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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>America Week</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/america-week--6478334</link><description><![CDATA[Rubrica di Stefano Vaccara da New York che analizza e commenta l’attualità americana.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6478334/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News Commentary</category><copyright>Agenzia di Stampa ITALPRESS</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg</url><title>America Week</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/america-week--6478334</link></image><lastBuildDate>Fri, 17 Jul 2026 09:59:40 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:name><itunes:email>video@italpress.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:subtitle>Rubrica di Stefano Vaccara da New York che analizza e commenta l’attualità americana.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rubrica di Stefano Vaccara da New York che analizza e commenta l’attualità americana.]]></itunes:summary><itunes:category text="News"><itunes:category text="News Commentary"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>America Week - Episodio 75</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-75--73024832</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump non ha parlato del passato. Ha parlato del futuro.<br />Formalmente il Presidente degli Stati Uniti ha dedicato il suo raro discorso televisivo alle elezioni del 2020, tornando ancora una volta a sostenere, senza prove riconosciute dalle autorità e dai tribunali, che gli siano state rubate. Ma in realtà il vero messaggio era rivolto alle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Trump ha definito il sistema elettorale americano "così rotto e così vulnerabile che nessuno può difenderlo". Ha accusato membri del cosiddetto deep state di aver "nascosto e minimizzato l'entità delle interferenze della Cina", presentando nuovi documenti dell'intelligence appena desecretati che dovranno ora essere analizzati e verificati. <br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73024832</guid><pubDate>Fri, 17 Jul 2026 09:58:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/73024832/f4c913fc2082a70fbe005600982621926745cad1.mp3" length="5973652" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/68bdc889-7fae-4860-90d5-5f7cea700eb6/68bdc889-7fae-4860-90d5-5f7cea700eb6.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/68bdc889-7fae-4860-90d5-5f7cea700eb6/68bdc889-7fae-4860-90d5-5f7cea700eb6.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/68bdc889-7fae-4860-90d5-5f7cea700eb6/68bdc889-7fae-4860-90d5-5f7cea700eb6.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump non ha parlato del passato. Ha parlato del futuro.&#13;
Formalmente il Presidente degli Stati Uniti ha dedicato il suo raro discorso televisivo alle elezioni del 2020, tornando ancora una volta a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump non ha parlato del passato. Ha parlato del futuro.<br />Formalmente il Presidente degli Stati Uniti ha dedicato il suo raro discorso televisivo alle elezioni del 2020, tornando ancora una volta a sostenere, senza prove riconosciute dalle autorità e dai tribunali, che gli siano state rubate. Ma in realtà il vero messaggio era rivolto alle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Trump ha definito il sistema elettorale americano "così rotto e così vulnerabile che nessuno può difenderlo". 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È il paradosso degli Stati Uniti che hanno appena compiuto 250 anni. Al vertice della NATO di Ankara Trump ha fatto ciò che sa fare meglio: provocare, umiliare gli alleati e monopolizzare la scena. Ma, al di là dello stile, ha raggiunto un risultato concreto: gli europei hanno accettato di aumentare drasticamente la spesa per la difesa, proprio come Washington chiedeva da anni.<br />col3/gsl (Video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72911601</guid><pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:41:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72911601/8c93a8c2e8357fcfddf47d4540c58b84224254f1.mp3" length="4861972" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/f69d72bc-cc9c-4376-a15d-7ed8f56f0835/f69d72bc-cc9c-4376-a15d-7ed8f56f0835.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/f69d72bc-cc9c-4376-a15d-7ed8f56f0835/f69d72bc-cc9c-4376-a15d-7ed8f56f0835.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/f69d72bc-cc9c-4376-a15d-7ed8f56f0835/f69d72bc-cc9c-4376-a15d-7ed8f56f0835.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Ci sono settimane in cui Donald Trump non riesce a ottenere nulla di ciò che vuole. 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E invece arriva nel momento in cui l'America appare più divisa non soltanto sul proprio futuro, ma perfino sul proprio passato.<br />Perché gli Stati Uniti sono un Paese diverso da quasi tutti gli altri. Non nascono da un'etnia, una lingua o una religione comune. Nascono da un'idea: che il potere non appartenga a un re, ma ai cittadini; che tutti gli uomini siano creati uguali e che i diritti dell'individuo precedano quelli dello Stato. È questa l'idea rivoluzionaria contenuta nella Dichiarazione d'Indipendenza del 1776. Ed è proprio per questo che la domanda più importante, oggi, è forse la più semplice: può sopravvivere un Paese nato da un'idea quando quell'idea non è più raccontata nello stesso modo? A porsi questa domanda è un importante saggio pubblicato da The Atlantic e firmato da Yoni Appelbaum. L'autore osserva come gli Stati Uniti siano arrivati al loro 250° compleanno senza riuscire più a condividere una narrazione comune della propria storia. <br />mgg/gtr<br />(Video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72802273</guid><pubDate>Fri, 03 Jul 2026 09:45:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72802273/3e928d3dd8767db5e703f15453969c3a5ce74071.mp3" length="6381460" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/33199a89-7935-43fd-b647-cebe146052a5/33199a89-7935-43fd-b647-cebe146052a5.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/33199a89-7935-43fd-b647-cebe146052a5/33199a89-7935-43fd-b647-cebe146052a5.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/33199a89-7935-43fd-b647-cebe146052a5/33199a89-7935-43fd-b647-cebe146052a5.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  Il 4 luglio gli Stati Uniti celebreranno il 250° anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza. 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Dall'altra il Partito Democratico, che mentre vede Trump traballare non riesce però a presentarsi come un'alternativa compatta. Anzi: da New York arriva una scossa politica che fa tremare l'establishment democratico quasi quanto Trump fa tremare quello repubblicano.<br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72699197</guid><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:46:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72699197/b3b5e72145a9860cb3b8c1f006b33a77e9000f95.mp3" length="5782036" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/2d2b11e7-9e4f-413c-aa35-b72c74ed8eb5/2d2b11e7-9e4f-413c-aa35-b72c74ed8eb5.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/2d2b11e7-9e4f-413c-aa35-b72c74ed8eb5/2d2b11e7-9e4f-413c-aa35-b72c74ed8eb5.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/2d2b11e7-9e4f-413c-aa35-b72c74ed8eb5/2d2b11e7-9e4f-413c-aa35-b72c74ed8eb5.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - La politica americana questa settimana è stata scossa da due terremoti. 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Dopo mesi dominati dalla guerra con l’Iran, dallo scandalo Epstein e da sondaggi in calo, il memorandum firmato con Teheran doveva essere il suo grande ritorno: il presidente che aveva promesso di chiudere la guerra e riportare stabilità in Medio Oriente. Invece si è trovato al centro di una nuova tempesta.<br />Le critiche non arrivano soltanto dai democratici. Arrivano da falchi repubblicani, commentatori conservatori e perfino da tradizionali sostenitori di Israele. L’accusa è semplice: dopo tre mesi di guerra, migliaia di morti e miliardi di dollari spesi, gli Stati Uniti ottengono più o meno ciò che avevano prima del conflitto, mentre l’Iran riceve nuove aperture economiche, investimenti internazionali e un graduale alleggerimento delle sanzioni. <br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72596381</guid><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72596381/c1e7877e831c9e706249cffd5490dde4f15877f0.mp3" length="5520148" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/36068be3-386a-452a-b364-ec434fdac100/36068be3-386a-452a-b364-ec434fdac100.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/36068be3-386a-452a-b364-ec434fdac100/36068be3-386a-452a-b364-ec434fdac100.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/36068be3-386a-452a-b364-ec434fdac100/36068be3-386a-452a-b364-ec434fdac100.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – C’è una parola che questa settimana è risuonata più di ogni altra attorno all’accordo tra Stati Uniti e Iran: humiliation. 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L’accusa è semplice: dopo tre mesi di guerra, migliaia di morti e miliardi di dollari spesi, gli Stati Uniti ottengono più o meno ciò che avevano prima del conflitto, mentre l’Iran riceve nuove aperture economiche, investimenti internazionali e un graduale alleggerimento delle sanzioni. <br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>345</itunes:duration><itunes:keywords>accordo,barack obama,chicago,donald trump,evian,g7,iran,italpress</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 70</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-70--72495067</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C'è una parola che descrive meglio di ogni altra la settimana politica americana: accerchiamento. Donald Trump appare sempre più assediato da crisi che non riesce a scacciare, e la Casa Bianca ricorda sempre più Little Big Horn: il generale Custer circondato dai guerrieri Lakota, Cheyenne e Arapaho che stringono lentamente il cerchio. La differenza è che i nemici di Trump non arrivano tutti dalla parte avversa. Alcuni stanno emergendo dal suo stesso campo.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72495067</guid><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:30:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72495067/cafab90b478f0c4ae217a103accde7a0448423ee.mp3" length="4635028" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/c44406fb-6cb6-46fc-b52d-6c59fe2ecdb4/c44406fb-6cb6-46fc-b52d-6c59fe2ecdb4.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/c44406fb-6cb6-46fc-b52d-6c59fe2ecdb4/c44406fb-6cb6-46fc-b52d-6c59fe2ecdb4.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/c44406fb-6cb6-46fc-b52d-6c59fe2ecdb4/c44406fb-6cb6-46fc-b52d-6c59fe2ecdb4.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C'è una parola che descrive meglio di ogni altra la settimana politica americana: accerchiamento. 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Alcuni stanno emergendo dal suo stesso campo.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>290</itunes:duration><itunes:keywords>caso epstein,donald trump,epstein,guerra iran,intelligence,iran,italpress,jay clayton,stefano vaccara,william pulte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 69</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-69--72363623</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana a Washington Donald Trump è apparso sempre più debole. Ma attenzione: un Trump più debole non è necessariamente meno pericoloso. Anzi, può diventarlo di più. Il presidente sembra sempre più ossessionato dai suoi nemici, sempre più deciso a usare lo Stato come un'estensione del proprio potere personale. E il Partito Repubblicano, che per anni ha obbedito quasi senza fiatare, comincia finalmente a mostrare qualche crepa. Non una rivolta. Ma qualcosa che le assomiglia. Il caso più clamoroso riguarda il fondo da 1,8 miliardi di dollari che l'amministrazione voleva creare per compensare le presunte vittime della cosiddetta "weaponization" della giustizia. In pratica, un fondo che molti critici considerano destinato a premiare alleati politici e fedelissimi di Trump. I democratici hanno tentato di bloccarlo al Senato e tre repubblicani si sono uniti a loro. Non è bastato. La proposta è stata respinta. Ma il dato politico resta: perfino dentro il Gop c'è chi comincia a parlare apertamente di abuso di potere e di rischio costituzionale. La frattura più significativa riguarda però la guerra con l'Iran.<br /><br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72363623</guid><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 08:11:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72363623/5b2ecac514c95307152686826f9a8ede1aa1357a.mp3" length="5410708" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/67186d21-a634-431a-8178-79e70c2619da/67186d21-a634-431a-8178-79e70c2619da.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/67186d21-a634-431a-8178-79e70c2619da/67186d21-a634-431a-8178-79e70c2619da.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/67186d21-a634-431a-8178-79e70c2619da/67186d21-a634-431a-8178-79e70c2619da.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana a Washington Donald Trump è apparso sempre più debole. 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In pratica, un fondo che molti critici considerano destinato a premiare alleati politici e fedelissimi di Trump. I democratici hanno tentato di bloccarlo al Senato e tre repubblicani si sono uniti a loro. Non è bastato. La proposta è stata respinta. Ma il dato politico resta: perfino dentro il Gop c'è chi comincia a parlare apertamente di abuso di potere e di rischio costituzionale. 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Per mesi l'establishment repubblicano ha cercato di fermare Ken Paxton, il procuratore generale texano travolto negli anni da scandali e considerato da molti dirigenti del GOP un candidato disastroso per le elezioni generali. Poi è arrivato l'endorsement di Trump e la partita è finita. Paxton ha travolto il senatore John Cornyn con quasi trenta punti di vantaggio. Subito dopo la vittoria, gli stessi repubblicani che definivano Paxton inadatto e un rischio per il partito si sono precipitati a sostenerlo. Non perché abbiano cambiato idea. Perché non hanno scelta. Perdere il Texas contro il giovane democratico James Talarico significherebbe mettere a rischio il controllo del Senato. Sarebbe una catastrofe politica per il GOP. Eppure Trump ha preferito il candidato più fedele al candidato più eleggibile. Trump continua a controllare circa il 70 per cento dell'elettorato repubblicano. Nelle primarie basta e avanza. Nelle elezioni generali, però, serve anche il restante 30 per cento fatto di moderati, indipendenti e conservatori meno ideologici.<br />xo9/fsc/azn]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72223175</guid><pubDate>Fri, 29 May 2026 09:36:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72223175/7180bcb1b159c5d5ec339c1e4c2a6a4b359c1ebb.mp3" length="5016340" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/ffda7960-0807-41d7-8d21-9280a369adc5/ffda7960-0807-41d7-8d21-9280a369adc5.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/ffda7960-0807-41d7-8d21-9280a369adc5/ffda7960-0807-41d7-8d21-9280a369adc5.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/ffda7960-0807-41d7-8d21-9280a369adc5/ffda7960-0807-41d7-8d21-9280a369adc5.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - A sei mesi dalle elezioni di midterm, bisogna chiedersi: Donald Trump sta scegliendo candidati per vincere il Paese o sta costruendo un partito sempre più fedele a lui, anche a costo di perdere il Congresso? 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I senatori repubblicani hanno bloccato il voto sul piano immigrazione dopo la rivolta interna contro il nuovo fondo creato dal Dipartimento di Giustizia guidato da Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump. Un fondo da 1,8 miliardi di dollari destinato a risarcire chi sostiene di essere stato “perseguitato politicamente” dal governo federale. Tradotto: potenzialmente anche gli assalitori del Congresso del 6 gennaio. Persino senatori fedelissimi hanno parlato di “errore galattico”. John Thune, leader repubblicano del Senato dal South Dakota, ha dovuto rinviare tutto. Perché il problema ormai è politico: i repubblicani sanno che una cosa sono le primarie controllate da Trump, un’altra le elezioni di midterm del prossimo novembre.<br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72111670</guid><pubDate>Fri, 22 May 2026 09:17:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72111670/ea289269ccc436b775325b7abfaca4534102db46.mp3" length="5732500" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0ca81ca2-bf48-42ae-b199-37812b1f5381/0ca81ca2-bf48-42ae-b199-37812b1f5381.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0ca81ca2-bf48-42ae-b199-37812b1f5381/0ca81ca2-bf48-42ae-b199-37812b1f5381.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0ca81ca2-bf48-42ae-b199-37812b1f5381/0ca81ca2-bf48-42ae-b199-37812b1f5381.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Nel bene o nel male, tutto deve ruotare attorno a Donald Trump. 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Un giornalista gli chiede se la situazione economica degli americani lo stia spingendo a cercare un accordo sull’Iran. E lui risponde: “Not even a little bit”. Nemmeno un po’. Poi aggiunge: “Non penso alla situazione finanziaria degli americani. Non penso a nessuno. Penso solo che l’Iran non può avere l’arma nucleare”. Una risposta impressionante. Non solo per il contenuto, ma perché arriva mentre l’inflazione torna a salire e milioni di americani non riescono più a mantenere il loro tenore di vita a causa della guerra voluta da Trump contro l’Iran.<br />E mentre negli Stati Uniti cresce il malcontento, Trump vola in Cina in una posizione più debole. Le immagini da Pechino parlano da sole: Xi Jinping appare freddo, sicuro, strategico. Trump invece cerca il rapporto personale, i complimenti, la teatralità. Ma dietro le strette di mano si vede chiaramente il nuovo equilibrio mondiale. È la Cina che detta i limiti. Soprattutto su Taiwan: quella è la linea rossa. E Trump, che in campagna elettorale parlava della Cina come del grande nemico economico e strategico degli Stati Uniti, oggi arriva a Pechino in cerca di ossigeno politico ed economico. Cerca accordi commerciali, chiede acquisti agricoli, prova a ottenere aiuto sulla crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz. Questa debolezza internazionale nasce da una debolezza interna sempre più evidente. Trump continua a governare come se fosse in una permanente guerra personale contro chiunque osi contraddirlo: giudici, università, media, opposizione politica.<br /><br />xo9/sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72017914</guid><pubDate>Fri, 15 May 2026 09:20:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/72017914/11a4bb6b548afc08d6a18e6ac281d93ec06b197d.mp3" length="5911060" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d9b560ed-f532-457b-ab1c-75a4101a131f/d9b560ed-f532-457b-ab1c-75a4101a131f.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d9b560ed-f532-457b-ab1c-75a4101a131f/d9b560ed-f532-457b-ab1c-75a4101a131f.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/d9b560ed-f532-457b-ab1c-75a4101a131f/d9b560ed-f532-457b-ab1c-75a4101a131f.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C’è una frase che questa settimana racconta Donald Trump più di qualsiasi sondaggio. 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Le immagini da Pechino parlano da sole: Xi Jinping appare freddo, sicuro, strategico. Trump invece cerca il rapporto personale, i complimenti, la teatralità. Ma dietro le strette di mano si vede chiaramente il nuovo equilibrio mondiale. È la Cina che detta i limiti. Soprattutto su Taiwan: quella è la linea rossa. E Trump, che in campagna elettorale parlava della Cina come del grande nemico economico e strategico degli Stati Uniti, oggi arriva a Pechino in cerca di ossigeno politico ed economico. Cerca accordi commerciali, chiede acquisti agricoli, prova a ottenere aiuto sulla crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz. Questa debolezza internazionale nasce da una debolezza interna sempre più evidente. 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I sondaggi continuano a scendere, le elezioni di midterm di novembre si avvicinano e la guerra nel Golfo Persico sembra diventare una sabbia mobile che trascina Trump sempre più in basso. Nel giro di quarantotto ore, il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato davanti ai giornalisti che “Operation Epic Fury” contro l’Iran era praticamente conclusa e che gli Stati Uniti erano entrati in una nuova fase umanitaria chiamata “Project Freedom”. Tre ore dopo, Trump ha rimesso tutto in discussione annunciando nuovi bombardamenti se Teheran non accetterà rapidamente un accordo.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71919999</guid><pubDate>Fri, 08 May 2026 08:29:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71919999/b9fad3a8ee6e59d1925434bd539f6ff1ad179a5e.mp3" length="5894548" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  C’è un’immagine che forse racconta meglio di tutte il momento politico di Donald Trump: il presidente americano che posta messaggi furiosi nel cuore della notte, alternando minacce all’Iran, attacchi al Papa, foto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  C’è un’immagine che forse racconta meglio di tutte il momento politico di Donald Trump: il presidente americano che posta messaggi furiosi nel cuore della notte, alternando minacce all’Iran, attacchi al Papa, foto generate con l’intelligenza artificiale dove appare come un supereroe muscoloso, mentre a Washington i suoi uomini si contraddicono sulla guerra, le tariffe e persino sugli scandali che continuano a inseguirlo.<br /><br />Trump appare sempre più nervoso, sotto pressione, quasi in panico. I sondaggi continuano a scendere, le elezioni di midterm di novembre si avvicinano e la guerra nel Golfo Persico sembra diventare una sabbia mobile che trascina Trump sempre più in basso. Nel giro di quarantotto ore, il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato davanti ai giornalisti che “Operation Epic Fury” contro l’Iran era praticamente conclusa e che gli Stati Uniti erano entrati in una nuova fase umanitaria chiamata “Project Freedom”. Tre ore dopo, Trump ha rimesso tutto in discussione annunciando nuovi bombardamenti se Teheran non accetterà rapidamente un accordo.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>369</itunes:duration><itunes:keywords>caso epstein,donald trump,italpress,marco rubio,mike waltz,stati uniti,stretto hormuz</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 64</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-64--71773746</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - C’è stato un momento, questa settimana, in cui l’America è rimasta incantata, quando a parlare non era un presidente, ma un re. Carlo III d’Inghilterra, arrivato a Washington, ha pronunciato un discorso al Congresso in cui ha “tirato le orecchie” a Donald Trump senza mai nominarlo.  Lo ha fatto in perfetto stile british, con eleganza e humor, ma soprattutto con i fatti. Ha ricordato che il principio dei “checks and balances” affonda le sue radici nella Magna Carta del 1215, e che il potere esecutivo deve sempre essere sottoposto alla legge. Un messaggio diretto a chi sembra voler espandere i poteri presidenziali oltre ogni limite. La sala si è alzata in piedi con l’applauso più convinto. Charles ha richiamato con forza il sostegno all’Ucraina e il valore della NATO, ricordando come dopo l’11 settembre gli alleati “risposero insieme” agli Stati Uniti. Un passaggio tutt’altro che neutrale, pronunciato mentre in sala, alle sue spalle, sedeva il vicepresidente JD Vance, tra i più critici verso il sostegno a Kiev. Un richiamo implicito ma chiarissimo. <br />xo9/fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71773746</guid><pubDate>Thu, 30 Apr 2026 09:45:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71773746/2028e077937bc6baac0241b66d18d59c95c058b5.mp3" length="5048212" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - C’è stato un momento, questa settimana, in cui l’America è rimasta incantata, quando a parlare non era un presidente, ma un re. Carlo III d’Inghilterra, arrivato a Washington, ha pronunciato un discorso al Congresso in cui ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - C’è stato un momento, questa settimana, in cui l’America è rimasta incantata, quando a parlare non era un presidente, ma un re. Carlo III d’Inghilterra, arrivato a Washington, ha pronunciato un discorso al Congresso in cui ha “tirato le orecchie” a Donald Trump senza mai nominarlo.  