutare".</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>L'intoccabile - Matteo Renzi</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/lintoccabile-matteo-renzi</link><description><![CDATA[Tutto in dieci anni. Da anonimo segretario fiorentino della Margherita a presidente del Consiglio. “L’intoccabile. Matteo Renzi la vera storia” (Chiarelettere) di Davide Vecchi con prefazione di Marco Travaglio, racconta tutto quello che nessuno sa sul premier e la sua ascesa. La storia degli accordi, dei compromessi e di tutto ciò che muove la sua macchina politica. Ma non solo. L’autore svela la storia dei soldi, tantissimi soldi, che arrivano dalle fondazioni create ad hoc per autofinanziarsi e dalle società avviate a scopo puramente personalistico.<br />Una parte corposa è dedicata al racconto dell’intesa profonda con Verdini e Berlusconi, che passa anche dalla testimonianza inedita di Diego Volpe Pasini, fedelissimo del Cavaliere (“Berlusconi mi chiese di stilare un programma per vincere le elezioni. La conclusione fu che l’unico erede possibile era Renzi”).<br />Poi dalle vicende politiche si passa alla storia familiare di Renzi e dei suoi amici e fedeli. Dal padre Tiziano, indagato per bancarotta fraudolenta allo zio Nicola Bovoli, per anni in affari con l’universo berlusconiano, da Publitalia a Fininvest, che nel 1994 riceve la proposta di candidarsi con Forza Italia (“Segnalai io Matteo a Mike Bongiorno per partecipare alla Ruota della fortuna” rivela per la prima volta). Poi l’amico di sempre, quel Marco Carrai che lo introduce nel circolo dei poteri forti che lo hanno reso un intoccabile.<br />La parte finale è dedicata ai documenti (pubblicati per la prima volta integralmente) che restituiscono in maniera nitida le alleanze, le trame finanziarie e i lati meno noti di una carriera fulminante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5175714</guid><pubDate>Thu, 06 Nov 2014 18:06:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5175714/0611davide_vecchi.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Tutto in dieci anni. Da anonimo segretario fiorentino della Margherita a presidente del Consiglio. “L’intoccabile. Matteo Renzi la vera storia” (Chiarelettere) di Davide Vecchi con prefazione di Marco Travaglio, racconta tutto quello che nessuno sa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tutto in dieci anni. Da anonimo segretario fiorentino della Margherita a presidente del Consiglio. “L’intoccabile. Matteo Renzi la vera storia” (Chiarelettere) di Davide Vecchi con prefazione di Marco Travaglio, racconta tutto quello che nessuno sa sul premier e la sua ascesa. La storia degli accordi, dei compromessi e di tutto ciò che muove la sua macchina politica. Ma non solo. L’autore svela la storia dei soldi, tantissimi soldi, che arrivano dalle fondazioni create ad hoc per autofinanziarsi e dalle società avviate a scopo puramente personalistico.<br />Una parte corposa è dedicata al racconto dell’intesa profonda con Verdini e Berlusconi, che passa anche dalla testimonianza inedita di Diego Volpe Pasini, fedelissimo del Cavaliere (“Berlusconi mi chiese di stilare un programma per vincere le elezioni. La conclusione fu che l’unico erede possibile era Renzi”).<br />Poi dalle vicende politiche si passa alla storia familiare di Renzi e dei suoi amici e fedeli. Dal padre Tiziano, indagato per bancarotta fraudolenta allo zio Nicola Bovoli, per anni in affari con l’universo berlusconiano, da Publitalia a Fininvest, che nel 1994 riceve la proposta di candidarsi con Forza Italia (“Segnalai io Matteo a Mike Bongiorno per partecipare alla Ruota della fortuna” rivela per la prima volta). Poi l’amico di sempre, quel Marco Carrai che lo introduce nel circolo dei poteri forti che lo hanno reso un intoccabile.<br />La parte finale è dedicata ai documenti (pubblicati per la prima volta integralmente) che restituiscono in maniera nitida le alleanze, le trame finanziarie e i lati meno noti di una carriera fulminante.]]></itunes:summary><itunes:duration>544</itunes:duration><itunes:keywords>libro,renzi,chiarelettere,vecchi,intoccabile</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Tutto in dieci anni. Da anonimo segretario fiorentino della Margherita a presidente del Consiglio. “L’intoccabile. Matteo Renzi la vera storia” (Chiarelettere) di Davide Vecchi con prefazione di Marco Travaglio, racconta tutto quello che nessuno sa sul premier e la sua ascesa. La storia degli accordi, dei compromessi e di tutto ciò che muove la sua macchina politica. Ma non solo. L’autore svela la storia dei soldi, tantissimi soldi, che arrivano dalle fondazioni create ad hoc per autofinanziarsi e dalle società avviate a scopo puramente personalistico.
Una parte corposa è dedicata al racconto dell’intesa profonda con Verdini e Berlusconi, che passa anche dalla testimonianza inedita di Diego Volpe Pasini, fedelissimo del Cavaliere (“Berlusconi mi chiese di stilare un programma per vincere le elezioni. La conclusione fu che l’unico erede possibile era Renzi”).
Poi dalle vicende politiche si passa alla storia familiare di Renzi e dei suoi amici e fedeli. Dal padre Tiziano, indagato per bancarotta fraudolenta allo zio Nicola Bovoli, per anni in affari con l’universo berlusconiano, da Publitalia a Fininvest, che nel 1994 riceve la proposta di candidarsi con Forza Italia (“Segnalai io Matteo a Mike Bongiorno per partecipare alla Ruota della fortuna” rivela per la prima volta). Poi l’amico di sempre, quel Marco Carrai che lo introduce nel circolo dei poteri forti che lo hanno reso un intoccabile.
La parte finale è dedicata ai documenti (pubblicati per la prima volta integralmente) che restituiscono in maniera nitida le alleanze, le trame finanziarie e i lati meno noti di una carriera fulminante.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>36 anni con il marchio del mostro</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/36-anni-con-il-marchio-del-mostro</link><description><![CDATA[Caso Alkamar. Il 5 novembre Giuseppe Gulotta ritornerà in un tribunale per il risarcimento. Un segreto di Stato ha fottuto la vita a un uomo. Lo ha torturato per fargli sputare una falsa verità. Lo ha trasformato in un capro espiatorio. Lo ha costretto a vivere per trentasei anni con il marchio del mostro e per ventidue in una cella.<br />Giuseppe Gulotta ne aveva diciotto quando è stato macellato per proteggere qualcosa di indicibile, una strage di carabinieri in Sicilia ad Alcamo Marina in provincia di Trapani. Oggi ne ha cinquantasette. Il 5 novembre lo Stato che lo ha prima condannato e 36 anni dopo assolto proverà a guardarlo in faccia, per valutare - se è possibile - quanto vale una vita triturata da un segreto di Stato. Giuseppe ha bevuto la cicuta che la giustizia italiana gli ha imposto, non è scappato all'estero, ha aspettato una vita per ritornare a vivere. È la storia perfetta per un noir.<br />Una scena del delitto contraffatta, i falsi colpevoli da dare in pasto all'opinione pubblica, il movente che deve rimanere nascosto. Da semplice muratore di provincia è diventato una delle tante vittime della lunga trattativa tra Stato e poteri criminali, mafia ed eversione. Gennaio 1976. Due carabinieri vengono uccisi in una caserma chiamata Alkamar. Dopo settimane di inutili rastrellamenti - in cui finisce anche Peppino Impastato - un ragazzo con evidenti problemi psichici viene fermato con una pistola. La Sicilia diventa così Guantánamo.<br />Un branco di lupi in divisa capitanato dal colonnello Giuseppe Russo fa vomitare fuori - con pestaggi, minacce, finte esecuzioni, scariche elettriche ai testicoli, acqua e sale in gola, - la verità sulla strage a quattro ragazzini, di cui due minorenni, e tra questi Gulotta. Caso chiuso.<br />Un anno dopo Russo viene ucciso da Cosa nostra e diventa un'icona dell'antimafia. Anche qui la verità, come quella su Alkamar, non deve essere svelata. La sua squadra, la stessa di Alcamo, ripete lo scempio: a finire dentro, dopo indicibili sevizie, sono tre pastori analfabeti. Sedici anni dopo saranno dichiarati innocenti.<br />Perché? Alkamar - il segreto di Stato che fotte Gulotta e altri tre innocenti - è una terra di confine, incredibile voragine in cui le divise di mafia e Stato, di buoni e cattivi, diventano irriconoscibili. Intorno a essa muoiono giornalisti come Mario Francese - che prova a ricostruire non solo gli affari dei corleonesi ma anche gli aspetti più controversi della figura di Russo - come Rostagno alla ricerca dei segreti di Stato in terra trapanese e muore Impastato.