<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Parliamone</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/parliamone--6906242</link><description><![CDATA[<b>Parliamone.</b><br /><i>Suoni, libri e altre visioni  </i><br />Ossia, le recensioni di UniBg OnAir.  La radio è un’antenna pronta a cogliere i segnali della vita culturale. È a questa funzione che contribuisce “Parliamone”, un invito che è anche un imperativo. Una volta la settimana, lo sguardo e l’ascolto di UniBg OnAir si concentrano su un album, un romanzo, una visione o un’esperienza che merita di farsi luogo di parola, di confronto, un guanto di sfida e un sasso nello stagno. Parola: è tutto qui. La trovate come testo, traccia di una lettura, di un ascolto o di una visione. Ma la trovate anche come podcast, dove l’invito si fa ineludibile.<br /><br />Un programma a cura di Pierluigi Spagnolo e xDJ<br /><br />La voce è di Antonino J. Luzzi  La grafica è di Matteo Piazzalunga]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6906242/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Society &amp; Culture</category><copyright>Copyright UniBg OnAir</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg</url><title>Parliamone</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/parliamone--6906242</link></image><lastBuildDate>Mon, 31 Aug 2026 22:15:26 +0000</lastBuildDate><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>UniBg OnAir</itunes:name><itunes:email>onair@unibg.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:subtitle>Parliamone.
Suoni, libri e altre visioni  
Ossia, le recensioni di UniBg OnAir.  La radio è un’antenna pronta a cogliere i segnali della vita culturale. È a questa funzione che contribuisce “Parliamone”, un invito che è anche un imperativo. Una volta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Parliamone.</b><br /><i>Suoni, libri e altre visioni  </i><br />Ossia, le recensioni di UniBg OnAir.  La radio è un’antenna pronta a cogliere i segnali della vita culturale. È a questa funzione che contribuisce “Parliamone”, un invito che è anche un imperativo. Una volta la settimana, lo sguardo e l’ascolto di UniBg OnAir si concentrano su un album, un romanzo, una visione o un’esperienza che merita di farsi luogo di parola, di confronto, un guanto di sfida e un sasso nello stagno. Parola: è tutto qui. La trovate come testo, traccia di una lettura, di un ascolto o di una visione. Ma la trovate anche come podcast, dove l’invito si fa ineludibile.<br /><br />Un programma a cura di Pierluigi Spagnolo e xDJ<br /><br />La voce è di Antonino J. Luzzi  La grafica è di Matteo Piazzalunga]]></itunes:summary><itunes:category text="Society &amp; Culture"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>8ba42698-ec93-56a8-a2a9-05966882226e</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Redstar Wu &amp; The Worldwide Scourge, di Genesis Owusu (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/redstar-wu-the-worldwide-scourge-di-genesis-owusu-secondo-pierluigi-spagnolo--74207281</link><description><![CDATA[Ci sono album che raccontano il mondo e album che sembrano volerci urlare contro. REDSTAR WU &amp; THE WORLDWIDE SCOURGE, il nuovo lavoro di Genesis Owusu uscito il 15 maggio 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria.Il musicista australiano di origini ghanesi torna con il suo terzo disco dopo Smiling With No Teeth e Struggler, abbandonando in parte i personaggi e gli universi narrativi che avevano caratterizzato i lavori precedenti. Questa volta Owusu non ha bisogno di maschere: parla direttamente del mondo che lo circonda. E, a giudicare da quello che ha da dire, non è particolarmente contento.Il “Worldwide Scourge” del titolo è una specie di grande contenitore del nostro presente: razzismo, autoritarismo, estremismi politici, capitalismo, social network e quella sensazione sempre più familiare di essere sommersi dalle notizie senza riuscire davvero a capire cosa stia succedendo. L’album nasce proprio da questa overdose di informazioni e dalla frustrazione che ne deriva.Eppure, la cosa più interessante è che Owusu decide di non trasformare questa rabbia in un disco pesante da ascoltare. Anzi.<br /><b></b><br /><b>SCRITTO DA</b><br /><b>Pierluigi Spagnolo</b><br /><b></b><br /><b>LETTO DA</b><br /><b>Antonino J. Luzzi</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/74207281</guid><pubDate>Mon, 31 Aug 2026 22:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/74207281/20_genesis_owusu_redstar_wu_the_worldwide_scourge_audiorecensioneok2.mp3" length="12650648" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono album che raccontano il mondo e album che sembrano volerci urlare contro. REDSTAR WU &amp;amp; THE WORLDWIDE SCOURGE, il nuovo lavoro di Genesis Owusu uscito il 15 maggio 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria.Il musicista australiano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono album che raccontano il mondo e album che sembrano volerci urlare contro. REDSTAR WU &amp; THE WORLDWIDE SCOURGE, il nuovo lavoro di Genesis Owusu uscito il 15 maggio 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria.Il musicista australiano di origini ghanesi torna con il suo terzo disco dopo Smiling With No Teeth e Struggler, abbandonando in parte i personaggi e gli universi narrativi che avevano caratterizzato i lavori precedenti. Questa volta Owusu non ha bisogno di maschere: parla direttamente del mondo che lo circonda. E, a giudicare da quello che ha da dire, non è particolarmente contento.Il “Worldwide Scourge” del titolo è una specie di grande contenitore del nostro presente: razzismo, autoritarismo, estremismi politici, capitalismo, social network e quella sensazione sempre più familiare di essere sommersi dalle notizie senza riuscire davvero a capire cosa stia succedendo. L’album nasce proprio da questa overdose di informazioni e dalla frustrazione che ne deriva.Eppure, la cosa più interessante è che Owusu decide di non trasformare questa rabbia in un disco pesante da ascoltare. Anzi.<br /><b></b><br /><b>SCRITTO DA</b><br /><b>Pierluigi Spagnolo</b><br /><b></b><br /><b>LETTO DA</b><br /><b>Antonino J. Luzzi</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>317</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>20</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cornetto acustico, di Leonora Carrington (secondo Michela Farina)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cornetto-acustico-di-leonora-carrington-secondo-michela-farina--74446720</link><description><![CDATA[<b>Surrealismo e narrativa, parliamone. Leonora Carrington (1917-2011) è capace di mescolare nell’opera pittorica e narrativa l’immaginario surrealista, assurdo, onirico e bestiale. Lo stesso André Breton ammirava Leonora Carrington come una delle donne “numinose” del Surrealismo, lasciando però anche intravedere un certo timore per la sua eccentricità indomabile e ribelle. Non per niente, la stessa Carrington ha sempre rifiutato la posizione di musa del movimento, sostenendo che “non avev[a] tempo per fare la musa, er[a] troppo occupata a ribellar[s]i alla [sua] famiglia e a trovare la [sua] strada di artista”.</b><br /><b></b><br /><b>SCRITTO DA</b><br /><b>Michela Farina</b><br /><b></b><br /><b>LETTO DA </b><br /><b>Valeria Spertini</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/74446720</guid><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 22:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/74446720/19_leonora_carrington_il_cornetto_acustico_audiorecensione.mp3" length="4913172" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Surrealismo e narrativa, parliamone. Leonora Carrington (1917-2011) è capace di mescolare nell’opera pittorica e narrativa l’immaginario surrealista, assurdo, onirico e bestiale. Lo stesso André Breton ammirava Leonora Carrington come una delle donne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Surrealismo e narrativa, parliamone. Leonora Carrington (1917-2011) è capace di mescolare nell’opera pittorica e narrativa l’immaginario surrealista, assurdo, onirico e bestiale. Lo stesso André Breton ammirava Leonora Carrington come una delle donne “numinose” del Surrealismo, lasciando però anche intravedere un certo timore per la sua eccentricità indomabile e ribelle. Non per niente, la stessa Carrington ha sempre rifiutato la posizione di musa del movimento, sostenendo che “non avev[a] tempo per fare la musa, er[a] troppo occupata a ribellar[s]i alla [sua] famiglia e a trovare la [sua] strada di artista”.