Lo ha fatto in perfetto stile british, con eleganza e humor, ma soprattutto con i fatti. Ha ricordato che il principio dei “checks and balances” affonda le sue radici nella Magna Carta del 1215, e che il potere esecutivo deve sempre essere sottoposto alla legge. Un messaggio diretto a chi sembra voler espandere i poteri presidenziali oltre ogni limite. La sala si è alzata in piedi con l’applauso più convinto. Charles ha richiamato con forza il sostegno all’Ucraina e il valore della NATO, ricordando come dopo l’11 settembre gli alleati “risposero insieme” agli Stati Uniti. Un passaggio tutt’altro che neutrale, pronunciato mentre in sala, alle sue spalle, sedeva il vicepresidente JD Vance, tra i più critici verso il sostegno a Kiev. Un richiamo implicito ma chiarissimo. <br />xo9/fsc/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>attentato,congresso,donald trump,italpress,king charles,magna carta,reali,re carlo,stefano vaccara,uk,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 63</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-63--71608588</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti, a partire dalla guerra con l’Iran, le decisioni della leadership  appaiono ormai sempre più istintive, improvvisate e quindi senza né capo né coda: così la politica estera, la politica economica, il rapporto con le istituzioni e perfino il processo elettorale restano nel caos. Il conflitto con l’Iran continua senza una strategia da parte del Commander in Chief. I negoziati vanno avanti, ma vengono spesso contraddetti dai messaggi sui social di Donald Trump che, arrivando in piena notte, avrebbero complicato momenti delicati del dialogo, distruggendo il lavoro dei negoziatori. Il risultato è un paradosso: una guerra che nessuno vuole più continuare, ma senza che da Washington emerga una linea negoziale stabile che gli iraniani possano accettare.<br />Intanto si allarga la frattura nella base, che si allontana sempre più da Trump, diventato presidente di guerra. Tucker Carlson, uno dei più popolari ex sostenitori mediatici di Trump, dopo averne preso le distanze è arrivato a chiedere scusa, pentendosi e recitando un mea culpa anche morale nei confronti dei suoi milioni di ascoltatori per averlo sostenuto e aiutato a far rieleggere Trump.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71608588</guid><pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:20:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71608588/cd1056dafd80e0405c89a623222008b888ce43ff.mp3" length="6309268" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti, a partire dalla guerra con l’Iran, le decisioni della leadership  appaiono ormai sempre più istintive, improvvisate e quindi senza né capo né coda: così la politica estera, la politica economica,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti, a partire dalla guerra con l’Iran, le decisioni della leadership  appaiono ormai sempre più istintive, improvvisate e quindi senza né capo né coda: così la politica estera, la politica economica, il rapporto con le istituzioni e perfino il processo elettorale restano nel caos. Il conflitto con l’Iran continua senza una strategia da parte del Commander in Chief. I negoziati vanno avanti, ma vengono spesso contraddetti dai messaggi sui social di Donald Trump che, arrivando in piena notte, avrebbero complicato momenti delicati del dialogo, distruggendo il lavoro dei negoziatori. Il risultato è un paradosso: una guerra che nessuno vuole più continuare, ma senza che da Washington emerga una linea negoziale stabile che gli iraniani possano accettare.<br />Intanto si allarga la frattura nella base, che si allontana sempre più da Trump, diventato presidente di guerra. Tucker Carlson, uno dei più popolari ex sostenitori mediatici di Trump, dopo averne preso le distanze è arrivato a chiedere scusa, pentendosi e recitando un mea culpa anche morale nei confronti dei suoi milioni di ascoltatori per averlo sostenuto e aiutato a far rieleggere Trump.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>395</itunes:duration><itunes:keywords>campidoglio,caso epstein,congresso usa,donald trump,elezioni usa,fbi,iran,italpress,kash patel,licenzimento john phelan,tucker carlson trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 62</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-62--71405323</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  C'è qualcosa di diverso questa settimana nel caos che circonda Donald Trump. È una escalation che sta assumendo un carattere più profondo e sempre più pericoloso.<br />Nel giro di pochi giorni, Trump ha aperto due fronti clamorosi: con il Papa e con la premier italiana Giorgia Meloni. Ma soprattutto ha spostato il conflitto su un terreno nuovo per la politica americana: quello religioso.<br />Partiamo dal Vaticano. All'inizio, Papa Leone XIV critica la guerra in Iran con parole nella tradizione della Chiesa: appello alla pace, condanna della violenza. È su queste dichiarazioni che Trump attacca per la prima volta. Poi interviene il suo vice, JD Vance, arrivando a mettere in discussione l'autorità teologica del Pontefice.<br />Ma giovedì, dal Camerun, è il Papa ad alzare il livello dello scontro: parla di un mondo "devastato da una manciata di tiranni" e denuncia l'uso della religione per giustificare la violenza.<br />Parole durissime. E qui il paradosso: mentre il Papa alza i toni, Trump li abbassa. Dal giardino della Casa Bianca dice ai giornalisti che è lecito non essere d'accordo con il Pontefice, che il Papa può esprimersi, ma che lui ha il diritto di criticarlo. Non è una marcia indietro. È un aggiustamento.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71405323</guid><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 12:20:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71405323/7f72ab177006e68228a78cdd76ef786450d86f38.mp3" length="5679892" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  C'è qualcosa di diverso questa settimana nel caos che circonda Donald Trump. È una escalation che sta assumendo un carattere più profondo e sempre più pericoloso.&#13;
Nel giro di pochi giorni, Trump ha aperto due...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  C'è qualcosa di diverso questa settimana nel caos che circonda Donald Trump. È una escalation che sta assumendo un carattere più profondo e sempre più pericoloso.<br />Nel giro di pochi giorni, Trump ha aperto due fronti clamorosi: con il Papa e con la premier italiana Giorgia Meloni. Ma soprattutto ha spostato il conflitto su un terreno nuovo per la politica americana: quello religioso.<br />Partiamo dal Vaticano. All'inizio, Papa Leone XIV critica la guerra in Iran con parole nella tradizione della Chiesa: appello alla pace, condanna della violenza. È su queste dichiarazioni che Trump attacca per la prima volta. Poi interviene il suo vice, JD Vance, arrivando a mettere in discussione l'autorità teologica del Pontefice.<br />Ma giovedì, dal Camerun, è il Papa ad alzare il livello dello scontro: parla di un mondo "devastato da una manciata di tiranni" e denuncia l'uso della religione per giustificare la violenza.<br />Parole durissime. E qui il paradosso: mentre il Papa alza i toni, Trump li abbassa. Dal giardino della Casa Bianca dice ai giornalisti che è lecito non essere d'accordo con il Pontefice, che il Papa può esprimersi, ma che lui ha il diritto di criticarlo. Non è una marcia indietro. 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Comincia a essere percepito come tossico e pericoloso. La guerra con l’Iran ha accelerato tutto. Decisa senza un vero coordinamento con gli alleati, condotta tra minacce estreme e improvvisi ripensamenti, ha prodotto l’effetto opposto a quello dichiarato: ha indebolito la credibilità americana. Alcuni osservatori parlano già di un possibile “momento Suez”, cioè di un segnale di declino della leadership globale degli Stati Uniti. E questo si riflette immediatamente sul piano interno.<br />xo9/mgg/gsl (video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71228027</guid><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:19:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71228027/6166836d5f43ce96066628c041efcf914846cd14.mp3" length="5144980" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) -  C’è voluto meno di un giorno perché Donald Trump passasse dalla minaccia apocalittica, “un’intera civiltà morirà stanotte”, alla tregua con l’Iran. Ma il problema non è la giravolta. Il problema è quello che ha lasciato dietro....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -  C’è voluto meno di un giorno perché Donald Trump passasse dalla minaccia apocalittica, “un’intera civiltà morirà stanotte”, alla tregua con l’Iran. Ma il problema non è la giravolta. Il problema è quello che ha lasciato dietro. Perché oggi, a Washington, Trump non è più solo divisivo. Comincia a essere percepito come tossico e pericoloso. La guerra con l’Iran ha accelerato tutto. Decisa senza un vero coordinamento con gli alleati, condotta tra minacce estreme e improvvisi ripensamenti, ha prodotto l’effetto opposto a quello dichiarato: ha indebolito la credibilità americana. Alcuni osservatori parlano già di un possibile “momento Suez”, cioè di un segnale di declino della leadership globale degli Stati Uniti. 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Non ha chiuso davvero il caso Epstein, che continua a tormentare la Casa Bianca e a creare crepe perfino nella base MAGA. Non è riuscita a portare in tribunale i nemici politici di Trump. E soprattutto non è riuscita a rendere tutto questo credibile. Per Trump, è un fallimento. Al suo posto, ad interim, arriva il vice al DOJ Todd Blanche, già suo ex avvocato personale. E tra i possibili successori circola il nome di Lee Zeldin, capo dell’EPA e uomo di stretta fiducia di Trump. Ma il problema non era Bondi. Era il compito impossibile che le era stato assegnato: usare la giustizia come arma politica senza lasciare tracce. E qui sta il punto più inquietante: il prossimo Attorney General non dovrà essere più indipendente. Dovrà essere più efficace. Più capace di trasformare il Dipartimento di Giustizia in uno strumento politico senza farsi bloccare dai giudici. Chi verrà dopo potrebbe essere semplicemente più bravo a fare quello che Bondi non è riuscita a fare.<br /><br />sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71079945</guid><pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:20:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/71079945/1679f5c89e3f95931cfc86f1c561de7434db1765.mp3" length="6763540" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump licenzia Pam Bondi. Ma attenzione: non è una buona notizia. Non è stata cacciata perché ha piegato il Dipartimento di Giustizia agli interessi politici del presidente. È stata cacciata perché non ci è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump licenzia Pam Bondi. Ma attenzione: non è una buona notizia. Non è stata cacciata perché ha piegato il Dipartimento di Giustizia agli interessi politici del presidente. È stata cacciata perché non ci è riuscita abbastanza. Non ha chiuso davvero il caso Epstein, che continua a tormentare la Casa Bianca e a creare crepe perfino nella base MAGA. Non è riuscita a portare in tribunale i nemici politici di Trump. E soprattutto non è riuscita a rendere tutto questo credibile. Per Trump, è un fallimento. Al suo posto, ad interim, arriva il vice al DOJ Todd Blanche, già suo ex avvocato personale. E tra i possibili successori circola il nome di Lee Zeldin, capo dell’EPA e uomo di stretta fiducia di Trump. Ma il problema non era Bondi. Era il compito impossibile che le era stato assegnato: usare la giustizia come arma politica senza lasciare tracce. E qui sta il punto più inquietante: il prossimo Attorney General non dovrà essere più indipendente. Dovrà essere più efficace. 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Ed è esattamente questo il punto. La guerra con l'Iran sta entrando in una fase sempre più pericolosa. Trump continua a dire che "abbiamo vinto", che il conflitto è quasi finito, che Teheran vuole trattare. Ma intanto manda migliaia di soldati, marines, paracadutisti. Escalation pura, senza una strategia visibile.<br />Secondo un editoriale del The New York Times, il presidente ha costruito la guerra su una serie di affermazioni false o contraddittorie, nel tentativo di coprire una pianificazione debole e obiettivi confusi.<br />E infatti il paradosso è evidente: Trump ora combatte per "controllare" lo Stretto di Hormuz, che prima della guerra era aperto. Come ha detto O'Donnell, l'obiettivo della guerra è ottenere qualcosa che esisteva già prima della guerra.<br /><br />xo9/fsc/gtr<br />(video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70891880</guid><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 09:39:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70891880/43196c5b7b5b9d8f41ffa5730146dfd82393cb07.mp3" length="6317332" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il columnist televisivo Lawrence O'Donnell, la spina mediatica tra le più penetranti nel fianco di questa Casa Bianca, lo ripete senza mezzi termini: Donald Trump ha iniziato una guerra "senza essere in grado di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il columnist televisivo Lawrence O'Donnell, la spina mediatica tra le più penetranti nel fianco di questa Casa Bianca, lo ripete senza mezzi termini: Donald Trump ha iniziato una guerra "senza essere in grado di spiegare perché". Ed è esattamente questo il punto. La guerra con l'Iran sta entrando in una fase sempre più pericolosa. Trump continua a dire che "abbiamo vinto", che il conflitto è quasi finito, che Teheran vuole trattare. Ma intanto manda migliaia di soldati, marines, paracadutisti. Escalation pura, senza una strategia visibile.<br />Secondo un editoriale del The New York Times, il presidente ha costruito la guerra su una serie di affermazioni false o contraddittorie, nel tentativo di coprire una pianificazione debole e obiettivi confusi.<br />E infatti il paradosso è evidente: Trump ora combatte per "controllare" lo Stretto di Hormuz, che prima della guerra era aperto. 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Intanto il conflitto ha già colpito infrastrutture energetiche cruciali in Iran e nel Golfo, ha rimesso in tensione lo Stretto di Hormuz e ha fatto impennare il prezzo del petrolio, con effetti immediati sui mercati globali.<br />Anne Applebaum, su The Atlantic, ha colto il nodo essenziale. "Donald Trump non pensa in modo strategico. Non pensa storicamente, né geograficamente, né razionalmente. Non collega le azioni che compie oggi agli eventi che accadranno tra settimane". E ancora: "Non considera le conseguenze più ampie delle sue decisioni. Non si assume responsabilità quando queste decisioni vanno male. Agisce per impulso. E quando cambia idea, nega quello<br />che aveva detto prima". Prima una guerra senza strategia, poi sorpresa per le conseguenze. Prima gli alleati tenuti all'oscuro, poi accusati di non aiutare.<br />Per mesi, scrive Applebaum, molti leader hanno cercato di convincersi che dietro Trump ci fosse comunque un piano, un'ideologia, una logica, un tentativo di dare un senso a decisioni che senso non avevano.<br /><br />sat/azn]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70780948</guid><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 15:09:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70780948/0f6bf0ed73ac023f20afcea96c80b592c6ef7ca3.mp3" length="5820820" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump sulla guerra con&#13;
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Non collega le azioni che compie oggi agli eventi che accadranno tra settimane". E ancora: "Non considera le conseguenze più ampie delle sue decisioni. Non si assume responsabilità quando queste decisioni vanno male. Agisce per impulso. E quando cambia idea, nega quello<br />che aveva detto prima". Prima una guerra senza strategia, poi sorpresa per le conseguenze. Prima gli alleati tenuti all'oscuro, poi accusati di non aiutare.<br />Per mesi, scrive Applebaum, molti leader hanno cercato di convincersi che dietro Trump ci fosse comunque un piano, un'ideologia, una logica, un tentativo di dare un senso a decisioni che senso non avevano.<br /><br />sat/azn]]></itunes:summary><itunes:duration>364</itunes:duration><itunes:keywords>guerra,hormuz,iran,italpress,trump,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 57</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-57--70622782</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Donald Trump continua a dire che gli Stati Uniti contro l’Iran “hanno vinto”. Però ogni volta aggiunge una frase diversa. Prima dice che la guerra era “finita nella prima ora”. Poi che bisogna “finire il lavoro”. Poi che bisogna capire “quando fermarsi”. Se gli obiettivi cambiano ogni giorno, vuol dire che anche la strategia era inesistente. Più passano i giorni, più appare chiaro che l’amministrazione Trump ha miscalcolato la reazione dell’Iran. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche e valutazioni dell’intelligence, il regime di Teheran non è affatto sul punto di crollare. Anzi. La guerra ha prodotto l’effetto opposto: ha rafforzato il nazionalismo interno e consolidato il sostegno al governo. Nel frattempo l’economia globale paga il prezzo del conflitto. Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è di fatto paralizzato. Il mercato azionario americano ha registrato la peggiore giornata dall’inizio della guerra e il prezzo della benzina negli Stati Uniti continua a salire. Tradotto: la guerra buca le tasche degli americani. E il conto cresce rapidamente anche per il bilancio federale. Secondo il Pentagono, i primi tredici giorni di guerra sono già costati circa 11 miliardi di dollari.<br /><br />sat/gsl<br />(Video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70622782</guid><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 13:27:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70622782/be82de9a632bf5b313176e14a13e911940d42769.mp3" length="5503252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Donald Trump continua a dire che gli Stati Uniti contro l’Iran “hanno vinto”. Però ogni volta aggiunge una frase diversa. Prima dice che la guerra era “finita nella prima ora”. Poi che bisogna “finire il lavoro”....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Donald Trump continua a dire che gli Stati Uniti contro l’Iran “hanno vinto”. Però ogni volta aggiunge una frase diversa. Prima dice che la guerra era “finita nella prima ora”. Poi che bisogna “finire il lavoro”. Poi che bisogna capire “quando fermarsi”. Se gli obiettivi cambiano ogni giorno, vuol dire che anche la strategia era inesistente. Più passano i giorni, più appare chiaro che l’amministrazione Trump ha miscalcolato la reazione dell’Iran. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche e valutazioni dell’intelligence, il regime di Teheran non è affatto sul punto di crollare. Anzi. La guerra ha prodotto l’effetto opposto: ha rafforzato il nazionalismo interno e consolidato il sostegno al governo. Nel frattempo l’economia globale paga il prezzo del conflitto. Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è di fatto paralizzato. Il mercato azionario americano ha registrato la peggiore giornata dall’inizio della guerra e il prezzo della benzina negli Stati Uniti continua a salire. Tradotto: la guerra buca le tasche degli americani. E il conto cresce rapidamente anche per il bilancio federale. Secondo il Pentagono, i primi tredici giorni di guerra sono già costati circa 11 miliardi di dollari.<br /><br />sat/gsl<br />(Video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>344</itunes:duration><itunes:keywords>casa bianca,epstein,guerra,hegseth,iran,israele,italpress,new york,pete hegseth,stefano vaccara,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 56</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-56--70507981</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana in America è sembrata infinita: una guerra con l'Iran che gran parte dell'opinione pubblica non voleva, il Congresso che ha rinunciato a esercitare fino in fondo il potere costituzionale, la cacciata di Kristi Noem dalla Homeland Security, l'uscita di nuovi dettagli sugli Epstein Files con Pam Bondi che sarà chiamata a difendersi in una deposizione al Congresso sotto giuramento, e perfino un senatore che alza in aula il sospetto di un intreccio tra Epstein, Trump e servizi segreti russi. <br /><br />abr/gtr <br />(Video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70507981</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:36:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70507981/bed50b9c27119967e72c2581867786db2ca684be.mp3" length="5772052" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana in America è sembrata infinita: una guerra con l'Iran che gran parte dell'opinione pubblica non voleva, il Congresso che ha rinunciato a esercitare fino in fondo il potere costituzionale, la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana in America è sembrata infinita: una guerra con l'Iran che gran parte dell'opinione pubblica non voleva, il Congresso che ha rinunciato a esercitare fino in fondo il potere costituzionale, la cacciata di Kristi Noem dalla Homeland Security, l'uscita di nuovi dettagli sugli Epstein Files con Pam Bondi che sarà chiamata a difendersi in una deposizione al Congresso sotto giuramento, e perfino un senatore che alza in aula il sospetto di un intreccio tra Epstein, Trump e servizi segreti russi. <br /><br />abr/gtr <br />(Video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:keywords>conflitto iran,italpress,trump epstein</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 55</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-55--70324960</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Qualsiasi cosa accada in America nel secondo anno del secondo mandato dell’amministrazione Trump, tutto continua a tornare lì: agli Epstein Files. Lo scoop del giornalista freelance Stephen Fowler, rilanciato per primo da NPR, ha allargato una crepa che sta diventando un canyon. Decine di pagine mancanti nel rilascio ufficiale dei documenti, legate alla denuncia nel 2019 di una donna che da minorenne sarebbe stata abusata da Jeffrey Epstein e, secondo quanto raccolto dall’FBI anni dopo, anche da Donald Trump. Se venisse confermato che il Dipartimento di Giustizia ha trattenuto o omesso materiale, saremmo davanti a un insabbiamento. E la prima a finire sotto pressione sarebbe la ministra della Giustizia Pam Bondi, che al Congresso ha ripetuto che non esiste altro materiale rilevante da pubblicare.<br /><br />sat/gtr <br />(Video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70324960</guid><pubDate>Fri, 27 Feb 2026 08:57:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70324960/5753de95db78ceb693db970db6f17ab9fd659da9.mp3" length="5591188" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Qualsiasi cosa accada in America nel secondo anno del secondo mandato dell’amministrazione Trump, tutto continua a tornare lì: agli Epstein Files. 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E la prima a finire sotto pressione sarebbe la ministra della Giustizia Pam Bondi, che al Congresso ha ripetuto che non esiste altro materiale rilevante da pubblicare.<br /><br />sat/gtr <br />(Video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>caso epstein,congresso usa,donald trump,epstein files,fbi,hilary clinton,italpress,kash patel,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 54</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-54--70178734</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Donald Trump vorrebbe voltare pagina. Ma lo scandalo Epstein non si chiude, non arretra, non svanisce. Anzi, più la Casa Bianca prova a spostare l’attenzione altrove, più il caso torna al centro del dibattito americano. È diventato qualcosa di più di un’inchiesta: è il simbolo di un sistema di potere che molti americani credono abbia protetto se stesso. Il segnale più clamoroso è arrivato dall’Europa. In Gran Bretagna la polizia ha arrestato l’ex principe Andrew nell’ambito delle indagini legate agli Epstein files, per poi rilasciarlo sotto inchiesta. Un evento senza precedenti nella storia recente della monarchia. Il messaggio, però, è arrivato chiarissimo anche negli Stati Uniti: se persino un membro della famiglia reale può essere fermato e interrogato, nessuno dovrebbe sentirsi intoccabile.<br />E qui emerge il problema politico per Trump. Alla domanda sull’arresto di Andrew, il presidente ha risposto: “È una cosa molto triste” e “È terribile per la famiglia reale”. Una reazione che ha colpito molti osservatori perché rivela quanto la Casa Bianca sembri non comprendere la percezione americana dello scandalo. Per l’opinione pubblica non è una vicenda “triste” che danneggia una famiglia famosa. È una questione di responsabilità e di giustizia.<br /><br />fsc/gsl  (video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70178734</guid><pubDate>Fri, 20 Feb 2026 15:21:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70178734/e7aba8ad951a9fa0c123c0b2dffc9cbc76c04ace.mp3" length="5275156" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Donald Trump vorrebbe voltare pagina. Ma lo scandalo Epstein non si chiude, non arretra, non svanisce. Anzi, più la Casa Bianca prova a spostare l’attenzione altrove, più il caso torna al centro del dibattito americano. 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Alla domanda sull’arresto di Andrew, il presidente ha risposto: “È una cosa molto triste” e “È terribile per la famiglia reale”. Una reazione che ha colpito molti osservatori perché rivela quanto la Casa Bianca sembri non comprendere la percezione americana dello scandalo. Per l’opinione pubblica non è una vicenda “triste” che danneggia una famiglia famosa. È una questione di responsabilità e di giustizia.