<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Museo Foletto - Audioguida [ITA]</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/museo-foletto-audioguida-ita--6943868</link><description><![CDATA[]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6943868/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Science</category><copyright>Copyright eArs</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg</url><title>Museo Foletto - Audioguida [ITA]</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/museo-foletto-audioguida-ita--6943868</link></image><lastBuildDate>Mon, 27 Jul 2026 08:37:19 +0000</lastBuildDate><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>eArs</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:category text="Science"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>serial</itunes:type><item><title>1 Introduzione al Museo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/1-introduzione-al-museo--71179893</link><description><![CDATA[Benvenuti al Museo Foletto. Nelle sale che ci attendono, conosceremo insieme alcuni aspetti importanti della disciplina farmaceutica, intrecciati con la storia della Valle di Ledro e della famiglia Foletto. E non lo faremo visitando le classiche aule museali, ma attraversando gli spazi in cui dall’Ottocento ad oggi la famiglia ha lavorato: dalla bottega di speziale di Giovanni Foletto, all’officina farmaceutica avviata da Angelo, in un percorso che ci farà conoscere da vicino l’evoluzione della figura del farmacista all’interno del suo stesso habitat. È tempo di partire con la nostra visita. Vi consigliamo di cominciare entrando nella prima stanza a destra, dove potrete immergervi nella storia e nella scienza all’interno di un ambiente che è qui fin dagli albori: l’antica farmacia. Noi vi aspetteremo là!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179893</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 11:29:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179893/1_introduzione_al_museo_v4.mp3" length="995690" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Benvenuti al Museo Foletto. Nelle sale che ci attendono, conosceremo insieme alcuni aspetti importanti della disciplina farmaceutica, intrecciati con la storia della Valle di Ledro e della famiglia Foletto. E non lo faremo visitando le classiche aule...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Benvenuti al Museo Foletto. Nelle sale che ci attendono, conosceremo insieme alcuni aspetti importanti della disciplina farmaceutica, intrecciati con la storia della Valle di Ledro e della famiglia Foletto. E non lo faremo visitando le classiche aule museali, ma attraversando gli spazi in cui dall’Ottocento ad oggi la famiglia ha lavorato: dalla bottega di speziale di Giovanni Foletto, all’officina farmaceutica avviata da Angelo, in un percorso che ci farà conoscere da vicino l’evoluzione della figura del farmacista all’interno del suo stesso habitat. È tempo di partire con la nostra visita. Vi consigliamo di cominciare entrando nella prima stanza a destra, dove potrete immergervi nella storia e nella scienza all’interno di un ambiente che è qui fin dagli albori: l’antica farmacia. Noi vi aspetteremo là!]]></itunes:summary><itunes:duration>63</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>2 Antica Farmacia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/2-antica-farmacia--71179895</link><description><![CDATA[Se foste arrivati prima nella nostra farmacia… molto prima - diciamo circa due secoli fa!  - avreste visto unicamente  questa stanza. Giovanni Foletto, il primo della famiglia ad arrivare nella Valle di Ledro, avviò la sua attività proprio qui, destreggiandosi tra questa stessa mobilia e respirando gli stessi aromi. <br />Non vi aspettate però un farmacista in camice bianco: ad accogliervi sarebbe stato lo speziale - il termine antico che definiva la professione - vestito secondo l’uso del mestiere austroungarico: in nero! <br />Forse anche il vostro aspetto sarebbe stato diverso, non solo in termini di abiti. Probabilmente vi sareste recati qui portando con voi delle erbe o della frutta, che lo speziale avrebbe impiegato per la lavorazione di infusi o altri medicinali.  Non stiamo parlando di un altro mondo, ma del principio del nostro racconto sulla storia della nostra farmacia che dalle sue radici è cambiata e si è adattata ai tempi e alle nuove scoperte fino ad arrivare ai giorni nostri. <br />Con questa scena in mente, proviamo a guardarci intorno. <br />In questa stanza troverete altri due audio di approfondimento: uno dedicato ai mobili ed un altro dedicato ai contenitori.<br />Prendete il vostro tempo per ascoltarli e continuare a visitare l’antica farmacia. Noi vi aspettiamo all’erbario per riprendere con il nostro racconto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179895</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 11:29:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179895/2_antica_farmacia_introduzione_v4.mp3" length="1621793" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Se foste arrivati prima nella nostra farmacia… molto prima - diciamo circa due secoli fa!  - avreste visto unicamente  questa stanza. Giovanni Foletto, il primo della famiglia ad arrivare nella Valle di Ledro, avviò la sua attività proprio qui,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se foste arrivati prima nella nostra farmacia… molto prima - diciamo circa due secoli fa!  - avreste visto unicamente  questa stanza. Giovanni Foletto, il primo della famiglia ad arrivare nella Valle di Ledro, avviò la sua attività proprio qui, destreggiandosi tra questa stessa mobilia e respirando gli stessi aromi. <br />Non vi aspettate però un farmacista in camice bianco: ad accogliervi sarebbe stato lo speziale - il termine antico che definiva la professione - vestito secondo l’uso del mestiere austroungarico: in nero! <br />Forse anche il vostro aspetto sarebbe stato diverso, non solo in termini di abiti. Probabilmente vi sareste recati qui portando con voi delle erbe o della frutta, che lo speziale avrebbe impiegato per la lavorazione di infusi o altri medicinali.  Non stiamo parlando di un altro mondo, ma del principio del nostro racconto sulla storia della nostra farmacia che dalle sue radici è cambiata e si è adattata ai tempi e alle nuove scoperte fino ad arrivare ai giorni nostri. <br />Con questa scena in mente, proviamo a guardarci intorno. <br />In questa stanza troverete altri due audio di approfondimento: uno dedicato ai mobili ed un altro dedicato ai contenitori.<br />Prendete il vostro tempo per ascoltarli e continuare a visitare l’antica farmacia. Noi vi aspettiamo all’erbario per riprendere con il nostro racconto.]]></itunes:summary><itunes:duration>102</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>3 Antica Farmacia. I Mobili</title><link>https://www.spreaker.com/episode/3-antica-farmacia-i-mobili--71179889</link><description><![CDATA[Se la stanza in cui vi trovate vi sembra un quadrilatero regolare, sappiate che non è affatto così. Infatti, la pianta della farmacia antica non ha muri perpendicolari tra loro e sono i mobili a dare questa impressione, costruiti su misura per adattarsi alle irregolarità, rendendole meno evidenti. <br />I cassetti, dalle etichette in ceramica smaltata e con iscrizioni in latino, contenevano le materie prime di origine vegetale, essiccate e raccolte in base alla loro disponibilità tra quelle presenti nella Val di Ledro e quelle importate da altre zone: dall’estero oppure dalle regioni interne dell’Impero - sì, perché ricordiamoci che all’epoca la Valle era parte dell’Impero Austro-Ungarico!Il bancone è in marmo, perché era impiegato direttamente per lavorare e questo materiale non si rovina a contatto con sostanze acide. Un piano mobile a parte era utilizzato per preparazioni che prevedevano elementi più grassi, unti o oleosi - come le creme: in questo modo si evitava il rischio di contaminare il banco principale. Anche le vetrine sono un prodotto artigianale, fatte in vetro soffiato di Boemia molato a mano - questo si può verificare osservando qua è là piccole imperfezioni sulla loro superficie e i rigonfiamenti provocati dalla soffiatura. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179889</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 11:35:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179889/3_antica_farmacia_mobili_v4.mp3" length="1589192" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Se la stanza in cui vi trovate vi sembra un quadrilatero regolare, sappiate che non è affatto così. Infatti, la pianta della farmacia antica non ha muri perpendicolari tra loro e sono i mobili a dare questa impressione, costruiti su misura per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se la stanza in cui vi trovate vi sembra un quadrilatero regolare, sappiate che non è affatto così. Infatti, la pianta della farmacia antica non ha muri perpendicolari tra loro e sono i mobili a dare questa impressione, costruiti su misura per adattarsi alle irregolarità, rendendole meno evidenti. <br />I cassetti, dalle etichette in ceramica smaltata e con iscrizioni in latino, contenevano le materie prime di origine vegetale, essiccate e raccolte in base alla loro disponibilità tra quelle presenti nella Val di Ledro e quelle importate da altre zone: dall’estero oppure dalle regioni interne dell’Impero - sì, perché ricordiamoci che all’epoca la Valle era parte dell’Impero Austro-Ungarico!Il bancone è in marmo, perché era impiegato direttamente per lavorare e questo materiale non si rovina a contatto con sostanze acide. Un piano mobile a parte era utilizzato per preparazioni che prevedevano elementi più grassi, unti o oleosi - come le creme: in questo modo si evitava il rischio di contaminare il banco principale. Anche le vetrine sono un prodotto artigianale, fatte in vetro soffiato di Boemia molato a mano - questo si può verificare osservando qua è là piccole imperfezioni sulla loro superficie e i rigonfiamenti provocati dalla soffiatura. ]]></itunes:summary><itunes:duration>100</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>4 Antica Farmacia. I Contenitori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/4-antica-farmacia-i-contenitori--71179886</link><description><![CDATA[Tutt’intorno, dietro alle vetrine, potete vedere i contenitori nei quali si raccoglievano gli ingredienti necessari al lavoro quotidiano. Posizionatevi con le spalle alla vetrata che era il vero ingresso della farmacia. (1 secondo di pausa)<br />Raccontiamo brevemente alcuni dei reperti presenti nelle vetrine, spaziando da destra verso sinistra. <br />Nella  vetrina di destra, all’incirca a metà, si trovano le bottiglie che contengono i semipreparati per la realizzazione degli sciroppi. Nei piani di sopra invece, si possono notare alcuni vasi bianchi che contengono le sostanze impiegate come eccipienti per le creme medicamentose. Ad esempio i grassi di origine animale come la lanolina, l’axungia porci  - cioè la sugna di maiale -  l’axungia taxi - vale a dire la sugna di tasso - e il cetaceum - un estratto adiposo dalla testa dei capodogli.Nelle bottiglie erano conservate le acque aromatizzate e gli spiriti.Di fronte a voi possiamo osservare bottiglie contenenti gli oli e le tinture vegetali nella parte destra oppure gli acidi a sinistra, che si riconoscono perché le loro etichette sono corrose. Potete leggerne i nomi sulle etichette: le più antiche sono smaltate direttamente sulla superficie del contenitore.Tutti i vasi  fanno parte di una collezione unica numerata risalente alla fine dell’Ottocento. <br />Pensate che tutti i pezzi che vedete erano stati saccheggiati durante la Prima Guerra Mondiale e fu possibile ritrovarli e recuperarli perché ogni vaso era numerato e aveva un segno di identificazione.Le vetrine non erano chiuse a chiave, ma dotate di ante scorrevoli, per permettere allo speziale di prendere il necessario con facilità.Fa eccezione una piccola anta a vetri, vicino al banco, che è dotata di serratura. Lì venivano conservati i veleni, come la stricnina. Le individuerete facilmente per via dell’etichetta nera o per il simbolo del teschio, proprio come le fiale di tossico disegnate nei romanzi illustrati e nei fumetti!Anche altre sostanze presenti in farmacia possono risultare velenose, ma queste anche in dosi minime possono essere mortali. Quante cose ci sarebbero ancora da raccontare, ma questa è solo la prima sala, il resto del museo di attende.<br />Prima di lasciare l'antica farmacia però, con la vetrata alle vostre spalle, osservate a sinistra ancora altre bottiglie e contenitori dalle forme e dai contenuti più diversi. Un solo sguardo a questa varietà basta a darci un’idea di quanto complesso e variegato potesse essere il mestiere dello speziale!Adesso spostiamoci e raggiungiamo l’erbario e raggiungiamo l’erbario nella stanza alla vostra destra, uscendo. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179886</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 11:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179886/4_antica_farmacia_contenitori_v4.mp3" length="3005238" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Tutt’intorno, dietro alle vetrine, potete vedere i contenitori nei quali si raccoglievano gli ingredienti necessari al lavoro quotidiano. Posizionatevi con le spalle alla vetrata che era il vero ingresso della farmacia. (1 secondo di pausa)...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tutt’intorno, dietro alle vetrine, potete vedere i contenitori nei quali si raccoglievano gli ingredienti necessari al lavoro quotidiano. Posizionatevi con le spalle alla vetrata che era il vero ingresso della farmacia. (1 secondo di pausa)<br />Raccontiamo brevemente alcuni dei reperti presenti nelle vetrine, spaziando da destra verso sinistra. <br />Nella  vetrina di destra, all’incirca a metà, si trovano le bottiglie che contengono i semipreparati per la realizzazione degli sciroppi. Nei piani di sopra invece, si possono notare alcuni vasi bianchi che contengono le sostanze impiegate come eccipienti per le creme medicamentose. Ad esempio i grassi di origine animale come la lanolina, l’axungia porci  - cioè la sugna di maiale -  l’axungia taxi - vale a dire la sugna di tasso - e il cetaceum - un estratto adiposo dalla testa dei capodogli.Nelle bottiglie erano conservate le acque aromatizzate e gli spiriti.Di fronte a voi possiamo osservare bottiglie contenenti gli oli e le tinture vegetali nella parte destra oppure gli acidi a sinistra, che si riconoscono perché le loro etichette sono corrose. Potete leggerne i nomi sulle etichette: le più antiche sono smaltate direttamente sulla superficie del contenitore.Tutti i vasi  fanno parte di una collezione unica numerata risalente alla fine dell’Ottocento. <br />Pensate che tutti i pezzi che vedete erano stati saccheggiati durante la Prima Guerra Mondiale e fu possibile ritrovarli e recuperarli perché ogni vaso era numerato e aveva un segno di identificazione.Le vetrine non erano chiuse a chiave, ma dotate di ante scorrevoli, per permettere allo speziale di prendere il necessario con facilità.Fa eccezione una piccola anta a vetri, vicino al banco, che è dotata di serratura. Lì venivano conservati i veleni, come la stricnina. Le individuerete facilmente per via dell’etichetta nera o per il simbolo del teschio, proprio come le fiale di tossico disegnate nei romanzi illustrati e nei fumetti!Anche altre sostanze presenti in farmacia possono risultare velenose, ma queste anche in dosi minime possono essere mortali. Quante cose ci sarebbero ancora da raccontare, ma questa è solo la prima sala, il resto del museo di attende.<br />Prima di lasciare l'antica farmacia però, con la vetrata alle vostre spalle, osservate a sinistra ancora altre bottiglie e contenitori dalle forme e dai contenuti più diversi. Un solo sguardo a questa varietà basta a darci un’idea di quanto complesso e variegato potesse essere il mestiere dello speziale!Adesso spostiamoci e raggiungiamo l’erbario e raggiungiamo l’erbario nella stanza alla vostra destra, uscendo. ]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>5 Angelo Foletto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/5-angelo-foletto--71179897</link><description><![CDATA[Eccoci nella seconda stanza del museo. Qui approfondiremo due temi tra loro connessi e  strettamente collegati allo sviluppo del laboratorio farmaceutico: l’erbario e la fitoterapia. <br />In questa sezione incontriamo la figura di Angelo Foletto, figlio di Giovanni, nato nel 1871 a Molina di Ledro. Tra il 1890 e il 1895 Angelo dedicò le sue estati alla raccolta delle erbe e alla realizzazione di un proprio erbario. In quel periodo collezionò esemplari di specie botaniche presenti sul territorio e intrattenne contatti con i più grandi esperti del tempo, scambiando con loro osservazioni, informazioni e campioni. Tra questi, Karl Baenitz, che stava lavorando all’Atlante delle piante europee e che riconobbe ad Angelo ben 6 segnalazioni ufficiali di piante rare della Valle di Ledro.<br />Successivamente, è grazie a questa passione e agli studi di Angelo che questi spazi si trasformeranno in un vero e proprio laboratorio farmaceutico: dove i farmaci non soltanto venivano venduti, ma anche studiati e prodotti, come avremo modo di vedere meglio nelle sale successive, dove ci troveremo davanti ai macchinari impiegati per la loro produzione.Ma procediamo un passo alla volta e focalizziamoci sull’erbario che si trova al centro della sala. Avvicinatevi, ricominceremo là il nostro racconto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179897</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 11:45:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179897/5_ebrario_angelo_foletto_v4.mp3" length="1647289" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Eccoci nella seconda stanza del museo. Qui approfondiremo due temi tra loro connessi e  strettamente collegati allo sviluppo del laboratorio farmaceutico: l’erbario e la fitoterapia. 