</b><br /><b></b><br /><b>SCRITTO DA</b><br /><b>Michela Farina</b><br /><b></b><br /><b>LETTO DA </b><br /><b>Valeria Spertini</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>19</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dying for sex (secondo Ylenia Maffeis)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dying-for-sex-secondo-ylenia-maffeis--73924774</link><description><![CDATA[Esiste un momento esatto, in Sex and the City, in cui Samantha Jones vacilla. Non è davanti alla diagnosi di cancro al seno, ma davanti allo specchio. La sua paura più grande, quella che non confessa quasi a nessuno, è l’idea di non essere più desiderabile, di diventare “invisibile” come donna per colpa della malattia. Quella che per Samantha era una sottotrama, in Dying for Sex (2025), la miniserie tv in otto puntate di Elizabeth Meriwether e Kim Rosenstock disponibile su Disney+, diventa il cuore pulsante di una narrazione cruda che colpisce per il suo approccio schietto e diretto di raccontare la malattia. <br /><br /><br />DI Ylenia Maffeis<br />LETTO DA Valeria Spertini]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73924774</guid><pubDate>Mon, 17 Aug 2026 22:50:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73924774/serie_tv_dying_for_sex_audiorecensione.mp3" length="9792824" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Esiste un momento esatto, in Sex and the City, in cui Samantha Jones vacilla. Non è davanti alla diagnosi di cancro al seno, ma davanti allo specchio. La sua paura più grande, quella che non confessa quasi a nessuno, è l’idea di non essere più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Esiste un momento esatto, in Sex and the City, in cui Samantha Jones vacilla. Non è davanti alla diagnosi di cancro al seno, ma davanti allo specchio. La sua paura più grande, quella che non confessa quasi a nessuno, è l’idea di non essere più desiderabile, di diventare “invisibile” come donna per colpa della malattia. Quella che per Samantha era una sottotrama, in Dying for Sex (2025), la miniserie tv in otto puntate di Elizabeth Meriwether e Kim Rosenstock disponibile su Disney+, diventa il cuore pulsante di una narrazione cruda che colpisce per il suo approccio schietto e diretto di raccontare la malattia. <br /><br /><br />DI Ylenia Maffeis<br />LETTO DA Valeria Spertini]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>18</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Boys of Dungeon Lane, di Paul McCartney (secondo Mattia Lucchini)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-boys-of-dungeon-lane-di-paul-mccartney-secondo-mattia-lucchini--72456146</link><description><![CDATA[Sei anni. È questo il tempo che ci separa dall’ultimo lavoro in studio di Paul McCartney. Un silenzio discografico parso un’eternità, ma che si è rivelato tutt’altro che vuoto. In questo lungo intermezzo, Macca si è vestito da curatore e archivista del suo stesso mito. La pubblicazione dell’imponente opera letteraria di due volumi organizzati in ordine alfabetico a commento di ogni suo brano <i>The Lyrics</i> (2021), le mostre fotografiche che hanno svelato al mondo i suoi scatti inediti dei primi anni ‘60 pubblicati e commentati poi nel volume <i>1964. Eyes of The Storm</i> (2023), il recupero dell’inedito progetto dal vivo del 1974 <i>One Hand Clapping</i> (2024), la più recente autobiografia <i>Wings. </i><i>The Story of a Band on The Run</i> (2025), accompagnata dal documentario <i>Man on the Run</i> (2025) e da varie raccolte. Nei progetti degli ultimi sei anni, così come anche nel costante impegno nel guidare le ultime uscite archivistiche dei Beatles come l’ultimo volume del progetto <i>Anthology</i> (2025) lo sguardo di quest’ultimo periodo è stato costantemente rivolto allo specchietto retrovisore. <i>The Boys of Dungeon Lane,</i> uscito lo scorso 29 maggio e prodotto dallo stesso McCartney con Andrew Watt, non è solo un nuovo capitolo discografico; è la naturale prosecuzione di questo percorso di introspezione. Se finora aveva riordinato gli scatti, i nastri e i documenti, oggi Paul decide di riordinare i ricordi, raccontando in musica quella vita "prima dei Beatles" che raramente avevamo sentito narrare con tale lucidità. <b>UN ALBUM DI SCORCI E RACCONTI </b>- Il disco si configura come un mosaico di memorie. Non ci troviamo di fronte a un’autobiografia cronologica, ma a una raccolta di istantanee: la vita a Liverpool prima della fama, le atmosfere di quartiere, la guerra, l’innocenza di sogni che ancora non portavano il peso della celebrità mondiale. È un McCartney che scava nella propria quotidianità adolescenziale, offrendoci scorci di un mondo che oggi appare quasi mitologico partendo proprio da Dungeon Lane, strada nella zona di Speke a Liverpool, teatro dei primi atti della sua vita. La pubblicazione dell’album è stata preceduta dai singoli <i>The Days We Left Behind</i> e <i>Home To Us</i> primo duetto dai tempi dei Beatles con Ringo Starr (se non si vogliono contare le varie collaborazioni nel corso degli anni come <i>Beautiful Night</i> di Paul o <i>Walk With You</i> di Ringo), chiare dichiarazioni del racconto che Macca ha tessuto tra le tracce. <b>UN SUONO ATTRAVERSO I DECENNI </b>- Se i singoli svolgono il ruolo di manifesto narrativo, è compito del brano di apertura <i>As You Lie There</i> dichiarare fin da subito quali saranno le sonorità dell’album: una chitarra e un basso che sembrano usciti da una traccia dimenticata dei Beatles lasciano in poco tempo spazio alle atmosfere elettroniche di <i>New </i>(2013), una delle ultime fasi della sua carriera. Dal punto di vista della produzione, infatti, <i>The Boys of Dungeon Lane</i> è un esercizio di stile che abbraccia l’intera carriera del baronetto. McCartney non cerca un suono nuovo a tutti i costi come in <i>Egypt Station</i> (2018), ma preferisce giocare con la tavolozza delle sonorità che hanno caratterizzato le varie fasi della sua carriera: la melodia pop e il basso dei Beatles, il pop-rock anni Settanta degli Wings, fino ad arrivare ai suoi lavori più recenti dove unisce il suono più violento del già citato <i>New</i>, all’intimità di alcuni passaggi di <i>McCartney III</i> (2020). All’ascolto nella sua costruzione consequenziale il disco scorre nei suoi 47 minuti anche se ad un ascolto in riproduzione casuale questa comunione tra synth e clavicembali può sembrare straniante. Il viaggio è ben costruito tra luoghi, amicizia e amori, non c’è nostalgia, solo racconti di scorci di un tempo lontano. La parte più amara è quella finale con <i>Salesman Saint</i> e <i>Momma Gets By, </i>due quadri romanzati, due coppie di genitori durante il periodo della guerra dipinti con gli occhi di un figlio: nel primo brano i suo genitori che nonostante le difficoltà riescono ad “andare avanti” anche grazie all’amore e alla musica, nel secondo invece, ultimo dell’album, una coppia agli antipodi inventata (con probabile ispirazione non dichiarata dalla situazione di un suo vecchio amico) persa in una relazione tossica. <b>IN CONCLUSIONE </b>- Con <i>The Boys of Dungeon Lane</i> Paul McCartney non cerca di scalare le classifiche, ma di chiudere un cerchio. Dopo aver passato gli ultimi anni a catalogare il passato attraverso libri e foto, con questo disco ha deciso di espandere il racconto anche a tutto ciò che non è stato documentato dalla fama. Per chi è cresciuto con la sua musica, l’ascolto è un viaggio confortevole, un ritorno a casa. Per chi invece si avvicina a McCartney oggi, l’album può inizialmente apparire un poco ostico: nessuna traccia di stadi, ma strade, case e ragazzi di una lontana Dungeon Lane. Un ritorno di classe, coerente con il percorso intrapreso, che conferma come, a distanza di decenni, Paul abbia ancora molto da raccontare e lo sappia sempre fare con stupore ed eleganza.