<br />Alkamar ricostruisce la storia di un manipolo in divisa che in nome dello Stato falcia chiunque osi avvicinarsi ai confini tra mafia e Stato. Sono le gesta di Russo - torturatore di ragazzini e secondo svariate testimonianze mai smentite in rapporti con gli esattori mafiosi Salvo e con il boss di Cinisi Badalamenti, usati come confidenti - quelle del suo fido maresciallo Scibilia, autore delle torture di Alcamo, finito poi nel Ros che tratta con Vito Ciancimino.<br />Quelle di Antonio Subranni il successore di Russo oggi sotto processo per la trattativa con i boss nell'estate del 1992 che definì Impastato "terrorista". Alkamar ha inghiottito vite e verità. Nemmeno la disclosure voluta da Renzi sui documenti dei Servizi riesce a bucare quel segreto. La Cassazione ha stabilito che i processi agli innocenti di Alkamar sono stati viziati non da un errore giudiziario ma da una frode processuale.<br />I carabinieri hanno inventato prove, ne hanno nascoste altre, e i giudici ci sono cascati. Cosa dovevano proteggere? Alcuni dei torturatori sono ancora vivi e impuniti: in Italia è possibile senza i reati di depistaggio e tortura. Oggi Gulotta, vittima dei metodi mafiosi di uomini di Stato, aspetta l'ennesimo verdetto della sua vita. Lo fa in silenzio.<br />Come il silenzio che le istituzioni gli hanno riservato dopo l'assoluzione e 22 anni di carcere da innocente. Nessuno lo ha mai chiamato, nessuno gli ha mai chiesto scusa. Nessuno è Stato. Amen.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5166092</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2014 10:41:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5166092/0411nicolabiondo.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Caso Alkamar. Il 5 novembre Giuseppe Gulotta ritornerà in un tribunale per il risarcimento. Un segreto di Stato ha fottuto la vita a un uomo. Lo ha torturato per fargli sputare una falsa verità. Lo ha trasformato in un capro espiatorio. Lo ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Caso Alkamar. Il 5 novembre Giuseppe Gulotta ritornerà in un tribunale per il risarcimento. Un segreto di Stato ha fottuto la vita a un uomo. Lo ha torturato per fargli sputare una falsa verità. Lo ha trasformato in un capro espiatorio. Lo ha costretto a vivere per trentasei anni con il marchio del mostro e per ventidue in una cella.<br />Giuseppe Gulotta ne aveva diciotto quando è stato macellato per proteggere qualcosa di indicibile, una strage di carabinieri in Sicilia ad Alcamo Marina in provincia di Trapani. Oggi ne ha cinquantasette. Il 5 novembre lo Stato che lo ha prima condannato e 36 anni dopo assolto proverà a guardarlo in faccia, per valutare - se è possibile - quanto vale una vita triturata da un segreto di Stato. Giuseppe ha bevuto la cicuta che la giustizia italiana gli ha imposto, non è scappato all'estero, ha aspettato una vita per ritornare a vivere. È la storia perfetta per un noir.<br />Una scena del delitto contraffatta, i falsi colpevoli da dare in pasto all'opinione pubblica, il movente che deve rimanere nascosto. Da semplice muratore di provincia è diventato una delle tante vittime della lunga trattativa tra Stato e poteri criminali, mafia ed eversione. Gennaio 1976. Due carabinieri vengono uccisi in una caserma chiamata Alkamar. Dopo settimane di inutili rastrellamenti - in cui finisce anche Peppino Impastato - un ragazzo con evidenti problemi psichici viene fermato con una pistola. La Sicilia diventa così Guantánamo.<br />Un branco di lupi in divisa capitanato dal colonnello Giuseppe Russo fa vomitare fuori - con pestaggi, minacce, finte esecuzioni, scariche elettriche ai testicoli, acqua e sale in gola, - la verità sulla strage a quattro ragazzini, di cui due minorenni, e tra questi Gulotta. Caso chiuso.<br />Un anno dopo Russo viene ucciso da Cosa nostra e diventa un'icona dell'antimafia. Anche qui la verità, come quella su Alkamar, non deve essere svelata. La sua squadra, la stessa di Alcamo, ripete lo scempio: a finire dentro, dopo indicibili sevizie, sono tre pastori analfabeti. Sedici anni dopo saranno dichiarati innocenti.<br />Perché? Alkamar - il segreto di Stato che fotte Gulotta e altri tre innocenti - è una terra di confine, incredibile voragine in cui le divise di mafia e Stato, di buoni e cattivi, diventano irriconoscibili. Intorno a essa muoiono giornalisti come Mario Francese - che prova a ricostruire non solo gli affari dei corleonesi ma anche gli aspetti più controversi della figura di Russo - come Rostagno alla ricerca dei segreti di Stato in terra trapanese e muore Impastato.<br />Alkamar ricostruisce la storia di un manipolo in divisa che in nome dello Stato falcia chiunque osi avvicinarsi ai confini tra mafia e Stato. Sono le gesta di Russo - torturatore di ragazzini e secondo svariate testimonianze mai smentite in rapporti con gli esattori mafiosi Salvo e con il boss di Cinisi Badalamenti, usati come confidenti - quelle del suo fido maresciallo Scibilia, autore delle torture di Alcamo, finito poi nel Ros che tratta con Vito Ciancimino.<br />Quelle di Antonio Subranni il successore di Russo oggi sotto processo per la trattativa con i boss nell'estate del 1992 che definì Impastato "terrorista". Alkamar ha inghiottito vite e verità. Nemmeno la disclosure voluta da Renzi sui documenti dei Servizi riesce a bucare quel segreto. La Cassazione ha stabilito che i processi agli innocenti di Alkamar sono stati viziati non da un errore giudiziario ma da una frode processuale.<br />I carabinieri hanno inventato prove, ne hanno nascoste altre, e i giudici ci sono cascati. Cosa dovevano proteggere? Alcuni dei torturatori sono ancora vivi e impuniti: in Italia è possibile senza i reati di depistaggio e tortura. Oggi Gulotta, vittima dei metodi mafiosi di uomini di Stato, aspetta l'ennesimo verdetto della sua vita. Lo fa in silenzio.<br />Come il silenzio che le istituzioni gli hanno riservato dopo l'assoluzione e 22 anni di carcere da innocente. Nessuno lo ha mai chiamato, nessuno gli ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>392</itunes:duration><itunes:keywords>biondo,gulotta,alkamar,risarcimento,innocente</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Caso Alkamar. Il 5 novembre Giuseppe Gulotta ritornerà in un tribunale per il risarcimento. Un segreto di Stato ha fottuto la vita a un uomo. Lo ha torturato per fargli sputare una falsa verità. Lo ha trasformato in un capro espiatorio. Lo ha costretto a vivere per trentasei anni con il marchio del mostro e per ventidue in una cella.
Giuseppe Gulotta ne aveva diciotto quando è stato macellato per proteggere qualcosa di indicibile, una strage di carabinieri in Sicilia ad Alcamo Marina in provincia di Trapani. Oggi ne ha cinquantasette. Il 5 novembre lo Stato che lo ha prima condannato e 36 anni dopo assolto proverà a guardarlo in faccia, per valutare - se è possibile - quanto vale una vita triturata da un segreto di Stato. Giuseppe ha bevuto la cicuta che la giustizia italiana gli ha imposto, non è scappato all'estero, ha aspettato una vita per ritornare a vivere. È la storia perfetta per un noir.
Una scena del delitto contraffatta, i falsi colpevoli da dare in pasto all'opinione pubblica, il movente che deve rimanere nascosto. Da semplice muratore di provincia è diventato una delle tante vittime della lunga trattativa tra Stato e poteri criminali, mafia ed eversione. Gennaio 1976. Due carabinieri vengono uccisi in una caserma chiamata Alkamar. Dopo settimane di inutili rastrellamenti - in cui finisce anche Peppino Impastato - un ragazzo con evidenti problemi psichici viene fermato con una pistola. La Sicilia diventa così Guantánamo.
Un branco di lupi in divisa capitanato dal colonnello Giuseppe Russo fa vomitare fuori - con pestaggi, minacce, finte esecuzioni, scariche elettriche ai testicoli, acqua e sale in gola, - la verità sulla strage a quattro ragazzini, di cui due minorenni, e tra questi Gulotta. Caso chiuso.
Un anno dopo Russo viene ucciso da Cosa nostra e diventa un'icona dell'antimafia. Anche qui la verità, come quella su Alkamar, non deve essere svelata. La sua squadra, la stessa di Alcamo, ripete lo scempio: a finire dentro, dopo indicibili sevizie, sono tre pastori analfabeti. Sedici anni dopo saranno dichiarati innocenti.
Perché? Alkamar - il segreto di Stato che fotte Gulotta e altri tre innocenti - è una terra di confine, incredibile voragine in cui le divise di mafia e Stato, di buoni e cattivi, diventano irriconoscibili. Intorno a essa muoiono giornalisti come Mario Francese - che prova a ricostruire non solo gli affari dei corleonesi ma anche gli aspetti più controversi della figura di Russo - come Rostagno alla ricerca dei segreti di Stato in terra trapanese e muore Impastato.
