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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>È ACCADUTO NON A TE. La strategia della tensione spiegata ai giovani</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/e-accaduto-non-a-te-la-strategia-della-tensione-spiegata-ai-giovani--6863718</link><description><![CDATA[<b>È accaduto non a te. La strategia della tensione spiegata ai giovani</b>I <br />Un ciclo di 4 podcast in cui sono analizzate le vicende umane, individuali e collettive, delle vittime di una delle stragi più efferate della stagione della strategia della tensione, quella del 28 maggio 1974 a Brescia. Il podcast è parte di un progetto in corso di realizzazione, ideato dall’associazione Zonafranca Spazi interculturali Ets, in collaborazione con Riforma.it e Associazione Terra Terra, finanziato grazie all’Otto per mille dell’Unione delle chiese valdesi metodiste in Italia. <br />A cura di Claudio Geymonat, con Stefania Barzon, Davide Rigallo, Elena Ruzza, Gian Mario Gillio. Realizzazione tecnica di Pietro Romeo. Contributi audio di Manlio Milani, Stefania Limiti, Michele Lembo, Mariangela Gritta Grainer. <br />La canzone “La Ballata del Pinelli” è tratta dal sito <a href="http://www.ildeposito.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ildeposito.org</a> www.sottoifanali.it <br />Le musiche sono degli artisti Scott Buckley e Aila Scott da  www.free-stock-music.com con Creative Commons License<br /><br />]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6863718/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>History</category><copyright>Copyright Zonafranca Spazi intercultural</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23f2bd1008846e208a7bfdbd2d7a7e28.jpg</url><title>È ACCADUTO NON A TE. La strategia della tensione spiegata ai giovani</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/e-accaduto-non-a-te-la-strategia-della-tensione-spiegata-ai-giovani--6863718</link></image><lastBuildDate>Thu, 27 Aug 2026 11:17:22 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Zonafranca Spazi intercultural</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Zonafranca Spazi intercultural</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23f2bd1008846e208a7bfdbd2d7a7e28.jpg"/><itunes:subtitle>È accaduto non a te. La strategia della tensione spiegata ai giovaniI 
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Contributi audio di Manlio Milani, Stefania Limiti, Michele Lembo, Mariangela Gritta Grainer. <br />La canzone “La Ballata del Pinelli” è tratta dal sito <a href="http://www.ildeposito.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ildeposito.org</a> www.sottoifanali.it <br />Le musiche sono degli artisti Scott Buckley e Aila Scott da  www.free-stock-music.com con Creative Commons License<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:category text="History"/><itunes:category text="History"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>7a0b8cbd-0938-51e4-bf0c-38ced859a55d</podcast:guid><itunes:type>serial</itunes:type><item><title>1 | Prima della bomba</title><link>https://www.spreaker.com/episode/1-prima-della-bomba--69746065</link><description><![CDATA[Tra il 1969 al 1980, in Italia, si conteranno 4500 attentati, piccoli e grandi,  l'83 per cento dei quali di accertata impronta della destra eversiva. Una guerra dilazionata nei decenni, con picchi drammatici e fasi meno intense. È la stagione delle bombe che squarciano treni, piazze, carni. Da <b>Piazza Fontana</b> a Milano (1969) - prima grande strage in Italia con 17 morti e oltre 10 feriit - fino alla stazione di Bologna (1980)-  85 morti e centinaia di feriti - è una lunga scia di sangue. Il braccio operativo è di matrice neofascista; la regia, invece, va cercata fra apparati<br />militari e civili dello Stato, impegnati a tenere lontano dalle stanze dei bottoni il più forte partito comunista dell’Europa occidentale, che in quegli anni sembra sul punto di poter scalzare la Democrazia Cristiana e i partiti che la sostengono dalla leadership<br />assoluta e ininterrotta dal 1948 in poi.<br /><b>La strategia della tensione non fu un insieme caotico di episodi, ma una trama coerente: </b>destabilizzare per stabilizzare, generare paura per ottenere consenso verso soluzioni autoritarie o comunque restrittive. Llo scopo era indebolire la Costituzione e limitarne l’attuazione, soprattutto nei suoi aspetti più avanzati sul piano sociale e democratico .<br />Quella stagione di violenza – culminata nelle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e dell’Italicus – lasciò il paese in uno stato di eccezione permanente, segnato da segreti, omissioni e verità mancate. <br /><i>Nel mezzo di quella stagione il 1974 è anno di tante, tantisssime bombe. Saltano in aria vagoni e supermercati, cestini e portoni, vie e piazze. E proprio in piazza, in piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974 è convocata una manifestazione per dire un fermo no a</i><br /><i>tutti quegli attentati che hanno colpito la città e la provincia in quella primavera. Indetta dai sindacati, si prevede molto partecipata, come al solito. Anche se quel giorno piove a dirotto.