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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Scuola In corso</title><link>https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/</link><description><![CDATA[Il progetto Scuola in Corso - Dialoghi sull'istruzione di oggi e di domani nasce dalla necessità di due docenti di confrontarsi sui temi della scuola per seminare dubbi e alimentare il ragionamento. Ci trovate anche qui https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/<br />e qui @ScuolaInCorso@kolektiva.social<br />se volete scriverci potete farlo a scuolaincorso@proton.me]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6758408/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Education</category><copyright>Copyright Scuola In Corso</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/03fd1a12e8eb7486128c9c8a107b9ebb.jpg</url><title>Scuola In corso</title><link>https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/</link></image><lastBuildDate>Thu, 16 Oct 2025 13:24:11 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Scuola In Corso</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Scuola In Corso</itunes:name><itunes:email>scuolaincorso@proton.me</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/03fd1a12e8eb7486128c9c8a107b9ebb.jpg"/><itunes:subtitle>Il progetto Scuola in Corso - Dialoghi sull'istruzione di oggi e di domani nasce dalla necessità di due docenti di confrontarsi sui temi della scuola per seminare dubbi e alimentare il ragionamento. 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Come accade in vari altri ambiti professionali, anche nella scuola il lavoro ha subito dei mutamenti e gli insegnanti si trovano sempre più stretti fra una normativa ipertrofica e capillare e la necessità di proteggersi dai ricorsi delle famiglie, e spesso sono chiamati a giustificare e rendicontare tutto quello che fanno e i risultati che riescono a ottenere per poterli magari inserire fra le buone prassi da replicare. Se la didattica e gli apprendimenti disciplinari vengono messi in secondo piano per dare la priorità ad altri aspetti, per esempio il benessere degli studenti o le famigerate life skills, all’insegnante che cosa si chiede? Un docente deve “salvare” gli studenti più a rischio (di abbandono, di devianza etc.) o quello è compito di altre figure, per esempio i preti, i missionari, gli psicologi? In questa prima puntata cerchiamo di capire che cosa può e concretamente si trova a fare un insegnante di fronte ai problemi delle giovani generazioni e quali effetti i mutamenti in corso nella scuola abbiano sulla sua libertà.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. Per scriverci: scuolaincorso@proton.me<br />il nostro social è @scuolaincorso@kolektiva.social<br />il nostro blog è https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68028134</guid><pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:08:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68028134/sic_puntata_1.mp3" length="86771590" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scuola In Corso</itunes:author><itunes:subtitle>Nella scuola italiana di oggi, i/le docenti devono tenere in considerazione molti aspetti: oltre alla trasmissione dei contenuti, devono lavorare sulle competenze, devono considerare un contesto nel quale il patto educative con le famiglie sembra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella scuola italiana di oggi, i/le docenti devono tenere in considerazione molti aspetti: oltre alla trasmissione dei contenuti, devono lavorare sulle competenze, devono considerare un contesto nel quale il patto educative con le famiglie sembra indebolito, nel quale è cresciuto il peso delle diagnosi neuropsichiatriche nella personalizzazione dei piani didattici e con dirigenti scolastici che svolgono un ruolo molto dirigenziale. <br />Nel tempo il nostro lavoro è diventato più sfaccettato, complesso, multiforme: il docente è un po’ burocrate e un po’ psicologo, coach, mentore, orientatore, assistente sociale, burocrate, sorvegliante, mediatore. Come accade in vari altri ambiti professionali, anche nella scuola il lavoro ha subito dei mutamenti e gli insegnanti si trovano sempre più stretti fra una normativa ipertrofica e capillare e la necessità di proteggersi dai ricorsi delle famiglie, e spesso sono chiamati a giustificare e rendicontare tutto quello che fanno e i risultati che riescono a ottenere per poterli magari inserire fra le buone prassi da replicare. Se la didattica e gli apprendimenti disciplinari vengono messi in secondo piano per dare la priorità ad altri aspetti, per esempio il benessere degli studenti o le famigerate life skills, all’insegnante che cosa si chiede? Un docente deve “salvare” gli studenti più a rischio (di abbandono, di devianza etc.) o quello è compito di altre figure, per esempio i preti, i missionari, gli psicologi? In questa prima puntata cerchiamo di capire che cosa può e concretamente si trova a fare un insegnante di fronte ai problemi delle giovani generazioni e quali effetti i mutamenti in corso nella scuola abbiano sulla sua libertà.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. 