Alkamar ricostruisce la storia di un manipolo in divisa che in nome dello Stato falcia chiunque osi avvicinarsi ai confini tra mafia e Stato. Sono le gesta di Russo - torturatore di ragazzini e secondo svariate testimonianze mai smentite in rapporti con gli esattori mafiosi Salvo e con il boss di Cinisi Badalamenti, usati come confidenti - quelle del suo fido maresciallo Scibilia, autore delle torture di Alcamo, finito poi nel Ros che tratta con Vito Ciancimino.
Quelle di Antonio Subranni il successore di Russo oggi sotto processo per la trattativa con i boss nell'estate del 1992 che definì Impastato "terrorista". Alkamar ha inghiottito vite e verità. Nemmeno la disclosure voluta da Renzi sui documenti dei Servizi riesce a bucare quel segreto. La Cassazione ha stabilito che i processi agli innocenti di Alkamar sono stati viziati non da un errore giudiziario ma da una frode processuale.
I carabinieri hanno inventato prove, ne hanno nascoste altre, e i giudici ci sono cascati. Cosa dovevano proteggere? Alcuni dei torturatori sono ancora vivi e impuniti: in Italia è possibile senza i reati di depistaggio e tortura. Oggi Gulotta, vittima dei metodi mafiosi di uomini di Stato, aspetta l'ennesimo verdetto della sua vita. Lo fa in silenzio.
Come il silenzio che le istituzioni gli hanno riservato dopo l'assoluzione e 22 anni di carcere da innocente. Nessuno lo ha mai chiamato, nessuno gli ha mai chiesto scusa. Nessuno è Stato. Amen.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Voglio vivere una volta sola</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/voglio-vivere-una-volta-sola</link><description><![CDATA[La vita di Violette è uguale a quella di tante bambine. Due fratelli, Jean e Augustin, una madre premurosa, un padre completamente assorbito dal lavoro. Un cane, Javert, conosciuto per caso e amato all’istante. E tante case: la prima a Roma, poi a Parigi, infine a Plouzané, in Bretagna, a pochi metri dal mare, il posto migliore per curare le ferite dei sogni non realizzati.<br />Le giornate di Violette corrono leggere, come quelle di tanti bambini, tra passeggiate, chiacchiere, giochi e letture. Le notti sono diverse. Perché Violette non dorme, cammina al buio, i piedi scalzi, l’abito celeste. Riempie le ore contando i libri dei genitori, tremilaottocentosettantotto per l’esattezza, sistema tutti i ricordi nel ricordario, per non perderli più.<br />E ogni giorno guarda il mondo e lo vede cambiare, le persone vanno a una velocità differente, crescono, invecchiano, spariscono. Invece lei rimane sempre la stessa, le stesse mani, lo stesso viso. Perché Violette è la bambina che non c’è. Non è mai nata, è il desiderio perfetto di tutti loro, mamma, papà, Jean e Augustin. Eppure vive, ride, corre, esiste, almeno fino a quando qualcuno continuerà a pensarla.<br />Sul confine magico che divide la realtà dal sogno, Violette ci racconta il suo mondo con una leggerezza allegra e malinconica, raccogliendo gli attimi, le emozioni e i gesti che nessuno riuscirebbe mai a immaginare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/5055080</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2014 16:54:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/5055080/0210carofiglio.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>La vita di Violette è uguale a quella di tante bambine. Due fratelli, Jean e Augustin, una madre premurosa, un padre completamente assorbito dal lavoro. Un cane, Javert, conosciuto per caso e amato all’istante. E tante case: la prima a Roma, poi a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La vita di Violette è uguale a quella di tante bambine. Due fratelli, Jean e Augustin, una madre premurosa, un padre completamente assorbito dal lavoro. Un cane, Javert, conosciuto per caso e amato all’istante. E tante case: la prima a Roma, poi a Parigi, infine a Plouzané, in Bretagna, a pochi metri dal mare, il posto migliore per curare le ferite dei sogni non realizzati.<br />Le giornate di Violette corrono leggere, come quelle di tanti bambini, tra passeggiate, chiacchiere, giochi e letture. Le notti sono diverse. Perché Violette non dorme, cammina al buio, i piedi scalzi, l’abito celeste. Riempie le ore contando i libri dei genitori, tremilaottocentosettantotto per l’esattezza, sistema tutti i ricordi nel ricordario, per non perderli più.<br />E ogni giorno guarda il mondo e lo vede cambiare, le persone vanno a una velocità differente, crescono, invecchiano, spariscono. Invece lei rimane sempre la stessa, le stesse mani, lo stesso viso. Perché Violette è la bambina che non c’è. Non è mai nata, è il desiderio perfetto di tutti loro, mamma, papà, Jean e Augustin. Eppure vive, ride, corre, esiste, almeno fino a quando qualcuno continuerà a pensarla.<br />Sul confine magico che divide la realtà dal sogno, Violette ci racconta il suo mondo con una leggerezza allegra e malinconica, raccogliendo gli attimi, le emozioni e i gesti che nessuno riuscirebbe mai a immaginare.]]></itunes:summary><itunes:duration>430</itunes:duration><itunes:keywords>carofiglio,piemme,violette</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>La vita di Violette è uguale a quella di tante bambine. Due fratelli, Jean e Augustin, una madre premurosa, un padre completamente assorbito dal lavoro. Un cane, Javert, conosciuto per caso e amato all’istante. E tante case: la prima a Roma, poi a Parigi, infine a Plouzané, in Bretagna, a pochi metri dal mare, il posto migliore per curare le ferite dei sogni non realizzati.
Le giornate di Violette corrono leggere, come quelle di tanti bambini, tra passeggiate, chiacchiere, giochi e letture. Le notti sono diverse. Perché Violette non dorme, cammina al buio, i piedi scalzi, l’abito celeste. Riempie le ore contando i libri dei genitori, tremilaottocentosettantotto per l’esattezza, sistema tutti i ricordi nel ricordario, per non perderli più.
E ogni giorno guarda il mondo e lo vede cambiare, le persone vanno a una velocità differente, crescono, invecchiano, spariscono. Invece lei rimane sempre la stessa, le stesse mani, lo stesso viso. Perché Violette è la bambina che non c’è. Non è mai nata, è il desiderio perfetto di tutti loro, mamma, papà, Jean e Augustin. Eppure vive, ride, corre, esiste, almeno fino a quando qualcuno continuerà a pensarla.
Sul confine magico che divide la realtà dal sogno, Violette ci racconta il suo mondo con una leggerezza allegra e malinconica, raccogliendo gli attimi, le emozioni e i gesti che nessuno riuscirebbe mai a immaginare.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Dalla parte sbagliata</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/dalla-parte-sbagliata</link><description><![CDATA[“Chi si nasconde dietro quel tanto vituperato «terzo livello» che ha legato mafia e pezzi delle Istituzioni attraverso il «papello», ha verosimilmente lo stesso profilo di chi ha ucciso il giudice Borsellino e di chi per 22 anni ci ha dato in pasto una storia da due lire, alla quale abbiamo voluto credere per sedare la diffusa ansia di giustizia che ha scosso il Paese nell’immediato dopo strage”, scrivono l’avvocato Rosalba Di Gregorio e la giornalista Dina Lauricella nel libro “Dalla parte sbagliata”, edito da Castelvecchi, con prefazione del magistrato Domenico Gozzo.<br /><br />Tre processi, 15 anni di indagini, 11 persone ingiustamente condannate all’ergastolo e un nuovo processo, il “borsellino quater” che sta rimettendo tutto in discussione. Che cosa sappiamo oggi della strage di via d’Amelio e della morte di Paolo Borsellino? Davvero poco se consideriamo che la procura di Caltanissetta ha chiesto la revisione del vecchio processo. Un nuovo pentito, Gaspare Spatuzza, ha rimescolato le carte e oggi in aula, chi stava sul banco degli imputati, siede fra le parti civili.<br /><br />È il caso “dell’avvocato di mafia” Rosalba Di Gregorio, che da oltre vent’anni grida al vento le anomalie di un processo che si è basato sulle affermazioni di uno dei pentiti più anomali che i nostri tribunali abbiano mai visto, Vincenzo Scarantino. Per tutti e tre i gradi di giudizio ha inutilmente difeso 7 degli imputati condannati all’ergastolo (oggi tornati in libertà grazie alle dichiarazioni di Spatuzza), e nel libro racconta, con l’impeto e la passione che le è propria, in una sorta di diario di bordo, questi lunghi anni di processi e sentenze.<br /><br />Dina Lauricella, inviata di Servizio Pubblico, riavvolge il nastro di questa oscura storia del nostro Paese provando a riguardarla da una nuova prospettiva. I due punti di osservazione speciale sono quelli dell’ex pentito Vincenzo Scarantino e dell’avvocato Di Gregorio, legale di numerosi boss di Cosa Nostra, tra cui Bernardo Provenzano, Michele Greco e Vittorio Mangano. “Un racconto che parte dal basso, sicuramente di parte, dalla parte sbagliata, per costringerci all’esercizio di tornare indietro nel tempo, per sbarazzarci della confusione accumulata negli anni e, atti alla mano, rimettere al posto giusto le poche pedine certe”. Le stesse sulle quali, a 22 anni di distanza, è tornata ad indagare la procura di Caltanissetta.