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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Rivista Militare</title><link>https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/Pagine/default.aspx</link><description><![CDATA[<b>Rivista Militare </b>è un periodico dell'Esercito Italiano. Fu fondata a Torino nel 1856 dai fratelli Carlo e Luigi Mezzacapo, patrioti napoletani esuli nella capitale sabauda. Il periodico è annoverato, in assoluto, tra i più antichi in Italia ancora in stampa.<br /><br />È stato diretto da autorevoli Ufficiali dell'Esercito, alcuni di essi entrati anche nei libri di storia, e nel corso dei secoli - è il caso di dirlo - ha rappresentato per l'editoria di settore un saldo punto di riferimento e possiede un notevole credito. Moltissimi gli autori e i collaboratori del giornale, tra cui esponenti di spicco del mondo militare, accademico, scientifico e giornalistico.<br /><br />Il Direttore Responsabile di Rivista Militare è il Colonnello Giuseppe CACCIAGUERRA.<br /><br />La Rivista, di proprietà del Ministero della Difesa, rappresenta una palestra di pensiero rivolta alla divulgazione e all’informazione di ciò che riguarda la cultura militare e tutte le tematiche e gli aspetti che a essa possono riferirsi, con particolare attenzione all’Esercito, attraverso il dibattito e la libera e diretta partecipazione. Le idee espresse negli articoli sono personali degli autori e non hanno riferimento con orientamenti ufficiali.<br /><br />Rivista Militare ha anche lo scopo di:<br /><ul><li>tenere informati i lettori sulle attività operative e addestrative svolte dal l'Esercito, sugli sviluppi tecnologici, sulle attività intraprese dalla Forza Armata per il benessere e la cura dei propri uomini e donne;</li><li>illustrare, tramite apposite proposte di lettura, volumi, testi e saggi di cultura ritenuti di interesse per i lettori.</li></ul>Rivista Militare è inoltre aperta a collaborazioni esterne, permettendo ai suoi lettori e collaboratori l'invio in redazione di articoli inediti e liberi da vincoli di copyright. Agli autori viene corrisposto un compenso, se richiesto, nel caso in cui gli articoli fossero pubblicati.<br /><br />In prima pagina è sempre presente un editoriale, a firma del Direttore, per argomentare temi di particolare interesse o di attualità dell'Esercito.<br /><br />Al momento, la Rivista Militare ha una tiratura di circa 10.000 copie e viene distribuita nelle edicole di selezionate città e località sparse in tutto il territorio nazionale. Il numero singolo ha un prezzo di copertina di 4 Euro.<br /><br />Esce a febbraio, aprile, giugno, agosto, ottobre e dicembre nelle <a href="https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/Documents/elenco-aggiornato-localit-edicole211118.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">edicole (elenco)</a> delle principali città italiane.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6133780/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News Commentary</category><copyright>Rivista Militare</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2e8a51060ab93502df1bf32a849f573.jpg</url><title>Rivista Militare</title><link>https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/Pagine/default.aspx</link></image><lastBuildDate>Mon, 03 Aug 2026 07:29:55 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Ministero della Difesa</itunes:name><itunes:email>rivistamiltare@esercito.difesa.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2e8a51060ab93502df1bf32a849f573.jpg"/><itunes:subtitle>Rivista Militare è un periodico dell'Esercito Italiano. 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Moltissimi gli autori e i collaboratori del giornale, tra cui esponenti di spicco del mondo militare, accademico, scientifico e giornalistico.<br /><br />Il Direttore Responsabile di Rivista Militare è il Colonnello Giuseppe CACCIAGUERRA.<br /><br />La Rivista, di proprietà del Ministero della Difesa, rappresenta una palestra di pensiero rivolta alla divulgazione e all’informazione di ciò che riguarda la cultura militare e tutte le tematiche e gli aspetti che a essa possono riferirsi, con particolare attenzione all’Esercito, attraverso il dibattito e la libera e diretta partecipazione. Le idee espresse negli articoli sono personali degli autori e non hanno riferimento con orientamenti ufficiali.<br /><br />Rivista Militare ha anche lo scopo di:<br /><ul><li>tenere informati i lettori sulle attività operative e addestrative svolte dal l'Esercito, sugli sviluppi tecnologici, sulle attività intraprese dalla Forza Armata per il benessere e la cura dei propri uomini e donne;</li><li>illustrare, tramite apposite proposte di lettura, volumi, testi e saggi di cultura ritenuti di interesse per i lettori.</li></ul>Rivista Militare è inoltre aperta a collaborazioni esterne, permettendo ai suoi lettori e collaboratori l'invio in redazione di articoli inediti e liberi da vincoli di copyright. Agli autori viene corrisposto un compenso, se richiesto, nel caso in cui gli articoli fossero pubblicati.<br /><br />In prima pagina è sempre presente un editoriale, a firma del Direttore, per argomentare temi di particolare interesse o di attualità dell'Esercito.<br /><br />Al momento, la Rivista Militare ha una tiratura di circa 10.000 copie e viene distribuita nelle edicole di selezionate città e località sparse in tutto il territorio nazionale. Il numero singolo ha un prezzo di copertina di 4 Euro.<br /><br />Esce a febbraio, aprile, giugno, agosto, ottobre e dicembre nelle <a href="https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/Documents/elenco-aggiornato-localit-edicole211118.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">edicole (elenco)</a> delle principali città italiane.]]></itunes:summary><itunes:category text="News"><itunes:category text="News Commentary"/></itunes:category><itunes:category text="Government"/><itunes:category text="History"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>e6d7b540-a08e-523f-977d-77a48e327953</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Rivista Militare 4 2026, Anna Maria ISASTIA - Gli angeli di Pescantina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2026-anna-maria-isastia-gli-angeli-di-pescantina--73371638</link><description><![CDATA[<b>GLI ANGELI DI PESCANTINA</b><br /><b>La storia delle donne che accolsero migliaia di reduci dei campi nazisti</b> <br />di Anna Maria Isastia<a href="https://applewebdata//B61AC417-123D-4A0B-ACA9-1921B1B16210#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a>         <br /><br />Alla fine del secondo conflitto mondiale rientrarono in Italia prigionieri di guerra e internati militari, civili deportati e lavoratori coatti. Molti erano soldati italiani - di ogni grado - che avevano vissuto l’esperienza della prigionia. Decine di migliaia di uomini che rientrarono in Italia dai Lager passarono da Pescantina – tra la primavera del 1945 e l’inizio del 1947 - che fu invasa da una marea umana, perché i treni erano costretti a fermarsi lì per l’impossibilità di raggiungere Parona che aveva il ponte ferroviario danneggiato e la stazione di Porta Nuova a Verona, distrutta dai bombardamenti Alleati.Questa è la storia delle donne che li accolsero.<br /><a href="https://applewebdata//B61AC417-123D-4A0B-ACA9-1921B1B16210#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Docente universitario e saggista.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73371638</guid><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:14:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73371638/rivista_militare_isastia_ep2_27_06_26.mp3" length="26048260" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/f1a47741-7fc9-461f-87b6-6235070a272e/f1a47741-7fc9-461f-87b6-6235070a272e.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/f1a47741-7fc9-461f-87b6-6235070a272e/f1a47741-7fc9-461f-87b6-6235070a272e.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/f1a47741-7fc9-461f-87b6-6235070a272e/f1a47741-7fc9-461f-87b6-6235070a272e.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GLI ANGELI DI PESCANTINA
La storia delle donne che accolsero migliaia di reduci dei campi nazisti 
di Anna Maria Isastiaapplewebdata://B61AC417-123D-4A0B-ACA9-1921B1B16210#_ftn1         

Alla fine del secondo conflitto mondiale rientrarono in Italia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>GLI ANGELI DI PESCANTINA</b><br /><b>La storia delle donne che accolsero migliaia di reduci dei campi nazisti</b> <br />di Anna Maria Isastia<a href="https://applewebdata//B61AC417-123D-4A0B-ACA9-1921B1B16210#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a>         <br /><br />Alla fine del secondo conflitto mondiale rientrarono in Italia prigionieri di guerra e internati militari, civili deportati e lavoratori coatti. Molti erano soldati italiani - di ogni grado - che avevano vissuto l’esperienza della prigionia. Decine di migliaia di uomini che rientrarono in Italia dai Lager passarono da Pescantina – tra la primavera del 1945 e l’inizio del 1947 - che fu invasa da una marea umana, perché i treni erano costretti a fermarsi lì per l’impossibilità di raggiungere Parona che aveva il ponte ferroviario danneggiato e la stazione di Porta Nuova a Verona, distrutta dai bombardamenti Alleati.Questa è la storia delle donne che li accolsero.<br /><a href="https://applewebdata//B61AC417-123D-4A0B-ACA9-1921B1B16210#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Docente universitario e saggista.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>652</itunes:duration><itunes:keywords>esercitoitaliano,fascisti,imi,lager,nazisti,pescantina,putin,resistenza,rivistamilitare,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cfa0c4c1e44cc76e92e365383a64aa8e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2026, Dario CITATI - Il tramonto dell'Eurasia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2026-dario-citati-il-tramonto-dell-eurasia--73371637</link><description><![CDATA[<b>IL TRAMONTO DELL’EURASIA</b><br /><b>La guerra in Ucraina e la crisi della geopolitica russa</b><br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//0E06D813-EEB7-4B02-850E-D9D5817BBD4F#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Il 1° gennaio 2010 Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan costituirono l’Unione Doganale Eurasiatica, divenuta nel 2015 Unione Economica Eurasiatica (UEEA). Sotto la guida di Mosca, questo partenariato economico tra alcuni Stati dell’ex URSS avrebbe dovuto progressivamente allargarsi per diventare in futuro un’alleanza geopolitica. Nel 2022, l’invasione su larga scala dell’Ucraina ha compromesso in modo drammatico tale progetto, portando a compimento un’involuzione interna alla Federazione Russa e segnando un declino oggettivo del suo prestigio internazionale.  <br /><a href="https://applewebdata//0E06D813-EEB7-4B02-850E-D9D5817BBD4F#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Analista geopolitico.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73371637</guid><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73371637/rivista_militare_citati_ep_4_27_07_26.mp3" length="28185076" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0f5320c1-c225-4c96-9656-338da13c3103/0f5320c1-c225-4c96-9656-338da13c3103.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0f5320c1-c225-4c96-9656-338da13c3103/0f5320c1-c225-4c96-9656-338da13c3103.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/0f5320c1-c225-4c96-9656-338da13c3103/0f5320c1-c225-4c96-9656-338da13c3103.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>IL TRAMONTO DELL’EURASIA
La guerra in Ucraina e la crisi della geopolitica russa
di Dario Citatiapplewebdata://0E06D813-EEB7-4B02-850E-D9D5817BBD4F#_ftn1 
Il 1° gennaio 2010 Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan costituirono l’Unione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>IL TRAMONTO DELL’EURASIA</b><br /><b>La guerra in Ucraina e la crisi della geopolitica russa</b><br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//0E06D813-EEB7-4B02-850E-D9D5817BBD4F#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Il 1° gennaio 2010 Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan costituirono l’Unione Doganale Eurasiatica, divenuta nel 2015 Unione Economica Eurasiatica (UEEA). Sotto la guida di Mosca, questo partenariato economico tra alcuni Stati dell’ex URSS avrebbe dovuto progressivamente allargarsi per diventare in futuro un’alleanza geopolitica. Nel 2022, l’invasione su larga scala dell’Ucraina ha compromesso in modo drammatico tale progetto, portando a compimento un’involuzione interna alla Federazione Russa e segnando un declino oggettivo del suo prestigio internazionale.  <br /><a href="https://applewebdata//0E06D813-EEB7-4B02-850E-D9D5817BBD4F#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Analista geopolitico.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>705</itunes:duration><itunes:keywords>esercitoitaliano,eurasia,geopolitica,primakov,putin,rivistamilitare,trump,ukraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f988f2a2eeec0b5b15e3681836b41d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2026, Aurora RASI - L'Onu cerca di arginare i "robot killer"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2026-aurora-rasi-l-onu-cerca-di-arginare-i-robot-killer--73371636</link><description><![CDATA[<b>L’ONU CERCA DI ARGINARE I “ROBOT KILLER”</b><br /><b>L’Assemblea generale e la limitazione dell’impiego dei sistemi d</b>’<b>arma autonomi letali</b> <br />di Aurora Rasi [1]<br />La tecnologia bellica moderna ha ormai sdoganato in molti casi l’uso dei sistemi d’arma autonomi letali (LAWS - <i>lethal autonomous weapons systems</i>), vale a dire quegli assetti che vengono di fatto comandati da Intelligenza Artificiale o algoritmi complessi per identificare, selezionare e colpire bersagli autonomamente. Il dibattito etico e giuridico su questi sistemi, a livello internazionale, è accesissimo, anche perché determinare il diritto applicabile è un’operazione assai complessa. Un contributo viene dall’attività delle Nazioni Unite e, in particolare, dell’Assemblea generale (AG). Nel corso degli ultimi anni, l’AG ha incoraggiato prima la redazione e poi l’adozione di uno strumento pattizio che governi l’uso dei LAWS. Alcuni elementi paiono però suggerire sia giunto, nel 2026, il momento che l’AG modifichi la sua strategia di azione.  <br /><br />[1] Professoressa associata di Diritto Intrrnazionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università la Sapienza di Roma, ove insegna diritto internazionale e diritto dell'Unione Europea.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73371636</guid><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:04:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73371636/rivista_militare_rasi_ep_1_24_07_26.mp3" length="26972995" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/3191fae7-2235-4a40-8405-71a6d90ead90/3191fae7-2235-4a40-8405-71a6d90ead90.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/3191fae7-2235-4a40-8405-71a6d90ead90/3191fae7-2235-4a40-8405-71a6d90ead90.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/3191fae7-2235-4a40-8405-71a6d90ead90/3191fae7-2235-4a40-8405-71a6d90ead90.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’ONU CERCA DI ARGINARE I “ROBOT KILLER”
L’Assemblea generale e la limitazione dell’impiego dei sistemi d’arma autonomi letali 
di Aurora Rasi [1]
La tecnologia bellica moderna ha ormai sdoganato in molti casi l’uso dei sistemi d’arma autonomi letali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’ONU CERCA DI ARGINARE I “ROBOT KILLER”</b><br /><b>L’Assemblea generale e la limitazione dell’impiego dei sistemi d</b>’<b>arma autonomi letali</b> <br />di Aurora Rasi [1]<br />La tecnologia bellica moderna ha ormai sdoganato in molti casi l’uso dei sistemi d’arma autonomi letali (LAWS - <i>lethal autonomous weapons systems</i>), vale a dire quegli assetti che vengono di fatto comandati da Intelligenza Artificiale o algoritmi complessi per identificare, selezionare e colpire bersagli autonomamente. Il dibattito etico e giuridico su questi sistemi, a livello internazionale, è accesissimo, anche perché determinare il diritto applicabile è un’operazione assai complessa. Un contributo viene dall’attività delle Nazioni Unite e, in particolare, dell’Assemblea generale (AG). Nel corso degli ultimi anni, l’AG ha incoraggiato prima la redazione e poi l’adozione di uno strumento pattizio che governi l’uso dei LAWS. Alcuni elementi paiono però suggerire sia giunto, nel 2026, il momento che l’AG modifichi la sua strategia di azione.  <br /><br />[1] Professoressa associata di Diritto Intrrnazionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università la Sapienza di Roma, ove insegna diritto internazionale e diritto dell'Unione Europea.]]></itunes:summary><itunes:duration>675</itunes:duration><itunes:keywords>dirittointernazionale,droni,esercitoitaliano,gaza,ia,killer,rivistamilitare,robot,robotkiller,russia,trump,ue,ukraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f47198f3d2530724be78a58cd6ac63b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2026, Marco LUPIS - Il Giappone si riarma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2026-marco-lupis-il-giappone-si-riarma--72548521</link><description><![CDATA[<b>IL GIAPPONE SI RIARMA </b><br /><b>L’ascesa di una superpotenza high-tech nell’Indo-Pacifico</b> <br />di Marco Lupis<br /><i></i><br />Sotto Sanae Takaichi, Tokyo spende record 58 miliardi di dollari nel 2026 per missili ipersonici, droni autonomi e alleanze globali, sfidando Cina e Corea del Nord in un contesto di minacce senza precedenti. <br />Negli ultimi anni, il Giappone ha intrapreso una trasformazione strategica senza precedenti, abbandonando progressivamente il dogma del pacifismo postbellico per abbracciare un ruolo di potenza militare regionale assertiva. Il governo della prima ministra Sanae Takaichi – la prima donna premier nella storia moderna del Sol Levante - ha appena approvato il bilancio della difesa per l’anno fiscale 2026, fissato a oltre 9.000 miliardi di yen – circa 58 miliardi di dollari – con un incremento del 9,4% rispetto al 2025, confermando il quarto anno consecutivo di una crescita esponenziale che proietta Tokyo al terzo posto mondiale per spesa militare, dietro solo a Stati Uniti e Cina.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72548521</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 12:13:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72548521/rivista_militare_lupis_ep_1_10_06_26.mp3" length="34225631" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/46dfcdf6-8d30-4b30-a938-b6a8a037d43c/46dfcdf6-8d30-4b30-a938-b6a8a037d43c.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/46dfcdf6-8d30-4b30-a938-b6a8a037d43c/46dfcdf6-8d30-4b30-a938-b6a8a037d43c.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/46dfcdf6-8d30-4b30-a938-b6a8a037d43c/46dfcdf6-8d30-4b30-a938-b6a8a037d43c.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>IL GIAPPONE SI RIARMA 
L’ascesa di una superpotenza high-tech nell’Indo-Pacifico 
di Marco Lupis

Sotto Sanae Takaichi, Tokyo spende record 58 miliardi di dollari nel 2026 per missili ipersonici, droni autonomi e alleanze globali, sfidando Cina e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>IL GIAPPONE SI RIARMA </b><br /><b>L’ascesa di una superpotenza high-tech nell’Indo-Pacifico</b> <br />di Marco Lupis<br /><i></i><br />Sotto Sanae Takaichi, Tokyo spende record 58 miliardi di dollari nel 2026 per missili ipersonici, droni autonomi e alleanze globali, sfidando Cina e Corea del Nord in un contesto di minacce senza precedenti. <br />Negli ultimi anni, il Giappone ha intrapreso una trasformazione strategica senza precedenti, abbandonando progressivamente il dogma del pacifismo postbellico per abbracciare un ruolo di potenza militare regionale assertiva. Il governo della prima ministra Sanae Takaichi – la prima donna premier nella storia moderna del Sol Levante - ha appena approvato il bilancio della difesa per l’anno fiscale 2026, fissato a oltre 9.000 miliardi di yen – circa 58 miliardi di dollari – con un incremento del 9,4% rispetto al 2025, confermando il quarto anno consecutivo di una crescita esponenziale che proietta Tokyo al terzo posto mondiale per spesa militare, dietro solo a Stati Uniti e Cina.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>856</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d0ae6c6e966fa15449ac794042ca0c6d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2026,  Giuseppe  CUCCHI - La guerra a pezzi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2026-giuseppe-cucchi-la-guerra-a-pezzi--72548519</link><description><![CDATA[<b>LA GUERRA A PEZZI</b><br /><b>Dall’Iran all’Ucraina, come sono cambiate le crisi mondiali</b> <br />di Giuseppe Cucchi<a href="https://applewebdata//064E34CE-2327-4D38-BE52-09B97428BE8F#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Sarebbe veramente assurdo se ci limitassimo ad assistere a quanto sta succedendo in questo periodo in un mondo che si trasforma di giorno in giorno senza tentare, almeno per quel che riguarda il punto di vista militare sui grandi scontri attualmente in atto, di trarne tutti quegli ammaestramenti che ci potrebbero aiutare, nell’immediato o in quel futuro che è ormai dietro l’angolo, a migliorare la nostra preparazione.Dalla guerra in Ucraina a quella in Iran, le crisi e i conflitti cambiano in maniera talmente rapida che il mondo stesso stenta a stare al passo, facendo emergere tutte le criticità e i nodi irrisolti dei nostri sistemi, da quello politico a quello militare ed economico.<br /><a href="https://applewebdata//064E34CE-2327-4D38-BE52-09B97428BE8F#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Gen. C.A. in ausiliaria, ha diretto il Centro Militare di Studi Strategici, è stato Consigliere Militare di due Presidenti del Consiglio, ha ricoperto l’incarico di Rappresentante Militare Italiano presso la UE e  la NATO nonché quello di Delegato Militare presso la UEO, ha rivestito il ruolo di Segretario Generale del PBEIST ed ha concluso la sua carriera quale Direttore Generale del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio, vale a dire al vertice dei Servizi di Intelligence nazionali. Dopo il pensionamento ha lavorato per due anni per le Nazioni Unite, quale consulente nel quadro della crisi del Mali.Il Generale Cucchi si è laureato in Scienze Strategiche presso l’Università di Torino e in Giurisprudenza presso quella di Bologna. Ha frequentato con successo <i>l’Ecole de Guerre francese, il Cours Superieur Interarmees</i> francese. Ha un <i>Mid Career Master in Public Administration</i> conseguito presso la Kennedy School della Università di Harvard. Ha insegnato management alla Università LUISS di Roma e alla Business School dell’Università di Bologna. È consigliere scientifico della rivista Limes. <br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72548519</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:54:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72548519/rivista_militare_cucchi_ep_1_01_06_26.mp3" length="23723362" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/08e436ff-4701-402c-85a5-f6eb8e412136/08e436ff-4701-402c-85a5-f6eb8e412136.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/08e436ff-4701-402c-85a5-f6eb8e412136/08e436ff-4701-402c-85a5-f6eb8e412136.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/08e436ff-4701-402c-85a5-f6eb8e412136/08e436ff-4701-402c-85a5-f6eb8e412136.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA GUERRA A PEZZI
Dall’Iran all’Ucraina, come sono cambiate le crisi mondiali 
di Giuseppe Cucchiapplewebdata://064E34CE-2327-4D38-BE52-09B97428BE8F#_ftn1

Sarebbe veramente assurdo se ci limitassimo ad assistere a quanto sta succedendo in questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA GUERRA A PEZZI</b><br /><b>Dall’Iran all’Ucraina, come sono cambiate le crisi mondiali</b> <br />di Giuseppe Cucchi<a href="https://applewebdata//064E34CE-2327-4D38-BE52-09B97428BE8F#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Sarebbe veramente assurdo se ci limitassimo ad assistere a quanto sta succedendo in questo periodo in un mondo che si trasforma di giorno in giorno senza tentare, almeno per quel che riguarda il punto di vista militare sui grandi scontri attualmente in atto, di trarne tutti quegli ammaestramenti che ci potrebbero aiutare, nell’immediato o in quel futuro che è ormai dietro l’angolo, a migliorare la nostra preparazione.Dalla guerra in Ucraina a quella in Iran, le crisi e i conflitti cambiano in maniera talmente rapida che il mondo stesso stenta a stare al passo, facendo emergere tutte le criticità e i nodi irrisolti dei nostri sistemi, da quello politico a quello militare ed economico.<br /><a href="https://applewebdata//064E34CE-2327-4D38-BE52-09B97428BE8F#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Gen. C.A. in ausiliaria, ha diretto il Centro Militare di Studi Strategici, è stato Consigliere Militare di due Presidenti del Consiglio, ha ricoperto l’incarico di Rappresentante Militare Italiano presso la UE e  la NATO nonché quello di Delegato Militare presso la UEO, ha rivestito il ruolo di Segretario Generale del PBEIST ed ha concluso la sua carriera quale Direttore Generale del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio, vale a dire al vertice dei Servizi di Intelligence nazionali. Dopo il pensionamento ha lavorato per due anni per le Nazioni Unite, quale consulente nel quadro della crisi del Mali.Il Generale Cucchi si è laureato in Scienze Strategiche presso l’Università di Torino e in Giurisprudenza presso quella di Bologna. Ha frequentato con successo <i>l’Ecole de Guerre francese, il Cours Superieur Interarmees</i> francese. Ha un <i>Mid Career Master in Public Administration</i> conseguito presso la Kennedy School della Università di Harvard. Ha insegnato management alla Università LUISS di Roma e alla Business School dell’Università di Bologna. È consigliere scientifico della rivista Limes. <br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>594</itunes:duration><itunes:keywords>esercitoitaliano,geopolitica,hormuz,iran,israele,rivistamilitare,trump,usa,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/109324319df1a5a1c360da43ed9a57dd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2026, Andrea SPADA - Droni e robotica al primo posto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2026-andrea-spada-droni-e-robotica-al-primo-posto--72153578</link><description><![CDATA[<b>DRONI E ROBOTICA AL PRIMO POSTO</b><br /><b>L’esercito tedesco punta sul “<i>Birds Group</i>”</b><br />di Andrea Spada<a href="https://applewebdata//9DD00A47-A9C3-417F-88E2-B2C75FD54719#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />La Bundeswehr ha ufficialmente istituito una nuova struttura interna, il “<i>Birds Group</i>”, sotto il Comando delle Forze Terrestri. La missione di questa unità è quella di fungere da “hub centralizzato” per tutti i progetti riguardanti droni, robotica e sistemi senza pilota, combinando i processi di sviluppo, test, valutazione e approvvigionamento per un più rapido impiego sul campo.  <br /><a href="https://applewebdata//9DD00A47-A9C3-417F-88E2-B2C75FD54719#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista, redattore presso Rivista Militare.<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72153578</guid><pubDate>Mon, 25 May 2026 12:08:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72153578/rivista_militare_spada_ep_2_27_04_26.mp3" length="19400619" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/5a6d659e-9354-4013-b695-ab457516b192/5a6d659e-9354-4013-b695-ab457516b192.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/5a6d659e-9354-4013-b695-ab457516b192/5a6d659e-9354-4013-b695-ab457516b192.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/5a6d659e-9354-4013-b695-ab457516b192/5a6d659e-9354-4013-b695-ab457516b192.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>DRONI E ROBOTICA AL PRIMO POSTO
L’esercito tedesco punta sul “Birds Group”
di Andrea Spadaapplewebdata://9DD00A47-A9C3-417F-88E2-B2C75FD54719#_ftn1

