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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Note Proibite</title><link>https://www.stefanofrancia.com/2022/podcast/</link><description><![CDATA[Sei pronto a intraprendere un viaggio affascinante nei meandri della musica italiana? "Note Proibite" è il podcast che esplora le canzoni censurate e modificate del passato, un'epoca in cui il comune senso del pudore italiano dettava legge. Scritto da Giovanni Fenu e Fabrizio Silvestri, prodotto da Stefano Francia EnjoyArt, in collaborazione con la Vinci Factory, questo podcast vi porterà indietro nel tempo, partiremo dagli anni '50 fino a giorni nostri, per scoprire come la musica fosse soggetta a rigide regole di approvazione. Ti sei mai scandalizzati per un verso di una canzone? Fino al 1975, ogni brano destinato alla radio doveva superare il vaglio della Commissione d’Ascolto della Rai, che decideva quali frasi potessero essere trasmesse. In quattro puntate, ti guideremo attraverso storie di censura, di canzoni trasformate e di artisti che hanno dovuto lottare per esprimere la loro arte. Scoprirai come la musica, in un'epoca di monopolio e controllo, potesse essere alterata per non urtare la sensibilità del pubblico. Unisciti a noi per un'esperienza unica, dove ogni nota racconta una storia di libertà e di sfida contro le convenzioni. "Note Proibite" ti sta aspettando per svelare i segreti di un passato musicale che ha segnato la nostra cultura!i. <br /><br /><br />]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6648947/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Music History</category><copyright>CIRO VINCI</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/53af416604a5e92ac7bbe63852b00e3d.jpg</url><title>Note Proibite</title><link>https://www.stefanofrancia.com/2022/podcast/</link></image><lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 10:26:41 +0000</lastBuildDate><itunes:author>GIOVANNI FENU - FABRIZIO SILVESTRI</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>STEFANO FRANCIA ENJOYART</itunes:name><itunes:email>fabriziosilv@gmail.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/53af416604a5e92ac7bbe63852b00e3d.jpg"/><itunes:subtitle>Sei pronto a intraprendere un viaggio affascinante nei meandri della musica italiana? "Note Proibite" è il podcast che esplora le canzoni censurate e modificate del passato, un'epoca in cui il comune senso del pudore italiano dettava legge. Scritto da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sei pronto a intraprendere un viaggio affascinante nei meandri della musica italiana? "Note Proibite" è il podcast che esplora le canzoni censurate e modificate del passato, un'epoca in cui il comune senso del pudore italiano dettava legge. Scritto da Giovanni Fenu e Fabrizio Silvestri, prodotto da Stefano Francia EnjoyArt, in collaborazione con la Vinci Factory, questo podcast vi porterà indietro nel tempo, partiremo dagli anni '50 fino a giorni nostri, per scoprire come la musica fosse soggetta a rigide regole di approvazione. Ti sei mai scandalizzati per un verso di una canzone? Fino al 1975, ogni brano destinato alla radio doveva superare il vaglio della Commissione d’Ascolto della Rai, che decideva quali frasi potessero essere trasmesse. In quattro puntate, ti guideremo attraverso storie di censura, di canzoni trasformate e di artisti che hanno dovuto lottare per esprimere la loro arte. Scoprirai come la musica, in un'epoca di monopolio e controllo, potesse essere alterata per non urtare la sensibilità del pubblico. Unisciti a noi per un'esperienza unica, dove ogni nota racconta una storia di libertà e di sfida contro le convenzioni. "Note Proibite" ti sta aspettando per svelare i segreti di un passato musicale che ha segnato la nostra cultura!i. <br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:category text="Music"><itunes:category text="Music History"/></itunes:category><itunes:category text="History"/><itunes:category text="Music"><itunes:category text="Music Commentary"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>serial</itunes:type><item><title>Episodio 1 - NOTE PROIBITE - GLI ANNI '50</title><link>https://www.spreaker.com/episode/episodio-1-note-proibite-gli-anni-50--66439935</link><description><![CDATA[<b><i> “Note Proibite”…</i></b><b><i> un viaggio nei pentagrammi del passato, tra canzoni censurate e modificate per non offendere il comune senso del pudore Italico… </i></b> <b><i>Note Proibite podcast scritto da Giovanni Fenu e Fabrizio Silvestri. Prodotto da Stefano Francia EnjoyArt. </i></b> Vi siete mai scandalizzati ascoltando una canzone? Vi è mai capitato di sentirvi offesi da un verso di un rapper? È interessante sapere che, fino al 1975, la situazione era ben diversa. All'epoca, per poter essere trasmesse in radio, le canzoni dovevano avere un'approvazione con un bollino, come quello di Cichita la banana.. In quattro puntate, io e Giovanni vi guideremo attraverso un periodo storico affascinante, quello che ha visto protagonisti i cantanti tra gli anni '50 e '70 del secolo scorso. Durante l'era del monopolio RAI, la scrittura di canzoni poteva facilmente urtare la sensibilità dell'opinione pubblica italiana. Per affrontare questa problematica, fu istituita una commissione d’ascolto e testi, una sorta di “taglia e cuci” che decideva quali frasi potessero essere incluse in una canzone. In caso di censura, le frasi problematiche dovevano essere sostituite. Per evitare di offendere il comune senso del pudore o, in altri casi, per motivi di “opportunità politica”, molte canzoni venivano sottoposte a un restyling che spesso ne alterava profondamente il significato e il messaggio originale. Il compito di censore era affidato a un'istituzione della Rai, nota come Commissione d’Ascolto preventivo e di controllo sui testi. Fino al 1975, questo ufficio si occupava di valutare ogni singolo brano destinato alla trasmissione in radio e televisione. Nel caso in cui una canzone venisse scartata, la Commissione seguiva un protocollo standard. Prima di procedere con la censura definitiva del brano la Commissione restituiva la canzone alla casa discografica, richiedendo modifiche precise e dettagliate. A questo punto, la responsabilità tornava ai discografici, che potevano decidere di accogliere le richieste della Commissione e registrare una versione "edulcorata" del brano. In alcuni casi, era sufficiente modificare il titolo per soddisfare le esigenze della Commissione. Tuttavia, se i discografici decidevano di mantenere le loro posizioni, potevano appellarsi al giudizio finale e insindacabile della «Commissione Plenaria», composta da funzionari di alto rango e che si riuniva con cadenza mensile.