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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Santi: dalla tribolazione alla vittoria</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/santi-dalla-tribolazione-alla-vittoria--6781554</link><description><![CDATA[La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.<br /> Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.<br /><br /> Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: <a href="https://unsplash.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://unsplash.com/</a>@taramaemil?utm_source=spreaker&amp;utm_medium=referral<br /><br /> Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: <a href="https://unsplash.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://unsplash.com/</a>@langdima?utm_source=spreaker&amp;utm_medium=referral]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6781554/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Christianity</category><copyright>Copyright Stefano Savoia</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg</url><title>Santi: dalla tribolazione alla vittoria</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/santi-dalla-tribolazione-alla-vittoria--6781554</link></image><lastBuildDate>Fri, 31 Jul 2026 07:52:44 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Stefano Savoia</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:subtitle>La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.
Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.

Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio.<br /> Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo.<br /><br /> Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: <a href="https://unsplash.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://unsplash.com/</a>@taramaemil?utm_source=spreaker&amp;utm_medium=referral<br /><br /> Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: <a href="https://unsplash.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://unsplash.com/</a>@langdima?utm_source=spreaker&amp;utm_medium=referral]]></itunes:summary><itunes:category text="Religion &amp; Spirituality"><itunes:category text="Christianity"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Le mie scelte parlano di ciò che credo?  Venerdì 31-7-26 17o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-mie-scelte-parlano-di-cio-che-credo-venerdi-31-7-26-17o--73275719</link><description><![CDATA[L'accoglienza del profeta, visto che nella prima lettura già Geremia ci parla di come non venga accolto, anzi venga condannato a morte perché fa il profeta, però ad una dichiarazione di guerra esplicita come questa se ne può contrapporre un'altra. Ma questa persona che vuol fare il profeta io la conosco, ti ricordi quando faceva le sedie per i nostri tavoli perché era il nostro carpentiere, era il falegname, figlio di Giuseppe, conosciamo sua madre, fratelli, sorelle, che vuol dire che conosciamo tutti i parenti e quindi da dove gli vengono queste cose? Possiamo continuamente, in base a quello che vediamo, giustificare la nostra incredulità. In base a quello che vediamo. <br />Oppure riuscire a fare un salto di qualità. Cioè vediamo questo ma siccome vediamo le parole che ci dice noi vogliamo vedere l'invisibile, questa è la vita spirituale, attraverso le cose che vediamo ma soprattutto che vediamo a partire da una rivelazione che Dio ci fa. Se no perché ascoltare continuamente la parola di Dio? A che serve? Non è uno sfoggio di sapienza, la conosco: so quello che dice il Vangelo, so cosa dicono i profeti, so, so. Ma se sai, permettetemi, come sanno i farisei, c'è soltanto una parola ma non la vedi nella vita. <br />A che cosa ti serve per indurirti nella tua incredulità? E questo può avere continuamente a che fare con le nostre scelte quotidiane perché noi possiamo anche giudicare il Papa, i vescovi, i preti, i catechisti, tutti quelli che hanno a che fare con le cose di Dio. Giudicarli a partire da una loro vita naturale, da una vita che magari non è secondo i miei criteri e in base a questo non vivere di fede. Anche ciascuno in casa sua: è la stessa cosa. Cioè il motivo della tua fede per cui fai delle scelte, mediti la parola, cerchi di custodire l'eucaristia e poi però ti scappano delle parole, dei giudizi e in casa magari non tutti la pensano come te: alè! <br />Cioè diventa quello il motivo per cui dici vabbè tu fai, tu dici così, però vedi dove sta tutta la tua fede? Perché? Perché fede e vita dovrebbero camminare nella stessa direzione. E guardate se a Gesù con tutto quello che diceva e faceva trovavano dei motivi esterni, cioè il fatto che lo conoscessero, conoscessero alcune cose della sua storia e della sua vita, ma questo diventa il motivo per non credere nella sua azione e nel suo annuncio, allora forse dobbiamo interrogarci su che cosa ci sta motivando nel nostro pensare, parlare e agire. come la nostra fede va a incidere sulle scelte della nostra vita, perché ne facciamo un annuncio di quello che crediamo attraverso le scelte che facciamo e questo è evidentissimo. Se a Gesù viene rinfacciato quello che lui fa che sembra non corrispondere a quello che noi sappiamo di lui, anziché dire ma io che cosa so veramente di lui? E questo non lo rimandiamo soltanto ai suoi contemporanei, ai suoi parenti che magari hanno avuto anche la fortuna di conoscere Dio nella carne, che deve essere qualcosa di straordinario, ma se questo è il motivo per cui anziché fare un atto di fede diventa il mio motivo della mancanza di fede. <br />Dove sto andando? Che sto facendo? Allora non rimandiamo semplicemente a questi che hanno fatto i loro errori, il motivo per rifarli uguali anche oggi. Bene, con tutti i limiti delle persone che ci stanno intorno: ma noi stiamo riconoscendo l'azione salvifica di Dio oggi? Stiamo entrando in una prospettiva di fede in quello che stiamo facendo o facciamo una doppia vita o viviamo insomma da una parte la fede e poi la releghiamo in un certo ambito e poi abbiamo una vita dove la fede non agisce per niente?  Questo ci dovrebbe interessare perché altrimenti rimane questa grande incertezza e anche un grande timore per dire: che cos'è quindi l'azione di Dio oggi nella mia vita?  Ci conceda il Signore di saper affrontare la relazione con lui e la relazione con gli altri a partire da una luce che non è semplicemente nelle cose esterne ma è una luce più profonda in tutto quello che viviamo, è proprio la luce di Dio che pur essendo presente non ci abbaglia, ma c'è già un fulgore, un risplendere della sua presenza, come per dire riconoscimi in questa storia che stai vivendo e allora avrai un vero anticipo di quella che è la gloria del cielo. Chiediamo anche al Signore di avere l'umiltà di riconoscere quante volte abbiamo spento la luce, abbiamo preferito la nostra verità senza metterci in gioco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73275719</guid><pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:52:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73275719/utf_8_q_venerdi_cc_80_31_7_26_17o_m4a.mp3" length="6826805" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>L'accoglienza del profeta, visto che nella prima lettura già Geremia ci parla di come non venga accolto, anzi venga condannato a morte perché fa il profeta, però ad una dichiarazione di guerra esplicita come questa se ne può contrapporre un'altra. 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Cioè vediamo questo ma siccome vediamo le parole che ci dice noi vogliamo vedere l'invisibile, questa è la vita spirituale, attraverso le cose che vediamo ma soprattutto che vediamo a partire da una rivelazione che Dio ci fa. Se no perché ascoltare continuamente la parola di Dio? A che serve? Non è uno sfoggio di sapienza, la conosco: so quello che dice il Vangelo, so cosa dicono i profeti, so, so. Ma se sai, permettetemi, come sanno i farisei, c'è soltanto una parola ma non la vedi nella vita. <br />A che cosa ti serve per indurirti nella tua incredulità? E questo può avere continuamente a che fare con le nostre scelte quotidiane perché noi possiamo anche giudicare il Papa, i vescovi, i preti, i catechisti, tutti quelli che hanno a che fare con le cose di Dio. Giudicarli a partire da una loro vita naturale, da una vita che magari non è secondo i miei criteri e in base a questo non vivere di fede. Anche ciascuno in casa sua: è la stessa cosa. Cioè il motivo della tua fede per cui fai delle scelte, mediti la parola, cerchi di custodire l'eucaristia e poi però ti scappano delle parole, dei giudizi e in casa magari non tutti la pensano come te: alè! <br />Cioè diventa quello il motivo per cui dici vabbè tu fai, tu dici così, però vedi dove sta tutta la tua fede? Perché? Perché fede e vita dovrebbero camminare nella stessa direzione. E guardate se a Gesù con tutto quello che diceva e faceva trovavano dei motivi esterni, cioè il fatto che lo conoscessero, conoscessero alcune cose della sua storia e della sua vita, ma questo diventa il motivo per non credere nella sua azione e nel suo annuncio, allora forse dobbiamo interrogarci su che cosa ci sta motivando nel nostro pensare, parlare e agire. come la nostra fede va a incidere sulle scelte della nostra vita, perché ne facciamo un annuncio di quello che crediamo attraverso le scelte che facciamo e questo è evidentissimo. 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Questo vasaio che nel momento in cui il vaso non viene come aveva pensato lo rimpasta e ne fa un altro. E non so, vorrei provare ad uscire dalla metafora, perché a volte sentiamo che la nostra vita ha preso un indirizzo, un orientamento, un modo diverso da quello che avevamo pensato. <br />Noi l'avevamo pensato in un modo, la nostra vita sta andando in un altro. E quindi, forse non potrei agire con voi come questo vasaio? l'argilla è nelle mani del vasaio, voi siete nelle mie mani. Come ci sentiamo nelle mani di Dio? Perché a volte pensiamo che Dio ci sia dimenticato, che Dio non mi ascolti, e dimentichiamo però la cosa essenziale, lui di noi non si dimentica mai, mai. Piuttosto, forse non stiamo accettando quest'opera nuova che, in base a quello che sta succedendo nella nostra vita, ci sta rimpastando per trovare una nuova forma. E come ci impasta Dio? Beh, innanzitutto, mi piace pensare a quello che diceva Sant’Ireneo nell’anno cento circa, che le due mani del Padre sono il Figlio e lo Spirito Santo, attraverso il rapporto con il Figlio e lo Spirito noi ci lasciamo dare forma. Le mani di Dio possono sempre agire nella nostra vita, ma che discernimento ne abbiamo? Perché noi possiamo continuare a lamentarci e in un certo senso a rinnegare e resistere a quello che potrebbe essere invece la soluzione positiva per la nostra vita, che semplicemente non stiamo accogliendo. Perché noi la pensiamo diverso, perché io… quell'io che alla fine ci mette in difficoltà. Anche delle tante cose che non accettiamo della nostra vita. Forse la parabola di oggi, anche del Vangelo, ci potrebbe aiutare, che alla fine quello che deciderà dei pesci buoni, dei pesci cattivi, non siamo noi. Piuttosto quello che possiamo fare è renderci conto che la nostra vita tira su di tutto, buono e cattivo. Noi nella nostra vita abbiamo dentro di tutto.  C'è un discernimento che farà il Signore. Il mio discernimento al momento attuale qual è? Perché delle scelte le posso fare. Allora, forse oggi potremmo dire, Signore aiutami a consentire al Figlio e allo Spirito che agiscono nella mia vita di darmi quella forma buona secondo te, secondo quello che è il tuo progetto. Cioè, il consentire è un termine che mi piace molto, nella lettera agli Ebrei ritorna, “eulabeia” (in greco), il prendere bene. Avete presente che c'è in italiano la parola permaloso? Che prendi per male qualcosa. E quindi vediamo tante cose nella vita che alla fine le prendiamo male, quindi ci lamentiamo ne abbiamo da dire su tutte e su tutti. Io non trovo il vero corrispettivo del permaloso nel bene. Il “perbenoso” non c'è. <br />Perché non c'è? Perché forse lo potremmo chiamare il fiducioso. La fiducia.  Questo dovrebbe essere per noi il vero lavoro per consentire alle mani di Dio di fare della nostra vita un suo capolavoro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73253694</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 07:31:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73253694/utf_8_q_giovedi_cc_80_30_7_26_17o_m4a.mp3" length="5031670" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo la conclusione di questo capitolo delle parabole che vorrei accostare alla parabola del profeta Geremia che abbiamo ascoltato oggi. Questo vasaio che nel momento in cui il vaso non viene come aveva pensato lo rimpasta e ne fa un altro. E non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo la conclusione di questo capitolo delle parabole che vorrei accostare alla parabola del profeta Geremia che abbiamo ascoltato oggi. Questo vasaio che nel momento in cui il vaso non viene come aveva pensato lo rimpasta e ne fa un altro. E non so, vorrei provare ad uscire dalla metafora, perché a volte sentiamo che la nostra vita ha preso un indirizzo, un orientamento, un modo diverso da quello che avevamo pensato. <br />Noi l'avevamo pensato in un modo, la nostra vita sta andando in un altro. E quindi, forse non potrei agire con voi come questo vasaio? l'argilla è nelle mani del vasaio, voi siete nelle mie mani. Come ci sentiamo nelle mani di Dio? Perché a volte pensiamo che Dio ci sia dimenticato, che Dio non mi ascolti, e dimentichiamo però la cosa essenziale, lui di noi non si dimentica mai, mai. Piuttosto, forse non stiamo accettando quest'opera nuova che, in base a quello che sta succedendo nella nostra vita, ci sta rimpastando per trovare una nuova forma. E come ci impasta Dio? Beh, innanzitutto, mi piace pensare a quello che diceva Sant’Ireneo nell’anno cento circa, che le due mani del Padre sono il Figlio e lo Spirito Santo, attraverso il rapporto con il Figlio e lo Spirito noi ci lasciamo dare forma. Le mani di Dio possono sempre agire nella nostra vita, ma che discernimento ne abbiamo? Perché noi possiamo continuare a lamentarci e in un certo senso a rinnegare e resistere a quello che potrebbe essere invece la soluzione positiva per la nostra vita, che semplicemente non stiamo accogliendo. Perché noi la pensiamo diverso, perché io… quell'io che alla fine ci mette in difficoltà. Anche delle tante cose che non accettiamo della nostra vita. Forse la parabola di oggi, anche del Vangelo, ci potrebbe aiutare, che alla fine quello che deciderà dei pesci buoni, dei pesci cattivi, non siamo noi. Piuttosto quello che possiamo fare è renderci conto che la nostra vita tira su di tutto, buono e cattivo. Noi nella nostra vita abbiamo dentro di tutto.  C'è un discernimento che farà il Signore. Il mio discernimento al momento attuale qual è? Perché delle scelte le posso fare. Allora, forse oggi potremmo dire, Signore aiutami a consentire al Figlio e allo Spirito che agiscono nella mia vita di darmi quella forma buona secondo te, secondo quello che è il tuo progetto. Cioè, il consentire è un termine che mi piace molto, nella lettera agli Ebrei ritorna, “eulabeia” (in greco), il prendere bene. Avete presente che c'è in italiano la parola permaloso? Che prendi per male qualcosa. E quindi vediamo tante cose nella vita che alla fine le prendiamo male, quindi ci lamentiamo ne abbiamo da dire su tutte e su tutti. Io non trovo il vero corrispettivo del permaloso nel bene. Il “perbenoso” non c'è. <br />Perché non c'è? Perché forse lo potremmo chiamare il fiducioso. 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Marta Maria e Lazzaro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vera-risurrezione-comincia-quando-cambia-il-modo-in-cui-guardiamo-dio-noi-stessi-e-la-realta-29-7-26-s-marta-maria-e-lazzaro--73229570</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73229570</guid><pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:48:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73229570/29_7_26_s_marta_maria_e_lazzaro.mp3" length="6477391" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:duration>405</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La misericordia è scegliere di amare perché il male non avrà l'ultima parola. Martedì 28-7-26 17o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-misericordia-e-scegliere-di-amare-perche-il-male-non-avra-l-ultima-parola-martedi-28-7-26-17o--73209724</link><description><![CDATA[Più che spiegare la spiegazione, perché mi sembrerebbe di fare qualche cosa che non è corretto, vorrei provare a capire che cosa significa per noi questa spiegazione di Gesù. E credo che sia bellissimo, perché ci mette nella prospettiva di Gesù. Quando Gesù ci parla è come se dicesse, vieni, vieni a vedere con me come stanno le cose. <br />Avete presente che quando prima siamo davanti ad un altro, poi gli andiamo di fianco, mettiamo la faccia vicino la sua e guardiamo dove sta guardando lui. È un'altra storia. Allora, quando Gesù ci parla sostanzialmente cerca di fare questo. E questo ci dovrebbe aiutare soprattutto quando vogliamo fare i giudici del mondo, perché è uno sforzo tremendo e inutile. Come questi che vogliono e vuoi che andiamo a sradicare la zizzania? no! Guardate, non ci conviene. Neanche quando vogliamo farlo a noi su noi stessi. Quando qualcuno prova a farlo su di noi ci stiamo malissimo, per cui questo ci dovrebbe aiutare a capire che non è questa la prospettiva, cioè il metterci a giudicare gli uni gli altri. Se uno dice morditi la lingua ogni volta che ti viene da farlo, tu non arrivi alle dieci della mattina, insomma non conviene.  Allora, qual è la prospettiva quindi che il Signore ci sta dando? Beh, di imparare la misericordia, cioè di sapere che c'è un amore più grande, perché alla fine vince. Ci sta dicendo qual è il risultato finale. Guardate, la vita la vivremo con molta più scioltezza se crediamo nel risultato finale della nostra vita. Non mi credete? Se tu pensi che tutto quello che dici e fai alla fine ti può escludere per sempre dall'amore di Dio, stai credendo ad una cosa falsa, ad una zizzania. Allora, così vorrei arrivare un attimo a quel giudizio finale, quando dice appunto che manderà gli angeli e separeranno. E che, quella cosa che ci fa un po' timore, getteranno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno, dove li getteranno? Nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora, non sta dicendo che Dio ci metterà all'inferno, ma che tutte le volte che noi coltiviamo pensieri che sono di giudizio e di mancanza d'amore, ci mettiamo nella condizione di dire, mamma mia che cosa ho detto, mamma che cosa ho fatto, e piangi. <br />Questo pianto e stridore di denti non è una condanna di Dio, è il pentimento, quello che a volte chiamiamo il purgatorio. Una cosa è questo purgatorio? È quel tempo fuori dal tempo, capitemi, quella condizione in cui c'è una purificazione per poter invece entrare nella gloria, nella gioia eterna. E che cosa deve succedere in questo tempo? Che tu guardi tutto il male a cui hai creduto e che hai alimentato e c'è il tuo pianto, il tuo stridore di denti. Ma non è una condizione in cui Dio ti mette, no, ci sei tu già, e tu invece credi in un amore che ti tira fuori da questa condizione. Quando la vogliamo vivere questa cosa? Adesso, questo è il tempo, se volete, questo è il nostro tempo di conversione, nel credere a quell'amore con cui Dio vuole che ciascuno di noi viva per sempre. Questo ci aiuterà perlomeno a non rimanere schiavi delle menzogne o dei brutti giudizi che abbiamo nel cuore, ma piuttosto a pentirci e cambiare. <br />Allora, chi ha orecchi e ascolti, dice Gesù, chi ha voglia di ascoltare quella verità che lo rende libero, cominci adesso, perché prima cominci, prima sentirai la gioia del suo amore misericordioso. E questo sarà il tuo alimento quotidiano, tanto che piuttosto ci saranno dei momenti di tristezza dentro di te, quando qualcuno non lo vivrà, quando tu stesso non ne avrai consapevolezza, per cui ti lascerai un po' portare via. Poi dici, no, aspetta, ritorniamo all'amore di Dio, ritorniamo alla sua misericordia, e questa, se volete, è la scelta che noi possiamo fare come percorso della nostra vita, che giorno dopo giorno ci rende sempre più suoi figli, figli del regno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73209724</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 07:35:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73209724/utf_8_q_martedi_cc_80_28_7_26_17o_m4a.mp3" length="5457571" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Più che spiegare la spiegazione, perché mi sembrerebbe di fare qualche cosa che non è corretto, vorrei provare a capire che cosa significa per noi questa spiegazione di Gesù. 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Quando qualcuno prova a farlo su di noi ci stiamo malissimo, per cui questo ci dovrebbe aiutare a capire che non è questa la prospettiva, cioè il metterci a giudicare gli uni gli altri. Se uno dice morditi la lingua ogni volta che ti viene da farlo, tu non arrivi alle dieci della mattina, insomma non conviene.  Allora, qual è la prospettiva quindi che il Signore ci sta dando? Beh, di imparare la misericordia, cioè di sapere che c'è un amore più grande, perché alla fine vince. Ci sta dicendo qual è il risultato finale. Guardate, la vita la vivremo con molta più scioltezza se crediamo nel risultato finale della nostra vita. Non mi credete? Se tu pensi che tutto quello che dici e fai alla fine ti può escludere per sempre dall'amore di Dio, stai credendo ad una cosa falsa, ad una zizzania. Allora, così vorrei arrivare un attimo a quel giudizio finale, quando dice appunto che manderà gli angeli e separeranno. E che, quella cosa che ci fa un po' timore, getteranno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno, dove li getteranno? Nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora, non sta dicendo che Dio ci metterà all'inferno, ma che tutte le volte che noi coltiviamo pensieri che sono di giudizio e di mancanza d'amore, ci mettiamo nella condizione di dire, mamma mia che cosa ho detto, mamma che cosa ho fatto, e piangi. <br />Questo pianto e stridore di denti non è una condanna di Dio, è il pentimento, quello che a volte chiamiamo il purgatorio. Una cosa è questo purgatorio? È quel tempo fuori dal tempo, capitemi, quella condizione in cui c'è una purificazione per poter invece entrare nella gloria, nella gioia eterna. E che cosa deve succedere in questo tempo? Che tu guardi tutto il male a cui hai creduto e che hai alimentato e c'è il tuo pianto, il tuo stridore di denti. Ma non è una condizione in cui Dio ti mette, no, ci sei tu già, e tu invece credi in un amore che ti tira fuori da questa condizione. Quando la vogliamo vivere questa cosa? Adesso, questo è il tempo, se volete, questo è il nostro tempo di conversione, nel credere a quell'amore con cui Dio vuole che ciascuno di noi viva per sempre. Questo ci aiuterà perlomeno a non rimanere schiavi delle menzogne o dei brutti giudizi che abbiamo nel cuore, ma piuttosto a pentirci e cambiare. <br />Allora, chi ha orecchi e ascolti, dice Gesù, chi ha voglia di ascoltare quella verità che lo rende libero, cominci adesso, perché prima cominci, prima sentirai la gioia del suo amore misericordioso. E questo sarà il tuo alimento quotidiano, tanto che piuttosto ci saranno dei momenti di tristezza dentro di te, quando qualcuno non lo vivrà, quando tu stesso non ne avrai consapevolezza, per cui ti lascerai un po' portare via. Poi dici, no, aspetta, ritorniamo all'amore di Dio, ritorniamo alla sua misericordia, e questa, se volete, è la scelta che noi possiamo fare come percorso della nostra vita, che giorno dopo giorno ci rende sempre più suoi figli, figli del regno.]]></itunes:summary><itunes:duration>342</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede non dipende dalle dimensioni ma dalla presenza.  Lunedì 27-7-26 17o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-dipende-dalle-dimensioni-ma-dalla-presenza-lunedi-27-7-26-17o--73188933</link><description><![CDATA[Ormai ci stiamo abituando, soprattutto in questi giorni, sempre il Vangelo ci presenta delle parabole. La parabola del seme. Pensate, prendete in mano questo seme piccolissimo, pensate ad un bel campo grande. Che cos'è quel seme per tutto quel campo? Una cosa che non si vede, è nascosto. Il lievito in 40 kg di farina. Una roba che appena la metti lì è perso, è nascosto. Dice mescolato, ma letteralmente dice nascosto. Lo metti lì e non c'è più. Pensate alla presenza di Cristo nella nostra vita. Adesso abbiamo appena ascoltato la parola, quindi è stata seminata in noi. La potete mettere nelle 300.000 cose che farete oggi e scompare. Può scomparire. L'Eucaristia. Ricevi questa particola piccolissima rispetto a tutto il tuo corpo, è una cosa piccolissima. Ma che cos'è?  Allora, ci viene proposto che l'atto di fede è che la presenza di Cristo, che è veramente piccolissimo rispetto a tutto quello che viviamo, sia dentro di te. Sia dentro di te. Questo dipende da te. Fa che ci sia dentro di te. E poi il resto verrà. Cosa ci vuole? Pazienza. Avete presente quando noi chiediamo una cosa al Signore: dammela mo’. Pazienza. Tu accogli Cristo. Questa presenza piccolissima dentro di te. E abbi pazienza. <br />D'altronde, quando uno prende un caffè, è una sostanza, non è che te ne bevi quattro litri rispetto alla tua massa corporea, ne bevi una cosa che è piccolissima. Però dopo che l'hai preso ti dà subito un po' di tono. Allora, provate a metterci questo atto di fede, Cristo in me, e riparti dal tono che ti dà la presenza di Cristo in te. Questo è l'atto di fede che possiamo fare.  Guardate il profeta Geremia di oggi, ha un'espressione bellissima. Perché dice, io volevo essere come la cintura che aderisce ai tuoi fianchi. Ma tu non l'hai voluto. Però quanto a te, sappi che io sono quello, colui che ti cinge i fianchi, che è sempre con te.  Allora, se volete possiamo ripartire attraverso queste parabole nel dono che il Signore oggi ci fa di essere questa piccola presenza dentro la nostra vita, perché tutta la nostra vita possa esserne trasformata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73188933</guid><pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:09:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73188933/utf_8_q_lunedi_cc_80_27_7_26_17o_m4a.mp3" length="3152944" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ormai ci stiamo abituando, soprattutto in questi giorni, sempre il Vangelo ci presenta delle parabole. La parabola del seme. Pensate, prendete in mano questo seme piccolissimo, pensate ad un bel campo grande. 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Ma che cos'è?  Allora, ci viene proposto che l'atto di fede è che la presenza di Cristo, che è veramente piccolissimo rispetto a tutto quello che viviamo, sia dentro di te. Sia dentro di te. Questo dipende da te. Fa che ci sia dentro di te. E poi il resto verrà. Cosa ci vuole? Pazienza. Avete presente quando noi chiediamo una cosa al Signore: dammela mo’. Pazienza. Tu accogli Cristo. Questa presenza piccolissima dentro di te. E abbi pazienza. <br />D'altronde, quando uno prende un caffè, è una sostanza, non è che te ne bevi quattro litri rispetto alla tua massa corporea, ne bevi una cosa che è piccolissima. Però dopo che l'hai preso ti dà subito un po' di tono. Allora, provate a metterci questo atto di fede, Cristo in me, e riparti dal tono che ti dà la presenza di Cristo in te. Questo è l'atto di fede che possiamo fare.  Guardate il profeta Geremia di oggi, ha un'espressione bellissima. Perché dice, io volevo essere come la cintura che aderisce ai tuoi fianchi. Ma tu non l'hai voluto. Però quanto a te, sappi che io sono quello, colui che ti cinge i fianchi, che è sempre con te.  Allora, se volete possiamo ripartire attraverso queste parabole nel dono che il Signore oggi ci fa di essere questa piccola presenza dentro la nostra vita, perché tutta la nostra vita possa esserne trasformata.]]></itunes:summary><itunes:duration>198</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cos’è veramente prezioso per te? Sceglilo Domenica 26-7-26 17oa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cos-e-veramente-prezioso-per-te-sceglilo-domenica-26-7-26-17oa--73175132</link><description><![CDATA[La preziosità oggi vorrei scoprirla con voi perché c'è una scoperta che cambia la vita. Gesù racconta queste parabole, oggi ne abbiamo tre nel Vangelo, per far cogliere cosa possa essere davvero un motivo di gioia per cui mettersi in gioco totalmente tutto ciò che sei, tutto ciò che hai, è in ballo tutto. Pensateci, quando si va a spegnere la luce verso la quale abbiamo sentito una forza di attrazione tanto da poter fare la scelta della vita, se quella luce si spegne c'è smarrimento, uno non sa più che cosa cercare, scegliere, non sa cosa vuole e cosa non vuole: rimane smarrito. <br />Ma, e qui c'è veramente il gusto che il Signore ci vuole dare, c'è un grande dinamismo, un grande movimento nel Vangelo, guardateci, poi lo vorrei guardare alla luce della prima lettura che credo che sia fondamentale. Il grande movimento è che c'è qualche d'uno alla ricerca, un uomo che sta lavorando, un mercante, sono alla ricerca, per questo la prima cosa è stiamo ancora cercando o ci siamo seduti, perché chi si siede il rischio è che non gli va più niente. Pensate, quello che un tempo un bel piattino che ti veniva preparato, che preparavi con gusto, lo guardavi, ne sentivi il profumo, a un certo punto dici ma io non ho più il gusto, per cui niente, ci si spegne. Allora, guardate invece il dinamismo di chi, proprio perché all'opera trova il grande tesoro, e che ne fa? Lo nasconde, va vende tutto ciò che ha e compra quel campo, perché il tesoro è nel campo, se lo porti via lo perdi. Che cosa vorrà dire questo?  Beh, mi piacerebbe dirlo alla luce di quello che stiamo cercando di vivere, venendo a messa, cercando di vedere alla luce della fede tutto ciò che capita. Provate a togliere Cristo da ciò che abbiamo capito nella vita, che cosa ne rimane? Perché Cristo? Cristo è la scoperta che c'è un Dio che ti ama tanto da dare la sua vita per te, cioè che per quanto tu possa aver fatto errori di tutti i tipi, proprio hai combinato il macello, Lui ama te. Quanto è prezioso questo? Beh, su questo io ci metto tutto. Bene, hai capito la parabola! Perché finché non arrivai lì, in quel campo dove l'hai trovato, che penso che sia l'ambito delle relazioni, aver scoperto che è proprio nella relazione con colui che ti ama che riuscirai ad avere relazione anche con chi non ti ama. Non so se ne avete mai fatto esperienza… (domanda retorica).  Allora, la scelta di quanto il Signore ama te diventa la luce per la tua vita, senso per la tua vita. Perché puoi fare anche tu così, così la perla preziosa.  Ma ve lo vorrei dire attraverso questa prima lettura. Questo giovane Salomone, scelto per essere re di Israele e figlio di Davide, ha questa visione di Dio: Chiedimi quello che vuoi, non chiede né soldi né lunga vita né potere, chiede la sapienza, chiede di avere il discernimento, il giusto giudizio di tutte le cose. Ma guardate che cos'è più prezioso di questo. Cioè, quando tu capisci il senso, tanto da poter fare delle scelte giuste, non soltanto per te, questo mi metterebbe in una strada un po' ampia, però vorrei dirvelo lo stesso. Sinché non riusciamo a vedere un bene più profondo che soltanto per me stesso, ciascuno per se stesso, finché non vediamo qualcosa che è molto di più, alla fine noi vediamo soltanto il finire di tutte le cose, quando va bene ad una certa età, se no prima. Finiamo. Ma questa fine, se la guardi nella prospettiva veramente dell'amore di Dio, tu scopri che c'è un molto di più che non soltanto puoi vivere adesso, perché nella prospettiva della vita eterna tu sai che stai vivendo una fase, un passaggio, farai Pasqua. Quindi, di tutto ciò che sei, di quello che sai e di quello che hai, cosa ne vuoi fare? Vorrei farne un dono. Come l'ho ricevuto! Noi siamo tutti partecipi di un'eredità, non soltanto culturale, ma anche di beni materiali. Adesso stiamo vedendo anche i danni di qualcuno, però fa parte del gioco, no? Beh, man mano che tu ti rendi conto di questo, che cosa fai? Guardi soltanto a mettere da parte e poi lasci lì? Guardi e metti da parte per qualcuno dopo di te? Benissimo. Ma innanzitutto guarda con amore ciò che sei e ciò che hai, per farne un dono d'amore a chi hai accanto e a chi verrà dopo. Questo ti darà la prospettiva. Abbiamo una prospettiva ampissima, perché la vita eterna sarà questa. <br />Vedete come le parabole del regno di Dio e questa meravigliosa scoperta che fa Salomone, che chiede non di avere delle cose, ma di avere il giusto giudizio per fare di tutte le cose il bene. Beh, questo gli darà tutto. Ma questo si capisce, che quando hai sapienza, sapere, sapore, torno al gusto, scusate, ma questo è importante nella vita, quando hai scoperto ciò che ha veramente importanza, ha gusto, hai un giudizio buono sulle cose, tanto da poter scartare qualche cosa che sai che è soltanto di un istante e che magari sarebbe solo un atto egoistico, e guardi invece ciò che ha prospettiva. <br />Per questo, guardate come il Signore Gesù ci sta rendendo partecipi, spero, che la nostra vita non è semplicemente un breve tratto di vita terrena e finisce lì, ma quello che stiamo imparando a vivere adesso è proprio la prospettiva dell'eternità, insieme a lui. E spero che ciascuno trovi in questo come Cristo sia veramente il tesoro, lui la perla preziosa, lui colui che mi ama e dà alla mia vita una prospettiva diversa, tanto che io voglio fare proprio come fa lui. E credo che di questo abbiamo bisogno tutti i giorni, perché da qui comincia la sapienza. Come diceva questo breve tratto della Lettere Romani, tutto concorre al bene per quelli che amano Dio, che sono stati chiamati, secondo il suo disegno, cioè chiamati ad essere parte di questa storia di salvezza. Quando inizi a vedere che anche quelle che ti sembravano disgrazie possono concorre al bene, nulla ti ferma, nulla ti amareggia, nulla ti distrugge, tutto ti rende partecipe di questa missione meravigliosa che il Signore Gesù ci ha fatto conoscere, ha vissuto, ci ha fatto conoscere e ci ha trasmesso. Ci conceda il Signore di poter esprimere con la vita la gioia di questo incontro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73175132</guid><pubDate>Sun, 26 Jul 2026 08:34:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73175132/domenica_26_7_26_17oa.mp3" length="9100085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La preziosità oggi vorrei scoprirla con voi perché c'è una scoperta che cambia la vita. Gesù racconta queste parabole, oggi ne abbiamo tre nel Vangelo, per far cogliere cosa possa essere davvero un motivo di gioia per cui mettersi in gioco totalmente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La preziosità oggi vorrei scoprirla con voi perché c'è una scoperta che cambia la vita. Gesù racconta queste parabole, oggi ne abbiamo tre nel Vangelo, per far cogliere cosa possa essere davvero un motivo di gioia per cui mettersi in gioco totalmente tutto ciò che sei, tutto ciò che hai, è in ballo tutto. Pensateci, quando si va a spegnere la luce verso la quale abbiamo sentito una forza di attrazione tanto da poter fare la scelta della vita, se quella luce si spegne c'è smarrimento, uno non sa più che cosa cercare, scegliere, non sa cosa vuole e cosa non vuole: rimane smarrito. <br />Ma, e qui c'è veramente il gusto che il Signore ci vuole dare, c'è un grande dinamismo, un grande movimento nel Vangelo, guardateci, poi lo vorrei guardare alla luce della prima lettura che credo che sia fondamentale. Il grande movimento è che c'è qualche d'uno alla ricerca, un uomo che sta lavorando, un mercante, sono alla ricerca, per questo la prima cosa è stiamo ancora cercando o ci siamo seduti, perché chi si siede il rischio è che non gli va più niente. Pensate, quello che un tempo un bel piattino che ti veniva preparato, che preparavi con gusto, lo guardavi, ne sentivi il profumo, a un certo punto dici ma io non ho più il gusto, per cui niente, ci si spegne. Allora, guardate invece il dinamismo di chi, proprio perché all'opera trova il grande tesoro, e che ne fa? Lo nasconde, va vende tutto ciò che ha e compra quel campo, perché il tesoro è nel campo, se lo porti via lo perdi. Che cosa vorrà dire questo?  Beh, mi piacerebbe dirlo alla luce di quello che stiamo cercando di vivere, venendo a messa, cercando di vedere alla luce della fede tutto ciò che capita. Provate a togliere Cristo da ciò che abbiamo capito nella vita, che cosa ne rimane? Perché Cristo? Cristo è la scoperta che c'è un Dio che ti ama tanto da dare la sua vita per te, cioè che per quanto tu possa aver fatto errori di tutti i tipi, proprio hai combinato il macello, Lui ama te. Quanto è prezioso questo? Beh, su questo io ci metto tutto. Bene, hai capito la parabola! Perché finché non arrivai lì, in quel campo dove l'hai trovato, che penso che sia l'ambito delle relazioni, aver scoperto che è proprio nella relazione con colui che ti ama che riuscirai ad avere relazione anche con chi non ti ama. Non so se ne avete mai fatto esperienza… (domanda retorica).  Allora, la scelta di quanto il Signore ama te diventa la luce per la tua vita, senso per la tua vita. Perché puoi fare anche tu così, così la perla preziosa.  Ma ve lo vorrei dire attraverso questa prima lettura. Questo giovane Salomone, scelto per essere re di Israele e figlio di Davide, ha questa visione di Dio: Chiedimi quello che vuoi, non chiede né soldi né lunga vita né potere, chiede la sapienza, chiede di avere il discernimento, il giusto giudizio di tutte le cose. Ma guardate che cos'è più prezioso di questo. Cioè, quando tu capisci il senso, tanto da poter fare delle scelte giuste, non soltanto per te, questo mi metterebbe in una strada un po' ampia, però vorrei dirvelo lo stesso. Sinché non riusciamo a vedere un bene più profondo che soltanto per me stesso, ciascuno per se stesso, finché non vediamo qualcosa che è molto di più, alla fine noi vediamo soltanto il finire di tutte le cose, quando va bene ad una certa età, se no prima. Finiamo. Ma questa fine, se la guardi nella prospettiva veramente dell'amore di Dio, tu scopri che c'è un molto di più che non soltanto puoi vivere adesso, perché nella prospettiva della vita eterna tu sai che stai vivendo una fase, un passaggio, farai Pasqua. Quindi, di tutto ciò che sei, di quello che sai e di quello che hai, cosa ne vuoi fare? Vorrei farne un dono. Come l'ho ricevuto! Noi siamo tutti partecipi di un'eredità, non soltanto culturale, ma anche di beni materiali. Adesso stiamo vedendo anche i danni di qualcuno, però fa parte del gioco, no? Beh, man mano che tu ti rendi conto di questo, che cosa fai? Guardi soltanto a mettere da parte e poi lasci lì? 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Giacomo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-vuole-amare-anche-quando-sarebbe-molto-piu-semplice-smettere-sabato-25-7-26-s-giacomo--73164175</link><description><![CDATA[Giacomo e Giovanni, questi due fratelli che sono presenti in tanti momenti salienti, notevoli anche della vita del Signore dall'essere tra i primi chiamati, il Vangelo di Matteo lo sottolinea, ma all'essere con lui in alcuni momenti specifici, nel primo gruppetto, i tre, cioè Pietro, Giacomo e Giovanni, ritornano in alcuni momenti e qui, come vedete, non sono Pietro, Giacomo e Giovanni, ma la mamma Giacomo e Giovanni. Si presentano con una richiesta, in realtà loro due non parlano, parla la mamma, e già questo ci dovrebbe far pensare un pochettino, anche al ruolo delle mamme ci dovrebbe far pensare, perché alla fine spesso i figli fanno quello che dicono le mamme senza sapere che cosa chiedono. Comunque, metto questo tra parentesi per concentrarmi su un aspetto, perché Gesù non sgrida ma gli dice, voi sapete che state chiedendo? Perché stare alla destra e alla sinistra vuol dire partecipare di quello che è proprio della vita del Cristo, e questo ci viene presentato in questo piccolo brano della prima lettura, che è il riconoscimento che fa Paolo. <br />Che noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, cioè la nostra vita è un vaso di creta, che contiene però un grande tesoro, sta proprio in un cuore che possa vivere quello che il Signore stesso vive, e infatti lo descrive, che c'è una potenza straordinaria, e qual è la potenza straordinaria? Che è lo spirito del Cristo che vive nel cuore dei discepoli, questo lo possiamo fare tutti quanti, non è un'esclusiva, non è un titolo onorifico che qualcuno ha e altri no. no, questo è per tutti i discepoli del Signore, e guardate qual è questo potere straordinario, siamo in tutto tribolati ma non schiacciati, sconvolti ma non disperati. Sta dicendo che quello che Gesù ha vissuto, quello che i discepoli hanno vissuto, è quello che potremmo vivere anche noi nel momento in cui iniziamo a capire che partecipare della vita del Cristo non è semplicemente un titolo onorifico, un cercare di star bene, no, no, no, è comunione con la sua vita, mistero di morte e risurrezione. E quindi, se volete, riguardate questo testo della seconda Corinti che ha un sapore notevole, però vorrei soffermarmi poi su questa specificazione che fa il Vangelo. Gesù dice qualcosa che ci dovrebbe interessare molto che noi spesso pensiamo al fatto di essere partecipi della gloria del Cristo Senza rendersi conto di che gloria è, perché a differenza dei signori di questo mondo che sono superiori, si mettono nella condizione di essere superiori agli altri, per Cristo la gloria è amare e quindi servire. <br />Allora, Gesù lo pone proprio nella condizione in cui ciascuno lo possa capire, vorrei tradurvelo in un modo, ogni volta che vogliamo avere ragioni sugli altri, c'ho ragione io, c'ho ragione io, anche di un servizio che facciamo, eh, non partecipiamo dello spirito del Cristo. Il Signore Gesù, le uniche volte con cui si impone, è sui diavoli, quando fa degli esorcismi, sono solo quelle le situazioni in cui si impone, nelle altre non si impone mai, si mette a servizio, quindi, perché dico vorrei tradurvelo in un modo molto pratico, perché uno può fare così anche a casa sua. Con quelli di casa propria è difficile, eh, però, perché vogliamo servire ma imporre il nostro servizio, possiamo fare così anche in parrocchia, eh, e in qualunque ambito di relazioni, potremmo metterci nella condizione del servizio e poi imporci con il servizio. <br />Dico a casa, perché la casa è il luogo in cui è facile, però se uno è solo in casa non se ne rende neanche conto, perché non c'è nessuno su cui imporsi, però, appena c'è un ambito di relazioni con che spirito ti muovi, lo spirito di servizio non si impone. E guardate che anche Giacomo e Giovanni hanno dovuto capirlo questo, gli altri si stavano anche sdegnando. Perché anche loro volevano essere superiori, ma Gesù lo dice a tutti, il modo di essere superiore, secondo lo spirito del Cristo, è amare senza voler essere riconosciuti superiori. E noi invece vorremmo anche attraverso essere servi, vorremmo essere un po' di più. <br />Allora, mi sembra che questo abbia a che fare con le nostre scelte, c'è qualcosa che noi qui possiamo scegliere, se lo spirito del mondo che vuole essere superiore, utilizzando tutto per essere superiore, o lo spirito di Gesù che vuole essere a servizio, quindi che si mette sotto, proprio come veniva descritto nella prima lettura, in cui c'è un amore che spesso viene sacrificato, cioè, tu ti poni per essere a servizio, gli altri ti usano perché vieni comodo anche, però non vieni innalzato. Eppure stai partecipando in questo di ciò che è proprio del Cristo, che è l'unico momento sulla terra in cui è stato innalzato, quale è stato? Quello della croce, è lì che è stato innalzato. Quindi, non ci meravigliamo di essere innalzati sulla croce nel momento in cui vogliamo servire con lo spirito del Cristo, non c'è da meravigliarsi, non c'è da lamentarsi, no, c'è da dire il Signore, eccomi, sia fatta la tua volontà. E credo che in questo le occasioni che ciascuno di noi avrà sono tantissime, e anziché fare la faccia triste perché veniamo martirizzati, sappiamo di che spirito il Signore ci rende partecipi.  Quindi entriamo anche in questa festa attraverso l'Apostolo Giacomo con una nuova consapevolezza di un amore che partecipa della vita del Cristo e fa come lui di se stesso un dono.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73164175</guid><pubDate>Sat, 25 Jul 2026 08:11:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73164175/sabato_25_7_26_s_giacomo.mp3" length="7732105" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Giacomo e Giovanni, questi due fratelli che sono presenti in tanti momenti salienti, notevoli anche della vita del Signore dall'essere tra i primi chiamati, il Vangelo di Matteo lo sottolinea, ma all'essere con lui in alcuni momenti specifici, nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giacomo e Giovanni, questi due fratelli che sono presenti in tanti momenti salienti, notevoli anche della vita del Signore dall'essere tra i primi chiamati, il Vangelo di Matteo lo sottolinea, ma all'essere con lui in alcuni momenti specifici, nel primo gruppetto, i tre, cioè Pietro, Giacomo e Giovanni, ritornano in alcuni momenti e qui, come vedete, non sono Pietro, Giacomo e Giovanni, ma la mamma Giacomo e Giovanni. Si presentano con una richiesta, in realtà loro due non parlano, parla la mamma, e già questo ci dovrebbe far pensare un pochettino, anche al ruolo delle mamme ci dovrebbe far pensare, perché alla fine spesso i figli fanno quello che dicono le mamme senza sapere che cosa chiedono. Comunque, metto questo tra parentesi per concentrarmi su un aspetto, perché Gesù non sgrida ma gli dice, voi sapete che state chiedendo? Perché stare alla destra e alla sinistra vuol dire partecipare di quello che è proprio della vita del Cristo, e questo ci viene presentato in questo piccolo brano della prima lettura, che è il riconoscimento che fa Paolo. <br />Che noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, cioè la nostra vita è un vaso di creta, che contiene però un grande tesoro, sta proprio in un cuore che possa vivere quello che il Signore stesso vive, e infatti lo descrive, che c'è una potenza straordinaria, e qual è la potenza straordinaria? Che è lo spirito del Cristo che vive nel cuore dei discepoli, questo lo possiamo fare tutti quanti, non è un'esclusiva, non è un titolo onorifico che qualcuno ha e altri no. no, questo è per tutti i discepoli del Signore, e guardate qual è questo potere straordinario, siamo in tutto tribolati ma non schiacciati, sconvolti ma non disperati. Sta dicendo che quello che Gesù ha vissuto, quello che i discepoli hanno vissuto, è quello che potremmo vivere anche noi nel momento in cui iniziamo a capire che partecipare della vita del Cristo non è semplicemente un titolo onorifico, un cercare di star bene, no, no, no, è comunione con la sua vita, mistero di morte e risurrezione. E quindi, se volete, riguardate questo testo della seconda Corinti che ha un sapore notevole, però vorrei soffermarmi poi su questa specificazione che fa il Vangelo. Gesù dice qualcosa che ci dovrebbe interessare molto che noi spesso pensiamo al fatto di essere partecipi della gloria del Cristo Senza rendersi conto di che gloria è, perché a differenza dei signori di questo mondo che sono superiori, si mettono nella condizione di essere superiori agli altri, per Cristo la gloria è amare e quindi servire. <br />Allora, Gesù lo pone proprio nella condizione in cui ciascuno lo possa capire, vorrei tradurvelo in un modo, ogni volta che vogliamo avere ragioni sugli altri, c'ho ragione io, c'ho ragione io, anche di un servizio che facciamo, eh, non partecipiamo dello spirito del Cristo. Il Signore Gesù, le uniche volte con cui si impone, è sui diavoli, quando fa degli esorcismi, sono solo quelle le situazioni in cui si impone, nelle altre non si impone mai, si mette a servizio, quindi, perché dico vorrei tradurvelo in un modo molto pratico, perché uno può fare così anche a casa sua. Con quelli di casa propria è difficile, eh, però, perché vogliamo servire ma imporre il nostro servizio, possiamo fare così anche in parrocchia, eh, e in qualunque ambito di relazioni, potremmo metterci nella condizione del servizio e poi imporci con il servizio. <br />Dico a casa, perché la casa è il luogo in cui è facile, però se uno è solo in casa non se ne rende neanche conto, perché non c'è nessuno su cui imporsi, però, appena c'è un ambito di relazioni con che spirito ti muovi, lo spirito di servizio non si impone. E guardate che anche Giacomo e Giovanni hanno dovuto capirlo questo, gli altri si stavano anche sdegnando. Perché anche loro volevano essere superiori, ma Gesù lo dice a tutti, il modo di essere superiore, secondo lo spirito del Cristo, è amare senza voler essere riconosciuti superiori. 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Che vuol dire che siamo disposti ad ascoltarlo, ma non come si sentono tante cose, ascoltarlo vuol dire che dopo che abbiamo ascoltato la sua parola ci rimane nel cuore e c'è un lavoro dentro.  La parabola del seminatore in questo è espressiva in un modo enorme perché la potenzialità delle seme che sia caduto qui, su delle mattonelle, sulla strada o su un terreno buono, sempre seme buono è, il problema è il terreno. <br />Ma non mi sembra che il Signore stia dando delle sgridate, ci sta descrivendo che cosa succede. Sapete che c'è una bella differenza tra il prescrivere, “tu devi fare così”, o il descrivere: “Chi fa così”… questo già rianima molto. Ma quando ci descrive questa espressività del seme a seconda del terreno ci fa capire che il seme, la sua presenza nella nostra vita, è potentissima, ha un potenziale enorme. Ma il nostro cuore ha una grandissima potenzialità, addirittura il cento per uno. Beh, tanta roba, ma potrebbe essere anche asfalto, selciato, oppure, come spesso ci capita, siamo ingombrati da tante preoccupazioni, o siamo semplicemente superficiali. Avete presente quando vi dicono tante cose, che cos'è che mi ha detto, proprio è già passato, un attimo. <br />Allora, questa parabola ha una vitalità eterna perché dice sempre chi è il Signore che parla e chi è il tuo cuore. Perché, non so voi, ma credo che questi terreni ce li abbiamo dentro tutti quanti noi, tutti, alcuni solo potenzialmente, altri molto praticamente.  Che cosa vogliamo fare allora? Se riguardiamo anche il profeta Geremia e il Salmo che abbiamo ascoltato, si capisce che il Signore è colui che non si stanca, continua a bussare alla porta della nostra vita, al nostro cuore. In tutto quello che ci sta succedendo possiamo rimanere semplicemente superficiali dicendo, eh vabbè la vita fa così, oppure dire, bene, mentre la vita va così, tu Signore adesso, ieri, domani, continui ad essere compagno di viaggio, continui ad essere colui che desidera che il mio cuore esploda di frutti, cioè il frutto della gioia, della pace, di un amore che non si ferma alle prime contrarietà. Che anche se ci sono preoccupazioni, beh, le tiene lì a bada, ma ha un progetto, sapere che la mia vita non è che fosse necessaria, è un dono che può riempirmi il cuore, ma può riempire anche il cuore degli altri. E allora non vivrò più per me stesso, ma sentirò che come misericordiosamente il Signore anche oggi ci sta consegnando questo seme, in questo momento vorrei più paragonarlo alla vita di una donna che accoglie un seme in sé e quello diventa vita. <br />Ed è una vita che non è per sé, mette in conto che tutto il proprio essere dovrà custodire, far crescere e poi donare. Se così è, credo che il Vangelo oggi possa portare molto frutto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73143673</guid><pubDate>Fri, 24 Jul 2026 11:18:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73143673/utf_8_q_venerdi_cc_80_24_7_26_16o_m4a.mp3" length="5146191" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Che Gesù spieghi ai discepoli una parabola non è una cosa abituale, è un momento particolare, anche perché discepoli del Signore si può essere in tutte le epoche, spero che voi vi sentiate discepoli del Signore. Che vuol dire che siamo disposti ad...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Che Gesù spieghi ai discepoli una parabola non è una cosa abituale, è un momento particolare, anche perché discepoli del Signore si può essere in tutte le epoche, spero che voi vi sentiate discepoli del Signore. Che vuol dire che siamo disposti ad ascoltarlo, ma non come si sentono tante cose, ascoltarlo vuol dire che dopo che abbiamo ascoltato la sua parola ci rimane nel cuore e c'è un lavoro dentro.  La parabola del seminatore in questo è espressiva in un modo enorme perché la potenzialità delle seme che sia caduto qui, su delle mattonelle, sulla strada o su un terreno buono, sempre seme buono è, il problema è il terreno. <br />Ma non mi sembra che il Signore stia dando delle sgridate, ci sta descrivendo che cosa succede. Sapete che c'è una bella differenza tra il prescrivere, “tu devi fare così”, o il descrivere: “Chi fa così”… questo già rianima molto. Ma quando ci descrive questa espressività del seme a seconda del terreno ci fa capire che il seme, la sua presenza nella nostra vita, è potentissima, ha un potenziale enorme. Ma il nostro cuore ha una grandissima potenzialità, addirittura il cento per uno. Beh, tanta roba, ma potrebbe essere anche asfalto, selciato, oppure, come spesso ci capita, siamo ingombrati da tante preoccupazioni, o siamo semplicemente superficiali. Avete presente quando vi dicono tante cose, che cos'è che mi ha detto, proprio è già passato, un attimo. <br />Allora, questa parabola ha una vitalità eterna perché dice sempre chi è il Signore che parla e chi è il tuo cuore. Perché, non so voi, ma credo che questi terreni ce li abbiamo dentro tutti quanti noi, tutti, alcuni solo potenzialmente, altri molto praticamente.  Che cosa vogliamo fare allora? Se riguardiamo anche il profeta Geremia e il Salmo che abbiamo ascoltato, si capisce che il Signore è colui che non si stanca, continua a bussare alla porta della nostra vita, al nostro cuore. In tutto quello che ci sta succedendo possiamo rimanere semplicemente superficiali dicendo, eh vabbè la vita fa così, oppure dire, bene, mentre la vita va così, tu Signore adesso, ieri, domani, continui ad essere compagno di viaggio, continui ad essere colui che desidera che il mio cuore esploda di frutti, cioè il frutto della gioia, della pace, di un amore che non si ferma alle prime contrarietà. Che anche se ci sono preoccupazioni, beh, le tiene lì a bada, ma ha un progetto, sapere che la mia vita non è che fosse necessaria, è un dono che può riempirmi il cuore, ma può riempire anche il cuore degli altri. E allora non vivrò più per me stesso, ma sentirò che come misericordiosamente il Signore anche oggi ci sta consegnando questo seme, in questo momento vorrei più paragonarlo alla vita di una donna che accoglie un seme in sé e quello diventa vita. <br />Ed è una vita che non è per sé, mette in conto che tutto il proprio essere dovrà custodire, far crescere e poi donare. 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Allora, sia ben chiaro, io sono ben contento che la liturgia possa essere per noi questa continua operazione che la parola di Dio fa in noi per aiutarci a rimanere, cioè le sue parole sono quelle che ci potano, non sono i nostri sforzi. Magari adesso mi sforzo di fare così, e quanto dura? Dura il tempo di un elastico, sapete qual è il tempo dell'elastico? Il momento che lo tieni tirato, appena molli, poi torna.  Allora, se non è lo sforzo, qual è il modo per rimanere nel Signore?  Oggi Santa Brigida ne è un esempio, perché lei ha colto che nella meditazione approfondita e ripetuta della passione del Signore, vissuta nel 1300 e non nel 2000, 1300, ma la stessa cosa si può fare oggi, cioè avere a cuore come il Signore ha, al centro del suo essere, l'amore per il Padre e l'amore per gli uomini, ha trovato il modo di coniugarlo. Per questo abbiamo trovato questo piccolo brano della Lettera ai Galati come prima lettura, in cui Paolo lo dice quanto a sé, che è stato crocifisso con Cristo e che quello che vive ormai, dice, non vivo più io, ma Cristo vive in me. Vorrei dirlo anch'io.  Ma che cosa deve accadere, perché si realizzi questo? Che cosa deve cambiare nella mia vita? Che la nostra volontà riconosca che nella volontà di Dio, non soltanto in teoria, ma in quella situazione concreta che ti fa morire, non in quelle che ti vanno bene, su quelle siamo tutti contenti, grazie, ma in quelle che ti fanno morire rimani lì. Rimani attaccato a Cristo. <br />E guardate che non c'è nessuna fatica nel tralcio che sta attaccato, che gli arrivi la linfa e porti frutto. Poi ti rendi conto che sì, porti frutto come il tralcio, ma è Cristo che porta frutto in te, perché Cristo è la vite che porta a te. E questo, se volete, è quello che stiamo facendo anche oggi, volendo ascoltare la parola e ricevere l'eucaristia. <br />La comunione con il Signore che cos'è? Se non un cercare di rimanere in Lui, perché Lui rimanga in noi e la nostra vita porti frutto. Credo che in questo senso tutte quelle tribolazioni che ci vengono dai rapporti con gli altri, anziché scartarle e scancherare (lamentarsi), ringraziare e aprire il cuore. Perché è lì che ti viene servito concretamente come Cristo, Colui che salva il mondo, possa operare nella tua vita. E in questo, perché dobbiamo dirci la verità, abbiamo bisogno però di essere anche aiutati, rigenerati continuamente. Abbiamo un Salmo oggi, Salmo 33. Rileggetelo. Questo benedire il Signore in ogni tempo è quello che ti aiuta a farlo anche quando stai sulla croce, se no non lo benedici lì, se no pensi a te stesso e ai tuoi mali. Invece quel benedire il Signore in ogni tempo, tutto il Salmo poi è un Salmo di lode, di ringraziamento, è lasciare che questa operazione che lo Spirito sta facendo, anche in quelle zone della tua vita che sembrerebbero chiuse, diventano occasione di potatura per il nostro potatore, per il Dio in agricoltura. Ci pensa Lui, ci sta pensando Lui adesso proprio lì. E credo che quando ti accorgi di questo, anziché irrigidirti, consenti, c'è un consenso interiore. <br />Allora vedete come il ringraziamento diventa parte di questa operazione che il Signore sta compiendo nella nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73121510</guid><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:40:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73121510/utf_8_q_giovedi_cc_80_23_7_26_s_brigida_m4a.mp3" length="5487664" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>C'è una costante che avrete notato oggi nel Vangelo. 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Il momento che lo tieni tirato, appena molli, poi torna.  Allora, se non è lo sforzo, qual è il modo per rimanere nel Signore?  Oggi Santa Brigida ne è un esempio, perché lei ha colto che nella meditazione approfondita e ripetuta della passione del Signore, vissuta nel 1300 e non nel 2000, 1300, ma la stessa cosa si può fare oggi, cioè avere a cuore come il Signore ha, al centro del suo essere, l'amore per il Padre e l'amore per gli uomini, ha trovato il modo di coniugarlo. Per questo abbiamo trovato questo piccolo brano della Lettera ai Galati come prima lettura, in cui Paolo lo dice quanto a sé, che è stato crocifisso con Cristo e che quello che vive ormai, dice, non vivo più io, ma Cristo vive in me. Vorrei dirlo anch'io.  Ma che cosa deve accadere, perché si realizzi questo? Che cosa deve cambiare nella mia vita? Che la nostra volontà riconosca che nella volontà di Dio, non soltanto in teoria, ma in quella situazione concreta che ti fa morire, non in quelle che ti vanno bene, su quelle siamo tutti contenti, grazie, ma in quelle che ti fanno morire rimani lì. Rimani attaccato a Cristo. <br />E guardate che non c'è nessuna fatica nel tralcio che sta attaccato, che gli arrivi la linfa e porti frutto. Poi ti rendi conto che sì, porti frutto come il tralcio, ma è Cristo che porta frutto in te, perché Cristo è la vite che porta a te. E questo, se volete, è quello che stiamo facendo anche oggi, volendo ascoltare la parola e ricevere l'eucaristia. <br />La comunione con il Signore che cos'è? Se non un cercare di rimanere in Lui, perché Lui rimanga in noi e la nostra vita porti frutto. Credo che in questo senso tutte quelle tribolazioni che ci vengono dai rapporti con gli altri, anziché scartarle e scancherare (lamentarsi), ringraziare e aprire il cuore. Perché è lì che ti viene servito concretamente come Cristo, Colui che salva il mondo, possa operare nella tua vita. E in questo, perché dobbiamo dirci la verità, abbiamo bisogno però di essere anche aiutati, rigenerati continuamente. Abbiamo un Salmo oggi, Salmo 33. Rileggetelo. Questo benedire il Signore in ogni tempo è quello che ti aiuta a farlo anche quando stai sulla croce, se no non lo benedici lì, se no pensi a te stesso e ai tuoi mali. Invece quel benedire il Signore in ogni tempo, tutto il Salmo poi è un Salmo di lode, di ringraziamento, è lasciare che questa operazione che lo Spirito sta facendo, anche in quelle zone della tua vita che sembrerebbero chiuse, diventano occasione di potatura per il nostro potatore, per il Dio in agricoltura. Ci pensa Lui, ci sta pensando Lui adesso proprio lì. 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Maria Maddalena ha vissuto un rapporto molto intenso con il Signore, si è sentita amata e salvata, ma il Signore è stato ucciso, sepolto. E adesso di notte va e si accorge anche di quest'ulteriore sconfitta: hanno portato via il corpo, non c'è neanche il corpo. C'è un dolore interiore che è incolmabile, inconsolabile, perché è come se appunto ti si spegnesse il cervello, non riesci più neanche a pensare. E nella vita possono succedere cose che ti spengono il cervello, a quel punto che fare? Beh, Maria Maddalena sta lì. Il restare, inconsolabile, perché c'è anche un dialogo con degli angeli, non so che cosa vedesse lei, però le chiedono e lei risponde, però resta inconsolabile. Cioè, che cosa può essere veramente la svolta nella nostra vita? E pare che ci sia solo una cosa, che è proprio il rapporto con Gesù vivo che ti fa vivere, altrimenti se tu lo pensi morto, tu sei morto. Resti morto, anche se biologicamente sei ancora vivo, ma dentro sei morto, quindi si spengono tutti i pensieri, speranze, desideri, tutto spento, tutto morto, solo morte. <br />Ma Gesù, proprio perché lei resta lì, la visita. Donna, perché piangi, chi cerchi? Che vuol dire, rientra in te stessa, ma che cosa stai cercando davvero?  Qui c'è il passaggio fondamentale nella vita di ciascuno di noi, che è sentirsi chiamati per nome, Maria. E per questo è importante anche quel brano del Cantico dei Cantici, che abbiamo letto come prima lettura. <br />Cioè, l'attesa e la speranza della vita è un amore personale, non è un'idea di Dio, un'idea di tante cose. Le idee, poi a un certo punto si spegne anche la luce, quindi le idee se ne vanno. C'è una relazione che può superare ogni tipo di ostacolo, è quella per cui tu ti senti conosciuto e amato per nome, proprio tu. <br />Tant'è che immediatamente riconosce che è il Signore, il suo Signore, Rabbunì. E qui comincia il modo nuovo del vivere la vita. Quando ti senti conosciuto e amato così, per cui accogli che il Signore adesso è con te in un modo diverso, non come quando magari ti sei sentito all'inizio amato e conosciuto e parte della sua vita in cui vorresti prenderlo. No, non si prende. A quel punto si annuncia con la vita, si annuncia l'amore con cui si è amati. Per questo Maria Maddalena non è soltanto una discepola di Gesù, ma anche l'Apostola degli Apostoli, come è stata chiamata qualche anno fa da Papa Francesco quando ha istituito questa festa. Cioè, per ogni epoca può essere quella donna che, proprio perché non ha cercato consolazioni umane, ma solo la consolazione che viene dal rapporto con il Signore è vivente, è viva e vivifica. Cioè, ti aiuta ad essere annunciatore con la vita. In quanto sei discepolo poi diventi anche apostolo, diventi veramente annunciatore. Per questo avremmo forse bisogno di riguardarci dentro. Se ci sono delle situazioni che ci hanno semplicemente spento, fatto morire e noi siamo ancora lì a piangere, oppure se abbiamo colto il rapporto vivo e vivificante con il Signore risorto, tanto che la nostra vita ne diventa un annuncio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73104904</guid><pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:27:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73104904/utf_8_q_mercoledi_cc_80_22_7_26_m_maddalena_m4a.mp3" length="5603438" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>C'è un certo buio nella vita, quando un po' si spengono le speranze, le certezze, un buio che non è superabile semplicemente con la memoria, con quello che è stato il passato. 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Cioè, che cosa può essere veramente la svolta nella nostra vita? E pare che ci sia solo una cosa, che è proprio il rapporto con Gesù vivo che ti fa vivere, altrimenti se tu lo pensi morto, tu sei morto. Resti morto, anche se biologicamente sei ancora vivo, ma dentro sei morto, quindi si spengono tutti i pensieri, speranze, desideri, tutto spento, tutto morto, solo morte. <br />Ma Gesù, proprio perché lei resta lì, la visita. Donna, perché piangi, chi cerchi? Che vuol dire, rientra in te stessa, ma che cosa stai cercando davvero?  Qui c'è il passaggio fondamentale nella vita di ciascuno di noi, che è sentirsi chiamati per nome, Maria. E per questo è importante anche quel brano del Cantico dei Cantici, che abbiamo letto come prima lettura. <br />Cioè, l'attesa e la speranza della vita è un amore personale, non è un'idea di Dio, un'idea di tante cose. Le idee, poi a un certo punto si spegne anche la luce, quindi le idee se ne vanno. C'è una relazione che può superare ogni tipo di ostacolo, è quella per cui tu ti senti conosciuto e amato per nome, proprio tu. <br />Tant'è che immediatamente riconosce che è il Signore, il suo Signore, Rabbunì. E qui comincia il modo nuovo del vivere la vita. Quando ti senti conosciuto e amato così, per cui accogli che il Signore adesso è con te in un modo diverso, non come quando magari ti sei sentito all'inizio amato e conosciuto e parte della sua vita in cui vorresti prenderlo. No, non si prende. A quel punto si annuncia con la vita, si annuncia l'amore con cui si è amati. Per questo Maria Maddalena non è soltanto una discepola di Gesù, ma anche l'Apostola degli Apostoli, come è stata chiamata qualche anno fa da Papa Francesco quando ha istituito questa festa. Cioè, per ogni epoca può essere quella donna che, proprio perché non ha cercato consolazioni umane, ma solo la consolazione che viene dal rapporto con il Signore è vivente, è viva e vivifica. Cioè, ti aiuta ad essere annunciatore con la vita. In quanto sei discepolo poi diventi anche apostolo, diventi veramente annunciatore. Per questo avremmo forse bisogno di riguardarci dentro. 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Che non sono semplicemente i rapporti del sangue e della carne, non basta, se no ce l'avrebbero solo poche persone, invece ci mette tutti nella condizione di essere i suoi familiari, cioè i suoi discepoli, tutti. Bisogna vedere se noi questo lo vogliamo o se vogliamo semplicemente essere più di, cioè preferiti in un qualche altro modo. <br />È come parlare di eredità, chi sono gli eredi? Solo qualcuno o tutti? Arrivo a estremizzare, volete essere eredi di Gesù Cristo, partecipi del suo spirito, della sua ricchezza, quindi figli, e allora ci dice cosa fa e cosa possiamo fare anche noi, non semplicemente parlargli ma metterci nella condizione dell'ascolto. Avete notato come il testo insiste sul parlagli e gli parlavano, gli volevano parlare? Voi avete presente quando avete qualcosa a cuore e ti continuano a parlare di altro? Cosa succede nella vostra testa? Avete presente qualche volta l'insofferenza del cuore perché ti distraggono da qualche cosa che invece è importante? Bene, vorrei dire non facciamo agli altri quello che non vogliamo sia fatto a noi, piuttosto mettiamoci proprio nella condizione del Vangelo. Essere discepoli del Signore, metterci in ascolto, ma non soltanto con le parole, perché chiunque fa la volontà del Padre mio, questi è per me fratello, sorella e madre. <br />Così andiamo incontro anche a chi dice ma come a sua madre da una risposta del genere? No, sua madre in questo senso ha avuto un ulteriore segno e conferma che il suo essere discepola del Signore è la strada, non perché è stata la genitrice di Gesù ma perché ne è discepola. Vorrei in questo che ciascuno facesse dentro il cuore un’operazione in cui la parola del Signore realmente faccia chiarezza, dia luce e dia forza. Perché fare la volontà di Dio rispetto al fare la mia volontà, siccome spesso non coincidono, è un'operazione meravigliosa che possiamo permettere allo Spirito Santo di fare in noi. <br />E sapete chi ci aiuta di più in questo? Quelli che non la pensano proprio come noi. Dici ma come? Sì, anche per Gesù: nel mondo quelli che la pensavano come lui erano veramente pochi. Lui è uscito dal mondo così che chi la pensava come lui non era un gran numero di persone ma lui ha continuato ad amare secondo quello che è il progetto del Padre. <br />Allora anche noi anziché reagire spesso in un modo sgarbato e insofferente quando ci vengono dette delle cose che ci danno fastidio, piuttosto proviamo a ritrovare questa sintonia. Come Gesù ha sintonizzato anche i suoi familiari nella prospettiva della volontà del Padre e non ciascuno secondo le proprie idee. Così si capisce che tutti, anche Maria, ha trovato la vera strada nell'essere discepola di Gesù.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73084182</guid><pubDate>Tue, 21 Jul 2026 10:24:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73084182/utf_8_q_martedi_cc_80_21_7_26_16o_m4a.mp3" length="4735337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Gesù non ce l'ha con i suoi familiari, partiamo subito dalla premessa e ci sta dicendo con un'attenzione proprio a cuore aperto, che cosa ci rende familiari suoi, quindi di Dio. Che non sono semplicemente i rapporti del sangue e della carne, non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gesù non ce l'ha con i suoi familiari, partiamo subito dalla premessa e ci sta dicendo con un'attenzione proprio a cuore aperto, che cosa ci rende familiari suoi, quindi di Dio. Che non sono semplicemente i rapporti del sangue e della carne, non basta, se no ce l'avrebbero solo poche persone, invece ci mette tutti nella condizione di essere i suoi familiari, cioè i suoi discepoli, tutti. Bisogna vedere se noi questo lo vogliamo o se vogliamo semplicemente essere più di, cioè preferiti in un qualche altro modo. <br />È come parlare di eredità, chi sono gli eredi? Solo qualcuno o tutti? Arrivo a estremizzare, volete essere eredi di Gesù Cristo, partecipi del suo spirito, della sua ricchezza, quindi figli, e allora ci dice cosa fa e cosa possiamo fare anche noi, non semplicemente parlargli ma metterci nella condizione dell'ascolto. Avete notato come il testo insiste sul parlagli e gli parlavano, gli volevano parlare? Voi avete presente quando avete qualcosa a cuore e ti continuano a parlare di altro? Cosa succede nella vostra testa? Avete presente qualche volta l'insofferenza del cuore perché ti distraggono da qualche cosa che invece è importante? Bene, vorrei dire non facciamo agli altri quello che non vogliamo sia fatto a noi, piuttosto mettiamoci proprio nella condizione del Vangelo. Essere discepoli del Signore, metterci in ascolto, ma non soltanto con le parole, perché chiunque fa la volontà del Padre mio, questi è per me fratello, sorella e madre. <br />Così andiamo incontro anche a chi dice ma come a sua madre da una risposta del genere? No, sua madre in questo senso ha avuto un ulteriore segno e conferma che il suo essere discepola del Signore è la strada, non perché è stata la genitrice di Gesù ma perché ne è discepola. Vorrei in questo che ciascuno facesse dentro il cuore un’operazione in cui la parola del Signore realmente faccia chiarezza, dia luce e dia forza. Perché fare la volontà di Dio rispetto al fare la mia volontà, siccome spesso non coincidono, è un'operazione meravigliosa che possiamo permettere allo Spirito Santo di fare in noi. <br />E sapete chi ci aiuta di più in questo? Quelli che non la pensano proprio come noi. Dici ma come? Sì, anche per Gesù: nel mondo quelli che la pensavano come lui erano veramente pochi. Lui è uscito dal mondo così che chi la pensava come lui non era un gran numero di persone ma lui ha continuato ad amare secondo quello che è il progetto del Padre. <br />Allora anche noi anziché reagire spesso in un modo sgarbato e insofferente quando ci vengono dette delle cose che ci danno fastidio, piuttosto proviamo a ritrovare questa sintonia. Come Gesù ha sintonizzato anche i suoi familiari nella prospettiva della volontà del Padre e non ciascuno secondo le proprie idee. Così si capisce che tutti, anche Maria, ha trovato la vera strada nell'essere discepola di Gesù.]]></itunes:summary><itunes:duration>296</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La gratitudine è una scelta. Ogni mattina puoi lamentarti di ciò che manca o ringraziare per ciò che Lunedì 20-7-26 16o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-gratitudine-e-una-scelta-ogni-mattina-puoi-lamentarti-di-cio-che-manca-o-ringraziare-per-cio-che-lunedi-20-7-26-16o--73073389</link><description><![CDATA[Chiedere un segno. Qual è il pensiero che soggiace, che troviamo alla base di una richiesta di un segno? Fate un attimo mente locale.  Una necessità. Chiedere un segno e una necessità non vanno proprio nella stessa direzione.  La sfiducia. Se io mi fido non ho bisogno di chiedergli segni. Ma nel momento in cui io ti chiedo un segno ti sto dicendo che non ti credo. E se non ti credo, come vanno avanti le cose?  Allora, questa cosa è fondamentale perché nella vita quotidiana e in tutte le relazioni può entrarci, in tutte. E può essere motivo di devastazione delle relazioni oppure può essere il motivo per cui la fiducia si risveglia e si capisce che la presenza dell'altro è già un segno. <br />La presenza dell'altro: se uno ti sta di fianco è già un segno. Che vuol dire? Che può essere ammaccato, imperfetto, però c'è. Io spero che questa cosa qui ciascuno a modo proprio la metta proprio nelle sue fibre perché se volete distruggere una persona chiedetele un segno. Se la volete distruggere. Perché vuol dire io non ti credo. E uno che parte così tanto non ne farà mai abbastanza perché di fondo tu rimani incredulo. L'altro ti deve convincere. E noi possiamo fare così addirittura con Dio. Ma questo poi è fuori di testa. Però è comprensibile nel momento in cui tu pensi soltanto a te stesso. Anche nel rapporto con Dio avere fiducia della sua benevolenza, del fatto che se tu ci sei non è un caso. Che tu sia nato non è un caso, che tu continui a esistere non è un caso. Cioè non è soltanto un fatto biologico, c'è anche la biologia ma non basta. Allora già solo a partire da questo dovremmo dire dalla mattina alla sera grazie. E quando ti sei stancato ricomincia. Perché? Perché in realtà in questo c'è la linfa per cui la tua vita può portare frutto. <br />Se vuoi un frutto buono. Altrimenti hai già tutte le premesse, quello che dicevo prima cioè le lamentele, per cui la tua vita qualunque cosa accada andrà sempre male. <br />Non sarai mai soddisfatto. E ci saranno degli scompensi grandissimi. Tanto che ti chiederai tante volte nella vita ma perché? E quindi c'è, nelle nostre potenzialità c'è il dono grandissimo di potersi rallegrare, gioire tutti i giorni. O il dono di maledire, di lamentarsi tutti i giorni. Questo ve lo sto dicendo soltanto a partire da che cosa? A partire dalla richiesta di un segno. Allora, il segno Dio l'ha dato. <br />Ma l'ha dato e ce lo sta continuando a dare. Gesù ha detto a questa gente, incredula di tutti i segni della sua misericordia, del suo grande amore, che avrebbe dato un ulteriore segno, che è il segno di Giona. Lo cita. Sono sintetico. Giona è quel profeta che stava resistendo alla volontà di Dio. A un certo punto stava scappando nella parte opposta. Stava andando lontano in una nave, c’è una mareggiata. Stavano per essere distrutti. E lui dice buttatemi in mare perché se è così è per colpa mia. Lo buttano in mare e un grande pesce lo mangia. In realtà per tre giorni sarà nel ventre del pesce. Poi dal ventre del pesce Giona pregherà e il pesce lo risputa come se fosse la balena di Pinocchio, per intenderci, sulle rive. Poi lui va a Ninive e lì predica. Io ve lo consiglio a tutti, è terapeutico, il libro di Giona. Sono solo quattro capitoli, è una scuola sapienziale meravigliosa. Questo per dire che il segno di Giona dovrebbe essere questo. Il figlio dell'uomo per tre giorni nel ventre della terra. <br />Ma poi risorgerà. E qui ritorna la stessa cosa di prima. Se hai fiducia, se ci credi vai in un modo. Se non ci credi vai nell'altro. Da chi dipende? Non da Dio. Da ciascuno di noi. <br />Quindi io vi auguro di sentire questo oggi come un dono, come se fosse una festa di compleanno. È un dono grande per dire ma quante meraviglie fa il Signore nella mia vita? Provate a contarle.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73073389</guid><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 19:01:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73073389/utf_8_q_lunedi_cc_80_20_7_26_16o_m4a.mp3" length="5775638" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Chiedere un segno. Qual è il pensiero che soggiace, che troviamo alla base di una richiesta di un segno? Fate un attimo mente locale.  Una necessità. Chiedere un segno e una necessità non vanno proprio nella stessa direzione.  La sfiducia. Se io mi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chiedere un segno. Qual è il pensiero che soggiace, che troviamo alla base di una richiesta di un segno? Fate un attimo mente locale.  Una necessità. Chiedere un segno e una necessità non vanno proprio nella stessa direzione.  La sfiducia. Se io mi fido non ho bisogno di chiedergli segni. Ma nel momento in cui io ti chiedo un segno ti sto dicendo che non ti credo. E se non ti credo, come vanno avanti le cose?  Allora, questa cosa è fondamentale perché nella vita quotidiana e in tutte le relazioni può entrarci, in tutte. E può essere motivo di devastazione delle relazioni oppure può essere il motivo per cui la fiducia si risveglia e si capisce che la presenza dell'altro è già un segno. <br />La presenza dell'altro: se uno ti sta di fianco è già un segno. Che vuol dire? Che può essere ammaccato, imperfetto, però c'è. Io spero che questa cosa qui ciascuno a modo proprio la metta proprio nelle sue fibre perché se volete distruggere una persona chiedetele un segno. Se la volete distruggere. Perché vuol dire io non ti credo. E uno che parte così tanto non ne farà mai abbastanza perché di fondo tu rimani incredulo. L'altro ti deve convincere. E noi possiamo fare così addirittura con Dio. Ma questo poi è fuori di testa. Però è comprensibile nel momento in cui tu pensi soltanto a te stesso. Anche nel rapporto con Dio avere fiducia della sua benevolenza, del fatto che se tu ci sei non è un caso. Che tu sia nato non è un caso, che tu continui a esistere non è un caso. Cioè non è soltanto un fatto biologico, c'è anche la biologia ma non basta. Allora già solo a partire da questo dovremmo dire dalla mattina alla sera grazie. E quando ti sei stancato ricomincia. Perché? Perché in realtà in questo c'è la linfa per cui la tua vita può portare frutto. <br />Se vuoi un frutto buono. Altrimenti hai già tutte le premesse, quello che dicevo prima cioè le lamentele, per cui la tua vita qualunque cosa accada andrà sempre male. <br />Non sarai mai soddisfatto. E ci saranno degli scompensi grandissimi. Tanto che ti chiederai tante volte nella vita ma perché? E quindi c'è, nelle nostre potenzialità c'è il dono grandissimo di potersi rallegrare, gioire tutti i giorni. O il dono di maledire, di lamentarsi tutti i giorni. Questo ve lo sto dicendo soltanto a partire da che cosa? A partire dalla richiesta di un segno. Allora, il segno Dio l'ha dato. <br />Ma l'ha dato e ce lo sta continuando a dare. Gesù ha detto a questa gente, incredula di tutti i segni della sua misericordia, del suo grande amore, che avrebbe dato un ulteriore segno, che è il segno di Giona. Lo cita. Sono sintetico. Giona è quel profeta che stava resistendo alla volontà di Dio. A un certo punto stava scappando nella parte opposta. Stava andando lontano in una nave, c’è una mareggiata. Stavano per essere distrutti. E lui dice buttatemi in mare perché se è così è per colpa mia. Lo buttano in mare e un grande pesce lo mangia. In realtà per tre giorni sarà nel ventre del pesce. Poi dal ventre del pesce Giona pregherà e il pesce lo risputa come se fosse la balena di Pinocchio, per intenderci, sulle rive. Poi lui va a Ninive e lì predica. Io ve lo consiglio a tutti, è terapeutico, il libro di Giona. Sono solo quattro capitoli, è una scuola sapienziale meravigliosa. Questo per dire che il segno di Giona dovrebbe essere questo. Il figlio dell'uomo per tre giorni nel ventre della terra. <br />Ma poi risorgerà. E qui ritorna la stessa cosa di prima. Se hai fiducia, se ci credi vai in un modo. Se non ci credi vai nell'altro. Da chi dipende? Non da Dio. Da ciascuno di noi. <br />Quindi io vi auguro di sentire questo oggi come un dono, come se fosse una festa di compleanno. È un dono grande per dire ma quante meraviglie fa il Signore nella mia vita? Provate a contarle.]]></itunes:summary><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fretta vuole eliminare, l'amore sa aspettare.  Domenica 19-7-26 16oa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fretta-vuole-eliminare-l-amore-sa-aspettare-domenica-19-7-26-16oa--73059246</link><description><![CDATA[Proverei a entrare con questa chiave, perché, vedete, tutto il capitolo 13 di Matteo sono parabole, ma le parabole non sono delle spiegazioni univoche, che significa così e basta, lasciano degli ampi margini di interpretazione, tanto che gli stessi discepoli chiedono spiegaci la parabola, che significa? Partirei da questo perché di solito anche riguardo le cose migliori, le cose buone, quando uno dice, credo in Dio, ho fede, però inizia a vedere che ci sono situazioni nel mondo che ti tolgono il fiato, ci sono ingiustizie, ci sono devastazioni, poi ci sono situazioni impreviste, malattie, cioè quelle situazioni che a un certo punto ti fanno dire, ma perché? Il Signore non ha fatto bene tutte le cose, perché la presenza del male? No, perché la zizzania? Perché? Non potrebbe andare sempre tutto liscio? E di questo la prima lamentela ce l'abbiamo con Dio, avrete notato,<i> Signore non hai seminato del buon seme nel tuo campo, da dove viene la zizzania?</i> Detto in un modo diverso, ma ci hai fregato? hai detto che hai messo del seme, hai creato tutto per il bene, perché c'è il male? Perché? E la soluzione è molto meno interventista di quella che vorremmo, sia intorno a noi, sia dentro di noi, perché guardate la zizzania non è tanto fuori, ce l'abbiamo dentro. Qui c'è una soluzione che non è che proprio ci piaccia subito, lascia che l'una e l'altra crescono insieme, se togli la zizzania distruggi tutto. Quindi anche di tante situazioni interiori che noi vorremmo risolvere definitivamente non ci riusciamo. Sono sicuro che anche se siamo quattro gatti qui, ciascuno di noi potrebbe fare un elenco, un libro forse di tutte queste cose, perché man mano che vai avanti con la vita te ne rendi conto, e hanno influenza, hanno peso, a volte sei senza fiato, a volte sei arrabbiato, a volte non ti ricordi di niente, vai avanti sereno, cioè dentro la nostra vita ci stanno tutte queste cose. La soluzione del non essere interventisti e distruttori che il signore ci indica, è un tempo di pazienza simile a quello di cui parlava la prima lettura, il libro della Sapienza, <i>padrone della forza tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché quando vuoi tu eserciti il potere</i>, e tu puoi farlo quando vuoi e quindi sei molto mite, sei tranquillo, ma andate a guardare bene qual è la scelta di Dio che ha risolto il problema del male del mondo. Perché a volte ce la dimentichiamo, ma la soluzione è che l'ha preso su di sé, non l'ha imputato a nessuno, il mistero della croce rimane questa cosa incomprensibile di Dio, perché? Perché la via della mitezza è una strada che ciascuno di noi può percorrere, la via della potenza no, non so voi io, ma è chiaro che no, ma la via della mitezza è quella di chi sa che partecipa della sua mitezza e forza. Quindi c'è un amore che si concentra sul bene e attende da Dio la soluzione e non la impone. Per questo mi piace pensare che tutti siamo al lavoro, tutti ritorniamo come quest'uomo e questa donna delle altre due parabole, l'uomo che mette il seme di senape che è piccolissimo, la donna che mette questo poco di lievito in questa montagna di farina e tutto viene trasformato. Questa è una via per noi, perché a tutti possa dare la possibilità di fare quello che fa Dio. Allora vorrei che oggi riuscissimo a ripartire da qui con questa consapevolezza che non sarà né la potenza, né la forza distruttiva a risolvere i problemi, ma piuttosto una via piccola che tu puoi fare tutti i giorni e partecipare di questa misteriosa mitezza e potenza di Dio per la salvezza del mondo. A questo se volete siamo chiamati personalmente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73059246</guid><pubDate>Sun, 19 Jul 2026 20:58:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73059246/domenica_19_7_26_16a.mp3" length="6015964" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Proverei a entrare con questa chiave, perché, vedete, tutto il capitolo 13 di Matteo sono parabole, ma le parabole non sono delle spiegazioni univoche, che significa così e basta, lasciano degli ampi margini di interpretazione, tanto che gli stessi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Proverei a entrare con questa chiave, perché, vedete, tutto il capitolo 13 di Matteo sono parabole, ma le parabole non sono delle spiegazioni univoche, che significa così e basta, lasciano degli ampi margini di interpretazione, tanto che gli stessi discepoli chiedono spiegaci la parabola, che significa? Partirei da questo perché di solito anche riguardo le cose migliori, le cose buone, quando uno dice, credo in Dio, ho fede, però inizia a vedere che ci sono situazioni nel mondo che ti tolgono il fiato, ci sono ingiustizie, ci sono devastazioni, poi ci sono situazioni impreviste, malattie, cioè quelle situazioni che a un certo punto ti fanno dire, ma perché? Il Signore non ha fatto bene tutte le cose, perché la presenza del male? No, perché la zizzania? Perché? Non potrebbe andare sempre tutto liscio? E di questo la prima lamentela ce l'abbiamo con Dio, avrete notato,<i> Signore non hai seminato del buon seme nel tuo campo, da dove viene la zizzania?</i> Detto in un modo diverso, ma ci hai fregato? hai detto che hai messo del seme, hai creato tutto per il bene, perché c'è il male? Perché? E la soluzione è molto meno interventista di quella che vorremmo, sia intorno a noi, sia dentro di noi, perché guardate la zizzania non è tanto fuori, ce l'abbiamo dentro. Qui c'è una soluzione che non è che proprio ci piaccia subito, lascia che l'una e l'altra crescono insieme, se togli la zizzania distruggi tutto. Quindi anche di tante situazioni interiori che noi vorremmo risolvere definitivamente non ci riusciamo. Sono sicuro che anche se siamo quattro gatti qui, ciascuno di noi potrebbe fare un elenco, un libro forse di tutte queste cose, perché man mano che vai avanti con la vita te ne rendi conto, e hanno influenza, hanno peso, a volte sei senza fiato, a volte sei arrabbiato, a volte non ti ricordi di niente, vai avanti sereno, cioè dentro la nostra vita ci stanno tutte queste cose. La soluzione del non essere interventisti e distruttori che il signore ci indica, è un tempo di pazienza simile a quello di cui parlava la prima lettura, il libro della Sapienza, <i>padrone della forza tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché quando vuoi tu eserciti il potere</i>, e tu puoi farlo quando vuoi e quindi sei molto mite, sei tranquillo, ma andate a guardare bene qual è la scelta di Dio che ha risolto il problema del male del mondo. Perché a volte ce la dimentichiamo, ma la soluzione è che l'ha preso su di sé, non l'ha imputato a nessuno, il mistero della croce rimane questa cosa incomprensibile di Dio, perché? Perché la via della mitezza è una strada che ciascuno di noi può percorrere, la via della potenza no, non so voi io, ma è chiaro che no, ma la via della mitezza è quella di chi sa che partecipa della sua mitezza e forza. Quindi c'è un amore che si concentra sul bene e attende da Dio la soluzione e non la impone. Per questo mi piace pensare che tutti siamo al lavoro, tutti ritorniamo come quest'uomo e questa donna delle altre due parabole, l'uomo che mette il seme di senape che è piccolissimo, la donna che mette questo poco di lievito in questa montagna di farina e tutto viene trasformato. Questa è una via per noi, perché a tutti possa dare la possibilità di fare quello che fa Dio. Allora vorrei che oggi riuscissimo a ripartire da qui con questa consapevolezza che non sarà né la potenza, né la forza distruttiva a risolvere i problemi, ma piuttosto una via piccola che tu puoi fare tutti i giorni e partecipare di questa misteriosa mitezza e potenza di Dio per la salvezza del mondo. 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I Vangeli ci tengono a presentarci chi è Gesù attraverso questa mitezza che Lui non soltanto l'annuncia, la vive. E nel momento in cui si decide di farlo fuori, Lui scompare. Penso questo per tante situazioni della vita in cui sostanzialmente uno può scegliere di fare fuori Gesù dalla sua vita. E Lui lo accetta, scompare. Che non vuol dire che non è più interessato a te, ma non interviene con ciò che gli è proprio e che darebbe alla tua intelligenza e alla tua sensibilità quell'avvertenza che la nostra vita è molto di più del semplicemente andare avanti. E questo diventa, subito anche il Vangelo ce lo fa vedere, un adempimento delle profezie. Perché Dio da sempre si presenta così, come colui che si prende cura, ma non è detto che il suo prendersi cura corrisponda proprio a quello che noi abbiamo pensato. Tant'è che a volte diremmo, ma se Dio c'è, perché c'è questo? Perché succede il male? Perché lo permette? E intendo per male tantissime cose. Da quelle più semplici, la nostra biologia, il fatto che ci ammaliamo, a quelle un po' più complesse, il male del mondo voluto dall'uomo. Perché forse noi a volte lo dimentichiamo, ma la maggior parte dei morti nel mondo sono causati dall'uomo. Allora, in questo scenario c'è uno scandalo dentro il nostro cuore. Perché Dio lo permette? Perché Dio non interviene? Perché non ci salva? Oggi c'è questa parola di Isaia che ritorna proprio per noi. Perché lui non spezzerà una canna già incrinata, che noi diremmo non serve più a niente. Non spegnerà una fiamma smorta, quelle che iniziano a fare soltanto del fumo, ma non c'è più luce, spegniamola. E questo perché a volte quella canna incrinata sei tu, quella fiamma fumigante sei tu. E lui anziché spegnerla vuole essere accanto a te in quel momento di fragilità. <br />Cioè sentire che la tua vita conta non per quello che sai fare, non per quello che riesci a capire. La salvezza del mondo non dipende dalle tue abilità. Ma nel momento in cui tu non sei abile a fare forse nulla, sei un segno di come il Signore dove si fa vicino, dove ci sono delle ferite. <br />Lui rimane colui che ha preso tutte le nostre ferite su di sé, dicendo anche lì si può amare. Sia stando accanto, sia portando nel proprio corpo le ferite. Questo fa trionfare la giustizia di Dio. <br />Per questo termina la citazione di Isaia, nel suo nome spereranno le nazioni. Cioè c'è una speranza universale di tutte le nazioni che anche le nostre ferite e fragilità non soltanto le potremo affrontare e superare, ma avremo una sintonia e una comunione con Dio standoci dentro. La comprensione che Dio ha delle nostre fatiche e delle nostre ferite non è una teoria. <br />E quando ci stai dentro te ne rendi conto perché la comunione con Lui non è per le tue abilità. È perché tu stai partecipando già della sua vita. Chiediamo quindi al Signore di avere questa disponibilità sia nel portarla personalmente sia nell'accompagnare le tante ferite della nostra umanità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73043709</guid><pubDate>Sat, 18 Jul 2026 12:22:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73043709/sabato_18_7_26_15o.mp3" length="5883471" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo una presenza di Gesù un po' diversa da quella che a volte immaginiamo: (vorremmo) un Gesù interventista perché ha il potere di fare le cose, un Gesù che risolve con determinazione, a volte con chiarezza, noi diremo, ma in realtà con grande...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo una presenza di Gesù un po' diversa da quella che a volte immaginiamo: (vorremmo) un Gesù interventista perché ha il potere di fare le cose, un Gesù che risolve con determinazione, a volte con chiarezza, noi diremo, ma in realtà con grande rigidità. Invece la presenza di Gesù è diversa. I Vangeli ci tengono a presentarci chi è Gesù attraverso questa mitezza che Lui non soltanto l'annuncia, la vive. E nel momento in cui si decide di farlo fuori, Lui scompare. Penso questo per tante situazioni della vita in cui sostanzialmente uno può scegliere di fare fuori Gesù dalla sua vita. E Lui lo accetta, scompare. Che non vuol dire che non è più interessato a te, ma non interviene con ciò che gli è proprio e che darebbe alla tua intelligenza e alla tua sensibilità quell'avvertenza che la nostra vita è molto di più del semplicemente andare avanti. E questo diventa, subito anche il Vangelo ce lo fa vedere, un adempimento delle profezie. Perché Dio da sempre si presenta così, come colui che si prende cura, ma non è detto che il suo prendersi cura corrisponda proprio a quello che noi abbiamo pensato. Tant'è che a volte diremmo, ma se Dio c'è, perché c'è questo? Perché succede il male? Perché lo permette? E intendo per male tantissime cose. Da quelle più semplici, la nostra biologia, il fatto che ci ammaliamo, a quelle un po' più complesse, il male del mondo voluto dall'uomo. Perché forse noi a volte lo dimentichiamo, ma la maggior parte dei morti nel mondo sono causati dall'uomo. Allora, in questo scenario c'è uno scandalo dentro il nostro cuore. Perché Dio lo permette? Perché Dio non interviene? Perché non ci salva? Oggi c'è questa parola di Isaia che ritorna proprio per noi. Perché lui non spezzerà una canna già incrinata, che noi diremmo non serve più a niente. Non spegnerà una fiamma smorta, quelle che iniziano a fare soltanto del fumo, ma non c'è più luce, spegniamola. E questo perché a volte quella canna incrinata sei tu, quella fiamma fumigante sei tu. E lui anziché spegnerla vuole essere accanto a te in quel momento di fragilità. <br />Cioè sentire che la tua vita conta non per quello che sai fare, non per quello che riesci a capire. La salvezza del mondo non dipende dalle tue abilità. Ma nel momento in cui tu non sei abile a fare forse nulla, sei un segno di come il Signore dove si fa vicino, dove ci sono delle ferite. <br />Lui rimane colui che ha preso tutte le nostre ferite su di sé, dicendo anche lì si può amare. Sia stando accanto, sia portando nel proprio corpo le ferite. Questo fa trionfare la giustizia di Dio. <br />Per questo termina la citazione di Isaia, nel suo nome spereranno le nazioni. Cioè c'è una speranza universale di tutte le nazioni che anche le nostre ferite e fragilità non soltanto le potremo affrontare e superare, ma avremo una sintonia e una comunione con Dio standoci dentro. La comprensione che Dio ha delle nostre fatiche e delle nostre ferite non è una teoria. <br />E quando ci stai dentro te ne rendi conto perché la comunione con Lui non è per le tue abilità. È perché tu stai partecipando già della sua vita. 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Ma vorrei partire proprio dalla guarigione di Ezechia, di cui ci parla oggi la lettura del profeta Isaia, che davanti a questa rivelazione del profeta che quella malattia lo avrebbe portato alla morte, gira la faccia verso il muro, ma non per non vedere nessuno, ma per pregare. Questa preghiera credo che ci aiuti a capire sempre meglio, più in profondità, di che spirito siamo. <br />Il Signore ascolta questa preghiera, dice che avrebbe concesso altri quindici anni, ma ci potremmo anche soffermare su questo e dire, vabbè, che senso ha? Tanto si muore, se non è la padella è la brace, insomma. No, di che spirito sei in quello che chiedi? Il nostro spirito umano vuole sopravvivere, vuole vivere, anche se poi arriva un momento in cui, anzi, vuole anche morire. Cioè non vuole semplicemente sopravvivere. E di questo credo che dovremmo fare almeno un attimo di attenzione, perché questo spirito umano è chiamato a collegarsi, a sintonizzarsi con la volontà di Dio. Per sentire ancora più chiaramente come la vita terrena e la vita che vivremo dopo questa carne hanno a che fare con l'unico Signore e con una missione che possiamo compiere. <br />Quindi, mentre Ezechia piange davanti al Signore e non davanti agli uomini, la faccia verso il muro è perché vuole stare in questo rapporto con Lui, possiamo anche riprendere questo brano del Vangelo di Matteo dove degli uomini si mettono a giudicare secondo una legge che non viene dalla misericordia, non viene dalla conoscenza del cuore di Dio. È un guardare le cose solo come motivo di accusa e di divisione. Quando sentiamo questo nel cuore dobbiamo interrogarci. Davanti a chi sto in questo momento? Perché il Dio che Gesù ci ha fatto conoscere è un Padre misericordioso. Se io ho questo nel cuore, davanti a chi sto? riesco a stare davanti a Dio così? Può il mio cuore giudicare stare davanti a Dio? Allora Gesù fa vedere qual è il cuore di Dio. È che Lui, il Signore del Sabato, Lui che è il Dio creatore, Lui che partecipa in tutto della vita del Padre, mette in allerta tutti per vigilare sul cuore dal giudizio e piuttosto propendere per la misericordia. <br />Quando sentiremo questo diventeremo liberi, liberi della libertà di Dio, sapendo che se ci sono delle indicazioni, delle regole non sono contro ma sono per, sono sempre a nostro vantaggio, a nostro favore. Guardiamo in che modo è così, se non è così forse non la stiamo guardando bene e dico forse soltanto per attenuare. Allora anche oggi questa parola ci sta interpellando: Dov'è il nostro cuore? Sta scegliendo la misericordia, i rapporti, le situazioni oppure si è indurito in un giudizio tanto da inorgoglirsi non solo verso gli uomini ma anche verso Dio?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73032200</guid><pubDate>Fri, 17 Jul 2026 18:59:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73032200/utf_8_q_venerdi_cc_80_17_7_26_15o_m4a.mp3" length="5341378" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Scoprire come usare le parole di Dio, addirittura per pervertire ciò che la parola dice, la parola non letteralmente, perché tante volte la lettura solo letterale ti porta a diventare molto giudicante, come abbiamo ascoltato nel Vangelo. Ma vorrei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Scoprire come usare le parole di Dio, addirittura per pervertire ciò che la parola dice, la parola non letteralmente, perché tante volte la lettura solo letterale ti porta a diventare molto giudicante, come abbiamo ascoltato nel Vangelo. Ma vorrei partire proprio dalla guarigione di Ezechia, di cui ci parla oggi la lettura del profeta Isaia, che davanti a questa rivelazione del profeta che quella malattia lo avrebbe portato alla morte, gira la faccia verso il muro, ma non per non vedere nessuno, ma per pregare. Questa preghiera credo che ci aiuti a capire sempre meglio, più in profondità, di che spirito siamo. <br />Il Signore ascolta questa preghiera, dice che avrebbe concesso altri quindici anni, ma ci potremmo anche soffermare su questo e dire, vabbè, che senso ha? Tanto si muore, se non è la padella è la brace, insomma. No, di che spirito sei in quello che chiedi? Il nostro spirito umano vuole sopravvivere, vuole vivere, anche se poi arriva un momento in cui, anzi, vuole anche morire. Cioè non vuole semplicemente sopravvivere. E di questo credo che dovremmo fare almeno un attimo di attenzione, perché questo spirito umano è chiamato a collegarsi, a sintonizzarsi con la volontà di Dio. Per sentire ancora più chiaramente come la vita terrena e la vita che vivremo dopo questa carne hanno a che fare con l'unico Signore e con una missione che possiamo compiere. <br />Quindi, mentre Ezechia piange davanti al Signore e non davanti agli uomini, la faccia verso il muro è perché vuole stare in questo rapporto con Lui, possiamo anche riprendere questo brano del Vangelo di Matteo dove degli uomini si mettono a giudicare secondo una legge che non viene dalla misericordia, non viene dalla conoscenza del cuore di Dio. È un guardare le cose solo come motivo di accusa e di divisione. Quando sentiamo questo nel cuore dobbiamo interrogarci. Davanti a chi sto in questo momento? Perché il Dio che Gesù ci ha fatto conoscere è un Padre misericordioso. Se io ho questo nel cuore, davanti a chi sto? riesco a stare davanti a Dio così? Può il mio cuore giudicare stare davanti a Dio? Allora Gesù fa vedere qual è il cuore di Dio. È che Lui, il Signore del Sabato, Lui che è il Dio creatore, Lui che partecipa in tutto della vita del Padre, mette in allerta tutti per vigilare sul cuore dal giudizio e piuttosto propendere per la misericordia. <br />Quando sentiremo questo diventeremo liberi, liberi della libertà di Dio, sapendo che se ci sono delle indicazioni, delle regole non sono contro ma sono per, sono sempre a nostro vantaggio, a nostro favore. Guardiamo in che modo è così, se non è così forse non la stiamo guardando bene e dico forse soltanto per attenuare. Allora anche oggi questa parola ci sta interpellando: Dov'è il nostro cuore? Sta scegliendo la misericordia, i rapporti, le situazioni oppure si è indurito in un giudizio tanto da inorgoglirsi non solo verso gli uomini ma anche verso Dio?]]></itunes:summary><itunes:duration>334</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Riceviamo la fede in eredità per viverla. La stiamo donando autentica e bella a chi prosegue?  Giovedì 16-7-26 15o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/riceviamo-la-fede-in-eredita-per-viverla-la-stiamo-donando-autentica-e-bella-a-chi-prosegue-giovedi-16-7-26-15o--73017865</link><description><![CDATA[Spero che si possa cogliere un intimo legame e collegamento oggi tra: la dedicazione di questa Chiesa; il che cosa succede in un territorio quando c'è una comunità che cresce nella fede, tanto da scegliere una via di matrimonio quindi di essere un tessuto ulteriore, scaturire dal passato e portare al futuro ed è evidente con questi tre bimbi, Edoardo, Arianna e Ludovica; c'è una scelta di essere a partire da che cosa? E qui la parola del Vangelo,<i> venite a me</i>. Quando è che andiamo dal Signore? Normalmente quando ci sono dei problemi, non è vero. Andiamo dal Signore quando cerchiamo autenticità di vita, perché vivere d'immagine, vediamo perché la carta patinata e i tanti video nel mondo ci dicono che l'immagine ormai sembra più importante della realtà, ma il desiderio di verità per una vita cerca il Signore anche nei momenti di gioia, non soltanto nei momenti di fatica, perché la gioia sia radicata, autentica. <br />Le due cose però diventano come l'estremità di un filo che hanno bisogno anche di annodarsi per non sfuggire e quindi quando i due capi si legano insieme si raccoglie lì dentro una grande realtà, anche fatta di ferite, di stanchezze, perché possano trovare senso e quindi anche ristoro. Lo paragonerei un po' alle doglie di un parto, perché se fosse soltanto dolore che non porta da nessuna parte, uno dice ma perché, ma nel momento in cui viene al mondo un figlio, tu dici è andata ma guarda la gioia della novità. Ecco è tutta la vita che ha bisogno di trovare questa pienezza, questa verità, perché non è soltanto nella nascita di una nuova creatura, la fede ci fa capire che anche il tuo nascere alla fede è venire al mondo. Tu ti rendi conto della preziosità immensa di una vita quando senti che ha a che fare con l’eterno. Chi ci ha consegnato in eredità questa chiesa non è finito nel nulla, è andato a trovare una pienezza, ma adesso sta anche per noi trovare veramente un senso da poter realizzare questa parola che Gesù ci dà: <i>venite a me</i>. <br />Oggi veniamo qui per ringraziare, per ringraziare del tempo, della vita, del matrimonio, dei nostri cari defunti che sono in cielo, ma anche per ringraziare di quello che stiamo vivendo oggi: perché se non lo portiamo a Cristo lo perdiamo, è solo in quanto pietra viva di un edificio spirituale sempre in costruzione e quindi fondato in Cristo, che acquista il suo senso. Qui troviamo che anche quei momenti più faticosi diventano leggeri, perché diventano un portare insieme a Cristo un giogo, anche l'amore è un giogo: i “coniugi” sono quelli che insieme portano il giogo. Allora chiediamo al Signore questo, accogliere oggi l'opportunità che ci dà per essere portati da Lui, del portare a Lui e del portare con Lui, perché ogni peso trovi una sua leggerezza e ogni amore trovi una sua pienezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73017865</guid><pubDate>Thu, 16 Jul 2026 19:22:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73017865/giovedi_16_7_26_15o.mp3" length="4631683" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Spero che si possa cogliere un intimo legame e collegamento oggi tra: la dedicazione di questa Chiesa; il che cosa succede in un territorio quando c'è una comunità che cresce nella fede, tanto da scegliere una via di matrimonio quindi di essere un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Spero che si possa cogliere un intimo legame e collegamento oggi tra: la dedicazione di questa Chiesa; il che cosa succede in un territorio quando c'è una comunità che cresce nella fede, tanto da scegliere una via di matrimonio quindi di essere un tessuto ulteriore, scaturire dal passato e portare al futuro ed è evidente con questi tre bimbi, Edoardo, Arianna e Ludovica; c'è una scelta di essere a partire da che cosa? E qui la parola del Vangelo,<i> venite a me</i>. Quando è che andiamo dal Signore? Normalmente quando ci sono dei problemi, non è vero. Andiamo dal Signore quando cerchiamo autenticità di vita, perché vivere d'immagine, vediamo perché la carta patinata e i tanti video nel mondo ci dicono che l'immagine ormai sembra più importante della realtà, ma il desiderio di verità per una vita cerca il Signore anche nei momenti di gioia, non soltanto nei momenti di fatica, perché la gioia sia radicata, autentica. <br />Le due cose però diventano come l'estremità di un filo che hanno bisogno anche di annodarsi per non sfuggire e quindi quando i due capi si legano insieme si raccoglie lì dentro una grande realtà, anche fatta di ferite, di stanchezze, perché possano trovare senso e quindi anche ristoro. Lo paragonerei un po' alle doglie di un parto, perché se fosse soltanto dolore che non porta da nessuna parte, uno dice ma perché, ma nel momento in cui viene al mondo un figlio, tu dici è andata ma guarda la gioia della novità. Ecco è tutta la vita che ha bisogno di trovare questa pienezza, questa verità, perché non è soltanto nella nascita di una nuova creatura, la fede ci fa capire che anche il tuo nascere alla fede è venire al mondo. Tu ti rendi conto della preziosità immensa di una vita quando senti che ha a che fare con l’eterno. Chi ci ha consegnato in eredità questa chiesa non è finito nel nulla, è andato a trovare una pienezza, ma adesso sta anche per noi trovare veramente un senso da poter realizzare questa parola che Gesù ci dà: <i>venite a me</i>. <br />Oggi veniamo qui per ringraziare, per ringraziare del tempo, della vita, del matrimonio, dei nostri cari defunti che sono in cielo, ma anche per ringraziare di quello che stiamo vivendo oggi: perché se non lo portiamo a Cristo lo perdiamo, è solo in quanto pietra viva di un edificio spirituale sempre in costruzione e quindi fondato in Cristo, che acquista il suo senso. Qui troviamo che anche quei momenti più faticosi diventano leggeri, perché diventano un portare insieme a Cristo un giogo, anche l'amore è un giogo: i “coniugi” sono quelli che insieme portano il giogo. Allora chiediamo al Signore questo, accogliere oggi l'opportunità che ci dà per essere portati da Lui, del portare a Lui e del portare con Lui, perché ogni peso trovi una sua leggerezza e ogni amore trovi una sua pienezza.]]></itunes:summary><itunes:duration>290</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c9f9e29507dc5c89d3bd38c4ba9725ab.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lodare il Signore nei momenti di crisi? Non è ottimismo, è fiducia.  Mercoledì 15-7-26 15o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lodare-il-signore-nei-momenti-di-crisi-non-e-ottimismo-e-fiducia-mercoledi-15-7-26-15o--72999069</link><description><![CDATA[Vorrei provare a esprimere un pensiero riguardo a questo ringraziamento di Gesù, questa lode al Padre, perché credo che possa essere illuminante riguardo a tante situazioni della vita che a volte percorriamo e ci potrebbero annientare, cioè togliere il vigore della vita. Questa lode viene in un momento in cui forse nel ministero di Gesù, qui nel Vangelo di Matteo, c'è il momento di crisi per Gesù. Crisi, incomprensione e anziché affliggersi, Gesù loda il Padre, perché non ai sapienti e ai dotti, cioè non per frutto di capacità umane affinate, ma perché c'è una piccolezza che vuole imparare da Dio. Lui sa che per sé, non soltanto per sé, le cose vanno in un altro modo, e c'è questa lode. <br />Umanamente la potremmo chiamare apertura fiduciosa al progetto di Dio e non depressione progressiva per la distruzione dei propri progetti. Alla luce di questo c'è una rivelazione. Vuoi entrare in una luce diversa per guardare tutte le cose? Ti si manifesterà attraverso una mitezza fiduciosa nello starci dentro alle situazioni non da solo. <br />Allora questa esultanza nello spirito diventerà la strada che ogni discepolo di ogni tempo potrà percorrere, perché anche nei fallimenti e nelle incomprensioni ci sia un cammino di comunione con il Padre che sappia superare ogni tempesta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72999069</guid><pubDate>Wed, 15 Jul 2026 19:52:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72999069/mercoledi_15_7_26_15o.mp3" length="2490478" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Vorrei provare a esprimere un pensiero riguardo a questo ringraziamento di Gesù, questa lode al Padre, perché credo che possa essere illuminante riguardo a tante situazioni della vita che a volte percorriamo e ci potrebbero annientare, cioè togliere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vorrei provare a esprimere un pensiero riguardo a questo ringraziamento di Gesù, questa lode al Padre, perché credo che possa essere illuminante riguardo a tante situazioni della vita che a volte percorriamo e ci potrebbero annientare, cioè togliere il vigore della vita. Questa lode viene in un momento in cui forse nel ministero di Gesù, qui nel Vangelo di Matteo, c'è il momento di crisi per Gesù. Crisi, incomprensione e anziché affliggersi, Gesù loda il Padre, perché non ai sapienti e ai dotti, cioè non per frutto di capacità umane affinate, ma perché c'è una piccolezza che vuole imparare da Dio. Lui sa che per sé, non soltanto per sé, le cose vanno in un altro modo, e c'è questa lode. <br />Umanamente la potremmo chiamare apertura fiduciosa al progetto di Dio e non depressione progressiva per la distruzione dei propri progetti. Alla luce di questo c'è una rivelazione. Vuoi entrare in una luce diversa per guardare tutte le cose? Ti si manifesterà attraverso una mitezza fiduciosa nello starci dentro alle situazioni non da solo. <br />Allora questa esultanza nello spirito diventerà la strada che ogni discepolo di ogni tempo potrà percorrere, perché anche nei fallimenti e nelle incomprensioni ci sia un cammino di comunione con il Padre che sappia superare ogni tempesta.]]></itunes:summary><itunes:duration>156</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A volte ci corregge con la sua tristezza che dice: "Non vedi quanto ti voglio bene?"  Martedì 14-7-26 15o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-volte-ci-corregge-con-la-sua-tristezza-che-dice-non-vedi-quanto-ti-voglio-bene-martedi-14-7-26-15o--72977425</link><description><![CDATA[Non c'è rabbia nell'insegnamento di Gesù che avvisa Corazin, Betzaida, Cafarnao, luoghi in cui ha compiuto dei segni dell'amore fedele di Dio. Non c'è rabbia, ma c'è la tristezza. Pensa cosa fa la gioia di Dio nella nostra vita? Pensa cosa possa fare la tristezza di Dio nella nostra vita? È un'attenzione del cuore. Perché la tristezza dice: non ti accorgi dell'amore fedele per te? <br />Perché non accorgersi vuol dire perdere dei doni. Non accorgersi della fedeltà. Non accorgersi della benevolenza ti fa vivere come non averla. <br />E quindi c'è di fondo una disperazione in queste città che pur essendo state testimoni di grandi grazie che il Signore ha compiuto in mezzo a loro non lo sono. E qui c'è subito la questione: La nostra vita partecipa della gioia o della tristezza di Dio? Nel senso come stiamo vivendo i doni che Dio ci fa? Occasioni, opportunità. <br />Se non ci stiamo accorgendo dell'amore fedele di Dio forse siamo molto distratti in qualcos'altro. Allora questo è un tempo di ricapitolazione. Allora a che punto siamo arrivati? Siamo arrivati nel fatto che la benevolenza di Dio sta bussando la nostra vita da qualche parte e forse noi non ce ne stiamo accorgendo. E ci stiamo rattristando, ci stiamo arrabbiando, ci stiamo commiserando. Neanche tutti i guai morali o l'essere pagani, Tiro e Sidone, Sodoma e Gomorra. Allora queste città non si erano accorte l'amore fedele di Dio perché non erano state visitate in quel modo in cui invece Corazin, Betzaida e Cafarnao erano state visitate. <br />Quindi attenti a quali doni il Signore sta facendo in mezzo a noi oggi. O li ha fatti e forse noi non ce ne siamo accorti. Recuperiamo l'amore fedele di Dio, ripartiamo dalla sua gioia nell'essere per noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72977425</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 21:33:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72977425/martedi_14_7_26_15o.mp3" length="2777198" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Non c'è rabbia nell'insegnamento di Gesù che avvisa Corazin, Betzaida, Cafarnao, luoghi in cui ha compiuto dei segni dell'amore fedele di Dio. Non c'è rabbia, ma c'è la tristezza. Pensa cosa fa la gioia di Dio nella nostra vita? Pensa cosa possa fare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non c'è rabbia nell'insegnamento di Gesù che avvisa Corazin, Betzaida, Cafarnao, luoghi in cui ha compiuto dei segni dell'amore fedele di Dio. Non c'è rabbia, ma c'è la tristezza. Pensa cosa fa la gioia di Dio nella nostra vita? Pensa cosa possa fare la tristezza di Dio nella nostra vita? È un'attenzione del cuore. Perché la tristezza dice: non ti accorgi dell'amore fedele per te? <br />Perché non accorgersi vuol dire perdere dei doni. Non accorgersi della fedeltà. Non accorgersi della benevolenza ti fa vivere come non averla. <br />E quindi c'è di fondo una disperazione in queste città che pur essendo state testimoni di grandi grazie che il Signore ha compiuto in mezzo a loro non lo sono. E qui c'è subito la questione: La nostra vita partecipa della gioia o della tristezza di Dio? Nel senso come stiamo vivendo i doni che Dio ci fa? Occasioni, opportunità. <br />Se non ci stiamo accorgendo dell'amore fedele di Dio forse siamo molto distratti in qualcos'altro. Allora questo è un tempo di ricapitolazione. Allora a che punto siamo arrivati? Siamo arrivati nel fatto che la benevolenza di Dio sta bussando la nostra vita da qualche parte e forse noi non ce ne stiamo accorgendo. E ci stiamo rattristando, ci stiamo arrabbiando, ci stiamo commiserando. Neanche tutti i guai morali o l'essere pagani, Tiro e Sidone, Sodoma e Gomorra. Allora queste città non si erano accorte l'amore fedele di Dio perché non erano state visitate in quel modo in cui invece Corazin, Betzaida e Cafarnao erano state visitate. <br />Quindi attenti a quali doni il Signore sta facendo in mezzo a noi oggi. O li ha fatti e forse noi non ce ne siamo accorti. Recuperiamo l'amore fedele di Dio, ripartiamo dalla sua gioia nell'essere per noi.]]></itunes:summary><itunes:duration>174</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quante volte diciamo "ti voglio bene", ma in realtà stiamo dicendo: "Vorrei che tu fossi come voglio io”?  Lunedì 13-7-26 15o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quante-volte-diciamo-ti-voglio-bene-ma-in-realta-stiamo-dicendo-vorrei-che-tu-fossi-come-voglio-io-lunedi-13-7-26-15o--72955947</link><description><![CDATA[Fa un po' paura questa espressione che Gesù usa, che non è venuto a portare pace sulla Terra, ma piuttosto divisione. <i>Spada</i> è quella parola di verità che alla fine ci divide nei nostri diversi intenti. I motivi di comunione non sono i legami familiari, anzi le cose dovute, le implicazioni affettive, che spesso sono motivi di pretese, anche molto violente, sono superate dalla libertà che il Vangelo ci propone. <br />Cioè chi sceglie di amare è libero, ma spesso noi confondiamo l'amore con quella pretesa, con quell'egoismo, con quel senso del possesso, che in realtà amore non è, è piuttosto egoismo. Allora, chi rimane vincolato non dall'amore di cui Gesù ci vuole rendere partecipi, ma dalle pretese, dalle costrizioni, non è degno dell'amore con cui Gesù ama. Cioè non gli fa spazio all'amore che veramente viene da Gesù, cioè dallo spirito, lo spirito santo, lo spirito con cui il Signore ci ama e ci invita ad essere anche noi attivi per vivere di un amore superiore. <br />Qui ci starebbe anche una domanda, ma pensi di amare tuo padre, tua madre, tuo figlio più di quanto lo ami Gesù? Hai questa pretesa? Se vuoi amare di un amore superiore, allora attenzione perché quello umano a volte maschera semplicemente una propria idea. Guarda come c'è una croce da prendere, cioè l'altro con la sua situazione, anche a volte di poca amabilità. E cerca di dire come lo sta amando il Signore? perché forse qualcosa a quel punto inizierà dentro di te e chiederai a Gesù aiutami ad amarlo insieme a te.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72955947</guid><pubDate>Mon, 13 Jul 2026 21:29:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72955947/lunedi_13_7_26_15o.mp3" length="2607925" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Fa un po' paura questa espressione che Gesù usa, che non è venuto a portare pace sulla Terra, ma piuttosto divisione. Spada è quella parola di verità che alla fine ci divide nei nostri diversi intenti. I motivi di comunione non sono i legami...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fa un po' paura questa espressione che Gesù usa, che non è venuto a portare pace sulla Terra, ma piuttosto divisione. <i>Spada</i> è quella parola di verità che alla fine ci divide nei nostri diversi intenti. I motivi di comunione non sono i legami familiari, anzi le cose dovute, le implicazioni affettive, che spesso sono motivi di pretese, anche molto violente, sono superate dalla libertà che il Vangelo ci propone. <br />Cioè chi sceglie di amare è libero, ma spesso noi confondiamo l'amore con quella pretesa, con quell'egoismo, con quel senso del possesso, che in realtà amore non è, è piuttosto egoismo. Allora, chi rimane vincolato non dall'amore di cui Gesù ci vuole rendere partecipi, ma dalle pretese, dalle costrizioni, non è degno dell'amore con cui Gesù ama. Cioè non gli fa spazio all'amore che veramente viene da Gesù, cioè dallo spirito, lo spirito santo, lo spirito con cui il Signore ci ama e ci invita ad essere anche noi attivi per vivere di un amore superiore. <br />Qui ci starebbe anche una domanda, ma pensi di amare tuo padre, tua madre, tuo figlio più di quanto lo ami Gesù? Hai questa pretesa? Se vuoi amare di un amore superiore, allora attenzione perché quello umano a volte maschera semplicemente una propria idea. Guarda come c'è una croce da prendere, cioè l'altro con la sua situazione, anche a volte di poca amabilità. E cerca di dire come lo sta amando il Signore? perché forse qualcosa a quel punto inizierà dentro di te e chiederai a Gesù aiutami ad amarlo insieme a te.]]></itunes:summary><itunes:duration>163</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Che terra sono oggi? Il seme è già stato donato, tocca al cuore decidere se accoglierlo. Domenica 12-7-26 15oa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/che-terra-sono-oggi-il-seme-e-gia-stato-donato-tocca-al-cuore-decidere-se-accoglierlo-domenica-12-7-26-15oa--72942067</link><description><![CDATA[È più un ringraziamento che vorrei fare oggi, perché c'è quest'infinita fiducia che il seme porterà frutto e che il terreno si adatterà ad accoglierlo, poi certo manderà la pioggia, la neve e tutto concorrerà ad essere fruttifero. Adesso c'è una scelta da verificare: adesso che terreno sono e che terreno voglio essere? e c'è una preghiera che ciascuno di noi può produrre perché la terra si adatti ad accogliere il seme, la pioggia, la neve, la fertilità e riesca a rendere grazie perché il frutto abbondante di quel seme sarà proprio grazie a quella terra che l'ha accolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72942067</guid><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 22:22:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72942067/ba1855e0_ffba_415e_a682_9bd7349cb47d.mp3" length="1077358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È più un ringraziamento che vorrei fare oggi, perché c'è quest'infinita fiducia che il seme porterà frutto e che il terreno si adatterà ad accoglierlo, poi certo manderà la pioggia, la neve e tutto concorrerà ad essere fruttifero. 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Adesso c'è una scelta da verificare: adesso che terreno sono e che terreno voglio essere? e c'è una preghiera che ciascuno di noi può produrre perché la terra si adatti ad accogliere il seme, la pioggia, la neve, la fertilità e riesca a rendere grazie perché il frutto abbondante di quel seme sarà proprio grazie a quella terra che l'ha accolto.]]></itunes:summary><itunes:duration>68</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo sguardo che smette di lamentarsi di quello che manca e contempla quanto è riceve,  vince! Sabato 11-7-26 S. Benedetto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-sguardo-che-smette-di-lamentarsi-di-quello-che-manca-e-contempla-quanto-e-riceve-vince-sabato-11-7-26-s-benedetto--72932992</link><description><![CDATA[Caso mai pensassimo alla vita cristiana come una rinuncia, oggi io vi inviterei a tenere insieme le due letture, perché la sapienza della Chiesa, come sempre, vuole aiutarci a gustare e vedere com'è buono il Signore, come recitava il Salmo 33 che abbiamo ascoltato. E il libro dei Proverbi, che è un libro sapienziale a cui vi invito di dedicare un po' di tempo a masticarlo, a ruminarlo un po', ha questo suggerimento, figlio mio, se tu, e poi mette insieme una serie di verbi, al futuro, come per dire la condizione, la prospettiva della tua vita, se sarà questa, cosa succederà per te? E l'invito è ad accogliere le sue parole, a custodire i suoi precetti, tendendo l'orecchio alla sua sapienza, inclinando il cuore alla prudenza. Quindi lo invocherai, invocare vuol dire che aneli al fatto che il suo spirito sia in te, quindi c'è un rivolgersi al rapporto con Dio, questo ci dice in che senso puoi fare delle rinunce. Cioè, se ci sono delle cose nella vita che ti impediscono questo, sappi dove c'è l'inganno, dove c'è il blocco. Allora, la rinuncia è in ordine ad accogliere qualcosa di molto più grande. Lo ribadisco in questo modo, se uno si accontentasse di mangiare soltanto delle patatine e rinunciasse al primo, al secondo, al dolce che c'è dopo, voi lo reputereste intelligente? Allora, la proposta è questa, e mi sembra che la domanda di Pietro ci possa aiutare. Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne avremo? Se mi hai seguito, avrai me. Poteva rispondere così Gesù? Invece no. Allora, dice che cosa succede a coloro che lo hanno seguito. A coloro che si mettono nella prospettiva di seguirlo. Perché sappiamo benissimo che a questa tensione forse ci sono tanti cedimenti. San Benedetto, se qualcuno ne avesse voglia, ha scritto una piccola regola, che non è proprio così piccola, comunque una regola per quelli che lo volevano seguire, cioè che volevano anche avviarsi nella vita monastica. Ed è una regola che implica una sapienza, dove c'è un lasciare alcune cose, ma il senso è custodirne delle altre. Quindi oggi, in un certo senso, mi piacerebbe dirvi come Giosuè, al capitolo 24, quando si va davanti alla pietra di Sichem dice, bene, siamo entrati nella terra promessa, adesso decidete voi chi volete seguire, se il Signore che vi ha liberati dall'Egitto per introdurvi in questa terra, oppure gli dèi dei vostri padri o gli dèi che troverete in questo luogo. Perché tanto dovunque andiamo, anche a Napoli, troveremo degli altri dèi, non so se avete visto per strada, ce ne sono di diversi tipi. Ma di chi vuoi essere discepolo, alla fine, dipende da che tipo di beatitudine cerca il tuo cuore. <br />Oggi chiediamo al Signore di introdurci in una beatitudine che Lui ci ha manifestato, che come vediamo intorno a noi, qui nella cappella di San Gennaro, ma penso in tutti i luoghi che ci circondano, c'è una sapienza che ha trovato corrispondenza nella santità di Dio, si è lasciata veramente abbracciare e condurre, ha seguito la santità di Dio. E quindi forse anche per noi, come discepoli, un po' di spazio c'è. Il nostro cuore a questo è disponibile?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72932992</guid><pubDate>Sat, 11 Jul 2026 21:25:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72932992/4c1a6acd_0707_44b6_a6d6_4b43996d0f09.mp3" length="4264297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Caso mai pensassimo alla vita cristiana come una rinuncia, oggi io vi inviterei a tenere insieme le due letture, perché la sapienza della Chiesa, come sempre, vuole aiutarci a gustare e vedere com'è buono il Signore, come recitava il Salmo 33 che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Caso mai pensassimo alla vita cristiana come una rinuncia, oggi io vi inviterei a tenere insieme le due letture, perché la sapienza della Chiesa, come sempre, vuole aiutarci a gustare e vedere com'è buono il Signore, come recitava il Salmo 33 che abbiamo ascoltato. E il libro dei Proverbi, che è un libro sapienziale a cui vi invito di dedicare un po' di tempo a masticarlo, a ruminarlo un po', ha questo suggerimento, figlio mio, se tu, e poi mette insieme una serie di verbi, al futuro, come per dire la condizione, la prospettiva della tua vita, se sarà questa, cosa succederà per te? E l'invito è ad accogliere le sue parole, a custodire i suoi precetti, tendendo l'orecchio alla sua sapienza, inclinando il cuore alla prudenza. Quindi lo invocherai, invocare vuol dire che aneli al fatto che il suo spirito sia in te, quindi c'è un rivolgersi al rapporto con Dio, questo ci dice in che senso puoi fare delle rinunce. Cioè, se ci sono delle cose nella vita che ti impediscono questo, sappi dove c'è l'inganno, dove c'è il blocco. Allora, la rinuncia è in ordine ad accogliere qualcosa di molto più grande. Lo ribadisco in questo modo, se uno si accontentasse di mangiare soltanto delle patatine e rinunciasse al primo, al secondo, al dolce che c'è dopo, voi lo reputereste intelligente? Allora, la proposta è questa, e mi sembra che la domanda di Pietro ci possa aiutare. Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne avremo? Se mi hai seguito, avrai me. Poteva rispondere così Gesù? Invece no. Allora, dice che cosa succede a coloro che lo hanno seguito. A coloro che si mettono nella prospettiva di seguirlo. Perché sappiamo benissimo che a questa tensione forse ci sono tanti cedimenti. San Benedetto, se qualcuno ne avesse voglia, ha scritto una piccola regola, che non è proprio così piccola, comunque una regola per quelli che lo volevano seguire, cioè che volevano anche avviarsi nella vita monastica. Ed è una regola che implica una sapienza, dove c'è un lasciare alcune cose, ma il senso è custodirne delle altre. Quindi oggi, in un certo senso, mi piacerebbe dirvi come Giosuè, al capitolo 24, quando si va davanti alla pietra di Sichem dice, bene, siamo entrati nella terra promessa, adesso decidete voi chi volete seguire, se il Signore che vi ha liberati dall'Egitto per introdurvi in questa terra, oppure gli dèi dei vostri padri o gli dèi che troverete in questo luogo. Perché tanto dovunque andiamo, anche a Napoli, troveremo degli altri dèi, non so se avete visto per strada, ce ne sono di diversi tipi. Ma di chi vuoi essere discepolo, alla fine, dipende da che tipo di beatitudine cerca il tuo cuore. <br />Oggi chiediamo al Signore di introdurci in una beatitudine che Lui ci ha manifestato, che come vediamo intorno a noi, qui nella cappella di San Gennaro, ma penso in tutti i luoghi che ci circondano, c'è una sapienza che ha trovato corrispondenza nella santità di Dio, si è lasciata veramente abbracciare e condurre, ha seguito la santità di Dio. E quindi forse anche per noi, come discepoli, un po' di spazio c'è. Il nostro cuore a questo è disponibile?]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La grazia non sempre elimina il deserto, molte volte però lo fa fiorire.  Venerdì 10-7-26 14o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-grazia-non-sempre-elimina-il-deserto-molte-volte-pero-lo-fa-fiorire-venerdi-10-7-26-14o--72918123</link><description><![CDATA[Partirei dalla franchezza della proposta che Gesù fa ai discepoli, senza sconti. Cioè, non dice che andrà tutto bene. Dice che, a motivo del rapporto con lui, potremmo dire che andrà tutto male. Cioè, tutti scopriranno quanto è difficile rimanere fedeli non soltanto ad un protocollo di intesa, dobbiamo andare in quella direzione lì, no. Perché il Signore sta chiamando ad essere in una relazione con lui, tanto che la loro presenza ravviverà anche nel nostro cuore, nel cuore dei discepoli di tutti i secoli, quello che è successo a Gesù succede ai discepoli. E cioè rifiuto, contraddizione, poi parla anche di rapporti familiari, di grandi contrasto. Anche questo direi che non sia una novità per nessun'epoca. Perché è più facile essere duri, anzi, pretenziosi nei rapporti quelli familiari. Ma, visto il paragone, non dice, bene, sarete in mezzo ai lupi come pecore, diventate lupi, no. E qui ci dà un po' fastidio questo aspetto, cioè, come non ci possiamo neanche difendere, non con lo stile dei lupi, ma con lo stile delle pecore. Cioè, rimanendo mansueti e miti, proprio perché guidati dal pastore, proprio perché in questa relazione ci siete, allora vi lasciate guidare. Questo aspetto facciamo fatica non soltanto a coglierlo come la strada da percorrere, ma a percepirlo come giusto. Sapete, molte volte quello che sento anche in chi non sta accettando di vivere delle situazioni di fatica con fede, l'affermazione, il motivo è: non è giusto. Che alla fine questo non è giusto ricade su chi? Se non su Dio. E Gesù non modifica le cose per dire, addolciamo un po' la situazione. No, dice, sarà così. Anzi, il fratello farà morire il fratello. E purtroppo le guerre nel mondo e le guerre interne ad ogni paese ci manifestano che costantemente questa parola accade. Ma come si esce da questa logica? Vorrei dirlo attraverso il profeta Osea della prima lettura che abbiamo ascoltato, perché è un profeta che è chiamato ad essere profeta fin dall'inizio, vivendo in prima persona quello che era il rapporto tra Dio e il Popolo. Forse ricorderete quello che deve sposare una prostituta e avere dei figli che avranno anche dei nomi particolari. Ma adesso siamo arrivati ormai verso la fine del libro del profeta Osea dove quello che Dio dice per mezzo del profeta è che c'è un <i>togliere una iniquità e vivere invece ciò che è bene</i>. A partire da che cosa? Dal togliere tutti i tipi di idolatrie e vivere questo rapporto con fedeltà. E guardate se non assomiglia un po' all'essere come pecore i mezzo a lupi. Dio dice <i>io sarò come rugiada per Israele.</i> Rugiada. Ma che vuol dire? Beh, in una terra deserta la rugiada, quella che si crea al mattino, è quella che fa addirittura fiorire il deserto. Cioè uno non se l'immagina se non lo vede, ma in certe stagioni si vede che il deserto è come verde dal crescere di queste piante e poi si vedono anche i fiori. Poi dopo si richiudono quando arriva il caldo. Ma intanto la rugiada ha fatto fiorire. Che a mio avviso è proprio ciò che ti fa la grazia quando nonostante le situazioni di contraddizione tu rimani in questa relazione con Dio. Rimani lì. Quindi non cede il tuo cuore ad un'altra logica, ad un'altra relazione in cui cerchi di importi con altri criteri. Rimani fedele al Dio fedele. E lì ci sono le nozze. E lì c'è la generosità di Dio nella tua vita. Questo si fa fatica non soltanto a immaginare ma anche a vivere. Perché solo quando hai un abbandono totale a quest'amore fedele senti che si realizza dentro di te. E quindi ne facciamo subito una preghiera. Cioè togliere dal nostro cuore l'idolatria anche a noi stessi diventa difficile. <br />Ma fare in modo che rimanga la fedeltà di Dio a me, nel mio cuore, questo posso scegliere, posso rimanere attaccato a quello che mi dice e che io so vero per cui si compirà e lasciare che così si compia. Credo che a questo siamo invitati. <i>Chi è saggio comprenda queste cose.</i> <i>Chi ha intelligenza le comprenda</i>. Che vuol dire non soltanto capisca la teoria, continui in questo ascolto attento nel proprio cuore e nella vita, perché così si compiono. Allora mentre i malvagi e le malvagità si autodistruggono, in chi sperimenta e vive questa generosità di Dio si compie una novità di vita, una fioritura anche nel deserto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72918123</guid><pubDate>Fri, 10 Jul 2026 18:01:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72918123/venerdi_10_7_26_14o.mp3" length="7243510" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Partirei dalla franchezza della proposta che Gesù fa ai discepoli, senza sconti. Cioè, non dice che andrà tutto bene. Dice che, a motivo del rapporto con lui, potremmo dire che andrà tutto male. Cioè, tutti scopriranno quanto è difficile rimanere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Partirei dalla franchezza della proposta che Gesù fa ai discepoli, senza sconti. Cioè, non dice che andrà tutto bene. Dice che, a motivo del rapporto con lui, potremmo dire che andrà tutto male. Cioè, tutti scopriranno quanto è difficile rimanere fedeli non soltanto ad un protocollo di intesa, dobbiamo andare in quella direzione lì, no. Perché il Signore sta chiamando ad essere in una relazione con lui, tanto che la loro presenza ravviverà anche nel nostro cuore, nel cuore dei discepoli di tutti i secoli, quello che è successo a Gesù succede ai discepoli. E cioè rifiuto, contraddizione, poi parla anche di rapporti familiari, di grandi contrasto. Anche questo direi che non sia una novità per nessun'epoca. Perché è più facile essere duri, anzi, pretenziosi nei rapporti quelli familiari. Ma, visto il paragone, non dice, bene, sarete in mezzo ai lupi come pecore, diventate lupi, no. E qui ci dà un po' fastidio questo aspetto, cioè, come non ci possiamo neanche difendere, non con lo stile dei lupi, ma con lo stile delle pecore. Cioè, rimanendo mansueti e miti, proprio perché guidati dal pastore, proprio perché in questa relazione ci siete, allora vi lasciate guidare. Questo aspetto facciamo fatica non soltanto a coglierlo come la strada da percorrere, ma a percepirlo come giusto. Sapete, molte volte quello che sento anche in chi non sta accettando di vivere delle situazioni di fatica con fede, l'affermazione, il motivo è: non è giusto. Che alla fine questo non è giusto ricade su chi? Se non su Dio. E Gesù non modifica le cose per dire, addolciamo un po' la situazione. No, dice, sarà così. Anzi, il fratello farà morire il fratello. E purtroppo le guerre nel mondo e le guerre interne ad ogni paese ci manifestano che costantemente questa parola accade. Ma come si esce da questa logica? Vorrei dirlo attraverso il profeta Osea della prima lettura che abbiamo ascoltato, perché è un profeta che è chiamato ad essere profeta fin dall'inizio, vivendo in prima persona quello che era il rapporto tra Dio e il Popolo. Forse ricorderete quello che deve sposare una prostituta e avere dei figli che avranno anche dei nomi particolari. Ma adesso siamo arrivati ormai verso la fine del libro del profeta Osea dove quello che Dio dice per mezzo del profeta è che c'è un <i>togliere una iniquità e vivere invece ciò che è bene</i>. A partire da che cosa? Dal togliere tutti i tipi di idolatrie e vivere questo rapporto con fedeltà. E guardate se non assomiglia un po' all'essere come pecore i mezzo a lupi. Dio dice <i>io sarò come rugiada per Israele.</i> Rugiada. Ma che vuol dire? Beh, in una terra deserta la rugiada, quella che si crea al mattino, è quella che fa addirittura fiorire il deserto. Cioè uno non se l'immagina se non lo vede, ma in certe stagioni si vede che il deserto è come verde dal crescere di queste piante e poi si vedono anche i fiori. Poi dopo si richiudono quando arriva il caldo. Ma intanto la rugiada ha fatto fiorire. Che a mio avviso è proprio ciò che ti fa la grazia quando nonostante le situazioni di contraddizione tu rimani in questa relazione con Dio. Rimani lì. Quindi non cede il tuo cuore ad un'altra logica, ad un'altra relazione in cui cerchi di importi con altri criteri. Rimani fedele al Dio fedele. E lì ci sono le nozze. E lì c'è la generosità di Dio nella tua vita. Questo si fa fatica non soltanto a immaginare ma anche a vivere. Perché solo quando hai un abbandono totale a quest'amore fedele senti che si realizza dentro di te. E quindi ne facciamo subito una preghiera. Cioè togliere dal nostro cuore l'idolatria anche a noi stessi diventa difficile. <br />Ma fare in modo che rimanga la fedeltà di Dio a me, nel mio cuore, questo posso scegliere, posso rimanere attaccato a quello che mi dice e che io so vero per cui si compirà e lasciare che così si compia. Credo che a questo siamo invitati. <i>Chi è saggio comprenda queste cose.</i> <i>Chi ha intelligenza le comprenda</i>. 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Invece la bellezza, che l'Apostolo in questo caso, ma i discepoli del Signore di tutti i tempi, sono chiamati a vivere è proprio che le indicazioni che hanno ricevuto riguardano il fatto che la loro vita ha a che fare con il Signore. Come per un figlio sarà una conseguenza che cosa dovrà comprare, ma a partire dalla relazione con il genitore che l'ha mandato. Allora, se dico una cosa così banale, perché in realtà anche l'annuncio cristiano ha in sé una banalità. Banalità nel senso qualcosa che veramente è semplice, non trascurabile, semplice, e cioè fate conoscere l'amore con cui il mondo è amato da Dio. <br />Per questo c'è una gratuità nel trasmettere quello che si sta vivendo, perché non è che se vieni ricompensato dalla gente stai facendo realmente il servizio. Il servizio è a Dio, è lui che ricompensa, ricompensa proprio con il suo spirito d'amore. Quindi in realtà i discepoli di tutti i tempi, non dico che siano chiamati a vivere poveri in canna, ma quasi, cioè di cose materiali l'invito è essere leggeri. Per questo diceva di non prendere due tuniche, sandali, no, essere essenziali. Ma questo uno potrebbe dire ma allora non conviene farlo, no, conviene proprio perché si partecipa di quell'amore con cui sei già riempito in partenza. Vivi quell'amore, e questo è un amore che salva, salva da tanti tipi di vuoti della vita. <br />Vorrei parlare un attimo di questo perché c'è un vuoto che noi spesso trascuriamo, è quello di chi cerca di eseguire i comandamenti ma non vive la relazione con Dio. C'è un vuoto esistenziale, un vuoto nella vita che, soprattutto in certi momenti, quando ci sono alcuni tipi di prove, vengono dei dubbi. Ma io sto pregando perché prego il Signore e non mi ascolta, sto vivendo le cose che lui ha detto e non succede nulla. Questo dovrebbe essere un campanello che abbiamo spostato dalla relazione con il Signore all'eseguire, diciamo, senza testa e senza cuore le indicazioni che ci ha dato. Invece il discepolo è proprio chiamato ad essere un uomo di cuore, cioè che si capisca dalla sua vita chi abita il suo cuore. Per questo, forse si capirà meglio perché c'è questa frase finale nel Vangelo, di chi non accetta riceva intanto un segno, “scuotere la polvere” per dire voi state rifiutando un annuncio, però io ti sto dicendo stai rinunciando all'amore di Dio. <br />E c'è questo segno e dice che, a differenza di quello che noi potremmo pensare, tutti i nostri giudizi riguardo alla morale, rispetto al giudizio che ci riguarda al vuoto della vita, cioè alla mancanza di rapporto con il Signore, è roba da ridere. Per questo in un altro passo Gesù dice che anche le prostitute e i peccatori vi precederanno nel Regno dei Cieli, cioè quelli che hanno avuto anche una vita morale così così, però recuperato il rapporto con il Signore ti passano davanti, cioè passano in questa relazione, davanti a chi semplicemente vuole solo apparire ma non essere in relazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72895352</guid><pubDate>Thu, 09 Jul 2026 18:02:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72895352/giovedi_9_7_26_14o.mp3" length="5233545" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Continuando questa lettura del Vangelo di Matteo, oggi abbiamo ancora un tratto che riguarda i discepoli che sono chiamati a vivere quella relazione con chi li ha mandati, tanto da diventare segno della presenza. 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Banalità nel senso qualcosa che veramente è semplice, non trascurabile, semplice, e cioè fate conoscere l'amore con cui il mondo è amato da Dio. <br />Per questo c'è una gratuità nel trasmettere quello che si sta vivendo, perché non è che se vieni ricompensato dalla gente stai facendo realmente il servizio. Il servizio è a Dio, è lui che ricompensa, ricompensa proprio con il suo spirito d'amore. Quindi in realtà i discepoli di tutti i tempi, non dico che siano chiamati a vivere poveri in canna, ma quasi, cioè di cose materiali l'invito è essere leggeri. Per questo diceva di non prendere due tuniche, sandali, no, essere essenziali. Ma questo uno potrebbe dire ma allora non conviene farlo, no, conviene proprio perché si partecipa di quell'amore con cui sei già riempito in partenza. Vivi quell'amore, e questo è un amore che salva, salva da tanti tipi di vuoti della vita. <br />Vorrei parlare un attimo di questo perché c'è un vuoto che noi spesso trascuriamo, è quello di chi cerca di eseguire i comandamenti ma non vive la relazione con Dio. C'è un vuoto esistenziale, un vuoto nella vita che, soprattutto in certi momenti, quando ci sono alcuni tipi di prove, vengono dei dubbi. Ma io sto pregando perché prego il Signore e non mi ascolta, sto vivendo le cose che lui ha detto e non succede nulla. Questo dovrebbe essere un campanello che abbiamo spostato dalla relazione con il Signore all'eseguire, diciamo, senza testa e senza cuore le indicazioni che ci ha dato. Invece il discepolo è proprio chiamato ad essere un uomo di cuore, cioè che si capisca dalla sua vita chi abita il suo cuore. Per questo, forse si capirà meglio perché c'è questa frase finale nel Vangelo, di chi non accetta riceva intanto un segno, “scuotere la polvere” per dire voi state rifiutando un annuncio, però io ti sto dicendo stai rinunciando all'amore di Dio. <br />E c'è questo segno e dice che, a differenza di quello che noi potremmo pensare, tutti i nostri giudizi riguardo alla morale, rispetto al giudizio che ci riguarda al vuoto della vita, cioè alla mancanza di rapporto con il Signore, è roba da ridere. Per questo in un altro passo Gesù dice che anche le prostitute e i peccatori vi precederanno nel Regno dei Cieli, cioè quelli che hanno avuto anche una vita morale così così, però recuperato il rapporto con il Signore ti passano davanti, cioè passano in questa relazione, davanti a chi semplicemente vuole solo apparire ma non essere in relazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>328</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Continua a seguire Colui che non smette mai di amarci: questa è strada e meta.   Mercoledì 8-7-26 14o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/continua-a-seguire-colui-che-non-smette-mai-di-amarci-questa-e-strada-e-meta-mercoledi-8-7-26-14o--72873031</link><description><![CDATA[La bellezza della tua vita, da dove viene e tu che cosa ne fai? Questa potrebbe essere una domanda subito da porsi alla luce del profeta Osea che abbiamo ascoltato, perché se non abbiamo il Signore come riferimento cercheremo una gloria per noi e basta, alla fine si chiama idolatria, concretamente se vedete il testo da tanti esempi di idolatria ma guardate che i nostri altari di gloria, quelli che ci cerchiamo in tutti i nostri rapporti, sulle nostre capacità: che cos'è? Ma vorrei fare un salto in avanti perché il Signore invita a seminare giustizia perché quello che semini poi alla fine raccogli se va bene, ma se parti da una seminagione sbagliata che cosa potremmo raccogliere? Chi semina vento raccoglie tempesta, l'abbiamo ascoltato anche ieri, allora c'è una seminagione nella giustizia, cioè dai inizio al tuo fare in un modo giusto e quindi ci sarà una raccolta di bene. Guardate vorrei portare subito questo dentro il Vangelo di oggi, perché Gesù ci sceglie dei discepoli gli chiama per nome, gli dà potere, li manda o potremmo dire ha sbagliato tutto perché uno lo rinnega, gli altri scappano, un altro lo tradisce. io adesso sarò leggero: ma pensiate che oggi avete fatto cose diverse perché uno dice no io ho pensato soltanto i fatti miei, appunto come quei dodici hanno pensato i fatti loro. Cioè di fatto il Signore ci sceglie, ci chiama non perché siamo migliori, non perché siamo capaci, bravi, fedeli, no. La scelta è di amarci, di un amore fedele perché una volta che ci accorgeremo di questo amore fedele qualche cosa ci cambierà nella vita, quello è il seme, da lì si parte, allora si diventa testimoni del regno e che lui è santo, non io, non gli altri, lui è santo e tu solo cerchi di stare con lui, cioè di seguirlo di imparare dal suo amore. Credo che l'annuncio del regno di cui si parla anche oggi sia questo, predicate dicendo che il regno dei cieli è vicino, cioè che anche se siamo venuti qui con i nostri peccati è perché siamo amati, risanati, rinnovati e ripartiamo da una comunione, non da noi stessi. Ripartiamo da una comunione: con lui sempre!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72873031</guid><pubDate>Wed, 08 Jul 2026 18:02:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72873031/mercoledi_8_7_26_14o.mp3" length="3409571" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La bellezza della tua vita, da dove viene e tu che cosa ne fai? Questa potrebbe essere una domanda subito da porsi alla luce del profeta Osea che abbiamo ascoltato, perché se non abbiamo il Signore come riferimento cercheremo una gloria per noi e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La bellezza della tua vita, da dove viene e tu che cosa ne fai? Questa potrebbe essere una domanda subito da porsi alla luce del profeta Osea che abbiamo ascoltato, perché se non abbiamo il Signore come riferimento cercheremo una gloria per noi e basta, alla fine si chiama idolatria, concretamente se vedete il testo da tanti esempi di idolatria ma guardate che i nostri altari di gloria, quelli che ci cerchiamo in tutti i nostri rapporti, sulle nostre capacità: che cos'è? Ma vorrei fare un salto in avanti perché il Signore invita a seminare giustizia perché quello che semini poi alla fine raccogli se va bene, ma se parti da una seminagione sbagliata che cosa potremmo raccogliere? Chi semina vento raccoglie tempesta, l'abbiamo ascoltato anche ieri, allora c'è una seminagione nella giustizia, cioè dai inizio al tuo fare in un modo giusto e quindi ci sarà una raccolta di bene. Guardate vorrei portare subito questo dentro il Vangelo di oggi, perché Gesù ci sceglie dei discepoli gli chiama per nome, gli dà potere, li manda o potremmo dire ha sbagliato tutto perché uno lo rinnega, gli altri scappano, un altro lo tradisce. io adesso sarò leggero: ma pensiate che oggi avete fatto cose diverse perché uno dice no io ho pensato soltanto i fatti miei, appunto come quei dodici hanno pensato i fatti loro. Cioè di fatto il Signore ci sceglie, ci chiama non perché siamo migliori, non perché siamo capaci, bravi, fedeli, no. La scelta è di amarci, di un amore fedele perché una volta che ci accorgeremo di questo amore fedele qualche cosa ci cambierà nella vita, quello è il seme, da lì si parte, allora si diventa testimoni del regno e che lui è santo, non io, non gli altri, lui è santo e tu solo cerchi di stare con lui, cioè di seguirlo di imparare dal suo amore. Credo che l'annuncio del regno di cui si parla anche oggi sia questo, predicate dicendo che il regno dei cieli è vicino, cioè che anche se siamo venuti qui con i nostri peccati è perché siamo amati, risanati, rinnovati e ripartiamo da una comunione, non da noi stessi. Ripartiamo da una comunione: con lui sempre!]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>C’è una messe abbondante e tutti chiamati a lavorarla. Lasciandoci amare si inizia.  Martedì 7-7-26 14o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-e-una-messe-abbondante-e-tutti-chiamati-a-lavorarla-lasciandoci-amare-si-inizia-martedi-7-7-26-14o--72857588</link><description><![CDATA[Domenica abbiamo visto l'invito di Gesù <i>venite a me voi che siete affaticati e oppressi</i> e oggi troviamo, sempre nel Vangelo di Matteo, questo passo dove Gesù vede la stanchezza la sfinitezza, forse lo smarrimento che a volte si manifesta con un mutismo cioè un'incapacità di ciò che, in realtà, è proprio dell’uomo: la parola, la comunicazione. Anzi, forse oggi potremmo dire: c'è un mutismo proprio di chi è bloccato naturalmente, ma non è questo il nostro caso; c'è un mutismo di chi dice tante parole, ma non dice nulla e ti lascia più vuoto di prima; e c'è un mutismo di chi non riesce a trarre il dono della vita ricevuto, tanto da farne un dono agli altri e su questo vorrei fermarmi un attimo. perché Gesù è quello che vede tanto che ridà la parola a questo muto e poi ci chiama, ci chiama a tutti. Ci tengo a dire tutti perché spesso si dice ma qua sta parlando delle vocazioni sacerdotali o religiose no, sta parlando della vita cristiana. Che la messe abbondante, questa è una buona notizia la messe abbondante, vuol dire che i campi ci sono e sono ricchi: cosa manca? Gli operai! Ribadisco che non si tratta la mancanza di preti, ma di persone che accolto il dono della relazione con Dio lo vivano, perché basta viverlo per annunciarlo, si tratta semplicemente di viverlo. Vivere l'amore con cui sei amato diventa un annuncio guardate a tutti i livelli è così anche chi svolge bene e con gioia il proprio lavoro annuncia che quello che fa è una cosa meravigliosa lo dice con la vita. Quindi l'appello che mi sembra rivolto a tutti è il nostro essere figli amati non è un motivo di annuncio? non è un motivo di speranza e non è questa la messe abbondante di cui tutti ci dovremmo sentire operai grati e generosi? perché se questo è vero non si tratta di fare dei gran programmi pastorali ma di pregare, pregare, cioè di viverla questa relazione con il Padre, vivere di fede. Così dice Gesù: mi raccomando organizzatevi bene… no, dice <i>pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe</i> oggi sentiamolo rivolto a noi. Signore ti prego dammi luce su come vivere con gioia il mio essere figlio amato e fratello di tante persone che hanno proprio bisogno di incontrarti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72857588</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2026 19:26:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72857588/martedi_7_7_26_14o.mp3" length="3539138" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Domenica abbiamo visto l'invito di Gesù venite a me voi che siete affaticati e oppressi e oggi troviamo, sempre nel Vangelo di Matteo, questo passo dove Gesù vede la stanchezza la sfinitezza, forse lo smarrimento che a volte si manifesta con un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Domenica abbiamo visto l'invito di Gesù <i>venite a me voi che siete affaticati e oppressi</i> e oggi troviamo, sempre nel Vangelo di Matteo, questo passo dove Gesù vede la stanchezza la sfinitezza, forse lo smarrimento che a volte si manifesta con un mutismo cioè un'incapacità di ciò che, in realtà, è proprio dell’uomo: la parola, la comunicazione. Anzi, forse oggi potremmo dire: c'è un mutismo proprio di chi è bloccato naturalmente, ma non è questo il nostro caso; c'è un mutismo di chi dice tante parole, ma non dice nulla e ti lascia più vuoto di prima; e c'è un mutismo di chi non riesce a trarre il dono della vita ricevuto, tanto da farne un dono agli altri e su questo vorrei fermarmi un attimo. perché Gesù è quello che vede tanto che ridà la parola a questo muto e poi ci chiama, ci chiama a tutti. Ci tengo a dire tutti perché spesso si dice ma qua sta parlando delle vocazioni sacerdotali o religiose no, sta parlando della vita cristiana. Che la messe abbondante, questa è una buona notizia la messe abbondante, vuol dire che i campi ci sono e sono ricchi: cosa manca? Gli operai! Ribadisco che non si tratta la mancanza di preti, ma di persone che accolto il dono della relazione con Dio lo vivano, perché basta viverlo per annunciarlo, si tratta semplicemente di viverlo. Vivere l'amore con cui sei amato diventa un annuncio guardate a tutti i livelli è così anche chi svolge bene e con gioia il proprio lavoro annuncia che quello che fa è una cosa meravigliosa lo dice con la vita. Quindi l'appello che mi sembra rivolto a tutti è il nostro essere figli amati non è un motivo di annuncio? non è un motivo di speranza e non è questa la messe abbondante di cui tutti ci dovremmo sentire operai grati e generosi? perché se questo è vero non si tratta di fare dei gran programmi pastorali ma di pregare, pregare, cioè di viverla questa relazione con il Padre, vivere di fede. Così dice Gesù: mi raccomando organizzatevi bene… no, dice <i>pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe</i> oggi sentiamolo rivolto a noi. 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Così lo definisce un personaggio abbastanza autorevole che si chiama San Paolo, nella lettera ai Romani: <i>Potenza di Dio per chiunque crede.</i> Abbiamo ascoltato nel Vangelo un tratto molto particolare. Si andava da Gesù per tanti motivi, ma quest'uomo va per una causa persa: una figlia, piccola, 12 anni, morta. Visto che noi siamo qui per una situazione un po' simile, ma non riguarda soltanto Franco, riguarda tutti noi, perché o ci mettiamo nella prospettiva di Cristo o siamo soltanto dei condannati a morte, sappiatelo. La prospettiva è questa. Possiamo raccontarcela, ma c'è un fatto inesorabile: La vita si estingue a 90 anni quasi, o come il Vangelo ci dice anche in giovane età. C'è questo fatto. Se lo percepiamo solo come un fatto biologico, vabbè. Se invece capiamo che il Vangelo ci vuole mettere davanti ad un fatto importante, e cioè per quanto siamo tutti in quella prospettiva che dobbiamo passare dalla morte biologica, però vogliamo essere vivi. Vivi adesso e vivi dopo, cioè sino alla fine. E la prospettiva può essere solo quella di andare da Cristo, andare da lui. Infatti Gesù non fa una piega a questa domanda. Vieni e imponi la tua mano. Questo gli chiede, cioè intervieni tu, perché anche se è morta vive. Sì, infatti se la nostra vita è in Cristo, anche se a un certo punto ci sarà da attraversare questa porta, la porta è quella che va dalla terra al cielo, cioè il passaggio concreto e reale che la nostra vita trova pienezza, entriamo nella vita eterna: Franco è nella vita eterna. Allora, visto che mi chiedevano, ma vorremmo che fosse anche significativo, perché è stato sempre un uomo gioioso, un uomo che ha contagiato un po' il suo modo bello di vivere anche agli altri. Vi ha invitato qua, quindi sta facendo un servizio sino alla fine, o sbaglio? <br />Cioè la prospettiva è rimetterci davanti a Gesù Cristo, perché la nostra vita ha significato innanzitutto per lui. Non abbiamo scelto noi di nascere, la nostra vita è un dono che non può essere semplicemente calcolato, è un dono misterioso e che ha a che fare con lui. Per questo vorrei anche acchiappare così un po' di striscio come ha fatto questa donna il passaggio di Gesù nella nostra vita adesso. Avete sentito? C'era una donna che soffriva da dodici anni di emorragie, anche se avevano provato a guarirla, avevano fatto peggio. Ma lei dice, passa Gesù, se anche tocco il lembo del suo mantello, che vuol dire che il suo insegnamento, il suo passaggio nella mia vita sia un passaggio che risana me, che mette me nella prospettiva della salvezza. Bene io lo voglio cogliere. E questo le succede. Gesù sente l’ha toccata, si gira verso di lei e vorrei dire chiunque sia, le dice proprio così, figlia, la tua fede ti ha salvata. <br />Siamo in questa prospettiva. Solo se riapriamo il cuore in questa prospettiva della salvezza sentiamo che la presenza del Signore nella nostra vita è salvezza già adesso. Ed è quello che chiediamo anche oggi, che possa trovare pienezza di vita Franco, perché il Signore è il Signore della vita e se siamo venuti al mondo è proprio per entrare in questa novità di vita. <br />Ma anche per noi ci possa essere questo toccare con la fede il mistero che stiamo vivendo, perché per ciascuno ci sia questa opportunità che si fermino semplicemente i pensieri del sangue e della carne, questo flusso di sangue che va e che ci uccide un po' alla volta, ma possa iniziare una via di salvezza, dono di fede che anche oggi il Signore ci fa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72840941</guid><pubDate>Mon, 06 Jul 2026 16:22:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72840941/lunedi_6_7_26_14o.mp3" length="5538237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Vorrei attestare un attimo qual è la situazione in cui ci troviamo, perché il Vangelo non è un raccontino, è potenza di Dio per chiunque crede. 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C'è questo fatto. Se lo percepiamo solo come un fatto biologico, vabbè. Se invece capiamo che il Vangelo ci vuole mettere davanti ad un fatto importante, e cioè per quanto siamo tutti in quella prospettiva che dobbiamo passare dalla morte biologica, però vogliamo essere vivi. Vivi adesso e vivi dopo, cioè sino alla fine. E la prospettiva può essere solo quella di andare da Cristo, andare da lui. Infatti Gesù non fa una piega a questa domanda. Vieni e imponi la tua mano. Questo gli chiede, cioè intervieni tu, perché anche se è morta vive. Sì, infatti se la nostra vita è in Cristo, anche se a un certo punto ci sarà da attraversare questa porta, la porta è quella che va dalla terra al cielo, cioè il passaggio concreto e reale che la nostra vita trova pienezza, entriamo nella vita eterna: Franco è nella vita eterna. Allora, visto che mi chiedevano, ma vorremmo che fosse anche significativo, perché è stato sempre un uomo gioioso, un uomo che ha contagiato un po' il suo modo bello di vivere anche agli altri. Vi ha invitato qua, quindi sta facendo un servizio sino alla fine, o sbaglio? <br />Cioè la prospettiva è rimetterci davanti a Gesù Cristo, perché la nostra vita ha significato innanzitutto per lui. Non abbiamo scelto noi di nascere, la nostra vita è un dono che non può essere semplicemente calcolato, è un dono misterioso e che ha a che fare con lui. Per questo vorrei anche acchiappare così un po' di striscio come ha fatto questa donna il passaggio di Gesù nella nostra vita adesso. Avete sentito? C'era una donna che soffriva da dodici anni di emorragie, anche se avevano provato a guarirla, avevano fatto peggio. Ma lei dice, passa Gesù, se anche tocco il lembo del suo mantello, che vuol dire che il suo insegnamento, il suo passaggio nella mia vita sia un passaggio che risana me, che mette me nella prospettiva della salvezza. Bene io lo voglio cogliere. E questo le succede. Gesù sente l’ha toccata, si gira verso di lei e vorrei dire chiunque sia, le dice proprio così, figlia, la tua fede ti ha salvata. <br />Siamo in questa prospettiva. Solo se riapriamo il cuore in questa prospettiva della salvezza sentiamo che la presenza del Signore nella nostra vita è salvezza già adesso. 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La mitezza Gesù che rende liberi   Domenica 5-7-26 14oa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-che-spirito-sei-la-mitezza-gesu-che-rende-liberi-domenica-5-7-26-14oa--72829419</link><description><![CDATA[Mi piacerebbe, come racchiudere tutte le letture oggi, sotto la parola “spirito”, ma per dire di che spirito sei? Perché in tutte le letture avrete notato che ha a che fare, soprattutto Zaccaria e il Vangelo, su uno spirito che è mite. Una mitezza che forse umanamente a volte viene letta come debolezza, stupidità, fragilità. <br />Mi fa pensare, non me ne vogliate, a quelle persone che a volte girano per le case cercando degli anziani da derubare. Avete presente, purtroppo succede ormai ovunque. E che farebbe proprio insorgere uno spirito di reazione. Invece Gesù ci invita subito, <i>imparate da me.</i> Allora, proviamo a imparare da lui, vediamo di che spirito siamo. Mentre Zaccaria evidenzia che c'è un motivo di esultanza e di giubilo grandissimo perché il Signore viene ed è così umile e si presenta con semplicità su questo puledro figlio d’asina. È un testo che ricorderete perché anche il giorno delle palme risuona questo testo. E vediamo di che spirito è questo uomo. Perché farà sparire il carro da guerra, il cavallo che è il segno della potenza, a differenza del somarello, del puledro d’asina, spezzerà questo arco e annuncerà pace, pace. Lo spirito che annuncia pace si presenta non con delle armi più forti per convincerti, ma con una mitezza che ti dice di che spirito è. E così iniziamo a vedere Gesù in un modo diverso. A volte noi cerchiamo qualcuno di molto forte perché così incute quel timore dal dire stai basso. Questo fa parte di una mentalità umana che di solito scatena le guerre, aumenta uno spirito di prepotenza. E allora, e qui ci aiuta San Paolo in questo brano ai Romani, dice di che spirito sei, lo spirito di questo mondo o dello spirito di Dio? Perché lo spirito di Dio è quello che non soltanto ha animato Gesù nella sua vita, ma ha risuscitato. E questo ci aiuta a capire di che spirito ciascuno di noi può vivere adesso. Non relegando la celebrazione della messa a se stessa, ma è il lievito dei nostri pensieri, sentimenti, parole, opere. Qui se volete accade quella cosa meravigliosa per cui gli diciamo sì Signore per poterlo dire in quelle altre situazioni in cui diventa duro, sembra di diventare troppo deboli. Per questo Gesù dice venite a me, perché chi vive di questo dominio della carne, traduco carne, i pensieri secondo questo mondo, i pensieri diciamo la giungla dove il più forte regna, la prepotenza. Bene, dice chi vive così non può piacere al Signore, non è che il Signore non lo ama, non partecipa del suo spirito. Avete presente quando vi vengono quei momenti di nervoso e non sapete come fare a calmarvi? Come si fa? Come faccio a forare quel palloncino prima che si gonfi? La comunione con il Signore, lo spirito del Signore, quello che sa vivere con benevolenza anche la prepotenza dell'altro, dicendo vabbè ho capito che adesso arrivi fin qua, abbiamo fiducia. E penso in questo quante volte i bambini ci fanno vedere i nostri limiti, perché sanno veramente mettere alla prova e anche ripetutamente la nostra presunzione di aver già capito e sistemato le cose. E loro invece non l'hanno capite come te e semplicemente ti chiedono ma perché? E perché? E perché? Finché non capisci che tu non hai capito, non lui, non lei, tu. Non hai capito che finché dall'alto vuoi semplicemente applicare uno schema ma impedisci a chi hai di fronte di entrare, hai solo bisogno di scendere e di abbassarti. Ed è quello che nella persona di Gesù Dio ci ha mostrato, si è fatto piccolo, mite e umile di cuore perché ogni uomo attraverso questa porta stretta possa entrare in una dimensione di vita meravigliosa. È la vita di chi si lascia guidare da un amore più forte di qualunque forza umana. E qui c'è l’invito: venite a me, imparate da me. È l'unico da cui accetto che mi dica imparate da me mite e umide di cuore perché se me lo dice qualcun altro dico beh grazie. Ma da lui effettivamente sì perché il giogo che lui ha preso, cioè tutta l'umanità nella sua incomprensione, una umanità che si è rivolta contro se stessa e contro Dio, lui dice io prendo il gioco con te. E questo è l'amore di quel Dio che cammina con noi tutti i giorni, non quando se la sente, non quando gli va, non adesso ti dico una preghierina, tutti i giorni cammina con noi. Ed è la manifestazione che l'amore è veramente fedele se cammina così. <br />Per questo a lui rivolgiamo il nostro desiderio perché anche le nostre incomprensioni si possano trasformare in questa esultanza. E il Vangelo comincia con un'esultanza di Gesù, una loda e una benedizione al Padre perché vede, riconosce e vive questo desiderio di essere vicino ad ogni persona piccola nella sua piccolezza qualunque sia dove non ci sono capacità umane a crearla ma semplicemente è già creata in noi, è quella naturale, è quella di essere figli amati. Chi vive così da figlio amato e cammina a quella luce non soltanto riconoscerà in sé una grande gioia, la gioia di essere portati dall'amore di Dio, ma anche di saper portare insieme a Lui qualunque cosa. Di questa forza chiediamo oggi al Signore grazia, per poter continuare insieme a Lui il nostro cammino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72829419</guid><pubDate>Sun, 05 Jul 2026 17:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72829419/domenica_5_7_26_14oa.mp3" length="9242191" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi piacerebbe, come racchiudere tutte le letture oggi, sotto la parola “spirito”, ma per dire di che spirito sei? Perché in tutte le letture avrete notato che ha a che fare, soprattutto Zaccaria e il Vangelo, su uno spirito che è mite. Una mitezza che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi piacerebbe, come racchiudere tutte le letture oggi, sotto la parola “spirito”, ma per dire di che spirito sei? Perché in tutte le letture avrete notato che ha a che fare, soprattutto Zaccaria e il Vangelo, su uno spirito che è mite. Una mitezza che forse umanamente a volte viene letta come debolezza, stupidità, fragilità. <br />Mi fa pensare, non me ne vogliate, a quelle persone che a volte girano per le case cercando degli anziani da derubare. Avete presente, purtroppo succede ormai ovunque. E che farebbe proprio insorgere uno spirito di reazione. Invece Gesù ci invita subito, <i>imparate da me.</i> Allora, proviamo a imparare da lui, vediamo di che spirito siamo. Mentre Zaccaria evidenzia che c'è un motivo di esultanza e di giubilo grandissimo perché il Signore viene ed è così umile e si presenta con semplicità su questo puledro figlio d’asina. È un testo che ricorderete perché anche il giorno delle palme risuona questo testo. E vediamo di che spirito è questo uomo. Perché farà sparire il carro da guerra, il cavallo che è il segno della potenza, a differenza del somarello, del puledro d’asina, spezzerà questo arco e annuncerà pace, pace. Lo spirito che annuncia pace si presenta non con delle armi più forti per convincerti, ma con una mitezza che ti dice di che spirito è. E così iniziamo a vedere Gesù in un modo diverso. A volte noi cerchiamo qualcuno di molto forte perché così incute quel timore dal dire stai basso. Questo fa parte di una mentalità umana che di solito scatena le guerre, aumenta uno spirito di prepotenza. E allora, e qui ci aiuta San Paolo in questo brano ai Romani, dice di che spirito sei, lo spirito di questo mondo o dello spirito di Dio? Perché lo spirito di Dio è quello che non soltanto ha animato Gesù nella sua vita, ma ha risuscitato. E questo ci aiuta a capire di che spirito ciascuno di noi può vivere adesso. Non relegando la celebrazione della messa a se stessa, ma è il lievito dei nostri pensieri, sentimenti, parole, opere. Qui se volete accade quella cosa meravigliosa per cui gli diciamo sì Signore per poterlo dire in quelle altre situazioni in cui diventa duro, sembra di diventare troppo deboli. Per questo Gesù dice venite a me, perché chi vive di questo dominio della carne, traduco carne, i pensieri secondo questo mondo, i pensieri diciamo la giungla dove il più forte regna, la prepotenza. Bene, dice chi vive così non può piacere al Signore, non è che il Signore non lo ama, non partecipa del suo spirito. Avete presente quando vi vengono quei momenti di nervoso e non sapete come fare a calmarvi? Come si fa? Come faccio a forare quel palloncino prima che si gonfi? La comunione con il Signore, lo spirito del Signore, quello che sa vivere con benevolenza anche la prepotenza dell'altro, dicendo vabbè ho capito che adesso arrivi fin qua, abbiamo fiducia. E penso in questo quante volte i bambini ci fanno vedere i nostri limiti, perché sanno veramente mettere alla prova e anche ripetutamente la nostra presunzione di aver già capito e sistemato le cose. E loro invece non l'hanno capite come te e semplicemente ti chiedono ma perché? E perché? E perché? Finché non capisci che tu non hai capito, non lui, non lei, tu. Non hai capito che finché dall'alto vuoi semplicemente applicare uno schema ma impedisci a chi hai di fronte di entrare, hai solo bisogno di scendere e di abbassarti. Ed è quello che nella persona di Gesù Dio ci ha mostrato, si è fatto piccolo, mite e umile di cuore perché ogni uomo attraverso questa porta stretta possa entrare in una dimensione di vita meravigliosa. È la vita di chi si lascia guidare da un amore più forte di qualunque forza umana. E qui c'è l’invito: venite a me, imparate da me. È l'unico da cui accetto che mi dica imparate da me mite e umide di cuore perché se me lo dice qualcun altro dico beh grazie. 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Sabato 4-7-26 13o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/siamo-cosi-nuovi-che-sabato-4-7-26-13o--72815812</link><description><![CDATA[Gesù poteva cavarsela con due parole convertitevi! convertitevi dove? perché convertitevi è un annuncio che c'è fino all'inizio la conversione in che cosa sta? cambiare schemi, due parole, cambiare schemi facciamo così? ma cambiare come? noi facciamo una fatica a cambiare qualunque cosa pensate ad un'abitudine di casa prima di cambiare un'abitudine di casa dovete cambiare casa. allora che cosa è veramente necessario per il cambiamento? rendersi conto della inutilità di quello che stai facendo? oppure vedere come la novità è veramente il senso delle cose che stai cercando e facendo. qui c'è la rivelazione. Gesù a partire da una domanda molto concreta perché i tuoi discepoli non digiunano? noi facciamo tanti digiuni perché loro non digiunano? ma perché digiunate? vai a vedere il motivo è una preparazione il digiuno si fa uno spazio diverso nella nostra vita per dedicare quello che altrimenti avrei fatto per mangiare per soddisfare i miei bisogni lo dedico ad altro. bene, è arrivato quell'altro che ti dà la possibilità di rivalutare anche il perché digiunare la presenza del Signore nella nostra vita come novità ci dovrebbe un po' interpellare oggi perché sappiamo che il Signore c'è risorto e vivo viene nella nostra vita ma nei nostri schemi che cosa è cambiato? andiamo avanti con degli schemi vecchi tante volte tanto che noi riusciamo a trovare gioia neanche dove il Signore ti fa grazia. penso tante volte alla fatica che facciamo del vivere per esempio il sacramento del perdono, la confessione è vista come una fatica estrema anziché rendersi conto che è un luogo di comunione di incontro con il Signore che mi riaccoglie dove io mi nascondo dove io ho paura, dove io mi sento fragile. ma è proprio lì che mi viene a visitare. nel momento in cui scopro che quello è un luogo di comunione ecco la novità non sono più un otre vecchio non sono più un tessuto così liso che non accetto la novità accetto di essere nuovo, rinnovato. È per questo che anche oggi la grazia del Signore non ci viene spavaldamente sbattuta davanti come per dire renditi conto di questo non c'è una imposizione, ma come sempre fa il Signore viene nella nostra piccolezza ma viene anche Lui piccolo viene con quella delicatezza con cui rispetta anche la nostra paura ma questo però senza tacerlo senza smettere di dirci che c'è un principio di novità che può renderci capaci di accogliere tutta la novità di vita e con una grande gioia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72815812</guid><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 09:49:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72815812/sabato_4_7_26_13o.mp3" length="3672885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Gesù poteva cavarsela con due parole convertitevi! convertitevi dove? perché convertitevi è un annuncio che c'è fino all'inizio la conversione in che cosa sta? cambiare schemi, due parole, cambiare schemi facciamo così? ma cambiare come? noi facciamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gesù poteva cavarsela con due parole convertitevi! convertitevi dove? perché convertitevi è un annuncio che c'è fino all'inizio la conversione in che cosa sta? cambiare schemi, due parole, cambiare schemi facciamo così? ma cambiare come? noi facciamo una fatica a cambiare qualunque cosa pensate ad un'abitudine di casa prima di cambiare un'abitudine di casa dovete cambiare casa. allora che cosa è veramente necessario per il cambiamento? rendersi conto della inutilità di quello che stai facendo? oppure vedere come la novità è veramente il senso delle cose che stai cercando e facendo. qui c'è la rivelazione. Gesù a partire da una domanda molto concreta perché i tuoi discepoli non digiunano? noi facciamo tanti digiuni perché loro non digiunano? ma perché digiunate? vai a vedere il motivo è una preparazione il digiuno si fa uno spazio diverso nella nostra vita per dedicare quello che altrimenti avrei fatto per mangiare per soddisfare i miei bisogni lo dedico ad altro. bene, è arrivato quell'altro che ti dà la possibilità di rivalutare anche il perché digiunare la presenza del Signore nella nostra vita come novità ci dovrebbe un po' interpellare oggi perché sappiamo che il Signore c'è risorto e vivo viene nella nostra vita ma nei nostri schemi che cosa è cambiato? andiamo avanti con degli schemi vecchi tante volte tanto che noi riusciamo a trovare gioia neanche dove il Signore ti fa grazia. penso tante volte alla fatica che facciamo del vivere per esempio il sacramento del perdono, la confessione è vista come una fatica estrema anziché rendersi conto che è un luogo di comunione di incontro con il Signore che mi riaccoglie dove io mi nascondo dove io ho paura, dove io mi sento fragile. ma è proprio lì che mi viene a visitare. nel momento in cui scopro che quello è un luogo di comunione ecco la novità non sono più un otre vecchio non sono più un tessuto così liso che non accetto la novità accetto di essere nuovo, rinnovato. È per questo che anche oggi la grazia del Signore non ci viene spavaldamente sbattuta davanti come per dire renditi conto di questo non c'è una imposizione, ma come sempre fa il Signore viene nella nostra piccolezza ma viene anche Lui piccolo viene con quella delicatezza con cui rispetta anche la nostra paura ma questo però senza tacerlo senza smettere di dirci che c'è un principio di novità che può renderci capaci di accogliere tutta la novità di vita e con una grande gioia.]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il nostro gemello "tocca" con la forza della fede e trasforma il dolore in speranza. Venerdì 3-7-26 S. Tommaso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-nostro-gemello-tocca-con-la-forza-della-fede-e-trasforma-il-dolore-in-speranza-venerdi-3-7-26-s-tommaso--72808129</link><description><![CDATA[Indubbiamente siamo nella occasione più opportuna per ascoltare un Vangelo di questo genere, perché la nostra fede non sia soltanto un fatto mentale. Sapete, ci sono dei medicinali che servono per addolcire i momenti difficili della vita. Non sentire dolore, non sentire le ansie, le preoccupazioni. Per ogni situazione ormai abbiamo inventato i medicinali. Però c'è un'ansia della vita, anche davanti a questo mistero della morte, che noi ce la dobbiamo giocare tutti i giorni. <br />Anzi, più passano gli anni, più si avvicina la questione. E il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi, nella festa di San Tommaso, è veramente, se lo accogliamo per come è, un programma di vita, di tutta la vita. Perché non era con gli altri discepoli quando Gesù Risorto si manifesta, era fuori, e non crede alla testimonianza degli altri. Ma otto giorni dopo, ritorna, c'è anche lui, e Gesù accoglie proprio le cose che aveva detto Tommaso. Finché non metto il dito, finché non metto la mano lì nelle sue piaghe, io non credo. Ma Gesù gli dice, tocca, vedi e tocca. <br />Che cosa vede e tocca Tommaso? Perché il segno di quelle piaghe, che cos'è? Un'umanità che è segnata da una passione, ma che non ha più il dolore della passione. Quindi, in un certo senso, tocca qualche cosa che non si può toccare, se non con la fede. Tant'è che Tommaso dice, mio Signore e mio Dio. <br />Crede, ma non per quello che sta toccando materialmente, perché lì, che cosa tocca? C'è un toccare della fede, che adesso ci riguarda. E i quattro anni di sofferenza di Oriele non sono un calvario che tutti dobbiamo passare, perché ognuno ci arriva come arriva, ma diventano comunque un luogo in cui ogni giorno uno la domanda se la fa: Di che cosa sta vivendo e dove sta andando? <br />E per quanto ci riguarda il saper affrontare le ferite della vita, o lo facciamo con una prospettiva di vita, o se lo facciamo soltanto perché stiamo andando verso la morte, diventa solo agonia, cioè solo un combattimento giorno per giorno, ma è fine a se stesso. Invece c'è un amore che ha la capacità di trasformare anche le ferite della vita, qualunque siano, di trasformarle in questo toccare di Tommaso. <br />Sapete, il Vangelo lo sottolinea all'inizio, era chiamato Didimo, che a noi non dice niente, ma Didimo vuol dire gemello. Ma di chi è gemello Tommaso? Di tutti noi, perché tutti noi dobbiamo fare la stessa prova della vita, lo stesso combattimento, il combattimento di chi passa dall'incredulità alla fede, di chi nell'ascolto di quello che il Signore ha detto e fatto non si ferma semplicemente alla propria incredulità, ma è pronto ad andare avanti. E infatti sono proprio per noi le parole di Gesù a Tommaso:<i> Perché mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto</i>. Chi sono? Chi siamo? Noi. Noi non abbiamo visto, beh, non abbiamo visto fisicamente il corpo di Gesù, ma abbiamo visto, forse anche oggi possiamo vederlo, questo corpo dell'umanità in cammino nella storia, piagato in tanti modi, ma proprio a motivo del Signore risorto che ha delle ferite gloriose, ha delle ferite in cui Lui è presente nella nostra vita. Quindi all'incredulità di Tommaso e della nostra, la risposta di Gesù è che Lui viene, come anche oggi viene. E la nostra umanità, ferita mortalmente, in realtà è risanata in una vita eterna, che noi non soltanto vogliamo credere con la testa, ma scegliamo di credere con la vita. Tanto che la vita dei discepoli di Gesù è una vita non semplicemente di attesa del dopo, della vita eterna, ma di una vita nell'amore che possiamo vivere oggi. Ed è la vita dei discepoli di Gesù, quelli che, come Gesù, mettono tutta la propria umanità in un atto d'amore, in un dono, capace di attraversare il tempo, le ferite mortali e di camminare per una vita nuova.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72808129</guid><pubDate>Fri, 03 Jul 2026 17:23:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72808129/venerdi_3_7_26_s_tommaso.mp3" length="6029757" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Indubbiamente siamo nella occasione più opportuna per ascoltare un Vangelo di questo genere, perché la nostra fede non sia soltanto un fatto mentale. Sapete, ci sono dei medicinali che servono per addolcire i momenti difficili della vita. Non sentire...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Indubbiamente siamo nella occasione più opportuna per ascoltare un Vangelo di questo genere, perché la nostra fede non sia soltanto un fatto mentale. Sapete, ci sono dei medicinali che servono per addolcire i momenti difficili della vita. Non sentire dolore, non sentire le ansie, le preoccupazioni. Per ogni situazione ormai abbiamo inventato i medicinali. Però c'è un'ansia della vita, anche davanti a questo mistero della morte, che noi ce la dobbiamo giocare tutti i giorni. <br />Anzi, più passano gli anni, più si avvicina la questione. E il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi, nella festa di San Tommaso, è veramente, se lo accogliamo per come è, un programma di vita, di tutta la vita. Perché non era con gli altri discepoli quando Gesù Risorto si manifesta, era fuori, e non crede alla testimonianza degli altri. Ma otto giorni dopo, ritorna, c'è anche lui, e Gesù accoglie proprio le cose che aveva detto Tommaso. Finché non metto il dito, finché non metto la mano lì nelle sue piaghe, io non credo. Ma Gesù gli dice, tocca, vedi e tocca. <br />Che cosa vede e tocca Tommaso? Perché il segno di quelle piaghe, che cos'è? Un'umanità che è segnata da una passione, ma che non ha più il dolore della passione. Quindi, in un certo senso, tocca qualche cosa che non si può toccare, se non con la fede. Tant'è che Tommaso dice, mio Signore e mio Dio. <br />Crede, ma non per quello che sta toccando materialmente, perché lì, che cosa tocca? C'è un toccare della fede, che adesso ci riguarda. E i quattro anni di sofferenza di Oriele non sono un calvario che tutti dobbiamo passare, perché ognuno ci arriva come arriva, ma diventano comunque un luogo in cui ogni giorno uno la domanda se la fa: Di che cosa sta vivendo e dove sta andando? <br />E per quanto ci riguarda il saper affrontare le ferite della vita, o lo facciamo con una prospettiva di vita, o se lo facciamo soltanto perché stiamo andando verso la morte, diventa solo agonia, cioè solo un combattimento giorno per giorno, ma è fine a se stesso. Invece c'è un amore che ha la capacità di trasformare anche le ferite della vita, qualunque siano, di trasformarle in questo toccare di Tommaso. <br />Sapete, il Vangelo lo sottolinea all'inizio, era chiamato Didimo, che a noi non dice niente, ma Didimo vuol dire gemello. Ma di chi è gemello Tommaso? Di tutti noi, perché tutti noi dobbiamo fare la stessa prova della vita, lo stesso combattimento, il combattimento di chi passa dall'incredulità alla fede, di chi nell'ascolto di quello che il Signore ha detto e fatto non si ferma semplicemente alla propria incredulità, ma è pronto ad andare avanti. E infatti sono proprio per noi le parole di Gesù a Tommaso:<i> Perché mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto</i>. Chi sono? Chi siamo? Noi. Noi non abbiamo visto, beh, non abbiamo visto fisicamente il corpo di Gesù, ma abbiamo visto, forse anche oggi possiamo vederlo, questo corpo dell'umanità in cammino nella storia, piagato in tanti modi, ma proprio a motivo del Signore risorto che ha delle ferite gloriose, ha delle ferite in cui Lui è presente nella nostra vita. Quindi all'incredulità di Tommaso e della nostra, la risposta di Gesù è che Lui viene, come anche oggi viene. E la nostra umanità, ferita mortalmente, in realtà è risanata in una vita eterna, che noi non soltanto vogliamo credere con la testa, ma scegliamo di credere con la vita. Tanto che la vita dei discepoli di Gesù è una vita non semplicemente di attesa del dopo, della vita eterna, ma di una vita nell'amore che possiamo vivere oggi. 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Portare a lui un paralitico. Questo è già un primo segno, cioè si ha fede, la fede di chi porta a Gesù. Per chi siete venuti oggi a messa? E il nostro portare nella fede a Gesù è qualcosa di concreto. Sembra quasi che dipenda da questo il consentirgli di operare per noi. Perché l'azione del Signore, per carità è sempre preveniente l'amore di Dio, però è come se la vita ci interpellasse. Tu di questa cosa cosa ne vuoi fare? Te la vuoi giocare da solo? È tutto sulle tue forze? Pensi che dipenda da altri? Allora il portare a Gesù è dire mi fido di te. E così viene portato questo paralitico, che vuol dire che quanto a lui non ci riusciva. <br />Io penso a volte noi portiamo a messa delle persone che non ci entrerebbero mai in questa chiesa e noi le portiamo qui. Cioè la nostra fede porta davanti al Signore. E qui c'è un atto di fede che ci stupisce. <br />Perché Gesù coglie e rilancia. Rilancia qualcosa che può fare lui, ma attenzione, possiamo fare anche noi. Perché a quest'uomo dice ti sono rimessi i tuoi peccati. Non dice alzati e cammina. Tu a qualcuno puoi dirgli alzati e cammina? Però gli puoi dire ti sono rimessi i tuoi peccati. Quanto a te glielo puoi dire. <br />Tu hai un potere che ti viene dal potere che il Signore ti dà di credere nel suo perdono che ti riguarda. Perché tanto tu non sei mai pari davanti al Signore. Però puoi credere che il suo amore ti perdona. E se credi questo, tu non puoi fare la stessa cosa? Allora, lasciamo che il Signore così ci prenda per mano. Perché forse anche oggi siamo anche noi un po' paralitici. Oppure stiamo portando qualcuno, ma forse siamo ancora incerti. <br />E allora lasciamoci prendere per mano. Perché, vedete, qui mi piacerebbe entrare, ma vorrei solo fare un accenno a questa prima lettura, perché è importante. Come se la profezia dipendesse da “mi va, non mi va”, dico delle cose così, sto cercando un qualche riconoscimento umano. No, la profezia è sentire nel cuore quello che il Signore dice e fa e non poterlo tacere. Non puoi tacerlo. Allora, mentre Amasia voleva gestire le cose del Regno del Nord, diceva, vai in Giuda a profetare, lascia stare qua. Qui c'è il Regno, c'è un altro Re. Allora, quando ci rendiamo conto che questa vita, per quanto possiamo inventare dei sistemi per gestire le cose, per studiarcele e dirigerle come vogliamo noi, alla fine però possiamo fare un atto di fede. Se il Signore è il Signore, io servo lui. Non voglio semplicemente entrare nelle dinamiche umane, politiche, sociali. Mi interessa servire lui. Una verità che guida il mio pensare, parlare e agire. E quindi ci saranno così le conseguenze. Forse in questo caso anche noi, da certe paralisi, saremo salvati. Ci rialzeremmo, cioè inizieremo a camminare in una libertà che non dipende dai condizionamenti. <br />E forse riusciremo anche, proprio in base a questa grazia di sentirci amati e perdonati, riusciremo anche a perdonare, almeno nel nostro cuore, chi sembra imperdonabile per quello che ha detto, fatto. Però questa è una forza che ci viene proprio da un atto di fede che il Signore così sta facendo con me e con ciascuno di noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72795663</guid><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 22:03:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72795663/giovedi_2_7_26_13o.mp3" length="5434165" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È molto bello oggi pensarci dentro il Vangelo. Noi siamo qui dentro, siamo dentro il Vangelo, cioè dentro una storia di salvezza. E questo andare Gesù a Nazareth è particolare. C'è un segno. Portare a lui un paralitico. 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E così viene portato questo paralitico, che vuol dire che quanto a lui non ci riusciva. <br />Io penso a volte noi portiamo a messa delle persone che non ci entrerebbero mai in questa chiesa e noi le portiamo qui. Cioè la nostra fede porta davanti al Signore. E qui c'è un atto di fede che ci stupisce. <br />Perché Gesù coglie e rilancia. Rilancia qualcosa che può fare lui, ma attenzione, possiamo fare anche noi. Perché a quest'uomo dice ti sono rimessi i tuoi peccati. Non dice alzati e cammina. Tu a qualcuno puoi dirgli alzati e cammina? Però gli puoi dire ti sono rimessi i tuoi peccati. Quanto a te glielo puoi dire. <br />Tu hai un potere che ti viene dal potere che il Signore ti dà di credere nel suo perdono che ti riguarda. Perché tanto tu non sei mai pari davanti al Signore. Però puoi credere che il suo amore ti perdona. E se credi questo, tu non puoi fare la stessa cosa? Allora, lasciamo che il Signore così ci prenda per mano. Perché forse anche oggi siamo anche noi un po' paralitici. Oppure stiamo portando qualcuno, ma forse siamo ancora incerti. <br />E allora lasciamoci prendere per mano. Perché, vedete, qui mi piacerebbe entrare, ma vorrei solo fare un accenno a questa prima lettura, perché è importante. Come se la profezia dipendesse da “mi va, non mi va”, dico delle cose così, sto cercando un qualche riconoscimento umano. No, la profezia è sentire nel cuore quello che il Signore dice e fa e non poterlo tacere. Non puoi tacerlo. Allora, mentre Amasia voleva gestire le cose del Regno del Nord, diceva, vai in Giuda a profetare, lascia stare qua. Qui c'è il Regno, c'è un altro Re. Allora, quando ci rendiamo conto che questa vita, per quanto possiamo inventare dei sistemi per gestire le cose, per studiarcele e dirigerle come vogliamo noi, alla fine però possiamo fare un atto di fede. Se il Signore è il Signore, io servo lui. Non voglio semplicemente entrare nelle dinamiche umane, politiche, sociali. Mi interessa servire lui. Una verità che guida il mio pensare, parlare e agire. E quindi ci saranno così le conseguenze. Forse in questo caso anche noi, da certe paralisi, saremo salvati. Ci rialzeremmo, cioè inizieremo a camminare in una libertà che non dipende dai condizionamenti. <br />E forse riusciremo anche, proprio in base a questa grazia di sentirci amati e perdonati, riusciremo anche a perdonare, almeno nel nostro cuore, chi sembra imperdonabile per quello che ha detto, fatto. Però questa è una forza che ci viene proprio da un atto di fede che il Signore così sta facendo con me e con ciascuno di noi.]]></itunes:summary><itunes:duration>340</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vogliamo davvero che Gesù entri dove siamo rimasti bloccati?  Mercoledì 1-7-26 13o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vogliamo-davvero-che-gesu-entri-dove-siamo-rimasti-bloccati-mercoledi-1-7-26-13o--72778068</link><description><![CDATA[Pensiamo bene questa tentazione che il Vangelo ci mette davanti. La tentazione è che Gesù viene a disturbare i nostri progetti. Cioè noi abbiamo già pensato come devono andare le cose bene e Gesù si presenta e ce li scombina. <br />Quindi due preghiere vengono esaudite. Quella degli indemoniati che vogliono andare nei porci e quella di questa gente che vuole che se ne vada. Due preghiere esaudite, misteriosamente, che ci dicono che cosa? Che possiamo veramente farci del male. <br />Possiamo chiedere al Signore di non stare nella nostra vita e salvarci. Però qui in mezzo c'è un intervento di Gesù, ma questo non è richiesto. Lo fa Lui, perché vede una umanità succube del male. <br />Questa è una situazione che ci dovrebbe almeno un po' interpellare. Forse c'è qualche aspetto della mia vita che in questo momento è schiavo di un male, mi tiene prigioniero, mi tiene bloccato? C'è qualche aspetto della mia vita che ho permesso ad una malizia di entrare e di dominarmi? Perché lì è il caso di invitare Gesù. Se non lo desidero, magari verrà, però passerà oltre. Se prendiamo in considerazione anche il profeta Amos che abbiamo ascoltato nella prima lettura, lui diceva che tutti gli atti di culto, ma che non procedevano da un diritto, quindi da qualcosa di giusto che uno vive, una giustizia che è come un torrente perenne. Quindi se non ci lasciamo attraversare da una verità e una giustizia che ci risanano, anche tutti i nostri atti di culto non gli interessano. Questa è grossa, è molto grossa! E i profeti dicono delle cose grosse, cioè siccome ne va veramente di mezzo l'interesse della nostra vita, questa dovrebbe essere qualcosa da rimettere un po' in alto davanti alla luce. <br />Qual è per me la priorità? La priorità della gente gadarena erano i loro affari e quindi Gesù da una parte. Ci sono degli affari che mi stanno impedendo concretamente di essere libero e di operare nella giustizia e nel diritto, nella verità? C'è qualcosa che mi sta bloccando? <br />Allora, questo è un momento speciale, siamo a Messa, siamo durante la preghiera che la Chiesa fa, che congiunge cielo e terra per la salvezza, è un momento opportuno per chiederglielo. Perché è ben per questo che siamo qui. Se il Signore è venuto a visitarci è proprio perché desidera condividere la sua vita, che è salvezza, con ciascuno di noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72778068</guid><pubDate>Wed, 01 Jul 2026 19:41:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72778068/mercoledi_1_7_26_13o.mp3" length="4361264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Pensiamo bene questa tentazione che il Vangelo ci mette davanti. La tentazione è che Gesù viene a disturbare i nostri progetti. Cioè noi abbiamo già pensato come devono andare le cose bene e Gesù si presenta e ce li scombina. 
