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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/museo-archeologico-nazionale-di-locri-epizefiri--7082753</link><description><![CDATA[]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/7082753/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Arts</category><copyright>Copyright eArs</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cede1b5ff895b25904acd578f928e428.jpg</url><title>Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/museo-archeologico-nazionale-di-locri-epizefiri--7082753</link></image><lastBuildDate>Mon, 22 Jun 2026 08:35:57 +0000</lastBuildDate><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>eArs</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cede1b5ff895b25904acd578f928e428.jpg"/><itunes:category text="Arts"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>serial</itunes:type><item><title>Nel Mondo di Ade - Le Necropoli di Locri e Corredi Funerari</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nel-mondo-di-ade-le-necropoli-di-locri-e-corredi-funerari--72340803</link><description><![CDATA[Benvenuti al Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, sono Locrìa e vi accompagnerò in questo viaggio. Questo non è solo un luogo dove sono custoditi oggetti antichi, ma una vera e propria porta — fisica e immaginaria — sulla polis, la città-stato greca di un tempo. Il nostro cammino inizia simbolicamente “fuori dalle mura cittadine dell’antica Locri”, nel regno di Ade, dio dell’Oltretomba. Qui si estendevano le necropoli, vere e proprie “città dei morti”, che riflettevano l’organizzazione della società dei vivi. Tra contrada Lucifero e Parapezza sono state scoperte quasi duemila tombe databili tra il VI e il II secolo a.C.I corredi funerari, esposti nelle vetrine, accompagnavano gli antichi locresi nel viaggio verso l’aldilà. I defunti venivano deposti in posizione supina e protetti da strutture in terracotta: per chiudere la tomba venivano utilizzate grandi tegole sistemate “a cappuccina”, con un tetto a doppio spiovente. La semplicità di alcune sepolture non deve ingannare: i reperti testimoniano una società articolata e differenziata e gli oggetti dei corredi funerari avevano lo scopo di definire il ruolo e l’identità della persona per l’eternità. Tra questi, un cippo cilindrico in calcare che riporta l’iscrizione “Chairokyda chaire”, l’ultimo saluto rivolto al defunto. Nelle vetrine, è conservato anche un cratere a campana decorato a figure rosse, utilizzato come segnacolo funerario all’esterno della tomba.Nelle sepolture femminili, l’attenzione era rivolta alla bellezza e alla sfera domestica. In questi corredi sono stati rinvenuti specchi in bronzo con impugnature decorate da kouroi, giovani nudi raffigurati mentre sorreggono il disco riflettente con le braccia sollevate. Questi oggetti celebravano la charis, ovvero la grazia, il fascino e la sensualità femminile. Nei corredi maschili compaiono strigili in bronzo, una sorta di cucchiai ricurvi dotati di manico usati dagli atleti dopo gli esercizi ginnici, e una lira con cassa di risonanza in guscio di tartaruga terrestre. Musica e poesia erano pilastri dell’educazione dei giovani nobili locresi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72340803</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:20:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72340803/6_nel_mondo_di_ade_le_necropoli_di_locri_e_corredi_funerari.mp3" length="2586793" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Benvenuti al Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, sono Locrìa e vi accompagnerò in questo viaggio. 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Il nome della dea è carico di significato: secondo una delle interpretazioni, si riferisce alla dea come “portatrice di leggi”, ovvero colei che insegnò agli uomini le regole del vivere civile e i segreti dell’agricoltura. Questo era un luogo dall’atmosfera intima e solenne, riservato quasi esclusivamente alle donne della città. Qui si riunivano per celebrare le Tesmoforie, dei riti propiziatori per la fertilità della terra e dell’intera comunità. Nelle vetrine scoprirete gli oggetti usati durante queste cerimonie segrete. Tra i reperti troviamo delle sottili foglie realizzate in argento e ferro, provviste