</i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69746065</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2026 10:20:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69746065/puntata_1.mp3" length="51906270" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Zonafranca Spazi intercultural</itunes:author><itunes:subtitle>Tra il 1969 al 1980, in Italia, si conteranno 4500 attentati, piccoli e grandi,  l'83 per cento dei quali di accertata impronta della destra eversiva. Una guerra dilazionata nei decenni, con picchi drammatici e fasi meno intense. È la stagione delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tra il 1969 al 1980, in Italia, si conteranno 4500 attentati, piccoli e grandi,  l'83 per cento dei quali di accertata impronta della destra eversiva. Una guerra dilazionata nei decenni, con picchi drammatici e fasi meno intense. È la stagione delle bombe che squarciano treni, piazze, carni. Da <b>Piazza Fontana</b> a Milano (1969) - prima grande strage in Italia con 17 morti e oltre 10 feriit - fino alla stazione di Bologna (1980)-  85 morti e centinaia di feriti - è una lunga scia di sangue. Il braccio operativo è di matrice neofascista; la regia, invece, va cercata fra apparati<br />militari e civili dello Stato, impegnati a tenere lontano dalle stanze dei bottoni il più forte partito comunista dell’Europa occidentale, che in quegli anni sembra sul punto di poter scalzare la Democrazia Cristiana e i partiti che la sostengono dalla leadership<br />assoluta e ininterrotta dal 1948 in poi.<br /><b>La strategia della tensione non fu un insieme caotico di episodi, ma una trama coerente: </b>destabilizzare per stabilizzare, generare paura per ottenere consenso verso soluzioni autoritarie o comunque restrittive. Llo scopo era indebolire la Costituzione e limitarne l’attuazione, soprattutto nei suoi aspetti più avanzati sul piano sociale e democratico .<br />Quella stagione di violenza – culminata nelle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e dell’Italicus – lasciò il paese in uno stato di eccezione permanente, segnato da segreti, omissioni e verità mancate. <br /><i>Nel mezzo di quella stagione il 1974 è anno di tante, tantisssime bombe. Saltano in aria vagoni e supermercati, cestini e portoni, vie e piazze. E proprio in piazza, in piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974 è convocata una manifestazione per dire un fermo no a</i><br /><i>tutti quegli attentati che hanno colpito la città e la provincia in quella primavera. Indetta dai sindacati, si prevede molto partecipata, come al solito. 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La scuola era chiamata a sostenere la modernizzazione del Paese.<br />La prima grande trasformazione arriva nel 1962 con l’istituzione della scuola media unica, forse la riforma più importante dell’intero decennio. Con la nuova legge, tutti gli alunni tra gli 11 e i 14 anni vengono inseriti in un unico percorso obbligatorio e generalista. La riforma segna la fine di una selezione precoce che riproduceva le differenze sociali e apre per la prima volta a intere generazioni l’accesso al liceo e agli istituti tecnici. Negli stessi anni si intervenne anche sulla scuola elementare, introducendo programmi più moderni. Si afferma una nuova idea di educazione, più attenta alla crescita complessiva del bambino e meno centrata sulla sola disciplina nozionistica. Avanzava anche il dibattito sulla necessità di rinnovare le metodologie didattiche e potenziare la formazione degli insegnanti.<br /><br /><i>Luigi, Giulietta, Livia, Alberto, Clementina sono insegnanti. E amici. E militanti politici e sindacali, nel neonato sindacato scuola. Sono quasi tutti genitori di bambini piccoli. Luigi, Giulietta, Livia, Alberto, Clementina sono tante cose, tutte belle. </i><br /><i>Sono figli di quell’Italia degli anni ’60 e ’70. Ognuno con le proprie storie, il proprio passato. Ma con ideali che li hanno spinti a stare insieme, a lottare per un mondo giusto. A partire da quello che è per loro non soltanto il luogo di lavoro, ma una vera e propria palestra dove tentare di costruire un mondo più giusto attraverso la formazione di nuovi cittadini consapevoli. La loro palestra si chiama scuola.</i><br /><i>Quella mattina del 28 maggio 1974, in piazza della Loggia, sono tutti insieme: Luigi, Giulietta, Livia, Alberto, Clementina. Erano tutti insieme la sera prima, a cena a casa di Pietro Bontempi,</i><br /><i>sindacalista, a parlare di cosa fare il giorno dopo.</i><br /><i></i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72276138</guid><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:06:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72276138/puntata_2.mp3" length="33322968" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Zonafranca Spazi intercultural</itunes:author><itunes:subtitle>Gli anni sessanta e settanta rappresentano una svolta decisiva per il sistema scolastico italiano, ancora segnato dall’impianto del dopoguerra e da forti disuguaglianze sociali e territoriali. In un Paese che stava vivendo il “miracolo economico”,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli anni sessanta e settanta rappresentano una svolta decisiva per il sistema scolastico italiano, ancora segnato dall’impianto del dopoguerra e da forti disuguaglianze sociali e territoriali. In un Paese che stava vivendo il “miracolo economico”, cresceva la consapevolezza che l’istruzione dovesse diventare un diritto universale e non più un privilegio legato al ceto sociale. La scuola era chiamata a sostenere la modernizzazione del Paese.