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Uno dei grandi  problemi con cui i docenti hanno a che fare ogni giorno (nonostante il calo registrato dal 2024, che avvicina l’Italia all’obiettivo del 9% fissato per il 2030). Ma perché la dispersione riguarda più determinati indirizzi scolastici rispetto ad altri? E la scuola è in grado di contrastarla oppure sta svolgendo – e può ragionevolmente svolgere in questo momento – solo una funzione di contenimento e riduzione del danno? Forse la contraddizione si rivela meno pronunciata se si analizzano le pratiche che dovrebbero attuare quanto non solo è previsto dalla normativa, ma si considera ormai acquisito nel sistema italiano dell’istruzione: un’inclusione che, nella concretezza del lavoro quotidiano in classe, spesso è molto difficile realizzare davvero nella scuola così come continua a essere: un ircocervo che su un corpo fondamentalmente gentiliano ha visto innestarsi riforme significative ma poco organiche. Ragionare di dispersione significa dunque interrogarsi non soltanto sugli spazi della didattica, sui metodi e sulle strategie di insegnamento e apprendimento, ma, di nuovo, su quello che facciamo e ci proponiamo di fare – tutti: docenti, studenti, famiglie – quando entriamo a scuola.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. 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Uno dei grandi  problemi con cui i docenti hanno a che fare ogni giorno (nonostante il calo registrato dal 2024, che avvicina l’Italia all’obiettivo del 9% fissato per il 2030). Ma perché la dispersione riguarda più determinati indirizzi scolastici rispetto ad altri? E la scuola è in grado di contrastarla oppure sta svolgendo – e può ragionevolmente svolgere in questo momento – solo una funzione di contenimento e riduzione del danno? Forse la contraddizione si rivela meno pronunciata se si analizzano le pratiche che dovrebbero attuare quanto non solo è previsto dalla normativa, ma si considera ormai acquisito nel sistema italiano dell’istruzione: un’inclusione che, nella concretezza del lavoro quotidiano in classe, spesso è molto difficile realizzare davvero nella scuola così come continua a essere: un ircocervo che su un corpo fondamentalmente gentiliano ha visto innestarsi riforme significative ma poco organiche. Ragionare di dispersione significa dunque interrogarsi non soltanto sugli spazi della didattica, sui metodi e sulle strategie di insegnamento e apprendimento, ma, di nuovo, su quello che facciamo e ci proponiamo di fare – tutti: docenti, studenti, famiglie – quando entriamo a scuola.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. 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Ne discutiamo in questa terza puntata a partire dalla recente introduzione del sistema formativo 4+2, attualmente in corso di sperimentazione in alcuni istituti e in futuro obbligatorio per tutte le scuole: si tratta di un cambiamento che permette alle istituzioni scolastiche di aprirsi al contesto circostante, di “stare al passo con i tempi”, o che induce piuttosto una distorsione nel ruolo della scuola, la quale rinuncia a una parte importante del proprio compito e diventa subalterna al “territorio”, piegandosi agli interessi del mercato del lavoro? La domanda chiama direttamente in causa i docenti, non solo nei licei ma anche in quegli istituti che, per vocazione, preparano gli studenti all’ingresso nel mondo del lavoro, e induce una riflessione sui Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, cartina di tornasole del rapporto che intercorre fra la scuola e il “territorio”. Come incidono questi percorsi sul lavoro degli insegnamenti e sull’educazione degli studenti, a volte utilizzati come mera manodopera e spesso orientati a prepararsi per meglio vendersi al futuro datore di lavoro?<br /><br />Per approfondimenti sulla riforma 4+2 e alcune precisazioni vi rimandiamo al nostro blog<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. Per scriverci: scuolaincorso@proton.me<br />il nostro social è @scuolaincorso@kolektiva.social<br />il nostro blog è https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68028138</guid><pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:18:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68028138/sic_puntata_3.mp3" length="74052256" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scuola In Corso</itunes:author><itunes:subtitle>La scuola deve preparare gli studenti all’ingresso nel mondo lavorativo o agire in una prospettiva diversa, più ampia, della quale il futuro lavorativo rappresenta solo una parte? Ne discutiamo in questa terza puntata a partire dalla recente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La scuola deve preparare gli studenti all’ingresso nel mondo lavorativo o agire in una prospettiva diversa, più ampia, della quale il futuro lavorativo rappresenta solo una parte? Ne discutiamo in questa terza puntata a partire dalla recente introduzione del sistema formativo 4+2, attualmente in corso di sperimentazione in alcuni istituti e in futuro obbligatorio per tutte le scuole: si tratta di un cambiamento che permette alle istituzioni scolastiche di aprirsi al contesto circostante, di “stare al passo con i tempi”, o che induce piuttosto una distorsione nel ruolo della scuola, la quale rinuncia a una parte importante del proprio compito e diventa subalterna al “territorio”, piegandosi agli interessi del mercato del lavoro? La domanda chiama direttamente in causa i docenti, non solo nei licei ma anche in quegli istituti che, per vocazione, preparano gli studenti all’ingresso nel mondo del lavoro, e induce una riflessione sui Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, cartina di tornasole del rapporto che intercorre fra la scuola e il “territorio”. Come incidono questi percorsi sul lavoro degli insegnamenti e sull’educazione degli studenti, a volte utilizzati come mera manodopera e spesso orientati a prepararsi per meglio vendersi al futuro datore di lavoro?