di fori per essere appese, probabilmente durante la cerimonia chiamata “lancio delle foglie”, dedicata alla celebrazione della rinascita della natura. Sono presenti anche statuette di figure femminili in vesti di offerenti: portano sul capo l’idria, il vaso per l’acqua, e stringono al petto un maialino. Il maialino era l’animale sacro a Demetra e veniva utilizzato  come offerta simbolica per la fecondità e il nutrimento della terra. Tra gli oggetti rituali è conservata anche una fiaccola in bronzo, un chiaro riferimento al mito che racconta il disperato tentativo della dea di ritrovare la sua amata figlia Persefone, rapita da Ade. La fiaccola ha un aspetto stilizzato: una sottile asta slanciata verso l’alto termina in una forma frastagliata che ricorda una piccola fiamma. Infine, numerose sono le coppe rituali chiamate kotylai, il corpo rotondo e la base piccola e stretta permettevano di impilarle l’una dentro l’altra. Le kotylai, dotate di piccole anse, erano usate dalle fedeli per bere il ciceone, una mistura rituale che segnava il momento culminante dell’iniziazione. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72340804</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:22:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72340804/7_il_thesmophorion_di_contrada_parapezza.mp3" length="2032579" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Il nostro viaggio prosegue fuori dalle mura, dove ci imbattiamo nell’area sacra dedicata a Demetra Thesmophóros. Il nome della dea è carico di significato: secondo una delle interpretazioni, si riferisce alla dea come “portatrice di leggi”, ovvero...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il nostro viaggio prosegue fuori dalle mura, dove ci imbattiamo nell’area sacra dedicata a Demetra Thesmophóros. Il nome della dea è carico di significato: secondo una delle interpretazioni, si riferisce alla dea come “portatrice di leggi”, ovvero colei che insegnò agli uomini le regole del vivere civile e i segreti dell’agricoltura. Questo era un luogo dall’atmosfera intima e solenne, riservato quasi esclusivamente alle donne della città. Qui si riunivano per celebrare le Tesmoforie, dei riti propiziatori per la fertilità della terra e dell’intera comunità. Nelle vetrine scoprirete gli oggetti usati durante queste cerimonie segrete. Tra i reperti troviamo delle sottili foglie realizzate in argento e ferro, provviste di fori per essere appese, probabilmente durante la cerimonia chiamata “lancio delle foglie”, dedicata alla celebrazione della rinascita della natura. Sono presenti anche statuette di figure femminili in vesti di offerenti: portano sul capo l’idria, il vaso per l’acqua, e stringono al petto un maialino. Il maialino era l’animale sacro a Demetra e veniva utilizzato  come offerta simbolica per la fecondità e il nutrimento della terra. Tra gli oggetti rituali è conservata anche una fiaccola in bronzo, un chiaro riferimento al mito che racconta il disperato tentativo della dea di ritrovare la sua amata figlia Persefone, rapita da Ade. La fiaccola ha un aspetto stilizzato: una sottile asta slanciata verso l’alto termina in una forma frastagliata che ricorda una piccola fiamma. Infine, numerose sono le coppe rituali chiamate kotylai, il corpo rotondo e la base piccola e stretta permettevano di impilarle l’una dentro l’altra. 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Il santuario più suggestivo era la Grotta Caruso, un antro naturale dove l’acqua, incanalata attraverso tubature in argilla, confluiva in grandi bacini rituali. Qui si celebravano i momenti più significativi della vita di una donna: il passaggio dall’infanzia alla vita adulta. Le cerimonie erano collettive e spesso avvenivano di notte, accompagnate dal suono di flauti e tamburelli. Uno dei momenti centrali era il bagno purificatore. Le statuette esposte nella vetrina tramandano la memoria di questi riti e ci permettono di immaginare le cerimonie che un tempo animavano questo luogo sacro. Alcune raffigurano delle suonatrici che stringono strumenti musicali ed evocano l’atmosfera sonora che accompagnava il rito di passaggio delle fanciulle, le parthenoi. Altre rappresentano donne nude sedute, con il busto leggermente inclinato in avanti e le braccia che sfiorano delicatamente il corpo, le cosiddette