<br /><br />VOCE DI <br />Antonino Jonathan Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72456146</guid><pubDate>Mon, 10 Aug 2026 22:25:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72456146/parliamone_paul.mp3" length="13921216" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Sei anni. È questo il tempo che ci separa dall’ultimo lavoro in studio di Paul McCartney. Un silenzio discografico parso un’eternità, ma che si è rivelato tutt’altro che vuoto. In questo lungo intermezzo, Macca si è vestito da curatore e archivista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sei anni. È questo il tempo che ci separa dall’ultimo lavoro in studio di Paul McCartney. Un silenzio discografico parso un’eternità, ma che si è rivelato tutt’altro che vuoto. In questo lungo intermezzo, Macca si è vestito da curatore e archivista del suo stesso mito. La pubblicazione dell’imponente opera letteraria di due volumi organizzati in ordine alfabetico a commento di ogni suo brano <i>The Lyrics</i> (2021), le mostre fotografiche che hanno svelato al mondo i suoi scatti inediti dei primi anni ‘60 pubblicati e commentati poi nel volume <i>1964. Eyes of The Storm</i> (2023), il recupero dell’inedito progetto dal vivo del 1974 <i>One Hand Clapping</i> (2024), la più recente autobiografia <i>Wings. </i><i>The Story of a Band on The Run</i> (2025), accompagnata dal documentario <i>Man on the Run</i> (2025) e da varie raccolte. Nei progetti degli ultimi sei anni, così come anche nel costante impegno nel guidare le ultime uscite archivistiche dei Beatles come l’ultimo volume del progetto <i>Anthology</i> (2025) lo sguardo di quest’ultimo periodo è stato costantemente rivolto allo specchietto retrovisore. <i>The Boys of Dungeon Lane,</i> uscito lo scorso 29 maggio e prodotto dallo stesso McCartney con Andrew Watt, non è solo un nuovo capitolo discografico; è la naturale prosecuzione di questo percorso di introspezione. Se finora aveva riordinato gli scatti, i nastri e i documenti, oggi Paul decide di riordinare i ricordi, raccontando in musica quella vita "prima dei Beatles" che raramente avevamo sentito narrare con tale lucidità. <b>UN ALBUM DI SCORCI E RACCONTI </b>- Il disco si configura come un mosaico di memorie. Non ci troviamo di fronte a un’autobiografia cronologica, ma a una raccolta di istantanee: la vita a Liverpool prima della fama, le atmosfere di quartiere, la guerra, l’innocenza di sogni che ancora non portavano il peso della celebrità mondiale. È un McCartney che scava nella propria quotidianità adolescenziale, offrendoci scorci di un mondo che oggi appare quasi mitologico partendo proprio da Dungeon Lane, strada nella zona di Speke a Liverpool, teatro dei primi atti della sua vita. La pubblicazione dell’album è stata preceduta dai singoli <i>The Days We Left Behind</i> e <i>Home To Us</i> primo duetto dai tempi dei Beatles con Ringo Starr (se non si vogliono contare le varie collaborazioni nel corso degli anni come <i>Beautiful Night</i> di Paul o <i>Walk With You</i> di Ringo), chiare dichiarazioni del racconto che Macca ha tessuto tra le tracce. <b>UN SUONO ATTRAVERSO I DECENNI </b>- Se i singoli svolgono il ruolo di manifesto narrativo, è compito del brano di apertura <i>As You Lie There</i> dichiarare fin da subito quali saranno le sonorità dell’album: una chitarra e un basso che sembrano usciti da una traccia dimenticata dei Beatles lasciano in poco tempo spazio alle atmosfere elettroniche di <i>New </i>(2013), una delle ultime fasi della sua carriera. Dal punto di vista della produzione, infatti, <i>The Boys of Dungeon Lane</i> è un esercizio di stile che abbraccia l’intera carriera del baronetto. McCartney non cerca un suono nuovo a tutti i costi come in <i>Egypt Station</i> (2018), ma preferisce giocare con la tavolozza delle sonorità che hanno caratterizzato le varie fasi della sua carriera: la melodia pop e il basso dei Beatles, il pop-rock anni Settanta degli Wings, fino ad arrivare ai suoi lavori più recenti dove unisce il suono più violento del già citato <i>New</i>, all’intimità di alcuni passaggi di <i>McCartney III</i> (2020). All’ascolto nella sua costruzione consequenziale il disco scorre nei suoi 47 minuti anche se ad un ascolto in riproduzione casuale questa comunione tra synth e clavicembali può sembrare straniante. Il viaggio è ben costruito tra luoghi, amicizia e amori, non c’è nostalgia, solo racconti di scorci di un tempo lontano. La parte più amara è quella finale con <i>Salesman Saint</i> e <i>Momma Gets By, </i>due quadri romanzati, due coppie di genitori durante il periodo...]]></itunes:summary><itunes:duration>348</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Experimental Rap, di JPEGMafia (secondo Alessio Amigoni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/experimental-rap-di-jpegmafia-secondo-alessio-amigoni--73025773</link><description><![CDATA[Nella scena hip hop contemporanea pochi artisti sono riconoscibili e divisivi quanto JPEGMafia, conosciuto anche come Peggy. Fin dai suoi primi progetti, ha trasformato caos, alterazioni e campionamenti eccentrici in un linguaggio personale, trovando la sua consacrazione in lavori come <i>Black Ben Carson</i> (2016) e soprattutto <i>Veteran</i>, uscito nel 2018. Questo approccio musicale, unito alla sua personalità esuberante, lo porterà rapidamente in cima alla scena alternativa, collaborando con artisti come Danny Brown – con cui firma <i>Scaring the Hoes </i>nel 2023 – e il controverso Kanye West nell’album <i>Vultures 1</i>, l’anno successivo. Dopo queste collaborazioni, nel 2024 Peggy pubblica <i>I Lay Down My Life for You</i>, riconferma artistica che ne rafforza ulteriormente l’identità musicale e imprime nel genere una cifra personale e inconfondibile. E quindi, dopo tutto questo, cosa ci si può aspettare da un artista del suo calibro? Un album chiamato <i>Experimental Rap</i>, ovviamente. Uscito il 21 maggio 2026, l’album si presenta con 25 tracce e l’ambizione di affermare Peggy come uno degli artisti ancora in grado di proporre un’idea di rap realmente sperimentale. L’impressione iniziale è quella di trovarsi davanti a un muro sonoro continuo, dove ogni traccia cerca di superare la precedente in intensità e caos concedendo raramente momenti di pausa. Brani come <i>Mask On</i> mostrano il lato più accessibile del progetto, grazie a una struttura catchy e synth aggressivi. <i>The Ghost of Emmett Till</i> è invece uno dei momenti più intensi dell’intero disco, non solo per la struttura del brano – composto da due sample presi da Jimi Hendrix<i> </i>e <i>Shake Your Booty </i>di Bunny Sigler<i> </i>– ma anche per il riferimento simbolico al caso di Emmett Till; che Peggy usa per affermare il suo dominio e il suo successo artistico rispetto ai rivali, usando immagini spesso violente per rivendicare la sua abilità lirica e il suo status al’’interno della scena rap. <i>Meet the Dealers</i>, invece, mette in evidenza uno degli aspetti più interessanti dello stile di Peggy riuscendo a trasformare produzioni frammentate e apparentemente caotiche in qualcosa di sorprendentemente compatto e coinvolgente. Pur risultando estremamente efficace, l’album fatica però a essere davvero “sperimentale” nel senso più puro del termine. L’estetica rumorosa, caotica e fortemente influenzata da sonorità industrial ed EDM è ormai parte integrante dell’hip hop da diversi anni, e per quanto JPEGMafia continui a padroneggiarla con grande personalità, viene spontaneo chiedersi quanto sia ancora corretto definirla realmente innovativa. Il titolo e l’enorme enfasi posta sull’aspetto “sperimentale” del’’album rischiano quindi di apparire quasi contraddittori. Più che un’opera che reinventa il genere, il disco sembra piuttosto una raffinata conferma di uno stile che Peggy contribuisce a definire ormai da anni. Ciò non toglie valore al progetto, ma solleva una domanda: fino a quando un determinato linguaggio musicale può continuare a essere considerato sperimentale, una volta diventato riconoscibile e consolidato? In fondo, il cuore della musica sperimentale dovrebbe essere proprio la continua ricerca di idee nuove, e alcuni degli elementi che caratterizzano il sound di Peggy, oggi, non sembrano più così inediti come un tempo.