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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Alla scoperta dei comuni della provincia di Belluno</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/alla-scoperta-dei-comuni-della-provincia-di-belluno--6184760</link><description><![CDATA[Alla scoperta di comuni della provincia di Belluno. Un progetto sostenuto dal consorzio BIM Piave.<br />La scoperta della Provincia di Belluno procede attraverso un emozionante viaggio informativo tra i 60 Comuni, in cui la Provincia è suddivisa. In ogni singola puntata si andrà alla scoperta del patrimonio culturale, storico, artistico e paesaggistico del magnifico territorio bellunese, con lo scopo di rafforzare il legame tra la comunità locale e la nostra emittente radiofonica. Attrazioni culturali, artistiche, naturalistiche, luoghi di interesse, eventi culturali, tradizioni popolari, attività turistiche, aneddoti e curiosità ci permetteranno di conoscere meglio i diversi Comuni, di promuovere un turismo responsabile e di contribuire alla tutela, alla conservazione e alla conoscenza del bellissimo patrimonio bellunese. Anche la voce dei/delle Primi/e Cittadini/e ci aiuterà ad approfondire le peculiarità dei Comuni e a incoraggiare il turismo delle radici. L’auspicio dunque è che queste puntate possano essere per tutti i Bellunesi nel mondo un invito a ritrovare le proprie origini, alla scoperta dei luoghi, della cultura, delle tradizioni e dei sapori che caratterizzarono la vita dei propri avi.<br /><br /><b>CON IL CONTRIBUTO DEL CONSORZIO DEI COMUNI DEL BACINO IMBRIFERO MONTANO DEL PIAVE APPARTENENTI ALLA PROVINCIA DI BELLUNO</b>]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6184760/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News Commentary</category><copyright>Copyright radioabm</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg</url><title>Alla scoperta dei comuni della provincia di Belluno</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/alla-scoperta-dei-comuni-della-provincia-di-belluno--6184760</link></image><lastBuildDate>Fri, 09 Aug 2024 10:33:46 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>radioabm</itunes:name><itunes:email>radio@bellunesinelmondo.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:subtitle>Alla scoperta di comuni della provincia di Belluno. Un progetto sostenuto dal consorzio BIM Piave.
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Questo meraviglioso Comune sorge principalmente sulla destra idrografica del Torrente Cordevole, arrampicato sulle ripidissime pendici della Catena dell’Auta, in posizione rialzata rispetto al vicino comune di Cencenighe Agordino, alla confluenza delle valli: Val Biois e Val Cordevole. Il Comune di San Tomaso Agordino è uno dei meno popolosi del Cuore delle Dolomiti; nonostante conti solamente seicentocinquanta abitanti, ha una superfice molto estesa. La caratteristica forse più evidente del Comune di San Tomaso Agordino è che la maggioranza del territorio comunale si colloca in marcata pendenza: il centro comunale, la frazione di Celat, si colloca a un’altitudine di 1082 m; l’abitato di Vare, situato sulle sponde del Cordevole, si trova più di 200 m più a valle (a 852 m). Canacéde, la frazione più alta del Comune, è invece situata a 1367 m. San Tomaso Agordino ha mantenuto anche nell’era della globalizzazione il suo aspetto genuino e tradizionale di piccola borgata dolomitica. Le abitazioni più moderne sono spesso affiancate ad antiche case in pietra e originali fienili in legno, i “tabià”, così come chiesette e sacelli, fontane e persino un pozzo: quello di Piaia. La costruzione più famosa di San Tomàs è indubbiamente il cosiddetto “Vaticano“, una grande dimora familiare situata nella frazione municipale di Celat, a pochi passi dalla piazza. Edificato agli inizi del XVIII secolo, il “Vaticano” di San Tomaso Agordino deve il soprannome alle dimensioni, particolarmente notevoli per il tempo e per il luogo. La facciata è meravigliosamente affrescata con gli ex voto tipici delle Dolomiti, e la struttura “a successive aggiunte” dell’edificio risulta molto curiosa e interessante da vedere. Il “Vaticano” rappresenta un eccellente esempio di architettura tipica autoctona delle Dolomiti. San Tomàs, inoltre, fu la dimora della potente famiglia degli Avoscano (o Avoscani), il cui rappresentante di spicco fu Guadagnino Avoscano, protagonisti della storia locale nel XIV secolo. Il grande castello della nobile famiglia, collocato nella frazione che ancora oggi porta il loro nome, Avoscan, seguì anch’esso la veloce ascesa e il conseguente declino della famiglia, scomparendo in silenzio; oggi, nulla rimane di quella costruzione se non la memoria storica. Oltre alle bellezze storiche, San Tomaso offre la possibilità di vivere esperienze uniche immersi nella natura. Basti pensare alla scarica di pura adrenalina che si può provare con la Zipline più alta delle Dolomiti. Il volo, garantito da moderni sistemi di sicurezza, è composto da due tratte continuative con una stazione intermedia. Si tratta di un’esperienza di circa cinquanta minuti di puro divertimento, ad una velocità massima di 80 km/h, per godere di un punto di vista inedito sul paesaggio circostante, sospesi sopra la vallata Agordina, tra il Civetta e le cime dolomitiche più affascinanti. Suggestivo è inoltre il Sentiero delle Dolomiti in miniatura. Grazie ad un progetto patrocinato dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, artisti provenienti da tutto il mondo stanno scolpendo le cime Dolomitiche in blocchi di Dolomia del Serla, estratti dalla cava di San Tomaso. A partire dal 2017, ogni anno si aggiungono nuove sculture che permettono di apprezzare e riconoscere i profili e le forme delle più iconiche cime come le Tre Cime di Lavaredo, il “Cor”, la Civetta e la Marmolada. Accanto alle innumerevoli attività all’aperto, si aggiungono svariate possibilità offerte dallo sport indoor. Il Comune di San Tomaso Agordino, infatti, è fornito di una palestra di roccia indoor, la Vertik Area Dolomiti, altamente innovativa e destinata a divenire un’eccellenza nel settore dell’arrampicata sportiva. Accanto alla Vertik Area Dolomiti non si può dimenticare il Centro Polisportivo Arena 1082, una struttura coperta pensata per la pratica di sport al coperto quali calcetto, pattinaggio e hockey, ma anche per lo svolgimento di eventi sportivi, ricreativi e culturali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131339</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 15:04:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131339/san_tomaso_agordino.mp3" length="4593080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>San Tomaso Agordino, il cui centro comunale si situa a un’altitudine di 1082 m, è uno dei sedici Comuni dell’Agordino. 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In origine la denominazione del Comune era quella di Roccabruna e pare essere collegata all’esistenza di un maniero o di un fortilizio, oggi non più esistente, sul Sass de la Murada. Proprio questa costruzione giocava un ruolo molto importante nella difesa del territorio agordino e era in costante comunicazione con le vicine fortificazioni di Andraz e di Alleghe. Rocca Pietore è sicuramente uno dei Comuni a maggiore vocazione turistica e condivide la superficie della Marmolada, la Regina delle Dolomiti, con la vicina Val di Fassa in Trentino. A Rocca Pietore appartengono la parete sud, la stazione turistica di Malga Ciapela, la Funivia della Marmolada con le sue articolazioni in quota, Punta Rocca con la terrazza panoramica più alta delle Dolomiti e parte del ghiacciaio. Le attrazioni naturalistiche, a cui si aggiungono un’ottima offerta alberghiera, la possibilità di accedere alla pista più lunga del Dolomiti Superski (“La Bellunese”, con ben dodici chilometri di discesa da brivido), la presenza del più alto museo d’Europa (il Museo Marmolada Grande Guerra a 3000 m) e la celebre Sellaronda o Giro dei Quattro Passi, fanno di Rocca Pietore una delle mete più visitate dell’Agordino e delle Dolomiti. Non si possono dimenticare gli spettacolari Serrai di Sottoguda, situati ai piedi della Marmolada. Si tratta di uno stretto canyon scavato nella roccia dal lento lavorio del torrente Pettorina, lungo circa 2 km, dalle pareti di roccia alte centinaia di metri. Chiusi a seguito della devastazione causata nell’ottobre del 2018 dalla tempesta Vaia, se ne prevede la riapertura, a conclusione dei lavori di ripristino, per l’estate del 2024. Rocca Pietore vanta inoltre una storia di grande indipendenza politica e culturale rispetto alle grandi potenze dell’Europa, che dominavano i territori vicini. Per più di 400 anni, infatti, Rocca Pietore godette di un’indipendenza senza eguali nell’Agordino, rimanendo svincolata sia dalla Repubblica di Venezia che dal Tirolo. Si tratta del periodo della cosiddetta “Magnifica Comunità della Rocca”. La commistione culturale tra la tradizione veneziana da un lato e quella ladina dall’altro è molto sentita agli abitanti del Comune e si manifesta nella parlata, ma anche nelle tradizioni culinarie di luogo. Da non dimenticare le vicende della Prima Guerra Mondiale, che hanno interessato la Marmolada e divenute famose anche grazie alla mitica “Città di Ghiaccio”, ovvero un sistema di gallerie, oggi distrutte per il ritirarsi dei ghiacciai, che i soldati austroungarici realizzarono per rifornire la prima linea senza esporsi ai colpi dell’artiglieria italiana. Frazione molto affascinante di Rocca Pietore, soprattutto per le sue peculiarità architettoniche che sembrano richiamare un gusto orientale, è Bramezza. Secondo una leggenda, nelle prime fasi di vita della Repubblica di Venezia, in questi luoghi furono confinati i prigionieri ottomani, ai quali sarebbe da imputare la contaminazione architettonica propria di Bramezza. Al riguardo non ci sono prove, ma una suggestione sembra trovarsi nel toponimo della vicina Caracoi, molto simile al turco “Kara Koy”, ovvero “Villaggio Nero”. Vera o meno, la leggenda dei Turchi di Bramezza è capace di richiamare in questi luoghi molti curiosi visitatori. Dal 2018, il comune di Rocca Pietore è stato insignito del prestigioso riconoscimento di Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Questo prezioso riconoscimento certifica la qualità dell’accoglienza turistica nel Comune.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131338</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 15:02:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131338/rocca_pietore.mp3" length="4573012" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Situato nel cuore delle Dolomiti, ai piedi della Marmolada e cuore geografico delle Dolomiti Unesco, Rocca Pietore è il capoluogo dell’omonimo Comune, conta circa 1200 abitanti e, con i suoi settantasei chilometri quadrati di superficie, è uno dei più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Situato nel cuore delle Dolomiti, ai piedi della Marmolada e cuore geografico delle Dolomiti Unesco, Rocca Pietore è il capoluogo dell’omonimo Comune, conta circa 1200 abitanti e, con i suoi settantasei chilometri quadrati di superficie, è uno dei più vasti dell’Agordino ed è una terra di rare bellezze paesaggistiche e naturali. 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Rocca Pietore vanta inoltre una storia di grande indipendenza politica e culturale rispetto alle grandi potenze dell’Europa, che dominavano i territori vicini. Per più di 400 anni, infatti, Rocca Pietore godette di un’indipendenza senza eguali nell’Agordino, rimanendo svincolata sia dalla Repubblica di Venezia che dal Tirolo. Si tratta del periodo della cosiddetta “Magnifica Comunità della Rocca”. La commistione culturale tra la tradizione veneziana da un lato e quella ladina dall’altro è molto sentita agli abitanti del Comune e si manifesta nella parlata, ma anche nelle tradizioni culinarie di luogo. Da non dimenticare le vicende della Prima Guerra Mondiale, che hanno interessato la Marmolada e divenute famose anche grazie alla mitica “Città di Ghiaccio”, ovvero un sistema di gallerie, oggi distrutte per il ritirarsi dei ghiacciai, che i soldati austroungarici realizzarono per rifornire la prima linea senza esporsi ai colpi dell’artiglieria italiana. Frazione molto affascinante di Rocca Pietore, soprattutto per le sue peculiarità architettoniche che sembrano richiamare un gusto orientale, è Bramezza. Secondo una leggenda, nelle prime fasi di vita della Repubblica di Venezia, in questi luoghi furono confinati i prigionieri ottomani, ai quali sarebbe da imputare la contaminazione architettonica propria di Bramezza. Al riguardo non ci sono prove, ma una suggestione sembra trovarsi nel toponimo della vicina Caracoi, molto simile al turco “Kara Koy”, ovvero “Villaggio Nero”. Vera o meno, la leggenda dei Turchi di Bramezza è capace di richiamare in questi luoghi molti curiosi visitatori. Dal 2018, il comune di Rocca Pietore è stato insignito del prestigioso riconoscimento di Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. 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Chies sorge a 718 m di altezza e la sua sede municipale è a Lamosano, posto poco più a settentrione. Una delle più belle località del Comune di Chies, è rappresentata dalla Val Salatis che si addentra fino a oltre Casera Pian di Stele ed è un buon punto di partenza per escursioni sui rilievi circostanti: Monte Cavallo, Cima delle Vacche e Monte I Muri. Minerali, fossili, reperti paleoveneti, esemplari appartenenti al mondo animale che popolano la vallata dell’Alpago e le altre della Provincia di Belluno e reperti d’interesse botanico fanno parte del Museo di storia naturale a Chies, un’importante attrazione del luogo sotto il profilo naturalistico. Tra i reperti conservati nel Museo di Storia Naturale, spicca su tutti una mandibola di Odontoceto, una specie simile al delfino, che popolava l’antico mare dell’Alpago. La prima occupazione dell’area viene fatta risalire all’Età del Ferro, quando la conca dell’Alpago era una palude e i primi nuclei abitativi furono fondati sulle alture, come Clessum, Codenseanum, Lamosanum, Alpagos. Successivamente, con l’epoca longobarda nacque il sistema delle regole, una sorta di amministrazione del territorio, ancora oggi diffusa a Chies. In età comunale, tutto l'Alpago era governato da Belluno e nel 1324 fu eretto a contea sotto l'amministrazione di Endrighetto di Bongaio, che governava dal castello omonimo. È proprio nella frazione di Lamosano che si ergeva il castello di Endrighetto da Bongaio, di cui purtroppo oggi rimane solo qualche rudere. Il Castello del Bongaio è ricordato anche nello stemma comunale che, infatti, presenta raffigurata la torre del castello e accanto una pecora, emblema della pastorizia, principale sostentamento del paese che, ancora oggi, è largamente praticata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131337</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:59:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131337/chies_alpago.mp3" length="2436824" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Chies d’Alpago e il suo territorio inserito lungo la valle del Tesa, immissario del Lago di Santa Croce, dominato a nord da una lunga catena montuosa che va dal Monte Teverone al Monte Cavallo e che segna il confine con il vicino Friuli, è un ottimo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chies d’Alpago e il suo territorio inserito lungo la valle del Tesa, immissario del Lago di Santa Croce, dominato a nord da una lunga catena montuosa che va dal Monte Teverone al Monte Cavallo e che segna il confine con il vicino Friuli, è un ottimo punto di partenza per itinerari ed escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo. Chies sorge a 718 m di altezza e la sua sede municipale è a Lamosano, posto poco più a settentrione. Una delle più belle località del Comune di Chies, è rappresentata dalla Val Salatis che si addentra fino a oltre Casera Pian di Stele ed è un buon punto di partenza per escursioni sui rilievi circostanti: Monte Cavallo, Cima delle Vacche e Monte I Muri. Minerali, fossili, reperti paleoveneti, esemplari appartenenti al mondo animale che popolano la vallata dell’Alpago e le altre della Provincia di Belluno e reperti d’interesse botanico fanno parte del Museo di storia naturale a Chies, un’importante attrazione del luogo sotto il profilo naturalistico. Tra i reperti conservati nel Museo di Storia Naturale, spicca su tutti una mandibola di Odontoceto, una specie simile al delfino, che popolava l’antico mare dell’Alpago. La prima occupazione dell’area viene fatta risalire all’Età del Ferro, quando la conca dell’Alpago era una palude e i primi nuclei abitativi furono fondati sulle alture, come Clessum, Codenseanum, Lamosanum, Alpagos. Successivamente, con l’epoca longobarda nacque il sistema delle regole, una sorta di amministrazione del territorio, ancora oggi diffusa a Chies. In età comunale, tutto l'Alpago era governato da Belluno e nel 1324 fu eretto a contea sotto l'amministrazione di Endrighetto di Bongaio, che governava dal castello omonimo. È proprio nella frazione di Lamosano che si ergeva il castello di Endrighetto da Bongaio, di cui purtroppo oggi rimane solo qualche rudere. 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Ospitale si presenta come luogo di passaggio per raggiungere le altre località più famose del Cadore. La galleria, recentemente aperta al traffico poco dopo Castellavazzo, e la nuova viabile, consentono di raggiungere Ospitale più velocemente. I nuclei abitati espressivi del Comune, oltre al capoluogo, sono quelli di Davestra, Termine di Cadore e Rivalgo. Davestra sorge sull’altra riva del Piave, Rivalgo poco dopo Ospitale verso Perarolo, mentre Termine, un tempo luogo di passaggio obbligato, dopo la costruzione della sopracitata galleria, non risente più del grande traffico dell’Alemagna. Ospitale merita però una visita più approfondita. Sul suo territorio tante sono le testimonianze del passato come l'antico ospizio, il fortilizio di Termine e l'antica strada romana, a testimonianza di come, da sempre, Ospitale sia stata zona di passaggio e di comunicazione tra nord e sud. Molto importante è il sito archeologico di Paluc, situato nei pressi della frazione di Davestra. Si tratta di un villaggio metallurgico risalente al 1000 d.C. circa, dove sono state rinvenute grosse quantità di scorie prodotte dalla lavorazione del ferro, tracce di strutture abitative in pietra, antichi forni e officine. Dai reperti scoperti, pare che il sito di Paluc fosse il più importante centro di produzione del ferro dell'intero Cadore. Altri elementi d’interesse sono la chiesa parrocchiale del 1290 che conserva, tra le altre, una statua realizzata da Valentino Panciera Besarèl, il lavatoio in pietra con copertura in legno nella piazza del paese e la chiesa di Maria Maddalena a Termine, del 1500. Anche da un punto di vista naturalistico, Ospitale offre diverse opportunità: si possono percorrere alcuni facili sentieri adatti a tutta la famiglia o visitare la Riserva Naturale Val Tovanella. Famosa al tempo della Serenissima, Ospitale fu fonte di approvvigionamento di legname, che veniva consegnato a Venezia attraverso il fiume Piave, sulle cui sponde sorsero diverse segherie, che con il tempo sono state abbandonate. Oggi a Ospitale si sono sviluppate un'industria metallurgica e un impianto di cogenerazione a biomassa, con produzione di energia elettrica attraverso gli scarti della lavorazione del legno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131336</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:58:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131336/ospitale.mp3" length="2980165" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Salendo la Valle del Piave, sulla sua sinistra orografica, sorge, a 539 m di altezza, il paese di Ospitale che deve il suo nome all'antico ospizio del XIV secolo, che un tempo accoglieva pellegrini e viandanti e sulla cui facciata è ancora ben...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Salendo la Valle del Piave, sulla sua sinistra orografica, sorge, a 539 m di altezza, il paese di Ospitale che deve il suo nome all'antico ospizio del XIV secolo, che un tempo accoglieva pellegrini e viandanti e sulla cui facciata è ancora ben visibile una bifora gotica. Ospitale si presenta come luogo di passaggio per raggiungere le altre località più famose del Cadore. La galleria, recentemente aperta al traffico poco dopo Castellavazzo, e la nuova viabile, consentono di raggiungere Ospitale più velocemente. I nuclei abitati espressivi del Comune, oltre al capoluogo, sono quelli di Davestra, Termine di Cadore e Rivalgo. Davestra sorge sull’altra riva del Piave, Rivalgo poco dopo Ospitale verso Perarolo, mentre Termine, un tempo luogo di passaggio obbligato, dopo la costruzione della sopracitata galleria, non risente più del grande traffico dell’Alemagna. Ospitale merita però una visita più approfondita. Sul suo territorio tante sono le testimonianze del passato come l'antico ospizio, il fortilizio di Termine e l'antica strada romana, a testimonianza di come, da sempre, Ospitale sia stata zona di passaggio e di comunicazione tra nord e sud. Molto importante è il sito archeologico di Paluc, situato nei pressi della frazione di Davestra. Si tratta di un villaggio metallurgico risalente al 1000 d.C. circa, dove sono state rinvenute grosse quantità di scorie prodotte dalla lavorazione del ferro, tracce di strutture abitative in pietra, antichi forni e officine. Dai reperti scoperti, pare che il sito di Paluc fosse il più importante centro di produzione del ferro dell'intero Cadore. Altri elementi d’interesse sono la chiesa parrocchiale del 1290 che conserva, tra le altre, una statua realizzata da Valentino Panciera Besarèl, il lavatoio in pietra con copertura in legno nella piazza del paese e la chiesa di Maria Maddalena a Termine, del 1500. Anche da un punto di vista naturalistico, Ospitale offre diverse opportunità: si possono percorrere alcuni facili sentieri adatti a tutta la famiglia o visitare la Riserva Naturale Val Tovanella. Famosa al tempo della Serenissima, Ospitale fu fonte di approvvigionamento di legname, che veniva consegnato a Venezia attraverso il fiume Piave, sulle cui sponde sorsero diverse segherie, che con il tempo sono state abbandonate. Oggi a Ospitale si sono sviluppate un'industria metallurgica e un impianto di cogenerazione a biomassa, con produzione di energia elettrica attraverso gli scarti della lavorazione del legno.]]></itunes:summary><itunes:duration>187</itunes:duration><itunes:keywords>ospitale,ospitale-di-cadore,paluc,provincia-di-belluno,sito-archeologico-paluc</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Agordo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/agordo--60131335</link><description><![CDATA[24 km2 di puro panorama montano, paesaggi mozzafiato e alcune tra le più belle cime delle Dolomiti. Agordo, da sempre, costituisce il centro di riferimento economico e culturale per l’intero comprensorio territoriale, grazie alla presenza dei principali servizi amministrativi e socio-sanitari, ma anche d’importanti attività industriali e commerciali che, negli ultimi anni, si sono ampiamente giovate della grande espansione dell’industria dell’occhiale. La presenza di svariate aziende, tra cui Luxottica con la propria casa-madre, leader di settore sullo scenario internazionale, ha alimentato notevolmente le possibilità occupazionali e di reddito a vantaggio dello sviluppo dell’intero territorio. Agordo, tuttavia, non ha mai smesso di essere una stazione turistica di tutto rilievo, conosciuta per l’equilibrio e la salubrità del suo clima, frequentata anche come base di partenza per le esplorazioni delle innumerevoli bellezze paesaggistiche, ambientali e monumentali presenti nel comprensorio. Superbo è lo scenario naturale di cui si può godere ad Agordo, incastonata tra le più importanti e maestose cime dolomitiche. Sovrastata dalla mole del Framont, l’appendice meridionale del gruppo della Moiazza–Civetta, che ne è anche uno dei simboli, Agordo è il punto perfetto per ammirare la Moiazza, le cime di San Sebastiano, le Cime de Zita, il Monte Celo, la Schiara, le vette dei Monti del Sole, l’imponente Agner, l’Altopiano del Rosetta, le Pale di San Lucano e l’imponente parete meridionale della Marmolada. Dai diversi punti del Comune è possibile inoltre vedere molte altre vette delle Dolomiti, Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO. Non è un caso, quindi, che Agordo fosse stata scelta quale prima sede del Club Alpino Italiano. La fondazione della Sezione “Agordino” del CAI risale al lontano 1868 e la sua sede storica era ospitata presso l’Albergo Miniere, oggi Caffè Miniere, in Piazza della Libertà; dopo oltre un secolo e mezzo, la sede del CAI è ancora presente ad Agordo sul lato opposto della piazza principale. Simbolo di Agordo, è la bella Piazza della Libertà contornata da una lunga teoria di antichi portici che le attribuiscono un tocco tipico, assieme a un’antica fontana con il leone di S. Marco. Un ampio slargo erboso, il cui perimetro è segnato da una doppia alberatura decorativa, è il Broi. Un polmone verde nel cuore di Agordo, dove si tengono alcune fra le principali manifestazioni dell’Agordino. In fondo ad esso si erge il palazzo del Municipio. Si tratta di una costruzione austera realizzata nella seconda metà del secolo scorso. Affascinante è il palazzo Crotta noto più tardi come “de Manzoni”: una significativa villa veneta che si fa ammirare mettendo in mostra, nel giardino e nel parco, diverse statue decorative e all’interno gli affreschi ottocenteschi di Pietro Paoletti. E’ sede di appuntamenti culturali, delle ex scuderie, delle collezioni ottiche e di occhiali della Luxottica con testimonianze e prodotti del settore risalenti a varie epoche. Un tempo, almeno prima della Grande Guerra, il palazzo conservava una buona raccolta di dipinti, ora per lo più dispersi. La chiesa arcidiaconale risale invece al 1513 e sorse nel punto i cui, forse già a partire dal XI secolo, esisteva una struttura ecclesiastica. Fu ristrutturata e ampliata su progetto di Giuseppe Segusini tra il 1836 e il 1852 e consacrata nel settembre dello stesso anno. È intitolata a Santa Maria Nascente la cui festa ricorre l’8 settembre. Le sue decorazioni ad affresco sono di Giovanni de Min. Conserva anche opere di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, Francesco Frigimelica, Alessandro Varotari detto il Padovanino, Antonio Longo, Matteo Ponzoni, Paris Bordon, Domenico Zanchi, Michelangelo Grigoletti, Casagrande, Besarèl e Brustolon. Di pregio l’organo, opera del Cipriani, e l’oreficeria sacra. Nell’oratorio di San Vincenzo Ferreri a Prompicai sono conservate opere di Gregorio Lazzarini, dello Zanchi e una serie di ex voto di autori ignoti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131335</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:56:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131335/agordo.mp3" length="4630704" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>24 km2 di puro panorama montano, paesaggi mozzafiato e alcune tra le più belle cime delle Dolomiti. 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Agordo, tuttavia, non ha mai smesso di essere una stazione turistica di tutto rilievo, conosciuta per l’equilibrio e la salubrità del suo clima, frequentata anche come base di partenza per le esplorazioni delle innumerevoli bellezze paesaggistiche, ambientali e monumentali presenti nel comprensorio. Superbo è lo scenario naturale di cui si può godere ad Agordo, incastonata tra le più importanti e maestose cime dolomitiche. Sovrastata dalla mole del Framont, l’appendice meridionale del gruppo della Moiazza–Civetta, che ne è anche uno dei simboli, Agordo è il punto perfetto per ammirare la Moiazza, le cime di San Sebastiano, le Cime de Zita, il Monte Celo, la Schiara, le vette dei Monti del Sole, l’imponente Agner, l’Altopiano del Rosetta, le Pale di San Lucano e l’imponente parete meridionale della Marmolada. Dai diversi punti del Comune è possibile inoltre vedere molte altre vette delle Dolomiti, Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO. Non è un caso, quindi, che Agordo fosse stata scelta quale prima sede del Club Alpino Italiano. La fondazione della Sezione “Agordino” del CAI risale al lontano 1868 e la sua sede storica era ospitata presso l’Albergo Miniere, oggi Caffè Miniere, in Piazza della Libertà; dopo oltre un secolo e mezzo, la sede del CAI è ancora presente ad Agordo sul lato opposto della piazza principale. Simbolo di Agordo, è la bella Piazza della Libertà contornata da una lunga teoria di antichi portici che le attribuiscono un tocco tipico, assieme a un’antica fontana con il leone di S. Marco. Un ampio slargo erboso, il cui perimetro è segnato da una doppia alberatura decorativa, è il Broi. Un polmone verde nel cuore di Agordo, dove si tengono alcune fra le principali manifestazioni dell’Agordino. In fondo ad esso si erge il palazzo del Municipio. Si tratta di una costruzione austera realizzata nella seconda metà del secolo scorso. Affascinante è il palazzo Crotta noto più tardi come “de Manzoni”: una significativa villa veneta che si fa ammirare mettendo in mostra, nel giardino e nel parco, diverse statue decorative e all’interno gli affreschi ottocenteschi di Pietro Paoletti. E’ sede di appuntamenti culturali, delle ex scuderie, delle collezioni ottiche e di occhiali della Luxottica con testimonianze e prodotti del settore risalenti a varie epoche. Un tempo, almeno prima della Grande Guerra, il palazzo conservava una buona raccolta di dipinti, ora per lo più dispersi. La chiesa arcidiaconale risale invece al 1513 e sorse nel punto i cui, forse già a partire dal XI secolo, esisteva una struttura ecclesiastica. Fu ristrutturata e ampliata su progetto di Giuseppe Segusini tra il 1836 e il 1852 e consacrata nel settembre dello stesso anno. È intitolata a Santa Maria Nascente la cui festa ricorre l’8 settembre. Le sue decorazioni ad affresco sono di Giovanni de Min. Conserva anche opere di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, Francesco Frigimelica, Alessandro Varotari detto il Padovanino, Antonio Longo, Matteo Ponzoni, Paris Bordon, Domenico Zanchi, Michelangelo Grigoletti, Casagrande, Besarèl e Brustolon. Di pregio l’organo, opera del Cipriani, e l’oreficeria sacra. 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Il territorio comunale è vasto e si spinge soprattutto nella parte montana rappresentata da una serie di alture che concorrono a determinare una corona molto interessante che va dai contrafforti del Tomatico, al Peurna, al Roncon e fino all’ampio territorio che sta a settentrione di Cima Grappa. Lo Stizzon è il corso d’acqua principale, attraversa gran parte dell’ambito comunale per unirsi a Feltre con il Colmeda dando origine al torrente Sonna, tributario del Piave. Assieme al capoluogo comunale, fanno riscontro diversi altri nuclei abitati frazionali. Tra questi certamente il più popolato è quello della frazione di Rasai. Il Monte Grappa non è stato solo il terreno di epiche battaglie. È anche un vasto comprensorio montano premiato dall’esistenza di notevoli bellezze paesaggistiche e naturali. Pascoli e boschi, malghe attrezzate, caratteristici sfoiaroj, specie floristiche e vegetazionali interessanti, ambiente geologico con evidenti connotazioni carsiche, abbondanza di bellissimi scorci a nord verso le Dolomiti e a sud, se il cielo è terso, fino alla laguna veneta, fanno di Seren una posto unico. Queste sono alcune delle carte del Grappa al quale fa riscontro la possibilità di escursioni e passeggiate anche alla riscoperta delle vecchie fortificazioni belliche. Infatti, dopo la disfatta di Caporetto avvenuta il 24 ottobre 1917, la linea difensiva italiana si stabilizzò tra il Piave e il Grappa. I combattimenti iniziarono verso la metà di novembre: il Tomatico, il Roncon, il Prassolan, il Monfenera e il Tomba furono le prime montagne a essere teatro dell’avanzata austro-ungarica che tuttavia fu fermata con buoni risultati nonostante la conquista nemica di alcune posizioni. Per alcuni mesi, fu tenuta una guerra di posizione fino al giugno del 1918 quando una grande offensiva delle truppe imperiali mise a dura prova l’apparato difensivo italiano. L’avanzata italiana iniziò in corrispondenza dell’anniversario di Caporetto. L’attacco da parte dell’Armata del Grappa agevolò il compito delle altre armate italiane impegnate sulla linea del Piave. Fu l’inizio dell’epilogo che nel giro di pochissimi giorni portò alla ritirata degli Austro-ungarici, con loro immani perdite, e all’armistizio. Grandissimo fu il tributo che il Comune di Seren del Grappa versò in questa guerra: non solo per i militari e i civili caduti, ma anche per le distruzioni che colpirono tutto il territorio comunale e specialmente la Valle.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131334</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:54:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131334/seren_del_grappa.mp3" length="3186226" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Seren del Grappa si trova a 386 metri d’altitudine, all’imbocco della valle che penetra fin sotto il Massiccio del Grappa, al di là del torrente Stizzon e in adiacenza alla piana di Fonzaso. 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È anche un vasto comprensorio montano premiato dall’esistenza di notevoli bellezze paesaggistiche e naturali. Pascoli e boschi, malghe attrezzate, caratteristici sfoiaroj, specie floristiche e vegetazionali interessanti, ambiente geologico con evidenti connotazioni carsiche, abbondanza di bellissimi scorci a nord verso le Dolomiti e a sud, se il cielo è terso, fino alla laguna veneta, fanno di Seren una posto unico. Queste sono alcune delle carte del Grappa al quale fa riscontro la possibilità di escursioni e passeggiate anche alla riscoperta delle vecchie fortificazioni belliche. Infatti, dopo la disfatta di Caporetto avvenuta il 24 ottobre 1917, la linea difensiva italiana si stabilizzò tra il Piave e il Grappa. I combattimenti iniziarono verso la metà di novembre: il Tomatico, il Roncon, il Prassolan, il Monfenera e il Tomba furono le prime montagne a essere teatro dell’avanzata austro-ungarica che tuttavia fu fermata con buoni risultati nonostante la conquista nemica di alcune posizioni. Per alcuni mesi, fu tenuta una guerra di posizione fino al giugno del 1918 quando una grande offensiva delle truppe imperiali mise a dura prova l’apparato difensivo italiano. L’avanzata italiana iniziò in corrispondenza dell’anniversario di Caporetto. L’attacco da parte dell’Armata del Grappa agevolò il compito delle altre armate italiane impegnate sulla linea del Piave. Fu l’inizio dell’epilogo che nel giro di pochissimi giorni portò alla ritirata degli Austro-ungarici, con loro immani perdite, e all’armistizio. 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L’altro corso d’acqua importante, il Cordevole, segna invece una porzione del confine verso occidente, dove si affacciano i comuni di Santa Giustina e di Sospirolo. Il territorio di Sedico si spinge a nord tanto da comprendere gran parte della valle che si addentra verso l’Agordino e porzioni indicative dei monti appartenenti all’ambito del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e diverse valli minori quali la Val di Piero, la Val Vescovà, la Val Chiusa, la Val Fogare, la Val del Mus, la Val Pegolera. La conformazione del territorio è in prevalenza collinosa per la presenza di numerosi declivi che interessano quasi tutti i distretti, tanto a monte quanto a valle. In corrispondenza dei centri abitati maggiori, lungo la S.S. 50 e lungo la statale Agordina si aprono, tuttavia, vaste pianure che hanno consentito la realizzazione di un cospicuo sistema insediativo, mentre altre zone di pianura, non ancora toccate dall’espansione edilizia, si prestano alla tenuta di colture agricole. Particolarmente ameni sono i colli nella zona di Landrìs, quella a ridosso del Piave nella zona di Villiago, Triva, Pasa e soprattutto quelli posti a nord negli ambiti frazionali di Libano, Bolago e Barp. Che Sedico possa contare su una storia lontana è fuori di discussione. Almeno a giudicare dai rinvenimenti effettuati nella zona di Noal che tenderebbero a dimostrare l’esistenza d’insediamenti risalenti all’incirca a tremila anni fa. In epoca romana, il territorio di Sedico, oltre ad essere sicuramente abitato in alcune sue parti, era certamente attraversato da significative vie di comunicazione come la strada Feltre-Belluno passante sull’asse Bribano-Triva-S. Fermo. Il periodo medioevale vide Sedico o meglio, i suoi castelli, al centro di contese specialmente con i Trevigiani. Le cronache del tempo dicono che, nell’aprile del 1196, i Feltrini e i Bellunesi, guidati dal loro vescovo, si portarono al castello di Mirabello e dopo averlo occupato, presero di mira quello di Landredo, dove uccisero molti soldati trevigiani e altri quaranta ne fecero prigionieri. La dominazione della Serenissima animò ben quattro secoli di storia fino alla caduta della Repubblica di Venezia del 1797. Scrigni di piccoli tesori sono le chiese presenti sul territorio. La nuova chiesa arcipretale di Sedico, costruita dal 1930 al 1938 e consacrata nel 1939, conserva tra le altre opere d’arte una Madonna con il Bambino di Francesco Vecellio, fratello di Tiziano e un dipinto recante S. Giovanni Battista, S. Rocco e S. Caterina attribuito incertamente a Pietro Marescalchi. Nell’abside, un grande crocifisso ligneo sovrasta l’organo e l’altare maggiore. La chiesa di Sedico è già citata nella bolla pontificia di Papa Lucio III del 1185: Plebem de Sedico cum capellis suis ed è intestata a S. Maria Annunziata. Nel capoluogo sorge anche la chiesetta di S. Pietro. Altre cappelle dell’ambito parrocchiale sono quelle dei SS. Gervasio e Protasio a Villa, S. Maria Maddalena a Landrìs, S. Antonio Abate a Villiago, S. Lorenzo a Pasa. E ancora la cappella in stile montano-moderno della Madonna della Salute al Boscon e quella di S. Rocco a Prapavei. A Sedico è possibile coniugare escursioni e cultura grazie anche alla presenza di percorsi che portano a scoprire le numerose frazioni e le piccole ricchezze del territorio come le ville: Villa Manzoni a Patt, Villa Rudio, Villa Miari, Villa Bentivoglio e Villa Giacomini - Miari, Villa Crotta e Villa Zuppani; la bella chiesa di S. Nicolò a Bribano del 1502 o la chiesetta di S. Giorgio sul monte omonimo, da cui godere di una bella panoramica sulla vallata bellunese; la Pala Alta e i selvaggi Monti del Sole. Meritano sicuramente una visita il sito panoramico del Castelliere di Noal, una zona archeologica, i cui ritrovamenti testimoniano la presenza di un villaggio paleoveneto (o castelliere) nell'età del bronzo e del ferro; l'antico ospizio di Candaten, posizionato all'interno dell'itinerario tematico "La Via degli Ospizi", con area attrezzata per pic nic e il Museo del 7 Reggimento Alpini situato a Villa De Manzoni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131333</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:52:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131333/sedico.mp3" length="5283118" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Sedico dispone di un vasto territorio che si adagia sulla destra orografica del Piave, che ne limita il confine meridionale. 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In corrispondenza dei centri abitati maggiori, lungo la S.S. 50 e lungo la statale Agordina si aprono, tuttavia, vaste pianure che hanno consentito la realizzazione di un cospicuo sistema insediativo, mentre altre zone di pianura, non ancora toccate dall’espansione edilizia, si prestano alla tenuta di colture agricole. Particolarmente ameni sono i colli nella zona di Landrìs, quella a ridosso del Piave nella zona di Villiago, Triva, Pasa e soprattutto quelli posti a nord negli ambiti frazionali di Libano, Bolago e Barp. Che Sedico possa contare su una storia lontana è fuori di discussione. Almeno a giudicare dai rinvenimenti effettuati nella zona di Noal che tenderebbero a dimostrare l’esistenza d’insediamenti risalenti all’incirca a tremila anni fa. In epoca romana, il territorio di Sedico, oltre ad essere sicuramente abitato in alcune sue parti, era certamente attraversato da significative vie di comunicazione come la strada Feltre-Belluno passante sull’asse Bribano-Triva-S. Fermo. Il periodo medioevale vide Sedico o meglio, i suoi castelli, al centro di contese specialmente con i Trevigiani. Le cronache del tempo dicono che, nell’aprile del 1196, i Feltrini e i Bellunesi, guidati dal loro vescovo, si portarono al castello di Mirabello e dopo averlo occupato, presero di mira quello di Landredo, dove uccisero molti soldati trevigiani e altri quaranta ne fecero prigionieri. La dominazione della Serenissima animò ben quattro secoli di storia fino alla caduta della Repubblica di Venezia del 1797. Scrigni di piccoli tesori sono le chiese presenti sul territorio. La nuova chiesa arcipretale di Sedico, costruita dal 1930 al 1938 e consacrata nel 1939, conserva tra le altre opere d’arte una Madonna con il Bambino di Francesco Vecellio, fratello di Tiziano e un dipinto recante S. Giovanni Battista, S. Rocco e S. Caterina attribuito incertamente a Pietro Marescalchi. Nell’abside, un grande crocifisso ligneo sovrasta l’organo e l’altare maggiore. La chiesa di Sedico è già citata nella bolla pontificia di Papa Lucio III del 1185: Plebem de Sedico cum capellis suis ed è intestata a S. Maria Annunziata. Nel capoluogo sorge anche la chiesetta di S. Pietro. Altre cappelle dell’ambito parrocchiale sono quelle dei SS. Gervasio e Protasio a Villa, S. Maria Maddalena a Landrìs, S. Antonio Abate a Villiago, S. Lorenzo a Pasa. E ancora la cappella in stile montano-moderno della Madonna della Salute al Boscon e quella di S. Rocco a Prapavei. A Sedico è possibile coniugare escursioni e cultura grazie anche alla presenza di percorsi che portano a scoprire le numerose frazioni e le piccole ricchezze del territorio come le ville: Villa Manzoni a Patt, Villa Rudio, Villa Miari, Villa Bentivoglio e Villa Giacomini - Miari, Villa Crotta e Villa Zuppani; la bella chiesa di S. Nicolò a Bribano del 1502 o la chiesetta di S. Giorgio sul monte omonimo, da cui godere di una bella panoramica sulla vallata bellunese; la Pala Alta e i selvaggi Monti del Sole. Meritano sicuramente una visita il sito panoramico del Castelliere di Noal, una zona archeologica, i cui ritrovamenti testimoniano la presenza di un villaggio paleoveneto (o castelliere) nell'età del bronzo e del ferro;...]]></itunes:summary><itunes:duration>331</itunes:duration><itunes:keywords>comune-di-sedico,coredole,escursioni,noal,parco-nazionale-dolomiti-bellu,passeggiate,provincia-di-belluno,sedico,ville</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Soverzene</title><link>https://www.spreaker.com/episode/soverzene--60131332</link><description><![CDATA[Il comune di Soverzene si trova sulla sinistra orografica del Piave all’altezza di Pian di Vedoja che invece insiste dall’altra parte del fiume poco oltre Ponte nelle Alpi. Il paese sorge a 427 m di altezza, è di piccole dimensioni e per secoli ha patito gravi problemi di isolamento, superati dalla provvida costruzione del ponte che unisce le due rive del Piave avvenuta nel 1929. La località è citata per la prima volta in un documento del 1172. L'insediamento stabile era allora già esistente, ma alla fine del XIII secolo contava solo tre nuclei famigliari. L'esiguità del numero di abitanti contraddistinse il paese per secoli, tanto che nel periodo tra le due guerre mondiali, fu il Comune più piccolo d'Italia. Dall'età medievale la popolazione era organizzata nella Regola, istituzione tipica dell'area bellunese basata sull'assemblea dei capifamiglia, che governava la comunità e gestiva i beni comuni. Nella storia istituzionale Soverzene seguì le sorti di Belluno, entrando a far parte dei domini della Repubblica di Venezia dal 1420 al 1797; caduta la Serrenissima, si succedettero le dominazioni francese e austriaca. La notorietà di Soverzene è principalmente collegata alla grande centrale idroelettrica allocata all’interno di una cavità scavata nella roccia della montagna sovrastante. La parrocchia fu istituita solo nel 1975 ma in precedenza, dal 1799, aveva dignità di curazia. Allora era sottoposta alla giurisdizione religiosa della Pieve di Castellavazzo. La chiesa è dedicata a S. Lorenzo Martire. La struttura originaria risale con ogni probabilità al secolo XV ma nei secoli successivi e in particolare all’inizio del 1600 fu parzialmente rifatta e poi nella seconda metà del 1700 venne demolita e subito iniziarono i lavori di ricostruzione. La consacrazione del nuovo edificio avvenne nel 1864. La chiesa conserva, tra le altre opere, dipinti di Girolamo Moech, due pale attribuite ad Antonio Bettio e ancora delle tele di autore ignoto. Il panorama artistico è completato da alcune opere lignee di rilievo tra cui una significativa ancona d’altare. La chiesa ha un nuovo organo della ditta Chichi. È da segnalare inoltre come chiesetta minore la Grotta della Madonna di Lourdes. Nonostante le modeste dimensioni, a Soverzene trovano sede alcune aziende di livello industriale e artigianale che operano nel comparto dell’occhialeria, dei processi galvanotecnici, dell’edilizia, della lavorazione del legno e della ristorazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131332</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:51:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131332/soverzene.mp3" length="3057906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il comune di Soverzene si trova sulla sinistra orografica del Piave all’altezza di Pian di Vedoja che invece insiste dall’altra parte del fiume poco oltre Ponte nelle Alpi. 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Dall'età medievale la popolazione era organizzata nella Regola, istituzione tipica dell'area bellunese basata sull'assemblea dei capifamiglia, che governava la comunità e gestiva i beni comuni. Nella storia istituzionale Soverzene seguì le sorti di Belluno, entrando a far parte dei domini della Repubblica di Venezia dal 1420 al 1797; caduta la Serrenissima, si succedettero le dominazioni francese e austriaca. La notorietà di Soverzene è principalmente collegata alla grande centrale idroelettrica allocata all’interno di una cavità scavata nella roccia della montagna sovrastante. La parrocchia fu istituita solo nel 1975 ma in precedenza, dal 1799, aveva dignità di curazia. Allora era sottoposta alla giurisdizione religiosa della Pieve di Castellavazzo. La chiesa è dedicata a S. Lorenzo Martire. La struttura originaria risale con ogni probabilità al secolo XV ma nei secoli successivi e in particolare all’inizio del 1600 fu parzialmente rifatta e poi nella seconda metà del 1700 venne demolita e subito iniziarono i lavori di ricostruzione. La consacrazione del nuovo edificio avvenne nel 1864. La chiesa conserva, tra le altre opere, dipinti di Girolamo Moech, due pale attribuite ad Antonio Bettio e ancora delle tele di autore ignoto. Il panorama artistico è completato da alcune opere lignee di rilievo tra cui una significativa ancona d’altare. La chiesa ha un nuovo organo della ditta Chichi. È da segnalare inoltre come chiesetta minore la Grotta della Madonna di Lourdes. 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Posta al confine tra Veneto e Trentino, Falcade è circondata da alcune delle vette dolomitiche più belle: Marmolada, Civetta, Pale di San Martino, Cime del Focobon e Cime d’Auta. Divisa tra due conche, quella di Caviola, e quella di Falcade vero e proprio, la parte terminale della Val Biois regala scenari di rara suggestione. Superato Caviola, importante luogo di villeggiatura, a 1145 m, si trova l’agglomerato principale che fa da capoluogo comunale; poco sopra, sulla strada verso il passo Vallés e il passo San Pellegrino, è posta la frazione di Falcade Alto. Tutt’intorno nel territorio, vi sono le altre frazioni di: Le Fratte, Ganz, Somor, Molino, Villotta, Valt, Sappade, Tabiadon di Val, Marmolada. E poi le varie borgate come Le Coste, Canes, Caverson, Zingari Bassi, Valfredda, Cayada e Ronch. Nella stagione invernale, a Falcade si possono praticare innumerevoli sport sulla neve: lo sci nella ski area Falcade San Pellegrino, lo sci alpinismo con itinerari per tutti i livelli, lo sci di fondo al Centro Fondo Pietro Scola proprio in centro a Falcade, ma anche escursioni a piedi, pattinaggio, ciaspe. In estate sono invece i trekking, le ferrate, le pedalate e le passeggiate a farla da padrone. Con la primavera, quando la natura si risveglia, è possibile ammirare lo spettacolo dei prati ricoperti di coloratissime fioriture, come quella dei crochi in Valfredda. L’autunno regala invece la bellezza del foliage: gli alberi si vestono di colori caldi e avvolgenti. L’enrosadìra sulle Dolomiti, all’alba e al tramonto, tinge di rosa il paesaggio, regalando atmosfere straordinarie. Suggestive sono le chiese che costellano l’area, come la chiesa di Falcade Alto, risalente al XV secolo e dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano, che annovera alcune rilevanti opere d’arte tra cui un crocefisso ligneo dello scultore locale Giovanni Marchiori e una pala dell’altar maggiore attribuita al pittore fassano Valentino Rovisi. Un gioiello tutto da visitare è lo studio-museo privato dello scultore Augusto Murer in località Fornapiana di Molino. Inaugurato nel 1986, dopo la sua morte, raccoglie all’interno e all’esterno molte realizzazioni significative dell’artista falcadino. Alcune sue opere si trovano anche al Museo Ermitage di San Pietroburgo. Completano il bel colpo d’occhio a livello architettonico anche i numerosi “Tabià” ovvero i fienili in legno di larice usati fino a pochi anni fa come ricovero per gli animali, deposito di attrezzature agricole e stoccaggio di foraggio da dare agli animali durante la stagione fredda. Da non dimenticare i numerosi affreschi antichi, con motivi religiosi e non, che abbelliscono le facciate delle case, dipinti a protezione da incendi e malattie contagiose. Dal 2009 le Dolomiti sono Patrimonio Unesco e Falcade ne fa parte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131331</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:49:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131331/falcade.mp3" length="3880887" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Falcade è il centro più importante della Valle del Biois e sorge in un contesto d’incomparabile bellezza animato da boschi, prati e splendide cime montuose che hanno fatto della cittadina una rinomata stazione di turismo estivo e invernale. 