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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Olboblo. Arte potenziale</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/olboblo-arte-potenziale--6693770</link><description><![CDATA[Benvenute e benvenuti al canale Olboblo, nato per essere audioguida dell'omonima mostra <a href="https://www.univrmagazine.it/2024/10/09/inaugurata-la-mostra-olboblo-arte-potenziale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Olboblo. Arte potenziale,</a> frutto di un accordo fra l’Accademia delle Belle Arti di Verona e il <a href="https://www.dlls.univr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere</a> all'interno del Progetto di Eccellenza <a href="https://inclusivehumanities.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Inclusive Humanities</a>. L'accordo prevede che ogni anno cinque studenti o studentesse dell’Accademia espongano le loro opere negli spazi del Dipartimento.<br /><br />Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri e le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte, colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità, in un’ottica di inclusione e accessibilità.<br /><br /><br />]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6693770/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Arts</category><copyright>Copyright Inclusive Humanities</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/263d9f07854a50209c64558bc44eff38.jpg</url><title>Olboblo. Arte potenziale</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/olboblo-arte-potenziale--6693770</link></image><lastBuildDate>Thu, 15 Oct 2026 06:10:48 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona</itunes:name><itunes:email>martina.cerpelloni@univr.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/263d9f07854a50209c64558bc44eff38.jpg"/><itunes:subtitle>Benvenute e benvenuti al canale Olboblo, nato per essere audioguida dell'omonima mostra https://www.univrmagazine.it/2024/10/09/inaugurata-la-mostra-olboblo-arte-potenziale/ frutto di un accordo fra l’Accademia delle Belle Arti di Verona e il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Benvenute e benvenuti al canale Olboblo, nato per essere audioguida dell'omonima mostra <a href="https://www.univrmagazine.it/2024/10/09/inaugurata-la-mostra-olboblo-arte-potenziale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Olboblo. 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L'accordo prevede che ogni anno cinque studenti o studentesse dell’Accademia espongano le loro opere negli spazi del Dipartimento.<br /><br />Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri e le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte, colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità, in un’ottica di inclusione e accessibilità.<br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:category text="Arts"/><itunes:category text="Arts"><itunes:category text="Visual Arts"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>9ac47c7c-3fbe-5bb7-a3e3-b4e27c3dc11e</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>OLBOBLO - 10 - Cortocircuito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-10-cortocircuito--75785074</link><description><![CDATA[<i>Cortocircuito</i> è un’opera di Sara Calcinai È stata realizzata tra il 2025 ed il 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. <br /><br />L’opera si estende per tutta la lunghezza del vano corridoio e del corridoio degli oblò del secondo piano ed è costituita da una serie di dipinti di diverse dimensioni e diverse rappresentazioni appesi, a distanza tra loro, su entrambi i lati del muro. I 21 dipinti rappresentano stanze in vari colori, la maggior parte con finestre monocrome, qualcuna con scale o interruttori della luce: alcune di queste stanze sono vuote, ma in altre troviamo anche delle mani, o delle figure umanoidi. <br /><br />In questa serie, l’autrice si interroga su cosa definisce il confine tra spazio interno ed esterno, indagando il concetto di stanza come nonluogo, uno spazio sospeso tra realtà e astrazione, in cui la presenza umana è soltanto suggerita. <br /><br />L’uomo, pur nascendo libero, sceglie consapevolmente di chiudersi all’interno di scatole, architetture fisiche e mentali, che nascono come rifugi ma si trasformano in confini. L’angolo di congiunzione delle pareti assume così il significato simbolico di una chiusura estrema, di un limite oltre il quale lo spazio sembra non offrire più possibilità di fuga. Alcune presenze che abitano questi spazi interrogano lo spettatore su dove si trovi: dentro o fuori? Veglia o sogno? Realtà o illusione? In questi ambienti il silenzio diventa una presenza a sua volta. È un silenzio che non coincide semplicemente con l’assenza di suono, ma con l’impossibilità di comunicare, con ciò che rimane sospeso e non riesce a raggiungere l’altro.<br /><br />Le figure, isolate e spesso prive di un rapporto diretto tra loro, evocano una comunicazione mancata, interrotta o impossibile. Le pareti non separano soltanto gli spazi, ma anche le persone, i pensieri e le parole. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75785074</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:10:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75785074/10_cortocircuito.mp3" length="2275413" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Cortocircuito è un’opera di Sara Calcinai È stata realizzata tra il 2025 ed il 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Cortocircuito</i> è un’opera di Sara Calcinai È stata realizzata tra il 2025 ed il 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. <br /><br />L’opera si estende per tutta la lunghezza del vano corridoio e del corridoio degli oblò del secondo piano ed è costituita da una serie di dipinti di diverse dimensioni e diverse rappresentazioni appesi, a distanza tra loro, su entrambi i lati del muro. I 21 dipinti rappresentano stanze in vari colori, la maggior parte con finestre monocrome, qualcuna con scale o interruttori della luce: alcune di queste stanze sono vuote, ma in altre troviamo anche delle mani, o delle figure umanoidi. <br /><br />In questa serie, l’autrice si interroga su cosa definisce il confine tra spazio interno ed esterno, indagando il concetto di stanza come nonluogo, uno spazio sospeso tra realtà e astrazione, in cui la presenza umana è soltanto suggerita. <br /><br />L’uomo, pur nascendo libero, sceglie consapevolmente di chiudersi all’interno di scatole, architetture fisiche e mentali, che nascono come rifugi ma si trasformano in confini. L’angolo di congiunzione delle pareti assume così il significato simbolico di una chiusura estrema, di un limite oltre il quale lo spazio sembra non offrire più possibilità di fuga. Alcune presenze che abitano questi spazi interrogano lo spettatore su dove si trovi: dentro o fuori? Veglia o sogno? Realtà o illusione? In questi ambienti il silenzio diventa una presenza a sua volta. È un silenzio che non coincide semplicemente con l’assenza di suono, ma con l’impossibilità di comunicare, con ciò che rimane sospeso e non riesce a raggiungere l’altro.<br /><br />Le figure, isolate e spesso prive di un rapporto diretto tra loro, evocano una comunicazione mancata, interrotta o impossibile. 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È stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  <br /><br />Dal vano scale del piano mezzanino continuiamo a salire verso il secondo piano: troviamo l’opera nell’angolo a sinistra del pianerottolo. L’opera rappresenta una scacchiera, con una partita in corso, posata su un piccolo tappeto nei toni del rosso e del nero. Una lastra di zinco è posizionata dietro alle pedine bianche. <br /><br /><i>Scacco matto</i>, composto di legno, scacchi e una lastra di zinco, utilizza il gioco degli scacchi come metafora dei rapporti di potere e delle disuguaglianze presenti nella società. Attraverso la pratica della postproduzione, la tradizionale struttura del gioco viene alterata per mettere in discussione l’idea di una competizione fondata su condizioni realmente paritarie. <br /> <br />Sulla scacchiera, le pedine nere sembrano aver raggiunto una posizione di vantaggio dal momento che si trovano in condizione di scacco matto nei confronti del re bianco. Tuttavia, dietro un muro metallico si nasconde un secondo gruppo di pedine bianche, di dimensioni maggiori, irraggiungibili e invisibili alle pedine in gioco.<br />  <br />L’apparente vittoria si rivela così un’illusione: le regole del gioco non sono realmente uguali per tutti e ciò che appare come un confronto equilibrato è in realtà condizionato dalla presenza di poteri invisibili e strutturalmente più forti.<br />  <br />L’opera riflette sui meccanismi di esclusione e sulle gerarchie sociali, interrogando la possibilità di un reale riequilibrio dei rapporti di potere. Il gioco, tradizionalmente fondato su regole condivise, diventa quindi uno strumento per evidenziare come le condizioni di partenza possano essere profondamente diseguali e come alcune forme di potere possano rimanere invisibili proprio a chi ne subisce gli effetti.  <br />Scacco matto invita lo spettatore a interrogarsi sulla natura delle regole sociali e sulla possibilità di riconoscere e mettere in discussione quelle strutture che determinano, spesso senza essere immediatamente visibili, chi può agire, chi può vincere e chi è destinato a rimanere escluso. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75785045</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:09:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75785045/9_scacco_matto.mp3" length="2298819" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Scacco matto è un’opera di Alessia De Battista. 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Una lastra di zinco è posizionata dietro alle pedine bianche. <br /><br /><i>Scacco matto</i>, composto di legno, scacchi e una lastra di zinco, utilizza il gioco degli scacchi come metafora dei rapporti di potere e delle disuguaglianze presenti nella società. Attraverso la pratica della postproduzione, la tradizionale struttura del gioco viene alterata per mettere in discussione l’idea di una competizione fondata su condizioni realmente paritarie. <br /> <br />Sulla scacchiera, le pedine nere sembrano aver raggiunto una posizione di vantaggio dal momento che si trovano in condizione di scacco matto nei confronti del re bianco. Tuttavia, dietro un muro metallico si nasconde un secondo gruppo di pedine bianche, di dimensioni maggiori, irraggiungibili e invisibili alle pedine in gioco.<br />  <br />L’apparente vittoria si rivela così un’illusione: le regole del gioco non sono realmente uguali per tutti e ciò che appare come un confronto equilibrato è in realtà condizionato dalla presenza di poteri invisibili e strutturalmente più forti.