<br /><br />LETTO DA <br />Antonino Jonathan Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73025773</guid><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 22:20:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73025773/experimental_rap_jpegmafia.mp3" length="9723861" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Nella scena hip hop contemporanea pochi artisti sono riconoscibili e divisivi quanto JPEGMafia, conosciuto anche come Peggy. Fin dai suoi primi progetti, ha trasformato caos, alterazioni e campionamenti eccentrici in un linguaggio personale, trovando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella scena hip hop contemporanea pochi artisti sono riconoscibili e divisivi quanto JPEGMafia, conosciuto anche come Peggy. Fin dai suoi primi progetti, ha trasformato caos, alterazioni e campionamenti eccentrici in un linguaggio personale, trovando la sua consacrazione in lavori come <i>Black Ben Carson</i> (2016) e soprattutto <i>Veteran</i>, uscito nel 2018. Questo approccio musicale, unito alla sua personalità esuberante, lo porterà rapidamente in cima alla scena alternativa, collaborando con artisti come Danny Brown – con cui firma <i>Scaring the Hoes </i>nel 2023 – e il controverso Kanye West nell’album <i>Vultures 1</i>, l’anno successivo. Dopo queste collaborazioni, nel 2024 Peggy pubblica <i>I Lay Down My Life for You</i>, riconferma artistica che ne rafforza ulteriormente l’identità musicale e imprime nel genere una cifra personale e inconfondibile. E quindi, dopo tutto questo, cosa ci si può aspettare da un artista del suo calibro? Un album chiamato <i>Experimental Rap</i>, ovviamente. Uscito il 21 maggio 2026, l’album si presenta con 25 tracce e l’ambizione di affermare Peggy come uno degli artisti ancora in grado di proporre un’idea di rap realmente sperimentale. L’impressione iniziale è quella di trovarsi davanti a un muro sonoro continuo, dove ogni traccia cerca di superare la precedente in intensità e caos concedendo raramente momenti di pausa. Brani come <i>Mask On</i> mostrano il lato più accessibile del progetto, grazie a una struttura catchy e synth aggressivi. <i>The Ghost of Emmett Till</i> è invece uno dei momenti più intensi dell’intero disco, non solo per la struttura del brano – composto da due sample presi da Jimi Hendrix<i> </i>e <i>Shake Your Booty </i>di Bunny Sigler<i> </i>– ma anche per il riferimento simbolico al caso di Emmett Till; che Peggy usa per affermare il suo dominio e il suo successo artistico rispetto ai rivali, usando immagini spesso violente per rivendicare la sua abilità lirica e il suo status al’’interno della scena rap. <i>Meet the Dealers</i>, invece, mette in evidenza uno degli aspetti più interessanti dello stile di Peggy riuscendo a trasformare produzioni frammentate e apparentemente caotiche in qualcosa di sorprendentemente compatto e coinvolgente. Pur risultando estremamente efficace, l’album fatica però a essere davvero “sperimentale” nel senso più puro del termine. L’estetica rumorosa, caotica e fortemente influenzata da sonorità industrial ed EDM è ormai parte integrante dell’hip hop da diversi anni, e per quanto JPEGMafia continui a padroneggiarla con grande personalità, viene spontaneo chiedersi quanto sia ancora corretto definirla realmente innovativa. Il titolo e l’enorme enfasi posta sull’aspetto “sperimentale” del’’album rischiano quindi di apparire quasi contraddittori. Più che un’opera che reinventa il genere, il disco sembra piuttosto una raffinata conferma di uno stile che Peggy contribuisce a definire ormai da anni. Ciò non toglie valore al progetto, ma solleva una domanda: fino a quando un determinato linguaggio musicale può continuare a essere considerato sperimentale, una volta diventato riconoscibile e consolidato? In fondo, il cuore della musica sperimentale dovrebbe essere proprio la continua ricerca di idee nuove, e alcuni degli elementi che caratterizzano il sound di Peggy, oggi, non sembrano più così inediti come un tempo.<br /><br />LETTO DA <br />Antonino Jonathan Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>16</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Io sono, io sono, io sono, di Maggie O’Farrell (secondo Luisa Canzoneri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/io-sono-io-sono-io-sono-di-maggie-o-farrell-secondo-luisa-canzoneri--73151977</link><description><![CDATA[Una formula rituale, una dichiarazione di intenti, un’insistenza che si fa provocazione:<i> lo sono, io sono, io sono</i>. Lo immagino detto con voce ferma, inflessibile, ogni virgola un pugno secco sul tavolo; ma anche sussurrato, un sospiro impaurito che a malapena fa vibrare l’aria quando lascia le labbra. L’interlocutore, invece che tu che leggi, potrebbe essere lei, la Morte, o lei, Maggie O’Farrell, che si guarda allo specchio per convincere se stessa che esiste. Maggie O’Farrell “è” ogni volta che è sfuggita, bambina recalcitrante, alla presa della madre per correre chissà dove o che si è tuffata di testa, giovane donna sconsiderata, in una nuova avventura dall’altra parte del mondo (o anche da questa) e ha incontrato malintenzionati, amebe fatali, onde traditrici. Ogni volta che un gesto, un passo o una risposta sbagliata avrebbero potuto cambiare il corso delle cose, O’Farrell “è” un po’ di più. Uscito nel 2017 e tradotto da Stefania De Franco l’anno successivo per Guanda, <i>Io sono, io sono, io sono</i> è il memoir di Maggie O’Farrell, autrice di <i>Hamnet. Nel nome del figlio </i>(2021), di cui ha co-sceneggiato la recente trasposizione cinematografica. Come chiarisce il titolo originale, <i>I Am, I Am, I Am: Seventeen Brushes With Death</i>, il volume percorre quarantacinque anni di vita scanditi attraverso diciassette quasi-incontri con la morte, raccontati con quel modo unico di scrivere che caratterizza le sue opere di fiction: poetico e accumulativo, carico di parole tanto quanto lo è di emozioni. Solo che qui la materia di partenza è la sua vita. Non c’è spettacolarità o effetti cinematografici, niente pietismi o moine per ammagliare chi legge. In occasione dell’uscita del volume, nel 2017, O’Farell ha raccontato al <i>Guardian</i> che ha accettato di trasformare un progetto del tutto personale in un oggetto di discorso pubblico, in una pubblicazione a pieno titolo, per un’unica ragione: aiutare i tre figli, in particolare la secondogenita, soggetta a violenti attacchi allergici sin dalla nascita, a ricordare che nessuna maledizione si è abbattuta sulla loro famiglia, che non c’è nessuna colpa ancestrale da scontare o nessuna divinità da interrogare fino allo sfinimento. Semplicemente è andata così, è la vita. Si fa quel che si può: a volte anche raccontarla.   <b>Maggie O’Farrell</b>,<b> </b>nata in Irlanda del Nord nel 1972, è cresciuta tra il Galles e la Scozia, dove vive attualmente. Ha vinto numerosi premi tra cui il Somerset Maugham Award e il Costa Book Award for Fiction 2010 per <i>La mano che teneva la mia</i>, pubblicato da Guanda, presso cui è uscito anche <i>Istruzioni per un’ondata di caldo</i> (2014). Il suo sito internet è www.maggieofarrell.com.<br /><br />A CURA DI <br />Luisa Canzoneri<br /><br />LETTO DA <br />Valeria Spertini]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73151977</guid><pubDate>Mon, 27 Jul 2026 22:45:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73151977/utf_8_q_15_strega_maggie_o_e2_80_99farrell_io_sono_utf_8_q_io_sono_io_sono_audiorecensione_mp3.mp3" length="3094631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Una formula rituale, una dichiarazione di intenti, un’insistenza che si fa provocazione: lo sono, io sono, io sono. Lo immagino detto con voce ferma, inflessibile, ogni virgola un pugno secco sul tavolo; ma anche sussurrato, un sospiro impaurito che a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una formula rituale, una dichiarazione di intenti, un’insistenza che si fa provocazione:<i> lo sono, io sono, io sono</i>. Lo immagino detto con voce ferma, inflessibile, ogni virgola un pugno secco sul tavolo; ma anche sussurrato, un sospiro impaurito che a malapena fa vibrare l’aria quando lascia le labbra. L’interlocutore, invece che tu che leggi, potrebbe essere lei, la Morte, o lei, Maggie O’Farrell, che si guarda allo specchio per convincere se stessa che esiste. Maggie O’Farrell “è” ogni volta che è sfuggita, bambina recalcitrante, alla presa della madre per correre chissà dove o che si è tuffata di testa, giovane donna sconsiderata, in una nuova avventura dall’altra parte del mondo (o anche da questa) e ha incontrato malintenzionati, amebe fatali, onde traditrici. Ogni volta che un gesto, un passo o una risposta sbagliata avrebbero potuto cambiare il corso delle cose, O’Farrell “è” un po’ di più. Uscito nel 2017 e tradotto da Stefania De Franco l’anno successivo per Guanda, <i>Io sono, io sono, io sono</i> è il memoir di Maggie O’Farrell, autrice di <i>Hamnet. Nel nome del figlio </i>(2021), di cui ha co-sceneggiato la recente trasposizione cinematografica. Come chiarisce il titolo originale, <i>I Am, I Am, I Am: Seventeen Brushes With Death</i>, il volume percorre quarantacinque anni di vita scanditi attraverso diciassette quasi-incontri con la morte, raccontati con quel modo unico di scrivere che caratterizza le sue opere di fiction: poetico e accumulativo, carico di parole tanto quanto lo è di emozioni. Solo che qui la materia di partenza è la sua vita. Non c’è spettacolarità o effetti cinematografici, niente pietismi o moine per ammagliare chi legge. In occasione dell’uscita del volume, nel 2017, O’Farell ha raccontato al <i>Guardian</i> che ha accettato di trasformare un progetto del tutto personale in un oggetto di discorso pubblico, in una pubblicazione a pieno titolo, per un’unica ragione: aiutare i tre figli, in particolare la secondogenita, soggetta a violenti attacchi allergici sin dalla nascita, a ricordare che nessuna maledizione si è abbattuta sulla loro famiglia, che non c’è nessuna colpa ancestrale da scontare o nessuna divinità da interrogare fino allo sfinimento. Semplicemente è andata così, è la vita. Si fa quel che si può: a volte anche raccontarla.   <b>Maggie O’Farrell</b>,<b> </b>nata in Irlanda del Nord nel 1972, è cresciuta tra il Galles e la Scozia, dove vive attualmente. Ha vinto numerosi premi tra cui il Somerset Maugham Award e il Costa Book Award for Fiction 2010 per <i>La mano che teneva la mia</i>, pubblicato da Guanda, presso cui è uscito anche <i>Istruzioni per un’ondata di caldo</i> (2014). Il suo sito internet è www.maggieofarrell.com.<br /><br />A CURA DI <br />Luisa Canzoneri<br /><br />LETTO DA <br />Valeria Spertini]]></itunes:summary><itunes:duration>194</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e0d0a97f7d5e56bf885d78edafaea62.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>15</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le alternative, di Caoilinn Hughes (secondo Luisa Canzoneri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-alternative-di-caoilinn-hughes-secondo-luisa-canzoneri--73025691</link><description><![CDATA[<i>È curioso arrivare da così lontano. E poi ritrovarsi in uno spazio pieno di piccole lontananze.</i>   <i>Le alternative</i> è un romanzo che richiede attenzione e una certa predisposizione ad accettare che non tutto deve essere limpido o. È particolare, particolarissimo, uno di quelli che o annoiano a morte e confondono o ammaliano e illuminano; di quelli che non puoi consigliare a occhi chiusi anche se lo vorresti; in breve, di quelli che non lasciano indifferenti, in un modo o nell’altro. E il motivo della sua particolarità sta solo in parte nella scelta di Hughes di non ricorrere a segnali di dialogo o di passare alla forma-copione nel bel mezzo del romanzo, quasi a marcare ulteriormente la teatralità del tutto. Le “alternative” del titolo sono le sorelle Flattery, un caleidoscopio di complicazioni, genialità (hanno tutte un dottorato, d’altronde) e sentimenti. Ciascuna scandisce a modo proprio il ritmo con cui si muove sulla linea tra la singolarità e l’universalità, e chi legge non può che provare a seguirle. Olwen è la sorella maggiore (la prima di quattro, mai sentito parlare di <i>eldest daughter syndrome</i>?), la geologa in fuga – da sé, dall’estinzione che incombe, perché lei lo sa che sta arrivando, e non può farci niente, non può, non—. È la sua scomparsa nel cuore della notte a spingere le sorelle a mobilitarsi. Ma lei voleva solo un po’ di pace e quiete. Poi c’è Nell, la più piccola, professoressa di filosofia emigrata negli Stati Uniti alla ricerca della sua dimensione. Per chissà che malattia neurologica, si sta lentamente allontanando dal suo corpo – ma che le importa, quando vorrebbe essere tutta cervello e astrazione? Nel mezzo ci sono loro, Rhona e Maeve, l’esperta di democrazia partecipativa che insegna al Trinity College e la chef stellata che vive su una barca con un mimo profugo; sono la sorella (all’apparenza) senza cuore e quella che ne ha troppo, di cuore. Da questa breve disamina si intravede appena: le sorelle Flattery sono idee e ideali puri. Hanno un involucro di carne, che è la pagina, e un’anima, che è la scrittura. <i>Le alternative</i> parla di noi, di Irlanda contemporanea, di (eco)ansia, di politica e cucina democratica, di persone che crescono sotto lo stesso tetto ma vivono infanzie (e poi vite) diverse. E poi ha certi passaggi che ti folgorano sul posto, che splendono come le schegge di vetro smussate dalle onde del tempo che va.<br /><br />LETTO DA<br />Vlaeria Spertini]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73025691</guid><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:20:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73025691/14_strega_caoilinn_hughes_le_alternative_audiorecensione.mp3" length="3393890" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>È curioso arrivare da così lontano. E poi ritrovarsi in uno spazio pieno di piccole lontananze.   Le alternative è un romanzo che richiede attenzione e una certa predisposizione ad accettare che non tutto deve essere limpido o. È particolare,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>È curioso arrivare da così lontano. E poi ritrovarsi in uno spazio pieno di piccole lontananze.</i>   <i>Le alternative</i> è un romanzo che richiede attenzione e una certa predisposizione ad accettare che non tutto deve essere limpido o. È particolare, particolarissimo, uno di quelli che o annoiano a morte e confondono o ammaliano e illuminano; di quelli che non puoi consigliare a occhi chiusi anche se lo vorresti; in breve, di quelli che non lasciano indifferenti, in un modo o nell’altro. E il motivo della sua particolarità sta solo in parte nella scelta di Hughes di non ricorrere a segnali di dialogo o di passare alla forma-copione nel bel mezzo del romanzo, quasi a marcare ulteriormente la teatralità del tutto. Le “alternative” del titolo sono le sorelle Flattery, un caleidoscopio di complicazioni, genialità (hanno tutte un dottorato, d’altronde) e sentimenti. Ciascuna scandisce a modo proprio il ritmo con cui si muove sulla linea tra la singolarità e l’universalità, e chi legge non può che provare a seguirle. Olwen è la sorella maggiore (la prima di quattro, mai sentito parlare di <i>eldest daughter syndrome</i>?), la geologa in fuga – da sé, dall’estinzione che incombe, perché lei lo sa che sta arrivando, e non può farci niente, non può, non—. È la sua scomparsa nel cuore della notte a spingere le sorelle a mobilitarsi. Ma lei voleva solo un po’ di pace e quiete. Poi c’è Nell, la più piccola, professoressa di filosofia emigrata negli Stati Uniti alla ricerca della sua dimensione. Per chissà che malattia neurologica, si sta lentamente allontanando dal suo corpo – ma che le importa, quando vorrebbe essere tutta cervello e astrazione? Nel mezzo ci sono loro, Rhona e Maeve, l’esperta di democrazia partecipativa che insegna al Trinity College e la chef stellata che vive su una barca con un mimo profugo; sono la sorella (all’apparenza) senza cuore e quella che ne ha troppo, di cuore. Da questa breve disamina si intravede appena: le sorelle Flattery sono idee e ideali puri. Hanno un involucro di carne, che è la pagina, e un’anima, che è la scrittura. <i>Le alternative</i> parla di noi, di Irlanda contemporanea, di (eco)ansia, di politica e cucina democratica, di persone che crescono sotto lo stesso tetto ma vivono infanzie (e poi vite) diverse. E poi ha certi passaggi che ti folgorano sul posto, che splendono come le schegge di vetro smussate dalle onde del tempo che va.<br /><br />LETTO DA<br />Vlaeria Spertini]]></itunes:summary><itunes:duration>213</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41de9f863164e05291806a02c9e74d8a.