Quindi due preghiere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pensiamo bene questa tentazione che il Vangelo ci mette davanti. La tentazione è che Gesù viene a disturbare i nostri progetti. Cioè noi abbiamo già pensato come devono andare le cose bene e Gesù si presenta e ce li scombina. <br />Quindi due preghiere vengono esaudite. Quella degli indemoniati che vogliono andare nei porci e quella di questa gente che vuole che se ne vada. Due preghiere esaudite, misteriosamente, che ci dicono che cosa? Che possiamo veramente farci del male. <br />Possiamo chiedere al Signore di non stare nella nostra vita e salvarci. Però qui in mezzo c'è un intervento di Gesù, ma questo non è richiesto. Lo fa Lui, perché vede una umanità succube del male. <br />Questa è una situazione che ci dovrebbe almeno un po' interpellare. Forse c'è qualche aspetto della mia vita che in questo momento è schiavo di un male, mi tiene prigioniero, mi tiene bloccato? C'è qualche aspetto della mia vita che ho permesso ad una malizia di entrare e di dominarmi? Perché lì è il caso di invitare Gesù. Se non lo desidero, magari verrà, però passerà oltre. Se prendiamo in considerazione anche il profeta Amos che abbiamo ascoltato nella prima lettura, lui diceva che tutti gli atti di culto, ma che non procedevano da un diritto, quindi da qualcosa di giusto che uno vive, una giustizia che è come un torrente perenne. Quindi se non ci lasciamo attraversare da una verità e una giustizia che ci risanano, anche tutti i nostri atti di culto non gli interessano. Questa è grossa, è molto grossa! E i profeti dicono delle cose grosse, cioè siccome ne va veramente di mezzo l'interesse della nostra vita, questa dovrebbe essere qualcosa da rimettere un po' in alto davanti alla luce. <br />Qual è per me la priorità? La priorità della gente gadarena erano i loro affari e quindi Gesù da una parte. Ci sono degli affari che mi stanno impedendo concretamente di essere libero e di operare nella giustizia e nel diritto, nella verità? C'è qualcosa che mi sta bloccando? <br />Allora, questo è un momento speciale, siamo a Messa, siamo durante la preghiera che la Chiesa fa, che congiunge cielo e terra per la salvezza, è un momento opportuno per chiederglielo. Perché è ben per questo che siamo qui. Se il Signore è venuto a visitarci è proprio perché desidera condividere la sua vita, che è salvezza, con ciascuno di noi.]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Compagno nel cammino nelle tempeste della vita ci suggerisce come viverle.  Martedì 30-6-26 13o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/compagno-nel-cammino-nelle-tempeste-della-vita-ci-suggerisce-come-viverle-martedi-30-6-26-13o--72758694</link><description><![CDATA[Abbiamo una parola potente oggi che possiamo accogliere e credo che possa aiutarci a reimpostare un po' lo sguardo sulla realtà, sulla vita che viviamo, perché l'evento sconvolgente che manifesta la nostra sfiducia nel momento in cui ci sono delle prove nella vita è proprio questo. Siamo nella vita e a un certo punto ci si rende conto che, come dicono i discepoli sulla banca, siamo perduti, cioè non abbiamo la capacità di affrontare quello che succede perché ci sembra che ciò che succede è la fine, sconvolge tutto. Non abbiamo futuro? La grande domanda è questa, ma la morte è l'ultima parola sulla storia degli uomini? Pare che in questa situazione Gesù c'è, ma dorme. Che sonno è quello di Gesù? Perché il Signore non interviene secondo i nostri pensieri e desideri e progetti? Perché? L'intervento di Gesù credo che risponda molto più profondamente di quanto non ci potessimo mai aspettare. Il suo intervento è di colui che sorge dal sonno, è il risorto, il vivente e tutti da Lui iniziamo a vedere, a capire qual è l'esito della nostra vita. Dov'è Giuliano? È nella vita, non c'è sconvolgimento che davanti a Lui sia di più. Lui mette a tacere il vento e il mare, è questa domanda che i discepoli si fanno, è una domanda che viene rivolta a chi? Se non a chi vuole attraverso il Vangelo stare nella vita, guardare la vita con gli occhi del Vangelo, chi è mai costui che perfino i venti e il mare gli obbediscono? Che vuol dire che davanti alla nostra impotenza per tutto quello che succede nella vita e che quindi saremo perduti, c'è colui che invece di questo è il Signore, è il Signore che vince, vince in un modo in cui noi non riusciamo a realizzare ancora, perché se lo realizzassimo la nostra vita di tutti i giorni sarebbe abitata da Lui. <br />L'amore con cui il Signore ci ama non è nell'eventualità in cui forse avremo bisogno, no, abbiamo bisogno. Siamo perduti, è la nostra condizione da quando siamo nati, andiamo in una vita in cui c'è questa certezza, affronteremo vicende fino alla morte che dicono che noi non riusciamo, ma Lui è lì sulla barca con noi, con i discepoli di tutti i tempi, Lui si ridesta e ci ridesta. Abbiamo proprio bisogno di lasciarci prendere per mano. Oggi la nostra fede può ricevere questa luce, questa consolazione che fa di questo momento di passaggio un momento e un'occasione di vita nuova, di una luce che brilla dentro i nostri cuori e che nessuno potrà mai spegnere. <br />Questo è un dono che il Signore ci fa, quindi la nostra speranza oggi non è semplicemente che non ci siano più sofferenze, tribolazioni, ma Lui con noi in tutto quello che succede, come è stato penso agli ultimi quattro anni, ma come sempre sarà, è il Signore che cammina con noi, è Lui la meta della nostra vita, ma è anche il compagno della nostra vita, un vero compagno di viaggio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72758694</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 15:33:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72758694/martedi_30_6_26_13o.mp3" length="4780477" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo una parola potente oggi che possiamo accogliere e credo che possa aiutarci a reimpostare un po' lo sguardo sulla realtà, sulla vita che viviamo, perché l'evento sconvolgente che manifesta la nostra sfiducia nel momento in cui ci sono delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo una parola potente oggi che possiamo accogliere e credo che possa aiutarci a reimpostare un po' lo sguardo sulla realtà, sulla vita che viviamo, perché l'evento sconvolgente che manifesta la nostra sfiducia nel momento in cui ci sono delle prove nella vita è proprio questo. Siamo nella vita e a un certo punto ci si rende conto che, come dicono i discepoli sulla banca, siamo perduti, cioè non abbiamo la capacità di affrontare quello che succede perché ci sembra che ciò che succede è la fine, sconvolge tutto. Non abbiamo futuro? La grande domanda è questa, ma la morte è l'ultima parola sulla storia degli uomini? Pare che in questa situazione Gesù c'è, ma dorme. Che sonno è quello di Gesù? Perché il Signore non interviene secondo i nostri pensieri e desideri e progetti? Perché? L'intervento di Gesù credo che risponda molto più profondamente di quanto non ci potessimo mai aspettare. Il suo intervento è di colui che sorge dal sonno, è il risorto, il vivente e tutti da Lui iniziamo a vedere, a capire qual è l'esito della nostra vita. Dov'è Giuliano? È nella vita, non c'è sconvolgimento che davanti a Lui sia di più. Lui mette a tacere il vento e il mare, è questa domanda che i discepoli si fanno, è una domanda che viene rivolta a chi? Se non a chi vuole attraverso il Vangelo stare nella vita, guardare la vita con gli occhi del Vangelo, chi è mai costui che perfino i venti e il mare gli obbediscono? Che vuol dire che davanti alla nostra impotenza per tutto quello che succede nella vita e che quindi saremo perduti, c'è colui che invece di questo è il Signore, è il Signore che vince, vince in un modo in cui noi non riusciamo a realizzare ancora, perché se lo realizzassimo la nostra vita di tutti i giorni sarebbe abitata da Lui. <br />L'amore con cui il Signore ci ama non è nell'eventualità in cui forse avremo bisogno, no, abbiamo bisogno. Siamo perduti, è la nostra condizione da quando siamo nati, andiamo in una vita in cui c'è questa certezza, affronteremo vicende fino alla morte che dicono che noi non riusciamo, ma Lui è lì sulla barca con noi, con i discepoli di tutti i tempi, Lui si ridesta e ci ridesta. Abbiamo proprio bisogno di lasciarci prendere per mano. Oggi la nostra fede può ricevere questa luce, questa consolazione che fa di questo momento di passaggio un momento e un'occasione di vita nuova, di una luce che brilla dentro i nostri cuori e che nessuno potrà mai spegnere. <br />Questo è un dono che il Signore ci fa, quindi la nostra speranza oggi non è semplicemente che non ci siano più sofferenze, tribolazioni, ma Lui con noi in tutto quello che succede, come è stato penso agli ultimi quattro anni, ma come sempre sarà, è il Signore che cammina con noi, è Lui la meta della nostra vita, ma è anche il compagno della nostra vita, un vero compagno di viaggio.]]></itunes:summary><itunes:duration>299</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>"Chi sono io per te?” Cadere non è la fine, smettere di rialzarsi, sì.  Lunedì 29-6-26 SS. Pietro e Paolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-sono-io-per-te-cadere-non-e-la-fine-smettere-di-rialzarsi-si-lunedi-29-6-26-ss-pietro-e-paolo--72745985</link><description><![CDATA[Una parola soltanto vorrei tenere ferma oggi per questa festa e viene fuori dal Vangelo ed è una parola che ha la capacità di farci uscire dai giochi di ruolo, i discepoli di tutti i tempi ed entrare in prima persona nel rapporto. <b>Gesù chiede a te chi sono io per te? </b> Finché non rispondiamo a questa domanda non andiamo da nessuna parte nella vita di fede. chi sono io per te? La risposta ardita di Pietro, è veramente ardita soltanto perché Gesù riconosce nelle parole di Pietro quello che Pietro neanche forse si immaginava di aver capito fino a quel momento ed è quello che fa proprio la luce dello Spirito cioè quando lo Spirito Santo parla nella nostra vita quando Dio ci parla nello Spirito, riusciamo a dire, a capire, a vivere cose che altrimenti forse andiamo con un altro pilota automatico. Ma il coraggio di riconoscere il Cristo come il Signore che cosa può cambiare nella nostra vita? Guardate, è la storia della salvezza che ce lo dice: non è che siccome abbiamo capito questo saremo infallibili altrimenti che ci andiamo a confessare a fare, non è che saremo infallibili, no saremo discepoli, fragili che però diventano anche consapevoli. Le cose che lo Spirito ci fa capire non è che adesso che l'ho capito non me lo dimentico più, tant'è che torniamo a fare anche gli stessi peccati caso mai qualcuno vada a pensare ma Pietro, beh, dopo che ha visto il Signore risorto dopo, da lì in poi, no se rileggete gli Atti degli Apostoli vi accorgete che da lì in poi altre volte è caduto Pietro, ma il Signore l'ha sempre rialzato. e la testimonianza più bella di Pietro insieme a questa è quella che nonostante i tanti tradimenti ha creduto, si è pentito ed è sempre tornato la Chiesa non è fatta da perfetti sennò che ci stiamo a fare noi qua dice, oh, parla per te mi permetto di parlare anche per voi, dai una botta di coraggio. se volete però una volta che di questo siamo consapevoli beh portiamolo, diventiamone testimoni anche Paolo: umanamente è una persona difficilissima, Paolo difficilissima però quella bellezza che gli è sfavillata dentro che l'ha fatto morire e risorgere, l'ha reso veramente un segno meraviglioso per tutti quelli che pensano superbamente e poi vengono azzerati che c'è sempre la possibilità di ripartire. Quindi con la fiducia che abbiamo di questa Chiesa, che è fatta da uomini fragili ma dallo Spirito Santo, ripartiamo anche noi per la nostra missione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72745985</guid><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 19:14:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72745985/lunedi_29_6_26_ss_pietro_e_paolo.mp3" length="3981757" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Una parola soltanto vorrei tenere ferma oggi per questa festa e viene fuori dal Vangelo ed è una parola che ha la capacità di farci uscire dai giochi di ruolo, i discepoli di tutti i tempi ed entrare in prima persona nel rapporto. 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Guardate, è la storia della salvezza che ce lo dice: non è che siccome abbiamo capito questo saremo infallibili altrimenti che ci andiamo a confessare a fare, non è che saremo infallibili, no saremo discepoli, fragili che però diventano anche consapevoli. Le cose che lo Spirito ci fa capire non è che adesso che l'ho capito non me lo dimentico più, tant'è che torniamo a fare anche gli stessi peccati caso mai qualcuno vada a pensare ma Pietro, beh, dopo che ha visto il Signore risorto dopo, da lì in poi, no se rileggete gli Atti degli Apostoli vi accorgete che da lì in poi altre volte è caduto Pietro, ma il Signore l'ha sempre rialzato. e la testimonianza più bella di Pietro insieme a questa è quella che nonostante i tanti tradimenti ha creduto, si è pentito ed è sempre tornato la Chiesa non è fatta da perfetti sennò che ci stiamo a fare noi qua dice, oh, parla per te mi permetto di parlare anche per voi, dai una botta di coraggio. se volete però una volta che di questo siamo consapevoli beh portiamolo, diventiamone testimoni anche Paolo: umanamente è una persona difficilissima, Paolo difficilissima però quella bellezza che gli è sfavillata dentro che l'ha fatto morire e risorgere, l'ha reso veramente un segno meraviglioso per tutti quelli che pensano superbamente e poi vengono azzerati che c'è sempre la possibilità di ripartire. 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Così nasce un amore libero.Domenica 28-6-26 13oa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-dio-e-il-centro-gli-altri-non-sono-un-bisogno-ma-un-dono-da-custodire-cosi-nasce-un-amore-libero-domenica-28-6-26-13oa--72729351</link><description><![CDATA[Lo scenario delle letture oggi sarebbe amplissimo, vorrei però provare a concentrarmi, se riesco, a partire da una cosa che si presenta come scomoda, una parola che ci dice chi ama padre o madre più di me non è degno di me e penso a tante mamme o a tanti papà e dicono come per me, a mamma tua. Ma cosa vuol dire amare il signore più del padre o della madre? Perché, provare per credere, ma i luoghi in cui sono più ingombranti gli egoismi sono i rapporti familiari, perché lì ci sono un sacco di pretese. Sarebbe anche simpatico vedere delle scenette, però come le mamme viziano i figli e poi pretendono dai figli sono scenari apocalittici, ma siccome non voglio semplicemente fare una lettura delle realtà oggi, ma vedere come la Parola ci può introdurre in una libertà, allora proviamo a chiedere al Signore in che senso amare qualcuno più di te ti allontana? No, non è che allontana lui, siamo noi che non lo consideriamo, che vuol dire che non riusciamo ad amare con l'amore con cui Dio ama. <br />Se non mettiamo l'amore di Dio come principale e cercheremo adesso di capire in che senso l'amore di Dio sta in alto, prioritario, se non facciamo questo saremo schiavi e trasformeremo l'amore in un egoismo mascherato, a volte non tanto mascherato, perché le vicende d'amore di cui si parla in televisione, ai telegiornali quali sono? L'amava tanto che l’ha ammazzata! Amore? Queste sono le notizie e si scambia l'egoismo e la pretesa con l'amore, un disastro totale. L'amore con cui invece il Signore ci insegna a concepire la vita è un amore per cui lui ha preso la croce per noi, per questo dopo dice chi non prende la propria croce, non mi segue, non è degno di me, che vuol dire se non amate come ho amato io neanche voi accoglierete lo Spirito d'amore, uno spirito che ama e genera. <br />Due cose su questo e poi vediamo se riesco a chiudere. La prima è, se uno spirito che ama e genera ci fa capire perché abbiamo fatto un atto penitenziale all'inizio, non so in quanti l'abbiano fatto davvero però verificatevi, è un momento in cui chiedere al Signore perdono dei peccati. Quanti hanno chiesto del poco amore durante questa settimana? del fatto che ci siamo dimenticati di lui forse anche per giorni, di un amore che il Signore ci rivolge ma che in noi non trova accoglienza. Lo mettiamo come la preghierina da dire, una specie di formuletta e pensierino all'inizio e alla fine della giornata e in mezzo non c'è. Come mai? Eppure vedete questo è il nostro amore per lui ma il suo amore per noi è un amore che prende la croce, l'amore di Dio per noi è un amore che non si ferma al fatto che tu non sia fedele, è un amore che è veramente fedele e rimane. La seconda cosa che forse potrebbe aiutarci a capirlo è proprio la prima lettura, forse qualcuno non sapeva neanche che esistesse il secondo libro dei Re, perché è un testo dell'Antico Testamento e forse non è ben chiaro che ci sia un testo del genere, quando Eliseo viene accolto ripetutamente a casa di questa coppia che non aveva figli dice cosa possiamo fare? La donna dice facciamo una stanza, costruiamogli un posto dove possa venire sempre, lo traduco, al Signore che viene a visitarci, viene con la sua grazia nella domenica, in tante situazioni della vita, gli riserviamo un luogo alto nella nostra vita da cui lui possa veramente essere Signore e guidarci nei pensieri, nei gesti, essere il Signore della nostra vita. <br />Gli facciamo questo spazio o lasciamo che passi? Perché guardate anche la messa di oggi è già passata, in un attimo e poi diciamo siamo già domenica dopo e qua in mezzo niente? Non c'è spazio perché il Signore continui a parlare nella tua vita? Perché se c'è guardate l'esito, come Eliseo che chiede al servo cosa possiamo fare? Beh non hanno figli… e allora c'è questa parola profetica, in questa stagione, il prossimo anno terrai in braccio un figlio. Anche questo vorrei tradurlo, se accogli così la parola di Dio nella tua vita, cioè Dio che ti parla, è così presente nella tua vita, la tua vita sarai generoso della generosità di Dio, sarai anche tu un testimone di come l'amore di Dio continua a generare vita anche oggi e a questo rimando ciascuno di voi (ad essere), non solo depositario di un tesoro, ma come testimone fedele di un amore generoso e generante di Dio nella nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72729351</guid><pubDate>Sun, 28 Jun 2026 19:27:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72729351/domenica_28_6_26_13oa.mp3" length="6821371" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Lo scenario delle letture oggi sarebbe amplissimo, vorrei però provare a concentrarmi, se riesco, a partire da una cosa che si presenta come scomoda, una parola che ci dice chi ama padre o madre più di me non è degno di me e penso a tante mamme o a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lo scenario delle letture oggi sarebbe amplissimo, vorrei però provare a concentrarmi, se riesco, a partire da una cosa che si presenta come scomoda, una parola che ci dice chi ama padre o madre più di me non è degno di me e penso a tante mamme o a tanti papà e dicono come per me, a mamma tua. Ma cosa vuol dire amare il signore più del padre o della madre? Perché, provare per credere, ma i luoghi in cui sono più ingombranti gli egoismi sono i rapporti familiari, perché lì ci sono un sacco di pretese. Sarebbe anche simpatico vedere delle scenette, però come le mamme viziano i figli e poi pretendono dai figli sono scenari apocalittici, ma siccome non voglio semplicemente fare una lettura delle realtà oggi, ma vedere come la Parola ci può introdurre in una libertà, allora proviamo a chiedere al Signore in che senso amare qualcuno più di te ti allontana? No, non è che allontana lui, siamo noi che non lo consideriamo, che vuol dire che non riusciamo ad amare con l'amore con cui Dio ama. <br />Se non mettiamo l'amore di Dio come principale e cercheremo adesso di capire in che senso l'amore di Dio sta in alto, prioritario, se non facciamo questo saremo schiavi e trasformeremo l'amore in un egoismo mascherato, a volte non tanto mascherato, perché le vicende d'amore di cui si parla in televisione, ai telegiornali quali sono? L'amava tanto che l’ha ammazzata! Amore? Queste sono le notizie e si scambia l'egoismo e la pretesa con l'amore, un disastro totale. L'amore con cui invece il Signore ci insegna a concepire la vita è un amore per cui lui ha preso la croce per noi, per questo dopo dice chi non prende la propria croce, non mi segue, non è degno di me, che vuol dire se non amate come ho amato io neanche voi accoglierete lo Spirito d'amore, uno spirito che ama e genera. <br />Due cose su questo e poi vediamo se riesco a chiudere. La prima è, se uno spirito che ama e genera ci fa capire perché abbiamo fatto un atto penitenziale all'inizio, non so in quanti l'abbiano fatto davvero però verificatevi, è un momento in cui chiedere al Signore perdono dei peccati. Quanti hanno chiesto del poco amore durante questa settimana? del fatto che ci siamo dimenticati di lui forse anche per giorni, di un amore che il Signore ci rivolge ma che in noi non trova accoglienza. Lo mettiamo come la preghierina da dire, una specie di formuletta e pensierino all'inizio e alla fine della giornata e in mezzo non c'è. Come mai? Eppure vedete questo è il nostro amore per lui ma il suo amore per noi è un amore che prende la croce, l'amore di Dio per noi è un amore che non si ferma al fatto che tu non sia fedele, è un amore che è veramente fedele e rimane. La seconda cosa che forse potrebbe aiutarci a capirlo è proprio la prima lettura, forse qualcuno non sapeva neanche che esistesse il secondo libro dei Re, perché è un testo dell'Antico Testamento e forse non è ben chiaro che ci sia un testo del genere, quando Eliseo viene accolto ripetutamente a casa di questa coppia che non aveva figli dice cosa possiamo fare? La donna dice facciamo una stanza, costruiamogli un posto dove possa venire sempre, lo traduco, al Signore che viene a visitarci, viene con la sua grazia nella domenica, in tante situazioni della vita, gli riserviamo un luogo alto nella nostra vita da cui lui possa veramente essere Signore e guidarci nei pensieri, nei gesti, essere il Signore della nostra vita. <br />Gli facciamo questo spazio o lasciamo che passi? Perché guardate anche la messa di oggi è già passata, in un attimo e poi diciamo siamo già domenica dopo e qua in mezzo niente? Non c'è spazio perché il Signore continui a parlare nella tua vita? Perché se c'è guardate l'esito, come Eliseo che chiede al servo cosa possiamo fare? Beh non hanno figli… e allora c'è questa parola profetica, in questa stagione, il prossimo anno terrai in braccio un figlio. Anche questo vorrei tradurlo, se accogli così la parola di Dio nella tua vita, cioè Dio che ti parla, è così presente nella tua vita, la tua...]]></itunes:summary><itunes:duration>427</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi crede nell'amore, ama. Chi crede nel perdono, perdona. La fede non resta mai un’idea, diventa sempre una vita.  Sabato 27-6-26 12o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-crede-nell-amore-ama-chi-crede-nel-perdono-perdona-la-fede-non-resta-mai-un-idea-diventa-sempre-una-vita-sabato-27-6-26-12o--72719686</link><description><![CDATA[<br />Vorrei solo sottolineare un aspetto che nel Vangelo mi sembra molto evidente riguardo all'opera della fede. La fede è un'opera concreta, non è semplicemente un'idea, perché a me non basta l'idea della pasta per saziarmi, ho bisogno di mangiarla. Così per quanto riguarda l'opera della fede: la fede vissuta che Gesù incontra ha esiti. <br />Il centurione ha un esito, l'opera che anche tocca la mano della suocera di Pietro ha un altro esito. Cioè è una fede che si rialza e opera e dà una vita nuova come per il servo del centurione. C'è un aspetto che a noi dovrebbe proprio interrogare, perché cosa significa restare esclusi dal regno, cosa che Gesù dice apertamente. Qualcuno verrà escluso, rimarrà escluso, ma perché è escluso? Allora se una parte avvenga per te come hai creduto, verrebbe da spiegarle in questo modo, essere cacciati fuori, pur essendo figli del regno, essere cacciati fuori, cioè non partecipare proprio dell'opera della fede è: avvenga per te per quello che non hai creduto. Allora se non credi nell'amore, se non credi nella fraternità, se non credi nella provvidenza, se non sei anche tu disponibile alla provvidenza, rimarrai fuori, fuori dal regno. Cioè adesso, già adesso rimani escluso dal gusto di quest'opera della fede che il Signore compie e ci invita a compiere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72719686</guid><pubDate>Sat, 27 Jun 2026 20:33:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72719686/sabato_27_6_26_12o.mp3" length="1909097" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Vorrei solo sottolineare un aspetto che nel Vangelo mi sembra molto evidente riguardo all'opera della fede. La fede è un'opera concreta, non è semplicemente un'idea, perché a me non basta l'idea della pasta per saziarmi, ho bisogno di mangiarla. Così...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Vorrei solo sottolineare un aspetto che nel Vangelo mi sembra molto evidente riguardo all'opera della fede. La fede è un'opera concreta, non è semplicemente un'idea, perché a me non basta l'idea della pasta per saziarmi, ho bisogno di mangiarla. Così per quanto riguarda l'opera della fede: la fede vissuta che Gesù incontra ha esiti. <br />Il centurione ha un esito, l'opera che anche tocca la mano della suocera di Pietro ha un altro esito. Cioè è una fede che si rialza e opera e dà una vita nuova come per il servo del centurione. C'è un aspetto che a noi dovrebbe proprio interrogare, perché cosa significa restare esclusi dal regno, cosa che Gesù dice apertamente. Qualcuno verrà escluso, rimarrà escluso, ma perché è escluso? Allora se una parte avvenga per te come hai creduto, verrebbe da spiegarle in questo modo, essere cacciati fuori, pur essendo figli del regno, essere cacciati fuori, cioè non partecipare proprio dell'opera della fede è: avvenga per te per quello che non hai creduto. Allora se non credi nell'amore, se non credi nella fraternità, se non credi nella provvidenza, se non sei anche tu disponibile alla provvidenza, rimarrai fuori, fuori dal regno. 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Venerdì 26-6-26 12o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gesu-ci-aiuta-a-credere-che-la-grazia-di-dio-possa-arrivare-dove-noi-abbiamo-gia-smesso-di-sperare-venerdi-26-6-26-12o--72699081</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72699081</guid><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:35:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72699081/venerd_26_6_26_12o.mp3" length="5111918" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:duration>320</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e663e37d952ff1ce0c282d1236289e6a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tempesta non rivela quanto sei forte, ma su cosa sei fondato.  Giovedì 25-6-26 12o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tempesta-non-rivela-quanto-sei-forte-ma-su-cosa-sei-fondato-giovedi-25-6-26-12o--72694257</link><description><![CDATA[Un testo meraviglioso questo del Vangelo di oggi, ma perché è così importante? Capire la differenza tra l'avere il Signore sempre sulla bocca, “Signore, Signore” abbiamo fatto questo abbiamo fatto quest'altro. Però Gesù dice di alcuni che, pur essendo forse in apparenza molto religiosi, dice non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me voi che operate l'iniquità. Vi assicuro che anche come prete questa parola per me è importante, visto che il Signore sulla bocca ce l'ho tutti i giorni. <br />Ma in che senso si diventa operatori di iniquità pur avendo a che fare con le cose sante? Perché lo spiega attraverso questa parabola. Una casa fondata sulla roccia, una casa fondata sulla sabbia e la tempesta, l'uragano, sappiamo che c'è per tutti, quindi la prova e le difficoltà ci saranno sempre, per tutti però il come stiamo dentro le prove ti dice su che cosa siamo fondati. Se siamo fondati solo su delle parole, magari stiamo cercando l'iniquità, sta soltanto nel cercare dei vantaggi per il proprio io, che può essere l'orgoglio di aver fatto qualcosa ma cercarne una gloria umana piuttosto che cercare la volontà di Dio in queste cose. <br />Per cui la differenza che anche la gente nota nell'insegnamento di Gesù rispetto a quello dei farisei è che insegnava come uno che ha autorità. L'autorità non è avere poteri che ti derivano da quanta gente ti acclama, perché la gente adesso ti acclama, dopo ti gira le spalle. L'autorità ti viene dal fatto che tu nella relazione con Dio ci stai davvero ed è quella che ti cambia, tant'è che puoi essere anche umiliato, possono esserci grandi prove, grandi difficoltà, ma tu rimani fondato in questa relazione d'amore, non ti sposta. <br />Se qualcuno ha il potere di spostarti da questa relazione vuol dire che stai vivendo considerando più quella attenzione rispetto a quella di essere fondato nel Signore. Per questo parole oppure relazione. Sarà che questo farà la differenza nel come staremo nella vita. <br />Certo ci saranno momenti anche di prove e anche di tristezza perché vedi persone che prima consideravi fratelli che non si comportano da fratelli, ma questo non sposta né la tua fiducia nel Signore né il tuo amore, cioè riuscirai a continuare ad amare anche chi non vive da fratello. Per questo chiediamo al Signore che questi discorsi che lui ci dà nel Vangelo siano non soltanto parole teoriche, siano le scelte della nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72694257</guid><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 21:10:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72694257/gioved_25_6_26_12o.mp3" length="4055318" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Un testo meraviglioso questo del Vangelo di oggi, ma perché è così importante? Capire la differenza tra l'avere il Signore sempre sulla bocca, “Signore, Signore” abbiamo fatto questo abbiamo fatto quest'altro. Però Gesù dice di alcuni che, pur essendo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un testo meraviglioso questo del Vangelo di oggi, ma perché è così importante? Capire la differenza tra l'avere il Signore sempre sulla bocca, “Signore, Signore” abbiamo fatto questo abbiamo fatto quest'altro. Però Gesù dice di alcuni che, pur essendo forse in apparenza molto religiosi, dice non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me voi che operate l'iniquità. Vi assicuro che anche come prete questa parola per me è importante, visto che il Signore sulla bocca ce l'ho tutti i giorni. <br />Ma in che senso si diventa operatori di iniquità pur avendo a che fare con le cose sante? Perché lo spiega attraverso questa parabola. Una casa fondata sulla roccia, una casa fondata sulla sabbia e la tempesta, l'uragano, sappiamo che c'è per tutti, quindi la prova e le difficoltà ci saranno sempre, per tutti però il come stiamo dentro le prove ti dice su che cosa siamo fondati. Se siamo fondati solo su delle parole, magari stiamo cercando l'iniquità, sta soltanto nel cercare dei vantaggi per il proprio io, che può essere l'orgoglio di aver fatto qualcosa ma cercarne una gloria umana piuttosto che cercare la volontà di Dio in queste cose. <br />Per cui la differenza che anche la gente nota nell'insegnamento di Gesù rispetto a quello dei farisei è che insegnava come uno che ha autorità. L'autorità non è avere poteri che ti derivano da quanta gente ti acclama, perché la gente adesso ti acclama, dopo ti gira le spalle. L'autorità ti viene dal fatto che tu nella relazione con Dio ci stai davvero ed è quella che ti cambia, tant'è che puoi essere anche umiliato, possono esserci grandi prove, grandi difficoltà, ma tu rimani fondato in questa relazione d'amore, non ti sposta. <br />Se qualcuno ha il potere di spostarti da questa relazione vuol dire che stai vivendo considerando più quella attenzione rispetto a quella di essere fondato nel Signore. Per questo parole oppure relazione. Sarà che questo farà la differenza nel come staremo nella vita. <br />Certo ci saranno momenti anche di prove e anche di tristezza perché vedi persone che prima consideravi fratelli che non si comportano da fratelli, ma questo non sposta né la tua fiducia nel Signore né il tuo amore, cioè riuscirai a continuare ad amare anche chi non vive da fratello. Per questo chiediamo al Signore che questi discorsi che lui ci dà nel Vangelo siano non soltanto parole teoriche, siano le scelte della nostra vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>254</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e663e37d952ff1ce0c282d1236289e6a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovanni significa “Dio fa grazia”. Forse qualcuno oggi ha bisogno di sentire questo. Mercoledì 24-6-26 S. Giovanni B</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovanni-significa-dio-fa-grazia-forse-qualcuno-oggi-ha-bisogno-di-sentire-questo-mercoledi-24-6-26-s-giovanni-b--72665827</link><description><![CDATA[L'intensità della festa di oggi è l'intensità massima, si chiama solennità, che vuol dire prova a sintonizzare il tuo cuore, chiunque tu sia, per entrare proprio nella gioia di Dio. Le feste non le facciamo perché non sappiamo cosa fare, facciamo una cosa diversa. E' il desiderio di entrare in una sintonia con Dio più profonda. E quella di oggi siamo al massimo.  Solo di Giovanni Battista e di Maria si festeggia il giorno della nascita sulla terra, di tutti i Santi di solito si festeggia la nascita in cielo.  Allora, qual è una caratteristica, una particolarità di questa festa?  C'è un evento che cambia tutti i calcoli umani. <br />La nascita da una donna sterile, da due persone anziane, una nuova vita da una impossibilità di vita, per darci un po' il connotato. Poi cercheremo di capire questo cosa significa per noi, però intanto sullo sfondo cosa c'è? Qualcosa di umanamente impossibile, ma che sarebbe naturale che ci fosse, ma ormai… la parola ormai per Dio non esiste. E questa è una buona notizia, non so per voi, ma è una buona notizia. <br />Allora, in questa situazione viene richiesta una sintonia con il cuore di Dio, che vuole fare un regalo. Il nome Giovanni vuol dire Dio fa grazia. Non so se oggi ne avete voglia, ma Dio fa grazia. Quando iniziamo a credere questo, e gli facciamo veramente spazio nella vita, cambiano le nostre scelte. Con tutta la nostra programmazione, intelligenza, capacità di salvare il mondo, dove arriviamo? Da nessuna parte. Allora, qual è la proposta di Dio a noi? Che ci sia un suo intervento nella nostra vita, a partire da un atto di fede. <br />E questo avviene anche oggi, nella nostra storia. Facciamo questo atto di fede? Accogliamo Dio che fa grazia? La resistenza di Zaccaria la conoscete? No, com'è possibile, quando c'è questa visione dell'angelo Gabriele, com'è possibile, io sono vecchio, mia moglie ormai, sai… e resta muto. Questo è il nostro livello di fede, normalmente. Quello che penso sia possibile, e quindi, nell'ambito del possibile, ti dico questo, è impossibile.  Quindi, mancanza di fede, mutismo. Vi assicuro che sullo sfondo di questo vedo tante vite umane. Come si diventa incapaci di dire veramente qualcosa di buono nella vita a causa della nostra mancanza di fede. Quella chiusura del cuore che ti chiude le prospettive della vita e diventa una vita muta. Incapace. <br />Ma in quella casa, sapete, arriva anche Maria, con tutta la sua fede e con il bimbo che porta in grembo. Il primo capitolo di Luca, io vi invito ogni tanto a meditarlo, rimasticarlo, perché man mano che noi vediamo come ci sono delle dinamiche che non dipendono da noi, ma nelle quali possiamo entrare ci cambiano la storia. E lì Elisabetta, in quei mesi in cui Maria è in casa sua, si apre a questo progetto, lo stupore già di essere incinta, ma lo stupore di quello che sta succedendo, anche nel momento della nascita, diventa capace di dire un “NO” ad un mondo che aveva già deciso tutto. Avete presente quando abbiamo quelle situazioni davanti: è già così, si è sempre fatto così, bisogna fare così. E lei dice no, ma non per spirito di contrasto, ma per un atto di fede. Si chiamerà Giovanni: Dio fa grazia.  Allora, questo vorrebbe essere adesso una proposta. Oggi, a cosa vogliamo permettere dentro il nostro cuore tutti siamo chiamati per nome, tutti siamo chiamati a entrare in questa relazione con Dio con fiducia. Dove gli vogliamo permettere di dire sì signore, scegli tu? Sì signore, tu fai bene tutte le cose? Sì signore, è vero, mi sono indurito su questa cosa qui, ma adesso si è fatta la tua volontà? Allora, questa è la prospettiva con cui tutti noi possiamo lasciare che la grazia di Dio trasformi la nostra vita e la renda bella, feconda, la trasformi. <br />Credo che la figura di Giovanni Battista sia veramente una figura meravigliosa nella storia della salvezza, tant'è che forse dopo le chiese dedicate a Maria penso che siano anche le parrocchie dedicate a San Giovanni Battista le più numerose, penso, ovunque. Ma questo per dire che cosa? Che ci può essere dove il cuore si apre veramente una vita di grazia in cui il Signore è il Signore della tua vita e quindi stai a largo e quindi diventi anche tu con la tua piccolezza e la tua incapacità un segno profetico che Lui fa grazia. Ed è quello che chiediamo anche noi oggi al Signore. <br />Forse ci sono degli ambiti della nostra vita che li consideriamo ormai andati, perduti. Forse sono proprio quelli che possono ancora cogliere la luce del Signore e lasciare che tutta la nostra vita sia trasformata secondo la sua volontà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72665827</guid><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:29:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72665827/mercoled_24_6_26_s_giovanni_b.mp3" length="6873198" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>L'intensità della festa di oggi è l'intensità massima, si chiama solennità, che vuol dire prova a sintonizzare il tuo cuore, chiunque tu sia, per entrare proprio nella gioia di Dio. Le feste non le facciamo perché non sappiamo cosa fare, facciamo una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'intensità della festa di oggi è l'intensità massima, si chiama solennità, che vuol dire prova a sintonizzare il tuo cuore, chiunque tu sia, per entrare proprio nella gioia di Dio. Le feste non le facciamo perché non sappiamo cosa fare, facciamo una cosa diversa. E' il desiderio di entrare in una sintonia con Dio più profonda. E quella di oggi siamo al massimo.  Solo di Giovanni Battista e di Maria si festeggia il giorno della nascita sulla terra, di tutti i Santi di solito si festeggia la nascita in cielo.  Allora, qual è una caratteristica, una particolarità di questa festa?  C'è un evento che cambia tutti i calcoli umani. <br />La nascita da una donna sterile, da due persone anziane, una nuova vita da una impossibilità di vita, per darci un po' il connotato. Poi cercheremo di capire questo cosa significa per noi, però intanto sullo sfondo cosa c'è? Qualcosa di umanamente impossibile, ma che sarebbe naturale che ci fosse, ma ormai… la parola ormai per Dio non esiste. E questa è una buona notizia, non so per voi, ma è una buona notizia. <br />Allora, in questa situazione viene richiesta una sintonia con il cuore di Dio, che vuole fare un regalo. Il nome Giovanni vuol dire Dio fa grazia. Non so se oggi ne avete voglia, ma Dio fa grazia. Quando iniziamo a credere questo, e gli facciamo veramente spazio nella vita, cambiano le nostre scelte. Con tutta la nostra programmazione, intelligenza, capacità di salvare il mondo, dove arriviamo? Da nessuna parte. Allora, qual è la proposta di Dio a noi? Che ci sia un suo intervento nella nostra vita, a partire da un atto di fede. <br />E questo avviene anche oggi, nella nostra storia. Facciamo questo atto di fede? Accogliamo Dio che fa grazia? La resistenza di Zaccaria la conoscete? No, com'è possibile, quando c'è questa visione dell'angelo Gabriele, com'è possibile, io sono vecchio, mia moglie ormai, sai… e resta muto. Questo è il nostro livello di fede, normalmente. Quello che penso sia possibile, e quindi, nell'ambito del possibile, ti dico questo, è impossibile.  Quindi, mancanza di fede, mutismo. Vi assicuro che sullo sfondo di questo vedo tante vite umane. Come si diventa incapaci di dire veramente qualcosa di buono nella vita a causa della nostra mancanza di fede. Quella chiusura del cuore che ti chiude le prospettive della vita e diventa una vita muta. Incapace. <br />Ma in quella casa, sapete, arriva anche Maria, con tutta la sua fede e con il bimbo che porta in grembo. Il primo capitolo di Luca, io vi invito ogni tanto a meditarlo, rimasticarlo, perché man mano che noi vediamo come ci sono delle dinamiche che non dipendono da noi, ma nelle quali possiamo entrare ci cambiano la storia. E lì Elisabetta, in quei mesi in cui Maria è in casa sua, si apre a questo progetto, lo stupore già di essere incinta, ma lo stupore di quello che sta succedendo, anche nel momento della nascita, diventa capace di dire un “NO” ad un mondo che aveva già deciso tutto. Avete presente quando abbiamo quelle situazioni davanti: è già così, si è sempre fatto così, bisogna fare così. E lei dice no, ma non per spirito di contrasto, ma per un atto di fede. Si chiamerà Giovanni: Dio fa grazia.  Allora, questo vorrebbe essere adesso una proposta. Oggi, a cosa vogliamo permettere dentro il nostro cuore tutti siamo chiamati per nome, tutti siamo chiamati a entrare in questa relazione con Dio con fiducia. Dove gli vogliamo permettere di dire sì signore, scegli tu? Sì signore, tu fai bene tutte le cose? Sì signore, è vero, mi sono indurito su questa cosa qui, ma adesso si è fatta la tua volontà? Allora, questa è la prospettiva con cui tutti noi possiamo lasciare che la grazia di Dio trasformi la nostra vita e la renda bella, feconda, la trasformi. <br />Credo che la figura di Giovanni Battista sia veramente una figura meravigliosa nella storia della salvezza, tant'è che forse dopo le chiese dedicate a Maria penso che siano anche le parrocchie dedicate a San Giovanni Battista le più numerose, penso, ovunque....]]></itunes:summary><itunes:duration>430</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e663e37d952ff1ce0c282d1236289e6a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non fare il bene per ottenere qualcosa, ma perché il bene è già una vittoria.  Martedì 23-6-26 12o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-fare-il-bene-per-ottenere-qualcosa-ma-perche-il-bene-e-gia-una-vittoria-martedi-23-6-26-12o--72645920</link><description><![CDATA[Quando troviamo alcuni detti del Signore, abbiamo la possibilità di provare a concretizzare un'idea che noi abbiamo di Dio, che molto spesso è un Dio secondo me, cioè non è quello che Gesù ci ha fatto conoscere. Voi sapete che tra quello che uno ti ha detto e quello che capisci c'è sempre un po' di spazio, no? E tra quello che Gesù ci ha fatto conoscere come il Padre e la sua missione nel mondo e quello che noi abbiamo capito c'è ancora uno spazio che noi chiamiamo conversione. Cioè abbiamo ancora tempo sempre per dire no, stavo sbagliando, ho bisogno di convertire un pochettino. <br />E questo può essere non soltanto quotidiano, non settimanale o mensile o annuale, ma anche ripetutamente quotidiano, cioè che tutte le situazioni che viviamo ce ne danno un'opportunità. Guardiamo un attimo, per esempio, uno ascolta questo detto di Gesù, non date le cose santi ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci. Allora dice, beh, allora ho smesso di parlare, non dico più niente. <br />Quella persona lì, non vogliono ascoltare, sono cani e porci, non diamo più niente. È questo che significa? Non credo, anzi, anzi. E lo capiamo ancora meglio dalla parola che segue subito dopo: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro. Questo ci aiuta molto, perché? Se tu dagli altri pretendi molto, ma sei pronta a dare poco, pretendi perché non mi dà un saluto, perché non mi tratta bene, perché... bene, tu cosa stai facendo? Allora, l'essere nella prospettiva del Vangelo ci dà questa grandissima opportunità. È grandissima, perché? Perché continua soprattutto quando hai un'attesa che viene delusa. <br />Quello è un luogo del Vangelo. Proprio per mettere in pratica subito questa parola. Mi ha trattato male, tu come hai risposto? Ah, non ho risposto niente, oppure ho risposto male. Ecco, bene. Ma se fosse successo a te, a te cosa avrebbe fatto piacere, cosa ti avrebbe giovato in quel momento? Eh, che l'altro mi dicesse così. Allora, fallo, fallo anche tu. La possibilità che il Vangelo ci dà di vedere le cose nella realtà con cui il Signore vive e vuole farci vivere è una possibilità continua. Però, siccome noi abbiamo un ego un po' grandicello, scusate, parlo del mio, però ognuno faccia come crede, ma abbiamo un ego un po' grande, quindi che cosa ci propone? Ci propone di vedere che tutto questo si attua se il tuo ego lo lasci fuori. Ecco la porta stretta rispetto a quella larga.  Noi vogliamo, riguardo al nostro ego, che le porte siano sempre molto grandi, perché mi devo portare dietro tutto quello che io voglio, quello che dico è giusto, è opportuno. Ah, se non è così non ci vado. E vedi, anziché lasciare fuori il tuo ego ed entrare in quella strada che il Signore ti stava proponendo, sei rimasto fuori. Ma chi ti ha fatto stare fuori? Non il Signore, è stato il tuo ego. Guardate, per me questo è un luogo di conversione continua. <br />Io trovo in questo un po' di carta vetrata riguardo tutte quelle cose un po' sensibili che ho, e poi dico, ma Signore grazie, gratta pure. Allora, spero che davanti a una parola del genere ne sentiamo veramente gratitudine. Pensate, faccio solo un breve accenno, mi perdonerete, alla prima lettura, perché di solito trascuriamo l'Antico Testamento e invece avrebbe sempre una grande possibilità di attuazioni anche per la nostra vita. <br />Ma un po' perché noi non conosciamo Ezechia, il re di Israele, e chi è questo qua, e chi è Sennacherib, e chi è l’Assiria. E che sono queste minacce? Beh, diciamo che il regno di Israele era proprio piccolo, e questo piccolo re che si chiama Ezechia, davanti alle minacce che sente di questo grande re di Assiria, si sente sgomento, però va al Tempio del Signore e dice, Signore, questo qua ha detto così, ce l'ha con te, gli altri popoli avevano la loro divinità, ma quelli non sono dei, ma qua entri in gioco tu, che cosa facciamo? E poi ecco il profeta Isaia che dice, vabbè, non ti preoccupare, qui non metterà piede. Ma se andiamo a vedere storicamente questo cosa significa? È insignificante, non significa niente, come potrebbe essere la storia di ciascuno di noi con le sue problematiche. Forse per la salvezza del mondo, la situazione che stiamo avendo, forse non significa niente, ma per te cosa significa? Ebbè, per me significa che il Signore, davanti a un mio atto di fede, mi ha liberato da ciò che mi avrebbe distrutto. <br />Bene, scusate la sintesi, però voglio arrivare a questo. L'atto di fede diventa la strada concreta con cui oggi il Signore mi fa vedere la sua fedeltà a me, non la mia fedeltà a lui, la sua fedeltà a me. Allora, questo non lo vogliamo chiamare via di salvezza? E questo sarà un motivo sufficiente perché possiamo imparare a fare agli altri quello che vorremmo che ci facessero, non soltanto non fare quello che non voglio che ci faccia, no no, fallo in positivo. <br />Che regalo vuoi ricevere? Bene, fallo tu, che disponibilità vuoi dall'altro? Bene, dalla tu, ma non pretenderla. Non pretendere, siccome io ho fatto, l'altro mi deve fare. <br />Ma lascia stare, se no rimani fuori, rimani nell'amarezza. Ma non perché il Signore non è fedele, perché il tuo ego ti sta annebbiando la vista, ti impedisce di entrare in questa beatitudine. Per questo vedete come ieri avevamo, con il giudizio, una pagliuzza nell'occhio del fratello, senza accorgerci che volevamo toglierla con una trave nel nostro. <br />E questi detti di Gesù continuano ad essere una via di salvezza per chiunque la voglia percorrere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72645920</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:03:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72645920/marted_23_6_26_12o.mp3" length="7703683" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Quando troviamo alcuni detti del Signore, abbiamo la possibilità di provare a concretizzare un'idea che noi abbiamo di Dio, che molto spesso è un Dio secondo me, cioè non è quello che Gesù ci ha fatto conoscere. 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Guardiamo un attimo, per esempio, uno ascolta questo detto di Gesù, non date le cose santi ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci. Allora dice, beh, allora ho smesso di parlare, non dico più niente. <br />Quella persona lì, non vogliono ascoltare, sono cani e porci, non diamo più niente. È questo che significa? Non credo, anzi, anzi. E lo capiamo ancora meglio dalla parola che segue subito dopo: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro. Questo ci aiuta molto, perché? Se tu dagli altri pretendi molto, ma sei pronta a dare poco, pretendi perché non mi dà un saluto, perché non mi tratta bene, perché... bene, tu cosa stai facendo? Allora, l'essere nella prospettiva del Vangelo ci dà questa grandissima opportunità. È grandissima, perché? Perché continua soprattutto quando hai un'attesa che viene delusa. <br />Quello è un luogo del Vangelo. Proprio per mettere in pratica subito questa parola. Mi ha trattato male, tu come hai risposto? 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Ma chi ti ha fatto stare fuori? Non il Signore, è stato il tuo ego. Guardate, per me questo è un luogo di conversione continua. <br />Io trovo in questo un po' di carta vetrata riguardo tutte quelle cose un po' sensibili che ho, e poi dico, ma Signore grazie, gratta pure. Allora, spero che davanti a una parola del genere ne sentiamo veramente gratitudine. Pensate, faccio solo un breve accenno, mi perdonerete, alla prima lettura, perché di solito trascuriamo l'Antico Testamento e invece avrebbe sempre una grande possibilità di attuazioni anche per la nostra vita. <br />Ma un po' perché noi non conosciamo Ezechia, il re di Israele, e chi è questo qua, e chi è Sennacherib, e chi è l’Assiria. E che sono queste minacce? Beh, diciamo che il regno di Israele era proprio piccolo, e questo piccolo re che si chiama Ezechia, davanti alle minacce che sente di questo grande re di Assiria, si sente sgomento, però va al Tempio del Signore e dice, Signore, questo qua ha detto così, ce l'ha con te, gli altri popoli avevano la loro divinità, ma quelli non sono dei, ma qua entri in gioco tu, che cosa facciamo? E poi ecco il profeta Isaia che dice, vabbè, non ti preoccupare, qui non metterà piede. Ma se andiamo a vedere storicamente...]]></itunes:summary><itunes:duration>482</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e663e37d952ff1ce0c282d1236289e6a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La misericordia non chiude gli occhi sul male: apre il cuore alla possibilità di ricominciare.  Lunedì 22-6-26 12o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-misericordia-non-chiude-gli-occhi-sul-male-apre-il-cuore-alla-possibilita-di-ricominciare-lunedi-22-6-26-12o--72638125</link><description><![CDATA[Quando Gesù sembra particolarmente intenso nel dirci qualcosa, non è perché abbia piacere di insultare nessuno, chiamare ipocrita qualcuno, insomma, non so, a voi vi piace mettervi di spigolo con le persone? Il fatto di mettersi di spigolo con le persone, cioè di mettersi di contrasto, penso che normalmente non faccia piacere. C'è però una cosa che dovrebbe aiutarci. Se sta cercando di correggerci è proprio perché gli interessa stare nella relazione. A volte a noi interessa più metterci sopra le persone perché chi si mette a giudicare gli altri evidentemente si considera superiore. Allora Gesù fa vedere in che cosa è superiore, cioè anziché avere una pagliuzza nell'occhio c'ha una trave. In questo sei superiore, cioè ci stai vedendo? Niente. Allora la correzione in questo caso dovrebbe esserci di aiuto perché tutta la nostra vita possa avere un'altra postura, porsi in un modo diverso. E guardate qual è. Non giudicate per non essere giudicati. <br />Il giudizio che tu usi è quello che ti ritrovi, quello sarà usato con te. Così arrivo in un modo ancora più esplicito. Perché Gesù al centro del suo annuncio ha l'amore misericordioso del Padre? Questo è il centro dell'annuncio di Gesù. Ci ha fatto conoscere un padre che è misericordioso, che non vuol dire che è lesso, non capisce niente. A noi spesso la persona misericordiosa che è pronta a perdonare ci sembra più fragile, debole. In realtà perdonare è la forza più grande che esista nel mondo, è la forza dell'amore. <br />È più facile litigare ognuno per conto suo che imparare a perdonarsi e a stare insieme, sì o no? Quindi la vera forza sta proprio in un amore che perdona. Quindi dice toglietevi le maschere, non siate ipocriti, non mettetevi la maschera che fate vedere qualcosa ma dentro c'è altro. Allora togliamo ogni giudizio e impariamo da lui che ha un cuore misericordioso, cioè è pronto a perdonare. <br />Scoprire la forza dell'amore che perdona veramente ci dà un'energia diversa nella vita perché anziché avvilirti per tutte le cose che non vanno bene, sai che dove non va bene puoi arrivare a metterci una parola di bene e un gesto d'amore.  Chiediamo quindi al Signore di credere in questo amore che umanamente sembra impossibile ma che Lui ha vissuto e ha vissuto fino alla croce, quindi non ha fatto finta, non è stato ipocrita, è andato avanti perché ci ha fatto vedere che attraverso anche un amore che non viene capito e viene crocifisso però si arriva ad una nuova realtà. E questa nuova realtà perdura ancora oggi perché la vita cristiana non è altro che il proseguimento dell'amore con cui in Cristo il Padre ha amato ciascuno di noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72638125</guid><pubDate>Mon, 22 Jun 2026 20:20:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72638125/luned_22_6_26_12o.mp3" length="4071618" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Quando Gesù sembra particolarmente intenso nel dirci qualcosa, non è perché abbia piacere di insultare nessuno, chiamare ipocrita qualcuno, insomma, non so, a voi vi piace mettervi di spigolo con le persone? Il fatto di mettersi di spigolo con le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando Gesù sembra particolarmente intenso nel dirci qualcosa, non è perché abbia piacere di insultare nessuno, chiamare ipocrita qualcuno, insomma, non so, a voi vi piace mettervi di spigolo con le persone? Il fatto di mettersi di spigolo con le persone, cioè di mettersi di contrasto, penso che normalmente non faccia piacere. C'è però una cosa che dovrebbe aiutarci. Se sta cercando di correggerci è proprio perché gli interessa stare nella relazione. A volte a noi interessa più metterci sopra le persone perché chi si mette a giudicare gli altri evidentemente si considera superiore. Allora Gesù fa vedere in che cosa è superiore, cioè anziché avere una pagliuzza nell'occhio c'ha una trave. In questo sei superiore, cioè ci stai vedendo? Niente. Allora la correzione in questo caso dovrebbe esserci di aiuto perché tutta la nostra vita possa avere un'altra postura, porsi in un modo diverso. E guardate qual è. Non giudicate per non essere giudicati. <br />Il giudizio che tu usi è quello che ti ritrovi, quello sarà usato con te. Così arrivo in un modo ancora più esplicito. Perché Gesù al centro del suo annuncio ha l'amore misericordioso del Padre? Questo è il centro dell'annuncio di Gesù. Ci ha fatto conoscere un padre che è misericordioso, che non vuol dire che è lesso, non capisce niente. A noi spesso la persona misericordiosa che è pronta a perdonare ci sembra più fragile, debole. In realtà perdonare è la forza più grande che esista nel mondo, è la forza dell'amore. <br />È più facile litigare ognuno per conto suo che imparare a perdonarsi e a stare insieme, sì o no? Quindi la vera forza sta proprio in un amore che perdona. Quindi dice toglietevi le maschere, non siate ipocriti, non mettetevi la maschera che fate vedere qualcosa ma dentro c'è altro. Allora togliamo ogni giudizio e impariamo da lui che ha un cuore misericordioso, cioè è pronto a perdonare. <br />Scoprire la forza dell'amore che perdona veramente ci dà un'energia diversa nella vita perché anziché avvilirti per tutte le cose che non vanno bene, sai che dove non va bene puoi arrivare a metterci una parola di bene e un gesto d'amore.  Chiediamo quindi al Signore di credere in questo amore che umanamente sembra impossibile ma che Lui ha vissuto e ha vissuto fino alla croce, quindi non ha fatto finta, non è stato ipocrita, è andato avanti perché ci ha fatto vedere che attraverso anche un amore che non viene capito e viene crocifisso però si arriva ad una nuova realtà. 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Spero che non vi lamentiate troppo, altrimenti poi subentra la tristezza, non conviene. <br />Vorrei piuttosto proporvi di ascoltare proprio la luce del Vangelo, come le paure ci distruggano, e invece la fiducia ci faccia vivere. Perché in teoria siamo tutti dei fenomeni. In teoria il Signore ha salvato il mondo, lo sappiamo, quindi sarà tutto in discesa. Ma in pratica è un'emorragia continua. Emorragie, cioè perdite di forze, di coraggio, di speranza. E poi vai a vedere perché le motivazioni in realtà non sono le cose che accadono, ma il non avere chiaro l'obiettivo. <br />Se di obiettivo possiamo parlare, visto che stiamo ascoltando un brano del Vangelo che è tratto dal discorso che Gesù fa ai discepoli quando li invia, ritorno a ribadire un concetto fondamentale della vita cristiana, che esistono i ministri istituiti, esistono i ministri ordinati, esiste il popolo di Dio, ed è compito di tutti quanti l'evangelizzazione. Di tutti. Nessuno escluso. Dovunque siamo, qualunque sia la situazione, quella è l'occasione perché il Vangelo che ti dà fiducia la dia anche agli altri. E se non hai fiducia nel Vangelo il rischio è che non soltanto non ce l'hai tu, ma hai delle parole che non sono in sintonia con il Vangelo. <br />Quindi Gesù su questo è dritto, un raggio di luce. Quello che dice ai discepoli è quello che abbiamo capito con la nostra esperienza di fede che viene definito come quello che vi ho detto nelle tenebre, cioè nelle situazioni in cui tu ci sei, stai rispondendo di fede e ti salva. Bene, voi ditelo apertamente. <br />Cioè diventi il motivo che siccome ne hai fatto esperienza di salvezza diventa il tuo motivo di annuncio. Cioè che il Signore ci salva davvero. Per questo dice di non aver paura neanche di chi possa uccidere il corpo ma non l’anima. Piuttosto di aver timore di chi può uccidere l'anima e il corpo. Ma scusate, l'anima è immortale e chi la può uccidere? Se è immortale nessuno la può uccidere, o sbaglio. Che cos'è che uccide l'anima? Proprio la mancanza di speranza. Il chiudersi nella paura uccide quella dimensione infinita che già ci dà vita adesso. Io sono sicuro che ciascuno di voi, anche nei momenti più tremendi, quando ha trovato il modo per uscirne fuori, e parlo soprattutto in questi casi di chi ha fatto esperienza della morte. Ma se si è fatto l'esperienza della morte non c'è più! No. La morte non è solo un fatto biologico. <br />Quando per esempio una persona cara ti viene a mancare, la parte biologica riguarda questa persona cara, non te, però se è morta questa persona un po' anche dentro di te qualche cosa è morto. Quindi o trovi quella vita che proprio è dono di Dio per cui ne salti fuori risorto, e questo succede anche a chi ha avuto delle malattie che noi sappiamo sono essere anche mortali. Ma quindi chi fa in un qualche modo esperienza della morte ma con il Signore inizia una vita nuova, queste sono persone che hanno sperimentato la risurrezione già adesso. <br />Cioè che non ce la stiamo raccontando, perché a volte il dubbio sono sicuro viene a ciascuno, che un po' ce la stiamo raccontando riguardo alla risurrezione perché tanto come fai a dire c'è, non c'è? In realtà chi ha avuto a che fare così con la morte ma ha avuto a che fare anche con il Signore risorto e ne è uscito insieme a lui, acquista una libertà interiore e una serenità anche riguardo a tante cose della vita di cui spero vorrà esserne annunciatore, testimone. Capite quanto è importante diventare insieme annunciatori del Regno dei Cieli? E il mondo ne ha un bisogno grandissimo, enorme, ne ha bisogno perché è un'esperienza che non è semplicemente biologica, non è una cosa che tu puoi imparare dalla natura. Certo tu dici vedi cicli, c'è un albero che muore ma ha seminato, ne nascono degli altri. <br />Sì ti arriva ma fino a un certo punto questo non ti basta, hai bisogno di qualcosa di molto più profondo e tangibile. Infatti quando noi diciamo il credo, credo alla risurrezione della carne, come dice Giobbe, <i>io risorgerò, proprio io, non un altro, io</i>. Ma chi è che riesce a dire questo se non per una relazione profonda con il Signore della vita? Quindi in questo bel discorso che abbiamo ascoltato oggi c'è una vittoria che ci può riguardare veramente tutti. Ma come faccio a farne un po' esperienza, a capirla meglio? Gesù fa due esempi, due passeri non si vendono forse per un soldo, è un esempio che a noi ci dice zero virgola, al massimo capisco, ci sono delle cose piccole, ma bene, eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. In realtà quella parola volere non c'è, <i>nessuno di essi cadrà a terra senza il Padre vostro</i>. Che significa? Che noi non ce ne rendiamo neanche conto, ma la grandezza di Dio sta nell'essere lì dove tu sei caduto e non lasciarti da solo. La grandezza di Dio non sta nell'accendere le luci del cielo tutte le mattine, abbiamo capito che cosa sono le stelle, non si mette Lui a accenderle tutte le mattine, ma a riaccendere la mia speranza quando io sono nella depressione, nella fatica mortale, nella malattia, e sentire che lì dentro, in quella situazione, Lui è con me, è questo che mi risolleva, è questo che mi dà speranza. E, se volete, queste sono delle proposte che la liturgia ci fa, come quella di Geremia nella prima lettura. Sentiva che anche gli amici dicevano, adesso vediamo quando cade, adesso lo togliamo di mezzo. <br />E Lui che cosa fa? Sente che il Signore è con Lui, ha queste espressioni, Geremia,<i> Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, che io possa vedere la Tua vendetta su di loro, poiché a Te ho affidato la mia causa</i>, e qui parte la lode. <i>Cantate il Signore, lodato il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalla mano dei malfattori.</i> Non era ancora successo, Lui era ancora in una situazione di oppressione, ma qual è la vendetta che sta invocando Geremia? Non è che gli butti un infarto così lo togli di mezzo il suo oppressore, no, che possa continuare a rimanere in questa relazione con il Signore vivo e vero, e rimanere in pace anche in quella tribolazione. <br />La nostra vittoria non sta nel rispondere al male con il male, ma lasciare che il bene venga fuori anche nelle situazioni del male. Questa libertà il Signore la vuole partecipare. Ricordiamoci che non è morto di incidente stradale, è morto crocifisso, ed è ancora il Dio dimenticato perché ognuno pensa a se stesso, eppure continua a dirci parole d'amore e di perdono. <br />Allora, questo è il Signore che accompagna anche questa giornata, anche questa prova che stiamo vivendo, anche questa desolazione interiore che a volte mi rende angosciato e mi dice io sono con te, tu per me vali la mia vita. Se di questo siamo consapevoli anche noi, come Geremia, come il Salmo oggi, come i discepoli, una volta che hanno sperimentato questa fedeltà in Cristo alla loro vita, alziamo anche noi il nostro ringraziamento e la nostra lode.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72618420</guid><pubDate>Sun, 21 Jun 2026 10:27:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72618420/domenica_21_6_26_12oa.mp3" length="11181104" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo il riscaldamento acceso, spero che non dia fastidio a nessuno. Questa domenica, visto che il 21 giugno è l'inizio dell'estate, è giusto che faccia caldo. Spero che non vi lamentiate troppo, altrimenti poi subentra la tristezza, non conviene....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo il riscaldamento acceso, spero che non dia fastidio a nessuno. Questa domenica, visto che il 21 giugno è l'inizio dell'estate, è giusto che faccia caldo. Spero che non vi lamentiate troppo, altrimenti poi subentra la tristezza, non conviene. <br />Vorrei piuttosto proporvi di ascoltare proprio la luce del Vangelo, come le paure ci distruggano, e invece la fiducia ci faccia vivere. Perché in teoria siamo tutti dei fenomeni. In teoria il Signore ha salvato il mondo, lo sappiamo, quindi sarà tutto in discesa. Ma in pratica è un'emorragia continua. Emorragie, cioè perdite di forze, di coraggio, di speranza. E poi vai a vedere perché le motivazioni in realtà non sono le cose che accadono, ma il non avere chiaro l'obiettivo. <br />Se di obiettivo possiamo parlare, visto che stiamo ascoltando un brano del Vangelo che è tratto dal discorso che Gesù fa ai discepoli quando li invia, ritorno a ribadire un concetto fondamentale della vita cristiana, che esistono i ministri istituiti, esistono i ministri ordinati, esiste il popolo di Dio, ed è compito di tutti quanti l'evangelizzazione. Di tutti. Nessuno escluso. Dovunque siamo, qualunque sia la situazione, quella è l'occasione perché il Vangelo che ti dà fiducia la dia anche agli altri. E se non hai fiducia nel Vangelo il rischio è che non soltanto non ce l'hai tu, ma hai delle parole che non sono in sintonia con il Vangelo. <br />Quindi Gesù su questo è dritto, un raggio di luce. Quello che dice ai discepoli è quello che abbiamo capito con la nostra esperienza di fede che viene definito come quello che vi ho detto nelle tenebre, cioè nelle situazioni in cui tu ci sei, stai rispondendo di fede e ti salva. Bene, voi ditelo apertamente. <br />Cioè diventi il motivo che siccome ne hai fatto esperienza di salvezza diventa il tuo motivo di annuncio. Cioè che il Signore ci salva davvero. Per questo dice di non aver paura neanche di chi possa uccidere il corpo ma non l’anima. Piuttosto di aver timore di chi può uccidere l'anima e il corpo. Ma scusate, l'anima è immortale e chi la può uccidere? Se è immortale nessuno la può uccidere, o sbaglio. Che cos'è che uccide l'anima? Proprio la mancanza di speranza. Il chiudersi nella paura uccide quella dimensione infinita che già ci dà vita adesso. Io sono sicuro che ciascuno di voi, anche nei momenti più tremendi, quando ha trovato il modo per uscirne fuori, e parlo soprattutto in questi casi di chi ha fatto esperienza della morte. Ma se si è fatto l'esperienza della morte non c'è più! No. La morte non è solo un fatto biologico. <br />Quando per esempio una persona cara ti viene a mancare, la parte biologica riguarda questa persona cara, non te, però se è morta questa persona un po' anche dentro di te qualche cosa è morto. Quindi o trovi quella vita che proprio è dono di Dio per cui ne salti fuori risorto, e questo succede anche a chi ha avuto delle malattie che noi sappiamo sono essere anche mortali. Ma quindi chi fa in un qualche modo esperienza della morte ma con il Signore inizia una vita nuova, queste sono persone che hanno sperimentato la risurrezione già adesso. <br />Cioè che non ce la stiamo raccontando, perché a volte il dubbio sono sicuro viene a ciascuno, che un po' ce la stiamo raccontando riguardo alla risurrezione perché tanto come fai a dire c'è, non c'è? In realtà chi ha avuto a che fare così con la morte ma ha avuto a che fare anche con il Signore risorto e ne è uscito insieme a lui, acquista una libertà interiore e una serenità anche riguardo a tante cose della vita di cui spero vorrà esserne annunciatore, testimone. Capite quanto è importante diventare insieme annunciatori del Regno dei Cieli? E il mondo ne ha un bisogno grandissimo, enorme, ne ha bisogno perché è un'esperienza che non è semplicemente biologica, non è una cosa che tu puoi imparare dalla natura. Certo tu dici vedi cicli, c'è un albero che muore ma ha seminato, ne nascono degli altri. <br />Sì ti arriva ma fino a un certo punto questo non ti basta, hai...]]></itunes:summary><itunes:duration>699</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a8386db1959bf87eda7aeb1f0109ec0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Provvidenza è la scoperta quotidiana che qualcuno pensa al tuo bene più di quanto immagini.  Sabato 20-6-26 11o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-provvidenza-e-la-scoperta-quotidiana-che-qualcuno-pensa-al-tuo-bene-piu-di-quanto-immagini-sabato-20-6-26-11o--72612006</link><description><![CDATA[La bellezza di questo testo oggi mi piacerebbe ascoltarla proprio nella prospettiva del battesimo, sia per questi cinque bimbi che per ciascuno di noi, perché il battesimo è un momento di svolta nella vita, che vuol dire entra nella tua vita il Signore come Signore che tu lo sappia o no, che tu ci pensi o no. Però che cosa ci può cambiare? Perché noi potremmo pensare che come tante situazioni si concludono nel momento in cui si vivono, finita lì. Invece sono sicuro, e il Vangelo di oggi credo che sia proprio un aiuto per questo, che ci sia un ampissimo sguardo sulla vita. <br />Gesù dice perché vi preoccupate di cose di cui si preoccupa chi pensa di essere l'artefice del proprio bene, della propria vita. Io sono artefice di me e non ce n'è altri. No, non è così. Tant'è che oggi quello che vogliamo guardare è un po' come è successo questa mattina quando dei vostri figli vi siete presi cura, in tutto e per tutto, di quello che dovevano mangiare, di come si dovevano vestire. Avete provveduto voi. C’è una provvidenza anche nella nostra vita che noi spesso non consideriamo ma che è il pensare al tuo bene sempre. A noi sta la certezza di questo sguardo d'amore di Dio tanto da vivere con fede tutto quello che ci capita. <br />Tant'è che la prospettiva di fede, vorrei dirlo in un modo spero semplice, se sei positivo in quello che vivi, se prendi bene qualunque cosa ti capita, già umanamente molte cose si raddrizzano e si risolvono da sole, ma quanto di più se senti e vivi una relazione con Dio che sempre custodisce con amore la tua vita, sai che sei nelle sue grazie. Questo è il primo passo, poi ce ne saranno degli altri in cui potranno conoscere anche attraverso la Chiesa, la comunità, innanzitutto i genitori, il padrino e la madrina, ma chi cammina di fede con loro, chi pensa loro bene e dà loro una prospettiva positiva alla vita, potranno anche fare la scoperta di come il Signore continua ad essere il Signore che cammina con noi. Quindi c'è un cammino verso la Comunione, se ci sono degli inciampi si chiede perdono e si riparte, e poi si diventa adulti, responsabili e maturi tanto da poter dire mi assumo una responsabilità d'amore nella vita. Quella sarà la loro scelta. Bene, credo che questa prospettiva parta proprio oggi, come per dire se il Signore cammina con noi e noi camminiamo con Lui, la nostra vita sarà un camminare in questo mondo certi di questo sguardo d'amore. Quindi non preoccupatevi ma occupatevi, non siate in ansia ma vivete con amore, provvedete con amore nella vita, credo che a questo punto il dono d'amore sia proprio la prospettiva gioiosa a cui questi bimbi e ciascuno di noi è chiamato, proviamo a rispondere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72612006</guid><pubDate>Sat, 20 Jun 2026 16:24:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72612006/sabato_20_6_26_11o.mp3" length="4095024" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La bellezza di questo testo oggi mi piacerebbe ascoltarla proprio nella prospettiva del battesimo, sia per questi cinque bimbi che per ciascuno di noi, perché il battesimo è un momento di svolta nella vita, che vuol dire entra nella tua vita il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La bellezza di questo testo oggi mi piacerebbe ascoltarla proprio nella prospettiva del battesimo, sia per questi cinque bimbi che per ciascuno di noi, perché il battesimo è un momento di svolta nella vita, che vuol dire entra nella tua vita il Signore come Signore che tu lo sappia o no, che tu ci pensi o no. Però che cosa ci può cambiare? Perché noi potremmo pensare che come tante situazioni si concludono nel momento in cui si vivono, finita lì. Invece sono sicuro, e il Vangelo di oggi credo che sia proprio un aiuto per questo, che ci sia un ampissimo sguardo sulla vita. <br />Gesù dice perché vi preoccupate di cose di cui si preoccupa chi pensa di essere l'artefice del proprio bene, della propria vita. Io sono artefice di me e non ce n'è altri. No, non è così. Tant'è che oggi quello che vogliamo guardare è un po' come è successo questa mattina quando dei vostri figli vi siete presi cura, in tutto e per tutto, di quello che dovevano mangiare, di come si dovevano vestire. Avete provveduto voi. C’è una provvidenza anche nella nostra vita che noi spesso non consideriamo ma che è il pensare al tuo bene sempre. A noi sta la certezza di questo sguardo d'amore di Dio tanto da vivere con fede tutto quello che ci capita. <br />Tant'è che la prospettiva di fede, vorrei dirlo in un modo spero semplice, se sei positivo in quello che vivi, se prendi bene qualunque cosa ti capita, già umanamente molte cose si raddrizzano e si risolvono da sole, ma quanto di più se senti e vivi una relazione con Dio che sempre custodisce con amore la tua vita, sai che sei nelle sue grazie. Questo è il primo passo, poi ce ne saranno degli altri in cui potranno conoscere anche attraverso la Chiesa, la comunità, innanzitutto i genitori, il padrino e la madrina, ma chi cammina di fede con loro, chi pensa loro bene e dà loro una prospettiva positiva alla vita, potranno anche fare la scoperta di come il Signore continua ad essere il Signore che cammina con noi. Quindi c'è un cammino verso la Comunione, se ci sono degli inciampi si chiede perdono e si riparte, e poi si diventa adulti, responsabili e maturi tanto da poter dire mi assumo una responsabilità d'amore nella vita. Quella sarà la loro scelta. Bene, credo che questa prospettiva parta proprio oggi, come per dire se il Signore cammina con noi e noi camminiamo con Lui, la nostra vita sarà un camminare in questo mondo certi di questo sguardo d'amore. Quindi non preoccupatevi ma occupatevi, non siate in ansia ma vivete con amore, provvedete con amore nella vita, credo che a questo punto il dono d'amore sia proprio la prospettiva gioiosa a cui questi bimbi e ciascuno di noi è chiamato, proviamo a rispondere.]]></itunes:summary><itunes:duration>256</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi sa vedere il bene ringrazia. Chi ringrazia trova più luce. Chi trova più luce vede ancora meglio! Venerdì 19-6-26 11o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-sa-vedere-il-bene-ringrazia-chi-ringrazia-trova-piu-luce-chi-trova-piu-luce-vede-ancora-meglio-venerdi-19-6-26-11o--72603381</link><description><![CDATA[Troviamo forza oggi in una parola che ci sostiene perché nel momento in cui ti viene detto chiaramente dove hai messo il tuo tesoro lì c'è anche il tuo cuore, perché il cuore segue ciò a cui tieni. Le cose che per te sono preziose beh hanno si agganciano lì abbiamo bisogno proprio se fate caso abbiamo bisogno proprio di capire bene su che cosa stiamo fissando l'attenzione, il cuore, perché se lo mettiamo in cose che possono portarci via viviamo nell'ansia viviamo nello smarrimento, viviamo nella paura se tutte le tue speranze sono in cose che ti possono portare via non vivi bene. Poi se non sai dove hai messo il cuore guarda che cosa fai quando non hai niente da fare, perché i momenti in cui possiamo scegliere cosa fare perché non siamo tirati dalle situazioni, dalle cose, di solito sono quelli che poi dedichiamo alle cose che invece ci stanno a cuore. Allora lo sguardo che abbiamo questo è un bel sintomo, perché vedete ci sono queste due parabole la prima riguarda i tesori, il cuore ma l'altra parabola che Gesù racconta riguarda l’occhio, perché il modo con cui guardi le cose ti fa capire se il tuo occhio l'occhio diventa lo spettro attraverso cui entra la luce dentro di te, quello che hai dentro dipende da dove entra la luce, dall'occhio come guardi le cose. Per cui se il tuo occhio è luminoso vuol dire che sai vedere il bene sempre e comunque ringrazi di quello che succede sei positivo, hai fiducia. Il guardare tutto con fiducia beh, ti apre proprio ancora di più al rapporto col Signore della vita. Questo ci fa andare sempre bene tu sai che anche quando succedono delle cose problematiche ci sarà sempre un qualche cosa di positivo anche in quel momento di prova e di fatica. Ma se normalmente ti lamenti e c'è sempre una rabbia, una scontentezza di fondo in tutto quello che fai forse è proprio bisogno di trovare ancora la luce nel Signore, di riaprirti con il tuo cuore a Lui forse è proprio il momento di mettersi a pregare, perché ti illumini il cuore e qui c'è l'unione delle due parabole perché Lui diventa veramente il tuo tesoro ti illumini il cuore nel vedere le cose proprio con l'occhio con cui le guarda Lui il suo occhio interiore sia anche dentro di te.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72603381</guid><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 17:59:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72603381/venerdi_19_6_26_11o.mp3" length="3797437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Troviamo forza oggi in una parola che ci sostiene perché nel momento in cui ti viene detto chiaramente dove hai messo il tuo tesoro lì c'è anche il tuo cuore, perché il cuore segue ciò a cui tieni. 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Allora lo sguardo che abbiamo questo è un bel sintomo, perché vedete ci sono queste due parabole la prima riguarda i tesori, il cuore ma l'altra parabola che Gesù racconta riguarda l’occhio, perché il modo con cui guardi le cose ti fa capire se il tuo occhio l'occhio diventa lo spettro attraverso cui entra la luce dentro di te, quello che hai dentro dipende da dove entra la luce, dall'occhio come guardi le cose. Per cui se il tuo occhio è luminoso vuol dire che sai vedere il bene sempre e comunque ringrazi di quello che succede sei positivo, hai fiducia. Il guardare tutto con fiducia beh, ti apre proprio ancora di più al rapporto col Signore della vita. Questo ci fa andare sempre bene tu sai che anche quando succedono delle cose problematiche ci sarà sempre un qualche cosa di positivo anche in quel momento di prova e di fatica. Ma se normalmente ti lamenti e c'è sempre una rabbia, una scontentezza di fondo in tutto quello che fai forse è proprio bisogno di trovare ancora la luce nel Signore, di riaprirti con il tuo cuore a Lui forse è proprio il momento di mettersi a pregare, perché ti illumini il cuore e qui c'è l'unione delle due parabole perché Lui diventa veramente il tuo tesoro ti illumini il cuore nel vedere le cose proprio con l'occhio con cui le guarda Lui il suo occhio interiore sia anche dentro di te.]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Vangelo propone il perdono come via di guarigione per chi lo dona e chance per chi lo riceve.  Giovedì 18-6-26 11 o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vangelo-propone-il-perdono-come-via-di-guarigione-per-chi-lo-dona-e-chance-per-chi-lo-riceve-giovedi-18-6-26-11-o--72584030</link><description><![CDATA[Quello che stiamo dicendo è proprio la luce anche dell'alleluia che abbiamo cantato, cioè Cristo è risorto veramente. La nostra fiducia ha un centro, che Gesù non è stato soltanto una brava persona che ha fatto del bene a qualcuno. Poca gente, non è che abbia aiutato tantissima gente nel suo breve tratto di vita sulla terra. Lui ha dato ai suoi discepoli, e a tutti quelli che lungo i secoli sono suoi discepoli, questo dono immenso. Di imparare a riconoscere Dio Padre e avendo un Padre, ad avere anche tanti fratelli. Con questa attenzione, e oggi l'abbiamo proprio ascoltata bene, l'ascolto di quello che Gesù ci insegna, riguarda non soltanto il sapere con la testa certe cose, ma saperle con il cuore. <br />Oggi vorrei che facessimo un attimo attenzione sul fatto che abbiamo scoperto, sappiamo che cos'è il perdono. L'amore si fa perdono, si fa per-dono. L'amore può essere costretto in qualche modo? No. Proprio perché c'è amore da parte di Dio verso ciascuno di noi, questo ci motiva a essere anche noi segni d'amore. E il modo più concreto che abbiamo per dire che amiamo qualcuno è perdonarlo. Se dico ti amo ma non ti perdono: è credibile una persona che dice così? No, se mi ami mi perdoni, se no non è vero che mi ami. Allora, provate a vedere questo cosa significa nella nostra quotidianità, perché così si capisce anche meglio perché Gesù ci consegna questa bellissima preghiera che la Chiesa ha assunto come sintesi di tutto il Vangelo. Avete presente che le sintesi sono importanti. Perché anche se non ti ricordi tantissime cose, ma ti ricordi la sintesi, ti ricordi più o meno tutto, vero? Allora, la sintesi di tutto il Vangelo sta in questo, tutti diciamo <i>Padre</i>, ma diciamo tutti, ma anche se siamo di nazioni diverse, la pensiamo diversa, in modo a volte partiti politici diversi, nazioni diverse, addirittura ci sono delle nazioni che si fanno guerra e tutti quanti dicono Padre nostro, è possibile una cosa del genere? Secondo me chi sta facendo delle guerre non riesce a dire il <i>Padre nostro</i>, non riesce, perché se riuscisse a dire <i>Padre nostro</i>, o dire non soltanto mio o della mia famiglia, ma anche di quelle altre persone, come faccio a fargli guerra se sono miei fratelli? Allora, in questo vi propongo di riflettere e di fare proprie queste parole, le sei domande del <i>Padre nostro,</i> diventano per noi veramente come la strada luminosa lungo la quale camminare tutta la nostra vita. E man mano che mettiamo in pratica, anche se stiamo facendo fatica, ma mettiamo in pratica quello che diciamo lì, scopriamo dentro il cuore che sta accadendo veramente questo, che l'amore con cui il Padre ci ama ci sta guarendo la vita dalle tante fatiche e ferite che abbiamo. <br />L'amore è la cura, è la terapia più importante che il Signore ci ha insegnato, perché ci guarisce sia per il nostro percorso terreno, sia anche riguardo a quello che noi sappiamo perché ce l'ha detto ma ancora non lo vediamo, cioè la vita eterna. Allora, Gesù che ha affrontato tutto questo, anche il fatto che i suoi, la gente a cui voleva portare l'amore di Dio, lo ha crucifisso, sulla croce ha guarito l'umanità, come? Cosa ha detto? Padre perdonali perché non sanno quello che fanno, tant'è che dopo la sua risurrezione questa è diventata anche la nostra fiducia e la nostra forza. Chiediamo allora al Signore che queste parole si fermino nel nostro cuore, diventino luce al nostro cammino e ci aiutino a vivere sempre in quella luce che è vera comunione: il nostro pane quotidiano per tutti gli uomini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72584030</guid><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 17:31:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72584030/giovedi_18_6_26_11_o.mp3" length="5157058" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Quello che stiamo dicendo è proprio la luce anche dell'alleluia che abbiamo cantato, cioè Cristo è risorto veramente. La nostra fiducia ha un centro, che Gesù non è stato soltanto una brava persona che ha fatto del bene a qualcuno. Poca gente, non è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quello che stiamo dicendo è proprio la luce anche dell'alleluia che abbiamo cantato, cioè Cristo è risorto veramente. La nostra fiducia ha un centro, che Gesù non è stato soltanto una brava persona che ha fatto del bene a qualcuno. Poca gente, non è che abbia aiutato tantissima gente nel suo breve tratto di vita sulla terra. Lui ha dato ai suoi discepoli, e a tutti quelli che lungo i secoli sono suoi discepoli, questo dono immenso. Di imparare a riconoscere Dio Padre e avendo un Padre, ad avere anche tanti fratelli. Con questa attenzione, e oggi l'abbiamo proprio ascoltata bene, l'ascolto di quello che Gesù ci insegna, riguarda non soltanto il sapere con la testa certe cose, ma saperle con il cuore. <br />Oggi vorrei che facessimo un attimo attenzione sul fatto che abbiamo scoperto, sappiamo che cos'è il perdono. L'amore si fa perdono, si fa per-dono. L'amore può essere costretto in qualche modo? No. Proprio perché c'è amore da parte di Dio verso ciascuno di noi, questo ci motiva a essere anche noi segni d'amore. E il modo più concreto che abbiamo per dire che amiamo qualcuno è perdonarlo. Se dico ti amo ma non ti perdono: è credibile una persona che dice così? No, se mi ami mi perdoni, se no non è vero che mi ami. Allora, provate a vedere questo cosa significa nella nostra quotidianità, perché così si capisce anche meglio perché Gesù ci consegna questa bellissima preghiera che la Chiesa ha assunto come sintesi di tutto il Vangelo. Avete presente che le sintesi sono importanti. Perché anche se non ti ricordi tantissime cose, ma ti ricordi la sintesi, ti ricordi più o meno tutto, vero? Allora, la sintesi di tutto il Vangelo sta in questo, tutti diciamo <i>Padre</i>, ma diciamo tutti, ma anche se siamo di nazioni diverse, la pensiamo diversa, in modo a volte partiti politici diversi, nazioni diverse, addirittura ci sono delle nazioni che si fanno guerra e tutti quanti dicono Padre nostro, è possibile una cosa del genere? Secondo me chi sta facendo delle guerre non riesce a dire il <i>Padre nostro</i>, non riesce, perché se riuscisse a dire <i>Padre nostro</i>, o dire non soltanto mio o della mia famiglia, ma anche di quelle altre persone, come faccio a fargli guerra se sono miei fratelli? Allora, in questo vi propongo di riflettere e di fare proprie queste parole, le sei domande del <i>Padre nostro,</i> diventano per noi veramente come la strada luminosa lungo la quale camminare tutta la nostra vita. E man mano che mettiamo in pratica, anche se stiamo facendo fatica, ma mettiamo in pratica quello che diciamo lì, scopriamo dentro il cuore che sta accadendo veramente questo, che l'amore con cui il Padre ci ama ci sta guarendo la vita dalle tante fatiche e ferite che abbiamo. <br />L'amore è la cura, è la terapia più importante che il Signore ci ha insegnato, perché ci guarisce sia per il nostro percorso terreno, sia anche riguardo a quello che noi sappiamo perché ce l'ha detto ma ancora non lo vediamo, cioè la vita eterna. Allora, Gesù che ha affrontato tutto questo, anche il fatto che i suoi, la gente a cui voleva portare l'amore di Dio, lo ha crucifisso, sulla croce ha guarito l'umanità, come? Cosa ha detto? Padre perdonali perché non sanno quello che fanno, tant'è che dopo la sua risurrezione questa è diventata anche la nostra fiducia e la nostra forza. Chiediamo allora al Signore che queste parole si fermino nel nostro cuore, diventino luce al nostro cammino e ci aiutino a vivere sempre in quella luce che è vera comunione: il nostro pane quotidiano per tutti gli uomini.]]></itunes:summary><itunes:duration>323</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scopri il silenzio come il luogo in cui il cuore finalmente riesce a parlare con Dio.  Mercoledì 17-6-26 11o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scopri-il-silenzio-come-il-luogo-in-cui-il-cuore-finalmente-riesce-a-parlare-con-dio-mercoledi-17-6-26-11o--72567539</link><description><![CDATA[Mi fa piacere perché abbiamo iniziato ad entrare in questo rapporto che il Vangelo è come se volesse suggerirci. C'è come un ritornello: il Padre tuo che è nel segreto e che vede nel segreto. Allora, come se ci suggerisse, ma tu, nel segreto del tuo cuore, che cosa pensi? Che cosa desideri? Tu. <br />Perché nessuno di noi davanti a Dio è un numero, una cifra come se fossimo, non so, con il codice fiscale o con la carta di identità. Davanti al volto di Dio è ben chiaro chi è ciascuno di noi. Allora, prima attenzione: Io, nel segreto del mio cuore, come sto nel rapporto con Dio? Parlo con Lui? Ci sto? Io sono tranquillo di come il Signore mi guarda? Cioè, sono sicuro che, per quanto possa fare anche qualche birichinata, però io so che Lui mi guarda sempre con amore? Ne sono sicuro? Sì. <br />Bene. C'è una cosa nella nostra vita che dobbiamo imparare a riconoscere e che a volte non è subito evidente. Che quello che abbiamo nel cuore davvero, forse gli altri non ne hanno la minima idea di che cosa sia, ma il Padre sì. <br />A Dio non sono nascoste le cose che abbiamo nel cuore. Per cui, per quanto possiamo essere dei colabrodi che ne diciamo, ne facciamo di tanti colori, però dentro di noi rimane sempre qualcosa. Questo qualcosa Dio lo riconosce. Per cui ci chiama anche per nome a ciascuno per dire davanti a me questa cosa qui tu come la vuoi vivere? Oggi mi piacerebbe che ciascuno di noi si fermasse un attimo a riflettere perché vivendo la Messa, ascoltando la parola di Dio, il rapporto con Dio lo stiamo vivendo in un modo più attento, è più concentrato, come se avessimo un bel riflettore e lì ci siamo in una piena luce davanti a Lui e lo sappiamo, no?  Bene, adesso nel nostro cuore che cosa c'è che vogliamo dire al Signore? Che cosa Gli vogliamo offrire? Che cosa è prezioso? E vogliamo proprio nel rapporto con Lui, non c'è bisogno di dirlo agli altri adesso, proprio davanti a Lui, perché oggi lo possiamo affidare sapendo che è un Padre che ci ama e questo ci aiuta a mettere via un sacco di altre cose che forse non servono. Concentriamoci proprio e accorgiamoci di questa attenzione. Dio è attento a noi, ma noi siamo attenti al fatto che Dio ci ascolta davvero ed è pronto ad entrare in azione insieme a noi? <br />Allora, in un breve momento di silenzio adesso, prima di continuare, proprio diciamo al Signore ciò che portiamo nel cuore, nel silenzio offriamoglielo. Pronto a dire Signore, con Te voglio camminare su questa cosa qui. So che Tu mi conosci e sai che cosa significa per me. <br />Aiutami a viverla bene insieme a Te.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72567539</guid><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 20:11:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72567539/mercoled_17_6_26_11o.mp3" length="4293554" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi fa piacere perché abbiamo iniziato ad entrare in questo rapporto che il Vangelo è come se volesse suggerirci. C'è come un ritornello: il Padre tuo che è nel segreto e che vede nel segreto. Allora, come se ci suggerisse, ma tu, nel segreto del tuo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi fa piacere perché abbiamo iniziato ad entrare in questo rapporto che il Vangelo è come se volesse suggerirci. C'è come un ritornello: il Padre tuo che è nel segreto e che vede nel segreto. Allora, come se ci suggerisse, ma tu, nel segreto del tuo cuore, che cosa pensi? Che cosa desideri? Tu. <br />Perché nessuno di noi davanti a Dio è un numero, una cifra come se fossimo, non so, con il codice fiscale o con la carta di identità. Davanti al volto di Dio è ben chiaro chi è ciascuno di noi. Allora, prima attenzione: Io, nel segreto del mio cuore, come sto nel rapporto con Dio? Parlo con Lui? Ci sto? Io sono tranquillo di come il Signore mi guarda? Cioè, sono sicuro che, per quanto possa fare anche qualche birichinata, però io so che Lui mi guarda sempre con amore? Ne sono sicuro? Sì. <br />Bene. C'è una cosa nella nostra vita che dobbiamo imparare a riconoscere e che a volte non è subito evidente. Che quello che abbiamo nel cuore davvero, forse gli altri non ne hanno la minima idea di che cosa sia, ma il Padre sì. <br />A Dio non sono nascoste le cose che abbiamo nel cuore. Per cui, per quanto possiamo essere dei colabrodi che ne diciamo, ne facciamo di tanti colori, però dentro di noi rimane sempre qualcosa. Questo qualcosa Dio lo riconosce. Per cui ci chiama anche per nome a ciascuno per dire davanti a me questa cosa qui tu come la vuoi vivere? Oggi mi piacerebbe che ciascuno di noi si fermasse un attimo a riflettere perché vivendo la Messa, ascoltando la parola di Dio, il rapporto con Dio lo stiamo vivendo in un modo più attento, è più concentrato, come se avessimo un bel riflettore e lì ci siamo in una piena luce davanti a Lui e lo sappiamo, no?  Bene, adesso nel nostro cuore che cosa c'è che vogliamo dire al Signore? Che cosa Gli vogliamo offrire? Che cosa è prezioso? E vogliamo proprio nel rapporto con Lui, non c'è bisogno di dirlo agli altri adesso, proprio davanti a Lui, perché oggi lo possiamo affidare sapendo che è un Padre che ci ama e questo ci aiuta a mettere via un sacco di altre cose che forse non servono. Concentriamoci proprio e accorgiamoci di questa attenzione. Dio è attento a noi, ma noi siamo attenti al fatto che Dio ci ascolta davvero ed è pronto ad entrare in azione insieme a noi? <br />Allora, in un breve momento di silenzio adesso, prima di continuare, proprio diciamo al Signore ciò che portiamo nel cuore, nel silenzio offriamoglielo. Pronto a dire Signore, con Te voglio camminare su questa cosa qui. 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Il motivo è questo, il Signore vuole che ciascuno di noi possa vivere come vive Lui. <br />E questa è la testimonianza. Lui dice di amare i nemici e pregare per quelli che ci perseguitano. Io dico davanti a quelli, scappa e basta. E invece Lui dice di amare e di pregare. Oggi spero che nelle preghiere dei fedeli questo ne terremo conto. Perché Lui fa così. E ma noi possiamo dire, Signore, Tu sei così, io non sono così, noi non siamo così, come possiamo fare? Allora ci dà questo suggerimento, voi siate perfetti, che vuol dire completi, come il Padre vostro è completo. Ma Lui è completo come? Guarda, come fa ad amarti il Signore? Come fa ad amare ciascuno di noi il Signore? Se noi non siamo tanto amabili, perché tante volte noi ci dimentichiamo anche che c'è, viviamo come se non ci fosse, vero o no? Sì, forse c'è, però intanto io faccio la mia vita. E Lui ci ama, ci ha dato tutto, non soltanto ci ha dato la vita, ci ha dato il mondo intero. E questo tempo l'abbiamo come per scoprire e vivere intensamente la vita. Allora ci dà questo trucco, Lui continua ad amarci anche se non siamo molto amabili, anzi, se proprio ci dimentichiamo di Lui. Ci ama in un modo che è meraviglioso, perché? Perché anche se noi non sappiamo restituirgli l'amore, Lui ci ama di amore misericordioso. Vuol dire di un amore che, anche se non è corrisposto, ama lo stesso.  In questo un piccolo esempio sono i genitori, un piccolo esempio. I papà e le mamme sono il segno più bello della presenza di Dio, perché? Perché sono papà e mamma come Lui vuole essere, ma anche loro sono imperfetti. E allora, siccome non riescono ad essere imperfetti, però amano tantissimi figli, anche loro possono scoprire la misericordia. Che vuol dire veramente avere un cuore che è capace sempre di perdonare. <br />Voi volete essere perdonati così? Io sì, moltissimo, lo voglio moltissimo. Allora cosa dice il Signore? Vuoi essere anche tu come me? Impara a usare la misericordia. Cioè un amore che ama comunque, sempre. <br />Oggi e allora glielo chiediamo, chiedendo anche al Signore, sì lo diciamo anche nella preghiera, che vogliamo imparare da Lui. Abbiamo capito che Lui fa così, noi ancora non siamo capaci, però ce lo ricorda proprio la parola di Dio. Ritorna a guardare come il Signore ama te, quanto ti ama e ti perdona e prova a mettere in pratica questo amore verso i tuoi fratelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72552588</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 17:55:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72552588/marted_16_6_26_11o.mp3" length="3812483" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi veramente tocchiamo il cielo con un dito, se riusciamo a cogliere questa scoperta a cui il Signore tiene moltissimo. In un certo senso potremmo dire, ma sai perché Gesù è venuto sulla terra? Io ho trovato il motivo. Il motivo è questo, il Signore...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi veramente tocchiamo il cielo con un dito, se riusciamo a cogliere questa scoperta a cui il Signore tiene moltissimo. In un certo senso potremmo dire, ma sai perché Gesù è venuto sulla terra? Io ho trovato il motivo. Il motivo è questo, il Signore vuole che ciascuno di noi possa vivere come vive Lui. <br />E questa è la testimonianza. Lui dice di amare i nemici e pregare per quelli che ci perseguitano. Io dico davanti a quelli, scappa e basta. E invece Lui dice di amare e di pregare. Oggi spero che nelle preghiere dei fedeli questo ne terremo conto. Perché Lui fa così. E ma noi possiamo dire, Signore, Tu sei così, io non sono così, noi non siamo così, come possiamo fare? Allora ci dà questo suggerimento, voi siate perfetti, che vuol dire completi, come il Padre vostro è completo. Ma Lui è completo come? Guarda, come fa ad amarti il Signore? Come fa ad amare ciascuno di noi il Signore? Se noi non siamo tanto amabili, perché tante volte noi ci dimentichiamo anche che c'è, viviamo come se non ci fosse, vero o no? Sì, forse c'è, però intanto io faccio la mia vita. E Lui ci ama, ci ha dato tutto, non soltanto ci ha dato la vita, ci ha dato il mondo intero. E questo tempo l'abbiamo come per scoprire e vivere intensamente la vita. Allora ci dà questo trucco, Lui continua ad amarci anche se non siamo molto amabili, anzi, se proprio ci dimentichiamo di Lui. Ci ama in un modo che è meraviglioso, perché? Perché anche se noi non sappiamo restituirgli l'amore, Lui ci ama di amore misericordioso. Vuol dire di un amore che, anche se non è corrisposto, ama lo stesso.  In questo un piccolo esempio sono i genitori, un piccolo esempio. I papà e le mamme sono il segno più bello della presenza di Dio, perché? Perché sono papà e mamma come Lui vuole essere, ma anche loro sono imperfetti. E allora, siccome non riescono ad essere imperfetti, però amano tantissimi figli, anche loro possono scoprire la misericordia. Che vuol dire veramente avere un cuore che è capace sempre di perdonare. <br />Voi volete essere perdonati così? Io sì, moltissimo, lo voglio moltissimo. Allora cosa dice il Signore? Vuoi essere anche tu come me? Impara a usare la misericordia. Cioè un amore che ama comunque, sempre. <br />Oggi e allora glielo chiediamo, chiedendo anche al Signore, sì lo diciamo anche nella preghiera, che vogliamo imparare da Lui. Abbiamo capito che Lui fa così, noi ancora non siamo capaci, però ce lo ricorda proprio la parola di Dio. Ritorna a guardare come il Signore ama te, quanto ti ama e ti perdona e prova a mettere in pratica questo amore verso i tuoi fratelli.]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il male cresce quando trova qualcuno disposto a continuarlo, ma se tu lo interrompi…  Lunedì 15-6-26 11o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-male-cresce-quando-trova-qualcuno-disposto-a-continuarlo-ma-se-tu-lo-interrompi-lunedi-15-6-26-11o--72540110</link><description><![CDATA[Un'attenzione particolare vorrei tenere con voi su questo aspetto. C'è stato presentato questo piccolo brano del Vangelo dove c'è la legge del taglione. Avete sentito? Occhio per occhio, dente per dente. Che vuol dire? Che a uno che ti ha fatto male a un occhio, non è che gli cavi tutti e due e poi anche a suo figlio, a sua figlia, a suo fratello... No, un occhio, un occhio. Era una legge che serviva per limitare la violenza. <br />A uno che ti ha dato un colpo e ti ha fatto cadere un dente, non gli fai cadere tutti i denti, ma solo uno. Capite? Questo è per limitare, perché uno non diventi troppo violento. <br />Ma Gesù propone qualcosa di diverso che credo che ci possa interessare davvero. Perché la vita cristiana, che a volte sentiamo che sì, ci dovrebbe essere una vita cristiana, ma non sappiamo bene che cosa sia, è far spazio all'amore con cui il Signore ama nei nostri rapporti, nelle nostre relazioni. Vi faccio un esempio. <br />C'è una mamma che non ama il suo figlio? Non c'è. Tutte le mamme amano i loro figli, vero? Allora, quell'amore lì dovrebbe aiutarci a capire una cosa. Che come una mamma si prende cura e ama il suo figlio, il Signore ci considera tutti i figli Suoi amatissimi. <br />Anche chi non lo pensa mai deve sapere che è amatissimo dal Signore. Allora, anziché darci una regola per dire di non fare troppo male agli altri, Gesù che cosa ci propone oggi nel Vangelo? Spero l'abbiate colto, dice così, a chi ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra. <br />Dice, mi hai colpito qua, vuoi colpire anche di qua? Che significa? Io non ti restituisco il male che mi hai fatto. E sto dicendo una cosa che so che è difficile, soprattutto quando tra di noi si scherza, a certe volte si scherza anche pesantemente. Però, dice Gesù, non restituire il male, ma piuttosto cerca di farti vicino all'altro. <br />Perché mi colpisci? Anche Gesù, quando lui è stato perseguitato, poi crocifisso, c'è un soldato che lo colpì mentre stavano in tribunale, c'era un processo che era un po' finto. Lui aveva risposto al sommo sacerdote e una guardia gli dà uno schiaffo. <br />Gesù dice, se ho parlato male dimmi dove è il male, ma se ho parlato bene perché mi percuoti? Perché mi dai uno schiaffo? Allora vedete che anziché far crescere il male, lo ferma. Avete presente che preghiamo sempre per la pace? Perché? Perché se c'è la guerra non sta bene nessuno, è meglio essere in pace. Allora ciascuno di noi può essere un segno della pace del Signore. E lo possiamo essere già nei nostri rapporti. <br />Ed è quello che chiediamo anche oggi al Signore. Aiutami Signore a vedere come tu vuoi bene a me e a ciascuno di noi. Perché possa essere anch'io un segno del tuo amore fra le persone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72540110</guid><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 20:41:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72540110/luned_15_6_26_11o.mp3" length="3756477" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Un'attenzione particolare vorrei tenere con voi su questo aspetto. C'è stato presentato questo piccolo brano del Vangelo dove c'è la legge del taglione. Avete sentito? Occhio per occhio, dente per dente. Che vuol dire? Che a uno che ti ha fatto male a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un'attenzione particolare vorrei tenere con voi su questo aspetto. C'è stato presentato questo piccolo brano del Vangelo dove c'è la legge del taglione. Avete sentito? Occhio per occhio, dente per dente. Che vuol dire? Che a uno che ti ha fatto male a un occhio, non è che gli cavi tutti e due e poi anche a suo figlio, a sua figlia, a suo fratello... No, un occhio, un occhio. Era una legge che serviva per limitare la violenza. <br />A uno che ti ha dato un colpo e ti ha fatto cadere un dente, non gli fai cadere tutti i denti, ma solo uno. Capite? Questo è per limitare, perché uno non diventi troppo violento. <br />Ma Gesù propone qualcosa di diverso che credo che ci possa interessare davvero. Perché la vita cristiana, che a volte sentiamo che sì, ci dovrebbe essere una vita cristiana, ma non sappiamo bene che cosa sia, è far spazio all'amore con cui il Signore ama nei nostri rapporti, nelle nostre relazioni. Vi faccio un esempio. <br />C'è una mamma che non ama il suo figlio? Non c'è. Tutte le mamme amano i loro figli, vero? Allora, quell'amore lì dovrebbe aiutarci a capire una cosa. Che come una mamma si prende cura e ama il suo figlio, il Signore ci considera tutti i figli Suoi amatissimi. <br />Anche chi non lo pensa mai deve sapere che è amatissimo dal Signore. Allora, anziché darci una regola per dire di non fare troppo male agli altri, Gesù che cosa ci propone oggi nel Vangelo? Spero l'abbiate colto, dice così, a chi ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra. <br />Dice, mi hai colpito qua, vuoi colpire anche di qua? Che significa? Io non ti restituisco il male che mi hai fatto. E sto dicendo una cosa che so che è difficile, soprattutto quando tra di noi si scherza, a certe volte si scherza anche pesantemente. Però, dice Gesù, non restituire il male, ma piuttosto cerca di farti vicino all'altro. <br />Perché mi colpisci? Anche Gesù, quando lui è stato perseguitato, poi crocifisso, c'è un soldato che lo colpì mentre stavano in tribunale, c'era un processo che era un po' finto. Lui aveva risposto al sommo sacerdote e una guardia gli dà uno schiaffo. <br />Gesù dice, se ho parlato male dimmi dove è il male, ma se ho parlato bene perché mi percuoti? Perché mi dai uno schiaffo? Allora vedete che anziché far crescere il male, lo ferma. Avete presente che preghiamo sempre per la pace? Perché? Perché se c'è la guerra non sta bene nessuno, è meglio essere in pace. Allora ciascuno di noi può essere un segno della pace del Signore. E lo possiamo essere già nei nostri rapporti. <br />Ed è quello che chiediamo anche oggi al Signore. Aiutami Signore a vedere come tu vuoi bene a me e a ciascuno di noi. 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Cioè, quante volte le tante dinamiche della vita sono quella grande fatica che sembra non avere senso. <br />Perché stiamo faticando tanto? Uno dice, ma perché? E c'è una stanchezza, una finitezza interiore che chiede senso. Allora, la fame di senso della vita, effettivamente, per chi va a messa, non è semplicemente facciamo anche questa, ma mettendo bene a fuoco che cos'è, sapendo che con tutti i limiti del caso, per carità, ma nutrirsi del fatto che il Signore continua ad essere il pastore della mia vita fa la differenza. Noi siamo pecore di cui si prende cura. <br />Se qualcuno pensa di essere un leone e non una pecora, comunque nella vita tutti quanti seguiamo qualcosa, qualche punto di riferimento ce l'abbiamo. Che vuol dire che abbiamo fiducia che vivendo in un certo modo, con una certa sapienza, le cose prendono il giusto verso. Beh, allora perché Gesù, si va a scegliere tra tante persone possibili, aveva un'ampia scelta? Per esempio, quei dodici lì, possiamo dirlo a distanza di duemila anni, che la scelta sarebbe discutibile, poteva trovare di molto meglio? <br />Guardate, se venisse anche qui oggi, farebbe la stessa cosa. Che cosa ha scelto Gesù? Perché la materia prima di allora, come di oggi, io penso che non cambi. Più o meno è la stessa. <br />Cioè la fragilità della condizione umana, la fragilità che è fatta di orgoglio, presunzione, vanità, è la stessa. Perché il cuore dell'uomo è lo stesso. Ma allora che cosa hanno di particolare quei dodici che lui ha scelto rispetto a noi oggi? Che cosa possiamo trarre veramente: Oggi sono qui non soltanto perché devo esserci, ma vengo pieno di fiducia, carico di speranza, perché? Che cos'è che mi motiva? Beh, credo che il vero motivo stia proprio nell'amore fedele di Dio per me. <br />E quella fedeltà che questi dodici, dopo aver franato come abbiamo franato tutti nella vita, però hanno scoperto che veramente Dio è amore fedele. E la fedeltà dell'amore di Dio sta nel suo perdono, nell'accoglienza vera. Quella accoglienza per cui chissà cosa hai combinato, adesso che facciamo? Adesso vado e mi lascio accogliere e perdonare perché ho sbagliato. Ma ho fiducia nel suo perdono. I veri discepoli di tutti i tempi sono quelli che testimoniano che Dio è un Dio misericordioso, che sempre ti accoglie. Sapete, anche nella prima lettura che abbiamo ascoltato, il popolo sacerdotale di cui si parla, la Chiesa questo l'ha adottato pienamente, cioè il sacerdozio battesimale che abbiamo ricevuto ci mette nella condizione di essere sempre nella preghiera fiduciosa di chi, sapendosi perdonato, si dispone al perdono e intercede per il perdono. <br />Così anche se qualcuno oggi fosse venuto a messa soltanto per sé stesso, si ricollochi all'interno del popolo di Dio che sta chiedendo per esempio la salvezza, la pace nel mondo, ma la chiede a partire da qualcosa che stiamo offrendo noi qui oggi. Gesù sceglie pastori così, come il suo cuore. Tutti lo faranno secondo le proprie caratteristiche, nel luogo in cui si trovano, nelle relazioni che vivono. A volte noi siamo un po' presi in mezzo come cristiani, e me ne sono sentiti dire tante nella vita che non le vorrei neanche ripetere, però a volte ci vogliono caricare un po' di sensi di colpa perché in quanto cristiani dovremmo fare così, l'unica cosa che poi motiva tutte quelle che faremo subito dopo, su cui veramente dobbiamo metterci in gioco, è se credo nel perdono di Dio con tutta la mia fragilità però questo desidero fare, essere colui che mette anche la propria vita e la propria disponibilità perché il perdono sia un amore circolante, cioè sappia riaccogliere anche chi in tanti modi ne è uscito, per gli altri sensi di colpa lasciateli pure andare, non servono i sensi di colpa, serve la consapevolezza di come il Signore ci sta chiamando ad essere strumenti del suo perdono, per questo l'invio dei discepoli, andate a vedere qual è, andare a predicare soprattutto con quello che si sceglie, che cosa, che chi è infermo trovi stabilità perché magari a te si può attaccare, chi è debole, chi è morto nella speranza che la possa ritrovare, chi è lebbroso, che vuol dire ammorbato dall'orgoglio che non ne esce, possa vedere che invece c'è un altro modo di vivere che è molto migliore. Allora vedete che i discepoli sono quelli che condividono quell'amore che li ha perdonati e li ha rimandati nel mondo come testimoni dell'amore fedele di Dio. Ci conceda il Signore questa gioia condivisa con lui e credo vero motivo di speranza per il mondo intero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72525103</guid><pubDate>Sun, 14 Jun 2026 17:36:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72525103/domenica_14_6_26_11oa.mp3" length="7815278" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Forse già dall'inizio del Vangelo qualche d'uno avrà pensato si sta proprio attuando e realizzando il Vangelo come è stato appena proclamato. Arriviamo qui stanchi, accaldati, come pecore senza pastore, però sapendo che qui c'è. Cioè, quante volte le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Forse già dall'inizio del Vangelo qualche d'uno avrà pensato si sta proprio attuando e realizzando il Vangelo come è stato appena proclamato. Arriviamo qui stanchi, accaldati, come pecore senza pastore, però sapendo che qui c'è. Cioè, quante volte le tante dinamiche della vita sono quella grande fatica che sembra non avere senso. <br />Perché stiamo faticando tanto? Uno dice, ma perché? E c'è una stanchezza, una finitezza interiore che chiede senso. Allora, la fame di senso della vita, effettivamente, per chi va a messa, non è semplicemente facciamo anche questa, ma mettendo bene a fuoco che cos'è, sapendo che con tutti i limiti del caso, per carità, ma nutrirsi del fatto che il Signore continua ad essere il pastore della mia vita fa la differenza. Noi siamo pecore di cui si prende cura. <br />Se qualcuno pensa di essere un leone e non una pecora, comunque nella vita tutti quanti seguiamo qualcosa, qualche punto di riferimento ce l'abbiamo. Che vuol dire che abbiamo fiducia che vivendo in un certo modo, con una certa sapienza, le cose prendono il giusto verso. Beh, allora perché Gesù, si va a scegliere tra tante persone possibili, aveva un'ampia scelta? Per esempio, quei dodici lì, possiamo dirlo a distanza di duemila anni, che la scelta sarebbe discutibile, poteva trovare di molto meglio? <br />Guardate, se venisse anche qui oggi, farebbe la stessa cosa. Che cosa ha scelto Gesù? Perché la materia prima di allora, come di oggi, io penso che non cambi. Più o meno è la stessa. <br />Cioè la fragilità della condizione umana, la fragilità che è fatta di orgoglio, presunzione, vanità, è la stessa. Perché il cuore dell'uomo è lo stesso. Ma allora che cosa hanno di particolare quei dodici che lui ha scelto rispetto a noi oggi? Che cosa possiamo trarre veramente: Oggi sono qui non soltanto perché devo esserci, ma vengo pieno di fiducia, carico di speranza, perché? Che cos'è che mi motiva? Beh, credo che il vero motivo stia proprio nell'amore fedele di Dio per me. <br />E quella fedeltà che questi dodici, dopo aver franato come abbiamo franato tutti nella vita, però hanno scoperto che veramente Dio è amore fedele. E la fedeltà dell'amore di Dio sta nel suo perdono, nell'accoglienza vera. Quella accoglienza per cui chissà cosa hai combinato, adesso che facciamo? Adesso vado e mi lascio accogliere e perdonare perché ho sbagliato. Ma ho fiducia nel suo perdono. I veri discepoli di tutti i tempi sono quelli che testimoniano che Dio è un Dio misericordioso, che sempre ti accoglie. Sapete, anche nella prima lettura che abbiamo ascoltato, il popolo sacerdotale di cui si parla, la Chiesa questo l'ha adottato pienamente, cioè il sacerdozio battesimale che abbiamo ricevuto ci mette nella condizione di essere sempre nella preghiera fiduciosa di chi, sapendosi perdonato, si dispone al perdono e intercede per il perdono. <br />Così anche se qualcuno oggi fosse venuto a messa soltanto per sé stesso, si ricollochi all'interno del popolo di Dio che sta chiedendo per esempio la salvezza, la pace nel mondo, ma la chiede a partire da qualcosa che stiamo offrendo noi qui oggi. Gesù sceglie pastori così, come il suo cuore. Tutti lo faranno secondo le proprie caratteristiche, nel luogo in cui si trovano, nelle relazioni che vivono. A volte noi siamo un po' presi in mezzo come cristiani, e me ne sono sentiti dire tante nella vita che non le vorrei neanche ripetere, però a volte ci vogliono caricare un po' di sensi di colpa perché in quanto cristiani dovremmo fare così, l'unica cosa che poi motiva tutte quelle che faremo subito dopo, su cui veramente dobbiamo metterci in gioco, è se credo nel perdono di Dio con tutta la mia fragilità però questo desidero fare, essere colui che mette anche la propria vita e la propria disponibilità perché il perdono sia un amore circolante, cioè sappia riaccogliere anche chi in tanti modi ne è uscito, per gli altri sensi di colpa lasciateli pure andare, non servono i sensi di colpa, serve la consapevolezza di come il...]]></itunes:summary><itunes:duration>489</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7fd27fefa5f3214473503b9cd9061156.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Anche chi ha fede a volte non capisce cosa accade, ma custodisce nel cuore in attesa.  Sabato 13-6-26 Cuore imm. Maria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/anche-chi-ha-fede-a-volte-non-capisce-cosa-accade-ma-custodisce-nel-cuore-in-attesa-sabato-13-6-26-cuore-imm-maria--72512731</link><description><![CDATA[Abbiamo oggi, con questa memoria, è un brano del Vangelo molto particolare, un'occasione. Provare a leggere la realtà non secondo quello che istintivamente ci viene. Abbiamo sentito come Gesù a 12 anni, è già un ragazzo che può fare delle scelte. Pensavano che fosse nel gruppo quando sono ripartiti e invece non c'è. Dopo un giorno di cammino si rendono conto che non c'è e tornano a Gerusalemme. Ci sono questi tre giorni, che ci ricordano come Gesù nella morte c'è stato. I tre giorni dalla morte alla risurrezione. In questi tre giorni però muoiono di paura loro. Io non so voi cosa sentiate nelle viscere, però una madre e un padre che per tre giorni non sanno niente del figlio, attacca le viscere. E' un'angoscia, penso, tremenda. E anche questo momento noi potremmo pensarlo così, come un'angoscia che la vita... Cosa succede adesso? Adesso succede che il modo per rincontrare Gesù, e una persona amata, è un modo diverso. Gesù lo incontri nelle cose del padre. Dice così, <i>non sapevate che devo occuparmi delle cose del padre mio?</i> E c'erano lì suo padre e sua madre per cui il padre poteva dire ops c'è qualcosa che non va qui. Invece no. Non capiscono, come anche noi tante cose non le capiamo. Perché la comprensione non è sapere soltanto delle cose biologiche. La comprensione è che senso ha quello che sta succedendo? Ha un senso riguardo alla nostra vita che non capiamo, non comprendiamo del tutto. <br />E come possiamo fare se non comprendiamo? Maria ci dà un'indicazione. Dice così il Vangelo, che <i>sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore</i>. Il cuore non è un organo biologico in questo caso, il cuore è il centro della persona. Lì dove si pensa, dove si sceglie, dove si desidera. Allora Maria non capisce tutto quello che sta succedendo ma nel suo cuore lo custodisce. D'altronde le persone che amiamo dove le custodiamo? È nel cuore. E dal cuore nessuno te le può togliere. E questo ci dice qualcosa di fondamentale riguardo alla nostra vita che è una vita che noi sappiamo è fragile di passaggio ma ha a che fare con l'eterno perché nel cuore noi possiamo continuare a custodire una presenza. Ed è presente, è reale, è vero. Ed è una presenza che è diversa, che nessuno ti può togliere. A questo suggerimento ciascuno di noi è chiamato a fare un atto di fede. Cosa abita e chi abita il mio cuore? Perché, e questo credo che nel rapporto con il Signore diventa massimo, perché se il nostro cuore è soltanto avere delle cose o le persone per se stessi siamo destinati a perdere tutto, non ci rimane niente. Se il nostro cuore è il luogo in cui sappiamo che c'è comunione con Dio, con l'eterno, con delle persone che il Signore ci ha affidate in un qualche modo, lì entriamo in un ambito meraviglioso di comunione eterna dove cielo e terra hanno una strada privilegiata. Come dire, c'è sempre l'ascensore in movimento. Siamo sempre in comunione tra cielo e terra. <br />Maria ci dà questo insegnamento oggi. Non capisce tutto, ma custodisce nel cuore. Porta nel cuore le cose preziose della sua vita, anche quelle che non capisce, le tiene lì. Sapendo che tutto avrà un senso e una pienezza proprio grazie all'amore con cui Dio ci ama. Così anche noi oggi affidiamo Remo a questo cuore amante e prezioso di Maria in cielo, ma lo affidiamo anche alle persone che sulla terra l'hanno amato e custodito infinitamente proprio perché sappiamo che la nostra storia è fatta anche di relazioni che continuano e sono per la vita eterna.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72512731</guid><pubDate>Sat, 13 Jun 2026 14:33:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72512731/sabato_13_6_26_cuore_imm_maria.mp3" length="5495605" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo oggi, con questa memoria, è un brano del Vangelo molto particolare, un'occasione. Provare a leggere la realtà non secondo quello che istintivamente ci viene. 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Adesso succede che il modo per rincontrare Gesù, e una persona amata, è un modo diverso. Gesù lo incontri nelle cose del padre. Dice così, <i>non sapevate che devo occuparmi delle cose del padre mio?</i> E c'erano lì suo padre e sua madre per cui il padre poteva dire ops c'è qualcosa che non va qui. Invece no. Non capiscono, come anche noi tante cose non le capiamo. Perché la comprensione non è sapere soltanto delle cose biologiche. La comprensione è che senso ha quello che sta succedendo? Ha un senso riguardo alla nostra vita che non capiamo, non comprendiamo del tutto. <br />E come possiamo fare se non comprendiamo? Maria ci dà un'indicazione. Dice così il Vangelo, che <i>sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore</i>. Il cuore non è un organo biologico in questo caso, il cuore è il centro della persona. Lì dove si pensa, dove si sceglie, dove si desidera. Allora Maria non capisce tutto quello che sta succedendo ma nel suo cuore lo custodisce. D'altronde le persone che amiamo dove le custodiamo? È nel cuore. E dal cuore nessuno te le può togliere. E questo ci dice qualcosa di fondamentale riguardo alla nostra vita che è una vita che noi sappiamo è fragile di passaggio ma ha a che fare con l'eterno perché nel cuore noi possiamo continuare a custodire una presenza. Ed è presente, è reale, è vero. Ed è una presenza che è diversa, che nessuno ti può togliere. A questo suggerimento ciascuno di noi è chiamato a fare un atto di fede. Cosa abita e chi abita il mio cuore? Perché, e questo credo che nel rapporto con il Signore diventa massimo, perché se il nostro cuore è soltanto avere delle cose o le persone per se stessi siamo destinati a perdere tutto, non ci rimane niente. Se il nostro cuore è il luogo in cui sappiamo che c'è comunione con Dio, con l'eterno, con delle persone che il Signore ci ha affidate in un qualche modo, lì entriamo in un ambito meraviglioso di comunione eterna dove cielo e terra hanno una strada privilegiata. Come dire, c'è sempre l'ascensore in movimento. Siamo sempre in comunione tra cielo e terra. <br />Maria ci dà questo insegnamento oggi. Non capisce tutto, ma custodisce nel cuore. Porta nel cuore le cose preziose della sua vita, anche quelle che non capisce, le tiene lì. Sapendo che tutto avrà un senso e una pienezza proprio grazie all'amore con cui Dio ci ama. 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Venerdì 12-6-26 Sacro Cuore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ogni-volta-che-torniamo-a-dio-scopriamo-che-la-sua-fedelta-e-piu-grande-delle-nostre-incoerenze-venerdi-12-6-26-sacro-cuore--72503503</link><description><![CDATA[Questa festa la potremmo semplicemente ridurre ad una devozione, ma in realtà è una vera rivelazione. È la rivelazione di chi è Dio e di chi siamo noi. Perché la manifestazione di un cuore che sappia amare al di là di ogni calcolo e merito non ci è familiare. <br />Perché anche nei rapporti più forti, più intimi, tante volte noi cediamo al nostro calcolo. Ma guardate un po', come fa Dio per dire fai il bene. Il Libro del Deutronomio dice che non appoggia mai che tu faccia il male. Sostanzialmente dice, ma c'è anche un testo del Siracide, che non ha permesso a nessuno di peccare, ma non è che ti fulmina se lo fai. Vuol dire non ti appoggia nel peccato, non ti sostiene, mentre ti benedice se fai il bene. Cioè, dove sta la differenza? C'è un premio e c'è invece una punizione? Come funzionano le cose? Perché dice qui, se fai il male ti ripaga direttamente. Come ti ripaga? Senti dentro di te che facendo quello non è con te. Non so se è chiaro, ma noi lo vediamo più facilmente con i bimbi, che sanno di aver fatto una marachella e a quel punto stanno un po' distanti, perché si aspettano… Allora, il fatto che non sia favorevole al male, in che cosa consiste? Nel fatto che dentro di te senti che non hai appoggio, non hai conforto. Ma non è che non hai conforto semplicemente perché hai fatto il male, ma perché tu dici dentro di te che è bene. Perché tante volte noi abbiamo molte giustificazioni, ma quello che poi alla fine ci manca è veramente il sentire la benevolenza di Dio nel cuore, che è una sorgente di gioia e di pace. Per questo c'è anche una bellissima espressione oggi nel Salmo che abbiamo ascoltato, che lui è<i> misericordioso, pietoso, lento all'ira, grande nell’amore. </i>È come si stesse dicendo in questo, come si chiama? È la rivelazione di chi è lui. Lui è così e che <i>non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe</i>. Quindi non entra nella logica di farti del male perché hai fatto male, no. <br />Però dicevamo non ti appoggia, cioè non senti che lui prende con te il giogo quando tu scegli il male. Ma se tu non lo scegli puoi trovare piena presenza e conforto del Signore nella tua vita. Ed è quello che ascoltiamo nel Vangelo, questo grido di esultanza di Gesù, perché il Padre ha scelto una strada che soltanto chi sa di essere piccolo e si rimette a Lui può incontrare, percorrere e vivere. <br />Allora la scelta di Dio qual è? È una scelta preferenziale per che cosa? Lui ha scelto di essere un dono d'amore pronto a rinnovare sempre i nostri cuori, per questo dice venite a me. Ma noi ci arriviamo consapevoli che siamo peccatori, che non abbiamo capacità. Guardate questo non è il problema, questo non è l'impedimento, questa tra le due è la verità, è la strada. <br />Perché non ti ha detto che devi essere bravo, ti ha detto semplicemente di aderire al bene, non che tu sei il bene. Allora in questo riconoscere la nostra piccolezza e la nostra incapacità è una meraviglia, perché Lui dice ma vieni a me, prendi il giogo con me, cioè continua adesso insieme a me a voler bene, cambia la prospettiva dal fatto che c'hai ragione tu al fatto che vuoi essere in comunione. E lì c'è la scoperta del cuore di Dio. <br />Se abbiamo il coraggio credo che la forza della vita cristiana ci stupirà continuamente per questo, perché non è mai una superiorità né rispetto agli altri ma neanche rispetto a se stessi, è piuttosto la fiducia che c'è un amore così grande che tu puoi tornare a Lui che ti riaccogli sempre. Ed è questo che chiediamo anche oggi al Signore, visto che Lui si presenta così, che è colui che ci ama e ci invita ad amarci così anche gli uni gli altri, ma non da soli, sempre ripartendo dalla sua fedeltà, cioè riconoscendo che per quanto possiamo diventare vigorosi e forti avremo sempre il bisogno di ripartire dalla relazione, dalla comunione, proprio come ha fatto Gesù che si è presentato come il Figlio, cioè colui che è stato generato e che in una relazione d'amore con il Padre così forte dalla quale mai vorrà separarsi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72503503</guid><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 19:36:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72503503/venerdi_12_6_26_sacro_cuore.mp3" length="6878632" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Questa festa la potremmo semplicemente ridurre ad una devozione, ma in realtà è una vera rivelazione. 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Come funzionano le cose? Perché dice qui, se fai il male ti ripaga direttamente. Come ti ripaga? Senti dentro di te che facendo quello non è con te. Non so se è chiaro, ma noi lo vediamo più facilmente con i bimbi, che sanno di aver fatto una marachella e a quel punto stanno un po' distanti, perché si aspettano… Allora, il fatto che non sia favorevole al male, in che cosa consiste? Nel fatto che dentro di te senti che non hai appoggio, non hai conforto. Ma non è che non hai conforto semplicemente perché hai fatto il male, ma perché tu dici dentro di te che è bene. Perché tante volte noi abbiamo molte giustificazioni, ma quello che poi alla fine ci manca è veramente il sentire la benevolenza di Dio nel cuore, che è una sorgente di gioia e di pace. Per questo c'è anche una bellissima espressione oggi nel Salmo che abbiamo ascoltato, che lui è<i> misericordioso, pietoso, lento all'ira, grande nell’amore. </i>È come si stesse dicendo in questo, come si chiama? È la rivelazione di chi è lui. Lui è così e che <i>non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe</i>. Quindi non entra nella logica di farti del male perché hai fatto male, no. <br />Però dicevamo non ti appoggia, cioè non senti che lui prende con te il giogo quando tu scegli il male. Ma se tu non lo scegli puoi trovare piena presenza e conforto del Signore nella tua vita. Ed è quello che ascoltiamo nel Vangelo, questo grido di esultanza di Gesù, perché il Padre ha scelto una strada che soltanto chi sa di essere piccolo e si rimette a Lui può incontrare, percorrere e vivere. <br />Allora la scelta di Dio qual è? È una scelta preferenziale per che cosa? Lui ha scelto di essere un dono d'amore pronto a rinnovare sempre i nostri cuori, per questo dice venite a me. Ma noi ci arriviamo consapevoli che siamo peccatori, che non abbiamo capacità. 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Barnaba</title><link>https://www.spreaker.com/episode/custodire-qualcuno-nella-fede-ascoltarlo-accompagnarlo-fa-parte-della-missione-anche-oggi-giovedi-11-6-26-s-barnaba--72484609</link><description><![CDATA[La natura stessa della Chiesa è una natura apostolica. Lo diciamo, credo la Chiesa, una, santa cattolica e apostolica. E uno ogni tanto, se si ferma a pensare, forse... Che cos'è questa apostolica? Cioè, non è un compito soltanto degli apostoli, anche se sono morti duemila anni fa. No, la natura della Chiesa è apostolica. E il brano che abbiamo ascoltato di Matteo ci dà alcune coordinate proprie della Chiesa. È lei che è così, è la Chiesa che è così. Attraverso persone che vivono questa natura ricevuta nel battesimo e che si può esprimere secondo i doni ricevuti. Sempre con questa caratteristica. <br />Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Anche perché tu dai una cosa che ti appartiene solo perché tu appartieni a lei. Che è la natura con cui lo Spirito ti rende parte viva di Cristo. <br />Questo rischierebbe di essere molto astratto, sapete. Me ne rendo conto. Perché spesso non riconosciamo come l'azione dello spirito vivifichi il corpo di Cristo che è la Chiesa. Quindi ciascuno di noi. Allora, bellissimo vedere l'esempio di Barnaba. Lui ha una grande disponibilità. La Chiesa di Gerusalemme è attenta a quello che succede e manda, a seconda delle situazioni, qualcuno a fare qualcosa. E bellissima questa disponibilità di Barnaba. Si lascia chiamare, va ad Antiochia. Siamo attenti a che cosa significhi questo? Oggi continua questa missione. Perché qualcuno si rende disponibile come catechista, qualcuno nella Caritas, qualcuno agisce sempre per cercare di compattare, conformare la Chiesa a quella che è la sua missione. <br />Ma siamo consapevoli che questo riguarda anche una custodia reciproca in ordine alla missione? Barnaba sì, perché appena sente della situazione di Paolo, della sua conversione, va a Tarso. Tutti avevano paura e tenevano le distanze da Paolo, perché sì, si è convertito, però siccome prima era un persecutore, boh, lasciamolo lì, la sua fede ci penserà poi lui. Invece Barnaba va, lo conduce ad Antiochia e con lui inizia una meravigliosa missione che è quella di confermare e confortare nella fede. Ma concretamente questo come si esprime? Beh, a volte diventa chiaro come la capacità di accoglienza, di ascolto e di ricondurre ad un bene comune diventa quella concreta carità di cui i discepoli del Signore di tutti i tempi sono investiti. Pensateci, in qualunque città o villaggio entriate domandate se qualche d'uno è degno. Quindi ti unisci, anche se vai da un'altra parte, ad una comunità. Perché comunque è il corpo di Cristo ovunque sia. E qui non ci sono tanti campanilismi, se non quello di dire bene, lavoriamo insieme. E che cosa farai quando vivrai i rapporti con gli altri? Tu semplicemente porti una pace, una pace che vuol dire un'accoglienza, una benevolenza se qualcuno l'accoglie non fa altro che diventare una vita comunitaria. Se non l'accoglie tu senti che l'altro diventa come un muro di gomma, anzi, proprio un'ostruzione al fatto che l'amore con cui Cristo ama diventi circolare. Perché tu vedi che l'altro si oppone. Esempi ne abbiamo tantissimi dove la contraddizione a motivo di un orgoglio, una vanità, la durezza del cuore può metterci l'uno contro l'altro. Allora cosa fai? Vai avanti. È chiaro che la mano tesa rimane, ma c'è una missione da continuare a compiere, che è quella della benevolenza. E questo vuol dire essere disposti a guarire gli infermi, quelli che sono instabili, perché c'è uno spirito di comunione. Se vuole l'altro può trovare stabilità anche in una comunità, ma se non vuole rimarrà nella sua instabilità. <br />Addirittura, risuscitare i morti. Dici, ma questo l'ha fatto solo Gesù. No, risuscitare i morti vuol dire che dove c'è uno spirito di morte, di durezza, a volte di incredulità, ma c'è un incontro con un cuore credente, con un cuore fiducioso che ti partecipa la sua fiducia, ti dona di condividere. Bene, lì c'è una nuova vita, una nuova linfa che parte. Tante persone che magari dopo i sacramenti, per un motivo o per un altro, si sono allontanate e per qualche altro motivo si avvicinano, possano ritrovare una vita di condivisione. E così ci sono purificazioni e demoni che vengono scacciati proprio dal fatto che permettiamo allo spirito di concordia e di unità di agire anche nella nostra vita. <br />Questa continua ad essere anche oggi la missione della Chiesa: un Vangelo che chiede di essere vissuto e condiviso per il bene di tutti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72484609</guid><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 18:04:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72484609/giovedi_11_6_26_s_barnaba.mp3" length="7168278" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La natura stessa della Chiesa è una natura apostolica. Lo diciamo, credo la Chiesa, una, santa cattolica e apostolica. E uno ogni tanto, se si ferma a pensare, forse... Che cos'è questa apostolica? Cioè, non è un compito soltanto degli apostoli, anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La natura stessa della Chiesa è una natura apostolica. Lo diciamo, credo la Chiesa, una, santa cattolica e apostolica. E uno ogni tanto, se si ferma a pensare, forse... Che cos'è questa apostolica? Cioè, non è un compito soltanto degli apostoli, anche se sono morti duemila anni fa. No, la natura della Chiesa è apostolica. E il brano che abbiamo ascoltato di Matteo ci dà alcune coordinate proprie della Chiesa. È lei che è così, è la Chiesa che è così. Attraverso persone che vivono questa natura ricevuta nel battesimo e che si può esprimere secondo i doni ricevuti. Sempre con questa caratteristica. <br />Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Anche perché tu dai una cosa che ti appartiene solo perché tu appartieni a lei. Che è la natura con cui lo Spirito ti rende parte viva di Cristo. <br />Questo rischierebbe di essere molto astratto, sapete. Me ne rendo conto. Perché spesso non riconosciamo come l'azione dello spirito vivifichi il corpo di Cristo che è la Chiesa. Quindi ciascuno di noi. Allora, bellissimo vedere l'esempio di Barnaba. Lui ha una grande disponibilità. La Chiesa di Gerusalemme è attenta a quello che succede e manda, a seconda delle situazioni, qualcuno a fare qualcosa. E bellissima questa disponibilità di Barnaba. Si lascia chiamare, va ad Antiochia. Siamo attenti a che cosa significhi questo? Oggi continua questa missione. Perché qualcuno si rende disponibile come catechista, qualcuno nella Caritas, qualcuno agisce sempre per cercare di compattare, conformare la Chiesa a quella che è la sua missione. <br />Ma siamo consapevoli che questo riguarda anche una custodia reciproca in ordine alla missione? Barnaba sì, perché appena sente della situazione di Paolo, della sua conversione, va a Tarso. Tutti avevano paura e tenevano le distanze da Paolo, perché sì, si è convertito, però siccome prima era un persecutore, boh, lasciamolo lì, la sua fede ci penserà poi lui. Invece Barnaba va, lo conduce ad Antiochia e con lui inizia una meravigliosa missione che è quella di confermare e confortare nella fede. Ma concretamente questo come si esprime? Beh, a volte diventa chiaro come la capacità di accoglienza, di ascolto e di ricondurre ad un bene comune diventa quella concreta carità di cui i discepoli del Signore di tutti i tempi sono investiti. Pensateci, in qualunque città o villaggio entriate domandate se qualche d'uno è degno. Quindi ti unisci, anche se vai da un'altra parte, ad una comunità. Perché comunque è il corpo di Cristo ovunque sia. E qui non ci sono tanti campanilismi, se non quello di dire bene, lavoriamo insieme. E che cosa farai quando vivrai i rapporti con gli altri? Tu semplicemente porti una pace, una pace che vuol dire un'accoglienza, una benevolenza se qualcuno l'accoglie non fa altro che diventare una vita comunitaria. Se non l'accoglie tu senti che l'altro diventa come un muro di gomma, anzi, proprio un'ostruzione al fatto che l'amore con cui Cristo ama diventi circolare. Perché tu vedi che l'altro si oppone. Esempi ne abbiamo tantissimi dove la contraddizione a motivo di un orgoglio, una vanità, la durezza del cuore può metterci l'uno contro l'altro. Allora cosa fai? Vai avanti. È chiaro che la mano tesa rimane, ma c'è una missione da continuare a compiere, che è quella della benevolenza. E questo vuol dire essere disposti a guarire gli infermi, quelli che sono instabili, perché c'è uno spirito di comunione. Se vuole l'altro può trovare stabilità anche in una comunità, ma se non vuole rimarrà nella sua instabilità. <br />Addirittura, risuscitare i morti. Dici, ma questo l'ha fatto solo Gesù. No, risuscitare i morti vuol dire che dove c'è uno spirito di morte, di durezza, a volte di incredulità, ma c'è un incontro con un cuore credente, con un cuore fiducioso che ti partecipa la sua fiducia, ti dona di condividere. Bene, lì c'è una nuova vita, una nuova linfa che parte. Tante persone che magari dopo i sacramenti, per un motivo o per un altro, si sono allontanate e per qualche altro...]]></itunes:summary><itunes:duration>448</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7fd27fefa5f3214473503b9cd9061156.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando arriva il fuoco dello Spirito cosa fa? Mercoledì 10-6-26 10o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-arriva-il-fuoco-dello-spirito-cosa-fa-mercoledi-10-6-26-10o--72463883</link><description><![CDATA[Da una parte è molto allettante questo testo del Primo Libro dei Re, perché Elia, profeta che fa scendere il fuoco dal cielo, è un profeta che ha molto zelo per il Signore, ma anche per se stesso. Nel corso della storia si capisce. Però il Signore a lui provvede, provvede davvero, lo salva in diverse situazioni. E qui c'è questo strano, rocambolesco fatto, del competere tra lui e i 450 profeti di Baal, che potremmo paragonare a tanti ciarlatani che continuano a vendere aria fritta, ma non 3.000 anni fa, oggi. E te lo vendono come se fossero veramente divinità le cose che devi fare e che ti esaltano e ti fanno stare bene. Allora, c'è questo fatto, questo sacrificio da compiere, che però nessuno deve accendere il fuoco, deve venire dal cielo. Ed è forse per noi veramente un segno. Cioè, l'unico fuoco che viene dal cielo e che consuma non a distruggere le persone, ma a distruggere i motivi di divisione tra le persone, è il fuoco dello Spirito, a cui dovremmo anelare continuamente. Perché solo dallo Spirito riconosciamo come le menzogne sono menzogne e le puoi tenere fuori. I fratelli sono fratelli e li tieni dentro. Il proverbio umano che non si butta via l'acqua sporca col bambino dentro, nella sostanza, rimane vero. <br />Allora, come attingiamo a questo dono, a questo fuoco del Signore? Perché oggi il mondo è veramente in attesa, come questo popolo si avvicina, vuole vedere, vuole entrare in questa vicenda. E se la vita cristiana non trasmette questo fuoco, che cos'è? Che cos'è? Ma nessuno può darsi ciò che non è suo. Il che vuol dire che dovremmo avere semplicemente un atto di umiltà, sapendo che non è da sforzi, né da sacrifici, né da farsi incisioni, né da andare chissà dove, il vivere di questo fuoco, di questo Spirito, è il chiedere che il Signore compia ciò che ha promesso, cioè di essere il Dio fedele, a cui interessa il suo popolo. Nel testo successivo poi Elia fa una strage di tutti quei profeti, ma non è questo che viene chiesto a noi, tant'è che poi lui scappa e non tornerà più come prima quell'Elia. <br />A noi non viene chiesto di uccidere niente e nessuno, ci viene chiesto di vivere di quel fuoco, non di fare delle giustizie particolari, di diventare giustizieri. Non è chiesto a nessuno. Per questo diventa anche interessante il testo del Vangelo con queste antitesi. <br />Credete che io sia venuto ad abolire, legge i profeti? No, non sono venuto ad abolire, ma dare pieno compimento. E le parole del Signore, il modo in cui si compiono, non è detto che corrispondano alle nostre interpretazioni, dovrebbe essere proprio dello Spirito chiedere al Signore questo, cos'è, cosa significa, come posso starci dentro io? Perché forse l'unica parola veramente chiara e inequivocabile che il Signore ci ha dato è quella dell'amore fino alla fine, non finché mi va, finché me la sento, fino alla fine, amare fino alla fine. E questo è proprio un segno che stiamo vivendo dello Spirito. Per questo, anziché modificare, modellare o riorganizzare secondo criteri personali, in tante cose dovremmo soltanto fermarci e dire, Signore, manda il tuo Spirito, fammi comprendere come mettere in pratica questo comandamento dell'amore che tu mi dai in questa situazione, perché quella diventerà poi la strada della fedeltà nella quale il Signore ti istruisce, proprio perché tu ti disponi a vivere come Lui ti ha indicato. E di questo il Signore non credo che sia pigro, non credo che dorma, non credo che si perda, sia in viaggio e non ci ascolti. Lui è il Dio fedele, continua ad essere presente e continua ad essere colui che porta a compimento quanto è iniziato in noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72463883</guid><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 19:03:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72463883/mercoledi_10_6_26_10o.mp3" length="5505218" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Da una parte è molto allettante questo testo del Primo Libro dei Re, perché Elia, profeta che fa scendere il fuoco dal cielo, è un profeta che ha molto zelo per il Signore, ma anche per se stesso. Nel corso della storia si capisce. 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Cioè, l'unico fuoco che viene dal cielo e che consuma non a distruggere le persone, ma a distruggere i motivi di divisione tra le persone, è il fuoco dello Spirito, a cui dovremmo anelare continuamente. Perché solo dallo Spirito riconosciamo come le menzogne sono menzogne e le puoi tenere fuori. I fratelli sono fratelli e li tieni dentro. Il proverbio umano che non si butta via l'acqua sporca col bambino dentro, nella sostanza, rimane vero. <br />Allora, come attingiamo a questo dono, a questo fuoco del Signore? Perché oggi il mondo è veramente in attesa, come questo popolo si avvicina, vuole vedere, vuole entrare in questa vicenda. E se la vita cristiana non trasmette questo fuoco, che cos'è? Che cos'è? Ma nessuno può darsi ciò che non è suo. Il che vuol dire che dovremmo avere semplicemente un atto di umiltà, sapendo che non è da sforzi, né da sacrifici, né da farsi incisioni, né da andare chissà dove, il vivere di questo fuoco, di questo Spirito, è il chiedere che il Signore compia ciò che ha promesso, cioè di essere il Dio fedele, a cui interessa il suo popolo. Nel testo successivo poi Elia fa una strage di tutti quei profeti, ma non è questo che viene chiesto a noi, tant'è che poi lui scappa e non tornerà più come prima quell'Elia. <br />A noi non viene chiesto di uccidere niente e nessuno, ci viene chiesto di vivere di quel fuoco, non di fare delle giustizie particolari, di diventare giustizieri. Non è chiesto a nessuno. Per questo diventa anche interessante il testo del Vangelo con queste antitesi. <br />Credete che io sia venuto ad abolire, legge i profeti? No, non sono venuto ad abolire, ma dare pieno compimento. E le parole del Signore, il modo in cui si compiono, non è detto che corrispondano alle nostre interpretazioni, dovrebbe essere proprio dello Spirito chiedere al Signore questo, cos'è, cosa significa, come posso starci dentro io? Perché forse l'unica parola veramente chiara e inequivocabile che il Signore ci ha dato è quella dell'amore fino alla fine, non finché mi va, finché me la sento, fino alla fine, amare fino alla fine. E questo è proprio un segno che stiamo vivendo dello Spirito. Per questo, anziché modificare, modellare o riorganizzare secondo criteri personali, in tante cose dovremmo soltanto fermarci e dire, Signore, manda il tuo Spirito, fammi comprendere come mettere in pratica questo comandamento dell'amore che tu mi dai in questa situazione, perché quella diventerà poi la strada della fedeltà nella quale il Signore ti istruisce, proprio perché tu ti disponi a vivere come Lui ti ha indicato. 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Lo siamo. <br />E la domanda è: lo siamo? Di per sé lo siamo. Che cosa può aiutarci ad esserlo? Che cosa ci può veramente risvegliare il fatto che lo siamo? È che il sale e la luce non sono per sé stessi. Mi spiego. Il sale serve per insaporire, per conservare, serve nella giusta quantità per rendere adatto ciò che salerà. E la luce, il suo splendore lo rivela appunto quando illumina qualcosa e ne manifesta i colori, ne manifesta la bellezza che altrimenti rimane invisibile. Come a dire che anche i cristiani non è che sono belli in sé, buoni in sé, no, è proprio nel dono di sé che manifestano la loro migliore qualità. Nel dono di sé. <br />Non per niente Gesù ci ha detto di amare, amare Dio, amare il prossimo. Cioè del mettere se stessi in una prospettiva di dono. E questo fa parte proprio peculiare di quella vita cristiana che impara da Cristo. <br />Cioè il modo proprio di Cristo nel rendersi salvatore del mondo è che si unisce a situazioni di peccato, di finitezza, di morte e le vivifica. Quindi quello che possiamo chiedere al Signore è proprio questo, proprio perché Lui ci dice che siamo già così, di credere quello che Lui sta facendo in noi per essere veramente chi siamo. Perché questo renderà la vita lieta non soltanto per chi ci accoglierà, ma anche la nostra vita si allieterà, perché manifesterà la sua natura che è proprio quella di essere a immagine di Cristo: dono.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72441562</guid><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 18:08:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72441562/martedi_9_6_26_10o.mp3" length="2868731" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Una caratteristica che mi piace cogliere oggi dal Vangelo è che non soltanto Gesù non fa un'esortazione siate sale, siate luce. No, dice siete. Lo siamo. 
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Nel dono di sé. <br />Non per niente Gesù ci ha detto di amare, amare Dio, amare il prossimo. Cioè del mettere se stessi in una prospettiva di dono. E questo fa parte proprio peculiare di quella vita cristiana che impara da Cristo. <br />Cioè il modo proprio di Cristo nel rendersi salvatore del mondo è che si unisce a situazioni di peccato, di finitezza, di morte e le vivifica. Quindi quello che possiamo chiedere al Signore è proprio questo, proprio perché Lui ci dice che siamo già così, di credere quello che Lui sta facendo in noi per essere veramente chi siamo. 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Lunedì 8-6-26 10o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/forse-oggi-non-manca-la-possibilita-della-beatitudine-ma-uno-sguardo-capace-di-riconoscerla-lunedi-8-6-26-10o--72422904</link><description><![CDATA[Accogliere oggi questa pagina delle Beatitudini, che abbiamo ascoltato forse tante volte e che non va proprio incontro al nostro desiderio di Beatitudine, né alla nostra idea di Beatitudine. Però Gesù sta parlando di che cosa sta vivendo e lui riconosce in questo veramente la Beatitudine che il Padre gli ha dato e che lui è pronto a condividere con noi. In questo lui in tutto e per tutto le ha proprio vissute e ci indica che la Beatitudine non è un qualche cosa che ci sarà un giorno, è qualcosa che già tu puoi vivere da adesso e che si compirà pienamente, però già adesso la puoi vivere. <br />Beato, felice, non è semplicemente uno stato d'animo, è una condizione di vita. Per questo credo che sia anche di grande aiuto ripercorrere il Salmo che abbiamo ascoltato, il Salmo 120-121, con questa chiave. Certo è riuscire a vedere che c'è una salvezza del Signore in tutto quello che accade, dovrebbe essere sempre una chiave della nostra vita, ma sentire che il Signore veramente viene in tuo aiuto sempre, per cui puoi alzare sempre gli occhi a Lui, sentendo che è il tuo custode, addirittura dice che il Signore è la tua ombra, la tua ombra ce l'hai sempre l’ombra, quindi c'è una condizione nella quale non si separa mai da te e diventa una custodia che protegge, una presenza che dà coraggio. Per questo sentendo che questa custodia, come viene ripetuto tantissime volte nel Salmo, è qualcosa che c'è e che ci sarà sempre da ogni male, capisci che la beatitudine, cioè la condizione di felicità, non è qualcosa da rimandare a chissà quando, ma che ti è resa vivibile e una tua esperienza proprio a partire da questa intima relazione. Quello che possiamo chiedere al Signore è di avere questi occhi nuovi, una condizione della disponibilità del cuore per vedere in quello che stiamo vivendo oggi le condizioni. <br />Ci sono le condizioni per vivere la beatitudine? per sentirsi beati? Dipende se ti sei accorto di questa presenza che ti custodisce. Per Gesù è così e ce la comunica. Chiediamo anche noi al Signore di avere una disponibilità del cuore, non perché faccia le cose secondo la mia idea, ma perché mi illumini su quella beatitudine che oggi si sta realizzando nella mia vita. E se per caso tra queste, indagandole un po', meditandole, c'è qualcuna che non ci sta corrispondendo, fermiamoci, facciamone un vero motivo di preghiera chiedendo al Signore luce per vedere in che modo oggi si può compiere per me. Proprio questo motivo che per me adesso è di fatica invece (possa viverlo) in una prospettiva di custodia proprio a partire dalla presenza del Signore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72422904</guid><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 18:12:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72422904/lunedi_8_6_26_10o.mp3" length="4347471" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Accogliere oggi questa pagina delle Beatitudini, che abbiamo ascoltato forse tante volte e che non va proprio incontro al nostro desiderio di Beatitudine, né alla nostra idea di Beatitudine. Però Gesù sta parlando di che cosa sta vivendo e lui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Accogliere oggi questa pagina delle Beatitudini, che abbiamo ascoltato forse tante volte e che non va proprio incontro al nostro desiderio di Beatitudine, né alla nostra idea di Beatitudine. Però Gesù sta parlando di che cosa sta vivendo e lui riconosce in questo veramente la Beatitudine che il Padre gli ha dato e che lui è pronto a condividere con noi. In questo lui in tutto e per tutto le ha proprio vissute e ci indica che la Beatitudine non è un qualche cosa che ci sarà un giorno, è qualcosa che già tu puoi vivere da adesso e che si compirà pienamente, però già adesso la puoi vivere. <br />Beato, felice, non è semplicemente uno stato d'animo, è una condizione di vita. Per questo credo che sia anche di grande aiuto ripercorrere il Salmo che abbiamo ascoltato, il Salmo 120-121, con questa chiave. Certo è riuscire a vedere che c'è una salvezza del Signore in tutto quello che accade, dovrebbe essere sempre una chiave della nostra vita, ma sentire che il Signore veramente viene in tuo aiuto sempre, per cui puoi alzare sempre gli occhi a Lui, sentendo che è il tuo custode, addirittura dice che il Signore è la tua ombra, la tua ombra ce l'hai sempre l’ombra, quindi c'è una condizione nella quale non si separa mai da te e diventa una custodia che protegge, una presenza che dà coraggio. Per questo sentendo che questa custodia, come viene ripetuto tantissime volte nel Salmo, è qualcosa che c'è e che ci sarà sempre da ogni male, capisci che la beatitudine, cioè la condizione di felicità, non è qualcosa da rimandare a chissà quando, ma che ti è resa vivibile e una tua esperienza proprio a partire da questa intima relazione. Quello che possiamo chiedere al Signore è di avere questi occhi nuovi, una condizione della disponibilità del cuore per vedere in quello che stiamo vivendo oggi le condizioni. <br />Ci sono le condizioni per vivere la beatitudine? per sentirsi beati? Dipende se ti sei accorto di questa presenza che ti custodisce. Per Gesù è così e ce la comunica. Chiediamo anche noi al Signore di avere una disponibilità del cuore, non perché faccia le cose secondo la mia idea, ma perché mi illumini su quella beatitudine che oggi si sta realizzando nella mia vita. E se per caso tra queste, indagandole un po', meditandole, c'è qualcuna che non ci sta corrispondendo, fermiamoci, facciamone un vero motivo di preghiera chiedendo al Signore luce per vedere in che modo oggi si può compiere per me. 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La domanda che nel Vangelo si rivolgono tra di loro, come se ne parlassimo tra di noi: Come può Costui darci la sua carne da mangiare? Per arrivare a capire questo, che pare essere il vero motivo di scandalo, partirei proprio dal testo del Deuteronomio, che è un invito. <i>Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere per questi quarant'anni nel deserto.</i> Poi dice qualcosa che non ci piace.<i> Per umiliarti e metterti alla prova…</i> vorrei provare a fare un attimo mente locale, perché il cammino della vita che facciamo non è che il Signore ci umili, non ce n'è bisogno. Sono le nostre scelte e a volte le situazioni in cui ci troviamo che evidenziano la nostra pochezza, la nostra poca capacità di risolvere i problemi. Ecco perché è così importante camminare nella fede e scoprire che cosa ti possa veramente aiutare a fare questo cammino, perché nelle prove della vita che ci sono per tutti, tu abbia l'energia per affrontarle. Per me guardare i vostri volti e sapere quante fatiche ci sono nella vita quotidiana per ciascuno vuol dire poi trovare il modo per dire questa parola ci serve. Questa parola è il vero cibo, l'alimento che ci dà l'energia per affrontare e superare, per starci dentro e saperne venire fuori, proprio perché è cibo, è energia vitale ed è la prospettiva della nostra esistenza. <br />Cioè avendo questa forza d'amore dentro di noi, che è la presenza del Signore stesso, saremo vincitori. Cioè come si vince? In una vita come lui vive, in una vita che è amore eterno. Adesso stiamo imparando ma questa sarà la nostra condizione finale. <br />Per questo ritorno alla domanda, ma come si fa a ricevere dentro di noi il Signore? Per noi che abbiamo fatto un po' di teologia, nel senso abbiamo fatto il catechismo sui anni che andiamo a messa, abbiamo ascoltato tante volte le parole, abbiamo come dire fatto delle categorie, fatto dei ragionamenti, tanto che potremmo anche partecipare alla messa con il pilota automatico, avete presente? Lo conoscete il pilota automatico? Tutti quanti ne abbiamo qualcuno nelle cose che facciamo. E forse il pilota automatico a messa è entri, rispondi, finita la messa. Se per caso qualcuno fuori dalla chiesa ti chiedesse, ti ricordi che Vangelo c'era oggi? Tu divaghi, sai che oggi la zia ha detto… ecco per dare un'idea, cioè il pilota automatico ti toglie la consapevolezza. <br />Fai le cose, cose vere, buone e giuste come mangiare, dormire. Sapete le tre cose necessarie nella vita? Eh no, pappa, nanna e cacca sono quelle che, poi le altre cose vediamo come possiamo fare. Però c'è un gusto della vita, una consapevolezza che dà energia a cui il Signore ci sta chiamando. <br />E la domanda che fanno tra sé, come può Costui darci la sua carne da mangiare, in realtà è una tentazione che sentiamo nel cuore quando, davanti alle difficoltà e alle prove, non sappiamo come fare, non troviamo l'energia, non sappiamo come la nostra fede possa essere veramente una soluzione attraverso un cammino che ci trasforma. Allora, se non abbiamo ancora ritenuto assurdo che Gesù dica che dobbiamo mangiare la sua carne, cioè che Lui è il nostro cibo, parola, eucaristia, che vuol dire vita cristiana, cioè Cristo è l'alimento della mia vita. Imparo a nutrirmi di Lui nelle situazioni quotidiane perché io abbia questa energia dentro di me. Allora, nei momenti di fatica, avvolti di buoi totale può tornare questa parola, ricordati del cammino che il Signore ha fatto con te, nelle prove della vita Lui era con te. E d'altronde ricorderete, il Vangelo di Matteo ha un'espressione sintetica, all'inizio dice che Lui è l'Emmanuele, il Dio con noi. Questa è un'espressione sintetica che dovremmo custodire nel cuore perché in certi momenti è come quando sei davanti alla porta e non trovi le chiavi, no? Sei lì, ce l'avevo, cerchi addosso, la cerchi dappertutto, non la trovi. Senza chiave non si entra: L'Emmanuele, Dio con noi, e si apre. La comunione è questo, per pane di ogni giorno, lo diciamo nel Padre nostro, dacci oggi il nostro pane quotidiano, per pane di ogni giorno custodiamo e ritroviamo continuamente la parola e l'Eucaristia. <br />Permettetemi, se possibile, entrambe. Lui si propone così e si capisce il perché. Abbiamo proprio bisogno di essere nutriti e Lui dice io sono il cibo. <br />In quello che dice e nel suo dono totale perché l'Eucaristia, il pane spezzato, è il sacramento della sua morte e risurrezione, del fatto che Lui sulla croce c'è veramente andato ed è veramente risorto. Quella è la sintesi. So che quando uscirete farete a gara teologica, vi scambiate le domande per vedere, adesso vediamo se abbiamo capito, ma sarà proprio la vita, forse le cadute e tutte le volte che ci rialzeremo a dirci se veramente Cristo è diventato l'alimento con cui il nostro cammino si trasforma ogni giorno da una fatica e una ferita che sembra incurabile alla gioia di essere una cosa sola con Lui ed è quello che sinteticamente abbiamo ascoltato in San Paolo oggi, vi è un solo pane, un solo cibo e noi proprio per questo siamo un solo corpo, tutti partecipiamo dell'unico pane. <br />Non dovremo neanche più parlare di pace in casa, nel mondo, perché se è vero che questo è il nostro cibo è questo che ci dà veramente pace e unità, ci fa riscoprire nella nostra diversità membra di quest'unico corpo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72406888</guid><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 21:03:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72406888/domenica_7_6_26_corpus_domini.mp3" length="9613757" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Una bella forza dovrebbe darci oggi questa festa, perché si pone nella prospettiva del cibo che ti fa vivere. Così si definisce Gesù. C'è un “ma”: forse ce ne saranno tanti, ognuno potrebbe avere il suo. La domanda che nel Vangelo si rivolgono tra di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una bella forza dovrebbe darci oggi questa festa, perché si pone nella prospettiva del cibo che ti fa vivere. Così si definisce Gesù. C'è un “ma”: forse ce ne saranno tanti, ognuno potrebbe avere il suo. La domanda che nel Vangelo si rivolgono tra di loro, come se ne parlassimo tra di noi: Come può Costui darci la sua carne da mangiare? Per arrivare a capire questo, che pare essere il vero motivo di scandalo, partirei proprio dal testo del Deuteronomio, che è un invito. <i>Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere per questi quarant'anni nel deserto.</i> Poi dice qualcosa che non ci piace.<i> Per umiliarti e metterti alla prova…</i> vorrei provare a fare un attimo mente locale, perché il cammino della vita che facciamo non è che il Signore ci umili, non ce n'è bisogno. Sono le nostre scelte e a volte le situazioni in cui ci troviamo che evidenziano la nostra pochezza, la nostra poca capacità di risolvere i problemi. Ecco perché è così importante camminare nella fede e scoprire che cosa ti possa veramente aiutare a fare questo cammino, perché nelle prove della vita che ci sono per tutti, tu abbia l'energia per affrontarle. Per me guardare i vostri volti e sapere quante fatiche ci sono nella vita quotidiana per ciascuno vuol dire poi trovare il modo per dire questa parola ci serve. Questa parola è il vero cibo, l'alimento che ci dà l'energia per affrontare e superare, per starci dentro e saperne venire fuori, proprio perché è cibo, è energia vitale ed è la prospettiva della nostra esistenza. <br />Cioè avendo questa forza d'amore dentro di noi, che è la presenza del Signore stesso, saremo vincitori. Cioè come si vince? In una vita come lui vive, in una vita che è amore eterno. Adesso stiamo imparando ma questa sarà la nostra condizione finale. <br />Per questo ritorno alla domanda, ma come si fa a ricevere dentro di noi il Signore? Per noi che abbiamo fatto un po' di teologia, nel senso abbiamo fatto il catechismo sui anni che andiamo a messa, abbiamo ascoltato tante volte le parole, abbiamo come dire fatto delle categorie, fatto dei ragionamenti, tanto che potremmo anche partecipare alla messa con il pilota automatico, avete presente? Lo conoscete il pilota automatico? Tutti quanti ne abbiamo qualcuno nelle cose che facciamo. E forse il pilota automatico a messa è entri, rispondi, finita la messa. Se per caso qualcuno fuori dalla chiesa ti chiedesse, ti ricordi che Vangelo c'era oggi? Tu divaghi, sai che oggi la zia ha detto… ecco per dare un'idea, cioè il pilota automatico ti toglie la consapevolezza. <br />Fai le cose, cose vere, buone e giuste come mangiare, dormire. Sapete le tre cose necessarie nella vita? Eh no, pappa, nanna e cacca sono quelle che, poi le altre cose vediamo come possiamo fare. Però c'è un gusto della vita, una consapevolezza che dà energia a cui il Signore ci sta chiamando. <br />E la domanda che fanno tra sé, come può Costui darci la sua carne da mangiare, in realtà è una tentazione che sentiamo nel cuore quando, davanti alle difficoltà e alle prove, non sappiamo come fare, non troviamo l'energia, non sappiamo come la nostra fede possa essere veramente una soluzione attraverso un cammino che ci trasforma. Allora, se non abbiamo ancora ritenuto assurdo che Gesù dica che dobbiamo mangiare la sua carne, cioè che Lui è il nostro cibo, parola, eucaristia, che vuol dire vita cristiana, cioè Cristo è l'alimento della mia vita. Imparo a nutrirmi di Lui nelle situazioni quotidiane perché io abbia questa energia dentro di me. Allora, nei momenti di fatica, avvolti di buoi totale può tornare questa parola, ricordati del cammino che il Signore ha fatto con te, nelle prove della vita Lui era con te. E d'altronde ricorderete, il Vangelo di Matteo ha un'espressione sintetica, all'inizio dice che Lui è l'Emmanuele, il Dio con noi. Questa è un'espressione sintetica che dovremmo custodire nel cuore perché in certi momenti è come quando sei davanti alla porta e non trovi le chiavi,...]]></itunes:summary><itunes:duration>601</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non tutto ciò che è grande si vede. Non tutto ciò che si vede è grande. Sabato 6-6-26 9o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-tutto-cio-che-e-grande-si-vede-non-tutto-cio-che-si-vede-e-grande-sabato-6-6-26-9o--72387305</link><description><![CDATA[Sento come un suggerimento oggi dalle letture, soprattutto dal Vangelo, guardatevi dalla vanità, chiunque tu sia, guardati dalla vanità, guarda invece l'umiltà. Da una parte ci sono delle persone che si fanno grandi anche usando i loro poteri, ma si fanno grandi agli occhi di chi? Gesù dice di essere attenti, riceveranno una condanna più severa, una condanna da chi? Da Dio? O forse dalla vita? Perché Dio non è uno che condanna, però ci sarà una vita di grande solitudine, di grande povertà relazionale, perché la gente ti cercherà soltanto per la tua vanità, perché vorranno parteciparne, ti vogliono prendere un po' della tua vanità e vantarsene loro, d'altronde è quello che gli stai suggerendo. Dall'altra parte invece guardate come esalta l'umiltà, perché di questa vedova povera ne fa vedere l'invisibilità, lei sarebbe invisibile per quello che è e per quello che sta facendo, ma Gesù la esalta. <br />Forse perché lei è proprio un'immagine stessa di quello che Gesù sta facendo, ne trae come tutta l'energia, perché anche lui nella sua vita ne sta facendo un dono per tutti e quello sembra un dono invisibile perché sembra soltanto una sconfitta la sua. Allora chiediamo al Signore di avere anche noi un cuore vero e non vanitoso così da poter fare della nostra vita un vero dono d'amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72387305</guid><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 13:49:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72387305/sabato_6_6_26_9o.mp3" length="1863958" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Sento come un suggerimento oggi dalle letture, soprattutto dal Vangelo, guardatevi dalla vanità, chiunque tu sia, guardati dalla vanità, guarda invece l'umiltà. Da una parte ci sono delle persone che si fanno grandi anche usando i loro poteri, ma si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sento come un suggerimento oggi dalle letture, soprattutto dal Vangelo, guardatevi dalla vanità, chiunque tu sia, guardati dalla vanità, guarda invece l'umiltà. Da una parte ci sono delle persone che si fanno grandi anche usando i loro poteri, ma si fanno grandi agli occhi di chi? Gesù dice di essere attenti, riceveranno una condanna più severa, una condanna da chi? Da Dio? O forse dalla vita? Perché Dio non è uno che condanna, però ci sarà una vita di grande solitudine, di grande povertà relazionale, perché la gente ti cercherà soltanto per la tua vanità, perché vorranno parteciparne, ti vogliono prendere un po' della tua vanità e vantarsene loro, d'altronde è quello che gli stai suggerendo. Dall'altra parte invece guardate come esalta l'umiltà, perché di questa vedova povera ne fa vedere l'invisibilità, lei sarebbe invisibile per quello che è e per quello che sta facendo, ma Gesù la esalta. <br />Forse perché lei è proprio un'immagine stessa di quello che Gesù sta facendo, ne trae come tutta l'energia, perché anche lui nella sua vita ne sta facendo un dono per tutti e quello sembra un dono invisibile perché sembra soltanto una sconfitta la sua. Allora chiediamo al Signore di avere anche noi un cuore vero e non vanitoso così da poter fare della nostra vita un vero dono d'amore.]]></itunes:summary><itunes:duration>117</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7fd27fefa5f3214473503b9cd9061156.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio si è fatto figlio dell'uomo.  Perché l'uomo imparasse a vivere da figlio di Dio. Venerdì 5-6-26 9o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-si-e-fatto-figlio-dell-uomo-perche-l-uomo-imparasse-a-vivere-da-figlio-di-dio-venerdi-5-6-26-9o--72376329</link><description><![CDATA[Il Vangelo di oggi è un testo molto breve, eppure molto ingarbugliato, perché c'è Gesù che insegna nel Tempio, che già ci dice qualcosa di importantissimo, perché il fatto che Gesù è presente, insegna nel Tempio, ha a che fare proprio con una promessa. Quando nel Secondo Libro di Samuele Dio aveva risposto a Davide che voleva costruirgli un Tempio: “tu costruisci a me? io a te darò una casa, un casato”, e lì c'è la promessa messianica che dalla sua stirpe sarebbe nato il Messia. Da qui gli scribi hanno un'attesa e Gesù gli mette a fianco un altro testo così interessante e importante (Salmo 110), il fatto che il Signore è chiamato Signore anche da Davide, eppure un suo discendente è chiamato Signore. <br />Cos'è questo strano intreccio? E' proprio il dire che Dio vuole essere parte della nostra stirpe perché noi siamo parte della sua divinità. Cioè il farsi uomo è una rivelazione assurda, c'è soltanto, penso nella vita cristiana, che Dio si faccia uomo, altrimenti c'è soltanto nella religiosità un'attesa che l'umanità sia presa da Dio, sia divinizzata, ma non si riesce, sembra un cortocircuito che l'umanità possa accogliere la divinità. Bene, questo credo che sia proprio il punto focale per noi. <br />Lui dice che Davide lo chiama Signore, eppure è un suo discendente, un suo figlio, perché Dio vuole essere parte e stirpe di ciascuno di noi. Allora, mentre la folla ascolta con desiderio, con interesse, volentieri, le parole di Gesù, ma noi come le ascoltiamo? Se lui vuole essere parte della nostra vita, essere stirpe con noi, essere in cammino con la nostra umanità, la nostra attesa da parte di Dio, non è semplicemente di toglierci dei problemi, ma diventa anche attesa di poter amare e di sentire nel cuore proprio quello che gli sta a cuore e che forse è quello che ci riguarderà sempre, cioè avere lo stesso cuore di Dio, avere un cuore così grande che sappia desiderare e amare anche chi non lo considera, forse è quello che sta succedendo a buona parte dell'umanità. Più attenti a se stessi in questi brevi giorni che, anziché, attenti a come Dio ama per riempire i nostri pochi giorni della sua presenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72376329</guid><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 20:54:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72376329/venerdi_5_6_26_9o.mp3" length="3207278" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Il Vangelo di oggi è un testo molto breve, eppure molto ingarbugliato, perché c'è Gesù che insegna nel Tempio, che già ci dice qualcosa di importantissimo, perché il fatto che Gesù è presente, insegna nel Tempio, ha a che fare proprio con una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Vangelo di oggi è un testo molto breve, eppure molto ingarbugliato, perché c'è Gesù che insegna nel Tempio, che già ci dice qualcosa di importantissimo, perché il fatto che Gesù è presente, insegna nel Tempio, ha a che fare proprio con una promessa. Quando nel Secondo Libro di Samuele Dio aveva risposto a Davide che voleva costruirgli un Tempio: “tu costruisci a me? io a te darò una casa, un casato”, e lì c'è la promessa messianica che dalla sua stirpe sarebbe nato il Messia. Da qui gli scribi hanno un'attesa e Gesù gli mette a fianco un altro testo così interessante e importante (Salmo 110), il fatto che il Signore è chiamato Signore anche da Davide, eppure un suo discendente è chiamato Signore. <br />Cos'è questo strano intreccio? E' proprio il dire che Dio vuole essere parte della nostra stirpe perché noi siamo parte della sua divinità. Cioè il farsi uomo è una rivelazione assurda, c'è soltanto, penso nella vita cristiana, che Dio si faccia uomo, altrimenti c'è soltanto nella religiosità un'attesa che l'umanità sia presa da Dio, sia divinizzata, ma non si riesce, sembra un cortocircuito che l'umanità possa accogliere la divinità. Bene, questo credo che sia proprio il punto focale per noi. <br />Lui dice che Davide lo chiama Signore, eppure è un suo discendente, un suo figlio, perché Dio vuole essere parte e stirpe di ciascuno di noi. Allora, mentre la folla ascolta con desiderio, con interesse, volentieri, le parole di Gesù, ma noi come le ascoltiamo? Se lui vuole essere parte della nostra vita, essere stirpe con noi, essere in cammino con la nostra umanità, la nostra attesa da parte di Dio, non è semplicemente di toglierci dei problemi, ma diventa anche attesa di poter amare e di sentire nel cuore proprio quello che gli sta a cuore e che forse è quello che ci riguarderà sempre, cioè avere lo stesso cuore di Dio, avere un cuore così grande che sappia desiderare e amare anche chi non lo considera, forse è quello che sta succedendo a buona parte dell'umanità. 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Sì, perché la nostra fede non è un qualche cosa di naturale, cioè semplicemente un'ispirazione del cuore, mi sento che Dio sia così. No, si è fatto conoscere, si è manifestato, ci ha parlato. Per questo, guardate come il Vangelo oggi concentri proprio su come hai ascoltato che Dio parla e ti abbia parlato? Come? Allora, l'interrogazione che fa questo scriva, forse un po' per mettere alla prova Gesù, ma man mano che lo fa si rende conto di che risposta Gesù gli dà e, bene, qual è il comandamento? Cos'è veramente necessario fare per essere nel rapporto con Dio: Che cosa devo fare? È la parola che Gesù cita, il testo del Deuteronomio è ascolta. <br />Questo è il comando dato al popolo che Dio sia scelto, cioè a chi era stato chiamato a stare nella relazione con lui, tanto da crescere nella relazione. Voi sapete che se le relazioni ci sono, se tengono, è perché c'è un crescere nella conoscenza e nell'accoglienza reciproca e il popolo è chiamato a crescere nel rapporto con Dio. Come? Ascoltandolo. <br />E il centro dell'ascolto che cosa ci fa capire? Che se lo ascolti ti rendi conto che Dio è colui che ama con tutto se stesso e lui chiama così. È per questo che ti invita a fare lo stesso. Cioè, ma credo che sia abbastanza evidente anche per i genitori, il desiderio del bene per i figli che cosa comporta? Che ti metti in gioco con tutto il cuore, con tutta l'anima, la mente, le forze. Perché i tuoi figli possano attingere da questo e fare della loro vita il meglio. Bene, Dio ha fatto così. Ha fatto così. Ci chiama a fare così. Capite? Perché allora il peccato va a toccare proprio. Il non ascoltare più lui e quindi non mettersi in gioco con l'amore. <br />Chiediamo al Signore questo cuore docile, come è stato per questo scriba, che rendendosi conto della risposta di Gesù ha come un'esultanza nello spirito, ha una sintonia con il profondo del suo cuore che ha trovato in Gesù veramente la risposta. Dice è vero, non c'è sacrificio che tenga rispetto al mettersi in gioco con amore. Questo vale più di tutto. Ma noi ci crediamo?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72349415</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 17:59:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72349415/giovedi_4_6_26_9o.mp3" length="3431305" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ripartiamo sempre. La scelta della vita di fede è un ripartire realmente da come il Signore stesso si fa conoscere. Sì, perché la nostra fede non è un qualche cosa di naturale, cioè semplicemente un'ispirazione del cuore, mi sento che Dio sia così....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ripartiamo sempre. La scelta della vita di fede è un ripartire realmente da come il Signore stesso si fa conoscere. Sì, perché la nostra fede non è un qualche cosa di naturale, cioè semplicemente un'ispirazione del cuore, mi sento che Dio sia così. No, si è fatto conoscere, si è manifestato, ci ha parlato. Per questo, guardate come il Vangelo oggi concentri proprio su come hai ascoltato che Dio parla e ti abbia parlato? Come? Allora, l'interrogazione che fa questo scriva, forse un po' per mettere alla prova Gesù, ma man mano che lo fa si rende conto di che risposta Gesù gli dà e, bene, qual è il comandamento? Cos'è veramente necessario fare per essere nel rapporto con Dio: Che cosa devo fare? È la parola che Gesù cita, il testo del Deuteronomio è ascolta. <br />Questo è il comando dato al popolo che Dio sia scelto, cioè a chi era stato chiamato a stare nella relazione con lui, tanto da crescere nella relazione. Voi sapete che se le relazioni ci sono, se tengono, è perché c'è un crescere nella conoscenza e nell'accoglienza reciproca e il popolo è chiamato a crescere nel rapporto con Dio. Come? Ascoltandolo. <br />E il centro dell'ascolto che cosa ci fa capire? Che se lo ascolti ti rendi conto che Dio è colui che ama con tutto se stesso e lui chiama così. È per questo che ti invita a fare lo stesso. Cioè, ma credo che sia abbastanza evidente anche per i genitori, il desiderio del bene per i figli che cosa comporta? Che ti metti in gioco con tutto il cuore, con tutta l'anima, la mente, le forze. Perché i tuoi figli possano attingere da questo e fare della loro vita il meglio. Bene, Dio ha fatto così. Ha fatto così. Ci chiama a fare così. Capite? Perché allora il peccato va a toccare proprio. Il non ascoltare più lui e quindi non mettersi in gioco con l'amore. <br />Chiediamo al Signore questo cuore docile, come è stato per questo scriba, che rendendosi conto della risposta di Gesù ha come un'esultanza nello spirito, ha una sintonia con il profondo del suo cuore che ha trovato in Gesù veramente la risposta. Dice è vero, non c'è sacrificio che tenga rispetto al mettersi in gioco con amore. Questo vale più di tutto. 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Attraverso questa domanda finta, è soltanto una domanda che fanno a Gesù per cercare di coglierlo in difetto, per avere di chi accusarlo, Gesù invece molto liberamente ci apre lo scenario di che cos'è la vita, dono di Dio. Lui che è il Dio dei viventi, non dei morti, ricorda l'evento come abbiamo ascoltato di Mosè che è al “roveto ardente” (Es 3) quando gli chiede, vado dagli israeliti ma mi diranno chi ti ha mandato, e lui deve dire il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che erano vissuti centinaia di anni prima, ma come sono morti? No, la morte è semplicemente una porta da attraversare, si entra in una nuova condizione, per questo anche su questa domanda di chi sarà moglie, dice saranno come angeli, annunciatori. <br />Adesso si tratta di capire: annunciano che cosa? Qual è la speranza che ci muove nella vita? Oggi volendo proprio rendere grazie al Signore per la vita di Gian Paolo diciamo che lui per lunghi anni ha vissuto questo annuncio semplicemente mettendosi a servizio fuori di casa e in casa, in tutti i rapporti, avendo colto che il servizio era il suo modo di continuare ad annunciare quale speranza aveva nel cuore. Ma alla risurrezione dei morti cosa sarà? Forse oggi possiamo chiederci se la risurrezione fa già parte delle nostre scelte, cioè se vogliamo soltanto irridere il pensiero che ci sarà una ulteriorità, ognuno è libero di fare delle scelte, oppure sentire che in questa promessa, in questo annuncio che ci è stato dato riguardo al senso della nostra vita, tutti quelli che ci hanno preceduto nella vita terrena ora sono in una condizione di vita e di vita nuova. E questo annuncio non è soltanto un motivo di fiducia, di speranza per qualcuno, è l'attesa più profonda del cuore dell'uomo che tu non sia vanificato, reso inutile e scomparire come se niente fosse. Se, come chi ci ha preceduto, rimane nel cuore, nelle scelte, nella tua persona rimane presente, allora forse l'annuncio della risurrezione può costituire anche per noi un motivo di vera scelta. <br />Pensate a cosa dice nella prima lettura Paolo a Timoteo. Dice non soltanto di non vergognarsi di dare testimonianza al Signore, né di Paolo che gli ha trasmesso questo e che ora è prigioniero, ma l'invito è di soffrire insieme per il Vangelo. Cioè che quello che stai attraversando fa parte di un annuncio che ha a che fare con il Cristo risorto. <br />Cioè nel Vangelo, nella buona notizia, c'è una gioia che attraversa il tempo, i secoli, e già guarda non quello che verrà, quello che ti è già anticipato adesso e tu lo vivi nel tuo servizio. Ti ha anticipato qualcosa che sarà eterno, poi è chiaro arriverà il momento in cui ci sarà pienamente questa realtà, ma adesso ti è anticipato nella gioia. E questo credo e spero che possa essere per ciascuno di noi un vero motivo di riflessione e gratitudine, che qualche d'uno ci abbia anticipato nella vita e nell'amore, possa essere per noi come una strada abbattuta, un vero Angelo che ci indica la strada. <br />Lo è stato con le parole, con le scelte della vita, adesso forse lo sarà come un testimone che rimane presente nel nostro cuore. Per questo, come abbiamo detto nel Salmo, <i>a te Signore innalzo la mia preghiera,</i> oggi il cuore sia così, disposto ad alzarsi, a guardare le cose in una luce nuova, una luce che solo se guidati da Lui e da qualche testimone che ci precede, ci aiuterà a non perderci, a non distrarci nelle fatiche della vita, ma ad affrontarle sempre con infinito amore. <br />Possa essere per noi oggi una nuova scoperta, una nuova vocazione anche per ciascuno di noi, corrispondere all'amore con cui siamo amati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72326218</guid><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 16:38:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72326218/mercoledi_3_6_26_9o.mp3" length="6701417" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se non fosse ancora chiaro la prospettiva è la risurrezione! Ma uno si può chiedere, risurrezione, ma che c'entra? 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Lui che è il Dio dei viventi, non dei morti, ricorda l'evento come abbiamo ascoltato di Mosè che è al “roveto ardente” (Es 3) quando gli chiede, vado dagli israeliti ma mi diranno chi ti ha mandato, e lui deve dire il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che erano vissuti centinaia di anni prima, ma come sono morti? No, la morte è semplicemente una porta da attraversare, si entra in una nuova condizione, per questo anche su questa domanda di chi sarà moglie, dice saranno come angeli, annunciatori. <br />Adesso si tratta di capire: annunciano che cosa? Qual è la speranza che ci muove nella vita? Oggi volendo proprio rendere grazie al Signore per la vita di Gian Paolo diciamo che lui per lunghi anni ha vissuto questo annuncio semplicemente mettendosi a servizio fuori di casa e in casa, in tutti i rapporti, avendo colto che il servizio era il suo modo di continuare ad annunciare quale speranza aveva nel cuore. Ma alla risurrezione dei morti cosa sarà? Forse oggi possiamo chiederci se la risurrezione fa già parte delle nostre scelte, cioè se vogliamo soltanto irridere il pensiero che ci sarà una ulteriorità, ognuno è libero di fare delle scelte, oppure sentire che in questa promessa, in questo annuncio che ci è stato dato riguardo al senso della nostra vita, tutti quelli che ci hanno preceduto nella vita terrena ora sono in una condizione di vita e di vita nuova. E questo annuncio non è soltanto un motivo di fiducia, di speranza per qualcuno, è l'attesa più profonda del cuore dell'uomo che tu non sia vanificato, reso inutile e scomparire come se niente fosse. Se, come chi ci ha preceduto, rimane nel cuore, nelle scelte, nella tua persona rimane presente, allora forse l'annuncio della risurrezione può costituire anche per noi un motivo di vera scelta. <br />Pensate a cosa dice nella prima lettura Paolo a Timoteo. Dice non soltanto di non vergognarsi di dare testimonianza al Signore, né di Paolo che gli ha trasmesso questo e che ora è prigioniero, ma l'invito è di soffrire insieme per il Vangelo. Cioè che quello che stai attraversando fa parte di un annuncio che ha a che fare con il Cristo risorto. <br />Cioè nel Vangelo, nella buona notizia, c'è una gioia che attraversa il tempo, i secoli, e già guarda non quello che verrà, quello che ti è già anticipato adesso e tu lo vivi nel tuo servizio. Ti ha anticipato qualcosa che sarà eterno, poi è chiaro arriverà il momento in cui ci sarà pienamente questa realtà, ma adesso ti è anticipato nella gioia. E questo credo e spero che possa essere per ciascuno di noi un vero motivo di riflessione e gratitudine, che qualche d'uno ci abbia anticipato nella vita e nell'amore, possa essere per noi come una strada abbattuta, un vero Angelo che ci indica la strada. <br />Lo è stato con le parole, con le scelte della vita, adesso forse lo sarà come un testimone che rimane presente nel nostro cuore. Per questo, come abbiamo detto nel Salmo, <i>a te Signore innalzo la mia preghiera,</i> oggi il cuore sia così, disposto ad alzarsi, a guardare le cose in una luce nuova, una luce che solo se guidati da Lui e da qualche testimone che ci precede, ci aiuterà a non perderci, a non distrarci nelle fatiche della vita, ma ad affrontarle sempre con infinito amore. <br />Possa essere per noi oggi una nuova scoperta, una nuova vocazione anche per ciascuno di noi, corrispondere all'amore con cui siamo amati.]]></itunes:summary><itunes:duration>419</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d79609cac533b685977f27bbe559773f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi vive di approvazione diventa il riflesso degli altri. Se vivi dell'amore di Dio diventi te stesso e si vedrà. Martedì 2-6-26 9o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-vive-di-approvazione-diventa-il-riflesso-degli-altri-se-vivi-dell-amore-di-dio-diventi-te-stesso-e-si-vedra-martedi-2-6-26-9o--72304343</link><description><![CDATA[Ci si può avvicinare al Signore in tanti modi, lo sappiamo, ma sarebbe già solo questo interessante. Quali sono le vere motivazioni con cui io mi avvicino al Signore? È soltanto qualcosa di occasionale, di funzionale? È qualcosa di vitale? Beh, forse il modo con cui ci avviciniamo dice che cosa ci muove dentro, ed è per questo che alla domanda fatta con malizia a Gesù nel Vangelo, Gesù risponde con una sapienza che forse non soltanto a quel tempo ma anche adesso può destare non soltanto ammirazione di Lui, ma anche conversione a Lui. Perché la domanda sul pagare le tasse o meno per cercare di coglierlo in fallo a noi oggi può servire veramente per fare un passo diverso. <br />Anche a noi oggi chiede il Signore, ma non della moneta, ma di quello che abbiamo dentro il cuore. Tu, di chi porti l'immagine e quali parole hai nel cuore? Tu, perché questo dice davanti a chi stai vivendo, qual è la vita che ti interessa, quale volto hai? Un volto che semplicemente sta cercando di essere accolto da altri, allora cerchi di essere specchio di quello che ti si avvicina, oppure dentro di te hai colto il dono immenso di essere figlio amato, per cui quello che ti interessa è scoprire profondamente il volto di Dio che c'è dentro di te e ritrovare le parole che Lui ha detto a te, trovarle dentro. Perché sinché questo non accade forse non diamo valore a ciò che Dio continuamente vuole donarci e ravvivare nella nostra vita. <br />Se abbiamo scoperto qual è il volto di Cristo, non è semplicemente per sapere come girerà il mondo, ma per sentire che quel mondo lì ha a che fare con il tuo mondo interiore, e allora quell'amore che è in Cristo, quella benevolenza che è in Cristo, quelle parole che Cristo dice a te sono vero riferimento per il tuo cuore, sono quelle che tu dici, sono il volto che tu sei pronto a porgere ai tuoi fratelli?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72304343</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2026 19:09:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72304343/martedi_2_6_26_9o.mp3" length="3733071" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ci si può avvicinare al Signore in tanti modi, lo sappiamo, ma sarebbe già solo questo interessante. Quali sono le vere motivazioni con cui io mi avvicino al Signore? È soltanto qualcosa di occasionale, di funzionale? È qualcosa di vitale? Beh, forse...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci si può avvicinare al Signore in tanti modi, lo sappiamo, ma sarebbe già solo questo interessante. Quali sono le vere motivazioni con cui io mi avvicino al Signore? È soltanto qualcosa di occasionale, di funzionale? È qualcosa di vitale? Beh, forse il modo con cui ci avviciniamo dice che cosa ci muove dentro, ed è per questo che alla domanda fatta con malizia a Gesù nel Vangelo, Gesù risponde con una sapienza che forse non soltanto a quel tempo ma anche adesso può destare non soltanto ammirazione di Lui, ma anche conversione a Lui. Perché la domanda sul pagare le tasse o meno per cercare di coglierlo in fallo a noi oggi può servire veramente per fare un passo diverso. <br />Anche a noi oggi chiede il Signore, ma non della moneta, ma di quello che abbiamo dentro il cuore. Tu, di chi porti l'immagine e quali parole hai nel cuore? Tu, perché questo dice davanti a chi stai vivendo, qual è la vita che ti interessa, quale volto hai? Un volto che semplicemente sta cercando di essere accolto da altri, allora cerchi di essere specchio di quello che ti si avvicina, oppure dentro di te hai colto il dono immenso di essere figlio amato, per cui quello che ti interessa è scoprire profondamente il volto di Dio che c'è dentro di te e ritrovare le parole che Lui ha detto a te, trovarle dentro. Perché sinché questo non accade forse non diamo valore a ciò che Dio continuamente vuole donarci e ravvivare nella nostra vita. <br />Se abbiamo scoperto qual è il volto di Cristo, non è semplicemente per sapere come girerà il mondo, ma per sentire che quel mondo lì ha a che fare con il tuo mondo interiore, e allora quell'amore che è in Cristo, quella benevolenza che è in Cristo, quelle parole che Cristo dice a te sono vero riferimento per il tuo cuore, sono quelle che tu dici, sono il volto che tu sei pronto a porgere ai tuoi fratelli?]]></itunes:summary><itunes:duration>234</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>“Partecipi…” La gratitudine non nasce dal dovere, ma dalla scoperta di un dono.  Lunedì 01-06-26 9o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/partecipi-la-gratitudine-non-nasce-dal-dovere-ma-dalla-scoperta-di-un-dono-lunedi-01-06-26-9o--72283937</link><description><![CDATA[Parlare oggi di questa parabola di Gesù, i vignaioli omicidi, può sembrare un discorso proprio che non c'entri niente con la nostra vita. Però, se facciamo due conti, la vita che abbiamo da dove viene, chi ce l'ha data? Fosse anche soltanto un regalo di papà e la mamma, sarebbe un po' una fregatura perché sappiamo semplicemente che arriva la fine. Ma, se iniziamo a intravedere che c'è un dono più grande in questo, un dono che ha a che fare con chi ci precede tutti, e ci viene chiesto conto di come hai pensato di viverla? Cosa ne fai di questa vita? Allora, forse diventerà più chiaro che uccidere potrebbe essere buttare fuori dalla vigna, vuol dire forse semplicemente eliminare tutto ciò che per la nostra coscienza ha a che fare con quel dono ricevuto e che chiede semplicemente quel filo di relazione che è intimo a quel dono, ma non nel senso del dovere, devo rendere conto della mia vita, devo. <br />Questo potrebbe essere più psicologico. Ma se mi hai fatto un dono di questa vita, verso dove? Cioè a quale frutto porta? Che forse potrebbe essere semplicemente declinato come: l'amore con cui mi hai amato, che amore porta alla mia vita? Dov'è il dono? C'è un dono di cui io sento gratitudine, tanto da dire non come senso del dovere, ribadisco, ma come sovrabbondanza del cuore, sento la gioia di volerlo donare? <br />Allora si capisce che forse quei tanti inviati, come se fossero tanti annunci che in vario modo ci sono arrivati, ma noi possiamo averli semplicemente eliminati dalla nostra vita, metodicamente. <br />Mi piacerebbe in questo cogliere un aspetto che abbiamo ascoltato nella prima lettura, la seconda lettera di Pietro non si legge spesso, allora vorrei cogliere un aspetto che dice così, <i>egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi affinché per loro mezzo diventiate partecipi</i>, letteralmente (greco: metochoi) compartecipi, cioè sapere che riguardano lui e adesso anche noi <i>partecipi della natura divin</i>a. <br />Se solo ci fermassimo su questo versetto, <i>partecipi della natura divina</i>, ma non riguarda chissà quando in futuro, riguarda la nostra esistenza, già da prima, adesso e sempre. Questo dovrebbe essere per noi un vero motivo di riflessione perché altrimenti ci riempiamo la vita di un sacco di cose, ma forse per stordirci (e non soffrire di) questa incomprensione che la natura divina ci riguarda. vorrei dire che non sto diventando panteista in questo momento, come se ognuno di noi fosse un dio, partecipe della natura divina, ma piuttosto come quell'elemento che tutti ci rende veramente fratelli, figli, tanto che anche tutto ciò che anche la liturgia fa non è altro che un renderci sempre un po' alla volta, con pochi elementi che però sono parte di un tutto molto più grande, capaci di riconoscere, accogliere e rendere luminosa la nostra esistenza. <i>Partecipi della natura divina!<br />A</i>llora anziché diventare i persecutori, forse innanzitutto di un dio che pensiamo come uno che venga a toglierci anziché a donarci e poi di relazioni che sentiamo faticose quindi vanno prese un po' con le pinze, perché dobbiamo difenderci, l'essere partecipi della natura divina forse ci aiuterà anche a cogliere ogni giorno come un nuovo dono per acquisire dimestichezza con le grazie che il Signore sta già dando ma che vuole darci sempre più in pienezza e forse di questo abbiamo bisogno di indagare personalmente con sempre maggior interesse: quale dono Dio mi sta facendo oggi?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72283937</guid><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 19:59:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72283937/lunedi_01_06_26_9o.mp3" length="6041878" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Parlare oggi di questa parabola di Gesù, i vignaioli omicidi, può sembrare un discorso proprio che non c'entri niente con la nostra vita. Però, se facciamo due conti, la vita che abbiamo da dove viene, chi ce l'ha data? Fosse anche soltanto un regalo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parlare oggi di questa parabola di Gesù, i vignaioli omicidi, può sembrare un discorso proprio che non c'entri niente con la nostra vita. Però, se facciamo due conti, la vita che abbiamo da dove viene, chi ce l'ha data? Fosse anche soltanto un regalo di papà e la mamma, sarebbe un po' una fregatura perché sappiamo semplicemente che arriva la fine. Ma, se iniziamo a intravedere che c'è un dono più grande in questo, un dono che ha a che fare con chi ci precede tutti, e ci viene chiesto conto di come hai pensato di viverla? Cosa ne fai di questa vita? Allora, forse diventerà più chiaro che uccidere potrebbe essere buttare fuori dalla vigna, vuol dire forse semplicemente eliminare tutto ciò che per la nostra coscienza ha a che fare con quel dono ricevuto e che chiede semplicemente quel filo di relazione che è intimo a quel dono, ma non nel senso del dovere, devo rendere conto della mia vita, devo. <br />Questo potrebbe essere più psicologico. Ma se mi hai fatto un dono di questa vita, verso dove? Cioè a quale frutto porta? Che forse potrebbe essere semplicemente declinato come: l'amore con cui mi hai amato, che amore porta alla mia vita? Dov'è il dono? C'è un dono di cui io sento gratitudine, tanto da dire non come senso del dovere, ribadisco, ma come sovrabbondanza del cuore, sento la gioia di volerlo donare? <br />Allora si capisce che forse quei tanti inviati, come se fossero tanti annunci che in vario modo ci sono arrivati, ma noi possiamo averli semplicemente eliminati dalla nostra vita, metodicamente. <br />Mi piacerebbe in questo cogliere un aspetto che abbiamo ascoltato nella prima lettura, la seconda lettera di Pietro non si legge spesso, allora vorrei cogliere un aspetto che dice così, <i>egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi affinché per loro mezzo diventiate partecipi</i>, letteralmente (greco: metochoi) compartecipi, cioè sapere che riguardano lui e adesso anche noi <i>partecipi della natura divin</i>a. <br />Se solo ci fermassimo su questo versetto, <i>partecipi della natura divina</i>, ma non riguarda chissà quando in futuro, riguarda la nostra esistenza, già da prima, adesso e sempre. Questo dovrebbe essere per noi un vero motivo di riflessione perché altrimenti ci riempiamo la vita di un sacco di cose, ma forse per stordirci (e non soffrire di) questa incomprensione che la natura divina ci riguarda. vorrei dire che non sto diventando panteista in questo momento, come se ognuno di noi fosse un dio, partecipe della natura divina, ma piuttosto come quell'elemento che tutti ci rende veramente fratelli, figli, tanto che anche tutto ciò che anche la liturgia fa non è altro che un renderci sempre un po' alla volta, con pochi elementi che però sono parte di un tutto molto più grande, capaci di riconoscere, accogliere e rendere luminosa la nostra esistenza. <i>Partecipi della natura divina!<br />A</i>llora anziché diventare i persecutori, forse innanzitutto di un dio che pensiamo come uno che venga a toglierci anziché a donarci e poi di relazioni che sentiamo faticose quindi vanno prese un po' con le pinze, perché dobbiamo difenderci, l'essere partecipi della natura divina forse ci aiuterà anche a cogliere ogni giorno come un nuovo dono per acquisire dimestichezza con le grazie che il Signore sta già dando ma che vuole darci sempre più in pienezza e forse di questo abbiamo bisogno di indagare personalmente con sempre maggior interesse: quale dono Dio mi sta facendo oggi?]]></itunes:summary><itunes:duration>378</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il perdono non cancella la verità.  Cancella la distanza.  31-5-26 Trinità A</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-perdono-non-cancella-la-verita-cancella-la-distanza-31-5-26-trinita-a--72267203</link><description><![CDATA[Qualcuno sicuramente si sarà chiesto, ma la festa della Santissima Trinità, che c'è da dire oggi? Eh, la Trinità c'è sempre. Vi assicuro che tante grazie ci sono sempre, ma non sempre le cogliamo, non le sappiamo riconoscere e accogliere. Quindi, potremmo dire la stessa cosa, la festa della mamma, la festa del papà, non c'è sempre? Se è vero, tutti i giorni dovremmo averne un po' di riconoscenza e di presenza. La stessa cosa potremmo dirla oggi, perché conoscere Dio da quello che Lui dice di sé, perché noi possiamo dire quello che vogliamo di Lui, ma da dove l'ho imparato, chi te l'ha detto? Piuttosto proviamo a fare un piccolo sforzo di ascolto, di considerazione di quello che è la rivelazione di Dio a noi, di chi è Lui. <br />È Lui che ce lo dice. Per questo partirei un attimo dall'attenzione che il libro dell'Esodo fa, proprio sul fatto che Dio si faccia conoscere. Mosè parlava con Dio, posso dire la stessa cosa anche di noi, chi è che non parla con Dio? Sì. Lui parlava faccia a faccia. Diamo un po' che cosa significa questo. Perché il popolo tante volte tentennava, anzi, lì proprio ripetutamente è caduto anche nell'idolatria, pur essendo stato liberato dalla schiavitù. potremmo dire la stessa cosa di noi. Abbiamo ricevuto il battesimo, abbiamo ricevuto i sacramenti, riceviamo il perdono di Dio ogni volta che lo chiediamo, eppure c'è tanta distanza tra il rapporto con Dio a cui siamo chiamati e quello che viviamo. Per questo c'è questa presenza di Dio davanti a Mosè, dice che si ferma in una nube, quindi in una situazione non perfettamente comprensibile, una nube, e presso di Lui proclama il suo nome. Il nome è sempre un segno della presenza, dell'identità. Il Signore passa davanti a Mosè e proclama, il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. Questa è una dichiarazione non soltanto di identità, ma di relazione: Lui ci dice chi è nel rapporto con noi, dice che è misericordioso e pietoso. Mi permetto di dire rispetto a tanti che hanno manifestato un Dio giudice, un Dio sempre lì pronto a prenderti in fallo, un Dio che appena sbagli, tac, chissà cosa mi capita. Se ti dai una martellata sul piede, chissà cosa ti capita? Ti capita che ti farà male la martellata che ti sei data. Perché Dio è misericordioso e pietoso, lento all'ira. Mi piacerebbe dire la stessa cosa di noi, come Suoi figli, misericordiosi, pietosi, che vuol dire che stiamo vicini, siamo intimi, proprio attraverso un amore che sa perdonare ci facciamo intimi gli uni agli altri, lenti all'ira e ricchi di amore e di fedeltà. <br />E' come se avessi mangiato, non so, un babà adesso. Senti che gusto che c'ha. E' il gusto del sentirsi da parte di Dio chiamati ad una bellissima intimità e non ad una critica o a un giudizio. <br />Cosa che ce l'abbiamo sempre lì, pronte a dire ma adesso che succederà? Succede che Mosè ci dà un suggerimento, come si sta davanti a Dio. Si sta in un atteggiamento non di pretesa, ma di venerazione della sua presenza. Certe volte ci mettiamo sull'attenti semplicemente perché passa, non so, il Presidente della Repubblica, rispettabilissimo, però era il Presidente della Repubblica. Per il Papa c'è gente che (è pronta a fare chissà cosa) certo è il Papa, persone che svolgono dei compiti e dei ruoli e io li ringrazio con il cuore. Ma permettetemi, davanti a Dio, come stiamo adesso, come si sta in chiesa, come si sta nell'atteggiamento della preghiera, della relazione con Dio. Si sta nell'umiltà anche nella richiesta e qui Mosè ce lo dice: <i>Signore, se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi tu cammina in mezzo a noi. Siamo di dura cervice,</i> continuiamo a non capire, ma tu perdona. Tu il nostro peccato mettilo via, facci tua eredità. Questa è una bellissima dichiarazione d'amore. Vorremmo che tu sia sempre in mezzo a noi. Allora, se è vero diventa anche più semplice ascoltare il Vangelo di oggi. <br />Vorrei dare semplicemente una nota, perché c'è un'ulteriore dichiarazione di Dio riguardo all'amore che ha per gli uomini. Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, darlo. E il motivo per cui lui dà il Figlio è che si capisce che se dà la cosa più preziosa che ha insieme a quello che è la cosa più grande e più preziosa che ha, ci darà tutto il resto. Non è che ci dà quello ma non ti do nient'altro. Ti do la cosa più preziosa quindi ti do tutto. Ti do me stesso. <br />Allora, sembra una bella dichiarazione ma andiamo a vedere perché. Se abbiamo dei dubbi riguardo a che cosa voglia Dio nel rapporto con noi allora fa capire che la presenza del Figlio amato proprio nella natura umana è perché ogni uomo attraverso il Figlio possa iniziare a fare esperienza di che cosa voglia dire essere figli nel rapporto con Dio. Gesù gli dice io sono il Figlio ma tu sei con me. <br />Io sono con te perché anche tu viva da figlio. Ecco il dono dello Spirito Santo. E che cosa fa questo dono in noi? Ci aiuta a credere in questo amore. <br />Vorrei attualizzare un attimo questa cosa perché credere uno pensa semplicemente e dice sì so che Dio c'è. Attenzione anche il diavolo lo sa che Dio c'è, il diavolo lo sa benissimo. E il diavolo c'è sapete. <br />Basta pensare all'ultima volta che hai criticato qualcuno, hai giudicato qualcuno, hai capito cosa vuol dire fare esperienza che il diavolo c'è, c'è. Ogni volta che siccome non ti stanno andando le cose come tu spereresti sei triste, sei deluso, sei arrabbiato, c'è. Ok? Allora, davanti a questo dice che chi crede in lui non è condannato. <br />Adesso cercheremo di capire, ma chi non crede è già stato condannato. Da chi? Da chi è stato condannato? Perché non ha creduto nel nome dell'unigenito figlio di Dio. Da chi è stato condannato? E proprio la condanna è un qualche cosa a cui a volte non ci accorgiamo ma ci disponiamo noi stessi. <br />Nel momento in cui tu litighi con una persona e poi gli pianti un muro davanti alla faccia e basta, cosa hai fatto? Cos'è? E va proprio capita questa cosa perché rinunciare all'amore con cui siamo amati e perdonati semplicemente perché vuoi avere ragione su qualcuno o su qualcosa, la domanda è ma ti rendi conto? Vale la pena? Veramente desideri questo? E vuol dire non credere all'amore con cui sei amato e è come se uno ti dicesse guarda, tutto l'amore è per te, lo desideri? E tu gli dici sì però lui no, lei no. Perché se c'è lei io non vengo. Vi piace questa proposta? Allora, chi non crede si condanna a questa lontananza che tu impedisci allo spirito di fare della tua vita una comunione. <br />Per questo la festa della Santissima Trinità ci fa vedere come all'interno, dentro la vita di Dio c'è questo amore che tutto è capace di armonizzare. Addirittura tu puoi essere in una condizione anche di sofferenze fisiche grandi ma rimanere sempre in pace perché? Perché hai l'amore che ti accompagna all'interno della tua sofferenza. Per cui sembra una situazione di contraddizione assurda ma in realtà non lo è perché nella relazione d'amore tu sei pronto a portare quello che c'è, tutto quello che c'è. <br />L'amore che sempre accoglie e perdona Dio misericordioso e pietoso. A quel punto sarà anche l'uomo a immagini di Dio misericordioso e pietoso ed è quello che chiediamo oggi al Signore. Di aiutarci a non sentirci condannati a motivo della nostra poca fede ma a riaprirci a questo amore che crede e che quindi sperimenta proprio le parole che lui ci dice. Il mondo sia salvato per mezzo di lui. Quella parte del mondo che tu porti dentro il cuore e che contraddice a volte la presenza di Dio senti che è salvata. Cioè che l'amore entra lì dentro e trasforma in dolcezza ciò che prima sembrava soltanto durezza e chiusura. <br />A questa grazia di Dio rispondiamo con il nostro cuore veramente disponibile alla novità di vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72267203</guid><pubDate>Sun, 31 May 2026 21:59:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72267203/31_5_26_trinita_a.mp3" length="12676144" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Qualcuno sicuramente si sarà chiesto, ma la festa della Santissima Trinità, che c'è da dire oggi? Eh, la Trinità c'è sempre. Vi assicuro che tante grazie ci sono sempre, ma non sempre le cogliamo, non le sappiamo riconoscere e accogliere. 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Mosè parlava con Dio, posso dire la stessa cosa anche di noi, chi è che non parla con Dio? Sì. Lui parlava faccia a faccia. Diamo un po' che cosa significa questo. Perché il popolo tante volte tentennava, anzi, lì proprio ripetutamente è caduto anche nell'idolatria, pur essendo stato liberato dalla schiavitù. potremmo dire la stessa cosa di noi. Abbiamo ricevuto il battesimo, abbiamo ricevuto i sacramenti, riceviamo il perdono di Dio ogni volta che lo chiediamo, eppure c'è tanta distanza tra il rapporto con Dio a cui siamo chiamati e quello che viviamo. Per questo c'è questa presenza di Dio davanti a Mosè, dice che si ferma in una nube, quindi in una situazione non perfettamente comprensibile, una nube, e presso di Lui proclama il suo nome. Il nome è sempre un segno della presenza, dell'identità. Il Signore passa davanti a Mosè e proclama, il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. Questa è una dichiarazione non soltanto di identità, ma di relazione: Lui ci dice chi è nel rapporto con noi, dice che è misericordioso e pietoso. Mi permetto di dire rispetto a tanti che hanno manifestato un Dio giudice, un Dio sempre lì pronto a prenderti in fallo, un Dio che appena sbagli, tac, chissà cosa mi capita. Se ti dai una martellata sul piede, chissà cosa ti capita? Ti capita che ti farà male la martellata che ti sei data. Perché Dio è misericordioso e pietoso, lento all'ira. Mi piacerebbe dire la stessa cosa di noi, come Suoi figli, misericordiosi, pietosi, che vuol dire che stiamo vicini, siamo intimi, proprio attraverso un amore che sa perdonare ci facciamo intimi gli uni agli altri, lenti all'ira e ricchi di amore e di fedeltà. <br />E' come se avessi mangiato, non so, un babà adesso. Senti che gusto che c'ha. E' il gusto del sentirsi da parte di Dio chiamati ad una bellissima intimità e non ad una critica o a un giudizio. <br />Cosa che ce l'abbiamo sempre lì, pronte a dire ma adesso che succederà? Succede che Mosè ci dà un suggerimento, come si sta davanti a Dio. Si sta in un atteggiamento non di pretesa, ma di venerazione della sua presenza. Certe volte ci mettiamo sull'attenti semplicemente perché passa, non so, il Presidente della Repubblica, rispettabilissimo, però era il Presidente della Repubblica. Per il Papa c'è gente che (è pronta a fare chissà cosa) certo è il Papa, persone che svolgono dei compiti e dei ruoli e io li ringrazio con il cuore. Ma permettetemi, davanti a Dio, come stiamo adesso, come si sta in chiesa, come si sta nell'atteggiamento della preghiera, della relazione con Dio. Si sta nell'umiltà anche nella richiesta e qui Mosè ce lo dice: <i>Signore, se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi tu cammina in mezzo a noi. Siamo di dura cervice,</i> continuiamo a non capire, ma tu perdona. Tu il nostro peccato mettilo via, facci tua eredità. Questa è una bellissima dichiarazione d'amore. Vorremmo che tu sia sempre in mezzo a noi. Allora, se è vero diventa anche più semplice ascoltare il Vangelo di oggi. <br />Vorrei dare semplicemente una nota, perché c'è un'ulteriore dichiarazione di Dio...]]></itunes:summary><itunes:duration>793</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gesù non ha paura di purificare il Tempio, noi spesso abbiamo paura di lasciarci purificare. Venerdì 29-5-26 8o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gesu-non-ha-paura-di-purificare-il-tempio-noi-spesso-abbiamo-paura-di-lasciarci-purificare-venerdi-29-5-26-8o--72223553</link><description><![CDATA[La parola di Dio, come vedete, è sempre immensa, dà nutrimento e spazio per tutta la nostra vita, e proprio partendo da questa espressione della lettera di Pietro, ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio, cioè quello che sei non lo sei solo per te, ricordando che poi la carità copre una moltitudine di peccati, è un'espressione che dovremmo capitalizzarla questa, conservate tra voi una carità fervente perché la carità copre una moltitudine di peccati. Pensate a quante applicazioni possa avere questa espressione, peccati i miei, i peccati degli altri, la carità copre, tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Vi ricordate anche San Paolo ha queste espressioni riguardo alla carità (1Cor 13). <br />Io già soltanto su questo mi potrei fermare per dire che forse tutto ciò che non viene dalla fede e dalla carità serve? Sì a dividerci, si presta molto a dividerci, però se viene dalla fede e dalla carità, la fede che sposta le montagne, diceva il Vangelo di oggi, e la carità che tutto copre, direi che non ci saranno mai problemi, cioè i problemi che vengono sono delle opportunità, delle occasioni per dire, bene, mettiamo subito in pratica la fede e la carità. Se non lo facciamo, capite che cos'è il Vangelo di oggi: pensate che botta, Gesù entra, ormai è sera, vede il Tempio, e niente, torna via a Betania. La mattina dopo si avvicina a questo fico non c’è nessun frutto, lo maledice, dopo un attimo è seccato. Va nel Tempio che cosa fa? Continua a maledire? No, semplicemente dice che cosa state facendo, scaccia tutti fuori quelli che stanno facendo altro riguardo a quello che è il Tempio, ed è un segno profetico: Tempio di Dio che siete voi, che cosa sta al centro della vita di ciascuno di noi? Se poco poco facciamo entrare Cristo si capisce che tutto ciò che non ha a che fare realmente con una vita che viene, dono suo, vissuta con amore e con fede, allora ha bisogno di essere veramente purificato, ma guardate che non c'è problema, non lo fai tu, lo fa lui, tu fai entrare lui, ci pensa lui a buttare fuori quello che non c'entra, perché altrimenti iniziano dei volontarismi, delle voglie di fare noi delle cose che facciamo dei danni immensi a noi stessi e agli altri, perché non verranno né dalla fede né dalla carità. Su questo vorrei che ponessimo un attimo di attenzione, altrimenti nella nostra vita chi abita? chi stiamo servendo con la nostra vita? Prima chiediamoci chi e secondo che cosa, di conseguenza, che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo mettendo al centro? Se ci facciamo due domande e proviamo a darci due risposte, tante cose diventeranno luminose e altre scompariranno. <br />Tutti i nostri orgogli, permalosità, li mettiamo subito da parte perché si concentra l, è Cristo? L'ho messo fuori per mettere al centro la mia idea, me stesso in questo, queste cose che io penso siano opportune e facciamo i nostri macelli. Lasciamo che veramente Cristo sia al centro del tempio della nostra vita e tutto per noi sarà un mondo. Credo che a quel punto si capisce meglio che i frutti vengono da qui, altrimenti ci saranno soltanto tante tribolazioni che ci ricorderanno che quello che manca è proprio questo. <br />Quindi con gratitudine oggi accogliamo queste parole, fonte di vita e di libertà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72223553</guid><pubDate>Fri, 29 May 2026 10:22:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72223553/venerd_29_5_26_8o.mp3" length="4617891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La parola di Dio, come vedete, è sempre immensa, dà nutrimento e spazio per tutta la nostra vita, e proprio partendo da questa espressione della lettera di Pietro, ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri come buoni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La parola di Dio, come vedete, è sempre immensa, dà nutrimento e spazio per tutta la nostra vita, e proprio partendo da questa espressione della lettera di Pietro, ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio, cioè quello che sei non lo sei solo per te, ricordando che poi la carità copre una moltitudine di peccati, è un'espressione che dovremmo capitalizzarla questa, conservate tra voi una carità fervente perché la carità copre una moltitudine di peccati. Pensate a quante applicazioni possa avere questa espressione, peccati i miei, i peccati degli altri, la carità copre, tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Vi ricordate anche San Paolo ha queste espressioni riguardo alla carità (1Cor 13). <br />Io già soltanto su questo mi potrei fermare per dire che forse tutto ciò che non viene dalla fede e dalla carità serve? Sì a dividerci, si presta molto a dividerci, però se viene dalla fede e dalla carità, la fede che sposta le montagne, diceva il Vangelo di oggi, e la carità che tutto copre, direi che non ci saranno mai problemi, cioè i problemi che vengono sono delle opportunità, delle occasioni per dire, bene, mettiamo subito in pratica la fede e la carità. Se non lo facciamo, capite che cos'è il Vangelo di oggi: pensate che botta, Gesù entra, ormai è sera, vede il Tempio, e niente, torna via a Betania. La mattina dopo si avvicina a questo fico non c’è nessun frutto, lo maledice, dopo un attimo è seccato. Va nel Tempio che cosa fa? Continua a maledire? No, semplicemente dice che cosa state facendo, scaccia tutti fuori quelli che stanno facendo altro riguardo a quello che è il Tempio, ed è un segno profetico: Tempio di Dio che siete voi, che cosa sta al centro della vita di ciascuno di noi? Se poco poco facciamo entrare Cristo si capisce che tutto ciò che non ha a che fare realmente con una vita che viene, dono suo, vissuta con amore e con fede, allora ha bisogno di essere veramente purificato, ma guardate che non c'è problema, non lo fai tu, lo fa lui, tu fai entrare lui, ci pensa lui a buttare fuori quello che non c'entra, perché altrimenti iniziano dei volontarismi, delle voglie di fare noi delle cose che facciamo dei danni immensi a noi stessi e agli altri, perché non verranno né dalla fede né dalla carità. Su questo vorrei che ponessimo un attimo di attenzione, altrimenti nella nostra vita chi abita? chi stiamo servendo con la nostra vita? Prima chiediamoci chi e secondo che cosa, di conseguenza, che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo mettendo al centro? Se ci facciamo due domande e proviamo a darci due risposte, tante cose diventeranno luminose e altre scompariranno. <br />Tutti i nostri orgogli, permalosità, li mettiamo subito da parte perché si concentra l, è Cristo? L'ho messo fuori per mettere al centro la mia idea, me stesso in questo, queste cose che io penso siano opportune e facciamo i nostri macelli. Lasciamo che veramente Cristo sia al centro del tempio della nostra vita e tutto per noi sarà un mondo. Credo che a quel punto si capisce meglio che i frutti vengono da qui, altrimenti ci saranno soltanto tante tribolazioni che ci ricorderanno che quello che manca è proprio questo. <br />Quindi con gratitudine oggi accogliamo queste parole, fonte di vita e di libertà.]]></itunes:summary><itunes:duration>289</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede non è avere tutte le risposte, è continuare a chiamare Gesù anche quando gli altri ti dicono che non serve.  Giovedì 28-5-26 8o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-e-avere-tutte-le-risposte-e-continuare-a-chiamare-gesu-anche-quando-gli-altri-ti-dicono-che-non-serve-giovedi-28-5-26-8o--72204441</link><description><![CDATA[<br />Oggi il maestro teologo è un cieco, cieco non vedente, ma sappiamo che la cecità non riguarda semplicemente gli occhi, ma gli occhi del cuore, cioè cosa vede il tuo cuore, la tua intelligenza, il centro della tua persona, che cosa vede? Perché se non riesce a vedere come accade per quest'uomo, giace lungo la strada, nel cammino della vita giace, è fermo lì. D'altronde chi non vede come fa ad andare se nessuno gli indica la strada? Però questa è anche la condizione dell'umanità nel momento in cui pensa di sapere e ripetutamente cade e si fa male. Dopo che ti sei fatto male un po' di volte stai fermo. Quelli che vengono chiamati i blocchi interiori, è bloccato interiormente, cosa possiamo fare? Beh, io dico che questo è veramente un teologo oggi perché fa una professione di fede, e la fa mentre tutti gli dicono taci, che è la cosa ancora più difficile, perché avessi il sostegno degli altri, l'aiuto, allora tu dici, anche se sono un po' incerto, ma gli altri mi aiutano. No, gli altri addirittura gli danno contro. Taci. <br />Però, come le vere comprensioni che abbiamo nella fede, anche se qualcuno cerca di farci tacere, non possiamo tacere. Perché nel momento in cui la tua speranza, il Dio della speranza che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo sia con tutti voi, ricordate la preghiera iniziale di oggi nella messa, cioè la speranza ti fa vedere ciò che è invisibile. Però è veramente un motore interiore che ti spinge, tant'è che nel momento in cui continui a gridare e a fare quella professione di fede riconoscendo in Gesù il figlio di Davide, cioè il Messia atteso, Gesù si ferma, chiamatelo, e lui butta via tutto pur di andargli incontro. <br />E anche su questo, secondo me, dovremmo fare verifica, perché a volte non siamo capaci di buttare via niente, neanche le robe ormai inutilizzabili. Allora lui il suo mantello, che vuol dire forse l'unica cosa che aveva, il mantello era quello che ti serviva anche per coprirti alla notte, ma vabbè, è anche il segno della sapienza il mantello, però è pronto a buttare via la sua sapienza pur di andare incontro a Gesù che gli fa una sola domanda, cosa vuoi che io faccia per te? Come ti giochi questo Jolly?  Lui ha capito una cosa soltanto, che è il bisogno di vedere, vedere che senso ha la sua vita, vedere che scelte fare. Non so se oggi ci avete pensato, stamattina, ma io cosa desidero veramente? cosa vedo come direzione della mia vita? l'opportunità, e che cosa sono pronto a mettere in gioco per andare in questa direzione? perché questo il Signore lo vede come un atto di fede. <br />La tua fede ti ha salvato, è certo che il Signore ci salva, ma ci salva in base alla fede che abbiamo, se non abbiamo fede anche i doni che ci fa noi li lasciamo cadere.  Penso a come tante volte anche il dono di essere un'umanità che potrebbe camminare insieme per un bene comune venga messo da parte perché ci sono altri interessi, e noi per interessi particolari siamo pronti a fare dei danni immensi, anche i capi di Stato oggi hanno delle grandi responsabilità in questo senso. Però noi dovremmo continuare a pregare proprio perché a un certo punto anche i più ciechi facciano un atto di fede e vedano. <br />Tant'è che Gesù non gli dice neanche seguimi, è lui che a un certo punto si rende conto e lo segue, subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada, adesso vede davvero.  Allora proprio per fare delle scelte di fede luminose proviamo a ripartire dalla luce che il Signore ha messo già nella nostra vita per farla diventare un atto di fede, non contro gli altri, non perché ho ragione io, no, un atto di fede perché davvero la luce del Signore sia guida ai nostri pensieri, parole, opere e sappiamo veramente viverla nella prospettiva in cui ce la dà, come quell'opportunità di creare nuove strade nelle quali camminare insieme.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72204441</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 09:42:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72204441/gioved_28_5_26_8o.mp3" length="5735931" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi il maestro teologo è un cieco, cieco non vedente, ma sappiamo che la cecità non riguarda semplicemente gli occhi, ma gli occhi del cuore, cioè cosa vede il tuo cuore, la tua intelligenza, il centro della tua persona, che cosa vede? 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Beh, io dico che questo è veramente un teologo oggi perché fa una professione di fede, e la fa mentre tutti gli dicono taci, che è la cosa ancora più difficile, perché avessi il sostegno degli altri, l'aiuto, allora tu dici, anche se sono un po' incerto, ma gli altri mi aiutano. No, gli altri addirittura gli danno contro. Taci. <br />Però, come le vere comprensioni che abbiamo nella fede, anche se qualcuno cerca di farci tacere, non possiamo tacere. Perché nel momento in cui la tua speranza, il Dio della speranza che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo sia con tutti voi, ricordate la preghiera iniziale di oggi nella messa, cioè la speranza ti fa vedere ciò che è invisibile. Però è veramente un motore interiore che ti spinge, tant'è che nel momento in cui continui a gridare e a fare quella professione di fede riconoscendo in Gesù il figlio di Davide, cioè il Messia atteso, Gesù si ferma, chiamatelo, e lui butta via tutto pur di andargli incontro. <br />E anche su questo, secondo me, dovremmo fare verifica, perché a volte non siamo capaci di buttare via niente, neanche le robe ormai inutilizzabili. Allora lui il suo mantello, che vuol dire forse l'unica cosa che aveva, il mantello era quello che ti serviva anche per coprirti alla notte, ma vabbè, è anche il segno della sapienza il mantello, però è pronto a buttare via la sua sapienza pur di andare incontro a Gesù che gli fa una sola domanda, cosa vuoi che io faccia per te? Come ti giochi questo Jolly?  Lui ha capito una cosa soltanto, che è il bisogno di vedere, vedere che senso ha la sua vita, vedere che scelte fare. Non so se oggi ci avete pensato, stamattina, ma io cosa desidero veramente? cosa vedo come direzione della mia vita? l'opportunità, e che cosa sono pronto a mettere in gioco per andare in questa direzione? perché questo il Signore lo vede come un atto di fede. <br />La tua fede ti ha salvato, è certo che il Signore ci salva, ma ci salva in base alla fede che abbiamo, se non abbiamo fede anche i doni che ci fa noi li lasciamo cadere.  Penso a come tante volte anche il dono di essere un'umanità che potrebbe camminare insieme per un bene comune venga messo da parte perché ci sono altri interessi, e noi per interessi particolari siamo pronti a fare dei danni immensi, anche i capi di Stato oggi hanno delle grandi responsabilità in questo senso. Però noi dovremmo continuare a pregare proprio perché a un certo punto anche i più ciechi facciano un atto di fede e vedano. <br />Tant'è che Gesù non gli dice neanche seguimi, è lui che a un certo punto si rende conto e lo segue, subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada, adesso vede davvero.  Allora proprio per fare delle scelte di fede luminose proviamo a ripartire dalla luce che il Signore ha messo già nella nostra vita per farla diventare un atto di fede, non contro gli altri, non perché ho ragione io, no, un atto di fede perché davvero la luce del Signore sia guida ai nostri pensieri, parole, opere e sappiamo veramente viverla nella prospettiva in cui ce la dà, come quell'opportunità di creare nuove strade nelle quali camminare insieme.]]></itunes:summary><itunes:duration>359</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il problema non è desiderare qualcosa di grande, ma voler essere grandi senza imparare a servire.   Mercoledì 27-5-26 8o</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-problema-non-e-desiderare-qualcosa-di-grande-ma-voler-essere-grandi-senza-imparare-a-servire-mercoledi-27-5-26-8o--72182599</link><description><![CDATA[Io vi chiedo solo pochi istanti, però sapete che su queste letture ci sarebbe da respirare a lungo. Un po' come quando uno arriva lì nella pineta, sente il profumo, respira, sente che i polmoni proprio ringraziano. Allora, qui c'è una scuola di vita, partiamo dal Vangelo, una scuola di vita immensa. <br />Perché la gara per essere primi di solito porta a delle pugnalate in qua in là, in vario modo. Non entro perché queste le sappiamo già, ma la gara a cui il Signore Gesù ci sta invitando, quella che è la sua vita, l'avete sentito esplicitamente, che il figlio dell'uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Di solito per chi vuole servire non c'è molta coda da fare, molta fila, devi aspettare chissà quanto. Avete presente? Servire è sempre possibile!  Allora la domanda è di che spirito sei, da che cosa sei motivato nelle cose? Perché Noi possiamo partire anche con i migliori auspici di metterci a servizio e poi invece vogliamo fare il nostro regno, vogliamo la nostra gloria. Qualunque sia, non mi interessa.  Qua il Signore dice attento perché ne perdi la gioia, ne perdi la pace, perdi la prospettiva. E guardate, non è che Gesù sta parlando a gente che non va mai a messa, lo sta dicendo ai dodici, all'élite, alla crème, a noi che desideriamo vivere il Vangelo e andiamo a messa tutti i giorni. Casomai uno pensi no, questo lo sta dicendo ad altri: no, a noi. <br />Allora, riprendo dalla prima lettera di Pietro perché c'è un'espressione che secondo me è fondamentale per la vita cristiana. Perché dice così Pietro, dopo aver purificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità, già qua diamo una bella scremata, tutti i nostri pensieri ne avanzano poco, l'obbedienza alla verità mette già via un sacco di cose, ma superato questa fase, dice, per amarvi sinceramente come fratelli, vi fa pensare a qualcosa questa espressione? Per amarvi sinceramente come fratelli, è il primo comando che ci ha dato, amare i fratelli, amare il prossimo. Amare, questo è il comando che Dio ci ha dato. Ecco, per amare veramente cosa dobbiamo fare? Amatevi intensamente di vero cuore gli uni agli altri, rigenerati, non da seme corruttibile, che vuol dire da tutti i nostri pensieri, no, ma per mezzo della parola di Dio, viva ed eterna, quindi siamo al posto giusto. La parola di Dio ci dà la luce con cui vedere come stanno veramente le cose. Quando ce la raccontiamo nella nostra testa, la realtà è diversa. <br />Allora, io questo ve lo consiglio come un testo di meditazione che purifica il cuore in tanti momenti della vita, ma quando poi ti trovi davanti al fatto che, come i discepoli, anche nella nostra vita, poi ci sono le fatiche relazionali, perché gli altri dieci si arrabbiano con Giacomo e Giovanni che hanno fatto questa richiesta, che vogliono sedersi nella gloria di Gesù a destra e a sinistra, perché si arrabbiano? Perché? Perché loro sì e io no? E io ritorno alla cosa iniziale. Se vuoi servire, partecipi nella vita del Cristo, perché lui è venuto per questo, ma servire non vuol dire avere gloria dagli altri, ma partecipare, permettetemelo, del disprezzo di Dio. Cioè, un Dio che si mette a servire, un Dio crocifisso, non è amato né rispettato. <br />Se tu stai nella passione con lui capisci di che sto parlando, se invece cerchi la gloria non capisci, continuerai a non capire. Però non capisci neanche la vita. E non capisci perché dovremmo essere contenti a un certo punto che anche la vita si compie, semplicemente perché è finita le forze e le energie, oppure per avere il vero coronamento. <br />Cioè che noi qui stiamo imparando ad amare, ma per arrivare veramente a partecipare dell'amore di Dio in modo pieno. Quindi è anche normale che a un certo punto passiamo le consegne alle nuove generazioni, che di solito le prendono e le mettono da parte, perché dicono vabbè, grazie, adesso però voglio scegliere io. Avete presente, l'abbiamo fatto tutti questi errori. Questo ci riguarda a tutti. A suo tempo diciamo no, adesso devo subire, ma appena possibile… Poi arriviamo noi a fare le stesse cose di prima, riprendiamo effettivamente a fare quello che anche altri hanno fatto prima e a non essere considerati dalle nuove generazioni. E sembra che la cosa rigiri sempre così. <br />Beh, scusate la lungaggine, ma qui Gesù dice ma tu vuoi veramente partecipare della mia vita? Bere il calice che io bevo? Essere immerso, battesimo no? Essere immerso nella vita in cui io sono immerso. Perché lui è battezzato nel suo sangue, ha dato la vita. Bene, questo sarà possibile se lo vuoi. Non è detto in modo cruento come Gesù, ma a volte in modo incruento come succede nella vita fraterna. Perché nella vita fraterna chi non soffre vuol dire che sta facendo i fatti suoi. Solo chi ama e continua ad amare sta facendo proprio la volontà di Dio. E in questo abbiamo tutti grandi possibilità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72182599</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 10:10:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72182599/mercoled_27_5_26_8o.mp3" length="6627438" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Io vi chiedo solo pochi istanti, però sapete che su queste letture ci sarebbe da respirare a lungo. 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Servire è sempre possibile!  Allora la domanda è di che spirito sei, da che cosa sei motivato nelle cose? Perché Noi possiamo partire anche con i migliori auspici di metterci a servizio e poi invece vogliamo fare il nostro regno, vogliamo la nostra gloria. Qualunque sia, non mi interessa.  Qua il Signore dice attento perché ne perdi la gioia, ne perdi la pace, perdi la prospettiva. E guardate, non è che Gesù sta parlando a gente che non va mai a messa, lo sta dicendo ai dodici, all'élite, alla crème, a noi che desideriamo vivere il Vangelo e andiamo a messa tutti i giorni. Casomai uno pensi no, questo lo sta dicendo ad altri: no, a noi. <br />Allora, riprendo dalla prima lettera di Pietro perché c'è un'espressione che secondo me è fondamentale per la vita cristiana. Perché dice così Pietro, dopo aver purificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità, già qua diamo una bella scremata, tutti i nostri pensieri ne avanzano poco, l'obbedienza alla verità mette già via un sacco di cose, ma superato questa fase, dice, per amarvi sinceramente come fratelli, vi fa pensare a qualcosa questa espressione? Per amarvi sinceramente come fratelli, è il primo comando che ci ha dato, amare i fratelli, amare il prossimo. Amare, questo è il comando che Dio ci ha dato. Ecco, per amare veramente cosa dobbiamo fare? Amatevi intensamente di vero cuore gli uni agli altri, rigenerati, non da seme corruttibile, che vuol dire da tutti i nostri pensieri, no, ma per mezzo della parola di Dio, viva ed eterna, quindi siamo al posto giusto. La parola di Dio ci dà la luce con cui vedere come stanno veramente le cose. Quando ce la raccontiamo nella nostra testa, la realtà è diversa. <br />Allora, io questo ve lo consiglio come un testo di meditazione che purifica il cuore in tanti momenti della vita, ma quando poi ti trovi davanti al fatto che, come i discepoli, anche nella nostra vita, poi ci sono le fatiche relazionali, perché gli altri dieci si arrabbiano con Giacomo e Giovanni che hanno fatto questa richiesta, che vogliono sedersi nella gloria di Gesù a destra e a sinistra, perché si arrabbiano? Perché? Perché loro sì e io no? E io ritorno alla cosa iniziale. Se vuoi servire, partecipi nella vita del Cristo, perché lui è venuto per questo, ma servire non vuol dire avere gloria dagli altri, ma partecipare, permettetemelo, del disprezzo di Dio. Cioè, un Dio che si mette a servire, un Dio crocifisso, non è amato né rispettato. <br />Se tu stai nella passione con lui capisci di che sto parlando, se invece cerchi la gloria non capisci, continuerai a non capire. Però non capisci neanche la vita. E non capisci perché dovremmo essere contenti a un certo punto che anche la vita si compie, semplicemente perché è finita le forze e le energie, oppure per avere il vero coronamento. <br />Cioè che noi qui stiamo imparando ad amare, ma per arrivare veramente a partecipare dell'amore di Dio in modo pieno. Quindi è anche normale che a un certo punto passiamo le consegne alle nuove generazioni, che di solito le prendono e le mettono da parte, perché dicono vabbè, grazie, adesso però voglio scegliere io. Avete presente, l'abbiamo fatto tutti questi errori. Questo ci riguarda a tutti. 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E qui l'invito è appunto a cingere i fianchi della mente, che vuol dire essere obbedienti, perché si è obbedienti con la testa. <br />Cingere i fianchi della mente sobri, restando sobri, cioè senza inebriarsi di tante cose che poi ti fanno perdere il lume delle cose che stai facendo, per porre la speranza in quella grazia che il Signore ci darà, ma già ci dà. Ecco perché è così importante questo brano, accanto a questo brano del Vangelo, perché la domanda che fa Pietro, e Pietro probabilmente aveva veramente lasciato non soltanto le reti, le barche, ma anche la famiglia, dice ma noi che abbiamo lasciato tutto, che cosa ne abbiamo? E questa è una domanda che forse può riguardare anche tanti di noi nelle scelte di vita che stiamo facendo. Noi abbiamo probabilmente lasciato tante cose per intraprendere un cammino di fede in cui cerchiamo di seguire il Signore dedicando energie, tempo, cose materiali. E Gesù risponde che chi ha lasciato riceve cento volte tanto sia in rapporti sia in cose materiali, e devo dire che cento non vuol dire semplicemente moltiplicare per cento, cento vuol dire una totalità. Tutto quello che sei, tutto quello che hai, ce l'hai totale insieme a persecuzioni. E mi vorrei fermare un attimo su questo insieme a persecuzioni, che noi spesso pensiamo che siano le persecuzioni di qualcuno che non accetta Cristo, cioè di qualcuno che non vive di fede, qualcuno che ci osteggia per cose, perché proprio è fuori. <br />In realtà possono essere proprio quei fratelli e quelle sorelle che ci aiutano a vivere nella persecuzione, cioè nel contrasto tra il mio punto di vista e il loro, mi aiutano veramente a lasciare la mentalità di prima: come figli obbedienti non conformatevi ai desideri di un tempo quando eravate nell'ignoranza, ma come il santo che vi ha chiamati diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto sarete santi perché io sono santo, diceva la 1Pietro. Che vuol dire? Che lasciare la mentalità di prima dove io mi approprio di cose, di situazioni e lì vivo secondo la mentalità di questo mondo. <br />Lui dice di lasciarla. Per avere veramente una novità di vita nel Vangelo, nel rapporto con Cristo, nel rapporto con i fratelli, l'altra mentalità in un certo senso è sempre lì, sbisciante come un serpente, si insinua. Allora bisogna dire no, non è roba mia, non sono cose mie. <br />Cioè non mi approprio effettivamente nella prospettiva dell'essere nel rapporto con Cristo il cento volte tanto e veramente il sentire la libertà di partecipare del dono che il Signore mi fa, lì dove me lo fa, che non è fatto più di cose ma di quelle relazioni nelle quali tutto ricevo in un modo nuovo. Allora la persecuzione forse potrebbe essere anche un'opportunità, e mi sembra di poterlo dire tante volte. Perché stando dentro la vita cristiana questo si capisce, che man mano che sei veramente in dei rapporti di fede, tante tue presunzioni le devi lasciare, altrimenti la nostra presunzione ci mette l'uno contro l'altra, e lì finisce tutto. Invece il Signore dice guarda con me, cento volte tanto. E questo ti dà la possibilità di capire come la vita eterna è già iniziata. Perché quando vivi così senti che tutto è per te anche se tu non te ne appropri. Lo vivi come se fosse appunto partecipato, ne partecipi anche tu, ma non è roba tua, non sono cose tue, sono cose che comunque hanno a che fare con questo mondo, quindi le lasciamo qua. Ma abbiamo un'appartenenza, è quel rapporto che fa per noi la salvezza, il rapporto con Cristo, come abbiamo ricevuto la vita in Cristo così quella vita in Cristo ci porta avanti, ci fa camminare. <br />Così arriveremo alla fine dei nostri giorni, che siano pochi o tanti, non importa, ma arriveremo liberi dalle cose e pieni di Cristo. Il Signore ci conceda di entrare così in questa giornata con una grande gratitudine perché anche oggi ce ne dà la possibilità di essere veramente come Lui, figli amati e pronti a farsi dono.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72165492</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 08:56:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72165492/marted_26_5_26_8o.mp3" length="6399651" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Credo possa essere veramente di consolazione oggi ascoltare questo brano del Vangelo, anche aiutati dal testo di Pietro. La prima lettera di Pietro è una bellissima catechesi, sono cinque capitoli che vogliono dare ai nuovi battezzati tutti gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Credo possa essere veramente di consolazione oggi ascoltare questo brano del Vangelo, anche aiutati dal testo di Pietro. La prima lettera di Pietro è una bellissima catechesi, sono cinque capitoli che vogliono dare ai nuovi battezzati tutti gli elementi per vivere la vita cristiana. E qui l'invito è appunto a cingere i fianchi della mente, che vuol dire essere obbedienti, perché si è obbedienti con la testa. <br />Cingere i fianchi della mente sobri, restando sobri, cioè senza inebriarsi di tante cose che poi ti fanno perdere il lume delle cose che stai facendo, per porre la speranza in quella grazia che il Signore ci darà, ma già ci dà. Ecco perché è così importante questo brano, accanto a questo brano del Vangelo, perché la domanda che fa Pietro, e Pietro probabilmente aveva veramente lasciato non soltanto le reti, le barche, ma anche la famiglia, dice ma noi che abbiamo lasciato tutto, che cosa ne abbiamo? E questa è una domanda che forse può riguardare anche tanti di noi nelle scelte di vita che stiamo facendo. Noi abbiamo probabilmente lasciato tante cose per intraprendere un cammino di fede in cui cerchiamo di seguire il Signore dedicando energie, tempo, cose materiali. E Gesù risponde che chi ha lasciato riceve cento volte tanto sia in rapporti sia in cose materiali, e devo dire che cento non vuol dire semplicemente moltiplicare per cento, cento vuol dire una totalità. Tutto quello che sei, tutto quello che hai, ce l'hai totale insieme a persecuzioni. E mi vorrei fermare un attimo su questo insieme a persecuzioni, che noi spesso pensiamo che siano le persecuzioni di qualcuno che non accetta Cristo, cioè di qualcuno che non vive di fede, qualcuno che ci osteggia per cose, perché proprio è fuori. <br />In realtà possono essere proprio quei fratelli e quelle sorelle che ci aiutano a vivere nella persecuzione, cioè nel contrasto tra il mio punto di vista e il loro, mi aiutano veramente a lasciare la mentalità di prima: come figli obbedienti non conformatevi ai desideri di un tempo quando eravate nell'ignoranza, ma come il santo che vi ha chiamati diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto sarete santi perché io sono santo, diceva la 1Pietro. Che vuol dire? Che lasciare la mentalità di prima dove io mi approprio di cose, di situazioni e lì vivo secondo la mentalità di questo mondo. <br />Lui dice di lasciarla. Per avere veramente una novità di vita nel Vangelo, nel rapporto con Cristo, nel rapporto con i fratelli, l'altra mentalità in un certo senso è sempre lì, sbisciante come un serpente, si insinua. Allora bisogna dire no, non è roba mia, non sono cose mie. <br />Cioè non mi approprio effettivamente nella prospettiva dell'essere nel rapporto con Cristo il cento volte tanto e veramente il sentire la libertà di partecipare del dono che il Signore mi fa, lì dove me lo fa, che non è fatto più di cose ma di quelle relazioni nelle quali tutto ricevo in un modo nuovo. Allora la persecuzione forse potrebbe essere anche un'opportunità, e mi sembra di poterlo dire tante volte. Perché stando dentro la vita cristiana questo si capisce, che man mano che sei veramente in dei rapporti di fede, tante tue presunzioni le devi lasciare, altrimenti la nostra presunzione ci mette l'uno contro l'altra, e lì finisce tutto. Invece il Signore dice guarda con me, cento volte tanto. E questo ti dà la possibilità di capire come la vita eterna è già iniziata. Perché quando vivi così senti che tutto è per te anche se tu non te ne appropri. Lo vivi come se fosse appunto partecipato, ne partecipi anche tu, ma non è roba tua, non sono cose tue, sono cose che comunque hanno a che fare con questo mondo, quindi le lasciamo qua. Ma abbiamo un'appartenenza, è quel rapporto che fa per noi la salvezza, il rapporto con Cristo, come abbiamo ricevuto la vita in Cristo così quella vita in Cristo ci porta avanti, ci fa camminare. <br />Così arriveremo alla fine dei nostri giorni, che siano pochi o tanti, non importa, ma arriveremo...]]></itunes:summary><itunes:duration>400</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Maria non controlla tutto né capisce tutto immediatamente. Custodisce. Attende. Accompagna. Lunedì 25-5-26 Maria Madre della Chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/maria-non-controlla-tutto-ne-capisce-tutto-immediatamente-custodisce-attende-accompagna-lunedi-25-5-26-maria-madre-della-chiesa--72158190</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72158190</guid><pubDate>Mon, 25 May 2026 18:47:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72158190/luned_25_5_26_maria_madre_della_chiesa.mp3" length="8283811" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:duration>518</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La cosa più difficile del Vangelo non è capire Dio. È perdonare. Perché il perdono ti fa assomigliare a Lui.  Domenica 24-5-26 Pentecoste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-cosa-piu-difficile-del-vangelo-non-e-capire-dio-e-perdonare-perche-il-perdono-ti-fa-assomigliare-a-lui-domenica-24-5-26-pentecoste--72146189</link><description><![CDATA[La Pentecoste è sempre una festa particolare, intanto perché non viene mai quando fa freddo, quindi questo è già... Ma la sua bellezza sta proprio nel dirci, in modi diversi, qual è il progetto di Dio. Perché chi in tanti momenti della vita non si è fermato dicendo: ma io sto capendo qual è la volontà di Dio sulla mia vita, qual è il progetto? E potremmo sentire a volte appunto lo smarrimento. Non so, sto facendo bene, non sto facendo bene? <br />Il progetto che Dio ha è abbastanza chiaro, almeno in alcuni punti, che se li teniamo uniti ci aiutano molto. Per esempio, Gesù lo stesso giorno in cui è risorto e si presenta ai discepoli dà lo Spirito Santo e dà una missione. Intanto è lo stesso giorno, nel Vangelo di Giovanni è molto chiaro, lo stesso giorno della sua resurrezione dà lo Spirito. <br />E qualcuno penserà, ma scusa, la prima lettura, gli Atti degli Apostoli, sono passati 50 giorni. È una contraddizione o ci sta dicendo una stessa realtà in modi diversi? E' importante tenerne conto perché altrimenti a volte andiamo un po' in confusione, in conflitto, boh, come stanno le cose? Giovanni ha questa attenzione, farci capire che il dono dello Spirito del risorto è proprio perché ogni uomo possa avere una certezza nella vita, che la missione che Gesù ha vissuto sulla terra è diventata anche poi una missione per noi, per ciascuno di noi, per ogni battezzato, secondo il suo stato di vita. Ma a tutti ha affidato una missione. Se vi volessi mettere in difficoltà vi chiederei subito qual è, no vii lascio star tranquilli… Poco. Perché la missione è proprio avendo accolto il suo Spirito, questo è proprio il dono del battesimo, già partiamo da lì, c'è questo soffio. Il soffio, spero che vi ricordi quella prima pagina del libro della Genesi, quando Dio crea l'uomo dalla terra e soffia nelle sue narici, cosa soffia? Il suo alito vitale, la sua vita. L'uomo vive della vita di Dio. E mi perdonerete, non è un fatto scientifico, sta narrando come l'esistenza dell'uomo ha a che fare con l'esistenza di Dio. Possiamo in questo riconoscere che non siamo semplicemente degli esseri viventi animali, certo, siamo tutti quanti del genere umano, animali come gli altri, ma abbiamo una particolarità, abbiamo questo soffio che ci rende sua immagine e somiglianza. Cioè se viviamo la nostra immagine e somiglianza sua, possiamo fare quello che fa Lui, cioè, questo è l'insegnamento che ci ha dato soprattutto Gesù, e qui arriverei al Vangelo. Perché Gesù dice che come Lui è stato mandato dal Padre, così ci manda, e ci manda a fare che cosa? A perdonare, perdonare i peccati. Dice mandami a fare un'altra cosa, questa è troppo difficile. No, no, no, è questo che ci caratterizza come partecipi del suo Spirito. Coloro che perdonerete saranno perdonati e coloro a cui non perdonerete, ahimè, non saranno perdonati. Uno potrebbe pensare, questo qua lo mettiamo all'inferno, questo non lo perdono. No, questo si chiama cortocircuito, non significa questo. Perdonare è proprio di Dio, Lui è così. <br />Se vivremo anche noi questo mandato, faremo conoscere al mondo chi è Dio. Annunciare chi è Dio lo fai se partecipi alla sua azione, e Lui è colui che ama e perdona. Per questo se a qualcuno non perdoni è come se tu gli stessi negando di conoscere Dio, di fare esperienza di Dio, che perdona. <br />Ma vorrei anche dirvi che chi chiude il cuore e non perdona si priva, priva se stesso della vita di Dio, si blocca. Allora, oggi la dinamicità dello spirito, e per questo vorrei fare anche un piccolo accenno alla prima lettura, perché diceva l'autore degli Atti degli Apostoli, pare per tradizione sappiamo che è Luca, l'autore anche del Vangelo di Luca, e lui ci propone un Gesù che per 50 giorni si manifesta ai discepoli. A volte ho pensato ma mi sarebbe piaciuto stare lì 50 giorni con Gesù a fare catechesi tutti i giorni, sai quante cose impari. <br />Poi dico ma è un cortocircuito anche questo. Lui ormai ci ha parlato, si è donato non soltanto attraverso la parola e l'Eucaristia, ma si è donato attraverso la Chiesa che ti fa fare esperienza del suo amore e del suo perdono. Sì o no? Guardate che è questo che ci porta ad andare ancora a Messa, perché sennò avremmo finito. <br />Se non avessimo conosciuto che Dio è colui che ti ama, che ti riaccoglie sempre, che ti perdona e che ti fa camminare con lui attraverso la Chiesa con tutte le sue imperfezioni, perché la Chiesa ha il suo Spirito ma è fatta da noi, quindi anche dai nostri peccati, allora chiedere al Signore che continui a farci dono del suo spirito, che possiamo fare esperienza del suo amore è quello che ci fa parlare la lingua materna. Veniva detto tutti quanti sentiamo parlare nella nostra lingua nativa, nativa vuol dire quella che ti ha parlato la mamma, e cosa ti diceva la mamma? Quanto sei brutto? O ti diceva amore mio? Quanto sei bello? E ti mangiava di baci? Allora, quell'amore lì è proprio quello di cui abbiamo bisogno per capire chi è Dio. Per questo diciamo che Dio è padre e madre, a somiglianza noi abbiamo dei genitori che ci hanno voluto bene con tutti i loro difetti, ma ci hanno voluto bene, ci hanno messi al mondo, e in questo dare la vita, in quel parlare una lingua diversa, che è la lingua di chi ti ama, ci hanno fatto conoscere già da piccolissimi che questa è la nostra vocazione, siamo chiamati ad essere amati da Dio in un modo totale. <br />Per questo anche noi possiamo rinnovare oggi la nostra partecipazione allo Spirito Santo, il nostro battesimo, quello che rinnoviamo in ogni Eucarestia, in ogni appartenenza, situazioni in cui sentiamo che siamo cristiani, siamo suoi, e lui dice io sono tuo. Allora questo è quel fuoco di cui il mondo deve essere acceso, acceso da persone che credano nell'amore con cui Dio li ama e siano pronti, mandati da lui, ad esserne testimoni. Forse oggi si può rinnovare questa Pentecoste, dipende anche da noi se faremo spazio a tanto amore da parte di Dio. <br />Il mondo lo desidera, lo attende, anche se contraddice, un po' come se fossimo dei bambini capricciosi che dobbiamo contraddire per vedere che cosa veramente sta a cuore all'altro. E il Signore anche oggi ce lo dice, tu mi stai a cuore, ciascuno di noi, per questo rinnoviamo il nostro sì all'amore con cui Dio ci ama e sentiamo che questa è la missione che anche ci affida nel mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72146189</guid><pubDate>Sun, 24 May 2026 20:47:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72146189/domenica_24_5_26_pentecoste.mp3" length="10155432" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La Pentecoste è sempre una festa particolare, intanto perché non viene mai quando fa freddo, quindi questo è già... Ma la sua bellezza sta proprio nel dirci, in modi diversi, qual è il progetto di Dio. Perché chi in tanti momenti della vita non si è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Pentecoste è sempre una festa particolare, intanto perché non viene mai quando fa freddo, quindi questo è già... Ma la sua bellezza sta proprio nel dirci, in modi diversi, qual è il progetto di Dio. Perché chi in tanti momenti della vita non si è fermato dicendo: ma io sto capendo qual è la volontà di Dio sulla mia vita, qual è il progetto? E potremmo sentire a volte appunto lo smarrimento. Non so, sto facendo bene, non sto facendo bene? <br />Il progetto che Dio ha è abbastanza chiaro, almeno in alcuni punti, che se li teniamo uniti ci aiutano molto. Per esempio, Gesù lo stesso giorno in cui è risorto e si presenta ai discepoli dà lo Spirito Santo e dà una missione. Intanto è lo stesso giorno, nel Vangelo di Giovanni è molto chiaro, lo stesso giorno della sua resurrezione dà lo Spirito. <br />E qualcuno penserà, ma scusa, la prima lettura, gli Atti degli Apostoli, sono passati 50 giorni. È una contraddizione o ci sta dicendo una stessa realtà in modi diversi? E' importante tenerne conto perché altrimenti a volte andiamo un po' in confusione, in conflitto, boh, come stanno le cose? Giovanni ha questa attenzione, farci capire che il dono dello Spirito del risorto è proprio perché ogni uomo possa avere una certezza nella vita, che la missione che Gesù ha vissuto sulla terra è diventata anche poi una missione per noi, per ciascuno di noi, per ogni battezzato, secondo il suo stato di vita. Ma a tutti ha affidato una missione. Se vi volessi mettere in difficoltà vi chiederei subito qual è, no vii lascio star tranquilli… Poco. Perché la missione è proprio avendo accolto il suo Spirito, questo è proprio il dono del battesimo, già partiamo da lì, c'è questo soffio. Il soffio, spero che vi ricordi quella prima pagina del libro della Genesi, quando Dio crea l'uomo dalla terra e soffia nelle sue narici, cosa soffia? Il suo alito vitale, la sua vita. L'uomo vive della vita di Dio. E mi perdonerete, non è un fatto scientifico, sta narrando come l'esistenza dell'uomo ha a che fare con l'esistenza di Dio. Possiamo in questo riconoscere che non siamo semplicemente degli esseri viventi animali, certo, siamo tutti quanti del genere umano, animali come gli altri, ma abbiamo una particolarità, abbiamo questo soffio che ci rende sua immagine e somiglianza. Cioè se viviamo la nostra immagine e somiglianza sua, possiamo fare quello che fa Lui, cioè, questo è l'insegnamento che ci ha dato soprattutto Gesù, e qui arriverei al Vangelo. Perché Gesù dice che come Lui è stato mandato dal Padre, così ci manda, e ci manda a fare che cosa? A perdonare, perdonare i peccati. Dice mandami a fare un'altra cosa, questa è troppo difficile. No, no, no, è questo che ci caratterizza come partecipi del suo Spirito. Coloro che perdonerete saranno perdonati e coloro a cui non perdonerete, ahimè, non saranno perdonati. Uno potrebbe pensare, questo qua lo mettiamo all'inferno, questo non lo perdono. No, questo si chiama cortocircuito, non significa questo. Perdonare è proprio di Dio, Lui è così. <br />Se vivremo anche noi questo mandato, faremo conoscere al mondo chi è Dio. Annunciare chi è Dio lo fai se partecipi alla sua azione, e Lui è colui che ama e perdona. Per questo se a qualcuno non perdoni è come se tu gli stessi negando di conoscere Dio, di fare esperienza di Dio, che perdona. <br />Ma vorrei anche dirvi che chi chiude il cuore e non perdona si priva, priva se stesso della vita di Dio, si blocca. Allora, oggi la dinamicità dello spirito, e per questo vorrei fare anche un piccolo accenno alla prima lettura, perché diceva l'autore degli Atti degli Apostoli, pare per tradizione sappiamo che è Luca, l'autore anche del Vangelo di Luca, e lui ci propone un Gesù che per 50 giorni si manifesta ai discepoli. A volte ho pensato ma mi sarebbe piaciuto stare lì 50 giorni con Gesù a fare catechesi tutti i giorni, sai quante cose impari. <br />Poi dico ma è un cortocircuito anche questo. Lui ormai ci ha parlato, si è donato non soltanto attraverso la parola e...]]></itunes:summary><itunes:duration>635</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando una comunità aiuta un bambino a scoprire la propria vocazione, collabora alla storia della salvezza: Seguiamo Lui!  Sabato 23-5-26 7P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-una-comunita-aiuta-un-bambino-a-scoprire-la-propria-vocazione-collabora-alla-storia-della-salvezza-seguiamo-lui-sabato-23-5-26-7p--72129679</link><description><![CDATA[Accolgo come un vero dono il Vangelo di questa liturgia, perché oggi è l'ultimo giorno del tempo pasquale. Già questa sera si celebrerà la Pentecoste, quindi i vostri figli che ricevono il battesimo entrano veramente con il botto più grosso che si potesse fare, diciamolo subito. E' una gioia sentire che si entra attraverso una porta che è già stata spalancata, una strada spianata e un progetto bellissimo. <br />Ma come forse avrete notato nel Vangelo c'è un aspetto che potrebbe diventare problematico nella vita. Il battesimo è una sequela del Signore entrare in comunione con lui, diventiamo membra del suo corpo. Pensate quanto gli siamo intimi. Quanto sei intimo al Signore? Sei membro del suo corpo. Tanto. E quindi la vita cristiana diventa un seguire il Signore. Cioè quello che lui ha detto e ha fatto ci interessa, è la nostra vita. Appena cominci, come diceva il Vangelo, Pietro si gira dietro e dice che c'è Giovanni anche: e lui? avete presente, dice ma i fatti tuoi, due spaghetti di fatti tuoi non te li fai mai? Cioè tu seguimi. <br />Lo traduco per noi. Quando iniziamo a farci dei paragoni, ma quello fa così, dobbiamo fare così anche noi. Non so come chi per esempio si voglia sposare oggi deve mettere in conto per il semplice nome matrimonio, o anche penso se facciate così con il battesimo, ma dite facciamo un pranzo per un matrimonio: Minimo 100 euro a testa. Ma oh, mica gli ho chiesto di mangiarmi tutto il ristorante. Allora, c'è, ci sono delle categorie per cui dobbiamo fare come fanno tutti. <br />No, aspetta un attimo. Seguire il Signore non è questo. Entrare in una relazione personale con lui, per questo oggi oltre ai genitori, i padrini e le madrine si sono presi una responsabilità. Non è detto neanche che abitano nella stessa città, però nel cuore, nella preghiera, nel rapporto con il Signore, c'è un impegno. Un dire, Signore, vieni, Signore custodisci, Signore illumina, Signore facci scoprire quanto è bello essere in relazione con te e a partire da questa relazione di saperci riconoscere fratelli. Allora, quello che il Vangelo ci dice è che a volte noi, più che seguire Lui, ci mettiamo a fare altre robe, altri paragoni, altre cose. <br />Allora, sarebbe bello che il battesimo, come tutti noi abbiamo già ricevuto e che oggi ricevono questi bimbi, desse a ciascuno, lo faremo con l'olio, con il crisma, desse quel carattere proprio di ciascuno, però in rapporto con Cristo, per cui la vita di ciascuno, avrà le sue caratteristiche proprie con cui seguiranno il Signore. Lo seguiranno perché qualcuno gli ha detto che sono amati. Se nessuno di voi gli dice che sono amati, non lo seguiranno. <br />Questo comporta tante cose, avete sentito che all'inizio vi ho chiesto. <i>Cari genitori, chiedendo il battesimo per i vostri figli voi vi impegnate a educarli nella fede perché nell'osservanza dei comandamenti imparino ad amare Dio e il prossimo come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità?</i> Questa è la domanda capitale. <br />C'è una decisione, se no perché chiedere il battesimo? Perché se no la nonna si offende. Sì, può darsi anche che si offenda la nonna, però c'è bisogno di identità, altrimenti non darete questa relazione che sarà la loro identità. Quindi sarebbe bello che il finale del Vangelo di Giovanni, siamo proprio agli ultimi versetti, lo consideraste perché dice che quello che è stato scritto è testimoniato dal discepolo che era quello lì che stava seguendo e dice che tutta la comunità riconosce vero quello che lui ha trasmesso. Ma vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. Avevate mai sentito questi versetti? Forse no. <br />Se uno non è arrivato alla fine del Vangelo di Giovanni non li ha mai sentiti, ma ci tengo a dirvelo perché. Perché forse c'è qualche versetto che riguarderà proprio la vita dei vostri figli. Cioè questo discorso, questa incapacità del mondo di contenere tutte le cose meravigliose che il Signore ha compiuto allora ma che sta continuando a compiere nella vita di ciascuno, saranno parte della storia della salvezza, quindi parte anche di un racconto che ci potremo fare un giorno rileggendo la storia di ciascuno: Ti ricordi quando Edoardo Blu faceva quei sorrisi durante il battesimo e faceva quegli urletti? Allora magari nella sua vita diventerà un nuovo predicatore che tutti potranno ascoltare, no? Annunciatore di buona notizia con la voce e con la vita. Se lasciamo a ciascuno che la propria vocazione possa emergere, possa essere sostenuta, credo che avremo altro Vangelo da aggiungere, perché il Vangelo di un Gesù che cammina con noi oggi è la nostra stessa vita, è una storia di salvezza meravigliosa che riguarda noi, ma forse non soltanto noi, per questo ne possiamo diventare insieme libri viventi. Saremo noi questa nuova redazione del Vangelo di cui il mondo ha una grande fame e sete, abbiamo bisogno di buone notizie, perché non so voi, ma mi sembra che di brutte ce ne siano già tante, vero? Allora siamo noi questa buona notizia che il mondo attende e i vostri bambini guidati dal vostro cammino di fede, ne saranno un esempio vivente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72129679</guid><pubDate>Sat, 23 May 2026 12:27:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72129679/sabato_23_5_26_7p.mp3" length="8114537" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Accolgo come un vero dono il Vangelo di questa liturgia, perché oggi è l'ultimo giorno del tempo pasquale. Già questa sera si celebrerà la Pentecoste, quindi i vostri figli che ricevono il battesimo entrano veramente con il botto più grosso che si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Accolgo come un vero dono il Vangelo di questa liturgia, perché oggi è l'ultimo giorno del tempo pasquale. Già questa sera si celebrerà la Pentecoste, quindi i vostri figli che ricevono il battesimo entrano veramente con il botto più grosso che si potesse fare, diciamolo subito. E' una gioia sentire che si entra attraverso una porta che è già stata spalancata, una strada spianata e un progetto bellissimo. <br />Ma come forse avrete notato nel Vangelo c'è un aspetto che potrebbe diventare problematico nella vita. Il battesimo è una sequela del Signore entrare in comunione con lui, diventiamo membra del suo corpo. Pensate quanto gli siamo intimi. Quanto sei intimo al Signore? Sei membro del suo corpo. Tanto. E quindi la vita cristiana diventa un seguire il Signore. Cioè quello che lui ha detto e ha fatto ci interessa, è la nostra vita. Appena cominci, come diceva il Vangelo, Pietro si gira dietro e dice che c'è Giovanni anche: e lui? avete presente, dice ma i fatti tuoi, due spaghetti di fatti tuoi non te li fai mai? Cioè tu seguimi. <br />Lo traduco per noi. Quando iniziamo a farci dei paragoni, ma quello fa così, dobbiamo fare così anche noi. Non so come chi per esempio si voglia sposare oggi deve mettere in conto per il semplice nome matrimonio, o anche penso se facciate così con il battesimo, ma dite facciamo un pranzo per un matrimonio: Minimo 100 euro a testa. Ma oh, mica gli ho chiesto di mangiarmi tutto il ristorante. Allora, c'è, ci sono delle categorie per cui dobbiamo fare come fanno tutti. <br />No, aspetta un attimo. Seguire il Signore non è questo. Entrare in una relazione personale con lui, per questo oggi oltre ai genitori, i padrini e le madrine si sono presi una responsabilità. Non è detto neanche che abitano nella stessa città, però nel cuore, nella preghiera, nel rapporto con il Signore, c'è un impegno. Un dire, Signore, vieni, Signore custodisci, Signore illumina, Signore facci scoprire quanto è bello essere in relazione con te e a partire da questa relazione di saperci riconoscere fratelli. Allora, quello che il Vangelo ci dice è che a volte noi, più che seguire Lui, ci mettiamo a fare altre robe, altri paragoni, altre cose. <br />Allora, sarebbe bello che il battesimo, come tutti noi abbiamo già ricevuto e che oggi ricevono questi bimbi, desse a ciascuno, lo faremo con l'olio, con il crisma, desse quel carattere proprio di ciascuno, però in rapporto con Cristo, per cui la vita di ciascuno, avrà le sue caratteristiche proprie con cui seguiranno il Signore. Lo seguiranno perché qualcuno gli ha detto che sono amati. Se nessuno di voi gli dice che sono amati, non lo seguiranno. <br />Questo comporta tante cose, avete sentito che all'inizio vi ho chiesto. <i>Cari genitori, chiedendo il battesimo per i vostri figli voi vi impegnate a educarli nella fede perché nell'osservanza dei comandamenti imparino ad amare Dio e il prossimo come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità?</i> Questa è la domanda capitale. <br />C'è una decisione, se no perché chiedere il battesimo? Perché se no la nonna si offende. Sì, può darsi anche che si offenda la nonna, però c'è bisogno di identità, altrimenti non darete questa relazione che sarà la loro identità. Quindi sarebbe bello che il finale del Vangelo di Giovanni, siamo proprio agli ultimi versetti, lo consideraste perché dice che quello che è stato scritto è testimoniato dal discepolo che era quello lì che stava seguendo e dice che tutta la comunità riconosce vero quello che lui ha trasmesso. Ma vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. Avevate mai sentito questi versetti? Forse no. <br />Se uno non è arrivato alla fine del Vangelo di Giovanni non li ha mai sentiti, ma ci tengo a dirvelo perché. 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Ci sarebbe, forse ormai ci sono delle antologie su questo testo, dei volumi ma tante possibili interpretazioni. Gli inizia a chiedere, mi ami più di costoro, più. E lui aveva, forse ricorderete che quando Gesù gli annuncia che sarebbe stato catturato e ucciso lui si era quasi offerto per dire che avrebbe messo la sua vita ma questo non poteva succedere. Lui lo amava e per tre volte ha tradito. Ma questo ci riguarda moltissimo. Mi piacerebbe poter dire ho tradito soltanto tre volte ma forse sono molte, molte di più. Quindi questa nuova richiesta che Gesù risorto fa a Simon Pietro, chiamandolo Simone figlio di Giovanni che è il suo nome d'origine. Poi dopo lui l'ha chiamato Cefa, Pietro, Pietra, Roccia su cui ha voluto costituire la sua Chiesa. La risposta di Pietro è tu sai, tu sai che ti voglio bene. Ma lui ha chiesto se lo ama, non se gli vuole bene, se lo ama. Oh ragazzi qua c'è da piangere. Cioè l'inconsistenza del nostro amore davanti all'amore che Dio ha per noi è qualcosa di continuo e di radicale. Eppure il Signore lo sa e me lo chiede, continua a chiedermelo se lo ama. Ma Pietro adesso è un po' più consapevole, sai che ti voglio bene. La terza volta infatti Gesù gli chiede mi vuoi bene? Cioè lui ci viene incontro e ci chiede quello che gli possiamo dare. Però quello che gli possiamo dare diamoglielo. Cioè non banalizziamo, non superficializziamo, non diamo le cose per scontato perché nel rapporto con Dio vorrebbe dire bloccarsi, vorrebbe dire fermarsi. E il rapporto con Dio non si può mai fermare. Perché se ti fermi, diciamolo, cosa succede se ci fermiamo? Ci perdiamo. Ma perdiamo la fiducia, perdiamo il gusto della vita, perdiamo la direzione, ci perdiamo. <br />Allora Gesù ci viene incontro ancora una volta e ci chiede intanto di fare mente locale su tutte le nostre presunzioni e innalzamenti e però anche di dire bene, quello che sai che mi puoi dare, dallo davvero. E forse questo è un nuovo appello a ciascuno di noi che si mette in ascolto del Vangelo, che forse si è un po' seduto, forse sta andando avanti in automatico. Il famoso pilota automatico della fede, quello con cui la preghiera è diventata una recita ma non c'è né mente, né cuore, né desiderio, né speranza, né lotta. Non c'è. Allora anche oggi ce lo chiede. Mi ami, mi vuoi bene? <br />Questo è strettamente legato con il prenderci cura degli altri: Pasci, cioè prenditi cura. Se mi ami, prenditi cura. Ama il tuo prossimo, portalo. Se mi ami, seguimi. Fai come faccio io, fa così. <br />E credo che sia esperienza comune che ogni volta che presumiamo di farlo dalle nostre energie ci sono delle gran cantonate, ma quando ripartiamo dal dono dello Spirito, dalla fedeltà, dell'amore di Dio a me, non del mio a lui, del suo amore a me, a quel punto animati dallo Spirito non soltanto riusciamo a riconoscere e amare il Padre e il Figlio ma sapremo amarli nel prossimo, quello che è più difficile da amare, perché nel rapporto con Dio tante volte pensiamo di riuscirci e la difficoltà è proprio il prossimo ma lui vuole essere amato lì, vuole essere proprio amato lì in quel prossimo che noi abbiamo scelto di non amare e finché non si cambia lì, non si cambia nel rapporto con Dio. È per questo che ancora gli chiediamo manda il tuo Spirito, Signore, non soltanto a ricordarci e a farci comprendere le tue parole, ma a poter vivere pienamente del tuo amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72119584</guid><pubDate>Fri, 22 May 2026 19:02:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72119584/venerdi_22_95_26_7p.mp3" length="6631618" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>L'intensità del Vangelo che abbiamo appena ascoltato forse può essere un appello rivolto ai nostri cuori oggi. Un appello. Che cosa significa che per tre volte Gesù di nuovo si rivolge a Simon Pietro chiedendo se lo ama. E come glielo chiede? Ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'intensità del Vangelo che abbiamo appena ascoltato forse può essere un appello rivolto ai nostri cuori oggi. Un appello. Che cosa significa che per tre volte Gesù di nuovo si rivolge a Simon Pietro chiedendo se lo ama. E come glielo chiede? Ci sarebbe, forse ormai ci sono delle antologie su questo testo, dei volumi ma tante possibili interpretazioni. Gli inizia a chiedere, mi ami più di costoro, più. E lui aveva, forse ricorderete che quando Gesù gli annuncia che sarebbe stato catturato e ucciso lui si era quasi offerto per dire che avrebbe messo la sua vita ma questo non poteva succedere. Lui lo amava e per tre volte ha tradito. Ma questo ci riguarda moltissimo. Mi piacerebbe poter dire ho tradito soltanto tre volte ma forse sono molte, molte di più. Quindi questa nuova richiesta che Gesù risorto fa a Simon Pietro, chiamandolo Simone figlio di Giovanni che è il suo nome d'origine. Poi dopo lui l'ha chiamato Cefa, Pietro, Pietra, Roccia su cui ha voluto costituire la sua Chiesa. La risposta di Pietro è tu sai, tu sai che ti voglio bene. Ma lui ha chiesto se lo ama, non se gli vuole bene, se lo ama. Oh ragazzi qua c'è da piangere. Cioè l'inconsistenza del nostro amore davanti all'amore che Dio ha per noi è qualcosa di continuo e di radicale. Eppure il Signore lo sa e me lo chiede, continua a chiedermelo se lo ama. Ma Pietro adesso è un po' più consapevole, sai che ti voglio bene. La terza volta infatti Gesù gli chiede mi vuoi bene? Cioè lui ci viene incontro e ci chiede quello che gli possiamo dare. Però quello che gli possiamo dare diamoglielo. Cioè non banalizziamo, non superficializziamo, non diamo le cose per scontato perché nel rapporto con Dio vorrebbe dire bloccarsi, vorrebbe dire fermarsi. E il rapporto con Dio non si può mai fermare. Perché se ti fermi, diciamolo, cosa succede se ci fermiamo? Ci perdiamo. Ma perdiamo la fiducia, perdiamo il gusto della vita, perdiamo la direzione, ci perdiamo. <br />Allora Gesù ci viene incontro ancora una volta e ci chiede intanto di fare mente locale su tutte le nostre presunzioni e innalzamenti e però anche di dire bene, quello che sai che mi puoi dare, dallo davvero. E forse questo è un nuovo appello a ciascuno di noi che si mette in ascolto del Vangelo, che forse si è un po' seduto, forse sta andando avanti in automatico. Il famoso pilota automatico della fede, quello con cui la preghiera è diventata una recita ma non c'è né mente, né cuore, né desiderio, né speranza, né lotta. Non c'è. Allora anche oggi ce lo chiede. Mi ami, mi vuoi bene? <br />Questo è strettamente legato con il prenderci cura degli altri: Pasci, cioè prenditi cura. Se mi ami, prenditi cura. Ama il tuo prossimo, portalo. Se mi ami, seguimi. Fai come faccio io, fa così. <br />E credo che sia esperienza comune che ogni volta che presumiamo di farlo dalle nostre energie ci sono delle gran cantonate, ma quando ripartiamo dal dono dello Spirito, dalla fedeltà, dell'amore di Dio a me, non del mio a lui, del suo amore a me, a quel punto animati dallo Spirito non soltanto riusciamo a riconoscere e amare il Padre e il Figlio ma sapremo amarli nel prossimo, quello che è più difficile da amare, perché nel rapporto con Dio tante volte pensiamo di riuscirci e la difficoltà è proprio il prossimo ma lui vuole essere amato lì, vuole essere proprio amato lì in quel prossimo che noi abbiamo scelto di non amare e finché non si cambia lì, non si cambia nel rapporto con Dio. È per questo che ancora gli chiediamo manda il tuo Spirito, Signore, non soltanto a ricordarci e a farci comprendere le tue parole, ma a poter vivere pienamente del tuo amore.]]></itunes:summary><itunes:duration>415</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La confusione non è sempre il contrario della fede. A volte è il luogo in cui la fede cresce davvero. Giovedì 21-5-26 7P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-confusione-non-e-sempre-il-contrario-della-fede-a-volte-e-il-luogo-in-cui-la-fede-cresce-davvero-giovedi-21-5-26-7p--72101227</link><description><![CDATA[La forza che il Signore manifesta, a differenza delle forze umane che tendono a sopraffare gli altri, è una forza che invece chiede il permesso di agire dall'interno della tua vita. Provo a spiegarmi. Il coraggio a cui il Signore sta spingendo in questo capitolo 17, attraverso il suo dialogo con il Padre, questa preghiera, diventa anche per chi la accoglie, un coraggio che inizia a spingere dentro la tua vita, sapendo che cosa sta mettendo davanti. Poco si capisce, perché in realtà è un linguaggio abbastanza denso, ma una cosa si capisce: che nell'accogliere la sua parola si accoglie Lui e accogliendo Lui si accoglie la vita nella quale Lui c'è e Lui ci sarà. Ai discepoli che fino a quel momento erano sgomenti, immagino che in questo momento, che è proprio un momento contemplativo, inizia a chiarirsi il fatto che quello che sta succedendo non riguarda solo quell'istante. Però, come spesso ci succede, abbiamo dei momenti di lucidità in cui ci sembra di capire il Signore, ci sembra di capire che cosa sta succedendo, ci sembra addirittura di capire la nostra vita, figuriamoci, e sono dei momenti che ti lasciano però un sapore in bocca. “Mi aveva detto qualcosa, mi aveva pacificato nel cuore, e mi era tutto chiaro perché adesso non è più così?”. Avete presente quel passaggio tra quella chiarezza e la successiva confusione? Bene, perché tu possa fare un rinnovato atto di fede, sapendo che il Signore viene e viene proprio dentro la tua vita. Guardate, è molto bello il testo che abbiamo ascoltato anche negli Atti degli Apostoli. Paolo, da bravo fariseo conoscere situazioni, furbescamente sa mettere la confusione che c'era prima dentro di lui per quello che gli poteva succedere da un momento all'altro ad una confusione che invece sarà fuori di lui, cioè tra farisei e sadducei. Fantastico, ha tirato fuori un jolly perché anche all'interno del popolo di Israele c'erano delle chiare contraddizioni e divisioni. Ma per dirci che c'è ancora tanta strada da fare, quando uno dice che ha capito tutto, gli è tutto chiaro, è tutto a posto, non credeteci perché non è così per nessuno. Il Signore anche le chiarezze che dà a ciascuno di noi nella fede, fosse anche il Papa, è la chiarezza per il cammino che devi fare adesso e per l'annuncio di cui c'è bisogno adesso. Ma dire sarà sempre e soltanto così, bisogna stare molto tranquilli, molto calmi. Ce ne saremo forse accorti anche per le stesse situazioni della nostra vita, in base alle varie situazioni della vita, quello che prima andava bene a un certo punto non andava più bene, dovevi fare qualcosa di nuovo, certo. Siamo in cammino, ma guardate che questo io però lo aggancerei a questo aspetto che Gesù tira fuori per noi e cioè non prego solo per questi, ma per quelli che crederanno in me mediante la loro parola. Perché tutta l'umanità nella sua parola possa essere raccolta nell'unità. Il progetto è questo. Provate un attimo a fare mente locale. C'è stato un tempo di questi duemila anni in cui è accaduto? C'è stato un tempo, un momento, un istante in cui questo è accaduto? No. Vi aiuto io, no, non è successo. Ancora non è successo, perché siamo in cammino. Allora chiediamo al Signore di avere questa fiducia e questo coraggio nel cammino perché nel tempo e nel modo in cui lui vorrà porterà a compimento quello che ha detto. <br />Lui è il fedele che continua ad essere fedele all'umanità e a camminare con noi, ma la nostra fiducia nella sua azione è ancora molto incerta, molto fragile, confusa. Ha ancora bisogno di fare esperienza della sua fedeltà. Allora chiediamogli il coraggio della fede, quello che proprio lo Spirito viene a muovere dentro i nostri cuori; è per questo che questi testi ci hanno accompagnato nel tempo pasquale verso la Pentecoste. C'è una trasformazione in atto in cui ciascuno di noi con piccoli passi può orientarsi verso questa benedizione che il Signore vuole rinnovare alla nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72101227</guid><pubDate>Thu, 21 May 2026 18:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72101227/giovedi_21_5_26_7p.mp3" length="6226198" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La forza che il Signore manifesta, a differenza delle forze umane che tendono a sopraffare gli altri, è una forza che invece chiede il permesso di agire dall'interno della tua vita. Provo a spiegarmi. Il coraggio a cui il Signore sta spingendo in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La forza che il Signore manifesta, a differenza delle forze umane che tendono a sopraffare gli altri, è una forza che invece chiede il permesso di agire dall'interno della tua vita. Provo a spiegarmi. Il coraggio a cui il Signore sta spingendo in questo capitolo 17, attraverso il suo dialogo con il Padre, questa preghiera, diventa anche per chi la accoglie, un coraggio che inizia a spingere dentro la tua vita, sapendo che cosa sta mettendo davanti. Poco si capisce, perché in realtà è un linguaggio abbastanza denso, ma una cosa si capisce: che nell'accogliere la sua parola si accoglie Lui e accogliendo Lui si accoglie la vita nella quale Lui c'è e Lui ci sarà. Ai discepoli che fino a quel momento erano sgomenti, immagino che in questo momento, che è proprio un momento contemplativo, inizia a chiarirsi il fatto che quello che sta succedendo non riguarda solo quell'istante. Però, come spesso ci succede, abbiamo dei momenti di lucidità in cui ci sembra di capire il Signore, ci sembra di capire che cosa sta succedendo, ci sembra addirittura di capire la nostra vita, figuriamoci, e sono dei momenti che ti lasciano però un sapore in bocca. “Mi aveva detto qualcosa, mi aveva pacificato nel cuore, e mi era tutto chiaro perché adesso non è più così?”. Avete presente quel passaggio tra quella chiarezza e la successiva confusione? Bene, perché tu possa fare un rinnovato atto di fede, sapendo che il Signore viene e viene proprio dentro la tua vita. Guardate, è molto bello il testo che abbiamo ascoltato anche negli Atti degli Apostoli. Paolo, da bravo fariseo conoscere situazioni, furbescamente sa mettere la confusione che c'era prima dentro di lui per quello che gli poteva succedere da un momento all'altro ad una confusione che invece sarà fuori di lui, cioè tra farisei e sadducei. Fantastico, ha tirato fuori un jolly perché anche all'interno del popolo di Israele c'erano delle chiare contraddizioni e divisioni. Ma per dirci che c'è ancora tanta strada da fare, quando uno dice che ha capito tutto, gli è tutto chiaro, è tutto a posto, non credeteci perché non è così per nessuno. Il Signore anche le chiarezze che dà a ciascuno di noi nella fede, fosse anche il Papa, è la chiarezza per il cammino che devi fare adesso e per l'annuncio di cui c'è bisogno adesso. Ma dire sarà sempre e soltanto così, bisogna stare molto tranquilli, molto calmi. Ce ne saremo forse accorti anche per le stesse situazioni della nostra vita, in base alle varie situazioni della vita, quello che prima andava bene a un certo punto non andava più bene, dovevi fare qualcosa di nuovo, certo. Siamo in cammino, ma guardate che questo io però lo aggancerei a questo aspetto che Gesù tira fuori per noi e cioè non prego solo per questi, ma per quelli che crederanno in me mediante la loro parola. Perché tutta l'umanità nella sua parola possa essere raccolta nell'unità. Il progetto è questo. Provate un attimo a fare mente locale. C'è stato un tempo di questi duemila anni in cui è accaduto? C'è stato un tempo, un momento, un istante in cui questo è accaduto? No. Vi aiuto io, no, non è successo. Ancora non è successo, perché siamo in cammino. Allora chiediamo al Signore di avere questa fiducia e questo coraggio nel cammino perché nel tempo e nel modo in cui lui vorrà porterà a compimento quello che ha detto. <br />Lui è il fedele che continua ad essere fedele all'umanità e a camminare con noi, ma la nostra fiducia nella sua azione è ancora molto incerta, molto fragile, confusa. Ha ancora bisogno di fare esperienza della sua fedeltà. Allora chiediamogli il coraggio della fede, quello che proprio lo Spirito viene a muovere dentro i nostri cuori; è per questo che questi testi ci hanno accompagnato nel tempo pasquale verso la Pentecoste. 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Per Paolo sicuramente lo è stato, perché non so se avete visto, ma anche il discorso di Paolo è un discorso che è preghiera. <br />Tant'è che la gente se ne commuove, ha un atteggiamento di abbandono pieno nella volontà di Dio, sapendo quello che gli sta per accadere, anche se non ne ha chiarezza. Sa che lo attendono catene, prigione, e dice non vedrò più il vostro volto. Però questo non diventa semplicemente un motivo di dolore, ma di preghiera. <br />Perché dice ho vegliato tre anni su di voi, ho cercato di dirvi tutta la verità. Allora la preghiera è questa grande fiducia nel rapporto con Dio che tutto ciò che facciamo lui lo può portare a frutto nella vita delle persone. Lo può ravvivare come fosse una generosità, un vigore che anche gli altri possano accogliere. <br />Avvisa che ci saranno lupi rapaci, ma potrei dire forse non c'è stata neanche un'epoca nella vita degli uomini senza lupi rapaci. E non accontentiamoci di dire facilmente, di capi di Stato che in questo momento stanno facendo le loro guerre di proprio interesse. Quelli sono molto evidenti, ma a volte i lupi rapaci sono i motivi di divisione dentro le nostre case, dentro le nostre comunità. <br />E di questo dobbiamo averne avvertenza, perché ciò che divide sia messo da parte. La preghiera di Gesù è una preghiera che tende, vuole instaurare nel cuore dei discepoli la stessa cosa. Lui dona a se stesso, perché tutti siamo, dalla verità dell'amore di Gesù, motivati a fare lo stesso. <br />Usa il termine siano <i>consacrati</i> nella verità, la tua parola è verità. Quindi l'amore con cui lui parla possa essere il motivo per cui ciascuno di noi nel cuore può fare quel discernimento per dire questo divide, meglio toglierlo, questo ci mette in comunione, scegliamo questa strada. Quindi c'è un percorso di verità a cui ciascuno di noi può aderire, può sceglierlo. <br />Allora, se di questo siamo non solo consapevoli in teoria, ma desiderosi in pratica, allora la parola di verità diventerà la nostra parola. E non abbiamo bisogno di citare perché l'altro sia convinto di quello che sto dicendo. Si tratta di vivere quella parola, anche se tante volte questa parola ha una ferita, una fatica, proprio nell'io, cioè nell'orgoglio. <br />Piuttosto, come ha fatto Gesù, che ha consacrato se stesso, cioè ha consegnato se stesso, perché tutti imparassimo proprio dalla verità dell'amore che lui ha per il Padre, il Padre per lui, che il dono della vita non l'ha fatto come rinuncia, l'ha fatto come generosità. E credo che forse questo avrebbe bisogno di essere messo in chiaro anche in tanti rapporti faticosi, che non si tratta di affermare se stessi e il proprio orgoglio, ma c'è una verità che vale di più. Per questo Gesù dice consacrali nella verità, cioè che ci sia veramente quello spirito d'amore che agiva nella sua vita, che possa agire anche nella nostra, come suoi discepoli per cui scegliamo, più che di aver ragione, la verità che ha la capacità di farci essere uniti insieme. <br />Allora si capisce perché Gesù non prega perché il Padre li tolga dal mondo, ma perché li custodisca dal maligno. Perché finché siamo in questo mondo le prove ci saranno, ma se avremo certezza dell'amore questa è la custodia dal maligno. L'amore ha una forza maggiore rispetto a quell’io che si vuole affermare. <br />Chiediamolo al Signore con umiltà e con costanza perché anche nella nostra vita possa regnare la sua verità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72087131</guid><pubDate>Wed, 20 May 2026 18:05:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72087131/mercoledi_20_5_2026_7p.mp3" length="5786505" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Continua la preghiera di Gesù. Possa essere anche un motivo di ispirazione, di preghiera per noi. Per Paolo sicuramente lo è stato, perché non so se avete visto, ma anche il discorso di Paolo è un discorso che è preghiera. 