pupae, ovvero le fanciulle in attesa di immergersi nell’acqua sacra per lasciare simbolicamente alle spalle l’infanzia. Troviamo anche dei piccoli busti femminili con il polos incastonato tra i capelli raccolti, un alto copricapo cerimoniale dalla forma cilindrica, probabilmente raffigurano le iniziande nel momento in cui emergevano dalle acque, trasformate e pronte per il loro nuovo ruolo sociale. Al completamento del rito, la giovane era pronta per il matrimonio: lo testimoniano le statuette di donne velate, sedute in trono, che concludono idealmente questo percorso di crescita. Il santuario racconta quanto la natura selvaggia fosse integrata nei riti civili della città, offrendo uno spazio di trasformazione protetto dalle divinità delle acque.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72340802</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:23:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72340802/8_i_culti_delle_acque_e_il_passaggio_femminile_a_grotta_caruso.mp3" length="2125784" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Le sorgenti e le grotte naturali che circondavano Locri erano considerate luoghi sacri dove il rapporto con la divinità e l’elemento naturale, l’acqua, creavano un’atmosfera magica. Questi luoghi erano considerati la dimora delle Ninfe. 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Alcune raffigurano delle suonatrici che stringono strumenti musicali ed evocano l’atmosfera sonora che accompagnava il rito di passaggio delle fanciulle, le parthenoi. Altre rappresentano donne nude sedute, con il busto leggermente inclinato in avanti e le braccia che sfiorano delicatamente il corpo, le cosiddette pupae, ovvero le fanciulle in attesa di immergersi nell’acqua sacra per lasciare simbolicamente alle spalle l’infanzia. Troviamo anche dei piccoli busti femminili con il polos incastonato tra i capelli raccolti, un alto copricapo cerimoniale dalla forma cilindrica, probabilmente raffigurano le iniziande nel momento in cui emergevano dalle acque, trasformate e pronte per il loro nuovo ruolo sociale. Al completamento del rito, la giovane era pronta per il matrimonio: lo testimoniano le statuette di donne velate, sedute in trono, che concludono idealmente questo percorso di crescita. 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Realizzati tra il 500 e il 450 a.C., erano originariamente dipinti con colori vivaci e brillanti, di cui oggi possiamo solo immaginare lo splendore. I Pinakes furono ritrovati nel santuario della Mannella, dove venivano offerti dai fedeli come segno di gratitudine o richiesta di grazia. Le scene scolpite raccontano miti e momenti di vita quotidiana: per le giovani donne locresi alcune immagini prefiguravano il loro destino. Ad esempio, nel quadretto con il Rapimento di Persefone, in cui la giovane dea viene raffigurata con le braccia spalancate nel tentativo di resistere alla violenza con cui Ade la sta trattenendo per condurla sul suo carro trainato da cavalli alati. Le locresi vi vedevano rappresentato il passaggio, alle volte traumatico, dall’infanzia alla vita matrimoniale, segnata dal doloroso distacco dalla famiglia d’origine. Come accennato precedentemente, i pinakes ci raccontano molto di più: in un quadretto sono raffigurate due ragazze di profilo, mentre raccolgono piccoli frutti rotondi da un albero popolato da grilli e cicale. Della figura a sinistra dell’albero restano solo pochi frammenti, come la testa e parte del busto, mentre la figura sulla destra indossa una lunga veste pieghettata che lascia scoperti i piedi, con la mano destra sorregge un vaso per la raccolta. Altrettanto affascinante è la rappresentazione di una divinità femminile seduta in trono che apre una cesta di vimini scoprendo un bambino in fasce: è un auspicio di maternità e fecondità. Questi oggetti, un tempo offerte votive, oggi sono veri e propri documenti che ci restituiscono i volti, le vesti, gli arredi e i sentimenti più intimi di un popolo che considerava il matrimonio come il pilastro portante dell’intera società civile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72340801</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:24:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72340801/9_i_pinakes_l_iconografia_del_matrimonio_locrese.mp3" length="2238633" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Esposti nella vetrina dedicata al Persephoneion troviamo i celebri pinakes, piccoli quadretti rettangolari in terracotta a bassorilievo che rappresentano uno dei vertici dell’arte e della devozione locrese. 