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>14</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bella e Felice, di Valentina Ramacciotti (secondo Luisa Canzoneri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bella-e-felice-di-valentina-ramacciotti-secondo-luisa-canzoneri--72938334</link><description><![CDATA[Pubblicato da Eris Edizioni nella collana I Tardigradi - Nuova Biblioteca del Fantastico a maggio 2025, il racconto di Valentina Ramacciotti parla di distruzione e assoggettamento del femminile, proprio come l’opera madre di Mary Shelley da cui discende. E lo fa in appena 96 pagine con un’impassibilità e una crudezza proprie dell’altra arte praticata dalla scrittrice lucchese, la fotografia, anche se il testo, nella sua forma originaria, accompagna le opere (foto)grafiche di due artisti per la rivista In allarmata radura. ***«Il tuo nome è Bella. La bellezza sarà la tua arma e la tua condanna. Sei venuta al mondo per un capriccio. Ma adesso non esitare, la vita ti darà tutte le risposte che cerchi.»Bella e Felice. Bella voluta da, e creata per, Felice. Nata da un carnaio, lasciata a se stessa, attraversa l’orrore e il devasto morale che Dio, l’impassibile macellaio-capo, le ha descritto essere la vita su questa terra. Il mondo distopico in cui si muove è un diorama di piccolezza umana, popolato da vecchie meschine, balordi bavosi, donnacce vogliose. Non c’è gentilezza né solidarietà. È una guerra continua, un’Apocalisse in itinere, un purgatorio in cui vale la legge dell’homo homini lupus.Bella non è felice. Maltrattata, violata, sfruttata: per gran parte della sua lunga breve vita è un participio passato che cerca calore e affetto, una forma passiva che subisce e subisce senza dire una parola, perché così va il mondo, così vuole Felice. Poi, Bella prende coscienza – questa cosa che si insinua in ogni cucitura, risveglia i morti da cui ha preso vita – e la musica cambia.Bella appartiene a quella schiera di Creature femminili che, da The Bride of Frankenstein (1935) in poi, hanno lottato contro il mutismo imposto per riprendersi la loro agency dalle mani di un maschile vile e abusante, qui spogliato di qualsiasi residuo di romanticismo scientifico. Dio non è lo studioso di scienze proibite Victor Frankenstein; Felice non è la Creatura solitaria e rabbiosa desiderosa d’amore, lo è Bella. Ed è interessante che, proprio come la Sposa di Maggie Gyllenhaal e Jessie Buckley, è uno sforzo collettivo e cacofonico – Bella è un corpo fatto di corpi, la sua voce è quella di molti e molte – a spingerla ad attingere al suo lato mostruoso e a compiere il suo personalissimo “attacco cerebrale”. Alla fine, Bella non è più di Felice o di Dio. Non lo è mai stata.<br /><br />VOCE <br />Valeria Spertini]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72938334</guid><pubDate>Mon, 13 Jul 2026 22:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72938334/3e7146c7_e6d2_4875_968f_5bc4dd08f9d2.mp3" length="3406847" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Pubblicato da Eris Edizioni nella collana I Tardigradi - Nuova Biblioteca del Fantastico a maggio 2025, il racconto di Valentina Ramacciotti parla di distruzione e assoggettamento del femminile, proprio come l’opera madre di Mary Shelley da cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pubblicato da Eris Edizioni nella collana I Tardigradi - Nuova Biblioteca del Fantastico a maggio 2025, il racconto di Valentina Ramacciotti parla di distruzione e assoggettamento del femminile, proprio come l’opera madre di Mary Shelley da cui discende. E lo fa in appena 96 pagine con un’impassibilità e una crudezza proprie dell’altra arte praticata dalla scrittrice lucchese, la fotografia, anche se il testo, nella sua forma originaria, accompagna le opere (foto)grafiche di due artisti per la rivista In allarmata radura. ***«Il tuo nome è Bella. La bellezza sarà la tua arma e la tua condanna. Sei venuta al mondo per un capriccio. Ma adesso non esitare, la vita ti darà tutte le risposte che cerchi.»Bella e Felice. Bella voluta da, e creata per, Felice. Nata da un carnaio, lasciata a se stessa, attraversa l’orrore e il devasto morale che Dio, l’impassibile macellaio-capo, le ha descritto essere la vita su questa terra. Il mondo distopico in cui si muove è un diorama di piccolezza umana, popolato da vecchie meschine, balordi bavosi, donnacce vogliose. Non c’è gentilezza né solidarietà. È una guerra continua, un’Apocalisse in itinere, un purgatorio in cui vale la legge dell’homo homini lupus.Bella non è felice. Maltrattata, violata, sfruttata: per gran parte della sua lunga breve vita è un participio passato che cerca calore e affetto, una forma passiva che subisce e subisce senza dire una parola, perché così va il mondo, così vuole Felice. Poi, Bella prende coscienza – questa cosa che si insinua in ogni cucitura, risveglia i morti da cui ha preso vita – e la musica cambia.Bella appartiene a quella schiera di Creature femminili che, da The Bride of Frankenstein (1935) in poi, hanno lottato contro il mutismo imposto per riprendersi la loro agency dalle mani di un maschile vile e abusante, qui spogliato di qualsiasi residuo di romanticismo scientifico. Dio non è lo studioso di scienze proibite Victor Frankenstein; Felice non è la Creatura solitaria e rabbiosa desiderosa d’amore, lo è Bella. Ed è interessante che, proprio come la Sposa di Maggie Gyllenhaal e Jessie Buckley, è uno sforzo collettivo e cacofonico – Bella è un corpo fatto di corpi, la sua voce è quella di molti e molte – a spingerla ad attingere al suo lato mostruoso e a compiere il suo personalissimo “attacco cerebrale”. Alla fine, Bella non è più di Felice o di Dio. Non lo è mai stata.<br /><br />VOCE <br />Valeria Spertini]]></itunes:summary><itunes:duration>213</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41de9f863164e05291806a02c9e74d8a.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>HELP 2 (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/help-2-secondo-pierluigi-spagnolo--72184105</link><description><![CDATA[C’è qualcosa di profondamente umano in HELP(2), la compilation di inediti benefica destinata al sostegno dell’associazione War Child, che fornisce aiuto, istruzione, supporto e protezione ai bambini colpiti dai conflitti in tutto il mondo. Non solo per la causa che sostiene, ma per il modo in cui riesce a trasformare un’idea di beneficenza in un vero momento culturale. Registrato negli studi di Abbey Road Studios sotto la supervisione di James Ford, il progetto riprende lo spirito del leggendario HELP del 1995 e lo aggiorna a un presente in cui le guerre sono diventate rumore di fondo costante nei nostri feed, nei telegiornali, nelle vite degli altri.Ma la forza dell’album non sta solo nel messaggio, nell’impegno benefico. Sta nel caos creativo che tiene insieme artisti apparentemente lontanissimi: Arctic Monkeys, Olivia Rodrigo, Depeche Mode, Pulp, Fontaines D.C., Sampha e Black Country, New Road convivono in una tracklist che sembra costruita più sull’urgenza emotiva che sulla coerenza stilistica. Ed è proprio questo il punto.L’apertura con “Opening Night” degli Arctic Monkeys ha il peso di un sipario che si alza lentamente: elegante, scura, quasi cinematografica. Poco dopo arrivano le tensioni spoken-word di “Flags”, dove Damon Albarn, Grian Chatten e Kae Tempest trasformano la protesta in una liturgia post-britpop.Il disco però dà il meglio quando smette di cercare il “momento evento” e lascia spazio alla vulnerabilità. “Warning” di Cameron Winter è probabilmente il brano più spoglio e destabilizzante del lotto, mentre “Sunday Light”, con Anna Calvi, Ellie Rowsell e Nilüfer Yanya, sembra sospesa tra spiritualità e collasso emotivo. Anche Wet Leg sorprendono rallentando tutto in “Obvious”, rinunciando all’ironia per qualcosa di molto più fragile.E poi c’è il fattore Abbey Road. Non come semplice location iconica, ma come presenza sonora. Si sente che molti brani sono nati da incontri improvvisi, da artisti entrati nelle stanze sbagliate al momento giusto. La cover di “The Book of Love” cantata da Olivia Rodrigo con la chitarra di Graham Coxon è uno di quei casi in cui il contesto conta quasi quanto la canzone stessa.La cosa più sorprendente è che HELP(2) evita quasi sempre la retorica. Sarebbe stato facile costruire un disco “importante” ma pesante, pieno di slogan e collaborazioni senz’anima. Invece il progetto funziona perché lascia spazio alle crepe, ai silenzi, alle imperfezioni. È una compilation disordinata, sì, ma viva. E forse oggi è l’unico modo possibile di fare un disco politico senza sembrare artificiale.In un’epoca in cui le charity compilation sembravano relitti degli anni Novanta, HELP(2) riesce nell’impresa più difficile: far sembrare di nuovo necessaria la musica collettiva.