In questa sezione incontriamo la figura di Angelo Foletto, figlio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Eccoci nella seconda stanza del museo. Qui approfondiremo due temi tra loro connessi e  strettamente collegati allo sviluppo del laboratorio farmaceutico: l’erbario e la fitoterapia. <br />In questa sezione incontriamo la figura di Angelo Foletto, figlio di Giovanni, nato nel 1871 a Molina di Ledro. Tra il 1890 e il 1895 Angelo dedicò le sue estati alla raccolta delle erbe e alla realizzazione di un proprio erbario. In quel periodo collezionò esemplari di specie botaniche presenti sul territorio e intrattenne contatti con i più grandi esperti del tempo, scambiando con loro osservazioni, informazioni e campioni. Tra questi, Karl Baenitz, che stava lavorando all’Atlante delle piante europee e che riconobbe ad Angelo ben 6 segnalazioni ufficiali di piante rare della Valle di Ledro.<br />Successivamente, è grazie a questa passione e agli studi di Angelo che questi spazi si trasformeranno in un vero e proprio laboratorio farmaceutico: dove i farmaci non soltanto venivano venduti, ma anche studiati e prodotti, come avremo modo di vedere meglio nelle sale successive, dove ci troveremo davanti ai macchinari impiegati per la loro produzione.Ma procediamo un passo alla volta e focalizziamoci sull’erbario che si trova al centro della sala. Avvicinatevi, ricominceremo là il nostro racconto.]]></itunes:summary><itunes:duration>103</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>6 Erbario</title><link>https://www.spreaker.com/episode/6-erbario--71179891</link><description><![CDATA[Cosa rappresenta meglio la passione di un botanico se non il suo erbario? <br />Eccoci qui allora per dare uno sguardo ad una selezione dell’erbario di Angelo Foletto.<br />Potete vedere esposti di fronte a voi una quarantina di esemplari dei circa 2700 che costituiscono la raccolta completa delle specie catalogate, la maggior parte provenienti dalla Valle di Ledro. I campioni sono corredati da data e luogo di raccolta, oltre che da preziose informazioni di contesto - come ad esempio le specificità del territorio in cui cresceva la pianta, le condizioni climatiche o le stagioni durante le quali era possibile trovarla.Questo compendio va al di là del semplice lavoro di un appassionato, ma costituisce una testimonianza importante della biodiversità della nostra Valle negli anni in cui l’erbario fu realizzato, sul finire del 1800. Le specie che abitano un territorio infatti non sono eterne, ma variano e si adattano ai cambiamenti del clima, della conformazione geologica ed anche delle abitudini dell’uomo. <br />Per queste ragioni oggi alcune delle specie raccolte nell’erbario di Angelo non sono più osservabili al nostro tempo. Basti pensare, ad esempio, che ai tempi di Angelo la zona della spiaggia di Besta era un’area paludosa, ricca di una flora che, con la successiva bonifica, non ha più trovato un habitat adatto. <br />La Valle resta comunque un luogo fecondo di specie botaniche. Ecco come la descrisse il figlio di Angelo,  Achille Foletto: “Questa è una zona dove c'è un'infinità di voci, in poche in quantità. Di voci ce ne sono tantissime, direi che è una delle valli più ricche del Trentino, botanicamente. Se lei dice un nome, lo trova di sicuro , invece se dice un quintale di quel nome, non lo trova. Qui è tutto spostato il rapporto tra la botanica e il raccoglitore. Perché il raccoglitore ha bisogno di poche voci in tanta quantità. Noi invece, botanici, abbiamo bisogno di tante voci e della quantità non ci interessa niente.” L’erbario è una fotografia della Valle del passato, che potete ritrovare nella mappa a parete - presente nel libro scritto da Angelo Foletto nel 1901 - che illustra le principali zone di raccolta delle erbe officinali. <br />Adesso che abbiamo raccolto le erbe, è tempo di decidere in che modo farne uso. Avvicinatevi alla pedana  sulla parete opposta all’entrata, dove parleremo della fitoterapia. Invece, accanto alla mappa, troverete un focus sugli strumenti necessari per la raccolta delle piante e la loro catalogazione nell’erbario. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179891</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 11:50:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179891/6_erbario_v4.mp3" length="2904510" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa rappresenta meglio la passione di un botanico se non il suo erbario? 
Eccoci qui allora per dare uno sguardo ad una selezione dell’erbario di Angelo Foletto.
Potete vedere esposti di fronte a voi una quarantina di esemplari dei circa 2700 che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa rappresenta meglio la passione di un botanico se non il suo erbario? <br />Eccoci qui allora per dare uno sguardo ad una selezione dell’erbario di Angelo Foletto.<br />Potete vedere esposti di fronte a voi una quarantina di esemplari dei circa 2700 che costituiscono la raccolta completa delle specie catalogate, la maggior parte provenienti dalla Valle di Ledro. I campioni sono corredati da data e luogo di raccolta, oltre che da preziose informazioni di contesto - come ad esempio le specificità del territorio in cui cresceva la pianta, le condizioni climatiche o le stagioni durante le quali era possibile trovarla.Questo compendio va al di là del semplice lavoro di un appassionato, ma costituisce una testimonianza importante della biodiversità della nostra Valle negli anni in cui l’erbario fu realizzato, sul finire del 1800. Le specie che abitano un territorio infatti non sono eterne, ma variano e si adattano ai cambiamenti del clima, della conformazione geologica ed anche delle abitudini dell’uomo. <br />Per queste ragioni oggi alcune delle specie raccolte nell’erbario di Angelo non sono più osservabili al nostro tempo. Basti pensare, ad esempio, che ai tempi di Angelo la zona della spiaggia di Besta era un’area paludosa, ricca di una flora che, con la successiva bonifica, non ha più trovato un habitat adatto. <br />La Valle resta comunque un luogo fecondo di specie botaniche. Ecco come la descrisse il figlio di Angelo,  Achille Foletto: “Questa è una zona dove c'è un'infinità di voci, in poche in quantità. Di voci ce ne sono tantissime, direi che è una delle valli più ricche del Trentino, botanicamente. Se lei dice un nome, lo trova di sicuro , invece se dice un quintale di quel nome, non lo trova. Qui è tutto spostato il rapporto tra la botanica e il raccoglitore. Perché il raccoglitore ha bisogno di poche voci in tanta quantità. Noi invece, botanici, abbiamo bisogno di tante voci e della quantità non ci interessa niente.” L’erbario è una fotografia della Valle del passato, che potete ritrovare nella mappa a parete - presente nel libro scritto da Angelo Foletto nel 1901 - che illustra le principali zone di raccolta delle erbe officinali. <br />Adesso che abbiamo raccolto le erbe, è tempo di decidere in che modo farne uso. Avvicinatevi alla pedana  sulla parete opposta all’entrata, dove parleremo della fitoterapia. Invece, accanto alla mappa, troverete un focus sugli strumenti necessari per la raccolta delle piante e la loro catalogazione nell’erbario. ]]></itunes:summary><itunes:duration>182</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>7 Erbario. Fitoterapia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/7-erbario-fitoterapia--71179892</link><description><![CDATA[La fitoterapia prevede l’utilizzo delle piante o dei loro estratti per la cura delle malattie. <br />Mentre la farmacologia moderna prevede l’utilizzo di un solo principio attivo - ad esempio il paracetamolo-tachipirina  per la febbre- la fitoterapia prevede invece una miscela delle varie sostanze chimiche presenti nei vegetali. In poche parole, si ricavano dalle piante i principi attivi necessari per guarire:  aspetto erboristico e aspetto farmacologico sono un tutt'uno.Ora, dato che questi principi sono presenti nelle piante, che sono esseri viventi, la loro concentrazione segue i ritmi biologici e questo rende fondamentale il momento della raccolta: esiste un periodo preciso in cui questa concentrazione è ottimale, rendendo consigliabile la raccolta della pianta. Questo concetto viene definito “tempo balsamico” e ci restituisce l’idea di un sapere legato alle stagioni e ai ritmi della natura. <br />Per poter essere adatti agli usi fitoterapici, i principi attivi della pianta - fresca o essiccata -  spesso devono essere estratti da essa tramite l'impiego di un solvente. Si ottengono così tinture officinali, se il solvente è l’etanolo; infusi, quando il solvente è l’acqua; oppure oli - o meglio oleoliti - quando il solvente è appunto un olio. <br />Lungo la parete vediamo distillatori, percolatori, torchi, mulini; tutte attrezzature necessarie per l’estrazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179892</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 11:55:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179892/7_erbario_fitoterapia_v4.mp3" length="1759720" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>La fitoterapia prevede l’utilizzo delle piante o dei loro estratti per la cura delle malattie. 