<br />La prima grande trasformazione arriva nel 1962 con l’istituzione della scuola media unica, forse la riforma più importante dell’intero decennio. Con la nuova legge, tutti gli alunni tra gli 11 e i 14 anni vengono inseriti in un unico percorso obbligatorio e generalista. La riforma segna la fine di una selezione precoce che riproduceva le differenze sociali e apre per la prima volta a intere generazioni l’accesso al liceo e agli istituti tecnici. Negli stessi anni si intervenne anche sulla scuola elementare, introducendo programmi più moderni. Si afferma una nuova idea di educazione, più attenta alla crescita complessiva del bambino e meno centrata sulla sola disciplina nozionistica. Avanzava anche il dibattito sulla necessità di rinnovare le metodologie didattiche e potenziare la formazione degli insegnanti.<br /><br /><i>Luigi, Giulietta, Livia, Alberto, Clementina sono insegnanti. E amici. E militanti politici e sindacali, nel neonato sindacato scuola. Sono quasi tutti genitori di bambini piccoli. Luigi, Giulietta, Livia, Alberto, Clementina sono tante cose, tutte belle. </i><br /><i>Sono figli di quell’Italia degli anni ’60 e ’70. Ognuno con le proprie storie, il proprio passato. Ma con ideali che li hanno spinti a stare insieme, a lottare per un mondo giusto. A partire da quello che è per loro non soltanto il luogo di lavoro, ma una vera e propria palestra dove tentare di costruire un mondo più giusto attraverso la formazione di nuovi cittadini consapevoli. La loro palestra si chiama scuola.</i><br /><i>Quella mattina del 28 maggio 1974, in piazza della Loggia, sono tutti insieme: Luigi, Giulietta, Livia, Alberto, Clementina. 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Presentato da Giacomo Brodolini, redatto da una Commissione presieduta da Gino Giugni, e poi portato avanti da Carlo Donat-Cattin dopo la morte del primo, il progetto dello <i>Statuto dei lavoratori</i> si propone di tradurre nella pratica i principi costituzionali: dignità della persona, libertà di opinione, tutela dell’attività sindacale. La legge 300 del 20 maggio 1970 rappresenta l’approdo di questo percorso. Il suo cuore è la protezione della libertà e della sicurezza del lavoratore. Viene vietato l’uso di controlli occulti, vengono regolamentate le mansioni e garantita la tutela<br />contro i licenziamenti illegittimi. Lo Statuto sancisce inoltre il diritto dei sindacati a organizzarsi nei luoghi di lavoro mediante le rappresentanze aziendali, riconoscendo spazi per assemblee e affissioni. <br />Nel secondo dopoguerra, dunque, il mondo del lavoro agricolo e operaio non è solo protagonista della ricostruzione economica, ma anche della costruzione della democrazia italiana. Le lotte nei campi e nelle fabbriche trasformano il lavoro da condizione di sfruttamento a terreno di conquista di diritti, e lasciano un’eredità che ancora oggi segna la società italiana. <br /><br /><i>Euplo, Vittorio e Bartolomeo quell’Italia del lavoro senza diritti, tante ore a spaccarsi la chiesa schiena in fabbrica o nei campi, l’avevano attraversata tutta. I primi due sono già in pensione - Vittorio da appena due giorni-. Bartolomeo non vede l’ora di andarci in pensione, tanto che quella mattina del 28 maggio 1974 è a Brescia perché vuole recarsi negli uffici dell’Inps per</i><br /><i>capire quanto gli resta ancora da faticare…</i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73926053</guid><pubDate>Thu, 13 Aug 2026 17:10:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73926053/puntata_3.mp3" length="42187046" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Zonafranca Spazi intercultural</itunes:author><itunes:subtitle>Tra gli anni Sessanta e Settanta, le lotte operaie e contadine contribuiscono a importanti conquiste: miglioramenti salariali, riduzione dell’orario di lavoro, maggiore sicurezza. 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Viene vietato l’uso di controlli occulti, vengono regolamentate le mansioni e garantita la tutela<br />contro i licenziamenti illegittimi. Lo Statuto sancisce inoltre il diritto dei sindacati a organizzarsi nei luoghi di lavoro mediante le rappresentanze aziendali, riconoscendo spazi per assemblee e affissioni. <br />Nel secondo dopoguerra, dunque, il mondo del lavoro agricolo e operaio non è solo protagonista della ricostruzione economica, ma anche della costruzione della democrazia italiana. Le lotte nei campi e nelle fabbriche trasformano il lavoro da condizione di sfruttamento a terreno di conquista di diritti, e lasciano un’eredità che ancora oggi segna la società italiana. <br /><br /><i>Euplo, Vittorio e Bartolomeo quell’Italia del lavoro senza diritti, tante ore a spaccarsi la chiesa schiena in fabbrica o nei campi, l’avevano attraversata tutta. I primi due sono già in pensione - Vittorio da appena due giorni-. 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