<br /><br />fsc/gsl  (video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>330</itunes:duration><itunes:keywords>epstein,insabbiamenti,italpress,principe andrea,stefano vaccara,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 53</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-53--70036987</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  Questa settimana l’America ha assistito a qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: il crollo pubblico della credibilità del suo stesso sistema di giustizia. E il simbolo di questo crollo ha un nome preciso: Pam Bondi. Davanti al Congresso, nella sua audizione sugli Epstein files, il procuratore generale degli Stati Uniti non ha difeso la giustizia. Ha difeso il presidente. Per ore ha attaccato i parlamentari, evitato le domande cruciali e soprattutto ha ignorato le vittime. Undici sopravvissute agli abusi di Jeffrey Epstein erano sedute nella sala. Donne che da minorenni sono state sfruttate, trafficate, abusate. Quando a Bondi è stato chiesto di voltarsi verso di loro e chiedere scusa per anni di ritardi, opacità ed errori del Dipartimento di Giustizia, si è rifiutata. Non si è girata. Quell’immagine resterà. È la fotografia politica di questo momento.<br /><br />sat/gtr<br />(video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70036987</guid><pubDate>Fri, 13 Feb 2026 15:04:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70036987/ba0613a7ec69f48143ef0ff95856729337edcbbc.mp3" length="5381908" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  Questa settimana l’America ha assistito a qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: il crollo pubblico della credibilità del suo stesso sistema di giustizia. E il simbolo di questo crollo ha un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  Questa settimana l’America ha assistito a qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: il crollo pubblico della credibilità del suo stesso sistema di giustizia. E il simbolo di questo crollo ha un nome preciso: Pam Bondi. Davanti al Congresso, nella sua audizione sugli Epstein files, il procuratore generale degli Stati Uniti non ha difeso la giustizia. Ha difeso il presidente. Per ore ha attaccato i parlamentari, evitato le domande cruciali e soprattutto ha ignorato le vittime. Undici sopravvissute agli abusi di Jeffrey Epstein erano sedute nella sala. Donne che da minorenni sono state sfruttate, trafficate, abusate. Quando a Bondi è stato chiesto di voltarsi verso di loro e chiedere scusa per anni di ritardi, opacità ed errori del Dipartimento di Giustizia, si è rifiutata. Non si è girata. Quell’immagine resterà. 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In un’altra epoca politica americana sarebbe bastata una frazione di ciò che sta emergendo dai nuovi Epstein files per scatenare una crisi presidenziale immediata. Oggi invece il presidente degli Stati Uniti invita il Paese a “passare oltre” e sostiene che dai documenti non sia uscito nulla su di lui. Ma la realtà è molto più inquietante.<br />I documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, dopo la legge votata dal Congresso, sono milioni di pagine. Non contengono prove giudiziarie definitive contro Trump, ma il suo nome compare migliaia di volte, emergono riferimenti costanti ai rapporti tra Epstein e la sua cerchia e soprattutto una serie di segnalazioni e testimonianze giurate all’FBI. Sono accuse non verificate, certo. Ma alcune sono di una gravità estrema.<br /><br />sat/azn<br />(video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69841676</guid><pubDate>Fri, 06 Feb 2026 10:05:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69841676/48af99c0e2323bb223c3b1dba123b78e6caef8f6.mp3" length="4811668" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Al potere in America non serve più nascondere, basta resistere qualche giorno e aspettare che l’opinione pubblica si stanchi. I “files” di Jeffrey Epstein sono il test più rivelatore. In un’altra epoca politica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Al potere in America non serve più nascondere, basta resistere qualche giorno e aspettare che l’opinione pubblica si stanchi. I “files” di Jeffrey Epstein sono il test più rivelatore. In un’altra epoca politica americana sarebbe bastata una frazione di ciò che sta emergendo dai nuovi Epstein files per scatenare una crisi presidenziale immediata. Oggi invece il presidente degli Stati Uniti invita il Paese a “passare oltre” e sostiene che dai documenti non sia uscito nulla su di lui. Ma la realtà è molto più inquietante.<br />I documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, dopo la legge votata dal Congresso, sono milioni di pagine. Non contengono prove giudiziarie definitive contro Trump, ma il suo nome compare migliaia di volte, emergono riferimenti costanti ai rapporti tra Epstein e la sua cerchia e soprattutto una serie di segnalazioni e testimonianze giurate all’FBI. Sono accuse non verificate, certo. 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Ma questa volta i video erano già online, ripresi da più angolazioni, e hanno demolito la narrazione ufficiale nel giro di poche ore.<br />A quel punto serviva qualcuno da sacrificare. Gregory Bovino, il volto più esposto dell’operazione federale, è diventato il capro espiatorio ideale. Intanto Trump ha inviato a Minneapolis Tom Homan, lo zar dell’ICE, presentando la mossa come segnale di de-escalation. In realtà è un cambio di stile più che di sostanza: meno caos comunicativo, stessa linea dura. Homan serve a rendere l’operazione più disciplinata e meno politicamente rumorosa.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69681425</guid><pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:19:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69681425/1f824e87c7f15eff7a30e8b3571958138102fcb7.mp3" length="5708308" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana Donald Trump ha dovuto suonare la ritirata, con Minneapolis che potrebbe diventare la città simbolo in cui la macchina della “verità alternativa” si è inceppata davanti all’unica cosa che oggi non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana Donald Trump ha dovuto suonare la ritirata, con Minneapolis che potrebbe diventare la città simbolo in cui la macchina della “verità alternativa” si è inceppata davanti all’unica cosa che oggi non si può controllare: un telefono acceso nelle mani di un cittadino.<br />Sull’uccisione di Alex Pretti la reazione dell’amministrazione è stata quella ormai automatica: costruire subito una narrazione alternativa, spostare la colpa, insinuare dubbi prima ancora che emergano i fatti. Ma questa volta i video erano già online, ripresi da più angolazioni, e hanno demolito la narrazione ufficiale nel giro di poche ore.<br />A quel punto serviva qualcuno da sacrificare. Gregory Bovino, il volto più esposto dell’operazione federale, è diventato il capro espiatorio ideale. Intanto Trump ha inviato a Minneapolis Tom Homan, lo zar dell’ICE, presentando la mossa come segnale di de-escalation. In realtà è un cambio di stile più che di sostanza: meno caos comunicativo, stessa linea dura. 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Partiamo da Davos e dalla svolta sulla Groenlandia. Per giorni Trump ha agitato lo spettro di una guerra commerciale con l’Europa, minacciando dazi contro otto Paesi europei se non avessero accettato l’idea di “cedere” la Groenlandia agli Stati Uniti. Poi, dal palco del World Economic Forum, ha recitato insieme il padrino e il pompiere. Prima ha detto: “Non devo usare la forza. Non voglio usare la forza. Non userò la forza.” Poi, subito dopo, ha lasciato la frase che suona come un ricatto: “Potete dire sì e saremo molto riconoscenti. Oppure potete dire no, e ce lo ricorderemo.”<br />E infatti, nel giro di ore, l’ennesimo cambio di rotta. Dopo l’incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha annunciato di aver “formato la cornice di un futuro accordo” e ha sospeso i dazi promessi ai Paesi europei.<br />È la madman theory applicata alla diplomazia: minacciare, destabilizzare, far tremare mercati e alleati, poi offrire - soprattutto se Wall Street cade davvero - una via d’uscita come se fosse un atto di generosità. Ma a che prezzo. Anche solo mettere in discussione l’integrità territoriale di un alleato NATO ha scosso il cuore dell’ordine occidentale.<br />A Davos, però, è successo anche altro, forse ancora più rivelatore. È nato il “Board of Peace”, l’organismo promosso dalla Casa Bianca per supervisionare la fase due della tregua a Gaza e la ricostruzione, con uno statuto che attribuisce al Board un mandato potenzialmente molto più ampio, tanto da alimentare timori europei su un canale multilaterale parallelo al sistema ONU.<br /><br />sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69556599</guid><pubDate>Fri, 23 Jan 2026 09:15:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69556599/71639dcee2bbb701ba3a5ae58a2d1c1429a2becc.mp3" length="5408404" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Trump ci fa o ci è? Quello che vediamo è una strategia lucida di pressione massima, oppure un istinto che cambia umore e direzione e proprio per questo diventa pericoloso e inaffidabile. 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Dopo l’incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha annunciato di aver “formato la cornice di un futuro accordo” e ha sospeso i dazi promessi ai Paesi europei.<br />È la madman theory applicata alla diplomazia: minacciare, destabilizzare, far tremare mercati e alleati, poi offrire - soprattutto se Wall Street cade davvero - una via d’uscita come se fosse un atto di generosità. Ma a che prezzo. Anche solo mettere in discussione l’integrità territoriale di un alleato NATO ha scosso il cuore dell’ordine occidentale.<br />A Davos, però, è successo anche altro, forse ancora più rivelatore. È nato il “Board of Peace”, l’organismo promosso dalla Casa Bianca per supervisionare la fase due della tregua a Gaza e la ricostruzione, con uno statuto che attribuisce al Board un mandato potenzialmente molto più ampio, tanto da alimentare timori europei su un canale multilaterale parallelo al sistema ONU.<br /><br />sat/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:keywords>board of peace,congresso,davos,dazi,donald trump,europa,groenlandia,guerra,italpress,jack smith,minneapolis,onu,pace,stefano vaccara,unione europea</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 49</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-49--69465384</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Questa settimana l’America ha mostrato il suo volto più inquietante a Minneapolis, dove la morte di Renee Good, uccisa da un agente dell’ICE durante un’operazione federale, ha fatto esplodere una crisi che va ben oltre il Minnesota. Il governatore Tim Walz e il sindaco Jacob Frey hanno cercato di contenere la tensione, difendendo il diritto alla protesta e chiedendo chiarezza sull’uso della forza federale. Ma da Washington è arrivato il segnale opposto: non moderazione, bensì sfida. L’amministrazione Trump ha difeso l’agente e ha rilanciato una dottrina che sta diventando sempre più esplicita: protezione totale per l’ICE, anche quando l’uso della forza è letale. Il vicepresidente JD Vance ha parlato apertamente di “immunità assoluta”, mentre Stephen Miller ha detto agli agenti che nessun governatore, sindaco o giudice può fermarli. È un passaggio chiave: l’ICE non è più solo uno strumento di politica migratoria, ma viene presentata come una forza federale “intoccabile”, autorizzata a imporsi sui territori e sulle autorità locali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scontri, feriti, nuove sparatorie, una città che diventa teatro di una guerra politica.<br />Ma mentre l’America si spacca dentro, Trump alza il livello anche fuori. L’ossessione per la Groenlandia ha ormai superato il limite della provocazione. Minacce, pressioni, linguaggio da conquista. La Danimarca, membro NATO, ha reagito rafforzando la presenza militare sull’isola, e l’Unione Europea ha parlato apertamente di difesa della sovranità. <br />In parallelo, Trump agita lo spettro dell’Iran. Al Consiglio di Sicurezza ONU, convocato d’urgenza per le proteste represse nel sangue, l’ambasciatore americano Mike Waltz ha detto senza mezzi termini che mentre all’ONU “si parla e si parla”, il presidente Trump “agisce”. Un messaggio chiarissimo. Dall’altra parte, Russia e Cina hanno bloccato ogni tentativo di legittimazione internazionale, accusando Washington di escalation e interferenza.<br /><br />xo9/sat/azn]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69465384</guid><pubDate>Fri, 16 Jan 2026 09:56:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69465384/06afad01772775055e9ba9c064565a8899c95c73.mp3" length="4924948" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Questa settimana l’America ha mostrato il suo volto più inquietante a Minneapolis, dove la morte di Renee Good, uccisa da un agente dell’ICE durante un’operazione federale, ha fatto esplodere una crisi che va ben...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Questa settimana l’America ha mostrato il suo volto più inquietante a Minneapolis, dove la morte di Renee Good, uccisa da un agente dell’ICE durante un’operazione federale, ha fatto esplodere una crisi che va ben oltre il Minnesota. Il governatore Tim Walz e il sindaco Jacob Frey hanno cercato di contenere la tensione, difendendo il diritto alla protesta e chiedendo chiarezza sull’uso della forza federale. Ma da Washington è arrivato il segnale opposto: non moderazione, bensì sfida. L’amministrazione Trump ha difeso l’agente e ha rilanciato una dottrina che sta diventando sempre più esplicita: protezione totale per l’ICE, anche quando l’uso della forza è letale. Il vicepresidente JD Vance ha parlato apertamente di “immunità assoluta”, mentre Stephen Miller ha detto agli agenti che nessun governatore, sindaco o giudice può fermarli. È un passaggio chiave: l’ICE non è più solo uno strumento di politica migratoria, ma viene presentata come una forza federale “intoccabile”, autorizzata a imporsi sui territori e sulle autorità locali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scontri, feriti, nuove sparatorie, una città che diventa teatro di una guerra politica.<br />Ma mentre l’America si spacca dentro, Trump alza il livello anche fuori. L’ossessione per la Groenlandia ha ormai superato il limite della provocazione. Minacce, pressioni, linguaggio da conquista. La Danimarca, membro NATO, ha reagito rafforzando la presenza militare sull’isola, e l’Unione Europea ha parlato apertamente di difesa della sovranità. <br />In parallelo, Trump agita lo spettro dell’Iran. Al Consiglio di Sicurezza ONU, convocato d’urgenza per le proteste represse nel sangue, l’ambasciatore americano Mike Waltz ha detto senza mezzi termini che mentre all’ONU “si parla e si parla”, il presidente Trump “agisce”. Un messaggio chiarissimo. Dall’altra parte, Russia e Cina hanno bloccato ogni tentativo di legittimazione internazionale, accusando Washington di escalation e interferenza.<br /><br />xo9/sat/azn]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:keywords>epstein,groenlandia,ice,immigrazione,iran,italpress,minneapolis,minnesota,renee good,trump,vaccara,venezuela</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 48</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-48--69369201</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C’è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista concessa da Donald Trump al New York Times nello Studio Ovale. Quel filo rosso è semplice: più Trump è messo alle strette, più rilancia. E più rilancia, più diventa pericoloso. L’intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times non è casuale. Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere “fake news” e nemici del popolo. Eppure, nel momento più delicato del suo secondo mandato, sceglie proprio il giornale simbolo dell’establishment. Non per cercare legittimazione, ma per usare un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale: il limite al suo potere è solo lui stesso.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69369201</guid><pubDate>Fri, 09 Jan 2026 09:11:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69369201/a01ce5a072036d1608a2b67926f0d2f80249adf4.mp3" length="6079252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C’è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C’è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista concessa da Donald Trump al New York Times nello Studio Ovale. Quel filo rosso è semplice: più Trump è messo alle strette, più rilancia. E più rilancia, più diventa pericoloso. L’intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times non è casuale. Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere “fake news” e nemici del popolo. Eppure, nel momento più delicato del suo secondo mandato, sceglie proprio il giornale simbolo dell’establishment. Non per cercare legittimazione, ma per usare un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale: il limite al suo potere è solo lui stesso.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>380</itunes:duration><itunes:keywords>canada,colombia,donald trump,groenlandia,ice,italpress,maduro,onu,panama,renee nicole good,uccisione minneapolis,usa,war powers act</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 47</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-47--69277116</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il 2026 a New York è cominciato con un freddo tagliente ma con un calore umano impressionante. Downtown, davanti a City Hall, migliaia di persone – soprattutto giovani – si sono strette per assistere all’insediamento di Zohran Mamdani, 34 anni, primo sindaco musulmano e anche socialista della città. Io ero lì, in mezzo alla folla: ho aspettato con loro, ho ascoltato, ho fatto domande. E quello che ho visto è stato più di una cerimonia. È stato un momento politico.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69277116</guid><pubDate>Fri, 02 Jan 2026 09:42:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69277116/0cf0816c4f3af3e4e5d8403720276d84b42253ec.mp3" length="5184532" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il 2026 a New York è cominciato con un freddo tagliente ma con un calore umano impressionante. Downtown, davanti a City Hall, migliaia di persone – soprattutto giovani – si sono strette per assistere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il 2026 a New York è cominciato con un freddo tagliente ma con un calore umano impressionante. Downtown, davanti a City Hall, migliaia di persone – soprattutto giovani – si sono strette per assistere all’insediamento di Zohran Mamdani, 34 anni, primo sindaco musulmano e anche socialista della città. Io ero lì, in mezzo alla folla: ho aspettato con loro, ho ascoltato, ho fatto domande. E quello che ho visto è stato più di una cerimonia. È stato un momento politico.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>324</itunes:duration><itunes:keywords>casa bianca,italpress,new york,partito democratico,sindaco new york,stati uniti,trump,usa,zohran mamdani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 46</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-46--69130966</link><description><![CDATA[NEW YORK. In Sicilia si dice che “cu vucia chiu’ forti avi ragiuni”: chi grida più forte, alla fine, la spunta. È un proverbio nato tra i banchi dei mercati di Palermo, come appunto la Vucciria che significa gridare  e dove l’urlo serve a vendere. Ma in America, quando un presidente grida in prima serata, spesso non sta vendendo un’idea: sta difendendo un potere che sente scivolare. E mercoledì sera Donald Trump, nel suo discorso “sull’economia”, ha dato proprio quell’impressione: non il leader sicuro del 2024, ma un uomo che parla, anzi urla con l’ansia di non essere più creduto.<br />Il punto non è solo cosa ha detto – confine “sicuro”, prezzi “giù”, dazi come macchina miracolosa – ma come lo ha detto: Un “rant”, nel senso pieno: sfogo e intimidazione insieme. La distanza con la realtà quotidiana resta enorme: l’idea che l’inflazione sia ormai “finita” e che i prezzi siano scesi in modo generalizzato non coincide con quello che molte famiglie vedono tra spesa, affitti e bollette. E quando lo scarto tra propaganda e esperienza si allarga, alzare la voce non basta più: anzi, tradisce panico.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69130966</guid><pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:33:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69130966/fafec3e8a77a3a1e620d3982f868fa6126dcad30.mp3" length="4929172" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK. In Sicilia si dice che “cu vucia chiu’ forti avi ragiuni”: chi grida più forte, alla fine, la spunta. È un proverbio nato tra i banchi dei mercati di Palermo, come appunto la Vucciria che significa gridare  e dove l’urlo serve a vendere. Ma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK. In Sicilia si dice che “cu vucia chiu’ forti avi ragiuni”: chi grida più forte, alla fine, la spunta. È un proverbio nato tra i banchi dei mercati di Palermo, come appunto la Vucciria che significa gridare  e dove l’urlo serve a vendere. Ma in America, quando un presidente grida in prima serata, spesso non sta vendendo un’idea: sta difendendo un potere che sente scivolare. E mercoledì sera Donald Trump, nel suo discorso “sull’economia”, ha dato proprio quell’impressione: non il leader sicuro del 2024, ma un uomo che parla, anzi urla con l’ansia di non essere più creduto.<br />Il punto non è solo cosa ha detto – confine “sicuro”, prezzi “giù”, dazi come macchina miracolosa – ma come lo ha detto: Un “rant”, nel senso pieno: sfogo e intimidazione insieme. La distanza con la realtà quotidiana resta enorme: l’idea che l’inflazione sia ormai “finita” e che i prezzi siano scesi in modo generalizzato non coincide con quello che molte famiglie vedono tra spesa, affitti e bollette. E quando lo scarto tra propaganda e esperienza si allarga, alzare la voce non basta più: anzi, tradisce panico.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>309</itunes:duration><itunes:keywords>donald trump,epstein files,italpress,stati uniti,susie wiles,trump derangement syndrome</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 45</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-45--69005823</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump sta davvero perdendo il polso del suo partito e del Paese, o nonostante tutto è ancora lui a scrivere l’agenda, dagli Stati Uniti all’Europa, fino all’America Latina? I segnali di frattura nel trumpismo ormai sono evidenti. Nel profondo Sud, la base che lo aveva idolatrato comincia a parlare di tradimento, soprattutto per i mesi di resistenza sulla piena pubblicazione dei file federali su Jeffrey Epstein. Marjorie Taylor Greene lascia il Congresso accusandolo di aver abbandonato il vero “America First”, mentre cresce un ecosistema di influencer convinti che il presidente sia ormai prigioniero delle élite di Washington. Anche a Washington il fronte repubblicano scricchiola.<br /><br />xo9/sat/gtr<br />(video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69005823</guid><pubDate>Fri, 12 Dec 2025 11:18:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69005823/f99ff6986e80acf26e9d50ce96c540e9f226d31d.mp3" length="4760980" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump sta davvero perdendo il polso del suo partito e del Paese, o nonostante tutto è ancora lui a scrivere l’agenda, dagli Stati Uniti all’Europa, fino all’America Latina? 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Anche a Washington il fronte repubblicano scricchiola.<br /><br />xo9/sat/gtr<br />(video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>298</itunes:duration><itunes:keywords>casa bianca,eileen higgins,elezioni,italpress,miami,parlamento,stati uniti,trump,usa,washington</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 44</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-44--68898173</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -  È stata una settimana in cui la fragilità del potere trumpiano è esplosa in piena luce. Un presidente sempre più sotto assedio – politico, giudiziario e mediatico – mentre le rivelazioni sul caso Epstein, le ribellioni del Congresso e le tensioni col Venezuela creano un panorama instabile che la Casa Bianca fatica a dominare. Lo scandalo Epstein continua infatti a crescere. I nuovi documenti resi pubblici stanno rivelando contatti, omissioni e una gestione opaca dentro l’amministrazione. Nella base MAGA aumenta il sospetto che Trump stia nascondendo qualcosa. E nel GOP, aumentano le voci critiche. È questo il contesto in cui vanno lette molte delle sue recenti provocazioni: attacchi razzisti, minacce di guerra, dichiarazioni esagerate che sembrano avere anche uno scopo politico preciso: distrarre l’opinione pubblica dalla valanga Epstein. Il caso Hegseth è l’altro terremoto che scuote Washington. Pete Hegseth, Segretario alla Guerra (titolo che ama rivendicare), è accusato di non aver fornito al Congresso i documenti richiesti sulle operazioni anti-cartelli nel Mar dei Caraibi.