La Bundeswehr ha ufficialmente istituito una nuova struttura interna, il “Birds Group”, sotto il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>DRONI E ROBOTICA AL PRIMO POSTO</b><br /><b>L’esercito tedesco punta sul “<i>Birds Group</i>”</b><br />di Andrea Spada<a href="https://applewebdata//9DD00A47-A9C3-417F-88E2-B2C75FD54719#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />La Bundeswehr ha ufficialmente istituito una nuova struttura interna, il “<i>Birds Group</i>”, sotto il Comando delle Forze Terrestri. La missione di questa unità è quella di fungere da “hub centralizzato” per tutti i progetti riguardanti droni, robotica e sistemi senza pilota, combinando i processi di sviluppo, test, valutazione e approvvigionamento per un più rapido impiego sul campo.  <br /><a href="https://applewebdata//9DD00A47-A9C3-417F-88E2-B2C75FD54719#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista, redattore presso Rivista Militare.<br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>486</itunes:duration><itunes:keywords>army,birdsgroup,bundeswehr,difesa,droni,esercitoitaliano,rivistamilitare,robot,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1a2550e846bdfea54ba2c64b34b24eaa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2026, Gastone BRECCIA - Carabobo, 24 giugno 1821</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2026-gastone-breccia-carabobo-24-giugno-1821--72153575</link><description><![CDATA[<b>Carabobo, 24 giugno 1821</b><br />Simón Bolívar e la conquista del Venezuela<br /><i>Di Gastone Breccia</i><i> </i><br /><i>Il destino di un continente.</i> Piana di Carabobo, pomeriggio del 23 giugno 1821. L’esercito spagnolo al comando del governatore e <i>Capitán General de Venezuela</i> Miguel de la Torre è accampato a guardia della strada che dalle regioni dell’interno conduce verso la città di Valencia, venticinque chilometri più a nordest, e di qui a Caracas. Le forze ribelli al comando di Simón Bolívar, il capo del movimento indipendentista che aveva già liberato la Colombia due anni prima (battaglia di Boyacá, 7 agosto 1819), sono segnalate ormai a poche ore di marcia: de la Torre dispone di soli 5 battaglioni di fanteria, 3 reggimenti di cavalleria e 2 pezzi d’artiglieria, ovvero poco più di 4.500 effettivi per rovesciare le sorti della lotta e salvare il viceregno di Nuova Granada, di cui il Venezuela fa parte. Uomini relativamente affidabili ed esperti, ma anche piuttosto demoralizzati dall’andamento delle operazioni in Sudamerica: il comandante spagnolo sa di dover sfruttare la posizione favorevole per infliggere una netta sconfitta al nemico, altrimenti la ritirata delle sue truppe potrebbe trasformarsi in una disfatta senza speranza.             Prima di sera, ricevuto il rapporto degli esploratori, <i>el Libertador </i>Bolívar dà ordine di porre il campo e convoca il consiglio di guerra. Inizialmente propone di attaccare di slancio le posizioni spagnole, confidando nella superiorità numerica – dispone infatti di 9 battaglioni di fanteria e 19 squadroni di cavalleria, per un totale di circa 6.500 uomini – e nell’entusiasmo dei suoi; ne viene dissuaso dalle informazioni ricevute sulle caratteristiche del vallone che conduce alla piana di Carabobo, che potrebbe trasformarsi in una micidiale <i>killing zone</i>, spazzato dal fuoco a mitraglia dei due pezzi d’artiglieria di de la Torre. Bolívar decide allora di lanciare un attacco frontale per «fissare» il grosso dell’esercito nemico, mentre alle sue truppe migliori, riunite nella 1a divisione del generale José Antonio Páez, affida la decisiva manovra di aggiramento attorno all’ala destra spagnola, sfruttando il terreno irregolare e boscoso. Dai rispettivi accampamenti si distingue con chiarezza il riverbero dei fuochi dei bivacchi nemici, ma la notte di inizio estate trascorre tranquilla, in attesa del giorno che deciderà la sorte di un continente.<i> </i><i>La manovra e lo scontro. </i>Il generale Páez, messosi alla testa del battaglione dei <i>Bravos de Apure</i> (tenente colonnello Juan José de Conde), seguito dal battaglione dei <i>Cazadores Británicos</i> (colonnello Thomas Ilderton Ferriar) e da 14 squadroni di lancieri, iniziò soltanto alle 11 del mattino l’ampio movimento che doveva portarlo oltre l’ala destra nemica per attaccare da nord le posizioni spagnole a difesa della piana di Carabobo. I motivi del ritardo non sono noti, mentre è attestato che il comandante della 1a divisione poté giovarsi dell’aiuto di alcuni uomini esperti dei luoghi, che guidarono le sue truppe per sentieri e valloncelli quasi invisibili dalle alture che delimitano la pianura. L’avanzata fu comunque piuttosto lenta, con gli <i>zapadores</i> della grande unità costretti ad aprire la strada al grosso attraverso la boscaglia a colpi di <i>machete</i>; questo diede modo agli spagnoli di rendersi conto di quanto stava accadendo, e il generale de la Torre tentò di modificare di conseguenza lo schieramento dei propri reparti di fanteria: il <i>Capitán General</i> si mise alla testa dei 700 uomini del battaglione <i>Burgos</i>, che aveva inizialmente pensato di tenere di riserva, dirigendosi verso il punto dove il nemico sembrava intenzionato a raggiungere la pianura, e diede ordine al<i> Barbastro</i> e all’<i>Hostalrich</i> di seguirlo a distanza.La mischia si accese quando i primi tra i <i>Bravos de Apure </i>uscirono dalla boscaglia per attaccare la cresta: gli schermagliatori del <i>Burgos</i>, infatti, avendoli preceduti di qualche minuto, aprirono un fuoco micidiale sui venezuelani che cercavano di coprire l’ultimo tratto di salita che ancora li separava dal bordo della pianura. De la Torre, che aveva sperato di gestire lo scontro come difesa statica di posizioni preparate, e coperte dal fuoco degli unici cannoni presenti sul campo, si trovò invece costretto ad affrontare una battaglia d’incontro su un terreno inadatto al dispiegamento di unità regolari addestrate a combattere in linea e colonna: nonostante questo i suoi uomini riuscirono inizialmente a ricacciare il nemico, perché il <i>Barbastro </i>e lo <i>Hostalrich</i> (altri 1.400 effettivi) giunsero a dar manforte al <i>Burgos</i> prima che questo fosse costretto a cedere terreno di fronte allo slancio dei <i>Bravos de Apure</i>. Gli spagnoli intuirono che il momento era favorevole e tentarono di sfruttarlo contrattaccando dalla cresta al margine del bosco, ma finirono a loro volta sotto il fuoco dei <i>Cazadores Británicos</i>, il battaglione scelto formato da veterani delle guerre napoleoniche, tutti volontari, che riuscì a schierarsi in linea attraverso il canalone teatro della lotta, coprendo la ritirata dei venezuelani. Il colonnello Ferriar, smontato da cavallo, ordinò di piantare a terra lo stendardo repubblicano e resistere sul posto; pochi minuti dopo venne colpito a morte, come il suo secondo in comando e l’aiutante di battaglione, il capitano Scott. I <i>Cazadores Británicos</i>subirono perdite gravissime – 17 ufficiali e circa la metà degli effettivi morti o feriti – ma diedero tempo ai <i>Bravos de Apure</i> di riannodare le file e ricevere due compagnie di rinforzo inviate da Bolivar, che nel frattempo manteneva una forte pressione sulla principale via d’accesso a Carabobo, in modo da impedire al <i>Capitán General</i> de la Torre di sganciare gli altri due battaglioni spagnoli e l’artiglieria. Non appena si accorse che i tre battaglioni spagnoli avevano perso slancio sotto il fuoco dei britannici, Páez diede ordine a tutti i reparti in grado di combattere di incalzarli alla baionetta: questa volta gli uomini della sua divisione riuscirono a superare il dislivello e a penetrare nella pianura, dove gli esperti <i>Cazadores Británicos</i> formarono immediatamente il quadrato per respingere la carica della cavalleria spagnola, che de la Torre aveva mandato a sostegno dell’ala destra per rovesciare le sorti dello scontro, sperando di sfruttare il momento in cui il nemico avrebbe raggiunto il terreno aperto ancora in relativo disordine.Ancora una volta, la tenacia e la perizia tattica dei britannici fa guadagnare tempo agli altri reparti di Páez: i <i>Bravos de Apure</i> e le compagnie di rinforzo raggiungono la pianura e si aprono a ventaglio, mentre lo squadrone della guardia personale di Páez – 34 uomini! – vista la situazione ancora critica non esita a impegnare la cavalleria nemica attaccandola sul fianco. Quando escono finalmente dalla boscaglia anche i primi squadroni di <i>llaneros</i>, i lancieri a cavallo venezuelani famosi per la rapidità di manovra e la ferocia in combattimento, gli spagnoli cedono di schianto. Il battaglione <i>Burgos</i> è distrutto, l’<i>Hostalrich</i> decimato; il <i>Barbastro</i>, ancora in formazione ordinata, viene circondato dalla cavalleria e costretto ad abbassare le armi. È l’una del pomeriggio: si combatte da un’ora soltanto, ma la battaglia è finita. Al <i>Capitán General</i> de la Torre non resta altro da fare che raccogliere i superstiti – circa 2.000, meno della metà del suo esercito – e fuggire verso Valencia. <i>Audacia, sorpresa, vittoria.</i> La disfatta del 24 giugno 1821 spense le speranze di una ripresa realista in tutta l’America Latina: raramente, nella storia, uno scontro tanto modesto per numero di uomini impiegati in combattimento ha avuto conseguenze di così vasta portata. La potenza militare spagnola era stata liquidata anche in Venezuela: questo permise a Bolívar di avviare l’ultima campagna nel viceregno meridionale del Perù senza doversi preoccupare delle proprie retrovie. <i>El libertador </i>ne uscì da trionfatore; gli eroi di Carabobo sono ricordati come i «padri fondatori» dell’indipendenza venezuelana, e alla <i>valentía indómita</i> dei <i>Bravos de Apure </i>hanno fatto esplicito riferimento, in giorni recenti, i sostenitori dell’ex-presidente Nicolás Maduro. La vittoria di Carabobo, dal punto di vista tattico, fu decisa dalla capacità di Bolívar di comprendere le rispettive qualità e i limiti dei due eserciti – entusiasti e audaci i patrioti, troppo legati alle regole del combattimento «in campo aperto» gli spagnoli – e soprattutto alla sua capacità di «leggere» il terreno e sfruttarne le caratteristiche per sorprendere il nemico, affidando la decisione dello scontro a un attacco condotto attraverso una zona ritenuta intransitabile. Principi senza tempo dell’arte della guerra, che difficilmente tradiscono chi sa interpretarli a proprio vantaggio.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72153575</guid><pubDate>Mon, 25 May 2026 12:04:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72153575/rivista_militare_breccia_ep_2_12_05_26.mp3" length="26058709" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/1e616e96-b20c-4af5-8c70-e127b6f26c13/1e616e96-b20c-4af5-8c70-e127b6f26c13.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/1e616e96-b20c-4af5-8c70-e127b6f26c13/1e616e96-b20c-4af5-8c70-e127b6f26c13.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/1e616e96-b20c-4af5-8c70-e127b6f26c13/1e616e96-b20c-4af5-8c70-e127b6f26c13.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Carabobo, 24 giugno 1821
Simón Bolívar e la conquista del Venezuela
Di Gastone Breccia 
Il destino di un continente. Piana di Carabobo, pomeriggio del 23 giugno 1821. L’esercito spagnolo al comando del governatore e Capitán General de Venezuela Miguel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Carabobo, 24 giugno 1821</b><br />Simón Bolívar e la conquista del Venezuela<br /><i>Di Gastone Breccia</i><i> </i><br /><i>Il destino di un continente.</i> Piana di Carabobo, pomeriggio del 23 giugno 1821. L’esercito spagnolo al comando del governatore e <i>Capitán General de Venezuela</i> Miguel de la Torre è accampato a guardia della strada che dalle regioni dell’interno conduce verso la città di Valencia, venticinque chilometri più a nordest, e di qui a Caracas. Le forze ribelli al comando di Simón Bolívar, il capo del movimento indipendentista che aveva già liberato la Colombia due anni prima (battaglia di Boyacá, 7 agosto 1819), sono segnalate ormai a poche ore di marcia: de la Torre dispone di soli 5 battaglioni di fanteria, 3 reggimenti di cavalleria e 2 pezzi d’artiglieria, ovvero poco più di 4.500 effettivi per rovesciare le sorti della lotta e salvare il viceregno di Nuova Granada, di cui il Venezuela fa parte. Uomini relativamente affidabili ed esperti, ma anche piuttosto demoralizzati dall’andamento delle operazioni in Sudamerica: il comandante spagnolo sa di dover sfruttare la posizione favorevole per infliggere una netta sconfitta al nemico, altrimenti la ritirata delle sue truppe potrebbe trasformarsi in una disfatta senza speranza.             Prima di sera, ricevuto il rapporto degli esploratori, <i>el Libertador </i>Bolívar dà ordine di porre il campo e convoca il consiglio di guerra. Inizialmente propone di attaccare di slancio le posizioni spagnole, confidando nella superiorità numerica – dispone infatti di 9 battaglioni di fanteria e 19 squadroni di cavalleria, per un totale di circa 6.500 uomini – e nell’entusiasmo dei suoi; ne viene dissuaso dalle informazioni ricevute sulle caratteristiche del vallone che conduce alla piana di Carabobo, che potrebbe trasformarsi in una micidiale <i>killing zone</i>, spazzato dal fuoco a mitraglia dei due pezzi d’artiglieria di de la Torre. Bolívar decide allora di lanciare un attacco frontale per «fissare» il grosso dell’esercito nemico, mentre alle sue truppe migliori, riunite nella 1a divisione del generale José Antonio Páez, affida la decisiva manovra di aggiramento attorno all’ala destra spagnola, sfruttando il terreno irregolare e boscoso. Dai rispettivi accampamenti si distingue con chiarezza il riverbero dei fuochi dei bivacchi nemici, ma la notte di inizio estate trascorre tranquilla, in attesa del giorno che deciderà la sorte di un continente.<i> </i><i>La manovra e lo scontro. </i>Il generale Páez, messosi alla testa del battaglione dei <i>Bravos de Apure</i> (tenente colonnello Juan José de Conde), seguito dal battaglione dei <i>Cazadores Británicos</i> (colonnello Thomas Ilderton Ferriar) e da 14 squadroni di lancieri, iniziò soltanto alle 11 del mattino l’ampio movimento che doveva portarlo oltre l’ala destra nemica per attaccare da nord le posizioni spagnole a difesa della piana di Carabobo. I motivi del ritardo non sono noti, mentre è attestato che il comandante della 1a divisione poté giovarsi dell’aiuto di alcuni uomini esperti dei luoghi, che guidarono le sue truppe per sentieri e valloncelli quasi invisibili dalle alture che delimitano la pianura. L’avanzata fu comunque piuttosto lenta, con gli <i>zapadores</i> della grande unità costretti ad aprire la strada al grosso attraverso la boscaglia a colpi di <i>machete</i>; questo diede modo agli spagnoli di rendersi conto di quanto stava accadendo, e il generale de la Torre tentò di modificare di conseguenza lo schieramento dei propri reparti di fanteria: il <i>Capitán General</i> si mise alla testa dei 700 uomini del battaglione <i>Burgos</i>, che aveva inizialmente pensato di tenere di riserva, dirigendosi verso il punto dove il nemico sembrava intenzionato a raggiungere la pianura, e diede ordine al<i> Barbastro</i> e all’<i>Hostalrich</i> di seguirlo a distanza.La mischia si accese quando i primi tra i <i>Bravos de Apure </i>uscirono dalla boscaglia per attaccare la cresta: gli...]]></itunes:summary><itunes:duration>652</itunes:duration><itunes:keywords>battaglie,esercitoitaliano,messico,rivistamilitare,storia,trump,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0d7aa579190533fd6a00ebea4139fb6f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2026, Giampaolo CADALANU - Ecocidio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2026-giampaolo-cadalanu-ecocidio--70991834</link><description><![CDATA[<b>ECOCIDIO</b><br /><b>La guerra all’ambiente</b> <br />di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//D33BB43A-5F31-4457-BCCC-B4860D6F4049#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br /><br />Dalla guerra in Vietnam all’Ucraina, passando anche per le guerre dell’antichità, la distruzione del territorio, delle coltivazioni e delle risorse naturali ha caratterizzato alcune strategie belliche dimostratesi poi terribilmente dannose e controproducenti e, purtroppo, assai diffuse. L’ecocidio è il termine con il quale questa pratica è stata stigmatizzata, inserita nel contesto internazionale dopo Norimberga e, successivamente, nei protocolli aggiuntivi del 1977 della convenzione di Ginevra<br /><a href="https://applewebdata//D33BB43A-5F31-4457-BCCC-B4860D6F4049#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista, ex inviato di guerra per “La Repubblica”, saggista.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70991834</guid><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:23:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70991834/rivista_militare_cadalanu_ep_3_9_03_26.mp3" length="26217533" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>ECOCIDIO
La guerra all’ambiente 
di Giampaolo Cadalanuapplewebdata://D33BB43A-5F31-4457-BCCC-B4860D6F4049#_ftn1 

Dalla guerra in Vietnam all’Ucraina, passando anche per le guerre dell’antichità, la distruzione del territorio, delle coltivazioni e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>ECOCIDIO</b><br /><b>La guerra all’ambiente</b> <br />di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//D33BB43A-5F31-4457-BCCC-B4860D6F4049#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br /><br />Dalla guerra in Vietnam all’Ucraina, passando anche per le guerre dell’antichità, la distruzione del territorio, delle coltivazioni e delle risorse naturali ha caratterizzato alcune strategie belliche dimostratesi poi terribilmente dannose e controproducenti e, purtroppo, assai diffuse. L’ecocidio è il termine con il quale questa pratica è stata stigmatizzata, inserita nel contesto internazionale dopo Norimberga e, successivamente, nei protocolli aggiuntivi del 1977 della convenzione di Ginevra<br /><a href="https://applewebdata//D33BB43A-5F31-4457-BCCC-B4860D6F4049#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista, ex inviato di guerra per “La Repubblica”, saggista.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>656</itunes:duration><itunes:keywords>difesa,esercitoitaliano,geopolitica,globalwarming,green,larepubblica,newgeneration,repubblica,rinnovabili,rivistamilitare,war,warcriminal</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dab18e50cba4aabe348adaf06ce2adb8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2026, Pierfrancesco SAMPAOLO - Nero a metà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2026-pierfrancesco-sampaolo-nero-a-meta--70991827</link><description><![CDATA[<b>NERO A METÀ</b><br /><b>James Senese, figlio della guerra, figlio della musica</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Gaetano “James” Senese ci ha lasciati il 29 ottobre scorso, all’età di 80 anni. Forse non tutti conoscono però l’importanza e la profondità di questo incredibile artista, scontroso e poco avvezzo alle luci della ribalta, conosciuto principalmente ai più come sassofono di Pino Daniele nei primi dischi. Alcuni dicevano che non si sapesse raccontare, ma forse la vera forza di Senese era questa: poche chiacchiere e tanti fatti, fatti che avevano a che fare con l’arte e con la musica. Nel film “No grazie, il caffè mi rende nervoso” (1982) è celebre la sua intervista con Lello Arena dove James interpreta se stesso e Arena un goffo giornalista che gli fa domande provocatorie: a una di queste, riferendosi alle scenografie spoglie del suo spettacolo, Senese risponde, in dialetto napoletano, “A te piace la musica o il fumo?” ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70991827</guid><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:19:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70991827/podcast_sampaolo_james_senese.mp3" length="19444048" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>NERO A METÀ
James Senese, figlio della guerra, figlio della musica
di Pierfrancesco Sampaolo

Gaetano “James” Senese ci ha lasciati il 29 ottobre scorso, all’età di 80 anni. Forse non tutti conoscono però l’importanza e la profondità di questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>NERO A METÀ</b><br /><b>James Senese, figlio della guerra, figlio della musica</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Gaetano “James” Senese ci ha lasciati il 29 ottobre scorso, all’età di 80 anni. Forse non tutti conoscono però l’importanza e la profondità di questo incredibile artista, scontroso e poco avvezzo alle luci della ribalta, conosciuto principalmente ai più come sassofono di Pino Daniele nei primi dischi. Alcuni dicevano che non si sapesse raccontare, ma forse la vera forza di Senese era questa: poche chiacchiere e tanti fatti, fatti che avevano a che fare con l’arte e con la musica. Nel film “No grazie, il caffè mi rende nervoso” (1982) è celebre la sua intervista con Lello Arena dove James interpreta se stesso e Arena un goffo giornalista che gli fa domande provocatorie: a una di queste, riferendosi alle scenografie spoglie del suo spettacolo, Senese risponde, in dialetto napoletano, “A te piace la musica o il fumo?” ]]></itunes:summary><itunes:duration>487</itunes:duration><itunes:keywords>difesa,esercitoitaliano,folkmusic,jamessenese,jazz,music,musica,napoli,napolicentrale,napolitanpower,pinodaniele,rivistasmilitare,secondaguerramondiale,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/034bd5983832edddf00a726333905ae0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2026, Marco LUPIS - Potere ridotto, nodo irrisolto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2026-marco-lupis-potere-ridotto-nodo-irrisolto--70991823</link><description><![CDATA[<b>POTERE RIDOTTO, NODO IRRISOLTO </b><br /><b>Hezbollah dopo la guerra</b> di Marco Lupis<a href="https://applewebdata//59C1DC72-BAE2-4257-9A4C-D0A8CE3D67E8#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Il Libano si trova oggi davanti a una contraddizione che non riesce più a mascherare. Hezbollah è uscito duramente colpito dall’ultimo ciclo di guerra con Israele, ma continua a essere armato, finanziato e politicamente centrale. Non è più l’attore trionfante del 2006 né la macchina militare intatta che per anni ha imposto la propria deterrenza sul confine nord di Israele. Allo stesso tempo, non è nemmeno una forza sconfitta, pronta a farsi assorbire dallo Stato libanese. <br /><a href="https://applewebdata//59C1DC72-BAE2-4257-9A4C-D0A8CE3D67E8#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> È stato inviato di guerra e corrispondente dall’Estremo Oriente (basato a Hong Kong) del Gruppo La Repubblica-L’Espresso.  Ad Huffington Post ha coperto i recenti conflitti da Ucraina, Libano e Israele. Il suo libro, “I cannibali di Mao – la nuova Cina alla conquista del Mondo” (Rubbettino, 2019) ha vinto la sesta edizione del Premio Internazionale di letteratura “Città di Como” come “miglior libro di giornalismo di viaggio dell’anno”. Ha pubblicato tra gli altri “il Male Inutile – dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali, le testimonianze di un reporter di guerra” (Rubbettino, 2018), tradotto in Francia e Spagna e "Hong Kong - Racconto di una città sospesa” (Il Mulino, 2021)”, “Ombre cinesi sull’Italia” (Rubbettino, 2024).  Il suo ultimo libro è “Ai confini del Mondo – storie da isole lontane” (Il Mulino, 2025). <br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70991823</guid><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:16:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70991823/podcast_lupis_hezbollafh.mp3" length="23711182" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>POTERE RIDOTTO, NODO IRRISOLTO 
Hezbollah dopo la guerra di Marco Lupisapplewebdata://59C1DC72-BAE2-4257-9A4C-D0A8CE3D67E8#_ftn1 
Il Libano si trova oggi davanti a una contraddizione che non riesce più a mascherare. Hezbollah è uscito duramente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>POTERE RIDOTTO, NODO IRRISOLTO </b><br /><b>Hezbollah dopo la guerra</b> di Marco Lupis<a href="https://applewebdata//59C1DC72-BAE2-4257-9A4C-D0A8CE3D67E8#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Il Libano si trova oggi davanti a una contraddizione che non riesce più a mascherare. Hezbollah è uscito duramente colpito dall’ultimo ciclo di guerra con Israele, ma continua a essere armato, finanziato e politicamente centrale. Non è più l’attore trionfante del 2006 né la macchina militare intatta che per anni ha imposto la propria deterrenza sul confine nord di Israele. Allo stesso tempo, non è nemmeno una forza sconfitta, pronta a farsi assorbire dallo Stato libanese. <br /><a href="https://applewebdata//59C1DC72-BAE2-4257-9A4C-D0A8CE3D67E8#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> È stato inviato di guerra e corrispondente dall’Estremo Oriente (basato a Hong Kong) del Gruppo La Repubblica-L’Espresso.  Ad Huffington Post ha coperto i recenti conflitti da Ucraina, Libano e Israele. Il suo libro, “I cannibali di Mao – la nuova Cina alla conquista del Mondo” (Rubbettino, 2019) ha vinto la sesta edizione del Premio Internazionale di letteratura “Città di Como” come “miglior libro di giornalismo di viaggio dell’anno”. Ha pubblicato tra gli altri “il Male Inutile – dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali, le testimonianze di un reporter di guerra” (Rubbettino, 2018), tradotto in Francia e Spagna e "Hong Kong - Racconto di una città sospesa” (Il Mulino, 2021)”, “Ombre cinesi sull’Italia” (Rubbettino, 2024).  Il suo ultimo libro è “Ai confini del Mondo – storie da isole lontane” (Il Mulino, 2025). <br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>593</itunes:duration><itunes:keywords>gaza,geopolitica,guerra,hezbollah,iran,israele,libano,palestina,rivistamilitare,trump,usa,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/baaec9c9b0b37196481d27d09aaa0b27.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2026, Doaa Abdel-MOTAAL - Tra Difesa e dialogo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2026-doaa-abdel-motaal-tra-difesa-e-dialogo--70991768</link><description><![CDATA[<b>Doaa Abdel-Motaal</b> è <i>Visiting Professor of Polar Studies a Sciences Po</i>, Parigi.È l’ex direttore esecutivo del Consiglio economico sulla salute planetaria della Fondazione Rockefeller, l’ex capo di gabinetto del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo delle Nazioni Unite (IFAD) ed ex vice capo di gabinetto dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).È anche scrittrice ed esperta delle regioni polari. Il suo ultimo libro <i>Antartide, la battaglia per il settimo continente</i>, è stato pubblicato a settembre 2016 ed è stato nominato per il <i>Mountbatten Best Book Award</i> 2018 nel Regno Unito. È <i>visiting professor</i> per gli studi polari presso <i>Sciences Po</i> a Parigi. Ha conseguito un master e un dottorato in studi sull'ambiente e sullo sviluppo presso l’Università di Cambridge e l’Università di Ginevra. <br />L’articolo è tratto dall’intervento dell’autrice alla Prima Conferenza Nazionale sull’Artico organizzata dal Ministero della Difesa, SSSD Isabella Rauti, presso il CASD il 29 ottobre 2025.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70991768</guid><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:11:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70991768/rivista_militare_motaal_ep1_23_02_26.mp3" length="24111019" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Doaa Abdel-Motaal è Visiting Professor of Polar Studies a Sciences Po, Parigi.È l’ex direttore esecutivo del Consiglio economico sulla salute planetaria della Fondazione Rockefeller, l’ex capo di gabinetto del Fondo internazionale per lo sviluppo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Doaa Abdel-Motaal</b> è <i>Visiting Professor of Polar Studies a Sciences Po</i>, Parigi.È l’ex direttore esecutivo del Consiglio economico sulla salute planetaria della Fondazione Rockefeller, l’ex capo di gabinetto del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo delle Nazioni Unite (IFAD) ed ex vice capo di gabinetto dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).È anche scrittrice ed esperta delle regioni polari. Il suo ultimo libro <i>Antartide, la battaglia per il settimo continente</i>, è stato pubblicato a settembre 2016 ed è stato nominato per il <i>Mountbatten Best Book Award</i> 2018 nel Regno Unito. È <i>visiting professor</i> per gli studi polari presso <i>Sciences Po</i> a Parigi. Ha conseguito un master e un dottorato in studi sull'ambiente e sullo sviluppo presso l’Università di Cambridge e l’Università di Ginevra. <br />L’articolo è tratto dall’intervento dell’autrice alla Prima Conferenza Nazionale sull’Artico organizzata dal Ministero della Difesa, SSSD Isabella Rauti, presso il CASD il 29 ottobre 2025.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>603</itunes:duration><itunes:keywords>artico,esercito,esercitoitaliano,geopolitica,greenland,guerra,rivistamilitare,russia,science,ucraina,usa,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/af52d10038651d4ba107f489284037e6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 6 2025, Giampaolo CADALANU - Non varcate quella soglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-6-2025-giampaolo-cadalanu-non-varcate-quella-soglia--69238180</link><description><![CDATA[<b>NON VARCATE QUELLA SOGLIA</b><br /><b>Il tabù sull’atomica regge ancora?</b> <br />di Giampaolo Cadalanu<br /><br />Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan lo avevano sottolineato assieme, al summit di Ginevra del 1985, sorprendendo il mondo con un punto di vista comune: “<i>Una guerra nucleare non può essere vinta. E perciò non deve mai essere combattuta</i>”. Vale la pena di ricordarlo quando ormai manca pochissimo al 5 febbraio, data di scadenza del trattato START che limita il numero di testate nucleari e di vettori schierati da Stati Uniti e Russia. Vladimir Putin ha proposto il rinnovo di un anno, Donald Trump ha risposto sottolineando che “<i>è una buona idea</i>” e in questi giorni l’accordo potrebbe essere già firmato: forse, dopo tutto, il monito di Albert Einstein sull’inevitabile ritorno alla preistoria dopo una Terza guerra mondiale non è caduto nel vuoto. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69238180</guid><pubDate>Mon, 29 Dec 2025 11:26:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69238180/rivista_militare_cadalanu_ep_2_8_12_25.mp3" length="25290709" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>NON VARCATE QUELLA SOGLIA
Il tabù sull’atomica regge ancora? 
di Giampaolo Cadalanu

Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan lo avevano sottolineato assieme, al summit di Ginevra del 1985, sorprendendo il mondo con un punto di vista comune: “Una guerra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>NON VARCATE QUELLA SOGLIA</b><br /><b>Il tabù sull’atomica regge ancora?</b> <br />di Giampaolo Cadalanu<br /><br />Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan lo avevano sottolineato assieme, al summit di Ginevra del 1985, sorprendendo il mondo con un punto di vista comune: “<i>Una guerra nucleare non può essere vinta. E perciò non deve mai essere combattuta</i>”. Vale la pena di ricordarlo quando ormai manca pochissimo al 5 febbraio, data di scadenza del trattato START che limita il numero di testate nucleari e di vettori schierati da Stati Uniti e Russia. Vladimir Putin ha proposto il rinnovo di un anno, Donald Trump ha risposto sottolineando che “<i>è una buona idea</i>” e in questi giorni l’accordo potrebbe essere già firmato: forse, dopo tutto, il monito di Albert Einstein sull’inevitabile ritorno alla preistoria dopo una Terza guerra mondiale non è caduto nel vuoto. ]]></itunes:summary><itunes:duration>633</itunes:duration><itunes:keywords>difesa,esercito,geopolitica,giornalismo,guerra,inchiesta,niucleare,rivistamilitare,ucraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0af9f23654a4a33d4aff0718634ec70c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 6 2025,   Alessandro ARESU - Da Tianjin a Pechino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-6-2025-alessandro-aresu-da-tianjin-a-pechino--69238176</link><description><![CDATA[<b>DA TIANJIN A PECHINO</b><br /><b>L’oscurità e la profondità della <i>Shanghai Cooperation Organization</i></b><br />di Alessandro Aresu<br /><br />Nella riunione della <i>Shanghai Cooperation Organisation</i> a Tianjin e dalla successiva parata militare di Pechino per ricordare gli 80 anni dalla vittoria contro il Giappone nella Seconda guerra mondiale non si sono visti provvedimenti concreti, se si eccettuano gli accordi energetici tra la Cina e la Russia. Né hanno portato alla costruzione di un “nuovo ordine mondiale” imperniato sul Sud globale, secondo l’abusata formula spesso adoperata in occasioni simili. Eppure, il potere di convocazione della Cina è emerso non solo nei confronti del presidente russo e di figure come il leader della Corea del Nord Kim-Jong, ma anche di Narendra Modi e di un protagonista della politica globale come il presidente turco Erdogan.  <br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69238176</guid><pubDate>Mon, 29 Dec 2025 11:26:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69238176/rivista_militare_aresu_8_12_25.mp3" length="25536260" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>DA TIANJIN A PECHINO
L’oscurità e la profondità della Shanghai Cooperation Organization
di Alessandro Aresu

Nella riunione della Shanghai Cooperation Organisation a Tianjin e dalla successiva parata militare di Pechino per ricordare gli 80 anni dalla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>DA TIANJIN A PECHINO</b><br /><b>L’oscurità e la profondità della <i>Shanghai Cooperation Organization</i></b><br />di Alessandro Aresu<br /><br />Nella riunione della <i>Shanghai Cooperation Organisation</i> a Tianjin e dalla successiva parata militare di Pechino per ricordare gli 80 anni dalla vittoria contro il Giappone nella Seconda guerra mondiale non si sono visti provvedimenti concreti, se si eccettuano gli accordi energetici tra la Cina e la Russia. Né hanno portato alla costruzione di un “nuovo ordine mondiale” imperniato sul Sud globale, secondo l’abusata formula spesso adoperata in occasioni simili. Eppure, il potere di convocazione della Cina è emerso non solo nei confronti del presidente russo e di figure come il leader della Corea del Nord Kim-Jong, ma anche di Narendra Modi e di un protagonista della politica globale come il presidente turco Erdogan.  <br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>639</itunes:duration><itunes:keywords>aresu,brics,cina,difesa,droni,esercito,geopolitica,peace,pechino,rivistamilitare,shangai,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dd49d6f96e8a5e216197fbcdcb095d9c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 6 2025, Marco LUPIS - La doppia via dei droni cinesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-6-2025-marco-lupis-la-doppia-via-dei-droni-cinesi--69238173</link><description><![CDATA[<b>LA DOPPIA VIA DEI DRONI CINESI</b><br /><b></b><b>Tra il futurismo del GJ-11 e il revival del J-6</b> <br />di Marco Lupis<a href="https://applewebdata//A587B114-8F94-459C-A162-213E6BC06051#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[</a><br /><br />Nel teatro strategico del XXI secolo, la guerra dei droni non è più una questione di “se”, ma di “come”. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati perfezionano l’uso di sistemi <i>unmanned</i> con un’enfasi sulla precisione e la minimizzazione del rischio umano, la Cina percorre due strade parallele e complementari, che rivelano molto della sua dottrina operativa e delle sue ambizioni regionali: il drone stealth di ultima generazione GJ-11 <i>Sharp Sword</i> da una parte, e la riconversione in massa dei caccia sovietici J-6 in droni kamikaze dall’altra. <br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69238173</guid><pubDate>Mon, 29 Dec 2025 11:26:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69238173/podcast_lupis_droni_cinesi.mp3" length="24940668" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA DOPPIA VIA DEI DRONI CINESI
Tra il futurismo del GJ-11 e il revival del J-6 
di Marco Lupisapplewebdata://A587B114-8F94-459C-A162-213E6BC06051#_ftn1

Nel teatro strategico del XXI secolo, la guerra dei droni non è più una questione di “se”, ma di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA DOPPIA VIA DEI DRONI CINESI</b><br /><b></b><b>Tra il futurismo del GJ-11 e il revival del J-6</b> <br />di Marco Lupis<a href="https://applewebdata//A587B114-8F94-459C-A162-213E6BC06051#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[</a><br /><br />Nel teatro strategico del XXI secolo, la guerra dei droni non è più una questione di “se”, ma di “come”. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati perfezionano l’uso di sistemi <i>unmanned</i> con un’enfasi sulla precisione e la minimizzazione del rischio umano, la Cina percorre due strade parallele e complementari, che rivelano molto della sua dottrina operativa e delle sue ambizioni regionali: il drone stealth di ultima generazione GJ-11 <i>Sharp Sword</i> da una parte, e la riconversione in massa dei caccia sovietici J-6 in droni kamikaze dall’altra. <br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>624</itunes:duration><itunes:keywords>carta,cina,difesa,droni,lupis,pechino,putin,rivistamilitare,ucraina,war,xijinping</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/edb79d5e3481fd98e772dff34e3fb25b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 6 2025, Pierfrancesco SAMPAOLO -  Il Blues del lupo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-6-2025-pierfrancesco-sampaolo-il-blues-del-lupo--69238168</link><description><![CDATA[<b>IL BLUES DEL LUPO</b><br /><b>Howlin Wolf, stella della musica e soldato</b> <br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Chester Arthur Burnett, in arte Howlin Wolf, fu uno dei più importanti musicisti e autori Blues di tutti i tempi, fra i padri del blues elettrico e del rock psichedelico, ma per circa tre anni fu anche un militare dello US Army durante la Seconda guerra mondiale, ma per lui fu tutt’altro che facile. Burnett nacque nel 1910 a White Station, nel Mississipi da Gertrude Jones e Leon “Dock” Burnett, nel profondo sud degli Stai Uniti, in piena segregazione. Pare che il suo nome d’arte provenga dal fatto che la nonna fosse solita strizzargli le guance molto forte, tanto che lui emetteva dei veri e propri ululati di dolore. I genitori si separarono quando aveva un anno. Chester e la madre si trasferirono a Monroe County. Qui entrò assieme a Gertrude nel coro della chiesa battista di Life Boat e cominciò a muovere i primi passi nella musica. Ma, improvvisamente, la madre lo cacciò di casa, per motivi tutt’ora sconosciuti, e si trasferì dallo zio dove, però, visse un periodo di privazioni e angherie, tanto che all’età di tredici anni scappò per 85 miglia scalzo per raggiungere il padre. Finalmente, qui cominciò a vivere una vita felice con la festosa famiglia allargata del genitore. Nel 1928, a quasi 18 anni, Chester guadagnò abbastanza soldi per comprare la sua prima chitarra, momento che ricorderà per tutta la vita. Amava il blues e la musica country di Jimmy Rodgers ma, fino a quel momento, aveva solo lavorato duramente e non era mai andato a scuola, come del resto quasi tutti i ragazzi afro americani dell’epoca che vivevano nel sud.È però nel 1930 che la sua vita musicale si accese, quando incontrò Charley Patton, il padre del “Delta Blues”. Patton si esibiva nei locali afro-americani del Delta del Mississipi, i cosiddetti “<i>Juke Joint</i>”, dove Chester lo andava ad ascoltare assiduamente. I due divennero amici e Patton insegnò a quel ragazzone talentuoso i segreti della chitarra blues, tecniche che lo accompagneranno per tutta la sua carriera. Ma Patton era anche uno straordinario performer, muovendosi come un ossesso sul palco, portando anche la chitarra dietro la schiena o fra le gambe. Insomma, sapeva come far incendiare la folla dei <i>Juke Joint</i> e Chester imparò da lui anche questo. I due cominciarono ad esibirsi insieme lungo il Delta del Mississipi e così Burnett, che conosceva bene anche l’armonica a bocca, cominciò a collaborare con artisti dell’epoca come Robert Johnson, Blind Lemon Jefferson, Floyd Jones (da cui poi i Pink Floyd presero il nome), Son House e Sonny Boy Williamson II. Ma nel 1941 alcuni proprietari terrieri del Delta lo denunciarono alle autorità federali per via del fatto che egli non era disposto a lavorare per loro nei campi, così venne arruolato a forza nell’esercito degli Stati Uniti. C’è da dire che quelli erano anni molto duri per gli afro americani, anni in cui segregazione e suprematismo bianco erano garantiti anche da leggi degli Stati del sud e tutti gli artisti neri provenienti da quelle zone ebbero una vita molto più difficile dei loro colleghi caucasici, subendo spesso soprusi e ingiustizie. Tornando a Burnett, il suo arruolamento, benché forzato, non lo turbò più di tanto: del resto era appena scoppiata la guerra e ce lo si poteva aspettare. Aveva già oltre trent’anni e l’adattamento alle regole militari non fu semplice. Il 9 aprile del 1941 fu assegnato alla base di Pine Bluff nel 9° rgt. Cavalleria, uno dei reparti della nota Buffalo Division. Partecipò lo stesso anno anche alle “Manovre del Mississipi” dove vennero testate tecniche di combattimento con i mezzi corazzati utilizzate poi anche in Europa. Chester venne assegnato alle cucine e passò gran parte del servizio occupandosi di lavori umili. Ogni sera però, nella sala dove i militari attendevano visite e posta, cantava e suonava il blues, lasciando a bocca aperta chi era lì. Successivamente venne assegnato a Fort Gordon, in Florida, sempre al vettovagliamento. Stavolta erano gli scalini della mensa a vederlo esibirsi con la chitarra di fronte ai suoi commilitoni. Fra la malinconia di casa e della sua vita precedente, Wolf cantava come dalla sua veranda di campagna, da dove si vedevano passare i treni, andando al ritmo del rumore sulle rotaie e che sembravano diretti verso la speranza di una vita migliore al nord. Qui, un giovanissimo James Brown, che frequentava la base lavorando come lustra scarpe per i militari, lo vide esibirsi rimanendone ammaliato: per Brown Howlin Wolf rimarrà sempre un punto di riferimento.Ma, a un certo punto, Burnett, non si sa come, venne assegnato a un’unità delle trasmissioni, il 29° Signal Construction Battalion, con l’incarico di decodificare e trascrivere messaggi. Era però analfabeta e quando i superiori se ne accorsero, fu destinato a Camp Murray, vicino Tacoma (Washington) per seguire un corso di alfabetizzazione. Qui incontrò un istruttore a dir poco sadico. Burnett, ogni volta che commetteva un errore di scrittura o lettura, veniva ripetutamente percosso con un frustino e brutalizzato con feroci rimproveri, spesso umiliato davanti a tutti. Le settimane passavano con questo trattamento costante e, nonostante la sua mole (era alto 1.91 m) e la sua scorza da uomo maturo, Burnett ebbe un grave esaurimento nervoso, collassando prima di entrare in classe. I primi rapporti medici diagnosticarono tremori incontrollabili, confusione mentale, svenimenti e vertigini frequenti. Ma il calvario del povero Chester non finì qui. Infatti, poco dopo, nell’agosto del ’43, fu trasferito presso l’ospedale psichiatrico militare di Camp Adair, nell’Oregon, per accertamenti, peraltro a poche miglia a sud del tristemente famoso Oregon State Hospital, quello di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, per intenderci. Appena ricoverato, rimase legato al letto per due mesi interi subendo ogni tipo di trattamento psichiatrico, anche estremo, come l’elettro shock, psicofarmaci e assidui e ripetuti interrogatori. Ma l’ospedale, in quei giorni, oltre ai malati psichiatrici stava ricevendo le migliaia di feriti provenienti dalle battaglie del Pacifico, contro i giapponesi. Qui Chester condivise la condizione di centinaia di uomini, di ragazzi devastati dai combattimenti, mentalmente e fisicamente dove le urla per le ferite e per i traumi facevano da sottofondo notte e giorno, dove tanti vagavano come fossero svuotati, con gli sguardi persi nel nulla. Tutto questo “inferno”, come lui lo descriverà, segnerà per sempre le sue canzoni e la sua grande sensibilità nello scriverle e nel raccontare le storie degli “ultimi”, dei peccatori, e quindi di tutti. Poche settimane dopo, il 3 novembre del 1943, venne congedato “con onore” per “disabilità”. C’è da dire che fu anche fortunato perché un afro americano, all’epoca e nelle sue condizioni psichiche, in quel luogo, avrebbe potuto subire anche molto di peggio. Appena tornato alla vita civile, poco dopo, Howlin Wolf spiccherà il volo divenendo uno dei musicisti più importanti e influenti del secolo scorso. La sua esperienza militare, nel bene e nel male, lo aveva segnato per sempre contribuendo a “liberare il lupo” che, nonostante tutto, non poteva rimanere rinchiuso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69238168</guid><pubDate>Mon, 29 Dec 2025 11:25:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69238168/podcast_sampaolo_il_blues_del_lupo.mp3" length="22696227" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>IL BLUES DEL LUPO
Howlin Wolf, stella della musica e soldato 
di Pierfrancesco Sampaolo