Tant'è che la gente se ne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Continua la preghiera di Gesù. Possa essere anche un motivo di ispirazione, di preghiera per noi. Per Paolo sicuramente lo è stato, perché non so se avete visto, ma anche il discorso di Paolo è un discorso che è preghiera. <br />Tant'è che la gente se ne commuove, ha un atteggiamento di abbandono pieno nella volontà di Dio, sapendo quello che gli sta per accadere, anche se non ne ha chiarezza. Sa che lo attendono catene, prigione, e dice non vedrò più il vostro volto. Però questo non diventa semplicemente un motivo di dolore, ma di preghiera. <br />Perché dice ho vegliato tre anni su di voi, ho cercato di dirvi tutta la verità. Allora la preghiera è questa grande fiducia nel rapporto con Dio che tutto ciò che facciamo lui lo può portare a frutto nella vita delle persone. Lo può ravvivare come fosse una generosità, un vigore che anche gli altri possano accogliere. <br />Avvisa che ci saranno lupi rapaci, ma potrei dire forse non c'è stata neanche un'epoca nella vita degli uomini senza lupi rapaci. E non accontentiamoci di dire facilmente, di capi di Stato che in questo momento stanno facendo le loro guerre di proprio interesse. Quelli sono molto evidenti, ma a volte i lupi rapaci sono i motivi di divisione dentro le nostre case, dentro le nostre comunità. <br />E di questo dobbiamo averne avvertenza, perché ciò che divide sia messo da parte. La preghiera di Gesù è una preghiera che tende, vuole instaurare nel cuore dei discepoli la stessa cosa. Lui dona a se stesso, perché tutti siamo, dalla verità dell'amore di Gesù, motivati a fare lo stesso. <br />Usa il termine siano <i>consacrati</i> nella verità, la tua parola è verità. Quindi l'amore con cui lui parla possa essere il motivo per cui ciascuno di noi nel cuore può fare quel discernimento per dire questo divide, meglio toglierlo, questo ci mette in comunione, scegliamo questa strada. Quindi c'è un percorso di verità a cui ciascuno di noi può aderire, può sceglierlo. <br />Allora, se di questo siamo non solo consapevoli in teoria, ma desiderosi in pratica, allora la parola di verità diventerà la nostra parola. E non abbiamo bisogno di citare perché l'altro sia convinto di quello che sto dicendo. Si tratta di vivere quella parola, anche se tante volte questa parola ha una ferita, una fatica, proprio nell'io, cioè nell'orgoglio. <br />Piuttosto, come ha fatto Gesù, che ha consacrato se stesso, cioè ha consegnato se stesso, perché tutti imparassimo proprio dalla verità dell'amore che lui ha per il Padre, il Padre per lui, che il dono della vita non l'ha fatto come rinuncia, l'ha fatto come generosità. E credo che forse questo avrebbe bisogno di essere messo in chiaro anche in tanti rapporti faticosi, che non si tratta di affermare se stessi e il proprio orgoglio, ma c'è una verità che vale di più. Per questo Gesù dice consacrali nella verità, cioè che ci sia veramente quello spirito d'amore che agiva nella sua vita, che possa agire anche nella nostra, come suoi discepoli per cui scegliamo, più che di aver ragione, la verità che ha la capacità di farci essere uniti insieme. <br />Allora si capisce perché Gesù non prega perché il Padre li tolga dal mondo, ma perché li custodisca dal maligno. Perché finché siamo in questo mondo le prove ci saranno, ma se avremo certezza dell'amore questa è la custodia dal maligno. 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Ed è un discorso che in realtà è finito con la fine del capitolo 16 di Giovanni, perché, come abbiamo sentito, il capitolo 17 comincia con un alzare, gli occhi al cielo e rivolgersi al Padre. È una preghiera, una contemplazione. <br />Quindi io parto dicendo spero che ciascuno possa entrare in questa preghiera e contemplazione, che le mie parole non siano un ostacolo, perché, sapete, la contemplazione è anche questo, uno stare davanti a qualcosa che accade e percepirlo come il manifestarsi di Dio. Quindi le parole potrebbero essere già di troppo. Per questo la prima cosa da notare è che Gesù alza gli occhi al cielo. Non vuol dire che sta guardando le stelle, le nuvole, la luna, il sole. No, no, alzare gli occhi al cielo è il “Padre nostro che sei nei cieli”. E entrare in una preghiera, quindi in un dialogo con Dio nella sua intimità è ormai consegnare se stesso e, come abbiamo sentito, quelli che gli ha affidati. Sono tuoi. È bello sentire come la cura che Gesù ha avuto. Tutte le cose sono tue, me le hai date, io le custodite e le restituisco a te. Cose e persone. Tutto ciò che è del Padre suo e di questo è consapevole e diventa un restituire. Sto facendo questa premessa perché credo che dovrebbe essere per ciascuno di noi così. <br />Cioè, renderci conto che anche i rapporti che abbiamo nella vita fanno parte di un dono che riceviamo da Dio e quindi il modo più opportuno per viverli è sempre un restituire a Dio, dare a Lui, affidare a Lui, consegnare a Lui. Gesù lo sta facendo con i Suoi, <i>quelli che mi hai dato</i>, e poi sentiremo anche il continuo del discorso della preghiera perché credo che abbia una grande importanza, proprio per sentirci consacrati, perché questo è il termine che Gesù userà. Accanto viene messo questo discorso che è un po' un testamento di Paolo, anche lui, vedete, quasi come se fossero insieme i due testamenti. Gesù consegna al Padre, Paolo sta consegnando al Cristo tutte le cose, quelli che gli ha affidato, li sta affidando la sua misericordia. Questo penso che sia non la fine della vita, ma il culmine della vita. Quando senti che ciò che hai ti viene da Lui e tu a Lui lo restituisci per averlo davvero sempre. <br />Perché le cose di questo mondo, il termine che Lui usa qui, lo lasciamo in questo mondo. Ne volete una su tutte? Una per cui di solito facciamo dei grandissimi sacrifici? La salute. Forse passiamo una vita intera a cercare di custodire la salute e la lasciamo qua. La salute è quella fisica, psichica, ma forse quella che curiamo meno è quella che custodiamo di più, che è quella spirituale. Perché la salute spirituale è vivere la salvezza. Così vi sto facendo un regalo stasera, perché stasera voi state facendo questo. State facendo esperienza anticipata di quella che è la misericordia di Dio per noi, è la salvezza. E viverlo nella liturgia non è altro che anticipare questa piena comunione che il Signore vuole con noi. Tanto che si fa parola che ci nutre, eucarestia che ci salva. <br />Allora chiediamo proprio al Signore questo dono oggi, di saperci soffermare un momento su questo <b>alzare gli occhi al cielo</b>. Cioè di guardare verso di Lui in tutte le cose che stiamo vivendo. Fatiche, gioie, sacrifici, meraviglie che ci stanno succedendo. Ci può succedere di tutto, ma in quale prospettiva? La prospettiva sia questo alzare gli occhi al cielo, sapere che da Lui ci vengono e a Lui le riconsegniamo.<b>.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72072404</guid><pubDate>Tue, 19 May 2026 17:59:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72072404/martedi_19_5_26_7p.mp3" length="5811164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Stiamo giungendo ormai al termine di questo lungo discorso che ci sta accompagnando ormai da diverse settimane. Ed è un discorso che in realtà è finito con la fine del capitolo 16 di Giovanni, perché, come abbiamo sentito, il capitolo 17 comincia con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Stiamo giungendo ormai al termine di questo lungo discorso che ci sta accompagnando ormai da diverse settimane. Ed è un discorso che in realtà è finito con la fine del capitolo 16 di Giovanni, perché, come abbiamo sentito, il capitolo 17 comincia con un alzare, gli occhi al cielo e rivolgersi al Padre. È una preghiera, una contemplazione. <br />Quindi io parto dicendo spero che ciascuno possa entrare in questa preghiera e contemplazione, che le mie parole non siano un ostacolo, perché, sapete, la contemplazione è anche questo, uno stare davanti a qualcosa che accade e percepirlo come il manifestarsi di Dio. Quindi le parole potrebbero essere già di troppo. Per questo la prima cosa da notare è che Gesù alza gli occhi al cielo. Non vuol dire che sta guardando le stelle, le nuvole, la luna, il sole. No, no, alzare gli occhi al cielo è il “Padre nostro che sei nei cieli”. E entrare in una preghiera, quindi in un dialogo con Dio nella sua intimità è ormai consegnare se stesso e, come abbiamo sentito, quelli che gli ha affidati. Sono tuoi. È bello sentire come la cura che Gesù ha avuto. Tutte le cose sono tue, me le hai date, io le custodite e le restituisco a te. Cose e persone. Tutto ciò che è del Padre suo e di questo è consapevole e diventa un restituire. Sto facendo questa premessa perché credo che dovrebbe essere per ciascuno di noi così. <br />Cioè, renderci conto che anche i rapporti che abbiamo nella vita fanno parte di un dono che riceviamo da Dio e quindi il modo più opportuno per viverli è sempre un restituire a Dio, dare a Lui, affidare a Lui, consegnare a Lui. Gesù lo sta facendo con i Suoi, <i>quelli che mi hai dato</i>, e poi sentiremo anche il continuo del discorso della preghiera perché credo che abbia una grande importanza, proprio per sentirci consacrati, perché questo è il termine che Gesù userà. Accanto viene messo questo discorso che è un po' un testamento di Paolo, anche lui, vedete, quasi come se fossero insieme i due testamenti. Gesù consegna al Padre, Paolo sta consegnando al Cristo tutte le cose, quelli che gli ha affidato, li sta affidando la sua misericordia. Questo penso che sia non la fine della vita, ma il culmine della vita. Quando senti che ciò che hai ti viene da Lui e tu a Lui lo restituisci per averlo davvero sempre. <br />Perché le cose di questo mondo, il termine che Lui usa qui, lo lasciamo in questo mondo. Ne volete una su tutte? Una per cui di solito facciamo dei grandissimi sacrifici? La salute. Forse passiamo una vita intera a cercare di custodire la salute e la lasciamo qua. La salute è quella fisica, psichica, ma forse quella che curiamo meno è quella che custodiamo di più, che è quella spirituale. Perché la salute spirituale è vivere la salvezza. Così vi sto facendo un regalo stasera, perché stasera voi state facendo questo. State facendo esperienza anticipata di quella che è la misericordia di Dio per noi, è la salvezza. E viverlo nella liturgia non è altro che anticipare questa piena comunione che il Signore vuole con noi. Tanto che si fa parola che ci nutre, eucarestia che ci salva. <br />Allora chiediamo proprio al Signore questo dono oggi, di saperci soffermare un momento su questo <b>alzare gli occhi al cielo</b>. Cioè di guardare verso di Lui in tutte le cose che stiamo vivendo. Fatiche, gioie, sacrifici, meraviglie che ci stanno succedendo. Ci può succedere di tutto, ma in quale prospettiva? 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Ma, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, mi verrebbe da dire che è di una grandissima attualità. Per molti, al di là del nominare lo Spirito Santo, quando ci si fa il segno di croce, altro non ne sanno: Cos'è lo Spirito Santo? Chi è? Cosa fa? Il Cardinal Biffi, un po' di anni fa, diceva che lo Spirito Santo è un perfetto sconosciuto, eppure è l'attore della vita cristiana. Per dire che ci sarebbe da fare più che, capiamoci, delle catechesi, ma un approfondimento di che cosa è la nostra fede. Forse avremmo bisogno di dialogare su questo per renderci conto che, sì, abbiamo alcune cose appiccicate nella memoria, ma non abbiamo un dialogo, non abbiamo una relazione, e quindi rischiamo di non vivere l'essenza della vita cristiana, che vuol dire stare nella relazione con Dio a partire dall'amore con cui siamo amati per poter anche noi amare. <br />Allora, questo potrebbe essere anche un po' emblematico oggi perché, guardate, finalmente i discepoli iniziano a vedere e a capire alcune cose di quelle che sta dicendo Gesù, hanno detto adesso abbiamo capito, adesso crediamo e Gesù dice adesso credete? Allora, era ben consapevole che un attimo dopo se ne sarebbero scappati via tutti, davanti alla paura di essere catturati e uccisi, tutti scapparono. Però Gesù, lui che non scappa, ci dà anche un'indicazione che spero la possiamo fare nostra oggi:<i> Io non sono solo perché il Padre è con me</i>. Questo dovremmo provare a viverlo, per questo vi parlavo prima di relazione nello Spirito Santo, nell'amore con cui Dio ama. Sapere che siamo amati così da parte di Dio dovrebbe essere per noi un motivo di consolazione grande perché anche se siamo lasciati da soli, anche se non siamo capiti, ma sappiamo che il Padre ci ama, questo non ci fa andare in tilt. Gesù lo dice chiaramente che finché siamo in questo cammino terreno avremo delle tribolazioni e per questo avere il coraggio di pregare, di stare in relazione con Dio, di chiedere che il suo Spirito veramente sia attore nella nostra vita, cioè che nel nostro modo di pensare, parlare e agire possa essere protagonista, ma non che io sia passivo all'azione dello Spirito, ma che Dio sia protagonista a partire dal fatto che siccome credo nel suo amore cerco di corrispondere con le scelte, pensieri, parole, opere, scelte che siano in sintonia con l'amore con cui Dio ama. Da dove possiamo partire? Da questa frase che ci spinge ad andare avanti anche in ogni fallimento. Avremo tribolazioni nel mondo ma fatevi coraggio, abbiate coraggio, fatevi forza: Io ho vinto il mondo, la parola mondo qui significa tutte quelle dinamiche che contrastano l'amore con cui siamo amati, che vogliono instaurare altri poteri, altre logiche, sono state vinte semplicemente dal fatto che Gesù la vita l'ha vissuta con amore e l'ha donata ed è un atto che rimane, se volete, il sentiero, il percorso che ogni uomo può fare. Ci ha aperto una strada, un cammino perché ciascuno di noi lo possa percorrere. Chiediamo quindi al Signore che realmente il suo spirito d'amore abiti la nostra vita, noi ne abbiamo desiderio e bisogno, spero, soprattutto spero il desiderio, il bisogno è sicuro, ma forse abbiamo soltanto bisogno di renderci conto di questo, perché alcune dinamiche della nostra vita possano semplicemente essere illuminate, quindi scomparire queste velature, queste tenebre e apparire finalmente una realtà che ripartiamo sempre dall'amore fedele di Dio e i nostri fallimenti fanno poco problema, pensate a Pietro, non saranno realmente un impedimento per diventare ciò per cui il Signore ci sta chiamando.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72058767</guid><pubDate>Mon, 18 May 2026 17:57:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72058767/lunedi_18_5_26_7p.mp3" length="6379171" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Questa settimana ha veramente una connotazione particolare, perché è un continuo rendersi conto che la vita cristiana è una vita che è animata dallo Spirito Santo. Ma, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, mi verrebbe da dire che è di una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa settimana ha veramente una connotazione particolare, perché è un continuo rendersi conto che la vita cristiana è una vita che è animata dallo Spirito Santo. Ma, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, mi verrebbe da dire che è di una grandissima attualità. Per molti, al di là del nominare lo Spirito Santo, quando ci si fa il segno di croce, altro non ne sanno: Cos'è lo Spirito Santo? Chi è? Cosa fa? Il Cardinal Biffi, un po' di anni fa, diceva che lo Spirito Santo è un perfetto sconosciuto, eppure è l'attore della vita cristiana. Per dire che ci sarebbe da fare più che, capiamoci, delle catechesi, ma un approfondimento di che cosa è la nostra fede. Forse avremmo bisogno di dialogare su questo per renderci conto che, sì, abbiamo alcune cose appiccicate nella memoria, ma non abbiamo un dialogo, non abbiamo una relazione, e quindi rischiamo di non vivere l'essenza della vita cristiana, che vuol dire stare nella relazione con Dio a partire dall'amore con cui siamo amati per poter anche noi amare. <br />Allora, questo potrebbe essere anche un po' emblematico oggi perché, guardate, finalmente i discepoli iniziano a vedere e a capire alcune cose di quelle che sta dicendo Gesù, hanno detto adesso abbiamo capito, adesso crediamo e Gesù dice adesso credete? Allora, era ben consapevole che un attimo dopo se ne sarebbero scappati via tutti, davanti alla paura di essere catturati e uccisi, tutti scapparono. Però Gesù, lui che non scappa, ci dà anche un'indicazione che spero la possiamo fare nostra oggi:<i> Io non sono solo perché il Padre è con me</i>. Questo dovremmo provare a viverlo, per questo vi parlavo prima di relazione nello Spirito Santo, nell'amore con cui Dio ama. Sapere che siamo amati così da parte di Dio dovrebbe essere per noi un motivo di consolazione grande perché anche se siamo lasciati da soli, anche se non siamo capiti, ma sappiamo che il Padre ci ama, questo non ci fa andare in tilt. Gesù lo dice chiaramente che finché siamo in questo cammino terreno avremo delle tribolazioni e per questo avere il coraggio di pregare, di stare in relazione con Dio, di chiedere che il suo Spirito veramente sia attore nella nostra vita, cioè che nel nostro modo di pensare, parlare e agire possa essere protagonista, ma non che io sia passivo all'azione dello Spirito, ma che Dio sia protagonista a partire dal fatto che siccome credo nel suo amore cerco di corrispondere con le scelte, pensieri, parole, opere, scelte che siano in sintonia con l'amore con cui Dio ama. Da dove possiamo partire? Da questa frase che ci spinge ad andare avanti anche in ogni fallimento. Avremo tribolazioni nel mondo ma fatevi coraggio, abbiate coraggio, fatevi forza: Io ho vinto il mondo, la parola mondo qui significa tutte quelle dinamiche che contrastano l'amore con cui siamo amati, che vogliono instaurare altri poteri, altre logiche, sono state vinte semplicemente dal fatto che Gesù la vita l'ha vissuta con amore e l'ha donata ed è un atto che rimane, se volete, il sentiero, il percorso che ogni uomo può fare. Ci ha aperto una strada, un cammino perché ciascuno di noi lo possa percorrere. Chiediamo quindi al Signore che realmente il suo spirito d'amore abiti la nostra vita, noi ne abbiamo desiderio e bisogno, spero, soprattutto spero il desiderio, il bisogno è sicuro, ma forse abbiamo soltanto bisogno di renderci conto di questo, perché alcune dinamiche della nostra vita possano semplicemente essere illuminate, quindi scomparire queste velature, queste tenebre e apparire finalmente una realtà che ripartiamo sempre dall'amore fedele di Dio e i nostri fallimenti fanno poco problema, pensate a Pietro, non saranno realmente un impedimento per diventare ciò per cui il Signore ci sta chiamando.]]></itunes:summary><itunes:duration>399</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una vita che profuma di speranza, di accoglienza, di fedeltà. Forse il Vangelo si vede meglio così.   Ascensione +festa famiglia 17-5-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-vita-che-profuma-di-speranza-di-accoglienza-di-fedelta-forse-il-vangelo-si-vede-meglio-cosi-ascensione-festa-famiglia-17-5-26--72046821</link><description><![CDATA[Come ogni cosa che è guidata dallo spirito, iniziamo proprio dicendo grazie, Signore, di questa bella giornata. Mica scontato, visto l'aria che tira. Ma sono sicuro che qualcuno, un po' come i discepoli che dubitarono, l’abbiamo sentito nel Vangelo, ha già qualche dubbio, ma forse tutto sto sole… Allora, proviamo a spalancare il cuore, perché credo che realmente la parola del Vangelo dica che cosa succede nel cuore dell'uomo. Abbiamo proprio un profondo bisogno. Penso oggi che è la festa per la nostra comunità, festa della famiglia, è un piccolo spaccato della festa che la Chiesa fa oggi nella festa dell'ascensione. Cioè il sapere che il Signore continua a camminare con noi, ma in un modo diverso. In un modo in cui non siamo noi a dirgli quello che deve fare, ma piuttosto apriamo il nostro cuore a quello che Lui ci sta dicendo. Lo penso a partire dai più piccoli, vedete, ne abbiamo un piccolo gruppo, perché anche lì non è detto che le cose siano automatiche. <br />Ma dai più piccoli, fino agli anniversari di matrimonio che oggi celebriamo, i tanti anni di grazia che il Signore ci concede di essere l'uno per l'altra dono, questo diventa per tutti un annuncio. Qual è l'annuncio? L'annuncio è sempre quello: Gesù dice andate, o meglio letteralmente dice <i>andando</i>, che vuol dire nel corso della vostra vita, tutta la vostra vita è un andare, è un camminare, e in questo camminare <i>fate discepoli tutti i popoli</i>. Riguarda il mondo intero questo annuncio. Il fare discepoli un tempo veniva forse concepito come martellategli la testa finché non fanno quello che dite voi. In realtà non è così. Il modo proprio di far sì che gli altri possano accogliere il Vangelo ed essere discepoli, il modo più indicato è vivetelo. Ditelo, ma ditelo con la vita. <br />Per questo credo che sia veramente un sintomo di quello che la Chiesa vive la festa di oggi, dove dai più piccoli ai più adulti abbiamo tutti qualcosa da dire con la nostra vita. Siccome vedo i bimbi che hanno fatto la prima confessione quest'anno, ce ne sono un bel gruppettino lì, poi ce ne sono alcuni che hanno fatto la prima comunione, e a tutti dico il dono che avete ricevuto è un dono di cui insieme ringraziamo. Insieme. Perché ci aiuta ad essere insieme discepoli del Signore. In che modalità? Abbiamo bisogno di sostenerci perché l'invito che il Signore ci fa a tutta l'età sia un vero dono di luce perché vivendolo lo possiamo dire anche agli altri. Ci stavo pensando come ieri abbiamo fatto anche il sacramento dell'unzione degli infermi per chi aveva la necessità di essere sostenuto da questo sacramento e fa parte anche questo del cammino della nostra vita. Abbiamo dei tempi diversi, energie diverse, fatiche diverse, ma non c'è un tempo in cui questo annuncio non sia necessario, sia veramente utile viverlo e quella scelta di fede diventa il vero annuncio. Oggi il nostro camminare come comunità ha tante sfumature, tanti tipi di luce e di colore a seconda appunto della nostra situazione, ma di tutte abbiamo bisogno perché la pienezza del colore, la pienezza di una rivelazione dell'amore di Dio passa dal dono di ciascuno di noi. Pensavo questo con quella specifica che il Vangelo fa, alcuni di quelli che erano lì dubitarono. <br />Sì, il dubbio è sempre ammesso perché se una cosa non è liberamente scelta ma è imposta alla fine non è vissuta, è soltanto subita. Allora, se anche all'interno degli undici discepoli dubitarono, essi però dubitarono, dice letteralmente, noi preferiamo dire alcuni così siamo un po' più tranquilli, ma io fra chi sarò? Io sono fra quelli che forse dubita? Cioè non dipende da quello che vediamo la nostra fede, abbiamo bisogno di farne esperienza e penso soprattutto all'annuncio che continuamente la Chiesa vive e fa, mentre lo fa a volte dubita. Pensavo alle ferite che le famiglie anche oggi vivono, diciamo che il contesto sociale e forse anche le leggi dello Stato non sempre aiutano per questo, non sono sempre un aiuto, ma è proprio lì che diventa ancora più importante che ciascuno di noi viva la sua fede. <br />Non abbiamo bisogno che tutti i problemi siano risolti, abbiamo bisogno di combattere all'interno di una vita che è quella che abbiamo, ordinaria, con tutti i tipi di fatiche e di gioie, proprio lì dentro va messo questo lievito del Vangelo. Ne abbiamo bisogno e abbiamo bisogno anche di dircelo, perché come rimarranno sempre delle panche vuote pronte ad accogliere chi possa e voglia venire, questo ci ricorda che non abbiamo finito la nostra missione, anzi ogni epoca ha dei nuovi inizi, ogni epoca ha bisogno di un nuovo fermento del Vangelo. E così, pensavo, c'è una famiglia che ha bisogno ancora di scoprire il Vangelo. <br />Pensate bene, il seminario oggi nella nostra zona di Bologna, che comprende anche tutta la Romagna fino a San Marino, ha un numero di seminaristi così basso che uno si potrebbe veramente scoraggiare. Ma nella realtà, siccome la Chiesa interessa più al Signore che a noi, forse questo è un monito, un avviso per dirci ma tu che cosa stai sperando? In cosa stai credendo? Qual è l'annuncio che con la tua vita stai facendo? E questo è detto a ciascuno di noi, perché è facile dire ma perché non vanno dei giovani in seminario? Perché c'è così poca dedizione alla vita della Chiesa? Questo comincia da ogni piccola famiglia, la più piccola. Ogni famiglia si deve interrogare su questo, già coltivandola come speranza e come desiderio e chiedendo al Signore, manda Signore nuovi operai nella tua messe, anche nuovi preti, nuovi presbiteri, che si prendano cura del Vangelo nelle nostre comunità. <br />Questo riguarda anche il bene delle nostre famiglie. Credo che questo è un compito che oggi possiamo condividere e chiediamo al Signore di averne fiducia. Anche noi un po' dubitiamo di quali possano essere le strade da percorrere, ma lo chiediamo allo spirito. <br />Per questo c'era nel testo degli Atti degli Apostoli, che parla dell'ascensione di Gesù, un ultimo annuncio che vorrei recuperare insieme a voi. Gesù dice ai suoiche dovevano perseverare, stare insieme, che è la cosa più difficile, sapete? Perché è più facile quando ho capito una cosa, io parto e la faccio, gli altri poi si arrangiano. Invece abbiamo bisogno di stare insieme e questo dice in attesa che il Padre mandi su di voi lo Spirito Santo, sarete battezzati, immersi, nello Spirito Santo. <br />E cosa vorrà dire questo per la nostra comunità oggi? Come ognuno di noi può chiedere al Signore immergimi nello Spirito? Forse ha a che fare proprio con l'accoglienza che possiamo darci gli uni gli altri, accogliere i tempi e i momenti dello Spirito anche nell'accoglierci gli uni gli altri, nelle nostre diversità. La pazienza e i tempi a volte non collimano, per cui forse ci scoraggiamo e lasciamo andare. E questo allora diventa un tempo ancora più importante di preghiera, domenica prossima festeggeremo la Pentecoste, il dono dello Spirito per tutta l'umanità, quella che ha bisogno di essere rinnovata proprio nella fiducia e nella speranza. <br />Lo ricordo perché quei pochi che erano lì il giorno di Pentecoste, che ricevettero lo Spirito, sono quelli da cui poi è stato evangelizzato il mondo intero. Sentiamolo anche come una chiamata, una vocazione per ciascuno di noi, lì dove si trova, lì nei suoi compiti, lì nella sua vita, ad essere veramente disposto ad accogliere lo Spirito e a diventarne annunciatore pieno di speranza perché il mondo possa conoscere quanto l'amore di Dio ci può trasformare e rendere tutti un solo corpo, animati da un solo Spirito. Compia il Signore in noi questa attesa perché l'umanità anche oggi chiede aiuto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72046821</guid><pubDate>Sun, 17 May 2026 21:29:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72046821/ascensione_festa_famiglia_17_5_26.mp3" length="11096258" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Come ogni cosa che è guidata dallo spirito, iniziamo proprio dicendo grazie, Signore, di questa bella giornata. Mica scontato, visto l'aria che tira. 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Lo penso a partire dai più piccoli, vedete, ne abbiamo un piccolo gruppo, perché anche lì non è detto che le cose siano automatiche. <br />Ma dai più piccoli, fino agli anniversari di matrimonio che oggi celebriamo, i tanti anni di grazia che il Signore ci concede di essere l'uno per l'altra dono, questo diventa per tutti un annuncio. Qual è l'annuncio? L'annuncio è sempre quello: Gesù dice andate, o meglio letteralmente dice <i>andando</i>, che vuol dire nel corso della vostra vita, tutta la vostra vita è un andare, è un camminare, e in questo camminare <i>fate discepoli tutti i popoli</i>. Riguarda il mondo intero questo annuncio. Il fare discepoli un tempo veniva forse concepito come martellategli la testa finché non fanno quello che dite voi. In realtà non è così. Il modo proprio di far sì che gli altri possano accogliere il Vangelo ed essere discepoli, il modo più indicato è vivetelo. Ditelo, ma ditelo con la vita. <br />Per questo credo che sia veramente un sintomo di quello che la Chiesa vive la festa di oggi, dove dai più piccoli ai più adulti abbiamo tutti qualcosa da dire con la nostra vita. Siccome vedo i bimbi che hanno fatto la prima confessione quest'anno, ce ne sono un bel gruppettino lì, poi ce ne sono alcuni che hanno fatto la prima comunione, e a tutti dico il dono che avete ricevuto è un dono di cui insieme ringraziamo. Insieme. Perché ci aiuta ad essere insieme discepoli del Signore. In che modalità? Abbiamo bisogno di sostenerci perché l'invito che il Signore ci fa a tutta l'età sia un vero dono di luce perché vivendolo lo possiamo dire anche agli altri. Ci stavo pensando come ieri abbiamo fatto anche il sacramento dell'unzione degli infermi per chi aveva la necessità di essere sostenuto da questo sacramento e fa parte anche questo del cammino della nostra vita. Abbiamo dei tempi diversi, energie diverse, fatiche diverse, ma non c'è un tempo in cui questo annuncio non sia necessario, sia veramente utile viverlo e quella scelta di fede diventa il vero annuncio. Oggi il nostro camminare come comunità ha tante sfumature, tanti tipi di luce e di colore a seconda appunto della nostra situazione, ma di tutte abbiamo bisogno perché la pienezza del colore, la pienezza di una rivelazione dell'amore di Dio passa dal dono di ciascuno di noi. Pensavo questo con quella specifica che il Vangelo fa, alcuni di quelli che erano lì dubitarono. <br />Sì, il dubbio è sempre ammesso perché se una cosa non è liberamente scelta ma è imposta alla fine non è vissuta, è soltanto subita. Allora, se anche all'interno degli undici discepoli dubitarono, essi però dubitarono, dice letteralmente, noi preferiamo dire alcuni così siamo un po' più tranquilli, ma io fra chi sarò? Io sono fra quelli che forse dubita? Cioè non dipende da quello che vediamo la nostra fede, abbiamo bisogno di farne esperienza e penso soprattutto all'annuncio che continuamente la Chiesa vive e fa, mentre lo fa a volte dubita. Pensavo alle ferite che le famiglie anche oggi vivono, diciamo che il contesto sociale e forse anche le leggi dello Stato non sempre aiutano per questo, non sono sempre un aiuto, ma è proprio lì che diventa ancora...]]></itunes:summary><itunes:duration>694</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’ascolto accogliente è incontro che trasforma: rende capaci di amare in tutte le dimensioni della vita.  Sabato 16-5-26 6P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ascolto-accogliente-e-incontro-che-trasforma-rende-capaci-di-amare-in-tutte-le-dimensioni-della-vita-sabato-16-5-26-6p--72033076</link><description><![CDATA[Siamo ormai alle porte dell'ascensione, una festa che ci ricorda qual è la vocazione di ogni uomo: entrare con tutta la nostra vita dentro la vita di Dio. Vorrei partire da alcune cose che suggeriscono proprio gli Atti degli Apostoli, la prima lettura che abbiamo ascoltato, dove c'è una cura che viene proprio dall'ascolto della parola di Dio, che porta la Chiesa ad essere veramente come una famiglia, un luogo in cui impariamo ad accoglierci gli uni gli altri e a camminare secondo le parole che il Signore ci dice. Vorrei porre proprio il caso di questo discepolo che si chiama Apollo, un nome chiaramente greco e nativo di Alessandria, quindi è chiaro che per quanto sia colto anche nelle Scritture viene da un certo tipo di mondo, non era un ebreo come gli altri. E c'è questa coppia di sposi, Aquila e Priscilla, che lo ascoltano. Lo ascoltano vuol dire non soltanto che sentono quello che dice, accolgono quello che ha nel cuore. E per quanto ancora non conoscesse Gesù, però già sentivano che c'era tutta la predisposizione, non fanno altro che, non semplicemente una catechesi per gli adulti, vorrei essere chiaro, ma lo aiutano a maturare e a comprendere e a vivere quello che è proprio del mistero di Cristo e il mistero dell'uomo, di ogni persona. E vorrei dire questo perché tutti noi dovremmo sentirci parte di questo. L'essere parte della Chiesa non è una specie di associazione che si ritrova tutte le domeniche o quando ne abbiamo bisogno, cioè  semplicemente un luogo che ci raccoglie. La Chiesa è un tessuto fatto da tanti figli, quindi da tanti fratelli, che riconoscono nel padre, nel figlio e nello spirito il principio che diventa anche ordinatore della nostra vita. Per cui impariamo a prenderci cura gli uni degli altri proprio dall'amore con cui Dio ci ama. E allora vedete, esiste la catechesi per i bimbi perché li vogliamo introdurre in questa relazione col Padre, col Figlio e con lo Spirito. Degli adulti perché vogliamo rafforzarci e chiarirci quelli che sono i problemi e le dimensioni della vita nella prospettiva della comunione con Dio, per cui ci sono anche i sacramenti degli adulti come per esempio il sacramento del matrimonio. Allora formare a diventare capaci di amare con la fedeltà di Dio, ma anche a prenderci cura gli uni degli altri nelle nostre ferite. E oggi faremo per questo anche l'unzione degli infermi, cioè chiedendo a Dio insieme, come comunione, di essere capaci di portare le nostre ferite, le nostre fatiche ma portarle con amore, con generosità. E credo che quando questo accada, un po' come è il caso qui di Priscilla e Aquila, Apollo si è sentito accolto, ha riscoperto che le cose che lui sapeva diventavano ancora più belle alla luce del mistero di Cristo. Ed è semplicemente scaturito da lì il suo essere discepolo del Signore Gesù e quindi anche con la sua vita annunciatore. Per questo mi piace pensare che ogni volta che noi partecipiamo alla liturgia, ogni volta che vogliamo meditare la parola di Dio anche nelle case, anche in una preghiera personale, sentiamo che siamo parte di un'unica famiglia, di una relazione che ci sta aiutando ad essere, non semplicemente ognuno per conto suo davanti a Dio, ma insieme agli altri, membra di un unico corpo. <br />Ci conceda così il Signore di sentire che il dono del suo spirito d'amore non soltanto ci rende amati da Lui, e questo è sicuro. Ma ci rende anche tramite del suo amore per gli altri uomini e quindi scoprirsi, fratelli, veramente il principio con cui siamo amati da Dio per diventare testimoni di Dio nell'amore fraterno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72033076</guid><pubDate>Sat, 16 May 2026 17:09:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72033076/sabato_16_5_26_6p.mp3" length="5449211" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo ormai alle porte dell'ascensione, una festa che ci ricorda qual è la vocazione di ogni uomo: entrare con tutta la nostra vita dentro la vita di Dio. Vorrei partire da alcune cose che suggeriscono proprio gli Atti degli Apostoli, la prima lettura...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo ormai alle porte dell'ascensione, una festa che ci ricorda qual è la vocazione di ogni uomo: entrare con tutta la nostra vita dentro la vita di Dio. Vorrei partire da alcune cose che suggeriscono proprio gli Atti degli Apostoli, la prima lettura che abbiamo ascoltato, dove c'è una cura che viene proprio dall'ascolto della parola di Dio, che porta la Chiesa ad essere veramente come una famiglia, un luogo in cui impariamo ad accoglierci gli uni gli altri e a camminare secondo le parole che il Signore ci dice. Vorrei porre proprio il caso di questo discepolo che si chiama Apollo, un nome chiaramente greco e nativo di Alessandria, quindi è chiaro che per quanto sia colto anche nelle Scritture viene da un certo tipo di mondo, non era un ebreo come gli altri. E c'è questa coppia di sposi, Aquila e Priscilla, che lo ascoltano. Lo ascoltano vuol dire non soltanto che sentono quello che dice, accolgono quello che ha nel cuore. E per quanto ancora non conoscesse Gesù, però già sentivano che c'era tutta la predisposizione, non fanno altro che, non semplicemente una catechesi per gli adulti, vorrei essere chiaro, ma lo aiutano a maturare e a comprendere e a vivere quello che è proprio del mistero di Cristo e il mistero dell'uomo, di ogni persona. E vorrei dire questo perché tutti noi dovremmo sentirci parte di questo. L'essere parte della Chiesa non è una specie di associazione che si ritrova tutte le domeniche o quando ne abbiamo bisogno, cioè  semplicemente un luogo che ci raccoglie. La Chiesa è un tessuto fatto da tanti figli, quindi da tanti fratelli, che riconoscono nel padre, nel figlio e nello spirito il principio che diventa anche ordinatore della nostra vita. Per cui impariamo a prenderci cura gli uni degli altri proprio dall'amore con cui Dio ci ama. E allora vedete, esiste la catechesi per i bimbi perché li vogliamo introdurre in questa relazione col Padre, col Figlio e con lo Spirito. Degli adulti perché vogliamo rafforzarci e chiarirci quelli che sono i problemi e le dimensioni della vita nella prospettiva della comunione con Dio, per cui ci sono anche i sacramenti degli adulti come per esempio il sacramento del matrimonio. Allora formare a diventare capaci di amare con la fedeltà di Dio, ma anche a prenderci cura gli uni degli altri nelle nostre ferite. E oggi faremo per questo anche l'unzione degli infermi, cioè chiedendo a Dio insieme, come comunione, di essere capaci di portare le nostre ferite, le nostre fatiche ma portarle con amore, con generosità. E credo che quando questo accada, un po' come è il caso qui di Priscilla e Aquila, Apollo si è sentito accolto, ha riscoperto che le cose che lui sapeva diventavano ancora più belle alla luce del mistero di Cristo. Ed è semplicemente scaturito da lì il suo essere discepolo del Signore Gesù e quindi anche con la sua vita annunciatore. Per questo mi piace pensare che ogni volta che noi partecipiamo alla liturgia, ogni volta che vogliamo meditare la parola di Dio anche nelle case, anche in una preghiera personale, sentiamo che siamo parte di un'unica famiglia, di una relazione che ci sta aiutando ad essere, non semplicemente ognuno per conto suo davanti a Dio, ma insieme agli altri, membra di un unico corpo. <br />Ci conceda così il Signore di sentire che il dono del suo spirito d'amore non soltanto ci rende amati da Lui, e questo è sicuro. 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C'è un momento di fatica, eppure Gesù lo sta cercando di rimettere davanti agli occhi dei discepoli con una grande forza. <br />Perché molto spesso, quando ci iniziamo a intristire per qualcosa, non capiamo più niente, non vediamo più niente se non la tristezza. E questo è un combattimento che dovremmo fare tutti i giorni, tutti. Riportare la gioia pasquale al centro della nostra vita perché caratterizzi tutto. <br />Tutto trovi in questo luce, energia, vita. E Gesù con i discepoli lo fa. E si paragona a questa mamma, questa donna che partorisce. Voi non ci avevate mai pensato a Gesù con una mamma, vero? Non viene proprio spontaneo. Eppure sta rimettendo davanti agli occhi dei discepoli una donna che sta affrontando il travaglio. Ma rispetto ai dolori che ha e che avrà, già si sta pensando e poi lui già intravede questo, cioè come la generazione dell'uomo nuovo, l'uomo libero, l'uomo che vive dello spirito d'amore con cui lui vive e questo gli dà l'energia. Qual è l'energia del Cristo? Il compiere la volontà del Padre, cioè dare all'umanità il suo spirito d'amore perché sia forte, libero, capace di amare. Sia l'uomo nuovo, sia generato dalla sua morte e risurrezione. Beh, credo che questo sia già anche in questi pochi versetti che abbiamo ascoltato degli Atti degli Apostoli, nel cuore di Paolo dove è Gesù che gli dice non aver paura. Come sta dicendo qui ai discepoli. Di non aver paura, di non aver timore. E guardate che non è che Paolo non abbia mai affrontato delle fatiche. Lui a un certo punto racconterà in una delle sue lettere quante volte ha ricevuto lapidazione, percosse con i flagelli, naufragi. E questo ha motivo di che cosa? Del portare il Vangelo. <br />E perché? Perché ci fosse un uomo nuovo, potesse concepire il Vangelo, questa nuova umanità, proprio come ha fatto Gesù. <br />Chiediamo al Signore di avere anche noi questo spirito. Questo spirito che è veramente santo, è lo spirito del Signore, che ama per generare l'uomo nuovo. <br />Non soltanto nei nostri desideri, ma in quelli che incontriamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72024927</guid><pubDate>Fri, 15 May 2026 20:17:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72024927/venerdi_15_5_26_6p.mp3" length="3285437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Forse è facile immaginare stasera qual è l'aspetto che per me è più eclatante nel Vangelo di oggi, eclatante, grida. C'è in un annuncio di fatica una grande gioia. C'è un momento di fatica, eppure Gesù lo sta cercando di rimettere davanti agli occhi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Forse è facile immaginare stasera qual è l'aspetto che per me è più eclatante nel Vangelo di oggi, eclatante, grida. C'è in un annuncio di fatica una grande gioia. C'è un momento di fatica, eppure Gesù lo sta cercando di rimettere davanti agli occhi dei discepoli con una grande forza. <br />Perché molto spesso, quando ci iniziamo a intristire per qualcosa, non capiamo più niente, non vediamo più niente se non la tristezza. E questo è un combattimento che dovremmo fare tutti i giorni, tutti. Riportare la gioia pasquale al centro della nostra vita perché caratterizzi tutto. <br />Tutto trovi in questo luce, energia, vita. E Gesù con i discepoli lo fa. E si paragona a questa mamma, questa donna che partorisce. Voi non ci avevate mai pensato a Gesù con una mamma, vero? Non viene proprio spontaneo. Eppure sta rimettendo davanti agli occhi dei discepoli una donna che sta affrontando il travaglio. Ma rispetto ai dolori che ha e che avrà, già si sta pensando e poi lui già intravede questo, cioè come la generazione dell'uomo nuovo, l'uomo libero, l'uomo che vive dello spirito d'amore con cui lui vive e questo gli dà l'energia. Qual è l'energia del Cristo? Il compiere la volontà del Padre, cioè dare all'umanità il suo spirito d'amore perché sia forte, libero, capace di amare. Sia l'uomo nuovo, sia generato dalla sua morte e risurrezione. Beh, credo che questo sia già anche in questi pochi versetti che abbiamo ascoltato degli Atti degli Apostoli, nel cuore di Paolo dove è Gesù che gli dice non aver paura. Come sta dicendo qui ai discepoli. Di non aver paura, di non aver timore. E guardate che non è che Paolo non abbia mai affrontato delle fatiche. Lui a un certo punto racconterà in una delle sue lettere quante volte ha ricevuto lapidazione, percosse con i flagelli, naufragi. E questo ha motivo di che cosa? Del portare il Vangelo. <br />E perché? Perché ci fosse un uomo nuovo, potesse concepire il Vangelo, questa nuova umanità, proprio come ha fatto Gesù. <br />Chiediamo al Signore di avere anche noi questo spirito. 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Pensavo ad una cosa molto concreta per noi, che cosa può significare per noi oggi, non soltanto sapere che abbiamo una Madre in cielo pronta ad accoglierci sempre, ma adesso? Questo come muove, mi piacerebbe dire come com-muove, cioè muove insieme a, come muove insieme all'opera di Maria anche la nostra vita? perché se non ci dice niente, come molte pagine del Vangelo a cui non diamo tanto spazio, cioè disponibilità del cuore, il rischio è che rimaniamo a bocca asciutta. Cioè vorrei che fosse un attimino più chiaro che il Signore non è che ha bisogno di una mano per salvare il mondo, l'ha già fatto lui, è bravo e lo sa cavare benissimo, quindi non abbiate questa preoccupazione. La vera preoccupazione è come posso entrare nella sua azione di salvezza sentendo che questo mi trasforma la vita, mi rende cittadino del cielo e della terra, cioè mi anticipa, e questa è la vita nello Spirito Santo, mi anticipa il dono di quell'amore che sarà pieno quando arriveremo in cielo, ma intanto c'è già. Allora vorrei proprio coglierlo attraverso questo segno che la liturgia ci dona, perché un po' per il motivo per cui la Madonna di San Luca dal colle veniva portata giù in città era chiedere una sua mediazione per un momento, le alluvioni, le piogge torrenziali eccetera, dalle quali non siamo mai scampati del tutto, ma questo chiedere di essere vicina alla nostra vita è stato associato al Vangelo della visitazione. Maria che, ricevuto l'annuncio dell'angelo, non è che inizia a dirsi sulla sua pancia che bello che sei qui con me, stiamo io e te e basta: si mette in movimento! perché la verità della fede non è semplicemente sapere che Dio c'è, ci ama, vuole la nostra salvezza e siamo già tranquilli, è volere entrare nella stessa dinamicità che lo spirito pone, tant'è che noi ci prendiamo cura. Pensate, lo associo semplicemente come flash, quando Maria unge i piedi di Gesù con quest'olio profumatissimo, il Vangelo di Giovanni dice che tutti sono un po' sgomenti, soprattutto Giuda perché teneva la cassa e diceva che potevamo venderlo per fare dei soldi. E lui dice che i poveri li avete sempre con voi, non sempre avete me. <br />Questa ricchezza della Chiesa, che sono i poveri, che sono le situazioni di povertà, non pensate semplicemente chi non ha dei soldi, perché anche un'umanità povera ha bisogno di essere soccorsa, una povertà spirituale, una povertà umana, una povertà nelle sue tante espressioni. Bene, guardate che anche questo per noi è un vero appello per dire, bene, se tu hai qualche cosa che puoi condividere, lo fai o no? E questo riguarda anche i nostri beni spirituali, non dobbiamo farci belli davanti a nessuno, si tratta di diventare, come ha fatto Maria, compartecipi di quel dono con chi forse non ce l'ha. Allora, questo dovrebbe almeno aiutarci a mettere a fuoco un aspetto. <br />Maria, che accoglie l'annuncio, che accoglie la parola viva di Dio, tanto che Cristo è presente nella sua vita, nella sua esistenza nel grembo, lei subito si mette in movimento per andare ad aiutare questa parente, Elisabetta, che ha saputo che è incinta. Questo muove, addirittura anche Elisabetta diventa una profetessa, ma mi piace pensare che questo può succedere a tutti noi se diamo spazio e credito a Dio che ci parla, cioè alle parole che continua a dirci nello Spirito Santo perché questa parola possa muovere la nostra vita, la nostra vita cristiana sia veramente sorgiva nello Spirito, pullulante, veramente lo possa esprimere in tante azioni. A ciascuno di noi è un po' il compito di mettersi in ascolto, di provare a capire cosa mi sta dicendo il Signore oggi e come sono pronto a condividerlo. <br />Perché Maria ha fatto semplicemente così, è la corsa del verbo, il Gesù che portava nel suo grembo e nella sua anima è arrivato a rendere lieta la casa di Elisabetta, avete sentito anche il sussulto di Giovanni nel grembo di Elisabetta che vuol dire che a volte si stabiliscono poi delle comunioni che noi non immaginiamo neanche, ma che lo Spirito attende di voler realizzare proprio attraverso degli atti di fede che ciascuno di noi può concretamente fare. Il Signore ce ne dia la luce e la gioia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72009705</guid><pubDate>Thu, 14 May 2026 19:06:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72009705/giovedi_14_5_26_bv_s_luca.mp3" length="6385858" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa può significare per noi questa festa? La Madonna di San Luca a Bologna è un'istituzione, è così importante che forse per tanti versi nel Signore si fa fatica a credere, ma nella Madonna si crede sempre. Pensavo ad una cosa molto concreta per noi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa può significare per noi questa festa? La Madonna di San Luca a Bologna è un'istituzione, è così importante che forse per tanti versi nel Signore si fa fatica a credere, ma nella Madonna si crede sempre. Pensavo ad una cosa molto concreta per noi, che cosa può significare per noi oggi, non soltanto sapere che abbiamo una Madre in cielo pronta ad accoglierci sempre, ma adesso? Questo come muove, mi piacerebbe dire come com-muove, cioè muove insieme a, come muove insieme all'opera di Maria anche la nostra vita? perché se non ci dice niente, come molte pagine del Vangelo a cui non diamo tanto spazio, cioè disponibilità del cuore, il rischio è che rimaniamo a bocca asciutta. Cioè vorrei che fosse un attimino più chiaro che il Signore non è che ha bisogno di una mano per salvare il mondo, l'ha già fatto lui, è bravo e lo sa cavare benissimo, quindi non abbiate questa preoccupazione. La vera preoccupazione è come posso entrare nella sua azione di salvezza sentendo che questo mi trasforma la vita, mi rende cittadino del cielo e della terra, cioè mi anticipa, e questa è la vita nello Spirito Santo, mi anticipa il dono di quell'amore che sarà pieno quando arriveremo in cielo, ma intanto c'è già. Allora vorrei proprio coglierlo attraverso questo segno che la liturgia ci dona, perché un po' per il motivo per cui la Madonna di San Luca dal colle veniva portata giù in città era chiedere una sua mediazione per un momento, le alluvioni, le piogge torrenziali eccetera, dalle quali non siamo mai scampati del tutto, ma questo chiedere di essere vicina alla nostra vita è stato associato al Vangelo della visitazione. Maria che, ricevuto l'annuncio dell'angelo, non è che inizia a dirsi sulla sua pancia che bello che sei qui con me, stiamo io e te e basta: si mette in movimento! perché la verità della fede non è semplicemente sapere che Dio c'è, ci ama, vuole la nostra salvezza e siamo già tranquilli, è volere entrare nella stessa dinamicità che lo spirito pone, tant'è che noi ci prendiamo cura. Pensate, lo associo semplicemente come flash, quando Maria unge i piedi di Gesù con quest'olio profumatissimo, il Vangelo di Giovanni dice che tutti sono un po' sgomenti, soprattutto Giuda perché teneva la cassa e diceva che potevamo venderlo per fare dei soldi. E lui dice che i poveri li avete sempre con voi, non sempre avete me. <br />Questa ricchezza della Chiesa, che sono i poveri, che sono le situazioni di povertà, non pensate semplicemente chi non ha dei soldi, perché anche un'umanità povera ha bisogno di essere soccorsa, una povertà spirituale, una povertà umana, una povertà nelle sue tante espressioni. Bene, guardate che anche questo per noi è un vero appello per dire, bene, se tu hai qualche cosa che puoi condividere, lo fai o no? E questo riguarda anche i nostri beni spirituali, non dobbiamo farci belli davanti a nessuno, si tratta di diventare, come ha fatto Maria, compartecipi di quel dono con chi forse non ce l'ha. Allora, questo dovrebbe almeno aiutarci a mettere a fuoco un aspetto. <br />Maria, che accoglie l'annuncio, che accoglie la parola viva di Dio, tanto che Cristo è presente nella sua vita, nella sua esistenza nel grembo, lei subito si mette in movimento per andare ad aiutare questa parente, Elisabetta, che ha saputo che è incinta. Questo muove, addirittura anche Elisabetta diventa una profetessa, ma mi piace pensare che questo può succedere a tutti noi se diamo spazio e credito a Dio che ci parla, cioè alle parole che continua a dirci nello Spirito Santo perché questa parola possa muovere la nostra vita, la nostra vita cristiana sia veramente sorgiva nello Spirito, pullulante, veramente lo possa esprimere in tante azioni. A ciascuno di noi è un po' il compito di mettersi in ascolto, di provare a capire cosa mi sta dicendo il Signore oggi e come sono pronto a condividerlo. <br />Perché Maria ha fatto semplicemente così, è la corsa del verbo, il Gesù che portava nel suo grembo e nella sua anima è arrivato a rendere lieta la casa...]]></itunes:summary><itunes:duration>400</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio non costringe i tempi del cuore, li accompagna con misericordia.   Mercoledì 13-5-26 6P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-non-costringe-i-tempi-del-cuore-li-accompagna-con-misericordia-mercoledi-13-5-26-6p--71993459</link><description><![CDATA[Partirei dalla delicatezza con cui Gesù si rivolge ai discepoli. Ci sono molte cose che vuole dire loro, ma rispetta la loro incapacità a portare i pesi. Penso che tutti abbiate davanti agli occhi qualche immagine degli anni 40, 50, quando anche i bambini molto piccoli li mettevano a lavorare e li caricavano di pesi anche imponenti. <br />C'è poco da dire, era un momento difficile, si faceva fare fatica tutti, anche i piccoli. Gesù dice no, riconosce la piccolezza dei discepoli e la rispetta. Ma questo dovrebbe farci un po' veramente porre delle belle domande e delle attenzioni, perché anche noi che sappiamo che Gesù è morto e risorto, siamo stati battezzati, partecipiamo alla messa, ma quanto di questa rivelazione è presente tanto da alimentare le scelte, e dirigere le scelte della nostra vita? <br />Vi faccio l'esempio attraverso la prima lettura, che credo sia un esempio veramente luminoso. Paolo, immaginatelo, mentre si aggira per l'areopago e vede statue a tanti tipi di dèi, idoli. Secondo me gli bolliva il sangue nelle vene. Ma ne vede una al Dio ignoto e cavalca la situazione. Quello che voi adorate senza conoscere io ve l'annuncio, e tutti lo ascoltavano. E quindi nella rivelazione arriva a parlare di Gesù fino al fatto che lui è morto ed è risorto. <br />Su questo ti ascolteremo un'altra volta, basta, stai esagerando. Guardate che questa cosa è attualissima, anche adesso, oggi tra i cristiani, quando si inizia a parlare di resurrezione chiudono l'orecchio. Cioè finché ci si accontenta di una buona morale, più o meno siamo d'accordo, più o meno, perché su tutto si possono fare delle tare, lo sapete. Ma sulla resurrezione? Ma allora aggiusta un po' il tiro, non parlare di resurrezione, parla di qualcos'altro. No, parla di resurrezione, perché dobbiamo parlare del nostro essere in questo mondo. Gesù lo fa anche con i suoi discepoli, con gradualità ma lo fa. <br />Tant'è che poi lì c'è qualche d'uno che aderisce, Dionigi, Damaris e altri di cui non fa il nome. Qualcuno crede e diventa discepolo. Ma guardate come Gesù però accompagna questi discepoli. Dice che quando verrà lo spirito della verità, lo spirito cioè colui che è verità, perché dice l'amore di Dio, vi guiderà a tutta la verità. Perché non farà altro che annunciare quello che ha udito dal padre e dal figlio, cioè lo spirito santo è proprio il sentore dell'amore di Dio che può abitare nella nostra vita. È per questo che dice che annuncerà quello che è proprio di Gesù. <br />E noi non smettiamo di annunciare questo, che cos'è proprio di Gesù. Il prenderci così come siamo, amarci davvero così come siamo, non ci dà delle martellate in testa per farci cambiare, però ci dice che cosa lui sceglie e vive, in modo da indicare la strada su cui possiamo mettere anche i nostri piedi. E voi sapete che innanzitutto c'è un amore che è accoglienza e perdono, quello che noi chiamiamo la misericordia di Dio. <br />Ci crediamo nella misericordia di Dio? Ma se ci crediamo per noi stessi, come non farla diventare stile di vita? È per questo che possiamo attingere proprio allo Spirito Santo, chiedendo questo dono di poter mettere in pratica, attualizzare, proprio nelle situazioni in cui siamo, quest'amore che è misericordia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71993459</guid><pubDate>Wed, 13 May 2026 17:59:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71993459/mercoledi_13_5_26_6p.mp3" length="5063017" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Partirei dalla delicatezza con cui Gesù si rivolge ai discepoli. Ci sono molte cose che vuole dire loro, ma rispetta la loro incapacità a portare i pesi. Penso che tutti abbiate davanti agli occhi qualche immagine degli anni 40, 50, quando anche i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Partirei dalla delicatezza con cui Gesù si rivolge ai discepoli. Ci sono molte cose che vuole dire loro, ma rispetta la loro incapacità a portare i pesi. 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Quello che voi adorate senza conoscere io ve l'annuncio, e tutti lo ascoltavano. E quindi nella rivelazione arriva a parlare di Gesù fino al fatto che lui è morto ed è risorto. <br />Su questo ti ascolteremo un'altra volta, basta, stai esagerando. Guardate che questa cosa è attualissima, anche adesso, oggi tra i cristiani, quando si inizia a parlare di resurrezione chiudono l'orecchio. Cioè finché ci si accontenta di una buona morale, più o meno siamo d'accordo, più o meno, perché su tutto si possono fare delle tare, lo sapete. Ma sulla resurrezione? Ma allora aggiusta un po' il tiro, non parlare di resurrezione, parla di qualcos'altro. No, parla di resurrezione, perché dobbiamo parlare del nostro essere in questo mondo. Gesù lo fa anche con i suoi discepoli, con gradualità ma lo fa. <br />Tant'è che poi lì c'è qualche d'uno che aderisce, Dionigi, Damaris e altri di cui non fa il nome. Qualcuno crede e diventa discepolo. Ma guardate come Gesù però accompagna questi discepoli. Dice che quando verrà lo spirito della verità, lo spirito cioè colui che è verità, perché dice l'amore di Dio, vi guiderà a tutta la verità. Perché non farà altro che annunciare quello che ha udito dal padre e dal figlio, cioè lo spirito santo è proprio il sentore dell'amore di Dio che può abitare nella nostra vita. È per questo che dice che annuncerà quello che è proprio di Gesù. <br />E noi non smettiamo di annunciare questo, che cos'è proprio di Gesù. Il prenderci così come siamo, amarci davvero così come siamo, non ci dà delle martellate in testa per farci cambiare, però ci dice che cosa lui sceglie e vive, in modo da indicare la strada su cui possiamo mettere anche i nostri piedi. E voi sapete che innanzitutto c'è un amore che è accoglienza e perdono, quello che noi chiamiamo la misericordia di Dio. <br />Ci crediamo nella misericordia di Dio? Ma se ci crediamo per noi stessi, come non farla diventare stile di vita? 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Martedì 12-5-26 6P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-salvezza-potrebbe-essere-permettere-a-dio-di-amare-attraverso-di-noi-quando-cantiamo-nella-prova-martedi-12-5-26-6p--71979597</link><description><![CDATA[Oggi dovremmo fare proprio come questo carceriere di Filippi, avete sentito la situazione paradossale, vengono presi, bastonati, cacciati nella parte più interna del carcere e loro cosa fanno? Cantano, cantano. Non so voi cosa fate quando siete tribolati, cantate? Loro cantano e questo canto è il vero terremoto, perché è il ribaltamento della situazione. <br />Loro che sono dentro prigionieri sono liberi e proprio questo carceriere che sembra avere il potere di tutto, chiede un lume per entrare a vedere come stanno le cose. E noi siamo qui anche noi a chiedere un lume, abbiamo proprio bisogno del lume dello spirito, abbiamo bisogno di entrare nella vita cristiana in un modo diverso dal semplice gestire le cose. E l'atto di fede che porta Paolo e Sila a cantare, tanto che tutti li ascoltavano nel mezzo della notte, quindi nel mezzo della tribolazione, cantare di fede proprio perché il lume ce l'hai dentro. <br />Ma a questa situazione il ribaltamento è bellissimo perché non è distruttiva degli altri, ma guardate la domanda che spero ogni tanto vi venga anche nel cuore, perché la domanda del carceriere è <i>signore che cosa devo fare per essere salvato?</i> Che cosa devo fare? Noi pensiamo che la salvezza sia frutto di un qualche strana congerie oppure sentiamo che la salvezza è un dono che Dio vuole farci. Questa domanda è opportuna perché dovremo cercare almeno di non impedirla. Quanto a me, posso impedire che il Signore mi salvi? Adesso sì perché posso usare la mia libertà in un modo diverso e vedete come quest'uomo crede, lui e tutta la sua famiglia sono battezzati, si prende cura dei due apostoli bastonati e gli prepara da mangiare, prepara un banchetto. <br />Forse questa è la diversa prospettiva di fede a cui in vari modi nella vita siamo chiamati tutti. Il cambiamento, la conversione è veramente frutto di quel lume con cui guardi le cose in un modo diverso. Lo Spirito Santo ci fa questo dono ed è lo Spirito che il Signore ci manda dal Padre. <br />Lui va al Padre e per questo che viene lo Spirito. Lo Spirito Santo continua ad essere il compagno di viaggio di quanti desiderano per mezzo della fede dire di sì al Signore della vita. La resurrezione comincia qua, lo Spirito ci fa vivere una vita diversa già adesso, per questo chiediamolo, non solo diventa consolazione, forse anche, e questa potrebbe essere la vera conversione, il cambiamento da carceriere addirittura a infermiere degli apostoli, si mette a servirli. <br />Anche noi possiamo diventare veramente, se guidati dallo Spirito, servi di questa parola e di questa salvezza, ma dobbiamo cercarla, cioè esserne partecipi, esserne attenti. La salvezza non è un frutto di uno strano impegno o dobbiamo conoscere tante altre cose, è proprio permettere allo Spirito di amare attraverso la nostra vita, a quel punto tutto avrà una luce diversa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71979597</guid><pubDate>Tue, 12 May 2026 18:01:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71979597/martedi_12_5_26_6p.mp3" length="4516745" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi dovremmo fare proprio come questo carceriere di Filippi, avete sentito la situazione paradossale, vengono presi, bastonati, cacciati nella parte più interna del carcere e loro cosa fanno? Cantano, cantano. 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E l'atto di fede che porta Paolo e Sila a cantare, tanto che tutti li ascoltavano nel mezzo della notte, quindi nel mezzo della tribolazione, cantare di fede proprio perché il lume ce l'hai dentro. <br />Ma a questa situazione il ribaltamento è bellissimo perché non è distruttiva degli altri, ma guardate la domanda che spero ogni tanto vi venga anche nel cuore, perché la domanda del carceriere è <i>signore che cosa devo fare per essere salvato?</i> Che cosa devo fare? Noi pensiamo che la salvezza sia frutto di un qualche strana congerie oppure sentiamo che la salvezza è un dono che Dio vuole farci. Questa domanda è opportuna perché dovremo cercare almeno di non impedirla. Quanto a me, posso impedire che il Signore mi salvi? Adesso sì perché posso usare la mia libertà in un modo diverso e vedete come quest'uomo crede, lui e tutta la sua famiglia sono battezzati, si prende cura dei due apostoli bastonati e gli prepara da mangiare, prepara un banchetto. <br />Forse questa è la diversa prospettiva di fede a cui in vari modi nella vita siamo chiamati tutti. Il cambiamento, la conversione è veramente frutto di quel lume con cui guardi le cose in un modo diverso. Lo Spirito Santo ci fa questo dono ed è lo Spirito che il Signore ci manda dal Padre. <br />Lui va al Padre e per questo che viene lo Spirito. Lo Spirito Santo continua ad essere il compagno di viaggio di quanti desiderano per mezzo della fede dire di sì al Signore della vita. La resurrezione comincia qua, lo Spirito ci fa vivere una vita diversa già adesso, per questo chiediamolo, non solo diventa consolazione, forse anche, e questa potrebbe essere la vera conversione, il cambiamento da carceriere addirittura a infermiere degli apostoli, si mette a servirli. <br />Anche noi possiamo diventare veramente, se guidati dallo Spirito, servi di questa parola e di questa salvezza, ma dobbiamo cercarla, cioè esserne partecipi, esserne attenti. La salvezza non è un frutto di uno strano impegno o dobbiamo conoscere tante altre cose, è proprio permettere allo Spirito di amare attraverso la nostra vita, a quel punto tutto avrà una luce diversa.]]></itunes:summary><itunes:duration>283</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando Dio agisce davvero nel cuore, non senti di perdere la libertà, ma di aver finalmente trovato la direzione.  Lunedì 11-5-26 6P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-dio-agisce-davvero-nel-cuore-non-senti-di-perdere-la-liberta-ma-di-aver-finalmente-trovato-la-direzione-lunedi-11-5-26-6p--71961104</link><description><![CDATA[È lo Spirito che dà testimonianza, ma anche noi, dice Gesù, lo Spirito dà testimonianza. Lo Spirito che dice procede dal Padre, avete sentito, sentite in sottofondo le parole del Credo? che procede dal Padre e noi diciamo e dal Figlio, il famoso Filioque, ma adesso non ci entro in questo. Questo dono che il Padre ci dà, che dà testimonianza, ma come funziona? Nulla è a caso, quindi partirei proprio dal viaggio, il secondo viaggio missionario di Paolo, mentre leggevamo questo testo io vedevo questi, i vari luoghi dove siamo passati durante il pellegrinaggio che abbiamo fatto lo scorso marzo in Grecia, proprio tutte quelle città le abbiamo passate tutte, anche lì dove si ritene che ci fosse la casa di Lidia, siamo stati proprio lì. E pensavo come alle parole di Paolo apre il cuore tanto che succede quello che vorremmo che succedesse a tutti noi, e cioè diventa una luce nel cuore, chiede il battesimo, lei e tutta la famiglia. Poi pare che da queste parti ci fossero delle famiglie matriarcali per cui è Lidia che sceglie, tutti quanti si adattano. Ma la cosa meravigliosa è che, non so se avete notato le parole che usano gli Atti degli Apostoli, lei si rende conto di qualcosa e dà veramente fiato a partire da quello che lo Spirito soffia dentro di lei. E questo da che cosa si capisce?<i> E ci costrinse ad accettare</i>, ma non Lidia. <br />La vita di fede non fa altro che modellarsi a partire da ciò che lo Spirito soffia. Diventa sempre più chiaro che qualunque cosa ti accada dopo ti va bene, ti costringe in un certo senso ma ti va bene proprio perché senti che c'è lo Spirito che muove, che dirige, che ti fa incontrare, che ti fa fermare. C'è un'azione che è propria di Dio alla quale tu, anziché resistere, collabori. <br />A questo punto vorrei che ciascuno di voi si sentisse un po' autorizzato proprio dallo Spirito Santo a dire e a percorrere questo come quel Vangelo che anche oggi il Signore sta scrivendo nella vita attraverso i credenti, attraverso di noi. Perché lo Spirito ancora dia testimonianza, ancora agisca, ancora sia il Signore che muove, che guida, che tocca i cuori, che a volte costringe a fare delle scelte, ma soprattutto che ti persuade al bene e alla verità. E le parole che usano gli atti degli Apostoli sono delle parole non di costrizione, se mi avete giudicata fedele al Signore, che parole di costrizione sono queste? È un desiderio che si muove a partire da quello che lo Spirito sta suscitando in quel momento. <br />Per questo il tempo speciale che stiamo vivendo, caratterizzato continuamente da questi riferimenti allo Spirito, è veramente un suggerimento dato ad ogni coscienza che non vuole imporre la propria volontà, ma che vuole lasciarsi persuadere dallo Spirito al bene a dire eccomi Signore, agisci, apri strade, chiudi quelli che non servono, illumina il cammino, si tu la guida della mia vita e io ti seguirò.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71961104</guid><pubDate>Mon, 11 May 2026 19:12:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71961104/lunedi_11_5_26_6p.mp3" length="5599677" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È lo Spirito che dà testimonianza, ma anche noi, dice Gesù, lo Spirito dà testimonianza. 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E pensavo come alle parole di Paolo apre il cuore tanto che succede quello che vorremmo che succedesse a tutti noi, e cioè diventa una luce nel cuore, chiede il battesimo, lei e tutta la famiglia. Poi pare che da queste parti ci fossero delle famiglie matriarcali per cui è Lidia che sceglie, tutti quanti si adattano. Ma la cosa meravigliosa è che, non so se avete notato le parole che usano gli Atti degli Apostoli, lei si rende conto di qualcosa e dà veramente fiato a partire da quello che lo Spirito soffia dentro di lei. E questo da che cosa si capisce?<i> E ci costrinse ad accettare</i>, ma non Lidia. <br />La vita di fede non fa altro che modellarsi a partire da ciò che lo Spirito soffia. Diventa sempre più chiaro che qualunque cosa ti accada dopo ti va bene, ti costringe in un certo senso ma ti va bene proprio perché senti che c'è lo Spirito che muove, che dirige, che ti fa incontrare, che ti fa fermare. C'è un'azione che è propria di Dio alla quale tu, anziché resistere, collabori. <br />A questo punto vorrei che ciascuno di voi si sentisse un po' autorizzato proprio dallo Spirito Santo a dire e a percorrere questo come quel Vangelo che anche oggi il Signore sta scrivendo nella vita attraverso i credenti, attraverso di noi. Perché lo Spirito ancora dia testimonianza, ancora agisca, ancora sia il Signore che muove, che guida, che tocca i cuori, che a volte costringe a fare delle scelte, ma soprattutto che ti persuade al bene e alla verità. E le parole che usano gli atti degli Apostoli sono delle parole non di costrizione, se mi avete giudicata fedele al Signore, che parole di costrizione sono queste? È un desiderio che si muove a partire da quello che lo Spirito sta suscitando in quel momento. <br />Per questo il tempo speciale che stiamo vivendo, caratterizzato continuamente da questi riferimenti allo Spirito, è veramente un suggerimento dato ad ogni coscienza che non vuole imporre la propria volontà, ma che vuole lasciarsi persuadere dallo Spirito al bene a dire eccomi Signore, agisci, apri strade, chiudi quelli che non servono, illumina il cammino, si tu la guida della mia vita e io ti seguirò.]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Comandamento indica movimento: vieni nel mio cammino. Non è una catena, ma comunione. Domenica 10-5-26 6P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/comandamento-indica-movimento-vieni-nel-mio-cammino-non-e-una-catena-ma-comunione-domenica-10-5-26-6p--71948564</link><description><![CDATA[Siamo in giorni speciali perché quest'ultimo tempo di Pasqua, tempo pasquale, ha un'insistenza che a volte non capiamo sulla presenza dello Spirito Santo, tant'è che culminerà proprio con la Pentecoste questo tempo e abbiamo bisogno proprio di cogliere il significato di questo perché è molto concreto. Vorrei partire semplicemente da quello che gli Atti degli Apostoli ci pongono davanti. Filippo, che è sceso in queste città della Samaria, predicava Cristo, ma la sua predicazione non sono soltanto parole, parole che trasformano, gesti che rialzano, che guariscono, che fanno uscire da noi gli spiriti impuri perché la genuinità del Vangelo caccia via gli altri spiriti divisivi. <br />Questo ci dovrebbe aiutare tante volte a capire che se abbiamo gesti e parole di divisione non è lo Spirito Santo che ci guida, anzi. Quindi attraverso Filippo la notizia arriva a Gerusalemme per cui Pietro e Giovanni scendono in Samaria e pregano proprio lo Spirito Santo perché era evidente, un po' forse come la nostra situazione, abbiamo ricevuto il Battesimo ma spesso viviamo come se lo Spirito Santo non ci fosse. Se avete fatto caso sembra quasi che assomigli alla scelta della Chiesa Cattolica di fare la Cresima non insieme al Battesimo, come fa la Chiesa Orientale, ma in un secondo momento con una maggiore possibilità di decidersi per vivere dello Spirito Santo c'è questa imposizione delle mani. <br />Dice che imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo. Il gesto dice qualcosa che dovrebbe aiutarci per fare dei veri passaggi. I passaggi non sono semplicemente ce l'ho, ce l'ho, ce l’ho. I passaggi sono una volta che riceve lo Spirito e perché possa vivere di questo Spirito. Per questo credo che le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci possono guidare a fare veramente anche noi un passaggio perché dice Gesù che lo Spirito viene chiamato “Paraclito”. Uno potrebbe dire traducono tutto quanto dal greco perché questo termine l'hanno lasciato così? Io ho una predilezione per questo termine perché il <i>Paraclito</i> può essere tradotto il difensore, l'avvocato per intenderci, ma anche colui che ti esorta, colui che ti consola, quindi colui che viene dentro di te per farti sentire quello che è proprio dentro di Dio. Per questo dice che rimane presso di voi ma sarà in voi. E allora sarà sì, ma quando? Abbiamo già ricevuto lo Spirito Santo. Ogni volta che facciamo la comunione riceviamo un nuovo dono dello Spirito. Quindi la vita di fiducia nel Signore e nella sua azione passa proprio da questa parola. Una parola che facendola, ascoltandola e accogliendola nel cuore, permette allo Spirito di essere attore con noi nella vita, come Filippo. <br />Decidersi per vivere di fede non è semplicemente adesso mi sforzo, non è questa la strada. Io lo penso perché a volte un po' come dei giocatori incalliti che sbagliamo e facciamo sempre le stesse cose, sempre uguali. Ma come si fa a cambiare? Guardate che c'è una scioltezza interiore che nasce proprio dall'ascolto di Dio che ci parla. Per questo Gesù ha questa bellissima espressione che vorrei sottolineare. Lo dice di questo piccolo brano sia all'inizio che alla fine. <i>Se mi amate osserverete i miei comandamenti.</i> <br />Comandamenti? Cosa vuol dire la parola comandamenti? Credo che letteralmente in questo caso significhi proprio le indicazioni che sono le mie scelte di vita e siccome vogliamo essere in sintonia con lui quello che ci indica dice aspetta lo voglio fare anch'io. Quindi non considerateli delle imposizioni, perché per imposizione uno regge per un po' poi molla. Invece l'indicazione chiama in ballo la tua libertà. Il decidersi per la comunione con il Signore passa da un'indicazione nella quale tu dici ma anche a me interessa e quindi mi muove, co-mando: io ti indico quello che è il mio cammino per questo vuol dire ti mando a fare questa cosa ma insieme a me. I comandamenti, le indicazioni del Signore sono il modo concreto per essere in comunione con Lui e quindi vivere quello che Lui stesso vive. <br />Su questo vi invito a farlo un po' vostro, cioè a meditarlo nel cuore perché Gesù lo specifica subito dopo. Chi accoglie i miei comandi e li osserva questo qui mi ama. Mi ami se entri nel mio in sintonia con me, lasci che queste parole continuino a parlarti nel cuore. Infatti dice non soltanto mi ama ma sarà amato dal Padre mio e anch'io mi manifesterò a Lui. Il Signore si manifesta proprio in quella vita d'amore che scaturisce da questa sequela, da questo ascolto che diventa desiderio, che diventa scelta di vita. <br />Ci aiuti il Signore a rendercene conto perché Lui infatti non è più qui come era duemila anni fa ma lo Spirito Santo sì, c'è come duemila anni fa e ancora agisce se glielo permettiamo. Ci sta invitando a usare la nostra libertà, ci indica, ci parla, continua a farlo perché ciascuno liberamente ascolti, accolga e scelga.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71948564</guid><pubDate>Sun, 10 May 2026 18:39:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71948564/domenica_10_5_26_6p.mp3" length="8212758" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo in giorni speciali perché quest'ultimo tempo di Pasqua, tempo pasquale, ha un'insistenza che a volte non capiamo sulla presenza dello Spirito Santo, tant'è che culminerà proprio con la Pentecoste questo tempo e abbiamo bisogno proprio di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo in giorni speciali perché quest'ultimo tempo di Pasqua, tempo pasquale, ha un'insistenza che a volte non capiamo sulla presenza dello Spirito Santo, tant'è che culminerà proprio con la Pentecoste questo tempo e abbiamo bisogno proprio di cogliere il significato di questo perché è molto concreto. Vorrei partire semplicemente da quello che gli Atti degli Apostoli ci pongono davanti. Filippo, che è sceso in queste città della Samaria, predicava Cristo, ma la sua predicazione non sono soltanto parole, parole che trasformano, gesti che rialzano, che guariscono, che fanno uscire da noi gli spiriti impuri perché la genuinità del Vangelo caccia via gli altri spiriti divisivi. <br />Questo ci dovrebbe aiutare tante volte a capire che se abbiamo gesti e parole di divisione non è lo Spirito Santo che ci guida, anzi. Quindi attraverso Filippo la notizia arriva a Gerusalemme per cui Pietro e Giovanni scendono in Samaria e pregano proprio lo Spirito Santo perché era evidente, un po' forse come la nostra situazione, abbiamo ricevuto il Battesimo ma spesso viviamo come se lo Spirito Santo non ci fosse. Se avete fatto caso sembra quasi che assomigli alla scelta della Chiesa Cattolica di fare la Cresima non insieme al Battesimo, come fa la Chiesa Orientale, ma in un secondo momento con una maggiore possibilità di decidersi per vivere dello Spirito Santo c'è questa imposizione delle mani. <br />Dice che imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo. Il gesto dice qualcosa che dovrebbe aiutarci per fare dei veri passaggi. I passaggi non sono semplicemente ce l'ho, ce l'ho, ce l’ho. I passaggi sono una volta che riceve lo Spirito e perché possa vivere di questo Spirito. Per questo credo che le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci possono guidare a fare veramente anche noi un passaggio perché dice Gesù che lo Spirito viene chiamato “Paraclito”. Uno potrebbe dire traducono tutto quanto dal greco perché questo termine l'hanno lasciato così? Io ho una predilezione per questo termine perché il <i>Paraclito</i> può essere tradotto il difensore, l'avvocato per intenderci, ma anche colui che ti esorta, colui che ti consola, quindi colui che viene dentro di te per farti sentire quello che è proprio dentro di Dio. Per questo dice che rimane presso di voi ma sarà in voi. E allora sarà sì, ma quando? Abbiamo già ricevuto lo Spirito Santo. Ogni volta che facciamo la comunione riceviamo un nuovo dono dello Spirito. Quindi la vita di fiducia nel Signore e nella sua azione passa proprio da questa parola. Una parola che facendola, ascoltandola e accogliendola nel cuore, permette allo Spirito di essere attore con noi nella vita, come Filippo. <br />Decidersi per vivere di fede non è semplicemente adesso mi sforzo, non è questa la strada. Io lo penso perché a volte un po' come dei giocatori incalliti che sbagliamo e facciamo sempre le stesse cose, sempre uguali. Ma come si fa a cambiare? Guardate che c'è una scioltezza interiore che nasce proprio dall'ascolto di Dio che ci parla. Per questo Gesù ha questa bellissima espressione che vorrei sottolineare. Lo dice di questo piccolo brano sia all'inizio che alla fine. <i>Se mi amate osserverete i miei comandamenti.</i> <br />Comandamenti? Cosa vuol dire la parola comandamenti? Credo che letteralmente in questo caso significhi proprio le indicazioni che sono le mie scelte di vita e siccome vogliamo essere in sintonia con lui quello che ci indica dice aspetta lo voglio fare anch'io. Quindi non considerateli delle imposizioni, perché per imposizione uno regge per un po' poi molla. Invece l'indicazione chiama in ballo la tua libertà. Il decidersi per la comunione con il Signore passa da un'indicazione nella quale tu dici ma anche a me interessa e quindi mi muove, co-mando: io ti indico quello che è il mio cammino per questo vuol dire ti mando a fare questa cosa ma insieme a me. 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Più di così non ce n'è. <br />E in questa rivelazione ci dice qualcosa che ciascuno di noi può fare ma ci ha anche avvisati che per riuscirci dobbiamo ripartire dal rapporto con Lui, cioè dall'essergli amici. In quanto amici ci dice il modo per affrontare le cose. Specifica, non servi. Il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi chiamo amici. Perché dico che qui dentro c'è il top della rivelazione? Perché il comando che vuol dire quello che io faccio e che ti invito a fare perché tu sia con me sempre, facendo questo tu sei con me sempre perché questa è la mia vita, bene, il comando ha a che fare, ricordate la rivelazione massima in Gesù Cristo che abbiamo avuto tutti i comandamenti sono raggruppati semplicemente in due per non dire in uno. <br />Uno sarebbe ama, due sarebbe ama Dio, ama il prossimo. Tutta la legge sta qui, la legge. Se vuoi la comprensione della legge devi partire da questo. Se metti qualche cosa al posto di questo sei presuntuoso. Pensi di sapere meglio di Dio cos'è bene, ma questo lo lascio alla coscienza di ciascuno, uno può pensare quello che vuole, ce lo permette il Signore, mi metto io a dire che non bisogna fare così, fate quello che volete, ma l'indicazione che ci dà però è esplicita. Ed è un'indicazione che riguarda quello che scegliamo, continuamente. <br />Qualunque cosa tu metti in pratica nella tua giornata ha a che fare con questo. Perché? Perché semplicemente tu dici vado a lavorare, ma perché? Faccio da mangiare, pulisco la casa, ma perché? Ma per chi? Uno lo può fare per sé e basta, sarà contento per conto suo. Uno lo può fare in un rapporto d'amore e sarà contento molto di più. <br />Guardate che potremmo addirittura dire che questo comandamento riguarda la vita di Gesù come lui ha inteso la sua vita e l'ha vissuta. Mi spiego meglio, spero. Gesù dice: <i>nessuno ha un amore più grande di questo. </i>Cioè, questo è la rivelazione. Lui dice, non esiste amore più grande di questo. Qual è l'amore? Dare la sua vita per i propri amici. <br />Cosa ha fatto Gesù? Ha dato la vita per l'umanità intera. E ci dice con questo che lui si pone verso di noi e ci invita ad essere amico. Amico, (mi piacerebbe dire un po' sulla scia delle donne della Bibbia, no?) L'amico è un altro te stesso, è uno per cui sei pronto a dare la vita. <br />Amico non è uno ciao ciao per strada, quello al massimo è un conoscente. Amico è uno che è di casa per te. In questa rivelazione ci permette di capire umanamente quello che sarà la vita eterna. Di capirlo secondo i nostri criteri, secondo le nostre sensibilità. Tanto che mi verrebbe da specificare: se uno non ha un amico, metta in gioco tutto ciò che è e tutto ciò che ha pur di trovarlo, perché ne va della sua vita. Gesù l'ha fatto anche quando un amico l'ha tradito. <br /><i>Amico per questo sei qui,</i> ricorderete nel Getsemani. Bene, è l'amico a cui ha dato il boccone, è l'amico per cui ha dato la vita. Adesso quell'amico, se volete, siamo ciascuno di noi. Tanto che possiamo partecipare all'Eucarestia e lui ci dà il boccone che è lui stesso. Chi mangia me vivrà per me. Sentiamoci chiamati così: Amico partecipe della vita di Cristo perché non sono più io che vivo ma Cristo vive in me, dice San Paolo nella Lettera ai Galati. Cioè questa esperienza che a un certo punto Paolo sente nella sua vita è perché ha dilatato così profondamente il suo cuore, che vuol dire pensieri, sentimenti, scelte, l'intelligenza stessa della sua vita è diventata essere amico di Cristo per l'umanità. Forse se ci fermeremo un pochettino su questo ritroveremo qualunque sia la nostra situazione di vita il vero senso per cui vivere ancora.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71928233</guid><pubDate>Fri, 08 May 2026 18:52:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71928233/venerdi_8_5_26_5p.mp3" length="6951357" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Pare che qui Gesù raggiunga il top della rivelazione. Pare che qui ci sia la rivelazione massima. Più di così non ce n'è. 
E in questa rivelazione ci dice qualcosa che ciascuno di noi può fare ma ci ha anche avvisati che per riuscirci dobbiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pare che qui Gesù raggiunga il top della rivelazione. Pare che qui ci sia la rivelazione massima. Più di così non ce n'è. <br />E in questa rivelazione ci dice qualcosa che ciascuno di noi può fare ma ci ha anche avvisati che per riuscirci dobbiamo ripartire dal rapporto con Lui, cioè dall'essergli amici. In quanto amici ci dice il modo per affrontare le cose. Specifica, non servi. Il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi chiamo amici. Perché dico che qui dentro c'è il top della rivelazione? Perché il comando che vuol dire quello che io faccio e che ti invito a fare perché tu sia con me sempre, facendo questo tu sei con me sempre perché questa è la mia vita, bene, il comando ha a che fare, ricordate la rivelazione massima in Gesù Cristo che abbiamo avuto tutti i comandamenti sono raggruppati semplicemente in due per non dire in uno. <br />Uno sarebbe ama, due sarebbe ama Dio, ama il prossimo. Tutta la legge sta qui, la legge. Se vuoi la comprensione della legge devi partire da questo. Se metti qualche cosa al posto di questo sei presuntuoso. Pensi di sapere meglio di Dio cos'è bene, ma questo lo lascio alla coscienza di ciascuno, uno può pensare quello che vuole, ce lo permette il Signore, mi metto io a dire che non bisogna fare così, fate quello che volete, ma l'indicazione che ci dà però è esplicita. Ed è un'indicazione che riguarda quello che scegliamo, continuamente. <br />Qualunque cosa tu metti in pratica nella tua giornata ha a che fare con questo. Perché? Perché semplicemente tu dici vado a lavorare, ma perché? Faccio da mangiare, pulisco la casa, ma perché? Ma per chi? Uno lo può fare per sé e basta, sarà contento per conto suo. Uno lo può fare in un rapporto d'amore e sarà contento molto di più. <br />Guardate che potremmo addirittura dire che questo comandamento riguarda la vita di Gesù come lui ha inteso la sua vita e l'ha vissuta. Mi spiego meglio, spero. Gesù dice: <i>nessuno ha un amore più grande di questo. </i>Cioè, questo è la rivelazione. Lui dice, non esiste amore più grande di questo. Qual è l'amore? Dare la sua vita per i propri amici. <br />Cosa ha fatto Gesù? Ha dato la vita per l'umanità intera. E ci dice con questo che lui si pone verso di noi e ci invita ad essere amico. Amico, (mi piacerebbe dire un po' sulla scia delle donne della Bibbia, no?) L'amico è un altro te stesso, è uno per cui sei pronto a dare la vita. <br />Amico non è uno ciao ciao per strada, quello al massimo è un conoscente. Amico è uno che è di casa per te. In questa rivelazione ci permette di capire umanamente quello che sarà la vita eterna. Di capirlo secondo i nostri criteri, secondo le nostre sensibilità. Tanto che mi verrebbe da specificare: se uno non ha un amico, metta in gioco tutto ciò che è e tutto ciò che ha pur di trovarlo, perché ne va della sua vita. Gesù l'ha fatto anche quando un amico l'ha tradito. <br /><i>Amico per questo sei qui,</i> ricorderete nel Getsemani. Bene, è l'amico a cui ha dato il boccone, è l'amico per cui ha dato la vita. Adesso quell'amico, se volete, siamo ciascuno di noi. Tanto che possiamo partecipare all'Eucarestia e lui ci dà il boccone che è lui stesso. Chi mangia me vivrà per me. Sentiamoci chiamati così: Amico partecipe della vita di Cristo perché non sono più io che vivo ma Cristo vive in me, dice San Paolo nella Lettera ai Galati. Cioè questa esperienza che a un certo punto Paolo sente nella sua vita è perché ha dilatato così profondamente il suo cuore, che vuol dire pensieri, sentimenti, scelte, l'intelligenza stessa della sua vita è diventata essere amico di Cristo per l'umanità. Forse se ci fermeremo un pochettino su questo ritroveremo qualunque sia la nostra situazione di vita il vero senso per cui vivere ancora.]]></itunes:summary><itunes:duration>435</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pregare è come lasciare accesa dentro di te una luce che il buio prova continuamente a spegnere. Giovedì 7-5-26 5P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pregare-e-come-lasciare-accesa-dentro-di-te-una-luce-che-il-buio-prova-continuamente-a-spegnere-giovedi-7-5-26-5p--71910020</link><description><![CDATA[Questi giorni di rivelazione di ciò che è proprio di Dio, perché entrare nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni è entrare in una contemplazione e anche in un'esperienza. Partiva ieri dicendo<i> io sono la vita e voi i tralci… state attaccati… se vi staccate vi seccate</i>. Direi che sia un ragionamento comprensibile da tutti, ma è una premessa fondamentale per quello che voleva dirci poi dopo. <br />E oggi stiamo arrivando proprio a questo cuore. <i>Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi, rimanete nel mio amore</i>. Allora, dalla vita ai tralci, al rapporto che lui ha con il Padre e che noi abbiamo con lui. Ed è importante anche capire come fare, perché del Signore non abbiamo un'esperienza così quotidiana, andiamo dal panettiere, andiamo in chiesa, lo troviamo lì. Come si fa a stare in rapporto con il Signore? Come ne faccio esperienza? E qui ce lo dice: <i>se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore</i>. Allora dici ma devo osservare degli ordini? No, i comandamenti del Signore sono le cose che lui vive e che ci comunica, ci comunica quello che ha a cuore, come fa un padre e una madre. Alla fine possiamo pensare che tutto quello che ci dicano sia sbagliato, perché? Perché voglio fare di testa mia, non so se avete presente quella fase della vita. Ma sono le persone sulla terra che più ti amano e non diranno mai niente contro di te. Lo stesso fa il Signore. Ci dice che il modo proprio di amare è quello di muoversi sulla sua scia, mettere i piedi dove li ha messi lui. Addirittura lasciarsi crocifiggere per amore è possibile soltanto se hai fatto esperienza che l'amore di Dio è un amore invincibile, cioè tu lo puoi crocifiggere ma continuerà ad amarti. E se siamo in chiesa è solo per questo. Siamo qui perché tutte le fatiche e le croci della vita, più tutte quelle che abbiamo aggiunto ciascuno di noi perché siamo bravissimi ad aggiungerne delle altre, il Signore le accoglie e le trasforma in ulteriore amore. Cioè non ti amo perché sei bravo, ti amo perché ho scelto d’amarti. Quindi qualunque cosa tu abbia fatto, anche di male, anche contro di lui, si va a infrangere contro la scelta dell'amore fedele di Dio. <br /><i>Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena</i>. Quindi per chi pensi eventualmente che ci stia fregando, qui c'è la dichiarazione perfetta e piena che la volontà di Dio per noi è introdurci nella sua gioia. E questo accade, può cadere già adesso, ma sicuramente accadrà. Accadrà vorrei dire se glielo permettiamo già adesso. Il sapere che non c'è nulla che possa spegnere l'amore, anzi che proprio questa volontà di Dio per noi è darci il suo Santo Spirito, per questo continuiamo a meditare la sua Parola, per questo celebriamo l'Eucaristia, questo dovrebbe accendere dentro il cuore di ciascuno di noi quella luce di speranza che per quanto potrà succederci di tutto nella vita, dolori di ogni genere, davanti a questo fatto recupereremo sempre luce e forza e la gioia del Signore si compirà. Ci prenderà per mano anche nei momenti più bui, in altri momenti ci prenderà sulle sue spalle e ci porterà, però una cosa è certa, lui non ci abbandonerà mai.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71910020</guid><pubDate>Thu, 07 May 2026 18:04:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71910020/giovedi_7_5_26_5p.mp3" length="5296238" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Questi giorni di rivelazione di ciò che è proprio di Dio, perché entrare nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni è entrare in una contemplazione e anche in un'esperienza. Partiva ieri dicendo io sono la vita e voi i tralci… state attaccati… se vi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questi giorni di rivelazione di ciò che è proprio di Dio, perché entrare nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni è entrare in una contemplazione e anche in un'esperienza. Partiva ieri dicendo<i> io sono la vita e voi i tralci… state attaccati… se vi staccate vi seccate</i>. Direi che sia un ragionamento comprensibile da tutti, ma è una premessa fondamentale per quello che voleva dirci poi dopo. <br />E oggi stiamo arrivando proprio a questo cuore. <i>Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi, rimanete nel mio amore</i>. Allora, dalla vita ai tralci, al rapporto che lui ha con il Padre e che noi abbiamo con lui. Ed è importante anche capire come fare, perché del Signore non abbiamo un'esperienza così quotidiana, andiamo dal panettiere, andiamo in chiesa, lo troviamo lì. Come si fa a stare in rapporto con il Signore? Come ne faccio esperienza? E qui ce lo dice: <i>se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore</i>. Allora dici ma devo osservare degli ordini? No, i comandamenti del Signore sono le cose che lui vive e che ci comunica, ci comunica quello che ha a cuore, come fa un padre e una madre. Alla fine possiamo pensare che tutto quello che ci dicano sia sbagliato, perché? Perché voglio fare di testa mia, non so se avete presente quella fase della vita. Ma sono le persone sulla terra che più ti amano e non diranno mai niente contro di te. Lo stesso fa il Signore. Ci dice che il modo proprio di amare è quello di muoversi sulla sua scia, mettere i piedi dove li ha messi lui. Addirittura lasciarsi crocifiggere per amore è possibile soltanto se hai fatto esperienza che l'amore di Dio è un amore invincibile, cioè tu lo puoi crocifiggere ma continuerà ad amarti. E se siamo in chiesa è solo per questo. Siamo qui perché tutte le fatiche e le croci della vita, più tutte quelle che abbiamo aggiunto ciascuno di noi perché siamo bravissimi ad aggiungerne delle altre, il Signore le accoglie e le trasforma in ulteriore amore. Cioè non ti amo perché sei bravo, ti amo perché ho scelto d’amarti. Quindi qualunque cosa tu abbia fatto, anche di male, anche contro di lui, si va a infrangere contro la scelta dell'amore fedele di Dio. <br /><i>Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena</i>. Quindi per chi pensi eventualmente che ci stia fregando, qui c'è la dichiarazione perfetta e piena che la volontà di Dio per noi è introdurci nella sua gioia. E questo accade, può cadere già adesso, ma sicuramente accadrà. Accadrà vorrei dire se glielo permettiamo già adesso. Il sapere che non c'è nulla che possa spegnere l'amore, anzi che proprio questa volontà di Dio per noi è darci il suo Santo Spirito, per questo continuiamo a meditare la sua Parola, per questo celebriamo l'Eucaristia, questo dovrebbe accendere dentro il cuore di ciascuno di noi quella luce di speranza che per quanto potrà succederci di tutto nella vita, dolori di ogni genere, davanti a questo fatto recupereremo sempre luce e forza e la gioia del Signore si compirà. Ci prenderà per mano anche nei momenti più bui, in altri momenti ci prenderà sulle sue spalle e ci porterà, però una cosa è certa, lui non ci abbandonerà mai.]]></itunes:summary><itunes:duration>331</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non tutto ciò che cresce è frutto. Non tutto ciò che viene tolto è perdita.  Mercoledì 6-5-26 5P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-tutto-cio-che-cresce-e-frutto-non-tutto-cio-che-viene-tolto-e-perdita-mercoledi-6-5-26-5p--71898044</link><description><![CDATA[Da una parte si parla di circoncisione, dall'altra di potature. È una giornata un po' particolare questa. La circoncisione era il segno dell'alleanza. <br />Che cosa succede all'interno della Chiesa nel momento in cui c'è qualcuno che dice no, dobbiamo fare la circoncisione, dobbiamo rispettare tutta la legge, l'alleanza. E avete sentito che Paolo e Barnaba dicono no! C'è una novità, perché adesso l'unico che taglia è Gesù Cristo, non altre mani. Cioè avete sentito come nel Vangelo dice <i>rimanete in me</i>, poi ci saranno le potature, ma non ti preoccupare, ci penso io. Saranno delle potature perché possa portare più frutto. <br />Il vero impegno è rimanere in Cristo. Tant'è che quando raccontano quello che stava accadendo a motivo di Cristo, avete sentito come la conversione dei pagani sia motivo di grande gioia per tutti i fratelli. Io non so se questa gioia ci appartiene, perché al momento attuale mi sembra che per lo più ognuno pensi per sé, alla sua spiritualità io, io, io, che è tutt'altra cosa rispetto al Vangelo e alla vita della Chiesa. <br />Ogni volta che ci sono delle singolarità bisogna piuttosto temere, perché forse c'è un'operazione diversa rispetto a quella che proprio compie il Cristo, dove l'invito è a rimanere in Lui. Allora se così sarà, se rimanete in me le mie parole rimangono in voi, che vuol dire se avrete a cuore quello che ho a cuore io, chiedete quello che volete e vi sarà dato. Siccome è questo che dà gloria a Dio, che il rimanere per noi in Cristo vuol dire lasciare che lo Spirito porti dei frutti nella nostra vita, la cosa che dobbiamo verificare è come sto attaccato a Cristo, come appartengo alla Chiesa, perché a volte abbiamo un'idea di Chiesa molto divisiva, che non è quella di Cristo. <br />Allora lo chiediamo a Lui, come grazia dello Spirito, diventare discepoli per noi significhi questo, lasciare che Lui operi potature dove è opportuno nella nostra vita, ma che ci custodisca perché il suo Spirito possa veramente dare frutti nella sua Chiesa di cui ciascuno di noi fa parte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71898044</guid><pubDate>Wed, 06 May 2026 21:26:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71898044/mercoledi_6_5_26_5p.mp3" length="3222325" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Da una parte si parla di circoncisione, dall'altra di potature. È una giornata un po' particolare questa. La circoncisione era il segno dell'alleanza. 
Che cosa succede all'interno della Chiesa nel momento in cui c'è qualcuno che dice no, dobbiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Da una parte si parla di circoncisione, dall'altra di potature. È una giornata un po' particolare questa. La circoncisione era il segno dell'alleanza. <br />Che cosa succede all'interno della Chiesa nel momento in cui c'è qualcuno che dice no, dobbiamo fare la circoncisione, dobbiamo rispettare tutta la legge, l'alleanza. E avete sentito che Paolo e Barnaba dicono no! C'è una novità, perché adesso l'unico che taglia è Gesù Cristo, non altre mani. Cioè avete sentito come nel Vangelo dice <i>rimanete in me</i>, poi ci saranno le potature, ma non ti preoccupare, ci penso io. Saranno delle potature perché possa portare più frutto. <br />Il vero impegno è rimanere in Cristo. Tant'è che quando raccontano quello che stava accadendo a motivo di Cristo, avete sentito come la conversione dei pagani sia motivo di grande gioia per tutti i fratelli. Io non so se questa gioia ci appartiene, perché al momento attuale mi sembra che per lo più ognuno pensi per sé, alla sua spiritualità io, io, io, che è tutt'altra cosa rispetto al Vangelo e alla vita della Chiesa. <br />Ogni volta che ci sono delle singolarità bisogna piuttosto temere, perché forse c'è un'operazione diversa rispetto a quella che proprio compie il Cristo, dove l'invito è a rimanere in Lui. Allora se così sarà, se rimanete in me le mie parole rimangono in voi, che vuol dire se avrete a cuore quello che ho a cuore io, chiedete quello che volete e vi sarà dato. Siccome è questo che dà gloria a Dio, che il rimanere per noi in Cristo vuol dire lasciare che lo Spirito porti dei frutti nella nostra vita, la cosa che dobbiamo verificare è come sto attaccato a Cristo, come appartengo alla Chiesa, perché a volte abbiamo un'idea di Chiesa molto divisiva, che non è quella di Cristo. <br />Allora lo chiediamo a Lui, come grazia dello Spirito, diventare discepoli per noi significhi questo, lasciare che Lui operi potature dove è opportuno nella nostra vita, ma che ci custodisca perché il suo Spirito possa veramente dare frutti nella sua Chiesa di cui ciascuno di noi fa parte.]]></itunes:summary><itunes:duration>202</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non è la morte che inquieta davvero, ma una vita senza senso: sentirsi soli mentre si vive.  Martedì 5-5-26 5P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-e-la-morte-che-inquieta-davvero-ma-una-vita-senza-senso-sentirsi-soli-mentre-si-vive-martedi-5-5-26-5p--71879744</link><description><![CDATA[I momenti dei saluti sono quelli più tribolati, sempre, soprattutto se la nostra fiducia parte dai nostri mezzi e non dal fatto che il Signore apre la strada. Per questo, quando Gesù dice che Lui ci lascia una pace che non è la pace di questo mondo, sarebbe meglio che approfondissimo. Qual è la pace che mi dà il Cristo? Perché questo mondo nasconde, dietro alla parola pace, una specie di ricerca di sicurezza e motiva in questo desiderio e bisogno di sicurezza per avere pace, per esempio, il riarmo, che è l'assurdo. <br />La pace che ci dà il Cristo, invece, è un'altra pace che sa attraversare tutte le situazioni perché parte da una relazione. Lui sta compiendo le opere che il Padre gli ha affidato. La vera pace deriva da questa relazione che parte da Dio, è fedele, e il Padre dice che è più grande di me. Sembra quasi che ci voglia dire proprio da un uomo come noi che possiamo trovare una protezione nel Padre, un po' come i bambini piccoli, no? Il mio papà è più grande, per cui se vado nei guai mi salva lui, un po' così. Ma lo dice perché l'umanità intera abbia nelle parole del Padre, non devo fare così. E si capisce anche da questa espressione finale del Vangelo, dove Gesù dice<i> bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e come il Padre mi ha comandato così io agisco</i>. Ma cosa vuol dire mi ha comandato, me l'ha imposto? No, nient'altro che dire andiamo da questa parte qui. E il comando è un'indicazione di chi sta vivendo in un modo e tu scegli di fare come fa lui. Non è un'imposizione, è una disposizione, si dispone così e il figlio si dispone come il Padre. A partire da questa relazione tu trovi veramente pace, perché l'inquietudine più grande che dovrebbe toccarci non è il fatto che si muoia, perché non so se ve l'hanno detto, passiamo tutti da là. Ma la vera inquietudine è la solitudine in questo, cioè il sentire che questo non ha senso e che la vita non ha senso. Invece, come avevo detto poco prima, vado a prepararvi un posto dove vado io, sarete anche voi e c'è indicato la via. <br />Proprio la sua via, che è una vita filiale, è una via aperta a tutti, questo dovrebbe rincuorarci tanto. Il Signore l'ha percorsa e se lo prendessimo sul serio tante cose smetterebbero di essere motivo di inquietudine, ma diventerebbero veramente pace. Un po' questa amicizia che ha voluto stabilire con noi. <br />Non si impone né ci impone, semplicemente dice così, tanto su di Lui il male non ha potere, ma neanche su di noi nel momento in cui camminiamo con lo stesso spirito. Per questo lì dove invece stiamo coltivando divisioni e polemiche è lì che dobbiamo lavorare. Proprio nella prospettiva del Cristo, colui che viene ad essere pace con il dono di sé. <br />Chiediamo quindi al Signore di sapere entrare così, un po' come hanno fatto i discepoli, abbiamo sentito negli atti degli Apostoli poco fa, loro ripercorrono anche i vari luoghi dove sono andati ad annunciare il Vangelo per confermare quella parola che già avevano donato. Perché abbiamo bisogno di essere tutti ritrovati, confermati in quella parola, una parola che ci congiunge, ci mette in comunione con il Padre e tra di noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71879744</guid><pubDate>Tue, 05 May 2026 18:51:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71879744/martedi_5_5_26_5p.mp3" length="5073884" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>I momenti dei saluti sono quelli più tribolati, sempre, soprattutto se la nostra fiducia parte dai nostri mezzi e non dal fatto che il Signore apre la strada. Per questo, quando Gesù dice che Lui ci lascia una pace che non è la pace di questo mondo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I momenti dei saluti sono quelli più tribolati, sempre, soprattutto se la nostra fiducia parte dai nostri mezzi e non dal fatto che il Signore apre la strada. Per questo, quando Gesù dice che Lui ci lascia una pace che non è la pace di questo mondo, sarebbe meglio che approfondissimo. Qual è la pace che mi dà il Cristo? Perché questo mondo nasconde, dietro alla parola pace, una specie di ricerca di sicurezza e motiva in questo desiderio e bisogno di sicurezza per avere pace, per esempio, il riarmo, che è l'assurdo. <br />La pace che ci dà il Cristo, invece, è un'altra pace che sa attraversare tutte le situazioni perché parte da una relazione. Lui sta compiendo le opere che il Padre gli ha affidato. La vera pace deriva da questa relazione che parte da Dio, è fedele, e il Padre dice che è più grande di me. Sembra quasi che ci voglia dire proprio da un uomo come noi che possiamo trovare una protezione nel Padre, un po' come i bambini piccoli, no? Il mio papà è più grande, per cui se vado nei guai mi salva lui, un po' così. Ma lo dice perché l'umanità intera abbia nelle parole del Padre, non devo fare così. E si capisce anche da questa espressione finale del Vangelo, dove Gesù dice<i> bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e come il Padre mi ha comandato così io agisco</i>. Ma cosa vuol dire mi ha comandato, me l'ha imposto? No, nient'altro che dire andiamo da questa parte qui. E il comando è un'indicazione di chi sta vivendo in un modo e tu scegli di fare come fa lui. Non è un'imposizione, è una disposizione, si dispone così e il figlio si dispone come il Padre. A partire da questa relazione tu trovi veramente pace, perché l'inquietudine più grande che dovrebbe toccarci non è il fatto che si muoia, perché non so se ve l'hanno detto, passiamo tutti da là. Ma la vera inquietudine è la solitudine in questo, cioè il sentire che questo non ha senso e che la vita non ha senso. Invece, come avevo detto poco prima, vado a prepararvi un posto dove vado io, sarete anche voi e c'è indicato la via. <br />Proprio la sua via, che è una vita filiale, è una via aperta a tutti, questo dovrebbe rincuorarci tanto. Il Signore l'ha percorsa e se lo prendessimo sul serio tante cose smetterebbero di essere motivo di inquietudine, ma diventerebbero veramente pace. Un po' questa amicizia che ha voluto stabilire con noi. <br />Non si impone né ci impone, semplicemente dice così, tanto su di Lui il male non ha potere, ma neanche su di noi nel momento in cui camminiamo con lo stesso spirito. Per questo lì dove invece stiamo coltivando divisioni e polemiche è lì che dobbiamo lavorare. Proprio nella prospettiva del Cristo, colui che viene ad essere pace con il dono di sé. <br />Chiediamo quindi al Signore di sapere entrare così, un po' come hanno fatto i discepoli, abbiamo sentito negli atti degli Apostoli poco fa, loro ripercorrono anche i vari luoghi dove sono andati ad annunciare il Vangelo per confermare quella parola che già avevano donato. Perché abbiamo bisogno di essere tutti ritrovati, confermati in quella parola, una parola che ci congiunge, ci mette in comunione con il Padre e tra di noi.]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non manca Dio a manifestare il suo amore, siamo noi che spesso manchiamo di interesse.  Lunedì 4-5-26 5P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-manca-dio-a-manifestare-il-suo-amore-siamo-noi-che-spesso-manchiamo-di-interesse-lunedi-4-5-26-5p--71862813</link><description><![CDATA[Guardate come Gesù oggi, nel brano del Vangelo, vada un po' a sfatare quella che è una tentazione che spesso abbiamo, cioè “se lui manifesta chiaramente che è lui, è il Signore, a quel punto io credo”. Ne siete proprio sicuri? Perché dico che va a sfatare quest'idea? Perché in questo non c'è una libertà che possa essere espressa, c'è una costrizione e voi sapete che nelle costrizioni non stiamo mai bene, anzi, troveremo sicuramente qualche altro motivo per dire no. Perché il modo con cui veramente si può stare a largo nelle relazioni è la fiducia e l'amore. <br />E allora Gesù spiega a uno dei dodici, si chiamava Giuda, ma il Vangelo sottolinea, non l’Iscariota, l'altro Giuda, Giuda Taddeo, quello per cui facciamo festa alla fine di ottobre. Ma come mai non ti manifesti al mondo ma solo a noi? E lui lo dice perché voi mi amate. Le cose, quelle veramente preziose, si capiscono sempre all'interno dei rapporti d'amore. Fuori dal rapporto d'amore. Insomma, alla fine sentiresti soltanto una coercizione, una costrizione, ma tante volte c'è proprio il nostro disinteresse. Guardate che questo ci dovrebbe interpellare profondamente perché all'interno di quello che noi spesso intendiamo per fede è una specie di contenuto o ideale o anche scientifico, gnoseologico, cioè come se fosse una conoscenza davanti alla quale tu non ti puoi sottrarre. <br />Ma moltissima gente vive senza nessuna idea su Dio perché gli basta la propria vita biologica, le proprie relazioni e punto. Sapendo che a un certo punto finisce il gioco, come veniva fuori nei giochi elettronici, game over, basta, senza nessuna attesa e speranza. Noi siamo quelli che hanno un'attesa e una speranza a partire da che cosa? Da un amore che ci ha preceduto, da una rivelazione che ci ha fatto conoscere il Signore, non soltanto che non siamo nati per caso, ma che c'è su ciascuno di noi un'attesa infinita perché vuole essere lui il testimone che come è morto e risorto, così ciascuno di noi entra nella relazione con il Padre attraverso di lui nello Spirito Santo, Spirito Paraclito viene sottolineato oggi nel Vangelo. è una parola greca che uno forse non sa neanche cosa significa, paraclito, vuol dire che consola, che esorta, che ci difende. Il paraclito è anche l'avvocato, visto che ci sono degli avvocati presenti, l'avvocato, cioè colui che ci difende, ma ci difende da che cosa? Dalla disperazione, dal pensare che non possiamo sperare niente di buono nella vita. E questo cosa fa il Signore? Nella relazione che abbiamo con lui, se appunto al suo amore consentiamo, sentiamo che all'interno di questa relazione cresce questa presenza d'amore che consola, esorta, difende, illumina, ci rende sempre più figli amati, proprio come lui. <br />In questo chiediamo anche noi del Signore di crescere in questa relazione, perché il nostro non sia un costrutto di idee, ma sia una forza d'amore che ci attrae, che ci motiva e che ci porta a compimento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71862813</guid><pubDate>Mon, 04 May 2026 19:08:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71862813/lunedi_4_5_26_5p.mp3" length="4725724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Guardate come Gesù oggi, nel brano del Vangelo, vada un po' a sfatare quella che è una tentazione che spesso abbiamo, cioè “se lui manifesta chiaramente che è lui, è il Signore, a quel punto io credo”. Ne siete proprio sicuri? Perché dico che va a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Guardate come Gesù oggi, nel brano del Vangelo, vada un po' a sfatare quella che è una tentazione che spesso abbiamo, cioè “se lui manifesta chiaramente che è lui, è il Signore, a quel punto io credo”. Ne siete proprio sicuri? Perché dico che va a sfatare quest'idea? Perché in questo non c'è una libertà che possa essere espressa, c'è una costrizione e voi sapete che nelle costrizioni non stiamo mai bene, anzi, troveremo sicuramente qualche altro motivo per dire no. Perché il modo con cui veramente si può stare a largo nelle relazioni è la fiducia e l'amore. <br />E allora Gesù spiega a uno dei dodici, si chiamava Giuda, ma il Vangelo sottolinea, non l’Iscariota, l'altro Giuda, Giuda Taddeo, quello per cui facciamo festa alla fine di ottobre. Ma come mai non ti manifesti al mondo ma solo a noi? E lui lo dice perché voi mi amate. Le cose, quelle veramente preziose, si capiscono sempre all'interno dei rapporti d'amore. Fuori dal rapporto d'amore. Insomma, alla fine sentiresti soltanto una coercizione, una costrizione, ma tante volte c'è proprio il nostro disinteresse. Guardate che questo ci dovrebbe interpellare profondamente perché all'interno di quello che noi spesso intendiamo per fede è una specie di contenuto o ideale o anche scientifico, gnoseologico, cioè come se fosse una conoscenza davanti alla quale tu non ti puoi sottrarre. <br />Ma moltissima gente vive senza nessuna idea su Dio perché gli basta la propria vita biologica, le proprie relazioni e punto. Sapendo che a un certo punto finisce il gioco, come veniva fuori nei giochi elettronici, game over, basta, senza nessuna attesa e speranza. Noi siamo quelli che hanno un'attesa e una speranza a partire da che cosa? Da un amore che ci ha preceduto, da una rivelazione che ci ha fatto conoscere il Signore, non soltanto che non siamo nati per caso, ma che c'è su ciascuno di noi un'attesa infinita perché vuole essere lui il testimone che come è morto e risorto, così ciascuno di noi entra nella relazione con il Padre attraverso di lui nello Spirito Santo, Spirito Paraclito viene sottolineato oggi nel Vangelo. è una parola greca che uno forse non sa neanche cosa significa, paraclito, vuol dire che consola, che esorta, che ci difende. Il paraclito è anche l'avvocato, visto che ci sono degli avvocati presenti, l'avvocato, cioè colui che ci difende, ma ci difende da che cosa? Dalla disperazione, dal pensare che non possiamo sperare niente di buono nella vita. E questo cosa fa il Signore? Nella relazione che abbiamo con lui, se appunto al suo amore consentiamo, sentiamo che all'interno di questa relazione cresce questa presenza d'amore che consola, esorta, difende, illumina, ci rende sempre più figli amati, proprio come lui. <br />In questo chiediamo anche noi del Signore di crescere in questa relazione, perché il nostro non sia un costrutto di idee, ma sia una forza d'amore che ci attrae, che ci motiva e che ci porta a compimento.]]></itunes:summary><itunes:duration>296</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Chiesa non è fatta di muri, ma di persone che scelgono di amare, perché sono amate.  3-5-26 Domenica 5P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-chiesa-non-e-fatta-di-muri-ma-di-persone-che-scelgono-di-amare-perche-sono-amate-3-5-26-domenica-5p--71839088</link><description><![CDATA[Concentriamoci sul dono di oggi perché, avrete notato: oggi Gesù viene per farci conoscere il Padre, oggi ce lo dice esplicitamente, desidera che vedendo l'amore di Dio, perché attraverso di Gesù è possibile, ciascuno di noi lo viva. Vorrei partire da un primo aspetto della comunione che noi viviamo, quindi partirei dalla prima lettura perché quando gli apostoli hanno visto che un po' succede come tra di noi, avete presente come succede tra di noi, che dopo un po', anche se partiamo tutti con l'intenzione di vivere in comunione con il Signore, a un certo punto però ci distraiamo perché ognuno inizia a pensare a se stesso. Dicono ma visto nella distribuzione che viene fatta le nostre vedove vengono trascurate, allora partono le fazioni, ci si divide. Gli apostoli dicono una cosa che ci interessa molto, spero in questo momento soprattutto gli adulti che ascoltino, perché dicono non possiamo trascurare la parola di Dio per la distribuzione delle mense, cioè è giusto fare questa distribuzione, possiamo mettere qualcun altro a farlo, però se ci sono delle divisioni è perché non stiamo ascoltando e quindi non stiamo vivendo in comunione con Dio. Così oggi vi ho aggiunto una cosa ragazzi, che oggi per la prima volta riceverete l'Eucaristia, ma la comunione con il Signore già la state ricevendo da tanto tempo, perché la parola di Dio la state ascoltando, già tante volte, in tutte le celebrazioni che abbiamo fatto avete vissuto la comunione con il Signore ascoltando la sua parola e a questo gli apostoli proprio ci tengono perché hanno capito che se non viviamo l'ascolto neanche se riceviamo l'Eucaristia siamo in comunione, come era lì in quella comunità degli Atti degli apostoli. Allora ascoltiamo l'amore con cui siamo amati, così da farci anche noi strumenti d'amore, questa è la missione di tutti i battezzati, di tutti noi, l'amore con cui siamo amati lo ascoltiamo, agisce nel nostro cuore e ci fa diventare strumenti d'amore per tutti gli uomini. Allora per questo Gesù ci ha dato l'Eucaristia, desidera che ciascuno di noi diventi un dono d'amore per i fratelli, vi ricordate il comandamento che Dio ci ha dato di amare il Signore e di amare i fratelli, amare il prossimo, dice ma come faccio ad amarlo? Renditi conto dell'amore che Lui ha per te. Allora la Chiesa è proprio l'evidenza, è il manifesto dell'amore di Dio per gli uomini, perché la comunione che noi viviamo con il Signore è la nostra missione, di tutti i battezzati. Allora sapendo che abbiamo bisogno di energia per farlo, penso un mio amico energetico è Davide per esempio, molto carico di energia, allora l'Eucaristia non fa altro che darci l'energia come il cibo, l'energia dentro di noi per avere la forza di portare questo amore ovunque. Se lo vivremo potremo affrontare anche le vicende a volte più faticose, a volte tristi, ma avremo sempre questa forza. Per questo ci diceva nella seconda lettura a San Pietro che la Chiesa è fatta da pietre vive. Olivia ma chi sono le pietre vive? Tu sei una pietra viva? Edo sei una pietra viva? Zoe? Mattia? Sono pietre vive. L'Eucaristia che oggi riceviamo Martina ci dà ancora di più la forza di volerci bene, di testimoniarlo anche agli altri che essere pietre vive è proprio un dono che ci fa il Signore, per cui è bello che ci siano queste chiese che ci possano contenere tutti, magari anche più grandi, ma la Chiesa che contiene il cuore di tutti gli uomini è proprio fatta dai battezzati che accolgono lo Spirito Santo, per questo l'Eucaristia che è fatta dalla parola e da quel pane che fra poco verrà consacrato ci dà l'energia per essere segni d'amore per il mondo intero. <br />Siete pronti a vivere questa missione? Siete desiderosi? Allora con questa scelta di Dio anche la nostra scelta è importante, compiamola insieme perché tutto il mondo l'attende, ne ha bisogno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71839088</guid><pubDate>Sun, 03 May 2026 12:44:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71839088/3_5_26_domenica_5p.mp3" length="6051491" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Concentriamoci sul dono di oggi perché, avrete notato: oggi Gesù viene per farci conoscere il Padre, oggi ce lo dice esplicitamente, desidera che vedendo l'amore di Dio, perché attraverso di Gesù è possibile, ciascuno di noi lo viva. Vorrei partire da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Concentriamoci sul dono di oggi perché, avrete notato: oggi Gesù viene per farci conoscere il Padre, oggi ce lo dice esplicitamente, desidera che vedendo l'amore di Dio, perché attraverso di Gesù è possibile, ciascuno di noi lo viva. Vorrei partire da un primo aspetto della comunione che noi viviamo, quindi partirei dalla prima lettura perché quando gli apostoli hanno visto che un po' succede come tra di noi, avete presente come succede tra di noi, che dopo un po', anche se partiamo tutti con l'intenzione di vivere in comunione con il Signore, a un certo punto però ci distraiamo perché ognuno inizia a pensare a se stesso. Dicono ma visto nella distribuzione che viene fatta le nostre vedove vengono trascurate, allora partono le fazioni, ci si divide. Gli apostoli dicono una cosa che ci interessa molto, spero in questo momento soprattutto gli adulti che ascoltino, perché dicono non possiamo trascurare la parola di Dio per la distribuzione delle mense, cioè è giusto fare questa distribuzione, possiamo mettere qualcun altro a farlo, però se ci sono delle divisioni è perché non stiamo ascoltando e quindi non stiamo vivendo in comunione con Dio. Così oggi vi ho aggiunto una cosa ragazzi, che oggi per la prima volta riceverete l'Eucaristia, ma la comunione con il Signore già la state ricevendo da tanto tempo, perché la parola di Dio la state ascoltando, già tante volte, in tutte le celebrazioni che abbiamo fatto avete vissuto la comunione con il Signore ascoltando la sua parola e a questo gli apostoli proprio ci tengono perché hanno capito che se non viviamo l'ascolto neanche se riceviamo l'Eucaristia siamo in comunione, come era lì in quella comunità degli Atti degli apostoli. Allora ascoltiamo l'amore con cui siamo amati, così da farci anche noi strumenti d'amore, questa è la missione di tutti i battezzati, di tutti noi, l'amore con cui siamo amati lo ascoltiamo, agisce nel nostro cuore e ci fa diventare strumenti d'amore per tutti gli uomini. Allora per questo Gesù ci ha dato l'Eucaristia, desidera che ciascuno di noi diventi un dono d'amore per i fratelli, vi ricordate il comandamento che Dio ci ha dato di amare il Signore e di amare i fratelli, amare il prossimo, dice ma come faccio ad amarlo? Renditi conto dell'amore che Lui ha per te. Allora la Chiesa è proprio l'evidenza, è il manifesto dell'amore di Dio per gli uomini, perché la comunione che noi viviamo con il Signore è la nostra missione, di tutti i battezzati. Allora sapendo che abbiamo bisogno di energia per farlo, penso un mio amico energetico è Davide per esempio, molto carico di energia, allora l'Eucaristia non fa altro che darci l'energia come il cibo, l'energia dentro di noi per avere la forza di portare questo amore ovunque. Se lo vivremo potremo affrontare anche le vicende a volte più faticose, a volte tristi, ma avremo sempre questa forza. Per questo ci diceva nella seconda lettura a San Pietro che la Chiesa è fatta da pietre vive. Olivia ma chi sono le pietre vive? Tu sei una pietra viva? Edo sei una pietra viva? Zoe? Mattia? Sono pietre vive. L'Eucaristia che oggi riceviamo Martina ci dà ancora di più la forza di volerci bene, di testimoniarlo anche agli altri che essere pietre vive è proprio un dono che ci fa il Signore, per cui è bello che ci siano queste chiese che ci possano contenere tutti, magari anche più grandi, ma la Chiesa che contiene il cuore di tutti gli uomini è proprio fatta dai battezzati che accolgono lo Spirito Santo, per questo l'Eucaristia che è fatta dalla parola e da quel pane che fra poco verrà consacrato ci dà l'energia per essere segni d'amore per il mondo intero. <br />Siete pronti a vivere questa missione? Siete desiderosi? Allora con questa scelta di Dio anche la nostra scelta è importante, compiamola insieme perché tutto il mondo l'attende, ne ha bisogno.]]></itunes:summary><itunes:duration>379</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Esercizio pratico di oggi: ascolta qualcuno senza anticipare mentalmente la risposta. Sembra banale ma prova.  Venerdì 1-5-26 S. Giuseppe</title><link>https://www.spreaker.com/episode/esercizio-pratico-di-oggi-ascolta-qualcuno-senza-anticipare-mentalmente-la-risposta-sembra-banale-ma-prova-venerdi-1-5-26-s-giuseppe--71818146</link><description><![CDATA[E' particolarmente stimolante per me oggi ascoltare la parola perché è così esplicito e manifesto che anche le domande che questa gente si fa non sono domande, anche se c'è il punto interrogativo alla fine, non sono domande, sono presunzioni. E dove ci sono delle presunzioni agli altri non diamo spazio, glielo chiudiamo. Fateci caso, tutti abbiamo delle relazioni dove abbiamo conoscenze e familiarità. <br />Se abbiamo relazione con l'altro solo a partire da quello che io so già, all'altro non gli do possibilità di fare altro che quello che ho già pensato. Ma il Signore con noi come fa? Perché anche lui vi avrebbe potuto dire, lì sono già prevenuti, non ci vado. Avrebbe fatto come facciamo noi, ma lui non fa così. <br />Allora oggi vorrei cogliere questo come una proposta, come un regalo ulteriore a quello che noi viviamo sia nel rapporto con lui che nel rapporto con gli altri. Perché le domande possano essere veramente domande e perché le presunzioni possono diventare una storia che mi sta al passato, cioè mi sta dietro, non mi sta davanti, cioè non mi impedisce di accogliere l'altro e di accogliere Dio. Altrimenti lo scandalo rimane e lo scandalo, che vuol dire l'inciampo, che abbiamo forse sperimentato tante volte, è quello che ci impedisce di procedere, quello ci fa cadere. <br />Allora l'unica cosa vera alla fine di tutte quelle domande è da dove gli vengono tutte queste cose. Questa è una vera domanda e questa la vorrei proporre anche a ciascuno di noi. Nella nostra vita diamo la possibilità a Dio di fare cose nuove o deve fare soltanto le cose che abbiamo già pensato noi? Perché questo sarà motivo della differenza se avere rapporto con Dio o soltanto chiedere a Dio di fare la nostra volontà. Però a quel punto faremo fatica a dire anche il Padre Nostro, che è la preghiera che Gesù ci ha consegnato proprio in ordine alla nostra libertà. È la possibilità di vivere da figli, quando pregate di te così, se volete vivere da figli, altrimenti... Beh, oggi sento questa come una grande opportunità vera, una nuova opportunità che il Signore mi dà e la dà a tutti noi. Gesù nella nostra incredulità rimane bloccato, lo possiamo impedire, ma nella nostra fede è lì che nascono le cose nuove. <br />Quindi abbiamo davanti nuove occasioni, nuove opportunità per vedere come la Sua grazia nella nostra vita fa veramente cose nuove.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71818146</guid><pubDate>Fri, 01 May 2026 17:54:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71818146/venerdi_1_5_26_s_giuseppe.mp3" length="3909032" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>E' particolarmente stimolante per me oggi ascoltare la parola perché è così esplicito e manifesto che anche le domande che questa gente si fa non sono domande, anche se c'è il punto interrogativo alla fine, non sono domande, sono presunzioni. E dove...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[E' particolarmente stimolante per me oggi ascoltare la parola perché è così esplicito e manifesto che anche le domande che questa gente si fa non sono domande, anche se c'è il punto interrogativo alla fine, non sono domande, sono presunzioni. E dove ci sono delle presunzioni agli altri non diamo spazio, glielo chiudiamo. Fateci caso, tutti abbiamo delle relazioni dove abbiamo conoscenze e familiarità. <br />Se abbiamo relazione con l'altro solo a partire da quello che io so già, all'altro non gli do possibilità di fare altro che quello che ho già pensato. Ma il Signore con noi come fa? Perché anche lui vi avrebbe potuto dire, lì sono già prevenuti, non ci vado. Avrebbe fatto come facciamo noi, ma lui non fa così. <br />Allora oggi vorrei cogliere questo come una proposta, come un regalo ulteriore a quello che noi viviamo sia nel rapporto con lui che nel rapporto con gli altri. Perché le domande possano essere veramente domande e perché le presunzioni possono diventare una storia che mi sta al passato, cioè mi sta dietro, non mi sta davanti, cioè non mi impedisce di accogliere l'altro e di accogliere Dio. Altrimenti lo scandalo rimane e lo scandalo, che vuol dire l'inciampo, che abbiamo forse sperimentato tante volte, è quello che ci impedisce di procedere, quello ci fa cadere. <br />Allora l'unica cosa vera alla fine di tutte quelle domande è da dove gli vengono tutte queste cose. Questa è una vera domanda e questa la vorrei proporre anche a ciascuno di noi. Nella nostra vita diamo la possibilità a Dio di fare cose nuove o deve fare soltanto le cose che abbiamo già pensato noi? Perché questo sarà motivo della differenza se avere rapporto con Dio o soltanto chiedere a Dio di fare la nostra volontà. Però a quel punto faremo fatica a dire anche il Padre Nostro, che è la preghiera che Gesù ci ha consegnato proprio in ordine alla nostra libertà. È la possibilità di vivere da figli, quando pregate di te così, se volete vivere da figli, altrimenti... Beh, oggi sento questa come una grande opportunità vera, una nuova opportunità che il Signore mi dà e la dà a tutti noi. Gesù nella nostra incredulità rimane bloccato, lo possiamo impedire, ma nella nostra fede è lì che nascono le cose nuove. <br />Quindi abbiamo davanti nuove occasioni, nuove opportunità per vedere come la Sua grazia nella nostra vita fa veramente cose nuove.]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non tutto quello che ti è successo viene da Dio. Ma Dio può passare anche da lì.  Giovedì 30-4-26 4P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-tutto-quello-che-ti-e-successo-viene-da-dio-ma-dio-puo-passare-anche-da-li-giovedi-30-4-26-4p--71794745</link><description><![CDATA[E' sempre una scuola di vita la Parola, perché, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, il modo di rileggere anche i fatti che sono successi con una prospettiva di fede ti porta a reinterpretare le situazioni e a leggerle come un'occasione di incontro con Dio, di custodia da parte di Dio, di promozione, di correzione. Insomma, rimettersi anche davanti ai fatti con una prospettiva di fede ti cambia il modo di starci. Prima questione, lo stiamo facendo? Cioè, quando Paolo rilegge gli eventi di Israele e diventa in questo modo un maestro, ci insegna, lo fa come l'ha fatto lì dove erano a Gerusalemme, a Perge, in tutti questi luoghi in cui lui è passato, diventando per ogni comunità veramente un padre nella fede. Ma quello che è stato allora continua ad essere per noi un motivo di rigenerazione nella fede? Questa lettura della storia la facciamo anche nella nostra storia? Perché a volte mi verrebbe da dire che questo lo possiamo fare in un modo anche fin troppo sfrontato, esagerato, perché Dio non è un Dio che distrugge i popoli. Quando la lettura degli eventi del popolo, questi sette popoli che sono stati scacciati davanti a Israele, mi sembra una lettura a volte faziosa, cioè condizionata da un fatto: Israele si è conquistato questa terra e dice Dio mi ha dato questa terra. Quindi potremmo anche rileggere un atto di forza e di prepotenza, mi sembra che ci sia un presidente che faccia delle cose del genere in questo periodo, anche più di uno, come una lettura della storia guidata da Dio. Ma io vorrei andare anche oltre questo, perché il fatto che Gesù Cristo, e il Vangelo di oggi comincia proprio ricordando che dopo che ebbe lavato i piedi, cioè dopo che lui si è fatto servo e strumento della salvezza dell'umanità, ricorda che un buon discepolo non è più del maestro, ma un buon discepolo è quello che fa come fa il suo maestro, cioè si mette a servire, a dare la vita. A quel punto forse il nostro modo di reinterpretare gli eventi della storia, passata, presente e anche futura, non parte più da una supremazia sugli altri, su un affermare se stesso sugli altri, ma piuttosto dire come posso essere discepolo di questo maestro qua? Perché questo non va in contraddizione con quello che ha fatto Paolo, spero che ci capiamo bene, ma se Paolo rivede nella storia di questo popolo comunque una scelta o una elezione da parte di Dio, è sempre nella prospettiva di una piena rivelazione di chi è questo Dio nella persona di Gesù Cristo, questo riguarda a ciascuno personalmente, perché per essere veramente discepoli di questo maestro, colui che continua ad essere quello che lava i piedi a chi alza contro di lui il suo calcagno, a chi dà il boccone preferito e gli lava i piedi che è lo stesso che lo tradirà. Allora a me interpella questo sia come cristiano sia come pastore, perché che tipo di Gesù Cristo, di salvezza e di salvatore abbiamo davanti? Qual è la salvezza nella quale il Signore Gesù ci sta introducendo? È una salvezza di imporsi sugli altri o una salvezza che parte da un amore che si mette a servizio? Da questo ci sarà una scelta di campo decisiva, perché il modo di stare con gli altri dipenderà da come sappiamo, riconosciamo e serviamo il Signore, colui che viene anche oggi come il servo di tutti, come colui che ci lava i piedi, ci perdona, colui che diventa il nostro pane, il motivo stesso della nostra vita, perché anche noi possiamo amare come lui ha scelto di farlo, anche davanti ad un esplicito e riconosciuto tradimento. Ma a questo Signore oggi diamo credito?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71794745</guid><pubDate>Thu, 30 Apr 2026 21:17:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71794745/giovedi_30_4_26_4p.mp3" length="6138844" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>E' sempre una scuola di vita la Parola, perché, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, il modo di rileggere anche i fatti che sono successi con una prospettiva di fede ti porta a reinterpretare le situazioni e a leggerle come un'occasione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[E' sempre una scuola di vita la Parola, perché, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, il modo di rileggere anche i fatti che sono successi con una prospettiva di fede ti porta a reinterpretare le situazioni e a leggerle come un'occasione di incontro con Dio, di custodia da parte di Dio, di promozione, di correzione. Insomma, rimettersi anche davanti ai fatti con una prospettiva di fede ti cambia il modo di starci. Prima questione, lo stiamo facendo? Cioè, quando Paolo rilegge gli eventi di Israele e diventa in questo modo un maestro, ci insegna, lo fa come l'ha fatto lì dove erano a Gerusalemme, a Perge, in tutti questi luoghi in cui lui è passato, diventando per ogni comunità veramente un padre nella fede. Ma quello che è stato allora continua ad essere per noi un motivo di rigenerazione nella fede? Questa lettura della storia la facciamo anche nella nostra storia? Perché a volte mi verrebbe da dire che questo lo possiamo fare in un modo anche fin troppo sfrontato, esagerato, perché Dio non è un Dio che distrugge i popoli. Quando la lettura degli eventi del popolo, questi sette popoli che sono stati scacciati davanti a Israele, mi sembra una lettura a volte faziosa, cioè condizionata da un fatto: Israele si è conquistato questa terra e dice Dio mi ha dato questa terra. Quindi potremmo anche rileggere un atto di forza e di prepotenza, mi sembra che ci sia un presidente che faccia delle cose del genere in questo periodo, anche più di uno, come una lettura della storia guidata da Dio. Ma io vorrei andare anche oltre questo, perché il fatto che Gesù Cristo, e il Vangelo di oggi comincia proprio ricordando che dopo che ebbe lavato i piedi, cioè dopo che lui si è fatto servo e strumento della salvezza dell'umanità, ricorda che un buon discepolo non è più del maestro, ma un buon discepolo è quello che fa come fa il suo maestro, cioè si mette a servire, a dare la vita. A quel punto forse il nostro modo di reinterpretare gli eventi della storia, passata, presente e anche futura, non parte più da una supremazia sugli altri, su un affermare se stesso sugli altri, ma piuttosto dire come posso essere discepolo di questo maestro qua? Perché questo non va in contraddizione con quello che ha fatto Paolo, spero che ci capiamo bene, ma se Paolo rivede nella storia di questo popolo comunque una scelta o una elezione da parte di Dio, è sempre nella prospettiva di una piena rivelazione di chi è questo Dio nella persona di Gesù Cristo, questo riguarda a ciascuno personalmente, perché per essere veramente discepoli di questo maestro, colui che continua ad essere quello che lava i piedi a chi alza contro di lui il suo calcagno, a chi dà il boccone preferito e gli lava i piedi che è lo stesso che lo tradirà. Allora a me interpella questo sia come cristiano sia come pastore, perché che tipo di Gesù Cristo, di salvezza e di salvatore abbiamo davanti? Qual è la salvezza nella quale il Signore Gesù ci sta introducendo? È una salvezza di imporsi sugli altri o una salvezza che parte da un amore che si mette a servizio? Da questo ci sarà una scelta di campo decisiva, perché il modo di stare con gli altri dipenderà da come sappiamo, riconosciamo e serviamo il Signore, colui che viene anche oggi come il servo di tutti, come colui che ci lava i piedi, ci perdona, colui che diventa il nostro pane, il motivo stesso della nostra vita, perché anche noi possiamo amare come lui ha scelto di farlo, anche davanti ad un esplicito e riconosciuto tradimento. Ma a questo Signore oggi diamo credito?]]></itunes:summary><itunes:duration>384</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio non ha bisogno della tua perfezione, ma forse della tua piccolezza sì!  Mercoledì 29-4-26 S. Caterina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-non-ha-bisogno-della-tua-perfezione-ma-forse-della-tua-piccolezza-si-mercoledi-29-4-26-s-caterina--71747996</link><description><![CDATA[La piccolezza, spesso temuta, perché anche chi è più piccolo cerca di alzare la voce per farsi sentire da chi è più grosso, più grande, la piccolezza è una cifra a cui tutta la rivelazione fa riferimento. Forse ricorderete per esempio Davide, era il più piccolo dei suoi fratelli, basso di statura, però aveva begli occhi. Allora, la grandezza di Davide non è la sua statura come Saul, il re che lo precede, ma è il suo sapersi prendere cura. <br />Prendo questo come aiuto per comprendere meglio anche attraverso la persona di Caterina da Siena, illetterata, eppure capace di richiamare con grande intensità, quindi con una forza che non è semplicemente una forza umana, una forza che le viene proprio dal coraggio della fede, di richiamare anche il Papa dalla sua cattività avignonese, dalla sua fuga, la ricerca di protezione umana, lo riporta, lo invita a vivere la sua responsabilità. E qui spero che il Vangelo ci possa essere veramente d'aiuto, perché in un momento, chiamiamolo di difficoltà, nel ministero che stava svolgendo Gesù nel suo essere annunciatore, profeta, si stava vivendo un momento di crisi, c'è questa preghiera, questa esultanza nello Spirito, questa benedizione al Padre, perché ai piccoli, non ai dotti e  ai sapienti di questo mondo, dà di comprendere la sua volontà, quello che sta compiendo, dà di comprendere qualcosa di più profondo. Per questo l'invito che è rivolto a tutti, perché ogni tanto poi ci accorgiamo che siamo piccoli, non sempre, ogni tanto però ce l'accorgiamo, la nostra piccolezza, la nostra incapacità in alcuni momenti ci è evidente. Bene, quel momento può essere la scintilla giusta per ascoltare questo invito, <i>venite a me</i>, venite a me, perché ogni stanchezza, oppressione, ogni difficoltà possa trovare il giusto ristoro, che non è la pacchetta sulla spalla dai tanto poi passa. Il ristoro è proprio il vedere nello spirito come non è né la tua forza né la tua capacità a cambiare la sorte degli eventi, ma è una grande fiducia sapendo che il Padre è sempre presente ed è questo che ci fa sentire anche insieme a Gesù, con lo stesso giogo di Gesù, che a differenza dei gioghi umani, delle oppressioni, il giogo di Gesù è vivere con amore anche ciò che sarebbe soltanto fatica, metterci l'amore con cui siamo amati ed è quello che chiediamo al Signore, perché in ogni nostro servizio, in ogni attività possiamo sempre rendere Lui il vero protagonista del nostro cuore, della nostra relazione e quindi anche della nostra salvezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71747996</guid><pubDate>Wed, 29 Apr 2026 20:24:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71747996/mercoledi_29_4_26_s_caterina.mp3" length="3970472" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La piccolezza, spesso temuta, perché anche chi è più piccolo cerca di alzare la voce per farsi sentire da chi è più grosso, più grande, la piccolezza è una cifra a cui tutta la rivelazione fa riferimento. Forse ricorderete per esempio Davide, era il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La piccolezza, spesso temuta, perché anche chi è più piccolo cerca di alzare la voce per farsi sentire da chi è più grosso, più grande, la piccolezza è una cifra a cui tutta la rivelazione fa riferimento. Forse ricorderete per esempio Davide, era il più piccolo dei suoi fratelli, basso di statura, però aveva begli occhi. Allora, la grandezza di Davide non è la sua statura come Saul, il re che lo precede, ma è il suo sapersi prendere cura. <br />Prendo questo come aiuto per comprendere meglio anche attraverso la persona di Caterina da Siena, illetterata, eppure capace di richiamare con grande intensità, quindi con una forza che non è semplicemente una forza umana, una forza che le viene proprio dal coraggio della fede, di richiamare anche il Papa dalla sua cattività avignonese, dalla sua fuga, la ricerca di protezione umana, lo riporta, lo invita a vivere la sua responsabilità. E qui spero che il Vangelo ci possa essere veramente d'aiuto, perché in un momento, chiamiamolo di difficoltà, nel ministero che stava svolgendo Gesù nel suo essere annunciatore, profeta, si stava vivendo un momento di crisi, c'è questa preghiera, questa esultanza nello Spirito, questa benedizione al Padre, perché ai piccoli, non ai dotti e  ai sapienti di questo mondo, dà di comprendere la sua volontà, quello che sta compiendo, dà di comprendere qualcosa di più profondo. Per questo l'invito che è rivolto a tutti, perché ogni tanto poi ci accorgiamo che siamo piccoli, non sempre, ogni tanto però ce l'accorgiamo, la nostra piccolezza, la nostra incapacità in alcuni momenti ci è evidente. Bene, quel momento può essere la scintilla giusta per ascoltare questo invito, <i>venite a me</i>, venite a me, perché ogni stanchezza, oppressione, ogni difficoltà possa trovare il giusto ristoro, che non è la pacchetta sulla spalla dai tanto poi passa. Il ristoro è proprio il vedere nello spirito come non è né la tua forza né la tua capacità a cambiare la sorte degli eventi, ma è una grande fiducia sapendo che il Padre è sempre presente ed è questo che ci fa sentire anche insieme a Gesù, con lo stesso giogo di Gesù, che a differenza dei gioghi umani, delle oppressioni, il giogo di Gesù è vivere con amore anche ciò che sarebbe soltanto fatica, metterci l'amore con cui siamo amati ed è quello che chiediamo al Signore, perché in ogni nostro servizio, in ogni attività possiamo sempre rendere Lui il vero protagonista del nostro cuore, della nostra relazione e quindi anche della nostra salvezza.]]></itunes:summary><itunes:duration>249</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede vissuta è forza contagiosa, perché non obbliga, ma affascina.   Martedì 28-4-26 4P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-vissuta-e-forza-contagiosa-perche-non-obbliga-ma-affascina-martedi-28-4-26-4p--71713048</link><description><![CDATA[Se la fede fosse soltanto un'idea da comunicare, vi dico una cosa, la sapete, abbiamo già la fede, senza che comporti nient'altro che una conoscenza, un dato da riconoscere, la fede sarebbe qualcosa di molto semplice. Informazione pubblicitaria, più o meno: Sappiamo che è successo questo. Ma può bastare? Per cambiarci la vita non basta sapere una cosa, si tratta proprio di viverla, di farla propria, che entri nelle scelte, nelle decisioni. <br />E le due letture di oggi ce ne danno proprio una chiara immagine, non so se avete notato, e ci può essere anche del desiderio da parte di questa gente che chiede a Gesù <i>non tenerci nell'incertezza</i>. E su questo vi invito a riflettere perché su tante cose nella nostra vita rimaniamo incerti e lì diventa difficile e vorremmo qualcuno che in un certo senso ci forzasse un po' la mano con una cosa che è proprio evidente da far superare quel momento di stallo. E invece Gesù dice io ve l'ho detto ma voi non credete, cioè non mi date fiducia tanto da cambiare, vuol dire da iniziare a vivere questa verità. Pensate questo nella prima lettura che sembra quasi un po' simpatica l'espressione con cui dice, guarda, questi sono stati dispersi, quindi una situazione di persecuzione, un dramma. E invece in questa situazione di dispersione si inizia a trasmettere con la vita il fatto di Gesù. Trasmettere con la vita vuol dire che ne fai il motivo delle tue scelte, rientra il tuo modo di rapportarti con gli altri, il tuo modo di lavorare, il tuo modo di essere famiglia, ha a che fare con il fatto che Gesù veramente è morto ed è risorto, è vivo, e noi siamo in cammino verso il suo regno. Se questo non è soltanto una conoscenza di un dato, un'informazione, oggi funziona molto, le notizie sono informazioni, ma se a quell'informazione tu cambi la tua vita e qualcuno lo fa, anche straniero, non aveva la tradizione delle scritture, era di lingua greca, tanta gente inizia a dire ma vogliamo vivere così, cioè questo vogliamo che faccia parte della nostra vita. E qui c'è un po' un appello: ma tu di che cosa ti stai facendo testimone con la tua vita? A che cosa stai dedicando le tue energie? Perché tante volte a noi basta avere un po' una sicurezza, sappiamo che il Signore è buono, ci perdona, ci accoglie, ma non entra nelle nostre opportunità quotidiane, nel modo in cui facciamo le scelte. Allora lì ci troveremo sempre imbarazzati, allo scoperto. Invece guardate la bellezza di Barnaba, va per rendersi conto di che sta succedendo e c'è una grande gioia che cresce dentro di lui, perché vede che questa gente realmente ha a che fare con ciò che lo Spirito Santo fa e dice, cioè inizia un cammino di vera vita, di una vita che si riconosce da come ci si rapporta con gli altri, e in questo poi inserirà anche questo nuovo convertito, Saulo, che poi diventerà l'Apostolo Paolo, diventerà come nome e come azione. Anche lui entra in quest'azione del Vangelo. Tutto questo per dire che dovremmo sentirci sempre invitati. Oggi questa parola alla mia vita che cosa dice? Che cosa sento di rispondere al Signore che mi mette davanti questa realtà, nelle situazioni che sto vivendo, nelle mie convinzioni del cuore? Credo che questo potrebbe essere il motivo della nostra gioia e di una comunione approfondita con il Signore e con i fratelli, anziché lasciarci solo nell'incertezza di quello che accadrà e forse in una indecisione continua riguardo alla nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71713048</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2026 18:41:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71713048/martedi_28_4_26_4p.mp3" length="5671984" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se la fede fosse soltanto un'idea da comunicare, vi dico una cosa, la sapete, abbiamo già la fede, senza che comporti nient'altro che una conoscenza, un dato da riconoscere, la fede sarebbe qualcosa di molto semplice. 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E invece Gesù dice io ve l'ho detto ma voi non credete, cioè non mi date fiducia tanto da cambiare, vuol dire da iniziare a vivere questa verità. Pensate questo nella prima lettura che sembra quasi un po' simpatica l'espressione con cui dice, guarda, questi sono stati dispersi, quindi una situazione di persecuzione, un dramma. E invece in questa situazione di dispersione si inizia a trasmettere con la vita il fatto di Gesù. Trasmettere con la vita vuol dire che ne fai il motivo delle tue scelte, rientra il tuo modo di rapportarti con gli altri, il tuo modo di lavorare, il tuo modo di essere famiglia, ha a che fare con il fatto che Gesù veramente è morto ed è risorto, è vivo, e noi siamo in cammino verso il suo regno. Se questo non è soltanto una conoscenza di un dato, un'informazione, oggi funziona molto, le notizie sono informazioni, ma se a quell'informazione tu cambi la tua vita e qualcuno lo fa, anche straniero, non aveva la tradizione delle scritture, era di lingua greca, tanta gente inizia a dire ma vogliamo vivere così, cioè questo vogliamo che faccia parte della nostra vita. E qui c'è un po' un appello: ma tu di che cosa ti stai facendo testimone con la tua vita? A che cosa stai dedicando le tue energie? Perché tante volte a noi basta avere un po' una sicurezza, sappiamo che il Signore è buono, ci perdona, ci accoglie, ma non entra nelle nostre opportunità quotidiane, nel modo in cui facciamo le scelte. Allora lì ci troveremo sempre imbarazzati, allo scoperto. Invece guardate la bellezza di Barnaba, va per rendersi conto di che sta succedendo e c'è una grande gioia che cresce dentro di lui, perché vede che questa gente realmente ha a che fare con ciò che lo Spirito Santo fa e dice, cioè inizia un cammino di vera vita, di una vita che si riconosce da come ci si rapporta con gli altri, e in questo poi inserirà anche questo nuovo convertito, Saulo, che poi diventerà l'Apostolo Paolo, diventerà come nome e come azione. Anche lui entra in quest'azione del Vangelo. Tutto questo per dire che dovremmo sentirci sempre invitati. Oggi questa parola alla mia vita che cosa dice? Che cosa sento di rispondere al Signore che mi mette davanti questa realtà, nelle situazioni che sto vivendo, nelle mie convinzioni del cuore? Credo che questo potrebbe essere il motivo della nostra gioia e di una comunione approfondita con il Signore e con i fratelli, anziché lasciarci solo nell'incertezza di quello che accadrà e forse in una indecisione continua riguardo alla nostra vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Immagina una porta aperta e qualcuno ti dice: “Se vuoi, entra.” La fede inizia con un invito.  Domenica 26-4-26 4P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/immagina-una-porta-aperta-e-qualcuno-ti-dice-se-vuoi-entra-la-fede-inizia-con-un-invito-domenica-26-4-26-4p--71659276</link><description><![CDATA[Gesù parla, parla ma non viene compreso, se ne accorge. Chissà quante volte avremo fatto questa esperienza. Tu parli e poi vedi che l'altro ti guarda, ma non fa bella, non parte la scintilla, non ci si intende. Continua la difficoltà, perché riconoscere vuol dire che ripartiamo da una conoscenza che ci è chiara, ma a volte non ce l'abbiamo. Allora vorrei parlare di questo guardiano di cui oggi Gesù parla. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce, perché mentre spiega che lui è la porta, lui è il buon pastore, il guardiano chi è? Come possiamo interpretare? Tante volte ci sono queste similitudini che Gesù fa che lasciano un ampio margine di vago, di scelte, di approfondimenti. Ma per capire questo vorrei proprio ripartire dal fatto che c'è una vocazione che ciascuno di noi è chiamato a vivere. Quando si parla di vocazione si pensa di solito subito ai preti, le suore, i frati, e qualcuno dice che è peggio per loro, tra parentesi, oppure gli è capitato. Ma in questo ci stiamo dimenticando la cosa veramente essenziale. Vocazione chiamata riguarda il nostro battesimo. Non so se per voi questa è una buona notizia, ma io spero proprio di sì. Perché finché non ci rendiamo conto di questa buona notizia rimaniamo nell'incomprensione. <br />E anche il guardiano, cioè ciò che lo Spirito continua a suggerire al nostro cuore, rimane incompreso. Eppure nella parabola sembrerebbe che invece se ascolti la voce del guardiano ti introduci ad una grande libertà, perché entreranno, usciranno e troveranno Pasqualo. Questa libertà di entrare e uscire seguendo il guardiano e attraversando la porta. <br />Perché ci tengo a sottolineare che questa vocazione comune è fondamentale per capire poi anche le vocazioni particolari. Sì, se non ci accorgiamo dell'importanza del seguire la voce dello Spirito nella nostra vita non riusciremo neanche a capire, a riconoscere, anche nelle varie fasi della vita, perché la nostra vita, a seconda dell'età e delle situazioni che vive, ha bisogno di ulteriori approfondimenti e risposte. <br />Allora, sinché non ci accorgiamo che è proprio lo Spirito che ci introduce in questo, anche la nostra preghiera e quindi anche la nostra risposta a Dio che ci parla, preferiamo metterle sotto la categoria “formula”. Come se ci fosse una formula magica, come se ci fosse una formula matematica, chimica, anche psicologica. La conoscete la più famosa formula psicologica che potremmo vivere?<i> Ave Maria piena…</i> (a gran velocità!). Questa è una formula che, ripetiamo così, uno non sa neanche cosa sta dicendo, però c'è quell'accompagnamento, di per sé sarebbe una preghiera contemplativa, ma a noi ci piace quella “contempla-attiva”, nel senso che mentre facciamo le cose diciamo dell'Ave Maria, no? Tanto male non fa! ma fa bene? Allora ritorno perché non mi sono perso: Se c'è una vocazione comune a vivere attraverso lo spirito che ci introduce in Cristo, attraverso di Lui, nel rapporto con il Padre, allora potremo anche scoprire meglio le nostre vocazioni particolari. <br />Per esempio, la vocazione matrimoniale oggi, che cos'è? Perché è una vocazione. Chiamati a vivere un amore verso Dio e verso il prossimo, in una relazione particolare che si chiama coniugale, coniuge, colui che con te porta il peso nella vita, diventa, “ah chissà, vediamo”. E ci perdiamo l'essenziale, cioè che il Signore con te e il tuo coniuge è pronto a portare il giogo. Il giogo, il peso della vita, ma non è semplicemente un peso da subire. Un peso da portare è riuscire ad attraversare situazioni, storie, condizioni con una ricchezza. Perché quello che hai sopra, quel peso lì, se passatemi, visto che siamo nelle similitudini, le tue pecorelle, se è un forziere pieno di monete d'oro, se è la gioia dell'essere con, certo che avrà un suo peso ma accompagnerà la tua vita. Se invece pensi soltanto a te stesso, si smonta qualunque cosa. <br />La porta che Gesù si propone di essere per ciascuno di noi è l'entrare nella relazione con il Padre sentendosi come Lui, Figlio amatissimo. Ma questo sta succedendo. Riusciamo ciascuno di noi ad autenticare la nostra affiliazione nelle condizioni che stiamo vivendo, sul lavoro, nei rapporti familiari, nei rapporti con gli altri. Nel senso delle cose che stai vivendo, nella tua salute, nella tua malattia, si sta realizzando questa vocazione, perché se non capiamo questo, cosa che poi è diventata abbastanza evidente, non ci saranno neanche delle vocazioni, non ci saranno neanche le vocazioni particolari. Quando uno dice, ma preghiamo perché il Signore mandi numerosi operai nella sua messa, è come prima li hai scacciati via e adesso li stai richiamando. Sì, perché non insegnare a prendersi cura gli uni degli altri, ma insegnare ad essere egoisti è scacciare via. “Mi raccomando, ti ho dato la merendina, è solo per te, non la condividere con nessuno”, e gli altri sono tutti brutti e cattivi, ladri e briganti, oppure sono i tuoi fratelli, i tuoi amici, condividila. Insegna ad essere generoso, insegna ad essere altruista, altrimenti stai creando il prototipo dell'egoismo che arriverà il giorno giusto per metterti in una bella gatta buia, qualunque sia. Sì, perché se i genitori e i figli insegnano ad essere egoisti, a un certo punto i figli che ti avranno sul groppone si ricorderanno che cosa gli hai insegnato. È così! Allora, in tutto questo il Signore ci continua a dare una bella notizia. Buongiorno, io sono il Buon Pastore, io sono la Porta, se vuoi ti insegno come vivere la tua vocazione ad essere insieme a me, ad entrare nella stessa generosità, a fare della tua vita un dono, se vuoi tu con me. Come abbiamo ascoltato nel Salmo, <i>anche se dovessi attraversare una valle dalle ombre di morte non temerò alcun male perché tu con me</i>, non ci sarà situazione della vita in cui questo non accadrà, come Gesù stesso ha vissuto e come l'ha chiamata per ognuno di noi. Allora al Signore affidiamo questo nostro desiderio di imparare da Lui a vivere la nostra vocazione filiale e ad essere testimoni del Suo amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71659276</guid><pubDate>Sun, 26 Apr 2026 21:20:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71659276/domenica_26_4_26_4p.mp3" length="11144323" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Gesù parla, parla ma non viene compreso, se ne accorge. Chissà quante volte avremo fatto questa esperienza. Tu parli e poi vedi che l'altro ti guarda, ma non fa bella, non parte la scintilla, non ci si intende. Continua la difficoltà, perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gesù parla, parla ma non viene compreso, se ne accorge. Chissà quante volte avremo fatto questa esperienza. Tu parli e poi vedi che l'altro ti guarda, ma non fa bella, non parte la scintilla, non ci si intende. Continua la difficoltà, perché riconoscere vuol dire che ripartiamo da una conoscenza che ci è chiara, ma a volte non ce l'abbiamo. Allora vorrei parlare di questo guardiano di cui oggi Gesù parla. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce, perché mentre spiega che lui è la porta, lui è il buon pastore, il guardiano chi è? Come possiamo interpretare? Tante volte ci sono queste similitudini che Gesù fa che lasciano un ampio margine di vago, di scelte, di approfondimenti. Ma per capire questo vorrei proprio ripartire dal fatto che c'è una vocazione che ciascuno di noi è chiamato a vivere. Quando si parla di vocazione si pensa di solito subito ai preti, le suore, i frati, e qualcuno dice che è peggio per loro, tra parentesi, oppure gli è capitato. Ma in questo ci stiamo dimenticando la cosa veramente essenziale. Vocazione chiamata riguarda il nostro battesimo. Non so se per voi questa è una buona notizia, ma io spero proprio di sì. Perché finché non ci rendiamo conto di questa buona notizia rimaniamo nell'incomprensione. <br />E anche il guardiano, cioè ciò che lo Spirito continua a suggerire al nostro cuore, rimane incompreso. Eppure nella parabola sembrerebbe che invece se ascolti la voce del guardiano ti introduci ad una grande libertà, perché entreranno, usciranno e troveranno Pasqualo. Questa libertà di entrare e uscire seguendo il guardiano e attraversando la porta. <br />Perché ci tengo a sottolineare che questa vocazione comune è fondamentale per capire poi anche le vocazioni particolari. Sì, se non ci accorgiamo dell'importanza del seguire la voce dello Spirito nella nostra vita non riusciremo neanche a capire, a riconoscere, anche nelle varie fasi della vita, perché la nostra vita, a seconda dell'età e delle situazioni che vive, ha bisogno di ulteriori approfondimenti e risposte. <br />Allora, sinché non ci accorgiamo che è proprio lo Spirito che ci introduce in questo, anche la nostra preghiera e quindi anche la nostra risposta a Dio che ci parla, preferiamo metterle sotto la categoria “formula”. Come se ci fosse una formula magica, come se ci fosse una formula matematica, chimica, anche psicologica. La conoscete la più famosa formula psicologica che potremmo vivere?<i> Ave Maria piena…</i> (a gran velocità!). Questa è una formula che, ripetiamo così, uno non sa neanche cosa sta dicendo, però c'è quell'accompagnamento, di per sé sarebbe una preghiera contemplativa, ma a noi ci piace quella “contempla-attiva”, nel senso che mentre facciamo le cose diciamo dell'Ave Maria, no? Tanto male non fa! ma fa bene? Allora ritorno perché non mi sono perso: Se c'è una vocazione comune a vivere attraverso lo spirito che ci introduce in Cristo, attraverso di Lui, nel rapporto con il Padre, allora potremo anche scoprire meglio le nostre vocazioni particolari. <br />Per esempio, la vocazione matrimoniale oggi, che cos'è? Perché è una vocazione. Chiamati a vivere un amore verso Dio e verso il prossimo, in una relazione particolare che si chiama coniugale, coniuge, colui che con te porta il peso nella vita, diventa, “ah chissà, vediamo”. E ci perdiamo l'essenziale, cioè che il Signore con te e il tuo coniuge è pronto a portare il giogo. Il giogo, il peso della vita, ma non è semplicemente un peso da subire. Un peso da portare è riuscire ad attraversare situazioni, storie, condizioni con una ricchezza. Perché quello che hai sopra, quel peso lì, se passatemi, visto che siamo nelle similitudini, le tue pecorelle, se è un forziere pieno di monete d'oro, se è la gioia dell'essere con, certo che avrà un suo peso ma accompagnerà la tua vita. Se invece pensi soltanto a te stesso, si smonta qualunque cosa. <br />La porta che Gesù si propone di essere per ciascuno di noi è l'entrare nella relazione con il Padre sentendosi...]]></itunes:summary><itunes:duration>697</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non tutto ciò che è velenoso ti ucciderà, se dentro hai qualcosa di più forte.   Sabato 25-4-26 S. Marco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-tutto-cio-che-e-velenoso-ti-uccidera-se-dentro-hai-qualcosa-di-piu-forte-sabato-25-4-26-s-marco--71638934</link><description><![CDATA[Parleranno lingue nuove, diceva il Vangelo, infatti Italo-Polacco oggi, una celebrazione che ci immerge in questo santuario dall'ampio respiro nella festa di San Marco con un annuncio, una comunicazione di grande libertà. E se non fosse così i discepoli che erano rinchiusi nel Cenacolo, timorosi, sarebbero rimasti lì, sarebbero morti di inedia, invece il risorto trasforma. Allora, se non vogliamo perdere l'essenziale, andiamo all'essenziale. <br /><i>Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo</i>, questo è l'essenziale. Domanda: ma il tuo Vangelo qual è? Perché per qualcuno, per esempio, potrebbe essere il male alle ginocchia dopo essere arrivati qui. Annunciate a tutti che è meglio non andare lì perché viene il male alle ginocchia. <br />Uno tre volte operato di ginocchia vi dice non è vero, sono arrivato fin qua. Quindi bisogna stare attento che il Vangelo non è il secondo me, ma secondo Gesù. Qual è il Vangelo? Che non c'è male che possa fermare il bene a meno che tu non lo scelga. <br />E' questo che ha trasformato la vita dei discepoli timorosi in annunciatori di una vita nuova. Per questo dice, i segni che accompagneranno quelli che credono scacceranno demoni. Non pensate a quello con le corna, con la coda. Scacciare i demoni vuol dire scacciare i motivi di divisione. Perché c'è un motivo di comunione che è molto più forte, più interessante, permettetemi, più bello. Una vita di comunione rispetto a una vita arrabbiata e di divisione. Forse bisognerebbe iniziare a togliere i telegiornali però. Poi c'è un parlare lingue nuove, sì, perché se non sei più per la divisione, ma per la comunione, la gente ti guarderà dicendo, beh ma com'è? Da dove hai imparato questa cosa? Come si fa a vivere questo? La lingua nuova è una lingua che è capace di dire all'altro che è fratello e non è nemico. Che c'è una bellezza nella vita, nella comunione, che è frutto di un dono di sé. Ecco perché dal Vangelo, dalla buona notizia che Gesù è il Vivente, il Risorto, inizia la vita dei discepoli, del Signore, come una vita di libertà. Per questo anche se maneggi dei serpenti, cioè se in situazioni, qualcuno di voi avrà pensato alla suocera in questo momento, no non sto parlando di lei, parlo di quelle situazioni che sono pericolose, velenose, che però avendo nel cuore una grande gioia e libertà, tu non ti fai avvelenare, non ti intossica. Per questo non hai paura neanche di ciò che normalmente t’ammazza. E soprattutto ai malati, agli infermi, a quelli che sono traballanti, tu sarai un motivo di solidità. Ci sarà una guarigione che parte dall'essere l'uno per l'altro, l'uno a sostegno dell'altro. E detto questo su un valico, insomma, questo santuario messo sulla roccia un po' ci fa credere, ma è un po' precaria la situazione. La parete della Chiesa è una roccia, non è neanche un muro, ma la nostra solidità nella fede, nella speranza e nell'amore da dove parte? Dalla certezza che siamo amati non perché abbiamo detto, fatto, obbligato, siamo amati perché siamo figli. Allora dall'essere figli amati possiamo essere portatori del Vangelo ai fratelli in quanto ci riconosciamo insieme a loro in un cammino meraviglioso. La scoperta continua di essere preziosi agli occhi di Dio. <br />Questo è uno dei motivi per cui Marco, un ragazzetto che ha seguito in qualche modo Gesù, è diventato evangelista. E non si aspettava che per i secoli si sarebbe letto il suo Vangelo. L'ha trasmesso dicendo, io ho trovato una cosa bellissima, ma voi siete pronti a diventare evangelisti con la vostra vita? Perché credo che da qui dipenda quel Vangelo che sta bussando la buona notizia che è arrivata al nostro cuore come dono per tutti. <br />E allora lasciamoci condurre, trasformare e anche rallegrare da questa buona notizia che vuole continuare a correre nel mondo anche attraverso la tua vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71638934</guid><pubDate>Sat, 25 Apr 2026 18:31:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71638934/sabato_25_4_26_s_marco.mp3" length="5452137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Parleranno lingue nuove, diceva il Vangelo, infatti Italo-Polacco oggi, una celebrazione che ci immerge in questo santuario dall'ampio respiro nella festa di San Marco con un annuncio, una comunicazione di grande libertà. 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Qual è il Vangelo? Che non c'è male che possa fermare il bene a meno che tu non lo scelga. <br />E' questo che ha trasformato la vita dei discepoli timorosi in annunciatori di una vita nuova. Per questo dice, i segni che accompagneranno quelli che credono scacceranno demoni. Non pensate a quello con le corna, con la coda. Scacciare i demoni vuol dire scacciare i motivi di divisione. Perché c'è un motivo di comunione che è molto più forte, più interessante, permettetemi, più bello. Una vita di comunione rispetto a una vita arrabbiata e di divisione. Forse bisognerebbe iniziare a togliere i telegiornali però. Poi c'è un parlare lingue nuove, sì, perché se non sei più per la divisione, ma per la comunione, la gente ti guarderà dicendo, beh ma com'è? Da dove hai imparato questa cosa? Come si fa a vivere questo? La lingua nuova è una lingua che è capace di dire all'altro che è fratello e non è nemico. Che c'è una bellezza nella vita, nella comunione, che è frutto di un dono di sé. Ecco perché dal Vangelo, dalla buona notizia che Gesù è il Vivente, il Risorto, inizia la vita dei discepoli, del Signore, come una vita di libertà. Per questo anche se maneggi dei serpenti, cioè se in situazioni, qualcuno di voi avrà pensato alla suocera in questo momento, no non sto parlando di lei, parlo di quelle situazioni che sono pericolose, velenose, che però avendo nel cuore una grande gioia e libertà, tu non ti fai avvelenare, non ti intossica. Per questo non hai paura neanche di ciò che normalmente t’ammazza. E soprattutto ai malati, agli infermi, a quelli che sono traballanti, tu sarai un motivo di solidità. Ci sarà una guarigione che parte dall'essere l'uno per l'altro, l'uno a sostegno dell'altro. E detto questo su un valico, insomma, questo santuario messo sulla roccia un po' ci fa credere, ma è un po' precaria la situazione. La parete della Chiesa è una roccia, non è neanche un muro, ma la nostra solidità nella fede, nella speranza e nell'amore da dove parte? Dalla certezza che siamo amati non perché abbiamo detto, fatto, obbligato, siamo amati perché siamo figli. Allora dall'essere figli amati possiamo essere portatori del Vangelo ai fratelli in quanto ci riconosciamo insieme a loro in un cammino meraviglioso. La scoperta continua di essere preziosi agli occhi di Dio. <br />Questo è uno dei motivi per cui Marco, un ragazzetto che ha seguito in qualche modo Gesù, è diventato evangelista. E non si aspettava che per i secoli si sarebbe letto il suo Vangelo. L'ha trasmesso dicendo, io ho trovato una cosa bellissima, ma voi siete pronti a diventare evangelisti con la vostra vita? Perché credo che da qui dipenda quel Vangelo che sta bussando la buona notizia che è arrivata al nostro cuore come dono per tutti. <br />E allora lasciamoci condurre, trasformare e anche rallegrare da questa buona notizia che vuole continuare a correre nel mondo anche attraverso la tua vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>341</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vero miracolo è guardarci gli uni gli altri come fratelli.   Venerdì 24-4-26 3P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vero-miracolo-e-guardarci-gli-uni-gli-altri-come-fratelli-venerdi-24-4-26-3p--71617891</link><description><![CDATA[La meraviglia che oggi possiamo ascoltare sia nel testo degli Atti dove per me si parla chiaramente non semplicemente della conversione di San Paolo, ma della luce che San Paolo ha acquistato. Pare nel modo di sentire comune che sia caduto da cavallo, però secondo me non era a cavallo, era piedi. Ma dici da che cosa lo capisci? Beh intanto non so se è importante questo, però perché si rialza e poi viene condotto per mano, se no tiravano il cavallo, non tiravano mica lui per mano. <br />In realtà questo per dire l'importanza di avere dei fratelli, perché siamo tutti ciechi, soprattutto nel rapporto con Cristo, partiamo tutti da una cecità, cioè ognuno vede Cristo a modo suo, che vuol dire che siamo ciechi, ma man mano che anche con l'aiuto dei fratelli ci mettiamo in relazione con Cristo iniziamo a vedere, finché, è molto bella anche sintomatica questa situazione in cui Anania cerca di spiegare a Gesù che gli appare, guarda che questo qui, cioè Anania vuole spiegare a Gesù chi è, l'avete capito no? Come nelle nostre preghiere, signore mi raccomando fai così, fai colà, saprà bene lui che cosa deve fare, tu che cosa desideri lo puoi dire però dicendo se è fatta la tua volontà, questa è l'intelligenza di chi è il Signore. Ma anche in quella situazione Anania scoprirà una cosa, Saulo, fratello, prima signore di quello lì io ho paura, dopo fratello, torna a vedere e in realtà si capisce che Saulo per tre giorni è un po' il mistero di Cristo se volete, cioè lui prima era morto poi è iniziato a vivere, iniziato a vivere una vita nuova, da persecutore e violento a annunciatore del Vangelo. Ma questo vorrei proprio farlo nostro, mio, nostro, cioè l'importanza che abbiamo rapporti di fraternità che ci aiutino a trovare Cristo e penso che anche 60 anni di matrimonio siano un bel aiuto per questo, per la coppia ma non soltanto. Di conseguenza vorrei fare solo un accenno, ma c'è questa insistenza in questo bellissimo capitolo 6 di Giovanni, un'insistenza che Gesù ha affinché lui diventi nostro cibo: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, spesso noi riduciamo tutto all'Eucarestia, il corpo e il sangue di Cristo, ma il corpo e il sangue di Cristo non è soltanto quello sull'altare, anche i fratelli fanno parte del corpo di Cristo. <br />Fratelli, a volte non li consideriamo neanche fratelli, figuriamoci se li possiamo considerare il corpo di Cristo, ma guardate come Gesù voglia veramente prenderci per mano e condurci davanti a questo mistero, di nutrirci di Lui, Lui è il cibo per la vita del mondo, Lui è l'inviato del Padre perché il mondo possa avere rapporto con Lui. Ma nutrirsi di Cristo, come dicevo prima, non solo Eucarestia, ma del mistero di Cristo, dell'amore che Dio ha per il mondo tanto che dà suo Figlio, nutrirsi di Cristo vuol dire guardare tutto con gli occhi nutriti dall'amore di Dio per l'umanità, tanto da non avere più dei nemici, tanto da non sentire più gli altri come avversari, ma il pane che scende dal cielo anche oggi è veramente l'amore con cui siamo amati perché diventi per noi l'alimento per amarci, per essere anche noi in questa prospettiva del dono. L'obiezione che spesso, e anche qui c'è nel Vangelo, come può Costui darci la sua carne da mangiare? E questo lo potremmo pensare anche andando a messa, eppure ci dà la sua carne da mangiare, cioè ci dà il suo essere vivo perché anche noi viviamo, come Lui ama così possiamo amare anche noi. Ma questo contrasterà con un sacco di pensieri, come abbiamo visto, riguardo al nostro modo di pensare ridotto, al nostro modo di pensare di chi ha la presunzione di sapere e di capire. Oggi mi piacerebbe che anche noi ci sentissimo un po' come Saulo, spiazzati, praticamente morti, caduti per terra ma rialzati da questa fraternità che percorre il tempo e aggancia la nostra umanità in vario modo portandoci a Cristo, portandoci a colui che è il nostro nutrimento, a colui che ci fa risorgere, vedere le cose in un modo nuovo. Credo che se così sarà, la gioia sarà così forte che anche in tutte le incomprensioni e persecuzioni varie della vita, come è successo per Paolo, non soltanto non ci fermeremo e non ci scoraggeremo, ma come si celebra appunto una lunga vita insieme, non semplicemente una convivenza, una sopportazione reciproca, no, un amore che si dona continuamente, credo che lì ritroveremo una sorgente, una fonte. <br />Lì Cristo è presente e ama e questo è il dono che anche oggi il Signore fa alla sua Chiesa, a ciascuno di noi, a quanti si disporranno semplicemente con cuore lieto per accoglierlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71617891</guid><pubDate>Fri, 24 Apr 2026 18:26:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71617891/venerdi_24_4_26_3p.mp3" length="7842864" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La meraviglia che oggi possiamo ascoltare sia nel testo degli Atti dove per me si parla chiaramente non semplicemente della conversione di San Paolo, ma della luce che San Paolo ha acquistato. Pare nel modo di sentire comune che sia caduto da cavallo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La meraviglia che oggi possiamo ascoltare sia nel testo degli Atti dove per me si parla chiaramente non semplicemente della conversione di San Paolo, ma della luce che San Paolo ha acquistato. Pare nel modo di sentire comune che sia caduto da cavallo, però secondo me non era a cavallo, era piedi. Ma dici da che cosa lo capisci? Beh intanto non so se è importante questo, però perché si rialza e poi viene condotto per mano, se no tiravano il cavallo, non tiravano mica lui per mano. <br />In realtà questo per dire l'importanza di avere dei fratelli, perché siamo tutti ciechi, soprattutto nel rapporto con Cristo, partiamo tutti da una cecità, cioè ognuno vede Cristo a modo suo, che vuol dire che siamo ciechi, ma man mano che anche con l'aiuto dei fratelli ci mettiamo in relazione con Cristo iniziamo a vedere, finché, è molto bella anche sintomatica questa situazione in cui Anania cerca di spiegare a Gesù che gli appare, guarda che questo qui, cioè Anania vuole spiegare a Gesù chi è, l'avete capito no? Come nelle nostre preghiere, signore mi raccomando fai così, fai colà, saprà bene lui che cosa deve fare, tu che cosa desideri lo puoi dire però dicendo se è fatta la tua volontà, questa è l'intelligenza di chi è il Signore. Ma anche in quella situazione Anania scoprirà una cosa, Saulo, fratello, prima signore di quello lì io ho paura, dopo fratello, torna a vedere e in realtà si capisce che Saulo per tre giorni è un po' il mistero di Cristo se volete, cioè lui prima era morto poi è iniziato a vivere, iniziato a vivere una vita nuova, da persecutore e violento a annunciatore del Vangelo. Ma questo vorrei proprio farlo nostro, mio, nostro, cioè l'importanza che abbiamo rapporti di fraternità che ci aiutino a trovare Cristo e penso che anche 60 anni di matrimonio siano un bel aiuto per questo, per la coppia ma non soltanto. Di conseguenza vorrei fare solo un accenno, ma c'è questa insistenza in questo bellissimo capitolo 6 di Giovanni, un'insistenza che Gesù ha affinché lui diventi nostro cibo: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, spesso noi riduciamo tutto all'Eucarestia, il corpo e il sangue di Cristo, ma il corpo e il sangue di Cristo non è soltanto quello sull'altare, anche i fratelli fanno parte del corpo di Cristo. <br />Fratelli, a volte non li consideriamo neanche fratelli, figuriamoci se li possiamo considerare il corpo di Cristo, ma guardate come Gesù voglia veramente prenderci per mano e condurci davanti a questo mistero, di nutrirci di Lui, Lui è il cibo per la vita del mondo, Lui è l'inviato del Padre perché il mondo possa avere rapporto con Lui. Ma nutrirsi di Cristo, come dicevo prima, non solo Eucarestia, ma del mistero di Cristo, dell'amore che Dio ha per il mondo tanto che dà suo Figlio, nutrirsi di Cristo vuol dire guardare tutto con gli occhi nutriti dall'amore di Dio per l'umanità, tanto da non avere più dei nemici, tanto da non sentire più gli altri come avversari, ma il pane che scende dal cielo anche oggi è veramente l'amore con cui siamo amati perché diventi per noi l'alimento per amarci, per essere anche noi in questa prospettiva del dono. L'obiezione che spesso, e anche qui c'è nel Vangelo, come può Costui darci la sua carne da mangiare? E questo lo potremmo pensare anche andando a messa, eppure ci dà la sua carne da mangiare, cioè ci dà il suo essere vivo perché anche noi viviamo, come Lui ama così possiamo amare anche noi. Ma questo contrasterà con un sacco di pensieri, come abbiamo visto, riguardo al nostro modo di pensare ridotto, al nostro modo di pensare di chi ha la presunzione di sapere e di capire. Oggi mi piacerebbe che anche noi ci sentissimo un po' come Saulo, spiazzati, praticamente morti, caduti per terra ma rialzati da questa fraternità che percorre il tempo e aggancia la nostra umanità in vario modo portandoci a Cristo, portandoci a colui che è il nostro nutrimento, a colui che ci fa risorgere, vedere le cose in un modo nuovo. Credo che se così sarà, la gioia sarà così forte che...]]></itunes:summary><itunes:duration>491</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>C’è un pane che non si vede, ma sostiene ogni passo: è l’amore che ricevi, e quello che scegli di dare. Giovedì 23-4-26 3P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-e-un-pane-che-non-si-vede-ma-sostiene-ogni-passo-e-l-amore-che-ricevi-e-quello-che-scegli-di-dare-giovedi-23-4-26-3p--71594679</link><description><![CDATA[La preziosità del Vangelo di oggi non posso descriverla, ma posso contemplarla con voi. Sapete, nella contemplazione tu stai alla presenza di Dio. Nella descrizione uno chiude gli occhi e dice quello che sa, quello che vuole raccontare. Ma qui abbiamo proprio bisogno che il Signore stesso ci introduca. Quando lui dice io sono il pane della vita, io sono il pane, cioè la vita. Il pane è quello che ci fa vivere. Intendo con pane l'alimento, quello che tu mangi e che ti fa vivere. Se non mangi… muori. Pensate questo anche riguardo a ciò che ci fa andare avanti nella vita, cioè la speranza che abbiamo nel cuore, il nostro alimento. Noi ci alimentiamo. Di che cosa ti nutri? Per esempio, Carlo si è nutrito di 70 anni di matrimonio, o no? Nutrito. Cioè erano l'uno per l'altra alimento, cioè la vita. Per cui anche nella semplicità della vita, perché nella vita non è che servivano tante cose. Noi un po' ce la complichiamo, ma non è che servivano tante cose. Però alcune cose sono fondamentali. Qual è il tuo alimento? E quando hai trovato che l'alimento sta nel poter amare qualcuno e lasciarti amare da qualcuno, tu hai trovato il vero motivo per vivere. Allora, a queste parole di Gesù vorrei semplicemente rimandare quello che ciascuno di noi ha conosciuto, ha saputo, ha potuto sperimentare e cosa lo continua ad alimentare nella vita? Anche perché a volte non è detto che proprio ci prendiamo. Nel senso che anche se gli anni passano, a volte abbiamo delle scelte che più che nutrirci ci indeboliscono. Più che darti la forza, cioè l'amore con cui ami, puoi cercare semplicemente di essere un po' egoista nei rapporti. Allora, credo che il dono di una lunga vita d'amore testimoni anche come c'è una pace che poi vivi nell'essere famiglia. Cioè ci si può allargare, essere ancora più numerosi perché ciò che alimenta ciascuno è ciò che alimenta anche gli altri e quindi si crea l'unità. A questo Gesù ci porta, perché ogni liturgia ha sempre una parola con cui lui si consegna a noi, come per dire io ci tengo a te, mi dono a te, mi accogli, perché uno può anche chiudere l'orecchio e basta. Invece attraverso il dono che lui ci fa di sé, impariamo ciascuno a fare dono di se stesso. Questo mi porterebbe anche nella prima lettura con questa storia di Filippo che è molto interessante. Io mi vedo sempre Filippo correre dietro a questo carro per sentire quello che sta leggendo l’eunuco. Voi ve lo immaginate che corre dietro a un carro per sentire quello che sta leggendo ad alta voce. <br />Ma il bello di quella situazione è che c'è una persona che è desiderosa, legge il profeta Isaia e non capisce. Me lo puoi spiegare? Vedete, alla spiegazione di Filippo lui dice, se così stanno le cose, qui c'è dell'acqua, battezzami, voglio essere parte della vita di Cristo. <br />Allora chiediamo per ciascuno di noi oggi, anche nella certezza che Carlo è nella vita, di essere sempre alimentati da questa luce, da questa speranza che diventa l'energia del nostro cammino. Così sentiremo che non finisce il dono dell'amore, si trasforma ma non finisce. E la comunione che unisce cielo e terra, anche con i nostri cari, chi è già in cielo, ma è parte della nostra vita, del nostro modo di pensare, di parlare, di agire, continua ad essere vero alimento, proprio come fa il Signore Gesù. Insegnandoci ad amare ci dice semplicemente che ogni volta che facciamo la scelta di amare qualcuno non facciamo altro che attuare la sua vita. Per questo anche in questo tempo di Pasqua non possiamo essere tristi per il fatto che nella terra ogni uomo è di passaggio, ma possiamo chiedere al Signore luce per poter camminare così ogni giorno, sapendo che il nostro cammino non è come chi non ha speranza né meta, ma abbiamo una speranza certa e una meta sicura. Dall'amore con cui siamo amati saremo sempre nutriti e in quell'amore troveremo insieme pienezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71594679</guid><pubDate>Thu, 23 Apr 2026 18:49:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71594679/giovedi_23_4_26_3p.mp3" length="6067791" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La preziosità del Vangelo di oggi non posso descriverla, ma posso contemplarla con voi. Sapete, nella contemplazione tu stai alla presenza di Dio. Nella descrizione uno chiude gli occhi e dice quello che sa, quello che vuole raccontare. 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Noi un po' ce la complichiamo, ma non è che servivano tante cose. Però alcune cose sono fondamentali. Qual è il tuo alimento? E quando hai trovato che l'alimento sta nel poter amare qualcuno e lasciarti amare da qualcuno, tu hai trovato il vero motivo per vivere. Allora, a queste parole di Gesù vorrei semplicemente rimandare quello che ciascuno di noi ha conosciuto, ha saputo, ha potuto sperimentare e cosa lo continua ad alimentare nella vita? Anche perché a volte non è detto che proprio ci prendiamo. Nel senso che anche se gli anni passano, a volte abbiamo delle scelte che più che nutrirci ci indeboliscono. Più che darti la forza, cioè l'amore con cui ami, puoi cercare semplicemente di essere un po' egoista nei rapporti. Allora, credo che il dono di una lunga vita d'amore testimoni anche come c'è una pace che poi vivi nell'essere famiglia. Cioè ci si può allargare, essere ancora più numerosi perché ciò che alimenta ciascuno è ciò che alimenta anche gli altri e quindi si crea l'unità. A questo Gesù ci porta, perché ogni liturgia ha sempre una parola con cui lui si consegna a noi, come per dire io ci tengo a te, mi dono a te, mi accogli, perché uno può anche chiudere l'orecchio e basta. Invece attraverso il dono che lui ci fa di sé, impariamo ciascuno a fare dono di se stesso. Questo mi porterebbe anche nella prima lettura con questa storia di Filippo che è molto interessante. Io mi vedo sempre Filippo correre dietro a questo carro per sentire quello che sta leggendo l’eunuco. Voi ve lo immaginate che corre dietro a un carro per sentire quello che sta leggendo ad alta voce. <br />Ma il bello di quella situazione è che c'è una persona che è desiderosa, legge il profeta Isaia e non capisce. Me lo puoi spiegare? Vedete, alla spiegazione di Filippo lui dice, se così stanno le cose, qui c'è dell'acqua, battezzami, voglio essere parte della vita di Cristo. <br />Allora chiediamo per ciascuno di noi oggi, anche nella certezza che Carlo è nella vita, di essere sempre alimentati da questa luce, da questa speranza che diventa l'energia del nostro cammino. Così sentiremo che non finisce il dono dell'amore, si trasforma ma non finisce. E la comunione che unisce cielo e terra, anche con i nostri cari, chi è già in cielo, ma è parte della nostra vita, del nostro modo di pensare, di parlare, di agire, continua ad essere vero alimento, proprio come fa il Signore Gesù. Insegnandoci ad amare ci dice semplicemente che ogni volta che facciamo la scelta di amare qualcuno non facciamo altro che attuare la sua vita. Per questo anche in questo tempo di Pasqua non possiamo essere tristi per il fatto che nella terra ogni uomo è di passaggio, ma possiamo chiedere al Signore luce per poter camminare così ogni giorno, sapendo che il nostro cammino non è come chi non ha speranza né meta, ma abbiamo una speranza certa e una meta sicura. Dall'amore con cui siamo amati saremo sempre nutriti e in quell'amore troveremo insieme pienezza.]]></itunes:summary><itunes:duration>380</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fai una preghiera onesta: Gesù non perdere nessuno, nemmeno me!   Mercoledì 22-4-26 3P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fai-una-preghiera-onesta-gesu-non-perdere-nessuno-nemmeno-me-mercoledi-22-4-26-3p--71565844</link><description><![CDATA[Credo che il punto di partenza oggi sia molto consolante, ma esige una risposta, è consolante se accettiamo l'invito. Cioè, la scelta della vita di fede è un invito formale, a partire dal fatto che Gesù veramente ha incarnato la presenza di Dio per la salvezza del mondo. E questo è successo nel tempo che continua però a portare alcuni segni della sua presenza. <br />E voglio essere molto concreto. Partiamo dalla vita sacramentale, anche soltanto la messa che stiamo celebrando. E' un'occasione perché permettiamo a Dio di parlarci, ma anche, ecco il Vangelo di oggi in modo particolare, di poter mangiare. Cioè, lui si propone a noi come pane. Il pane non è per farti la scarpetta, il pane è il cibo. Il cibo è quello che ti fa vivere, senza cibo non vivi. Allora, la proposta è vivi di me, vivi con me. A un certo punto ti renderai conto che vivi per me. Se tu non vivi in me, Signore, io sono già morto, carne da macello! Allora, in questo mondo ci rendiamo conto che le parole di Gesù, che sono delle parole pesantissime, ma dice una cosa molto semplice, che Lui è venuto non per escludere, dicendo tu no, tu no, tu no. No, è venuto per prendere tutti, per accogliere tutti. <br /><i>Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me. Quello che viene a me io non lo caccerò fuori.</i> Allora, c'è un mandato ricevuto dal Padre che Gesù porta avanti. Il mandato è accogli tutti, ama tutti. Cosa ha fatto Gesù con la sua vita? Un amore per tutti, sino alla fine, anche di chi l'ha tradito, anche di chi l'ha crocifisso. Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno. <br />E nella resurrezione si capisce che non stava scherzando, faceva sul serio, ha dato veramente la vita. E quello lì che è morto è proprio quello che è risorto. Allora, se questa è la volontà, <i>che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato</i>, proviamo a sentirci oggi chiamati personalmente a dire, per quanto poco lo conosciamo, per quanto poco sentiamo di amarlo, insisti tu con me, Signore, amami tu, spero di venirti dietro, aiutami, vieni mi incontro. <br />Noi in tanti momenti non sapremmo neanche che cosa dire, che cosa fare. Però qui c'è una dichiarazione esplicita che non vuole perdere nessuno. Quindi anche chi si sente il più perso di tutti sappia che invece è figlio amato. Addirittura per Lui Gesù dice io do la mia vita per te. Allora, per questo è venuto, proviamo a rendere anche attuale questo continuo venire di Gesù nel mondo, anche attraverso questi segni sacramentali che la Chiesa continua a vivere, come un'occasione, ci sta provando a contattare. Spesso noi lo lasciamo squillare il telefono, ci contatta ma noi non rispondiamo. <br />Forse anche oggi qualche elemento in più per potermi dire sì, eccomi, forse lo possiamo mettere. Lui c'è, proviamo a dire anche noi il nostro sì.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71565844</guid><pubDate>Wed, 22 Apr 2026 18:14:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71565844/mercoledi_22_4_26_3p.mp3" length="4607024" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Credo che il punto di partenza oggi sia molto consolante, ma esige una risposta, è consolante se accettiamo l'invito. Cioè, la scelta della vita di fede è un invito formale, a partire dal fatto che Gesù veramente ha incarnato la presenza di Dio per la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Credo che il punto di partenza oggi sia molto consolante, ma esige una risposta, è consolante se accettiamo l'invito. Cioè, la scelta della vita di fede è un invito formale, a partire dal fatto che Gesù veramente ha incarnato la presenza di Dio per la salvezza del mondo. E questo è successo nel tempo che continua però a portare alcuni segni della sua presenza. <br />E voglio essere molto concreto. Partiamo dalla vita sacramentale, anche soltanto la messa che stiamo celebrando. E' un'occasione perché permettiamo a Dio di parlarci, ma anche, ecco il Vangelo di oggi in modo particolare, di poter mangiare. Cioè, lui si propone a noi come pane. Il pane non è per farti la scarpetta, il pane è il cibo. Il cibo è quello che ti fa vivere, senza cibo non vivi. Allora, la proposta è vivi di me, vivi con me. A un certo punto ti renderai conto che vivi per me. Se tu non vivi in me, Signore, io sono già morto, carne da macello! Allora, in questo mondo ci rendiamo conto che le parole di Gesù, che sono delle parole pesantissime, ma dice una cosa molto semplice, che Lui è venuto non per escludere, dicendo tu no, tu no, tu no. No, è venuto per prendere tutti, per accogliere tutti. <br /><i>Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me. Quello che viene a me io non lo caccerò fuori.</i> Allora, c'è un mandato ricevuto dal Padre che Gesù porta avanti. Il mandato è accogli tutti, ama tutti. Cosa ha fatto Gesù con la sua vita? Un amore per tutti, sino alla fine, anche di chi l'ha tradito, anche di chi l'ha crocifisso. Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno. <br />E nella resurrezione si capisce che non stava scherzando, faceva sul serio, ha dato veramente la vita. E quello lì che è morto è proprio quello che è risorto. Allora, se questa è la volontà, <i>che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato</i>, proviamo a sentirci oggi chiamati personalmente a dire, per quanto poco lo conosciamo, per quanto poco sentiamo di amarlo, insisti tu con me, Signore, amami tu, spero di venirti dietro, aiutami, vieni mi incontro. <br />Noi in tanti momenti non sapremmo neanche che cosa dire, che cosa fare. Però qui c'è una dichiarazione esplicita che non vuole perdere nessuno. Quindi anche chi si sente il più perso di tutti sappia che invece è figlio amato. Addirittura per Lui Gesù dice io do la mia vita per te. Allora, per questo è venuto, proviamo a rendere anche attuale questo continuo venire di Gesù nel mondo, anche attraverso questi segni sacramentali che la Chiesa continua a vivere, come un'occasione, ci sta provando a contattare. Spesso noi lo lasciamo squillare il telefono, ci contatta ma noi non rispondiamo. <br />Forse anche oggi qualche elemento in più per potermi dire sì, eccomi, forse lo possiamo mettere. Lui c'è, proviamo a dire anche noi il nostro sì.]]></itunes:summary><itunes:duration>288</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ci sono momenti in cui chiediamo segni, conferme, prove anche se ci sono già. Continui a chiedere… per non scegliere?  Martedì 21-4-26 3P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ci-sono-momenti-in-cui-chiediamo-segni-conferme-prove-anche-se-ci-sono-gia-continui-a-chiedere-per-non-scegliere-martedi-21-4-26-3p--71528438</link><description><![CDATA[Da una parte oggi vediamo come Stefano sia sferzante ma misericordioso. Si permette di dire delle parole che sono molto forti, <i>testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie</i>. <i>Voi</i> <i>opponete sempre resistenza allo Spirito Santo.</i> E questo fa parte un po' di questo lungo discorso che ha preceduto. Ma mentre da una parte cerca di mettere davanti come è proprio il nostro contraddire e contrapporci all'agire di Dio che ci esclude, dall'altra perdona anche chi lo lapida, dall'altra usa la stessa misericordia di Gesù. Quindi mentre si crea questa situazione, stranissima forse, dove la lapidazione di Stefano inizia a spargere questo sangue prezioso, questo seme di nuove filiazioni, di nuovi cuori filiali, lì c'è Saulo che diventerà Paolo. <br />E dall'altra abbiamo nel brano del Vangelo della gente che continua a chiedere dei segni pur avendoli visti. Non so se è chiara la situazione, avevano visto poco prima questo moltiplicarsi del pane e dei pesci, una moltiplicazione che era un segno evidente, tanto che lo volevano fare re e ancora chiedono segni. Come a dire se non credi i segni non basteranno mai. <br />Fateci caso quando avete sfiducia verso qualcuno nonostante possa argomentarti e mostrarti tante cose, alla fine il tuo cuore rimane incredulo. Gesù però non si ferma a questo e anche se porterà molte persone davanti ad una scelta, tanto che sceglieranno di andarsene, però non tira indietro questo braccio teso, questa mano verso ogni uomo e quindi anche oggi verso di noi. Ed è una proposta, il pane che lui dà è per la vita del mondo. <br />E qui c'è la richiesta che spero faremo anche noi oggi, lo diremo nel Padre Nostro, dacci oggi il nostro pane quotidiano. Qui dicono<i> Signore dacci sempre questo pane</i>, un po' come la donna samaritana ricorderete che dice dammi di quest'acqua, quest'acqua che Tu vuoi donarmi, quest'acqua che è zampillante per la vita eterna, la desidero. Arriva sempre il Signore a farci un'offerta che è così straordinaria che diventa irresistibile. <br />Allora proviamo anche noi a vedere le nostre resistenze dove sono oggi, mettiamole davanti a questo mistero, davanti all'Eucaristia perché lui lo dice <i>Io sono il pane della vita</i>. Proviamo a mettere lì adesso le nostre resistenze perché dalla sua benevolenza ne risulti una novità di vita, un'energia nuova e anche una scelta sempre più conforme alla sua perché noi stessi diventiamo come lui, pane per la vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71528438</guid><pubDate>Tue, 21 Apr 2026 17:56:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71528438/martedi_21_4_26_3p.mp3" length="4404731" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Da una parte oggi vediamo come Stefano sia sferzante ma misericordioso. Si permette di dire delle parole che sono molto forti, testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie. Voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. E questo fa parte un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Da una parte oggi vediamo come Stefano sia sferzante ma misericordioso. Si permette di dire delle parole che sono molto forti, <i>testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie</i>. <i>Voi</i> <i>opponete sempre resistenza allo Spirito Santo.</i> E questo fa parte un po' di questo lungo discorso che ha preceduto. Ma mentre da una parte cerca di mettere davanti come è proprio il nostro contraddire e contrapporci all'agire di Dio che ci esclude, dall'altra perdona anche chi lo lapida, dall'altra usa la stessa misericordia di Gesù. Quindi mentre si crea questa situazione, stranissima forse, dove la lapidazione di Stefano inizia a spargere questo sangue prezioso, questo seme di nuove filiazioni, di nuovi cuori filiali, lì c'è Saulo che diventerà Paolo. <br />E dall'altra abbiamo nel brano del Vangelo della gente che continua a chiedere dei segni pur avendoli visti. Non so se è chiara la situazione, avevano visto poco prima questo moltiplicarsi del pane e dei pesci, una moltiplicazione che era un segno evidente, tanto che lo volevano fare re e ancora chiedono segni. Come a dire se non credi i segni non basteranno mai. <br />Fateci caso quando avete sfiducia verso qualcuno nonostante possa argomentarti e mostrarti tante cose, alla fine il tuo cuore rimane incredulo. Gesù però non si ferma a questo e anche se porterà molte persone davanti ad una scelta, tanto che sceglieranno di andarsene, però non tira indietro questo braccio teso, questa mano verso ogni uomo e quindi anche oggi verso di noi. Ed è una proposta, il pane che lui dà è per la vita del mondo. <br />E qui c'è la richiesta che spero faremo anche noi oggi, lo diremo nel Padre Nostro, dacci oggi il nostro pane quotidiano. Qui dicono<i> Signore dacci sempre questo pane</i>, un po' come la donna samaritana ricorderete che dice dammi di quest'acqua, quest'acqua che Tu vuoi donarmi, quest'acqua che è zampillante per la vita eterna, la desidero. Arriva sempre il Signore a farci un'offerta che è così straordinaria che diventa irresistibile. <br />Allora proviamo anche noi a vedere le nostre resistenze dove sono oggi, mettiamole davanti a questo mistero, davanti all'Eucaristia perché lui lo dice <i>Io sono il pane della vita</i>. Proviamo a mettere lì adesso le nostre resistenze perché dalla sua benevolenza ne risulti una novità di vita, un'energia nuova e anche una scelta sempre più conforme alla sua perché noi stessi diventiamo come lui, pane per la vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se vuoi controllare tutto il centro sei sempre tu. Se cerchi di più dagli spazio e lo troverai.  Lunedì 20-4-26 3p</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-vuoi-controllare-tutto-il-centro-sei-sempre-tu-se-cerchi-di-piu-dagli-spazio-e-lo-troverai-lunedi-20-4-26-3p--71498350</link><description><![CDATA[Mi piace cominciare, forse un po' per protagonismo mio, dalla storia di Stefano, un tributo dovuto. Stefano dal volto d'angelo, che non vuol dire che ci aveva i boccoli biondi, come immaginiamo gli angeli o con le ali, dal volto d'angelo, cioè dal volto che è conforme all'annuncio, angelo vuol dire annunciatore, annuncio, al messaggio. Lui aveva un volto sul quale si poteva vedere il messaggio che stava dando. <br />Ma per quanto sia un uomo pieno di grazia, di potenza, ha fatto grandi prodigi, segni tra il popolo, si dice che aveva sapienza, che lo Spirito agiva in lui e qui ci sono già tutti i segni che quello che Stefano fa è proprio l'immagine del discepolo di Gesù. Da qui si vede, e poi ci sarà il suo martirio che lo si vedrà più avanti, che corrisponde in tutto e per tutto a quello di Gesù, alla sua morte. Anche se non è di croce ma di lapidazione, anche lui dà la vita come Gesù. <br />E perché è così importante l'annuncio e la persona di Stefano? Perché, come forse ci può ancora oggi capitare, anziché essere considerato prezioso viene eliminato con inganno. Sì, è veramente anche in questo discepolo di Gesù. Anziché considerarlo prezioso va eliminato. <br />Se tanto mi da tanto, è quello che possiamo continuare a fare anche con la presenza di Gesù. E penso a come lo Spirito si disponga verso di noi nella parola e nell'Eucaristia ma possa essere del tutto frainteso, anzi, messo da parte. Per questo sono molto contento che a questo brano sia accostato questo brano del Vangelo dove ci fa vedere qual è l'opera di Dio. Gesù viene ricercato sostanzialmente perché la gente ha trovato uno che risolve tanti problemi dai pane, sfama. Però da questo lungo discorso del capitolo 6 si vedrà che alla fine scandalizza. Cioè, lui con il suo modo di fare fino ad andare totalmente se stesso, come vedremo, lui si proporrà come il pane di vita. Parte semplicemente dal fatto che noi lo cerchiamo per ego, ciascuno per il proprio ego ma lui si propone come un dono per un molto di più. E vorrei subito proporre questa riflessione perché a un certo punto si rendono conto che lui è prezioso, quindi chiedono che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio. C'è qualcuno di noi che può dire io compio le opere di Dio? Se sono le opere di Dio, le compie Dio. È facile, no? Però posso permettere attraverso la fede, ecco la risposta di Gesù,<i> questa è l'opera di Dio</i> quindi che compie Dio, <i>che crediate in colui che egli ha mandato</i>. L'opera di Dio è qualcosa che accade in noi se glielo permettiamo, che crediate in colui che egli ha mandato. Cosa vuol dire credere per me, credere in Gesù mandato dal Padre? Lui è l'angelo, l'inviato, l'annunciatore, colui che ci fa conoscere il progetto di Dio. <br />Chi è per me e che posto ha nella mia vita? Perché se lo accolgo così come si presenta a me, l'opera di Dio inizia a compiersi nella mia vita. Perché man mano che io credo che Lui compie nella mia vita, allora mi troverò come Lui nella mia vita ama il mio prossimo. Lui nella mia vita è servo dei miei fratelli, Lui nella mia vita passa con benevolenza e benedicendo, operando il bene. Quindi c'è un'opera di Dio che attraverso la fede, perché man mano che lo faccio mi rendo conto, man mano che accade nella mia vita credo che non sono io che le compio. Ecco perché è così importante rimettersi in questo ascolto. Forse, come è successo a Stefano, può succedere anche a noi. <br />La benevolenza con cui ha continuato a parlare e con cui ha continuato a dirsi fratello è una benevolenza che è stata maltrattata. Ma perché? Perché Dio è il maltrattato. Allora, se è possibile oggi, mi vorrei fermare su questo e proporre a ciascuno di ripensare come il Signore sta operando nella sua vita a partire proprio dal fatto che credendo, è il fatto che Gesù è l'inviato del Padre, credendo Dio può parlare dalla mia vita. <br />Credo che sia non semplice riconoscerlo, perché siamo molto attenti a quello che io faccio, io. Qui invece c'è uno spostamento a cui il Signore ci sta invitando e visto che questo testo continuerà proprio con l'invito a mangiare la sua carne e noi siamo qui anche per questo, per ricevere l'Eucaristia, chiediamo al Signore che davvero mangiando di Lui, cioè accogliendo Lui vivo nella nostra vita, Lui possa compiere ancora oggi le opere di Dio in noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71498350</guid><pubDate>Mon, 20 Apr 2026 19:16:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71498350/lunedi_20_4_26_3p.mp3" length="7942338" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi piace cominciare, forse un po' per protagonismo mio, dalla storia di Stefano, un tributo dovuto. Stefano dal volto d'angelo, che non vuol dire che ci aveva i boccoli biondi, come immaginiamo gli angeli o con le ali, dal volto d'angelo, cioè dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi piace cominciare, forse un po' per protagonismo mio, dalla storia di Stefano, un tributo dovuto. Stefano dal volto d'angelo, che non vuol dire che ci aveva i boccoli biondi, come immaginiamo gli angeli o con le ali, dal volto d'angelo, cioè dal volto che è conforme all'annuncio, angelo vuol dire annunciatore, annuncio, al messaggio. Lui aveva un volto sul quale si poteva vedere il messaggio che stava dando. <br />Ma per quanto sia un uomo pieno di grazia, di potenza, ha fatto grandi prodigi, segni tra il popolo, si dice che aveva sapienza, che lo Spirito agiva in lui e qui ci sono già tutti i segni che quello che Stefano fa è proprio l'immagine del discepolo di Gesù. Da qui si vede, e poi ci sarà il suo martirio che lo si vedrà più avanti, che corrisponde in tutto e per tutto a quello di Gesù, alla sua morte. Anche se non è di croce ma di lapidazione, anche lui dà la vita come Gesù. <br />E perché è così importante l'annuncio e la persona di Stefano? Perché, come forse ci può ancora oggi capitare, anziché essere considerato prezioso viene eliminato con inganno. Sì, è veramente anche in questo discepolo di Gesù. Anziché considerarlo prezioso va eliminato. <br />Se tanto mi da tanto, è quello che possiamo continuare a fare anche con la presenza di Gesù. E penso a come lo Spirito si disponga verso di noi nella parola e nell'Eucaristia ma possa essere del tutto frainteso, anzi, messo da parte. Per questo sono molto contento che a questo brano sia accostato questo brano del Vangelo dove ci fa vedere qual è l'opera di Dio. Gesù viene ricercato sostanzialmente perché la gente ha trovato uno che risolve tanti problemi dai pane, sfama. Però da questo lungo discorso del capitolo 6 si vedrà che alla fine scandalizza. Cioè, lui con il suo modo di fare fino ad andare totalmente se stesso, come vedremo, lui si proporrà come il pane di vita. Parte semplicemente dal fatto che noi lo cerchiamo per ego, ciascuno per il proprio ego ma lui si propone come un dono per un molto di più. E vorrei subito proporre questa riflessione perché a un certo punto si rendono conto che lui è prezioso, quindi chiedono che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio. C'è qualcuno di noi che può dire io compio le opere di Dio? Se sono le opere di Dio, le compie Dio. È facile, no? Però posso permettere attraverso la fede, ecco la risposta di Gesù,<i> questa è l'opera di Dio</i> quindi che compie Dio, <i>che crediate in colui che egli ha mandato</i>. L'opera di Dio è qualcosa che accade in noi se glielo permettiamo, che crediate in colui che egli ha mandato. Cosa vuol dire credere per me, credere in Gesù mandato dal Padre? Lui è l'angelo, l'inviato, l'annunciatore, colui che ci fa conoscere il progetto di Dio. <br />Chi è per me e che posto ha nella mia vita? Perché se lo accolgo così come si presenta a me, l'opera di Dio inizia a compiersi nella mia vita. Perché man mano che io credo che Lui compie nella mia vita, allora mi troverò come Lui nella mia vita ama il mio prossimo. Lui nella mia vita è servo dei miei fratelli, Lui nella mia vita passa con benevolenza e benedicendo, operando il bene. Quindi c'è un'opera di Dio che attraverso la fede, perché man mano che lo faccio mi rendo conto, man mano che accade nella mia vita credo che non sono io che le compio. Ecco perché è così importante rimettersi in questo ascolto. Forse, come è successo a Stefano, può succedere anche a noi. <br />La benevolenza con cui ha continuato a parlare e con cui ha continuato a dirsi fratello è una benevolenza che è stata maltrattata. Ma perché? Perché Dio è il maltrattato. Allora, se è possibile oggi, mi vorrei fermare su questo e proporre a ciascuno di ripensare come il Signore sta operando nella sua vita a partire proprio dal fatto che credendo, è il fatto che Gesù è l'inviato del Padre, credendo Dio può parlare dalla mia vita. <br />Credo che sia non semplice riconoscerlo, perché siamo molto attenti a quello che io faccio, io. Qui invece c'è uno spostamento a cui il...]]></itunes:summary><itunes:duration>497</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lui cammina con noi sempre. Oggi può essere il giorno giusto per dire, “Resta con me.”  19-4-26 Domenica 3P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lui-cammina-con-noi-sempre-oggi-puo-essere-il-giorno-giusto-per-dire-resta-con-me-19-4-26-domenica-3p--71464403</link><description><![CDATA[Sono passate due settimane e troviamo questo brano del Vangelo di Luca che, chi avrà partecipato alla messa pomeridiana del giorno di Pasqua avrà già ascoltato in quell'occasione. Quindi siamo nel giorno di Pasqua, ancora nel giorno di Pasqua. E dove siamo collocati? Questi discepoli se ne tornano a Emmaus. Hanno... non so se avete notato, c'è un'insistenza sul discorso che loro fanno un discorso che gli viene anche chiesto di che cosa state discutendo e continuano a discutere e a dire. L'argomento, se andate a vedere, è la Pasqua però è fatta tutta a pezzetti. È proprio l'annuncio pasquale, sono tutte le cose della Pasqua ma sono così spezzettate e così rese forse banali… Proviamo un attimo a fare i conti su noi: dal giorno di Pasqua ad oggi, questa Pasqua, che cosa ha significato? Che cosa è diventato per noi vero argomento, motivo di ruminazione, di riflessione che va digerito, ma non soltanto da un punto di vista intellettuale, nella vita? <br />Perché se non comprendiamo la Pasqua, la nostra vita prende la stessa ruzzola di questi discepoli, cioè ce ne andiamo. Come se tutto fosse finito, e invece lì tutto si è compiuto. Lì c'è un compimento che ci dà un inizio nuovo, si è compiuto qualcosa che era stato predetto, annunciato, riposto come elemento essenziale, ma “noi speravamo…” E come al solito il Signore cammina con noi, ma non lo riconosciamo, i nostri occhi e il nostro cuore sono attenti ad altro. E secondo me non era un problema di cataratta, non è che gli occhi fossero impediti da qualche malattia, era il cuore che non sapeva riconoscere Gesù in quella persona lì. <br />Ripartirei da questo perché sia il discorso del giorno di Pentecoste, di cui abbiamo ascoltato una piccola parte oggi nella prima lettura, sia il Salmo che viene poi citato in quel testo, hanno un'espressione che spero vorremo trattenere nel cuore e riprendere. Perché è il Salmo 15 quando si parla di questa persona che sì, muore, però la sua morte è particolare perché dice <i>anche la mia carne riposerà nella speranza perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.</i> <br />Così cita il Salmo, lo attualizza nella persona di Gesù. Questo Gesù che <i>mi colma di gioia con la sua presenza</i>. Quel personaggio che cammina con loro. Tante situazioni della nostra vita nelle quali il Signore cammina con noi, non lo riconosciamo, ma a un certo punto sentiamo nel cuore che c'è qualcosa che è un motivo di gioia. È una presenza che diventa motivo di gioia. <i>Mi colmerai di gioia con la tua presenza</i>. <br />Credo che questo riguardi il nostro continuare a celebrare l'Eucarestia perché proprio quando sono arrivati lui fa come se dovesse andare oltre, ma lo chiamano fermati, <i>resta con noi</i>. A volte lo facciamo anche come canto. Questo <b><i>resta con noi</i></b> è una preghiera che credo sia fortissima perché Gesù nella vita sacramentale è colui che resta con noi. <br />Nella preghiera noi lo invitiamo a rimanere nella nostra vita, ad abitarla, a salvarci, a farci fare questa Pasqua, una Pasqua che a volte ci costa molto perché attraversiamo dei momenti di tristezza profondissima. Allora abbiamo bisogno che lui resti con noi e quando sentiamo, quando riconosciamo che veramente rimane con noi è proprio lì allo spezzare del pane. Resta con noi, sì, ma non è più visibile. Perché non si rende visibile? A mio avviso va bene così, assolutamente va bene così, è una presenza che abita ma non obbliga. Si propone, non si impone. Il rimanere del Signore nella nostra vita da che cosa dipende visto che continua ad essere pellegrino? Dal fatto che a un certo punto glielo chiediamo, resta con noi, stai con me. <br />E ci sono delle situazioni di buio del cuore che hanno proprio bisogno di diventare preghiera altrimenti i nostri occhi continuano ad essere chiusi, chiusi sulla cosa fondamentale che è proprio il riconoscerlo. Oggi vi proporrei di fare Pasqua ancora, sentire che la Pasqua riguarda qualche cosa della mia vita che forse è proprio bloccata. Nella lamentela, in discorsi che diventano, sì, un po' fare a pezzi, fare a pezzi forse anche la nostra stessa vita e non saper cogliere come la nostra vita ha a che fare con la vita di Dio. Quindi abbiamo proprio bisogno di essere abitati, sentire che con la sua presenza gioiosa sta avvenendo nella nostra vita e ci aiuta a fare Pasqua, a fare un passaggio, a non vivere semplicemente secondo le logiche di questo mondo. Non c'è situazione di questo mondo che non possa avere un salto pasquale, una vera luce nuova, non c'è. Tutto può fare Pasqua. <br />Quindi oggi è occasione per noi di spezzare così il pane, chiedendo al Signore che lui, il vivente, il Signore, lui che viene con la sua presenza misteriosa, ma certa, anche oggi, ci aiuti a riconoscerlo nello spezzare del pane, anche se non è visibile fisicamente, che sia visibile e riconoscibile nella fede, così che anche noi, come questi discepoli, dalle nostre Emmaus riusciamo a ritornare, a rimetterci in cammino nel cammino pasquale, nella gioia di un annuncio dove il Signore si fa presente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71464403</guid><pubDate>Sun, 19 Apr 2026 18:00:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71464403/19_4_26_domenica_3p.mp3" length="8766971" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Sono passate due settimane e troviamo questo brano del Vangelo di Luca che, chi avrà partecipato alla messa pomeridiana del giorno di Pasqua avrà già ascoltato in quell'occasione. Quindi siamo nel giorno di Pasqua, ancora nel giorno di Pasqua. E dove...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono passate due settimane e troviamo questo brano del Vangelo di Luca che, chi avrà partecipato alla messa pomeridiana del giorno di Pasqua avrà già ascoltato in quell'occasione. Quindi siamo nel giorno di Pasqua, ancora nel giorno di Pasqua. E dove siamo collocati? Questi discepoli se ne tornano a Emmaus. Hanno... non so se avete notato, c'è un'insistenza sul discorso che loro fanno un discorso che gli viene anche chiesto di che cosa state discutendo e continuano a discutere e a dire. L'argomento, se andate a vedere, è la Pasqua però è fatta tutta a pezzetti. È proprio l'annuncio pasquale, sono tutte le cose della Pasqua ma sono così spezzettate e così rese forse banali… Proviamo un attimo a fare i conti su noi: dal giorno di Pasqua ad oggi, questa Pasqua, che cosa ha significato? Che cosa è diventato per noi vero argomento, motivo di ruminazione, di riflessione che va digerito, ma non soltanto da un punto di vista intellettuale, nella vita? <br />Perché se non comprendiamo la Pasqua, la nostra vita prende la stessa ruzzola di questi discepoli, cioè ce ne andiamo. Come se tutto fosse finito, e invece lì tutto si è compiuto. Lì c'è un compimento che ci dà un inizio nuovo, si è compiuto qualcosa che era stato predetto, annunciato, riposto come elemento essenziale, ma “noi speravamo…” E come al solito il Signore cammina con noi, ma non lo riconosciamo, i nostri occhi e il nostro cuore sono attenti ad altro. E secondo me non era un problema di cataratta, non è che gli occhi fossero impediti da qualche malattia, era il cuore che non sapeva riconoscere Gesù in quella persona lì. <br />Ripartirei da questo perché sia il discorso del giorno di Pentecoste, di cui abbiamo ascoltato una piccola parte oggi nella prima lettura, sia il Salmo che viene poi citato in quel testo, hanno un'espressione che spero vorremo trattenere nel cuore e riprendere. Perché è il Salmo 15 quando si parla di questa persona che sì, muore, però la sua morte è particolare perché dice <i>anche la mia carne riposerà nella speranza perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.</i> <br />Così cita il Salmo, lo attualizza nella persona di Gesù. Questo Gesù che <i>mi colma di gioia con la sua presenza</i>. Quel personaggio che cammina con loro. Tante situazioni della nostra vita nelle quali il Signore cammina con noi, non lo riconosciamo, ma a un certo punto sentiamo nel cuore che c'è qualcosa che è un motivo di gioia. È una presenza che diventa motivo di gioia. <i>Mi colmerai di gioia con la tua presenza</i>. <br />Credo che questo riguardi il nostro continuare a celebrare l'Eucarestia perché proprio quando sono arrivati lui fa come se dovesse andare oltre, ma lo chiamano fermati, <i>resta con noi</i>. A volte lo facciamo anche come canto. Questo <b><i>resta con noi</i></b> è una preghiera che credo sia fortissima perché Gesù nella vita sacramentale è colui che resta con noi. <br />Nella preghiera noi lo invitiamo a rimanere nella nostra vita, ad abitarla, a salvarci, a farci fare questa Pasqua, una Pasqua che a volte ci costa molto perché attraversiamo dei momenti di tristezza profondissima. Allora abbiamo bisogno che lui resti con noi e quando sentiamo, quando riconosciamo che veramente rimane con noi è proprio lì allo spezzare del pane. Resta con noi, sì, ma non è più visibile. Perché non si rende visibile? A mio avviso va bene così, assolutamente va bene così, è una presenza che abita ma non obbliga. Si propone, non si impone. Il rimanere del Signore nella nostra vita da che cosa dipende visto che continua ad essere pellegrino? Dal fatto che a un certo punto glielo chiediamo, resta con noi, stai con me. <br />E ci sono delle situazioni di buio del cuore che hanno proprio bisogno di diventare preghiera altrimenti i nostri occhi continuano ad essere chiusi, chiusi sulla cosa fondamentale che è proprio il...]]></itunes:summary><itunes:duration>548</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Di cosa stai vivendo? Non devi avere tutto sotto controllo, ma solo essere disponibile.  Venerdì 17-4-26 2P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-cosa-stai-vivendo-non-devi-avere-tutto-sotto-controllo-ma-solo-essere-disponibile-venerdi-17-4-26-2p--71420925</link><description><![CDATA[Mi piace la praticità di questo dottore della legge che si chiama Gamaliele, che a un certo punto si scoprirà che è anche uno di quelli che è stato maestro di San Paolo. Quando, se non sbaglio, nella sua difesa, in un capitolo terzo di Filippesi, deve essere, lui dice che era cresciuto alla scuola di Gamaliele, cioè aveva il miglior maestro in circolazione. E la cosa molto concreta e pratica che Gamaliele trova è questa: Se una cosa è umana, cioè creata dagli uomini, cade come sono cadute le altre. Se viene da Dio, che non ci capiti di combattere con Dio. E io mi fermo subito qua. <br />Nella nostra vita, con chi stiamo combattendo? Guardate che a volte prendiamo dei drittoni, delle decisioni nella vita, per cui facciamo scelte che rivelano che ci stiamo incaponendo (non con qualcuno ma) con Dio stesso su che cosa è vero o non è vero, è giusto o non è giusto, è buono o non è buono. Contro Dio. Quindi ci vuole un esame di coscienza veramente attento, puntuale, per capire qual è il criterio delle nostre scelte. <br />Perché anche attraverso questa semplice logica che Gamaliele mette davanti, le cose degli uomini tanto finiscono, ne succedono dei problemi, finiscono. Ma se questa cosa viene da Dio, che non ci capiti di combattere contro Dio, e questa cosa che è così importante che esige la nostra attenzione. Allora, pare che seguano il suo parere, per cui intanto fanno flagellare gli apostoli, così, mettiamoci dalla parte dei bottoni, cerchiamo di... La flagellazione non è che gli danno qualche colpettino… Ma questi se ne vanno dal sinedrio, lieti per essere stati oltraggiati per il nome del Signore Gesù. Ma siamo fuori di testa? Che cosa significa questo? Che sono inarrestabili. Ma perché sono inarrestabili? Perché il nome del Signore Gesù non è un'idea, è ciò che li fa vivere. Qua ci sarebbe la seconda questione. Noi abbiamo le nostre idee, ma che cosa ci fa vivere? Cosa sta alimentando, significando la nostra vita? Di che cosa stiamo vivendo? Perché di questo dobbiamo rendere conto non semplicemente a qualcuno, ma a Dio stesso. <br />Infatti questa gente non soltanto è pronta a subire questi oltraggi, ma subirà anche il martirio dopo. E nel frattempo che cosa fanno? <i>Ogni giorno nel Tempio e nelle case non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo</i>. Ecco il centro, questo è il centro. <br />Allora, io spero che per voi sia una buona notizia. Per me è una bellissima notizia questa. Siamo riposti nella disponibilità della nostra vita. <br />Questo ci mette davanti con chiarezza che cosa possiamo scegliere, di che cosa avere avvertenza e quindi verrà il resto. E così forse anche rileggendo il Vangelo di oggi si capisce che se hai questo centro fai come quel ragazzetto che sembra non contare niente. È uno in mezzo a tanti che ha cinque panni e due pesci, ma sarà proprio ciò attraverso cui il Signore provvederà a tutti. <br />Non possiamo avere la pretesa che sia così. Sarà il Signore a farci vedere che farà così. E forse quel ragazzo non saprà neanche che è avvenuto così, come forse non ne avremo avvertenza noi, che attraverso questa scelta di fede il mondo prende una direzione diversa. Ma se non altro tu, nel tuo cuore, hai deciso che a partire dal rapporto con Gesù puoi mettere i tuoi cinque panni e i due pesci. Quello che hai, e questo, non solo sarà sufficiente, ma ne avanzerà e non poco. Questa è proprio la strada attraverso cui il Signore ci dice Io sono con voi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71420925</guid><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 21:38:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71420925/venerdi_17_4_26_2p.mp3" length="6137590" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi piace la praticità di questo dottore della legge che si chiama Gamaliele, che a un certo punto si scoprirà che è anche uno di quelli che è stato maestro di San Paolo. Quando, se non sbaglio, nella sua difesa, in un capitolo terzo di Filippesi, deve...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi piace la praticità di questo dottore della legge che si chiama Gamaliele, che a un certo punto si scoprirà che è anche uno di quelli che è stato maestro di San Paolo. Quando, se non sbaglio, nella sua difesa, in un capitolo terzo di Filippesi, deve essere, lui dice che era cresciuto alla scuola di Gamaliele, cioè aveva il miglior maestro in circolazione. E la cosa molto concreta e pratica che Gamaliele trova è questa: Se una cosa è umana, cioè creata dagli uomini, cade come sono cadute le altre. Se viene da Dio, che non ci capiti di combattere con Dio. E io mi fermo subito qua. <br />Nella nostra vita, con chi stiamo combattendo? Guardate che a volte prendiamo dei drittoni, delle decisioni nella vita, per cui facciamo scelte che rivelano che ci stiamo incaponendo (non con qualcuno ma) con Dio stesso su che cosa è vero o non è vero, è giusto o non è giusto, è buono o non è buono. Contro Dio. Quindi ci vuole un esame di coscienza veramente attento, puntuale, per capire qual è il criterio delle nostre scelte. <br />Perché anche attraverso questa semplice logica che Gamaliele mette davanti, le cose degli uomini tanto finiscono, ne succedono dei problemi, finiscono. Ma se questa cosa viene da Dio, che non ci capiti di combattere contro Dio, e questa cosa che è così importante che esige la nostra attenzione. Allora, pare che seguano il suo parere, per cui intanto fanno flagellare gli apostoli, così, mettiamoci dalla parte dei bottoni, cerchiamo di... La flagellazione non è che gli danno qualche colpettino… Ma questi se ne vanno dal sinedrio, lieti per essere stati oltraggiati per il nome del Signore Gesù. Ma siamo fuori di testa? Che cosa significa questo? Che sono inarrestabili. Ma perché sono inarrestabili? Perché il nome del Signore Gesù non è un'idea, è ciò che li fa vivere. Qua ci sarebbe la seconda questione. Noi abbiamo le nostre idee, ma che cosa ci fa vivere? Cosa sta alimentando, significando la nostra vita? Di che cosa stiamo vivendo? Perché di questo dobbiamo rendere conto non semplicemente a qualcuno, ma a Dio stesso. <br />Infatti questa gente non soltanto è pronta a subire questi oltraggi, ma subirà anche il martirio dopo. E nel frattempo che cosa fanno? <i>Ogni giorno nel Tempio e nelle case non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo</i>. Ecco il centro, questo è il centro. <br />Allora, io spero che per voi sia una buona notizia. Per me è una bellissima notizia questa. Siamo riposti nella disponibilità della nostra vita. <br />Questo ci mette davanti con chiarezza che cosa possiamo scegliere, di che cosa avere avvertenza e quindi verrà il resto. E così forse anche rileggendo il Vangelo di oggi si capisce che se hai questo centro fai come quel ragazzetto che sembra non contare niente. È uno in mezzo a tanti che ha cinque panni e due pesci, ma sarà proprio ciò attraverso cui il Signore provvederà a tutti. <br />Non possiamo avere la pretesa che sia così. Sarà il Signore a farci vedere che farà così. E forse quel ragazzo non saprà neanche che è avvenuto così, come forse non ne avremo avvertenza noi, che attraverso questa scelta di fede il mondo prende una direzione diversa. Ma se non altro tu, nel tuo cuore, hai deciso che a partire dal rapporto con Gesù puoi mettere i tuoi cinque panni e i due pesci. Quello che hai, e questo, non solo sarà sufficiente, ma ne avanzerà e non poco. 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Giovedì 16-4-26 2P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-coscienza-non-e-un-rifugio-per-fare-cio-che-vuoi-ma-il-luogo-dove-la-verita-ti-chiama-e-chiede-una-risposta-giovedi-16-4-26-2p--71377652</link><description><![CDATA[Ogni tanto sentiamo parlare di obiezione di coscienza e se ne parla su tanti titoli ma oggi vorrei partire dall'obiezione di coscienza che fanno gli apostoli qui negli Atti che abbiamo ascoltato <i>se sia giusto obbedire a voi più che a Dio, giudicatelo voi stessi.</i> Parliamo di questa obiezione di coscienza cioè il non voler sottostare a delle imposizioni date da uomini rispetto a quella che è la volontà che Dio gli ha manifestato e che Dio tante volte ci manifesta, una volontà che ha a che fare, interpella la nostra coscienza che ha a che fare con la verità. Noi dovremmo a volte sottostare a delle leggi umane piuttosto che a qualcosa che Dio ci ha fatto conoscere. Bene, qui gli apostoli Pietro per primo lo dice no, bisogna obbedire a Dio. Questo cosa comporta per la nostra vita? perché dice che <i>all'udire questo discorso di Pietro si infuriarono e volevano metterli a morte.</i> Ma i modi di metterli a morte sono tanti, sono diversi. Forse qualcuno per la nostra libertà di spirito con cui cerchiamo di servire il Signore nella verità, vedi il discorso che Gesù fa con Nicodemo, un discorso che stiamo ascoltando da diversi giorni, ha a che fare con una verità, con una luce, con un rivelarsi al quale qualcuno vuole sottrarsi, perché ha delle opere inconsistenti perché preferisce altre strade. Ma chi ne riconosce la verità semplicemente la serve, la sceglie. Allora come la scelta degli apostoli come la scelta di Gesù, figlio di Dio che dà una testimonianza, semplicemente dicendoci come Dio è veritiero quello che ha detto lo compie e soprattutto dallo spirito senza misura cioè quando tu consenti alla verità all'azione dello spirito, senti che è come se ci fosse una sorgente dentro di te una sorgente che non si ferma una sorgente viva, acqua viva, una vita che ti sgorga dentro. È questo che semplicemente potremmo imparare ad accogliere, a riconoscere oggi mi verrebbe da dire almeno cerchiamo di chiederlo, perché man mano che gli permettiamo di essere così vivo e vivificante dentro di noi, forse ci sarà sempre più naturale, normale e anzi inarrestabile questo scegliere di testimoniare la verità sino alla fine come hanno fatto Gesù e a un certo punto gli apostoli e poi tanti testimoni che ci stanno davanti in questo cammino anche oggi ci sono, spesso sono tartassati per questo forse ci rimettono anche l'esistenza terrena, ma hanno uno spirito libero vivo e vivificante. Chiediamo quindi al Signore di poter consentire all'azione del suo Spirito che così parli anche dalla nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71377652</guid><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 19:05:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71377652/giovedi_16_4_26_2p.mp3" length="4464918" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ogni tanto sentiamo parlare di obiezione di coscienza e se ne parla su tanti titoli ma oggi vorrei partire dall'obiezione di coscienza che fanno gli apostoli qui negli Atti che abbiamo ascoltato se sia giusto obbedire a voi più che a Dio, giudicatelo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ogni tanto sentiamo parlare di obiezione di coscienza e se ne parla su tanti titoli ma oggi vorrei partire dall'obiezione di coscienza che fanno gli apostoli qui negli Atti che abbiamo ascoltato <i>se sia giusto obbedire a voi più che a Dio, giudicatelo voi stessi.</i> Parliamo di questa obiezione di coscienza cioè il non voler sottostare a delle imposizioni date da uomini rispetto a quella che è la volontà che Dio gli ha manifestato e che Dio tante volte ci manifesta, una volontà che ha a che fare, interpella la nostra coscienza che ha a che fare con la verità. Noi dovremmo a volte sottostare a delle leggi umane piuttosto che a qualcosa che Dio ci ha fatto conoscere. Bene, qui gli apostoli Pietro per primo lo dice no, bisogna obbedire a Dio. Questo cosa comporta per la nostra vita? perché dice che <i>all'udire questo discorso di Pietro si infuriarono e volevano metterli a morte.</i> Ma i modi di metterli a morte sono tanti, sono diversi. Forse qualcuno per la nostra libertà di spirito con cui cerchiamo di servire il Signore nella verità, vedi il discorso che Gesù fa con Nicodemo, un discorso che stiamo ascoltando da diversi giorni, ha a che fare con una verità, con una luce, con un rivelarsi al quale qualcuno vuole sottrarsi, perché ha delle opere inconsistenti perché preferisce altre strade. Ma chi ne riconosce la verità semplicemente la serve, la sceglie. Allora come la scelta degli apostoli come la scelta di Gesù, figlio di Dio che dà una testimonianza, semplicemente dicendoci come Dio è veritiero quello che ha detto lo compie e soprattutto dallo spirito senza misura cioè quando tu consenti alla verità all'azione dello spirito, senti che è come se ci fosse una sorgente dentro di te una sorgente che non si ferma una sorgente viva, acqua viva, una vita che ti sgorga dentro. È questo che semplicemente potremmo imparare ad accogliere, a riconoscere oggi mi verrebbe da dire almeno cerchiamo di chiederlo, perché man mano che gli permettiamo di essere così vivo e vivificante dentro di noi, forse ci sarà sempre più naturale, normale e anzi inarrestabile questo scegliere di testimoniare la verità sino alla fine come hanno fatto Gesù e a un certo punto gli apostoli e poi tanti testimoni che ci stanno davanti in questo cammino anche oggi ci sono, spesso sono tartassati per questo forse ci rimettono anche l'esistenza terrena, ma hanno uno spirito libero vivo e vivificante. Chiediamo quindi al Signore di poter consentire all'azione del suo Spirito che così parli anche dalla nostra vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>C’è una luce che non accusa, non umilia, semplicemente illumina. In quella luce sii te stesso, libero finalmente.Mercoledì 15-4-26 2P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-e-una-luce-che-non-accusa-non-umilia-semplicemente-illumina-in-quella-luce-sii-te-stesso-libero-finalmente-mercoledi-15-4-26-2p--71350425</link><description><![CDATA[Dall'insegnamento a Nicodemo, che già in questo capitolo terzo di Giovanni ci sta accompagnando da un paio di giorni, si capisce sempre più che c'è un'intenzione di insegnamento per ogni uomo. Intanto sul perché è venuto il Figlio di Dio, che non è venuto per giudicare, per condannare. Non so, però mi sembra già una bella notizia. <br />Siamo convinti che sia così? Cioè, la fiducia che Gesù è il Salvatore, è venuto come luce perché non restassimo nelle nostre tenebre, a meno che noi non vogliamo starci nelle nostre tenebre, e allora è un problema. Spero di essermi spiegato. Poi ci sarebbe anche da tradurre un termine, “faulà”, che secondo me è molto rivelativo, perché viene tradotto con “malvagie”, <i>le loro opere erano malvagie</i>, per questo non volevano venire alla luce. In realtà non dice malvagie, faulà vuol dire che erano inconsistenti, è come se ci fosse del buio e io vi dicessi che ho dei lunghi capelli neri, sono alto un metro e novanta… c'è la luce e dici, guarda, si vede che non è così. Più o meno è questo, l'inconsistenza la vedi se c'è la luce. Allora lui è venuto a portare luce. noi che cosa preferiamo? Stare tra lusco e brusco si dice a Bologna, con quella poca luce che non si vede bene come stanno le cose, per cui andiamo avanti, ma come vai avanti? Per me questo testo dovrebbe farci innanzitutto il regalo della gioia, cioè nel momento in cui viene come luce, noi dovremmo già sentire la gioia che cresce, perché finalmente mette un po' di chiaro anche nella mia vita. <br />Perché se ci sono delle cose che non vanno bene, nella luce le chiariamo e ci fa grazia, se pensi che non si è venuto a giudicarti, se pensi che la luce è un dono per te, se non ti vuoi difendere le tue zone di confort negativo, quelle dove siamo molto contenti di dire che non va bene niente, le nostre zone di lamentela, strani compiacimenti che a volte abbiamo, non mi capisce nessuno, parli bene e dopo ti capisco. Allora, la forza del convincimento è bella perché non c'è bisogno di fare nessuna apologia, nessuna difesa, semplicemente luce, lasciamo fare a questa luce, ed è una luce che manifesta la verità, cioè ci manifesta anche in che rapporto stiamo con il Signore. <br />Oggi mi piace pensare che Lui sia venuto così: non è venuto per condannare, è venuto per renderci liberi, per questo continua a venire. pensate che folli saremmo ad andare a messa pensando che viene a giudicare i nostri peccati. Uno non va più a messa, fatti i fatti tuoi, stiamo ognuno a casa sua, ma nel momento in cui iniziamo a credere e a sentire che il suo venire è per la nostra salvezza, allora dice no, io voglio andarci, e infatti lo dice chi crede in Lui non è condannato, ma condannato da chi? Non da Lui, la condanna sono tutti quei pensieri che a volte abbiamo o pensieri che gli altri potrebbero avere su di noi. quella è una condanna che rimane se non accogliamo il Cristo, rimaniamo in questi cortocircuiti, chi non crede è condannato a stare lì, ma chi crede è libero da tutto questo. Allora la sua venuta è questa bella notizia. Per cui anche oggi il nostro sentire che siamo venuti a messa anche con la nostra pochezza ma con il desiderio del suo venire da Signore che è una verità, è una luce che viene a rallegrarci, a purificarci ma a donarci se stesso. Per renderci partecipi di sé. Quando siamo così dovremo sentire una grande pace, non c'è paura di dover avere dei meriti per rientrare in questa salvezza perché nessuno si salva da solo, ma possiamo avere se volete tra le due il merito di dire so che solo con te la mia vita ha senso, son qua, vieni, e questo credo che sia il vero desiderio che ci purifica. Allora questa verità che si sta un po' alla volta rivelando perché il discorso di Gesù sta andando sempre più in profondità, portiamola a casa come un'opportunità, un ambito di salvezza che mi sta interpellando. <br />Ma io sto rispondendo? mi sto lasciando prendere per mano e guidare, accompagnare a vedere la vita in un altro modo? oppure preferisco rimanere nelle mie idee, in quelle tenebre, in quell'inconsistenza che poi farò fatica a difendere?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71350425</guid><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 19:26:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71350425/mercoledi_15_4_26_2p.mp3" length="6889917" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Dall'insegnamento a Nicodemo, che già in questo capitolo terzo di Giovanni ci sta accompagnando da un paio di giorni, si capisce sempre più che c'è un'intenzione di insegnamento per ogni uomo. 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In realtà non dice malvagie, faulà vuol dire che erano inconsistenti, è come se ci fosse del buio e io vi dicessi che ho dei lunghi capelli neri, sono alto un metro e novanta… c'è la luce e dici, guarda, si vede che non è così. Più o meno è questo, l'inconsistenza la vedi se c'è la luce. Allora lui è venuto a portare luce. noi che cosa preferiamo? Stare tra lusco e brusco si dice a Bologna, con quella poca luce che non si vede bene come stanno le cose, per cui andiamo avanti, ma come vai avanti? Per me questo testo dovrebbe farci innanzitutto il regalo della gioia, cioè nel momento in cui viene come luce, noi dovremmo già sentire la gioia che cresce, perché finalmente mette un po' di chiaro anche nella mia vita. <br />Perché se ci sono delle cose che non vanno bene, nella luce le chiariamo e ci fa grazia, se pensi che non si è venuto a giudicarti, se pensi che la luce è un dono per te, se non ti vuoi difendere le tue zone di confort negativo, quelle dove siamo molto contenti di dire che non va bene niente, le nostre zone di lamentela, strani compiacimenti che a volte abbiamo, non mi capisce nessuno, parli bene e dopo ti capisco. Allora, la forza del convincimento è bella perché non c'è bisogno di fare nessuna apologia, nessuna difesa, semplicemente luce, lasciamo fare a questa luce, ed è una luce che manifesta la verità, cioè ci manifesta anche in che rapporto stiamo con il Signore. <br />Oggi mi piace pensare che Lui sia venuto così: non è venuto per condannare, è venuto per renderci liberi, per questo continua a venire. pensate che folli saremmo ad andare a messa pensando che viene a giudicare i nostri peccati. Uno non va più a messa, fatti i fatti tuoi, stiamo ognuno a casa sua, ma nel momento in cui iniziamo a credere e a sentire che il suo venire è per la nostra salvezza, allora dice no, io voglio andarci, e infatti lo dice chi crede in Lui non è condannato, ma condannato da chi? Non da Lui, la condanna sono tutti quei pensieri che a volte abbiamo o pensieri che gli altri potrebbero avere su di noi. quella è una condanna che rimane se non accogliamo il Cristo, rimaniamo in questi cortocircuiti, chi non crede è condannato a stare lì, ma chi crede è libero da tutto questo. Allora la sua venuta è questa bella notizia. Per cui anche oggi il nostro sentire che siamo venuti a messa anche con la nostra pochezza ma con il desiderio del suo venire da Signore che è una verità, è una luce che viene a rallegrarci, a purificarci ma a donarci se stesso. Per renderci partecipi di sé. Quando siamo così dovremo sentire una grande pace, non c'è paura di dover avere dei meriti per rientrare in questa salvezza perché nessuno si salva da solo, ma possiamo avere se volete tra le due il merito di dire so che solo con te la mia vita ha senso, son qua, vieni, e questo credo che sia il vero desiderio che ci purifica. Allora questa verità che si sta un po' alla volta rivelando perché il discorso di Gesù sta andando sempre più in profondità, portiamola a casa come un'opportunità, un ambito di salvezza che mi sta interpellando. <br />Ma io sto rispondendo? mi sto lasciando prendere per mano e guidare, accompagnare a vedere la vita in un altro modo? oppure preferisco rimanere...]]></itunes:summary><itunes:duration>431</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo Spirito è come il vento soffia dove vuole. La vita migliore è quella a vele spiegate!  Martedì 14-4-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-spirito-e-come-il-vento-soffia-dove-vuole-la-vita-migliore-e-quella-a-vele-spiegate-martedi-14-4-26--71322688</link><description><![CDATA[Credo che il potere che la parola di Dio ha nella nostra vita sia innanzitutto un dono che scende dall'alto, cioè è veramente Dio che ci parla. Dall'altro, però, non è prepotente, bussa, chiede permesso. Cioè è un appello alla nostra fede, quella che ciascuno ha e crescerà nel momento in cui si aprirà. Però non è mai né pretenzioso né violento. Guardate il Vangelo che stiamo ascoltando in questi giorni, questo discorso tra Gesù e Nicodemo, è molto bello perché si capisce che c'è una proposta dalle parole di Gesù e anche se Nicodemo era un fariseo, insomma uno importante, sembra essere un bambino (chiede) Come succede questo? Finché non arriviamo anche tutti noi a questa semplicità, con cui anche tutte le cose che sappiamo dobbiamo semplicemente porgerle dicendo Signore aiutami a capire bene, perché quando si parla di cielo o mi fai capire tu o non capisco. Allora è proprio Gesù che spiega. Perché lo stupore di Nicodemo e di tutti noi, davanti all'irrompere del regno di Dio nella nostra storia, ha a che fare proprio con la nostra vita e la nostra morte. E ce lo dice perché non ne abbiamo paura. Non c'è da aver paura. Proprio <i>come il vento soffia dove vuole, ne senti la voce</i>, ma non l'hai creato tu, <i>non sai da dove viene, né dove va,</i> <i>c</i><i>osì è di chiunque è nato dallo Spirito</i>. Lo Spirito Santo, il modo con cui entra nella nostra vita e poi ci porta a fare tanti tipi di scelte. Una vita che tu pensavi andasse in un modo è andata da tutt'altra parte. Alla fine dici grazie, va bene. Cioè senti che c'è una regia nel mondo alla quale tu puoi resistere e quindi giochi sempre in difesa, non si vince. Una vita vissuta in difesa non va da molte parti. Sta soltanto a leccarsi le ferite per i colpi presi. Invece lo Spirito ti porta, ti conduce, ti guida, ti dà di interpretare le cose a partire da quello che gli è proprio, cioè l'amore con cui ama. È un soffio che viene da Dio. E il modo con cui riempie la tua vita te ne renderai conto man mano che la vivi, man mano che ti apri. Ed è una bella immagine, tante volte anche i nostri papi l'hanno utilizzata, di come possiamo spiegare le vele al soffio dello Spirito e dove ci porterà. Ci porta a Lui. <br />Oggi alla incertezza non solo di Nicodemo ma anche nostra, come può accadere questo? Io non lo so, come succede? È un mistero d'amore al quale tu ti apri. Per questo abbiamo una grande fiducia. Il culmine ci porta misteriosamente, Gesù, in questo discorso: vi ho parlato delle cose della terra e non capite. Cosa capite se vi parlo di quelle del cielo? Allora ve ne dico una che quando si compirà la capirete. Che riprende un testo del libro dei numeri, quando c'erano quei serpenti brucianti che mordevano la gente e moriva, allora pregano, Mosè dice, sì, è vero, è così, perché abbiamo parlato male contro Dio e contro di te. <br />Chiedi al Signore che ci salvi da questi serpenti. E la risposta che Dio darà a Mosè alla sua preghiera dice, bene, fai un serpento di bronzo, mettilo in alto, un po' come c'è su questa croce. Chi guarderà lì sarà salvato. Cioè, non è che elimina i serpenti, perché continuano ad esserci. Cioè, la possibilità che la nostra vita semplicemente la dissipiamo in tanti modi è sempre possibile, ma se vivendola abbiamo lo sguardo ai vari morsi che la vita ci dà, abbiamo lo sguardo a chi è stato appeso sul legno, perché poi lo dice esplicitamente,<i> bisogna che sia innalzato il figlio dell'uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.</i> Cioè che nel percorso di questa vita in cui sperimentiamo tutte le nostre fragilità guardando all'amore con cui siamo amati, non per meriti, anzi, il figlio dell'uomo è finito sulla croce perché qualcuno ce l'ha messo. <br />E forse in tanti modi possiamo continuare a eliminare Dio dalla nostra vita, ma se anziché guardare a noi stessi impariamo a guardare all'amore con cui siamo amati sentiamo che proprio lì, anche nelle nostre ferite, siamo visitati. Oggi lo vogliamo non soltanto credere in teoria, ma credere concretamente, proprio perché anche Luigi il suo cammino di fede l'ha vissuto fino alla fine. E attraversando anche le tante tappe della vita e delle sue ferite non ha smesso, anzi, si è radicato, si è fortificato. <br />Allora anche noi vogliamo continuare a tenere lo sguardo così alto sull'amore con cui siamo amati e quindi siamo salvati. E questa fede ha una certezza che man mano che l'amore con cui siamo amati diventa il nostro stile di vita, il Cielo, lo anticipiamo già qui sulla Terra, l'amore è il luogo più luminoso con cui continuare a percorrere i nostri passi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71322688</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 17:28:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71322688/martedi_14_4_26.mp3" length="7256885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Credo che il potere che la parola di Dio ha nella nostra vita sia innanzitutto un dono che scende dall'alto, cioè è veramente Dio che ci parla. Dall'altro, però, non è prepotente, bussa, chiede permesso. Cioè è un appello alla nostra fede, quella che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Credo che il potere che la parola di Dio ha nella nostra vita sia innanzitutto un dono che scende dall'alto, cioè è veramente Dio che ci parla. Dall'altro, però, non è prepotente, bussa, chiede permesso. Cioè è un appello alla nostra fede, quella che ciascuno ha e crescerà nel momento in cui si aprirà. Però non è mai né pretenzioso né violento. Guardate il Vangelo che stiamo ascoltando in questi giorni, questo discorso tra Gesù e Nicodemo, è molto bello perché si capisce che c'è una proposta dalle parole di Gesù e anche se Nicodemo era un fariseo, insomma uno importante, sembra essere un bambino (chiede) Come succede questo? Finché non arriviamo anche tutti noi a questa semplicità, con cui anche tutte le cose che sappiamo dobbiamo semplicemente porgerle dicendo Signore aiutami a capire bene, perché quando si parla di cielo o mi fai capire tu o non capisco. Allora è proprio Gesù che spiega. Perché lo stupore di Nicodemo e di tutti noi, davanti all'irrompere del regno di Dio nella nostra storia, ha a che fare proprio con la nostra vita e la nostra morte. E ce lo dice perché non ne abbiamo paura. Non c'è da aver paura. Proprio <i>come il vento soffia dove vuole, ne senti la voce</i>, ma non l'hai creato tu, <i>non sai da dove viene, né dove va,</i> <i>c</i><i>osì è di chiunque è nato dallo Spirito</i>. Lo Spirito Santo, il modo con cui entra nella nostra vita e poi ci porta a fare tanti tipi di scelte. Una vita che tu pensavi andasse in un modo è andata da tutt'altra parte. Alla fine dici grazie, va bene. Cioè senti che c'è una regia nel mondo alla quale tu puoi resistere e quindi giochi sempre in difesa, non si vince. Una vita vissuta in difesa non va da molte parti. Sta soltanto a leccarsi le ferite per i colpi presi. Invece lo Spirito ti porta, ti conduce, ti guida, ti dà di interpretare le cose a partire da quello che gli è proprio, cioè l'amore con cui ama. È un soffio che viene da Dio. E il modo con cui riempie la tua vita te ne renderai conto man mano che la vivi, man mano che ti apri. Ed è una bella immagine, tante volte anche i nostri papi l'hanno utilizzata, di come possiamo spiegare le vele al soffio dello Spirito e dove ci porterà. Ci porta a Lui. <br />Oggi alla incertezza non solo di Nicodemo ma anche nostra, come può accadere questo? Io non lo so, come succede? È un mistero d'amore al quale tu ti apri. Per questo abbiamo una grande fiducia. Il culmine ci porta misteriosamente, Gesù, in questo discorso: vi ho parlato delle cose della terra e non capite. Cosa capite se vi parlo di quelle del cielo? Allora ve ne dico una che quando si compirà la capirete. Che riprende un testo del libro dei numeri, quando c'erano quei serpenti brucianti che mordevano la gente e moriva, allora pregano, Mosè dice, sì, è vero, è così, perché abbiamo parlato male contro Dio e contro di te. <br />Chiedi al Signore che ci salvi da questi serpenti. E la risposta che Dio darà a Mosè alla sua preghiera dice, bene, fai un serpento di bronzo, mettilo in alto, un po' come c'è su questa croce. Chi guarderà lì sarà salvato. Cioè, non è che elimina i serpenti, perché continuano ad esserci. Cioè, la possibilità che la nostra vita semplicemente la dissipiamo in tanti modi è sempre possibile, ma se vivendola abbiamo lo sguardo ai vari morsi che la vita ci dà, abbiamo lo sguardo a chi è stato appeso sul legno, perché poi lo dice esplicitamente,<i> bisogna che sia innalzato il figlio dell'uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.</i> Cioè che nel percorso di questa vita in cui sperimentiamo tutte le nostre fragilità guardando all'amore con cui siamo amati, non per meriti, anzi, il figlio dell'uomo è finito sulla croce perché qualcuno ce l'ha messo. <br />E forse in tanti modi possiamo continuare a eliminare Dio dalla nostra vita, ma se anziché guardare a noi stessi impariamo a guardare all'amore con cui siamo amati sentiamo che proprio lì, anche nelle nostre ferite, siamo visitati. 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Lunedì 13-4-26 2P</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-e-un-buio-che-non-e-assenza-di-dio-anzi-se-avremo-un-cuore-docile-scende-a-prenderci-per-andare-insieme-oltre-lunedi-13-4-26-2p--71296569</link><description><![CDATA[L'accostamento che abbiamo anche tra le letture è molto stimolante oggi, una preghiera nello Spirito che termina con questo terremoto, con questa presenza di Dio libera e questo discorso tra (Gesù e) Nicodemo, che è un personaggio molto particolare, compare altre volte qui nel Vangelo, ma questa è la prima volta. Va da Gesù di notte e probabilmente la notte non era un fatto delle ore del giorno, era una notte che aveva dentro. Si rende conto che questo Maestro, questo Rabbi, dice delle cose, anzi dice ne abbiamo anche parlato tra di noi, è chiaro che quello che tu fai c'entra Dio, però è nella notte, cioè è in un buio tale dentro di sé che non capisce, non sa come capire. È una questione fondamentale per la vita cristiana di tutti i tempi, perché mi sembra di poter dire anche oggi in Italia dove diciamo che la percentuale dei battezzati è molto alta, ma non sembra, cioè non basta aver ricevuto il battesimo per poi vivere una vita a secondo il battesimo, secondo lo Spirito, se uno nasce d'acqua e da spirito dice Gesù non può entrare nel regno di Dio, ma noi siamo nati d'acqua e da spirito e com'è che non ce ne accorgiamo del regno di Dio? Perché non è soltanto un fatto, perdonatemi, meccanico o semplicemente tradizionale, cioè non basta buttare dell'acqua sulla testa, acqua benedetta per carità, un battesimo lecito. Forse nella stragrande maggioranza dei casi la vita di fede che è iniziata con quell'atto lì non è che corrisponde realmente alle intenzioni di quelli che l'hanno chiesto, che forse volevano una robettina tradizionale giusto per fare la festicciola, solo che hai chiamato in ballo Dio. Poi che cosa succede nella vita di questa persona, chi lo sa! Ma a quel dono che entra nella vita di quella persona, che forse rimane anche a lungo diciamo tra le cose del garage, quelle che non vai a prendere di solito, ce l'hai lì sai che c'è però… attenzione perché in realtà se c'è qualche cosa la potrebbe sempre agganciare ed è quello che Gesù cerca di far capire come la necessità del “nascere dall’alto”. Sì nascere dall'alto, continua a non capire Nicodemo ma anche noi forse spesso non capiamo che cosa significhi nascere dall'alto, cioè permettere allo Spirito che abbiamo ricevuto ed è presente nella nostra vita di dirci anche quello che in realtà noi non vorremmo né sentire né capire. Permetterglielo vuol dire anche fare come sta facendo Pietro nella prima lettura, cioè invocarlo in quel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni, dobbiamo intraprendere un cammino però non sappiamo come fare allora gli diciamo guida, guida la mia vita, guida le mie scelte, guida, cioè non accontentarmi in quello che ti sto chiedendo: fai tu la strada, io ti seguo. Questo è un atto di fede che implica una grande umiltà, non solo il riconoscere che non sappiamo fino in fondo qual è la strada migliore, ma che tu me la puoi suggerire, sì, questo credo che sia la vera invocazione, guidami. È qualcosa che ritornerà spesso, lo vedremo negli Atti degli apostoli che leggeremo prolungatamente in questo tempo insieme a brani del Vangelo nei quali lo Spirito verrà anche a stanare le nostre indecisioni, le nostre preclusioni e forse anche le nostre fughe, quelle per cui in realtà io sto andando da un'altra parte Signore. Allora forse quello che all'inizio era buio nella docilità del cuore diventerà come luce, come dice il Salmo 139(138), <i>per te le tenebre sono come luce</i> e tu vedi bene anche nelle mie tenebre e mi dai anche la capacità di vedere nelle mie tenebre se avrò quel cuore docile che tu stai cercando di risvegliare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71296569</guid><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 19:41:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71296569/lunedi_13_4_26_2p.mp3" length="5934044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>L'accostamento che abbiamo anche tra le letture è molto stimolante oggi, una preghiera nello Spirito che termina con questo terremoto, con questa presenza di Dio libera e questo discorso tra (Gesù e) Nicodemo, che è un personaggio molto particolare,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'accostamento che abbiamo anche tra le letture è molto stimolante oggi, una preghiera nello Spirito che termina con questo terremoto, con questa presenza di Dio libera e questo discorso tra (Gesù e) Nicodemo, che è un personaggio molto particolare, compare altre volte qui nel Vangelo, ma questa è la prima volta. Va da Gesù di notte e probabilmente la notte non era un fatto delle ore del giorno, era una notte che aveva dentro. Si rende conto che questo Maestro, questo Rabbi, dice delle cose, anzi dice ne abbiamo anche parlato tra di noi, è chiaro che quello che tu fai c'entra Dio, però è nella notte, cioè è in un buio tale dentro di sé che non capisce, non sa come capire. È una questione fondamentale per la vita cristiana di tutti i tempi, perché mi sembra di poter dire anche oggi in Italia dove diciamo che la percentuale dei battezzati è molto alta, ma non sembra, cioè non basta aver ricevuto il battesimo per poi vivere una vita a secondo il battesimo, secondo lo Spirito, se uno nasce d'acqua e da spirito dice Gesù non può entrare nel regno di Dio, ma noi siamo nati d'acqua e da spirito e com'è che non ce ne accorgiamo del regno di Dio? Perché non è soltanto un fatto, perdonatemi, meccanico o semplicemente tradizionale, cioè non basta buttare dell'acqua sulla testa, acqua benedetta per carità, un battesimo lecito. Forse nella stragrande maggioranza dei casi la vita di fede che è iniziata con quell'atto lì non è che corrisponde realmente alle intenzioni di quelli che l'hanno chiesto, che forse volevano una robettina tradizionale giusto per fare la festicciola, solo che hai chiamato in ballo Dio. Poi che cosa succede nella vita di questa persona, chi lo sa! Ma a quel dono che entra nella vita di quella persona, che forse rimane anche a lungo diciamo tra le cose del garage, quelle che non vai a prendere di solito, ce l'hai lì sai che c'è però… attenzione perché in realtà se c'è qualche cosa la potrebbe sempre agganciare ed è quello che Gesù cerca di far capire come la necessità del “nascere dall’alto”. Sì nascere dall'alto, continua a non capire Nicodemo ma anche noi forse spesso non capiamo che cosa significhi nascere dall'alto, cioè permettere allo Spirito che abbiamo ricevuto ed è presente nella nostra vita di dirci anche quello che in realtà noi non vorremmo né sentire né capire. Permetterglielo vuol dire anche fare come sta facendo Pietro nella prima lettura, cioè invocarlo in quel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni, dobbiamo intraprendere un cammino però non sappiamo come fare allora gli diciamo guida, guida la mia vita, guida le mie scelte, guida, cioè non accontentarmi in quello che ti sto chiedendo: fai tu la strada, io ti seguo. Questo è un atto di fede che implica una grande umiltà, non solo il riconoscere che non sappiamo fino in fondo qual è la strada migliore, ma che tu me la puoi suggerire, sì, questo credo che sia la vera invocazione, guidami. È qualcosa che ritornerà spesso, lo vedremo negli Atti degli apostoli che leggeremo prolungatamente in questo tempo insieme a brani del Vangelo nei quali lo Spirito verrà anche a stanare le nostre indecisioni, le nostre preclusioni e forse anche le nostre fughe, quelle per cui in realtà io sto andando da un'altra parte Signore. 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Domenica 12-4-26 2Pasqua</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-e-un-impresa-individuale-accade-dentro-una-relazione-dentro-una-comunita-domenica-12-4-26-2pasqua--71278151</link><description><![CDATA[Questa Pasqua continua ancora oggi, per un'intera settimana, l'abbiamo detto nella liturgia. Forse abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a vincere la nostra incredulità. Vorrei provare a fare qualche passo in questa direzione. <br />Cioè, la Pasqua di Gesù, evento ricreativo dell'umanità. C'è un soffio che avete sentito nel Vangelo il Risorto fa. Soffiò su di loro e disse, ricevete lo Spirito Santo. Fa pensare a quella creazione dove Dio plasmò dalla terra l'uomo e poi soffiò nelle sue narici il suo alito vitale. Sì, perché abbiamo bisogno proprio dello Spirito Santo per vivere una vita da figli. Una vita rigenerata attraverso una relazione con il Vivente, non con un'idea, non con un concetto, non con colui che ha fatto un sacco di cose bene ma poi alla fine è morto. Perché è venuto, è vivo. Non solo è stato visto, ma pensate un attimo. Forse per questo abbiamo come prima lettura questo testo degli Atti degli Apostoli dove si rimarca che <i>quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.</i> Erano perseveranti insieme, in tutte queste cose insieme. Poi, forse per la nostra poca fede, abbiamo l'esempio di Tommaso che non era insieme agli altri. <br />Io ogni tanto me lo chiedo, ma perché non era lì? Non c'è scritto il perché. Forse essendo un coraggioso, ricorderete quando Gesù dice andiamo da Lazzaro, nostro fratello, perché lui dice andiamo anche noi a morire con lui. Cioè è uno che non è che abbia paura della morte, per cui mentre gli altri nella paura stanno chiusi, lui è fuori. Forse sta cercando di contrastare questa istintiva paura con una forza, con una determinazione che però lo allontana. Lo allontana dalla Chiesa, lo allontana da questo incontro con Gesù risorto. E lì c'è tutta la sua determinazione: <i>Io non credo</i>. Finché non ci metto la mano, non credo. E qui c'è la Divina Misericordia, perché attraverso di Lui qualche cosa accada anche a noi, alla nostra poca fede. Siamo increduli infinite volte e per infiniti motivi, o forse per uno solo, non perché non abbiamo toccato come Tommaso, ma semplicemente perché vogliamo portare avanti quello che pensiamo. Non siamo molto in ascolto, perché guardate, ogni domenica si ricrea, si ripresenta lo stesso mistero. Noi facciamo parte di quelli che dice il Vangelo, che in presenza dei discepoli fece molti altri segni, Gesù, che non sono stati scritti in questo libro, ma questi <i>sono stati scritti perché crediate voi, </i>discepoli di tutti i tempi<i>, voi crediate che Gesù è il Cristo, perché credendo abbiate la vita nel suo nome</i>. Questa spiegazione dovrebbe esserci un po' di aiuto nel capire cosa facciamo ogni domenica. Poi ci sono alcune persone che hanno capito che la domenica si può rigenerare anche durante la settimana, per cui fanno questa scelta pazza, non ditela in giro, c'è tanta gente che va a messa feriale, delle robe incredibili. Ma c'è questa determinazione quindi nel fatto che il Signore viene e parla, e si dona, e comunica. Ma Tommaso cosa avrà pensato per tutta la settimana? Stava con gli altri, è deciso, è dettoli, tant'è che quando Gesù poi arriva, lui c'è. Ma per una settimana che gli altri dicevano, ma ha detto così, ha fatto così, gli sarà venuto un fegato da cinque chili. Che cosa gli è frullato in testa? E forse anche a noi in certi momenti, davanti a tante scelte di fede di alcune persone che abbiamo vicine, che noi assolutamente non capiamo, ci sono delle braci ardenti dentro di noi, dei fuochi che dicono, ma che significa, perché queste scelte, perché? finché il Signore viene, non soltanto parla, si lascia toccare da Tommaso. E qui c'è la professione più bella forse che abbiamo nel Vangelo di Giovanni, semplicemente: <i>mio Signore, mio Dio! … perché mi hai veduto, hai creduto,</i> ma che cosa ha visto? Perché, chissà quante volte l'avremmo pensato, ma se anch'io come Tommaso vedo, toppo, allora credo anch'io, ma che cosa? Cioè, perché il Signore sta facendo per tutti noi e per tutto il mondo una scelta diversa? Perché? Perché ci sta invitando a entrare nella beatitudine, come dice qui, perché mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Siamo noi questi. <br />Noi non abbiamo visto, ma siamo figli di tante persone che nei secoli hanno fatto come noi, hanno ascoltato e hanno creduto. Allora, forse quella settimana io l'auguro un po' a tanta gente che, insomma, non si sta benissimo interiormente, però è un lavoro fondamentale per arrivare a riconoscere Gesù risorto. Non un'idea, non un concetto, non una bella morale, un insegnamento, ma quando si riduce la vita cristiana a un insegnamento, è come se tra marito e moglie uno dice, mi basta che tu mi scriva che mi vuoi bene, ogni tanto me lo leggo, però non mi toccare, non mi guardare, non avere a che fare con me, a me mi basta. E non basta, va vissuto, non è un insegnamento, è una relazione. Allora, se Gesù è tornato per Tommaso forse è proprio per guarire anche tutte le nostre incredulità, tutti i nostri dubbi. <br />E forse per rimetterci tutti in missione, non soltanto quei dieci che erano lì, anche l'incredulo Tommaso e quindi anche tutti noi. Quale missione? Quella di pace. A tutti noi è stato affidato, in questo brevissimo brano tre volte Gesù dice <i>pace a voi.</i> Sapete che quando una cosa si ripete è perché? È perché ho nella sua persa la prima, la seconda o la terza, ci sei? E' importante, la ripeto tre volte. E la missione di pace che Gesù affida qual è? A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Qualche d'uno prende questo versetto e dice, vedi dove sta il sacramento della confessione? Giustificamelo, dove sta? Guarda, sta scritto qui. <br />Sicuramente possiamo dire che anche questo potrebbe esserci, ma la tradizione della Chiesa credo sia anche molto più ricca. E credo che in questo versetto stia dando la missione della Chiesa, non soltanto quindi ai preti, ma alla Chiesa tutta. Perché anche di chi non è prete, ma non è capace di perdonare, voi potete dire, guarda un cristiano perfetto non perdona, però apposto. Sì? E' così? Secondo me no. Ma non secondo me Stefano, secondo me Gesù. Lui ci rimette proprio in questa missione, perché se non c'è il perdono, cioè non c'è l'atto d'amore, la vita cristiana sarà soltanto una specie di morale perbenista, ma manca di spina dorsale, non sta su. Se togliete il perdono, la vita cristiana non ha la spina dorsale, non sta su. E in questo sì, do un suggerimento: Perdonare non fa altro che rimetterti, chiunque tu sia, nella prospettiva del perdono che hai ricevuto, del mai dimenticare la Divina Misericordia per te. Se non ne facciamo soltanto una giornata all'anno della Divina Misericordia, ma dovrebbe essere tutti i giorni così, tutte le mattine quando ci alziamo. Se riparti dall'amore che sempre ti perdona, a prescindere, allora saprai perdonare anche tu. Se non hai presente questo, magari cercherai dei motivi di orgoglio, di vanto, di presunzione, perché io ho fatto io qua, io là, ma io chi sei? Se non sei un figlio amato, chi sei? E la seconda parte di quell'espressione non vuol dire, la riprendo, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Questa potrebbe essere intesa in un modo spietato. Fateci caso, ma allora uno rimane...vorrei semplicemente suggerire, ma spero che ognuno poi abbia voglia di meditarlo personalmente, tu non ti riesci a perdonare da solo, mai. <br />Nessuno è capace di perdonarsi, solo in quanto tu sei perdonato ritrovi la pace. Allora, qui c'è proprio un invito ad essere ciascuno di noi mediatore dell'amore con cui Dio ci ama, segno del suo perdono. E perché ci sia questo segno, ciascuno di noi viva il perdono, lo chieda, lo accolga. <br />E caso mai qualcuno pensasse, anche il Papa si va a confessare, non è che...povero Papa, va anche lui. Cioè, non ne facciamo un fatto formale, è un fatto di verità. Abbiamo però bisogno di scoprire di quanta misericordia il Signore ci vuole riempire, cioè di quanto è grande il suo amore per noi. <br />Ma se non vogliamo farci caso, resteremo senza questa conoscenza, questa esperienza del perdono. E allora ce la dovremo giocare da soli, cioè te lo porti avanti tra te e te, ti farai dei discorsi. Allora, oggi vorrei semplicemente chiudere con questo. <br />E' veramente un Signore misericordioso, veramente il suo amore non sta a contare né quante volte, né come, né perché. Ma il fatto che tu torni a Lui col desiderio di essere amato, lì riparte la vita nuova. E lì potrebbe ripartire anche per ciascuno di noi nei nostri rapporti, dove forse la parola perdono non è molto frequente. <br />Eppure potrebbe essere veramente la fonte di una vita nuova, di una risurrezione, proprio imparando da Gesù.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71278151</guid><pubDate>Sun, 12 Apr 2026 20:37:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71278151/domenica_12_4_26_2_pasqua.mp3" length="14862070" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Questa Pasqua continua ancora oggi, per un'intera settimana, l'abbiamo detto nella liturgia. Forse abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a vincere la nostra incredulità. Vorrei provare a fare qualche passo in questa direzione. 