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Le locresi vi vedevano rappresentato il passaggio, alle volte traumatico, dall’infanzia alla vita matrimoniale, segnata dal doloroso distacco dalla famiglia d’origine. Come accennato precedentemente, i pinakes ci raccontano molto di più: in un quadretto sono raffigurate due ragazze di profilo, mentre raccolgono piccoli frutti rotondi da un albero popolato da grilli e cicale. Della figura a sinistra dell’albero restano solo pochi frammenti, come la testa e parte del busto, mentre la figura sulla destra indossa una lunga veste pieghettata che lascia scoperti i piedi, con la mano destra sorregge un vaso per la raccolta. Altrettanto affascinante è la rappresentazione di una divinità femminile seduta in trono che apre una cesta di vimini scoprendo un bambino in fasce: è un auspicio di maternità e fecondità. 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Tra questi reperti spicca il monumentale coperchio di lekanis, un vaso basso e largo utilizzato dalle donne per custodire i propri gioielli o per ricevere i doni nuziali. Questo esemplare colpisce per le sue insolite dimensioni: misura ben 46 centimetri di diametro! La scena dipinta a figure rosse cattura uno dei momenti di maggiore tensione del mito del dio Poseidone e della ninfa Anfitrite. Il dio del mare armato del suo tridente, insegue la ninfa per rapirla e farla sua sposa. Tutto intorno, le compagne della ninfa fuggono terrorizzate cercando protezione presso il loro anziano padre Nereo, raffigurato mentre è seduto in trono. Questo esemplare è attribuito al celebre Pittore di Berlino, uno dei massimi maestri di Atene. L'altro mirevole reperto risplende di un’eleganza quasi regale: è il rhyton a forma di sfinge seduta, vaso cerimoniale utilizzato durante rituali e offerte preziose. Quel che resta del corpo della sfinge, le due zampe anteriori e una posteriore, è rivestito da una finissima pittura bianca che imita il marmo e nella capigliatura, raccolta da un nastro, sono ancora presenti le tracce lucenti di una sottile foglia d’oro. Questo pezzo proviene dalla bottega di Sotades, un artista ateniese noto per la sua incredibile creatività. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72340805</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:26:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72340805/10_capolavori_attici_la_lekanis_e_il_rhyton_a_sfinge.mp3" length="1899668" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Tra gli straordinari reperti del museo, ne troviamo alcuni che sono di particolare pregio non solo perché sono un chiaro esempio del lusso raggiunto dall’arte locrese grazie all’influenza delle famiglie aristocratiche del luogo, ma sono anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tra gli straordinari reperti del museo, ne troviamo alcuni che sono di particolare pregio non solo perché sono un chiaro esempio del lusso raggiunto dall’arte locrese grazie all’influenza delle famiglie aristocratiche del luogo, ma sono anche testimonianza del forte legame della città con le grandi botteghe artistiche di Atene. Tra questi reperti spicca il monumentale coperchio di lekanis, un vaso basso e largo utilizzato dalle donne per custodire i propri gioielli o per ricevere i doni nuziali. Questo esemplare colpisce per le sue insolite dimensioni: misura ben 46 centimetri di diametro! La scena dipinta a figure rosse cattura uno dei momenti di maggiore tensione del mito del dio Poseidone e della ninfa Anfitrite. Il dio del mare armato del suo tridente, insegue la ninfa per rapirla e farla sua sposa. Tutto intorno, le compagne della ninfa fuggono terrorizzate cercando protezione presso il loro anziano padre Nereo, raffigurato mentre è seduto in trono. Questo esemplare è attribuito al celebre Pittore di Berlino, uno dei massimi maestri di Atene. L'altro mirevole reperto risplende di un’eleganza quasi regale: è il rhyton a forma di sfinge seduta, vaso cerimoniale utilizzato durante rituali e offerte preziose. 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