<br /><br />sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68898173</guid><pubDate>Fri, 05 Dec 2025 12:01:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68898173/4af1798554487f2259e679a1651d4ff279496e92.mp3" length="4829716" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) -  È stata una settimana in cui la fragilità del potere trumpiano è esplosa in piena luce. 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È questo il contesto in cui vanno lette molte delle sue recenti provocazioni: attacchi razzisti, minacce di guerra, dichiarazioni esagerate che sembrano avere anche uno scopo politico preciso: distrarre l’opinione pubblica dalla valanga Epstein. Il caso Hegseth è l’altro terremoto che scuote Washington. Pete Hegseth, Segretario alla Guerra (titolo che ama rivendicare), è accusato di non aver fornito al Congresso i documenti richiesti sulle operazioni anti-cartelli nel Mar dei Caraibi.<br /><br />sat/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>302</itunes:duration><itunes:keywords>epstein,hegseth,italpress,maga,mondiali,pace,stati uniti,stefano vaccara trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 43</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-43--68796432</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana, proprio nel giorno del Thanksgiving, l'America avrebbe dovuto ritrovarsi. Invece è ripiombata nel dolore e nelle divisioni: Sarah Beckstrom, vent'anni, soldatessa della Guardia Nazionale, è stata uccisa a Washington; il suo collega Andrew Wolfe lotta tra la vita e la morte. L'attentatore è un giovane afghano arrivato negli Stati Uniti nel 2021. Dettaglio fondamentale: era stato addestrato e aveva lavorato con forze americane e CIA durante la guerra.<br />Ma questo non ha fermato Donald Trump dal trasformare una tragedia in un attacco politico. Ha promesso di "sospendere permanentemente l'immigrazione da tutti i Paesi del Terzo Mondo", ha minacciato la cittadinanza di intere comunità, e quando gli è stato chiesto cosa c'entrassero i somali del Minnesota con un attentatore afghano, ha risposto: "Niente. Ma i somali hanno causato molti problemi". E quando una giornalista gli ha fatto notare che l'attentatore era stato verificato e ammesso legalmente, Trump ha perso le staffe in diretta tv: "Are you stupid? Are you stupid? ("Sei stupida? Sei stupida?" ndr)".<br />xo9/mgg/azn]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68796432</guid><pubDate>Sat, 29 Nov 2025 11:21:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68796432/741b76b66e9e11012c94f530d393c2899842beba.mp3" length="5346196" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana, proprio nel giorno del Thanksgiving, l'America avrebbe dovuto ritrovarsi. Invece è ripiombata nel dolore e nelle divisioni: Sarah Beckstrom, vent'anni, soldatessa della Guardia Nazionale, è stata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana, proprio nel giorno del Thanksgiving, l'America avrebbe dovuto ritrovarsi. Invece è ripiombata nel dolore e nelle divisioni: Sarah Beckstrom, vent'anni, soldatessa della Guardia Nazionale, è stata uccisa a Washington; il suo collega Andrew Wolfe lotta tra la vita e la morte. L'attentatore è un giovane afghano arrivato negli Stati Uniti nel 2021. Dettaglio fondamentale: era stato addestrato e aveva lavorato con forze americane e CIA durante la guerra.<br />Ma questo non ha fermato Donald Trump dal trasformare una tragedia in un attacco politico. Ha promesso di "sospendere permanentemente l'immigrazione da tutti i Paesi del Terzo Mondo", ha minacciato la cittadinanza di intere comunità, e quando gli è stato chiesto cosa c'entrassero i somali del Minnesota con un attentatore afghano, ha risposto: "Niente. Ma i somali hanno causato molti problemi". E quando una giornalista gli ha fatto notare che l'attentatore era stato verificato e ammesso legalmente, Trump ha perso le staffe in diretta tv: "Are you stupid? Are you stupid? ("Sei stupida? 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Ed è sempre più chiaro che non è un piano: è panico.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68674168</guid><pubDate>Fri, 21 Nov 2025 10:10:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68674168/fd833f5eb0cd9d6fed81f8fb2e0e673b960e3526.mp3" length="6360724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - È stata la settimana in cui Donald Trump ha cercato disperatamente di coprire uno scandalo con un altro, ma questa volta la strategia gli è sfuggita di mano. Nel giro di pochi giorni, il presidente è passato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - È stata la settimana in cui Donald Trump ha cercato disperatamente di coprire uno scandalo con un altro, ma questa volta la strategia gli è sfuggita di mano. Nel giro di pochi giorni, il presidente è passato dall’umiliazione sugli Epstein Files agli insulti ai giornalisti, fino alle minacce di morte contro parlamentari eletti. Ed è sempre più chiaro che non è un piano: è panico.<br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>398</itunes:duration><itunes:keywords>caso epstein,catherine lucey,elissa slotkin,epstein files transparency act,italpress,mary bruce,trump,trump epstein,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 41</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-41--68564118</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Se non fosse riesploso il caso Epstein, oggi racconteremmo un’altra storia: quella di un presidente che, dopo 42 giorni di shutdown, riapre il governo federale e torna a dettare l’agenda con il “One Big Beautiful Bill”. Invece, in poche ore, tutto è crollato. Ventitremila pagine di documenti – email dell’eredità di Jeffrey Epstein pubblicate alla Camera – hanno cancellato la settimana politica, oscurato la vittoria sul Congresso e messo Trump di nuovo sulla difensiva. Lo avevamo annunciato mesi fa: lo scandalo Epstein non è un residuo del passato, è la battaglia finale sulla verità in America. E ora è tornato, nel momento peggiore per la Casa Bianca. Le email diffuse dai democratici – subito seguite dalla valanga di documenti pubblicati dai repubblicani – mostrano un Epstein ossessionato da Trump, con riferimenti imbarazzanti a incontri, confidenze, frequentazioni e alla possibilità di “colpirlo” politicamente. E se il contenuto sessuale è ciò che scuote l’opinione pubblica, tra le righe emerge altro: collegamenti finanziari, piste su fondi, operazioni societarie e possibili elementi di riciclaggio che alcuni parlamentari vogliono assolutamente chiarire nei famosi “Epstein Files” dell’FBI. È questo il punto: le email pubblicate ora non sono ancora i file federali. Sono solo ciò che era in custodia degli avvocati dell’eredità. I documenti davvero esplosivi sono quelli che il Congresso voterà la prossima settimana. <br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68564118</guid><pubDate>Fri, 14 Nov 2025 10:28:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68564118/c81419b5dd7bcd9cc68c437cf640b357ca67510a.mp3" length="5920660" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Se non fosse riesploso il caso Epstein, oggi racconteremmo un’altra storia: quella di un presidente che, dopo 42 giorni di shutdown, riapre il governo federale e torna a dettare l’agenda con il “One Big Beautiful...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Se non fosse riesploso il caso Epstein, oggi racconteremmo un’altra storia: quella di un presidente che, dopo 42 giorni di shutdown, riapre il governo federale e torna a dettare l’agenda con il “One Big Beautiful Bill”. Invece, in poche ore, tutto è crollato. Ventitremila pagine di documenti – email dell’eredità di Jeffrey Epstein pubblicate alla Camera – hanno cancellato la settimana politica, oscurato la vittoria sul Congresso e messo Trump di nuovo sulla difensiva. Lo avevamo annunciato mesi fa: lo scandalo Epstein non è un residuo del passato, è la battaglia finale sulla verità in America. E ora è tornato, nel momento peggiore per la Casa Bianca. Le email diffuse dai democratici – subito seguite dalla valanga di documenti pubblicati dai repubblicani – mostrano un Epstein ossessionato da Trump, con riferimenti imbarazzanti a incontri, confidenze, frequentazioni e alla possibilità di “colpirlo” politicamente. E se il contenuto sessuale è ciò che scuote l’opinione pubblica, tra le righe emerge altro: collegamenti finanziari, piste su fondi, operazioni societarie e possibili elementi di riciclaggio che alcuni parlamentari vogliono assolutamente chiarire nei famosi “Epstein Files” dell’FBI. È questo il punto: le email pubblicate ora non sono ancora i file federali. Sono solo ciò che era in custodia degli avvocati dell’eredità. I documenti davvero esplosivi sono quelli che il Congresso voterà la prossima settimana. <br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:keywords>caso epstein,donald trump,epstein files,italpress,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 40</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-40--68459518</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - La valanga di voti democratici e dei giovani a New York, in New Jersey e in Virginia ha travolto i repubblicani, ben oltre ogni previsione. In New Jersey e in Virginia, dove i sondaggi davano testa a testa, le candidate democratiche Mikie Sherrill e Abigail Spanberger hanno vinto con margini a doppia cifra. E a New York, la vittoria di Zohran Mamdani è stata storica: a soli 34 anni, primo musulmano e socialista eletto sindaco della città più importante d’America. <br />xo9/fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68459518</guid><pubDate>Fri, 07 Nov 2025 10:24:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68459518/596c22e99526efe3ef0e0fe9f70b83ca18c09b6b.mp3" length="6448660" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - La valanga di voti democratici e dei giovani a New York, in New Jersey e in Virginia ha travolto i repubblicani, ben oltre ogni previsione. 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E a New York, la vittoria di Zohran Mamdani è stata storica: a soli 34 anni, primo musulmano e socialista eletto sindaco della città più importante d’America. <br />xo9/fsc/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>404</itunes:duration><itunes:keywords>andrew cuomo,congresso,donal trump,italpress,mamdani,nancy pelosi,new york</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 39</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-39--68362627</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Ogni volta che pensi di aver capito la direzione di Donald Trump, lui cambia bersaglio. È come inseguire un’ombra che si moltiplica. Il Pentagono sta addestrando una nuova "forza d'emergenza" della Guardia Nazionale: oltre 23 mila militari destinati al controllo delle folle nelle città americane. È la prima volta che un presidente ordina la creazione di un'unità permanente per l'ordine pubblico, con equipaggiamento<br />antisommossa. Non per un uragano o un disastro naturale: ma per "proteste civili". Entro il primo gennaio 2026, ogni Stato dovrà fornire almeno 500 soldati. E tutto questo avviene mentre il Congresso è paralizzato dal prolungato shutdown, con stipendi bloccati e agenzie federali chiuse.<br />xo9/fsc/gtr<br />(Video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68362627</guid><pubDate>Fri, 31 Oct 2025 11:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68362627/689f3c4207e3ded95c2248d938f317d70cb047f3.mp3" length="6501268" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Ogni volta che pensi di aver capito la direzione di Donald Trump, lui cambia bersaglio. È come inseguire un’ombra che si moltiplica. Il Pentagono sta addestrando una nuova "forza d'emergenza" della Guardia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Ogni volta che pensi di aver capito la direzione di Donald Trump, lui cambia bersaglio. È come inseguire un’ombra che si moltiplica. Il Pentagono sta addestrando una nuova "forza d'emergenza" della Guardia Nazionale: oltre 23 mila militari destinati al controllo delle folle nelle città americane. È la prima volta che un presidente ordina la creazione di un'unità permanente per l'ordine pubblico, con equipaggiamento<br />antisommossa. Non per un uragano o un disastro naturale: ma per "proteste civili". Entro il primo gennaio 2026, ogni Stato dovrà fornire almeno 500 soldati. E tutto questo avviene mentre il Congresso è paralizzato dal prolungato shutdown, con stipendi bloccati e agenzie federali chiuse.<br />xo9/fsc/gtr<br />(Video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>407</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 38</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-38--68262931</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti questa settimana lo scandalo è esploso nello sport, nel popolare basket del campionato NBA. Trentuno arresti, tra cui un head coach e importanti giocatori, accusati di scommesse illegali e partite truccate in un’inchiesta dell’FBI che rimette la mafia di New York in prima pagina. Quattro famiglie storiche avrebbero orchestrato una rete di poker truccati e puntate basate su informazioni interne: infortuni, minutaggi, perfino errori “programmati”. Un affare da decine di milioni. E prima ancora che penale, una truffa morale: campioni strapagati che tradiscono i tifosi, mentre Cosa Nostra lucra sull’idolo sportivo. A Brooklyn il procuratore avverte: “Chi gioca con la legge ha appena perso la partita"<br /><br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68262931</guid><pubDate>Fri, 24 Oct 2025 09:17:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68262931/fdda7b64150e73561cf542af501bf43b0a8dc42a.mp3" length="5399572" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti questa settimana lo scandalo è esploso nello sport, nel popolare basket del campionato NBA. Trentuno arresti, tra cui un head coach e importanti giocatori, accusati di scommesse illegali e partite...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti questa settimana lo scandalo è esploso nello sport, nel popolare basket del campionato NBA. Trentuno arresti, tra cui un head coach e importanti giocatori, accusati di scommesse illegali e partite truccate in un’inchiesta dell’FBI che rimette la mafia di New York in prima pagina. Quattro famiglie storiche avrebbero orchestrato una rete di poker truccati e puntate basate su informazioni interne: infortuni, minutaggi, perfino errori “programmati”. Un affare da decine di milioni. E prima ancora che penale, una truffa morale: campioni strapagati che tradiscono i tifosi, mentre Cosa Nostra lucra sull’idolo sportivo. 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Politico l’ha riassunto così: ha vinto Mamdani “restando sul messaggio” e senza errori.<br />L’ampia intervista al New York Times racconta un candidato che prova a trasformare l’opposizione a Trump in progetto di governo. “Il socialismo democratico è l’idea che lo Stato debba garantire a ciascuno una vita di dignità,” dice il potenziale primo sindaco musulmano della storia di NYC. La parola chiave è “dignità”: non i desideri, ma i bisogni – casa, trasporti, cura dell’infanzia – da finanziare “in modo equo”, ma con pragmatismo sui mezzi. È un linguaggio che ribalta l’ossessione di Trump per deportazioni e repressione: qui il centro della politica è invece la vita quotidiana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68176245</guid><pubDate>Fri, 17 Oct 2025 09:03:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68176245/515a1f9f83186d317e721550584f57efa4bbdcbd.mp3" length="6136852" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - È da New York che potrebbe partire la reazione uguale e contraria al trumpismo. Nel primo dibattito per le elezioni a sindaco, Zohran Mamdani ha dominato senza strappi: tono calmo, sorriso, messaggi chiari su...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - È da New York che potrebbe partire la reazione uguale e contraria al trumpismo. Nel primo dibattito per le elezioni a sindaco, Zohran Mamdani ha dominato senza strappi: tono calmo, sorriso, messaggi chiari su affitti, bus e asili gratis. L’indipendente Andrew Cuomo ha recitato il curriculum, il repubblicano Curtis Sliwa non ha chance. Politico l’ha riassunto così: ha vinto Mamdani “restando sul messaggio” e senza errori.<br />L’ampia intervista al New York Times racconta un candidato che prova a trasformare l’opposizione a Trump in progetto di governo. “Il socialismo democratico è l’idea che lo Stato debba garantire a ciascuno una vita di dignità,” dice il potenziale primo sindaco musulmano della storia di NYC. La parola chiave è “dignità”: non i desideri, ma i bisogni – casa, trasporti, cura dell’infanzia – da finanziare “in modo equo”, ma con pragmatismo sui mezzi. È un linguaggio che ribalta l’ossessione di Trump per deportazioni e repressione: qui il centro della politica è invece la vita quotidiana.]]></itunes:summary><itunes:duration>384</itunes:duration><itunes:keywords>gavin newsom,italpress,mike johnson,new york,sindaco,stefano vaccara,trump,zohran mamdani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 36</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-36--68087752</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana, mentre i negoziatori di Israele e Hamas cercavano di trasformare in tregua stabile il cessate il fuoco mediato da Washington, Donald Trump ha moltiplicato gli sforzi per farsi riconoscere come artefice della pace nel mondo. Il Wall Street Journal e il New York Times confermano che la pressione esercitata da Trump su Benjamin Netanyahu è stata decisiva “fino a rendergli impossibile rifiutare” la proposta americana. Ma la domanda resta: perché solo ora? Quante vite si sarebbero potute salvare se quelle stesse pressioni fossero state fatte sei mesi fa? Mentre il presidente cerca il Nobel per la pace all’estero, in patria scatena la guerra. Dopo Los Angeles e Portland, questa volta è toccato a Chicago. Con la giustificazione di “proteggere” le strutture federali e le operazioni dell’ICE, Trump ha ordinato l’invio di centinaia di soldati della Guardia Nazionale del Texas in Illinois, contro la volontà del governatore democratico J.B. Pritzker. È la stessa logica usata in estate contro Gavin Newsom in California: creare il caos per poter intervenire da “salvatore”.<br />xo9/fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68087752</guid><pubDate>Fri, 10 Oct 2025 08:23:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68087752/444f36047cca6348ff35aaa3054f555a9f610e79.mp3" length="4992148" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana, mentre i negoziatori di Israele e Hamas cercavano di trasformare in tregua stabile il cessate il fuoco mediato da Washington, Donald Trump ha moltiplicato gli sforzi per farsi riconoscere come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana, mentre i negoziatori di Israele e Hamas cercavano di trasformare in tregua stabile il cessate il fuoco mediato da Washington, Donald Trump ha moltiplicato gli sforzi per farsi riconoscere come artefice della pace nel mondo. Il Wall Street Journal e il New York Times confermano che la pressione esercitata da Trump su Benjamin Netanyahu è stata decisiva “fino a rendergli impossibile rifiutare” la proposta americana. Ma la domanda resta: perché solo ora? Quante vite si sarebbero potute salvare se quelle stesse pressioni fossero state fatte sei mesi fa? Mentre il presidente cerca il Nobel per la pace all’estero, in patria scatena la guerra. Dopo Los Angeles e Portland, questa volta è toccato a Chicago. Con la giustificazione di “proteggere” le strutture federali e le operazioni dell’ICE, Trump ha ordinato l’invio di centinaia di soldati della Guardia Nazionale del Texas in Illinois, contro la volontà del governatore democratico J.B. Pritzker. È la stessa logica usata in estate contro Gavin Newsom in California: creare il caos per poter intervenire da “salvatore”.<br />xo9/fsc/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>gaza,italpress,pace,pam bondi,stefano vaccara,tregua,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 35</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-35--67996907</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Lo shutdown federale ha lasciato milioni di americani nell’incertezza. Gli uffici pubblici chiusi, i parchi serrati, i tribunali rallentati, centinaia di migliaia di dipendenti senza stipendio. Non è la prima volta che accade: negli Stati Uniti lo shutdown scatta quando il Congresso non trova l’accordo per finanziare le attività federali. Ma questa volta c’è di più. La Casa Bianca non si limita a gestire l’emergenza: la usa come arma politica. Il direttore del bilancio, Russ Vought, ha chiesto ai ministeri di preparare piani di licenziamento permanente per i programmi non allineati alle priorità del presidente. Una strategia che va oltre i normali stop temporanei. <br />x09/fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67996907</guid><pubDate>Fri, 03 Oct 2025 08:21:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67996907/b61cd7853fd36de99ff6e37102dde3e77cfe3944.mp3" length="5400340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Lo shutdown federale ha lasciato milioni di americani nell’incertezza. Gli uffici pubblici chiusi, i parchi serrati, i tribunali rallentati, centinaia di migliaia di dipendenti senza stipendio. Non è la prima volta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Lo shutdown federale ha lasciato milioni di americani nell’incertezza. Gli uffici pubblici chiusi, i parchi serrati, i tribunali rallentati, centinaia di migliaia di dipendenti senza stipendio. Non è la prima volta che accade: negli Stati Uniti lo shutdown scatta quando il Congresso non trova l’accordo per finanziare le attività federali. Ma questa volta c’è di più. La Casa Bianca non si limita a gestire l’emergenza: la usa come arma politica. Il direttore del bilancio, Russ Vought, ha chiesto ai ministeri di preparare piani di licenziamento permanente per i programmi non allineati alle priorità del presidente. Una strategia che va oltre i normali stop temporanei. <br />x09/fsc/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:keywords>department of war,donald trump,italpress,pete hegseth,piano gaza,secretary of war,stefano vaccara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 34</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-34--67906290</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump ha usato il podio più importante del mondo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per auto-incensarsi e rilanciare la sua visione di potere. Nel suo discorso all'UNGA80, ha vantato di aver "fatto finire sei guerre" - un'affermazione che nessuno ha preso sul serio - e ha<br />accusato l'ONU di essere un carrozzone inutile. Parole pronunciate con la consueta enfasi muscolare, davanti a un'assemblea in un silenzio ogni tanto interrotto da qualche risata (tipo quando il gobbo ha smesso di funzionare).<br />Ma dietro lo show sul podio, nelle ore successive trascorse al Palazzo di Vetro Trump ha con successo rimesso in moto la diplomazia, incontrando i leader arabi che gli hanno ricordato come ogni ipotesi di annessione della Cisgiordania da parte di Israele farebbe saltare ogni prospettiva di pace. Il ministro degli Esteri saudita lo ha detto poi ai giornalisti: il presidente "ha capito bene il messaggio". Oggi, venerdì, Netanyahu parla all'ONU, e da lì si capirà se la trattativa spinta da Trump - cessate il fuoco e rilascio ostaggi - avrà davvero uno sbocco.<br />xo9/gtr/fsc]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67906290</guid><pubDate>Fri, 26 Sep 2025 09:01:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67906290/3289004c07014d96a2d91797d0d380a3a78ff0a2.mp3" length="5438356" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump ha usato il podio più importante del mondo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per auto-incensarsi e rilanciare la sua visione di potere. 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Il ministro degli Esteri saudita lo ha detto poi ai giornalisti: il presidente "ha capito bene il messaggio". Oggi, venerdì, Netanyahu parla all'ONU, e da lì si capirà se la trattativa spinta da Trump - cessate il fuoco e rilascio ostaggi - avrà davvero uno sbocco.<br />xo9/gtr/fsc]]></itunes:summary><itunes:duration>340</itunes:duration><itunes:keywords>donald trump,free speech america,italpress,onu,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 33</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-33--67819100</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana l’America ha vissuto un momento che resterà nella storia come un segnale d’allarme per la democrazia. Il caso Kimmel non è solo una lite televisiva: è il simbolo di un attacco diretto al Primo Emendamento della Costituzione, e dunque alla libertà su cui si regge il sistema americano.<br />Tutto è partito da un monologo in cui il comico Jimmy Kimmel accusava la “MAGA gang” di manipolare la tragedia dell’assassinio di Charlie Kirk per guadagni politici. Poi ha mostrato un video in cui un giornalista chiedeva a Trump come stesse dopo la perdita del suo “amico”: invece di una risposta di dolore, il presidente parlava dei lavori per una nuova ballroom alla Casa Bianca. Kimmel ha commentato che Trump era “alla quarta fase del lutto: la costruzione”, paragonandolo a un bambino di quattro anni che piange un pesciolino rosso. Una battuta tagliente, che ridicolizzava Trump proprio sul terreno dell’emotività. Ed è questa parte del monologo che, più ancora della critica politica, lo ha probabilmente fatto infuriare.