<br /><br />VOCE<br />Antonini Jonathan Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72184105</guid><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 07:04:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72184105/parliamone_help_2.mp3" length="9206637" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>C’è qualcosa di profondamente umano in HELP(2), la compilation di inediti benefica destinata al sostegno dell’associazione War Child, che fornisce aiuto, istruzione, supporto e protezione ai bambini colpiti dai conflitti in tutto il mondo. Non solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è qualcosa di profondamente umano in HELP(2), la compilation di inediti benefica destinata al sostegno dell’associazione War Child, che fornisce aiuto, istruzione, supporto e protezione ai bambini colpiti dai conflitti in tutto il mondo. Non solo per la causa che sostiene, ma per il modo in cui riesce a trasformare un’idea di beneficenza in un vero momento culturale. Registrato negli studi di Abbey Road Studios sotto la supervisione di James Ford, il progetto riprende lo spirito del leggendario HELP del 1995 e lo aggiorna a un presente in cui le guerre sono diventate rumore di fondo costante nei nostri feed, nei telegiornali, nelle vite degli altri.Ma la forza dell’album non sta solo nel messaggio, nell’impegno benefico. Sta nel caos creativo che tiene insieme artisti apparentemente lontanissimi: Arctic Monkeys, Olivia Rodrigo, Depeche Mode, Pulp, Fontaines D.C., Sampha e Black Country, New Road convivono in una tracklist che sembra costruita più sull’urgenza emotiva che sulla coerenza stilistica. Ed è proprio questo il punto.L’apertura con “Opening Night” degli Arctic Monkeys ha il peso di un sipario che si alza lentamente: elegante, scura, quasi cinematografica. Poco dopo arrivano le tensioni spoken-word di “Flags”, dove Damon Albarn, Grian Chatten e Kae Tempest trasformano la protesta in una liturgia post-britpop.Il disco però dà il meglio quando smette di cercare il “momento evento” e lascia spazio alla vulnerabilità. “Warning” di Cameron Winter è probabilmente il brano più spoglio e destabilizzante del lotto, mentre “Sunday Light”, con Anna Calvi, Ellie Rowsell e Nilüfer Yanya, sembra sospesa tra spiritualità e collasso emotivo. Anche Wet Leg sorprendono rallentando tutto in “Obvious”, rinunciando all’ironia per qualcosa di molto più fragile.E poi c’è il fattore Abbey Road. Non come semplice location iconica, ma come presenza sonora. Si sente che molti brani sono nati da incontri improvvisi, da artisti entrati nelle stanze sbagliate al momento giusto. La cover di “The Book of Love” cantata da Olivia Rodrigo con la chitarra di Graham Coxon è uno di quei casi in cui il contesto conta quasi quanto la canzone stessa.La cosa più sorprendente è che HELP(2) evita quasi sempre la retorica. Sarebbe stato facile costruire un disco “importante” ma pesante, pieno di slogan e collaborazioni senz’anima. Invece il progetto funziona perché lascia spazio alle crepe, ai silenzi, alle imperfezioni. È una compilation disordinata, sì, ma viva. E forse oggi è l’unico modo possibile di fare un disco politico senza sembrare artificiale.In un’epoca in cui le charity compilation sembravano relitti degli anni Novanta, HELP(2) riesce nell’impresa più difficile: far sembrare di nuovo necessaria la musica collettiva.<br /><br />VOCE<br />Antonini Jonathan Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Peopole of the Moon, di Nu Genea (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/peopole-of-the-moon-di-nu-genea-secondo-pierluigi-spagnolo--72184104</link><description><![CDATA[Dentro People of the Moon i Nu Genea non stanno più semplicemente facendo disco-funk mediterraneo, stanno costruendo un posto mentale. Un rifugio in cui Napoli parla con Istanbul, il Brasile risponde in portoghese e il groove diventa una lingua universale. Dopo il culto istantaneo di Bar Mediterraneo, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano con un disco che non rincorre il precedente: lo espande, lo sporca, lo rende più notturno e meno cartolina.People of the Moon è un album che si muove per stratificazioni. Non cerca il singolo da playlist, anche se pezzi come “Sciallà” o “Onenon” hanno tutto per diventare tormentoni da tramonto sul lungomare. Cerca piuttosto una continuità emotiva, un flusso che ti accompagna senza mai fermarsi davvero. Lo si sente subito in “Acelera”, con la voce di María José Llergo che apre il disco come un rituale flamenco immerso nell’Italo-disco, oppure nella title track, che sembra galleggiare tra synth analogici e malinconie. La vera forza del disco, però, è il modo in cui tutto convive senza sembrare mai forzato. Afrobeat, funk napoletano, highlife, bossa nova levantina, jazz-fusion mediterranea: detto così sembra una playlist algoritmica impazzita. Invece i Nu Genea riescono a dare coerenza a ogni deviazione grazie a un dettaglio che ormai è il loro marchio di fabbrica: il ritmo come architettura emotiva. Anche quando il disco rallenta — “Shway Shway” ne è l’esempio perfetto — continua a pulsare sottopelle. E poi c’è la questione linguistica. Napoletano, arabo, spagnolo, inglese, portoghese: People of the Moon parla tante lingue ma non perde mai identità. Anzi, sembra ribadire che l’identità non è qualcosa da difendere chiudendosi, ma qualcosa che cresce contaminandosi. È probabilmente questo il senso più bello del disco: non l’esotismo da collezionisti di vinili, ma la ricerca sincera di un suono senza confini. Non tutto, però, colpisce allo stesso modo. Alcuni brani centrali rischiano di sfumare un po’ nella fluidità generale, e chi cercava l’immediatezza quasi perfetta di Nuova Napoli potrebbe trovarlo meno esplosivo al primo ascolto. Le reazioni oscillano tra entusiasmo assoluto e chi sente la mancanza di pezzi più diretti. Ma è proprio uno di quei dischi che crescono mentre li vivi: meno fuochi d’artificio, più atmosfera persistente. Alla fine, People of the Moon funziona perché non prova mai a sembrare internazionale: lo è e basta. Non rincorre tendenze globali, li assorbe naturalmente dentro una sensibilità profondamente partenopea. E in un panorama musicale sempre più ossessionato dalla velocità, i Nu Genea fanno una scelta quasi radicale: prendersi tempo, curare i dettagli, lasciare respirare le canzoni.Sotto la luna dei Nu Genea si balla ancora, certo. Ma questa volta si guarda anche un po’ più in alto.<br /><b></b><br /><b></b><br /><b>VOCE </b><br /><b>Antonino Jonathan Luzzi</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72184104</guid><pubDate>Sun, 31 May 2026 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72184104/parliamone_peopole_of_the_moon.mp3" length="9189918" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Dentro People of the Moon i Nu Genea non stanno più semplicemente facendo disco-funk mediterraneo, stanno costruendo un posto mentale. Un rifugio in cui Napoli parla con Istanbul, il Brasile risponde in portoghese e il groove diventa una lingua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dentro People of the Moon i Nu Genea non stanno più semplicemente facendo disco-funk mediterraneo, stanno costruendo un posto mentale. Un rifugio in cui Napoli parla con Istanbul, il Brasile risponde in portoghese e il groove diventa una lingua universale. Dopo il culto istantaneo di Bar Mediterraneo, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano con un disco che non rincorre il precedente: lo espande, lo sporca, lo rende più notturno e meno cartolina.People of the Moon è un album che si muove per stratificazioni. Non cerca il singolo da playlist, anche se pezzi come “Sciallà” o “Onenon” hanno tutto per diventare tormentoni da tramonto sul lungomare. Cerca piuttosto una continuità emotiva, un flusso che ti accompagna senza mai fermarsi davvero. Lo si sente subito in “Acelera”, con la voce di María José Llergo che apre il disco come un rituale flamenco immerso nell’Italo-disco, oppure nella title track, che sembra galleggiare tra synth analogici e malinconie. La vera forza del disco, però, è il modo in cui tutto convive senza sembrare mai forzato. Afrobeat, funk napoletano, highlife, bossa nova levantina, jazz-fusion mediterranea: detto così sembra una playlist algoritmica impazzita. Invece i Nu Genea riescono a dare coerenza a ogni deviazione grazie a un dettaglio che ormai è il loro marchio di fabbrica: il ritmo come architettura emotiva. Anche quando il disco rallenta — “Shway Shway” ne è l’esempio perfetto — continua a pulsare sottopelle. E poi c’è la questione linguistica. Napoletano, arabo, spagnolo, inglese, portoghese: People of the Moon parla tante lingue ma non perde mai identità. Anzi, sembra ribadire che l’identità non è qualcosa da difendere chiudendosi, ma qualcosa che cresce contaminandosi. È probabilmente questo il senso più bello del disco: non l’esotismo da collezionisti di vinili, ma la ricerca sincera di un suono senza confini. Non tutto, però, colpisce allo stesso modo. Alcuni brani centrali rischiano di sfumare un po’ nella fluidità generale, e chi cercava l’immediatezza quasi perfetta di Nuova Napoli potrebbe trovarlo meno esplosivo al primo ascolto. Le reazioni oscillano tra entusiasmo assoluto e chi sente la mancanza di pezzi più diretti. Ma è proprio uno di quei dischi che crescono mentre li vivi: meno fuochi d’artificio, più atmosfera persistente. Alla fine, People of the Moon funziona perché non prova mai a sembrare internazionale: lo è e basta. Non rincorre tendenze globali, li assorbe naturalmente dentro una sensibilità profondamente partenopea. E in un panorama musicale sempre più ossessionato dalla velocità, i Nu Genea fanno una scelta quasi radicale: prendersi tempo, curare i dettagli, lasciare respirare le canzoni.Sotto la luna dei Nu Genea si balla ancora, certo. Ma questa volta si guarda anche un po’ più in alto.<br /><b></b><br /><b></b><br /><b>VOCE </b><br /><b>Antonino Jonathan Luzzi</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Americanah, di Chimamanda Ngozi Adichie (secondo Michela Farina)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/americanah-di-chimamanda-ngozi-adichie-secondo-michela-farina--72031986</link><description><![CDATA[Michela Farina legge <i>Americanah</i> di Chimamanda Ngozi Adichie.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72031986</guid><pubDate>Sun, 24 May 2026 22:10:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72031986/parliamone_farina.mp3" length="12883633" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Michela Farina legge Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie.