Mentre la farmacologia moderna prevede l’utilizzo di un solo principio attivo - ad esempio il paracetamolo-tachipirina  per la febbre- la fitoterapia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La fitoterapia prevede l’utilizzo delle piante o dei loro estratti per la cura delle malattie. <br />Mentre la farmacologia moderna prevede l’utilizzo di un solo principio attivo - ad esempio il paracetamolo-tachipirina  per la febbre- la fitoterapia prevede invece una miscela delle varie sostanze chimiche presenti nei vegetali. In poche parole, si ricavano dalle piante i principi attivi necessari per guarire:  aspetto erboristico e aspetto farmacologico sono un tutt'uno.Ora, dato che questi principi sono presenti nelle piante, che sono esseri viventi, la loro concentrazione segue i ritmi biologici e questo rende fondamentale il momento della raccolta: esiste un periodo preciso in cui questa concentrazione è ottimale, rendendo consigliabile la raccolta della pianta. Questo concetto viene definito “tempo balsamico” e ci restituisce l’idea di un sapere legato alle stagioni e ai ritmi della natura. <br />Per poter essere adatti agli usi fitoterapici, i principi attivi della pianta - fresca o essiccata -  spesso devono essere estratti da essa tramite l'impiego di un solvente. Si ottengono così tinture officinali, se il solvente è l’etanolo; infusi, quando il solvente è l’acqua; oppure oli - o meglio oleoliti - quando il solvente è appunto un olio. <br />Lungo la parete vediamo distillatori, percolatori, torchi, mulini; tutte attrezzature necessarie per l’estrazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>110</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>8 Erbario. Vetrina degli Attrezzi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/8-erbario-vetrina-degli-attrezzi--71179899</link><description><![CDATA[Qui troviamo alcuni degli attrezzi originali che Angelo utilizzava durante le sue ricerche per l’erbario, come il vascolo, ovvero una sorta di contenitore rigido che gli permetteva di raccogliere l'intera pianta e trasportarla senza rovinarla. <br />Una volta a casa, sezionava le varie parti e le studiava una ad una. <br />Poi seguivano le fasi di essiccazione, sterilizzazione e catalogazione tipiche del botanico.<br />Potete vedere una preziosa collezione di vetrini da microscopio con  pollini la cui osservazione è fondamentale per determinare con certezza la differenza di specie tra piante molto simili tra loro, indistinguibili a occhio nudo. Adesso, prendete il tempo necessario per finire la vostra visita dell’erbario. Quando sarete soddisfatti, uscite da questa stanza per proseguire la visita del museo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179899</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 12:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179899/8_erbario_vetrina_degli_attrezzi_v4.mp3" length="1033725" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Qui troviamo alcuni degli attrezzi originali che Angelo utilizzava durante le sue ricerche per l’erbario, come il vascolo, ovvero una sorta di contenitore rigido che gli permetteva di raccogliere l'intera pianta e trasportarla senza rovinarla. 
Una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Qui troviamo alcuni degli attrezzi originali che Angelo utilizzava durante le sue ricerche per l’erbario, come il vascolo, ovvero una sorta di contenitore rigido che gli permetteva di raccogliere l'intera pianta e trasportarla senza rovinarla. <br />Una volta a casa, sezionava le varie parti e le studiava una ad una. <br />Poi seguivano le fasi di essiccazione, sterilizzazione e catalogazione tipiche del botanico.<br />Potete vedere una preziosa collezione di vetrini da microscopio con  pollini la cui osservazione è fondamentale per determinare con certezza la differenza di specie tra piante molto simili tra loro, indistinguibili a occhio nudo. Adesso, prendete il tempo necessario per finire la vostra visita dell’erbario. Quando sarete soddisfatti, uscite da questa stanza per proseguire la visita del museo.]]></itunes:summary><itunes:duration>65</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>9 Erbario. Orto dello Speziale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/9-erbario-orto-dello-speziale--72154791</link><description><![CDATA[All’interno di questa vetrina vedete anche dei contenitori in vetro, con all’interno piante e fiori essiccati: provengono dall’orto dello Speziale, un piccolo giardino botanico sito poco distante da qui. L'orto offre una panoramica di erbe officinali, alcune delle quali vengono utilizzate per le nostre preparazioni fitoterapiche, mentre altre nei laboratori esperienziali che proponiamo per vestire voi stessi i panni dello Speziale. Se siete interessati chiedete maggiori informazioni agli addetti museali!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72154791</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 13:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72154791/9_erbario_orto_dello_speziale_v4.mp3" length="622871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>All’interno di questa vetrina vedete anche dei contenitori in vetro, con all’interno piante e fiori essiccati: provengono dall’orto dello Speziale, un piccolo giardino botanico sito poco distante da qui. L'orto offre una panoramica di erbe officinali,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[All’interno di questa vetrina vedete anche dei contenitori in vetro, con all’interno piante e fiori essiccati: provengono dall’orto dello Speziale, un piccolo giardino botanico sito poco distante da qui. L'orto offre una panoramica di erbe officinali, alcune delle quali vengono utilizzate per le nostre preparazioni fitoterapiche, mentre altre nei laboratori esperienziali che proponiamo per vestire voi stessi i panni dello Speziale. Se siete interessati chiedete maggiori informazioni agli addetti museali!]]></itunes:summary><itunes:duration>39</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>10 Brevetti e Farmaci</title><link>https://www.spreaker.com/episode/10-brevetti-e-farmaci--71179890</link><description><![CDATA[Nella sezione dedicata all’erbario abbiamo accennato alla trasformazione di questo luogo da semplice spezieria a laboratorio farmaceutico. Nell’officina farmaceutica Foletto si iniziarono così a preparare compresse, sciroppi, unguenti e paste sia su ricetta medica, sia sulla base della farmacopea ufficiale, vale a dire le regole standard da seguire per la produzione dei farmaci. I farmaci qui realizzati erano venduti direttamente ai pazienti, oppure ad altre farmacie, case di cura o sanatori, molto diffusi in questa zona. Dovete sapere infatti che era prassi comune nell’Impero Austro-Ungarico inviare i malati di tubercolosi o altri mali respiratori presso il Lago di Garda, soprattutto nella città di Arco, per favorire la guarigione. <br />In questa vetrina sono esposti degli esempi dei farmaci prodotti tra queste mura, alcuni dei quali sono un brevetto della famiglia Foletto. La Digitalis Foletto, a base di Digitalis Grandiflora raccolta sulle Alpi della Val di Ledro, era impiegata per il trattamento dello scompenso e dell’insufficienza cardiaca. La China ferruginosa, o elisir di China, era un prodotto tradizionale, utilizzato come ricostituente.  L’Arsiòdene: uno sciroppo aromatico per curare anemia, nevrastenia e indebolimento organico. Conteneva anche arsenico a piccolissime dosi che, fino al 1968, poteva essere incluso nelle formulazioni farmaceutiche. La Tintura Stomatica Foletto, a base di rabarbaro e di erbe di montagna, è la più nota e longeva specialità medicinale formulata da Angelo Foletto. Veniva prescritta per favorire la digestione e anche come purgante. La Tintura è prodotta ancora oggi per uso alimentare ed è venduta come amaro. <br />Poi abbiamo il Pinosot, uno sciroppo ad azione balsamica, antisettica e sedativa per le malattie degli organi respiratori. Era a base di Pinolina e altre piante del territorio. <br />La Pinolina è un’essenza purissima e fresca delle fronde del Pino nano e dell’Abete bianco delle Alpi.Veniva usata anche per realizzare pastiglie da masticare o sciogliere in bocca, prescritte per la prevenzione e la cura delle malattie delle vie respiratorie - come tossi, laringiti, bronchiti e tracheiti - ma anche per combattere l’alitosi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179890</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179890/10_brevetti_e_farmaci_wav_v4.mp3" length="2687171" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Nella sezione dedicata all’erbario abbiamo accennato alla trasformazione di questo luogo da semplice spezieria a laboratorio farmaceutico. Nell’officina farmaceutica Foletto si iniziarono così a preparare compresse, sciroppi, unguenti e paste sia su...