<br />Il giorno dopo, il presidente della FCC, nominato da Trump, ha minacciato Disney e ABC: se non prendevano provvedimenti, le licenze erano a rischio. Le affiliate hanno ceduto, e infine anche la rete: Kimmel è stato sospeso a tempo indefinito.<br />La verità è chiara: un network può scegliere chi mandare in onda, ma non può farlo sotto ricatto del governo. In quel momento non è più una decisione editoriale: è censura politica.<br />E come se non bastasse, Trump stesso ha rincarato la dose. Durante il volo di ritorno da Londra, a bordo dell’Air Force One, ha detto ai giornalisti che le reti televisive che parlano male di lui “potrebbero perdere la licenza”. Ha aggiunto che la decisione spetterebbe al presidente della FCC, Brendan Carr. Non più quindi solo pressioni velate, ma la minaccia esplicita del presidente degli Stati Uniti di chiudere i microfoni a chi osa criticarlo.<br /><br />xo9/gsl/sat]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67819100</guid><pubDate>Fri, 19 Sep 2025 08:17:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67819100/5000558968d08583f170abd5657d84e80fd5ea30.mp3" length="6408340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana l’America ha vissuto un momento che resterà nella storia come un segnale d’allarme per la democrazia. Il caso Kimmel non è solo una lite televisiva: è il simbolo di un attacco diretto al Primo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana l’America ha vissuto un momento che resterà nella storia come un segnale d’allarme per la democrazia. Il caso Kimmel non è solo una lite televisiva: è il simbolo di un attacco diretto al Primo Emendamento della Costituzione, e dunque alla libertà su cui si regge il sistema americano.<br />Tutto è partito da un monologo in cui il comico Jimmy Kimmel accusava la “MAGA gang” di manipolare la tragedia dell’assassinio di Charlie Kirk per guadagni politici. Poi ha mostrato un video in cui un giornalista chiedeva a Trump come stesse dopo la perdita del suo “amico”: invece di una risposta di dolore, il presidente parlava dei lavori per una nuova ballroom alla Casa Bianca. Kimmel ha commentato che Trump era “alla quarta fase del lutto: la costruzione”, paragonandolo a un bambino di quattro anni che piange un pesciolino rosso. Una battuta tagliente, che ridicolizzava Trump proprio sul terreno dell’emotività. Ed è questa parte del monologo che, più ancora della critica politica, lo ha probabilmente fatto infuriare.<br />Il giorno dopo, il presidente della FCC, nominato da Trump, ha minacciato Disney e ABC: se non prendevano provvedimenti, le licenze erano a rischio. Le affiliate hanno ceduto, e infine anche la rete: Kimmel è stato sospeso a tempo indefinito.<br />La verità è chiara: un network può scegliere chi mandare in onda, ma non può farlo sotto ricatto del governo. In quel momento non è più una decisione editoriale: è censura politica.<br />E come se non bastasse, Trump stesso ha rincarato la dose. Durante il volo di ritorno da Londra, a bordo dell’Air Force One, ha detto ai giornalisti che le reti televisive che parlano male di lui “potrebbero perdere la licenza”. Ha aggiunto che la decisione spetterebbe al presidente della FCC, Brendan Carr. Non più quindi solo pressioni velate, ma la minaccia esplicita del presidente degli Stati Uniti di chiudere i microfoni a chi osa criticarlo.<br /><br />xo9/gsl/sat]]></itunes:summary><itunes:duration>401</itunes:duration><itunes:keywords>censura,charlie kirk,congresso,donald trump,epstein,italpress,jimmy kimmel,stati uniti,televisione,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 32</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-32--67732126</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - La settimana che si chiude è stata segnata da un omicidio che scuote le fondamenta della politica americana: l’assassinio di Charlie Kirk, 31 anni, fondatore di Turning Point USA e astro della destra giovanile Maga. Mercoledì, un colpo di fucile da lunga distanza lo ha raggiunto mentre parlava all’aperto alla Utah Valley University. L’assassino è ancora in fuga, ma le autorità hanno diffuso immagini di un giovane con cappellino e occhiali scuri. Il fucile Mauser usato per il delitto è stato ritrovato in un bosco vicino. L’FBI ha promesso una ricompensa da 100.000 dollari e il direttore Kash Patel è volato in Utah per seguire di persona le indagini, dopo aver commesso una gaffe annunciando troppo presto che il killer fosse stato catturato. Intanto tre alti dirigenti hanno denunciato Patel, accusandolo di epurazioni politiche. Il delitto ha avuto un impatto immediato e devastante. Al Congresso è scoppiata una rissa verbale, con repubblicani che accusavano i democratici e i media di incitare la violenza, e democratici che rinfacciavano il mancato controllo delle armi. Kirk, amatissimo da Trump e molto legato al vice presidente Vance, aveva costruito un impero politico e mediatico capace di mobilitare migliaia di giovani. La sua formula era chiara: dibattito acceso, anche aspro, ma con diritto di parola a tutti in ogni campus universitario. Non mancavano le sue posizioni estreme: dal culto delle armi al concetto che il sacrificio individuale fosse “necessario” per far rispettare il secondo emendamento. Parole che oggi sembrano essersi rivoltate contro di lui.<br />xo9/fsc/]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67732126</guid><pubDate>Fri, 12 Sep 2025 08:47:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67732126/b8efa8715773b039b474449d8b5ef571e62e0117.mp3" length="5539732" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - La settimana che si chiude è stata segnata da un omicidio che scuote le fondamenta della politica americana: l’assassinio di Charlie Kirk, 31 anni, fondatore di Turning Point USA e astro della destra giovanile...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - La settimana che si chiude è stata segnata da un omicidio che scuote le fondamenta della politica americana: l’assassinio di Charlie Kirk, 31 anni, fondatore di Turning Point USA e astro della destra giovanile Maga. Mercoledì, un colpo di fucile da lunga distanza lo ha raggiunto mentre parlava all’aperto alla Utah Valley University. L’assassino è ancora in fuga, ma le autorità hanno diffuso immagini di un giovane con cappellino e occhiali scuri. Il fucile Mauser usato per il delitto è stato ritrovato in un bosco vicino. L’FBI ha promesso una ricompensa da 100.000 dollari e il direttore Kash Patel è volato in Utah per seguire di persona le indagini, dopo aver commesso una gaffe annunciando troppo presto che il killer fosse stato catturato. Intanto tre alti dirigenti hanno denunciato Patel, accusandolo di epurazioni politiche. Il delitto ha avuto un impatto immediato e devastante. Al Congresso è scoppiata una rissa verbale, con repubblicani che accusavano i democratici e i media di incitare la violenza, e democratici che rinfacciavano il mancato controllo delle armi. Kirk, amatissimo da Trump e molto legato al vice presidente Vance, aveva costruito un impero politico e mediatico capace di mobilitare migliaia di giovani. La sua formula era chiara: dibattito acceso, anche aspro, ma con diritto di parola a tutti in ogni campus universitario. Non mancavano le sue posizioni estreme: dal culto delle armi al concetto che il sacrificio individuale fosse “necessario” per far rispettare il secondo emendamento. Parole che oggi sembrano essersi rivoltate contro di lui.<br />xo9/fsc/]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:keywords>conflitti,donald trump,guerre,israele,italpress,morte charlie kirk,onu,palestina,russia,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 31</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-31--67643514</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Anche questa settimana americana mostra come Donald Trump spinge ogni giorno i confini del potere, convinto che alla fine sarà la Corte Suprema - la "sua" Corte Suprema - a legittimare ogni mossa. Partiamo da Chicago. Trump ha ribadito che è pronto a inviare la Guardia Nazionale nella metropoli "in mano al crimine". Ma un giudice federale in California ha appena stabilito che lo schieramento dei soldati a Los Angeles, quest'estate, era illegale. Nella sua sentenza, il giudice Charles Breyer ha scritto: "L'amministrazione Trump ha violato volontariamente il Posse Comitatus Act, che limita severamente l'uso dei militari per l'applicazione della legge interna". Una decisione che segna il confine tra ordine pubblico e autoritarismo. Ma Trump non si ferma<br />e confida nel verdetto finale dei giudici supremi. È la sua strategia: forzare, forzare, e aspettare che lassù qualcuno gli<br />dia ragione. <br />xo9/fsc/azn]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67643514</guid><pubDate>Fri, 05 Sep 2025 11:31:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67643514/cf0d756b1d0db68111f2414327dbe557b4e055e6.mp3" length="5939860" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Anche questa settimana americana mostra come Donald Trump spinge ogni giorno i confini del potere, convinto che alla fine sarà la Corte Suprema - la "sua" Corte Suprema - a legittimare ogni mossa. 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Una presidenza che usa in modo “assertivo” – fino ai confini estremi – i poteri dell’esecutivo.<br />Uno dei casi più gravi riguarda la Federal Reserve. Trump ha annunciato il licenziamento della governatrice Lisa Cook, accusandola di irregolarità minori in dichiarazioni immobiliari. Una giustificazione pretestuosa: la realtà è che vuole una Fed più docile, pronta a tagliare i tassi per sostenere la sua politica economica e i mercati.<br />Il rischio è enorme. L’indipendenza della banca centrale è stata per decenni il pilastro della fiducia globale negli Stati Uniti. Se la Fed appare politicizzata, la stabilità del dollaro e la fiducia internazionale potrebbero sgretolarsi.<br />Ancora più inquietante quanto accaduto al CDC (i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie). La direttrice Susan Monarez, confermata appena un mese fa dal Senato, è stata licenziata dopo essersi opposta alla linea “scettica” sui vaccini promossa da Robert F. Kennedy Jr., oggi figura chiave nell’amministrazione. La rimozione ha innescato le dimissioni in massa di alti dirigenti, un colpo durissimo alla credibilità dell’agenzia che ha guidato gli USA nelle pandemie. In caso di nuova emergenza sanitaria, chi potrà garantire indicazioni scientifiche e non politiche?<br />xo9/mgg/mrv]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67551531</guid><pubDate>Fri, 29 Aug 2025 09:42:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67551531/33b0709c2df94f139ae6ae64a1c715d14392ac69.mp3" length="5136916" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Riprendiamo America Week dopo un mese che ha visto Donald Trump spingere la presidenza americana sempre più al limite, con mosse che scuotono istituzioni, credibilità economica e salute pubblica. 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Se la Fed appare politicizzata, la stabilità del dollaro e la fiducia internazionale potrebbero sgretolarsi.<br />Ancora più inquietante quanto accaduto al CDC (i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie). La direttrice Susan Monarez, confermata appena un mese fa dal Senato, è stata licenziata dopo essersi opposta alla linea “scettica” sui vaccini promossa da Robert F. Kennedy Jr., oggi figura chiave nell’amministrazione. La rimozione ha innescato le dimissioni in massa di alti dirigenti, un colpo durissimo alla credibilità dell’agenzia che ha guidato gli USA nelle pandemie. In caso di nuova emergenza sanitaria, chi potrà garantire indicazioni scientifiche e non politiche?<br />xo9/mgg/mrv]]></itunes:summary><itunes:duration>322</itunes:duration><itunes:keywords>donald trump,fbi,federal reserve,italpress,jeffrey epstein,john bolton,minneapolis,susan monarez</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 29</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-29--67108952</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump non riesce più a scappare dallo scandalo Epstein.<br />Secondo un nuovo scoop del Wall Street Journal, il ministro della Giustizia Pam Bondi e il suo vice Todd Blanche avevano informato Trump già a maggio che il suo nome compariva "più volte" nei file del Dipartimento di Giustizia su Jeffrey Epstein. File pieni di contatti, lettere, tutti elementi esplosivi. Ma il presidente, incalzato da un giornalista a metà luglio, aveva negato tutto: "No, mai saputo nulla da Bondi". Bugia. E ora a dimostrarlo c'è la prova. Il WSJ ha pubblicato la nota interna al DOJ e la ricostruzione del colloquio a porte chiuse. Il problema? Non è tanto il contenuto dei file - che, va detto, non implicano automaticamente reati - ma il tentativo goffo e sistematico di insabbiare, coprire, mentire. Nixon nel Watergate docet.<br /><br />sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108952</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 08:28:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67108952/fda5a9a8bac971cc5fe6b21e73cbee4137fc3727.mp3" length="5569300" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump non riesce più a scappare dallo scandalo Epstein.&#13;
Secondo un nuovo scoop del Wall Street Journal, il ministro della Giustizia Pam Bondi e il suo vice Todd Blanche avevano informato Trump già a maggio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump non riesce più a scappare dallo scandalo Epstein.<br />Secondo un nuovo scoop del Wall Street Journal, il ministro della Giustizia Pam Bondi e il suo vice Todd Blanche avevano informato Trump già a maggio che il suo nome compariva "più volte" nei file del Dipartimento di Giustizia su Jeffrey Epstein. File pieni di contatti, lettere, tutti elementi esplosivi. Ma il presidente, incalzato da un giornalista a metà luglio, aveva negato tutto: "No, mai saputo nulla da Bondi". Bugia. E ora a dimostrarlo c'è la prova. Il WSJ ha pubblicato la nota interna al DOJ e la ricostruzione del colloquio a porte chiuse. Il problema? Non è tanto il contenuto dei file - che, va detto, non implicano automaticamente reati - ma il tentativo goffo e sistematico di insabbiare, coprire, mentire. Nixon nel Watergate docet.<br /><br />sat/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>congresso,democratici,epstein,epsteingate,federal reserve,files,italpress,legge,obama,pam bondi,repubblicani,stefano vaccara,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 28</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-28--67025067</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -Donald Trump ha tentato di costruire un muro attorno al caso Epstein. Un muro fatto di silenzi, smentite e accuse ai democratici. Ma quel muro giovedì si è infranto contro un altro: quello del Wall Street Journal.<br />Il giornale dei Murdoch ha pubblicato un’esclusiva esplosiva: una lettera per il cinquantesimo compleanno di Jeffrey Epstein, inserita in un album regalo preparato da Ghislaine Maxwell nel 2003. Il documento, custodito per anni tra i ricordi privati del miliardario pedofilo, mostra un messaggio di auguri tracciato a mano e firmato “Donald”, incorniciato da un disegno esplicito del corpo di una donna nuda: “Buon compleanno, e che ogni giorno sia un altro meraviglioso segreto”.<br />Trump ha subito gridato al falso, nega di aver mai scritto quel messaggio, ha minacciato cause legali e accusato il WSJ di diffamazione. Ma intanto la lettera è lì, nera su bianco, e l’effetto è devastante.<br />x09/mgg/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67025067</guid><pubDate>Fri, 18 Jul 2025 09:21:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67025067/606c246077fd3948076ca978918d874ab30eb211.mp3" length="5979412" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) -Donald Trump ha tentato di costruire un muro attorno al caso Epstein. Un muro fatto di silenzi, smentite e accuse ai democratici. Ma quel muro giovedì si è infranto contro un altro: quello del Wall Street Journal.&#13;
Il giornale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -Donald Trump ha tentato di costruire un muro attorno al caso Epstein. Un muro fatto di silenzi, smentite e accuse ai democratici. Ma quel muro giovedì si è infranto contro un altro: quello del Wall Street Journal.<br />Il giornale dei Murdoch ha pubblicato un’esclusiva esplosiva: una lettera per il cinquantesimo compleanno di Jeffrey Epstein, inserita in un album regalo preparato da Ghislaine Maxwell nel 2003. Il documento, custodito per anni tra i ricordi privati del miliardario pedofilo, mostra un messaggio di auguri tracciato a mano e firmato “Donald”, incorniciato da un disegno esplicito del corpo di una donna nuda: “Buon compleanno, e che ogni giorno sia un altro meraviglioso segreto”.<br />Trump ha subito gridato al falso, nega di aver mai scritto quel messaggio, ha minacciato cause legali e accusato il WSJ di diffamazione. Ma intanto la lettera è lì, nera su bianco, e l’effetto è devastante.<br />x09/mgg/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>374</itunes:duration><itunes:keywords>caso epstein,donald trump,italpress,trump epstein</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 27</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-27--66941798</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -  C’era una volta… il presidente dei dazi. Minacciava, sbraitava, alzava le tariffe al cielo e poi, quando arrivava il momento, si ritirava. Come nella favola del “lupo al lupo”. Peccato che il lupo, a forza di non arrivare mai, potrebbe presentarsi proprio ora, mentre Wall Street dorme. Donald Trump continua a usare i dazi non come vera politica economica, ma come strumento di pressione, di intimidazione, di negoziato. Una leva che funziona fino a quando i mercati non ci credono più. Infatti, ogni volta che Trump minaccia una nuova ondata di tariffe, gli investitori reagiscono con un’alzata di spalle: “Tanto non lo farà”. Ma se stavolta lo facesse? Il caso Brasile è emblematico. Trump ha minacciato un dazio del 50% sulle esportazioni brasiliane se Lula non “riabilita” Jair Bolsonaro. Altro che commercio: è politica estera travestita da protezionismo. E lo schema si ripete: sanzioni a chi indaga Netanyahu, alla rapporteur dell’ONU Francesca Albanese, e minacce perfino alla Spagna se osa ridiscutere i suoi impegni NATO.<br /><br />x09/sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66941798</guid><pubDate>Fri, 11 Jul 2025 08:40:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66941798/31cfe56a8f0769f0e36d383f5614a92a7ca4ee3f.mp3" length="5565460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) -  C’era una volta… il presidente dei dazi. Minacciava, sbraitava, alzava le tariffe al cielo e poi, quando arrivava il momento, si ritirava. Come nella favola del “lupo al lupo”. Peccato che il lupo, a forza di non arrivare mai,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -  C’era una volta… il presidente dei dazi. Minacciava, sbraitava, alzava le tariffe al cielo e poi, quando arrivava il momento, si ritirava. Come nella favola del “lupo al lupo”. Peccato che il lupo, a forza di non arrivare mai, potrebbe presentarsi proprio ora, mentre Wall Street dorme. Donald Trump continua a usare i dazi non come vera politica economica, ma come strumento di pressione, di intimidazione, di negoziato. Una leva che funziona fino a quando i mercati non ci credono più. Infatti, ogni volta che Trump minaccia una nuova ondata di tariffe, gli investitori reagiscono con un’alzata di spalle: “Tanto non lo farà”. Ma se stavolta lo facesse? Il caso Brasile è emblematico. Trump ha minacciato un dazio del 50% sulle esportazioni brasiliane se Lula non “riabilita” Jair Bolsonaro. Altro che commercio: è politica estera travestita da protezionismo. E lo schema si ripete: sanzioni a chi indaga Netanyahu, alla rapporteur dell’ONU Francesca Albanese, e minacce perfino alla Spagna se osa ridiscutere i suoi impegni NATO.<br /><br />x09/sat/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>348</itunes:duration><itunes:keywords>america party,dazi,elon musk,epstein,italpress,sanzioni,stefano vaccara,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 26</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-26--66858445</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il 249º anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, Donald Trump si prepara a firmare la sua più grande vittoria legislativa da quando è tornato alla Casa Bianca. Il "One Big Beautiful Bill" è passato per un soffio alla Camera giovedì, 218 a 214, dopo aver superato il Senato con il voto decisivo del vicepresidente Vance. Una "Maga legge" da quasi 900 pagine, che promette tagli fiscali, sicurezza ai confini, ma anche drastiche riduzioni allo Stato sociale.<br />Il simbolismo non poteva essere più chiaro: Trump firma il suo capolavoro politico nel giorno dell'Indipendenza americana. Ma questa firma, se da un lato mostra la forza del presidente all'interno del partito repubblicano dall'altro rivela i rischi di<br />una presidenza sempre più imperiale, alimentata dalla recente decisione della Corte Suprema che ha conferito poteri straordinari al presidente, a scapito dei giudici federali<br /><br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66858445</guid><pubDate>Fri, 04 Jul 2025 09:26:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66858445/ff747e109da8c80b56a5c6bc69c1470f470c171a.mp3" length="6152980" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il 249º anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, Donald Trump si prepara a firmare la sua più grande vittoria legislativa da quando è tornato alla Casa Bianca. Il "One Big...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il 249º anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, Donald Trump si prepara a firmare la sua più grande vittoria legislativa da quando è tornato alla Casa Bianca. Il "One Big Beautiful Bill" è passato per un soffio alla Camera giovedì, 218 a 214, dopo aver superato il Senato con il voto decisivo del vicepresidente Vance. Una "Maga legge" da quasi 900 pagine, che promette tagli fiscali, sicurezza ai confini, ma anche drastiche riduzioni allo Stato sociale.<br />Il simbolismo non poteva essere più chiaro: Trump firma il suo capolavoro politico nel giorno dell'Indipendenza americana. Ma questa firma, se da un lato mostra la forza del presidente all'interno del partito repubblicano dall'altro rivela i rischi di<br />una presidenza sempre più imperiale, alimentata dalla recente decisione della Corte Suprema che ha conferito poteri straordinari al presidente, a scapito dei giudici federali<br /><br />xo9/fsc/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>385</itunes:duration><itunes:keywords>italpress,one big beautiful bill act,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 25</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-25--66770118</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - C’è stato un bombardamento. Poi una tregua. Poi Trump è volato al vertice NATO tra baci e abbracci. Ma la vera domanda resta: può un presidente bombardare un Paese sovrano senza informare il Congresso?<br />E perché a New York un 33enne socialista ha appena terremotato il Partito Democratico? Proviamo a capirlo.<br />xo9/fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66770118</guid><pubDate>Fri, 27 Jun 2025 10:54:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66770118/f63a33b0281eb78fc0a715c971d879898ace3d95.mp3" length="5904916" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - C’è stato un bombardamento. Poi una tregua. Poi Trump è volato al vertice NATO tra baci e abbracci. Ma la vera domanda resta: può un presidente bombardare un Paese sovrano senza informare il Congresso?&#13;
E perché a New York un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - C’è stato un bombardamento. Poi una tregua. Poi Trump è volato al vertice NATO tra baci e abbracci. Ma la vera domanda resta: può un presidente bombardare un Paese sovrano senza informare il Congresso?<br />E perché a New York un 33enne socialista ha appena terremotato il Partito Democratico? Proviamo a capirlo.<br />xo9/fsc/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>370</itunes:duration><itunes:keywords>america week,donald trump,italpress,nato,stefano vaccara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 24</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-24--66647708</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Guerra o diplomazia: questo è il dilemma.<br />Per una volta, Donald Trump appare indeciso. L’uomo del “fuoco e furia”, del “solo io so cosa accadrà”, del tweet trasformato in strategia globale, si ritrova prigioniero di un paradosso: quello di aver accusato per anni i presidenti democratici di trascinare l’America in guerre disastrose...e ora rischia di fare lo stesso.<br />Israele ha colpito in profondità, bombardando siti nucleari iraniani tra cui Arak e Natanz. L’Iran ha risposto lanciando missili su città israeliane, colpendo anche l’ospedale Soroka a Beersheba. E adesso? Tocca a Trump decidere se far scattare l’intervento militare diretto degli Stati Uniti.<br />Ma la decisione che sembrava già presa – bombardare l’Iran – si è trasformata in una pausa teatrale, in un “wait and see” che sa di esitazione.<br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66647708</guid><pubDate>Fri, 20 Jun 2025 08:42:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66647708/8879469d0bd30489aa73fa4ea73f71e00127049f.mp3" length="5928340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Guerra o diplomazia: questo è il dilemma.&#13;