Cioè, la Pasqua di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa Pasqua continua ancora oggi, per un'intera settimana, l'abbiamo detto nella liturgia. Forse abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a vincere la nostra incredulità. Vorrei provare a fare qualche passo in questa direzione. <br />Cioè, la Pasqua di Gesù, evento ricreativo dell'umanità. C'è un soffio che avete sentito nel Vangelo il Risorto fa. Soffiò su di loro e disse, ricevete lo Spirito Santo. Fa pensare a quella creazione dove Dio plasmò dalla terra l'uomo e poi soffiò nelle sue narici il suo alito vitale. Sì, perché abbiamo bisogno proprio dello Spirito Santo per vivere una vita da figli. Una vita rigenerata attraverso una relazione con il Vivente, non con un'idea, non con un concetto, non con colui che ha fatto un sacco di cose bene ma poi alla fine è morto. Perché è venuto, è vivo. Non solo è stato visto, ma pensate un attimo. Forse per questo abbiamo come prima lettura questo testo degli Atti degli Apostoli dove si rimarca che <i>quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.</i> Erano perseveranti insieme, in tutte queste cose insieme. Poi, forse per la nostra poca fede, abbiamo l'esempio di Tommaso che non era insieme agli altri. <br />Io ogni tanto me lo chiedo, ma perché non era lì? Non c'è scritto il perché. Forse essendo un coraggioso, ricorderete quando Gesù dice andiamo da Lazzaro, nostro fratello, perché lui dice andiamo anche noi a morire con lui. Cioè è uno che non è che abbia paura della morte, per cui mentre gli altri nella paura stanno chiusi, lui è fuori. Forse sta cercando di contrastare questa istintiva paura con una forza, con una determinazione che però lo allontana. Lo allontana dalla Chiesa, lo allontana da questo incontro con Gesù risorto. E lì c'è tutta la sua determinazione: <i>Io non credo</i>. Finché non ci metto la mano, non credo. E qui c'è la Divina Misericordia, perché attraverso di Lui qualche cosa accada anche a noi, alla nostra poca fede. Siamo increduli infinite volte e per infiniti motivi, o forse per uno solo, non perché non abbiamo toccato come Tommaso, ma semplicemente perché vogliamo portare avanti quello che pensiamo. Non siamo molto in ascolto, perché guardate, ogni domenica si ricrea, si ripresenta lo stesso mistero. Noi facciamo parte di quelli che dice il Vangelo, che in presenza dei discepoli fece molti altri segni, Gesù, che non sono stati scritti in questo libro, ma questi <i>sono stati scritti perché crediate voi, </i>discepoli di tutti i tempi<i>, voi crediate che Gesù è il Cristo, perché credendo abbiate la vita nel suo nome</i>. Questa spiegazione dovrebbe esserci un po' di aiuto nel capire cosa facciamo ogni domenica. Poi ci sono alcune persone che hanno capito che la domenica si può rigenerare anche durante la settimana, per cui fanno questa scelta pazza, non ditela in giro, c'è tanta gente che va a messa feriale, delle robe incredibili. Ma c'è questa determinazione quindi nel fatto che il Signore viene e parla, e si dona, e comunica. Ma Tommaso cosa avrà pensato per tutta la settimana? Stava con gli altri, è deciso, è dettoli, tant'è che quando Gesù poi arriva, lui c'è. Ma per una settimana che gli altri dicevano, ma ha detto così, ha fatto così, gli sarà venuto un fegato da cinque chili. Che cosa gli è frullato in testa? E forse anche a noi in certi momenti, davanti a tante scelte di fede di alcune persone che abbiamo vicine, che noi assolutamente non capiamo, ci sono delle braci ardenti dentro di noi, dei fuochi che dicono, ma che significa, perché queste scelte, perché? finché il Signore viene, non soltanto parla, si lascia toccare da Tommaso. E qui c'è la professione più bella forse che abbiamo nel Vangelo di Giovanni, semplicemente: <i>mio Signore, mio Dio! … perché mi hai veduto, hai creduto,</i> ma che cosa ha visto? Perché, chissà quante volte l'avremmo pensato, ma se anch'io come Tommaso vedo, toppo, allora credo anch'io, ma che cosa? Cioè, perché il...]]></itunes:summary><itunes:duration>929</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il battesimo dà senso al cammino, perché già ora vivi del dono che sarà pieno.  Sabato di Pasqua 11-4-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-battesimo-da-senso-al-cammino-perche-gia-ora-vivi-del-dono-che-sara-pieno-sabato-di-pasqua-11-4-26--71261736</link><description><![CDATA[È per me una gioia particolare oggi fare i battesimi, perché siamo nella settimana di Pasqua, che vuol dire che abbiamo la comprensione di che cos'è il battesimo. Perché il battesimo ci immette direttamente nella vita di Gesù risorto, sapendo che abbiamo una tara, anche i più piccoli se va bene diventeranno molto adulti, a un certo punto si passa da questo mondo. La tara è che siamo qui di passaggio, che ci piaccia o no, però la possiamo vivere bene. Allora, il battesimo è il vedere verso il bene ciò che altrimenti penseremmo una fregatura. Il bene qual è? La vita che il Signore ci dà è una vita che si può contagiare. Infatti, vedete, i figli sono un contagio dell'amore tra i loro genitori, un contagio di vita, un dono di sé che ha creato vita. <br />E siamo anche fortunati perché ci troviamo con un Vangelo che ci fa capire anche in che direzione stiamo andando. Stiamo parlando della risurrezione di Gesù e in questo ambito non è solo una riflessione, ma è una vita. Pensate, ci sono delle persone che incontrano Gesù risorto, ci sono dei testimoni, il Vangelo ce li mette lì, Maria Maddalena prima, poi questi due discepoli che sono probabilmente i discepoli che se ne tornavano a Emmaus, a casa loro, un po' delusi per il fatto che speravano che fosse lui a liberare Israele, invece è morto. Però dopo averlo riconosciuto risorto sono tornati anche loro a Gerusalemme. E man mano che lo dicevano, secondo voi la gente ci credeva o no? Niente, niente. Neanche i dodici (Undici!) avevano dei grandi dubbi, ma rimanevano interdetti. <br />Eppure Gesù aveva parlato della sua risurrezione. Dice ma perché vi sto dicendo questo? Perché noi siamo qui, perché abbiamo nella nostra fede una certezza, o perlomeno sappiamo qual è la direzione anche se non siamo certissimi, cioè che come Cristo è risorto questo ci riguarda. Per cui questi quattro bimbi noi li stiamo unendo alla vita di Gesù, morto e risorto. <br />Così che anche se sappiamo che la nostra eredità, quella che riceviamo dai nostri padri, dalle nostre madri, la nostra umanità passerà attraverso una morte fisica, però siamo già da ora partecipi della risurrezione di Gesù. Ma scusa, ma in soldoni: Che vuol dire? Non soltanto che crediamo nella vita eterna un giorno, crediamo nella vita eterna che passa dall'amore che mettiamo nella nostra vita ogni giorno. Un amore che ti porta a fare di te un dono. <br />Allora, qual è la resistenza più grande? Lo dico anche perché c'è un messaggio particolare in questo ai genitori, padrini e madrine, per i loro figli. Cioè il centro, la questione fondamentale che ad un figlio servirà, qual è? Gesù dice andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Cioè con il tuo battesimo tu sei costituito testimone di una vita che non è una fregatura. <br />Ci tengo a dirvela sta cosa. La vita non è una fregatura, cioè non è che è bello bello bello ma tanto alla fine rimani col cerino in mano. Avete presente, no? No no, altro che il cerino in mano. Noi siamo chiamati ad avere in mano una grande fiducia, che è proprio l'amore con cui il Signore si mette nelle nostre mani ed è quello che voi potrete trasmettere ai vostri figli. Proclamate il Vangelo vuol dire con la vostra vita siate testimoni dell'amore. Continuate ad essere voi stessi il dono che ricevete dal Signore, di un amore infinito. Se questo sarà, i vostri figli non vi diranno un giorno che mi hai messo a fare al mondo se sono tutte fregature? Pensateci un attimo, anche oggi, contesto mondiale, una situazione da panico, oppure? nella situazione che si sta vivendo oggi una grande speranza. La speranza che c'è un amore che vince anche tutti questi blocchi, questi limiti che ci vengono posti. <br />Allora, mentre vedo che qualcuno dei bimbi già ha capito che ci si può abbandonare con fiducia, ho qui Eleonora davanti a me che si è placidamente addormentata, suggerisco a ciascuno di voi questo abbandono filiale e fiducioso nelle mani del padre e della madre. Questo possa essere motivo di un annuncio ancora più certo. Ti puoi abbandonare con fiducia perché l'amore con cui sei amato è vero e ci sarà sino alla fine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71261736</guid><pubDate>Sat, 11 Apr 2026 17:51:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71261736/sabato_di_pasqua_11_4_26.mp3" length="6122544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È per me una gioia particolare oggi fare i battesimi, perché siamo nella settimana di Pasqua, che vuol dire che abbiamo la comprensione di che cos'è il battesimo. Perché il battesimo ci immette direttamente nella vita di Gesù risorto, sapendo che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È per me una gioia particolare oggi fare i battesimi, perché siamo nella settimana di Pasqua, che vuol dire che abbiamo la comprensione di che cos'è il battesimo. Perché il battesimo ci immette direttamente nella vita di Gesù risorto, sapendo che abbiamo una tara, anche i più piccoli se va bene diventeranno molto adulti, a un certo punto si passa da questo mondo. La tara è che siamo qui di passaggio, che ci piaccia o no, però la possiamo vivere bene. Allora, il battesimo è il vedere verso il bene ciò che altrimenti penseremmo una fregatura. Il bene qual è? La vita che il Signore ci dà è una vita che si può contagiare. Infatti, vedete, i figli sono un contagio dell'amore tra i loro genitori, un contagio di vita, un dono di sé che ha creato vita. <br />E siamo anche fortunati perché ci troviamo con un Vangelo che ci fa capire anche in che direzione stiamo andando. Stiamo parlando della risurrezione di Gesù e in questo ambito non è solo una riflessione, ma è una vita. Pensate, ci sono delle persone che incontrano Gesù risorto, ci sono dei testimoni, il Vangelo ce li mette lì, Maria Maddalena prima, poi questi due discepoli che sono probabilmente i discepoli che se ne tornavano a Emmaus, a casa loro, un po' delusi per il fatto che speravano che fosse lui a liberare Israele, invece è morto. Però dopo averlo riconosciuto risorto sono tornati anche loro a Gerusalemme. E man mano che lo dicevano, secondo voi la gente ci credeva o no? Niente, niente. Neanche i dodici (Undici!) avevano dei grandi dubbi, ma rimanevano interdetti. <br />Eppure Gesù aveva parlato della sua risurrezione. Dice ma perché vi sto dicendo questo? Perché noi siamo qui, perché abbiamo nella nostra fede una certezza, o perlomeno sappiamo qual è la direzione anche se non siamo certissimi, cioè che come Cristo è risorto questo ci riguarda. Per cui questi quattro bimbi noi li stiamo unendo alla vita di Gesù, morto e risorto. <br />Così che anche se sappiamo che la nostra eredità, quella che riceviamo dai nostri padri, dalle nostre madri, la nostra umanità passerà attraverso una morte fisica, però siamo già da ora partecipi della risurrezione di Gesù. Ma scusa, ma in soldoni: Che vuol dire? Non soltanto che crediamo nella vita eterna un giorno, crediamo nella vita eterna che passa dall'amore che mettiamo nella nostra vita ogni giorno. Un amore che ti porta a fare di te un dono. <br />Allora, qual è la resistenza più grande? Lo dico anche perché c'è un messaggio particolare in questo ai genitori, padrini e madrine, per i loro figli. Cioè il centro, la questione fondamentale che ad un figlio servirà, qual è? Gesù dice andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Cioè con il tuo battesimo tu sei costituito testimone di una vita che non è una fregatura. <br />Ci tengo a dirvela sta cosa. La vita non è una fregatura, cioè non è che è bello bello bello ma tanto alla fine rimani col cerino in mano. Avete presente, no? No no, altro che il cerino in mano. Noi siamo chiamati ad avere in mano una grande fiducia, che è proprio l'amore con cui il Signore si mette nelle nostre mani ed è quello che voi potrete trasmettere ai vostri figli. Proclamate il Vangelo vuol dire con la vostra vita siate testimoni dell'amore. Continuate ad essere voi stessi il dono che ricevete dal Signore, di un amore infinito. Se questo sarà, i vostri figli non vi diranno un giorno che mi hai messo a fare al mondo se sono tutte fregature? Pensateci un attimo, anche oggi, contesto mondiale, una situazione da panico, oppure? nella situazione che si sta vivendo oggi una grande speranza. La speranza che c'è un amore che vince anche tutti questi blocchi, questi limiti che ci vengono posti. <br />Allora, mentre vedo che qualcuno dei bimbi già ha capito che ci si può abbandonare con fiducia, ho qui Eleonora davanti a me che si è placidamente addormentata, suggerisco a ciascuno di voi questo abbandono filiale e fiducioso nelle mani del padre e della madre. Questo possa essere motivo di un...]]></itunes:summary><itunes:duration>383</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Succede anche a te: momenti forti, incontri veri e poi torni alla solita vita. Come se niente fosse?  Venerdì di Pasqua 10-4-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/succede-anche-a-te-momenti-forti-incontri-veri-e-poi-torni-alla-solita-vita-come-se-niente-fosse-venerdi-di-pasqua-10-4-26--71239102</link><description><![CDATA[Ma abbiamo bisogno di metterci in ascolto di questi testi pasquali per rendercene conto che forse nella vita tante volte non c'è spazio per il risorto. I discepoli li avevano già incontrati, avete sentito, era la terza volta che si manifestava. Eppure commettevano la stessa cosa, lo stesso errore. Facevano come se non ci fosse. E questa è la prima questione. Oggi, siamo nella settimana dell'Ottava di Pasqua, quante cose abbiamo fatto proprio vivendole davanti al Signore risorto? O quanto della nostra giornata l'abbiamo vissuta come se Lui non fosse mai risorto? Provate un attimino a pensarci. <br />Perché lo possiamo mettere proprio come un dato, uno dei tanti dati della nostra vita, che però non ci cambia niente. Se i discepoli vanno a pescare tutta la notte, che vuol dire che affrontano un altro pezzo della loro vita, come se il Signore non fosse risorto, risultato della pesca, il significato di questo discorso, è zero. Eppure l'avevano incontrato il risorto, sì. <br />Ma abbiamo sempre dei buoni motivi per metterlo da parte e fare noi. Ma Lui non si dà per vinto. Però ci interpella. Oggi, in quello che hai fatto oggi hai preso qualcosa? Niente, Signore. Fai così. Getta dalla parte destra. E lì c'è la pesca sovrabbondante. Tant'è che dal risultato, dalla parola, con il suo risultato, il discepolo amato, che è ancora vivente perché è in mezzo a noi il discepolo amato, è ognuno di noi che riparte dal fatto che è amato e non se è stato buono, bravo, capace, no. Per il semplice fatto che sei discepolo amato lo riconosci. <br />Allora rimetterei in questo la nostra attenzione oggi. Anche perché quando poi si arriva tu vedi che Lui ha già preparato tutto. Cioè nella nostra vita le cose, quelle veramente essenziali, in realtà non le facciamo noi, ci sono già proposte, preparate. Dobbiamo semplicemente riconoscere, è il Signore. Allora, forse, come abbiamo ripetuto nel versetto del Salmo, a volte la pietra che i costruttori hanno scartato, forse i costruttori in quel momento siamo noi, bene, è stata ripresa, è costituita pietra d'angolo, cioè quella che fa reggere il tutto. <br />Chiediamo al Signore che la Sua risurrezione non sia soltanto un dato conoscitivo, ma sia il nostro criterio e scelta profonda nelle questioni della nostra vita quotidiana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71239102</guid><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 19:36:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71239102/venerdi_di_pasqua_10_4_26.mp3" length="3476444" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ma abbiamo bisogno di metterci in ascolto di questi testi pasquali per rendercene conto che forse nella vita tante volte non c'è spazio per il risorto. I discepoli li avevano già incontrati, avete sentito, era la terza volta che si manifestava. Eppure...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ma abbiamo bisogno di metterci in ascolto di questi testi pasquali per rendercene conto che forse nella vita tante volte non c'è spazio per il risorto. I discepoli li avevano già incontrati, avete sentito, era la terza volta che si manifestava. Eppure commettevano la stessa cosa, lo stesso errore. Facevano come se non ci fosse. E questa è la prima questione. Oggi, siamo nella settimana dell'Ottava di Pasqua, quante cose abbiamo fatto proprio vivendole davanti al Signore risorto? O quanto della nostra giornata l'abbiamo vissuta come se Lui non fosse mai risorto? Provate un attimino a pensarci. <br />Perché lo possiamo mettere proprio come un dato, uno dei tanti dati della nostra vita, che però non ci cambia niente. Se i discepoli vanno a pescare tutta la notte, che vuol dire che affrontano un altro pezzo della loro vita, come se il Signore non fosse risorto, risultato della pesca, il significato di questo discorso, è zero. Eppure l'avevano incontrato il risorto, sì. <br />Ma abbiamo sempre dei buoni motivi per metterlo da parte e fare noi. Ma Lui non si dà per vinto. Però ci interpella. Oggi, in quello che hai fatto oggi hai preso qualcosa? Niente, Signore. Fai così. Getta dalla parte destra. E lì c'è la pesca sovrabbondante. Tant'è che dal risultato, dalla parola, con il suo risultato, il discepolo amato, che è ancora vivente perché è in mezzo a noi il discepolo amato, è ognuno di noi che riparte dal fatto che è amato e non se è stato buono, bravo, capace, no. Per il semplice fatto che sei discepolo amato lo riconosci. <br />Allora rimetterei in questo la nostra attenzione oggi. Anche perché quando poi si arriva tu vedi che Lui ha già preparato tutto. Cioè nella nostra vita le cose, quelle veramente essenziali, in realtà non le facciamo noi, ci sono già proposte, preparate. Dobbiamo semplicemente riconoscere, è il Signore. Allora, forse, come abbiamo ripetuto nel versetto del Salmo, a volte la pietra che i costruttori hanno scartato, forse i costruttori in quel momento siamo noi, bene, è stata ripresa, è costituita pietra d'angolo, cioè quella che fa reggere il tutto. <br />Chiediamo al Signore che la Sua risurrezione non sia soltanto un dato conoscitivo, ma sia il nostro criterio e scelta profonda nelle questioni della nostra vita quotidiana.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tua vita oggi cosa racconta: una fatica… o una risurrezione?   Giovedì di Pasqua 9-4-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tua-vita-oggi-cosa-racconta-una-fatica-o-una-risurrezione-giovedi-di-pasqua-9-4-26--71216638</link><description><![CDATA[Siamo testimoni? Mi sembra che Pietro e Giovanni lo siano subito. Gli Atti degli Apostoli pongono, come avete notato, una continuità rispetto al Vangelo di Luca e la conseguenza di questa ascesa al cielo del Risorto e la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli è che li pone come testimoni. Ma che vuol dire essere testimoni? C'è un processo in corso, c'è una storia che è il processo in corso, la nostra storia. <br />Fate caso perché ciascuno di noi nella sua vita sta vivendo qualcosa che, potrei tradurre, ha interpretato la sua vita in un certo modo e sta testimoniando, dice, con la propria vita quello in cui crede. Si capisce? Uno crede di essere la sua professione e fa quello. Uno crede di essere il clone di qualcuno e imita quello che crede opportuno. <br />Ma come Cristiani guardate la testimonianza di Pietro oggi. Dice, ma vi state meravigliando di questo (della guarigione del paralitico)? Bene. Ma Dio, quello che aveva già stretto l'alleanza con Abramo e Isacco… adesso nella persona di Gesù che voi avete consegnato, lui che era il Santo e il Giusto, ne dà a tutti testimonianza che l'ha costituito Signore Cristo. Come? Risuscitandolo dai morti. <br />Allora, questa potrebbe sembrare semplicemente una riflessione, ma lo sta dicendo mentre quello che prima era paralitico si è rialzato, cioè è risorto anche lui, è risorto dal suo essere paralitico. Adesso salta, cammina, avete presente, di quest'uomo. <br />Ma noi siamo risorti dai morti? Cioè la nostra vita testimonia di avere rapporto con questo Signore che è il Signore, il risorto e proprio per il legame che abbiamo con Lui, ci fa vivere da risorti? O ci stiamo soltanto appiattendo sulle situazioni, cercando di sbarcare il lunario, andare avanti giorno per giorno, accumulando le nostre lamentele quotidiane che non servono a niente, se non a togliere, fateci caso, togliere verità e vigore all'annuncio che il Cristo è risorto. Ogni volta che diamo più importanza a tutte le nostre lamentele rispetto al fatto che Lui è risorto e il nostro legame mi fa vivere da risorto, bene, stiamo facendo una scelta. <br />Ci conceda oggi il Signore di renderci conto, non soltanto come concetto, ma come presenza di vita, come relazione con il Signore risorto che anche noi siamo chiamati ad essere testimoni della sua vita e della comunione a cui ci sta chiamando.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71216638</guid><pubDate>Thu, 09 Apr 2026 19:32:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71216638/giovedi_di_pasqua_9_4_26.mp3" length="3786152" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo testimoni? Mi sembra che Pietro e Giovanni lo siano subito. Gli Atti degli Apostoli pongono, come avete notato, una continuità rispetto al Vangelo di Luca e la conseguenza di questa ascesa al cielo del Risorto e la discesa dello Spirito Santo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo testimoni? Mi sembra che Pietro e Giovanni lo siano subito. Gli Atti degli Apostoli pongono, come avete notato, una continuità rispetto al Vangelo di Luca e la conseguenza di questa ascesa al cielo del Risorto e la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli è che li pone come testimoni. Ma che vuol dire essere testimoni? C'è un processo in corso, c'è una storia che è il processo in corso, la nostra storia. <br />Fate caso perché ciascuno di noi nella sua vita sta vivendo qualcosa che, potrei tradurre, ha interpretato la sua vita in un certo modo e sta testimoniando, dice, con la propria vita quello in cui crede. Si capisce? Uno crede di essere la sua professione e fa quello. Uno crede di essere il clone di qualcuno e imita quello che crede opportuno. <br />Ma come Cristiani guardate la testimonianza di Pietro oggi. Dice, ma vi state meravigliando di questo (della guarigione del paralitico)? Bene. Ma Dio, quello che aveva già stretto l'alleanza con Abramo e Isacco… adesso nella persona di Gesù che voi avete consegnato, lui che era il Santo e il Giusto, ne dà a tutti testimonianza che l'ha costituito Signore Cristo. Come? Risuscitandolo dai morti. <br />Allora, questa potrebbe sembrare semplicemente una riflessione, ma lo sta dicendo mentre quello che prima era paralitico si è rialzato, cioè è risorto anche lui, è risorto dal suo essere paralitico. Adesso salta, cammina, avete presente, di quest'uomo. <br />Ma noi siamo risorti dai morti? Cioè la nostra vita testimonia di avere rapporto con questo Signore che è il Signore, il risorto e proprio per il legame che abbiamo con Lui, ci fa vivere da risorti? O ci stiamo soltanto appiattendo sulle situazioni, cercando di sbarcare il lunario, andare avanti giorno per giorno, accumulando le nostre lamentele quotidiane che non servono a niente, se non a togliere, fateci caso, togliere verità e vigore all'annuncio che il Cristo è risorto. Ogni volta che diamo più importanza a tutte le nostre lamentele rispetto al fatto che Lui è risorto e il nostro legame mi fa vivere da risorto, bene, stiamo facendo una scelta. <br />Ci conceda oggi il Signore di renderci conto, non soltanto come concetto, ma come presenza di vita, come relazione con il Signore risorto che anche noi siamo chiamati ad essere testimoni della sua vita e della comunione a cui ci sta chiamando.]]></itunes:summary><itunes:duration>237</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La risurrezione non è solo qualcosa da credere: è uno sguardo nuovo da imparare.  Mercoledì di Pasqua 8-4-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-risurrezione-non-e-solo-qualcosa-da-credere-e-uno-sguardo-nuovo-da-imparare-mercoledi-di-pasqua-8-4-26--71190491</link><description><![CDATA[Le letture che abbiamo ascoltato oggi, proprio letture di Pasqua. Mi verrebbe da dire che anche una persona tempo fa mi disse, “il giorno del mio funerale vorrei che si leggesse quel Vangelo lì”. Perché abbiamo bisogno di aprire il cuore e gli occhi del cuore per vedere bene come stanno le cose. E uno dice questo non semplicemente per sé, perché adesso gli occhi sono già aperti in cielo. Il passaggio dalla terra al cielo ha questo vantaggio, che non vediamo più le cose secondo la cecità di questo momento. Ma si aprono gli occhi in cielo. Per questo l'annuncio della risurrezione serve proprio per aiutarci a entrare, già da adesso, cercare di lasciarci aiutare dal Signore in quello che ci dice, a guardare le cose alla luce della risurrezione. Perché se noi le guardiamo nella prospettiva della morte, come erano quei due discepoli, che cosa succede? Si allontanano dalla comunità, vanno via da Gerusalemme, si allontanano. E discutono tra di loro. E si raccontano le cose, ma con una prospettiva di morte. Io su questo veramente invito a riconsiderare qual è il centro della nostra fede. Perché finché non ascoltiamo il Signore che ha vinto la morte e ci dice che semplicemente la morte è il momento di un passaggio, non è la fine, è un momento di passaggio. <br />È come dire prima stavi poco bene, adesso stai bene. Sì, vabbè, ci credi? Sì, ci credo. Allora, questo è un passaggio, ma guardiamo come per noi che siamo in cammino adesso sia un passaggio possibile, perché Gesù si fa compagno di viaggio, come sempre, non riconosciuto. Anche su questo io spererei che tanti momenti della nostra vita abbiamo il coraggio di fermarsi e riconsiderare come in certi momenti, in alcuni passaggi della nostra vita, in un qualche modo il Signore si è fatto vicino e ci ha consolato, ci ha parlato. Come a questi discepoli. Non è che li tratta dolcemente, non gli fa due carezzine. Dice che sono stolti e lenti di cuore nel credere alla parola dei profeti, insomma, non è un complimento questo. Poi gli dice ma non era scritto così nei profeti, nelle scritture, Non si diceva che il Cristo doveva patire per entrare nella sua gloria? Vuol dire che se è successo a lui, nella persona di Gesù, poi di conseguenza sarà anche il nostro cammino, di tutti noi. Allora questi riconoscono poi Gesù nello spezzare il pane e dicono quello che spererei ciascuno di noi sperimentasse: cioè, mentre il Signore ci parla, le Scritture sono Dio che ci parla, allora, mentre ci parla il cuore, attese, speranze, fatiche, tribolazioni, ma il nostro cuore, ciò che sentiamo veramente, inizia a scaldarsi, ad ardere. Che vuol dire che il nostro desiderio non è semplicemente, ma speriamo di cavarcela, rimandiamo le nostre fatiche, no, la prospettiva è una comunione con il Signore che entra nella nostra vita e ci illumina, ci fa vedere le cose in un modo diverso. È come dire, se una persona la ami, desideri il suo bene, non desideri il tuo bene, il suo star bene sarà per te bene. Allora, vedere che questa persona adesso è nella gioia, nella luce, nella pace, tu dici, allora sono contento. E questa è la prospettiva. Ma vorrei dirvelo con un'ulteriore cosa che il Vangelo ci sottolinea, che dopo aver riconosciuto Gesù, non è che si brindano, prendono una coppa di champagne, e dicono, adesso allora siamo a posto. Corrono verso Gerusalemme, perché la vita cristiana è sempre un cammino, dove stiamo andando? Allora, loro ritornano sui loro passi, ritornano verso la chiesa, la comunione, la comunità, ritornano a dire, abbiamo visto il Signore. Allora, se così sarà un po' il sentire della nostra vita, un riconoscere come il Signore si prende cura di noi. L'amore con cui ci ama è un amore che non ci scarica, anzi, Lui si fa carico di noi. È quello che diciamo anche nella liturgia. Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. In realtà lo toglie perché lo prende di sé. Allora, accettiamo che si faccia carico della nostra vita, ci prenda un po' come il buon pastore quando ha perso la pecorella e l'ha ritrovata. Se la carica sulle spalle, la riporta. Si fa carico. Credo che questo possa essere per noi motivo di grande pace, sapere che anche gli esiti di tante tribolazioni nella vita e di tante fatiche non vanno in vano, non ti consumano per il nulla. Ma se veramente ci mettiamo alla scuola del Signore, impariamo anche a fare semplici atti d'amore in ogni situazione che non fanno altro che manifestare cosa ci dice il Vangelo. Amarci come lui ci ha amati. E così troviamo luce e pace perché dalla risurrezione del Signore venga anche a noi la vita nuova.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71190491</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 18:37:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71190491/mercoledi_di_pasqua_8_4_26.mp3" length="6947177" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Le letture che abbiamo ascoltato oggi, proprio letture di Pasqua. Mi verrebbe da dire che anche una persona tempo fa mi disse, “il giorno del mio funerale vorrei che si leggesse quel Vangelo lì”. Perché abbiamo bisogno di aprire il cuore e gli occhi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le letture che abbiamo ascoltato oggi, proprio letture di Pasqua. Mi verrebbe da dire che anche una persona tempo fa mi disse, “il giorno del mio funerale vorrei che si leggesse quel Vangelo lì”. Perché abbiamo bisogno di aprire il cuore e gli occhi del cuore per vedere bene come stanno le cose. E uno dice questo non semplicemente per sé, perché adesso gli occhi sono già aperti in cielo. Il passaggio dalla terra al cielo ha questo vantaggio, che non vediamo più le cose secondo la cecità di questo momento. Ma si aprono gli occhi in cielo. Per questo l'annuncio della risurrezione serve proprio per aiutarci a entrare, già da adesso, cercare di lasciarci aiutare dal Signore in quello che ci dice, a guardare le cose alla luce della risurrezione. Perché se noi le guardiamo nella prospettiva della morte, come erano quei due discepoli, che cosa succede? Si allontanano dalla comunità, vanno via da Gerusalemme, si allontanano. E discutono tra di loro. E si raccontano le cose, ma con una prospettiva di morte. Io su questo veramente invito a riconsiderare qual è il centro della nostra fede. Perché finché non ascoltiamo il Signore che ha vinto la morte e ci dice che semplicemente la morte è il momento di un passaggio, non è la fine, è un momento di passaggio. <br />È come dire prima stavi poco bene, adesso stai bene. Sì, vabbè, ci credi? Sì, ci credo. Allora, questo è un passaggio, ma guardiamo come per noi che siamo in cammino adesso sia un passaggio possibile, perché Gesù si fa compagno di viaggio, come sempre, non riconosciuto. Anche su questo io spererei che tanti momenti della nostra vita abbiamo il coraggio di fermarsi e riconsiderare come in certi momenti, in alcuni passaggi della nostra vita, in un qualche modo il Signore si è fatto vicino e ci ha consolato, ci ha parlato. Come a questi discepoli. Non è che li tratta dolcemente, non gli fa due carezzine. Dice che sono stolti e lenti di cuore nel credere alla parola dei profeti, insomma, non è un complimento questo. Poi gli dice ma non era scritto così nei profeti, nelle scritture, Non si diceva che il Cristo doveva patire per entrare nella sua gloria? Vuol dire che se è successo a lui, nella persona di Gesù, poi di conseguenza sarà anche il nostro cammino, di tutti noi. Allora questi riconoscono poi Gesù nello spezzare il pane e dicono quello che spererei ciascuno di noi sperimentasse: cioè, mentre il Signore ci parla, le Scritture sono Dio che ci parla, allora, mentre ci parla il cuore, attese, speranze, fatiche, tribolazioni, ma il nostro cuore, ciò che sentiamo veramente, inizia a scaldarsi, ad ardere. Che vuol dire che il nostro desiderio non è semplicemente, ma speriamo di cavarcela, rimandiamo le nostre fatiche, no, la prospettiva è una comunione con il Signore che entra nella nostra vita e ci illumina, ci fa vedere le cose in un modo diverso. È come dire, se una persona la ami, desideri il suo bene, non desideri il tuo bene, il suo star bene sarà per te bene. Allora, vedere che questa persona adesso è nella gioia, nella luce, nella pace, tu dici, allora sono contento. E questa è la prospettiva. Ma vorrei dirvelo con un'ulteriore cosa che il Vangelo ci sottolinea, che dopo aver riconosciuto Gesù, non è che si brindano, prendono una coppa di champagne, e dicono, adesso allora siamo a posto. Corrono verso Gerusalemme, perché la vita cristiana è sempre un cammino, dove stiamo andando? Allora, loro ritornano sui loro passi, ritornano verso la chiesa, la comunione, la comunità, ritornano a dire, abbiamo visto il Signore. Allora, se così sarà un po' il sentire della nostra vita, un riconoscere come il Signore si prende cura di noi. L'amore con cui ci ama è un amore che non ci scarica, anzi, Lui si fa carico di noi. È quello che diciamo anche nella liturgia. Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. In realtà lo toglie perché lo prende di sé. 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Sì, sì, si dice che due volte al parlare di quest'uomo a Maria lei si convertì, si voltò, ma letteralmente dice che si convertì. <br />Per riconoscere il Signore risorto abbiamo soltanto la strada della conversione, ma non è un fatto intellettuale, sì, no, ho capito che c'è il Signore risorto, no, la conversione della vita. Non possiamo pensare di fare quello che ci pare e di vivere da risorti, non funziona, proprio non funziona, anzi andiamo in una contraddizione così forte che sentiamo, ci rendiamo conto e tante volte ci viene anche la rabbia, perché la contraddizione della vita con il Vangelo ci mette in una situazione di grande inquietudine. Allora, la gente alle parole di Pietro chiede c<i>he cosa dobbiamo fare fratelli </i>e l'invito è a cambiare vita, il battesimo, ma sostanzialmente vivere il battesimo, non soltanto ricevere, è vivere il battesimo che si è ricevuto, per cui ci si renderebbe conto, se volete su questo si può anche ulteriormente approfondire, ma che vivere il battesimo ha a che fare non soltanto con la vita di preghiera, nel senso di relazione con il Signore, la partecipazione alla liturgia, ma ha a che fare con le scelte quotidiane. <br />Sentite la forza di queste parole di Pietro, <i>salvatevi da questa generazione perversa.</i> Perversa è il contrario di convertita, la perversione è essersi girata da un'altra parte. Allora, bisogna stare attentissimi, ma non a vivere nell'inquietudine, attentissimi a dire ma io nel rapporto con il Signore adesso che sto facendo, la mia vita da risorto in che cosa consiste oggi? Perché se non consiste niente già avete una risposta, no? D'altro canto è così il riferimento al Vangelo perché Maria, Santa Maria Maddalena adesso, in quel momento non era Santa, cioè non so se avete notato ma pensava di gestire, lei non si staccava dall'idea del suo Signore che voleva stare lì, almeno il corpo, per cui il fatto della resurrezione non c'è. Allora, alle parole di Gesù per due volte si dice che si volta verso di Lui, ma quando si volta le parole di Gesù, il famoso “Noli me tangere”, avete presente, è tradotto <i>non mi trattenere</i> perché si vede che voleva, ma non lo prendi più così Gesù, c'è un modo nuovo, la vita da risorti è diversa e Gesù risorto è per la relazione con il Padre, è uno stare con noi in un modo diverso. <br />Allora su questo bisogna un po' mettersi in gioco perché il modo diverso di stare con Gesù per Maria Maddalena è andare sulle parole di Gesù: <i>va dai miei fratelli e di loro, salgo il Padre mio e il Padre vostro, Dio mio e Dio vostro</i>, ha una missione sulla parola di Gesù. Se volete, questo ci riguarda. Che parola di Gesù sto custodendo nel cuore e sto vivendo? Va chiesto, ciascuno a se stesso se lo deve chiedere, perché altrimenti a volte diciamo delle preghiere, una specie di ruzzola di parole, però poi faccio la mia vita, faccio i fatti miei. Non entro nella missione alla quale sento che il Signore mi ha chiamato per il sacramento che ho ricevuto, per il mio essere testimone del suo amore. Cosa sto vivendo? Su questo vi inviterei a trovare il tempo di fermarvi, di riflettere e di provare a rispondere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71165897</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 20:20:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71165897/martedi_7_4_26.mp3" length="5398638" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Una grande forza oggi possiamo trovare nelle parole ascoltate, soprattutto mi fa veramente specie come sia nel Vangelo che nella Prima Lettura, negli Atti degli Apostoli, che ci accompagneranno tutto il tempo della Pasqua, c'è un invito alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una grande forza oggi possiamo trovare nelle parole ascoltate, soprattutto mi fa veramente specie come sia nel Vangelo che nella Prima Lettura, negli Atti degli Apostoli, che ci accompagneranno tutto il tempo della Pasqua, c'è un invito alla conversione. Dice no, ma nel Vangelo non c'è un invito alla conversione. Sì, sì, si dice che due volte al parlare di quest'uomo a Maria lei si convertì, si voltò, ma letteralmente dice che si convertì. <br />Per riconoscere il Signore risorto abbiamo soltanto la strada della conversione, ma non è un fatto intellettuale, sì, no, ho capito che c'è il Signore risorto, no, la conversione della vita. Non possiamo pensare di fare quello che ci pare e di vivere da risorti, non funziona, proprio non funziona, anzi andiamo in una contraddizione così forte che sentiamo, ci rendiamo conto e tante volte ci viene anche la rabbia, perché la contraddizione della vita con il Vangelo ci mette in una situazione di grande inquietudine. Allora, la gente alle parole di Pietro chiede c<i>he cosa dobbiamo fare fratelli </i>e l'invito è a cambiare vita, il battesimo, ma sostanzialmente vivere il battesimo, non soltanto ricevere, è vivere il battesimo che si è ricevuto, per cui ci si renderebbe conto, se volete su questo si può anche ulteriormente approfondire, ma che vivere il battesimo ha a che fare non soltanto con la vita di preghiera, nel senso di relazione con il Signore, la partecipazione alla liturgia, ma ha a che fare con le scelte quotidiane. <br />Sentite la forza di queste parole di Pietro, <i>salvatevi da questa generazione perversa.</i> Perversa è il contrario di convertita, la perversione è essersi girata da un'altra parte. Allora, bisogna stare attentissimi, ma non a vivere nell'inquietudine, attentissimi a dire ma io nel rapporto con il Signore adesso che sto facendo, la mia vita da risorto in che cosa consiste oggi? Perché se non consiste niente già avete una risposta, no? D'altro canto è così il riferimento al Vangelo perché Maria, Santa Maria Maddalena adesso, in quel momento non era Santa, cioè non so se avete notato ma pensava di gestire, lei non si staccava dall'idea del suo Signore che voleva stare lì, almeno il corpo, per cui il fatto della resurrezione non c'è. Allora, alle parole di Gesù per due volte si dice che si volta verso di Lui, ma quando si volta le parole di Gesù, il famoso “Noli me tangere”, avete presente, è tradotto <i>non mi trattenere</i> perché si vede che voleva, ma non lo prendi più così Gesù, c'è un modo nuovo, la vita da risorti è diversa e Gesù risorto è per la relazione con il Padre, è uno stare con noi in un modo diverso. <br />Allora su questo bisogna un po' mettersi in gioco perché il modo diverso di stare con Gesù per Maria Maddalena è andare sulle parole di Gesù: <i>va dai miei fratelli e di loro, salgo il Padre mio e il Padre vostro, Dio mio e Dio vostro</i>, ha una missione sulla parola di Gesù. Se volete, questo ci riguarda. Che parola di Gesù sto custodendo nel cuore e sto vivendo? Va chiesto, ciascuno a se stesso se lo deve chiedere, perché altrimenti a volte diciamo delle preghiere, una specie di ruzzola di parole, però poi faccio la mia vita, faccio i fatti miei. Non entro nella missione alla quale sento che il Signore mi ha chiamato per il sacramento che ho ricevuto, per il mio essere testimone del suo amore. Cosa sto vivendo? Su questo vi inviterei a trovare il tempo di fermarvi, di riflettere e di provare a rispondere.]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Della Risurrezione c’è chi “gestisce” la verità per convenienza e chi si lascia trasformare da essa. Tu con chi stai?  6-4-26 Lunedì Pasqua</title><link>https://www.spreaker.com/episode/della-risurrezione-c-e-chi-gestisce-la-verita-per-convenienza-e-chi-si-lascia-trasformare-da-essa-tu-con-chi-stai-6-4-26-lunedi-pasqua--71136585</link><description><![CDATA[C'è un aspetto che mi piacerebbe considerare oggi, perché la Resurrezione passa attraverso una consegna che Dio ha fatto a noi del suo Figlio: lo ha consegnato all'umanità. Ma guardate che cosa dice Pietro nel discorso degli Atti degli Apostoli, perché dice che c'era un disegno prestabilito secondo il quale Dio consegnò nella sua prescienza, vuol dire che aveva già prestabilito di fare questa consegna, di suo Figlio all'umanità, e dice: cosa ne ha fatto l'umanità? L'ha tolto di mezzo, l'ha ucciso per mano di pagani, ma dice voi l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Qui mi vorrei fermare un momento, perché anche dell'annuncio cristiano di cui la Chiesa vive, che cosa ne stiamo facendo? Perché potremmo tornare a ucciderlo quanto a noi, cioè eliminarlo. <br />C'è un disegno prestabilito da Dio che l'umanità si salvi attraverso il dono del suo Figlio. Lo era allora, lo è oggi. E questa consegna però implica una nostra responsabilità, ci è consegnato. <br />Vorrei che ciascuno facesse un attimo mente locale su come il fatto della risurrezione che ti è consegnato ti sta cambiando la vita. Cioè ti basta sapere che Gesù è risorto, però poi la vita è un'altra cosa, oppure quel fatto ti cambia la vita? Perché, così arrivo velocemente al Vangelo, perché guardate la consegna stupefacente, e uno potrebbe pensare inefficiente che Gesù fa del fatto della sua risurrezione. <br />Poteva scegliere persone autorevoli, i capi, i sommi sacerdoti, invece chi sceglie? Persone che socialmente non contavano nulla, le donne. Poi uno pensa anche le donne che seguivano lui, cioè gente totalmente di parte. Ma che cosa c'è in questa consegna? C'è un amore totale, perché c'era un desiderio grande della presenza del Signore Gesù nella loro vita, quindi o ha scelto di drogare il mercato in questo modo, vado dalle persone che mi aspettano, l'idea è che Lui è risorto perché è risorto nel cuore delle donne, è risorto nei desideri. Allora uno potrebbe pensare sì, vabbè, se la sono raccontata! però guardate la bellezza di questa consegna, che appunto sembra inefficace perché dall'altra parte c'è chi invece è pronto a tirare fuori i soldi per gestire le cose. Sembra inefficace, ma fa parte di quella piccolezza che Gesù ha scelto fin dall'inizio, cioè non un'evidenza schiacciante, ma una verità incontenibile. Una cosa piccola come un granello di senape, come un chicco di grano caduto in terra che se non muore rimane solo, ma se muore porta molto frutto e il frutto lo porta nella vita di chi è disponibile, tant'è che le guardie pur avendo visto prendono i soldi e se ne vanno. Le donne che si vedono addirittura correre incontro il Risorto non fanno altro che adorarlo. E questa era la seconda cosa che volevo dire: a noi, il fatto della resurrezione che cosa comporta? Cioè, vogliamo semplicemente usare e gestire questo riguardo alle scelte che abbiamo già fatte? Oppure siamo pronti a rivedere, a ripensare, a partire da questa relazione con Gesù vivo la nostra vita, perché da questo deriverà il resto? Vedete, c'è sempre chi è pronto ad accomodare le situazioni, oppure anche nelle situazioni apparentemente accomodate secondo il potere di chi sceglie c'è sempre un fermento incontenibile. Ed è bello che parta da chi effettivamente non ha nessun potere, le donne, ma queste donne di fede che incontrano il risorto riescono a mettere in moto un grande risveglio, una grande resurrezione di tutti i discepoli di Gesù fino ad oggi. Quindi questa potrebbe essere anche un'occasione per ciascuno di noi, a me che è affidato il fatto della resurrezione, che cosa cambia e come sono pronto a impastarlo nella società, nelle situazioni in cui sto vivendo?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71136585</guid><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 18:16:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71136585/6_4_26_lunedi_pasqua.mp3" length="6302684" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>C'è un aspetto che mi piacerebbe considerare oggi, perché la Resurrezione passa attraverso una consegna che Dio ha fatto a noi del suo Figlio: lo ha consegnato all'umanità. 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Lo era allora, lo è oggi. E questa consegna però implica una nostra responsabilità, ci è consegnato. <br />Vorrei che ciascuno facesse un attimo mente locale su come il fatto della risurrezione che ti è consegnato ti sta cambiando la vita. Cioè ti basta sapere che Gesù è risorto, però poi la vita è un'altra cosa, oppure quel fatto ti cambia la vita? Perché, così arrivo velocemente al Vangelo, perché guardate la consegna stupefacente, e uno potrebbe pensare inefficiente che Gesù fa del fatto della sua risurrezione. <br />Poteva scegliere persone autorevoli, i capi, i sommi sacerdoti, invece chi sceglie? Persone che socialmente non contavano nulla, le donne. Poi uno pensa anche le donne che seguivano lui, cioè gente totalmente di parte. Ma che cosa c'è in questa consegna? C'è un amore totale, perché c'era un desiderio grande della presenza del Signore Gesù nella loro vita, quindi o ha scelto di drogare il mercato in questo modo, vado dalle persone che mi aspettano, l'idea è che Lui è risorto perché è risorto nel cuore delle donne, è risorto nei desideri. Allora uno potrebbe pensare sì, vabbè, se la sono raccontata! però guardate la bellezza di questa consegna, che appunto sembra inefficace perché dall'altra parte c'è chi invece è pronto a tirare fuori i soldi per gestire le cose. Sembra inefficace, ma fa parte di quella piccolezza che Gesù ha scelto fin dall'inizio, cioè non un'evidenza schiacciante, ma una verità incontenibile. Una cosa piccola come un granello di senape, come un chicco di grano caduto in terra che se non muore rimane solo, ma se muore porta molto frutto e il frutto lo porta nella vita di chi è disponibile, tant'è che le guardie pur avendo visto prendono i soldi e se ne vanno. Le donne che si vedono addirittura correre incontro il Risorto non fanno altro che adorarlo. E questa era la seconda cosa che volevo dire: a noi, il fatto della resurrezione che cosa comporta? Cioè, vogliamo semplicemente usare e gestire questo riguardo alle scelte che abbiamo già fatte? Oppure siamo pronti a rivedere, a ripensare, a partire da questa relazione con Gesù vivo la nostra vita, perché da questo deriverà il resto? Vedete, c'è sempre chi è pronto ad accomodare le situazioni, oppure anche nelle situazioni apparentemente accomodate secondo il potere di chi sceglie c'è sempre un fermento incontenibile. Ed è bello che parta da chi effettivamente non ha nessun potere, le donne, ma queste donne di fede che incontrano il risorto riescono a mettere in moto un grande risveglio, una grande resurrezione di tutti i discepoli di Gesù fino ad oggi. Quindi questa potrebbe essere anche un'occasione per ciascuno di noi, a me che è affidato il fatto della resurrezione, che cosa cambia e come sono pronto a impastarlo nella società, nelle situazioni in cui sto vivendo?]]></itunes:summary><itunes:duration>394</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio ci lascia liberi davanti alla risurrezione: puoi vivere come se non fosse mai accaduta o lasciare che cambi tutto. Pasqua 5-4-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-ci-lascia-liberi-davanti-alla-risurrezione-puoi-vivere-come-se-non-fosse-mai-accaduta-o-lasciare-che-cambi-tutto-pasqua-5-4-26--71120720</link><description><![CDATA[Abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, nella prima lettura: V<i>oi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea dopo il battesimo predicato da Giovanni?</i> Questa è una bella domanda: ma lo sapete, lo sappiamo che cosa è successo? Perché per lo più mi sembra che la nostra fatica grande nel vivere la vita quotidiana, sia nel distaccare come se fosse un pensiero che esista la resurrezione, un pensiero. Tu ce l'hai, io non ce l'ho, invece l'importanza che dà Pietro a questo fatto che è accaduto è che è una situazione nella quale o ti accorgi o vivi in questa grande inconsapevolezza che rischia di creare una voragine nella vita che risucchia tutto. Avete presente le voragini, vero? Abbiamo appena vissuto la settimana santa e il fatto veramente impressionante è che da una grande esaltazione di questo uomo che faceva un po' il taumaturgo, cioè arrivavano con tanti tipi di problemi e dopo se ne andavano a posto, risanati. Pensare che nel giro di un attimo, neanche ci fosse stato Whatsapp a quei tempi, tutto viene ribaltato, è partito un flash mob come dicono i giovani, un accordo, sono stati lì crocifiggilo, crocifiggilo e non se ne è capito più niente. Avete presente quando c'è una ruzzola un po' strana, ti inizia a girare tutto storto e sembra che sia inesorabile, vada a finire male, punto, non c'è nient'altro da dire. E guardate, il cammino che il Vangelo fa fare non soltanto ai discepoli di allora ma ai discepoli di tutti i tempi è rileggere tutta la storia alla luce di questo fatto. <br />Perché non è indifferente che il Cristo sia risorto con la sua vera carne, col suo corpo, non è indifferente che quel sepolcro fosse vuoto. Tant'è che se qualcuno questa notte è andato alla veglia o ha letto le letture della veglia, visto che il Vangelo di Matteo lo metteva proprio in evidenza, che i farisei, i capi avevano detto: sigilliamo bene la porta, mettiamo la guardia, casomai lo rubano e poi parte una diceria che chi li ferma più questi. Non c'è mai questa morte che sigilla, a meno che quella morte non la scelga tu. <br />Ci tengo a dire questo perché per molte persone non si salta fuori dal venerdì santo. Tutta la vita si ferma al venerdì santo, cioè alla passione e morte, come se fosse l'ultima parola. Ma mi verrebbe quasi di invitarvi oggi, registrate un audio, fatevi qualche foto, ricordatevi di che cosa sta succedendo, mettetelo in una memoria positiva da recuperare costantemente. Perché quello che adesso sapete non vada a finire nei pensieri di quel momento o al massimo in una nostalgia. Ti ricordi quando…? Perché se era vero allora non è vero anche oggi? Se Cristo è veramente risorto duemila anni fa, non continua ad essere il risorto, il vivente oggi? E questo alla tua vita che cosa dice? Perché l'amore con cui il Signore ha dato la sua vita non è sottoposto a condizione di morte adesso a meno che tu non lo scelga, tu non lo voglia. In questo vi pregherei, cercate un momento oggi, sono sicuro che ci saranno dei pranzi di ore oggi e dei pomeriggi spensierati finché uno si stanca di essersi riposato troppo, è già stanco. Ma cercate nella giornata almeno dieci minuti in cui fare proprio questa scelta di intesa. Signore, attualizziamo la Pasqua nella mia vita adesso. Dimmi Signore, dove ho messo una pietra così grossa come quella messa davanti al sepolcro che sembra dire da qui non esce niente di vivo? In che situazione ho chiuso la mia vita come fosse morta? Perché se tu ci sei e sei risorto chiami anche me a vivere una vita nuova, a risorgere con te. C'è quell'espressione che usa, l'abbiamo ascoltato nella seconda lettura. <i>Fratelli, se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!</i> C'è una parte che è morta, ma per la comunione che noi abbiamo con Lui c'è anche la risurrezione. Ma a meno che tu dica di no. Pensate questa cosa. Il Signore ci lascia liberi di continuare a pensarci per la morte. Ci lascia liberi. Il fatto della risurrezione è opinabile. Uno può dire: sì è risorto, ma sai io no. Perché? Perché tu no? Perché la risurrezione non tocca la tua vita? Per dire che ci lascia sempre una responsabilità personale. Mi verrebbe quasi da dire quello che succederà l'ultimo giorno della nostra vita. Io non lo so, il Signore lo sa. Ma nel frattempo che vuoi fare? Vuoi stare nella morte? Vuoi stare sulla croce senza speranza? Oggi è il segno che non c'è croce senza risurrezione. Non c'è negazione se non davanti ad un fatto che tu dici no, non lo voglio. Però a un certo punto questo fatto accade. È accaduto e accadrà. E ci interpella. <br />Mi piacerebbe che ciascuno sentisse in quei dieci minuti oggi, ma nel corso della sua vita, crescere dentro il proprio cuore la voce che nello spirito il Signore ci continua a dire: tu con me. Tu con me. Questa è la comunione, questa è la vita nuova per essere già da questo tempo, dalla nostra quotidianità, dei figli e dei fratelli risorti con Cristo e con Lui in cammino nel regno che si è fatto vicino a noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71120720</guid><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 20:12:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71120720/pasqua_5_4_26.mp3" length="8784944" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, nella prima lettura: Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea dopo il battesimo predicato da Giovanni? 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Abbiamo appena vissuto la settimana santa e il fatto veramente impressionante è che da una grande esaltazione di questo uomo che faceva un po' il taumaturgo, cioè arrivavano con tanti tipi di problemi e dopo se ne andavano a posto, risanati. Pensare che nel giro di un attimo, neanche ci fosse stato Whatsapp a quei tempi, tutto viene ribaltato, è partito un flash mob come dicono i giovani, un accordo, sono stati lì crocifiggilo, crocifiggilo e non se ne è capito più niente. Avete presente quando c'è una ruzzola un po' strana, ti inizia a girare tutto storto e sembra che sia inesorabile, vada a finire male, punto, non c'è nient'altro da dire. E guardate, il cammino che il Vangelo fa fare non soltanto ai discepoli di allora ma ai discepoli di tutti i tempi è rileggere tutta la storia alla luce di questo fatto. <br />Perché non è indifferente che il Cristo sia risorto con la sua vera carne, col suo corpo, non è indifferente che quel sepolcro fosse vuoto. Tant'è che se qualcuno questa notte è andato alla veglia o ha letto le letture della veglia, visto che il Vangelo di Matteo lo metteva proprio in evidenza, che i farisei, i capi avevano detto: sigilliamo bene la porta, mettiamo la guardia, casomai lo rubano e poi parte una diceria che chi li ferma più questi. Non c'è mai questa morte che sigilla, a meno che quella morte non la scelga tu. <br />Ci tengo a dire questo perché per molte persone non si salta fuori dal venerdì santo. Tutta la vita si ferma al venerdì santo, cioè alla passione e morte, come se fosse l'ultima parola. Ma mi verrebbe quasi di invitarvi oggi, registrate un audio, fatevi qualche foto, ricordatevi di che cosa sta succedendo, mettetelo in una memoria positiva da recuperare costantemente. Perché quello che adesso sapete non vada a finire nei pensieri di quel momento o al massimo in una nostalgia. Ti ricordi quando…? Perché se era vero allora non è vero anche oggi? Se Cristo è veramente risorto duemila anni fa, non continua ad essere il risorto, il vivente oggi? E questo alla tua vita che cosa dice? Perché l'amore con cui il Signore ha dato la sua vita non è sottoposto a condizione di morte adesso a meno che tu non lo scelga, tu non lo voglia. In questo vi pregherei, cercate un momento oggi, sono sicuro che ci saranno dei pranzi di ore oggi e dei pomeriggi spensierati finché uno si stanca di essersi riposato troppo, è già stanco. Ma cercate nella giornata almeno dieci minuti in cui fare proprio questa scelta di intesa. Signore, attualizziamo la Pasqua nella mia vita adesso. Dimmi Signore, dove ho messo una pietra così grossa come quella messa davanti al sepolcro che sembra dire da qui non esce niente di vivo? In che situazione ho chiuso la mia vita come fosse morta? Perché se tu ci sei e sei risorto chiami anche me a vivere una vita nuova, a risorgere con te. C'è quell'espressione che usa, l'abbiamo ascoltato nella seconda lettura. <i>Fratelli, se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!</i> C'è una parte che è morta, ma per la comunione che noi abbiamo con Lui c'è anche la risurrezione. Ma a meno che tu dica di no....]]></itunes:summary><itunes:duration>550</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non serve una luce esagerata, basta una candela, una fede piccola, ma accesa.  Veglia di Pasqua 4-4-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-serve-una-luce-esagerata-basta-una-candela-una-fede-piccola-ma-accesa-veglia-di-pasqua-4-4-26--71118040</link><description><![CDATA[Ha qualcosa di stoico questa notte per qualcuno, perché già solo resistere al sonno sembra un vero combattimento, ma vorrei provare almeno a cogliere un aspetto dopo questa lunghissima liturgia della parola. Qualcuno si sarà detto, ma chi me l'ha fatta fare stasera? Eppure quando ci immergiamo, siamo battezzati, perché questo vuol dire battesimo, immersione, e starci dentro completamente nella vita cristiana, la parola è quella luce che non ti abbaglia, cioè non ti impedisce di vedere, ma ti permette di vedere. Come ricorda un salmo, <i>lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.</i> E poi c'è un giuramento:<i> ho giurato e lo confermo di custodire i tuoi precetti di giustizia</i>, cioè adesso che vedo come camminare, beh, adesso voglio camminare così. Quindi proverei attraverso questa luce a cogliere almeno un aspetto delle tante cose che abbiamo ascoltato, perché forse qualche d'uno ci avrà pensato, ma questo Dio e questo popolo, trionfatori che distruggono gli altri popoli, ma sono veramente quel Dio in cui credo io? Perché, diciamocelo serenamente, alla luce anche dei fatti che stanno accadendo adesso, uno potrebbe anche dire ma quasi quasi sto con gli egiziani, un po' come un tempo quando c'erano i cowboy e gli indiani, io voglio fare il tifo per gli indiani ogni tanto… Cioè, per questo vorrei uscire da questa metafora perché ci sta stretta, e perché nella verità anche di quello che abbiamo appena vissuto nella Settimana Santa e nel Triduo, il modo con cui Gesù vince è un altro. Gesù non umilia. Il modo con cui il Signore vince rimane quello della mitezza. Guardate, ancora oggi noi possiamo anche scegliere di non credere. Se fosse un Dio che si impone sarebbe impossibile, sarebbe così evidente che tu non potresti scegliere di credere o non credere perché è evidente che è così. Invece guardate che ancora oggi, anzi ancora di più oggi, la scelta di fede non è semplice perché sembra contro ogni evidenza, l'evidenza è che la prepotenza vince, non la mitezza. Quindi anche il modo della resurrezione di Gesù che è discreto sì, per quelli che sono lì, il Vangelo di Matteo abbiamo appena ascoltato questa pietra rotolata via, le guardie come morte e Gesù che era morto è come vivo. Spero che si capisca la contrapposizione. Cioè chi è morto è vivo e chi è vivo è morto, non si capisce? No, no, si capisce perché qual è la prospettiva? La prospettiva nella quale il Vangelo ci sta mettendo è che c'è un ribaltamento delle cose che ci sembrano ovvie. <br />Il Vangelo ci dà una luce in cui anche in una notte così, mentre suonavano le campane del Gloria (molto rumorose), c'era tranquillamente qualcuno che dormiva, perché c'è un sonno (di pace) che è invincibile. Cioè non c'è rumore o clamore che lo possa svegliare. Ma proviamo a vedere se c’è anche una vigilanza interiore che è capace di saper stare svegli quando tutto ti dice dormi, cioè non ci pensare, tanto non puoi farci niente, tanto soccombi. C'è una sfiducia che ti mangia la carne, ti mangia i giorni, il futuro, ti mangia la speranza, dall'altra invece c'è un germoglio di bene che è fragilissimo e piccolissimo e che tiene la tua attenzione lì perché sai che è fedele. <br />E forse questo potrebbe essere quello spunto di cui abbiamo bisogno perché anche in mezzo ad un mondo che fa guerra a tutti i livelli, politico, economico, sociale, dove sembra che sia meglio disperare così non hai niente da perdere, invece a noi basta la luce di una candela, cioè la fede, accesa a quel cero pasquale, cioè a Cristo risorto, per dire con questa fede possiamo attraversare anche questo tempo di prova, di scoraggiamento, di insicurezza, perché abbiamo una certezza che il modo con cui il Signore risorto continua ad essere presente nel mondo non è quello della prepotenza, sarà sempre quello della benevolenza, di un amore che volendo bene sa far crescere bene. Quindi senza quasi rumore come fosse un fiorellino continua a crescere perché anche il nostro domani sappia guardare con fiducia a quel fiorellino dicendo ancora una volta spunta e vince. Di questo in ogni alleluia che accompagnerà questo tempo pasquale chiediamo al Signore di rinnovare la nostra fiducia e la nostra speranza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71118040</guid><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 15:44:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71118040/veglia_di_pasqua_4_4_26.mp3" length="6727331" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ha qualcosa di stoico questa notte per qualcuno, perché già solo resistere al sonno sembra un vero combattimento, ma vorrei provare almeno a cogliere un aspetto dopo questa lunghissima liturgia della parola. 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Quindi proverei attraverso questa luce a cogliere almeno un aspetto delle tante cose che abbiamo ascoltato, perché forse qualche d'uno ci avrà pensato, ma questo Dio e questo popolo, trionfatori che distruggono gli altri popoli, ma sono veramente quel Dio in cui credo io? Perché, diciamocelo serenamente, alla luce anche dei fatti che stanno accadendo adesso, uno potrebbe anche dire ma quasi quasi sto con gli egiziani, un po' come un tempo quando c'erano i cowboy e gli indiani, io voglio fare il tifo per gli indiani ogni tanto… Cioè, per questo vorrei uscire da questa metafora perché ci sta stretta, e perché nella verità anche di quello che abbiamo appena vissuto nella Settimana Santa e nel Triduo, il modo con cui Gesù vince è un altro. Gesù non umilia. Il modo con cui il Signore vince rimane quello della mitezza. Guardate, ancora oggi noi possiamo anche scegliere di non credere. Se fosse un Dio che si impone sarebbe impossibile, sarebbe così evidente che tu non potresti scegliere di credere o non credere perché è evidente che è così. Invece guardate che ancora oggi, anzi ancora di più oggi, la scelta di fede non è semplice perché sembra contro ogni evidenza, l'evidenza è che la prepotenza vince, non la mitezza. Quindi anche il modo della resurrezione di Gesù che è discreto sì, per quelli che sono lì, il Vangelo di Matteo abbiamo appena ascoltato questa pietra rotolata via, le guardie come morte e Gesù che era morto è come vivo. Spero che si capisca la contrapposizione. Cioè chi è morto è vivo e chi è vivo è morto, non si capisce? No, no, si capisce perché qual è la prospettiva? La prospettiva nella quale il Vangelo ci sta mettendo è che c'è un ribaltamento delle cose che ci sembrano ovvie. <br />Il Vangelo ci dà una luce in cui anche in una notte così, mentre suonavano le campane del Gloria (molto rumorose), c'era tranquillamente qualcuno che dormiva, perché c'è un sonno (di pace) che è invincibile. Cioè non c'è rumore o clamore che lo possa svegliare. Ma proviamo a vedere se c’è anche una vigilanza interiore che è capace di saper stare svegli quando tutto ti dice dormi, cioè non ci pensare, tanto non puoi farci niente, tanto soccombi. C'è una sfiducia che ti mangia la carne, ti mangia i giorni, il futuro, ti mangia la speranza, dall'altra invece c'è un germoglio di bene che è fragilissimo e piccolissimo e che tiene la tua attenzione lì perché sai che è fedele. <br />E forse questo potrebbe essere quello spunto di cui abbiamo bisogno perché anche in mezzo ad un mondo che fa guerra a tutti i livelli, politico, economico, sociale, dove sembra che sia meglio disperare così non hai niente da perdere, invece a noi basta la luce di una candela, cioè la fede, accesa a quel cero pasquale, cioè a Cristo risorto, per dire con questa fede possiamo attraversare anche questo tempo di prova, di scoraggiamento, di insicurezza, perché abbiamo una certezza che il modo con cui il Signore risorto continua ad essere presente nel mondo non è quello della prepotenza, sarà sempre quello della benevolenza, di un amore che volendo bene sa far crescere bene. 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Abbiamo un sommo sacerdote grande, ma dopo aver ascoltato la Passione, questi due capitoli del Vangelo di Giovanni che, come tante cose, sì, li conosciamo, però quando ascolti così in modo consecutivo il racconto della Passione, delle domande vengono: perché Gesù ha affrontato così la Passione? Perché si è lasciato così maltrattare? Vedete come la tradizione ha accostato a questo brano del Vangelo e alla lettera agli Ebrei il quarto canto del Servo di Yaveh, un testo di Isaia, quello della prima lettura, che soprattutto nei primi anni della vita della Chiesa era uno dei testi più letti, più conosciuti, lo sapevano a memoria questo cantico. E riconoscevano in questo uomo mite, mansueto, il Cristo nella sua Passione e morte. Perché non ha fatto niente? Perché non ha reagito? Ci viene da reagire per cose molto più piccole. Pensate a quante volte andiamo in escandescenze per cose che non hanno senso e perdiamo il controllo, ci arrabbiamo, scancheriamo. Perché Gesù non l'ha fatto? Non è la facile soluzione, sai, lui è il figlio di Dio, io no. No, dobbiamo andare un po' in più in profondità. La mansuetudine con cui Gesù ha vissuto la sua Passione fa parte di questo essere il vero Sommo Sacerdote di un popolo che è chiamato a fare lo stesso, di tutti noi. Per questo non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze, le ha vissute tutte. Permettetemi, qui troviamo l'argomento che ci aiuta a superare tutte le nostre scuse di rabbia, ira, maldicenza, qui si dovrebbero fermare tutte. Il nostro essere polemici è una parola greca, la traduco in italiano, o la sapete?  ma polemico è italiano? Sì, ma cosa significa? Che siamo dei battaglieri, polemos, battaglia, guerra. <br />Noi ci facciamo guerra. Ma questo ci dovrebbe far venire un po' di mal di pancia, o almeno mal di stomaco, un pochettino. Cioè, perché releghiamo soltanto all'ambito chiesa e preghiera, o peggio, preghierina, il momento di avere rapporto con Gesù e non diventa il Cristo Signore che affronta la passione e la morte perché io sappia affrontare così la vita? Io possa affrontare così le vere difficoltà della vita! Allora le grida di Gesù, che la lettera agli ebrei dice,<i> nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere, suppliche, conforti, grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e per il suo pieno abbandono a Lui venne esaudito</i>. <br />Alt. Come venne esaudito? Gesù è stato esaudito? Non come vorremmo noi. Noi vogliamo essere esauditi nel senso, Signore, non farmi vivere questa prova. E invece Gesù viene esaudito perché vive con il Padre dentro la prova, perché anche noi impariamo a vivere dentro la prova e a risultare vincitori. E come? Con la mitezza, con la mansuetudine, con la benevolenza, perché questa è possibile, questa sembra la vera arma vincente disarmata e disarmante. Dice, no, ma l'hanno ucciso. Riesce a spegnere come quell'uomo che gli ha dato uno schiaffo la violenza. <i>Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male? Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?</i> (Cfr. Gv 18,23). Allora vorrei con voi oggi provare a mettermi così in questa stazione, cioè in questo momento di stasi, di ferma, di silenzio per riguardare come sto vivendo la mia vita? Ha qualcosa a che fare con quello che Gesù ha detto e fatto e continua a proporci come stile di vita? <br />Oppure ho altri insegnamenti più importanti. Tu sei violento con me, allora aspetta che io sono un po' più violento così ti faccio stare buono. Abbiamo un vero esempio di amore e di signoria, la signoria a cui siamo chiamati a partecipare. <br />Oggi accogliamo questo invito, proviamo a calarlo nelle situazioni che stiamo vivendo e aiutiamoci a dare la risposta, la vera risposta cristiana, la mano che non offende ma si tende verso il fratello.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71088490</guid><pubDate>Fri, 03 Apr 2026 21:18:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71088490/3_4_26_venerdi_santo.mp3" length="7760944" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Poiché abbiamo un sommo sacerdote grande che è passato attraverso i cedi, Gesù figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Così iniziava la lettera agli Ebrei, il piccolo brano che abbiamo ascoltato. 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E riconoscevano in questo uomo mite, mansueto, il Cristo nella sua Passione e morte. Perché non ha fatto niente? Perché non ha reagito? Ci viene da reagire per cose molto più piccole. Pensate a quante volte andiamo in escandescenze per cose che non hanno senso e perdiamo il controllo, ci arrabbiamo, scancheriamo. Perché Gesù non l'ha fatto? Non è la facile soluzione, sai, lui è il figlio di Dio, io no. No, dobbiamo andare un po' in più in profondità. La mansuetudine con cui Gesù ha vissuto la sua Passione fa parte di questo essere il vero Sommo Sacerdote di un popolo che è chiamato a fare lo stesso, di tutti noi. Per questo non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze, le ha vissute tutte. Permettetemi, qui troviamo l'argomento che ci aiuta a superare tutte le nostre scuse di rabbia, ira, maldicenza, qui si dovrebbero fermare tutte. Il nostro essere polemici è una parola greca, la traduco in italiano, o la sapete?  ma polemico è italiano? Sì, ma cosa significa? Che siamo dei battaglieri, polemos, battaglia, guerra. <br />Noi ci facciamo guerra. Ma questo ci dovrebbe far venire un po' di mal di pancia, o almeno mal di stomaco, un pochettino. Cioè, perché releghiamo soltanto all'ambito chiesa e preghiera, o peggio, preghierina, il momento di avere rapporto con Gesù e non diventa il Cristo Signore che affronta la passione e la morte perché io sappia affrontare così la vita? Io possa affrontare così le vere difficoltà della vita! Allora le grida di Gesù, che la lettera agli ebrei dice,<i> nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere, suppliche, conforti, grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e per il suo pieno abbandono a Lui venne esaudito</i>. <br />Alt. Come venne esaudito? Gesù è stato esaudito? Non come vorremmo noi. Noi vogliamo essere esauditi nel senso, Signore, non farmi vivere questa prova. E invece Gesù viene esaudito perché vive con il Padre dentro la prova, perché anche noi impariamo a vivere dentro la prova e a risultare vincitori. E come? Con la mitezza, con la mansuetudine, con la benevolenza, perché questa è possibile, questa sembra la vera arma vincente disarmata e disarmante. Dice, no, ma l'hanno ucciso. Riesce a spegnere come quell'uomo che gli ha dato uno schiaffo la violenza. <i>Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male? Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?</i> (Cfr. Gv 18,23). Allora vorrei con voi oggi provare a mettermi così in questa stazione, cioè in questo momento di stasi, di ferma, di silenzio per riguardare come sto vivendo la mia vita? Ha qualcosa a che fare con quello che Gesù ha detto e fatto e continua a proporci come stile di vita? <br />Oppure ho altri insegnamenti più importanti. Tu sei violento con me, allora aspetta che io sono un po' più violento così ti faccio stare buono. Abbiamo un vero esempio di amore e di signoria, la signoria a cui siamo chiamati a partecipare. <br />Oggi accogliamo questo invito, proviamo a calarlo nelle situazioni che stiamo vivendo e aiutiamoci a dare la risposta, la vera risposta cristiana, la mano che non offende ma si tende verso il...]]></itunes:summary><itunes:duration>486</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vuoi cambiare il mondo? Lava i piedi a qualcuno, ama senza condizioni.  2-4-26 Giovedì Santo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vuoi-cambiare-il-mondo-lava-i-piedi-a-qualcuno-ama-senza-condizioni-2-4-26-giovedi-santo--71069554</link><description><![CDATA[Solennemente inizia il triduo pasquale, questi tre giorni che liturgicamente sono uno solo. Noi stiamo entrando nell'<i>ora</i> di Gesù, <i>sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre</i>. L'ora di Gesù è l'ora che, da questo capitolo 13 di Giovanni fino alla fine sarà quest'ora qui che affronteremo, fino alla sua resurrezione sarà come un'unica ora. E forse in questo inizio solenne possiamo trovare proprio il centro di quello che Gesù, non soltanto sapeva, ma ha voluto trasmettere in modo che di generazione in generazione questo fosse il centro. E che cosa c'è al centro? C'è una lavanda dei piedi, che è qualcosa di fuori di testa. Perché? Lui si presenta e i discepoli lo riconoscono come il Signore e il Maestro. Allora capirete subito perché Pietro si ribella. Ed è una ribellione che Pietro ha contagiato più o meno a tutti gli uomini, sapete. La maggior parte di noi sente una certa ritrosia davanti a questo gesto di Gesù. Però, se non capiamo questo, non si capirà il resto. Quindi mi permetto di fermarmi su questo aspetto. Cos'è la lavanda dei piedi? Ma è un gesto dei servi. Appunto, Gesù è venuto per farci vedere chi è Dio. Dio si propone all'umanità come colui che lava i piedi. È lui. <br />È colui che si mette nella condizione di essere servo dell'umanità. Ma come facciamo ad accettare un Dio così? Noi ci aspetteremmo. Anzi, spesso lo invochiamo in questo modo. Il Signore è onnipotente. Poi non capiamo perché non tira i pugni in testa a quelli che fanno le guerre in giro. Perché mi è sembrato di sentirlo proprio come preghiera, tante volte. Un'invocazione a Dio perché facesse morire qualche capo di Stato, insomma, eliminasse i violenti, facendo il più violento di tutti. Può essere il nostro Dio il più violento di tutti? No. E questo però ci spiazza. <br />Allora Gesù indossa, si spoglia, depone le vesti. Dice che è proprio uno spogliarsi che anticipa quello che accadrà sulla croce. Si riveste di questo grembiale, se lo cinge attorno ai fianchi, versa l'acqua nel catino e lava i piedi. Sta facendo quello che Dio vuole fare e sempre farà, a tutti gli uomini per sempre. Non è un Dio che pretende, è un Dio che serve. Servo per amore. <br />Ma Pietro resiste. Questa resistenza assomiglia un po' a quella che negli altri Vangeli forse ricorderete, quando Gesù inizia a parlare della sua passione Pietro se lo prende da parte e lo sgrida. Pietro sgrida Gesù dicendo Signore questo non ti accadrà mai. E' proprio arrabbiato. Allora Gesù con molto garbo gli dice vai dietro a me Satana. <br />Non è che vada tanto leggero neanche negli altri Vangeli. E qui gli dice se non ti laverò non avrai parte con me. A questo a questo punto Pietro come forse tutti noi continua a non capire però dice beh allora fammi anche lo shampoo, lavami tutto. Il mio pensare, il mio agire. Lava tutto. E pensiamoci bene su questo aspetto perché non capiamo perché Gesù ci dice di fare certe cose. La maggior parte delle volte non capiamo. E' un po' come i bambini che non capiscono perché i genitori continuano a portarli a messa. Perché dicono vabbè perché devo andare anch’io, vacci tu! <br />Più o meno però noi lo facciamo con più garbo facciamo gli adulti composti, paghiamo lo scotto il meno possibile. <br />Ma cos'è questo lavare i piedi però perché dobbiamo passare attraverso questo gesto di Gesù?  è un gesto che faremo anche tra poco che dice non soltanto chi è lui, ma chi è Dio. E continua a dire all'umanità che Dio è onnipotente proprio perché ama senza fermarsi. Allora è bello sentire che queste parole si accostano a quelle di Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura e che poi ritroveremo al momento della consacrazione. Che questo è il suo corpo e il suo sangue. Perché e questo è l'unico mistero è di un Dio che continua a mettersi nella condizione di accessibilità. E' accessibile come un pezzo di pane intinto in un calice ed è per la nostra salvezza. Cioè non ti salvi da solo stai tranquillo. Ti stai sforzando? Non ti sforzare. Guarda piuttosto l'amore con cui sei amato. Cerca di considerare che quell'amore è quello che può aiutarti a vedere le cose in un modo totalmente diverso. Come dirà poi dopo Gesù ai discepoli: <i>Capite quello che ho fatto per voi? </i>dopo che ha lavato i piedi e riprende le vesti. Vi ho dato l'esempio perché facciate così anche voi gli uni agli altri. <br />Guardate qui c'è tutta la vita cristiana in queste parole. Tutta. Mi piacerebbe che ciascuno questa sera riconsiderasse anche il momento di preghiera successivo all'Eucarestia. Ci sarà anche un momento di adorazione se qualcuno lo vorrà. Ma si fermasse a considerare come se nella vita non impara da questo gesto di Gesù a fare della propria vita un dono d'amore e quindi a essere disposto disponibile al perdono, non riuscirà a vivere una vita insieme ad altri. Senza perdono gli altri sono un problema, un peso, un carico. <br />E guardate non soltanto quando crescono, cioè quando i problemi diventano sempre più grandi, nel momento in cui non ti accorgi che solo nell'amore l'altro lo rispetti per quello che è, solo nell'amore, altrimenti anche se non litighi l'altro ce l'hai lì perché? Perché ne hai bisogno tu, perché lo vuoi tu. Si potrebbe dire in un altro modo, un termine unico per egoismo. Per egoismo capite che l'amore non funziona. <br />Allora proprio dal gesto di Gesù possiamo invece cogliere come il dono che ci fa di sé: <i>Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi</i>. Dall'amore con cui siamo accolti anche oggi facciamo anche noi storia di salvezza perché sinché non saremo disposti ad amare e quindi ad accogliere e perdonare nelle varie situazioni della vita, se questa parte manca forse siamo cristiani nella camicia, siamo cristiani di etichetta, ma non lo siamo nel cuore, cioè non diamo spazio a Cristo nel nostro cuore, perché amare e perdonare non è frutto di una tua abilità, è frutto dell'amore con cui sei amato. Si vede che non ti stai sentendo amato da Cristo. Solo chi si sente come Giuda che era lì a lasciarsi lavare i piedi, come Pietro che era lì a lasciarsi lavare i piedi e gli altri dieci che nel momento della prova che fine fanno scompaiono tutti, tutti quanti. Gesù è colui che ha lavato i piedi a tutti e continua a farlo. Consideriamo questo dono che sinché non lo metteremo in pratica vuol dire che non lo stiamo accogliendo. Così ho suggerito anche qualche materia di confessione per i prossimi giorni se qualcuno per esempio non ci avesse pensato. <br />Chiediamo quindi al Signore grazia perché anche oggi l'amore con cui ci sta amando diventi per noi una sorgente viva, capace di accogliere, amare e perdonare come lui fa a noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71069554</guid><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 20:20:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71069554/2_4_26_giovedi_santo.mp3" length="11488304" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Solennemente inizia il triduo pasquale, questi tre giorni che liturgicamente sono uno solo. Noi stiamo entrando nell'ora di Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre. 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La maggior parte di noi sente una certa ritrosia davanti a questo gesto di Gesù. Però, se non capiamo questo, non si capirà il resto. Quindi mi permetto di fermarmi su questo aspetto. Cos'è la lavanda dei piedi? Ma è un gesto dei servi. Appunto, Gesù è venuto per farci vedere chi è Dio. Dio si propone all'umanità come colui che lava i piedi. È lui. <br />È colui che si mette nella condizione di essere servo dell'umanità. Ma come facciamo ad accettare un Dio così? Noi ci aspetteremmo. Anzi, spesso lo invochiamo in questo modo. Il Signore è onnipotente. Poi non capiamo perché non tira i pugni in testa a quelli che fanno le guerre in giro. Perché mi è sembrato di sentirlo proprio come preghiera, tante volte. Un'invocazione a Dio perché facesse morire qualche capo di Stato, insomma, eliminasse i violenti, facendo il più violento di tutti. Può essere il nostro Dio il più violento di tutti? No. E questo però ci spiazza. <br />Allora Gesù indossa, si spoglia, depone le vesti. Dice che è proprio uno spogliarsi che anticipa quello che accadrà sulla croce. Si riveste di questo grembiale, se lo cinge attorno ai fianchi, versa l'acqua nel catino e lava i piedi. Sta facendo quello che Dio vuole fare e sempre farà, a tutti gli uomini per sempre. Non è un Dio che pretende, è un Dio che serve. Servo per amore. <br />Ma Pietro resiste. Questa resistenza assomiglia un po' a quella che negli altri Vangeli forse ricorderete, quando Gesù inizia a parlare della sua passione Pietro se lo prende da parte e lo sgrida. Pietro sgrida Gesù dicendo Signore questo non ti accadrà mai. E' proprio arrabbiato. Allora Gesù con molto garbo gli dice vai dietro a me Satana. <br />Non è che vada tanto leggero neanche negli altri Vangeli. E qui gli dice se non ti laverò non avrai parte con me. A questo a questo punto Pietro come forse tutti noi continua a non capire però dice beh allora fammi anche lo shampoo, lavami tutto. Il mio pensare, il mio agire. Lava tutto. E pensiamoci bene su questo aspetto perché non capiamo perché Gesù ci dice di fare certe cose. La maggior parte delle volte non capiamo. E' un po' come i bambini che non capiscono perché i genitori continuano a portarli a messa. Perché dicono vabbè perché devo andare anch’io, vacci tu! <br />Più o meno però noi lo facciamo con più garbo facciamo gli adulti composti, paghiamo lo scotto il meno possibile. <br />Ma cos'è questo lavare i piedi però perché dobbiamo passare attraverso questo gesto di Gesù?  è un gesto che faremo anche tra poco che dice non soltanto chi è lui, ma chi è Dio. E continua a dire all'umanità che Dio è onnipotente proprio perché ama senza fermarsi. Allora è bello sentire che queste parole si accostano a quelle di Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura e che poi ritroveremo al momento della consacrazione. Che questo è il suo corpo e il suo sangue. Perché e questo è l'unico mistero è di un Dio che continua a mettersi nella condizione di accessibilità. 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Ti basta per ricominciare?  1-4-26 Mercoledì santo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fragili-ma-sempre-amati-ti-basta-per-ricominciare-1-4-26-mercoledi-santo--71045967</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71045967</guid><pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:33:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71045967/1_4_26_mercoledi_santo.mp3" length="5770204" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa fai quando qualcuno non capisce il tuo amore, chiudi? Gesù continua ad amare, se vuoi con te.  Martedì santo 31-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-fai-quando-qualcuno-non-capisce-il-tuo-amore-chiudi-gesu-continua-ad-amare-se-vuoi-con-te-martedi-santo-31-3-26--71024312</link><description><![CDATA[Martedì Santo è una giornata all'insegna dell'incomprensione e del tradimento.  Il Vangelo è caratterizzato da questa presenza di Gesù profondamente turbato. Avvisa: uno di voi mi tradirà. Uno, ma il tradimento quello più totale è quello di Giuda, totale nel senso di una consegna esplicita. Gli altri hanno un altro tipo di tradimento, perché le parole di Gesù a Pietro sono chiare. Quando Pietro dichiara che è pronto a dare la propria vita, Gesù replica che non canterà il gallo prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte. <br />C'è un rinnegare, un tradire, un non capire che continua e crea turbamento nell'umanità di Gesù. Come lo crea alla nostra umanità sentire che gli altri non comprendono, non capiscono l'amore con cui viviamo, con cui doniamo la vita, con cui siamo qualcuno che non comprende il tuo amore. <br />Cosa fai? Smetti di amare? e invece Gesù glorifica il Padre dando la vita. Questo passo del Martedì Santo ci aiuti ad avere una comprensione più profonda di come l'amore non è semplicemente un corrispondere l'amore dell'altro, è un attingere all'amore fedele di Dio per cui sai continuare ad amare anche quando l'altro tradisce, non capisce o rinnega.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71024312</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 18:01:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71024312/marted_santo_31_3_26.mp3" length="1880258" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Martedì Santo è una giornata all'insegna dell'incomprensione e del tradimento.  Il Vangelo è caratterizzato da questa presenza di Gesù profondamente turbato. Avvisa: uno di voi mi tradirà. Uno, ma il tradimento quello più totale è quello di Giuda,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Martedì Santo è una giornata all'insegna dell'incomprensione e del tradimento.  Il Vangelo è caratterizzato da questa presenza di Gesù profondamente turbato. Avvisa: uno di voi mi tradirà. Uno, ma il tradimento quello più totale è quello di Giuda, totale nel senso di una consegna esplicita. Gli altri hanno un altro tipo di tradimento, perché le parole di Gesù a Pietro sono chiare. Quando Pietro dichiara che è pronto a dare la propria vita, Gesù replica che non canterà il gallo prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte. <br />C'è un rinnegare, un tradire, un non capire che continua e crea turbamento nell'umanità di Gesù. Come lo crea alla nostra umanità sentire che gli altri non comprendono, non capiscono l'amore con cui viviamo, con cui doniamo la vita, con cui siamo qualcuno che non comprende il tuo amore. <br />Cosa fai? Smetti di amare? e invece Gesù glorifica il Padre dando la vita. Questo passo del Martedì Santo ci aiuti ad avere una comprensione più profonda di come l'amore non è semplicemente un corrispondere l'amore dell'altro, è un attingere all'amore fedele di Dio per cui sai continuare ad amare anche quando l'altro tradisce, non capisce o rinnega.]]></itunes:summary><itunes:duration>118</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per rivedere le nostre idee su cosa significa “fare bene”, il Vangelo non loda chi calcola, ma chi ama senza misura. Lunedì santo 30-03-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-rivedere-le-nostre-idee-su-cosa-significa-fare-bene-il-vangelo-non-loda-chi-calcola-ma-chi-ama-senza-misura-lunedi-santo-30-03-26--71003822</link><description><![CDATA[Oggi abbiamo la bellezza di come la liturgia ci faccia entrare anche in un conto alla rovescia. Avete notato nel Vangelo: <i>sei giorni prima della Pasqua</i>. È un conto alla rovescia. Di solito il conto alla rovescia si fa perché c'è un evento che diventa il centro. E questo brano del Vangelo fa parte di quel centro. Provo a spiegarmi. <br />Il dire “ meno 6” di quel giorno lì continua ad essere elemento essenziale della Pasqua. Cioè a farne parte, per dirlo in un modo diverso, se vivi questo stai anticipando la Pasqua. Ma che cos'è sta cosa così importante? La preparazione alla Pasqua di Gesù diventa preparazione alla Pasqua nostra, della nostra vita. La Chiesa ogni volta che celebra la Pasqua di Gesù celebra la propria Pasqua. Chiamata a vivere un passaggio trasformante. E si vede subito come c'è una spaccatura tra chi di questa Pasqua fa il motivo e il senso della propria vita, e qui vediamo evidentemente Maria, la sorella di Lazzaro, che è pronta a mettere in gioco se stessa con i propri beni e la propria faccia. Dire che quest'olio costava circa 300 denari, cosa vuol dire? È lo stipendio di un anno circa, tanta roba. Un anno di lavoro, lì. E la propria faccia tutta la vita. Perché da quel momento in poi ti possono giudicare per quello che hai fatto. E mi sembra che di giudizi dilapidanti ce ne siano tanti in giro. Per cui forse possiamo capire di chi stiamo parlando. Ma la sua scelta è chiaro che parte proprio dal fatto che c'è un'attenzione decisa verso Gesù. Un servizio deciso verso Gesù, e verso la missione di Gesù di cui si fa lei stessa ministra. Tant'è che Gesù stesso ne dà anche un'interpretazione davanti all'altra parte che adesso vedremo. Perché lei fa un gesto vero, buono, genuino. Veramente, come dice il Cantico dei Cantici, <i>profumo olezzante è il tuo nome</i>. D'altronde chi ha sentito l'odore del nardo penso che capisca di che stiamo parlando. Perché ha un'intensità, quel profumo che... Ma questo è il tuo nome, dice il Cantico, che vuol dire che c'è la persona verso la quale si dedica la vita. Un amore di tutta la vita. <br />Ma almeno vorrei dare una pennellata riguardo all'altra parte. Diciamo che Giuda Iscariota è la punta di diamante. Ma forse non era l'unico che è iniziato a pensare nel suo cuore che non andava fatto così. Non era giusto fare così. Poi Giovanni specifica che era ladro e prendeva quello che mettevano nella cassa. Ma è evidente. C'è un giudizio. Che cosa fa il giudizio dentro il cuore dell'uomo? Ruba. Guardate, se c'è un giudizio denigrante verso qualcuno, il tuo cuore verso questa persona è derubato. Il tuo cuore è depauperato. Perché nel momento in cui sente questo verso quella persona, la elimina. Guardate che è messo anche in un modo diverso, perché è lo stesso giudizio che hanno, e la fine del Vangelo lo fa vedere in un modo chiaro, i capi dei sacerdoti quando decidono di uccidere non solo Gesù ma anche Lazzaro. Perché molti credevano attraverso questa risurrezione, questa vita nuova di Lazzaro, credevano in Gesù e quindi erano un problema. Beh, uccidiamo anche Lazzaro. E c'è un certo modo di fare, no? Siccome sei amico del mio nemico, sei mio nemico, punto. Ma anche questo mi sembra di vederlo non soltanto nei telegiornali, ma nella storia che stiamo vivendo per tante persone. <br />Però mi piace concludere con questa attenzione. Cos'è questo gesto di Maria che ancora è presente nella vita dell'umanità? Perché forse non si esaurisce nella bellezza della Chiesa che viva la sua vocazione, ma di una umanità che senta un senso profondo nell'amare ed effondere la propria vita, diventare con tutte le tue capacità e possibilità un segno d'amore. Dovrebbe essere proprio della Chiesa, ma in realtà è proprio di chiunque sente che la vita si possa effondere, perché quello che compie Maria in realtà non è altro che la risposta a quello che Gesù è con la propria vita verso ogni uomo. È un dono d'amore che effonde vita. Se così ascolteremo la Sua parola, se così vivremo la liturgia, se così sentiremo l'Eucaristia, se così rielaboreremo tutto l'annuncio cristiano, la Pasqua farà parte costitutiva della nostra vita, tanto da cambiarci nel modo di pensare, parlare e agire. <br />Questa è la conversione a cui le tenebre sono chiamate per diventare luce. Ricordo le parole del Salmo 138 (139), <i>per te la notte è chiara come il giorno, per te le tenebre sono come luce</i>. Questo è il mistero di un amore che non si ferma neanche davanti al tradimento, ma effonde se stesso. <br />Questo è il mistero della Pasqua a cui il Signore ci sta chiamando.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71003822</guid><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 18:37:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71003822/lunedi_santo_30_03_26.mp3" length="8984310" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi abbiamo la bellezza di come la liturgia ci faccia entrare anche in un conto alla rovescia. Avete notato nel Vangelo: sei giorni prima della Pasqua. È un conto alla rovescia. Di solito il conto alla rovescia si fa perché c'è un evento che diventa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi abbiamo la bellezza di come la liturgia ci faccia entrare anche in un conto alla rovescia. Avete notato nel Vangelo: <i>sei giorni prima della Pasqua</i>. È un conto alla rovescia. Di solito il conto alla rovescia si fa perché c'è un evento che diventa il centro. E questo brano del Vangelo fa parte di quel centro. Provo a spiegarmi. <br />Il dire “ meno 6” di quel giorno lì continua ad essere elemento essenziale della Pasqua. Cioè a farne parte, per dirlo in un modo diverso, se vivi questo stai anticipando la Pasqua. Ma che cos'è sta cosa così importante? La preparazione alla Pasqua di Gesù diventa preparazione alla Pasqua nostra, della nostra vita. La Chiesa ogni volta che celebra la Pasqua di Gesù celebra la propria Pasqua. Chiamata a vivere un passaggio trasformante. E si vede subito come c'è una spaccatura tra chi di questa Pasqua fa il motivo e il senso della propria vita, e qui vediamo evidentemente Maria, la sorella di Lazzaro, che è pronta a mettere in gioco se stessa con i propri beni e la propria faccia. Dire che quest'olio costava circa 300 denari, cosa vuol dire? È lo stipendio di un anno circa, tanta roba. Un anno di lavoro, lì. E la propria faccia tutta la vita. Perché da quel momento in poi ti possono giudicare per quello che hai fatto. E mi sembra che di giudizi dilapidanti ce ne siano tanti in giro. Per cui forse possiamo capire di chi stiamo parlando. Ma la sua scelta è chiaro che parte proprio dal fatto che c'è un'attenzione decisa verso Gesù. Un servizio deciso verso Gesù, e verso la missione di Gesù di cui si fa lei stessa ministra. Tant'è che Gesù stesso ne dà anche un'interpretazione davanti all'altra parte che adesso vedremo. Perché lei fa un gesto vero, buono, genuino. Veramente, come dice il Cantico dei Cantici, <i>profumo olezzante è il tuo nome</i>. D'altronde chi ha sentito l'odore del nardo penso che capisca di che stiamo parlando. Perché ha un'intensità, quel profumo che... Ma questo è il tuo nome, dice il Cantico, che vuol dire che c'è la persona verso la quale si dedica la vita. Un amore di tutta la vita. <br />Ma almeno vorrei dare una pennellata riguardo all'altra parte. Diciamo che Giuda Iscariota è la punta di diamante. Ma forse non era l'unico che è iniziato a pensare nel suo cuore che non andava fatto così. Non era giusto fare così. Poi Giovanni specifica che era ladro e prendeva quello che mettevano nella cassa. Ma è evidente. C'è un giudizio. Che cosa fa il giudizio dentro il cuore dell'uomo? Ruba. Guardate, se c'è un giudizio denigrante verso qualcuno, il tuo cuore verso questa persona è derubato. Il tuo cuore è depauperato. Perché nel momento in cui sente questo verso quella persona, la elimina. Guardate che è messo anche in un modo diverso, perché è lo stesso giudizio che hanno, e la fine del Vangelo lo fa vedere in un modo chiaro, i capi dei sacerdoti quando decidono di uccidere non solo Gesù ma anche Lazzaro. Perché molti credevano attraverso questa risurrezione, questa vita nuova di Lazzaro, credevano in Gesù e quindi erano un problema. Beh, uccidiamo anche Lazzaro. E c'è un certo modo di fare, no? Siccome sei amico del mio nemico, sei mio nemico, punto. Ma anche questo mi sembra di vederlo non soltanto nei telegiornali, ma nella storia che stiamo vivendo per tante persone. <br />Però mi piace concludere con questa attenzione. Cos'è questo gesto di Maria che ancora è presente nella vita dell'umanità? Perché forse non si esaurisce nella bellezza della Chiesa che viva la sua vocazione, ma di una umanità che senta un senso profondo nell'amare ed effondere la propria vita, diventare con tutte le tue capacità e possibilità un segno d'amore. Dovrebbe essere proprio della Chiesa, ma in realtà è proprio di chiunque sente che la vita si possa effondere, perché quello che compie Maria in realtà non è altro che la risposta a quello che Gesù è con la propria vita verso ogni uomo. È un dono d'amore che effonde vita. Se così ascolteremo la Sua parola, se così vivremo la liturgia, se...]]></itunes:summary><itunes:duration>562</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cammino può essere tenebroso. La direzione è dalla fiducia e avvicina alla luce. 29-3-26 domenica Palme</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cammino-puo-essere-tenebroso-la-direzione-e-dalla-fiducia-e-avvicina-alla-luce-29-3-26-domenica-palme--70975608</link><description><![CDATA[La celebrazione di questa domenica che introduce la passione del Signore, avete ascoltato con l'abbondante parola che già ci precedeva all'inizio della processione con l'ingresso di Gesù (a Gerusalemme) e questa acclamazione. Ma pensate come quell'acclamazione festosa, abbiamo agitato i nostri rami di ulivo, abbiamo cantato, ma quella stessa folla dopo un po', pochi giorni, ha deciso che piuttosto andava sacrificata questa vita innocente, <i>crocifiggilo!</i> c'è una chiara intenzione da parte di chi gestisce, guida e pensa di controllare le sorti del mondo che anche qualche vita innocente si possa sacrificare. Forse anche oggi è così, forse qualcuno sta decidendo che è meglio sacrificare delle vite per interessi di qualcuno e quindi anche oggi si sta realizzando questo Vangelo secondo il quale il Figlio di Dio è venuto nel mondo per essere con gli ultimi, con quelli che sembra che non contino nulla e dia la vita. Perché che succeda su un barcone in mezzo al mare, che succeda in tanti paesi dove gente innocente cerca di avere una vita dignitosa, sembra una sfortuna per loro. Eppure continua ad esserci una storia di salvezza che Gesù ha precorso e continua a percorrere insieme a noi. Ma perché non ci sembri qualcosa di strano, vorrei insieme a voi riconsiderare quelle parole che Gesù dice nel Getsemani. Gesù ha realmente vissuto la tribolazione di quel momento, sentiva una grande solitudine, un grande peso. Forse tanti nostri fratelli in questo momento sentono la stessa fatica, lo stesso peso, sentono la stessa solitudine, una preghiera che è un grido di aiuto a Dio. Succede negli ospedali, nelle case di riposo, ma succede in tanti territori sparsi nel mondo dove qualcuno sta affrontando una grande solitudine e grida a Dio. Forse potremmo pensare che Dio non ascolti in quel momento, ma la parola che Gesù dice e che rimane anche per noi, una parola luminosa, è una parola di grande fiducia:<i> Passi da me questo calice, però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu</i>. Perché riconosce che il Padre ha una volontà di vita e di salvezza per ogni uomo. Anche della tribolazione che in questo momento tante persone come Gesù nel Getsemani stanno affrontando. <br />E allora chiediamo al Signore Gesù di avere anche noi un cuore filiale. <i>Passi da me, ma non come voglio io, ma come vuoi tu.</i> Non so cosa sta succedendo, so che sto tribolando, ma come vuoi tu. Cioè so che anche da questo momento ci sarà salvezza. Penso anche a tanti bimbi che sono qui oggi e come i bimbi di Gerusalemme di quel giorno non sono molto consapevoli di che cosa significhi tutto questo, però lo possono vedere nel volto degli adulti che hanno vicino. Diventiamo per i nostri ragazzi un segno di fiducia, di fedeltà e di amore. Perché la generazione che cresce non cresca come dei combattenti le guerre di qualcun altro, ma combattenti dell'amore, gente che è pronta ad accorgersi dei fratelli, a prendersene cura. Se così sapremo vivere ed educare i nostri figli, anche la società di domani forse metterà da parte ogni tipo di guerra e di interesse personale per essere come Gesù e con Gesù fratelli che si prendono cura, superando insieme le tristezze e le angosce per essere uomini appassionati di vita, che il Signore ci guidi in questo cammino a volte tenebroso, ma siamo certi che scaturirà in una grande luce.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70975608</guid><pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:49:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70975608/29_3_26_domenica_palme.mp3" length="5550358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La celebrazione di questa domenica che introduce la passione del Signore, avete ascoltato con l'abbondante parola che già ci precedeva all'inizio della processione con l'ingresso di Gesù (a Gerusalemme) e questa acclamazione. 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Perché che succeda su un barcone in mezzo al mare, che succeda in tanti paesi dove gente innocente cerca di avere una vita dignitosa, sembra una sfortuna per loro. Eppure continua ad esserci una storia di salvezza che Gesù ha precorso e continua a percorrere insieme a noi. Ma perché non ci sembri qualcosa di strano, vorrei insieme a voi riconsiderare quelle parole che Gesù dice nel Getsemani. Gesù ha realmente vissuto la tribolazione di quel momento, sentiva una grande solitudine, un grande peso. Forse tanti nostri fratelli in questo momento sentono la stessa fatica, lo stesso peso, sentono la stessa solitudine, una preghiera che è un grido di aiuto a Dio. Succede negli ospedali, nelle case di riposo, ma succede in tanti territori sparsi nel mondo dove qualcuno sta affrontando una grande solitudine e grida a Dio. Forse potremmo pensare che Dio non ascolti in quel momento, ma la parola che Gesù dice e che rimane anche per noi, una parola luminosa, è una parola di grande fiducia:<i> Passi da me questo calice, però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu</i>. Perché riconosce che il Padre ha una volontà di vita e di salvezza per ogni uomo. Anche della tribolazione che in questo momento tante persone come Gesù nel Getsemani stanno affrontando. <br />E allora chiediamo al Signore Gesù di avere anche noi un cuore filiale. <i>Passi da me, ma non come voglio io, ma come vuoi tu.</i> Non so cosa sta succedendo, so che sto tribolando, ma come vuoi tu. Cioè so che anche da questo momento ci sarà salvezza. Penso anche a tanti bimbi che sono qui oggi e come i bimbi di Gerusalemme di quel giorno non sono molto consapevoli di che cosa significhi tutto questo, però lo possono vedere nel volto degli adulti che hanno vicino. Diventiamo per i nostri ragazzi un segno di fiducia, di fedeltà e di amore. Perché la generazione che cresce non cresca come dei combattenti le guerre di qualcun altro, ma combattenti dell'amore, gente che è pronta ad accorgersi dei fratelli, a prendersene cura. Se così sapremo vivere ed educare i nostri figli, anche la società di domani forse metterà da parte ogni tipo di guerra e di interesse personale per essere come Gesù e con Gesù fratelli che si prendono cura, superando insieme le tristezze e le angosce per essere uomini appassionati di vita, che il Signore ci guidi in questo cammino a volte tenebroso, ma siamo certi che scaturirà in una grande luce.]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95782326d59429cda7483bd0ab8af63a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le mie scelte nascono dalla fede o dalla paura?   Sabato 28-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-mie-scelte-nascono-dalla-fede-o-dalla-paura-sabato-28-3-26--70960567</link><description><![CDATA[<br />Il Vangelo di oggi pare dare un avvertimento a quelli che vogliono tenere le cose sotto controllo, vogliono gestire tutto e tutti. E questo quindi riguarda anche noi, non soltanto i contemporanei di Gesù. Il motivo del riunirsi dei capi e il decidere di uccidere Gesù pare che si concretizzi nel fatto che molti credono in Lui e c'è timore che le cose sfuggano di mano, che quindi arrivino i Romani e facciano strage. Ma allora che facciamo? Lo eliminiamo. Questa pare la scelta ottimale, anche se innocente. Qua c'è anche un capitalizzare quello che sta succedendo con una lettura di fede. <br />Anche se involontariamente c'è uno che sta profetizzando che Gesù doveva morire non soltanto per la nazione ma per tutti i figli di Dio dispersi. Quindi ogni situazione della vita forse ci presenta delle occasioni che possiamo trasformarle in occasione di grazia proprio perché il Signore è presente. Noi forse non siamo partiti con quel presupposto. La morte di Gesù diventa la salvezza per tanti ma non perché è stato scelto da sinedrio che sia salvezza per tanti. Loro cercavano soltanto, anche se innocente, di toglierlo di mezzo per gestire le cose. <br />Forse per noi significa che dobbiamo fare un po' di attenzione perché il male resta male e non va mai scelto. Dio ha la capacità di trasformare anche il male in un'occasione di salvezza e spesso lo fa anche se noi non ce ne accorgiamo. Quindi facciamo tesoro di questo per le nostre scelte quotidiane e lasciamo che la grazia del Signore trasformi tutto in questa storia di salvezza di cui siamo anche noi attori e partecipi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70960567</guid><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 19:42:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70960567/sabato_28_3_26.mp3" length="2329564" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Il Vangelo di oggi pare dare un avvertimento a quelli che vogliono tenere le cose sotto controllo, vogliono gestire tutto e tutti. E questo quindi riguarda anche noi, non soltanto i contemporanei di Gesù. Il motivo del riunirsi dei capi e il decidere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Il Vangelo di oggi pare dare un avvertimento a quelli che vogliono tenere le cose sotto controllo, vogliono gestire tutto e tutti. E questo quindi riguarda anche noi, non soltanto i contemporanei di Gesù. Il motivo del riunirsi dei capi e il decidere di uccidere Gesù pare che si concretizzi nel fatto che molti credono in Lui e c'è timore che le cose sfuggano di mano, che quindi arrivino i Romani e facciano strage. Ma allora che facciamo? Lo eliminiamo. Questa pare la scelta ottimale, anche se innocente. Qua c'è anche un capitalizzare quello che sta succedendo con una lettura di fede. <br />Anche se involontariamente c'è uno che sta profetizzando che Gesù doveva morire non soltanto per la nazione ma per tutti i figli di Dio dispersi. Quindi ogni situazione della vita forse ci presenta delle occasioni che possiamo trasformarle in occasione di grazia proprio perché il Signore è presente. Noi forse non siamo partiti con quel presupposto. La morte di Gesù diventa la salvezza per tanti ma non perché è stato scelto da sinedrio che sia salvezza per tanti. Loro cercavano soltanto, anche se innocente, di toglierlo di mezzo per gestire le cose. <br />Forse per noi significa che dobbiamo fare un po' di attenzione perché il male resta male e non va mai scelto. Dio ha la capacità di trasformare anche il male in un'occasione di salvezza e spesso lo fa anche se noi non ce ne accorgiamo. Quindi facciamo tesoro di questo per le nostre scelte quotidiane e lasciamo che la grazia del Signore trasformi tutto in questa storia di salvezza di cui siamo anche noi attori e partecipi.]]></itunes:summary><itunes:duration>146</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23a2324632dc803d824e6541e639cdbd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vita spirituale non è evanescente, ma opere concrete per qualcuno.  Venerdì 27-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vita-spirituale-non-e-evanescente-ma-opere-concrete-per-qualcuno-venerdi-27-3-26--70939916</link><description><![CDATA[Vorrei partire da alcune attenzioni che l'Antico Testamento oggi ci mette davanti. Intanto il profeta Geremia non era proprio un pezzettino di pane friabile, però il trattamento che gli è stato riservato è stato molto duro. Quindi c'era il suo persecutore per antonomasia un certo Pascur, che a un certo punto dice tu non ti chiamerai più Pascur, ti chiamerai “Terrore all’intorno". <br />Pensate che bel nomignolo gli ha dato. Ma gliene aveva combinate. Però questo “Terrore all’intorno" mi sembra che in tante epoche della storia ci siano state delle persone da chiamare terrore all’intorno. Anche oggi qualcuno c'è. Quindi non è cambiato il vizio. E forse proprio il cuore dell'uomo ha alcune caratteristiche per cui si lascia sedurre fino a diventare un motivo di angoscia per qualcuno o addirittura per l'umanità intera, come sta accadendo ora. Perché pregare per la pace, che è un filo conduttore degli ultimi tempi in ogni situazione e in ogni riunione di fede, non abbandona quindi il nostro dirci a Dio, questo trova un alimento proprio nelle parole che Dio stesso ci dice. E credo che accanto a Geremia che ha questa angoscia profonda, sente il tradimento di tanti, sente questa persecuzione che lo vuole morto e a un certo punto capisce che non si vendicherà lui di persona ma invoca la vendetta che viene da Dio e che ha sempre nella luce della verità il suo fulcro, questo gli procura dentro il cuore pace, una pace profonda, una pace che lo porta a dire <i>cantate inni al Signore, lodate il Signore perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori</i>. Uno non l'avrebbe mai detto in quella situazione che si potesse mettere a lodare e invocare questa salvezza, questa pace che viene da Dio. <br />E quindi le parole del Salmo 17 che abbiamo ascoltato oggi sono quell'ancora di salvezza a cui vi invito a tornare spesso. È un Salmo che inizia direttamente così <i>Ti amo Signore mia forza</i> e poi dice una serie di altri termini che ti fanno capire come sente la solidità della sua vita, solo perché sta attaccata al Signore. E inviterei a fare un po' l'esame di coscienza dove ci stiamo attaccando adesso, qual è il motivo di solidità della nostra vita perché lui dice così <i>Signore mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe in cui mi rifugio, mio scudo, mia potente salvezza, mio baluardo</i> cioè per quanto possa essere attanagliato anche da Pascur o da chiunque sia il persecutore del momento, ho trovato un motivo di solidità, di pace per questo comincia dicendo <i>Ti amo,</i> che vuol dire sento che proprio perché tu così ti proponi a me questo mi dà la possibilità di esprimere la mia vita perché possiamo esprimere la nostra vita in tanti modi, ma se manca l'amore avremo sempre dei “se” e dei “ma” qualunque cosa accade, per quanto possa essere bella avremo sempre dei motivi per dire “sì ma" e invece partiamo da questo <i>Ti amo Signore mia forza.</i> Forse è la stessa forza di cui parlava Gesù nel Vangelo, anche con Lui il trattamento simile a quello di Geremia raccolgono delle pietre e c'è un'intenzione chiara di volerlo eliminare e qui vorrei dare l'altro elemento che credo possa essere anche un motivo per ciascuno di noi di affrontare qualunque situazione, perché Gesù dice <i>per quale delle opere buone</i> che io ho compiuto volete eliminarmi ve ne ho fatte vedere dal Padre mio molte, per quale di queste? Vedete la tentazione nella fede anche questa ci riguarda il rendere tutto così spirituale da dimenticarci le opere, perché tu che sei uomo ti fai Dio per fortuna che noi conosciamo il Vangelo dall'inizio quando invece ci dice tu che sei Dio e ti sei fatto uomo hai preso carne sei diventato come noi. Quindi a questa accusa di bestemmia e di farsi come Dio che appunto è la tentazione propria del cuore dell’uomo, questi uomini stanno facendo che cosa? forse proprio quella persecuzione propria di chi si sta mettendo al posto di Dio forse simile a quella che ci scappa fatta in ogni giudizio, critica quando cerchiamo di abbassare l'altro perché forse sta svolazzando troppo in alto: chi sei? Gesù vola molto basso qui dice per quale delle opere? e qui c'è il suggerimento perché il compiere l'opera di Dio è molto bello vedere c'è un testo di Paolo che aiuta in questo quando nella lettera ai Galati al capitolo 5 se qualcuno avesse voglia di allargare un po' la comprensione di questo testo Paolo descrive la vita secondo la carne e secondo lo spirito dicendo che le opere della carne ne fa un elenco dice sono tante poi dice il frutto dello spirito il frutto dello spirito che vuol dire quando permette lo spirito di amare nella tua vita e poi dice nove termini è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé, fa un elenco ma è come se fossero tante facce della stessa pietra preziosa che ci ha messo davanti, che sono anche le facce di chi amandoti a volte si stupisce a volte ti sorride a volte si rattrista amandoti cioè proprio come fa il Signore. Se riparti dall'amore è chiaro che ne sentirai a volte tante ferite, perché non viene compreso non viene accolto ma non puoi smettere di compiere quest'unica opera che è l'opera creativa e creatrice di Dio che ci viene comunicata e che anche noi possiamo vivere. In questo tempo in cui ogni tipo di pace viene messa alla prova con sempre nuovi motivi di angoscia, noi possiamo ripartire da quest'unico atto di fede: l'amore creativo di Dio che da sempre accompagna la vita degli uomini anche oggi cerca qualcuno che gli si presti come un pulpito da cui possa parlare, che sia disponibile a trasmettere con i suoi gesti e le sue parole quest'unico amore con cui continua ad essere generativo e creativo dell’umanità. Rendiamoci quindi disponibili a questa magnifica opera di cui anche oggi il Signore si rende protagonista, non sempre accolto ma sempre presente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70939916</guid><pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:31:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70939916/venerdi_27_3_26.mp3" length="9396418" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Vorrei partire da alcune attenzioni che l'Antico Testamento oggi ci mette davanti. Intanto il profeta Geremia non era proprio un pezzettino di pane friabile, però il trattamento che gli è stato riservato è stato molto duro. Quindi c'era il suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vorrei partire da alcune attenzioni che l'Antico Testamento oggi ci mette davanti. Intanto il profeta Geremia non era proprio un pezzettino di pane friabile, però il trattamento che gli è stato riservato è stato molto duro. Quindi c'era il suo persecutore per antonomasia un certo Pascur, che a un certo punto dice tu non ti chiamerai più Pascur, ti chiamerai “Terrore all’intorno". <br />Pensate che bel nomignolo gli ha dato. Ma gliene aveva combinate. Però questo “Terrore all’intorno" mi sembra che in tante epoche della storia ci siano state delle persone da chiamare terrore all’intorno. Anche oggi qualcuno c'è. Quindi non è cambiato il vizio. E forse proprio il cuore dell'uomo ha alcune caratteristiche per cui si lascia sedurre fino a diventare un motivo di angoscia per qualcuno o addirittura per l'umanità intera, come sta accadendo ora. Perché pregare per la pace, che è un filo conduttore degli ultimi tempi in ogni situazione e in ogni riunione di fede, non abbandona quindi il nostro dirci a Dio, questo trova un alimento proprio nelle parole che Dio stesso ci dice. E credo che accanto a Geremia che ha questa angoscia profonda, sente il tradimento di tanti, sente questa persecuzione che lo vuole morto e a un certo punto capisce che non si vendicherà lui di persona ma invoca la vendetta che viene da Dio e che ha sempre nella luce della verità il suo fulcro, questo gli procura dentro il cuore pace, una pace profonda, una pace che lo porta a dire <i>cantate inni al Signore, lodate il Signore perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori</i>. Uno non l'avrebbe mai detto in quella situazione che si potesse mettere a lodare e invocare questa salvezza, questa pace che viene da Dio. <br />E quindi le parole del Salmo 17 che abbiamo ascoltato oggi sono quell'ancora di salvezza a cui vi invito a tornare spesso. È un Salmo che inizia direttamente così <i>Ti amo Signore mia forza</i> e poi dice una serie di altri termini che ti fanno capire come sente la solidità della sua vita, solo perché sta attaccata al Signore. E inviterei a fare un po' l'esame di coscienza dove ci stiamo attaccando adesso, qual è il motivo di solidità della nostra vita perché lui dice così <i>Signore mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe in cui mi rifugio, mio scudo, mia potente salvezza, mio baluardo</i> cioè per quanto possa essere attanagliato anche da Pascur o da chiunque sia il persecutore del momento, ho trovato un motivo di solidità, di pace per questo comincia dicendo <i>Ti amo,</i> che vuol dire sento che proprio perché tu così ti proponi a me questo mi dà la possibilità di esprimere la mia vita perché possiamo esprimere la nostra vita in tanti modi, ma se manca l'amore avremo sempre dei “se” e dei “ma” qualunque cosa accade, per quanto possa essere bella avremo sempre dei motivi per dire “sì ma" e invece partiamo da questo <i>Ti amo Signore mia forza.</i> Forse è la stessa forza di cui parlava Gesù nel Vangelo, anche con Lui il trattamento simile a quello di Geremia raccolgono delle pietre e c'è un'intenzione chiara di volerlo eliminare e qui vorrei dare l'altro elemento che credo possa essere anche un motivo per ciascuno di noi di affrontare qualunque situazione, perché Gesù dice <i>per quale delle opere buone</i> che io ho compiuto volete eliminarmi ve ne ho fatte vedere dal Padre mio molte, per quale di queste? Vedete la tentazione nella fede anche questa ci riguarda il rendere tutto così spirituale da dimenticarci le opere, perché tu che sei uomo ti fai Dio per fortuna che noi conosciamo il Vangelo dall'inizio quando invece ci dice tu che sei Dio e ti sei fatto uomo hai preso carne sei diventato come noi. Quindi a questa accusa di bestemmia e di farsi come Dio che appunto è la tentazione propria del cuore dell’uomo, questi uomini stanno facendo che cosa? forse proprio quella persecuzione propria di chi si sta mettendo al posto di Dio forse simile a quella che ci scappa fatta in ogni giudizio, critica quando...]]></itunes:summary><itunes:duration>588</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23a2324632dc803d824e6541e639cdbd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se Dio si presentasse a me oggi lo riconoscerei o lo rifiuterei perché non corrisponde alle mie aspettative?  Giovedì 26-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-dio-si-presentasse-a-me-oggi-lo-riconoscerei-o-lo-rifiuterei-perche-non-corrisponde-alle-mie-aspettative-giovedi-26-3-26--70902821</link><description><![CDATA[E' suggestivo che questo capitolo cominci con l'intenzione di lapidare una donna colta in adulterio e finisce con l'intenzione di lapidare Gesù come bestemmiatore. E forse perché va  ad adulterare qualche cosa di stabile e definito secondo quello che avevano come la loro idea di Dio e non ne ascoltano la parola. Allora, per non incappare nella stessa cosa, perché potrebbe anche capitarci di avere dei pensieri più divini di quelli di Dio, tanto da non soltanto non riconoscerlo, non onorarlo, ma lapidarlo, che vuol dire trattarlo male e buttarlo fuori dalla nostra vita, forse anche nella persona di chi abbiamo accanto, proviamo a metterci in ascolto di quello che Gesù sta dicendo in questo breve brano, dove non si sta dando dei vanti e delle glorie, ma sta cercando di dire una verità proprio a questa gente che rivendica la filiazione di Abramo ma non porta avanti l'alleanza di Abramo. <br />E quale sarebbe l'alleanza di Abramo? Beh, ne abbiamo ascoltato un piccolo saggio nella prima lettura della Genesi dove viene stabilito in una relazione con Dio preferenziale a motivo della sua fede. Questo è il motivo per cui Abramo rimane veramente un elemento unificante, non soltanto le tre grandi religioni ebraica, cristiana e islamica, ma proprio ciò che accade ad un cuore che vuole ascoltare, che si mette in ascolto, come è stata poi la sua chiamata, è uscito dalle sue abitudini, dalla sua terra, dalle sue tradizioni per entrare in una relazione con Dio che lo ha fatto padre di una moltitudine. E ha promesso una terra, e a mio avviso la terra è molto di più che una porzione di territorio geografico. La terra credo che abbia a che fare proprio con la nostra vita in cui dimoriamo con Dio, perché il Paradiso, questo giardino in cui Dio abita con l'uomo, sì ce lo aspettiamo alla fine dei giorni, ma credo che non bisogna rinunciare oggi a viverlo. E questo abitare di Dio con l'uomo e questo desiderio di Dio di stare in una alleanza, cosa che abbiamo ripetuto anche nel Salmo, che <i>il Signore si ricorda sempre della sua alleanza</i>, ma tu te la ricordi? L'alleanza con Dio parte da un atto di fede per cui ti metti nella sequela, cioè ti fidi di quello che ti dice e cammini nella sua parola. Ed è quello che, guardate, c'è un grande fraintendimento nel Vangelo che mi piace riprendere, dice Gesù, <i>Abramo vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno, lo vide e fu pieno di gioia</i>. Abramo vide il giorno di Gesù, che cosa ha visto Abramo? Cos'è che vide: il giorno di Gesù, cosa significa? A mio avviso può significare che vide che la fedeltà di Dio all'uomo è una fedeltà che prende carne nella storia degli uomini e vede che la salvezza che Dio gli aveva promesso si è attuata nella discendenza che poi gli ha donato, questo Abramo l'ha visto. Ma noi abbiamo questa fede pronta a vedere il compiersi delle promesse di Dio? che vuol dire che le promesse di Dio le tieni sempre davanti, non le molli mai e cammini in quella direzione. Abbiamo questa fiducia, questa fedeltà? e la gente dice ma non hai neanche 50 anni e hai visto Abramo? Lui dice che Abramo ha visto il suo giorno e loro dicono tu hai visto Abramo, vabbè, Gesù comunque approfitta per dire quello che ha già ripetuto più volte in questo capitolo, cioè che <i>prima che Abramo fosse, Io Sono</i> e dice la sua identità che è il nome di Dio. E quindi arriva il momento di buttargli delle pietre e quindi se ne va. <br />Sì, semplicemente vorrei chiudere con questi due richiami. Uno, qual è l'obiettivo che ci stiamo ponendo nella vita come fiducia, come fedeltà per camminare in alleanza con Dio. <br />Secondo, se a motivo di questa fiducia non ci è capitato forse di lapidare, di escludere Dio proprio in quelle modalità concrete con cui lui si sta rendendo presente nella nostra vita, perché forse questa è una nuova chiamata a conversione da non escludere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70902821</guid><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 19:03:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70902821/giovedi_26_3_26.mp3" length="6314805" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>E' suggestivo che questo capitolo cominci con l'intenzione di lapidare una donna colta in adulterio e finisce con l'intenzione di lapidare Gesù come bestemmiatore. 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Allora, per non incappare nella stessa cosa, perché potrebbe anche capitarci di avere dei pensieri più divini di quelli di Dio, tanto da non soltanto non riconoscerlo, non onorarlo, ma lapidarlo, che vuol dire trattarlo male e buttarlo fuori dalla nostra vita, forse anche nella persona di chi abbiamo accanto, proviamo a metterci in ascolto di quello che Gesù sta dicendo in questo breve brano, dove non si sta dando dei vanti e delle glorie, ma sta cercando di dire una verità proprio a questa gente che rivendica la filiazione di Abramo ma non porta avanti l'alleanza di Abramo. <br />E quale sarebbe l'alleanza di Abramo? Beh, ne abbiamo ascoltato un piccolo saggio nella prima lettura della Genesi dove viene stabilito in una relazione con Dio preferenziale a motivo della sua fede. Questo è il motivo per cui Abramo rimane veramente un elemento unificante, non soltanto le tre grandi religioni ebraica, cristiana e islamica, ma proprio ciò che accade ad un cuore che vuole ascoltare, che si mette in ascolto, come è stata poi la sua chiamata, è uscito dalle sue abitudini, dalla sua terra, dalle sue tradizioni per entrare in una relazione con Dio che lo ha fatto padre di una moltitudine. E ha promesso una terra, e a mio avviso la terra è molto di più che una porzione di territorio geografico. La terra credo che abbia a che fare proprio con la nostra vita in cui dimoriamo con Dio, perché il Paradiso, questo giardino in cui Dio abita con l'uomo, sì ce lo aspettiamo alla fine dei giorni, ma credo che non bisogna rinunciare oggi a viverlo. E questo abitare di Dio con l'uomo e questo desiderio di Dio di stare in una alleanza, cosa che abbiamo ripetuto anche nel Salmo, che <i>il Signore si ricorda sempre della sua alleanza</i>, ma tu te la ricordi? L'alleanza con Dio parte da un atto di fede per cui ti metti nella sequela, cioè ti fidi di quello che ti dice e cammini nella sua parola. Ed è quello che, guardate, c'è un grande fraintendimento nel Vangelo che mi piace riprendere, dice Gesù, <i>Abramo vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno, lo vide e fu pieno di gioia</i>. Abramo vide il giorno di Gesù, che cosa ha visto Abramo? Cos'è che vide: il giorno di Gesù, cosa significa? A mio avviso può significare che vide che la fedeltà di Dio all'uomo è una fedeltà che prende carne nella storia degli uomini e vede che la salvezza che Dio gli aveva promesso si è attuata nella discendenza che poi gli ha donato, questo Abramo l'ha visto. Ma noi abbiamo questa fede pronta a vedere il compiersi delle promesse di Dio? che vuol dire che le promesse di Dio le tieni sempre davanti, non le molli mai e cammini in quella direzione. Abbiamo questa fiducia, questa fedeltà? e la gente dice ma non hai neanche 50 anni e hai visto Abramo? Lui dice che Abramo ha visto il suo giorno e loro dicono tu hai visto Abramo, vabbè, Gesù comunque approfitta per dire quello che ha già ripetuto più volte in questo capitolo, cioè che <i>prima che Abramo fosse, Io Sono</i> e dice la sua identità che è il nome di Dio. E quindi arriva il momento di buttargli delle pietre e quindi se ne va. <br />Sì, semplicemente vorrei chiudere con questi due richiami. Uno, qual è l'obiettivo che ci stiamo ponendo nella vita come fiducia, come fedeltà per camminare in alleanza con Dio. <br />Secondo, se a motivo di questa fiducia non ci è capitato forse di lapidare, di escludere Dio proprio in quelle modalità concrete con cui lui si sta rendendo presente nella nostra vita, perché forse questa è una nuova chiamata a conversione da non escludere.]]></itunes:summary><itunes:duration>395</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23a2324632dc803d824e6541e639cdbd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eccomi! E lo Spirito Santo renderà possibile ciò che da soli non possiamo fare.  Mercoledì 25-3-26 Annunciazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eccomi-e-lo-spirito-santo-rendera-possibile-cio-che-da-soli-non-possiamo-fare-mercoledi-25-3-26-annunciazione--70877531</link><description><![CDATA[<br />È una giornata molto particolare questa perché nella liturgia oggi è la solennità dell'Annunciazione. Come abbiamo ascoltato dalle letture a Maria viene annunciato che il Signore avrebbe preso carne dentro di lei nella sua vita. E vorrei leggerlo in una maniera provvidenziale vista la situazione in cui ci troviamo. <br />Perché dove si dice che nasce Gesù nel mondo è proprio per capire che la nostra vita non va a finire nel nulla. Ma Lui viene nel mondo, sulla terra perché ciascuno di noi possa avere il passaporto per il cielo. Cioè abbiamo una cittadinanza che parte proprio dal fatto che tutta la nostra umanità non è un caso. <br />E noi abbiamo bisogno di scoprirlo perché altrimenti il momento del distacco, un distacco che sentiamo che costa la vita, ci dice che niente ha senso. Invece tutto ha senso. Anche il fatto che siamo qui di passaggio ha senso. <br />E come ci passiamo questo può fare la differenza. Per questo, grazie ad Alberto che ci ha parlato un pochino della persona fortissima ed esuberante che era Bruna Francesca, ma ho avuto la fortuna di parlarne anche in altri momenti, abbiamo proprio bisogno di sentire che non può terminare. Sentiamo che non è giusto che termini qualcosa che ha inizio. <br />Sulla terra anche le cose più belle come quegli splendidi fiori durano un po'. Quanto basta per accorgerci che la bellezza esiste, va riconosciuta, ma è molto più dell'istante. La bellezza ha qualcosa a che fare con l'eterno. <br />E' per questo che, guardate la bellezza di questa giovane Maria di cui abbiamo ascoltato il Vangelo, si rende disponibile, però chiede. Spesso noi facciamo della figura di Maria una specie di statuina. Ma Maria doveva essere una ragazzina di quelle belle sveglie. <br />E anche alle parole dell'angelo che parlava del suo concepire, lei chiede come avverrà? Io questa cosa qui non so come si faccia. Come dire, non basta essere buoni, bravi e belli per certe cose. O c'è Spirito Santo, o c'è la vita di Dio, ecco perché noi in questo luogo ci riuniamo a celebrare i misteri della salvezza, o c'è quindi il suo intervento, oppure stiamo parlando di niente perché andiamo a finire in cenere. O c'è uno Spirito che ci precede, ci accompagna e ci accoglie in Cielo, oppure nulla ha senso. E Maria chiede come accadrà questo? E la risposta dell'angelo è proprio questa: Spirito Santo scenderà su di te. Cioè la vita di Dio ha a che fare con la tua. Anche oggi possiamo dire la stessa cosa. La vita di Dio ha a che fare con la vita di Bruna Francesca. Per sempre. <br />Allora chiediamo al Signore un cuore che sappia credere in questo. Anche la prima lettura un po', ce ne dava alcuni segni la lettera agli Ebrei che abbiamo ascoltato. E Gesù stesso che viene nel mondo e le parole di quel salmo le fa proprio sue: <i>Ecco Signore io vengo per fare la tua volontà</i>. Cioè lui viene in questo mondo sapendo che non sarebbe stato accolto e amato e ben voluto. Da tanti sì, ma non da tutti. Anzi sarebbe stato crocifisso e ha scelto di venire lo stesso. Devo dire che questo mi fa pensare anche a tante scene di cui abbiamo parlato recentemente. Cioè la scelta di amare che supera l’assurdità. Questa è la forza che ci fa vincere ogni prova. Chiediamo quindi al Signore di saper dire anche noi eccomi Signore. Ci sono. Sono disponibile. Desidero amare come ami tu. Desidero che la vita sia molto di più che un accumulo di giorni, sia un'esuberanza dell'amore con cui siamo amati. E che siamo pronti a donare. <br />Quindi grazie anche a tutto l'amore che Bruna Francesca ha saputo seminare nella sua vita. E grazie a chi l'ha accolto e l'ha moltiplicato. A modo suo, secondo le caratteristiche di ciascuno. Ma credo che è proprio questo che fa lo Spirito del Signore nella nostra vita: Ci lascia liberi di scegliere. Assolutamente liberi. Ma quanti si rendono disponibili diventano altoparlanti di quell'amore. Proprio dalla loro vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70877531</guid><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:59:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70877531/mercoledi_25_3_26_annunciazione.mp3" length="5629352" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È una giornata molto particolare questa perché nella liturgia oggi è la solennità dell'Annunciazione. Come abbiamo ascoltato dalle letture a Maria viene annunciato che il Signore avrebbe preso carne dentro di lei nella sua vita. E vorrei leggerlo in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />È una giornata molto particolare questa perché nella liturgia oggi è la solennità dell'Annunciazione. Come abbiamo ascoltato dalle letture a Maria viene annunciato che il Signore avrebbe preso carne dentro di lei nella sua vita. E vorrei leggerlo in una maniera provvidenziale vista la situazione in cui ci troviamo. <br />Perché dove si dice che nasce Gesù nel mondo è proprio per capire che la nostra vita non va a finire nel nulla. Ma Lui viene nel mondo, sulla terra perché ciascuno di noi possa avere il passaporto per il cielo. Cioè abbiamo una cittadinanza che parte proprio dal fatto che tutta la nostra umanità non è un caso. <br />E noi abbiamo bisogno di scoprirlo perché altrimenti il momento del distacco, un distacco che sentiamo che costa la vita, ci dice che niente ha senso. Invece tutto ha senso. Anche il fatto che siamo qui di passaggio ha senso. <br />E come ci passiamo questo può fare la differenza. Per questo, grazie ad Alberto che ci ha parlato un pochino della persona fortissima ed esuberante che era Bruna Francesca, ma ho avuto la fortuna di parlarne anche in altri momenti, abbiamo proprio bisogno di sentire che non può terminare. Sentiamo che non è giusto che termini qualcosa che ha inizio. <br />Sulla terra anche le cose più belle come quegli splendidi fiori durano un po'. Quanto basta per accorgerci che la bellezza esiste, va riconosciuta, ma è molto più dell'istante. La bellezza ha qualcosa a che fare con l'eterno. <br />E' per questo che, guardate la bellezza di questa giovane Maria di cui abbiamo ascoltato il Vangelo, si rende disponibile, però chiede. Spesso noi facciamo della figura di Maria una specie di statuina. Ma Maria doveva essere una ragazzina di quelle belle sveglie. <br />E anche alle parole dell'angelo che parlava del suo concepire, lei chiede come avverrà? Io questa cosa qui non so come si faccia. Come dire, non basta essere buoni, bravi e belli per certe cose. O c'è Spirito Santo, o c'è la vita di Dio, ecco perché noi in questo luogo ci riuniamo a celebrare i misteri della salvezza, o c'è quindi il suo intervento, oppure stiamo parlando di niente perché andiamo a finire in cenere. O c'è uno Spirito che ci precede, ci accompagna e ci accoglie in Cielo, oppure nulla ha senso. E Maria chiede come accadrà questo? E la risposta dell'angelo è proprio questa: Spirito Santo scenderà su di te. Cioè la vita di Dio ha a che fare con la tua. Anche oggi possiamo dire la stessa cosa. La vita di Dio ha a che fare con la vita di Bruna Francesca. Per sempre. <br />Allora chiediamo al Signore un cuore che sappia credere in questo. Anche la prima lettura un po', ce ne dava alcuni segni la lettera agli Ebrei che abbiamo ascoltato. E Gesù stesso che viene nel mondo e le parole di quel salmo le fa proprio sue: <i>Ecco Signore io vengo per fare la tua volontà</i>. Cioè lui viene in questo mondo sapendo che non sarebbe stato accolto e amato e ben voluto. Da tanti sì, ma non da tutti. Anzi sarebbe stato crocifisso e ha scelto di venire lo stesso. Devo dire che questo mi fa pensare anche a tante scene di cui abbiamo parlato recentemente. Cioè la scelta di amare che supera l’assurdità. Questa è la forza che ci fa vincere ogni prova. Chiediamo quindi al Signore di saper dire anche noi eccomi Signore. Ci sono. Sono disponibile. Desidero amare come ami tu. Desidero che la vita sia molto di più che un accumulo di giorni, sia un'esuberanza dell'amore con cui siamo amati. E che siamo pronti a donare. <br />Quindi grazie anche a tutto l'amore che Bruna Francesca ha saputo seminare nella sua vita. E grazie a chi l'ha accolto e l'ha moltiplicato. A modo suo, secondo le caratteristiche di ciascuno. Ma credo che è proprio questo che fa lo Spirito del Signore nella nostra vita: Ci lascia liberi di scegliere. Assolutamente liberi. Ma quanti si rendono disponibili diventano altoparlanti di quell'amore. 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Questo è un passaggio che ci interessa, perché riconoscere il peccato e chiedere perdono a un certo punto forse nella vita può capitarci. <br />Ma non è che a quel punto schiocchi le dita e finisce tutto il problema precedente, no. Loro lo dicono, abbiamo peccato, abbiamo parlato contro il Signore e contro di te, il peggio di peggio, l'abbiamo fatto. Supplica il Signore tu, Mosè, che allontani da noi questi serpenti. <br />Mosè prega, ma la risposta di Dio non è schiocco di dita e ha finito il problema, ma di fare questo serpente di bronzo da tenere in alto, perché chiunque sarà stato morso, se avrà l'atto di fiducia che guarderà verso questo serpente di bronzo, resterà in vita. Cioè, la malizia del peccato continua ad esserci. <br />La fiducia nella salvezza attraverso un dono che il Signore ti fa, la devi rinnovare tutte le volte. Non basta saperle con la testa. Sappiamo che Dio ha salvato il mondo in Cristo, il crocifisso, si lo sappiamo, poi lo mettiamo da parte e facciamo le nostre cose. Proprio così veniamo morsi dal peccato di questo mondo in tanti modi. Dove guardiamo? Questa è la domanda da fare ciascuno. <br />Dovrà fare comunque un atto di fede personale. Perché dice chiaramente il testo: Quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. <br />“Se”. E se non lo guardava? Allora, questa domanda ci riguarda profondamente. Perché forse su tanti peccati, che sono peccati che ci fanno morire dentro, che ci spengono, che ci distruggono, ci attanagliano. Bene, dove stai guardando? Dove guardi? Lo guardi come in Cristo c'è salvezza? Anche riguarda quel peccato. Ci credi che sia così? E la seconda parte, ma la lascerò poi, se volete, alla vostra attenzione. Quel brano del Vangelo dove Gesù più volte dice, Io Sono. Ma io sono, uno potrebbe dire, io sono chi sei. Ma io sono, è il nome di Dio. Avete presente il testo, il capitolo terzo del libro dell'Esodo, quando Dio parla a Mosè dal roveto che ardeva, fuoco, ma non si consumava. Un fuoco che arde, ma non brucia, nel senso che non si consuma. Continua ad ardere, ma come fa? Allora Mosè si avvicina. <br />E lì inizia il dialogo con Dio. A un certo punto gli chiede, ma tu mi mandi dagli israeliti per liberarlo, capito? Ma mi chiederanno, ma chi è questo che ti ha mandato, come si chiama? Io sono colui che sono. Dirai agli israeliti, io sono, mi ha inviato a voi. <br />Ce l'avete questa cosa nell'orecchio? Non dimenticatela più. È importantissima questa. Io sono, è presente l'indicativo del verbo essere, siamo capaci. Ma che significa? È colui che è sempre presente e sempre sarà con te. Che non ti molla mai. E Gesù sta venendo a rendere presente quel Dio che altrimenti noi non conosciamo. <br />Lo rende presente e visibile. È per questo che la Chiesa in quel crocifisso riconosce quel serpente di bronzo. Cioè l'atto di fede della salvezza in Dio che ti ama ed è sempre presente nella tua vita, rimane l'elemento di salvezza. Quello che ci salva. Per questo chiediamo al Signore di fare così un altro passo incontro a Lui che è sempre presente e che ci sta invitando a quest'atto di fede che può cambiare la nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70857581</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2026 19:53:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70857581/martedi_24_3_26.mp3" length="5649832" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Il tema che mi piacerebbe toccare oggi è quello della preghiera, perché non soltanto abbiamo ripetuto al Salmo «Signore, ascolta la mia preghiera», ma anche per cercare di capire meglio questo brano del Libro dei Numeri, dove il popolo mormora, si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Il tema che mi piacerebbe toccare oggi è quello della preghiera, perché non soltanto abbiamo ripetuto al Salmo «Signore, ascolta la mia preghiera», ma anche per cercare di capire meglio questo brano del Libro dei Numeri, dove il popolo mormora, si lamenta, parla male di Dio e di Mosè. Arrivano questi serpenti brucianti che chi veniva morso moriva, a quel punto riconoscono il peccato. Questo è un passaggio che ci interessa, perché riconoscere il peccato e chiedere perdono a un certo punto forse nella vita può capitarci. <br />Ma non è che a quel punto schiocchi le dita e finisce tutto il problema precedente, no. Loro lo dicono, abbiamo peccato, abbiamo parlato contro il Signore e contro di te, il peggio di peggio, l'abbiamo fatto. Supplica il Signore tu, Mosè, che allontani da noi questi serpenti. <br />Mosè prega, ma la risposta di Dio non è schiocco di dita e ha finito il problema, ma di fare questo serpente di bronzo da tenere in alto, perché chiunque sarà stato morso, se avrà l'atto di fiducia che guarderà verso questo serpente di bronzo, resterà in vita. Cioè, la malizia del peccato continua ad esserci. <br />La fiducia nella salvezza attraverso un dono che il Signore ti fa, la devi rinnovare tutte le volte. Non basta saperle con la testa. Sappiamo che Dio ha salvato il mondo in Cristo, il crocifisso, si lo sappiamo, poi lo mettiamo da parte e facciamo le nostre cose. Proprio così veniamo morsi dal peccato di questo mondo in tanti modi. Dove guardiamo? Questa è la domanda da fare ciascuno. <br />Dovrà fare comunque un atto di fede personale. Perché dice chiaramente il testo: Quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. <br />“Se”. E se non lo guardava? Allora, questa domanda ci riguarda profondamente. Perché forse su tanti peccati, che sono peccati che ci fanno morire dentro, che ci spengono, che ci distruggono, ci attanagliano. Bene, dove stai guardando? Dove guardi? Lo guardi come in Cristo c'è salvezza? Anche riguarda quel peccato. Ci credi che sia così? E la seconda parte, ma la lascerò poi, se volete, alla vostra attenzione. Quel brano del Vangelo dove Gesù più volte dice, Io Sono. Ma io sono, uno potrebbe dire, io sono chi sei. Ma io sono, è il nome di Dio. Avete presente il testo, il capitolo terzo del libro dell'Esodo, quando Dio parla a Mosè dal roveto che ardeva, fuoco, ma non si consumava. Un fuoco che arde, ma non brucia, nel senso che non si consuma. Continua ad ardere, ma come fa? Allora Mosè si avvicina. <br />E lì inizia il dialogo con Dio. A un certo punto gli chiede, ma tu mi mandi dagli israeliti per liberarlo, capito? Ma mi chiederanno, ma chi è questo che ti ha mandato, come si chiama? Io sono colui che sono. Dirai agli israeliti, io sono, mi ha inviato a voi. <br />Ce l'avete questa cosa nell'orecchio? Non dimenticatela più. È importantissima questa. Io sono, è presente l'indicativo del verbo essere, siamo capaci. Ma che significa? È colui che è sempre presente e sempre sarà con te. Che non ti molla mai. E Gesù sta venendo a rendere presente quel Dio che altrimenti noi non conosciamo. <br />Lo rende presente e visibile. È per questo che la Chiesa in quel crocifisso riconosce quel serpente di bronzo. Cioè l'atto di fede della salvezza in Dio che ti ama ed è sempre presente nella tua vita, rimane l'elemento di salvezza. Quello che ci salva. Per questo chiediamo al Signore di fare così un altro passo incontro a Lui che è sempre presente e che ci sta invitando a quest'atto di fede che può cambiare la nostra vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>354</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'offerta di una strada più grande del male è la via per tutti.  Lunedì 23-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-offerta-di-una-strada-piu-grande-del-male-e-la-via-per-tutti-lunedi-23-3-26--70836970</link><description><![CDATA[È proprio un giorno da dedicare all'ascolto abbondante della parola e vorrei soltanto fare un paio di note perché ci sono due giudizi, due donne, due tribunali, due condanne certe. Sembra che siano delle condanne senza possibilità di salvezza. E una donna prega e l'altra tace. <br />Susanna ha una preghiera molto semplice, perché semplicemente si appella al Signore. Non ha niente da recriminare, soltanto una preghiera. E la preghiera, come sempre accade, non chiede agli uomini di fare qualcosa, ma mette Dio al centro perché la preghiera nasce semplicemente dalla fiducia. <br />Certo riconosce io sono innocente, però non c'è un pianto recriminante, c'è un affidare la propria vita. Che mi fa pensare, a differenza del brano del Vangelo, dove invece era evidente che c'era una peccatrice trovata in flagrante adulterio. Strano che c'era soltanto la donna perché se era in flagrante adulterio… per la matematica dovrebbero essere almeno 2. Ma davanti ad una situazione del genere che cosa viene in evidenza? Che in realtà non si cerca la giustizia, come nel primo caso e nel secondo, si cerca solo di usare per distruggere. E invece cosa fa il Signore? Semplicemente ci ricorda che nessuno di noi è senza peccato. Ma quello che sta veramente a cuore a Dio è proprio un rapporto vero con ciascuno di noi, un rapporto che nasce da un amore grande, pronto sempre a perdonare. Per questo non è che il Signore semplicemente salva la vita alla donna perché non viene lapidata, le salva la vita perché le ricorda che cos'è il dono della sua vita. Ed è per l'amore, per essere veramente un dono, non un uso. Ma questa è la vita di ciascuno di noi e questo vorrei semplicemente rimetterlo un po' al centro oggi perché Gesù non accusa nessuno, né la donna né gli altri, né noi. <br />Non accusa e non c'è una volontà distruttiva mai, semplicemente ci riporta a quello che è il dono della nostra vita. Infatti non soltanto dice non ti condanno, ma dice una prospettiva della sua vita, vai non peccare più, che vuol dire semplicemente adesso la tua vita, adesso che l'hai riscoperta come un dono, vivila come dono. Questo forse andrebbe ricordato non soltanto quando noi facciamo guerra e conflitto tra di noi, ma anche per stare davanti al Signore in pace, sapendo che quello che Dio desidera vero, quello che per Lui conta, è che possiamo vivere da figli amati. <br />E così non soltanto la donna può ripartire con una vita nuova, anche ciascuno di noi oggi, se fa proprie queste parole, troverà una via nuova.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70836970</guid><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 20:00:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70836970/lunedi_23_3_26.mp3" length="4570243" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È proprio un giorno da dedicare all'ascolto abbondante della parola e vorrei soltanto fare un paio di note perché ci sono due giudizi, due donne, due tribunali, due condanne certe. Sembra che siano delle condanne senza possibilità di salvezza. 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Ma davanti ad una situazione del genere che cosa viene in evidenza? Che in realtà non si cerca la giustizia, come nel primo caso e nel secondo, si cerca solo di usare per distruggere. E invece cosa fa il Signore? Semplicemente ci ricorda che nessuno di noi è senza peccato. Ma quello che sta veramente a cuore a Dio è proprio un rapporto vero con ciascuno di noi, un rapporto che nasce da un amore grande, pronto sempre a perdonare. Per questo non è che il Signore semplicemente salva la vita alla donna perché non viene lapidata, le salva la vita perché le ricorda che cos'è il dono della sua vita. Ed è per l'amore, per essere veramente un dono, non un uso. Ma questa è la vita di ciascuno di noi e questo vorrei semplicemente rimetterlo un po' al centro oggi perché Gesù non accusa nessuno, né la donna né gli altri, né noi. <br />Non accusa e non c'è una volontà distruttiva mai, semplicemente ci riporta a quello che è il dono della nostra vita. Infatti non soltanto dice non ti condanno, ma dice una prospettiva della sua vita, vai non peccare più, che vuol dire semplicemente adesso la tua vita, adesso che l'hai riscoperta come un dono, vivila come dono. Questo forse andrebbe ricordato non soltanto quando noi facciamo guerra e conflitto tra di noi, ma anche per stare davanti al Signore in pace, sapendo che quello che Dio desidera vero, quello che per Lui conta, è che possiamo vivere da figli amati. <br />E così non soltanto la donna può ripartire con una vita nuova, anche ciascuno di noi oggi, se fa proprie queste parole, troverà una via nuova.]]></itunes:summary><itunes:duration>286</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>C’è una pietra nella tua vita che il Signore ti sta chiedendo di togliere?  Domenica 22-3-26 5Q</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-e-una-pietra-nella-tua-vita-che-il-signore-ti-sta-chiedendo-di-togliere-domenica-22-3-26-5q--70815469</link><description><![CDATA[Sono tre domeniche che ascoltiamo dei Vangeli molto lunghi, spero che ne siate contenti. È veramente un po' come la Samaritana di due domeniche fa, andare ad attingere alla sorgente e trovare che la sorgente non è semplicemente un pozzo, ma è una persona. Mi piacerebbe approfondire, sapete che queste letture ci darebbero possibilità di spaziare moltissimo, ma non solo non voglio approfittare della vostra pazienza, ma vorrei stuzzicarla. <br />Cioè, forse avrete notato, il tema del Vangelo oggi, facile facile, qual è? Dice il tema, beh è facile, c'è un morto che viene risuscitato, soltanto? Ma il centro di questo Vangelo qual è? Di centri ce ne sono molti, ho capito, ma il centro più centro? Neanche la morte può fermare Gesù! soltanto che noi facciamo fatica a rendercene conto, perché non siamo ancora morti. Non è vero, perché possiamo vivere anche tutta una vita da condannati a morte, possiamo passare la nostra esistenza a fare delle cose che non servono tutto sommato a niente, sono dei giochini, come passare il tempo con i giochi elettronici, solitari, cose del genere, penso che qui ci siano delle persone espertissime per cui non sto infierendo su di loro. Sto soltanto dicendo, quel tempo lì, metterlo in qualcosa che possa riempirti il cuore, anziché soltanto occuparlo, non sarebbe meglio? Ma come si fa? Si chiama relazione. Le relazioni sono le cose più difficili che ci sono perché sono la fonte della nostra gioia ma anche della nostra tribolazione più grande, per cui a volte piuttosto che vivere male le relazioni, meglio evitarle: dicesi morte cerebrale. Gesù è venuto a togliere quella pietra con cui ciascuno di noi ha tappato in qualche parte della sua vita qualche aspetto che è di morte, una condizione che ci fa così tanto tribolare che noi l'abbiamo tappata, non c'è più, pensiamo. In realtà dentro di noi sì, perché come Marta e Maria piangevano molto, cioè c'è un pianto che sta chiedendo, ma che cosa possiamo fare per questo? Mettici una pietra, non pensarci più, ma non è possibile. <br />Allora, voi mi permetterete, faccio un salto nella seconda lettura per poi ritornare qui, quindi non vi perdete per strada, perché San Paolo ha questa bellissima espressione nella Lettera ai Romani, il capitolo 8, se qualcuno non sapesse cosa fare potete impararlo a memoria, è bellissimo, è proprio il centro, è il culmine della Lettera ai Romani, e dice questa espressione, <i>Ora, se Cristo è in voi</i>, c'è Cristo in voi? Ci fermiamo subito, c'è Cristo in voi? Ma sì, certo, facciamo la comunione, poi? Se Cristo è in voi vuol dire non soltanto hai fatto la comunione, ma sei in una relazione, in un dialogo continuo, in un desiderio di relazione con Lui, Lo ascolti, cerchi di rispondere, lo porti nelle situazioni faticose e gioiose della tua vita? Domanda a cui poi risponderete. <i>Se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato,</i> cioè siamo tutti quanti dei condannati a morte, <i>ma lo spirito è vita per la giustizia</i>. E che vorrà dire? <i>E se lo spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti,</i> una bella notizia,<i> darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello suo spirito che abita in voi.</i> E cioè, lo Spirito Santo non soltanto ci risusciterà nell'ultimo giorno, è questo qui la nostra speranza, no? Certo. Attenzione, ci fa risuscitare adesso, ci fa vivere da risorti adesso. Se lo accogliamo... Torno sul Vangelo per capirle bene, perché avrete notato, nei primi cinque versetti viene ripetuto non so quante volte, che sto Lazzaro è malato. È malato a morte come tante situazioni della nostra vita, malate a morte. E Gesù tarda due giorni, quindi quando arriva è morto. Come tante situazioni della nostra vita in cui Gesù non ci è arrivato dentro, quindi sono situazioni di morte. Certi rapporti, certe situazioni, abbiamo messo una pietra sopra, chiusa. No, aspetta, il Signore viene. <br />Che fai? Il centro di questo Vangelo ci sta portando a capire che il Signore viene. Se credi e sei disposto a togliere quella pietra che andava messa, perché c'era una situazione di fetore, di morte, andava tappata quella situazione, se no non vivevi più, bene, Lui ti dice, toglila. Non vi va di fare Pasqua? Non ci va di accogliere Gesù che ci risuscita adesso? Questo è l'invito. <br />È bellissimo perché dopo questo dialogo con il Padre, tolta la pietra finalmente, Lazzaro viene fuori tutto bendato dice, scioglietelo e lasciatelo andare. Cioè, adesso che non soltanto hai creduto che Gesù potesse far qualcosa, adesso vivila questa novità. Avete presente quando con qualcuno si è stati in lite per tanto tempo, tanto che proprio, poi dici, va bene, l'ho perdonato, l'ho cancellato, non lo penso più, invece no, no, pensalo, perché altrimenti non è che l'hai perdonato, l'hai solo eliminato. Pensalo, ma pensalo in un modo nuovo. Non so se ci avete mai provato, è una bella fatica. Ma è così bella che se la fai vedi la risurrezione. Cioè, diventa veramente una vita nuova. La gente che vede tutto questo che cosa dice? <i>Molti dei giudei che erano venuti là, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui</i>, così finisce il Vangelo. <br />Allora, la mia proposta è questa: Se volete portatevi il foglietto a casa, riguardatelo, ripensatelo, ma attualizzatelo. Ciascuno provi a fare di questo un passo importante per la propria vita, altrimenti non abbiamo neanche idea di che cosa significhi risurrezione. <br />Rimandiamo sempre a dopo quello che il Signore, venendo nella nostra vita, ci sta proponendo di vivere già ora. Ci faccia grazia di credere e operare insieme a Lui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70815469</guid><pubDate>Sun, 22 Mar 2026 18:48:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70815469/domenica_22_3_26_5q.mp3" length="9277718" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Sono tre domeniche che ascoltiamo dei Vangeli molto lunghi, spero che ne siate contenti. È veramente un po' come la Samaritana di due domeniche fa, andare ad attingere alla sorgente e trovare che la sorgente non è semplicemente un pozzo, ma è una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono tre domeniche che ascoltiamo dei Vangeli molto lunghi, spero che ne siate contenti. È veramente un po' come la Samaritana di due domeniche fa, andare ad attingere alla sorgente e trovare che la sorgente non è semplicemente un pozzo, ma è una persona. Mi piacerebbe approfondire, sapete che queste letture ci darebbero possibilità di spaziare moltissimo, ma non solo non voglio approfittare della vostra pazienza, ma vorrei stuzzicarla. <br />Cioè, forse avrete notato, il tema del Vangelo oggi, facile facile, qual è? Dice il tema, beh è facile, c'è un morto che viene risuscitato, soltanto? Ma il centro di questo Vangelo qual è? Di centri ce ne sono molti, ho capito, ma il centro più centro? Neanche la morte può fermare Gesù! soltanto che noi facciamo fatica a rendercene conto, perché non siamo ancora morti. Non è vero, perché possiamo vivere anche tutta una vita da condannati a morte, possiamo passare la nostra esistenza a fare delle cose che non servono tutto sommato a niente, sono dei giochini, come passare il tempo con i giochi elettronici, solitari, cose del genere, penso che qui ci siano delle persone espertissime per cui non sto infierendo su di loro. Sto soltanto dicendo, quel tempo lì, metterlo in qualcosa che possa riempirti il cuore, anziché soltanto occuparlo, non sarebbe meglio? Ma come si fa? Si chiama relazione. Le relazioni sono le cose più difficili che ci sono perché sono la fonte della nostra gioia ma anche della nostra tribolazione più grande, per cui a volte piuttosto che vivere male le relazioni, meglio evitarle: dicesi morte cerebrale. Gesù è venuto a togliere quella pietra con cui ciascuno di noi ha tappato in qualche parte della sua vita qualche aspetto che è di morte, una condizione che ci fa così tanto tribolare che noi l'abbiamo tappata, non c'è più, pensiamo. In realtà dentro di noi sì, perché come Marta e Maria piangevano molto, cioè c'è un pianto che sta chiedendo, ma che cosa possiamo fare per questo? Mettici una pietra, non pensarci più, ma non è possibile. <br />Allora, voi mi permetterete, faccio un salto nella seconda lettura per poi ritornare qui, quindi non vi perdete per strada, perché San Paolo ha questa bellissima espressione nella Lettera ai Romani, il capitolo 8, se qualcuno non sapesse cosa fare potete impararlo a memoria, è bellissimo, è proprio il centro, è il culmine della Lettera ai Romani, e dice questa espressione, <i>Ora, se Cristo è in voi</i>, c'è Cristo in voi? Ci fermiamo subito, c'è Cristo in voi? Ma sì, certo, facciamo la comunione, poi? Se Cristo è in voi vuol dire non soltanto hai fatto la comunione, ma sei in una relazione, in un dialogo continuo, in un desiderio di relazione con Lui, Lo ascolti, cerchi di rispondere, lo porti nelle situazioni faticose e gioiose della tua vita? Domanda a cui poi risponderete. <i>Se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato,</i> cioè siamo tutti quanti dei condannati a morte, <i>ma lo spirito è vita per la giustizia</i>. E che vorrà dire? <i>E se lo spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti,</i> una bella notizia,<i> darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello suo spirito che abita in voi.</i> E cioè, lo Spirito Santo non soltanto ci risusciterà nell'ultimo giorno, è questo qui la nostra speranza, no? Certo. Attenzione, ci fa risuscitare adesso, ci fa vivere da risorti adesso. Se lo accogliamo... Torno sul Vangelo per capirle bene, perché avrete notato, nei primi cinque versetti viene ripetuto non so quante volte, che sto Lazzaro è malato. È malato a morte come tante situazioni della nostra vita, malate a morte. E Gesù tarda due giorni, quindi quando arriva è morto. Come tante situazioni della nostra vita in cui Gesù non ci è arrivato dentro, quindi sono situazioni di morte. Certi rapporti, certe situazioni, abbiamo messo una pietra sopra, chiusa. No, aspetta, il Signore viene. <br />Che fai? Il centro di questo Vangelo ci sta portando a...]]></itunes:summary><itunes:duration>580</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Si può vivere la fede difendendo le proprie idee su Dio, un altro è lasciandosi cambiare da Dio.  Sabato 21-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/si-puo-vivere-la-fede-difendendo-le-proprie-idee-su-dio-un-altro-e-lasciandosi-cambiare-da-dio-sabato-21-3-26--70801195</link><description><![CDATA[Il Vangelo oggi ha un'espressione molto forte attraverso questi personaggi, cioè scribi e farisei che hanno un giudizio durissimo e una critica davanti a due espressioni del tutto comprensibili che anzi andrebbero approfondite. La prima riguarda le guardie che tornano senza aver preso Gesù, senza averlo condotto prigioniero, con questa giustificazione: <i>perché non l'avete condotto qui?</i> <i>Mai un uomo ha parlato così,</i> cioè loro sono rimasti impressionati, ma scribi e farisei non hanno indagato il perché, che cosa è successo, semplicemente hanno iniziato a giudicare e anche in un modo molto pesante. C'è un giudizio che è una condanna sulla gente che è maledetta. <br /><i>Vi siete lasciati ingannare anche voi?</i> Questa è la domanda. Ingannare? … oppure? Questo riguarda poi ciascuno di noi, come sta nell'ascolto con il Signore, perché quando senti che parla al tuo cuore e gli dà le luci perché il tuo cuore possa essere in una vera comunione, pace, in un cambiamento, in una direzione di benedizione, il tuo cuore rimane entusiasmato, affascinato. Non rimane prigioniero (del proprio egoismo) volendo condurre Gesù prigioniero, ma rimane in un vero trasporto dalle sue parole. <br />E dall'altra parte c'è un altro commento che è quello di Nicodemo, viene anche ricordato che in precedenza aveva parlato con Gesù, al capitolo terzo, quando c'è quel lungo discorso con Nicodemo di notte. Qui chiede: la nostra legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa? La risposta è un altro giudizio duro, sprezzante, che dà dell'ignorante. <i>Sei forse anche tu della Galilea? Studia!</i> Cioè … Sappiamo tutto noi, e questo vorrebbe essere la mia chiosa, ma quando noi pensiamo di sapere come stanno le cose, come ci comportiamo, abbiamo comunque ascolto di chi abbiamo davanti? Che siano i nostri fratelli, che sia qualcuno in famiglia, che sia il Signore stesso? Abbiamo già tutto così chiaro da poter decidere? Oppure lo accogliamo, lo ascoltiamo, ci mettiamo veramente in gioco? Perché la conseguenza di questa durezza è che c'è la dispersione <i>e ciascuno tornò a casa sua.</i> Ognuno torna nelle sue cose, ma non si lascia assumere da questo mistero d'amore per il quale il Signore è venuto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70801195</guid><pubDate>Sat, 21 Mar 2026 19:24:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70801195/sabato_21_3_26.mp3" length="3285437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Il Vangelo oggi ha un'espressione molto forte attraverso questi personaggi, cioè scribi e farisei che hanno un giudizio durissimo e una critica davanti a due espressioni del tutto comprensibili che anzi andrebbero approfondite. La prima riguarda le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Vangelo oggi ha un'espressione molto forte attraverso questi personaggi, cioè scribi e farisei che hanno un giudizio durissimo e una critica davanti a due espressioni del tutto comprensibili che anzi andrebbero approfondite. La prima riguarda le guardie che tornano senza aver preso Gesù, senza averlo condotto prigioniero, con questa giustificazione: <i>perché non l'avete condotto qui?</i> <i>Mai un uomo ha parlato così,</i> cioè loro sono rimasti impressionati, ma scribi e farisei non hanno indagato il perché, che cosa è successo, semplicemente hanno iniziato a giudicare e anche in un modo molto pesante. C'è un giudizio che è una condanna sulla gente che è maledetta. <br /><i>Vi siete lasciati ingannare anche voi?</i> Questa è la domanda. Ingannare? … oppure? Questo riguarda poi ciascuno di noi, come sta nell'ascolto con il Signore, perché quando senti che parla al tuo cuore e gli dà le luci perché il tuo cuore possa essere in una vera comunione, pace, in un cambiamento, in una direzione di benedizione, il tuo cuore rimane entusiasmato, affascinato. Non rimane prigioniero (del proprio egoismo) volendo condurre Gesù prigioniero, ma rimane in un vero trasporto dalle sue parole. <br />E dall'altra parte c'è un altro commento che è quello di Nicodemo, viene anche ricordato che in precedenza aveva parlato con Gesù, al capitolo terzo, quando c'è quel lungo discorso con Nicodemo di notte. Qui chiede: la nostra legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa? La risposta è un altro giudizio duro, sprezzante, che dà dell'ignorante. <i>Sei forse anche tu della Galilea? Studia!</i> Cioè … Sappiamo tutto noi, e questo vorrebbe essere la mia chiosa, ma quando noi pensiamo di sapere come stanno le cose, come ci comportiamo, abbiamo comunque ascolto di chi abbiamo davanti? Che siano i nostri fratelli, che sia qualcuno in famiglia, che sia il Signore stesso? Abbiamo già tutto così chiaro da poter decidere? Oppure lo accogliamo, lo ascoltiamo, ci mettiamo veramente in gioco? Perché la conseguenza di questa durezza è che c'è la dispersione <i>e ciascuno tornò a casa sua.</i> Ognuno torna nelle sue cose, ma non si lascia assumere da questo mistero d'amore per il quale il Signore è venuto.]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il rischio più grande non è non credere in Dio. È pensare di conoscerlo già.  Venerdì 20-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-rischio-piu-grande-non-e-non-credere-in-dio-e-pensare-di-conoscerlo-gia-venerdi-20-3-26--70784871</link><description><![CDATA[Nella liturgia di oggi c'è una bella premessa nel Libro della Sapienza, questa prima lettura, che sembra quasi descriverci quello che già sappiamo di Gesù a posteriori, ma questa è una profezia di un paio di secoli prima. Ed è, come spesso accade nel rapporto con la parola di Dio, un leggere, rileggere, presumendo di sapere, ma forse non sappiamo. Che è proprio il tema che vorrei evidenziare nel Vangelo di oggi. <br />I movimenti di Gesù. Sembra che non vadano nella direzione che noi vogliamo. Ecco, lui si muove quasi di nascosto. Prima aveva detto ai suoi parenti, il vostro tempo è sempre pronto, voi andate. Sembra quasi non voler andare alla festa delle capanne a Gerusalemme, ma una volta che gli altri sono andati lui ci va. Dice il testo quasi di nascosto. La presenza di Gesù è una presenza che noi non possiamo gestire né controllare. Possiamo accoglierla o non accoglierla. E questo ci riguarda veramente tutti, perché viene attraverso la sua presenza il Padre stesso. Cioè il rapporto con Dio, con quel Signore che ci ama, ci ha creati e continua a sostenere la nostra vita, non è un rapporto che noi possiamo gestire, possiamo aprirci. Se hai la presunzione di conoscerlo, troverai sempre un imbarazzo. È quello che Gesù evidenzia. Voi mi conoscete, pensate di conoscermi, ma alla fine che cosa conosciamo di lui? E c'è questo volere addirittura a mettere le mani su di lui, che questo mi sembra abbia a che fare proprio con il voler gestire la presenza di Dio nella nostra vita, ma non possiamo farlo. L'unico momento in cui si potrà fare è quello in cui lui lo deciderà. Ed è l'ora, il tempo opportuno, il momento in cui lui si metterà nelle nostre mani. <br />Ma anche nella nostra vita, tante volte, lui sceglie di mettersi nelle nostre mani. Ma noi che cosa facciamo della presenza di Gesù? Quello che faremo potrà essere a motivo di una comunione ancora più profonda, oppure a questo sgomento che abbiamo escluso il Signore dalla nostra vita, l'abbiamo buttato fuori, l'abbiamo maltrattato. Forse può succedere con la sua parola, forse può succedere con i sacramenti, in cui non corrispondiamo all'amore con cui siamo amati. <br />Lui ce lo permette quando, e questo è il mistero, quando a volte addirittura lui si dona e noi gli diciamo di no. Ce lo permette. Oggi chiediamo al Signore questa grazia Proviamo a accorgerci che i movimenti con cui il Signore entra nella nostra vita sono proprio perché la nostra vita possa essere piena della sua presenza luminosa, cioè una disponibilità a corrispondere all'amore con cui siamo amati. E questo implicherà poi il rapporto anche con gli altri. È un dono a cui ciascuno di noi può dire di sì o anche di no.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70784871</guid><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 19:06:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70784871/venerdi_20_3_26.mp3" length="3809558" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Nella liturgia di oggi c'è una bella premessa nel Libro della Sapienza, questa prima lettura, che sembra quasi descriverci quello che già sappiamo di Gesù a posteriori, ma questa è una profezia di un paio di secoli prima. Ed è, come spesso accade nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella liturgia di oggi c'è una bella premessa nel Libro della Sapienza, questa prima lettura, che sembra quasi descriverci quello che già sappiamo di Gesù a posteriori, ma questa è una profezia di un paio di secoli prima. Ed è, come spesso accade nel rapporto con la parola di Dio, un leggere, rileggere, presumendo di sapere, ma forse non sappiamo. Che è proprio il tema che vorrei evidenziare nel Vangelo di oggi. <br />I movimenti di Gesù. Sembra che non vadano nella direzione che noi vogliamo. Ecco, lui si muove quasi di nascosto. Prima aveva detto ai suoi parenti, il vostro tempo è sempre pronto, voi andate. Sembra quasi non voler andare alla festa delle capanne a Gerusalemme, ma una volta che gli altri sono andati lui ci va. Dice il testo quasi di nascosto. La presenza di Gesù è una presenza che noi non possiamo gestire né controllare. Possiamo accoglierla o non accoglierla. E questo ci riguarda veramente tutti, perché viene attraverso la sua presenza il Padre stesso. Cioè il rapporto con Dio, con quel Signore che ci ama, ci ha creati e continua a sostenere la nostra vita, non è un rapporto che noi possiamo gestire, possiamo aprirci. Se hai la presunzione di conoscerlo, troverai sempre un imbarazzo. È quello che Gesù evidenzia. Voi mi conoscete, pensate di conoscermi, ma alla fine che cosa conosciamo di lui? E c'è questo volere addirittura a mettere le mani su di lui, che questo mi sembra abbia a che fare proprio con il voler gestire la presenza di Dio nella nostra vita, ma non possiamo farlo. L'unico momento in cui si potrà fare è quello in cui lui lo deciderà. Ed è l'ora, il tempo opportuno, il momento in cui lui si metterà nelle nostre mani. <br />Ma anche nella nostra vita, tante volte, lui sceglie di mettersi nelle nostre mani. Ma noi che cosa facciamo della presenza di Gesù? Quello che faremo potrà essere a motivo di una comunione ancora più profonda, oppure a questo sgomento che abbiamo escluso il Signore dalla nostra vita, l'abbiamo buttato fuori, l'abbiamo maltrattato. Forse può succedere con la sua parola, forse può succedere con i sacramenti, in cui non corrispondiamo all'amore con cui siamo amati. <br />Lui ce lo permette quando, e questo è il mistero, quando a volte addirittura lui si dona e noi gli diciamo di no. Ce lo permette. Oggi chiediamo al Signore questa grazia Proviamo a accorgerci che i movimenti con cui il Signore entra nella nostra vita sono proprio perché la nostra vita possa essere piena della sua presenza luminosa, cioè una disponibilità a corrispondere all'amore con cui siamo amati. E questo implicherà poi il rapporto anche con gli altri. 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Che è proprio l'essere nella Chiesa che ci dà una certezza. <br />Che nella nostra vita possiamo essere belli, bravi, buoni, ma possiamo essere anche brutti e cattivi. Ma il Signore ci considera tutti figli. Tutti. E non è che uno lo sia di più o di meno. Lo siamo. Per Lui siamo tutti. Ci guarda tutti in faccia e dice tu sei mio figlio. Ed è quello che oggi possiamo non soltanto sentire personalmente per ciascuno di noi, ma credere e vivere anche per Carmela. È una figlia amata, Custodita. C'è una paternità che come avete sentito nel Vangelo è una paternità, anche lui la chiama surrogata oggi. In realtà è proprio una paternità di chi accoglie e custodisce. Perché per essere padri o madri la fertilità dura poco e la fecondità è quella che conta. C'è un amore che continua a generarti. E questo è possibile a chiunque si rende disponibile innanzitutto ad accogliere l'amore con cui è amato. <br />Oggi abbiamo proprio bisogno di sentire questo perché forse anche a causa di una fatica che la malattia genera ci si può sentire in tanti momenti abbandonati, soli, ci si sente sfiniti. E invece c’è. È proprio nella Croce di Cristo e nell'Eucaristia che stiamo celebrando che questo noi lo rendiamo presente. Cioè l'amore con cui Dio ci ama non è a distanza, è vissuto personalmente. E la Croce è il segno di chi anche nella sofferenza continua ad amare. Gesù poteva scendere dalla Croce? Sì. Perché non è sceso? Perché Carmela non poteva scendere dalla Croce. E quando ci tocca la Croce o la prendi oppure vivi arrabbiato, vivi senza senso. Invece anche il momento del dolore è un momento di grande senso perché puoi fare della tua vita un dono, ed è quello che impariamo in Cristo. Un dono d'amore che non si ferma davanti a nulla. È per questo che la Chiesa continua a vivere l'Eucaristia. <br />Perché qui è la sorgente, è un amore che è continuamente offerto e irrora la nostra vita. Per questo la figura di Giuseppe può aiutare anche in questo momento il nostro cammino. Perché è sapere che stiamo vivendo nel tempo ma c'è un amore che ci precede, ci sta accompagnando e noi ne stiamo facendo un pezzetto insieme. Ma per essere poi nell'eterno. Chiediamo al Signore di saper cogliere questo dono e viverlo fino in fondo perché questa custodia nell'amore fa sentire che tra cielo e terra la comunione continua. Non c'è la visibilità come prima ma c'è una presenza nuova, anzi ancora più facile per comprenderci perché non ci sono più i fraintendimenti. Adesso è nella pienezza e chiediamo al Signore di saper vivere anche noi in questo amore imparando da Lui come il custodirci a vicenda, accoglierci, perdonarci, dare segni di quell'amore che sempre ci genera e proprio la via della salvezza che ciascuno di noi già può scegliere e percorrere in questo mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70746061</guid><pubDate>Thu, 19 Mar 2026 13:46:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70746061/giovedi_19_3_26.mp3" length="4635445" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La festa di San Giuseppe ci dice subito due cose. Da una parte c'è una paternità che custodisce la nostra vita. In tutti i Vangeli non c'è una parola di San Giuseppe, neanche una, ma è presentissima. Perché in momenti come questi noi abbiamo bisogno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La festa di San Giuseppe ci dice subito due cose. Da una parte c'è una paternità che custodisce la nostra vita. In tutti i Vangeli non c'è una parola di San Giuseppe, neanche una, ma è presentissima. Perché in momenti come questi noi abbiamo bisogno di essere custoditi. Custoditi da una paternità e da una maternità. Che è proprio l'essere nella Chiesa che ci dà una certezza. <br />Che nella nostra vita possiamo essere belli, bravi, buoni, ma possiamo essere anche brutti e cattivi. Ma il Signore ci considera tutti figli. Tutti. E non è che uno lo sia di più o di meno. Lo siamo. Per Lui siamo tutti. Ci guarda tutti in faccia e dice tu sei mio figlio. Ed è quello che oggi possiamo non soltanto sentire personalmente per ciascuno di noi, ma credere e vivere anche per Carmela. È una figlia amata, Custodita. C'è una paternità che come avete sentito nel Vangelo è una paternità, anche lui la chiama surrogata oggi. In realtà è proprio una paternità di chi accoglie e custodisce. Perché per essere padri o madri la fertilità dura poco e la fecondità è quella che conta. C'è un amore che continua a generarti. E questo è possibile a chiunque si rende disponibile innanzitutto ad accogliere l'amore con cui è amato. <br />Oggi abbiamo proprio bisogno di sentire questo perché forse anche a causa di una fatica che la malattia genera ci si può sentire in tanti momenti abbandonati, soli, ci si sente sfiniti. E invece c’è. È proprio nella Croce di Cristo e nell'Eucaristia che stiamo celebrando che questo noi lo rendiamo presente. Cioè l'amore con cui Dio ci ama non è a distanza, è vissuto personalmente. E la Croce è il segno di chi anche nella sofferenza continua ad amare. Gesù poteva scendere dalla Croce? Sì. Perché non è sceso? Perché Carmela non poteva scendere dalla Croce. E quando ci tocca la Croce o la prendi oppure vivi arrabbiato, vivi senza senso. Invece anche il momento del dolore è un momento di grande senso perché puoi fare della tua vita un dono, ed è quello che impariamo in Cristo. Un dono d'amore che non si ferma davanti a nulla. È per questo che la Chiesa continua a vivere l'Eucaristia. <br />Perché qui è la sorgente, è un amore che è continuamente offerto e irrora la nostra vita. Per questo la figura di Giuseppe può aiutare anche in questo momento il nostro cammino. Perché è sapere che stiamo vivendo nel tempo ma c'è un amore che ci precede, ci sta accompagnando e noi ne stiamo facendo un pezzetto insieme. Ma per essere poi nell'eterno. Chiediamo al Signore di saper cogliere questo dono e viverlo fino in fondo perché questa custodia nell'amore fa sentire che tra cielo e terra la comunione continua. Non c'è la visibilità come prima ma c'è una presenza nuova, anzi ancora più facile per comprenderci perché non ci sono più i fraintendimenti. Adesso è nella pienezza e chiediamo al Signore di saper vivere anche noi in questo amore imparando da Lui come il custodirci a vicenda, accoglierci, perdonarci, dare segni di quell'amore che sempre ci genera e proprio la via della salvezza che ciascuno di noi già può scegliere e percorrere in questo mondo.]]></itunes:summary><itunes:duration>290</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fde4dea7db219d4820c4e6e7fd80e1d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La crisi non è un fallimento, ma il luogo che trasforma la vita vecchia in nuova.   Mercoledì 18-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-crisi-non-e-un-fallimento-ma-il-luogo-che-trasforma-la-vita-vecchia-in-nuova-mercoledi-18-3-26--70723154</link><description><![CDATA[La preziosità dei testi di questi giorni, del Vangelo di Giovanni, che accompagna la lettura, è molto preziosa perché ci mette un po' in crisi. E di solito, quando siamo messi in crisi, noi vorremmo fuggire, e invece sono sempre dei doni che il Signore sta facendo per il nostro cammino. La crisi serve per superare una situazione vecchia verso una condizione nuova. <br />È chiaro che uno non vorrebbe andare in crisi, vorrebbe fare solo dei passaggi in avanti. Come diceva San Paolo, noi non vorremmo essere spogliati di questa vita, ma vorremmo essere sopravvestiti della vita nuova. E invece, guardate un po' il cammino che Gesù ci fa fare. Oggi, questo passaggio in cui ci sta dicendo quanto sia prezioso vivere da figlio amato. Per lui è tutto. Ed è questa, credo, una comunicazione, una comunione a cui ci sta invitando. Lui sa di esserlo e vuole esserlo, semplicemente facendo quello che fa il Padre. Penso quanto storicamente questo abbia fatto parte della vita degli uomini. Perché un tempo ci si tramandava anche il mestiere di padre in figlio. E il linguaggio paterno e materno era quello che era la vita quotidiana di tutti. Oggi invece c'è una specie di rinnegamento della nostra situazione, perché vorremmo sempre sopravanzare, essere altro. Gesù ci introduce in una novità, però lo fa attraverso una manifestazione di come lui è l'evidenza del Padre. Lui vuole fare quello che fa il Padre. Lui è qui e continua ad essere nel cuore e nell'azione di tanti discepoli che hanno cercato di amare come ama lui. Allora si capisce anche perché non vuole giudicare, ma vuole porre la propria vita. <br />Il Padre gli ha manifestato come amare e lui cerca di manifestarci come amare. Questo forse rispetto a quello che tante volte pensiamo essere la via giusta. Come amare prima me stesso, quelli di casa mia, poi gli altri. È un sistema che quindi scricchiola facilmente. Quello che ci sta ponendo è un esempio di come la vita veramente va spesa e donata. Mentre Gesù viene considerato già qualcuno da eliminare, perché <i>tu che sei uomo ti fai Dio</i>, lui invece sta compiendo la sua missione che aveva da principio. Lui che è Dio si è fatto uomo. Ma questo per dare ad ogni uomo la certezza che attraverso un amore, un dono di sé, che come lui è venuto a compiere, così anche noi possiamo compiere, vivere da figli diventerà sempre più la nostra gioia. C'è un'espressione che forse può sembrare paradossale. <i>Io non posso fare nulla da me stesso</i>, dice Gesù. Come? Ma se è figlio di Dio, se è il Signore, come che non può fare niente da se stesso? Questo ci manifesta che cuore ha Gesù. E credo che potremmo prenderlo un attimo in prestito per rivisitare alcuni nostri pensieri e sentimenti anche verso gli altri. <br />Il volersi muovere a partire dalla comunione con il Padre e non poter fare niente al di fuori di questo non è una paura, è una scelta consapevole che manifestare l'amore di Dio è manifestare una comunione, scegliere il dono di sé che Dio vuole fare a ciascuno di noi, lo dico con le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato: <i>Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da commuoversi per il figlio delle sue viscere.</i> <i></i><br /><i>Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai</i>. Continua, ti ho scritto sul palmo delle mie mani, sei in tutto quello che io faccio. Allora, forse questo è ciò di cui dovremmo prendere sempre più consapevolezza: Gesù vuole vivere in questa relazione. Allora proviamo un attimo a ripensare anche come stiamo vivendo, le nostre scelte, in base a quali criteri funzionano, perché in questo forse potremmo veramente chiedere e rinnovare la nostra preghiera del dono dello Spirito, perché vogliamo fare come Gesù. Vogliamo essere mossi da questo Spirito filiale e scegliere di amare proprio come fa il Padre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70723154</guid><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 19:11:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70723154/mercoledi_18_3_26.mp3" length="6357437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La preziosità dei testi di questi giorni, del Vangelo di Giovanni, che accompagna la lettura, è molto preziosa perché ci mette un po' in crisi. 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Lui sa di esserlo e vuole esserlo, semplicemente facendo quello che fa il Padre. Penso quanto storicamente questo abbia fatto parte della vita degli uomini. Perché un tempo ci si tramandava anche il mestiere di padre in figlio. E il linguaggio paterno e materno era quello che era la vita quotidiana di tutti. Oggi invece c'è una specie di rinnegamento della nostra situazione, perché vorremmo sempre sopravanzare, essere altro. Gesù ci introduce in una novità, però lo fa attraverso una manifestazione di come lui è l'evidenza del Padre. Lui vuole fare quello che fa il Padre. Lui è qui e continua ad essere nel cuore e nell'azione di tanti discepoli che hanno cercato di amare come ama lui. Allora si capisce anche perché non vuole giudicare, ma vuole porre la propria vita. <br />Il Padre gli ha manifestato come amare e lui cerca di manifestarci come amare. Questo forse rispetto a quello che tante volte pensiamo essere la via giusta. Come amare prima me stesso, quelli di casa mia, poi gli altri. È un sistema che quindi scricchiola facilmente. Quello che ci sta ponendo è un esempio di come la vita veramente va spesa e donata. Mentre Gesù viene considerato già qualcuno da eliminare, perché <i>tu che sei uomo ti fai Dio</i>, lui invece sta compiendo la sua missione che aveva da principio. Lui che è Dio si è fatto uomo. Ma questo per dare ad ogni uomo la certezza che attraverso un amore, un dono di sé, che come lui è venuto a compiere, così anche noi possiamo compiere, vivere da figli diventerà sempre più la nostra gioia. C'è un'espressione che forse può sembrare paradossale. <i>Io non posso fare nulla da me stesso</i>, dice Gesù. Come? Ma se è figlio di Dio, se è il Signore, come che non può fare niente da se stesso? Questo ci manifesta che cuore ha Gesù. E credo che potremmo prenderlo un attimo in prestito per rivisitare alcuni nostri pensieri e sentimenti anche verso gli altri. <br />Il volersi muovere a partire dalla comunione con il Padre e non poter fare niente al di fuori di questo non è una paura, è una scelta consapevole che manifestare l'amore di Dio è manifestare una comunione, scegliere il dono di sé che Dio vuole fare a ciascuno di noi, lo dico con le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato: <i>Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da commuoversi per il figlio delle sue viscere.</i> <i></i><br /><i>Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai</i>. Continua, ti ho scritto sul palmo delle mie mani, sei in tutto quello che io faccio. Allora, forse questo è ciò di cui dovremmo prendere sempre più consapevolezza: Gesù vuole vivere in questa relazione. Allora proviamo un attimo a ripensare anche come stiamo vivendo, le nostre scelte, in base a quali criteri funzionano, perché in questo forse potremmo veramente chiedere e rinnovare la nostra preghiera del dono dello Spirito, perché vogliamo fare come Gesù. Vogliamo essere mossi da questo Spirito filiale e scegliere di amare proprio come fa il Padre.]]></itunes:summary><itunes:duration>398</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>il primo passo della salvezza è alzarsi, poi imparerai a camminare nella fede.  Martedì 17-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-primo-passo-della-salvezza-e-alzarsi-poi-imparerai-a-camminare-nella-fede-martedi-17-3-26--70689127</link><description><![CDATA[Il contesto di questa giornata è la grande fragilità di uomini che giacciono, come questo infermo, da 38 anni lui era malato e giaceva, cioè è una situazione in cui forse si è proprio bloccato, bloccato interiormente, per questo questa domanda è centrale, vuoi guarire?  Vuoi guarire? Chieditelo anche tu, riguardo a tante situazioni della tua vita nelle quali sei bloccato, vuoi guarire? Quest'uomo trova delle scuse, non ho nessuno che mi immerga nella piscina, forse anche noi abbiamo delle scuse per non rialzarci dai nostri giacigli, dalle condizioni in cui forse ci siamo abituati all'essere bloccati. Forse anche al nostro peccato ci siamo abituati, ci siamo abituati a non star bene, e forse non vogliamo uscirne, è una zona di confort anche la nostra malattia, la nostra fragilità, anche il nostro peccato può diventare una zona di confort. Allora il Signore comunque fa un gesto, il gesto è una parola, una parola che ancora oggi è rivolta ad ogni uomo: alzati, prendi la tua barella e cammina. C’è un modo di prendere e di portare nella vita che diventa fondamentale, chiediamo questo al Signore oggi, di non adeguarci né al peccato né alle infermità di nessun tipo, ma apriamoci con grande fiducia ad una salvezza che anche oggi viene a bussare alla nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70689127</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 15:06:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70689127/marted_17_3_26.mp3" length="1787471" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Il contesto di questa giornata è la grande fragilità di uomini che giacciono, come questo infermo, da 38 anni lui era malato e giaceva, cioè è una situazione in cui forse si è proprio bloccato, bloccato interiormente, per questo questa domanda è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il contesto di questa giornata è la grande fragilità di uomini che giacciono, come questo infermo, da 38 anni lui era malato e giaceva, cioè è una situazione in cui forse si è proprio bloccato, bloccato interiormente, per questo questa domanda è centrale, vuoi guarire?  Vuoi guarire? Chieditelo anche tu, riguardo a tante situazioni della tua vita nelle quali sei bloccato, vuoi guarire? Quest'uomo trova delle scuse, non ho nessuno che mi immerga nella piscina, forse anche noi abbiamo delle scuse per non rialzarci dai nostri giacigli, dalle condizioni in cui forse ci siamo abituati all'essere bloccati. Forse anche al nostro peccato ci siamo abituati, ci siamo abituati a non star bene, e forse non vogliamo uscirne, è una zona di confort anche la nostra malattia, la nostra fragilità, anche il nostro peccato può diventare una zona di confort. Allora il Signore comunque fa un gesto, il gesto è una parola, una parola che ancora oggi è rivolta ad ogni uomo: alzati, prendi la tua barella e cammina. 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Lunedì 16-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-e-capire-tutto-e-mettersi-in-cammino-sulla-parola-di-gesu-lunedi-16-3-26--70668948</link><description><![CDATA[Abbiamo iniziato da ieri, da quella domenica così speciale che viene chiamata <i>Laetare</i>, cioè che invita la Letizia perché la Pasqua si avvicina, una lettura continuata del Vangelo di Giovanni, anche nei giorni feriali, non solo la domenica, che ci porterà fino a Pentecoste. Quindi questo è un invito: gustiamolo. Il Vangelo di Giovanni ha una ricchezza immensa, tutti i Vangeli lo sono, certo, ma c'è nel Vangelo di Giovanni una risorsa immensa, perché parla a partire da una manifestazione, è un Vangelo che vuole semplicemente dirci quanto è manifesto: che il Signore sia la presenza di quella salvezza che cerchiamo anche nella nostra quotidianità, nella piccolezza delle cose che facciamo. <br />Proprio oggi si comincia con il secondo segno, viene richiamato il segno di Cana quando Gesù trasforma l'acqua in vino, forse ricorderete, che vuol dire non semplicemente dobbiamo adempiere la legge, ma la pienezza della legge sta proprio in una nuzialità, in una gioia immensa, e questo è il segno del vino. Ma oggi si parla di un secondo segno che penso possa essere veramente una risorsa per tutti noi, quale? C'è un ammalato a morte, un figlio. Molti dei motivi per cui andiamo a messa spesso sono questi, siamo toccati nel vivo perché una persona cara viene a mancare o è ammalata. Allora cosa facciamo? Andiamo dal Signore. Anche quest'uomo lo fa. Appena sente dire che Gesù sta da quelle parti, va da lui e gli dice scendi, il mio figlio è malato, curalo. <br />E Gesù dice se non vedete segni non credete. E poi gli dà una parola, una parola che viene ripetuta per tre volte. <i>Va tuo figlio vive.</i> L'avete notato? Tre volte viene ripetuto. Di solito quando ci sono delle ripetizioni alzate le orecchie. Deve essere una cosa importante quella. Sì, non si ripetono se non le cose importanti. Fate caso alle cose che ripetete nella vostra vita. Alla fine sono delle cose che avete scelto e che sono importanti. <br />Qui l'importanza non sta semplicemente nella ripetizione del dire che tuo figlio vive, ma che c'è un motivo per me di considerare il fatto della sua vita un motivo di fiducia su cui fare delle scelte. Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Cos'è la vita di fede? È fare un cammino sulla parola di Gesù. <br />Allora, non voglio stancare la vostra pazienza, ma vorrei soltanto buttare dei raggi di luce. Avete presente come si fa nelle mostre? C'è uno con il laser che ti fa vedere. Guarda lì, guarda là. Allora, oggi vorrei lasciarvi questi due segni. Tuo figlio vive, quindi il fatto che il Signore venga nel mondo è per indicarci da quale parte dover guardare. E ce lo indica come? Dandoci un orientamento, cioè rimettendoci in cammino. Se camminiamo, ascoltando sulla Sua parola, ascoltandola e vivendola questa parola che ci consegna, possiamo fare esperienza, non soltanto di aver creduto, ma di riconoscere poi attraverso questa parola come il Signore entri nella nostra vita per la salvezza. Come lo facciamo a capire? Un po' come ha fatto quest'uomo. Quando è successo? A che ora è successo? Un'ora dopo mezzogiorno. Eccola!<br />Allora, non abbiamo a volte degli strumenti, semplicemente perché non ci stiamo mettendo in cammino, in ascolto. Oggi, se volete, è un giorno di grazia se al Signore diamo ascolto e ci rimettiamo in cammino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70668948</guid><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:18:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70668948/lunedi_16_3_26.mp3" length="4989038" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo iniziato da ieri, da quella domenica così speciale che viene chiamata Laetare, cioè che invita la Letizia perché la Pasqua si avvicina, una lettura continuata del Vangelo di Giovanni, anche nei giorni feriali, non solo la domenica, che ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo iniziato da ieri, da quella domenica così speciale che viene chiamata <i>Laetare</i>, cioè che invita la Letizia perché la Pasqua si avvicina, una lettura continuata del Vangelo di Giovanni, anche nei giorni feriali, non solo la domenica, che ci porterà fino a Pentecoste. Quindi questo è un invito: gustiamolo. Il Vangelo di Giovanni ha una ricchezza immensa, tutti i Vangeli lo sono, certo, ma c'è nel Vangelo di Giovanni una risorsa immensa, perché parla a partire da una manifestazione, è un Vangelo che vuole semplicemente dirci quanto è manifesto: che il Signore sia la presenza di quella salvezza che cerchiamo anche nella nostra quotidianità, nella piccolezza delle cose che facciamo. <br />Proprio oggi si comincia con il secondo segno, viene richiamato il segno di Cana quando Gesù trasforma l'acqua in vino, forse ricorderete, che vuol dire non semplicemente dobbiamo adempiere la legge, ma la pienezza della legge sta proprio in una nuzialità, in una gioia immensa, e questo è il segno del vino. Ma oggi si parla di un secondo segno che penso possa essere veramente una risorsa per tutti noi, quale? C'è un ammalato a morte, un figlio. Molti dei motivi per cui andiamo a messa spesso sono questi, siamo toccati nel vivo perché una persona cara viene a mancare o è ammalata. Allora cosa facciamo? Andiamo dal Signore. Anche quest'uomo lo fa. Appena sente dire che Gesù sta da quelle parti, va da lui e gli dice scendi, il mio figlio è malato, curalo. <br />E Gesù dice se non vedete segni non credete. E poi gli dà una parola, una parola che viene ripetuta per tre volte. <i>Va tuo figlio vive.</i> L'avete notato? Tre volte viene ripetuto. Di solito quando ci sono delle ripetizioni alzate le orecchie. Deve essere una cosa importante quella. Sì, non si ripetono se non le cose importanti. Fate caso alle cose che ripetete nella vostra vita. Alla fine sono delle cose che avete scelto e che sono importanti. <br />Qui l'importanza non sta semplicemente nella ripetizione del dire che tuo figlio vive, ma che c'è un motivo per me di considerare il fatto della sua vita un motivo di fiducia su cui fare delle scelte. Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Cos'è la vita di fede? È fare un cammino sulla parola di Gesù. <br />Allora, non voglio stancare la vostra pazienza, ma vorrei soltanto buttare dei raggi di luce. Avete presente come si fa nelle mostre? C'è uno con il laser che ti fa vedere. Guarda lì, guarda là. Allora, oggi vorrei lasciarvi questi due segni. Tuo figlio vive, quindi il fatto che il Signore venga nel mondo è per indicarci da quale parte dover guardare. E ce lo indica come? Dandoci un orientamento, cioè rimettendoci in cammino. Se camminiamo, ascoltando sulla Sua parola, ascoltandola e vivendola questa parola che ci consegna, possiamo fare esperienza, non soltanto di aver creduto, ma di riconoscere poi attraverso questa parola come il Signore entri nella nostra vita per la salvezza. Come lo facciamo a capire? Un po' come ha fatto quest'uomo. Quando è successo? A che ora è successo? Un'ora dopo mezzogiorno. 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Domenica 15-3-26 4Q</title><link>https://www.spreaker.com/episode/luce-vieni-perche-la-mia-vita-non-sia-sopravvivenza-ma-meraviglia-domenica-15-3-26-4q--70649402</link><description><![CDATA[Questa domenica ci vuol dare luce e speranza perché, non so se avete notato, ma anche il profeta Samuele forse era un po' cieco l'abbiamo ascoltato nella prima lettura, mentre sfilano davanti a lui i figli di Jesse dice, sicuramente davanti al Signore il suo consacrato perché Eliab era bello grande, grosso dice sicuramente… che cosa guardava? lo dice chiaramente il Signore a Samuele l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore. E non ha perso il vizio, continua a fare così quindi pare che questo essenziale ci debba interessare, perché avere occhi per vedere le cose come stanno le cose giuste, le cose da scegliere; e sì, ma come si fa? In questo ci viene in aiuto la lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato come seconda lettura fratelli, un tempo eravate tenebra pensate che persona libera è Paolo per dire una roba del genere perché se io mi dicessi una cosa del genere mi togliereste il saluto dice vada ad un'altra parrocchia, lì non ci vado più, perché se la prendi come un insulto e non come quel passaggio che è accaduto nella tua vita e ti ha trasformato di cui ringrazi e continuerai a ringraziare allora dipende se ti vuoi difendere o se ti vuoi lasciare trasformare, convertire cioè permettere a Dio di farti grazia. diceva così, <i>un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore comportatevi perciò come figli della luce:</i> pensate di quante cose tutti i giorni diventano una tenebra coltivata nella nostra vita di quante cose ci difendiamo ci giustifichiamo le nascondiamo non vogliamo che si vedano perché? forse perché non sono visitate e per questo se ci consideriamo persone chiamate dal Signore a fare un cammino con Lui è proprio perché Gesù si fa vicino, avrete forse visto. È una caratteristica del Vangelo di Giovanni: non c'è mai qualcuno che vada al Signore a chiedere un miracolo, un segno, e Gesù lo compie ma sono sempre degli atti liberi che il Signore fa. Vedono questo uomo che era nato cieco mendicante i discepoli chiedono a Gesù è per colpa sua che è nato così per colpa dei genitori? Voi non immaginate ancora oggi quanta gente faccia questo cortocircuito “ah, il Signore mi ha punito!” no, guarda, sei bravo da sola a punirti, il Signore non è uno che punisce. Che cosa succede nella nostra vita quando succedono certe situazioni come le interpretiamo l'interpretazione di Gesù è meravigliosa: è così perché si manifesti in Lui la gloria di Dio. Tu dici non è possibile da una sfortuna da una situazione così possiamo dire che è una situazione invidiabile? no ma finché non vediamo quello che Gesù ci sta dicendo siamo tutti in quella situazione ciechi che continuano ad essere ciechi anche se apparentemente si vede ma forse si continua a vedere non l'essenziale solo apparenza. Siccome forse questa è proprio la storia dell'umanità che nasce cieca, tutti nasciamo ciechi. A proposito mentre parlavo ieri con i bimbi parlando di questo Vangelo avete presente che ci sono delle cose che ci fanno un po' senso pensate se vedeste anche il sangue del parto di una nascita direste subito alcuni che schifo, non voglio vedere e si dicono ma quel bambino sei tu quella meraviglia di Dio quel dono immenso sei tu! e cambia tutto, nel momento in cui senti che in una situazione che apparentemente è impressionante è meglio non vederla ma se quella meraviglia, quella novità di vita quella bellezza sei tu e lì cambia tutto ed è questo il cammino che il Signore sta facendo e sta proponendo ad ogni uomo, di ogni tempo per cui sarebbe bello che ogni famiglia non soltanto in alcuni momenti particolari ma ci si riguardasse in faccia per chiedersi: dove stiamo andando, che stiamo facendo adesso? non accontentiamoci dei giorni che scorrono cerchiamo di vederne la bellezza, trasformiamoli adesso in una opportunità di grazia perché lo sono solo che non è detto che siamo disposti a guardarli così forse ci stiamo accontentando di sopravvivere ma la vita è molto di più è per questo che l'uomo che era nato cieco, ogni battezzato nel momento in cui scopre che è proprio nel fatto che Gesù si fa vicino a lui che inizia a vedere la vita in un modo nuovo, a quel punto questa luce non può essere spenta, deve solo essere vissuta, comunicata. se così è credo che realmente la nostra vita si trasformerà e diventeremo sempre più quello che l'antico ritmo del battesimo anche per gli adulti lo ripropone ancora, i “fotismoi” parola greca che vuol dire gli illuminati, quelli che hanno ricevuto la luce, la luce di Cristo in te sia una luce che guida la tua vita. Se così anche noi accetteremo di fare un cammino, di non rimanere in quella ignoranza in quella in quel dominio che certi poteri di questo mondo continuano a far incombere sulla nostra vita, ma recupereremo la nostra vera luce, la vera identità di figli, credo che tutto il mondo diventerà più luminoso e non soltanto non ci saranno più le macro-guerre ma smetteranno anche le micro-guerre quelle che ci continuiamo a fare tra di noi in casa, nelle piccole situazioni che sono appunto il segno della cecità di un occhio che non si lascia illuminare dall'amore di Cristo. Ci conceda il Signore di poter camminare con Lui in questa novità di vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70649402</guid><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 21:19:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70649402/domenica_15_3_26_4q.mp3" length="8468131" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Questa domenica ci vuol dare luce e speranza perché, non so se avete notato, ma anche il profeta Samuele forse era un po' cieco l'abbiamo ascoltato nella prima lettura, mentre sfilano davanti a lui i figli di Jesse dice, sicuramente davanti al Signore...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa domenica ci vuol dare luce e speranza perché, non so se avete notato, ma anche il profeta Samuele forse era un po' cieco l'abbiamo ascoltato nella prima lettura, mentre sfilano davanti a lui i figli di Jesse dice, sicuramente davanti al Signore il suo consacrato perché Eliab era bello grande, grosso dice sicuramente… che cosa guardava? lo dice chiaramente il Signore a Samuele l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore. E non ha perso il vizio, continua a fare così quindi pare che questo essenziale ci debba interessare, perché avere occhi per vedere le cose come stanno le cose giuste, le cose da scegliere; e sì, ma come si fa? In questo ci viene in aiuto la lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato come seconda lettura fratelli, un tempo eravate tenebra pensate che persona libera è Paolo per dire una roba del genere perché se io mi dicessi una cosa del genere mi togliereste il saluto dice vada ad un'altra parrocchia, lì non ci vado più, perché se la prendi come un insulto e non come quel passaggio che è accaduto nella tua vita e ti ha trasformato di cui ringrazi e continuerai a ringraziare allora dipende se ti vuoi difendere o se ti vuoi lasciare trasformare, convertire cioè permettere a Dio di farti grazia. diceva così, <i>un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore comportatevi perciò come figli della luce:</i> pensate di quante cose tutti i giorni diventano una tenebra coltivata nella nostra vita di quante cose ci difendiamo ci giustifichiamo le nascondiamo non vogliamo che si vedano perché? forse perché non sono visitate e per questo se ci consideriamo persone chiamate dal Signore a fare un cammino con Lui è proprio perché Gesù si fa vicino, avrete forse visto. 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Tu dici non è possibile da una sfortuna da una situazione così possiamo dire che è una situazione invidiabile? no ma finché non vediamo quello che Gesù ci sta dicendo siamo tutti in quella situazione ciechi che continuano ad essere ciechi anche se apparentemente si vede ma forse si continua a vedere non l'essenziale solo apparenza. Siccome forse questa è proprio la storia dell'umanità che nasce cieca, tutti nasciamo ciechi. A proposito mentre parlavo ieri con i bimbi parlando di questo Vangelo avete presente che ci sono delle cose che ci fanno un po' senso pensate se vedeste anche il sangue del parto di una nascita direste subito alcuni che schifo, non voglio vedere e si dicono ma quel bambino sei tu quella meraviglia di Dio quel dono immenso sei tu! e cambia tutto, nel momento in cui senti che in una situazione che apparentemente è impressionante è meglio non vederla ma se quella meraviglia, quella novità di vita quella bellezza sei tu e lì cambia tutto ed è questo il cammino che il Signore sta facendo e sta proponendo ad ogni uomo, di ogni tempo per cui sarebbe bello che ogni famiglia non soltanto in alcuni momenti particolari ma ci si riguardasse in faccia per chiedersi: dove stiamo andando, che stiamo facendo adesso? non accontentiamoci dei giorni che scorrono cerchiamo di vederne la bellezza, trasformiamoli adesso in una opportunità di grazia perché lo sono solo che non è detto che siamo disposti a guardarli così forse ci stiamo accontentando di sopravvivere ma la vita è molto di più è per questo che l'uomo che era nato cieco, ogni battezzato nel momento in...]]></itunes:summary><itunes:duration>530</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/12310950e53b98f1f9276bce5d05f2f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando davanti a Dio guardi dentro il cuore, senza confronti inutili, la preghiera trasforma.  Sabato 14-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-davanti-a-dio-guardi-dentro-il-cuore-senza-confronti-inutili-la-preghiera-trasforma-sabato-14-3-26--70633041</link><description><![CDATA[<br />Piccolo brano del Vangelo, ma ricco perché c'è un grande insegnamento di Gesù sulla preghiera, tutto il capitolo 18 di Luca lo è. Qui c'è uno specifico, l'insegnamento di Gesù guarda l'intima presunzione di essere giusti e disprezzare gli altri. Fa un approfondimento su come la nostra preghiera può non essere relazione con Dio. Quest'uomo vive in se stesso e oltretutto si mette come in una competizione con gli altri, si paragona gli altri. <br />Non mi sembra che qui ci sia spazio per Dio, se non che ti debba fare un applauso perché sei bravo. Per carità, sta facendo anche delle cose buone, ma perché prendere gli altri per innalzarsi su di loro? Essere giusti è frutto del proprio sforzo o perché c'è una relazione con Dio che ti lavora nel cuore e che diventa anche il tuo agire? Qui c'è un agire che disprezza gli altri. Dalle parole di Gesù capiamo che in realtà quest'uomo non sta vivendo il rapporto con Dio. Dice semplicemente sono bravo io, ma per quello che posso fare, per quanto mi doni da vivere, io non dico grazie a te, sto dicendo guardami. Forse davanti a questo atteggiamento uno non ha neanche il gusto di vivere il rapporto con Dio, perché si è messo già al posto di Dio. <br />Mi sembra che da questa presentazione che Gesù fa possiamo trarre tanti insegnamenti perché stare davanti a lui può aiutarci a rimettere intanto il nostro cuore nella disponibilità. Ce lo insegna proprio il pubblicano, è un uomo che è consapevole del peccato, consapevole che forse aveva sbagliato anche gravemente, ma ha fiducia in Dio e sta davanti a lui. <br />A volte se guardiamo soltanto le cose che abbiamo fatto bene e non abbiamo neanche la percezione di cosa possiamo aver sbagliato, forse è semplicemente perché ci stiamo paragonando più agli altri che allo stare alla presenza di Dio. E qui c'è una domanda: lui non viene ascoltato, il pubblicano invece viene ascoltato. E  tu vuoi essere ascoltato?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70633041</guid><pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:10:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70633041/sabato_14_3_26.mp3" length="3006658" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Piccolo brano del Vangelo, ma ricco perché c'è un grande insegnamento di Gesù sulla preghiera, tutto il capitolo 18 di Luca lo è. Qui c'è uno specifico, l'insegnamento di Gesù guarda l'intima presunzione di essere giusti e disprezzare gli altri. Fa un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Piccolo brano del Vangelo, ma ricco perché c'è un grande insegnamento di Gesù sulla preghiera, tutto il capitolo 18 di Luca lo è. Qui c'è uno specifico, l'insegnamento di Gesù guarda l'intima presunzione di essere giusti e disprezzare gli altri. Fa un approfondimento su come la nostra preghiera può non essere relazione con Dio. Quest'uomo vive in se stesso e oltretutto si mette come in una competizione con gli altri, si paragona gli altri. <br />Non mi sembra che qui ci sia spazio per Dio, se non che ti debba fare un applauso perché sei bravo. Per carità, sta facendo anche delle cose buone, ma perché prendere gli altri per innalzarsi su di loro? Essere giusti è frutto del proprio sforzo o perché c'è una relazione con Dio che ti lavora nel cuore e che diventa anche il tuo agire? Qui c'è un agire che disprezza gli altri. Dalle parole di Gesù capiamo che in realtà quest'uomo non sta vivendo il rapporto con Dio. Dice semplicemente sono bravo io, ma per quello che posso fare, per quanto mi doni da vivere, io non dico grazie a te, sto dicendo guardami. Forse davanti a questo atteggiamento uno non ha neanche il gusto di vivere il rapporto con Dio, perché si è messo già al posto di Dio. <br />Mi sembra che da questa presentazione che Gesù fa possiamo trarre tanti insegnamenti perché stare davanti a lui può aiutarci a rimettere intanto il nostro cuore nella disponibilità. Ce lo insegna proprio il pubblicano, è un uomo che è consapevole del peccato, consapevole che forse aveva sbagliato anche gravemente, ma ha fiducia in Dio e sta davanti a lui. <br />A volte se guardiamo soltanto le cose che abbiamo fatto bene e non abbiamo neanche la percezione di cosa possiamo aver sbagliato, forse è semplicemente perché ci stiamo paragonando più agli altri che allo stare alla presenza di Dio. E qui c'è una domanda: lui non viene ascoltato, il pubblicano invece viene ascoltato. E  tu vuoi essere ascoltato?]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede è lasciare che l’amore diventi il criterio di tutto. Venerdì 13-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-e-lasciare-che-l-amore-diventi-il-criterio-di-tutto-venerdi-13-3-26--70618934</link><description><![CDATA[Nella sintesi che oggi chiede questo scriba a Gesù, possiamo vedere qualcosa di molto interessante anche per noi, soprattutto quando vediamo che abbiamo poco tempo.  In sintesi, che cosa è bene fare? Stringi, stringi, qual è il motivo per cui oggi mi metto in gioco, metto fuori energie, risorse, mi spendo? Beh, la forza che Gesù riesce a esprimere con queste poche parole è proprio quella che stava cercando quest'uomo. Si è attivato, tant'è che avrete notato, dice delle parole che avrebbe dovuto dire Gesù, ha risposto bene, dice alla fine Gesù, ma ha risposto bene a che cosa? Ha fatto una domanda, ma è Gesù che ha risposto. Però lui continua la risposta di Gesù, cioè che l'amore, mettere la propria vita nella prospettiva del dono di sé, compie più degli olocausti e sacrifici. E noi quello che pensiamo è che sì, attraverso la liberazione dall'Egitto, attraverso il percorso che Dio ha fatto con questo popolo, ha dato gli elementi essenziali, ma per arrivare a vedere come Lui ci dà il compimento, che è proprio Gesù. E allora, come dice il profeta Osea oggi, sarò come rugiada per Israele. Cioè per quanto tu possa essere desertico, cioè sembra che niente di buono possa avvenire, ci sarà sempre il Signore e la Sua parola, che su di te saranno come rugiada, cioè saranno capaci di farti fiorire. E credo che questo sia anche il senso di ogni passo della nostra vita. Sentiamo che siamo limitati, siamo a tempo, siamo incapaci di tante cose, però possiamo metterci in ascolto perché il Signore agisca. Possiamo permettergli di agire nella nostra vita, e non sarà soltanto nella nostra vita. Quindi, oggi possiamo anche vedere, a conclusione di questo cammino, come il Signore continua ad essere il Signore: il Signore della storia, del tempo, ma anche il Signore della nostra vita. Il Signore che mi ama, e ascoltandolo trovo sempre quella luce e quell'energia per essere anch'io un dono d'amore insieme con Lui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70618934</guid><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 08:09:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70618934/venerd_13_3_26.mp3" length="2505525" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Nella sintesi che oggi chiede questo scriba a Gesù, possiamo vedere qualcosa di molto interessante anche per noi, soprattutto quando vediamo che abbiamo poco tempo.  In sintesi, che cosa è bene fare? 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E noi quello che pensiamo è che sì, attraverso la liberazione dall'Egitto, attraverso il percorso che Dio ha fatto con questo popolo, ha dato gli elementi essenziali, ma per arrivare a vedere come Lui ci dà il compimento, che è proprio Gesù. E allora, come dice il profeta Osea oggi, sarò come rugiada per Israele. Cioè per quanto tu possa essere desertico, cioè sembra che niente di buono possa avvenire, ci sarà sempre il Signore e la Sua parola, che su di te saranno come rugiada, cioè saranno capaci di farti fiorire. E credo che questo sia anche il senso di ogni passo della nostra vita. Sentiamo che siamo limitati, siamo a tempo, siamo incapaci di tante cose, però possiamo metterci in ascolto perché il Signore agisca. Possiamo permettergli di agire nella nostra vita, e non sarà soltanto nella nostra vita. Quindi, oggi possiamo anche vedere, a conclusione di questo cammino, come il Signore continua ad essere il Signore: il Signore della storia, del tempo, ma anche il Signore della nostra vita. Il Signore che mi ama, e ascoltandolo trovo sempre quella luce e quell'energia per essere anch'io un dono d'amore insieme con Lui.]]></itunes:summary><itunes:duration>157</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a8386db1959bf87eda7aeb1f0109ec0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>il male è vinto da persone che amano la verità più di se stessi. Giovedì 12-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-male-e-vinto-da-persone-che-amano-la-verita-piu-di-se-stessi-giovedi-12-3-26--70612964</link><description><![CDATA[Mentre Gesù libera dal male, opera per il bene delle persone, viene accusato addirittura di essere un operatore di male, un indemoniato, un capo dei demoni, e chiedono insistentemente un segno. Ma sappiamo che l'incredulità neanche davanti ai segni viene vinta. Ma che cosa può vincere l'incredulità? Intanto vedete come i profeti sono sempre un dono di Dio per la conversione del nostro cuore, per l'incredulità del nostro cuore. Però finché non li ascoltiamo non succede nulla.  Allora Gesù ci parla di una logica dell'unità. Dice semplicemente, i vostri figli in nome di chi li scacciano i demoni? Che vuol dire? Confrontatevi con loro, li giudicheranno loro. Perché c'è una forza che vince il male anche quando sembra perdere, e questo lo vediamo continuamente, perché noi abbiamo miriade di testimoni che hanno dato la vita lungo i secoli e che sono ancora eloquenti, parlano ancora. Sono testimoni che c'è un amore che vale di più, è più forte della logica della violenza. Forse questo è un tempo opportuno per tutti noi, perché ci possa essere una forza diversa, quella della fede, in cui chiediamo insieme anche la fine della guerra, sapendo che può costarci anche caro, ma dobbiamo chiederlo con fiducia, con fede, con una grande forza: è la forza di chi è pronto per amore a dare la vita. Forse è quello che manca in una società in cui ognuno pensa per sé. Nel momento in cui ci riuniamo, ci compattiamo, abbiamo una logica di comunione, è questa che butterà fuori le divisioni proprie dell'odio dei fratelli, dell'odio che diventa poi guerra ai fratelli. <br />Allora sarà vinto così il male, il maligno. Forse questo è uno dei motivi per cui le nuove generazioni non capiscono quello che le vecchie generazioni gli hanno consegnato, non si ritrovano (orientano). Allora forse sono proprio loro a giudicare che cosa stiamo facendo ora nel nostro mondo (e insorgeranno).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70612964</guid><pubDate>Thu, 12 Mar 2026 20:12:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70612964/gioved_12_3_26.mp3" length="2602491" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mentre Gesù libera dal male, opera per il bene delle persone, viene accusato addirittura di essere un operatore di male, un indemoniato, un capo dei demoni, e chiedono insistentemente un segno. 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Sono testimoni che c'è un amore che vale di più, è più forte della logica della violenza. Forse questo è un tempo opportuno per tutti noi, perché ci possa essere una forza diversa, quella della fede, in cui chiediamo insieme anche la fine della guerra, sapendo che può costarci anche caro, ma dobbiamo chiederlo con fiducia, con fede, con una grande forza: è la forza di chi è pronto per amore a dare la vita. Forse è quello che manca in una società in cui ognuno pensa per sé. Nel momento in cui ci riuniamo, ci compattiamo, abbiamo una logica di comunione, è questa che butterà fuori le divisioni proprie dell'odio dei fratelli, dell'odio che diventa poi guerra ai fratelli. <br />Allora sarà vinto così il male, il maligno. Forse questo è uno dei motivi per cui le nuove generazioni non capiscono quello che le vecchie generazioni gli hanno consegnato, non si ritrovano (orientano). Allora forse sono proprio loro a giudicare che cosa stiamo facendo ora nel nostro mondo (e insorgeranno).]]></itunes:summary><itunes:duration>163</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a8386db1959bf87eda7aeb1f0109ec0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La legge senza amore è spietata. L’amore senza concretezza sono parole. Il Vangelo le unisce con senso.  Mercoledì 11-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-legge-senza-amore-e-spietata-l-amore-senza-concretezza-sono-parole-il-vangelo-le-unisce-con-senso-mercoledi-11-3-26--70599525</link><description><![CDATA[Che ci sia Gesù stesso a darci la luce opportuna per guardare tutta la rivelazione di Dio dall'inizio alla fine. E' proprio Lui che ce la spiega perché mette subito il fuoco al posto giusto. Sta proprio nel dirci che quello che Lui non soltanto ha detto e fatto, ha vissuto personalmente, ma ha voluto incarnare con il suo essere nel mondo, era farci vedere come solo un amore che in tutte le situazioni della vita cerca di esprimersi come dono di sé dà compimento alla legge. Questo è il centro. Allora, proviamo a farne tesoro perché non si capisce neanche che non è un abolire le vecchie leggi, le vecchie norme. Come qualcuno voleva anche eliminare l'Antico Testamento, tanto abbiamo un nuovo. No, non si tratta di eliminare né di abrogare, ma dire significa questo. Tutta la legge significa questo. <br />Allora, in ogni situazione, anziché cercare di evitarla, vedere che cosa significa l'amore di Cristo in questa situazione, come si può concretizzare con questo aspetto della mia vita, con questa difficoltà che ho nel rapporto con la legge, con alcuni impegni, alcuni doveri. Che c'entra con l'amore di Cristo? Allora, questo mi interpella e io come gli voglio rispondere? Beh, forse possiamo riprendere proprio con quell'espressione finale che c'è nella prima lettura del Libro del Deuteronomio che dà anche un grande sostegno perché dice: ascolta bene tutte le leggi e le norme perché credo perché mettendole in pratica potrai vivere di queste. Dici ma come delle norme? No, il cuore abbiamo detto che è l'amore che Cristo ci ha insegnato e guarda come nell'ultimo versetto non riguarda semplicemente qualcuno, ma addirittura anche i nonni vengono compresi in questo: “Le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”. Quindi anche nonni coraggio perché riguarda proprio la trasmissione dell'amore e forse con i nipoti è un po' più semplice che con i figli. Ci si può permettere di viziarli mentre i figli vogliamo sempre educarli con una certa rigidità, o meglio fermezza. Chiediamo al Signore adesso di avere la fermezza nell'avere l'amore come vero riferimento e categoria con cui leggere tutta la rivelazione, la storia degli uomini e forse anche quelle vicende che ancora non stiamo capendo tanto da farci guerra gli uni gli altri. Trasformiamoli in nuove capacità di amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70599525</guid><pubDate>Wed, 11 Mar 2026 21:14:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70599525/mercoled_11_3_26.mp3" length="3285437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Che ci sia Gesù stesso a darci la luce opportuna per guardare tutta la rivelazione di Dio dall'inizio alla fine. E' proprio Lui che ce la spiega perché mette subito il fuoco al posto giusto. 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Tutta la legge significa questo. <br />Allora, in ogni situazione, anziché cercare di evitarla, vedere che cosa significa l'amore di Cristo in questa situazione, come si può concretizzare con questo aspetto della mia vita, con questa difficoltà che ho nel rapporto con la legge, con alcuni impegni, alcuni doveri. Che c'entra con l'amore di Cristo? Allora, questo mi interpella e io come gli voglio rispondere? Beh, forse possiamo riprendere proprio con quell'espressione finale che c'è nella prima lettura del Libro del Deuteronomio che dà anche un grande sostegno perché dice: ascolta bene tutte le leggi e le norme perché credo perché mettendole in pratica potrai vivere di queste. Dici ma come delle norme? No, il cuore abbiamo detto che è l'amore che Cristo ci ha insegnato e guarda come nell'ultimo versetto non riguarda semplicemente qualcuno, ma addirittura anche i nonni vengono compresi in questo: “Le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”. Quindi anche nonni coraggio perché riguarda proprio la trasmissione dell'amore e forse con i nipoti è un po' più semplice che con i figli. Ci si può permettere di viziarli mentre i figli vogliamo sempre educarli con una certa rigidità, o meglio fermezza. Chiediamo al Signore adesso di avere la fermezza nell'avere l'amore come vero riferimento e categoria con cui leggere tutta la rivelazione, la storia degli uomini e forse anche quelle vicende che ancora non stiamo capendo tanto da farci guerra gli uni gli altri. Trasformiamoli in nuove capacità di amore.]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a8386db1959bf87eda7aeb1f0109ec0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se Dio ha perdonato tutto a me, cosa mi impedisce di perdonare? Lo sguardo nuovo cresce lì. Martedì 10-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-dio-ha-perdonato-tutto-a-me-cosa-mi-impedisce-di-perdonare-lo-sguardo-nuovo-cresce-li-martedi-10-3-26--70578243</link><description><![CDATA[Bellezza e grande fatica, questo potrebbe essere un po' la sintesi di queste parole del Vangelo oggi, un brano che non soltanto ci interpella tutti, perché ci siamo dentro tutti, ma che dà la possibilità di avere uno sguardo diverso su noi stessi e sugli altri. Mi verrebbe quasi da dire però di cominciare con prudenza, con un pizzico di umiltà, sapendo anche di far fatica a perdonare, perché la parabola che Gesù racconta è un paradosso quasi, perché uno che possa contrarre un debito di 10.000 talenti, è un debito di uno Stato praticamente, forse dice un po' la misura che ciascuno di noi deve scoprire, la misura di un perdono che non lascia intentato da parte di Dio nessun aspetto della tua vita, tutta la tua vita è perdonata. Però c'è questo passaggio che ciascuno di noi deve fare nei confronti degli altri e forse lì c'è qualcosa che ancora non riusciamo a perdonare. <br />Allora questo è l'invito, scopri il perdono che hai ricevuto, scopri che veramente ti hai condonato, perché se no lo sguardo sugli altri non impara da Dio. Mi verrebbe da dire partiamo con oggi, perdoniamo oggi: cosa c'è di sospeso oggi, perché se si parte da oggi forse sarà più semplice anche farlo domani e poi il giorno seguente, ogni giorno dacci oggi il nostro pane quotidiano, forse anche questo è un pane da gustare, da sperimentare. Il perdono di Dio è un pane che può saziarci e può diventare anche pane per i fratelli. <br />Credo che tutti abbiamo dei bei passi da compiere in questa direzione e che possa essere anche la scoperta del cuore del Vangelo che è questo, perché la vita da risorti è proprio una vita di chi, come Gesù, sa perdonare anche quel giorno in cui sarai messo in croce e gli altri non saranno tuoi nemici ma tuoi fratelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70578243</guid><pubDate>Tue, 10 Mar 2026 21:18:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70578243/marted_10_3_26.mp3" length="2325802" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Bellezza e grande fatica, questo potrebbe essere un po' la sintesi di queste parole del Vangelo oggi, un brano che non soltanto ci interpella tutti, perché ci siamo dentro tutti, ma che dà la possibilità di avere uno sguardo diverso su noi stessi e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bellezza e grande fatica, questo potrebbe essere un po' la sintesi di queste parole del Vangelo oggi, un brano che non soltanto ci interpella tutti, perché ci siamo dentro tutti, ma che dà la possibilità di avere uno sguardo diverso su noi stessi e sugli altri. Mi verrebbe quasi da dire però di cominciare con prudenza, con un pizzico di umiltà, sapendo anche di far fatica a perdonare, perché la parabola che Gesù racconta è un paradosso quasi, perché uno che possa contrarre un debito di 10.000 talenti, è un debito di uno Stato praticamente, forse dice un po' la misura che ciascuno di noi deve scoprire, la misura di un perdono che non lascia intentato da parte di Dio nessun aspetto della tua vita, tutta la tua vita è perdonata. Però c'è questo passaggio che ciascuno di noi deve fare nei confronti degli altri e forse lì c'è qualcosa che ancora non riusciamo a perdonare. <br />Allora questo è l'invito, scopri il perdono che hai ricevuto, scopri che veramente ti hai condonato, perché se no lo sguardo sugli altri non impara da Dio. Mi verrebbe da dire partiamo con oggi, perdoniamo oggi: cosa c'è di sospeso oggi, perché se si parte da oggi forse sarà più semplice anche farlo domani e poi il giorno seguente, ogni giorno dacci oggi il nostro pane quotidiano, forse anche questo è un pane da gustare, da sperimentare. Il perdono di Dio è un pane che può saziarci e può diventare anche pane per i fratelli. <br />Credo che tutti abbiamo dei bei passi da compiere in questa direzione e che possa essere anche la scoperta del cuore del Vangelo che è questo, perché la vita da risorti è proprio una vita di chi, come Gesù, sa perdonare anche quel giorno in cui sarai messo in croce e gli altri non saranno tuoi nemici ma tuoi fratelli.]]></itunes:summary><itunes:duration>146</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/008e71bd3698cba911ecdbf282681ad3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sto davvero ascoltando Dio o sto solo aspettando che dica quello che voglio sentire?  Lunedì 9-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sto-davvero-ascoltando-dio-o-sto-solo-aspettando-che-dica-quello-che-voglio-sentire-lunedi-9-3-26--70555510</link><description><![CDATA[Liturgia che oggi ci porta veramente ad un ascolto più profondo di che cosa stiamo facendo nel rapporto con Dio, perché possiamo avere anche la presunzione così intima di sapere già quello che ci vuole dire, di sapere come stanno le cose, fino a tenerlo fuori dalla nostra vita. Guarda Naaman il Siro, per fortuna aveva dei servi che l'hanno aiutato a ragionare, ma guarda anche quello che hanno fatto gli abitanti di Nazareth. Guarda cosa stiamo facendo oggi nella nostra vita, nelle nostre scelte. <br />Se c'è una presunzione tale da dirgli, guarda che stai sbagliando, guarda che le cose non stanno così, fino a tenerlo fuori, anzi a volerlo eliminare dalla nostra vita. Oggi un interrogativo grande è:  forse c'è qualche aspetto delle mie scelte quotidiane che sta escludendo al Signore la possibilità di parlarmi? Forse sto chiudendo la parola di Dio semplicemente in un fatto liturgico, ma non entra nella mia vita. Allora, se è così, forse capisci perché la Quaresima ci parla ancora di conversione, di cambiamento, di una relazione che ha qualcosa che trasforma anche qualche aspetto della vita che forse non si lascia toccare dalla grazia di Dio. E se è così, proviamo a ringraziare (e a lasciarci toccare).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70555510</guid><pubDate>Mon, 09 Mar 2026 21:26:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70555510/luned_9_3_26.mp3" length="1514544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Liturgia che oggi ci porta veramente ad un ascolto più profondo di che cosa stiamo facendo nel rapporto con Dio, perché possiamo avere anche la presunzione così intima di sapere già quello che ci vuole dire, di sapere come stanno le cose, fino a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Liturgia che oggi ci porta veramente ad un ascolto più profondo di che cosa stiamo facendo nel rapporto con Dio, perché possiamo avere anche la presunzione così intima di sapere già quello che ci vuole dire, di sapere come stanno le cose, fino a tenerlo fuori dalla nostra vita. Guarda Naaman il Siro, per fortuna aveva dei servi che l'hanno aiutato a ragionare, ma guarda anche quello che hanno fatto gli abitanti di Nazareth. Guarda cosa stiamo facendo oggi nella nostra vita, nelle nostre scelte. <br />Se c'è una presunzione tale da dirgli, guarda che stai sbagliando, guarda che le cose non stanno così, fino a tenerlo fuori, anzi a volerlo eliminare dalla nostra vita. Oggi un interrogativo grande è:  forse c'è qualche aspetto delle mie scelte quotidiane che sta escludendo al Signore la possibilità di parlarmi? Forse sto chiudendo la parola di Dio semplicemente in un fatto liturgico, ma non entra nella mia vita. Allora, se è così, forse capisci perché la Quaresima ci parla ancora di conversione, di cambiamento, di una relazione che ha qualcosa che trasforma anche qualche aspetto della vita che forse non si lascia toccare dalla grazia di Dio. E se è così, proviamo a ringraziare (e a lasciarci toccare).]]