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella sezione dedicata all’erbario abbiamo accennato alla trasformazione di questo luogo da semplice spezieria a laboratorio farmaceutico. Nell’officina farmaceutica Foletto si iniziarono così a preparare compresse, sciroppi, unguenti e paste sia su ricetta medica, sia sulla base della farmacopea ufficiale, vale a dire le regole standard da seguire per la produzione dei farmaci. I farmaci qui realizzati erano venduti direttamente ai pazienti, oppure ad altre farmacie, case di cura o sanatori, molto diffusi in questa zona. Dovete sapere infatti che era prassi comune nell’Impero Austro-Ungarico inviare i malati di tubercolosi o altri mali respiratori presso il Lago di Garda, soprattutto nella città di Arco, per favorire la guarigione. <br />In questa vetrina sono esposti degli esempi dei farmaci prodotti tra queste mura, alcuni dei quali sono un brevetto della famiglia Foletto. La Digitalis Foletto, a base di Digitalis Grandiflora raccolta sulle Alpi della Val di Ledro, era impiegata per il trattamento dello scompenso e dell’insufficienza cardiaca. La China ferruginosa, o elisir di China, era un prodotto tradizionale, utilizzato come ricostituente.  L’Arsiòdene: uno sciroppo aromatico per curare anemia, nevrastenia e indebolimento organico. Conteneva anche arsenico a piccolissime dosi che, fino al 1968, poteva essere incluso nelle formulazioni farmaceutiche. La Tintura Stomatica Foletto, a base di rabarbaro e di erbe di montagna, è la più nota e longeva specialità medicinale formulata da Angelo Foletto. Veniva prescritta per favorire la digestione e anche come purgante. La Tintura è prodotta ancora oggi per uso alimentare ed è venduta come amaro. <br />Poi abbiamo il Pinosot, uno sciroppo ad azione balsamica, antisettica e sedativa per le malattie degli organi respiratori. Era a base di Pinolina e altre piante del territorio. <br />La Pinolina è un’essenza purissima e fresca delle fronde del Pino nano e dell’Abete bianco delle Alpi.Veniva usata anche per realizzare pastiglie da masticare o sciogliere in bocca, prescritte per la prevenzione e la cura delle malattie delle vie respiratorie - come tossi, laringiti, bronchiti e tracheiti - ma anche per combattere l’alitosi.]]></itunes:summary><itunes:duration>168</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>11 Paste e Pastiglie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/11-paste-e-pastiglie--71179884</link><description><![CDATA[Inizia adesso una piccola immersione negli aspetti più tecnici del mestiere per scoprire i metodi tradizionalmente impiegati all’interno del laboratorio Foletto. Nella vetrina che state osservando, sul lato sinistro, trovate gli attrezzi per la lavorazione delle paste. Sapete cosa sono le paste in farmacia? Ce n’è una in particolare che si usa tutti i giorni, tre volte al giorno. Almeno, così vuole la prassi. Il dentifricio! <br />Il dentifricio è composto da una polvere mescolata ad una crema: era difficile da miscelare manualmente, e in alcuni periodi dell’anno, specialmente durante i rigidi inverni, ricorrere a miscelatori meccanici era l’unico modo per mescolare la pasta in modo omogeneo. <br />La pasta veniva confezionata nei tubetti di piombo, acquistati già sigillati e con il tappo. Per farlo, si usava una macchina dosatrice-riempitrice, con beccucci differenziati a seconda della quantità del prodotto da confezionare e dalle dimensioni del tubetto.<br />Sulla parte centrale e destra della vetrina, abbiamo gli strumenti adibiti alla creazione di un prodotto simbolo di qualsiasi farmacia: i prodotti ad uso orale, quali le pillole e le pastiglie. E non solo: anche supposte, ovuli e capsule. I cilindretti in metallo che vedete in alto sono dei punzoni: servivano a comprimere e dare la forma alle pastiglie. Presto vedremo la macchina comprimitrice e il loro utilizzo ci sarà più chiaro. Su uno di essi potete leggere le iniziali AF che venivano impresse sulla pillola e, su un altro, il simbolo del teschio: evidentemente per un farmaco da usare con molta cautela! <br />Nella parte centrale della vetrina troviamo le attrezzature per produrre supposte, ovuli e capsule.<br />Se invece vi state chiedendo a cosa servisse quel coccodrillo in basso… no, non è uno strano marchingegno alchemico: è solo uno schiaccia turaccioli!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179884</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179884/11_paste_e_pastiglie_v4.mp3" length="2142988" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Inizia adesso una piccola immersione negli aspetti più tecnici del mestiere per scoprire i metodi tradizionalmente impiegati all’interno del laboratorio Foletto. Nella vetrina che state osservando, sul lato sinistro, trovate gli attrezzi per la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Inizia adesso una piccola immersione negli aspetti più tecnici del mestiere per scoprire i metodi tradizionalmente impiegati all’interno del laboratorio Foletto. Nella vetrina che state osservando, sul lato sinistro, trovate gli attrezzi per la lavorazione delle paste. Sapete cosa sono le paste in farmacia? Ce n’è una in particolare che si usa tutti i giorni, tre volte al giorno. Almeno, così vuole la prassi. Il dentifricio! <br />Il dentifricio è composto da una polvere mescolata ad una crema: era difficile da miscelare manualmente, e in alcuni periodi dell’anno, specialmente durante i rigidi inverni, ricorrere a miscelatori meccanici era l’unico modo per mescolare la pasta in modo omogeneo. <br />La pasta veniva confezionata nei tubetti di piombo, acquistati già sigillati e con il tappo. Per farlo, si usava una macchina dosatrice-riempitrice, con beccucci differenziati a seconda della quantità del prodotto da confezionare e dalle dimensioni del tubetto.<br />Sulla parte centrale e destra della vetrina, abbiamo gli strumenti adibiti alla creazione di un prodotto simbolo di qualsiasi farmacia: i prodotti ad uso orale, quali le pillole e le pastiglie. E non solo: anche supposte, ovuli e capsule. I cilindretti in metallo che vedete in alto sono dei punzoni: servivano a comprimere e dare la forma alle pastiglie. Presto vedremo la macchina comprimitrice e il loro utilizzo ci sarà più chiaro. Su uno di essi potete leggere le iniziali AF che venivano impresse sulla pillola e, su un altro, il simbolo del teschio: evidentemente per un farmaco da usare con molta cautela! <br />Nella parte centrale della vetrina troviamo le attrezzature per produrre supposte, ovuli e capsule.<br />Se invece vi state chiedendo a cosa servisse quel coccodrillo in basso… no, non è uno strano marchingegno alchemico: è solo uno schiaccia turaccioli!]]></itunes:summary><itunes:duration>134</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>12 Bilance</title><link>https://www.spreaker.com/episode/12-bilance--71179887</link><description><![CDATA[Quando si parla di farmacia, la giusta misura è tutto. Uno stesso principio attivo può essere dannoso in quantità eccessive oppure inefficace se in dosi troppo piccole.<br />Dunque nessuno speziale o farmacista può rinunciare ad una buona bilancia. Anzi, a tante bilance: diverse per forma o dimensione a seconda del materiale da pesare, e diverse per precisione a seconda della pericolosità dell’ingrediente. Come avrete immaginato, non sono come le stesse che avete in cucina. Si tratta di veri e propri strumenti all’avanguardia per i tempi in cui furono utilizzati. C’è pure una bilancia dedicata ai veleni: un ambito, diciamo, in cui ‘quanto basta’ non è una misura accettata! <br />I piatti sono in osso, un materiale che non altera la sostanza pesata. I fili sono di seta, un materiale resistente e poco suscettibile di alterazioni causate da cambiamenti di temperatura e umidità, ma con una maggiore sensibilità. I pesetti erano sempre tenuti a lucido e maneggiati tramite pinzetta. Se aguzzate lo sguardo, noterete che permettono sia la pesatura con il sistema decimale che la pesatura a once; questo perché nell’Impero Austro-Ungarico vigevano  unità di misura diverse da quelle utilizzate in Italia nello stesso periodo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179887</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179887/12_bilance_v4.mp3" length="1595044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Quando si parla di farmacia, la giusta misura è tutto. Uno stesso principio attivo può essere dannoso in quantità eccessive oppure inefficace se in dosi troppo piccole.