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Tutt’intorno nel territorio, vi sono le altre frazioni di: Le Fratte, Ganz, Somor, Molino, Villotta, Valt, Sappade, Tabiadon di Val, Marmolada. E poi le varie borgate come Le Coste, Canes, Caverson, Zingari Bassi, Valfredda, Cayada e Ronch. Nella stagione invernale, a Falcade si possono praticare innumerevoli sport sulla neve: lo sci nella ski area Falcade San Pellegrino, lo sci alpinismo con itinerari per tutti i livelli, lo sci di fondo al Centro Fondo Pietro Scola proprio in centro a Falcade, ma anche escursioni a piedi, pattinaggio, ciaspe. In estate sono invece i trekking, le ferrate, le pedalate e le passeggiate a farla da padrone. Con la primavera, quando la natura si risveglia, è possibile ammirare lo spettacolo dei prati ricoperti di coloratissime fioriture, come quella dei crochi in Valfredda. L’autunno regala invece la bellezza del foliage: gli alberi si vestono di colori caldi e avvolgenti. L’enrosadìra sulle Dolomiti, all’alba e al tramonto, tinge di rosa il paesaggio, regalando atmosfere straordinarie. Suggestive sono le chiese che costellano l’area, come la chiesa di Falcade Alto, risalente al XV secolo e dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano, che annovera alcune rilevanti opere d’arte tra cui un crocefisso ligneo dello scultore locale Giovanni Marchiori e una pala dell’altar maggiore attribuita al pittore fassano Valentino Rovisi. Un gioiello tutto da visitare è lo studio-museo privato dello scultore Augusto Murer in località Fornapiana di Molino. Inaugurato nel 1986, dopo la sua morte, raccoglie all’interno e all’esterno molte realizzazioni significative dell’artista falcadino. Alcune sue opere si trovano anche al Museo Ermitage di San Pietroburgo. Completano il bel colpo d’occhio a livello architettonico anche i numerosi “Tabià” ovvero i fienili in legno di larice usati fino a pochi anni fa come ricovero per gli animali, deposito di attrezzature agricole e stoccaggio di foraggio da dare agli animali durante la stagione fredda. Da non dimenticare i numerosi affreschi antichi, con motivi religiosi e non, che abbelliscono le facciate delle case, dipinti a protezione da incendi e malattie contagiose. 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La tradizione ladina di questa terra, che l’avvicina al mondo tirolese, accoglie il turista che vi soggiorna. Questa identità e questa cultura sono oggi preservate e promosse dall’Istituto Culturale Ladino che ha sede nel seicentesco edificio Casa Chizzali Bonfadini o "Cesa de Jan". Il centro principale, Villagrande, sorge a 1453 metri, in prossimità di un cocuzzolo che si erge in posizione panoramica sulla valle sottostante. In origine, Colle Santa Lucia era parte del principato vescovile di Bressanone e amministrata da un capitano che risiedeva nel Castello di Andraz. Ben altre ventisette piccole frazioni o borgate punteggiano il territorio che, fino al termine della Grande Guerra, era parte dell’Impero austro-ungarico. Divenuto territorio italiano, passò alla Provincia di Belluno nel 1923. Per secoli la fortuna di Colle Santa Lucia è stata legata alle attività silvo-pastorali e alle miniere del Fursil, famose per l’estrazione della siderite manganesifera, usata per produrre le spade. Colle Santa Lucia è centro di sport estivi ed invernali: da qui in poco tempo è possibile raggiungere il Passo Giau, da dove si può accedere al Giro sciistico della Grande Guerra e al Comprensorio delle Cinque Torri e del Passo Falzarego di Cortina. D'estate, la strada che da Colle Santa Lucia porta al Passo Giau è spesso frequentata da ciclisti che ripercorrono una delle storiche tappe del Giro d'Italia, e da appassionati di mountain bike che possono usufruire di numerose strade sterrate tra i boschi, come la Strada della Vena. La Strada della Vena è uno splendido itinerario che permette di ripercorrere le strade che un tempo collegavano i vecchi giacimenti ferrosi del Fursil con il Castello di Andraz, dove era situato il forno vescovile per la lavorazione del ferro e con gli altri forni distribuiti tra Agordino e Zoldano. Una fitta rete di sentieri si snoda tra boschi, pascoli e tabià in legno. Accanto ad escursioni ed itinerari da percorrere a piedi o in bici, Colle Santa Lucia offre molto anche dal punto di vista culturale: il luogo fu teatro di grandi scontri durante la Prima Guerra Mondiale e lo stesso Castello di Andraz, di cui oggi restano alcuni ruderi, venne distrutto da un bombardamento. Basta seguire uno dei percorsi segnalati per raggiungere uno dei tanti Musei a cielo aperto, dove passeggiare tra trincee e camminamenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131330</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:47:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131330/colle_santa_lucia.mp3" length="3202110" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Colle Santa Lucia, a 30 km da Cortina d'Ampezzo, è situato sopra uno sperone di roccia che si incunea nel territorio tra la Val Fiorentina e la Val Cordevole. Dominato da leggendarie montagne quali Civetta, Pelmo e Marmolada, si presta come punto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Colle Santa Lucia, a 30 km da Cortina d'Ampezzo, è situato sopra uno sperone di roccia che si incunea nel territorio tra la Val Fiorentina e la Val Cordevole. Dominato da leggendarie montagne quali Civetta, Pelmo e Marmolada, si presta come punto di partenza per le escursioni nel cuore delle Dolomiti, prima tra tutte quella che porta all'incantevole Passo Giau. La tradizione ladina di questa terra, che l’avvicina al mondo tirolese, accoglie il turista che vi soggiorna. Questa identità e questa cultura sono oggi preservate e promosse dall’Istituto Culturale Ladino che ha sede nel seicentesco edificio Casa Chizzali Bonfadini o "Cesa de Jan". Il centro principale, Villagrande, sorge a 1453 metri, in prossimità di un cocuzzolo che si erge in posizione panoramica sulla valle sottostante. In origine, Colle Santa Lucia era parte del principato vescovile di Bressanone e amministrata da un capitano che risiedeva nel Castello di Andraz. Ben altre ventisette piccole frazioni o borgate punteggiano il territorio che, fino al termine della Grande Guerra, era parte dell’Impero austro-ungarico. Divenuto territorio italiano, passò alla Provincia di Belluno nel 1923. Per secoli la fortuna di Colle Santa Lucia è stata legata alle attività silvo-pastorali e alle miniere del Fursil, famose per l’estrazione della siderite manganesifera, usata per produrre le spade. Colle Santa Lucia è centro di sport estivi ed invernali: da qui in poco tempo è possibile raggiungere il Passo Giau, da dove si può accedere al Giro sciistico della Grande Guerra e al Comprensorio delle Cinque Torri e del Passo Falzarego di Cortina. D'estate, la strada che da Colle Santa Lucia porta al Passo Giau è spesso frequentata da ciclisti che ripercorrono una delle storiche tappe del Giro d'Italia, e da appassionati di mountain bike che possono usufruire di numerose strade sterrate tra i boschi, come la Strada della Vena. La Strada della Vena è uno splendido itinerario che permette di ripercorrere le strade che un tempo collegavano i vecchi giacimenti ferrosi del Fursil con il Castello di Andraz, dove era situato il forno vescovile per la lavorazione del ferro e con gli altri forni distribuiti tra Agordino e Zoldano. Una fitta rete di sentieri si snoda tra boschi, pascoli e tabià in legno. Accanto ad escursioni ed itinerari da percorrere a piedi o in bici, Colle Santa Lucia offre molto anche dal punto di vista culturale: il luogo fu teatro di grandi scontri durante la Prima Guerra Mondiale e lo stesso Castello di Andraz, di cui oggi restano alcuni ruderi, venne distrutto da un bombardamento. 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L’ambiente di questa zona è di una bellezza incomparabile tanto da essere meta di cospicui flussi di turismo estivo e invernale. I nuclei abitati principali del Comune sono: Pécol, Pianaz, Mareson, Fusine, Costa, Brusadaz, Coi, Goima, Gavaz. Altre località minori e varie borgate punteggiano il territorio che si avvale ovunque di scorci bellissimi. Durante l’inverno avventurose sono le discese sugli sci negli oltre 70 km chilometri di piste del comprensorio dello Ski Civetta, le camminate con le ciaspole e intense sono le emozioni dello scialpinismo senza dimenticare lo sci di fondo e la presenza del poligono del biathlon. Durante la bella stagione, trekking, camminate e percorsi di nordic walking permettono di esplorare il territorio, tra boschi e pascoli in scenari unici. Spettacolare è il Lago del Coldai, vera e propria gemma blu, collocata sotto il Civetta. Una peculiarità della zona è la presenza delle impronte di dinosauro, perennemente impresse in un grosso masso franato dal paretone sud-ovest del Pelmetto. È su questo importante blocco di pietra che l'occhio curioso e clinico di Vittorino Cazzetta si soffermò, intuendo che quelle fossette, impresse nella roccia, erano le tracce di almeno tre dinosauri che si trovavano a camminare sul fango del bagnasciuga duecentoventi milioni di anni fa. Il territorio di Zoldo diede anche i natali a un cittadino illustre. È, infatti, ad Astragal di Forno di Zoldo che nacque lo scultore Valentino Panciera Besarel, il quale annovera tra i suoi lavori anche dei preziosi arredi per il Quirinale. Terra di gelatieri e artigiani, il territorio zoldano permette di entrare in contatto con la natura e con tradizioni locali ancora vive. La Val di Zoldo è nota, infatti, anche come la Valle dei Gelatieri. Da queste terre partirono come emigranti molti maestri gelatieri che diffusero l’arte del gelato nel mondo. La fortuna della valle si muove, infatti, attraverso storia e tradizione. Forno di Zoldo, il centro più grande della valle, fu dal XV al XVII secolo un importante polo metallurgico in orbita veneziana, specializzato nell'estrazione di ferro, piombo, zinco e nella siderurgia. Tabià di legno, fienili e stalle, un’architettura tradizionale suggestiva, caratterizza il territorio come si può ammirare nel borgo di Fornesighe e nelle frazioni di Brusadaz e Coi. Bella iniziativa di carattere museale, a Zoldo Alto, è quella che dà luogo al Museo degli usi e dei costumi delle genti della Valle di Goima. Questa è volta alla conservazione, allo studio e alla valorizzazione del patrimonio storico, folklorico, linguistico ed economico della realtà locale. Protagoniste del Museo sono le antiche attività: dall’agricoltura, alla metallurgia, dalla lavorazione del legno a quella dei tessuti. Raccoglie molti attrezzi da lavoro e, come in altri musei d’indole etnografica, è stato ricostruito fedelmente il tipico ambiente interno delle case zoldane.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131329</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:44:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131329/val_di_zoldo.mp3" length="3894663" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il comune di Zoldo si adagia nella valle che sale in direzione di Forcella Staulanza tra il Pelmo e il Civetta, due delle più famose cime dolomitiche. Il Comune è nato nel 2016 in seguito alla fusione dei comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il comune di Zoldo si adagia nella valle che sale in direzione di Forcella Staulanza tra il Pelmo e il Civetta, due delle più famose cime dolomitiche. Il Comune è nato nel 2016 in seguito alla fusione dei comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto. L’ambiente di questa zona è di una bellezza incomparabile tanto da essere meta di cospicui flussi di turismo estivo e invernale. I nuclei abitati principali del Comune sono: Pécol, Pianaz, Mareson, Fusine, Costa, Brusadaz, Coi, Goima, Gavaz. Altre località minori e varie borgate punteggiano il territorio che si avvale ovunque di scorci bellissimi. Durante l’inverno avventurose sono le discese sugli sci negli oltre 70 km chilometri di piste del comprensorio dello Ski Civetta, le camminate con le ciaspole e intense sono le emozioni dello scialpinismo senza dimenticare lo sci di fondo e la presenza del poligono del biathlon. Durante la bella stagione, trekking, camminate e percorsi di nordic walking permettono di esplorare il territorio, tra boschi e pascoli in scenari unici. Spettacolare è il Lago del Coldai, vera e propria gemma blu, collocata sotto il Civetta. Una peculiarità della zona è la presenza delle impronte di dinosauro, perennemente impresse in un grosso masso franato dal paretone sud-ovest del Pelmetto. È su questo importante blocco di pietra che l'occhio curioso e clinico di Vittorino Cazzetta si soffermò, intuendo che quelle fossette, impresse nella roccia, erano le tracce di almeno tre dinosauri che si trovavano a camminare sul fango del bagnasciuga duecentoventi milioni di anni fa. Il territorio di Zoldo diede anche i natali a un cittadino illustre. È, infatti, ad Astragal di Forno di Zoldo che nacque lo scultore Valentino Panciera Besarel, il quale annovera tra i suoi lavori anche dei preziosi arredi per il Quirinale. Terra di gelatieri e artigiani, il territorio zoldano permette di entrare in contatto con la natura e con tradizioni locali ancora vive. La Val di Zoldo è nota, infatti, anche come la Valle dei Gelatieri. Da queste terre partirono come emigranti molti maestri gelatieri che diffusero l’arte del gelato nel mondo. La fortuna della valle si muove, infatti, attraverso storia e tradizione. Forno di Zoldo, il centro più grande della valle, fu dal XV al XVII secolo un importante polo metallurgico in orbita veneziana, specializzato nell'estrazione di ferro, piombo, zinco e nella siderurgia. Tabià di legno, fienili e stalle, un’architettura tradizionale suggestiva, caratterizza il territorio come si può ammirare nel borgo di Fornesighe e nelle frazioni di Brusadaz e Coi. Bella iniziativa di carattere museale, a Zoldo Alto, è quella che dà luogo al Museo degli usi e dei costumi delle genti della Valle di Goima. Questa è volta alla conservazione, allo studio e alla valorizzazione del patrimonio storico, folklorico, linguistico ed economico della realtà locale. Protagoniste del Museo sono le antiche attività: dall’agricoltura, alla metallurgia, dalla lavorazione del legno a quella dei tessuti. 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La porzione sud-occidentale è occupata dalle acque del Lago di Santa Croce, mentre quella sud-orientale dall’Altopiano del Cansiglio. Il Comune è nato a seguito della fusione dei precedenti tre comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago, avvenuta nel 2016. La sede del Comune si trova a Pieve d'Alpago. Al capoluogo fanno corona diverse frazioni e borgate tra cui le principali sono quelle di Curago, Plois, Tignès, Garna, Rorei, Schiucaz, Villa e Paludi. I dintorni di Puos, Farra e Pieve sono caratterizzati dalla natura selvaggia e incontaminata, territorio ideale per le escursioni e le arrampicate. D’inverno non si può dimenticare lo sci d’alpinismo che la fa nettamente da padrone, grazie ai molti itinerari impegnativi e panoramici, alcuni percorribili con le racchette da neve. Il lago di Santa Croce è una meta molto ambita che, oltre ad offrire una spiaggia apprezzata dagli amanti della tintarella, è un vero paradiso per gli appassionati di vela, kitesurf e windsurf, grazie alla brezza che soffia ogni giorno da Sella Fadalto. Il Lago presenta anche una ricca avifauna che lo rende ideale per praticare il birdwatching. Nella frazione di Santa Croce, è stato istituito il Centro sperimentale ittiogenico, volto a tutelare il biotopo lacustre, fornire informazioni sulla flora e la fauna e promuoverne il patrimonio ittico, dotato di specie in via di estinzione. La storia delle varie frazioni è molto antica. Le prime testimonianze scritte che riguardano Puos, per esempio, risalgono al XIII secolo, ma i ritrovamenti di monete romane e i resti del castello longobardo nella frazione di Sitran lasciano pensare ad un passato ancora più remoto. Molte delle tracce storiche furono cancellate dal disastroso terremoto del 1873, una calamità che sconvolse la storia di questa tranquilla località alpina. Restano comunque alcune testimonianze artistiche degne di essere scoperte, legate soprattutto all'arte sacra. La parrocchia dedicata alla Madonna del Rosario ha origini antichissime, probabilmente anteriori all’anno 1000. La chiesa fu ricostruita nel secolo scorso, mentre l’antica Pieve, già citata da una bolla di Papa Lucio III del 1185, fu distrutta in occasione di un terremoto. Chiesette da ricordare sono quelle di S. Floriano a Plois che custodisce un’opera lignea di Andrea Brustolon, San Rocco a Curago, Santa Giustina a Quers, San Rocco a Villa, Santa Chiara in Val di Torch. A Garna si trovano la chiesa sacramentale dedicata a Sant’Antonio Abate e la chiesetta dedicata a San Nicolò. Infine la chiesa parrocchiale di Tignès, dedicata a San Martino Vescovo, fu restaurata nel 1955 e fu eretta in parrocchia cinque anni più tardi, nel 1960.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131328</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:42:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131328/alpago.mp3" length="3266465" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Alpago occupa la parte occidentale dell'omonima regione storico-geografica dell'Alpago, circondata dalle Prealpi Bellunesi, tra la Valle del Piave e la Val Lapisina. La porzione sud-occidentale è occupata dalle acque del Lago di Santa Croce, mentre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Alpago occupa la parte occidentale dell'omonima regione storico-geografica dell'Alpago, circondata dalle Prealpi Bellunesi, tra la Valle del Piave e la Val Lapisina. La porzione sud-occidentale è occupata dalle acque del Lago di Santa Croce, mentre quella sud-orientale dall’Altopiano del Cansiglio. Il Comune è nato a seguito della fusione dei precedenti tre comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago, avvenuta nel 2016. La sede del Comune si trova a Pieve d'Alpago. Al capoluogo fanno corona diverse frazioni e borgate tra cui le principali sono quelle di Curago, Plois, Tignès, Garna, Rorei, Schiucaz, Villa e Paludi. I dintorni di Puos, Farra e Pieve sono caratterizzati dalla natura selvaggia e incontaminata, territorio ideale per le escursioni e le arrampicate. D’inverno non si può dimenticare lo sci d’alpinismo che la fa nettamente da padrone, grazie ai molti itinerari impegnativi e panoramici, alcuni percorribili con le racchette da neve. Il lago di Santa Croce è una meta molto ambita che, oltre ad offrire una spiaggia apprezzata dagli amanti della tintarella, è un vero paradiso per gli appassionati di vela, kitesurf e windsurf, grazie alla brezza che soffia ogni giorno da Sella Fadalto. Il Lago presenta anche una ricca avifauna che lo rende ideale per praticare il birdwatching. Nella frazione di Santa Croce, è stato istituito il Centro sperimentale ittiogenico, volto a tutelare il biotopo lacustre, fornire informazioni sulla flora e la fauna e promuoverne il patrimonio ittico, dotato di specie in via di estinzione. La storia delle varie frazioni è molto antica. Le prime testimonianze scritte che riguardano Puos, per esempio, risalgono al XIII secolo, ma i ritrovamenti di monete romane e i resti del castello longobardo nella frazione di Sitran lasciano pensare ad un passato ancora più remoto. Molte delle tracce storiche furono cancellate dal disastroso terremoto del 1873, una calamità che sconvolse la storia di questa tranquilla località alpina. Restano comunque alcune testimonianze artistiche degne di essere scoperte, legate soprattutto all'arte sacra. La parrocchia dedicata alla Madonna del Rosario ha origini antichissime, probabilmente anteriori all’anno 1000. La chiesa fu ricostruita nel secolo scorso, mentre l’antica Pieve, già citata da una bolla di Papa Lucio III del 1185, fu distrutta in occasione di un terremoto. Chiesette da ricordare sono quelle di S. Floriano a Plois che custodisce un’opera lignea di Andrea Brustolon, San Rocco a Curago, Santa Giustina a Quers, San Rocco a Villa, Santa Chiara in Val di Torch. A Garna si trovano la chiesa sacramentale dedicata a Sant’Antonio Abate e la chiesetta dedicata a San Nicolò. 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I dintorni di Feltre, grazie alla loro natura incontaminata, rendono questa città il punto di partenza ideale per numerose camminate ed escursioni verso le cime montane circostanti, incluse nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e Patrimonio UNESCO. Alle bellezze naturalistiche si aggiungono quelle storico-artistiche. Il centro storico della città è un vero gioiello architettonico, frutto della ricostruzione seguita alla distruzione del 1510, per opera dell’esercito di Massimiliano I d’Asburgo. Arroccata sul Colle delle Capre, Feltre è una delle città murate più suggestive del Veneto. La fortificazione più recente fu approvata e realizzata alla fine del 1400, secondo il progetto di Dionisio da Viterbo. Nello stesso periodo, fu completata Porta Pusterla che collega, attraverso una splendida e austera scalinata in pietra, la cittadella all’altezza del palazzo Pretorio e di Piazza Maggiore con il Campo Giorgio e l’area della cattedrale. Di origini più antiche sono le altre due porte della città: Porta Imperiale, (o Porta Castaldi) che prende il nome dal passaggio di antichi sovrani e Porta Oria, che invece presiede l’accesso da oriente pressoché in cima alla parte ripida della via, dedicata a Lorenzo Luzzo, che da Borgo Ruga sale verso Piazza Maggiore. Le vie del centro storico si snodano tra i palazzi cinquecenteschi dalle facciate affrescate, con bifore e poggioli di foggia rinascimentale che raccontano lo splendore della dominazione veneziana. Attorno alla scenografica Piazza Maggiore, fulcro della vita cittadina, si trovano il Palazzo Pretorio, sede del Comune, e il Palazzo della Ragione che ospita il vecchio Teatro de la Sena, ovvero "della scena", palcoscenico su cui mosse i primi passi artistici il commediografo Carlo Goldoni. Nel Palazzo Bovio-Villabruna Cumano è ospitata la Galleria d'Arte Moderna "Carlo Rizzarda", fondata da uno dei più importanti artisti del ferro battuto dei primi del Novecento che volle lasciarlo in eredità alla sua città per farne un museo d'arte decorativa. Oggi raccoglie la sua collezione d’arte, le sue opere in ferro battuto e una raccolta di vetri veneziani preziosi e coloratissimi recentemente acquisita per donazione.  Quasi a voler eguagliare in altezza le vette feltrine, tra gli edifici del centro storico, spicca il <i>Campanon</i>, la torre del Castello che la tradizione locale denomina “di Alboino”, dal nome del re longobardo che secondo la leggenda lo avrebbe edificato sui resti di strutture esistenti. La Cattedrale è dedicata a S. Pietro Apostolo e ha un’origine molto antica, ma più volte, seguendo le vicissitudini cittadine, fu distrutta e ricostruita. L’abside, in stile gotico e la cripta, sono le uniche che uscirono indenni dalle ultime distruzioni operate dalle truppe di Massimiliano nel 1510. L'interno è organizzato in tre navate con ben tredici altari. Conserva un monumentale organo, del 1767, di Gaetano Callido e numerose opere d’arte tra cui i dipinti di Pietro Marascalchi, Agostino Ridolfi, Giovanni Battista Volpato, Paolo Dal Pozzo, Girolamo Turro, Antonio Lazzarini e diverse statue lignee dello scultore Francesco Terilli. Le opere più preziose della cattedrale sono confluite nel Museo Diocesano Belluno Feltre, di via Paradiso, che conserva capolavori dell’arte sacra dall’alto medioevo all’età contemporanea provenienti dal territorio delle antiche diocesi feltrina e bellunese. In particolare qui è collocata la raffinata croce d'altare post-bizantina in legno di bosso con 485 piccole figure intagliate in soli 44 cm di altezza. A circa tre chilometri da Feltre, in località Anzù, si trova un luogo di grande fascino: il millenario Santuario dei SS. Vittore e Corona, patroni della città, un gioiello dell'arte romanica-bizantina, con preziosi affreschi di scuola giottesca. Feltre presenta alcuni punti di rilevante interesse archeologico. Gli scavi effettuati in piazza Maggiore, davanti alle fontane Lombardesche, hanno consentito il rilevamento di reperti molto importanti che indicano la probabile esistenza del Foro cittadino. Ma è sotto il sagrato del Duomo che è presente un'area archeologica di oltre 900 metri quadri aperta al pubblico nel 1995, dove si possono vedere strutture dell'epoca romana quali strade lastricate, edifici pavimentati a mosaico, botteghe e la prestigiosa sede di alcune associazioni professionali (tutte databili tra il II e il IV secolo d.C.). L'area continuò ad essere viva anche successivamente, con progressivo innalzamento del piano di calpestio, e si notano quindi i resti di edifici di epoca medievale. I principali reperti ritrovati in quest'area, come la monumentale statua del dio della Medicina Esculapio, sono esposti nella sezione archeologica inaugurata nel 2022 nel Museo Civico di Feltre. Il Museo ospita anche una preziosa pinacoteca (opere di Gentile Bellini, Vittore Belliniano, Giambattista Cima da Conegliano, Jacopo Palma il Giovane, Pietro Liberi, Gregorio Lazzarini e Pietro della Vecchia) e una raccolta di sculture lignee, da quelle policrome dei secoli XVI-XVIII al modello di fontana di Valentino Panciera Besarel (1863). Oltre a essere scrigno di tesori storico-artistici e archeologici, Feltre, nel corso dell'anno, propone anche molti eventi sportivi, culturali e ricreativi, tra cui il suggestivo Palio, che ricorda la dedizione di Feltre a Venezia del 1404: la manifestazione è al contempo una rievocazione storica e un'appassionante sfida tra i 4 quartieri nelle gare del tiro con l'arco, staffetta, tiro alla fune e gara dei cavalli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131327</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:40:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131327/feltre.mp3" length="8121061" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il comune di Feltre, con i sui 20.524 abitanti e 100 km2 di estensione, si sviluppa ai piedi delle Vette Feltrine, in prossimità del Piave, all’estremità sud-occidentale della Val Belluna, dove il fiume s’inoltra nell’angusta stretta di Quero. 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La fortificazione più recente fu approvata e realizzata alla fine del 1400, secondo il progetto di Dionisio da Viterbo. Nello stesso periodo, fu completata Porta Pusterla che collega, attraverso una splendida e austera scalinata in pietra, la cittadella all’altezza del palazzo Pretorio e di Piazza Maggiore con il Campo Giorgio e l’area della cattedrale. Di origini più antiche sono le altre due porte della città: Porta Imperiale, (o Porta Castaldi) che prende il nome dal passaggio di antichi sovrani e Porta Oria, che invece presiede l’accesso da oriente pressoché in cima alla parte ripida della via, dedicata a Lorenzo Luzzo, che da Borgo Ruga sale verso Piazza Maggiore. Le vie del centro storico si snodano tra i palazzi cinquecenteschi dalle facciate affrescate, con bifore e poggioli di foggia rinascimentale che raccontano lo splendore della dominazione veneziana. Attorno alla scenografica Piazza Maggiore, fulcro della vita cittadina, si trovano il Palazzo Pretorio, sede del Comune, e il Palazzo della Ragione che ospita il vecchio Teatro de la Sena, ovvero "della scena", palcoscenico su cui mosse i primi passi artistici il commediografo Carlo Goldoni. Nel Palazzo Bovio-Villabruna Cumano è ospitata la Galleria d'Arte Moderna "Carlo Rizzarda", fondata da uno dei più importanti artisti del ferro battuto dei primi del Novecento che volle lasciarlo in eredità alla sua città per farne un museo d'arte decorativa. Oggi raccoglie la sua collezione d’arte, le sue opere in ferro battuto e una raccolta di vetri veneziani preziosi e coloratissimi recentemente acquisita per donazione.  Quasi a voler eguagliare in altezza le vette feltrine, tra gli edifici del centro storico, spicca il <i>Campanon</i>, la torre del Castello che la tradizione locale denomina “di Alboino”, dal nome del re longobardo che secondo la leggenda lo avrebbe edificato sui resti di strutture esistenti. La Cattedrale è dedicata a S. Pietro Apostolo e ha un’origine molto antica, ma più volte, seguendo le vicissitudini cittadine, fu distrutta e ricostruita. L’abside, in stile gotico e la cripta, sono le uniche che uscirono indenni dalle ultime distruzioni operate dalle truppe di Massimiliano nel 1510. L'interno è organizzato in tre navate con ben tredici altari. Conserva un monumentale organo, del 1767, di Gaetano Callido e numerose opere d’arte tra cui i dipinti di Pietro Marascalchi, Agostino Ridolfi, Giovanni Battista Volpato, Paolo Dal Pozzo, Girolamo Turro, Antonio Lazzarini e diverse statue lignee dello scultore Francesco Terilli. Le opere più preziose della cattedrale sono confluite nel Museo Diocesano Belluno Feltre, di via Paradiso, che conserva capolavori dell’arte sacra dall’alto medioevo all’età contemporanea provenienti dal territorio delle antiche diocesi feltrina e bellunese. In particolare qui è collocata la raffinata croce d'altare post-bizantina in legno di bosso con 485 piccole figure intagliate in soli 44 cm di altezza. A circa tre chilometri da Feltre, in località Anzù, si trova un luogo di grande fascino: il millenario Santuario dei SS. 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Il Passo di Croce d’Aune, proprio sul confine tra i Comuni di Pedavena e di Sovramonte, costituisce da sempre la porta di accesso al Monte Avena. Attrezzato sotto il profilo ricettivo con alberghi e ristoranti, Croce d’Aune, a 1011 m, è un luogo ideale di villeggiatura, dove svolgere passeggiate ed escursioni tra pascoli e boschi. In posizione panoramica sulla vallata feltrina e bellunese, la zona del Campon d’Avena (dove oltre a Sovramonte e a Pedavena giunge – nella sommità – il territorio del Comune di Fonzaso) si distingue per l’esistenza di buone malghe monticate nella bella stagione, mentre d’inverno è il fulcro degli sport invernali con piste da sci. Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi trova, in Croce d’Aune e nel Sovramontino, uno dei principali punti di accesso. Le Vette Feltrine iniziano la loro lunga catena da qui e proprio da questa zona è facile salire al rifugio Giorgio dal Piaz, alla suggestiva Busa delle Vette, una conca che ospita un'enorme varietà di specie floreali e per questo soprannominata anche “Busa delle meraviglie”, al Monte Pavione e a altri monti che fanno corona a nord di Feltre. Croce d’Aune e i luoghi appena descritti rappresentano l’ultimo tratto dell’Alta Via delle Dolomiti n. 2, detta anche delle Leggende, che unisce Bressanone a Feltre. L’importanza strategica di questi territori è ricordata da alcuni castelli che presidiavano l’area, sulla sponda sinistra del Cismon. Essendo l’altopiano di Sovramonte attraversato dalla strada romana Claudia Augusta Altinate, è certo che si rese necessario difendere, anche in questo tratto, la via dalle possibili insidie. Proprio a questa funzione dovette assolvere il castello di Servo. Nella frazione di Zorzoi sorgeva, un tempo, il castello di Schener, di cui oggi rimangono alcuni ruderi, a guardia del passaggio verso il Trentino. Indubbiamente ricca di storia e di suggestione è l’antica chiesa di Sorriva, intitolata a San Giorgio. Sorge al centro del vasto pianoro in direzione di Servo ed è una delle chiese più importanti ed antiche del territorio feltrino. Risale, nella sua formulazione originaria, al XIV secolo tanto che sono stati scoperti affreschi di quest’epoca. Altre sono le opere conservate tra le quali affreschi del Bassanese e una pala di Marco da Mel. La nuova chiesa parrocchiale di Sorriva è stata realizzata nell’immediato dopoguerra su progetto dell’architetto Alpago Novello ed è dedicata a Maria Ausiliatrice. Parlando di Sovramonte non si può dimenticare il famoso “Pom Prussian” o mela prussiana, un prodotto agroalimentare tradizionale, valorizzato dal Consorzio di Tutela. Di pezzatura grande, color rosso scuro con striature gialle e vermiglie, croccante e molto saporita, questa mela è arrivata nella vallata bellunese nei primi anni del secolo scorso, quando i lavoratori, emigrati negli ultimi decenni dell’Ottocento, ritornarono nelle loro terre portando con sé alcune marze della varietà, molto diffusa nell’est della Germania. Sono ben 817 gli alberi censiti, e ultracentenari, che permettono di promuoverne la grande produzione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131326</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:38:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131326/sovramonte.mp3" length="3956519" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Sovramonte sorge su un meraviglioso altopiano lungo strada che da Feltre va verso Fiera di Primiero. 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In posizione panoramica sulla vallata feltrina e bellunese, la zona del Campon d’Avena (dove oltre a Sovramonte e a Pedavena giunge – nella sommità – il territorio del Comune di Fonzaso) si distingue per l’esistenza di buone malghe monticate nella bella stagione, mentre d’inverno è il fulcro degli sport invernali con piste da sci. Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi trova, in Croce d’Aune e nel Sovramontino, uno dei principali punti di accesso. Le Vette Feltrine iniziano la loro lunga catena da qui e proprio da questa zona è facile salire al rifugio Giorgio dal Piaz, alla suggestiva Busa delle Vette, una conca che ospita un'enorme varietà di specie floreali e per questo soprannominata anche “Busa delle meraviglie”, al Monte Pavione e a altri monti che fanno corona a nord di Feltre. Croce d’Aune e i luoghi appena descritti rappresentano l’ultimo tratto dell’Alta Via delle Dolomiti n. 2, detta anche delle Leggende, che unisce Bressanone a Feltre. L’importanza strategica di questi territori è ricordata da alcuni castelli che presidiavano l’area, sulla sponda sinistra del Cismon. Essendo l’altopiano di Sovramonte attraversato dalla strada romana Claudia Augusta Altinate, è certo che si rese necessario difendere, anche in questo tratto, la via dalle possibili insidie. Proprio a questa funzione dovette assolvere il castello di Servo. Nella frazione di Zorzoi sorgeva, un tempo, il castello di Schener, di cui oggi rimangono alcuni ruderi, a guardia del passaggio verso il Trentino. Indubbiamente ricca di storia e di suggestione è l’antica chiesa di Sorriva, intitolata a San Giorgio. Sorge al centro del vasto pianoro in direzione di Servo ed è una delle chiese più importanti ed antiche del territorio feltrino. Risale, nella sua formulazione originaria, al XIV secolo tanto che sono stati scoperti affreschi di quest’epoca. Altre sono le opere conservate tra le quali affreschi del Bassanese e una pala di Marco da Mel. La nuova chiesa parrocchiale di Sorriva è stata realizzata nell’immediato dopoguerra su progetto dell’architetto Alpago Novello ed è dedicata a Maria Ausiliatrice. Parlando di Sovramonte non si può dimenticare il famoso “Pom Prussian” o mela prussiana, un prodotto agroalimentare tradizionale, valorizzato dal Consorzio di Tutela. Di pezzatura grande, color rosso scuro con striature gialle e vermiglie, croccante e molto saporita, questa mela è arrivata nella vallata bellunese nei primi anni del secolo scorso, quando i lavoratori, emigrati negli ultimi decenni dell’Ottocento, ritornarono nelle loro terre portando con sé alcune marze della varietà, molto diffusa nell’est della Germania. 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I primi a conquistarne la cima furono due inglesi: Raynor e Phillimore. Accompagnati dalle guide di Cortina d’Ampezzo, Antonio Dimai e Giovanni Siorpaes, nell’estate del 1895, sconfissero la splendida verginità della montagna. Alleghe si trova a 979 m di altezza ed è contornata da numerose borgate e frazioni, prima fra tutte quella di Caprile situata poco a nord, appena a monte della confluenza della Fiorentina con il Cordevole. Il corso regolare di questo torrente fu sconvolto l’11 gennaio 1771, quando un’imponente frana si staccò dal Monte Piz e ne sbarrò il corso causando così la formazione del lago, oggi ameno punto di attrazione per il turismo e per le attività sportive. Un’alternativa ai numerosi trekking è il pattinaggio. Alleghe è, infatti, famosa anche per la sua squadra di hockey, fondata nel 1933 e che, in passato, ha ottenuto piazzamenti di particolare rilievo. Lo Stadio Alvise De Toni costituisce, infatti, uno dei punti d’attrazione della cittadina. Oltre alla pratica del pattinaggio libero si può assistere a spettacoli di danza sul ghiaccio o partecipare all’Ice Disco Dance, una specie di discoteca sui pattini. La storia di questo comprensorio territoriale trova le sue radici nel mondo antico, di cui si conservano ancora tracce incise perpetuamente nella roccia. FIN BEL-IUL si legge sulla parete rocciosa, sotto una cengia a nord del Monte Coldai. Si tratta di un’iscrizione rupestre che gli studiosi fanno risalire alla fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., periodo in cui gli Antichi Romani controllavano il territorio. Questa però è solo una delle tre iscrizioni scoperte nel 1925 dall’ingegnere e alpinista Domenico Rudatis. A quella del Monte Coldai si aggiungono le iscrizioni del versante zoldano e del Col Davagnin, interpretate come iscrizioni confinarie che dovevano segnalare e quindi dividere da un lato i territori dei “Bellunati” e dall’altro quello degli Iulienses, in altre parole gli abitanti di Iulium Carniucum, l’attuale Zuglio. Nei secoli scorsi, la vita quotidiana degli abitanti era legata all’economia agricola e forestale e alla fortunata attività di lavorazione del ferro, svolta nelle fucine di Caprile. Il metallo, proveniente dalle vicine miniere del Fursil, nei pressi di Colle Santa Lucia, costituiva la materia prima per la fabbricazione di armi, coltelli e oggetti vari. Tale attività continuò durante l’appartenenza alla Serenissima. Della notorietà e importanza delle armi forgiate a Caprile, una testimonianza è il bell’arazzo, conservato nella Sala consiliare del Municipio, del pittore tedesco Kurt Geibel Hellmeck, riportante una scena di trattative commerciali per l’acquisto di spade tra i rappresentanti veneziani e quelli locali. Un salto indietro nel tempo è possibile visitando Bramezza: paesino in posizione panoramica sul lago di Alleghe, ora abbandonato. Una volta giunti in questo villaggio fantasma, non sarà difficile immaginare le persone che qui un tempo ci vivevano, il vociare degli adulti, le grida dei bambini, gli animali. Ogni cosa oggi è lasciata in stato di abbandono, ma vi si respira una strana atmosfera. Sembra quasi che, da un momento all’altro, debba comparire qualche contadino con una falce in mano e la gerla sulla schiena, proprio come un tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131325</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:37:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131325/alleghe.mp3" length="4472717" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Alleghe è sicuramente uno dei paesini più pittoreschi di tutte le Dolomiti. Quando si parla di Alleghe, sorge spontaneo pensare al lago, alle piste da sci del grande comprensorio che, verso Oriente, si collega alla Val di Zoldo, alla Val Fiorentina e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Alleghe è sicuramente uno dei paesini più pittoreschi di tutte le Dolomiti. Quando si parla di Alleghe, sorge spontaneo pensare al lago, alle piste da sci del grande comprensorio che, verso Oriente, si collega alla Val di Zoldo, alla Val Fiorentina e al Civetta. Il Civetta, con i suoi 3218 m in vetta, è indubbiamente uno dei simboli delle Dolomiti, per la sua mole imponente e per la sua bellezza. I primi a conquistarne la cima furono due inglesi: Raynor e Phillimore. Accompagnati dalle guide di Cortina d’Ampezzo, Antonio Dimai e Giovanni Siorpaes, nell’estate del 1895, sconfissero la splendida verginità della montagna. Alleghe si trova a 979 m di altezza ed è contornata da numerose borgate e frazioni, prima fra tutte quella di Caprile situata poco a nord, appena a monte della confluenza della Fiorentina con il Cordevole. Il corso regolare di questo torrente fu sconvolto l’11 gennaio 1771, quando un’imponente frana si staccò dal Monte Piz e ne sbarrò il corso causando così la formazione del lago, oggi ameno punto di attrazione per il turismo e per le attività sportive. Un’alternativa ai numerosi trekking è il pattinaggio. Alleghe è, infatti, famosa anche per la sua squadra di hockey, fondata nel 1933 e che, in passato, ha ottenuto piazzamenti di particolare rilievo. Lo Stadio Alvise De Toni costituisce, infatti, uno dei punti d’attrazione della cittadina. Oltre alla pratica del pattinaggio libero si può assistere a spettacoli di danza sul ghiaccio o partecipare all’Ice Disco Dance, una specie di discoteca sui pattini. La storia di questo comprensorio territoriale trova le sue radici nel mondo antico, di cui si conservano ancora tracce incise perpetuamente nella roccia. FIN BEL-IUL si legge sulla parete rocciosa, sotto una cengia a nord del Monte Coldai. Si tratta di un’iscrizione rupestre che gli studiosi fanno risalire alla fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., periodo in cui gli Antichi Romani controllavano il territorio. Questa però è solo una delle tre iscrizioni scoperte nel 1925 dall’ingegnere e alpinista Domenico Rudatis. A quella del Monte Coldai si aggiungono le iscrizioni del versante zoldano e del Col Davagnin, interpretate come iscrizioni confinarie che dovevano segnalare e quindi dividere da un lato i territori dei “Bellunati” e dall’altro quello degli Iulienses, in altre parole gli abitanti di Iulium Carniucum, l’attuale Zuglio. Nei secoli scorsi, la vita quotidiana degli abitanti era legata all’economia agricola e forestale e alla fortunata attività di lavorazione del ferro, svolta nelle fucine di Caprile. Il metallo, proveniente dalle vicine miniere del Fursil, nei pressi di Colle Santa Lucia, costituiva la materia prima per la fabbricazione di armi, coltelli e oggetti vari. Tale attività continuò durante l’appartenenza alla Serenissima. Della notorietà e importanza delle armi forgiate a Caprile, una testimonianza è il bell’arazzo, conservato nella Sala consiliare del Municipio, del pittore tedesco Kurt Geibel Hellmeck, riportante una scena di trattative commerciali per l’acquisto di spade tra i rappresentanti veneziani e quelli locali. Un salto indietro nel tempo è possibile visitando Bramezza: paesino in posizione panoramica sul lago di Alleghe, ora abbandonato. Una volta giunti in questo villaggio fantasma, non sarà difficile immaginare le persone che qui un tempo ci vivevano, il vociare degli adulti, le grida dei bambini, gli animali. Ogni cosa oggi è lasciata in stato di abbandono, ma vi si respira una strana atmosfera. Sembra quasi che, da un momento all’altro, debba comparire qualche contadino con una falce in mano e la gerla sulla schiena, proprio come un tempo.]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>alleghe,civetta,lago,lago-di-alleghe,provincia-di-belluno,stadio-alvise-de-toni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Voltago</title><link>https://www.spreaker.com/episode/voltago--60131324</link><description><![CDATA[Il Comune di Voltago Agordino è sito all' interno del territorio dell' Unione Montana Agordina a 10 km da Agordo in direzione Passo Cereda (TN) e sorge alla base della Parete Sud del gruppo “Agner Croda Granda”, parte della c.d. Catena “Pale di San Martino Est”. Il territorio Comunale è formato da: Voltago Capoluogo e dalle località di Digoman e Frassenè. Quest’ultimo centro, un tempo conosciuto come “la Piccola Cortina”, sorge a 1084 m, sulla strada in direzione di Gosaldo e Fiera di Primiero. La popolarità di Frassenè, soprattutto tra l’antica nobiltà veneziana, garantì al paesino mezzo secolo di fortuna e successi. Molto famosa era la gara automobilistica Agordo-Frassenè che attirava in zona moltissimi amanti dei motori. Grazie al grande afflusso turistico sia estivo che invernale, erano presenti innumerevoli strutture recettive e molteplici servizi quali gioiellerie, negozi di souvenir, forni e alimentari. Si può ancora ammirare la mano lasciata dall'ingegnere armeno Ohannés Gurekiàn, sposato con una Frassenese, eccellente progettista, noto anche per le sue imprese alpinistiche. Suoi, tra gli altri, i progetti di Villa Valdivieso, Villa Parolari, l'Ufficio Turistico, l’ex scuola Paolo Mosca e la Nuova Chiesa, che venne completata nel 1968 ed inaugurata dall’allora monsignor Albino Luciani, il futuro Papa Giovanni Paolo I. La località di Frassenè, ha dato anche i natali al Cav. Don Antonio Della Lucia (1824-1906), fondatore della prima latteria cooperativa d' Italia a Canale d' Agordo. Nel corso del 2024 ricorrono i 200 anni della sua nascita e verrà svolta a Frassenè una giornata commemorativa. Prima di sperimentare l’avvento del turismo il territorio di Voltago era dedito all’agricoltura, all’allevamento e allo sfruttamento dei boschi. Così come accadde per gli altri comuni agordini, negli anni è stato oggetto di emigrazione. Gli abitanti dell’area di Voltago partivano alla volta delle Americhe, della Svizzera e della Francia, per svolgere soprattutto le mansioni di minatori, seggiolai e cioccolatiere. Oggi il comune di Voltago è gemellato con il comune di Montreux – Vieux nel dipartimento dell' Alto Reno in Francia. Da un punto di vista storico e archeologico, si hanno notizie della presenza di insediamenti nel territorio già ai tempi dei longobardi. In epoche più recenti troviamo notizie nel XII secolo e successivamente nel 1400, quando l’area era sottoposta al dominio della Serenissima. La costituzione del comune “odierno” è da far risalire all’epoca Napoleonica. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale anche questo comune è stato interessato dal conflitto. Nel 1944, il municipio venne, infatti, interamente distrutto da un incendio appiccato dai Nazisti, che trucidarono anche il Partigiano Giusto Pollazon “Lupo” e il ragazzo Loris Scussel, totalmente estraneo ai fatti e che si era semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Immergendosi nel patrimonio storico artistico del Comune, si annoverano diverse architetture religiose. Alla già citata chiesa di Frassenè e alla Chiesa Antica di Frassenè, dove venne battezzato Don Antonio della Lucia, si aggiungono la Chiesa dei Santi Vittore e Corona a Voltago Agordino e la Chiesetta della Madonna di Lourdes a Digoman. Come possiamo conoscere la storia di questo piccolo comune immergendoci nella natura? La risposta è “Na Olta Oltach” (“Voltago di un tempo”). Si tratta di un sentiero tematico dedicato alla più famose e interessanti storie e leggende di Voltago e della Conca Agordina esposte in una serie di pannelli illustrativi, in italiano e in dialetto, installati lungo il cosiddetto “Troi de le Berte”, il “Sentiero dei Racconti”, che si snoda lungo la via che conduce da Via Struz alla località di Piandison nei pressi del Sass de la Madonna. Una semplice passeggiata permette di entrare nel vivo della cultura locale, attraverso le storie di San Vittore e Corona, della famiglia nobiliare dei Da Voltago, della supposta apparizione della Madonna avvenuta nel 1937, le leggende di San Lucano e della Beata Vazza, di San Martino, del Mazarol, dell’Om Salvarech nonché piccoli excursus sulla popolazione di Voltago. Il “Giro de le Zime” offre invece la possibilità di godere delle Dolomiti UNESCO attraverso una passeggiata ad anello di circa 45 km, adatta a tutta la famiglia, alla scoperta di boschi e torrenti, splendidi abitati storici e graziosi scorci naturali. Non si può dimenticare, infine, come escursionisti provenienti da tutto il mondo, giungano in queste località per la Ferrata Stella Alpina e per la palestra di roccia “Spiriti dell’Aria” e le altre vie d’accesso al Monte Agner, il “Gigante delle Dolomiti”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131324</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:35:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131324/voltago.mp3" length="12191575" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il Comune di Voltago Agordino è sito all' interno del territorio dell' Unione Montana Agordina a 10 km da Agordo in direzione Passo Cereda (TN) e sorge alla base della Parete Sud del gruppo “Agner Croda Granda”, parte della c.d. Catena “Pale di San...