Chester Arthur Burnett, in arte Howlin Wolf, fu uno dei più importanti musicisti e autori Blues di tutti i tempi, fra i padri del blues elettrico e del rock...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>IL BLUES DEL LUPO</b><br /><b>Howlin Wolf, stella della musica e soldato</b> <br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Chester Arthur Burnett, in arte Howlin Wolf, fu uno dei più importanti musicisti e autori Blues di tutti i tempi, fra i padri del blues elettrico e del rock psichedelico, ma per circa tre anni fu anche un militare dello US Army durante la Seconda guerra mondiale, ma per lui fu tutt’altro che facile. Burnett nacque nel 1910 a White Station, nel Mississipi da Gertrude Jones e Leon “Dock” Burnett, nel profondo sud degli Stai Uniti, in piena segregazione. Pare che il suo nome d’arte provenga dal fatto che la nonna fosse solita strizzargli le guance molto forte, tanto che lui emetteva dei veri e propri ululati di dolore. I genitori si separarono quando aveva un anno. Chester e la madre si trasferirono a Monroe County. Qui entrò assieme a Gertrude nel coro della chiesa battista di Life Boat e cominciò a muovere i primi passi nella musica. Ma, improvvisamente, la madre lo cacciò di casa, per motivi tutt’ora sconosciuti, e si trasferì dallo zio dove, però, visse un periodo di privazioni e angherie, tanto che all’età di tredici anni scappò per 85 miglia scalzo per raggiungere il padre. Finalmente, qui cominciò a vivere una vita felice con la festosa famiglia allargata del genitore. Nel 1928, a quasi 18 anni, Chester guadagnò abbastanza soldi per comprare la sua prima chitarra, momento che ricorderà per tutta la vita. Amava il blues e la musica country di Jimmy Rodgers ma, fino a quel momento, aveva solo lavorato duramente e non era mai andato a scuola, come del resto quasi tutti i ragazzi afro americani dell’epoca che vivevano nel sud.È però nel 1930 che la sua vita musicale si accese, quando incontrò Charley Patton, il padre del “Delta Blues”. Patton si esibiva nei locali afro-americani del Delta del Mississipi, i cosiddetti “<i>Juke Joint</i>”, dove Chester lo andava ad ascoltare assiduamente. I due divennero amici e Patton insegnò a quel ragazzone talentuoso i segreti della chitarra blues, tecniche che lo accompagneranno per tutta la sua carriera. Ma Patton era anche uno straordinario performer, muovendosi come un ossesso sul palco, portando anche la chitarra dietro la schiena o fra le gambe. Insomma, sapeva come far incendiare la folla dei <i>Juke Joint</i> e Chester imparò da lui anche questo. I due cominciarono ad esibirsi insieme lungo il Delta del Mississipi e così Burnett, che conosceva bene anche l’armonica a bocca, cominciò a collaborare con artisti dell’epoca come Robert Johnson, Blind Lemon Jefferson, Floyd Jones (da cui poi i Pink Floyd presero il nome), Son House e Sonny Boy Williamson II. Ma nel 1941 alcuni proprietari terrieri del Delta lo denunciarono alle autorità federali per via del fatto che egli non era disposto a lavorare per loro nei campi, così venne arruolato a forza nell’esercito degli Stati Uniti. C’è da dire che quelli erano anni molto duri per gli afro americani, anni in cui segregazione e suprematismo bianco erano garantiti anche da leggi degli Stati del sud e tutti gli artisti neri provenienti da quelle zone ebbero una vita molto più difficile dei loro colleghi caucasici, subendo spesso soprusi e ingiustizie. Tornando a Burnett, il suo arruolamento, benché forzato, non lo turbò più di tanto: del resto era appena scoppiata la guerra e ce lo si poteva aspettare. Aveva già oltre trent’anni e l’adattamento alle regole militari non fu semplice. Il 9 aprile del 1941 fu assegnato alla base di Pine Bluff nel 9° rgt. Cavalleria, uno dei reparti della nota Buffalo Division. Partecipò lo stesso anno anche alle “Manovre del Mississipi” dove vennero testate tecniche di combattimento con i mezzi corazzati utilizzate poi anche in Europa. Chester venne assegnato alle cucine e passò gran parte del servizio occupandosi di lavori umili. Ogni sera però, nella sala dove i militari attendevano visite e posta, cantava e suonava il blues, lasciando a bocca aperta chi era lì. 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Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito alla memoria. El Alamein, quindi, non è solo sinonimo di arditismo, ma pure di umana pietà e riconciliazione.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68970929</guid><pubDate>Wed, 10 Dec 2025 06:55:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68970929/rivista_militare_de_risio_1_12_25_cap_6_rev.mp3" length="53179035" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. 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Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. 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Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito alla memoria. El Alamein, quindi, non è solo sinonimo di arditismo, ma pure di umana pietà e riconciliazione.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68970928</guid><pubDate>Wed, 10 Dec 2025 06:53:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68970928/rivista_militare_de_risio_ep5_26_10_25.mp3" length="22745337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è vita activa. Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la...]]></itunes:summary><itunes:duration>569</itunes:duration><itunes:keywords>africa,elalamein,esercito,esercitoitaliano,guerra,rivistamilitare,rommel,storia,war,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/337399ddfe7c84c68c748d1f76b5a1be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Carlo DE RISIO - 80 anni da El Alamein - Episodio 4, Rivista Militare 3 2022 (Supplemento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/carlo-de-risio-80-anni-da-el-alamein-episodio-4-rivista-militare-3-2022-supplemento--68970925</link><description><![CDATA[Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito alla memoria. El Alamein, quindi, non è solo sinonimo di arditismo, ma pure di umana pietà e riconciliazione.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68970925</guid><pubDate>Wed, 10 Dec 2025 06:50:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68970925/rivista_militare_de_risio_ep4_25_10_25.mp3" length="66259068" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è vita activa. Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la...]]></itunes:summary><itunes:duration>1657</itunes:duration><itunes:keywords>africa,elalamein,esercitoitaliano,history,rivistamilitare,rommel,storia,war,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/337399ddfe7c84c68c748d1f76b5a1be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Carlo DE RISIO - 80 anni da El Alamein - Episodio 1, Rivista Militare 3 2022 (Supplemento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/carlo-de-risio-80-anni-da-el-alamein-episodio-1-rivista-militare-3-2022-supplemento--68652740</link><description><![CDATA[80 anni da El Alamein - Episodio 1<br />di Carlo De Risio<br /><br /><br />Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito alla memoria. El Alamein, quindi, non è solo sinonimo di arditismo, ma pure di umana pietà e riconciliazione.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68652740</guid><pubDate>Thu, 20 Nov 2025 11:02:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68652740/rivista_militare_de_risio_ep1_3_10_25.mp3" length="50265860" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>80 anni da El Alamein - Episodio 1
di Carlo De Risio


Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è vita activa. Con questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[80 anni da El Alamein - Episodio 1<br />di Carlo De Risio<br /><br /><br />Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1257</itunes:duration><itunes:keywords>africa,afrikakorps,egitto,esercitoitaliano,montgomery,rivistamilitare,rommel,ukarmy,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/337399ddfe7c84c68c748d1f76b5a1be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Carlo DE RISIO - 80 anni da El Alamein - Episodio 2, Rivista Militare 3 2022 (Supplemento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/carlo-de-risio-80-anni-da-el-alamein-episodio-2-rivista-militare-3-2022-supplemento--68652729</link><description><![CDATA[80 Anni da El Alamein - Episodio 2<br />di Carlo De Risio<br /><br />Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito alla memoria. El Alamein, quindi, non è solo sinonimo di arditismo, ma pure di umana pietà e riconciliazione.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68652729</guid><pubDate>Thu, 20 Nov 2025 11:02:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68652729/rivista_militare_de_risio_ep2_12_10_25.mp3" length="33081468" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>80 Anni da El Alamein - Episodio 2
di Carlo De Risio

Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è vita activa. Con questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[80 Anni da El Alamein - Episodio 2<br />di Carlo De Risio<br /><br />Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna...]]></itunes:summary><itunes:duration>828</itunes:duration><itunes:keywords>africa,afrikakorps,egitto,elalamein,esercitoitaliano,folgore,history,libia,montgomery,paracadutisti,rivistamilitare,rommel,storia,ukarmy,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/337399ddfe7c84c68c748d1f76b5a1be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Carlo DE RISIO - 80 anni da El Alamein - Episodio 3 - Rivista Militare 3 2022 (Supplemento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/carlo-de-risio-80-anni-da-el-alamein-episodio-3-rivista-militare-3-2022-supplemento--68652713</link><description><![CDATA[80 Anni da El Alamein - Episodio 3<br />di Carlo De Risio<br /><br />Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna sepoltura. Fu quest’ultimo suo lungo e gravoso impegno a valergli la Medaglia d’Oro al Merito dell’Esercito alla memoria. El Alamein, quindi, non è solo sinonimo di arditismo, ma pure di umana pietà e riconciliazione.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68652713</guid><pubDate>Thu, 20 Nov 2025 11:02:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68652713/rivista_militare_de_risio_ep3_18_10_25.mp3" length="42245223" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>80 Anni da El Alamein - Episodio 3
di Carlo De Risio

Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è vita activa. Con questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[80 Anni da El Alamein - Episodio 3<br />di Carlo De Risio<br /><br />Sono trascorsi 80 anni dal grande combattimento di El Alamein e Rivista Militare, con questo fascicolo speciale, vuole rinnovarne la memoria. Il ricordo è azione: è <i>vita activa.</i> Con questo obiettivo intendiamo omaggiare e commemorare i militari italiani che combatterono con eroismo una delle più terribili battaglie del secondo conflitto mondiale, nel mezzo del deserto nord africano, impari sin dall’inizio a causa degli sbilanciatissimi rapporti di forza. Il coraggio e la determinazione, infatti, non furono sufficienti di fronte alla schiacciante superiorità avversaria in tutti i settori: dal personale alle armi, dai mezzi ai materiali e ai rifornimenti. Il nostro Esercito a El Alamein affrontò una delle prove più dure di tutta la guerra, sacrificandosi con eroismo e dando prova di incredibile valore, riconosciutogli peraltro proprio dagli avversari britannici. Sebbene fossero dalla “parte sbagliata” rispetto alle forze Alleate, riteniamo però che queste pagine vadano conservate e tramandate così come il ricordo che si deve al grande sacrificio di tutti quegli esseri umani, nostri concittadini che inferiori per numero, mezzi e rifornimenti, stremati dalle condizioni ambientali proibitive, resisterono fino allo stremo all’impatto dell’Armata britannica. Per molti di noi lì c’erano i nostri nonni, i nostri padri, inquadrati nei Reparti, e, a loro volta quelli erano padri, figli, fratelli o mariti di qualcuno che li aspettava in Patria, quasi a ricordarci che, in fin dei conti, la guerra è anch’essa un fatto di famiglia. Il sacrificio dell’“Ariete”, sintetizza tutto questo nell’ultimo radiomessaggio del Generale Francesco Arena il 4 novembre 1942 alle 15:30: “<i>Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono</i>”. Non credo serva aggiungere altro.Questo fascicolo trae origine dal pregevole lavoro svolto dal Dott. Carlo De Risio, nostro collaboratore di lungo corso – ­che ringraziamo ancora una volta per la genuina disponibilità – e lo abbiamo integrato ed arricchito con un nuovo apparato iconografico e con una preziosa scheda di sintesi di tutti i Corpi, Reparti e specialità dell’Esercito che furono presenti in quelle difficili giornate – questo grazie alla costruttiva sinergia con i colleghi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito­; inoltre, abbiamo aggiunto il progetto di ricostruzione del campo di battaglia nelle vere zone dei combattimenti – grazie al Prof. Aldino Boldesan e al Sig. Walter Amatobene – e, infine, abbiamo impreziosito l’inserto con alcune interviste ai veterani, giovanotti nel 1942 e centenari oggi, cui va la nostra sentita riconoscenza. La lettura di questo fascicolo ci accompagnerà nelle terre d’Africa, in quei terribili e ad un tempo gloriosi giorni. Il testo è essenziale e scorrevolissimo, le foto e le carte a corredo sono molte e ben distribuite tali da rendere gradevole anche il solo sfogliarne le pagine.A perenne ricordo di quel sacrificio in Africa, proprio a q. 33, si trova il Sacrario Militare ideato da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo che in quelle terre combatté alla testa del XXXI Battaglione Guastatori. “Patriota e combattente, missionario di umanità, ideatore ed artefice” queste le parole ai piedi del busto in suo onore là collocato. La figura di Paolo Caccia Dominioni è praticamente leggendaria (Rivista Militare gli ha dedicato un’opera di gran pregio editoriale): ingegnere, scrittore, disegnatore, veterano di due guerre mondiali, combattente in Africa Orientale, pluridecorato, più volte ferito e combattente tra le fila dei partigiani dopo l’armistizio. Non è tutto, però, perché egli decise di trascorrere molti anni della sua vita nella sabbia del deserto, al termine della II Guerra Mondiale, per ricercare i corpi dispersi dei militari di tutti gli schieramenti cui dare, possibilmente, un nome e degna...]]></itunes:summary><itunes:duration>1057</itunes:duration><itunes:keywords>afrikakorps,cultura,difesa,egitto,elalamein,esercitoitaliano,history,libia,rivistamilitare,rommel,secondaguerramondiale,storia,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/337399ddfe7c84c68c748d1f76b5a1be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Alessandro BARBERO  - Le operazioni giapponesi nei primi mesi della guerra nel pacifico - Rivista Militare 2 2021 (Supplemento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/alessandro-barbero-le-operazioni-giapponesi-nei-primi-mesi-della-guerra-nel-pacifico-rivista-militare-2-2021-supplemento--68429270</link><description><![CDATA[<b>Le operazioni giapponesi nei primi mesi della guerra nel Pacifico</b><br />di Alessandro Barbero<br /><br />L'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, con cui ha inizio la guerra nel Pacifico, è una delle pagine più famose della Seconda Guerra  Mondiale. A quell'attacco condotto dal grosso delle Flotte Riunite (<i>Rengo Kantai</i>), impiegando fra l'altro tutte e sei le portaerei di squadra di cui disponeva allora il Giappone, si accompagnò una serie di sbarchi pressoché simultanei che diedero inizio alla fulminea occupazione della Malesia, delle Filippine e delle Indie Olandesi. La concezione e l'esecuzione di quest'impresa, accarezzata per mesi, pianificata nel volgere di poche settimane e condotta partendo da basi diverse su un teatro di guerra vasto molte migliaia di chilometri, costituiscono uno dei risultati più sbalorditivi negli annali della storia militare, e al tempo stesso uno dei più sterili, giacché dopo quei clamorosi successi iniziali, completati entro la primavera 1942, il Giappone non fu più in grado di compiere alcun progresso e perse completamente l'iniziativa: come un giocatore di Risiko che avendo conquistato, in una sola mossa fortunata, un gran numero di territori si trova con le sue forze irrimediabilmente frazionate, e dovunque troppo deboli per impedire la riconquista da parte degli avversari.<br /><br />Supplemento al numero 2 2021 di Rivista Militare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68429270</guid><pubDate>Wed, 05 Nov 2025 10:25:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68429270/alessandro_barbero_le_operazioni_giapponesi_nei_primi_mesi_della_guerra_nel_pacifico_rivista_militare_2_2021_supplemento.mp3" length="61538219" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Le operazioni giapponesi nei primi mesi della guerra nel Pacifico
di Alessandro Barbero

L'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, con cui ha inizio la guerra nel Pacifico, è una delle pagine più famose della Seconda Guerra  Mondiale. A...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Le operazioni giapponesi nei primi mesi della guerra nel Pacifico</b><br />di Alessandro Barbero<br /><br />L'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, con cui ha inizio la guerra nel Pacifico, è una delle pagine più famose della Seconda Guerra  Mondiale. A quell'attacco condotto dal grosso delle Flotte Riunite (<i>Rengo Kantai</i>), impiegando fra l'altro tutte e sei le portaerei di squadra di cui disponeva allora il Giappone, si accompagnò una serie di sbarchi pressoché simultanei che diedero inizio alla fulminea occupazione della Malesia, delle Filippine e delle Indie Olandesi. La concezione e l'esecuzione di quest'impresa, accarezzata per mesi, pianificata nel volgere di poche settimane e condotta partendo da basi diverse su un teatro di guerra vasto molte migliaia di chilometri, costituiscono uno dei risultati più sbalorditivi negli annali della storia militare, e al tempo stesso uno dei più sterili, giacché dopo quei clamorosi successi iniziali, completati entro la primavera 1942, il Giappone non fu più in grado di compiere alcun progresso e perse completamente l'iniziativa: come un giocatore di Risiko che avendo conquistato, in una sola mossa fortunata, un gran numero di territori si trova con le sue forze irrimediabilmente frazionate, e dovunque troppo deboli per impedire la riconquista da parte degli avversari.<br /><br />Supplemento al numero 2 2021 di Rivista Militare.]]></itunes:summary><itunes:duration>1539</itunes:duration><itunes:keywords>alessandrobarbero,barbero,giappone,imperogiapponese,pacifico,rivistamilitare,secondaguerramondiale,storia,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e4155b18fe34879e3d0ceb5acafc15bc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2025, Andrea SPADA - Navi abbandonate ed equipaggi "prigionieri"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2025-andrea-spada-navi-abbandonate-ed-equipaggi-prigionieri--68209137</link><description><![CDATA[<b>NAVI ABBANDONATE ED EQUIPAGGI “PRIGIONIERI”</b><br /><b>Dal Covid alla guerra in Ucraina, il calvario di migliaia di navi e marinai</b><br />di Andrea Spada<a href="https://applewebdata//A1632D53-ED2E-4CC2-AD89-0661CC214E82#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />Secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite per il lavoro e la politica marittima, in tutto il mondo vengono abbandonate dai loro armatori più navi che mai, lasciando migliaia di lavoratori bloccati a bordo senza stipendio o senza i mezzi per tornare a casa dalle loro famiglie. Nel mondo i casi sono quasi raddoppiati negli ultimi tre anni, specialmente dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, colpendo nel 2024 oltre 3.000 marittimi su circa 230 navi.  <br /><a href="https://applewebdata//A1632D53-ED2E-4CC2-AD89-0661CC214E82#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista professionista, U. della Riserva Selezionata.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68209137</guid><pubDate>Mon, 20 Oct 2025 06:24:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68209137/podcast_spada_navi_abbandonate.mp3" length="19945920" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>NAVI ABBANDONATE ED EQUIPAGGI “PRIGIONIERI”
Dal Covid alla guerra in Ucraina, il calvario di migliaia di navi e marinai
di Andrea Spadaapplewebdata://A1632D53-ED2E-4CC2-AD89-0661CC214E82#_ftn1
Secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>NAVI ABBANDONATE ED EQUIPAGGI “PRIGIONIERI”</b><br /><b>Dal Covid alla guerra in Ucraina, il calvario di migliaia di navi e marinai</b><br />di Andrea Spada<a href="https://applewebdata//A1632D53-ED2E-4CC2-AD89-0661CC214E82#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />Secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite per il lavoro e la politica marittima, in tutto il mondo vengono abbandonate dai loro armatori più navi che mai, lasciando migliaia di lavoratori bloccati a bordo senza stipendio o senza i mezzi per tornare a casa dalle loro famiglie. Nel mondo i casi sono quasi raddoppiati negli ultimi tre anni, specialmente dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, colpendo nel 2024 oltre 3.000 marittimi su circa 230 navi.  <br /><a href="https://applewebdata//A1632D53-ED2E-4CC2-AD89-0661CC214E82#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista professionista, U. della Riserva Selezionata.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>armatori,assiociatedpress,covid,economia,esercitoitaliano,geopolitica,love,navi,oceani,rivistamilitare,ucraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56bae2e9b1f7690f51714beb3a9cdf57.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2025, Dario CITATI - Un conflitto latente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2025-dario-citati-un-conflitto-latente--68209136</link><description><![CDATA[<b>UN CONFLITTO LATENTE</b><br /><b>Gli</b><b> </b><b>uiguri</b><b> </b><b>tra Cina e Asia centrale</b><br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//113051FB-8A7F-4C35-B1BC-14D325585BE8#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />La questione degli uiguri, popolazione di etnia e lingua turca e di religione musulmana che abita la provincia cinese del Xinjiang, sale periodicamente alla ribalta internazionale come argomento di scontro tra Cina e Occidente. Pechino è accusata infatti di conculcare l’identità culturale e le aspirazioni indipendentiste di questa minoranza, di cui i più critici denunciano il ‘genocidio culturale’ in atto.  <br /><a href="https://applewebdata//113051FB-8A7F-4C35-B1BC-14D325585BE8#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Tenente, COMFOSE, analista geopolitico.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68209136</guid><pubDate>Mon, 20 Oct 2025 06:21:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68209136/podcast_citati_un_conflitto_latente.mp3" length="24683520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>UN CONFLITTO LATENTE
Gli uiguri tra Cina e Asia centrale
di Dario Citatiapplewebdata://113051FB-8A7F-4C35-B1BC-14D325585BE8#_ftn1
La questione degli uiguri, popolazione di etnia e lingua turca e di religione musulmana che abita la provincia cinese del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>UN CONFLITTO LATENTE</b><br /><b>Gli</b><b> </b><b>uiguri</b><b> </b><b>tra Cina e Asia centrale</b><br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//113051FB-8A7F-4C35-B1BC-14D325585BE8#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />La questione degli uiguri, popolazione di etnia e lingua turca e di religione musulmana che abita la provincia cinese del Xinjiang, sale periodicamente alla ribalta internazionale come argomento di scontro tra Cina e Occidente. Pechino è accusata infatti di conculcare l’identità culturale e le aspirazioni indipendentiste di questa minoranza, di cui i più critici denunciano il ‘genocidio culturale’ in atto.  <br /><a href="https://applewebdata//113051FB-8A7F-4C35-B1BC-14D325585BE8#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Tenente, COMFOSE, analista geopolitico.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>618</itunes:duration><itunes:keywords>asia,cina,esercitoitaliano,foreignaffairs,geopolitica,international,love,minorities,rivistamilitare,uiguri,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56bae2e9b1f7690f51714beb3a9cdf57.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2025, Giampaolo CADALANU - Forza contro ragione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2025-giampaolo-cadalanu-forza-contro-ragione--68209133</link><description><![CDATA[<b>FORZA CONTRO RAGIONE</b><br /><b>La crisi del Multilateralismo</b> <br />di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//5A6C7E95-A215-45CD-A855-515715A35FDD#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />Quando una guerra deflagra, la speranza è che duri poco, che si trovi subito una soluzione politica ai contrasti, meglio se prima delle perdite umane e delle distruzioni materiali. Ma i conflitti del XXI secolo sembrano mostrare una caratteristica nuova, parzialmente inattesa e di sicuro pericolosa: la capacità di avvelenare il futuro, indebolendo o addirittura svuotando gli strumenti che portano verso la pace.  <br /><a href="https://applewebdata//5A6C7E95-A215-45CD-A855-515715A35FDD#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista inviato di guerra e saggista.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68209133</guid><pubDate>Mon, 20 Oct 2025 06:18:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68209133/podcast_cadalanu_finita_la_guerra.mp3" length="18175680" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>FORZA CONTRO RAGIONE
La crisi del Multilateralismo 
di Giampaolo Cadalanuapplewebdata://5A6C7E95-A215-45CD-A855-515715A35FDD#_ftn1
Quando una guerra deflagra, la speranza è che duri poco, che si trovi subito una soluzione politica ai contrasti, meglio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>FORZA CONTRO RAGIONE</b><br /><b>La crisi del Multilateralismo</b> <br />di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//5A6C7E95-A215-45CD-A855-515715A35FDD#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />Quando una guerra deflagra, la speranza è che duri poco, che si trovi subito una soluzione politica ai contrasti, meglio se prima delle perdite umane e delle distruzioni materiali. Ma i conflitti del XXI secolo sembrano mostrare una caratteristica nuova, parzialmente inattesa e di sicuro pericolosa: la capacità di avvelenare il futuro, indebolendo o addirittura svuotando gli strumenti che portano verso la pace.  <br /><a href="https://applewebdata//5A6C7E95-A215-45CD-A855-515715A35FDD#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista inviato di guerra e saggista.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>army,cina,esercito,fakenews,geopolitica,love,multilateralismo,putin,rivistamilitare,russia,trump,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56bae2e9b1f7690f51714beb3a9cdf57.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2025, Silvia BRENA - Odio online: nuove forme, nuovi bersagli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2025-silvia-brena-odio-online-nuove-forme-nuovi-bersagli--68209109</link><description><![CDATA[<b>ODIO ONLINE: LE NUOVE FORME, I NUOVI BERSAGLI</b><br /><b>Un fenomeno sempre più preoccupante, che colpisce soprattutto le donne</b> <br />di Silvia Brena<a href="https://applewebdata//23D6A8FC-FA5A-4811-967E-4EB4AE4497D1#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Come si odia oggi online? E quale pericolo rappresenta la diffusione di <i>hate speech</i> (discorso d’odio, NdR) quale motore di disgregazione sociale e di penetrazione di strategie atte a minare la sicurezza e la tenuta sociale del Paese? Un’indagine in tal senso, è quella proposta dall’ottava edizione della “Mappa dell’Intolleranza”, il progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, cui hanno partecipato l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Diritto pubblico Italiano e sovranazionale e Dipartimento di Informatica Giovanni Degli Antoni) e l’Università di Bari Aldo Moro, con il contributo della società di <i>data analysis</i> “The Fool”.     <br /><a href="https://applewebdata//23D6A8FC-FA5A-4811-967E-4EB4AE4497D1#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Silvia Brena, giornalista, co- fondatrice di VoxDiritti e membro della Rete Nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni di odio. Insegna nell’ambito della LM in Teorie e Tecniche della Comunicazione dell’università Cattolica di Milano. Il suo ultimo saggio pubblicato è <i>Parole in tempesta </i>(Il Saggiatore). <br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68209109</guid><pubDate>Mon, 20 Oct 2025 06:14:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68209109/podcast_brena_odio_online.mp3" length="11275819" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>ODIO ONLINE: LE NUOVE FORME, I NUOVI BERSAGLI
Un fenomeno sempre più preoccupante, che colpisce soprattutto le donne 
di Silvia Brenaapplewebdata://23D6A8FC-FA5A-4811-967E-4EB4AE4497D1#_ftn1 
Come si odia oggi online? E quale pericolo rappresenta la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>ODIO ONLINE: LE NUOVE FORME, I NUOVI BERSAGLI</b><br /><b>Un fenomeno sempre più preoccupante, che colpisce soprattutto le donne</b> <br />di Silvia Brena<a href="https://applewebdata//23D6A8FC-FA5A-4811-967E-4EB4AE4497D1#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Come si odia oggi online? E quale pericolo rappresenta la diffusione di <i>hate speech</i> (discorso d’odio, NdR) quale motore di disgregazione sociale e di penetrazione di strategie atte a minare la sicurezza e la tenuta sociale del Paese? Un’indagine in tal senso, è quella proposta dall’ottava edizione della “Mappa dell’Intolleranza”, il progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, cui hanno partecipato l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Diritto pubblico Italiano e sovranazionale e Dipartimento di Informatica Giovanni Degli Antoni) e l’Università di Bari Aldo Moro, con il contributo della società di <i>data analysis</i> “The Fool”.     <br /><a href="https://applewebdata//23D6A8FC-FA5A-4811-967E-4EB4AE4497D1#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Silvia Brena, giornalista, co- fondatrice di VoxDiritti e membro della Rete Nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni di odio. Insegna nell’ambito della LM in Teorie e Tecniche della Comunicazione dell’università Cattolica di Milano. Il suo ultimo saggio pubblicato è <i>Parole in tempesta </i>(Il Saggiatore). <br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>705</itunes:duration><itunes:keywords>army,civili,cyber,diritti,donne,esercito,fakenews,love,odio,rivistamilitare,war,web,women</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56bae2e9b1f7690f51714beb3a9cdf57.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2025, Francisco A. E. ROJAS - Giuseppe "Peppino" Garibaldi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2025-francisco-a-e-rojas-giuseppe-peppino-garibaldi--67213872</link><description><![CDATA[<b>GIUSEPPE “PEPPINO” GARIBALDI </b><br /><b>Un eroe italiano nella rivoluzione messicana</b><b> </b><br />di Francisco Antonio Enríquez Rojas<a href="https://applewebdata//D1135106-EDFE-497A-B8D3-92C2809DA82D#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Giuseppe “Peppino” Garibaldi, nipote del celebre unificatore italiano Giuseppe Garibaldi, è una figura emblematica della Rivoluzione Messicana, dove con passione e coraggio si distinse nella lotta per la giustizia sociale. Nato a Melbourne nel 1879, ereditò il carattere avventuroso della sua famiglia e partecipò a numerosi conflitti internazionali prima di unirsi al movimento rivoluzionario messicano contro il regime di Porfirio Díaz. Nel 1911 guidò la "Legione Straniera", un gruppo di combattenti internazionali, contribuendo strategicamente alla presa di Ciudad Juárez, un punto cruciale per il commercio di armi.Sebbene la sua origine straniera suscitasse sospetti tra alcuni leader, Francisco I. Madero, principale leader del movimento rivoluzionario, difese con fervore Garibaldi, paragonandolo ad altri eroi internazionali come Lafayette e Francisco Xavier Mina. Le parole di Madero cementarono il suo ruolo nella lotta per la libertà, evidenziando il valore del suo impegno per i diritti degli oppressi.La vittoria a Ciudad Juárez segnò un punto di svolta, portando alle dimissioni di Díaz e all’avvio di una nuova era democratica. Dopo la Rivoluzione, Garibaldi proseguì le sue battaglie nel mondo, ma il suo impatto rimase indelebile in Messico. Oggi, il suo nome vive in luoghi simbolici come Plaza Garibaldi, cuore pulsante della musica e cultura messicana, a testimonianza del suo lascito di giustizia e libertà.<br /><a href="https://applewebdata//D1135106-EDFE-497A-B8D3-92C2809DA82D#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Maggior Generale, addetto militare presso l’Ambasciata del Messico in Italia.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67213872</guid><pubDate>Fri, 01 Aug 2025 10:07:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67213872/rivista_militare_rojas_ep_1.mp3" length="19639680" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GIUSEPPE “PEPPINO” GARIBALDI 
Un eroe italiano nella rivoluzione messicana 
di Francisco Antonio Enríquez Rojasapplewebdata://D1135106-EDFE-497A-B8D3-92C2809DA82D#_ftn1