Per una volta, Donald Trump appare indeciso. L’uomo del “fuoco e furia”, del “solo io so cosa accadrà”, del tweet trasformato in strategia globale, si ritrova prigioniero...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Guerra o diplomazia: questo è il dilemma.<br />Per una volta, Donald Trump appare indeciso. L’uomo del “fuoco e furia”, del “solo io so cosa accadrà”, del tweet trasformato in strategia globale, si ritrova prigioniero di un paradosso: quello di aver accusato per anni i presidenti democratici di trascinare l’America in guerre disastrose...e ora rischia di fare lo stesso.<br />Israele ha colpito in profondità, bombardando siti nucleari iraniani tra cui Arak e Natanz. L’Iran ha risposto lanciando missili su città israeliane, colpendo anche l’ospedale Soroka a Beersheba. E adesso? Tocca a Trump decidere se far scattare l’intervento militare diretto degli Stati Uniti.<br />Ma la decisione che sembrava già presa – bombardare l’Iran – si è trasformata in una pausa teatrale, in un “wait and see” che sa di esitazione.<br />xo9/fsc/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 23</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-23--66545308</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Dire che gli Stati Uniti sono uniti solo di nome, oggi non è più retorica. L'America si avvicina al 14 giugno - compleanno di Trump con parata militare per i 250 anni dell'esercito ma anche giornata di proteste chiamata "No King Day" - nel pieno di un clima politico e sociale incandescente. A<br />infiammare l'atmosfera: lo scontro aperto tra il presidente e il governatore della California Gavin Newsom, e un episodio che potrebbe segnare una svolta. Dopo gli arresti a tappeto operati da ICE a Los Angeles contro migranti latinoamericani che si recavano al lavoro o accompagnavano i figli a scuola, la città è esplosa in proteste, e Trump ha risposto inviando 5.000 tra Marines e uomini della Guardia Nazionale, senza consultare le autorità locali. Newsom ha denunciato una "militarizzazione incostituzionale" e ha citato in giudizio l'amministrazione federale per "colpo di mano mai visto prima". <br /><br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66545308</guid><pubDate>Fri, 13 Jun 2025 09:16:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66545308/fece7930f98a78add8f879a29e82d9b998aaf60d.mp3" length="5659540" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Dire che gli Stati Uniti sono uniti solo di nome, oggi non è più retorica. L'America si avvicina al 14 giugno - compleanno di Trump con parata militare per i 250 anni dell'esercito ma anche giornata di proteste...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Dire che gli Stati Uniti sono uniti solo di nome, oggi non è più retorica. L'America si avvicina al 14 giugno - compleanno di Trump con parata militare per i 250 anni dell'esercito ma anche giornata di proteste chiamata "No King Day" - nel pieno di un clima politico e sociale incandescente. A<br />infiammare l'atmosfera: lo scontro aperto tra il presidente e il governatore della California Gavin Newsom, e un episodio che potrebbe segnare una svolta. Dopo gli arresti a tappeto operati da ICE a Los Angeles contro migranti latinoamericani che si recavano al lavoro o accompagnavano i figli a scuola, la città è esplosa in proteste, e Trump ha risposto inviando 5.000 tra Marines e uomini della Guardia Nazionale, senza consultare le autorità locali. Newsom ha denunciato una "militarizzazione incostituzionale" e ha citato in giudizio l'amministrazione federale per "colpo di mano mai visto prima". <br /><br />xo9/fsc/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>354</itunes:duration><itunes:keywords>arresto alex padilla,donald trump,gavin newsom,italpress,kristi noem</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 22</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-22--66417525</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Volano gli stracci tra l’uomo più potente del mondo e quello più ricco. Donald Trump ed Elon Musk, fino a pochi giorni fa alleati strettissimi, si stanno ora scontrando in pubblico in quello che rischia di diventare il più esplosivo duello del secondo mandato presidenziale di Trump. E se le loro forze congiunte avevano già scosso il sistema americano, ora che sono nemici giurati il terremoto potrebbe essere ancora più devastante.<br />xo9/fsc/mrv]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66417525</guid><pubDate>Fri, 06 Jun 2025 09:03:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66417525/128201f57d447e4d2bb3e8b2d0589be816fc616d.mp3" length="4465300" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Volano gli stracci tra l’uomo più potente del mondo e quello più ricco. 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E se le loro forze congiunte avevano già scosso il sistema americano, ora che sono nemici giurati il terremoto potrebbe essere ancora più devastante.<br />xo9/fsc/mrv]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>casa bianca,donald trump,elon musk,epstein files,italpress,steve bannon,tesla,xi jinping</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 21</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-21--66340635</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti, la battaglia tra lo stato di diritto e un presidente che ormai sembra puntare apertamente a un modello autoritario continua. <br />Partiamo dai dazi: la strategia economica di Trump – fatta di minacce commerciali e tariffe punitive – è stata colpita al cuore da una corte federale. I giudici della U.S. Court of International Trade hanno stabilito che il presidente non può usare l’International Emergency Economic Powers Act per imporre dazi su praticamente ogni Paese del mondo. Una sentenza storica. <br />Nella decisione, la corte ha scritto che il presidente non ha un “potere illimitato” in materia di tariffe, e ha ordinato alla Casa Bianca di interrompere la raccolta dei dazi entro dieci giorni. Ma l’amministrazione si è subito appellata alla Corte d’Appello Federale, che ha concesso una sospensione temporanea. Quindi per ora, i dazi – anche quelli contro Cina, Canada, Messico – restano in piedi.<br />xo9/mgg/gsl (video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66340635</guid><pubDate>Fri, 30 May 2025 14:49:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66340635/eefbc6785f8044c18b2ad65204e4ec0d155d064f.mp3" length="6428692" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti, la battaglia tra lo stato di diritto e un presidente che ormai sembra puntare apertamente a un modello autoritario continua. &#13;
Partiamo dai dazi: la strategia economica di Trump – fatta di minacce commerciali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Negli Stati Uniti, la battaglia tra lo stato di diritto e un presidente che ormai sembra puntare apertamente a un modello autoritario continua. <br />Partiamo dai dazi: la strategia economica di Trump – fatta di minacce commerciali e tariffe punitive – è stata colpita al cuore da una corte federale. I giudici della U.S. Court of International Trade hanno stabilito che il presidente non può usare l’International Emergency Economic Powers Act per imporre dazi su praticamente ogni Paese del mondo. Una sentenza storica. <br />Nella decisione, la corte ha scritto che il presidente non ha un “potere illimitato” in materia di tariffe, e ha ordinato alla Casa Bianca di interrompere la raccolta dei dazi entro dieci giorni. Ma l’amministrazione si è subito appellata alla Corte d’Appello Federale, che ha concesso una sospensione temporanea. Quindi per ora, i dazi – anche quelli contro Cina, Canada, Messico – restano in piedi.<br />xo9/mgg/gsl (video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>402</itunes:duration><itunes:keywords>dazi,elon musk,harvard,italpress,stefano vaccara,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 20</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-20--66222981</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - “One Big, Beautiful Bill” è passato per un soffio alla Camera e Donald Trump lo ha celebrato come la legge più importante della storia americana. Ma dietro l’esultanza, c’è un prezzo altissimo: tagli brutali a Medicare e Medicaid, un buco da 2.700 miliardi nel deficit, e mercati in allarme. Il presidente è sceso in campo di persona, entrando a Capitol Hill per convincere gli ultimi repubblicani riluttanti. Il pacchetto fiscale include tagli alle tasse su mance e straordinari, detrazioni per chi compra auto americane e fondi per la militarizzazione del confine. <br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66222981</guid><pubDate>Fri, 23 May 2025 10:11:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66222981/8e814b77abe4fdb92e23a6b11e0dcd5f8a064e76.mp3" length="5325460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - “One Big, Beautiful Bill” è passato per un soffio alla Camera e Donald Trump lo ha celebrato come la legge più importante della storia americana. 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Il pacchetto fiscale include tagli alle tasse su mance e straordinari, detrazioni per chi compra auto americane e fondi per la militarizzazione del confine. <br />xo9/fsc/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>333</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 19</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-19--66115648</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Il deserto e la Corte Suprema, i fasti del viaggio in Medio Oriente di Donald Trump e il caos costituzionale che continua a generare in patria. Gioie e dolori, successi diplomatico-commerciali e conflitti giudiziari che potrebbero cambiare per sempre il volto degli Stati Uniti d'America. <br />Partendo dal viaggio del presidente Trump nella regione del Golfo; ufficialmente una missione diplomatica per sostenere la stabilità regionale, ufficiosamente una tournée d'affari che ha portato, questo sì, risultati concreti. In Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, Trump ha siglato accordi miliardari su energia, infrastrutture e difesa, rafforzando la tradizione americana di vedere nel Golfo non solo una polveriera geopolitica, ma anche e soprattutto un mercato fertile.<br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66115648</guid><pubDate>Fri, 16 May 2025 09:53:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66115648/82fdbf8f3f14bcb9ce8f26fc587ceddf0d555693.mp3" length="5475604" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Il deserto e la Corte Suprema, i fasti del viaggio in Medio Oriente di Donald Trump e il caos costituzionale che continua a generare in patria. 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In Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, Trump ha siglato accordi miliardari su energia, infrastrutture e difesa, rafforzando la tradizione americana di vedere nel Golfo non solo una polveriera geopolitica, ma anche e soprattutto un mercato fertile.<br />xo9/fsc/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>343</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 18</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-18--66012466</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - L'elezione di Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost: per la prima volta, un americano siede sul trono di Pietro. Ma che tipo di americano? Già, cosa significa per gli Stati Uniti — e per il mondo — l’elezione di un papa nato a Chicago, 69 anni fa, da padre italo-franco-americano e madre con radici creole di New Orleans? Robert Prevost ha vissuto gran parte della sua vita altrove: vent’anni in Perù come missionario e vescovo, e poi a Roma, dove Papa Francesco lo aveva nominato nel 2023 a capo del potente Dicastero per i Vescovi, il “ministero” che seleziona e supervisiona i prelati di tutto il mondo. Nel momento in cui gli Stati Uniti vivono una nuova fase di ipernazionalismo — con Donald Trump tornato alla Casa Bianca col “Make America Great Again” — la Chiesa cattolica ha eletto un americano che rappresenta tutt’altro. Non il potere imperiale, ma la missione. Non il primato, ma il servizio. E questo paradosso è stato visibile fin dal primo minuto del pontificato di Leone XIV. Dalla loggia di San Pietro, non ha salutato in inglese. Ha parlato in italiano e in spagnolo. E ha ricordato con affetto non Chicago, ma la sua diocesi peruviana di Chiclayo, “una chiesa fedele, che ha accompagnato il suo vescovo”. Un messaggio potente: come Francesco, la sua bussola spirituale non è la superpotenza economica, ma il Sud del mondo.<br />E infatti il Vaticano lo ha presentato non come il primo papa “americano”, ma come il “secondo papa delle Americhe”. Quasi a voler sottolineare che le sue priorità non rispecchiano le logiche dei falchi di Washington.<br />Eppure Robert Prevost americano lo è, eccome. <br />xo9fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66012466</guid><pubDate>Fri, 09 May 2025 08:45:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66012466/0b8eb5e3fd03e5c40f611611c6aaee2dca2dbd25.mp3" length="6524308" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - L'elezione di Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost: per la prima volta, un americano siede sul trono di Pietro. Ma che tipo di americano? Già, cosa significa per gli Stati Uniti — e per il mondo — l’elezione di un papa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - L'elezione di Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost: per la prima volta, un americano siede sul trono di Pietro. Ma che tipo di americano? Già, cosa significa per gli Stati Uniti — e per il mondo — l’elezione di un papa nato a Chicago, 69 anni fa, da padre italo-franco-americano e madre con radici creole di New Orleans? Robert Prevost ha vissuto gran parte della sua vita altrove: vent’anni in Perù come missionario e vescovo, e poi a Roma, dove Papa Francesco lo aveva nominato nel 2023 a capo del potente Dicastero per i Vescovi, il “ministero” che seleziona e supervisiona i prelati di tutto il mondo. Nel momento in cui gli Stati Uniti vivono una nuova fase di ipernazionalismo — con Donald Trump tornato alla Casa Bianca col “Make America Great Again” — la Chiesa cattolica ha eletto un americano che rappresenta tutt’altro. Non il potere imperiale, ma la missione. Non il primato, ma il servizio. E questo paradosso è stato visibile fin dal primo minuto del pontificato di Leone XIV. Dalla loggia di San Pietro, non ha salutato in inglese. Ha parlato in italiano e in spagnolo. E ha ricordato con affetto non Chicago, ma la sua diocesi peruviana di Chiclayo, “una chiesa fedele, che ha accompagnato il suo vescovo”. Un messaggio potente: come Francesco, la sua bussola spirituale non è la superpotenza economica, ma il Sud del mondo.<br />E infatti il Vaticano lo ha presentato non come il primo papa “americano”, ma come il “secondo papa delle Americhe”. Quasi a voler sottolineare che le sue priorità non rispecchiano le logiche dei falchi di Washington.<br />Eppure Robert Prevost americano lo è, eccome. <br />xo9fsc/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>408</itunes:duration><itunes:keywords>italpress,leone xiv,robert prevost,stefano vaccara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 17</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-17--65851988</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Gli analisti dei principali media “main stream” sembrano concordi: i primi cento giorni del secondo mandato di Donald Trump sono stati dominati dal caos. Ma una volta accettato che questo caos è stato non solo voluto, ma programmato fin dall’inizio, allora si inizia a vedere il disegno. Trump forse non sta improvvisando: sta seguendo una tabella di marcia annunciata, parola per parola, nei suoi comizi elettorali. E non intende rallentare. Lo ha detto lui stesso, in una rara intervista alla ABC: “Sto facendo tutto quello che ho promesso in campagna elettorale”. E in effetti, tra dazi alle stelle anche per paesi amici, deportazioni accelerate, attacchi alle istituzioni, rimozioni di funzionari scomodi e sfide continue allo stato di diritto, Trump non ha sorpreso chi lo ha sostenuto: ha semplicemente mantenuto il patto con il suo “popolo”.<br />xo9/mgg/gtr (video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65851988</guid><pubDate>Fri, 02 May 2025 09:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65851988/426a41c9b8de3677e125c06e4395bdcad0ac6924.mp3" length="5419924" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Gli analisti dei principali media “main stream” sembrano concordi: i primi cento giorni del secondo mandato di Donald Trump sono stati dominati dal caos. Ma una volta accettato che questo caos è stato non solo voluto, ma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Gli analisti dei principali media “main stream” sembrano concordi: i primi cento giorni del secondo mandato di Donald Trump sono stati dominati dal caos. Ma una volta accettato che questo caos è stato non solo voluto, ma programmato fin dall’inizio, allora si inizia a vedere il disegno. Trump forse non sta improvvisando: sta seguendo una tabella di marcia annunciata, parola per parola, nei suoi comizi elettorali. E non intende rallentare. Lo ha detto lui stesso, in una rara intervista alla ABC: “Sto facendo tutto quello che ho promesso in campagna elettorale”. E in effetti, tra dazi alle stelle anche per paesi amici, deportazioni accelerate, attacchi alle istituzioni, rimozioni di funzionari scomodi e sfide continue allo stato di diritto, Trump non ha sorpreso chi lo ha sostenuto: ha semplicemente mantenuto il patto con il suo “popolo”.<br />xo9/mgg/gtr (video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>339</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 16</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-16--65699402</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -  A pochi giorni dal traguardo simbolico dei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, Donald Trump sembra aver trasformato il potere esecutivo in uno slalom speciale di decisioni, smentite, minacce e tentativi di marce indietro quando è ormai dall'ultimo zig zag prima del precipizio. Un giorno impone dazi, il giorno dopo li sospende. Un'ora annuncia il licenziamento del capo della FED Jerome Powell, quella dopo giura di "non averlo mai detto". Sembra di assistere non a una presidenza, ma a una serie TV che non ha ancora deciso se vuol essere comica o tragica. Wall Street? Sulle montagne russe. I mercati globali col dollaro in caduta libera? Stretti tra panico e speranza, in base all'umore di Trump su Truth Social. Le università americane? Nel mirino di un presidente che accusa Harvard di "antisemitismo" e  "tradimento culturale" e alla quale non resta che denunciare l'inquilino della Casa Bianca per oltraggio alla Costituzione. La Corte Suprema? Costretta sabato notte a fermare il tentativo di Trump di continuare a deportare cittadini venezuelani usando... una legge di guerra del 1798!<br />Benvenuti nell'Età del Caos. Altro che Età dell'Oro.<br />xo9/mgg/gsl (video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65699402</guid><pubDate>Thu, 24 Apr 2025 09:48:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65699402/106f4641639071a9ca7b3ade9dd60108e4ac7bd0.mp3" length="4746388" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) -  A pochi giorni dal traguardo simbolico dei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, Donald Trump sembra aver trasformato il potere esecutivo in uno slalom speciale di decisioni, smentite, minacce e tentativi di marce indietro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) -  A pochi giorni dal traguardo simbolico dei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, Donald Trump sembra aver trasformato il potere esecutivo in uno slalom speciale di decisioni, smentite, minacce e tentativi di marce indietro quando è ormai dall'ultimo zig zag prima del precipizio. Un giorno impone dazi, il giorno dopo li sospende. Un'ora annuncia il licenziamento del capo della FED Jerome Powell, quella dopo giura di "non averlo mai detto". Sembra di assistere non a una presidenza, ma a una serie TV che non ha ancora deciso se vuol essere comica o tragica. Wall Street? Sulle montagne russe. I mercati globali col dollaro in caduta libera? Stretti tra panico e speranza, in base all'umore di Trump su Truth Social. Le università americane? Nel mirino di un presidente che accusa Harvard di "antisemitismo" e  "tradimento culturale" e alla quale non resta che denunciare l'inquilino della Casa Bianca per oltraggio alla Costituzione. La Corte Suprema? Costretta sabato notte a fermare il tentativo di Trump di continuare a deportare cittadini venezuelani usando... una legge di guerra del 1798!<br />Benvenuti nell'Età del Caos. Altro che Età dell'Oro.<br />xo9/mgg/gsl (video di Stefano Vaccara)]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>donald trump,italpress,stefano vaccara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 15</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-15--65621478</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Giorgia Meloni ha lasciato la Casa Bianca dopo il suo primo incontro ufficiale con Donald Trump. “Un confronto leale e costruttivo”, ha scritto in un post social da Washington. Ma quell’incontro è avvenuto mentre, intorno, la democrazia americana mostrava le sue crepe più profonde.<br />Meloni è venuta a trattare su dazi e NATO. Ma si è trovata nel mezzo di un vero assedio istituzionale: la Casa Bianca è sotto attacco giudiziario, sfida apertamente la Federal Reserve, minaccia Harvard, simbolo dell’accademia mondiale, e viene pure denunciata dallo Stato economicamente più potente d’America: la California.<br />fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65621478</guid><pubDate>Fri, 18 Apr 2025 09:05:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65621478/65711f4f6e7ffc41382906f1f9893c70a1eb5875.mp3" length="5438740" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Giorgia Meloni ha lasciato la Casa Bianca dopo il suo primo incontro ufficiale con Donald Trump. “Un confronto leale e costruttivo”, ha scritto in un post social da Washington. 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Ma si è trovata nel mezzo di un vero assedio istituzionale: la Casa Bianca è sotto attacco giudiziario, sfida apertamente la Federal Reserve, minaccia Harvard, simbolo dell’accademia mondiale, e viene pure denunciata dallo Stato economicamente più potente d’America: la California.<br />fsc/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>340</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 14</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-14--65535939</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Il 2 aprile 2025, il Presidente Donald Trump aveva proclamato il suo “Liberation Day”, annunciando tariffe generalizzate su quasi tutte le importazioni. Un 10% fisso, ma con eccezioni esplosive: 34% alla Cina, 46% al Vietnam, 20% all’Unione Europea. Una guerra commerciale globale, dichiarata in un giorno solo. La reazione dei mercati è stata istantanea. Wall Street è crollata: S&P giù del 4,8%, Nasdaq a -6%, 2,5 trilioni di dollari bruciati in pochi giorni. Ma non è finita lì. Anche il mercato dei titoli di Stato americani - i famosi Treasury Bonds - ha cominciato a tremare. Gli investitori hanno iniziato a vendere in massa. I rendimenti sono schizzati in alto. Tradotto: il mondo stava perdendo fiducia nella solidità economica degli Stati Uniti. <br />E così, solo sette giorni dopo, il 9 aprile, Trump ha fatto una clamorosa marcia indietro: sospensione per 90 giorni delle tariffe - tranne alla Cina, le cui tariffe sono salite al 125%.<br />Come interpretare questa politica del rompo tutto con i dazi ma ora non posso? Ci sono almeno quattro letture.<br />xo9/fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65535939</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2025 08:15:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65535939/70779100634eeff80bffc4ea1262667c50582f8d.mp3" length="5485204" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Il 2 aprile 2025, il Presidente Donald Trump aveva proclamato il suo “Liberation Day”, annunciando tariffe generalizzate su quasi tutte le importazioni. Un 10% fisso, ma con eccezioni esplosive: 34% alla Cina, 46% al Vietnam,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Il 2 aprile 2025, il Presidente Donald Trump aveva proclamato il suo “Liberation Day”, annunciando tariffe generalizzate su quasi tutte le importazioni. 