Dunque nessuno speziale o farmacista può rinunciare ad una buona bilancia. Anzi, a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando si parla di farmacia, la giusta misura è tutto. Uno stesso principio attivo può essere dannoso in quantità eccessive oppure inefficace se in dosi troppo piccole.<br />Dunque nessuno speziale o farmacista può rinunciare ad una buona bilancia. Anzi, a tante bilance: diverse per forma o dimensione a seconda del materiale da pesare, e diverse per precisione a seconda della pericolosità dell’ingrediente. Come avrete immaginato, non sono come le stesse che avete in cucina. Si tratta di veri e propri strumenti all’avanguardia per i tempi in cui furono utilizzati. C’è pure una bilancia dedicata ai veleni: un ambito, diciamo, in cui ‘quanto basta’ non è una misura accettata! <br />I piatti sono in osso, un materiale che non altera la sostanza pesata. I fili sono di seta, un materiale resistente e poco suscettibile di alterazioni causate da cambiamenti di temperatura e umidità, ma con una maggiore sensibilità. I pesetti erano sempre tenuti a lucido e maneggiati tramite pinzetta. Se aguzzate lo sguardo, noterete che permettono sia la pesatura con il sistema decimale che la pesatura a once; questo perché nell’Impero Austro-Ungarico vigevano  unità di misura diverse da quelle utilizzate in Italia nello stesso periodo.]]></itunes:summary><itunes:duration>100</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>13 Comprimitrice Manuale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/13-comprimitrice-manuale--71179898</link><description><![CDATA[È il momento di presentarvi una vera star dell’officina farmaceutica. <br />Davanti a voi c’è una delle macchine più antiche presenti e tutt’ora funzionante: se siete fortunati e gli operatori del museo sono disponibili, potreste vederla in azione dal vivo!<br />Si tratta di una macchina comprimitrice a funzione manuale e veniva impiegata per produrre compresse. Osservate le sue componenti mentre vi riassumiamo il funzionamento. <br />Prima di tutto, si parte dal retro dove in un dispositivo di alimentazione - chiamato scarpetta - veniva inserito con un palettina di legno il granulato per le pastiglie. Si trattava della miscela di principio attivo, eccipienti, coloranti e gomme. <br />Quindi si passa al blocco centrale, dove entrano in azione i punzoni: vi ricordate? Sono quei componenti cilindrici che abbiamo visto nella precedente vetrina.<br />Due punzoni, uno superiore e uno inferiore, inseriti in una matrice permettevano di regolare la dimensione, il peso e la forma delle pastiglie. <br />Una volta azionata la macchina, tramite la ruota che vedete sul lato, dalla scarpetta esce il granulato in dosi regolari e i due punzoni si attivano comprimendolo, appunto, in una compressa - pronta per l’uso o per il confezionamento.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179898</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179898/13_comprimitrice_manuale_v4.mp3" length="1529842" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>È il momento di presentarvi una vera star dell’officina farmaceutica. 
Davanti a voi c’è una delle macchine più antiche presenti e tutt’ora funzionante: se siete fortunati e gli operatori del museo sono disponibili, potreste vederla in azione dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È il momento di presentarvi una vera star dell’officina farmaceutica. <br />Davanti a voi c’è una delle macchine più antiche presenti e tutt’ora funzionante: se siete fortunati e gli operatori del museo sono disponibili, potreste vederla in azione dal vivo!<br />Si tratta di una macchina comprimitrice a funzione manuale e veniva impiegata per produrre compresse. Osservate le sue componenti mentre vi riassumiamo il funzionamento. <br />Prima di tutto, si parte dal retro dove in un dispositivo di alimentazione - chiamato scarpetta - veniva inserito con un palettina di legno il granulato per le pastiglie. Si trattava della miscela di principio attivo, eccipienti, coloranti e gomme. <br />Quindi si passa al blocco centrale, dove entrano in azione i punzoni: vi ricordate? Sono quei componenti cilindrici che abbiamo visto nella precedente vetrina.<br />Due punzoni, uno superiore e uno inferiore, inseriti in una matrice permettevano di regolare la dimensione, il peso e la forma delle pastiglie. <br />Una volta azionata la macchina, tramite la ruota che vedete sul lato, dalla scarpetta esce il granulato in dosi regolari e i due punzoni si attivano comprimendolo, appunto, in una compressa - pronta per l’uso o per il confezionamento.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>96</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>14 Sala Macchine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/14-sala-macchine--71179888</link><description><![CDATA[La macchina comprimitrice che abbiamo visto era ad azione manuale, ma con il tempo il laboratorio ha ospitato una vera e propria linea di produzione automatica, con macchinari azionati tramite pulegge ancorate ad un albero di trasmissione elettrico. Qui potete vedere la ricostruzione di quella che effettivamente era la sala macchine un tempo presente nel piano interrato - sono tutte strumentazioni originali e realmente impiegate all’interno dell’officina.Alcune risalgono all’Ottocento e, originariamente manuali, sono state modificate ed adattate per essere azionate tramite motore elettrico. <br />Le macchine sono tutte di produzione tedesca, eccezion fatta per la miscelatrice, che fu trafugata durante la Prima Guerra Mondiale e successivamente sostituita dal Genio Militare con una miscelatrice per farine di un panificio. <br />Approfittiamo di avere di fronte a noi la catena produttiva per ripercorrere insieme le fasi produttive di questo farmaco. Cominciamo appunto dalla miscelatrice.<br />Qui veniva preparato l’impasto che successivamente doveva essere essiccato. Anticamente l’essiccazione veniva eseguita lasciando l’impasto in ambienti secchi, posizionato in strati sottili su delle arelle, cioè dei vassoi di canne o legnetti. In seguito, il processo venne reso più efficiente e rapido tramite l’impiego di un forno a legna.  <br />Una volta essiccato, l’impasto veniva trasformato in granulato tramite un mulino strutturato opportunamente in maniera che il prodotto ottenuto avesse la minor quantità di polvere possibile. Se ricordate, il granulato è quella lavorazione che viene inserita nella comprimitrice per farne compresse: come quella manuale, che abbiamo visto in precedenza, o quella azionata elettricamente, come questa al centro della pedana. <br />Pronta la compressa, il resto lo sapete: un bicchier d’acqua o un po’ di zucchero… e la pillola va giù!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179888</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179888/14_sala_macchine_v4.mp3" length="2102864" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>La macchina comprimitrice che abbiamo visto era ad azione manuale, ma con il tempo il laboratorio ha ospitato una vera e propria linea di produzione automatica, con macchinari azionati tramite pulegge ancorate ad un albero di trasmissione elettrico....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La macchina comprimitrice che abbiamo visto era ad azione manuale, ma con il tempo il laboratorio ha ospitato una vera e propria linea di produzione automatica, con macchinari azionati tramite pulegge ancorate ad un albero di trasmissione elettrico. Qui potete vedere la ricostruzione di quella che effettivamente era la sala macchine un tempo presente nel piano interrato - sono tutte strumentazioni originali e realmente impiegate all’interno dell’officina.Alcune risalgono all’Ottocento e, originariamente manuali, sono state modificate ed adattate per essere azionate tramite motore elettrico. <br />Le macchine sono tutte di produzione tedesca, eccezion fatta per la miscelatrice, che fu trafugata durante la Prima Guerra Mondiale e successivamente sostituita dal Genio Militare con una miscelatrice per farine di un panificio. <br />Approfittiamo di avere di fronte a noi la catena produttiva per ripercorrere insieme le fasi produttive di questo farmaco. Cominciamo appunto dalla miscelatrice.<br />Qui veniva preparato l’impasto che successivamente doveva essere essiccato. Anticamente l’essiccazione veniva eseguita lasciando l’impasto in ambienti secchi, posizionato in strati sottili su delle arelle, cioè dei vassoi di canne o legnetti. In seguito, il processo venne reso più efficiente e rapido tramite l’impiego di un forno a legna.  <br />Una volta essiccato, l’impasto veniva trasformato in granulato tramite un mulino strutturato opportunamente in maniera che il prodotto ottenuto avesse la minor quantità di polvere possibile. Se ricordate, il granulato è quella lavorazione che viene inserita nella comprimitrice per farne compresse: come quella manuale, che abbiamo visto in precedenza, o quella azionata elettricamente, come questa al centro della pedana. <br />Pronta la compressa, il resto lo sapete: un bicchier d’acqua o un po’ di zucchero… e la pillola va giù!]]></itunes:summary><itunes:duration>132</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>15 Macchina Taglia Garze</title><link>https://www.spreaker.com/episode/15-macchina-taglia-garze--71179896</link><description><![CDATA[Questo macchinario era adibito al taglio delle garze, quando le bende non erano già pronte all’uso,<br />ma erano vendute al metro. Questa macchina che vedete, in particolare, deve aver lavorato parecchio, perché è stata usata per produrre bende sia per la guerra di Crimea, sia per il soldati austriaci durante la Prima Guerra Mondiale. <br />A fianco è esposta la centrifuga, per asciugare le bende tagliate e lavate.<br />Successivamente alcuni bendaggi venivano imbevuti di disinfettante - ad esempio iodoformio  - e consegnati all’acquirente. Ecco, appoggiati a terra, i contenitori di legno all'interno dei quali venivano catalogati e trasportati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179896</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179896/15_macchina_taglia_garze_v4.mp3" length="809699" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Questo macchinario era adibito al taglio delle garze, quando le bende non erano già pronte all’uso,