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Michela Farina legge <i>Americanah</i> di Chimamanda Ngozi Adichie.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>323</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The mountain, dei Gorillaz (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-mountain-dei-gorillaz-secondo-pierluigi-spagnolo--72031941</link><description><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'album <i>The mountain</i> dei Gorillaz.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72031941</guid><pubDate>Sun, 17 May 2026 22:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72031941/parliamone_gorillaz.mp3" length="9794914" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Pierluigi Spagnolo ascolta l'album The mountain dei Gorillaz.

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'album <i>The mountain</i> dei Gorillaz.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Morendo a occhi aperti, di Promessa (secondo Alessio Amigoni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/morendo-a-occhi-aperti-di-promessa-secondo-alessio-amigoni--71819028</link><description><![CDATA[Alessio Amigoni ascolta l'album Morendo a occhi aperti di Promessa.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71819028</guid><pubDate>Sun, 10 May 2026 22:30:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71819028/parliamone_morendo_a_occhi_aperti_promessa.mp3" length="9488759" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Alessio Amigoni ascolta l'album Morendo a occhi aperti di Promessa.

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Alessio Amigoni ascolta l'album Morendo a occhi aperti di Promessa.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Breach, di Twenty One Pilots (secondo Nicole Rambelli)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/breach-di-twenty-one-pilots-secondo-nicole-rambelli--71819029</link><description><![CDATA[Nicole Rambelli ascolta l'abum Breach dei Twenty One Pilots<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71819029</guid><pubDate>Sun, 03 May 2026 22:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71819029/parliamone_breach_twenty_one_pilots.mp3" length="13941069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Nicole Rambelli ascolta l'abum Breach dei Twenty One Pilots

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nicole Rambelli ascolta l'abum Breach dei Twenty One Pilots<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aperitivo napoletano, di Ghygo (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aperitivo-napoletano-di-ghygo-secondo-pierluigi-spagnolo--70665680</link><description><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'abum Aperitivo napoletano di Ghygo<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70665680</guid><pubDate>Sun, 26 Apr 2026 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70665680/parliamone_ghygo_aperitivo_napoletano.mp3" length="9236939" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Pierluigi Spagnolo ascolta l'abum Aperitivo napoletano di Ghygo

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'abum Aperitivo napoletano di Ghygo<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tempo, di Laila Al Habash (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tempo-di-laila-al-habash-secondo-pierluigi-spagnolo--70665679</link><description><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'abum Tempo di Laila Al Habash<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70665679</guid><pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70665679/parliamone_laila_al_habash_tempo.mp3" length="14084220" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Pierluigi Spagnolo ascolta l'abum Tempo di Laila Al Habash

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'abum Tempo di Laila Al Habash<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>353</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Distanza di sicurezza, di Samanta Schweblin (secondo Michela Farina)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/distanza-di-sicurezza-di-samanta-schweblin-secondo-michela-farina--70665681</link><description><![CDATA[Michela Farina legge Distanza di sicurezza di Samanta Schweblin<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70665681</guid><pubDate>Sun, 12 Apr 2026 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70665681/parliamone_samantha_scheweblin_distanza_di_sicurezza.mp3" length="9399943" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Michela Farina legge Distanza di sicurezza di Samanta Schweblin

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Michela Farina legge Distanza di sicurezza di Samanta Schweblin<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Don't be dumb, di A$AP Rocky (secondo Alessio Amigoni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/don-t-be-dumb-di-a-ap-rocky-secondo-alessio-amigoni--70665682</link><description><![CDATA[Alessio Amigoni ascolta l'album <i>Don't be dumb</i> di ASAP Rocky<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70665682</guid><pubDate>Sun, 22 Mar 2026 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70665682/parliamone_asap_rocky_don_t_be_dumb.mp3" length="8527453" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Alessio Amigoni ascolta l'album Don't be dumb di ASAP Rocky

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Alessio Amigoni ascolta l'album <i>Don't be dumb</i> di ASAP Rocky<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quaglia sovversiva, di Marco Castello (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quaglia-sovversiva-di-marco-castello-secondo-pierluigi-spagnolo--70645864</link><description><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'album <i>Quaglia sovversiva </i>di Marco Castello.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70645864</guid><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 23:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70645864/quaglia_sovversivaok.mp3" length="8841967" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Pierluigi Spagnolo ascolta l'album Quaglia sovversiva di Marco Castello.

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'album <i>Quaglia sovversiva </i>di Marco Castello.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>222</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quasi Dipinto, di Alèri Band (secondo Pierluigi Spagnolo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quasi-dipinto-di-aleri-band-secondo-pierluigi-spagnolo--70591481</link><description><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'album <i>Quasi dipinto</i> di Alèri Band.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70591481</guid><pubDate>Wed, 11 Mar 2026 13:40:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70591481/quasi_dipinto_di_ale_ri_band_antonino_luzziv1.mp3" length="14403959" type="audio/mpeg"/><itunes:author>UniBg OnAir</itunes:author><itunes:subtitle>Pierluigi Spagnolo ascolta l'album Quasi dipinto di Alèri Band.

VOCE
Antonino J. Luzzi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pierluigi Spagnolo ascolta l'album <i>Quasi dipinto</i> di Alèri Band.<br /><br />VOCE<br />Antonino J. Luzzi]]></itunes:summary><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6e12dc1642797a893d81078d93704b99.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