<br /><br />Nel caso in cui una canzone ricevesse il tanto desiderato via libera dalla Commissione di Ascolto, si presentava un ulteriore “paletto” con motivazioni di natura “morale”. Infatti, ogni brano, anche se si trattava dell'ultimo successo del Festival di Sanremo, non poteva essere trasmesso più di tre volte a settimana dalla Rai. Questa decisione mirava a prevenire possibili casi di corruzione; in tal modo, chiunque avesse avuto il compito di mandare in onda le canzoni non poteva favorirne una rispetto a un'altra, evitando pressioni da parte dei discografici in cambio di tangenti. In questa prima puntata, analizzeremo alcune canzoni degli anni '50 che furono censurate dalla Rai o, nella migliore delle ipotesi, costrette a modificare il proprio testo. In questo decennio, la scena musicale è dominata da canzoni non "impegnate", che si rifanno alla tradizione del bel canto italiano e alla "musica leggera", destinata a un vasto pubblico. Questa musica è anche la più controllata dalle autorità e soggetta alla censura da parte dei funzionari della Commissione di Ascolto della Rai. Per assistere a una prima ondata di modernità nel panorama musicale, bisogna attendere la fine del decennio. È infatti solo dal 1958, con il trionfo di Domenico Modugno al Festival di Sanremo insieme al giovane Johnny Dorelli con "Nel blu dipinto di blu" (conosciuta come "Volare"), e con l'arrivo del rock 'n' roll in Italia l'anno precedente, che la scena musicale italiana inizia un graduale ma irreversibile processo di rinnovamento. Tra i primi brani a subire la censura musicale negli anni Cinquanta, nel 1955, troviamo la celebre canzone di Renato Carosone, "La pansè". Appena pubblicata, la canzone viene immediatamente oggetto di una vera e propria "messa al bando" a causa di motivi legati al "comune senso del pudore". Il testo, frutto della creatività comica del maestro Gigi Pisano, narra di una donna che ogni giorno si appunta sul petto un fiore diverso, mentre l'uomo innamorato di lei le chiede di donargli quel fiore come simbolo del suo amore. Si tratta di un brano dal tono goliardico, che tuttavia scatena la "furia censoria" dei funzionari, i quali considerano i versi del ritornello, con il loro evidente doppio senso, altamente fraintendibili: «Che bella pansè che tieni/che bella pansè che hai/me la dai/me la dai/me la dai la tua pansè». Questa percezione porta a considerare "La pansè" come un brano di contenuto volgare, tanto da essere bandito dai locali pubblici. Molti gestori arrivano persino a esporre cartelli con la scritta: «In questo locale non si eseguono brani come "La pansè" o simili trivialità». Bella vero? Sicuramente l’avrai cantata almeno una volta... è la celeberrima <i>Tu</i> <i>vuò</i> <i>fa</i> <i>l’americano</i>, altro successo di Renato Carosone datato <b>1956</b> e un brano che procura all’artista napoletano noie con la censura... Testo di Nisa (pseudonimo di Nicola Salerno, nda), ben presto la censura Rai decide di sospenderne la trasmissione della canzone a causa di una sospetta “pubblicità occulta” nascosta, a suo dire, nel verso «<b><i>Ma</i></b> <b><i>i</i></b> <b><i>soldi</i></b> <b><i>pe’</i></b> <b><i>Camel</i></b> <b><i>chi</i></b> <b><i>te</i></b> <b><i>li</i></b> <b><i>dà?</i></b>»... Eh, a proposito, quella che ti ho appena fatto ascoltare è la versione “incriminata” in cui compare proprio suddetto “verso proibito”... Verso che giocoforza deve trasformarsi in «<b><i>Ma</i></b> <b><i>i</i></b> <b><i>soldi</i></b> <b><i>pe’</i></b> <b><i>campà,</i></b> <b><i>chi</i></b> <b><i>te</i></b> <b><i>li</i></b> <b><i>dà?</i></b>» così da consentire alla canzone di essere riammessa nella scaletta delle canzoni trasmesse dalla radio nazionale nel 1957. Altra famosissima canzone; chi non ha mai ascoltato almeno una volta <i>Vecchio</i> <i>frac</i> dell’immenso <b>Domenico</b> <b>Modugno</b>... Eppure anche un tale capolavoro come questo finisce col subire la scure censoria della Commissione di Ascolto della Rai... nel <b>1955</b> questo brano dell’allora giovane e ancora pressoché sconosciuto artista pugliese Domenico Modugno è destinato a subire una modifica forzata... Il testo della canzone, infatti, è ispirato alla vicenda del principe Raimondo Lanza di Trabia, marito dell’attrice Olga Valli, morto nel 1954 a 39 anni cadendo dalla finestra dell’Hotel “Eden” di Roma. Un gesto ritenuto suicidario ma mai del tutto chiarito. L’intervento della Commissione di Ascolto si impunta in particolare sul verso finale «<b><i>Adieu,</i></b> <b><i>adieu,</i></b> <b><i>adieu,</i></b> <b><i>addio</i></b> <b><i>al</i></b> <b><i>mondo,</i></b> <b><i>ai</i></b> <b><i>ricordi</i></b> <b><i>del</i></b> <b><i>passato,</i></b> <b><i>ad</i></b> <b><i>un</i></b> <b><i>sogno</i></b> <b><i>mai</i></b> <b><i>sognato,</i></b> <b><i>ad</i></b> <b><i>un</i></b> <b><i>attimo</i></b> <b><i>d’amore</i></b> <b><i>che</i></b> <b><i>mai</i></b> <b><i>più</i></b> <b><i>ritornerà</i></b>», che Modugno si vede costretto a sostituire con il più pacato «<b><i>Ad</i></b> <b><i>un</i></b> <b><i>abito</i></b> <b><i>da</i></b> <b><i>sposa</i></b> <b><i>primo</i></b> <b><i>ed</i></b> <b><i>ultimo</i></b> <b><i>suo</i></b> <b><i>amor». </i></b>I censori, infatti, ritengono le parole del verso originario allusive di “immorali” contatti fisici. Inoltre non deve suonare troppo bene, alle orecchie dei censori, quel “addio al mondo” percepito come una non troppo celata allusione al suicidio, vero e proprio argomento “tabù” per l’Italia “catto-democratica” del tempo... Passano appena due anni e il futuro “mister Volare” (Modugno, nda) deve fare nuovamente i conti con la censura che questa volta colpisce la sua Resta cu’ mme per “colpa” di questo breve verso: «Nun mme’mporta d’o ppassato/nun mme’mporta ‘e chi t’ha avuto» i quali mal si addicono, secondo i funzionari Rai, con l’allora diffusa e pudibonda moralità nazionale, fondata sulla verginità e sulla mostra pubblica delle lenzuola dopo la prima notte... ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66439935</guid><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 14:25:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66439935/episodio_1_note_proibite_15_06_25_14_48.mp3" length="9939497" type="audio/mpeg"/><itunes:author>GIOVANNI FENU - FABRIZIO SILVESTRI</itunes:author><itunes:subtitle> “Note Proibite”… un viaggio nei pentagrammi del passato, tra canzoni censurate e modificate per non offendere il comune senso del pudore Italico…  Note Proibite podcast scritto da Giovanni Fenu e Fabrizio Silvestri. 