></itunes:summary><itunes:duration>95</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Porta l’esperienza che hai di Cristo: l’incontro accende la fede.  Domenica 8-3-26 3Q</title><link>https://www.spreaker.com/episode/porta-l-esperienza-che-hai-di-cristo-l-incontro-accende-la-fede-domenica-8-3-26-3q--70539756</link><description><![CDATA[Parto da questa attenzione che Gesù ha verso la donna.   Poteva essere una situazione sconveniente come il testo evidenzia, lei è una donna samaritana, ma l'attenzione è dammi da bere. glielo chiede perché vuole attivare in lei una sete, anzi vuole fargliela scoprire la vera sete che ha, ed avrà veramente un effetto a cascata. Lo dico soprattutto per tutti noi che desideriamo trovare un senso ancora più profondo a quello che stiamo vivendo e non lo possiamo trovare semplicemente per noi stessi. Lo capirai sempre meglio quanto più, come questa donna, non ti fermi ad una prima impressione, ad un primo contrasto, anche ad un'incomprensione, ma vuoi andare oltre e proprio questo procedere nel rapporto con Cristo ti inizia a dissetare, tanto che dopo questo dialogo lei lascia anche lì l'anfora con cui tirava sull'acqua. ormai avere avuto un rapporto vero con Cristo, avere sentito che lui ti conosce, conosce in profondità la tua storia, diventa il motivo di annuncio agli altri. Ha fatto un itinerario di conoscenza sempre più approfondito fino a sentire da lui: credimi sono io che ti parlo. È quando ha avuto questa percezione che inizia la sua missione, non vive più per se stessa e la sua sete non è più soltanto la sua sete, ma è la sete del mondo, è per questo che ne diventa annunciatrice. questo mi fa pensare perché come tutta questa gente di Sicar che va poi da Gesù e lo ascolta, e Gesù rimane con loro due giorni, questa gente le dice non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questo è veramente il salvatore del mondo, cioè è arrivato veramente un mistero di salvezza che ha avvolto tanta gente a partire da questa donna.  Forse anche la nostra umanità, l'umanità di ciascuno di noi ha bisogno di mettersi in questo rapporto vivo con Cristo perché non soltanto trovi soddisfazione la tua sete, ma perché tu possa essere anche uno strumento di salvezza per tutti e alla fine tutti riconosceranno il salvatore, avranno un rapporto personale con lui ma tutti entriamo perché qualcuno ha attinto a quest'acqua, ha bevuto di quest'acqua viva, e Gesù è una sorgente zampillante, è sorgente viva. allora abbiamo bisogno di farne esperienza personale e comunitaria. Proviamo a vedere, non soltanto chi mi ha fatto conoscere questo, è un motivo di gratitudine sul momento, poi dopo viene un po' inglobato in questo mistero di salvezza ma è molto interessante capire come ciascuno di noi diventa un discepolo missionario, un discepolo di Gesù che ha fatto esperienza del salvatore e che per questo diventa una sorgente zampillante anche per altri, perché altri possano poi incontrare lui, sorgente d'acqua viva, ma anche attraverso di noi. Chiediamo grazia al Signore di essere autentici e disponibili a vivere il nostro mistero di salvezza, partecipi della sua salvezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70539756</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2026 19:55:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70539756/domenica_8_3_26_3q.mp3" length="4260118" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Parto da questa attenzione che Gesù ha verso la donna.   Poteva essere una situazione sconveniente come il testo evidenzia, lei è una donna samaritana, ma l'attenzione è dammi da bere. glielo chiede perché vuole attivare in lei una sete, anzi vuole...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parto da questa attenzione che Gesù ha verso la donna.   Poteva essere una situazione sconveniente come il testo evidenzia, lei è una donna samaritana, ma l'attenzione è dammi da bere. glielo chiede perché vuole attivare in lei una sete, anzi vuole fargliela scoprire la vera sete che ha, ed avrà veramente un effetto a cascata. Lo dico soprattutto per tutti noi che desideriamo trovare un senso ancora più profondo a quello che stiamo vivendo e non lo possiamo trovare semplicemente per noi stessi. Lo capirai sempre meglio quanto più, come questa donna, non ti fermi ad una prima impressione, ad un primo contrasto, anche ad un'incomprensione, ma vuoi andare oltre e proprio questo procedere nel rapporto con Cristo ti inizia a dissetare, tanto che dopo questo dialogo lei lascia anche lì l'anfora con cui tirava sull'acqua. ormai avere avuto un rapporto vero con Cristo, avere sentito che lui ti conosce, conosce in profondità la tua storia, diventa il motivo di annuncio agli altri. Ha fatto un itinerario di conoscenza sempre più approfondito fino a sentire da lui: credimi sono io che ti parlo. È quando ha avuto questa percezione che inizia la sua missione, non vive più per se stessa e la sua sete non è più soltanto la sua sete, ma è la sete del mondo, è per questo che ne diventa annunciatrice. questo mi fa pensare perché come tutta questa gente di Sicar che va poi da Gesù e lo ascolta, e Gesù rimane con loro due giorni, questa gente le dice non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questo è veramente il salvatore del mondo, cioè è arrivato veramente un mistero di salvezza che ha avvolto tanta gente a partire da questa donna.  Forse anche la nostra umanità, l'umanità di ciascuno di noi ha bisogno di mettersi in questo rapporto vivo con Cristo perché non soltanto trovi soddisfazione la tua sete, ma perché tu possa essere anche uno strumento di salvezza per tutti e alla fine tutti riconosceranno il salvatore, avranno un rapporto personale con lui ma tutti entriamo perché qualcuno ha attinto a quest'acqua, ha bevuto di quest'acqua viva, e Gesù è una sorgente zampillante, è sorgente viva. allora abbiamo bisogno di farne esperienza personale e comunitaria. Proviamo a vedere, non soltanto chi mi ha fatto conoscere questo, è un motivo di gratitudine sul momento, poi dopo viene un po' inglobato in questo mistero di salvezza ma è molto interessante capire come ciascuno di noi diventa un discepolo missionario, un discepolo di Gesù che ha fatto esperienza del salvatore e che per questo diventa una sorgente zampillante anche per altri, perché altri possano poi incontrare lui, sorgente d'acqua viva, ma anche attraverso di noi. Chiediamo grazia al Signore di essere autentici e disponibili a vivere il nostro mistero di salvezza, partecipi della sua salvezza.]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il desiderio del Padre non è avere figli perfetti, ma figli che tornino a casa. È il tuo?  Sabato 7-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-desiderio-del-padre-non-e-avere-figli-perfetti-ma-figli-che-tornino-a-casa-e-il-tuo-sabato-7-3-26--70528690</link><description><![CDATA[La delicatezza di un Gesù che continua a parlare in parabole perché non vuole essere così ingombrante, così di spigolo anche alle nostre mormorazioni, però questa potrebbe essere anche una strada da percorrere noi, cioè nel momento in cui veniamo accusati, giudicati, malvisti, anziché prendere in spigolo tutto questo. Perché non far vedere che la strada migliore da percorrere è proprio quella dell'accoglienza, della benevolenza e che c'è sempre un padre che accoglie tutti? Accoglie perché desidera che nella diversità ciascuno possa trovare il suo luogo, nella comunione. È chiaro che per arrivare alla comunione ognuno dovrà fare dei passi di conversione, chi da più lontano, chi da più vicino, come questi due figli hanno bisogno però entrambi di riscoprire il padre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70528690</guid><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 21:07:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70528690/sabato_7_3_26.mp3" length="1133365" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La delicatezza di un Gesù che continua a parlare in parabole perché non vuole essere così ingombrante, così di spigolo anche alle nostre mormorazioni, però questa potrebbe essere anche una strada da percorrere noi, cioè nel momento in cui veniamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La delicatezza di un Gesù che continua a parlare in parabole perché non vuole essere così ingombrante, così di spigolo anche alle nostre mormorazioni, però questa potrebbe essere anche una strada da percorrere noi, cioè nel momento in cui veniamo accusati, giudicati, malvisti, anziché prendere in spigolo tutto questo. Perché non far vedere che la strada migliore da percorrere è proprio quella dell'accoglienza, della benevolenza e che c'è sempre un padre che accoglie tutti? Accoglie perché desidera che nella diversità ciascuno possa trovare il suo luogo, nella comunione. È chiaro che per arrivare alla comunione ognuno dovrà fare dei passi di conversione, chi da più lontano, chi da più vicino, come questi due figli hanno bisogno però entrambi di riscoprire il padre.]]></itunes:summary><itunes:duration>71</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia di Dio con l’uomo è una storia di fiducia che non si stanca   Venerdì 6:3:26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-di-dio-con-l-uomo-e-una-storia-di-fiducia-che-non-si-stanca-venerdi-6-3-26--70506552</link><description><![CDATA[È un tempo opportuno per scoprire i frutti della nostra vita, di chi sono. Perché finché vogliamo fare le cose e approfittarcene, forse la stessa vita diventerà un'occasione per contrastare, per dominarsi a vicenda. Ma molto bella l'espressione di fiducia che ha questo padrone della vigna che manda tutti i suoi servi, manda anche il suo figlio, lo manda perché crede che avranno rispetto. <br />Lo considereranno questo figlio, lo accoglieranno. Invece c'è un vero contrasto. Gesù dice che la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo. <br />È quello che anche oggi possiamo scartare. Invece il Signore lo accoglie e lo mette come pietra fondamentale in quello che sta costruendo. Sta costruendo un progetto di salvezza universale. <br />Proviamo a fare un attimo i conti con come stiamo custodendo i doni che Dio ci ha fatto, la vita che ci ha dato. Se è nell'ottica di un servizio perché porti frutti secondo il suo volere, lo stiamo prendendo per noi come possesso, cosa nostra. Forse questo farà la differenza anche nella gioia che abbiamo nel corso della vita e nella pace quando questa vita raggiunge il suo compimento, quando saremo chiamati a partire per essere con Lui nel Regno. <br />Ci conceda il Signore un atto di fiducia profondo perché dal dono che ci fa ci insegni a fare dono di noi stessi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70506552</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:30:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70506552/venerd_6_3_26.mp3" length="1970955" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È un tempo opportuno per scoprire i frutti della nostra vita, di chi sono. Perché finché vogliamo fare le cose e approfittarcene, forse la stessa vita diventerà un'occasione per contrastare, per dominarsi a vicenda. 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Se è nell'ottica di un servizio perché porti frutti secondo il suo volere, lo stiamo prendendo per noi come possesso, cosa nostra. Forse questo farà la differenza anche nella gioia che abbiamo nel corso della vita e nella pace quando questa vita raggiunge il suo compimento, quando saremo chiamati a partire per essere con Lui nel Regno. <br />Ci conceda il Signore un atto di fiducia profondo perché dal dono che ci fa ci insegni a fare dono di noi stessi.]]></itunes:summary><itunes:duration>124</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vita eterna sarà relazione piena. Se non impariamo ad amare ora, l’eternità fa paura.  Giovedì 5-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vita-eterna-sara-relazione-piena-se-non-impariamo-ad-amare-ora-l-eternita-fa-paura-giovedi-5-3-26--70488734</link><description><![CDATA[Penso alla volontà, all'intenzione di questo testo del Vangelo, supportato dal testo del profeta Geremia e dal Salmo. L'intenzione è una, mi sembra. Le scelte che stiamo facendo, e le facciamo con intenzione, possono essere quelle che ci allontanano dal rapporto con Dio. Detto in un modo diverso, dalla salvezza. Che cos'è la salvezza? Non è una cosa che noi possiamo produrre. Mi salvo da solo. Se ho le cose di cui ho bisogno, io sono salvo. Non funziona così. Quindi c'è una volontà, attraverso questa parabola, di farci vedere una prospettiva diversa. Come addirittura con quello che tu hai puoi procurarti una distanza abissale. Ma è veramente una cosa impressionante detta così. Una distanza abissale. <br />Qual è la distanza abissale? Tenere fuori dalla porta: chi? Che cosa? La salvezza. E chi è la salvezza? La salvezza è uno, è Gesù Cristo. Uno è la salvezza. La salvezza è una relazione con chi ci ama e ci salva. Attraverso l'amore di chi ci ama possiamo imparare ad amare gli altri. Che è l'unico comando che abbiamo. Non ne abbiamo altri. Se voi fate la ricapitolazione di tutta la rivelazione in Cristo, abbiamo un solo comando. Uno. Di amare il prossimo. E come fai ad amarlo? Dall'amore con cui sei amato impari ad amare il prossimo. Ma se tu lo tieni fuori dalla porta di casa o del cuore, che è lo stesso, tenere fuori dal cuore vuol dire creare una distanza abissale a Dio che ti sta cercando. <br />E qui c'è una specie di dramma che si sta consumando perché la parabola è volutamente iperbolica, come si può vedere nel nostro abside. E cioè, chi è il povero? Un affamato, un bisognoso, chi è? Ma è una persona. Ma in quel momento è il tuo prossimo? L'intenzione quale dovrebbe essere dentro di noi? Renderlo persona, considerarlo persona, oppure tenerlo fuori. E volutamente, sembra metterci lì, vale meno di un cane. I cani lo considerano invece migliore perché vanno a leccargli le piaghe. Cioè, i cani sono “i pagani", sono quelli che non conoscono né Dio né la legge, non conoscono la rivelazione, non ne sanno niente, eppure se ne prendono cura. <br />Allora, così riassumo. Pensava attraverso il potere di poter disporre di tutto. Questa era la sua certezza. Lauti, banchetti, grandi feste, e pensa che anche dopo funzioni così. Ma, non so se avete notato, vuole comandare ad Abramo quello che deve dire, fare. Allora manda Lazzaro qui, fai colà. <br />Continua ad essere uno che comanda. E noi pensiamo che questa sia la via della salvezza? Abramo gli fa vedere che non è questa. Questa è la via che, se non la usi per il bene, per l'amore del prossimo, crea in te una distanza dalla salvezza, dall'amore che abbiamo gli uni per gli altri. <br />Allora, sembra avere a un certo punto un'intuizione, allora bisogna che lo dica agli altri, ai miei fratelli. Ma c'è il modo, e il Vangelo di Luca in particolare ce lo mette dall'inizio alla fine, è che proprio ascoltare la rivelazione, Mosè e i profeti. Lui dice no, ma se uno va dai morti crederanno. E qui c'è un po' la sintesi. <br />Neanche se uno risorgesse dai morti, per esempio, Gesù Cristo è risorto dai morti, no? Ecco, neanche se uno risorgesse dai morti, saranno persuasi, cioè crederanno. Allora, questo ci fa capire. Se non ascoltiamo la rivelazione, è chiaro che, anche se Cristo è risorto, non sentiamo che la salvezza è vicina. Non sentiamo che ci sta interpellando. Non sentiamo importante tutta la rivelazione che si può riassumere nel <i>ama il tuo prossimo</i>, chi ti è vicino, consideralo persona come te, e tu creerai ancora una distanza dal prossimo, da Dio, quindi dalla salvezza. Che cosa sarà la vita eterna? Sarà una comunione. Ma se non impariamo a vivere la comunione, che cosa sarà? E lì ci sono le fiamme, il tormento. Perché il tormento sarà proprio ciò che ha evitato, cioè la relazione. Invece la vita eterna sarà relazione. <br />Chiediamo quindi al Signore di avere un po' di luce su come stiamo vivendo le nostre relazioni, se lo facciamo a partire da questa rivelazione che tutte le Scritture ci danno. Pensate al Salmo, questo albero trapiantato, dice letteralmente, presso le correnti d'acqua, verso queste Scritture che come acqua vengono a dissetarci. Guardiamo se questo sta diventando veramente la nostra vita e il nostro alimento, o se stiamo cercando più nei beni materiali quello che dovrebbe essere per noi salvezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70488734</guid><pubDate>Thu, 05 Mar 2026 19:57:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70488734/giovedi_5_3_26.mp3" length="6952611" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Penso alla volontà, all'intenzione di questo testo del Vangelo, supportato dal testo del profeta Geremia e dal Salmo. L'intenzione è una, mi sembra. Le scelte che stiamo facendo, e le facciamo con intenzione, possono essere quelle che ci allontanano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Penso alla volontà, all'intenzione di questo testo del Vangelo, supportato dal testo del profeta Geremia e dal Salmo. L'intenzione è una, mi sembra. Le scelte che stiamo facendo, e le facciamo con intenzione, possono essere quelle che ci allontanano dal rapporto con Dio. Detto in un modo diverso, dalla salvezza. Che cos'è la salvezza? Non è una cosa che noi possiamo produrre. Mi salvo da solo. Se ho le cose di cui ho bisogno, io sono salvo. Non funziona così. Quindi c'è una volontà, attraverso questa parabola, di farci vedere una prospettiva diversa. Come addirittura con quello che tu hai puoi procurarti una distanza abissale. Ma è veramente una cosa impressionante detta così. Una distanza abissale. <br />Qual è la distanza abissale? Tenere fuori dalla porta: chi? Che cosa? La salvezza. E chi è la salvezza? La salvezza è uno, è Gesù Cristo. Uno è la salvezza. La salvezza è una relazione con chi ci ama e ci salva. Attraverso l'amore di chi ci ama possiamo imparare ad amare gli altri. Che è l'unico comando che abbiamo. Non ne abbiamo altri. Se voi fate la ricapitolazione di tutta la rivelazione in Cristo, abbiamo un solo comando. Uno. Di amare il prossimo. E come fai ad amarlo? Dall'amore con cui sei amato impari ad amare il prossimo. Ma se tu lo tieni fuori dalla porta di casa o del cuore, che è lo stesso, tenere fuori dal cuore vuol dire creare una distanza abissale a Dio che ti sta cercando. <br />E qui c'è una specie di dramma che si sta consumando perché la parabola è volutamente iperbolica, come si può vedere nel nostro abside. E cioè, chi è il povero? Un affamato, un bisognoso, chi è? Ma è una persona. Ma in quel momento è il tuo prossimo? L'intenzione quale dovrebbe essere dentro di noi? Renderlo persona, considerarlo persona, oppure tenerlo fuori. E volutamente, sembra metterci lì, vale meno di un cane. I cani lo considerano invece migliore perché vanno a leccargli le piaghe. Cioè, i cani sono “i pagani", sono quelli che non conoscono né Dio né la legge, non conoscono la rivelazione, non ne sanno niente, eppure se ne prendono cura. <br />Allora, così riassumo. Pensava attraverso il potere di poter disporre di tutto. Questa era la sua certezza. Lauti, banchetti, grandi feste, e pensa che anche dopo funzioni così. Ma, non so se avete notato, vuole comandare ad Abramo quello che deve dire, fare. Allora manda Lazzaro qui, fai colà. <br />Continua ad essere uno che comanda. E noi pensiamo che questa sia la via della salvezza? Abramo gli fa vedere che non è questa. Questa è la via che, se non la usi per il bene, per l'amore del prossimo, crea in te una distanza dalla salvezza, dall'amore che abbiamo gli uni per gli altri. <br />Allora, sembra avere a un certo punto un'intuizione, allora bisogna che lo dica agli altri, ai miei fratelli. Ma c'è il modo, e il Vangelo di Luca in particolare ce lo mette dall'inizio alla fine, è che proprio ascoltare la rivelazione, Mosè e i profeti. Lui dice no, ma se uno va dai morti crederanno. E qui c'è un po' la sintesi. <br />Neanche se uno risorgesse dai morti, per esempio, Gesù Cristo è risorto dai morti, no? Ecco, neanche se uno risorgesse dai morti, saranno persuasi, cioè crederanno. Allora, questo ci fa capire. Se non ascoltiamo la rivelazione, è chiaro che, anche se Cristo è risorto, non sentiamo che la salvezza è vicina. Non sentiamo che ci sta interpellando. Non sentiamo importante tutta la rivelazione che si può riassumere nel <i>ama il tuo prossimo</i>, chi ti è vicino, consideralo persona come te, e tu creerai ancora una distanza dal prossimo, da Dio, quindi dalla salvezza. Che cosa sarà la vita eterna? Sarà una comunione. Ma se non impariamo a vivere la comunione, che cosa sarà? E lì ci sono le fiamme, il tormento. Perché il tormento sarà proprio ciò che ha evitato, cioè la relazione. 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Mentre Gesù sta parlando di quello che gli sta per succedere, e cioè è stato usato dove era opportuno, ma era una persona scomoda, hanno deciso di toglierlo di mezzo. Forse questo non è finito con la vita biologica dell'uomo Gesù, il Cristo, ma forse anche oggi ci sono varie cose che ci sono scomode della presenza di Dio e che le possiamo eliminare dalla nostra vita. <br />Gesù dice, per esempio, che dove c'è una persona povera c'è anche lui, dove c'è qualcuno che non rientra nei nostri schemi lo possiamo eliminare. Allora, anche oggi si può ripresentare alla nostra vita questo mistero in cui Gesù dice che sarebbe stato eliminato, ma il terzo giorno sarebbe risolto. Tant'è che noi in questo momento stiamo celebrando un passaggio. <br />Per noi morte ha a che fare con la Pasqua, con il passaggio da questo mondo al Padre, come per Cristo anche per noi. E in questa situazione, che noi chiameremmo molto delicata, c'è una donna che si preoccupa dei suoi figli e li vuole sistemare. Ci sono gli altri 10 discepoli che pensano, perché loro sì io no, e quindi invidie, gelosie, protagonismi. <br />Tutto questo mentre Gesù sta annunciando la sua morte e risurrezione che forse ci dovrebbe interessare al vivo se non vogliamo pensare alla nostra vita semplicemente come un cercare di accaparrare qualcosa per poi lasciarla ad altri. In questo contesto pensiamo a chi invece è diventato soltanto bisognoso di cura, di qualcuno che si curasse anche della sua morte e sepoltura. Ma se non pensiamo alla nostra vita come a un mondo di relazioni, pensiamo soltanto a primeggiare e a sgomitare su chi è primo, o a trovare una nostra collocazione. <br />Gesù rimette a posto questa mamma parlando ai figli direttamente. Siete disposti a bere il calice, quello che io devo bere? A ricevere quel battesimo con cui io sarò battezzato? Non lo chiede la mamma, lo chiede a ciascuno di noi. Se siamo disposti a metterci nella sua prospettiva del servizio, perché Gesù ci introduce attraverso il suo mettersi a servizio, che è un servizio per la vita, è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Quindi la sua vita, motivo di vita, oggi celebriamo la vita. Oggi possiamo però anche ripensare la nostra vita in questa chiave, e non semplicemente ad essere dei consumatori di giorni, di tempo e di cose, ma ad essere nella prospettiva di un servizio che dà vita. Forse in questo modo, anche quando vediamo una persona che è nella difficoltà, anziché pensare solo a che problema possa essere, potremmo pensare che dono di Dio c'è nella sua vita, e che eredità ci sta lasciando, perché nessuno di noi passa da questo mondo senza essere un segno del Cristo. <br />E lui, nella sua piccolezza, ha dato la vita. Allora anche noi oggi attingiamo alla vita del Cristo, sia per il nostro fratello Sauro, ma anche per il nostro cammino di fede, perché possa essere un cammino in cui impariamo che servire è veramente partecipare a quella missione che Gesù ha vissuto e ci ha consegnato come strada privilegiata per essere segni d'amore di Dio nel mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70442895</guid><pubDate>Wed, 04 Mar 2026 14:50:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70442895/mercoledi_4_3_26.mp3" length="5517757" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Proviamo a fare un piccolo passaggio, perché la posizione in cui Gesù si pone davanti ai discepoli può essere anche un motivo di riflessione su che cosa stiamo scegliendo adesso. Mentre Gesù sta parlando di quello che gli sta per succedere, e cioè è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Proviamo a fare un piccolo passaggio, perché la posizione in cui Gesù si pone davanti ai discepoli può essere anche un motivo di riflessione su che cosa stiamo scegliendo adesso. Mentre Gesù sta parlando di quello che gli sta per succedere, e cioè è stato usato dove era opportuno, ma era una persona scomoda, hanno deciso di toglierlo di mezzo. Forse questo non è finito con la vita biologica dell'uomo Gesù, il Cristo, ma forse anche oggi ci sono varie cose che ci sono scomode della presenza di Dio e che le possiamo eliminare dalla nostra vita. <br />Gesù dice, per esempio, che dove c'è una persona povera c'è anche lui, dove c'è qualcuno che non rientra nei nostri schemi lo possiamo eliminare. Allora, anche oggi si può ripresentare alla nostra vita questo mistero in cui Gesù dice che sarebbe stato eliminato, ma il terzo giorno sarebbe risolto. Tant'è che noi in questo momento stiamo celebrando un passaggio. <br />Per noi morte ha a che fare con la Pasqua, con il passaggio da questo mondo al Padre, come per Cristo anche per noi. E in questa situazione, che noi chiameremmo molto delicata, c'è una donna che si preoccupa dei suoi figli e li vuole sistemare. Ci sono gli altri 10 discepoli che pensano, perché loro sì io no, e quindi invidie, gelosie, protagonismi. <br />Tutto questo mentre Gesù sta annunciando la sua morte e risurrezione che forse ci dovrebbe interessare al vivo se non vogliamo pensare alla nostra vita semplicemente come un cercare di accaparrare qualcosa per poi lasciarla ad altri. In questo contesto pensiamo a chi invece è diventato soltanto bisognoso di cura, di qualcuno che si curasse anche della sua morte e sepoltura. Ma se non pensiamo alla nostra vita come a un mondo di relazioni, pensiamo soltanto a primeggiare e a sgomitare su chi è primo, o a trovare una nostra collocazione. <br />Gesù rimette a posto questa mamma parlando ai figli direttamente. Siete disposti a bere il calice, quello che io devo bere? A ricevere quel battesimo con cui io sarò battezzato? Non lo chiede la mamma, lo chiede a ciascuno di noi. Se siamo disposti a metterci nella sua prospettiva del servizio, perché Gesù ci introduce attraverso il suo mettersi a servizio, che è un servizio per la vita, è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Quindi la sua vita, motivo di vita, oggi celebriamo la vita. Oggi possiamo però anche ripensare la nostra vita in questa chiave, e non semplicemente ad essere dei consumatori di giorni, di tempo e di cose, ma ad essere nella prospettiva di un servizio che dà vita. Forse in questo modo, anche quando vediamo una persona che è nella difficoltà, anziché pensare solo a che problema possa essere, potremmo pensare che dono di Dio c'è nella sua vita, e che eredità ci sta lasciando, perché nessuno di noi passa da questo mondo senza essere un segno del Cristo. <br />E lui, nella sua piccolezza, ha dato la vita. Allora anche noi oggi attingiamo alla vita del Cristo, sia per il nostro fratello Sauro, ma anche per il nostro cammino di fede, perché possa essere un cammino in cui impariamo che servire è veramente partecipare a quella missione che Gesù ha vissuto e ci ha consegnato come strada privilegiata per essere segni d'amore di Dio nel mondo.]]></itunes:summary><itunes:duration>345</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il servizio è la grandezza scelta da Gesù. E tu cosa scegli?  Martedì 3-3-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-servizio-e-la-grandezza-scelta-da-gesu-e-tu-cosa-scegli-martedi-3-3-26--70426259</link><description><![CDATA[Proviamo a vedere cosa provoca dentro il nostro cuore ascoltare questo Vangelo. Perché i modi per togliere la parola al Signore possono essere diversi. Uno è dire non capisco. A volte significa non voglio capire. Altre volte non farmi capire. Ma è molto interessante, soprattutto quando diventa così esplicito e in uno stile che sembra quasi ridondante, ripetitivo. Ma perché? Di solito quando le cose si ripetono è perché sono particolarmente importanti. Allora, l'aspetto primo su cui Gesù riprende gli scribi e i farisei, le guide, oggi in un certo senso non caviamocela semplicemente (pensando sia riferito a) chi ha delle responsabilità molto in alto, che ne ha di più. Però tutti abbiamo delle responsabilità, tutti. <br />Allora, in questo caso gli scribi e i farisei gli dicono vi siete seduti sulla cattedra di Mosè, il luogo da cui Mosè parlava come insegnamento divino. Voi l'avete fatto proprio, ma in che modo? Perché il modo con cui Mosè ha camminato davanti a Dio è quello che ha trasmesso al suo popolo. Il modo di stare davanti a Dio. Espressione che usa San Francesco in una lettera scritta a un ministro: “Tanto vale un uomo quanto vale davanti a Dio, non di più". Allora, torniamo subito su questo aspetto perché scribi e farisei vogliono sembrare, apparire, dice Gesù, ma non apparire dalle opere, ma dalle parole che dicono. <br />“Dicono e non fanno”, questa sembra la sintesi. Cioè vogliono essere ammirati, ma non per le opere. Cioè la tentazione della facciata, dell'essere dei teatranti, degli attori. Ricordate che abbiamo cominciato la Quaresima con quel testo sempre di Matteo capitolo 6, quando diceva, quando tu preghi, quando fai l'elemosina, quando digiuni, davanti a chi lo fai? da chi vuoi essere riconosciuto, davanti agli uomini? hai già ricevuto la tua ricompensa, ti avranno detto bravo, sei a posto. Davanti a Dio? lì cambia tutto. Allora, questo forse è un suggerimento, Gesù dice, facciamolo subito così, andiamo subito sul punto: chi conta di più, chi è più importante? E lui dice, chi serve, chi serve conta di più. <br />Ma lo dice con delle buone ragioni, sapete, perché lui è venuto in mezzo agli uomini per servire, conta di più. Cioè lui conta, infatti dice, non farti guida, maestro, padre, ogni tanto qualcuno mi chiama padre, dico: su una cosa penso di essere sicuro, non ho messo al mondo dei figli. Il padre è quello dei cieli, ma capisco che c'è sempre la voglia di una specie di riconoscimento in base a quello che ti dico, ma Gesù ci riporta subito sulla questione, chi tra voi è più grande sarà vostro servo. <br />Questo Gesù l'ha fatto, si è fatto servo di tutti sino a dare la vita, ma questo rimane anche una provocazione per la nostra vita di tutti i giorni. Oggi sarà più grande chi si fa vostro servo. Continua ad essere vero, ma non perché ha più importanza e perché fa più cose, perché ha capito il cuore di Dio che è il servo di tutti, è il servo della vita, è il servo della salvezza. <br />Pensate quanto ha da fare oggi perché noi passiamo il tempo a farci le guerre, e lui è il Dio della vita. Quanto ha da fare oggi per farci capire quanto siamo fuori con i nostri ragionamenti, pensieri, con la dinamica proprio del cuore, ma per chi pensasse soltanto alle guerre in Medio Oriente o in Ucraina, io lo invito semplicemente a riguardare i propri pensieri di oggi, quante volte abbiamo avuto polemica, “polemos” vuol dire guerra, ogni polemica è un atto di guerra, facciamo i conti? Bene, davanti a tutto questo il Signore dice che chi si umilierà sarà esaltato, cioè chi metterà la propria vita nella condizione del servo, di colui che anziché mettersi sopra, anziché cercare di fare guerra e di primeggiare sugli altri, si mette a servizio, ecco quello lì sarà esaltato, cioè quello è colui che gli assomiglia di più, vuoi una bella facciata? Fai come lui, sei pronto a salire sulla croce? Perché c'è sicuramente qualcuno che è pronto a inchiodarti, ma tu come ci vai? Bene-dicendo o male-dicendo? Questo lo puoi scegliere tu.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70426259</guid><pubDate>Tue, 03 Mar 2026 22:02:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70426259/martedi_3_3_26.mp3" length="6836418" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Proviamo a vedere cosa provoca dentro il nostro cuore ascoltare questo Vangelo. Perché i modi per togliere la parola al Signore possono essere diversi. Uno è dire non capisco. A volte significa non voglio capire. Altre volte non farmi capire. Ma è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Proviamo a vedere cosa provoca dentro il nostro cuore ascoltare questo Vangelo. Perché i modi per togliere la parola al Signore possono essere diversi. Uno è dire non capisco. A volte significa non voglio capire. Altre volte non farmi capire. Ma è molto interessante, soprattutto quando diventa così esplicito e in uno stile che sembra quasi ridondante, ripetitivo. Ma perché? Di solito quando le cose si ripetono è perché sono particolarmente importanti. Allora, l'aspetto primo su cui Gesù riprende gli scribi e i farisei, le guide, oggi in un certo senso non caviamocela semplicemente (pensando sia riferito a) chi ha delle responsabilità molto in alto, che ne ha di più. Però tutti abbiamo delle responsabilità, tutti. <br />Allora, in questo caso gli scribi e i farisei gli dicono vi siete seduti sulla cattedra di Mosè, il luogo da cui Mosè parlava come insegnamento divino. Voi l'avete fatto proprio, ma in che modo? Perché il modo con cui Mosè ha camminato davanti a Dio è quello che ha trasmesso al suo popolo. Il modo di stare davanti a Dio. Espressione che usa San Francesco in una lettera scritta a un ministro: “Tanto vale un uomo quanto vale davanti a Dio, non di più". Allora, torniamo subito su questo aspetto perché scribi e farisei vogliono sembrare, apparire, dice Gesù, ma non apparire dalle opere, ma dalle parole che dicono. <br />“Dicono e non fanno”, questa sembra la sintesi. Cioè vogliono essere ammirati, ma non per le opere. Cioè la tentazione della facciata, dell'essere dei teatranti, degli attori. Ricordate che abbiamo cominciato la Quaresima con quel testo sempre di Matteo capitolo 6, quando diceva, quando tu preghi, quando fai l'elemosina, quando digiuni, davanti a chi lo fai? da chi vuoi essere riconosciuto, davanti agli uomini? hai già ricevuto la tua ricompensa, ti avranno detto bravo, sei a posto. Davanti a Dio? lì cambia tutto. Allora, questo forse è un suggerimento, Gesù dice, facciamolo subito così, andiamo subito sul punto: chi conta di più, chi è più importante? E lui dice, chi serve, chi serve conta di più. <br />Ma lo dice con delle buone ragioni, sapete, perché lui è venuto in mezzo agli uomini per servire, conta di più. Cioè lui conta, infatti dice, non farti guida, maestro, padre, ogni tanto qualcuno mi chiama padre, dico: su una cosa penso di essere sicuro, non ho messo al mondo dei figli. Il padre è quello dei cieli, ma capisco che c'è sempre la voglia di una specie di riconoscimento in base a quello che ti dico, ma Gesù ci riporta subito sulla questione, chi tra voi è più grande sarà vostro servo. <br />Questo Gesù l'ha fatto, si è fatto servo di tutti sino a dare la vita, ma questo rimane anche una provocazione per la nostra vita di tutti i giorni. Oggi sarà più grande chi si fa vostro servo. Continua ad essere vero, ma non perché ha più importanza e perché fa più cose, perché ha capito il cuore di Dio che è il servo di tutti, è il servo della vita, è il servo della salvezza. <br />Pensate quanto ha da fare oggi perché noi passiamo il tempo a farci le guerre, e lui è il Dio della vita. Quanto ha da fare oggi per farci capire quanto siamo fuori con i nostri ragionamenti, pensieri, con la dinamica proprio del cuore, ma per chi pensasse soltanto alle guerre in Medio Oriente o in Ucraina, io lo invito semplicemente a riguardare i propri pensieri di oggi, quante volte abbiamo avuto polemica, “polemos” vuol dire guerra, ogni polemica è un atto di guerra, facciamo i conti? Bene, davanti a tutto questo il Signore dice che chi si umilierà sarà esaltato, cioè chi metterà la propria vita nella condizione del servo, di colui che anziché mettersi sopra, anziché cercare di fare guerra e di primeggiare sugli altri, si mette a servizio, ecco quello lì sarà esaltato, cioè quello è colui che gli assomiglia di più, vuoi una bella facciata? Fai come lui, sei pronto a salire sulla croce? Perché c'è sicuramente qualcuno che è pronto a inchiodarti, ma tu come ci vai? Bene-dicendo o male-dicendo? 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Il Vangelo di Luca ha molta attenzione alla misericordia di Dio, è uno degli annunci fondamentali di questo Vangelo. <br />Ma se avete notato, oggi lo voglio tradurre un po' più letteralmente, questo primo versetto, perché dice “diventate materni”, <i>Misericordiosi</i> vuol dire avere quelle viscere materne, quelle che concepiscono la vita. <i>Diventate così materni come il padre vostro è materno</i>. <br />Cioè sappiate avere una vita così piena d'amore, non di giudizio, infatti poi dopo mette le quattro colonne su cui poter costruire la nostra vita. Non giudicate, le prime due sono in negativo. <i>Non giudicate, non sarete giudicati, non condannate, non sarete condannati</i>. Poi ce ne sono due positive: <i>Perdonate, date</i>. <br />E credo che con questi quattro presupposti si capisce come possiamo veramente avere una vita secondo il cuore di Dio. Perché anche i lunghi giorni di Cesare, perché possiamo anche notarlo, ormai vicino ai 92, il lungo tratto di vita che ha vissuto è proprio il voler più volte ripercorrere questo ciclo. Perché se pensiamo ad ogni anno come un ciclo, ne ha fatti di giri! <br />Ma a tutte le età possiamo scoprire in un modo specifico, secondo quello che sei in quel momento, la verità di queste parole, per cui lo sei in una vita da sposo in cui impari ad accogliere quotidianamente la tua sposa, lo sei da padre, lo sei da nonno, cioè lo sei secondo quello che man mano la vita ti ha donato. E qui c'è forse quel fondo di speranza che ciascuno di noi ha proprio bisogno di riscoprire, che non partiamo da zero, ma da una misura stracolma. Questa misura che dice <i>buona, pigiata, colma e traboccante</i>. <br />Tu non vuoi riempire semplicemente le mani, sei un recipiente per accogliere tutto quello che questa vita meravigliosa può darti. E credo che questo sia il rendersi conto dell'amore di Dio che passa poi nelle nostre relazioni umane. E per questo che la lettura precedente come il salmo avevano un centro: sì, spesso siamo acciaccati a motivo dei nostri peccati, ma abbiamo fiducia in te. <br />Non considerare il peccato, considera il tuo cuore misericordioso, perché è quello che desidero anch'io. Quindi oggi con questa certezza stiamo davanti al Signore e di questo vogliamo ringraziare anche il dono che ha fatto con Cesare. Credo che Cesare abbia vissuto il donato a sua volta, perché dove c'è un cuore che si lascia amare diventa più facile poter amare ciascuno, mettersi in gioco nello stesso modo. <br />Alla grazia del Signore noi oggi vogliamo corrispondere pienamente con questo affidamento. Certi che non tarderà a dare le sue consolazioni a Cesare in Cielo e a noi sulla terra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70390294</guid><pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:54:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70390294/lunedi_2_3_26.mp3" length="4673897" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La preziosità di questo Vangelo oggi ci può veramente prendere per mano perché si comprenda meglio sia come orientare il nostro cammino, perché questa è la meta, ma anche sentire che, per quanto tu possa essere affaticato e zoppicante, c'è chi ti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La preziosità di questo Vangelo oggi ci può veramente prendere per mano perché si comprenda meglio sia come orientare il nostro cammino, perché questa è la meta, ma anche sentire che, per quanto tu possa essere affaticato e zoppicante, c'è chi ti piglia sotto braccio. Credo che questo sia un dono veramente speciale che Dio ci fa. Il Vangelo di Luca ha molta attenzione alla misericordia di Dio, è uno degli annunci fondamentali di questo Vangelo. <br />Ma se avete notato, oggi lo voglio tradurre un po' più letteralmente, questo primo versetto, perché dice “diventate materni”, <i>Misericordiosi</i> vuol dire avere quelle viscere materne, quelle che concepiscono la vita. <i>Diventate così materni come il padre vostro è materno</i>. <br />Cioè sappiate avere una vita così piena d'amore, non di giudizio, infatti poi dopo mette le quattro colonne su cui poter costruire la nostra vita. Non giudicate, le prime due sono in negativo. <i>Non giudicate, non sarete giudicati, non condannate, non sarete condannati</i>. Poi ce ne sono due positive: <i>Perdonate, date</i>. <br />E credo che con questi quattro presupposti si capisce come possiamo veramente avere una vita secondo il cuore di Dio. Perché anche i lunghi giorni di Cesare, perché possiamo anche notarlo, ormai vicino ai 92, il lungo tratto di vita che ha vissuto è proprio il voler più volte ripercorrere questo ciclo. Perché se pensiamo ad ogni anno come un ciclo, ne ha fatti di giri! <br />Ma a tutte le età possiamo scoprire in un modo specifico, secondo quello che sei in quel momento, la verità di queste parole, per cui lo sei in una vita da sposo in cui impari ad accogliere quotidianamente la tua sposa, lo sei da padre, lo sei da nonno, cioè lo sei secondo quello che man mano la vita ti ha donato. E qui c'è forse quel fondo di speranza che ciascuno di noi ha proprio bisogno di riscoprire, che non partiamo da zero, ma da una misura stracolma. Questa misura che dice <i>buona, pigiata, colma e traboccante</i>. <br />Tu non vuoi riempire semplicemente le mani, sei un recipiente per accogliere tutto quello che questa vita meravigliosa può darti. E credo che questo sia il rendersi conto dell'amore di Dio che passa poi nelle nostre relazioni umane. E per questo che la lettura precedente come il salmo avevano un centro: sì, spesso siamo acciaccati a motivo dei nostri peccati, ma abbiamo fiducia in te. <br />Non considerare il peccato, considera il tuo cuore misericordioso, perché è quello che desidero anch'io. Quindi oggi con questa certezza stiamo davanti al Signore e di questo vogliamo ringraziare anche il dono che ha fatto con Cesare. Credo che Cesare abbia vissuto il donato a sua volta, perché dove c'è un cuore che si lascia amare diventa più facile poter amare ciascuno, mettersi in gioco nello stesso modo. <br />Alla grazia del Signore noi oggi vogliamo corrispondere pienamente con questo affidamento. 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Però c'è sempre questo testo, come nella prima c'erano sempre le tentazioni per entrare nella quaresima. <br />Ma cos'è sta trasfigurazione? Partirei dalla prima lettura. Abram. Non si chiamava Abramo dopo, per adesso si chiama soltanto Abram. Nel momento in cui è stato chiamato da Dio, Abram, ha sentito un'irruzione nella sua vita. Età, 75 anni. <br />Uno potrebbe, ormai, gliela dà da su. No. Non aveva figli, morto il padre. Quello che noi potremmo dire oggi, ma insomma è una famiglia sfortunata. <i>Vattene dalla tua terra.</i> Questa è la chiamata. Vattene da quella terra, dalla tua parentela, dalla tua casa. Sono delle parole che voi forse sentirete nel rito del matrimonio, no? Che lascerà suo padre e sua madre, i due diventeranno una carne sola. Ma lui era già sposato. Sì, ma doveva compiere un esodo, un'uscita, da quello che era semplicemente umano verso qualcosa di diverso, che era la chiamata di Dio, a diventare qualcos'altro, qualcun altro. Doveva essere trasfigurato. Ah, non ci avevo mai pensato, però. Beh, cominciamo. Cominciamo perché Giuseppe e Marcella, 50 anni fa, si sono lasciati trasfigurare la vita nel matrimonio e oggi sono per tutti una testimonianza. 50 anni, che ormai dici ma è come cercare l'ago in un pagliaio. no, no, ce n'è, ce n'è. Ce n'è di testimoni che hanno creduto ad un amore che li avrebbe accompagnati trasfigurando la loro vita. Dove c'era una consapevolezza che l'amore umano arriva fino a un certo punto e poi ha bisogno, però, di essere continuamente alimentato e trasfigurato dall'amore di Dio. <br />Allora, partirei da qui, poi di Abraham ne parleremo più avanti, sennò faremo dei corsi serali, perché è un personaggio che diventa veramente una luce su chi voglia che la propria vita sia una vita di comunione con Dio. Ma anche i discepoli di Gesù avevano accettato di stare con lui nei versetti precedenti. Pietro si era preso, una di quelle strigliate, pelo e contropelo, quelle che fanno un po' male, insomma, perché quando Gesù gli aveva annunciato che stava arrivando il tempo della sua passione, morte e risurrezione, Pietro si è arrabbiato come una iena, avete presente? Perché ha detto, signore, questo non ti capiterà mai. Era proprio arrabbiato Pietro. E ci sono dei momenti nella vita di ciascuno di noi in cui le cose vanno in un modo in cui ci arrabbiamo anche con il Signore, perché succedono delle cose che non dovrebbero succedere. E Pietro però sta a questo incontro/scontro con Gesù in cui gli dice, vai, dietro a me è Satana. <br />Perché se pensi così non pensi, secondo quello che dico io, ma secondo gli uomini. Cioè, stai pensando soltanto di farti a posto col conto corrente e con la ciccia che c'hai addosso fino al muro davanti al quale ti vai a stampare che si chiama morte, e io invece ti sto parlando di qualche cosa che oltre questo muro: ti va? E Pietro si è ammutolito. Cioè, anche in questa situazione abbiamo proprio bisogno di essere presi per mano e condotti, infatti un po' oggi tutti noi siamo come questi tre discepoli di cui parla il Vangelo. <br />Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, li portò sul monte, perché sono sicuro che tutti avevano delle cose importanti da fare adesso, ma l'hanno messe da parte e hanno scelto di essere qui oggi come Pietro, Giacomo e Giovanni. Perché? Perché il Signore ci ha chiamato a stare con lui. Ed è una chiamata per poter considerare nella nostra vita quello che è successo a lui e sta succedendo a noi. Se lo permettiamo. Perché, bisogna dirla tutta, il Signore, se noi non glielo permettiamo, attende. Attende. Non è prepotente con noi, attende. Arriverà il momento in qualche situazione della nostra vita che ci permetterà di capire in un modo nuovo come lui c'è e c'è da Signore. E a noi, a volte, un po' come Pietro, ci piace, ma allora fermiamoci qua, vuole fare tre capanne, vuole far diventare degli scout, stiamo qua. No. C'è una parola che adesso c'è, non soltanto per loro tre, ma c'è per tutti noi. Ed è la parola che viene proprio da Dio: Questi, questo qua, è il figlio mio l'amato. In lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo. <br />Questa frase, se ce la scriviamo da qualche parte e ce la ricordiamo, ogni tanto ci potrebbe essere utile, perché? Sia per ascoltare, che non vuol dire semplicemente sentire, nonostante sia un miracolo l'orecchio umano, tutto pieno di ossicini, di cose, che ti fa sentire le cose in un modo o in un altro, è un miracolo l'orecchio, come un po' tutto l'uomo, ma sta parlando non di queste orecchie, ma delle orecchie del cuore. Ascoltatelo vuol dire senti con il cuore che cosa ti ho detto? Che vuol dire fallo, cammina così, camminiamo insieme così, credimi, e questa è la luce della trasfigurazione che entra nella nostra vita, e noi la chiamiamo fede. Cos'è la fede? È permettere alla luce di Dio, l'Eterno, di entrare nella nostra storia e di illuminarla, facendoci vedere che non arriviamo semplicemente fino alla morte, la nostra vita è chiamata all'eternità. <br />Allora, questo è il passaggio che oggi ci viene proposto come una possibilità, che ciò che stiamo scegliendo sia carico di vita, carico di luce, sia anticipo, e questo nella fede è possibile, di una vita eterna, cioè nella vita di Dio. La fede è anticipare già in questo tempo qualcosa che è proprio della vita di Dio, e questo dice tantissimo. Ve lo vorrei dire in un altro modo. <br />Ogni tanto sento dire ma ormai… ma caccia nel ruscus tu ormai, cos'è? Se Abramo avesse detto ormai, se i discepoli avessero detto ormai, ormai che? Ormai è l'atto di scomunica, di mancanza di fede, di esclusione a Dio dalla nostra vita, buttarlo fuori, questo è ormai. Noi siamo nella condizione in cui se permettiamo a Dio l'impossibile, può accadere. Se gli permettiamo di essere il Signore della nostra vita, può accadere, e può accadere qualcosa che noi non controlliamo, non capiamo, non gestiamo soprattutto, non gestiamo, ma possiamo servire con amore. <br />Bene, credo che questa sia l'opportunità che oggi il Signore ci dà ed è un'opportunità che cerca un compimento, una coniugazione per cui anche coloro che si stanno preparando a diventare coniugi “<i>cum iugum”</i>, vuol dire che sono pronti a portare il giogo insieme a camminare nella gioia e nel dolore, nelle fatiche e nei momenti esilaranti della nostra vita. Camminare insieme vuol dire che stanno permettendo alla luce dell'Eterno di fargli vedere la vita in un altro modo. Allora, non è detto che si capisca, ma arriva il momento in cui il Signore stesso si farà capire. <br />E noi allora a quel punto semplicemente lo loderemo, lo ringrazieremo, lo esalteremo come il Signore, colui che ha fatto della nostra vita una cosa meravigliosa. Adesso, nel tempo possibile, nella fede, arriverà poi il momento della visione totale. Per questo Gesù ai discepoli e a tutti noi continua a proporci un cammino di fede e di libertà, dove ciascuno potrà dire il suo sì, maturandolo nel tempo, nelle situazioni, ma perché diventi presenza luminosa di Dio nella vita quotidiana. <br />E quando questo accade, se ne vedono i frutti. Quindi ringraziamo il Signore per quello che già ci ha fatto vedere e rendiamoci disponibili per il molto di più che ancora vuole donarci.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70376527</guid><pubDate>Sun, 01 Mar 2026 18:15:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70376527/domenica_1_3_26_2_q.mp3" length="11275145" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa è la festa della trasfigurazione? Ma oggi per la verità è la seconda domenica di quaresima. Sì, è vero, seconda domenica di quaresima, ma c'è una bomba dentro, perché ogni seconda domenica di quaresima c'è il testo della trasfigurazione nei vari...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa è la festa della trasfigurazione? Ma oggi per la verità è la seconda domenica di quaresima. Sì, è vero, seconda domenica di quaresima, ma c'è una bomba dentro, perché ogni seconda domenica di quaresima c'è il testo della trasfigurazione nei vari anni. Però c'è sempre questo testo, come nella prima c'erano sempre le tentazioni per entrare nella quaresima. <br />Ma cos'è sta trasfigurazione? Partirei dalla prima lettura. Abram. Non si chiamava Abramo dopo, per adesso si chiama soltanto Abram. Nel momento in cui è stato chiamato da Dio, Abram, ha sentito un'irruzione nella sua vita. Età, 75 anni. <br />Uno potrebbe, ormai, gliela dà da su. No. Non aveva figli, morto il padre. Quello che noi potremmo dire oggi, ma insomma è una famiglia sfortunata. <i>Vattene dalla tua terra.</i> Questa è la chiamata. Vattene da quella terra, dalla tua parentela, dalla tua casa. Sono delle parole che voi forse sentirete nel rito del matrimonio, no? Che lascerà suo padre e sua madre, i due diventeranno una carne sola. Ma lui era già sposato. Sì, ma doveva compiere un esodo, un'uscita, da quello che era semplicemente umano verso qualcosa di diverso, che era la chiamata di Dio, a diventare qualcos'altro, qualcun altro. Doveva essere trasfigurato. Ah, non ci avevo mai pensato, però. Beh, cominciamo. Cominciamo perché Giuseppe e Marcella, 50 anni fa, si sono lasciati trasfigurare la vita nel matrimonio e oggi sono per tutti una testimonianza. 50 anni, che ormai dici ma è come cercare l'ago in un pagliaio. no, no, ce n'è, ce n'è. Ce n'è di testimoni che hanno creduto ad un amore che li avrebbe accompagnati trasfigurando la loro vita. Dove c'era una consapevolezza che l'amore umano arriva fino a un certo punto e poi ha bisogno, però, di essere continuamente alimentato e trasfigurato dall'amore di Dio. <br />Allora, partirei da qui, poi di Abraham ne parleremo più avanti, sennò faremo dei corsi serali, perché è un personaggio che diventa veramente una luce su chi voglia che la propria vita sia una vita di comunione con Dio. Ma anche i discepoli di Gesù avevano accettato di stare con lui nei versetti precedenti. Pietro si era preso, una di quelle strigliate, pelo e contropelo, quelle che fanno un po' male, insomma, perché quando Gesù gli aveva annunciato che stava arrivando il tempo della sua passione, morte e risurrezione, Pietro si è arrabbiato come una iena, avete presente? Perché ha detto, signore, questo non ti capiterà mai. Era proprio arrabbiato Pietro. E ci sono dei momenti nella vita di ciascuno di noi in cui le cose vanno in un modo in cui ci arrabbiamo anche con il Signore, perché succedono delle cose che non dovrebbero succedere. E Pietro però sta a questo incontro/scontro con Gesù in cui gli dice, vai, dietro a me è Satana. <br />Perché se pensi così non pensi, secondo quello che dico io, ma secondo gli uomini. Cioè, stai pensando soltanto di farti a posto col conto corrente e con la ciccia che c'hai addosso fino al muro davanti al quale ti vai a stampare che si chiama morte, e io invece ti sto parlando di qualche cosa che oltre questo muro: ti va? E Pietro si è ammutolito. Cioè, anche in questa situazione abbiamo proprio bisogno di essere presi per mano e condotti, infatti un po' oggi tutti noi siamo come questi tre discepoli di cui parla il Vangelo. <br />Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, li portò sul monte, perché sono sicuro che tutti avevano delle cose importanti da fare adesso, ma l'hanno messe da parte e hanno scelto di essere qui oggi come Pietro, Giacomo e Giovanni. Perché? Perché il Signore ci ha chiamato a stare con lui. Ed è una chiamata per poter considerare nella nostra vita quello che è successo a lui e sta succedendo a noi. Se lo permettiamo. Perché, bisogna dirla tutta, il Signore, se noi non glielo permettiamo, attende. Attende. Non è prepotente con noi, attende. Arriverà il momento in qualche situazione della nostra vita che ci permetterà di capire in un modo nuovo come lui c'è e c'è da...]]></itunes:summary><itunes:duration>705</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>“Siate perfetti”, Non impeccabili. Non irreprensibili. Ma pieni d’amore.   Sabato 28-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/siate-perfetti-non-impeccabili-non-irreprensibili-ma-pieni-d-amore-sabato-28-2-26--70359709</link><description><![CDATA[È un'occasione bella oggi  potersi fermare, siamo alla fine del capitolo 5 di Matteo, ma non arriviamo solo a quello, perché c'è un patto, un'alleanza, nel passo del Deuteronomo che abbiamo ascoltato. <i>Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come gli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi</i>. Popolo particolare, voi siete un popolo particolare, siete di tutti i popoli, ma siete un popolo particolare. <br />Perché c'è una scelta, un'elezione da parte di Dio, ma questa consacrazione ricevuta già dal battesimo, approfondita, vissuta, questa scelta di Dio che è stata scelta, avete scelto la scelta di Dio, o sbaglio? Allora, la scelta che Dio ha fatto, che io ho scelto, dov'è? Adesso dov'è? Perché la consacrazione è la più o meno chiara, scelta di una volontà d'amore di Dio, di un'alleanza, tanto da poterla attuare. E, diciamo, diventa un po' il filo rosso della nostra vita, dovunque ci troviamo, anche se siamo in mondi diversi, paesi diversi, culture diverse, ma c'è sempre quel patto di alleanza con Dio che anima la mia vita. Allora, questo ci rende partecipi di quello che lui sta facendo, della sua missione di salvezza, attraverso un amore che non è un amore di scambio, ho trovato un'altra persona che mi ama, io l'amo, ci scambiamo l'amore, no, è sempre nella prospettiva di un dono ancora più grande. <br />Allora, il Vangelo direi che siamo arrivati un po' al culmine di questo capitolo cinque perché dice, non ti dico, <i>avete inteso che fu detto, amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico, amate i vostri nemic</i>i, chi sono i vostri nemici? Dice no, in realtà per chi ama non ci sono nemici, Dio non ha nemici, qualcuno forse lo considera un nemico, ma lui non considera nessuno nemico, il caso è che considera tutti e quattro i suoi figli, quindi ama tutti, anzi, chi sembra che non se lo meriti per niente è amato di più. Avete presente quando ci sono quelli un po' più tremendi, anche alla scuola materna, chissà quanti ne avete visti, i più tremendi sono quelli a cui bisogna dedicare più energia, più amore, e li puoi vincere soltanto con l'amore, non con la forza, solo l'amore, ed è quello che sta facendo Dio con ciascuno di noi. Anche quelli più duri stanno soltanto chiedendo di essere amati ancora di più, di sentire ancora di più l'amore con cui Dio li sta amando. <br />Allora, amate i vostri nemici è un comando che Dio ci dà perché vuole che impariamo a fare come fa lui. Lui fa così e solo che facendo così senti che solo dilatando il cuore, cioè dicendo, ma io signore non sono mica capace, io non arrivo neanche all'asse del pane, cioè sono attento soltanto ad alcune cose, come faccio? Ascolta me, cammina con me, fai come faccio io, cioè ci vuole introdurre nella sua stessa vita. Bene, direi che siamo in questa prospettiva, ma lui arriva a dire anche l'impossibile perché dice così, no? Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. <br />Qui possiamo dire, signore hai esagerato, dai, te ne sei accorto che hai esagerato? Cioè mi stai chiedendo troppo. Allora, ci vuole una claustrale che abbia fatto una scelta di un amore immenso, tanto da voler essere missionaria, che ci dica come si fa. Dice così: “Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunciato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. <br />Compresi, ecco Nobi, che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che si estende a tutti i tempi, a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno. Allora, con somma gioia ed estasi dell'anima gridai, oh Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione, la mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto me lo hai dato tu, oh mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore e in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.” Così diceva Teresa di Gesù Bambino. E pensate, se una di voi avesse detto una cosa del genere, sarebbe stata accusata di essere superba, vanitosa, orgogliosa o sbaglio. Se dice una cosa del genere, subito gli altri la giudicano. Lei non ha avuto paura di dirlo perché? Chi era il suo interlocutore? E allora vedete come l'amore perfetto si capisce soltanto nella prospettiva di Dio. Se lo vogliamo guardare umanamente è solo una mancanza ulteriore, un peccato in più. Allora quando Gesù ci dice, siate dunque completi, perfetti nel senso di pieni, strapieni, completi, colmi, come Dio è colmo, ma di che? D'amore, è solo l'amore che riesce a dare questo. Anche se nessuno lo capirà, solo questo riesce a dare senso alla scelta di vita che stiamo facendo, una scelta di pienezza, non di rinuncia. Quando vi dicono avete rinunciato a tutto, dico non ho rinunciato a tutto, ho scelto la pienezza, poi a qualcosina bisogna rinunciare (se ho trovato cosa mi sazia), non si può prendere proprio tutto, tutto sulla terra. Ma trovando la pienezza in Dio non mi manca più nulla, quindi di questo oggi chiediamo al Signore grazia per poterlo vivere sino in fondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70359709</guid><pubDate>Sat, 28 Feb 2026 13:14:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70359709/sabato_28_2_26.mp3" length="8017571" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È un'occasione bella oggi  potersi fermare, siamo alla fine del capitolo 5 di Matteo, ma non arriviamo solo a quello, perché c'è un patto, un'alleanza, nel passo del Deuteronomo che abbiamo ascoltato. 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E, diciamo, diventa un po' il filo rosso della nostra vita, dovunque ci troviamo, anche se siamo in mondi diversi, paesi diversi, culture diverse, ma c'è sempre quel patto di alleanza con Dio che anima la mia vita. Allora, questo ci rende partecipi di quello che lui sta facendo, della sua missione di salvezza, attraverso un amore che non è un amore di scambio, ho trovato un'altra persona che mi ama, io l'amo, ci scambiamo l'amore, no, è sempre nella prospettiva di un dono ancora più grande. <br />Allora, il Vangelo direi che siamo arrivati un po' al culmine di questo capitolo cinque perché dice, non ti dico, <i>avete inteso che fu detto, amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico, amate i vostri nemic</i>i, chi sono i vostri nemici? Dice no, in realtà per chi ama non ci sono nemici, Dio non ha nemici, qualcuno forse lo considera un nemico, ma lui non considera nessuno nemico, il caso è che considera tutti e quattro i suoi figli, quindi ama tutti, anzi, chi sembra che non se lo meriti per niente è amato di più. Avete presente quando ci sono quelli un po' più tremendi, anche alla scuola materna, chissà quanti ne avete visti, i più tremendi sono quelli a cui bisogna dedicare più energia, più amore, e li puoi vincere soltanto con l'amore, non con la forza, solo l'amore, ed è quello che sta facendo Dio con ciascuno di noi. Anche quelli più duri stanno soltanto chiedendo di essere amati ancora di più, di sentire ancora di più l'amore con cui Dio li sta amando. <br />Allora, amate i vostri nemici è un comando che Dio ci dà perché vuole che impariamo a fare come fa lui. Lui fa così e solo che facendo così senti che solo dilatando il cuore, cioè dicendo, ma io signore non sono mica capace, io non arrivo neanche all'asse del pane, cioè sono attento soltanto ad alcune cose, come faccio? Ascolta me, cammina con me, fai come faccio io, cioè ci vuole introdurre nella sua stessa vita. Bene, direi che siamo in questa prospettiva, ma lui arriva a dire anche l'impossibile perché dice così, no? Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. <br />Qui possiamo dire, signore hai esagerato, dai, te ne sei accorto che hai esagerato? Cioè mi stai chiedendo troppo. Allora, ci vuole una claustrale che abbia fatto una scelta di un amore immenso, tanto da voler essere missionaria, che ci dica come si fa. Dice così: “Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunciato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. <br />Compresi, ecco Nobi, che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che si estende a tutti i tempi, a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno. Allora, con somma gioia ed estasi dell'anima gridai, oh Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione, la mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto me lo hai dato tu, oh mio Dio. 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Che cos'è per Lui importante? E tutta l'attenzione è andata sul fatto che abbiamo iniziato a capire che sinché non ci perdoniamo gli uni gli altri, anche il rapporto con Dio non funziona. <br />E guardate che ha un'espressione molto forte oggi. Dice: stai per offrire all'altare il tuo sacrificio, e ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te? Dice, lascia lì il tuo dono, va prima a riconciliarti. Che cosa è prezioso? Ci sta a cuore quello che sta a cuore a Dio. <br />Lui per essere in comunione con noi ha dato la sua vita, e qui c'è la proposta: Stai dando la tua vita, cioè vivi con amore? sei capace di perdonare? Hai qualcosa contro qualcuno? Allora smetti subito. Qualcuno ha qualcosa contro di te? Vai a riconciliarti. Come per dire, il tesoro prezioso, il vero tesoro della vita è che tu possa vivere con amore, perché Dio è amore. Dio non è un concetto, non è neanche il mago Merlino che fa le magie, no no, Dio è l'amore che ha generato la vita, tutto sappiamo che è dono suo. <br />Per questo, se c'è qualcosa che ci divide, che non ci fa vivere nell'amore, dice, vai presto a riconciliarti. E l'abbiamo ripetuto nel versetto del Salmo, un Salmo molto ricco questo. Abbiamo detto, perdonaci Signore e noi vivremo. <br />Cos'è il perdono? Facci sentire che ci ami. Cosa stiamo celebrando? La certezza che anche per Renato la lunga vita che ha avuto non è finita, è assunta in cielo, è nell'amore di Dio. Tanto che riusciamo anche a capire come l'amore di Dio che viveva diventava anche capacità di essere conciliante, benevolente, accogliente. Noi abbiamo bisogno di questa concretezza, per questo tutta la prima lettura di oggi è su questa malvagità che a volte ci ostacola. Bene, quando te ne accorgi, riconciliati, vivi l'amore. Il perdono non è semplicemente un atto, è la capacità di mettere amore in tutto quello che facciamo. Siamo consapevoli che la nostra vita è continuamente amata, perdonata e quindi può sempre ripartire nel rapporto con Dio? Bene, questo è, se volete, il dono che anche oggi possiamo vivere, nell'intercessione ma anche nella certezza che i nostri peccati, se veramente chiediamo a Dio il perdono, dice io ti perdono ma fa anche tu così. Volete sapere quanto è importante questa cosa? Come conclude la preghiera del Padre Nostro? Rimetti a noi come anche noi abbiamo rimesso e non abbandonarci alla tentazione. Quale tentazione? Di non perdonare, perché quello è chiudersi all'amore. Allora, noi non vogliamo rinsecchirci nella vita, vogliamo essere rigogliosi dell'amore di Dio, pronti a condividerlo con i fratelli. E credo che questo sia anche la certezza che viviamo adesso, cioè che la comunione tra cielo e terra è proprio accogliere e donare l'amore con cui siamo amati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70331424</guid><pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:44:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70331424/venerdi_27_2_26.mp3" length="4566064" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se il tempo di quaresima c'è, è per aiutarci a mettere a fuoco alcune cose fondamentali della nostra vita. E oggi avete ascoltato queste parole alla luce del fatto che se non sappiamo che cosa sta a cuore a Dio, possiamo dire di vivere in comunione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se il tempo di quaresima c'è, è per aiutarci a mettere a fuoco alcune cose fondamentali della nostra vita. E oggi avete ascoltato queste parole alla luce del fatto che se non sappiamo che cosa sta a cuore a Dio, possiamo dire di vivere in comunione con Lui? Cosa gli sta a cuore a Dio? Che cos'è per Lui importante? E tutta l'attenzione è andata sul fatto che abbiamo iniziato a capire che sinché non ci perdoniamo gli uni gli altri, anche il rapporto con Dio non funziona. <br />E guardate che ha un'espressione molto forte oggi. Dice: stai per offrire all'altare il tuo sacrificio, e ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te? Dice, lascia lì il tuo dono, va prima a riconciliarti. Che cosa è prezioso? Ci sta a cuore quello che sta a cuore a Dio. <br />Lui per essere in comunione con noi ha dato la sua vita, e qui c'è la proposta: Stai dando la tua vita, cioè vivi con amore? sei capace di perdonare? Hai qualcosa contro qualcuno? Allora smetti subito. Qualcuno ha qualcosa contro di te? Vai a riconciliarti. Come per dire, il tesoro prezioso, il vero tesoro della vita è che tu possa vivere con amore, perché Dio è amore. Dio non è un concetto, non è neanche il mago Merlino che fa le magie, no no, Dio è l'amore che ha generato la vita, tutto sappiamo che è dono suo. <br />Per questo, se c'è qualcosa che ci divide, che non ci fa vivere nell'amore, dice, vai presto a riconciliarti. E l'abbiamo ripetuto nel versetto del Salmo, un Salmo molto ricco questo. Abbiamo detto, perdonaci Signore e noi vivremo. <br />Cos'è il perdono? Facci sentire che ci ami. Cosa stiamo celebrando? La certezza che anche per Renato la lunga vita che ha avuto non è finita, è assunta in cielo, è nell'amore di Dio. Tanto che riusciamo anche a capire come l'amore di Dio che viveva diventava anche capacità di essere conciliante, benevolente, accogliente. Noi abbiamo bisogno di questa concretezza, per questo tutta la prima lettura di oggi è su questa malvagità che a volte ci ostacola. Bene, quando te ne accorgi, riconciliati, vivi l'amore. Il perdono non è semplicemente un atto, è la capacità di mettere amore in tutto quello che facciamo. Siamo consapevoli che la nostra vita è continuamente amata, perdonata e quindi può sempre ripartire nel rapporto con Dio? Bene, questo è, se volete, il dono che anche oggi possiamo vivere, nell'intercessione ma anche nella certezza che i nostri peccati, se veramente chiediamo a Dio il perdono, dice io ti perdono ma fa anche tu così. Volete sapere quanto è importante questa cosa? Come conclude la preghiera del Padre Nostro? Rimetti a noi come anche noi abbiamo rimesso e non abbandonarci alla tentazione. Quale tentazione? Di non perdonare, perché quello è chiudersi all'amore. Allora, noi non vogliamo rinsecchirci nella vita, vogliamo essere rigogliosi dell'amore di Dio, pronti a condividerlo con i fratelli. 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Quindi anche il fare penitenza, digiuno, togliersi i vestiti della festa, come per dire io mi mortifico perché voglio rendermi conto di tutto il bene che Dio mi può fare in questo momento, non cerco altro bene se non Lui. E a questa preghiera possiamo accostare quella fiduciosa di chi sa che Dio vuole bene, vuole molto più bene, anzi, noi che siamo cattivi, cioè che siamo tendenzialmente egoisti, ma vogliamo il bene delle persone che abbiamo vicino, che amiamo, ma quanto più il Padre che vuole veramente bene e che è il bene per tutti darà cose buone. Verrebbe da dire il suo spirito d'amore, il suo spirito di bene a chi glielo chiede, quindi è proprio un invito, chiedete, chiedete. Ma chiedete bene e chiedete il bene, così che tu saprai che <i>tutto quello che vuoi che gli uomini facciano a te, tu falla loro.</i> fai il bene e vedrai che questo compie, non soltanto una legge generale, la legge che è meglio fare il bene che il male, ma compie la legge di Dio, cioè compie quell'amore che desideriamo vinca sempre. Visto che ci sono delle dinamiche di dolore nella nostra vita, è proprio questo bene che noi invochiamo perché ci salvi anche dalla disperazione, dal sentirci distrutti da quello che accade. No, c'è un bene che vince anche oggi e glielo chiediamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70305618</guid><pubDate>Thu, 26 Feb 2026 18:57:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70305618/giovedi_26_2_26.mp3" length="2075445" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi possiamo accostare la preghiera fiduciosa di Ester, che è proprio un'invocazione di aiuto perché c'è un grande pericolo e quindi solo Dio salva, questa è la certezza di Ester. Quindi anche il fare penitenza, digiuno, togliersi i vestiti della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi possiamo accostare la preghiera fiduciosa di Ester, che è proprio un'invocazione di aiuto perché c'è un grande pericolo e quindi solo Dio salva, questa è la certezza di Ester. Quindi anche il fare penitenza, digiuno, togliersi i vestiti della festa, come per dire io mi mortifico perché voglio rendermi conto di tutto il bene che Dio mi può fare in questo momento, non cerco altro bene se non Lui. E a questa preghiera possiamo accostare quella fiduciosa di chi sa che Dio vuole bene, vuole molto più bene, anzi, noi che siamo cattivi, cioè che siamo tendenzialmente egoisti, ma vogliamo il bene delle persone che abbiamo vicino, che amiamo, ma quanto più il Padre che vuole veramente bene e che è il bene per tutti darà cose buone. Verrebbe da dire il suo spirito d'amore, il suo spirito di bene a chi glielo chiede, quindi è proprio un invito, chiedete, chiedete. Ma chiedete bene e chiedete il bene, così che tu saprai che <i>tutto quello che vuoi che gli uomini facciano a te, tu falla loro.</i> fai il bene e vedrai che questo compie, non soltanto una legge generale, la legge che è meglio fare il bene che il male, ma compie la legge di Dio, cioè compie quell'amore che desideriamo vinca sempre. Visto che ci sono delle dinamiche di dolore nella nostra vita, è proprio questo bene che noi invochiamo perché ci salvi anche dalla disperazione, dal sentirci distrutti da quello che accade. No, c'è un bene che vince anche oggi e glielo chiediamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>130</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La gente di Ninive ha creduto. Giona no.  A volte chi è lontano è più pronto di chi pensa di essere vicino. Mercoledì 25-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-gente-di-ninive-ha-creduto-giona-no-a-volte-chi-e-lontano-e-piu-pronto-di-chi-pensa-di-essere-vicino-mercoledi-25-2-26--70274864</link><description><![CDATA[<br />La bellezza con cui il Signore ci parla, quando ce ne rendiamo conto? Quando non soltanto la percepiamo né come un'accusa, né come un'esclusione, ma come l'indirizzo. Avete presente quando cercate un indirizzo e non sapete come fare? A un certo punto ti diventa chiaro l’indirizzo: è un incontro, è un ritrovamento, ma per la verità il ritrovamento non è esterno a te, è dentro di te. Allora partirei proprio da questa attenzione che la liturgia ci sta ponendo davanti, un'attenzione attraverso Giona per conoscere meglio il cuore di Dio e il nostro cuore. <br />Il libro di Giona lo consiglio a tutti, sono solo quattro piccoli capitoli ed è un bellissimo trattato per renderci conto come possiamo avere sfiducia di Dio oppure imparare a fidarci di Lui. Guardate, un profeta che annuncia anche un po' arrabbiato, contrastato e la gente crede a Dio, non crede al profeta, crede a Dio. Perché? Perché Giona stava annunciando una decisione già presa, la distruzione di Ninive, e invece la gente cosa crede? Che Dio è misericordioso, che Dio perdona. <br />E credere in questo, come ti fa cambiare vita? Ma non dalla paura. Ed è bellissimo che c'è un ingegnarsi nella conversione, nel cambiamento della mente, <i>chissà che Dio non cambi,</i> in realtà Dio cambia secondo quello che è la paura, ma non cambia secondo quello che è il progetto. E c'è una grande collaborazione, non sono soltanto persone, anche gli animali digiunano, fanno penitenza, si coprono di sacco, chissà cosa significherà questo?! <br />Però guardate che è veramente interessante perché anche sino all'ultime parole di questo libro Dio parla di tante persone che non sanno distinguere la destra dalla sinistra, come gli animali, e un gran numero di bestie. Quindi, rivelazione, la salvezza riguarda anche le bestie. Mi piace pensare che anche se viviamo come bestie, cioè semplicemente cercando di riempirci la pancia nella vita, Dio pensa a noi come a persone che se anche non sanno distinguere la destra dalla sinistra, ma come persone da salvare, da amare. <br />E, a differenza di come potremmo pensare, forse il Vangelo tocca quest'aspetto che la gente è incredula, continuano a non credere a Gesù, a chiedergli un segno, è solo chi non crede che chiede un segno. Cioè, vinci la mia incredulità, fai qualcosa di enorme così che la mia incredulità sia vinta, stupiscimi. La risposta potrebbe essere stupiscimi tu, con un atto di fede. Perché tanto, per chi ha deciso di non credere, non crede. Chi ha deciso nel suo cuore di non crederti in quello che tu stai dicendo, ha deciso così. E quindi non c'è da sforzarsi per farsi credere. E su questo anche a Dio, tante volte non gli perdoniamo che non fa secondo le nostre speranze attese. E invece Lui c'ha una grande benevolenza e misericordia, grande. E anche l'attestazione che le parole di Gesù ci danno nel Vangelo riguardano un segno che c'è già. È un segno della benevolenza di Dio che c'è già. Tant'è che dice che quella generazione che ha preferito non credere non ha guardato quelli precedenti che invece hanno creduto. E quindi il segno c'è, quelli che hanno creduto e le cose sono date in un certo modo. Bene, a chi non crede non viene dato nessun segno. Perché ci sono ma non li accetta. Questo avrebbe bisogno di approfondimento anche nella nostra vita. <br />Ma lo lascio un po' anche alla vostra attenzione perché anche oggi, non solo in questa liturgia, ma nella nostra giornata, quindi nella nostra vita, segni della misericordia di Dio ci sono. Ma come li stiamo considerando? Che valore gli diamo? Perché se viviamo come se non ci fossero, sono dei segni della misericordia di Dio, come quello di Giona, che va perso. Eppure il segno di Giona rimane. Un profeta incredulo ad un popolo che invece crede. E quel profeta incredulo è stato anche tre giorni, come dice anche il Vangelo, tre giorni e tre notti nel ventre il pesce, come il figlio dell'uomo nel ventre della terra. E di lì è tornato alla sua missione, il profeta. <br />E dal ventre della terra il figlio dell'uomo è venuto a parlarci della risurrezione. Ma questo sta cambiando realmente la nostra vita?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70274864</guid><pubDate>Wed, 25 Feb 2026 18:56:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70274864/mercoledi_25_2_26.mp3" length="6156398" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La bellezza con cui il Signore ci parla, quando ce ne rendiamo conto? Quando non soltanto la percepiamo né come un'accusa, né come un'esclusione, ma come l'indirizzo. Avete presente quando cercate un indirizzo e non sapete come fare? A un certo punto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />La bellezza con cui il Signore ci parla, quando ce ne rendiamo conto? Quando non soltanto la percepiamo né come un'accusa, né come un'esclusione, ma come l'indirizzo. Avete presente quando cercate un indirizzo e non sapete come fare? A un certo punto ti diventa chiaro l’indirizzo: è un incontro, è un ritrovamento, ma per la verità il ritrovamento non è esterno a te, è dentro di te. Allora partirei proprio da questa attenzione che la liturgia ci sta ponendo davanti, un'attenzione attraverso Giona per conoscere meglio il cuore di Dio e il nostro cuore. <br />Il libro di Giona lo consiglio a tutti, sono solo quattro piccoli capitoli ed è un bellissimo trattato per renderci conto come possiamo avere sfiducia di Dio oppure imparare a fidarci di Lui. Guardate, un profeta che annuncia anche un po' arrabbiato, contrastato e la gente crede a Dio, non crede al profeta, crede a Dio. Perché? Perché Giona stava annunciando una decisione già presa, la distruzione di Ninive, e invece la gente cosa crede? Che Dio è misericordioso, che Dio perdona. <br />E credere in questo, come ti fa cambiare vita? Ma non dalla paura. Ed è bellissimo che c'è un ingegnarsi nella conversione, nel cambiamento della mente, <i>chissà che Dio non cambi,</i> in realtà Dio cambia secondo quello che è la paura, ma non cambia secondo quello che è il progetto. E c'è una grande collaborazione, non sono soltanto persone, anche gli animali digiunano, fanno penitenza, si coprono di sacco, chissà cosa significherà questo?! <br />Però guardate che è veramente interessante perché anche sino all'ultime parole di questo libro Dio parla di tante persone che non sanno distinguere la destra dalla sinistra, come gli animali, e un gran numero di bestie. Quindi, rivelazione, la salvezza riguarda anche le bestie. Mi piace pensare che anche se viviamo come bestie, cioè semplicemente cercando di riempirci la pancia nella vita, Dio pensa a noi come a persone che se anche non sanno distinguere la destra dalla sinistra, ma come persone da salvare, da amare. <br />E, a differenza di come potremmo pensare, forse il Vangelo tocca quest'aspetto che la gente è incredula, continuano a non credere a Gesù, a chiedergli un segno, è solo chi non crede che chiede un segno. Cioè, vinci la mia incredulità, fai qualcosa di enorme così che la mia incredulità sia vinta, stupiscimi. La risposta potrebbe essere stupiscimi tu, con un atto di fede. Perché tanto, per chi ha deciso di non credere, non crede. Chi ha deciso nel suo cuore di non crederti in quello che tu stai dicendo, ha deciso così. E quindi non c'è da sforzarsi per farsi credere. E su questo anche a Dio, tante volte non gli perdoniamo che non fa secondo le nostre speranze attese. E invece Lui c'ha una grande benevolenza e misericordia, grande. E anche l'attestazione che le parole di Gesù ci danno nel Vangelo riguardano un segno che c'è già. È un segno della benevolenza di Dio che c'è già. Tant'è che dice che quella generazione che ha preferito non credere non ha guardato quelli precedenti che invece hanno creduto. E quindi il segno c'è, quelli che hanno creduto e le cose sono date in un certo modo. Bene, a chi non crede non viene dato nessun segno. Perché ci sono ma non li accetta. Questo avrebbe bisogno di approfondimento anche nella nostra vita. <br />Ma lo lascio un po' anche alla vostra attenzione perché anche oggi, non solo in questa liturgia, ma nella nostra giornata, quindi nella nostra vita, segni della misericordia di Dio ci sono. Ma come li stiamo considerando? Che valore gli diamo? Perché se viviamo come se non ci fossero, sono dei segni della misericordia di Dio, come quello di Giona, che va perso. Eppure il segno di Giona rimane. Un profeta incredulo ad un popolo che invece crede. E quel profeta incredulo è stato anche tre giorni, come dice anche il Vangelo, tre giorni e tre notti nel ventre il pesce, come il figlio dell'uomo nel ventre della terra. E di lì è tornato alla sua missione, il profeta. <br />E dal ventre della...]]></itunes:summary><itunes:duration>385</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quale Dio conosci? Un giudice che punisce o un Padre che non smette di amare? Quello che ti aspetti, ricevi. Scegli tu. Martedì 24-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quale-dio-conosci-un-giudice-che-punisce-o-un-padre-che-non-smette-di-amare-quello-che-ti-aspetti-ricevi-scegli-tu-martedi-24-2-26--70257416</link><description><![CDATA[<br />Voi lo vedete un padre che non perdona le colpe? Lo immaginate? Se guardate alla vostra ira, forse sì. Ma la parte terminale del Vangelo di oggi fa veramente appello a chi hai conosciuto? Chi? Quale Dio hai conosciuto? Quale padre? Quale signore? Perché alla fine il discorso proprio si concentra su questo. Quello che tu ti aspetti e vivi, quello ricevi. <br />Lo vuoi? Cioè, è una proposta. Ma anche se dici di no, sei compromesso. Cioè, tu sai che quello che tu scegli ti verrà dato. <br />Ma perché questa cosa è così importante? Conoscere la misericordia di Dio, non è conoscere che Dio è lesso, una patata lessa che la plasmi come pare a te, la triti. Chi è Dio? Perché questo è un interrogativo che da che c'è l'uomo c'è anche questa domanda. Sapere che lui si è fatto conoscere e come si è fatto conoscere può cambiare profondamente il nostro modo di stare al mondo. Dico può. Perché ancora una volta non ti costringe. <br />Ma voi sapete che in certe situazioni noi in nome dell'amore che abbiamo per i figli li costringiamo a fare certe cose. Finché non hanno capacità di intendere e di volere. Finché non hanno capacità di stare davanti a te. <br />Ma nel momento in cui stanno davanti a te tu non ti imponi più. Tu dici le cose stanno così, scegli. E guardate che anche questo testo sta dicendo le cose stanno così, scegli. <br />Avere quindi una buona relazione con Dio ci porterà ad avere anche una diversa relazione con gli altri. Perché scegliere di dire padre e sai che non è soltanto tuo ma è nostro, vuol dire che sarà coinvolto dentro ogni tuo rapporto. <br />Sarà lì dentro. Il padre sarà riconoscibile proprio per il fatto che è padre di tutti. E questo ci porta tante volte ad essere anche un po' fumini perché le cose non ci vanno bene, non ci tornano. <br />Allora oggi abbiamo l'opportunità di fare una sosta su che cosa sia la preghiera rivolta a Dio che è padre e che coinvolge però non soltanto me e il padre ma coinvolge anche tutti gli altri. Perché ne portano il volto, a volte sfigurato, a volte emaciato ma il volto di Dio è nell'umanità. È difficile accettarlo fino in fondo perché noi vorremmo le cose in un modo diverso. Ma quello che ci ha fatto conoscere nel figlio che ha dato la sua vita per noi, è un padre che non giudica ma si lascia mettere fuori, si lascia giudicare e ammazzare ma non smette di amare, non perde la sua identità. Proviamo allora anche noi a ritrovare la nostra identità e a viverla fino in fondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70257416</guid><pubDate>Tue, 24 Feb 2026 22:11:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70257416/martedi_24_2_26.mp3" length="5013698" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Voi lo vedete un padre che non perdona le colpe? Lo immaginate? Se guardate alla vostra ira, forse sì. Ma la parte terminale del Vangelo di oggi fa veramente appello a chi hai conosciuto? Chi? Quale Dio hai conosciuto? Quale padre? Quale signore?...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Voi lo vedete un padre che non perdona le colpe? Lo immaginate? Se guardate alla vostra ira, forse sì. Ma la parte terminale del Vangelo di oggi fa veramente appello a chi hai conosciuto? Chi? Quale Dio hai conosciuto? Quale padre? Quale signore? Perché alla fine il discorso proprio si concentra su questo. Quello che tu ti aspetti e vivi, quello ricevi. <br />Lo vuoi? Cioè, è una proposta. Ma anche se dici di no, sei compromesso. Cioè, tu sai che quello che tu scegli ti verrà dato. <br />Ma perché questa cosa è così importante? Conoscere la misericordia di Dio, non è conoscere che Dio è lesso, una patata lessa che la plasmi come pare a te, la triti. Chi è Dio? Perché questo è un interrogativo che da che c'è l'uomo c'è anche questa domanda. Sapere che lui si è fatto conoscere e come si è fatto conoscere può cambiare profondamente il nostro modo di stare al mondo. Dico può. Perché ancora una volta non ti costringe. <br />Ma voi sapete che in certe situazioni noi in nome dell'amore che abbiamo per i figli li costringiamo a fare certe cose. Finché non hanno capacità di intendere e di volere. Finché non hanno capacità di stare davanti a te. <br />Ma nel momento in cui stanno davanti a te tu non ti imponi più. Tu dici le cose stanno così, scegli. E guardate che anche questo testo sta dicendo le cose stanno così, scegli. <br />Avere quindi una buona relazione con Dio ci porterà ad avere anche una diversa relazione con gli altri. Perché scegliere di dire padre e sai che non è soltanto tuo ma è nostro, vuol dire che sarà coinvolto dentro ogni tuo rapporto. <br />Sarà lì dentro. Il padre sarà riconoscibile proprio per il fatto che è padre di tutti. E questo ci porta tante volte ad essere anche un po' fumini perché le cose non ci vanno bene, non ci tornano. <br />Allora oggi abbiamo l'opportunità di fare una sosta su che cosa sia la preghiera rivolta a Dio che è padre e che coinvolge però non soltanto me e il padre ma coinvolge anche tutti gli altri. Perché ne portano il volto, a volte sfigurato, a volte emaciato ma il volto di Dio è nell'umanità. È difficile accettarlo fino in fondo perché noi vorremmo le cose in un modo diverso. Ma quello che ci ha fatto conoscere nel figlio che ha dato la sua vita per noi, è un padre che non giudica ma si lascia mettere fuori, si lascia giudicare e ammazzare ma non smette di amare, non perde la sua identità. Proviamo allora anche noi a ritrovare la nostra identità e a viverla fino in fondo.]]></itunes:summary><itunes:duration>314</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Anche dentro la stessa casa si può diventare stranieri, c’è da scegliere: accogli o rifiuti?  Lunedì 23-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/anche-dentro-la-stessa-casa-si-puo-diventare-stranieri-c-e-da-scegliere-accogli-o-rifiuti-lunedi-23-2-26--70237529</link><description><![CDATA[L'occasione della festa di questi quarant'anni (anniversario di matrimonio) in un lunedì di quaresima che potrebbe sembrare come gli altri, però avete notato, oggi cerco di essere sintetico, due spunti. Nel libro del Levitico un invito,<i> siate santi, perché io sono santo</i>. E dici, ma hai visto? Siate santi, come, qua? Allora ti dice, aspetta, ti faccio capire meglio cosa vuol dire siate santi. <br />Ecco il Vangelo, ed è un Vangelo in cui il discrimine, cioè la cosa che fa capire da quale parte va l'ago, è: ami o non ami? E questo ci dice qualcosa, perché amare non è semplicemente un sentimento, è un mettersi in gioco, per cui quarant'anni di matrimonio iniziano ad essere una certa cosa, no? Mettersi in gioco vuol dire riuscire a vedere l'invisibile, cioè imparare a riconoscere come la piccolezza dell'altro non è detto che sia qualche cosa di evidente, ma è proprio dell'amore il sapersi prendere cura. E lo traduco perché quando c'è questo giudizio finale avete sentito che cosa mette in evidenza il Signore, il Re. Dice, <i>ho avuto fame</i>. <br />Ma quando? Io non l'ho mai visto. No, ogni volta che hai visto l'altro che aveva fame, hai sfamato me.<i> Ho avuto sete, ero nudo, ero forestiero</i> e a volte, anche se si sta nella stessa casa, è così. <br />Cioè, saper accogliere la piccolezza dell'altro, saper accogliere la sua fragilità, la sua nudità, il suo essere estraneo, straniero anche ai tuoi pensieri e sentimenti. A te cosa genera? Accoglienza o rifiuto? E Gesù dice, ogni volta che l'hai fatta all'altro l'hai fatta a me. Per questo il sacramento del matrimonio avrebbe bisogno di un po' di quel grasso negli ingranaggi,  cioè lo Spirito Santo è quel grasso che va in mezzo e gli permette di girare bene. <br />Lo Spirito Santo è l'amore con cui Dio ci ama ed è quello che non soltanto fa funzionare i matrimoni, ma fa funzionare le relazioni. Perché uno è il comando che Dio ci ha dato. Non ce ne ha dati molti, uno. Dice semplicemente questo, sempre se vuoi. Comando non vuol dire un ordine, devi fare così, no. Comando vuol dire, io faccio questa strada, ti va di venire con me? Una cosa sola. E qual è sta cosa che va fatta? Ama. Solo questo. E questo riguarda tutti i rapporti. <br />Allora si capisce che man mano che ami, anche se non è evidente fuori, ma diventa il tuo motore, come il battito del cuore, è quello che fa funzionare tutto. Se non batte il cuore si ferma tutto. E man mano che ami tu vivi una vita che noi abbiamo scoperto che è la vita di Dio. Cioè inizi a vivere qualche cosa che avrà a che fare con l'eterno. Cosa sarà la vita eterna? Amare. Quindi la palestra quotidiana della casa, del matrimonio, della famiglia, delle nostre relazioni, questa palestra non è altro che un rendersi conto che puoi “coniugare”, (termine degli sposi, sei coniuge), puoi continuamente portare il peso con amore dovunque tu ti trovi, sentendo che sei portato mentre lo porti. Tu porti qualcuno, qualcosa, qualche situazione, ma mentre tu la porti c'è qualcuno che ti porta in quella fatica. Allora lasciamoci così precedere, accompagnare e incontrare dalla grazia di Dio. Perché, forse ve ne sarete accorti ma forse no, abbiamo ripetuto un versetto nel Salmo: <i>Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.</i> Quindi queste parole, man mano che le lasciamo veramente agire nella nostra vita, ci vivificano, ci portano e ci orientano ad una vita secondo lo Spirito. Di questo ringraziamo il Signore e continuiamo a fare il suo cammino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70237529</guid><pubDate>Mon, 23 Feb 2026 20:32:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70237529/lunedi_23_2_26.mp3" length="5396131" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>L'occasione della festa di questi quarant'anni (anniversario di matrimonio) in un lunedì di quaresima che potrebbe sembrare come gli altri, però avete notato, oggi cerco di essere sintetico, due spunti. Nel libro del Levitico un invito, siate santi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'occasione della festa di questi quarant'anni (anniversario di matrimonio) in un lunedì di quaresima che potrebbe sembrare come gli altri, però avete notato, oggi cerco di essere sintetico, due spunti. Nel libro del Levitico un invito,<i> siate santi, perché io sono santo</i>. E dici, ma hai visto? Siate santi, come, qua? Allora ti dice, aspetta, ti faccio capire meglio cosa vuol dire siate santi. <br />Ecco il Vangelo, ed è un Vangelo in cui il discrimine, cioè la cosa che fa capire da quale parte va l'ago, è: ami o non ami? E questo ci dice qualcosa, perché amare non è semplicemente un sentimento, è un mettersi in gioco, per cui quarant'anni di matrimonio iniziano ad essere una certa cosa, no? Mettersi in gioco vuol dire riuscire a vedere l'invisibile, cioè imparare a riconoscere come la piccolezza dell'altro non è detto che sia qualche cosa di evidente, ma è proprio dell'amore il sapersi prendere cura. E lo traduco perché quando c'è questo giudizio finale avete sentito che cosa mette in evidenza il Signore, il Re. Dice, <i>ho avuto fame</i>. <br />Ma quando? Io non l'ho mai visto. No, ogni volta che hai visto l'altro che aveva fame, hai sfamato me.<i> Ho avuto sete, ero nudo, ero forestiero</i> e a volte, anche se si sta nella stessa casa, è così. <br />Cioè, saper accogliere la piccolezza dell'altro, saper accogliere la sua fragilità, la sua nudità, il suo essere estraneo, straniero anche ai tuoi pensieri e sentimenti. A te cosa genera? Accoglienza o rifiuto? E Gesù dice, ogni volta che l'hai fatta all'altro l'hai fatta a me. Per questo il sacramento del matrimonio avrebbe bisogno di un po' di quel grasso negli ingranaggi,  cioè lo Spirito Santo è quel grasso che va in mezzo e gli permette di girare bene. <br />Lo Spirito Santo è l'amore con cui Dio ci ama ed è quello che non soltanto fa funzionare i matrimoni, ma fa funzionare le relazioni. Perché uno è il comando che Dio ci ha dato. Non ce ne ha dati molti, uno. Dice semplicemente questo, sempre se vuoi. Comando non vuol dire un ordine, devi fare così, no. Comando vuol dire, io faccio questa strada, ti va di venire con me? Una cosa sola. E qual è sta cosa che va fatta? Ama. Solo questo. E questo riguarda tutti i rapporti. <br />Allora si capisce che man mano che ami, anche se non è evidente fuori, ma diventa il tuo motore, come il battito del cuore, è quello che fa funzionare tutto. Se non batte il cuore si ferma tutto. E man mano che ami tu vivi una vita che noi abbiamo scoperto che è la vita di Dio. Cioè inizi a vivere qualche cosa che avrà a che fare con l'eterno. Cosa sarà la vita eterna? Amare. Quindi la palestra quotidiana della casa, del matrimonio, della famiglia, delle nostre relazioni, questa palestra non è altro che un rendersi conto che puoi “coniugare”, (termine degli sposi, sei coniuge), puoi continuamente portare il peso con amore dovunque tu ti trovi, sentendo che sei portato mentre lo porti. Tu porti qualcuno, qualcosa, qualche situazione, ma mentre tu la porti c'è qualcuno che ti porta in quella fatica. Allora lasciamoci così precedere, accompagnare e incontrare dalla grazia di Dio. Perché, forse ve ne sarete accorti ma forse no, abbiamo ripetuto un versetto nel Salmo: <i>Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.</i> Quindi queste parole, man mano che le lasciamo veramente agire nella nostra vita, ci vivificano, ci portano e ci orientano ad una vita secondo lo Spirito. Di questo ringraziamo il Signore e continuiamo a fare il suo cammino.]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un pasticciotto mangiato da soli è buono, condiviso di più. Se vale per i dolci molto di più per la vita.   22-2-26 domenica 1 Q</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-pasticciotto-mangiato-da-soli-e-buono-condiviso-di-piu-se-vale-per-i-dolci-molto-di-piu-per-la-vita-22-2-26-domenica-1-q--70216758</link><description><![CDATA[Prima domenica di quaresima. Tema forte. Le tentazioni. Come gestiamo le tentazioni? Le riconosciamo? Di solito come quando uno dice mi hai fatto perdere la pazienza. Di chi è la colpa? Allora per andare subito sul merito delle questioni vorrei partire dal testo della Genesi perché è un testo un po' composito, c'è un pochettino del secondo capitolo, un po' del terzo ma vorrei partire proprio dal fatto che Dio plasmò l'uomo con polvere dal suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita. Cioè la vita dell'uomo è un dono immediato di Dio. Lo spirito vitale che è in lui ha a che fare con Dio, è il suo alito di vita perché possa continuare a vivere secondo quello spirito il Signore si rivolge a lui e gli parla ma non è l'unico che gli parla, allora c'è quel pezzettino del capitolo 3 dove c'è l'immagine del serpente astuto che parla, in questo caso forse Adamo era davanti alla televisione, parla ad Eva perché è più facile avere a che fare, sapete che quando un uomo è davanti alla televisione gli parlate ma non sente niente, ci penserà poi Eva a convincere Adamo, il modo lo trova. Ma ciò che mi interessa sottolineare è che la provocazione che fa alla donna: le dice una parola che è esagerata tanto che anche Eva esagera <i>è vero che non potete mangiare di nessun albero…</i> non so se avete presente quando una donna è convinta di qualche cosa esagera anche lei: “… invece di quell'albero non possiamo mangiare, non lo possiamo neanche toccare” chi gliel'ha detta sta cosa? allora iniziano un dialogo in cui l’astuto, il diavolo, il dia-ballo, cioè il divisore così si chiama, inizia a spostare l'attenzione di Eva che la potremmo paragonare ad una bimba cioè ancora non è cresciuta nella sapienza nella conoscenza è agli inizi e in questo suo iniziare il cammino ancora non ha la forza di riconoscere le cose e infatti si lascia spostare. In questo vi invito ad una riflessione personale quante volte la nostra attenzione viene un po' spostata, catalizzata, come se avessimo a che fare con non so, un venditore avete presente i venditori come riescono a spostare l'attenzione che ti prendono, ti portano, ti fanno vedere e tu non hai il tempo, si deve subito stringere il contratto. Calma! A me verrebbe sempre da dire, calma lo riguardiamo domani. Prendere il tempo opportuno per fare i confronti tra una parola che ti viene proposta e una parola che hai dentro. Ma che parola hai dentro? La tieni ancora ferma o ti sei lasciato spostare? perché per Eva è così perché dopo un attimo si sente dire “no non morirete affatto, anzi…” e qui si insinua una nuova parola che sovrasta quella che aveva dentro, tanto che non se ne ricorda più e mangia cioè si lascia avvelenare, si lascia mortificare nella sua relazione. Mettete questo fatto accanto al testo del Vangelo di oggi, dove il tentatore arriva nel momento della fragilità, della debolezza di Gesù. Non so se avete mai fatto 40 giorni di digiuno a pane ed acqua, no no proprio niente, pare che non abbia mangiato 40 giorni, non so come si faccia e lì tenta: guarda a te stesso, hai fame? cerca di spostare Gesù, ma Gesù non è “spostabile" perché ha una relazione, ha una un dialogo così aperto con il Padre che dice no. Guardate nella nostra vita, quante volte ci siamo sentiti spostati dalle parole che avevamo dentro che avevamo detto, che custodivamo con amore, ma a un certo punto ci troviamo spostati e quando uno dice per esempio che ti sarà accanto nella gioia, nel dolore, nella salute nella malattia, poi subentra qualche altra parola e a un certo punto ci si perde, si perde la relazione. Ma cosa è successo? si è infilata in mezzo un'altra parola una diavola di parola che ti divide: ti divide dentro di te ti divide dall'altra persona ti divide da Dio. Gesù questo momento ci insegna -se lo vogliamo- a affrontarlo. Ma come? Lui ha una relazione così bella che vivendola la sa apprezzare, è una relazione in cui non vuole prendere per sé, ma vuole partecipare. Un piccolo inciso: quant'è più bello condividere qualcosa rispetto ad averla solo per te. penso per esempio, esagero, un bel Pasticciotto, che è un dolce leccese che io ho sempre, più o meno davanti agli occhi, di pasta frolla e crema per intenderci, insomma una roba intensa. quant'è più bello poterlo condividere con qualcuno, rispetto a mangiartelo da solo. Cioè sentire che la gioia che hai tu è gioia anche nell’altro. Esemplifico con una cosa semplice ma provate a farlo con tanti aspetti della nostra vita, con quello che sei non soltanto con quello che hai. La tua vita se non è preziosa per nessuno, neanche per chi te l'ha data, non lo sarà neanche per te. Solo nel momento in cui senti che qualcuno ti guarda veramente con amore tu senti che vali, è preziosa! Allora attraverso tante tentazioni sul prendere, sull’essere: io ti faccio essere così, se tu mi adori la parola adorare vuol dire baciare sostanzialmente, metterci la bocca, ti adoro cioè ti bacio metto la mia bocca su di te avete presente perché si bacia quando si entrano, si baciano i santi queste parti si fa un po' meno, giusto quelli del centro-sud però c'è un'intensità di relazione nel quale tu senti di voler poggiare le labbra sull'altro che è un'espressione bellissima per dire la comunione e il diavolo vuole essere adorato promettendoti un potere immenso che in questo mondo si capisce chi ce l'ha perché ha sicuramente fatto dei compromessi che ha volto verso il male chi sta usando il potere e lo sta usando per dividere o per essere superiore agli altri ha un compromesso con il male perché il potere in realtà dovrebbe essere per un dono pensate alla responsabilità: capi di stato politici, chi stanno adorando? perché sono lì? Chiediamo questo come ha fatto San Paolo, dice bene pregate per i capi per quelli che governo pregate per loro, perché possano vivere il loro potere come un servizio. Se così faremo credo che troveremo una libertà in cui ciò che tu sei è per un dono di te per un servizio. Avere oggi dei diaconi qui lo rende anche un pochettino evidente. Il diacono è uno che si mette accanto nella prospettiva di un servizio. Può essere nella liturgia, può essere nella pastorale può essere a tanti livelli, cioè essere-per è proprio quello che il Signore stesso ha fatto con l’umanità. Lui si è incarnato solo per mettere a servizio di ogni uomo lo stesso cuore di Dio, farci vedere come a Dio sta a cuore l’umanità. Così Gesù ha vissuto e vinto ogni tentazione semplicemente dicendo la sua relazione con Dio: sta scritto… non è che ha fatto gli esercizi, che stava leggendo un libro, ma la parola di Dio stava scritta nel suo cuore, era il suo interlocutore interiore. Chiediamo al Signore in questo tempo di Quaresima magari con un po' di attenzione, custodia e momenti di preghiera, anche attraverso l'ascolto della sua Parola, che il nostro cuore stia nella sintonia con Lui così da vincere ogni tentazione ma respingendola proprio, perché siamo in una relazione che ci fa vivere. Così forse sentiremo che realmente il divisore si allontana e c'è invece un servizio di angeli, di messaggeri di parole che il Signore manda perché la nostra comunione con Lui possa essere un servizio all'unità e alla comunione e di questo rendiamo grazie ogni giorno della nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70216758</guid><pubDate>Sun, 22 Feb 2026 20:46:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70216758/22_2_26_domenica_1_q.mp3" length="12209283" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Prima domenica di quaresima. Tema forte. Le tentazioni. Come gestiamo le tentazioni? Le riconosciamo? Di solito come quando uno dice mi hai fatto perdere la pazienza. Di chi è la colpa? Allora per andare subito sul merito delle questioni vorrei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Prima domenica di quaresima. Tema forte. Le tentazioni. Come gestiamo le tentazioni? Le riconosciamo? Di solito come quando uno dice mi hai fatto perdere la pazienza. Di chi è la colpa? Allora per andare subito sul merito delle questioni vorrei partire dal testo della Genesi perché è un testo un po' composito, c'è un pochettino del secondo capitolo, un po' del terzo ma vorrei partire proprio dal fatto che Dio plasmò l'uomo con polvere dal suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita. Cioè la vita dell'uomo è un dono immediato di Dio. Lo spirito vitale che è in lui ha a che fare con Dio, è il suo alito di vita perché possa continuare a vivere secondo quello spirito il Signore si rivolge a lui e gli parla ma non è l'unico che gli parla, allora c'è quel pezzettino del capitolo 3 dove c'è l'immagine del serpente astuto che parla, in questo caso forse Adamo era davanti alla televisione, parla ad Eva perché è più facile avere a che fare, sapete che quando un uomo è davanti alla televisione gli parlate ma non sente niente, ci penserà poi Eva a convincere Adamo, il modo lo trova. Ma ciò che mi interessa sottolineare è che la provocazione che fa alla donna: le dice una parola che è esagerata tanto che anche Eva esagera <i>è vero che non potete mangiare di nessun albero…</i> non so se avete presente quando una donna è convinta di qualche cosa esagera anche lei: “… invece di quell'albero non possiamo mangiare, non lo possiamo neanche toccare” chi gliel'ha detta sta cosa? allora iniziano un dialogo in cui l’astuto, il diavolo, il dia-ballo, cioè il divisore così si chiama, inizia a spostare l'attenzione di Eva che la potremmo paragonare ad una bimba cioè ancora non è cresciuta nella sapienza nella conoscenza è agli inizi e in questo suo iniziare il cammino ancora non ha la forza di riconoscere le cose e infatti si lascia spostare. In questo vi invito ad una riflessione personale quante volte la nostra attenzione viene un po' spostata, catalizzata, come se avessimo a che fare con non so, un venditore avete presente i venditori come riescono a spostare l'attenzione che ti prendono, ti portano, ti fanno vedere e tu non hai il tempo, si deve subito stringere il contratto. Calma! A me verrebbe sempre da dire, calma lo riguardiamo domani. Prendere il tempo opportuno per fare i confronti tra una parola che ti viene proposta e una parola che hai dentro. Ma che parola hai dentro? La tieni ancora ferma o ti sei lasciato spostare? perché per Eva è così perché dopo un attimo si sente dire “no non morirete affatto, anzi…” e qui si insinua una nuova parola che sovrasta quella che aveva dentro, tanto che non se ne ricorda più e mangia cioè si lascia avvelenare, si lascia mortificare nella sua relazione. Mettete questo fatto accanto al testo del Vangelo di oggi, dove il tentatore arriva nel momento della fragilità, della debolezza di Gesù. Non so se avete mai fatto 40 giorni di digiuno a pane ed acqua, no no proprio niente, pare che non abbia mangiato 40 giorni, non so come si faccia e lì tenta: guarda a te stesso, hai fame? cerca di spostare Gesù, ma Gesù non è “spostabile" perché ha una relazione, ha una un dialogo così aperto con il Padre che dice no. Guardate nella nostra vita, quante volte ci siamo sentiti spostati dalle parole che avevamo dentro che avevamo detto, che custodivamo con amore, ma a un certo punto ci troviamo spostati e quando uno dice per esempio che ti sarà accanto nella gioia, nel dolore, nella salute nella malattia, poi subentra qualche altra parola e a un certo punto ci si perde, si perde la relazione. Ma cosa è successo? si è infilata in mezzo un'altra parola una diavola di parola che ti divide: ti divide dentro di te ti divide dall'altra persona ti divide da Dio. Gesù questo momento ci insegna -se lo vogliamo- a affrontarlo. Ma come? Lui ha una relazione così bella che vivendola la sa apprezzare, è una relazione in cui non vuole prendere per sé, ma vuole partecipare. Un piccolo inciso: quant'è più bello condividere...]]></itunes:summary><itunes:duration>764</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>“Seguimi” è lasciare quello sguardo che misura gli altri. Fai come lui?  Sabato 21-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/seguimi-e-lasciare-quello-sguardo-che-misura-gli-altri-fai-come-lui-sabato-21-2-26--70194075</link><description><![CDATA[<br />La simpatia che oggi vorrei sentire per Levi riguarda forse degli aspetti della nostra vita che a volte non consideriamo, cioè visto che Gesù lo vede come pubblicano, stava svolgendo il suo lavoro, passa e lo chiama, gli dice seguimi, pare che lui lasci tutto, dice così lasciando tutto si alzò e lo seguì, però subito dopo prepara un banchetto grande nella sua casa per Gesù e per i suoi amici, quindi ha lasciato tutto in realtà, tutto quel lavoro, tutto l'essere un impositore di tasse. Io penso che nella vita di ciascuno di noi c'è un tutto da lasciare che riguarda forse un far pagare le tasse agli altri, un essere un pubblicano verso gli altri, e c'è un'altra parte che invece è quella che accoglie Gesù e lo segue, che è capace di chiamare tutti a far festa nella propria vita, nella propria casa. E che questo sia vero lo sento anche dal fatto che nel momento in cui c'è un giudizio che va su Gesù, perché sta in casa di Matteo Levi, il pubblicano, e sta con altri pubblicani, c'è un'accusa che viene rivolta a Gesù e ai suoi discepoli, non è né un discepolo né Levi che è il padrone di casa dove giustificare, c'è Gesù che risponde. <br />E questa credo sia la parte più bella della nostra vita, quando veramente seguiamo il Signore Gesù, lo seguiamo accogliendolo nella nostra casa, nella nostra vita, nella nostra intimità, lasciando tutto quel giudizio e quella superiorità che a volte ci impedisce di avere un vero rapporto d'amore con gli altri. Credo che a quel punto sentiremo come Lui è veramente la nostra difesa, ed è venuto non per i giusti, ma è venuto per i peccatori, per noi, per tutti noi, perché tutti possiamo ritrovare la bellezza di essere ospiti di Gesù, accoglierlo nella nostra vita, diventarne veramente discepoli credo che sia la missione di tutta la vita, e ce n'è per tutti i giorni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70194075</guid><pubDate>Sat, 21 Feb 2026 17:09:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70194075/sabato_21_2_26.mp3" length="2556098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La simpatia che oggi vorrei sentire per Levi riguarda forse degli aspetti della nostra vita che a volte non consideriamo, cioè visto che Gesù lo vede come pubblicano, stava svolgendo il suo lavoro, passa e lo chiama, gli dice seguimi, pare che lui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />La simpatia che oggi vorrei sentire per Levi riguarda forse degli aspetti della nostra vita che a volte non consideriamo, cioè visto che Gesù lo vede come pubblicano, stava svolgendo il suo lavoro, passa e lo chiama, gli dice seguimi, pare che lui lasci tutto, dice così lasciando tutto si alzò e lo seguì, però subito dopo prepara un banchetto grande nella sua casa per Gesù e per i suoi amici, quindi ha lasciato tutto in realtà, tutto quel lavoro, tutto l'essere un impositore di tasse. Io penso che nella vita di ciascuno di noi c'è un tutto da lasciare che riguarda forse un far pagare le tasse agli altri, un essere un pubblicano verso gli altri, e c'è un'altra parte che invece è quella che accoglie Gesù e lo segue, che è capace di chiamare tutti a far festa nella propria vita, nella propria casa. E che questo sia vero lo sento anche dal fatto che nel momento in cui c'è un giudizio che va su Gesù, perché sta in casa di Matteo Levi, il pubblicano, e sta con altri pubblicani, c'è un'accusa che viene rivolta a Gesù e ai suoi discepoli, non è né un discepolo né Levi che è il padrone di casa dove giustificare, c'è Gesù che risponde. <br />E questa credo sia la parte più bella della nostra vita, quando veramente seguiamo il Signore Gesù, lo seguiamo accogliendolo nella nostra casa, nella nostra vita, nella nostra intimità, lasciando tutto quel giudizio e quella superiorità che a volte ci impedisce di avere un vero rapporto d'amore con gli altri. Credo che a quel punto sentiremo come Lui è veramente la nostra difesa, ed è venuto non per i giusti, ma è venuto per i peccatori, per noi, per tutti noi, perché tutti possiamo ritrovare la bellezza di essere ospiti di Gesù, accoglierlo nella nostra vita, diventarne veramente discepoli credo che sia la missione di tutta la vita, e ce n'è per tutti i giorni.]]></itunes:summary><itunes:duration>160</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>la Quaresima non serve a diventare più austeri, ma più consapevoli. A riconoscere quando la Presenza è già qui.Venerdì 20-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-quaresima-non-serve-a-diventare-piu-austeri-ma-piu-consapevoli-a-riconoscere-quando-la-presenza-e-gia-qui-venerdi-20-2-26--70182532</link><description><![CDATA[Abbiamo cominciato un tempo ricchissimo. Sembra che il tempo della quaresima sia una roba brutta. Quando si dice di uno lungo quanto una Quaresima, no? Ci sono sempre le cose denigrate. In realtà, la Quaresima è un tempo di attenzione, di cura. E come facciamo a dire che la cura e l'attenzione siano delle cose negative? Anzi, è proprio lì che vedi l'interesse, l'importanza delle cose, quando ti prendi cura. E, se volete, in questo la Chiesa ci dà un'attenzione. <br />Il tempo della Quaresima è un tempo di preparazione a un dono immenso. Che mi verrebbe da dire tante volte che ancora l'umanità non ha scoperto che è la Pasqua di Cristo. Spesso noi viviamo dimenticando l'essenziale, la Pasqua di Cristo. <br />Allora, questa è una premessa, scendo un attimo nelle letture. Ma io vi pregherei che di questa premessa se ne facesse scienza durante questi quaranta giorni in vista della Pasqua. Altrimenti è come uno che non preparandosi al dono, anche quando arriva il momento del dono, non se ne accorge, non lo vive. <br />Isaia è proprio un appello che Dio fa al popolo. C'è un grido che serve per rompere quella specie di monotonia, di patina che mettiamo su tutto dove c'è disinteresse, c'è svogliatezza. Qui invece c'è un richiamo a vivere autenticamente, profondamente un mistero trasformante, una relazione, cioè vivere davanti a Dio. Tant'è che dice ma a che serve se io faccio un digiuno, se faccio un sacrificio e tu non li guardi. Cioè considerami, che mi verrebbe quasi da dire benvenuto, perché in realtà lui è colui che ci considera, siamo noi quelli che non lo considerano. Perché abbiamo tante cose importantissime da fare, sì, per gli altri, è vero? Così importanti che ci dimentichiamo l'essenziale, lui, se volete, è proprio la sua presenza quella che rende diverso tutto quello che facciamo, lo dico in un modo diverso. Finché non ti senti amato in un modo trasformante, tu pensi di amare qualcuno? Finché non hai conosciuto l'amore con cui sei amato, pensi di amare qualcuno? O è soltanto una forma egoistica che dai attenzione a qualcuno perché qualcuno dia attenzione a te. Chiamiamolo commercio, per non chiamarlo in un altro modo. <br />Se volete, qui c'è la chiave. Tant'è che i discepoli di Giovanni chiedono a Gesù, perché i tuoi non fanno digiuno? L'avessero chiesto a me, gli avrei detto, fatevi i fatti vostri. No, l'hanno chiesto a Gesù, per fortuna. <br />E Gesù risponde in modo molto costruttivo sempre: Possono forse gli invitati a nozze digiunare mentre lo sposo è con loro? Lo traduciamo. C'è lo sposo. Uno digiuna se sta senza, ma se arriva il momento di festa, festeggia. Ma loro non l'hanno capito. <br />Come accade spesso noi non capiamo i momenti in cui c'è lo sposo e i momenti in cui non c'è. Allora, visto che oggi ricordiamo tante persone care, tre agenti della nostra Polizia locale, dei parenti defunti, li ricordiamo come? Come erano o come sono? Allora, io partirei dal fatto che lo sposo adesso c'è. La vita è una vita che chiede pienezza, chiede di essere in questa prospettiva di vita eterna. <br />Ma non essendoci più in mezzo a noi potremmo viverli semplicemente col digiuno, cioè col fatto che non abbiamo una presenza, non sono con noi. A questo digiuno degli occhi e del cuore che non vede, facciamo però corrispondere la presenza dello sposo che fa della nostra vita e della vita dei nostri cari quello che è accaduto a lui, cioè un mistero di vita eterna, un mistero d'amore che ci compie e ci porta a pienezza. Quindi ci chiede di trasformare il nostro sguardo. <br />È così che forse sentiremo attuate per noi le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, che quando ci sarà quest'atto di fede ci prenderemo quindi cura gli uni degli altri nella prospettiva del regno. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Cioè c'è un rifiorire della vita adesso, è un tempo in cui la fede chiede attuazione, perché se non credi non lo fai. <br />Chiediamo quindi al Signore questo cuore, un cuore simile al Suo, capace non di fare semplicemente dei gesti esteriori perché gli altri vedano, ma di fare un vero digiuno di alcuni aspetti della vita che vorresti, ma mettendoli nella prospettiva della pienezza. E Lui che è fedele porterà a compimento quanto ha iniziato in noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70182532</guid><pubDate>Fri, 20 Feb 2026 21:52:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70182532/venerdi_20_2_26.mp3" length="6672578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo cominciato un tempo ricchissimo. Sembra che il tempo della quaresima sia una roba brutta. Quando si dice di uno lungo quanto una Quaresima, no? Ci sono sempre le cose denigrate. In realtà, la Quaresima è un tempo di attenzione, di cura. E come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo cominciato un tempo ricchissimo. Sembra che il tempo della quaresima sia una roba brutta. Quando si dice di uno lungo quanto una Quaresima, no? Ci sono sempre le cose denigrate. In realtà, la Quaresima è un tempo di attenzione, di cura. E come facciamo a dire che la cura e l'attenzione siano delle cose negative? Anzi, è proprio lì che vedi l'interesse, l'importanza delle cose, quando ti prendi cura. E, se volete, in questo la Chiesa ci dà un'attenzione. <br />Il tempo della Quaresima è un tempo di preparazione a un dono immenso. Che mi verrebbe da dire tante volte che ancora l'umanità non ha scoperto che è la Pasqua di Cristo. Spesso noi viviamo dimenticando l'essenziale, la Pasqua di Cristo. <br />Allora, questa è una premessa, scendo un attimo nelle letture. Ma io vi pregherei che di questa premessa se ne facesse scienza durante questi quaranta giorni in vista della Pasqua. Altrimenti è come uno che non preparandosi al dono, anche quando arriva il momento del dono, non se ne accorge, non lo vive. <br />Isaia è proprio un appello che Dio fa al popolo. C'è un grido che serve per rompere quella specie di monotonia, di patina che mettiamo su tutto dove c'è disinteresse, c'è svogliatezza. Qui invece c'è un richiamo a vivere autenticamente, profondamente un mistero trasformante, una relazione, cioè vivere davanti a Dio. Tant'è che dice ma a che serve se io faccio un digiuno, se faccio un sacrificio e tu non li guardi. Cioè considerami, che mi verrebbe quasi da dire benvenuto, perché in realtà lui è colui che ci considera, siamo noi quelli che non lo considerano. Perché abbiamo tante cose importantissime da fare, sì, per gli altri, è vero? Così importanti che ci dimentichiamo l'essenziale, lui, se volete, è proprio la sua presenza quella che rende diverso tutto quello che facciamo, lo dico in un modo diverso. Finché non ti senti amato in un modo trasformante, tu pensi di amare qualcuno? Finché non hai conosciuto l'amore con cui sei amato, pensi di amare qualcuno? O è soltanto una forma egoistica che dai attenzione a qualcuno perché qualcuno dia attenzione a te. Chiamiamolo commercio, per non chiamarlo in un altro modo. <br />Se volete, qui c'è la chiave. Tant'è che i discepoli di Giovanni chiedono a Gesù, perché i tuoi non fanno digiuno? L'avessero chiesto a me, gli avrei detto, fatevi i fatti vostri. No, l'hanno chiesto a Gesù, per fortuna. <br />E Gesù risponde in modo molto costruttivo sempre: Possono forse gli invitati a nozze digiunare mentre lo sposo è con loro? Lo traduciamo. C'è lo sposo. Uno digiuna se sta senza, ma se arriva il momento di festa, festeggia. Ma loro non l'hanno capito. <br />Come accade spesso noi non capiamo i momenti in cui c'è lo sposo e i momenti in cui non c'è. Allora, visto che oggi ricordiamo tante persone care, tre agenti della nostra Polizia locale, dei parenti defunti, li ricordiamo come? Come erano o come sono? Allora, io partirei dal fatto che lo sposo adesso c'è. La vita è una vita che chiede pienezza, chiede di essere in questa prospettiva di vita eterna. <br />Ma non essendoci più in mezzo a noi potremmo viverli semplicemente col digiuno, cioè col fatto che non abbiamo una presenza, non sono con noi. A questo digiuno degli occhi e del cuore che non vede, facciamo però corrispondere la presenza dello sposo che fa della nostra vita e della vita dei nostri cari quello che è accaduto a lui, cioè un mistero di vita eterna, un mistero d'amore che ci compie e ci porta a pienezza. Quindi ci chiede di trasformare il nostro sguardo. <br />È così che forse sentiremo attuate per noi le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, che quando ci sarà quest'atto di fede ci prenderemo quindi cura gli uni degli altri nella prospettiva del regno. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. 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Giovedì 19-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prima-era-una-croce-da-evitare-poi-e-diventata-la-strada-per-lasciarti-incontrare-giovedi-19-2-26--70172265</link><description><![CDATA[Partirei da una provocazione che il libro del Deuteronomio fa: abbiamo la possibilità di scelta, e la cosa a noi piace, cioè noi vogliamo continuamente scegliere, ma molte volte andiamo anche in confusione sulle scelte, anche per scelte semplici. Guardate l'estrema possibilità di scelta che pone, <i>oggi davanti a te io pongo la vita, il bene, la morte e il male</i>, è facile la scelta? Tu dici ma in che cosa consiste? Perché a volte quello che noi scegliamo lo scegliamo proprio perché lo pensiamo come bene e invece c'è un inganno, ma questo le scritture ce lo mettono davanti fin dal capitolo terzo della Genesi quando Adamo ed Eva prendono dell'albero, anziché attendere il tempo in cui sarebbe stato donato lo prendono, è la presunzione e questo è un male che non finisce. Se questo tempo di quaresima ci aiutasse un pochettino a vedere quanto le nostre presunzioni ci hanno portato fuori potrebbe già essere un grande guadagno. Allora lo vorrei dire attraverso le espressioni che usa il Vangelo, se qualcuno eventualmente volesse venire dietro a me, lo mette già nell'ipotesi “se”, che cosa deve fare? Rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. <br />Credo che questo sia l'antidoto della presunzione, voi sapete cos'è l'antidoto, cioè qualche cosa che al veleno della presunzione io so, io gestisco, ecco, l'antidoto è qui. Allora, e questa è una domanda, ma io voglio veramente seguire il Signore? Sì, certo, voglio seguire il Signore. Allora c'è una parte innanzitutto negativa da fare, che tutte le mie presunzioni, quelle che mi portano ad andargli davanti, ad andare da altre parti, gliele consegno. <br />Vorrei essere concreto, perché a volte sta proprio nel rapporto con gli altri che noi rinneghiamo il Vangelo, concretamente, anzi specificatamente, rinneghiamo il Vangelo che ci dice ama il tuo prossimo. Uno è il comando, amalo, uno. E noi abbiamo già molte scuse per dirgli di no, solo su questo, è il primo. <br />Abbiamo moltissime buone ragioni per dirgli di no. Capite in che cosa consiste il rinnegare se stessi? Allora, per me è bello che alla porta della Quaresima ci troviamo già questo scenario. Vuoi seguire il Signore? Se lo vuoi seguire sappi che la tua presunzione, quella per cui gli dici di no tante volte preferendo altro, adesso la puoi consegnare. <br />Così quello che tu prima lo vedevi soltanto come una croce da evitare, invece la prendi. Prima era una croce che scartavi, dopo la prendi. Immagino che già abbiate davanti alcune figure di santi molto illuminanti, che hanno fatto una scelta nella loro vita che era in contraddizione specifica su questo. <br />Non so, l'abbraccio e il bacio di Francesco con il lebbroso, Edith Stein, Teresa d’Avila. Cioè tutti i santi che a un certo punto si sono resi conto che avevano un ostacolo tra la propria volontà e il seguire Cristo. E cosa hanno fatto? Gli hanno detto di sì, l'hanno abbracciato. <br />Allora, questo ci fa capire che anziché salvarci da soli con la nostra presunzione, dopo ci lasceremo salvare. Cioè che la via dell'amore che stiamo scegliendo sarà la via attraverso la quale il Signore salva ciascuno di noi. Per questo chi vuole salvare la propria vita, mi salvo io, mi perdo, mi allontano. <br />Chi invece gliela consegna, che vuol dire crede che proprio in quell'amore che prima stava rinunciando, può essere la strada attraverso cui incontrarlo, bene, trova salvezza. Così iniziamo anche a cogliere come mai proprio l'inizio della Quaresima comincia con una scelta semplicemente di fede. Non di discernimento, ho capito, devo fare così, no, una scelta di fede. Il discernimento sarà il passo successivo, cioè ci renderemo conto come attraverso quest'atto di fede, possiamo veramente fare delle distinzioni in cui scegliere di seguire il Signore più che ogni nostro orgoglio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70172265</guid><pubDate>Fri, 20 Feb 2026 05:36:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70172265/giovedi_19_2_26.mp3" length="6579791" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Partirei da una provocazione che il libro del Deuteronomio fa: abbiamo la possibilità di scelta, e la cosa a noi piace, cioè noi vogliamo continuamente scegliere, ma molte volte andiamo anche in confusione sulle scelte, anche per scelte semplici....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Partirei da una provocazione che il libro del Deuteronomio fa: abbiamo la possibilità di scelta, e la cosa a noi piace, cioè noi vogliamo continuamente scegliere, ma molte volte andiamo anche in confusione sulle scelte, anche per scelte semplici. Guardate l'estrema possibilità di scelta che pone, <i>oggi davanti a te io pongo la vita, il bene, la morte e il male</i>, è facile la scelta? Tu dici ma in che cosa consiste? Perché a volte quello che noi scegliamo lo scegliamo proprio perché lo pensiamo come bene e invece c'è un inganno, ma questo le scritture ce lo mettono davanti fin dal capitolo terzo della Genesi quando Adamo ed Eva prendono dell'albero, anziché attendere il tempo in cui sarebbe stato donato lo prendono, è la presunzione e questo è un male che non finisce. Se questo tempo di quaresima ci aiutasse un pochettino a vedere quanto le nostre presunzioni ci hanno portato fuori potrebbe già essere un grande guadagno. Allora lo vorrei dire attraverso le espressioni che usa il Vangelo, se qualcuno eventualmente volesse venire dietro a me, lo mette già nell'ipotesi “se”, che cosa deve fare? Rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. <br />Credo che questo sia l'antidoto della presunzione, voi sapete cos'è l'antidoto, cioè qualche cosa che al veleno della presunzione io so, io gestisco, ecco, l'antidoto è qui. Allora, e questa è una domanda, ma io voglio veramente seguire il Signore? Sì, certo, voglio seguire il Signore. Allora c'è una parte innanzitutto negativa da fare, che tutte le mie presunzioni, quelle che mi portano ad andargli davanti, ad andare da altre parti, gliele consegno. <br />Vorrei essere concreto, perché a volte sta proprio nel rapporto con gli altri che noi rinneghiamo il Vangelo, concretamente, anzi specificatamente, rinneghiamo il Vangelo che ci dice ama il tuo prossimo. Uno è il comando, amalo, uno. E noi abbiamo già molte scuse per dirgli di no, solo su questo, è il primo. <br />Abbiamo moltissime buone ragioni per dirgli di no. Capite in che cosa consiste il rinnegare se stessi? Allora, per me è bello che alla porta della Quaresima ci troviamo già questo scenario. Vuoi seguire il Signore? Se lo vuoi seguire sappi che la tua presunzione, quella per cui gli dici di no tante volte preferendo altro, adesso la puoi consegnare. <br />Così quello che tu prima lo vedevi soltanto come una croce da evitare, invece la prendi. Prima era una croce che scartavi, dopo la prendi. Immagino che già abbiate davanti alcune figure di santi molto illuminanti, che hanno fatto una scelta nella loro vita che era in contraddizione specifica su questo. <br />Non so, l'abbraccio e il bacio di Francesco con il lebbroso, Edith Stein, Teresa d’Avila. Cioè tutti i santi che a un certo punto si sono resi conto che avevano un ostacolo tra la propria volontà e il seguire Cristo. E cosa hanno fatto? Gli hanno detto di sì, l'hanno abbracciato. <br />Allora, questo ci fa capire che anziché salvarci da soli con la nostra presunzione, dopo ci lasceremo salvare. Cioè che la via dell'amore che stiamo scegliendo sarà la via attraverso la quale il Signore salva ciascuno di noi. Per questo chi vuole salvare la propria vita, mi salvo io, mi perdo, mi allontano. <br />Chi invece gliela consegna, che vuol dire crede che proprio in quell'amore che prima stava rinunciando, può essere la strada attraverso cui incontrarlo, bene, trova salvezza. Così iniziamo anche a cogliere come mai proprio l'inizio della Quaresima comincia con una scelta semplicemente di fede. Non di discernimento, ho capito, devo fare così, no, una scelta di fede. Il discernimento sarà il passo successivo, cioè ci renderemo conto come attraverso quest'atto di fede, possiamo veramente fare delle distinzioni in cui scegliere di seguire il Signore più che ogni nostro orgoglio.]]></itunes:summary><itunes:duration>412</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio guarda il cuore, se lo fai per amore, non guarda i like. Ceneri 18-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-guarda-il-cuore-se-lo-fai-per-amore-non-guarda-i-like-ceneri-18-2-26--70135980</link><description><![CDATA[Alcune riflessioni oggi, su una cosa molto semplice, perché partirei da una domanda: noi, il Signore, lo possiamo incontrare? se c'è in chiesa e lo vogliamo incontrare, come facciamo? ascoltare la parola di Dio, prima cosa giusta, poi quando facciamo qualcosa di buono e di bello, c'entra il Signore, entra dal nostro cuore! il Signore passa proprio attraverso il nostro cuore, anche in tutte le belle cose che facciamo. il nostro cuore può essere aperto al bene e al male, questo lo sappiamo e ogni volta che il nostro cuore è disponibile a vivere il bene, è come se gli dicessimo, Signore, passa attraverso il mio cuore per arrivare a questa persona, in questa situazione, vieni tu! Ok, ma a questo punto mi scatta la domanda, nel Vangelo oggi mi sembra che Gesù dicesse, Quando tu fai certe cose, di chi cerchi lo sguardo? Per esempio, dei tuoi amici, così dicono, guarda quanto è bravo, quanto è buono, quanto è bello. Oppure cerchi lo sguardo degli amici quando fai qualche bricconata, avete presente quando facciamo un po' gli sciocchi, semplicemente perché gli altri ci guardino? Attenzione, dice Gesù, quando fai l'elemosina, quando preghi, quando fai un digiuno, adesso cercheremo di capire che cos'è, dice, se tu cerchi lo sguardo degli altri perché ti dicano che sei bravo o che sei tremendo, è lo stesso più o meno anche se è l’opposto, hai già ricevuto la tua ricompensa, se invece ti interessa che io passi da quello che tu stai dicendo, da quello che stai facendo, allora fallo nel segreto. Cosa vuol dire nel segreto? senza mostrarti a tutti, senza che gli altri se ne accorgano. Nel segreto: e chi vede nel segreto? Dio, perché Dio guarda il cuore. <br />Allora, pensavo sicuramente molti quando ascoltano queste tre opere, l'elemosina, la preghiera e il digiuno, dicono, beh l'elemosina la fa qualcun altro, la preghiera ogni tanto faccio il segno della croce; il digiuno poi, io devo mangiare, devo crescere. Infatti per molti bambini, devo dire che per molti ragazzi, il sacrificio è scegliere di mangiare, non schifezze magari. Allora, quando si capisce che il digiuno, non è quello alimentare, quale potrebbe essere? Per esempio, se non è il mangiare, potrebbe essere della televisione, questo sarebbe da consigliare a tutti. Oppure fare il digiuno di certe parole per dire invece le parole di Dio, bello, mi piace questo digiuno. Per esempio, nessuno ha detto il digiuno dal cellulare, come mai? Quelli sono digiuni che contano, perché? Perché abbiamo bisogno di non avere tante distrazioni, ma invece qualcosa che ci aiuti a essere più attenti, a usare bene il nostro cuore. Mi ricordo che da bambino si parlava di fare i fioretti, qualche impegno ci vorrebbe. So che adesso alcune persone diranno che quaresima è se non fai un fioretto, se non fai un impegno di conversione, per esempio di rinunciare ai dolci. <br />Molti fanno questo fioretto di rinunciare ai dolci, però poi ammazzano qualunque persona che gli passa vicino perché sono nervosissimi. Allora, piuttosto mangia i dolci e cerca di essere un po' più buono con gli altri, anche se peserai un po' di più. Sarebbe bello accorgerci degli altri con uno sguardo che vuole bene. Il Signore che guarda il cuore e passa dal tuo cuore vuole bene agli altri attraverso di te. Sì. Allora, qualche iniziativa ci vorrebbe per questo. <br />ho bisogno di scoprire se i vostri cuori sono disponibili a questo, a pensare agli altri come a se stessi. Cioè, per esempio io avrei voglia di una bella torta, se ho questo desiderio, potrei pensare che anche qualcun altro ce l’abbia, allora la regalo a lui, perché sono contento della sua gioia. E io se ne sarei contento. E non ci distraiamo. Ma questo può essere fatto in tanti modi, tutti i giorni. <br />Allora è un'attenzione. Anche se non regalate un pasticcino di quelli buoni. Però potete dargli una mano, condividere. <br />L’elemosina a volte può essere soltanto condividere un po' del nostro tempo. La preghiera potrebbe essere dire, Signore ho visto quella persona in difficoltà. Allora ogni giorno avere un momento in cui, condividere qualcosa. <br />Sicuramente poter affidare al Signore qualcuno che vediamo in difficoltà. So che ci sono delle persone che in questo momento si stanno curando, io ne conosco tante. Allora io tutti i giorni un momento lo dedico a queste persone, affidandole al Signore. <br />E poi l'ultima cosa è il digiuno: io ho detto dal tablet, del cellulare, ma sono sicuro che ciascuno di voi sa che forse se facesse digiuno da certe parole che non sono bellissime… E' un bel digiuno quello, fa bene a tutti. <br />In questo modo, anche se non ci mettiamo in mostra con altri, forse però vedranno qualcosa di molto bello attraverso il cuore che state mettendo voi. Il vostro cuore, le vostre parole, i vostri gesti. così forse la quaresima inizia in un modo speciale. E ciascuno di noi, un po' golosi, potrà dire, sto rinunciando a qualcosa ma perché desidero che la mia amica o il mio amico possa averla insieme a me. La condividiamo e credo che questo ci aiuterà a conoscere sempre meglio sia il cuore di Dio sia il cuore dei nostri fratelli. Un cuore capace di voler bene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70135980</guid><pubDate>Wed, 18 Feb 2026 19:07:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70135980/ceneri_18_2_26.mp3" length="11849838" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Alcune riflessioni oggi, su una cosa molto semplice, perché partirei da una domanda: noi, il Signore, lo possiamo incontrare? se c'è in chiesa e lo vogliamo incontrare, come facciamo? ascoltare la parola di Dio, prima cosa giusta, poi quando facciamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Alcune riflessioni oggi, su una cosa molto semplice, perché partirei da una domanda: noi, il Signore, lo possiamo incontrare? se c'è in chiesa e lo vogliamo incontrare, come facciamo? ascoltare la parola di Dio, prima cosa giusta, poi quando facciamo qualcosa di buono e di bello, c'entra il Signore, entra dal nostro cuore! il Signore passa proprio attraverso il nostro cuore, anche in tutte le belle cose che facciamo. il nostro cuore può essere aperto al bene e al male, questo lo sappiamo e ogni volta che il nostro cuore è disponibile a vivere il bene, è come se gli dicessimo, Signore, passa attraverso il mio cuore per arrivare a questa persona, in questa situazione, vieni tu! Ok, ma a questo punto mi scatta la domanda, nel Vangelo oggi mi sembra che Gesù dicesse, Quando tu fai certe cose, di chi cerchi lo sguardo? Per esempio, dei tuoi amici, così dicono, guarda quanto è bravo, quanto è buono, quanto è bello. Oppure cerchi lo sguardo degli amici quando fai qualche bricconata, avete presente quando facciamo un po' gli sciocchi, semplicemente perché gli altri ci guardino? Attenzione, dice Gesù, quando fai l'elemosina, quando preghi, quando fai un digiuno, adesso cercheremo di capire che cos'è, dice, se tu cerchi lo sguardo degli altri perché ti dicano che sei bravo o che sei tremendo, è lo stesso più o meno anche se è l’opposto, hai già ricevuto la tua ricompensa, se invece ti interessa che io passi da quello che tu stai dicendo, da quello che stai facendo, allora fallo nel segreto. Cosa vuol dire nel segreto? senza mostrarti a tutti, senza che gli altri se ne accorgano. Nel segreto: e chi vede nel segreto? Dio, perché Dio guarda il cuore. <br />Allora, pensavo sicuramente molti quando ascoltano queste tre opere, l'elemosina, la preghiera e il digiuno, dicono, beh l'elemosina la fa qualcun altro, la preghiera ogni tanto faccio il segno della croce; il digiuno poi, io devo mangiare, devo crescere. Infatti per molti bambini, devo dire che per molti ragazzi, il sacrificio è scegliere di mangiare, non schifezze magari. Allora, quando si capisce che il digiuno, non è quello alimentare, quale potrebbe essere? Per esempio, se non è il mangiare, potrebbe essere della televisione, questo sarebbe da consigliare a tutti. Oppure fare il digiuno di certe parole per dire invece le parole di Dio, bello, mi piace questo digiuno. Per esempio, nessuno ha detto il digiuno dal cellulare, come mai? Quelli sono digiuni che contano, perché? Perché abbiamo bisogno di non avere tante distrazioni, ma invece qualcosa che ci aiuti a essere più attenti, a usare bene il nostro cuore. Mi ricordo che da bambino si parlava di fare i fioretti, qualche impegno ci vorrebbe. So che adesso alcune persone diranno che quaresima è se non fai un fioretto, se non fai un impegno di conversione, per esempio di rinunciare ai dolci. <br />Molti fanno questo fioretto di rinunciare ai dolci, però poi ammazzano qualunque persona che gli passa vicino perché sono nervosissimi. Allora, piuttosto mangia i dolci e cerca di essere un po' più buono con gli altri, anche se peserai un po' di più. Sarebbe bello accorgerci degli altri con uno sguardo che vuole bene. Il Signore che guarda il cuore e passa dal tuo cuore vuole bene agli altri attraverso di te. Sì. Allora, qualche iniziativa ci vorrebbe per questo. <br />ho bisogno di scoprire se i vostri cuori sono disponibili a questo, a pensare agli altri come a se stessi. Cioè, per esempio io avrei voglia di una bella torta, se ho questo desiderio, potrei pensare che anche qualcun altro ce l’abbia, allora la regalo a lui, perché sono contento della sua gioia. E io se ne sarei contento. E non ci distraiamo. Ma questo può essere fatto in tanti modi, tutti i giorni. <br />Allora è un'attenzione. Anche se non regalate un pasticcino di quelli buoni. Però potete dargli una mano, condividere. <br />L’elemosina a volte può essere soltanto condividere un po' del nostro tempo. La preghiera potrebbe essere dire, Signore ho visto quella persona...]]></itunes:summary><itunes:duration>741</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/328dbe9141881f6c04a074ee19e72f5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il problema non è che ho poco, ma che dimentico chi è con noi.  Martedì 17-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-problema-non-e-che-ho-poco-ma-che-dimentico-chi-e-con-noi-martedi-17-2-26--70115726</link><description><![CDATA[Proviamo a entrare in questo testo del Vangelo veramente stimolante, perché che Gesù faccia una raffica di domande così: l'avete mai viste? Sei domande consecutive, e mi verrebbe subito da domandare: ti sei mai sentita, o sentito, interrogare così da Gesù? Sei domande consecutive incalzanti, perché? La forza della parola agisce proprio così, ti ricordi o dimentichi quanto il Signore ha fatto per te? Gesù semplicemente invita i suoi discepoli a rendersi conto che, sì non hanno più che un solo pane, sì, ma hanno Lui, e questa è la dimenticanza prima su cui forse ciascuno di noi può rimettersi in gioco. Ma mi mancano tante cose, tanti problemi, tante questioni: ma dov'è il Signore nella mia vita? Quanto ha fatto il Signore per te? Non è ancora in grado di farlo, e di fare ancora di più. E qui c'è un avviso. <br />Che lievito hai dentro? Guardatevi dal lievito dei farisei. Quali sono i pensieri che dentro di te crescono e diventano per te vita? Quali pensieri? Se facciamo un'indagine anche così, un po' nell'opinione pubblica, si fa presto a capirlo, perché basta guardare le notizie di un telegiornale e si capisce qual è l'orientamento a cui ciascuno di noi è spinto. Innanzitutto tutte le cose che non vanno. Poi ogni tanto mettono una caramellina perché non ti vada proprio tutto di traverso, ma stiamo facendo anche noi nello stesso modo. Proviamo a capire perché se il mio cuore, a motivo delle tante situazioni che non vanno, le tante ferite, se il mio cuore si indurisce, e qui c'è la domanda di Gesù, anche voi avete il cuore indurito, non capite? Il cuore indurito è quello che porta a delle relazioni in cui giudichiamo, ci giudichiamo a vicenda, in cui ci raffreddiamo, ci chiudiamo. Questa è una parola che torna anche nel finale del Vangelo (cap. 16), quando Gesù rimprovera i suoi discepoli che non avevano creduto a quelli che l'avevano visto risorto, erano stati, dice, sclerocardici, duri di cuore, la sclerocardia. <br />Il problema della durezza di cuore deriva proprio dal fatto che non abbiamo nel cuore la parola che il Signore ci dice come interprete della realtà. Quindi questo è proprio il luogo in cui possiamo chiedere a Dio di venire, di farmi grazia, cioè di insegnarmi ad avere quella compassione che Lui ha non soltanto per me, una compassione che è proprio di Dio verso ogni uomo. Questo mi aiuta a superare non soltanto la durezza di cuore per una volta, ma ogni volta. Se lo vogliamo questo è il dono dell’avere Gesù con noi: non avevano che un solo pane, è colui che è il nutrimento della nostra vita, è colui che rende il nostro cuore simile al suo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70115726</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 21:54:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70115726/martedi_17_2_26.mp3" length="4951004" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Proviamo a entrare in questo testo del Vangelo veramente stimolante, perché che Gesù faccia una raffica di domande così: l'avete mai viste? Sei domande consecutive, e mi verrebbe subito da domandare: ti sei mai sentita, o sentito, interrogare così da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Proviamo a entrare in questo testo del Vangelo veramente stimolante, perché che Gesù faccia una raffica di domande così: l'avete mai viste? Sei domande consecutive, e mi verrebbe subito da domandare: ti sei mai sentita, o sentito, interrogare così da Gesù? Sei domande consecutive incalzanti, perché? La forza della parola agisce proprio così, ti ricordi o dimentichi quanto il Signore ha fatto per te? Gesù semplicemente invita i suoi discepoli a rendersi conto che, sì non hanno più che un solo pane, sì, ma hanno Lui, e questa è la dimenticanza prima su cui forse ciascuno di noi può rimettersi in gioco. Ma mi mancano tante cose, tanti problemi, tante questioni: ma dov'è il Signore nella mia vita? Quanto ha fatto il Signore per te? Non è ancora in grado di farlo, e di fare ancora di più. E qui c'è un avviso. <br />Che lievito hai dentro? Guardatevi dal lievito dei farisei. Quali sono i pensieri che dentro di te crescono e diventano per te vita? Quali pensieri? Se facciamo un'indagine anche così, un po' nell'opinione pubblica, si fa presto a capirlo, perché basta guardare le notizie di un telegiornale e si capisce qual è l'orientamento a cui ciascuno di noi è spinto. Innanzitutto tutte le cose che non vanno. Poi ogni tanto mettono una caramellina perché non ti vada proprio tutto di traverso, ma stiamo facendo anche noi nello stesso modo. Proviamo a capire perché se il mio cuore, a motivo delle tante situazioni che non vanno, le tante ferite, se il mio cuore si indurisce, e qui c'è la domanda di Gesù, anche voi avete il cuore indurito, non capite? Il cuore indurito è quello che porta a delle relazioni in cui giudichiamo, ci giudichiamo a vicenda, in cui ci raffreddiamo, ci chiudiamo. Questa è una parola che torna anche nel finale del Vangelo (cap. 16), quando Gesù rimprovera i suoi discepoli che non avevano creduto a quelli che l'avevano visto risorto, erano stati, dice, sclerocardici, duri di cuore, la sclerocardia. <br />Il problema della durezza di cuore deriva proprio dal fatto che non abbiamo nel cuore la parola che il Signore ci dice come interprete della realtà. Quindi questo è proprio il luogo in cui possiamo chiedere a Dio di venire, di farmi grazia, cioè di insegnarmi ad avere quella compassione che Lui ha non soltanto per me, una compassione che è proprio di Dio verso ogni uomo. Questo mi aiuta a superare non soltanto la durezza di cuore per una volta, ma ogni volta. Se lo vogliamo questo è il dono dell’avere Gesù con noi: non avevano che un solo pane, è colui che è il nutrimento della nostra vita, è colui che rende il nostro cuore simile al suo.]]></itunes:summary><itunes:duration>310</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il problema non è che Dio non dà segni, ma che non riconosciamo quelli che sempre ci dà.  Lunedì 16-02-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-problema-non-e-che-dio-non-da-segni-ma-che-non-riconosciamo-quelli-che-sempre-ci-da-lunedi-16-02-26--70085620</link><description><![CDATA[Prenderei sul serio l'invito di Giacomo: <i>Considerate perfetta Letizia miei fratelli quando subite ogni sorta di prove</i>. Proviamo a prenderlo sul serio, perché tanto ce l'abbiamo tutti le prove. Perché considerare la perfetta Letizia? Ce l'avete già nell'orecchio, è San Francesco, perfetta Letizia, vero? È il luogo della pazienza, non nel senso della sopportazione. Uno ha pazienza nel senso ti sopporta. No, mi piacerebbe invece proprio guardarlo nella prospettiva dell'amore. Avete presente quando si ama qualcuno e si ha pazienza nel ridirgli le cose, riporre le situazioni in una condizione vivibile? Ma non per costrizione, per mal sopportazione, ce l'abbiamo anche quelle. Abbiamo chiesto perdono all'inizio della messa, mica per niente. Cosa abbiamo detto? <i>Pietà di noi, Signore, contro di Te abbiamo peccato. Mostraci, Signore, la Tua misericordia e donaci la Tua salvezza.</i> E noi stiamo vivendo in questo momento la misericordia che ci dà salvezza. <br />E vado subito al punto. Dov'è che manca la nostra fiducia? Proprio nel fatto che noi chiediamo continuamente al Signore altri segni perché quelli che già ci ha dati non ci bastano mai. E a chi è che viene dato il segno? A nessuno. Perché il fatto stesso che tu ci sei è un segno della Tua misericordia. <br />Ma se non ti rendi conto di questo… questa gente aveva visto moltiplicazioni dei pani, guarigioni degli storpi, dei ciechi, avevano visto di tutto. E cosa fanno? Chiedono degli altri segni. Ma a chi non crede, che segni puoi dare? Invece, guardatela positivamente: Per chi ama e ha fiducia in Te, il segno è che Ti sta accanto. <br />E su questo vorrei fermarmi un attimo, poi chiudo. Noi siamo continuamente immersi in un mistero d'amore proprio perché rimaniamo nelle situazioni in cui siamo, nei rapporti in cui siamo. Quelli sono il segno. È il segno dell'amore fedele. Innanzitutto di Dio a te. È il segno fedele di Dio a Te. <br />Se non ti accorgi di questo, non ti accorgerai di nient'altro. Quello che possiamo chiedere quindi al Signore è proprio questa fiducia. La fiducia che anche oggi, le cose che abbiamo vissuto, le fatiche che abbiamo provato, non sono che un'occasione concreta per vivere l'amore con cui siamo amati. <br />Perché se ci siamo dentro, quello è il segno che lo possiamo vivere. E quando lo Spirito ci darà di accorgerci che è proprio così, ringraziamo. Ma ringraziamo davvero, con il cuore. Perché quella sarà la risposta che liberamente ciascuno di noi può dare. E che neanche gli angeli possono dare, solo gli uomini lo possono dare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70085620</guid><pubDate>Mon, 16 Feb 2026 20:03:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70085620/lunedi_16_02_26.mp3" length="4856963" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Prenderei sul serio l'invito di Giacomo: Considerate perfetta Letizia miei fratelli quando subite ogni sorta di prove. Proviamo a prenderlo sul serio, perché tanto ce l'abbiamo tutti le prove. Perché considerare la perfetta Letizia? Ce l'avete già...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Prenderei sul serio l'invito di Giacomo: <i>Considerate perfetta Letizia miei fratelli quando subite ogni sorta di prove</i>. Proviamo a prenderlo sul serio, perché tanto ce l'abbiamo tutti le prove. Perché considerare la perfetta Letizia? Ce l'avete già nell'orecchio, è San Francesco, perfetta Letizia, vero? È il luogo della pazienza, non nel senso della sopportazione. Uno ha pazienza nel senso ti sopporta. No, mi piacerebbe invece proprio guardarlo nella prospettiva dell'amore. Avete presente quando si ama qualcuno e si ha pazienza nel ridirgli le cose, riporre le situazioni in una condizione vivibile? Ma non per costrizione, per mal sopportazione, ce l'abbiamo anche quelle. Abbiamo chiesto perdono all'inizio della messa, mica per niente. Cosa abbiamo detto? <i>Pietà di noi, Signore, contro di Te abbiamo peccato. Mostraci, Signore, la Tua misericordia e donaci la Tua salvezza.</i> E noi stiamo vivendo in questo momento la misericordia che ci dà salvezza. <br />E vado subito al punto. Dov'è che manca la nostra fiducia? Proprio nel fatto che noi chiediamo continuamente al Signore altri segni perché quelli che già ci ha dati non ci bastano mai. E a chi è che viene dato il segno? A nessuno. Perché il fatto stesso che tu ci sei è un segno della Tua misericordia. <br />Ma se non ti rendi conto di questo… questa gente aveva visto moltiplicazioni dei pani, guarigioni degli storpi, dei ciechi, avevano visto di tutto. E cosa fanno? Chiedono degli altri segni. Ma a chi non crede, che segni puoi dare? Invece, guardatela positivamente: Per chi ama e ha fiducia in Te, il segno è che Ti sta accanto. <br />E su questo vorrei fermarmi un attimo, poi chiudo. Noi siamo continuamente immersi in un mistero d'amore proprio perché rimaniamo nelle situazioni in cui siamo, nei rapporti in cui siamo. Quelli sono il segno. È il segno dell'amore fedele. Innanzitutto di Dio a te. È il segno fedele di Dio a Te. <br />Se non ti accorgi di questo, non ti accorgerai di nient'altro. Quello che possiamo chiedere quindi al Signore è proprio questa fiducia. La fiducia che anche oggi, le cose che abbiamo vissuto, le fatiche che abbiamo provato, non sono che un'occasione concreta per vivere l'amore con cui siamo amati. <br />Perché se ci siamo dentro, quello è il segno che lo possiamo vivere. E quando lo Spirito ci darà di accorgerci che è proprio così, ringraziamo. Ma ringraziamo davvero, con il cuore. Perché quella sarà la risposta che liberamente ciascuno di noi può dare. E che neanche gli angeli possono dare, solo gli uomini lo possono dare.]]></itunes:summary><itunes:duration>304</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La relazione profonda con Dio vede nelle regole strade custodite per la libertà. Domenica 15-2-26 6Ord</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-relazione-profonda-con-dio-vede-nelle-regole-strade-custodite-per-la-liberta-domenica-15-2-26-6ord--70068537</link><description><![CDATA[Vi confesserò che sono pagine che destano tantissimi desideri, spunti di approfondimento, perché ci stiamo giocando la vita, nella misura in cui crediamo che queste parole non siano semplicemente dei buoni insegnamenti, delle esortazioni, qualche pacca sulla spalla come per dire dai, fai come puoi, non ti preoccupare. Sono invece strade che se le percorri arrivi lì dove eri intenzionato di andare quando sei partito, non ti sei perso. Partirei proprio da questa espressione che c'è nel libro dei Siracide che abbiamo ascoltato: <i>a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.</i> <br />Davanti a un'espressione del genere molti fanno un po' spallucce come per dire ma che stai dicendo? Allora i comandamenti,  che sono nel cuore dell'uomo sempre una grande tentazione, in questo senso: o sono il migliore, le faccio tutte, so fare tutto, così sono a posto. Oppure dire visto che non sono capace almeno la facciamo grossa, che vuol dire non aver capito nell'una o nell'altra cosa. Allora, i comandamenti che sono? Perché se non capiamo questo non riusciamo ad entrare nel Vangelo di oggi. <br />Gesù ci dice qual è la prospettiva dei comandamenti. La prospettiva è, sono delle parole che Dio ci dà per custodirci, come fa un padre e una madre. A un bambino piccolo un padre e una madre non è mai contento di sgridare, di riprendere, mai. E se lo fa è sempre nella prospettiva del suo bene, mi sembra. Perché se è frustrato è meglio che vada a sbattere lui la testa da qualche parte perché è meglio così. Ma l'intenzione che c'è dentro ad ogni indicazione verso i figli amati, è dargli quella strada per il loro bene nel quale anche il padre e la madre si compiacciono, cioè cercano, desiderano starci. <br />Gesù è la rivelazione del cuore del padre, lui con la sua stessa vita ci rivela il padre. E come ce lo rivela? Come uno che ti ama, ti ama tanto da dirsi e darsi a te. Questa è la prospettiva. <br />Allora uno oggi già si potrebbe fermare qui dicendo: come penso che il Signore mi guardi, come mi guarda Dio? Cosa guarda di me? Perché a volte pensiamo che, insomma, qua mi fulmina, qui, se abbiamo questo tipo di conoscenza, di presunzione nel cuore, ho capito che Dio è così, oggi abbiamo abbastanza materia per dire riguarda il tuo punto di vista, riconsideralo. Gesù ci sta facendo andare in una profondità, c'è una bella espressione che usa anche San Paolo nella lettura che abbiamo ascoltato oggi. <i>Parliamo della sapienza di Dio che è nel mistero, che è rimasta nascosta</i>, dice, ma nascosta fino a quando? Beh, finché nello spirito Dio ce l'ha rivelata,<i> lo spirito conosce bene</i>, senza errori, <i>ogni cosa, anche le profondità di Dio.</i> Mi fermo un attimo, ma capite che le profondità di Dio sono il luogo in cui la tua comunione con Dio diventa trasformante. Ti cambia così profondamente la vita che tu sei sempre tu, ma in un certo senso sei un'altra persona. Qualche d'uno ti va a dire, ma sei cambiato, non eri così, cosa ti è successo? Mi piacerebbe che uno dicesse, ho sentito quanto è preziosa la mia vita per Dio, e mi amo diversamente anch'io, perché non voglio più perdere ciò che ho conosciuto. <br />Allora, in questo senso vorrei dirvi solo un'altra parola su questo concetto dei comandamenti, le leggi, le regole, le norme, perché se è vero che è così, troviamo una grande libertà, quelle parole hanno una vera intenzione di comunione, alla quale io posso porgere una disponibilità. E guardate che Gesù ci ha indicato la strada vivendola in prima persona, per questo è venuto nel mondo. <br />Sì, sinché non ci accorgiamo di questo, stiamo perdendo l'essenziale, e cioè stiamo perdendo il rapporto con Dio vivo e vero, ma l’abbiamo sostituito con, lo dico, un idolo, un'idea. Il Signore mi corregga se vuole, perché questo è passato anche da una visione distorta anche nell'annuncio che la Chiesa ha dato per tanti anni, dove l'importante era essere a posto. Le regole, non il rapporto con Dio. In questo c'è un'intenzione chiarissima, per andare dentro le profondità di Dio abbiamo bisogno proprio di Gesù, per questo nel Vangelo dice, <i>sta scritto… ma io vi dico</i>. <br />Cioè non fermatevi a quello che sembra l'apparenza della regola, vai in profondità, che cosa ti stava dicendo Dio in questa parola? Questo continuo a farlo oggi. Che cosa stiamo ascoltando in quello che Dio ci dice? Perché ogni volta che pensiamo che ci sta bacchettando è chiaro che siamo fuori. Un bambino può fare ancora i capricci e piangere, ma forse siamo diventati un po' grandicelli per questo. <br />E concludo perché credo che le profondità di Dio ci dicano nella persona di Gesù che in tutto quello che ti sta capitando, a volte qualcuno pensa, chissà mi sta punendo per qualcosa il Signore perché mi è capitato questo, questo, questo. No, se ragioniamo così siamo fuori, non siamo nella prospettiva filiale. La prospettiva filiale qual è? È piuttosto rendersi conto che nella comunione con Dio, nella relazione con Lui, in quello che ti capita, che è qualcosa di normale mi verrebbe da dire, perché tutti ci ammaliamo, tutti abbiamo degli incidenti, tutti abbiamo delle situazioni faticose nella vita, ce l'abbiamo tutti, non è un fatto di merito questo, certo se te la vai a cercare con le martellate in testa è un'altra roba, però le situazioni di fatica nella vita le abbiamo tutti. Come stai dentro quelle situazioni? Questo fa la differenza se vivi una relazione filiale o se pensi soltanto di dover osservare delle regole. Gesù ci sta sbloccando, sta mettendo lo svitol dello Spirito Santo in questo meccanismo che si è andato a ingrippare, c'è della ruggine che viene da che cosa, che è subentrato a qualcos'altro, un'umidità che non veniva da Dio, che sono proprio le tentazioni alle quali noi cediamo forse per comodità, per ignoranza, per inganno. Bene, in Gesù e nello Spirito che ci dona questo si ferma e si trasforma. Quindi proviamo a rispondere da questa profondità con libertà a quello che Lui ci dice, perché quello che ci sta dicendo anche oggi è che c'è un amore più grande di qualunque colpa, peccato o trasgressione, è un amore che supera tutto perché ci sta dando la sua stessa vita. <br />Quello che Lui vuole è proprio una piena comunione con Lui, ma non da chissà quando, da ora, adesso, perché questo è il tempo della grazia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70068537</guid><pubDate>Sun, 15 Feb 2026 15:25:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70068537/domenica_15_2_26_6ord.mp3" length="10468483" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Vi confesserò che sono pagine che destano tantissimi desideri, spunti di approfondimento, perché ci stiamo giocando la vita, nella misura in cui crediamo che queste parole non siano semplicemente dei buoni insegnamenti, delle esortazioni, qualche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vi confesserò che sono pagine che destano tantissimi desideri, spunti di approfondimento, perché ci stiamo giocando la vita, nella misura in cui crediamo che queste parole non siano semplicemente dei buoni insegnamenti, delle esortazioni, qualche pacca sulla spalla come per dire dai, fai come puoi, non ti preoccupare. Sono invece strade che se le percorri arrivi lì dove eri intenzionato di andare quando sei partito, non ti sei perso. Partirei proprio da questa espressione che c'è nel libro dei Siracide che abbiamo ascoltato: <i>a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.</i> <br />Davanti a un'espressione del genere molti fanno un po' spallucce come per dire ma che stai dicendo? Allora i comandamenti,  che sono nel cuore dell'uomo sempre una grande tentazione, in questo senso: o sono il migliore, le faccio tutte, so fare tutto, così sono a posto. Oppure dire visto che non sono capace almeno la facciamo grossa, che vuol dire non aver capito nell'una o nell'altra cosa. Allora, i comandamenti che sono? Perché se non capiamo questo non riusciamo ad entrare nel Vangelo di oggi. <br />Gesù ci dice qual è la prospettiva dei comandamenti. La prospettiva è, sono delle parole che Dio ci dà per custodirci, come fa un padre e una madre. A un bambino piccolo un padre e una madre non è mai contento di sgridare, di riprendere, mai. E se lo fa è sempre nella prospettiva del suo bene, mi sembra. Perché se è frustrato è meglio che vada a sbattere lui la testa da qualche parte perché è meglio così. Ma l'intenzione che c'è dentro ad ogni indicazione verso i figli amati, è dargli quella strada per il loro bene nel quale anche il padre e la madre si compiacciono, cioè cercano, desiderano starci. <br />Gesù è la rivelazione del cuore del padre, lui con la sua stessa vita ci rivela il padre. E come ce lo rivela? Come uno che ti ama, ti ama tanto da dirsi e darsi a te. Questa è la prospettiva. <br />Allora uno oggi già si potrebbe fermare qui dicendo: come penso che il Signore mi guardi, come mi guarda Dio? Cosa guarda di me? Perché a volte pensiamo che, insomma, qua mi fulmina, qui, se abbiamo questo tipo di conoscenza, di presunzione nel cuore, ho capito che Dio è così, oggi abbiamo abbastanza materia per dire riguarda il tuo punto di vista, riconsideralo. Gesù ci sta facendo andare in una profondità, c'è una bella espressione che usa anche San Paolo nella lettura che abbiamo ascoltato oggi. <i>Parliamo della sapienza di Dio che è nel mistero, che è rimasta nascosta</i>, dice, ma nascosta fino a quando? Beh, finché nello spirito Dio ce l'ha rivelata,<i> lo spirito conosce bene</i>, senza errori, <i>ogni cosa, anche le profondità di Dio.</i> Mi fermo un attimo, ma capite che le profondità di Dio sono il luogo in cui la tua comunione con Dio diventa trasformante. Ti cambia così profondamente la vita che tu sei sempre tu, ma in un certo senso sei un'altra persona. Qualche d'uno ti va a dire, ma sei cambiato, non eri così, cosa ti è successo? Mi piacerebbe che uno dicesse, ho sentito quanto è preziosa la mia vita per Dio, e mi amo diversamente anch'io, perché non voglio più perdere ciò che ho conosciuto. <br />Allora, in questo senso vorrei dirvi solo un'altra parola su questo concetto dei comandamenti, le leggi, le regole, le norme, perché se è vero che è così, troviamo una grande libertà, quelle parole hanno una vera intenzione di comunione, alla quale io posso porgere una disponibilità. E guardate che Gesù ci ha indicato la strada vivendola in prima persona, per questo è venuto nel mondo. <br />Sì, sinché non ci accorgiamo di questo, stiamo perdendo l'essenziale, e cioè stiamo perdendo il rapporto con Dio vivo e vero, ma l’abbiamo sostituito con, lo dico, un idolo, un'idea. Il Signore mi corregga se vuole, perché questo è passato anche da una visione distorta anche nell'annuncio che la Chiesa ha dato per tanti anni, dove l'importante era essere a posto. Le regole, non il rapporto con Dio. In questo c'è un'intenzione chiarissima, per andare dentro...]]></itunes:summary><itunes:duration>655</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rendere visibile un amore invisibile: la missione di ogni battezzato. Sabato 14-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rendere-visibile-un-amore-invisibile-la-missione-di-ogni-battezzato-sabato-14-2-26--70061404</link><description><![CDATA[È una grande gioia poter celebrare il battesimo di Hellen Grazia, Isabel Rose, in questa festa, che per molti oggi è più una festa sentimentale, cioè si richiama San Valentino perché pare che quest'uomo aiutò una coppia, ma vi assicuro che oggi è una festa oltre a quella di San Valentino, non la tolgo assolutamente, ma è la festa di due grandi evangelizzatori, patroni d'Europa, Cirillo e Metodio, per questo avevamo questo brano del Vangelo, erano evangelizzatori, Cirillo sicuramente sapete chi è, comunque lo ricordo, il carattere cirillico, quello che usano i paesi russi, prende nome da lui, è lui che ha creato questo carattere. Allora, dicevo che mi sembra meraviglioso, una grande grazia poter celebrare il vostro battesimo Hellen perché, nella festa di due evangelizzatori, uno era vescovo e l'altro monaco, si apre anche la vostra strada: cosa vuol dire ricevere il battesimo? Perché certo inizia la vita cristiana, è così, ma non è che inizia e finisce adesso: inizia e diventa un percorso in cui proprio il Vangelo che voi porterete con la vostra vita, hai notato forse a due a due, tu e tua sorella oggi cominciate insieme la vita cristiana, insieme e a due a due poter portare il Vangelo, la buona notizia e quale sarà la buona notizia? che siamo amati e che amare dà senso alla vita, qualunque cosa accada. Gesù li manda ad essere portatori di pace proprio con la gioia che hai nella vita, una gioia che va coltivata, tu ce l'hai anche un po' nel nome: Grazia vuol dire che ti viene data gratis e non sono molti quelli che danno gratis, soprattutto le cose più importanti della vita. Tu ce l'hai già nel nome, sai che ci sarà un cammino in cui la grazia che il Signore ti dà, tu la puoi portare con la tua vita. Pensate: dovunque andiamo in tutte le situazioni della vita e ci potremo trovare in vari luoghi perché uno non sa come mai oggi è capitato a San Lazzaro per esempio, varie situazioni della vita in cui ti trovi e tu sai che una missione ce l'hai, essere portatore del Vangelo, della buona notizia. il Vangelo terminava dicendo proprio questo, dovunque si andrà si potrà dire è vicino a voi il Regno di Dio, cioè il Dio che ci ama e che ci ha creati, oggi noi potremmo pensare che forse non c'è più, perché guarda come sta andando il mondo, uno potrebbe avere questo pensiero un po' balzano. invece noi sappiamo che proprio come ha fatto Gesù, che anche nel momento in cui Lui è stato tolto di mezzo quasi fosse un problema, Lui che era venuto a dare la sua vita per noi l'ha proprio data in quell'atto d'amore, noi sappiamo che questa è la vocazione di tutti i cristiani, dovunque ci troviamo siamo dei portatori di grazia e di amore, sapendo che questo dirà al mondo che il Regno di Dio è veramente vicino, è vicino perché noi non soltanto crediamo che ci sia ma lo viviamo, desideriamo viverlo, per questo chiediamo al Signore che riempia di luce la vostra vita, così anche Isabel avrà bisogno di un esempio davanti, accanto, no? E sapere che insieme si può camminare proprio vivendo con quell'amore che ci dà forza, anche ciascuno di noi potrà essere un raggio di quella luce, un segno di quell'amore con cui Dio oggi ci sta amando.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70061404</guid><pubDate>Sat, 14 Feb 2026 18:34:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70061404/sabato_14_2_26.mp3" length="4811824" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È una grande gioia poter celebrare il battesimo di Hellen Grazia, Isabel Rose, in questa festa, che per molti oggi è più una festa sentimentale, cioè si richiama San Valentino perché pare che quest'uomo aiutò una coppia, ma vi assicuro che oggi è una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È una grande gioia poter celebrare il battesimo di Hellen Grazia, Isabel Rose, in questa festa, che per molti oggi è più una festa sentimentale, cioè si richiama San Valentino perché pare che quest'uomo aiutò una coppia, ma vi assicuro che oggi è una festa oltre a quella di San Valentino, non la tolgo assolutamente, ma è la festa di due grandi evangelizzatori, patroni d'Europa, Cirillo e Metodio, per questo avevamo questo brano del Vangelo, erano evangelizzatori, Cirillo sicuramente sapete chi è, comunque lo ricordo, il carattere cirillico, quello che usano i paesi russi, prende nome da lui, è lui che ha creato questo carattere. Allora, dicevo che mi sembra meraviglioso, una grande grazia poter celebrare il vostro battesimo Hellen perché, nella festa di due evangelizzatori, uno era vescovo e l'altro monaco, si apre anche la vostra strada: cosa vuol dire ricevere il battesimo? Perché certo inizia la vita cristiana, è così, ma non è che inizia e finisce adesso: inizia e diventa un percorso in cui proprio il Vangelo che voi porterete con la vostra vita, hai notato forse a due a due, tu e tua sorella oggi cominciate insieme la vita cristiana, insieme e a due a due poter portare il Vangelo, la buona notizia e quale sarà la buona notizia? che siamo amati e che amare dà senso alla vita, qualunque cosa accada. Gesù li manda ad essere portatori di pace proprio con la gioia che hai nella vita, una gioia che va coltivata, tu ce l'hai anche un po' nel nome: Grazia vuol dire che ti viene data gratis e non sono molti quelli che danno gratis, soprattutto le cose più importanti della vita. Tu ce l'hai già nel nome, sai che ci sarà un cammino in cui la grazia che il Signore ti dà, tu la puoi portare con la tua vita. Pensate: dovunque andiamo in tutte le situazioni della vita e ci potremo trovare in vari luoghi perché uno non sa come mai oggi è capitato a San Lazzaro per esempio, varie situazioni della vita in cui ti trovi e tu sai che una missione ce l'hai, essere portatore del Vangelo, della buona notizia. il Vangelo terminava dicendo proprio questo, dovunque si andrà si potrà dire è vicino a voi il Regno di Dio, cioè il Dio che ci ama e che ci ha creati, oggi noi potremmo pensare che forse non c'è più, perché guarda come sta andando il mondo, uno potrebbe avere questo pensiero un po' balzano. invece noi sappiamo che proprio come ha fatto Gesù, che anche nel momento in cui Lui è stato tolto di mezzo quasi fosse un problema, Lui che era venuto a dare la sua vita per noi l'ha proprio data in quell'atto d'amore, noi sappiamo che questa è la vocazione di tutti i cristiani, dovunque ci troviamo siamo dei portatori di grazia e di amore, sapendo che questo dirà al mondo che il Regno di Dio è veramente vicino, è vicino perché noi non soltanto crediamo che ci sia ma lo viviamo, desideriamo viverlo, per questo chiediamo al Signore che riempia di luce la vostra vita, così anche Isabel avrà bisogno di un esempio davanti, accanto, no? 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Gesù poteva imporre la mano a risolvere tutto, invece fa dei segni. <br />E cioè? Ha a che fare con un sordo muto, Gli poteva parlare? E se è sordo! Gli poteva chiedere qualche cosa? Allora semplicemente prende la situazione che c'è e comunica per quello che l'altro può capire. Spero di spiegarmi. A volte alle nostre incapacità non siamo attenti e pretendiamo da chi non è capace di ascoltare che capisca quello che gli ho detto, da chi non è capace di parlare che mi dica certe altre cose. <br />Sto parlando di noi e non degli altri. Gli altri saprà poi qualcun altro. Cioè questo sospiro di Gesù effatà, è quello che succede in ogni battesimo, è successo anche nel nostro. <br />Cioè è la fiducia che solo attraverso la presenza salvifica di Gesù nella nostra vita possiamo veramente non soltanto sentire ma ascoltare, non soltanto dire ma comunicare. Che cosa?  E qui c'è il bello perché a volte vediamo che tanta gente sente, parla, però che cosa sente? Che cosa dice? Cioè il rischio è il vuoto, il non senso. Abbiamo un messaggio importante noi da vivere, da continuare a tenere nell'orecchio, cioè nel profondo del nostro cuore. <br />L'orecchio è il senso della persona che abbia ascoltato, accolto. E voi ricorderete che il primo comando che Dio aveva dato al suo popolo quando se l'è scelto è ascolta. E guardate che è una parola bellissima. L'ascolto vuol dire non soltanto porgi l'orecchio questo, porgi l'orecchio del tuo cuore, accoglimi. Se ad una persona le dite accoglimi è come se le stesse dicendo amami, comprendimi, accoglimi. E' tutta la persona che è coinvolta. <br />E guardate, Gesù ci prende come siamo, quindi togliamoci dalla testa che il Signore non ci considera, non ci ascolta, questo ce lo possiamo togliere dalla testa perché forse sarà un oggettino che fa così o un gattino. Ma il Signore è il Signore, è il Salvatore. Quindi piuttosto avviciniamoci a Lui con questo cuore, un cuore che ha fiducia per cui il Signore gli comunicherà nei modi che sono propri per Lui ciò che deve veramente ascoltare e poi proclamare. <br />Il Signore Gesù che fece udire i sordi e parlare i muti ti conceda presto di ascoltare la Sua parola e di proclamare la Tua fede all'ode e gloria di Dio Padre. Amen. Questo diciamo come l'ultimo dei segni battesimali, il rito dell’effatà. <br />E finalmente poi la persona battezzata potrà dire Padre Nostro. Lo facciamo di solito di bimbi molto piccoli ma lo facciamo anche tante volte di persone grandi e questi segni avrebbero bisogno però di bussare oggi al cuore di ciascuno di noi per dire ma io ti sto ascoltando, ti sto accogliendo, mi sto lasciando accogliere attraverso le parole che mi dici così che anche la mia bocca dica cose sensate. Beh, oggi abbiamo una nuova opportunità per farlo. Se volete in questa chiave potete rileggere la prima lettura dove il Regno di Israele crolla perché Salomone non ascolta più. Ascoltava, avete sentito ieri, le sue donne e si è dedicato all'idolatria, cioè ha smesso l'ascolto di Dio e lì il Regno di Israele crolla. Perché? Su cosa si regge il Regno di Israele? Sul fatto che Dio regna in questo popolo. Mi verrebbe da fare un allargamento: La Chiesa oggi come popolo di Dio nel suo compito fondamentale di ascoltare e accogliere, come sta corrispondendo l'amore con cui Dio la ama?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70032832</guid><pubDate>Fri, 13 Feb 2026 08:34:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70032832/venerd_13_2_26.mp3" length="5385264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>C'è una bellezza che oggi vorrei sottolineare in questa parola che abbiamo ascoltato, perché quanti segni e prodigi sono raccontati nei Vangeli, ma nessuno come questo. Guardiamo la delicatezza, perché ci sono dei segni e dei gesti. Gesù poteva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C'è una bellezza che oggi vorrei sottolineare in questa parola che abbiamo ascoltato, perché quanti segni e prodigi sono raccontati nei Vangeli, ma nessuno come questo. Guardiamo la delicatezza, perché ci sono dei segni e dei gesti. Gesù poteva imporre la mano a risolvere tutto, invece fa dei segni. <br />E cioè? Ha a che fare con un sordo muto, Gli poteva parlare? E se è sordo! Gli poteva chiedere qualche cosa? Allora semplicemente prende la situazione che c'è e comunica per quello che l'altro può capire. Spero di spiegarmi. A volte alle nostre incapacità non siamo attenti e pretendiamo da chi non è capace di ascoltare che capisca quello che gli ho detto, da chi non è capace di parlare che mi dica certe altre cose. <br />Sto parlando di noi e non degli altri. Gli altri saprà poi qualcun altro. Cioè questo sospiro di Gesù effatà, è quello che succede in ogni battesimo, è successo anche nel nostro. <br />Cioè è la fiducia che solo attraverso la presenza salvifica di Gesù nella nostra vita possiamo veramente non soltanto sentire ma ascoltare, non soltanto dire ma comunicare. Che cosa?  E qui c'è il bello perché a volte vediamo che tanta gente sente, parla, però che cosa sente? Che cosa dice? Cioè il rischio è il vuoto, il non senso. Abbiamo un messaggio importante noi da vivere, da continuare a tenere nell'orecchio, cioè nel profondo del nostro cuore. <br />L'orecchio è il senso della persona che abbia ascoltato, accolto. E voi ricorderete che il primo comando che Dio aveva dato al suo popolo quando se l'è scelto è ascolta. E guardate che è una parola bellissima. L'ascolto vuol dire non soltanto porgi l'orecchio questo, porgi l'orecchio del tuo cuore, accoglimi. Se ad una persona le dite accoglimi è come se le stesse dicendo amami, comprendimi, accoglimi. E' tutta la persona che è coinvolta. <br />E guardate, Gesù ci prende come siamo, quindi togliamoci dalla testa che il Signore non ci considera, non ci ascolta, questo ce lo possiamo togliere dalla testa perché forse sarà un oggettino che fa così o un gattino. Ma il Signore è il Signore, è il Salvatore. Quindi piuttosto avviciniamoci a Lui con questo cuore, un cuore che ha fiducia per cui il Signore gli comunicherà nei modi che sono propri per Lui ciò che deve veramente ascoltare e poi proclamare. <br />Il Signore Gesù che fece udire i sordi e parlare i muti ti conceda presto di ascoltare la Sua parola e di proclamare la Tua fede all'ode e gloria di Dio Padre. Amen. Questo diciamo come l'ultimo dei segni battesimali, il rito dell’effatà. <br />E finalmente poi la persona battezzata potrà dire Padre Nostro. Lo facciamo di solito di bimbi molto piccoli ma lo facciamo anche tante volte di persone grandi e questi segni avrebbero bisogno però di bussare oggi al cuore di ciascuno di noi per dire ma io ti sto ascoltando, ti sto accogliendo, mi sto lasciando accogliere attraverso le parole che mi dici così che anche la mia bocca dica cose sensate. Beh, oggi abbiamo una nuova opportunità per farlo. Se volete in questa chiave potete rileggere la prima lettura dove il Regno di Israele crolla perché Salomone non ascolta più. Ascoltava, avete sentito ieri, le sue donne e si è dedicato all'idolatria, cioè ha smesso l'ascolto di Dio e lì il Regno di Israele crolla. Perché? Su cosa si regge il Regno di Israele? Sul fatto che Dio regna in questo popolo. 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Allora, partirei proprio da questa strana relazione tra Gesù e questa donna straniera. Territorio di Tiro cioè territorio pagano, origine siro-fenicia, di lingua greca. Noi diremmo proprio che non c’entra niente, non c'è niente che vada bene. Siamo sicuri? C'è qualche cosa che possa essere estraneo a colui che ha creato tutto con amore? C'è qualcosa che possa non avere pertinenza con lui?  Allora, la situazione è di quelle che ci mette in crisi perché non abbiamo delle soluzioni. E questa è un'ottima cosa. Quando non abbiamo soluzioni è un'ottima cosa. Sapete perché? Perché se no ci penso io. <br />La scelta di fede, spesso per noi, è l'ultima spiaggia. Cioè, quando ormai me le sono già giocate tutte dico, beh, proviamo anche questa. Ma siccome è una realtà altra e stiamo andando in un territorio che è estraneo a quello che io normalmente penso, dico e faccio, allora vado subito sul punto: sembra che Gesù tratti male questa donna. E questo noi non lo possiamo concepire. Ma la domanda è, la tratta male o la sta conducendo?  Questo è una specie di consiglio spirituale. Quando ci sentiamo trattati male in un qualche modo, anziché arrabbiarci come delle iene, proviamo a fare un atto di umiltà: Dove mi stai conducendo, Signore?  Quando è così il cuore è diverso, ma non il cuore di Dio. Il cuore di Dio è sempre un cuore di Dio, un cuore di padre, un cuore di madre, cioè un cuore che si prende cura, sempre. <br />Solo che noi tante volte non lo sappiamo, perché è come se andassimo sempre da Lui a chiedergli dei regali, e voglio dei regali, e voglio dei regali. Non voglio te, voglio dei regali. Allora, la risposta di Gesù è una risposta che mette le cose in ordine tanto che questa donna dice sì. Non è che dice no al fatto che Lui sia stato mandato per i figli, per quelli che sono nell'attesa della promessa. Non dice di no, dice sì. Ma io so che anche in una briciola ci sei tutto tu. Cioè, questo è l'atto di fede. A me basta pochissimo per avere pienamente il rapporto con te. Cioè, di sentire che tu, la tua salvezza abita la mia vita, a me basta pochissimo. Non pretendo tanto, pochissimo. Queste briciole, ho sentito una volta un vescovo che diceva, visto che per pulirsi (dall’unto del cibo a tavola) prendevano la mollica del pane, soprattutto chi stava bene, e di pane ne aveva, si puliva con la mollica del pane e la buttava sotto la tavola dove poi i cani pulivano. E lei dice, a me bastano quelle briciole lì. E vuol dire che ho fiducia che in tutto quello che mi succede, basta che la tua presenza ci sia. <br />Da rileggere oggi per la nostra vita.  In che cosa sto veramente mettendo la mia fiducia, la mia speranza? A che cosa sto puntando? Perché forse, così arrivo soltanto per un accenno alla prima lettura, per quanto Dio mi abbia fatto i doni della sua sapienza e della sua scienza, vedi Salomone, a un certo punto io possa ripensare la mia vita e rimetterla nell'ordine di quello che mi è comodo. E lì si era fatto un piccolo harem. <br />E come sapete, immagino, le giovani donne non è che facciano molta fatica a spostare la tua attenzione dopo. E qui aprirei un capitolo. Ma non su che cosa. <br />Perché noi possiamo partire da atti di fede. Il Signore è Dio, il Signore è tutto, la sua sapienza, il suo amore. Però dopo un po', forse ci sono delle comodità alle quali non vogliamo rinunciare, alle quali attacchiamo il cuore. E queste diventano le nostre idolatrie. Ci portano fuori dal rapporto con Dio. Ci portano fuori. <br />Ma guardate, uno lo può fare con dei titoli importantissimi, tipo il mio lavoro. Cioè io devo lavorare, devo mandare avanti la mia famiglia, devo fare questo, quest'altro. E poi sono lì con il cuore, l'attenzione e la mente e non sono nei rapporti. <br />Quindi questo è un capitolo che lascio al vostro approfondimento. Come l'idolatria non è che debba farmi un totem in casa, perché ce l'ho dentro, se non ho come amore a Dio e a quelli che mi ha affidato l'attenzione di tutta la mia vita. E con questo si capisce perché dove passa il Signore in realtà non rimane nascosto a chi cerca la verità, a chi cerca di vivere con fede e amore, lì non può restare nascosto. Invece a chi pensa semplicemente ai suoi tornaconti può passare, ripassare, ma non lo si vede mai. Perché? Perché non cerchi Lui. <br />Quindi è una giornata forse che ci propone di riconsiderare il fatto che il Signore venga con amore nella nostra vita. Ma noi che cosa stiamo cercando?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70014253</guid><pubDate>Thu, 12 Feb 2026 13:39:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70014253/gioved_12_2_26.mp3" length="6893678" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ogni tanto ci sono delle parole scomode. Cosa sono le parole scomode? Vi siete mai messi delle scarpe scomode? Che appena le metti... Allora, le parole scomode sono quelle che noi non vorremmo mai sentire. Allora, partirei proprio da questa strana...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ogni tanto ci sono delle parole scomode. Cosa sono le parole scomode? Vi siete mai messi delle scarpe scomode? Che appena le metti... Allora, le parole scomode sono quelle che noi non vorremmo mai sentire. Allora, partirei proprio da questa strana relazione tra Gesù e questa donna straniera. Territorio di Tiro cioè territorio pagano, origine siro-fenicia, di lingua greca. Noi diremmo proprio che non c’entra niente, non c'è niente che vada bene. Siamo sicuri? C'è qualche cosa che possa essere estraneo a colui che ha creato tutto con amore? C'è qualcosa che possa non avere pertinenza con lui?  Allora, la situazione è di quelle che ci mette in crisi perché non abbiamo delle soluzioni. E questa è un'ottima cosa. Quando non abbiamo soluzioni è un'ottima cosa. Sapete perché? Perché se no ci penso io. <br />La scelta di fede, spesso per noi, è l'ultima spiaggia. Cioè, quando ormai me le sono già giocate tutte dico, beh, proviamo anche questa. Ma siccome è una realtà altra e stiamo andando in un territorio che è estraneo a quello che io normalmente penso, dico e faccio, allora vado subito sul punto: sembra che Gesù tratti male questa donna. E questo noi non lo possiamo concepire. Ma la domanda è, la tratta male o la sta conducendo?  Questo è una specie di consiglio spirituale. Quando ci sentiamo trattati male in un qualche modo, anziché arrabbiarci come delle iene, proviamo a fare un atto di umiltà: Dove mi stai conducendo, Signore?  Quando è così il cuore è diverso, ma non il cuore di Dio. Il cuore di Dio è sempre un cuore di Dio, un cuore di padre, un cuore di madre, cioè un cuore che si prende cura, sempre. <br />Solo che noi tante volte non lo sappiamo, perché è come se andassimo sempre da Lui a chiedergli dei regali, e voglio dei regali, e voglio dei regali. Non voglio te, voglio dei regali. Allora, la risposta di Gesù è una risposta che mette le cose in ordine tanto che questa donna dice sì. Non è che dice no al fatto che Lui sia stato mandato per i figli, per quelli che sono nell'attesa della promessa. Non dice di no, dice sì. Ma io so che anche in una briciola ci sei tutto tu. Cioè, questo è l'atto di fede. A me basta pochissimo per avere pienamente il rapporto con te. Cioè, di sentire che tu, la tua salvezza abita la mia vita, a me basta pochissimo. Non pretendo tanto, pochissimo. Queste briciole, ho sentito una volta un vescovo che diceva, visto che per pulirsi (dall’unto del cibo a tavola) prendevano la mollica del pane, soprattutto chi stava bene, e di pane ne aveva, si puliva con la mollica del pane e la buttava sotto la tavola dove poi i cani pulivano. E lei dice, a me bastano quelle briciole lì. E vuol dire che ho fiducia che in tutto quello che mi succede, basta che la tua presenza ci sia. <br />Da rileggere oggi per la nostra vita.  In che cosa sto veramente mettendo la mia fiducia, la mia speranza? A che cosa sto puntando? Perché forse, così arrivo soltanto per un accenno alla prima lettura, per quanto Dio mi abbia fatto i doni della sua sapienza e della sua scienza, vedi Salomone, a un certo punto io possa ripensare la mia vita e rimetterla nell'ordine di quello che mi è comodo. E lì si era fatto un piccolo harem. <br />E come sapete, immagino, le giovani donne non è che facciano molta fatica a spostare la tua attenzione dopo. E qui aprirei un capitolo. Ma non su che cosa. <br />Perché noi possiamo partire da atti di fede. Il Signore è Dio, il Signore è tutto, la sua sapienza, il suo amore. Però dopo un po', forse ci sono delle comodità alle quali non vogliamo rinunciare, alle quali attacchiamo il cuore. E queste diventano le nostre idolatrie. Ci portano fuori dal rapporto con Dio. Ci portano fuori. <br />Ma guardate, uno lo può fare con dei titoli importantissimi, tipo il mio lavoro. Cioè io devo lavorare, devo mandare avanti la mia famiglia, devo fare questo, quest'altro. E poi sono lì con il cuore, l'attenzione e la mente e non sono nei rapporti. <br />Quindi questo è un capitolo che lascio al vostro...]]></itunes:summary><itunes:duration>431</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come la regina di Saba, la gente a Lourdes, siamo in cammino per la luce del cuore. Mercoledì 11-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-la-regina-di-saba-la-gente-a-lourdes-siamo-in-cammino-per-la-luce-del-cuore-mercoledi-11-2-26--69970379</link><description><![CDATA[Grandi occasioni abbiamo quando ci mettiamo in ascolto, non so se avete notato, ma oggi abbiamo la regina di Saba che ci può far da guida. Questa intenzione profonda del cuore che ha bisogno di chiarezza, che è pronta a mettersi in cammino anche se è lungo. Uno può dire, ma quanto durerà il mio cammino di fede? Tutti i giorni. <br />Volete degli sconti? No, tutti i giorni. Quanto vuoi essere beato? Perché è qui che si gioca un po' la beatitudine, sapete? La regina di Saba la vedrà anche nei servi. Beati i tuoi servi, dice. <br />Ma sarà che abbiamo bisogno di farne esperienza? Perché ci crediamo poi poco, a mio avviso, ci crediamo poco che sia una beatitudine anche la disciplina della nostra vita. Qui dice, questi stanno alla tua presenza e noi non stiamo alla presenza del Signore, magari tutti i giorni anche con la messa? stiamo alla sua presenza e la nostra beatitudine? dovrebbe essere oggetto di ruminazione quotidiana, Che la mandi giù, ti torna su, la mandi giù, perché hai bisogno di digerirla profondamente. Lei lo vede, si è mossa perché la fama di Salomone si era diffusa, ma quello che lei vede, perché anche noi tante volte non ci basta aver sentito la fama di qualche cosa, di qualcuno,  vogliamo andare a vedere di persona, se è vero mi muovo. Questo potrebbe essere un vero motivo per noi di dire, ma anche l'esperienza quotidiana della parola che Dio ci dice, quanta luce dovrebbe dare al nostro cuore? E a quella luce che cosa potrebbe cambiare? E questo è poi l'argomento anche del Vangelo. Non è quanto entra nel...devo dire che questo è un testo anche molto liberante perché Marco scrive la comunità di Roma, non so se sapete, e lì era una comunità che aveva più di pagani. <br />Mangiavano di tutto, con la purità cultuale del mondo ebraico, ciao, non mangiavi più niente. Allora dice, rendeva puri tutti gli alimenti, una bella notizia, a Bologna non vi dico che gioia perché, cioè, maiale, ragazzi. Comunque, la scoperta che non è quello che mangi che ti rende impuro, ma quello che esce dal tuo cuore, però aggiungo, è quello che entra nel tuo cuore. Quello che entra è quello che esce dal cuore, che rende impuro. Qui fa un elenco. Vorrei che uno non si mettesse davanti all'elenco, tanto ce l'ho, ce l'ho, ce l'abbiamo tutte, non è che in un modo o in un altro. Dice, ma io non ho mai ucciso nessuno. Ma la calunnia uccide parecchio. Certi pensieri ti uccidono nei rapporti perché dopo come fai ad avere fiducia in una persona di cui non hai stima, di cui hai detto e quando una cosa la dici ti ferisce il cuore? Insomma, roba da meditare ce ne sarebbe qui. <br />c'è però un criterio che dovrebbe aiutarci perché la fede è quella luce, guardate la regina di Saba, che quando entra nel cuore, dopo sa vedere e riconoscere il bene. Lo vede, lo riconosce e lo chiama per nome. Quindi, pensando questo anche oggi che è la memoria della Madonna di Lourdes, la giornata mondiale del malato, andiamo a vedere nel cuore quale ferita tengo, ma nascosta anche al Signore, nel senso che non la porto a Lui. Quale peso mi continuo a portare dentro? Perché siamo tutti un po' malati, tutti abbiamo bisogno di sentire che la grazia del Signore può agire proprio lì ed ha un'efficacia, una forza che non è semplicemente una buona intenzione, è un potere reale. Allora, chiediamo al Signore che ci faccia grazia oggi, sapendo che anche tutto ciò che sta succedendo, anche nella storia degli uomini, quello che è successo a Lourdes nel 1858... No, no, quello che anche oggi sta succedendo a Lourdes, perché tanta gente come Pellegrini si mette in cammino, come la regina di Saba, facendo anche molti chilometri, ma non alla ricerca semplicemente di una guarigione fisica, ma di una guarigione del cuore. E questa fede possa essere d'aiuto anche per noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69970379</guid><pubDate>Wed, 11 Feb 2026 11:09:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69970379/mercoled_11_2_26.mp3" length="5247337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Grandi occasioni abbiamo quando ci mettiamo in ascolto, non so se avete notato, ma oggi abbiamo la regina di Saba che ci può far da guida. Questa intenzione profonda del cuore che ha bisogno di chiarezza, che è pronta a mettersi in cammino anche se è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Grandi occasioni abbiamo quando ci mettiamo in ascolto, non so se avete notato, ma oggi abbiamo la regina di Saba che ci può far da guida. Questa intenzione profonda del cuore che ha bisogno di chiarezza, che è pronta a mettersi in cammino anche se è lungo. Uno può dire, ma quanto durerà il mio cammino di fede? Tutti i giorni. <br />Volete degli sconti? No, tutti i giorni. Quanto vuoi essere beato? Perché è qui che si gioca un po' la beatitudine, sapete? La regina di Saba la vedrà anche nei servi. Beati i tuoi servi, dice. <br />Ma sarà che abbiamo bisogno di farne esperienza? Perché ci crediamo poi poco, a mio avviso, ci crediamo poco che sia una beatitudine anche la disciplina della nostra vita. Qui dice, questi stanno alla tua presenza e noi non stiamo alla presenza del Signore, magari tutti i giorni anche con la messa? stiamo alla sua presenza e la nostra beatitudine? dovrebbe essere oggetto di ruminazione quotidiana, Che la mandi giù, ti torna su, la mandi giù, perché hai bisogno di digerirla profondamente. Lei lo vede, si è mossa perché la fama di Salomone si era diffusa, ma quello che lei vede, perché anche noi tante volte non ci basta aver sentito la fama di qualche cosa, di qualcuno,  vogliamo andare a vedere di persona, se è vero mi muovo. Questo potrebbe essere un vero motivo per noi di dire, ma anche l'esperienza quotidiana della parola che Dio ci dice, quanta luce dovrebbe dare al nostro cuore? E a quella luce che cosa potrebbe cambiare? E questo è poi l'argomento anche del Vangelo. Non è quanto entra nel...devo dire che questo è un testo anche molto liberante perché Marco scrive la comunità di Roma, non so se sapete, e lì era una comunità che aveva più di pagani. <br />Mangiavano di tutto, con la purità cultuale del mondo ebraico, ciao, non mangiavi più niente. Allora dice, rendeva puri tutti gli alimenti, una bella notizia, a Bologna non vi dico che gioia perché, cioè, maiale, ragazzi. Comunque, la scoperta che non è quello che mangi che ti rende impuro, ma quello che esce dal tuo cuore, però aggiungo, è quello che entra nel tuo cuore. Quello che entra è quello che esce dal cuore, che rende impuro. Qui fa un elenco. Vorrei che uno non si mettesse davanti all'elenco, tanto ce l'ho, ce l'ho, ce l'abbiamo tutte, non è che in un modo o in un altro. Dice, ma io non ho mai ucciso nessuno. Ma la calunnia uccide parecchio. Certi pensieri ti uccidono nei rapporti perché dopo come fai ad avere fiducia in una persona di cui non hai stima, di cui hai detto e quando una cosa la dici ti ferisce il cuore? Insomma, roba da meditare ce ne sarebbe qui. <br />c'è però un criterio che dovrebbe aiutarci perché la fede è quella luce, guardate la regina di Saba, che quando entra nel cuore, dopo sa vedere e riconoscere il bene. Lo vede, lo riconosce e lo chiama per nome. Quindi, pensando questo anche oggi che è la memoria della Madonna di Lourdes, la giornata mondiale del malato, andiamo a vedere nel cuore quale ferita tengo, ma nascosta anche al Signore, nel senso che non la porto a Lui. Quale peso mi continuo a portare dentro? Perché siamo tutti un po' malati, tutti abbiamo bisogno di sentire che la grazia del Signore può agire proprio lì ed ha un'efficacia, una forza che non è semplicemente una buona intenzione, è un potere reale. Allora, chiediamo al Signore che ci faccia grazia oggi, sapendo che anche tutto ciò che sta succedendo, anche nella storia degli uomini, quello che è successo a Lourdes nel 1858... No, no, quello che anche oggi sta succedendo a Lourdes, perché tanta gente come Pellegrini si mette in cammino, come la regina di Saba, facendo anche molti chilometri, ma non alla ricerca semplicemente di una guarigione fisica, ma di una guarigione del cuore. 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Bene. Scusate la premessa, però, quando Gesù dice di cose simili ne fate molte, fa venire un po' i brividi. Vado subito sulla questione. <br />C'è un'ipocrisia. Per questo vi ho fatto quella domanda. Qual è l'ipocrisia? Sostituire con delle regole che facciamo noi quello che Dio ci dice. <br />Facciamo un'estrema sintesi. Cos'è che Dio ci dice? L'estrema sintesi è ama. Ama Dio e ama il prossimo. Noi potremmo mascherare questo amore con una cosa ipocrita, falsa, cioè quella legge del korban che hanno stabilito loro. Cioè dici, beh, quello con cui dovrei onorarti, beh, quello è consacrato a Dio, non ti posso onorare. <br />Dici, ma questo chi te l'ha detto? Chi l'ha fatta sta regola? È la tradizione. Ma non l'ha detto Dio. Allora, lo dico perché ognuno a casa sua poi deve ricapirle queste cose, che cosa significhi nelle proprie relazioni, nella propria parrocchia, perché… mamma mia, non entro perché sennò poi dopo non ne saltiamo più fuori. Però, riusciamo a fare delle regole che trascurano il comandamento dell'amore. Lo trascurano, lo mettono da parte. <br />Volete sapere perché ci sono discussioni tra noi? Per questo. Quando alla fine ci sono delle discussioni, è perché uno vuole avere ragione anziché amare, allora, mi piace accostare questo testo con la prima lettura che uno potrebbe pensare, vabbè, c'è l'Antico Testamento, la preghiera di Salomone che fa nel Tempio. <br />Beh, prendetela sul serio quella lettura, tant'è che è una lettura che viene utilizzata quando c'è una consacrazione di una chiesa. Perché Salomone fa questa preghiera nel Tempio come se avesse costruito una chiesa, e dice, beh, signore, quando qualcuno verrà qui a pregare tu ascolta, ascolta e perdona. Cioè, questo luogo sia un luogo in cui la comunione tra cielo e terra sia una comunione viva. Bene, su questo vi potrei parlare per dei giorni consecutivi, ma arrivo subito a un punto. Ma qual è il luogo specifico in cui noi possiamo essere sempre sicuri che Dio ci ascolta? Sempre. <br />Non è un luogo fisico. È l'amore. L'amore è lì dentro, l'amore non secondo i tuoi criteri, l'amore è secondo Dio. Cioè che arriva fino a dare la vita. E di solito noi diciamo su questo, beh, ma adesso sta esagerando. <br />Ci ha amato fino ad andare in croce, ha esagerato, poteva fare una cosa un po' diversa. Ma l'amore si verifica da questo. Se non metti poi dei paletti per dire no, questo no, questo no, allora come vogliamo essere amati oggi dal Signore? Con dei paletti o che ci ami con tutti i nostri peccati? E quell'amore sia la nostra certezza che il peccato non impedirà il rapporto con Dio, Perché solo così sentiremo che si compie veramente il mistero della nostra vita. E quindi chiediamo grazie al Signore perché anche oggi il Vangelo scuota le nostre maschere, le nostre ipocrisie, le butti via e ci aiuti a vivere l'amore sincero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69951811</guid><pubDate>Tue, 10 Feb 2026 14:21:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69951811/marted_10_2_26.mp3" length="4587798" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Qualche d'uno penserà, ascoltando oggi il Vangelo, che è una questione un po' spinosa, ma mi piacerebbe così introdurre, vi piace più avere ragione anche se non è vero o avere ragione nella verità? E se per caso vi capita di sbagliare perché la verità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Qualche d'uno penserà, ascoltando oggi il Vangelo, che è una questione un po' spinosa, ma mi piacerebbe così introdurre, vi piace più avere ragione anche se non è vero o avere ragione nella verità? E se per caso vi capita di sbagliare perché la verità non l'avevate capita, preferite essere corretti o continuare ad avere ragione di una cosa falsa? Siete sicuri? Bene. Scusate la premessa, però, quando Gesù dice di cose simili ne fate molte, fa venire un po' i brividi. Vado subito sulla questione. <br />C'è un'ipocrisia. Per questo vi ho fatto quella domanda. Qual è l'ipocrisia? Sostituire con delle regole che facciamo noi quello che Dio ci dice. <br />Facciamo un'estrema sintesi. Cos'è che Dio ci dice? L'estrema sintesi è ama. Ama Dio e ama il prossimo. Noi potremmo mascherare questo amore con una cosa ipocrita, falsa, cioè quella legge del korban che hanno stabilito loro. Cioè dici, beh, quello con cui dovrei onorarti, beh, quello è consacrato a Dio, non ti posso onorare. <br />Dici, ma questo chi te l'ha detto? Chi l'ha fatta sta regola? È la tradizione. Ma non l'ha detto Dio. Allora, lo dico perché ognuno a casa sua poi deve ricapirle queste cose, che cosa significhi nelle proprie relazioni, nella propria parrocchia, perché… mamma mia, non entro perché sennò poi dopo non ne saltiamo più fuori. Però, riusciamo a fare delle regole che trascurano il comandamento dell'amore. Lo trascurano, lo mettono da parte. <br />Volete sapere perché ci sono discussioni tra noi? Per questo. Quando alla fine ci sono delle discussioni, è perché uno vuole avere ragione anziché amare, allora, mi piace accostare questo testo con la prima lettura che uno potrebbe pensare, vabbè, c'è l'Antico Testamento, la preghiera di Salomone che fa nel Tempio. <br />Beh, prendetela sul serio quella lettura, tant'è che è una lettura che viene utilizzata quando c'è una consacrazione di una chiesa. Perché Salomone fa questa preghiera nel Tempio come se avesse costruito una chiesa, e dice, beh, signore, quando qualcuno verrà qui a pregare tu ascolta, ascolta e perdona. Cioè, questo luogo sia un luogo in cui la comunione tra cielo e terra sia una comunione viva. Bene, su questo vi potrei parlare per dei giorni consecutivi, ma arrivo subito a un punto. Ma qual è il luogo specifico in cui noi possiamo essere sempre sicuri che Dio ci ascolta? Sempre. <br />Non è un luogo fisico. È l'amore. L'amore è lì dentro, l'amore non secondo i tuoi criteri, l'amore è secondo Dio. Cioè che arriva fino a dare la vita. E di solito noi diciamo su questo, beh, ma adesso sta esagerando. <br />Ci ha amato fino ad andare in croce, ha esagerato, poteva fare una cosa un po' diversa. Ma l'amore si verifica da questo. Se non metti poi dei paletti per dire no, questo no, questo no, allora come vogliamo essere amati oggi dal Signore? Con dei paletti o che ci ami con tutti i nostri peccati? E quell'amore sia la nostra certezza che il peccato non impedirà il rapporto con Dio, Perché solo così sentiremo che si compie veramente il mistero della nostra vita. 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Sabino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-sempre-possiamo-cambiare-la-storia-che-stiamo-vivendo-ma-il-vangelo-puo-cambiarne-il-modo-in-cui-la-abitiamo-lunedi-9-2-26-s-sabino--69893226</link><description><![CDATA[Letture: 1Samuele 16,1.4. 6-13; salmo 88; 2Tm 4,1-5; Mc 16, 15-20<br /><br />La solennità di San Sabino che ci pone in una storia, il quinto e sesto secolo, una storia di fedeltà al Vangelo, dove potremmo pensare che la scelta del Vangelo, di questo mandato ai discepoli, sia fatta perché anche a San Sabino hanno dato del veleno, ma non è morto col veleno. Pare che un arcidiacono ci avesse provato, ma poi è morto lui, non Sabino. Ma la scelta in realtà credo che sia proprio quella del cuore del pastore, per cui abbiamo ascoltato il primo libro di Samuele con l’elezione di Davide. Non era il più grande, era l'ultimo, non era il più grosso, ce n'erano di ben più grossi fra i suoi fratelli, e il Signore ha scelto lui perché il Signore guarda il cuore e non ha smesso, nonostante siano passati tanti secoli, non ha smesso di guardare il cuore, cosa che ci dovrebbe un po' aiutare nella nostra riflessione. <br />Se il Signore guarda il cuore, perché noi non guardiamo il cuore? Perché per noi è più facile guardare l'esteriorità che il cuore? Alla domanda è facile rispondere, no? Perché gli altri cosa guardano, mica guardano il cuore, e allora vuol dire che stai vivendo davanti agli occhi degli altri, non davanti agli occhi di Dio, e questo porta alcune conseguenze. Ma come ha fatto poi anche con Timoteo Paolo, lui ha cercato di spingerlo ad essere secondo il cuore di Dio, che cosa doveva tenere nel cuore? La Parola. Per cui con quella insistere in ogni momento, noi pensiamo soprattutto ai momenti inopportuni, però in ogni momento, opportuno e non opportuno, cioè per l'altro o per te? Perché noi spesso cerchiamo scuse a partire dal fatto che non è la situazione giusta, ma per il tuo cuore la parola è sempre il momento giusto per riascoltarla, lasciare che ti converta e quindi renderti conto del dono che Dio ti fa. <br />Lo dico in un modo spero un po' più chiaro. In certi momenti noi pensiamo che siamo ricoperti di sfortune, ci va male questo, la salute, ci vanno male tutte le cose, e pensiamo che quei momenti debbano solo passare. Invece quelli sono dei momenti in cui il Vangelo può essere accolto in un modo nuovo e può convertire il nostro cuore dalla mormorazione, lamentazione, discussione, afflizione, alla lode, al ringraziamento, all'esultanza. <br />Pensate quando Gesù, stavano iniziando a prenderlo male, lui esulta nello spirito e dice ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra perché hai nascosto queste cose, le sapienti e ai dotti e le ha rivelate i piccoli. Sì Padre perché così hai deciso nella tua benevolenza. Allora, per dire come tante volte il Vangelo ha la capacità di rimetterci positivamente in quella storia che noi stiamo vivendo malamente e quindi aiutarci a vivere con esultanza, nella lode e nel ringraziamento. <br />Ecco, San Sabino in questo è stato veramente un esempio da quello che le fonti storiche ci portano e quindi non soltanto patrono di questa parrocchia, compatrono di Bari, ha assegnato anche la storia di tante parti di questa terra, una terra dove è passato come evangelizzatore. E se lo vogliamo continua ad esserlo, come ogni uomo che preferisce il Vangelo agli occhi degli altri, sapendo che il Signore guarda il cuore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69893226</guid><pubDate>Mon, 09 Feb 2026 20:46:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69893226/luned_9_2_26_s_sabino.mp3" length="4693123" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Letture: 1Samuele 16,1.4. 6-13; salmo 88; 2Tm 4,1-5; Mc 16, 15-20