ma erano vendute al metro. Questa macchina che vedete, in particolare, deve aver lavorato parecchio, perché è stata usata per produrre bende sia per la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questo macchinario era adibito al taglio delle garze, quando le bende non erano già pronte all’uso,<br />ma erano vendute al metro. Questa macchina che vedete, in particolare, deve aver lavorato parecchio, perché è stata usata per produrre bende sia per la guerra di Crimea, sia per il soldati austriaci durante la Prima Guerra Mondiale. <br />A fianco è esposta la centrifuga, per asciugare le bende tagliate e lavate.<br />Successivamente alcuni bendaggi venivano imbevuti di disinfettante - ad esempio iodoformio  - e consegnati all’acquirente. Ecco, appoggiati a terra, i contenitori di legno all'interno dei quali venivano catalogati e trasportati.]]></itunes:summary><itunes:duration>51</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>16 Fiale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/16-fiale--71179885</link><description><![CDATA[Fiale. Certo. Tutti i farmacisti e i medici le maneggiano. <br />In questa vetrina sono esposti i prodotti necessari per la produzione di fiale ad uso parenterale - vale a dire, per le iniezioni. L’attrezzatura qui esposta ha oltre cent’anni ed è antecedente alla Prima Guerra Mondiale. Questo spiega il loro aspetto un po’ rudimentale, ma non fatevi ingannare: estetica a parte sono simili se non uguali a quelle impiegate al giorno d’oggi.Rispetto alle attuali, le fasi di produzione delle fiale, nei principi, restano le stesse. <br />Si prepara una soluzione acquosa in cui i principi attivi vengono disciolti. La miscela è realizzata in modo da essere compatibile con l’organismo, regolando parametri come pH e tonicità, che indica la concentrazione complessiva di soluti. Dopo questa preparazione, la soluzione deve essere filtrata. In vetrina si vedono filtri in cartone usati per la chiarificazione, cioè per rimuovere le impurità più grossolane, che se iniettate possono risultare dannose. I filtri venivano inseriti in quel portafiltri argentato e collegati, tramite un imbuto, a una beuta di vetro. Se vi state chiedendo cosa sia una beuta, è quel contenitore a forma di cono con un collo all'apice. <br />Dopo la filtrazione, la si passava alla riempitura delle fiale in condizioni sterili. Per farlo si usa una campana a vuoto come quella che vedete là sotto: una camera chiusa nella quale si posizionavano le fialette vuote con il collo rivolto verso il basso.<br />La campana veniva poi collegata a una pompa che creava sottovuoto all’interno. In questo modo il liquido risaliva dentro ciascuna fialetta in modo uniforme, fino allo stesso livello in tutti i contenitori. <br />Riempite le fiale, la campana veniva capovolta e le fiale sigillate. <br />Nella vetrina sono esposte tre lampade chiamate Ferruminatorie: queste possono generare un calore tra i 600 e i 700 gradi, sufficiente a fondere il vetro per aprire o per sigillare le fiale. <br />Toccava ora alla fase di sterilizzazione: un processo che, agli albori di questa officina, era stato introdotto da pochi decenni, perché è stato scoperto all’incirca a metà Ottocento. Nella vetrina si vede una piccola  autoclave munita di manometro che serviva a misurare la pressione necessaria per questo scopo. Infatti, per sterilizzare le fiale chiuse, serve raggiungere una temperatura tale da uccidere tutti i microrganismi e le spore  all’interno della miscela, e questa si ottiene ad 1 atm di sovrapressione. <br />Terminata la sterilizzazione, si procedeva ai controlli. Spesso era il preparatore in persona ad eseguirli. Su se stesso per giunta. Immaginatevi allora il dr. Angelo Foletto iniettarsi qualche goccia sottopelle per constatare, ad esempio, se provocasse irritazioni!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179885</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179885/16_fiale_v4.mp3" length="3235534" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Fiale. Certo. Tutti i farmacisti e i medici le maneggiano. 
In questa vetrina sono esposti i prodotti necessari per la produzione di fiale ad uso parenterale - vale a dire, per le iniezioni. L’attrezzatura qui esposta ha oltre cent’anni ed è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fiale. Certo. Tutti i farmacisti e i medici le maneggiano. <br />In questa vetrina sono esposti i prodotti necessari per la produzione di fiale ad uso parenterale - vale a dire, per le iniezioni. L’attrezzatura qui esposta ha oltre cent’anni ed è antecedente alla Prima Guerra Mondiale. Questo spiega il loro aspetto un po’ rudimentale, ma non fatevi ingannare: estetica a parte sono simili se non uguali a quelle impiegate al giorno d’oggi.Rispetto alle attuali, le fasi di produzione delle fiale, nei principi, restano le stesse. <br />Si prepara una soluzione acquosa in cui i principi attivi vengono disciolti. La miscela è realizzata in modo da essere compatibile con l’organismo, regolando parametri come pH e tonicità, che indica la concentrazione complessiva di soluti. Dopo questa preparazione, la soluzione deve essere filtrata. In vetrina si vedono filtri in cartone usati per la chiarificazione, cioè per rimuovere le impurità più grossolane, che se iniettate possono risultare dannose. I filtri venivano inseriti in quel portafiltri argentato e collegati, tramite un imbuto, a una beuta di vetro. Se vi state chiedendo cosa sia una beuta, è quel contenitore a forma di cono con un collo all'apice. <br />Dopo la filtrazione, la si passava alla riempitura delle fiale in condizioni sterili. Per farlo si usa una campana a vuoto come quella che vedete là sotto: una camera chiusa nella quale si posizionavano le fialette vuote con il collo rivolto verso il basso.<br />La campana veniva poi collegata a una pompa che creava sottovuoto all’interno. In questo modo il liquido risaliva dentro ciascuna fialetta in modo uniforme, fino allo stesso livello in tutti i contenitori. <br />Riempite le fiale, la campana veniva capovolta e le fiale sigillate. <br />Nella vetrina sono esposte tre lampade chiamate Ferruminatorie: queste possono generare un calore tra i 600 e i 700 gradi, sufficiente a fondere il vetro per aprire o per sigillare le fiale. <br />Toccava ora alla fase di sterilizzazione: un processo che, agli albori di questa officina, era stato introdotto da pochi decenni, perché è stato scoperto all’incirca a metà Ottocento. Nella vetrina si vede una piccola  autoclave munita di manometro che serviva a misurare la pressione necessaria per questo scopo. Infatti, per sterilizzare le fiale chiuse, serve raggiungere una temperatura tale da uccidere tutti i microrganismi e le spore  all’interno della miscela, e questa si ottiene ad 1 atm di sovrapressione. <br />Terminata la sterilizzazione, si procedeva ai controlli. Spesso era il preparatore in persona ad eseguirli. Su se stesso per giunta. Immaginatevi allora il dr. Angelo Foletto iniettarsi qualche goccia sottopelle per constatare, ad esempio, se provocasse irritazioni!]]></itunes:summary><itunes:duration>203</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>17 Linea del Tempo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/17-linea-del-tempo--71179894</link><description><![CDATA[L’Impero Austro-Ungarico, la deportazione, le due Guerre Mondiali. Visitando il museo si scopre come il racconto di questa farmacia sia entrato più di una volta in contatto con i maggiori eventi della Storia del nostro Paese. <br />In questa galleria del tempo, lasciamo per un attimo  l'esposizione di oggetti  per ricostruire in ordine cronologico questa lunga storia.<br />Partiamo dal principio, da prima della famiglia Foletto. Pensate che le prime testimonianze di attività farmaceutica in Valle di Ledro risalgono al 1500. Andando avanti nel tempo, nel 1700, la tradizione farmaceutica si lega alla famiglia Cassoni. Questa stirpe si distinse soprattutto nel 1800 quando Pier Antonio Cassoni scoprì metodo per estrarre la magnesia dalle rocce dolomitiche, sfruttando così una risorsa abbondante nella zona per ricavare un ingrediente molto diffuso nella produzione farmaceutica. <br />Successivamente ai Cassoni, la licenza di spezieria passerà attraverso vari proprietari finché nel 1856 Giovanni Foletto acquisirà la proprietà. Da allora la farmacia rimarrà di titolarità della famiglia e con il figlio di Giovanni, Angelo, vedrà la nascita di una vera e propria officina farmaceutica. È a quest’ultimo che sono ascrivibili i brevetti di alcuni farmaci che vediamo nel museo, come la Tintura Stomatica del 1898 e il  Pinosot del  1930.Angelo affronta anche un evento che riguarda tutta la storia della Valle di Ledro. Con l’entrata nella Prima Guerra Mondiale dell’Italia, tutta la popolazione ledrense fu evacuata. La Valle, infatti, sotto il controllo Austriaco, era una zona di confine, uno dei primi teatri degli scontri tra gli eserciti nemici. Nel giro di 24 ore gli abitanti furono deportati nelle regioni interne dell’Impero: un esodo durato quattro anni in una terra straniera, in Boemia e Moravia, di cui nessuno conosceva la lingua. Anche Angelo con tutta la sua famiglia, tra cui il figlio Achille appena nato, subì la deportazione, che però fu a Katzenau, in Austria. Al loro ritorno, con la fine della guerra, i villaggi attraversati dalla guerra erano in macerie e i ledrensi dovettero ricostruire tutto da capo. Incredibilmente, L’erbario di Angelo era sopravvissuto alla distruzione, perché ben nascosto in un armadio al secondo piano di questo palazzo che era diventato una postazione di ufficiali italiani<br />La farmacia passerà poi al figlio di Angelo, Achille che, nonostante l’evoluzione della pratica della farmacia, rimase fedele ad alcune tradizioni di famiglia, come la preparazione manuale di alcuni medicinali e prodotti alimentari distintivi dei Foletto. Achille visse la Seconda Guerra Mondiale ed in questo frangente è nata un’altra specialità della farmacia, un liquore: il Picco Rosso. Achille racconta:  “durante la guerra si giocava molto con la preparazione di liquori - durante gli ultimi mesi di questa guerra. Perché si cercava spasmodicamente di bere qualcosa. È venuto fuori un liquore molto forte per quello, perché allora si cercava il forte da bere.”]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71179894</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:32:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71179894/16_linea_del_tempo.mp3" length="3999145" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>L’Impero Austro-Ungarico, la deportazione, le due Guerre Mondiali. Visitando il museo si scopre come il racconto di questa farmacia sia entrato più di una volta in contatto con i maggiori eventi della Storia del nostro Paese. 