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Durante l'era del monopolio RAI, la scrittura di canzoni poteva facilmente urtare la sensibilità dell'opinione pubblica italiana. Per affrontare questa problematica, fu istituita una commissione d’ascolto e testi, una sorta di “taglia e cuci” che decideva quali frasi potessero essere incluse in una canzone. In caso di censura, le frasi problematiche dovevano essere sostituite. Per evitare di offendere il comune senso del pudore o, in altri casi, per motivi di “opportunità politica”, molte canzoni venivano sottoposte a un restyling che spesso ne alterava profondamente il significato e il messaggio originale. Il compito di censore era affidato a un'istituzione della Rai, nota come Commissione d’Ascolto preventivo e di controllo sui testi. Fino al 1975, questo ufficio si occupava di valutare ogni singolo brano destinato alla trasmissione in radio e televisione. Nel caso in cui una canzone venisse scartata, la Commissione seguiva un protocollo standard. Prima di procedere con la censura definitiva del brano la Commissione restituiva la canzone alla casa discografica, richiedendo modifiche precise e dettagliate. A questo punto, la responsabilità tornava ai discografici, che potevano decidere di accogliere le richieste della Commissione e registrare una versione "edulcorata" del brano. In alcuni casi, era sufficiente modificare il titolo per soddisfare le esigenze della Commissione. Tuttavia, se i discografici decidevano di mantenere le loro posizioni, potevano appellarsi al giudizio finale e insindacabile della «Commissione Plenaria», composta da funzionari di alto rango e che si riuniva con cadenza mensile.<br /><br />Nel caso in cui una canzone ricevesse il tanto desiderato via libera dalla Commissione di Ascolto, si presentava un ulteriore “paletto” con motivazioni di natura “morale”. Infatti, ogni brano, anche se si trattava dell'ultimo successo del Festival di Sanremo, non poteva essere trasmesso più di tre volte a settimana dalla Rai. Questa decisione mirava a prevenire possibili casi di corruzione; in tal modo, chiunque avesse avuto il compito di mandare in onda le canzoni non poteva favorirne una rispetto a un'altra, evitando pressioni da parte dei discografici in cambio di tangenti. In questa prima puntata, analizzeremo alcune canzoni degli anni '50 che furono censurate dalla Rai o, nella migliore delle ipotesi, costrette a modificare il proprio testo. In questo decennio, la scena musicale è dominata da canzoni non "impegnate", che si rifanno alla tradizione del bel canto italiano e alla "musica leggera", destinata a un vasto pubblico. Questa musica è anche la più controllata dalle autorità e soggetta alla censura da parte dei funzionari della Commissione di Ascolto della Rai. Per assistere a una prima ondata di modernità nel panorama musicale, bisogna attendere la fine del decennio. È infatti solo dal 1958, con il trionfo di Domenico Modugno al Festival di Sanremo insieme al giovane Johnny Dorelli con "Nel blu dipinto di blu" (conosciuta come "Volare"), e con l'arrivo del rock 'n' roll in Italia l'anno precedente, che la scena musicale italiana inizia un graduale ma irreversibile processo di rinnovamento. 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Oggi rileggiamo gli spartiti e i testi delle canzoni pubblicate nei mitici anni sessanta e scoprirete quali sono finite sotto accusa da parte della commissione d’ascolto di mamma Rai... gli anni 60 è un decennio di grandi stravolgimenti sociali, anni del boom economico e benessere ma anche di contestazioni... Sono anni questi in cui si ascolta la musica italiana che taglia i ponti col suo passato legato troppo alla bella melodia e al bel canto... Gli anni Sessanta vedono infatti emergere grandi novità in un panorama musicale italiano che sempre più va “ringiovanendosi” aprendo i testi delle canzoni a tematiche quali il sesso, l’erotismo, la condizione della società o la politica, segno di quella “rivoluzione giovanile” che giunge a maturazione col “ 1968”. Simbolo principale di questo rinnovamento è senza dubbio l’emergere del fenomeno dei cantautori tra i quali due in particolar modo che legati alla “scuola genovese”, vedono ben presto i propri brani banditi dai passaggi radiofonici Rai a causa dei temi in essi affrontati... Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco. Accanto ai due cantautori liguri  ci sono anche componenti della nuova generazione di cantanti che va emergendo in questi anni – che finisce col rendere ancora più arduo il compito della Commissione di Ascolto della Rai, la quale fatica non poco ad erigere una “diga” davanti a tematiche ritenute quanto meno “inopportune”. Nel 1962 l’immenso Luigi Tenco vede censurarsi di netto il brano Cara maestra che gli vale, tra l’altro, un esilio forzato dalla Rai durato due anni nonché, ovviamente, la mancata trasmissione della canzone ritenuta “un comizio politico” dai componenti della Commissione di Ascolto che la esaminano... E in effetti, come abbiamo ascoltato, il testo del brano di Tenco rappresenta, non troppo velatamente, un attacco ai tre pilastri della società italiana: la scuola, la Chiesa e le istituzioni. Così viene ripresa la maestra, “rea” di non trattare tutte le persone alla stessa maniera malgrado i suoi insegnamenti: «Cara maestra, un giorno m'insegnavi/che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;/ma quando entrava in classe il Direttore/ tu ci facevi alzare tutti in piedi,/ e quando entrava in classe il bidello/ ci permettevi di restar seduti...». Ma in particolare sono alcuni passi del testo in cui lo stesso Tenco si rivolge al curato di Ricaldone che l’ha battezzato, “rinfacciandogli” i suoi sermoni, a sembrare ai censori della Rai assai lesivi della reputazione dell’istituzione ecclesiastica. A finire sotto la lente d’ingrandimento della Commissione di Ascolto sono infatti i versi nei quali Tenco accusa il prete di, in sostanza, “predicare bene ma razzolare male”: «Mio buon curato/Dicevi che la chiesa/È la casa dei poveri/Della povera gente/Però hai rivestito la tua chiesa/Di tende d’oro e marmo colorati/Come può adesso un povero che entra/Sentirsi come fosse a casa sua».     Nel 1964 è invece De Andrè a vedersi censurata La guerra di Piero – che viene poi inserita nell’album Tutto Fabrizio De Andrè del 1966 – canzone ritenuta troppo antimilitarista dalla Commissione di Ascolto – specie in riferimento all’esitazione del soldato Piero che ha un moto di clemenza verso un nemico e non osa sparargli, esitazione che gli sarà fatale – e che, paradossalmente, viene invece tranquillamente trasmessa dalla Radio Vaticana. Sempre nel 1964 a destare scandalo è la Canzone della marcia della pace, nata nel 1961 con un testo improvvisato e intonato da Fausto Amodei e Franco Fortini durante la prima marcia per la pace da Perugia ad Assisi e che tre anni dopo viene cantata da Maria Monti ed inserita nel disco Le canzoni del no. Il testo, ritenuto fortemente antimilitarista e addirittura dalle venature sovversive, induce il 4 febbraio del 1965 il senatore del Msi Ezio Maria Grey a presentare un’interrogazione parlamentare all’allora Ministro della Difesa Giulio Andreotti nella quale l’esponente missino denuncia che: «Era ancora in libera vendita un microsolco di cinico atteggiamento a disprezzare in pace e in guerra il dovere militare». Il testo incriminato recita: « E se Berlino chiama ditele che s'impicchi: crepare per i ricchi no! non ci garba più. E se la Nato chiama ditele che ripassi: lo sanno pure i sassi: non ci si crede più. Se la ragazza chiama non fatela aspettare: servizio militare solo con lei farò. E se la patria chiama lasciatela chiamare: oltre le Alpi e il mare un'altra patria c'è. E se la patria chiede di offrirgli la tua vita rispondi che la vita per ora serve a te».   “Spronata” dall’intervento di Grey, la magistratura – seppur con ritardo – mette a tacere polemiche e canzone: il 29 dicembre 1965 il sostituto procuratore della Repubblica Pasquale Carcasio ordina infatti il sequestro del disco in tutto il territorio nazionale. Addio a Lugano (nota anche come Addio Lugano bella) brano del 1964 eseguito da Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Raffaele Pisu e Otello Profazio nel corso della trasmissione “Questo e quello”, che provoca l’irritazione della stampa svizzera che induce la Rai – per evitare proteste da parte delle autorità elvetiche – a bandire dalla TV italiana il brano. La canzone, scritta dall’anarchico Pietro Gori nel 1895, ha un testo antimilitarista e costituisce al tempo stesso anche un’invettiva contro la Svizzera del suo tempo ritenuta colpevole di aver cacciato dal paese lui stesso e altri anarchici. E dal punto di vista svizzero versi come i seguenti non erano visti di buon occhio e anzi ritenuti un’offesa alla nazione:<br /><br />  «[...] Ma tu che ci discacci con una vil menzogna repubblica borghese un dì ne avrai vergogna noi oggi ti accusiamo in faccia all’avvvenir noi oggi ti accusiamo in faccia all’avvenir».   «Elvezia il tuo governo schiavo d’altrui si rende d’un popolo gagliardo le tradizioni offende e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell» Solo dopo diverso tempo il brano riesce ad essere eseguito dai suoi autori sulla rete nazionale... Un anno dopo Addio a Lugano bella, il  1965 Fabrizio De Andrè cade vittima della censura, che colpisce la prima versione de La città vecchia; i funzionari Rai mettono infatti sotto accusa i versi dedicati alla figura del professore. Così inesorabilmente, il cantautore genovese deve passare dall’originario    “Quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia/Quella che di notte stabilisce il prezzo della tua gioia» a «Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone/Forse quella che sola ti può dare una lezione/Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie/Quella che di]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66439932</guid><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 14:26:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66439932/episodio_2_note_proibite_14_02_25_11_51.mp3" length="32990363" type="audio/mpeg"/><itunes:author>GIOVANNI FENU - FABRIZIO SILVESTRI</itunes:author><itunes:subtitle>Note proibite, il podcast che ti parla della censura musicale che colpì molti brani della nostra libreria musicale italiana tra ilo 1950 e 1975. 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Gli anni Sessanta vedono infatti emergere grandi novità in un panorama musicale italiano che sempre più va “ringiovanendosi” aprendo i testi delle canzoni a tematiche quali il sesso, l’erotismo, la condizione della società o la politica, segno di quella “rivoluzione giovanile” che giunge a maturazione col “ 1968”. Simbolo principale di questo rinnovamento è senza dubbio l’emergere del fenomeno dei cantautori tra i quali due in particolar modo che legati alla “scuola genovese”, vedono ben presto i propri brani banditi dai passaggi radiofonici Rai a causa dei temi in essi affrontati... Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco. Accanto ai due cantautori liguri  ci sono anche componenti della nuova generazione di cantanti che va emergendo in questi anni – che finisce col rendere ancora più arduo il compito della Commissione di Ascolto della Rai, la quale fatica non poco ad erigere una “diga” davanti a tematiche ritenute quanto meno “inopportune”. Nel 1962 l’immenso Luigi Tenco vede censurarsi di netto il brano Cara maestra che gli vale, tra l’altro, un esilio forzato dalla Rai durato due anni nonché, ovviamente, la mancata trasmissione della canzone ritenuta “un comizio politico” dai componenti della Commissione di Ascolto che la esaminano... E in effetti, come abbiamo ascoltato, il testo del brano di Tenco rappresenta, non troppo velatamente, un attacco ai tre pilastri della società italiana: la scuola, la Chiesa e le istituzioni. Così viene ripresa la maestra, “rea” di non trattare tutte le persone alla stessa maniera malgrado i suoi insegnamenti: «Cara maestra, un giorno m'insegnavi/che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;/ma quando entrava in classe il Direttore/ tu ci facevi alzare tutti in piedi,/ e quando entrava in classe il bidello/ ci permettevi di restar seduti...». Ma in particolare sono alcuni passi del testo in cui lo stesso Tenco si rivolge al curato di Ricaldone che l’ha battezzato, “rinfacciandogli” i suoi sermoni, a sembrare ai censori della Rai assai lesivi della reputazione dell’istituzione ecclesiastica. A finire sotto la lente d’ingrandimento della Commissione di Ascolto sono infatti i versi nei quali Tenco accusa il prete di, in sostanza, “predicare bene ma razzolare male”: «Mio buon curato/Dicevi che la chiesa/È la casa dei poveri/Della povera gente/Però hai rivestito la tua chiesa/Di tende d’oro e marmo colorati/Come può adesso un povero che entra/Sentirsi come fosse a casa sua».     Nel 1964 è invece De Andrè a vedersi censurata La guerra di Piero – che viene poi inserita nell’album Tutto Fabrizio De Andrè del 1966 – canzone ritenuta troppo antimilitarista dalla Commissione di Ascolto – specie in riferimento all’esitazione del soldato Piero che ha un moto di clemenza verso un nemico e non osa sparargli, esitazione che gli sarà fatale – e che, paradossalmente, viene invece tranquillamente trasmessa dalla Radio Vaticana. Sempre nel 1964 a destare scandalo è la Canzone della marcia della pace, nata nel 1961 con un testo improvvisato e intonato da Fausto Amodei e Franco Fortini durante la prima marcia per la pace da Perugia ad Assisi e che tre anni dopo viene cantata da Maria Monti ed inserita nel disco Le canzoni del no. Il testo, ritenuto fortemente antimilitarista e addirittura dalle venature sovversive, induce il 4 febbraio del 1965 il senatore del Msi Ezio Maria Grey a presentare un’interrogazione parlamentare...]]></itunes:summary><itunes:duration>2062</itunes:duration><itunes:keywords>anni-60,ascolto,canzoni,censura,dalla,deandre,festival,lucio,musica,rai</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/53af416604a5e92ac7bbe63852b00e3d.