<br /><br />DAL CAPITOLO “INTERVISTA A VINCENZO SCARANTINO”<br /><br />Seri e rodati cronisti, formati nell’aula bunker di Palermo durante il maxi processo, arrivati per primi sulle macerie e sui corpi dilaniati di via d’Amelio, hanno una fitta al cuore al pensiero che nei successivi 15 anni di vicende giudiziarie hanno visto, sentito e raccontato una storia che è crollata all’improvviso mostrandosi in tutta la sua fragilità.<br /><br />È stato l’ex procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato a chiedere che i processi «Borsellino» e «Borsellino bis» venissero revisionati a seguito delle rivelazioni del nuovo collaboratore, Gaspare Spatuzza. È per questo che tre anni fa, undici imputati, di cui sette condannati all’ergastolo, sono tornati in libertà. Clamoroso errore giudiziario o vile depistaggio che sia, la storia è da riscrivere e chi ha penna non dovrebbe risparmiare inchiostro.<br /><br />Ne serve molto per raccontare fedelmente i punti salienti dei tre processi che dal 1996 al 2008 hanno indagato sull’omicidio Borsellino. Sarebbe una semplificazione giornalistica dire che dobbiamo buttare all’aria tutti questi anni per colpa di Scarantino o di chi ha creduto in lui. Le sentenze del Borsellino ter, infatti, sopravvivono al terremoto Spatuzza, ma non è un caso: in questo processo Scarantino non ha alcun ruolo. Carcere a vita per l’allora latitante Bernardo Provenzano e per altri 10 imputati di grosso calibro, nessuno dei quali tirato in ballo da Scarantino. Questo troncone scaturisce infatti dalle dichiarazioni di mafiosi doc come Giovanni Brusca, Salvatore Cancemi, Giovan Battista Ferrante o Calogero Ganci.<br /><br />Il processo che la Procura di Catania dovrà revisionare, quando Caltanissetta stabilirà se Scarantino è o meno un calunniatore, come emerso dalle dichiarazioni di Spatuzza, è il Borsellino bis. È qui che Enzino fa da pilastro. Faticherà a distinguere i nomi dei mafiosi che coinvolge, non li riconoscerà in foto, talvolta si contraddirà, ma a fronte di un’informativa del Sisde che metteva in luce la sua parentela con il boss Salvatore Profeta, ha goduto di una fiducia che si è rivelata a dir poco esagerata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4998070</guid><pubDate>Tue, 23 Sep 2014 17:47:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4998070/1809_dina_lauricella.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>“Chi si nasconde dietro quel tanto vituperato «terzo livello» che ha legato mafia e pezzi delle Istituzioni attraverso il «papello», ha verosimilmente lo stesso profilo di chi ha ucciso il giudice Borsellino e di chi per 22 anni ci ha dato in pasto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Chi si nasconde dietro quel tanto vituperato «terzo livello» che ha legato mafia e pezzi delle Istituzioni attraverso il «papello», ha verosimilmente lo stesso profilo di chi ha ucciso il giudice Borsellino e di chi per 22 anni ci ha dato in pasto una storia da due lire, alla quale abbiamo voluto credere per sedare la diffusa ansia di giustizia che ha scosso il Paese nell’immediato dopo strage”, scrivono l’avvocato Rosalba Di Gregorio e la giornalista Dina Lauricella nel libro “Dalla parte sbagliata”, edito da Castelvecchi, con prefazione del magistrato Domenico Gozzo.<br /><br />Tre processi, 15 anni di indagini, 11 persone ingiustamente condannate all’ergastolo e un nuovo processo, il “borsellino quater” che sta rimettendo tutto in discussione. Che cosa sappiamo oggi della strage di via d’Amelio e della morte di Paolo Borsellino? Davvero poco se consideriamo che la procura di Caltanissetta ha chiesto la revisione del vecchio processo. Un nuovo pentito, Gaspare Spatuzza, ha rimescolato le carte e oggi in aula, chi stava sul banco degli imputati, siede fra le parti civili.<br /><br />È il caso “dell’avvocato di mafia” Rosalba Di Gregorio, che da oltre vent’anni grida al vento le anomalie di un processo che si è basato sulle affermazioni di uno dei pentiti più anomali che i nostri tribunali abbiano mai visto, Vincenzo Scarantino. Per tutti e tre i gradi di giudizio ha inutilmente difeso 7 degli imputati condannati all’ergastolo (oggi tornati in libertà grazie alle dichiarazioni di Spatuzza), e nel libro racconta, con l’impeto e la passione che le è propria, in una sorta di diario di bordo, questi lunghi anni di processi e sentenze.<br /><br />Dina Lauricella, inviata di Servizio Pubblico, riavvolge il nastro di questa oscura storia del nostro Paese provando a riguardarla da una nuova prospettiva. I due punti di osservazione speciale sono quelli dell’ex pentito Vincenzo Scarantino e dell’avvocato Di Gregorio, legale di numerosi boss di Cosa Nostra, tra cui Bernardo Provenzano, Michele Greco e Vittorio Mangano. “Un racconto che parte dal basso, sicuramente di parte, dalla parte sbagliata, per costringerci all’esercizio di tornare indietro nel tempo, per sbarazzarci della confusione accumulata negli anni e, atti alla mano, rimettere al posto giusto le poche pedine certe”. Le stesse sulle quali, a 22 anni di distanza, è tornata ad indagare la procura di Caltanissetta.<br /><br />DAL CAPITOLO “INTERVISTA A VINCENZO SCARANTINO”<br /><br />Seri e rodati cronisti, formati nell’aula bunker di Palermo durante il maxi processo, arrivati per primi sulle macerie e sui corpi dilaniati di via d’Amelio, hanno una fitta al cuore al pensiero che nei successivi 15 anni di vicende giudiziarie hanno visto, sentito e raccontato una storia che è crollata all’improvviso mostrandosi in tutta la sua fragilità.<br /><br />È stato l’ex procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato a chiedere che i processi «Borsellino» e «Borsellino bis» venissero revisionati a seguito delle rivelazioni del nuovo collaboratore, Gaspare Spatuzza. È per questo che tre anni fa, undici imputati, di cui sette condannati all’ergastolo, sono tornati in libertà. Clamoroso errore giudiziario o vile depistaggio che sia, la storia è da riscrivere e chi ha penna non dovrebbe risparmiare inchiostro.<br /><br />Ne serve molto per raccontare fedelmente i punti salienti dei tre processi che dal 1996 al 2008 hanno indagato sull’omicidio Borsellino. Sarebbe una semplificazione giornalistica dire che dobbiamo buttare all’aria tutti questi anni per colpa di Scarantino o di chi ha creduto in lui. Le sentenze del Borsellino ter, infatti, sopravvivono al terremoto Spatuzza, ma non è un caso: in questo processo Scarantino non ha alcun ruolo. Carcere a vita per l’allora latitante Bernardo Provenzano e per altri 10 imputati di grosso calibro, nessuno dei quali tirato in ballo da Scarantino. 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Tre processi, 15 anni di indagini, 11 persone ingiustamente condannate all’ergastolo e un nuovo processo, il “borsellino quater” che sta rimettendo tutto in discussione. Che cosa sappiamo oggi della strage di via d’Amelio e della morte di Paolo Borsellino? Davvero poco se consideriamo che la procura di Caltanissetta ha chiesto la revisione del vecchio processo. Un nuovo pentito, Gaspare Spatuzza, ha rimescolato le carte e oggi in aula, chi stava sul banco degli imputati, siede fra le parti civili.

È il caso “dell’avvocato di mafia” Rosalba Di Gregorio, che da oltre vent’anni grida al vento le anomalie di un processo che si è basato sulle affermazioni di uno dei pentiti più anomali che i nostri tribunali abbiano mai visto, Vincenzo Scarantino. Per tutti e tre i gradi di giudizio ha inutilmente difeso 7 degli imputati condannati all’ergastolo (oggi tornati in libertà grazie alle dichiarazioni di Spatuzza), e nel libro racconta, con l’impeto e la passione che le è propria, in una sorta di diario di bordo, questi lunghi anni di processi e sentenze.

Dina Lauricella, inviata di Servizio Pubblico, riavvolge il nastro di questa oscura storia del nostro Paese provando a riguardarla da una nuova prospettiva. I due punti di osservazione speciale sono quelli dell’ex pentito Vincenzo Scarantino e dell’avvocato Di Gregorio, legale di numerosi boss di Cosa Nostra, tra cui Bernardo Provenzano, Michele Greco e Vittorio Mangano. “Un racconto che parte dal basso, sicuramente di parte, dalla parte sbagliata, per costringerci all’esercizio di tornare indietro nel tempo, per sbarazzarci della confusione accumulata negli anni e, atti alla mano, rimettere al posto giusto le poche pedine certe”. Le stesse sulle quali, a 22 anni di distanza, è tornata ad indagare la procura di Caltanissetta.