Giuseppe “Peppino” Garibaldi, nipote del celebre unificatore italiano Giuseppe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>GIUSEPPE “PEPPINO” GARIBALDI </b><br /><b>Un eroe italiano nella rivoluzione messicana</b><b> </b><br />di Francisco Antonio Enríquez Rojas<a href="https://applewebdata//D1135106-EDFE-497A-B8D3-92C2809DA82D#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Giuseppe “Peppino” Garibaldi, nipote del celebre unificatore italiano Giuseppe Garibaldi, è una figura emblematica della Rivoluzione Messicana, dove con passione e coraggio si distinse nella lotta per la giustizia sociale. Nato a Melbourne nel 1879, ereditò il carattere avventuroso della sua famiglia e partecipò a numerosi conflitti internazionali prima di unirsi al movimento rivoluzionario messicano contro il regime di Porfirio Díaz. Nel 1911 guidò la "Legione Straniera", un gruppo di combattenti internazionali, contribuendo strategicamente alla presa di Ciudad Juárez, un punto cruciale per il commercio di armi.Sebbene la sua origine straniera suscitasse sospetti tra alcuni leader, Francisco I. Madero, principale leader del movimento rivoluzionario, difese con fervore Garibaldi, paragonandolo ad altri eroi internazionali come Lafayette e Francisco Xavier Mina. Le parole di Madero cementarono il suo ruolo nella lotta per la libertà, evidenziando il valore del suo impegno per i diritti degli oppressi.La vittoria a Ciudad Juárez segnò un punto di svolta, portando alle dimissioni di Díaz e all’avvio di una nuova era democratica. Dopo la Rivoluzione, Garibaldi proseguì le sue battaglie nel mondo, ma il suo impatto rimase indelebile in Messico. Oggi, il suo nome vive in luoghi simbolici come Plaza Garibaldi, cuore pulsante della musica e cultura messicana, a testimonianza del suo lascito di giustizia e libertà.<br /><a href="https://applewebdata//D1135106-EDFE-497A-B8D3-92C2809DA82D#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Maggior Generale, addetto militare presso l’Ambasciata del Messico in Italia.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>491</itunes:duration><itunes:keywords>caraibi,garibaldi,grandeguerra,italia,messico,panchovilla,revolution,risorgimento,rivistamilitare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/addde4c06b941cf19071094a10328a00.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2025, Dario CITATI - Guerre sotterranee a confronto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2025-dario-citati-guerre-sotterranee-a-confronto--67213868</link><description><![CDATA[<b>GUERRE SOTTERRANEE A CONFRONTO</b><br /><b>I tunnel di Hamas e Hezbollah</b> <br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//FE9C8CB0-EDA1-41E8-A378-18D7797EA89A#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />L’utilizzo di tunnel, gallerie e cunicoli sotterranei a scopi militari rientra fra i più antichi stratagemmi dell’arte della guerra. Di recente, alcuni Paesi hanno cercato di fornire una sistematizzazione concettuale di questo peculiare ambiente.L’articolo analizza e compara il sistema di tunnel di Hamas nella striscia di Gaza e quelli di Hezbollah in Libano e come le <i>Israeli Defense Forces</i> (che utilizzano una classificazione fondata sui concreti usi militari di livello tattico, individuando tre categorie: tunnel offensivi, difensivi e logistici) li affronta.<br /><a href="https://applewebdata//FE9C8CB0-EDA1-41E8-A378-18D7797EA89A#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Tenente in servizio presso il COMFOSE, analista geopolitico.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67213868</guid><pubDate>Fri, 01 Aug 2025 10:03:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67213868/rivista_militare_citati_ep_3.mp3" length="27182400" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GUERRE SOTTERRANEE A CONFRONTO
I tunnel di Hamas e Hezbollah 
di Dario Citatiapplewebdata://FE9C8CB0-EDA1-41E8-A378-18D7797EA89A#_ftn1 
L’utilizzo di tunnel, gallerie e cunicoli sotterranei a scopi militari rientra fra i più antichi stratagemmi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>GUERRE SOTTERRANEE A CONFRONTO</b><br /><b>I tunnel di Hamas e Hezbollah</b> <br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//FE9C8CB0-EDA1-41E8-A378-18D7797EA89A#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />L’utilizzo di tunnel, gallerie e cunicoli sotterranei a scopi militari rientra fra i più antichi stratagemmi dell’arte della guerra. Di recente, alcuni Paesi hanno cercato di fornire una sistematizzazione concettuale di questo peculiare ambiente.L’articolo analizza e compara il sistema di tunnel di Hamas nella striscia di Gaza e quelli di Hezbollah in Libano e come le <i>Israeli Defense Forces</i> (che utilizzano una classificazione fondata sui concreti usi militari di livello tattico, individuando tre categorie: tunnel offensivi, difensivi e logistici) li affronta.<br /><a href="https://applewebdata//FE9C8CB0-EDA1-41E8-A378-18D7797EA89A#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Tenente in servizio presso il COMFOSE, analista geopolitico.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>680</itunes:duration><itunes:keywords>esercitoitaliano,gaza,hamas,idf,israele,mediooriente,middleeast,rivistamilitare,storia,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/addde4c06b941cf19071094a10328a00.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2025, Umberto  BROCCOLI - Delenda Carthago</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2025-umberto-broccoli-delenda-carthago--67213864</link><description><![CDATA[<b><i>Delenda Carthago</i></b><i> </i><br />Di Umberto Broccoli<i> </i><br /><i>Ceterum censeo Carthaginem esse delendam.</i> È il 157 avanti Cristo e Marco Porcio Catone fa parte di un gruppo di delegati spediti a Cartagine per trovare una soluzione alla rivalità storica con Roma. Catone si avvicina agli ottanta anni, sta chiudendo una carriera importante, dopo esser cresciuto in una famiglia plebea dall’ educazione austera. Catone, a Cartagine, si rende conto di quanto sia ancora pericolosa la città punica e da quel momento ogni suo discorso in senato si chiude con <i>c</i><i>eterum censeo Carthaginem esse delendam.</i> (Per il resto ritengo che Cartagine debba essere distrutta). Catone è in pieno affaccendamento iterativo, certamente dovuto all’ età, ragion per cui la distruzione di Cartagine diventa una fissazione, prima di essere un problema da risolvere.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67213864</guid><pubDate>Fri, 01 Aug 2025 09:59:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67213864/rivista_militare_broccoli_ep_1.mp3" length="30567360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Delenda Carthago 
Di Umberto Broccoli 
Ceterum censeo Carthaginem esse delendam. È il 157 avanti Cristo e Marco Porcio Catone fa parte di un gruppo di delegati spediti a Cartagine per trovare una soluzione alla rivalità storica con Roma. Catone si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Delenda Carthago</i></b><i> </i><br />Di Umberto Broccoli<i> </i><br /><i>Ceterum censeo Carthaginem esse delendam.</i> È il 157 avanti Cristo e Marco Porcio Catone fa parte di un gruppo di delegati spediti a Cartagine per trovare una soluzione alla rivalità storica con Roma. Catone si avvicina agli ottanta anni, sta chiudendo una carriera importante, dopo esser cresciuto in una famiglia plebea dall’ educazione austera. Catone, a Cartagine, si rende conto di quanto sia ancora pericolosa la città punica e da quel momento ogni suo discorso in senato si chiude con <i>c</i><i>eterum censeo Carthaginem esse delendam.</i> (Per il resto ritengo che Cartagine debba essere distrutta). Catone è in pieno affaccendamento iterativo, certamente dovuto all’ età, ragion per cui la distruzione di Cartagine diventa una fissazione, prima di essere un problema da risolvere.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>765</itunes:duration><itunes:keywords>antichi,broccoli,cartagine,esercitoitaliano,guerrepuniche,history,rivistamilitare,romani,storia,umbertobroccoli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/addde4c06b941cf19071094a10328a00.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2025, Fulvio POLI - Carro pesante, sì o no?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2025-fulvio-poli-carro-pesante-si-o-no--66830062</link><description><![CDATA[<b>Carro pesante, sì o no?</b><br />Dalla Grande Guerra all’Ucraina, dai russi ai tedeschi<br />di Fulvio Poli<br /><br />Parlare di carro pesante oggi parrebbe anacronistico, a meno che non si facesse riferimento ai mezzi delle guerre mondiali o della Guerra Fredda. Ebbene, non è così, o meglio, non è più così. I recenti conflitti, in particolare quello russo-ucraino, dimostrano che è tornata l’ora di sviluppare e schierare carri pesanti. Prima di tutto, occorre definire cosa sia un carro pesante: in estrema sintesi, si tratta di un carro armato che privilegia le caratteristiche di protezione e potenza di fuoco a discapito della mobilità.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66830062</guid><pubDate>Wed, 02 Jul 2025 08:31:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66830062/rivista_militare_poli_ep_1_17_06_25.mp3" length="26636537" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Carro pesante, sì o no?
Dalla Grande Guerra all’Ucraina, dai russi ai tedeschi
di Fulvio Poli

Parlare di carro pesante oggi parrebbe anacronistico, a meno che non si facesse riferimento ai mezzi delle guerre mondiali o della Guerra Fredda. Ebbene,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Carro pesante, sì o no?</b><br />Dalla Grande Guerra all’Ucraina, dai russi ai tedeschi<br />di Fulvio Poli<br /><br />Parlare di carro pesante oggi parrebbe anacronistico, a meno che non si facesse riferimento ai mezzi delle guerre mondiali o della Guerra Fredda. Ebbene, non è così, o meglio, non è più così. I recenti conflitti, in particolare quello russo-ucraino, dimostrano che è tornata l’ora di sviluppare e schierare carri pesanti. Prima di tutto, occorre definire cosa sia un carro pesante: in estrema sintesi, si tratta di un carro armato che privilegia le caratteristiche di protezione e potenza di fuoco a discapito della mobilità.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>666</itunes:duration><itunes:keywords>carriarmati,cultura,esercitoitaliano,rivistamilitare,tank,ucraina,war,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3d81ac08459bda1eba20d80cdc5defcf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2025, Gastone BRECCIA - Operazione Fourth Term, febbraio 1945</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2025-gastone-breccia-operazione-fourth-term-febbraio-1945--66830036</link><description><![CDATA[<b>Operazione Fourth Term, febbraio 1945</b><br />“Quattro passi” verso la liberazione<br />Di Gastone Breccia  <br /><b><i></i></b><br /><b><i>In cerca di rivincita</i></b><i>. </i>Nel tardo autunno del 1944, il fronte italiano entrò in quello che i tedeschi definirono <i>Winterruhe</i>, letteralmente “letargo”. Gli Alleati dovettero rassegnarsi a vincere la guerra a primavera; i tedeschi consolidarono le proprie difese tra la Versilia e i laghi di Comacchio, preparandosi a una resistenza estrema. Il 26 dicembre lanciarono però un’offensiva limitata nella valle del Serchio, l’operazione <i>Wintergewitter </i>(tempesta d’inverno), che per tre giorni mise in grave difficoltà la 92a divisione statunitense – la <i>Buffalo Division</i>, formata da soldati di colore – e venne sfruttata a dovere dalla propaganda della Repubblica Sociale. Per questo, all’inizio del nuovo anno, il Generale Lucian Truscott, comandante della 5a Armata USA, decise che bisognava reagire, e lasciarsi rapidamente alle spalle il brutto ricordo dei reparti travolti dalla tempesta d’inverno.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66830036</guid><pubDate>Wed, 02 Jul 2025 08:28:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66830036/rivista_militare_breccia_ep_1.mp3" length="22184227" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Operazione Fourth Term, febbraio 1945
“Quattro passi” verso la liberazione
Di Gastone Breccia  

In cerca di rivincita. Nel tardo autunno del 1944, il fronte italiano entrò in quello che i tedeschi definirono Winterruhe, letteralmente “letargo”. Gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Operazione Fourth Term, febbraio 1945</b><br />“Quattro passi” verso la liberazione<br />Di Gastone Breccia  <br /><b><i></i></b><br /><b><i>In cerca di rivincita</i></b><i>. </i>Nel tardo autunno del 1944, il fronte italiano entrò in quello che i tedeschi definirono <i>Winterruhe</i>, letteralmente “letargo”. Gli Alleati dovettero rassegnarsi a vincere la guerra a primavera; i tedeschi consolidarono le proprie difese tra la Versilia e i laghi di Comacchio, preparandosi a una resistenza estrema. Il 26 dicembre lanciarono però un’offensiva limitata nella valle del Serchio, l’operazione <i>Wintergewitter </i>(tempesta d’inverno), che per tre giorni mise in grave difficoltà la 92a divisione statunitense – la <i>Buffalo Division</i>, formata da soldati di colore – e venne sfruttata a dovere dalla propaganda della Repubblica Sociale. Per questo, all’inizio del nuovo anno, il Generale Lucian Truscott, comandante della 5a Armata USA, decise che bisognava reagire, e lasciarsi rapidamente alle spalle il brutto ricordo dei reparti travolti dalla tempesta d’inverno.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>555</itunes:duration><itunes:keywords>25aprile,esercitoitaliano,liberazione,rivistamilitare,secondaguerramondiale,storia,usarmy,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3d81ac08459bda1eba20d80cdc5defcf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2025, Giovanni GAGLIANO - Tecnologia e Comando</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2025-giovanni-gagliano-tecnologia-e-comando--66829941</link><description><![CDATA[<b>Tecnologia e comando</b><br />Decidere nel mondo digitale <br />di Giovanni Gagliano  <br /><br />La tecnologia sta permeando ogni aspetto del quotidiano e quindi anche il mondo militare, trasformando il modo in cui si opera e si prendono decisioni. Il cambiamento procede a un ritmo tale che il “nuovo” diventa rapidamente obsoleto. Le opportunità offerte dal digitale sono immense e richiedono capacità di adattamento senza precedenti. Ma come incide la tecnologia nelle decisioni in un contesto operativo sempre più digitalizzato? Quali caratteristiche deve possedere il Comandante oggi?Affrontare il tema del “decidere efficacemente nel mondo digitale” è di estrema attualità e urgenza, non solo in ambito militare. Se la figura del decisore continua a rappresentare un punto cardine attraverso le epoche dell’uomo, il contesto in cui opera si è evoluto drasticamente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66829941</guid><pubDate>Wed, 02 Jul 2025 08:24:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66829941/rivista_militare_gagliano_ep_1.mp3" length="23874872" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Tecnologia e comando
Decidere nel mondo digitale 
di Giovanni Gagliano  

La tecnologia sta permeando ogni aspetto del quotidiano e quindi anche il mondo militare, trasformando il modo in cui si opera e si prendono decisioni. Il cambiamento procede a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Tecnologia e comando</b><br />Decidere nel mondo digitale <br />di Giovanni Gagliano  <br /><br />La tecnologia sta permeando ogni aspetto del quotidiano e quindi anche il mondo militare, trasformando il modo in cui si opera e si prendono decisioni. Il cambiamento procede a un ritmo tale che il “nuovo” diventa rapidamente obsoleto. Le opportunità offerte dal digitale sono immense e richiedono capacità di adattamento senza precedenti. Ma come incide la tecnologia nelle decisioni in un contesto operativo sempre più digitalizzato? Quali caratteristiche deve possedere il Comandante oggi?Affrontare il tema del “decidere efficacemente nel mondo digitale” è di estrema attualità e urgenza, non solo in ambito militare. Se la figura del decisore continua a rappresentare un punto cardine attraverso le epoche dell’uomo, il contesto in cui opera si è evoluto drasticamente.]]></itunes:summary><itunes:duration>597</itunes:duration><itunes:keywords>army,cyber,defense,difesa,esercitoitaliano,peace,rivistamilitare,security,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1634765a0602fe0001176b845ac534fa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2025, Fabio VANDER - La Grande Guerra e la rivoluzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2025-fabio-vander-la-grande-guerra-e-la-rivoluzione--65809103</link><description><![CDATA[<b>LA GRANDE GUERRA E LA RIVOLUZIONE</b><br /><b>Guerra e politica in Antonio Gramsci</b> <br />di Fabio Vander <a href="https://applewebdata//C36E0B7A-D54A-4C82-9CC4-A8D0A526D620#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Due episodi della Prima Guerra Mondiale furono particolarmente formativi nella “educazione politica” di Antonio Gramsci: la rivoluzione bolscevica e la disfatta militare italiana a Caporetto. Gramsci intuisce la necessità di un nuovo legame tra attacco e difesa, guerra di movimento e di posizione.L’articolo indaga le innovazioni strategiche indotte nel pensiero politico europeo con la Prima Guerra Mondiale e con le tesi di Giulio Douhet e le loro conseguenze nel pensiero Gramsciano e Comunista dello stesso periodo.Gramsci conosceva Douhet e aveva letto anche il celebre “memoriale” che Douhet aveva stilato contro Cadorna e che gli era valso la degradazione e la condanna a un anno di carcere. Se Douhet fu un critico radicale di Cadorna, Gramsci fu un critico radicale del “cadornismo politico”. Cioè di una politica tutta assalti, violenza, avanguardismo.<br /><a href="https://applewebdata//C36E0B7A-D54A-4C82-9CC4-A8D0A526D620#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a>Studioso e saggista.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65809103</guid><pubDate>Wed, 30 Apr 2025 14:51:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65809103/rivista_militare_vander_ep_1.mp3" length="23886366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA GRANDE GUERRA E LA RIVOLUZIONE
Guerra e politica in Antonio Gramsci 
di Fabio Vander applewebdata://C36E0B7A-D54A-4C82-9CC4-A8D0A526D620#_ftn1

Due episodi della Prima Guerra Mondiale furono particolarmente formativi nella “educazione politica” di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA GRANDE GUERRA E LA RIVOLUZIONE</b><br /><b>Guerra e politica in Antonio Gramsci</b> <br />di Fabio Vander <a href="https://applewebdata//C36E0B7A-D54A-4C82-9CC4-A8D0A526D620#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Due episodi della Prima Guerra Mondiale furono particolarmente formativi nella “educazione politica” di Antonio Gramsci: la rivoluzione bolscevica e la disfatta militare italiana a Caporetto. Gramsci intuisce la necessità di un nuovo legame tra attacco e difesa, guerra di movimento e di posizione.L’articolo indaga le innovazioni strategiche indotte nel pensiero politico europeo con la Prima Guerra Mondiale e con le tesi di Giulio Douhet e le loro conseguenze nel pensiero Gramsciano e Comunista dello stesso periodo.Gramsci conosceva Douhet e aveva letto anche il celebre “memoriale” che Douhet aveva stilato contro Cadorna e che gli era valso la degradazione e la condanna a un anno di carcere. Se Douhet fu un critico radicale di Cadorna, Gramsci fu un critico radicale del “cadornismo politico”. Cioè di una politica tutta assalti, violenza, avanguardismo.<br /><a href="https://applewebdata//C36E0B7A-D54A-4C82-9CC4-A8D0A526D620#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a>Studioso e saggista.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>598</itunes:duration><itunes:keywords>cadorna,douhet,esercitoitaliano,filosofia,gramsci,grandeguerra,primaguerramondiale,rivistamilitare,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/80308b241575d87aefb99e56e0adfb46.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2025, Andrea SPADA - Uno scudo di missili</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2025-andrea-spada-uno-scudo-di-missili--65809054</link><description><![CDATA[<b>UNO SCUDO DI MISSILI</b><br /><b>Le difese anti aeree israeliane Iron Dome, David’s Sling, Arrow e Thaad (in attesa dello “scudo laser”)</b> <br />di Andrea Spada<a href="https://applewebdata//16682B79-140C-4D56-A2D7-7DE7E5AB4DAC#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i><br /><br />L’autore analizza la struttura della difesa antiaerea dello stato di Israele. Una difesa particolarmente efficace (stando ai dati interni) che si compone di più sistemi missilistici integrati, alcuni di esclusivo sviluppo e produzione israeliana altri sviluppati con la collaborazione di aziende statunitensi. L’articolo, in un excursus anche cronologico dell’impiego dell’arma anti-missile, menziona l’impiego dello statunitense sistema THAAD fornito dall’amministrazione americana a supporto dell’alleato mediorientale. <br /><a href="https://applewebdata//16682B79-140C-4D56-A2D7-7DE7E5AB4DAC#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Primo Capitano della Riserva Selezionata, giornalista, esperto di armamenti.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65809054</guid><pubDate>Wed, 30 Apr 2025 14:48:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65809054/rivista_militare_spada_uno_scudo_di_missili.mp3" length="17842560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>UNO SCUDO DI MISSILI
Le difese anti aeree israeliane Iron Dome, David’s Sling, Arrow e Thaad (in attesa dello “scudo laser”) 
di Andrea Spadaapplewebdata://16682B79-140C-4D56-A2D7-7DE7E5AB4DAC#_ftn1

L’autore analizza la struttura della difesa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>UNO SCUDO DI MISSILI</b><br /><b>Le difese anti aeree israeliane Iron Dome, David’s Sling, Arrow e Thaad (in attesa dello “scudo laser”)</b> <br />di Andrea Spada<a href="https://applewebdata//16682B79-140C-4D56-A2D7-7DE7E5AB4DAC#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i><br /><br />L’autore analizza la struttura della difesa antiaerea dello stato di Israele. Una difesa particolarmente efficace (stando ai dati interni) che si compone di più sistemi missilistici integrati, alcuni di esclusivo sviluppo e produzione israeliana altri sviluppati con la collaborazione di aziende statunitensi. L’articolo, in un excursus anche cronologico dell’impiego dell’arma anti-missile, menziona l’impiego dello statunitense sistema THAAD fornito dall’amministrazione americana a supporto dell’alleato mediorientale. <br /><a href="https://applewebdata//16682B79-140C-4D56-A2D7-7DE7E5AB4DAC#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Primo Capitano della Riserva Selezionata, giornalista, esperto di armamenti.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,difesa,esercitoitaliano,gaza,geopolitica,guerra,irondome,israele,palestina,rivistamilitare,sicurezza,storia,war,westbank</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6948fc274de1c9e0aab6774f574405cd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2025, Giampaolo CADALANU - Finita la guerra, continua il terrore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2025-giampaolo-cadalanu-finita-la-guerra-continua-il-terrore--65809016</link><description><![CDATA[<b>FINITA LA GUERRA, CONTINUA IL TERRORE</b><br /><b>La minaccia delle “armi zombie”, gli ordigni inesplosi post-conflitto</b><br /> di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//8A7834CD-81C4-4FBD-8A25-455828B03179#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i> <br /><br />L’autore, inviato storico de “La Repubblica” in molti teatri di guerra negli ultimi decenni, fa una disamini dell’eredità dei conflitti, soffermandosi con dati ed esempi, sugli ordigni inesplosi che spesso lasciano uno strascico di sangue negli anni successivi la cessazione del conflitto.Dalle cluster bomb (il cui utilizzo risale al 1935), agli UXO alle mine anti-personale abbandonate, dalla Spagna alla Cambogia all’Afghanistan, i conflitti del ventesimo secolo e quelli del nuovo millennio lasciano sul terreno delle “armi zombie” in grado di uccidere dopo la cessazione delle ostilità, una conferma, secondo l’autore, che l’eredità della guerra è sempre di distruzione.<br /><a href="https://applewebdata//8A7834CD-81C4-4FBD-8A25-455828B03179#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista e inviato de “La Repubblica”.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65809016</guid><pubDate>Wed, 30 Apr 2025 14:45:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65809016/rivista_militare_cadalanu_finita_la_guerra.mp3" length="22002240" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>FINITA LA GUERRA, CONTINUA IL TERRORE
La minaccia delle “armi zombie”, gli ordigni inesplosi post-conflitto
 di Giampaolo Cadalanuapplewebdata://8A7834CD-81C4-4FBD-8A25-455828B03179#_ftn1 

L’autore, inviato storico de “La Repubblica” in molti teatri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>FINITA LA GUERRA, CONTINUA IL TERRORE</b><br /><b>La minaccia delle “armi zombie”, gli ordigni inesplosi post-conflitto</b><br /> di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//8A7834CD-81C4-4FBD-8A25-455828B03179#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i> <br /><br />L’autore, inviato storico de “La Repubblica” in molti teatri di guerra negli ultimi decenni, fa una disamini dell’eredità dei conflitti, soffermandosi con dati ed esempi, sugli ordigni inesplosi che spesso lasciano uno strascico di sangue negli anni successivi la cessazione del conflitto.Dalle cluster bomb (il cui utilizzo risale al 1935), agli UXO alle mine anti-personale abbandonate, dalla Spagna alla Cambogia all’Afghanistan, i conflitti del ventesimo secolo e quelli del nuovo millennio lasciano sul terreno delle “armi zombie” in grado di uccidere dopo la cessazione delle ostilità, una conferma, secondo l’autore, che l’eredità della guerra è sempre di distruzione.<br /><a href="https://applewebdata//8A7834CD-81C4-4FBD-8A25-455828B03179#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista e inviato de “La Repubblica”.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>551</itunes:duration><itunes:keywords>armi,cluster,esercitoitaliano,gaza,geopolitica,rivistamilitare,russia,storia,ukraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/80308b241575d87aefb99e56e0adfb46.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2025, Giuseppe CACCIAGUERRA - Percezione contro realtà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2025-giuseppe-cacciaguerra-percezione-contro-realta--65808926</link><description><![CDATA[<b>PERCEZIONE CONTRO REALTÀ</b><br /><b>La propaganda di Herr Doktor Joseph Goebbels</b><br />di Giuseppe Cacciaguerra<a href="https://applewebdata//0E45A2EE-7D79-407C-919D-9170B7CA7EF3#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Le guerre si vincono soprattutto con la convinzione di poterle vincere, sia da parte di chi combatte che di chi sostiene le Forze Armate. Lo aveva capito fin dall’inizio Adolph Hitler, che scelse Joseph Goebbels come gran maestro della propaganda del Reich per plasmare la realtà adattandola ai suoi scopi. Anticipando, per certi versi, il moderno concetto di psyops.<br /><a href="https://applewebdata//0E45A2EE-7D79-407C-919D-9170B7CA7EF3#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Direttore di Rivista Militare.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65808926</guid><pubDate>Wed, 30 Apr 2025 14:41:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65808926/rivista_militare_cacciaguerra_ep_3.mp3" length="27576946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>PERCEZIONE CONTRO REALTÀ
La propaganda di Herr Doktor Joseph Goebbels
di Giuseppe Cacciaguerraapplewebdata://0E45A2EE-7D79-407C-919D-9170B7CA7EF3#_ftn1

Le guerre si vincono soprattutto con la convinzione di poterle vincere, sia da parte di chi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>PERCEZIONE CONTRO REALTÀ</b><br /><b>La propaganda di Herr Doktor Joseph Goebbels</b><br />di Giuseppe Cacciaguerra<a href="https://applewebdata//0E45A2EE-7D79-407C-919D-9170B7CA7EF3#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br /><br />Le guerre si vincono soprattutto con la convinzione di poterle vincere, sia da parte di chi combatte che di chi sostiene le Forze Armate. Lo aveva capito fin dall’inizio Adolph Hitler, che scelse Joseph Goebbels come gran maestro della propaganda del Reich per plasmare la realtà adattandola ai suoi scopi. Anticipando, per certi versi, il moderno concetto di psyops.<br /><a href="https://applewebdata//0E45A2EE-7D79-407C-919D-9170B7CA7EF3#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Direttore di Rivista Militare.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>690</itunes:duration><itunes:keywords>1945,cultura,germania,goebbels,history,hitler,militare,nazism,propaganda,rivistamilitare,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/80308b241575d87aefb99e56e0adfb46.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2024 (English), Pierluigi BUSSI - Why the Red Sea?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2024-english-pierluigi-bussi-why-the-red-sea--64877089</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64877089</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2025 08:41:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64877089/rivista_militare_pierluigi_bussi_why_the_red_sea_ep_1_eng_4_2_25.mp3" length="17417403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:duration>436</itunes:duration><itunes:keywords>army,geopolitical,middleeast,military,redsea,rivistamilitare,strategy,suez</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/83893b8a7c8af38c90b14e3c9ad52754.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2024 (English), Dario CITATI - The case of Nagorno Karabakh</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2024-english-dario-citati-the-case-of-nagorno-karabakh--64877053</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64877053</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2025 08:36:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64877053/rivista_militare_dario_citati_the_case_of_nagorno_karabakh_ep_1_eng_4_2_25.mp3" length="24658546" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:duration>617</itunes:duration><itunes:keywords>armenia,army,history,military,nagornokarabakh,politic,rivistamilitare,strategy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/83893b8a7c8af38c90b14e3c9ad52754.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2024 (English), Nicola CRISTADORO - The nightmare of urban combat</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2024-english-nicola-cristadoro-the-nightmare-of-urban-combat--64808332</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64808332</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2025 08:32:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64808332/rivista_militare_nicola_cristadoro_the_nightmare_of_urban_combat_ep_1_eng_4_2_25.mp3" length="30022007" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:duration>751</itunes:duration><itunes:keywords>army,donbass,english,ilitare,military,rivistsa,ukraine</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/81ab6f47298bb84c0104ea62efb4be6e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2025, Ferenc PATSCH SJ - Macchine coscienti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2025-ferenc-patsch-sj-macchine-coscienti--64452286</link><description><![CDATA[<b>MACCHINE COSCIENTI</b><br /><b>Limiti e possibilità dell’Intelligenza artificiale</b> <br />di Ferenc Patsch SJ <a href="https://applewebdata//AF398A5C-50B0-46B8-8DA0-0FC477751F29#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i><br /><br />L’articolo mette una lente d’ingrandimento sull’idea della possibile lotta tra uomo e macchina. Partendo dalla finzione cinematografica, analizza l’impiego attuale e (probabilmente) futuro delle macchine e, nello specifico, dell’intelligenza artificiale.Nel concentrarsi su positività e negatività dell’appaltare sempre più operazioni a parti “non-umane”, l’autore conclude il suo intervento con la fondata certezza dell’impossibilità della creazione di macchine cognitive “simili all’uomo”.<br /><a href="https://applewebdata//AF398A5C-50B0-46B8-8DA0-0FC477751F29#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Professore straordinario presso la Pontificia Università Gregoriana, facoltà di Teologia. Redattore presso “Civiltà Cattolica”.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64452286</guid><pubDate>Wed, 19 Feb 2025 15:48:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64452286/rivista_militare_patsch_ep_1.mp3" length="24310595" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>MACCHINE COSCIENTI
Limiti e possibilità dell’Intelligenza artificiale 
di Ferenc Patsch SJ applewebdata://AF398A5C-50B0-46B8-8DA0-0FC477751F29#_ftn1