<br /><br />Per approfondimenti sulla riforma 4+2 e alcune precisazioni vi rimandiamo al nostro blog<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. 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In questa puntata cerchiamo di capire se e come un insegnante riesca ad aiutare gli studenti che hanno situazioni socio-economiche e familiari complesse, partendo da quanto spesso si afferma: la scuola ha smesso di essere un ascensore sociale (un’espressione che, per vari motivi, non ci piace). Ci chiediamo quindi come si possa conciliare la presenza crescente di ragazzi di origine e cultura non italiana con la prospettiva, da cui derivano precisi orientamenti ministeriali, per cui “solo l’Occidente conosce la Storia”: bisogna interrogare la loro condizione o evitare di vedere e rilevare le differenze? Nella puntata discutiamo inoltre di come una didattica che si pretende inclusiva possa e debba aiutare anche studenti privi di certificazione ma comunque in difficoltà. Tutto questo ci riporta alla domanda da cui è nato Scuola in corso: la scuola italiana di oggi può al massimo realisticamente aspirare a ridurre il danno o può invece – concretamente, al di là delle intenzioni, che sono buone d’ufficio – svolgere una funzione diversa, più ambiziosa, di orientamento anche della società circostante?<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. Per scriverci: scuolaincorso@proton.me<br />il nostro social è @scuolaincorso@kolektiva.social<br />il nostro blog è https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68028136</guid><pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:20:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68028136/sic_puntata_4.mp3" length="78733399" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scuola In Corso</itunes:author><itunes:subtitle>La scuola italiana è classista? Può non esserlo? In questa puntata cerchiamo di capire se e come un insegnante riesca ad aiutare gli studenti che hanno situazioni socio-economiche e familiari complesse, partendo da quanto spesso si afferma: la scuola...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La scuola italiana è classista? Può non esserlo? In questa puntata cerchiamo di capire se e come un insegnante riesca ad aiutare gli studenti che hanno situazioni socio-economiche e familiari complesse, partendo da quanto spesso si afferma: la scuola ha smesso di essere un ascensore sociale (un’espressione che, per vari motivi, non ci piace). Ci chiediamo quindi come si possa conciliare la presenza crescente di ragazzi di origine e cultura non italiana con la prospettiva, da cui derivano precisi orientamenti ministeriali, per cui “solo l’Occidente conosce la Storia”: bisogna interrogare la loro condizione o evitare di vedere e rilevare le differenze? Nella puntata discutiamo inoltre di come una didattica che si pretende inclusiva possa e debba aiutare anche studenti privi di certificazione ma comunque in difficoltà. Tutto questo ci riporta alla domanda da cui è nato Scuola in corso: la scuola italiana di oggi può al massimo realisticamente aspirare a ridurre il danno o può invece – concretamente, al di là delle intenzioni, che sono buone d’ufficio – svolgere una funzione diversa, più ambiziosa, di orientamento anche della società circostante?<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. 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Ma quali distorsioni ne sono derivate e qual è oggi lo stato delle relazioni tra le scuole e le famiglie? In questa quinta puntata parliamo di una presenza, certamente essenziale per gli studenti e potenzialmente di grande aiuto per i docenti, che però in vari casi mina robustamente quella libertà di insegnamento che pure è sancita nell’articolo 33 della Costituzione (ad oggi immutato). Accanto a tanti genitori presenti con lucidità e discrezione a scuola incontriamo infatti anche genitori che si trasformano negli avvocati difensori dei figli o si improvvisano psicologi, pedagoghi, se non addirittura docenti. Vogliamo quindi affrontare spassionatamente (o almeno ci proviamo) la necessità di ridefinire e ristabilire i confini dei ruoli di ognuno, facendo i conti con qualche pregiudizio reciproco che non è utile a nessuno: a farne le spese non sono soltanto gli studenti, i genitori e gli insegnanti, ma, sia pur in maniera indiretta e con conseguenze che si osserveranno nel medio-lungo periodo, l’intera collettività.