<br />  <br />L’opera riflette sui meccanismi di esclusione e sulle gerarchie sociali, interrogando la possibilità di un reale riequilibrio dei rapporti di potere. Il gioco, tradizionalmente fondato su regole condivise, diventa quindi uno strumento per evidenziare come le condizioni di partenza possano essere profondamente diseguali e come alcune forme di potere possano rimanere invisibili proprio a chi ne subisce gli effetti.  <br />Scacco matto invita lo spettatore a interrogarsi sulla natura delle regole sociali e sulla possibilità di riconoscere e mettere in discussione quelle strutture che determinano, spesso senza essere immediatamente visibili, chi può agire, chi può vincere e chi è destinato a rimanere escluso. ]]></itunes:summary><itunes:duration>144</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a69414581bba7428802a70d604182031.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 8 - Arpia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-8-arpia--75785013</link><description><![CDATA[<i>Arpia</i> è un’opera di Sara Calcinai. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Per arrivare all’opera dobbiamo ripercorrere a ritroso il corridoio degli oblò e accedere al vano scale che si trova immediatamente di fronte: salendo la prima rampa, l’opera si rivela nell’angolo a sinistra del pianerottolo. L’arpia, con corpo di uccello costituito da una rete di ferro e viso di donna, petto e addome in cemento, è installata su un posatoio di metallo, con cui si colloca in posizione più alta rispetto al visitatore. Quest’ultimo è dunque osservato, dall’alto verso il basso, dall’arpia.<br /><br />L’opera misura due metri per centocinquanta centimetri, con una profondità nello spazio di circa un metro. In queste dimensioni è realizzata un’arpia, figura della mitologia greca, in ferro e cemento. <br />L’arpia, creatura della mitologia greca, non ha non ha sempre avuto una connotazione negativa. In origine raffigurava una donna alata portatrice del messaggio divino, racchiudendo una figura di confine tra umano e sacro. Nel corso dei secoli, tuttavia, lo sguardo della società e della cultura patriarcale ne ha progressivamente trasformato l’immagine in una creatura lussuriosa e mostruosa, rendendola simbolo di colpa e presagio di morte.<br /><br />L’opera di Sara Calcinai vuole farci riflettere su questa metamorfosi storica, che riflette la condanna della storia dell’indipendenza femminile, del corpo e della voce della donna che sfuggono al controllo.  <br /><br /><i>Arpia</i> si inserisce in questa frattura simbolica e ne raccoglie le rovine. L’arpia che ne è rappresentata ci appare come lo scheletro di ciò che è stata: memoria consunta di un’identità svuotata e residuo di una narrazione imposta.<br /> <br />Immobile, sopra un ramo, sospesa in una dimensione di distanza e resistenza, l’arpia osserva il mondo dall’alto senza più appartenervi del tutto. La sua presenza non è sconfitta ma atto radicale di sottrazione: nella sua permanenza ostinata, la creatura rivendica la possibilità di esistere fuori dalle definizioni imposte. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75785013</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:08:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75785013/8_arpia.mp3" length="2251590" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Arpia è un’opera di Sara Calcinai. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. 

Per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Arpia</i> è un’opera di Sara Calcinai. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Per arrivare all’opera dobbiamo ripercorrere a ritroso il corridoio degli oblò e accedere al vano scale che si trova immediatamente di fronte: salendo la prima rampa, l’opera si rivela nell’angolo a sinistra del pianerottolo. L’arpia, con corpo di uccello costituito da una rete di ferro e viso di donna, petto e addome in cemento, è installata su un posatoio di metallo, con cui si colloca in posizione più alta rispetto al visitatore. Quest’ultimo è dunque osservato, dall’alto verso il basso, dall’arpia.<br /><br />L’opera misura due metri per centocinquanta centimetri, con una profondità nello spazio di circa un metro. In queste dimensioni è realizzata un’arpia, figura della mitologia greca, in ferro e cemento. <br />L’arpia, creatura della mitologia greca, non ha non ha sempre avuto una connotazione negativa. In origine raffigurava una donna alata portatrice del messaggio divino, racchiudendo una figura di confine tra umano e sacro. Nel corso dei secoli, tuttavia, lo sguardo della società e della cultura patriarcale ne ha progressivamente trasformato l’immagine in una creatura lussuriosa e mostruosa, rendendola simbolo di colpa e presagio di morte.<br /><br />L’opera di Sara Calcinai vuole farci riflettere su questa metamorfosi storica, che riflette la condanna della storia dell’indipendenza femminile, del corpo e della voce della donna che sfuggono al controllo.  <br /><br /><i>Arpia</i> si inserisce in questa frattura simbolica e ne raccoglie le rovine. L’arpia che ne è rappresentata ci appare come lo scheletro di ciò che è stata: memoria consunta di un’identità svuotata e residuo di una narrazione imposta.<br /> <br />Immobile, sopra un ramo, sospesa in una dimensione di distanza e resistenza, l’arpia osserva il mondo dall’alto senza più appartenervi del tutto. La sua presenza non è sconfitta ma atto radicale di sottrazione: nella sua permanenza ostinata, la creatura rivendica la possibilità di esistere fuori dalle definizioni imposte. ]]></itunes:summary><itunes:duration>141</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/99907fcd2df57fad71bd57e969c5b999.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 7 - Quanto costa la vita rosa?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-7-quanto-costa-la-vita-rosa--75784984</link><description><![CDATA[<i>Quanto costa la vita rosa?</i> è un’opera di Alessia De Battista. È stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Proseguendo nel corridoio degli oblò del piano terra, troviamo questa opera, appesa al muro verde acqua del corridoio, sulla nostra destra. L’artista ce ne dà una dettagliata descrizione. <br /><i>Quanto costa la vita rosa?</i> riflette sul desiderio di una vita idealizzata e sulla costruzione di un’immagine di perfezione proposta come modello possibile e desiderabile. Uno specchio della dimensione di 50 per 45 centimetri è avvolto in un imballaggio di plastica trasparente e contrassegnato da un codice a barre, ricordando la forma di un prodotto pronto per essere acquistato. <br /><br />L’opera mette in discussione i meccanismi attraverso i quali la società contemporanea costruisce e vende immagini di felicità, successo e normalità, trasformando l’esperienza personale in una merce o in un modello da raggiungere.<br />  <br />L’imballaggio è così metafora di una promessa: ciò che viene offerto non è una vita realmente diversa, ma un filtro attraverso cui guardare la propria esistenza. Una volta rimosso l’involucro, lo spettatore si trova davanti al proprio riflesso: la promessa di una realtà ideale si dissolve e ciò che rimane è la propria immagine, immutata. <br /><br /><i>Quanto costa la vita rosa?</i> invita così ad interrogarci sui modelli sociali che definiscono cosa significhi vivere una vita “giusta”, “felice” o “di successo”, evidenziando la distanza tra l’immagine proposta dalla società e la complessità delle esperienze individuali.<br />  <br />Lo specchio coinvolge direttamente l’osservatore, trasformandolo da semplice spettatore a soggetto dell’opera, aprendo così una riflessione sulla possibilità di riconoscere e accettare la pluralità delle esperienze di vita che vada oltre i modelli idealizzati e omologanti della società. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75784984</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:08:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75784984/7_quanto_costa_la_vita_rosa.mp3" length="2075629" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Quanto costa la vita rosa? è un’opera di Alessia De Battista. 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Uno specchio della dimensione di 50 per 45 centimetri è avvolto in un imballaggio di plastica trasparente e contrassegnato da un codice a barre, ricordando la forma di un prodotto pronto per essere acquistato. <br /><br />L’opera mette in discussione i meccanismi attraverso i quali la società contemporanea costruisce e vende immagini di felicità, successo e normalità, trasformando l’esperienza personale in una merce o in un modello da raggiungere.<br />  <br />L’imballaggio è così metafora di una promessa: ciò che viene offerto non è una vita realmente diversa, ma un filtro attraverso cui guardare la propria esistenza. Una volta rimosso l’involucro, lo spettatore si trova davanti al proprio riflesso: la promessa di una realtà ideale si dissolve e ciò che rimane è la propria immagine, immutata. <br /><br /><i>Quanto costa la vita rosa?</i> invita così ad interrogarci sui modelli sociali che definiscono cosa significhi vivere una vita “giusta”, “felice” o “di successo”, evidenziando la distanza tra l’immagine proposta dalla società e la complessità delle esperienze individuali.<br />  <br />Lo specchio coinvolge direttamente l’osservatore, trasformandolo da semplice spettatore a soggetto dell’opera, aprendo così una riflessione sulla possibilità di riconoscere e accettare la pluralità delle esperienze di vita che vada oltre i modelli idealizzati e omologanti della società. ]]></itunes:summary><itunes:duration>130</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/05da97667c8ab6643acf1b2febbd706f.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 6 - Tre elementi, infinite varianti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-6-tre-elementi-infinite-varianti--75784960</link><description><![CDATA[<i>Tre elementi, infinite varianti</i> è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  <br /><br /><i>Tre elementi, infinite varianti</i> è la prima opera installata all’aperto delle tre edizioni di Olboblo. I tre elementi dell’opera sono infatti posizionati nel parco del Polo Zanotto, ma risultano ben visibili dal corridoio, perfettamente incorniciati da uno dei suoi caratteristici oblò.<br /> <br /><i>Tre elementi, infinite varianti</i> è un’opera in legno e ferro di 110 per 20 centimetri in cui uno scheletro viene composto da tre parti del tronco di un albero abbattuto. Non l’albero, ma il suo ricordo forma la sagoma di ciò che è stato, sottratta per sempre alla possibilità di ardere per riscaldare, essere ancora utile.  <br /> <br />Il tronco recuperato assolve così una funzione memoriale: non avendo più un fine pratico, esiste la sua memoria e custodisce un legame simbolico con una forma, l’albero vivo, che non tornerà. <br />Gli alberi “senza radici” di <i>Tre elementi, infinite varianti</i> si fanno così luogo di memoria, non diversamente da come la letteratura e le arti testimoniano presenze passate. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75784960</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:08:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75784960/6_tre_elementi_infinite_varianti.mp3" length="1483799" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Tre elementi, infinite varianti è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Tre elementi, infinite varianti</i> è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  <br /><br /><i>Tre elementi, infinite varianti</i> è la prima opera installata all’aperto delle tre edizioni di Olboblo. I tre elementi dell’opera sono infatti posizionati nel parco del Polo Zanotto, ma risultano ben visibili dal corridoio, perfettamente incorniciati da uno dei suoi caratteristici oblò.<br /> <br /><i>Tre elementi, infinite varianti</i> è un’opera in legno e ferro di 110 per 20 centimetri in cui uno scheletro viene composto da tre parti del tronco di un albero abbattuto. Non l’albero, ma il suo ricordo forma la sagoma di ciò che è stato, sottratta per sempre alla possibilità di ardere per riscaldare, essere ancora utile.  <br /> <br />Il tronco recuperato assolve così una funzione memoriale: non avendo più un fine pratico, esiste la sua memoria e custodisce un legame simbolico con una forma, l’albero vivo, che non tornerà. <br />Gli alberi “senza radici” di <i>Tre elementi, infinite varianti</i> si fanno così luogo di memoria, non diversamente da come la letteratura e le arti testimoniano presenze passate. ]]></itunes:summary><itunes:duration>93</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e9a8fc0ff301d24a4d76f2b6d108836e.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 5 - Esseri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-5-esseri--75779685</link><description><![CDATA[<i>Esseri</i> è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Entrando nel corridoio degli Oblò troviamo quest’opera sulla nostra sinistra. L’opera è composta da due quadri rettangolari contenuti in cornici bianche, di diversa larghezza e posti uno accanto all’altro. All’interno delle cornici, troviamo dei tasselli composti di fazzoletti di carta e cartone con segni astratti in inchiostro di china nero.  <br /> <br />I due elementi che compongono <i>Esseri</i> sono realizzati in inchiostro di china su fazzoletti di carta e cartone ed appartengono ad una serie basata sulla relazione tra singole macchie di inchiostro di china. <br /><br />Dalle rispettive dimensioni di 77 per 36 centimetri e 77 x 52 centimetri, insieme propongono una collaborazione e un accostamento di singoli tasselli per raggiungere un’immagine, come in un mosaico. Durante la fase di composizione, il dialogo che si instaura tra i segni genera continue nuove forme, in un percorso che consente di scoprire e ripensare la realtà.<br /><br />Gli <i>Esseri </i>sono il risultato dell’intreccio di forme astratte, che permettono di stimolare o risvegliare immaginari visivi familiari.  <br /> <br />Lo spettatore vive questo fenomeno attraverso il processo della pareidolia: il cervello è alla costante ricerca di forme che associa a significati, cercando di dare un senso a ciò che osserva. Questa descrizione a cosa vi fa pensare? ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75779685</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:08:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75779685/5_esseri.mp3" length="1822764" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Esseri è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. 

Entrando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Esseri</i> è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Entrando nel corridoio degli Oblò troviamo quest’opera sulla nostra sinistra. L’opera è composta da due quadri rettangolari contenuti in cornici bianche, di diversa larghezza e posti uno accanto all’altro. All’interno delle cornici, troviamo dei tasselli composti di fazzoletti di carta e cartone con segni astratti in inchiostro di china nero.  <br /> <br />I due elementi che compongono <i>Esseri</i> sono realizzati in inchiostro di china su fazzoletti di carta e cartone ed appartengono ad una serie basata sulla relazione tra singole macchie di inchiostro di china. <br /><br />Dalle rispettive dimensioni di 77 per 36 centimetri e 77 x 52 centimetri, insieme propongono una collaborazione e un accostamento di singoli tasselli per raggiungere un’immagine, come in un mosaico. Durante la fase di composizione, il dialogo che si instaura tra i segni genera continue nuove forme, in un percorso che consente di scoprire e ripensare la realtà.<br /><br />Gli <i>Esseri </i>sono il risultato dell’intreccio di forme astratte, che permettono di stimolare o risvegliare immaginari visivi familiari.  <br /> <br />Lo spettatore vive questo fenomeno attraverso il processo della pareidolia: il cervello è alla costante ricerca di forme che associa a significati, cercando di dare un senso a ciò che osserva. Questa descrizione a cosa vi fa pensare? ]]></itunes:summary><itunes:duration>114</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bfc2185ff175e5775c266b56364f355d.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 4 - Minuti blu</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-4-minuti-blu--75779602</link><description><![CDATA[<i>Minuti blu </i>è un’opera di Miriam Giavarina, realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  <br /> <br />L’opera si trova sul lato destro del vano corridoio, di fronte ad <i>Arachnotopia</i>, e come si evince dal nome, è un’opera in cianotipia, un procedimento fotografico e di stampa a contatto che produce immagini dal caratteristico colore blu di Prussia. L’opera è una composizione di tasselli di tessuto, che spicca sul bianco del muro del vano corridoio. <br /> <br />L’opera, realizzata in cianotipia su tessuto dalle dimensioni di 98 centimetri per 60, nasce dalla necessità di registrare e valorizzare la pluralità dei tempi e dei corpi che abitano lo spazio pubblico.  <br /> <br />Le ombre che popolano i percorsi quotidiani rappresentano presenze costanti, spesso invisibili o marginalizzate. Esse rappresentano manifestazioni di corpi che attraversano il mondo con ritmi, abilità e forme differenti. Ad un primo sguardo, queste ombre appaiono immobili o immuni al divenire, compiendo movimenti impercettibili all'occhio frettoloso della società contemporanea orientata alla prestazione e alla velocità. <br /><br />Attraverso l’uso della cianotipia, questo flusso invisibile del tempo viene impresso sulla materia. Il risultato si traduce in tracce sfocate e dinamiche, nate dal movimento di forme che cambiano posizione in un continuo divenire. <br /><br /><i>Minuti blu </i>è un invito a rallentare lo sguardo e ad accogliere il mutevole come componente essenziale della memoria collettiva.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75779602</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:07:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75779602/4_minuti_blu_giavarina.mp3" length="1844915" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Minuti blu è un’opera di Miriam Giavarina, realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  
 ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Minuti blu </i>è un’opera di Miriam Giavarina, realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  <br /> <br />L’opera si trova sul lato destro del vano corridoio, di fronte ad <i>Arachnotopia</i>, e come si evince dal nome, è un’opera in cianotipia, un procedimento fotografico e di stampa a contatto che produce immagini dal caratteristico colore blu di Prussia. L’opera è una composizione di tasselli di tessuto, che spicca sul bianco del muro del vano corridoio. <br /> <br />L’opera, realizzata in cianotipia su tessuto dalle dimensioni di 98 centimetri per 60, nasce dalla necessità di registrare e valorizzare la pluralità dei tempi e dei corpi che abitano lo spazio pubblico.  <br /> <br />Le ombre che popolano i percorsi quotidiani rappresentano presenze costanti, spesso invisibili o marginalizzate. Esse rappresentano manifestazioni di corpi che attraversano il mondo con ritmi, abilità e forme differenti. Ad un primo sguardo, queste ombre appaiono immobili o immuni al divenire, compiendo movimenti impercettibili all'occhio frettoloso della società contemporanea orientata alla prestazione e alla velocità. <br /><br />Attraverso l’uso della cianotipia, questo flusso invisibile del tempo viene impresso sulla materia. Il risultato si traduce in tracce sfocate e dinamiche, nate dal movimento di forme che cambiano posizione in un continuo divenire. <br /><br /><i>Minuti blu </i>è un invito a rallentare lo sguardo e ad accogliere il mutevole come componente essenziale della memoria collettiva.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>116</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41a392d3f3ddd8e5a9abd9c2c3f89ea6.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 3 - Arachnotopia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-3-arachnotopia--75779088</link><description><![CDATA[<i>Arachnotopia </i>è un’opera di Marta Rosa. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. <br /><br />Dal pianerottolo del vano scale dove abbiamo trovato le prime due opere torniamo al piano terra e proseguiamo fino all’imbocco del vano corridoio sulla nostra sinistra. L’opera ci accoglie all’ingresso del vano corridoio, estendendosi in altezza e larghezza sul lato sinistro della parete bianca. Le piccole strutture cave in argilla, di color terracotta, sono appese al muro, distanziate tra loro, come una serie di piccole casette. <br /><i></i><br /><i></i><br /><i>Arachnotopia</i> è costituita da una serie di piccole strutture in argilla dalle dimensioni variabili che compongono una comunità coloniale di ragni. I ragni svolgono un ruolo fondamentale per il benessere dell’ambiente e l’equilibrio degli ecosistemi, regolando naturalmente le popolazioni di insetti. Nonostante rappresentino dei preziosi alleati sia negli ambienti naturali sia in quelli domestici, sono spesso vittime di una percezione negativa da parte dell’uomo. Partendo dalle forme dei loro nidi, l’opera comprende un insieme di piccole strutture che compongono una cittadina immaginaria.  <br /><br />L’opera è la rappresentazione utopica di una città abitata esclusivamente da aracnidi. Invitandoci a riflettere sul nostro rapporto con una specie tanto temuta quanto indispensabile, promuove un dialogo transdisciplinare sui temi della sostenibilità ambientale, sulle nostre responsabilità verso il pianeta e sulle sue molteplici forme di vita.<br /><br />Arachnotopia ci pone infine un interrogativo: potrebbero i ragni prendersi cura del loro mondo meglio di quanto noi facciamo con il nostro?  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75779088</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:07:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75779088/3_arachnotopia.mp3" length="1811479" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Arachnotopia è un’opera di Marta Rosa. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. 

Dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Arachnotopia </i>è un’opera di Marta Rosa. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. <br /><br />Dal pianerottolo del vano scale dove abbiamo trovato le prime due opere torniamo al piano terra e proseguiamo fino all’imbocco del vano corridoio sulla nostra sinistra. L’opera ci accoglie all’ingresso del vano corridoio, estendendosi in altezza e larghezza sul lato sinistro della parete bianca. Le piccole strutture cave in argilla, di color terracotta, sono appese al muro, distanziate tra loro, come una serie di piccole casette. <br /><i></i><br /><i></i><br /><i>Arachnotopia</i> è costituita da una serie di piccole strutture in argilla dalle dimensioni variabili che compongono una comunità coloniale di ragni. I ragni svolgono un ruolo fondamentale per il benessere dell’ambiente e l’equilibrio degli ecosistemi, regolando naturalmente le popolazioni di insetti. Nonostante rappresentino dei preziosi alleati sia negli ambienti naturali sia in quelli domestici, sono spesso vittime di una percezione negativa da parte dell’uomo. Partendo dalle forme dei loro nidi, l’opera comprende un insieme di piccole strutture che compongono una cittadina immaginaria.  <br /><br />L’opera è la rappresentazione utopica di una città abitata esclusivamente da aracnidi. Invitandoci a riflettere sul nostro rapporto con una specie tanto temuta quanto indispensabile, promuove un dialogo transdisciplinare sui temi della sostenibilità ambientale, sulle nostre responsabilità verso il pianeta e sulle sue molteplici forme di vita.<br /><br />Arachnotopia ci pone infine un interrogativo: potrebbero i ragni prendersi cura del loro mondo meglio di quanto noi facciamo con il nostro?  ]]></itunes:summary><itunes:duration>114</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/324b1b116cd49448b5c477e4f70f40f0.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 2 - Povera terra e povero mare, il diavolo è piombato tra voi pieno di furore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-2-povera-terra-e-povero-mare-il-diavolo-e-piombato-tra-voi-pieno-di-furore--75778896</link><description><![CDATA[<i>Povera terra e povero mare, il diavolo è piombato tra voi pieno di furore</i> è un’opera di Marta Rosa.  <br />È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona.  <br /><br />È la seconda opera nel nostro percorso, nel vano scale che collega il piano terra al piano mezzanino. Provenendo dalle scale del piano terra è situata esattamente nell’angolo a sinistra, al lato opposto rispetto alla prima opera. L’opera è costituita da tre scatole quadrate in plexiglass impilate, ognuna contenente un materiale diverso: rami e cenere nella scatola più bassa, tronchi ed etichette nella scatola di mezzo, una piuma in quella più alta. <br /><br />Le tre scatole di plexiglass - arricchite da rami, cenere, tronchi, etichette e piume -richiamano già nel titolo dell’opera un passo dell’Apocalisse (capitolo 12, versetto 12), che sembra descrivere l’arrivo dell’Inferno sulla Terra, coinvolgendo i presenti in una delle sfide più urgenti dell’umanità.  <br />Con una scoperta simbologia, le tre scatole di plexiglass rappresentano tre esistenze: in alto un Paradiso candido, contrapposto ad un nero Inferno, in basso, dove ciò che resta dopo gli incendi boschivi evidenzia le conseguenze devastanti del riscaldamento globale e l’urgente necessità di agire per proteggere gli ecosistemi. <br /><br />Al centro, nel Purgatorio, dei tronchetti di legno lavorato sembrano collegare “chioma e radici”, suggerendo all’astante una riflessione sulle ambiguità intrinseche della mercificazione del legno nel mondo contemporaneo. Sebbene l’uso del legno come materia prima possa spingere notevolmente la bioeconomia, questa pratica comporta il rischio di deforestazione e perdita di biodiversità, a meno che non venga gestita in modo rigorosamente ecosostenibile.  <br /><br />Il messaggio che l’opera trasmette è un invito ad interrogarsi su come costruire un futuro più equo, sostenibile e rispettoso delle diversità, sia umane che ambientali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75778896</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:06:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75778896/2_povera_terra.mp3" length="2101124" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Povera terra e povero mare, il diavolo è piombato tra voi pieno di furore è un’opera di Marta Rosa.  
È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Povera terra e povero mare, il diavolo è piombato tra voi pieno di furore</i> è un’opera di Marta Rosa.  <br />È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona.  <br /><br />È la seconda opera nel nostro percorso, nel vano scale che collega il piano terra al piano mezzanino. Provenendo dalle scale del piano terra è situata esattamente nell’angolo a sinistra, al lato opposto rispetto alla prima opera. L’opera è costituita da tre scatole quadrate in plexiglass impilate, ognuna contenente un materiale diverso: rami e cenere nella scatola più bassa, tronchi ed etichette nella scatola di mezzo, una piuma in quella più alta. <br /><br />Le tre scatole di plexiglass - arricchite da rami, cenere, tronchi, etichette e piume -richiamano già nel titolo dell’opera un passo dell’Apocalisse (capitolo 12, versetto 12), che sembra descrivere l’arrivo dell’Inferno sulla Terra, coinvolgendo i presenti in una delle sfide più urgenti dell’umanità.  <br />Con una scoperta simbologia, le tre scatole di plexiglass rappresentano tre esistenze: in alto un Paradiso candido, contrapposto ad un nero Inferno, in basso, dove ciò che resta dopo gli incendi boschivi evidenzia le conseguenze devastanti del riscaldamento globale e l’urgente necessità di agire per proteggere gli ecosistemi. <br /><br />Al centro, nel Purgatorio, dei tronchetti di legno lavorato sembrano collegare “chioma e radici”, suggerendo all’astante una riflessione sulle ambiguità intrinseche della mercificazione del legno nel mondo contemporaneo. Sebbene l’uso del legno come materia prima possa spingere notevolmente la bioeconomia, questa pratica comporta il rischio di deforestazione e perdita di biodiversità, a meno che non venga gestita in modo rigorosamente ecosostenibile.  <br /><br />Il messaggio che l’opera trasmette è un invito ad interrogarsi su come costruire un futuro più equo, sostenibile e rispettoso delle diversità, sia umane che ambientali.]]></itunes:summary><itunes:duration>132</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1a969f0809109d65212ba37ff352d826.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 1 -Geografie organiche</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-1-geografie-organiche--75778869</link><description><![CDATA[<i>Geografie Organiche </i>è un’opera di Miriam Giavarina. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.<br /><i></i><br /><i>Geografie Organiche</i> è la prima opera che troviamo entrando in università dal chiostro San Francesco. Girando a destra dall’ingresso, ci troviamo nel dipartimento di lingue e letterature straniere. Sulla destra c’è il primo vano scale che ci permette di salire ai piani superiori. Se saliamo la prima rampa di scale, sulla parete sinistra del pianerottolo troviamo l’opera, un grande rettangolo di tessuto stampato e ricamato in nero.<br /><br />Realizzata in stampa a mano su tessuto e ricamo, dalle dimensioni di 147 per 117 centimetri, l’opera prende idealmente vita dal corpo di una quercia, la cui corteccia, impressa a mano su tessuto di cotone, lascia l’impronta di una forza ancestrale che protegge e sostiene. All’interno di questa trama vegetale si muove una fitta colonia di formiche ricamate a mano.<br /><br />Le formiche, piccolissimi insetti diffusi in quasi ogni angolo del pianeta, custodiscono un’importanza vitale per gli ecosistemi terrestri. Il loro mondo, caratterizzato da un’organizzazione sociale altamente cooperativa, rifiuta l'individualismo della scalata solitaria in favore di una struttura basata sulla cura collettiva e sul sostegno reciproco.   <br /><br />Fragili solo in apparenza, le formiche diventano qui la metafora di una società ideale: una comunità capace di sollevare pesi immensi grazie alla forza del gruppo, incarnando il concetto più puro e profondo di solidarietà.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75778869</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:05:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75778869/1_geografie_organiche.mp3" length="1873337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Geografie Organiche è un’opera di Miriam Giavarina. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Geografie Organiche </i>è un’opera di Miriam Giavarina. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.<br /><i></i><br /><i>Geografie Organiche</i> è la prima opera che troviamo entrando in università dal chiostro San Francesco. Girando a destra dall’ingresso, ci troviamo nel dipartimento di lingue e letterature straniere. Sulla destra c’è il primo vano scale che ci permette di salire ai piani superiori. Se saliamo la prima rampa di scale, sulla parete sinistra del pianerottolo troviamo l’opera, un grande rettangolo di tessuto stampato e ricamato in nero.<br /><br />Realizzata in stampa a mano su tessuto e ricamo, dalle dimensioni di 147 per 117 centimetri, l’opera prende idealmente vita dal corpo di una quercia, la cui corteccia, impressa a mano su tessuto di cotone, lascia l’impronta di una forza ancestrale che protegge e sostiene. All’interno di questa trama vegetale si muove una fitta colonia di formiche ricamate a mano.<br /><br />Le formiche, piccolissimi insetti diffusi in quasi ogni angolo del pianeta, custodiscono un’importanza vitale per gli ecosistemi terrestri. Il loro mondo, caratterizzato da un’organizzazione sociale altamente cooperativa, rifiuta l'individualismo della scalata solitaria in favore di una struttura basata sulla cura collettiva e sul sostegno reciproco.   <br /><br />Fragili solo in apparenza, le formiche diventano qui la metafora di una società ideale: una comunità capace di sollevare pesi immensi grazie alla forza del gruppo, incarnando il concetto più puro e profondo di solidarietà.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>118</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b1db31c5c87cbda33fcd4e5902c70419.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - Presentazione della terza edizione della mostra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-presentazione-della-terza-edizione-della-mostra--75778737</link><description><![CDATA[Benvenute e benvenuti alla terza edizione della mostra OLBOBLO – Arte potenziale, un’audioguida per l'omonima mostra frutto di un accordo fra l'Accademia delle Belle Arti di Verona e il <a href="https://www.dlls.univr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere</a>, all'interno del progetto di eccellenza <a href="https://inclusivehumanities.