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Episodio 3 -NOTE PROIBITE - ANNI 70</title><link>https://www.spreaker.com/episode/episodio-3-note-proibite-anni-70--66439930</link><description><![CDATA[<b>Note</b> <b>proibite</b>, il podcast che rivisita alcuni dei casi più eclatanti di censura musicale messi in atto dalla commissione di ascolto Rai tra il 1954 e il 1975... Oggi chiudiamo con gli anni Settanta, ultimo decennio che vide una massiccia opera censoria della commissione d’ascolto, che sarebbe perdurata ma in maniera assai attutita nei decenni a seguire... gli <b>anni</b> <b>Settanta</b>... sono Anni difficili… gli “Anni di piombo” insanguinati da una violenta lotta politica che contrappone gli estremismi sia di destra che di sinistra, e vedono il persistere di diverse stragi figlie di quella “strategia della tensione” che dal 1969 sconvolge il Paese... Sul piano sociale, la contestazione giovanile del decennio precedente fa sentire la sua onda lunga e ciò si ripercuote anche sul panorama musicale... È così anche in questo decennio il lavoro per la Commissione di Ascolto non manca... Tematiche sessuali, politiche, religiose e sociali costituiscono sempre più le principali cause di censura per molti brani. Una censura integrale colpisce infatti l’ LP <i>Terra</i> <i>in</i> <i>bocca</i> de <b>I</b> <b>Giganti</b>, un <i>concept</i> <i>album</i> nel quale il gruppo ha il coraggio di dar vita a un lavoro in cui si parla di mafia, un tema per l’epoca assai “proibito” e che secondo molti censori, e non pochi uomini delle istituzioni, “non esiste”. Ciò fa comprendere il clamore che destano tra i membri della Commissione di Ascolto l’album e le canzoni in esso contenute... Particolarmente “scomode” risultano le canzoni <i>Sul</i> <i>tuo</i> <i>letto</i> <i>di</i> <i>morte e Lungo</i> <i>e</i> <i>disteso</i>, il racconto dell’uccisione di un ragazzo che ribellandosi alla mafia s’illudeva di poter scavare un pozzo per avere l’acqua senza pagare il pizzo («<b><i>Lungo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>disteso</i></b> <b><i>ti</i></b> <b><i>hanno</i></b> <b><i>trovato/con</i></b> <b><i>quattro</i></b> <b><i>colpi</i></b> <b><i>piantati</i></b> <b><i>nel</i></b> <b><i>petto</i></b>»). L’apice dell’album giunge con la vendetta del padre del ragazzo che uccide il mafioso assassino di suo figlio. Ancora nel 1970, l’album <i>Sexus</i> <i>et</i> <i>Politica</i>, interpretato da <b>Giorgio</b> <b>Gaber</b> e scritto da <b>Virgilio</b> <b>Savona</b>, con testi liberamente tratti da celebri componimenti della letteratura latina, viene integralmente censurato dalla Rai per via del titolo. Sempre nel 1970, anno che vede tra l’altro il I dicembre l’approvazione della legge n.898, meglio nota come “Legge Fortuna-Baslini”, che introduce il <b>divorzio</b>, ad essere censurata è anche la canzone <i>‘O</i> <i>divorzio</i>, portata in gara al Festival di Napoli da <b>Franco</b> <b>Franchi</b> e <b>Angela</b> <b>Luce</b>, che vede il verso «<b><i>...</i></b> <b><i>appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/’i</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>divorzia...</i></b>» divenire «<b><i>...appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/me</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>riposa</i></b>». L’anno si chiude con <i>Notte</i> <i>di</i> <i>Natale</i> di <b>Claudio</b> <b>Baglioni</b> che non viene mai trasmessa dalla Rai per via di un verso ritenuto offensivo della religione e che recita così: «<b><i>Dio</i></b> <b><i>tu</i></b> <b><i>stai</i></b> <b><i>nascendo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>muoio</i></b> <b><i>io...</i></b>».  <br /><br />Il <b>1971</b> è un altro anno di lavoro incessante per la Commissione di Ascolto che colpisce, tra gli altri, <b>Lucio</b> <b>Battisti</b> e la sua <i>Dio</i> <i>mio</i> <i>no</i>, a causa delle urla che si odono a fine testo perché fanno pensare che i due protagonisti stiano consumando un rapporto sessuale. In particolare, però, a far scattare la censura contribuisce la frase «<b><i>La</i></b> <b><i>vedo</i></b> <b><i>in</i></b> <b><i>pigiama</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>lei</i></b> <b><i>si</i></b> <b><i>avvicina.</i></b> <b><i>Dio</i></b> <b><i>mio</i></b> <b><i>no!</i></b> <b><i>Cosa</i></b> <b><i>fai?</i></b> <b><i>Che</i></b> <b><i>cosa</i></b> <b><i>fai?</i></b>» la quale, secondo i censori, contiene dei significati erotici considerati inaccettabili. Restando ancora nel 1971, la censura si scaglia contro <i>Il</i> <i>gigante</i> <i>e</i> <i>la</i> <i>bambina</i>, scritta da Paola Pallottino con musica di Lucio Dalla e portata a “Un disco per l’estate” da un allora giovanissimo <b>Rosalino</b> <b>Cellamare</b> – non ancora il <b>Ron</b> che conosciamo – vietando il verso, ritenuto troppo ambiguo, «<b><i>Il</i></b> <b><i>gigante</i></b> <b><i>con</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>sua</i></b> <b><i>spada</i></b> <b><i>d’amore</i></b>». Il testo, come ammesso dallo stesso Ron, costituisce una sorta di visione poetica dal punto di vista di un pedofilo, ed è ispirato a un fatto di cronaca purtroppo realmente accaduto... Nessuno ancora lo immagina, ma di lì a breve le cose cambieranno notevolmente... ma nel frattempo la censura prosegue... Negli ultimi tre anni di vita della Commissione di Ascolto, il suo lavoro procede imperterrito... Nel <b>1972</b> è <b>Claudio</b> <b>Baglioni</b> a finire sotto la scure censoria con <i>Questo</i> <i>piccolo</i> <i>grande</i> <i>amore</i> che vede il verso «<b><i>La</i></b> <b><i>paura</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>voglia</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>essere</i></b> <b><i>nudi</i></b>» divenire un più “pudico” «<b><i>La</i></b> <b><i>paura</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>voglia</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>essere</i></b> <b><i>soli</i></b>», e «<b><i>Le</i></b> <b><i>mani</i></b> <b><i>sempre</i></b> <b><i>più</i></b> <b><i>ansiose</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>cose</i></b> <b><i>proibite</i></b>» trasformarsi in «<b><i>Mani</i></b> <b><i>sempre</i></b> <b><i>più</i></b> <b><i>ansiose,</i></b> <b><i>le</i></b> <b><i>scarpe</i></b> <b><i>bagnate</i></b>». Nel <b>1974</b>, invece, è la volta di <i>Bella</i> <i>senz’anima</i>, arrangiata dal maestro <b>Ennio</b> <b>Morricone</b> e da <b>Franco</b> <b>Pisano</b>, cantata da <b>Riccardo</b> <b>Cocciante</b>, il cui verso, considerato troppo “esplicito”, «<b><i>E</i></b> <b><i>quando</i></b> <b><i>a</i></b> <b><i>letto</i></b> <b><i>lui/ti</i></b> <b><i>chiederà</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>più</i></b>» divenne «<b><i>E</i></b> <b><i>quando</i></b> <b><i>un</i></b> <b><i>giorno</i></b> <b><i>lui/ti</i></b> <b><i>chiederà</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>più</i></b>». Sempre nel 1974 si verifica un caso di censura musicale che finisce col coinvolgere un’intera manifestazione canora dimostrando l’eccesso di zelo – ai limiti e forse oltre del bigottismo – della censura in epoca democristiana. La Rai, infatti, pensa bene di rinviare di un mese la messa in onda dell’<b>Eurofestival</b>, in programma nel <b>maggio</b> <b>1974</b>, per il timore che l’esito del concomitante Referendum abrogativo sul divorzio – previsto per il 12 e 13 maggio – potesse venire “condizionato” dalla partecipazione alla manifestazione canora di <b>Gigliola</b> <b>Cinquetti</b> con il brano <i>Sì</i>.. e dare una mano a coloro contrari alla legge Fortuna-Baslini del 1970. Sempre nel 1974 la Commissione di Ascolto va ormai vivendo la fase conclusiva della sua storia: <b>Francesco</b> <b>De</b> <b>Gregori</b> viene censurato, con la sua <i>Niente</i> <i>da</i> <i>capire</i> che vede il verso «<b><i>Però</i></b> <b><i>io</i></b> <b><i>Giovanna</i></b> <b><i>me</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>ricordo/Faceva</i></b> <b><i>dei</i></b> <b><i>giochetti</i></b> <b><i>da</i></b> <b><i>impazzire</i></b>» diventare «<b><i>Però</i></b> <b><i>io</i></b> <b><i>Giovanna</i></b> <b><i>me</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>ricordo</i></b> <b><i>bene/Ma</i></b> <b><i>è</i></b> <b><i>un</i></b> <b><i>ricordo</i></b> <b><i>che</i></b> <b><i>vale</i></b> <b><i>10</i></b> <b><i>Lire</i></b>».