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Ma la reazione dei mercati è stata immediata e devastante: Wall Street ha perso oltre 1.300 miliardi di dollari in due giorni. Gli indici hanno chiuso con cali record, in quella che molti analisti hanno definito una delle peggiori risposte di mercato a un annuncio presidenziale nella storia moderna. CNBC ha commentato: “Peggio del peggior scenario previsto”. Nonostante il crollo, Trump ha confermato di voler andare avanti, rilanciando sui social il concetto che “i dazi sono giustizia economica” e promettendo ulteriori misure. Per molti osservatori, siamo davanti a una testardaggine ideologica che ignora i segnali dell'economia reale. Secondo la maggior parte degli economisti, le convinzioni su cui si basa questa politica sono errate e pericolose. <br />xo9/fsc/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65346136</guid><pubDate>Fri, 04 Apr 2025 09:16:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65346136/ba465551fca68969660aae2a37b72c00e085de6d.mp3" length="6827284" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il 2 aprile, dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, Donald Trump ha annunciato una nuova raffica di dazi sulle importazioni da una lunghissima lista di paesi, come Cina, Corea del Sud, Viet-Nam, Canada e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il 2 aprile, dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, Donald Trump ha annunciato una nuova raffica di dazi sulle importazioni da una lunghissima lista di paesi, come Cina, Corea del Sud, Viet-Nam, Canada e soprattutto l’Unione Europea. Li ha chiamati “dazi di liberazione”, proclamando ufficialmente il Liberation Day. Ma la reazione dei mercati è stata immediata e devastante: Wall Street ha perso oltre 1.300 miliardi di dollari in due giorni. Gli indici hanno chiuso con cali record, in quella che molti analisti hanno definito una delle peggiori risposte di mercato a un annuncio presidenziale nella storia moderna. CNBC ha commentato: “Peggio del peggior scenario previsto”. Nonostante il crollo, Trump ha confermato di voler andare avanti, rilanciando sui social il concetto che “i dazi sono giustizia economica” e promettendo ulteriori misure. Per molti osservatori, siamo davanti a una testardaggine ideologica che ignora i segnali dell'economia reale. 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Tra i partecipanti: il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il Segretario di Stato Marco Rubio, il direttore della CIA John Ratcliffe, la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard e altri membri del gabinetto. Ma Waltz, incredibilmente, ha incluso anche Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic.<br />Ignari della presenza del giornalista, i funzionari hanno discusso liberamente dettagli operativi, con Hegseth in particolare che ha condiviso target, armamenti e tempistiche. Goldberg ha pubblicato parte della conversazione, omettendo ciò che riteneva “top secret”. Ma quando l’amministrazione ha cercato di screditarlo, sostenendo che la chat non contenesse materiale classificato, The Atlantic ha pubblicato nuovi estratti, smentendo la Casa Bianca.<br />L’uso di un’app commerciale per un’operazione sensibile ha fatto esplodere la polemica. Senatori di entrambi i partiti parlano ora di “gestione arrogante e caotica” della sicurezza nazionale. E il paradosso non sfugge: gli stessi che attaccarono Hillary Clinton per email private, oggi minimizzano un errore ben più grave.<br />Il Congresso ha convocato in audizione, a porte chiuse, figure centrali come Kash Patel, John Ratcliffe e Tulsi Gabbard. I toni sono stati tesi. Waltz è al centro della bufera, ma è soprattutto Hegseth, che ha postato le informazioni più delicate, ad essere considerato il vero responsabile. I messaggi rivelavano dettagli dell’attacco fino a due ore prima dell’azione, mettendo a rischio la vita di piloti americani.<br />Ora, su Hegseth pende anche una denuncia legale da parte di una ONG, per aver violato le norme federali sull’uso di canali non protetti. Il giudice sorteggiato per il caso? James Boasberg, lo stesso che ha bloccato le deportazioni dei venezuelani.<br />Intanto, i tribunali federali hanno bloccato gli ordini esecutivi di Trump sulle deportazioni immediate di migranti senza udienza. Trump ha reagito accusando i giudici di sabotaggio. Ma a dar man forte alla Casa Bianca è stato lo Speaker Mike Johnson, che ha detto: “Il Congresso controlla i fondi dei tribunali. Se continuano così, possiamo chiudere interi distretti”.<br />Una minaccia senza precedenti all’indipendenza della magistratura, che ha scatenato l’allarme anche tra giuristi conservatori. Sempre più voci parlano di una crisi costituzionale imminente.<br />Ma la tensione non si ferma a Washington. Alla Tufts University, una studentessa turca, Rumeysa Ozturk, è stata arrestata da agenti in borghese, dopo che mesi fa sul giornale dell'università aveva firmato un articolo che attaccava la politica israeliana a Gaza considerandola “genocida”. Le autorità parlano di “retorica antisemita”, ma testimoni e avvocati smentiscono. Le proteste si sono estese a Columbia, Stanford e Chicago, dove sono stati fermati altri studenti.<br />Organizzazioni civili parlano di violazione del Primo Emendamento e denunciano un clima da repressione autoritaria.<br /><br />sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65180811</guid><pubDate>Fri, 28 Mar 2025 09:18:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65180811/04105017790975452b7d42a7aecc035372ce5db0.mp3" length="5489428" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - In pochi giorni, l’amministrazione Trump è piombata in un nuovo vortice di caos istituzionale: informazioni militari classificate lasciate fuori controllo e senza responsabilità, attacchi alla magistratura,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - In pochi giorni, l’amministrazione Trump è piombata in un nuovo vortice di caos istituzionale: informazioni militari classificate lasciate fuori controllo e senza responsabilità, attacchi alla magistratura, proteste universitarie e libertà di pensiero represse, tensioni con l’ONU e una guerra commerciale rinforzata con dazi sulle auto straniere.<br />Tutto è esploso il 13 marzo, quando il Consigliere per la Sicurezza Michael Waltz ha creato una chat su Signal per coordinare un attacco contro i ribelli Houthi in Yemen. Tra i partecipanti: il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il Segretario di Stato Marco Rubio, il direttore della CIA John Ratcliffe, la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard e altri membri del gabinetto. Ma Waltz, incredibilmente, ha incluso anche Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic.<br />Ignari della presenza del giornalista, i funzionari hanno discusso liberamente dettagli operativi, con Hegseth in particolare che ha condiviso target, armamenti e tempistiche. Goldberg ha pubblicato parte della conversazione, omettendo ciò che riteneva “top secret”. Ma quando l’amministrazione ha cercato di screditarlo, sostenendo che la chat non contenesse materiale classificato, The Atlantic ha pubblicato nuovi estratti, smentendo la Casa Bianca.<br />L’uso di un’app commerciale per un’operazione sensibile ha fatto esplodere la polemica. Senatori di entrambi i partiti parlano ora di “gestione arrogante e caotica” della sicurezza nazionale. E il paradosso non sfugge: gli stessi che attaccarono Hillary Clinton per email private, oggi minimizzano un errore ben più grave.<br />Il Congresso ha convocato in audizione, a porte chiuse, figure centrali come Kash Patel, John Ratcliffe e Tulsi Gabbard. I toni sono stati tesi. Waltz è al centro della bufera, ma è soprattutto Hegseth, che ha postato le informazioni più delicate, ad essere considerato il vero responsabile. I messaggi rivelavano dettagli dell’attacco fino a due ore prima dell’azione, mettendo a rischio la vita di piloti americani.<br />Ora, su Hegseth pende anche una denuncia legale da parte di una ONG, per aver violato le norme federali sull’uso di canali non protetti. Il giudice sorteggiato per il caso? James Boasberg, lo stesso che ha bloccato le deportazioni dei venezuelani.<br />Intanto, i tribunali federali hanno bloccato gli ordini esecutivi di Trump sulle deportazioni immediate di migranti senza udienza. Trump ha reagito accusando i giudici di sabotaggio. Ma a dar man forte alla Casa Bianca è stato lo Speaker Mike Johnson, che ha detto: “Il Congresso controlla i fondi dei tribunali. Se continuano così, possiamo chiudere interi distretti”.<br />Una minaccia senza precedenti all’indipendenza della magistratura, che ha scatenato l’allarme anche tra giuristi conservatori. Sempre più voci parlano di una crisi costituzionale imminente.<br />Ma la tensione non si ferma a Washington. Alla Tufts University, una studentessa turca, Rumeysa Ozturk, è stata arrestata da agenti in borghese, dopo che mesi fa sul giornale dell'università aveva firmato un articolo che attaccava la politica israeliana a Gaza considerandola “genocida”. Le autorità parlano di “retorica antisemita”, ma testimoni e avvocati smentiscono. 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Dallo scontro senza precedenti con la magistratura alla chiusura di emittenti storiche come Voice of America, passando per attacchi alle università e la risposta alle proteste contro Elon Musk, la Casa Bianca sta ridefinendo i confini del potere. Il tutto mentre il mondo osserva con il fiato sospeso i suoi colloqui con Putin e Zelensky. Il presidente ha lanciato una crociata contro i giudici federali che hanno bloccato le sue politiche, chiedendone l’impeachment in un attacco senza precedenti all’indipendenza della magistratura. Il bersaglio principale? James Boasberg, il giudice che ha bloccato la deportazione di presunti membri di gang venezuelane, decisa dalla Casa Bianca con il controverso Alien Enemies Act del 1798. Trump lo ha definito un "radicale di sinistra" non eletto da nessuno, minacciando di spazzare via quei giudici che ostacolano la sua agenda. Ma qui è arrivata la risposta più potente della settimana: il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spezzato il silenzio e ha attaccato Trump con parole durissime. "L’impeachment non è una soluzione alle sentenze sgradite," ha dichiarato Roberts, ribadendo che negli Stati Uniti esiste un processo di appello per queste decisioni, ricordando anche al presidente che i giudici federali sono nominati a vita e non eletti - come quelli della Corte Suprema - proprio per non poterli condizionare politicamente. Uno scontro frontale tra poteri dello Stato che per ora vede Trump agire con prudenza rispetto alla “tirata d’orecchie” ricevuta dal più importante giudice della Corte Suprema, ma che se andasse avanti potrebbe provocare un terremoto istituzionale mai visto prima nella storia degli Stati Uniti. Negli stessi giorni, l'amministrazione Trump si è trovata a gestire una crescente ondata di proteste contro Elon Musk, oggi a capo del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa. Manifestazioni violente hanno preso di mira la sua Tesla, con attacchi incendiari ai concessionari dell’azienda di automobili in diverse città. L’Attorney General Pam Bondi ha reagito senza mezzi termini: gli atti vandalici contro Tesla saranno trattati come “terrorismo interno”. Ma può davvero il governo equiparare atti di vandalismo alla minaccia terroristica? Se la libertà accademica aveva già subito colpi sotto questa amministrazione, l’ultima settimana ha segnato un’escalation. Badar Khan Suri, un ricercatore della Georgetown University munito di visto e di nazionalità indiana, è stato arrestato dalle autorità federali con l’accusa di diffondere propaganda pro-Hamas. Per il suo avvocato è una persecuzione politica, e il vero motivo del suo arresto è la moglie palestinese. Questo caso ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo accademico, con professori e studenti che parlano di una caccia alle streghe in stile McCarthy. Il rischio? Un clima di paura che potrebbe soffocare il dibattito libero nelle università americane.<br />In cinque giorni, Trump ha dichiarato guerra alla magistratura, stretto il pugno contro accademici e manifestanti, chiuso storiche emittenti e provato a imporre il peso della sua amministrazione nella politica globale.<br />Alcuni pensano che sta smantellando il “deep state”, lo “stato profondo”, altri vedono in questi eventi un pericoloso assalto alla democrazia americana.<br /><br />xo9/gtr/sat]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65011430</guid><pubDate>Fri, 21 Mar 2025 09:45:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65011430/e87e86dd756c9a670071740a9489c25dd4b18dc8.mp3" length="5765908" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  Negli ultimi giorni, l'amministrazione Trump ha scatenato una vera e propria battaglia su più fronti, facendo tremare le istituzioni americane. Dallo scontro senza precedenti con la magistratura alla chiusura di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) -  Negli ultimi giorni, l'amministrazione Trump ha scatenato una vera e propria battaglia su più fronti, facendo tremare le istituzioni americane. Dallo scontro senza precedenti con la magistratura alla chiusura di emittenti storiche come Voice of America, passando per attacchi alle università e la risposta alle proteste contro Elon Musk, la Casa Bianca sta ridefinendo i confini del potere. Il tutto mentre il mondo osserva con il fiato sospeso i suoi colloqui con Putin e Zelensky. Il presidente ha lanciato una crociata contro i giudici federali che hanno bloccato le sue politiche, chiedendone l’impeachment in un attacco senza precedenti all’indipendenza della magistratura. Il bersaglio principale? James Boasberg, il giudice che ha bloccato la deportazione di presunti membri di gang venezuelane, decisa dalla Casa Bianca con il controverso Alien Enemies Act del 1798. Trump lo ha definito un "radicale di sinistra" non eletto da nessuno, minacciando di spazzare via quei giudici che ostacolano la sua agenda. Ma qui è arrivata la risposta più potente della settimana: il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spezzato il silenzio e ha attaccato Trump con parole durissime. "L’impeachment non è una soluzione alle sentenze sgradite," ha dichiarato Roberts, ribadendo che negli Stati Uniti esiste un processo di appello per queste decisioni, ricordando anche al presidente che i giudici federali sono nominati a vita e non eletti - come quelli della Corte Suprema - proprio per non poterli condizionare politicamente. Uno scontro frontale tra poteri dello Stato che per ora vede Trump agire con prudenza rispetto alla “tirata d’orecchie” ricevuta dal più importante giudice della Corte Suprema, ma che se andasse avanti potrebbe provocare un terremoto istituzionale mai visto prima nella storia degli Stati Uniti. Negli stessi giorni, l'amministrazione Trump si è trovata a gestire una crescente ondata di proteste contro Elon Musk, oggi a capo del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa. Manifestazioni violente hanno preso di mira la sua Tesla, con attacchi incendiari ai concessionari dell’azienda di automobili in diverse città. L’Attorney General Pam Bondi ha reagito senza mezzi termini: gli atti vandalici contro Tesla saranno trattati come “terrorismo interno”. Ma può davvero il governo equiparare atti di vandalismo alla minaccia terroristica? Se la libertà accademica aveva già subito colpi sotto questa amministrazione, l’ultima settimana ha segnato un’escalation. Badar Khan Suri, un ricercatore della Georgetown University munito di visto e di nazionalità indiana, è stato arrestato dalle autorità federali con l’accusa di diffondere propaganda pro-Hamas. Per il suo avvocato è una persecuzione politica, e il vero motivo del suo arresto è la moglie palestinese. Questo caso ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo accademico, con professori e studenti che parlano di una caccia alle streghe in stile McCarthy. Il rischio? Un clima di paura che potrebbe soffocare il dibattito libero nelle università americane.<br />In cinque giorni, Trump ha dichiarato guerra alla magistratura, stretto il pugno contro accademici e manifestanti, chiuso storiche emittenti e provato a imporre il peso della sua amministrazione nella politica globale.<br />Alcuni pensano che sta smantellando il “deep state”, lo “stato profondo”, altri vedono in questi eventi un pericoloso assalto alla democrazia americana.<br /><br />xo9/gtr/sat]]></itunes:summary><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:keywords>badar khan suri,donald trump,elon musk,italpress,putin,voice of america,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 10</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-10--64878422</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Con Wall Street in picchiata la Casa Bianca di Trump sembra un Castello di Carta. La presidenza di Donald è sempre stata un ottovolante, ma questa settimana il tracciato punta dritto verso un burrone. In soli cinque giorni, le sue decisioni erratiche hanno scosso Wall Street, allarmato gli alleati e persino diviso il suo partito. Se i dazi non sono una tattica, ma la strategia di lungo termine di Trump per “Make America Great Again”, cosa succederà quando l’inflazione salirà e il potere d’acquisto degli americani crollerà?<br />Trump ha sempre vantato il suo ruolo nel mantenere l’economia forte, ma ora la sua guerra dei dazi sta facendo crollare la fiducia di Wall Street.<br />L’ultima impennata delle tariffe su acciaio e alluminio canadesi - fino al 50% - ha gettato nel panico gli investitori. L’S&P 500 è già sceso oltre il 10% dal suo massimo, e dietro le quinte i CEO delle grandi aziende preparano una ribellione.<br />"Se il mercato crolla oltre il 20%, inizieranno ad attaccare pubblicamente Trump", ha rivelato una fonte al Wall Street Journal. Se l’economia affonda, anche il più grande argomento elettorale di Trump potrebbe trasformarsi nella sua rovina.<br />Intanto mentre le azioni Tesla precipitano, Trump cerca disperatamente di salvare Musk. Il Dipartimento dell’Efficienza (DOGE), affidato a Elon Musk, è sotto accusa per licenziamenti selvaggi, tagli senza criterio e un piano per privatizzare la previdenza sociale. Trump interviene? No, anzi. Si fa filmare mentre compra una Tesla alla Casa Bianca.<br />Minaccia anche azioni contro chi specula su Tesla e chi protesta contro Musk. Ma i mercati non si controllano con le minacce. La fiducia in Musk sta evaporando. <br /><br />xo9/gsl/sat]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64878422</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2025 10:31:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64878422/98d0528e849d25acad154c78efb7b5c5ff63349f.mp3" length="6465940" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Con Wall Street in picchiata la Casa Bianca di Trump sembra un Castello di Carta. La presidenza di Donald è sempre stata un ottovolante, ma questa settimana il tracciato punta dritto verso un burrone. In soli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Con Wall Street in picchiata la Casa Bianca di Trump sembra un Castello di Carta. La presidenza di Donald è sempre stata un ottovolante, ma questa settimana il tracciato punta dritto verso un burrone. In soli cinque giorni, le sue decisioni erratiche hanno scosso Wall Street, allarmato gli alleati e persino diviso il suo partito. Se i dazi non sono una tattica, ma la strategia di lungo termine di Trump per “Make America Great Again”, cosa succederà quando l’inflazione salirà e il potere d’acquisto degli americani crollerà?<br />Trump ha sempre vantato il suo ruolo nel mantenere l’economia forte, ma ora la sua guerra dei dazi sta facendo crollare la fiducia di Wall Street.<br />L’ultima impennata delle tariffe su acciaio e alluminio canadesi - fino al 50% - ha gettato nel panico gli investitori. L’S&P 500 è già sceso oltre il 10% dal suo massimo, e dietro le quinte i CEO delle grandi aziende preparano una ribellione.<br />"Se il mercato crolla oltre il 20%, inizieranno ad attaccare pubblicamente Trump", ha rivelato una fonte al Wall Street Journal. Se l’economia affonda, anche il più grande argomento elettorale di Trump potrebbe trasformarsi nella sua rovina.<br />Intanto mentre le azioni Tesla precipitano, Trump cerca disperatamente di salvare Musk. Il Dipartimento dell’Efficienza (DOGE), affidato a Elon Musk, è sotto accusa per licenziamenti selvaggi, tagli senza criterio e un piano per privatizzare la previdenza sociale. Trump interviene? No, anzi. Si fa filmare mentre compra una Tesla alla Casa Bianca.<br />Minaccia anche azioni contro chi specula su Tesla e chi protesta contro Musk. Ma i mercati non si controllano con le minacce. La fiducia in Musk sta evaporando. <br /><br />xo9/gsl/sat]]></itunes:summary><itunes:duration>405</itunes:duration><itunes:keywords>chuck schumer,corte suprema,italpress,maga,musk,rubio,russia,shutdown,stefano vaccara,tesla,trump,ucraina,wall street</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 9</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-9--64744315</link><description><![CDATA[NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Anche questa settimana, Donald Trump è stato il protagonista assoluto della scena politica americana e mondiale. Negli Stati Uniti, ogni giornale, ogni rete televisiva ha aperto ogni giorno con lui.<br />Dal suo discorso al Congresso ai rapporti con l’Ucraina, dalle tensioni commerciali alle sconfitte in tribunale, le sue dichiarazioni e azioni hanno scatenato reazioni forti e analisi critiche.<br />Martedì sera, Trump ha parlato per 100 minuti davanti al Congresso, il discorso più lungo mai tenuto da un presidente. Mentre i repubblicani lo hanno accolto con applausi e toni trionfalistici, i democratici hanno scelto una protesta silenziosa, alzando piccoli cartelli di dissenso—che però, la sera stessa, sono stati presi in giro dai comici in TV.<br />Un deputato del Texas, Al Green, invece, ha interrotto il discorso gridando contro le politiche di tagli al Medicaid di Trump e per questo è stato espulso dall’aula e poi è stato censurato da un voto della stessa Camera in cui alla maggioranza repubblicana si sono uniti dieci democratici.<br />Molte parti del suo discorso, subito dopo, sono state smontate dai fact-checker, rivelandolo pieno di falsità e numeri inventati.<br />Tra le dichiarazioni più assurde:<br />Social Security e i “pensionati ultracentenari”: Trump ha letto una lunga lista di numeri, sostenendo che milioni di persone con oltre 120 anni starebbero ancora ricevendo assegni della Social Security, alcune addirittura nate più di 150 anni fa. Totale falsità. È vero che esistono casi di persone decedute i cui nomi non sono stati rimossi dal sistema, ma il Social Security ha un meccanismo di verifica della vita che blocca i pagamenti a una certa età senza prova d’esistenza in vita. Paragone con George Washington: Trump ha affermato di aver fatto più del primo presidente degli Stati Uniti. Un’affermazione che gli storici hanno liquidato come ridicola. Anche la lettera di Zelensky ha creato critiche: Trump ha letto un passaggio in cui il presidente ucraino si dice pronto a negoziare con la Russia. Ma questa dichiarazione arriva dopo il fallimentare incontro tra i due alla Casa Bianca, in cui Trump ha sospeso gli aiuti militari all’Ucraina e anche lo scambio di intelligence tra i due paesi, apparendo sempre più sbilanciato dalla parte della Russia di Putin. Sapeva Zelensky che Trump avrebbe subito rivelato pubblicamente il contenuto della sua lettera diplomatica?<br />Martedì sera, Trump ha anche rilanciato la sua politica protezionistica confermando i dazi su Canada, Messico e Cina e nuove tariffe su Unione Europea, Brasile, India e Corea del Sud.<br />Il giorno dopo, la borsa ha subito un crollo, con gli economisti che avvertono che l’inflazione aumenterà.<br />Trump ha fatto marcia indietro già giovedì, concedendo un mese di rinvio sui dazi che colpiscono l’industria automobilistica americana, fortemente dipendente dai componenti importati dal Canada.<br /><br />sat/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64744315</guid><pubDate>Fri, 07 Mar 2025 08:59:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64744315/009ed03d2ce1483134a9081deb57c82a0d2d11f5.mp3" length="5681812" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Anche questa settimana, Donald Trump è stato il protagonista assoluto della scena politica americana e mondiale. 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Mentre i repubblicani lo hanno accolto con applausi e toni trionfalistici, i democratici hanno scelto una protesta silenziosa, alzando piccoli cartelli di dissenso—che però, la sera stessa, sono stati presi in giro dai comici in TV.<br />Un deputato del Texas, Al Green, invece, ha interrotto il discorso gridando contro le politiche di tagli al Medicaid di Trump e per questo è stato espulso dall’aula e poi è stato censurato da un voto della stessa Camera in cui alla maggioranza repubblicana si sono uniti dieci democratici.<br />Molte parti del suo discorso, subito dopo, sono state smontate dai fact-checker, rivelandolo pieno di falsità e numeri inventati.<br />Tra le dichiarazioni più assurde:<br />Social Security e i “pensionati ultracentenari”: Trump ha letto una lunga lista di numeri, sostenendo che milioni di persone con oltre 120 anni starebbero ancora ricevendo assegni della Social Security, alcune addirittura nate più di 150 anni fa. Totale falsità. È vero che esistono casi di persone decedute i cui nomi non sono stati rimossi dal sistema, ma il Social Security ha un meccanismo di verifica della vita che blocca i pagamenti a una certa età senza prova d’esistenza in vita. Paragone con George Washington: Trump ha affermato di aver fatto più del primo presidente degli Stati Uniti. Un’affermazione che gli storici hanno liquidato come ridicola. Anche la lettera di Zelensky ha creato critiche: Trump ha letto un passaggio in cui il presidente ucraino si dice pronto a negoziare con la Russia. Ma questa dichiarazione arriva dopo il fallimentare incontro tra i due alla Casa Bianca, in cui Trump ha sospeso gli aiuti militari all’Ucraina e anche lo scambio di intelligence tra i due paesi, apparendo sempre più sbilanciato dalla parte della Russia di Putin. Sapeva Zelensky che Trump avrebbe subito rivelato pubblicamente il contenuto della sua lettera diplomatica?