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Inclusive Humanities</a>.<br /><br />Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte e colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità in un'ottica di inclusione, accessibilità.<br /><br />In questo primo episodio Daniela Rosi, Docente dell'Accademia e curatrice della mostra insieme a Giuseppe Vigolo, introduce la terza edizione in mostra presso i corridoi del Dipartimento delle iconiche finestre arancioni a forma di oblò.<br /><br />La mostra tratta temi relativi alla sostenibilità ambientale, all'inclusione sociale e al superamento dello stigma. Vi si trovano esposte le 10 opere di Sara Calcinai, Nico Cioffi, Alessia de Battista, Miriam Giavarina, Marta Rosa.<br /><br />La mostra è visitabile gratuitamente fino al 30 settembre 2027 negli orari di apertura del dipartimento.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75778737</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:04:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75778737/introduzione_mostra.mp3" length="1783893" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Benvenute e benvenuti alla terza edizione della mostra OLBOBLO – Arte potenziale, un’audioguida per l'omonima mostra frutto di un accordo fra l'Accademia delle Belle Arti di Verona e il https://www.dlls.univr.it/, all'interno del progetto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Benvenute e benvenuti alla terza edizione della mostra OLBOBLO – Arte potenziale, un’audioguida per l'omonima mostra frutto di un accordo fra l'Accademia delle Belle Arti di Verona e il <a href="https://www.dlls.univr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere</a>, all'interno del progetto di eccellenza <a href="https://inclusivehumanities.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Inclusive Humanities</a>.<br /><br />Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte e colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità in un'ottica di inclusione, accessibilità.<br /><br />In questo primo episodio Daniela Rosi, Docente dell'Accademia e curatrice della mostra insieme a Giuseppe Vigolo, introduce la terza edizione in mostra presso i corridoi del Dipartimento delle iconiche finestre arancioni a forma di oblò.<br /><br />La mostra tratta temi relativi alla sostenibilità ambientale, all'inclusione sociale e al superamento dello stigma. Vi si trovano esposte le 10 opere di Sara Calcinai, Nico Cioffi, Alessia de Battista, Miriam Giavarina, Marta Rosa.<br /><br />La mostra è visitabile gratuitamente fino al 30 settembre 2027 negli orari di apertura del dipartimento.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>112</itunes:duration><itunes:keywords>artecontemporanea,audioguida,olboblo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/263d9f07854a50209c64558bc44eff38.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 8 - La soglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-8-la-soglia--68061725</link><description><![CDATA[La Soglia è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. L'opera è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />La Soglia è un patchwork di stoffe, fili, fettucce e vestiti usati, assemblati e cuciti insieme. Un tessuto nero fa da sfondo alle varie applicazioni multicolore, tra cui spiccano giallo, celeste, bianco e rosso, di varie dimensioni e di vari materiali. <br /><br />L’arazzo è stato realizzato cercando di recuperare abiti usati, scelti per il loro valore simbolico e per la loro capacità di custodire tracce di vite, in modo tale da diventare una trama narrativa che rappresenta il limen tra mondi differenti. Accanto al suo significato poetico e concettuale, l’opera fa emergere il tema del riciclo e della sostenibilità ambientale, dimostrando come anche lo scarto possa rivivere in forme nuove. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68061725</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:17:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68061725/chiara_soglia_edited.mp3" length="2288034" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>La Soglia è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. L'opera è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Soglia è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. L'opera è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />La Soglia è un patchwork di stoffe, fili, fettucce e vestiti usati, assemblati e cuciti insieme. Un tessuto nero fa da sfondo alle varie applicazioni multicolore, tra cui spiccano giallo, celeste, bianco e rosso, di varie dimensioni e di vari materiali. <br /><br />L’arazzo è stato realizzato cercando di recuperare abiti usati, scelti per il loro valore simbolico e per la loro capacità di custodire tracce di vite, in modo tale da diventare una trama narrativa che rappresenta il limen tra mondi differenti. Accanto al suo significato poetico e concettuale, l’opera fa emergere il tema del riciclo e della sostenibilità ambientale, dimostrando come anche lo scarto possa rivivere in forme nuove. ]]></itunes:summary><itunes:duration>96</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b05f06effdd8079ab9aea3d07506096e.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 7 - Echi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-7-echi--68061677</link><description><![CDATA[Celeste Bombardieri è nata in provincia di Bergamo nel 2002 ed ha realizzato Echi nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, ora esposta presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona in occasione della mostra OLBOBLO. <br /><br />Echi è una grande composizione di due metri per uno e venti, creata unendo fogli e materiali di diverse misure. Alcuni fogli sono lisci e sottili, altri sono più spessi, altri ancora presentano differenti texture. Attraverso la tecnica della collagrafia, in Echi sono stati rappresentati vari animali in migrazione. Si possono riconoscere quelli che volano: uccelli, pipistrelli e farfalle; quelli che attraversano il mare: sardine, balene e tartarughe; infine quelli che si spostano sulla terra: renne, elefanti ed esseri umani. Il tema centrale dell'opera è la migrazione, rappresentata non solo come fenomeno sociale ma come un processo naturale, antico e necessario per l'equilibrio del pianeta.<br /><br />Ogni foglio, ogni immagine ed ogni rilievo racconta una storia di viaggio, sopravvivenza e resistenza, intrecciando le esperienze del mondo animale a quelle umane. Echi vuole trasmettere così la percezione che il migrare è un fenomeno naturale, che vivere è un diritto e che conoscere è il primo passo per accogliere. <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68061677</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:17:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68061677/echi_edited.mp3" length="3750683" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/856cdaf70b4026992a70e3e557855ecc44567ae3.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Celeste Bombardieri è nata in provincia di Bergamo nel 2002 ed ha realizzato Echi nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, ora esposta presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona in occasione della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Celeste Bombardieri è nata in provincia di Bergamo nel 2002 ed ha realizzato Echi nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, ora esposta presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona in occasione della mostra OLBOBLO. <br /><br />Echi è una grande composizione di due metri per uno e venti, creata unendo fogli e materiali di diverse misure. Alcuni fogli sono lisci e sottili, altri sono più spessi, altri ancora presentano differenti texture. Attraverso la tecnica della collagrafia, in Echi sono stati rappresentati vari animali in migrazione. Si possono riconoscere quelli che volano: uccelli, pipistrelli e farfalle; quelli che attraversano il mare: sardine, balene e tartarughe; infine quelli che si spostano sulla terra: renne, elefanti ed esseri umani. Il tema centrale dell'opera è la migrazione, rappresentata non solo come fenomeno sociale ma come un processo naturale, antico e necessario per l'equilibrio del pianeta.<br /><br />Ogni foglio, ogni immagine ed ogni rilievo racconta una storia di viaggio, sopravvivenza e resistenza, intrecciando le esperienze del mondo animale a quelle umane. Echi vuole trasmettere così la percezione che il migrare è un fenomeno naturale, che vivere è un diritto e che conoscere è il primo passo per accogliere. <br />]]></itunes:summary><itunes:duration>157</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ba9cc83fc926b14102f309d91056da65.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 6 - Untitled</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-6-untitled--68061657</link><description><![CDATA[Untitled è un’opera di Celeste Bombardieri, nata a Bergamo nel 2002. Untitled è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO, nel corridoio degli oblò che collega l’edificio ai Palazzi di Lingue e Lettere. Tra due caratteristiche finestre ad oblò è appeso un collage che riproduce una cartina del mondo.<br /><br />A prima vista, l'opera si presenta come un mondo intero, fragile e potente. Si tratta di una mappa che tesse continenti e mari con un mosaico di colori brillanti e vivaci, rosso, giallo, verde, blu, che si mescolano e creano giochi cromatici. L'impatto visivo è immediato e incantatore, trasmettendo un senso di armonia e leggerezza. Tuttavia, sotto questa bellezza superficiale si nasconde una verità più profonda e inquietante.  <br /><br />L'intera cartina è realizzata con migliaia di granuli di plastica, un materiale che non è solo il mezzo dell'opera, ma anche il suo messaggio stesso. Il risultato è un'opera che non ha bisogno di parole, perché i suoi granuli raccontano una storia allo stesso tempo personale e universale, la storia del nostro mondo, scolpito e ridefinito dall'intervento umano. Untitled è una profonda riflessione sul nostro pianeta, luminoso in superficie, ma inciso e modificato dalla nostra presenza. Ci invita a osservare e sentire oltre la prima impressione, a cogliere le contraddizioni e a chiederci quale traccia vogliamo lasciare sulla Terra. <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68061657</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:17:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68061657/untitled_edited.mp3" length="3037226" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/9b0ce64276fada1b3fd860152f6a0d16db5c0ecf.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Untitled è un’opera di Celeste Bombardieri, nata a Bergamo nel 2002. 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Tuttavia, sotto questa bellezza superficiale si nasconde una verità più profonda e inquietante.  <br /><br />L'intera cartina è realizzata con migliaia di granuli di plastica, un materiale che non è solo il mezzo dell'opera, ma anche il suo messaggio stesso. Il risultato è un'opera che non ha bisogno di parole, perché i suoi granuli raccontano una storia allo stesso tempo personale e universale, la storia del nostro mondo, scolpito e ridefinito dall'intervento umano. Untitled è una profonda riflessione sul nostro pianeta, luminoso in superficie, ma inciso e modificato dalla nostra presenza. 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Su muro bianco sono appesi due elementi: una grande fotografia di 100x180 cm e una video-installazione riprodotta da uno schermo che mostra l’artista in un simbolico incontro con una bara in uno specchio d’acqua.<br /><br />Nella prima parte del video, si vede un corpo inginocchiato davanti alla bara, intento a osservare il mare. Dopo un attimo di buio, caratterizzato dal suono continuo del mare, ci ritroviamo con il corpo in mezzo al mare che lascia andare la bara, affidandola all'acqua. È un gesto semplice ma potente, affidare al mare un simbolo di morte come rituale di memoria.<br /><br />Non ci sono movimenti bruschi, ma un'azione essenziale che concentra in sé tutto il peso del significato. Infiniti è un atto rituale che restituisce voce a storie invisibili, quelle delle persone rifugiate che hanno perso la vita attraversando il mare. È un omaggio silenzioso e collettivo, un segno che affida all'acqua il compito di ricordare e trasformare la perdita in memoria condivisa.  <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68061653</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:15:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68061653/infiniti_edited.mp3" length="3429690" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/13896752641ccc543f46df3e8dc17ee7a0e47c2b.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Infiniti è un’opera di Celeste Bombardieri, nata a Bergamo nel 2002. Infiniti è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Infiniti è un’opera di Celeste Bombardieri, nata a Bergamo nel 2002. Infiniti è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />La performance racconta l'incontro tra un corpo e una bara. Su muro bianco sono appesi due elementi: una grande fotografia di 100x180 cm e una video-installazione riprodotta da uno schermo che mostra l’artista in un simbolico incontro con una bara in uno specchio d’acqua.<br /><br />Nella prima parte del video, si vede un corpo inginocchiato davanti alla bara, intento a osservare il mare. Dopo un attimo di buio, caratterizzato dal suono continuo del mare, ci ritroviamo con il corpo in mezzo al mare che lascia andare la bara, affidandola all'acqua. È un gesto semplice ma potente, affidare al mare un simbolo di morte come rituale di memoria.<br /><br />Non ci sono movimenti bruschi, ma un'azione essenziale che concentra in sé tutto il peso del significato. Infiniti è un atto rituale che restituisce voce a storie invisibili, quelle delle persone rifugiate che hanno perso la vita attraversando il mare. È un omaggio silenzioso e collettivo, un segno che affida all'acqua il compito di ricordare e trasformare la perdita in memoria condivisa.  <br />]]></itunes:summary><itunes:duration>143</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fa68cca2568283d62e77c2db9de0c65a.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 4 - Matrioska</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-4-matrioska--68045266</link><description><![CDATA[Matrioska è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. Matrioska è stata realizzata nel 2025 dal maestro vetraio Tommaso Colesanti e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Matrioska è composta da due matrioske di vetro borosilicato soffiato poste all’interno di una vetrina di plexiglass ideata per l’occasione e raffigura due matrioske di vetro, simboli di due essenze umane che si incontrano in un dialogo intimo e senza opacità. La loro trasparenza diventa metafora di un’utopia relazionale: la possibilità di vedersi e leggersi reciprocamente oltre le superfici, attraversando difetti, fragilità e stratificazioni dell’identità.<br /><br />In questo incontro, la vulnerabilità non è debolezza, ma ponte di connessione autentica. Matrioska interroga il concetto di sincerità e apertura nei rapporti interpersonali, evocando un ideale di accoglienza e accettazione reciproca. Un’utopia forse irraggiungibile, ma non impossibile, se fondata sull’amore come principio originario.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68045266</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:13:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68045266/matrioske_edited.mp3" length="2965755" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/e16d7d2fe9b87a39367a5813a9e26f1d0ab1d4de.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Matrioska è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. Matrioska è stata realizzata nel 2025 dal maestro vetraio Tommaso Colesanti e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Matrioska è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. Matrioska è stata realizzata nel 2025 dal maestro vetraio Tommaso Colesanti e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Matrioska è composta da due matrioske di vetro borosilicato soffiato poste all’interno di una vetrina di plexiglass ideata per l’occasione e raffigura due matrioske di vetro, simboli di due essenze umane che si incontrano in un dialogo intimo e senza opacità. La loro trasparenza diventa metafora di un’utopia relazionale: la possibilità di vedersi e leggersi reciprocamente oltre le superfici, attraversando difetti, fragilità e stratificazioni dell’identità.<br /><br />In questo incontro, la vulnerabilità non è debolezza, ma ponte di connessione autentica. Matrioska interroga il concetto di sincerità e apertura nei rapporti interpersonali, evocando un ideale di accoglienza e accettazione reciproca. Un’utopia forse irraggiungibile, ma non impossibile, se fondata sull’amore come principio originario.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>124</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/45996769b60db251e58484876233478c.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 3 - Bios</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-3-bios--68045265</link><description><![CDATA[Bios è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. Bios è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />L’opera, posta su un piedistallo di ferro battuto, è costituita da una radice levigata e lavorata, concepita per accogliere piccole composizioni di fiori, muschi, funghi e piantine realizzati in plastica di vario genere. “Là dove un tempo scorreva linfa, ora pulsa una nuova materia”. βίος, dal greco antico “vita”, è un termine che non indica semplicemente la vita come forza biologica (zoé), ma la forma di vita: quella che si struttura, si racconta e si modella attraverso i gesti, la cultura e la materia.<br /><br />Una vita che non è solo istinto, ma scelta, evoluzione, mutazione. È in questa chiave che l’opera propone una visione paradossale: un futuro in cui la plastica, materia immortale, non si limita a contaminare, ma si innesta nei processi vitali, diventando parte del vivente. Con tono provocatorio, l’opera invita a riflettere su una possibile “natura del futuro”, dove ciò che consideriamo inorganico trova un modo per diventare vivo, sfruttando le risorse della terra e modificando il concetto stesso di vita. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68045265</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:12:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68045265/bios_edited.mp3" length="3643476" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/3953a4e197f504e2b832b0a276dac8e55f1d42a4.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Bios è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. Bios è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bios è un’opera di Chiara Salin, nata a Rovereto nel 1990. Bios è stata realizzata nel 2025 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />L’opera, posta su un piedistallo di ferro battuto, è costituita da una radice levigata e lavorata, concepita per accogliere piccole composizioni di fiori, muschi, funghi e piantine realizzati in plastica di vario genere. “Là dove un tempo scorreva linfa, ora pulsa una nuova materia”. βίος, dal greco antico “vita”, è un termine che non indica semplicemente la vita come forza biologica (zoé), ma la forma di vita: quella che si struttura, si racconta e si modella attraverso i gesti, la cultura e la materia.<br /><br />Una vita che non è solo istinto, ma scelta, evoluzione, mutazione. È in questa chiave che l’opera propone una visione paradossale: un futuro in cui la plastica, materia immortale, non si limita a contaminare, ma si innesta nei processi vitali, diventando parte del vivente. Con tono provocatorio, l’opera invita a riflettere su una possibile “natura del futuro”, dove ciò che consideriamo inorganico trova un modo per diventare vivo, sfruttando le risorse della terra e modificando il concetto stesso di vita. ]]></itunes:summary><itunes:duration>152</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c45be8b0217a8a82d7904b0160a0f9bf.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 2 - Illustrazioni a Homo Emphaticus di Rebekka Kricheldorf</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-2-illustrazioni-a-homo-emphaticus-di-rebekka-kricheldorf--68043668</link><description><![CDATA[Illustrazioni per Homo Empathicus di Rebekka Kricheldorf è un’opera di Federica Cortese, nata a Verona nel 2000, ed è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona. L'opera forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.<br /><br />Le illustrazioni esplorano il testo teatrale Homo Emphaticus della scrittrice tedesca Rebekka Kricheldorf, andato in scena per la prima volta nel 2014. <br /><br />L’opera inscena una comunità di iper-empatici, esseri asessuati, animalisti, vegani, votati a un’esasperata political correctness e parlanti una nuova lingua, attraverso cui sono capaci di evitare qualsiasi discriminazione sociale, economica, estetica e di genere. Ma quando il reale, incarnato da due personaggi emblematici come Adamo ed Eva, irrompe sul palcoscenico si capisce che questa società apparentemente perfetta fallisce e si rivela, al pubblico, come uno dei mondi distopici descritti da Orwell o da Huxley. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68043668</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:11:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68043668/federica_cortese_homo_emphaticus_edited.mp3" length="3714947" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/9b6977fbbd343d2a53b4c5aeefd81f3186ea0ce1.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Illustrazioni per Homo Empathicus di Rebekka Kricheldorf è un’opera di Federica Cortese, nata a Verona nel 2000, ed è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona. 