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. Per scriverci: scuolaincorso@proton.me<br />il nostro social è @scuolaincorso@kolektiva.social<br />il nostro blog è https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68028139</guid><pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:21:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68028139/sic_puntata_5.mp3" length="79085320" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scuola In Corso</itunes:author><itunes:subtitle>I Decreti delegati hanno aperto la scuola a una partecipazione più attiva delle varie parti in causa, a cominciare dai genitori, segnando un momento importante nel divenire democratico delle istituzioni scolastiche. Ma quali distorsioni ne sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I Decreti delegati hanno aperto la scuola a una partecipazione più attiva delle varie parti in causa, a cominciare dai genitori, segnando un momento importante nel divenire democratico delle istituzioni scolastiche. Ma quali distorsioni ne sono derivate e qual è oggi lo stato delle relazioni tra le scuole e le famiglie? In questa quinta puntata parliamo di una presenza, certamente essenziale per gli studenti e potenzialmente di grande aiuto per i docenti, che però in vari casi mina robustamente quella libertà di insegnamento che pure è sancita nell’articolo 33 della Costituzione (ad oggi immutato). Accanto a tanti genitori presenti con lucidità e discrezione a scuola incontriamo infatti anche genitori che si trasformano negli avvocati difensori dei figli o si improvvisano psicologi, pedagoghi, se non addirittura docenti. Vogliamo quindi affrontare spassionatamente (o almeno ci proviamo) la necessità di ridefinire e ristabilire i confini dei ruoli di ognuno, facendo i conti con qualche pregiudizio reciproco che non è utile a nessuno: a farne le spese non sono soltanto gli studenti, i genitori e gli insegnanti, ma, sia pur in maniera indiretta e con conseguenze che si osserveranno nel medio-lungo periodo, l’intera collettività.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. 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Tra griglie, indicatori, descrittori e punteggi buona parte del tempo, dell’attenzione e del lavoro continua a essere assorbita dalla questione dei risultati, ovvero da quello che – nel linguaggio della scuola, sempre più sovrapponibile a quello aziendale – ufficialmente si chiama successo formativo (o che tale si spera che sia). La sensazione che descriviamo e analizziamo in questa ultima puntata è quella di una crescente tendenza a concentrarsi sul termometro anziché sulle cause della febbre, mentre un recente Rapporto pubblicato dall’ISTAT sugli obiettivi di sviluppo sostenibile informa che un italiano su tre ha rilevanti difficoltà nella lettura, nella scrittura, nel calcolo e nella soluzione dei problemi. Ma il nodo della valutazione continua a non sciogliersi, confermando lo stato di salute (poca) della scuola italiana e la necessità di una discussione non estemporanea per provare seriamente a cambiarla.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. Per scriverci: scuolaincorso@proton.me<br />il nostro social è @scuolaincorso@kolektiva.social<br />il nostro blog è https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68028137</guid><pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:21:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68028137/sic_puntata_6.mp3" length="83274107" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scuola In Corso</itunes:author><itunes:subtitle>Dovremmo abolire i voti, e perché? Periodicamente si torna a parlarne, ma ad oggi la valutazione resta un nodo non sciolto per tutti, studenti, insegnanti, genitori, dirigenti. Tra griglie, indicatori, descrittori e punteggi buona parte del tempo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dovremmo abolire i voti, e perché? Periodicamente si torna a parlarne, ma ad oggi la valutazione resta un nodo non sciolto per tutti, studenti, insegnanti, genitori, dirigenti. Tra griglie, indicatori, descrittori e punteggi buona parte del tempo, dell’attenzione e del lavoro continua a essere assorbita dalla questione dei risultati, ovvero da quello che – nel linguaggio della scuola, sempre più sovrapponibile a quello aziendale – ufficialmente si chiama successo formativo (o che tale si spera che sia). La sensazione che descriviamo e analizziamo in questa ultima puntata è quella di una crescente tendenza a concentrarsi sul termometro anziché sulle cause della febbre, mentre un recente Rapporto pubblicato dall’ISTAT sugli obiettivi di sviluppo sostenibile informa che un italiano su tre ha rilevanti difficoltà nella lettura, nella scrittura, nel calcolo e nella soluzione dei problemi. Ma il nodo della valutazione continua a non sciogliersi, confermando lo stato di salute (poca) della scuola italiana e la necessità di una discussione non estemporanea per provare seriamente a cambiarla.<br /><br />Scuola in corso è un progetto di Giada Ceri e Francesco Pota, non ha velleità giornalistiche, potremmo dire corbellerie ma di solito evitiamo. Ci piace ragionare e abbiamo deciso di registrarci mentre lo facciamo. Per scriverci: scuolaincorso@proton.me<br />il nostro social è @scuolaincorso@kolektiva.social<br />il nostro blog è https://paper.wf/atscuolaincorsoatpaper-wf/]]></itunes:summary><itunes:duration>2603</itunes:duration><itunes:keywords>istruzione,scuola,valutazione</itunes:keywords><itunes:explicit>clean</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/03fd1a12e8eb7486128c9c8a107b9ebb.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