DAL CAPITOLO “INTERVISTA A VINCENZO SCARANTINO”

Seri e rodati cronisti, formati nell’aula bunker di Palermo durante il maxi processo, arrivati per primi sulle macerie e sui corpi dilaniati di via d’Amelio, hanno una fitta al cuore al pensiero che nei successivi 15 anni di vicende giudiziarie hanno visto, sentito e raccontato una storia che è crollata all’improvviso mostrandosi in tutta la sua fragilità.

È stato l’ex procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato a chiedere che i processi «Borsellino» e «Borsellino bis» venissero revisionati a seguito delle rivelazioni del nuovo collaboratore, Gaspare Spatuzza. È per questo che tre anni fa, undici imputati, di cui sette condannati all’ergastolo, sono tornati in libertà. Clamoroso errore giudiziario o vile depistaggio che sia, la storia è da riscrivere e chi ha penna non dovrebbe risparmiare inchiostro.

Ne serve molto per raccontare fedelmente i punti salienti dei tre processi che dal 1996 al 2008 hanno indagato sull’omicidio Borsellino. Sarebbe una semplificazione giornalistica dire che dobbiamo buttare all’aria tutti questi anni per colpa di Scarantino o di chi ha creduto in lui. Le sentenze del Borsellino ter, infatti, sopravvivono al terremoto Spatuzza, ma non è un caso: in questo processo Scarantino non ha alcun ruolo. Carcere a vita per l’allora latitante Bernardo Provenzano e per altri 10 imputati di grosso calibro, nessuno dei quali tirato in ballo da Scarantino. Questo troncone scaturisce infatti dalle dichiarazioni di mafiosi doc come Giovanni Brusca, Salvatore Cancemi, Giovan Battista Ferrante o Calogero Ganci.

Il...</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Carmelo Sardo, Malerba</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/carmelo-sardo-malerba</link><description><![CDATA[Il giornalista e scrittore siciliano Carmelo Sardo presenta il suo ultimo libro “Malerba”, l’opera che racconta la vita del detenuto ergastolano Giuseppe Grassonelli, coautore del libro che si è aggiudicato, non senza aspre critiche, la vittoria della 26esima edizione del concorso letterario Racalmare-Sciascia 2014. Edito da Mondadori il testo uscito in giugno è già andato in ristampa. A conferma dell’enorme successo ottenuto dal libro di Carmelo Malerba, realizzata a quattro mani con Grassonelli, i diritti dell’opera sono stati acquisiti per la produzione di un film.<br />Malerba è dunque il racconto autobiografico di un killer di mafia condannato all’ergastolo per aver vendicato lo sterminio della sua famiglia uccidendo i capi di cosa nostra che l’avevano ordinata. In carcere da quando aveva 26 anni, il killer alla soglia dei 50, ha fatto parlare di se qualche anno fa per aver conseguito una laurea in lettere moderne con 110 e lode.<br />Carmelo Sardo, nato il 22 maggio 1961 a Porto Empedocle, è dal 1992 un giornalista professionista. Ha iniziato la sua carriera come cronista del Giornale di Sicilia e per una rete televisiva locale di Agrigento. Ha collaborato per sette anni con il quotidiano L’Ora, poi è volato a Roma dove è stato inviato della trasmissione Cronaca in diretta prima che nel 1998 Mentana lo assumesse alTtg5. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo “Vento di tramontana”, edito da Monandari e pubblicato anche in Francia. Nel giugno del 2014 pubblica “Malerba”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4978404</guid><pubDate>Thu, 18 Sep 2014 07:47:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4978404/16settembre_carmelo_sardo.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Il giornalista e scrittore siciliano Carmelo Sardo presenta il suo ultimo libro “Malerba”, l’opera che racconta la vita del detenuto ergastolano Giuseppe Grassonelli, coautore del libro che si è aggiudicato, non senza aspre critiche, la vittoria della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il giornalista e scrittore siciliano Carmelo Sardo presenta il suo ultimo libro “Malerba”, l’opera che racconta la vita del detenuto ergastolano Giuseppe Grassonelli, coautore del libro che si è aggiudicato, non senza aspre critiche, la vittoria della 26esima edizione del concorso letterario Racalmare-Sciascia 2014. Edito da Mondadori il testo uscito in giugno è già andato in ristampa. A conferma dell’enorme successo ottenuto dal libro di Carmelo Malerba, realizzata a quattro mani con Grassonelli, i diritti dell’opera sono stati acquisiti per la produzione di un film.<br />Malerba è dunque il racconto autobiografico di un killer di mafia condannato all’ergastolo per aver vendicato lo sterminio della sua famiglia uccidendo i capi di cosa nostra che l’avevano ordinata. In carcere da quando aveva 26 anni, il killer alla soglia dei 50, ha fatto parlare di se qualche anno fa per aver conseguito una laurea in lettere moderne con 110 e lode.<br />Carmelo Sardo, nato il 22 maggio 1961 a Porto Empedocle, è dal 1992 un giornalista professionista. Ha iniziato la sua carriera come cronista del Giornale di Sicilia e per una rete televisiva locale di Agrigento. Ha collaborato per sette anni con il quotidiano L’Ora, poi è volato a Roma dove è stato inviato della trasmissione Cronaca in diretta prima che nel 1998 Mentana lo assumesse alTtg5. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo “Vento di tramontana”, edito da Monandari e pubblicato anche in Francia. Nel giugno del 2014 pubblica “Malerba”.]]></itunes:summary><itunes:duration>588</itunes:duration><itunes:keywords>sardo,mafia,mondadori,malerba,grassonelli</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Il giornalista e scrittore siciliano Carmelo Sardo presenta il suo ultimo libro “Malerba”, l’opera che racconta la vita del detenuto ergastolano Giuseppe Grassonelli, coautore del libro che si è aggiudicato, non senza aspre critiche, la vittoria della 26esima edizione del concorso letterario Racalmare-Sciascia 2014. Edito da Mondadori il testo uscito in giugno è già andato in ristampa. A conferma dell’enorme successo ottenuto dal libro di Carmelo Malerba, realizzata a quattro mani con Grassonelli, i diritti dell’opera sono stati acquisiti per la produzione di un film.
Malerba è dunque il racconto autobiografico di un killer di mafia condannato all’ergastolo per aver vendicato lo sterminio della sua famiglia uccidendo i capi di cosa nostra che l’avevano ordinata. In carcere da quando aveva 26 anni, il killer alla soglia dei 50, ha fatto parlare di se qualche anno fa per aver conseguito una laurea in lettere moderne con 110 e lode.