<br /><br />Lo stesso anno, il 1974 Antonello Venditti per il brano <i>A</i> <i>Cristo</i> viene condannato per vilipendio alla religione di Stato per la frase in esso presente e che dice: «<b><i>Ammazete</i></b> <b><i>Gesù</i></b> <b><i>Cri’</i></b> <b><i>quanto</i></b> <b><i>sei</i></b> <b><i>fico</i></b>» poi modificata in «<b><i>Ammazete</i></b> <b><i>Gesù</i></b> <b><i>Cri’</i></b> <b><i>quanto</i></b> <b><i>so’</i></b> <b><i>fichi</i></b>». Il <b>1975</b> vede l’approvazione della Legge 103/75 di <b>Riforma</b> <b>della</b> <b>Rai</b> che pone la radiotelevisione di Stato sotto la responsabilità non più del governo, ma del Parlamento. Una decisione che sottrae la Rai dallo stretto controllo democristiano e che vede anche un allentamento della censura, musicale e non, che porta all’abolizione della Commissione di Ascolto... Censura che nei decenni a seguire non abbandona totalmente mamma Rai, ma che sicuramente diviene meno opprimente...<b>Nello stesso anno</b> anche la celebre Mina finisce nel mirino della commissione di censura. La canzone "L’importante è finire", scritta da Cristiano Malgioglio e musicata da Alberto Anelli, si afferma come uno dei grandi successi della cantante, diventando una delle pietre miliari della sua carriera. Tuttavia, dopo un primo passaggio in radio, il brano viene immediatamente censurato dalla televisione nazionale a causa dei contenuti considerati "proibiti" nel testo. Nonostante il divieto di diffusione nel programma Hit Parade, la canzone riesce comunque a entrare in classifica e, dopo un certo periodo, viene riammessa agli ascolti, conquistando nuovamente il pubblico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66439930</guid><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 14:26:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66439930/episodio_3_note_proibite.mp3" length="14039661" type="audio/mpeg"/><itunes:author>GIOVANNI FENU - FABRIZIO SILVESTRI</itunes:author><itunes:subtitle>Note proibite, il podcast che rivisita alcuni dei casi più eclatanti di censura musicale messi in atto dalla commissione di ascolto Rai tra il 1954 e il 1975... 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È così anche in questo decennio il lavoro per la Commissione di Ascolto non manca... Tematiche sessuali, politiche, religiose e sociali costituiscono sempre più le principali cause di censura per molti brani. Una censura integrale colpisce infatti l’ LP <i>Terra</i> <i>in</i> <i>bocca</i> de <b>I</b> <b>Giganti</b>, un <i>concept</i> <i>album</i> nel quale il gruppo ha il coraggio di dar vita a un lavoro in cui si parla di mafia, un tema per l’epoca assai “proibito” e che secondo molti censori, e non pochi uomini delle istituzioni, “non esiste”. Ciò fa comprendere il clamore che destano tra i membri della Commissione di Ascolto l’album e le canzoni in esso contenute... Particolarmente “scomode” risultano le canzoni <i>Sul</i> <i>tuo</i> <i>letto</i> <i>di</i> <i>morte e Lungo</i> <i>e</i> <i>disteso</i>, il racconto dell’uccisione di un ragazzo che ribellandosi alla mafia s’illudeva di poter scavare un pozzo per avere l’acqua senza pagare il pizzo («<b><i>Lungo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>disteso</i></b> <b><i>ti</i></b> <b><i>hanno</i></b> <b><i>trovato/con</i></b> <b><i>quattro</i></b> <b><i>colpi</i></b> <b><i>piantati</i></b> <b><i>nel</i></b> <b><i>petto</i></b>»). L’apice dell’album giunge con la vendetta del padre del ragazzo che uccide il mafioso assassino di suo figlio. Ancora nel 1970, l’album <i>Sexus</i> <i>et</i> <i>Politica</i>, interpretato da <b>Giorgio</b> <b>Gaber</b> e scritto da <b>Virgilio</b> <b>Savona</b>, con testi liberamente tratti da celebri componimenti della letteratura latina, viene integralmente censurato dalla Rai per via del titolo. Sempre nel 1970, anno che vede tra l’altro il I dicembre l’approvazione della legge n.898, meglio nota come “Legge Fortuna-Baslini”, che introduce il <b>divorzio</b>, ad essere censurata è anche la canzone <i>‘O</i> <i>divorzio</i>, portata in gara al Festival di Napoli da <b>Franco</b> <b>Franchi</b> e <b>Angela</b> <b>Luce</b>, che vede il verso «<b><i>...</i></b> <b><i>appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/’i</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>divorzia...</i></b>» divenire «<b><i>...appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/me</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>riposa</i></b>». L’anno si chiude con <i>Notte</i> <i>di</i> <i>Natale</i> di <b>Claudio</b> <b>Baglioni</b> che non viene mai trasmessa dalla Rai per via di un verso ritenuto offensivo della religione e che recita così: «<b><i>Dio</i></b> <b><i>tu</i></b> <b><i>stai</i></b> <b><i>nascendo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>muoio</i></b> <b><i>io...</i></b>».  <br /><br />Il <b>1971</b> è un altro anno di lavoro incessante per la Commissione di Ascolto che colpisce, tra gli altri, <b>Lucio</b> <b>Battisti</b> e la sua <i>Dio</i> <i>mio</i> <i>no</i>, a causa delle urla che si odono a fine testo perché fanno pensare che i due protagonisti stiano consumando un rapporto sessuale. In particolare, però, a far scattare la censura contribuisce la frase «<b><i>La</i></b> <b><i>vedo</i></b> <b><i>in</i></b> <b><i>pigiama</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>lei</i></b> <b><i>si</i></b> <b><i>avvicina.</i></b> <b><i>Dio</i></b> <b><i>mio</i></b>...]]></itunes:summary><itunes:duration>878</itunes:duration><itunes:keywords>anni-80,antonello-venditti,festivalbar,francescodegregori,lucio-dalla,musica-censurata</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/53af416604a5e92ac7bbe63852b00e3d.