L’articolo mette una lente d’ingrandimento sull’idea della possibile lotta tra uomo e macchina....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>MACCHINE COSCIENTI</b><br /><b>Limiti e possibilità dell’Intelligenza artificiale</b> <br />di Ferenc Patsch SJ <a href="https://applewebdata//AF398A5C-50B0-46B8-8DA0-0FC477751F29#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i><br /><br />L’articolo mette una lente d’ingrandimento sull’idea della possibile lotta tra uomo e macchina. Partendo dalla finzione cinematografica, analizza l’impiego attuale e (probabilmente) futuro delle macchine e, nello specifico, dell’intelligenza artificiale.Nel concentrarsi su positività e negatività dell’appaltare sempre più operazioni a parti “non-umane”, l’autore conclude il suo intervento con la fondata certezza dell’impossibilità della creazione di macchine cognitive “simili all’uomo”.<br /><a href="https://applewebdata//AF398A5C-50B0-46B8-8DA0-0FC477751F29#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Professore straordinario presso la Pontificia Università Gregoriana, facoltà di Teologia. Redattore presso “Civiltà Cattolica”.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>608</itunes:duration><itunes:keywords>ai,artificiale,chatgpt,civiltàcattolica,esercitoitaliano,intelligenza,rivistamilitare,scienza,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2e8a51060ab93502df1bf32a849f573.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2025, Claudio BERTOLOTTI - Lo Scenario, AI e Targeting</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2025-claudio-bertolotti-lo-scenario-ai-e-targeting--64452223</link><description><![CDATA[<b>AI E <i>TARGETING</i></b><br /><b>La rivoluzione di “<i>Lavender” </i>nell’esperienza israeliana a Gaza<i></i></b><b> </b><br />di Claudio Bertolotti<a href="https://applewebdata//FF53ADBE-CCAC-4912-B5C5-F13A93CF0F32#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[</a><br />Attraverso le tecnologie dell’intelligenza artificiale (AI), stiamo assistendo all’inizio di un’altra rivoluzione militare (RMA, <i>Revolution in Military Affairs</i>). Come la polvere da sparo, i carri armati, gli aerei e la bomba atomica in passato, l’AI oggi è pronta a definire un nuovo concetto di guerra, i suoi tempi e spazi. In tale ottica, gli Stati stanno utilizzando al meglio l’AI specialmente in aree urbane “complesse” dove la distinzione tra combattenti e civili è sfumata. Ormai l’AI è uno strumento essenziale per la pianificazione militare, le operazioni informatiche e informative. Abbiamo visto recentemente le sue applicazioni in Ucraina per identificare obiettivi russi e, successivamente, con le forze di difesa israeliane (Idf, <i>Israel Defense Forces</i>) nella guerra Israele-Hamas. Tuttavia, l’uso dell’AI solleva questioni etiche significative, portando l’attenzione sul ruolo della supervisione umana. Nel 2024 è stato svelato l’utilizzo del software <i>Lavender</i> nel conflitto Israele-Hamas a Gaza, il programma sviluppato dalle Idf per l’identificazione di obiettivi. <br /><a href="https://applewebdata//FF53ADBE-CCAC-4912-B5C5-F13A93CF0F32#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Ten.Col., ricercatore del Centro Studi <i>Post Conflict Operations.</i><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64452223</guid><pubDate>Wed, 19 Feb 2025 15:45:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64452223/rivista_militare_bertolotti_ep_1_12_2_25.mp3" length="22635623" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>AI E TARGETING
La rivoluzione di “Lavender” nell’esperienza israeliana a Gaza 
di Claudio Bertolottiapplewebdata://FF53ADBE-CCAC-4912-B5C5-F13A93CF0F32#_ftn1
Attraverso le tecnologie dell’intelligenza artificiale (AI), stiamo assistendo all’inizio di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>AI E <i>TARGETING</i></b><br /><b>La rivoluzione di “<i>Lavender” </i>nell’esperienza israeliana a Gaza<i></i></b><b> </b><br />di Claudio Bertolotti<a href="https://applewebdata//FF53ADBE-CCAC-4912-B5C5-F13A93CF0F32#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[</a><br />Attraverso le tecnologie dell’intelligenza artificiale (AI), stiamo assistendo all’inizio di un’altra rivoluzione militare (RMA, <i>Revolution in Military Affairs</i>). Come la polvere da sparo, i carri armati, gli aerei e la bomba atomica in passato, l’AI oggi è pronta a definire un nuovo concetto di guerra, i suoi tempi e spazi. In tale ottica, gli Stati stanno utilizzando al meglio l’AI specialmente in aree urbane “complesse” dove la distinzione tra combattenti e civili è sfumata. Ormai l’AI è uno strumento essenziale per la pianificazione militare, le operazioni informatiche e informative. Abbiamo visto recentemente le sue applicazioni in Ucraina per identificare obiettivi russi e, successivamente, con le forze di difesa israeliane (Idf, <i>Israel Defense Forces</i>) nella guerra Israele-Hamas. Tuttavia, l’uso dell’AI solleva questioni etiche significative, portando l’attenzione sul ruolo della supervisione umana. Nel 2024 è stato svelato l’utilizzo del software <i>Lavender</i> nel conflitto Israele-Hamas a Gaza, il programma sviluppato dalle Idf per l’identificazione di obiettivi. <br /><a href="https://applewebdata//FF53ADBE-CCAC-4912-B5C5-F13A93CF0F32#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Ten.Col., ricercatore del Centro Studi <i>Post Conflict Operations.</i><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>566</itunes:duration><itunes:keywords>chatgpt,esercitoitaliano,gaza,ia,idf,intelligenzaartificiale,israele,lavender,palestina,rivistamilitare,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2e8a51060ab93502df1bf32a849f573.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2025, Massimo LIVI BACCI - La popolazione mondiale ha smesso di crescere?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2025-massimo-livi-bacci-la-popolazione-mondiale-ha-smesso-di-crescere--64452097</link><description><![CDATA[<b>LA POPOLAZIONE MONDIALE HA SMESSO DI CRESCERE?</b><br /><b>Come la demografia incide sugli equilibri planetari</b> <br />di Massimo Livi Bacci <br />Diecimila anni fa la popolazione mondiale si aggirava in un numero compreso tra i cinque e i dieci milioni. Da allora è andata sempre in crescendo con ritmi, fino ad ora, sempre più frenetici portando, negli ultimi cento anni, a tre successivi raddoppi con una popolazione mondiale oltre gli otto miliardi. Secondo l’autore non ci sarà un nuovo raddoppio nel corso di questo secolo.Negli ultimi due secoli, è la tesi dell’articolista, il graduale miglioramento della sopravvivenza è avvenuto in sintonia col progresso delle condizioni di vita e la conseguente diminuzione della mortalità infantile che ha indotto le coppie a mettere al mondo un minor numero di figli. Questo adattamento della natalità alla minor mortalità ha impiegato del tempo per verificarsi, e in questo intervallo di decenni la popolazione ha accelerato la crescita, per poi frenarla man mano che il controllo delle nascite si diffondeva, la mortalità diminuiva ulteriormente e l’incremento della popolazione tendeva allo zero.Questo processo si è prodotto dapprima nelle società avanzate occidentali, dall’inizio dell’Ottocento alla metà del Novecento, poi in quelle più povere del sud del mondo – dove ancora non si è concluso – a partire dalla metà del Novecento dove bisogna terne in considerazione che nel mondo convivono popolazioni che sono in fasi diverse del processo di transizione.Nel prossimo futuro nazioni che oggi sono predominanti (globalmente o localmente) a livello demografico perderanno il loro primato a scapito di nuove nazioni demograficamente egemoni secondo il postulato che sono i paesi demograficamente grandi quelli che influiscono di più sul quadro geopolitico.<br /><a href="https://applewebdata//0038FEC4-9D91-4606-8CDF-D8D2E2BF0477#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Professore emerito di Demografia all'Università di Firenze.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64452097</guid><pubDate>Wed, 19 Feb 2025 15:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64452097/rivista_militare_bacci_ep_1_12_2_25.mp3" length="24701386" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA POPOLAZIONE MONDIALE HA SMESSO DI CRESCERE?
Come la demografia incide sugli equilibri planetari 
di Massimo Livi Bacci 
Diecimila anni fa la popolazione mondiale si aggirava in un numero compreso tra i cinque e i dieci milioni. Da allora è andata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA POPOLAZIONE MONDIALE HA SMESSO DI CRESCERE?</b><br /><b>Come la demografia incide sugli equilibri planetari</b> <br />di Massimo Livi Bacci <br />Diecimila anni fa la popolazione mondiale si aggirava in un numero compreso tra i cinque e i dieci milioni. Da allora è andata sempre in crescendo con ritmi, fino ad ora, sempre più frenetici portando, negli ultimi cento anni, a tre successivi raddoppi con una popolazione mondiale oltre gli otto miliardi. Secondo l’autore non ci sarà un nuovo raddoppio nel corso di questo secolo.Negli ultimi due secoli, è la tesi dell’articolista, il graduale miglioramento della sopravvivenza è avvenuto in sintonia col progresso delle condizioni di vita e la conseguente diminuzione della mortalità infantile che ha indotto le coppie a mettere al mondo un minor numero di figli. Questo adattamento della natalità alla minor mortalità ha impiegato del tempo per verificarsi, e in questo intervallo di decenni la popolazione ha accelerato la crescita, per poi frenarla man mano che il controllo delle nascite si diffondeva, la mortalità diminuiva ulteriormente e l’incremento della popolazione tendeva allo zero.Questo processo si è prodotto dapprima nelle società avanzate occidentali, dall’inizio dell’Ottocento alla metà del Novecento, poi in quelle più povere del sud del mondo – dove ancora non si è concluso – a partire dalla metà del Novecento dove bisogna terne in considerazione che nel mondo convivono popolazioni che sono in fasi diverse del processo di transizione.Nel prossimo futuro nazioni che oggi sono predominanti (globalmente o localmente) a livello demografico perderanno il loro primato a scapito di nuove nazioni demograficamente egemoni secondo il postulato che sono i paesi demograficamente grandi quelli che influiscono di più sul quadro geopolitico.<br /><a href="https://applewebdata//0038FEC4-9D91-4606-8CDF-D8D2E2BF0477#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Professore emerito di Demografia all'Università di Firenze.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>618</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,demografia,esercitoitaliano,lincei,livibacci,podcast,popolazione,rivistamilitare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2e8a51060ab93502df1bf32a849f573.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 6 2024, Dario CITATI - Geopolitica della Transnistria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-6-2024-dario-citati-geopolitica-della-transnistria--63371214</link><description><![CDATA[<b>GEOPOLITICA DELLA TRANSNISTRIA</b><br /><b>Equilibri e tensioni tra Romania, Moldavia e Russia</b><b> </b><br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//A00CB541-3AFF-4070-A3AC-4EADF43A4821#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Il 28 febbraio 2024 il Congresso della Transnistria, regione russofona con capitale Tiraspol già dichiaratasi indipendente dalla Repubblica di Moldavia, ha annunciato la propria volontà di annettersi alla Russia. Questa sottile striscia di territorio a Est del fiume Nistro (proprio questo è il significato di Transnistria, in russo <i>Pridnestrov’e</i>), lunga circa 400 km e che conta meno di mezzo milione di abitanti, proclamò la secessione nel 1992. Il suo proposito di unirsi alla Russia appare ora foriero di rivolgimenti strategici, considerato che confina direttamente con la regione ucraina di Odessa. Per un corretto inquadramento geopolitico dell’area occorre comprendere la relazione tra la Transnistria secessionista e la Moldavia. Ma per comprendere la Moldavia stessa – un po’ come un sistema di scatole cinesi – è necessario conoscere dapprima il rapporto che lega quest’ultima alla Romania.   <br /><a href="https://applewebdata//A00CB541-3AFF-4070-A3AC-4EADF43A4821#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Analista geopolitico.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63371214</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2024 10:05:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63371214/rivista_militare_citati_ep_2.mp3" length="23142720" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GEOPOLITICA DELLA TRANSNISTRIA
Equilibri e tensioni tra Romania, Moldavia e Russia 
di Dario Citatiapplewebdata://A00CB541-3AFF-4070-A3AC-4EADF43A4821#_ftn1 
Il 28 febbraio 2024 il Congresso della Transnistria, regione russofona con capitale Tiraspol...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>GEOPOLITICA DELLA TRANSNISTRIA</b><br /><b>Equilibri e tensioni tra Romania, Moldavia e Russia</b><b> </b><br />di Dario Citati<a href="https://applewebdata//A00CB541-3AFF-4070-A3AC-4EADF43A4821#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> <br />Il 28 febbraio 2024 il Congresso della Transnistria, regione russofona con capitale Tiraspol già dichiaratasi indipendente dalla Repubblica di Moldavia, ha annunciato la propria volontà di annettersi alla Russia. Questa sottile striscia di territorio a Est del fiume Nistro (proprio questo è il significato di Transnistria, in russo <i>Pridnestrov’e</i>), lunga circa 400 km e che conta meno di mezzo milione di abitanti, proclamò la secessione nel 1992. Il suo proposito di unirsi alla Russia appare ora foriero di rivolgimenti strategici, considerato che confina direttamente con la regione ucraina di Odessa. Per un corretto inquadramento geopolitico dell’area occorre comprendere la relazione tra la Transnistria secessionista e la Moldavia. Ma per comprendere la Moldavia stessa – un po’ come un sistema di scatole cinesi – è necessario conoscere dapprima il rapporto che lega quest’ultima alla Romania.   <br /><a href="https://applewebdata//A00CB541-3AFF-4070-A3AC-4EADF43A4821#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Analista geopolitico.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>579</itunes:duration><itunes:keywords>armamenti,armi,attualità,conflitto,difesa,esercitoitaliano,estero,geopolitica,guerra,moldavia,politica,putin,rivistamilitare,russia,storia,strategia,tensione,tiraspol,transnistria,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ae55baee71b01a607e2b2a5d61fd2f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 6 2024, Giampaolo CADALANU - I Pirati del Mari Rosso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-6-2024-giampaolo-cadalanu-i-pirati-del-mari-rosso--63371210</link><description><![CDATA[<b>I PIRATI DEL MAR ROSSO </b><br /><b>Gli Houthi e la loro strategia </b> <br />di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//2A6B1132-2076-4AC2-83F1-0D9B2C5A7D53#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i> <br />Gli Houthi, ad agosto, hanno ceduto alle esigenze della tutela ambientale e hanno interrotto l'attacco alla petroliera Sounion, carica di 150 mila tonnellate di petrolio in transito nel Mar Rosso, per consentire l'intervento delle squadre di soccorso al fine di evitare lo sversamento del greggio e quindi un inquinamento disastroso. Sicuramente un gesto significativo, un'azione che per molti poteva rappresentare un’apertura al dialogo, ma che invece in nessun modo ha interrotto gli attacchi nel Mar Rosso, anzi ha rilanciato in modo evidente lo strumento della pirateria. Infatti, lo scopo del gruppo sciita non è l’arricchimento, ma una pressione politica sui Paesi alleati o amici di Israele, affinché si adoperino per fermare la guerra di Gaza. A rendere efficace la strategia neo-pirata ci sono tre elementi: il primo è la cura della comunicazione, il secondo è il fatto che non abbiano una base fissa o altri obiettivi importanti che la tecnologia militare dell'Occidente possa colpire, mentre il terzo è la consapevolezza che l’Occidente abbia strumenti militari troppo potenti. Pertanto, uno dei metodi più conformi da utilizzare è la pirateria.<br /><a href="https://applewebdata//2A6B1132-2076-4AC2-83F1-0D9B2C5A7D53#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista e inviato de “La Repubblica”.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63371210</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2024 10:01:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63371210/rivista_militare_cadalanu_ep_1.mp3" length="26151360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>I PIRATI DEL MAR ROSSO 
Gli Houthi e la loro strategia  
di Giampaolo Cadalanuapplewebdata://2A6B1132-2076-4AC2-83F1-0D9B2C5A7D53#_ftn1 
Gli Houthi, ad agosto, hanno ceduto alle esigenze della tutela ambientale e hanno interrotto l'attacco alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>I PIRATI DEL MAR ROSSO </b><br /><b>Gli Houthi e la loro strategia </b> <br />di Giampaolo Cadalanu<a href="https://applewebdata//2A6B1132-2076-4AC2-83F1-0D9B2C5A7D53#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i> <br />Gli Houthi, ad agosto, hanno ceduto alle esigenze della tutela ambientale e hanno interrotto l'attacco alla petroliera Sounion, carica di 150 mila tonnellate di petrolio in transito nel Mar Rosso, per consentire l'intervento delle squadre di soccorso al fine di evitare lo sversamento del greggio e quindi un inquinamento disastroso. Sicuramente un gesto significativo, un'azione che per molti poteva rappresentare un’apertura al dialogo, ma che invece in nessun modo ha interrotto gli attacchi nel Mar Rosso, anzi ha rilanciato in modo evidente lo strumento della pirateria. Infatti, lo scopo del gruppo sciita non è l’arricchimento, ma una pressione politica sui Paesi alleati o amici di Israele, affinché si adoperino per fermare la guerra di Gaza. A rendere efficace la strategia neo-pirata ci sono tre elementi: il primo è la cura della comunicazione, il secondo è il fatto che non abbiano una base fissa o altri obiettivi importanti che la tecnologia militare dell'Occidente possa colpire, mentre il terzo è la consapevolezza che l’Occidente abbia strumenti militari troppo potenti. Pertanto, uno dei metodi più conformi da utilizzare è la pirateria.<br /><a href="https://applewebdata//2A6B1132-2076-4AC2-83F1-0D9B2C5A7D53#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Giornalista e inviato de “La Repubblica”.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>654</itunes:duration><itunes:keywords>cornodafrica,cultura,difesa,esercitoitaliano,geopolitica,guerra,houthi,iran,marrosso,pirati,rivistamilitare,strategia,yemen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ae55baee71b01a607e2b2a5d61fd2f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 6 2024, Andrea ROMOLI - Guerra di Droni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-6-2024-andrea-romoli-guerra-di-droni--63371217</link><description><![CDATA[<b>GUERRA DI DRONI</b><br /><b></b><b>L’incredibile ascesa tecnologica dei micro-droni nel conflitto in Ucraina</b><b></b> <br />di Andrea Romoli<a href="https://applewebdata//C9B87B14-05C8-43C8-AB24-B734574E8F2F#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i><br />Nell’agosto del 2022 alcuni volontari della 93ª brigata di fanteria ucraina hanno impiegato, per la prima volta con successo, un drone commerciale FPV di produzione cinese, modificato artigianalmente per sganciare una granata a mano. In quella storica giornata si sono create le premesse per una “rivoluzione dal basso” che ha cambiato per sempre il volto della guerra in Ucraina. Fin dall’inizio del 2023, a una guerra tradizionale, fatta di artiglieria, mezzi corazzati e aviazione convenzionale, si è dunque affiancata un’altra, parallela ma non meno feroce. Dal carro armato fino al singolo soldato di fanteria, tutto diventa bersaglio pagante visto che per colpire non si usa un sistema d’arma da centinaia di migliaia di euro ma un piccolo drone “<i>7 inch</i>” dal costo di meno di 400 dollari. Questi sviluppi sul campo di battaglia hanno rappresentato solo una soluzione parziale del problema. Sono infatti due le grandi sfide progettuali da vincere per ottenere la supremazia nella guerra dei droni che si sta combattendo nei cieli dell’Ucraina: la prima è quella di coordinare l’azione contemporanea di decine di velivoli per ottimizzare gli attacchi a stormo e la seconda è quella di mettere in sicurezza i piloti, recidendo per sempre il collegamento digitale che li lega ai loro UAV. Per vincere entrambe queste sfide, la risposta è una sola: l’impiego dell’intelligenza artificiale.  <br /><a href="https://applewebdata//C9B87B14-05C8-43C8-AB24-B734574E8F2F#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Inviato della redazione Speciali del Tg2 è stato a lungo corrispondente dal teatro di guerra ucraino.  Primo capitano della riserva dell’Esercito Italiano, è un veterano delle missioni in Iraq, Afghanistan, Libano, Kosovo, Albania e Bosnia dove ha lavorato nelle comunicazioni operative. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia contemporanea e sulla propaganda di guerra. È vincitore del premio “Aqui Storia” per la divulgazione televisiva e del premio “Giovannino Guareschi” per la narrativa.<i></i> <br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63371217</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2024 09:55:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63371217/rivista_militare_romoli_ep_1.mp3" length="25514880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GUERRA DI DRONI
L’incredibile ascesa tecnologica dei micro-droni nel conflitto in Ucraina 
di Andrea Romoliapplewebdata://C9B87B14-05C8-43C8-AB24-B734574E8F2F#_ftn1
Nell’agosto del 2022 alcuni volontari della 93ª brigata di fanteria ucraina hanno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>GUERRA DI DRONI</b><br /><b></b><b>L’incredibile ascesa tecnologica dei micro-droni nel conflitto in Ucraina</b><b></b> <br />di Andrea Romoli<a href="https://applewebdata//C9B87B14-05C8-43C8-AB24-B734574E8F2F#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><i></i><br />Nell’agosto del 2022 alcuni volontari della 93ª brigata di fanteria ucraina hanno impiegato, per la prima volta con successo, un drone commerciale FPV di produzione cinese, modificato artigianalmente per sganciare una granata a mano. In quella storica giornata si sono create le premesse per una “rivoluzione dal basso” che ha cambiato per sempre il volto della guerra in Ucraina. Fin dall’inizio del 2023, a una guerra tradizionale, fatta di artiglieria, mezzi corazzati e aviazione convenzionale, si è dunque affiancata un’altra, parallela ma non meno feroce. Dal carro armato fino al singolo soldato di fanteria, tutto diventa bersaglio pagante visto che per colpire non si usa un sistema d’arma da centinaia di migliaia di euro ma un piccolo drone “<i>7 inch</i>” dal costo di meno di 400 dollari. Questi sviluppi sul campo di battaglia hanno rappresentato solo una soluzione parziale del problema. Sono infatti due le grandi sfide progettuali da vincere per ottenere la supremazia nella guerra dei droni che si sta combattendo nei cieli dell’Ucraina: la prima è quella di coordinare l’azione contemporanea di decine di velivoli per ottimizzare gli attacchi a stormo e la seconda è quella di mettere in sicurezza i piloti, recidendo per sempre il collegamento digitale che li lega ai loro UAV. Per vincere entrambe queste sfide, la risposta è una sola: l’impiego dell’intelligenza artificiale.  <br /><a href="https://applewebdata//C9B87B14-05C8-43C8-AB24-B734574E8F2F#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Inviato della redazione Speciali del Tg2 è stato a lungo corrispondente dal teatro di guerra ucraino.  Primo capitano della riserva dell’Esercito Italiano, è un veterano delle missioni in Iraq, Afghanistan, Libano, Kosovo, Albania e Bosnia dove ha lavorato nelle comunicazioni operative. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia contemporanea e sulla propaganda di guerra. È vincitore del premio “Aqui Storia” per la divulgazione televisiva e del premio “Giovannino Guareschi” per la narrativa.<i></i> <br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>638</itunes:duration><itunes:keywords>armmenti,attualità,difesa,esercitoitaliano,geopolitica,guerra,podcast,putin,rivistamilitare,strategia,tecnologia,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ae55baee71b01a607e2b2a5d61fd2f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2024, Pierfrancesco SAMPAOLO - La bottiglia della propaganda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2024-pierfrancesco-sampaolo-la-bottiglia-della-propaganda--62788431</link><description><![CDATA[<b>La “bottiglia della propaganda”</b><br /><b>Il super microfono adottato dal Terzo Reich</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo  <br />Può un microfono di nuova concezione contribuire al successo dell’oscura propaganda hitleriana negli anni Venti e Trenta del secolo scorso? Beh, suo malgrado sì, poté farlo il microfono Neumann CMV-3, brevettato nel 1928, soprannominato “la bottiglia di Hitler”. Questo microfono venne adottato dalla macchina della propaganda nazista per “amplificare” le doti vocali del suo oscuro leader.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62788431</guid><pubDate>Mon, 18 Nov 2024 15:20:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62788431/rivista_militare_sampaolo_ep_3.mp3" length="14350627" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>La “bottiglia della propaganda”
Il super microfono adottato dal Terzo Reich
di Pierfrancesco Sampaolo  
Può un microfono di nuova concezione contribuire al successo dell’oscura propaganda hitleriana negli anni Venti e Trenta del secolo scorso? Beh,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>La “bottiglia della propaganda”</b><br /><b>Il super microfono adottato dal Terzo Reich</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo  <br />Può un microfono di nuova concezione contribuire al successo dell’oscura propaganda hitleriana negli anni Venti e Trenta del secolo scorso? Beh, suo malgrado sì, poté farlo il microfono Neumann CMV-3, brevettato nel 1928, soprannominato “la bottiglia di Hitler”. Questo microfono venne adottato dalla macchina della propaganda nazista per “amplificare” le doti vocali del suo oscuro leader.   ]]></itunes:summary><itunes:duration>359</itunes:duration><itunes:keywords>condensatore,difesa,esercitoitaliano,microfono,musica,nazismo,neumann,rivistamilitare,trezoreich,u47</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3fba73040b915f8644af7df7a868c2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2024, Pierluigi BUSSI - Fuggito dall'inferno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2024-pierluigi-bussi-fuggito-dall-inferno--62788428</link><description><![CDATA[<b>FUGGITO DALL’INFERNO</b><br /><b>Dall’Afghanistan dei Talebani verso una nuova patria in Italia </b><br />di Pierluigi Bussi  <br />La storia di Walimohammad Atai, è quella di un giovane afgano che reclutato in un centro addestramento per i kamikaze ha detto no ai talebani. Fuggito dall’Afghanistan per evitare la decapitazione, dopo un viaggio infernale durato tre anni, sbarca in Italia aggrappato ad un tir proveniente dalla Grecia. In Italia ha trovato la sua seconda patria. Dopo aver ricevuto lo status di rifugiato, si laurea in breve tempo in Scienze della mediazione linguistica e Scienze politiche all’Università di Pavia. In un’intervista a Rivista Militare, Atai ci racconta come è uscito dall’incubo del fondamentalismo religioso e come un immigrato può trovare in Italia tanta accoglienza a certe condizioni, accende un barlume di speranza per le donne afgane ed è fiducioso che la nuova ala progressista dell’Emirato Islamico possa modernizzare l’Afghanistan. Il giovane afgano, è diventato un esempio da seguire per molti profughi. “<i>L’Italia è un paese che, a differenza di altri Stati europei, aiuta da sempre senza guardare al colore della pelle, all’origine o alla religione. Tutti i miei sogni si sono realizzati qui, la gente mi ha dato tanta speranza, mi ha dato tanti strumenti per poter rialzarmi, asciugarmi le lacrime e costruire il futuro che desideravo</i>”.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62788428</guid><pubDate>Mon, 18 Nov 2024 15:15:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62788428/rivista_militare_bussi_ep_2.mp3" length="21904195" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>FUGGITO DALL’INFERNO
Dall’Afghanistan dei Talebani verso una nuova patria in Italia 
di Pierluigi Bussi  
Fuggito dall’Afghanistan per evitare la decapitazione, dopo un viaggio infernale durato tre anni, sbarca in Italia aggrappato ad un tir...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>FUGGITO DALL’INFERNO</b><br /><b>Dall’Afghanistan dei Talebani verso una nuova patria in Italia </b><br />di Pierluigi Bussi  <br />La storia di Walimohammad Atai, è quella di un giovane afgano che reclutato in un centro addestramento per i kamikaze ha detto no ai talebani. Fuggito dall’Afghanistan per evitare la decapitazione, dopo un viaggio infernale durato tre anni, sbarca in Italia aggrappato ad un tir proveniente dalla Grecia. In Italia ha trovato la sua seconda patria. Dopo aver ricevuto lo status di rifugiato, si laurea in breve tempo in Scienze della mediazione linguistica e Scienze politiche all’Università di Pavia. In un’intervista a Rivista Militare, Atai ci racconta come è uscito dall’incubo del fondamentalismo religioso e come un immigrato può trovare in Italia tanta accoglienza a certe condizioni, accende un barlume di speranza per le donne afgane ed è fiducioso che la nuova ala progressista dell’Emirato Islamico possa modernizzare l’Afghanistan. Il giovane afgano, è diventato un esempio da seguire per molti profughi. “<i>L’Italia è un paese che, a differenza di altri Stati europei, aiuta da sempre senza guardare al colore della pelle, all’origine o alla religione. Tutti i miei sogni si sono realizzati qui, la gente mi ha dato tanta speranza, mi ha dato tanti strumenti per poter rialzarmi, asciugarmi le lacrime e costruire il futuro che desideravo</i>”.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>548</itunes:duration><itunes:keywords>afghanistan,atai,bussi,esercitoitaliano,geopolitica,refugee,rivistamilitare,talebani,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3fba73040b915f8644af7df7a868c2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2024, Niccolò BENDINI - La banalità del male e di un uomo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2024-niccolo-bendini-la-banalita-del-male-e-di-un-uomo--62788422</link><description><![CDATA[<b>LA BANALITÀ DEL MALE E DI UN UOMO</b><br /><b>Friedrich Jeckeln, da fallito a macellaio del Terzo Reich</b><br />di Niccolò Bendini<a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />L’<i>Obergruppenführer</i> delle SS, Friedrich August Jeckeln, fu il principale responsabile di alcuni dei peggiori <i>pogrom</i>avvenuti nell’Europa orientale occupata dai nazisti, tra il 1941 e il 1944.Come comandante superiore delle SS e della polizia (<i>Höhere SS und Polizeiführer</i>, HSSPF) – nella Russia meridionale nel commissariato del Reich in Ucraina, con sede e Kiev – eseguì terribili carneficine. Divenuto in seguito anche comandante del <i>Reichskommissariat Ostland</i><a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftn2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[2]</a> di Riga, in Lettonia, dal 30 ottobre 1941, lasciò anche qui una scia di sangue e dolore. Per di più, dal 22 febbraio 1944, Jeckeln ottenne lo stesso incarico anche per la Russia settentrionale aumentando il suo potere fino al gennaio 1945. Una volta catturato dai sovietici, prima di essere giustiziato, confessò di aver causato la morte di un numero di persone che va dalle 190.500 alle 253.500 sottolineando, però, che non era in grado di fornire cifre precise.<br /><a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Studioso e saggista.<br /><a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftnref2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[2]</a> Amministrazione tedesca comprendente parte della Bielorussia (Rutenia bianca), Estonia, Lituania e Lettonia.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62788422</guid><pubDate>Mon, 18 Nov 2024 15:11:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62788422/rivista_militare_bendini_ep_1.mp3" length="20601207" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA BANALITÀ DEL MALE E DI UN UOMO
Friedrich Jeckeln, da fallito a macellaio del Terzo Reich
di Niccolò Bendiniapplewebdata://E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftn1
L’Obergruppenführer delle SS, Friedrich August Jeckeln, fu il principale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA BANALITÀ DEL MALE E DI UN UOMO</b><br /><b>Friedrich Jeckeln, da fallito a macellaio del Terzo Reich</b><br />di Niccolò Bendini<a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftn1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a><br />L’<i>Obergruppenführer</i> delle SS, Friedrich August Jeckeln, fu il principale responsabile di alcuni dei peggiori <i>pogrom</i>avvenuti nell’Europa orientale occupata dai nazisti, tra il 1941 e il 1944.Come comandante superiore delle SS e della polizia (<i>Höhere SS und Polizeiführer</i>, HSSPF) – nella Russia meridionale nel commissariato del Reich in Ucraina, con sede e Kiev – eseguì terribili carneficine. Divenuto in seguito anche comandante del <i>Reichskommissariat Ostland</i><a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftn2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[2]</a> di Riga, in Lettonia, dal 30 ottobre 1941, lasciò anche qui una scia di sangue e dolore. Per di più, dal 22 febbraio 1944, Jeckeln ottenne lo stesso incarico anche per la Russia settentrionale aumentando il suo potere fino al gennaio 1945. Una volta catturato dai sovietici, prima di essere giustiziato, confessò di aver causato la morte di un numero di persone che va dalle 190.500 alle 253.500 sottolineando, però, che non era in grado di fornire cifre precise.<br /><a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftnref1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> Studioso e saggista.<br /><a href="https://applewebdata//E5EFE6F3-0E20-4474-8C09-5B2B25FDD074#_ftnref2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[2]</a> Amministrazione tedesca comprendente parte della Bielorussia (Rutenia bianca), Estonia, Lituania e Lettonia.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>difesa,esercitoitaliano,hitler,jeckeln,nazismo,rivistamilitare,storia,terzoreich</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3fba73040b915f8644af7df7a868c2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2024, Andrea RUSSO - L'ennesima minaccia per i carri armati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2024-andrea-russo-l-ennesima-minaccia-per-i-carri-armati--62541845</link><description><![CDATA[<b>L’ENNESIMA MINACCIA PER I CARRI ARMATI</b><br /><b>I veicoli da combattimento della Fanteria </b><br />di Andrea Russo<br />Il conflitto in Ucraina ha rappresentato il vero battesimo del fuoco per un numero consistente di piattaforme e sistemi d’arma progettati durante gli ultimi decenni del secolo scorso. Queste infatti, a causa della natura asimmetrica delle guerre combattute a partire dagli anni Novanta, non hanno potuto esprimere a pieno il loro potenziale poiché impiegati in missioni di contro-insorgenza. Tra i vari assetti che si sono distinti ci sono sicuramente i veicoli da combattimento per la fanteria (IFV-<i>Infantry Fighting Vehicles</i>), soprattutto quelli di produzione occidentale messi a disposizione alle Forze armate ucraine dai paesi della NATO. Alcuni hanno dimostrato capacità sorprendenti, mettendo in serie difficoltà i carri armati russi.      ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62541845</guid><pubDate>Tue, 29 Oct 2024 12:56:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62541845/rivista_militare_russo_ep_1.mp3" length="18608586" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’ENNESIMA MINACCIA PER I CARRI ARMATI
I veicoli da combattimento della Fanteria 
di Andrea Russo
Il conflitto in Ucraina ha rappresentato il vero battesimo del fuoco per un numero consistente di piattaforme e sistemi d’arma progettati durante gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’ENNESIMA MINACCIA PER I CARRI ARMATI</b><br /><b>I veicoli da combattimento della Fanteria </b><br />di Andrea Russo<br />Il conflitto in Ucraina ha rappresentato il vero battesimo del fuoco per un numero consistente di piattaforme e sistemi d’arma progettati durante gli ultimi decenni del secolo scorso. Queste infatti, a causa della natura asimmetrica delle guerre combattute a partire dagli anni Novanta, non hanno potuto esprimere a pieno il loro potenziale poiché impiegati in missioni di contro-insorgenza. Tra i vari assetti che si sono distinti ci sono sicuramente i veicoli da combattimento per la fanteria (IFV-<i>Infantry Fighting Vehicles</i>), soprattutto quelli di produzione occidentale messi a disposizione alle Forze armate ucraine dai paesi della NATO. Alcuni hanno dimostrato capacità sorprendenti, mettendo in serie difficoltà i carri armati russi.      ]]></itunes:summary><itunes:duration>466</itunes:duration><itunes:keywords>bradley,cultura,difesa,geopolitica,rivistamilitare,russia,ucraina,ukraine,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3fba73040b915f8644af7df7a868c2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2024, Nicola CRISTADORO - L'incubo del combattimento urbano, Azovstal</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2024-nicola-cristadoro-l-incubo-del-combattimento-urbano-azovstal--62541799</link><description><![CDATA[<b>L’INCUBO DEL COMBATTIMENTO URBANO</b><br /><b></b><b>La battaglia di Mariupol e l’assedio dell’Azovstal</b><b></b><br />di Nicola Cristadoro  <br />“Perché Mariupol?”. La risposta è che il centro abitato riveste un’importanza strategica in quanto apre l’accesso al Mare d’Azov.  Che cosa, ha consentito agli Ucraini di resistere nella città di Mariupol per oltre due mesi nonostante l’inferiorità numerica e l’isolamento totale per i rifornimenti? Per le Forze armate russe, l’occupazione di Mariupol è stata estremamente difficile: l’esercito non aveva preso d'assalto città così grandi dai tempi della battaglia di Grozny durante la Prima Guerra Cecena. Cristadoro, analizza gli elementi di interesse emersi dalle testimonianze di soldati russi reduci di quella battaglia, al netto della tragedia che si è consumata, offrono degli spunti di riflessione come “lezioni apprese”. Il 10 aprile 2022 le truppe russe annunciarono di aver raggiunto lo stabilimento di Azovstal, l’enorme complesso metallurgico strutturato con un intricato sistema di rifugi e vie di comunicazione nel sottosuolo. I sotterranei non solo offrirono alle forze ucraine la possibilità di condurre attacchi a sorpresa contro le unità in superficie, ma garantirono anche un buon livello di protezione dagli attacchi aerei e di artiglieria. L’assedio di Azovstal si concluse il 20 maggio con la resa di tutto il personale militare ucraino. Nei giorni successivi, circa 2.500 soldati si consegnarono ai Russi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62541799</guid><pubDate>Tue, 29 Oct 2024 12:50:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62541799/rivista_militare_cristadoro_ep_2.mp3" length="35081403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’INCUBO DEL COMBATTIMENTO URBANO
La battaglia di Mariupol e l’assedio dell’Azovstal
di Nicola Cristadoro  
 Che cosa, ha consentito agli Ucraini di resistere nella città di Mariupol per oltre due mesi nonostante l’inferiorità numerica e l’isolamento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’INCUBO DEL COMBATTIMENTO URBANO</b><br /><b></b><b>La battaglia di Mariupol e l’assedio dell’Azovstal</b><b></b><br />di Nicola Cristadoro  <br />“Perché Mariupol?”. La risposta è che il centro abitato riveste un’importanza strategica in quanto apre l’accesso al Mare d’Azov.  Che cosa, ha consentito agli Ucraini di resistere nella città di Mariupol per oltre due mesi nonostante l’inferiorità numerica e l’isolamento totale per i rifornimenti? Per le Forze armate russe, l’occupazione di Mariupol è stata estremamente difficile: l’esercito non aveva preso d'assalto città così grandi dai tempi della battaglia di Grozny durante la Prima Guerra Cecena. Cristadoro, analizza gli elementi di interesse emersi dalle testimonianze di soldati russi reduci di quella battaglia, al netto della tragedia che si è consumata, offrono degli spunti di riflessione come “lezioni apprese”. Il 10 aprile 2022 le truppe russe annunciarono di aver raggiunto lo stabilimento di Azovstal, l’enorme complesso metallurgico strutturato con un intricato sistema di rifugi e vie di comunicazione nel sottosuolo. I sotterranei non solo offrirono alle forze ucraine la possibilità di condurre attacchi a sorpresa contro le unità in superficie, ma garantirono anche un buon livello di protezione dagli attacchi aerei e di artiglieria. L’assedio di Azovstal si concluse il 20 maggio con la resa di tutto il personale militare ucraino. Nei giorni successivi, circa 2.500 soldati si consegnarono ai Russi.]]></itunes:summary><itunes:duration>878</itunes:duration><itunes:keywords>culture,difesa,donbas,esercitoitaliano,geopolitica,mariupol,rivistamilitare,russia,strategy,ucraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c3fba73040b915f8644af7df7a868c2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2024, Pierluigi BUSSI - La milizia nascosta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2024-pierluigi-bussi-la-milizia-nascosta--60936577</link><description><![CDATA[<b>LA MILIZIA NASCOSTA</b><br /><b>Come Hamas ha costituito in silenzio un esercito organizzato</b><b> </b><br />di Pierluigi Bussi<br />Le Brigate <i>Izz al-Din al-Qassam</i>, il braccio armato di Hamas, sono una formazione paramilitare che da anni contrasta le Forze Armate israeliane. Negli ultimi venti anni è cresciuta in maniera esponenziale sia dal punto di vista tecnologico che numerico. Da quante unità è composta? Come sono organizzati? Chi li addestra e finanzia? I più temuti sono i “<i>Nukbha</i>” delle Forze Speciali, si distinguono per la preparazione alle imboscate e sono spietati per il loro sentimento di vendetta. <br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60936577</guid><pubDate>Tue, 06 Aug 2024 12:53:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60936577/rivista_militare_bussi_ep_1_02_08_24.mp3" length="19201044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA MILIZIA NASCOSTA
Come Hamas ha costituito in silenzio un esercito organizzato 
di Pierluigi Bussi
Le Brigate Izz al-Din al-Qassam, il braccio armato di Hamas, sono una formazione paramilitare che da anni contrasta le Forze Armate israeliane. Negli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA MILIZIA NASCOSTA</b><br /><b>Come Hamas ha costituito in silenzio un esercito organizzato</b><b> </b><br />di Pierluigi Bussi<br />Le Brigate <i>Izz al-Din al-Qassam</i>, il braccio armato di Hamas, sono una formazione paramilitare che da anni contrasta le Forze Armate israeliane. Negli ultimi venti anni è cresciuta in maniera esponenziale sia dal punto di vista tecnologico che numerico. Da quante unità è composta? Come sono organizzati? Chi li addestra e finanzia? I più temuti sono i “<i>Nukbha</i>” delle Forze Speciali, si distinguono per la preparazione alle imboscate e sono spietati per il loro sentimento di vendetta. <br /><br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>481</itunes:duration><itunes:keywords>attualità,cultura,esercitoitaliano,geopolitica,hamas,idf,israele,palestina,rivistamilitare,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94cbea67c0dc81692acf6deba85dfee9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2024, Pierfrancesco SAMPAOLO - L'intelligenza artificiale riunisce i Beatles</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2024-pierfrancesco-sampaolo-l-intelligenza-artificiale-riunisce-i-beatles--60936581</link><description><![CDATA[<b>L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE RIUNISCE I BEATLES</b><br /><b>Un software buca la barriera del tempo e permette di ultimare un brano scritto nel 1970</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Che l’intelligenza artificiale si stia ormai diffondendo a macchia d’olio in ogni angolo delle nostre esistenze, dal mondo militare a quello civile, è un dato di fatto. Ma chi avrebbe pensato che questa potesse addirittura rompere la barriera del tempo e ultimare una canzone dei Beatles scritta quasi 60 anni fa dal compianto John Lennon? Ebbene sì, questa è la storia del brano “<i>Now And Then</i>”, scritto nel 1970 dallo storico frontman dei Fab Four, ucciso da un fan nel 1980 a New York.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60936581</guid><pubDate>Tue, 06 Aug 2024 12:49:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60936581/rivista_militare_sampaolo_ep_2.mp3" length="12959868" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE RIUNISCE I BEATLES
Un software buca la barriera del tempo e permette di ultimare un brano scritto nel 1970
di Pierfrancesco Sampaolo