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Comune di Voltago Agordino è sito all' interno del territorio dell' Unione Montana Agordina a 10 km da Agordo in direzione Passo Cereda (TN) e sorge alla base della Parete Sud del gruppo “Agner Croda Granda”, parte della c.d. Catena “Pale di San Martino Est”. Il territorio Comunale è formato da: Voltago Capoluogo e dalle località di Digoman e Frassenè. Quest’ultimo centro, un tempo conosciuto come “la Piccola Cortina”, sorge a 1084 m, sulla strada in direzione di Gosaldo e Fiera di Primiero. La popolarità di Frassenè, soprattutto tra l’antica nobiltà veneziana, garantì al paesino mezzo secolo di fortuna e successi. Molto famosa era la gara automobilistica Agordo-Frassenè che attirava in zona moltissimi amanti dei motori. Grazie al grande afflusso turistico sia estivo che invernale, erano presenti innumerevoli strutture recettive e molteplici servizi quali gioiellerie, negozi di souvenir, forni e alimentari. Si può ancora ammirare la mano lasciata dall'ingegnere armeno Ohannés Gurekiàn, sposato con una Frassenese, eccellente progettista, noto anche per le sue imprese alpinistiche. Suoi, tra gli altri, i progetti di Villa Valdivieso, Villa Parolari, l'Ufficio Turistico, l’ex scuola Paolo Mosca e la Nuova Chiesa, che venne completata nel 1968 ed inaugurata dall’allora monsignor Albino Luciani, il futuro Papa Giovanni Paolo I. La località di Frassenè, ha dato anche i natali al Cav. Don Antonio Della Lucia (1824-1906), fondatore della prima latteria cooperativa d' Italia a Canale d' Agordo. Nel corso del 2024 ricorrono i 200 anni della sua nascita e verrà svolta a Frassenè una giornata commemorativa. Prima di sperimentare l’avvento del turismo il territorio di Voltago era dedito all’agricoltura, all’allevamento e allo sfruttamento dei boschi. Così come accadde per gli altri comuni agordini, negli anni è stato oggetto di emigrazione. Gli abitanti dell’area di Voltago partivano alla volta delle Americhe, della Svizzera e della Francia, per svolgere soprattutto le mansioni di minatori, seggiolai e cioccolatiere. Oggi il comune di Voltago è gemellato con il comune di Montreux – Vieux nel dipartimento dell' Alto Reno in Francia. Da un punto di vista storico e archeologico, si hanno notizie della presenza di insediamenti nel territorio già ai tempi dei longobardi. In epoche più recenti troviamo notizie nel XII secolo e successivamente nel 1400, quando l’area era sottoposta al dominio della Serenissima. La costituzione del comune “odierno” è da far risalire all’epoca Napoleonica. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale anche questo comune è stato interessato dal conflitto. Nel 1944, il municipio venne, infatti, interamente distrutto da un incendio appiccato dai Nazisti, che trucidarono anche il Partigiano Giusto Pollazon “Lupo” e il ragazzo Loris Scussel, totalmente estraneo ai fatti e che si era semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Immergendosi nel patrimonio storico artistico del Comune, si annoverano diverse architetture religiose. Alla già citata chiesa di Frassenè e alla Chiesa Antica di Frassenè, dove venne battezzato Don Antonio della Lucia, si aggiungono la Chiesa dei Santi Vittore e Corona a Voltago Agordino e la Chiesetta della Madonna di Lourdes a Digoman. Come possiamo conoscere la storia di questo piccolo comune immergendoci nella natura? La risposta è “Na Olta Oltach” (“Voltago di un tempo”). Si tratta di un sentiero tematico dedicato alla più famose e interessanti storie e leggende di Voltago e della Conca Agordina esposte in una serie di pannelli illustrativi, in italiano e in dialetto, installati lungo il cosiddetto “Troi de le Berte”, il “Sentiero dei Racconti”, che si snoda lungo la via che conduce da Via Struz alla località di Piandison nei pressi del Sass de la Madonna. 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Di etimologia incerta, il nome del paese, per alcuni, fa riferimento a Lucius, rappresentante romano che lì si era stabilito. Esistono però anche altre possibili spiegazioni, come la derivazione da luteum, luogo acquitrinoso, oppure da lucus, bosco. La storia di Lozzo ha origini antiche, come lasciano intendere alcuni rinvenimenti archeologici che fanno pensare all’esistenza, nella zona, d’insediamenti risalenti all’epoca romana e pre-romana. Lozzo, nel complesso, ha condiviso, con il resto del Cadore, le vicende e i moti risorgimentali fino all’Unità d’Italia e alla storia sino a questo secolo. Infatti, dopo la plurisecolare esperienza delle Regole, caduta la Serenissima, con la dominazione napoleonica, nel 1807, si avviò il sistema comunale. La storia millenaria di Lozzo e generalmente di tutto il Cadore, ha contribuito a forgiare, nella memoria degli anziani, racconti di Boschi Sacri, di Geni, di Folletti, di Fate e di Divinità dell’Acqua, abitanti delle grotte e delle sommità delle montagne, in un profondo rispetto per l’ambiente naturale. Possiamo quindi definire Lozzo di Cadore, il Paese “fatato”. Tra le figure avvolte da un’aura di magia e leggenda vi è quella di Redosola, una donna non più giovanissima nata a Lozzo, di cui si era innamorato l’orco di Val d’Oten, che divenne suo marito. La donna un tempo di animo mite, divenne perfida, tra le braccia del malvagio marito. Iniziò quindi a fare degli scherzi ai vicini, quando questi preparavano qualcosa di prelibato per il pranzo o la cena. Scendendo dal camino, la donna riempiva di fuliggine la stanza e così i manicaretti delle povere cuoche venivano rovinati. Giunta a Calalzo la vigilia dell’Epifania, Redosola si imbatté nella casa della donna più anziana del paese, che aveva appositamente preparato una pentola piena di acqua benedetta. Venuta a contatto con l’acqua benedetta le apparve S. Giovanni che le indicò dei pentimenti da compiere prima di poterla battezzare. La donna, piena di buona volontà, si mise all’opera… Non si sa ancora se S. Giovanni l’abbia battezzata, ma Redosola imparò la lezione: non si calò più dai camini per dispetto. Per farsi perdonare, la notte del 5 gennaio, ancora oggi, lascia doni nella calza. Questa leggenda ricorda qualcosa? Sembra proprio che quella vecchietta con uno scialle con le frange, in testa un fazzoletto scuro, ai piedi i tipici scarpet fatti a mano, brutti, vecchi e rotti, che oggi chiamiamo Befana, sia originaria di Lozzo. Un grandissimo patrimonio locale è rappresentato dall’altopiano di Pian dei Buoi e dalle bellezze naturali che da esso si possono ammirare tutt’intorno. L’altipiano è, infatti, un gioiello paesaggistico e naturalistico: situato alle pendici delle Marmarole, meta di numerosi escursionisti e ciclisti che da questa vera e propria terrazza panoramica possono ammirare alcune delle vette dolomitiche più belle, tra cui le Tre Cime di Lavaredo. Sul Pian dei Buoi sono ancora visibili numerosi manufatti della Grande Guerra, tra cui i Forti di Col Vidal. Lozzo può essere a buon diritto definito come “Il paese dei mulini”. Il Rio Rin, torrente che scorre a lato del paese, da sempre ne ha, infatti, rappresentato il fulcro vitale. La sua forza motrice ha consentito lo svilupparsi di numerose attività produttive. Lungo il percorso della “Roggia dei Mulini” sono tuttora visibili diversi opifici utilizzati un tempo come mulini, fucine, segherie e una delle prime officine per la produzione di energia elettrica. Lozzo, accanto alle attività tradizionali nel settore del legno, dell’edilizia, del turismo e del commercio ha avuto uno sviluppo vigoroso legato quasi interamente all’industria e all’artigianato nell’ambito del comparto dell’occhiale e delle lavorazioni collegate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131323</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:33:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131323/lozzo_di_cadore.mp3" length="4270412" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Lozzo di Cadore sorge a 756 m d’altezza in buona posizione, ai piedi delle Marmarole, sulla sponda destra del lago di Centro Cadore. 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Infatti, dopo la plurisecolare esperienza delle Regole, caduta la Serenissima, con la dominazione napoleonica, nel 1807, si avviò il sistema comunale. La storia millenaria di Lozzo e generalmente di tutto il Cadore, ha contribuito a forgiare, nella memoria degli anziani, racconti di Boschi Sacri, di Geni, di Folletti, di Fate e di Divinità dell’Acqua, abitanti delle grotte e delle sommità delle montagne, in un profondo rispetto per l’ambiente naturale. Possiamo quindi definire Lozzo di Cadore, il Paese “fatato”. Tra le figure avvolte da un’aura di magia e leggenda vi è quella di Redosola, una donna non più giovanissima nata a Lozzo, di cui si era innamorato l’orco di Val d’Oten, che divenne suo marito. La donna un tempo di animo mite, divenne perfida, tra le braccia del malvagio marito. Iniziò quindi a fare degli scherzi ai vicini, quando questi preparavano qualcosa di prelibato per il pranzo o la cena. Scendendo dal camino, la donna riempiva di fuliggine la stanza e così i manicaretti delle povere cuoche venivano rovinati. Giunta a Calalzo la vigilia dell’Epifania, Redosola si imbatté nella casa della donna più anziana del paese, che aveva appositamente preparato una pentola piena di acqua benedetta. Venuta a contatto con l’acqua benedetta le apparve S. Giovanni che le indicò dei pentimenti da compiere prima di poterla battezzare. La donna, piena di buona volontà, si mise all’opera… Non si sa ancora se S. Giovanni l’abbia battezzata, ma Redosola imparò la lezione: non si calò più dai camini per dispetto. Per farsi perdonare, la notte del 5 gennaio, ancora oggi, lascia doni nella calza. Questa leggenda ricorda qualcosa? Sembra proprio che quella vecchietta con uno scialle con le frange, in testa un fazzoletto scuro, ai piedi i tipici scarpet fatti a mano, brutti, vecchi e rotti, che oggi chiamiamo Befana, sia originaria di Lozzo. Un grandissimo patrimonio locale è rappresentato dall’altopiano di Pian dei Buoi e dalle bellezze naturali che da esso si possono ammirare tutt’intorno. L’altipiano è, infatti, un gioiello paesaggistico e naturalistico: situato alle pendici delle Marmarole, meta di numerosi escursionisti e ciclisti che da questa vera e propria terrazza panoramica possono ammirare alcune delle vette dolomitiche più belle, tra cui le Tre Cime di Lavaredo. Sul Pian dei Buoi sono ancora visibili numerosi manufatti della Grande Guerra, tra cui i Forti di Col Vidal. Lozzo può essere a buon diritto definito come “Il paese dei mulini”. Il Rio Rin, torrente che scorre a lato del paese, da sempre ne ha, infatti, rappresentato il fulcro vitale. La sua forza motrice ha consentito lo svilupparsi di numerose attività produttive. Lungo il percorso della “Roggia dei Mulini” sono tuttora visibili diversi opifici utilizzati un tempo come mulini, fucine, segherie e una delle prime officine per la produzione di energia elettrica. Lozzo, accanto alle attività tradizionali nel settore del legno, dell’edilizia, del turismo e del commercio ha avuto uno sviluppo vigoroso legato quasi interamente all’industria e all’artigianato nell’ambito del comparto dell’occhiale e delle lavorazioni collegate.]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>col-vidal,grande-guerra,lozzo-di-cadore,marmarole,paese-fatato,provincia-di-belluno,redosola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Livinallongo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/livinallongo--60131322</link><description><![CDATA[Livinallongo del Col di Lana sorge alle sorgenti del Torrente Cordevole, al confine con la Val di Fassa e la Val Badia, e si colloca in uno splendido contesto naturale. Dal capoluogo, Pieve, si possono ammirare splendidi paesaggi che guardano verso il Civetta, la Marmolada e il Gruppo del Sella. Diversi passi collegano quest’amena località alle altre aree dolomitiche. Il Passo Pordoi collega Livinallongo a Canazei in Val di Fassa (Trentino); il Passo Campolongo, invece, congiunge Livinallongo a Corvara in Val Badia (Alto Adige); il Passo Falzarego connette infine Livinallongo con Cortina d’Ampezzo e il Cadore (sempre in Provincia di Belluno). La più celebre frazione è Arabba: una delle località turistiche più famose delle Dolomiti, vera e propria punta di diamante dell’agordino. Arabba, infatti, è nota nel mondo tra gli appassionati di sci alpino per essere una delle località che vanno a formare il più famoso giro sciistico del Dolomiti Superski, ovvero la Sellaronda (o Giro dei Quattro Passi) assieme alla Val Badia, alla Val Gardena e alla Val di Fassa. Per quanto riguarda l’aspetto storico e culturale, Livinallongo del Col di Lana costituisce un caso a parte nell’ambito del territorio dell’attuale Agordino. Si tratta di uno dei diciotto Comuni originariamente appartenenti alla Ladinia, un’antica porzione della regione storica del Tirolo nella quale era ufficiale il bilinguismo ladino e tedesco e una normativa specifica per la zona. Allo scoppio della Grande Guerra, Livinallongo e il vicino comune di Colle Santa Lucia erano quindi parte dell’Impero Austro-Ungarico. Con la fine del Primo Conflitto Mondiale, il Comune è poi passato, assieme a Colle, alla Provincia di Belluno e all’Unione Montana Agordina. Gli aspetti più evidenti dell’antica appartenenza alla nazione germanica sono tutt’oggi riscontrabili nella parlata locale, il Fodòm. Il Ladino di Fodom si caratterizza come una parlata genuinamente autoctona delle Dolomiti, molto più simile al ladino della contigua Val di Fassa che al ladino di Badia o di Gardena. L’appartenenza alla ladinità è un dato considerato con orgoglio e testimoniato tra l’altro dal locale Museo Ladino Fodom. Trovandosi al confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico al momento dello scoppio della Grande Guerra, Livinallongo si trasformò subito in un enorme e sanguinoso campo di battaglia. L’offensiva italiana si concentrò all’imbocco della Valle di Fodom (dove si trovava la linea difensiva autro-ungarica composta dai due forti di Ruaz e La Corte, ancora visibili) con la conseguente distruzione quasi integrale della frazione di Pieve di Livinallongo. Successivamente la violenta guerra di trincea si spostò sul Col di Lana, la “Montagna di Sangue”, e sulla vicina Marmolada fino alla Rotta di Caporetto. Teatro di alcune delle più tragiche e spettacolari azioni della Grande Guerra nelle Dolomiti, Livinallongo del Col di Lana è ancora oggi un museo a cielo aperto per quel triste capitolo della storia europea e mondiale. Lungo tutta la Linea Gialla (il fronte alpino della Grande Guerra), definito nelle Dolomiti dalla linea Marmolada – Lagazuoi, le battaglie si susseguirono ferocemente per due anni e le testimonianze sono ancora molte e facili da individuare. Tra i monumenti più riconoscibili della zona vi è il magnifico Castello di Andraz, ultimo castello ancora visibile tra quelli un tempo esistenti in territorio agordino. Bastione tirolese d’importanza strategica notevole per il controllo delle vie commerciali con la Repubblica di Venezia, il Castello di Andraz ha una storia millenaria che s’intreccia con le vicende del Vescovado di Bressanone e una lunga serie di ospiti illustri tra cui il noto astronomo, teologo, filosofo Nicolò Cusano. Oggi il castello è sede di una esposizione museale, tutta da visitare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131322</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:31:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131322/livinallongo.mp3" length="4160919" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Livinallongo del Col di Lana sorge alle sorgenti del Torrente Cordevole, al confine con la Val di Fassa e la Val Badia, e si colloca in uno splendido contesto naturale. Dal capoluogo, Pieve, si possono ammirare splendidi paesaggi che guardano verso il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Livinallongo del Col di Lana sorge alle sorgenti del Torrente Cordevole, al confine con la Val di Fassa e la Val Badia, e si colloca in uno splendido contesto naturale. Dal capoluogo, Pieve, si possono ammirare splendidi paesaggi che guardano verso il Civetta, la Marmolada e il Gruppo del Sella. Diversi passi collegano quest’amena località alle altre aree dolomitiche. Il Passo Pordoi collega Livinallongo a Canazei in Val di Fassa (Trentino); il Passo Campolongo, invece, congiunge Livinallongo a Corvara in Val Badia (Alto Adige); il Passo Falzarego connette infine Livinallongo con Cortina d’Ampezzo e il Cadore (sempre in Provincia di Belluno). La più celebre frazione è Arabba: una delle località turistiche più famose delle Dolomiti, vera e propria punta di diamante dell’agordino. Arabba, infatti, è nota nel mondo tra gli appassionati di sci alpino per essere una delle località che vanno a formare il più famoso giro sciistico del Dolomiti Superski, ovvero la Sellaronda (o Giro dei Quattro Passi) assieme alla Val Badia, alla Val Gardena e alla Val di Fassa. Per quanto riguarda l’aspetto storico e culturale, Livinallongo del Col di Lana costituisce un caso a parte nell’ambito del territorio dell’attuale Agordino. Si tratta di uno dei diciotto Comuni originariamente appartenenti alla Ladinia, un’antica porzione della regione storica del Tirolo nella quale era ufficiale il bilinguismo ladino e tedesco e una normativa specifica per la zona. Allo scoppio della Grande Guerra, Livinallongo e il vicino comune di Colle Santa Lucia erano quindi parte dell’Impero Austro-Ungarico. Con la fine del Primo Conflitto Mondiale, il Comune è poi passato, assieme a Colle, alla Provincia di Belluno e all’Unione Montana Agordina. Gli aspetti più evidenti dell’antica appartenenza alla nazione germanica sono tutt’oggi riscontrabili nella parlata locale, il Fodòm. Il Ladino di Fodom si caratterizza come una parlata genuinamente autoctona delle Dolomiti, molto più simile al ladino della contigua Val di Fassa che al ladino di Badia o di Gardena. L’appartenenza alla ladinità è un dato considerato con orgoglio e testimoniato tra l’altro dal locale Museo Ladino Fodom. Trovandosi al confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico al momento dello scoppio della Grande Guerra, Livinallongo si trasformò subito in un enorme e sanguinoso campo di battaglia. L’offensiva italiana si concentrò all’imbocco della Valle di Fodom (dove si trovava la linea difensiva autro-ungarica composta dai due forti di Ruaz e La Corte, ancora visibili) con la conseguente distruzione quasi integrale della frazione di Pieve di Livinallongo. Successivamente la violenta guerra di trincea si spostò sul Col di Lana, la “Montagna di Sangue”, e sulla vicina Marmolada fino alla Rotta di Caporetto. Teatro di alcune delle più tragiche e spettacolari azioni della Grande Guerra nelle Dolomiti, Livinallongo del Col di Lana è ancora oggi un museo a cielo aperto per quel triste capitolo della storia europea e mondiale. Lungo tutta la Linea Gialla (il fronte alpino della Grande Guerra), definito nelle Dolomiti dalla linea Marmolada – Lagazuoi, le battaglie si susseguirono ferocemente per due anni e le testimonianze sono ancora molte e facili da individuare. Tra i monumenti più riconoscibili della zona vi è il magnifico Castello di Andraz, ultimo castello ancora visibile tra quelli un tempo esistenti in territorio agordino. Bastione tirolese d’importanza strategica notevole per il controllo delle vie commerciali con la Repubblica di Venezia, il Castello di Andraz ha una storia millenaria che s’intreccia con le vicende del Vescovado di Bressanone e una lunga serie di ospiti illustri tra cui il noto astronomo, teologo, filosofo Nicolò Cusano. Oggi il castello è sede di una esposizione museale, tutta da visitare.]]></itunes:summary><itunes:duration>260</itunes:duration><itunes:keywords>fodom,grande-guerra,livinallongo,museo-ladino-fodom,prima-guerra-mondiale,provincia-di-belluno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cesiomaggiore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cesiomaggiore--60131321</link><description><![CDATA[Il Comune di Cesiomaggiore è un antico centro abitato che si sviluppa sulle pendici del gruppo montano del Cimònega e degrada dolcemente, tra colli e vasti prati, verso la piana del Piave. Situato sulla destra orografica del fiume, tra Belluno e Feltre, è inserito nel territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e, seppur turisticamente ancora poco conosciuto, è ricco di attrazioni naturalistiche, culturali e gastronomiche. A settentrione, dove insiste la porzione più vasta e suggestiva del territorio montano, i confini si spingono ben oltre la bellissima Val Canzoi fino al Sass de Mura e al Gruppo del Cimonega; a occidente fino alla zona di Neva, al confine con il Primiero e appartenente al bacino del Cismon e del Brenta, essendo oltre lo spartiacque che segna l’ambito tributario del Caorame e del Piave; a oriente oltre gli stupendi Piani Eterni che verso nord-est vanno in direzione di Sagron-Mis e dell’Agordino. Cesiomaggiore, dall'antico Caesius, deve il suo nome alla gens romana Caesia. Tale tesi è supportata dal ritrovamento di un antico cippo romano e dai resti di un possibile tratto dell'antica Via Claudia Augusta. La parte più alta del territorio è inclusa nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: molti sono gli itinerari che si snodano tra le sue valli e molte le specie animali e vegetali che si possono ammirare, soprattutto in Val di Canzoi. La valle, ancora in parte impervia e selvaggia, era un tempo ricca di fornaci per la cottura della calce. Qui si trovano molti sentieri CAI che portano sulle vette e non mancano punti di ristoro attrezzati per pic-nic, e un piccolo lago artificiale. Nella fascia più bassa il paesaggio è caratterizzato da piccoli borghi, in cui si trovano chiesette, cappelle private ed oratori alcuni dei quali molto antichi e ricchi di affreschi; numerose sono anche le ville padronali risalenti al XVI-XVIII secolo come Villa Facino-Pàsole e Villa Martini a Soranzen, Villa De Mezzan a Menin, Villa Corrà e Villa Muffoni nel capoluogo, Villa Tauro alle Centenere, dove sono conservati reperti dell'età romana tra cui il cippo monumentale della Via Claudia Augusta Altinate che compare stilizzato nello stemma comunale. Punto di riferimento per il recupero e la valorizzazione del patrimonio della cultura popolare, le antiche usanze, i mestieri, la musica e il ballo, è il Gruppo Folklorico di Cesiomaggiore, che nel 2021 ha festeggiato i cinquant’anni dalla fondazione. Proprio grazie all’attività del Gruppo Folklorico, nel 2023 Cesiomaggiore è stato riconosciuto vincitore nella categoria “Arte storia e cultura” del concorso nazionale <i>Piccolo Comune Amico</i> indetto dal Codacons.  In una direzione simile si muove anche il Museo Etnografico Dolomiti, che ha sede nella villa Avogadro degli Azzoni in località Seravella e da molti anni raccoglie, conserva e valorizza il patrimonio di oggetti, memorie, documenti, immagini riguardanti la vita quotidiana della popolazione rurale bellunese dalla fine del secolo XIX ai giorni nostri. Unico è il Museo Storico della Bicicletta "Antonio Bevilacqua", che accoglie la collezione di Sergio Sanvìdo, da lui donata al Comune nel 2005. Oltre duecento cimeli restaurati raccontano l'evoluzione di questo straordinario oggetto, che non è solo un mezzo di trasporto, ma tanto altro.    E infine un cenno sui tanti prodotti tipici: Cesiomaggiore è conosciuto per la presenza di Lattebusche, società cooperativa che produce il formaggio Piave DOP, premiato nei concorsi internazionali, il Cesio, il Montasio e il tipico schìz, formaggio freschissimo che ben si sposa con la polenta. Inoltre, da alcuni anni, tra le specialità locali, compare anche la Patata di Cesiomaggiore protagonista della Festa Provinciale della patata che si tiene ad agosto. Non si possono dimenticare anche il Mais sponcio, iscritto nel Registro Nazionale dei Prodotti Tradizionali, le mele nella varietà Ferro Cesio, lo zafferano e il miele di montagna.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131321</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:29:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131321/cesiomaggiore.mp3" length="4603523" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il Comune di Cesiomaggiore è un antico centro abitato che si sviluppa sulle pendici del gruppo montano del Cimònega e degrada dolcemente, tra colli e vasti prati, verso la piana del Piave. 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A settentrione, dove insiste la porzione più vasta e suggestiva del territorio montano, i confini si spingono ben oltre la bellissima Val Canzoi fino al Sass de Mura e al Gruppo del Cimonega; a occidente fino alla zona di Neva, al confine con il Primiero e appartenente al bacino del Cismon e del Brenta, essendo oltre lo spartiacque che segna l’ambito tributario del Caorame e del Piave; a oriente oltre gli stupendi Piani Eterni che verso nord-est vanno in direzione di Sagron-Mis e dell’Agordino. Cesiomaggiore, dall'antico Caesius, deve il suo nome alla gens romana Caesia. Tale tesi è supportata dal ritrovamento di un antico cippo romano e dai resti di un possibile tratto dell'antica Via Claudia Augusta. La parte più alta del territorio è inclusa nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: molti sono gli itinerari che si snodano tra le sue valli e molte le specie animali e vegetali che si possono ammirare, soprattutto in Val di Canzoi. 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Oltre duecento cimeli restaurati raccontano l'evoluzione di questo straordinario oggetto, che non è solo un mezzo di trasporto, ma tanto altro.    E infine un cenno sui tanti prodotti tipici: Cesiomaggiore è conosciuto per la presenza di Lattebusche, società cooperativa che produce il formaggio Piave DOP, premiato nei concorsi internazionali, il Cesio, il Montasio e il tipico schìz, formaggio freschissimo che ben si sposa con la polenta. Inoltre, da alcuni anni, tra le specialità locali, compare anche la Patata di Cesiomaggiore protagonista della Festa Provinciale della patata che si tiene ad agosto. 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Situata nella Valle del Biois, è composta da 7 diverse frazioni: Mas, Celat, Andrich, Sacchet, Toffol, Piaz e Cogul. Qui gli amanti delle escursioni possono deliziarsi delle cime del Gruppo della Marmolada, mentre i turisti interessati alla storia e alla cultura delle Dolomiti possono trovare in questo Comune agordino tante perle interessanti, passeggiando per le viuzze e le piccole e graziose piazze del paese. Vallada Agordina è attraversata da una fitta rete di sentieri escursionistici: un intrico ricchissimo di antiche mulattiere collega le frazioni del Comune, mentre molti sentieri CAI portano alla scoperta del patrimonio montano. Vallada Agordina è, inoltre, tappa dell’itinerario storico-culturale dell’“Alta Via dei Pastori”, un trekking plurigiornaliero che abbraccia i luoghi più rappresentativi della media montagna in Val Biois. In chiave turistica, il punto di forza di Vallada Agordina sta proprio nell’assenza del turismo di massa, cosa che permette al visitatore di godere dell’atmosfera più autentica delle vere Dolomiti. Le sue origini vengono fatte risalire al 720 d.C. e sono collegate alla leggenda di Celentone, dal quale discende il nome del monte sopra Vallada, che, sfuggito ai barbari, diventò capo e protettore delle genti della vallata e le convertì al cattolicesimo. Lo spiccato interesse religioso degli abitanti di Vallada, così come veniva chiamata prima della variazione toponomastica dei comuni agordini, avvenuta nel 1964, emerge dai numerosi affreschi spirituali dipinti sulle facciate delle antiche case. La Val Biois, infatti, è anche nota come “Valle con i Santi alle finestre” proprio per la presenza di queste antiche opere pittoriche murali a tema religioso, alcune fatte risalire addirittura al XVII secolo. Assieme ai Comuni di Canale d’Agordo e Falcade, Vallada Agordina condivide la grandissima presenza dei “tabià”: i tipici ed originali fienili in legno delle Dolomiti. Queste affascinanti costruzioni in legno si trovano sparse quasi uniformemente su tutto il territorio e sono molto facili da individuare. In tutte le Dolomiti non c’è una valle che ne presenti tanti quanti ne ha la Val Biois, per un totale di quasi 300 fienili tutti da ammirare. Molti sono gli edifici religiosi che caratterizzano l’area. Il più interessante è la chiesa di San Simon, dichiarata monumento nazionale nel 1894 e già citata in una bolla di Papa Lucio III, nel 1185. Al suo interno sono custodite le spoglie del poeta Valerio Da Pos, le cui gesta artistiche sono ricordate da due lapidi: una riporta un pensiero dedicatogli dai suoi compaesani e l'altra l'iscrizione tombale pensata da lui stesso prima di morire. Le pareti interne sono ornate dai numerosi affreschi dell'artista Paris Bordone e risalgono al 1549. Da non tralasciare il favoloso organo del Callido del 1800. Molto suggestiva è anche la contigua sede della Confraternita della Beata Vergine dei Battuti, antica istituzione di accoglienza e soccorso dei poveri, risalente al XIV Secolo. Piccola curiosità. Addentrandosi nei boschi di Vallada, si respira un’aria magica. Talmente magica che, secondo la leggenda, tra gli alberi si nasconda “El Ganbaretol”, un simpatico e dispettoso folletto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131320</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:26:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131320/vallada_agordina.mp3" length="4239484" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Un paese di circa 500 abitanti in cui si respira una profonda fede religiosa e in cui l'orologio del tempo sembra essersi fermato a quando i rustici e i fienili erano le uniche costruzioni nelle zone di montagna: questa è Vallada Agordina. 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Vallada Agordina è, inoltre, tappa dell’itinerario storico-culturale dell’“Alta Via dei Pastori”, un trekking plurigiornaliero che abbraccia i luoghi più rappresentativi della media montagna in Val Biois. In chiave turistica, il punto di forza di Vallada Agordina sta proprio nell’assenza del turismo di massa, cosa che permette al visitatore di godere dell’atmosfera più autentica delle vere Dolomiti. Le sue origini vengono fatte risalire al 720 d.C. e sono collegate alla leggenda di Celentone, dal quale discende il nome del monte sopra Vallada, che, sfuggito ai barbari, diventò capo e protettore delle genti della vallata e le convertì al cattolicesimo. Lo spiccato interesse religioso degli abitanti di Vallada, così come veniva chiamata prima della variazione toponomastica dei comuni agordini, avvenuta nel 1964, emerge dai numerosi affreschi spirituali dipinti sulle facciate delle antiche case. La Val Biois, infatti, è anche nota come “Valle con i Santi alle finestre” proprio per la presenza di queste antiche opere pittoriche murali a tema religioso, alcune fatte risalire addirittura al XVII secolo. Assieme ai Comuni di Canale d’Agordo e Falcade, Vallada Agordina condivide la grandissima presenza dei “tabià”: i tipici ed originali fienili in legno delle Dolomiti. Queste affascinanti costruzioni in legno si trovano sparse quasi uniformemente su tutto il territorio e sono molto facili da individuare. In tutte le Dolomiti non c’è una valle che ne presenti tanti quanti ne ha la Val Biois, per un totale di quasi 300 fienili tutti da ammirare. Molti sono gli edifici religiosi che caratterizzano l’area. Il più interessante è la chiesa di San Simon, dichiarata monumento nazionale nel 1894 e già citata in una bolla di Papa Lucio III, nel 1185. Al suo interno sono custodite le spoglie del poeta Valerio Da Pos, le cui gesta artistiche sono ricordate da due lapidi: una riporta un pensiero dedicatogli dai suoi compaesani e l'altra l'iscrizione tombale pensata da lui stesso prima di morire. Le pareti interne sono ornate dai numerosi affreschi dell'artista Paris Bordone e risalgono al 1549. Da non tralasciare il favoloso organo del Callido del 1800. Molto suggestiva è anche la contigua sede della Confraternita della Beata Vergine dei Battuti, antica istituzione di accoglienza e soccorso dei poveri, risalente al XIV Secolo. Piccola curiosità. Addentrandosi nei boschi di Vallada, si respira un’aria magica. Talmente magica che, secondo la leggenda, tra gli alberi si nasconda “El Ganbaretol”, un simpatico e dispettoso folletto.]]></itunes:summary><itunes:duration>265</itunes:duration><itunes:keywords>affreschi-spirituali,celentone,comuni,ganbaretol,provincia-di-belluno,santi-alle-finestre,tabià,val-biois,vallada-agordina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vodo di Cadore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vodo-di-cadore--60131319</link><description><![CDATA[Nella valle del torrente Boite, alla quota di 910 m sul livello del mare, troviamo Vodo di Cadore, situato tra i massicci dolomitici del Pelmo e dell'Antelao. Il territorio dove sorge è definito anche d'"Oltrechiusa", perché si trova a monte del forte della "Chiusa" di Venas di Cadore. Vodo gode di un'ottima posizione geografica che lo vede vicino alle stazioni sciistiche di Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore e, allo stesso tempo, adagiato lungo una tranquilla sponda verde. Ne costituisce l’assetto territoriale una serie di nuclei abitativi e frazioni tra le quali si distinguono quelle di Vinigo e Peaio e altre borgate minori. La frazione di Vinigo, una delle più antiche del Cadore, regala una vista unica e spettacolare sulle Dolomiti, dominando la Valboite. Nella Chiesa di San Giovanni Battista, riconosciuta monumento nazionale, sono conservate numerose opere di pregio, tra cui la pala dell’altare maggiore attribuita a Francesco Vecellio, fratello del celebre Tiziano. Il paese offre un posto in prima fila per osservare il “Caregon del Padre Eterno”, il Pelmo, in tutta la sua maestosità. Gli sport praticabili in questo territorio spaziano dalla mountain bike, dove la ciclabile “La Lunga Via delle Dolomiti” rimane il percorso preferito da ospiti italiani e stranieri, all'escursionismo estivo, con sentieri di diversi livelli di difficoltà. Tra le mete più rinomate vanno ricordati i piani di Ciauta, il Becco di Cuzze, i rifugi Talamini, Venezia, Galassi e Antelao. Se si è dei palati sopraffini, oltre alle ottime specialità tipiche del Cadore, è bene assaggiare il famoso cavolo cappuccio di Vinigo. In questa frazione, infatti, viene coltivata una varietà unica di cavolo, particolarmente dolce e croccante, che cresce solo nel piccolo centro. Il paese è noto per aver dato i natali nel 1845 al fondatore del Gazzettino, Gianpietro Talamini, la cui casa d’origine si trova lungo la via centrale e a cui è dedicato il rifugio che si trova sul versante del monte Pelmo, a quota 1.582 m. Un’altra personalità di spicco che nacque a Vodo di Cadore il 21 dicembre 1868, fu Italo Marchioni, l’inventore del cono gelato. Marchioni abitò fino ai vent’anni in Cadore per poi emigrare in America e, il 15 dicembre 1903, l’Ufficio brevetti di New York approvò il suo brevetto per uno stampo atto alla fabbricazione di coppe e cialde per gelati. Questa è una delle tante storie che sottolineano l’intraprendenza dei pionieri bellunesi che, oltre a produrre e vendere gelato, hanno saputo destreggiarsi anche per rendere le fasi del lavoro sempre meno faticose e più razionali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131319</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:23:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131319/vodo_di_cadore.mp3" length="3020295" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Nella valle del torrente Boite, alla quota di 910 m sul livello del mare, troviamo Vodo di Cadore, situato tra i massicci dolomitici del Pelmo e dell'Antelao. Il territorio dove sorge è definito anche d'"Oltrechiusa", perché si trova a monte del forte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella valle del torrente Boite, alla quota di 910 m sul livello del mare, troviamo Vodo di Cadore, situato tra i massicci dolomitici del Pelmo e dell'Antelao. Il territorio dove sorge è definito anche d'"Oltrechiusa", perché si trova a monte del forte della "Chiusa" di Venas di Cadore. Vodo gode di un'ottima posizione geografica che lo vede vicino alle stazioni sciistiche di Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore e, allo stesso tempo, adagiato lungo una tranquilla sponda verde. Ne costituisce l’assetto territoriale una serie di nuclei abitativi e frazioni tra le quali si distinguono quelle di Vinigo e Peaio e altre borgate minori. La frazione di Vinigo, una delle più antiche del Cadore, regala una vista unica e spettacolare sulle Dolomiti, dominando la Valboite. Nella Chiesa di San Giovanni Battista, riconosciuta monumento nazionale, sono conservate numerose opere di pregio, tra cui la pala dell’altare maggiore attribuita a Francesco Vecellio, fratello del celebre Tiziano. Il paese offre un posto in prima fila per osservare il “Caregon del Padre Eterno”, il Pelmo, in tutta la sua maestosità. Gli sport praticabili in questo territorio spaziano dalla mountain bike, dove la ciclabile “La Lunga Via delle Dolomiti” rimane il percorso preferito da ospiti italiani e stranieri, all'escursionismo estivo, con sentieri di diversi livelli di difficoltà. Tra le mete più rinomate vanno ricordati i piani di Ciauta, il Becco di Cuzze, i rifugi Talamini, Venezia, Galassi e Antelao. Se si è dei palati sopraffini, oltre alle ottime specialità tipiche del Cadore, è bene assaggiare il famoso cavolo cappuccio di Vinigo. In questa frazione, infatti, viene coltivata una varietà unica di cavolo, particolarmente dolce e croccante, che cresce solo nel piccolo centro. Il paese è noto per aver dato i natali nel 1845 al fondatore del Gazzettino, Gianpietro Talamini, la cui casa d’origine si trova lungo la via centrale e a cui è dedicato il rifugio che si trova sul versante del monte Pelmo, a quota 1.582 m. Un’altra personalità di spicco che nacque a Vodo di Cadore il 21 dicembre 1868, fu Italo Marchioni, l’inventore del cono gelato. Marchioni abitò fino ai vent’anni in Cadore per poi emigrare in America e, il 15 dicembre 1903, l’Ufficio brevetti di New York approvò il suo brevetto per uno stampo atto alla fabbricazione di coppe e cialde per gelati. 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Importante centro di transito, ha rivestito un ruolo di rilevante importanza fino alla costruzione della strada della Cavallera che ha sostituito la vecchia strada che da Perarolo saliva nel cuore del Cadore proprio in prossimità di Valle. Il capoluogo sorge a 830 m di altezza, si distende lungo una dolce sponda prativa, alle pendici del monte Antelao, e si affaccia al maestoso gruppo del Duranno. Questo territorio offre quindi molteplici possibilità di escursioni in montagna così come passeggiate lungo le storiche vie del paese. Viene attraversato dalla nota “Ciclabile delle Dolomiti” che un tempo era percorsa dal trenino con la stessa tratta Calalzo-Cortina. Il comune è contornato da una serie di frazioni e borgate: la principale è senza dubbio quella di Venàs, a sua volta divisa in parecchie borgate. Venàs ebbe la ventura per alcuni anni, all’inizio del secolo scorso, di avere una propria autonomia amministrativa e tuttavia successivamente fu inclusa nel Comune di Valle di Cadore in qualità di frazione insieme alla piccola borgata di Vallesina che si affaccia sul piccolo lago artificiale. Valle è un paese dalle antiche origini, testimoniate dalla presenza di rinvenienti datati all’epoca preromana e romana. Sono presenti interessanti testimonianze archeologiche come reperti votivi, monete, bronzi, vasi e armi, conservati presso il Museo Archeologico della Magnifica Comunità di Pieve di Cadore. Importanti anche i ritrovamenti di manici di brocca con iscrizioni venetiche dedicate alla divinità Loudera (Libera), i resti di ville ad ipocausto e i mosaici. A questi rinvenimenti si aggiunge la strada chiamata "della Greola", oggi la strada Cavallera, che partiva da Perarolo di Cadore e passava per Valle e costituiva parte dell'Antica Strada Regia e della via Claudia Augusta Altinate, che proseguiva per il Centro Cadore fino al Passo Monte Croce Comelico. Una delle bellezze e delle particolarità è nascosta nel centro del paese ed è l'antica borgata di Costa, dove convivono palazzi di impronta veneziana, dalle strutture abitative risalenti ai primi secoli dopo Cristo, con le tradizionali case cadorine di montagna. Passando per la suggestiva via Romana, si scorgono antichi palazzi ricchi di volte, balconi con stemmi e angoli pittoreschi. Proseguendo lungo la borgata di Costa possiamo ammirare la Chiesa di San Martino, costruita sopra i ruderi di un antico castello e arroccata su un promontorio roccioso che nel corso degli anni ha dovuto affrontare diversi interventi di consolidamento, il più importante e risolutivo nel 2023, con la possibilità di tornare ad ammirare uno dei più bei scorci del Cadore sulle Dolomiti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131318</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:21:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131318/valle_di_cadore.mp3" length="3042865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Valle di Cadore si snoda lungo la strada statale 51 che da Tai prosegue in direzione di Cortina d’Ampezzo. Importante centro di transito, ha rivestito un ruolo di rilevante importanza fino alla costruzione della strada della Cavallera che ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Valle di Cadore si snoda lungo la strada statale 51 che da Tai prosegue in direzione di Cortina d’Ampezzo. Importante centro di transito, ha rivestito un ruolo di rilevante importanza fino alla costruzione della strada della Cavallera che ha sostituito la vecchia strada che da Perarolo saliva nel cuore del Cadore proprio in prossimità di Valle. Il capoluogo sorge a 830 m di altezza, si distende lungo una dolce sponda prativa, alle pendici del monte Antelao, e si affaccia al maestoso gruppo del Duranno. Questo territorio offre quindi molteplici possibilità di escursioni in montagna così come passeggiate lungo le storiche vie del paese. Viene attraversato dalla nota “Ciclabile delle Dolomiti” che un tempo era percorsa dal trenino con la stessa tratta Calalzo-Cortina. Il comune è contornato da una serie di frazioni e borgate: la principale è senza dubbio quella di Venàs, a sua volta divisa in parecchie borgate. Venàs ebbe la ventura per alcuni anni, all’inizio del secolo scorso, di avere una propria autonomia amministrativa e tuttavia successivamente fu inclusa nel Comune di Valle di Cadore in qualità di frazione insieme alla piccola borgata di Vallesina che si affaccia sul piccolo lago artificiale. Valle è un paese dalle antiche origini, testimoniate dalla presenza di rinvenienti datati all’epoca preromana e romana. Sono presenti interessanti testimonianze archeologiche come reperti votivi, monete, bronzi, vasi e armi, conservati presso il Museo Archeologico della Magnifica Comunità di Pieve di Cadore. Importanti anche i ritrovamenti di manici di brocca con iscrizioni venetiche dedicate alla divinità Loudera (Libera), i resti di ville ad ipocausto e i mosaici. A questi rinvenimenti si aggiunge la strada chiamata "della Greola", oggi la strada Cavallera, che partiva da Perarolo di Cadore e passava per Valle e costituiva parte dell'Antica Strada Regia e della via Claudia Augusta Altinate, che proseguiva per il Centro Cadore fino al Passo Monte Croce Comelico. Una delle bellezze e delle particolarità è nascosta nel centro del paese ed è l'antica borgata di Costa, dove convivono palazzi di impronta veneziana, dalle strutture abitative risalenti ai primi secoli dopo Cristo, con le tradizionali case cadorine di montagna. Passando per la suggestiva via Romana, si scorgono antichi palazzi ricchi di volte, balconi con stemmi e angoli pittoreschi. Proseguendo lungo la borgata di Costa possiamo ammirare la Chiesa di San Martino, costruita sopra i ruderi di un antico castello e arroccata su un promontorio roccioso che nel corso degli anni ha dovuto affrontare diversi interventi di consolidamento, il più importante e risolutivo nel 2023, con la possibilità di tornare ad ammirare uno dei più bei scorci del Cadore sulle Dolomiti.]]></itunes:summary><itunes:duration>191</itunes:duration><itunes:keywords>ciclabile-delle-dolomiti,duranno,escursioni,passeggiate,provincia-di-belluno,rinvenimenti-archeologici,valle-di-cadore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Arsie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/arsie--60131317</link><description><![CDATA[Un tempo era uno dei Comuni più popolosi della Provincia di Belluno, tant’è che nell’immediato dopoguerra era al terzo posto per abitanti dopo Belluno e Feltre. Stiamo parlando del Comune di Arsiè. Punto di passaggio strategico per accedere da Occidente al Feltrino e alla Vallata del Piave, Arsié, con le sue tante piccole frazioni che punteggiano la conca verde tra il Massiccio del Grappa e l’Altopiano di Asiago, i sentieri che attraversano prati e boschi e il suo bel lago, è il luogo ideale per trascorrere del tempo all’insegna dello sport, delle escursioni e del riposo, il tutto immerso nel verde. Arsié sorge in una ridente conca serrata a sud dal lago artificiale realizzato con lo sbarramento delle acque del Cismon e dai primi contrafforti del Massiccio del Grappa e, a nord, dalle alture del Col Perer e di Cima Campo che confinano con il Tesino e con il versante di Lamon. A Occidente i confini comunali sono indicati dalla famosa Scala, luogo di transito fin dalle antichità, presidiato dall’omonimo castello, più volte distrutto e ricostruito e conteso nel corso dei secoli in dispute e guerre. È possibile esplorare paesini e contrade, dedicarsi a trekking e MTB sul Col Perer e sul Col del Gallo. Imperdibile è il Lago del Corlo, dove si possono provare sport acquatici o concedersi un momento di relax. Il lago è nato come bacino artificiale per lo sfruttamento idroelettrico delle acque del Cismon e si distende dallo sbarramento a valle della borgata del Corlo (da cui prende il nome) per giungere in prossimità del ponte che collega Arsié alla sponda fonzasina. Oggi il lago è un’indubbia attrazione e intorno ad esso sono sorte attività che agevolano la vacanza, come camping e altre iniziative ricettive e turistiche. Alla natura si uniscono storia e cultura. Arsié, originariamente appartenente alla diocesi di Feltre, fu successivamente inclusa in quella di Padova e la sua chiesa pievanale vanta un’origine antichissima, poiché già citata nel IX secolo. Chiesa matrice di un vasto ambito geografico intorno all’anno 1000, ebbe giurisdizione non solo su quelle che più tardi nei secoli diverranno le chiese parrocchiali nel territorio arsedese, ma perfino su territori limitrofi. La chiesa, intestata a Santa Maria, presenta una cripta di rilievo, emersa in tutta la sua importanza durante l’esecuzione di alcuni scavi. Se si è alla ricerca di qualche esperienza particolare, non può mancare una camminata per giungere al borgo fantasma di Fumegai, dove il tempo sembra essersi fermato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131317</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:19:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131317/arsie.mp3" length="3088413" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Un tempo era uno dei Comuni più popolosi della Provincia di Belluno, tant’è che nell’immediato dopoguerra era al terzo posto per abitanti dopo Belluno e Feltre. Stiamo parlando del Comune di Arsiè. Punto di passaggio strategico per accedere da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un tempo era uno dei Comuni più popolosi della Provincia di Belluno, tant’è che nell’immediato dopoguerra era al terzo posto per abitanti dopo Belluno e Feltre. Stiamo parlando del Comune di Arsiè. Punto di passaggio strategico per accedere da Occidente al Feltrino e alla Vallata del Piave, Arsié, con le sue tante piccole frazioni che punteggiano la conca verde tra il Massiccio del Grappa e l’Altopiano di Asiago, i sentieri che attraversano prati e boschi e il suo bel lago, è il luogo ideale per trascorrere del tempo all’insegna dello sport, delle escursioni e del riposo, il tutto immerso nel verde. Arsié sorge in una ridente conca serrata a sud dal lago artificiale realizzato con lo sbarramento delle acque del Cismon e dai primi contrafforti del Massiccio del Grappa e, a nord, dalle alture del Col Perer e di Cima Campo che confinano con il Tesino e con il versante di Lamon. A Occidente i confini comunali sono indicati dalla famosa Scala, luogo di transito fin dalle antichità, presidiato dall’omonimo castello, più volte distrutto e ricostruito e conteso nel corso dei secoli in dispute e guerre. È possibile esplorare paesini e contrade, dedicarsi a trekking e MTB sul Col Perer e sul Col del Gallo. Imperdibile è il Lago del Corlo, dove si possono provare sport acquatici o concedersi un momento di relax. Il lago è nato come bacino artificiale per lo sfruttamento idroelettrico delle acque del Cismon e si distende dallo sbarramento a valle della borgata del Corlo (da cui prende il nome) per giungere in prossimità del ponte che collega Arsié alla sponda fonzasina. Oggi il lago è un’indubbia attrazione e intorno ad esso sono sorte attività che agevolano la vacanza, come camping e altre iniziative ricettive e turistiche. Alla natura si uniscono storia e cultura. Arsié, originariamente appartenente alla diocesi di Feltre, fu successivamente inclusa in quella di Padova e la sua chiesa pievanale vanta un’origine antichissima, poiché già citata nel IX secolo. Chiesa matrice di un vasto ambito geografico intorno all’anno 1000, ebbe giurisdizione non solo su quelle che più tardi nei secoli diverranno le chiese parrocchiali nel territorio arsedese, ma perfino su territori limitrofi. La chiesa, intestata a Santa Maria, presenta una cripta di rilievo, emersa in tutta la sua importanza durante l’esecuzione di alcuni scavi. Se si è alla ricerca di qualche esperienza particolare, non può mancare una camminata per giungere al borgo fantasma di Fumegai, dove il tempo sembra essersi fermato.]]