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Episodio 4 - NOTE PROIBITE- ANNI '80 E '90</title><link>https://www.spreaker.com/episode/episodio-4-note-proibite-anni-80-e-90--66439922</link><description><![CDATA[<b>Note</b> <b>proibite</b>, il podcast che rivisita alcuni dei casi più eclatanti di censura musicale messi in atto dalla commissione di ascolto Rai tra il 1954 e il 1975... Oggi chiudiamo con gli anni Settanta, ultimo decennio che vide una massiccia opera censoria della commissione d’ascolto, che sarebbe perdurata ma in maniera assai attutita nei decenni a seguire... gli <b>anni</b> <b>Settanta</b>... sono Anni difficili… gli “Anni di piombo” insanguinati da una violenta lotta politica che contrappone gli estremismi sia di destra che di sinistra, e vedono il persistere di diverse stragi figlie di quella “strategia della tensione” che dal 1969 sconvolge il Paese... Sul piano sociale, la contestazione giovanile del decennio precedente fa sentire la sua onda lunga e ciò si ripercuote anche sul panorama musicale... È così anche in questo decennio il lavoro per la Commissione di Ascolto non manca... Tematiche sessuali, politiche, religiose e sociali costituiscono sempre più le principali cause di censura per molti brani. Una censura integrale colpisce infatti l’ LP <i>Terra</i> <i>in</i> <i>bocca</i> de <b>I</b> <b>Giganti</b>, un <i>concept</i> <i>album</i> nel quale il gruppo ha il coraggio di dar vita a un lavoro in cui si parla di mafia, un tema per l’epoca assai “proibito” e che secondo molti censori, e non pochi uomini delle istituzioni, “non esiste”. Ciò fa comprendere il clamore che destano tra i membri della Commissione di Ascolto l’album e le canzoni in esso contenute... Particolarmente “scomode” risultano le canzoni <i>Sul</i> <i>tuo</i> <i>letto</i> <i>di</i> <i>morte e Lungo</i> <i>e</i> <i>disteso</i>, il racconto dell’uccisione di un ragazzo che ribellandosi alla mafia s’illudeva di poter scavare un pozzo per avere l’acqua senza pagare il pizzo («<b><i>Lungo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>disteso</i></b> <b><i>ti</i></b> <b><i>hanno</i></b> <b><i>trovato/con</i></b> <b><i>quattro</i></b> <b><i>colpi</i></b> <b><i>piantati</i></b> <b><i>nel</i></b> <b><i>petto</i></b>»). L’apice dell’album giunge con la vendetta del padre del ragazzo che uccide il mafioso assassino di suo figlio. Ancora nel 1970, l’album <i>Sexus</i> <i>et</i> <i>Politica</i>, interpretato da <b>Giorgio</b> <b>Gaber</b> e scritto da <b>Virgilio</b> <b>Savona</b>, con testi liberamente tratti da celebri componimenti della letteratura latina, viene integralmente censurato dalla Rai per via del titolo. Sempre nel 1970, anno che vede tra l’altro il I dicembre l’approvazione della legge n.898, meglio nota come “Legge Fortuna-Baslini”, che introduce il <b>divorzio</b>, ad essere censurata è anche la canzone <i>‘O</i> <i>divorzio</i>, portata in gara al Festival di Napoli da <b>Franco</b> <b>Franchi</b> e <b>Angela</b> <b>Luce</b>, che vede il verso «<b><i>...</i></b> <b><i>appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/’i</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>divorzia...</i></b>» divenire «<b><i>...appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/me</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>riposa</i></b>». L’anno si chiude con <i>Notte</i> <i>di</i> <i>Natale</i> di <b>Claudio</b> <b>Baglioni</b> che non viene mai trasmessa dalla Rai per via di un verso ritenuto offensivo della religione e che recita così: «<b><i>Dio</i></b> <b><i>tu</i></b> <b><i>stai</i></b> <b><i>nascendo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>muoio</i></b> <b><i>io...</i></b>».  <br /><br />Il <b>1971</b> è un altro anno di lavoro incessante per la Commissione di Ascolto che colpisce, tra gli altri, <b>Lucio</b> <b>Battisti</b> e la sua <i>Dio</i> <i>mio</i> <i>no</i>, a causa delle urla che si odono a fine testo perché fanno pensare che i due protagonisti stiano consumando un rapporto sessuale. In particolare, però, a far scattare la censura contribuisce la frase «<b><i>La</i></b> <b><i>vedo</i></b> <b><i>in</i></b> <b><i>pigiama</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>lei</i></b> <b><i>si</i></b> <b><i>avvicina.</i></b> <b><i>Dio</i></b> <b><i>mio</i></b> <b><i>no!</i></b> <b><i>Cosa</i></b> <b><i>fai?</i></b> <b><i>Che</i></b> <b><i>cosa</i></b> <b><i>fai?</i></b>» la quale, secondo i censori, contiene dei significati erotici considerati inaccettabili. Restando ancora nel 1971, la censura si scaglia contro <i>Il</i> <i>gigante</i> <i>e</i> <i>la</i> <i>bambina</i>, scritta da Paola Pallottino con musica di Lucio Dalla e portata a “Un disco per l’estate” da un allora giovanissimo <b>Rosalino</b> <b>Cellamare</b> – non ancora il <b>Ron</b> che conosciamo – vietando il verso, ritenuto troppo ambiguo, «<b><i>Il</i></b> <b><i>gigante</i></b> <b><i>con</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>sua</i></b> <b><i>spada</i></b> <b><i>d’amore</i></b>». Il testo, come ammesso dallo stesso Ron, costituisce una sorta di visione poetica dal punto di vista di un pedofilo, ed è ispirato a un fatto di cronaca purtroppo realmente accaduto... Nessuno ancora lo immagina, ma di lì a breve le cose cambieranno notevolmente... ma nel frattempo la censura prosegue... Negli ultimi tre anni di vita della Commissione di Ascolto, il suo lavoro procede imperterrito... Nel <b>1972</b> è <b>Claudio</b> <b>Baglioni</b> a finire sotto la scure censoria con <i>Questo</i> <i>piccolo</i> <i>grande</i> <i>amore</i> che vede il verso «<b><i>La</i></b> <b><i>paura</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>voglia</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>essere</i></b> <b><i>nudi</i></b>» divenire un più “pudico” «<b><i>La</i></b> <b><i>paura</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>voglia</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>essere</i></b> <b><i>soli</i></b>», e «<b><i>Le</i></b> <b><i>mani</i></b> <b><i>sempre</i></b> <b><i>più</i></b> <b><i>ansiose</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>cose</i></b> <b><i>proibite</i></b>» trasformarsi in «<b><i>Mani</i></b> <b><i>sempre</i></b> <b><i>più</i></b> <b><i>ansiose,</i></b> <b><i>le</i></b> <b><i>scarpe</i></b> <b><i>bagnate</i></b>». Nel <b>1974</b>, invece, è la volta di <i>Bella</i> <i>senz’anima</i>, arrangiata dal maestro <b>Ennio</b> <b>Morricone</b> e da <b>Franco</b> <b>Pisano</b>, cantata da <b>Riccardo</b> <b>Cocciante</b>, il cui verso, considerato troppo “esplicito”, «<b><i>E</i></b> <b><i>quando</i></b> <b><i>a</i></b> <b><i>letto</i></b> <b><i>lui/ti</i></b> <b><i>chiederà</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>più</i></b>» divenne «<b><i>E</i></b> <b><i>quando</i></b> <b><i>un</i></b> <b><i>giorno</i></b> <b><i>lui/ti</i></b> <b><i>chiederà</i></b> <b><i>di</i></b> <b><i>più</i></b>». Sempre nel 1974 si verifica un caso di censura musicale che finisce col coinvolgere un’intera manifestazione canora dimostrando l’eccesso di zelo – ai limiti e forse oltre del bigottismo – della censura in epoca democristiana. La Rai, infatti, pensa bene di rinviare di un mese la messa in onda dell’<b>Eurofestival</b>, in programma nel <b>maggio</b> <b>1974</b>, per il timore che l’esito del concomitante Referendum abrogativo sul divorzio – previsto per il 12 e 13 maggio – potesse venire “condizionato” dalla partecipazione alla manifestazione canora di <b>Gigliola</b> <b>Cinquetti</b> con il brano <i>Sì</i>.. e dare una mano a coloro contrari alla legge Fortuna-Baslini del 1970. Sempre nel 1974 la Commissione di Ascolto va ormai vivendo la fase conclusiva della sua storia: <b>Francesco</b> <b>De</b> <b>Gregori</b> viene censurato, con la sua <i>Niente</i> <i>da</i> <i>capire</i> che vede il verso «<b><i>Però</i></b> <b><i>io</i></b> <b><i>Giovanna</i></b> <b><i>me</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>ricordo/Faceva</i></b> <b><i>dei</i></b> <b><i>giochetti</i></b> <b><i>da</i></b> <b><i>impazzire</i></b>» diventare «<b><i>Però</i></b> <b><i>io</i></b> <b><i>Giovanna</i></b> <b><i>me</i></b> <b><i>la</i></b> <b><i>ricordo</i></b> <b><i>bene/Ma</i></b> <b><i>è</i></b> <b><i>un</i></b> <b><i>ricordo</i></b> <b><i>che</i></b> <b><i>vale</i></b> <b><i>10</i></b> <b><i>Lire</i></b>».