Che l’intelligenza artificiale si stia ormai diffondendo a macchia d’olio in ogni angolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE RIUNISCE I BEATLES</b><br /><b>Un software buca la barriera del tempo e permette di ultimare un brano scritto nel 1970</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Che l’intelligenza artificiale si stia ormai diffondendo a macchia d’olio in ogni angolo delle nostre esistenze, dal mondo militare a quello civile, è un dato di fatto. Ma chi avrebbe pensato che questa potesse addirittura rompere la barriera del tempo e ultimare una canzone dei Beatles scritta quasi 60 anni fa dal compianto John Lennon? Ebbene sì, questa è la storia del brano “<i>Now And Then</i>”, scritto nel 1970 dallo storico frontman dei Fab Four, ucciso da un fan nel 1980 a New York.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>324</itunes:duration><itunes:keywords>beatles,cultura,difesa,esercitoitaliano,fabfour,georgeharrison,johnlennon,musica,nowandthen,paulmaccartney,ringostar,rivistamilitare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5de5cbca05578dd187c57f45508c5e04.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2024, Giuseppe CACCIAGUERRA - Don Minzoni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2024-giuseppe-cacciaguerra-don-minzoni--60936590</link><description><![CDATA[<b>DON MINZONI </b><br /><b>Un prete energico e scomodo</b><br />di G. Cacciaguerra<br /><br />“<i>Ieri ore 22:30 due fascisti finora sconosciuti aggredirono proditoriamente con violente bastonate arciprete locale Minzoni Giovanni (…) gravi percosse causarono morte arciprete (…) movente delitto lievi dissensi politici (…) temonsi perturbamenti ordine pubblico causa notorietà ucciso. Richiesto adeguato rinforzo</i>”. Questo il telegramma partito dalla tenenza dei Reali Carabinieri di Argenta, a firma del Tenente Borla Sig. Costantino, spedito il 24 agosto alle 10:20. Così morì, a 38 anni, per una brutale bastonatura Don Minzoni. Un prete scomodo, troppo ingombrante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60936590</guid><pubDate>Tue, 06 Aug 2024 12:44:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60936590/rivista_militare_cacciaguerra_ep_2.mp3" length="22543672" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>DON MINZONI 
Un prete energico e scomodo
di G. Cacciaguerra

“Ieri ore 22:30 due fascisti finora sconosciuti aggredirono proditoriamente con violente bastonate arciprete locale Minzoni Giovanni (…) gravi percosse causarono morte arciprete (…) movente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>DON MINZONI </b><br /><b>Un prete energico e scomodo</b><br />di G. Cacciaguerra<br /><br />“<i>Ieri ore 22:30 due fascisti finora sconosciuti aggredirono proditoriamente con violente bastonate arciprete locale Minzoni Giovanni (…) gravi percosse causarono morte arciprete (…) movente delitto lievi dissensi politici (…) temonsi perturbamenti ordine pubblico causa notorietà ucciso. Richiesto adeguato rinforzo</i>”. Questo il telegramma partito dalla tenenza dei Reali Carabinieri di Argenta, a firma del Tenente Borla Sig. Costantino, spedito il 24 agosto alle 10:20. Così morì, a 38 anni, per una brutale bastonatura Don Minzoni. 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Tuttavia, vi fu un tempo, non troppo lontano, in cui un orso di nome Wojtek non solo fu un amico inseparabile dell’uomo, ma vi combatté fianco a fianco in guerra, per di più, in Italia, durante il secondo conflitto mondiale, nel II Corpo d’Armata polacco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60785952</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2024 08:46:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60785952/rivista_militare_3_2024_alberto_vitale_vojtek.mp3" length="19982400" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>In quest’ultimo anno abbiamo sentito molto parlare di orsi e del loro rapporto con l’uomo. Prima in Trentino e, più di recente, con l’uccisione dell’orsa Amarena in Abruzzo. 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Tuttavia, vi fu un tempo, non troppo lontano, in cui un orso di nome Wojtek non solo fu un amico inseparabile dell’uomo, ma vi combatté fianco a fianco in guerra, per di più, in Italia, durante il secondo conflitto mondiale, nel II Corpo d’Armata polacco.]]></itunes:summary><itunes:duration>500</itunes:duration><itunes:keywords>animalismo,battagliadicassino,cassino,esercitoitaliano,orso,polisharmy,rivistamilitare,secondaguerramondiale,wojtek,wwii</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/87b63c21d2a13531a228935ca024cfe1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2024, Gian Marco CHIARINI - La "Battaglia dei ponti" di Nassirya</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2024-gian-marco-chiarini-la-battaglia-dei-ponti-di-nassirya--60785927</link><description><![CDATA[<b>Gian Marco Chiarini</b>, Generale di C.A. in ausiliaria, è nato a Ferrara nel 1952 e si è arruolato frequentando il 153° Corso dell’Accademia Militare di Modena, per essere promosso Sottotenente nel 1973. Nell’arco della sua carriera ha ricoperto prestigiosi incarichi: Ufficiale di collegamento presso l’<i>Armoured Center </i>in Fort Knox, USA, Capo di Stato Maggiore della 3^ Divisione italiana a Milano, <i>Deputy Chief Civil Affaire</i> del Comando ARRC di Sarajevo (BiH), Capo Ufficio Operazioni del Comando NATO AFSOUTH a Bagnoli ed <i>Executive Assistant</i> di COMKFOR, a Pristina, in Kosovo. Da Brigadier Generale è stato Capo di Stato Maggiore del NATO <i>Rapid Deployable Corps</i>, Comandante della Brigata Multinazionale Sud-Est in Bosnia-Herzegovina, della 132^ Brigata corazzata “Ariete”, della IT JOINT TASK FORCE IRAQ a Nassiriya, nell’ambito dell’Operazione “Antica Babilonia”, e Vice Capo Reparto Impiego delle Forze presso lo Stato Maggiore dell’Esercito. Da Generale di Divisione è stato Comandante di EUFOR in Bosnia Erzegovina, Vice Comandante ARRC a Rheindahlen e Comandante del Corpo di Reazione Rapida Italiano in Solbiate Olona. Da Generale di C.A. è stato nominato Rappresentante Italiano presso i Comitati Militari della NATO e della UE a Bruxelles.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60785927</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2024 08:41:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60785927/rivista_militare_3_2024_gian_marco_chiarini_la_22battaglia_dei_ponti_22_di_nassirya.mp3" length="24022080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Gian Marco Chiarini, Generale di C.A. in ausiliaria, è nato a Ferrara nel 1952 e si è arruolato frequentando il 153° Corso dell’Accademia Militare di Modena, per essere promosso Sottotenente nel 1973. Nell’arco della sua carriera ha ricoperto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Gian Marco Chiarini</b>, Generale di C.A. in ausiliaria, è nato a Ferrara nel 1952 e si è arruolato frequentando il 153° Corso dell’Accademia Militare di Modena, per essere promosso Sottotenente nel 1973. Nell’arco della sua carriera ha ricoperto prestigiosi incarichi: Ufficiale di collegamento presso l’<i>Armoured Center </i>in Fort Knox, USA, Capo di Stato Maggiore della 3^ Divisione italiana a Milano, <i>Deputy Chief Civil Affaire</i> del Comando ARRC di Sarajevo (BiH), Capo Ufficio Operazioni del Comando NATO AFSOUTH a Bagnoli ed <i>Executive Assistant</i> di COMKFOR, a Pristina, in Kosovo. Da Brigadier Generale è stato Capo di Stato Maggiore del NATO <i>Rapid Deployable Corps</i>, Comandante della Brigata Multinazionale Sud-Est in Bosnia-Herzegovina, della 132^ Brigata corazzata “Ariete”, della IT JOINT TASK FORCE IRAQ a Nassiriya, nell’ambito dell’Operazione “Antica Babilonia”, e Vice Capo Reparto Impiego delle Forze presso lo Stato Maggiore dell’Esercito. Da Generale di Divisione è stato Comandante di EUFOR in Bosnia Erzegovina, Vice Comandante ARRC a Rheindahlen e Comandante del Corpo di Reazione Rapida Italiano in Solbiate Olona. Da Generale di C.A. è stato nominato Rappresentante Italiano presso i Comitati Militari della NATO e della UE a Bruxelles.]]></itunes:summary><itunes:duration>601</itunes:duration><itunes:keywords>anticababilonia,army,battagliadeiponti,bersaglieri,desertstorm,esercitoitaliano,iraq,lagunari,nassirya,paracadutisti,rivistamilitare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/87b63c21d2a13531a228935ca024cfe1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2024, Anna Maria ISASTIA - Un'americana a Roma nel 1849</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2024-anna-maria-isastia-un-americana-a-roma-nel-1849--60785826</link><description><![CDATA[Margaret Fuller è una giornalista americana, prima corrispondente di guerra donna, che, nel biennio rivoluzionario 1848-49, si trasferisce in Italia per documentare il momento fondativo di una nuova nazione. I suoi <i>Reportage</i>, commissionati dal <i>New York Daily Tribune</i>, sono affascinanti racconti in cui descrive Roma, assediata dai francesi, e il coraggio dei romani intenzionati a resistere sotto la guida di Mazzini e di Garibaldi. Convinta sostenitrice dell’esperienza repubblicana, Fuller coglie in Italia la forte condivisione di principi quali libertà, spirito egualitario e democratico, i medesimi su cui era sorta la nazione americana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60785826</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2024 08:32:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60785826/rivista_militare_3_2024_anna_maria_isastia.mp3" length="26722560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Margaret Fuller è una giornalista americana, prima corrispondente di guerra donna, che, nel biennio rivoluzionario 1848-49, si trasferisce in Italia per documentare il momento fondativo di una nuova nazione. 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Convinta sostenitrice dell’esperienza repubblicana, Fuller coglie in Italia la forte condivisione di principi quali libertà, spirito egualitario e democratico, i medesimi su cui era sorta la nazione americana.]]></itunes:summary><itunes:duration>669</itunes:duration><itunes:keywords>alessandrobarbero,cultura,divulgazione,esercitoitaliano,garibaldi,podcast,risorgimento,rivistamilitare,storia,trend</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/87b63c21d2a13531a228935ca024cfe1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2023, Intervista di Radio Esercito a Pierfrancesco Sampaolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2023-intervista-di-radio-esercito-a-pierfrancesco-sampaolo--60186771</link><description><![CDATA[Il Capo Redattore di Rivista Militare viene intervistato da Radio Esercito sull'articolo "Chi fermerà la pioggia", dedicato a John Fogerty, il cantautore americano, frontman dei Creedence Clearwater Revival.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60186771</guid><pubDate>Mon, 27 May 2024 11:58:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60186771/tencol_sanpaolo_completo.mp3" length="30061054" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Il Capo Redattore di Rivista Militare viene intervistato da Radio Esercito sull'articolo "Chi fermerà la pioggia", dedicato a John Fogerty, il cantautore americano, frontman dei Creedence Clearwater Revival.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Capo Redattore di Rivista Militare viene intervistato da Radio Esercito sull'articolo "Chi fermerà la pioggia", dedicato a John Fogerty, il cantautore americano, frontman dei Creedence Clearwater Revival.]]></itunes:summary><itunes:duration>752</itunes:duration><itunes:keywords>army,clearwater,creedence,esercito,music,radioesercito,revival,rivistamilitare,rock,sampaolo,usa,veteran,vietnam</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/efe9a306e6b8c63ef9eb1354745abf3c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2024, Paola PUCCI - Il Cavallo, l'amico in più per i veterani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2024-paola-pucci-il-cavallo-l-amico-in-piu-per-i-veterani--59467577</link><description><![CDATA[<b>IL Cavallo, l’amico in più per I veterani </b> <b>Il ruolo terapeutico della riabilitazione equestre per i militari</b>  <br />di Paola Pucci[1]     <br /><br />Cavalleria e non solo. Il cavallo, nobile e generoso animale dalla grande vitalità e forza, si presta ad una molteplicità di impieghi per l’Esercito. La cerimonia per il Bicentenario della Scuola di Cavalleria, ha rappresentato l’occasione per mettere in evidenza i benefici della riabilitazione equestre, a favore dei veterani. I 200 anni sono stati celebrati, il 27 ottobre a Roma, Piazza di Siena, punto di arrivo della Cavalcata del Bicentenario, con una cerimonia, alla presenza delle massime autorità. Con la sfilata a cavallo di un veterano non vedente, è stato lanciato un significativo messaggio sull’importanza dell’ippoterapia, estesa ai veterani militari. La proposta era partita proprio da un articolo di Rivista Militare (4/2019), e attivata con un Protocollo di Intesa, siglato il 16 luglio 2020, tra lo Stato Maggiore dell'Esercito e il Centro di Riabilitazione Equestre "Girolamo De Marco" (CRE.) per l'avvio del progetto sperimentale di riabilitazione equestre del personale militare coinvolto in “Eventi Potenzialmente Traumatici”.  <br />[1] Maggiore Riserva Selezionata, giornalista professionista, redattore presso Rivista Militare.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59467577</guid><pubDate>Mon, 15 Apr 2024 09:09:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59467577/rivista_militare_2_2024_pucci_il_cavallo_l_amico_in_pi_per_i_veterani.mp3" length="18299297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>IL Cavallo, l’amico in più per I veterani  Il ruolo terapeutico della riabilitazione equestre per i militari  
di Paola Pucci#_ftn1     

Cavalleria e non solo. Il cavallo, nobile e generoso animale dalla grande vitalità e forza, si presta ad una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>IL Cavallo, l’amico in più per I veterani </b> <b>Il ruolo terapeutico della riabilitazione equestre per i militari</b>  <br />di Paola Pucci[1]     <br /><br />Cavalleria e non solo. Il cavallo, nobile e generoso animale dalla grande vitalità e forza, si presta ad una molteplicità di impieghi per l’Esercito. La cerimonia per il Bicentenario della Scuola di Cavalleria, ha rappresentato l’occasione per mettere in evidenza i benefici della riabilitazione equestre, a favore dei veterani. I 200 anni sono stati celebrati, il 27 ottobre a Roma, Piazza di Siena, punto di arrivo della Cavalcata del Bicentenario, con una cerimonia, alla presenza delle massime autorità. Con la sfilata a cavallo di un veterano non vedente, è stato lanciato un significativo messaggio sull’importanza dell’ippoterapia, estesa ai veterani militari. La proposta era partita proprio da un articolo di Rivista Militare (4/2019), e attivata con un Protocollo di Intesa, siglato il 16 luglio 2020, tra lo Stato Maggiore dell'Esercito e il Centro di Riabilitazione Equestre "Girolamo De Marco" (CRE.) per l'avvio del progetto sperimentale di riabilitazione equestre del personale militare coinvolto in “Eventi Potenzialmente Traumatici”.  <br />[1] Maggiore Riserva Selezionata, giornalista professionista, redattore presso Rivista Militare.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>458</itunes:duration><itunes:keywords>army,cavallo,esercito,horse,ippoterapia,italiano,magazine,press,social,veterans</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e957914fb0ea4d723d94498f3d115232.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2024, Niccolò LUCARELLI - Un caposaldo della memoria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2024-niccolo-lucarelli-un-caposaldo-della-memoria--59467575</link><description><![CDATA[<b>UN CAPOSALDO DELLA MEMORIA</b><b></b><br /><b>Il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso</b>  <br />di Niccolò Lucarelli  <br /><br />Nell’80° anniversario della Liberazione di Roma, il presente articolo intende ripercorrere i mesi difficili dell’occupazione tedesca attraverso le vicende del civico 145 di via Tasso, dove ebbero sede il servizio segreto e la polizia militare nazisti. L’articolo racconta in sintesi alcuni avvenimenti che, fra il settembre del ’43 e il giugno del ’44 si verificarono in quelle stanze, con lo scopo di omaggiare la memoria di quanti, militari e partigiani, seppero resistere alle sopraffazioni, spesso pagando con la vita. L’articolo menziona anche la storia e il ruolo del Museo, come importante istituzione per la conservazione della memoria di quei tragici eventi dai quali è nata l’Italia repubblicana e democratica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59467575</guid><pubDate>Mon, 15 Apr 2024 09:06:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59467575/rivista_militare_2_2024_lucarelli_un_caposaldo_della_memoria.mp3" length="24202560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>UN CAPOSALDO DELLA MEMORIA
Il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso  
di Niccolò Lucarelli  

Nell’80° anniversario della Liberazione di Roma, il presente articolo intende ripercorrere i mesi difficili dell’occupazione tedesca attraverso le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>UN CAPOSALDO DELLA MEMORIA</b><b></b><br /><b>Il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso</b>  <br />di Niccolò Lucarelli  <br /><br />Nell’80° anniversario della Liberazione di Roma, il presente articolo intende ripercorrere i mesi difficili dell’occupazione tedesca attraverso le vicende del civico 145 di via Tasso, dove ebbero sede il servizio segreto e la polizia militare nazisti. L’articolo racconta in sintesi alcuni avvenimenti che, fra il settembre del ’43 e il giugno del ’44 si verificarono in quelle stanze, con lo scopo di omaggiare la memoria di quanti, militari e partigiani, seppero resistere alle sopraffazioni, spesso pagando con la vita. L’articolo menziona anche la storia e il ruolo del Museo, come importante istituzione per la conservazione della memoria di quei tragici eventi dai quali è nata l’Italia repubblicana e democratica.]]></itunes:summary><itunes:duration>606</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f7e68bb7d39c216ab5cf3824eb8cb17.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2024, Massimo DI MARZIO - La chiave del successo o dell'insuccesso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2024-massimo-di-marzio-la-chiave-del-successo-o-dell-insuccesso--59467573</link><description><![CDATA[<b>LA CHIAVE DEL SUCCESSO…O DELL’INSUCCESSO</b><br /><b>Il sostegno logistico<i> </i>nell’invasione russa dell’Ucraina</b> <b> </b><br />di Massimo di Marzio  <br /><br />L’articolo tratta gli aspetti principali e le criticità che hanno caratterizzato l’organizzazione logistica russa nel corso delle fasi iniziali del conflitto in Ucraina, mettendo in risalto le problematiche emerse a livello strategico, operativo e tattico. Lo scopo è quello di evidenziare come nei moderni scenari operativi il sostegno logistico assuma un ruolo sempre più determinante e come, a differenza del passato, l’intera <i>supply chain </i>che sostiene una campagna militare diverrà sempre più <i>contested </i>e esposta a minacce <i>near peer </i>non solo a livello tattico e operativo, ma anche a livello strategico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59467573</guid><pubDate>Mon, 15 Apr 2024 09:04:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59467573/rivista_militare_2_2024_di_marzio_la_chiave_del_successo_o_dell_insuccesso.mp3" length="21512358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA CHIAVE DEL SUCCESSO…O DELL’INSUCCESSO
Il sostegno logistico nell’invasione russa dell’Ucraina  
di Massimo di Marzio  

L’articolo tratta gli aspetti principali e le criticità che hanno caratterizzato l’organizzazione logistica russa nel corso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA CHIAVE DEL SUCCESSO…O DELL’INSUCCESSO</b><br /><b>Il sostegno logistico<i> </i>nell’invasione russa dell’Ucraina</b> <b> </b><br />di Massimo di Marzio  <br /><br />L’articolo tratta gli aspetti principali e le criticità che hanno caratterizzato l’organizzazione logistica russa nel corso delle fasi iniziali del conflitto in Ucraina, mettendo in risalto le problematiche emerse a livello strategico, operativo e tattico. Lo scopo è quello di evidenziare come nei moderni scenari operativi il sostegno logistico assuma un ruolo sempre più determinante e come, a differenza del passato, l’intera <i>supply chain </i>che sostiene una campagna militare diverrà sempre più <i>contested </i>e esposta a minacce <i>near peer </i>non solo a livello tattico e operativo, ma anche a livello strategico.]]></itunes:summary><itunes:duration>538</itunes:duration><itunes:keywords>army,cultura,geopolitica,history,logistic,magazine,podcast,strategy,successo,tattica,ucraina,war,world</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95733ebe46164db4d920cceccc844835.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Riviata Militare 1 2024, Dario CITATI - Guerra informativa e guerra psicologica</title><link>https://www.esercito.difesa.it/Radio-Esercito</link><description><![CDATA[<b>GUERRA INFORMATIVA E GUERRA PSICOLOGICA</b><br /><b>Info e Psy-Ops tra Russia e Ucraina</b>  <br />di Dario Citati[1]    <br /><br />Teorie e tecniche di origine sovietica riguardanti la <i>deception </i>militare, e definite con il termine <i>maskirovka </i>(«camuffamento») compongono lo schema operativo che la Russia utilizza per la sua guerra psicologica, con un’applicazione in modo sistematico nel campo informativo – in particolare a livello strategico – per camuffare i propri scopi e renderli accetti, una volta realizzati. Uno schema che risulta applicato, sin dal referendum in Crimea del 2014, per proseguire nel corso del conflitto in Ucraina. Quattro gli <i>step</i>: negare inizialmente ogni coinvolgimento in un’azione offensiva di cui la Russia è accusata; spostare il <i>focus</i> della narrazione sulle colpe e le provocazioni dei nemici della Russia; annunciare la buona volontà della Russia a cooperare in tutte le sedi e a sedersi al tavolo delle trattative; sostenere che la Russia ha colpito per difendersi da una minaccia esterna, non solo a tutela dei propri legittimi interessi nazionali ma anche in favore di un ordine internazionale più equo. <b> </b><br />[1] Ten., Comando delle Forze Speciali, Analista geopolitico<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58697368</guid><pubDate>Thu, 15 Feb 2024 17:11:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58697368/citati_7_2_24_italiano_v2.mp3" length="27021060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GUERRA INFORMATIVA E GUERRA PSICOLOGICA
Info e Psy-Ops tra Russia e Ucraina  
di Dario Citati#_ftn1    