In questa galleria del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’Impero Austro-Ungarico, la deportazione, le due Guerre Mondiali. Visitando il museo si scopre come il racconto di questa farmacia sia entrato più di una volta in contatto con i maggiori eventi della Storia del nostro Paese. <br />In questa galleria del tempo, lasciamo per un attimo  l'esposizione di oggetti  per ricostruire in ordine cronologico questa lunga storia.<br />Partiamo dal principio, da prima della famiglia Foletto. Pensate che le prime testimonianze di attività farmaceutica in Valle di Ledro risalgono al 1500. Andando avanti nel tempo, nel 1700, la tradizione farmaceutica si lega alla famiglia Cassoni. Questa stirpe si distinse soprattutto nel 1800 quando Pier Antonio Cassoni scoprì metodo per estrarre la magnesia dalle rocce dolomitiche, sfruttando così una risorsa abbondante nella zona per ricavare un ingrediente molto diffuso nella produzione farmaceutica. <br />Successivamente ai Cassoni, la licenza di spezieria passerà attraverso vari proprietari finché nel 1856 Giovanni Foletto acquisirà la proprietà. Da allora la farmacia rimarrà di titolarità della famiglia e con il figlio di Giovanni, Angelo, vedrà la nascita di una vera e propria officina farmaceutica. È a quest’ultimo che sono ascrivibili i brevetti di alcuni farmaci che vediamo nel museo, come la Tintura Stomatica del 1898 e il  Pinosot del  1930.Angelo affronta anche un evento che riguarda tutta la storia della Valle di Ledro. Con l’entrata nella Prima Guerra Mondiale dell’Italia, tutta la popolazione ledrense fu evacuata. La Valle, infatti, sotto il controllo Austriaco, era una zona di confine, uno dei primi teatri degli scontri tra gli eserciti nemici. Nel giro di 24 ore gli abitanti furono deportati nelle regioni interne dell’Impero: un esodo durato quattro anni in una terra straniera, in Boemia e Moravia, di cui nessuno conosceva la lingua. Anche Angelo con tutta la sua famiglia, tra cui il figlio Achille appena nato, subì la deportazione, che però fu a Katzenau, in Austria. Al loro ritorno, con la fine della guerra, i villaggi attraversati dalla guerra erano in macerie e i ledrensi dovettero ricostruire tutto da capo. Incredibilmente, L’erbario di Angelo era sopravvissuto alla distruzione, perché ben nascosto in un armadio al secondo piano di questo palazzo che era diventato una postazione di ufficiali italiani<br />La farmacia passerà poi al figlio di Angelo, Achille che, nonostante l’evoluzione della pratica della farmacia, rimase fedele ad alcune tradizioni di famiglia, come la preparazione manuale di alcuni medicinali e prodotti alimentari distintivi dei Foletto. Achille visse la Seconda Guerra Mondiale ed in questo frangente è nata un’altra specialità della farmacia, un liquore: il Picco Rosso. Achille racconta:  “durante la guerra si giocava molto con la preparazione di liquori - durante gli ultimi mesi di questa guerra. Perché si cercava spasmodicamente di bere qualcosa. È venuto fuori un liquore molto forte per quello, perché allora si cercava il forte da bere.”]]></itunes:summary><itunes:duration>250</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>18 Il Museo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/18-il-museo--72154958</link><description><![CDATA[Con Achille Foletto comincia l’opera di documentazione e valorizzazione della storia professionale di famiglia, che portò nel 2000 alla fondazione del museo.<br />Ascoltiamo le sue parole:“Le curiosità di un museo rappresentano molto la passione di chi l'ha fatto e i ricordi di chi l'ha fatto.Mi entusiasma vedere quei vetri e quelle fiale perché mi ricorda mio padre il quale per primo nel Trentino ha cominciato a fare le sperimentazioni, anche su se stesso! Perché lui prima di vendere le fiale faceva le prove su se stesso se erano accettate o non accettate dall'organismo; per cui è un antesignano.”<br />Adesso l’attività, sia farmaceutica che di divulgazione culturale è portata avanti dai figli Angelo, venuto a mancare nel 2026, Antonia, Annamaria, Chiara e Alberto, che nel maggio 2011 hanno fondato l’Associazione Culturale “Achille Foletto”, che cura la gestione e l’ampliamento del museo che state visitando. Siamo giunti alla fine della nostra audioguida, ma prendetevi il tempo necessario per osservare bene tutti gli altri oggetti presenti nel museo dei quali, per motivi di spazio, non abbiamo potuto raccontare. E ,soprattutto, vi consigliamo di fermarvi nella sala prima dell’uscita dove potete degustare alcuni dei prodotti storici che l’azienda Foletto produce ancora con la stessa attenzione e passione di sempre.Grazie per essere stati con noi. Buon proseguimento!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72154958</guid><pubDate>Mon, 25 May 2026 13:52:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72154958/18_il_museo_v4.mp3" length="1661081" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Con Achille Foletto comincia l’opera di documentazione e valorizzazione della storia professionale di famiglia, che portò nel 2000 alla fondazione del museo.
Ascoltiamo le sue parole:“Le curiosità di un museo rappresentano molto la passione di chi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con Achille Foletto comincia l’opera di documentazione e valorizzazione della storia professionale di famiglia, che portò nel 2000 alla fondazione del museo.<br />Ascoltiamo le sue parole:“Le curiosità di un museo rappresentano molto la passione di chi l'ha fatto e i ricordi di chi l'ha fatto.Mi entusiasma vedere quei vetri e quelle fiale perché mi ricorda mio padre il quale per primo nel Trentino ha cominciato a fare le sperimentazioni, anche su se stesso! Perché lui prima di vendere le fiale faceva le prove su se stesso se erano accettate o non accettate dall'organismo; per cui è un antesignano.”<br />Adesso l’attività, sia farmaceutica che di divulgazione culturale è portata avanti dai figli Angelo, venuto a mancare nel 2026, Antonia, Annamaria, Chiara e Alberto, che nel maggio 2011 hanno fondato l’Associazione Culturale “Achille Foletto”, che cura la gestione e l’ampliamento del museo che state visitando. Siamo giunti alla fine della nostra audioguida, ma prendetevi il tempo necessario per osservare bene tutti gli altri oggetti presenti nel museo dei quali, per motivi di spazio, non abbiamo potuto raccontare. E ,soprattutto, vi consigliamo di fermarvi nella sala prima dell’uscita dove potete degustare alcuni dei prodotti storici che l’azienda Foletto produce ancora con la stessa attenzione e passione di sempre.Grazie per essere stati con noi. Buon proseguimento!]]></itunes:summary><itunes:duration>104</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/nuvolari-assets/green_square_mic.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