<br /><br />Lo stesso anno, il 1974 Antonello Venditti per il brano <i>A</i> <i>Cristo</i> viene condannato per vilipendio alla religione di Stato per la frase in esso presente e che dice: «<b><i>Ammazete</i></b> <b><i>Gesù</i></b> <b><i>Cri’</i></b> <b><i>quanto</i></b> <b><i>sei</i></b> <b><i>fico</i></b>» poi modificata in «<b><i>Ammazete</i></b> <b><i>Gesù</i></b> <b><i>Cri’</i></b> <b><i>quanto</i></b> <b><i>so’</i></b> <b><i>fichi</i></b>». Il <b>1975</b> vede l’approvazione della Legge 103/75 di <b>Riforma</b> <b>della</b> <b>Rai</b> che pone la radiotelevisione di Stato sotto la responsabilità non più del governo, ma del Parlamento. Una decisione che sottrae la Rai dallo stretto controllo democristiano e che vede anche un allentamento della censura, musicale e non, che porta all’abolizione della Commissione di Ascolto... Censura che nei decenni a seguire non abbandona totalmente mamma Rai, ma che sicuramente diviene meno opprimente...<b>Nello stesso anno</b> anche la celebre Mina finisce nel mirino della commissione di censura. La canzone "L’importante è finire", scritta da Cristiano Malgioglio e musicata da Alberto Anelli, si afferma come uno dei grandi successi della cantante, diventando una delle pietre miliari della sua carriera. Tuttavia, dopo un primo passaggio in radio, il brano viene immediatamente censurato dalla televisione nazionale a causa dei contenuti considerati "proibiti" nel testo. 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Oggi chiudiamo con gli anni Settanta, ultimo decennio che vide una massiccia opera...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Note</b> <b>proibite</b>, il podcast che rivisita alcuni dei casi più eclatanti di censura musicale messi in atto dalla commissione di ascolto Rai tra il 1954 e il 1975... Oggi chiudiamo con gli anni Settanta, ultimo decennio che vide una massiccia opera censoria della commissione d’ascolto, che sarebbe perdurata ma in maniera assai attutita nei decenni a seguire... gli <b>anni</b> <b>Settanta</b>... sono Anni difficili… gli “Anni di piombo” insanguinati da una violenta lotta politica che contrappone gli estremismi sia di destra che di sinistra, e vedono il persistere di diverse stragi figlie di quella “strategia della tensione” che dal 1969 sconvolge il Paese... Sul piano sociale, la contestazione giovanile del decennio precedente fa sentire la sua onda lunga e ciò si ripercuote anche sul panorama musicale... È così anche in questo decennio il lavoro per la Commissione di Ascolto non manca... Tematiche sessuali, politiche, religiose e sociali costituiscono sempre più le principali cause di censura per molti brani. Una censura integrale colpisce infatti l’ LP <i>Terra</i> <i>in</i> <i>bocca</i> de <b>I</b> <b>Giganti</b>, un <i>concept</i> <i>album</i> nel quale il gruppo ha il coraggio di dar vita a un lavoro in cui si parla di mafia, un tema per l’epoca assai “proibito” e che secondo molti censori, e non pochi uomini delle istituzioni, “non esiste”. Ciò fa comprendere il clamore che destano tra i membri della Commissione di Ascolto l’album e le canzoni in esso contenute... Particolarmente “scomode” risultano le canzoni <i>Sul</i> <i>tuo</i> <i>letto</i> <i>di</i> <i>morte e Lungo</i> <i>e</i> <i>disteso</i>, il racconto dell’uccisione di un ragazzo che ribellandosi alla mafia s’illudeva di poter scavare un pozzo per avere l’acqua senza pagare il pizzo («<b><i>Lungo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>disteso</i></b> <b><i>ti</i></b> <b><i>hanno</i></b> <b><i>trovato/con</i></b> <b><i>quattro</i></b> <b><i>colpi</i></b> <b><i>piantati</i></b> <b><i>nel</i></b> <b><i>petto</i></b>»). L’apice dell’album giunge con la vendetta del padre del ragazzo che uccide il mafioso assassino di suo figlio. Ancora nel 1970, l’album <i>Sexus</i> <i>et</i> <i>Politica</i>, interpretato da <b>Giorgio</b> <b>Gaber</b> e scritto da <b>Virgilio</b> <b>Savona</b>, con testi liberamente tratti da celebri componimenti della letteratura latina, viene integralmente censurato dalla Rai per via del titolo. Sempre nel 1970, anno che vede tra l’altro il I dicembre l’approvazione della legge n.898, meglio nota come “Legge Fortuna-Baslini”, che introduce il <b>divorzio</b>, ad essere censurata è anche la canzone <i>‘O</i> <i>divorzio</i>, portata in gara al Festival di Napoli da <b>Franco</b> <b>Franchi</b> e <b>Angela</b> <b>Luce</b>, che vede il verso «<b><i>...</i></b> <b><i>appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/’i</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>divorzia...</i></b>» divenire «<b><i>...appena</i></b> <b><i>‘a</i></b> <b><i>legge</i></b> <b><i>approvano/me</i></b> <b><i>voglio</i></b> <b><i>riposa</i></b>». L’anno si chiude con <i>Notte</i> <i>di</i> <i>Natale</i> di <b>Claudio</b> <b>Baglioni</b> che non viene mai trasmessa dalla Rai per via di un verso ritenuto offensivo della religione e che recita così: «<b><i>Dio</i></b> <b><i>tu</i></b> <b><i>stai</i></b> <b><i>nascendo</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>muoio</i></b> <b><i>io...</i></b>».  <br /><br />Il <b>1971</b> è un altro anno di lavoro incessante per la Commissione di Ascolto che colpisce, tra gli altri, <b>Lucio</b> <b>Battisti</b> e la sua <i>Dio</i> <i>mio</i> <i>no</i>, a causa delle urla che si odono a fine testo perché fanno pensare che i due protagonisti stiano consumando un rapporto sessuale. In particolare, però, a far scattare la censura contribuisce la frase «<b><i>La</i></b> <b><i>vedo</i></b> <b><i>in</i></b> <b><i>pigiama</i></b> <b><i>e</i></b> <b><i>lei</i></b> <b><i>si</i></b> <b><i>avvicina.</i></b> <b><i>Dio</i></b> <b><i>mio</i></b>...]]></itunes:summary><itunes:duration>1026</itunes:duration><itunes:keywords>anni-80-90,baudo,bennato,censura-superata,dischi,festival,jannacci-rossi,la-fine,leggera,sanremo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/53af416604a5e92ac7bbe63852b00e3d.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