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Ma quando il reale, incarnato da due personaggi emblematici come Adamo ed Eva, irrompe sul palcoscenico si capisce che questa società apparentemente perfetta fallisce e si rivela, al pubblico, come uno dei mondi distopici descritti da Orwell o da Huxley. ]]></itunes:summary><itunes:duration>155</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7f4d5720440628bab7f6f96be2fb3d8c.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 1 - Le coperte di casa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-1-le-coperte-di-casa--68043638</link><description><![CDATA[Le coperte di casa è un’opera di Selene Tenca, nata a Pavia nel 1996. Le coperte di casa è stata realizzata nel 2020 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Le coperte di casa racconta la rinascita dell’essere umano sulla Terra. L’individuo non è più definito da categorie identitarie tradizionali, ma riconosciuto come creatura appartenente a un ecosistema in equilibrio.<br /><br />Dopo un iniziale spaesamento, la creatura umana si riconosce specchiandosi nell’ambiente, che scopre essere la sua casa. L’opera mette in discussione l’egemonia distruttiva della nostra specie e del sistema economico che la sostiene. La sfera in movimento, inseparabile dalla creatura e dal contesto, diventa metafora di un mondo in cui tutte le forme di vita possiedono pari dignità e vivono in interdipendenza. Vegetale, animale, minerale e umano si incontrano in un orizzonte di reciprocità.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68043638</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:11:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68043638/le_coperte_di_casa_edited.mp3" length="2823440" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/d3e10db6a4e5bc23f6be143f8c07b7d1296d6a69.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Le coperte di casa è un’opera di Selene Tenca, nata a Pavia nel 1996. Le coperte di casa è stata realizzata nel 2020 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le coperte di casa è un’opera di Selene Tenca, nata a Pavia nel 1996. Le coperte di casa è stata realizzata nel 2020 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. <br /><br />Le coperte di casa racconta la rinascita dell’essere umano sulla Terra. L’individuo non è più definito da categorie identitarie tradizionali, ma riconosciuto come creatura appartenente a un ecosistema in equilibrio.<br /><br />Dopo un iniziale spaesamento, la creatura umana si riconosce specchiandosi nell’ambiente, che scopre essere la sua casa. L’opera mette in discussione l’egemonia distruttiva della nostra specie e del sistema economico che la sostiene. La sfera in movimento, inseparabile dalla creatura e dal contesto, diventa metafora di un mondo in cui tutte le forme di vita possiedono pari dignità e vivono in interdipendenza. 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Arte potenziale, un'audioguida per l'omonima mostra, frutto di un accordo fra l’Accademia delle Belle Arti di Verona e il <a href="https://www.dlls.univr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere</a> all'interno del Progetto di Eccellenza <a href="https://inclusivehumanities.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Inclusive Humanities</a>. Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri e le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte, colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità, in un’ottica di inclusione e accessibilità.<br /><br />In questo episodio introduttivo Alice Barbieri, studentessa del Corso di 2° livello in Mediazione culturale dell’arte dell’Accademia coordinato dalla Prof.ssa Daniela Rosi, introduce la seconda edizione, in mostra presso i corridoi del Dipartimento dalle iconiche finestre arancioni a forma di oblò. La mostra, dedicata ai temi dell'inclusione e della disabilità e a quelli dell'ecologia e della sostenibilità, è visitabile fino a settembre 2026 in orario di apertura del Dipartimento, ingresso libero e gratuito. Vi si trovano esposte le otto opere di Celeste Bombardieri, Federica Cortese, Chiara Salin e Selene Tenca.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68043623</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:11:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68043623/intro_edited.mp3" length="2109984" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/d8f495063dd9fa0874ca2bdf27b4495cfdf9c0d7.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Benvenute e benvenuti alla seconda edizione della mostra OLBOBLO. 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Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri e le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte, colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità, in un’ottica di inclusione e accessibilità.<br /><br />In questo episodio introduttivo Alice Barbieri, studentessa del Corso di 2° livello in Mediazione culturale dell’arte dell’Accademia coordinato dalla Prof.ssa Daniela Rosi, introduce la seconda edizione, in mostra presso i corridoi del Dipartimento dalle iconiche finestre arancioni a forma di oblò. La mostra, dedicata ai temi dell'inclusione e della disabilità e a quelli dell'ecologia e della sostenibilità, è visitabile fino a settembre 2026 in orario di apertura del Dipartimento, ingresso libero e gratuito. 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Dissociazione è stata realizzata nel 2023 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra Olboblo del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.<br /><br />Dissociazione si trova al secondo piano di Palazzo Bertolaso, poco prima del corridoio degli oblò che collega il palazzo ai Palazzi di Lingue e Lettere. Su muro bianco sono appese una pelle che richiama sia al tatto che alla vista il tessuto epidermico umano, ed uno schermo acceso, il cui video mostra l’artista che toglie e mette addosso a sé questo strato di pelle.<br /><br />Indagando il contatto con gli altri tramite il nostro corpo, Eleonora Mutto si fa portatrice di una patologia psicologica post-traumatica: quella della dissociazione dalla realtà. L'artista costruisce sul suo corpo una seconda pelle, la quale farà da barriera tra lei e ciò che le circonda, per andare poi ad abbandonarla.<br /><br />La lettura del testo prodotto da Eleonora Mutto è a cura di Martina Cerpelloni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108950</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 10:46:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67108950/olboblo_6_dissociazione.mp3" length="8030167" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/3152332fed3fa2516136e5bf48aca65f04d02327.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Dissociazione è un’opera di Eleonora Mutto, nata a Isola della Scala (VR) nel 2001. 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Su muro bianco sono appese una pelle che richiama sia al tatto che alla vista il tessuto epidermico umano, ed uno schermo acceso, il cui video mostra l’artista che toglie e mette addosso a sé questo strato di pelle.<br /><br />Indagando il contatto con gli altri tramite il nostro corpo, Eleonora Mutto si fa portatrice di una patologia psicologica post-traumatica: quella della dissociazione dalla realtà. 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Fermarsi alla superficie è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra Olboblo del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.<br /><br />Fermarsi alla superficie si compone di tre tele, ciascuna delle dimensioni di 50 x 200 cm. Le tele si susseguono appese una a fianco all’altra, in verticale. L’opera crea un parallelismo tra la corteccia degli alberi e l’epidermide umana. L’unione delle due texture, a livello semantico e a livello visivo, viene sintetizzata dal colore bianco, un colore che comunica l’annullamento, il grado zero: il punto dove tutto è stato distrutto ma dove tutto si può ricostruire. L'opera fa riferimento all’azione devastante che l’essere umano sta perpetrando al pianeta Terra, un operato che mette a rischio la sopravvivenza di tutte le specie animali e vegetali che la abitano, uomo compreso.<br /><br />È proprio Isabella Besutti, in questo audio, a presentarci la sua opera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108948</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 10:28:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67108948/olboblo_5_fermarsi_alla_superficie.mp3" length="3892998" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/0433e7b66737f13832ed5fc2cc6949edbc816dc3.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Fermarsi alla superficie è un'opera di Isabella Besutti, nata a Nogara (VR) nel 1998. 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L'opera fa riferimento all’azione devastante che l’essere umano sta perpetrando al pianeta Terra, un operato che mette a rischio la sopravvivenza di tutte le specie animali e vegetali che la abitano, uomo compreso.<br /><br />È proprio Isabella Besutti, in questo audio, a presentarci la sua opera.]]></itunes:summary><itunes:duration>163</itunes:duration><itunes:keywords>accessibilità,art,arte,audioguida,inclusion,inclusione,inclusivehumanities,università,verona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/650f5df91974210a37ea43b274753fb0.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 4 - Post-/ serie aperta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-4-post-serie-aperta--67108946</link><description><![CDATA[<b>Post-/serie aperta</b> è un’opera di Claudia Sallustio, nata a Vicenza nel 1996. Post-/ è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra Olboblo del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. Consiste in quattro realizzazioni di differente dimensione, realizzate con biro su cartastraccia.<br /><br />La serie sperimenta lo spazio della crescita, dell’essere qui e ora e del suo divenire. Nasce dall’interazione tra segno e supporto e si sviluppa assecondando spontaneamente le variabili che incontra. Si propaga per lenta moltiplicazione. Attraverso il processo di espansione, si configurano forme biomorfiche, antenate, primordiali. Nell’accogliere modalità d’azione sperimentali vicine a quelle fungine, dei licheni e delle muffe, il tratteggio si appropria del foglio, delle sue interazioni e ne trae nutrimento.<br /><br />La lettura del testo prodotto da Claudia Sallustio è a cura di Sabrina Ugolini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108946</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 10:25:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67108946/olboblo_4_post_serie_aperta.mp3" length="7281602" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/7de4baf39a41783036892045f6e19e4fde0b697c.