></itunes:summary><itunes:duration>193</itunes:duration><itunes:keywords>arsiè,col-del-gallo,col-perer,comune,cultura,escursioni,lago-di-arsiè,provincia-di-belluno,torrente-cismon</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vigo di Cadore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vigo-di-cadore--60131316</link><description><![CDATA[Il Comune di Vigo di Cadore è situato sulla sinistra orografica del Piave. Il capoluogo sorge a 951 m di altezza e, assieme a Laggio e a Pelos, determina l’ossatura principale degli insediamenti urbani, completata da qualche altra borgata più piccola come quelle di Treponti e Piniè. Arte, storia e natura si intrecciano nel comune di Vigo di Cadore. Dai tesori d’arte custoditi nelle chiese delle 5 borgate, ai luoghi protagonisti della Grande Guerra sul Col Ciampon e sul Monte Tudaio, alle tante escursioni a piedi o in bicicletta. Accanto allo sviluppo nel settore secondario, soprattutto collegato all’industria dell’occhiale e a quella del legno, di rilievo è l’attività turistica, anche invernale, favorita dalle caratteristiche paesaggistiche e naturali. La parrocchia di Vigo è molto antica. Fu fondata nel 1208, ma già intorno all’VIII secolo, era presente una cappella. L’attuale edificio, risalente al 1559 e nei primi decenni del 1700 fu rinnovato e ampliato. Dedicato a San Martino, conserva tra l’altro opere lignee del Besarèl e di artisti della sua scuola e alcuni dipinti del pittore locale Tomaso Da Rin. L’organo, del 1757, è di Antonio Barbini e fu modificato alla fine del secolo scorso da Carlo Aletti. Il panorama delle altre chiese è piuttosto vasto. Tra di esse spicca quella di Sant’Orsola in piazza a Vigo. La chiesa risale al 1300, è in stile gotico e fu fondata da un certo Ainardo, figlio di un podestà del Cadore. È abbellita da affreschi sia all’interno che all’esterno e conserva la Gloria di San Lazzaro attribuita al pennello di Domenico Tintoretto. Per la sua importanza e bellezza è qualificata come monumento nazionale ed è definita la “Cappella degli Scrovegni del Cadore” per i meravigliosi affreschi che la decorano. Vigo possiede anche una preziosa biblioteca, fondata da Antonio Ronzon nel 1892 che conserva antiche pergamene, i "Laudi" e i manoscritti sulla storia del Cadore, una parte dei quali sono frutto di una donazione della Magnifica Comunità di Cadore. Non manca un cospicuo fondo con migliaia di pubblicazioni più recenti che riguarda l’area cadorina e tematiche universali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131316</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:17:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131316/vigo_di_cadore.mp3" length="2628667" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il Comune di Vigo di Cadore è situato sulla sinistra orografica del Piave. 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La parrocchia di Vigo è molto antica. Fu fondata nel 1208, ma già intorno all’VIII secolo, era presente una cappella. L’attuale edificio, risalente al 1559 e nei primi decenni del 1700 fu rinnovato e ampliato. Dedicato a San Martino, conserva tra l’altro opere lignee del Besarèl e di artisti della sua scuola e alcuni dipinti del pittore locale Tomaso Da Rin. L’organo, del 1757, è di Antonio Barbini e fu modificato alla fine del secolo scorso da Carlo Aletti. Il panorama delle altre chiese è piuttosto vasto. Tra di esse spicca quella di Sant’Orsola in piazza a Vigo. La chiesa risale al 1300, è in stile gotico e fu fondata da un certo Ainardo, figlio di un podestà del Cadore. È abbellita da affreschi sia all’interno che all’esterno e conserva la Gloria di San Lazzaro attribuita al pennello di Domenico Tintoretto. Per la sua importanza e bellezza è qualificata come monumento nazionale ed è definita la “Cappella degli Scrovegni del Cadore” per i meravigliosi affreschi che la decorano. Vigo possiede anche una preziosa biblioteca, fondata da Antonio Ronzon nel 1892 che conserva antiche pergamene, i "Laudi" e i manoscritti sulla storia del Cadore, una parte dei quali sono frutto di una donazione della Magnifica Comunità di Cadore. 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Da sempre strettamente collegato alle sorti di Agordo, Taibon ha vissuto la grande trasformazione che ha interessato i suoi abitanti un tempo dediti in prevalenza alle attività agricole, boschive e a quelle legate allo sfruttamento minerario nei giacimenti della zona. Non va però dimenticata la grande aliquota di emigrazione che per molti decenni ha sottratto vitalità e forza-lavoro. Oggi è un centro che gode dei benefici dell’espansione nell’Agordino delle attività industriali, artigianali e di quelle dei servizi. Taibon dispone di un vasto territorio che non solo riguarda la destra orografica del Cordevole, ma si allarga a sinistra fino al Gruppo del Civetta. Il bel rifugio alpino Vazzoler, in località Col Negro di Pelsa, si trova nel suo ambito di competenza. Una delle attrazioni più famose della zona è l’escursione alpinistica che porta a visionare il famoso arco naturale di dolomia a forma di cuore sospeso sulla Valle di San Lucano, noto come “El Cor de san Lugan”. Il sentiero non è volutamente né segnato, né ferrato e la via per raggiungerlo è tradizionalmente tramandata di padre in figlio dagli abitanti di Taibon e Canale d'Agordo. Per i giovani rocciatori e cacciatori della zona si tratta di un luogo mistico e quasi rituale. Alle bellezze naturali si associano però anche pillole di cultura, storia e arte. Il toponimo “Taibon” deriverebbe, secondo lo storico Giorgio Piloni, dal nome latino “Tabullo”, cioè “pannello” e quindi dal successivo “Taibono”. La zona di Taibon fu frequentata fin dall’Età del Ferro, ma le prime tracce certe risalgono all’Epoca Romana. Nel 1439, Taibon fu protagonista di un’accesa resistenza contro le truppe di Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Famoso per la lavorazione del ferro estratto nelle vicine miniere, il territorio del comune di Taibon Agordino ospitò il Forno di Val, uno dei dieci forni fusori della zona. Situato nella Valle di S. Lucano, il forno fu portato alla sua massima efficienza con il dominio di Guadagnino Avoscano. Sotto il dominio della Serenissima, oltre alle attività minerarie, fu incrementato il commercio del legname trasportato lungo il Cordevole e il Piave. Per secoli, infatti, gli abitanti della zona si dedicarono al lavoro in miniera o alle attività legate allo sfruttamento boschivo e all’artigianato del legno. Altre mansioni che scandivano il ritmo del luogo erano l’agricoltura e l’allevamento, di cui si occupavano prevalentemente le donne. Nel 1854, uno spaventoso incendio distrusse gran parte dell’abitato. Mentre, nel 1865, una frana si staccò dal monte Framont e causò gravi danni. Una nuova frana si ebbe nel 1908 e, nel 1966, il territorio fu colpito da una grave alluvione che provocò la morte di molte persone. Taibon si distingue per la presenza di alcuni importanti monumenti come la Chiesa dei SS. Cornelio e Cipriano che, fatta presumibilmente risalire al X secolo, è da considerarsi una delle chiese più antiche della conca Agordina. Oggi conserva diverse opere d’arte tra cui due dipinti di Paris Bordone, allievo di Tiziano Vecellio. Famosa è anche la Chiesa di S. Lucano situata all’imbocco dell’omonima valle. L’edificio, realizzato nel caratteristico stile alpino, sorge nel luogo in cui il Santo morì dopo aver vissuto in questa zona come eremita. La cittadina è inoltre dotata di un piccolo, ma molto interessante, museo etnografico collocato a poca distanza dal Municipio. Lo spazio museale, aperto tutto l’anno, si colloca all’intero di un’abitazione dolomitica e propone, in modo semplice e divertente, un tuffo nel passato rurale delle comunità agricole delle Dolomiti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131315</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131315/taibon_agordino.mp3" length="4585135" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Taibon Agordino con i suoi 90 km2 d’estensione si caratterizza come uno dei Comuni più estesi della provincia di Belluno. Confinante direttamente con il Trentino, Taibon Agordino è un luogo incantevole e tutto da scoprire. Da sempre strettamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Taibon Agordino con i suoi 90 km2 d’estensione si caratterizza come uno dei Comuni più estesi della provincia di Belluno. Confinante direttamente con il Trentino, Taibon Agordino è un luogo incantevole e tutto da scoprire. Da sempre strettamente collegato alle sorti di Agordo, Taibon ha vissuto la grande trasformazione che ha interessato i suoi abitanti un tempo dediti in prevalenza alle attività agricole, boschive e a quelle legate allo sfruttamento minerario nei giacimenti della zona. Non va però dimenticata la grande aliquota di emigrazione che per molti decenni ha sottratto vitalità e forza-lavoro. Oggi è un centro che gode dei benefici dell’espansione nell’Agordino delle attività industriali, artigianali e di quelle dei servizi. Taibon dispone di un vasto territorio che non solo riguarda la destra orografica del Cordevole, ma si allarga a sinistra fino al Gruppo del Civetta. Il bel rifugio alpino Vazzoler, in località Col Negro di Pelsa, si trova nel suo ambito di competenza. Una delle attrazioni più famose della zona è l’escursione alpinistica che porta a visionare il famoso arco naturale di dolomia a forma di cuore sospeso sulla Valle di San Lucano, noto come “El Cor de san Lugan”. Il sentiero non è volutamente né segnato, né ferrato e la via per raggiungerlo è tradizionalmente tramandata di padre in figlio dagli abitanti di Taibon e Canale d'Agordo. Per i giovani rocciatori e cacciatori della zona si tratta di un luogo mistico e quasi rituale. Alle bellezze naturali si associano però anche pillole di cultura, storia e arte. Il toponimo “Taibon” deriverebbe, secondo lo storico Giorgio Piloni, dal nome latino “Tabullo”, cioè “pannello” e quindi dal successivo “Taibono”. La zona di Taibon fu frequentata fin dall’Età del Ferro, ma le prime tracce certe risalgono all’Epoca Romana. Nel 1439, Taibon fu protagonista di un’accesa resistenza contro le truppe di Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Famoso per la lavorazione del ferro estratto nelle vicine miniere, il territorio del comune di Taibon Agordino ospitò il Forno di Val, uno dei dieci forni fusori della zona. Situato nella Valle di S. Lucano, il forno fu portato alla sua massima efficienza con il dominio di Guadagnino Avoscano. Sotto il dominio della Serenissima, oltre alle attività minerarie, fu incrementato il commercio del legname trasportato lungo il Cordevole e il Piave. Per secoli, infatti, gli abitanti della zona si dedicarono al lavoro in miniera o alle attività legate allo sfruttamento boschivo e all’artigianato del legno. Altre mansioni che scandivano il ritmo del luogo erano l’agricoltura e l’allevamento, di cui si occupavano prevalentemente le donne. Nel 1854, uno spaventoso incendio distrusse gran parte dell’abitato. Mentre, nel 1865, una frana si staccò dal monte Framont e causò gravi danni. Una nuova frana si ebbe nel 1908 e, nel 1966, il territorio fu colpito da una grave alluvione che provocò la morte di molte persone. Taibon si distingue per la presenza di alcuni importanti monumenti come la Chiesa dei SS. Cornelio e Cipriano che, fatta presumibilmente risalire al X secolo, è da considerarsi una delle chiese più antiche della conca Agordina. Oggi conserva diverse opere d’arte tra cui due dipinti di Paris Bordone, allievo di Tiziano Vecellio. Famosa è anche la Chiesa di S. Lucano situata all’imbocco dell’omonima valle. L’edificio, realizzato nel caratteristico stile alpino, sorge nel luogo in cui il Santo morì dopo aver vissuto in questa zona come eremita. La cittadina è inoltre dotata di un piccolo, ma molto interessante, museo etnografico collocato a poca distanza dal Municipio. 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Come suggerisce lo stesso toponimo, Selva di Cadore era, in passato e fino al Trattato di Campoformio del 1797, esterna alle Regole Agordine e dipendente dalle Regole del Cadore. Selva di Cadore era, di fatto, posta sotto l’amministrazione di San Vito di Cadore e costituiva una sorta di protettorato cadorino. Anche per Selva, come per altri Comuni che si affacciano sull’Alto Agordino, il turismo è diventato la chiave dello sviluppo il cui scrigno è rappresentato da bellezze naturali e ambientali rilevantissime, apprezzabili oltre che dal capoluogo (a 1317 metri di altitudine), da Santa Fosca, da Pescul, dalla miriade di altre borgate, fino a Forcella Staulanza verso la Val di Zoldo. Di grande successo sono gli impianti sciistici del comprensorio del Monte Fertazza e del Monte Civetta. Mentre d’estate i visitatori scelgono la Val Fiorentina per le infinite possibilità escursionistiche nelle Dolomiti circostanti, il turismo invernale, a Selva di Cadore, è legato soprattutto allo sci alpino. L’accesso al comprensorio sciistico dello Ski Civetta (comprensorio membro del macro circuito Dolomiti Superski), è la località di Pescul, dove si trova la stazione di valle della seggiovia Pescul – Fertazza. La zona della Val Fiorentina è inoltre un luogo ricco di storia. Era, infatti, particolarmente allettante per le sue ricche risorse naturali, tra le quali le fitte foreste di ottimo legname utilizzato sia per costruzioni che per la produzione di carbone con la consueta tecnica del pojat per alimentare i forni fusori della zona. Proprio la presenza di forni per la lavorazione dei metalli è attestata nel comune di Selva di Cadore a partire dal lontano 1257. Storia, arte e cultura si intrecciano in questo territorio come dimostrano le diverse chiese presenti e, su tutte, la chiesa di S. Lorenzo a Selva, riconsacrata a seguito di una profanazione nel 1447, che conserva una pala di Antonio Rosso e quella di Santa Fosca nell’omonima frazione, caratterizzata da un bel campanile e con all’interno un tabernacolo del Brustolon. Poco discostato dalla magnifica chiesa di S. Lorenzo, nella frazione principale, si trova il prestigioso Museo Civico della Val Fiorentina “Vittorino Cazzetta”, punta di diamante delle proposte culturali del territorio. Si tratta di una recentissima sede museale dotata di tre interessanti sezioni espositive dedicate alla paleontologia, all’archeologia e alla storia della Val Fiorentina e della zona del Civetta in generale. Il territorio di Selva di Cadore è, infatti, molto interessante dal punto di vista storico: nei pressi del Pelmetto, raggiungibile sia da Selva di Cadore che da Palafavera, si trova un imponente masso marcato da più di duecento orme di piccoli dinosauri che costituisce una vera attrazione per i turisti appassionati di preistoria e per i bambini; un calco di questa roccia è a disposizione dei visitatori al Museo Civico della Val Fiorentina “Vittorino Cazzetta”. Poco sopra Toffol, s’imbocca il sentiero che conduce al sito neolitico di Mandriz, dove sono stati rinvenuti i reperti esposti nel locale museo; il luogo dei ritrovamenti è ben segnalato e costituisce una visita interessante per tutta la famiglia. Il pezzo forte del Museo Vittorino Cazzetta è certamente la sepoltura del cacciatore-raccoglitore del Mesolitico denominata “L’Om de Mondeval” rinvenuta da Vittorino Cazzetta ai piedi di una roccia sull’altopiano di Mondeval de Sora. Interessante è infine il cosiddetto Cunicolo Medievale di Solator. Rinvenuto durante uno scavo all’inizio del XX secolo, in località Solator, si tratta di un tunnel risalente al XIII secolo, in condizioni eccellenti di conservazione. In origine il cunicolo era probabilmente un tunnel di collegamento tra un’antica dimora signorile, ormai scomparsa, e una fantomatica torre che darebbe il nome al toponimo Solator.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131314</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:13:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131314/selva_di_cadore.mp3" length="4604361" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Selva di Cadore è uno splendido paese delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità, situato nella bellissima Val Fiorentina ai piedi del sistema Pelmo – Croda da Lago. Come suggerisce lo stesso toponimo, Selva di Cadore era, in passato e fino al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Selva di Cadore è uno splendido paese delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità, situato nella bellissima Val Fiorentina ai piedi del sistema Pelmo – Croda da Lago. Come suggerisce lo stesso toponimo, Selva di Cadore era, in passato e fino al Trattato di Campoformio del 1797, esterna alle Regole Agordine e dipendente dalle Regole del Cadore. Selva di Cadore era, di fatto, posta sotto l’amministrazione di San Vito di Cadore e costituiva una sorta di protettorato cadorino. Anche per Selva, come per altri Comuni che si affacciano sull’Alto Agordino, il turismo è diventato la chiave dello sviluppo il cui scrigno è rappresentato da bellezze naturali e ambientali rilevantissime, apprezzabili oltre che dal capoluogo (a 1317 metri di altitudine), da Santa Fosca, da Pescul, dalla miriade di altre borgate, fino a Forcella Staulanza verso la Val di Zoldo. Di grande successo sono gli impianti sciistici del comprensorio del Monte Fertazza e del Monte Civetta. Mentre d’estate i visitatori scelgono la Val Fiorentina per le infinite possibilità escursionistiche nelle Dolomiti circostanti, il turismo invernale, a Selva di Cadore, è legato soprattutto allo sci alpino. L’accesso al comprensorio sciistico dello Ski Civetta (comprensorio membro del macro circuito Dolomiti Superski), è la località di Pescul, dove si trova la stazione di valle della seggiovia Pescul – Fertazza. La zona della Val Fiorentina è inoltre un luogo ricco di storia. Era, infatti, particolarmente allettante per le sue ricche risorse naturali, tra le quali le fitte foreste di ottimo legname utilizzato sia per costruzioni che per la produzione di carbone con la consueta tecnica del pojat per alimentare i forni fusori della zona. Proprio la presenza di forni per la lavorazione dei metalli è attestata nel comune di Selva di Cadore a partire dal lontano 1257. Storia, arte e cultura si intrecciano in questo territorio come dimostrano le diverse chiese presenti e, su tutte, la chiesa di S. Lorenzo a Selva, riconsacrata a seguito di una profanazione nel 1447, che conserva una pala di Antonio Rosso e quella di Santa Fosca nell’omonima frazione, caratterizzata da un bel campanile e con all’interno un tabernacolo del Brustolon. Poco discostato dalla magnifica chiesa di S. Lorenzo, nella frazione principale, si trova il prestigioso Museo Civico della Val Fiorentina “Vittorino Cazzetta”, punta di diamante delle proposte culturali del territorio. Si tratta di una recentissima sede museale dotata di tre interessanti sezioni espositive dedicate alla paleontologia, all’archeologia e alla storia della Val Fiorentina e della zona del Civetta in generale. Il territorio di Selva di Cadore è, infatti, molto interessante dal punto di vista storico: nei pressi del Pelmetto, raggiungibile sia da Selva di Cadore che da Palafavera, si trova un imponente masso marcato da più di duecento orme di piccoli dinosauri che costituisce una vera attrazione per i turisti appassionati di preistoria e per i bambini; un calco di questa roccia è a disposizione dei visitatori al Museo Civico della Val Fiorentina “Vittorino Cazzetta”. Poco sopra Toffol, s’imbocca il sentiero che conduce al sito neolitico di Mandriz, dove sono stati rinvenuti i reperti esposti nel locale museo; il luogo dei ritrovamenti è ben segnalato e costituisce una visita interessante per tutta la famiglia. Il pezzo forte del Museo Vittorino Cazzetta è certamente la sepoltura del cacciatore-raccoglitore del Mesolitico denominata “L’Om de Mondeval” rinvenuta da Vittorino Cazzetta ai piedi di una roccia sull’altopiano di Mondeval de Sora. Interessante è infine il cosiddetto Cunicolo Medievale di Solator. Rinvenuto durante uno scavo all’inizio del XX secolo, in località Solator, si tratta di un tunnel risalente al XIII secolo, in condizioni eccellenti di conservazione. 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Panoramico e soleggiato, Rivamonte si sviluppa ai piedi del Colle Armarolo, simbolo dell’attuale Stemma Comunale e domina la Valle del torrente Imperina fino alla confluenza con il Cordevole. Il capoluogo comunale si trova in località Rosson. Per molti secoli, la principale risorsa del territorio fu rappresentata dalle Miniere di Val Imperina. Situate in corrispondenza della poderosa Faglia della Valsugana, le Miniere della Val Imperina occupavano la maggior parte della forza lavoro della Conca Agordina e furono mappate ufficialmente dalla Serenissima nel 1411. La professione del seggiolaio divenne un altro simbolo di Rivamonte. Alcuni seggiolai agordini, attivi probabilmente sin dal XVIII secolo, emigrarono verso importanti città europee dove esercitavano la professione ambulante del caregheta, realizzando sedie o imbottiture su commissione. Grazie alla loro professionalità, maestria e affidabilità, divennero ben presto famosi e svilupparono una loro lingua, lo Scapelamént del Conza (“Gergo del Seggiolaio”). Si tratta di un complesso linguaggio segreto basato sul dialetto locale, nel quale erano invertite le sillabe o nel quale alcuni termini della lingua originaria erano allusi con perifrasi ed epiteti. Oggi il mestiere del seggiolaio sopravvive attraverso il ricordo folcloristico della lingua segreta dei caregheta e ai corsi manuali nati per tramandare ai giovani l’arte di costruire e impagliare le sedie a mano. Con l’alluvione del 1966 anche Rivamonte fu profondamente compromesso, tanto che alcune frazioni del Comune rimasero disabitate. Anche la chiusura del Centro Minerario di Val Imperina ha contribuito a scremare ulteriormente la popolazione originaria. Come riscontrato in tutta la Conca Agordina, oggi gli abitanti di Rivamonte si affidano all’industria dell’occhiale che ha reso l’Agordino, insieme al vicino Cadore, uno dei poli mondiali di questo settore. Rivamonte sta, però, conoscendo un’importante rinascita turistica, grazie alle svariate iniziative promosse nel territorio. Da non perdere sono, infatti, la manifestazione natalizia “Riva Nadal – I Mercatini dei Canop”, durante la quale il paese di trasforma in una spettacolare vetrina di prodotti artigianali e alimenti tipici delle Dolomiti. Un altro evento tradizionale è Olt da Riva &amp; Compagnia Bela, ossia il Carnevale tradizionale di Rivamonte, ispirato alle maschere ideate da Cripino Selle. Questa è un’occasione unica per vedere sfilare per le vie del paese tante maschere del carnevale, come quelle tradizionali bellunesi realizzate a mano e in legno. I volti lignei del carnevale di Rivamonte Agordino regalano allegria e intrattenimento a grandi e piccini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131340</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:10:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131340/rivamonte_agordino.mp3" length="3579528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Composto da varie frazioni, il comune di Rivamonte copre un’ampia zona ricca di tesori naturali, coronata dai Monti Pallidi. Panoramico e soleggiato, Rivamonte si sviluppa ai piedi del Colle Armarolo, simbolo dell’attuale Stemma Comunale e domina la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Composto da varie frazioni, il comune di Rivamonte copre un’ampia zona ricca di tesori naturali, coronata dai Monti Pallidi. Panoramico e soleggiato, Rivamonte si sviluppa ai piedi del Colle Armarolo, simbolo dell’attuale Stemma Comunale e domina la Valle del torrente Imperina fino alla confluenza con il Cordevole. Il capoluogo comunale si trova in località Rosson. Per molti secoli, la principale risorsa del territorio fu rappresentata dalle Miniere di Val Imperina. Situate in corrispondenza della poderosa Faglia della Valsugana, le Miniere della Val Imperina occupavano la maggior parte della forza lavoro della Conca Agordina e furono mappate ufficialmente dalla Serenissima nel 1411. La professione del seggiolaio divenne un altro simbolo di Rivamonte. Alcuni seggiolai agordini, attivi probabilmente sin dal XVIII secolo, emigrarono verso importanti città europee dove esercitavano la professione ambulante del caregheta, realizzando sedie o imbottiture su commissione. Grazie alla loro professionalità, maestria e affidabilità, divennero ben presto famosi e svilupparono una loro lingua, lo Scapelamént del Conza (“Gergo del Seggiolaio”). Si tratta di un complesso linguaggio segreto basato sul dialetto locale, nel quale erano invertite le sillabe o nel quale alcuni termini della lingua originaria erano allusi con perifrasi ed epiteti. Oggi il mestiere del seggiolaio sopravvive attraverso il ricordo folcloristico della lingua segreta dei caregheta e ai corsi manuali nati per tramandare ai giovani l’arte di costruire e impagliare le sedie a mano. Con l’alluvione del 1966 anche Rivamonte fu profondamente compromesso, tanto che alcune frazioni del Comune rimasero disabitate. Anche la chiusura del Centro Minerario di Val Imperina ha contribuito a scremare ulteriormente la popolazione originaria. Come riscontrato in tutta la Conca Agordina, oggi gli abitanti di Rivamonte si affidano all’industria dell’occhiale che ha reso l’Agordino, insieme al vicino Cadore, uno dei poli mondiali di questo settore. Rivamonte sta, però, conoscendo un’importante rinascita turistica, grazie alle svariate iniziative promosse nel territorio. Da non perdere sono, infatti, la manifestazione natalizia “Riva Nadal – I Mercatini dei Canop”, durante la quale il paese di trasforma in una spettacolare vetrina di prodotti artigianali e alimenti tipici delle Dolomiti. Un altro evento tradizionale è Olt da Riva &amp; Compagnia Bela, ossia il Carnevale tradizionale di Rivamonte, ispirato alle maschere ideate da Cripino Selle. Questa è un’occasione unica per vedere sfilare per le vie del paese tante maschere del carnevale, come quelle tradizionali bellunesi realizzate a mano e in legno. 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Il territorio, che abbraccia entrambe le rive del Piave, fiume sacro alla Patria, ha una storia legata alla sua posizione geografica, che ne ha fatto uno snodo di comunicazione e punto di confine strategico. La commistione tra l’ambiente fluviale, quello collinare e quello montano, tipico di questa zona prealpina, rende quest’area decisamente peculiare, per l’amenità di molti luoghi che lo rendono piacevole al residente e al visitatore. Diverse solo le attività che si possono svolgere immersi nella natura, come le escursioni verso il Monte Castelir, le sorgenti del torrente Fium e il Monte Valina e l’arrampicata nella Valle di Schievenin. È proprio nell’incantevole e incontaminato scenario della Valle di Schievenin che si trova una piccola sezione staccata del Museo civico “Bellona” di Montebelluna. Le sezioni della raccolta sono dedicate alla geologia, alla zoologia e alla botanica della Valle di Schievenin e del Monte Grappa. Pur essendo di modeste dimensioni, questa collezione museale costituisce un punto di notevole interesse per gli appassionati e per chi desidera approfondire i segreti naturalistici e ambientali dell’area. Fanno da contorno a questo paesaggio le propaggini orientali del massiccio del Grappa e alcuni rilievi divenuti celebri per gli avvenimenti bellici del primo conflitto mondiale: dalla Monfenera al Tomba, dal Valderoa al Piz. Proprio gli eventi legati alla Grande Guerra arricchiscono il territorio di un’immortale atmosfera storica. Dopo la ritirata di Caporetto, con il conseguente allestimento della linea difensiva italiana tra il Grappa, il famoso angolo del Monte Tomatico e il corso del Piave, anche il territorio del Comune, si trovò nel bel mezzo degli avvenimenti bellici. Quello tra la fine del 1917 e l’autunno del 1918 fu un anno di sofferenze, distruzioni e morte. Una parte consistente della popolazione lasciò gli abitati per rifugiarsi in luoghi più sicuri a Feltre, ma anche in Friuli e in località dell’Italia centrale. In ricordo di questi eventi è stato allestito il Museo Civico storico territoriale di Alano di Piave, la cui conca è conosciuta anche come la “Conca delle Medaglie d’Oro al Valor Militare”. La raccolta museale propone materiali recuperati sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale del Monte Grappa e del fiume Piave. Sono legati sempre alle vicende della Prima Guerra Mondiale: il Cimitero Militare Germanico, dove riposano 3.465 caduti dell'armata tedesca e austro-ungarica, il Museo del Piave a Caorera e il Monte Fontana Secca. Proprio sul Monte Fontana Secca è possibile vedere le trincee, inserite nella rete ecologica Natura 2000 dell'Unione Europea, nonché riconosciuto Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale nell'ambito del Massiccio del Monte Grappa. Nel territorio dell’ex Comune di Quero-Vas, si trova invece la fortezza di Castelnuovo, la cui costruzione risale al primo dominio veneziano. La storia del castello è fortemente legata alla figura di Girolamo Miani o Emiliani. Sulla facciata del castello, ora casa di preghiera dei Padri Somaschi di cui egli ne fu il fondatore, un’iscrizione ricorda che, imprigionato in fondo a una delle torri del castello, fu liberato prodigiosamente dalla Vergine il 27 settembre 1511. Per la sua opera di apostolato, conquistò la santità e la cella di quel carcere è stata trasformata in cappella votiva. I Padri Somaschi riacquistarono il castello nel 1924 e già da oltre vent’anni è un frequentato centro di attività di quell’Ordine religioso. Nella frazione di Vas si ricorda anche il complesso di archeologia industriale della Cartiera. Sorta a metà del Seicento, la manifattura era favorita dalle limpide acque del torrente Fium che permettevano di produrre carta bianca di ottima qualità. Non più attiva dal 1963 è oggi gestita e valorizzata da un’associazione con eventi e iniziative.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131341</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:07:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131341/setteville.mp3" length="4610625" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il comune di Setteville è stato istituito il 22 gennaio 2024, dalla fusione dei comuni di Alano di Piave e Quero-Vas. Il territorio, che abbraccia entrambe le rive del Piave, fiume sacro alla Patria, ha una storia legata alla sua posizione geografica,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il comune di Setteville è stato istituito il 22 gennaio 2024, dalla fusione dei comuni di Alano di Piave e Quero-Vas. Il territorio, che abbraccia entrambe le rive del Piave, fiume sacro alla Patria, ha una storia legata alla sua posizione geografica, che ne ha fatto uno snodo di comunicazione e punto di confine strategico. La commistione tra l’ambiente fluviale, quello collinare e quello montano, tipico di questa zona prealpina, rende quest’area decisamente peculiare, per l’amenità di molti luoghi che lo rendono piacevole al residente e al visitatore. Diverse solo le attività che si possono svolgere immersi nella natura, come le escursioni verso il Monte Castelir, le sorgenti del torrente Fium e il Monte Valina e l’arrampicata nella Valle di Schievenin. È proprio nell’incantevole e incontaminato scenario della Valle di Schievenin che si trova una piccola sezione staccata del Museo civico “Bellona” di Montebelluna. Le sezioni della raccolta sono dedicate alla geologia, alla zoologia e alla botanica della Valle di Schievenin e del Monte Grappa. Pur essendo di modeste dimensioni, questa collezione museale costituisce un punto di notevole interesse per gli appassionati e per chi desidera approfondire i segreti naturalistici e ambientali dell’area. Fanno da contorno a questo paesaggio le propaggini orientali del massiccio del Grappa e alcuni rilievi divenuti celebri per gli avvenimenti bellici del primo conflitto mondiale: dalla Monfenera al Tomba, dal Valderoa al Piz. Proprio gli eventi legati alla Grande Guerra arricchiscono il territorio di un’immortale atmosfera storica. Dopo la ritirata di Caporetto, con il conseguente allestimento della linea difensiva italiana tra il Grappa, il famoso angolo del Monte Tomatico e il corso del Piave, anche il territorio del Comune, si trovò nel bel mezzo degli avvenimenti bellici. Quello tra la fine del 1917 e l’autunno del 1918 fu un anno di sofferenze, distruzioni e morte. Una parte consistente della popolazione lasciò gli abitati per rifugiarsi in luoghi più sicuri a Feltre, ma anche in Friuli e in località dell’Italia centrale. In ricordo di questi eventi è stato allestito il Museo Civico storico territoriale di Alano di Piave, la cui conca è conosciuta anche come la “Conca delle Medaglie d’Oro al Valor Militare”. La raccolta museale propone materiali recuperati sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale del Monte Grappa e del fiume Piave. Sono legati sempre alle vicende della Prima Guerra Mondiale: il Cimitero Militare Germanico, dove riposano 3.465 caduti dell'armata tedesca e austro-ungarica, il Museo del Piave a Caorera e il Monte Fontana Secca. Proprio sul Monte Fontana Secca è possibile vedere le trincee, inserite nella rete ecologica Natura 2000 dell'Unione Europea, nonché riconosciuto Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale nell'ambito del Massiccio del Monte Grappa. Nel territorio dell’ex Comune di Quero-Vas, si trova invece la fortezza di Castelnuovo, la cui costruzione risale al primo dominio veneziano. La storia del castello è fortemente legata alla figura di Girolamo Miani o Emiliani. Sulla facciata del castello, ora casa di preghiera dei Padri Somaschi di cui egli ne fu il fondatore, un’iscrizione ricorda che, imprigionato in fondo a una delle torri del castello, fu liberato prodigiosamente dalla Vergine il 27 settembre 1511. Per la sua opera di apostolato, conquistò la santità e la cella di quel carcere è stata trasformata in cappella votiva. I Padri Somaschi riacquistarono il castello nel 1924 e già da oltre vent’anni è un frequentato centro di attività di quell’Ordine religioso. Nella frazione di Vas si ricorda anche il complesso di archeologia industriale della Cartiera. Sorta a metà del Seicento, la manifattura era favorita dalle limpide acque del torrente Fium che permettevano di produrre carta bianca di ottima qualità. 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In origine non aveva questo nome; un tempo era chiamato Oltrerino, nome preso dal torrente Rin che segna il confine con Santo Stefano di Cadore. Poi, nell'anno 1868, il nome si traslò in San Pietro di Cadore. Come per le altre comunità della zona, le prime realtà istituzionali sono da ricercare nella nascita e nella genesi del sistema regoliero. Lo statuto di una locale Regola fu ampliato e rinnovato nel 1575, ma in precedenza ve ne era uno più antico. Una delle particolarità del luogo è la sede ufficiale dove è ospitato ancora oggi il comune di San Pietro, ovvero il Palazzo Poli-De Pol. Questo palazzo fu commissionato a metà del 1600 dai Poli, una famiglia di notai che esercitava il commercio di legname, per molti secoli la principale attività commerciale presente lungo tutto il corso del fiume Piave. Oggi è considerata una delle più belle ville del Cadore ed è la villa veneta più a Nord di Venezia. L’edificio conserva affreschi di Girolamo Pellegrini. Una pala di Marco Vecellio si trova all’intero della Chiesa di San Pietro Apostolo, originariamente costruita nel XIII secolo e in stile gotico. La parrocchia di San Pietro Apostolo fu fondata però nel 1857, dopo il distaccamento da quella di Santo Stefano. Suggestiva è la piccola frazione di Costalta, alle pendici del monte Zovo, conosciuta come “il paese di legno”. Di legno sono, infatti, le sue abitazioni tipiche e le sculture realizzate negli anni da artisti provenienti da tutto il mondo. A Costalta è inoltre visitabile il Museo Etnografico “Casa Angiul Sai”, allestito in un raro esempio di dimora arcaica; questo fabbricato storico è interamente dedicato all'architettura rurale montana. Il Museo ospita anche mostre temporanee sui temi della scultura, dell’artigianato e della fotografia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131342</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:05:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131342/san_pietro_di_cadore.mp3" length="2311442" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>San Pietro di Cadore è un piccolo paese, che dista solo pochi chilometri dalla località di Santo Stefano di Cadore. Posizionato sopra le rive del fiume Piave, nel Comelico inferiore, gode di una vista a dir poco unica sulle meravigliose Dolomiti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[San Pietro di Cadore è un piccolo paese, che dista solo pochi chilometri dalla località di Santo Stefano di Cadore. Posizionato sopra le rive del fiume Piave, nel Comelico inferiore, gode di una vista a dir poco unica sulle meravigliose Dolomiti Bellunesi. In origine non aveva questo nome; un tempo era chiamato Oltrerino, nome preso dal torrente Rin che segna il confine con Santo Stefano di Cadore. Poi, nell'anno 1868, il nome si traslò in San Pietro di Cadore. Come per le altre comunità della zona, le prime realtà istituzionali sono da ricercare nella nascita e nella genesi del sistema regoliero. Lo statuto di una locale Regola fu ampliato e rinnovato nel 1575, ma in precedenza ve ne era uno più antico. Una delle particolarità del luogo è la sede ufficiale dove è ospitato ancora oggi il comune di San Pietro, ovvero il Palazzo Poli-De Pol. Questo palazzo fu commissionato a metà del 1600 dai Poli, una famiglia di notai che esercitava il commercio di legname, per molti secoli la principale attività commerciale presente lungo tutto il corso del fiume Piave. Oggi è considerata una delle più belle ville del Cadore ed è la villa veneta più a Nord di Venezia. L’edificio conserva affreschi di Girolamo Pellegrini. Una pala di Marco Vecellio si trova all’intero della Chiesa di San Pietro Apostolo, originariamente costruita nel XIII secolo e in stile gotico. La parrocchia di San Pietro Apostolo fu fondata però nel 1857, dopo il distaccamento da quella di Santo Stefano. Suggestiva è la piccola frazione di Costalta, alle pendici del monte Zovo, conosciuta come “il paese di legno”. Di legno sono, infatti, le sue abitazioni tipiche e le sculture realizzate negli anni da artisti provenienti da tutto il mondo. A Costalta è inoltre visitabile il Museo Etnografico “Casa Angiul Sai”, allestito in un raro esempio di dimora arcaica; questo fabbricato storico è interamente dedicato all'architettura rurale montana. Il Museo ospita anche mostre temporanee sui temi della scultura, dell’artigianato e della fotografia.]]></itunes:summary><itunes:duration>145</itunes:duration><itunes:keywords>casa-angiul-sai,costalta,monte-zovo,paese-di-legno,provincia-di-belluno,san-pietro-di-cadore,ville-venete</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Provincia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/provincia--60131343</link><description><![CDATA[La provincia di Belluno nacque a seguito di alcuni sommovimenti politico-militari avvenuti tra XVIII e il XIX secolo, con l’aggregazione dei territori del Bellunese, del Feltrino, del Cadore e della contea di Mel che, sotto la Serenissima, facevano capo a propri organi di governo. Con il Regno Italico furono superate le antiche forme di governo locale come, a Belluno, i Consigli Maggiori e Minori dei Nobili, l’Università dei Popolari, il Corpo territoriale dei villici. Sembrava una decisioni provvisoria, dovuta principalmente alla logica accentratrice che guidava Napoleone nel controllo delle aree occupate dal suo esercito. L'Austria però, subentrando ai francesi, conservò l'impianto territoriale, mutando ovviamente le rappresentanze politico-amministrative secondo la propria legislazione. La posizione geografica centrale, nel medio corso del Piave, sembra essere la ragione principale per cui la città di Belluno è stata scelta come capoluogo di Provincia. Secondo l’attuale organizzazione territoriale, quindi, la provincia di Belluno occupa la parte più settentrionale del Veneto e, nonostante sia la Provincia più estesa della regione, con i suoi 3678 km2, è la meno popolata. La provincia di Belluno confina a nord con l’Austria (Tirolo e Carinzia), a est con il Friuli-Venezia Giulia (province di Udine e Pordenone), a sud con la provincia di Treviso e con la provincia di Vicenza, a ovest con il Trentino-Alto Adige (province di Trento e Bolzano). La peculiarità del territorio provinciale risiede nello straordinario e unico ambiente naturale presente nell’area. Prevalentemente montana, la provincia di Belluno accoglie, entro i suoi confini, la maggior parte dei gruppi dolomitici, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. A buon diritto quindi può essere ritenuta la Provincia delle Dolomiti per eccellenza, grazie alle vette delle Tofane, delle Tre Cime di Lavaredo, del Monte Pelmo, del Monte Civetta, della Moiazza, del Monte Antelao, del Cristallo, del gruppo delle Marmarole, del Sorapis, dei Cadini di Misurina, della Croda Rossa d’Ampezzo, del Sella della Marmolada e delle Pale di San Martino. Nella parte più meridionale, è presente la catena delle Prealpi bellunesi con il Col Visentin, il Monte Cesen, il Monte Grappa, il Col Nudo. Nella parte meridionale della Provincia si estende la Val Belluna, la valle più ampia e maggiormente abitata, in cui sorge anche il capoluogo e sulla quale si stagliano le Prealpi bellunesi (gruppo dolomitico della Schiara, Monti del Sole, Vette Feltrine, massiccio del Monte Grappa). Qui si trova anche il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Il Piave, fiume sacro alla Patria, è il principale corso d’acqua, che solca l’intero territorio provinciale da nord a sud. Alle bellezze naturali e paesaggistiche, si deve aggiungere un patrimonio fatto di chiese e arte sacra, opere d’arte, ville, musei, centri storici come “salotti urbani”, ma anche tradizioni popolari e leggende che fanno della Provincia un luogo denso di storia, in cui la matrice è comune ma ogni vallata è unica. Il territorio, infatti, presenta delle peculiari e ben distinte aree geografiche: l’Agordino corrispondente all’alto e medio bacino del torrente Cordevole; l’Alpago corrispondente al bacino del torrente Tesa e gravita attorno al lago di Santa Croce; l’Ampezzano comprendente il comune di Cortina d’Ampezzo; il Cadore corrispondente alla Valle del Boite (con l’eccezione di Cortina), la Val d’Ansiei e l’alto bacino del Piave; il Comelico ovvero l’estremo nord del Cadore, corrispondente all’alta valle del Piave e alla valle del torrente Padola; il Feltrino, territorio compreso tra il Piave e il torrente Cismon; la Valbelluna coincidente con la Valle del Piave da Castellavazzo fino a Lentiai (in sinistra Piave) e Sedico (in destra Piave) e la Val di Zoldo identificabile con la valle percorsa dal torrente Maè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131343</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:03:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131343/provincia.mp3" length="4304678" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>La provincia di Belluno nacque a seguito di alcuni sommovimenti politico-militari avvenuti tra XVIII e il XIX secolo, con l’aggregazione dei territori del Bellunese, del Feltrino, del Cadore e della contea di Mel che, sotto la Serenissima, facevano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La provincia di Belluno nacque a seguito di alcuni sommovimenti politico-militari avvenuti tra XVIII e il XIX secolo, con l’aggregazione dei territori del Bellunese, del Feltrino, del Cadore e della contea di Mel che, sotto la Serenissima, facevano capo a propri organi di governo. Con il Regno Italico furono superate le antiche forme di governo locale come, a Belluno, i Consigli Maggiori e Minori dei Nobili, l’Università dei Popolari, il Corpo territoriale dei villici. Sembrava una decisioni provvisoria, dovuta principalmente alla logica accentratrice che guidava Napoleone nel controllo delle aree occupate dal suo esercito. L'Austria però, subentrando ai francesi, conservò l'impianto territoriale, mutando ovviamente le rappresentanze politico-amministrative secondo la propria legislazione. La posizione geografica centrale, nel medio corso del Piave, sembra essere la ragione principale per cui la città di Belluno è stata scelta come capoluogo di Provincia. Secondo l’attuale organizzazione territoriale, quindi, la provincia di Belluno occupa la parte più settentrionale del Veneto e, nonostante sia la Provincia più estesa della regione, con i suoi 3678 km2, è la meno popolata. La provincia di Belluno confina a nord con l’Austria (Tirolo e Carinzia), a est con il Friuli-Venezia Giulia (province di Udine e Pordenone), a sud con la provincia di Treviso e con la provincia di Vicenza, a ovest con il Trentino-Alto Adige (province di Trento e Bolzano). La peculiarità del territorio provinciale risiede nello straordinario e unico ambiente naturale presente nell’area. Prevalentemente montana, la provincia di Belluno accoglie, entro i suoi confini, la maggior parte dei gruppi dolomitici, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. A buon diritto quindi può essere ritenuta la Provincia delle Dolomiti per eccellenza, grazie alle vette delle Tofane, delle Tre Cime di Lavaredo, del Monte Pelmo, del Monte Civetta, della Moiazza, del Monte Antelao, del Cristallo, del gruppo delle Marmarole, del Sorapis, dei Cadini di Misurina, della Croda Rossa d’Ampezzo, del Sella della Marmolada e delle Pale di San Martino. Nella parte più meridionale, è presente la catena delle Prealpi bellunesi con il Col Visentin, il Monte Cesen, il Monte Grappa, il Col Nudo. Nella parte meridionale della Provincia si estende la Val Belluna, la valle più ampia e maggiormente abitata, in cui sorge anche il capoluogo e sulla quale si stagliano le Prealpi bellunesi (gruppo dolomitico della Schiara, Monti del Sole, Vette Feltrine, massiccio del Monte Grappa). Qui si trova anche il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Il Piave, fiume sacro alla Patria, è il principale corso d’acqua, che solca l’intero territorio provinciale da nord a sud. Alle bellezze naturali e paesaggistiche, si deve aggiungere un patrimonio fatto di chiese e arte sacra, opere d’arte, ville, musei, centri storici come “salotti urbani”, ma anche tradizioni popolari e leggende che fanno della Provincia un luogo denso di storia, in cui la matrice è comune ma ogni vallata è unica. Il territorio, infatti, presenta delle peculiari e ben distinte aree geografiche: l’Agordino corrispondente all’alto e medio bacino del torrente Cordevole; l’Alpago corrispondente al bacino del torrente Tesa e gravita attorno al lago di Santa Croce; l’Ampezzano comprendente il comune di Cortina d’Ampezzo; il Cadore corrispondente alla Valle del Boite (con l’eccezione di Cortina), la Val d’Ansiei e l’alto bacino del Piave; il Comelico ovvero l’estremo nord del Cadore, corrispondente all’alta valle del Piave e alla valle del torrente Padola; il Feltrino, territorio compreso tra il Piave e il torrente Cismon; la Valbelluna coincidente con la Valle del Piave da Castellavazzo fino a Lentiai (in sinistra Piave) e Sedico (in destra Piave) e la Val di Zoldo identificabile con la valle percorsa dal torrente Maè.]]