La solennità di San Sabino che ci pone in una storia, il quinto e sesto secolo, una storia di fedeltà al Vangelo, dove potremmo pensare che la scelta del Vangelo, di questo mandato ai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Letture: 1Samuele 16,1.4. 6-13; salmo 88; 2Tm 4,1-5; Mc 16, 15-20<br /><br />La solennità di San Sabino che ci pone in una storia, il quinto e sesto secolo, una storia di fedeltà al Vangelo, dove potremmo pensare che la scelta del Vangelo, di questo mandato ai discepoli, sia fatta perché anche a San Sabino hanno dato del veleno, ma non è morto col veleno. Pare che un arcidiacono ci avesse provato, ma poi è morto lui, non Sabino. Ma la scelta in realtà credo che sia proprio quella del cuore del pastore, per cui abbiamo ascoltato il primo libro di Samuele con l’elezione di Davide. Non era il più grande, era l'ultimo, non era il più grosso, ce n'erano di ben più grossi fra i suoi fratelli, e il Signore ha scelto lui perché il Signore guarda il cuore e non ha smesso, nonostante siano passati tanti secoli, non ha smesso di guardare il cuore, cosa che ci dovrebbe un po' aiutare nella nostra riflessione. <br />Se il Signore guarda il cuore, perché noi non guardiamo il cuore? Perché per noi è più facile guardare l'esteriorità che il cuore? Alla domanda è facile rispondere, no? Perché gli altri cosa guardano, mica guardano il cuore, e allora vuol dire che stai vivendo davanti agli occhi degli altri, non davanti agli occhi di Dio, e questo porta alcune conseguenze. Ma come ha fatto poi anche con Timoteo Paolo, lui ha cercato di spingerlo ad essere secondo il cuore di Dio, che cosa doveva tenere nel cuore? La Parola. Per cui con quella insistere in ogni momento, noi pensiamo soprattutto ai momenti inopportuni, però in ogni momento, opportuno e non opportuno, cioè per l'altro o per te? Perché noi spesso cerchiamo scuse a partire dal fatto che non è la situazione giusta, ma per il tuo cuore la parola è sempre il momento giusto per riascoltarla, lasciare che ti converta e quindi renderti conto del dono che Dio ti fa. <br />Lo dico in un modo spero un po' più chiaro. In certi momenti noi pensiamo che siamo ricoperti di sfortune, ci va male questo, la salute, ci vanno male tutte le cose, e pensiamo che quei momenti debbano solo passare. Invece quelli sono dei momenti in cui il Vangelo può essere accolto in un modo nuovo e può convertire il nostro cuore dalla mormorazione, lamentazione, discussione, afflizione, alla lode, al ringraziamento, all'esultanza. <br />Pensate quando Gesù, stavano iniziando a prenderlo male, lui esulta nello spirito e dice ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra perché hai nascosto queste cose, le sapienti e ai dotti e le ha rivelate i piccoli. Sì Padre perché così hai deciso nella tua benevolenza. Allora, per dire come tante volte il Vangelo ha la capacità di rimetterci positivamente in quella storia che noi stiamo vivendo malamente e quindi aiutarci a vivere con esultanza, nella lode e nel ringraziamento. <br />Ecco, San Sabino in questo è stato veramente un esempio da quello che le fonti storiche ci portano e quindi non soltanto patrono di questa parrocchia, compatrono di Bari, ha assegnato anche la storia di tante parti di questa terra, una terra dove è passato come evangelizzatore. E se lo vogliamo continua ad esserlo, come ogni uomo che preferisce il Vangelo agli occhi degli altri, sapendo che il Signore guarda il cuore.]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sale conta perché insaporisce altro, anche la luce mostra altro. E tu? - Domenica 8-2-26 - 5TO</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sale-conta-perche-insaporisce-altro-anche-la-luce-mostra-altro-e-tu-domenica-8-2-26-5to--69874691</link><description><![CDATA[Forte oggi l'esempio che Gesù pone, con due metafore che vanno però diritto su chi siamo noi. Voi siete sale. Ha esagerato? Beh, lo dico chiaramente: Secondo noi ha proprio esagerato. In un certo senso ci secca anche che ci dica questo. Cioè, noi vorremmo la gloria di dire, “oh, però hai capito chi siamo?” Però siccome poi non corrisponde a tante situazioni della nostra vita, diciamo, ma come stanno davvero le cose? Voi siete sale. E io pensavo, non so se voi avete mai fatto una bella orata in crosta di sale al forno. Buonissima. Però, dopo che gli hai messo un chilo di sale sopra, quel sale lì non lo mangi, anzi, stai ben attento, quando lo pulisci, che non ci vada a finire poi sul pesce pulito un pezzo di sale, se no te lo rovina. Scusate la digressione, ma ne ho proprio voglia di una bella orata in crosta di sale. Che significa questo? Nessuno si mette a mangiare il sale così, a meno che non abbia degli squilibri. Quindi, il sale rende saporito, segno della sapienza con cui il Signore ha riempito la nostra vita, perché sappia dare sapore a tutto, dia veramente il dono che ci ha fatto lì dove siamo, in tutti i nostri rapporti. Non si è sbagliato. Vuole proprio rendersi presente attraverso la nostra umanità, in quanto siamo Suoi discepoli.  E così ritorno a questa prima metafora per dire, ma io mi penso come discepolo del Signore, che vuol dire la sapienza che mi ha donato è veramente quella che sta rendendo la mia vita sapiente, saporita? La mia vita sa di Lui? Questa non è una domanda retorica. È una domanda da farci costantemente, ripetutamente. Non solo quando ci vogliamo andare a confessare e non sappiamo che dire rispetto a quello che diciamo di solito, che l'abbiamo messo un po' come carillon, no?  Però cerchiamone il senso, perché guardate, lo dico con le parole di San Paolo nella seconda lettura di oggi, che veramente per me aprono a questo mistero. <br />Lui dice, fratelli, quando venni tra voi non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola e della sapienza. Allora, non mi sono presentato come sale mio. Non vi ho presentato Paolo in un modo che tutti quanti diventaste paolini. Proseguo. Ritenni infatti di non sapere altro, vuol dire che la mia sapienza era un'altra. Quale? Non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso. <br />Questo era il sale che io ho messo in mezzo a voi. Per questo mi sono presentato a voi nella debolezza, con molto timore e trepidazione. E la mia parola, sentiamo cosa dice Paolo, la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza. Non ho cercato di convincervi con una mia sapienza o una sapienza umana, ma solo sulla manifestazione dello Spirito e la sua potenza. Guardate che meraviglia. <br />Proprio ringrazio stavolta i liturgisti, l’hanno proprio beccato. Sì, cioè esprimere come cristiani che cosa ci sta animando, non è che devo convincere qualcuno con una cosa che ho capito, no. E' presentare il mistero di Cristo nella nostra vita vivendolo. <br />Qual è il mistero di Cristo? Che c'è un amore verso gli uomini che non è motivato da qualcosa, se non dal fatto che amando si compie il mistero della vita. Una vita senza amore non ha nessun senso. Quindi attenzione, perché ogni stato di vita, ogni condizione esistenziale è luogo dove si manifesta Dio amore. <br />Tutti, non ce n'è uno escluso. E se ne è escluso vuol dire che c'è qualcosa di disumano, di diabolico.  Allora, con quest'animo, prima metafora il sale, la seconda la luce: voi siete luce del mondo. Io sinceramente, sì, mi piacerebbe, dico il Signore, però di bene, sei tu il sale, sei tu la luce. E io dico che sei tu. Si è sbagliato. <br />Oppure, sta chiedendo alla nostra umanità, a quello che stiamo vivendo oggi, nelle nostre relazioni, di essere trasparenza di chi abita la tua vita. Perché se tu sei trasparente alla luce che il Signore mette dentro di te, quando tu ascolti la parola, quando tu gli chiedi, Signore voglio essere in comunione con te, l'eucaristia che sto ricevendo oggi, possa veramente risplendere in quello che non soltanto penso e sento, ma anche in quello che dico, in quello che faccio. Se questa è la luce che (mi abita), ah, questa è la meraviglia, allora non si è per niente sbagliato. <br />Ha voluto dire che il suo modo di essere presente nel mondo, adesso, è attraverso i suoi discepoli che hanno creduto a questo amore. Un amore che non si ferma davanti a nulla, se non davanti alla tua libertà di dirgli di no. Questo lo fa: ha una grande pazienza! <br />Diciamolo, noi siamo molto seccati di questo, perché in certe cose non ci vuole molto, basta un colpetto, daremo tanti di quei colpi in giro che penso che non ne avanzerebbe nessuno, però convincere un pochettino forzandogli il sistema, a volte, come possiamo fare, se intanto non capisce, dagli un colpetto, liberiamoci di questa persona così scomoda, andiamo avanti, troviamoli un altro. E invece no. Ripensando proprio a Paolo, che era un persecutore della Chiesa, e lui ne ha fatto un apostolo, se lo prendiamo sul serio questo, capite che c'è spazio per tutti noi? Tutti. Tutti possiamo diventare, da peccatori, persecutori di Cristo e della Chiesa, con le nostre idee balzane, ne possiamo diventare discepoli, apostoli. E questo lui lo vuole, perché non c'è migliore espressione di un amore che passa attraverso l'opposto per dirti, guarda che c'è spazio anche per te, anzi, sentiti invitato da quest'amore. E se così sarà, forse sentiremo che si compie anche questa parola finale del Vangelo di oggi, perché vedano le vostre opere buone, e anche se ci da un po' noia detta così, guardate che bello, rendano gloria al Padre vostro che è nei Cieli, non è che ti dicono: “ma quanto sei bravo”, e uno potrebbe rispondere, no, guarda quanto è bravo il Signore che ha preso dentro anche me, e se vuoi accogli anche te!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69874691</guid><pubDate>Sun, 08 Feb 2026 16:01:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69874691/domenica_8_2_26_5to.mp3" length="9751683" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Forte oggi l'esempio che Gesù pone, con due metafore che vanno però diritto su chi siamo noi. Voi siete sale. Ha esagerato? Beh, lo dico chiaramente: Secondo noi ha proprio esagerato. In un certo senso ci secca anche che ci dica questo. Cioè, noi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Forte oggi l'esempio che Gesù pone, con due metafore che vanno però diritto su chi siamo noi. Voi siete sale. Ha esagerato? Beh, lo dico chiaramente: Secondo noi ha proprio esagerato. In un certo senso ci secca anche che ci dica questo. Cioè, noi vorremmo la gloria di dire, “oh, però hai capito chi siamo?” Però siccome poi non corrisponde a tante situazioni della nostra vita, diciamo, ma come stanno davvero le cose? Voi siete sale. E io pensavo, non so se voi avete mai fatto una bella orata in crosta di sale al forno. Buonissima. Però, dopo che gli hai messo un chilo di sale sopra, quel sale lì non lo mangi, anzi, stai ben attento, quando lo pulisci, che non ci vada a finire poi sul pesce pulito un pezzo di sale, se no te lo rovina. Scusate la digressione, ma ne ho proprio voglia di una bella orata in crosta di sale. Che significa questo? Nessuno si mette a mangiare il sale così, a meno che non abbia degli squilibri. Quindi, il sale rende saporito, segno della sapienza con cui il Signore ha riempito la nostra vita, perché sappia dare sapore a tutto, dia veramente il dono che ci ha fatto lì dove siamo, in tutti i nostri rapporti. Non si è sbagliato. Vuole proprio rendersi presente attraverso la nostra umanità, in quanto siamo Suoi discepoli.  E così ritorno a questa prima metafora per dire, ma io mi penso come discepolo del Signore, che vuol dire la sapienza che mi ha donato è veramente quella che sta rendendo la mia vita sapiente, saporita? La mia vita sa di Lui? Questa non è una domanda retorica. È una domanda da farci costantemente, ripetutamente. Non solo quando ci vogliamo andare a confessare e non sappiamo che dire rispetto a quello che diciamo di solito, che l'abbiamo messo un po' come carillon, no?  Però cerchiamone il senso, perché guardate, lo dico con le parole di San Paolo nella seconda lettura di oggi, che veramente per me aprono a questo mistero. <br />Lui dice, fratelli, quando venni tra voi non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola e della sapienza. Allora, non mi sono presentato come sale mio. Non vi ho presentato Paolo in un modo che tutti quanti diventaste paolini. Proseguo. Ritenni infatti di non sapere altro, vuol dire che la mia sapienza era un'altra. Quale? Non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso. <br />Questo era il sale che io ho messo in mezzo a voi. Per questo mi sono presentato a voi nella debolezza, con molto timore e trepidazione. E la mia parola, sentiamo cosa dice Paolo, la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza. Non ho cercato di convincervi con una mia sapienza o una sapienza umana, ma solo sulla manifestazione dello Spirito e la sua potenza. Guardate che meraviglia. <br />Proprio ringrazio stavolta i liturgisti, l’hanno proprio beccato. Sì, cioè esprimere come cristiani che cosa ci sta animando, non è che devo convincere qualcuno con una cosa che ho capito, no. E' presentare il mistero di Cristo nella nostra vita vivendolo. <br />Qual è il mistero di Cristo? Che c'è un amore verso gli uomini che non è motivato da qualcosa, se non dal fatto che amando si compie il mistero della vita. Una vita senza amore non ha nessun senso. Quindi attenzione, perché ogni stato di vita, ogni condizione esistenziale è luogo dove si manifesta Dio amore. <br />Tutti, non ce n'è uno escluso. E se ne è escluso vuol dire che c'è qualcosa di disumano, di diabolico.  Allora, con quest'animo, prima metafora il sale, la seconda la luce: voi siete luce del mondo. Io sinceramente, sì, mi piacerebbe, dico il Signore, però di bene, sei tu il sale, sei tu la luce. E io dico che sei tu. Si è sbagliato. <br />Oppure, sta chiedendo alla nostra umanità, a quello che stiamo vivendo oggi, nelle nostre relazioni, di essere trasparenza di chi abita la tua vita. Perché se tu sei trasparente alla luce che il Signore mette dentro di te, quando tu ascolti la parola, quando tu gli chiedi, Signore voglio essere in comunione con te,...]]></itunes:summary><itunes:duration>610</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La comunione dà riposo, perché la vita trova senso, respiro e direzione. Sabato 7-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-comunione-da-riposo-perche-la-vita-trova-senso-respiro-e-direzione-sabato-7-2-26--69862641</link><description><![CDATA[<br />Il ritorno dalla missione che Gesù ha condiviso con i discepoli è un raccogliere attorno a sé, Gesù ci accoglie, ci ascolta e davvero si prende cura perché porta nella condizione del riposo, cioè come facciamo a trovare riposo? Dice venite a riposarvi, non dice andate a riposarvi, andatevene in vacanza, no, venite a riposarvi, prende con sé in questo luogo che sarebbe stato deserto ma il riposo è la condizione dello stare con Lui, di una comunione ancora più profonda con Lui, di un riascoltare con Lui che cosa è successo. Stando con Lui possiamo osservare in un modo diverso anche il nostro agire, tant'è che mentre i discepoli arrivano in questo luogo, penso che ci fosse tanta di quella gente che dice ma c'è poco da riposare, no, trovano un riposo nuovo, cioè vedono come è Lui che si prende cura, è Lui che insegna, è Lui che continua ad essere il pastore di questa umanità che altrimenti come le pecore si perde, Lui agisce. Questo mi farebbe dire una preghiera come dice S. Paolo nella lettera ai Galati (2,20) quando sente che la sua vita diventa è meravigliosa proprio quando c'è l'agire di Cristo, per cui dice <i>sono stato crocifisso con Cristo e non vivo più io, ma Cristo vive in me. Questa vita che io vivo nel corpo la vivo nella fede del figlio di Dio che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.</i> <br />Questa vita può essere proprio la strada con cui rileggere ogni nostra scelta di vita. Siamo in una prospettiva di comunione e quindi anche il riposo troverà veramente esito se stiamo con Lui, osserviamo con Lui come Lui continua a prendersi cura della nostra umanità e di quanti incontriamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69862641</guid><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 15:40:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69862641/sabato_7_2_26.mp3" length="2632585" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Il ritorno dalla missione che Gesù ha condiviso con i discepoli è un raccogliere attorno a sé, Gesù ci accoglie, ci ascolta e davvero si prende cura perché porta nella condizione del riposo, cioè come facciamo a trovare riposo? Dice venite a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Il ritorno dalla missione che Gesù ha condiviso con i discepoli è un raccogliere attorno a sé, Gesù ci accoglie, ci ascolta e davvero si prende cura perché porta nella condizione del riposo, cioè come facciamo a trovare riposo? Dice venite a riposarvi, non dice andate a riposarvi, andatevene in vacanza, no, venite a riposarvi, prende con sé in questo luogo che sarebbe stato deserto ma il riposo è la condizione dello stare con Lui, di una comunione ancora più profonda con Lui, di un riascoltare con Lui che cosa è successo. Stando con Lui possiamo osservare in un modo diverso anche il nostro agire, tant'è che mentre i discepoli arrivano in questo luogo, penso che ci fosse tanta di quella gente che dice ma c'è poco da riposare, no, trovano un riposo nuovo, cioè vedono come è Lui che si prende cura, è Lui che insegna, è Lui che continua ad essere il pastore di questa umanità che altrimenti come le pecore si perde, Lui agisce. Questo mi farebbe dire una preghiera come dice S. Paolo nella lettera ai Galati (2,20) quando sente che la sua vita diventa è meravigliosa proprio quando c'è l'agire di Cristo, per cui dice <i>sono stato crocifisso con Cristo e non vivo più io, ma Cristo vive in me. Questa vita che io vivo nel corpo la vivo nella fede del figlio di Dio che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.</i> <br />Questa vita può essere proprio la strada con cui rileggere ogni nostra scelta di vita. Siamo in una prospettiva di comunione e quindi anche il riposo troverà veramente esito se stiamo con Lui, osserviamo con Lui come Lui continua a prendersi cura della nostra umanità e di quanti incontriamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>165</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La libertà vera non è fare quello che vuoi, ma rispondere alla verità che riconosci. - Venerdì 6-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-liberta-vera-non-e-fare-quello-che-vuoi-ma-rispondere-alla-verita-che-riconosci-venerdi-6-2-26--69849047</link><description><![CDATA[Avete notato come cambiano le prospettive? Questa storia, duemila anni fa, è stata sconvolgente. A leggerla, a pensarla in sé, può sembrare sconvolgente. E noi cosa viviamo nella fede ascoltando questo Vangelo? Diciamo, guarda, i re fanno quello che vogliono, però poi alla fine il Signore regna lo stesso. Giovanni Battista è un martire, un testimone di fede, un segno per la Chiesa. Possiamo attutire il fatto semplicemente guardandolo verso una finalità. Forse ne facciamo tanti di questi accorgimenti, però quando sentiamo che succedono certi fatti storici di solito ci angosciano abbastanza. <br />Allora, vorrei trovare però in questo, spero, una luce importante per la nostra vita. E cioè, ma è possibile essere così in balia? Non c'è un modo per essere persone libere? Perché è chiaro, la dinamica è molto umana. <br />Il fascino femminile, il potere, forse funziona ancora così oggi, no? Ma non c'è una forza della verità che rende liberi. Perché sicuramente in Erode non c'è, ma in Giovanni Battista sì. Pensate alla libertà con cui denunciava. E uno che denuncia un re si mette nei guai, no? Però, alla luce della verità, lui ha vissuto non solo con coscienza, ma con responsabilità. Come d'altronde i martiri di cui oggi facciamo memoria, Paolo Miki e i compagni. Cioè, nel momento in cui aderisci alla verità e l'annunci, a volte ti mette nei guai. Però è una luce che ti rende libero e che può liberare l'altro e anche le generazioni che verranno. Quindi la responsabilità non è poca cosa. Eppure c'è un fatto, perché forse ci possiamo trovare in certe situazioni nella condizione di Erode. Ascoltiamo, come lui ascoltava Giovanni Battista, lo ascoltava volentieri. Era perplesso, ma lo ascoltava volentieri. A noi la verità, la luce del Vangelo, forse in certi momenti ci sembra proprio bella. <br />È però viverlo. E a che serve se non è per viverla? Non è un abbronzante. Uno se lo mette lì. Cioè, è una luce che va a rischiarare non soltanto un breve momento in cui tu l'accogli, ma va a rischiarare quelli che sono i tuoi passi successivi. E se non fai quei passi, cosa succede? Rimani nelle tenebre, come Erode. Questo potrebbe essere per ciascuno di noi forse quella leva capace di togliere quei grossi ostacoli che a volte sono i giudizi degli altri, a volte sono le nostre comodità. Perché sai, quando hai sistemato una situazione che ti è comoda, andarla a cambiare, poi che succede? Forse abbiamo bisogno di questa luce della verità. Pensate che anche un furbone come Erode riconosce che nelle parole di Gesù, di cui inizia a sentir dire tante cose, riesce a riconoscere la stessa verità e lo stesso vigore che c'era in Giovanni Battista. Tanto da dire una cosa, Giovanni Battista è risorto dei morti! Oh, ma chi l'aveva mai detta una roba del genere? Non c'era, non ha detto mica nessun altro, eh? Ma forse possiamo avere delle bellissime intuizioni, ma siamo disposti a camminare in quella luce? Cioè, diventa veramente la forza con cui la tua vita cambia? perché altrimenti è come se avresti sia la benzina che l'accendino, ma il fuoco non parte. Non parte, non si accende perché non glielo permetti. Questa libertà il Signore la custodisce, ce la lascia sempre. <br />Però il rinunciare a viverla forse la lascia anche in una grande incertezza, indecisione, impotenza e forse anche in una grande tristezza. Tutto questo genera una paura che blocca. Piuttosto forse può sembrare pericoloso perché il martirio, nessuno di noi lo va a cercare il martirio, no? Però c'è un martirio quotidiano a cui tutti siamo chiamati ed è proprio rendere onore a quella verità che ci rende liberi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69849047</guid><pubDate>Fri, 06 Feb 2026 19:55:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69849047/venerdi_6_2_26.mp3" length="5981691" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Avete notato come cambiano le prospettive? Questa storia, duemila anni fa, è stata sconvolgente. A leggerla, a pensarla in sé, può sembrare sconvolgente. E noi cosa viviamo nella fede ascoltando questo Vangelo? Diciamo, guarda, i re fanno quello che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avete notato come cambiano le prospettive? Questa storia, duemila anni fa, è stata sconvolgente. A leggerla, a pensarla in sé, può sembrare sconvolgente. E noi cosa viviamo nella fede ascoltando questo Vangelo? Diciamo, guarda, i re fanno quello che vogliono, però poi alla fine il Signore regna lo stesso. Giovanni Battista è un martire, un testimone di fede, un segno per la Chiesa. Possiamo attutire il fatto semplicemente guardandolo verso una finalità. Forse ne facciamo tanti di questi accorgimenti, però quando sentiamo che succedono certi fatti storici di solito ci angosciano abbastanza. <br />Allora, vorrei trovare però in questo, spero, una luce importante per la nostra vita. E cioè, ma è possibile essere così in balia? Non c'è un modo per essere persone libere? Perché è chiaro, la dinamica è molto umana. <br />Il fascino femminile, il potere, forse funziona ancora così oggi, no? Ma non c'è una forza della verità che rende liberi. Perché sicuramente in Erode non c'è, ma in Giovanni Battista sì. Pensate alla libertà con cui denunciava. E uno che denuncia un re si mette nei guai, no? Però, alla luce della verità, lui ha vissuto non solo con coscienza, ma con responsabilità. Come d'altronde i martiri di cui oggi facciamo memoria, Paolo Miki e i compagni. Cioè, nel momento in cui aderisci alla verità e l'annunci, a volte ti mette nei guai. Però è una luce che ti rende libero e che può liberare l'altro e anche le generazioni che verranno. Quindi la responsabilità non è poca cosa. Eppure c'è un fatto, perché forse ci possiamo trovare in certe situazioni nella condizione di Erode. Ascoltiamo, come lui ascoltava Giovanni Battista, lo ascoltava volentieri. Era perplesso, ma lo ascoltava volentieri. A noi la verità, la luce del Vangelo, forse in certi momenti ci sembra proprio bella. <br />È però viverlo. E a che serve se non è per viverla? Non è un abbronzante. Uno se lo mette lì. Cioè, è una luce che va a rischiarare non soltanto un breve momento in cui tu l'accogli, ma va a rischiarare quelli che sono i tuoi passi successivi. E se non fai quei passi, cosa succede? Rimani nelle tenebre, come Erode. Questo potrebbe essere per ciascuno di noi forse quella leva capace di togliere quei grossi ostacoli che a volte sono i giudizi degli altri, a volte sono le nostre comodità. Perché sai, quando hai sistemato una situazione che ti è comoda, andarla a cambiare, poi che succede? Forse abbiamo bisogno di questa luce della verità. Pensate che anche un furbone come Erode riconosce che nelle parole di Gesù, di cui inizia a sentir dire tante cose, riesce a riconoscere la stessa verità e lo stesso vigore che c'era in Giovanni Battista. Tanto da dire una cosa, Giovanni Battista è risorto dei morti! Oh, ma chi l'aveva mai detta una roba del genere? Non c'era, non ha detto mica nessun altro, eh? Ma forse possiamo avere delle bellissime intuizioni, ma siamo disposti a camminare in quella luce? Cioè, diventa veramente la forza con cui la tua vita cambia? perché altrimenti è come se avresti sia la benzina che l'accendino, ma il fuoco non parte. Non parte, non si accende perché non glielo permetti. Questa libertà il Signore la custodisce, ce la lascia sempre. <br />Però il rinunciare a viverla forse la lascia anche in una grande incertezza, indecisione, impotenza e forse anche in una grande tristezza. Tutto questo genera una paura che blocca. Piuttosto forse può sembrare pericoloso perché il martirio, nessuno di noi lo va a cercare il martirio, no? Però c'è un martirio quotidiano a cui tutti siamo chiamati ed è proprio rendere onore a quella verità che ci rende liberi.]]></itunes:summary><itunes:duration>374</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gesù invita a fare come Lui: volersi bene è l’annuncio che sana, il resto viene dopo.  Giovedì 5-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gesu-invita-a-fare-come-lui-volersi-bene-e-l-annuncio-che-sana-il-resto-viene-dopo-giovedi-5-2-26--69822598</link><description><![CDATA[Una sottolineatura vorrei dare oggi perché abbiamo bisogno di scoprire meglio la missione di Gesù. Perché, non so se è chiaro, ma Gesù manda i Suoi discepoli a due a due, davanti a sé, a fare quello che faceva Lui. Cioè, Lui è così bravo, perché deve mandare altri? Eh, gli altri non sono mica bravi come Lui. Allora, ci tengo a spiegare questa cosa perché ne va di quella che è la nostra vita cristiana. Quello che Gesù ha vissuto è un servizio nel quale vuole introdurre ogni persona, uomo, donna, giovane, anziano, sano, malato, ci riguarda tutti. E, innanzitutto, è una missione che non si vive da soli, li manda due a due. <br />Quindi, se uno rimane da solo nella vita e succede, deve sempre pensarsi comunque a partire da una relazione, innanzitutto con Lui, fuori di dubbio. Però, se vuole essere anche molto concreto, perché siamo capacissimi di inventarci un sacco di storie in testa, non so se ve ne siete accorti, ci inventiamo di quelle robe incredibili. Allora, per essere anche molto concreti nel vivere con pazienza, benevolenza, saper perdonare, accogliere chi hai di fianco, con chi lo stai facendo. Perché ne va dell’annuncio: che annuncio stiamo dando con la nostra vita? Per questo pensate alla dinamica della famiglia, dove ce ne diciamo di tutti i colori, però l'importante è che impariamo ad andare avanti insieme. Cioè il volersi bene è il primo annuncio. <br />Ma c'è un passo successivo, che sarebbe importante in questa vita andare con leggerezza, cioè non attaccare il cuore a tante cose, perché poi sono quelle che ti bloccano. Allora dà una certa essenzialità, come se dicesse, è inutile che accumuli tanto, fra qualche settimana te ne vai da lì, è questione di poco tempo. Se fosse così, fateci caso, penseremo subito a chi dare tutto quello che abbiamo, perché tanto sai che lo devi lasciare. Bene, sappi che è così, è così. Quindi non attaccare il cuore alle cose, e neanche forse a quelli che ti stanno più simpatici. <br />Quando dice, non girate da una casa all'altra, non fate quelli, ma quello è simpatico, vado da lui, no, questo qui mettiti, no, quella cucina bene, questo no. Allora non fate quelli che si approfittano, sentitevi leggeri. Così arrivo subito al punto. Dove stiamo mettendo il nostro cuore? A che cosa lo stiamo attaccando? Perché? Perché ne va della serenità e della leggerezza della nostra vita. <br />Se ci è chiaro che noi stiamo passando come dei fulmini da questo mondo, oggi siamo qui, poi il nostro tempo è comunque breve, a che cosa ci stiamo veramente attaccando? Perché se ci è chiaro che possiamo vivere questi giorni con leggerezza e con amore, noi saremo dei guaritori, come dice Gesù ai suoi discepoli. Se tu vivi da guarito, se tu non soltanto te la stai raccontando, ma la vivi quella vita lì, di fatto guarisci chi invece si sta incancrenendo, si sta arrabbiando, si sta bloccando nelle cose. Allora loro vanno, partono e che cosa dicono e proclamano alla gente? di cambiare mente, di convertirsi, questo scaccia i motivi di demoni, cioè i motivi di divisione tra di noi, unge con olio, cioè diventa qualcosa che si impregna nella nostra vita risanandoci proprio nella prospettiva del nostro pensare, parlare e agire: Discepoli del Signore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69822598</guid><pubDate>Thu, 05 Feb 2026 22:02:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69822598/giovedi_5_2_26.mp3" length="5303344" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Una sottolineatura vorrei dare oggi perché abbiamo bisogno di scoprire meglio la missione di Gesù. Perché, non so se è chiaro, ma Gesù manda i Suoi discepoli a due a due, davanti a sé, a fare quello che faceva Lui. Cioè, Lui è così bravo, perché deve...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una sottolineatura vorrei dare oggi perché abbiamo bisogno di scoprire meglio la missione di Gesù. Perché, non so se è chiaro, ma Gesù manda i Suoi discepoli a due a due, davanti a sé, a fare quello che faceva Lui. Cioè, Lui è così bravo, perché deve mandare altri? Eh, gli altri non sono mica bravi come Lui. Allora, ci tengo a spiegare questa cosa perché ne va di quella che è la nostra vita cristiana. Quello che Gesù ha vissuto è un servizio nel quale vuole introdurre ogni persona, uomo, donna, giovane, anziano, sano, malato, ci riguarda tutti. E, innanzitutto, è una missione che non si vive da soli, li manda due a due. <br />Quindi, se uno rimane da solo nella vita e succede, deve sempre pensarsi comunque a partire da una relazione, innanzitutto con Lui, fuori di dubbio. Però, se vuole essere anche molto concreto, perché siamo capacissimi di inventarci un sacco di storie in testa, non so se ve ne siete accorti, ci inventiamo di quelle robe incredibili. Allora, per essere anche molto concreti nel vivere con pazienza, benevolenza, saper perdonare, accogliere chi hai di fianco, con chi lo stai facendo. Perché ne va dell’annuncio: che annuncio stiamo dando con la nostra vita? Per questo pensate alla dinamica della famiglia, dove ce ne diciamo di tutti i colori, però l'importante è che impariamo ad andare avanti insieme. Cioè il volersi bene è il primo annuncio. <br />Ma c'è un passo successivo, che sarebbe importante in questa vita andare con leggerezza, cioè non attaccare il cuore a tante cose, perché poi sono quelle che ti bloccano. Allora dà una certa essenzialità, come se dicesse, è inutile che accumuli tanto, fra qualche settimana te ne vai da lì, è questione di poco tempo. Se fosse così, fateci caso, penseremo subito a chi dare tutto quello che abbiamo, perché tanto sai che lo devi lasciare. Bene, sappi che è così, è così. Quindi non attaccare il cuore alle cose, e neanche forse a quelli che ti stanno più simpatici. <br />Quando dice, non girate da una casa all'altra, non fate quelli, ma quello è simpatico, vado da lui, no, questo qui mettiti, no, quella cucina bene, questo no. Allora non fate quelli che si approfittano, sentitevi leggeri. Così arrivo subito al punto. Dove stiamo mettendo il nostro cuore? A che cosa lo stiamo attaccando? Perché? Perché ne va della serenità e della leggerezza della nostra vita. <br />Se ci è chiaro che noi stiamo passando come dei fulmini da questo mondo, oggi siamo qui, poi il nostro tempo è comunque breve, a che cosa ci stiamo veramente attaccando? Perché se ci è chiaro che possiamo vivere questi giorni con leggerezza e con amore, noi saremo dei guaritori, come dice Gesù ai suoi discepoli. Se tu vivi da guarito, se tu non soltanto te la stai raccontando, ma la vivi quella vita lì, di fatto guarisci chi invece si sta incancrenendo, si sta arrabbiando, si sta bloccando nelle cose. Allora loro vanno, partono e che cosa dicono e proclamano alla gente? di cambiare mente, di convertirsi, questo scaccia i motivi di demoni, cioè i motivi di divisione tra di noi, unge con olio, cioè diventa qualcosa che si impregna nella nostra vita risanandoci proprio nella prospettiva del nostro pensare, parlare e agire: Discepoli del Signore.]]></itunes:summary><itunes:duration>332</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Oggi lascio spazio alla voce di Dio che mi parla attraverso le persone accanto a me? - Mercoledì 4-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/oggi-lascio-spazio-alla-voce-di-dio-che-mi-parla-attraverso-le-persone-accanto-a-me-mercoledi-4-2-26--69793010</link><description><![CDATA[Proviamo a prendere sul serio il brano del Vangelo di oggi. La prima cosa che colpisce qual è? Che c'è un vero motivo di ostacolo all'azione di Gesù proprio dai Suoi conterranei. Ostacolano la sua azione, cioè qual è l'azione di Gesù? E mi vorrebbe dire qual è l'azione dello Spirito nella vita delle persone? Attraverso la fede metterci nella relazione con Dio così che la nostra vita, qualunque cosa accada, possa essere una vita compiuta, una vita che senti che c'è un bene che ti sta conducendo ad una pienezza. E invece che cosa vediamo? Cinque domande. Davanti al parlare, all’agire di Gesù ci sono cinque domande: Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è stata data? I prodigi compiuti dalle sue mani? Ma non è questo il figlio del falegname, il figlio di... il fratello di... E le sue sorelle non stanno tutte qui da noi? Traduco. Ma noi questo qui lo sappiamo chi è! La presunzione di conoscere l'altro lo blocca. La presunzione di sapere quello che l'altro è, dice, fa: era per loro motivo di scandalo. <br />E così vengo subito a noi. Perché le parole di Gesù sono rivolte anche a noi oggi direttamente. Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i parenti, in casa sua. Questo ci brucia moltissimo. Cioè nei rapporti dove insomma, ti interessa di più sono quelli in cui sei più impedito ad essere una persona di fede, una persona che cerca di essere guidata dalla luce della fede. <br />Allora la domanda è per caso abbiamo delle presunzioni che stanno bloccando chi abbiamo accanto? Ma anche l'agire di Dio nella nostra vita. Con la nostra presunzione lo stiamo tenendo fuori? Perché così, eh? Questo è uno scandalo tale che il Vangelo dice che non poteva compiere nessun prodigio. <br />Siamo quelli che possono impedire a Dio di farci il bene. Proprio con la nostra mancanza di fede. Questo è un tuffo nel petto. E Gesù si meraviglia. A volte si meraviglia della fede delle persone. Qui si meraviglia della mancanza di fede, dell'incredulità. E cosa fa? Continua la sua missione. Riparte. Cioè è la concretezza con cui dici stai perdendo delle occasioni ma io vado avanti. <br />Questo succede anche nei nostri rapporti, sapete? Anche tra genitori e figli può succedere la stessa cosa. Dove non c'è accoglienza dell'altro, non c'è fiducia, non c'è disponibilità ad ascoltare quello che ha da dirti e da darti, che succede? Lo rendi impotente verso di te. Allora questo è oggi un banco di prova per ciascuno di noi: Come sto vivendo il rapporto con Dio e con gli altri? Permetto a chi mi ha accanto di vivere di fede? Di essere un cuore aperto a Dio? O con la mia incredulità lo fermo? Gesù dice che le sue pecore ascoltano la sua voce. Forse in questo abbiamo anche già un esame di coscienza pronto, già disponibile. Se stiamo ascoltando o no. <br />Il Signore che ci parla anche attraverso le persone che abbiamo accanto. Così si capisce forse anche meglio la prima lettura di oggi è stata un po' manomessa dai liturgisti sono stati tagliati dei versetti ma quando Davide chiede di fare il censimento che voleva dire conta quante forze ho fammi vedere quanto sono diventato grosso Ioab il suo comandante dice ti prego Signor mio il Signore moltiplichi il tuo popolo non c'è, è stato tolto questa parte lo moltiplichi però non fare questo al tuo popolo e lui invece dice no voglio sapere quanti sono stava facendo i conti non più sul popolo di Dio per servire Dio, ma per servirsi per sapere quanto lui era diventato grande importante e questo è il motivo della capitolazione. Forse potrebbe non dirci più di tanto ma forse è all'interno di quella superbia di quella presunzione che tante delle nostre fatiche impediscono il rapporto con Dio ma anche la comprensione con chi abbiamo vicino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69793010</guid><pubDate>Wed, 04 Feb 2026 22:19:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69793010/mercoledi_4_2_26.mp3" length="6474883" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Proviamo a prendere sul serio il brano del Vangelo di oggi. La prima cosa che colpisce qual è? Che c'è un vero motivo di ostacolo all'azione di Gesù proprio dai Suoi conterranei. Ostacolano la sua azione, cioè qual è l'azione di Gesù? E mi vorrebbe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Proviamo a prendere sul serio il brano del Vangelo di oggi. La prima cosa che colpisce qual è? Che c'è un vero motivo di ostacolo all'azione di Gesù proprio dai Suoi conterranei. Ostacolano la sua azione, cioè qual è l'azione di Gesù? E mi vorrebbe dire qual è l'azione dello Spirito nella vita delle persone? Attraverso la fede metterci nella relazione con Dio così che la nostra vita, qualunque cosa accada, possa essere una vita compiuta, una vita che senti che c'è un bene che ti sta conducendo ad una pienezza. E invece che cosa vediamo? Cinque domande. Davanti al parlare, all’agire di Gesù ci sono cinque domande: Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è stata data? I prodigi compiuti dalle sue mani? Ma non è questo il figlio del falegname, il figlio di... il fratello di... E le sue sorelle non stanno tutte qui da noi? Traduco. Ma noi questo qui lo sappiamo chi è! La presunzione di conoscere l'altro lo blocca. La presunzione di sapere quello che l'altro è, dice, fa: era per loro motivo di scandalo. <br />E così vengo subito a noi. Perché le parole di Gesù sono rivolte anche a noi oggi direttamente. Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i parenti, in casa sua. Questo ci brucia moltissimo. Cioè nei rapporti dove insomma, ti interessa di più sono quelli in cui sei più impedito ad essere una persona di fede, una persona che cerca di essere guidata dalla luce della fede. <br />Allora la domanda è per caso abbiamo delle presunzioni che stanno bloccando chi abbiamo accanto? Ma anche l'agire di Dio nella nostra vita. Con la nostra presunzione lo stiamo tenendo fuori? Perché così, eh? Questo è uno scandalo tale che il Vangelo dice che non poteva compiere nessun prodigio. <br />Siamo quelli che possono impedire a Dio di farci il bene. Proprio con la nostra mancanza di fede. Questo è un tuffo nel petto. E Gesù si meraviglia. A volte si meraviglia della fede delle persone. Qui si meraviglia della mancanza di fede, dell'incredulità. E cosa fa? Continua la sua missione. Riparte. Cioè è la concretezza con cui dici stai perdendo delle occasioni ma io vado avanti. <br />Questo succede anche nei nostri rapporti, sapete? Anche tra genitori e figli può succedere la stessa cosa. Dove non c'è accoglienza dell'altro, non c'è fiducia, non c'è disponibilità ad ascoltare quello che ha da dirti e da darti, che succede? Lo rendi impotente verso di te. Allora questo è oggi un banco di prova per ciascuno di noi: Come sto vivendo il rapporto con Dio e con gli altri? Permetto a chi mi ha accanto di vivere di fede? Di essere un cuore aperto a Dio? O con la mia incredulità lo fermo? Gesù dice che le sue pecore ascoltano la sua voce. Forse in questo abbiamo anche già un esame di coscienza pronto, già disponibile. Se stiamo ascoltando o no. <br />Il Signore che ci parla anche attraverso le persone che abbiamo accanto. Così si capisce forse anche meglio la prima lettura di oggi è stata un po' manomessa dai liturgisti sono stati tagliati dei versetti ma quando Davide chiede di fare il censimento che voleva dire conta quante forze ho fammi vedere quanto sono diventato grosso Ioab il suo comandante dice ti prego Signor mio il Signore moltiplichi il tuo popolo non c'è, è stato tolto questa parte lo moltiplichi però non fare questo al tuo popolo e lui invece dice no voglio sapere quanti sono stava facendo i conti non più sul popolo di Dio per servire Dio, ma per servirsi per sapere quanto lui era diventato grande importante e questo è il motivo della capitolazione. Forse potrebbe non dirci più di tanto ma forse è all'interno di quella superbia di quella presunzione che tante delle nostre fatiche impediscono il rapporto con Dio ma anche la comprensione con chi abbiamo vicino.]]></itunes:summary><itunes:duration>405</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A volte la salvezza ha la forma di una mano tesa. - Martedì 3-2-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-volte-la-salvezza-ha-la-forma-di-una-mano-tesa-martedi-3-2-26--69766179</link><description><![CDATA[La ricchezza della parola di oggi andrebbe masticata a lungo, solo il Vangelo sono 23 versetti, con questi due segni importanti, due segni che dovrebbero interpellare la nostra fede, perché crediamo che Gesù sia un grande Taumaturgo, forse anche oggi desideriamo la benedizione della gola, “…ci preservi dal mal di gola e da ogni altro male!” Sì è un grande Taumaturgo, ma nelle due situazioni, se avete notato ciò che Gesù opera, lo fa a partire da una parola, la fede, alla donna le dice la tua fede ti ha salvato, forse aveva messo la fede in tante altre situazioni, i medici non me ne vogliano, ma anche loro ci provano, e molte volte fanno anche peggio di come era la situazione di partenza, non per cattiveria. C'è un ma importante che è il tuo coinvolgimento, questa donna che è anche un po' il segno di tutta l'umanità, che ha un emorragia che non finisce più, è un emorragia che non si ferma. Guardate che ci possiamo mettere veramente tante cose in questa emorragia, e non è soltanto femminile, perché sono tutti i nostri pensieri secondo il sangue e la carne, che pensiamo tante volte che potranno realizzare la nostra vita, se faccio così sarò contento, se riesco in questa impresa, lì sì che sarò felice, e poi vedi che c'è proprio uno scorrere: la vita ti scappa via e basta. Allora qual è l'atto di fede? L'atto di fede è che abbiamo proprio bisogno di avere questo rapporto con Gesù, ma non si ruba, si cerca di acchiappare, ma c'è bisogno di fare un passo in più, ed è Gesù a farlo verso di lei. Chi chiede chi? Perché secondo voi non lo sapeva chi era? Lo dico in un modo diverso, forse un nostro atto di fede ci ha cambiato la vita, però forse poi ce l'abbiamo tenuto un po' per noi. <br />Non dico di vantarsi davanti agli altri assolutamente, ma di essere testimoni quella vita che quella fede mi ha salvato, cioè che non sono bravo, non sono capace, sono salvato semplicemente perché sono amato, senza meriti. Questo è il salto di qualità di cui ne abbiamo bisogno tutti, che indirettamente lo vediamo anche in Giairo, capo della sinagoga che si inginocchia davanti a Gesù. Non succede più, è successo una volta, non succede più che un capo di sinagoga si inginocchi davanti a Gesù, ma c'era un inizio di fede e Gesù, quello che dice a lui, lo dice anche a noi: <i>non temere soltanto abbi fede</i>, continua ad aver fede, non smettere. Non cominciare ad aver paura tanto da smettere di credere, questo sarebbe il secondo discorso, ma questo lo lascio un po' al vostro approfondimento perché credo che lì cambi la nostra vita. Gesù non fa dei gran segni, vedete, anche lì non stende le mani, la prende per mano, la rialza, volete sapere come ci possiamo rialzare della nostra vita? Sentendo che l'amore che ci perdona ci rialza, ci tende una mano, ma se non lo vogliamo stiamo lì, nei nostri pensieri, pensando di avere ancora ragione, però se potessi fare così, colà... Devo riconoscere che il Signore è veramente paziente, allora anche noi forse come la fanciulla possiamo accogliere questa mano tesa, alzati, sorgi, risorgi, inizia a vivere una vita nuova. Credo che da qui possa partire qualunque atto di fede dove non è semplicemente il buonsenso, ma è il Signore che viene a salvare la nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69766179</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2026 19:05:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69766179/martedi_3_2_26.mp3" length="5689538" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La ricchezza della parola di oggi andrebbe masticata a lungo, solo il Vangelo sono 23 versetti, con questi due segni importanti, due segni che dovrebbero interpellare la nostra fede, perché crediamo che Gesù sia un grande Taumaturgo, forse anche oggi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La ricchezza della parola di oggi andrebbe masticata a lungo, solo il Vangelo sono 23 versetti, con questi due segni importanti, due segni che dovrebbero interpellare la nostra fede, perché crediamo che Gesù sia un grande Taumaturgo, forse anche oggi desideriamo la benedizione della gola, “…ci preservi dal mal di gola e da ogni altro male!” Sì è un grande Taumaturgo, ma nelle due situazioni, se avete notato ciò che Gesù opera, lo fa a partire da una parola, la fede, alla donna le dice la tua fede ti ha salvato, forse aveva messo la fede in tante altre situazioni, i medici non me ne vogliano, ma anche loro ci provano, e molte volte fanno anche peggio di come era la situazione di partenza, non per cattiveria. C'è un ma importante che è il tuo coinvolgimento, questa donna che è anche un po' il segno di tutta l'umanità, che ha un emorragia che non finisce più, è un emorragia che non si ferma. Guardate che ci possiamo mettere veramente tante cose in questa emorragia, e non è soltanto femminile, perché sono tutti i nostri pensieri secondo il sangue e la carne, che pensiamo tante volte che potranno realizzare la nostra vita, se faccio così sarò contento, se riesco in questa impresa, lì sì che sarò felice, e poi vedi che c'è proprio uno scorrere: la vita ti scappa via e basta. Allora qual è l'atto di fede? L'atto di fede è che abbiamo proprio bisogno di avere questo rapporto con Gesù, ma non si ruba, si cerca di acchiappare, ma c'è bisogno di fare un passo in più, ed è Gesù a farlo verso di lei. Chi chiede chi? Perché secondo voi non lo sapeva chi era? Lo dico in un modo diverso, forse un nostro atto di fede ci ha cambiato la vita, però forse poi ce l'abbiamo tenuto un po' per noi. <br />Non dico di vantarsi davanti agli altri assolutamente, ma di essere testimoni quella vita che quella fede mi ha salvato, cioè che non sono bravo, non sono capace, sono salvato semplicemente perché sono amato, senza meriti. Questo è il salto di qualità di cui ne abbiamo bisogno tutti, che indirettamente lo vediamo anche in Giairo, capo della sinagoga che si inginocchia davanti a Gesù. Non succede più, è successo una volta, non succede più che un capo di sinagoga si inginocchi davanti a Gesù, ma c'era un inizio di fede e Gesù, quello che dice a lui, lo dice anche a noi: <i>non temere soltanto abbi fede</i>, continua ad aver fede, non smettere. Non cominciare ad aver paura tanto da smettere di credere, questo sarebbe il secondo discorso, ma questo lo lascio un po' al vostro approfondimento perché credo che lì cambi la nostra vita. Gesù non fa dei gran segni, vedete, anche lì non stende le mani, la prende per mano, la rialza, volete sapere come ci possiamo rialzare della nostra vita? Sentendo che l'amore che ci perdona ci rialza, ci tende una mano, ma se non lo vogliamo stiamo lì, nei nostri pensieri, pensando di avere ancora ragione, però se potessi fare così, colà... Devo riconoscere che il Signore è veramente paziente, allora anche noi forse come la fanciulla possiamo accogliere questa mano tesa, alzati, sorgi, risorgi, inizia a vivere una vita nuova. Credo che da qui possa partire qualunque atto di fede dove non è semplicemente il buonsenso, ma è il Signore che viene a salvare la nostra vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>356</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rimettere i nostri dubbi accanto a una piccola candela, solo affidarli. Anche questo è fede. - Lunedì 2-2-26 presentazione di Gesù</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rimettere-i-nostri-dubbi-accanto-a-una-piccola-candela-solo-affidarli-anche-questo-e-fede-lunedi-2-2-26-presentazione-di-gesu--69747330</link><description><![CDATA[Pensare alla festa della presentazione di Gesù al Tempio come un'occasione per ciascuno di noi di essere in questa prospettiva, cioè che la nostra vita possa entrare progressivamente nel suo mistero di luce, ci fa cogliere l'entusiasmo e lo stupore dell'evento che Simeone, Anna, ma gli stessi genitori di Gesù vivono in quel momento. Qual è lo stupore? Che i modi di salvare che Dio segue sono dei modi non evidenti, cioè il modo di entrare nella nostra vita non è un'irruzione prepotente al nostro sentire, è nella piccolezza, ma una piccolezza che ti attrae, cioè vuole proporre alla tua vita una luce crescente. Per questo pensate al contrasto evidente anche dal profeta Malachia che abbiamo ascoltato, perché questo messaggero che stava aspettando dice: <i>chi sopporterà il giorno della sua venuta e chi resisterà al suo apparire è come il fuoco del fonditore e la lisciva del lavandai</i> e poi ti arriva un bambino e tu dici non capisco, è proprio questo, cioè mentre tu ti attendi a una purificazione come qualcosa di tremendo, in realtà la cosa tremenda è proprio la nostra presunzione per cui la strada per entrare è un scendere, un abbassarsi. <br />La porta della Chiesa della Natività a Bethlehem ne dà un po' un segno, una porticina in cui bisogna per forza abbassarsi se no non si entra e questo è il mistero proprio del venire di Gesù nel mondo e questa purificazione accade proprio perché non puoi entrare in un altro modo se non abbassandoti e questa via della piccolezza chi è che la capisce? La capisce chi semplicemente segue, anziché correre davanti segue. Abbiamo in questo molto da imparare perché normalmente sono le intuizioni e le capacità umane quelle che vogliono sempre correre avanti tant'è che anche umanamente nei rapporti chi è che emerge, chi ha più numeri invece guardate la scelta di Dio perché anche da parte di Simeone Anne il riconoscere in questo bambino quello strumento di salvezza che era atteso è il termine, è molto bello, τὸ σωτήριόν σου, il tuo strumento di salvezza cioè che c'è una strada di salvezza, il salvatore percorre una strada di salvezza che non è quella che noi ci attenderemmo, tant'è che il modo con cui ci salverà è un amore che non si ferma neanche quando viene crocifisso mi permetto di dire che forse noi ce ne saremmo andati prima cioè davanti ad un rifiuto perpetuato e con tanta violenza a un certo punto uno dice va bene non ti interessa me ne vado invece la scelta di Dio, e questo è il mistero di luce che man mano che tu lo rifiuti senti che la sua fedeltà non è condizionata dal fatto che tu lo voglia o no, la sua fedeltà è incondizionata quanto a te perché è una scelta sua, come la scelta di amare può essere messa in dubbio da parte degli altri ma se uno continua a voler amare è questo se volete il mistero per cui a noi oggi è proposta questa luce un po' simile a quelle candele che abbiamo acceso iniziando la celebrazione: delle candele piccole, una fiammella così piccola che dici si spegnerà e sono tanti gli eventi della vita che sembra che soffino proprio su quella candela lì. Ma siccome il fuoco di quella candela in realtà non dipende dalla candela ma da un fuoco che è pronto a riaccenderla ad ogni spegnimento allora rinnoviamo quest'atto di fede oggi che c'è una salvezza che ci precede ma c'è una salvezza che anche in questo momento sta bussando alla nostra vita e allora ciascuno forse dovrebbe chiedersi a quale vento permetto di spegnere la mia speranza oggi perché forse in questo momento è un po' spenta forse in questo momento non ci sentiamo neanche così forti e decisi a volerla riaccendere ma quanto a Dio questa volontà c'è però è una proposta da parte di Dio cioè anche adesso il suo amore è un'offerta, una proposta, una richiesta ma non si impone per questo forse anche noi oggi possiamo fare una scelta diversa e cioè andare a vedere in che cosa stiamo dubitando o in che cosa abbiamo già deciso questo o mai semplicemente per rimetterlo lì insieme a quella piccola candela e chiedere al Signore la Tua fedeltà Signore è più forte del mio peccato e della mia incredulità riaccendila nella Tua benevolenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69747330</guid><pubDate>Mon, 02 Feb 2026 20:43:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69747330/lunedi_2_2_26_presentazione_di_gesu.mp3" length="7279037" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Pensare alla festa della presentazione di Gesù al Tempio come un'occasione per ciascuno di noi di essere in questa prospettiva, cioè che la nostra vita possa entrare progressivamente nel suo mistero di luce, ci fa cogliere l'entusiasmo e lo stupore...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pensare alla festa della presentazione di Gesù al Tempio come un'occasione per ciascuno di noi di essere in questa prospettiva, cioè che la nostra vita possa entrare progressivamente nel suo mistero di luce, ci fa cogliere l'entusiasmo e lo stupore dell'evento che Simeone, Anna, ma gli stessi genitori di Gesù vivono in quel momento. Qual è lo stupore? Che i modi di salvare che Dio segue sono dei modi non evidenti, cioè il modo di entrare nella nostra vita non è un'irruzione prepotente al nostro sentire, è nella piccolezza, ma una piccolezza che ti attrae, cioè vuole proporre alla tua vita una luce crescente. Per questo pensate al contrasto evidente anche dal profeta Malachia che abbiamo ascoltato, perché questo messaggero che stava aspettando dice: <i>chi sopporterà il giorno della sua venuta e chi resisterà al suo apparire è come il fuoco del fonditore e la lisciva del lavandai</i> e poi ti arriva un bambino e tu dici non capisco, è proprio questo, cioè mentre tu ti attendi a una purificazione come qualcosa di tremendo, in realtà la cosa tremenda è proprio la nostra presunzione per cui la strada per entrare è un scendere, un abbassarsi. <br />La porta della Chiesa della Natività a Bethlehem ne dà un po' un segno, una porticina in cui bisogna per forza abbassarsi se no non si entra e questo è il mistero proprio del venire di Gesù nel mondo e questa purificazione accade proprio perché non puoi entrare in un altro modo se non abbassandoti e questa via della piccolezza chi è che la capisce? La capisce chi semplicemente segue, anziché correre davanti segue. Abbiamo in questo molto da imparare perché normalmente sono le intuizioni e le capacità umane quelle che vogliono sempre correre avanti tant'è che anche umanamente nei rapporti chi è che emerge, chi ha più numeri invece guardate la scelta di Dio perché anche da parte di Simeone Anne il riconoscere in questo bambino quello strumento di salvezza che era atteso è il termine, è molto bello, τὸ σωτήριόν σου, il tuo strumento di salvezza cioè che c'è una strada di salvezza, il salvatore percorre una strada di salvezza che non è quella che noi ci attenderemmo, tant'è che il modo con cui ci salverà è un amore che non si ferma neanche quando viene crocifisso mi permetto di dire che forse noi ce ne saremmo andati prima cioè davanti ad un rifiuto perpetuato e con tanta violenza a un certo punto uno dice va bene non ti interessa me ne vado invece la scelta di Dio, e questo è il mistero di luce che man mano che tu lo rifiuti senti che la sua fedeltà non è condizionata dal fatto che tu lo voglia o no, la sua fedeltà è incondizionata quanto a te perché è una scelta sua, come la scelta di amare può essere messa in dubbio da parte degli altri ma se uno continua a voler amare è questo se volete il mistero per cui a noi oggi è proposta questa luce un po' simile a quelle candele che abbiamo acceso iniziando la celebrazione: delle candele piccole, una fiammella così piccola che dici si spegnerà e sono tanti gli eventi della vita che sembra che soffino proprio su quella candela lì. Ma siccome il fuoco di quella candela in realtà non dipende dalla candela ma da un fuoco che è pronto a riaccenderla ad ogni spegnimento allora rinnoviamo quest'atto di fede oggi che c'è una salvezza che ci precede ma c'è una salvezza che anche in questo momento sta bussando alla nostra vita e allora ciascuno forse dovrebbe chiedersi a quale vento permetto di spegnere la mia speranza oggi perché forse in questo momento è un po' spenta forse in questo momento non ci sentiamo neanche così forti e decisi a volerla riaccendere ma quanto a Dio questa volontà c'è però è una proposta da parte di Dio cioè anche adesso il suo amore è un'offerta, una proposta, una richiesta ma non si impone per questo forse anche noi oggi possiamo fare una scelta diversa e cioè andare a vedere in che cosa stiamo dubitando o in che cosa abbiamo già deciso questo o mai semplicemente per rimetterlo lì insieme a quella piccola candela e chiedere al...]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La beatitudine non nasce dalla bravura, ma dalla relazione in cui sei sempre amato. - Domenica 1-2-26 IV TO</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-beatitudine-non-nasce-dalla-bravura-ma-dalla-relazione-in-cui-sei-sempre-amato-domenica-1-2-26-iv-to--69724691</link><description><![CDATA[La chiamata alla beatitudine è per qualcuno o per tutti? Vi sentite chiamati alla beatitudine? Personalmente dico. Oppure c'è un problema? Un problema, a questo punto dobbiamo dire che è un problema sistemico, cioè deve essere in Dio il problema. Ha sbagliato qualcosa. <br />E vorrei cominciare attraverso questo brano di San Paolo, giusto perché forse può essere adatto ad aiutarci a comprendere meglio le beatitudini. San Paolo dice, considerate la vostra chiamata. Sta parlando gente di Corinto, ma va benissimo per quelli di San Lazzaro. <br /><i>Non ci sono tra voi molti sapienti, dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. </i>Ci becca, vero? Ma guardate, <i>quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti. Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti. Quello che è ignobile e disprezzato, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio</i>. Cerchiamo di entrare in questo. Credo che sia proprio la direzione opposta a quella che noi abbiamo. <br />Opposta. Ma non soltanto perché, diciamo, colpa della televisione, dei mass media. No, è proprio il sistema. Perché forse fin da bambini ci insegnano, non so, già alla materna, no? Che dobbiamo essere i primi, dobbiamo essere i migliori. All'elementare si fanno le gare. Mi ricordo ancora la lavagna: Buoni e cattivi. Indovinate dove ero io? Allora, se funziona così, uno per essere più degli altri cerca di farlo nel peggio, perché nel meglio non ci riesce. Ah, almeno quelli un po' sfidanti la pensano così. È autobiografico. Però vorrei arrivare attraverso questo invece all'autobiografia di Gesù. Che è proprio il Vangelo. Credo che sia fantastico pensarlo non semplicemente per Gesù. Gesù dice, l'ho percorso nel rapporto con il Padre perché ogni uomo senta che sia possibile. Non perché appunto debba essere potente, nobile, sapiente secondo questo mondo. No. Perché è proprio attraverso la debolezza vissuta in questa relazione, una fragilità che non è la fragilità di chi si abbandona alla dissipazione, è la fragilità di chi non si vuole salvare da solo, non solo perché sa che non ne ha le forze, ma perché sa che non è la strada. Cerco di spiegarmi. In questo credo che i bambini ci facciano un servizio enorme. Perché prima imitano quelli che sono bravi, forti, poi quando vedono che non ce la fanno, chiedono subito aiuto. Mamma, mamma, mamma. E credo che questa sia la strada, cioè riconoscere la propria fragilità e partire dalla relazione con chi ci ama è la via della salvezza. Ma di quale salvezza sto parlando? Perché noi potremmo sempre rimandare alla salvezza eterna, no? Che tanto la vedete? Per adesso no. <br />Io parlo della salvezza dove il tuo mondo interiore sente di essere nella felicità perché è in relazione, perché la vera fregatura di questo mondo è la solitudine. Il vero inganno, se volete, in cui il diavolo ci gioca è di cercare di spingerci ad una bravura che deve abbassare gli altri. Non so se vi siete accorti, però appena si può quella mezza parolina, quel sopracciglio che si alza e che dici “quello lì!” <br />Allora, partire invece da una relazione, da una comunione, da un fatto che sai che c'è un amore che ti precede e ti accompagna anche se sei in una condizione che non verrebbe chiamata di beatitudine, ma a volte di tristezza, di pianto. Avete sentito? Eppure saper attraversare quei momenti a partire da un amore più grande perché si è misericordiosi soltanto se hai sperimentato la misericordia. Sei capace di perdonare e di amare soltanto se hai sperimentato che sei sempre perdonato e amato. Per questo dico partire da questa relazione e Gesù ci spiega che si è felici, lui è felice, perché è nella relazione col padre. E dire questo, questo è il discorso più lungo che c'è nel Vangelo di Matteo, abbiamo cominciato oggi, ci accompagnerà per un bel po' di domeniche, poi faremo la pausa del tempo di Quaresima e Pasqua e dopo riprenderemo con questo discorso, perché sono i capitoli 5, 6, 7 di Matteo, il discorso della montagna comincia così. Ma vorrei semplicemente lasciare questa impressione, Gesù non sta sparando una cosa grossa poi ci accontentiamo di quello che salta fuori, no, ci sta dicendo la tua forza non sono le tue forze nel risolvere i problemi, ma nel saperti nella relazione con me, con il padre dove l'amore accompagnerà anche tutti i fallimenti perché ricordati che io sono uscito da questo mondo da umiliato e sconfitto, crocifisso e maledetto, ma ho continuato ad amare e benedire anche dalla croce e ti do questo come antidoto contro ogni male, ogni cattiveria perché anche tu possa essere beato già adesso, sentirti in questa relazione e credo che se faremo così ci sarà questa sorgente che zampilla sempre dentro il nostro cuore e che nessuno potrà estinguere perché è lo Spirito stesso perché è l'amore con cui Dio ama che amerà in te. E allora come dice qui Paolo grazie a lui, al padre, voi siete in Cristo Gesù lo dice non soltanto per il momento sacramentale del battesimo, ma per questa relazione filiale, tant'è che lui è diventato con la sua sapienza, il suo agire e il suo darci la sua vita, è diventato per noi, per opera di Dio giustizia, santificazione e redenzione. Quindi chi si vanta, si vanti non perché è capace di fare qualcosa ma si vanti di questa relazione d'amore perché nessuno gliela potrà togliere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69724691</guid><pubDate>Sun, 01 Feb 2026 18:52:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69724691/domenica_1_2_26_iv_to.mp3" length="8692157" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La chiamata alla beatitudine è per qualcuno o per tutti? Vi sentite chiamati alla beatitudine? Personalmente dico. Oppure c'è un problema? Un problema, a questo punto dobbiamo dire che è un problema sistemico, cioè deve essere in Dio il problema. Ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La chiamata alla beatitudine è per qualcuno o per tutti? Vi sentite chiamati alla beatitudine? Personalmente dico. Oppure c'è un problema? Un problema, a questo punto dobbiamo dire che è un problema sistemico, cioè deve essere in Dio il problema. Ha sbagliato qualcosa. <br />E vorrei cominciare attraverso questo brano di San Paolo, giusto perché forse può essere adatto ad aiutarci a comprendere meglio le beatitudini. San Paolo dice, considerate la vostra chiamata. Sta parlando gente di Corinto, ma va benissimo per quelli di San Lazzaro. <br /><i>Non ci sono tra voi molti sapienti, dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. </i>Ci becca, vero? Ma guardate, <i>quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti. Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti. Quello che è ignobile e disprezzato, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio</i>. Cerchiamo di entrare in questo. Credo che sia proprio la direzione opposta a quella che noi abbiamo. <br />Opposta. Ma non soltanto perché, diciamo, colpa della televisione, dei mass media. No, è proprio il sistema. Perché forse fin da bambini ci insegnano, non so, già alla materna, no? Che dobbiamo essere i primi, dobbiamo essere i migliori. All'elementare si fanno le gare. Mi ricordo ancora la lavagna: Buoni e cattivi. Indovinate dove ero io? Allora, se funziona così, uno per essere più degli altri cerca di farlo nel peggio, perché nel meglio non ci riesce. Ah, almeno quelli un po' sfidanti la pensano così. È autobiografico. Però vorrei arrivare attraverso questo invece all'autobiografia di Gesù. Che è proprio il Vangelo. Credo che sia fantastico pensarlo non semplicemente per Gesù. Gesù dice, l'ho percorso nel rapporto con il Padre perché ogni uomo senta che sia possibile. Non perché appunto debba essere potente, nobile, sapiente secondo questo mondo. No. Perché è proprio attraverso la debolezza vissuta in questa relazione, una fragilità che non è la fragilità di chi si abbandona alla dissipazione, è la fragilità di chi non si vuole salvare da solo, non solo perché sa che non ne ha le forze, ma perché sa che non è la strada. Cerco di spiegarmi. In questo credo che i bambini ci facciano un servizio enorme. Perché prima imitano quelli che sono bravi, forti, poi quando vedono che non ce la fanno, chiedono subito aiuto. Mamma, mamma, mamma. E credo che questa sia la strada, cioè riconoscere la propria fragilità e partire dalla relazione con chi ci ama è la via della salvezza. Ma di quale salvezza sto parlando? Perché noi potremmo sempre rimandare alla salvezza eterna, no? Che tanto la vedete? Per adesso no. <br />Io parlo della salvezza dove il tuo mondo interiore sente di essere nella felicità perché è in relazione, perché la vera fregatura di questo mondo è la solitudine. Il vero inganno, se volete, in cui il diavolo ci gioca è di cercare di spingerci ad una bravura che deve abbassare gli altri. Non so se vi siete accorti, però appena si può quella mezza parolina, quel sopracciglio che si alza e che dici “quello lì!” <br />Allora, partire invece da una relazione, da una comunione, da un fatto che sai che c'è un amore che ti precede e ti accompagna anche se sei in una condizione che non verrebbe chiamata di beatitudine, ma a volte di tristezza, di pianto. Avete sentito? Eppure saper attraversare quei momenti a partire da un amore più grande perché si è misericordiosi soltanto se hai sperimentato la misericordia. Sei capace di perdonare e di amare soltanto se hai sperimentato che sei sempre perdonato e amato. Per questo dico partire da questa relazione e Gesù ci spiega che si è felici, lui è felice, perché è nella relazione col padre. E dire questo, questo è il discorso più lungo che c'è nel Vangelo di Matteo, abbiamo cominciato oggi, ci accompagnerà per un bel po' di domeniche, poi faremo la pausa del tempo di Quaresima e Pasqua e dopo...]]></itunes:summary><itunes:duration>544</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Camminare con Gesù non evita le tempeste, ma dà un cuore che non affonda. - Sabato 31-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/camminare-con-gesu-non-evita-le-tempeste-ma-da-un-cuore-che-non-affonda-sabato-31-1-26--69708377</link><description><![CDATA[Vedo come provvidenziale oggi questo brano del Vangelo proprio nella prospettiva in cui ci poniamo oggi cioè il battesimo di questi tre bimbi, perché la scelta del battesimo è la scelta. Nel Vangelo dice Gesù: <i>passiamo all'altra riva,</i> cioè renderci conto che la nostra vita non è soltanto un accumulare anni, diventare adulti per dopo? e dopo si muore. È il pensare alla nostra vita come un itinerario di passaggio all'altra riva in una grande sintonia che vogliamo stabilire tra la terra e il cielo. Questo è il passaggio, e come vedete ci sono Gesù, i discepoli ci sono anche altre barche cioè questa è la condizione di tutti gli uomini, però la scelta che state facendo oggi è dire: vogliamo stare però nella barca con Gesù anche se forse ancora lo conosciamo poco. Tant'è che nel momento, come in tanti momenti della nostra vita ci sono delle tempeste, che cosa facciamo in quel momento? I discepoli quasi sgridano Gesù non ti importa che moriamo mi fa pensare a tante preghiere: “Signore, guarda cosa sta succedendo non ti importa” e Gesù che fa? semplicemente fa tacere vento, mare in tempesta fa tacere i motivi per cui noi eravamo turbati e ci chiede perché hai paura? non hai ancora fede? Nel Vangelo non c'è una risposta dei discepoli, non so se avete notato ma c'è un'ulteriore domanda: <i>ma chi è costui al quale anche il mare e il vento obbediscono?</i> Chi è Gesù a cui oggi state chiedendo che i vostri figli siano uniti per sempre? perché il Battesimo fa questo, li rende parte della vita di Gesù per sempre, li imbarcate in questa barca dove c'è Gesù. chi è Gesù? perché la domanda i discepoli qui la pongono e ce la propongono chi è per te Gesù? chi è? Forse diventa un po' più evidente la domanda che Gesù fa a noi: perché hai paura? non hai ancora fede? tante volte mi viene da dire Signore, pensavo di averla ma non avevo ancora capito bene come stavano le cose, aiutami ad avere fede cioè, ad avere sempre l'avvertenza che tu non ci molli mai anche se sembra che in certe situazioni tu dorma, non intervieni come spererei come penserei; succedono delle cose mi sembra che il mondo ne sia pieno di cose che ci lasciano anche interdetti sgomenti, addolorati e il Signore dov'è? è lì in mezzo e sembra che dorma allora, oggi noi chiediamo al Signore che anche ai vostri figli sia data questa fede: sapere che il Signore c'è nella loro vita e ci sarà sempre, e gli chiediamo anche di aiutarci a fare anche noi un piccolo passaggio in avanti. chi è Gesù per me oggi? sarà importante che ciascuno trovi una risposta per stare in questo dialogo non soltanto tra di noi scambiandoci la domanda ma anche per rispondere a Lui Tu sei colui che ci aiuta a passare dall'altra parte ma anche a camminare in questa traversata della vita a camminare con un cuore fiducioso pieno di luce e sapendo che l'amore con cui ci ami può cambiare tutti i nostri passi e questo glielo chiediamo perché le tempeste sempre ci saranno, i venti che turbano arrivano però li possiamo affrontare a partire da questa presenza del Signore che li calma almeno dentro il nostro cuore, forse fuori continueranno ad esserci ma è importante che il cuore di ciascuno di noi trovi in Lui pace e fiducia per andare avanti insieme.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69708377</guid><pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:14:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69708377/sabato_31_1_26.mp3" length="5569584" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Vedo come provvidenziale oggi questo brano del Vangelo proprio nella prospettiva in cui ci poniamo oggi cioè il battesimo di questi tre bimbi, perché la scelta del battesimo è la scelta. Nel Vangelo dice Gesù: passiamo all'altra riva, cioè renderci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vedo come provvidenziale oggi questo brano del Vangelo proprio nella prospettiva in cui ci poniamo oggi cioè il battesimo di questi tre bimbi, perché la scelta del battesimo è la scelta. Nel Vangelo dice Gesù: <i>passiamo all'altra riva,</i> cioè renderci conto che la nostra vita non è soltanto un accumulare anni, diventare adulti per dopo? e dopo si muore. È il pensare alla nostra vita come un itinerario di passaggio all'altra riva in una grande sintonia che vogliamo stabilire tra la terra e il cielo. Questo è il passaggio, e come vedete ci sono Gesù, i discepoli ci sono anche altre barche cioè questa è la condizione di tutti gli uomini, però la scelta che state facendo oggi è dire: vogliamo stare però nella barca con Gesù anche se forse ancora lo conosciamo poco. Tant'è che nel momento, come in tanti momenti della nostra vita ci sono delle tempeste, che cosa facciamo in quel momento? I discepoli quasi sgridano Gesù non ti importa che moriamo mi fa pensare a tante preghiere: “Signore, guarda cosa sta succedendo non ti importa” e Gesù che fa? semplicemente fa tacere vento, mare in tempesta fa tacere i motivi per cui noi eravamo turbati e ci chiede perché hai paura? non hai ancora fede? Nel Vangelo non c'è una risposta dei discepoli, non so se avete notato ma c'è un'ulteriore domanda: <i>ma chi è costui al quale anche il mare e il vento obbediscono?</i> Chi è Gesù a cui oggi state chiedendo che i vostri figli siano uniti per sempre? perché il Battesimo fa questo, li rende parte della vita di Gesù per sempre, li imbarcate in questa barca dove c'è Gesù. chi è Gesù? perché la domanda i discepoli qui la pongono e ce la propongono chi è per te Gesù? chi è? Forse diventa un po' più evidente la domanda che Gesù fa a noi: perché hai paura? non hai ancora fede? tante volte mi viene da dire Signore, pensavo di averla ma non avevo ancora capito bene come stavano le cose, aiutami ad avere fede cioè, ad avere sempre l'avvertenza che tu non ci molli mai anche se sembra che in certe situazioni tu dorma, non intervieni come spererei come penserei; succedono delle cose mi sembra che il mondo ne sia pieno di cose che ci lasciano anche interdetti sgomenti, addolorati e il Signore dov'è? è lì in mezzo e sembra che dorma allora, oggi noi chiediamo al Signore che anche ai vostri figli sia data questa fede: sapere che il Signore c'è nella loro vita e ci sarà sempre, e gli chiediamo anche di aiutarci a fare anche noi un piccolo passaggio in avanti. chi è Gesù per me oggi? sarà importante che ciascuno trovi una risposta per stare in questo dialogo non soltanto tra di noi scambiandoci la domanda ma anche per rispondere a Lui Tu sei colui che ci aiuta a passare dall'altra parte ma anche a camminare in questa traversata della vita a camminare con un cuore fiducioso pieno di luce e sapendo che l'amore con cui ci ami può cambiare tutti i nostri passi e questo glielo chiediamo perché le tempeste sempre ci saranno, i venti che turbano arrivano però li possiamo affrontare a partire da questa presenza del Signore che li calma almeno dentro il nostro cuore, forse fuori continueranno ad esserci ma è importante che il cuore di ciascuno di noi trovi in Lui pace e fiducia per andare avanti insieme.]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le nostre storie sono parabole viventi: le leggiamo alla luce del Vangelo o ci giustifichiamo? - Venerdì 30-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-nostre-storie-sono-parabole-viventi-le-leggiamo-alla-luce-del-vangelo-o-ci-giustifichiamo-venerdi-30-1-26--69690568</link><description><![CDATA[Abbiamo ascoltato qualcosa di forte oggi, perché il secondo libro di Samuele ci presenta Davide che si comporta come si comportano i potenti di questo mondo, non faccio nomi. Ma perché Davide è il re di Israele? Lui era stato scelto come re perché Dio aveva guardato il suo cuore. Ma che cosa è successo al cuore di Davide? Tanto che mentre erano soliti andare in guerra, lui invece un tardo pomeriggio ha smesso di combattere la tentazione, diciamo in senso generale, ha iniziato invece a coltivare le tentazioni. <br />Perché vi dico questo? Da qui arriviamo subito al Vangelo, ci si potrebbe stare su un pezzo perché sono tanti i riferimenti al peccato come cresce. Avete visto che non è semplicemente il peccato di Davide, diventa una coalizione di tutto Israele che collabora con lui perché faccia i comodi suoi, giustificato da tutti. E il povero Uria ne va di mezzo. <br />Ma davanti ad una storia scandalosa, non diversa da quelle che sentiamo, però cerchiamo di entrare perché se no non ci rendiamo conto, che forse ci sono tante dinamiche della nostra vita in cui facciamo proprio così. E c'è sempre un qualche Uria che ci rimette. Allora in che senso dobbiamo metterci in ascolto oggi? Perché le parabole di Gesù ci parlano di un regno di Dio che cresce, cresce anche se è piccolissimo, cresce. <br />La domanda è: ma glielo permetti di crescere o l'hai già talto via? Se avete notato ha un vigore… l'importante è che questo seme entri nella terra, poi prima o poi porta frutto se sta lì, ma glielo permettiamo? Capitemi, Dio vuole il nostro consenso, che ci mettiamo un po' in gioco, che crediamo che lui ha veramente il potere di trasformare la nostra vita, ma non senza di noi. Cioè desidera vivere l'alleanza con noi perché in questa parte finale del Vangelo lo spiega che parlava con molte parabole. Le nostre storie sono una continua parabola a cui noi possiamo fare riferimento con il Vangelo. Cioè diventano le tante nostre storie, ma le vogliamo leggere le nostre storie alla luce del Vangelo perché altrimenti rimaniamo non solo nell'incertezza, ma rimaniamo nel nostro peccato, cioè in un logorio, in un'autodistruzione senza senso. <br />Per questo Gesù ci parla perché noi possiamo fare come i discepoli che ascoltandolo parlare, avvicinandoci, chiedendogli luce, in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa. Vogliamo che poi la sua parola chiarisca nella nostra vita come stanno davvero le cose, tanto da poter dire no al peccato, alle tentazioni, ma dirlo con la consapevolezza di essere piccoli ma che il suo seme per quanto piccolo è nel nostro cuore e spontaneamente porterà frutto, arriverà il momento in cui crescerà e porterà frutto. Di questo però ci viene chiesto un libero consenso, altrimenti ci verrà strappato via il nostro consenso da altro e porterà dei frutti che noi non vogliamo. Questo non è un discorso moraleggiante, questo se volete è quella luce che se permettiamo al Signore di farla penetrare nel nostro cuore diventa l'energia con cui possiamo dire sì o no. Dici ma non sono capace, ma intanto mi metto davanti al Signore, so che Lui farà crescere quel piccolo seme e diventerà così forte da potermi reggere, reggere anche tutte le mie fragilità. Con questo desiderio accogliamo il Signore anche oggi perché viene nella nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69690568</guid><pubDate>Fri, 30 Jan 2026 18:57:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69690568/venerdi_30_1_26.mp3" length="5667804" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo ascoltato qualcosa di forte oggi, perché il secondo libro di Samuele ci presenta Davide che si comporta come si comportano i potenti di questo mondo, non faccio nomi. Ma perché Davide è il re di Israele? 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E il povero Uria ne va di mezzo. <br />Ma davanti ad una storia scandalosa, non diversa da quelle che sentiamo, però cerchiamo di entrare perché se no non ci rendiamo conto, che forse ci sono tante dinamiche della nostra vita in cui facciamo proprio così. E c'è sempre un qualche Uria che ci rimette. Allora in che senso dobbiamo metterci in ascolto oggi? Perché le parabole di Gesù ci parlano di un regno di Dio che cresce, cresce anche se è piccolissimo, cresce. <br />La domanda è: ma glielo permetti di crescere o l'hai già talto via? Se avete notato ha un vigore… l'importante è che questo seme entri nella terra, poi prima o poi porta frutto se sta lì, ma glielo permettiamo? Capitemi, Dio vuole il nostro consenso, che ci mettiamo un po' in gioco, che crediamo che lui ha veramente il potere di trasformare la nostra vita, ma non senza di noi. Cioè desidera vivere l'alleanza con noi perché in questa parte finale del Vangelo lo spiega che parlava con molte parabole. Le nostre storie sono una continua parabola a cui noi possiamo fare riferimento con il Vangelo. Cioè diventano le tante nostre storie, ma le vogliamo leggere le nostre storie alla luce del Vangelo perché altrimenti rimaniamo non solo nell'incertezza, ma rimaniamo nel nostro peccato, cioè in un logorio, in un'autodistruzione senza senso. <br />Per questo Gesù ci parla perché noi possiamo fare come i discepoli che ascoltandolo parlare, avvicinandoci, chiedendogli luce, in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa. Vogliamo che poi la sua parola chiarisca nella nostra vita come stanno davvero le cose, tanto da poter dire no al peccato, alle tentazioni, ma dirlo con la consapevolezza di essere piccoli ma che il suo seme per quanto piccolo è nel nostro cuore e spontaneamente porterà frutto, arriverà il momento in cui crescerà e porterà frutto. Di questo però ci viene chiesto un libero consenso, altrimenti ci verrà strappato via il nostro consenso da altro e porterà dei frutti che noi non vogliamo. Questo non è un discorso moraleggiante, questo se volete è quella luce che se permettiamo al Signore di farla penetrare nel nostro cuore diventa l'energia con cui possiamo dire sì o no. Dici ma non sono capace, ma intanto mi metto davanti al Signore, so che Lui farà crescere quel piccolo seme e diventerà così forte da potermi reggere, reggere anche tutte le mie fragilità. Con questo desiderio accogliamo il Signore anche oggi perché viene nella nostra vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una luce accesa chiede solo di fare ciò per cui esiste. Illuminare.  - Giovedì 29-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-luce-accesa-chiede-solo-di-fare-cio-per-cui-esiste-illuminare-giovedi-29-1-26--69673265</link><description><![CDATA[Il parlare di Gesù è sempre una comunicazione non soltanto verbale ma una comunicazione che mi piacerebbe chiamarla potenziale, cioè chi accoglie la sua parola può partecipare di quello che dice. come se uno vi parla e vi invita da qualche parte, vi sta invitando quindi potete partecipare della sua vita, di quell'invito che vi sta facendo. Il parlare di Gesù è l'espressione continua della volontà di Dio di renderci partecipi della sua vita. In questo senso proviamo a metterci in ascolto di questo brano del Vangelo perché parlare della luce che se la accendi non ha senso che dopo la copri e le impedisci di fare quello per cui c'è la luce. Ma dentro la tua vita questo che cosa significa? Forse ha a che fare con quelle luci che il Signore ha acceso dentro di te, ma che forse hai coperto perché vanno a rovinare degli equilibri, vanno a compromettere delle situazioni. senza renderti conto proprio come il Vangelo ci attesta che questa è una responsabilità fortissima su quella luce dentro di te. Allora se uno ha orecchi ascolti non sta chiaramente parlando dei padiglioni auricolari sta parlando della comprensione di questo. se il tuo stare davanti al Signore non è anche riconoscere questo, guarda cosa succede:<i> fate attenzione a quello che ascoltate,</i> perché è un'espressione diretta proprio riguardo alla luce, perché è la luce della fede: a chi ha questa fede verrà misurato secondo la fede che ha. Ce l'hai? che vuol dire: è la luce che guida le tue azioni? La comprensione di quello che sta succedendo l'avrai a partire da quella luce e quindi hai pazienza, benevolenza, misericordia, accoglienza, proprio perché sai che questa è la luce che il Signore sta facendo brillare su di te hai durezza, chiusura, preclusione giudizio, critica: ti stai negando alla luce!<br />Per questo a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza a chi non ha… cioè ti misuro dalle tue parole avete presente? servo malvagio e pigro quello che aveva nascosto il talento. Tutto  questo ha a che fare proprio con un cuore che si apre alla luce o si preclude la luce. quindi per quanto tu gli possa anche parlare la paura determinerà il suo pensare parlare, agire. Pensate l'esultanza che abbiamo ascoltato di Davide nella prima lettura: il sentire che il Signore a lui farà un casato, una stirpe lui che voleva onorare il Signore con una casa e si sente dire guarda che Dio a te farà questo. Mi piacerebbe che questo fosse anche un motivo di riflessione riguardo a quello che stiamo cercando di vivere e costruire nella fede anche nel rapporto con il Signore nella nostra preghiera, il nostro avvicinarci a Lui che cosa permette di fare a Dio nella nostra vita forse questo ancora non ci è chiaro e allora porgiamolo semplicemente con fiducia sapendo che al suo dire corrisponderà per noi una luce nuova, una vita nuova.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69673265</guid><pubDate>Thu, 29 Jan 2026 22:11:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69673265/giovedi_29_1_26.mp3" length="4879951" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Il parlare di Gesù è sempre una comunicazione non soltanto verbale ma una comunicazione che mi piacerebbe chiamarla potenziale, cioè chi accoglie la sua parola può partecipare di quello che dice. come se uno vi parla e vi invita da qualche parte, vi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il parlare di Gesù è sempre una comunicazione non soltanto verbale ma una comunicazione che mi piacerebbe chiamarla potenziale, cioè chi accoglie la sua parola può partecipare di quello che dice. come se uno vi parla e vi invita da qualche parte, vi sta invitando quindi potete partecipare della sua vita, di quell'invito che vi sta facendo. Il parlare di Gesù è l'espressione continua della volontà di Dio di renderci partecipi della sua vita. In questo senso proviamo a metterci in ascolto di questo brano del Vangelo perché parlare della luce che se la accendi non ha senso che dopo la copri e le impedisci di fare quello per cui c'è la luce. Ma dentro la tua vita questo che cosa significa? Forse ha a che fare con quelle luci che il Signore ha acceso dentro di te, ma che forse hai coperto perché vanno a rovinare degli equilibri, vanno a compromettere delle situazioni. senza renderti conto proprio come il Vangelo ci attesta che questa è una responsabilità fortissima su quella luce dentro di te. Allora se uno ha orecchi ascolti non sta chiaramente parlando dei padiglioni auricolari sta parlando della comprensione di questo. se il tuo stare davanti al Signore non è anche riconoscere questo, guarda cosa succede:<i> fate attenzione a quello che ascoltate,</i> perché è un'espressione diretta proprio riguardo alla luce, perché è la luce della fede: a chi ha questa fede verrà misurato secondo la fede che ha. Ce l'hai? che vuol dire: è la luce che guida le tue azioni? La comprensione di quello che sta succedendo l'avrai a partire da quella luce e quindi hai pazienza, benevolenza, misericordia, accoglienza, proprio perché sai che questa è la luce che il Signore sta facendo brillare su di te hai durezza, chiusura, preclusione giudizio, critica: ti stai negando alla luce!<br />Per questo a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza a chi non ha… cioè ti misuro dalle tue parole avete presente? servo malvagio e pigro quello che aveva nascosto il talento. Tutto  questo ha a che fare proprio con un cuore che si apre alla luce o si preclude la luce. quindi per quanto tu gli possa anche parlare la paura determinerà il suo pensare parlare, agire. Pensate l'esultanza che abbiamo ascoltato di Davide nella prima lettura: il sentire che il Signore a lui farà un casato, una stirpe lui che voleva onorare il Signore con una casa e si sente dire guarda che Dio a te farà questo. Mi piacerebbe che questo fosse anche un motivo di riflessione riguardo a quello che stiamo cercando di vivere e costruire nella fede anche nel rapporto con il Signore nella nostra preghiera, il nostro avvicinarci a Lui che cosa permette di fare a Dio nella nostra vita forse questo ancora non ci è chiaro e allora porgiamolo semplicemente con fiducia sapendo che al suo dire corrisponderà per noi una luce nuova, una vita nuova.]]></itunes:summary><itunes:duration>305</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La differenza non è nel seme, ma nella terra: dove gli permetto di rimanere in me?  - Mercoledì 28-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-differenza-non-e-nel-seme-ma-nella-terra-dove-gli-permetto-di-rimanere-in-me-mercoledi-28-1-26--69644419</link><description><![CDATA[Parto da una cosa molto semplice, perché la parabola che il Vangelo oggi ci presenta credo che sia essenziale per entrare in rapporto con Dio, perché Lui ci parla. Ma dove finisce la Sua parola nella mia vita? Cioè che spazio gli permetto a questa parola di rimanere in me? Perché quello che mi accade nella vita lo posso considerare in modi diversi in base a questa cosa semplicissima, cioè la Sua parola mi dà la possibilità di leggere la vita, le situazioni della vita in modi diversi. <br />Ma se non trovo la chiave di lettura della vita mia, personale, la vita degli uomini, che cosa sta succedendo ora. Vorrei subito essere concreto. Perché abbiamo un'occasione credo preziosa oggi. La vita di Giuseppe, Peppo, è una vita che potremmo interpretare oggi come quel seme che abbiamo ascoltato nella parabola. La sua vita è stato un seme e ha messo dei semi. Ma abbiamo proprio bisogno di ascoltare che cosa il Signore ci dice attraverso questa parola, attraverso la sua vita, che cosa ci dice, che cosa ci ha detto. Perché sono sicuro che in tutti quelli che l'hanno conosciuto e accolto quel seme ha portato dei frutti. <br />Potrebbe essere pochi come il seme caduto sulla strada, portato via dagli eventi, dagli uccelli del cielo. Ma potrebbe essere quel seme che ha creato entusiasmo, quello che subito ha spuntato qualcosa, quello vicino ai sassi. Però appena ci sono state delle prove, delle difficoltà nella vita, forse si è seccato. Ma sono sicuro che anche tra i rovi, gli spini, tra le situazioni faticose, siano finiti tanti semi. Cioè tante possibilità, tante situazioni di incontro e scontro anche con Lui. Ma sono certo che l'esempio che Lui ha seminato con la sua vita, cioè una dedizione e una passione per il suo lavoro, per esempio, come modo di esprimere come spendere le energie, come donarsi agli altri, come la sua capacità non soltanto di biancare un muro, ma di prendersi cura di ciò che Gli ha affidato dava soddisfazione. <br />E credo che nella relazione chi ha superato quelle prove e quelle difficoltà dei vari campi prima di arrivare alla terra buona e ha saputo accettarlo per come era, per le sue capacità, per il dono che Lui era, ne abbia anche gustato e apprezzato quel trenta, sessanta e cento volte quell'uno, quell'unico seme. Cioè ha sperimentato come il dono della sua vita era veramente un dono grande. Credo che questo ci faccia vivere con responsabilità non solo questo momento, che è un momento di saluto, ma la nostra storia, la storia di ciascuno di noi, per cui possiamo riguardare indietro, recuperando forse tanti momenti di condivisione faticosi, ma per guardarli con una nuova luce, una nuova speranza, un po' come questa giornata, siamo arrivati con la pioggia e usciremo col sole, perché è così. <br />Abbiamo bisogno di scoprire che questo è il tono di saperci amati e di poter mettere in circolo questo amore, dove ciascuno di noi è veramente un seme di Dio che porta frutto nella nostra vita. Per questo oggi vogliamo ringraziare il Signore per quello che Peppo è stato per ciascuno, un dono unico, l'unico seme della sua vita, che così ha voluto condividere, così è stato un dono, e che ora porta dei frutti sia qui in terra, in quanti ne custodiscono il dono, ma soprattutto porta frutto in cielo, dove un giorno alla presenza di Dio ci ritroveremo per rendergli grazie in eterno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69644419</guid><pubDate>Wed, 28 Jan 2026 13:51:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69644419/mercoledi_28_1_26.mp3" length="5576271" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Parto da una cosa molto semplice, perché la parabola che il Vangelo oggi ci presenta credo che sia essenziale per entrare in rapporto con Dio, perché Lui ci parla. Ma dove finisce la Sua parola nella mia vita? Cioè che spazio gli permetto a questa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parto da una cosa molto semplice, perché la parabola che il Vangelo oggi ci presenta credo che sia essenziale per entrare in rapporto con Dio, perché Lui ci parla. Ma dove finisce la Sua parola nella mia vita? Cioè che spazio gli permetto a questa parola di rimanere in me? Perché quello che mi accade nella vita lo posso considerare in modi diversi in base a questa cosa semplicissima, cioè la Sua parola mi dà la possibilità di leggere la vita, le situazioni della vita in modi diversi. <br />Ma se non trovo la chiave di lettura della vita mia, personale, la vita degli uomini, che cosa sta succedendo ora. Vorrei subito essere concreto. Perché abbiamo un'occasione credo preziosa oggi. La vita di Giuseppe, Peppo, è una vita che potremmo interpretare oggi come quel seme che abbiamo ascoltato nella parabola. La sua vita è stato un seme e ha messo dei semi. Ma abbiamo proprio bisogno di ascoltare che cosa il Signore ci dice attraverso questa parola, attraverso la sua vita, che cosa ci dice, che cosa ci ha detto. Perché sono sicuro che in tutti quelli che l'hanno conosciuto e accolto quel seme ha portato dei frutti. <br />Potrebbe essere pochi come il seme caduto sulla strada, portato via dagli eventi, dagli uccelli del cielo. Ma potrebbe essere quel seme che ha creato entusiasmo, quello che subito ha spuntato qualcosa, quello vicino ai sassi. Però appena ci sono state delle prove, delle difficoltà nella vita, forse si è seccato. Ma sono sicuro che anche tra i rovi, gli spini, tra le situazioni faticose, siano finiti tanti semi. Cioè tante possibilità, tante situazioni di incontro e scontro anche con Lui. Ma sono certo che l'esempio che Lui ha seminato con la sua vita, cioè una dedizione e una passione per il suo lavoro, per esempio, come modo di esprimere come spendere le energie, come donarsi agli altri, come la sua capacità non soltanto di biancare un muro, ma di prendersi cura di ciò che Gli ha affidato dava soddisfazione. <br />E credo che nella relazione chi ha superato quelle prove e quelle difficoltà dei vari campi prima di arrivare alla terra buona e ha saputo accettarlo per come era, per le sue capacità, per il dono che Lui era, ne abbia anche gustato e apprezzato quel trenta, sessanta e cento volte quell'uno, quell'unico seme. Cioè ha sperimentato come il dono della sua vita era veramente un dono grande. Credo che questo ci faccia vivere con responsabilità non solo questo momento, che è un momento di saluto, ma la nostra storia, la storia di ciascuno di noi, per cui possiamo riguardare indietro, recuperando forse tanti momenti di condivisione faticosi, ma per guardarli con una nuova luce, una nuova speranza, un po' come questa giornata, siamo arrivati con la pioggia e usciremo col sole, perché è così. <br />Abbiamo bisogno di scoprire che questo è il tono di saperci amati e di poter mettere in circolo questo amore, dove ciascuno di noi è veramente un seme di Dio che porta frutto nella nostra vita. Per questo oggi vogliamo ringraziare il Signore per quello che Peppo è stato per ciascuno, un dono unico, l'unico seme della sua vita, che così ha voluto condividere, così è stato un dono, e che ora porta dei frutti sia qui in terra, in quanti ne custodiscono il dono, ma soprattutto porta frutto in cielo, dove un giorno alla presenza di Dio ci ritroveremo per rendergli grazie in eterno.]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Diventa familiare di Dio. La sua Parola non è un privilegio per pochi, è strada aperta a tutti. Martedì 27-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/diventa-familiare-di-dio-la-sua-parola-non-e-un-privilegio-per-pochi-e-strada-aperta-a-tutti-martedi-27-1-26--69629015</link><description><![CDATA[Se questo testo qualcuno potrebbe accostarlo, al testo delle nozze di Cana, dove sembra che Gesù dia una risposta non tanto bella a sua madre, quando gli chiede di intervenire, perché non hanno più vino. Anche qui sembra essere scostante: <i>chi sono mia madre e i miei fratelli? </i>Invece credo che ci sia un bel salto di qualità proposto a noi, perché il centro sta proprio non nell'attirare l'attenzione a sé, ma nel fatto che ascoltando la parola a qualunque popolo, nazione, età, nei diversi secoli della storia, a qualunque situazione strana tu appartenga, tu possa sapere che diventi familiare di Gesù. <br />Familiare, cioè, lo dice Lui, <i>chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella, madre. </i>Allora si capisce che c'era una contrapposizione tra dentro e fuori, quelli che erano fuori lo volevano tirare fuori, e invece Lui vuole stare dentro, dentro la volontà del Padre. E così ritorniamo un attimo a guardare: ma qual è la volontà del Padre? Che ascoltando la Sua parola diventiamo Suoi discepoli, e conoscendo la verità, la verità ci farà liberi. <br />E' un bellissimo testo di Giovanni che lo dice, capitolo 8,31-32, c'è questa espressione meravigliosa. "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” <br />Ma dico questo perché? Perché nessuno si faccia una verità per conto proprio, cioè stando fuori dalla volontà di Dio, dalla Sua parola, noi possiamo tirare fuori quello che ci va e non prendere quello che non ci va. Invece l'invito di Gesù è entrarci dentro, starci dentro, dentro la Sua volontà. E quindi vedete che la parola diventa il luogo della familiarità con Dio, diventare familiari di Dio è possibile attraverso questa strada che è aperta a tutti. <br />E in questo senso direi che Maria è la persona che la parola di Dio non soltanto l'ha ascoltata profondamente, ma l'ha accolta con tutta la sua vita, è diventata il segno di come l'umanità si trasforma e concepisce, attraverso questa accoglienza della parola, Cristo nel mondo. Quindi chiediamo anche noi al Signore di poterlo accogliere così profondamente nella Sua parola, da poter generare anche oggi in questo mondo la Sua presenza, presenza d'amore, di fiducia e di pace.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69629015</guid><pubDate>Tue, 27 Jan 2026 21:09:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69629015/martedi_27_1_26.mp3" length="3998057" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se questo testo qualcuno potrebbe accostarlo, al testo delle nozze di Cana, dove sembra che Gesù dia una risposta non tanto bella a sua madre, quando gli chiede di intervenire, perché non hanno più vino. Anche qui sembra essere scostante: chi sono mia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se questo testo qualcuno potrebbe accostarlo, al testo delle nozze di Cana, dove sembra che Gesù dia una risposta non tanto bella a sua madre, quando gli chiede di intervenire, perché non hanno più vino. Anche qui sembra essere scostante: <i>chi sono mia madre e i miei fratelli? </i>Invece credo che ci sia un bel salto di qualità proposto a noi, perché il centro sta proprio non nell'attirare l'attenzione a sé, ma nel fatto che ascoltando la parola a qualunque popolo, nazione, età, nei diversi secoli della storia, a qualunque situazione strana tu appartenga, tu possa sapere che diventi familiare di Gesù. <br />Familiare, cioè, lo dice Lui, <i>chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella, madre. </i>Allora si capisce che c'era una contrapposizione tra dentro e fuori, quelli che erano fuori lo volevano tirare fuori, e invece Lui vuole stare dentro, dentro la volontà del Padre. E così ritorniamo un attimo a guardare: ma qual è la volontà del Padre? Che ascoltando la Sua parola diventiamo Suoi discepoli, e conoscendo la verità, la verità ci farà liberi. <br />E' un bellissimo testo di Giovanni che lo dice, capitolo 8,31-32, c'è questa espressione meravigliosa. "Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” <br />Ma dico questo perché? Perché nessuno si faccia una verità per conto proprio, cioè stando fuori dalla volontà di Dio, dalla Sua parola, noi possiamo tirare fuori quello che ci va e non prendere quello che non ci va. Invece l'invito di Gesù è entrarci dentro, starci dentro, dentro la Sua volontà. E quindi vedete che la parola diventa il luogo della familiarità con Dio, diventare familiari di Dio è possibile attraverso questa strada che è aperta a tutti. <br />E in questo senso direi che Maria è la persona che la parola di Dio non soltanto l'ha ascoltata profondamente, ma l'ha accolta con tutta la sua vita, è diventata il segno di come l'umanità si trasforma e concepisce, attraverso questa accoglienza della parola, Cristo nel mondo. Quindi chiediamo anche noi al Signore di poterlo accogliere così profondamente nella Sua parola, da poter generare anche oggi in questo mondo la Sua presenza, presenza d'amore, di fiducia e di pace.]]></itunes:summary><itunes:duration>250</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede non nasce dai pulpiti ma dalle relazioni. Da una nonna, una mamma, una vita condivisa: è così che si trasmette. - Lunedì 26-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-nasce-dai-pulpiti-ma-dalle-relazioni-da-una-nonna-una-mamma-una-vita-condivisa-e-cosi-che-si-trasmette-lunedi-26-1-26--69597339</link><description><![CDATA[Ci vuole una memoria di due vescovi. Innanzitutto li pensiamo come discepoli di Paolo, sappiamo le lettere a loro destinate che sono presenti nel Nuovo Testamento, ma vorrei sottolineare un'accortezza che poi la ritroveremo nel Vangelo. Questo affetto che Paolo ha per Timoteo abbiamo ascoltato nella prima lettura, l'inizio della seconda lettera a Timoteo, che oltre ad avere un introito che è abbastanza consueto, va subito a un rendimento di grazie, perché c'è una fede che si continua a trasmettere non dai pulpiti, ma nelle vicende ordinarie della vita, che sono, se mi permettete, la maggior parte del nostro tempo, delle nostre energie. <br />Noi la vita ce la giochiamo nelle relazioni che viviamo e mentre Paolo ricorda le lacrime di Timoteo e ha desiderio di rincontrarlo, sapendo che questo è un motivo di gioia piena, ricorda che questa fede che lui ha, ed è una fede schietta, l'ha ricevuta dalla nonna Loide e dalla mamma Eunice. Capire che la missione degli apostoli non è soltanto degli apostoli, ma è dei discepoli del Signore, dove c'è un cristiano, c'è un missionario, di fatto è così. Forse questo potrebbe costituire un attimo di, spero, di raccoglimento e di riflessione su come stiamo pensando la nostra fede, e come la pensiamo non vuol dire semplicemente ma se questa fede non mi porta a trasmettere quell'amore con cui siamo amati da Cristo, quella salvezza che Cristo ha voluto comunicare a ciascuno di noi, forse non stiamo vivendo di fede. <br />Forse c'è un congelamento di ciò che è veramente necessario per vivere altri aspetti, per carità, dentro c'è tutto perché non c'è un aspetto della vita degli uomini che non abbia a che fare con la fede. Allora, dicevo questo perché la missione che Gesù manda qui nel Vangelo di Luca ai 72, non sono i 12, sono i 72, mi piacerebbe pensare così per esempio la benedizione delle case, dove tutti possono andare a portare un segno, un gesto di comunione, di accoglienza, di benevolenza. Allora, anche noi lo viviamo con i ministri istituiti, ma sentire che l'intima missione che Gesù ha ricevuto dal Padre non l'ha tenuta per sé ma l'ha data a tutti i suoi discepoli di tutti i tempi, ecco questi 72. Riguarda tutti i suoi discepoli per tutti i tempi, non in modo che se ne approfittino della missione, vedete ci sono delle indicazioni, non passate di casa in casa nel senso che non approfittatevi per voi, ma siate testimoni, siccome quello cucina bene vado da lui dall'altro non ci vado, più o meno poteva significare così, ma c'è un'attenzione al fatto che il contenuto del Vangelo, cioè la salvezza nell'amore di Dio per noi, è una missione a cui dobbiamo sentirci chiamati, è vicino a voi il Regno di Dio, il Regno di Dio si è fatto vicino, ma l'abbiamo mai detto, ci riusciamo a dire una cosa del genere? A pensarla, a sentirla, e oggi attraverso questi due discepoli e anche la mamma e la nonna di Timoteo sentiamoci anche noi in questa missione che riguarda il mondo intero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69597339</guid><pubDate>Mon, 26 Jan 2026 19:42:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69597339/lunedi_26_1_26.mp3" length="4968558" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ci vuole una memoria di due vescovi. Innanzitutto li pensiamo come discepoli di Paolo, sappiamo le lettere a loro destinate che sono presenti nel Nuovo Testamento, ma vorrei sottolineare un'accortezza che poi la ritroveremo nel Vangelo. Questo affetto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci vuole una memoria di due vescovi. Innanzitutto li pensiamo come discepoli di Paolo, sappiamo le lettere a loro destinate che sono presenti nel Nuovo Testamento, ma vorrei sottolineare un'accortezza che poi la ritroveremo nel Vangelo. Questo affetto che Paolo ha per Timoteo abbiamo ascoltato nella prima lettura, l'inizio della seconda lettera a Timoteo, che oltre ad avere un introito che è abbastanza consueto, va subito a un rendimento di grazie, perché c'è una fede che si continua a trasmettere non dai pulpiti, ma nelle vicende ordinarie della vita, che sono, se mi permettete, la maggior parte del nostro tempo, delle nostre energie. <br />Noi la vita ce la giochiamo nelle relazioni che viviamo e mentre Paolo ricorda le lacrime di Timoteo e ha desiderio di rincontrarlo, sapendo che questo è un motivo di gioia piena, ricorda che questa fede che lui ha, ed è una fede schietta, l'ha ricevuta dalla nonna Loide e dalla mamma Eunice. Capire che la missione degli apostoli non è soltanto degli apostoli, ma è dei discepoli del Signore, dove c'è un cristiano, c'è un missionario, di fatto è così. Forse questo potrebbe costituire un attimo di, spero, di raccoglimento e di riflessione su come stiamo pensando la nostra fede, e come la pensiamo non vuol dire semplicemente ma se questa fede non mi porta a trasmettere quell'amore con cui siamo amati da Cristo, quella salvezza che Cristo ha voluto comunicare a ciascuno di noi, forse non stiamo vivendo di fede. <br />Forse c'è un congelamento di ciò che è veramente necessario per vivere altri aspetti, per carità, dentro c'è tutto perché non c'è un aspetto della vita degli uomini che non abbia a che fare con la fede. Allora, dicevo questo perché la missione che Gesù manda qui nel Vangelo di Luca ai 72, non sono i 12, sono i 72, mi piacerebbe pensare così per esempio la benedizione delle case, dove tutti possono andare a portare un segno, un gesto di comunione, di accoglienza, di benevolenza. Allora, anche noi lo viviamo con i ministri istituiti, ma sentire che l'intima missione che Gesù ha ricevuto dal Padre non l'ha tenuta per sé ma l'ha data a tutti i suoi discepoli di tutti i tempi, ecco questi 72. Riguarda tutti i suoi discepoli per tutti i tempi, non in modo che se ne approfittino della missione, vedete ci sono delle indicazioni, non passate di casa in casa nel senso che non approfittatevi per voi, ma siate testimoni, siccome quello cucina bene vado da lui dall'altro non ci vado, più o meno poteva significare così, ma c'è un'attenzione al fatto che il contenuto del Vangelo, cioè la salvezza nell'amore di Dio per noi, è una missione a cui dobbiamo sentirci chiamati, è vicino a voi il Regno di Dio, il Regno di Dio si è fatto vicino, ma l'abbiamo mai detto, ci riusciamo a dire una cosa del genere? A pensarla, a sentirla, e oggi attraverso questi due discepoli e anche la mamma e la nonna di Timoteo sentiamoci anche noi in questa missione che riguarda il mondo intero.]]></itunes:summary><itunes:duration>311</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se ti senti spento, non ti manca la forza, manca una luce. - Domenica 25-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-ti-senti-spento-non-ti-manca-la-forza-manca-una-luce-domenica-25-1-26--69584611</link><description><![CDATA[La domenica della parola di Dio, potremmo considerarla una specie di ripetizione, perché c'è una domenica in cui manca la parola di Dio? però c'è un giorno dell'anno in cui ciascuno di noi compie gli anni, no? E' il suo compleanno, ma non è che gli altri giorni non viva, vive, però diciamo non c'è quell'accento, non c'è quella attenzione particolare, non ti fanno gli auguri tutti i giorni, sarebbe bello forse, insomma. Però la liturgia da alcuni anni ha voluto, attraverso un'intuizione di Papa Francesco, e forse lo ricorderete la prima giornata della parola di Dio, la prima domenica, fu proprio a Bologna con quella celebrazione allo stadio, primo ottobre 2017. Poi dopo invece è stata collocata, dall'anno dopo, nella terza domenica del tempo ordinario. <br />Vi dico questo perché a volte avere delle coordinate, insomma, ti fa saper star meglio nelle situazioni. E che la parola di Dio sia importante lo sappiamo, però forse non sappiamo quanto è importante. Pensate che il Vangelo di oggi non fa altro che prendere alcuni versetti del profeta Isaia e citarli. <br />Avete ascoltato la prima lettura, no? Ma c'era già lì, c'era bisogno di ripeterlo. Voi sapete che quando si ripetono le cose c'è un motivo. Di solito la ripetizione non fa altro che aiutarci ad avere un'attenzione di nuovo su qualcosa per cogliere degli aspetti che forse, li avevi ascoltati, ma te ne eri un po' persi, eri un po' distratto. <br />Allora guardate, do un attimo il contesto. In quel periodo l’ Assiria aveva invaso e devastato e reso schiavo il paese di Israele, quella parte lì. Tanto che, se non stavano a quello che gli veniva detto, venivano accecati, bruciavano gli occhi. Quindi un'oppressione di quelle veramente pesanti, no? Allora, un popolo che stava soffrendo, camminava nelle tenebre, l'oppressione, la schiavitù, la cecità, tenebre, a quel popolo a un certo punto è stata manifestata una grande luce, su quelli che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. E qui ci sono delle espressioni molto belle. <br />Forse non tutti sanno che questo testo viene proclamato nella notte di Natale anche. In quella notte buissima una luce immensa. Allora, qui c'è l'invito proprio a unirsi ad una gioia. <br /><i>Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia, gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete</i>. Cioè, quando c'è il raccolto, no? Non la fatica della semina, finalmente raccogli. E come si esulta quando si divide la preda: si vince. Si divide una vittoria. Ma in che cosa consiste questo passaggio dalle tenebre alla luce? Se lo vogliamo un passaggio a tutti proposto, è proprio questo: non vivere, semplicemente nella prospettiva del cercare di prolungare i più anni che puoi, il più possibile del tuo tempo, per poi passare agli altri quello che hai raccolto e tu te ne vai. Avete presente questo epilogo? Qualche volta forse ne avete sentito parlare, no? Allora, se tu vivi solo in questa prospettiva, c'è una certa oppressione, una certa tenebre. Allora, sapere che il figlio di Dio si fa uomo, entra nella storia, ed entra per accendere una luce che sia eterna. <br />E una luce che dia una prospettiva che non ti annienta, non ti opprime, che ti dia ulteriorità. Ma vorrei dirvelo con queste parole del Salmo 26, che inizia nel modo migliore: <i>Il Signore è mia luce e mia salvezza.</i> <br />Se uno se lo scrivesse da qualche parte, nei momenti bui, se lui va e dice aspetta un attimo che mi riprendo quel versetto lì che mi interessa, già solo questo dovrebbe dire, bene, il Signore è mia luce e mia salvezza. Di chi avrò paura, di chi avrò timore? Beh, c'è Lui. Ma ora vorrei andare sull'epilogo del Salmo, che sono gli ultimi versetti che abbiamo ascoltato. Perché c'è una fede che sa vincere la prova proprio perché ha trovato nel Signore quella luce con cui vedere tutte le cose. Dice così, <i>sono certo</i>, avete presente quando diciamo di qualche cosa di essere certi? Se è vero, beh, sei tranquillissimo. Se sei certo di qualcosa, non vacilli. Se non sei certo, hai un po', insomma, chissà, davvero. Sono dei timori che ti possono un po' bloccare. Guardate la certezza in cosa consiste. S<i>ono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.</i> Mi fermo un attimo. Come nella terra dei viventi? Dimmi in cielo, perché qua sulla terra sarà mai possibile contemplare la bontà del Signore? È un disastro da tutte le parti. <br />Avete presente le flagellazioni quotidiane? Un male nuovo, una guerra nuova, un'altra situazione. Sentiamo sempre questioni tremende. E qui ci viene detto di poter, di voler contemplare la bontà del Signore qui, nella terra dei viventi. Che vuol dire? Il Signore regna davvero. Non soltanto regnerà in eterno. Regna già adesso. Che cosa posso fare per rendermene conto, per accorgermene? <i>Spera nel Signore. Sii forte. Si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.</i> Ha battuto tre volte lo stesso chiodo. Non so se avete sentito. Erano dei chiodi d'acciaio. <br />Questi che entrano, saranno lì per sempre, se tu lo vuoi. È una certezza che si fonda sulla bontà del Signore, che non è semplicemente chissà quando, è un Signore che è presente. A questo aggancerei subito la concretezza. Perché da questa situazione ce l'ha chiamata di due coppie di fratelli. Simone, detto Pietro, e suo fratello Andrea. Giacomo e Giovanni. E sono chiamati a seguire Gesù. Cioè, a rendere la prospettiva della propria vita, non semplicemente quella del lavoro quotidiano, andare a pescare. Pescatori di uomini. <br />Permetti a questa luce del Signore di entrare nella tua vita, attraversarti e giungere anche a tutti quelli che incontrerai. È evidente che questa è una speranza che non viene coltivata oggi. Sapete perché? Guardatevi intorno. Non soltanto che ci sono pochi preti. Ci sono pochi cristiani certi, convinti, splendenti, gioiosi. È lì che si vede la differenza. Per me, forse da tutto il visto, i preti potrebbero essere ancora troppi. Ma non cristiani. Cioè, la forza che viene da questa luce, non ha bisogno di preti. Ha bisogno di credenti, di tutte le età, di tutte le nazioni, di tutte le lingue, di tutte le condizioni sociali. Non soltanto sani, ma anche malati. Cioè, chiunque fa quel minimo impegno di aprirsi alla luce del Signore, bene, da lì ecco la novità di vita. <br />Allora, sarà forse questa l'occasione per dirsi come stiamo vivendo il rapporto con il Signore che ci parla, che ci chiama ad essere testimoni di questa luce, di questa speranza. A contemplare la sua bontà già ora nella terra dei viventi. Perché? Per aiutare anche gli altri a rimanere in questa fiducia, in questa speranza, qualunque cosa gli stia succedendo. Forse, se faremo questo, ci accorgeremo di come la parola è Dio che ci parla. Non è una parola semplicemente scritta o ascoltata. È una parola vivente e vivificante che anche oggi bussa alla porta del nostro cuore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69584611</guid><pubDate>Sun, 25 Jan 2026 22:31:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69584611/domenica_25_1_26_3oa.mp3" length="10457198" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La domenica della parola di Dio, potremmo considerarla una specie di ripetizione, perché c'è una domenica in cui manca la parola di Dio? però c'è un giorno dell'anno in cui ciascuno di noi compie gli anni, no? E' il suo compleanno, ma non è che gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La domenica della parola di Dio, potremmo considerarla una specie di ripetizione, perché c'è una domenica in cui manca la parola di Dio? però c'è un giorno dell'anno in cui ciascuno di noi compie gli anni, no? E' il suo compleanno, ma non è che gli altri giorni non viva, vive, però diciamo non c'è quell'accento, non c'è quella attenzione particolare, non ti fanno gli auguri tutti i giorni, sarebbe bello forse, insomma. Però la liturgia da alcuni anni ha voluto, attraverso un'intuizione di Papa Francesco, e forse lo ricorderete la prima giornata della parola di Dio, la prima domenica, fu proprio a Bologna con quella celebrazione allo stadio, primo ottobre 2017. Poi dopo invece è stata collocata, dall'anno dopo, nella terza domenica del tempo ordinario. <br />Vi dico questo perché a volte avere delle coordinate, insomma, ti fa saper star meglio nelle situazioni. E che la parola di Dio sia importante lo sappiamo, però forse non sappiamo quanto è importante. Pensate che il Vangelo di oggi non fa altro che prendere alcuni versetti del profeta Isaia e citarli. <br />Avete ascoltato la prima lettura, no? Ma c'era già lì, c'era bisogno di ripeterlo. Voi sapete che quando si ripetono le cose c'è un motivo. Di solito la ripetizione non fa altro che aiutarci ad avere un'attenzione di nuovo su qualcosa per cogliere degli aspetti che forse, li avevi ascoltati, ma te ne eri un po' persi, eri un po' distratto. <br />Allora guardate, do un attimo il contesto. In quel periodo l’ Assiria aveva invaso e devastato e reso schiavo il paese di Israele, quella parte lì. Tanto che, se non stavano a quello che gli veniva detto, venivano accecati, bruciavano gli occhi. Quindi un'oppressione di quelle veramente pesanti, no? Allora, un popolo che stava soffrendo, camminava nelle tenebre, l'oppressione, la schiavitù, la cecità, tenebre, a quel popolo a un certo punto è stata manifestata una grande luce, su quelli che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. E qui ci sono delle espressioni molto belle. <br />Forse non tutti sanno che questo testo viene proclamato nella notte di Natale anche. In quella notte buissima una luce immensa. Allora, qui c'è l'invito proprio a unirsi ad una gioia. <br /><i>Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia, gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete</i>. Cioè, quando c'è il raccolto, no? Non la fatica della semina, finalmente raccogli. E come si esulta quando si divide la preda: si vince. Si divide una vittoria. Ma in che cosa consiste questo passaggio dalle tenebre alla luce? Se lo vogliamo un passaggio a tutti proposto, è proprio questo: non vivere, semplicemente nella prospettiva del cercare di prolungare i più anni che puoi, il più possibile del tuo tempo, per poi passare agli altri quello che hai raccolto e tu te ne vai. Avete presente questo epilogo? Qualche volta forse ne avete sentito parlare, no? Allora, se tu vivi solo in questa prospettiva, c'è una certa oppressione, una certa tenebre. Allora, sapere che il figlio di Dio si fa uomo, entra nella storia, ed entra per accendere una luce che sia eterna. <br />E una luce che dia una prospettiva che non ti annienta, non ti opprime, che ti dia ulteriorità. Ma vorrei dirvelo con queste parole del Salmo 26, che inizia nel modo migliore: <i>Il Signore è mia luce e mia salvezza.</i> <br />Se uno se lo scrivesse da qualche parte, nei momenti bui, se lui va e dice aspetta un attimo che mi riprendo quel versetto lì che mi interessa, già solo questo dovrebbe dire, bene, il Signore è mia luce e mia salvezza. Di chi avrò paura, di chi avrò timore? Beh, c'è Lui. Ma ora vorrei andare sull'epilogo del Salmo, che sono gli ultimi versetti che abbiamo ascoltato. Perché c'è una fede che sa vincere la prova proprio perché ha trovato nel Signore quella luce con cui vedere tutte le cose. Dice così, <i>sono certo</i>, avete presente quando diciamo di qualche cosa di essere certi? Se è vero, beh, sei tranquillissimo. Se sei certo di qualcosa, non vacilli. Se...]]></itunes:summary><itunes:duration>654</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>“Perché stessero con lui e per mandarli”. Cuore della vita cristiana: è andare senza smettere di stare. - Venerdì 23-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-stessero-con-lui-e-per-mandarli-cuore-della-vita-cristiana-e-andare-senza-smettere-di-stare-venerdi-23-1-26--69556808</link><description><![CDATA[La bellezza della parola di Dio c'è sempre, ma a certi giorni credo che se riusciamo a incontrare lui, la sintonia con quello che dice, sentiamo che è di una bellezza particolare. Quando Gesù fa questo gesto, Marco lo descrive un po' come il Mosè che sale sul monte, che parla con Dio e quindi scende con le tavole della legge, qui Gesù sta in preghiera e quando scende dopo questa preghiera, questo stare sul monte con Dio, letteralmente dice «fece i dodici», «li fece». «Ne costituì», ma il verbo poi è il verbo fare, «poieo» in greco, «fece i dodici», che sapete è un numero simbolico, le dodici tribù di Israele, cioè costituisce quello che è veramente il popolo. <br />Questo ci dovrebbe anche aiutare a comprendere qual è il popolo di Israele? Per Gesù è qui il popolo di Israele, qui in mezzo c'è anche un pubblicano, c'è un traditore, in realtà poi tutti e dodici scappano. Ma c'è una chiamata che costituisce, che crea, è creativa. Siamo chiamati né perché siamo bravi, buoni, belli, né capaci. Questo ce lo possiamo tranquillamente dire, così forse smettiamo di fare i confronti, perché i confronti nascono da questo, che uno si sente più o meno, considera l'altro me. Butta via i confronti che non servono a niente. Se scopri che c'è una bellezza intrinseca per il fatto che Dio ti chiama, scopri che il tuo nome è meraviglioso, perché è come se potessi vedere le labbra di Dio che lo pronunciano. <br />E credo che questo ci possa ridare anche una gioia ancora più profonda riguardo al dono che ciascuno di noi può vivere nell'essere chiamati da Dio. Cioè, stare con lui è per mandarli a evangelizzare e a schiacciare i demoni. La relazione con Dio: come fa uno a stare e ad andare? Sembra una contraddizione. Perché stessero con lui è per mandarli. Uno potrebbe dire, Signore, sto o vado? E che andando scoprirai che devi stare. Ma non solo trovarti il tempo tutti i giorni. Quello è fisiologico e serve, ma che il tuo andare, il tuo essere mandato ti fa capire che il tuo cuore deve continuare a stare in relazione con il Signore. Altrimenti vai in nome tuo, vai a fare le cose tue e lì facciamo i nostri disastri. Allora, vorrei oggi soffermarmi su questo perché? Perché ciascuno possa ripensare al dono di essere stato chiamato a stare con il Signore. Per stare veramente con il Signore si tratterà di fare quello che lui fa. Perché non devi fare la bella statuina o la chioccia. Prova a scoprire che cosa significa stare con il Signore anche nell'andare nella vita, nel tuo cammino della vita, a sentire come la comunione con il Signore ti stabilisce in nuove relazioni, in un modo di essere. Così non fai né il tuo regno né i tuoi potentati perché non ti interessa. Ti interessa il regno di Dio, ti interessa che Dio con il suo amore regni. E questo diventerà fonte di pace. Ve lo do soltanto, se volete, come chiave di lettura per la prima lettura. Davide non voleva il suo regno, era stato già unto re di Israele e Saul, sappiamo tutta la storia, ma lui non stende la mano sul consacrato del Signore, non si fa giustizia. Poteva farlo, era stato unto re, no. Lui lascia che il Signore faccia. Infatti il Signore sia giudice tra me e te. Provate a dirlo ogni volta che vi viene da fare i cortocircuiti, i combattimenti faccia a faccia, il Signore è giudice tra me e te. Quindi guardate come continua la parola che Dio ci dice ad essere luce sul nostro cammino per stare con lui e anche per camminare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69556808</guid><pubDate>Fri, 23 Jan 2026 09:34:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69556808/venerd_23_1_26.mp3" length="5719631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La bellezza della parola di Dio c'è sempre, ma a certi giorni credo che se riusciamo a incontrare lui, la sintonia con quello che dice, sentiamo che è di una bellezza particolare. 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Ma c'è una chiamata che costituisce, che crea, è creativa. Siamo chiamati né perché siamo bravi, buoni, belli, né capaci. Questo ce lo possiamo tranquillamente dire, così forse smettiamo di fare i confronti, perché i confronti nascono da questo, che uno si sente più o meno, considera l'altro me. Butta via i confronti che non servono a niente. Se scopri che c'è una bellezza intrinseca per il fatto che Dio ti chiama, scopri che il tuo nome è meraviglioso, perché è come se potessi vedere le labbra di Dio che lo pronunciano. <br />E credo che questo ci possa ridare anche una gioia ancora più profonda riguardo al dono che ciascuno di noi può vivere nell'essere chiamati da Dio. Cioè, stare con lui è per mandarli a evangelizzare e a schiacciare i demoni. La relazione con Dio: come fa uno a stare e ad andare? Sembra una contraddizione. Perché stessero con lui è per mandarli. Uno potrebbe dire, Signore, sto o vado? E che andando scoprirai che devi stare. Ma non solo trovarti il tempo tutti i giorni. Quello è fisiologico e serve, ma che il tuo andare, il tuo essere mandato ti fa capire che il tuo cuore deve continuare a stare in relazione con il Signore. Altrimenti vai in nome tuo, vai a fare le cose tue e lì facciamo i nostri disastri. Allora, vorrei oggi soffermarmi su questo perché? Perché ciascuno possa ripensare al dono di essere stato chiamato a stare con il Signore. Per stare veramente con il Signore si tratterà di fare quello che lui fa. Perché non devi fare la bella statuina o la chioccia. Prova a scoprire che cosa significa stare con il Signore anche nell'andare nella vita, nel tuo cammino della vita, a sentire come la comunione con il Signore ti stabilisce in nuove relazioni, in un modo di essere. Così non fai né il tuo regno né i tuoi potentati perché non ti interessa. Ti interessa il regno di Dio, ti interessa che Dio con il suo amore regni. E questo diventerà fonte di pace. Ve lo do soltanto, se volete, come chiave di lettura per la prima lettura. Davide non voleva il suo regno, era stato già unto re di Israele e Saul, sappiamo tutta la storia, ma lui non stende la mano sul consacrato del Signore, non si fa giustizia. Poteva farlo, era stato unto re, no. Lui lascia che il Signore faccia. Infatti il Signore sia giudice tra me e te. Provate a dirlo ogni volta che vi viene da fare i cortocircuiti, i combattimenti faccia a faccia, il Signore è giudice tra me e te. 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Forse noi se non vogliamo essere semplicemente una folla che gli va dietro in un modo automatico, potremmo cercare intanto di mettere un po' a fuoco: come sto andando verso il Signore oggi? Che cosa desidero dal Signore? Perché voglio andare davanti a Lui oggi? Mi basta sentire un benessere spirituale, così so di essere in comunione con Lui? O c'è qualcos'altro di cui voglio essere attento, consapevole e mi avvicino a Lui non per schiacciarlo, non per estorcergli qualche cosa? Perché la fede ha anche un bisogno di stare molto in dialogo con il Signore, cioè dobbiamo avere il coraggio nella preghiera anche di mettere a fuoco come stiamo dentro, perché molto spesso ci arriviamo in modo confuso e se siamo confusi spesso abbiamo un atteggiamento che forse non è proprio di fede, ma a volte è pretenzioso. E la seconda nota che vorrei fare, riguarda il riconoscere Gesù da parte di spiriti impuri.Gesù li mette a tacere, eppure gridavano tu sei il figlio di Dio, ma Gesù severamente gli impone il silenzio, non devono svelarlo. Ma da che cosa riconoscono che Gesù è il figlio di Dio? Non c'è mica un cartello! Credo che sia facilmente riconoscibile da una cosa, se il maligno trova qualcosa che riconosce di comune tra te e sé, è lì che si attacca, cioè il male si attacca dove trova uno spazio di azione, le nostre azioni; i nostri pensieri sono ancora poca cosa, li riusciamo a combattere meglio, ma le nostre azioni, quelle sono veramente riconoscibili da parte del male, perché il maligno non riesce a leggere dentro il nostro cuore, cerca di sedurci, ma se trova già un qualcosa su cui noi siamo abituati, facilmente ci aggancia.  Bene, in Gesù non trovava niente, e questo gli fa dire tu sei il figlio di Dio, non trova niente in comune con sé. Però il modo di dirlo è quello che a Gesù non piace, perché non c'è adorazione verso Dio, c'è una lamentela, e mi sembra che anche questo sia facilmente riconoscibile, quando ci succede qualche cosa e ci lamentiamo, piuttosto che dire al Signore vieni, io vengo a te, tu vieni a me, perché è per me pesante questo carico, questo peso, ma la lamentela e l'arrabbiarsi di quello che ci succede nella vita spesso diventa una strada che ci allontana da lui, anzi proprio ci porta ad una cattiveria, ad una prigionia, che iniziamo a cambiare il bene col male. <br />Per questo chiediamo oggi al Signore libertà, perché vedete anche Saul inizia a vedere male una cosa buona, era stato liberato il popolo di Israele dall'oppressione dei filistei, per mezzo di Davide, e Saul si lamenta: a lui diecimila, a me mille, invidie, gelosie, cose che aprono la strada ad un male che cresce dentro di noi, per questo chiediamo al Signore di avere parte al suo spirito di comunione e di pace, uno spirito che sa cogliere il bene e sa anche chiederlo con umiltà, sapendo che la fonte non si esaurisce se ne bevi un po', la fonte è sempre pronta a rinnovare in te il suo dono.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69546039</guid><pubDate>Thu, 22 Jan 2026 13:56:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69546039/gioved_22_1_26.mp3" length="5113590" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se da una parte c’è tanta gente che si muove dietro a Gesù per quello che faceva, per quello che diceva, perché forse creava la domanda nel cuore: Chi è quest'uomo? 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Perché la fede ha anche un bisogno di stare molto in dialogo con il Signore, cioè dobbiamo avere il coraggio nella preghiera anche di mettere a fuoco come stiamo dentro, perché molto spesso ci arriviamo in modo confuso e se siamo confusi spesso abbiamo un atteggiamento che forse non è proprio di fede, ma a volte è pretenzioso. E la seconda nota che vorrei fare, riguarda il riconoscere Gesù da parte di spiriti impuri.Gesù li mette a tacere, eppure gridavano tu sei il figlio di Dio, ma Gesù severamente gli impone il silenzio, non devono svelarlo. Ma da che cosa riconoscono che Gesù è il figlio di Dio? Non c'è mica un cartello! Credo che sia facilmente riconoscibile da una cosa, se il maligno trova qualcosa che riconosce di comune tra te e sé, è lì che si attacca, cioè il male si attacca dove trova uno spazio di azione, le nostre azioni; i nostri pensieri sono ancora poca cosa, li riusciamo a combattere meglio, ma le nostre azioni, quelle sono veramente riconoscibili da parte del male, perché il maligno non riesce a leggere dentro il nostro cuore, cerca di sedurci, ma se trova già un qualcosa su cui noi siamo abituati, facilmente ci aggancia.  Bene, in Gesù non trovava niente, e questo gli fa dire tu sei il figlio di Dio, non trova niente in comune con sé. Però il modo di dirlo è quello che a Gesù non piace, perché non c'è adorazione verso Dio, c'è una lamentela, e mi sembra che anche questo sia facilmente riconoscibile, quando ci succede qualche cosa e ci lamentiamo, piuttosto che dire al Signore vieni, io vengo a te, tu vieni a me, perché è per me pesante questo carico, questo peso, ma la lamentela e l'arrabbiarsi di quello che ci succede nella vita spesso diventa una strada che ci allontana da lui, anzi proprio ci porta ad una cattiveria, ad una prigionia, che iniziamo a cambiare il bene col male. <br />Per questo chiediamo oggi al Signore libertà, perché vedete anche Saul inizia a vedere male una cosa buona, era stato liberato il popolo di Israele dall'oppressione dei filistei, per mezzo di Davide, e Saul si lamenta: a lui diecimila, a me mille, invidie, gelosie, cose che aprono la strada ad un male che cresce dentro di noi, per questo chiediamo al Signore di avere parte al suo spirito di comunione e di pace, uno spirito che sa cogliere il bene e sa anche chiederlo con umiltà, sapendo che la fonte non si esaurisce se ne bevi un po', la fonte è sempre pronta a rinnovare in te il suo dono.]]></itunes:summary><itunes:duration>320</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se la tua paralisi non fosse fisica, ma del cuore, come si manifesterebbe? - Mercoledì 21-1-26 2TO</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-la-tua-paralisi-non-fosse-fisica-ma-del-cuore-come-si-manifesterebbe-mercoledi-21-1-26-2to--69530551</link><description><![CDATA[Se proviamo a fare un piccolo salto di qualità in quello che normalmente riteniamo opportuno, cioè ascoltare la parola di Dio che parla al nostro cuore, perché il nostro cuore non sia di pietra, indurito, allora ritroviamo che il Vangelo di oggi è veramente una luce sulla quotidianità. Perché possiamo continuare a vedere semplicemente la contrapposizione tra la legge e qualche cosa di più che ci dà il rapporto con Cristo, della legge, che è proprio la carità, cioè il saper tendere la mano. Ma la carità non riguarda semplicemente un uomo che qui vediamo ha la mano paralizzata, perché sarebbe interessante provare anche a capire io che tipo di paralisi ho, perché ridurre semplicemente una caratteristica fisica non renderebbe ragione al Vangelo, perché non so se avete notato, ma se da una parte un uomo ha una mano paralizzata, dall'altra c'è una situazione generale di paralisi, una situazione generale, cioè tutti sono paralizzati, tutti tacevano, e c'è la paralisi del cuore. <br />Allora il Signore interviene proprio lì, attraverso un esempio concreto di una persona viene in evidenza quello che tutta una comunità in un luogo di culto stava vivendo, cioè un blocco nel giudizio, un cuore di pietra, e questo può capitare in qualunque tempo e in qualunque comunità, perché abbiamo sempre un motivo per riprendere, almeno dentro di noi con un giudizio che poi ci paralizza, e allora il Signore lo mette invece in evidenza, lo mette in mezzo. Come vedete non è semplicemente un provocare, ma è un promuovere, la provocazione è semplicemente un punzecchiare, ma la promozione è perché sia l'uomo sia tutti quanti gli altri possono fare un cammino nuovo.  Allora che cos'è che ci può rendere capaci di superare le nostre paralisi? Lasciare che Gesù in questo veramente ci guarisca, e la comunità cristiana dovrebbe essere proprio questo, è il luogo in cui impariamo a lasciarci rialzare da ogni paralisi, da ogni pregiudizio, quindi da ogni durezza di cuore. E il superamento come avviene? Perché questo sguardo di Gesù ha un peso notevole, almeno spero per il nostro cuore, riguardo a certe paralisi che ci stiamo coltivando e custodendo, anziché di portarle a lui perché le risani, almeno quest'uomo era lì, era lì e accetta di mettersi in mezzo, gli altri no, gli altri escono da lì e tramano contro di lui, questo può succedere anche adesso, ci può succedere. <br />Allora ecco il motivo per cui c'è una preghiera o un combattimento da fare, non ci entro ma la prima lettura se la prendi alla lettera ti ammazza perché tu vedi come c'è un uso della prepotenza e della violenza, ma se la prendi come lotta spirituale capisci che  alla provocazione di Golia e dei Filistei, che vuol dire di quel mondo che perseguita il tuo vivere da figlio di Dio. Tu rispondi semplicemente con queste cinque pietre della legge, come viene interpretato da qualcuno, che vanno poi a essere scagliate dalla parola di Dio che va a eliminare proprio questa fatica grande che noi sentiamo, questa minaccia che ci impedisce di vivere da figli. Ed è proprio questa parola che anche oggi noi possiamo ricevere come liberatrice per le nostre schiavitù, per le nostre oppressioni e capaci di rialzarci per vivere con gioia la generosità del cuore, il tendere la mano, in questo caso aperta e non più chiusa verso i fratelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69530551</guid><pubDate>Wed, 21 Jan 2026 11:44:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69530551/mercoled_21_1_26.mp3" length="5445032" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se proviamo a fare un piccolo salto di qualità in quello che normalmente riteniamo opportuno, cioè ascoltare la parola di Dio che parla al nostro cuore, perché il nostro cuore non sia di pietra, indurito, allora ritroviamo che il Vangelo di oggi è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se proviamo a fare un piccolo salto di qualità in quello che normalmente riteniamo opportuno, cioè ascoltare la parola di Dio che parla al nostro cuore, perché il nostro cuore non sia di pietra, indurito, allora ritroviamo che il Vangelo di oggi è veramente una luce sulla quotidianità. 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Ma la carità non riguarda semplicemente un uomo che qui vediamo ha la mano paralizzata, perché sarebbe interessante provare anche a capire io che tipo di paralisi ho, perché ridurre semplicemente una caratteristica fisica non renderebbe ragione al Vangelo, perché non so se avete notato, ma se da una parte un uomo ha una mano paralizzata, dall'altra c'è una situazione generale di paralisi, una situazione generale, cioè tutti sono paralizzati, tutti tacevano, e c'è la paralisi del cuore. <br />Allora il Signore interviene proprio lì, attraverso un esempio concreto di una persona viene in evidenza quello che tutta una comunità in un luogo di culto stava vivendo, cioè un blocco nel giudizio, un cuore di pietra, e questo può capitare in qualunque tempo e in qualunque comunità, perché abbiamo sempre un motivo per riprendere, almeno dentro di noi con un giudizio che poi ci paralizza, e allora il Signore lo mette invece in evidenza, lo mette in mezzo. Come vedete non è semplicemente un provocare, ma è un promuovere, la provocazione è semplicemente un punzecchiare, ma la promozione è perché sia l'uomo sia tutti quanti gli altri possono fare un cammino nuovo.  Allora che cos'è che ci può rendere capaci di superare le nostre paralisi? Lasciare che Gesù in questo veramente ci guarisca, e la comunità cristiana dovrebbe essere proprio questo, è il luogo in cui impariamo a lasciarci rialzare da ogni paralisi, da ogni pregiudizio, quindi da ogni durezza di cuore. E il superamento come avviene? Perché questo sguardo di Gesù ha un peso notevole, almeno spero per il nostro cuore, riguardo a certe paralisi che ci stiamo coltivando e custodendo, anziché di portarle a lui perché le risani, almeno quest'uomo era lì, era lì e accetta di mettersi in mezzo, gli altri no, gli altri escono da lì e tramano contro di lui, questo può succedere anche adesso, ci può succedere. <br />Allora ecco il motivo per cui c'è una preghiera o un combattimento da fare, non ci entro ma la prima lettura se la prendi alla lettera ti ammazza perché tu vedi come c'è un uso della prepotenza e della violenza, ma se la prendi come lotta spirituale capisci che  alla provocazione di Golia e dei Filistei, che vuol dire di quel mondo che perseguita il tuo vivere da figlio di Dio. Tu rispondi semplicemente con queste cinque pietre della legge, come viene interpretato da qualcuno, che vanno poi a essere scagliate dalla parola di Dio che va a eliminare proprio questa fatica grande che noi sentiamo, questa minaccia che ci impedisce di vivere da figli. Ed è proprio questa parola che anche oggi noi possiamo ricevere come liberatrice per le nostre schiavitù, per le nostre oppressioni e capaci di rialzarci per vivere con gioia la generosità del cuore, il tendere la mano, in questo caso aperta e non più chiusa verso i fratelli.]]></itunes:summary><itunes:duration>341</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’osservanza perfetta o un cuore misericordioso: cosa conta di più per per te? - Martedì 20-1-2026 2TO</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-osservanza-perfetta-o-un-cuore-misericordioso-cosa-conta-di-piu-per-per-te-martedi-20-1-2026-2to--69516190</link><description><![CDATA[Mi piacerebbe che si affrontassero tante cose, tanti temi che oggi le letture ci propongono, ma vorrei sostanzialmente trattarne uno o due.  Che cosa guarda il Signore? Quanto sei bravo, quanto sei bello, quanto sei intelligente, quanto sei osservante, quanto sei santo? Guarda quanto sei santo il Signore? Il Signore non guarda l'apparenza, guarda il cuore. <br />Davanti ai figli di Iesse, chissà che cosa si era creato nel cuore di ciascuno. Eliab doveva essere un bel armadio e Samuele rimane anche colpito. Sicuramente… no, sicuramente no. <br />Tant'è che a un certo punto Samuele si rende conto, gli passano davanti i sette e dice sempre di no. Ma manca qualcuno? Ma sì, il piccolino, quello sta a pascolare. Allora, al Signore gli interessa proprio forse chi ha il cuore come il suo, che è chi sta a pascolare, che non ha apparenza, non ha possanza, ma forse ha qualcos'altro. <br />Ha un cuore che si appassiona. Lui si appassionava del suo gregge, per esempio. A volte dicono sempre in Libro di Samuele che ha lottato anche con l'orso e con il leone per difendere le sue pecore. <br />Beh, il primo contesto quindi è che cosa gli interessa davvero al Signore, quanto sei bravo a osservare il sabato o che tu abbia un cuore misericordioso, cioè che tu superi anche tutte le tue convinzioni, le tue giustizie, si deve fare così o peggio, si è sempre fatto così. Dici sei contro la tradizione? No, sono contro l'inintelligenza, cioè il non uso dell'intelligenza. Dio stesso ci spinge a questo. <br />Quindi questo credo che sia una nota su cui fare un attimo verifica della nostra vita, su che cosa mi sono fissato, su cosa ho fissato veramente la mia vita? Perché questo potrebbe essere il motivo dell'esclusione anche di Dio e dei fratelli per la mia fissazione. Questo ci dovrebbe veramente preoccupare. <br />La seconda cosa, ma questa è soltanto di sfuggita che vi vorrei dire, è che non so quanto valeva la vita di una persona. Avete sentito cosa diceva Samuele? Come posso andare a cercare tra i figli? Saulo verrà a sapere e mi ammazzerà, anche tu che sei il profeta. Rischi la vita? E quanto vale la vita di una persona? Forse niente rispetto alle nostre idee di potere, di giustizia. <br />Però dico, ma era il re d'Israele che aveva capito che veniva da Dio il suo regno? Guardate che facciamo continuamente così. Anche oggi ci sono dei capi di Stato che si professano cristiani e che ammazzano migliaia e migliaia di persone. Allora, ci fa pensare o non ci fa pensare questo? Si può in nome di Dio sterminare, uccidere? E se non si può fare a quei livelli, noi lo possiamo fare al nostro livello, perché possiamo sterminare con la bocca, con i giudizi, con i pensieri, facciamo delle stragi. <br />E però siamo tranquilli, facciamo la comunione, nel senso siamo a posto. Queste sono questioni che credo abbiano una chiara attenzione al cuore di Dio, oppure una chiara attenzione a se stessi. Quindi quale Dio sto servendo?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69516190</guid><pubDate>Tue, 20 Jan 2026 09:14:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69516190/marted_20_1_26.mp3" length="4415598" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi piacerebbe che si affrontassero tante cose, tanti temi che oggi le letture ci propongono, ma vorrei sostanzialmente trattarne uno o due.  Che cosa guarda il Signore? Quanto sei bravo, quanto sei bello, quanto sei intelligente, quanto sei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi piacerebbe che si affrontassero tante cose, tanti temi che oggi le letture ci propongono, ma vorrei sostanzialmente trattarne uno o due.  Che cosa guarda il Signore? Quanto sei bravo, quanto sei bello, quanto sei intelligente, quanto sei osservante, quanto sei santo? Guarda quanto sei santo il Signore? Il Signore non guarda l'apparenza, guarda il cuore. <br />Davanti ai figli di Iesse, chissà che cosa si era creato nel cuore di ciascuno. Eliab doveva essere un bel armadio e Samuele rimane anche colpito. Sicuramente… no, sicuramente no. <br />Tant'è che a un certo punto Samuele si rende conto, gli passano davanti i sette e dice sempre di no. Ma manca qualcuno? Ma sì, il piccolino, quello sta a pascolare. Allora, al Signore gli interessa proprio forse chi ha il cuore come il suo, che è chi sta a pascolare, che non ha apparenza, non ha possanza, ma forse ha qualcos'altro. <br />Ha un cuore che si appassiona. Lui si appassionava del suo gregge, per esempio. A volte dicono sempre in Libro di Samuele che ha lottato anche con l'orso e con il leone per difendere le sue pecore. <br />Beh, il primo contesto quindi è che cosa gli interessa davvero al Signore, quanto sei bravo a osservare il sabato o che tu abbia un cuore misericordioso, cioè che tu superi anche tutte le tue convinzioni, le tue giustizie, si deve fare così o peggio, si è sempre fatto così. Dici sei contro la tradizione? No, sono contro l'inintelligenza, cioè il non uso dell'intelligenza. Dio stesso ci spinge a questo. <br />Quindi questo credo che sia una nota su cui fare un attimo verifica della nostra vita, su che cosa mi sono fissato, su cosa ho fissato veramente la mia vita? Perché questo potrebbe essere il motivo dell'esclusione anche di Dio e dei fratelli per la mia fissazione. Questo ci dovrebbe veramente preoccupare. <br />La seconda cosa, ma questa è soltanto di sfuggita che vi vorrei dire, è che non so quanto valeva la vita di una persona. Avete sentito cosa diceva Samuele? Come posso andare a cercare tra i figli? Saulo verrà a sapere e mi ammazzerà, anche tu che sei il profeta. Rischi la vita? E quanto vale la vita di una persona? Forse niente rispetto alle nostre idee di potere, di giustizia. <br />Però dico, ma era il re d'Israele che aveva capito che veniva da Dio il suo regno? Guardate che facciamo continuamente così. Anche oggi ci sono dei capi di Stato che si professano cristiani e che ammazzano migliaia e migliaia di persone. Allora, ci fa pensare o non ci fa pensare questo? Si può in nome di Dio sterminare, uccidere? E se non si può fare a quei livelli, noi lo possiamo fare al nostro livello, perché possiamo sterminare con la bocca, con i giudizi, con i pensieri, facciamo delle stragi. <br />E però siamo tranquilli, facciamo la comunione, nel senso siamo a posto. Queste sono questioni che credo abbiano una chiara attenzione al cuore di Dio, oppure una chiara attenzione a se stessi. Quindi quale Dio sto servendo?]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>il Vangelo Che ascolti ti ha cambiato la vita o è sempre uguale?  Lunedì 19-1-26 2TO</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vangelo-che-ascolti-ti-ha-cambiato-la-vita-o-e-sempre-uguale-lunedi-19-1-26-2to--69509619</link><description><![CDATA[È veramente interessante oggi mettersi in ascolto, c'è anche un bellissimo collegamento tra la prima lettura, forse qualcuno sarà rimasto un po' turbato chiedendosi che significa tutto questo; che cosa ha fatto di male Saul per perdere anche il regno? Beh, c'è qualcosa che va guardato con attenzione, perché altrimenti abbiamo un modo apparentemente religioso nel fare le nostre scelte, ma in realtà portiamo avanti ognuno la sua vita. Potrei dire oggi come se Cristo fosse soltanto un racconto, non il signore del tempo e della storia, colui che ricapitolerà nella sua casa, nel suo regno, ogni vicenda della nostra vita.  Proviamo a seguire un attimo questo filo, per capire cosa è successo, io vorrei interpretarlo con voi. <br />Amalek era un popolo che seguiva Israele nel suo cammino, nel suo peregrinare, attaccava le retrovie dove c'erano gli ammalati, i fragili, i deboli, li attaccava. Lo traduco per la nostra comprensione: abbiamo delle debolezze, fragilità dove il maligno facilmente ci mette in buca. Possiamo avere pensieri di sconforto, depressione, disperazione, tutta una serie di pensieri che ti dissanguano, ti fanno morire. Allora cosa dice Dio? Stermina il male dalla tua vita. Quindi spero di essere chiaro. Bisogna togliere quelle tentazioni che ci fanno andare non soltanto giù di morale, ma anche fuori di testa, e non è possibile. Queste vanno eliminate. <br />Il Vangelo lo dice in quest'altro modo. Non puoi prendere la novità del Vangelo e metterlo nella tua vita di prima come se fosse niente, perché è una bella storia. <br />Non funziona. Dice addirittura che il vino nuovo, il Vangelo, ha una forza tale che spacca gli otri vecchi. La tua vita di prima non ti funziona più, non capisci più niente. <br />Allora l'invito è diventare otri nuovi per accogliere questo vino nuovo del Vangelo. Cosa vuol dire essere otri nuovi? Cioè disporsi ad una vita veramente aperta alla novità di Cristo, all'amore con cui siamo amati da Lui e, attenzione, non finisce qui. Non finisce con il fatto che sono amato da Cristo. <br />Perché, soprattutto in certi momenti di prova del cuore, se ti fermi a questo e dici sì, va bene, lo so che mi ama e mo' che facciamo? C'è da fare il passo successivo. Metti in opera l'amore con cui sei amato. Diventa segno di quell'amore in cui credi. <br />Questo fa un ponte tra cielo e terra. Cioè la nostra vita, anche sulla Terra, se è vissuta con questo amore, è già un anticipo di quello che sarà la vita eterna. Solo che questo, tornando alla prima lettura, anche, non è detto che sia capito. Perché noi vorremmo un Signore che, tutto sommato, sistema le nostre cose, perché continuiamo a fare le nostre cose di sempre. Questo non funziona. E come lo sappiamo? Perché poi interviene la malattia, la morte. Interviene, fa parte di questa storia. Se non abbiamo la novità di vita, dopo saltano tutti i giochi. <br />Non riusciamo più a starci dentro. Allora, qual è l'invito profondo? L'obbedienza, dice, vale più del sacrificio. Anziché offrire in sacrificio questi animali, come era stato detto, votare tutto lo sterminio, dicendo che non li abbiamo portati, poi li offriamo in sacrificio al Signore le primizie. <br />L'obbedienza vale più del sacrificio. Il vero sacrificio, una cosa che è veramente importante per il Signore, è l'obbedienza. L'obbedienza non vuol dire che dobbiamo stare con la testa bassa. L'obbedienza vuol dire entrare in questa vita che Lui vive e ci consiglia. Perché obbedienza a che cosa? L'unico comando che Gesù ci ha dato, uno solo ce l'ha dato, quale ha dato come comandamento? Amate. Amate Dio, amate il prossimo. <br />Punto. Tutto qua. Dice, fallo, fammi vedere. <br />Allora, per farlo ci vuole questo continuo rapporto tra cielo e terra, dall'amore con cui siamo amati, con cui ci riconosciamo amati da Dio e in un progetto d'amore mettiamo la nostra vita in gioco come lui. Allora, si capisce che c'è un tempo per digiunare quando da certe relazioni, da certe situazioni non puoi più far ricorso come prima. C'è un digiuno di una presenza, di una visibilità, ma c'è anche un tempo di pienezza, dice Gesù, finché lo sposo è con loro non possono digiunare. Verrà il momento in cui lo sposo sarà tolto. Allora digiuneranno. Bene, noi siamo in un tempo di digiuno dalla visibilità, ma anche in un tempo di pienezza di relazione con il Signore della vita, colui che dà anche oggi la sua vita per noi. <br />Per questo ci stiamo nutrendo della sua parola e ci nutriamo dell'Eucaristia. Ci conceda quindi il Signore un cuore così capace di accogliere il Vangelo da essere otri nuovi, capaci di portare a tutti questo vino buono della gioia del Vangelo che dà veramente una vita nuova.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69509619</guid><pubDate>Mon, 19 Jan 2026 19:32:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69509619/luned_19_1_26.mp3" length="6702671" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È veramente interessante oggi mettersi in ascolto, c'è anche un bellissimo collegamento tra la prima lettura, forse qualcuno sarà rimasto un po' turbato chiedendosi che significa tutto questo; che cosa ha fatto di male Saul per perdere anche il regno?...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È veramente interessante oggi mettersi in ascolto, c'è anche un bellissimo collegamento tra la prima lettura, forse qualcuno sarà rimasto un po' turbato chiedendosi che significa tutto questo; che cosa ha fatto di male Saul per perdere anche il regno? Beh, c'è qualcosa che va guardato con attenzione, perché altrimenti abbiamo un modo apparentemente religioso nel fare le nostre scelte, ma in realtà portiamo avanti ognuno la sua vita. Potrei dire oggi come se Cristo fosse soltanto un racconto, non il signore del tempo e della storia, colui che ricapitolerà nella sua casa, nel suo regno, ogni vicenda della nostra vita.  Proviamo a seguire un attimo questo filo, per capire cosa è successo, io vorrei interpretarlo con voi. <br />Amalek era un popolo che seguiva Israele nel suo cammino, nel suo peregrinare, attaccava le retrovie dove c'erano gli ammalati, i fragili, i deboli, li attaccava. Lo traduco per la nostra comprensione: abbiamo delle debolezze, fragilità dove il maligno facilmente ci mette in buca. Possiamo avere pensieri di sconforto, depressione, disperazione, tutta una serie di pensieri che ti dissanguano, ti fanno morire. Allora cosa dice Dio? Stermina il male dalla tua vita. Quindi spero di essere chiaro. Bisogna togliere quelle tentazioni che ci fanno andare non soltanto giù di morale, ma anche fuori di testa, e non è possibile. Queste vanno eliminate. <br />Il Vangelo lo dice in quest'altro modo. Non puoi prendere la novità del Vangelo e metterlo nella tua vita di prima come se fosse niente, perché è una bella storia. <br />Non funziona. Dice addirittura che il vino nuovo, il Vangelo, ha una forza tale che spacca gli otri vecchi. La tua vita di prima non ti funziona più, non capisci più niente. <br />Allora l'invito è diventare otri nuovi per accogliere questo vino nuovo del Vangelo. Cosa vuol dire essere otri nuovi? Cioè disporsi ad una vita veramente aperta alla novità di Cristo, all'amore con cui siamo amati da Lui e, attenzione, non finisce qui. Non finisce con il fatto che sono amato da Cristo. <br />Perché, soprattutto in certi momenti di prova del cuore, se ti fermi a questo e dici sì, va bene, lo so che mi ama e mo' che facciamo? C'è da fare il passo successivo. Metti in opera l'amore con cui sei amato. Diventa segno di quell'amore in cui credi. <br />Questo fa un ponte tra cielo e terra. Cioè la nostra vita, anche sulla Terra, se è vissuta con questo amore, è già un anticipo di quello che sarà la vita eterna. Solo che questo, tornando alla prima lettura, anche, non è detto che sia capito. Perché noi vorremmo un Signore che, tutto sommato, sistema le nostre cose, perché continuiamo a fare le nostre cose di sempre. Questo non funziona. E come lo sappiamo? Perché poi interviene la malattia, la morte. Interviene, fa parte di questa storia. Se non abbiamo la novità di vita, dopo saltano tutti i giochi. <br />Non riusciamo più a starci dentro. Allora, qual è l'invito profondo? L'obbedienza, dice, vale più del sacrificio. Anziché offrire in sacrificio questi animali, come era stato detto, votare tutto lo sterminio, dicendo che non li abbiamo portati, poi li offriamo in sacrificio al Signore le primizie. <br />L'obbedienza vale più del sacrificio. Il vero sacrificio, una cosa che è veramente importante per il Signore, è l'obbedienza. L'obbedienza non vuol dire che dobbiamo stare con la testa bassa. L'obbedienza vuol dire entrare in questa vita che Lui vive e ci consiglia. Perché obbedienza a che cosa? L'unico comando che Gesù ci ha dato, uno solo ce l'ha dato, quale ha dato come comandamento? Amate. Amate Dio, amate il prossimo. <br />Punto. Tutto qua. Dice, fallo, fammi vedere. <br />Allora, per farlo ci vuole questo continuo rapporto tra cielo e terra, dall'amore con cui siamo amati, con cui ci riconosciamo amati da Dio e in un progetto d'amore mettiamo la nostra vita in gioco come lui. 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Quindi è interessante, incredibile questa presenza di Giovanni Battista sul quale si erano girati proprio gli occhi di tutti pensando che fosse lui per come vestiva, per quello che mangiava, per quello che diceva e se avesse detto sono io tutti gli avrebbero creduto, più o meno tutti. <br />Perché tanto sapete che non c'è mai l’unanimità, neanche nella Chiesa, non so se ve ne siete accorti. Non c'è questa convergenza (pareva fosse ma non è lui!), ma era molto credibile. <br />Eppure guardate la testimonianza di Giovanni. Attenzione perché vorrei un attimo guardare a quello che dice per vedere come sia importante oggi per la nostra vita. L'attenzione di Giovanni è ad una manifestazione. <br />Infatti, vedete, questo testo segue immediatamente la festa del Battesimo di Gesù domenica scorsa, in cui Giovanni dice, ecco, ma come tu vieni da me? Lascia fare, dobbiamo compiere ogni giustizia, ricorderete, il Vangelo di Matteo al capitolo terzo, e subito dopo questo testo che va un po' a riprendere quella epifania, quella manifestazione di Gesù attraverso lo Spirito e la voce del Padre e di nuovo ritorna in un modo un po' diverso nel Vangelo di Giovanni con questa attenzione. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato mi ha detto quello sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito è Lui. E Giovanni che fa? Dice, è Lui. <br />Forse vi sembrerà scontato e semplice quello che vi sto dicendo, però provate a fare un attimo una botta di conti veloce. In tutti i giorni della vostra vita fino ad adesso, da quando avete coscienza, quante volte l'avete detto è Lui? Dice, non mi ricordo bene il numero. Ma una volta l'hai detto? Perché dirlo nella liturgia è facile, lo facciamo anche un po' da pecoroni, avete presente quando non sai neanche quello che stai dicendo, e ripeti. <br />Ogni tanto faccio la prova con qualcuno, interrompo mentre dice, non so, il Credo, il Padre nostro, dico, aspetta un attimo, ecco adesso riprendi da qua. Ah, non sono mica capace. Sì perché c'era il disco, in quel momento non c'era la testa, se c'è la testa sai anche andare avanti. Allora, quello che sta succedendo adesso ha a che fare con qualche cosa di eterno e che noi in ogni celebrazione eucaristica riviviamo ma in un modo forse astratto, distratto. <br />Allora, Giovanni dice, è Lui l'Agnello di Dio, che viene tradotto, che toglie il peccato del mondo. Il verbo sarebbe leggermente diverso, però il togliere in realtà è un prendere su di sé. Vorrei fare un esempio casalingo. <br />“Tu hai detto, tu hai fatto…”, avete presente quei momenti. Chi sta prendendo su di sé? Stai scaricando sulle spalle dell'altro in quel momento. Non faccio riferimenti a persone specifiche, vale per tutti perché penso che accada in ogni casa, ma quando facciamo così, da chi stiamo imparando? Io penso più dall'accusatore che dal Cristo. Il Cristo è colui che prende su di sé, perché l'amore, quello che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, l'amore è quella disponibilità nel rapporto con l'altro anziché a imputare, a farsi carico. <br />E l'Agnello di Dio, il Cristo, è indicato così perché? Certo c'è un riferimento alla Pasqua, adesso tutto ciò che ha un po' il sentore di Israele forse da fastidio, però noi siamo innestati su quel ceppo, quindi facciamoci passare gli attriti momentanei, perché il vero Israele è comunque sempre quello che è nato dal Cristo, che si è compiuto in Lui e che ha una capacità di rileggere anche tutto il precedente per l'evento Gesù Cristo. Tant'è che poi il vero Israele… qual è il vero Israele, il popolo eletto? È tutto quello che in Cristo si compie come evento di salvezza; non soltanto la cerchia degli apostoli e dei discepoli di allora, ma quello che dall'evento Cristo è successo subito dopo e in precedenza. Quindi è tutta storia di salvezza. <br />E ritorno, l'Agnello, quello che toglie il peccato, che faceva forse riferimento all'agnello pasquale, perché in Giovanni lo sapete, c'è anche nel capitolo 19 sulla croce, dice che è successo quello che era stato detto non gli sarà spezzato alcun osso, sta parlando dell'agnello della Pasqua, è Gesù l'agnello della Pasqua, che è stato immolato perché nel popolo nessuno perisse ma tutti si salvassero. Eccoci, siamo qui per questo, perché anche oggi nel Cristo che prende su di sé il peccato del mondo, non dobbiamo dire poverino perché non avremmo capito, ma guardiamo come l'amore con cui si ama in Cristo ha la capacità di prendere su di sé e di togliere quindi, ma di prendere su di sé e di trasformare ciò che prima era motivo di divisione in un nuovo motivo di unità. Ed è particolarmente indicato questo testo perché oggi è anche il primo giorno di preghiera per l'unità dei cristiani, dal 18 al 25 gennaio è così, lo facciamo tutti gli anni, è qualcosa che Gesù ci ha detto di fare, se non credete leggete il capitolo 17 di Giovanni perché dice Ut unum sint affinché siano uno, affinché siano una cosa sola. <br />Guardate come ha trovato attuazione in noi, non soltanto siamo divisi tutti, tra religioni, popoli, siamo divisi anche all'interno del cristianesimo, tra i cattolici, cioè la divisione ce la portiamo dentro, ecco il nostro peccato, ma, e qui c'è la forza di Cristo, ci dice portala da me così che non diventi un'accusa ma diventi un nuovo motivo per rimetterti in gioco insieme a me, amando il tuo prossimo. E forse vivendola così anche questa settimana potrà essere molto istruttiva e un'occasione di docilità al nostro cuore per imparare nuovi modi per dirgli di sì.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69498529</guid><pubDate>Sun, 18 Jan 2026 19:06:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69498529/domenica_18_1_26_2to.mp3" length="8573038" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Non so se avete notato, ma il Vangelo di oggi ci riporta semplicemente un discorso di Giovanni Battista, tutto il Vangelo di oggi. Ma quanto è importante questo Giovanni Battista? Ed è uno che dice, io non sono, anzi non lo conosco neanche, non lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non so se avete notato, ma il Vangelo di oggi ci riporta semplicemente un discorso di Giovanni Battista, tutto il Vangelo di oggi. Ma quanto è importante questo Giovanni Battista? Ed è uno che dice, io non sono, anzi non lo conosco neanche, non lo conoscevo così. Quindi è interessante, incredibile questa presenza di Giovanni Battista sul quale si erano girati proprio gli occhi di tutti pensando che fosse lui per come vestiva, per quello che mangiava, per quello che diceva e se avesse detto sono io tutti gli avrebbero creduto, più o meno tutti. <br />Perché tanto sapete che non c'è mai l’unanimità, neanche nella Chiesa, non so se ve ne siete accorti. Non c'è questa convergenza (pareva fosse ma non è lui!), ma era molto credibile. <br />Eppure guardate la testimonianza di Giovanni. Attenzione perché vorrei un attimo guardare a quello che dice per vedere come sia importante oggi per la nostra vita. L'attenzione di Giovanni è ad una manifestazione. <br />Infatti, vedete, questo testo segue immediatamente la festa del Battesimo di Gesù domenica scorsa, in cui Giovanni dice, ecco, ma come tu vieni da me? Lascia fare, dobbiamo compiere ogni giustizia, ricorderete, il Vangelo di Matteo al capitolo terzo, e subito dopo questo testo che va un po' a riprendere quella epifania, quella manifestazione di Gesù attraverso lo Spirito e la voce del Padre e di nuovo ritorna in un modo un po' diverso nel Vangelo di Giovanni con questa attenzione. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato mi ha detto quello sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito è Lui. E Giovanni che fa? Dice, è Lui. <br />Forse vi sembrerà scontato e semplice quello che vi sto dicendo, però provate a fare un attimo una botta di conti veloce. In tutti i giorni della vostra vita fino ad adesso, da quando avete coscienza, quante volte l'avete detto è Lui? Dice, non mi ricordo bene il numero. Ma una volta l'hai detto? Perché dirlo nella liturgia è facile, lo facciamo anche un po' da pecoroni, avete presente quando non sai neanche quello che stai dicendo, e ripeti. <br />Ogni tanto faccio la prova con qualcuno, interrompo mentre dice, non so, il Credo, il Padre nostro, dico, aspetta un attimo, ecco adesso riprendi da qua. Ah, non sono mica capace. Sì perché c'era il disco, in quel momento non c'era la testa, se c'è la testa sai anche andare avanti. Allora, quello che sta succedendo adesso ha a che fare con qualche cosa di eterno e che noi in ogni celebrazione eucaristica riviviamo ma in un modo forse astratto, distratto. <br />Allora, Giovanni dice, è Lui l'Agnello di Dio, che viene tradotto, che toglie il peccato del mondo. Il verbo sarebbe leggermente diverso, però il togliere in realtà è un prendere su di sé. Vorrei fare un esempio casalingo. <br />“Tu hai detto, tu hai fatto…”, avete presente quei momenti. Chi sta prendendo su di sé? Stai scaricando sulle spalle dell'altro in quel momento. Non faccio riferimenti a persone specifiche, vale per tutti perché penso che accada in ogni casa, ma quando facciamo così, da chi stiamo imparando? Io penso più dall'accusatore che dal Cristo. Il Cristo è colui che prende su di sé, perché l'amore, quello che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, l'amore è quella disponibilità nel rapporto con l'altro anziché a imputare, a farsi carico. <br />E l'Agnello di Dio, il Cristo, è indicato così perché? Certo c'è un riferimento alla Pasqua, adesso tutto ciò che ha un po' il sentore di Israele forse da fastidio, però noi siamo innestati su quel ceppo, quindi facciamoci passare gli attriti momentanei, perché il vero Israele è comunque sempre quello che è nato dal Cristo, che si è compiuto in Lui e che ha una capacità di rileggere anche tutto il precedente per l'evento Gesù Cristo. Tant'è che poi il vero Israele… qual è il vero Israele, il popolo eletto? 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Anche Levi era andato semplicemente al banco delle imposte come gli altri giorni per fare il suo lavoro, ma nessuno aveva pensato che il Signore l'avrebbe chiamato, l'avrebbe unto, l'avrebbe consacrato, né Saul né Levi, che sarebbe diventato il nostro Matteo, un pubblicano che diventa apostolo. La vita cristiana ha un'origine che è propria nella natura umana, perché Cristo ha intenzione di chiamare l'umanità intera, però non tutti sono disponibili a seguirlo, e si capisce dal fatto che c'è qualcuno che giudica gli altri, perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori: perché il vostro maestro, cioè quello che si propone come un maestro, uno che sa e parla e si espone, fa un errore di questo genere. Bene, Dio continua a fare anche oggi un errore di questo genere, perché chiama tanti peccatori a seguirlo. <br />Proviamo a scoprirne la bellezza di questa chiamata, perché è proprio l'essere chiamati che trasforma la nostra miseria in un'opportunità nuova, anche le nostre capacità sono trasformate proprio per il fatto che le mettiamo a servizio suo, e quelle asine che si sono perse, forse assomigliano ai tanti asini che si sono persi nel mondo, ma che il Signore trova il modo per recuperarli e farne apostoli delle genti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69486219</guid><pubDate>Sat, 17 Jan 2026 14:23:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69486219/sabato_17_1_26.mp3" length="2244718" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>I testi di oggi sono un po' una risposta a quelli che pensano che la vita cristiana sia fatta dai bravi e per i bravi, ma in realtà c'è una volontà di Dio su di noi che ci sorprende, perché intanto Saul viene unto re di Israele, lui era andato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I testi di oggi sono un po' una risposta a quelli che pensano che la vita cristiana sia fatta dai bravi e per i bravi, ma in realtà c'è una volontà di Dio su di noi che ci sorprende, perché intanto Saul viene unto re di Israele, lui era andato soltanto in giro a cercare le asine che si erano smarrite. Anche Levi era andato semplicemente al banco delle imposte come gli altri giorni per fare il suo lavoro, ma nessuno aveva pensato che il Signore l'avrebbe chiamato, l'avrebbe unto, l'avrebbe consacrato, né Saul né Levi, che sarebbe diventato il nostro Matteo, un pubblicano che diventa apostolo. La vita cristiana ha un'origine che è propria nella natura umana, perché Cristo ha intenzione di chiamare l'umanità intera, però non tutti sono disponibili a seguirlo, e si capisce dal fatto che c'è qualcuno che giudica gli altri, perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori: perché il vostro maestro, cioè quello che si propone come un maestro, uno che sa e parla e si espone, fa un errore di questo genere. Bene, Dio continua a fare anche oggi un errore di questo genere, perché chiama tanti peccatori a seguirlo. <br />Proviamo a scoprirne la bellezza di questa chiamata, perché è proprio l'essere chiamati che trasforma la nostra miseria in un'opportunità nuova, anche le nostre capacità sono trasformate proprio per il fatto che le mettiamo a servizio suo, e quelle asine che si sono perse, forse assomigliano ai tanti asini che si sono persi nel mondo, ma che il Signore trova il modo per recuperarli e farne apostoli delle genti.]]></itunes:summary><itunes:duration>141</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Signore, insegnami la via che sembra più difficile e che Tu chiami la più semplice. - Venerdì 16-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/signore-insegnami-la-via-che-sembra-piu-difficile-e-che-tu-chiami-la-piu-semplice-venerdi-16-1-26--69472675</link><description><![CDATA[La drammaticità che ci viene espressa nel primo libro di Samuele oggi, vorrei proprio considerarla, un po' perché, io vi dirò, lo vedo attuato oggi, attuato, continua ad essere così. E' facile dirlo di Putin o di Trump, quello è troppo facile, però ogni volta che tu vedi che si perde il riferimento che Dio è la guida, Lui è il Re, Lui è il Signore, ma hai altri desideri. E la richiesta del popolo è <i>dacci un Re che sia nostro giudice</i>. <br />Mamma mia, è drammatico questo, è veramente drammatico, perché è perdere il criterio della giustizia. Che vuol dire che Lui si servirà di tutti per sé. Dio, come criterio di giustizia, cosa fa? Lui dona se stesso per tutti. <br />Allora, vorrei che questa cosa, in un momento di riflessione, quando diventerete vecchi, mica adesso, va considerato perché i nostri criteri di giudizio e di giustizia tante volte vengono traviati da un mondo che ti spinge ad un altro criterio di giustizia. Del quale poi non ti ne rendi conto neanche come, ma sei schiavo. E siccome non voglio iniziare a parlare di tasse, perché sennò qua ce ne sarebbe, vorrei soltanto dire un'altra cosa sul Vangelo, perché c'è un portare davanti a Cristo che dovrebbe interessarci tutti, coinvolgerci tutti. <br />Ci sono molte letture allegoriche di questo testo, i quattro barellieri come se fossero i quattro Vangeli, ci portano alla presenza di Cristo, che ci rialza da ogni paralisi. A partire da questa provocazione, perché anziché dire alzati e cammina, che era più facile, dice che ti sono rimessi i tuoi peccati, perché vuole suggerirci cosa continua a paralizzarci tutti al di là della nostra condizione fisica. E perché ciascuno di noi, dal suo peccato, non venga privato della vera libertà, che è quella di dar seguito nella propria vita alla giustizia di Dio, che è propria di chi sa amare e farsi prossimo. <br />È per questo che io riporto sempre al comandamento dell'amore. Il comandamento dell'amore è quello dove tu puoi fare esperienza di Dio proprio nel perdono. Amando, tu trovi la luce del perdono e quindi puoi fare come fa Lui. <br />Anzi, tu puoi essere l'espressione di come Dio agisce. Allora, le strade per fare questo, vedete, sono in un certo senso inimmaginabili. Addirittura scoperchiare un tetto, fantastico. <br />Cioè, puoi passare da dove non c'era neanche la porta. Sì, in una casa senza tetto. Forse, sono tanti i riferimenti che mi vengono, anche Francesco a un certo punto inizia a buttare giù le tegole di una delle chiesette che aveva ristrutturato, perché ci fosse un altro tipo di libertà. <br />La vera libertà è scoprire che stiamo al coperto soltanto nella carità. È la carità che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. E senza carità non c'è copertura. <br />Siamo tutti scoperti, siamo tutti all'agghiaccio, siamo messi male, detto in un altro modo. Allora chiediamo al Signore questa via che sembrerebbe più difficile e Lui quasi quasi ce la propone come la via più facile. Vorrei suggerirla in questo modo. <br />Proprio perché tu, Signore, fai così, anche se io non sono capace, voglio imparare da te. Anzi, ti metto in gioco, lo faccio perché lo faccia tu. Forse è questa la comunione a cui oggi il Signore ci chiama.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69472675</guid><pubDate>Fri, 16 Jan 2026 20:59:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69472675/venerdi_16_1_26.mp3" length="6185238" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La drammaticità che ci viene espressa nel primo libro di Samuele oggi, vorrei proprio considerarla, un po' perché, io vi dirò, lo vedo attuato oggi, attuato, continua ad essere così. E' facile dirlo di Putin o di Trump, quello è troppo facile, però...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La drammaticità che ci viene espressa nel primo libro di Samuele oggi, vorrei proprio considerarla, un po' perché, io vi dirò, lo vedo attuato oggi, attuato, continua ad essere così. E' facile dirlo di Putin o di Trump, quello è troppo facile, però ogni volta che tu vedi che si perde il riferimento che Dio è la guida, Lui è il Re, Lui è il Signore, ma hai altri desideri. E la richiesta del popolo è <i>dacci un Re che sia nostro giudice</i>. <br />Mamma mia, è drammatico questo, è veramente drammatico, perché è perdere il criterio della giustizia. Che vuol dire che Lui si servirà di tutti per sé. Dio, come criterio di giustizia, cosa fa? Lui dona se stesso per tutti. <br />Allora, vorrei che questa cosa, in un momento di riflessione, quando diventerete vecchi, mica adesso, va considerato perché i nostri criteri di giudizio e di giustizia tante volte vengono traviati da un mondo che ti spinge ad un altro criterio di giustizia. Del quale poi non ti ne rendi conto neanche come, ma sei schiavo. E siccome non voglio iniziare a parlare di tasse, perché sennò qua ce ne sarebbe, vorrei soltanto dire un'altra cosa sul Vangelo, perché c'è un portare davanti a Cristo che dovrebbe interessarci tutti, coinvolgerci tutti. <br />Ci sono molte letture allegoriche di questo testo, i quattro barellieri come se fossero i quattro Vangeli, ci portano alla presenza di Cristo, che ci rialza da ogni paralisi. A partire da questa provocazione, perché anziché dire alzati e cammina, che era più facile, dice che ti sono rimessi i tuoi peccati, perché vuole suggerirci cosa continua a paralizzarci tutti al di là della nostra condizione fisica. E perché ciascuno di noi, dal suo peccato, non venga privato della vera libertà, che è quella di dar seguito nella propria vita alla giustizia di Dio, che è propria di chi sa amare e farsi prossimo. <br />È per questo che io riporto sempre al comandamento dell'amore. Il comandamento dell'amore è quello dove tu puoi fare esperienza di Dio proprio nel perdono. Amando, tu trovi la luce del perdono e quindi puoi fare come fa Lui. <br />Anzi, tu puoi essere l'espressione di come Dio agisce. Allora, le strade per fare questo, vedete, sono in un certo senso inimmaginabili. Addirittura scoperchiare un tetto, fantastico. <br />Cioè, puoi passare da dove non c'era neanche la porta. Sì, in una casa senza tetto. Forse, sono tanti i riferimenti che mi vengono, anche Francesco a un certo punto inizia a buttare giù le tegole di una delle chiesette che aveva ristrutturato, perché ci fosse un altro tipo di libertà. <br />La vera libertà è scoprire che stiamo al coperto soltanto nella carità. È la carità che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. E senza carità non c'è copertura. <br />Siamo tutti scoperti, siamo tutti all'agghiaccio, siamo messi male, detto in un altro modo. Allora chiediamo al Signore questa via che sembrerebbe più difficile e Lui quasi quasi ce la propone come la via più facile. Vorrei suggerirla in questo modo. <br />Proprio perché tu, Signore, fai così, anche se io non sono capace, voglio imparare da te. Anzi, ti metto in gioco, lo faccio perché lo faccia tu. 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Grande urlo e perdono molto di più, fino anche i due figli del sacerdote che muoiono, l'arca viene presa, poi vedremo che l'arca non viene liberata da Israele, ma si libererà da sola. Fa venire una peste bubbonica, allora i filistei la rimandano. Cioè, pensiamo di difendere Dio? O pensiamo di pretendere che lui faccia quello che vogliamo noi? L'atteggiamento del lebbroso invece è di chi prega, non di chi pretende. Di chi supplica a partire da una certezza, se vuoi puoi guarirmi. Cioè che Dio ha il potere, ma se vuoi, non perché te lo dico io, se vuoi, non quando lo dico io, se vuoi. Pensate com'è diversa questa preghiera. <br />Però io faccio il mio atto di fede, ed è un atto di fede pericolosissimo, perché potrebbe dirmi di no. Anche lui è libero o no. Cioè, ricordiamoci che anche Gesù ha pregato nel Getzemani, se vuoi passi da me questo calice. Però ha aggiunto, però non la mia, ma la tua volontà sia fatta. E la volontà del padre quella è stata che l'amore con cui lo stava amando sarebbe stato l'amore con cui il figlio avrebbe amato il mondo. Cioè dando la vita. <br />Ma non lo sta chiedendo a nessuno di noi questo, è quello che fa lui per noi. Perché l'amore non pretende mai. Solo quando iniziamo a sentire che l'amore di Dio non è pretenzioso, ma è un'opportunità perché la nostra vita possa veramente trasformarsi nello stesso dono che fa lui, a quel punto è cambiato qualcosa. <br />L'esito di questa preghiera del lebbroso quale sarà. Che lui guarisce, però la lebbra che lo portava a stare lontano dai centri abitati ricade su Gesù. E' lui che non potrà, non sarà lebbroso, ma non potrà più entrare nei centri, dovrà stare fuori come lebbroso prima. <br />Questo ci dovrebbe interrogare: Come stiamo nel rapporto con Dio? Perché gli ha detto semplicemente questo, di non divulgarlo. E lui l'ha divulgato. <br />Come forse molte delle nostre preghiere. Poi, una volta ottenuto quello che volevamo ottenere, ce lo mettiamo alle spalle. Il nostro cammino, la nostra conversione, la nostra mitezza, piccolezza, umiltà. <br />Dopo che stai bene, antico proverbio, “ricevuta la grazia, gabbato lo santo”. Allora, sarà così? Che tipo di preghiera oggi vogliamo fare? Guardando un po' alla nostra vita, riguardo a quale lebbra, riguardo a quale situazione che mi rende immondo, mi rende lontano. Su che cosa gli chiediamo al Signore di essere misericordioso, tanto da voler lasciarci purificare così profondamente. <br />Credo che sia importante, proprio per non ricadere nella mentalità semplicemente che usa Dio, usa ciò che è divino, usa le cose di Dio, ma le usa e le spreca. Perché a quel punto tu sei, come succede qui nel popolo di Israele, sei come gli altri popoli. Non sei un popolo che adora Dio, ma che usa Dio per sé. <br />E forse di questa lebbra il Signore può aver misericordia se la riconosciamo, la presentiamo e lasciamo che operi in noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69457176</guid><pubDate>Thu, 15 Jan 2026 19:49:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69457176/giovedi_15_1_26.mp3" length="5629352" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Che rapporto abbiamo con Dio? Vorrei un attimo mettere in parallelo due cose che abbiamo ascoltato nelle letture. Il rapporto che il popolo di Israele ha, che è un rapporto che vuole prendere. Non so se avete notato, ma conducono una guerra, perdono,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Che rapporto abbiamo con Dio? Vorrei un attimo mettere in parallelo due cose che abbiamo ascoltato nelle letture. Il rapporto che il popolo di Israele ha, che è un rapporto che vuole prendere. Non so se avete notato, ma conducono una guerra, perdono, allora dicono andiamo a prenderci l'arca, perché così Dio combatte con noi, combatte per noi. Grande urlo e perdono molto di più, fino anche i due figli del sacerdote che muoiono, l'arca viene presa, poi vedremo che l'arca non viene liberata da Israele, ma si libererà da sola. Fa venire una peste bubbonica, allora i filistei la rimandano. Cioè, pensiamo di difendere Dio? O pensiamo di pretendere che lui faccia quello che vogliamo noi? L'atteggiamento del lebbroso invece è di chi prega, non di chi pretende. Di chi supplica a partire da una certezza, se vuoi puoi guarirmi. Cioè che Dio ha il potere, ma se vuoi, non perché te lo dico io, se vuoi, non quando lo dico io, se vuoi. Pensate com'è diversa questa preghiera. <br />Però io faccio il mio atto di fede, ed è un atto di fede pericolosissimo, perché potrebbe dirmi di no. Anche lui è libero o no. Cioè, ricordiamoci che anche Gesù ha pregato nel Getzemani, se vuoi passi da me questo calice. Però ha aggiunto, però non la mia, ma la tua volontà sia fatta. E la volontà del padre quella è stata che l'amore con cui lo stava amando sarebbe stato l'amore con cui il figlio avrebbe amato il mondo. Cioè dando la vita. <br />Ma non lo sta chiedendo a nessuno di noi questo, è quello che fa lui per noi. Perché l'amore non pretende mai. Solo quando iniziamo a sentire che l'amore di Dio non è pretenzioso, ma è un'opportunità perché la nostra vita possa veramente trasformarsi nello stesso dono che fa lui, a quel punto è cambiato qualcosa. <br />L'esito di questa preghiera del lebbroso quale sarà. Che lui guarisce, però la lebbra che lo portava a stare lontano dai centri abitati ricade su Gesù. E' lui che non potrà, non sarà lebbroso, ma non potrà più entrare nei centri, dovrà stare fuori come lebbroso prima. <br />Questo ci dovrebbe interrogare: Come stiamo nel rapporto con Dio? Perché gli ha detto semplicemente questo, di non divulgarlo. E lui l'ha divulgato. <br />Come forse molte delle nostre preghiere. Poi, una volta ottenuto quello che volevamo ottenere, ce lo mettiamo alle spalle. Il nostro cammino, la nostra conversione, la nostra mitezza, piccolezza, umiltà. <br />Dopo che stai bene, antico proverbio, “ricevuta la grazia, gabbato lo santo”. Allora, sarà così? Che tipo di preghiera oggi vogliamo fare? Guardando un po' alla nostra vita, riguardo a quale lebbra, riguardo a quale situazione che mi rende immondo, mi rende lontano. Su che cosa gli chiediamo al Signore di essere misericordioso, tanto da voler lasciarci purificare così profondamente. <br />Credo che sia importante, proprio per non ricadere nella mentalità semplicemente che usa Dio, usa ciò che è divino, usa le cose di Dio, ma le usa e le spreca. Perché a quel punto tu sei, come succede qui nel popolo di Israele, sei come gli altri popoli. 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Oggi vorrei proprio cominciare con questo brano del primo libro di Samuele perché questa vocazione di Samuele credo che sia un po' un modello da riconsiderare innanzitutto perché forse facciamo tanti tipi di servizi ma senza conoscere il Signore e il motivo pare che sia questo, la parola del Signore era rara in quei giorni. Rara che vuol dire questo? Che quella non è la parola che custodisci nel cuore e se non la custodisci come fai a riconoscerla? E come fai a riconoscere che parla a te, alla tua vita? Samuele  veniva chiamato per nome ma pensava che fosse Eli a chiamarlo, non il Signore e vedete che anche per Eli non è stato facile riconoscerlo pur essendo sacerdote, profeta, niente, perché? Perché era rara la parola. Questa come prima attenzione: noi ascoltiamo la parola di Dio, forse recitiamo i salmi della liturgia delle ore ma chi parla in quella parola? E cosa dice quella parola a te, alla tua vita? Perché tu possa dire eccomi, il tuo eccomi lo puoi dire solo tu. La Chiesa continua a cantare anche eccomi col Salmo 39 che era anche in questa liturgia ma cosa vuol dire quell'eccomi? E lo vorrei dire con le parole del Vangelo perché Gesù dice eccomi a tutti quelli che incontra. <br />L'eccomi di Gesù è la sua vocazione ad essere l'uomo che rende umani. Lui è il figlio di Dio che si è fatto uomo perché ogni uomo possa diventare figlio di Dio. Ogni uomo possa dire il suo eccomi, secondo la vocazione, secondo quello che è il suo stato di vita ma uscendo da questa condizione di incomprensibilità perché finché non riusciamo ad accorgerci di quello che Dio ci dice, rimane incomprensibile. <br />La parola di Dio, se è incomprensibile, non avremo rapporto con Lui. Ce ne faremo delle idee nostre se non parto da quello che Lui mi dice. E guardate che anche questo può essere molto manipolato se penso che c'è qualcuno che sta usando la parola di Dio per poter fare guerra ad altri. <br />Il Signore ci aiuti in questo discernimento perché l'eccomi di Gesù agli uomini è quello che rialza, è quello che, avete sentito come tutta la città era lì, l'umanità intera si raccoglie lì su quella porta. Quale porta? Non è semplicemente la porta della Chiesa, è la porta della comunicazione tra Dio e l'uomo. <br />Allora, siccome il sole tramonta, non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma delle speranze, di tante cose che umanamente noi ci attenderemmo, tramontano tante speranze, tramonta la luce nel cuore dell'uomo, abbiamo bisogno di vivere il rapporto con Cristo. Attraverso l'eccomi di Gesù agli uomini noi possiamo dire eccomi a Dio, imparando da Lui. Così non ci sarà l'autocelebrazione. <br /><i>Tutti ti cercano,</i> bene, andiamo altrove. Ma come? Sono qui per te? Lui è qui non per essere celebrato, è qui per essere un fratello per tutti. E questo forse potrà aiutare anche la nostra vocazione, il nostro eccomi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69443936</guid><pubDate>Wed, 14 Jan 2026 19:02:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69443936/mercoledi_14_1_26.mp3" length="4769192" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La forza della parola, chi la conosce, chi la può misurare? Oggi vorrei proprio cominciare con questo brano del primo libro di Samuele perché questa vocazione di Samuele credo che sia un po' un modello da riconsiderare innanzitutto perché forse...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La forza della parola, chi la conosce, chi la può misurare? Oggi vorrei proprio cominciare con questo brano del primo libro di Samuele perché questa vocazione di Samuele credo che sia un po' un modello da riconsiderare innanzitutto perché forse facciamo tanti tipi di servizi ma senza conoscere il Signore e il motivo pare che sia questo, la parola del Signore era rara in quei giorni. Rara che vuol dire questo? Che quella non è la parola che custodisci nel cuore e se non la custodisci come fai a riconoscerla? E come fai a riconoscere che parla a te, alla tua vita? Samuele  veniva chiamato per nome ma pensava che fosse Eli a chiamarlo, non il Signore e vedete che anche per Eli non è stato facile riconoscerlo pur essendo sacerdote, profeta, niente, perché? Perché era rara la parola. Questa come prima attenzione: noi ascoltiamo la parola di Dio, forse recitiamo i salmi della liturgia delle ore ma chi parla in quella parola? E cosa dice quella parola a te, alla tua vita? Perché tu possa dire eccomi, il tuo eccomi lo puoi dire solo tu. La Chiesa continua a cantare anche eccomi col Salmo 39 che era anche in questa liturgia ma cosa vuol dire quell'eccomi? E lo vorrei dire con le parole del Vangelo perché Gesù dice eccomi a tutti quelli che incontra. <br />L'eccomi di Gesù è la sua vocazione ad essere l'uomo che rende umani. Lui è il figlio di Dio che si è fatto uomo perché ogni uomo possa diventare figlio di Dio. Ogni uomo possa dire il suo eccomi, secondo la vocazione, secondo quello che è il suo stato di vita ma uscendo da questa condizione di incomprensibilità perché finché non riusciamo ad accorgerci di quello che Dio ci dice, rimane incomprensibile. <br />La parola di Dio, se è incomprensibile, non avremo rapporto con Lui. Ce ne faremo delle idee nostre se non parto da quello che Lui mi dice. E guardate che anche questo può essere molto manipolato se penso che c'è qualcuno che sta usando la parola di Dio per poter fare guerra ad altri. <br />Il Signore ci aiuti in questo discernimento perché l'eccomi di Gesù agli uomini è quello che rialza, è quello che, avete sentito come tutta la città era lì, l'umanità intera si raccoglie lì su quella porta. Quale porta? Non è semplicemente la porta della Chiesa, è la porta della comunicazione tra Dio e l'uomo. <br />Allora, siccome il sole tramonta, non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma delle speranze, di tante cose che umanamente noi ci attenderemmo, tramontano tante speranze, tramonta la luce nel cuore dell'uomo, abbiamo bisogno di vivere il rapporto con Cristo. Attraverso l'eccomi di Gesù agli uomini noi possiamo dire eccomi a Dio, imparando da Lui. Così non ci sarà l'autocelebrazione. <br /><i>Tutti ti cercano,</i> bene, andiamo altrove. Ma come? Sono qui per te? Lui è qui non per essere celebrato, è qui per essere un fratello per tutti. 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Perché se dovessimo pensare soltanto al Vangelo come a un reperto storico: ma che stiamo facendo! invece proprio il Vangelo di quei luoghi ci fa dire oggi come si sta compiendo questo Vangelo nella nostra vita. Perché anche noi che siamo qui per il culto in chiesa possiamo portarci dentro dei demoni e dobbiamo chiedere proprio al Signore che ci liberi da questi demoni. <br />Cioè non basta fare delle pie pratiche, questi uomini come l'indemoniato sono nella sinagoga, nel luogo in cui si andava a pregare, a meditare la parola di Dio, ed è lì che Gesù lo incontra e c'è questo esorcismo. Mi verrebbe dire che se anche un po' straziati dopo ne usciamo nuovi e liberi vale la pena. Ma, e ritorno sulla domanda, da quali demoni dovremmo essere esorcizzati? ognuno avrà i suoi, ma a volte sono quei demoni che sono propri dell'egoismo, che a volte si presenta come presunzione,<i> io so</i> e quindi ti giudico, io so e quindi mi permetto di fare, di dire, di disfare, senza rendermi conto che non c'entra niente con lo spirito del Cristo; o quell'orgoglio o quella vanità che in tanti modi si presentano alla nostra vita e la dilaniano, la feriscono. <br />Per cui sarebbe interessante per cosa pregare oggi, per chi pregare oggi e come pregare oggi qui, mentre ascoltiamo la Parola, mentre stiamo compiendo un atto di fede nella presenza di Cristo Salvatore, e da quali spiriti vogliamo essere abitati, da quali vogliamo essere liberati, perché qui c'è anche una bella presunzione che vorrei sottolineare per voi. Io so chi tu sei, il Santo di Dio, ma Gesù non vuole essere presentato da questo demonio agli altri, eppure è vero che lui è il Santo di Dio, ma non è una minaccia, è proprio la fonte della vita nuova. Per questo lasciarci guidare, salvare, operare dallo Spirito Santo, che è dono di Cristo, può ridarci anche un volto nuovo in quello che stiamo vivendo, nelle nostre relazioni. <br />Un po' come Anna che riceve questo dono durante la preghiera nel Tempio, quando è lì pensa che sia ubriaca, ma lei invece è solo ubriaca di dolore nel cuore e sta pregando e sta piangendo, perché sente forte questa fatica di non avere dei figli, ma non come un suo possesso, come vedete la prospettiva dell'essere madre non è per sé, dice ma questo figlio se ci sarà sarà per te, per te Signore, e poi così farà al compimento dei tre anni. Proprio perché non c'è uno spirito né di possesso, né di orgoglio, né di presunzione, ma uno spirito che rimette a Dio la vita. Forse anche oggi ciascuno di noi potrà trovare nella sua vita di che cosa poter chiedere al Signore grazia come vera via di libertà e anche di disponibilità nel mettersi a servizio perché la presenza del Signore possa veramente diffondersi come una liberazione per ciascuno di noi, ma anche per quelli che incontreremo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69426066</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 20:39:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69426066/martedi_13_1_26.mp3" length="5658191" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mentre rileggevo questo testo stavo proprio pensando a Cafarnao e i ritrovamenti che ci sono importanti, la sinagoga, la casa di Pietro, sono tanti ritrovamenti, reperti, ma la cosa più interessante di questo non sono le pietre, nel senso quella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mentre rileggevo questo testo stavo proprio pensando a Cafarnao e i ritrovamenti che ci sono importanti, la sinagoga, la casa di Pietro, sono tanti ritrovamenti, reperti, ma la cosa più interessante di questo non sono le pietre, nel senso quella materialità che ormai sono reperti storici, archeologici, ma che questo Vangelo ha a che fare con storie di vita concreta. Perché se dovessimo pensare soltanto al Vangelo come a un reperto storico: ma che stiamo facendo! invece proprio il Vangelo di quei luoghi ci fa dire oggi come si sta compiendo questo Vangelo nella nostra vita. Perché anche noi che siamo qui per il culto in chiesa possiamo portarci dentro dei demoni e dobbiamo chiedere proprio al Signore che ci liberi da questi demoni. <br />Cioè non basta fare delle pie pratiche, questi uomini come l'indemoniato sono nella sinagoga, nel luogo in cui si andava a pregare, a meditare la parola di Dio, ed è lì che Gesù lo incontra e c'è questo esorcismo. Mi verrebbe dire che se anche un po' straziati dopo ne usciamo nuovi e liberi vale la pena. Ma, e ritorno sulla domanda, da quali demoni dovremmo essere esorcizzati? ognuno avrà i suoi, ma a volte sono quei demoni che sono propri dell'egoismo, che a volte si presenta come presunzione,<i> io so</i> e quindi ti giudico, io so e quindi mi permetto di fare, di dire, di disfare, senza rendermi conto che non c'entra niente con lo spirito del Cristo; o quell'orgoglio o quella vanità che in tanti modi si presentano alla nostra vita e la dilaniano, la feriscono. <br />Per cui sarebbe interessante per cosa pregare oggi, per chi pregare oggi e come pregare oggi qui, mentre ascoltiamo la Parola, mentre stiamo compiendo un atto di fede nella presenza di Cristo Salvatore, e da quali spiriti vogliamo essere abitati, da quali vogliamo essere liberati, perché qui c'è anche una bella presunzione che vorrei sottolineare per voi. Io so chi tu sei, il Santo di Dio, ma Gesù non vuole essere presentato da questo demonio agli altri, eppure è vero che lui è il Santo di Dio, ma non è una minaccia, è proprio la fonte della vita nuova. Per questo lasciarci guidare, salvare, operare dallo Spirito Santo, che è dono di Cristo, può ridarci anche un volto nuovo in quello che stiamo vivendo, nelle nostre relazioni. <br />Un po' come Anna che riceve questo dono durante la preghiera nel Tempio, quando è lì pensa che sia ubriaca, ma lei invece è solo ubriaca di dolore nel cuore e sta pregando e sta piangendo, perché sente forte questa fatica di non avere dei figli, ma non come un suo possesso, come vedete la prospettiva dell'essere madre non è per sé, dice ma questo figlio se ci sarà sarà per te, per te Signore, e poi così farà al compimento dei tre anni. Proprio perché non c'è uno spirito né di possesso, né di orgoglio, né di presunzione, ma uno spirito che rimette a Dio la vita. Forse anche oggi ciascuno di noi potrà trovare nella sua vita di che cosa poter chiedere al Signore grazia come vera via di libertà e anche di disponibilità nel mettersi a servizio perché la presenza del Signore possa veramente diffondersi come una liberazione per ciascuno di noi, ma anche per quelli che incontreremo.]]></itunes:summary><itunes:duration>354</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Seguire Gesù non è una questione di tempo libero, è fiducia: in chi sto investendo davvero le mie energie, oggi? - Lunedì 12-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/seguire-gesu-non-e-una-questione-di-tempo-libero-e-fiducia-in-chi-sto-investendo-davvero-le-mie-energie-oggi-lunedi-12-1-26--69408368</link><description><![CDATA[Siamo all'inizio di questo tempo ordinario e iniziamo il Vangelo di Marco in questi versetti che ci portano subito alla prima chiamata dei discepoli Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Non è gente che non sappia cosa fare. Mi spiego subito perché dico questo. <br />Perché tutti abbiamo già tanti impegni e una vita bella piena e molti motivi per dire devo fare questo, devo fare quest'altro. Anche loro avevano da fare, da lavorare, relazioni, avevano tutto. E questo non mette in discussione il fatto di poter seguire Gesù. <br />E loro lo fanno in un modo secondo quello che capiscono e scelgono liberamente, cioè lasciano tutto e lo seguono, così dice il Vangelo. A me sembra fondamentale perlomeno chiedersi, ma anche se io non sono chiamato a lasciare tutto per seguirlo -tanto tutto lo lascerai lo stesso, non so se te l'hanno detto- che cosa mi impedisce adesso di seguirlo? Che cosa ti impedisce a dire voglio seguire il Signore? Sento che mi sta chiamando a vivere una relazione con lui decisamente. Perché dice anche dove sto mettendo la mia fiducia, in che cosa o in chi sto mettendo la mia fiducia, le mie energie. <br />Perché oggi posso seguire il Signore, oggi concretamente. Io inizierei da un piano spirituale, come sto seguendo il Signore con i miei pensieri, con i miei giudizi, con le mie volontà, con i miei desideri, come lo sto seguendo. Poi di conseguenza, come lo sto seguendo con le scelte quotidiane, nelle cose che faccio, nelle relazioni che vivo, nel mio lavoro, nel mio essere pensionato, nel mio essere studente, come lo sto seguendo? Perché se non faccio questa domanda nella concretezza della mia vita, lo rimando semplicemente ad un'idea. <br />Sì, sì, credo che ci sia, ma io ho le mie cose da fare. Così non sarebbero mai partiti questi discepoli. Allora, se il Signore è veramente venuto nel mondo, se il Signore è veramente in mezzo a noi, oggi, forse c'è una conversione a cui ciascuno di noi può concretamente arrivare. Chiediamo al Signore di riconoscere cosa mi impedisce a seguirlo. Forse c'è qualcosa che va lasciato per poterlo seguire concretamente e forse lì troveremo una conoscenza e una forza diversa nel aderire al Signore oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69408368</guid><pubDate>Mon, 12 Jan 2026 20:00:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69408368/lunedi_12_1_26.mp3" length="3840905" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo all'inizio di questo tempo ordinario e iniziamo il Vangelo di Marco in questi versetti che ci portano subito alla prima chiamata dei discepoli Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Non è gente che non sappia cosa fare. 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Che cosa ti impedisce a dire voglio seguire il Signore? Sento che mi sta chiamando a vivere una relazione con lui decisamente. Perché dice anche dove sto mettendo la mia fiducia, in che cosa o in chi sto mettendo la mia fiducia, le mie energie. <br />Perché oggi posso seguire il Signore, oggi concretamente. Io inizierei da un piano spirituale, come sto seguendo il Signore con i miei pensieri, con i miei giudizi, con le mie volontà, con i miei desideri, come lo sto seguendo. Poi di conseguenza, come lo sto seguendo con le scelte quotidiane, nelle cose che faccio, nelle relazioni che vivo, nel mio lavoro, nel mio essere pensionato, nel mio essere studente, come lo sto seguendo? Perché se non faccio questa domanda nella concretezza della mia vita, lo rimando semplicemente ad un'idea. <br />Sì, sì, credo che ci sia, ma io ho le mie cose da fare. Così non sarebbero mai partiti questi discepoli. Allora, se il Signore è veramente venuto nel mondo, se il Signore è veramente in mezzo a noi, oggi, forse c'è una conversione a cui ciascuno di noi può concretamente arrivare. Chiediamo al Signore di riconoscere cosa mi impedisce a seguirlo. Forse c'è qualcosa che va lasciato per poterlo seguire concretamente e forse lì troveremo una conoscenza e una forza diversa nel aderire al Signore oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>241</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La salvezza non passa solo da canali prestabiliti. Passa da cuori aperti. - Battesimo di Gesù 11-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-salvezza-non-passa-solo-da-canali-prestabiliti-passa-da-cuori-aperti-battesimo-di-gesu-11-1-26--69393491</link><description><![CDATA[La domanda che fa Giovanni Battista potrebbe aiutarci oggi. Avete ascoltato nel Vangelo? Gesù va, si mette in fila con i peccatori per essere battezzato da Giovanni nel Giordano. La settimana scorsa ero lì, proprio sul Giordano, e vi assicuro che quell'acqua lì, più che lavare, è sporca. C’è fango, perché aveva piovuto, ma comunque non è mai bellissima quell'acqua. Ma perché Gesù si deve immergere in quell'acqua? Se è un lavacro per i peccatori, perché Gesù si deve immergere nel Giordano? Il pensiero e la domanda di Giovanni Battista è lecito, vero? Ma assomiglia a quelle preghiere che facciamo anche noi tante volte. Quelle per cui diciamo, poverino, il Signore sulla croce. Più o meno così, cioè risulta una non comprensione del progetto di Dio. <br />Allora ho solo l'imbarazzo della scelta delle cose che non ho capito. E tante volte anche noi preghiamo dicendo al Signore delle cose che per fortuna non ci ascolta. Ma va avanti con una volontà di salvezza per tutti. <br />Qui al Giordano, lì sulla croce. Fa un po' paura, ma a questo punto lo dico: qual è la volontà di Dio? Che volontà ha Dio verso di noi? E se tratta così suo figlio, sono proprio sicuro di voler essere suo figlio? Dice, se prima ero un po’ confuso, adesso lo sono in un modo totale. <br />Vero? Allora, vorrei un attimo ricapitolare perché la liturgia di oggi ha veramente una grande ricchezza. Ci fa vedere come il battesimo si colloca proprio nelle epifanie di Gesù. <br />Nelle sue manifestazioni con cui ci fa conoscere non soltanto chi è lui, ma anche chi siamo noi. Per questo la festa del battesimo di Gesù è collocata qui nel tempo di Natale. È l'ultima delle feste di Natale. <br />Dice, ma come la settimana scorsa era ancora un bambino piccolo, adesso è già diventato un uomo di trent'anni. Che c'entra con il Natale? Appunto, un'altra epifania. Perché da qui questa discesa dello Spirito su di lui e questa voce del Padre sono il vero inizio della sua missione come evangelizzatore, come portatore del Vangelo sulla Terra. <br />Il seguito poi lo vedremo all'inizio della quaresima perché lo Spirito da lì lo caccia nel deserto per quaranta giorni, tentato da Satana. Quindi è proprio l'inizio della sua missione di apostolo del Padre, inviato dal Padre. E la manifestazione è qualcosa di cui abbiamo, spero, bisogno non soltanto di guardare, ma anche di interpretare per la nostra vita. <br />Perché lì discende lo Spirito quando lui semplicemente vuole compiere ogni giustizia, dice a Giovanni, lascia fare finché si compia ogni giustizia. Cioè quello che sta a cuore a Gesù e spero anche a noi è che la volontà di salvezza del Padre, la volontà d'amore che il Padre ha per l'umanità si possa compiere. <br />Mi fa pensare certe volte a certe scene di famiglia dove qualche figlio, qualche nipote piccolino va a mettere mano in delle situazioni un po' delicate per cui ci viene subito voglia di dire fermo, fermo, lascia lì, fermo. Avete presente quei momenti? Sembra che Gesù stia dicendo così a Giovanni Battista e a noi. Nel progetto di Dio c'è una sapienza dove lui si sta immergendo perché ciascuno di noi, come abbiamo detto nella preghiera iniziale, siamo diventati figli per adozione nel battesimo, ciascuno di noi si possa immergere. <br />Gesù si immerge non soltanto in quell'acqua, si immerge nell'umanità, si immerge lì dove l'acqua è l'unica acqua che non viene benedetta per fare i battesimi, quella del Giordano, lo sapevate? Proprio perché Gesù si è immerso ed è benedetta per sempre. E che cosa è successo quando Gesù si è immerso in quell'acqua? Più che essere stato lavato lui, lì si è preso carico di tutti noi. Come se ci dicesse, bene, da lì ti ho adottato, sei mio fratello, lo sarai per sempre. <br />Qualunque cosa ti succederà nella vita, io sono venuto per questo, per prendere su di me i tuoi peccati, i peccati del mondo. Lo diremo fra poco, ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie, ma come li toglie? Li toglie perché prende su di sé i peccati del mondo. Cioè dice, l'amore con cui il Padre ci ama è più grande di qualunque peccato. <br />Credi tu questo? Il nostro battesimo è spesso ridotto emotivamente a un momento celebrativo, ma il nostro battesimo è l'immissione nella vita di Dio. E che Dio inizia nella tua storia, dentro di te, nel tuo cuore, una storia nuova. Tanto che ogni volta che rinnovi il tuo sì a Lui, Lui da te scaccia i peccati. <br />Lo facciamo sempre, ma forse lo facciamo in modo inconsapevole. Oggi l'abbiamo fatto con l'aspersione ricordando il battesimo all'inizio della messa, ma di solito cosa facciamo in quel momento? L'atto penitenziale, diciamo il Confesso, cioè chiediamo perdono dei peccati,. Concretamente io riconosco il mio peccato perché so che tu mi perdoni. L'amore con cui tu mi ami mi rende figlio amato, libero dal peccato, se no saremmo dei masochisti. <br />Allora, da qui si inizia a capire meglio il progetto di Dio. Lui ha una volontà di salvezza per tutti e la porterà a compimento proprio sulla croce. E noi, spesso, un po' come Giovanni, vorremmo dire, Signore facciamo in altro modo. Non così. Beh, forse la nostra preghiera a volte appunto non è in fila con quello che il Signore dice e fa. <br />Allora Gesù dice, conviene che compiamo ogni giustizia. Lo dice a Giovanni. Lasciamocelo dire anche nella nostra quotidianità, nella nostra preghiera, recuperando la gioia di essere figli amati. <br />Lasciamoci dire come fare per seguirlo. Per questo anche Pietro, se andaste a rileggere quei capitoli dieci, undici degli Atti degli Apostoli, vi fareste un'idea di Pietro, quel Pietro coraggioso, quello che dopo il discorso di Pentecoste è pronto a tutto, però ancora aveva tante reticenze. E qui si rende conto di come lo Spirito, non è che si muove come dice lui, lo Spirito lo anticipa sempre, tanto è che va a casa di Cornelio e appena Pietro giunge e parla, lo Spirito scende su questa gente. <br />E Pietro dice, beh, se hanno ricevuto lo Spirito come noi, chi sono io per impedire che vengano battezzati anche nell'acqua? Questo sarebbe un motivo forse di riflessione, lo dico non soltanto a quelli dell'azione cattolica che hanno voglia di approfondire, lo dico a tutti questo. La salvezza non procede semplicemente secondo dei canali prestabiliti, la salvezza è l'apertura del cuore al progetto di Dio, in un amore che ci precede sempre. Quindi lasciamoci stupire, lasciamoci scuotere in certe situazioni, a volte è faticoso, a volte ti imbarazza e le attestazioni sono numerose nelle Scritture di come lo Spirito imbarazzi i nostri progetti, i nostri programmi. <br />Ma poi conduce a pienezza, ed è quello che chiediamo anche oggi. Accoglici come figli amati, non soltanto facci sentire perdonati nei nostri peccati, ma anche testimoni di un amore che sempre ci precede. Ed è per tutti gli uomini, senza esclusione alcuna, senza preferenze, perché tutti siamo fatti a sua immagine, preziosi ai suoi occhi, figli amati. <br />Ed è questo che dice la voce del Padre, indicando il figlio che esce dalle acque, questo è il mio figlio amato, amato, e ciascuno di noi in lui è figlio amato. Recuperiamo e gioiamo di questa infinita benevolenza del Padre, e testimoniamo perché tanti non lo sanno, forse stanno aspettando proprio noi per poterlo scoprire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69393491</guid><pubDate>Sun, 11 Jan 2026 19:46:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69393491/battesimo_di_gesu_11_1_26.mp3" length="10673283" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La domanda che fa Giovanni Battista potrebbe aiutarci oggi. Avete ascoltato nel Vangelo? Gesù va, si mette in fila con i peccatori per essere battezzato da Giovanni nel Giordano. La settimana scorsa ero lì, proprio sul Giordano, e vi assicuro che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La domanda che fa Giovanni Battista potrebbe aiutarci oggi. Avete ascoltato nel Vangelo? Gesù va, si mette in fila con i peccatori per essere battezzato da Giovanni nel Giordano. La settimana scorsa ero lì, proprio sul Giordano, e vi assicuro che quell'acqua lì, più che lavare, è sporca. C’è fango, perché aveva piovuto, ma comunque non è mai bellissima quell'acqua. Ma perché Gesù si deve immergere in quell'acqua? Se è un lavacro per i peccatori, perché Gesù si deve immergere nel Giordano? Il pensiero e la domanda di Giovanni Battista è lecito, vero? Ma assomiglia a quelle preghiere che facciamo anche noi tante volte. Quelle per cui diciamo, poverino, il Signore sulla croce. Più o meno così, cioè risulta una non comprensione del progetto di Dio. <br />Allora ho solo l'imbarazzo della scelta delle cose che non ho capito. E tante volte anche noi preghiamo dicendo al Signore delle cose che per fortuna non ci ascolta. Ma va avanti con una volontà di salvezza per tutti. <br />Qui al Giordano, lì sulla croce. Fa un po' paura, ma a questo punto lo dico: qual è la volontà di Dio? Che volontà ha Dio verso di noi? E se tratta così suo figlio, sono proprio sicuro di voler essere suo figlio? Dice, se prima ero un po’ confuso, adesso lo sono in un modo totale. <br />Vero? Allora, vorrei un attimo ricapitolare perché la liturgia di oggi ha veramente una grande ricchezza. Ci fa vedere come il battesimo si colloca proprio nelle epifanie di Gesù. <br />Nelle sue manifestazioni con cui ci fa conoscere non soltanto chi è lui, ma anche chi siamo noi. Per questo la festa del battesimo di Gesù è collocata qui nel tempo di Natale. È l'ultima delle feste di Natale. <br />Dice, ma come la settimana scorsa era ancora un bambino piccolo, adesso è già diventato un uomo di trent'anni. Che c'entra con il Natale? Appunto, un'altra epifania. Perché da qui questa discesa dello Spirito su di lui e questa voce del Padre sono il vero inizio della sua missione come evangelizzatore, come portatore del Vangelo sulla Terra. <br />Il seguito poi lo vedremo all'inizio della quaresima perché lo Spirito da lì lo caccia nel deserto per quaranta giorni, tentato da Satana. Quindi è proprio l'inizio della sua missione di apostolo del Padre, inviato dal Padre. E la manifestazione è qualcosa di cui abbiamo, spero, bisogno non soltanto di guardare, ma anche di interpretare per la nostra vita. <br />Perché lì discende lo Spirito quando lui semplicemente vuole compiere ogni giustizia, dice a Giovanni, lascia fare finché si compia ogni giustizia. Cioè quello che sta a cuore a Gesù e spero anche a noi è che la volontà di salvezza del Padre, la volontà d'amore che il Padre ha per l'umanità si possa compiere. <br />Mi fa pensare certe volte a certe scene di famiglia dove qualche figlio, qualche nipote piccolino va a mettere mano in delle situazioni un po' delicate per cui ci viene subito voglia di dire fermo, fermo, lascia lì, fermo. Avete presente quei momenti? Sembra che Gesù stia dicendo così a Giovanni Battista e a noi. Nel progetto di Dio c'è una sapienza dove lui si sta immergendo perché ciascuno di noi, come abbiamo detto nella preghiera iniziale, siamo diventati figli per adozione nel battesimo, ciascuno di noi si possa immergere. <br />Gesù si immerge non soltanto in quell'acqua, si immerge nell'umanità, si immerge lì dove l'acqua è l'unica acqua che non viene benedetta per fare i battesimi, quella del Giordano, lo sapevate? Proprio perché Gesù si è immerso ed è benedetta per sempre. E che cosa è successo quando Gesù si è immerso in quell'acqua? Più che essere stato lavato lui, lì si è preso carico di tutti noi. Come se ci dicesse, bene, da lì ti ho adottato, sei mio fratello, lo sarai per sempre. <br />Qualunque cosa ti succederà nella vita, io sono venuto per questo, per prendere su di me i tuoi peccati, i peccati del mondo. Lo diremo fra poco, ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie, ma come li toglie? Li toglie perché prende su di sé i peccati del mondo. Cioè dice,...]]></itunes:summary><itunes:duration>668</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23a2324632dc803d824e6541e639cdbd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede non toglie il mare. Ti insegna a non affondare. Venerdì 9-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-toglie-il-mare-ti-insegna-a-non-affondare-venerdi-9-1-26--69375028</link><description><![CDATA[In questi giorni dell'Epifania stiamo leggendo dei testi molto, molto belli. Nella prima lettura, stiamo leggendo in modo continuato la Prima lettera di Giovanni. questo capitolo quarto vuole farci sperimentare che cosa intenda, perché l'amore possa portare a perfezione dentro di noi quello che non è soltanto un pensiero, il sapere che Dio c'è, credere come pensiero, ma l'esperienza dell'essere amati che ti porta ad amare. E dice che questo ci rende perfetti nell'amore, ha delle espressioni torna più volte, perfetto, perfezione, dove l'amore quando raggiunge la sua perfezione dice che non c'è più paura del giudizio. <br />Noi paura del giudizio ce l'abbiamo, ma più che del giudizio di Dio, forse del giudizio degli altri. Poi, andando fino in fondo, forse intendiamo la paura del giudizio come il sentirci un po' dei condannati, cioè sentire che c'è un peso nella nostra vita che è l'incapacità di riuscire a salvarci da soli. Ma, e qui l'amore ci aiuta veramente a fare il salto di qualità, dice che quando hai questo amore in te, questo amore scaccia il timore, cioè non c'è più la paura di perderti, di sentire che la tua vita si dissolva, non abbia senso, non abbia futuro. <br />L'amore perfetto lo scaccia il timore, e questa è una percezione comprensibile. Quando senti che qualcosa ti riempie pienamente, perfettamente, non c'è più il timore perché ne senti una totalità, che invece nel Vangelo vediamo mancare ai discepoli. E' una situazione un po' particolare perché Gesù, dopo aver moltiplicato i panni per tanta gente, 5.000 persone, rimane da solo mentre manda (a Betsaida) i discepoli, e vorrei dirla un po' al modo nostro, cioè se siamo in comunione con il Signore, crediamo in Lui, sappiamo che è presente nella nostra vita: come mai ci capitano cose di questo genere? Sentiamo un certo momento il buio totale e che tutto ti vada contro, come questo mare che a un certo punto va in tempesta. <br />Noi pensiamo che il Signore, in quanto sappiamo di essere amati da Lui e preziosi per Lui, ci preservi da ogni cosa, quindi non ci dovrebbero essere turbamenti, non ci dovrebbero essere contrarietà, e invece ci sono, e questo crea turbamento. Allora il Signore viene scambiato per un fantasma, come avete sentito, che vuol dire la paura di non capire e non comprendere, perché la parte finale del Vangelo specifica, sì, perché avevano il cuore indurito<i>,</i> <i>non avevano ancora compreso il fatto dei pani.</i> E lo dico perché forse anche per noi ha senso riflettere su questo, perché il Signore continua ad essere pane di vita per noi. <br />Ma vorrei aggiungere non soltanto nell'Eucaristia. L'Eucaristia è la cosa più grande che abbiamo, ma l'Eucaristia non si conclude nel momento della celebrazione. E la vita eucaristica è quell'alimento che noi abbiamo continuamente proprio sostenuto da questa parola che continua a guidare la nostra vita, e a non farci sentire fuori luogo o addirittura in contraddizione. <br />Finché questo non accade il nostro cuore è indurito, cioè rimane incredulo. Per questo anche oggi possiamo chiedere al Signore lui che continua a meravigliarci, a stupirci di essere il creatore e il salvatore di tutto e di tutti, ma permette ancora che ci siano contraddizioni così profonde come la guerra nella nostra vita, nella nostra storia, la malattia, la fragilità. Tutte quelle cose che noi vorremmo vederle già vinte. <br />È per questo che gli chiediamo di aiutarci ad avere quella fede che lui è il pane di vita che continua a sostenere i nostri passi. Sta camminando con noi e con noi attraversa le tempeste di questa vita. Fino a quando? Fino a quando l'amore perfetto scaccerà dal nostro cuore l'incertezza, scaccerà la paura di perderci e di perdere le persone care e invece sarà abitata da questa certezza. <br />Io sono con te, io sono con voi, io sono il vostro Signore, cioè cammino con voi nella vita e allora capiremo che l'epifania, la manifestazione del Signore continua ad esserci man mano che questo amore riempie la tua vita e ti spinge a fare proprio come fa lui, ad essere quel pane di vita e di comunione di cui il mondo ha sempre tanta fame.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69375028</guid><pubDate>Fri, 09 Jan 2026 19:49:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69375028/venerdi_9_1_26.mp3" length="6515843" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>In questi giorni dell'Epifania stiamo leggendo dei testi molto, molto belli. 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Poi, andando fino in fondo, forse intendiamo la paura del giudizio come il sentirci un po' dei condannati, cioè sentire che c'è un peso nella nostra vita che è l'incapacità di riuscire a salvarci da soli. Ma, e qui l'amore ci aiuta veramente a fare il salto di qualità, dice che quando hai questo amore in te, questo amore scaccia il timore, cioè non c'è più la paura di perderti, di sentire che la tua vita si dissolva, non abbia senso, non abbia futuro. <br />L'amore perfetto lo scaccia il timore, e questa è una percezione comprensibile. Quando senti che qualcosa ti riempie pienamente, perfettamente, non c'è più il timore perché ne senti una totalità, che invece nel Vangelo vediamo mancare ai discepoli. E' una situazione un po' particolare perché Gesù, dopo aver moltiplicato i panni per tanta gente, 5.000 persone, rimane da solo mentre manda (a Betsaida) i discepoli, e vorrei dirla un po' al modo nostro, cioè se siamo in comunione con il Signore, crediamo in Lui, sappiamo che è presente nella nostra vita: come mai ci capitano cose di questo genere? Sentiamo un certo momento il buio totale e che tutto ti vada contro, come questo mare che a un certo punto va in tempesta. <br />Noi pensiamo che il Signore, in quanto sappiamo di essere amati da Lui e preziosi per Lui, ci preservi da ogni cosa, quindi non ci dovrebbero essere turbamenti, non ci dovrebbero essere contrarietà, e invece ci sono, e questo crea turbamento. Allora il Signore viene scambiato per un fantasma, come avete sentito, che vuol dire la paura di non capire e non comprendere, perché la parte finale del Vangelo specifica, sì, perché avevano il cuore indurito<i>,</i> <i>non avevano ancora compreso il fatto dei pani.</i> E lo dico perché forse anche per noi ha senso riflettere su questo, perché il Signore continua ad essere pane di vita per noi. <br />Ma vorrei aggiungere non soltanto nell'Eucaristia. L'Eucaristia è la cosa più grande che abbiamo, ma l'Eucaristia non si conclude nel momento della celebrazione. E la vita eucaristica è quell'alimento che noi abbiamo continuamente proprio sostenuto da questa parola che continua a guidare la nostra vita, e a non farci sentire fuori luogo o addirittura in contraddizione. <br />Finché questo non accade il nostro cuore è indurito, cioè rimane incredulo. Per questo anche oggi possiamo chiedere al Signore lui che continua a meravigliarci, a stupirci di essere il creatore e il salvatore di tutto e di tutti, ma permette ancora che ci siano contraddizioni così profonde come la guerra nella nostra vita, nella nostra storia, la malattia, la fragilità. Tutte quelle cose che noi vorremmo vederle già vinte. <br />È per questo che gli chiediamo di aiutarci ad avere quella fede che lui è il pane di vita che continua a sostenere i nostri passi. Sta camminando con noi e con noi attraversa le tempeste di questa vita. Fino a quando? 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Giovedì 8-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-doniamo-a-lui-avanza-sempre-qualcosa-quando-tratteniamo-non-basta-mai-giovedi-8-1-26--69358488</link><description><![CDATA[C'è tanta fame, tanto bisogno, e io che cosa posso fare? Leggendo il Vangelo bisogna un po' dire la verità, riconoscersi d'accordo con i discepoli che invitano Gesù ad essere prudente, e dire congedali, fai che vadano e secondo il detto umano: ognuno per sé, Dio per tutti. Ma questo è un detto umano, non è il detto di Dio. Non ci facciamo caso, di solito ma ognuno per sé, Dio per tutti ci va bene, come i discepoli andava bene. <br />La gente si deve organizzare, guardate che anche a livello di Caritas a volte si dice, bisogna darsi una mossa, bisogna andare a lavorare. Vi sto dicendo una cosa che in pratica ha un fondamento di verità, ed è quello che ognuno deve fare il possibile, darsi una mossa, darsi da fare, sì certo, ma spesso ci dimentichiamo la parte fondamentale, che molti non ne hanno né le possibilità né le capacità, come quella di tirarsi fuori da certi tipi di guai interiori. Provateci, non ci riuscirete, anzi più tenti di farlo da solo (a rimediare) peggio stai, ricordatevi della donna Emorroissa, ha cercato degli altri, ma nessuno era in grado di aiutarla, anzi peggiorava. <br />Questa è la nostra condizione, soprattutto riguardo alla luce del cuore, a ciò che veramente ti dà il senso della vita, a questa necessità che abbiamo di andare dietro a Gesù. Perché il motivo per cui gli andavamo dietro qual era? E Gesù non rimanda mai, non rimanda mai nessuno. Se andate a vedere nei Vangeli è evidente, nel rapporto con Lui c'è sempre la possibilità di fare quel salto di qualità che noi chiamiamo atto di fede, nel quale trovare la luce che dal Signore viene e ti cambia la vita. <br />Per questo la modalità che Gesù mette in pratica anche qui è provvedete voi! e questo mette nello sgomento i discepoli. Come facciamo a provvedere noi? Gli dicono <i>dobbiamo andare a comprare 200 denari di pane</i>, cioè una cifra che non avevano, una possibilità che non avevano. Ma ancora una volta tu pensi di poterlo fare? Pensi di poterlo fare da te stesso, dalle tue capacità? La domanda che Gesù gli rivolge è quanto avete, tu quanto hai, quanto avete voi come discepoli? Che cosa hai a disposizione? Da dove attingi? Perché alla fine dobbiamo dirci anche questo, mi metto in gioco? Sì mi metto in gioco, ma a partire da che cosa? Finché non metto fuori quello che sono e di conseguenza quello che ho non cambia nulla e la differenza sta proprio in questo. Guardano quanto hanno e Gesù dice portatelo a me e qui c'è la domanda che ognuno si può porre. <br />Cosa porto io al Signore? Fateci caso. Che cosa sto mettendo veramente in gioco nel rapporto con il Signore? Che cosa gli sto portando della mia vita? Che cosa riconosco come un possibile contributo da quello che io sono e quindi da quello che io ho? Perché questa è la strada attraverso cui Gesù condivide con tutti quello che tutti hanno messo e stranamente proprio perché lo condivide ciascuno con Lui ci sarà per tutti e ne avanza. Questo è un tipo di matematica che non è nostra, diciamocelo perché altrimenti a volte diciamo ma come? Io ci ho messo tutto l'impegno, ho fatto tutto quello che potevo e non basta ancora? No, non è che semplicemente tu lo dai agli altri, tu lo dai a Lui e Lui provvede agli altri perché a volte, e state attenti a questa cosa, ci sono dei giochi con cui noi vogliamo dare agli altri e si stabiliscono delle relazioni malate. <br />Cioè la modalità del dono e del regalo molto spesso non funziona perché se non è al Signore ma è a te dopo stabilisco una relazione con te, invece il Signore dice portatelo a me. Dopo che Lui benedice e dona ai discepoli allora si distribuisce, cioè il cambio della prospettiva è che non sono dei cortocircuiti io-te ma sempre in Cristo. Quello che facciamo è sempre in Cristo, altrimenti stabiliamo delle relazioni a volte malate, condizionate. <br />Beh, facciamo di nuovo allora il gioco della relazione. Cosa portiamo oggi al Signore? Ciascuno provi a interrogarsi, a rimettersi in questa prospettiva. Che cosa sto portando oggi al Signore? Anche in questa messa cosa porto al Signore? Perché poi Lui offra, dispone, condivide ma ci pensa Lui, troverà Lui la strada migliore, così sentirai veramente come il procedere attraverso Cristo rende tutti liberi. <br />Come nell'Eucarestia, noi facciamo la nostra offerta, il nostro dono, ma alla fine cosa fa? Lui accoglie, benedice e te lo dona nuovo. Dopo non è più la cosa di prima. Quello che tu hai portato è stato accolto da Lui e benedetto, a quel punto il Signore te lo dà come cosa nuova. <br />E se scegliamo di procedere da quest'atto di fede sentiremo anche una grandissima libertà. Questa, se volete, è una epifania, una nuova manifestazione che il Signore ci dà. Ed è la libertà dal fatto che stabiliamo le nostre priorità. <br />Perché lì molto spesso nelle nostre priorità il Signore non è al primo posto. Fateci caso dove lo mettiamo, spesso nei buchi e negli avanzi. Come si trattano i veri amici, tanto Lui capisce, è così. <br />Se ripartiamo invece da questa priorità che effettivamente abbiamo già donato a Lui, poi siamo noi che accogliamo il dono che ci fa e con gli avanzi di quello che ci ha donato ne sfamiamo ancora un bel po'. Proprio come ci dice il Vangelo. Chiediamogli quindi in questa condivisione a cui Lui ci chiama di trovare la nostra vera disponibilità del cuore per poter accogliere anche oggi il dono che ci fa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69358488</guid><pubDate>Thu, 08 Jan 2026 20:07:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69358488/giovedi_8_1_26.mp3" length="9606651" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>C'è tanta fame, tanto bisogno, e io che cosa posso fare? Leggendo il Vangelo bisogna un po' dire la verità, riconoscersi d'accordo con i discepoli che invitano Gesù ad essere prudente, e dire congedali, fai che vadano e secondo il detto umano: ognuno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C'è tanta fame, tanto bisogno, e io che cosa posso fare? Leggendo il Vangelo bisogna un po' dire la verità, riconoscersi d'accordo con i discepoli che invitano Gesù ad essere prudente, e dire congedali, fai che vadano e secondo il detto umano: ognuno per sé, Dio per tutti. Ma questo è un detto umano, non è il detto di Dio. Non ci facciamo caso, di solito ma ognuno per sé, Dio per tutti ci va bene, come i discepoli andava bene. <br />La gente si deve organizzare, guardate che anche a livello di Caritas a volte si dice, bisogna darsi una mossa, bisogna andare a lavorare. Vi sto dicendo una cosa che in pratica ha un fondamento di verità, ed è quello che ognuno deve fare il possibile, darsi una mossa, darsi da fare, sì certo, ma spesso ci dimentichiamo la parte fondamentale, che molti non ne hanno né le possibilità né le capacità, come quella di tirarsi fuori da certi tipi di guai interiori. Provateci, non ci riuscirete, anzi più tenti di farlo da solo (a rimediare) peggio stai, ricordatevi della donna Emorroissa, ha cercato degli altri, ma nessuno era in grado di aiutarla, anzi peggiorava. <br />Questa è la nostra condizione, soprattutto riguardo alla luce del cuore, a ciò che veramente ti dà il senso della vita, a questa necessità che abbiamo di andare dietro a Gesù. Perché il motivo per cui gli andavamo dietro qual era? E Gesù non rimanda mai, non rimanda mai nessuno. Se andate a vedere nei Vangeli è evidente, nel rapporto con Lui c'è sempre la possibilità di fare quel salto di qualità che noi chiamiamo atto di fede, nel quale trovare la luce che dal Signore viene e ti cambia la vita. <br />Per questo la modalità che Gesù mette in pratica anche qui è provvedete voi! e questo mette nello sgomento i discepoli. Come facciamo a provvedere noi? Gli dicono <i>dobbiamo andare a comprare 200 denari di pane</i>, cioè una cifra che non avevano, una possibilità che non avevano. Ma ancora una volta tu pensi di poterlo fare? Pensi di poterlo fare da te stesso, dalle tue capacità? La domanda che Gesù gli rivolge è quanto avete, tu quanto hai, quanto avete voi come discepoli? Che cosa hai a disposizione? Da dove attingi? Perché alla fine dobbiamo dirci anche questo, mi metto in gioco? Sì mi metto in gioco, ma a partire da che cosa? Finché non metto fuori quello che sono e di conseguenza quello che ho non cambia nulla e la differenza sta proprio in questo. Guardano quanto hanno e Gesù dice portatelo a me e qui c'è la domanda che ognuno si può porre. <br />Cosa porto io al Signore? Fateci caso. Che cosa sto mettendo veramente in gioco nel rapporto con il Signore? Che cosa gli sto portando della mia vita? Che cosa riconosco come un possibile contributo da quello che io sono e quindi da quello che io ho? Perché questa è la strada attraverso cui Gesù condivide con tutti quello che tutti hanno messo e stranamente proprio perché lo condivide ciascuno con Lui ci sarà per tutti e ne avanza. Questo è un tipo di matematica che non è nostra, diciamocelo perché altrimenti a volte diciamo ma come? Io ci ho messo tutto l'impegno, ho fatto tutto quello che potevo e non basta ancora? No, non è che semplicemente tu lo dai agli altri, tu lo dai a Lui e Lui provvede agli altri perché a volte, e state attenti a questa cosa, ci sono dei giochi con cui noi vogliamo dare agli altri e si stabiliscono delle relazioni malate. <br />Cioè la modalità del dono e del regalo molto spesso non funziona perché se non è al Signore ma è a te dopo stabilisco una relazione con te, invece il Signore dice portatelo a me. Dopo che Lui benedice e dona ai discepoli allora si distribuisce, cioè il cambio della prospettiva è che non sono dei cortocircuiti io-te ma sempre in Cristo. Quello che facciamo è sempre in Cristo, altrimenti stabiliamo delle relazioni a volte malate, condizionate. <br />Beh, facciamo di nuovo allora il gioco della relazione. Cosa portiamo oggi al Signore? Ciascuno provi a interrogarsi, a rimettersi in questa prospettiva. Che cosa sto portando oggi al Signore?...]]></itunes:summary><itunes:duration>601</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23a2324632dc803d824e6541e639cdbd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>credi davvero che Dio salva, quando smetti di salvarti da solo cioè inizi ad amare sul serio.  Mercoledì 7-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/credi-davvero-che-dio-salva-quando-smetti-di-salvarti-da-solo-cioe-inizi-ad-amare-sul-serio-mercoledi-7-1-26--69344769</link><description><![CDATA[Abbiamo un dono in questi giorni del tempo di Natale di fare una lettura continuata della Prima Lettera di San Giovanni con alcune note che vorrei provare almeno a prenderne una che sembra fondamentale. perché parte da quello che è il comandamento visto che dice <i>qualunque cosa la riceviamo da Dio perché osserviamo i Suoi comandamenti</i> facciamo quello che gli è gradito. I comandamenti: noi possiamo cavarcela con una o due cose che pensiamo siano in linea, ma quali sono i comandamenti? Questo è il comandamento guardate, dai comandamenti, il comandamento: che crediamo nel nome del figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri. ma l'una cosa o l'altra? Ne dette due? No, è una. credere nel nome di Gesù che vuol dire che non mi salvo da solo ma che Dio salva Gesù vuol dire Salvatore, Dio salva e questo metterebbe forse in crisi già forse la metà delle cose che diciamo e facciamo tutti i giorni fateci caso, in cui anziché fare riferimento al fatto che Dio salva sono io che cerco di salvare me stesso e di farmi le mie giustizie. ma a questo lega subito l'aspetto concreto del credere nel nome di Gesù che Dio salva e cioè che ci amiamo gli uni gli altri credete, questa è la parte più difficile, è la parte più difficile perché a volte crediamo di amare gli altri ma in realtà anche lì ne prendiamo dei pezzetti come se tu di una persona ne ami un'unghia, un dito e il resto della persona però la scarti no, l'invito è ad amare l'altro il tuo prossimo. perché ci ha dato questo precetto? perché questa è la sua vita la cosa più bella che Dio ci sta manifestando e l'epifania, è proprio questo, è una manifestazione di come Dio vive e ce ne ha dati diverse epifanie ma la concretizza in questo che Lui la sua vita la dona l'amore del prossimo è la concretezza con cui Lui fa della sua vita un dono al prossimo. Su questo dice verificatevi perché sarà vero se vivendolo avrai in te lo spirito perché lo spirito è Lui che ama e tu puoi consentire dalla tua vita al fatto che Dio ami attraverso lo Spirito santo tu puoi consentire a Dio di amare attraverso di te cioè che lo Spirito concretizzi l'amore di Dio nella tua vita amando il prossimo. penso che possa bastare! Quando ci accorgeremo di questo sentiremo la nostra piccolezza ma allo stesso tempo proprio una cosa contestuale la tua piccolezza e la grandezza di Dio che sta amando anche attraverso di te ti sembrerà di fare quasi niente poco, di essere sempre mancante ma se permetterai allo spirito di amare attraverso di te lì sentirai che la comunione con Dio è piena. Questa è la manifestazione della luce di cui tanto abbiamo bisogno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69344769</guid><pubDate>Wed, 07 Jan 2026 19:59:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69344769/mercoledi_7_1_26.mp3" length="4326991" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo un dono in questi giorni del tempo di Natale di fare una lettura continuata della Prima Lettera di San Giovanni con alcune note che vorrei provare almeno a prenderne una che sembra fondamentale. perché parte da quello che è il comandamento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo un dono in questi giorni del tempo di Natale di fare una lettura continuata della Prima Lettera di San Giovanni con alcune note che vorrei provare almeno a prenderne una che sembra fondamentale. perché parte da quello che è il comandamento visto che dice <i>qualunque cosa la riceviamo da Dio perché osserviamo i Suoi comandamenti</i> facciamo quello che gli è gradito. I comandamenti: noi possiamo cavarcela con una o due cose che pensiamo siano in linea, ma quali sono i comandamenti? Questo è il comandamento guardate, dai comandamenti, il comandamento: che crediamo nel nome del figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri. ma l'una cosa o l'altra? Ne dette due? No, è una. credere nel nome di Gesù che vuol dire che non mi salvo da solo ma che Dio salva Gesù vuol dire Salvatore, Dio salva e questo metterebbe forse in crisi già forse la metà delle cose che diciamo e facciamo tutti i giorni fateci caso, in cui anziché fare riferimento al fatto che Dio salva sono io che cerco di salvare me stesso e di farmi le mie giustizie. ma a questo lega subito l'aspetto concreto del credere nel nome di Gesù che Dio salva e cioè che ci amiamo gli uni gli altri credete, questa è la parte più difficile, è la parte più difficile perché a volte crediamo di amare gli altri ma in realtà anche lì ne prendiamo dei pezzetti come se tu di una persona ne ami un'unghia, un dito e il resto della persona però la scarti no, l'invito è ad amare l'altro il tuo prossimo. perché ci ha dato questo precetto? perché questa è la sua vita la cosa più bella che Dio ci sta manifestando e l'epifania, è proprio questo, è una manifestazione di come Dio vive e ce ne ha dati diverse epifanie ma la concretizza in questo che Lui la sua vita la dona l'amore del prossimo è la concretezza con cui Lui fa della sua vita un dono al prossimo. Su questo dice verificatevi perché sarà vero se vivendolo avrai in te lo spirito perché lo spirito è Lui che ama e tu puoi consentire dalla tua vita al fatto che Dio ami attraverso lo Spirito santo tu puoi consentire a Dio di amare attraverso di te cioè che lo Spirito concretizzi l'amore di Dio nella tua vita amando il prossimo. penso che possa bastare! Quando ci accorgeremo di questo sentiremo la nostra piccolezza ma allo stesso tempo proprio una cosa contestuale la tua piccolezza e la grandezza di Dio che sta amando anche attraverso di te ti sembrerà di fare quasi niente poco, di essere sempre mancante ma se permetterai allo spirito di amare attraverso di te lì sentirai che la comunione con Dio è piena. 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Siccome vi ho detto una cosa difficilissima, adesso cerco di spiegarla. <i>Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce. La gloria del Signore brilla sopra di te</i>. Questo è il versetto che motiva quello che dicevo prima. <br />Alzati, è il verbo della resurrezione. Come Cristo risorto c'è una nostra resurrezione che adesso è chiamata ad entrare subito in azione, in vigore. Rivestiti di luce. <br />È il passaggio dalle tenebre alla luce, il vivere da risorti, il vivere nella consapevolezza che Lui è veramente il Signore. Ma capire che la gloria del Signore brilla su di noi è ciò di cui ci dovremmo rivestire, brilla se ci avviciniamo. Se tu ti allontani dalla luce non brilli. <br />È come dirti guarda che non splendi di luce propria. Allora facciamoci un piccolo bagno di umiltà, ogni tanto fa bene. Di solito li prendiamo come dei momenti tristi, perché i bagni di umiltà ci sono quando veniamo umiliati. <br />Solo in quel momento forse impariamo un po' di umiltà, se diciamo va bene e ripartiamo. Ma la preziosità oggi di questa liturgia con questa parola, potrebbe rivelarci il motivo per cui sentiamo che la nostra vita ha a che fare sempre con la vita di Dio. Guardate, il Vangelo ci presenta questi Magi, dei re d'Oriente che hanno visto, forse erano degli astrologi, hanno visto una luce, questa stella nella loro vita e si sono messi in movimento. <br />Proviamo a fare due conti: ci riguarda questo? Fa parte della scoperta della nostra vita oppure stiamo andando avanti così, semplicemente come routine? I cercatori di Dio sono tali perché in un certo momento si sono resi conto che una luce è entrata nella loro vita; non soltanto che Dio c'è, ma che c'è per te e che se sei in comunione con Lui la tua vita è diversa. È quella la luce di cui rivestirsi. Quindi questi cercatori arrivano e chiedono; chiedono a chi? Li ha portati fino a Gerusalemme, li ha portati lì dove c'era qualcuno che custodiva questa speranza. <br />Chi sono queste persone? Gli scribi e i farisei custodivano la parola di Dio. Quindi, lo dico tra parentesi, ma nella parola di Dio questo c'è, c'è davvero. Citano le scritture, il profeta Michea, <i>E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda, </i>non sono qui a fare esegesi vorrei soltanto fare, come sta succedendo nel Vangelo, un’indicazione, dire: guarda qui, la parola di Dio ci porta verso di Lui. <br />Domanda a chi era attento, gli altri riposino, non c'è problema: chi si è mosso da Gerusalemme per andare a Betlemme? Solo i cercatori di Dio, solo i Magi. Gli altri che avevano le scritture, il suo significato, non si sono mossi. Hanno fatto la furbata: se lo trovate, ditecelo, veniamo anche noi. Questo vorrebbe essere, spero, non una provocazione, ma un'indicazione. Cioè, la relazione con Dio, che noi chiamiamo preghiera, non è esclusiva di professionisti, ci sono alcuni che sono specializzati, hanno preso la laurea, gli altri niente. <br />Mettiti in gioco, mettiti in gioco! Cioè, entraci un po' alla volta, anche se non sai come fare più di tanto, ma mettiti in gioco, stai in questa relazione, cammina in questa luce, perché se lo fai, come i Magi, a ricevuta l'indicazione vanno e la luce ritorna e li porta a Cristo. Allora, questo spero che sia una vera indicazione per noi, per gli uomini di tutti i tempi. <br />Abbiamo bisogno di rendercene conto, perché altrimenti ne facciamo quasi fosse un fatto culturale. Sì, siamo cristiani perché siamo nati in Italia. Sarebbe una sfortuna questa, non una fortuna, se è il motivo per cui non vivi questa relazione. <br />Solo due giorni fa ero in quella terra, in pellegrinaggio, visitando luoghi e persone e storie che continuano a rendere quotidiano e presente questo Vangelo fino a toglierti il fiato, perché anche oggi ci sono persecutori e perseguitati. Questo a casa degli altri forse non ci turba più di tanto, ma se sentissimo che questa accade a casa nostra, che ci potrebbe succedere, forse avremmo uno sguardo diverso, avremmo un cuore diverso. Erode, quello lì è morto, ma ce ne sono degli altri di Erode. <br />Ci sono anche tanti discepoli di Cristo, consapevoli o inconsapevoli, tanti che vivono nel desiderio di condividere, di essere nella verità, nell'amore, ma per questo sono anche vittime, come lo è stato il Figlio di Dio. Se questo un po' ci riguarda, ci dovrebbe aiutare a fare un salto di qualità, una scelta diversa nell'essere veramente discepoli del Signore Gesù e cioè cercatori con Lui di questa luce che non tramonta, perché c'è ancora. La luce è venuta in questo mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce. <br />Abbiamo ascoltato domenica scorsa e il giorno di Natale. Vedete, la luce non ha smesso di brillare, è una luce che non puoi eliminare fuori di te, ma puoi eliminarla dentro. Puoi spegnere il senso della tua vita e tante persone lo fanno eliminando gli altri: economicamente o fisicamente, sono molti modi per eliminarci gli uni gli altri. <br />E questo ha a che fare con il Natale, con l'Epifania. Ha a che fare con quello che sta succedendo nel mondo oggi. Quindi non rimaniamo incantati e non separiamo la storia della salvezza da quello che sta succedendo oggi, altrimenti non ne capiamo niente, né del Signore né della nostra vita. <br />Allora anche oggi il Signore Gesù lo possiamo adorare. È una parola molto bella, sapete? Adorare dal latino vuol dire che ci mettiamo su la bocca, un po' come il bacio. Os-oris è la bocca. <br />L'adorazione di questa presenza di Dio in mezzo a noi è possibile anche oggi. Ha a che fare con i fratelli che abbiamo vicino, perché ce l'ha detto lui stesso che amare lui, amare il prossimo diventa il senso e il compimento della vita di ogni uomo. Lo possiamo fare con la nostra professionalità, lo possiamo fare con le nostre disponibilità, l'importante è che lo facciamo con la nostra vita, perché solo così come i Maggi lo troveremo, lo incontreremo, lo riconosceremo, lo sentiremo come il vero motivo per cui sono disposto a vivere e a morire ogni giorno, perché solo così la nostra vita trova pienezza. <br />Per questo anche i Magi una volta incontrato, poi trovano la strada per tornare, non dai rode, non negli inganni, trovano una via nuova di libertà ed è il cammino che ciascuno di noi può compiere anche oggi. Chiediamo al Signore questa grazia perché la sua venuta per noi sia oggi motivo di gioia e di salvezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69327711</guid><pubDate>Tue, 06 Jan 2026 19:48:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69327711/epifania_6_1_26.mp3" length="11130531" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La festa di oggi è un tutt'uno con il Natale. Ci tengo a sottolineare questo perché, come la notte di Natale, quello che è stato celebrato nel buio, in quella veglia, oggi si inizia subito con questa acclamazione di Isaia che ha a che fare con la sua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La festa di oggi è un tutt'uno con il Natale. Ci tengo a sottolineare questo perché, come la notte di Natale, quello che è stato celebrato nel buio, in quella veglia, oggi si inizia subito con questa acclamazione di Isaia che ha a che fare con la sua venuta nel mondo, con la sua Pasqua e quindi con la nostra Pasqua. Siccome vi ho detto una cosa difficilissima, adesso cerco di spiegarla. <i>Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce. La gloria del Signore brilla sopra di te</i>. Questo è il versetto che motiva quello che dicevo prima. <br />Alzati, è il verbo della resurrezione. Come Cristo risorto c'è una nostra resurrezione che adesso è chiamata ad entrare subito in azione, in vigore. Rivestiti di luce. <br />È il passaggio dalle tenebre alla luce, il vivere da risorti, il vivere nella consapevolezza che Lui è veramente il Signore. Ma capire che la gloria del Signore brilla su di noi è ciò di cui ci dovremmo rivestire, brilla se ci avviciniamo. Se tu ti allontani dalla luce non brilli. <br />È come dirti guarda che non splendi di luce propria. Allora facciamoci un piccolo bagno di umiltà, ogni tanto fa bene. Di solito li prendiamo come dei momenti tristi, perché i bagni di umiltà ci sono quando veniamo umiliati. <br />Solo in quel momento forse impariamo un po' di umiltà, se diciamo va bene e ripartiamo. Ma la preziosità oggi di questa liturgia con questa parola, potrebbe rivelarci il motivo per cui sentiamo che la nostra vita ha a che fare sempre con la vita di Dio. Guardate, il Vangelo ci presenta questi Magi, dei re d'Oriente che hanno visto, forse erano degli astrologi, hanno visto una luce, questa stella nella loro vita e si sono messi in movimento. <br />Proviamo a fare due conti: ci riguarda questo? Fa parte della scoperta della nostra vita oppure stiamo andando avanti così, semplicemente come routine? I cercatori di Dio sono tali perché in un certo momento si sono resi conto che una luce è entrata nella loro vita; non soltanto che Dio c'è, ma che c'è per te e che se sei in comunione con Lui la tua vita è diversa. È quella la luce di cui rivestirsi. Quindi questi cercatori arrivano e chiedono; chiedono a chi? Li ha portati fino a Gerusalemme, li ha portati lì dove c'era qualcuno che custodiva questa speranza. <br />Chi sono queste persone? Gli scribi e i farisei custodivano la parola di Dio. Quindi, lo dico tra parentesi, ma nella parola di Dio questo c'è, c'è davvero. Citano le scritture, il profeta Michea, <i>E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda, </i>non sono qui a fare esegesi vorrei soltanto fare, come sta succedendo nel Vangelo, un’indicazione, dire: guarda qui, la parola di Dio ci porta verso di Lui. <br />Domanda a chi era attento, gli altri riposino, non c'è problema: chi si è mosso da Gerusalemme per andare a Betlemme? Solo i cercatori di Dio, solo i Magi. Gli altri che avevano le scritture, il suo significato, non si sono mossi. Hanno fatto la furbata: se lo trovate, ditecelo, veniamo anche noi. Questo vorrebbe essere, spero, non una provocazione, ma un'indicazione. Cioè, la relazione con Dio, che noi chiamiamo preghiera, non è esclusiva di professionisti, ci sono alcuni che sono specializzati, hanno preso la laurea, gli altri niente. <br />Mettiti in gioco, mettiti in gioco! Cioè, entraci un po' alla volta, anche se non sai come fare più di tanto, ma mettiti in gioco, stai in questa relazione, cammina in questa luce, perché se lo fai, come i Magi, a ricevuta l'indicazione vanno e la luce ritorna e li porta a Cristo. Allora, questo spero che sia una vera indicazione per noi, per gli uomini di tutti i tempi. <br />Abbiamo bisogno di rendercene conto, perché altrimenti ne facciamo quasi fosse un fatto culturale. Sì, siamo cristiani perché siamo nati in Italia. Sarebbe una sfortuna questa, non una fortuna, se è il motivo per cui non vivi questa relazione. <br />Solo due giorni fa ero in quella terra, in pellegrinaggio, visitando luoghi e persone e...]]></itunes:summary><itunes:duration>696</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23a2324632dc803d824e6541e639cdbd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E se ciò che oggi chiami perdita fosse solo l’inizio di una vittoria? 4-1-26 domenica 2N</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-se-cio-che-oggi-chiami-perdita-fosse-solo-l-inizio-di-una-vittoria-4-1-26-domenica-2n--69297442</link><description><![CDATA[La sapienza creatrice è estremamente creativa. Ha una luce che manifesta la presenza di Dio. Viene ad abitare con noi.<br /><br /> Vorrei pensare questo proprio nella trasfigurazione. Mi trovo sul monte della trasfigurazione, quindi pensare a mettere nella prospettiva di vittoria quanto appare all'inizio come perdita. Dopo il suo primo annuncio della passione, Gesù parla da lì ai discepoli e si manifesta, si trasfigura davanti a loro proprio lì, in questo mistero di passione.<br /><br /> E se lo prendiamo sul serio, questo ci interpella. Come accogli questa luce? Cioè che ci può essere una passione totale nella tua vita? Allora, c'è una voce che sul monte della trasfigurazione arriva ai discepoli e stando in ascolto di Gesù, parola di vita, è seguendo Lui che la nostra vita si lascia trasfigurare. Passa da questa tenebra e una nube scende come questa nube di cui parla il libro del Siracide nella prima lettura.<br /><br /> Una nube scende ed è una nube generosa, cioè comunica, è un mistero che allo stesso tempo nasconde e manifesta. Anche se fa paura stare in quella nube, però quella sarà una nube veramente luminosa perché passato quel momento di turbamento iniziale, dopo quello che all'inizio sembrava soltanto una prova, un mistero, ma un mistero semplicemente da far paura, ti manifesta invece che Lui resta con te. Gesù rimane con te, tu rimani con Lui.<br /><br /> Sarà per questo che il verbo si fa carne, sarà per questo perché rimane e noi lo possiamo continuare a contemplare ovunque, in ogni situazione come il Signore della vita, il Signore della salvezza, il Signore che viene per rimanere con noi perché camminando insieme a Lui adesso sentiremo che la vita non è un inganno, non è una perdita, la vita è già una partecipazione ora a quello che sarà una pienezza, una pienezza d'amore, una pienezza di comunione, quella che il Signore ci invita a vivere già da adesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69297442</guid><pubDate>Sun, 04 Jan 2026 15:52:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69297442/imported_c127a77b_cb84_446d_98c1_bf037b0d9abc.mp3" length="2966256" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La sapienza creatrice è estremamente creativa. Ha una luce che manifesta la presenza di Dio. Viene ad abitare con noi.