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Post-/serie aperta è un’opera di Claudia Sallustio, nata a Vicenza nel 1996. Post-/ è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra Olboblo del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Post-/serie aperta</b> è un’opera di Claudia Sallustio, nata a Vicenza nel 1996. Post-/ è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della mostra Olboblo del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. Consiste in quattro realizzazioni di differente dimensione, realizzate con biro su cartastraccia.<br /><br />La serie sperimenta lo spazio della crescita, dell’essere qui e ora e del suo divenire. Nasce dall’interazione tra segno e supporto e si sviluppa assecondando spontaneamente le variabili che incontra. Si propaga per lenta moltiplicazione. Attraverso il processo di espansione, si configurano forme biomorfiche, antenate, primordiali. Nell’accogliere modalità d’azione sperimentali vicine a quelle fungine, dei licheni e delle muffe, il tratteggio si appropria del foglio, delle sue interazioni e ne trae nutrimento.<br /><br />La lettura del testo prodotto da Claudia Sallustio è a cura di Sabrina Ugolini.]]></itunes:summary><itunes:duration>304</itunes:duration><itunes:keywords>accessibilità,art,arte,audioguida,inclusion,inclusione,inclusivehumanities,università,verona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dfb7c8a4db33382faf00daebf21a1c90.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 3 - Can't you see</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-3-can-t-you-see--67108945</link><description><![CDATA[<b>Can't you see?</b> è un'opera di Sara Zottarelli, nata a Treviso nel 2001. Can't you see? è stata realizzata nel 2022 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona ed è ora esposta presso la mostra Olboblo, che ha sede presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona.<br /><br />L’opera si presenta come un’installazione interattiva collocata in un ampio pianerottolo delle scale laterali di Palazzo Bertolaso. Di forma semicilindrica, è composta da una struttura di base su cui si adagia una rete metallica a maglia quadrata, che funge da griglia di base per una scrittura ibrida tra la natura ed il sistema Braille realizzata con fiori di ciliegio essiccati. L'opera indaga la cecità reversibile dell’uomo in relazione alla cecità irreversibile. I fiori di ciliegio, simbolo della caducità della vita, vengono utilizzati per scrivere un messaggio che tuttavia resta ignoto.<br /><br />La lettura del testo prodotto da Sara Zottarelli è a cura di Alice Bendinelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108945</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 10:24:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67108945/olboblo_3_can_t_you_see.mp3" length="6924874" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/8aa1d5cb83ddf1158e96b58910448b3bded2b02a.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Can't you see? è un'opera di Sara Zottarelli, nata a Treviso nel 2001. Can't you see? è stata realizzata nel 2022 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona ed è ora esposta presso la mostra Olboblo, che ha sede presso il Dipartimento di Lingue e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Can't you see?</b> è un'opera di Sara Zottarelli, nata a Treviso nel 2001. Can't you see? è stata realizzata nel 2022 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona ed è ora esposta presso la mostra Olboblo, che ha sede presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona.<br /><br />L’opera si presenta come un’installazione interattiva collocata in un ampio pianerottolo delle scale laterali di Palazzo Bertolaso. Di forma semicilindrica, è composta da una struttura di base su cui si adagia una rete metallica a maglia quadrata, che funge da griglia di base per una scrittura ibrida tra la natura ed il sistema Braille realizzata con fiori di ciliegio essiccati. L'opera indaga la cecità reversibile dell’uomo in relazione alla cecità irreversibile. 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Stock è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona ed è ora esposta presso la mostra Olboblo, che ha sede presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona. Stock è un'installazione in legno, prato sintetico, resina e metallo appesa nel corridoio degli oblò al primo piano.<br /><br />In commercio il termine “stock” indica la quantità di merce in magazzino, come giacenza in deposito disponibile per la vendita, specialmente in blocco. Nel gioco delle freccette invece, il rumore del dardo che colpisce la tavola da gioco è spesso sordo e secco, simile a “Stock!”, un’onomatopea. La tavola da gioco è un manto erboso, una natura incontaminata. Le freccette sono edifici. Giocando si costruisce una città, si aumenta il capitale, si accresce la ricchezza.<br /><br />È proprio Giulia Martinuzzi, in questo audio, a presentarci la sua opera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108944</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 10:18:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67108944/olboblo_2_stock.mp3" length="4213990" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/b6c72798f8a9eb6a4f2a0b9269abd6b0a14d2670.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Stock è un'opera di Giulia Martinuzzi, nata a Venezia nel 2002. Stock è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona ed è ora esposta presso la mostra Olboblo, che ha sede presso il Dipartimento di Lingue e Letterature...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Stock</b> è un'opera di Giulia Martinuzzi, nata a Venezia nel 2002. Stock è stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona ed è ora esposta presso la mostra Olboblo, che ha sede presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona. Stock è un'installazione in legno, prato sintetico, resina e metallo appesa nel corridoio degli oblò al primo piano.<br /><br />In commercio il termine “stock” indica la quantità di merce in magazzino, come giacenza in deposito disponibile per la vendita, specialmente in blocco. Nel gioco delle freccette invece, il rumore del dardo che colpisce la tavola da gioco è spesso sordo e secco, simile a “Stock!”, un’onomatopea. La tavola da gioco è un manto erboso, una natura incontaminata. Le freccette sono edifici. Giocando si costruisce una città, si aumenta il capitale, si accresce la ricchezza.<br /><br />È proprio Giulia Martinuzzi, in questo audio, a presentarci la sua opera.]]></itunes:summary><itunes:duration>176</itunes:duration><itunes:keywords>accessibilità,art,arte,audioguida,inclusion,inclusione,inclusivehumanities,università,verona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/061eab47e1d95012d810baf25e9a462f.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OLBOBLO - 1 - Benvenuti alla mostra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/olboblo-1-benvenuti-alla-mostra--67108942</link><description><![CDATA[Benvenute e benvenuti a Olboblo, un'audioguida per l'omonima mostra <a href="https://www.univrmagazine.it/2024/10/09/inaugurata-la-mostra-olboblo-arte-potenziale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Olboblo. Arte potenziale</a>, frutto di un accordo fra l’Accademia delle Belle Arti di Verona e il <a href="https://www.dlls.univr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere</a> all'interno del Progetto di Eccellenza <a href="https://inclusivehumanities.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Inclusive Humanities</a>. Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri e le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte, colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità, in un’ottica di inclusione e accessibilità.<br /><br />In questo episodio introduttivo, Massimo Salgaro, docente del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, dialoga con Daniela Rosi, docente dell'Accademia di Belle Arti di Verona e curatrice della mostra con il collega Daniele Salvalai. Insieme presenteranno la mostra, le sue finalità, la sua nascita e come si svilupperanno le prossime edizioni.<br /><br />A seguire, grazie alla collaborazione con le artiste Isabella Besutti, Giulia Martinuzzi, Eleonora Mutto, Claudia Sallustio e Sara Zottarelli, andremo a presentare le cinque opere che compongono l'edizione 2024-2025, che sarà possibile visitare sino ad ottobre 2025.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108942</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 10:15:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67108942/olboblo_1_benvenuti_alla_mostra.mp3" length="30250131" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://freepodcasttranscription.com/transcription/1d13e58c2147dc7af831854fd6a4b8cc7eca512d.srt" type="text/plain" language="it"/><itunes:author>Inclusive Humanities</itunes:author><itunes:subtitle>Benvenute e benvenuti a Olboblo, un'audioguida per l'omonima mostra https://www.univrmagazine.it/2024/10/09/inaugurata-la-mostra-olboblo-arte-potenziale/, frutto di un accordo fra l’Accademia delle Belle Arti di Verona e il https://www.dlls.univr.it/...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Benvenute e benvenuti a Olboblo, un'audioguida per l'omonima mostra <a href="https://www.univrmagazine.it/2024/10/09/inaugurata-la-mostra-olboblo-arte-potenziale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Olboblo. Arte potenziale</a>, frutto di un accordo fra l’Accademia delle Belle Arti di Verona e il <a href="https://www.dlls.univr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere</a> all'interno del Progetto di Eccellenza <a href="https://inclusivehumanities.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Inclusive Humanities</a>. Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri e le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte, colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità, in un’ottica di inclusione e accessibilità.<br /><br />In questo episodio introduttivo, Massimo Salgaro, docente del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, dialoga con Daniela Rosi, docente dell'Accademia di Belle Arti di Verona e curatrice della mostra con il collega Daniele Salvalai. Insieme presenteranno la mostra, le sue finalità, la sua nascita e come si svilupperanno le prossime edizioni.<br /><br />A seguire, grazie alla collaborazione con le artiste Isabella Besutti, Giulia Martinuzzi, Eleonora Mutto, Claudia Sallustio e Sara Zottarelli, andremo a presentare le cinque opere che compongono l'edizione 2024-2025, che sarà possibile visitare sino ad ottobre 2025.]]></itunes:summary><itunes:duration>1261</itunes:duration><itunes:keywords>accessibilità,art,arte,audioguida,inclusion,inclusione,inclusivehumanities,università,verona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d7f978dbafc263d82f7b6bcb2387cf46.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