></itunes:summary><itunes:duration>269</itunes:duration><itunes:keywords>belluno,belluno-comuni,comuni,comuni-della-provincia,provincia-di-belluno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Santo Stefano di Cadore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/santo-stefano-di-cadore--60131344</link><description><![CDATA[Santo Stefano di Cadore è un rinomato paese di quasi 3000 abitanti, sito a 908 m di altitudine, nella parte più settentrionale del Cadore, immerso tra le Dolomiti. In posizione strategica, alla convergenza di tre valli che lo collegano con il Friuli a est, l’Alto Adige a nord e il Veneto a sud e alla confluenza del torrente Padola nel fiume Piave, è il centro più importante ed anche il capoluogo del Comelico, territorio famoso per i suoi boschi di abeti e larici, i verdi prati, le vette superbe dei suoi monti, l’unicità del paesaggio, la tipicità delle case e l’ospitalità delle popolazioni. Santo Stefano è una località turistica, la base ideale per le passeggiate, le escursioni e le gite verso le altre località e gli altri paesi del Comelico. Rilassanti e incantevoli sono gli itinerari lungo la sponda sinistra del fiume Piave, verso Campolongo e su quella destra del torrente Padola verso Casada e Campitello, tra prati verdissimi, accompagnati dal suono del fluire dell’acqua, oppure lungo i sentieri e le mulattiere che salgono sui pendii dei monti che circondano il paese. Per gli amanti della natura, nei boschi secolari della Val Visdende, zona pianeggiante al confine con l’Austria e ai piedi del monte Peralba, è possibile ammirare i famosi alberi monumentali e gli storici “abeti di risonanza”. Molto interessante è anche la Val Frison dove, accanto alle bellezze naturali, si possono osservare fortini risalenti alla Grande Guerra. La vicinanza di Santo Stefano al comprensorio sciistico di Padola e ai suoi tracciati per lo sci alpinismo, lo rendono anche il luogo ideale per una vacanza sulla neve. Nel comune di Santo Stefano di Cadore ci sono alcune strutture per l’ospitalità d’alta montagna. In Val Frison, alle Marendere di Campolongo c’è il rifugio dedicato ai Volontari alpini Cadore-Feltre. Nell’ambito territoriale comunale ci sono anche alcuni bivacchi: quello intestato ad Angelo Ursella e Mario Zandonella e quelli dedicati rispettivamente a Giuseppe Caini e a Franco Marta. Naturale punto di confluenza di tutti i paesi del Comelico, Santo Stefano era noto e lo è tuttora come centro nel commercio del legname e degli altri prodotti della montagna. Dotato di diversi laboratori per la lavorazione del legno, aveva, fino al secolo scorso, numerosi mulini. La sua vocazione commerciale, peraltro oggi confermata, fin dal 1256 ha trovato una manifestazione d’eccezione nella cosiddetta Fiera d’Ognissanti. Il Comune presenta una struttura economica intersettoriale nella quale trovano posto in maniera integrata tutte le attività tipiche dell’area: dal terziario commerciale delle banche e dei vari uffici, al turismo con iniziative nel campo alberghiero e della ristorazione, da alcune attività di carattere industriale e artigianale a quelle boschive e silvo-pastorali. Santo Stefano ha origini che affondano le proprie radici all’inizio di questo millennio. Sede del centenaro di Comelico Inferiore, Santo Stefano e Casada, già verso la metà del XV secolo, furono dotati di propri laudi quali strumenti scritti per la disciplina dell’attività regoliera. Nella storia locale non sono mancate importanti calamità che hanno contrassegnato pesantemente la vita della comunità. Casada, nel corso del 1600, fu in gran parte distrutta da una grande valanga; Costalissoio vide, a distanza di circa trent’anni uno dall’altro, l’accanimento degli incendi sconvolgere e distruggere prima una e poi l’altra borgata del paese. Nel centro cittadino si può ammirare la Chiesa parrocchiale di S. Stefano, di antica origine, che conserva tra le sue mura molteplici rifacimenti architettonici, testimonianze dell’evoluzione della storia dell’arte. Per gli amanti dell’arte contemporanea, a Costalissoio, abitato posto alle pendici del monte Zovo, tappa imprescindibile è il museo del surrealismo “Luigi Regianini”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131344</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 14:01:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131344/santo_stefano_di_cadore.mp3" length="4607713" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Santo Stefano di Cadore è un rinomato paese di quasi 3000 abitanti, sito a 908 m di altitudine, nella parte più settentrionale del Cadore, immerso tra le Dolomiti. In posizione strategica, alla convergenza di tre valli che lo collegano con il Friuli a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Santo Stefano di Cadore è un rinomato paese di quasi 3000 abitanti, sito a 908 m di altitudine, nella parte più settentrionale del Cadore, immerso tra le Dolomiti. 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Per gli amanti della natura, nei boschi secolari della Val Visdende, zona pianeggiante al confine con l’Austria e ai piedi del monte Peralba, è possibile ammirare i famosi alberi monumentali e gli storici “abeti di risonanza”. Molto interessante è anche la Val Frison dove, accanto alle bellezze naturali, si possono osservare fortini risalenti alla Grande Guerra. La vicinanza di Santo Stefano al comprensorio sciistico di Padola e ai suoi tracciati per lo sci alpinismo, lo rendono anche il luogo ideale per una vacanza sulla neve. Nel comune di Santo Stefano di Cadore ci sono alcune strutture per l’ospitalità d’alta montagna. In Val Frison, alle Marendere di Campolongo c’è il rifugio dedicato ai Volontari alpini Cadore-Feltre. Nell’ambito territoriale comunale ci sono anche alcuni bivacchi: quello intestato ad Angelo Ursella e Mario Zandonella e quelli dedicati rispettivamente a Giuseppe Caini e a Franco Marta. Naturale punto di confluenza di tutti i paesi del Comelico, Santo Stefano era noto e lo è tuttora come centro nel commercio del legname e degli altri prodotti della montagna. Dotato di diversi laboratori per la lavorazione del legno, aveva, fino al secolo scorso, numerosi mulini. La sua vocazione commerciale, peraltro oggi confermata, fin dal 1256 ha trovato una manifestazione d’eccezione nella cosiddetta Fiera d’Ognissanti. Il Comune presenta una struttura economica intersettoriale nella quale trovano posto in maniera integrata tutte le attività tipiche dell’area: dal terziario commerciale delle banche e dei vari uffici, al turismo con iniziative nel campo alberghiero e della ristorazione, da alcune attività di carattere industriale e artigianale a quelle boschive e silvo-pastorali. Santo Stefano ha origini che affondano le proprie radici all’inizio di questo millennio. Sede del centenaro di Comelico Inferiore, Santo Stefano e Casada, già verso la metà del XV secolo, furono dotati di propri laudi quali strumenti scritti per la disciplina dell’attività regoliera. Nella storia locale non sono mancate importanti calamità che hanno contrassegnato pesantemente la vita della comunità. Casada, nel corso del 1600, fu in gran parte distrutta da una grande valanga; Costalissoio vide, a distanza di circa trent’anni uno dall’altro, l’accanimento degli incendi sconvolgere e distruggere prima una e poi l’altra borgata del paese. Nel centro cittadino si può ammirare la Chiesa parrocchiale di S. Stefano, di antica origine, che conserva tra le sue mura molteplici rifacimenti architettonici, testimonianze dell’evoluzione della storia dell’arte. 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Lorenzago di Cadore è l’ultimo paese cadorino prima di entrare nella zona friulana attraverso il Passo della Mauria. Il Passo della Mauria, infatti, segna il confine orientale tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia ed è proprio da qui che parte un percorso escursionistico che permette, salendo al ricovero Miaron, di godere della vista delle più belle vette delle Dolomiti tra cui le Tre Cime di Lavaredo, il monte Antelao e il monte Tudaio, che custodisce le postazioni risalenti alla Grande Guerra. Il centro del paese, non diversamente da altri del Cadore, è la sintesi di due frazioni diverse. Villagrande e Villapiccola costituiscono, infatti, l’abitato principale formato da case di pietra che hanno sostituito, con i piani di rifabbrico, le vecchie case interamente in legno. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Ermagora e S. Fortunato, patroni del paese, fu originariamente costruita nel 1400. Sottoposta a vari interventi di ricostruzione, l’attuale aspetto è quello realizzato alla fine del 1700. All’interno vi sono opere di Tomaso Da Rin, Francesco Alois, Giovanni Battista Vicari, mentre una pala è attribuita a Cesare Vecellio. L’organo, seppur modificato rispetto all’impianto originario del 1794, è opera del friulano Francesco Comelli. Lorenzago possiede inoltre altre due chiese storiche, quella della Beata Vergine della Difesa e quella in località Coresiei dedicata a Sant’Antonio Abate. Lorenzago di Cadore è nota come località di villeggiatura di Papa Giovanni Paolo II, ospitato per ben sei volte dal 1987 al 1998, e di Papa Ratzinger, accolto nell’estate del 2007. La presenza dei Papi è valorizzata in una sede museale apposita che possiede diversi articoli importanti, tra cui la veste bianca di Papa Wojtyla ed una preziosa reliquia arrivata direttamente da Cracovia. Inoltre, ai Pontefici sono dedicati un santuario all’aperto ed un sentiero immerso nella natura delle Dolomiti Unesco. Al di la dei Papi, sono molti i personaggi illustri che nel tempo hanno trascorso qui le proprie vacanze costruendo anche ville e palazzi.  Lorenzago esibisce infatti, una serie di palazzi e antiche case di notevole importanza architettonica come casa Tremonti de Tone, palazzo Mainardi ora piazza Luca, casa De Lorenzo Nòdare ora Bonometto, casa De Lorenzo detta villa delle Rose, casa De Donà Pitùs, casa Cadorin ora piazza Varè, casa Gerardini ora albergo Trieste, casa Tremonti Felize, casa de chi de Loreta ora Vannini, casa De Donà, casa De Donà Saravàl ora Gerardini e altre ancora, oltre alla canonica, al palazzo Fabbro, ora sede del Municipio e agli edifici scolastici. Lorenzago è anche il paese natale di uno dei più grandi artisti contemporanei cadorini, Aldo De Vidal (1912 – 2006), capace di interpretare, attraverso l’arte, la drammatica decadenza sociale della società montanara del Novecento. Nel paese, dal 2000 ad oggi, in estate prende vita ogni anno una mostra di arte contemporanea tra le più conosciute in Provincia di Belluno, Lorenzago Aperta. Sono numerose le manifestazioni culturali, religiose ed enogastronomiche che allietano i residenti ed i molti turisti presenti nel paese durante il periodo estivo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131345</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:58:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131345/lorenzago.mp3" length="4024238" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>“Lorenzago aprica tra i campi declivi che d'alto la valle in mezzo domina”. 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Il centro del paese, non diversamente da altri del Cadore, è la sintesi di due frazioni diverse. Villagrande e Villapiccola costituiscono, infatti, l’abitato principale formato da case di pietra che hanno sostituito, con i piani di rifabbrico, le vecchie case interamente in legno. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Ermagora e S. Fortunato, patroni del paese, fu originariamente costruita nel 1400. Sottoposta a vari interventi di ricostruzione, l’attuale aspetto è quello realizzato alla fine del 1700. All’interno vi sono opere di Tomaso Da Rin, Francesco Alois, Giovanni Battista Vicari, mentre una pala è attribuita a Cesare Vecellio. L’organo, seppur modificato rispetto all’impianto originario del 1794, è opera del friulano Francesco Comelli. Lorenzago possiede inoltre altre due chiese storiche, quella della Beata Vergine della Difesa e quella in località Coresiei dedicata a Sant’Antonio Abate. Lorenzago di Cadore è nota come località di villeggiatura di Papa Giovanni Paolo II, ospitato per ben sei volte dal 1987 al 1998, e di Papa Ratzinger, accolto nell’estate del 2007. La presenza dei Papi è valorizzata in una sede museale apposita che possiede diversi articoli importanti, tra cui la veste bianca di Papa Wojtyla ed una preziosa reliquia arrivata direttamente da Cracovia. Inoltre, ai Pontefici sono dedicati un santuario all’aperto ed un sentiero immerso nella natura delle Dolomiti Unesco. Al di la dei Papi, sono molti i personaggi illustri che nel tempo hanno trascorso qui le proprie vacanze costruendo anche ville e palazzi.  Lorenzago esibisce infatti, una serie di palazzi e antiche case di notevole importanza architettonica come casa Tremonti de Tone, palazzo Mainardi ora piazza Luca, casa De Lorenzo Nòdare ora Bonometto, casa De Lorenzo detta villa delle Rose, casa De Donà Pitùs, casa Cadorin ora piazza Varè, casa Gerardini ora albergo Trieste, casa Tremonti Felize, casa de chi de Loreta ora Vannini, casa De Donà, casa De Donà Saravàl ora Gerardini e altre ancora, oltre alla canonica, al palazzo Fabbro, ora sede del Municipio e agli edifici scolastici. Lorenzago è anche il paese natale di uno dei più grandi artisti contemporanei cadorini, Aldo De Vidal (1912 – 2006), capace di interpretare, attraverso l’arte, la drammatica decadenza sociale della società montanara del Novecento. 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Ultimo centro cadorino prima dell’inizio del territorio ampezzano, storicamente è stata una significativa località di confine e l’estremo avamposto del dominio veneto verso settentrione almeno dal 1511, quando l’Ampezzano optò per l’Imperatore Massimiliano. Sotto il profilo civico, prima che intervenisse l’organizzazione comunale, grande rilievo ebbe il sistema regoliero destinato a disciplinare le attività forestali, pascolive e dell’allevamento. Tuttora la Regola, sia pure con le variazioni legislative introdotte, conserva anche qui una sua fisionomia e un’importanza significativa per l’amministrazione del patrimonio comune. San Vito è strettamente connesso all’alpinismo; un solido legame questo, suggellato da montagne molto belle che vanno dalla Croda Marcora all’Antelao. Il monte Antelao, con i suoi 3264 m di altezza, è la seconda montagna più alta dopo la Marmolada ed è per questo conosciuto come Re delle Dolomiti. Si dice che il primo a sconfiggerne la sommità sia stato proprio uno scalatore di San Vito: Matteo Ossi. Sui monti di San Vito si trovano il bivacco Scipio e Giuliano Slataper sul Sorapiss e quello dedicato a Leo Voltolina nella zona delle Marmarole. I rifugi sono il San Marco e lo Scotter sempre sul gruppo delle Marmarole, il Larin e l’Alpe di Senes nell’omonima località. San Vito è un luogo perfetto per ammirare le montagne dal basso o per partire verso magnifiche escursioni in quota o per fare delle arrampicate. E’ da queste meraviglie naturali che si è sviluppata la vocazione turistica di San Vito di Cadore, località di villeggiatura fin dall’Ottocento. Oggi il turismo in Veneto ha nuove forme e nuovi volti, compresi quelli della TV: il lago di San Vito è infatti la nuova location delle Dolomiti di “Un passo dal cielo”, la serie televisiva che aveva già reso famoso il lago di Braies in Alta Pusteria. Nel territorio non mancano anche piccoli tesori d’arte. La parrocchia è dedicata ai Santi Vito, Modesto e Crescenzia e venne fondata nel 1208. Quali chiese pievanali facevano riferimento a quella di San Vito altre chiese della Valle del Boite. L’antico edificio religioso aveva origini molto precedenti alla fondazione della parrocchia. Sicuramente la chiesa fu ricostruita e ampliata tra il 1754 e il 1764, quando fu consacrata. Conserva, tra le altre opere, una tela attribuita ad Andrea Celesti riportante Mosè che sfama gli Ebrei nel deserto e una pala con Madonna in trono col Bambino fra i Santi di Francesco Vecellio e opere lignee dello scultore locale Tita De Lotto. Possiede anche un’argenteria di pregio. Nel territorio parrocchiale insistono numerose chiesette e cappelle: quella intestata alla Madonna della Difesa, consacrata nel 1521, conserva un dipinto di Francesco Vecellio, una scultura di Tita De Lotto e affreschi d’incerta attribuzione, ma da qualcuno attribuiti a Pomponio Amalteo. La chiesetta un tempo era nota per il giuspatronato goduto dai regolieri di San Vito. Fu sede di mansioneria e a essa la popolazione è molto legata. Probabilmente fu eretta a scopo votivo, per evitare un’invasione nemica. L’importanza svolta dalle tradizioni popolari si materializza nel Museo Etnografico di San Vito di Cadore, fondamentale centro per la loro catalogazione e tutela. Il Museo è nato a questo scopo e gestito da un’associazione di appassionati. Raccoglie molte testimonianze, attrezzi e cimeli riferibili ai mestieri di un tempo e ad altri aspetti della vita locale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131346</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:55:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131346/san_vito_di_cadore.mp3" length="4665386" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Bella e importante stazione di turismo estivo e invernale, San Vito di Cadore si trova a 1011 m di altezza in posizione molto felice in prossimità del torrente Boite. Ultimo centro cadorino prima dell’inizio del territorio ampezzano, storicamente è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bella e importante stazione di turismo estivo e invernale, San Vito di Cadore si trova a 1011 m di altezza in posizione molto felice in prossimità del torrente Boite. Ultimo centro cadorino prima dell’inizio del territorio ampezzano, storicamente è stata una significativa località di confine e l’estremo avamposto del dominio veneto verso settentrione almeno dal 1511, quando l’Ampezzano optò per l’Imperatore Massimiliano. Sotto il profilo civico, prima che intervenisse l’organizzazione comunale, grande rilievo ebbe il sistema regoliero destinato a disciplinare le attività forestali, pascolive e dell’allevamento. Tuttora la Regola, sia pure con le variazioni legislative introdotte, conserva anche qui una sua fisionomia e un’importanza significativa per l’amministrazione del patrimonio comune. San Vito è strettamente connesso all’alpinismo; un solido legame questo, suggellato da montagne molto belle che vanno dalla Croda Marcora all’Antelao. Il monte Antelao, con i suoi 3264 m di altezza, è la seconda montagna più alta dopo la Marmolada ed è per questo conosciuto come Re delle Dolomiti. Si dice che il primo a sconfiggerne la sommità sia stato proprio uno scalatore di San Vito: Matteo Ossi. Sui monti di San Vito si trovano il bivacco Scipio e Giuliano Slataper sul Sorapiss e quello dedicato a Leo Voltolina nella zona delle Marmarole. I rifugi sono il San Marco e lo Scotter sempre sul gruppo delle Marmarole, il Larin e l’Alpe di Senes nell’omonima località. San Vito è un luogo perfetto per ammirare le montagne dal basso o per partire verso magnifiche escursioni in quota o per fare delle arrampicate. E’ da queste meraviglie naturali che si è sviluppata la vocazione turistica di San Vito di Cadore, località di villeggiatura fin dall’Ottocento. Oggi il turismo in Veneto ha nuove forme e nuovi volti, compresi quelli della TV: il lago di San Vito è infatti la nuova location delle Dolomiti di “Un passo dal cielo”, la serie televisiva che aveva già reso famoso il lago di Braies in Alta Pusteria. Nel territorio non mancano anche piccoli tesori d’arte. La parrocchia è dedicata ai Santi Vito, Modesto e Crescenzia e venne fondata nel 1208. Quali chiese pievanali facevano riferimento a quella di San Vito altre chiese della Valle del Boite. L’antico edificio religioso aveva origini molto precedenti alla fondazione della parrocchia. Sicuramente la chiesa fu ricostruita e ampliata tra il 1754 e il 1764, quando fu consacrata. Conserva, tra le altre opere, una tela attribuita ad Andrea Celesti riportante Mosè che sfama gli Ebrei nel deserto e una pala con Madonna in trono col Bambino fra i Santi di Francesco Vecellio e opere lignee dello scultore locale Tita De Lotto. Possiede anche un’argenteria di pregio. Nel territorio parrocchiale insistono numerose chiesette e cappelle: quella intestata alla Madonna della Difesa, consacrata nel 1521, conserva un dipinto di Francesco Vecellio, una scultura di Tita De Lotto e affreschi d’incerta attribuzione, ma da qualcuno attribuiti a Pomponio Amalteo. La chiesetta un tempo era nota per il giuspatronato goduto dai regolieri di San Vito. Fu sede di mansioneria e a essa la popolazione è molto legata. Probabilmente fu eretta a scopo votivo, per evitare un’invasione nemica. L’importanza svolta dalle tradizioni popolari si materializza nel Museo Etnografico di San Vito di Cadore, fondamentale centro per la loro catalogazione e tutela. Il Museo è nato a questo scopo e gestito da un’associazione di appassionati. Raccoglie molte testimonianze, attrezzi e cimeli riferibili ai mestieri di un tempo e ad altri aspetti della vita locale.]]></itunes:summary><itunes:duration>292</itunes:duration><itunes:keywords>antelao,marmolada,museo-etnografico,provincia-di-belluno,san-vito-di-cadore,torrente-boite,un-passo-dal-cielo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Belluno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/belluno--60131347</link><description><![CDATA[Belluno è la città capoluogo dell’omonima Provincia, ha una superficie di circa 150 km2 con una popolazione complessiva maggiore di 35.000 abitanti. Belluno è definita “la porta delle Dolomiti” per la sua posizione geografica che funge da cerniera fra la parte pianeggiante del Veneto e la zona montana. Sorge, infatti, ai piedi delle Dolomiti; le cui cime insistono in gran parte nel territorio della Provincia di Belluno e si trova in una delle più suggestive e grandi valli delle Alpi. Belluno si colloca, nel quadro delle Alpi, in una posizione di centralità e al suo ruolo concorrono anche alcuni elementi di affinità e le ottime relazioni con le regioni e le culture limitrofe, che la avvicinano al cuore dell’Europa. Il Comune di Belluno è caratterizzato da un’articolata residenzialità comprovata da nuclei abitativi situati alle pendici dei monti e sulle colline circostanti. La città ormai si è spinta a ricomprendere nel suo seno, oltre agli antichi borghi, anche centri ad essa prossimi come quelli di Mussoi, di Cavarzano, di Baldenich, di Nogarè e dell’Anconetta intorno ai quali sono sorti nuovi insediamenti. Tutto intorno fa corona un lungo elenco di frazioni, paesi, borgate e località. La vocazione di Belluno nel settore terziario, dei servizi e l’operosità che contraddistingue i comparti artigiani e industriali incidono in maniera fondamentale anche sull’assetto occupazionale e sulla struttura economica delle frazioni. In quest’ultime, un peso tuttora significativo, sotto il profilo produttivo e anche ambientale, è dato dalle attività agricole e zootecniche per la presenza di alcune aziende del settore. La periferia bellunese ha, infatti, una conclamata tradizione nel settore primario, anche se negli ultimi decenni la sua struttura è radicalmente mutata rispetto al passato. Parte del territorio comunale di Belluno è inserita nell’ambito del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Del resto, non potevano non far parte di questa grande area protetta alcune tra le più belle montagne delle Dolomiti a cominciare dal gruppo della Schiara con la Gusèla del Vescovà, le Pale del Balcon e il Monte Pelf. Quindi si tratta di un ambiente unico che presenta un interesse rilevante sotto il profilo naturalistico e ambientale con una flora e una fauna d’eccezione e con un grande valore paesaggistico. Particolarmente interessanti sono le Valli di Bolzano percorse dal torrente Ardo. Sulla sua sinistra orografica e verso oriente incombe la mole verdeggiante del Monte Serva. Camminando per le vie della città, storia, arte ed architettura s’intrecciano. Diverse sono le bellezze che si possono apprezzare come: la Cattedrale di S. Martino di Tours, la Chiesa di S. Maria delle Grazie, la Chiesa di S. Pietro, il Palazzo dei Rettori, il Palazzo Rosso, il Palazzo dei Vescovi-Conti e il Palazzo Fulcis, oggi sede della pinacoteca cittadina. Caratteristica è Piazza Duomo che si trova al centro di Belluno e che è stata testimone della vita politica e sociale della città. Un’altra piazza caratteristica è Piazza Mercato, conosciuta anticamente come Piazza Foro. La città inoltre ha radici storiche che affondano nel lontano passato. Testimonianze d’insediamenti risalenti ad alcuni secoli prima di Cristo inducono a ritenere che questo territorio fosse già abitato consistentemente dai Paleoveneti. Notizie più precise si hanno circa la romanizzazione di Belluno: iscritta alla tribù Papiria, fu elevata al ruolo di Municipium. Le dominazioni succedutesi fino al termine del primo millennio comportarono l’influenza dei Bizantini, dei Longobardi e dei Franchi. L’età medioevale pose la città nella condizione di risentire delle lotte per le investiture, delle conseguenti guerre tra fazione guelfa e ghibellina e del frequente contenzioso esterno specialmente con i Trevigiani. Un periodo di oltre due secoli segnalò il dominio dei Caminesi, degli Scaligeri, dei da Carrara, dei Duchi d’Austria, dei Visconti, con varie contese e mutamenti. Nel 1404, la città decise di mettersi sotto la protezione di Venezia, la cui dominazione durò fino alla caduta della Serenissima. Le successive tappe della storia registrarono alterne vicende nelle quali si affacciarono innanzitutto i Napoleonici, con la nascita del Dipartimento della Piave. Belluno, intanto, aveva avviato la sua esperienza di capoluogo di un più vasto territorio che con il tempo assumerà i confini dell’attuale Provincia. L’andirivieni tra Francesi ed Austriaci durò per diversi anni e si finì con la permanenza di questi ultimi. Infatti, dal 1815 e per un lungo periodo, Belluno appartenne al Regno Lombardo-Veneto nell’ambito dell’Impero Austro-Ungarico. Il 1848 evidenziò lo spirito patriottico di molti Bellunesi e la sollevazione popolare ebbe anche qui i suoi eroi pronti a lottare per l’indipendenza. Il 1866 segnò il ritorno nell’Italia unita. Le guerre di questo secolo misero a dura prova tutti i Bellunesi il cui tributo di sangue sui fronti fu decisamente grande come altrettanto importante fu quello della popolazione civile. La Grande Guerra registrò l’invasione austro-ungarica dopo la ritirata di Caporetto. Nel secondo conflitto mondiale, Belluno fu al centro della lotta di liberazione tanto da guadagnare la medaglia d’oro al valor militare con cui è decorato il gonfalone cittadino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131347</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:52:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131347/belluno.mp3" length="6197634" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Belluno è la città capoluogo dell’omonima Provincia, ha una superficie di circa 150 km2 con una popolazione complessiva maggiore di 35.000 abitanti. Belluno è definita “la porta delle Dolomiti” per la sua posizione geografica che funge da cerniera fra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Belluno è la città capoluogo dell’omonima Provincia, ha una superficie di circa 150 km2 con una popolazione complessiva maggiore di 35.000 abitanti. Belluno è definita “la porta delle Dolomiti” per la sua posizione geografica che funge da cerniera fra la parte pianeggiante del Veneto e la zona montana. Sorge, infatti, ai piedi delle Dolomiti; le cui cime insistono in gran parte nel territorio della Provincia di Belluno e si trova in una delle più suggestive e grandi valli delle Alpi. Belluno si colloca, nel quadro delle Alpi, in una posizione di centralità e al suo ruolo concorrono anche alcuni elementi di affinità e le ottime relazioni con le regioni e le culture limitrofe, che la avvicinano al cuore dell’Europa. Il Comune di Belluno è caratterizzato da un’articolata residenzialità comprovata da nuclei abitativi situati alle pendici dei monti e sulle colline circostanti. La città ormai si è spinta a ricomprendere nel suo seno, oltre agli antichi borghi, anche centri ad essa prossimi come quelli di Mussoi, di Cavarzano, di Baldenich, di Nogarè e dell’Anconetta intorno ai quali sono sorti nuovi insediamenti. Tutto intorno fa corona un lungo elenco di frazioni, paesi, borgate e località. La vocazione di Belluno nel settore terziario, dei servizi e l’operosità che contraddistingue i comparti artigiani e industriali incidono in maniera fondamentale anche sull’assetto occupazionale e sulla struttura economica delle frazioni. In quest’ultime, un peso tuttora significativo, sotto il profilo produttivo e anche ambientale, è dato dalle attività agricole e zootecniche per la presenza di alcune aziende del settore. La periferia bellunese ha, infatti, una conclamata tradizione nel settore primario, anche se negli ultimi decenni la sua struttura è radicalmente mutata rispetto al passato. Parte del territorio comunale di Belluno è inserita nell’ambito del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Del resto, non potevano non far parte di questa grande area protetta alcune tra le più belle montagne delle Dolomiti a cominciare dal gruppo della Schiara con la Gusèla del Vescovà, le Pale del Balcon e il Monte Pelf. Quindi si tratta di un ambiente unico che presenta un interesse rilevante sotto il profilo naturalistico e ambientale con una flora e una fauna d’eccezione e con un grande valore paesaggistico. Particolarmente interessanti sono le Valli di Bolzano percorse dal torrente Ardo. Sulla sua sinistra orografica e verso oriente incombe la mole verdeggiante del Monte Serva. Camminando per le vie della città, storia, arte ed architettura s’intrecciano. Diverse sono le bellezze che si possono apprezzare come: la Cattedrale di S. Martino di Tours, la Chiesa di S. Maria delle Grazie, la Chiesa di S. Pietro, il Palazzo dei Rettori, il Palazzo Rosso, il Palazzo dei Vescovi-Conti e il Palazzo Fulcis, oggi sede della pinacoteca cittadina. Caratteristica è Piazza Duomo che si trova al centro di Belluno e che è stata testimone della vita politica e sociale della città. Un’altra piazza caratteristica è Piazza Mercato, conosciuta anticamente come Piazza Foro. La città inoltre ha radici storiche che affondano nel lontano passato. Testimonianze d’insediamenti risalenti ad alcuni secoli prima di Cristo inducono a ritenere che questo territorio fosse già abitato consistentemente dai Paleoveneti. Notizie più precise si hanno circa la romanizzazione di Belluno: iscritta alla tribù Papiria, fu elevata al ruolo di Municipium. Le dominazioni succedutesi fino al termine del primo millennio comportarono l’influenza dei Bizantini, dei Longobardi e dei Franchi. L’età medioevale pose la città nella condizione di risentire delle lotte per le investiture, delle conseguenti guerre tra fazione guelfa e ghibellina e del frequente contenzioso esterno specialmente con i Trevigiani. Un periodo di oltre due secoli segnalò il dominio dei Caminesi, degli Scaligeri, dei da Carrara, dei Duchi d’Austria, dei Visconti, con varie contese e mutamenti. 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Esso è caratterizzato da una residenzialità diffusa e articolata, oltre che nel capoluogo, in numerose frazioni e borgate, memori di un largo presidio territoriale e di un sistema economico, un tempo fondato essenzialmente sull’attività agricola e forestale. Canè, Centore, Cesa, Dussoi, Giaon, Mane, Navasa, Polentes, Ricomes, Triches, Villa sono indubbiamente le principali unità insediative alle quali sono accompagnate diverse altre località che punteggiano l’ambito complessivo. Limana è una cittadina d'arte e di cultura, resa famosa da Dino Buzzati che amava passeggiare e trascorrere il suo tempo in Valmorel. Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto, puntellato qua e là da chiese, come il Santuario di Madonna Parè o la Pieve di Limana, e resti di antichi villaggi. La piana di Valmorel, con i suoi profili dolci e le sue curve sinuose, presenta diversi percorsi, praticabili sia a piedi che con la mountain bike. In questa natura incontaminata, sono tuttora vive antiche tradizioni come l'alpeggio e la lavorazione del latte, che danno origine a prodotti quali formaggi e ricotte davvero sublimi, da accompagnare con i funghi che qui crescono in abbondanza. In centro al paese è ancora attiva una latteria turnaria, dove è possibile assistere alla tradizionale lavorazione del latte. Il territorio di Limana ha visto crescere al suo interno, una volta affermatosi il dominio della Serenissima, la tendenza, comune al resto della Val Belluna, alla realizzazione di residenze signorili. La bellezza del territorio ha fatto sì che la zona diventasse luogo di villeggiatura, ma anche di residenza di nobili famiglie che qui hanno voluto costruire le proprie ville, che rientrano oggi a pieno titolo nelle Ville Venete. Tra le più importanti, Villa Piloni a Cesa, circondata da un vasto parco disegnato dal giardiniere di Versailles Alexandre Poiteau, Villa Barcelloni, dall'imponente struttura, Villa Sacello a Centore, conservata ancora oggi con arredi e fattezze originarie e Villa Piloni-Castello a Villa di Limana, al cui interno sono conservati mobili antichi, tele e sculture di Andrea Brustolon. Infine non si può dimenticare la reliquia autentica, conservata presso la Chiesa Arcipretale di Limana, dedicata a Santa Giustina. Qui da oltre un secolo e mezzo si trova, sotto l’altare laterale, detto di Sant’Agnese, una statua di legno che custodisce le spoglie di San Valentino, presbitero romano. Si tratta di un dono del Papa bellunese Gregorio XVI all’Arciprete don Luigi Dall’Osta del 28 giugno 1842, dopo la riesumazione delle reliquie dalla catacomba di Sant’Agnese in via Nomentana a Roma.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131348</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:48:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131348/limana.mp3" length="3197919" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il territorio comunale di Limana è piuttosto vasto e si spinge fino alla catena prealpina che fa da confine con il Trevigiano. Esso è caratterizzato da una residenzialità diffusa e articolata, oltre che nel capoluogo, in numerose frazioni e borgate,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il territorio comunale di Limana è piuttosto vasto e si spinge fino alla catena prealpina che fa da confine con il Trevigiano. Esso è caratterizzato da una residenzialità diffusa e articolata, oltre che nel capoluogo, in numerose frazioni e borgate, memori di un largo presidio territoriale e di un sistema economico, un tempo fondato essenzialmente sull’attività agricola e forestale. Canè, Centore, Cesa, Dussoi, Giaon, Mane, Navasa, Polentes, Ricomes, Triches, Villa sono indubbiamente le principali unità insediative alle quali sono accompagnate diverse altre località che punteggiano l’ambito complessivo. Limana è una cittadina d'arte e di cultura, resa famosa da Dino Buzzati che amava passeggiare e trascorrere il suo tempo in Valmorel. Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto, puntellato qua e là da chiese, come il Santuario di Madonna Parè o la Pieve di Limana, e resti di antichi villaggi. La piana di Valmorel, con i suoi profili dolci e le sue curve sinuose, presenta diversi percorsi, praticabili sia a piedi che con la mountain bike. In questa natura incontaminata, sono tuttora vive antiche tradizioni come l'alpeggio e la lavorazione del latte, che danno origine a prodotti quali formaggi e ricotte davvero sublimi, da accompagnare con i funghi che qui crescono in abbondanza. In centro al paese è ancora attiva una latteria turnaria, dove è possibile assistere alla tradizionale lavorazione del latte. Il territorio di Limana ha visto crescere al suo interno, una volta affermatosi il dominio della Serenissima, la tendenza, comune al resto della Val Belluna, alla realizzazione di residenze signorili. La bellezza del territorio ha fatto sì che la zona diventasse luogo di villeggiatura, ma anche di residenza di nobili famiglie che qui hanno voluto costruire le proprie ville, che rientrano oggi a pieno titolo nelle Ville Venete. Tra le più importanti, Villa Piloni a Cesa, circondata da un vasto parco disegnato dal giardiniere di Versailles Alexandre Poiteau, Villa Barcelloni, dall'imponente struttura, Villa Sacello a Centore, conservata ancora oggi con arredi e fattezze originarie e Villa Piloni-Castello a Villa di Limana, al cui interno sono conservati mobili antichi, tele e sculture di Andrea Brustolon. Infine non si può dimenticare la reliquia autentica, conservata presso la Chiesa Arcipretale di Limana, dedicata a Santa Giustina. Qui da oltre un secolo e mezzo si trova, sotto l’altare laterale, detto di Sant’Agnese, una statua di legno che custodisce le spoglie di San Valentino, presbitero romano. Si tratta di un dono del Papa bellunese Gregorio XVI all’Arciprete don Luigi Dall’Osta del 28 giugno 1842, dopo la riesumazione delle reliquie dalla catacomba di Sant’Agnese in via Nomentana a Roma.]]></itunes:summary><itunes:duration>200</itunes:duration><itunes:keywords>buzzati,comune-di-limana,dino-buzzati,limana,piana-di-valmorel,provincia-di-belluno,santuario-di-madonna-parè,spoglie-di-san-valentino,valmorel,ville</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fonzaso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fonzaso--60131349</link><description><![CDATA[La cittadina di Fonzaso sorge a 329 m di altezza, sotto i contrafforti meridionali del Monte Avena. Il suo ambiente geografico è caratterizzato principalmente dalla grande piana che si apre al centro del territorio comunale, un tempo intensamente coltivata. Fonzaso, tuttavia, presenta considerevoli porzioni di territorio montano che si allungano a nord fino alla sommità del Monte Avena, ma riguardano anche una parte del Monte Roncon, il quale si adagia in direzione del Massiccio del Grappa e dell’Aurin che divide il Fonzasino dalla zona di Feltre e di Pedavena. Attorno al capoluogo vi sono alcune frazioni e borgate. La principale è senza dubbio Arten che sorge sul lembo di nord-est del territorio comunale, in corrispondenza dell’accesso alla piccola Valle del Canalet che dà verso il Pedavenese. Frassenè e Agana si trovano dall’altra parte del torrente Cismon, sulla destra orografica, mentre altri piccoli nuclei abitati interessano il distretto più a sud lungo la strada statale che si dirige verso Arsié e la Valsugana. Il Cismon, affluente del Brenta, è il corso d’acqua principale e a Fonzaso ha rivestito da sempre somma importanza. Le sue acque sono state sfruttate per la produzione di energia elettrica e per l’esercizio di alcune attività economiche della zona, come segherie e mulini. I “barch”, ovvero le tipiche strutture per il ricovero del fieno, costituiscono una delle principali caratteristiche del vasto pianoro di Fonzaso. Quattro pali agli angoli e un tetto in lamiera: questi rustici costituiscono una limpida testimonianza di un’architettura rurale sopravvissuta, anche per l’indifferibile esigenza di dare ricovero al fieno raccolto e soprattutto di conservarlo in condizioni più vantaggiose rispetto al normale stoccaggio nei fienili. Fonzaso vanta da sempre la presenza di famiglie signorili. Parziale testimonianza è data da diverse residenze di pregio esistenti nel territorio comunale. Molto bella è villa Tonello-Zampiero ad Arten, risalente al XVI secolo. Nel capoluogo sono di particolare rilievo il palazzo De Pantz e il palazzo Angeli, ora sede dell’Istituto Canossiano. Gioielli d’arte sono le chiese. La chiesa arcipretale di Fonzaso, dedicata alla Natività di Maria Santissima, conserva dipinti opera di Soranzo, Pasquotti e Francesco Vecellio, due statue in legno biaccato dei Santi Vittore e Corona e un crocefisso in legno dipinto, che sono attribuiti all’arte di Francesco Terilli. Il battistero fu realizzato dall’artista locale Vittorio Da Barp, mentre la vicina cancellata è opera degli artigiani del ferro battuto Pagnussat. Tra i principali luoghi d’interesse di Fonzaso si annovera infine l’eremo di San Michele che fu per molti anni il luogo dal quale veniva protetto il paese dagli incendi. Per questo motivo l’eremo si è guadagnato l'appellativo di "casa del guardiano di fuoco". Dal centro di Fonzaso è immediatamente ammirabile questo complesso situato nella nicchia scavata nella roccia del Monte Avena.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131349</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:46:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131349/fonzaso.mp3" length="3465832" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>La cittadina di Fonzaso sorge a 329 m di altezza, sotto i contrafforti meridionali del Monte Avena. Il suo ambiente geografico è caratterizzato principalmente dalla grande piana che si apre al centro del territorio comunale, un tempo intensamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La cittadina di Fonzaso sorge a 329 m di altezza, sotto i contrafforti meridionali del Monte Avena. Il suo ambiente geografico è caratterizzato principalmente dalla grande piana che si apre al centro del territorio comunale, un tempo intensamente coltivata. Fonzaso, tuttavia, presenta considerevoli porzioni di territorio montano che si allungano a nord fino alla sommità del Monte Avena, ma riguardano anche una parte del Monte Roncon, il quale si adagia in direzione del Massiccio del Grappa e dell’Aurin che divide il Fonzasino dalla zona di Feltre e di Pedavena. Attorno al capoluogo vi sono alcune frazioni e borgate. La principale è senza dubbio Arten che sorge sul lembo di nord-est del territorio comunale, in corrispondenza dell’accesso alla piccola Valle del Canalet che dà verso il Pedavenese. Frassenè e Agana si trovano dall’altra parte del torrente Cismon, sulla destra orografica, mentre altri piccoli nuclei abitati interessano il distretto più a sud lungo la strada statale che si dirige verso Arsié e la Valsugana. Il Cismon, affluente del Brenta, è il corso d’acqua principale e a Fonzaso ha rivestito da sempre somma importanza. Le sue acque sono state sfruttate per la produzione di energia elettrica e per l’esercizio di alcune attività economiche della zona, come segherie e mulini. I “barch”, ovvero le tipiche strutture per il ricovero del fieno, costituiscono una delle principali caratteristiche del vasto pianoro di Fonzaso. Quattro pali agli angoli e un tetto in lamiera: questi rustici costituiscono una limpida testimonianza di un’architettura rurale sopravvissuta, anche per l’indifferibile esigenza di dare ricovero al fieno raccolto e soprattutto di conservarlo in condizioni più vantaggiose rispetto al normale stoccaggio nei fienili. Fonzaso vanta da sempre la presenza di famiglie signorili. Parziale testimonianza è data da diverse residenze di pregio esistenti nel territorio comunale. Molto bella è villa Tonello-Zampiero ad Arten, risalente al XVI secolo. Nel capoluogo sono di particolare rilievo il palazzo De Pantz e il palazzo Angeli, ora sede dell’Istituto Canossiano. Gioielli d’arte sono le chiese. La chiesa arcipretale di Fonzaso, dedicata alla Natività di Maria Santissima, conserva dipinti opera di Soranzo, Pasquotti e Francesco Vecellio, due statue in legno biaccato dei Santi Vittore e Corona e un crocefisso in legno dipinto, che sono attribuiti all’arte di Francesco Terilli. Il battistero fu realizzato dall’artista locale Vittorio Da Barp, mentre la vicina cancellata è opera degli artigiani del ferro battuto Pagnussat. Tra i principali luoghi d’interesse di Fonzaso si annovera infine l’eremo di San Michele che fu per molti anni il luogo dal quale veniva protetto il paese dagli incendi. Per questo motivo l’eremo si è guadagnato l'appellativo di "casa del guardiano di fuoco". Dal centro di Fonzaso è immediatamente ammirabile questo complesso situato nella nicchia scavata nella roccia del Monte Avena.]]></itunes:summary><itunes:duration>217</itunes:duration><itunes:keywords>barch,eremo-di-san-michele,fienili,fonzaso,provincia-di-belluno,ville</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Calalzo di Cadore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/calalzo-di-cadore--60131350</link><description><![CDATA[Dopo Pieve di Cadore, in direzione di Auronzo e del Comelico, Calalzo si distende sulla destra orografica del lago di Centro Cadore ed è una località di notevole valenza commerciale e industriale collegata soprattutto alle attività nel comparto dell’occhialeria. Ultima stazione ferroviaria a nord della Provincia di Belluno e nodo di collegamento tra Venezia e il Cadore, Calalzo ha acquisito per questo una posizione di centralità nel traffico turistico verso le montagne cadorine. Come in tutta l’area cadorina, la tradizione regoliera ha radici profonde. A Calalzo, nel 1274 la locale Regola fu già dotata di propri laudi. Le peculiarità naturalistiche che contraddistinguono questo paese sono numerose. La Val d’Oten, luogo di particolare interesse naturalistico, permette di intraprendere diverse escursioni che portano alla Capanna degli Alpini, al Rifugio Chiggiato e al Rifugio Galassi, camminando sovrastati dallo splendido Gruppo delle Marmarole e dall’imponente Monte Antelao. A queste escursioni, si aggiunge la pista ciclabile “La Lunga Via delle Dolomiti”, che porta a Cortina e da qui a Dobbiaco. Agli splendori naturalistici si affiancano quelli artistici e archeologici. Merita sicuramente una visita, la chiesa parrocchiale di San Biagio che conserva opere di Orazio Vecellio, figlio del più conosciuto Tiziano. Un’attrattiva calaltina del tutto eccezionale è il sito archeologico di Làgole. A poche decine di metri dal “Laghetto delle Tose”, una stipe votiva di origine paleoveneta dimostra, assieme ad altri numerosi reperti bronzei ora custoditi al museo della Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore, la presenza di un antico luogo di culto e l’uso terapeutico delle acque sgorganti dalle sorgenti di Làgole da almeno 2500 anni. In questo luogo di straordinaria bellezza naturalistica, i devoti si rivolgevano alla divinità, chiamata Trumusiate, per chiedere salute e protezione, lasciando doni ed offerte in segno di gratitudine. Il luogo ha mantenuto intatto nei secoli il suo aspetto e conserva tutt’oggi la sua bellezza, ulteriormente valorizzata da recenti interventi di recupero ambientale e di risanamento, che ne hanno migliorata la fruibilità nel rispetto delle caratteristiche originarie. L’uso delle acque di Làgole è continuato anche in epoca romana ma, con la caduta dell’Impero, le notizie si perdono nelle nebbie del medioevo, poiché, con l’avvento del cristianesimo, il luogo perdette l’importanza legata alle divinità pagane che vi erano invocate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131350</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:44:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131350/calalzo_di_cadore.mp3" length="2948409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo Pieve di Cadore, in direzione di Auronzo e del Comelico, Calalzo si distende sulla destra orografica del lago di Centro Cadore ed è una località di notevole valenza commerciale e industriale collegata soprattutto alle attività nel comparto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dopo Pieve di Cadore, in direzione di Auronzo e del Comelico, Calalzo si distende sulla destra orografica del lago di Centro Cadore ed è una località di notevole valenza commerciale e industriale collegata soprattutto alle attività nel comparto dell’occhialeria. Ultima stazione ferroviaria a nord della Provincia di Belluno e nodo di collegamento tra Venezia e il Cadore, Calalzo ha acquisito per questo una posizione di centralità nel traffico turistico verso le montagne cadorine. Come in tutta l’area cadorina, la tradizione regoliera ha radici profonde. A Calalzo, nel 1274 la locale Regola fu già dotata di propri laudi. Le peculiarità naturalistiche che contraddistinguono questo paese sono numerose. La Val d’Oten, luogo di particolare interesse naturalistico, permette di intraprendere diverse escursioni che portano alla Capanna degli Alpini, al Rifugio Chiggiato e al Rifugio Galassi, camminando sovrastati dallo splendido Gruppo delle Marmarole e dall’imponente Monte Antelao. A queste escursioni, si aggiunge la pista ciclabile “La Lunga Via delle Dolomiti”, che porta a Cortina e da qui a Dobbiaco. Agli splendori naturalistici si affiancano quelli artistici e archeologici. Merita sicuramente una visita, la chiesa parrocchiale di San Biagio che conserva opere di Orazio Vecellio, figlio del più conosciuto Tiziano. Un’attrattiva calaltina del tutto eccezionale è il sito archeologico di Làgole. A poche decine di metri dal “Laghetto delle Tose”, una stipe votiva di origine paleoveneta dimostra, assieme ad altri numerosi reperti bronzei ora custoditi al museo della Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore, la presenza di un antico luogo di culto e l’uso terapeutico delle acque sgorganti dalle sorgenti di Làgole da almeno 2500 anni. In questo luogo di straordinaria bellezza naturalistica, i devoti si rivolgevano alla divinità, chiamata Trumusiate, per chiedere salute e protezione, lasciando doni ed offerte in segno di gratitudine. Il luogo ha mantenuto intatto nei secoli il suo aspetto e conserva tutt’oggi la sua bellezza, ulteriormente valorizzata da recenti interventi di recupero ambientale e di risanamento, che ne hanno migliorata la fruibilità nel rispetto delle caratteristiche originarie. L’uso delle acque di Làgole è continuato anche in epoca romana ma, con la caduta dell’Impero, le notizie si perdono nelle nebbie del medioevo, poiché, con l’avvento del cristianesimo, il luogo perdette l’importanza legata alle divinità pagane che vi erano invocate.]