Carmelo Sardo, nato il 22 maggio 1961 a Porto Empedocle, è dal 1992 un giornalista professionista. Ha iniziato la sua carriera come cronista del Giornale di Sicilia e per una rete televisiva locale di Agrigento. Ha collaborato per sette anni con il quotidiano L’Ora, poi è volato a Roma dove è stato inviato della trasmissione Cronaca in diretta prima che nel 1998 Mentana lo assumesse alTtg5. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo “Vento di tramontana”, edito da Monandari e pubblicato anche in Francia. Nel giugno del 2014 pubblica “Malerba”.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>Gloria agli eroi del mondo di sogno</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/gloria-agli-eroi-del-mondo-di-sogno</link><description><![CDATA[Lo sport più bello del mondo. Competizione, gloria, illusione, fallimento, speranza, ribaltamenti improvvisi del destino apparente. Emozioni compresse in novanta minuti, generate da un dribbling, da una parata salvifica, da un tunnel, da un passo di danza risolutivo davanti alla porta avversaria. C’è la vita intera a pulsare sul prato verde quando una partita di calcio ha inizio: la vita intera alleggerita dal dolore. Perché nel calcio, come in ogni mondo di sogno, può esistere sofferenza, forse patimento, ma mai dolore. Proprio come tutti i mondi di sogno, anche il calcio ha i suoi prìncipi eroi, i depositari dell’epica. Campioni resi mitici da vittorie indimenticabili, come Pelé o Maradona, o geni talentuosi allergici alla vittoria, ma capaci di sublimare se stessi in un gesto. Prìncipi visti alla tv mille volte, e mille volte attesi, ammirati, denigrati, imitati. Adoni e meno adoni, cecchini, gentiluomini, mediani, rari fuoriclasse. Come capitan Scirea, il Temistocle del calcio, a detta di tutti il giocatore più corretto e nobile che abbia mai fatto ingresso in uno stadio. O il portiere rumeno Ducadam, grande per spalle e per coraggio, che con una serie formidabile di parate ai rigori portò la Steaua Bucarest alla vittoria del titolo europeo. O come i cavalieri che fecero l’impresa, gli undici che tinsero di azzurro la notte di Berlino, nel 2006. Sono loro, da un secolo, a iniettare la magia dell’epica in chi li guarda da lontano. Sono loro a generare, per spirito di emulazione, aspiranti prìncipi molto più piccoli. Ragazzini di tutto il mondo che per strada, in un cortile chiuso tra quattro alveari o su una lingua di terra battuta, provano a ricreare le grandi sfide impresse nel loro cuore e nella loro mente. Sono loro a generare fortezze immaginarie, parchi giochi privati, l’isola che non c’è sotto casa. Sono loro a far sentire eroico anche un bambino di otto anni che costruisce uno stadio in miniatura in salotto, uno stadio completo in proporzione perfetta, spalti, pubblico, riflettori, porte pronte a gonfiarsi, tutto perché si possa, ancora una volta, accendere il massimo della fantasia. Dopo aver esplorato – attraverso una lingua che è sisma, sussulto e meraviglia – i volti e i luoghi di acciaio e di carbone dell’industria italiana, Giancarlo Liviano D’Arcangelo sceglie di leggere il mondo contemporaneo attraverso l’universo simbolico del calcio. In Gloria agli eroi del mondo di sogno, aneddoti intimi e ricordi personali si intrecciano a immagini iconiche che hanno fatto la storia d’Italia, per sempre impresse nella memoria popolare. Dalle prove iniziatiche al campetto della stazione alla corsa folle di Tardelli al Mondiale ’82, l’autore ci accompagna alla scoperta del calcio come universo mitico, fantasioso e carnevalesco, un vero mondo di sogno in cui tutto è possibile, e lo fa con ironia pungente e afflato lirico, fino all’interrogativo ultimo: il calcio resterà davvero sempre lo stesso, ovvero il regno del genio e dell’imprevisto? Il genio, il talento individuale, resteranno il fattore determinante anche in quello ubiquo e ipertecnologico di oggi? Oppure certe gesta appartengono ormai a un passato tanto mitico quanto remoto?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4893601</guid><pubDate>Tue, 26 Aug 2014 16:28:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4893601/050614_vola_d_arcangelo.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Lo sport più bello del mondo. 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Campioni resi mitici da vittorie indimenticabili, come Pelé o Maradona, o geni talentuosi allergici alla vittoria, ma capaci di sublimare se stessi in un gesto. Prìncipi visti alla tv mille volte, e mille volte attesi, ammirati, denigrati, imitati. Adoni e meno adoni, cecchini, gentiluomini, mediani, rari fuoriclasse. Come capitan Scirea, il Temistocle del calcio, a detta di tutti il giocatore più corretto e nobile che abbia mai fatto ingresso in uno stadio. O il portiere rumeno Ducadam, grande per spalle e per coraggio, che con una serie formidabile di parate ai rigori portò la Steaua Bucarest alla vittoria del titolo europeo. O come i cavalieri che fecero l’impresa, gli undici che tinsero di azzurro la notte di Berlino, nel 2006. Sono loro, da un secolo, a iniettare la magia dell’epica in chi li guarda da lontano. Sono loro a generare, per spirito di emulazione, aspiranti prìncipi molto più piccoli. Ragazzini di tutto il mondo che per strada, in un cortile chiuso tra quattro alveari o su una lingua di terra battuta, provano a ricreare le grandi sfide impresse nel loro cuore e nella loro mente. Sono loro a generare fortezze immaginarie, parchi giochi privati, l’isola che non c’è sotto casa. Sono loro a far sentire eroico anche un bambino di otto anni che costruisce uno stadio in miniatura in salotto, uno stadio completo in proporzione perfetta, spalti, pubblico, riflettori, porte pronte a gonfiarsi, tutto perché si possa, ancora una volta, accendere il massimo della fantasia. Dopo aver esplorato – attraverso una lingua che è sisma, sussulto e meraviglia – i volti e i luoghi di acciaio e di carbone dell’industria italiana, Giancarlo Liviano D’Arcangelo sceglie di leggere il mondo contemporaneo attraverso l’universo simbolico del calcio. In Gloria agli eroi del mondo di sogno, aneddoti intimi e ricordi personali si intrecciano a immagini iconiche che hanno fatto la storia d’Italia, per sempre impresse nella memoria popolare. Dalle prove iniziatiche al campetto della stazione alla corsa folle di Tardelli al Mondiale ’82, l’autore ci accompagna alla scoperta del calcio come universo mitico, fantasioso e carnevalesco, un vero mondo di sogno in cui tutto è possibile, e lo fa con ironia pungente e afflato lirico, fino all’interrogativo ultimo: il calcio resterà davvero sempre lo stesso, ovvero il regno del genio e dell’imprevisto? Il genio, il talento individuale, resteranno il fattore determinante anche in quello ubiquo e ipertecnologico di oggi? 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Perché nel calcio, come in ogni mondo di sogno, può esistere sofferenza, forse patimento, ma mai dolore. Proprio come tutti i mondi di sogno, anche il calcio ha i suoi prìncipi eroi, i depositari dell’epica. Campioni resi mitici da vittorie indimenticabili, come Pelé o Maradona, o geni talentuosi allergici alla vittoria, ma capaci di sublimare se stessi in un gesto. Prìncipi visti alla tv mille volte, e mille volte attesi, ammirati, denigrati, imitati. Adoni e meno adoni, cecchini, gentiluomini, mediani, rari fuoriclasse. Come capitan Scirea, il Temistocle del calcio, a detta di tutti il giocatore più corretto e nobile che abbia mai fatto ingresso in uno stadio. O il portiere rumeno Ducadam, grande per spalle e per coraggio, che con una serie formidabile di parate ai rigori portò la Steaua Bucarest alla vittoria del titolo europeo. O come i cavalieri che fecero l’impresa, gli undici che tinsero di azzurro la notte di Berlino, nel 2006. Sono loro, da un secolo, a iniettare la magia dell’epica in chi li guarda da lontano. Sono loro a generare, per spirito di emulazione, aspiranti prìncipi molto più piccoli. Ragazzini di tutto il mondo che per strada, in un cortile chiuso tra quattro alveari o su una lingua di terra battuta, provano a ricreare le grandi sfide impresse nel loro cuore e nella loro mente. Sono loro a generare fortezze immaginarie, parchi giochi privati, l’isola che non c’è sotto casa. Sono loro a far sentire eroico anche un bambino di otto anni che costruisce uno stadio in miniatura in salotto, uno stadio completo in proporzione perfetta, spalti, pubblico, riflettori, porte pronte a gonfiarsi, tutto perché si possa, ancora una volta, accendere il massimo della fantasia. Dopo aver esplorato – attraverso una lingua che è sisma, sussulto e meraviglia – i volti e i luoghi di acciaio e di carbone dell’industria italiana, Giancarlo Liviano D’Arcangelo sceglie di leggere il mondo contemporaneo attraverso l’universo simbolico del calcio. In Gloria agli eroi del mondo di sogno, aneddoti intimi e ricordi personali si intrecciano a immagini iconiche che hanno fatto la storia d’Italia, per sempre impresse nella memoria popolare. Dalle prove iniziatiche al campetto della stazione alla corsa folle di Tardelli al Mondiale ’82, l’autore ci accompagna alla scoperta del calcio come universo mitico, fantasioso e carnevalesco, un vero mondo di sogno in cui tutto è possibile, e lo fa con ironia pungente e afflato lirico, fino all’interrogativo ultimo: il calcio resterà davvero sempre lo stesso, ovvero il regno del genio e dell’imprevisto? Il genio, il talento individuale, resteranno il fattore determinante anche in quello ubiquo e ipertecnologico di oggi? 