Vorrei pensare questo proprio nella trasfigurazione. Mi trovo sul monte della trasfigurazione, quindi pensare a mettere nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La sapienza creatrice è estremamente creativa. Ha una luce che manifesta la presenza di Dio. Viene ad abitare con noi.<br /><br /> Vorrei pensare questo proprio nella trasfigurazione. Mi trovo sul monte della trasfigurazione, quindi pensare a mettere nella prospettiva di vittoria quanto appare all'inizio come perdita. Dopo il suo primo annuncio della passione, Gesù parla da lì ai discepoli e si manifesta, si trasfigura davanti a loro proprio lì, in questo mistero di passione.<br /><br /> E se lo prendiamo sul serio, questo ci interpella. Come accogli questa luce? Cioè che ci può essere una passione totale nella tua vita? Allora, c'è una voce che sul monte della trasfigurazione arriva ai discepoli e stando in ascolto di Gesù, parola di vita, è seguendo Lui che la nostra vita si lascia trasfigurare. Passa da questa tenebra e una nube scende come questa nube di cui parla il libro del Siracide nella prima lettura.<br /><br /> Una nube scende ed è una nube generosa, cioè comunica, è un mistero che allo stesso tempo nasconde e manifesta. Anche se fa paura stare in quella nube, però quella sarà una nube veramente luminosa perché passato quel momento di turbamento iniziale, dopo quello che all'inizio sembrava soltanto una prova, un mistero, ma un mistero semplicemente da far paura, ti manifesta invece che Lui resta con te. Gesù rimane con te, tu rimani con Lui.<br /><br /> Sarà per questo che il verbo si fa carne, sarà per questo perché rimane e noi lo possiamo continuare a contemplare ovunque, in ogni situazione come il Signore della vita, il Signore della salvezza, il Signore che viene per rimanere con noi perché camminando insieme a Lui adesso sentiremo che la vita non è un inganno, non è una perdita, la vita è già una partecipazione ora a quello che sarà una pienezza, una pienezza d'amore, una pienezza di comunione, quella che il Signore ci invita a vivere già da adesso.]]></itunes:summary><itunes:duration>186</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8573a1d77d842de2a9ef9acce2480642.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vedo la mia miseria. Ma vedo anche la misericordia con cui Lui mi guarda. Sabato 3-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vedo-la-mia-miseria-ma-vedo-anche-la-misericordia-con-cui-lui-mi-guarda-sabato-3-1-26--69291314</link><description><![CDATA[Mi tocca profondamente quest'espressione che usa Giovanni Battista. Vedendo Gesù venire verso di lui, disse, ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Poi va avanti. <br /> Ma cosa vuol dire vedere l'agnello di Dio che viene verso di me? <br /> Cosa vedo nel rapporto con Gesù? Nella preghiera? Nella messa? Nella confessione? Nel peccato? Nella relazione con qualcuno che, io con lui o lui con me, non va? <br /> Che cosa vedo nell'agnello di Dio che viene verso di me? Vedo la miseria con cui io vivo, ma anche la misericordia con cui lui mi guarda.<br /><br /> Perché Gesù è l'agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo. E noi non abbiamo spesso neanche l'idea di che cosa sia questo peccato del mondo. Ma credo che abbia a che fare con quell'infinita solitudine che una persona vive quando non conosce l'amore di Dio, non conosce la sua misericordia.<br /><br /> Per cui in realtà la preghiera non è una relazione che vive con Gesù, con il Padre, ma piuttosto è un dire delle parole e pensare di compiere dei doveri perché ci sia questa divinità che mi sia benevola, favorevole. Ma non c'è quella relazione d'amore conosciuta nella profondità del mio cuore, tanto da sapere che non c'è peccato che mi separi da lui. Questa relazione va al cuore dell'esistenza.<br /><br /> Per questo anche la messa diventa il luogo massimo dell'espressione quando mi rendo conto che lì lui si dona a me. È l'agnello di Dio che viene e prende su di sé il mio peccato, la mia miseria. Per questo vivrò anche la confessione con un altro cuore e vivrò anche la scoperta del mio peccato con un altro cuore.<br /><br /> Allora chiediamo al Signore questa grazia di accorgerci dell'agnello di Dio che viene proprio verso di me, verso ciascuno di noi, perché non c'è peccato che possa allontanarci da lui, a meno che io non lo voglia. Ma questo glielo possiamo dire: Signore, non lo voglio, non voglio stare lontano da te. Piuttosto allontana ogni mio peccato, fa che io viva in te e tu in me.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69291314</guid><pubDate>Sat, 03 Jan 2026 20:27:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69291314/imported_110854c1_57d0_4828_adc9_cf4cff39f724.mp3" length="2948284" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi tocca profondamente quest'espressione che usa Giovanni Battista. Vedendo Gesù venire verso di lui, disse, ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Poi va avanti. 
Ma cosa vuol dire vedere l'agnello di Dio che viene verso di me?...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi tocca profondamente quest'espressione che usa Giovanni Battista. Vedendo Gesù venire verso di lui, disse, ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Poi va avanti. <br /> Ma cosa vuol dire vedere l'agnello di Dio che viene verso di me? <br /> Cosa vedo nel rapporto con Gesù? Nella preghiera? Nella messa? Nella confessione? Nel peccato? Nella relazione con qualcuno che, io con lui o lui con me, non va? <br /> Che cosa vedo nell'agnello di Dio che viene verso di me? Vedo la miseria con cui io vivo, ma anche la misericordia con cui lui mi guarda.<br /><br /> Perché Gesù è l'agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo. E noi non abbiamo spesso neanche l'idea di che cosa sia questo peccato del mondo. Ma credo che abbia a che fare con quell'infinita solitudine che una persona vive quando non conosce l'amore di Dio, non conosce la sua misericordia.<br /><br /> Per cui in realtà la preghiera non è una relazione che vive con Gesù, con il Padre, ma piuttosto è un dire delle parole e pensare di compiere dei doveri perché ci sia questa divinità che mi sia benevola, favorevole. Ma non c'è quella relazione d'amore conosciuta nella profondità del mio cuore, tanto da sapere che non c'è peccato che mi separi da lui. Questa relazione va al cuore dell'esistenza.<br /><br /> Per questo anche la messa diventa il luogo massimo dell'espressione quando mi rendo conto che lì lui si dona a me. È l'agnello di Dio che viene e prende su di sé il mio peccato, la mia miseria. Per questo vivrò anche la confessione con un altro cuore e vivrò anche la scoperta del mio peccato con un altro cuore.<br /><br /> Allora chiediamo al Signore questa grazia di accorgerci dell'agnello di Dio che viene proprio verso di me, verso ciascuno di noi, perché non c'è peccato che possa allontanarci da lui, a meno che io non lo voglia. Ma questo glielo possiamo dire: Signore, non lo voglio, non voglio stare lontano da te. Piuttosto allontana ogni mio peccato, fa che io viva in te e tu in me.]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8573a1d77d842de2a9ef9acce2480642.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non essere il sole. Sii l’alba. Venerdì 2-1-26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-essere-il-sole-sii-l-alba-venerdi-2-1-26--69280593</link><description><![CDATA[Siamo ancora dentro il mistero del Natale e abbiamo la grazia di celebrare oggi qui nel Santuario della Visitazione con queste letture, con questa attenzione. C'è uno stretto legame tra la lettera di Giovanni con questa dichiarazione che chiunque nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre. Di solito quell'anticristo, colui che nega il Padre e il Figlio, sapete chi è? Dice, beh, è il diavolo.<br /> Sì, ma è anche l'io quando dice io e non tu. Chi dice sempre io, io, io, vuol dire il mio Dio sono io. Allora, davanti a questo diventa più chiaro anche, come nel Vangelo, Giovanni Battista dice non sono io il Cristo.<br /><br /> Pensate, sembrerebbe una semplice negazione, in realtà è già una dichiarazione, anche se spesso non ci soddisfa. Perché, come chiedono poi, allora chi sei? Tu chi sei? È una domanda molto più profonda di quanto possiamo immaginare, non è per niente banale dire chi siamo. Se lo chiedete a qualcuno è il dottor, l'ingegnere, cioè si presenta con i titoli che ha.<br /><br /> Invece Giovanni, e se volete, visto che Giovanni è il prodromo, colui che corre innanzi alla parola come voce. Avete presente che cosa sto dicendo? La voce ti arriva prima della parola, poi la voce finisce, non senti più niente, ma se la voce ti ha portato la parola, dopo quella parola rimane dentro di te. Lui prepara attraverso la sua voce il fatto che la parola venga ad abitare dentro di noi, e credo che questo ci aiuti a quest'atto di fede. Quello stesso di Giovanni, del non mettersi al posto di Cristo, ma del diventare sua voce. Un po', certo è la profezia di Isaia che dice così, però attenzione, è una profezia, una parola che il Signore sempre ci dice per ritrovare il nostro posto, dove ci collochiamo, chi siamo davvero. Perché ciascuno di noi avrà bisogno di scoprire, nella relazione con la parola, chi è, chi siamo.<br /><br /> E come Giovanni -anche nei suoi gesti- è stata una preparazione, si è negato come l'adempimento del profeta, dell'Elia che doveva venire. Ma perché? Perché non lo riconosce da sé, ha proprio bisogno di riscoprirlo nella relazione con Cristo, che lui è questo. Ma forse sarà così anche per noi, forse in tante situazioni noi arriveremo come parola profetica, come segno di quello che il Signore sta costruendo nella vita delle persone, ma noi non lo sappiamo. A noi cos'è chiesto? Semplicemente il non metterci al posto del Cristo, non sostituirci a Lui, ma dire quelle parole vere che permettono a chi le ascolta il rapporto con Cristo.<br /><br /> Quindi la libertà, la verità. Perché solo nel rapporto con Cristo che ciascuno di noi riscopre come stare nel mondo. Giovanni anche lui l'ha dovuto scoprire, ha compiuto una serie di segni che non erano dei miracoli, erano semplicemente dei segni profetici che hanno dato la possibilità ad altri di fare la propria parte.<br /><br /> Tutta quella gente che andava per farsi battezzare, cioè per chiedere questo cammino di conversione, di cambiamento della mente. Allora oggi possiamo anche noi fare questo passo, questa prospettiva interiore alle nostre parole, alle nostre scelte, al nostro porci nel rapporto con gli altri, semplicemente come una parola che il Signore sta dicendo adesso per entrare in rapporto con Lui. E se qui nel santuario della visitazione, dove anche sappiamo Elisabetta ha esultato nello spirito, nell'accogliere questo saluto di Maria e questa presenza di quella vita che era in Maria, forse può dare anche a noi una prospettiva diversa al come ci mettiamo nelle relazioni, sapendo che se il Cristo parla ed è presente dalla nostra vita anche chi incontreremo potrà rallegrarsi di questa presenza di Cristo che viene a suscitare una gioia diversa e un entusiasmo diverso al nostro modo di pensare, parlare e agire, cioè che sia veramente cristiano in questa relazione con Cristo.<br /> Ce lo conceda il Signore nella sua benevolenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69280593</guid><pubDate>Fri, 02 Jan 2026 17:05:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69280593/imported_fc536549_09a3_4a3b_857a_dfc6ee9d6d6c.mp3" length="5857697" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo ancora dentro il mistero del Natale e abbiamo la grazia di celebrare oggi qui nel Santuario della Visitazione con queste letture, con questa attenzione. 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È una domanda molto più profonda di quanto possiamo immaginare, non è per niente banale dire chi siamo. Se lo chiedete a qualcuno è il dottor, l'ingegnere, cioè si presenta con i titoli che ha.<br /><br /> Invece Giovanni, e se volete, visto che Giovanni è il prodromo, colui che corre innanzi alla parola come voce. Avete presente che cosa sto dicendo? La voce ti arriva prima della parola, poi la voce finisce, non senti più niente, ma se la voce ti ha portato la parola, dopo quella parola rimane dentro di te. Lui prepara attraverso la sua voce il fatto che la parola venga ad abitare dentro di noi, e credo che questo ci aiuti a quest'atto di fede. Quello stesso di Giovanni, del non mettersi al posto di Cristo, ma del diventare sua voce. Un po', certo è la profezia di Isaia che dice così, però attenzione, è una profezia, una parola che il Signore sempre ci dice per ritrovare il nostro posto, dove ci collochiamo, chi siamo davvero. Perché ciascuno di noi avrà bisogno di scoprire, nella relazione con la parola, chi è, chi siamo.<br /><br /> E come Giovanni -anche nei suoi gesti- è stata una preparazione, si è negato come l'adempimento del profeta, dell'Elia che doveva venire. Ma perché? Perché non lo riconosce da sé, ha proprio bisogno di riscoprirlo nella relazione con Cristo, che lui è questo. Ma forse sarà così anche per noi, forse in tante situazioni noi arriveremo come parola profetica, come segno di quello che il Signore sta costruendo nella vita delle persone, ma noi non lo sappiamo. A noi cos'è chiesto? Semplicemente il non metterci al posto del Cristo, non sostituirci a Lui, ma dire quelle parole vere che permettono a chi le ascolta il rapporto con Cristo.<br /><br /> Quindi la libertà, la verità. Perché solo nel rapporto con Cristo che ciascuno di noi riscopre come stare nel mondo. Giovanni anche lui l'ha dovuto scoprire, ha compiuto una serie di segni che non erano dei miracoli, erano semplicemente dei segni profetici che hanno dato la possibilità ad altri di fare la propria parte.<br /><br /> Tutta quella gente che andava per farsi battezzare, cioè per chiedere questo cammino di conversione, di cambiamento della mente. Allora oggi possiamo anche noi fare questo passo, questa prospettiva interiore alle nostre parole, alle nostre scelte, al nostro porci nel rapporto con gli altri, semplicemente come una parola che il Signore sta dicendo adesso per entrare in rapporto con Lui. E se qui nel santuario della visitazione, dove anche sappiamo Elisabetta ha esultato nello spirito, nell'accogliere questo saluto di Maria e questa presenza di quella vita che era in Maria, forse può dare anche a noi una prospettiva diversa al come ci mettiamo nelle relazioni, sapendo che se il Cristo parla ed è presente dalla nostra vita anche chi incontreremo potrà rallegrarsi di questa presenza di Cristo che viene a suscitare una gioia diversa e un entusiasmo diverso al nostro modo di pensare, parlare e agire, cioè che sia veramente cristiano in questa relazione con Cristo.<br /> Ce lo conceda il Signore nella sua benevolenza.]]></itunes:summary><itunes:duration>367</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8573a1d77d842de2a9ef9acce2480642.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Muoversi anche senza riflettori apre scoperte che non faresti mai restando fermo. Giovedì 1-1-2026</title><link>https://www.spreaker.com/episode/muoversi-anche-senza-riflettori-apre-scoperte-che-non-faresti-mai-restando-fermo-giovedi-1-1-2026--69271462</link><description><![CDATA[Chi sono i protagonisti di questa prima giornata dell'anno? Maria, Madre di Dio è la festa, ma se vai a leggere con attenzione il Vangelo c'è subito una manifestazione ai pastori. Mentre sono presentati come protagonisti in realtà sono chiamati a vedere un evento e viverlo. Si capisce che il bambino in realtà è il centro di questa scoperta che loro possono fare e per farla bisogna che si mettano in cammino.<br /><br />E i pastori, andandolo a scoprire, a conoscere, dopo potranno portare il loro contributo, cioè quello che era stato detto loro del bambino. E questo mi interpella moltissimo, ma credo che dovrebbe interpellare ogni uomo, ogni persona. Perché tu potresti pensare che se non sei il protagonista non ne vale la pena.<br /><br />Se il protagonista è lui e non tu potresti pensare che non ne valga la pena. Ma guarda che cosa succede, guarda gli effetti dell'annuncio. C'è uno stupore che investe la vita di tante persone, c'è Maria che ascolta come madre attenta e custodisce nel cuore e c'è l'esultanza dei pastori, l'esultanza di chi ha accolto questo invito.<br /><br />Capisci che questo può coinvolgere e rallegrare tutta la tua vita, ma non soltanto la tua vita. Può coinvolgere e rallegrare e stupire la vita di tante persone. Quindi credo che nella vita muoversi anche non da protagonisti permette molte scoperte importanti, non soltanto a te e ad altri.<br />Ma mi sembra determinante qual è il motivo di tutto questo. Beh, forse sta proprio nella parte finale del Vangelo. Il nome di questo bambino, questo farà la differenza, questo bambino si chiamerà Gesù, che vuol dire Dio salva.<br /><br />Cioè, accogli la salvezza che viene da Dio, perché la tua vita sia sempre accesa e vigorosa nella sua gioia. Perché sì, i tanti fallimenti e le tante nostre incapacità non sono l'ultima parola. Anzi, forse sono veramente il presupposto per uscire da se stessi e incontrare la salvezza che Dio vuole donare a te e non soltanto a te.<br /><br />Fattene gioioso testimone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69271462</guid><pubDate>Thu, 01 Jan 2026 18:41:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69271462/imported_8976405c_451d_4f62_8315_76b238bfe301.mp3" length="2911503" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Chi sono i protagonisti di questa prima giornata dell'anno? 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Perché tu potresti pensare che se non sei il protagonista non ne vale la pena.<br /><br />Se il protagonista è lui e non tu potresti pensare che non ne valga la pena. Ma guarda che cosa succede, guarda gli effetti dell'annuncio. C'è uno stupore che investe la vita di tante persone, c'è Maria che ascolta come madre attenta e custodisce nel cuore e c'è l'esultanza dei pastori, l'esultanza di chi ha accolto questo invito.<br /><br />Capisci che questo può coinvolgere e rallegrare tutta la tua vita, ma non soltanto la tua vita. Può coinvolgere e rallegrare e stupire la vita di tante persone. Quindi credo che nella vita muoversi anche non da protagonisti permette molte scoperte importanti, non soltanto a te e ad altri.<br />Ma mi sembra determinante qual è il motivo di tutto questo. Beh, forse sta proprio nella parte finale del Vangelo. Il nome di questo bambino, questo farà la differenza, questo bambino si chiamerà Gesù, che vuol dire Dio salva.<br /><br />Cioè, accogli la salvezza che viene da Dio, perché la tua vita sia sempre accesa e vigorosa nella sua gioia. Perché sì, i tanti fallimenti e le tante nostre incapacità non sono l'ultima parola. Anzi, forse sono veramente il presupposto per uscire da se stessi e incontrare la salvezza che Dio vuole donare a te e non soltanto a te.<br /><br />Fattene gioioso testimone.]]></itunes:summary><itunes:duration>182</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8573a1d77d842de2a9ef9acce2480642.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Si può parlare di fede e vivere senza comunione. È questo il vero scandalo. Mercoledì 31/12/25</title><link>https://www.spreaker.com/episode/si-puo-parlare-di-fede-e-vivere-senza-comunione-e-questo-il-vero-scandalo-mercoledi-31-12-25--69262458</link><description><![CDATA[Una breve riflessione vorrei fare su questo essere membra del Cristo perché abbiamo pregato nella Colletta: Dio onnipotente ed eterno, che nella nascita del tuo Figlio hai stabilito l’inizio e la pienezza della vera fede, accogli anche noi come membra del Cristo,<br /> che compendia in sé la salvezza del mondo. La Prima Lettera di Giovanni evidenzia come c'è un anticristo che deve venire e che porta separazione, infatti poi dice alcuni sono usciti da noi ma non erano dei nostri. Quindi c'è una separazione che accade nel corpo, nella chiesa e questa separazione ha a che fare con il non essere membra di Cristo. Questo forse ci dovrebbe interpellare perché a volte abbiamo parole, gesti e comportamenti nel rapporto gli uni con gli altri, con noi stessi in cui non viviamo da membra del Cristo, non viviamo per la comunione, per l'unità. Forse questo potrebbe essere un vero motivo di preghiera, di supplica e anche di richiesta al Signore che Lui venga a togliere ciò che separa, a potare, per questo anche diventa ricca l'espressione che troviamo nel Vangelo, nel Prologo di Giovanni che ritorna, perché l'attenzione è che Lui è venuto ma i suoi non l'hanno accolto, non l'hanno riconosciuto, è venuto proprio come membro di questa umanità che però non lo accoglie, l'umanità che non accoglie Dio nell'umanità. E questo ci fa pensare a come possiamo essere disumani, disumani gli uni con gli altri, disumani con noi stessi, ma quanti lo accolgono e veramente abbiamo bisogno di accogliere la volontà d'amore di Dio, un'espressione che ci rende veramente conformi al suo corpo, che compagina tutti nell'unità e solo così accade che diventiamo non soltanto consanguinei di Cristo ma diventiamo noi stessi le parole che oggi Dio dice agli uomini per essere l'unità e credo che questo vinca ogni divisione, ogni separazione, ogni guerra e in quest'ultimo giorno dell'anno chiediamo al Signore che ogni conflitto si fermi dentro noi stessi, nell'umanità e forse anche nelle nostre case e ritorni a compaginarsi quell'unità di cui il mondo ha veramente fame.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69262458</guid><pubDate>Wed, 31 Dec 2025 19:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69262458/imported_827e07b0_1198_45b1_8695_d66dee34301b.mp3" length="2927804" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Una breve riflessione vorrei fare su questo essere membra del Cristo perché abbiamo pregato nella Colletta: Dio onnipotente ed eterno, che nella nascita del tuo Figlio hai stabilito l’inizio e la pienezza della vera fede, accogli anche noi come membra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una breve riflessione vorrei fare su questo essere membra del Cristo perché abbiamo pregato nella Colletta: Dio onnipotente ed eterno, che nella nascita del tuo Figlio hai stabilito l’inizio e la pienezza della vera fede, accogli anche noi come membra del Cristo,<br /> che compendia in sé la salvezza del mondo. La Prima Lettera di Giovanni evidenzia come c'è un anticristo che deve venire e che porta separazione, infatti poi dice alcuni sono usciti da noi ma non erano dei nostri. Quindi c'è una separazione che accade nel corpo, nella chiesa e questa separazione ha a che fare con il non essere membra di Cristo. Questo forse ci dovrebbe interpellare perché a volte abbiamo parole, gesti e comportamenti nel rapporto gli uni con gli altri, con noi stessi in cui non viviamo da membra del Cristo, non viviamo per la comunione, per l'unità. Forse questo potrebbe essere un vero motivo di preghiera, di supplica e anche di richiesta al Signore che Lui venga a togliere ciò che separa, a potare, per questo anche diventa ricca l'espressione che troviamo nel Vangelo, nel Prologo di Giovanni che ritorna, perché l'attenzione è che Lui è venuto ma i suoi non l'hanno accolto, non l'hanno riconosciuto, è venuto proprio come membro di questa umanità che però non lo accoglie, l'umanità che non accoglie Dio nell'umanità. E questo ci fa pensare a come possiamo essere disumani, disumani gli uni con gli altri, disumani con noi stessi, ma quanti lo accolgono e veramente abbiamo bisogno di accogliere la volontà d'amore di Dio, un'espressione che ci rende veramente conformi al suo corpo, che compagina tutti nell'unità e solo così accade che diventiamo non soltanto consanguinei di Cristo ma diventiamo noi stessi le parole che oggi Dio dice agli uomini per essere l'unità e credo che questo vinca ogni divisione, ogni separazione, ogni guerra e in quest'ultimo giorno dell'anno chiediamo al Signore che ogni conflitto si fermi dentro noi stessi, nell'umanità e forse anche nelle nostre case e ritorni a compaginarsi quell'unità di cui il mondo ha veramente fame.]]></itunes:summary><itunes:duration>183</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8573a1d77d842de2a9ef9acce2480642.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio viene sempre, ma quanto siamo pronti a riconoscerLo? Ogni momento può essere un incontro  Martedì 30-12-25</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-viene-sempre-ma-quanto-siamo-pronti-a-riconoscerlo-ogni-momento-puo-essere-un-incontro-martedi-30-12-25--69254428</link><description><![CDATA[La profetessa Anna: forse oggi ne abbiamo incontrata un'altra, di profetessa Anna. Vorrei dire che ci vuole proprio uno sguardo che sappia superare sempre le apparenze, per andare un po' a quello che ci capita di vivere, non semplicemente come una prospettiva che finisce adesso, qualunque cosa. <br />Perché anche la profetessa Anna, che non so, più o meno a una ventina d'anni è rimasta vedova, aveva adesso 84 anni, quindi più di 60 anni della sua vita li ha vissuti come? Lo possiamo capire da che cosa le succede quando riesce a scoprire, a percepire, a riconoscere e a lasciarsi trasformare ulteriormente la vita. L'incontro con Gesù. Mi verrebbe da dire semplicemente l'ha riconosciuto, perché l'ha già conosciuto. <br />Non possiamo riconoscere chi non abbiamo mai conosciuto. E stare nel Tempio, nella preghiera, nei digiuni, non è mai qualcosa di fine a se stesso. Mai. <br />È sempre una relazione con Dio che ti porta a riconoscerlo nella vita, tanto da riuscire a riconoscerlo anche negli altri. Se così è... Voi sapete che subito prima si parlava dell'incontro in cui anche Simeone riconosce Gesù. Quindi guardate come della gente che apparentemente non l'ha mai potuto conoscere prima, perché è la prima volta che lo portano nel Tempio, eppure lo riconoscono. <br />Vorrei che questo fosse per noi veramente una profezia. Cioè, la tua vita, sei una vita che cerca il Signore, che prega il Signore, che sta con il Signore, riconosca il Signore che viene. Sempre viene. Continua a venire e continua ad essere il Salvatore. Se volete, in questo senso, anche nella Prima Lettura, stiamo leggendo la Prima Lettera di San Giovanni in un modo continuato, è quello che ci fa fare il salto dal vivere secondo la superbia della vita e le varie concupiscenze all'essere veramente testimoni della presenza di Dio nel mondo. Il mondo passa con la sua concupiscenza, ma se il tuo cuore sta cercando, servendo, è in dialogo, è in relazione, in tensione con Dio, bene, chi fa la volontà di Dio rimane in Eterno, rimane nel Tempio, rimane nella preghiera, rimane nella relazione. <br />Oggi possiamo anche chiedere al Signore come si è manifestato a noi oggi e come l'abbiamo riconosciuto presente in mezzo a noi. È solo un fatto liturgico? È solo un'intenzione, una pia intenzione del cuore? Oppure ecco che ancora ci sta chiedendo una relazione con Lui per essere veramente un segno profetico della Sua presenza e una capacità di essere annuncio della Sua salvezza. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69254428</guid><pubDate>Tue, 30 Dec 2025 21:29:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69254428/marted_30_12_25.mp3" length="3727638" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La profetessa Anna: forse oggi ne abbiamo incontrata un'altra, di profetessa Anna. Vorrei dire che ci vuole proprio uno sguardo che sappia superare sempre le apparenze, per andare un po' a quello che ci capita di vivere, non semplicemente come una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La profetessa Anna: forse oggi ne abbiamo incontrata un'altra, di profetessa Anna. Vorrei dire che ci vuole proprio uno sguardo che sappia superare sempre le apparenze, per andare un po' a quello che ci capita di vivere, non semplicemente come una prospettiva che finisce adesso, qualunque cosa. <br />Perché anche la profetessa Anna, che non so, più o meno a una ventina d'anni è rimasta vedova, aveva adesso 84 anni, quindi più di 60 anni della sua vita li ha vissuti come? Lo possiamo capire da che cosa le succede quando riesce a scoprire, a percepire, a riconoscere e a lasciarsi trasformare ulteriormente la vita. L'incontro con Gesù. Mi verrebbe da dire semplicemente l'ha riconosciuto, perché l'ha già conosciuto. <br />Non possiamo riconoscere chi non abbiamo mai conosciuto. E stare nel Tempio, nella preghiera, nei digiuni, non è mai qualcosa di fine a se stesso. Mai. <br />È sempre una relazione con Dio che ti porta a riconoscerlo nella vita, tanto da riuscire a riconoscerlo anche negli altri. Se così è... Voi sapete che subito prima si parlava dell'incontro in cui anche Simeone riconosce Gesù. Quindi guardate come della gente che apparentemente non l'ha mai potuto conoscere prima, perché è la prima volta che lo portano nel Tempio, eppure lo riconoscono. <br />Vorrei che questo fosse per noi veramente una profezia. Cioè, la tua vita, sei una vita che cerca il Signore, che prega il Signore, che sta con il Signore, riconosca il Signore che viene. Sempre viene. Continua a venire e continua ad essere il Salvatore. Se volete, in questo senso, anche nella Prima Lettura, stiamo leggendo la Prima Lettera di San Giovanni in un modo continuato, è quello che ci fa fare il salto dal vivere secondo la superbia della vita e le varie concupiscenze all'essere veramente testimoni della presenza di Dio nel mondo. Il mondo passa con la sua concupiscenza, ma se il tuo cuore sta cercando, servendo, è in dialogo, è in relazione, in tensione con Dio, bene, chi fa la volontà di Dio rimane in Eterno, rimane nel Tempio, rimane nella preghiera, rimane nella relazione. <br />Oggi possiamo anche chiedere al Signore come si è manifestato a noi oggi e come l'abbiamo riconosciuto presente in mezzo a noi. È solo un fatto liturgico? È solo un'intenzione, una pia intenzione del cuore? Oppure ecco che ancora ci sta chiedendo una relazione con Lui per essere veramente un segno profetico della Sua presenza e una capacità di essere annuncio della Sua salvezza. ]]></itunes:summary><itunes:duration>233</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5da38a170ea3a8ad099349b7f89915ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sabato 27-12-25 S. Giovanni. La fede che non si incarna resta fragile.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sabato-27-12-25-s-giovanni-la-fede-che-non-si-incarna-resta-fragile--69222744</link><description><![CDATA[La festa di San Giovanni ci dà una grande opportunità. E' un po' rappresentata anche a queste immagini che il lezionario ci mette davanti. Il discepolo amato, quello che ha posto il capo sul petto di Gesù durante l'ultima cena.<br /><br /> E' lo stesso che dice quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e le nostre mani toccarono del verbo della vita. Sta dicendo non soltanto un'impressione, ma un'esperienza che ha toccato con mano, ha ascoltato con gli occhi e quindi ha potuto anche pronunciare con la sua bocca l'esperienza di chi si è fatto carne ma che è all'inizio dei secoli, è all'inizio di tutto, il principio, colui che in principio era il verbo della vita. Beh, l'esperienza di qualcuno non serve semplicemente a raccontare un film perché ne possiamo conoscere la storia.<br /><br /> È l'esperienza di chi poi ininterrottamente tramanda ciò che ciascuno di noi potrà poi fare come esperienza. Adesso a partire da quella parola che la Chiesa non soltanto annuncia ma vive e diventa la tua esperienza di fede. Vorrei sottolineare questo aspetto perché altrimenti il chinare del capo sul petto di Gesù non lo capiamo e pensiamo beato lui ma noi niente.<br /><br /> La consolazione che viene dal sentire non soltanto con le orecchie ma con il cuore che queste parole sono quelle che il Padre da sempre ci sta dicendo e che nel verbo della vita si sono attuate, si sono compiute, ti dà la possibilità di trovare una stabilità e una forza nella tua fede che altrimenti non c'è. E se non c'è siamo un po' come le foglie al vento. Voliamo di qua e di là ma non sappiamo.<br /><br /> Alla fine ognuno dice mi piacerebbe però più di così non posso dirti. Invece guardate il discepolo amato e ieri Santo Stefano sono i segni che l'esperienza viva di quella parola che si è fatta carne, di quella storia che ha cambiato i numeri della storia tant'è che noi abbiamo veramente come riferimento la nascita di Cristo. Cioè quello è il senso del nostro tempo e della nostra storia.<br /><br /> Allora abbiamo bisogno di questa concretezza perché la nostra fede vada continuamente ad attingere a questo centro, a questa rivelazione, manifestazione, esperienza. Diventando anche la nostra. Queste cose vi scriviamo dice Giovanni perché la comunione che lui ha con il padre e con il figlio sia anche la nostra e questo possa essere motivo di gioia per la Chiesa.<br /><br /> Cioè a differenza di una filosofia o di una religione questo ci introduce in una relazione così viva che ti fa partecipe della gioia della Chiesa non soltanto, capitemi, orizzontale cioè che riguarda chi sta vivendo adesso ma verticale. Cioè ricongiunge cielo e terra, ricongiunge tutta la storia, tutto il tempo sino all'eterno. Questa è la comunione a cui siamo chiamati.<br /><br /> Questo è il dono che nell'incarnazione si è attuato perché continuasse nel tempo e nella storia fino all'ultimo dei giorni. E quindi attraverso il discepolo amato ciascuno di noi oggi risponda liberamente per diventare profondamente come il discepolo amato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69222744</guid><pubDate>Sat, 27 Dec 2025 20:51:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69222744/imported_86f41713_0701_42ae_a10d_dc1e45fb7feb.mp3" length="5074024" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La festa di San Giovanni ci dà una grande opportunità. E' un po' rappresentata anche a queste immagini che il lezionario ci mette davanti. Il discepolo amato, quello che ha posto il capo sul petto di Gesù durante l'ultima cena.

E' lo stesso che dice...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La festa di San Giovanni ci dà una grande opportunità. E' un po' rappresentata anche a queste immagini che il lezionario ci mette davanti. Il discepolo amato, quello che ha posto il capo sul petto di Gesù durante l'ultima cena.<br /><br /> E' lo stesso che dice quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e le nostre mani toccarono del verbo della vita. Sta dicendo non soltanto un'impressione, ma un'esperienza che ha toccato con mano, ha ascoltato con gli occhi e quindi ha potuto anche pronunciare con la sua bocca l'esperienza di chi si è fatto carne ma che è all'inizio dei secoli, è all'inizio di tutto, il principio, colui che in principio era il verbo della vita. Beh, l'esperienza di qualcuno non serve semplicemente a raccontare un film perché ne possiamo conoscere la storia.<br /><br /> È l'esperienza di chi poi ininterrottamente tramanda ciò che ciascuno di noi potrà poi fare come esperienza. Adesso a partire da quella parola che la Chiesa non soltanto annuncia ma vive e diventa la tua esperienza di fede. Vorrei sottolineare questo aspetto perché altrimenti il chinare del capo sul petto di Gesù non lo capiamo e pensiamo beato lui ma noi niente.<br /><br /> La consolazione che viene dal sentire non soltanto con le orecchie ma con il cuore che queste parole sono quelle che il Padre da sempre ci sta dicendo e che nel verbo della vita si sono attuate, si sono compiute, ti dà la possibilità di trovare una stabilità e una forza nella tua fede che altrimenti non c'è. E se non c'è siamo un po' come le foglie al vento. Voliamo di qua e di là ma non sappiamo.<br /><br /> Alla fine ognuno dice mi piacerebbe però più di così non posso dirti. Invece guardate il discepolo amato e ieri Santo Stefano sono i segni che l'esperienza viva di quella parola che si è fatta carne, di quella storia che ha cambiato i numeri della storia tant'è che noi abbiamo veramente come riferimento la nascita di Cristo. Cioè quello è il senso del nostro tempo e della nostra storia.<br /><br /> Allora abbiamo bisogno di questa concretezza perché la nostra fede vada continuamente ad attingere a questo centro, a questa rivelazione, manifestazione, esperienza. Diventando anche la nostra. Queste cose vi scriviamo dice Giovanni perché la comunione che lui ha con il padre e con il figlio sia anche la nostra e questo possa essere motivo di gioia per la Chiesa.<br /><br /> Cioè a differenza di una filosofia o di una religione questo ci introduce in una relazione così viva che ti fa partecipe della gioia della Chiesa non soltanto, capitemi, orizzontale cioè che riguarda chi sta vivendo adesso ma verticale. Cioè ricongiunge cielo e terra, ricongiunge tutta la storia, tutto il tempo sino all'eterno. Questa è la comunione a cui siamo chiamati.<br /><br /> Questo è il dono che nell'incarnazione si è attuato perché continuasse nel tempo e nella storia fino all'ultimo dei giorni. E quindi attraverso il discepolo amato ciascuno di noi oggi risponda liberamente per diventare profondamente come il discepolo amato.]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3ab9924df39f00d45aa6362c84993f13.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Venerdì 26-12-25 S. Stefano.  Il perdono non è debolezza. È la forma più ostinata dell’amore.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/venerdi-26-12-25-s-stefano-il-perdono-non-e-debolezza-e-la-forma-piu-ostinata-dell-amore--69213245</link><description><![CDATA[Credo che la combinazione tra il Natale che abbiamo appena celebrato, la festa di Santo Stefano che è il primo nato in cielo, per questo viene collocata qui, la festa di Santo Stefano è legata con il Natale perché è il primo martire per il nome di Gesù. E ascoltando un po' la storia di Stefano, che ne abbiamo tratto un pezzo dagli Atti degli apostoli oggi, si capisce che questo è un personaggio che non fa tanti compromessi e qui mi viene subito da collegare ai due battesimi che stiamo celebrando. Perché il battesimo è il dono di essere familiari di Dio, diventiamo figli di Dio. <br />Riguardo poi alla scelta della vita, quanto più ti rendi conto che vivere come figlio ti pone anche problemi, delle storie, allora puoi scegliere se fare dei compromessi, a rischio però di dimenticarti chi sei; oppure accetti anche di essere a volte maltrattato o escluso. Qui c'è una grande abbondanza di riferimenti nelle Scritture per capire che cosa ci succede. Ma Gesù l'ha detto, quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi. Forse per qualcuno questa non è una bella notizia, ma all'interno di questo c'è una bella notizia, che il suo spirito, cioè l'amore con cui Dio ama, è un amore che non si ferma neanche davanti al fatto che l'altro ti possa eliminare, quello spirito d'amore parla, agisce, opera nella nostra vita. Se ci fate caso il modo con cui muore Stefano, una lapidazione, se lo guardate bene Stefano ha delle parole, dei gesti che assomigliano molto a quello che Gesù vive nella sua passione, Gesù anche dalla croce perdonerà chi lo crocifigge. <br />Questa è anche una buona notizia per i nostri due bimbi, Niccolò e Giulia, potranno fare esperienza tante volte di incomprensioni, di durezze, però potranno anche fare esperienza di come a loro viene donato un amore che sempre perdona. Ci vuole qualcuno che glielo insegni, per questo abbiamo chiesto ai genitori, padrini e madrine se sono disposti a fargli conoscere l'amore di Dio, a trasmetterglielo. Quindi c'è da una parte la fedeltà di Dio, ma dall'altra ci vuole anche un dono che ci introduca. <br />E oggi credo che Santo Stefano possa dare una vera mano in questa prospettiva, cioè farci conoscere che questo guardare i cieli aperti, anche qui finalmente, non semplicemente dalle nuvole ma aperti alla grazia di Dio, contemplare che il cuore di Dio per te è un cuore che ama, come un cuore di padre o di madre, credo che questo dia anche la direzione in cui tenere il nostro cuore, la nostra relazione con un Dio che ci parla di amore, non di regole, leggi e norme, di amore, che ci custodisce in quest'amore. Dall'altra parte però, viene anche subito manifestato, ci sono dei fratelli e delle sorelle che non è detto che ce l'abbiano quest’amore; e tu come vivi questo rapporto? Perché la tentazione è di volere una giustizia che più che aiutare a vivere i rapporti, li distrugge. Allora oggi chiediamo a Santo Stefano di avere un cuore come il suo, non giudicante, ma piuttosto capace di mettersi in gioco, guardare l'amore con cui Dio ci ama. <br />E quindi al Natale del Signore, al Natale di Santo Stefano, oggi vogliamo chiedere questo cuore generoso, capace di mettere amore per gli uomini, tanto da diventare segno dell'amore fedele di Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69213245</guid><pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:52:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69213245/venerdi_26_12_25_s_stefano.mp3" length="5467184" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Credo che la combinazione tra il Natale che abbiamo appena celebrato, la festa di Santo Stefano che è il primo nato in cielo, per questo viene collocata qui, la festa di Santo Stefano è legata con il Natale perché è il primo martire per il nome di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Credo che la combinazione tra il Natale che abbiamo appena celebrato, la festa di Santo Stefano che è il primo nato in cielo, per questo viene collocata qui, la festa di Santo Stefano è legata con il Natale perché è il primo martire per il nome di Gesù. E ascoltando un po' la storia di Stefano, che ne abbiamo tratto un pezzo dagli Atti degli apostoli oggi, si capisce che questo è un personaggio che non fa tanti compromessi e qui mi viene subito da collegare ai due battesimi che stiamo celebrando. Perché il battesimo è il dono di essere familiari di Dio, diventiamo figli di Dio. <br />Riguardo poi alla scelta della vita, quanto più ti rendi conto che vivere come figlio ti pone anche problemi, delle storie, allora puoi scegliere se fare dei compromessi, a rischio però di dimenticarti chi sei; oppure accetti anche di essere a volte maltrattato o escluso. Qui c'è una grande abbondanza di riferimenti nelle Scritture per capire che cosa ci succede. Ma Gesù l'ha detto, quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi. Forse per qualcuno questa non è una bella notizia, ma all'interno di questo c'è una bella notizia, che il suo spirito, cioè l'amore con cui Dio ama, è un amore che non si ferma neanche davanti al fatto che l'altro ti possa eliminare, quello spirito d'amore parla, agisce, opera nella nostra vita. Se ci fate caso il modo con cui muore Stefano, una lapidazione, se lo guardate bene Stefano ha delle parole, dei gesti che assomigliano molto a quello che Gesù vive nella sua passione, Gesù anche dalla croce perdonerà chi lo crocifigge. <br />Questa è anche una buona notizia per i nostri due bimbi, Niccolò e Giulia, potranno fare esperienza tante volte di incomprensioni, di durezze, però potranno anche fare esperienza di come a loro viene donato un amore che sempre perdona. Ci vuole qualcuno che glielo insegni, per questo abbiamo chiesto ai genitori, padrini e madrine se sono disposti a fargli conoscere l'amore di Dio, a trasmetterglielo. Quindi c'è da una parte la fedeltà di Dio, ma dall'altra ci vuole anche un dono che ci introduca. <br />E oggi credo che Santo Stefano possa dare una vera mano in questa prospettiva, cioè farci conoscere che questo guardare i cieli aperti, anche qui finalmente, non semplicemente dalle nuvole ma aperti alla grazia di Dio, contemplare che il cuore di Dio per te è un cuore che ama, come un cuore di padre o di madre, credo che questo dia anche la direzione in cui tenere il nostro cuore, la nostra relazione con un Dio che ci parla di amore, non di regole, leggi e norme, di amore, che ci custodisce in quest'amore. Dall'altra parte però, viene anche subito manifestato, ci sono dei fratelli e delle sorelle che non è detto che ce l'abbiano quest’amore; e tu come vivi questo rapporto? Perché la tentazione è di volere una giustizia che più che aiutare a vivere i rapporti, li distrugge. Allora oggi chiediamo a Santo Stefano di avere un cuore come il suo, non giudicante, ma piuttosto capace di mettersi in gioco, guardare l'amore con cui Dio ci ama. <br />E quindi al Natale del Signore, al Natale di Santo Stefano, oggi vogliamo chiedere questo cuore generoso, capace di mettere amore per gli uomini, tanto da diventare segno dell'amore fedele di Dio.]]></itunes:summary><itunes:duration>342</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Natale 2025 giorno - Se il Natale non cambia come guardi gli altri, non è successo niente.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/natale-2025-giorno-se-il-natale-non-cambia-come-guardi-gli-altri-non-e-successo-niente--69205534</link><description><![CDATA[Mi piacerebbe in questo giorno provare a cogliere un aspetto, a mio avviso determinante, per come viviamo la nostra vita cristiana. Perché non risulti semplicemente un'osservanza di regole e precetti, perché non sia semplicemente mettere dei bollini, Avete presente, no? Ce l'ho, ce l'ho, ok. Ma possiamo entrare in un ascolto, in un'accoglienza di Dio che ci parla, che, come abbiamo ascoltato nella lettera agli Ebrei, ha cominciato a parlarci da mo’ all’umanità, ci sta parlando da tanto tempo e ha trovato nei vari tempi diversi modi per farsi conoscere, per comunicare, per farsi accogliere e per poterci dire che ci vuole accogliere. E la lettera agli Ebrei ha questa espressione, ma, conoscete il greco, ve lo potrei citare in greco, è un testo molto interessante questo, dice che <i>ultimamente, in questi giorni</i>, mo’, detta un po' semplicemente, <i>ha parlato a noi nel Figlio</i>. Ci ha parlato nel Figlio. <br />Cioè, la presenza del Figlio di Dio è la presenza di Dio in mezzo a noi. Che ci parli nel Figlio vuol dire che il Figlio, che ha quei termini un po' iperbolici, <i>irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza</i>. Non so voi, io su questo testo, vi parlo già di quarant'anni fa, l'ho riletto forse un centinaio di volte e dicevo, ma che vuol dire, non capisco, ma che vuol dire? Poi, irradiazione della sua gloria, che vuol dire, siccome sta davanti a Dio, tutti quei raggi d'amore, questo splendore d'amore che è in Dio, tutto si può vedere, riconoscere nella persona del Figlio. <br />E dice che è anche impronta della sua sostanza. E qua facciamo come i bambini al mare, no? Andiamo sulla sabbia e facciamo le impronte. Avete presente, no? Cioè, è proprio il calco preciso di quello che è il Padre. <br />Quindi, conoscendo Gesù, impariamo a conoscere chi è il Padre e, attenzione, anche chi siamo noi. Un po' in forma vanitosa, vuoi sapere quanto sei bello? Guarda Lui. Vuoi sapere che cosa vede il Padre in te? Guarda Lui. <br />Allora, è queste espressioni che la lettera agli ebrei usa, vogliono proprio tirarci dentro ad una relazione in cui possiamo fare esperienza di Dio, accoglierlo e lasciarci accogliere. Per questo il prologo del Vangelo di Giovanni, che oggi è la prima volta che l'ascoltiamo, ma in una settimana, se per caso uno vi venisse voglia, quella voglia pazza, no, di partecipare alla liturgia tutti i giorni, andare a vedere che cosa c'è nella liturgia, nel giro di una settimana torna tre volte questo testo. E mi piacerebbe dire che è un po' come il giorno di Natale, no, quando la Chiesa è stracolma, dico, ma io metterei almeno un Natale al mese, non so se si può fare una riforma liturgica, tutti i mesi mettiamo un giorno di Natale. <br />Cioè, rendiamoci conto di che cosa stiamo vivendo, accorgiamoci, perché forse questo ci aiuterà ad accogliere e a lasciarci accogliere e sentire che fa proprio parte del mistero del Natale che ci sappiamo accogliere gli uni gli altri. Perché accogliere Gesù, uno se la può raccontare dicendo io lo accolgo, eh, sono andato a Messa Natale, poi dopo ho mangiato i tortellini, l'ho proprio accolto, cioè ho proprio fatto festa. Ma se questa accoglienza non mi porta a riconoscere il volto di Cristo anche nelle persone che ho vicino, non mi porta a considerare che il Cristo vuole essere accolto proprio nei fratelli, perché possiamo fare un'esperienza viva e non soltanto mentale, un'esperienza che lasci profondamente il segno e il senso della nostra vita e ci rimette in un cammino, il rischio è che il Natale non dica la verità. <br />Vi posso fare un esempio. Tutti i festoni che vediamo in giro dicono la verità del Natale? Perché, se fosse vero, la festa che si vede in giro dovrebbe permettere a tutti di avere tutto, tutto il necessario, perché il mondo ha tutto per tutti. <br />Però non mi sembra che sia distribuito proprio così. Allora, e questo ci dovrebbe mettere un po' in difficoltà. Allora, quella non è proprio la verità. <br />E se uno facesse i conti di quanti soldi spende, tant'è che la tredicesima è a dicembre, cioè per dire, oh, mi raccomando, io te li do, però spendili. Se non arriva la tredicesima, molti dicono, beh, i regali, un fiorellino, una piantina. Cioè, abbiamo bisogno di lasciarci prendere un po' dagli eventi commerciali per capire che cosa questo mondo sta cercando di importi. <br />E invece andare a guardare il mistero di Cristo è colui che viene in una miseria quasi indecente per dare la vita, per darla tutta, per darla agli altri, sino alla fine, fino a quando uscirà da questo mondo crocifisso. Cioè come l'ultimo e il reietto. Come arriva, così se ne va. <br />E lì in mezzo che cosa c'è? Vorrei dirlo a ciascuno di voi. La tua vita da dove viene? Da chi viene? E dove andrà? Lì in mezzo le scelte che tu fai sono collegate con il tuo inizio e con il tuo compimento? O sono un'altra roba? Perché non vi sappia troppo filosofico o chissà per chi questo discorso? Le nostre scelte hanno a che fare con un inizio in cui sappiamo che c'è un dono d'amore per cui ci siamo. Dio ci ha amato e anche attraverso i nostri genitori, consapevoli o inconsapevoli, siamo stati amati per questo ci siamo perché poi nel corso della vita impariamo a lasciarci accogliere e ad accogliere a nostra volta, così che anche il suo compimento sarà un'accoglienza perché, io lo spero, tutti ci potremo ritrovare nella casa del padre e ci riconosceremo fratelli. Allora, se questo è il principio, quello prima dei secoli, se questo sta accadendo adesso nella storia e questo sarà, un giorno, nella casa del padre, allora ecco come il cerchio si chiude. Gesù ci sta manifestando nella nostra carne, nel nostro linguaggio, nella nostra storia quanto siamo preziosi agli occhi di Dio. <br />Consideriamoci così, ma non io, io, io, noi, ci riguarda tutti, tant'è che se il volto dell'altro sarà per me concretamente la possibilità di poter amare e accogliere farò esperienza di Dio, di quello che Lui è, di quello che Lui desidera e ci sta proponendo come scelta di vita. Man mano che questo accadrà il mistero di luce diventerà sempre più chiaro e sentiremo che questo grido di cui parlava Isaia: <i>prorompete in canti di gioia rovine di  Gerusalemme, </i>che vuol dire che c'era una situazione di grande fatica e mi sembra che su questo siamo sempre attuali, la fatica c'è sempre, a qualche livello c'è sempre. In quella situazione si può innalzare un canto di gioia perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme, viene per essere in una piena sintonia con noi risollevando quelle che sono le nostre ferite, fatiche e conducendole verso una pienezza perché anche se non auguriamo fatiche a nessuno, nella fatica normalmente sappiamo un po' di più darci una mano e stringerci, essere gli uni per gli altri. <br />Non so se a voi sono arrivate telefonate, a me già diverse, per dire come va la situazione, il fiume, come è, siete allagati? No, speriamo di no, ma capite che la paura della fatica di qualcuno diventa anche questa condivisione, siamo più capaci di essere in sintonia. Allora proviamo ad accogliere colui che anche oggi ci sta dicendo, bene, io sono con te, attraverso i tuoi fratelli, uno di voi nel mio nome accoglie me. Questo fa parte non soltanto di un annuncio generico, fa parte della nostra vita perché il Natale faccia nascere questa luce nuova negli occhi gli uni degli altri e guardandoci negli occhi, avendo il coraggio di stare gli uni davanti agli altri, sentire che il nostro cuore non soltanto è felice per definizione perché è Natale, ma è felice perché ritrova nei fratelli quell'amore che nel profondo del cuore il Signore ha messo in ciascuno di noi, quella luce che non avrà mai fine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69205534</guid><pubDate>Thu, 25 Dec 2025 19:47:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69205534/natale_2025_giorno.mp3" length="12387752" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi piacerebbe in questo giorno provare a cogliere un aspetto, a mio avviso determinante, per come viviamo la nostra vita cristiana. Perché non risulti semplicemente un'osservanza di regole e precetti, perché non sia semplicemente mettere dei bollini,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi piacerebbe in questo giorno provare a cogliere un aspetto, a mio avviso determinante, per come viviamo la nostra vita cristiana. Perché non risulti semplicemente un'osservanza di regole e precetti, perché non sia semplicemente mettere dei bollini, Avete presente, no? Ce l'ho, ce l'ho, ok. Ma possiamo entrare in un ascolto, in un'accoglienza di Dio che ci parla, che, come abbiamo ascoltato nella lettera agli Ebrei, ha cominciato a parlarci da mo’ all’umanità, ci sta parlando da tanto tempo e ha trovato nei vari tempi diversi modi per farsi conoscere, per comunicare, per farsi accogliere e per poterci dire che ci vuole accogliere. E la lettera agli Ebrei ha questa espressione, ma, conoscete il greco, ve lo potrei citare in greco, è un testo molto interessante questo, dice che <i>ultimamente, in questi giorni</i>, mo’, detta un po' semplicemente, <i>ha parlato a noi nel Figlio</i>. Ci ha parlato nel Figlio. <br />Cioè, la presenza del Figlio di Dio è la presenza di Dio in mezzo a noi. Che ci parli nel Figlio vuol dire che il Figlio, che ha quei termini un po' iperbolici, <i>irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza</i>. Non so voi, io su questo testo, vi parlo già di quarant'anni fa, l'ho riletto forse un centinaio di volte e dicevo, ma che vuol dire, non capisco, ma che vuol dire? Poi, irradiazione della sua gloria, che vuol dire, siccome sta davanti a Dio, tutti quei raggi d'amore, questo splendore d'amore che è in Dio, tutto si può vedere, riconoscere nella persona del Figlio. <br />E dice che è anche impronta della sua sostanza. E qua facciamo come i bambini al mare, no? Andiamo sulla sabbia e facciamo le impronte. Avete presente, no? Cioè, è proprio il calco preciso di quello che è il Padre. <br />Quindi, conoscendo Gesù, impariamo a conoscere chi è il Padre e, attenzione, anche chi siamo noi. Un po' in forma vanitosa, vuoi sapere quanto sei bello? Guarda Lui. Vuoi sapere che cosa vede il Padre in te? Guarda Lui. <br />Allora, è queste espressioni che la lettera agli ebrei usa, vogliono proprio tirarci dentro ad una relazione in cui possiamo fare esperienza di Dio, accoglierlo e lasciarci accogliere. Per questo il prologo del Vangelo di Giovanni, che oggi è la prima volta che l'ascoltiamo, ma in una settimana, se per caso uno vi venisse voglia, quella voglia pazza, no, di partecipare alla liturgia tutti i giorni, andare a vedere che cosa c'è nella liturgia, nel giro di una settimana torna tre volte questo testo. E mi piacerebbe dire che è un po' come il giorno di Natale, no, quando la Chiesa è stracolma, dico, ma io metterei almeno un Natale al mese, non so se si può fare una riforma liturgica, tutti i mesi mettiamo un giorno di Natale. <br />Cioè, rendiamoci conto di che cosa stiamo vivendo, accorgiamoci, perché forse questo ci aiuterà ad accogliere e a lasciarci accogliere e sentire che fa proprio parte del mistero del Natale che ci sappiamo accogliere gli uni gli altri. Perché accogliere Gesù, uno se la può raccontare dicendo io lo accolgo, eh, sono andato a Messa Natale, poi dopo ho mangiato i tortellini, l'ho proprio accolto, cioè ho proprio fatto festa. Ma se questa accoglienza non mi porta a riconoscere il volto di Cristo anche nelle persone che ho vicino, non mi porta a considerare che il Cristo vuole essere accolto proprio nei fratelli, perché possiamo fare un'esperienza viva e non soltanto mentale, un'esperienza che lasci profondamente il segno e il senso della nostra vita e ci rimette in un cammino, il rischio è che il Natale non dica la verità. <br />Vi posso fare un esempio. Tutti i festoni che vediamo in giro dicono la verità del Natale? Perché, se fosse vero, la festa che si vede in giro dovrebbe permettere a tutti di avere tutto, tutto il necessario, perché il mondo ha tutto per tutti. <br />Però non mi sembra che sia distribuito proprio così. Allora, e questo ci dovrebbe mettere un po' in difficoltà. Allora, quella non è proprio la verità. <br />E se uno facesse i conti di quanti...]]></itunes:summary><itunes:duration>775</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Natale 2025 notte - E se la gioia non fosse qualcosa da trovare, ma qualcuno con cui camminare?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/natale-2025-notte-e-se-la-gioia-non-fosse-qualcosa-da-trovare-ma-qualcuno-con-cui-camminare--69205264</link><description><![CDATA[La gioia della notte di Natale, dove sta? In che cosa la possiamo scoprire, custodire? Siamo nei giorni più bui dell'anno, di questo purtroppo ce ne siamo accorti, ma c'è un motivo per cui la festa del Natale è collocata proprio in questi giorni più bui, perché c'è proprio il desiderio e il bisogno di trovare una luce vera, nuova. In tutte le letture ritorna questo tema, guardate, <i>il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce</i>, <i>abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse</i>. Abbiamo bisogno di scoprire da dove si ha questa luce, perché la grande paura del cuore dell'uomo è di rimanerci male quando le cose poi alla fine non vanno come te le aspettavi. <br />Attendevi una salvezza e invece alla fine senti il timore e la delusione. Penso anche a tanti giovani che, forse superato il tempo del catechismo in cui forzosamente partecipano, poi c'è una fase di allontanamento, ma poi c'è un risveglio, c'è come un desiderio, un'attesa, una speranza, e c'è proprio bisogno di trovare quella luce per non sentire il cuore disilluso, il cuore smarrito. <br />Allora il profeta ci aiuta. <i>Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia</i>. C'è bisogno di scoprire come si fa. Non è che prendo la Letizia e la faccio ingrassare. Come si fa per aumentare la letizia? C'è bisogno di una luce che non sia più soltanto fuori, ma dentro. Che dimori dentro di te una luce che senti, che diventa come propulsiva di vita. <br />Ti propone una crescita, un camminare in una luce che nessuno ti possa togliere. Sì, perché la vera paura è che per quanto ci siano delle cose belle, ma se poi qualcuno te le toglie, e dopo non le hai più. E dopo? E qualcuno addirittura preferisce non trovare mai dei motivi di gioia perché se poi non è vera? allora il Signore ci propone di fare veramente un cammino con lui. <br />E quando Paolo scrive a Tito che <i>è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza</i> non a qualcuno bravo, a qualcuno che è capace, ma a tutti gli uomini, e ci insegna a fare una cosa che da soli non riusciremo a fare. E qui molti hanno proprio bisogno di mettersi in ascolto, perché forse potrebbe dare dei veri argomenti, dei nuovi argomenti, anche per riscoprire quel sacramento spesso trascurato, che è il sacramento del perdono. Cioè è la scoperta che non è vero, che ci sono dei peccati che ormai ti sei abituato così tanto che non vuoi neanche più confessarli. C'è una novità di vita che viene proprio dal fatto che tu non sei soltanto tu, non sei più tu da solo. Il mistero del Natale è il sussurrare all'orecchio di tutti gli uomini di tutti i tempi che Dio si fa carne come te, diventa simile a te in tutto, perché tu nella comunione con Lui possa diventare simile a Lui. Questo ha dell'incredibile. <br />Ha dell'incredibile perché noi umanamente, per quanto possiamo aspirare anche a migliorarci, arriviamo fino a un certo punto e poi basta. Invece ti dice ma perché vuoi farlo da solo? <b>Tu con me</b>. Il Natale ci ricorda questo tu con me per sempre. <br />E il volersi stringere non soltanto in una carne simile alla tua, ma addirittura in una comunione così profonda con te che tu ne diventi portatore ovunque tu vada. Sei un Cristoforo, portatore di Cristo. Ma pensateci, l'abbiamo fatto anche stasera, portiamo un bambino in una mangiatoia, in un presepio. <br />Abbiamo bisogno di ritrovare e riscoprire come lui è veramente colui che nasce a Betlemme nella “casa del pane” e ci invita a mangiare di questo pane. Ci invita a trovare in lui l'energia di vita, cioè la luce che brilla in lui sia anche in te. Allora, a questo stupore, a questa novità assoluta, a questa cosa incalcolabile, imprevedibile, ci vuole abituare in questo mondo. <br />E dice attraverso gli angeli, non temete, vi annuncio una gioia grande che sarà di tutto il popolo. Di tutto il popolo, ma di tutti i tempi. <br /><i>Oggi per voi</i>. Ci tengo a sottolineare questo perché a noi sembra sempre che il biglietto della lotteria lo vincano gli altri. Avete presente? Io non gioco alla lotteria perché penso di averla già vinta, poi sono tranquillo, ma penso che abbiamo sempre un po' la sindrome del fatto che altri vincono, noi rimaniamo sempre... Invece qui dice oggi, in questo contesto che sembra assurdo, la città di Davide in quel momento valeva zero virgola, cioè era una situazione di oppressione, cioè i romani avevano invaso tutto, non c'era più il fasto del regno. <br />Bene, in quel contesto dice <i>è nato per voi un salvatore</i>, e ne abbiamo bisogno. E il segno è una cosa che non sembrerebbe avere nulla a che fare però con un regno che vince, perché è un bambino in una mangiatoia. Che vorrebbe dire? A noi cosa può significare questo? Che se tu vuoi ripartire sempre dalla grandezza per avere risultati, troverai che qualcuno ha sempre qualcosa più di te. <br />Parti insieme a Cristo dalla piccolezza, cioè mettiti come lui nella prospettiva di chi vuole mettere se stesso in gioco sapendo di essere piccolo, ma sapendo di voler amare dalla propria piccolezza. Non bisogna essere grandi per amare, bisogna semplicemente riconoscere che è bello donare la vita. Il primo segno per mettersi veramente in gioco nell'amore, sapete qual è il primo? Lasciarsi amare. <br />Che è una cosa difficile, perché noi diciamo, sin da quando abbiamo due anni, quando diciamo quattro, cinque parole in tutto, diciamo sempre io, io, io, tutto mio, mio, mio. Invece da questo bimbo cosa possiamo imparare? Che ha bisogno e qualcuno si prende cura di lui. E il secondo passo, credo, dopo aver scoperto che abbiamo veramente bisogno, possiamo fare anche la nostra parte di amore, che è il perdono. <br />Cioè sentire nel profondo del cuore che tu puoi essere come Dio, proprio perché puoi amare fino a perdonare tutto e tutti dal suo amore. Cioè partendo dall'amore con cui lui ama, per cui tu non hai più nemici, hai fratelli, hai sorelle, non hai più motivo di divisione perché metti in gioco te stesso. E guardate che quel bimbo in fasce che sembra già in un sarcofago è il segno di chi è venuto, non soltanto per farsi pane ed essere con noi sempre, ma anche per dare la vita. <br />E credo che chi sta dando la vita sappia bene di che cosa sto parlando. Cioè del non essere riconosciuti tante volte, di non essere rispettati, amati e continuare ad amare. Ma per fare questo ci vuole una grande forza, questa. <br />E per questo concludo che dalle tenebre può nascere questa grande luce. Da una condizione di povertà, di piccolezza, di miseria, di non accoglienza. È una famiglia di immigrati. <br />Sono arrivati lì, non c'è posto per loro, non c'è casa per loro. Mi sembra che la storia continui, uguale. Si ripetono le storie, si ripetono le non accoglienze, ma ugualmente mette in gioco se stesso. <br />Allora, e lo dico sia a chi si sente capacissimo di fare chissà che cosa, sia a chi non si sente capace di fare niente, per tutti questo penso sia possibile. Di mettersi una mano sul cuore e dire come io sono amato e perdonato. In tutto quello che sono, posso imparare da lui e fare così anch'io. <br />Perché ancora oggi il Signore sia il salvatore di tutti gli uomini e nessuno sia escluso dalla sua vita. Con questo stesso vigore, chiediamo di essere da Lui nutriti, illuminati e di camminare sempre in quella stessa luce.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69205264</guid><pubDate>Thu, 25 Dec 2025 19:11:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69205264/natale_2025_notte.mp3" length="12016604" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La gioia della notte di Natale, dove sta? In che cosa la possiamo scoprire, custodire? 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Penso anche a tanti giovani che, forse superato il tempo del catechismo in cui forzosamente partecipano, poi c'è una fase di allontanamento, ma poi c'è un risveglio, c'è come un desiderio, un'attesa, una speranza, e c'è proprio bisogno di trovare quella luce per non sentire il cuore disilluso, il cuore smarrito. <br />Allora il profeta ci aiuta. <i>Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia</i>. C'è bisogno di scoprire come si fa. Non è che prendo la Letizia e la faccio ingrassare. Come si fa per aumentare la letizia? C'è bisogno di una luce che non sia più soltanto fuori, ma dentro. Che dimori dentro di te una luce che senti, che diventa come propulsiva di vita. <br />Ti propone una crescita, un camminare in una luce che nessuno ti possa togliere. Sì, perché la vera paura è che per quanto ci siano delle cose belle, ma se poi qualcuno te le toglie, e dopo non le hai più. E dopo? E qualcuno addirittura preferisce non trovare mai dei motivi di gioia perché se poi non è vera? allora il Signore ci propone di fare veramente un cammino con lui. <br />E quando Paolo scrive a Tito che <i>è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza</i> non a qualcuno bravo, a qualcuno che è capace, ma a tutti gli uomini, e ci insegna a fare una cosa che da soli non riusciremo a fare. E qui molti hanno proprio bisogno di mettersi in ascolto, perché forse potrebbe dare dei veri argomenti, dei nuovi argomenti, anche per riscoprire quel sacramento spesso trascurato, che è il sacramento del perdono. Cioè è la scoperta che non è vero, che ci sono dei peccati che ormai ti sei abituato così tanto che non vuoi neanche più confessarli. C'è una novità di vita che viene proprio dal fatto che tu non sei soltanto tu, non sei più tu da solo. Il mistero del Natale è il sussurrare all'orecchio di tutti gli uomini di tutti i tempi che Dio si fa carne come te, diventa simile a te in tutto, perché tu nella comunione con Lui possa diventare simile a Lui. Questo ha dell'incredibile. <br />Ha dell'incredibile perché noi umanamente, per quanto possiamo aspirare anche a migliorarci, arriviamo fino a un certo punto e poi basta. Invece ti dice ma perché vuoi farlo da solo? <b>Tu con me</b>. Il Natale ci ricorda questo tu con me per sempre. <br />E il volersi stringere non soltanto in una carne simile alla tua, ma addirittura in una comunione così profonda con te che tu ne diventi portatore ovunque tu vada. Sei un Cristoforo, portatore di Cristo. Ma pensateci, l'abbiamo fatto anche stasera, portiamo un bambino in una mangiatoia, in un presepio. <br />Abbiamo bisogno di ritrovare e riscoprire come lui è veramente colui che nasce a Betlemme nella “casa del pane” e ci invita a mangiare di questo pane. Ci invita a trovare in lui l'energia di vita, cioè la luce che brilla in lui sia anche in te. Allora, a questo stupore, a questa novità assoluta, a questa cosa incalcolabile, imprevedibile, ci vuole abituare in questo mondo. <br />E dice attraverso gli angeli, non temete, vi annuncio una gioia grande che sarà di tutto il popolo. Di tutto il popolo, ma di tutti i tempi. <br /><i>Oggi per voi</i>. Ci tengo a sottolineare questo perché a noi sembra sempre che il biglietto della lotteria lo vincano gli altri. Avete...]]></itunes:summary><itunes:duration>751</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6b38bc4f0d8d832915ba9db0043fa6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martedì 23-12-25 La novità di Dio rompe sempre qualche schema. E per fortuna.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martedi-23-12-25-la-novita-di-dio-rompe-sempre-qualche-schema-e-per-fortuna--69186079</link><description><![CDATA[La vicenda dovrebbe diventare per noi un motivo di riflessione un po' più profonda sull'identità di ogni persona, l'identità, perché qui si tratta di dare il nome a una persona, il nome, quello con cui tutti ti chiamano indica la tua persona, la tua identità. Tu ti chiami così. Allora, si chiamerà Zaccaria? No, si chiamerà Giovanni. <br />È bella anche l'etimologia delle parole. Sapete, <i>zacar</i> in ebraico vuol dire ricordare. E qui c'è una fissazione, che c'è da molte parti ancora, la fissazione della tradizione: si è sempre fatto così, e tu sei bloccato in quello schema che può essere familiare, tradizionale, o semplicemente la fissazione di qualcuno, però si fa così, qui si fa così. <br />E invece il Signore fa cose nuove. Giovanni, che significa <i>Dio fa grazia</i>, Dio fa misericordia, Dio ha un amore che fa nuove tutte le cose. Allora, questo dovrebbe interessarci personalmente, direttamente, perché ciascuno di noi porta un nome, una vocazione, ma innanzitutto deve avere a che fare con Dio, con la sua identità, perché se non sai qual è la tua identità, non saprai neanche qual è la tua missione, ti sentirai sempre un po' costretto dalle situazioni, non libero di esprimere chi tu sei. <br />Allora, che non ci sia nessuno della tua parentela che si chiami così, ben venga, perché tu non sei semplicemente il ricordo di quello che altri hanno stabilito e che si debba fare. Tu sei una grazia di Dio attuale, viva oggi, una occasione per cui Dio può far grazia e nuove tutte le cose oggi. Sapete, questa è la strada della fede, l'atto di fede non è altro che credere che oggi il Signore ti fa grazia e non sei sbagliato. <br />Qualunque cosa ti sia successo, non sei sbagliato, il Signore fa nuove tutte le cose. Partire con questa forza e questa chiarezza nel cuore sbaraglia anche le fissazioni umane. Se non ripartiamo da questo, non riusciremo mai ad accogliere né Dio e il suo venire continuamente nella nostra vita e nella nostra storia, né noi stessi, chi siamo. Perché alla fine ti sembra di essere sempre sbagliato agli occhi degli altri e quindi inizi a credere e a rimanere bloccato nel tuo essere. <br />Perché se credi agli altri che non ne sanno, non credi a Dio che invece è pronto a dirti chi sei. E si vede che Giovanni veramente sarà un uomo che ascolta e sarà anche, ma questo lo sappiamo, pronto a lasciarsi modificare dalla presenza di Dio, tanto da rimanere stupito rispetto a quello che lui si aspettava, rispetto a quello che Gesù è (un diverso Messia), ma è stato pronto ad accoglierlo. Spero che anche tutti noi avremo la stessa prontezza di accogliere il Signore che viene e la nostra vocazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69186079</guid><pubDate>Tue, 23 Dec 2025 20:23:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69186079/martedi_23_12_25.mp3" length="4863651" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La vicenda dovrebbe diventare per noi un motivo di riflessione un po' più profonda sull'identità di ogni persona, l'identità, perché qui si tratta di dare il nome a una persona, il nome, quello con cui tutti ti chiamano indica la tua persona, la tua...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La vicenda dovrebbe diventare per noi un motivo di riflessione un po' più profonda sull'identità di ogni persona, l'identità, perché qui si tratta di dare il nome a una persona, il nome, quello con cui tutti ti chiamano indica la tua persona, la tua identità. Tu ti chiami così. Allora, si chiamerà Zaccaria? No, si chiamerà Giovanni. <br />È bella anche l'etimologia delle parole. Sapete, <i>zacar</i> in ebraico vuol dire ricordare. E qui c'è una fissazione, che c'è da molte parti ancora, la fissazione della tradizione: si è sempre fatto così, e tu sei bloccato in quello schema che può essere familiare, tradizionale, o semplicemente la fissazione di qualcuno, però si fa così, qui si fa così. <br />E invece il Signore fa cose nuove. Giovanni, che significa <i>Dio fa grazia</i>, Dio fa misericordia, Dio ha un amore che fa nuove tutte le cose. Allora, questo dovrebbe interessarci personalmente, direttamente, perché ciascuno di noi porta un nome, una vocazione, ma innanzitutto deve avere a che fare con Dio, con la sua identità, perché se non sai qual è la tua identità, non saprai neanche qual è la tua missione, ti sentirai sempre un po' costretto dalle situazioni, non libero di esprimere chi tu sei. <br />Allora, che non ci sia nessuno della tua parentela che si chiami così, ben venga, perché tu non sei semplicemente il ricordo di quello che altri hanno stabilito e che si debba fare. Tu sei una grazia di Dio attuale, viva oggi, una occasione per cui Dio può far grazia e nuove tutte le cose oggi. Sapete, questa è la strada della fede, l'atto di fede non è altro che credere che oggi il Signore ti fa grazia e non sei sbagliato. <br />Qualunque cosa ti sia successo, non sei sbagliato, il Signore fa nuove tutte le cose. Partire con questa forza e questa chiarezza nel cuore sbaraglia anche le fissazioni umane. Se non ripartiamo da questo, non riusciremo mai ad accogliere né Dio e il suo venire continuamente nella nostra vita e nella nostra storia, né noi stessi, chi siamo. Perché alla fine ti sembra di essere sempre sbagliato agli occhi degli altri e quindi inizi a credere e a rimanere bloccato nel tuo essere. <br />Perché se credi agli altri che non ne sanno, non credi a Dio che invece è pronto a dirti chi sei. E si vede che Giovanni veramente sarà un uomo che ascolta e sarà anche, ma questo lo sappiamo, pronto a lasciarsi modificare dalla presenza di Dio, tanto da rimanere stupito rispetto a quello che lui si aspettava, rispetto a quello che Gesù è (un diverso Messia), ma è stato pronto ad accoglierlo. 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Perché saper fare della vita una lode, un'esultanza, come vedete forse la prima lettura di oggi ci dà veramente i connotati della nostra situazione attuale. <br />Cioè la gratitudine per cui oggi veniamo ad accompagnare Carla, un po' come Anna ha accompagnato Samuele nel Tempio del Signore, dicendo è consacrato per il Signore, è per lui. Anche Carla, per quanto sia stata tanti anni qui, però sempre di passaggio, cioè è sempre per il Signore come la vita di ogni persona sulla faccia della terra. Siamo fatti per il Signore, che vuol dire per la vita eterna, che vuol dire per un amore che noi non riusciamo a vedere che si concluda, ha solo bisogno di perfezionarsi, di entrare nella pienezza ma non di concludersi. <br />La storia di una persona non si conclude, entra nell'eterno. Allora, quando Anna aveva pregato a lungo perché desiderava un figlio e il profeta Eli le aveva detto: vai il Signore ti esaudisca, che sembrava quasi detto con sufficienza, non so se avete presente il testo, interessante. Prima pensa che sia ubriaca perché vede che si muovono le labbra ma non sente la voce ma lei stava pregando in mezzo alle lacrime, cioè nella preghiera non riusciva neanche a esprimere la voce per dire: nella vita sono umiliata ma io desidero un figlio per te Signore, così poi accadrà. Ma proprio perché ha capito che non era per sé ma era per Lui, poi lo riconduce al Tempio e credo che il nostro amore per le persone, chiunque se siano, sia un portarle al Signore sia durante la vita sia al suo compimento per dire ce l'hai data. Bene, grazie, cerchiamo di far tesoro del dono che è stato per tanto tempo ma è per te, cioè è per l'eterno e per compiere una missione di cui noi non vediamo tutti connotati ma tu si, è per te. <br />E credo che questo ci aiuti a tramutare qualunque evento anche il più faticoso in una lode, in un ringraziamento e, anche se potrebbe sembrare una contraddizione, in un motivo di esultanza. Oggi nella parte più profonda del nostro cuore non possiamo non sentire esultanza perché c'è un compimento in una vita terrena ma perché possa essere nella vita eterna, nell'amore eterno. Allora questi ribaltamenti che sono tutt'altro che umorali ma sono ribaltamenti propri della fede, cioè di come la fede riesce a trasformare le cose, li potremmo chiedere anche per ciascuno di noi. <br />Cioè di sentire che la nostra vita ha bisogno di trovare questo orientamento, questo motivo di esultanza che la percorre, la guida e la conduce a pienezza. Per cui anche noi potremmo sentire come il Signore viene continuamente in nostro soccorso, viene a compiere quello che aveva promesso, come termina il Magnificat, l'aveva detto i nostri padri: per Abramo che era l'uomo di fede, l'uomo che si è fidato di Dio anche contro l'evidenza ma si è fidato di Dio sempre, per Abramo è la sua discendenza per sempre; Tutti quelli che come Abramo si]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69169256</guid><pubDate>Mon, 22 Dec 2025 17:38:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69169256/lunedi_22_12_25.mp3" length="5524444" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo un vantaggio oggi, che la liturgia già dice tutto, dice tutto. E cos'altro potremmo sperare se non di vedere come la vita è un orientarsi verso questa esultanza dello Spirito, fino al suo compimento. 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Siamo fatti per il Signore, che vuol dire per la vita eterna, che vuol dire per un amore che noi non riusciamo a vedere che si concluda, ha solo bisogno di perfezionarsi, di entrare nella pienezza ma non di concludersi. <br />La storia di una persona non si conclude, entra nell'eterno. Allora, quando Anna aveva pregato a lungo perché desiderava un figlio e il profeta Eli le aveva detto: vai il Signore ti esaudisca, che sembrava quasi detto con sufficienza, non so se avete presente il testo, interessante. Prima pensa che sia ubriaca perché vede che si muovono le labbra ma non sente la voce ma lei stava pregando in mezzo alle lacrime, cioè nella preghiera non riusciva neanche a esprimere la voce per dire: nella vita sono umiliata ma io desidero un figlio per te Signore, così poi accadrà. Ma proprio perché ha capito che non era per sé ma era per Lui, poi lo riconduce al Tempio e credo che il nostro amore per le persone, chiunque se siano, sia un portarle al Signore sia durante la vita sia al suo compimento per dire ce l'hai data. Bene, grazie, cerchiamo di far tesoro del dono che è stato per tanto tempo ma è per te, cioè è per l'eterno e per compiere una missione di cui noi non vediamo tutti connotati ma tu si, è per te. <br />E credo che questo ci aiuti a tramutare qualunque evento anche il più faticoso in una lode, in un ringraziamento e, anche se potrebbe sembrare una contraddizione, in un motivo di esultanza. Oggi nella parte più profonda del nostro cuore non possiamo non sentire esultanza perché c'è un compimento in una vita terrena ma perché possa essere nella vita eterna, nell'amore eterno. Allora questi ribaltamenti che sono tutt'altro che umorali ma sono ribaltamenti propri della fede, cioè di come la fede riesce a trasformare le cose, li potremmo chiedere anche per ciascuno di noi. <br />Cioè di sentire che la nostra vita ha bisogno di trovare questo orientamento, questo motivo di esultanza che la percorre, la guida e la conduce a pienezza. Per cui anche noi potremmo sentire come il Signore viene continuamente in nostro soccorso, viene a compiere quello che aveva promesso, come termina il Magnificat, l'aveva detto i nostri padri: per Abramo che era l'uomo di fede, l'uomo che si è fidato di Dio anche contro l'evidenza ma si è fidato di Dio sempre, per Abramo è la sua discendenza per sempre; Tutti quelli che come Abramo si]]></itunes:summary><itunes:duration>346</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Domenica 21-12-25 4Avv Accogliere qualcuno nella propria vita significa accettare di non possederlo. È vero per Dio e per ogni relazione.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/domenica-21-12-25-4avv-accogliere-qualcuno-nella-propria-vita-significa-accettare-di-non-possederlo-e-vero-per-dio-e-per-ogni-relazione--69159878</link><description><![CDATA[Questi ultimi giorni dell'Avvento ci propongono un'immagine che non è proprio consueta quella degli angeli ma vorrei tradurlo anche per la nostra esperienza. Angelo vuol dire annuncio, annunciatore e abbiamo due scenari oggi dove si parla di annunci. C'è il profeta Isaia che va a parlare al re d'Israele a portargli una parola da parte di Dio, chiedi un segno. E dall'altra parte c'è Giuseppe che ha ricevuto un certo tipo di annuncio, Maria è incinta e dentro di sé quest'annuncio ha creato del turbamento, io non so stato, ma mi piace pensare che da una parte Acaz sta facendo i conti con le sue idee, i suoi progetti, cioè avete presente quando abbiamo un'idea, un progetto, arriva qualcuno e ci cambia la condizione, la situazione per cui ci scombina e lì che fai? Sei rigido secondo i tuoi progetti di prima e quindi triti tutto e tutti perché si deve fare come dici tu, oppure? Acaz lo fa anche nel rapporto con Dio, chiedi un segno del Signore, non voglio tentare il Signore, traduco, si mette in mezzo al Signore, mi cambia un'altra volta le cose, ho già pensato di fare così, se poi il Signore mi dice una cosa che io non voglio? questo è un pensierino che ogni tanto viene, al che anche la preghiera inizia a vacillare perché la preghiera non è altro che quella relazione, quel dialogo che stabiliamo con Dio e se pensi che il Signore possa avere una volontà diversa dalla tua, anche la preghiera vacilla. Mi piace pensare che l'impazienza di Isaia sia soltanto un po' una scossa, avete sentito il testo è un po' garbato, non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, adesso volete stancare anche quella di Dio? E il Signore, il suo segno lo darà. Dall'altra penso a Giuseppe, viene definito uomo giusto, non si parla di molti uomini giusti; uomo giusto perché considera l'amore che ha per Maria e l'amore che ha per la legge, per Dio, la legge dice davanti a questi situazioni bisogna denunciare e dentro di lui c'è un turbamento. D'altra parte come fai a non rimanere turbato quando la persona a cui hai deciso di donare tutta la tua vita ti appare in una luce diversa, la vedi con degli occhi con cui non eri abituato e questo turbamento non dura un istante, è un turbamento che forse dura qualche giorno e sta considerando nel suo cuore cosa fare, come fare. Se siamo attenti la preghiera che può accompagnare tanti istanti o momenti più prolungati della nostra vita è una preghiera con cui cerchiamo di attingere a quello che il Signore dice, al Vangelo, alla buona notizia, all'annuncio, è il nostro interlocutore, Dio ci parla e ci parla perché il nostro cuore possa trovare la strada da seguire, la luce alla quale muovere i passi.  In questa prospettiva Giuseppe meditava, pregava finché ci dice il Vangelo che un angelo lo invita a non temere di accogliere e questo mi fa subito grattare un attimo la pelata, non temere di accogliere, sembra quasi una contraddizione perché accogliere, tu accogli sempre un altro che è un mistero immenso, chiunque sia, chi accogli nella tua vita sappi che non è prodotto tuo, non lo gestisci tu, non è un oggetto, accogliere nella vita è aprirsi a Dio, quindi non temere di accogliere, sì, è possibile soltanto se tu ti ripensi continuamente accolto da Dio, in quanto sei accolto da Lui puoi accogliere qualunque cosa, ma se stacchi questa parte, se perdi la tua relazione nella quale sei accolto come farai? Come troverai luce ed energia per accogliere? Allora in questa dichiarazione, anche Giuseppe inizia un lavoro interiore diverso, non mi sembra che ci siano tante parole di Giuseppe, ma ci sono dei fatti chiari, fatti, scelte, sì perché nel momento in cui inizi a sentire che c'è una scelta da parte di Dio, il bambino che nasce da lei viene da Spirito Santo, accogli il mistero dello Spirito che generosamente si fa presente nella storia degli uomini e di Dio, che diventa storia di salvezza. <br />Allora davanti a questo c'è la scelta di Giuseppe, la scelta di accogliere Dio che si fa presente, quel Dio che lui conosce nella parola, nell'insegnamento, in ciò che gli è stato trasmesso, inizia ad essere la concretezza della sua vita e io questo spero e auguro a ciascuno di farlo come esperienza: di non lasciare semplicemente nel mondo delle idee o delle leggi o delle regole la vita cristiana, ma che sia veramente la luce che ti coniuga la realtà nella quale tu sei immerso e facendo scelte dalla fede riconosci la presenza di Dio. In questo veramente Giuseppe si dimostra uomo giusto. È sempre un mistero l'accoglienza, dicevo prima, accogliere la fecondità di Dio nella nostra vita e aprirsi alla novità continua. <br />Lo penso anche da prete ma lo penso per ogni famiglia perché la fertilità a un certo punto finisce ma io spero che non finisca mai la fecondità. La forza dell'essere, generosamente attivi fino all'ultimo dei nostri giorni, fino a quella tarda età che ti porta a scegliere anche dove sembra che ci siano delle contraddizioni, scegliere di dare la vita perché nella vita dell'altro tu riconosci la vita di Dio. Credo che questo sia il vero modo con cui ciascuno di noi possa entrare adesso in questo mistero del Natale, ma ogni giorno nel mistero di Dio che fedelmente si rende presente e generoso nella tua storia. <br />In questa apertura scopriamo come la sua fedeltà è pronta a stupirti ancora ma anche a darti nuovi sorrisi, nuove luci da poter accendere nella storia del mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69159878</guid><pubDate>Sun, 21 Dec 2025 20:39:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69159878/domenica_21_12_25_4avv.mp3" length="10341424" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Questi ultimi giorni dell'Avvento ci propongono un'immagine che non è proprio consueta quella degli angeli ma vorrei tradurlo anche per la nostra esperienza. Angelo vuol dire annuncio, annunciatore e abbiamo due scenari oggi dove si parla di annunci....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questi ultimi giorni dell'Avvento ci propongono un'immagine che non è proprio consueta quella degli angeli ma vorrei tradurlo anche per la nostra esperienza. Angelo vuol dire annuncio, annunciatore e abbiamo due scenari oggi dove si parla di annunci. C'è il profeta Isaia che va a parlare al re d'Israele a portargli una parola da parte di Dio, chiedi un segno. E dall'altra parte c'è Giuseppe che ha ricevuto un certo tipo di annuncio, Maria è incinta e dentro di sé quest'annuncio ha creato del turbamento, io non so stato, ma mi piace pensare che da una parte Acaz sta facendo i conti con le sue idee, i suoi progetti, cioè avete presente quando abbiamo un'idea, un progetto, arriva qualcuno e ci cambia la condizione, la situazione per cui ci scombina e lì che fai? Sei rigido secondo i tuoi progetti di prima e quindi triti tutto e tutti perché si deve fare come dici tu, oppure? Acaz lo fa anche nel rapporto con Dio, chiedi un segno del Signore, non voglio tentare il Signore, traduco, si mette in mezzo al Signore, mi cambia un'altra volta le cose, ho già pensato di fare così, se poi il Signore mi dice una cosa che io non voglio? questo è un pensierino che ogni tanto viene, al che anche la preghiera inizia a vacillare perché la preghiera non è altro che quella relazione, quel dialogo che stabiliamo con Dio e se pensi che il Signore possa avere una volontà diversa dalla tua, anche la preghiera vacilla. Mi piace pensare che l'impazienza di Isaia sia soltanto un po' una scossa, avete sentito il testo è un po' garbato, non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, adesso volete stancare anche quella di Dio? E il Signore, il suo segno lo darà. Dall'altra penso a Giuseppe, viene definito uomo giusto, non si parla di molti uomini giusti; uomo giusto perché considera l'amore che ha per Maria e l'amore che ha per la legge, per Dio, la legge dice davanti a questi situazioni bisogna denunciare e dentro di lui c'è un turbamento. D'altra parte come fai a non rimanere turbato quando la persona a cui hai deciso di donare tutta la tua vita ti appare in una luce diversa, la vedi con degli occhi con cui non eri abituato e questo turbamento non dura un istante, è un turbamento che forse dura qualche giorno e sta considerando nel suo cuore cosa fare, come fare. Se siamo attenti la preghiera che può accompagnare tanti istanti o momenti più prolungati della nostra vita è una preghiera con cui cerchiamo di attingere a quello che il Signore dice, al Vangelo, alla buona notizia, all'annuncio, è il nostro interlocutore, Dio ci parla e ci parla perché il nostro cuore possa trovare la strada da seguire, la luce alla quale muovere i passi.  In questa prospettiva Giuseppe meditava, pregava finché ci dice il Vangelo che un angelo lo invita a non temere di accogliere e questo mi fa subito grattare un attimo la pelata, non temere di accogliere, sembra quasi una contraddizione perché accogliere, tu accogli sempre un altro che è un mistero immenso, chiunque sia, chi accogli nella tua vita sappi che non è prodotto tuo, non lo gestisci tu, non è un oggetto, accogliere nella vita è aprirsi a Dio, quindi non temere di accogliere, sì, è possibile soltanto se tu ti ripensi continuamente accolto da Dio, in quanto sei accolto da Lui puoi accogliere qualunque cosa, ma se stacchi questa parte, se perdi la tua relazione nella quale sei accolto come farai? Come troverai luce ed energia per accogliere? Allora in questa dichiarazione, anche Giuseppe inizia un lavoro interiore diverso, non mi sembra che ci siano tante parole di Giuseppe, ma ci sono dei fatti chiari, fatti, scelte, sì perché nel momento in cui inizi a sentire che c'è una scelta da parte di Dio, il bambino che nasce da lei viene da Spirito Santo, accogli il mistero dello Spirito che generosamente si fa presente nella storia degli uomini e di Dio, che diventa storia di salvezza. <br />Allora davanti a questo c'è la scelta di Giuseppe, la scelta di accogliere Dio che si fa presente, quel Dio che lui conosce...]]></itunes:summary><itunes:duration>647</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Venerdì 19-12-25 Tra il dono e la scelta c’è lo spazio della responsabilità personale. È lì che si gioca la fede.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/venerdi-19-12-25-tra-il-dono-e-la-scelta-c-e-lo-spazio-della-responsabilita-personale-e-li-che-si-gioca-la-fede--69137233</link><description><![CDATA[Entriamo nei racconti che precedono il mistero dell'incarnazione. Oggi lo scenario ci fa vedere due donne sterili. Ci fa vedere sostanzialmente qual è l'esito dell'umanità davanti a questo mistero: una vita aperta alla vita, ma la vita non viene. Questo ci darebbe possibilità di approfondire in tante direzioni, ma vorrei soprattutto dire il desiderio profondo che non si sa dare da sé ciò di cui ha bisogno. Non sei capace di renderti fecondo. <br />E questo riguarda la nostra umanità in tantissimi aspetti, guardate. Tra parentesi mi verrebbe da dire a qualcuno anche nella generazione della carne, ma questo riguarda un mistero ben più profondo. In questo scenario mi piace pensare a Zaccaria che aveva pregato, che è lì per la preghiera e tutto il popolo sta pregando, dice ci sarà una fede lì, macché! che vorrebbe dire anche a ciascuno di noi: vai a messa la domenica e preghi tutti i giorni, vai anche alla messa feriale, fai delle intercessioni, poi ti capita una cosa, e lì rimani muto. <br />Cioè la mancanza di fede non ti fa dire più niente, ma la mancanza di fede, uno potrebbe dire, ma Signore la fede è dono tuo, se non ce l'ho sarà anche questa colpa tua, tra le tante che c'hai, c'avrai anche questa. Dice no no aspetta, io te l'ho data, dove l'hai messa tu? Il dono che Dio ci ha fatto, Lui lo sa benissimo, ci tengo a dirvelo, perché a volte ci troviamo nella vita pensando che mi stanno succedendo delle cose, ma questi sono i miei mezzi, Signore intervieni! e se non intervieni, allora… In questo scenario però ci sono due donne di fede, e due donne che si mettono a ringraziare Dio, perché capiscono che quello che sta succedendo nella loro vita non è frutto né di capacità né di merito né di intelligenza, di niente, è puro dono ricevuto, e allora ringraziano. Su questo mi vorrei fermare, perché la fede ha dei poteri che noi non immaginiamo neanche, finché trovandoci nella situazione rispondiamo con fede. <br />Se questo è il preludio, questa è la preparazione che è accaduta, e che mi verrebbe da dire in un certo senso non smette di continuare ad accadere. Perché dei segni di fede ci sono, dei doni dello spirito ci sono, adesso bisogna che queste cose proviamo a combinarle, che si chiama scelta di fede. Spero di essere stato chiaro. Tra il dono e la scelta c'è uno spazio in mezzo, in cui ciascuno di noi deve rispondere. <br />Allora, se volete, questo è il momento, visto che lo stiamo vivendo anche nell'Eucaristia, è il momento per lasciare che Dio attraverso la fede che ci ha donato, concepisca nella nostra vita, se glielo permettiamo, perché anche a noi continuamente rivolge delle parole, perché possano portare il Cristo nel mondo, nella nostra storia, nella nostra fragilità e impotenza, perché agisce particolarmente lì dove non c'è una capacità umana, ma c'è una disponibilità nella fede umana. Ed è questo che rende fecondo il nostro quotidiano. Oggi, ve lo dico con una parola del Salmo 94, oggi se ascoltate la voce del Signore non indurite il vostro cuore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69137233</guid><pubDate>Fri, 19 Dec 2025 19:21:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69137233/venerdi_19_12_25.mp3" length="5749724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Entriamo nei racconti che precedono il mistero dell'incarnazione. Oggi lo scenario ci fa vedere due donne sterili. Ci fa vedere sostanzialmente qual è l'esito dell'umanità davanti a questo mistero: una vita aperta alla vita, ma la vita non viene....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Entriamo nei racconti che precedono il mistero dell'incarnazione. Oggi lo scenario ci fa vedere due donne sterili. Ci fa vedere sostanzialmente qual è l'esito dell'umanità davanti a questo mistero: una vita aperta alla vita, ma la vita non viene. Questo ci darebbe possibilità di approfondire in tante direzioni, ma vorrei soprattutto dire il desiderio profondo che non si sa dare da sé ciò di cui ha bisogno. Non sei capace di renderti fecondo. <br />E questo riguarda la nostra umanità in tantissimi aspetti, guardate. Tra parentesi mi verrebbe da dire a qualcuno anche nella generazione della carne, ma questo riguarda un mistero ben più profondo. In questo scenario mi piace pensare a Zaccaria che aveva pregato, che è lì per la preghiera e tutto il popolo sta pregando, dice ci sarà una fede lì, macché! che vorrebbe dire anche a ciascuno di noi: vai a messa la domenica e preghi tutti i giorni, vai anche alla messa feriale, fai delle intercessioni, poi ti capita una cosa, e lì rimani muto. <br />Cioè la mancanza di fede non ti fa dire più niente, ma la mancanza di fede, uno potrebbe dire, ma Signore la fede è dono tuo, se non ce l'ho sarà anche questa colpa tua, tra le tante che c'hai, c'avrai anche questa. Dice no no aspetta, io te l'ho data, dove l'hai messa tu? Il dono che Dio ci ha fatto, Lui lo sa benissimo, ci tengo a dirvelo, perché a volte ci troviamo nella vita pensando che mi stanno succedendo delle cose, ma questi sono i miei mezzi, Signore intervieni! e se non intervieni, allora… In questo scenario però ci sono due donne di fede, e due donne che si mettono a ringraziare Dio, perché capiscono che quello che sta succedendo nella loro vita non è frutto né di capacità né di merito né di intelligenza, di niente, è puro dono ricevuto, e allora ringraziano. Su questo mi vorrei fermare, perché la fede ha dei poteri che noi non immaginiamo neanche, finché trovandoci nella situazione rispondiamo con fede. <br />Se questo è il preludio, questa è la preparazione che è accaduta, e che mi verrebbe da dire in un certo senso non smette di continuare ad accadere. Perché dei segni di fede ci sono, dei doni dello spirito ci sono, adesso bisogna che queste cose proviamo a combinarle, che si chiama scelta di fede. Spero di essere stato chiaro. Tra il dono e la scelta c'è uno spazio in mezzo, in cui ciascuno di noi deve rispondere. <br />Allora, se volete, questo è il momento, visto che lo stiamo vivendo anche nell'Eucaristia, è il momento per lasciare che Dio attraverso la fede che ci ha donato, concepisca nella nostra vita, se glielo permettiamo, perché anche a noi continuamente rivolge delle parole, perché possano portare il Cristo nel mondo, nella nostra storia, nella nostra fragilità e impotenza, perché agisce particolarmente lì dove non c'è una capacità umana, ma c'è una disponibilità nella fede umana. Ed è questo che rende fecondo il nostro quotidiano. Oggi, ve lo dico con una parola del Salmo 94, oggi se ascoltate la voce del Signore non indurite il vostro cuore.]]></itunes:summary><itunes:duration>360</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovedì 18-12-25 Ogni volta che accogliamo qualcuno, diamo spazio a una nascita. Anche oggi Cristo continua a venire al mondo così.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovedi-18-12-25-ogni-volta-che-accogliamo-qualcuno-diamo-spazio-a-una-nascita-anche-oggi-cristo-continua-a-venire-al-mondo-cosi--69125041</link><description><![CDATA[<i>Così fu generato Gesù Cristo</i>, a differenza di tutte le modalità precedenti in cui c'era stata una generazione, qui è generato dall'accoglienza meravigliosa e straordinaria, nel senso che non ha dei simili quella di Giuseppe. Giuseppe accoglie Maria e Cristo è generato da questa accoglienza, Giuseppe si accorge, sicuramente amava Maria, ma si accorge che Maria ha bisogno di essere accolta, Cristo per nascere ha bisogno di essere accolto, credo che questo ci debba tutti interrogare riguardo a quello che stiamo facendo oggi nella nostra vita di fede: quanto stiamo accogliendo Cristo negli altri? Come stiamo generando questa novità di vita, questa presenza di Cristo attraverso l’accoglienza? Giuseppe si è proprio messo in gioco, ma questo dovrebbe dirci qualcosa riguardo a come si fa famiglia oggi, a come c'è qualcuno che decida di mettere la propria vita in una disponibilità di accoglienza, nella vita consacrata, nel ministero, cioè di essere disponibile ad accogliere gli altri perché Cristo sia generato in loro. Ci conceda il Signore di avere questa meravigliosa intuizione nella fede.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69125041</guid><pubDate>Thu, 18 Dec 2025 21:51:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69125041/giovedi_18_12_25.mp3" length="1820072" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Così fu generato Gesù Cristo, a differenza di tutte le modalità precedenti in cui c'era stata una generazione, qui è generato dall'accoglienza meravigliosa e straordinaria, nel senso che non ha dei simili quella di Giuseppe. 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Giuseppe si è proprio messo in gioco, ma questo dovrebbe dirci qualcosa riguardo a come si fa famiglia oggi, a come c'è qualcuno che decida di mettere la propria vita in una disponibilità di accoglienza, nella vita consacrata, nel ministero, cioè di essere disponibile ad accogliere gli altri perché Cristo sia generato in loro. Ci conceda il Signore di avere questa meravigliosa intuizione nella fede.]]></itunes:summary><itunes:duration>114</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mercoledì 17-12-25 S. Lazzaro (Luca 16,29-31) Le relazioni non sono una distrazione dalla vita. Sono la vita.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mercoledi-17-12-25-s-lazzaro-luca-16-29-31-le-relazioni-non-sono-una-distrazione-dalla-vita-sono-la-vita--69106130</link><description><![CDATA[Come considero le persone? A che titolo guardo gli altri? C'è chi ti vede ma non ti guarda, non gli interessi, ma nel momento del bisogno sa come ti chiami e si muove. Questo accade a chi pensa soltanto a sé. Allora, alleniamo adesso lo sguardo ai fratelli che Dio ci affida. <br />Se non sai come fare ci sono le Scritture, la legge, i profeti, che parlano di un Padre che ha tanti figli amati, tra cui ci sei anche tu, ti manda dei fratelli sul cammino perché tu possa vivere non solo di cose, per riempirti la pagina, ma di relazioni che un giorno ti accorgerai saranno la tua salvezza, perché questa è la casa di Dio, la gioia della comunione, in cui nessuno vivrà i rapporti come problemi, ma come gioioso completamento reciproco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69106130</guid><pubDate>Wed, 17 Dec 2025 22:07:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69106130/mercoledi_17_12_25_s_lazzaro.mp3" length="1362825" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Come considero le persone? A che titolo guardo gli altri? 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Allora, alleniamo adesso lo sguardo ai fratelli che Dio ci affida. <br />Se non sai come fare ci sono le Scritture, la legge, i profeti, che parlano di un Padre che ha tanti figli amati, tra cui ci sei anche tu, ti manda dei fratelli sul cammino perché tu possa vivere non solo di cose, per riempirti la pagina, ma di relazioni che un giorno ti accorgerai saranno la tua salvezza, perché questa è la casa di Dio, la gioia della comunione, in cui nessuno vivrà i rapporti come problemi, ma come gioioso completamento reciproco.]]></itunes:summary><itunes:duration>86</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martedì 16-12-25 3Avv “Che te ne pare?” Gesù non giudica al posto tuo. Ti chiede di guardarti dentro.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martedi-16-12-25-3avv-che-te-ne-pare-gesu-non-giudica-al-posto-tuo-ti-chiede-di-guardarti-dentro--69082860</link><description><![CDATA[È molto interessante poter accogliere questo testo in questi giorni, in questi momenti, ormai siamo a nove giorni dal Natale, perché Gesù si rivolge a della gente esperta di legge, capi dei sacerdoti e anziani del popolo, e gli fa questa parabola chiedendogli<i> che ve ne pare</i>, cioè, così entro subito nel nostro vivo, a te che te ne pare di questa situazione? Perché, tanto anche se non lo dici esternamente, nel tuo cuore tu normalmente un giudizio lo esprimi. Tanto da preferire alcune persone, alcune situazioni. Allora, a te che te ne pare questo rivolgersi del padre ai due figli, chiedendo di andare a lavorare nella vigna, di prendersi cura di ciò che per lui è importante. E c'è chi dice no, ma poi si pente e ci va, e c'è chi gli dice sì, ma come dice sì a un sacco di cose che non gli entrano neanche nell'anticamera del cervello. Giusto per parlare di noi, e non è che... Diciamo sì sì, in automatico, ma dentro non c'è spazio. E chiede, secondo voi, chi dei due ha fatto la volontà del padre? Noi tante volte ci accontentiamo di dire sì sì, però non ci mettiamo la vita. Ma la vita per che cosa? Per ciò che è prezioso agli occhi di Dio, la sua vigna, l'umanità, tutta l'umanità e la sua vigna, tutte le persone. Mi permetto di dire, non soltanto quelle che ci sono simpatiche, perché lì in teoria diciamo sì sì, però di fatto facciamo poi no. Allora, forse questi due figli ce li abbiamo dentro tutti e due, forse ne abbiamo anche degli altri di figli dentro, che certe volte facciamo anche secondo altri pensieri, ma sicuramente questi due ce li abbiamo, perché a volte diciamo di no, ma poi ci pentiamo e quindi vorremmo andargli incontro. Allora, proviamo a mettere insieme queste cose con la nostra vita, con la nostra quotidianità, con la consapevolezza che il Signore ci sta chiamando in una cosa che per lui è preziosa, per te forse non ancora, ma per lui è preziosa. E ti chiede, che te ne pare? Allora, il risultato è molto interessante: anche quelle parti della nostra vita che noi riteniamo così lontane da Dio, nello specifico i pubblicani e le prostitute, cioè quelle situazioni della vita che noi riteniamo senza legge oppure immorali, forse anche quelle parti della nostra vita che però cercano davvero l'amore di Dio e la misericordia in tanti momenti, cioè si pentono del male pensato, fatto, detto e chiedono perdono, dice quelli vi passano davanti, a voi che tante volte pensate di sapere già la volontà di Dio, quello che è giusto e sbagliato, però poi fate soltanto di testa vostra. Allora, proviamo a riprenderlo come un'opportunità, un'occasione per noi che forse, come diceva il Salmo, siamo poveri, per tornare a dare un grido che il Signore ascolta, è un po' come quel Pietro che affondava e grida Signore salvami mentre sta affondando nell'acqua e il Signore lo prende su, prenda su anche noi in questo cammino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69082860</guid><pubDate>Tue, 16 Dec 2025 19:52:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69082860/martedi_16_12_25_3avv.mp3" length="4652163" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È molto interessante poter accogliere questo testo in questi giorni, in questi momenti, ormai siamo a nove giorni dal Natale, perché Gesù si rivolge a della gente esperta di legge, capi dei sacerdoti e anziani del popolo, e gli fa questa parabola...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È molto interessante poter accogliere questo testo in questi giorni, in questi momenti, ormai siamo a nove giorni dal Natale, perché Gesù si rivolge a della gente esperta di legge, capi dei sacerdoti e anziani del popolo, e gli fa questa parabola chiedendogli<i> che ve ne pare</i>, cioè, così entro subito nel nostro vivo, a te che te ne pare di questa situazione? Perché, tanto anche se non lo dici esternamente, nel tuo cuore tu normalmente un giudizio lo esprimi. Tanto da preferire alcune persone, alcune situazioni. Allora, a te che te ne pare questo rivolgersi del padre ai due figli, chiedendo di andare a lavorare nella vigna, di prendersi cura di ciò che per lui è importante. E c'è chi dice no, ma poi si pente e ci va, e c'è chi gli dice sì, ma come dice sì a un sacco di cose che non gli entrano neanche nell'anticamera del cervello. Giusto per parlare di noi, e non è che... Diciamo sì sì, in automatico, ma dentro non c'è spazio. E chiede, secondo voi, chi dei due ha fatto la volontà del padre? Noi tante volte ci accontentiamo di dire sì sì, però non ci mettiamo la vita. Ma la vita per che cosa? Per ciò che è prezioso agli occhi di Dio, la sua vigna, l'umanità, tutta l'umanità e la sua vigna, tutte le persone. Mi permetto di dire, non soltanto quelle che ci sono simpatiche, perché lì in teoria diciamo sì sì, però di fatto facciamo poi no. Allora, forse questi due figli ce li abbiamo dentro tutti e due, forse ne abbiamo anche degli altri di figli dentro, che certe volte facciamo anche secondo altri pensieri, ma sicuramente questi due ce li abbiamo, perché a volte diciamo di no, ma poi ci pentiamo e quindi vorremmo andargli incontro. Allora, proviamo a mettere insieme queste cose con la nostra vita, con la nostra quotidianità, con la consapevolezza che il Signore ci sta chiamando in una cosa che per lui è preziosa, per te forse non ancora, ma per lui è preziosa. E ti chiede, che te ne pare? Allora, il risultato è molto interessante: anche quelle parti della nostra vita che noi riteniamo così lontane da Dio, nello specifico i pubblicani e le prostitute, cioè quelle situazioni della vita che noi riteniamo senza legge oppure immorali, forse anche quelle parti della nostra vita che però cercano davvero l'amore di Dio e la misericordia in tanti momenti, cioè si pentono del male pensato, fatto, detto e chiedono perdono, dice quelli vi passano davanti, a voi che tante volte pensate di sapere già la volontà di Dio, quello che è giusto e sbagliato, però poi fate soltanto di testa vostra. Allora, proviamo a riprenderlo come un'opportunità, un'occasione per noi che forse, come diceva il Salmo, siamo poveri, per tornare a dare un grido che il Signore ascolta, è un po' come quel Pietro che affondava e grida Signore salvami mentre sta affondando nell'acqua e il Signore lo prende su, prenda su anche noi in questo cammino.]]></itunes:summary><itunes:duration>291</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lunedì 15-12-25 3 Avv - La Parola di Dio non informa: trasforma. Se non trasforma, forse non l’abbiamo ancora lasciata entrare.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lunedi-15-12-25-3-avv-la-parola-di-dio-non-informa-trasforma-se-non-trasforma-forse-non-l-abbiamo-ancora-lasciata-entrare--69063785</link><description><![CDATA[Facciamo caso alla forza della Parola. Nella prima lettura, il Libro dei Numeri, viene chiesto a questo profeta di maledire il popolo di Israele. E lui quando arriva lì, lo vede, anziché maledire, lo benedice. Dirà, oggi sono soltanto alcuni versetti estrapolati, ma se Dio benedice, come si può dire qualcosa di diverso? Ma se avessimo questo nel cuore, come ci cambierebbe subito la vita! Tant'è che lo stesso Vangelo gli viene chiesta una parola. Dicci, esponiti. Perché viene chiesto a Gesù con quale autorità fai queste cose. E lui dice, io ve lo dico, ma prima voi rispondete a questa domanda. Se il battesimo di Giovanni veniva da Dio o dagli uomini, però è chiaro che pesano le parole. E pur di non compromettersi pensano di fare i furbi. E questo vorrei subito riportarlo e richiamarlo alla nostra attenzione: Con chi pensiamo di fare i furbi? chi vogliamo fregare, al Signore? Tutta la nostra astuzia fin dove può arrivare non ci rendiamo conto. E a mio avviso noi ancora non ci rendiamo conto. Un po' come questi uomini che non si sono resi conto chi è Gesù. E vogliono semplicemente fare un po' i furbi e metterlo in difficoltà, per far vedere che lui in realtà non è un profeta, non è il Cristo, però si sta arrogando dei diritti. Ma Gesù li mette semplicemente in questo, davanti alle stesse parole che loro devono pronunciare. E qui arrivo subito a noi. Ma noi, davanti a chi stiamo vivendo, le parole che diciamo, le verità che affermiamo, davanti a chi? Perché è fondamentale nella nostra vita arrivare a questo punto di verità. Se viviamo davanti a Dio e diciamo queste parole davanti a Dio siamo liberi. Se invece per paura del giudizio degli altri, alla fine facciamo dei compromessi, ci rimettiamo la verità di Dio nel nostro cuore. Le parole che Gesù dice, neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose. Cioè ci rimane, forse la parola va un po' calibrata, inefficace, ci rimane svigorita dello spirito la parola nel cuore. Cioè non senti che la parola che Dio dice ha il potere dentro di te di realizzare quello che dice. Allora, siccome questa corrisponde più o meno a una bomba atomica, perché quando te ne accorgi ti cambia la vita, ma finché non te ne accorgi non ti cambia sostanzialmente la vita, io vi invito su questo a meditarlo. Perché non è che siccome non l'ha capito allora sei a posto, sinché ciascuno di noi non lo sente dentro di sé anche se vede, quello che vedi, quello che senti ti rimane esterno perché non senti il vigore dello spirito che attraverso questa parola che agisce nella storia dell’umanità, per la salvezza dell’umanità, dentro di te rimane inerte, rimane inefficace, rimane inespressa in quello che è la sua potenzialità. Per dire quanto il potere della fede, dono di Dio, può cambiare, ribaltare tutte le cose e ricondurle a pienezza. Per quanto tu possa essere piccolo, incapace, non c'è problema, non c'è assolutamente problema perché se fai spazio alla grazia di Dio potranno succedere grandi cose. Nella tua vita e nella tua storia proprio perché è Dio il suo spirito che le conduce a pienezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69063785</guid><pubDate>Mon, 15 Dec 2025 20:02:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69063785/lunedi_15_12_25_3_avv.mp3" length="5738857" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Facciamo caso alla forza della Parola. Nella prima lettura, il Libro dei Numeri, viene chiesto a questo profeta di maledire il popolo di Israele. E lui quando arriva lì, lo vede, anziché maledire, lo benedice. Dirà, oggi sono soltanto alcuni versetti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Facciamo caso alla forza della Parola. Nella prima lettura, il Libro dei Numeri, viene chiesto a questo profeta di maledire il popolo di Israele. E lui quando arriva lì, lo vede, anziché maledire, lo benedice. Dirà, oggi sono soltanto alcuni versetti estrapolati, ma se Dio benedice, come si può dire qualcosa di diverso? Ma se avessimo questo nel cuore, come ci cambierebbe subito la vita! Tant'è che lo stesso Vangelo gli viene chiesta una parola. Dicci, esponiti. Perché viene chiesto a Gesù con quale autorità fai queste cose. E lui dice, io ve lo dico, ma prima voi rispondete a questa domanda. Se il battesimo di Giovanni veniva da Dio o dagli uomini, però è chiaro che pesano le parole. E pur di non compromettersi pensano di fare i furbi. E questo vorrei subito riportarlo e richiamarlo alla nostra attenzione: Con chi pensiamo di fare i furbi? chi vogliamo fregare, al Signore? Tutta la nostra astuzia fin dove può arrivare non ci rendiamo conto. E a mio avviso noi ancora non ci rendiamo conto. Un po' come questi uomini che non si sono resi conto chi è Gesù. E vogliono semplicemente fare un po' i furbi e metterlo in difficoltà, per far vedere che lui in realtà non è un profeta, non è il Cristo, però si sta arrogando dei diritti. Ma Gesù li mette semplicemente in questo, davanti alle stesse parole che loro devono pronunciare. E qui arrivo subito a noi. Ma noi, davanti a chi stiamo vivendo, le parole che diciamo, le verità che affermiamo, davanti a chi? Perché è fondamentale nella nostra vita arrivare a questo punto di verità. Se viviamo davanti a Dio e diciamo queste parole davanti a Dio siamo liberi. Se invece per paura del giudizio degli altri, alla fine facciamo dei compromessi, ci rimettiamo la verità di Dio nel nostro cuore. Le parole che Gesù dice, neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose. Cioè ci rimane, forse la parola va un po' calibrata, inefficace, ci rimane svigorita dello spirito la parola nel cuore. Cioè non senti che la parola che Dio dice ha il potere dentro di te di realizzare quello che dice. Allora, siccome questa corrisponde più o meno a una bomba atomica, perché quando te ne accorgi ti cambia la vita, ma finché non te ne accorgi non ti cambia sostanzialmente la vita, io vi invito su questo a meditarlo. Perché non è che siccome non l'ha capito allora sei a posto, sinché ciascuno di noi non lo sente dentro di sé anche se vede, quello che vedi, quello che senti ti rimane esterno perché non senti il vigore dello spirito che attraverso questa parola che agisce nella storia dell’umanità, per la salvezza dell’umanità, dentro di te rimane inerte, rimane inefficace, rimane inespressa in quello che è la sua potenzialità. Per dire quanto il potere della fede, dono di Dio, può cambiare, ribaltare tutte le cose e ricondurle a pienezza. Per quanto tu possa essere piccolo, incapace, non c'è problema, non c'è assolutamente problema perché se fai spazio alla grazia di Dio potranno succedere grandi cose. 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Anche i più grandi attraversano momenti in cui Dio sembra deludere le attese.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/domenica-14-12-25-3-avv-giovanni-battista-dubita-anche-i-piu-grandi-attraversano-momenti-in-cui-dio-sembra-deludere-le-attese--69042223</link><description><![CDATA[Attraverso la domanda che oggi Giovanni Battista porge a Gesù attraverso i suoi discepoli, forse riceviamo un regalo, perché un profeta come Giovanni, che Gesù definisce (nato) da donna, uno così, è il più grande, cioè umanamente ha incarnato, ha vissuto quella parola, eppure è arrivato un momento in cui sente dei dubbi nel cuore, e lui, ma io mi aspettavo, io avevo detto che già la scura è posta alla radice degli alberi, io, avete presente quando ci fondiamo sulle cose che pensiamo che siano giuste, e sicuramente andrà così? E poi arriva il momento che le cose vanno diversamente, e Gesù stava deludendo l'attesa di Giovanni Battista. Dio delude le nostre attese? Beh, io penso che se soltanto noi che siamo quattro gatti mettessimo per iscritto un po' delle nostre attese disilluse, disattese, potremmo già fare una prima enciclopedia. Allora, forse il tipo di messia che Giovanni si aspettava era diverso, ma Gesù dice andate e dite quello che vedete e udite; andate, testimoniate. <br />Bellissimo. Sembra quasi il programma di vita della Chiesa Cattolica. Cosa facciamo noi come cristiani? Ho un po' un timore in questo senso, che ognuno pensi che la fede sia come il gelato che è il suo, se lo deve mangiare per conto suo è anche in fretta perché se no si scioglie. <br />Ognuno fa della vita di fede il suo ambito, chiuso. Ma sembra che le cose vadano in un modo diverso, tant'è che il cammino... Beh, vorrei riprendere un attimo Isaia, perché questo brano mi formicolano le gambe quando ascolto Isaia 35, perché anch'io avrei voglia sempre di saltare. Quando Isaia scrive riguardo al Signore, che sta vedendo nel popolo gente che è rassegnata, rassegnata, e quindi ha le braccia cadenti e le ginocchia vacillanti, e invece c'è un invito, un grande grido di coraggio, di non temere perché Dio viene, viene a salvarci. <br />E l'abbiamo anche ripetuto nel versetto del Salmo, vedete la Parola oggi dà una grande unità, se l'accogliessimo così come ci viene donata, la Chiesa ci porge la Parola, cioè Dio che ci parla come una via, un cammino da percorrere insieme. Quindi non pensate che semplicemente è stata proclamata, chissà che cosa ha detto, ed è finita lì. Se volete prolungare a sentire il gusto di questa parola, un po' come lo champagne, che non è che l'hai sentito e poi basta, persevera il suo gusto, è insistente, continua, te lo porti dentro, te lo porti dietro, per un pezzo lo puoi sentire, e così dovrebbe essere della Parola. <br />Allora perché questo coraggio, perché Dio viene a salvarci? Perché se no la nostra vita non lo riconosce e quindi non sa gioire. E questo lo penso tante volte, perché gli attimi, i momenti in cui riconosciamo che il Signore viene a visitarci e a salvarci, quali sono? Quali sono i momenti in cui riconosciamo che è veramente Lui, che è il Signore, il Messia, come era atteso, il Cristo? E da che cosa viene a salvarci? Perché credo che non siano inutili le parole che Gesù dice, andate e dite quello che vedete e udite, e racconta una serie di guarigioni. Ma se noi raccontassimo le nostre guarigioni interiori, quello che realmente ci è successo nella vita, che di tante cose eravamo ciechi e dopo li abbiamo iniziato veramente a vedere, a riconoscere, eravamo sordi alla Sua parola, ma una volta che ha vinto la nostra durezza, la nostra cocciutaggine, e ci ha fatto sentire e riconoscere che proprio Lui, beh, come fai a non diventarne un megafono? Cioè lasciare che questa parola che ti ha attraversato possa uscire anche per gli altri. <br />E questo invito a fare, e questo siamo invitati tutti noi a farlo. Ma mi piacerebbe che ci pensassimo un po' più profondamente. Gesù è veramente quel figlio di Dio che si sente così amato che è pronto a fare della sua vita una testimonianza per tutti gli uomini di tutti i tempi perché vivano da figli, perché si riconoscano figli amati e in quanto figlio una vita fraterna verrà di conseguenza. <br />Cioè inizierai a guardare gli altri come te figli amati e guardate che lì finiscono le guerre. Quando inizi a vedere che gli altri sono come te, non al posto tuo, come te e come te hanno bisogno di essere salvati anche dall'amore fraterno. Allora forse qui riscopriamo e ritroviamo anche la nostra missione, la missione della Chiesa di ogni tempo, quindi anche del nostro. <br />Che cosa stiamo dando alle nuove generazioni? Quale testimonianza d'amore stiamo dando? Perché non possiamo semplicemente solo accusare che questi tempi non vanno bene, che i giovani così, i giovani colà, solo accuse. A me non sembra giusto. Se è vero che abbiamo riconosciuto nell'amore di Dio la via della salvezza, dobbiamo donarla. <br />E credo che se i giovani scappano è perché non la vedono, non la sentono, non la riconoscono nei nostri passi, nelle nostre parole, nelle nostre scelte. Non è visibile e quindi non è condivisibile. E la comunione dov'è? Allora facciamoci realmente gioiosi testimoni del fatto che il Signore viene a visitarci, viene a salvarci e che il nostro modo di vivere è pronto a cambiare proprio perché non siamo più soli, ma c'è un amore che ci ha visitato, che ci ha salvato e continua a camminare con noi. <br />Quando questo sarà percepibile, credo che ancora una volta lo zoppo salterà come il cervo e griderà di gioia la lingua di quel muto che non aveva niente da dire. E per questo sta muto. E di quel cieco che finalmente riesce a riconoscere la bellezza della vita, la vede, la contempla e ne gioisce. <br />E questo diventerà per tutti noi il segno che ancora oggi il Signore viene a salvarci.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69042223</guid><pubDate>Sun, 14 Dec 2025 15:51:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69042223/domenica_14_12_25_3avv.mp3" length="9477084" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Attraverso la domanda che oggi Giovanni Battista porge a Gesù attraverso i suoi discepoli, forse riceviamo un regalo, perché un profeta come Giovanni, che Gesù definisce (nato) da donna, uno così, è il più grande, cioè umanamente ha incarnato, ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Attraverso la domanda che oggi Giovanni Battista porge a Gesù attraverso i suoi discepoli, forse riceviamo un regalo, perché un profeta come Giovanni, che Gesù definisce (nato) da donna, uno così, è il più grande, cioè umanamente ha incarnato, ha vissuto quella parola, eppure è arrivato un momento in cui sente dei dubbi nel cuore, e lui, ma io mi aspettavo, io avevo detto che già la scura è posta alla radice degli alberi, io, avete presente quando ci fondiamo sulle cose che pensiamo che siano giuste, e sicuramente andrà così? E poi arriva il momento che le cose vanno diversamente, e Gesù stava deludendo l'attesa di Giovanni Battista. Dio delude le nostre attese? Beh, io penso che se soltanto noi che siamo quattro gatti mettessimo per iscritto un po' delle nostre attese disilluse, disattese, potremmo già fare una prima enciclopedia. Allora, forse il tipo di messia che Giovanni si aspettava era diverso, ma Gesù dice andate e dite quello che vedete e udite; andate, testimoniate. <br />Bellissimo. Sembra quasi il programma di vita della Chiesa Cattolica. Cosa facciamo noi come cristiani? Ho un po' un timore in questo senso, che ognuno pensi che la fede sia come il gelato che è il suo, se lo deve mangiare per conto suo è anche in fretta perché se no si scioglie. <br />Ognuno fa della vita di fede il suo ambito, chiuso. Ma sembra che le cose vadano in un modo diverso, tant'è che il cammino... Beh, vorrei riprendere un attimo Isaia, perché questo brano mi formicolano le gambe quando ascolto Isaia 35, perché anch'io avrei voglia sempre di saltare. Quando Isaia scrive riguardo al Signore, che sta vedendo nel popolo gente che è rassegnata, rassegnata, e quindi ha le braccia cadenti e le ginocchia vacillanti, e invece c'è un invito, un grande grido di coraggio, di non temere perché Dio viene, viene a salvarci. <br />E l'abbiamo anche ripetuto nel versetto del Salmo, vedete la Parola oggi dà una grande unità, se l'accogliessimo così come ci viene donata, la Chiesa ci porge la Parola, cioè Dio che ci parla come una via, un cammino da percorrere insieme. Quindi non pensate che semplicemente è stata proclamata, chissà che cosa ha detto, ed è finita lì. Se volete prolungare a sentire il gusto di questa parola, un po' come lo champagne, che non è che l'hai sentito e poi basta, persevera il suo gusto, è insistente, continua, te lo porti dentro, te lo porti dietro, per un pezzo lo puoi sentire, e così dovrebbe essere della Parola. <br />Allora perché questo coraggio, perché Dio viene a salvarci? Perché se no la nostra vita non lo riconosce e quindi non sa gioire. E questo lo penso tante volte, perché gli attimi, i momenti in cui riconosciamo che il Signore viene a visitarci e a salvarci, quali sono? Quali sono i momenti in cui riconosciamo che è veramente Lui, che è il Signore, il Messia, come era atteso, il Cristo? E da che cosa viene a salvarci? Perché credo che non siano inutili le parole che Gesù dice, andate e dite quello che vedete e udite, e racconta una serie di guarigioni. Ma se noi raccontassimo le nostre guarigioni interiori, quello che realmente ci è successo nella vita, che di tante cose eravamo ciechi e dopo li abbiamo iniziato veramente a vedere, a riconoscere, eravamo sordi alla Sua parola, ma una volta che ha vinto la nostra durezza, la nostra cocciutaggine, e ci ha fatto sentire e riconoscere che proprio Lui, beh, come fai a non diventarne un megafono? Cioè lasciare che questa parola che ti ha attraversato possa uscire anche per gli altri. <br />E questo invito a fare, e questo siamo invitati tutti noi a farlo. Ma mi piacerebbe che ci pensassimo un po' più profondamente. Gesù è veramente quel figlio di Dio che si sente così amato che è pronto a fare della sua vita una testimonianza per tutti gli uomini di tutti i tempi perché vivano da figli, perché si riconoscano figli amati e in quanto figlio una vita fraterna verrà di conseguenza. <br />Cioè inizierai a guardare gli altri come te figli amati e guardate che lì finiscono...]]></itunes:summary><itunes:duration>593</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Venerdì 12-12-25 2 Avv Cambiare fa paura, ma restare fermi fa peggio. Basta scuse ripartiamo!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/venerdi-12-12-25-2-avv-cambiare-fa-paura-ma-restare-fermi-fa-peggio-basta-scuse-ripartiamo--69013301</link><description><![CDATA[Siamo davanti a un testo che potremmo lasciare (prendere le distanze) come un po' enigmatico, semplicemente, beh, c'è della gente che non è disposta a mettersi in gioco. Ma proviamo a entrarci dentro un po' più seriamente. Come ogni parola che Dio dice sono parole di vita eterna, che ci riguardano tutti e in tutte le nostre fasi della vita, non solo in un momento. <br />Per questo, come reagisco ai modi che Dio tutti i giorni ha per entrare nella mia vita? Posso reagire come quei fanciulli che dicono, abbiamo fatto un canto di gioia e non hai ballato, abbiamo pianto e tu non hai pianto. Ma allora? come si possono far scivolare addosso sia le situazioni, sia le persone, sia Dio e il senso stesso della nostra vita? Perché forse anche oggi sto cercando delle scuse per non lasciarmi sorprendere dal dono della vita o per non convertirmi, pur sapendo che sto facendo male, non voler cambiare. E semplicemente come se fosse una specie di regola o norme da osservare, l'osserverà qualche di un altro, io ho altre cose nella vita, ma questo vorrebbe dire vivere in un modo forse senza la fondamentale responsabilità, quella di accorgersi che la vita non ce la siamo date da soli, è un dono ricevuto e come lo stiamo vivendo e che intelligenza ne abbiamo e quanto siamo pronti a rispondere di questo dono. Certo che cambiare fa paura, cambiare criteri, cambiare sistema di vita, lasciarsi interpellare da quello che sta succedendo, a volte fa paura. Ma non farlo vuol dire lasciare anche fuori lo Spirito Santo. Se non mi lascio interpellare dalla vita, l'azione di Dio che non è una specie di burattinaio, assolutamente, Dio è spirito d'amore, quindi è libero e liberante, però non accoglierlo e questo vuol dire anche non volere entrare in rapporto con Lui. <br />Allora, forse ci sono situazioni della vita che ci turbano e ci turbano profondamente e potremmo rimanere così bloccati in queste fatiche da non saper più, o meglio, da non voler più rimettermi in gioco, in ascolto, perché intanto la vita sta andando avanti. Allora, forse ci sono delle domande, anche alla luce del testo che abbiamo ascoltato, che ci riguardano ciascuno profondamente, perché se ci sono delle chiusure, dobbiamo almeno chiamarle per nome, a che cosa mi sto chiudendo? Quali paure mi stanno determinando la vita adesso? Tanto da non ascoltare la vita, non accoglierla e non viverla come dono d'amore, per fare della mia vita un dono d'amore. Credo che questo ci possa aiutare a cogliere realmente non le luci di Natale, quelle commerciali, ma le luci di Natale, quelle esistenziali. Cioè il fatto che il Signore viene come luce nella nostra vita, perché nessuno rimanga nelle tenebre, nell'ombra di morte, rimanga semplicemente nelle tristezze o nelle incomprensioni, aspettando semplicemente che la sorgente chiude il rubinetto e tutto finisca. Se il mio cuore ha delle chiusure, forse questo è un tempo di grazia per dire Signore aiutami a buttare giù i muri, aiutami ad aprire le porte, ad aprire a Te e all'amore con cui possiamo veramente vivere e modificare questo mondo a partire dal dono che Tu ci fai proprio di Te stesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69013301</guid><pubDate>Fri, 12 Dec 2025 20:03:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69013301/venerdi_12_12_25_2avv.mp3" length="5852124" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo davanti a un testo che potremmo lasciare (prendere le distanze) come un po' enigmatico, semplicemente, beh, c'è della gente che non è disposta a mettersi in gioco. Ma proviamo a entrarci dentro un po' più seriamente. 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E semplicemente come se fosse una specie di regola o norme da osservare, l'osserverà qualche di un altro, io ho altre cose nella vita, ma questo vorrebbe dire vivere in un modo forse senza la fondamentale responsabilità, quella di accorgersi che la vita non ce la siamo date da soli, è un dono ricevuto e come lo stiamo vivendo e che intelligenza ne abbiamo e quanto siamo pronti a rispondere di questo dono. Certo che cambiare fa paura, cambiare criteri, cambiare sistema di vita, lasciarsi interpellare da quello che sta succedendo, a volte fa paura. Ma non farlo vuol dire lasciare anche fuori lo Spirito Santo. Se non mi lascio interpellare dalla vita, l'azione di Dio che non è una specie di burattinaio, assolutamente, Dio è spirito d'amore, quindi è libero e liberante, però non accoglierlo e questo vuol dire anche non volere entrare in rapporto con Lui. <br />Allora, forse ci sono situazioni della vita che ci turbano e ci turbano profondamente e potremmo rimanere così bloccati in queste fatiche da non saper più, o meglio, da non voler più rimettermi in gioco, in ascolto, perché intanto la vita sta andando avanti. Allora, forse ci sono delle domande, anche alla luce del testo che abbiamo ascoltato, che ci riguardano ciascuno profondamente, perché se ci sono delle chiusure, dobbiamo almeno chiamarle per nome, a che cosa mi sto chiudendo? Quali paure mi stanno determinando la vita adesso? Tanto da non ascoltare la vita, non accoglierla e non viverla come dono d'amore, per fare della mia vita un dono d'amore. Credo che questo ci possa aiutare a cogliere realmente non le luci di Natale, quelle commerciali, ma le luci di Natale, quelle esistenziali. Cioè il fatto che il Signore viene come luce nella nostra vita, perché nessuno rimanga nelle tenebre, nell'ombra di morte, rimanga semplicemente nelle tristezze o nelle incomprensioni, aspettando semplicemente che la sorgente chiude il rubinetto e tutto finisca. Se il mio cuore ha delle chiusure, forse questo è un tempo di grazia per dire Signore aiutami a buttare giù i muri, aiutami ad aprire le porte, ad aprire a Te e all'amore con cui possiamo veramente vivere e modificare questo mondo a partire dal dono che Tu ci fai proprio di Te stesso.]]></itunes:summary><itunes:duration>366</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovedì 11-12-25 2Avv Ti dicono che non vali: non credergli. Giovanni ha dubitato, ma Gesù l'ha detto “il più grande”. Misure diverse!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovedi-11-12-25-2avv-ti-dicono-che-non-vali-non-credergli-giovanni-ha-dubitato-ma-gesu-l-ha-detto-il-piu-grande-misure-diverse--68996367</link><description><![CDATA[Davanti alla evidente piccolezza, spesso pensiamo di essere perdenti. Allora vorrei considerare un attimo i ribaltamenti di cui oggi si parla. Giovanni, il più grande, tra i nati da donna; il più piccolo però nel Regno dei Cieli, è più grande di lui. <br />Quali sono le misure da considerare? Allora partirei proprio dal testo del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, dove l'invito è a non temere <i>vermiciattolo di Giacobbe</i>. Tu che sei una cosa così piccola. Pensate ad un bruchino nella mela. Non temere che tu sei così piccolo, insignificante, anzi considerato qualcosa da eliminare. Perché ai miei occhi sei prezioso. Questo ribaltamento lo consideriamo mai? Perché spesso il guardare e il considerare le cose secondo quello che pensano gli altri, tant'è che ci interessa molto il giudizio degli altri, e sembra quasi che una persona valga per quello che gli altri dicono. Se poi considerate questo nel mondo social oggi, sembra ancora di più quello che si dice di te su Instagram, Facebook, allora sembra che quella sia la verità. Se dicono che sei grande, vali. Se dicono che sei falso, che non vali, tu puoi scomparire. E guardate che è una falsità tale che gioca la pace del cuore. C'è chi non vive più per questo. Allora, lasciamo che il Signore in questo ci prenda veramente per mano, e consideriamo, proprio come dice qui nel profeta Isaia, che quello che sembrerebbe una cosa insignificante diventa invece, ti rendo una trebbia acuminata, trebbierai i monti, stritolerai, ridurrai i colli in pula. Cioè, quello che prima sembrava insignificante è ciò che riduce in polvere il resto. Conta davvero. Ma, per dirlo però con le parole del Vangelo, Giovanni Battista, che appunto Gesù esalta come tra i nati da donna il più grande, lui ha avuto anche dei dubbi. A un certo punto lui si aspettava un Messia forte, di quelli che appunto avrebbe stritolato gli invasori, e invece vede che Gesù, certo fa dei segni, però è mite, ha dei dubbi. Ma Gesù, anziché dire, vabbè, anche questo non ha capito niente, è sempre accogliente, anzi lo indica come un uomo che ha come criterio la verità, anche quella del dubbio, anche dire sì, è uno che non dice falsità, anche se ha dei dubbi dice che ha dei dubbi. Allora, questa schiettezza viene apprezzata e lodata, ma ci ricorda che quando siamo veramente abitanti del regno, non è semplicemente avere delle buone qualità umane, si entra in un'altra dimensione, che è quella propria di Dio, dove la nostra piccolezza è partecipazione alla sua, quindi è una piccolezza che salva. <br />La testimonianza umana la più alta arriva fino a un certo punto, ma l'essere testimoni del regno, di un regno che rimane fedele all'amore con cui Dio ama, è un altro livello. Se volete, è quella a cui il Signore ci sta invitando ad entrare adesso. Giovanni è un po' come la soglia, arriva fin lì e dice è Lui, e lì si ferma. <br />Adesso noi possiamo continuare a dire è Lui, perché so che Lui è il Figlio amato, il Figlio mandato a salvare il mondo. E vedete questa professione di fede, che Giovanni si è fermato a dire è l'Agnello di Dio, ma poi ha avuto i suoi momenti di turbamento anche, di prigionia fino alla morte. Bene, adesso sta a noi continuare, se lo vogliamo, con quell'umiltà e quella mitezza e quella verità che però non si fermano, ma diventano testimonianza di vita e di verità. Non soltanto in un certo rigore profetico come quello di Giovanni, ma anche nella semplicità della vita quotidiana, dove il lasciarci amare e salvare ci fa diventare anche mediatori di questo, proprio vivendo il Vangelo con amore e con accoglienza e perdono. E la nostra testimonianza quotidiana, anche se sembra diversa da quella di Giovanni, invece è una giusta conseguenza, è proprio prendere il Vangelo e viverlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68996367</guid><pubDate>Thu, 11 Dec 2025 20:15:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68996367/giovedi_11_12_25_2avv.mp3" length="6273845" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Davanti alla evidente piccolezza, spesso pensiamo di essere perdenti. Allora vorrei considerare un attimo i ribaltamenti di cui oggi si parla. Giovanni, il più grande, tra i nati da donna; il più piccolo però nel Regno dei Cieli, è più grande di lui....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Davanti alla evidente piccolezza, spesso pensiamo di essere perdenti. Allora vorrei considerare un attimo i ribaltamenti di cui oggi si parla. Giovanni, il più grande, tra i nati da donna; il più piccolo però nel Regno dei Cieli, è più grande di lui. <br />Quali sono le misure da considerare? Allora partirei proprio dal testo del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, dove l'invito è a non temere <i>vermiciattolo di Giacobbe</i>. Tu che sei una cosa così piccola. Pensate ad un bruchino nella mela. Non temere che tu sei così piccolo, insignificante, anzi considerato qualcosa da eliminare. Perché ai miei occhi sei prezioso. Questo ribaltamento lo consideriamo mai? Perché spesso il guardare e il considerare le cose secondo quello che pensano gli altri, tant'è che ci interessa molto il giudizio degli altri, e sembra quasi che una persona valga per quello che gli altri dicono. Se poi considerate questo nel mondo social oggi, sembra ancora di più quello che si dice di te su Instagram, Facebook, allora sembra che quella sia la verità. Se dicono che sei grande, vali. Se dicono che sei falso, che non vali, tu puoi scomparire. E guardate che è una falsità tale che gioca la pace del cuore. C'è chi non vive più per questo. Allora, lasciamo che il Signore in questo ci prenda veramente per mano, e consideriamo, proprio come dice qui nel profeta Isaia, che quello che sembrerebbe una cosa insignificante diventa invece, ti rendo una trebbia acuminata, trebbierai i monti, stritolerai, ridurrai i colli in pula. Cioè, quello che prima sembrava insignificante è ciò che riduce in polvere il resto. Conta davvero. Ma, per dirlo però con le parole del Vangelo, Giovanni Battista, che appunto Gesù esalta come tra i nati da donna il più grande, lui ha avuto anche dei dubbi. A un certo punto lui si aspettava un Messia forte, di quelli che appunto avrebbe stritolato gli invasori, e invece vede che Gesù, certo fa dei segni, però è mite, ha dei dubbi. Ma Gesù, anziché dire, vabbè, anche questo non ha capito niente, è sempre accogliente, anzi lo indica come un uomo che ha come criterio la verità, anche quella del dubbio, anche dire sì, è uno che non dice falsità, anche se ha dei dubbi dice che ha dei dubbi. Allora, questa schiettezza viene apprezzata e lodata, ma ci ricorda che quando siamo veramente abitanti del regno, non è semplicemente avere delle buone qualità umane, si entra in un'altra dimensione, che è quella propria di Dio, dove la nostra piccolezza è partecipazione alla sua, quindi è una piccolezza che salva. <br />La testimonianza umana la più alta arriva fino a un certo punto, ma l'essere testimoni del regno, di un regno che rimane fedele all'amore con cui Dio ama, è un altro livello. Se volete, è quella a cui il Signore ci sta invitando ad entrare adesso. Giovanni è un po' come la soglia, arriva fin lì e dice è Lui, e lì si ferma. <br />Adesso noi possiamo continuare a dire è Lui, perché so che Lui è il Figlio amato, il Figlio mandato a salvare il mondo. E vedete questa professione di fede, che Giovanni si è fermato a dire è l'Agnello di Dio, ma poi ha avuto i suoi momenti di turbamento anche, di prigionia fino alla morte. Bene, adesso sta a noi continuare, se lo vogliamo, con quell'umiltà e quella mitezza e quella verità che però non si fermano, ma diventano testimonianza di vita e di verità. Non soltanto in un certo rigore profetico come quello di Giovanni, ma anche nella semplicità della vita quotidiana, dove il lasciarci amare e salvare ci fa diventare anche mediatori di questo, proprio vivendo il Vangelo con amore e con accoglienza e perdono. E la nostra testimonianza quotidiana, anche se sembra diversa da quella di Giovanni, invece è una giusta conseguenza, è proprio prendere il Vangelo e viverlo.]]></itunes:summary><itunes:duration>393</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mercoledì 10-12-25 2Av La fede non inizia da ciò che fai, ma da ciò che ricevi: un amore che ti dice “venite a me”.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mercoledi-10-12-25-2av-la-fede-non-inizia-da-cio-che-fai-ma-da-cio-che-ricevi-un-amore-che-ti-dice-venite-a-me--68981525</link><description><![CDATA[Cosa possiamo fare per metterci realmente in ascolto di questo brano del Vangelo, che si presenta veramente come una consolazione. Non dice andatevene, ma venite a me. Non è che mi state rompendo l'anima. Non siete un peso morto. Siete preziosi. Venite a me. Però, c'è un però. Fate esperienza dell'amore che io ho per voi. E questo è veramente il passaggio che cambia decisamente dal vivere una religione fatta di regole, di osservanze, di precetti, di norme, al vivere la relazione che dà significato a tutto quello che pensi, dici e fai. <br />È qui che cambia proprio la percezione del gioco. Dicevo all'inizio il giogo per Israele è il segno della legge che Dio ha dato, come per dire il giogo lo portiamo insieme. Ma se uno pensasse in cuor suo, io ho capito, riconosco che c'è Dio, osservo tutte le sue regole, faccio tutto quello che devo fare, ma non riuscisse a percepire che quelle parole, cioè quel legame che Dio vuole stabilire con te e farti conoscere quanto sei prezioso per Lui, allora senti che realmente il giogo diventa leggero, tanto che capisci che il cuore della legge, quindi di questo giogo che porti, è proprio mettere in pratica l'amore con cui sei amato. <br />Se uno capisce tutto quello che c'è nella Bibbia ma non ha capito questo, non ha capito niente. Ma niente di niente. Finché non siamo disposti a entrare in questa sintonia con Dio, stiamo facendo delle cose che non hanno senso. <br />Allora, il gioco vuol dire l'amore con cui io amo, tu sei pronto a condividerlo. E sappiamo dove è arrivato l'amore di Dio per noi. Sulla croce, sì, sulla croce. <br />Che vuol dire? Nel fatto che è stato rifiutato, eliminato dalla nostra vita. Ha accettato questo, lo accetta di essere messo fuori. Ma non smette di amare. <br />Per questo cerchiamo di fare conoscenza non soltanto intellettuale, ma anche esistenziale di questo amore che ci perdona, così da essere anche noi segno di quell'amore in tutto ciò che faremo. Credo che questo darà una grande gioia e consolazione non soltanto al nostro cuore, ma al cuore stesso di Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68981525</guid><pubDate>Wed, 10 Dec 2025 19:52:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68981525/mercoledi_10_12_25_2av.mp3" length="3772777" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa possiamo fare per metterci realmente in ascolto di questo brano del Vangelo, che si presenta veramente come una consolazione. Non dice andatevene, ma venite a me. Non è che mi state rompendo l'anima. Non siete un peso morto. Siete preziosi....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa possiamo fare per metterci realmente in ascolto di questo brano del Vangelo, che si presenta veramente come una consolazione. Non dice andatevene, ma venite a me. Non è che mi state rompendo l'anima. Non siete un peso morto. Siete preziosi. Venite a me. Però, c'è un però. Fate esperienza dell'amore che io ho per voi. E questo è veramente il passaggio che cambia decisamente dal vivere una religione fatta di regole, di osservanze, di precetti, di norme, al vivere la relazione che dà significato a tutto quello che pensi, dici e fai. <br />È qui che cambia proprio la percezione del gioco. Dicevo all'inizio il giogo per Israele è il segno della legge che Dio ha dato, come per dire il giogo lo portiamo insieme. Ma se uno pensasse in cuor suo, io ho capito, riconosco che c'è Dio, osservo tutte le sue regole, faccio tutto quello che devo fare, ma non riuscisse a percepire che quelle parole, cioè quel legame che Dio vuole stabilire con te e farti conoscere quanto sei prezioso per Lui, allora senti che realmente il giogo diventa leggero, tanto che capisci che il cuore della legge, quindi di questo giogo che porti, è proprio mettere in pratica l'amore con cui sei amato. <br />Se uno capisce tutto quello che c'è nella Bibbia ma non ha capito questo, non ha capito niente. Ma niente di niente. Finché non siamo disposti a entrare in questa sintonia con Dio, stiamo facendo delle cose che non hanno senso. <br />Allora, il gioco vuol dire l'amore con cui io amo, tu sei pronto a condividerlo. E sappiamo dove è arrivato l'amore di Dio per noi. Sulla croce, sì, sulla croce. <br />Che vuol dire? Nel fatto che è stato rifiutato, eliminato dalla nostra vita. Ha accettato questo, lo accetta di essere messo fuori. Ma non smette di amare. <br />Per questo cerchiamo di fare conoscenza non soltanto intellettuale, ma anche esistenziale di questo amore che ci perdona, così da essere anche noi segno di quell'amore in tutto ciò che faremo. Credo che questo darà una grande gioia e consolazione non soltanto al nostro cuore, ma al cuore stesso di Dio.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martedì 9-12-25 2Av Dove tu dici “non c’è più niente da fare”, Dio dice “qui ricomincio”. La consolazione arriva dove finalmente siamo veri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martedi-9-12-25-2av-dove-tu-dici-non-c-e-piu-niente-da-fare-dio-dice-qui-ricomincio-la-consolazione-arriva-dove-finalmente-siamo-veri--68965093</link><description><![CDATA[La consolazione a cui Isaia invita oggi, consolate il mio popolo, una consolazione che sembra andare a toccare la parte più scoraggiata, quella che ormai si è rassegnata del cuore dell'uomo. E se il tempo di avvento ha questa caratteristica di preparazione perché il Signore viene, abbiamo però bisogno di riscoprire in che senso viene, perché detta chiaramente, il Signore non ha mai smesso di venire. Mai. <br />Ma non sempre noi siamo disponibili a coglierlo. E a questa attenzione si capisce che possiamo porre una disponibilità diversa, tanto che il grido di cui il profeta parla, un grido nel deserto, è qualcosa che stiamo già approfondendo, forse da tanti anni, pensando anche Giovanni Battista, questa domenica, la domenica prossima, questo gridare, ma che tipo di grido è? Perché non è detto che una cosa che noi non vogliamo ascoltare, anche se uno ce la urla davanti alla faccia, cambi qualcosa. Anzi, a volte è un motivo maggiore per dire spostati, non mi interessa. <br />Ma il grido, cioè l'urgenza che il nostro cuore sente di verità e di vita, ha a che fare forse con un testo che non credo che sia di consolazione immediatamente, non mi sembra molto di consolazione, ma piuttosto di dichiarazione di quello che Dio fa normalmente. Cioè che anche gli ambiti della tua vita, quelli che tu hai detto “qui è andata, qui non viene fuori più niente di buono”, sono quelli che il Signore viene a visitare con una nuova speranza, a dirti ma io vengo lì, a dirti non ti lascio da solo, ti sei perso e io ti vengo a cercare, qualunque cosa accada. Allora, questo ha a che fare più che con la consolazione del nostro cuore, che non vuole essere consolato, certe volte vogliamo rimanere induriti nella nostra tristezza, ma ci sta dicendo che Dio ha un'intenzione non soltanto dichiarata, ma del tutto spropositata di visitare l'umanità, perché l'umanità è tutta persa e tutta ha bisogno di essere ritrovata e quelli che si pensano più a posto degli altri ne hanno bisogno un po' di più, perché non considerano la fedeltà di Dio a tutti gli uomini, ne fanno dei motivi di diversità. <br />Allora, oggi chiediamo al Signore il coraggio di vedere come Lui ci viene a visitare, in quale ambito della mia vita, che forse non mi ero neanche accorto che si era perso, perché preferisco l'attenzione sulle 99 che non si sono perse che su quell'unica che si è persa, ma forse proprio lì il Signore mi sta visitando per farmi comprendere come tutta la mia persona, come tutta la persona dell'altro, anche quello che non mi piace, è chiamata ad una pienezza di vita e di comunione con Lui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68965093</guid><pubDate>Tue, 09 Dec 2025 19:56:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68965093/martedi_9_12_25_2av.mp3" length="4501698" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La consolazione a cui Isaia invita oggi, consolate il mio popolo, una consolazione che sembra andare a toccare la parte più scoraggiata, quella che ormai si è rassegnata del cuore dell'uomo. E se il tempo di avvento ha questa caratteristica di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La consolazione a cui Isaia invita oggi, consolate il mio popolo, una consolazione che sembra andare a toccare la parte più scoraggiata, quella che ormai si è rassegnata del cuore dell'uomo. E se il tempo di avvento ha questa caratteristica di preparazione perché il Signore viene, abbiamo però bisogno di riscoprire in che senso viene, perché detta chiaramente, il Signore non ha mai smesso di venire. Mai. <br />Ma non sempre noi siamo disponibili a coglierlo. E a questa attenzione si capisce che possiamo porre una disponibilità diversa, tanto che il grido di cui il profeta parla, un grido nel deserto, è qualcosa che stiamo già approfondendo, forse da tanti anni, pensando anche Giovanni Battista, questa domenica, la domenica prossima, questo gridare, ma che tipo di grido è? Perché non è detto che una cosa che noi non vogliamo ascoltare, anche se uno ce la urla davanti alla faccia, cambi qualcosa. Anzi, a volte è un motivo maggiore per dire spostati, non mi interessa. <br />Ma il grido, cioè l'urgenza che il nostro cuore sente di verità e di vita, ha a che fare forse con un testo che non credo che sia di consolazione immediatamente, non mi sembra molto di consolazione, ma piuttosto di dichiarazione di quello che Dio fa normalmente. Cioè che anche gli ambiti della tua vita, quelli che tu hai detto “qui è andata, qui non viene fuori più niente di buono”, sono quelli che il Signore viene a visitare con una nuova speranza, a dirti ma io vengo lì, a dirti non ti lascio da solo, ti sei perso e io ti vengo a cercare, qualunque cosa accada. Allora, questo ha a che fare più che con la consolazione del nostro cuore, che non vuole essere consolato, certe volte vogliamo rimanere induriti nella nostra tristezza, ma ci sta dicendo che Dio ha un'intenzione non soltanto dichiarata, ma del tutto spropositata di visitare l'umanità, perché l'umanità è tutta persa e tutta ha bisogno di essere ritrovata e quelli che si pensano più a posto degli altri ne hanno bisogno un po' di più, perché non considerano la fedeltà di Dio a tutti gli uomini, ne fanno dei motivi di diversità. <br />Allora, oggi chiediamo al Signore il coraggio di vedere come Lui ci viene a visitare, in quale ambito della mia vita, che forse non mi ero neanche accorto che si era perso, perché preferisco l'attenzione sulle 99 che non si sono perse che su quell'unica che si è persa, ma forse proprio lì il Signore mi sta visitando per farmi comprendere come tutta la mia persona, come tutta la persona dell'altro, anche quello che non mi piace, è chiamata ad una pienezza di vita e di comunione con Lui.]]></itunes:summary><itunes:duration>282</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>lunedì 8-12-25 Maria è immacolata perché amata in anticipo. Anche noi siamo amati prima di fare qualsiasi cosa. Il resto è risposta libera.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lunedi-8-12-25-maria-e-immacolata-perche-amata-in-anticipo-anche-noi-siamo-amati-prima-di-fare-qualsiasi-cosa-il-resto-e-risposta-libera--68949262</link><description><![CDATA[Quali sono le motivazioni, i meriti per cui Maria è immacolata? Come se l'è guadagnato insomma? Che ha fatto per essere immacolata? È una domanda sleale questa, non abbiamo studiato teologia, però avete ascoltato la preghiera che ho fatto della colletta all'inizio? Non so se ve la rammento io perché capisco che ci vuole un attimo per entrare. Ascoltate un attimo, dice così quell'orazione che ho fatto prima delle letture. <i>Padre, che nella immacolata concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo figlio in previsione della morte di lui, l'hai preservata da ogni macchia di peccato.</i> <i>Concedi a noi per sua intercessione di venire incontro a te in santità e purezza di spirito. </i>Quindi hai preparato una degna dimora per il tuo figlio e in previsione della morte di lui l'hai preservata da ogni macchia di peccato. Che significa? Che lei non ha fatto niente. <br />Per nascere immacolata non ha fatto nulla. È immacolata, pensate, di solito io lo penso per le tasse, che c'è la retroattività di certe tasse. Lei è diventata immacolata per i meriti di suo figlio che ha dato la sua vita per la salvezza del mondo, è morto sulla croce. <br />Quindi è proprio il mistero della morte e risurrezione di Cristo il motivo per cui lei è immacolata. Questa è teologia tosta. Casomai qualcuno pensa che abbia fumato delle cose strane oggi, vado subito nella concretezza però. <br />Perché? A noi nel battesimo che cosa è successo? … sempre più difficile? Mi sembra che Paolo ce l'abbia detto anche nella seconda lettura che abbiamo ascoltato:<i> In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità.</i> Allora, vorrei dirvi alcune cose che proprio mi premono. Perché oggi sento dire anche dalle famiglie che chiedono il battesimo per i bambini. Cosa concretissima, anche stamattina ho fatto un battesimo. Dicono, beh sì, noi chiediamo il battesimo, ma poi sceglierà lui, lei. Quando sarà grande sceglierà lui, lei. E te credo che sceglierà lui, lei. Ma intanto? Alcuni non danno il battesimo ai figli perché dicono, ma come faccio a scegliere io? Poi sceglierà quando è grande. Prova a dire la stessa cosa del mangiare, del vestirsi, delle medicine. Ma non la fai diventare grande così. E attenzione, perché anche la scelta del battesimo non è semplicemente, gli dia una spruzzatina d'acqua che siamo già a posto. Come chiedono certe volte anche con la benedizione della casa, una spruzzatina anche qua, un po' là. Attenzione, non è una magia. È chiedere al Signore che attraverso quel segno, quel rito, accada qualcosa che solo nella fede si può capire, quindi cerchiamo di viverla con fede. Ma siccome il Signore sa che abbiamo bisogno anche di cose concrete, non so, vi siete accorti, nel Vangelo a Maria l'angelo gli racconta anche quello che è successo a Elisabetta. Cioè, le dà la concretezza, fa un esempio. Guarda che lo Spirito Santo fa così. Cioè, noi dovremmo avere una faccia tiratissima, perché dovremmo ridere tantissimo dalla mattina alla sera, vedendo le meraviglie che il Signore fa. E invece noi siamo sempre più contorti, accartocciati come le foglie lì fuori. Perché? Perché concentriamo l'attenzione sulle cose che non vanno. Ma non semplicemente che non vanno, non vanno come vorremmo che andassero. Attenzione, noi ci lamentiamo che le cose non vanno come vorremmo noi. E chi l'ha stabilito che deve andare come dici tu. E perché dovrebbe andare così? Per carità, non dico che dobbiamo fare la preghiera di Miss Mondo, che finiscano tutte le guerre, che non ci sia più la fame del mondo. Sì, va bene. E tu che stai facendo per questo? Allora, sono arrivato a dirvi questo perché non basta dire, vabbè diamo il battesimo poi basta, non basta neanche dire quando è grande decide. Si tratta di dare e di contribuire. <br />Ma questo lo sapete benissimo. Chi ha dei figli sa non soltanto quanto gli costano quando vengono al mondo, ma quanto gli costano per camminare con loro. Perché il vivere di fianco a dei figli che crescono significa partecipare tutti i giorni un po' alla loro vita, ma sicuramente alla tua morte. Perché i figli ti fanno morire. Ti fanno morire ai tuoi tempi, alle tue preferenze, al tuo orgoglio, a tutto. Ti fanno sempre morire. È quello che stiamo facendo noi con Gesù Cristo. L'abbiamo fatto morire sulla croce, ma mica una volta soltanto. E lui cosa fa? Continua ad amarci. <br />Cioè, secondo me è di questo che non siamo consapevoli, perché se fossimo consapevoli saremmo innamoratissimi, appassionati di questo amore con cui continuamente ci viene a dire beh, ti stai lamentando di quello, ma va là, dai, andiamo, alzati, sorgi. Perché, e questo è il mistero, le cose cambiano quando iniziamo a scegliere personalmente e a dire il nostro sì personale. Da bambini appena battezzati non lo potevamo dire. <br />Ma se c'è qualcuno che non soltanto mi ha detto: vabbè facciamo il battesimo, ma vive quell'amore, certo passerà qualche momento di contrasto, perché il dover contraddire i genitori sembra che sia una necessità psicologica, ma mi sembra che anche i nostri amici Adamo ed Eva, insomma, hanno fatto la loro parte, no? Anche questo è un bel esempio. A che parole si sono messi a credere? È quello che ci potremmo dire tra di noi o ai nostri figli. Ma chi ti ha detto questa roba qui? Non l'ho mica detto io. Ma ti sei messo in questi macelli, ma perché? Adamo, dove sei? Io da bambino dicevo, tutti quanti se la pendono con Eva, non so se avete presente certe strofe che si sentono in giro, tutti con Eva. E con Adamo nessuno? E Adamo ed Eva semplicemente si sono lasciati ingannare come noi, forse tutti i giorni, forse più volte al giorno. <br />Ma ci fa piacere questo? A me no, sinceramente, no, non mi fa piacere. E non mi fa piacere neanche nascondermi. Mi sono nascosto perché sono nudo. Chi ti ha detto questo? È venuto fuori, ormai è fatta. Allora, come facciamo a cambiare questa cosa? Ormai la frittata è fatta. Attenzione, il nostro battesimo è una chiara dichiarazione da parte di Dio che ci fa parte della sua vita. Siamo Suoi figli attraverso il battesimo, addirittura membra del suo corpo. Cioè, qualcosa di inimmaginabile. Allora, visto che però abbiamo anche un bel esempio, oltre agli esempi negativi, abbiamo il bel esempio di Maria che fa delle domande intelligenti, curiose, ma non per mettere in dubbio ciò che le viene detto, ma per dire un sì che parta da una chiarezza interiore, da un poter veramente rispondere di quello che le viene chiesto. <br />Allora, il suo credere al Signore e il nostro credere al Signore può veramente cambiarci l'esistenza, non solo nostra individuale, non solo di qualcuno che ci gira intorno, ma addirittura, e questo lo stiamo facendo anche oggi per Maria, può cambiare le sorti del mondo. Però non è una cosa che possiamo controllare. Non è che Maria ha detto, aspetta, prima fammi vedere come fa, poi decido. <br />Perché noi vorremmo fare così oggi la tua difesa. Sì, sì, ti credo, però prima mi dai queste garanzie, fai così, fai quell'altro. Allora dimmi di no, ciao. <br />Attenzione quindi, ci invita ad entrare nella sua gioia, addirittura, lo dico soprattutto per chi ha superato una certa età, a trovare fecondità con Lui. Questo credo che sia una delle scoperte più belle che possiamo fare nella vita. Credere al Signore e a quello che sta facendo ci rende fecondi con Lui. <br />Questo è il mistero della comunione. Maria semplicemente dice sì. Come forse in tanti momenti della nostra vita dobbiamo scegliere a chi dire sì. <br />Ma dire di sì al Signore vuol dire che Lui viene nella mia vita e io posso generare Gesù in questo mondo attraverso quell'atto di fede. Per questo dico non conta l'età, non conta la fertilità, conta la fecondità. Siamo fecondi a questa parola? Beh, oggi ce la possiamo giocare. <br />È il mistero della comunione. Anche oggi il Signore viene nella Sua parola, viene nell'Eucaristia e si propone a ciascuno di noi la libertà di dire eccomi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68949262</guid><pubDate>Mon, 08 Dec 2025 21:21:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68949262/immacolata_lunedi_8_12_25.mp3" length="13043112" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Quali sono le motivazioni, i meriti per cui Maria è immacolata? Come se l'è guadagnato insomma? Che ha fatto per essere immacolata? È una domanda sleale questa, non abbiamo studiato teologia, però avete ascoltato la preghiera che ho fatto della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quali sono le motivazioni, i meriti per cui Maria è immacolata? Come se l'è guadagnato insomma? Che ha fatto per essere immacolata? È una domanda sleale questa, non abbiamo studiato teologia, però avete ascoltato la preghiera che ho fatto della colletta all'inizio? Non so se ve la rammento io perché capisco che ci vuole un attimo per entrare. Ascoltate un attimo, dice così quell'orazione che ho fatto prima delle letture. <i>Padre, che nella immacolata concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo figlio in previsione della morte di lui, l'hai preservata da ogni macchia di peccato.</i> <i>Concedi a noi per sua intercessione di venire incontro a te in santità e purezza di spirito. </i>Quindi hai preparato una degna dimora per il tuo figlio e in previsione della morte di lui l'hai preservata da ogni macchia di peccato. Che significa? Che lei non ha fatto niente. <br />Per nascere immacolata non ha fatto nulla. È immacolata, pensate, di solito io lo penso per le tasse, che c'è la retroattività di certe tasse. Lei è diventata immacolata per i meriti di suo figlio che ha dato la sua vita per la salvezza del mondo, è morto sulla croce. <br />Quindi è proprio il mistero della morte e risurrezione di Cristo il motivo per cui lei è immacolata. Questa è teologia tosta. Casomai qualcuno pensa che abbia fumato delle cose strane oggi, vado subito nella concretezza però. <br />Perché? A noi nel battesimo che cosa è successo? … sempre più difficile? Mi sembra che Paolo ce l'abbia detto anche nella seconda lettura che abbiamo ascoltato:<i> In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità.</i> Allora, vorrei dirvi alcune cose che proprio mi premono. Perché oggi sento dire anche dalle famiglie che chiedono il battesimo per i bambini. Cosa concretissima, anche stamattina ho fatto un battesimo. Dicono, beh sì, noi chiediamo il battesimo, ma poi sceglierà lui, lei. Quando sarà grande sceglierà lui, lei. E te credo che sceglierà lui, lei. Ma intanto? Alcuni non danno il battesimo ai figli perché dicono, ma come faccio a scegliere io? Poi sceglierà quando è grande. Prova a dire la stessa cosa del mangiare, del vestirsi, delle medicine. Ma non la fai diventare grande così. E attenzione, perché anche la scelta del battesimo non è semplicemente, gli dia una spruzzatina d'acqua che siamo già a posto. Come chiedono certe volte anche con la benedizione della casa, una spruzzatina anche qua, un po' là. Attenzione, non è una magia. È chiedere al Signore che attraverso quel segno, quel rito, accada qualcosa che solo nella fede si può capire, quindi cerchiamo di viverla con fede. Ma siccome il Signore sa che abbiamo bisogno anche di cose concrete, non so, vi siete accorti, nel Vangelo a Maria l'angelo gli racconta anche quello che è successo a Elisabetta. Cioè, le dà la concretezza, fa un esempio. Guarda che lo Spirito Santo fa così. Cioè, noi dovremmo avere una faccia tiratissima, perché dovremmo ridere tantissimo dalla mattina alla sera, vedendo le meraviglie che il Signore fa. E invece noi siamo sempre più contorti, accartocciati come le foglie lì fuori. Perché? Perché concentriamo l'attenzione sulle cose che non vanno. Ma non semplicemente che non vanno, non vanno come vorremmo che andassero. Attenzione, noi ci lamentiamo che le cose non vanno come vorremmo noi. E chi l'ha stabilito che deve andare come dici tu. E perché dovrebbe andare così? Per carità, non dico che dobbiamo fare la preghiera di Miss Mondo, che finiscano tutte le guerre, che non ci sia più la fame del mondo. Sì, va bene. E tu che stai facendo per questo? Allora, sono arrivato a dirvi questo perché non basta dire, vabbè diamo il battesimo poi basta, non basta neanche dire quando è grande decide. Si tratta di dare e di contribuire. <br />Ma questo lo sapete benissimo. Chi ha dei figli sa non soltanto quanto gli costano quando vengono al mondo, ma quanto gli costano per camminare con loro. Perché il...]]></itunes:summary><itunes:duration>816</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Domenica 07-12-25 2Av - Il Regno dei Cieli è vicino, ma non evidente. Lo riconosce chi cambia qualcosa, non fuori, ma dentro di sé.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/domenica-07-12-25-2av-il-regno-dei-cieli-e-vicino-ma-non-evidente-lo-riconosce-chi-cambia-qualcosa-non-fuori-ma-dentro-di-se--68928949</link><description><![CDATA[La seconda tappa di Avvento è una tappa che scuote perché Giovanni Battista che è il personaggio un po' centrale in questo brano che abbiamo ascoltato è una persona di quelle difficili, ma non difficili nel senso che dice cose difficili, difficili nel senso che non possiamo addomesticarle, ma non perché sia randagio, perché è libero, cioè ha aderito con tutta la sua vita a quello che il Signore gli ha fatto capire e su questo sento che c'è un dolore esistenziale che dobbiamo smaltire subito, cioè aver ormai depotenziato la forza del Vangelo riducendola un po' ad un bel raccontino. Ce la stiamo raccontando, siamo cristiani? Eh beh certo siamo nati in Italia, come se fosse semplicemente il colore della pelle, l'aria che respiriamo, la cultura culinaria -e su quella siamo un po' più forti rispetto a Giovanni Battista- cioè abbiamo addomesticato il messaggio evangelico riducendolo a che cosa? Guardate che Gesù stesso lo dice in un brano del Vangelo: <i>è venuto Giovanni Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite è un indemoniato! È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve e dite è un mangione, un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli</i>. (Lc 7,33-35) Che sta a significare questo? Che possiamo trovare delle scuse pur di non mettere la nostra vita davanti al Vangelo. <br />Ma qual è il Vangelo? Perché comincia un po' così, l'invito del Vangelo di oggi, Giovanni predicava nel deserto della Giudea, che forse può essere simile al deserto del nostro cuore in tanti momenti: <i>convertitevi</i> <i>perché</i>, occhio perché qua c'è una buona notizia, <i>il Regno dei Cieli è vicino</i>, siccome è vicino, se ti converti lo vedi e lo riconosci, se non ti converti non ti rendi conto che il Regno dei Celi è vicino. Ma che cos’è sto Regno dei Cieli? C'è qualcuno in grado di darmi una definizione sintetica del regno dei Cieli, così giusto per, ma che cos'è? Dopo lo dice che cos'è, ma per voler essere sintetici è accorgersi dell'amore con cui Dio ama, che si fa così vicino che tu lo puoi accogliere e vivere. Se non viviamo il regno di Dio adesso, sapete come viviamo? Male, male e si vede un pochettino anche dalle nostre facce, dovremmo essere contenti come delle Pasque invece siamo tutti quanti un po' un po' rattristati, un po' scontenti, c'è sempre qualcosa che manca, perché manca l'essenziale. <br />Cerco di spiegarmi, è stato detto profeticamente nel profeta Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura che dal ceppo di Iesse è nato un virgulto. E' bello che la tradizione prende questo brano non soltanto per dirci i doni dello Spirito, spirito di sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore del Signore, i sette doni dello Spirito Santo, ma dice che questo germoglio spunta da un tronco che sembrava ormai andato, il tronco di Iesse, cos'è il tronco di Iesse? Iesse è il padre di Davide, quindi è una profezia di come dalla stirpe di Davide sta nascendo qualche cosa di nuovo. E perché è così importante? Perché anziché giudicare secondo le apparenze, che è quello che facciamo sempre, dice che viene a portare un nuovo giudizio, tanto che la giustizia che lui porta ci farà cambiare, ecco, la conversione profondamente, per cui il lupo dimorerà insieme all'agnello. <br />Qualcuno vuole fare l'agnello? Vi fidate? Ma sta parlando di casa nostra, sapete? Perché il lupo e l'agnello spesso sono in casa, vivono insieme e non vivono in pace, questo è il motivo per cui molta gente ha scelto di stare da soli, perché dice meglio da solo che con il lupo, poi forse non si accorge che il lupo è lui o lei. Allora, vi faccio vedere come in questo piccolo brano vengono presentati una serie di animali che per istinto non stanno mai insieme, perché se stanno insieme uno sbrana l'altro, e invece qui viene specificato insieme, insieme, insieme, ma come facciamo a stare insieme? Nella preghiera diciamo: Signore guarda come siamo messi, non sappiamo stare insieme. La risposta in Cristo però ce l'ha data: Accogliete il Regno dei Cieli che si è fatto vicino, accogliete lo Spirito Santo, voi che siete stati battezzati nello Spirito Santo e nel fuoco, traduco: l'amore che c'è tra il Padre e il Figlio, che è un fuoco che accende, riscalda, illumina, trasforma, brucia quello che non serve e rimane l'essenziale, l'oro è purificato nel fuoco. Bene, quello puoi averlo dentro di te, che vada a consumare ciò che ti preclude di accogliere l'altro come il Signore lo accoglie. Chiaramente sto parlando degli altri e non di voi, né di me, assolutamente. Parliamo sempre degli altri perché è più facile. Se lo vediamo negli altri chiediamo un aiuto a quegli altri che magari ci aiutano a vederlo anche noi, perché forse riguarda anche casa nostra. Sì, perché l'insieme di cui parla è veramente frutto dello Spirito Santo, frutto di una conversione in cui non sono più io il centro del mondo, almeno non più io da solo, ma io con te. Questo sarà il nome di Dio, l'Emmanuele, il Dio-con-noi. Allora, visto che rischiamo di passare tutta la parte attiva della nostra vita rincorrendo un qualche tipo di successo, soldi, riconoscimento, tutta la vita attiva quando abbiamo delle energie, poi andiamo in pensione e uno dice adesso mi sfruttano gli altri perché hanno bisogno loro, uno rischia di non accorgersi mai del dono immenso che ha avuto tutta la vita ma l'ha lasciato da parte, perché aveva delle cose urgenti e necessarie, fondamentali, che dopo un attimo ti guardi e dici ma erano veramente fondamentali? Oppure? <br />Allora, Giovanni Battista, grazie di essere passato di qui oggi a dirci qualcosa. Dacci una mano, non a vestirci come te, grazie, quello lo lasciamo a te, almeno fuori, ma a rivestirci dentro di quella parola che fa unità e verità, che riesce a tenere insieme gli opposti perché non sono più opposti ma sono fratelli e camminano nella diversità ma sempre nell'unità. Giovanni Battista, hai annunciato la conversione ma io non vedo dove girarmi, aiutami ad ascoltare come ascolti tu, così da non mettere me stesso al centro, aiutami a sentire che non è Dio che mette la scure sulle radici per abbattere, ma è il mio egoismo, è il mio orgoglio, ma tutto viene trasformato nel momento in cui metto da parte l'esteriorità e scelgo l'essenziale, come hai fatto tu, perché il Signore non soltanto parli nel deserto del mio cuore ma ci riunisca in qualunque deserto rendendolo un paradiso, luogo di comunione con Dio e tra di noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68928949</guid><pubDate>Sun, 07 Dec 2025 14:11:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68928949/domenica_07_12_25_2av.mp3" length="10297538" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La seconda tappa di Avvento è una tappa che scuote perché Giovanni Battista che è il personaggio un po' centrale in questo brano che abbiamo ascoltato è una persona di quelle difficili, ma non difficili nel senso che dice cose difficili, difficili nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La seconda tappa di Avvento è una tappa che scuote perché Giovanni Battista che è il personaggio un po' centrale in questo brano che abbiamo ascoltato è una persona di quelle difficili, ma non difficili nel senso che dice cose difficili, difficili nel senso che non possiamo addomesticarle, ma non perché sia randagio, perché è libero, cioè ha aderito con tutta la sua vita a quello che il Signore gli ha fatto capire e su questo sento che c'è un dolore esistenziale che dobbiamo smaltire subito, cioè aver ormai depotenziato la forza del Vangelo riducendola un po' ad un bel raccontino. Ce la stiamo raccontando, siamo cristiani? Eh beh certo siamo nati in Italia, come se fosse semplicemente il colore della pelle, l'aria che respiriamo, la cultura culinaria -e su quella siamo un po' più forti rispetto a Giovanni Battista- cioè abbiamo addomesticato il messaggio evangelico riducendolo a che cosa? Guardate che Gesù stesso lo dice in un brano del Vangelo: <i>è venuto Giovanni Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite è un indemoniato! È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve e dite è un mangione, un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli</i>. (Lc 7,33-35) Che sta a significare questo? Che possiamo trovare delle scuse pur di non mettere la nostra vita davanti al Vangelo. <br />Ma qual è il Vangelo? Perché comincia un po' così, l'invito del Vangelo di oggi, Giovanni predicava nel deserto della Giudea, che forse può essere simile al deserto del nostro cuore in tanti momenti: <i>convertitevi</i> <i>perché</i>, occhio perché qua c'è una buona notizia, <i>il Regno dei Cieli è vicino</i>, siccome è vicino, se ti converti lo vedi e lo riconosci, se non ti converti non ti rendi conto che il Regno dei Celi è vicino. Ma che cos’è sto Regno dei Cieli? C'è qualcuno in grado di darmi una definizione sintetica del regno dei Cieli, così giusto per, ma che cos'è? Dopo lo dice che cos'è, ma per voler essere sintetici è accorgersi dell'amore con cui Dio ama, che si fa così vicino che tu lo puoi accogliere e vivere. Se non viviamo il regno di Dio adesso, sapete come viviamo? Male, male e si vede un pochettino anche dalle nostre facce, dovremmo essere contenti come delle Pasque invece siamo tutti quanti un po' un po' rattristati, un po' scontenti, c'è sempre qualcosa che manca, perché manca l'essenziale. <br />Cerco di spiegarmi, è stato detto profeticamente nel profeta Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura che dal ceppo di Iesse è nato un virgulto. E' bello che la tradizione prende questo brano non soltanto per dirci i doni dello Spirito, spirito di sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore del Signore, i sette doni dello Spirito Santo, ma dice che questo germoglio spunta da un tronco che sembrava ormai andato, il tronco di Iesse, cos'è il tronco di Iesse? Iesse è il padre di Davide, quindi è una profezia di come dalla stirpe di Davide sta nascendo qualche cosa di nuovo. E perché è così importante? Perché anziché giudicare secondo le apparenze, che è quello che facciamo sempre, dice che viene a portare un nuovo giudizio, tanto che la giustizia che lui porta ci farà cambiare, ecco, la conversione profondamente, per cui il lupo dimorerà insieme all'agnello. <br />Qualcuno vuole fare l'agnello? Vi fidate? Ma sta parlando di casa nostra, sapete? Perché il lupo e l'agnello spesso sono in casa, vivono insieme e non vivono in pace, questo è il motivo per cui molta gente ha scelto di stare da soli, perché dice meglio da solo che con il lupo, poi forse non si accorge che il lupo è lui o lei. Allora, vi faccio vedere come in questo piccolo brano vengono presentati una serie di animali che per istinto non stanno mai insieme, perché se stanno insieme uno sbrana l'altro, e invece qui viene specificato insieme, insieme, insieme, ma come facciamo a stare insieme? 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Allora, forse questo brano del Vangelo può servire innanzitutto a noi, perché partiamo da una condizione evidente di cecità, come questi due ciechi. <br />Se volete, anche noi in questo momento stiamo facendo la stessa cosa, stiamo gridando, e la liturgia diventa come l'altoparlante al grido dell'umanità che sente il dolore e la fatica della vita che sembra non avere prospettiva, che sembra non avere il domani, soprattutto quando è una vita ancora giovane. Questo ci dà ancora più la percezione della fatica. Allora, noi come questi due cechi continuiamo a non vedere e quindi gridiamo semplicemente dalla fede, <i>abbi pietà di noi, figlio di Davide</i>, tu che sei il Messia, il promesso, colui che ci riscatta. <br />E come Gesù entra in casa, entrano anche loro, come noi siamo entrati in chiesa, questa è un po' la casa in cui il Signore viene, per questo ci possiamo avvicinare ancora di più a Lui. Però qui c'è la domanda forse cruciale: credete che io possa fare questo? Crediamo che il Signore ci può far vedere che la vita ha senso sempre, anche dove sembra fermarsi, anche davanti al mistero del dolore. E qui c'è un sì, sì Signore. <br />Questo a me verrebbe da dire, lo riusciremo a dire (pienamente) soltanto alla fine, in questo momento è faticoso dirlo. Dire sì Signore ha senso, vuol dire già aver visto qualche cosa oltre, ma se non lo vediamo ecco perché è un grido della fede. La fede non è credere che alla fine qualche cosa possa fare, è credere che è il Signore della vita, che non siamo nati per caso e non finiamo nel nulla. <br />E quindi è per l'oggi il cammino di fede, perché quando come Anna saremo davanti a Dio non ci sarà più bisogno della fede, perché lì vedremo, faccia a faccia. E qui c'è quindi un rimando a quello che ciascuno di noi può scegliere di fare adesso, avvenga per voi secondo la vostra fede. Fai le tue scelte, sapendo che le tue scelte avranno le conseguenze. <br />La scelta della fede ha una conseguenza, è il vivere nella stessa prospettiva in cui lui vede, noi ciechi ma lui vede. Quindi cosa faccio? Sto con te. Noi in questo momento stiamo con Gesù ma anche con Anna. <br />Stiamo con la vita. Ed è questo che oggi urge alla nostra vita, sentire che l'ulteriorità non è semplicemente un'esigenza perché a un certo punto finiscono le cose, finisce la vita. No, l'ulteriorità diventa la conseguenza di quello che stiamo scegliendo adesso. <br />E come dire, il violino che suona lei adesso suonerà magnificamente. Perché? Perché ha scelto di fare della sua vita un capolavoro. Ha scelto di essere dono attraverso quello che ha capito e ha sentito. <br />Chiediamo questo anche per la scelta di fede che ciascuno di noi può fare in questo momento, a partire dalla nostra cecità, riuscire a mettere in gioco ciò che siamo, anche nella fatica ma sempre nella prospettiva di vivere pienamente il dono ricevuto. È difficile dire questo finché si è al buio, ma è ancora più difficile non farlo, perché il buio non ha senso se non come attesa della luce e la vita non ha senso come morte, ma solo come prospettiva di pienezza di vita. E in questo mistero di oggi chiediamo al Signore di accogliere pienamente nella luce Anna e di aiutarci a camminare con luce nuova oggi, da oggi, per il resto dei nostri giorni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68903682</guid><pubDate>Fri, 05 Dec 2025 18:55:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68903682/venerdi_5_12_25_1_av.mp3" length="6589404" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La forza della parola oggi può essere ciò che fa la differenza, perché abbiamo bisogno di una diversa prospettiva, nessuno vuole accompagnare qualcuno che avanza per i piedi (bara). Noi vogliamo essere parte della vita. Allora, forse questo brano del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La forza della parola oggi può essere ciò che fa la differenza, perché abbiamo bisogno di una diversa prospettiva, nessuno vuole accompagnare qualcuno che avanza per i piedi (bara). Noi vogliamo essere parte della vita. Allora, forse questo brano del Vangelo può servire innanzitutto a noi, perché partiamo da una condizione evidente di cecità, come questi due ciechi. <br />Se volete, anche noi in questo momento stiamo facendo la stessa cosa, stiamo gridando, e la liturgia diventa come l'altoparlante al grido dell'umanità che sente il dolore e la fatica della vita che sembra non avere prospettiva, che sembra non avere il domani, soprattutto quando è una vita ancora giovane. Questo ci dà ancora più la percezione della fatica. Allora, noi come questi due cechi continuiamo a non vedere e quindi gridiamo semplicemente dalla fede, <i>abbi pietà di noi, figlio di Davide</i>, tu che sei il Messia, il promesso, colui che ci riscatta. <br />E come Gesù entra in casa, entrano anche loro, come noi siamo entrati in chiesa, questa è un po' la casa in cui il Signore viene, per questo ci possiamo avvicinare ancora di più a Lui. 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Fai le tue scelte, sapendo che le tue scelte avranno le conseguenze. <br />La scelta della fede ha una conseguenza, è il vivere nella stessa prospettiva in cui lui vede, noi ciechi ma lui vede. Quindi cosa faccio? Sto con te. Noi in questo momento stiamo con Gesù ma anche con Anna. <br />Stiamo con la vita. Ed è questo che oggi urge alla nostra vita, sentire che l'ulteriorità non è semplicemente un'esigenza perché a un certo punto finiscono le cose, finisce la vita. No, l'ulteriorità diventa la conseguenza di quello che stiamo scegliendo adesso. <br />E come dire, il violino che suona lei adesso suonerà magnificamente. Perché? Perché ha scelto di fare della sua vita un capolavoro. Ha scelto di essere dono attraverso quello che ha capito e ha sentito. <br />Chiediamo questo anche per la scelta di fede che ciascuno di noi può fare in questo momento, a partire dalla nostra cecità, riuscire a mettere in gioco ciò che siamo, anche nella fatica ma sempre nella prospettiva di vivere pienamente il dono ricevuto. È difficile dire questo finché si è al buio, ma è ancora più difficile non farlo, perché il buio non ha senso se non come attesa della luce e la vita non ha senso come morte, ma solo come prospettiva di pienezza di vita. 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Si capisce che oggi si parla di edificazione, la città forte anche di Isaia nella prima lettura, ma la nostra fede su che cosa è fondata? Perché non basta dire <i>Signore, Signore </i>tante volte durante il giorno, a volte forse possiamo anche fare preghiere che sono lunghe ripetizioni di parole e di riti, ma manca qualcosa di essenziale, almeno per entrare nel Regno, secondo le parole di Gesù. E cioè il passaggio credo sia quello di sentire nel cuore la comunione con Lui, comunione che diventa fare quelle parole che ci dice, cioè fare la volontà del Padre. <br />Perché chi ascolta Gesù, non chi sente Gesù, ma chi ascolta Gesù ascolta quella comunione che Lui vive con il Padre. Ascolta la motivazione per cui essere figlio, quindi fratello, diventa il vero argomento su cui fondare la propria vita. E questo riguarderà tutto, soprattutto le nostre relazioni. <br />Quindi se tutto fa perno sull'amore con cui siamo amati e l'invito è ad amare così, uno può fare anche tantissime preghiere, ma se non c'è amore, se non c'è desiderio di comunione, di perdono, quella stessa che Dio ha per te, se non c'è quindi una disponibilità ad essere in sintonia con Lui, che cosa sono le preghiere? Cercare di convincere Dio a fare la nostra volontà, ci custodisca il Signore in questo perché non soltanto non rimanga frustrata ogni nostra intenzione del cuore, ma soprattutto perché la nostra vita possa trovare sintonia con quel Regno che in Gesù il Padre ci ha fatto conoscere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68885946</guid><pubDate>Thu, 04 Dec 2025 18:52:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68885946/giovedi_4_12_25_1_av.mp3" length="2946472" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vorrei fissare un attimo l'attenzione su questo testo del Vangelo così importante. Si capisce che oggi si parla di edificazione, la città forte anche di Isaia nella prima lettura, ma la nostra fede su che cosa è fondata? Perché non basta dire...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vorrei fissare un attimo l'attenzione su questo testo del Vangelo così importante. Si capisce che oggi si parla di edificazione, la città forte anche di Isaia nella prima lettura, ma la nostra fede su che cosa è fondata? Perché non basta dire <i>Signore, Signore </i>tante volte durante il giorno, a volte forse possiamo anche fare preghiere che sono lunghe ripetizioni di parole e di riti, ma manca qualcosa di essenziale, almeno per entrare nel Regno, secondo le parole di Gesù. E cioè il passaggio credo sia quello di sentire nel cuore la comunione con Lui, comunione che diventa fare quelle parole che ci dice, cioè fare la volontà del Padre. <br />Perché chi ascolta Gesù, non chi sente Gesù, ma chi ascolta Gesù ascolta quella comunione che Lui vive con il Padre. Ascolta la motivazione per cui essere figlio, quindi fratello, diventa il vero argomento su cui fondare la propria vita. E questo riguarderà tutto, soprattutto le nostre relazioni. <br />Quindi se tutto fa perno sull'amore con cui siamo amati e l'invito è ad amare così, uno può fare anche tantissime preghiere, ma se non c'è amore, se non c'è desiderio di comunione, di perdono, quella stessa che Dio ha per te, se non c'è quindi una disponibilità ad essere in sintonia con Lui, che cosa sono le preghiere? 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Ciò che consegni a Dio, lì trovi Lui che viene con te.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mercoledi-3-12-25-1-av-cio-che-non-offri-non-cambia-cio-che-consegni-a-dio-li-trovi-lui-che-viene-con-te--68856922</link><description><![CDATA[Com'è successo che tanta gente segua Gesù, non soltanto in quel tempo, ma anche oggi? perché tanta gente sceglie di seguire Gesù? per quello che hanno sentito, per quello che hanno visto. Molta gente ha fatto esperienza di Lui, che guarisce, guarisce il corpo, guarisce l'anima. Sembra che Gesù viva la sua missione di far conoscere Dio, e man mano che fa conoscere Dio, questo ci guarisce. <br />Perché Dio si prende cura, ma come fa a farci capire che questo non si esaurisce in una volta sola? Perché quanti erano guariti, potevano semplicemente dire grazie e arrivederci. Lui si prende cura di noi sempre, continua a prendersi cura, tant'è che c'è questo segno del pane, un pane per tanta gente. <i>Quanti pani avete? Sette pani e pochi pesciolini.</i> <br />Ma per farci fare esperienza che è Lui che è il Pane, che sfama davvero e ne avanza, ecco l'Eucaristia. Ecco perché celebrare la Messa, la Chiesa la vive come una missione continua, perché Lui sia presente in mezzo a noi, dentro la nostra vita, dentro la nostra storia, nelle nostre ferite, e ci guarisca. Lui si prende cura anche oggi e noi siamo chiamati a fare esperienza di questa guarigione, perché Lui continua a venire per l'umanità, per incontrarci, perché la nostra speranza sia viva, viva di Lui e viva con Lui. <br />Oggi nella nostra vita dov'era il Signore? Riuscite a guardare nelle pieghe di questa giornata e a riconoscerlo? Allora per fare questo Lui dice mangia me, nutriti di me, per questo Lui spezza il pane, lo spezza per tutti e lo continua a spezzare sempre. Oggi potremmo venire qui e dire sì ma oggi Signore proprio non ho niente da darti, niente da offrirti, niente da condividere. Allora quel quanti pani avete? Non è finita lì la domanda, continua anche oggi, perché sono sicuro che ciascuno di noi ha qualche cosa da offrire. <br />A volte abbiamo da offrire forse qualche delusione che noi abbiamo deciso di tenerci dentro un po' arrabbiati e ce la vogliamo tenere lì e Lui dice beh offrimela, porta quella. Allora può sembrare poco, non soltanto quello che hai ma forse anche quello che sei ti può sembrare poco. Oggi dice portalo, dammelo, offrilo perché solo ciò che offri è trasformato, quello che non dai non si trasforma, non diventa quella novità di vita di cui tu hai bisogno. <br />Per questo quando vede quella folla che da tre giorni lo segue e non ha niente è Lui che si ferma e chiede, è Lui che chiede. Allora credo che ciascuno di noi anche oggi abbia qualcosa da offrirgli, da dare a Lui perché al resto ci pensa Lui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68856922</guid><pubDate>Wed, 03 Dec 2025 19:47:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68856922/mercoledi_3_12_25_1_av.mp3" length="5401564" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Com'è successo che tanta gente segua Gesù, non soltanto in quel tempo, ma anche oggi? perché tanta gente sceglie di seguire Gesù? per quello che hanno sentito, per quello che hanno visto. Molta gente ha fatto esperienza di Lui, che guarisce, guarisce...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Com'è successo che tanta gente segua Gesù, non soltanto in quel tempo, ma anche oggi? perché tanta gente sceglie di seguire Gesù? per quello che hanno sentito, per quello che hanno visto. Molta gente ha fatto esperienza di Lui, che guarisce, guarisce il corpo, guarisce l'anima. Sembra che Gesù viva la sua missione di far conoscere Dio, e man mano che fa conoscere Dio, questo ci guarisce. <br />Perché Dio si prende cura, ma come fa a farci capire che questo non si esaurisce in una volta sola? Perché quanti erano guariti, potevano semplicemente dire grazie e arrivederci. Lui si prende cura di noi sempre, continua a prendersi cura, tant'è che c'è questo segno del pane, un pane per tanta gente. <i>Quanti pani avete? Sette pani e pochi pesciolini.</i> <br />Ma per farci fare esperienza che è Lui che è il Pane, che sfama davvero e ne avanza, ecco l'Eucaristia. Ecco perché celebrare la Messa, la Chiesa la vive come una missione continua, perché Lui sia presente in mezzo a noi, dentro la nostra vita, dentro la nostra storia, nelle nostre ferite, e ci guarisca. Lui si prende cura anche oggi e noi siamo chiamati a fare esperienza di questa guarigione, perché Lui continua a venire per l'umanità, per incontrarci, perché la nostra speranza sia viva, viva di Lui e viva con Lui. <br />Oggi nella nostra vita dov'era il Signore? Riuscite a guardare nelle pieghe di questa giornata e a riconoscerlo? Allora per fare questo Lui dice mangia me, nutriti di me, per questo Lui spezza il pane, lo spezza per tutti e lo continua a spezzare sempre. Oggi potremmo venire qui e dire sì ma oggi Signore proprio non ho niente da darti, niente da offrirti, niente da condividere. Allora quel quanti pani avete? Non è finita lì la domanda, continua anche oggi, perché sono sicuro che ciascuno di noi ha qualche cosa da offrire. <br />A volte abbiamo da offrire forse qualche delusione che noi abbiamo deciso di tenerci dentro un po' arrabbiati e ce la vogliamo tenere lì e Lui dice beh offrimela, porta quella. Allora può sembrare poco, non soltanto quello che hai ma forse anche quello che sei ti può sembrare poco. Oggi dice portalo, dammelo, offrilo perché solo ciò che offri è trasformato, quello che non dai non si trasforma, non diventa quella novità di vita di cui tu hai bisogno. <br />Per questo quando vede quella folla che da tre giorni lo segue e non ha niente è Lui che si ferma e chiede, è Lui che chiede. Allora credo che ciascuno di noi anche oggi abbia qualcosa da offrirgli, da dare a Lui perché al resto ci pensa Lui.]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>2-12-25 - Martedì 1 Av Dio viene nella nostra piccolezza per abitarla con noi. Non è una privazione: è comunione.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/2-12-25-martedi-1-av-dio-viene-nella-nostra-piccolezza-per-abitarla-con-noi-non-e-una-privazione-e-comunione--68836840</link><description><![CDATA[L'esultanza nello Spirito Santo. Ci potremmo chiedere, ma come si fa? Vorrei esultare nello Spirito Santo, come devo fare? Gesù esulta nello Spirito e sembra che derivi da una relazione nella quale lui introduce, però… c'è un però, c'è un'azione dello Spirito che Gesù riconosce, cioè qualcosa che sta accadendo e lui se ne rallegra. Questo mi piacerebbe proprio vederlo dappertutto, girarmi e vedere che così sta succedendo dappertutto, cioè accorgersi che l'amore con cui Dio ama è accolto e anche le situazioni a volte faticose, a volte no, ma qualunque esse siano, nel momento in cui ti accorgi che puoi viverle davanti a Dio, beh, quello è il momento in cui anche la tua piccolezza non soltanto non è un problema, ma addirittura è una via preferenziale. <br />Ripeto, la piccolezza non soltanto non è un problema, ma è una via preferenziale. Perché? Gesù poteva soltanto soffermarsi su questo aspetto della piccolezza, invece specifica una cosa prima, <i>perché hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.</i> Perché sottolinea questo aspetto le hai tenute nascoste ai sapienti e ai dotti? Perché normalmente chi si ritiene sapiente e dotto dice io, io, io. Chi si ritiene piccolo dice: chi, io? Allora, questa strana sottolineatura che vi sto facendo la potete ritrovare in tantissime situazioni dove chi fa riferimento a sé non si accorge, anzi facilmente si arrabbia anche di come vanno le cose. Chi invece non si ritiene né sapiente né dotto ma cerca, attende, spera, chiede e la sua piccolezza diventa una via preferenziale attraverso la quale riconoscere la provvidenza. Cioè che Dio è padre e provvede. Nessuno conosce <i>chi è il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il figlio vorrà rivelarlo</i>. Cioè questa relazione nella quale addirittura noi entriamo è un dono che ci viene partecipato. Gesù ne vede le condizioni ed esulta. <br />E qui sarebbe la prima domanda. Riesco ad esultare del vedere le condizioni in cui altri, non io, altri stanno partecipando al bene che Dio dispiega nel mondo lo srotola nella storia? Io so rallegrarmi di questo o tra le due sono sospettoso, invidioso permaloso prendo per male ciò che male non è? Ecco dove sta l'errore, no? Allora, oggi è un'occasione per riscoprire come la piccolezza è veramente un vantaggio e non è una perdita se non di quello che ci fa bene perdere. <br />Nella piccolezza si possono fare tanti tipi di scoperte ma io oggi ne vorrei sottolineare una che il Signore viene. Avere attenzione al fatto che il Signore nella nostra piccolezza viene interviene da Signore che non vuol dire che ti toglie dalla piccolezza ma che ti fa stare insieme a Lui nella piccolezza e non senti che sarà una privazione ma sarà una comunione. In questo senso vi invito a riguardare il testo della prima lettura non soltanto per vedere queste contrapposizioni che ci sono ma per vedere che i contrapposti stanno insieme insieme non l'uno contro l'altro non l'uno sopra l’altro, ma insieme. Quando ti accorgerai di questo anche la piccolezza sentirai che può stare insieme in qualunque situazione perché? Perché il Signore che è l'Altissimo sta insieme a te nella piccolezza cioè per Lui è preziosa se faremo questa scoperta forse avremo meno desideri di innalzarci ma piuttosto di sentire come in quelle condizioni in cui ci sentiamo piccoli fragili, incapaci bene, il Signore viene in nostro soccorso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68836840</guid><pubDate>Tue, 02 Dec 2025 19:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68836840/martedi_2_12_25.mp3" length="6830985" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>L'esultanza nello Spirito Santo. Ci potremmo chiedere, ma come si fa? Vorrei esultare nello Spirito Santo, come devo fare? Gesù esulta nello Spirito e sembra che derivi da una relazione nella quale lui introduce, però… c'è un però, c'è un'azione dello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'esultanza nello Spirito Santo. Ci potremmo chiedere, ma come si fa? Vorrei esultare nello Spirito Santo, come devo fare? Gesù esulta nello Spirito e sembra che derivi da una relazione nella quale lui introduce, però… c'è un però, c'è un'azione dello Spirito che Gesù riconosce, cioè qualcosa che sta accadendo e lui se ne rallegra. Questo mi piacerebbe proprio vederlo dappertutto, girarmi e vedere che così sta succedendo dappertutto, cioè accorgersi che l'amore con cui Dio ama è accolto e anche le situazioni a volte faticose, a volte no, ma qualunque esse siano, nel momento in cui ti accorgi che puoi viverle davanti a Dio, beh, quello è il momento in cui anche la tua piccolezza non soltanto non è un problema, ma addirittura è una via preferenziale. <br />Ripeto, la piccolezza non soltanto non è un problema, ma è una via preferenziale. Perché? Gesù poteva soltanto soffermarsi su questo aspetto della piccolezza, invece specifica una cosa prima, <i>perché hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.</i> Perché sottolinea questo aspetto le hai tenute nascoste ai sapienti e ai dotti? Perché normalmente chi si ritiene sapiente e dotto dice io, io, io. Chi si ritiene piccolo dice: chi, io? Allora, questa strana sottolineatura che vi sto facendo la potete ritrovare in tantissime situazioni dove chi fa riferimento a sé non si accorge, anzi facilmente si arrabbia anche di come vanno le cose. Chi invece non si ritiene né sapiente né dotto ma cerca, attende, spera, chiede e la sua piccolezza diventa una via preferenziale attraverso la quale riconoscere la provvidenza. Cioè che Dio è padre e provvede. Nessuno conosce <i>chi è il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il figlio vorrà rivelarlo</i>. Cioè questa relazione nella quale addirittura noi entriamo è un dono che ci viene partecipato. Gesù ne vede le condizioni ed esulta. <br />E qui sarebbe la prima domanda. Riesco ad esultare del vedere le condizioni in cui altri, non io, altri stanno partecipando al bene che Dio dispiega nel mondo lo srotola nella storia? Io so rallegrarmi di questo o tra le due sono sospettoso, invidioso permaloso prendo per male ciò che male non è? Ecco dove sta l'errore, no? Allora, oggi è un'occasione per riscoprire come la piccolezza è veramente un vantaggio e non è una perdita se non di quello che ci fa bene perdere. <br />Nella piccolezza si possono fare tanti tipi di scoperte ma io oggi ne vorrei sottolineare una che il Signore viene. Avere attenzione al fatto che il Signore nella nostra piccolezza viene interviene da Signore che non vuol dire che ti toglie dalla piccolezza ma che ti fa stare insieme a Lui nella piccolezza e non senti che sarà una privazione ma sarà una comunione. In questo senso vi invito a riguardare il testo della prima lettura non soltanto per vedere queste contrapposizioni che ci sono ma per vedere che i contrapposti stanno insieme insieme non l'uno contro l'altro non l'uno sopra l’altro, ma insieme. Quando ti accorgerai di questo anche la piccolezza sentirai che può stare insieme in qualunque situazione perché? Perché il Signore che è l'Altissimo sta insieme a te nella piccolezza cioè per Lui è preziosa se faremo questa scoperta forse avremo meno desideri di innalzarci ma piuttosto di sentire come in quelle condizioni in cui ci sentiamo piccoli fragili, incapaci bene, il Signore viene in nostro soccorso.]]></itunes:summary><itunes:duration>427</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lunedì 1-12-25 1 Avv “Verrò e lo guarirò.” Avvento è smettere di dire “sto bene così” e lasciarlo entrare proprio dove fa male.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lunedi-1-12-25-1-avv-verro-e-lo-guariro-avvento-e-smettere-di-dire-sto-bene-cosi-e-lasciarlo-entrare-proprio-dove-fa-male--68822408</link><description><![CDATA[È il primo giorno feriale di questo tempo di avvento e inizia sempre con questo testo del Vangelo. Avvento, ci stiamo preparando al fatto che il Signore viene. Queste parole, chi le sta attendendo? Di solito chi è nel bisogno, attende un aiuto chi è nel bisogno. <br />Chi pensa di essere già a posto se ne guarda bene. Ma chi ha bisogno troverà un Signore che viene e quando viene è anche disponibile. Dice verrò e lo guarirò il tuo servo, quello che tu ami, non è semplicemente uno che ti serve, è qualcuno che fa parte di te. È come se dicesse io verrò e ti guarirò, te, riguarda te. Perché riguarda la tua casa, la tua intimità, riguarda la tua storia, riguarda il tuo star bene. Allora, pensate, è così importante questo brano che è entrato nella liturgia e dovunque viene citato. <br />Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. Signore, non sono degno di partecipare alla tua Mensa, ma di soltanto una parola e io sarò salvato, e il mio servo sarà guarito. <br />Questo ci dovrebbe interessare. È come se qui stessimo toccando con mano un punto fondamentale, qualcosa da cui non possiamo prescindere. Il Signore viene, anche oggi viene. <br />E noi ne possiamo fare esperienza attraverso un atto di fede che ci tocca in ciò che ci interessa davvero. Ma dove vogliamo che venga adesso, nella nostra vita, nella nostra storia, dove sono quelle ferite, quelle necessità in cui invochiamo la sua presenza e lo invochiamo come Signore? Non entro, ma questo appunto è uno straniero e lo chiama Signore. Vabbè, forse anche tutta la nostra abitudine non se ne rende conto di questo. <br />Anche l'abitudine nella preghiera, possiamo dire a ripetizione delle parole fondamentali, ma senza che attraversino quelle ferite, quegli spazi che hanno bisogno di quella misericordia, di essere guariti, risanati. Possono passare direttamente dal ricordo alla bocca senza attraversare le ferite. Allora proviamo anche noi a lasciare che ci sia un passaggio ulteriore. <br />Credo che c'è una fede potente e guardate che tante persone che anche oggi credono veramente nella grazia del Signore, non fanno la comunione perché la loro condizione di vita in questo momento presenta delle contraddizioni, ma in questo momento si uniscono con una intensità perché sanno che non vanno a ricevere l'Eucarestia nella Messa, però sanno che la Chiesa sta facendo la comunione in quel momento e loro fanno parte della Chiesa. E quindi quell'Eucarestia che sta avvenendo anche nella comunione eucaristica li riguarda intimamente, profondamente. E credo che dovremmo sentirne tutti la responsabilità di fare la comunione, non per me e basta, ma perché la Chiesa con le sue ferite e la sua storia sia in quella comunione. <br />Forse abbiamo delle persone, anche dei familiari, che non fanno la comunione da anni e noi in quel momento possiamo fare la comunione anche per loro. Credo che questo ci dica dove arriva la fede nella Parola: <i>di soltanto una parola</i> e io e noi e il mio servo, le mie ferite, lì entrerà la salvezza. Ecco perché Gesù si meraviglia. <br />Non è facile stupire Gesù e qui si meraviglia. E a questa espressione che dice la sua meraviglia: il vedere che siederanno a mensa con gli uomini di fede, Abramo, Isacco, Giacobbe, i patriarchi, quelli che sono nel regno sono a mensa con queste persone che fanno lo stesso atto di fede nella parola che il Signore compie. Chiediamo anche noi di avere un po' di questa fede. <br />Ci riconosciamo indegni, non è un merito, ma io non vengo perché te lo meriti, vengo perché ho scelto di venire. Ricordiamo questo, altrimenti certe volte ci sentiremmo anche in diritto di dire, ma io sono a posto Signore, com'è che non… (fai come dico io?). Allora con un vero bagno di umiltà lasciamo che il Signore venga e ci trovi così, non meritevoli, ma fiduciosi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68822408</guid><pubDate>Mon, 01 Dec 2025 20:23:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68822408/lunedi_1_12_25_1_avv.mp3" length="6878632" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È il primo giorno feriale di questo tempo di avvento e inizia sempre con questo testo del Vangelo. Avvento, ci stiamo preparando al fatto che il Signore viene. Queste parole, chi le sta attendendo? Di solito chi è nel bisogno, attende un aiuto chi è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È il primo giorno feriale di questo tempo di avvento e inizia sempre con questo testo del Vangelo. Avvento, ci stiamo preparando al fatto che il Signore viene. Queste parole, chi le sta attendendo? Di solito chi è nel bisogno, attende un aiuto chi è nel bisogno. <br />Chi pensa di essere già a posto se ne guarda bene. Ma chi ha bisogno troverà un Signore che viene e quando viene è anche disponibile. Dice verrò e lo guarirò il tuo servo, quello che tu ami, non è semplicemente uno che ti serve, è qualcuno che fa parte di te. È come se dicesse io verrò e ti guarirò, te, riguarda te. Perché riguarda la tua casa, la tua intimità, riguarda la tua storia, riguarda il tuo star bene. Allora, pensate, è così importante questo brano che è entrato nella liturgia e dovunque viene citato. <br />Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. Signore, non sono degno di partecipare alla tua Mensa, ma di soltanto una parola e io sarò salvato, e il mio servo sarà guarito. <br />Questo ci dovrebbe interessare. È come se qui stessimo toccando con mano un punto fondamentale, qualcosa da cui non possiamo prescindere. Il Signore viene, anche oggi viene. <br />E noi ne possiamo fare esperienza attraverso un atto di fede che ci tocca in ciò che ci interessa davvero. Ma dove vogliamo che venga adesso, nella nostra vita, nella nostra storia, dove sono quelle ferite, quelle necessità in cui invochiamo la sua presenza e lo invochiamo come Signore? Non entro, ma questo appunto è uno straniero e lo chiama Signore. Vabbè, forse anche tutta la nostra abitudine non se ne rende conto di questo. <br />Anche l'abitudine nella preghiera, possiamo dire a ripetizione delle parole fondamentali, ma senza che attraversino quelle ferite, quegli spazi che hanno bisogno di quella misericordia, di essere guariti, risanati. Possono passare direttamente dal ricordo alla bocca senza attraversare le ferite. Allora proviamo anche noi a lasciare che ci sia un passaggio ulteriore. <br />Credo che c'è una fede potente e guardate che tante persone che anche oggi credono veramente nella grazia del Signore, non fanno la comunione perché la loro condizione di vita in questo momento presenta delle contraddizioni, ma in questo momento si uniscono con una intensità perché sanno che non vanno a ricevere l'Eucarestia nella Messa, però sanno che la Chiesa sta facendo la comunione in quel momento e loro fanno parte della Chiesa. E quindi quell'Eucarestia che sta avvenendo anche nella comunione eucaristica li riguarda intimamente, profondamente. E credo che dovremmo sentirne tutti la responsabilità di fare la comunione, non per me e basta, ma perché la Chiesa con le sue ferite e la sua storia sia in quella comunione. <br />Forse abbiamo delle persone, anche dei familiari, che non fanno la comunione da anni e noi in quel momento possiamo fare la comunione anche per loro. Credo che questo ci dica dove arriva la fede nella Parola: <i>di soltanto una parola</i> e io e noi e il mio servo, le mie ferite, lì entrerà la salvezza. Ecco perché Gesù si meraviglia. <br />Non è facile stupire Gesù e qui si meraviglia. E a questa espressione che dice la sua meraviglia: il vedere che siederanno a mensa con gli uomini di fede, Abramo, Isacco, Giacobbe, i patriarchi, quelli che sono nel regno sono a mensa con queste persone che fanno lo stesso atto di fede nella parola che il Signore compie. Chiediamo anche noi di avere un po' di questa fede. <br />Ci riconosciamo indegni, non è un merito, ma io non vengo perché te lo meriti, vengo perché ho scelto di venire. Ricordiamo questo, altrimenti certe volte ci sentiremmo anche in diritto di dire, ma io sono a posto Signore, com'è che non… (fai come dico io?). Allora con un vero bagno di umiltà lasciamo che il Signore venga e ci trovi così, non meritevoli, ma fiduciosi.]]></itunes:summary><itunes:duration>430</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c351cffd79805064af479322085f137f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Domenica 30-11-25 1 Avvento- L’Avvento è offrire alla luce che viene ciò che hai — tempo, fragilità, piccole gioie — e lasciarti trasformare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/domenica-30-11-25-1-avvento-l-avvento-e-offrire-alla-luce-che-viene-cio-che-hai-tempo-fragilita-piccole-gioie-e-lasciarti-trasformare--68809652</link><description><![CDATA[Qual è la forza di questo tempo liturgico che inizia? Perché se dovessimo essere attenti anche solo alle cose che normalmente, a riguardo, diciamo e pensiamo che cosa potremmo dire: questa è l'espressione massima dell’Avvento? qual è la parola che potrebbe più di tutte rappresentarlo? E uno dice, beh, non sono preparato in materia, un segno della croce ogni tanto te lo fai è materia tua allora. ci tengo a dire questo perché la consapevolezza ti rende una persona diversa se uno fosse consapevole venendo in chiesa che cosa sta per succedere e vede l'accadere di quello che si aspetta, eh questo ti riempie di gioia; capireste perché c'ho questa fissazione già da prima mattina già dall'inizio dell'Avvento una brava massaia che sa far da mangiare nel momento in cui c'ha anche poche cose in casa, si organizza e cerca di renderle meravigliose per le persone che ha in casa; non è che dice, si arrangiano no, cercherà di fare con il poco o tanto che ha, comunque sia, qualcosa che sia il meglio. Allora l'inizio dell'anno liturgico con l'Avvento ci sta preparando a che cosa? <i>Venite, camminiamo nella luce del Signore.</i> Intorno a questo possiamo iniziare a costruire tutto, perché uno dice, ma il Vangelo dicevo di stare attenti, di vegliare perché non sappiamo quando viene lo chiedi a un bambino, ti risponde? il bambino ti risponde subito quando è che viene? il 25 di dicembre, tu gli dici, sì, ma anche no come. Come no, non viene il 25 di dicembre? Allora, se il tempo di Avvento è solo preparazione al 25 di dicembre non ha senso, perché lo sappiamo tutto l'anno del 25 di dicembre, ma il tempo di Avvento è la preparazione ad accogliere il Signore che viene oggi, che viene e che noi attendiamo che venga in pienezza ma che viene oggi, perché se non viene oggi come la viviamo la giornata? Così iniziate a capire meglio perché nel Vangelo si parla di Noè che prepara l'arca e gli altri l'hanno dato per ubriaco, magari erano anche in una zona in cui non c'era neanche dell'acqua in giro, perché fai un’arca? Questo per dirci come: il rapporto con il Signore, ascoltare la Sua parola ci rende capaci e consapevoli del tempo, oggi, che stiamo vivendo per viverlo in pienezza perché vogliamo essere, luminosi! Avete presente quando qualcuno si vede lo vedete in giro e arriva lì che c'è la faccia spenta voi volete avere la faccia spenta? io mai cioè la notte, quando dormo, basta ma per il resto voglio essere acceso e se possibile anche luminoso lo dico con onestà, mi interessa essere luminoso. Se così iniziamo a vivere l'avvento, si capisce che c'è qualcosa che possiamo fare tutti i giorni: è il prepararci l'essere consapevoli del momento che stiamo vivendo del fatto che il Signore è colui che viene, viene sempre, viene oggi, viene nella tua vita, ma se non lo sai riconoscere vivi nell’inconsapevolezza, spento e spesso anche, diciamolo in italiano arrabbiato. quanta gente arrabbiata c’è al mondo. sì ma perché sei arrabbiato? di che ti arrabbi? perché c'è la guerra lì e tu ne stai facendo dell'altra qui? allora se siamo un pochettino coerenti dovremmo essere scintillanti di gioia, luminosissimi. perché? perché vogliamo accogliere il Signore che come luce viene nella nostra vita. se è così diceva qui Paolo rivestitevi del Signore Gesù Cristo. Vorrei farvi questo augurio ma darvelo un pochettino come suggerimento quotidiano, proviamoci. stamattina vi siete rivestiti di Gesù Cristo. quando? e quando ti sei andato a lavare i denti… ti sei rivestito di Gesù Cristo, cioè ti sei rallegrato del giorno che hai iniziato? grazie Signore!! hai pensato che il suo venire nella tua vita non è quando vai a messa e poi appena hai finito la messa già sei andato. no! il tuo rivestirti di Cristo riguarda la tua giornata riguarda il fatto che Lui sta in qualche mondo bussando alla porta della tua vita e tu desideri accoglierlo aprirti alla luce, perché quando la luce entra dici: adesso va meglio! Avete presente? ah, adesso va meglio! Se vi va oggi c'è una bellissima notizia: il Signore è fermamente deciso a entrare con tutta la sua luce e l'amore con cui vi ama nella vostra vita, vi va di aprirvi? ciascuno avrà il suo modo la sua situazione e anche tutte le sue complicazioni che di solito noi le viviamo in negativo ma vi inviterei a ripensarle in positivo. Sì quando uno dice ah, c'ho un così forte male ai piedi che non riesco a mettermi quelle scarpe. va bene, mettitene delle altre e prova a pensare come poter utilizzare al meglio questa situazione. ve ne ho detta una banale, ma sono sicuro che tutti ne abbiamo diversi fogli di possibilità. allora se così è iniziamo a fare veramente posto al Signore che viene, viene come Salvatore viene come colui che non cessa di essere attento a quanti lo desiderano, a quanti si preparano, a quanti lo ascoltano, a quanti non si accontentano di sopravvivere giorno per giorno. se così è non solo sarà un avvento meraviglioso ma tutta la vita risplenderà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68809652</guid><pubDate>Sun, 30 Nov 2025 19:24:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68809652/domenica_30_11_25_1_avvento.mp3" length="8469385" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Qual è la forza di questo tempo liturgico che inizia? 