Teorie e tecniche di origine sovietica riguardanti la deception militare, e definite con il termine maskirovka («camuffamento») compongono lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>GUERRA INFORMATIVA E GUERRA PSICOLOGICA</b><br /><b>Info e Psy-Ops tra Russia e Ucraina</b>  <br />di Dario Citati[1]    <br /><br />Teorie e tecniche di origine sovietica riguardanti la <i>deception </i>militare, e definite con il termine <i>maskirovka </i>(«camuffamento») compongono lo schema operativo che la Russia utilizza per la sua guerra psicologica, con un’applicazione in modo sistematico nel campo informativo – in particolare a livello strategico – per camuffare i propri scopi e renderli accetti, una volta realizzati. Uno schema che risulta applicato, sin dal referendum in Crimea del 2014, per proseguire nel corso del conflitto in Ucraina. Quattro gli <i>step</i>: negare inizialmente ogni coinvolgimento in un’azione offensiva di cui la Russia è accusata; spostare il <i>focus</i> della narrazione sulle colpe e le provocazioni dei nemici della Russia; annunciare la buona volontà della Russia a cooperare in tutte le sedi e a sedersi al tavolo delle trattative; sostenere che la Russia ha colpito per difendersi da una minaccia esterna, non solo a tutela dei propri legittimi interessi nazionali ma anche in favore di un ordine internazionale più equo. <b> </b><br />[1] Ten., Comando delle Forze Speciali, Analista geopolitico<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>676</itunes:duration><itunes:keywords>army,esercito,europa,geopolitica,infops,informazione,maskirovka,psyops,russia,strategy,tattica,ucraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6fb3a878f560542b018366975139250.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Riviata Militare 1 2024, Giuseppe CACCIAGUERRA - Rivista militare e le donne, Storia di un ingresso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/riviata-militare-1-2024-giuseppe-cacciaguerra-rivista-militare-e-le-donne-storia-di-un-ingresso--58697316</link><description><![CDATA[Rivista militare e le donne<br />Storia di un ingresso<br />di Giuseppe Cacciaguerra<br /><br />La presenza femminile nella compagine militare è – oggi – una consolidata realtà. Siamo lieti di riconoscere alla nostra Rivista il fatto di aver partecipato attivamente, anticipando pure i tempi, al dibattito e alle proposte su questo tema fondamentale per l’uguaglianza dei diritti. Il percorso, come vedremo, è stato lungo ed irto di ostacoli, ma Rivista Militare non poteva – perché non fa parte della sua vocazione e storia – estraniarsi dall’indagare una così potente innovazione con spirito lucido e critico. A conferma dell’attenzione per il mondo femminile, nello scorso maggio, Rivista Militare ha partecipato al Festival Internazionale <i>èStoria</i> di Gorizia, giunto alla sua XIX edizione. Tema di quest’anno: <i>le</i> <i>Donne</i>. Abbiamo voluto essere presenti, non da semplici spettatori, ma da protagonisti con la conferenza: “Rivista Militare e le donne, storia di un ingresso”. Per ripercorrere questa entrata, a lungo dibattuta, proponiamo al lettore di sfogliare assieme le pagine storiche della nostra Rivista, per soffermarci su alcune di quelle dedicate proprio alle donne. Il primo articolo nel quale ci imbattiamo – dall’anno della fondazione, ovvero il 1856 – risale al 1911: “Le donne italiane nel Risorgimento nazionale”[1]. L’autore è il Cap. Rodolfo Corselli. Si tratta di un interessante e godibile articolo, schematico nel suo sviluppo, e dallo stile, per i canoni di oggi, forse un po’ ampolloso, ma d’altronde si tratta di uno scritto di oltre un secolo fa. Eccone un esempio: “<i>Nessuna nazione, nessun popolo del mondo può vantare una costellazione così ricca e splendente di figure muliebri patriottiche!</i>”. Scopo manifesto dell’autore è quello di rendere merito a tutte le donne che, nel corso del Risorgimento, si adoperarono per la causa comune dell’unità e dell’indipendenza italiana. Nel farlo, egli suddivide le patriote in quattro categorie: protettrici, cospiratrici, martiri e combattenti. Ci soffermiamo solo sulla categoria delle martiri per raccontare lo “<i>spettacolo triste e ributtante</i>” avvenuto a Milano, in piazza Castello, il 23 agosto 1849. L’antefatto di quel giorno furono le proteste – si trattava di fischi – indirizzate ad una lavandaia, tale Olivari, cui non si fa mancare la specifica “<i>di cattivi costumi</i>”, per aver esposto alla finestra un grembiule con l’aquila austriaca. I fermati dalla polizia, una trentina i fischiatori, furono condannati alla bastonatura – come si capisce, ai tempi si andava per le spicce. Tra loro figuravano pure due giovani donne: Ernestina Galli, di anni 20, e Maria Conti, di 17. “<i>Denudate e legate a un palo soffrirono la vergogna di essere battute davanti a soldati e ufficiali</i>”. Per la cronaca, 40 colpi alla prima e 30 alla seconda “<i>perché più giovane</i>”. Non commentabile l’epilogo: “<i>Il Governo del Lombardo-Veneto mandò poi al Comune di Milano il conto delle bastonate da pagare, per indennizzo ai soldati operatori e per verghe rotte, che ascese a poco più che 22 fiorini. E il comune pagò</i>”. Tutto l’articolo tende, insomma, ad esaltare l’eroismo femminile, anche di fronte al nemico, ma solo se indispensabile: “<i>se non è più necessario che corrano alle mura con le armi alla mano, esse possono sempre però essere benemerite della Patria, dando ai figli una sana educazione</i>”. Terminata l’emergenza, in pratica, si chiede all’eroina – poc’anzi onorata – di ritornare nei ranghi, cioè in casa. Il tema dell’emergenza, nel quale anche la donna è chiamata ed accettata alla pari degli uomini è, quindi, quello della guerra. Punto di vista che, come vedremo, non sarà abbandonato neppure in tempi più recenti. Il secondo articolo appare nel 1975. Anno simbolo: proprio il ’75 fu proclamato dall’ONU “anno internazionale della donna”. “Le donne con le stellette”[2] è il titolo di quel contributo, a firma del Col. Manlio Genchi, solido pubblicista. Oltreché essere un articolo approfondito, ben scritto ed ottimamente strutturato, è tra i più coraggiosi ed innovativi tra quelli pubblicati sulla Rivista: Genchi propone il servizio militare femminile nelle nostre Forze Armate. Talmente avanti per i suoi tempi che nel distico – termine giornalistico che indica una sintetica presentazione – la Redazione della Rivista prende – inequivocabilmente – le “distanze”. “<i>Senza peraltro entrare nel merito delle idee espresse dall’Autore (…) prima della soluzione puramente ordinativa e tecnica, va individuata quella ambientale o di costume</i>”. In altre parole, nell’ambito della modernizzazione della componente Forze Armate il servizio femminile “<i>deve costituire solo una, e non prioritaria, delle tante innovazioni necessarie</i>”. In sostanza, in Italia i tempi non erano pronti quantunque, proprio nel lavoro di Genchi, siano ricordati gli articoli della Costituzione in specie l’art. 3 “<i>Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…</i>” e l’art. 31 “<i>Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici…</i>”. Essi non vietano la possibilità del servizio militare femminile. Così come è citata la fondamentale legge 66 del 9 febbraio 1963, di cui all’art. 1: “<i>La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici (…). L’arruolamento della donna nelle Forze Armate e nei corpi speciali è regolato da leggi speciali</i>”. La legge, quindi, non vietava alle donne di indossare le stellette. Per inciso, già nel 1975 erano parecchi i paesi al mondo ad aver introdotto il servizio militare femminile. L’articolo termina con varie proposte: dalle modalità di reclutamento, alla formazione, all’avanzamento, all’uniforme, alle infrastrutture. Articolo di spessore, quindi, vera e propria ipotesi di lavoro. Il terzo scritto che proponiamo risale al 1981: “Il servizio militare femminile e le convenzioni internazionali”[3] a firma della Prof.ssa Maria Rita Saulle. Giurista di fama internazionale, la Saulle fu nominata giudice della Corte Costituzionale nel 2005 dal Presidente Ciampi. Il pezzo pubblicato dalla Rivista è un vero e proprio articolo scientifico e, stante l’autorevolezza dell’autrice, non poteva essere diversamente. Tranciante l’incipit: “<i>Il servizio militare femminile (…) è un problema che le Forze Armate devono affrontare e risolvere</i>” non tanto per le aspirazioni dei soggetti interessati, ma piuttosto per “<i>realizzare un adeguamento della situazione italiana a quella della maggioranza degli altri Stati e per attuare in modo completo il precetto costituzionale concernente la parità tra uomo e donna</i>”. Parità che è ampiamente prevista anche nella Carta dell’ONU e pure nel Patto internazionale sui diritti civili e politici e nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali; entrambi adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed entrati in vigore nel 1976. Giungiamo al 1983, con un pezzo a firma del Ten.Col. Fabio Mini: “Soldato Joe e soldato Jane”[4]. In esso si riprendono temi precedenti: non vi sono veti legislativi al servizio militare femminile, così come non vi sono limitazioni fisiche ed intellettuali ad assolvere qualsiasi compito da parte femminile. Di conseguenza, Mini propone di verificare se “<i>la società italiana, in generale, e quella militare, in particolare, siano in grado di affrontare la problematica connessa con il servizio militare femminile in tutta la sua complessità</i>”. Per trovare delle risposte, l’autore studia la realtà statunitense che ha già molti anni di esperienza sul tema. Anche lì, però, non sono ancora stati superati pregiudizi e difficoltà. Ad ogni buon conto, per l’autore la presenza femminile nelle Forze Armate “<i>è una sfida che la società italiana si sta preparando ad affrontare con grande coraggio</i>”. Chiudiamo questa carrellata con altri due articoli. “Il servizio militare femminile nell’ottica del militare”[5] a firma del Gen. Goffredo Canino e “Il Servizio militare femminile nell’ottica dei militari”[6] del Gen. Francesco Cervoni. Entrambi i contributi, simili anche nei titoli, sono possibilisti circa l’ingresso femminile nel modo militare. Il Gen. Canino, in particolare, sintetizza così: “<i>al quesito donna sì - donna no, nell’ottica del militare si risponde donna sì, ma più in guerra che in pace, per la particolare situazione che viene a crearsi di emergenza generalizzata, ma limitata nel tempo</i>”. Tali remore discendono dalla possibilità di conciliare le esigenze “<i>della maternità e della cura della prole con gli oneri dei servizi continuativi e ripetitivi del tempo di pace</i>”. L’articolo del Gen. Cervoni tocca per buon parte gli stessi punti di Mini e di Canino: “<i>la certezza è che le Forze Armate, specie in guerra, non sono più da decenni campo riservato agli soli uomini</i>”. Nuovamente si ripropone l’interrogativo se la donna garantisca in tempo di pace la sua operatività, “<i>la sua completa disponibilità (h24) pur dovendo sacrificare talvolta a quest’ultima gli interessi familiari o soggettivi</i>”. Temi ricorrenti, come abbiamo visto, già dal primo articolo dell’inizio ‘900. Con quest’ultimo contributo, possiamo dire, che si sia chiuso un vero e proprio periodo. Quello del vaglio e dello studio. Non si poteva protrarre oltre la questione: i tempi erano più che maturi. Solo nel 1999, finalmente, si giungerà all’agognata Legge 380, con il non invidiabile record di ultimo paese NATO ad ammettere le donne nella carriera militare.  <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58697316</guid><pubDate>Thu, 15 Feb 2024 17:08:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58697316/cacciaguerra_6_2_24_italiano.mp3" length="27155852" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Rivista militare e le donne
Storia di un ingresso
di Giuseppe Cacciaguerra

La presenza femminile nella compagine militare è – oggi – una consolidata realtà. Siamo lieti di riconoscere alla nostra Rivista il fatto di aver partecipato attivamente,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rivista militare e le donne<br />Storia di un ingresso<br />di Giuseppe Cacciaguerra<br /><br />La presenza femminile nella compagine militare è – oggi – una consolidata realtà. Siamo lieti di riconoscere alla nostra Rivista il fatto di aver partecipato attivamente, anticipando pure i tempi, al dibattito e alle proposte su questo tema fondamentale per l’uguaglianza dei diritti. Il percorso, come vedremo, è stato lungo ed irto di ostacoli, ma Rivista Militare non poteva – perché non fa parte della sua vocazione e storia – estraniarsi dall’indagare una così potente innovazione con spirito lucido e critico. A conferma dell’attenzione per il mondo femminile, nello scorso maggio, Rivista Militare ha partecipato al Festival Internazionale <i>èStoria</i> di Gorizia, giunto alla sua XIX edizione. Tema di quest’anno: <i>le</i> <i>Donne</i>. Abbiamo voluto essere presenti, non da semplici spettatori, ma da protagonisti con la conferenza: “Rivista Militare e le donne, storia di un ingresso”. Per ripercorrere questa entrata, a lungo dibattuta, proponiamo al lettore di sfogliare assieme le pagine storiche della nostra Rivista, per soffermarci su alcune di quelle dedicate proprio alle donne. Il primo articolo nel quale ci imbattiamo – dall’anno della fondazione, ovvero il 1856 – risale al 1911: “Le donne italiane nel Risorgimento nazionale”[1]. L’autore è il Cap. Rodolfo Corselli. Si tratta di un interessante e godibile articolo, schematico nel suo sviluppo, e dallo stile, per i canoni di oggi, forse un po’ ampolloso, ma d’altronde si tratta di uno scritto di oltre un secolo fa. Eccone un esempio: “<i>Nessuna nazione, nessun popolo del mondo può vantare una costellazione così ricca e splendente di figure muliebri patriottiche!</i>”. Scopo manifesto dell’autore è quello di rendere merito a tutte le donne che, nel corso del Risorgimento, si adoperarono per la causa comune dell’unità e dell’indipendenza italiana. Nel farlo, egli suddivide le patriote in quattro categorie: protettrici, cospiratrici, martiri e combattenti. Ci soffermiamo solo sulla categoria delle martiri per raccontare lo “<i>spettacolo triste e ributtante</i>” avvenuto a Milano, in piazza Castello, il 23 agosto 1849. L’antefatto di quel giorno furono le proteste – si trattava di fischi – indirizzate ad una lavandaia, tale Olivari, cui non si fa mancare la specifica “<i>di cattivi costumi</i>”, per aver esposto alla finestra un grembiule con l’aquila austriaca. I fermati dalla polizia, una trentina i fischiatori, furono condannati alla bastonatura – come si capisce, ai tempi si andava per le spicce. Tra loro figuravano pure due giovani donne: Ernestina Galli, di anni 20, e Maria Conti, di 17. “<i>Denudate e legate a un palo soffrirono la vergogna di essere battute davanti a soldati e ufficiali</i>”. Per la cronaca, 40 colpi alla prima e 30 alla seconda “<i>perché più giovane</i>”. Non commentabile l’epilogo: “<i>Il Governo del Lombardo-Veneto mandò poi al Comune di Milano il conto delle bastonate da pagare, per indennizzo ai soldati operatori e per verghe rotte, che ascese a poco più che 22 fiorini. E il comune pagò</i>”. Tutto l’articolo tende, insomma, ad esaltare l’eroismo femminile, anche di fronte al nemico, ma solo se indispensabile: “<i>se non è più necessario che corrano alle mura con le armi alla mano, esse possono sempre però essere benemerite della Patria, dando ai figli una sana educazione</i>”. Terminata l’emergenza, in pratica, si chiede all’eroina – poc’anzi onorata – di ritornare nei ranghi, cioè in casa. Il tema dell’emergenza, nel quale anche la donna è chiamata ed accettata alla pari degli uomini è, quindi, quello della guerra. Punto di vista che, come vedremo, non sarà abbandonato neppure in tempi più recenti. Il secondo articolo appare nel 1975. Anno simbolo: proprio il ’75 fu proclamato dall’ONU “anno internazionale della donna”. “Le donne con le stellette”[2] è il titolo di quel contributo, a firma del Col. Manlio Genchi, solido pubblicista. Oltreché...]]></itunes:summary><itunes:duration>679</itunes:duration><itunes:keywords>army,donne,esercito,gender,italia,militare,prospective,rivista,women</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1fba82321c1f9e2b97ec70a49daa00eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2024, Nicola CRISTADORO - Dal 2014 al 2022, La strada per la guerra in Ucraina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2024-nicola-cristadoro-dal-2014-al-2022-la-strada-per-la-guerra-in-ucraina--58697255</link><description><![CDATA[<b>Dal 2014 al 2022 </b><br /><b>La strada per la guerra in Ucraina </b><br />di Nicola Cristadoro<br /><br />L’autore, insegnante titolare di SIO alla Scuola di Applicazione e collaboratore di spicco della rivista “Limes”, traccia un percorso lucido e articolato sugli avvenimenti che precedettero l’Operazione militare speciale della Federazione Russa in territorio Ucraino. Dai fatti di <i>Euromaidan</i> del 2014, agli “Omini verdi” in Crimea, alla propaganda e fake news, ai referendum nelle regioni contese, al coinvolgimento di milizie e mercenari nel Donbass, agli attacchi “ibridi”, l’autore ci fornisce un quadro agile e dettagliato per avere un’idea più precisa del percorso che ha portato all’esacerbazione della già difficile situazione in quei territori dell’est europeo. L’autore è stato ingaggiato da Rivista Militare per sviluppare questo tema.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58697255</guid><pubDate>Thu, 15 Feb 2024 17:05:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58697255/cristadoro_7_2_24_italiano.mp3" length="58128717" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Dal 2014 al 2022 
La strada per la guerra in Ucraina 
di Nicola Cristadoro

L’autore, insegnante titolare di SIO alla Scuola di Applicazione e collaboratore di spicco della rivista “Limes”, traccia un percorso lucido e articolato sugli avvenimenti che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Dal 2014 al 2022 </b><br /><b>La strada per la guerra in Ucraina </b><br />di Nicola Cristadoro<br /><br />L’autore, insegnante titolare di SIO alla Scuola di Applicazione e collaboratore di spicco della rivista “Limes”, traccia un percorso lucido e articolato sugli avvenimenti che precedettero l’Operazione militare speciale della Federazione Russa in territorio Ucraino. Dai fatti di <i>Euromaidan</i> del 2014, agli “Omini verdi” in Crimea, alla propaganda e fake news, ai referendum nelle regioni contese, al coinvolgimento di milizie e mercenari nel Donbass, agli attacchi “ibridi”, l’autore ci fornisce un quadro agile e dettagliato per avere un’idea più precisa del percorso che ha portato all’esacerbazione della già difficile situazione in quei territori dell’est europeo. L’autore è stato ingaggiato da Rivista Militare per sviluppare questo tema.]]></itunes:summary><itunes:duration>1454</itunes:duration><itunes:keywords>europa,geopolitica,history,magazine,nato,rivista,russia,storia,strategy,ucraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/60440186adc68d1383bfa32cbb6a62d0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2023, Fabrizio LUPERTO - Mediterraneo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2023-fabrizio-luperto-mediterraneo--58594337</link><description><![CDATA[<b>MEDITERRANEO</b><br /><b>La guerra c’è, ma non si vede</b>  <br />di Fabrizio Luperto     <br /><br />Giugno 1941: su un’isola greca abitata quasi esclusivamente da donne e bambini, dove i pochissimi uomini sono gli anziani scampati alla deportazione dei tedeschi, sbarca un manipolo di soldati italiani che ha il compito di presidiare l’isola. Ci resteranno tre anni, dimenticati da tutti. Gabriele Salvatores utilizza la guerra (che non si vede) come elemento di frattura tra un prima e un dopo, amara riflessione su una generazione tradita da promesse non mantenute, esattamente come la generazione a cui appartiene il regista.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594337</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:17:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594337/rivista_militare_n_5_2023_mediterraneo.mp3" length="4402501" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>MEDITERRANEO
La guerra c’è, ma non si vede  
di Fabrizio Luperto     

Giugno 1941: su un’isola greca abitata quasi esclusivamente da donne e bambini, dove i pochissimi uomini sono gli anziani scampati alla deportazione dei tedeschi, sbarca un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>MEDITERRANEO</b><br /><b>La guerra c’è, ma non si vede</b>  <br />di Fabrizio Luperto     <br /><br />Giugno 1941: su un’isola greca abitata quasi esclusivamente da donne e bambini, dove i pochissimi uomini sono gli anziani scampati alla deportazione dei tedeschi, sbarca un manipolo di soldati italiani che ha il compito di presidiare l’isola. Ci resteranno tre anni, dimenticati da tutti. Gabriele Salvatores utilizza la guerra (che non si vede) come elemento di frattura tra un prima e un dopo, amara riflessione su una generazione tradita da promesse non mantenute, esattamente come la generazione a cui appartiene il regista.]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:keywords>abbatantuono,army,bisio,film,grecia,guerra,magazine,mediterraneo,mondiale,movie,oscar,salvatores,seconda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f9f7943f746813b7f741a5a5dd8adf4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2023, Carlo DE RISIO - Piccoli Fellers.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2023-carlo-de-risio-piccoli-fellers--58594333</link><description><![CDATA[<b>“PICCOLI FELLERS”</b><br /><b>Il caso di spie e contro-spie nel Fascismo</b>  <br />di Carlo De Risio[1]  <br /><br />Quando nel maggio del ’41 il SIM – Servizio Informazione Militare riuscì a infilare due suoi agenti, come uscieri, a Palazzo Margherita, in via Veneto, sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, si aprì un caso di spionaggio, passato alla storia come “piccoli Fellers”, dal nome del Colonnello americano Frank Bonner Fellers, che venne intercettato. Il caso è collegato ad un altro episodio di spionaggio questa volta all’Ambasciata tedesca. La ricostruzione degli eventi è tratta dal Diario di Ciano, Ministro degli Esteri, genero di Mussolini, avendo sposato la figlia Edda.  <br />[1] Giornalista.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594333</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:17:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594333/rivista_militare_n_5_2023_piccoli_fellers.mp3" length="9550504" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>“PICCOLI FELLERS”
Il caso di spie e contro-spie nel Fascismo  
di Carlo De Risio#_ftn1  

Quando nel maggio del ’41 il SIM – Servizio Informazione Militare riuscì a infilare due suoi agenti, come uscieri, a Palazzo Margherita, in via Veneto, sede...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>“PICCOLI FELLERS”</b><br /><b>Il caso di spie e contro-spie nel Fascismo</b>  <br />di Carlo De Risio[1]  <br /><br />Quando nel maggio del ’41 il SIM – Servizio Informazione Militare riuscì a infilare due suoi agenti, come uscieri, a Palazzo Margherita, in via Veneto, sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, si aprì un caso di spionaggio, passato alla storia come “piccoli Fellers”, dal nome del Colonnello americano Frank Bonner Fellers, che venne intercettato. Il caso è collegato ad un altro episodio di spionaggio questa volta all’Ambasciata tedesca. La ricostruzione degli eventi è tratta dal Diario di Ciano, Ministro degli Esteri, genero di Mussolini, avendo sposato la figlia Edda.  <br />[1] Giornalista.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>597</itunes:duration><itunes:keywords>africa,army,fellers,germania,guerra,hitler,intelligence,mondiale,rommel,seconda,sim,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aedc08131c849e7741dd46903a918646.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2023, Paola PUCCI - La guerra delle donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2023-paola-pucci-la-guerra-delle-donne--58594334</link><description><![CDATA[<b>LA GUERRA DELLE DONNE</b><br /><b>Le partigiane ebree nella rivolta del ghetto di Varsavia</b> <b></b>  <br /><br />di Paola Pucci[1]   <br /><br />Quando il 18 gennaio 1943 i tedeschi fecero irruzione nel ghetto di Varsavia si trovarono a dover affrontare donne guerriere, abili e determinate, quasi creature mitologiche. Erano le partigiane ebree che condussero una loro resistenza negli anni difficili dell’occupazione tedesca. I loro volti e nomi poco conosciuti sono stati di recente restituiti alla memoria collettiva proprio in occasione degli 80 anni dall’insurrezione del ghetto. Queste “figlie della Resistenza” hanno scritto una pagina di storia che rivela come molto spesso le donne abbiano avuto un ruolo tutt’altro che marginale nelle guerre di ogni epoca.<br />[1] Maggiore della Riserva Selezionata, giornalista professionista, redattore presso Rivista Militare.      <br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594334</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:17:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594334/rivista_militare_n_5_2023_la_guerra_delle_donne.mp3" length="6828754" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA GUERRA DELLE DONNE
Le partigiane ebree nella rivolta del ghetto di Varsavia   

di Paola Pucci#_ftn1   

Quando il 18 gennaio 1943 i tedeschi fecero irruzione nel ghetto di Varsavia si trovarono a dover affrontare donne guerriere, abili e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA GUERRA DELLE DONNE</b><br /><b>Le partigiane ebree nella rivolta del ghetto di Varsavia</b> <b></b>  <br /><br />di Paola Pucci[1]   <br /><br />Quando il 18 gennaio 1943 i tedeschi fecero irruzione nel ghetto di Varsavia si trovarono a dover affrontare donne guerriere, abili e determinate, quasi creature mitologiche. Erano le partigiane ebree che condussero una loro resistenza negli anni difficili dell’occupazione tedesca. I loro volti e nomi poco conosciuti sono stati di recente restituiti alla memoria collettiva proprio in occasione degli 80 anni dall’insurrezione del ghetto. Queste “figlie della Resistenza” hanno scritto una pagina di storia che rivela come molto spesso le donne abbiano avuto un ruolo tutt’altro che marginale nelle guerre di ogni epoca.<br />[1] Maggiore della Riserva Selezionata, giornalista professionista, redattore presso Rivista Militare.      <br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>427</itunes:duration><itunes:keywords>cultura,donne,ghetto,guerra,history,jewish,magazine,partigiane,poland,polonia,resistenza,varsavia,war,warsaw</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5371a176046ef82a02fffc69af63d5f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2023, Giuseppe CACCIAGUERRA - Good or Bad (English version)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2023-giuseppe-cacciaguerra-good-or-bad-english-version--58594314</link><description><![CDATA[Good or Bad]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594314</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:15:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594314/rivista_militare_4_2023_good_or_bad.mp3" length="8568718" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Good or Bad</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Good or Bad]]></itunes:summary><itunes:duration>536</itunes:duration><itunes:keywords>antropology,bonobo,esercito,human,magazine,militare,orango,rivista,strategy,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/91e714ca1485c69021fab98223ca6b97.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2023, Andrea SPADA -  Dal 2014 a oggi.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2023-andrea-spada-dal-2014-a-oggi--58594313</link><description><![CDATA[<b>DAL 2014 A OGGI</b><br /><b>Gli UAV in Ucraina</b><br />di Andrea Spada[1] <br /><br />È passato oltre un anno da quando la Russia ha iniziato l'invasione dell’Ucraina e questa guerra, per la prima volta, sta dimostrando che le capacità degli UAV (<i>Unmanned Aerial Vehicle</i>) stanno diventando sempre più centrali e irrinunciabili nelle moderne operazioni militari. In questo articolo esamineremo gli aspetti UAV del conflitto ucraino, ponendo l'attenzione sulle aspettative deluse e le tante difficoltà per le capacità della Russia.  <br />[1] Giornalista professionista.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594313</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:15:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594313/rivista_militare_n_4_2023_dal_2014_a_oggi.mp3" length="8735484" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>DAL 2014 A OGGI
Gli UAV in Ucraina
di Andrea Spada#_ftn1 

È passato oltre un anno da quando la Russia ha iniziato l'invasione dell’Ucraina e questa guerra, per la prima volta, sta dimostrando che le capacità degli UAV (Unmanned Aerial Vehicle) stanno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>DAL 2014 A OGGI</b><br /><b>Gli UAV in Ucraina</b><br />di Andrea Spada[1] <br /><br />È passato oltre un anno da quando la Russia ha iniziato l'invasione dell’Ucraina e questa guerra, per la prima volta, sta dimostrando che le capacità degli UAV (<i>Unmanned Aerial Vehicle</i>) stanno diventando sempre più centrali e irrinunciabili nelle moderne operazioni militari. In questo articolo esamineremo gli aspetti UAV del conflitto ucraino, ponendo l'attenzione sulle aspettative deluse e le tante difficoltà per le capacità della Russia.  <br />[1] Giornalista professionista.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>546</itunes:duration><itunes:keywords>apr,droni,europa,nato,russia,strategy,technology,tecnologia,uav,ucraina,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/59e4ef6b6b4ab28322f350bf7e1e2094.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2023, Andrea MARGELLETTI - Ripensare l'occultamento sui campi di battaglia contemporanei.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2023-andrea-margelletti-ripensare-l-occultamento-sui-campi-di-battaglia-contemporanei--58594315</link><description><![CDATA[Un’immagine divenuta comune sui campi di battaglia contemporanei vede una piccola unità ripresa dall’alto mentre cerca di occultarsi nella boscaglia o in una posizione trincerata, al fronte o nelle retrovie. Il seguito del video è ormai drammaticamente prevedibile, con personale e mezzi spazzati via da una precisa azione di fuoco indiretto o da un attacco dalla terza dimensione. Dagli altipiani del Nagorno-Karabakh alle pianure del Donbass, la pluralità e diffusione dei sistemi di sorveglianza del terreno hanno reso estremamente pericoloso stazionare in qualsiasi area di un teatro di operazioni, aprendo un dilemma centrale per la componente terrestre: se e come occultarsi in un’epoca di letalità pervasiva. L’avvento di sistemi di rilevamento, crescentemente efficienti ed accurati, problematizza infatti la possibilità di manovrare della Forza, rendendo ogni azione esposta all’individuazione lungo tutto lo spettro elettromagnetico, dalla comune identificazione ottica al tracciamento termico e radar. La soluzione preminente in dottrina e nella prassi operativa esalta dunque la mobilità ed il continuo movimento per mitigare il rischio di individuazione o l’adozione di dispositivi dispersi per contenere l’impatto di un conseguente bersagliamento. Considerare tuttavia definitivamente superato il concetto di occultamento appare insoddisfacente, soprattutto nel contesto di un ritorno del <i>warfighting</i> convenzionale ad alta intensità, implicante attività protratte nel tempo e una rinnovata importanza per la massa. Rendere sufficientemente mobili intere unità di grandi dimensioni lungo tutta la profondità di uno schieramento risulta infatti una sfida significativa, portando ad assumere che nuove forme di occultamento devono essere adottate per proteggere quelle componenti che per funzione o necessità non possono seguire tattiche ad alta dispersione e mobilità. Ripensare la capacità di sottrarsi alla vista multispettrale dell’avversario richiede però di andare oltre le semplici trame mimetiche digitali sviluppate in modo computerizzato secondo la <i>clutter-metrics</i>, ossia lo studio di quanto facilmente gli oggetti possono essere localizzati e identificati. Se queste possono infatti garantire livree da combattimento idonee agli ambienti di una determinata area geografica, non offrono né la soppressione dalla tracciatura termica, né la possibilità di adattarsi agli specifici sfondi naturali o antropici dove l’operatore o il mezzo si trova ad agire. In una simile direzione sono orientati pertanto gli sviluppi di reti mimetiche a protezione multispettrale e di pannelli adattivi “intelligenti”. La prima soluzione rappresenta una reingegnerizzazione delle esistenti reti mimetiche, incorporante però l’impiego di materiali multistrato e pigmentazioni speciali capaci di limitare la tracciatura infrarossa e ridurre la segnatura radar nello spettro1-100 GHz, ostacolando la ricognizione con sensori termici e l’individuazione con radar di sorveglianza del campo di battaglia. Un’altra possibilità riguarda invece apparati come il <i>Caméléon-Salamandre</i>, brevettato dalla <i>Direction Générale de l’Armement</i> francese. Lo stesso consiste in pannelli costituiti da pixels esagonali con un sistema di raffreddamento liquido capaci, in tempo reale, di modulare colore e temperatura in base all’analisi software, abilitata dall'intelligenza artificiale, dell'ambiente circostante. Questo consente non solo un occultamento termico ed ottico adattivo, ma anche, soprattutto in operazioni notturne, di alterare la segnatura infrarossa degli assetti, mimando quella di altri mezzi, allo scopo di ingannare l’avversario. Arrivato al livello di prototipo, l’apparato è in corso di ulteriore sviluppo per la realizzazione di superfici di diversa forma e dimensione da apporre sui veicoli e magari, in futuro, anche sull’equipaggiamento individuale. L’attenta osservazione ed analisi del conflitto in corso in Ucraina manifesta gli alti livelli di attrito che le operazioni militari contemporanee determinano, stimolando un’approfondita ricerca verso nuove tattiche, tecniche e procedure per aumentare la sopravvivenza di operatori e mezzi sul campo di battaglia, con l’industria della difesa europea in prima linea per sviluppare soluzioni. Se tattiche disperse ed un’enfasi crescente sulla mobilità possono conferire bersagli elusivi all’azione letale del nemico, la capacità di rimanere statici ed occultati rimane determinante, ma necessita di innovazione per essere reinterpretata.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594315</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:15:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594315/rivista_militare_n_4_2023_ripensare_l_occultamento_sui_campi_di_battaglia_contemporanei.mp3" length="5239255" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Un’immagine divenuta comune sui campi di battaglia contemporanei vede una piccola unità ripresa dall’alto mentre cerca di occultarsi nella boscaglia o in una posizione trincerata, al fronte o nelle retrovie. 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L’avvento di sistemi di rilevamento, crescentemente efficienti ed accurati, problematizza infatti la possibilità di manovrare della Forza, rendendo ogni azione esposta all’individuazione lungo tutto lo spettro elettromagnetico, dalla comune identificazione ottica al tracciamento termico e radar. La soluzione preminente in dottrina e nella prassi operativa esalta dunque la mobilità ed il continuo movimento per mitigare il rischio di individuazione o l’adozione di dispositivi dispersi per contenere l’impatto di un conseguente bersagliamento. Considerare tuttavia definitivamente superato il concetto di occultamento appare insoddisfacente, soprattutto nel contesto di un ritorno del <i>warfighting</i> convenzionale ad alta intensità, implicante attività protratte nel tempo e una rinnovata importanza per la massa. Rendere sufficientemente mobili intere unità di grandi dimensioni lungo tutta la profondità di uno schieramento risulta infatti una sfida significativa, portando ad assumere che nuove forme di occultamento devono essere adottate per proteggere quelle componenti che per funzione o necessità non possono seguire tattiche ad alta dispersione e mobilità. Ripensare la capacità di sottrarsi alla vista multispettrale dell’avversario richiede però di andare oltre le semplici trame mimetiche digitali sviluppate in modo computerizzato secondo la <i>clutter-metrics</i>, ossia lo studio di quanto facilmente gli oggetti possono essere localizzati e identificati. Se queste possono infatti garantire livree da combattimento idonee agli ambienti di una determinata area geografica, non offrono né la soppressione dalla tracciatura termica, né la possibilità di adattarsi agli specifici sfondi naturali o antropici dove l’operatore o il mezzo si trova ad agire. In una simile direzione sono orientati pertanto gli sviluppi di reti mimetiche a protezione multispettrale e di pannelli adattivi “intelligenti”. La prima soluzione rappresenta una reingegnerizzazione delle esistenti reti mimetiche, incorporante però l’impiego di materiali multistrato e pigmentazioni speciali capaci di limitare la tracciatura infrarossa e ridurre la segnatura radar nello spettro1-100 GHz, ostacolando la ricognizione con sensori termici e l’individuazione con radar di sorveglianza del campo di battaglia. Un’altra possibilità riguarda invece apparati come il <i>Caméléon-Salamandre</i>, brevettato dalla <i>Direction Générale de l’Armement</i> francese. Lo stesso consiste in pannelli costituiti da pixels esagonali con un sistema di raffreddamento liquido capaci, in tempo reale, di modulare colore e temperatura in base all’analisi software, abilitata dall'intelligenza artificiale, dell'ambiente circostante. Questo consente non solo un occultamento termico ed ottico adattivo, ma anche, soprattutto in operazioni notturne, di alterare la segnatura infrarossa degli assetti, mimando quella di altri mezzi, allo scopo di ingannare l’avversario. Arrivato al livello di prototipo, l’apparato è in corso di ulteriore sviluppo per la realizzazione di superfici di diversa forma e dimensione da apporre sui veicoli e magari, in futuro, anche sull’equipaggiamento individuale. 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In entrambi i casi conosceremo donne che hanno dimostrato carattere, spirito di gruppo e coraggio, e le potremo incontrare al supermercato, in una corsia d’ospedale, oppure sul campo di battaglia. Arrivano da ogni tempo, e da ogni luogo del mondo. E hanno in comune una storia da raccontare, perché ogni donna di tutti i giorni è una donna che non ti aspetti.</b><br /><b><i> </i> <i>“Ogni donna di tutti i giorni è una donna che non ti aspetti”</i><i></i></b><b></b><br /><b></b><br /><b>ALESSANDRA STARTARI</b>, scrittrice romana, giornalista dal 2004, da oltre vent’anni si occupa di attualità e società, cercando di indagare attraverso mirati programmi televisivi e radiofonici nazionali, documentari ed eventi benefici di cui è stata autrice, conduttrice e curatrice, il sistema di vita e le reazioni umane nei diversi strati sociali, e i cambiamenti che subiscono di generazione in generazione. Autrice di diversi articoli di successo e di documentari, con lo pseudonimo Alessandra Star ha pubblicato COME DUE SPINE (2022) per DEAGOSTINI, romanzo vincitore degli Watty Award, premio internazionale dedicato alla miglior narrativa d’autore. AMOREVERSO (2021) per Amazon, Legal romance. VAPORE ROSSO (2020) per Amazon, Paranormal contemporaneo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594316</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:15:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594316/rivista_militare_n_4_2023_donne_di_tutti_i_giorni_donne_che_non_ti_aspetti.mp3" length="11221923" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Se fosse uno slogan, diremmo che esistono donne di tutti i giorni e donne che non ti aspetti. In entrambi i casi conosceremo donne che hanno dimostrato carattere, spirito di gruppo e coraggio, e le potremo incontrare al supermercato, in una corsia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Se fosse uno slogan, diremmo che esistono <i>donne di tutti i giorni</i> e <i>donne che non ti aspetti</i>. In entrambi i casi conosceremo donne che hanno dimostrato carattere, spirito di gruppo e coraggio, e le potremo incontrare al supermercato, in una corsia d’ospedale, oppure sul campo di battaglia. Arrivano da ogni tempo, e da ogni luogo del mondo. E hanno in comune una storia da raccontare, perché ogni donna di tutti i giorni è una donna che non ti aspetti.</b><br /><b><i> </i> <i>“Ogni donna di tutti i giorni è una donna che non ti aspetti”</i><i></i></b><b></b><br /><b></b><br /><b>ALESSANDRA STARTARI</b>, scrittrice romana, giornalista dal 2004, da oltre vent’anni si occupa di attualità e società, cercando di indagare attraverso mirati programmi televisivi e radiofonici nazionali, documentari ed eventi benefici di cui è stata autrice, conduttrice e curatrice, il sistema di vita e le reazioni umane nei diversi strati sociali, e i cambiamenti che subiscono di generazione in generazione. Autrice di diversi articoli di successo e di documentari, con lo pseudonimo Alessandra Star ha pubblicato COME DUE SPINE (2022) per DEAGOSTINI, romanzo vincitore degli Watty Award, premio internazionale dedicato alla miglior narrativa d’autore. AMOREVERSO (2021) per Amazon, Legal romance. 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Quest’anno i trasmettitori hanno festeggiato il 70° anniversario, con una cerimonia svoltasi presso il Comando Trasmissioni di Roma, alla presenza del Capo di SME Gen. C.A. Pietro Serino, e di numerose autorità civili, militari e religiose. L’anniversario si riferisce alla data del 16 maggio 1953, quando si verificò la scissione, dall’Arma del Genio, con la ridenominazione della specialità “Genio Collegamenti” in specialità autonoma “Trasmissioni”. Nel corso della cerimonia, caratterizzata da una combinazione tra tradizione e innovazione, in armonia con la peculiarità delle trasmissioni e con le sfide future, il capo di SME ha conferito all’Arma la Medaglia d’Argento al Valor dell’Esercito<br />[1] Maggiore Riserva Selezionata, giornalista professionista, redattore presso Rivista Militare.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594317</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:15:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594317/rivista_militare_n_4_2023_trasmettitori_da_70_anni.mp3" length="7280150" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Trasmettitori  da 70 anni  
di Paola Pucci#_ftn1  