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Quando Bartolo, il suo alunno silenzioso che amava studiare, muore schiacciato da una roccia in una zolfara, Paride crolla e disperato acquista un biglietto per Buenos Aires facendo perdere le sue tracce. Ma non sarà lui a partire: con i documenti e il biglietto di Sanchis un altro uomo prende il mare, anche lui in cerca di salvezza e di una nuova vita. In Argentina, l’altro Paride trova la violenza della dittatura e la contestazione, si innamora di una donna, Ximena, poi la perde, trascinata in un centro di detenzione e torturata.Alle tragedie di queste vite rispondono altre voci, in movimento sulla tratta opposta: Matilde che fugge dal marito violento, sceglie la guerriglia, assalta una banca dopo essersi rifugiata da Arturo; Arturo, tipografo in Argentina e poi a Roma con Johnny, la protegge e non la dimentica anche quando l’abbandona per salvare la compagna Aurora; Aurora, nome di battaglia Sylvia Plath, che ha amato un medico, ha scelto l’esilio e ora ama Rosa; Johnny, giovane esule argentino con una moglie tedesca e un segreto vergognoso da nascondere. Le vite di Paride, Leonardo, Ximena, Rosa, Arturo, Diego, Aurora, Johnny, Matilde, dei loro amici, parenti, aguzzini si incardinano le une nelle altre e si snodano tra la Sicilia di metà Novecento, l’Argentina di Videla, la Roma degli anni settanta per poi concludersi, circolari, là dove tutto è cominciato. Sono storie fragili, di fughe, abbandoni, dispatri, incontri e rinunce.<br />L'AUTORE - Davide Orecchio ha pubblicato Città distrutte. Sei biografi e infedeli (2012), premio Mondello e SuperMondello, premio Volponi e finalista al premio Napoli. È uno degli autori del blog letterario Nazione Indiana. Ha pubblicato racconti su Nuovi Argomenti, watt, il manifesto, The American Reader. Il suo sito èdavideorecchio.it.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4151474</guid><pubDate>Thu, 06 Mar 2014 09:15:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4151474/0403davide_orecchio.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Nella Sicilia viscerale degli anni cinquanta il maestro di scuola trentenne Paride Sanchis vive una quotidianità grigia, ordinaria, soffocante: una moglie ormai distante, una fi glia impaurita dai continui sbalzi d’umore del padre, l’ennesimo allievo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella Sicilia viscerale degli anni cinquanta il maestro di scuola trentenne Paride Sanchis vive una quotidianità grigia, ordinaria, soffocante: una moglie ormai distante, una fi glia impaurita dai continui sbalzi d’umore del padre, l’ennesimo allievo che abbandona la classe per lavorare al fi anco dei genitori, nei campi o in miniera. 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In Argentina, l’altro Paride trova la violenza della dittatura e la contestazione, si innamora di una donna, Ximena, poi la perde, trascinata in un centro di detenzione e torturata.Alle tragedie di queste vite rispondono altre voci, in movimento sulla tratta opposta: Matilde che fugge dal marito violento, sceglie la guerriglia, assalta una banca dopo essersi rifugiata da Arturo; Arturo, tipografo in Argentina e poi a Roma con Johnny, la protegge e non la dimentica anche quando l’abbandona per salvare la compagna Aurora; Aurora, nome di battaglia Sylvia Plath, che ha amato un medico, ha scelto l’esilio e ora ama Rosa; Johnny, giovane esule argentino con una moglie tedesca e un segreto vergognoso da nascondere. 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Quando Bartolo, il suo alunno silenzioso che amava studiare, muore schiacciato da una roccia in una zolfara, Paride crolla e disperato acquista un biglietto per Buenos Aires facendo perdere le sue tracce. Ma non sarà lui a partire: con i documenti e il biglietto di Sanchis un altro uomo prende il mare, anche lui in cerca di salvezza e di una nuova vita. In Argentina, l’altro Paride trova la violenza della dittatura e la contestazione, si innamora di una donna, Ximena, poi la perde, trascinata in un centro di detenzione e torturata.Alle tragedie di queste vite rispondono altre voci, in movimento sulla tratta opposta: Matilde che fugge dal marito violento, sceglie la guerriglia, assalta una banca dopo essersi rifugiata da Arturo; Arturo, tipografo in Argentina e poi a Roma con Johnny, la protegge e non la dimentica anche quando l’abbandona per salvare la compagna Aurora; Aurora, nome di battaglia Sylvia Plath, che ha amato un medico, ha scelto l’esilio e ora ama Rosa; Johnny, giovane esule argentino con una moglie tedesca e un segreto vergognoso da nascondere. Le vite di Paride, Leonardo, Ximena, Rosa, Arturo, Diego, Aurora, Johnny, Matilde, dei loro amici, parenti, aguzzini si incardinano le une nelle altre e si snodano tra la Sicilia di metà Novecento, l’Argentina di Videla, la Roma degli anni settanta per poi concludersi, circolari, là dove tutto è cominciato. Sono storie fragili, di fughe, abbandoni, dispatri, incontri e rinunce.
L'AUTORE - Davide Orecchio ha pubblicato Città distrutte. Sei biografi e infedeli (2012), premio Mondello e SuperMondello, premio Volponi e finalista al premio Napoli. È uno degli autori del blog letterario Nazione Indiana. Ha pubblicato racconti su Nuovi Argomenti, watt, il manifesto, The American Reader. Il suo sito èdavideorecchio.it.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"Una sterminata domenica"</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/una-sterminata-domenica</link><description><![CDATA[C’era una volta il viaggio in Italia. Ma oggi che i luoghi geografici (città/campagna, nord/sud, montagna/pianura) sono diventati molto più omogenei di quanto fossero un tempo, i luoghi davvero significativi, perché davvero diversi gli uni dagli altri, sono gli àmbiti, le sfere, i microcosmi, o comunque si vogliano chiamare quei piccoli pezzi di realtà che formano il mosaico della grande realtà nazionale. «Una sterminata domenica» racconta alcuni di questi luoghi reali o metaforici: un posto di vacanza che assomiglia a un caso di studio per sociologi, la retorica dell’infotainment, la retorica della politica, il calcio, la radio, il pop, un festival per scrittori, le biblioteche, la religione. Alla fine, tutti luoghi anche divertenti: basta non rimanerci troppo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4117159</guid><pubDate>Thu, 27 Feb 2014 10:07:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4117159/2002claudio_giunta.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>C’era una volta il viaggio in Italia. Ma oggi che i luoghi geografici (città/campagna, nord/sud, montagna/pianura) sono diventati molto più omogenei di quanto fossero un tempo, i luoghi davvero significativi, perché davvero diversi gli uni dagli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’era una volta il viaggio in Italia. 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La famiglia Manca non ha mai creduto che il decesso del medico fosse dovuto a un mix di eroina e tranquillanti e da anni si batte per la ricerca della verità. Come ricostruisce il libro, Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, era il primo urologo italiano a operare il cancro alla prostata col sistema laparoscopico. I magistrati di Viterbo sono sicuri che si sia trattato di un decesso da overdose causato dall'assunzione di eroina, alcol e tranquillanti, ma il giovane medico era un mancino puro, e i buchi trovati poi sul suo corpo, come ad avvalorare una morte per eroina, si trovano sul braccio sbagliato. La mattina del 12 febbraio, infatti, il giovane viene trovato riverso sul letto, per terra una pozza di sangue e a pochi metri due siringhe, nel braccio sinistro due buchi. "Per i familiari - si legge - si tratta di un omicidio camuffato da suicidio. La morte del figlio, dicono, è da collegare con l'operazione di cancro alla prostata cui, nel settembre del 2003, è stato sottoposto a Marsiglia Bernardo Provenzano, capo dei capi di Cosa nostra, nascosto sotto falso nome e la cui latitanza, durata più di 40 anni, secondo i magistrati di Palermo è stata favorita da pezzi dello Stato. Attilio avrebbe visitato e curato il boss in Italia sia prima, sia dopo l'intervento in Francia. E non è escluso che fosse presente anche in sala operatoria". Nel libro scritto da Mirone non mancano colpi di scena, omissioni investigative, chiamate misteriosamente sparite dai tabulati telefonici. "A Barcellona Pozzo di Gotto una delle mafie più sanguinarie del mondo ha già ucciso un giornalista, Beppe Alfano, e costruito il telecomando utilizzato per la strage di Capaci. Ma questo libro racconta anche la storia di un dolore immenso: quello dei familiari di Attilio Manca, che ancora oggi reclamano verità e giustizia".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4081626</guid><pubDate>Thu, 20 Feb 2014 10:11:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4081626/1702lucianomirone.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Si intitola "Un 'suicidio' di mafia, la strana morte di Attilio Manca" il libro scritto dal giornalista Luciano Mirone (Castelvecchi editore, pp 240, 18,50 euro), volume che esce a dieci anni dalla scomparsa di Attilio Manca, giovane urologo siciliano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si intitola "Un 'suicidio' di mafia, la strana morte di Attilio Manca" il libro scritto dal giornalista Luciano Mirone (Castelvecchi editore, pp 240, 18,50 euro), volume che esce a dieci anni dalla scomparsa di Attilio Manca, giovane urologo siciliano che avrebbe curato il boss Bernardo Provenzano durante la sua latitanza nel 2003 e che fu poi trovato morto il 12 febbraio 2004. La famiglia Manca non ha mai creduto che il decesso del medico fosse dovuto a un mix di eroina e tranquillanti e da anni si batte per la ricerca della verità. Come ricostruisce il libro, Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, era il primo urologo italiano a operare il cancro alla prostata col sistema laparoscopico. I magistrati di Viterbo sono sicuri che si sia trattato di un decesso da overdose causato dall'assunzione di eroina, alcol e tranquillanti, ma il giovane medico era un mancino puro, e i buchi trovati poi sul suo corpo, come ad avvalorare una morte per eroina, si trovano sul braccio sbagliato. La mattina del 12 febbraio, infatti, il giovane viene trovato riverso sul letto, per terra una pozza di sangue e a pochi metri due siringhe, nel braccio sinistro due buchi. "Per i familiari - si legge - si tratta di un omicidio camuffato da suicidio. La morte del figlio, dicono, è da collegare con l'operazione di cancro alla prostata cui, nel settembre del 2003, è stato sottoposto a Marsiglia Bernardo Provenzano, capo dei capi di Cosa nostra, nascosto sotto falso nome e la cui latitanza, durata più di 40 anni, secondo i magistrati di Palermo è stata favorita da pezzi dello Stato. Attilio avrebbe visitato e curato il boss in Italia sia prima, sia dopo l'intervento in Francia. E non è escluso che fosse presente anche in sala operatoria". Nel libro scritto da Mirone non mancano colpi di scena, omissioni investigative, chiamate misteriosamente sparite dai tabulati telefonici. "A Barcellona Pozzo di Gotto una delle mafie più sanguinarie del mondo ha già ucciso un giornalista, Beppe Alfano, e costruito il telecomando utilizzato per la strage di Capaci. Ma questo libro racconta anche la storia di un dolore immenso: quello dei familiari di Attilio Manca, che ancora oggi reclamano verità e giustizia".]]