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:keywords>antelao,calalzo-di-cadore,comune,escursioni,laghetto-delle-tose,lagole,la-lunga-via-delle-dolomiti,marmarole,provincia-di-belluno,rifugi,rifugio-chiggiato,rifugio-galassi,sito-archeologico-di-lagole</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>San Gregorio nelle Alpi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/san-gregorio-nelle-alpi--60131351</link><description><![CDATA[San Gregorio nelle Alpi è un comune della Val Belluna dove la natura è spettacolare e la presenza dell’influenza di Venezia è ben presente nelle chiese e nelle ville. Il capoluogo comunale sorge a 530 m e domina un territorio che si allunga da poco oltre Santa Giustina fino a comprendere, verso nord, le pendici e la cima del Monte Pizzocco. A ovest segnano il confine le acque del torrente Vesès nel loro corso medio e superiore mentre a oriente, l’ambito geografico si spinge a ridosso di Meano e del territorio del Comune di Sospirolo. Il territorio comunale è punteggiato di centri abitati, alcuni dei quali con discreto valore storico come Roncoi, Cargnach, Gasnìl, Cort, Fumach e Paderno. Questo territorio è ideale per godere della natura con escursioni, giri in bicicletta e camminate. Immancabile è la salita al Monte Pizzocco: una delle più belle montagne delle Dolomiti e della Provincia di Belluno. Con i suoi 2186 m di altezza, domina la vallata e costituisce una delle perle del Parco Nazionale delle Dolomiti. Sul massiccio sono presenti il rifugio Casera Ère e il bivacco Palìa, entrambi raggiungibili da Roncoi. Per unire natura e storia, non si può prescindere dal percorso ciclopedonale lungo il torrente Vesès, motore nei secoli di molti opifici idraulici costruiti sulle sue rive. Per gli amanti dell’arte non può mancare la visita alla chiesa di Fumach con i suoi affreschi e alla chiesa parrocchiale di S. Gregorio che conserva la pala di Alessandro Bonvicini, detto il “Moretto da Brescia”, perfetta rappresentazione della pittura veneta e del gusto pittorico legato a Giorgione. Passeggiando per le frazioni, colpiscono le eleganti e signorili ville venete che punteggiano il paesaggio come Villa Sandi e Villa Rudio a Paderno e Villabruna a Fumach. Villa Sandi ha una singolare struttura a pianta quadrata affiancata da due torri che la fanno sembrare un castello in miniatura. Non è da escludere, infatti, che le torri siano il risultato di una trasformazione architettonica e funzionale di un fabbricato precedente destinato a castello e, in quanto tale, soggetto ai provvedimenti della Serenissima che ordinarono la distruzione dei manieri feltrini. Particolare il "Museo delle zoche e della tarsia" che possiede una collezione di radici di alberi secolari e di tarsie lignee, realizzate da abili scultori locali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131351</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:41:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131351/san_gregorio_nelle_alpi.mp3" length="2891572" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>San Gregorio nelle Alpi è un comune della Val Belluna dove la natura è spettacolare e la presenza dell’influenza di Venezia è ben presente nelle chiese e nelle ville. Il capoluogo comunale sorge a 530 m e domina un territorio che si allunga da poco...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[San Gregorio nelle Alpi è un comune della Val Belluna dove la natura è spettacolare e la presenza dell’influenza di Venezia è ben presente nelle chiese e nelle ville. Il capoluogo comunale sorge a 530 m e domina un territorio che si allunga da poco oltre Santa Giustina fino a comprendere, verso nord, le pendici e la cima del Monte Pizzocco. A ovest segnano il confine le acque del torrente Vesès nel loro corso medio e superiore mentre a oriente, l’ambito geografico si spinge a ridosso di Meano e del territorio del Comune di Sospirolo. Il territorio comunale è punteggiato di centri abitati, alcuni dei quali con discreto valore storico come Roncoi, Cargnach, Gasnìl, Cort, Fumach e Paderno. Questo territorio è ideale per godere della natura con escursioni, giri in bicicletta e camminate. Immancabile è la salita al Monte Pizzocco: una delle più belle montagne delle Dolomiti e della Provincia di Belluno. Con i suoi 2186 m di altezza, domina la vallata e costituisce una delle perle del Parco Nazionale delle Dolomiti. Sul massiccio sono presenti il rifugio Casera Ère e il bivacco Palìa, entrambi raggiungibili da Roncoi. Per unire natura e storia, non si può prescindere dal percorso ciclopedonale lungo il torrente Vesès, motore nei secoli di molti opifici idraulici costruiti sulle sue rive. Per gli amanti dell’arte non può mancare la visita alla chiesa di Fumach con i suoi affreschi e alla chiesa parrocchiale di S. Gregorio che conserva la pala di Alessandro Bonvicini, detto il “Moretto da Brescia”, perfetta rappresentazione della pittura veneta e del gusto pittorico legato a Giorgione. Passeggiando per le frazioni, colpiscono le eleganti e signorili ville venete che punteggiano il paesaggio come Villa Sandi e Villa Rudio a Paderno e Villabruna a Fumach. Villa Sandi ha una singolare struttura a pianta quadrata affiancata da due torri che la fanno sembrare un castello in miniatura. Non è da escludere, infatti, che le torri siano il risultato di una trasformazione architettonica e funzionale di un fabbricato precedente destinato a castello e, in quanto tale, soggetto ai provvedimenti della Serenissima che ordinarono la distruzione dei manieri feltrini. 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Diventato tristemente noto per l’immane tragedia del 9 ottobre 1963 quando il Monte Toc sprofondò violentemente nel lago del Vajont elevando una onda di acqua e di fango che travolse gran parte dell’abitato del capoluogo e altre borgate, il centro di Longarone sorge a 474 m di altezza in prossimità della confluenza sul Piave del torrente Maè, che scende dalla Val Zoldana, e del torrente Vajont che sgorga poco a oriente in territorio pordenonese. Longarone ha una parte del suo territorio inclusa nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e presenta dei validissimi punti di accesso in direzione del Parco stesso. La data del 9 ottobre 1963 rimarrà scolpita per sempre nella memoria e nella coscienza dei longaronesi, degli abitanti dei paesi vicini e di tutti i bellunesi. Per questo, sia il comune di Longarone sia quello di Castellavazzo hanno previsto nei loro rispettivi statuti una norma “ad hoc” per ricordare quel tragico e funesto giorno. Il paese di Longarone è stato quasi completamente ricostruito nella sua sede precedente e cioè sulla destra orografica del Piave disponendosi in posizione elevata rispetto all’alveo del fiume sacro alla Patria. Il territorio comunale è contrassegnato dall’articolazione dei centri abitati, oltre che nel capoluogo, anche nelle frazioni principali di Fortogna e Igne. La nuova chiesa di Longarone fu realizzata a cominciare dal 1975 su progetto del grande architetto Giovanni Michelucci. Autore di costruzioni entrate senza ombra di dubbio nella storia dell’architettura moderna, Michelucci realizzò il disegno del tempio longaronese unendo le ragioni che determinavano la scelta di un edificio per le funzioni richieste in base ai nuovi orientamenti conciliari con quelle di una testimonianza monumentale del grande disastro che colpì la comunità. Longarone vanta uno dei più importanti poli fieristici del Veneto, Longarone Fiere, che segue solamente a quello di Verona e quello di Padova. Numerose sono le manifestazioni organizzate che, nel corso degli anni, hanno richiamato a Longarone migliaia e migliaia di visitatori e operatori economici. “Promotor”, a cadenza biennale, è il salone auto-moto-ciclo e del trasporto; “Optimac”, anch’essa biennale, è una mostra di macchine, di componenti e di materie prime per l’occhialeria, mentre “Agrimont” si occupa di agricoltura, di montagna, di agriturismo, di attività forestali, di ambiente, di florovivaismo e di giardinaggio. “Expomont” riflette gli indirizzi e le esigenze nel campo delle attrezzature e dei prodotti per alberghi, ristoranti, pubblici esercizi e comunità. “Expodolomiti” è una mostra concernente lo sport, il tempo libero, il turismo, le attrezzature per la neve e gli impianti a fune, mentre “Arredamont” propone le novità per l’arredare in montagna. Non si può dimenticare infine la “MIG”, ovvero la Mostra Internazionale del Gelato, che ha una lunga tradizione relativa all’esposizione di prodotti e attrezzature per la produzione del gelato artigianale. Longarone, grazie a queste iniziative, sta diventando sempre più un centro di assoluto rilievo per gli scambi economici, per le tecnologie della montagna e rappresenta un significativo punto di incontro per temi culturali e di pubblico interesse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131352</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:37:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131352/longarone.mp3" length="3963624" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Risalendo la Valle del Piave, sull’asse di Alemagna che conduce verso il Cadore, non molto dopo Ponte nelle Alpi, inizia l’ambito geografico del comune di Longarone. 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La data del 9 ottobre 1963 rimarrà scolpita per sempre nella memoria e nella coscienza dei longaronesi, degli abitanti dei paesi vicini e di tutti i bellunesi. Per questo, sia il comune di Longarone sia quello di Castellavazzo hanno previsto nei loro rispettivi statuti una norma “ad hoc” per ricordare quel tragico e funesto giorno. Il paese di Longarone è stato quasi completamente ricostruito nella sua sede precedente e cioè sulla destra orografica del Piave disponendosi in posizione elevata rispetto all’alveo del fiume sacro alla Patria. Il territorio comunale è contrassegnato dall’articolazione dei centri abitati, oltre che nel capoluogo, anche nelle frazioni principali di Fortogna e Igne. La nuova chiesa di Longarone fu realizzata a cominciare dal 1975 su progetto del grande architetto Giovanni Michelucci. Autore di costruzioni entrate senza ombra di dubbio nella storia dell’architettura moderna, Michelucci realizzò il disegno del tempio longaronese unendo le ragioni che determinavano la scelta di un edificio per le funzioni richieste in base ai nuovi orientamenti conciliari con quelle di una testimonianza monumentale del grande disastro che colpì la comunità. Longarone vanta uno dei più importanti poli fieristici del Veneto, Longarone Fiere, che segue solamente a quello di Verona e quello di Padova. Numerose sono le manifestazioni organizzate che, nel corso degli anni, hanno richiamato a Longarone migliaia e migliaia di visitatori e operatori economici. “Promotor”, a cadenza biennale, è il salone auto-moto-ciclo e del trasporto; “Optimac”, anch’essa biennale, è una mostra di macchine, di componenti e di materie prime per l’occhialeria, mentre “Agrimont” si occupa di agricoltura, di montagna, di agriturismo, di attività forestali, di ambiente, di florovivaismo e di giardinaggio. “Expomont” riflette gli indirizzi e le esigenze nel campo delle attrezzature e dei prodotti per alberghi, ristoranti, pubblici esercizi e comunità. “Expodolomiti” è una mostra concernente lo sport, il tempo libero, il turismo, le attrezzature per la neve e gli impianti a fune, mentre “Arredamont” propone le novità per l’arredare in montagna. Non si può dimenticare infine la “MIG”, ovvero la Mostra Internazionale del Gelato, che ha una lunga tradizione relativa all’esposizione di prodotti e attrezzature per la produzione del gelato artigianale. 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Questo caratteristico borgo montano, sulla destra orografica del torrente Boite, non distante da Forcella Cibiana, spartiacque con la Val di Zoldo, ha accolto, negli anni, artisti provenienti da tutto il mondo che hanno trasformato i muri delle abitazioni in tante opere d’arte che raccontano le leggende, i mestieri e la vita di un tempo. Percorrendo le sue stradine ci si trova in un vero e proprio museo all’aperto unico nel suo genere che tiene viva la memoria di questo luogo. Cibiana è così conosciuta come “il paese dei murales”. Grandi dipinti campeggiano sulle facciate delle case e conferiscono a questo paesino un fascino particolare. Alla loro realizzazione hanno contribuito artisti italiani e stranieri giunti persino dal Giappone e dall’ex Unione Sovietica. La forma è quella affermata in certi ambienti e paesi del continente latino-americano; la similitudine è con le città dipinte di cui l’Italia medioevale era ricca e fiera. Quest’iniziativa, a Cibiana, nasce anche come singolare e riuscito tentativo di ridare al paese un proprio ruolo, un suo sano protagonismo, valorizzando in maniera inedita il patrimonio abitativo e ricercando l’abbellimento nelle radici della storia, della cultura e della tradizione locale. Non a caso negli affreschi e negli altri dipinti realizzati, una componente fondamentale è quella del recupero e della vivificazione dei mestieri e della storia che hanno contrassegnato il paese e ogni singola casa. Cibiana di Sotto si distingue, inoltre, per un ragguardevole patrimonio architettonico determinato da diverse abitazioni, alcune delle quali risalgono al XVI, al XVII e al XVIII secolo. Cibiana un tempo era molto conosciuta per la lavorazione delle chiavi forgiate a mano: alla fine del 1800 qui operavano 50 officine. Questa tradizione continua ancora oggi; vengono infatti prodotte ed esportate milioni di chiavi in tutto il mondo. Il territorio di Cibiana ospita anche il famoso Museo nelle Nuvole, ideato da Messner e situato a 2187 metri sul Monte Rite, per raccontare la storia dell’esplorazione dell’alpinismo dolomitico e rilanciare il grande patrimonio ambientale come quello montano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131353</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:34:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131353/cibiana_di_cadore.mp3" length="2671302" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Nel cuore delle Dolomiti bellunesi, tra Pelmo, Antelao, Monte Rite e Monte Penna, Cibiana di Cadore è un piccolo tesoro tutto da scoprire fatto di case antiche, coloratissimi murales e strade di ciottoli. Questo caratteristico borgo montano, sulla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel cuore delle Dolomiti bellunesi, tra Pelmo, Antelao, Monte Rite e Monte Penna, Cibiana di Cadore è un piccolo tesoro tutto da scoprire fatto di case antiche, coloratissimi murales e strade di ciottoli. Questo caratteristico borgo montano, sulla destra orografica del torrente Boite, non distante da Forcella Cibiana, spartiacque con la Val di Zoldo, ha accolto, negli anni, artisti provenienti da tutto il mondo che hanno trasformato i muri delle abitazioni in tante opere d’arte che raccontano le leggende, i mestieri e la vita di un tempo. Percorrendo le sue stradine ci si trova in un vero e proprio museo all’aperto unico nel suo genere che tiene viva la memoria di questo luogo. Cibiana è così conosciuta come “il paese dei murales”. Grandi dipinti campeggiano sulle facciate delle case e conferiscono a questo paesino un fascino particolare. Alla loro realizzazione hanno contribuito artisti italiani e stranieri giunti persino dal Giappone e dall’ex Unione Sovietica. La forma è quella affermata in certi ambienti e paesi del continente latino-americano; la similitudine è con le città dipinte di cui l’Italia medioevale era ricca e fiera. Quest’iniziativa, a Cibiana, nasce anche come singolare e riuscito tentativo di ridare al paese un proprio ruolo, un suo sano protagonismo, valorizzando in maniera inedita il patrimonio abitativo e ricercando l’abbellimento nelle radici della storia, della cultura e della tradizione locale. Non a caso negli affreschi e negli altri dipinti realizzati, una componente fondamentale è quella del recupero e della vivificazione dei mestieri e della storia che hanno contrassegnato il paese e ogni singola casa. Cibiana di Sotto si distingue, inoltre, per un ragguardevole patrimonio architettonico determinato da diverse abitazioni, alcune delle quali risalgono al XVI, al XVII e al XVIII secolo. Cibiana un tempo era molto conosciuta per la lavorazione delle chiavi forgiate a mano: alla fine del 1800 qui operavano 50 officine. Questa tradizione continua ancora oggi; vengono infatti prodotte ed esportate milioni di chiavi in tutto il mondo. Il territorio di Cibiana ospita anche il famoso Museo nelle Nuvole, ideato da Messner e situato a 2187 metri sul Monte Rite, per raccontare la storia dell’esplorazione dell’alpinismo dolomitico e rilanciare il grande patrimonio ambientale come quello montano.]]></itunes:summary><itunes:duration>167</itunes:duration><itunes:keywords>antelao,cibiana,monte-penna,monte-rite,murales,museo-delle-nuvole,paese-dei-murales,pelmo,provincia-di-belluno,torrente-boite</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lamon</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lamon--60131354</link><description><![CDATA[Il territorio lamonese è situato in posizione elevata sulla destra orografica del torrente Cismon. Lamon si trova a 594 m di altezza e costituisce un popoloso centro abitato disteso su un vasto altopiano. Intorno al capoluogo vi sono diverse località e borgate, mentre più distanti sono situate la frazione di Arina e quella di San Donato. Il territorio comunale presenta delle caratteristiche molto significative che danno luogo a un ambiente vario: dal lago di Senàiga al Monte Coppolo, dalle campagne in prossimità del capoluogo alla cerniera di boschi e di pascoli che tratteggiano l’orizzonte in direzione di Col Perer e più a ovest verso i territori trentini di Castel Tesino. Il territorio lamonese presenta molteplici occasioni di contatto con la natura. Escursioni e passeggiate sono possibili in luoghi incantevoli. Le grotte di San Donato sono sicuramente una delle attrattive principali dell’area. Dopo San Donato, prendendo la rotabile della Val Cengia in prossimità del torrente Senàiga, si trova la grotta più importante che, ricca di formazioni calcaree, quali stalagmiti e stalattiti, ha un notevole fascino e ha un interesse scientifico di grande portata. Intorno vi sono altre grotte di dimensioni più ridotte. Qui, furono ritrovati reperti dell’orso speleus. Due sono gli edifici di particolare interesse artistico: le chiese di San Pietro e di San Daniele. La prima sarebbe stata edificata sulle rovine di un accampamento romano, in posizione elevata su un colle. Vi doveva essere già dall’VIII secolo e divenne parrocchiale nell’XI secolo. Conserva alcune opere d’arte molto belle, alcune delle quali realizzate dal Marescalchi, dal Landrise e dal Frigimelica. La chiesa di San Daniele invece, situata nel centro del paese, fu eretta nel 1600 su una cappella preesistente ed è caratterizzata da un campanile a guglia, dalle sembianze gotiche. Parlando di Lamon non si può sicuramente dimenticare il famoso fagiolo che, proprio da Lamon, prende il nome. In tutto il Feltrino, infatti, il fagiolo è intensamente coltivato da secoli, ma indubbiamente la zona che eccelle da questo punto di vista è proprio quella di Lamon. Per l’agricoltura locale, il fagiolo ha rappresentato in passato una fonte apprezzabile di sostentamento per le famiglie. Oggi la sua coltivazione sta recuperando vigore e Lamon festeggia il suo fagiolo con manifestazioni a sfondo agricolo, gastronomico e culturale. Ciò anche in aderenza all’attività di promozione e di tutela operata dal Consorzio appositamente costituito per la valorizzazione del fagiolo di Lamon.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131354</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:32:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131354/lamon.mp3" length="3072531" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il territorio lamonese è situato in posizione elevata sulla destra orografica del torrente Cismon. Lamon si trova a 594 m di altezza e costituisce un popoloso centro abitato disteso su un vasto altopiano. Intorno al capoluogo vi sono diverse località...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il territorio lamonese è situato in posizione elevata sulla destra orografica del torrente Cismon. Lamon si trova a 594 m di altezza e costituisce un popoloso centro abitato disteso su un vasto altopiano. Intorno al capoluogo vi sono diverse località e borgate, mentre più distanti sono situate la frazione di Arina e quella di San Donato. Il territorio comunale presenta delle caratteristiche molto significative che danno luogo a un ambiente vario: dal lago di Senàiga al Monte Coppolo, dalle campagne in prossimità del capoluogo alla cerniera di boschi e di pascoli che tratteggiano l’orizzonte in direzione di Col Perer e più a ovest verso i territori trentini di Castel Tesino. Il territorio lamonese presenta molteplici occasioni di contatto con la natura. Escursioni e passeggiate sono possibili in luoghi incantevoli. Le grotte di San Donato sono sicuramente una delle attrattive principali dell’area. Dopo San Donato, prendendo la rotabile della Val Cengia in prossimità del torrente Senàiga, si trova la grotta più importante che, ricca di formazioni calcaree, quali stalagmiti e stalattiti, ha un notevole fascino e ha un interesse scientifico di grande portata. Intorno vi sono altre grotte di dimensioni più ridotte. Qui, furono ritrovati reperti dell’orso speleus. Due sono gli edifici di particolare interesse artistico: le chiese di San Pietro e di San Daniele. La prima sarebbe stata edificata sulle rovine di un accampamento romano, in posizione elevata su un colle. Vi doveva essere già dall’VIII secolo e divenne parrocchiale nell’XI secolo. Conserva alcune opere d’arte molto belle, alcune delle quali realizzate dal Marescalchi, dal Landrise e dal Frigimelica. La chiesa di San Daniele invece, situata nel centro del paese, fu eretta nel 1600 su una cappella preesistente ed è caratterizzata da un campanile a guglia, dalle sembianze gotiche. Parlando di Lamon non si può sicuramente dimenticare il famoso fagiolo che, proprio da Lamon, prende il nome. In tutto il Feltrino, infatti, il fagiolo è intensamente coltivato da secoli, ma indubbiamente la zona che eccelle da questo punto di vista è proprio quella di Lamon. Per l’agricoltura locale, il fagiolo ha rappresentato in passato una fonte apprezzabile di sostentamento per le famiglie. Oggi la sua coltivazione sta recuperando vigore e Lamon festeggia il suo fagiolo con manifestazioni a sfondo agricolo, gastronomico e culturale. Ciò anche in aderenza all’attività di promozione e di tutela operata dal Consorzio appositamente costituito per la valorizzazione del fagiolo di Lamon.]]></itunes:summary><itunes:duration>192</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa-di-san-daniele,chiesa-di-san-pietro,comune-di-lamon,escursioni,fagiolo,fagiolo-di-lamon,lamon,passeggiate,provincia-di-belluno,senàiga</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perarolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perarolo--60131355</link><description><![CDATA[Il grazioso paesino di Perarolo a 532 m di altezza sorge alla confluenza del torrente Boite con il Piave. Il paese è nominato per la prima volta in un documento del 1374, quando la comunità si amministrava attraverso la Regola, istituito tipico cadorino. Proprio grazie alla sua posizione, questa località assunse importanza come porto dal quale partivano le zattere per il trasporto del legno diretto alla Repubblica di Venezia. Perarolo deve la sua notorietà proprio alle attività connesse al trasporto del legname lungo il fiume. Lo sfruttamento delle acque diede impulso al sorgere di numerose segherie alle quali si aggiunsero, nel Seicento, i Cidoli, ovvero strutture che facevano da barriera ai tronchi fluitanti senza impedire il passaggio regolare delle acque e che favorirono il commercio del legname. Erano circa tremila le zattere che annualmente partivano da questa cittadina cadorina. La centralità di Perarolo è testimoniata anche dalla presenza di due falegnamerie gestite dai Vecellio che, oltre a bravi pittori, erano anche famosi commercianti di legname nella Venezia del XVI secolo. Oltre alle borgate del capoluogo e alla frazione di Caralte, nel Comune, altre ve ne sono lungo la valle del Piave a cominciare da Macchietto-Peron e dalle piccole unità abitative vicine. Alla sostanziale inesistenza di superfici coltivabili, salvo che nella zona di Caralte, fanno riscontro invece grandi estensioni di bosco che coprono le pendici dei monti. Perarolo, nel corso degli anni, ha trovato un suo equilibrio economico diverso da quello dei tempi passati. Molte sono le attività appartenenti all’industria dell’occhiale e quelle a essa connesse. Una peculiarità presente nel territorio è il Ponte Tibetano: una passerella in ferro sospesa che permette di visitare la Val Montina. Vanno infine ricordate la chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicolò, patrono degli zattieri, la chiesa di S. Rocco, dove è possibile ammirare l’opera “Madonna con Bambino tra i SS. Rocco e Sebastiano”, realizzata dal fratello maggiore di Tiziano nel XVI secolo e il Museo del cìdolo e del legname.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131355</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:30:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131355/perarolo.mp3" length="2426787" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il grazioso paesino di Perarolo a 532 m di altezza sorge alla confluenza del torrente Boite con il Piave. Il paese è nominato per la prima volta in un documento del 1374, quando la comunità si amministrava attraverso la Regola, istituito tipico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il grazioso paesino di Perarolo a 532 m di altezza sorge alla confluenza del torrente Boite con il Piave. Il paese è nominato per la prima volta in un documento del 1374, quando la comunità si amministrava attraverso la Regola, istituito tipico cadorino. Proprio grazie alla sua posizione, questa località assunse importanza come porto dal quale partivano le zattere per il trasporto del legno diretto alla Repubblica di Venezia. Perarolo deve la sua notorietà proprio alle attività connesse al trasporto del legname lungo il fiume. Lo sfruttamento delle acque diede impulso al sorgere di numerose segherie alle quali si aggiunsero, nel Seicento, i Cidoli, ovvero strutture che facevano da barriera ai tronchi fluitanti senza impedire il passaggio regolare delle acque e che favorirono il commercio del legname. Erano circa tremila le zattere che annualmente partivano da questa cittadina cadorina. La centralità di Perarolo è testimoniata anche dalla presenza di due falegnamerie gestite dai Vecellio che, oltre a bravi pittori, erano anche famosi commercianti di legname nella Venezia del XVI secolo. Oltre alle borgate del capoluogo e alla frazione di Caralte, nel Comune, altre ve ne sono lungo la valle del Piave a cominciare da Macchietto-Peron e dalle piccole unità abitative vicine. Alla sostanziale inesistenza di superfici coltivabili, salvo che nella zona di Caralte, fanno riscontro invece grandi estensioni di bosco che coprono le pendici dei monti. Perarolo, nel corso degli anni, ha trovato un suo equilibrio economico diverso da quello dei tempi passati. Molte sono le attività appartenenti all’industria dell’occhiale e quelle a essa connesse. Una peculiarità presente nel territorio è il Ponte Tibetano: una passerella in ferro sospesa che permette di visitare la Val Montina. Vanno infine ricordate la chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicolò, patrono degli zattieri, la chiesa di S. Rocco, dove è possibile ammirare l’opera “Madonna con Bambino tra i SS. 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Fino al 1963 si chiamava Forno di Canale in ricordo dell’antica attività di fusione dei metalli estratti nelle miniere della vicina Val di Gares e dalla miniera di Sàis, a partire dal 1300. I minerali di bornite e calcopirite qui estratti erano destinati alla lavorazione negli enormi altoforni della zona per la produzione di rame. I forni fusori di Canale d’Agordo rimasero in funzione almeno dal 1394 al 1592, con attività minore protrattasi fino al 1748. Oggi Canale d’Agordo, a 976 m di altezza, è conosciuto per la tradizione della lavorazione dei minerali estratti proprio dalle miniere della Val di Gares e per un notevole patrimonio artistico che conta opere degli scultori Brustolon e Besarel. Canale d’Agordo, già paese natale del celebre poeta Valerio Da Pos (1740-1822), del paesaggista Giuseppe Xais (1709-1781), dello scultore Amedeo Da Pos discepolo del Besarel (1870-1966) e del pittore Giuliano De Rocco (1934-2023), divenne famoso non solo nel ristretto ambito delle Dolomiti, ma nel mondo intero il 26 agosto 1978; in quella data, infatti, il Cardinale Albino Luciani (1912-1978), Patriarca di Venezia, di Canale d’Agordo, fu eletto al Soglio di Pietro con il nome di Papa Giovanni Paolo I, poi definito dai media “Il Papa del Sorriso”. Da visitare è la chiesa arcipretale dedicata a San Giovanni Battista, nella quale si celebrarono il battesimo, i sacramenti e la prima messa di Albino Luciani. Già documentata nel 1361, la chiesa conserva opere lignee del Brustolon, del Frigimelica, del Rovisi, di Amedeo Da Pos, Dante Moro, Riccardo Cenedese; il medaglione della facciata principale è opera del Besarèl, mentre all’interno si trova l’organo realizzato dal Callido. A fianco della chiesa il recente Museo Albino Luciani, multimediale e adatto anche ai ragazzi, racconta la vita del Beato Giovanni Paolo I insieme alla Casa natale, completamente restaurata e aperta al pubblico a circa 300 mt dalla Piazza del paese. Un’altra struttura dall’elevato profilo architettonico, storico e culturale è la Casa delle Regole, in piazzetta Tancon. Si tratta di un edificio preposto anticamente all’amministrazione della comunità (la Regola appunto), edificato nel 1640. Esternamente, la Casa delle Regole è affrescata con splendide opere a tema agiografico. Accanto alla Casa delle Regole, sorge il Giardino della Memoria, un percorso monumentale nato dall’iniziativa privata di Giovanni Fontanive e dedicato ai Caduti e Dispersi della Campagna di Russia durante la Seconda Guerra Mondiale. Poco lontano, si trova la vecchia Latteria Cooperativa di Forno di Canale, ovvero il primo esempio di latteria cooperativa in Italia. Essa fu voluta e promossa nel 1872 dal famoso sacerdote di Frassenè Agordino il Cavalier Don Antonio della Lucia, arciprete di Canale d'Agordo dal 1860 al 1898, il quale ebbe l’intuizione di riunire le forze degli agricoltori e produttori caseari locali in una società che ottimizzasse la produzione e migliorasse le condizioni di vita del paese; l’esempio di Canale d’Agordo sarà poi seguito dal territorio nazionale. Grazie alla solerzia dell'Amministrazione comunale negli ultimi decenni sono state recuperate e restaurate tutte le latterie del Comune: quella della frazione di Fedèr è un museo completo sulla lavorazione antica del latte; quella di Fregóna, che conserva l'impianto originario, ospita un'interessante mostra sulla fienagione; quella di Carfón un museo etnografico con una sezione sul poeta contadino Valerio Da Pos e sugli scultori Amedeo e Benedetto Da Pos (1831-1920, padre di Amedeo). I primati di Canale d’Agordo non terminano qui. Infatti, fu proprio in questo paese che nacque, nel 1847, una delle prime birrerie d’Italia, posta sul retro della Chiesa arcipretale di Canale d’Agordo. I fondatori di questa birreria, i fratelli Luciani, fonderanno qualche anno dopo la famosa Birreria di Pedavena, la più grande d’Italia. E sempre nell'Ottocento, precisamente nel 1868 lo stesso don Della Lucia fondò il primo asilo rurale della provincia di Belluno e nel 1870 chiedeva al Parlamento italiano il voto e l'eguaglianza giuridica per la donna. Inoltre, assieme agli altri Comuni della Val Biois (Falcade e Vallada Agordina), Canale d’Agordo vanta un numero incredibile di <i>tabiài</i>, i tradizionali fienili in legno delle Dolomiti. Queste suggestive opere artigianali, alcune plurisecolari, si possono ammirare praticamente ovunque nella Val del Biois, ed è difficile trovare nelle Dolomiti una valle che possa vantare un simile patrimonio. Per gli appassionati di escursioni sulle Dolomiti, non si può dimenticare nuovamente la spettacolare Val di Gares, valle glaciale senza sbocco che si estende per ben sette chilometri dal paese di Canale. Questa valle, nota per il suo fascino dovuto alla natura selvaggia e praticamente incontaminata, è frequentato anche grazie alle aree picnic immerse nel verde, al Biotopo della Valle di Gares, ai ristoranti e alle malghe, ma soprattutto per la presenza delle due stupende Cascate delle Comelle, dell’impressionante gola dell’Orrido delle Comelle e dello spettacolare Pian delle Comelle. Come in altre vallate bellunesi, anche qui è festeggiato il tradizionale carnevale in cui sfilano le maschere tipiche. Protagonista “La Zinghenesta”, la ragazza più bella eletta "regina", da cui prende il nome l’intera manifestazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131356</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:28:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131356/canale_dagordo.mp3" length="9040580" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Canale d'Agordo si trova lungo la Val del Biois, all’imbocco della pittoresca Val di Gares, circondato dalle Pale di San Martino, dal gruppo del Focobon e dalle Cime d'Auta. Fino al 1963 si chiamava Forno di Canale in ricordo dell’antica attività di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Canale d'Agordo si trova lungo la Val del Biois, all’imbocco della pittoresca Val di Gares, circondato dalle Pale di San Martino, dal gruppo del Focobon e dalle Cime d'Auta. Fino al 1963 si chiamava Forno di Canale in ricordo dell’antica attività di fusione dei metalli estratti nelle miniere della vicina Val di Gares e dalla miniera di Sàis, a partire dal 1300. I minerali di bornite e calcopirite qui estratti erano destinati alla lavorazione negli enormi altoforni della zona per la produzione di rame. I forni fusori di Canale d’Agordo rimasero in funzione almeno dal 1394 al 1592, con attività minore protrattasi fino al 1748. Oggi Canale d’Agordo, a 976 m di altezza, è conosciuto per la tradizione della lavorazione dei minerali estratti proprio dalle miniere della Val di Gares e per un notevole patrimonio artistico che conta opere degli scultori Brustolon e Besarel. Canale d’Agordo, già paese natale del celebre poeta Valerio Da Pos (1740-1822), del paesaggista Giuseppe Xais (1709-1781), dello scultore Amedeo Da Pos discepolo del Besarel (1870-1966) e del pittore Giuliano De Rocco (1934-2023), divenne famoso non solo nel ristretto ambito delle Dolomiti, ma nel mondo intero il 26 agosto 1978; in quella data, infatti, il Cardinale Albino Luciani (1912-1978), Patriarca di Venezia, di Canale d’Agordo, fu eletto al Soglio di Pietro con il nome di Papa Giovanni Paolo I, poi definito dai media “Il Papa del Sorriso”. Da visitare è la chiesa arcipretale dedicata a San Giovanni Battista, nella quale si celebrarono il battesimo, i sacramenti e la prima messa di Albino Luciani. Già documentata nel 1361, la chiesa conserva opere lignee del Brustolon, del Frigimelica, del Rovisi, di Amedeo Da Pos, Dante Moro, Riccardo Cenedese; il medaglione della facciata principale è opera del Besarèl, mentre all’interno si trova l’organo realizzato dal Callido. A fianco della chiesa il recente Museo Albino Luciani, multimediale e adatto anche ai ragazzi, racconta la vita del Beato Giovanni Paolo I insieme alla Casa natale, completamente restaurata e aperta al pubblico a circa 300 mt dalla Piazza del paese. Un’altra struttura dall’elevato profilo architettonico, storico e culturale è la Casa delle Regole, in piazzetta Tancon. Si tratta di un edificio preposto anticamente all’amministrazione della comunità (la Regola appunto), edificato nel 1640. Esternamente, la Casa delle Regole è affrescata con splendide opere a tema agiografico. Accanto alla Casa delle Regole, sorge il Giardino della Memoria, un percorso monumentale nato dall’iniziativa privata di Giovanni Fontanive e dedicato ai Caduti e Dispersi della Campagna di Russia durante la Seconda Guerra Mondiale. Poco lontano, si trova la vecchia Latteria Cooperativa di Forno di Canale, ovvero il primo esempio di latteria cooperativa in Italia. Essa fu voluta e promossa nel 1872 dal famoso sacerdote di Frassenè Agordino il Cavalier Don Antonio della Lucia, arciprete di Canale d'Agordo dal 1860 al 1898, il quale ebbe l’intuizione di riunire le forze degli agricoltori e produttori caseari locali in una società che ottimizzasse la produzione e migliorasse le condizioni di vita del paese; l’esempio di Canale d’Agordo sarà poi seguito dal territorio nazionale. Grazie alla solerzia dell'Amministrazione comunale negli ultimi decenni sono state recuperate e restaurate tutte le latterie del Comune: quella della frazione di Fedèr è un museo completo sulla lavorazione antica del latte; quella di Fregóna, che conserva l'impianto originario, ospita un'interessante mostra sulla fienagione; quella di Carfón un museo etnografico con una sezione sul poeta contadino Valerio Da Pos e sugli scultori Amedeo e Benedetto Da Pos (1831-1920, padre di Amedeo). I primati di Canale d’Agordo non terminano qui. 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La parte pianeggiante, disposta prevalentemente al confine con i nuclei abitati più prossimi della città di Feltre, e quella più propriamente montana, sono divise da una lunga schiera di colline soleggiate e piccoli avvallamenti che gradatamente si fanno più pronunciati e conferiscono al territorio ottime attitudini panoramiche. A occidente, tra le pendici del Monte Avena e quelle del Monte Aurin, si fa largo la Valle del Canalet con la strada che porta ad Arten. A settentrione, dove il Monte Avena affievolisce prima di lasciar spazio all’inerpicarsi dei pendii che salgono alle Vette, sorge Croce d’Aune, mentre più in là il territorio è segnato dalla Valle di Carpene e di Lamen, dove sgorgano le acque del Colmeda. A oriente, dopo Murle, insiste la piana rivolta verso Foen, mentre più a nord una magnifica costa collinare collega Pedavena all’altra frazione feltrina di Pren. Alle bellezze dell’ambiente naturale si affiancano architetture storiche di primo rilievo, come il Palazzo del Municipio, costruito nel 1876 su progetto dell’architetto Giuseppe Berton. Considerato uno dei più pregevoli edifici di Pedavena, fa bella mostra di sé con il timpano sovrastante la parte centrale e con le facciate decorate. Il gioiello più prezioso di Pedavena rimane tuttavia la splendida villa Pasole-Berton che ha conservato molte delle caratteristiche originarie. Presumibilmente risale alla metà del 1600; nei disegni settecenteschi appare circondata da un fossato d’acqua e abbellita da un giardino all’italiana con statue e fontana; due grandi scalinate recano all’ingresso principale del primo piano. Dietro alla villa, un lungo fabbricato accoglie le scuderie e le case coloniche. Altre ville o case di rilievo del circondario sono la villa Banchieri e la villa Rossi risalenti al 1600, la villa Lusa a Murle e la villa Marsiai a Facen entrambe del 1700. Di pregio è anche l’edificio che ospita la casa canonica e la villa Vecellio a Valduna. Tra l’edilizia storica non mancano i castelli di origine medievale. Come caratteristico di tutto il Feltrino, molti erano i catelli presenti nella zona prima del provvedimento della Serenissima Repubblica, adottato nel 1421 e volto alla loro distruzione. Il castello di Tornaol è certamente il più noto, ma altre fortificazioni vi erano a Facen, Norcen, Carpene, Travagola e al Bojon. Anche ad Altor, sui costoni del Monte Avena, con ogni probabilità vi erano delle costruzioni munite difensivamente. Pedavena, infine, lega il suo nome anche alla famosa birra, le cui origini rimandano alle sapienti mani dei fratelli Luigi, Sante e Giovanni Luciani. Natii di Canale d’Agordo, dove crearono una delle birrerie più antiche d’Italia, i fratelli Luciani si trasferirono a Pedavena e qui, nel 1896, iniziarono la costruzione di un nuovo stabilimento. Nonostante le varie vicissitudini che interessarono la birreria, come il saccheggio dello stabilimento durante l’invasione austro-ungarica nel 1917 e i passaggi di proprietà, “Birra Pedavena”, con il suo 100% d’italianità, continua a essere prodotta seguendo l’antica ricetta dei fratelli Luciani, con l’acqua cristallina delle Dolomiti, il luppolo profumato, il lievito purissimo e sotto la guida di un mastro birraio d’eccezione, Gianni Pasa, che già a Pedavena aveva creato la famosa “birra del centenario”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131357</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:22:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131357/pedavena.mp3" length="4251178" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il territorio del Comune di Pedavena si adagia attorno al torrente Colmeda e occupa l’area che dai contrafforti delle Vette feltrine, al Monte Avena e all’Aurin disegna un angolo geografico molto felice per condizioni ambientali e per amenità del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il territorio del Comune di Pedavena si adagia attorno al torrente Colmeda e occupa l’area che dai contrafforti delle Vette feltrine, al Monte Avena e all’Aurin disegna un angolo geografico molto felice per condizioni ambientali e per amenità del paesaggio. La parte pianeggiante, disposta prevalentemente al confine con i nuclei abitati più prossimi della città di Feltre, e quella più propriamente montana, sono divise da una lunga schiera di colline soleggiate e piccoli avvallamenti che gradatamente si fanno più pronunciati e conferiscono al territorio ottime attitudini panoramiche. A occidente, tra le pendici del Monte Avena e quelle del Monte Aurin, si fa largo la Valle del Canalet con la strada che porta ad Arten. A settentrione, dove il Monte Avena affievolisce prima di lasciar spazio all’inerpicarsi dei pendii che salgono alle Vette, sorge Croce d’Aune, mentre più in là il territorio è segnato dalla Valle di Carpene e di Lamen, dove sgorgano le acque del Colmeda. A oriente, dopo Murle, insiste la piana rivolta verso Foen, mentre più a nord una magnifica costa collinare collega Pedavena all’altra frazione feltrina di Pren. Alle bellezze dell’ambiente naturale si affiancano architetture storiche di primo rilievo, come il Palazzo del Municipio, costruito nel 1876 su progetto dell’architetto Giuseppe Berton. Considerato uno dei più pregevoli edifici di Pedavena, fa bella mostra di sé con il timpano sovrastante la parte centrale e con le facciate decorate. Il gioiello più prezioso di Pedavena rimane tuttavia la splendida villa Pasole-Berton che ha conservato molte delle caratteristiche originarie. Presumibilmente risale alla metà del 1600; nei disegni settecenteschi appare circondata da un fossato d’acqua e abbellita da un giardino all’italiana con statue e fontana; due grandi scalinate recano all’ingresso principale del primo piano. Dietro alla villa, un lungo fabbricato accoglie le scuderie e le case coloniche. Altre ville o case di rilievo del circondario sono la villa Banchieri e la villa Rossi risalenti al 1600, la villa Lusa a Murle e la villa Marsiai a Facen entrambe del 1700. Di pregio è anche l’edificio che ospita la casa canonica e la villa Vecellio a Valduna. Tra l’edilizia storica non mancano i castelli di origine medievale. Come caratteristico di tutto il Feltrino, molti erano i catelli presenti nella zona prima del provvedimento della Serenissima Repubblica, adottato nel 1421 e volto alla loro distruzione. Il castello di Tornaol è certamente il più noto, ma altre fortificazioni vi erano a Facen, Norcen, Carpene, Travagola e al Bojon. Anche ad Altor, sui costoni del Monte Avena, con ogni probabilità vi erano delle costruzioni munite difensivamente. Pedavena, infine, lega il suo nome anche alla famosa birra, le cui origini rimandano alle sapienti mani dei fratelli Luigi, Sante e Giovanni Luciani. Natii di Canale d’Agordo, dove crearono una delle birrerie più antiche d’Italia, i fratelli Luciani si trasferirono a Pedavena e qui, nel 1896, iniziarono la costruzione di un nuovo stabilimento. Nonostante le varie vicissitudini che interessarono la birreria, come il saccheggio dello stabilimento durante l’invasione austro-ungarica nel 1917 e i passaggi di proprietà, “Birra Pedavena”, con il suo 100% d’italianità, continua a essere prodotta seguendo l’antica ricetta dei fratelli Luciani, con l’acqua cristallina delle Dolomiti, il luppolo profumato, il lievito purissimo e sotto la guida di un mastro birraio d’eccezione, Gianni Pasa, che già a Pedavena aveva creato la famosa “birra del centenario”.]]></itunes:summary><itunes:duration>266</itunes:duration><itunes:keywords>birra,birreria-pedavena,castelli,comune,fratelli-luciani,monte-aurin,monte-avena,pedavena,provincia-di-belluno,torrente-colmeda,valle-del-canalet,vette-feltrine,ville</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Zoppe di Cadore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/zoppe-di-cadore--60131358</link><description><![CDATA[Con i suoi 1416 m di altezza, Zoppè di Cadore è il paese con l’altitudine maggiore e il più piccolo della Provincia, ma ricco di bellezza, tesori e tradizione. È un’atmosfera autentica e semplice quella che si respira passeggiando per le sue viuzze caratterizzate dai tipici edifici montani. Suggestiva è la posizione panoramica in cui sorge, alle pendici del Pelmo e in prossimità del Col Duro che divide Zoppè dall’area di Forcella Cibiana. Nonostante Zoppè, da un punto di vista territoriale, appartenga alla Val di Zoldo, ha sempre fatto parte, tradizionalmente e storicamente, del Cadore. Anzi si racconta di una leggenda nella quale i cadorini di Gogna, per sottrarsi alle atrocità e agli atti vandalici degli Unni, avrebbero trovato riparo proprio nell’attuale zona di Zoppè edificando il Castello di Fiès. Da qui partono numerosi trekking e itinerari da percorrere sia con la bella stagione che in inverno con l’uso delle ciaspole. Dalle ferrate e salite più impegnative fino ai percorsi più facili e adatti anche alle famiglie, lo scenario naturale dominato dal Monte Pelmo accompagna gli escursionisti. Meritano una visita il Museo Etnografico “Al Poiat” che racconta la storia della lavorazione del carbone e la Chiesa di Sant’Anna, che risale al 1530 e custodisce la pala d’altare attribuita a Tiziano o alla sua bottega. Zoppè è inoltre indelebilmente connesso alla storia dei gelatieri. Pare infatti che ad aprire la strada ai gelatieri zoldani siano stati alcuni di Zoppè che avevano appreso l’arte già avviata da qualche cadorino. Partì proprio da qui il primo gelatiere emigrante della provincia, Antonio Tomea “baréta” che a Vienna, per primo, ottenne la patente ufficiale di “Venditore ambulante di gelati”. Nella capitale asburgica, alla fine dell’ottocento, i carrettini per gelato cadorini e zoldani si contavano già a decine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131358</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:20:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131358/zoppe_di_cadore.mp3" length="2114578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Con i suoi 1416 m di altezza, Zoppè di Cadore è il paese con l’altitudine maggiore e il più piccolo della Provincia, ma ricco di bellezza, tesori e tradizione. È un’atmosfera autentica e semplice quella che si respira passeggiando per le sue viuzze...