<br />Martedì sera, Trump ha anche rilanciato la sua politica protezionistica confermando i dazi su Canada, Messico e Cina e nuove tariffe su Unione Europea, Brasile, India e Corea del Sud.<br />Il giorno dopo, la borsa ha subito un crollo, con gli economisti che avvertono che l’inflazione aumenterà.<br />Trump ha fatto marcia indietro già giovedì, concedendo un mese di rinvio sui dazi che colpiscono l’industria automobilistica americana, fortemente dipendente dai componenti importati dal Canada.<br /><br />sat/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>356</itunes:duration><itunes:keywords>amy coney barrett,elon musk,giustizia,italpress,stati uniti,stefano vaccara,trump congresso,ucraina,washington</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 8</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-8--64621230</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Trump porta avanti la sua agenda con un’efficienza spietata. Per i suoi sostenitori dimostra determinazione nel rispettare le promesse; per gli oppositori solo forza distruttiva che dovrebbe far impallidire anche coloro che lo hanno votato. Trump cavalca una presidenza che appare sempre più “imperiale”, con due campi principali d’azione dai segnali più preoccupanti: l’abbandono dell’Ucraina e, sul fronte interno, la demolizione delle agenzie federali eseguita da Elon Musk.<br />Sull’Ucraina Trump ha ribaltato tutto, definendo Zelensky il dittatore responsabile della guerra invece che Putin. Zelensky mentre parliamo è in volo verso Washington per firmare alla Casa Bianca un accordo sulle terre rare con Trump. Ma più che un’intesa tra i leader di due paesi alleati, questa ormai appare come un’estorsione in pieno stile mafioso, con una differenza: almeno un boss assicura protezione in cambio del pizzo. Don Donald, invece, vuole le materie prime ucraine senza offrire alcuna garanzia di sicurezza in cambio. L’intesa dovrebbe concedere infatti alle aziende americane il controllo sulle risorse strategiche ucraine, come litio e titanio, mentre Trump rifiuta di impegnare gli USA in un accordo di sicurezza che possa realmente proteggere Kyiv.<br />Zelensky non ha scelta: questa firma richiesta da Don Donald è come accettare un affare “che non si può rifiutare”.<br />Ancora più scioccante per il mondo intero, quando alle Nazioni Unite questa settimana gli Stati Uniti hanno rifiutato di condannare l’invasione russa dell’Ucraina. Washington all’Assemblea Generale si è dissociata dalla risoluzione degli alleati e ha votato insieme a Russia, Bielorussia e Corea del Nord. Poi al Consiglio di Sicurezza, ecco approvata una risoluzione americana “per la pace” che assolve la Russia: Francia e Regno Unito non hanno avuto il coraggio di porre il veto, ma insieme agli altri paesi europei del Consiglio hanno mostrato il dissenso astenendosi. Il francese Macron e il britannico Starmer vanno alla Casa Bianca e implorano Trump che non si può correre il rischio di una pace che premia la Russia. Trump fa finta di nulla e semmai sfodera la sua arma preferita: le tariffe. Ha confermato che il 4 marzo partiranno quelle del 25% per Messico e Canada e un 10% in più per la Cina. All’Europa unita, accusata da Trump di essersi formata “per fregare gli Stati Uniti”, dazi al 25% senza eccezioni.  Col Regno Unito, Trump - almeno in pubblico - usa i guanti e ricevendo il premier Keir Starmer alla Casa Bianca, parla di accordi commerciali molto proficui per entrambi. E quindi eccoci alla questione del DOGE di Elon Musk, con l’aggressione senza precedenti contro lo Stato federale. Trump ha dato al Dipartimento per l’Efficienza Governativa il via libera per demolire le agenzie ritenute “inutili”. Musk ha annunciato che con Doge punta a ridurre il debito pubblico di 3 mila miliardi di dollari entro settembre 2025, cioè deve tagliare 10 miliardi di dollari al giorno. Musk ha sottolineato l'urgenza di queste misure, dichiarando che la nazione rischia la bancarotta. I ministri di Trump lo ascoltavano prima impietriti, poi applaudendo al segnale del presidente che annuncia ai giornalisti in sala che tutti, nel suo governo, amano il lavoro che Musk sta facendo. <br />x09/mgg/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64621230</guid><pubDate>Fri, 28 Feb 2025 09:16:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64621230/456c975f426525cd26b0ecd90deb9f334ca2e3c4.mp3" length="5645332" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Trump porta avanti la sua agenda con un’efficienza spietata. 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Ma più che un’intesa tra i leader di due paesi alleati, questa ormai appare come un’estorsione in pieno stile mafioso, con una differenza: almeno un boss assicura protezione in cambio del pizzo. Don Donald, invece, vuole le materie prime ucraine senza offrire alcuna garanzia di sicurezza in cambio. L’intesa dovrebbe concedere infatti alle aziende americane il controllo sulle risorse strategiche ucraine, come litio e titanio, mentre Trump rifiuta di impegnare gli USA in un accordo di sicurezza che possa realmente proteggere Kyiv.<br />Zelensky non ha scelta: questa firma richiesta da Don Donald è come accettare un affare “che non si può rifiutare”.<br />Ancora più scioccante per il mondo intero, quando alle Nazioni Unite questa settimana gli Stati Uniti hanno rifiutato di condannare l’invasione russa dell’Ucraina. Washington all’Assemblea Generale si è dissociata dalla risoluzione degli alleati e ha votato insieme a Russia, Bielorussia e Corea del Nord. Poi al Consiglio di Sicurezza, ecco approvata una risoluzione americana “per la pace” che assolve la Russia: Francia e Regno Unito non hanno avuto il coraggio di porre il veto, ma insieme agli altri paesi europei del Consiglio hanno mostrato il dissenso astenendosi. Il francese Macron e il britannico Starmer vanno alla Casa Bianca e implorano Trump che non si può correre il rischio di una pace che premia la Russia. Trump fa finta di nulla e semmai sfodera la sua arma preferita: le tariffe. Ha confermato che il 4 marzo partiranno quelle del 25% per Messico e Canada e un 10% in più per la Cina. All’Europa unita, accusata da Trump di essersi formata “per fregare gli Stati Uniti”, dazi al 25% senza eccezioni.  Col Regno Unito, Trump - almeno in pubblico - usa i guanti e ricevendo il premier Keir Starmer alla Casa Bianca, parla di accordi commerciali molto proficui per entrambi. E quindi eccoci alla questione del DOGE di Elon Musk, con l’aggressione senza precedenti contro lo Stato federale. Trump ha dato al Dipartimento per l’Efficienza Governativa il via libera per demolire le agenzie ritenute “inutili”. Musk ha annunciato che con Doge punta a ridurre il debito pubblico di 3 mila miliardi di dollari entro settembre 2025, cioè deve tagliare 10 miliardi di dollari al giorno. Musk ha sottolineato l'urgenza di queste misure, dichiarando che la nazione rischia la bancarotta. 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Sin dal primo giorno, Trump ha dimostrato fretta e determinazione per realizzare il suo programma. Ha firmato una serie di ordini esecutivi per combattere l'immigrazione clandestina, bilanciare i dazi commerciali e per trasformare la pubblica amministrazione. Ha delegato a Elon Musk la supervisione di licenziamenti di massa tra i dipendenti federali, con l'obiettivo di snellire la burocrazia e ridurre la spesa pubblica. I suoi sostenitori vedono in queste azioni la realizzazione delle promesse elettorali e Trump le rilancia, proponendo di restituire ai cittadini una buona parte delle somme ricavate dai tagli alla burocrazia.<br />Se sul fronte interno Trump ha seguito una linea acclamata dai sostenitori, in politica estera ha adottato un approccio decisamente più imprevedibile. Ha proposto l'annessione del Canada come 51º stato, l'acquisizione della Groenlandia e il ritorno al controllo statunitense del Canale di Panama. Inoltre, ha avanzato l'idea di trasformare Gaza in una località turistica gestita dagli Stati Uniti, escludendo la popolazione palestinese. Queste proposte hanno sollevato critiche a livello nazionale mettendo in discussione anche le tradizionali alleanze internazionali degli USA.<br />La questione ucraina rappresenta l'esempio più eclatante della "verità flessibile" adottata dall'amministrazione Trump. In un discorso a Miami, il presidente ha definito Volodymyr Zelensky un "dittatore senza elezioni", accusandolo di aver provocato la guerra con la Russia e di avere solo il 4% dei consensi del popolo ucraino, suscitando indignazione. In risposta, Zelensky ha dichiarato che Trump vive in una "bolla di disinformazione russa".<br />Mentre i suoi sostenitori apprezzano la sua franchezza e la volontà di sfidare lo status quo, molti critici temono che queste posizioni possano isolare ulteriormente gli Stati Uniti sulla scena mondiale. <br /><br />xo9/sat/gtr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64491017</guid><pubDate>Fri, 21 Feb 2025 09:27:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64491017/88cb418cf6ed0f62326b6ef668cfb53aaba00895.mp3" length="5250580" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - In soli trenta giorni dal suo ritorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha ribaltato sia la politica interna che quella estera degli Stati Uniti. 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I suoi sostenitori vedono in queste azioni la realizzazione delle promesse elettorali e Trump le rilancia, proponendo di restituire ai cittadini una buona parte delle somme ricavate dai tagli alla burocrazia.<br />Se sul fronte interno Trump ha seguito una linea acclamata dai sostenitori, in politica estera ha adottato un approccio decisamente più imprevedibile. Ha proposto l'annessione del Canada come 51º stato, l'acquisizione della Groenlandia e il ritorno al controllo statunitense del Canale di Panama. Inoltre, ha avanzato l'idea di trasformare Gaza in una località turistica gestita dagli Stati Uniti, escludendo la popolazione palestinese. Queste proposte hanno sollevato critiche a livello nazionale mettendo in discussione anche le tradizionali alleanze internazionali degli USA.<br />La questione ucraina rappresenta l'esempio più eclatante della "verità flessibile" adottata dall'amministrazione Trump. In un discorso a Miami, il presidente ha definito Volodymyr Zelensky un "dittatore senza elezioni", accusandolo di aver provocato la guerra con la Russia e di avere solo il 4% dei consensi del popolo ucraino, suscitando indignazione. In risposta, Zelensky ha dichiarato che Trump vive in una "bolla di disinformazione russa".<br />Mentre i suoi sostenitori apprezzano la sua franchezza e la volontà di sfidare lo status quo, molti critici temono che queste posizioni possano isolare ulteriormente gli Stati Uniti sulla scena mondiale. <br /><br />xo9/sat/gtr]]></itunes:summary><itunes:duration>329</itunes:duration><itunes:keywords>america week,conflitto russia ucraina,donald trump,elon musk,italpress,kathy hochul,nazioni unite,onu,stafano vaccara,trump ucraina,wang yi,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 6</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-6--64374273</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel sesto episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara evidenzia come, invece di rallentare, Donald Trump abbia messo la quarta nella settimana in cui con una valanga di decisioni politiche suscita entusiasmo ma anche roventi critiche. Tariffe commerciali, licenziamenti nelle agenzie federali, trattative di pace per l’Ucraina e en plein al Senato sulle nomine per il suo governo.<br />Parlando dell’Europa, Trump ha ripetuto che è tosta nell’imporre le sue tariffe e certe multe alle aziende americane - lanciando poi ulteriori accuse all’UE durante una successiva conferenza stampa con il presidente dell’India Narendra Modi, in cui Trump ha detto che gli europei “devono pagare di più perché gli Stati Uniti stanno aiutando l'Ucraina mentre l'Europa invece non ha fatto sentire il suo peso in termini di denaro”.<br />Prima, parlando di tariffe, Trump aveva rivelato ai giornalisti che avrebbe voluto i dazi reciproci per l’Italia, la Spagna, la Francia già nel suo primo mandato ma che la pandemia “per la quale molte persone stavano morendo in questi paesi” gli ha fatto cambiare idea, aggiungendo: “Ho un cuore io”.<br />La marcia in più della settimana di Trump ha avuto il clou con la telefonata con Vladimir Putin, definita dal presidente americano "lunga e altamente produttiva” durante la quale hanno concordato di avviare i negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina. La pace si avvicina? I critici accusano Trump di aver già concesso tutto a Putin e l’ex consigliere della sicurezza nel primo mandato di Trump, John Bolton, ha detto che le proposte a Putin divulgate da Trump e il suo Segretario alla Difesa Pete Hegseth potevano essere state scritte dal Cremlino. Insomma una ricerca della pace che appare una politica di appeasment della Russia.<br />fsc/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64374273</guid><pubDate>Fri, 14 Feb 2025 09:43:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64374273/9d96859f187fc5131e0c44543b6621bad44ddf5d.mp3" length="5111188" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Nel sesto episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara evidenzia come, invece di rallentare, Donald Trump abbia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel sesto episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara evidenzia come, invece di rallentare, Donald Trump abbia messo la quarta nella settimana in cui con una valanga di decisioni politiche suscita entusiasmo ma anche roventi critiche. Tariffe commerciali, licenziamenti nelle agenzie federali, trattative di pace per l’Ucraina e en plein al Senato sulle nomine per il suo governo.<br />Parlando dell’Europa, Trump ha ripetuto che è tosta nell’imporre le sue tariffe e certe multe alle aziende americane - lanciando poi ulteriori accuse all’UE durante una successiva conferenza stampa con il presidente dell’India Narendra Modi, in cui Trump ha detto che gli europei “devono pagare di più perché gli Stati Uniti stanno aiutando l'Ucraina mentre l'Europa invece non ha fatto sentire il suo peso in termini di denaro”.<br />Prima, parlando di tariffe, Trump aveva rivelato ai giornalisti che avrebbe voluto i dazi reciproci per l’Italia, la Spagna, la Francia già nel suo primo mandato ma che la pandemia “per la quale molte persone stavano morendo in questi paesi” gli ha fatto cambiare idea, aggiungendo: “Ho un cuore io”.<br />La marcia in più della settimana di Trump ha avuto il clou con la telefonata con Vladimir Putin, definita dal presidente americano "lunga e altamente produttiva” durante la quale hanno concordato di avviare i negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina. La pace si avvicina? I critici accusano Trump di aver già concesso tutto a Putin e l’ex consigliere della sicurezza nel primo mandato di Trump, John Bolton, ha detto che le proposte a Putin divulgate da Trump e il suo Segretario alla Difesa Pete Hegseth potevano essere state scritte dal Cremlino. 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Una delle mosse più controverse è stata la chiusura improvvisa dell’USAID, l’agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti, con l’annuncio che quasi tutto il personale sarebbe stato posto in congedo amministrativo.<br />x09/mgg/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64244915</guid><pubDate>Fri, 07 Feb 2025 10:33:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64244915/f9cfad201c8c38dea618d1fd2fb87a0b9d1d5db9.mp3" length="5495572" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara evidenzia che la tattica di Donald Trump di inondare gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara evidenzia che la tattica di Donald Trump di inondare gli avversari con una raffica continua di decisioni “shock” rappresenta una strategia ormai ben collaudata che mira a disorientare l’opposizione e i media, impedendo loro di concentrarsi su un singolo suo provvedimento. <br />Elemento chiave della partenza a razzo di Trump è Elon Musk, nominato a capo del Department of Government Efficiency (DOGE), il quale ha avviato l’assalto da “terminator” a diverse agenzie federali. Una delle mosse più controverse è stata la chiusura improvvisa dell’USAID, l’agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti, con l’annuncio che quasi tutto il personale sarebbe stato posto in congedo amministrativo.<br />x09/mgg/gsl]]></itunes:summary><itunes:duration>344</itunes:duration><itunes:keywords>democratici,donald trump,elon musk,flood the zone,italpress,new york,repubblicani,stefano vaccara</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0fc6976a47aead7292dd25fdecf39484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>America Week - Episodio 4</title><link>https://www.spreaker.com/episode/america-week-episodio-4--64076901</link><description><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara parla delle mosse di Donald Trump da quando è rientrato alla Casa Bianca. <br />Altro che “scioccare e stupire”, il presidente è all’attacco ma con il “caos”.  Andare addosso all’avversario politico comunque e in qualunque occasione, anche quando ci sono ancora da recuperare a Washington i corpi inabissati nel fiume Potomac dei poveri passeggeri del volo che arrivava dal Kansas centrato in pieno da un elicottero militare in una collisione che non ha lasciato scampo a tutti i 67 a bordo, compresi i tre militari dell’hawk.<br />A proposito di caos, il 27 gennaio, l'Office of Management and Budget ha emesso una direttiva che ordinava alle agenzie federali di "sospendere temporaneamente tutte le attività relative all'obbligo o all'erogazione di tutti gli aiuti finanziari federali". Questa misura includeva gli aiuti esteri, sovvenzioni e prestiti, con eccezioni per le prestazioni della Sicurezza Sociale e di Medicare. Questa mossa improvvisa ha causato confusione tra i dipendenti pubblici, i legislatori e le organizzazioni non profit, sollevando preoccupazioni sui possibili disservizi nei servizi essenziali.<br />Intanto sono iniziate le tre audizioni al Senato ritenute più rischiose: Robert Kennedy Jr. per il ruolo di Segretario della Salute, Tulsi Gabbard come Direttrice dell’Intelligence Nazionale e Kash Patel come Direttore dell’FBI.  Ognuno di loro ha affrontato un duro interrogatorio sulle proprie qualifiche, dichiarazioni passate e potenziali pregiudizi. Per essere bocciati, più di tre senatori repubblicani devono essere contrari alle nomine e tutto è ancora possibile.<br /><br />xo9/gtr/fsc]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64076901</guid><pubDate>Fri, 31 Jan 2025 09:57:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64076901/d40d9c807ecd591b02d92e695831cd3e1c864d4b.mp3" length="5356948" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara parla delle mosse di Donald Trump da quando è rientrato alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara parla delle mosse di Donald Trump da quando è rientrato alla Casa Bianca. <br />Altro che “scioccare e stupire”, il presidente è all’attacco ma con il “caos”.  Andare addosso all’avversario politico comunque e in qualunque occasione, anche quando ci sono ancora da recuperare a Washington i corpi inabissati nel fiume Potomac dei poveri passeggeri del volo che arrivava dal Kansas centrato in pieno da un elicottero militare in una collisione che non ha lasciato scampo a tutti i 67 a bordo, compresi i tre militari dell’hawk.<br />A proposito di caos, il 27 gennaio, l'Office of Management and Budget ha emesso una direttiva che ordinava alle agenzie federali di "sospendere temporaneamente tutte le attività relative all'obbligo o all'erogazione di tutti gli aiuti finanziari federali". Questa misura includeva gli aiuti esteri, sovvenzioni e prestiti, con eccezioni per le prestazioni della Sicurezza Sociale e di Medicare. Questa mossa improvvisa ha causato confusione tra i dipendenti pubblici, i legislatori e le organizzazioni non profit, sollevando preoccupazioni sui possibili disservizi nei servizi essenziali.<br />Intanto sono iniziate le tre audizioni al Senato ritenute più rischiose: Robert Kennedy Jr. per il ruolo di Segretario della Salute, Tulsi Gabbard come Direttrice dell’Intelligence Nazionale e Kash Patel come Direttore dell’FBI.  Ognuno di loro ha affrontato un duro interrogatorio sulle proprie qualifiche, dichiarazioni passate e potenziali pregiudizi. 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Ordina le deportazioni degli immigrati illegali - autorizzando a cercarli anche nelle chiese e nelle scuole - e abolendo in tutti i ministeri federali le direttive DEI (diversità equità e inclusività). Poi minaccia anche l’Europa che se non vorrà pagare dazi, deve investire e fabbricare i suoi prodotti in America. <br />x09/mgg/gsl (video di Stefano Vaccara)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63873535</guid><pubDate>Fri, 24 Jan 2025 11:48:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/63873535/907b564a1e4cf3127831965eb2e2ebe2a5c1e684.mp3" length="6489364" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara evidenzia che, con il discorso dell’inaugurazione, ma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di “America Week”, il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti, Stefano Vaccara evidenzia che, con il discorso dell’inaugurazione, ma soprattutto con decine di executive order firmati lo stesso giorno dalla Casa Bianca, Donald Trump mantiene le promesse fatte in campagna elettorale ai suoi sostenitori MAGA. Ordina le deportazioni degli immigrati illegali - autorizzando a cercarli anche nelle chiese e nelle scuole - e abolendo in tutti i ministeri federali le direttive DEI (diversità equità e inclusività). 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Intanto al Congresso si tengono le audizioni per vistare i nominati al governo della nuova amministrazione repubblicana, ma chi rischia di essere bocciato? Nonostante gli scandali Pete Hegseth riuscirà a diventare capo del Pentagono e sicuramente anche l'italoamericana Pam Bondi, la brillante ex avvocato di Trump, diventerà ministra della giustizia. Allora chi rischia? Forse Robert Kennedy jr alla Sanità e Tulsi Gabbard per la National Intelligence.<br />x09/mgg/gsl]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63723457</guid><pubDate>Fri, 17 Jan 2025 08:35:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/63723457/5fb83212e4279b7ccba85497ef592d64a9aacd69.mp3" length="5585428" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Nel secondo episodio di “America Week” - il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti - Stefano Vaccara evidenzia che, mentre si prepara l'inauguration...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel secondo episodio di “America Week” - il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti - Stefano Vaccara evidenzia che, mentre si prepara l'inauguration "miliardaria" a Washington del 20 gennaio per Donald Trump, alla Casa Bianca Joe Biden pronuncia un discorso d'addio in cui il vecchio presidente mette in guardia gli americani dai pericoli del complesso tecnologico industriale con un messaggio simile a quello del presidente Eisenhower. Intanto al Congresso si tengono le audizioni per vistare i nominati al governo della nuova amministrazione repubblicana, ma chi rischia di essere bocciato? Nonostante gli scandali Pete Hegseth riuscirà a diventare capo del Pentagono e sicuramente anche l'italoamericana Pam Bondi, la brillante ex avvocato di Trump, diventerà ministra della giustizia. Allora chi rischia? 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Il presidente Joe Biden, che doveva partire per l’Italia, ha rinunciato al suo ultimo viaggio ufficiale per coordinare gli aiuti federali per la California. Mentre il presidente eletto Donald Trump non perde tempo per approfittare del disastro di Los Angeles e attaccare lo stesso Biden e il governatore democratico Gavin Newsom.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63728498</guid><pubDate>Thu, 09 Jan 2025 19:10:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/63728498/8ffe5112074dd3f0773816a6f47e1e4d58a1f70d.mp3" length="6777904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Agenzia di Stampa ITALPRESS</itunes:author><itunes:subtitle>NEW YORK (ITALPRESS) - Nel primo episodio di “America Week” - il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti - Stefano Vaccara racconta l’incendio che sta distruggendo interi quartieri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NEW YORK (ITALPRESS) - Nel primo episodio di “America Week” - il nuovo appuntamento dell'Italpress che ogni settimana da New York propone notizie e analisi dagli Stati Uniti - Stefano Vaccara racconta l’incendio che sta distruggendo interi quartieri di Los Angeles, metropoli da dieci milioni di abitanti e capitale dell’industria dello show business americano. 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