></itunes:summary><itunes:duration>520</itunes:duration><itunes:keywords>barcellona,mafia,attilio,manca,mirone</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5a45309072d34050e1586992ed8747f2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Si intitola "Un 'suicidio' di mafia, la strana morte di Attilio Manca" il libro scritto dal giornalista Luciano Mirone (Castelvecchi editore, pp 240, 18,50 euro), volume che esce a dieci anni dalla scomparsa di Attilio Manca, giovane urologo siciliano che avrebbe curato il boss Bernardo Provenzano durante la sua latitanza nel 2003 e che fu poi trovato morto il 12 febbraio 2004. La famiglia Manca non ha mai creduto che il decesso del medico fosse dovuto a un mix di eroina e tranquillanti e da anni si batte per la ricerca della verità. Come ricostruisce il libro, Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, era il primo urologo italiano a operare il cancro alla prostata col sistema laparoscopico. I magistrati di Viterbo sono sicuri che si sia trattato di un decesso da overdose causato dall'assunzione di eroina, alcol e tranquillanti, ma il giovane medico era un mancino puro, e i buchi trovati poi sul suo corpo, come ad avvalorare una morte per eroina, si trovano sul braccio sbagliato. La mattina del 12 febbraio, infatti, il giovane viene trovato riverso sul letto, per terra una pozza di sangue e a pochi metri due siringhe, nel braccio sinistro due buchi. "Per i familiari - si legge - si tratta di un omicidio camuffato da suicidio. La morte del figlio, dicono, è da collegare con l'operazione di cancro alla prostata cui, nel settembre del 2003, è stato sottoposto a Marsiglia Bernardo Provenzano, capo dei capi di Cosa nostra, nascosto sotto falso nome e la cui latitanza, durata più di 40 anni, secondo i magistrati di Palermo è stata favorita da pezzi dello Stato. Attilio avrebbe visitato e curato il boss in Italia sia prima, sia dopo l'intervento in Francia. E non è escluso che fosse presente anche in sala operatoria". Nel libro scritto da Mirone non mancano colpi di scena, omissioni investigative, chiamate misteriosamente sparite dai tabulati telefonici. "A Barcellona Pozzo di Gotto una delle mafie più sanguinarie del mondo ha già ucciso un giornalista, Beppe Alfano, e costruito il telecomando utilizzato per la strage di Capaci. 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Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno voluto rendergli giustizia raccontando la sua storia in un libro a fumetti avvincente e toccante, implacabile e mai gratuito, attraverso tavole così belle che non perdono in poesia anche quando narrano eventi talmente atroci da risultare davvero difficili da digerire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4044996</guid><pubDate>Thu, 13 Feb 2014 12:02:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4044996/1102_marco_rizzo.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>L’incredibile storia dell’eroe scomodo che per primo vide e denunciò gli orrori dell’Olocausto, ma fu ignorato dagli Alleati.

Durante la seconda guerra mondiale Jan Karski fu esponente del principale gruppo polacco di resistenza al nazismo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’incredibile storia dell’eroe scomodo che per primo vide e denunciò gli orrori dell’Olocausto, ma fu ignorato dagli Alleati.<br /><br />Durante la seconda guerra mondiale Jan Karski fu esponente del principale gruppo polacco di resistenza al nazismo, incaricato di far conoscere all’estero la situazione del suo Paese e la tremenda realtà dei campi di sterminio.<br />Vicende di vita quasi incredibili lo portarono più volte a cadere nelle mani dei tedeschi, ma riuscì sempre a scamparla, evadendo persino da un gulag e dal ghetto ebraico.<br />Nel 1943 poté finalmente incontrare il ministro degli esteri britannico e il presidente americano, e davanti a loro parlò per circa venti minuti, riferendo gli orrori di cui era stato testimone.<br />Non fu creduto, o fu comodo non credergli: la priorità era sconfiggere militarmente la Germania, non fornire aiuto al popolo ebraico.<br />La Polonia ha dedicato il 2014 a Jan Karski. Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno voluto rendergli giustizia raccontando la sua storia in un libro a fumetti avvincente e toccante, implacabile e mai gratuito, attraverso tavole così belle che non perdono in poesia anche quando narrano eventi talmente atroci da risultare davvero difficili da digerire.]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:keywords>novel,rizzo,bonaccorso,rizzoli,karski</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>L’incredibile storia dell’eroe scomodo che per primo vide e denunciò gli orrori dell’Olocausto, ma fu ignorato dagli Alleati.

Durante la seconda guerra mondiale Jan Karski fu esponente del principale gruppo polacco di resistenza al nazismo, incaricato di far conoscere all’estero la situazione del suo Paese e la tremenda realtà dei campi di sterminio.
Vicende di vita quasi incredibili lo portarono più volte a cadere nelle mani dei tedeschi, ma riuscì sempre a scamparla, evadendo persino da un gulag e dal ghetto ebraico.
Nel 1943 poté finalmente incontrare il ministro degli esteri britannico e il presidente americano, e davanti a loro parlò per circa venti minuti, riferendo gli orrori di cui era stato testimone.
Non fu creduto, o fu comodo non credergli: la priorità era sconfiggere militarmente la Germania, non fornire aiuto al popolo ebraico.
La Polonia ha dedicato il 2014 a Jan Karski. Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno voluto rendergli giustizia raccontando la sua storia in un libro a fumetti avvincente e toccante, implacabile e mai gratuito, attraverso tavole così belle che non perdono in poesia anche quando narrano eventi talmente atroci da risultare davvero difficili da digerire.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item><item><title>"Non dirmi che hai paura"</title><link>https://www.spreaker.com/user/giadg33/non-dirmi-che-hai-paura</link><description><![CDATA[Samia è una ragazzina di Mogadishu. Ha la corsa nel sangue. Divide i suoi sogni con Ali, che è amico del cuore, confidente, e primo allenatore appassionato. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell'irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto e le prime affermazioni la candidano alle Olimpiadi di Pechino dove non vince ma si fa notare. Il suo vero appuntamento sarà quello di Londra. Ma tutto diventa difficile. Corre chiusa dentro il burka, il padre viene ammazzato al mercato di Bankara, la sorella decide di fuggire in Europa, Ali entra nel gruppo dei terroristi. È tempo di andarsene. Allenarsi ad Addis Abeba e farsi candidare per Londra. Purtroppo il comitato olimpico di Mogadishu non fa arrivare i documenti necessari e Samia si riscopre clandestina. Sola, decide per il viaggio, il terribile viaggio dei migranti dall'Etiopia al Sudan, e attraverso il Sahara verso la Libia per poi arrivare via mare in Italia. Sono mesi di umiliazioni, di vessazioni, di pura devastante corporeità. Quando sale sulla barca per Lampedusa, Samia è il sogno di se stessa, e l'acqua azzurra della libertà" la inghiotte per sempre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/4035078</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2014 10:45:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/4035078/0402catozzella.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giacomo Di Girolamo</itunes:author><itunes:subtitle>Samia è una ragazzina di Mogadishu. Ha la corsa nel sangue. Divide i suoi sogni con Ali, che è amico del cuore, confidente, e primo allenatore appassionato. 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Allenarsi ad Addis Abeba e farsi candidare per Londra. Purtroppo il comitato olimpico di Mogadishu non fa arrivare i documenti necessari e Samia si riscopre clandestina. Sola, decide per il viaggio, il terribile viaggio dei migranti dall'Etiopia al Sudan, e attraverso il Sahara verso la Libia per poi arrivare via mare in Italia. Sono mesi di umiliazioni, di vessazioni, di pura devastante corporeità. Quando sale sulla barca per Lampedusa, Samia è il sogno di se stessa, e l'acqua azzurra della libertà" la inghiotte per sempre.]]></itunes:summary><itunes:duration>309</itunes:duration><itunes:keywords>feltrinelli,libro,corsa,catozzella,samia</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><googleplay:author>Giacomo Di Girolamo</googleplay:author><googleplay:description>Samia è una ragazzina di Mogadishu. Ha la corsa nel sangue. Divide i suoi sogni con Ali, che è amico del cuore, confidente, e primo allenatore appassionato. 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Sola, decide per il viaggio, il terribile viaggio dei migranti dall'Etiopia al Sudan, e attraverso il Sahara verso la Libia per poi arrivare via mare in Italia. Sono mesi di umiliazioni, di vessazioni, di pura devastante corporeità. Quando sale sulla barca per Lampedusa, Samia è il sogno di se stessa, e l'acqua azzurra della libertà" la inghiotte per sempre.</googleplay:description><googleplay:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9c696cde0cf9b8188f716bfc2abbb1b.jpg"/><googleplay:explicit>No</googleplay:explicit></item></channel></rss>