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con i suoi 1416 m di altezza, Zoppè di Cadore è il paese con l’altitudine maggiore e il più piccolo della Provincia, ma ricco di bellezza, tesori e tradizione. È un’atmosfera autentica e semplice quella che si respira passeggiando per le sue viuzze caratterizzate dai tipici edifici montani. Suggestiva è la posizione panoramica in cui sorge, alle pendici del Pelmo e in prossimità del Col Duro che divide Zoppè dall’area di Forcella Cibiana. Nonostante Zoppè, da un punto di vista territoriale, appartenga alla Val di Zoldo, ha sempre fatto parte, tradizionalmente e storicamente, del Cadore. Anzi si racconta di una leggenda nella quale i cadorini di Gogna, per sottrarsi alle atrocità e agli atti vandalici degli Unni, avrebbero trovato riparo proprio nell’attuale zona di Zoppè edificando il Castello di Fiès. Da qui partono numerosi trekking e itinerari da percorrere sia con la bella stagione che in inverno con l’uso delle ciaspole. Dalle ferrate e salite più impegnative fino ai percorsi più facili e adatti anche alle famiglie, lo scenario naturale dominato dal Monte Pelmo accompagna gli escursionisti. Meritano una visita il Museo Etnografico “Al Poiat” che racconta la storia della lavorazione del carbone e la Chiesa di Sant’Anna, che risale al 1530 e custodisce la pala d’altare attribuita a Tiziano o alla sua bottega. Zoppè è inoltre indelebilmente connesso alla storia dei gelatieri. Pare infatti che ad aprire la strada ai gelatieri zoldani siano stati alcuni di Zoppè che avevano appreso l’arte già avviata da qualche cadorino. Partì proprio da qui il primo gelatiere emigrante della provincia, Antonio Tomea “baréta” che a Vienna, per primo, ottenne la patente ufficiale di “Venditore ambulante di gelati”. 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La sede comunale è a Don, a 1141 m di altezza, posto sulla direttrice proveniente da Agordo verso il Primiero, poco dopo il valico di Forcella Aurine. Il Comune di Gosaldo occupa una porzione di territorio particolarmente estesa (circa 48 km2), buona parte della quale è inclusa nello straordinario contesto paesaggistico e naturale del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Il protagonista indiscusso del paesaggio gosaldino è la straordinaria e maestosa Croda Granda e una delle mete maggiormente apprezzate dai visitatori dell’Agordino è la suggestiva Valle del Mis. Il Lago del Mis è stato classificato, nel 2019, come il secondo più bello d’Italia, subito dietro al Lago di Garda, dal Touring Club Italia, ottenendo la prestigiosa classificazione delle Cinque Vele. Gosaldo sopravvisse per secoli grazie all’estrazione mineraria, in particolare di mercurio, presente sottoforma di cinabro. L’attività mineraria nella zona è attestata dal Settecento. Risale al 1723, secondo quanto riportato dallo storico Pietro Mugna, la scoperta del giacimento di cinabro. La miniera di Vallalta, nella metà del XIX secolo, era tra le prime dieci miniere di mercurio in Europa per quantità di metallo estratto. Il giacimento però non produsse gli utili sperati, sia per le difficoltà legate alla percorrenza di una vallata così angusta, sia per gli elevati costi collegati al trasporto del minerale che avveniva a dorso d’asino sino a Murano. Il declino dell’attività estrattiva culminò nel 1963 a seguito dell’ennesimo incidente minerario e di uno sfruttamento aggressivo e non pianificato del giacimento. La miniera di Vallalta fu definitivamente devastata dall’alluvione del 1966 che colpì tutta l’area dell’Agordino. L’alluvione portò alla distruzione anche di “California”, ovvero dell’abitato che sorgeva nelle vicinanze del Centro Minerario di Vallalta che, ben presto, si trasformò in un villaggio fantasma. Oggi è possibile riscoprire la storia legata a quest’attività mineraria attraverso l’itinerario noto come “La Via del Mercurio”, incluso negli itinerari storico-culturali del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Così come accadde per altri centri dell’Agordino e in generale del Bellunese, anche Gosaldo, con la fine del XIX secolo, ha conosciuto una massiccia emigrazione verso le più disparate mete europee e americane; emigrazione che ha causato un drammatico spopolamento. Quale era la professione esercitata dagli emigranti di Gosaldo? Era il “caregheta”, ovvero il seggiolaio, alla cui figura è dedicata la statua posta in Piazza San Giacomo a Don, opera dello scultore Gianni Pezzei e il Museo Etnografico del Seggiolaio dedicato all’artigianato delle sedie ed alla lavorazione di legno e metalli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131359</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:18:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131359/gosaldo.mp3" length="3387256" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Formato da innumerevoli frazioni e borgate, il Comune di Gosaldo occupa la parte più a settentrione della Valle del Mis e si estende, verso ovest, fino al confine con la Provincia di Trento. 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Il Lago del Mis è stato classificato, nel 2019, come il secondo più bello d’Italia, subito dietro al Lago di Garda, dal Touring Club Italia, ottenendo la prestigiosa classificazione delle Cinque Vele. Gosaldo sopravvisse per secoli grazie all’estrazione mineraria, in particolare di mercurio, presente sottoforma di cinabro. L’attività mineraria nella zona è attestata dal Settecento. Risale al 1723, secondo quanto riportato dallo storico Pietro Mugna, la scoperta del giacimento di cinabro. La miniera di Vallalta, nella metà del XIX secolo, era tra le prime dieci miniere di mercurio in Europa per quantità di metallo estratto. Il giacimento però non produsse gli utili sperati, sia per le difficoltà legate alla percorrenza di una vallata così angusta, sia per gli elevati costi collegati al trasporto del minerale che avveniva a dorso d’asino sino a Murano. Il declino dell’attività estrattiva culminò nel 1963 a seguito dell’ennesimo incidente minerario e di uno sfruttamento aggressivo e non pianificato del giacimento. La miniera di Vallalta fu definitivamente devastata dall’alluvione del 1966 che colpì tutta l’area dell’Agordino. L’alluvione portò alla distruzione anche di “California”, ovvero dell’abitato che sorgeva nelle vicinanze del Centro Minerario di Vallalta che, ben presto, si trasformò in un villaggio fantasma. Oggi è possibile riscoprire la storia legata a quest’attività mineraria attraverso l’itinerario noto come “La Via del Mercurio”, incluso negli itinerari storico-culturali del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Così come accadde per altri centri dell’Agordino e in generale del Bellunese, anche Gosaldo, con la fine del XIX secolo, ha conosciuto una massiccia emigrazione verso le più disparate mete europee e americane; emigrazione che ha causato un drammatico spopolamento. Quale era la professione esercitata dagli emigranti di Gosaldo? 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Il paese, nonostante sia divenuto comune solo nel 1843, ha in realtà origini molto antiche. Abitato fin dal VI secolo d.C. da popolazioni della Pusteria in fuga dalle invasioni barbariche, si chiamava “Anananto” nel 952 d.C., poi trasformato in Anaganto, Anta, De Anta, Antla e infine in Danta. Il Comune di Danta, seppur di limitate dimensioni, non supera infatti i dieci chilometri quadrati, è particolarmente ricco dal punto di vista paesaggistico e naturale. La sua posizione elevata su di un colle tra le Valli del Pàdola, del Piave e dell’Ansiei, apre vedute molto interessanti che vanno dal Passo Monte Croce Comelico fino all’Antelao. Sicuramente il sito più adeguato per apprezzare ottimi panorami è il pianoro sul quale fu costruita anticamente la chiesa votiva di Santa Barbara. Due torbiere custodiscono nel loro sottosuolo un patrimonio d’informazioni importanti sui segreti della storia del mondo e in superficie si presentano ricche di vegetazione con piante rare e minuscoli fiori carnivori. Sul territorio è presente la quasi totalità della flora alpina protetta e uno straordinario numero di orchidee spontanee. È sulle bellezze naturali e su una buona tradizione nell’esercizio delle attività turistiche, che si fonda l’economia locale, innestata sul fondo antico rappresentato dalle attività artigianali e agricole, collegate alle ricchezze boschive e pastorali. Negli ultimi anni c’è stata una certa espansione nel settore secondario in particolare con l’avvio di alcune attività produttive nel settore dell’occhialeria. Anche Danta ha la sua antica e complessa tradizione regoliera fondata prima su consuetudini di lungo corso e poi, a partire dal 1575, sul laudo contenente le norme statutarie che la comunità si dette. Nel centro di Danta, oggi caratterizzato da abitazioni antiche e da una calma quasi surreale, è possibile visitare il Museo Paleontologico “Le Radici della vita”, che conserva numerosi reperti fossili e lo scheletro completo di uno dei dinosauri più antichi mai ritrovati. Per gli amanti dell’arte, la chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano, conserva una pala d’altare raffigurante la Madonna tra i due Santi, opera attribuita, da alcuni studiosi, a Francesco Vecellio, fratello del grande Tiziano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131360</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:16:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131360/danta_di_cadore.mp3" length="2919150" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Danta di Cadore sorge a 1396 m sul livello del mare, adagiata su un piccolo altopiano che dà sulle valli circostanti, in una posizione panoramica bellissima. 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Sicuramente il sito più adeguato per apprezzare ottimi panorami è il pianoro sul quale fu costruita anticamente la chiesa votiva di Santa Barbara. Due torbiere custodiscono nel loro sottosuolo un patrimonio d’informazioni importanti sui segreti della storia del mondo e in superficie si presentano ricche di vegetazione con piante rare e minuscoli fiori carnivori. Sul territorio è presente la quasi totalità della flora alpina protetta e uno straordinario numero di orchidee spontanee. È sulle bellezze naturali e su una buona tradizione nell’esercizio delle attività turistiche, che si fonda l’economia locale, innestata sul fondo antico rappresentato dalle attività artigianali e agricole, collegate alle ricchezze boschive e pastorali. Negli ultimi anni c’è stata una certa espansione nel settore secondario in particolare con l’avvio di alcune attività produttive nel settore dell’occhialeria. Anche Danta ha la sua antica e complessa tradizione regoliera fondata prima su consuetudini di lungo corso e poi, a partire dal 1575, sul laudo contenente le norme statutarie che la comunità si dette. Nel centro di Danta, oggi caratterizzato da abitazioni antiche e da una calma quasi surreale, è possibile visitare il Museo Paleontologico “Le Radici della vita”, che conserva numerosi reperti fossili e lo scheletro completo di uno dei dinosauri più antichi mai ritrovati. 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Questo è il paesaggio di cui si può godere a Cortina, la Regina delle Dolomiti, collocata al centro della Conca Ampezzana, a 1224 m d’altezza. Passeggiando per le vie del centro è possibile ammirare alcune tra le più famose vette dolomitiche come le Tofane, il Cristallo, il Faloria, il Becco di Mezzodì, le Cinque Torri. La vera emozione, però, è scoprire queste montagne nella loro più intima essenza, grazie alla ricca offerta di escursioni e attività outdoor in ogni periodo dell’anno. Trekking slow, ferrate per alpinisti esperti, itinerari in mountain bike, escursioni sulla neve, lezioni di curling, noleggio fat bike, snowkiting: una scelta vastissima di attività adatte a tutti. Cortina è un vero e proprio paradiso per quanto riguarda gli sport invernali. Si possono praticate lo sci alpino, lo snowboard, lo sci di fondo, le escursioni con le ciaspole, ma anche le discese con le slitte, lo sci alpinismo, le arrampicate su cascate di ghiaccio e il pattinaggio su ghiaccio. Cortina, nel 1956, è stata la prima località italiana a ospitare i Giochi Olimpici Invernali. Settanta anni dopo, con Milano-Cortina 2026, sarà nuovamente sede delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali. Una delle particolarità di Cortina è l’essere, allo stesso tempo, una località con un panorama naturale unico e un luogo mondano. Dagli eventi, all’offerta gastronomica, che propone piatti della tradizione e alta cucina, al rinomato Corso Italia che con i suoi negozi, boutique, gioiellerie, profumerie, gallerie d’arte e locali è una delle vie dello shopping più famose d’Italia. In questo scenario unico non poteva mancare una storia che affonda le proprie radici nel lontano passato. La storia ampezzana si alimenta di notizie che diventano certe verso la fine del primo millennio d.C. Con le dominazioni barbariche e in particolare con quelle dei Longobardi e dei Franchi, l’Ampezzano divenne uno dei dieci centenari in cui fu diviso il Cadore, con il quale condivide tutte le principali tappe durate circa cinque secoli. Come per il resto del Cadore, all’inizio del XV secolo, anche per l’Ampezzano iniziò l’esperienza sotto la Repubblica di Venezia. Durò circa un secolo e fu interrotta quando, a seguito delle vicende della guerra tra le truppe imperiali e quelle venete, gli Ampezzani, nel 1511, optarono per essere sudditi di Massimiliano. Uscirono anche dalla Magnifica Comunità di Cadore e il confine meridionale con San Vito divenne confine di Stato. Non fu più tale nel corso del ‘800 quando l’Impero austro-ungarico ricomprese il Lombardo-Veneto, mentre la frontiera fu ripristinata con l’Unità d’Italia. Gli Ampezzani rimasero sudditi di Vienna fino al termine della Grande Guerra quando, nel 1918, l’esercito austro-ungarico fu sconfitto sulla linea del Grappa e del Piave e i soldati italiani giunsero a Cortina. A Cortina sopravvive ancora l’antico ordinamento delle Regole d’Ampezzo che disciplina l’uso collettivo del territorio. Le Regole possiedono un patrimonio molto vasto composto da circa 16.000 ettari di boschi e di pascoli. Una parte cospicua di questo patrimonio è compreso nel Parco delle Dolomiti d’Ampezzo gestito dalla Comunanza delle Regole d’Ampezzo, come stabilisce la legge regionale approvata nel 1990. La chiesa parrocchiale di Cortina è tra le più antiche della parte settentrionale della Provincia di Belluno. Ci sono indicazioni per una sua esistenza già nel X secolo, mentre l’attuale chiesa parrocchiale fu ricostruita con le fattezze di oggi nella seconda metà del ‘700. Possiede un notevole complesso di opere d’arte tra le quali primeggia l’altare ligneo realizzato dallo scultore e intagliatore zoldano Andrea Brustolon intorno al 1724. I dipinti sono invece opera del pennello di Giuseppe Zanchi e dei fratelli Luigi e Giuseppe Ghedina, artisti locali. Si deve infine ricordare il campanile, risalente alla metà del secolo scorso, che domina tutta la conca e sovrasta direttamente, con la sua mole, Corso Italia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131361</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:13:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131361/cortina.mp3" length="4582619" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Immaginate di essere al centro della cerchia dentata di una grande corona di un re. Le Dolomiti si ergono tutto attorno a voi come gruppi di torri e guglie di roccia che si perdono nell’azzurro del cielo. Questo è il paesaggio di cui si può godere a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Immaginate di essere al centro della cerchia dentata di una grande corona di un re. Le Dolomiti si ergono tutto attorno a voi come gruppi di torri e guglie di roccia che si perdono nell’azzurro del cielo. Questo è il paesaggio di cui si può godere a Cortina, la Regina delle Dolomiti, collocata al centro della Conca Ampezzana, a 1224 m d’altezza. Passeggiando per le vie del centro è possibile ammirare alcune tra le più famose vette dolomitiche come le Tofane, il Cristallo, il Faloria, il Becco di Mezzodì, le Cinque Torri. La vera emozione, però, è scoprire queste montagne nella loro più intima essenza, grazie alla ricca offerta di escursioni e attività outdoor in ogni periodo dell’anno. Trekking slow, ferrate per alpinisti esperti, itinerari in mountain bike, escursioni sulla neve, lezioni di curling, noleggio fat bike, snowkiting: una scelta vastissima di attività adatte a tutti. Cortina è un vero e proprio paradiso per quanto riguarda gli sport invernali. Si possono praticate lo sci alpino, lo snowboard, lo sci di fondo, le escursioni con le ciaspole, ma anche le discese con le slitte, lo sci alpinismo, le arrampicate su cascate di ghiaccio e il pattinaggio su ghiaccio. Cortina, nel 1956, è stata la prima località italiana a ospitare i Giochi Olimpici Invernali. Settanta anni dopo, con Milano-Cortina 2026, sarà nuovamente sede delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali. Una delle particolarità di Cortina è l’essere, allo stesso tempo, una località con un panorama naturale unico e un luogo mondano. Dagli eventi, all’offerta gastronomica, che propone piatti della tradizione e alta cucina, al rinomato Corso Italia che con i suoi negozi, boutique, gioiellerie, profumerie, gallerie d’arte e locali è una delle vie dello shopping più famose d’Italia. In questo scenario unico non poteva mancare una storia che affonda le proprie radici nel lontano passato. La storia ampezzana si alimenta di notizie che diventano certe verso la fine del primo millennio d.C. Con le dominazioni barbariche e in particolare con quelle dei Longobardi e dei Franchi, l’Ampezzano divenne uno dei dieci centenari in cui fu diviso il Cadore, con il quale condivide tutte le principali tappe durate circa cinque secoli. Come per il resto del Cadore, all’inizio del XV secolo, anche per l’Ampezzano iniziò l’esperienza sotto la Repubblica di Venezia. Durò circa un secolo e fu interrotta quando, a seguito delle vicende della guerra tra le truppe imperiali e quelle venete, gli Ampezzani, nel 1511, optarono per essere sudditi di Massimiliano. Uscirono anche dalla Magnifica Comunità di Cadore e il confine meridionale con San Vito divenne confine di Stato. Non fu più tale nel corso del ‘800 quando l’Impero austro-ungarico ricomprese il Lombardo-Veneto, mentre la frontiera fu ripristinata con l’Unità d’Italia. Gli Ampezzani rimasero sudditi di Vienna fino al termine della Grande Guerra quando, nel 1918, l’esercito austro-ungarico fu sconfitto sulla linea del Grappa e del Piave e i soldati italiani giunsero a Cortina. A Cortina sopravvive ancora l’antico ordinamento delle Regole d’Ampezzo che disciplina l’uso collettivo del territorio. Le Regole possiedono un patrimonio molto vasto composto da circa 16.000 ettari di boschi e di pascoli. Una parte cospicua di questo patrimonio è compreso nel Parco delle Dolomiti d’Ampezzo gestito dalla Comunanza delle Regole d’Ampezzo, come stabilisce la legge regionale approvata nel 1990. La chiesa parrocchiale di Cortina è tra le più antiche della parte settentrionale della Provincia di Belluno. Ci sono indicazioni per una sua esistenza già nel X secolo, mentre l’attuale chiesa parrocchiale fu ricostruita con le fattezze di oggi nella seconda metà del ‘700. Possiede un notevole complesso di opere d’arte tra le quali primeggia l’altare ligneo realizzato dallo scultore e intagliatore zoldano Andrea Brustolon intorno al 1724. I dipinti sono invece opera del pennello di Giuseppe Zanchi e dei fratelli Luigi e Giuseppe Ghedina, artisti locali....]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>ampezzano,cinque-torri,corso-italia,cortina,cortina-d'ampezzo,cristallo,dolomiti,escursioni,faloria,olimpiadi,olimpiadi-invernali,regina-delle-dolomiti,shopping,tofane</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tambre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tambre--60131362</link><description><![CDATA[Il territorio di Tambre è il più esteso tra i Comuni dell’Alpago e la sua storia è profondamente legata alla Foresta del Cansiglio e allo sfruttamento del suo legname. Condivisa tra i comuni di Tambre, di Fregona e di Caneva, La Foresta del Cansiglio occupa quasi la totalità della superficie dell’altopiano omonimo. È un vero e proprio polmone verde che, con i suoi 7000 ettari di estensione, ospita distese di faggi, abeti bianchi e rossi ed è meta ambita per praticare il golf e fare escursioni a piedi, a cavallo, in mountain bike, per lo sci di fondo, lo sci alpinismo e le ciaspolate. Camminando in questi luoghi silenziosi e incantati, con un po' di fortuna, è possibile vedere da vicino cervi e caprioli. L’autunno è di gran lunga la stagione in cui si può godere di esperienze uniche ed emozionanti. Da metà settembre a metà ottobre, infatti, si possono ammirare, al tramonto o all’alba, i cervi in amore e ascoltare il loro bramito. Grazie alle particolarità geografiche e botaniche e al fenomeno dell’inversione termica, l’autunno regala colori unici, che fanno della Foresta del Cansiglio una meta famosa per il foliage. Sono proprio queste ampie distese di alberi che valsero alla Foresta il nome di “Gran Bosco da Reme della Serenissima”, poiché Venezia la riservò per ricavare il legno di faggio allo scopo di realizzare le sue navi e soprattutto i lunghi remi delle galee. Al Bosco del Cansiglio è legata anche la storia dei Cimbri giunti qui nel XVIII secolo, chiamati dalla Repubblica di Venezia per lavorare il legname. Provenienti dall’altopiano di Asiago e specificatamente dal paese di Roane, i Cimbri si integrarono con la realtà locale e divennero ben presto protagonisti della vita economica e civile dell’area alpagota. Per conoscere la cultura cimbra ed immergersi nella storia degli antichi abitanti della zona, la visita al Museo dell’Uomo in Cansiglio e al villaggio cimbro Vallorch è d’obbligo. Particolarmente affascinante è una costruzione interamente realizzata in legno in cui le pareti sono costituite da libri scolpiti; il comignolo è fatto come una penna stilografica e il tetto è un libro aperto. Si tratta della cosiddetta “Casa del Libro”, opera dello scultore veneziano Livio de Marchi. Anche il giardino è a tema libri. La recinzione è costituita da pali in legno che sembrano matite colorate, il cancello sembra un grande paio di occhiali e una panchina è a forma di libro. Merita una visita la suggestiva Casa Museo dell’Alchimista, ovvero un’abitazione del XVI secolo sita presso Valdenogher di Tambre, in cui sono stati ricostruiti gli ambienti che, secondo la tradizione, ospitavano un nobile condannato a morte ad Alessandria d’Egitto per le sue pratiche alchemiche e che aveva trovato rifugio in Alpago, grazie all’intervento della Repubblica di Venezia. Oggi questa Casa Museo consiste in una dei rarissimi esemplari ancora esistenti di abitazione dedicata alla misteriosa pratica alchemica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131362</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:10:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131362/tambre.mp3" length="4165913" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il territorio di Tambre è il più esteso tra i Comuni dell’Alpago e la sua storia è profondamente legata alla Foresta del Cansiglio e allo sfruttamento del suo legname. Condivisa tra i comuni di Tambre, di Fregona e di Caneva, La Foresta del Cansiglio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il territorio di Tambre è il più esteso tra i Comuni dell’Alpago e la sua storia è profondamente legata alla Foresta del Cansiglio e allo sfruttamento del suo legname. Condivisa tra i comuni di Tambre, di Fregona e di Caneva, La Foresta del Cansiglio occupa quasi la totalità della superficie dell’altopiano omonimo. È un vero e proprio polmone verde che, con i suoi 7000 ettari di estensione, ospita distese di faggi, abeti bianchi e rossi ed è meta ambita per praticare il golf e fare escursioni a piedi, a cavallo, in mountain bike, per lo sci di fondo, lo sci alpinismo e le ciaspolate. Camminando in questi luoghi silenziosi e incantati, con un po' di fortuna, è possibile vedere da vicino cervi e caprioli. L’autunno è di gran lunga la stagione in cui si può godere di esperienze uniche ed emozionanti. Da metà settembre a metà ottobre, infatti, si possono ammirare, al tramonto o all’alba, i cervi in amore e ascoltare il loro bramito. Grazie alle particolarità geografiche e botaniche e al fenomeno dell’inversione termica, l’autunno regala colori unici, che fanno della Foresta del Cansiglio una meta famosa per il foliage. Sono proprio queste ampie distese di alberi che valsero alla Foresta il nome di “Gran Bosco da Reme della Serenissima”, poiché Venezia la riservò per ricavare il legno di faggio allo scopo di realizzare le sue navi e soprattutto i lunghi remi delle galee. Al Bosco del Cansiglio è legata anche la storia dei Cimbri giunti qui nel XVIII secolo, chiamati dalla Repubblica di Venezia per lavorare il legname. Provenienti dall’altopiano di Asiago e specificatamente dal paese di Roane, i Cimbri si integrarono con la realtà locale e divennero ben presto protagonisti della vita economica e civile dell’area alpagota. Per conoscere la cultura cimbra ed immergersi nella storia degli antichi abitanti della zona, la visita al Museo dell’Uomo in Cansiglio e al villaggio cimbro Vallorch è d’obbligo. Particolarmente affascinante è una costruzione interamente realizzata in legno in cui le pareti sono costituite da libri scolpiti; il comignolo è fatto come una penna stilografica e il tetto è un libro aperto. Si tratta della cosiddetta “Casa del Libro”, opera dello scultore veneziano Livio de Marchi. Anche il giardino è a tema libri. La recinzione è costituita da pali in legno che sembrano matite colorate, il cancello sembra un grande paio di occhiali e una panchina è a forma di libro. Merita una visita la suggestiva Casa Museo dell’Alchimista, ovvero un’abitazione del XVI secolo sita presso Valdenogher di Tambre, in cui sono stati ricostruiti gli ambienti che, secondo la tradizione, ospitavano un nobile condannato a morte ad Alessandria d’Egitto per le sue pratiche alchemiche e che aveva trovato rifugio in Alpago, grazie all’intervento della Repubblica di Venezia. Oggi questa Casa Museo consiste in una dei rarissimi esemplari ancora esistenti di abitazione dedicata alla misteriosa pratica alchemica.]]></itunes:summary><itunes:duration>261</itunes:duration><itunes:keywords>alpago,cansiglio,casa-dell'alchimista,casa-del-libro,cimbri,comune,escursioni,foliage,foresta-del-cansiglio,livio-de-marchi,provincia-di-belluno,tambre</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>San Nicolo di Comelico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/san-nicolo-di-comelico--60131363</link><description><![CDATA[Il Comune di San Nicolò di Comelico si situa a 1062 metri di altezza in un’ottima posizione panoramica. I principali nuclei abitati sono quelli di Campitello, Lacuna, Gera e Costa. La denominazione del Comune richiama quella della locale chiesa intestata a San Nicolò Vescovo di cui vi è menzione già in un documento del 1199. San Nicolò divide, con gli altri Comuni del Comelico, l’origine e l’affermazione del sistema regoliero che per secoli ha disciplinato l’esercizio delle attività boschive e pastorali e, in fondo, la stessa organizzazione pubblica della comunità locale. Aderì alla Magnifica Comunità di Cadore nella quale era rappresentato dal centenaro costituito dalla parte alta del Comelico. Le vicende che contrassegnarono la riorganizzazione comunale, a cavallo tra la fine del 1700 e i primi lustri del 1800, confermarono la sua importanza anche se l’attribuzione dell’autonomia comunale a Danta da parte del Governo Austro-Lombardo-Veneto, nel 1843, tolse a esso una parte del territorio. Campitello, oltretutto, fu sede di uno dei sei cantoni in cui i Napoleonici divisero il Cadore. In effetti, San Nicolò aveva assunto un certo rilievo già verso la conclusione della dominazione veneziana per le attività estrattive e minerarie in località Ferrera. La lavorazione del ferro avveniva nelle officine di Gera e consentiva la produzione di attrezzi da lavoro e da cucina molto apprezzata anche all’estero e nei vicini paesi dell’Austria. La chiesa di San Nicolò, già esistente alla fine XII secolo, fu eretta nel 1413, rinnovata qualche decennio più tardi e consacrata nel 1513. Fu ulteriormente allungata nel 1633. Per molto tempo chiesa curaziale di Candide, fu poi costituita in parrocchia dal 1963. All’interno vi sono affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo e un dipinto attribuito a Cesare Bagni. Gera, che impose il nome all’importante e omonima famiglia di signori locali, ha invece una chiesetta interessante poiché accoglie il corpo di Santa Giuliana, donato dal cardinale Costantino Patrizi alla Baronessa Cecilia Colissis Vettori. Dalle catacombe romane di San Ciriaco, le spoglie della Santa furono traslate a Gera nel 1845. La chiesetta conserva, tra le altre opere d’arte, un dipinto con i Santi Vittore e Corona, la Santissima Trinità e San Michele Arcangelo opera del Lazzarini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131363</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:08:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131363/san_nicolo_di_comelico.mp3" length="2979761" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il Comune di San Nicolò di Comelico si situa a 1062 metri di altezza in un’ottima posizione panoramica. I principali nuclei abitati sono quelli di Campitello, Lacuna, Gera e Costa. 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Le vicende che contrassegnarono la riorganizzazione comunale, a cavallo tra la fine del 1700 e i primi lustri del 1800, confermarono la sua importanza anche se l’attribuzione dell’autonomia comunale a Danta da parte del Governo Austro-Lombardo-Veneto, nel 1843, tolse a esso una parte del territorio. Campitello, oltretutto, fu sede di uno dei sei cantoni in cui i Napoleonici divisero il Cadore. In effetti, San Nicolò aveva assunto un certo rilievo già verso la conclusione della dominazione veneziana per le attività estrattive e minerarie in località Ferrera. La lavorazione del ferro avveniva nelle officine di Gera e consentiva la produzione di attrezzi da lavoro e da cucina molto apprezzata anche all’estero e nei vicini paesi dell’Austria. La chiesa di San Nicolò, già esistente alla fine XII secolo, fu eretta nel 1413, rinnovata qualche decennio più tardi e consacrata nel 1513. Fu ulteriormente allungata nel 1633. Per molto tempo chiesa curaziale di Candide, fu poi costituita in parrocchia dal 1963. All’interno vi sono affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo e un dipinto attribuito a Cesare Bagni. Gera, che impose il nome all’importante e omonima famiglia di signori locali, ha invece una chiesetta interessante poiché accoglie il corpo di Santa Giuliana, donato dal cardinale Costantino Patrizi alla Baronessa Cecilia Colissis Vettori. Dalle catacombe romane di San Ciriaco, le spoglie della Santa furono traslate a Gera nel 1845. 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Il territorio comunale è caratterizzato, oltre che dal lago con la grande diga realizzata nell’immediato dopoguerra, da una serie di monti che delineano l’orizzonte a nord e a sud. I principali centri abitati sono quelli del capoluogo e della frazione di Vallesella. Molto interessanti sono i percorsi escursionistici di diverse difficoltà, come l'Alta Via n.6, o gli itinerari verso i rifugi della zona, cui si aggiungono percorsi lungolago e dell'altopiano dei Pian dei Buoi. A Domegge, inoltre, è possibile imboccare la pista ciclabile delle Dolomiti, la Lunga Via delle Dolomiti, che porta fino a Dobbiaco. Non mancano gli sport invernali e le numerose attività che si possono fare al PalaFedon, dove si è allenata anche la nazionale maggiore di basket maschile. Il Comune di Domegge è caratterizzato oggi da una fiorente economia che trova il suo baluardo nell’industria dell’occhiale e nelle produzioni collegate, ma anche nell’attrattiva turistica con i relativi commerci e nelle attività boschive. Ogni angolo del paese è intriso di storia ben visibile nelle case e nelle chiese del Comune. A Vallesella, ad esempio, è stato ritrovato un elmo gallico, mentre diverse tombe celtiche sono state trovate nel capoluogo, dove si possono ammirare anche Casa Valmassoi, un palazzo gotico del XIV secolo in muratura e legno, la chiesa parrocchiale di San Giorgio, contenente una tela di Marco Vecellio, un lontano cugino, discepolo e collaboratore del Divin Pittore. La chiesa di San Rocco conserva, invece, un dipinto di Francesco Vecellio, il fratello. Nella frazione di Grea, si trova la chiesetta gotica di San Leonardo del 1430. L’inizio del 1700 vide l’avvio della costruzione della chiesetta dell’eremo dei Romiti sul Monte Froppa dedicata San Giovanni Battista.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131364</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:05:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131364/domegge_di_cadore.mp3" length="2413860" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>La località sorge sulle rive del lago di Centro Cadore a 775 m di altezza e in una posizione che apre panoramicamente verso le belle creste dolomitiche degli Spalti di Toro, del Montanel, dei Monfalconi e delle Marmarole. Il territorio comunale è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La località sorge sulle rive del lago di Centro Cadore a 775 m di altezza e in una posizione che apre panoramicamente verso le belle creste dolomitiche degli Spalti di Toro, del Montanel, dei Monfalconi e delle Marmarole. Il territorio comunale è caratterizzato, oltre che dal lago con la grande diga realizzata nell’immediato dopoguerra, da una serie di monti che delineano l’orizzonte a nord e a sud. I principali centri abitati sono quelli del capoluogo e della frazione di Vallesella. Molto interessanti sono i percorsi escursionistici di diverse difficoltà, come l'Alta Via n.6, o gli itinerari verso i rifugi della zona, cui si aggiungono percorsi lungolago e dell'altopiano dei Pian dei Buoi. A Domegge, inoltre, è possibile imboccare la pista ciclabile delle Dolomiti, la Lunga Via delle Dolomiti, che porta fino a Dobbiaco. Non mancano gli sport invernali e le numerose attività che si possono fare al PalaFedon, dove si è allenata anche la nazionale maggiore di basket maschile. Il Comune di Domegge è caratterizzato oggi da una fiorente economia che trova il suo baluardo nell’industria dell’occhiale e nelle produzioni collegate, ma anche nell’attrattiva turistica con i relativi commerci e nelle attività boschive. Ogni angolo del paese è intriso di storia ben visibile nelle case e nelle chiese del Comune. A Vallesella, ad esempio, è stato ritrovato un elmo gallico, mentre diverse tombe celtiche sono state trovate nel capoluogo, dove si possono ammirare anche Casa Valmassoi, un palazzo gotico del XIV secolo in muratura e legno, la chiesa parrocchiale di San Giorgio, contenente una tela di Marco Vecellio, un lontano cugino, discepolo e collaboratore del Divin Pittore. La chiesa di San Rocco conserva, invece, un dipinto di Francesco Vecellio, il fratello. Nella frazione di Grea, si trova la chiesetta gotica di San Leonardo del 1430. L’inizio del 1700 vide l’avvio della costruzione della chiesetta dell’eremo dei Romiti sul Monte Froppa dedicata San Giovanni Battista.]]></itunes:summary><itunes:duration>151</itunes:duration><itunes:keywords>casa-valmassoi,domegge-di-cadore,lunga-via-delle-dolomiti,marmarole,monfalconi,montanel,pala-fedon,pina-dei-buoi,pista-ciclabile,provincia-di-belluno,spalti-di-toro,vallesella</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Borgo Valbelluna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/borgo-valbelluna--60131365</link><description><![CDATA[Esteso per circa 86 km2, al centro della Valbelluna, nella sinistra orografica del fiume Piave, tra le sue rive e le cime delle Prealpi Bellunesi, il comune di Borgo Valbelluna è nato nel 2019 dalla fusione di tre ex comuni: Trichiana, Mel e Lentiai. Il Comune si inserisce perfettamente nel sistema montano delle Prealpi Bellunesi, dove particolarmente suggestiva è la zona di Zelant, ben frequentata nella bella stagione, ma anche il rifugio Boz, il rifugio degli Alpini – beta, il rifugio Pilon a Malga Canidi sono mete di itinerari di rilevante pregio ambientale. Non si può dimenticare il cosiddetto Brent de l'Art, ovvero la meravigliosa conformazione naturale, molto simile a un canyon, dovuta a migliaia di anni di erosione da parte dall’acqua. Escursioni su sentieri tracciati, ma anche attività di canyoning o torrentismo con l’accompagnamento delle Guide Alpine permettono di godere di questo straordinario panorama. Una storia di milioni di anni, quella del comune di Borgo Valbelluna, che dalle bellezze geologico-naturalistiche passa attraverso quelle archeologiche e artistiche. La famosa necropoli paleoveneta, utilizzata in modo continuato dai Veneti Antichi già dall'VIII secolo a.C., attesta una presenza stabile e organizzata sul territorio. Gli scavi della necropoli iniziarono nel 1958 e si protrassero a più riprese sino al 1964, portando alla luce tombe a cremazione in cui il defunto era deposto soprattutto all’interno di un vaso ossuario in ceramica o bronzo. I corredi, oggi conservati al Museo Civico Archeologico presso il Palazzo delle Contesse, erano composti da oggetti di ornamento come fibule e anelli, utensili e contenitori ceramici. Il viaggio nel tempo continua tra dame e cavalieri, immergendosi nell’atmosfera medievale che avvolge le mura del Castello di Zumelle. Con le sue mura merlate alte circa 17 metri e una grande torre quadrata di 30 metri, il castello sorge in cima a un’altura, era circondato da acque e quindi a esso si accedeva da ponti levatoi. Secondo la leggenda, fu costruito da un certo Gianserico, riparatosi da queste parti per sottrarsi al suo re e signore Teodato, tiranno e violento. Sembra addirittura che lo stesso nome Zumelle sia collegato ai due gemelli figli del medesimo Gianserico. In realtà, fu costruito in questa posizione per evidenti ragioni militari e di difesa. Oggetto di varie contese nel corso del Medioevo, con la Repubblica di Venezia diventò per lungo tempo feudo della famiglia Zorzi, noti e potenti patrizi veneti. Girovagando per il centro di Mel, alzando gli occhi al cielo, si notano i tetti, per i loro caratteristici camini a forma di colonne e pilastri ornati di cornici, terminanti con una piccola ed elegante copertura a coppi sporgenti. Questi piccoli gioielli appartengono agli antichi palazzi che si affacciano sulla piazza principale di Mel, a memoria della passata storia della nobiltà locale. Tra i più importanti: Palazzo Fulcis, risalente al XVIII secolo, Palazzo Zorzi del XVI secolo e attuale sede del municipio, con la torretta dell'orologio nella cima e Palazzo Pivetta. Al centro del Borgo si impone, per la sua mole, la facciata in stile neoclassico della settecentesca chiesa arcipretale di Santa Maria Annunziata, costruita su un’area già destinata a camposanto. Ultimata nel 1768, fu consacrata nel 1773. Il campanile della nuova chiesa non fu mai realizzato. Il richiamo dei fedeli è comunque garantito dalle campane sistemate poco distante dall’edificio sacro. Le particolarità dei suoi luoghi, hanno valso a Mel la bandiera arancione dal <i>Touring Club Italiano</i> e, dal 2018, fa parte dei <i>I borghi più belli d'Italia</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131365</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 13:01:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131365/borgo_valbelluna.mp3" length="4586829" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Esteso per circa 86 km2, al centro della Valbelluna, nella sinistra orografica del fiume Piave, tra le sue rive e le cime delle Prealpi Bellunesi, il comune di Borgo Valbelluna è nato nel 2019 dalla fusione di tre ex comuni: Trichiana, Mel e Lentiai....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Esteso per circa 86 km2, al centro della Valbelluna, nella sinistra orografica del fiume Piave, tra le sue rive e le cime delle Prealpi Bellunesi, il comune di Borgo Valbelluna è nato nel 2019 dalla fusione di tre ex comuni: Trichiana, Mel e Lentiai. Il Comune si inserisce perfettamente nel sistema montano delle Prealpi Bellunesi, dove particolarmente suggestiva è la zona di Zelant, ben frequentata nella bella stagione, ma anche il rifugio Boz, il rifugio degli Alpini – beta, il rifugio Pilon a Malga Canidi sono mete di itinerari di rilevante pregio ambientale. Non si può dimenticare il cosiddetto Brent de l'Art, ovvero la meravigliosa conformazione naturale, molto simile a un canyon, dovuta a migliaia di anni di erosione da parte dall’acqua. Escursioni su sentieri tracciati, ma anche attività di canyoning o torrentismo con l’accompagnamento delle Guide Alpine permettono di godere di questo straordinario panorama. Una storia di milioni di anni, quella del comune di Borgo Valbelluna, che dalle bellezze geologico-naturalistiche passa attraverso quelle archeologiche e artistiche. La famosa necropoli paleoveneta, utilizzata in modo continuato dai Veneti Antichi già dall'VIII secolo a.C., attesta una presenza stabile e organizzata sul territorio. Gli scavi della necropoli iniziarono nel 1958 e si protrassero a più riprese sino al 1964, portando alla luce tombe a cremazione in cui il defunto era deposto soprattutto all’interno di un vaso ossuario in ceramica o bronzo. I corredi, oggi conservati al Museo Civico Archeologico presso il Palazzo delle Contesse, erano composti da oggetti di ornamento come fibule e anelli, utensili e contenitori ceramici. Il viaggio nel tempo continua tra dame e cavalieri, immergendosi nell’atmosfera medievale che avvolge le mura del Castello di Zumelle. Con le sue mura merlate alte circa 17 metri e una grande torre quadrata di 30 metri, il castello sorge in cima a un’altura, era circondato da acque e quindi a esso si accedeva da ponti levatoi. Secondo la leggenda, fu costruito da un certo Gianserico, riparatosi da queste parti per sottrarsi al suo re e signore Teodato, tiranno e violento. Sembra addirittura che lo stesso nome Zumelle sia collegato ai due gemelli figli del medesimo Gianserico. In realtà, fu costruito in questa posizione per evidenti ragioni militari e di difesa. Oggetto di varie contese nel corso del Medioevo, con la Repubblica di Venezia diventò per lungo tempo feudo della famiglia Zorzi, noti e potenti patrizi veneti. Girovagando per il centro di Mel, alzando gli occhi al cielo, si notano i tetti, per i loro caratteristici camini a forma di colonne e pilastri ornati di cornici, terminanti con una piccola ed elegante copertura a coppi sporgenti. Questi piccoli gioielli appartengono agli antichi palazzi che si affacciano sulla piazza principale di Mel, a memoria della passata storia della nobiltà locale. Tra i più importanti: Palazzo Fulcis, risalente al XVIII secolo, Palazzo Zorzi del XVI secolo e attuale sede del municipio, con la torretta dell'orologio nella cima e Palazzo Pivetta. Al centro del Borgo si impone, per la sua mole, la facciata in stile neoclassico della settecentesca chiesa arcipretale di Santa Maria Annunziata, costruita su un’area già destinata a camposanto. Ultimata nel 1768, fu consacrata nel 1773. Il campanile della nuova chiesa non fu mai realizzato. Il richiamo dei fedeli è comunque garantito dalle campane sistemate poco distante dall’edificio sacro. Le particolarità dei suoi luoghi, hanno valso a Mel la bandiera arancione dal <i>Touring Club Italiano</i> e, dal 2018, fa parte dei <i>I borghi più belli d'Italia</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>borgo-valbelluna,brent-de-l'art,castello-di-zumelle,comune,escursioni,lentinai,mel,necropoli-paleoveneta-di-mel,palazzo-delle-contesse,provincia-di-belluno,rifugi,trichiana,valbelluna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pieve di Cadore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pieve-di-cadore--60131366</link><description><![CDATA[Pieve di Cadore sorge a 878 m di altezza ed è il capoluogo storico del Cadore. L’amministrazione cadorina, per secoli, è stata legata alla Magnifica Comunità di Cadore che a Pieve ha tuttora la sua sede. Pieve di Cadore è conosciuta soprattutto per essere la terra natale di Tiziano Vecellio, ma anche per il suo patrimonio storico-artistico, le sue bellezze naturali e per la lavorazione degli occhiali sviluppatasi in tutto il Cadore a partire dalla fine dell’Ottocento. Il capoluogo è noto per alcune opere rilevanti come il monumento a Tiziano Vecellio, il monumento a Pietro Fortunato Calvi, patriota ed eroe nei combattimenti per l’indipendenza contro gli Austriaci nel 1848 in Cadore e in quelli di Venezia del 1849. Indubbiamente il patrimonio architettonico e culturale trova la sua opera più importante nel palazzo della Magnifica Comunità. La sua costruzione durò per qualche decennio, tra il 1447 e il 1477, anche se la torre risale al 1491. Al suo interno, la Sala della Comunità raccoglie busti e trofei dei cadorini illustri e diverse opere d’arte. Nel palazzo, inoltre, ha sede il Museo Archeologico Cadorino, che ospita reperti di epoca pre-romana e romana, rinvenuti in varie località e tra questi quelli di Lagole e Valle. Poco distante dalla piazza principale c’è la casa natale di Tiziano Vecellio, nella quale, secondo la leggenda, l’artista dipinse su un muro, all’età di nove anni, una Madonna in trono con bambino, utilizzando colori ricavati da erbe e da terre che lui stesso preparava. Questi furono i primi passi compiuti da un pittore destinato a diventare uno dei più grandi artisti del Quattrocento. Tiziano di rado tornò nella sua terra natia, ma da questa ricavò la parsimonia, la maestosità dei paesaggi, la solarità dei gialli, l’intensità dei rossi al tramonto, la varietà stagionale del verde, la profondità dell’azzurro dei cieli, il bianco delle nevi. Li mescolò, li sovrappose in trasparenze, li depose per dar vita a opere d’arte immortali. Una pregiata Madonna col Bambino assieme a dei Santi realizzata da Tiziano è ancora oggi conservata nella chiesa parrocchiale di Pieve di Cadore, assieme ad altre opere di Marco e Cesare Vecellio. L’attuale chiesa pievanale ha dignità di sede arcidiaconale del Cadore e fu costruita tra il 1761 e il 1838 quando venne consacrata, ma le sue origini sono molto antiche in quanto fu chiesa-matrice di altre chiese cadorine. Pieve, da alcuni anni, è sede del Museo dell’Occhiale, quale testimonianza di un’attività che qui ha trovato i natali e che poi si è espansa non solo in Cadore, ma in tutta la provincia di Belluno e nel mondo. Aperto nel 1990, costituisce un unicum su scala mondiale ed espone reperti e tipologie di occhiali dal 1500 fino a questo secolo. Per completare il quadro culturale e naturalistico che Pieve offre, non si può non ricordare il Forte di Monte Ricco dove la storia racconta e il panorama incanta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131366</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:58:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131366/pieve_di_cadore.mp3" length="3701569" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Pieve di Cadore sorge a 878 m di altezza ed è il capoluogo storico del Cadore. L’amministrazione cadorina, per secoli, è stata legata alla Magnifica Comunità di Cadore che a Pieve ha tuttora la sua sede. Pieve di Cadore è conosciuta soprattutto per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pieve di Cadore sorge a 878 m di altezza ed è il capoluogo storico del Cadore. L’amministrazione cadorina, per secoli, è stata legata alla Magnifica Comunità di Cadore che a Pieve ha tuttora la sua sede. Pieve di Cadore è conosciuta soprattutto per essere la terra natale di Tiziano Vecellio, ma anche per il suo patrimonio storico-artistico, le sue bellezze naturali e per la lavorazione degli occhiali sviluppatasi in tutto il Cadore a partire dalla fine dell’Ottocento. Il capoluogo è noto per alcune opere rilevanti come il monumento a Tiziano Vecellio, il monumento a Pietro Fortunato Calvi, patriota ed eroe nei combattimenti per l’indipendenza contro gli Austriaci nel 1848 in Cadore e in quelli di Venezia del 1849. Indubbiamente il patrimonio architettonico e culturale trova la sua opera più importante nel palazzo della Magnifica Comunità. La sua costruzione durò per qualche decennio, tra il 1447 e il 1477, anche se la torre risale al 1491. Al suo interno, la Sala della Comunità raccoglie busti e trofei dei cadorini illustri e diverse opere d’arte. Nel palazzo, inoltre, ha sede il Museo Archeologico Cadorino, che ospita reperti di epoca pre-romana e romana, rinvenuti in varie località e tra questi quelli di Lagole e Valle. Poco distante dalla piazza principale c’è la casa natale di Tiziano Vecellio, nella quale, secondo la leggenda, l’artista dipinse su un muro, all’età di nove anni, una Madonna in trono con bambino, utilizzando colori ricavati da erbe e da terre che lui stesso preparava. Questi furono i primi passi compiuti da un pittore destinato a diventare uno dei più grandi artisti del Quattrocento. Tiziano di rado tornò nella sua terra natia, ma da questa ricavò la parsimonia, la maestosità dei paesaggi, la solarità dei gialli, l’intensità dei rossi al tramonto, la varietà stagionale del verde, la profondità dell’azzurro dei cieli, il bianco delle nevi. Li mescolò, li sovrappose in trasparenze, li depose per dar vita a opere d’arte immortali. Una pregiata Madonna col Bambino assieme a dei Santi realizzata da Tiziano è ancora oggi conservata nella chiesa parrocchiale di Pieve di Cadore, assieme ad altre opere di Marco e Cesare Vecellio. L’attuale chiesa pievanale ha dignità di sede arcidiaconale del Cadore e fu costruita tra il 1761 e il 1838 quando venne consacrata, ma le sue origini sono molto antiche in quanto fu chiesa-matrice di altre chiese cadorine. Pieve, da alcuni anni, è sede del Museo dell’Occhiale, quale testimonianza di un’attività che qui ha trovato i natali e che poi si è espansa non solo in Cadore, ma in tutta la provincia di Belluno e nel mondo. Aperto nel 1990, costituisce un unicum su scala mondiale ed espone reperti e tipologie di occhiali dal 1500 fino a questo secolo. 