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Allora l'inizio dell'anno liturgico con l'Avvento ci sta preparando a che cosa? <i>Venite, camminiamo nella luce del Signore.</i> Intorno a questo possiamo iniziare a costruire tutto, perché uno dice, ma il Vangelo dicevo di stare attenti, di vegliare perché non sappiamo quando viene lo chiedi a un bambino, ti risponde? il bambino ti risponde subito quando è che viene? il 25 di dicembre, tu gli dici, sì, ma anche no come. Come no, non viene il 25 di dicembre? Allora, se il tempo di Avvento è solo preparazione al 25 di dicembre non ha senso, perché lo sappiamo tutto l'anno del 25 di dicembre, ma il tempo di Avvento è la preparazione ad accogliere il Signore che viene oggi, che viene e che noi attendiamo che venga in pienezza ma che viene oggi, perché se non viene oggi come la viviamo la giornata? Così iniziate a capire meglio perché nel Vangelo si parla di Noè che prepara l'arca e gli altri l'hanno dato per ubriaco, magari erano anche in una zona in cui non c'era neanche dell'acqua in giro, perché fai un’arca? Questo per dirci come: il rapporto con il Signore, ascoltare la Sua parola ci rende capaci e consapevoli del tempo, oggi, che stiamo vivendo per viverlo in pienezza perché vogliamo essere, luminosi! Avete presente quando qualcuno si vede lo vedete in giro e arriva lì che c'è la faccia spenta voi volete avere la faccia spenta? io mai cioè la notte, quando dormo, basta ma per il resto voglio essere acceso e se possibile anche luminoso lo dico con onestà, mi interessa essere luminoso. Se così iniziamo a vivere l'avvento, si capisce che c'è qualcosa che possiamo fare tutti i giorni: è il prepararci l'essere consapevoli del momento che stiamo vivendo del fatto che il Signore è colui che viene, viene sempre, viene oggi, viene nella tua vita, ma se non lo sai riconoscere vivi nell’inconsapevolezza, spento e spesso anche, diciamolo in italiano arrabbiato. quanta gente arrabbiata c’è al mondo. sì ma perché sei arrabbiato? di che ti arrabbi? perché c'è la guerra lì e tu ne stai facendo dell'altra qui? allora se siamo un pochettino coerenti dovremmo essere scintillanti di gioia, luminosissimi. perché? perché vogliamo accogliere il Signore che come luce viene nella nostra vita. se è così diceva qui Paolo rivestitevi del Signore Gesù Cristo. Vorrei farvi questo augurio ma darvelo un pochettino come suggerimento quotidiano, proviamoci. stamattina vi siete rivestiti di Gesù Cristo. quando? e quando ti sei andato a lavare i denti… ti sei rivestito di Gesù Cristo, cioè ti sei rallegrato del giorno che hai iniziato? grazie Signore!! hai pensato che il suo venire nella tua vita non è quando vai a messa e poi appena hai finito la messa già sei andato. no! il tuo rivestirti di Cristo riguarda la tua giornata riguarda il fatto che Lui sta in qualche mondo bussando alla porta della tua vita e tu desideri accoglierlo aprirti alla luce, perché quando la luce entra dici: adesso va meglio! Avete presente? ah, adesso va meglio! Se vi va oggi c'è una bellissima...]]></itunes:summary><itunes:duration>530</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sabato 29-11-25 a Monte Sole (Marzabotto, BO) Il tempo che ci è dato è Grazia, diventa dono quando smettiamo di vivere solo per noi stessi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sabato-29-11-25-a-monte-sole-marzabotto-bo-il-tempo-che-ci-e-dato-e-grazia-diventa-dono-quando-smettiamo-di-vivere-solo-per-noi-stessi--68798984</link><description><![CDATA[Siamo, spero, al posto giusto, nel momento giusto. Concludere l'anno liturgico adesso, in questo momento, perché già da questa sera si entra nell'Avvento, e concluderlo in questo modo, un cammino che non è stato fatto solo con i piedi. Siamo saliti qui per ricordare come essere pronti, svegli, come il Vangelo di oggi ci invita a fare, vegliate, in ogni momento, pregando. <br />Pensavo a queste parole mentre ci fermavamo lì, in quella chiesa dove Don Ubaldo pregava, con la gente, pregavano il rosario, in attesa di capire che cosa gli sarebbe successo. Vegliate in ogni momento pregando. Non so come ciascuno di noi stia vegliando in questo momento della sua vita. <br />Che cosa lo tiene sveglio? Che cosa è la motivazione che lo porta avanti? Perché il pericolo è quello, state attenti, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze, affanni della vita, e che quel giorno vi piombi addosso, così, all'improvviso. Perché, sì, c'è un giorno, ma mi piace specificare che non è detto che sia il giorno della nostra morte biologica, ma c'è un giorno in cui ci viene chiesto conto di cos'è la nostra vita, cos'è la nostra speranza, chi è il motivo della tua vita? se sei tu stesso e la tua vita finisce con te? oppure sei parte di un popolo che sta camminando e c'è una storia di salvezza che ci riguarda tutti e c'è una speranza dell'umanità che è anche la tua? Per questo senti che la tua vita già partecipa dell'eterno. <br />E allora sentire che stiamo vivendo un pezzo di storia che ha queste radici, anche della gente che qui non pensava che stava diventando martire, perché alla fine sono stati testimoni di una vita nell'amore, gli uni per gli altri, poche famiglie, ma belle, numerose e unite. E lo sterminio, questo laccio che si è abbattuto su di loro, continua ad essere un motivo per noi di riflessione e di preghiera. Che cosa può fare la vita di un uomo e di una donna, una vita spesa con amore? Può attraversare i secoli come testimonianza del dire che tu non sei migliore dei tuoi fratelli e nessuno si può ergere a giudice della vita degli altri. <br />Allora chiediamo al Signore di avere un cuore fraterno e filiale, perché la nostra vita possa essere anche oggi dono d'amore, capacità di dire che c'è sempre un buon motivo per vivere e per morire e che il tempo che ci è dato è una grazia perché sia un dono per i nostri fratelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68798984</guid><pubDate>Sat, 29 Nov 2025 17:02:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68798984/sabato_29_11_25.mp3" length="3763164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo, spero, al posto giusto, nel momento giusto. 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Perché il pericolo è quello, state attenti, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze, affanni della vita, e che quel giorno vi piombi addosso, così, all'improvviso. Perché, sì, c'è un giorno, ma mi piace specificare che non è detto che sia il giorno della nostra morte biologica, ma c'è un giorno in cui ci viene chiesto conto di cos'è la nostra vita, cos'è la nostra speranza, chi è il motivo della tua vita? se sei tu stesso e la tua vita finisce con te? oppure sei parte di un popolo che sta camminando e c'è una storia di salvezza che ci riguarda tutti e c'è una speranza dell'umanità che è anche la tua? Per questo senti che la tua vita già partecipa dell'eterno. <br />E allora sentire che stiamo vivendo un pezzo di storia che ha queste radici, anche della gente che qui non pensava che stava diventando martire, perché alla fine sono stati testimoni di una vita nell'amore, gli uni per gli altri, poche famiglie, ma belle, numerose e unite. E lo sterminio, questo laccio che si è abbattuto su di loro, continua ad essere un motivo per noi di riflessione e di preghiera. Che cosa può fare la vita di un uomo e di una donna, una vita spesa con amore? Può attraversare i secoli come testimonianza del dire che tu non sei migliore dei tuoi fratelli e nessuno si può ergere a giudice della vita degli altri. <br />Allora chiediamo al Signore di avere un cuore fraterno e filiale, perché la nostra vita possa essere anche oggi dono d'amore, capacità di dire che c'è sempre un buon motivo per vivere e per morire e che il tempo che ci è dato è una grazia perché sia un dono per i nostri fratelli.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Venerdì 28-11-25 La paura dice: “Finirà tutto”. Il Vangelo dice: “Sta iniziando qualcosa”.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/venerdi-28-11-25-la-paura-dice-finira-tutto-il-vangelo-dice-sta-iniziando-qualcosa--68788566</link><description><![CDATA[Sono gli ultimi istanti di questo anno liturgico e avete sentito il libro di Daniele con questa visione apocalittica, cioè rivelativa, ma anche questa conclusione ormai del discorso di Gesù qui nel Vangelo di Luca, conclude con una parabola. La parabola ha sempre un significato evidente che ti rimanda a qualcosa che forse c'hai già davanti agli occhi, sta succedendo lì intorno, ma non ti è evidente, non ci stai facendo caso. E questo riguarda proprio il fatto che di lì a poco Gesù avrebbe dato la vita e si sarebbero compiute quelle parole profetiche e anche poi di conseguenza il resto, dalla distruzione di Gerusalemme, tutto quello che aveva annunciato. <br />Ma che cosa mi preme adesso sottolinearvi? Perché c'è un aspetto di questa parabola che rimane di una grandissima attualità e cioè l'invito a guardare l'albero di Fico quando germoglia e mette frutto. Quando vedi quello, ti è evidente che cosa? Che arriva l'estate, che sono i primi frutti, poi da lì a poco arriva l'estate, arriva il caldo. Bene, e anche voi quando vedrete, e qui c'è l’attenzione: sconvolgimenti, crisi, carestie, guerre, tutto quello che ho detto nei versetti precedenti, quando voi vedete questo che cosa vedrete? Che è semplicemente la fine di tutte le cose? Perché potremmo dire si continua a vedere, basta guardare un telegiornale, non ci vuole molto, ma vedi soltanto quello? Allora che cosa dovremmo vedere? Che in tutte quelle cose e per tutte quelle cose il Signore viene, viene anche adesso, viene come salvatore, viene per accendere una luce diversa che non è quella di un bagliore, di un'esplosione che tutto finisce. <br />Non è l'annuncio che tutto finisce così, quello ce ne stiamo accorgendo anche noi, ma che c'è un frutto che noi possiamo portare in tutte quelle cose sapendo che la sua fedeltà non si allontana da noi, e ci dà anche questa chiave in mano, cioè la sua parola. Dice voi vedrete, il cielo e la terra passeranno, passano tutte le cose, passano le generazioni, e che cosa è che non passa ma si compie, rimane? La sua parola, che è un suggerimento a dire: “la sua parola oggi nel mio cuore mi dice dove sto radicato, dove sono, su che cosa mi sto fondando? Sulle cose che passano, su quelle che rimangono, sulla sua fedeltà, sul fatto che vivere dell'amore con cui siamo amati da Lui ci dà un'esistenza diversa, cioè ci fa vivere con pienezza, con benevolenza, oppure viviamo nella paura perché tutto finisce e perché siamo sempre sotto minaccia. Allora, le sue parole non passeranno, si compiranno e continueranno a compiersi. <br />Per questo il metterci in ascolto di questa benevolenza con cui il Signore si rivolge a noi è quello che può aiutare la nostra vita ad essere come quell'albero di fico. Cioè proprio per il fatto che sento la sua benevolenza e il suo amore, ecco come la carità mi spinge a portare frutto con la mia vita. Io stesso divento segno e presenza di quella benevolenza di Dio che ci fa portare frutto nella vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68788566</guid><pubDate>Fri, 28 Nov 2025 19:04:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68788566/venerdi_28_11_25.mp3" length="5026237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Sono gli ultimi istanti di questo anno liturgico e avete sentito il libro di Daniele con questa visione apocalittica, cioè rivelativa, ma anche questa conclusione ormai del discorso di Gesù qui nel Vangelo di Luca, conclude con una parabola. La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono gli ultimi istanti di questo anno liturgico e avete sentito il libro di Daniele con questa visione apocalittica, cioè rivelativa, ma anche questa conclusione ormai del discorso di Gesù qui nel Vangelo di Luca, conclude con una parabola. La parabola ha sempre un significato evidente che ti rimanda a qualcosa che forse c'hai già davanti agli occhi, sta succedendo lì intorno, ma non ti è evidente, non ci stai facendo caso. E questo riguarda proprio il fatto che di lì a poco Gesù avrebbe dato la vita e si sarebbero compiute quelle parole profetiche e anche poi di conseguenza il resto, dalla distruzione di Gerusalemme, tutto quello che aveva annunciato. <br />Ma che cosa mi preme adesso sottolinearvi? Perché c'è un aspetto di questa parabola che rimane di una grandissima attualità e cioè l'invito a guardare l'albero di Fico quando germoglia e mette frutto. Quando vedi quello, ti è evidente che cosa? Che arriva l'estate, che sono i primi frutti, poi da lì a poco arriva l'estate, arriva il caldo. Bene, e anche voi quando vedrete, e qui c'è l’attenzione: sconvolgimenti, crisi, carestie, guerre, tutto quello che ho detto nei versetti precedenti, quando voi vedete questo che cosa vedrete? Che è semplicemente la fine di tutte le cose? Perché potremmo dire si continua a vedere, basta guardare un telegiornale, non ci vuole molto, ma vedi soltanto quello? Allora che cosa dovremmo vedere? Che in tutte quelle cose e per tutte quelle cose il Signore viene, viene anche adesso, viene come salvatore, viene per accendere una luce diversa che non è quella di un bagliore, di un'esplosione che tutto finisce. <br />Non è l'annuncio che tutto finisce così, quello ce ne stiamo accorgendo anche noi, ma che c'è un frutto che noi possiamo portare in tutte quelle cose sapendo che la sua fedeltà non si allontana da noi, e ci dà anche questa chiave in mano, cioè la sua parola. Dice voi vedrete, il cielo e la terra passeranno, passano tutte le cose, passano le generazioni, e che cosa è che non passa ma si compie, rimane? La sua parola, che è un suggerimento a dire: “la sua parola oggi nel mio cuore mi dice dove sto radicato, dove sono, su che cosa mi sto fondando? Sulle cose che passano, su quelle che rimangono, sulla sua fedeltà, sul fatto che vivere dell'amore con cui siamo amati da Lui ci dà un'esistenza diversa, cioè ci fa vivere con pienezza, con benevolenza, oppure viviamo nella paura perché tutto finisce e perché siamo sempre sotto minaccia. Allora, le sue parole non passeranno, si compiranno e continueranno a compiersi. <br />Per questo il metterci in ascolto di questa benevolenza con cui il Signore si rivolge a noi è quello che può aiutare la nostra vita ad essere come quell'albero di fico. Cioè proprio per il fatto che sento la sua benevolenza e il suo amore, ecco come la carità mi spinge a portare frutto con la mia vita. Io stesso divento segno e presenza di quella benevolenza di Dio che ci fa portare frutto nella vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovedì 27-11-25 Dio non toglie sempre la prova, ma resta con te dentro la prova. A volte è lì che sperimentiamo la vera liberazione.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovedi-27-11-25-dio-non-toglie-sempre-la-prova-ma-resta-con-te-dentro-la-prova-a-volte-e-li-che-sperimentiamo-la-vera-liberazione--68774978</link><description><![CDATA[Se da una parte in questi giorni è chiaro il tenore di una prova continua, è anche bello poter ascoltare il brano di Daniele dove finisce nella fossa dei leoni per la sua fedeltà. Che vuol dire, accostiamolo un po' a questi testi, che la fedeltà al Signore, alla sua parola, al suo comando, alla sua indicazione, quella fedeltà sarà per te un motivo di persecuzione. Era così prima di Cristo e anche dopo Cristo. <br />Ma la fedeltà di Daniele, pensate come si ribalta la situazione, lui resta salvo, vengono buttati nella fossa dei leoni quelli che l'accusavano. Però non è che fosse cambiata la legge dei persiani. Una cosa che accade sempre nella parola profetica è che per la tua fedeltà il Signore ti proteggerà per questo. <br />Nella tua fedeltà il Signore ti protegge e normalmente c'è il ribaltone perché chi ti accusa finirà con quella condanna che voleva dare a te. Ma questo affianco ad una rivelazione che però cadranno anche a fil di spada alcuni che rimarranno fedeli. C'è scritto che la persecuzione sarà anche molto violenta e toglieranno la vita da alcuni e possiamo attestare che continua, non è finito, continua ad essere così in alcune parti del mondo. <br />Però non soltanto a fil di spada, a volte a fil di rete, cioè ci sono molti modi per uccidere la credibilità delle persone e la loro dignità. Ma c'è una fedeltà di Dio che invece ti rimane accanto e è un venire in tuo soccorso che stupisce perché l'avviso di Gesù è ancora un vivere da risorti. E quando vi accadranno queste cose sentitevi risorti, risollevatevi, alzate il capo, la vostra liberazione è vicina. Quale liberazione? Non solo quella dal giudizio degli altri, non solo il timore di quello che gli altri possono dire o fare alla tua vita, soprattutto quella in cui sentirai il cuore in pace dove il Signore viene proprio dentro la tua ferita. E c'è una liberazione che proprio da ogni senso di colpa, da ogni fatica e ferita nel tuo rapporto con gli altri, Lui viene a visitarti. E ne abbiamo bisogno anche per quegli aspetti della nostra vita che a volte facciamo fatica a riconoscere, a chiamare per nome, come quei momenti di dubbio dentro il nostro cuore, di dubbio ma perché il Signore in questa situazione non mi salva, non mi libera, non mi solleva? <br />A volte riguarda le fatiche nelle nostre relazioni, a volte incertezze riguardo alla fede, alle scelte da fare e per questo è ancora più importante credere nella sua fedeltà non teorica perché la parola che stiamo ascoltando non è una teoria, è un invito a stare in relazione con Lui. Quindi stringersi al Signore è qualcosa di molto concreto, riguarda le tue scelte. Allora chiediamo che anche per la nostra vita ci possa essere questa liberazione e invocare la salvezza, invocare la presenza consolante del Signore, lo possiamo fare con la parola, lo possiamo fare nello spirito, lo facciamo nell'Eucaristia ma facciamolo a partire da quello che veramente è la domanda dentro il nostro cuore, quella che a volte ci turba. perché è proprio dentro il cuore che il Signore agisce. L'incredulità non viene vinta da qualche convincimento umano, viene proprio dalla presenza del Signore e dal suo spirito che ti tocca lì dove hai bisogno, dove senti che è proprio Lui che ti sta rispondendo, non altri. E credo che di questo ciascuno di noi in tanti momenti della vita ha proprio bisogno, quindi che la forza dello spirito anche ci aiuti a riconoscere la voce del Signore e a lasciarci operare nel cuore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68774978</guid><pubDate>Thu, 27 Nov 2025 19:59:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68774978/giovedi_27_11_25.mp3" length="5857558" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se da una parte in questi giorni è chiaro il tenore di una prova continua, è anche bello poter ascoltare il brano di Daniele dove finisce nella fossa dei leoni per la sua fedeltà. Che vuol dire, accostiamolo un po' a questi testi, che la fedeltà al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se da una parte in questi giorni è chiaro il tenore di una prova continua, è anche bello poter ascoltare il brano di Daniele dove finisce nella fossa dei leoni per la sua fedeltà. Che vuol dire, accostiamolo un po' a questi testi, che la fedeltà al Signore, alla sua parola, al suo comando, alla sua indicazione, quella fedeltà sarà per te un motivo di persecuzione. Era così prima di Cristo e anche dopo Cristo. <br />Ma la fedeltà di Daniele, pensate come si ribalta la situazione, lui resta salvo, vengono buttati nella fossa dei leoni quelli che l'accusavano. Però non è che fosse cambiata la legge dei persiani. Una cosa che accade sempre nella parola profetica è che per la tua fedeltà il Signore ti proteggerà per questo. <br />Nella tua fedeltà il Signore ti protegge e normalmente c'è il ribaltone perché chi ti accusa finirà con quella condanna che voleva dare a te. Ma questo affianco ad una rivelazione che però cadranno anche a fil di spada alcuni che rimarranno fedeli. C'è scritto che la persecuzione sarà anche molto violenta e toglieranno la vita da alcuni e possiamo attestare che continua, non è finito, continua ad essere così in alcune parti del mondo. <br />Però non soltanto a fil di spada, a volte a fil di rete, cioè ci sono molti modi per uccidere la credibilità delle persone e la loro dignità. Ma c'è una fedeltà di Dio che invece ti rimane accanto e è un venire in tuo soccorso che stupisce perché l'avviso di Gesù è ancora un vivere da risorti. E quando vi accadranno queste cose sentitevi risorti, risollevatevi, alzate il capo, la vostra liberazione è vicina. Quale liberazione? Non solo quella dal giudizio degli altri, non solo il timore di quello che gli altri possono dire o fare alla tua vita, soprattutto quella in cui sentirai il cuore in pace dove il Signore viene proprio dentro la tua ferita. E c'è una liberazione che proprio da ogni senso di colpa, da ogni fatica e ferita nel tuo rapporto con gli altri, Lui viene a visitarti. E ne abbiamo bisogno anche per quegli aspetti della nostra vita che a volte facciamo fatica a riconoscere, a chiamare per nome, come quei momenti di dubbio dentro il nostro cuore, di dubbio ma perché il Signore in questa situazione non mi salva, non mi libera, non mi solleva? <br />A volte riguarda le fatiche nelle nostre relazioni, a volte incertezze riguardo alla fede, alle scelte da fare e per questo è ancora più importante credere nella sua fedeltà non teorica perché la parola che stiamo ascoltando non è una teoria, è un invito a stare in relazione con Lui. Quindi stringersi al Signore è qualcosa di molto concreto, riguarda le tue scelte. Allora chiediamo che anche per la nostra vita ci possa essere questa liberazione e invocare la salvezza, invocare la presenza consolante del Signore, lo possiamo fare con la parola, lo possiamo fare nello spirito, lo facciamo nell'Eucaristia ma facciamolo a partire da quello che veramente è la domanda dentro il nostro cuore, quella che a volte ci turba. perché è proprio dentro il cuore che il Signore agisce. L'incredulità non viene vinta da qualche convincimento umano, viene proprio dalla presenza del Signore e dal suo spirito che ti tocca lì dove hai bisogno, dove senti che è proprio Lui che ti sta rispondendo, non altri. 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O è forse il segno che sta toccando qualcosa che deve cambiare?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mercoledi-26-11-25-se-il-vangelo-ci-mette-in-crisi-e-davvero-un-problema-o-e-forse-il-segno-che-sta-toccando-qualcosa-che-deve-cambiare--68762127</link><description><![CDATA[La portata dei testi di questi giorni, ce ne siamo resi conto, sono testi rivelativi anche di quanti problemi, difficoltà ci saranno nella vita da discepoli proprio per essere discepoli. Questi testi, siamo all'ultima settimana dell'anno liturgico, poi proseguiranno in un modo molto simile anche all'inizio del nuovo anno liturgico con l'Avvento. Si chiamano testi apocalittici perché ci rivelano, profeticamente, aspetti della vita da discepoli. <br />E quello che succede sostanzialmente è la giusta conseguenza del rapporto che si ha con il Cristo, con la sua parola e con la sapienza propria di Dio. Per questo nei testi paolini è facile trovare spesso quella grande contrapposizione tra la vita secondo la carne e la vita secondo lo spirito. Potete trovarli nelle lettere di San Paolo. <br />Vorrei coglierne un aspetto oggi perché l'invito è a perseverare nella relazione con Lui tanto da non preparare prima come e con che cosa rispondere alle varie prove della vita. La semplicità in questo aiuta; quando tu vivi una relazione profonda con il Signore, l'amore con cui ama, la sapienza con cui pensa tutte le cose e ce le ha rivelate, vivrai di conseguenza, cioè il tuo modo di pensare, parlare e agire scaturisce da questa relazione. Ne è conseguenza. <br />Questo ci dovrebbe aiutare a sentire quante volte noi saltiamo (interiormente), davanti ad alcune affermazioni del Vangelo. E sentire che ci sono delle insubordinazioni del nostro cuore riguardo a qualcosa che il Signore dice. Ma perché accade questo? Detto con le parole del Cardinal Biffi, perché diciamo che non tutti i territori del nostro cuore sono ancora evangelici, cioè il Vangelo non è presente in tutte le parti del nostro cuore. <br />E lì dove non c'è, c'è una ribellione. Allora, per quanto riguarda il discepolo, la preziosità che ha colto nell'insegnamento del Maestro di conseguenza ci sarà nel suo parlare. Ma di conseguenza anche quello che viene fatto al Cristo verrà fatto al discepolo. <br />E viene sintetizzato così. Sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti, amici. E uccideranno alcuni di voi. <br />Questa non è solo la persecuzione quella fino al sangue. Questa è la persecuzione della incomprensione del Vangelo. Cioè, nel momento in cui tu credi e vivi un aspetto che il Vangelo ti ha fatto capire, questo potrebbe contraddire anche le relazioni. <br />Tanto che c'è incomprensione e contraddizione anche nei rapporti familiari, dove la logica non è detto che sia evangelica. La logica può essere semplicemente: in casa nostra si fa così, perché l'ha detto il papà, l'ha detto la mamma, perché c'è una logica umana che lo dica. Oppure noi siamo in lotta con quelle persone, quindi con quelle persone tu non devi parlare e tu invece le consideri dei fratelli. <br />Sono delle contraddizioni che ti dicono adesione al Vangelo oppure pensiero secondo l'interesse umano. Allora, questo fa morire, cioè senti che c'è un rapporto che ha delle ferite, addirittura ha l'esclusione del cuore. Qualcuno ti toglie il saluto. <br />Ma a quale Vangelo sta credendo? Quale verità sta scegliendo di tenere alta nella sua vita? Il Signore comunque ci dice che vivendo così, a causa del suo nome, dice bene, sappiate, nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Che significa? Che tutto ciò che vivrai non andrà perduto, anche quelle fatiche che tu porterai a motivo della fede, anche quell'amore che continuerai ad avere, anche se sembrava una cosa piccola come un capello, il Signore non la perde, cioè non ti allontani dal rapporto con Lui, anche lì sentirai la sua presenza e la sua consolazione. E' per questo che termina con questa frase che avrebbe bisogno proprio di essere sperimentata, con la vostra perseveranza, che vuol dire con la capacità di rimanere in questa scelta d'amore, salverete la vostra vita. <br />Non che ci salviamo da soli, sentirai che con questo tipo di scelta ci sarà quell'amore che ti salva, quell'amore che dà senso a tutta la tua vita, che ti costituirà in comunione, ti farà sentire di essere partecipe della vita di Dio. Per questo abbiamo bisogno di rinnovare anche la nostra adesione a queste parole, il custodirle, ripeterle, meditarle, tenerle nel cuore per capire anche dentro di noi quanto stiamo aderendo al Signore o quanto andiamo avanti per la nostra strada. Il Signore è una specie di teoria che ci teniamo dentro pensando che ci dia ragione, ma stiamo andando per un'altra strada. <br />Allora la fedeltà, quella che poi nella prima lettura si vede Daniele mantiene e legge profeticamente anche la visione del re Baldassar, rischio e pericolo della sua vita è perché l'adesione alla verità supera questa vita stessa, supera la benevolenza dell'altro, la comprensione dell'altro, la supera. Anche noi abbiamo bisogno di ritrovarci compattati interiormente in questa sapienza perché anche la comunione tra di noi non è frutto del saper stare al proprio posto, la comunione tra di noi è sempre frutto dello spirito e di una adesione alla verità che ci rende liberi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68762127</guid><pubDate>Wed, 26 Nov 2025 21:23:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68762127/mercoledi_26_11_25.mp3" length="8601878" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La portata dei testi di questi giorni, ce ne siamo resi conto, sono testi rivelativi anche di quanti problemi, difficoltà ci saranno nella vita da discepoli proprio per essere discepoli. Questi testi, siamo all'ultima settimana dell'anno liturgico,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La portata dei testi di questi giorni, ce ne siamo resi conto, sono testi rivelativi anche di quanti problemi, difficoltà ci saranno nella vita da discepoli proprio per essere discepoli. Questi testi, siamo all'ultima settimana dell'anno liturgico, poi proseguiranno in un modo molto simile anche all'inizio del nuovo anno liturgico con l'Avvento. Si chiamano testi apocalittici perché ci rivelano, profeticamente, aspetti della vita da discepoli. <br />E quello che succede sostanzialmente è la giusta conseguenza del rapporto che si ha con il Cristo, con la sua parola e con la sapienza propria di Dio. Per questo nei testi paolini è facile trovare spesso quella grande contrapposizione tra la vita secondo la carne e la vita secondo lo spirito. Potete trovarli nelle lettere di San Paolo. <br />Vorrei coglierne un aspetto oggi perché l'invito è a perseverare nella relazione con Lui tanto da non preparare prima come e con che cosa rispondere alle varie prove della vita. La semplicità in questo aiuta; quando tu vivi una relazione profonda con il Signore, l'amore con cui ama, la sapienza con cui pensa tutte le cose e ce le ha rivelate, vivrai di conseguenza, cioè il tuo modo di pensare, parlare e agire scaturisce da questa relazione. Ne è conseguenza. <br />Questo ci dovrebbe aiutare a sentire quante volte noi saltiamo (interiormente), davanti ad alcune affermazioni del Vangelo. E sentire che ci sono delle insubordinazioni del nostro cuore riguardo a qualcosa che il Signore dice. Ma perché accade questo? Detto con le parole del Cardinal Biffi, perché diciamo che non tutti i territori del nostro cuore sono ancora evangelici, cioè il Vangelo non è presente in tutte le parti del nostro cuore. <br />E lì dove non c'è, c'è una ribellione. Allora, per quanto riguarda il discepolo, la preziosità che ha colto nell'insegnamento del Maestro di conseguenza ci sarà nel suo parlare. Ma di conseguenza anche quello che viene fatto al Cristo verrà fatto al discepolo. <br />E viene sintetizzato così. Sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti, amici. E uccideranno alcuni di voi. <br />Questa non è solo la persecuzione quella fino al sangue. Questa è la persecuzione della incomprensione del Vangelo. Cioè, nel momento in cui tu credi e vivi un aspetto che il Vangelo ti ha fatto capire, questo potrebbe contraddire anche le relazioni. <br />Tanto che c'è incomprensione e contraddizione anche nei rapporti familiari, dove la logica non è detto che sia evangelica. La logica può essere semplicemente: in casa nostra si fa così, perché l'ha detto il papà, l'ha detto la mamma, perché c'è una logica umana che lo dica. Oppure noi siamo in lotta con quelle persone, quindi con quelle persone tu non devi parlare e tu invece le consideri dei fratelli. <br />Sono delle contraddizioni che ti dicono adesione al Vangelo oppure pensiero secondo l'interesse umano. Allora, questo fa morire, cioè senti che c'è un rapporto che ha delle ferite, addirittura ha l'esclusione del cuore. Qualcuno ti toglie il saluto. <br />Ma a quale Vangelo sta credendo? Quale verità sta scegliendo di tenere alta nella sua vita? Il Signore comunque ci dice che vivendo così, a causa del suo nome, dice bene, sappiate, nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Che significa? Che tutto ciò che vivrai non andrà perduto, anche quelle fatiche che tu porterai a motivo della fede, anche quell'amore che continuerai ad avere, anche se sembrava una cosa piccola come un capello, il Signore non la perde, cioè non ti allontani dal rapporto con Lui, anche lì sentirai la sua presenza e la sua consolazione. E' per questo che termina con questa frase che avrebbe bisogno proprio di essere sperimentata, con la vostra perseveranza, che vuol dire con la capacità di rimanere in questa scelta d'amore, salverete la vostra vita. <br />Non che ci salviamo da soli, sentirai che con questo tipo di scelta ci sarà quell'amore che ti salva, quell'amore che dà senso a tutta la tua vita, che ti costituirà in...]]></itunes:summary><itunes:duration>538</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martedì 25-11-25 imparare a donare il tempo, l’attenzione, la cura… perché sono le monete che non perdono valore nell’eternità.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martedi-25-11-25-imparare-a-donare-il-tempo-l-attenzione-la-cura-perche-sono-le-monete-che-non-perdono-valore-nell-eternita--68737916</link><description><![CDATA[<br />Gli ultimi giorni dell'anno liturgico ci propongono testi che noi chiameremmo apocalittici, cioè rivelativi, ci rivelano che quello che vediamo, tutto è chiamato ad un passaggio, tutto passa da questo mondo. Non siamo qui per rimanerci sempre nello stesso modo e per noi oggi che abbiamo i dati storici di tanti, ormai di diversi millenni, sembra abbastanza chiaro e scontato. Però c'è una difficoltà, il coniugarlo con la quotidianità, cioè sappiamo che è così, sarà sempre così, nel senso che andrà avanti la storia dell'umanità per cui finiscono le varie generazioni. <br />Però il Signore dice non vi terrorizzate, non abbiate paura, la nostra speranza non sta nel cercare di stare più o meno bene il più a lungo possibile, la nostra speranza è che la nostra vita è assunta nell'amore di Dio, e che tutto ciò che viviamo con amore non soltanto non è perso, ma è un anticipo di quello che vivremo in eterno, perché è vero, tutto passa, le pietre passano, ma c'è una cosa che non passa. È per questo che il Signore ci tiene proprio a dircelo che quello che viviamo con amore, che vuol dire la capacità di accoglienza, di perdono, la capacità di saperci mettere in gioco, di fare della nostra vita un dono d'amore, lavorativamente, ma non solo, il nostro tempo è una delle cose più belle che ci possiamo donare, perché sappiamo che è poco, e man mano che facciamo della nostra vita un dono, che doniamo il tempo, l'energia e l'attenzione, che ci prendiamo cura gli uni degli altri, ci rendiamo conto che stiamo vivendo qualcosa di unico, di unico adesso, ma di unico che ha a che fare con l'eterno, cioè che Dio ci sta dando la possibilità di vivere la sua stessa vita. È per questo che oggi, nonostante la fatica della separazione fisica, abbiamo anche una grande fiducia. <br />La vita dei nostri cari è chiamata ad un passaggio, come la nostra, passiamo attraverso questo mistero che per noi sembra il finire di tutto, in realtà è semplicemente una porta che ci dà di attraversare fino a Dio, fino all'amore eterno, fino al senso stesso della nostra vita. Oggi chiediamo al Signore di avere un cuore così, altrimenti avrete sentito la prima lettura, il testo di Daniele, ci mette davanti questo sogno con l'enorme statua, che sembra grandiosa, potente e forte, però ha i piedi fragili, i piedi fragili. Avete sentito, erano fatti in parte di argilla, in parte di ferro, e questa pietra che rompe i piedi fa crollare e distrugge tutto. <br />Le cose umane sono così, passano, anche le più gloriose e grandiose passano, ma il Signore ci dice che c'è qualcosa che rimane. E oggi mi sembra che dica per ciascuno di noi, da questo mondo si passa, ma tu per me conti, tu per me ci sarai per sempre. E noi alimentiamo la nostra fede nella risurrezione di Cristo e quindi attraverso di Lui anche della nostra vita eterna, proprio attingendo con gratitudine all'amore con cui Dio anche oggi ci ama, ci conforta e ci guida perché i nostri giorni siano veramente un anticipo della vita eterna.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68737916</guid><pubDate>Tue, 25 Nov 2025 11:03:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68737916/martedi_25_11_25.mp3" length="4583618" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Gli ultimi giorni dell'anno liturgico ci propongono testi che noi chiameremmo apocalittici, cioè rivelativi, ci rivelano che quello che vediamo, tutto è chiamato ad un passaggio, tutto passa da questo mondo. Non siamo qui per rimanerci sempre nello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br />Gli ultimi giorni dell'anno liturgico ci propongono testi che noi chiameremmo apocalittici, cioè rivelativi, ci rivelano che quello che vediamo, tutto è chiamato ad un passaggio, tutto passa da questo mondo. Non siamo qui per rimanerci sempre nello stesso modo e per noi oggi che abbiamo i dati storici di tanti, ormai di diversi millenni, sembra abbastanza chiaro e scontato. Però c'è una difficoltà, il coniugarlo con la quotidianità, cioè sappiamo che è così, sarà sempre così, nel senso che andrà avanti la storia dell'umanità per cui finiscono le varie generazioni. <br />Però il Signore dice non vi terrorizzate, non abbiate paura, la nostra speranza non sta nel cercare di stare più o meno bene il più a lungo possibile, la nostra speranza è che la nostra vita è assunta nell'amore di Dio, e che tutto ciò che viviamo con amore non soltanto non è perso, ma è un anticipo di quello che vivremo in eterno, perché è vero, tutto passa, le pietre passano, ma c'è una cosa che non passa. È per questo che il Signore ci tiene proprio a dircelo che quello che viviamo con amore, che vuol dire la capacità di accoglienza, di perdono, la capacità di saperci mettere in gioco, di fare della nostra vita un dono d'amore, lavorativamente, ma non solo, il nostro tempo è una delle cose più belle che ci possiamo donare, perché sappiamo che è poco, e man mano che facciamo della nostra vita un dono, che doniamo il tempo, l'energia e l'attenzione, che ci prendiamo cura gli uni degli altri, ci rendiamo conto che stiamo vivendo qualcosa di unico, di unico adesso, ma di unico che ha a che fare con l'eterno, cioè che Dio ci sta dando la possibilità di vivere la sua stessa vita. È per questo che oggi, nonostante la fatica della separazione fisica, abbiamo anche una grande fiducia. <br />La vita dei nostri cari è chiamata ad un passaggio, come la nostra, passiamo attraverso questo mistero che per noi sembra il finire di tutto, in realtà è semplicemente una porta che ci dà di attraversare fino a Dio, fino all'amore eterno, fino al senso stesso della nostra vita. Oggi chiediamo al Signore di avere un cuore così, altrimenti avrete sentito la prima lettura, il testo di Daniele, ci mette davanti questo sogno con l'enorme statua, che sembra grandiosa, potente e forte, però ha i piedi fragili, i piedi fragili. Avete sentito, erano fatti in parte di argilla, in parte di ferro, e questa pietra che rompe i piedi fa crollare e distrugge tutto. <br />Le cose umane sono così, passano, anche le più gloriose e grandiose passano, ma il Signore ci dice che c'è qualcosa che rimane. E oggi mi sembra che dica per ciascuno di noi, da questo mondo si passa, ma tu per me conti, tu per me ci sarai per sempre. E noi alimentiamo la nostra fede nella risurrezione di Cristo e quindi attraverso di Lui anche della nostra vita eterna, proprio attingendo con gratitudine all'amore con cui Dio anche oggi ci ama, ci conforta e ci guida perché i nostri giorni siano veramente un anticipo della vita eterna.]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lunedì 24-11-25 La vedova offre due monete. Gesù vede tutto. Il valore non sta nel molto, ma nel tutto.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lunedi-24-11-25-la-vedova-offre-due-monete-gesu-vede-tutto-il-valore-non-sta-nel-molto-ma-nel-tutto--68728763</link><description><![CDATA[Questo brano del Vangelo potrebbe essere studiato da qualche economista per spiegare il concetto di utilità marginale. Pensate ad un bicchiere d'acqua in un luogo molto caldo. Il primo bicchiere d'acqua ha un valore altissimo, ma dopo che uno magari ne ha bevuti sei l'altro non ha un granché di valore. <br />E pensate a questo brano del Vangelo dove Gesù riesce a vedere questa povera vedova che sembrava insignificante, mentre c'erano tanti che buttavano molte monete, riesce a vedere che lei butta queste due monetine piccoline e dice che ha buttato più di tutti. Che cosa ha visto Gesù in questa vedova? Ha visto che è capace di mettere tutta la sua vita. Ha visto quello che lui stava facendo. A noi può sembrare strano, però impariamo spesso a riconoscere il valore delle cose quando viviamo delle situazioni che poi rivediamo in altre persone e le riusciamo a riconoscere. Semplicemente perché l'abbiamo percorso, l'abbiamo vissuto, ne abbiamo sperimentato le fatiche, le gioie, i dolori. <br />Allora questo lo fa Gesù stesso vedendo questa vedova. Addirittura potremmo dire che in lei è come se trovasse una tale corrispondenza da dire voglio fare così, come fa lei. Allora questo potrebbe essere un vero motivo di riflessione e di spunto per ciascuno di noi. Che modello stiamo seguendo? Qual è la ricchezza che stiamo stimando tanto da orientare a quella tutta la nostra vita? È un fatto economico, estetico, un riconoscimento degli altri? Pensate quante persone ancora oggi rinunciano alla vita semplicemente perché c'è qualcuno che ha un brutto comportamento verso di loro, sono bullizzati o semplicemente perché c'è stata un'umiliazione così profonda da non avere più il coraggio di mettere la faccia davanti agli altri, e forse semplicemente perché nessuno gli ha fatto conoscere il volto di Cristo, quel volto amorevole che è sempre pronto ad accoglierti, a perdonarti e non c'è peccato che non sia perdonabile da lui, solo avere il coraggio di andarci e di farne esperienza. Allora proviamo anche noi a credere in questa totalità dell'amore, quella che il Signore vive verso di noi così da poter anche noi trovare ispirazione e forse un motivo di novità di vita e di scelte in quello che stiamo facendo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68728763</guid><pubDate>Mon, 24 Nov 2025 20:59:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68728763/lunedi_24_11_25.mp3" length="3819171" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Questo brano del Vangelo potrebbe essere studiato da qualche economista per spiegare il concetto di utilità marginale. Pensate ad un bicchiere d'acqua in un luogo molto caldo. Il primo bicchiere d'acqua ha un valore altissimo, ma dopo che uno magari...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questo brano del Vangelo potrebbe essere studiato da qualche economista per spiegare il concetto di utilità marginale. Pensate ad un bicchiere d'acqua in un luogo molto caldo. Il primo bicchiere d'acqua ha un valore altissimo, ma dopo che uno magari ne ha bevuti sei l'altro non ha un granché di valore. <br />E pensate a questo brano del Vangelo dove Gesù riesce a vedere questa povera vedova che sembrava insignificante, mentre c'erano tanti che buttavano molte monete, riesce a vedere che lei butta queste due monetine piccoline e dice che ha buttato più di tutti. Che cosa ha visto Gesù in questa vedova? Ha visto che è capace di mettere tutta la sua vita. Ha visto quello che lui stava facendo. A noi può sembrare strano, però impariamo spesso a riconoscere il valore delle cose quando viviamo delle situazioni che poi rivediamo in altre persone e le riusciamo a riconoscere. Semplicemente perché l'abbiamo percorso, l'abbiamo vissuto, ne abbiamo sperimentato le fatiche, le gioie, i dolori. <br />Allora questo lo fa Gesù stesso vedendo questa vedova. Addirittura potremmo dire che in lei è come se trovasse una tale corrispondenza da dire voglio fare così, come fa lei. Allora questo potrebbe essere un vero motivo di riflessione e di spunto per ciascuno di noi. Che modello stiamo seguendo? Qual è la ricchezza che stiamo stimando tanto da orientare a quella tutta la nostra vita? È un fatto economico, estetico, un riconoscimento degli altri? Pensate quante persone ancora oggi rinunciano alla vita semplicemente perché c'è qualcuno che ha un brutto comportamento verso di loro, sono bullizzati o semplicemente perché c'è stata un'umiliazione così profonda da non avere più il coraggio di mettere la faccia davanti agli altri, e forse semplicemente perché nessuno gli ha fatto conoscere il volto di Cristo, quel volto amorevole che è sempre pronto ad accoglierti, a perdonarti e non c'è peccato che non sia perdonabile da lui, solo avere il coraggio di andarci e di farne esperienza. Allora proviamo anche noi a credere in questa totalità dell'amore, quella che il Signore vive verso di noi così da poter anche noi trovare ispirazione e forse un motivo di novità di vita e di scelte in quello che stiamo facendo.]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Domenica 23-11-25 Cristo è Re perché non ci lascia soli quando tutto sembra buio ci dice la frase che cambia tutto: “Oggi tu con me"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/domenica-23-11-25-cristo-e-re-perche-non-ci-lascia-soli-quando-tutto-sembra-buio-ci-dice-la-frase-che-cambia-tutto-oggi-tu-con-me--68710977</link><description><![CDATA[La festa di Cristo Re ha bisogno di una chiarezza, anzi di una serie di chiarezze, perché a volte abbiamo delle percezioni che sono molto mondane, ma non hanno a che fare con quello che in Cristo ci è stato fatto conoscere, quindi con quello che Dio ci ha fatto conoscere. Allora, pensiero comune riguardo al Re potrebbe essere questo, è uno che fa quello che vuole, è forte, è lui che si impone nelle situazioni della vita, regna perché ha il potere. Quindi chi desideri come Re? Uno che mi fa partecipare alla sua vittoria, alla sua potenza. <br />E guardate che un po' in questa linea abbiamo ascoltato la prima lettura dove il secondo libro di Samuele ci ha fatto vedere come vanno da lui a Ebron per dire, non soltanto di suggerire, vieni e si Re anche nostro, sei tu che conduci, riconduci, sei tu che guidi, sei tu che sei forte e che puoi guidare la nostra vita, questo chiede il popolo. Quindi la richiesta è dire abbiamo bisogno di un Re, tu stai incarnando quello che noi desideriamo e per 33 anni dopo sarà Re anche del popolo (oltre che) di Giuda e di Gerusalemme. Complessivamente 40 anni, un lungo regno, ma che cosa è successo in quegli anni? Questo è soltanto una figura che però ci dice come umanamente possiamo sentire e porci nel rapporto anche con il potere. <br />Ma mi sembra che la scelta del vincente è una scelta che ci galvanizza. Ma allora che c'entra Gesù che non si è mai posto né imposto come un Re, anzi quando volevano farlo Re è scappato via. Dopo la moltiplicazione dei pani nel capitolo 6 di Giovanni si parla di come dopo aver dato i pani per tanta gente lo volevano andare a prenderlo per farlo Re e lui si allontana. <br />Quindi non cerca un regno del genere, anzi il Vangelo ce lo fa vedere estremamente debole, insultato, dileggiato. Ci fa vedere che il popolo non dice nulla, il popolo era quello che lo seguiva perché aveva visto tanti segni, i capi come sempre succede nel momento in cui ti senti forte su un debole spadroneggiano su di lui insulti di tutti i tipi. E c'è una costante, se tu sei salva te stesso, perché umanamente funziona così, se tu sei capace di fare qualche cosa fallo. <br />E penso quante tentazioni anche la nostra vita ha riguardo a Gesù per questo motivo, cioè ti capita qualche cosa e la preghiera che in quel momento ti viene è: Signore perché non mi salvi da questo? Tu che puoi? Allora forse sarà un suggerimento sconveniente però vorrei ascoltare quello che dice uno dei malfattori sulla croce. Di un malfattore non c'è mai da fidarsi, se tu sai che uno è bugiardo e imbroglione di professione come fai a fidarti? E qui ce n'è uno sulla croce, Sant'Agostino dice che è stato capace di rubarsi anche il paradiso, è stato veramente bravo. Ma che cosa dice quest'uomo? Dice semplicemente una cosa dopo aver riconosciuto che loro sono lì per quello che hanno fatto, ma Gesù no, e chiede soltanto una cosa. <br />Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo regno, ricordati di me. Che cosa significa questo? Sta chiedendo a Gesù di avere un rapporto con lui, una relazione con lui che supera quel momento. Sì, perché che cosa ci dice la nostra fede? Che veramente il Signore è il Signore, perché è il Signore sempre, di tutti i tempi, di tutti i momenti. <br />E quindi, nei momenti di prova, il nostro invocare la presenza del Signore nella nostra vita, e mi verrebbe da dire speriamo, conforme anche a tutti gli altri momenti, noi chiediamo soltanto di stare in relazione con Lui, proprio perché siamo in rapporto con Lui, riusciremo a superare quella prova. E questa richiesta, provate a guardare bene il Vangelo, Gesù non ha risposto a nessun altro, a nessuno ha risposto, tranne che a quest'uomo. Che mi verrebbe da dire: ricordiamoci di questo, perché forse questo può aiutarci a capire come stare in rapporto con il Signore, sapendo che poi ci risponde. <br />Perché non so a voi, a me interessa che il Signore stia in relazione e che mi salvi come sa salvare Lui, a me interessa. E la risposta non è vaga. <i>Oggi con me sarai in Paradiso</i>. <br />Non se fai il bravo, se ti converti, non dopo un lungo cammino di catechesi che facciamo, adesso la facciamo, siamo sulla croce, già che la facciamo. Oggi con me. Cos'è la salvezza? Provate un attimo a fare forse una carrellata di come abbiamo vissuto quest'anno la nostra relazione con il Signore. <br />Siamo all'ultima domenica dell'anno liturgico, domenica prossima inizieremo l'Avvento. Cioè, ci vogliamo disporre ad accogliere il Signore che viene. Ma perché non sia un girare, varrebbe da dire, quasi a vuoto, senza senso, ma sì tanto l'anno liturgico lo riprendiamo, è lo stesso tutti gli anni. No, no, è una nuova opportunità per sentire che Lui è il Signore della mia vita e il mio Salvatore. Allora, forse qui ci possiamo mettere veramente in gioco. <br />Lui vuole la relazione con me, ma io voglio la relazione con Lui? O voglio soltanto, nei momenti di bisogno, dirgli qualche cosa perché mi risolva il problema? Perché questa è la cosa che hanno detto tutti gli altri. <br />E che forse ci sembra la preghiera opportuna da fare. Se ho bisogno gli chiedo, se non ho bisogno faccio io. Il Signore risponde, non soltanto il ricordo, tu oggi con me. <br />Questa è la comunione. Cerchiamo di vivere questa comunione, semplicemente. E forse è per questo che nella seconda lettura abbiamo ascoltato un inno bellissimo in cui San Paolo ci invita a ringraziare il Padre. Perché? Perché nel suo Figlio ci libera dal potere delle tenebre. <br />Così capiamo meglio che cosa sono queste tenebre. Quelle condizioni di buio della nostra vita. Lo smarrimento esistenziale, detto in un modo un po' più complicato. Ma il buio della vita, siccome non sappiamo, allora ci creiamo le nostre zone di confort, le nostre certezze umane, e poi chissà. Poi vediamo. Invece Lui ci libera dalle tenebre, come? ci trasferisce nel regno del suo Figlio amato, nel momento in cui desideriamo il rapporto con Lui. <br />Come? E lo dice chiaramente, attraverso la redenzione, il perdono dei peccati. Che cos'è questa invocazione di salvezza? Perché, vedete, Gesù sulla croce non si salva da solo. Perché nessuno di noi può salvarsi da solo. <br />Ma noi a questo ci crediamo? Perché in fondo in fondo noi gli chiediamo una mano per salvarci. Cioè io mi salvo, io voglio salvarmi. Dammi una mano a fare quello che voglio io. Questa vi sembra una preghiera cristiana? Allora, se è vero che è Lui il Salvatore, è che non ci salva semplicemente togliendoci dalla croce, ma ci salva a volte stando insieme a noi sulla croce. Tra parentesi direi, ma io Signore non volevo questa salvezza, ne volevo un'altra. Ma tu sai qual è il bene per te? A volte noi non lo sappiamo qual è il bene per noi. Anzi, mi permetto di dire che normalmente non sappiamo cos'è il bene per noi. <br />Ecco l'atto di fiducia. Ecco la regalità alla quale il Signore ci sta chiamando ad essere partecipi attraverso la persona di Gesù. Per cui oggi rinnoviamo questa certezza che non soltanto Lui vuole ricordarsi di noi, ma vuole stare con noi, vuole essere insieme a noi. <br />E il Dio con noi è Lui il capo di questo corpo, di cui dice San Paolo, c'è una salvezza, una redenzione che si sta realizzando. Allora, siccome a volte ci consideriamo molto buoni e quasi aspettiamo che il Signore ce lo dica che siamo buoni, forse questa è un'occasione ottima per riscoprirci semplicemente dei condannati a morte come quelli di tutti i tempi e di tutti i luoghi, quelli che sono nella storia di passaggio, che succedono delle cose che non considerano, non si aspettano, non vogliono, ma imparano ad alzare lo sguardo e a rendersi conto di essere preziosi ai Suoi occhi. E allora anche a noi oggi il Signore ci dice: oggi con me sarai in Paradiso, perché il Paradiso non comincia dopo la morte biologica, ma dopo la morte al peccato, dopo la morte di quell'io che vuole fare il re di questo mondo. <br />In quel momento inizia una signoria nuova, quella della comunione, a cui il Signore ci invita con Lui e tra di Noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68710977</guid><pubDate>Sun, 23 Nov 2025 20:59:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68710977/domenica_23_11_25_cristo_re.mp3" length="14459158" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La festa di Cristo Re ha bisogno di una chiarezza, anzi di una serie di chiarezze, perché a volte abbiamo delle percezioni che sono molto mondane, ma non hanno a che fare con quello che in Cristo ci è stato fatto conoscere, quindi con quello che Dio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La festa di Cristo Re ha bisogno di una chiarezza, anzi di una serie di chiarezze, perché a volte abbiamo delle percezioni che sono molto mondane, ma non hanno a che fare con quello che in Cristo ci è stato fatto conoscere, quindi con quello che Dio ci ha fatto conoscere. Allora, pensiero comune riguardo al Re potrebbe essere questo, è uno che fa quello che vuole, è forte, è lui che si impone nelle situazioni della vita, regna perché ha il potere. Quindi chi desideri come Re? Uno che mi fa partecipare alla sua vittoria, alla sua potenza. <br />E guardate che un po' in questa linea abbiamo ascoltato la prima lettura dove il secondo libro di Samuele ci ha fatto vedere come vanno da lui a Ebron per dire, non soltanto di suggerire, vieni e si Re anche nostro, sei tu che conduci, riconduci, sei tu che guidi, sei tu che sei forte e che puoi guidare la nostra vita, questo chiede il popolo. Quindi la richiesta è dire abbiamo bisogno di un Re, tu stai incarnando quello che noi desideriamo e per 33 anni dopo sarà Re anche del popolo (oltre che) di Giuda e di Gerusalemme. Complessivamente 40 anni, un lungo regno, ma che cosa è successo in quegli anni? Questo è soltanto una figura che però ci dice come umanamente possiamo sentire e porci nel rapporto anche con il potere. <br />Ma mi sembra che la scelta del vincente è una scelta che ci galvanizza. Ma allora che c'entra Gesù che non si è mai posto né imposto come un Re, anzi quando volevano farlo Re è scappato via. Dopo la moltiplicazione dei pani nel capitolo 6 di Giovanni si parla di come dopo aver dato i pani per tanta gente lo volevano andare a prenderlo per farlo Re e lui si allontana. <br />Quindi non cerca un regno del genere, anzi il Vangelo ce lo fa vedere estremamente debole, insultato, dileggiato. Ci fa vedere che il popolo non dice nulla, il popolo era quello che lo seguiva perché aveva visto tanti segni, i capi come sempre succede nel momento in cui ti senti forte su un debole spadroneggiano su di lui insulti di tutti i tipi. E c'è una costante, se tu sei salva te stesso, perché umanamente funziona così, se tu sei capace di fare qualche cosa fallo. <br />E penso quante tentazioni anche la nostra vita ha riguardo a Gesù per questo motivo, cioè ti capita qualche cosa e la preghiera che in quel momento ti viene è: Signore perché non mi salvi da questo? Tu che puoi? Allora forse sarà un suggerimento sconveniente però vorrei ascoltare quello che dice uno dei malfattori sulla croce. Di un malfattore non c'è mai da fidarsi, se tu sai che uno è bugiardo e imbroglione di professione come fai a fidarti? E qui ce n'è uno sulla croce, Sant'Agostino dice che è stato capace di rubarsi anche il paradiso, è stato veramente bravo. Ma che cosa dice quest'uomo? Dice semplicemente una cosa dopo aver riconosciuto che loro sono lì per quello che hanno fatto, ma Gesù no, e chiede soltanto una cosa. <br />Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo regno, ricordati di me. Che cosa significa questo? Sta chiedendo a Gesù di avere un rapporto con lui, una relazione con lui che supera quel momento. Sì, perché che cosa ci dice la nostra fede? Che veramente il Signore è il Signore, perché è il Signore sempre, di tutti i tempi, di tutti i momenti. <br />E quindi, nei momenti di prova, il nostro invocare la presenza del Signore nella nostra vita, e mi verrebbe da dire speriamo, conforme anche a tutti gli altri momenti, noi chiediamo soltanto di stare in relazione con Lui, proprio perché siamo in rapporto con Lui, riusciremo a superare quella prova. E questa richiesta, provate a guardare bene il Vangelo, Gesù non ha risposto a nessun altro, a nessuno ha risposto, tranne che a quest'uomo. Che mi verrebbe da dire: ricordiamoci di questo, perché forse questo può aiutarci a capire come stare in rapporto con il Signore, sapendo che poi ci risponde. <br />Perché non so a voi, a me interessa che il Signore stia in relazione e che mi salvi come sa salvare Lui, a me interessa. E la risposta non è vaga. <i>Oggi con...]]></itunes:summary><itunes:duration>904</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sabato 22-11-25 la fede nella resurrezione è vivere già ora nella verità e nell’amore: la vita eterna comincia da qui.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sabato-22-11-25-la-fede-nella-resurrezione-e-vivere-gia-ora-nella-verita-e-nell-amore-la-vita-eterna-comincia-da-qui--68692401</link><description><![CDATA[Mi sembra particolarmente prezioso il testo di oggi, perché parlare di resurrezione non è un discorso che facciamo... è più facile parlare dello sport, del tempo, delle cose che vanno e che non vanno, ma le cose veramente essenziali le tocchiamo poco, e la resurrezione è uno di questi argomenti fondamentali della nostra vita. E oggi ne abbiamo anche una testimonianza, non soltanto attraverso le spoglie mortali di Giuseppina, ma attraverso la nostra certezza che non sono i 98 anni, ma che è la vita eterna ciò che la riguarda, e la sua identità ha a che fare con l'essere figlia di Dio, e quindi la resurrezione è qualcosa che interpella la nostra vita verso la quale è orientata. <br />Per questo c'è una domanda che avete ascoltato, è molto capziosa, cerca di irridere Gesù. <br />Avete presente quando si fanno delle domande per irridere l'altro? Lo vogliono prendere in mezzo, e Gesù non risponde direttamente alla domanda, ma parla proprio della resurrezione. Cioè, ce lo possiamo anche dire, se la vita fosse soltanto i pochi anni di vita terrena sarebbe ben poca cosa, ma la nostra attesa a motivo di Cristo risorto è un'attesa piena di speranza. Per questo Gesù, parlando della resurrezione dei morti, dice che non è semplicemente la continuità delle cose terrene. <br />È come se uno dicesse, come nonostante tutti gli anni che ti ho sopportato adesso ti devo sopportare anche dopo, no? No, non funziona così. Ho avuto il male alla schiena tutta la vita, ce l'avrò anche dopo? Certo che no. Cos'è la resurrezione dei morti? Che è detta in un modo, se volete, simbolico, ma molto espressivo, quando Gesù dice che Dio è<i> il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe</i>, e sta parlando dei patriarchi che sono vissuti duemila anni prima. <br />Perché fa questo? Dire che, ricordando la rivelazione di Dio al monte Sinai, davanti al roveto ardente, ricorderete, ma quando Dio si presenta il suo nome è quello, <i>il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe</i>, cioè è il Dio dell'alleanza che ha fatto con questi uomini, ma è il Dio della vita, perché, e l'abbiamo anche nella volta della nostra chiesa, Abramo e Lazzaro, non sono semplicemente persone del passato, ma che non c'entrano più con la nostra esistenza, sono persone che ci hanno preceduto nella fede e ci precedono nella vita eterna, nel Regno dei Cieli. Per questo oggi la nostra fede nella Resurrezione è interpellata, perché non riguarda semplicemente il dopo, che si risorga dai morti, non riguarda semplicemente il dopo la morte, ma è come vivere la nostra vita da quando siamo nel passeggino, cioè la nostra è un'attesa di vita nella verità già adesso, sapendo che non è soltanto un po' di anni ma è un partecipare alla vita di Dio, è per questo che ci invita a vivere con amore. Tutto l'amore che avete verso un bimbo nella carrozzina, in un passeggino, e lo potete già pensare nella prospettiva di quando con vigore affronterà la vita, proprio perché è stato amato e custodito e ha imparato cos'è l'amore. <br />Allora sentiamoci anche noi in questo cammino d'amore, grazie a chi ci ha preceduto e sostenuto nella vita dell'amore, proprio imparando dal Signore a fare della nostra vita un]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68692401</guid><pubDate>Sat, 22 Nov 2025 11:20:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68692401/sabato_22_11_25.mp3" length="4787164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi sembra particolarmente prezioso il testo di oggi, perché parlare di resurrezione non è un discorso che facciamo... è più facile parlare dello sport, del tempo, delle cose che vanno e che non vanno, ma le cose veramente essenziali le tocchiamo poco,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi sembra particolarmente prezioso il testo di oggi, perché parlare di resurrezione non è un discorso che facciamo... è più facile parlare dello sport, del tempo, delle cose che vanno e che non vanno, ma le cose veramente essenziali le tocchiamo poco, e la resurrezione è uno di questi argomenti fondamentali della nostra vita. E oggi ne abbiamo anche una testimonianza, non soltanto attraverso le spoglie mortali di Giuseppina, ma attraverso la nostra certezza che non sono i 98 anni, ma che è la vita eterna ciò che la riguarda, e la sua identità ha a che fare con l'essere figlia di Dio, e quindi la resurrezione è qualcosa che interpella la nostra vita verso la quale è orientata. <br />Per questo c'è una domanda che avete ascoltato, è molto capziosa, cerca di irridere Gesù. <br />Avete presente quando si fanno delle domande per irridere l'altro? Lo vogliono prendere in mezzo, e Gesù non risponde direttamente alla domanda, ma parla proprio della resurrezione. Cioè, ce lo possiamo anche dire, se la vita fosse soltanto i pochi anni di vita terrena sarebbe ben poca cosa, ma la nostra attesa a motivo di Cristo risorto è un'attesa piena di speranza. Per questo Gesù, parlando della resurrezione dei morti, dice che non è semplicemente la continuità delle cose terrene. <br />È come se uno dicesse, come nonostante tutti gli anni che ti ho sopportato adesso ti devo sopportare anche dopo, no? No, non funziona così. Ho avuto il male alla schiena tutta la vita, ce l'avrò anche dopo? Certo che no. Cos'è la resurrezione dei morti? Che è detta in un modo, se volete, simbolico, ma molto espressivo, quando Gesù dice che Dio è<i> il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe</i>, e sta parlando dei patriarchi che sono vissuti duemila anni prima. <br />Perché fa questo? Dire che, ricordando la rivelazione di Dio al monte Sinai, davanti al roveto ardente, ricorderete, ma quando Dio si presenta il suo nome è quello, <i>il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe</i>, cioè è il Dio dell'alleanza che ha fatto con questi uomini, ma è il Dio della vita, perché, e l'abbiamo anche nella volta della nostra chiesa, Abramo e Lazzaro, non sono semplicemente persone del passato, ma che non c'entrano più con la nostra esistenza, sono persone che ci hanno preceduto nella fede e ci precedono nella vita eterna, nel Regno dei Cieli. Per questo oggi la nostra fede nella Resurrezione è interpellata, perché non riguarda semplicemente il dopo, che si risorga dai morti, non riguarda semplicemente il dopo la morte, ma è come vivere la nostra vita da quando siamo nel passeggino, cioè la nostra è un'attesa di vita nella verità già adesso, sapendo che non è soltanto un po' di anni ma è un partecipare alla vita di Dio, è per questo che ci invita a vivere con amore. Tutto l'amore che avete verso un bimbo nella carrozzina, in un passeggino, e lo potete già pensare nella prospettiva di quando con vigore affronterà la vita, proprio perché è stato amato e custodito e ha imparato cos'è l'amore. <br />Allora sentiamoci anche noi in questo cammino d'amore, grazie a chi ci ha preceduto e sostenuto nella vita dell'amore, proprio imparando dal Signore a fare della nostra vita un]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Venerdì 21-11-25 chi occupa davvero l’altare del mio cuore?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/venerdi-21-11-25-chi-occupa-davvero-l-altare-del-mio-cuore--68684316</link><description><![CDATA[C'era la possibilità oggi di fare anche le letture proprie, ma siccome c'è un aspetto comune e poi sentire la presentazione di Maria al Tempio e sia la prima lettura che il Vangelo parlano del Tempio, dico bene, facciamo così. Entriamo in questa liturgia con questo tipo di disponibilità, soprattutto perché che cosa c'è di specifico, tanto che il Signore fa questo gesto? Lo sappiamo, tutti i Vangeli ce lo riportano, non semplicemente perché si è arrabbiato, lo fa con la chiara intenzione di far capire che è un gesto profetico e come tutti i gesti profetici ciascuno deve far proprio, non soltanto la profezia ma anche l'adempimento. Qual è la profezia? Che il Tempio è un luogo in cui Dio abita ma noi possiamo soppiantare il Tempio stesso, il suo significato, mettendoci altre adorazioni, avendo un'idolatria. <br />Questo può succedere anche, e certe volte un po' mi fa tremare, nel momento in cui uno pensa di essere assolutamente zelante, trattare Dio come un idolo, semplicemente pagare il proprio tributo alla divinità. Uno lo può fare anche andando a Messa tutte le domeniche, però perché Dio faccia quello che dico io, non perché io possa entrare in quello che Dio fa. E guardate che c'è un particolare del Vangelo di oggi che proprio ci può aiutare in questo, perché tutti i capi, che sono quelli che vogliono gestire tutto, volevano eliminare Gesù, ma non sapevano come fare perché tutto il popolo, dice, <i>pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo</i>, che è quello che ci fa capire che cosa fa veramente la differenza. <br />Quanto più la nostra fede si alimenta nell'ascolto della Parola, tanto più siamo costruiti come il Tempio di Dio. Tanto meno ascoltiamo la Parola e più vogliamo gestire le cose, tanto più sarà un problema Gesù Cristo e lo dovremo eliminare dalla nostra vita. E c'è chi lo fa, però lui rimane il Signore. <br />Quindi anche oggi, mentre avete sentito anche come il libro dei Maccabèi parla di questa nuova consacrazione, e che va ricordata anche con una settimana di festa tutti gli anni, la consacrazione e dedicazione dell'altare, sull'altare del nostro cuore, è chi stiamo adorando. Lì c'è una chiara intenzione di avere solo il Signore da adorare e quindi c'è tutta questa predisposizione. Noi abbiamo anche la comodità di tante chiese, di tanti altari, di tante messe, di poter scegliere dove andare e non ci rendiamo conto di cosa significhi questo, perché la facilità dell'accesso non ci fa il servizio del desiderio, della preparazione, dell'orientamento della vita a quei momenti. <br />Ci sembra scontato, uno cinque minuti prima esce da casa sua, va lì, tranquillo, come se niente fosse. Ma questo gesto avrebbe un diritto nel cuore dell'uomo riguardo a quello che facciamo durante tutto il resto della nostra giornata. Chi mettiamo sull'altare del nostro cuore? Quale priorità? Beh, se il Vangelo ci riporta queste parole che tutto il popolo pendeva dalle labbra di Gesù, proviamo anche noi a fare nostra, questa opzione, questa possibilità di scelta, che il Signore abiti per la fede nei nostri cuori e ci compatti, ci compagini nell'unità di questo Tempio vivo che è la sua Chiesa, luogo in cui la sua parola è tenuta come luce e riferimento e in cui l'adorazione rivolta solo a Dio e non all'uomo o non alle idee degli uomini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68684316</guid><pubDate>Fri, 21 Nov 2025 20:22:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68684316/venerdi_21_11_25.mp3" length="5397385" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>C'era la possibilità oggi di fare anche le letture proprie, ma siccome c'è un aspetto comune e poi sentire la presentazione di Maria al Tempio e sia la prima lettura che il Vangelo parlano del Tempio, dico bene, facciamo così. 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Che il Tempio è un luogo in cui Dio abita ma noi possiamo soppiantare il Tempio stesso, il suo significato, mettendoci altre adorazioni, avendo un'idolatria. <br />Questo può succedere anche, e certe volte un po' mi fa tremare, nel momento in cui uno pensa di essere assolutamente zelante, trattare Dio come un idolo, semplicemente pagare il proprio tributo alla divinità. Uno lo può fare anche andando a Messa tutte le domeniche, però perché Dio faccia quello che dico io, non perché io possa entrare in quello che Dio fa. E guardate che c'è un particolare del Vangelo di oggi che proprio ci può aiutare in questo, perché tutti i capi, che sono quelli che vogliono gestire tutto, volevano eliminare Gesù, ma non sapevano come fare perché tutto il popolo, dice, <i>pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo</i>, che è quello che ci fa capire che cosa fa veramente la differenza. <br />Quanto più la nostra fede si alimenta nell'ascolto della Parola, tanto più siamo costruiti come il Tempio di Dio. Tanto meno ascoltiamo la Parola e più vogliamo gestire le cose, tanto più sarà un problema Gesù Cristo e lo dovremo eliminare dalla nostra vita. E c'è chi lo fa, però lui rimane il Signore. <br />Quindi anche oggi, mentre avete sentito anche come il libro dei Maccabèi parla di questa nuova consacrazione, e che va ricordata anche con una settimana di festa tutti gli anni, la consacrazione e dedicazione dell'altare, sull'altare del nostro cuore, è chi stiamo adorando. Lì c'è una chiara intenzione di avere solo il Signore da adorare e quindi c'è tutta questa predisposizione. Noi abbiamo anche la comodità di tante chiese, di tanti altari, di tante messe, di poter scegliere dove andare e non ci rendiamo conto di cosa significhi questo, perché la facilità dell'accesso non ci fa il servizio del desiderio, della preparazione, dell'orientamento della vita a quei momenti. <br />Ci sembra scontato, uno cinque minuti prima esce da casa sua, va lì, tranquillo, come se niente fosse. Ma questo gesto avrebbe un diritto nel cuore dell'uomo riguardo a quello che facciamo durante tutto il resto della nostra giornata. Chi mettiamo sull'altare del nostro cuore? Quale priorità? Beh, se il Vangelo ci riporta queste parole che tutto il popolo pendeva dalle labbra di Gesù, proviamo anche noi a fare nostra, questa opzione, questa possibilità di scelta, che il Signore abiti per la fede nei nostri cuori e ci compatti, ci compagini nell'unità di questo Tempio vivo che è la sua Chiesa, luogo in cui la sua parola è tenuta come luce e riferimento e in cui l'adorazione rivolta solo a Dio e non all'uomo o non alle idee degli uomini.]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovedì 20-11-25 A volte bastano cinque secondi di ascolto vero per evitare di indurire il cuore.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovedi-20-11-25-a-volte-bastano-cinque-secondi-di-ascolto-vero-per-evitare-di-indurire-il-cuore--68662399</link><description><![CDATA[Trovandoci davanti un testo particolarmente intenso e unico, non troviamo spesso che Gesù pianga e sono sicuro che non vogliamo trasformarlo semplicemente in un fatto nostalgico o sentimentale. Qual è la motivazione del pianto? Se proviamo a entrarci dentro nelle sue stesse parole si capisce cosa significhi l'amore non amato. Il pianto di Gesù ha a che fare con tutta l'attenzione e la dedizione di Dio alla sua creazione e in particolare a questo popolo che ha coltivato, custodito, non l'ha semplicemente creato. <br />Lo ha modellato attraverso le parole dei profeti, attraverso una storia di salvezza che si sta manifestando nella persona di Gesù davanti ai loro occhi nell'attesa, quella promessa che era stata fatta si sta realizzando e c'è una grande incomprensione, o meglio. Forse non è solo l'incomprensione, proprio perché dicevo amore non amato: c'è una contrapposizione che non cessa. Ma se volete questo potrebbe essere anche motivo di riflessione per ciascuno di noi. Quanto accogliendo l'amore con cui Dio ama l'umanità nella quale ci sono anch’io; e io quanto sto entrando in sintonia con Lui o quanto continuo per la mia strada. <br />Senza fare facili sentimentalismi, la nostra vita può concorrere al pianto di Cristo o anche alla redenzione di Cristo. Alla novità che Cristo è venuto a portare attraverso un atto di grande vigore. Perché possiamo fare anche delle manifestazioni per la pace, anche oggi, e crederci forse apposto, ma non credo che basti perché non si tratta semplicemente di aderire a degli slogan, passa da una scelta di vita concreta. <br />Sì, non sono terminati i momenti in cui il Cristo interviene in questa storia, anche nella nostra storia personale, attraverso una disponibilità o una durezza di cuore. E qui c'è, l'abbiamo ascoltato anche nel versetto al Vangelo, il Salmo 94,<i> oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore</i>. E qual è la voce del Signore? Beh, mi piacerebbe interpretarla così, anche nella grande difficoltà di leggere i libri dei Maccabei, soprattutto di questi tempi, mi piacerebbe provare a intenderla più in un senso spirituale. <br />Questa lotta e questo combattimento, non fatto di persone da eliminare, ma di scelte di adesione a quella fedeltà di Dio, anche dove ci sono tante interruzioni, e sono i nostri pensieri, i nostri egoismi, i nostri orgogli che diventano concreti come fossero persone che noi possiamo scegliere come alleati, oppure combattere come nemici, soprattutto quando ci spingono contro i fratelli. Allora, oggi facciamo nostro, non soltanto il pianto salvifico di Gesù, il sentire come c'è la sua vita offerta, per cui c'è un dolore nel continuare ad amare chi non ama. E questa offerta la possiamo fare nostra mantenendo quello che dice San Paolo nella Lettera ai Filippesi, quello di custodire nel nostro cuore gli stessi sentimenti di Cristo, il quale, pur essendo nella natura divina, non considerò una rapina l'essere come Dio, ma svuotò se stesso. E facendosi nostro fratello ha ereditato il nome più prezioso di tutti, quello che dovremmo custodire anche ciascuno di noi, figlio, figlio amato e quindi fratello di questa umanità. Con questa disponibilità rimettiamo anche tutta la nostra vita in un ascolto generoso di Dio che ci parla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68662399</guid><pubDate>Thu, 20 Nov 2025 21:44:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68662399/giovedi_20_11_25.mp3" length="6065283" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Trovandoci davanti un testo particolarmente intenso e unico, non troviamo spesso che Gesù pianga e sono sicuro che non vogliamo trasformarlo semplicemente in un fatto nostalgico o sentimentale. Qual è la motivazione del pianto? Se proviamo a entrarci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Trovandoci davanti un testo particolarmente intenso e unico, non troviamo spesso che Gesù pianga e sono sicuro che non vogliamo trasformarlo semplicemente in un fatto nostalgico o sentimentale. Qual è la motivazione del pianto? Se proviamo a entrarci dentro nelle sue stesse parole si capisce cosa significhi l'amore non amato. Il pianto di Gesù ha a che fare con tutta l'attenzione e la dedizione di Dio alla sua creazione e in particolare a questo popolo che ha coltivato, custodito, non l'ha semplicemente creato. <br />Lo ha modellato attraverso le parole dei profeti, attraverso una storia di salvezza che si sta manifestando nella persona di Gesù davanti ai loro occhi nell'attesa, quella promessa che era stata fatta si sta realizzando e c'è una grande incomprensione, o meglio. Forse non è solo l'incomprensione, proprio perché dicevo amore non amato: c'è una contrapposizione che non cessa. Ma se volete questo potrebbe essere anche motivo di riflessione per ciascuno di noi. Quanto accogliendo l'amore con cui Dio ama l'umanità nella quale ci sono anch’io; e io quanto sto entrando in sintonia con Lui o quanto continuo per la mia strada. <br />Senza fare facili sentimentalismi, la nostra vita può concorrere al pianto di Cristo o anche alla redenzione di Cristo. Alla novità che Cristo è venuto a portare attraverso un atto di grande vigore. Perché possiamo fare anche delle manifestazioni per la pace, anche oggi, e crederci forse apposto, ma non credo che basti perché non si tratta semplicemente di aderire a degli slogan, passa da una scelta di vita concreta. <br />Sì, non sono terminati i momenti in cui il Cristo interviene in questa storia, anche nella nostra storia personale, attraverso una disponibilità o una durezza di cuore. E qui c'è, l'abbiamo ascoltato anche nel versetto al Vangelo, il Salmo 94,<i> oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore</i>. E qual è la voce del Signore? Beh, mi piacerebbe interpretarla così, anche nella grande difficoltà di leggere i libri dei Maccabei, soprattutto di questi tempi, mi piacerebbe provare a intenderla più in un senso spirituale. <br />Questa lotta e questo combattimento, non fatto di persone da eliminare, ma di scelte di adesione a quella fedeltà di Dio, anche dove ci sono tante interruzioni, e sono i nostri pensieri, i nostri egoismi, i nostri orgogli che diventano concreti come fossero persone che noi possiamo scegliere come alleati, oppure combattere come nemici, soprattutto quando ci spingono contro i fratelli. Allora, oggi facciamo nostro, non soltanto il pianto salvifico di Gesù, il sentire come c'è la sua vita offerta, per cui c'è un dolore nel continuare ad amare chi non ama. E questa offerta la possiamo fare nostra mantenendo quello che dice San Paolo nella Lettera ai Filippesi, quello di custodire nel nostro cuore gli stessi sentimenti di Cristo, il quale, pur essendo nella natura divina, non considerò una rapina l'essere come Dio, ma svuotò se stesso. E facendosi nostro fratello ha ereditato il nome più prezioso di tutti, quello che dovremmo custodire anche ciascuno di noi, figlio, figlio amato e quindi fratello di questa umanità. Con questa disponibilità rimettiamo anche tutta la nostra vita in un ascolto generoso di Dio che ci parla.]]></itunes:summary><itunes:duration>380</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mercoledì 19-11-25 - Il dono non è da conservare. È da consumare, da vivere, da trasmettere. La paura lo spegne, la comunione lo moltiplica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mercoledi-19-11-25-il-dono-non-e-da-conservare-e-da-consumare-da-vivere-da-trasmettere-la-paura-lo-spegne-la-comunione-lo-moltiplica--68644863</link><description><![CDATA[Entrare nelle parabole può essere per noi un motivo di turbamento a volte perché forse abbiamo bisogno anche di imparare a manovrarle, ad entrarci e oggi vorrei sottolineare soprattutto un aspetto. Qual è l'interesse della parabola? Perché pare che la motivazione per cui Gesù dica questa parabola riguardi il fatto che si aspettavano che il regno di Dio si manifestasse da un momento all'altro, cioè, come dire, rotta per rotta, vediamo, come ce la viviamo, come ci giochiamo la vita. Allora, il capire che il Signore a ciascuno di noi ha affidato dei talenti che sono Suoi, sono Suoi, nel senso che se ci guardiamo bene, tutto ciò che noi siamo e abbiamo alla fine fa parte di un dono e l'unico modo per poterlo veramente apprezzare è vivere il dono. <br />La vera mancanza è non vivere il dono, tant'è che, e questo la parabola lo fa vedere chiaramente, a chi vive il dono viene moltiplicato il dono, cioè tutto ciò che il dono che hai ricevuto frutta è una partecipazione e addirittura ti viene dato ancora. Che cosa significa questo continuo? A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza? vivilo il tuo dono perché se solo se lo vivi lo saprai gustare, apprezzare e moltiplicare, ma non perché devi restituire qualcosa, perché è proprio dell'economia del dono circolare come un bene; questo è in primis il dono della vita. <br />Tant'è che l'opposto è la paura ed è quel servo che viene rappresentato come colui che il dono lo mette in un fazzoletto, ti riporto il fazzoletto pulito e stirato. Ma non lo voglio pulito e stirato, lo voglio consumato e guardate che questa paura è veramente assurda, perché? Perché contraddice quello che in pratica è successo, cioè il dono di questa moneta che ti è stato fatto, di questo talento è un dono che tu dici che non è un dono, perché? Dice che tu vuoi raccogliere senza aver seminato, ma come? Cos'è quello che ti ho dato? Il dono della vita ricevuto? Pensatelo un attimo anche con quello che è il racconto della colpa originale di Adamo, nel momento in cui si rende conto dell'aver mancato si allontana, si nasconde, ho avuto paura e mi sono nascosto, cioè provate a metterlo accanto al brano della prima lettura, a questa donna, quanta forza e coraggio ha questa donna, ma da dove viene questa forza e coraggio? Dal fatto che sa che anche i suoi sette figli e la sua stessa vita possono essere martoriati, ma hanno a che fare con un molto di più, ma questo non vuol dire non vivere l'oggi, ma vivere l'oggi come un dono. Questo lo possiamo percepire anche nei momenti di prova della vita, di malattia, di persecuzione fatta in qualunque modo. Ma quello come lo vivi? Con il coraggio di essere parte di un dono, e per questo che chi non capisce questo non attribuisce al dono il valore giusto, alla propria vita la prospettiva del dono, allora diventa un'accusa stessa contro Dio. Se sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato, allora perché non l'hai consegnato a una banca? E vorrei dirvi la mia interpretazione della banca: ecco la banca, siamo noi, cioè finché non sappiamo mettere il tesoro della nostra vita in una comunione che è capace di moltiplicarlo, perché lo condividi, è lì che si moltiplica il dono, proprio l'essere vivo come un dono per gli altri, e allora ciascuno capisce il suo talento, la capacità di studiare, la capacità di lavorare, la capacità di mettersi a servizio, la capacità di moltiplicare quello che semplicemente ti viene partecipato, ma come dono, quindi forse l'economia del dono ha un motivo, scoprire che Dio è un dono per te, finché non accoglierai Dio come un dono per te, lo penserai come qualcuno che è attenta a ciò che è tuo, alla tua stessa vita, ma come? Non è questo forse il principio dell'assurdo, ci ha partecipato la sua vita per imparare a viverla come la vive lui, tant'è che ce l'ha trasmessa anche come significato. Allora proviamo a farci anche noi gioiosi testimoni del dono d'amore che Dio ha fatto a ciascuno di noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68644863</guid><pubDate>Wed, 19 Nov 2025 20:05:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68644863/mercoledi_19_11_25.mp3" length="7330864" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Entrare nelle parabole può essere per noi un motivo di turbamento a volte perché forse abbiamo bisogno anche di imparare a manovrarle, ad entrarci e oggi vorrei sottolineare soprattutto un aspetto. Qual è l'interesse della parabola? 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Allora, il capire che il Signore a ciascuno di noi ha affidato dei talenti che sono Suoi, sono Suoi, nel senso che se ci guardiamo bene, tutto ciò che noi siamo e abbiamo alla fine fa parte di un dono e l'unico modo per poterlo veramente apprezzare è vivere il dono. <br />La vera mancanza è non vivere il dono, tant'è che, e questo la parabola lo fa vedere chiaramente, a chi vive il dono viene moltiplicato il dono, cioè tutto ciò che il dono che hai ricevuto frutta è una partecipazione e addirittura ti viene dato ancora. Che cosa significa questo continuo? A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza? vivilo il tuo dono perché se solo se lo vivi lo saprai gustare, apprezzare e moltiplicare, ma non perché devi restituire qualcosa, perché è proprio dell'economia del dono circolare come un bene; questo è in primis il dono della vita. <br />Tant'è che l'opposto è la paura ed è quel servo che viene rappresentato come colui che il dono lo mette in un fazzoletto, ti riporto il fazzoletto pulito e stirato. Ma non lo voglio pulito e stirato, lo voglio consumato e guardate che questa paura è veramente assurda, perché? Perché contraddice quello che in pratica è successo, cioè il dono di questa moneta che ti è stato fatto, di questo talento è un dono che tu dici che non è un dono, perché? Dice che tu vuoi raccogliere senza aver seminato, ma come? Cos'è quello che ti ho dato? Il dono della vita ricevuto? Pensatelo un attimo anche con quello che è il racconto della colpa originale di Adamo, nel momento in cui si rende conto dell'aver mancato si allontana, si nasconde, ho avuto paura e mi sono nascosto, cioè provate a metterlo accanto al brano della prima lettura, a questa donna, quanta forza e coraggio ha questa donna, ma da dove viene questa forza e coraggio? Dal fatto che sa che anche i suoi sette figli e la sua stessa vita possono essere martoriati, ma hanno a che fare con un molto di più, ma questo non vuol dire non vivere l'oggi, ma vivere l'oggi come un dono. Questo lo possiamo percepire anche nei momenti di prova della vita, di malattia, di persecuzione fatta in qualunque modo. Ma quello come lo vivi? Con il coraggio di essere parte di un dono, e per questo che chi non capisce questo non attribuisce al dono il valore giusto, alla propria vita la prospettiva del dono, allora diventa un'accusa stessa contro Dio. Se sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato, allora perché non l'hai consegnato a una banca? E vorrei dirvi la mia interpretazione della banca: ecco la banca, siamo noi, cioè finché non sappiamo mettere il tesoro della nostra vita in una comunione che è capace di moltiplicarlo, perché lo condividi, è lì che si moltiplica il dono, proprio l'essere vivo come un dono per gli altri, e allora ciascuno capisce il suo talento, la capacità di studiare, la capacità di lavorare, la capacità di mettersi a servizio, la capacità di moltiplicare quello che semplicemente ti viene partecipato, ma come dono, quindi forse l'economia del dono ha un motivo, scoprire che Dio è un dono per te, finché non accoglierai Dio come un dono per te, lo penserai come qualcuno che è attenta a ciò che è tuo, alla tua stessa vita, ma come? Non è questo forse il principio dell'assurdo, ci ha partecipato la sua vita per imparare a viverla come la vive lui, tant'è che ce l'ha trasmessa anche come significato. Allora proviamo a farci anche noi gioiosi testimoni del dono d'amore che Dio ha fatto a ciascuno di noi.]]></itunes:summary><itunes:duration>459</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martedì 18-11-25 - La salvezza inizia quando smettiamo di sforzarci e iniziamo a lasciarci attirare.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martedi-18-11-25-la-salvezza-inizia-quando-smettiamo-di-sforzarci-e-iniziamo-a-lasciarci-attirare--68625153</link><description><![CDATA[È un testo unico quello che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo, solo Luca ce ne parla. Ed è un po' un anticipo della Pasqua. Provo a spiegarmi. <br />Lo potremmo anche collegare col Vangelo di ieri dove, ricorderete, c'era un cieco che giaceva le porte di Gerico che fa tutto quel baccano, gridando, finché Gesù non si ferma e gli chiede quello che tutti vorremmo sentirci dire. Cosa vuoi che io faccia per te? Ma adesso non entro in questo, so soltanto che quello era cieco, ma anche tutti gli altri erano ciechi, perché? Perché dopo che quest'uomo inizia a vedere, e dà gloria a Dio, dice tutto il popolo vedendo: che cosa ha visto? Ha visto un uomo che dal giacere cieco salta e gioisce vedente. Tutto il popolo diede gloria a Dio. <br />Entrano anche loro in questa sintonia. Prima forse pensavano di vedere, ma non vedevano abbastanza. Così si vede davvero. <br />E guardate, il caso ci dice che in questo attraversare Gerico c'è un uomo che è così piccolo che non vede. È così piccolo che non vede. <br />Che caratteristiche ha quest'uomo? Noi penseremmo semplicemente perché è basso. Ma forse anche noi siamo così piccoli tante volte che nonostante viviamo la liturgia, viviamo la preghiera, stiamo con il Signore, ma ancora non lo vediamo, non lo riconosciamo. E lui voleva vedere il Signore. <br />E la causa è la folla. La causa, chissà che folla di pensieri, di altre cose ci portiamo dentro anche adesso per cui siamo a messa ma non vediamo il Signore. E tante situazioni della vita in cui siamo, forse c'è tanta folla dentro il cuore e non vediamo il Signore. <br />E si innalza per vederlo su questo sicomoro. Gesù che passa lo chiama per nome e gli dice scendi subito. Ed è un testo particolarmente ricco questo anche perché per due volte si dice la parola oggi. Ma prima qui: Oggi devo fermarmi a casa tua. E dopo dirà oggi la salvezza è entrata in questa casa. Oggi non è una parola che torna spesso. <br />Penso che siano cinque o sei volte in tutto il Vangelo di Luca e due sono qua. Per dirne l’importanza: Gesù sulla croce dirà oggi, all'inizio della sua predicazione diceva oggi si è compiuta questa parola che avete udito nelle vostre orecchie. <br />E c'è quell'oggi dell'impero delle tenebre che lo porta alla croce ma che diventa la salvezza. Perché vi sto dicendo questo? Perché ciascuno di noi deve provare un attimino a collocarsi. <b>Oggi dove sei?</b> Cosa stai guardando? Cosa vedi in quello che guardi? Perché forse questo potrebbe essere un aiuto per scendere dai posti dove ci siamo andati a mettere nella vita che però in realtà non ci fanno vedere il Signore. <br />Tant'è che anche qui c'è tanta gente che giudica il Signore a motivo di Zaccheo. Che Zaccheo fosse capo dei pubblicani e quindi come è facile intuire i pubblicani erano considerati peccatori per antonomasia. <br />Cioè erano quelli che rubavano, che collaboravano con gli invasori e quindi se questo è un capo figuriamoci. Eppure, e questo potrebbe essere per noi uno spiraglio di luce per vedere anche noi in modo nuovo, eppure accade l'incredibile perché non soltanto Gesù va, lo chiama per nome, va a casa sua, ma solo con la sua presenza Zaccheo cambia. Cambia come forse nessuno di noi potrà mai immaginare. <br />Un cambiamento che non è uno sforzo perché noi spesso pensiamo che dietro, come Eleazzaro nella prima lettura, che dietro l'adesione alla legge, a Dio, alla sua volontà ci sia un grande sforzo. Invece non è uno sforzo, è un'attrazione così forte che per te diventa il senso stesso della vita. Senza di quello non avrebbe senso tutto il resto. <br />Allora si capisce l'oggi della salvezza per Zaccheo. Ma sarebbe interessante che anche noi che ci sentiamo figli di Abramo, cioè figli di un popolo che vive di fede a partire dalla fede di Abramo, che anche noi ci sentissimo cercati, non semplicemente cercatori di Dio, come sembra essere Zaccheo qui, ma cercati da Dio.<i> Il figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare chi era perduto.</i> <br />Quindi in qualunque situazione ci trovassimo, anche di peccato e di lontananza da Dio, sentirsi cercati. Perché la via della salvezza non è uno sforzo, è un riconoscere che tutto l'amore con cui Dio mi cerca ha anche la forza per portare a compimento questa ricerca, nel senso di riuscire a convincere il mio cuore che è incredulo di quanto amore Lui abbia per noi. E lì si capisce anche il versetto del Salmo che abbiamo ripetuto, <i>il Signore mi sostiene</i>, non mi sforzo, il Signore mi sostiene. <br />Quello che accade nella mia vita di buono viene proprio da questa presenza che sostiene i miei passi. Ci conceda il Signore questa luce nuova con cui guardare noi stessi, guardare il Signore presente e guardare anche gli altri, che non sono più una folla che mi impedisce, ma dei fratelli con cui camminare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68625153</guid><pubDate>Tue, 18 Nov 2025 19:26:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68625153/martedi_18_11_25.mp3" length="8113283" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>È un testo unico quello che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo, solo Luca ce ne parla. Ed è un po' un anticipo della Pasqua. Provo a spiegarmi. 
Lo potremmo anche collegare col Vangelo di ieri dove, ricorderete, c'era un cieco che giaceva le porte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È un testo unico quello che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo, solo Luca ce ne parla. Ed è un po' un anticipo della Pasqua. Provo a spiegarmi. <br />Lo potremmo anche collegare col Vangelo di ieri dove, ricorderete, c'era un cieco che giaceva le porte di Gerico che fa tutto quel baccano, gridando, finché Gesù non si ferma e gli chiede quello che tutti vorremmo sentirci dire. Cosa vuoi che io faccia per te? Ma adesso non entro in questo, so soltanto che quello era cieco, ma anche tutti gli altri erano ciechi, perché? Perché dopo che quest'uomo inizia a vedere, e dà gloria a Dio, dice tutto il popolo vedendo: che cosa ha visto? Ha visto un uomo che dal giacere cieco salta e gioisce vedente. Tutto il popolo diede gloria a Dio. <br />Entrano anche loro in questa sintonia. Prima forse pensavano di vedere, ma non vedevano abbastanza. Così si vede davvero. <br />E guardate, il caso ci dice che in questo attraversare Gerico c'è un uomo che è così piccolo che non vede. È così piccolo che non vede. <br />Che caratteristiche ha quest'uomo? Noi penseremmo semplicemente perché è basso. Ma forse anche noi siamo così piccoli tante volte che nonostante viviamo la liturgia, viviamo la preghiera, stiamo con il Signore, ma ancora non lo vediamo, non lo riconosciamo. E lui voleva vedere il Signore. <br />E la causa è la folla. La causa, chissà che folla di pensieri, di altre cose ci portiamo dentro anche adesso per cui siamo a messa ma non vediamo il Signore. E tante situazioni della vita in cui siamo, forse c'è tanta folla dentro il cuore e non vediamo il Signore. <br />E si innalza per vederlo su questo sicomoro. Gesù che passa lo chiama per nome e gli dice scendi subito. Ed è un testo particolarmente ricco questo anche perché per due volte si dice la parola oggi. Ma prima qui: Oggi devo fermarmi a casa tua. E dopo dirà oggi la salvezza è entrata in questa casa. Oggi non è una parola che torna spesso. <br />Penso che siano cinque o sei volte in tutto il Vangelo di Luca e due sono qua. Per dirne l’importanza: Gesù sulla croce dirà oggi, all'inizio della sua predicazione diceva oggi si è compiuta questa parola che avete udito nelle vostre orecchie. <br />E c'è quell'oggi dell'impero delle tenebre che lo porta alla croce ma che diventa la salvezza. Perché vi sto dicendo questo? Perché ciascuno di noi deve provare un attimino a collocarsi. <b>Oggi dove sei?</b> Cosa stai guardando? Cosa vedi in quello che guardi? Perché forse questo potrebbe essere un aiuto per scendere dai posti dove ci siamo andati a mettere nella vita che però in realtà non ci fanno vedere il Signore. <br />Tant'è che anche qui c'è tanta gente che giudica il Signore a motivo di Zaccheo. Che Zaccheo fosse capo dei pubblicani e quindi come è facile intuire i pubblicani erano considerati peccatori per antonomasia. <br />Cioè erano quelli che rubavano, che collaboravano con gli invasori e quindi se questo è un capo figuriamoci. Eppure, e questo potrebbe essere per noi uno spiraglio di luce per vedere anche noi in modo nuovo, eppure accade l'incredibile perché non soltanto Gesù va, lo chiama per nome, va a casa sua, ma solo con la sua presenza Zaccheo cambia. Cambia come forse nessuno di noi potrà mai immaginare. <br />Un cambiamento che non è uno sforzo perché noi spesso pensiamo che dietro, come Eleazzaro nella prima lettura, che dietro l'adesione alla legge, a Dio, alla sua volontà ci sia un grande sforzo. Invece non è uno sforzo, è un'attrazione così forte che per te diventa il senso stesso della vita. Senza di quello non avrebbe senso tutto il resto. <br />Allora si capisce l'oggi della salvezza per Zaccheo. Ma sarebbe interessante che anche noi che ci sentiamo figli di Abramo, cioè figli di un popolo che vive di fede a partire dalla fede di Abramo, che anche noi ci sentissimo cercati, non semplicemente cercatori di Dio, come sembra essere Zaccheo qui, ma cercati da Dio.<i> Il figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare chi era perduto.</i> <br />Quindi in...]]></itunes:summary><itunes:duration>508</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lunedì 17-11-25 Gesù chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te?”. A volte la fede comincia dal trovare il coraggio di rispondere.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lunedi-17-11-25-gesu-chiede-cosa-vuoi-che-io-faccia-per-te-a-volte-la-fede-comincia-dal-trovare-il-coraggio-di-rispondere--68606882</link><description><![CDATA[Ho sempre uno stupore nell'accostare il Vangelo, soprattutto in certi frangenti, perché ho come la percezione che il Signore anche qui ci stia precedendo. Cioè, noi siamo in questo momento un po' come questo cieco, siamo, giacciamo, come dice letteralmente il termine, ci mettiamo ai bordi di questa città, che Gerico si capirà poi nei versetti successivi, che non abbiamo letto oggi, ma lo accennerò, giacere è la condizione di chi non è attivo, di chi si aspetta tutto perché non può fare niente, e poi giace da cieco. L'umanità, finché non si incontra, non sente, non percepisce che il Cristo passa, e allora può gridare a Lui che è un'umanità che non ha molta speranza, come chi non ha la fiducia che il Signore non soltanto è risorto, Lui è la vita e la risurrezione è la vita. <br />Quindi oggi possiamo essere carichi di speranza perché sappiamo che Guerrino, che come dice il suo nome è un guerriero, un lottatore, adesso può entrare nella vittoria. Dopo un lungo combattimento della vita, ho avuto la fortuna di conoscere (i figli) Sergio e Stefano, per cui mi hanno raccontato tante situazioni della vita, in cui ha affrontato prove su prove sin dall'infanzia, adesso può vedere che l'esito del suo combattimento è entrare nella vittoria che gli viene donata, non è che l'ha vinta con le sue forze, Lui ha combattuto perché ha creduto nel bene e nell'amore, comunque e sempre, e questo l’ha portato ad un esito, ed è quello a cui noi ci vogliamo unire oggi, perché questo c’è. Possiamo essere noi in questo istante, che non facciamo altro che gridare al Signore Gesù che passa, il nostro desiderio di vedere, vedere in un modo nuovo, come dice letteralmente questo testo. Ma vorrei dire che c'è una cosa abbastanza rara, Gesù chiede cosa vuoi che io faccia per te. <br />Questo facciamo fatica a crederlo, che Lui personalmente ci chieda, ma tu cosa vuoi che io faccia per te? Se come questo cieco anche noi diciamo Signore che io veda, veda di nuovo, o come mi piacerebbe tradurlo sempre letteralmente, che io veda dall'alto, che vuol dire lì dal luogo in cui tu sei, tu sei nella posizione in cui vedi le cose ma non distaccato, dall'alto un po' come l'aquila che vede tutto, vola sopra e conosce tutto perché quindi vede anche ciò che sta arrivando da più lontano. Forse è la prospettiva del cielo alla quale noi non siamo abituati, perché lo mettiamo sempre nelle cose che verranno dopo, e invece adesso ci viene anticipato qualcosa che verrà dopo, quindi è adesso, non sarà semplicemente dopo. Adesso c'è questa fiducia, se il Signore passa, passa per essere vita per noi, tant'è che nella fiducia che noi abbiamo in un Signore presente sappiamo che si stabilisce ancora più profondamente la comunione tra terra e cielo. <br />Questo è un momento di grazia, mi permetto di dirlo non solo perché non ci sono più le sofferenze che sono le cose che noi cerchiamo di esorcizzare in tutti i modi, ma non c'è solo la mancanza di sofferenza, adesso c'è una pienezza, una completezza. Quello che noi potremmo sperare è che si possa abbracciare con sua moglie, cioè che l'amore che lo ha guidato, lo ha sostenuto nel percorso della vita, ha a che fare anche con la pienezza in cielo. Noi costruiamo così il cielo già adesso, questa è un po' la nostra responsabilità, di credere che l'amore non è una specie di anestetico per non sentire il male della vita, ma è la pienezza della vita, è per questo che entreremo in questa pienezza. <br />Allora, mi piace la conclusione di questo piccolo brano del Vangelo che non soltanto ci fa vedere come il Signore ci ascolta personalmente, ci chieda cosa desideriamo e ce lo doni, ma che questo abbia subito un effetto totale, generale. Perché non soltanto lui subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo, che questa dovrebbe essere per noi la prospettiva, seguire Lui, il Signore della vita, ma lo facciamo glorificando Dio, cioè dando gloria a Dio perché Lui ci fa vedere veramente la vita nuova. Ma l'esito è che tutto il popolo, vedendo, diede gloria a Dio, cioè forse noi oggi abbiamo bisogno di accorgerci, di renderci conto che non soltanto Guerrino è entrato nella gloria di Dio, ma ci sta invitando a rallegrarci con lui per l'esito della sua vita. <br />E non è semplicemente dire non siate tristi per me, ma non siate tristi neanche per voi, mi dici, siate un po' generosi, pensate anche a me, non pensate solo a voi, pensate a me, pensate alla mia gioia e se volete condividetela, cioè sappiatemi nella gioia e questo vi renda gioiosi. Vedete questo perché anche la nostra vita per ora è nella fede, ma arriverà il momento in cui ci sarà anche per noi la visione piena. Adesso lo vediamo dal punto di vista della fede, è già un partecipare di questo dono della vita nuova nella quale Guerrino, i nostri cari che già ci hanno preceduto nella casa del Padre, stanno contemplando, stanno vivendo, stanno realizzando con l'esito della loro vita. <br />Sia per noi quindi un vero giorno di trasformazione, da uno sguardo semplicemente alle cose terrene, allo sguardo nuovo che in Cristo risorto possiamo avere di vita eterna perché solo in quel momento sentiremo che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68606882</guid><pubDate>Mon, 17 Nov 2025 19:08:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68606882/lunedi_17_11_25_fun_guerrino.mp3" length="8177231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Ho sempre uno stupore nell'accostare il Vangelo, soprattutto in certi frangenti, perché ho come la percezione che il Signore anche qui ci stia precedendo. Cioè, noi siamo in questo momento un po' come questo cieco, siamo, giacciamo, come dice...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ho sempre uno stupore nell'accostare il Vangelo, soprattutto in certi frangenti, perché ho come la percezione che il Signore anche qui ci stia precedendo. Cioè, noi siamo in questo momento un po' come questo cieco, siamo, giacciamo, come dice letteralmente il termine, ci mettiamo ai bordi di questa città, che Gerico si capirà poi nei versetti successivi, che non abbiamo letto oggi, ma lo accennerò, giacere è la condizione di chi non è attivo, di chi si aspetta tutto perché non può fare niente, e poi giace da cieco. L'umanità, finché non si incontra, non sente, non percepisce che il Cristo passa, e allora può gridare a Lui che è un'umanità che non ha molta speranza, come chi non ha la fiducia che il Signore non soltanto è risorto, Lui è la vita e la risurrezione è la vita. <br />Quindi oggi possiamo essere carichi di speranza perché sappiamo che Guerrino, che come dice il suo nome è un guerriero, un lottatore, adesso può entrare nella vittoria. Dopo un lungo combattimento della vita, ho avuto la fortuna di conoscere (i figli) Sergio e Stefano, per cui mi hanno raccontato tante situazioni della vita, in cui ha affrontato prove su prove sin dall'infanzia, adesso può vedere che l'esito del suo combattimento è entrare nella vittoria che gli viene donata, non è che l'ha vinta con le sue forze, Lui ha combattuto perché ha creduto nel bene e nell'amore, comunque e sempre, e questo l’ha portato ad un esito, ed è quello a cui noi ci vogliamo unire oggi, perché questo c’è. Possiamo essere noi in questo istante, che non facciamo altro che gridare al Signore Gesù che passa, il nostro desiderio di vedere, vedere in un modo nuovo, come dice letteralmente questo testo. Ma vorrei dire che c'è una cosa abbastanza rara, Gesù chiede cosa vuoi che io faccia per te. <br />Questo facciamo fatica a crederlo, che Lui personalmente ci chieda, ma tu cosa vuoi che io faccia per te? Se come questo cieco anche noi diciamo Signore che io veda, veda di nuovo, o come mi piacerebbe tradurlo sempre letteralmente, che io veda dall'alto, che vuol dire lì dal luogo in cui tu sei, tu sei nella posizione in cui vedi le cose ma non distaccato, dall'alto un po' come l'aquila che vede tutto, vola sopra e conosce tutto perché quindi vede anche ciò che sta arrivando da più lontano. Forse è la prospettiva del cielo alla quale noi non siamo abituati, perché lo mettiamo sempre nelle cose che verranno dopo, e invece adesso ci viene anticipato qualcosa che verrà dopo, quindi è adesso, non sarà semplicemente dopo. Adesso c'è questa fiducia, se il Signore passa, passa per essere vita per noi, tant'è che nella fiducia che noi abbiamo in un Signore presente sappiamo che si stabilisce ancora più profondamente la comunione tra terra e cielo. <br />Questo è un momento di grazia, mi permetto di dirlo non solo perché non ci sono più le sofferenze che sono le cose che noi cerchiamo di esorcizzare in tutti i modi, ma non c'è solo la mancanza di sofferenza, adesso c'è una pienezza, una completezza. Quello che noi potremmo sperare è che si possa abbracciare con sua moglie, cioè che l'amore che lo ha guidato, lo ha sostenuto nel percorso della vita, ha a che fare anche con la pienezza in cielo. Noi costruiamo così il cielo già adesso, questa è un po' la nostra responsabilità, di credere che l'amore non è una specie di anestetico per non sentire il male della vita, ma è la pienezza della vita, è per questo che entreremo in questa pienezza. <br />Allora, mi piace la conclusione di questo piccolo brano del Vangelo che non soltanto ci fa vedere come il Signore ci ascolta personalmente, ci chieda cosa desideriamo e ce lo doni, ma che questo abbia subito un effetto totale, generale. Perché non soltanto lui subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo, che questa dovrebbe essere per noi la prospettiva, seguire Lui, il Signore della vita, ma lo facciamo glorificando Dio, cioè dando gloria a Dio perché Lui ci fa vedere veramente la vita nuova. 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Invece la prospettiva è proprio il contrario. <br />La prospettiva che ci propone Gesù è invece il saper fissare lo sguardo su ciò che rimane e non su ciò che passa, nel senso di potersi appoggiare su ciò che è vero, è duraturo, anzi è eterno, anziché, scommettere la vita su ciò che ci sembra immediatamente il motivo della gioia ma finisce. Cerco di spiegarmi perché la prospettiva, anche quando guardavano il Tempio in quel momento, il Tempio costruito pare in 46 anni, un Tempio ricco di doni votivi, solido, fatto di bei blocchi di pietra, e Gesù dice che non sarebbe rimasta pietra su pietra, ma sarebbe stato distrutto. È un disfattista o dice una verità più profonda? Perché che cos'è che rimane per sempre, che cos'è di passaggio? Beh, potremmo dire che qui siamo tutti di passaggio e tutto è di passaggio. <br />Anche questa chiesa costruita, questa dal 46 al 49 in tre anni, non in 46 anni, è stata costruita perché quella che c'era prima era stata bombardata durante la guerra e si sono messi in un modo risoluto e hanno cercato di creare, per quello che era la comunità di San Lazzaro in quel tempo, un luogo adatto all'accoglienza. Adesso sarebbe un po’ piccolo, bisognerebbe farlo un po' più grande, però ringraziamo che è fatta, è questa, ce l'abbiamo. Ma potrebbe non esserci. <br />Cioè, la nostra fiducia e la nostra speranza non è fondata su queste pietre, ma su queste pietre, che siamo noi. Sul fatto che insieme ci riuniamo nel nome del Signore, sapendo che Lui è il motivo, è il principio agglomerante, unificante, lo Spirito mi veniva un termine catalizzatore. Avete presente che quando si fa un pavimento, per esempio, in marmo, ci vuole un elemento che riesca a unificare lo stucco in un modo che lo renda duro come il marmo. E si mette una piccola cosa, una componente chimica, che trasforma quello stucco, che di per sé è morbido, e lo rende duro come il marmo. Lo rende una cosa sola con Lui. Ho fatto un po' il muratore ai tempi, per cui me lo ricordo, l'ho fatto. <br />Ma perché? Cos'è che può trasformare la nostra fragilità in una grande forza? Credo che sia proprio la relazione con il Signore. Perché? Perché il Vangelo ci dà questo suggerimento, proprio per non lasciarci ingannare. Dice che a un certo punto anche loro, i discepoli, sarebbero stati perseguitati, addirittura sarebbero stati portati davanti a governatori e re a causa sua, e alcuni sarebbero stati messi anche a morte. <br />Ma la cosa a cui loro devono stare attenti, da non fare, è prepararsi una difesa, perché sennò si dovrebbero difendere da soli. Che cosa gli propone Gesù? Mettetevi dunque in mente, o caccialo ben in testa, non dimenticare questa cosa: non preparare prima la difesa. Io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. <br />Questo è uno dei motivi per cui lo Spirito Santo viene chiamato Spirito Paraclito, che vuol dire consolatore, avvocato, difensore, colui che sta presso di te ma per dire le cose che Dio stesso dice. Allora, se ci vogliamo difendere da soli non dobbiamo stare in questa relazione, ma la nostra forza è proprio la relazione con Cristo, per cui lo Spirito, se tu sei in relazione con Lui, e vedete che la preghiera non fa altro che rimetterci continuamente in un dialogo, rimetterci alla presenza davanti al volto di Dio, perché l'amore con cui Lui ama ci dia l'energia, ci suggerisca il modo, ci dia parole, gesti, la concretezza della nostra vita. Se parte dalla relazione, bene, in questa relazione lo ritroviamo, se non parte dalla relazione con Lui ma pensi tu a difenderti, è fatta. <br />Pensate, tutte le volte che ci vogliamo difendere perché abbiamo delle buone argomentazioni, davanti alla violenza dell'altro ci viene da rispondere con altrettanta violenza e diventa guerra tra poveri, poveri di spirito, poveri d'amore. Nel momento in cui è proprio Gesù stesso che lo ha fatto, lo ha vissuto e ce lo dice, il nostro dialogo è con Lui come Lui l'ha avuto con il Padre, non ci sono parole né di accusa né di vendetta, c'è una parola che ti rimette davanti alla verità. Per cui anche chi vuole perpetuare il male si trova a farlo in un modo sempre peggiore, sempre più invischiato con la menzogna, con la durezza e non c'è spazio d'amore. <br />Capite che questo ci dovrebbe un po' aiutare anche a essere più comunità, comunione di fratelli perché anziché cercare di avere ragione gli uni sugli altri possiamo diventare gli uni per gli altri. E questo cambia decisamente il nostro stare nella Chiesa, il nostro essere membra del Cristo, membra dello stesso corpo. Per cui in questi testi che sembrerebbero appunto parlarci di situazione catastrofica, situazioni di contraddizione, Gesù piuttosto dice no, sono una opportunità. <br />Mi piacerebbe dire la stessa cosa di quello che sta vivendo adesso la Chiesa. Sembra che ci siano sempre meno credenti, ci siano sempre situazioni più difficili, che la Chiesa insomma non vada tanto bene, è solo che abbiamo bisogno di ritrovare nella profondità del rapporto con Cristo chi siamo. Finché non vivremo dall'amore con cui siamo amati e nella certezza che questa è la nostra forza, questa è la nostra base, ma stiamo mettendo più le basi nella sicurezza economica, politica, sociale. <br />Guardate, peggio delle sabbie mobili! allora l'opportunità che stiamo vivendo adesso è rifondarci nell'amore con cui Cristo ci ama. Per cui oggi la Chiesa propone una giornata di riflessione sulla povertà, la <i>Domenica dei poveri</i> viene chiamata, che vuol dire di noi, i poveri non sono gli altri. Perché se penso alle beatitudini, la prima beatitudine è <i>beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli.</i> <br />Ci dovremmo molto rallegrare di questo, perché quanto allo spirito siamo tutti molto poveri, ma abbiamo la fortuna che c'è chi ci ama e ci riempie del suo spirito, è per questo che è nostro il Regno dei Cieli. Se invece stiamo fissando lo sguardo (su qualcosa) e ci costa di rinunciare a cose o a situazioni o al controllo, è chiaro che siamo davanti al burrone, è la fine. Sperimentiamo la fine, il finire di quelle certezze che erano la tua forza economica, politica, sociale, la giovinezza... Fra cent'anni qua dentro tutte facce nuove, per cui se non ci mettiamo in questa prospettiva il rischio è che cerchiamo soltanto di arrancare, di prolungare e di tenere stretto delle cose che tanto stanno già finendo. <br />La prospettiva in cui Gesù ci sta dicendo di stare qual è? Entra nella mia. Lui è il più povero di tutti, perché? Non ha niente per sé, è tutto dono. E sentiamo che questa può essere anche per noi una proposta consistente di vita. <br />Prova a vedere come in questi anni che vivi, la tua vera ricchezza è il cuore che tu puoi donare, perché tanto le cose ce le hai per un po' in prestito, ma le lasci tutte. Ciò che ti rimane sarà proprio l'amore con cui hai amato, perché è quello che diventa l'attualità dell'eternità. L'attualità perché l'amore è una partecipazione a quello che sarà per sempre la vita in Dio, questo è l'amore. <br />Quindi chiediamo al Signore che di questo ci aiuti ad acquistare consapevolezza, così si capisce meglio questa frase finale del Vangelo. Con la vostra perseveranza, ὑπομονῇ  è il termine greco, molto bello, che vuol dire la capacità di stare sotto, di rimanere sotto, un po' come l'incudine sotto i colpi del martello. Se appena dai due colpi l'incudine parte non serve a gran che, l'incudine ha questa capacità di rimanere sotto i colpi e di stare lì. <br />Quindi con la nostra perseveranza, il saper rimanere in questa condizione continuando ad amare, salverete la vostra vita, la salverete, cioè sentirai una partecipazione della tua vita a ciò che è eterno. La nostra anima ci convincerà, sentirà nel profondo quell'amore che la rende cara a Dio per sempre, quindi non la perdi, si realizza, si compie. E questo è il progetto a cui oggi il Signore ci sta chiamando, facciamoci quindi coraggio e forza di questa chiamata per poterlo scegliere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68593212</guid><pubDate>Sun, 16 Nov 2025 20:26:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68593212/domenica_16_11_25_33a.mp3" length="12988777" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Se non ascoltiamo bene il cuore del messaggio di oggi, rischieremo di pensare che anche il Signore è un disfattista, come tanti che sentiamo tutti i giorni. Invece la prospettiva è proprio il contrario. 
La prospettiva che ci propone Gesù è invece il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se non ascoltiamo bene il cuore del messaggio di oggi, rischieremo di pensare che anche il Signore è un disfattista, come tanti che sentiamo tutti i giorni. Invece la prospettiva è proprio il contrario. <br />La prospettiva che ci propone Gesù è invece il saper fissare lo sguardo su ciò che rimane e non su ciò che passa, nel senso di potersi appoggiare su ciò che è vero, è duraturo, anzi è eterno, anziché, scommettere la vita su ciò che ci sembra immediatamente il motivo della gioia ma finisce. Cerco di spiegarmi perché la prospettiva, anche quando guardavano il Tempio in quel momento, il Tempio costruito pare in 46 anni, un Tempio ricco di doni votivi, solido, fatto di bei blocchi di pietra, e Gesù dice che non sarebbe rimasta pietra su pietra, ma sarebbe stato distrutto. È un disfattista o dice una verità più profonda? Perché che cos'è che rimane per sempre, che cos'è di passaggio? Beh, potremmo dire che qui siamo tutti di passaggio e tutto è di passaggio. <br />Anche questa chiesa costruita, questa dal 46 al 49 in tre anni, non in 46 anni, è stata costruita perché quella che c'era prima era stata bombardata durante la guerra e si sono messi in un modo risoluto e hanno cercato di creare, per quello che era la comunità di San Lazzaro in quel tempo, un luogo adatto all'accoglienza. Adesso sarebbe un po’ piccolo, bisognerebbe farlo un po' più grande, però ringraziamo che è fatta, è questa, ce l'abbiamo. Ma potrebbe non esserci. <br />Cioè, la nostra fiducia e la nostra speranza non è fondata su queste pietre, ma su queste pietre, che siamo noi. Sul fatto che insieme ci riuniamo nel nome del Signore, sapendo che Lui è il motivo, è il principio agglomerante, unificante, lo Spirito mi veniva un termine catalizzatore. Avete presente che quando si fa un pavimento, per esempio, in marmo, ci vuole un elemento che riesca a unificare lo stucco in un modo che lo renda duro come il marmo. E si mette una piccola cosa, una componente chimica, che trasforma quello stucco, che di per sé è morbido, e lo rende duro come il marmo. Lo rende una cosa sola con Lui. Ho fatto un po' il muratore ai tempi, per cui me lo ricordo, l'ho fatto. <br />Ma perché? Cos'è che può trasformare la nostra fragilità in una grande forza? Credo che sia proprio la relazione con il Signore. Perché? Perché il Vangelo ci dà questo suggerimento, proprio per non lasciarci ingannare. Dice che a un certo punto anche loro, i discepoli, sarebbero stati perseguitati, addirittura sarebbero stati portati davanti a governatori e re a causa sua, e alcuni sarebbero stati messi anche a morte. <br />Ma la cosa a cui loro devono stare attenti, da non fare, è prepararsi una difesa, perché sennò si dovrebbero difendere da soli. Che cosa gli propone Gesù? Mettetevi dunque in mente, o caccialo ben in testa, non dimenticare questa cosa: non preparare prima la difesa. Io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. <br />Questo è uno dei motivi per cui lo Spirito Santo viene chiamato Spirito Paraclito, che vuol dire consolatore, avvocato, difensore, colui che sta presso di te ma per dire le cose che Dio stesso dice. Allora, se ci vogliamo difendere da soli non dobbiamo stare in questa relazione, ma la nostra forza è proprio la relazione con Cristo, per cui lo Spirito, se tu sei in relazione con Lui, e vedete che la preghiera non fa altro che rimetterci continuamente in un dialogo, rimetterci alla presenza davanti al volto di Dio, perché l'amore con cui Lui ama ci dia l'energia, ci suggerisca il modo, ci dia parole, gesti, la concretezza della nostra vita. Se parte dalla relazione, bene, in questa relazione lo ritroviamo, se non parte dalla relazione con Lui ma pensi tu a difenderti, è fatta. <br />Pensate, tutte le volte che ci vogliamo difendere perché abbiamo delle buone argomentazioni, davanti alla violenza dell'altro ci viene da rispondere con altrettanta violenza e diventa guerra tra poveri, poveri di spirito, poveri d'amore....]]></itunes:summary><itunes:duration>812</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Venerdì 14/11/25 - La vita cresce solo se la doniamo. Come i semi: se li conservi, non nascerà mai niente.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/venerdi-14-11-25-la-vita-cresce-solo-se-la-doniamo-come-i-semi-se-li-conservi-non-nascera-mai-niente--68570851</link><description><![CDATA[Mi verrebbe da dire che col libro della Sapienza, avete notato, si parla di una analogia. Per analogia delle cose belle che ci sono, quanto sarà bello, meraviglioso colui che le ha fatte. E come mai, dopo tanta bellezza vista e contemplata, pur avendo sapienza, avendo capacità, non ne hanno scoperto l'autore di tutte queste, ma si sono soltanto fermati alle creature, alcune adorandole? Però, attraverso questa analogia, cioè questo paragone, vorrei entrare dentro il Vangelo, perché, detta chiaramente, sono testi un po' scomodi, soprattutto quando si parla di morte. <br />Che uno viene preso e l'altro lasciato… è scomodo. Perché? Perché c'è una distinzione profonda che siamo invitati a riconoscere, e tutti noi ne abbiamo fatto esperienza tantissime volte. Qual è la distinzione? È quella per cui tu fai delle scelte, scegli una cosa e non ne scegli un'altra. <br />Se vivi sempre col rimorso di quello che non hai scelto, sei triste, sei sconsolato, sei morto, morto dentro.  Guardate invece la dinamicità. C'è un invito a considerare, a gustare la vita nella sua dinamicità, nella sua energia. <br />La vita è energia. Senti che c'è qualcosa dentro che spinge, a tutte le età. Mi verrebbe da dire, quando c’è un bambino piccolo che gira anche intorno ad un vecchietto, che può aver poche energie, il vecchietto si ringalluzzisce, si tira su. <br />Perché? Perché vede qualcosa che lo motiva. Allora se prendiamo sul serio questo invito ad essere vivi e non morti, sennò sui morti arrivano gli avvoltoi, come avete sentito, che cosa deve succedere dentro la nostra vita? L'espressione chiara è questa. Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà la manterrà viva. <br />Che significa? Potremmo impararlo dai semi. Se uno i semi li tiene nel cassetto, non portano frutto. Anche se tu ne hai pochi, mettili in terra, semina. <br />Cioè, l'invito è, se noi non viviamo, non ci spendiamo, se non siamo pronti a dare la vita, la vita la perdiamo. La perdiamo. Non la conserviamo, la perdiamo. <br />L'unico modo perché la vita possa crescere è darla. E per questo forse potremmo imparare perché Dio ha detto di essere amore, cioè dono di sé. Dio è così e ci invita a fare lo stesso, quindi ciascuno nella sua piccola parte, per quel poco che può fare, dai, dai la vita. <br />E in questo veramente senza voltarci indietro, senza rammarichi, senza lamentazioni, ma con la prontezza del sapere che dando la vita si porta frutto e si aiuta anche gli altri a portare frutto. Questo aiuterà anche un po' a scremare, sapete, alcune persone quando si vive così se ne vanno, si allontanano, perché non siamo controllabili, non siamo manipolabili. C'è qualcos'altro che prima di ogni altra cosa, non per niente, il Signore ha detto nel comandamento, di amare prima lui, con tutto il cuore, l'anima, la mente, le forze, e poi il prossimo. Solo così si impara a dare la vita e ad essere anche liberi da ogni manipolazione. Credo che questo ci renderà vivi della vita di Dio e gioiosi di poterla donare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68570851</guid><pubDate>Fri, 14 Nov 2025 18:30:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68570851/venerd_14_11_25_omelia.mp3" length="4486651" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi verrebbe da dire che col libro della Sapienza, avete notato, si parla di una analogia. Per analogia delle cose belle che ci sono, quanto sarà bello, meraviglioso colui che le ha fatte. E come mai, dopo tanta bellezza vista e contemplata, pur avendo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi verrebbe da dire che col libro della Sapienza, avete notato, si parla di una analogia. Per analogia delle cose belle che ci sono, quanto sarà bello, meraviglioso colui che le ha fatte. E come mai, dopo tanta bellezza vista e contemplata, pur avendo sapienza, avendo capacità, non ne hanno scoperto l'autore di tutte queste, ma si sono soltanto fermati alle creature, alcune adorandole? Però, attraverso questa analogia, cioè questo paragone, vorrei entrare dentro il Vangelo, perché, detta chiaramente, sono testi un po' scomodi, soprattutto quando si parla di morte. <br />Che uno viene preso e l'altro lasciato… è scomodo. Perché? Perché c'è una distinzione profonda che siamo invitati a riconoscere, e tutti noi ne abbiamo fatto esperienza tantissime volte. Qual è la distinzione? È quella per cui tu fai delle scelte, scegli una cosa e non ne scegli un'altra. <br />Se vivi sempre col rimorso di quello che non hai scelto, sei triste, sei sconsolato, sei morto, morto dentro.  Guardate invece la dinamicità. C'è un invito a considerare, a gustare la vita nella sua dinamicità, nella sua energia. <br />La vita è energia. Senti che c'è qualcosa dentro che spinge, a tutte le età. Mi verrebbe da dire, quando c’è un bambino piccolo che gira anche intorno ad un vecchietto, che può aver poche energie, il vecchietto si ringalluzzisce, si tira su. <br />Perché? Perché vede qualcosa che lo motiva. Allora se prendiamo sul serio questo invito ad essere vivi e non morti, sennò sui morti arrivano gli avvoltoi, come avete sentito, che cosa deve succedere dentro la nostra vita? L'espressione chiara è questa. Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà la manterrà viva. <br />Che significa? Potremmo impararlo dai semi. Se uno i semi li tiene nel cassetto, non portano frutto. Anche se tu ne hai pochi, mettili in terra, semina. <br />Cioè, l'invito è, se noi non viviamo, non ci spendiamo, se non siamo pronti a dare la vita, la vita la perdiamo. La perdiamo. Non la conserviamo, la perdiamo. <br />L'unico modo perché la vita possa crescere è darla. E per questo forse potremmo imparare perché Dio ha detto di essere amore, cioè dono di sé. Dio è così e ci invita a fare lo stesso, quindi ciascuno nella sua piccola parte, per quel poco che può fare, dai, dai la vita. <br />E in questo veramente senza voltarci indietro, senza rammarichi, senza lamentazioni, ma con la prontezza del sapere che dando la vita si porta frutto e si aiuta anche gli altri a portare frutto. Questo aiuterà anche un po' a scremare, sapete, alcune persone quando si vive così se ne vanno, si allontanano, perché non siamo controllabili, non siamo manipolabili. C'è qualcos'altro che prima di ogni altra cosa, non per niente, il Signore ha detto nel comandamento, di amare prima lui, con tutto il cuore, l'anima, la mente, le forze, e poi il prossimo. Solo così si impara a dare la vita e ad essere anche liberi da ogni manipolazione. Credo che questo ci renderà vivi della vita di Dio e gioiosi di poterla donare.]]></itunes:summary><itunes:duration>281</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovedì 13/11/25 - Non troverai Dio “là” o “qui”. Lo troverai quando ti sentirai amato, proprio lì dove sei.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovedi-13-11-25-non-troverai-dio-la-o-qui-lo-troverai-quando-ti-sentirai-amato-proprio-li-dove-sei--68558073</link><description><![CDATA[Avere la sapienza, lo spirito puro, santo, molteplice, unico, sottile, lo spirito d'amore di Dio, è quello che ti fa vedere il bello e il bene in tutte le cose. E credo che sia questa la prospettiva che vada tenuta proprio per entrare in questo brano del Vangelo. Perché prima dovrà attraversare la sua passione il figlio dell'uomo, per farci conoscere che neanche la volontà di eliminarlo ferma il suo amore per noi. <br />Questo è ciò che è accaduto, accade e accadrà sempre. Da lì impariamo a riconoscere che quell'amore è presente in tutto. Però è un amore che lo puoi riconoscere se lo hai conosciuto dentro di te. <br />Finché non ti senti amato e quindi accolto così come sei, anche con la tua miseria e il tuo peccato, come potrai riconoscerlo fuori se non l'hai conosciuto dentro di te? Allora, non sarà necessario andare chissà dove per incontrare il figlio dell'uomo. Ecco perché siamo stati avvisati. Eccolo qui, eccolo là, non andate, non credeteci. Cioè non sarà andando in certi posti particolari, dove c'è forse qualche rivelatore particolare della presenza di Dio. In realtà prepara il tuo cuore ad accoglierlo. Questo è il primo passo. (Ma a volte è vero che abbiamo bisogno di uscire curiosi dalla nostra quotidianità altrimenti non crediamo!) E allora dopo ti sarà evidente se c'è o non c'è: dipenderà da come il tuo cuore ha imparato a conoscerlo e a riconoscerlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68558073</guid><pubDate>Thu, 13 Nov 2025 21:05:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68558073/gioved_13_11_25_stefano.mp3" length="1957998" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Avere la sapienza, lo spirito puro, santo, molteplice, unico, sottile, lo spirito d'amore di Dio, è quello che ti fa vedere il bello e il bene in tutte le cose. E credo che sia questa la prospettiva che vada tenuta proprio per entrare in questo brano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avere la sapienza, lo spirito puro, santo, molteplice, unico, sottile, lo spirito d'amore di Dio, è quello che ti fa vedere il bello e il bene in tutte le cose. E credo che sia questa la prospettiva che vada tenuta proprio per entrare in questo brano del Vangelo. Perché prima dovrà attraversare la sua passione il figlio dell'uomo, per farci conoscere che neanche la volontà di eliminarlo ferma il suo amore per noi. <br />Questo è ciò che è accaduto, accade e accadrà sempre. Da lì impariamo a riconoscere che quell'amore è presente in tutto. Però è un amore che lo puoi riconoscere se lo hai conosciuto dentro di te. <br />Finché non ti senti amato e quindi accolto così come sei, anche con la tua miseria e il tuo peccato, come potrai riconoscerlo fuori se non l'hai conosciuto dentro di te? Allora, non sarà necessario andare chissà dove per incontrare il figlio dell'uomo. Ecco perché siamo stati avvisati. Eccolo qui, eccolo là, non andate, non credeteci. Cioè non sarà andando in certi posti particolari, dove c'è forse qualche rivelatore particolare della presenza di Dio. In realtà prepara il tuo cuore ad accoglierlo. Questo è il primo passo. (Ma a volte è vero che abbiamo bisogno di uscire curiosi dalla nostra quotidianità altrimenti non crediamo!) E allora dopo ti sarà evidente se c'è o non c'è: dipenderà da come il tuo cuore ha imparato a conoscerlo e a riconoscerlo.]]></itunes:summary><itunes:duration>123</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il miracolo ti accade mentre cammini. Non serve avere tutto chiaro per iniziare a credere, parti e poi torna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-miracolo-ti-accade-mentre-cammini-non-serve-avere-tutto-chiaro-per-iniziare-a-credere-parti-e-poi-torna--68543185</link><description><![CDATA[Gesù continua il cammino verso Gerusalemme, la storia della salvezza continua, perché il Signore continua a passare nella vita di tante persone. E lì trova dieci lebbrosi alla porta di questa città, che vuol dire la pienezza (dieci) di chi è escluso dalla comunione con gli altri, chi è consapevole della propria miseria, della propria condizione mortale e, in questa condizione, cosa fa? Grida a Gesù ad alta voce, abbi pietà di noi, Gesù Maestro. E credo che questo gridare, se volete, è anche il nostro Kyrie Eleison, cioè l'implorare la misericordia.Il Signore qui dà una parola su cui vivere, camminare, perché li invia dai sacerdoti, c'è un adempimento della legge da fare, devono andare a far constatare che sono stati risanati e loro credono che sarebbe successo, quindi si incamminano.<br />Mentre si incamminano, effettivamente accade, e uno ritorna da Gesù vedendosi guarito, dice il testo. Se volete, forse potrebbe somigliare un po' alle nostre percentuali, forse molti sono cristiani, si dicono cristiani, però di fatto il tornare da Gesù rendendo gloria a Dio, che non è soltanto l'andare a messa, è l'andare nel rapporto con il Signore in una profondità diversa che ti cambia la vita e infatti solo Lui riceverà questa parola da Gesù, perché è tornato da Lui, alzati e va, la tua fede ti ha salvato, non sei soltanto guarito, sei salvato. Allora anche noi mettiamoci realmente in questa disponibilità del cuore del tornare a Gesù, di andarlo a ringraziare delle cose che ci capitano nella vita, andare da Lui, supplicare, ringraziare, lodare, credo che da lì parta l'esperienza della salvezza e gliela chiediamo.Gesù continua il cammino verso Gerusalemme, la storia della salvezza continua, perché il Signore continua a passare nella vita di tante persone. E lì trova dieci lebbrosi alla porta di questa città, che vuol dire la pienezza (dieci) di chi è escluso dalla comunione con gli altri, chi è consapevole della propria miseria, della propria condizione mortale e, in questa condizione, cosa fa? Grida a Gesù ad alta voce, abbi pietà di noi, Gesù Maestro. E credo che questo gridare, se volete, è anche il nostro Kyrie Eleison, cioè l'implorare la misericordia.Il Signore qui dà una parola su cui vivere, camminare, perché li invia dai sacerdoti, c'è un adempimento della legge da fare, devono andare a far constatare che sono stati risanati e loro credono che sarebbe successo, quindi si incamminano.<br />Mentre si incamminano, effettivamente accade, e uno ritorna da Gesù vedendosi guarito, dice il testo. Se volete, forse potrebbe somigliare un po' alle nostre percentuali, forse molti sono cristiani, si dicono cristiani, però di fatto il tornare da Gesù rendendo gloria a Dio, che non è soltanto l'andare a messa, è l'andare nel rapporto con il Signore in una profondità diversa che ti cambia la vita e infatti solo Lui riceverà questa parola da Gesù, perché è tornato da Lui, alzati e va, la tua fede ti ha salvato, non sei soltanto guarito, sei salvato. Allora anche noi mettiamoci realmente in questa disponibilità del cuore del tornare a Gesù, di andarlo a ringraziare delle cose che ci capitano nella vita, andare da Lui, supplicare, ringraziare, lodare, credo che da lì parta l'esperienza della salvezza e gliela chiediamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68543185</guid><pubDate>Wed, 12 Nov 2025 19:58:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68543185/mercoled_12_11_25_omelia_stefano.mp3" length="2236777" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Gesù continua il cammino verso Gerusalemme, la storia della salvezza continua, perché il Signore continua a passare nella vita di tante persone. E lì trova dieci lebbrosi alla porta di questa città, che vuol dire la pienezza (dieci) di chi è escluso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gesù continua il cammino verso Gerusalemme, la storia della salvezza continua, perché il Signore continua a passare nella vita di tante persone. E lì trova dieci lebbrosi alla porta di questa città, che vuol dire la pienezza (dieci) di chi è escluso dalla comunione con gli altri, chi è consapevole della propria miseria, della propria condizione mortale e, in questa condizione, cosa fa? Grida a Gesù ad alta voce, abbi pietà di noi, Gesù Maestro. E credo che questo gridare, se volete, è anche il nostro Kyrie Eleison, cioè l'implorare la misericordia.Il Signore qui dà una parola su cui vivere, camminare, perché li invia dai sacerdoti, c'è un adempimento della legge da fare, devono andare a far constatare che sono stati risanati e loro credono che sarebbe successo, quindi si incamminano.<br />Mentre si incamminano, effettivamente accade, e uno ritorna da Gesù vedendosi guarito, dice il testo. Se volete, forse potrebbe somigliare un po' alle nostre percentuali, forse molti sono cristiani, si dicono cristiani, però di fatto il tornare da Gesù rendendo gloria a Dio, che non è soltanto l'andare a messa, è l'andare nel rapporto con il Signore in una profondità diversa che ti cambia la vita e infatti solo Lui riceverà questa parola da Gesù, perché è tornato da Lui, alzati e va, la tua fede ti ha salvato, non sei soltanto guarito, sei salvato. Allora anche noi mettiamoci realmente in questa disponibilità del cuore del tornare a Gesù, di andarlo a ringraziare delle cose che ci capitano nella vita, andare da Lui, supplicare, ringraziare, lodare, credo che da lì parta l'esperienza della salvezza e gliela chiediamo.Gesù continua il cammino verso Gerusalemme, la storia della salvezza continua, perché il Signore continua a passare nella vita di tante persone. E lì trova dieci lebbrosi alla porta di questa città, che vuol dire la pienezza (dieci) di chi è escluso dalla comunione con gli altri, chi è consapevole della propria miseria, della propria condizione mortale e, in questa condizione, cosa fa? Grida a Gesù ad alta voce, abbi pietà di noi, Gesù Maestro. E credo che questo gridare, se volete, è anche il nostro Kyrie Eleison, cioè l'implorare la misericordia.Il Signore qui dà una parola su cui vivere, camminare, perché li invia dai sacerdoti, c'è un adempimento della legge da fare, devono andare a far constatare che sono stati risanati e loro credono che sarebbe successo, quindi si incamminano.<br />Mentre si incamminano, effettivamente accade, e uno ritorna da Gesù vedendosi guarito, dice il testo. Se volete, forse potrebbe somigliare un po' alle nostre percentuali, forse molti sono cristiani, si dicono cristiani, però di fatto il tornare da Gesù rendendo gloria a Dio, che non è soltanto l'andare a messa, è l'andare nel rapporto con il Signore in una profondità diversa che ti cambia la vita e infatti solo Lui riceverà questa parola da Gesù, perché è tornato da Lui, alzati e va, la tua fede ti ha salvato, non sei soltanto guarito, sei salvato. Allora anche noi mettiamoci realmente in questa disponibilità del cuore del tornare a Gesù, di andarlo a ringraziare delle cose che ci capitano nella vita, andare da Lui, supplicare, ringraziare, lodare, credo che da lì parta l'esperienza della salvezza e gliela chiediamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>140</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martedì 11-11-25 Ci sono vivi che sono già morti. E morti che vivono pienamente. Dipende solo da cosa fa battere il cuore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martedi-11-11-25-ci-sono-vivi-che-sono-gia-morti-e-morti-che-vivono-pienamente-dipende-solo-da-cosa-fa-battere-il-cuore--68527292</link><description><![CDATA[La creazione che troviamo oggi nel Libro della Sapienza, parla delle anime dei giusti che stanno subendo una sorte diversa da quella che noi vorremmo, cioè, pare che ci sia una incorruttibilità che non riguarda semplicemente la vita o la morte biologica. Anche qui in mezzo a noi, ci potrebbero essere delle persone vive e delle persone morte, dove? Nel cuore, nella capacità di amare, nella capacità di mettersi in gioco, vivi o morti, da che cosa dipende? Quello che tocca il nostro cuore: cos'è che ci rende vivi o morti?  Se la nostra vita sta seguendo la stessa vita che in Cristo abbiamo conosciuto, cioè una vita d'amore che si mette a servizio, tanto da subire anche la stessa sorte di Gesù, sentite queste parole, anche se gli occhi degli uomini subiscono castighi -ma mi sembra che anche il Cristo non abbia subito una bella sorte umanamente- la loro speranza resta piena di immortalità. Come uniamo la nostra vita a quella del Cristo oggi?  Forse noi cerchiamo sempre le cose più comode, non è detto che siano le più vere, le più giuste, e in questo forse troveremo una grande unità con questo brano del Vangelo, dove viene posto sotto la lente di ingrandimento questo servo che rientra dal lavoro e che anziché mettersi a tavola, perché ormai è giusto che anche lui si riposi e mangi, dice no, fai il servo, cioè cingiti la veste e servimi, dopo mangerai e berrai anche tu. <br />Istintivamente ci viene a dire non è giusto.  Allora vorrei porlo proprio nella prospettiva con cui stiamo vivendo la vita cristiana.  Quale Cristo stiamo servendo? Il Cristo che ama? Il Cristo che è sempre pronto ad accogliere e perdonare? Oppure abbiamo un'idea del Cristo diversa? Quello che vuole essere riverito, omaggiato, ma non mi sembra che questi sia il Cristo che abbiamo conosciuto dalle Scritture. <br />Allora, se volete, proviamo a fare un passo avanti e cioè, siccome è un po' antipatica questa espressione finale, cioè dire siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare.  Dire inutile, a qualcuno di voi piace essere inutile? Direi di no, non è istintivamente bello. Però letteralmente cosa vuol dire inutile? Senza utile, cioè che non faccio questo perché tu mi paghi, lo faccio perché c'è un amore che mi spinge a farlo. La vita cristiana non è mettersi a servizio sperando in una mercede, cioè in un pagamento. <br />La vita cristiana dovrebbe proprio scaturire dall'amore con cui ci sentiamo amati da Dio e lui lo fa sempre con grande generosità, gratuitamente. Tant'è che nel momento in cui così siamo disposti ad amare, sentiremo che la vera ricompensa sta proprio nell'amare come Cristo ama. Quell'amore lì che è gratuito, è libero e liberante. <br />Non costringe nessuno l'amore con cui ami, sei tu che lo fai spontaneamente, non cerchi niente come contraccambio. Credo che questo ci aiuti a capire perché è proprio lo stesso amore con cui Cristo è venuto ad amarci. Non doveva riscattare, nel senso pagare qualcuno, a chi poi? Al diavolo pagare il nostro riscatto? Mi sembra che non sia molto luminosa come espressione. <br />Al diavolo non deve proprio niente. Il fatto che il Cristo doni la vita per amore è dipinto molto bene in un brano della Lettera ai Colossesi da San Paolo, dice che lui è il capocoro, è il primo, è quello che apre la strada a quelli che imparando da lui vivranno con amore, con generosità e gratuitamente. È il primo che entra nel Regno e ci insegna da adesso ad entrare così nel Regno dei Cieli. <br />Quindi non aspettiamo di dover morire biologicamente per scoprirlo, è meglio scoprirlo adesso e renderne grazie.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68527292</guid><pubDate>Tue, 11 Nov 2025 20:02:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68527292/marted_11_11_25_omelia.mp3" length="5402818" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La creazione che troviamo oggi nel Libro della Sapienza, parla delle anime dei giusti che stanno subendo una sorte diversa da quella che noi vorremmo, cioè, pare che ci sia una incorruttibilità che non riguarda semplicemente la vita o la morte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La creazione che troviamo oggi nel Libro della Sapienza, parla delle anime dei giusti che stanno subendo una sorte diversa da quella che noi vorremmo, cioè, pare che ci sia una incorruttibilità che non riguarda semplicemente la vita o la morte biologica. Anche qui in mezzo a noi, ci potrebbero essere delle persone vive e delle persone morte, dove? Nel cuore, nella capacità di amare, nella capacità di mettersi in gioco, vivi o morti, da che cosa dipende? Quello che tocca il nostro cuore: cos'è che ci rende vivi o morti?  Se la nostra vita sta seguendo la stessa vita che in Cristo abbiamo conosciuto, cioè una vita d'amore che si mette a servizio, tanto da subire anche la stessa sorte di Gesù, sentite queste parole, anche se gli occhi degli uomini subiscono castighi -ma mi sembra che anche il Cristo non abbia subito una bella sorte umanamente- la loro speranza resta piena di immortalità. Come uniamo la nostra vita a quella del Cristo oggi?  Forse noi cerchiamo sempre le cose più comode, non è detto che siano le più vere, le più giuste, e in questo forse troveremo una grande unità con questo brano del Vangelo, dove viene posto sotto la lente di ingrandimento questo servo che rientra dal lavoro e che anziché mettersi a tavola, perché ormai è giusto che anche lui si riposi e mangi, dice no, fai il servo, cioè cingiti la veste e servimi, dopo mangerai e berrai anche tu. <br />Istintivamente ci viene a dire non è giusto.  Allora vorrei porlo proprio nella prospettiva con cui stiamo vivendo la vita cristiana.  Quale Cristo stiamo servendo? Il Cristo che ama? Il Cristo che è sempre pronto ad accogliere e perdonare? Oppure abbiamo un'idea del Cristo diversa? Quello che vuole essere riverito, omaggiato, ma non mi sembra che questi sia il Cristo che abbiamo conosciuto dalle Scritture. <br />Allora, se volete, proviamo a fare un passo avanti e cioè, siccome è un po' antipatica questa espressione finale, cioè dire siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare.  Dire inutile, a qualcuno di voi piace essere inutile? Direi di no, non è istintivamente bello. Però letteralmente cosa vuol dire inutile? Senza utile, cioè che non faccio questo perché tu mi paghi, lo faccio perché c'è un amore che mi spinge a farlo. La vita cristiana non è mettersi a servizio sperando in una mercede, cioè in un pagamento. <br />La vita cristiana dovrebbe proprio scaturire dall'amore con cui ci sentiamo amati da Dio e lui lo fa sempre con grande generosità, gratuitamente. Tant'è che nel momento in cui così siamo disposti ad amare, sentiremo che la vera ricompensa sta proprio nell'amare come Cristo ama. Quell'amore lì che è gratuito, è libero e liberante. <br />Non costringe nessuno l'amore con cui ami, sei tu che lo fai spontaneamente, non cerchi niente come contraccambio. Credo che questo ci aiuti a capire perché è proprio lo stesso amore con cui Cristo è venuto ad amarci. Non doveva riscattare, nel senso pagare qualcuno, a chi poi? Al diavolo pagare il nostro riscatto? Mi sembra che non sia molto luminosa come espressione. <br />Al diavolo non deve proprio niente. Il fatto che il Cristo doni la vita per amore è dipinto molto bene in un brano della Lettera ai Colossesi da San Paolo, dice che lui è il capocoro, è il primo, è quello che apre la strada a quelli che imparando da lui vivranno con amore, con generosità e gratuitamente. È il primo che entra nel Regno e ci insegna da adesso ad entrare così nel Regno dei Cieli. <br />Quindi non aspettiamo di dover morire biologicamente per scoprirlo, è meglio scoprirlo adesso e renderne grazie.]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Domenica 9-11-25 Vuoi Cristo nei tuoi pensieri, che possa toccarli, purificarli, e far germogliare vita nuova?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/domenica-9-11-25-vuoi-cristo-nei-tuoi-pensieri-che-possa-toccarli-purificarli-e-far-germogliare-vita-nuova--68486847</link><description><![CDATA[La liturgia di oggi ha una grandissima forza, però ci tengo a distinguerla dall'arrabbiatura. Perché uno potrebbe ascoltare il Vangelo di oggi e pensare, vedi, anche Gesù si arrabbiava, quindi mi posso arrabbiare pure io. Di che? Arrabbiarsi di che? Perché spesso ci arrabbiamo per cose minime.<br />Ma guardate bene perché c'è una grande unità oggi nelle letture. Chiaramente fanno un po' perno sulla parola tempio, il tempio. Abbiamo ascoltato Ezechiele, questo fiume d'acqua che esce dal lato destro del tempio, che prima era un rubinetto aperto, dopo diventa un fiume.<br />E qui c'è una prima rivelazione profetica. Poi quelle espressioni forti di San Paolo nella Prima Lettera ai Corinti, perché lo dice chiaramente che siamo noi il tempio, tempio di Dio. Anzi, poi specifica, non sapete che siete tempio di Dio e che lo spirito di Dio abita in voi.<br />Poi arriva a dire una cosa che spero faccia un po' impressione, poi magari cercheremo di capirla. Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui, perché santo è il tempio di Dio che siete voi. Dai, un po' di paura la mette, eh! Perché ti devi rendere conto che con certi modi di fare ti metti contro Dio.<br />E di questo non siamo consapevoli, facendo dei macelli. Allora ecco il segno profetico di Gesù, che non è che gli sono girati i cinque minuti, ma fa un segno profetico fondamentale. Siamo ancora all'inizio del Vangelo di Giovanni, siamo nel capitolo secondo.<br />Giovanni ha 21 capitoli, e nel parlarci della rivelazione che abbiamo in Cristo, poco prima di questo testo aveva parlato delle nozze di Cana, il primo dei segni che Gesù alle nozze trasforma l'acqua in vino, lo ricorderete spero. Ma poco dopo della trasformazione dell'acqua in vino, quindi il passaggio dalla legge alla bellezza, alla gioia, le nozze diventano il segno di come lo spirito trasforma tutto in una nuzialità con Dio, fa subito il segno della purificazione del Tempio.<br />Quindi non è che si era svegliato storto quella mattina, per capirci. Il senso è questo. Parla del Tempio che verrà distrutto e riedificato, e lo prendono quasi in giro, tu lo fai in tre giorni, ma è stato fatto in 46 anni quel Tempio.<br />Ma lui parlava del Tempio del suo corpo. Allora, non dimentichiamo i vari passaggi che anche attraverso l'ascolto della parola, e se volete lo sviluppo, la traduzione teologica anche di tutta la vita cristiana, noi nel battesimo diventiamo membra del corpo di Cristo, tutti noi. Ogni volta che noi attentiamo a quest'unità, all'unità del corpo di Cristo che è la Chiesa, noi ci mettiamo contro di lui.<br />Questo ci dovrebbe far tremare le vene nei polsi. Cioè, ma mi rendo conto che quando faccio, dico, penso, ad un'azione di prevaricazione, di esclusione, io ho a che fare con Dio, il suo corpo. Quando noi lo facciamo verso qualcuno perché ci è antipatico, se me la prendo con lei perché mi è antipatica (lei ride perché sa che non è vero) però nel momento in cui io mi metto contro, semplicemente per una simpatia o antipatia, che cosa sto facendo? Posso creare una divisione.<br />Ma divisione da che? Una divisione da me o dal corpo di Cristo che è la Chiesa? Noi non ci rendiamo conto perché spesso, noi andiamo a confessarci delle cose che non abbiamo fatto, non ho bestemmiato, sono sempre andato a messa, dici quello va bene, cioè, meno male, ma ti sei reso conto di che cosa hai fatto al corpo di Cristo in questo tempo? L'hai edificato nella comunione, l'hai onorato? hai vissuto nella carità? Qual è il comando fondamentale che Dio ci ha dato? Ama Dio, ama il prossimo. Benissimo, cosa vuol dire? Uno potrebbe pensare, il prossimo, siccome questo prossimo qui non mi piace, vado al prossimo, quest'altro non mi piace, vado al prossimo! No, no, il prossimo è chi ti è vicino, cfr. Latino proximus, vuol dire il vicino, con chiunque tu abbia a che fare. Allora, quando noi facciamo di questa festa che è la dedicazione della Cattedrale di San Giovanni in Laterano una festa universale, perché attraverso l'insegnamento del Papa, che ha come cattedra, come luogo di insegnamento la Chiesa di San Giovanni in Laterano, in ogni chiesa si può festeggiare, attenzione, quell'unità che viene dall'amore con cui Dio ci ama. Lui ama ciascuno, tutti e ciascuno, nessuno escluso.<br />Qualcuno si esclude da solo, qualcuno esclude gli altri. Allora dice calma. E ci tengo a dirlo perché nella Lettera ai Corinti a un certo punto c'è uno della comunità che fa una roba assurda, è un caso di incesto, allora dice, questa persona che tutti conoscete adesso escludetela dalla comunione.<br />Perché? Perché si renda conto del male che sta facendo. Escludetela, è una scomunica, escludetela dalla comunione. Sinché non cambi, una volta che ora ha cambiato la riaccoglieremo.<br />Intanto stia fuori, perché se non fai un gesto chiaro, e guardate che questa è una via terapeutica, cioè di cura, la Chiesa ogni tanto la fa questa cura, perché? Perché c'è qualche cellula un po' impazzita, è successo anche ad alcuni vescovi, per cui tenetene conto, qualche cellula un po' impazzita che rischia di compromettere la comunione, l'unità del corpo di Cristo che è la Chiesa. In quei casi dice, bene, il Papa sovrintende anche in questo, dice, bene, questa persona sia interdetta a divinis, sia scomunicata, finché non cambia. Ma ci rendiamo conto dell'importanza di questo solo se guardiamo la comunione, l'unità.<br />La scomunica, cioè quello che toglie la comunione, non è per antipatia o simpatia, è una via terapeutica per l'unità. Per questo il Signore Gesù viene nel Tempio e fa questo trambusto, perché è come se dicesse, siccome tu sei Tempio di Dio, io sono pronto a entrare nella tua vita dove vuoi e dove non vuoi all'inizio, perché fa male in certe situazioni, perché noi siamo attaccati ai nostri pensieri, eh? I nostri pensieri sono come dei figli primogeniti, quindi ce li accarezziamo, ce li custodiamo, li coccoliamo. E il Signore invece viene lì e dice, questo non va bene.<br />Zac! Ah! E lì noi scancheriamo anche contro il Signore certe volte. Allora cosa fa? Se lo fai entrare, se gli permetti di entrare nella tua vita, Lui la purifica, come qui purifica il Tempio. Quindi ciascuno di noi faccia qualche passaggio interessante, non faccia semplicemente l'osservanza generale dei comandamenti, quelli che insomma ti tieni così nel generico che non ti cambia assolutamente niente.<br />Lascia che entri nella tua vita, tocchi i tuoi pensieri e i sentimenti, li purifichi e lì vedrai come germoglia vita nuova. E lo dice anche in un altro brano, il capitolo 15 di Giovanni, quando parla della vite e dei tralci, che dice, ciò che è secco lo taglia e ciò che porta frutto lo pota perché porti più frutto, lo pota. Capite allora che ci sono delle cose che non, vieni qua, ci penso io.<br />Tanto tu non sei capace di farlo da solo, ci penso io. Basta che tu accolga Cristo nella tua vita. Ed è quello che chiediamo anche oggi al Signore, vieni Signore nel tuo Tempio, nella tua Chiesa, in ciascuno di noi, vieni a purificarci con la tua grazia e la nostra vita risplenderà della tua presenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68486847</guid><pubDate>Sun, 09 Nov 2025 18:19:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68486847/domenica_9_11_25_dedic_lateran.mp3" length="10480604" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La liturgia di oggi ha una grandissima forza, però ci tengo a distinguerla dall'arrabbiatura. Perché uno potrebbe ascoltare il Vangelo di oggi e pensare, vedi, anche Gesù si arrabbiava, quindi mi posso arrabbiare pure io. Di che? Arrabbiarsi di che?...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La liturgia di oggi ha una grandissima forza, però ci tengo a distinguerla dall'arrabbiatura. Perché uno potrebbe ascoltare il Vangelo di oggi e pensare, vedi, anche Gesù si arrabbiava, quindi mi posso arrabbiare pure io. Di che? Arrabbiarsi di che? Perché spesso ci arrabbiamo per cose minime.<br />Ma guardate bene perché c'è una grande unità oggi nelle letture. Chiaramente fanno un po' perno sulla parola tempio, il tempio. Abbiamo ascoltato Ezechiele, questo fiume d'acqua che esce dal lato destro del tempio, che prima era un rubinetto aperto, dopo diventa un fiume.<br />E qui c'è una prima rivelazione profetica. Poi quelle espressioni forti di San Paolo nella Prima Lettera ai Corinti, perché lo dice chiaramente che siamo noi il tempio, tempio di Dio. Anzi, poi specifica, non sapete che siete tempio di Dio e che lo spirito di Dio abita in voi.<br />Poi arriva a dire una cosa che spero faccia un po' impressione, poi magari cercheremo di capirla. Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui, perché santo è il tempio di Dio che siete voi. Dai, un po' di paura la mette, eh! Perché ti devi rendere conto che con certi modi di fare ti metti contro Dio.<br />E di questo non siamo consapevoli, facendo dei macelli. Allora ecco il segno profetico di Gesù, che non è che gli sono girati i cinque minuti, ma fa un segno profetico fondamentale. Siamo ancora all'inizio del Vangelo di Giovanni, siamo nel capitolo secondo.<br />Giovanni ha 21 capitoli, e nel parlarci della rivelazione che abbiamo in Cristo, poco prima di questo testo aveva parlato delle nozze di Cana, il primo dei segni che Gesù alle nozze trasforma l'acqua in vino, lo ricorderete spero. Ma poco dopo della trasformazione dell'acqua in vino, quindi il passaggio dalla legge alla bellezza, alla gioia, le nozze diventano il segno di come lo spirito trasforma tutto in una nuzialità con Dio, fa subito il segno della purificazione del Tempio.<br />Quindi non è che si era svegliato storto quella mattina, per capirci. Il senso è questo. Parla del Tempio che verrà distrutto e riedificato, e lo prendono quasi in giro, tu lo fai in tre giorni, ma è stato fatto in 46 anni quel Tempio.<br />Ma lui parlava del Tempio del suo corpo. Allora, non dimentichiamo i vari passaggi che anche attraverso l'ascolto della parola, e se volete lo sviluppo, la traduzione teologica anche di tutta la vita cristiana, noi nel battesimo diventiamo membra del corpo di Cristo, tutti noi. Ogni volta che noi attentiamo a quest'unità, all'unità del corpo di Cristo che è la Chiesa, noi ci mettiamo contro di lui.<br />Questo ci dovrebbe far tremare le vene nei polsi. Cioè, ma mi rendo conto che quando faccio, dico, penso, ad un'azione di prevaricazione, di esclusione, io ho a che fare con Dio, il suo corpo. Quando noi lo facciamo verso qualcuno perché ci è antipatico, se me la prendo con lei perché mi è antipatica (lei ride perché sa che non è vero) però nel momento in cui io mi metto contro, semplicemente per una simpatia o antipatia, che cosa sto facendo? Posso creare una divisione.<br />Ma divisione da che? Una divisione da me o dal corpo di Cristo che è la Chiesa? Noi non ci rendiamo conto perché spesso, noi andiamo a confessarci delle cose che non abbiamo fatto, non ho bestemmiato, sono sempre andato a messa, dici quello va bene, cioè, meno male, ma ti sei reso conto di che cosa hai fatto al corpo di Cristo in questo tempo? L'hai edificato nella comunione, l'hai onorato? hai vissuto nella carità? Qual è il comando fondamentale che Dio ci ha dato? Ama Dio, ama il prossimo. Benissimo, cosa vuol dire? Uno potrebbe pensare, il prossimo, siccome questo prossimo qui non mi piace, vado al prossimo, quest'altro non mi piace, vado al prossimo! No, no, il prossimo è chi ti è vicino, cfr. 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La fede di Giorgia era un po' spigolosa, non era accomodante, le cose le viveva di impatto, di fronte, e questo Vangelo che credo non sia semplice, ci dà un'opportunità, innanzitutto perché tutti possiamo considerarci simili a questo amministratore “disonesto”. Se veniamo misurati per quello che siamo, per quello che diciamo e facciamo, alla fine in qualcosa sicuramente siamo mancanti e arriva il momento della verità. <br />Che cosa facciamo? Siamo tutti a tempo, c'è un passaggio da compiere, sappiamo che il nostro tempo si fa breve, finisce. A quel punto possiamo diventare scaltri, sentite che c'è una lode, non so se voi siete stati mai fregati, e se dopo avete ringraziato chi vi ha fregato, io no, ma la lode verso questo amministratore disonesto è perché è stato <i>scaltro</i>, sveglio, perché? Credo e spero che questa possa diventare anche una caratteristica di tutti noi cristiani, perché conoscere com'è il cuore di Dio e riuscire già adesso a mettere in pratica alcune cose che sono secondo la sua logica, credo che sia una grande furbizia, una scaltrezza importante. Giovanni (il figlio) ha ricordato come Giorgia diceva il Rosario, aveva trovato in quello una strada preferenziale, era una sua forza. <br />E qual è una forza che qui possiamo scoprire anche nel rapporto con il Signore? Che lui ha il cuore misericordioso, quindi la scaltrezza di quest'uomo è perdonare i debiti verso il suo padrone, non erano verso di lui, erano verso il suo padrone. Alla fine guardate che tutti i nostri motivi di mancanza ricadono sempre su Dio, sempre, tant'è che noi li portiamo anche nell'Eucarestia e li offriamo, chiediamo il perdono dei peccati, chiediamo grazia e ritorniamo lì dove sappiamo che il Signore non manca mai, cioè la sua fedeltà, un amore fedele che è sempre pronto a perdonare, come il cuore di un padre o di una madre. Allora oggi questa lode spero che possa aiutarci a fare i conti con quanti debiti possiamo rimettere, cose che magari ci sono rimaste un po' qui, però secondo l'intelligenza di Dio, quella che lui ci dà è che il rimettere, il perdonare, il condonare, il non avere quei rospi che non vanno nessuno giù, ecco questo è un momento di grazia. <br />Di Giorgia si possono dire forse tante cose, sicuramente non c'è qualche cosa che le è rimasta non detta, quello che pensava lo diceva tutto e senza sconti, proprio pari. Allora questa franchezza è una risorsa, a volte se ne sente un po' il peso, però è una grande risorsa e credo che il Vangelo di oggi abbia questa espressione franca, chiara. Se impari anche tu a fare come questo amministratore, a condonare i debiti, forse anche tu avrai chi ti dirà non soltanto grazie, perché quando ci sappiamo perdonare ci diamo vita, avrai chi ti saprà accogliere proprio perché hai acquistato un cuore nuovo, ma soprattutto avrai sempre le braccia del Padre che ti accolgono come un figlio prediletto, perché hai imparato da lui l'arte dell'amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68463267</guid><pubDate>Fri, 07 Nov 2025 16:09:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68463267/venerdi_7_11_25_omelia_esequie.mp3" length="4972738" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Mi fa piacere oggi poter celebrare il saluto a Giorgia con questo testo del Vangelo, perché rende tutto un po' più espressivo. La fede di Giorgia era un po' spigolosa, non era accomodante, le cose le viveva di impatto, di fronte, e questo Vangelo che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi fa piacere oggi poter celebrare il saluto a Giorgia con questo testo del Vangelo, perché rende tutto un po' più espressivo. La fede di Giorgia era un po' spigolosa, non era accomodante, le cose le viveva di impatto, di fronte, e questo Vangelo che credo non sia semplice, ci dà un'opportunità, innanzitutto perché tutti possiamo considerarci simili a questo amministratore “disonesto”. Se veniamo misurati per quello che siamo, per quello che diciamo e facciamo, alla fine in qualcosa sicuramente siamo mancanti e arriva il momento della verità. <br />Che cosa facciamo? Siamo tutti a tempo, c'è un passaggio da compiere, sappiamo che il nostro tempo si fa breve, finisce. A quel punto possiamo diventare scaltri, sentite che c'è una lode, non so se voi siete stati mai fregati, e se dopo avete ringraziato chi vi ha fregato, io no, ma la lode verso questo amministratore disonesto è perché è stato <i>scaltro</i>, sveglio, perché? Credo e spero che questa possa diventare anche una caratteristica di tutti noi cristiani, perché conoscere com'è il cuore di Dio e riuscire già adesso a mettere in pratica alcune cose che sono secondo la sua logica, credo che sia una grande furbizia, una scaltrezza importante. Giovanni (il figlio) ha ricordato come Giorgia diceva il Rosario, aveva trovato in quello una strada preferenziale, era una sua forza. <br />E qual è una forza che qui possiamo scoprire anche nel rapporto con il Signore? Che lui ha il cuore misericordioso, quindi la scaltrezza di quest'uomo è perdonare i debiti verso il suo padrone, non erano verso di lui, erano verso il suo padrone. Alla fine guardate che tutti i nostri motivi di mancanza ricadono sempre su Dio, sempre, tant'è che noi li portiamo anche nell'Eucarestia e li offriamo, chiediamo il perdono dei peccati, chiediamo grazia e ritorniamo lì dove sappiamo che il Signore non manca mai, cioè la sua fedeltà, un amore fedele che è sempre pronto a perdonare, come il cuore di un padre o di una madre. Allora oggi questa lode spero che possa aiutarci a fare i conti con quanti debiti possiamo rimettere, cose che magari ci sono rimaste un po' qui, però secondo l'intelligenza di Dio, quella che lui ci dà è che il rimettere, il perdonare, il condonare, il non avere quei rospi che non vanno nessuno giù, ecco questo è un momento di grazia. <br />Di Giorgia si possono dire forse tante cose, sicuramente non c'è qualche cosa che le è rimasta non detta, quello che pensava lo diceva tutto e senza sconti, proprio pari. Allora questa franchezza è una risorsa, a volte se ne sente un po' il peso, però è una grande risorsa e credo che il Vangelo di oggi abbia questa espressione franca, chiara. Se impari anche tu a fare come questo amministratore, a condonare i debiti, forse anche tu avrai chi ti dirà non soltanto grazie, perché quando ci sappiamo perdonare ci diamo vita, avrai chi ti saprà accogliere proprio perché hai acquistato un cuore nuovo, ma soprattutto avrai sempre le braccia del Padre che ti accolgono come un figlio prediletto, perché hai imparato da lui l'arte dell'amore.]]></itunes:summary><itunes:duration>311</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio non si arrende. Quando mi perdo, si mette in cammino. Ogni volta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-non-si-arrende-quando-mi-perdo-si-mette-in-cammino-ogni-volta--68451119</link><description><![CDATA[Stiamo nella rivelazione del cuore di Dio oggi. Abbiamo qualcosa di particolare sia nella lettera ai Romani, dove subito potremmo mettere in discussione se è proprio vero così. Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché siamo del Signore. <br />Quindi, se siamo del Signore, moriamo per Lui, viviamo per Lui. E qui forse ci sono già le prime criticità. Ma se è vero che <i>sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore</i>, se accettiamo questo, è proprio perché abbiamo conosciuto che Cristo è colui che è venuto proprio per riscattarci dalla condizione di lontananza, di solitudine, di essere, così vado dentro anche al Vangelo, ma sarebbe interessante dire tu perché giudichi il tuo fratello, ma questo sarebbe proprio il tema. <br />Ma il motivo, direi, performante di questo Vangelo è che Gesù dice queste parabole perché mentre qualcuno si avvicina e ascolta e vuole stare con lui, qualche altro invece soltanto critica e dice il problema è che <i>costui, accoglie i peccatori e mangia con loro</i>. E allora Gesù per questo dice queste parabole. E sono parabole che mettono in evidenza come il cuore di Dio è un cuore che sempre in cerca, è in cerca di una pecora su cento che si è perduta, di una moneta su dieci che si è perduta, poi la parabola subito dopo dei due figli, di uno che si è perduto come la pecora fuori di casa e l'altro che si è perduto come la moneta dentro casa. <br />Tutti persi, ma tutti cercati. Quindi è bello sentire che Dio ci cerca sempre e comunque perché ci siamo persi, abbiamo pensato che altro fosse il nostro bene, ci siamo allontanati da Lui, ma a volte ci siamo persi pur stando in chiesa andando a messa tutti i giorni forse e ci perdiamo nei nostri giudizi, nelle nostre critiche, nelle nostre permalosità, nel nostro orgoglio e ci perdiamo. E Dio cerca l'uno e l'altro, cerca tutti. <br />E pare che sia anche molto contento, non soltanto di cercarci, ma di vedere che in tanti momenti ci ritrova. E questo Vangelo è un <i>rallegratevi con me perché ho trovato</i> quello che si era perso. Rallegratevi con me. <br />Allora vorrei provare a rallegrarmi questa sera perché credo che in tante situazioni ciascuno di noi potrebbe aver colto di essersi perso molto lontano da Dio, sia perché ha seguito altre idee, sia perché un po' si è lamentato con Dio, come il figlio maggiore, perché non fa bene, il padre non fa bene ad accogliere chiunque. E invece vorrei rallegrarmi e ringraziare perché se qui c'è un ringraziamento è proprio perché ciascuno di noi possa ritrovare, dovunque si sia perso, la strada per tornare da lui con cuore nuovo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68451119</guid><pubDate>Thu, 06 Nov 2025 19:03:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68451119/giovedi_6_11_25_omelia_stefano.mp3" length="4642550" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Stiamo nella rivelazione del cuore di Dio oggi. Abbiamo qualcosa di particolare sia nella lettera ai Romani, dove subito potremmo mettere in discussione se è proprio vero così. Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Stiamo nella rivelazione del cuore di Dio oggi. Abbiamo qualcosa di particolare sia nella lettera ai Romani, dove subito potremmo mettere in discussione se è proprio vero così. Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché siamo del Signore. <br />Quindi, se siamo del Signore, moriamo per Lui, viviamo per Lui. E qui forse ci sono già le prime criticità. Ma se è vero che <i>sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore</i>, se accettiamo questo, è proprio perché abbiamo conosciuto che Cristo è colui che è venuto proprio per riscattarci dalla condizione di lontananza, di solitudine, di essere, così vado dentro anche al Vangelo, ma sarebbe interessante dire tu perché giudichi il tuo fratello, ma questo sarebbe proprio il tema. <br />Ma il motivo, direi, performante di questo Vangelo è che Gesù dice queste parabole perché mentre qualcuno si avvicina e ascolta e vuole stare con lui, qualche altro invece soltanto critica e dice il problema è che <i>costui, accoglie i peccatori e mangia con loro</i>. E allora Gesù per questo dice queste parabole. E sono parabole che mettono in evidenza come il cuore di Dio è un cuore che sempre in cerca, è in cerca di una pecora su cento che si è perduta, di una moneta su dieci che si è perduta, poi la parabola subito dopo dei due figli, di uno che si è perduto come la pecora fuori di casa e l'altro che si è perduto come la moneta dentro casa. <br />Tutti persi, ma tutti cercati. Quindi è bello sentire che Dio ci cerca sempre e comunque perché ci siamo persi, abbiamo pensato che altro fosse il nostro bene, ci siamo allontanati da Lui, ma a volte ci siamo persi pur stando in chiesa andando a messa tutti i giorni forse e ci perdiamo nei nostri giudizi, nelle nostre critiche, nelle nostre permalosità, nel nostro orgoglio e ci perdiamo. E Dio cerca l'uno e l'altro, cerca tutti. <br />E pare che sia anche molto contento, non soltanto di cercarci, ma di vedere che in tanti momenti ci ritrova. E questo Vangelo è un <i>rallegratevi con me perché ho trovato</i> quello che si era perso. Rallegratevi con me. <br />Allora vorrei provare a rallegrarmi questa sera perché credo che in tante situazioni ciascuno di noi potrebbe aver colto di essersi perso molto lontano da Dio, sia perché ha seguito altre idee, sia perché un po' si è lamentato con Dio, come il figlio maggiore, perché non fa bene, il padre non fa bene ad accogliere chiunque. E invece vorrei rallegrarmi e ringraziare perché se qui c'è un ringraziamento è proprio perché ciascuno di noi possa ritrovare, dovunque si sia perso, la strada per tornare da lui con cuore nuovo.]]></itunes:summary><itunes:duration>291</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amerai il tuo prossimo come te stesso comincia da un gesto piccolo: guardare l’altro.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amerai-il-tuo-prossimo-come-te-stesso-comincia-da-un-gesto-piccolo-guardare-l-altro--68435645</link><description><![CDATA[Sinceramente, dico subito, non avrei scelto questo testo di mia sponte oggi, ma lo colgo come provvidenza. Perché anche noi oggi siamo una folla numerosa e siamo venuti da Gesù, proprio come dice il Vangelo. E forse, come molti di quella folla, c'è chi ha il cuore spezzato, ferito, e chi sente molti motivi per lamentarsi, per recriminare. <br />Cioè, non c'è pace. Abbiamo bisogno che il Signore doni pace, per questo veniamo da Gesù. E le parole di Gesù non sono delle parole respingenti, mai. <br />Se volete, anche quando ci sono delle parole più toste, decise, come quelle di oggi, abbiamo ancora più bisogno di sentire come Lui ci prenda la mano, per dire, Signore, sono spaesato. Ed effettivamente si è spaesati quando ti aspetti che succeda quasi qualcosa di routine, e invece sembra che tutto crolli. Ma c'è una verità ancora più profonda dentro quello che stiamo vivendo, e credo anche dalle testimonianze di Gabriele e delle donne di famiglia che c'è una specie di filo rosso che ha accompagnato la vita decisa di Barbara, che era una donna che si metteva in gioco, cioè quello che aveva capito era pronta a spenderlo, a spendere se stessa per quello che aveva capito. <br />Ma credo che questo vada proprio nella prospettiva di quello che abbiamo ascoltato. <br /><i>Se uno vuole essere mio discepolo:</i> come si è discepoli del Signore secondo il nostro stato di vita? Spendendo la vita, donandola nella professione, ma soprattutto nelle relazioni. Allora si capisce che anche le due parabole che dice Gesù, Barbara le ha attuate. <br />Cioè sembrerebbe quasi che dica, ma se uno non è in grado di... no, no, no, attuare il Vangelo vuol dire attuare quella vita con amore secondo quelle che sono le tue caratteristiche. E mi piace che abbiamo affiancato oggi un testo della Lettera ai Romani, che credo che sia di grande consolazione, perché: <i>non siate debitori di nulla, nessuno, se non dell'amore vicendevole</i>. Perché l'amore vicendevole, l'amore reciproco è una mano tesa, è uno sguardo disponibile, è scoprirsi -anche nella propria fragilità- disponibile al bene dell'altro. <br />Quindi <i>amerai il tuo prossimo come te stesso</i>, ricapitola qualunque comandamento di Dio. E amare il prossimo passa da una cosa molto semplice, che al prossimo non gli giri le spalle ma gli rivolgi il tuo volto. Oggi possiamo contemplare in questo mistero d'amore che stiamo celebrando che il volto di Cristo è un volto che ha affrontato la croce per amore del prossimo. <br />Allora forse possiamo considerare che Barbara ha gettato delle fondamenta e non è che non ha finito di costruire la torre, come dice il Vangelo, perché ne ha costruite tante nel cuore di tante persone. Lei ha combattuto una battaglia e non è scappata via; ha attivato questa scelta di essere per gli altri in tante altre persone. <br />Questo potrebbe essere un motivo di preghiera e di gratitudine oggi. Chi vive con intensità anche il breve tratto di vita terrena si capisce che non finisce la sua missione terrena, la continua a condurre, e questa è la nostra fede, anche nella comunione dei Santi, quella che abbiamo appena celebrato anche il primo e il due di novembre, la comunione dei Santi, cioè dopo la nostra fine mortale, la nostra missione non finisce, continua dal cielo e credo che il legame che si è stabilito sulla terra, che prosegue anche dal cielo, dica una grande verità della nostra vita, che neanche la morte può fermare. Ma qui dipende anche dalla disponibilità del cuore di ciascuno di noi perché non sia più una ferita ma sia un segno d'amore, forse una cicatrice, come per dire qui non soltanto ci sei passata tu, tu rimani qui. <br />Rimani a condurre insieme a me, insieme a noi, un progetto meraviglioso che è la vita che stiamo vivendo, la possibilità di diventare gli uni per gli altri un dono d'amore. Per questo oggi quella torre che il Vangelo dice qualcuno ha iniziato a costruire, anche Barbara ha collaborato a costruirla nella vita di tante persone. Oggi Signore fa che si possa completare in cielo, fa che possa da lì, dal tuo trono, dalla tua gloria, cioè dalla pienezza dell'amore, dare anche consolazione e fiducia a chi in questo momento non vede ancora questa parte ma la crede, la spera. <br />E forse questi saranno quei messaggeri di pace, sapete termina così la seconda parabola che se uno dice non è in grado cosa fa? Non è in grado di affrontare una guerra? Manda messaggeri di pace, cerca una riconciliazione, cerca una pace perché noi non vogliamo semplicemente soccombere agli eventi della vita, noi chiediamo che ci siano dei messaggeri di pace, questi credo che siano simboleggiati un po' dagli annunci (dagli angeli) gli annunciatori della speranza che anche oggi vogliamo accogliere. Perché la nostra vita ha bisogno di ulteriorità, di non fermarsi semplicemente alle ferite, alle incomprensioni, ai motivi per cui ci avveleniamo, ci rattristiamo, oggi chiediamo al Signore che mandi tanti annunci di bene, forse saranno le parole buone che scorreranno tra di noi ricordando come la presenza di Barbara sia stata un dono. Il dono non finisce perché Dio è fedele, continua ad essere presente, per questo anche noi chiediamo al Signore di essere veramente discepoli rinunciando ai nostri pensieri più egoistici, quello di dire manca a me, ma la vita non è solo per me ma è un invogliarmi, un richiedermi una comunione per fare anch'io della mia vita un dono, così forse saremo veramente testimoni, discepoli di quel Signore che per sé non ha tenuto nulla, è stato tutto dono e anche oggi continua ad esserlo perché come la vita di Barbara, la vita di ciascuno di noi possa diventare un luogo che manifesta l'amore, la sua presenza, il suo essere Signore della vita. Ci conceda il Signore di guardare così con occhi nuovi, cuore nuovo, ciò che prima sembrava essere un disastro, una disfatta, possa essere per noi oggi un luogo di ringraziamento perché il dono continua insieme a Lui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68435645</guid><pubDate>Wed, 05 Nov 2025 18:50:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68435645/mercoledi_5_11_25_omelia_esequie_barbara.mp3" length="10935344" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Sinceramente, dico subito, non avrei scelto questo testo di mia sponte oggi, ma lo colgo come provvidenza. Perché anche noi oggi siamo una folla numerosa e siamo venuti da Gesù, proprio come dice il Vangelo. E forse, come molti di quella folla, c'è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sinceramente, dico subito, non avrei scelto questo testo di mia sponte oggi, ma lo colgo come provvidenza. Perché anche noi oggi siamo una folla numerosa e siamo venuti da Gesù, proprio come dice il Vangelo. E forse, come molti di quella folla, c'è chi ha il cuore spezzato, ferito, e chi sente molti motivi per lamentarsi, per recriminare. <br />Cioè, non c'è pace. Abbiamo bisogno che il Signore doni pace, per questo veniamo da Gesù. E le parole di Gesù non sono delle parole respingenti, mai. <br />Se volete, anche quando ci sono delle parole più toste, decise, come quelle di oggi, abbiamo ancora più bisogno di sentire come Lui ci prenda la mano, per dire, Signore, sono spaesato. Ed effettivamente si è spaesati quando ti aspetti che succeda quasi qualcosa di routine, e invece sembra che tutto crolli. Ma c'è una verità ancora più profonda dentro quello che stiamo vivendo, e credo anche dalle testimonianze di Gabriele e delle donne di famiglia che c'è una specie di filo rosso che ha accompagnato la vita decisa di Barbara, che era una donna che si metteva in gioco, cioè quello che aveva capito era pronta a spenderlo, a spendere se stessa per quello che aveva capito. <br />Ma credo che questo vada proprio nella prospettiva di quello che abbiamo ascoltato. <br /><i>Se uno vuole essere mio discepolo:</i> come si è discepoli del Signore secondo il nostro stato di vita? Spendendo la vita, donandola nella professione, ma soprattutto nelle relazioni. Allora si capisce che anche le due parabole che dice Gesù, Barbara le ha attuate. <br />Cioè sembrerebbe quasi che dica, ma se uno non è in grado di... no, no, no, attuare il Vangelo vuol dire attuare quella vita con amore secondo quelle che sono le tue caratteristiche. E mi piace che abbiamo affiancato oggi un testo della Lettera ai Romani, che credo che sia di grande consolazione, perché: <i>non siate debitori di nulla, nessuno, se non dell'amore vicendevole</i>. Perché l'amore vicendevole, l'amore reciproco è una mano tesa, è uno sguardo disponibile, è scoprirsi -anche nella propria fragilità- disponibile al bene dell'altro. <br />Quindi <i>amerai il tuo prossimo come te stesso</i>, ricapitola qualunque comandamento di Dio. E amare il prossimo passa da una cosa molto semplice, che al prossimo non gli giri le spalle ma gli rivolgi il tuo volto. Oggi possiamo contemplare in questo mistero d'amore che stiamo celebrando che il volto di Cristo è un volto che ha affrontato la croce per amore del prossimo. <br />Allora forse possiamo considerare che Barbara ha gettato delle fondamenta e non è che non ha finito di costruire la torre, come dice il Vangelo, perché ne ha costruite tante nel cuore di tante persone. Lei ha combattuto una battaglia e non è scappata via; ha attivato questa scelta di essere per gli altri in tante altre persone. <br />Questo potrebbe essere un motivo di preghiera e di gratitudine oggi. Chi vive con intensità anche il breve tratto di vita terrena si capisce che non finisce la sua missione terrena, la continua a condurre, e questa è la nostra fede, anche nella comunione dei Santi, quella che abbiamo appena celebrato anche il primo e il due di novembre, la comunione dei Santi, cioè dopo la nostra fine mortale, la nostra missione non finisce, continua dal cielo e credo che il legame che si è stabilito sulla terra, che prosegue anche dal cielo, dica una grande verità della nostra vita, che neanche la morte può fermare. Ma qui dipende anche dalla disponibilità del cuore di ciascuno di noi perché non sia più una ferita ma sia un segno d'amore, forse una cicatrice, come per dire qui non soltanto ci sei passata tu, tu rimani qui. <br />Rimani a condurre insieme a me, insieme a noi, un progetto meraviglioso che è la vita che stiamo vivendo, la possibilità di diventare gli uni per gli altri un dono d'amore. Per questo oggi quella torre che il Vangelo dice qualcuno ha iniziato a costruire, anche Barbara ha collaborato a costruirla nella vita di tante persone. 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Ma vorrei dirlo più con le parole del Vangelo, questo è per dare un po' il contesto. Quando scegliamo di vivere con amore è normale che la vita si spenda.<br /><br /> Tu ti ricorderai del Salmo 125, quel seminatore che se ne va e piange portando la semente da gettare. Nel momento in cui c'è da spargere il seme, cioè sembra soltanto di perdere, come in tanti momenti le persone care sono passate già nell'eternità e a noi lasciano il vuoto, sembra di aver perso. Ma nel tornare viene con giubilo portando i suoi covoni e mi viene da dire che noi la nostra vita che fa tesoro dei doni che il Signore ci fa attraverso tante persone che ci hanno preceduto nella fede e adesso ci precedono nella gloria, la nostra vita fa parte di quei covoni.<br /><br /> Senza chi ci ha preceduto nella fede non saremmo queste persone qui. Non soltanto qui in chiesa adesso ma nella vita quotidiana non saremmo questi qui. Allora il discorso del chicco di grano che cade in terra che muore è proprio per non rimanere da solo.<br /><br /> È coerente con quel bene con cui tu la tua vita la vivi la parola martire vuol dire testimone e fai delle scelte di testimonianza e ciò in cui tu credi è la tua stessa vita. L'amore con cui tu ti doni e ti spendi se vuoi è il tuo martirio. Il tuo martirio ha un prezzo la tua testimonianza ha un prezzo ma chi ama non calcola.<br /><br /> Oggi chiediamo al Signore che proprio si possa attuare questa parola che abbiamo ascoltato nel Vangelo che si è attuata in Cristo si è attuata nei nostri cari che ci hanno preceduto nel Regno ma chiediamo che si attui anche in noi. Se uno mi vuol servire mi segua. Dove ci porterà l'amore con cui stiamo cercando di seguire il Signore? Da Lui.<br /><br /> Il come a volte ci fa tribolare però forse la cosa veramente da chiedere aiutaci a non fare calcoli ma semplicemente a seguirti ci porterà farà parte di questa grande scommessa dove sono io la sarà anche il mio servo e se uno mi serve il Padre lo onorerà. E solo in questo momento mi vengono in mente alcune cose che Michele nel suo camminare in questo mondo ha seminato con grande passione e quindi venendomi in mente quelle penso che anche tutti gli altri nostri cari che ci hanno preceduto siano stati dei seminatori ma la gioia l'energia spesa i sorrisi e le lacrime fanno parte di quella coltivazione che poi porta frutto che il nostro cuore sia oggi gravido di ringraziamenti e pronto alla stessa generosità perché perché il frutto continui anche per le nuove generazioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420749</guid><pubDate>Tue, 04 Nov 2025 22:08:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420749/output.mp3" length="5356425" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La colorazione di questa celebrazione oggi, la tinta di rosso di sangue dei martiri, di solito, sì, a me è un colore che è molto caro. Sono nato il giorno di un martire, porto il nome di un martire, insomma finirò lì anch'io, si capisce. Ma la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La colorazione di questa celebrazione oggi, la tinta di rosso di sangue dei martiri, di solito, sì, a me è un colore che è molto caro. Sono nato il giorno di un martire, porto il nome di un martire, insomma finirò lì anch'io, si capisce. Ma la prospettiva dei martiri non è che volessero morire così, loro volevano vivere, volevano vivere.<br /><br /> Ma è intima ad una vita di verità che a volte la menzogna cerca di sopraffare. Ma vorrei dirlo più con le parole del Vangelo, questo è per dare un po' il contesto. Quando scegliamo di vivere con amore è normale che la vita si spenda.<br /><br /> Tu ti ricorderai del Salmo 125, quel seminatore che se ne va e piange portando la semente da gettare. Nel momento in cui c'è da spargere il seme, cioè sembra soltanto di perdere, come in tanti momenti le persone care sono passate già nell'eternità e a noi lasciano il vuoto, sembra di aver perso. Ma nel tornare viene con giubilo portando i suoi covoni e mi viene da dire che noi la nostra vita che fa tesoro dei doni che il Signore ci fa attraverso tante persone che ci hanno preceduto nella fede e adesso ci precedono nella gloria, la nostra vita fa parte di quei covoni.<br /><br /> Senza chi ci ha preceduto nella fede non saremmo queste persone qui. Non soltanto qui in chiesa adesso ma nella vita quotidiana non saremmo questi qui. Allora il discorso del chicco di grano che cade in terra che muore è proprio per non rimanere da solo.<br /><br /> È coerente con quel bene con cui tu la tua vita la vivi la parola martire vuol dire testimone e fai delle scelte di testimonianza e ciò in cui tu credi è la tua stessa vita. L'amore con cui tu ti doni e ti spendi se vuoi è il tuo martirio. Il tuo martirio ha un prezzo la tua testimonianza ha un prezzo ma chi ama non calcola.<br /><br /> Oggi chiediamo al Signore che proprio si possa attuare questa parola che abbiamo ascoltato nel Vangelo che si è attuata in Cristo si è attuata nei nostri cari che ci hanno preceduto nel Regno ma chiediamo che si attui anche in noi. Se uno mi vuol servire mi segua. Dove ci porterà l'amore con cui stiamo cercando di seguire il Signore? Da Lui.<br /><br /> Il come a volte ci fa tribolare però forse la cosa veramente da chiedere aiutaci a non fare calcoli ma semplicemente a seguirti ci porterà farà parte di questa grande scommessa dove sono io la sarà anche il mio servo e se uno mi serve il Padre lo onorerà. E solo in questo momento mi vengono in mente alcune cose che Michele nel suo camminare in questo mondo ha seminato con grande passione e quindi venendomi in mente quelle penso che anche tutti gli altri nostri cari che ci hanno preceduto siano stati dei seminatori ma la gioia l'energia spesa i sorrisi e le lacrime fanno parte di quella coltivazione che poi porta frutto che il nostro cuore sia oggi gravido di ringraziamenti e pronto alla stessa generosità perché perché il frutto continui anche per le nuove generazioni.]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio dove trova miseria mette misericordia. La disobbedienza non lo scandalizza: lo commuove.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-dove-trova-miseria-mette-misericordia-la-disobbedienza-non-lo-scandalizza-lo-commuove--68403634</link><description><![CDATA[Forse la proposta è indecente, quella del Vangelo intendo, però vorrei considerarla anche alla luce delle parole che abbiamo ascoltato nella Lettera ai Romani, perché l'intenzione qual è? Non soltanto conoscere la logica di Dio, c'è una logica nel modo di fare, nel modo di parlare e quindi anche nel modo di relazionarsi con noi, perché è come se ti dicesse vorrei dirti ciò che conta davvero. In un certo senso l'invito è come faccio io, fate tutti voi. Cosa trova in noi il Signore? Trova una grande miseria.<br /><br /> Mi piacerebbe come stigmatizzarla così, trova miseria e mette misericordia. Guardate cosa dice San Paolo qui. Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della disobbedienza degli ebrei in questo caso, così anche essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch'essi ottengano misericordia.<br /><br /> Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza per essere misericordioso verso tutti. Uno potrebbe dire ma siamo disobbedienti perché Dio ci ha fatto i disobbedienti? No, non c'era bisogno. Penso che ve ne siete accorti.<br /><br /> Non è che, faccio un esempio, ciascuno di noi è disobbediente a certe regole perché qualcuno gliele ha imposto. No? Siamo disobbedienti ma senza postrizioni, ci viene abbastanza spontaneo. Allora, la profondità della ricchezza, della sapienza, della conoscenza di Dio insondabili, inaccessibili a noi, ci viene manifestata.<br /><br /> Come? Proprio attraverso la logica del contrario. Proprio il Vangelo ha questa espressione che sembra quasi che abbia imparato dai nostri ricevimenti di matrimoni o di incontri parentali. Quando tu dai un banchetto, chi inviti? I parenti, i ricchi vicini, quelli che ti hanno invitato.<br /><br /> E così dai il contraccambio. E invece lui dice, fai il contrario. Tu invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.<br /><br /> E questi non hanno da ricambiarti. Allora, avrei una interpretazione semplice e una un po' più complicata. Ma così, nel dialogo con lo Spirito mi è sembrato di capire così.<br /><br /> Quella più semplice, sono evidenti i tanti poveri che, un po' potremmo imparare dallo stile di Francesco, si è fatto povero quello che aveva la dato. Punto. Però, oltre a questa via, diciamo, evidente e immediata, io continuamente, in mezzo a noi, in mezzo a qualunque consesso umano, vedo poveri, storpi, zoppi, ciechi a motivo della presunzione, dell'orgoglio, della superbia.<br /><br /> E, anziché semplicemente giudicare ed escludere, c'è una via di verità e di misericordia da mettere in pratica che non è detto che faccia piacere, perché è un po' come il disinfettante sulle ferite, però è una via di verità e di misericordia, perché se non viene accolta con correzione, quella crea cancrena e quindi è peggio. Allora, a ciascuno di noi oggi viene proposto questo, perché, come vediamo le povertà economiche e umane di tanti generi, credo che possiamo vedere anche le povertà spirituali e agire non per rabbia, non per stizza, non per reazione, ma per misericordia, secondo l'insegnamento del Signore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68403634</guid><pubDate>Mon, 03 Nov 2025 20:52:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68403634/output.mp3" length="5877620" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Forse la proposta è indecente, quella del Vangelo intendo, però vorrei considerarla anche alla luce delle parole che abbiamo ascoltato nella Lettera ai Romani, perché l'intenzione qual è? 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Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della disobbedienza degli ebrei in questo caso, così anche essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch'essi ottengano misericordia.<br /><br /> Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza per essere misericordioso verso tutti. Uno potrebbe dire ma siamo disobbedienti perché Dio ci ha fatto i disobbedienti? No, non c'era bisogno. Penso che ve ne siete accorti.<br /><br /> Non è che, faccio un esempio, ciascuno di noi è disobbediente a certe regole perché qualcuno gliele ha imposto. No? Siamo disobbedienti ma senza postrizioni, ci viene abbastanza spontaneo. Allora, la profondità della ricchezza, della sapienza, della conoscenza di Dio insondabili, inaccessibili a noi, ci viene manifestata.<br /><br /> Come? Proprio attraverso la logica del contrario. Proprio il Vangelo ha questa espressione che sembra quasi che abbia imparato dai nostri ricevimenti di matrimoni o di incontri parentali. Quando tu dai un banchetto, chi inviti? I parenti, i ricchi vicini, quelli che ti hanno invitato.<br /><br /> E così dai il contraccambio. E invece lui dice, fai il contrario. Tu invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.<br /><br /> E questi non hanno da ricambiarti. Allora, avrei una interpretazione semplice e una un po' più complicata. Ma così, nel dialogo con lo Spirito mi è sembrato di capire così.<br /><br /> Quella più semplice, sono evidenti i tanti poveri che, un po' potremmo imparare dallo stile di Francesco, si è fatto povero quello che aveva la dato. Punto. Però, oltre a questa via, diciamo, evidente e immediata, io continuamente, in mezzo a noi, in mezzo a qualunque consesso umano, vedo poveri, storpi, zoppi, ciechi a motivo della presunzione, dell'orgoglio, della superbia.<br /><br /> E, anziché semplicemente giudicare ed escludere, c'è una via di verità e di misericordia da mettere in pratica che non è detto che faccia piacere, perché è un po' come il disinfettante sulle ferite, però è una via di verità e di misericordia, perché se non viene accolta con correzione, quella crea cancrena e quindi è peggio. Allora, a ciascuno di noi oggi viene proposto questo, perché, come vediamo le povertà economiche e umane di tanti generi, credo che possiamo vedere anche le povertà spirituali e agire non per rabbia, non per stizza, non per reazione, ma per misericordia, secondo l'insegnamento del Signore.]]></itunes:summary><itunes:duration>368</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Omelia 2/11/25 I nostri cari non sono perduti: ci precedono.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/omelia-2-11-25-i-nostri-cari-non-sono-perduti-ci-precedono--68390318</link><description><![CDATA[Credo che sia una grazia oggi celebrare il ricordo, la memoria di tanti che ci hanno preceduto nella fede e farlo di domenica. Cioè provare a trovare un aiuto per guardare nella giusta direzione, la prospettiva. Quale prospettiva abbiamo nella nostra vita? Lo dico un po' per tutte le età, non soltanto per i giovani. <br />Quale prospettiva abbiamo? Perché in base alla prospettiva noi ci organizziamo il tempo, le energie, le cose da fare. Molte cose se abbiamo poco tempo le togliamo subito di mezzo perché non ce lo possiamo permettere. Guardate che, lo dico anche per i pensionati, perché qualcuno pensava che in pensione avrebbe più tempo, invece ne ha più di prima. Non parliamo dei nonni… Ma quale prospettiva abbiamo in quello che stiamo facendo? Vorrei partire con una brevissima riflessione sul testo di Giobbe. Provate a guardare un attimo. Giobbe si vede la carne che gli sta marcendo addosso. Gli sono morti tutti i figli. Ha perso tutti i suoi beni. E che fa? La moglie gli ha detto maledici Dio e muori, falla finita. E' una delle rare volte in cui una moglie dà un brutto consiglio, di solito ci prende, ma stavolta no. Giobbe, dentro di sé, ha un fuoco acceso. Ha una luce che non può negarsi. <br />E sono sicuro che anche nei momenti di prova, tutti noi abbiamo bisogno di attingere a quella luce lì. Lui dice, le parole che dico andrebbero scritte in un modo indelebile. Che cosa dice? Io so che il mio Redentore è vivo. <br />La vita non me la sono data da solo. E la prospettiva dell'umanità è che tutto si consumi e finisca. Ma io so che il mio Redentore è vivo e che l'ultima parola ce l'ha Lui. <br />Si ergerà sulla polvere. Anche quando questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, io vedrò Dio. Io, proprio io, non un altro. <br />Vedrò Dio. Cioè, sono in cammino di ritorno a Colui che mi ha creato, voluto, in un modo determinato. Non sono frutto del caso. <br />Vi pregherei di considerare questa cosa. Perché spesso viviamo a casaccio, cioè inconsapevoli. Ma non va bene. Ci vuole leggerezza, nel senso di non stare lì a pensare due ore su che cosa farò oggi da mangiare. <br />Ma il senso della tua vita? Allora, Lui dice che sa questo. Per cui, anche in quel momento di grande tribolazione, resta fermo in questa speranza. Non so come si può stare accanto ad una persona che, da lì a poco, sappiamo, ci saluterà. E lo dico con serenità. Perché tante volte vengo chiamato, quando la persona ormai non interagisce più. Ma se mi chiamaste un attimino prima sarebbe meglio, perché anche l'unzione degli infermi ha un senso, proprio nella prospettiva della consolazione, del sapere che la nostra vita è nelle mani del Signore e che non ci può capitare nulla di male. <br />Ne volete una dimostrazione? Andiamo ad ascoltare quello che ha detto Paolo, il testo di oggi. Perché noi pensiamo, beh, uno è stato un brigante tutta la vita, adesso… no? No. <br />Ascoltate. <i>Quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito</i>, che poi scopriamo che nella fede lo possiamo riconoscere come la pienezza del tempo, <i>Dio ha mandato suo figlio nel mondo, il Cristo, che è morto per gli empi</i>. Dice, a stento si trova qualcuno che sarebbe disposto a farlo per qualche brava persona, per qualche, insomma, un giovane, c'ha sempre prospettiva. <br /><i>Mentre Dio dimostra il suo amore verso di noi, perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi</i>. Mentre eravamo ancora peccatori. Quindi, chi pensa di avere dei meriti, non so che cosa se ne possa fare. <br />L'agire bene non è per avere dei meriti. Pensiamo di avere qualche cosa per cui meritare? Il bene che tu fai non è per avere dei meriti, ma fa parte della tua risposta grata a chi ti ama, quando proprio di meriti non ce n'hai. <br />Ma se così stanno le cose, e questo lo dice chiaramente anche il Vangelo, <i>questa è la volontà di colui che mi ha mandato che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.</i> E noi che stiamo facendo adesso? Permettetemi, stiamo vivendo l'ultimo giorno. Nella fede noi sappiamo che in Cristo si è compiuto pienamente il disegno della salvezza. <br />La storia di salvezza è giunta ad un compimento. Cristo ha dato la sua vita per la salvezza del mondo. Questo è l'ultimo giorno. <br />L'ultimo tempo della storia dell'umanità. Per cui il non considerarlo vuol dire trascurare degli aiuti fondamentali perché la nostra vita sia trasformata dall'amore con cui siamo amati. Ma quanto dura quest'ultimo giorno? Tu quanto tempo starai qui? Non lo so. <br />Facciamo quel tempo lì. Ogni giorno. Ci sono tanti segni anche nella storia della salvezza in questi ultimi 2000 anni dalla risurrezione di Cristo in avanti. <br />In molti hanno pensato che il tempo ormai era finito. Perché se Cristo è risorto ormai siamo arrivati a pienezza. Ma questo tempo che stiamo vivendo è un tempo che può essere pieno di speranza nella vita eterna, nella risurrezione. Quindi la prospettiva qual è? Attuare già adesso l'amore che ha il sapore dell'eternità, perché è la vita stessa di Dio. <br />Per questo la volontà del Padre è che chiunque crede nel Figlio, lo vede, crede in lui, abbia la vita eterna. Abbia la vita eterna già da ora. Viva la vita eterna già da ora, sapendo che si sta compiendo una consumazione della nostra vita terrena, ma si sta sempre più realizzando l'eternità in quell'amore di cui possiamo essere partecipi. <br />Se volete, davanti a questa prospettiva, tante storie, tanti motivi di divisione, malessere -se penso quanta gente ha malessere fisico semplicemente perché non trova pace nel cuore, nell’anima- allora tutti questi dolori esistenziali passerebbero perché sentiresti battere dentro di te il cuore stesso di Dio, l'amore con cui Dio ama, e in questo sentiresti finalmente la libertà di essere figlio amato. E in questo tutto ciò che hai cosa puoi farne, come fa lui, ne fai un dono. <br />In questa luce adesso possiamo guardare insieme nella prospettiva, questa è la prospettiva, per cui anche i nostri cari che per quanto ci dispiaccia che non sono più qui con noi, e c'è una ferita a volte anche dolorosa e sanguinante per la mancanza delle persone amate, però loro non ci stanno dietro, in realtà ci stanno davanti. Hanno già varcato quella soglia e sono già nella gloria di Dio, per cui il nostro cammino ora è vivere nella prospettiva dell'incontro, ma un incontro felice, sereno, beato, per cui lo anticipiamo nella fede, lo viviamo nell'amore, lo attendiamo nella speranza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68390318</guid><pubDate>Sun, 02 Nov 2025 20:48:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68390318/domenica_2_11_25_omelia.mp3" length="11616617" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>Credo che sia una grazia oggi celebrare il ricordo, la memoria di tanti che ci hanno preceduto nella fede e farlo di domenica. Cioè provare a trovare un aiuto per guardare nella giusta direzione, la prospettiva. 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Gli sono morti tutti i figli. Ha perso tutti i suoi beni. E che fa? La moglie gli ha detto maledici Dio e muori, falla finita. E' una delle rare volte in cui una moglie dà un brutto consiglio, di solito ci prende, ma stavolta no. Giobbe, dentro di sé, ha un fuoco acceso. Ha una luce che non può negarsi. <br />E sono sicuro che anche nei momenti di prova, tutti noi abbiamo bisogno di attingere a quella luce lì. Lui dice, le parole che dico andrebbero scritte in un modo indelebile. Che cosa dice? Io so che il mio Redentore è vivo. <br />La vita non me la sono data da solo. E la prospettiva dell'umanità è che tutto si consumi e finisca. Ma io so che il mio Redentore è vivo e che l'ultima parola ce l'ha Lui. <br />Si ergerà sulla polvere. Anche quando questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, io vedrò Dio. Io, proprio io, non un altro. <br />Vedrò Dio. Cioè, sono in cammino di ritorno a Colui che mi ha creato, voluto, in un modo determinato. Non sono frutto del caso. <br />Vi pregherei di considerare questa cosa. Perché spesso viviamo a casaccio, cioè inconsapevoli. Ma non va bene. Ci vuole leggerezza, nel senso di non stare lì a pensare due ore su che cosa farò oggi da mangiare. <br />Ma il senso della tua vita? Allora, Lui dice che sa questo. Per cui, anche in quel momento di grande tribolazione, resta fermo in questa speranza. Non so come si può stare accanto ad una persona che, da lì a poco, sappiamo, ci saluterà. E lo dico con serenità. Perché tante volte vengo chiamato, quando la persona ormai non interagisce più. Ma se mi chiamaste un attimino prima sarebbe meglio, perché anche l'unzione degli infermi ha un senso, proprio nella prospettiva della consolazione, del sapere che la nostra vita è nelle mani del Signore e che non ci può capitare nulla di male. <br />Ne volete una dimostrazione? Andiamo ad ascoltare quello che ha detto Paolo, il testo di oggi. Perché noi pensiamo, beh, uno è stato un brigante tutta la vita, adesso… no? No. <br />Ascoltate. <i>Quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito</i>, che poi scopriamo che nella fede lo possiamo riconoscere come la pienezza del tempo, <i>Dio ha mandato suo figlio nel mondo, il Cristo, che è morto per gli empi</i>. Dice, a stento si trova qualcuno che sarebbe disposto a farlo per qualche brava persona, per qualche, insomma, un giovane, c'ha sempre prospettiva. <br /><i>Mentre Dio dimostra il suo amore verso di noi, perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi</i>. Mentre eravamo ancora peccatori. Quindi, chi pensa di avere dei meriti, non so che cosa se ne possa fare. <br />L'agire bene non è per avere dei meriti. Pensiamo di avere qualche cosa per cui meritare? Il bene che tu fai non è per avere dei meriti, ma fa parte della tua risposta grata a chi ti ama, quando proprio di meriti non ce n'hai. <br />Ma se così stanno le cose, e questo lo dice chiaramente anche il Vangelo, <i>questa è la volontà di colui che mi ha mandato che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.</i> E noi che stiamo facendo...]]></itunes:summary><itunes:duration>726</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festa dei Santi: dalla tribolazione alla vittoria!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/festa-dei-santi-dalla-tribolazione-alla-vittoria--68378444</link><description><![CDATA[La santità come partecipazione all’amore di Dio.<br /> Mi interrogo su quanto la santità faccia realmente parte della mia vita e di quella degli altri. Spesso sembra un tema distante, quasi riservato a pochi, quando invece riguarda intimamente ciascuno di noi, perché la santità è relazione con Dio, l’unico veramente santo. Noi possiamo partecipare alla sua santità: significa essere abitati dall’amore con cui Dio stesso ama. Essere indifferenti a questo dono sarebbe come andare in giro con un sacco bucato: raccogli, ma non ti resta nulla, perché ti sfugge l’essenziale, cioè l’amore divino che ti abita. Per approfondire questo mistero, prendo spunto dal libro dell’Apocalisse di Giovanni, che non è un testo oscuro, ma una rivelazione — una apokálypsis nel senso letterale di “disvelamento”. È un invito a comprendere come Dio voglia introdurci nella sua realtà, renderci partecipi della sua santità. Il testo parla dei santi come coloro che sono segnati con il sigillo: un simbolo della pienezza del dono dello Spirito Santo. Ricordo, ad esempio, il sigillo ricevuto nella Cresima. Il numero simbolico di 144.000 non indica un gruppo ristretto, ma la totalità (12x12x1000): la pienezza dei figli di Dio. Poi, Giovanni parla di una moltitudine immensa che nessuno può contare. Questa immagine mi trasmette pace: non devo preoccuparmi di meritare o misurare la santità, perché è Dio stesso che se ne prende cura. È come quando qualcuno ti solleva da un compito difficile, non per umiliarti ma per alleggerirti. Così funziona l’amore di Dio: entra in noi come un seme che germoglia, trasformando la nostra vita dall’interno. Penso a questo amore come a una gestazione, un processo silenzioso ma potente, simile alla crescita di un bambino nel grembo materno: all’inizio tutto sembra ostile, ma poi l’ambiente si trasforma per accoglierlo e sostenerlo. Così l’amore di Dio, una volta accolto, inizia a cambiare tutto in noi.<br /><br />– Le vesti candide e le macchie del peccato.<br /> La santità cresce e si manifesta, dice l’Apocalisse, in coloro che stanno “davanti al trono dell’Agnello”, avvolti in vesti candide e con la palma della vittoria. Mi viene spontaneo pensare alle macchie sulla mia casula, causate distrattamente dal vino del calice. Le guardo e mi viene da riflettere: quelle macchie, che a prima vista sono segno di errore o distrazione, possono rappresentare il sangue dell’Agnello, cioè il luogo in cui la grazia di Dio si manifesta proprio nelle nostre fragilità. Quello che sembra un difetto o un segno di imperfezione può diventare, se accolto, il punto d’incontro tra la mia debolezza e la santità di Dio. È lì che Egli si rivela.<br /><br />– La grande tribolazione e la chiamata universale alla santità <br />Rifletto su come spesso guardiamo noi stessi e gli altri solo attraverso le nostre miserie e peccati, dimenticando lo sguardo d’amore con cui Dio ci osserva. Chi si ferma al giudizio — su di sé o sugli altri — perde di vista il fatto che Dio, con la sua misericordia, trasforma le nostre vite rendendole sante. Siamo tutti chiamati alla santità, come ricordava San Paolo nelle sue lettere alle comunità cristiane, anche a quelle più imperfette. Nonostante le loro colpe, la vocazione alla santità resta universale, perché nasce dal desiderio stesso di Dio per noi. Nel dialogo tra Giovanni e uno degli anziani dell’Apocalisse, viene detto che i vestiti bianchi appartengono a coloro che vengono dalla grande tribolazione, che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. Questa immagine mi tocca profondamente: tutti noi viviamo la nostra “grande tribolazione”, attraversando peccati, prove, sfiducia. Siamo come un feto che deve ancora nascere alla luce, in un travaglio necessario ma pieno di speranza, perché c’è un amore che ci sostiene e ci porta. La santità, allora, non è un merito personale né una proprietà, ma una partecipazione all’amore di Dio che trasforma la sofferenza in vittoria. Le beatitudini evangeliche lo mostrano chiaramente: Dio chiama “beati” coloro che noi non definiremmo tali — i poveri, i perseguitati, gli afflitti — perché in loro si manifesta l’esperienza di Cristo stesso. Io credo che anche noi facciamo parte di quella “generazione che cerca il volto del Signore” come diceva il versetto del Salmo: stiamo attraversando la tribolazione, ma con la fiducia nell’esito finale, sapendo che l’amore con cui Dio ci ama è la nostra salvezza. È motivo di gioia ed esultanza, non solo per chi è già nella pienezza dell’amore di Dio, ma anche per noi che siamo ancora in cammino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68378444</guid><pubDate>Sat, 01 Nov 2025 19:05:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68378444/output.mp3" length="11573985" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Stefano Savoia</itunes:author><itunes:subtitle>La santità come partecipazione all’amore di Dio.
 Mi interrogo su quanto la santità faccia realmente parte della mia vita e di quella degli altri. Spesso sembra un tema distante, quasi riservato a pochi, quando invece riguarda intimamente ciascuno di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La santità come partecipazione all’amore di Dio.<br /> Mi interrogo su quanto la santità faccia realmente parte della mia vita e di quella degli altri. Spesso sembra un tema distante, quasi riservato a pochi, quando invece riguarda intimamente ciascuno di noi, perché la santità è relazione con Dio, l’unico veramente santo. Noi possiamo partecipare alla sua santità: significa essere abitati dall’amore con cui Dio stesso ama. Essere indifferenti a questo dono sarebbe come andare in giro con un sacco bucato: raccogli, ma non ti resta nulla, perché ti sfugge l’essenziale, cioè l’amore divino che ti abita. Per approfondire questo mistero, prendo spunto dal libro dell’Apocalisse di Giovanni, che non è un testo oscuro, ma una rivelazione — una apokálypsis nel senso letterale di “disvelamento”. È un invito a comprendere come Dio voglia introdurci nella sua realtà, renderci partecipi della sua santità. Il testo parla dei santi come coloro che sono segnati con il sigillo: un simbolo della pienezza del dono dello Spirito Santo. Ricordo, ad esempio, il sigillo ricevuto nella Cresima. Il numero simbolico di 144.000 non indica un gruppo ristretto, ma la totalità (12x12x1000): la pienezza dei figli di Dio. Poi, Giovanni parla di una moltitudine immensa che nessuno può contare. Questa immagine mi trasmette pace: non devo preoccuparmi di meritare o misurare la santità, perché è Dio stesso che se ne prende cura. È come quando qualcuno ti solleva da un compito difficile, non per umiliarti ma per alleggerirti. Così funziona l’amore di Dio: entra in noi come un seme che germoglia, trasformando la nostra vita dall’interno. Penso a questo amore come a una gestazione, un processo silenzioso ma potente, simile alla crescita di un bambino nel grembo materno: all’inizio tutto sembra ostile, ma poi l’ambiente si trasforma per accoglierlo e sostenerlo. Così l’amore di Dio, una volta accolto, inizia a cambiare tutto in noi.<br /><br />– Le vesti candide e le macchie del peccato.<br /> La santità cresce e si manifesta, dice l’Apocalisse, in coloro che stanno “davanti al trono dell’Agnello”, avvolti in vesti candide e con la palma della vittoria. Mi viene spontaneo pensare alle macchie sulla mia casula, causate distrattamente dal vino del calice. Le guardo e mi viene da riflettere: quelle macchie, che a prima vista sono segno di errore o distrazione, possono rappresentare il sangue dell’Agnello, cioè il luogo in cui la grazia di Dio si manifesta proprio nelle nostre fragilità. Quello che sembra un difetto o un segno di imperfezione può diventare, se accolto, il punto d’incontro tra la mia debolezza e la santità di Dio. È lì che Egli si rivela.<br /><br />– La grande tribolazione e la chiamata universale alla santità <br />Rifletto su come spesso guardiamo noi stessi e gli altri solo attraverso le nostre miserie e peccati, dimenticando lo sguardo d’amore con cui Dio ci osserva. Chi si ferma al giudizio — su di sé o sugli altri — perde di vista il fatto che Dio, con la sua misericordia, trasforma le nostre vite rendendole sante. Siamo tutti chiamati alla santità, come ricordava San Paolo nelle sue lettere alle comunità cristiane, anche a quelle più imperfette. Nonostante le loro colpe, la vocazione alla santità resta universale, perché nasce dal desiderio stesso di Dio per noi. Nel dialogo tra Giovanni e uno degli anziani dell’Apocalisse, viene detto che i vestiti bianchi appartengono a coloro che vengono dalla grande tribolazione, che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. Questa immagine mi tocca profondamente: tutti noi viviamo la nostra “grande tribolazione”, attraversando peccati, prove, sfiducia. Siamo come un feto che deve ancora nascere alla luce, in un travaglio necessario ma pieno di speranza, perché c’è un amore che ci sostiene e ci porta. La santità, allora, non è un merito personale né una proprietà, ma una partecipazione all’amore di Dio che trasforma la sofferenza in vittoria. Le beatitudini evangeliche lo mostrano chiaramente:...]]></itunes:summary><itunes:duration>724</itunes:duration><itunes:keywords>omelia,santi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/345d5f3c045030d5a0b3d382f7a6e9f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