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A nord i contrafforti del Gruppo del Pizzocco segnalano, tra l’altro, il Col del Dof e il Monte Sperone, con a essi retrostante la Val Falcina. Un’ampia spaccatura inferta sulla catena delle montagne lascia il varco alla Valle del Mis con l’omonimo torrente e l’omonimo lago artificiale. Dall’altra parte, a est, si ergono maestosi i bastioni e le cime del vasto Gruppo dei Monti del Sole che dividono verso settentrione il territorio sospirolese dall’Agordino. Il torrente Mis è tributario del Cordevole nel quale si getta poco a valle di Piz e di Gron. Oltre ad essere uno degli accessi principali al Parco delle Dolomiti Bellunesi, la Vella del Mis offre numerose escursioni per gli amanti della natura, tra le quali spicca l'itinerario che porta ai Cadini del Brenton: una meraviglia di quindici cavità scavate dal torrente affluente del Mis lungo il suo percorso pieno di cascate. Il Comune è articolato, sotto il profilo insediativo, in numerose frazioni e borgate che testimoniano una residenzialità diffusa, memore dell’impronta quasi esclusivamente agricola dell’economia del passato. La posizione aperta e soleggiata dei colli, che degradano verso la montagna nel territorio di Sospirolo, ha favorito indubbiamente la costruzione di alcune residenze signorili. Nella parte più occidentale del Comune si fa notare villa Sandi-Zasso a Moldoi, settecentesca, con grandi scalinate che salgono lateralmente a convergere sull’entrata al piano nobile. A Oregne vi è la villa Doriguzzi-Bacchetti, mentre a Susin vi è villa Agosti-Miari, attorniata da un bel parco. All’800 appartiene villa Zanchi a Maras. A Gron sorge villa Buzzatti-Ferrante. Poco distante insiste una villa del XVII secolo della famiglia Agosti, che fu ricostruita nell’ottocento. Sospirolo è noto per essere il paese natale di Girolamo Segato, famoso esploratore, scienziato e cartografo dei primi decenni del 1800 e per la Certosa di Vedana, dall’elevatissimo valore storico e monumentale. La Certosa sorge alle pendici del monte, sulla destra orografica del torrente Cordevole, dove la vallata inizia a restringersi verso quello che più a settentrione diventa il “canale” d’Agordo. Dalle origini antiche, il convento di Vedana divenne Certosa quando, a metà del secolo XV, il Capitolo dei Canonici di Belluno decise di elargire quell’ospizio ai frati certosini. Costituito da una serie di fabbricati che determinano una realtà edilizia molto articolata, è sostanzialmente diviso in due parti principali. Quella più riservata improntata sull’esistenza di varie celle assolutamente autonome, dotate di spazi per il lavoro, per la preghiera e per il riposo, destinata ai frati dotati di maggiori dote sotto il profilo economico. Altro settore di rilievo è invece rappresentato dalla parte più propriamente conventuale, che risponde a canoni più tradizionali nell’organizzazione della vita monastica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131367</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:55:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131367/sospirolo.mp3" length="3501361" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il Comune di Sospirolo si allarga sui declivi che, in destra Piave, si allungano tra la piana di Meano e Paderno a occidente e il corso del torrente Cordevole. A nord i contrafforti del Gruppo del Pizzocco segnalano, tra l’altro, il Col del Dof e il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Comune di Sospirolo si allarga sui declivi che, in destra Piave, si allungano tra la piana di Meano e Paderno a occidente e il corso del torrente Cordevole. 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Il Comune è articolato, sotto il profilo insediativo, in numerose frazioni e borgate che testimoniano una residenzialità diffusa, memore dell’impronta quasi esclusivamente agricola dell’economia del passato. La posizione aperta e soleggiata dei colli, che degradano verso la montagna nel territorio di Sospirolo, ha favorito indubbiamente la costruzione di alcune residenze signorili. Nella parte più occidentale del Comune si fa notare villa Sandi-Zasso a Moldoi, settecentesca, con grandi scalinate che salgono lateralmente a convergere sull’entrata al piano nobile. A Oregne vi è la villa Doriguzzi-Bacchetti, mentre a Susin vi è villa Agosti-Miari, attorniata da un bel parco. All’800 appartiene villa Zanchi a Maras. A Gron sorge villa Buzzatti-Ferrante. Poco distante insiste una villa del XVII secolo della famiglia Agosti, che fu ricostruita nell’ottocento. Sospirolo è noto per essere il paese natale di Girolamo Segato, famoso esploratore, scienziato e cartografo dei primi decenni del 1800 e per la Certosa di Vedana, dall’elevatissimo valore storico e monumentale. La Certosa sorge alle pendici del monte, sulla destra orografica del torrente Cordevole, dove la vallata inizia a restringersi verso quello che più a settentrione diventa il “canale” d’Agordo. Dalle origini antiche, il convento di Vedana divenne Certosa quando, a metà del secolo XV, il Capitolo dei Canonici di Belluno decise di elargire quell’ospizio ai frati certosini. Costituito da una serie di fabbricati che determinano una realtà edilizia molto articolata, è sostanzialmente diviso in due parti principali. Quella più riservata improntata sull’esistenza di varie celle assolutamente autonome, dotate di spazi per il lavoro, per la preghiera e per il riposo, destinata ai frati dotati di maggiori dote sotto il profilo economico. 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Il territorio comunale si allunga a nord comprendendo la Val Scura, le sorgenti del torrente Vesès e i monti all’interno del Parco delle Dolomiti che danno luogo alle creste occidentali del Gruppo del Pizzocco. Completa il territorio un’aliquota dell’altopiano di Erèra sui Piani Eterni. A sud il Comune si allarga fino al Piave, mentre ad Oriente, per una parte il Cordevole, poi la pianura e i dolci declivi segnano il confine con il comune di Sospirolo. Ad ovest, la distinzione con il comune di Cesiomaggiore è articolata su registri alternati tra zona montana e collinare fino all’area del torrente Salmenega, in prossimità del Piave. Si tratta di una conformazione territoriale decisamente varia che espone una gamma notevole di aspetti morfologici e di caratteristiche paesaggistiche: dall’ambito strettamente montano che insiste a settentrione alle vaste porzioni collinari; dall’ampia fascia che copre tutta la zona centrale del Comune, coperta dai più importanti insediamenti urbani e da significative colture agricole alle aree alluvionali a ridosso dei due corsi d’acqua principali che lambiscono a oriente e a meridione la terra del luogo. Il centro abitato di Santa Giustina è il luogo ideale per chi vuole fare una vacanza alla scoperta dell'arte e della cultura del Bellunese. La sua storia antica è infatti testimoniata da vari esempi di arte e architettura sacra e profana. Oltre alla chiesa arcipretale del XVIII secolo, costruita su indicazioni progettuali dell’architetto Antonio De Boni, che racchiude interessanti opere del Fringimelica e della scuola del Beato Angelico, vale la pena di visitare le numerose chiesette e cappelle sparse nelle varie frazioni. Tra le chiese minori, indubbiamente quella di Formegan è quella che evoca più suggestioni. Dedicata a S. Maria, è citata dalla Bolla di Papa Lucio III del 1184 e conserva una pala di Domenico Falce. Sempre a Formegan si erge anche la chiesetta di S. Pietro in Cattedra che custodisce un’altra pala di Domenico Falce. Un cenno a parte merita la chiesetta di S. Lorenzo di Grigher, nota perché nel 1393 gli alti prelati di Belluno e Feltre si riunirono ed elessero come proprio vescovo il frate Alberto di S. Giorgio che doveva rimanere nell’incarico episcopale fino al 1398. Nell’ambito del patrimonio edilizio e degli insediamenti, acquisisce notevole rilievo la parte rappresentata dalle ville patrizie e nobiliari. Villa Bonsembiante a Colvago, in posizione panoramica, è nota per aver ospitato, tra il 1728 e il 1729, Carlo Goldoni, in quel periodo funzionario a Feltre. Qui a Santa Giustina scrisse i testi di due lavori teatrali: “La cantatrice” e il “Buon padre”. Villa Villabruna sorge a Cassol e, assieme a Villa Norcen a Dussan, costituisce probabilmente uno degli esempi più significativi delle residenze signorili dell’area feltrina. A Formegan, Villa Cassol con una bella facciata dotata di una recentissima meridiana realizzata nel 1989, è degna di una visita. Sono ancora da segnalare Villa Zugni a Salmenega e Villa Biasuzzi sempre a Formegan.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131368</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:51:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131368/santa_giustina.mp3" length="4195178" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Popoloso centro abitato a 298 m di altezza, nel mezzo della Val Belluna, a metà strada tra i due centri di Belluno e Feltre, Santa Giustina è il capoluogo di uno dei maggiori Comuni della provincia di Belluno. Il territorio comunale si allunga a nord...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Popoloso centro abitato a 298 m di altezza, nel mezzo della Val Belluna, a metà strada tra i due centri di Belluno e Feltre, Santa Giustina è il capoluogo di uno dei maggiori Comuni della provincia di Belluno. 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Si tratta di una conformazione territoriale decisamente varia che espone una gamma notevole di aspetti morfologici e di caratteristiche paesaggistiche: dall’ambito strettamente montano che insiste a settentrione alle vaste porzioni collinari; dall’ampia fascia che copre tutta la zona centrale del Comune, coperta dai più importanti insediamenti urbani e da significative colture agricole alle aree alluvionali a ridosso dei due corsi d’acqua principali che lambiscono a oriente e a meridione la terra del luogo. Il centro abitato di Santa Giustina è il luogo ideale per chi vuole fare una vacanza alla scoperta dell'arte e della cultura del Bellunese. La sua storia antica è infatti testimoniata da vari esempi di arte e architettura sacra e profana. Oltre alla chiesa arcipretale del XVIII secolo, costruita su indicazioni progettuali dell’architetto Antonio De Boni, che racchiude interessanti opere del Fringimelica e della scuola del Beato Angelico, vale la pena di visitare le numerose chiesette e cappelle sparse nelle varie frazioni. Tra le chiese minori, indubbiamente quella di Formegan è quella che evoca più suggestioni. Dedicata a S. Maria, è citata dalla Bolla di Papa Lucio III del 1184 e conserva una pala di Domenico Falce. Sempre a Formegan si erge anche la chiesetta di S. Pietro in Cattedra che custodisce un’altra pala di Domenico Falce. Un cenno a parte merita la chiesetta di S. Lorenzo di Grigher, nota perché nel 1393 gli alti prelati di Belluno e Feltre si riunirono ed elessero come proprio vescovo il frate Alberto di S. Giorgio che doveva rimanere nell’incarico episcopale fino al 1398. Nell’ambito del patrimonio edilizio e degli insediamenti, acquisisce notevole rilievo la parte rappresentata dalle ville patrizie e nobiliari. Villa Bonsembiante a Colvago, in posizione panoramica, è nota per aver ospitato, tra il 1728 e il 1729, Carlo Goldoni, in quel periodo funzionario a Feltre. Qui a Santa Giustina scrisse i testi di due lavori teatrali: “La cantatrice” e il “Buon padre”. Villa Villabruna sorge a Cassol e, assieme a Villa Norcen a Dussan, costituisce probabilmente uno degli esempi più significativi delle residenze signorili dell’area feltrina. A Formegan, Villa Cassol con una bella facciata dotata di una recentissima meridiana realizzata nel 1989, è degna di una visita. 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La Valle del Piave che scende dall’area di Longarone, infatti, si biparte lasciando proseguire il corso del fiume trasversalmente verso Belluno e il Feltrino, mentre, direttamente più a sud, si apre la vallata dominata dal Lago di Santa Croce, nella quale fanno capolino i monti e i paesi della conca alpagota. Ponte nelle Alpi sorge qui in posizione baricentrica rispetto ai flussi del traffico e delle comunicazioni che interessano la pianura veneta, la parte alta della provincia di Belluno e il medio corso del Piave. Il territorio pontalpino presenta delle caratteristiche composite in ragione delle varie connotazioni morfologiche, paesaggistiche e ambientali presenti: dal greto del Piave ai monti che incombono in tutte le direzioni, dall’ambiente della campagna tipica bellunese a quello urbano affermatosi con lo sviluppo dei centri maggiori. Tra le montagne, quelle altimetricamente più significative sono il Monte Serva, estremamente verdeggiante fino alla cima, che raggiunge i 2133 m, e il Monte Dolada che si erge a 1938 m sulla sinistra orografica del Piave dominando anche tutto l’Alpago. A sud si segnalano i contrafforti che salgono verso il Nevegal e il Col Visentin. Anche la residenzialità è molto articolata tanto che alla zona di Ponte nelle Alpi vero e proprio, di Polpet e del capoluogo comunale Cadola, si aggiungono un buon numero di frazioni, di borgate e di località che determinano un sistema insediativo diffuso. Nel 1967, nei pressi di Polpet, iniziò la realizzazione di un quartiere destinato a ospitare una parte delle famiglie colpite dall’immane tragedia del Vajont: fu chiamato Nuova Erto dal nome del piccolo comune a ridosso della diga duramente provato dalla forza distruttiva delle acque in quella notte del 9 ottobre 1963. Ponte nelle Alpi presenta una storia molto antica che pone le sue radici in epoca preistorica, così come testimoniano i rinvenimenti archeologici di alcuni insediamenti, ma anche di monili e oggetti risalenti all’età della pietra, provenienti dall’area di Col di Pera e del Sass de Pescamon. A Polpet si trova invece un tratto di un'antica via Romana e diversi sono i reperti recuperati come tombe, contenitori ceramici e in metallo e iscrizioni. Particolare rilevanza assume poi il ponte di collegamento sul Piave, costruito nel 1181 e poi distrutto, incendiato e ricostruito moltissime volte nel corso dei secoli. Numerose sono le rovine che testimoniano antiche torri e castelli posti a guardia di questo luogo: il Castello feudale di S. Giorgio a Soccher, la Fortezza di Casamatta, che dà sul Lago di Santa Croce in Alpago e il Forte Castellet sul Frusseda nei pressi di Polpet. Non mancano infine piccoli tesori d’arte come l’attuale chiesa arcipretale della parrocchia di Cadola, dedicata alla Madonna del Rosario che conserva, tra le altre, opere pittoriche di Cesare Vecellio, Francesco Frigimelica Il Giovane, Luigi Vardanega e un’opera lignea dello zoldano Valentino Pancera Besarèl. Appartiene all’arte di Guido Cadorin la serie di affreschi realizzati dall’artista veneziano nell’immediato dopoguerra sui temi del Trionfo dell’Assunta, dell’Annunciazione, della Nascita di Gesù, della Crocifissione e della Deposizione dalla Croce. Nell’ambito comunale si contano alcune ville che recano un interesse storico-architettonico di rilievo. A Fontanelle c’è villa Cesa-Cappellari del XVII secolo, mentre Polpet presenta due residenze signorili rispettivamente del XVII e del XVIII secolo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131369</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:47:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131369/ponte_nelle_alpi.mp3" length="4706344" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Il territorio del Comune di Ponte nelle Alpi si adagia alla confluenza delle vallate che segnano il distretto più orientale della Val Belluna. La Valle del Piave che scende dall’area di Longarone, infatti, si biparte lasciando proseguire il corso del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il territorio del Comune di Ponte nelle Alpi si adagia alla confluenza delle vallate che segnano il distretto più orientale della Val Belluna. La Valle del Piave che scende dall’area di Longarone, infatti, si biparte lasciando proseguire il corso del fiume trasversalmente verso Belluno e il Feltrino, mentre, direttamente più a sud, si apre la vallata dominata dal Lago di Santa Croce, nella quale fanno capolino i monti e i paesi della conca alpagota. Ponte nelle Alpi sorge qui in posizione baricentrica rispetto ai flussi del traffico e delle comunicazioni che interessano la pianura veneta, la parte alta della provincia di Belluno e il medio corso del Piave. Il territorio pontalpino presenta delle caratteristiche composite in ragione delle varie connotazioni morfologiche, paesaggistiche e ambientali presenti: dal greto del Piave ai monti che incombono in tutte le direzioni, dall’ambiente della campagna tipica bellunese a quello urbano affermatosi con lo sviluppo dei centri maggiori. Tra le montagne, quelle altimetricamente più significative sono il Monte Serva, estremamente verdeggiante fino alla cima, che raggiunge i 2133 m, e il Monte Dolada che si erge a 1938 m sulla sinistra orografica del Piave dominando anche tutto l’Alpago. A sud si segnalano i contrafforti che salgono verso il Nevegal e il Col Visentin. Anche la residenzialità è molto articolata tanto che alla zona di Ponte nelle Alpi vero e proprio, di Polpet e del capoluogo comunale Cadola, si aggiungono un buon numero di frazioni, di borgate e di località che determinano un sistema insediativo diffuso. Nel 1967, nei pressi di Polpet, iniziò la realizzazione di un quartiere destinato a ospitare una parte delle famiglie colpite dall’immane tragedia del Vajont: fu chiamato Nuova Erto dal nome del piccolo comune a ridosso della diga duramente provato dalla forza distruttiva delle acque in quella notte del 9 ottobre 1963. Ponte nelle Alpi presenta una storia molto antica che pone le sue radici in epoca preistorica, così come testimoniano i rinvenimenti archeologici di alcuni insediamenti, ma anche di monili e oggetti risalenti all’età della pietra, provenienti dall’area di Col di Pera e del Sass de Pescamon. A Polpet si trova invece un tratto di un'antica via Romana e diversi sono i reperti recuperati come tombe, contenitori ceramici e in metallo e iscrizioni. Particolare rilevanza assume poi il ponte di collegamento sul Piave, costruito nel 1181 e poi distrutto, incendiato e ricostruito moltissime volte nel corso dei secoli. Numerose sono le rovine che testimoniano antiche torri e castelli posti a guardia di questo luogo: il Castello feudale di S. Giorgio a Soccher, la Fortezza di Casamatta, che dà sul Lago di Santa Croce in Alpago e il Forte Castellet sul Frusseda nei pressi di Polpet. Non mancano infine piccoli tesori d’arte come l’attuale chiesa arcipretale della parrocchia di Cadola, dedicata alla Madonna del Rosario che conserva, tra le altre, opere pittoriche di Cesare Vecellio, Francesco Frigimelica Il Giovane, Luigi Vardanega e un’opera lignea dello zoldano Valentino Pancera Besarèl. Appartiene all’arte di Guido Cadorin la serie di affreschi realizzati dall’artista veneziano nell’immediato dopoguerra sui temi del Trionfo dell’Assunta, dell’Annunciazione, della Nascita di Gesù, della Crocifissione e della Deposizione dalla Croce. Nell’ambito comunale si contano alcune ville che recano un interesse storico-architettonico di rilievo. A Fontanelle c’è villa Cesa-Cappellari del XVII secolo, mentre Polpet presenta due residenze signorili rispettivamente del XVII e del XVIII secolo]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>cadola,comune,madonna-del-rosario,monte-dolada,polpet,ponte-nelle-alpi,provincia-di-belluno,villa-cesa-cappellari</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cencenighe Agordino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cencenighe-agordino--60131370</link><description><![CDATA[Cencenighe Agordino è situato a 775 m di altezza in riva al torrente Cordevole, dove le sue acque ricevono quelle del torrente Biois. È un crocevia di rilievo per i traffici che, salendo da Agordo, si dipartono verso Falcade e l’Alto Agordino. Centro abitato di origine antica, Cencenighe Agordino non offriva ampie aree coltivabili. La zona di affluenza del Biois nel Cordevole si trova, infatti, in una profondissima valle compresa tra le Pale di San Martino, il gruppo del Civetta e le cime meridionali del gruppo della Marmolada. Per questo, fin da epoche remote, gli abitanti di Cencenighe dovettero aguzzare l’ingegno per sopravvivere in un territorio che si potrebbe definire estremo. Dal 1384, è attestata in zona la presenza di un importante polo per la lavorazione dei metalli e della pietra. Mentre Alleghe si specializzava nella produzione di lame, Zoldo nella produzione di chiodi, Cencenighe si specializzava nella professione dello scalpellino. Le pietre utilizzate dagli scalpellini di Cencenighe provenivano in gran parte da Mesaroz. La maggior parte degli scalpellini produceva oggetti d’uso comune come recipienti, fontane, lastre per la pavimentazione, ma vi erano anche scalpellini dotati di grande abilità e gusto per l’arte che si dedicavano alla scultura di elementi decorativi, come Vincenzo Mazzarol e Simon De Biasi. I due artisti di Cencenighe si occuparono, nel 1692, della produzione della serie di statue poste a ornamento della cancellata della Villa Crotta – De’ Manzoni di Agordo. Nei pressi del Nof Filò, la moderna struttura polifunzionale appartenente al Comune di Cencenighe Agordino che sorge in centro al paese, è stata recentemente portata a termine la realizzazione di un interessante museo a cielo aperto dedicato agli scalpellini locali. Il Museo degli Scalpellini di Cencenighe Agordino è sempre aperto e visitabile e vi sono esposti molti esempi di lavorazioni a perenne testimonianza del passato della località.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131370</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:43:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131370/cencenighe_agordino.mp3" length="2372881" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Cencenighe Agordino è situato a 775 m di altezza in riva al torrente Cordevole, dove le sue acque ricevono quelle del torrente Biois. È un crocevia di rilievo per i traffici che, salendo da Agordo, si dipartono verso Falcade e l’Alto Agordino. Centro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cencenighe Agordino è situato a 775 m di altezza in riva al torrente Cordevole, dove le sue acque ricevono quelle del torrente Biois. È un crocevia di rilievo per i traffici che, salendo da Agordo, si dipartono verso Falcade e l’Alto Agordino. Centro abitato di origine antica, Cencenighe Agordino non offriva ampie aree coltivabili. La zona di affluenza del Biois nel Cordevole si trova, infatti, in una profondissima valle compresa tra le Pale di San Martino, il gruppo del Civetta e le cime meridionali del gruppo della Marmolada. Per questo, fin da epoche remote, gli abitanti di Cencenighe dovettero aguzzare l’ingegno per sopravvivere in un territorio che si potrebbe definire estremo. Dal 1384, è attestata in zona la presenza di un importante polo per la lavorazione dei metalli e della pietra. Mentre Alleghe si specializzava nella produzione di lame, Zoldo nella produzione di chiodi, Cencenighe si specializzava nella professione dello scalpellino. Le pietre utilizzate dagli scalpellini di Cencenighe provenivano in gran parte da Mesaroz. La maggior parte degli scalpellini produceva oggetti d’uso comune come recipienti, fontane, lastre per la pavimentazione, ma vi erano anche scalpellini dotati di grande abilità e gusto per l’arte che si dedicavano alla scultura di elementi decorativi, come Vincenzo Mazzarol e Simon De Biasi. I due artisti di Cencenighe si occuparono, nel 1692, della produzione della serie di statue poste a ornamento della cancellata della Villa Crotta – De’ Manzoni di Agordo. Nei pressi del Nof Filò, la moderna struttura polifunzionale appartenente al Comune di Cencenighe Agordino che sorge in centro al paese, è stata recentemente portata a termine la realizzazione di un interessante museo a cielo aperto dedicato agli scalpellini locali. 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L’ambiente, infatti, è una delle risorse principali di questo territorio che regala splendidi scorci naturalistici e infinite possibilità escursionistiche e sportive. La Valle Agordina conta circa 1200 abitanti distribuiti su un territorio di notevole estensione e si compone, così come tutti i Comuni Agordini, di piccoli abitati sparsi su tutto il territorio comunale, i più importanti dei quali sono Chiesa, Fades, Cugnago, Lantrago, Conaggia, Gaidon, Torsàs, Ronche, Matten e Le Colonie, denominazione collettiva che comprende le frazioni di Cancellade, Noach, La Muda, Tornèr e Le Campe. Collega La Valle Agordina al Comune di Val di Zoldo, il famoso Passo Duran protagonista di numerose tappe montane del Giro d’Italia e punto panoramico d’eccellenza, piuttosto frequentato d’estate da motociclisti, escursionisti e rocciatori e d’inverno da appassionati di scialpinismo e ciaspole. La Valle Agordina gode di una buona fama nel settore dell’arrampicata sportiva per la Falesia di Pian de Caleda, meta di rocciatori da tutta Europa. Fitta è la rete di sentieri e antiche mulattiere che portano alla scoperta del territorio, adattandosi sia alle esigenze dei più esperti escursionisti, sia a tutti quelli che vogliono semplicemente godere di una semplice camminata in montagna. La famosissima Alta Via delle Dolomiti 1 Braies – Belluno transita per un lunghissimo tratto nel Comune di La Valle Agordina e offre alcune delle vedute più impressionanti di tutto l’itinerario. Non manca inoltre la pratica della mountain bike, diffusa in molti contesti della Conca Agordina. Una bellezza naturalistica, quella di La Valle, che è stata però segnata da una terribile tragedia. Il 1701 è infatti ricordato come l’anno della “boa”, ovvero la spaventosa inondazione che distrusse buona parte degli abitati del Comune, inclusa la vecchia chiesa e molti edifici amministrativi e civili. La tragedia fu provocata dal repentino innalzamento delle temperature, nella primavera del 1701, che causò lo scioglimento dell’accumulo nevoso alla base delle cime del San Sebastiano e della Moiazza. Ne scaturì una serie di enormi bombe di fango che collassarono a valle seguendo l’alveo del Torrente Missiaga, a velocità sostenuta, seminando morte e distruzione in tutto il comune di La Valle Agordina. Nonostante la sofferenza che la “boa” causò, il villaggio fu rapidamente ricostruito. La nuova chiesa di San Michele Arcangelo, tutt’oggi visibile e riccamente adornata di preziose opere artistiche, fu ricostruita nel 1708.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131371</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:40:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131371/la_valle_agordina.mp3" length="3332095" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>La Valle è un grazioso paese delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, situato nella Conca Agordina, ai piedi dell’imponente mole dei gruppi dolomitici della Moiazza–Civetta, del San Sebastiano – Tamer – Moschesin, del Gruppo del Talvena...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Valle è un grazioso paese delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, situato nella Conca Agordina, ai piedi dell’imponente mole dei gruppi dolomitici della Moiazza–Civetta, del San Sebastiano – Tamer – Moschesin, del Gruppo del Talvena e del Monte Celo. L’ambiente, infatti, è una delle risorse principali di questo territorio che regala splendidi scorci naturalistici e infinite possibilità escursionistiche e sportive. La Valle Agordina conta circa 1200 abitanti distribuiti su un territorio di notevole estensione e si compone, così come tutti i Comuni Agordini, di piccoli abitati sparsi su tutto il territorio comunale, i più importanti dei quali sono Chiesa, Fades, Cugnago, Lantrago, Conaggia, Gaidon, Torsàs, Ronche, Matten e Le Colonie, denominazione collettiva che comprende le frazioni di Cancellade, Noach, La Muda, Tornèr e Le Campe. Collega La Valle Agordina al Comune di Val di Zoldo, il famoso Passo Duran protagonista di numerose tappe montane del Giro d’Italia e punto panoramico d’eccellenza, piuttosto frequentato d’estate da motociclisti, escursionisti e rocciatori e d’inverno da appassionati di scialpinismo e ciaspole. La Valle Agordina gode di una buona fama nel settore dell’arrampicata sportiva per la Falesia di Pian de Caleda, meta di rocciatori da tutta Europa. Fitta è la rete di sentieri e antiche mulattiere che portano alla scoperta del territorio, adattandosi sia alle esigenze dei più esperti escursionisti, sia a tutti quelli che vogliono semplicemente godere di una semplice camminata in montagna. La famosissima Alta Via delle Dolomiti 1 Braies – Belluno transita per un lunghissimo tratto nel Comune di La Valle Agordina e offre alcune delle vedute più impressionanti di tutto l’itinerario. Non manca inoltre la pratica della mountain bike, diffusa in molti contesti della Conca Agordina. Una bellezza naturalistica, quella di La Valle, che è stata però segnata da una terribile tragedia. Il 1701 è infatti ricordato come l’anno della “boa”, ovvero la spaventosa inondazione che distrusse buona parte degli abitati del Comune, inclusa la vecchia chiesa e molti edifici amministrativi e civili. La tragedia fu provocata dal repentino innalzamento delle temperature, nella primavera del 1701, che causò lo scioglimento dell’accumulo nevoso alla base delle cime del San Sebastiano e della Moiazza. Ne scaturì una serie di enormi bombe di fango che collassarono a valle seguendo l’alveo del Torrente Missiaga, a velocità sostenuta, seminando morte e distruzione in tutto il comune di La Valle Agordina. Nonostante la sofferenza che la “boa” causò, il villaggio fu rapidamente ricostruito. 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La posizione strategica in cui si trova Borca permette di intraprendere escursioni giornaliere adatte a diversi livelli di allenamento fisico: dalle più semplici passeggiate nei boschi di larici e abeti, o lungo il tracciato dell'ex-ferrovia delle Dolomiti, fino alle vie ferrate e alle scalate sulle cime circostanti. L’ambito geografico comunale registra, accanto all’abitato del capoluogo, quello della frazione di Villanova, così chiamata in quanto fu costruita dopo che i due precedenti villaggi di Marceana e Taulèn furono sepolti da una grande frana. Completano il quadro la frazione di Cancia e altre località minori. Borca ha condiviso con le realtà vicine tutte le principali tappe della storia cadorina. Dalle vicende del Patriarcato di Aquileia, all’istituzione del sistema regoliero, dalla dominazione dei Da Camino alla aggregazione alla Repubblica di Venezia, avvenuta nel 1420. Nel 1823, divenne Comune autonomo e pertanto fu divisa da San Vito. Già dal XIV secolo, a Borca esistevano attività per la produzione e la lavorazione del ferro. Tra il 1500 e il 1600 il grande forno, nel quale veniva purgato il materiale ferroso utilizzando il carbone prodotto con legna dei boschi della zona, ebbe il periodo di maggior fulgore, per poi essere abbandonato verso il 1700. La chiesa dei Santi Simone e Taddeo, semidistrutta nel 1737 da una frana, è citata in documenti del 1570 e del 1604, quando il patriarca di Aquileia, Ermolao Barbaro, la visitò. Conserva un organo del 1791 costruito da Gaetano Callido, il più famoso costruttore di organi dell'epoca. L'organo è stato restaurato e viene usato tutt'oggi per concerti ed esibizioni in chiesa. Borca gode di un Museo di Storia Naturale. È intitolato alla maestra Olimpia Perini, insegnante molto apprezzata che riuscì a dare un ottimo esempio sul piano educativo e della trasmissione della conoscenza. Il Museo è aperto dal 1984 e riflette un’impostazione diretta alla cultura dell’ambiente. Sono presenti raccolte di uccelli, mammiferi, insetti, coleotteri e viperidi, ma anche interessanti minerali e un campionario di pietre che aiuta a scoprire la geologia delle Dolomiti. Borca conserva, inoltre, un luogo di eccezione, unico nello scenario italiano: il villaggio Eni. Costruito tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, grazie alla capacità imprenditoriale e all’ambizione di Enrico Mattei, il villaggio Eni è un complesso turistico, sorto ai piedi del Monte Antelao, in cui il rapporto tra gli aspetti forti del paesaggio e l’ambiente naturale si fondono in modo stupefacente con le architetture organiche, che oggi il bosco letteralmente divora.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131372</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:36:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131372/borca_di_cadore.mp3" length="3441181" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Al centro della valle tracciata dal torrente Boite, in una posizione soleggiata e protetta da vette imponenti come l’Antelao e il Pelmo, si trova Borca di Cadore, a quota 942 metri sul livello del mare. 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L'organo è stato restaurato e viene usato tutt'oggi per concerti ed esibizioni in chiesa. Borca gode di un Museo di Storia Naturale. È intitolato alla maestra Olimpia Perini, insegnante molto apprezzata che riuscì a dare un ottimo esempio sul piano educativo e della trasmissione della conoscenza. Il Museo è aperto dal 1984 e riflette un’impostazione diretta alla cultura dell’ambiente. Sono presenti raccolte di uccelli, mammiferi, insetti, coleotteri e viperidi, ma anche interessanti minerali e un campionario di pietre che aiuta a scoprire la geologia delle Dolomiti. Borca conserva, inoltre, un luogo di eccezione, unico nello scenario italiano: il villaggio Eni. Costruito tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, grazie alla capacità imprenditoriale e all’ambizione di Enrico Mattei, il villaggio Eni è un complesso turistico, sorto ai piedi del Monte Antelao, in cui il rapporto tra gli aspetti forti del paesaggio e l’ambiente naturale si fondono in modo stupefacente con le architetture organiche, che oggi il bosco letteralmente divora.]]></itunes:summary><itunes:duration>215</itunes:duration><itunes:keywords>borca,borca-di-cadore,cadore,cancia,olimpia-perini,provincia-di-belluno,villaggio-eni,villanova</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Comelico Superiore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/comelico-superiore--60131373</link><description><![CDATA[Posto sul lembo settentrionale della Provincia di Belluno, il comune di Comelico Superiore, oltre che con la Provincia Autonoma di Bolzano, confina direttamente con l’Austria. Il Trattato Internazionale di Rovereto del 1752 confermò tale confine, già definito nel corso del 1400 e del 1500. Zona transfrontaliera e di passaggio tra realtà etniche, culturali e territoriali diverse, ha sempre rappresentato, per i caratteri della sua posizione geografica, un ambito strategico di notevole rilievo. Oggi la realtà comunale è determinata dall’esistenza di quattro nuclei abitati maggiori: Candide, che è anche la sede comunale, Casamazzagno, Dosoledo e Pàdola. A questi si aggiungono diverse altre borgate che fanno da contorno ai centri principali. Dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, Comelico Superiore può considerarsi molto ricco: con i suoi panorami incantevoli, gli scorci spettacolari e le altre meraviglie della natura, scopribili attraverso innumerevoli escursioni e con le vie ferrate sulle catene montuose più note. Alle montagne e ai boschi si aggiungono diversi laghetti, come il lago di Sant’Anna, il lago di Cestella, il lago Aiàrnola e il lago di Campo. Costituisce un’indubbia attrazione Valgrande con le sue acque e che un tempo si affermò come località termale. Anche il cosiddetto “sasso della borcia”, in altre parole un monolite dotato di cinque coppelle allineate ed equidistanti sulla faccia superiore, è divenuta un’attrattiva. Il misterioso monolite è stato oggetto d’interesse da parte di ricercatori e studiosi i quali si sono posti interrogativi e formulato delle ipotesi, senza però arrivare a una concreta ed esauriente risposta sulla natura di questo curioso oggetto. Scopo e provenienza del “sasso della borcia” restano quindi un mistero. La storia comunale, non diversamente da altri paesi del Cadore, prende le mosse dal sistema regoliero che per secoli ha influenzato e determinato la convivenza civile ed economica degli abitanti. I documenti più antichi sono dell’inizio di questo millennio. Candide è il paese più antico e i documenti attinenti alla formazione della Regola lo dimostrano. Sottoposto a distruzioni nel corso delle guerre con gli abitanti della Pusteria e a incendi, rinacque sempre sulla ridente posizione panoramica in cui sorge attualmente. Dosoledo, dei quattro principali nuclei abitati del Comune, è invece quello più recente. Una chiesa era presente nei primi decenni del 1500, mentre quella attuale è della prima metà dell’Ottocento. Progettata dal Segusini, come molte altre dell’epoca, fu eretta nel 1844 e consacrata nel 1847; al suo interno conserva affreschi di Giovanni De Min e opere del Brustolon. Ogni anno, a Dosoledo, la domenica più vicina al 9 febbraio, festa del patrono Sant’Apollonia, si celebra la “maskarada”: un’esplosione di tradizione, autenticità e colori lungo le strade della piccola frazione. Sfilano, in questo salto indietro nel tempo, le tradizionali maschere del "lachè", del "matazin", della “matazera” e della “vecia”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131373</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:33:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131373/comelico_superiore.mp3" length="3480472" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Posto sul lembo settentrionale della Provincia di Belluno, il comune di Comelico Superiore, oltre che con la Provincia Autonoma di Bolzano, confina direttamente con l’Austria. Il Trattato Internazionale di Rovereto del 1752 confermò tale confine, già...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Posto sul lembo settentrionale della Provincia di Belluno, il comune di Comelico Superiore, oltre che con la Provincia Autonoma di Bolzano, confina direttamente con l’Austria. Il Trattato Internazionale di Rovereto del 1752 confermò tale confine, già definito nel corso del 1400 e del 1500. Zona transfrontaliera e di passaggio tra realtà etniche, culturali e territoriali diverse, ha sempre rappresentato, per i caratteri della sua posizione geografica, un ambito strategico di notevole rilievo. Oggi la realtà comunale è determinata dall’esistenza di quattro nuclei abitati maggiori: Candide, che è anche la sede comunale, Casamazzagno, Dosoledo e Pàdola. A questi si aggiungono diverse altre borgate che fanno da contorno ai centri principali. Dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, Comelico Superiore può considerarsi molto ricco: con i suoi panorami incantevoli, gli scorci spettacolari e le altre meraviglie della natura, scopribili attraverso innumerevoli escursioni e con le vie ferrate sulle catene montuose più note. Alle montagne e ai boschi si aggiungono diversi laghetti, come il lago di Sant’Anna, il lago di Cestella, il lago Aiàrnola e il lago di Campo. Costituisce un’indubbia attrazione Valgrande con le sue acque e che un tempo si affermò come località termale. Anche il cosiddetto “sasso della borcia”, in altre parole un monolite dotato di cinque coppelle allineate ed equidistanti sulla faccia superiore, è divenuta un’attrattiva. Il misterioso monolite è stato oggetto d’interesse da parte di ricercatori e studiosi i quali si sono posti interrogativi e formulato delle ipotesi, senza però arrivare a una concreta ed esauriente risposta sulla natura di questo curioso oggetto. Scopo e provenienza del “sasso della borcia” restano quindi un mistero. La storia comunale, non diversamente da altri paesi del Cadore, prende le mosse dal sistema regoliero che per secoli ha influenzato e determinato la convivenza civile ed economica degli abitanti. I documenti più antichi sono dell’inizio di questo millennio. Candide è il paese più antico e i documenti attinenti alla formazione della Regola lo dimostrano. Sottoposto a distruzioni nel corso delle guerre con gli abitanti della Pusteria e a incendi, rinacque sempre sulla ridente posizione panoramica in cui sorge attualmente. Dosoledo, dei quattro principali nuclei abitati del Comune, è invece quello più recente. Una chiesa era presente nei primi decenni del 1500, mentre quella attuale è della prima metà dell’Ottocento. Progettata dal Segusini, come molte altre dell’epoca, fu eretta nel 1844 e consacrata nel 1847; al suo interno conserva affreschi di Giovanni De Min e opere del Brustolon. Ogni anno, a Dosoledo, la domenica più vicina al 9 febbraio, festa del patrono Sant’Apollonia, si celebra la “maskarada”: un’esplosione di tradizione, autenticità e colori lungo le strade della piccola frazione. Sfilano, in questo salto indietro nel tempo, le tradizionali maschere del "lachè", del "matazin", della “matazera” e della “vecia”.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:keywords>belluno,candide,casamazzagno,comelico,comelico-superiore,dosoledo,maskarada,matazin,pàdola,provincia-di-belluno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b86e72f3fcfaf7e776ea61eb4c7ba22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Auronzo di Cadore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/auronzo-di-cadore--60131374</link><description><![CDATA[Auronzo è un piccolo paese del Cadore che sorge sulle rive del lago Santa Caterina ed è circondato da alcune tra le più belle vette dolomitiche. Articolato nei tre principali nuclei abitati ai quali corrispondono le rispettive parrocchie (Villagrande, Villapiccola e Villanova), Auronzo è ricco di numerose altre frazioni e borgate. Stazione turistica per eccellenza, Auronzo garantisce attrazioni di rilevante livello che la pongono all’attenzione del turismo nazionale ed europeo. Le passeggiate e le escursioni, gli sport nautici sul lago e i numerosi impianti tra cui lo stadio del ghiaccio e l’ottimo clima ne fanno una località molto ricercata d’estate. Anche durante la stagione invernale vi sono importanti occasioni di svago sulle piste e con gli impianti della zona. L’economia auronzana trova quindi nel turismo una leva di prim’ordine, mentre non sono da trascurare tutte le altre attività collegate sia al patrimonio boschivo e forestale sia alla vocazione terziaria e commerciale, che fa di Auronzo un centro di riferimento anche per i Comuni vicini. Piccoli gioielli sono le chiese. Quella di Santa Giustina a Villagrande è della fine del 1700 (iniziata nel 1765 e consacrata 25 anni più tardi) e, con la sua costruzione, venne sostituita la precedente risalente ad alcuni secoli prima. All’interno vi sono dipinti di Giovanni De Min e Tomaso Da Rin e opere lignee degli artisti friulani Pischiutta, Aloi, Fantoni e Mattiussi. L’organo, del 1780, è di Gaetano Callido, seppur successivamente sia stato oggetto di interventi modificativi da parte del costruttore d’organi De Lorenzi. La parrocchia di Santa Giustina fu fondata nel 1208. Inoltre, particolarmente significativa è la chiesa della Madonna delle Grazie sita tra Villagrande e Villapiccola, consacrata nel 1745 e eretta per un voto diretto a invocare il termine delle dispute con i pusteresi per il possesso di Misurina. A rendere ancora più unico il paesaggio è proprio la località di Misurina con il suo meraviglioso lago naturale che sorge a 1756 metri di altitudine. Le particolarità e le bellezze di questo territorio sono esplorabili camminando nel silenzio della Foresta di Somadida, visitando, poco distante dal lago di Misurina, il Lago di Antorno oppure partendo per le diverse escursioni che salgono fino alle famose Tre Cime di Lavaredo, verso il gruppo montuoso del Sorapis, il monte Piana e i Cadini di Misurina. Da Auronzo sale anche la strada che porta fino al passo Tre Croci da cui parte il sentiero che raggiunge l’affascinante lago di Sorapis. Ma che cosa si nasconde dietro questo lago? Chi erano Sorapis e Misurina? La risposta si trova nel magico mondo leggendario. Secondo la tradizione, il lago di Misurina fu un dono della fata del monte Cristallo alla figlia del re Sorapis, Misurina, che desiderava uno specchio magico. In cambio del dono la fata impose però una condizione: Sorapis, il padre di Misurina, sarebbe stato trasformato in una montagna. Anche la stessa derivazione del termine “Misurina” è tutta da scoprire. Sembrerebbe, infatti, che esso tragga origini dall’espressione “meso ai rin”, che significa “in mezzo ai ruscelli”, poiché in passato si pensava che Piave e Adige nascessero proprio dal lago di Misurina. Tutto ciò fa di Auronzo una delle più suggestive località delle Dolomiti e delle Alpi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60131374</guid><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:28:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60131374/auronzo_di_cadore.mp3" length="3752134" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Sara Balcon</itunes:author><itunes:subtitle>Auronzo è un piccolo paese del Cadore che sorge sulle rive del lago Santa Caterina ed è circondato da alcune tra le più belle vette dolomitiche. 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L’economia auronzana trova quindi nel turismo una leva di prim’ordine, mentre non sono da trascurare tutte le altre attività collegate sia al patrimonio boschivo e forestale sia alla vocazione terziaria e commerciale, che fa di Auronzo un centro di riferimento anche per i Comuni vicini. Piccoli gioielli sono le chiese. Quella di Santa Giustina a Villagrande è della fine del 1700 (iniziata nel 1765 e consacrata 25 anni più tardi) e, con la sua costruzione, venne sostituita la precedente risalente ad alcuni secoli prima. All’interno vi sono dipinti di Giovanni De Min e Tomaso Da Rin e opere lignee degli artisti friulani Pischiutta, Aloi, Fantoni e Mattiussi. L’organo, del 1780, è di Gaetano Callido, seppur successivamente sia stato oggetto di interventi modificativi da parte del costruttore d’organi De Lorenzi. La parrocchia di Santa Giustina fu fondata nel 1208. Inoltre, particolarmente significativa è la chiesa della Madonna delle Grazie sita tra Villagrande e Villapiccola, consacrata nel 1745 e eretta per un voto diretto a invocare il termine delle dispute con i pusteresi per il possesso di Misurina. A rendere ancora più unico il paesaggio è proprio la località di Misurina con il suo meraviglioso lago naturale che sorge a 1756 metri di altitudine. Le particolarità e le bellezze di questo territorio sono esplorabili camminando nel silenzio della Foresta di Somadida, visitando, poco distante dal lago di Misurina, il Lago di Antorno oppure partendo per le diverse escursioni che salgono fino alle famose Tre Cime di Lavaredo, verso il gruppo montuoso del Sorapis, il monte Piana e i Cadini di Misurina. Da Auronzo sale anche la strada che porta fino al passo Tre Croci da cui parte il sentiero che raggiunge l’affascinante lago di Sorapis. Ma che cosa si nasconde dietro questo lago? Chi erano Sorapis e Misurina? La risposta si trova nel magico mondo leggendario. Secondo la tradizione, il lago di Misurina fu un dono della fata del monte Cristallo alla figlia del re Sorapis, Misurina, che desiderava uno specchio magico. In cambio del dono la fata impose però una condizione: Sorapis, il padre di Misurina, sarebbe stato trasformato in una montagna. Anche la stessa derivazione del termine “Misurina” è tutta da scoprire. Sembrerebbe, infatti, che esso tragga origini dall’espressione “meso ai rin”, che significa “in mezzo ai ruscelli”, poiché in passato si pensava che Piave e Adige nascessero proprio dal lago di Misurina. 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