Simbolicamente legata alla seconda Battaglia del Piave o Battaglia del Solstizio, l’Arma delle Trasmissioni, celebra il suo anniversario il 20 giugno. Quest’anno i trasmettitori hanno festeggiato il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Trasmettitori </b> <b>da 70 anni</b>  <br />di Paola Pucci[1]  <br /><br />Simbolicamente legata alla seconda Battaglia del Piave o Battaglia del Solstizio, l’Arma delle Trasmissioni, celebra il suo anniversario il 20 giugno. Quest’anno i trasmettitori hanno festeggiato il 70° anniversario, con una cerimonia svoltasi presso il Comando Trasmissioni di Roma, alla presenza del Capo di SME Gen. C.A. Pietro Serino, e di numerose autorità civili, militari e religiose. L’anniversario si riferisce alla data del 16 maggio 1953, quando si verificò la scissione, dall’Arma del Genio, con la ridenominazione della specialità “Genio Collegamenti” in specialità autonoma “Trasmissioni”. Nel corso della cerimonia, caratterizzata da una combinazione tra tradizione e innovazione, in armonia con la peculiarità delle trasmissioni e con le sfide future, il capo di SME ha conferito all’Arma la Medaglia d’Argento al Valor dell’Esercito<br />[1] Maggiore Riserva Selezionata, giornalista professionista, redattore presso Rivista Militare.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>army,cecchignola,ceremony,corp,esercito,italia,perotti,ricorrenze,signal,trasmettitori,trasmissioni,valori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2084ede1ddd65a8a629eb80e7dd6e16e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2023, Pierfrancesco SAMPAOLO - Passo dopo passo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2023-pierfrancesco-sampaolo-passo-dopo-passo--58594319</link><description><![CDATA[<b>PASSO DOPO PASSO</b><br /><b>Bill Withers, dalla segregazione al successo</b> <b> </b><br /><br />di Pierfrancesco Sampaolo     <br /><br />Può un artista trovare la forza di crescere come tale sotto le armi? È il caso di Bill Withers, al secolo William Harrison Withers jr., celebre cantautore e musicista americano che ha servito nella US Navy dal 1956 al 1965, arruolandosi a soli 17 anni. Dopo la sua morte, avvenuta nel marzo del 2020 per complicanze cardiache, lo United States Navy Memorial gli conferì il “Lone Sailor Award”, un’onorificenza concessa ai militari che si sono distinti durante e dopo il servizio.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594319</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:15:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594319/rivista_militare_n_4_2023_passo_dopo_passo.mp3" length="5980297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>PASSO DOPO PASSO
Bill Withers, dalla segregazione al successo  

di Pierfrancesco Sampaolo     

Può un artista trovare la forza di crescere come tale sotto le armi? È il caso di Bill Withers, al secolo William Harrison Withers jr., celebre cantautore...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>PASSO DOPO PASSO</b><br /><b>Bill Withers, dalla segregazione al successo</b> <b> </b><br /><br />di Pierfrancesco Sampaolo     <br /><br />Può un artista trovare la forza di crescere come tale sotto le armi? È il caso di Bill Withers, al secolo William Harrison Withers jr., celebre cantautore e musicista americano che ha servito nella US Navy dal 1956 al 1965, arruolandosi a soli 17 anni. Dopo la sua morte, avvenuta nel marzo del 2020 per complicanze cardiache, lo United States Navy Memorial gli conferì il “Lone Sailor Award”, un’onorificenza concessa ai militari che si sono distinti durante e dopo il servizio.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>374</itunes:duration><itunes:keywords>army,bill,cultura,esercito,magazine,militare,music,musica,rivista,songwriter,soul,sunshine,usa,withers</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6f8eb696b5e07f980f380b077dc6c15f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2023, Giuseppe CACCIAGUERRA - Buoni o Cattivi.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2023-giuseppe-cacciaguerra-buoni-o-cattivi--58594318</link><description><![CDATA[<b>BUONI O CATTIVI</b><br /><b>Gli esseri umani sono aggressivi per natura?</b><b></b>  <br />di Giuseppe CACCIAGUERRA[1]  <br /><br />Non conoscono la guerra i bonobo, primati simili agli scimpanzé, che vivono in una società matriarcale, pacifica e non violenta, a differenza dei loro simili e della cosiddetta “scimmia nuda”. E il binomio guerra/violenza viene declinato attraverso un’analisi delle varie tesi. Dalla storica Margareth MacMillan che parla di aberrazione, al padre della polemologia Gaston Bouthoul, alla teoria dell’autodomesticazione di Richard Wrangham, o al sociologo Barrington Moore jr. che ritiene la guerra la causa principale delle sofferenze. Per verificare se gli umani siano buoni alla nascita, si fa riferimento agli esperimenti dell’<i>Infant Cognition Center </i>dell’Università di Yale e alle tesi collegate. Relativamente all’Olocausto, in <i>Uomini comuni</i>, Christopher R. Browning studia i comportamenti del Battaglione 101 della Riserva della polizia tedesca mentre Bauman analizza la “coscienza sostitutiva”. E in questo contesto spicca ancor di più la peculiarità nonviolenta dei bonobo, forse per la leadership femminile...<br />[1]Colonnello, Direttore di Rivista Militare.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594318</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:14:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594318/rivista_militare_n_4_2023_buoni_o_cattivi.mp3" length="10910961" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>BUONI O CATTIVI
Gli esseri umani sono aggressivi per natura?  
di Giuseppe CACCIAGUERRA#_ftn1  

Non conoscono la guerra i bonobo, primati simili agli scimpanzé, che vivono in una società matriarcale, pacifica e non violenta, a differenza dei loro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>BUONI O CATTIVI</b><br /><b>Gli esseri umani sono aggressivi per natura?</b><b></b>  <br />di Giuseppe CACCIAGUERRA[1]  <br /><br />Non conoscono la guerra i bonobo, primati simili agli scimpanzé, che vivono in una società matriarcale, pacifica e non violenta, a differenza dei loro simili e della cosiddetta “scimmia nuda”. E il binomio guerra/violenza viene declinato attraverso un’analisi delle varie tesi. Dalla storica Margareth MacMillan che parla di aberrazione, al padre della polemologia Gaston Bouthoul, alla teoria dell’autodomesticazione di Richard Wrangham, o al sociologo Barrington Moore jr. che ritiene la guerra la causa principale delle sofferenze. Per verificare se gli umani siano buoni alla nascita, si fa riferimento agli esperimenti dell’<i>Infant Cognition Center </i>dell’Università di Yale e alle tesi collegate. Relativamente all’Olocausto, in <i>Uomini comuni</i>, Christopher R. Browning studia i comportamenti del Battaglione 101 della Riserva della polizia tedesca mentre Bauman analizza la “coscienza sostitutiva”. E in questo contesto spicca ancor di più la peculiarità nonviolenta dei bonobo, forse per la leadership femminile...<br />[1]Colonnello, Direttore di Rivista Militare.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>682</itunes:duration><itunes:keywords>antropologia,bonobo,buoni,cattivi,cultura,esercito,militare,rivista,scimmia,sociologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6839f45a748279958cf7471c9436d2bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2023, Alice SCIUCCHINO - La Comunicazione con il neonato.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2023-alice-sciucchino-la-comunicazione-con-il-neonato--58594320</link><description><![CDATA[GENITORI CON LE STELLETTE  <br />LA COMUNICAZIONE CON IL NEONATO  <br />di Alice Sciucchino  <br /><br />Esiste una tribù in Amazzonia, nella cui lingua non esiste la parola “tempo”. Vivono liberi da orologi e calendari, svincolati dall'idea di movimento e collocazione spaziale. Una frase banale come “sta arrivando la primavera” per loro non ha alcun senso. Sembrano non possedere una nozione astratta del tempo. Immaginate un neonato, come appartenente a questa tribù. I nostri cuccioli infatti, vivono e percepisco il mondo circostante solo attraverso i sensi, in un pieno costante qui ed ora. Se hanno fame loro “sono fame”, se hanno freddo loro “sono freddo”. Questo può essere veramente spaventoso! Per noi adulti, è molto difficile relazionarsi in quel mondo fatto solo di sensazioni e di un immenso presente, abituati come siamo a scambi razionali di tipo verbale. E allora, come poter comunicare con loro? Un grande sostegno in questo senso, viene dall'utilizzo delle routine. Per i genitori che svolgono lavori molto strutturati e con orari ben definiti, come quello del militare, possono essere di grande aiuto perché, oltre a rassicurarlo, aiutano il neonato ad entrare nel ritmo della vita familiare. Come abbiamo già detto, il bambino non è in grado di calcolare il tempo in minuti e ore. Lo fa in base alle azioni quotidiane, quindi al ripetersi di alcuni rituali che precedono i momenti centrali della giornata, come i pasti o il sonno. Ed è proprio attraverso questi che passerà la nostra comunicazione. Non bisogna cadere nell'errore però, della fretta. Prima di individuare le routine più adeguate alle vostre esigenze, è fondamentale concedersi il tempo giusto per una pratica molto spesso sottovalutata, ma di enorme valore: l'osservazione. Prendetevi tutto il tempo che vi serve (di solito almeno tutto il primo mese) per seguire i tempi richiesti dal vostro bambino, abbandonatevi a lui e alla sua innata saggezza. Come ci insegna Frédérik Leboyer “<i>Il bambino viene dal mistero. E sa.</i>” Se lasciate che passi il giusto tempo, noterete che alcune cose, come il dormire o il mangiare, acquisiranno in maniera spontanea degli orari propri e le giornate inizieranno ad avere una cadenza più prevedibile. È appoggiandovi su questi tempi naturali che potrete iniziare a comunicare con vostro figlio ed essere una guida per lui. Ma andiamo più nello specifico e cerchiamo di capire come strutturare una routine che sia adeguata alle esigenze di tutti. Le caratteristiche fondamentali che deve contenere sono: semplicità, ripetizione quotidiana, orario stabile. È importante, quindi, scegliere una sequenza di gesti o di suoni che pensate di poter riprodurre ogni giorno alla stessa ora, per un buon periodo di tempo. Se siete una famiglia a cui piace uscire la sera e programmate di farlo anche con vostro figlio, forse il bagnetto prima della nanna non è l'elemento giusto per voi. Come il cullare il vostro bambino camminando in giro per la casa, potrebbe non essere il massimo a lungo andare per la vostra schiena! Potrebbe andare invece benissimo una particolare canzone, suono o coccola! Qualsiasi cosa scegliate, nel rispetto delle esigenze del piccolo, ma anche delle vostre, andrà benissimo, purché sia svolta sempre nello stesso orario e seguita dall'attività specifica che si andrà a fare dopo. Il poter prevedere cosa succederà e il potersi quindi orientare nello svolgersi della giornata attraverso dei rituali è fonte di grande rassicurazione per i nostri cuccioli. Se il bambino manifesta segnali di fame e voi lo avete abituato che poco prima della poppata verrà, ad esempio, adagiato su una morbida coperta, per dare modo alla mamma o al papà di preparasi, lui capirà che a breve verrà soddisfatto il suo bisogno e sarà anche in grado di attendere qualche minuto in più. Attraverso questo tipo di comunicazione, potrete, con delicatezza e molta pazienza, guidare il piccolo verso degli orari che possano essere più vicini alle vostre esigenze. Ma non tutte le famiglie si sentono affini a questa modalità così strutturata! Alcune, si sentono a loro agio nel vivere più alla giornata! Forzare qualcosa che non è nelle proprie corde, non può che generare tensione e i neonati, vivendo puramente di emozioni, percepiscono tutto. Quindi è meglio seguire sempre la strada che conduce quanto più possibile verso la serenità e il relax. Le routine, possono essere considerate, insieme a molte altre strategie, come uno strumento da tirare fuori “al bisogno”. Infatti, se è vero che il tempo per un neonato ha significato solo come momento presente, è altrettanto vero che gli equilibri e quindi i bisogni possono cambiare con grande velocità. Si possono quindi inserire, con le dovute accortezze, in un qualsiasi momento se ne senta l'esigenza. Per favorire un addormentamento complesso ad esempio, o un periodo familiare particolarmente movimentato. In ogni caso, l'osservazione e l'ascolto amorevole, accompagnato da una piccola valigia interiore di competenze e strumenti pratici, possono facilitare il cammino verso una crescita serena di vostro figlio e, non dimenticate, anche vostra.      ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594320</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:14:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594320/rivista_militare_n_4_2023_la_comunicazione_con_il_neonato.mp3" length="6791137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GENITORI CON LE STELLETTE  
LA COMUNICAZIONE CON IL NEONATO  
di Alice Sciucchino  

Esiste una tribù in Amazzonia, nella cui lingua non esiste la parola “tempo”. Vivono liberi da orologi e calendari, svincolati dall'idea di movimento e collocazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[GENITORI CON LE STELLETTE  <br />LA COMUNICAZIONE CON IL NEONATO  <br />di Alice Sciucchino  <br /><br />Esiste una tribù in Amazzonia, nella cui lingua non esiste la parola “tempo”. Vivono liberi da orologi e calendari, svincolati dall'idea di movimento e collocazione spaziale. Una frase banale come “sta arrivando la primavera” per loro non ha alcun senso. Sembrano non possedere una nozione astratta del tempo. Immaginate un neonato, come appartenente a questa tribù. I nostri cuccioli infatti, vivono e percepisco il mondo circostante solo attraverso i sensi, in un pieno costante qui ed ora. Se hanno fame loro “sono fame”, se hanno freddo loro “sono freddo”. Questo può essere veramente spaventoso! Per noi adulti, è molto difficile relazionarsi in quel mondo fatto solo di sensazioni e di un immenso presente, abituati come siamo a scambi razionali di tipo verbale. E allora, come poter comunicare con loro? Un grande sostegno in questo senso, viene dall'utilizzo delle routine. Per i genitori che svolgono lavori molto strutturati e con orari ben definiti, come quello del militare, possono essere di grande aiuto perché, oltre a rassicurarlo, aiutano il neonato ad entrare nel ritmo della vita familiare. Come abbiamo già detto, il bambino non è in grado di calcolare il tempo in minuti e ore. Lo fa in base alle azioni quotidiane, quindi al ripetersi di alcuni rituali che precedono i momenti centrali della giornata, come i pasti o il sonno. Ed è proprio attraverso questi che passerà la nostra comunicazione. Non bisogna cadere nell'errore però, della fretta. Prima di individuare le routine più adeguate alle vostre esigenze, è fondamentale concedersi il tempo giusto per una pratica molto spesso sottovalutata, ma di enorme valore: l'osservazione. Prendetevi tutto il tempo che vi serve (di solito almeno tutto il primo mese) per seguire i tempi richiesti dal vostro bambino, abbandonatevi a lui e alla sua innata saggezza. Come ci insegna Frédérik Leboyer “<i>Il bambino viene dal mistero. E sa.</i>” Se lasciate che passi il giusto tempo, noterete che alcune cose, come il dormire o il mangiare, acquisiranno in maniera spontanea degli orari propri e le giornate inizieranno ad avere una cadenza più prevedibile. È appoggiandovi su questi tempi naturali che potrete iniziare a comunicare con vostro figlio ed essere una guida per lui. Ma andiamo più nello specifico e cerchiamo di capire come strutturare una routine che sia adeguata alle esigenze di tutti. Le caratteristiche fondamentali che deve contenere sono: semplicità, ripetizione quotidiana, orario stabile. È importante, quindi, scegliere una sequenza di gesti o di suoni che pensate di poter riprodurre ogni giorno alla stessa ora, per un buon periodo di tempo. Se siete una famiglia a cui piace uscire la sera e programmate di farlo anche con vostro figlio, forse il bagnetto prima della nanna non è l'elemento giusto per voi. Come il cullare il vostro bambino camminando in giro per la casa, potrebbe non essere il massimo a lungo andare per la vostra schiena! Potrebbe andare invece benissimo una particolare canzone, suono o coccola! Qualsiasi cosa scegliate, nel rispetto delle esigenze del piccolo, ma anche delle vostre, andrà benissimo, purché sia svolta sempre nello stesso orario e seguita dall'attività specifica che si andrà a fare dopo. Il poter prevedere cosa succederà e il potersi quindi orientare nello svolgersi della giornata attraverso dei rituali è fonte di grande rassicurazione per i nostri cuccioli. Se il bambino manifesta segnali di fame e voi lo avete abituato che poco prima della poppata verrà, ad esempio, adagiato su una morbida coperta, per dare modo alla mamma o al papà di preparasi, lui capirà che a breve verrà soddisfatto il suo bisogno e sarà anche in grado di attendere qualche minuto in più. Attraverso questo tipo di comunicazione, potrete, con delicatezza e molta pazienza, guidare il piccolo verso degli orari che possano essere più vicini alle vostre esigenze. Ma non tutte...]]></itunes:summary><itunes:duration>425</itunes:duration><itunes:keywords>army,assistenza,baby,bambino,cura,esercito,famiglia,genitori,genitorialità,militare,neonato,rivista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4bed974f0a33e01f2722bd78d1e8640c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2023, Andrea RUSSO - Comprendere un conflitto.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2023-andrea-russo-comprendere-un-conflitto--58594302</link><description><![CDATA[<b>COMPRENDERE UN CONFLITTO</b><br /><b>L’Afghanistan, Clausewitz e la Guerra di Popolo</b><br />di Andrea Russo(1)<br /><br />L’autore si concentra sull’attualità del pensiero teorizzato dal celebre generale prussiano nella sua opera “Della Guerra” riguardo alle insurrezioni e alla resistenza delle popolazioni agli eserciti invasori, applicato alla dinamica del conflitto afgano. Qui, i talebani sono riusciti a evitare di cadere nella trappola della grande battaglia di annientamento, ricercata a lungo senza successo dagli eserciti della coalizione, così come successo ancor prima a quelli dell’Impero britannico e dell’Unione Sovietica.  <br /><br />[1] Studioso di Storia e Relazioni Internazionali, Alma Mater Studiorum di Bologna.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594302</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:11:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594302/rivista_militare_n_3_2023_comprendere_un_conflitto.mp3" length="8532355" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>COMPRENDERE UN CONFLITTO
L’Afghanistan, Clausewitz e la Guerra di Popolo
di Andrea Russo(1)

L’autore si concentra sull’attualità del pensiero teorizzato dal celebre generale prussiano nella sua opera “Della Guerra” riguardo alle insurrezioni e alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>COMPRENDERE UN CONFLITTO</b><br /><b>L’Afghanistan, Clausewitz e la Guerra di Popolo</b><br />di Andrea Russo(1)<br /><br />L’autore si concentra sull’attualità del pensiero teorizzato dal celebre generale prussiano nella sua opera “Della Guerra” riguardo alle insurrezioni e alla resistenza delle popolazioni agli eserciti invasori, applicato alla dinamica del conflitto afgano. Qui, i talebani sono riusciti a evitare di cadere nella trappola della grande battaglia di annientamento, ricercata a lungo senza successo dagli eserciti della coalizione, così come successo ancor prima a quelli dell’Impero britannico e dell’Unione Sovietica.  <br /><br />[1] Studioso di Storia e Relazioni Internazionali, Alma Mater Studiorum di Bologna.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>534</itunes:duration><itunes:keywords>afghanistan,clausewitz,esercito,guerra,internazionale,militare,mujaheddin,popolo,rivista,storia,talebani,usa,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7da58d9b99a02a8b9eb14b82f56f372d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2023, Anna Maria ISASTIA - Donne Scomode</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2023-anna-maria-isastia-donne-scomode--58594301</link><description><![CDATA[<b>DONNE “SCOMODE”</b><br /><b>Le combattenti garibaldine</b>  <br />di Anna Maria Isastia (1)   <b> </b><br /><br />Convegni e spettacoli teatrali ricordano i duecento anni dalla nascita di Rose Montmasson (12 gennaio 1823), molto conosciuta ai suoi tempi per la vita avventurosa che visse, il suo patriottismo e per essere stata l’unica donna che si imbarcò a Quarto con i Mille di Garibaldi il 5 maggio 1860. Altre donne arrivarono con le spedizioni successive, come Antonia Masanello e Rosa Strozzi. Colomba Antonietti morì prima invece, a Roma, con Garibaldi nel 1849. Le loro storie sono passate in secondo piano perché scomode, in quanto donne e in quanto democratiche e in un’Italia monarchica.<br /><br /><br />(1) Docente universitario ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594301</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:11:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594301/rivista_militare_n_3_2023_donne_scomode.mp3" length="12064946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>DONNE “SCOMODE”
Le combattenti garibaldine  
di Anna Maria Isastia (1)    

Convegni e spettacoli teatrali ricordano i duecento anni dalla nascita di Rose Montmasson (12 gennaio 1823), molto conosciuta ai suoi tempi per la vita avventurosa che visse,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>DONNE “SCOMODE”</b><br /><b>Le combattenti garibaldine</b>  <br />di Anna Maria Isastia (1)   <b> </b><br /><br />Convegni e spettacoli teatrali ricordano i duecento anni dalla nascita di Rose Montmasson (12 gennaio 1823), molto conosciuta ai suoi tempi per la vita avventurosa che visse, il suo patriottismo e per essere stata l’unica donna che si imbarcò a Quarto con i Mille di Garibaldi il 5 maggio 1860. Altre donne arrivarono con le spedizioni successive, come Antonia Masanello e Rosa Strozzi. Colomba Antonietti morì prima invece, a Roma, con Garibaldi nel 1849. Le loro storie sono passate in secondo piano perché scomode, in quanto donne e in quanto democratiche e in un’Italia monarchica.<br /><br /><br />(1) Docente universitario ]]></itunes:summary><itunes:duration>754</itunes:duration><itunes:keywords>donne,esercito,garibaldi,gender,inclusività,informazione,italia,magazine,montmasson,risorgimento,storia,unità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7da58d9b99a02a8b9eb14b82f56f372d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2023, Pierfrancesco SAMPAOLO - Victory Vertical (English version)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2023-pierfrancesco-sampaolo-victory-vertical-english-version--58594300</link><description><![CDATA[<b>VICTORY VERTICAL </b><br /><b>Un pianoforte al fronte</b>  <br />di Pierfrancesco Sampaolo (1)  <br /> <br />Nel dicembre del 1941, gli Stati Uniti d’America entrarono in guerra e per la Steinway &amp; Sons, la “Rolls Royce” newyorkese della produzione mondiale di pianoforti, le cose si misero male. Chi l’avrebbe detto che sarebbe stato proprio un pianoforte, ma “un po’ diverso”, a risollevarne le sorti? Il War Production Board del governo degli USA chiese alla Steinway &amp; Sons di ideare uno strumento paracadutabile da inviare alle truppe al fronte.<br /><br /><br />(1) Capo Redattore di Rivsta Militare]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594300</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:11:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594300/rivista_militare_n_3_2023_vertical_victory.mp3" length="5861178" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>VICTORY VERTICAL 
Un pianoforte al fronte  
di Pierfrancesco Sampaolo (1)  
 
Nel dicembre del 1941, gli Stati Uniti d’America entrarono in guerra e per la Steinway &amp;amp; Sons, la “Rolls Royce” newyorkese della produzione mondiale di pianoforti, le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>VICTORY VERTICAL </b><br /><b>Un pianoforte al fronte</b>  <br />di Pierfrancesco Sampaolo (1)  <br /> <br />Nel dicembre del 1941, gli Stati Uniti d’America entrarono in guerra e per la Steinway &amp; Sons, la “Rolls Royce” newyorkese della produzione mondiale di pianoforti, le cose si misero male. Chi l’avrebbe detto che sarebbe stato proprio un pianoforte, ma “un po’ diverso”, a risollevarne le sorti? Il War Production Board del governo degli USA chiese alla Steinway &amp; Sons di ideare uno strumento paracadutabile da inviare alle truppe al fronte.<br /><br /><br />(1) Capo Redattore di Rivsta Militare]]></itunes:summary><itunes:duration>367</itunes:duration><itunes:keywords>americani,cultura,curiosità,guerra,mondiale,musica,pianoforte,steinway,strumento,tattica,usa,victory,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7da58d9b99a02a8b9eb14b82f56f372d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2023, Maria PERILLO - Brevity e Comunicazione Efficace</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2023-maria-perillo-brevity-e-comunicazione-efficace--58594294</link><description><![CDATA[Brevity e Comunicazione Efficace<br />di Maria Perillo<br /><br /><i>“Se vuoi che faccia un discorso di un’ora devi darmi un paio di giorni per prepararlo, per uno di mezz’ora ho bisogno di una settimana, per uno di cinque minuti necessito di un mese”. W.C.</i><br /><br />Frasi e discorsi di Winston Churchill hanno esortato migliaia di cittadini e soldati, inglesi e non, a combattere e resistere fino alla fine, in nome della libertà e della vittoria contro ogni forma di dittatura. Le sue parole, sono stato il “sasso nello stagno” alla Camera dei Comuni commentando la dichiarazione di guerra alla Germania nazista e rivolgendo un indimenticabile appello al popolo e ai soldati britannici. Carismatici, coinvolgenti e appassionanti, i suoi discorsi sono ancora oggi fonte di ispirazione e grande esempio di comunicazione e retorica efficace. Sagace, ironico e sempre un passo avanti all'avversario, è passato alla storia come uno dei più grandi statisti dell'epoca moderna. A lui si devono espressioni note come la «cortina di ferro» e aforismi come: «Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta». Ha reso la “V” di “Victory” un simbolo contrapposto al “Heil Hitler” e alla croce uncinata, caratteristici del Terzo Reich. Fu un ribelle dotato di grande acume. Da bambino detestava andare a scuola ed ebbe sempre pessimi voti. Fu bocciato per ben due volte prima di entrare nella scuola militare. Nonostante questo, aveva una grande passione per la storia, la lingua e la letteratura inglese. Fu l’unico Primo ministro a ricevere, nel 1953, il premio Nobel per la letteratura grazie alla padronanza della descrizione storica e biografica e per la brillante oratoria in difesa dei valori umani, autore di oltre venti tra libri di storia e biografie, scrisse anche un romanzo a seguito dell’esperienza da giornalista corrispondente. Già combattente in India, nella guerra mahdista in Sudan e nella seconda guerra boera sarà, successivamente al suo ingresso in politica, un protagonista nelle vicende più importanti del XX secolo. Il successo di politico si deve soprattutto alla sua arte oratoria basata su pragmatismo e capacità di sintesi Il fallimento di buona parte della comunicazione professionale aveva origine, a sua detta, da verbosità, iperboli, giri di parole, introduzioni e perifrasi, erroneamente considerate dagli utilizzatori come stili dello scrivere bene e del “parlar forbito”, manifestando, in realtà, unicamente una rilevante mancanza di contenuti e un mal celato desiderio di consenso populista. Nominato Primo Ministro in una fase delicatissima del secondo conflitto mondiale (pochi mesi prima Adolf Hitler aveva dato il via all’invasione di vaste aree d’Europa), venne messo al corrente delle mire espansionistiche del Fuhrer riguardanti il Regno Unito, il quale non tardò a portare morte e distruzione con bombardamenti indiscriminati e sanguinosi passati tristemente alla storia; uno dei primi fu sull’ abitato di Coventry nel 1940. Da questo atto di guerra nascerà il verbo transitivo indicante il radere al suolo e distruggere completamente: “coventrizzare”. Fu in questo clima di urgenza politica che Churchill scrisse “<i>Brevity</i>”: una nota di 200 parole in cui chiese ai suoi funzionari di scrivere rapporti più brevi, concisi e scevri da periodi, parole e termini obsoleti.   <b>BOX</b> «Per svolgere il nostro lavoro dobbiamo leggere un gran numero di documenti. Quasi tutti sono decisamente troppo lunghi. Questo implica uno spreco di tempo, con molte energie investite per individuarne i punti rilevanti. Chiedo ai miei colleghi e ai loro collaboratori di fare in modo che i documenti siano più brevi. 1 – L’obiettivo è realizzare report che diano evidenza agli argomenti salienti con una serie di paragrafi sintetici. 2 – Se un report fa riferimento ad analisi specifiche, statistiche o altri studi complessi, è necessario allegare questi documenti in un’Appendice separata. 3 – Una buona idea è non inviare rapporti troppo dettagliati, ma un abstract generale composto di soli titoli da approfondire eventualmente di persona. 4 – Evitare le formule come: “È importante inoltre tenere a mente le seguenti considerazioni…” ed “È auspicabile considerare la possibilità di porre in essere…”. Molte di queste frasi lanose sono semplice imbottitura, possono essere eliminate per intero o sostituite da una semplice parola. Non escludere la possibilità di usare brevi espressioni colloquiali, anche se appaiono informali. I documenti realizzati secondo le linee-guida da me proposte potrebbero inizialmente suonare ruvidi se paragonati al tono piatto del linguaggio ufficiale. Eppure il risparmio di tempo sarà enorme e lo sforzo di far emergere gli aspetti salienti con concisione rappresenterà uno stimolo ad un pensiero più lucido». <b>fine BOX</b>   È il 9 agosto del 1940 quando al numero 10 di Downing Street, “<i>Brevity</i>” passa di mano in mano ai funzionari del Gabinetto: da quel giorno i punti salienti caratterizzeranno la struttura della comunicazione che passa anche dai social media. Infatti, secondo uno studio della giornalista Lisa Lotti e riportato nel libro “8 Secondi – Viaggio nell’era della distrazione”, l’iperconnessione dovuta agli smartphones e al continuo utilizzo dei social media ha ridotto la nostra soglia di attenzione, per l’appunto, a 8 secondi. Questo fenomeno ha costretto gli “addetti ai lavori” a modificare la propria comunicazione, a sintetizzarla, a rimandare gli approfondimenti a box e/o link esterni, a condensare nella parte iniziale del discorso o dello scritto le nozioni salienti, ad affrontare successivamente gli approfondimenti, a evitare forme arcane e ridondanti che appesantiscono il messaggio rendendolo dispersivo e di difficile comprensione. In poche parole, i principi di “<i>Brevity</i>” hanno tracciato il solco su cui muove la moderna comunicazione. In netto anticipo sui tempi, Churchill applicherà quello che viene definito “<i>Soft Power</i>”: il “potere della persuasione”. Nel saggio “Tutti comunicano, pochi si connettono – quello che i veri leader sanno fare” di John Maxwell, si esplora la fase successiva alla comunicazione: la connessione. Una leadership efficace è imprescindibile dalla comunicazione e dalla connessione con le persone, in ogni contesto. In un capitolo viene citato proprio Churchill. Un esempio calzante delle sue capacità di comunicatore è il discorso tenuto nel 1940 alla Camera dei Comuni: «Non ho altro da offrirvi che sangue, fatica, lacrime e sudore. Abbiamo di fronte a noi molti, molti lunghi mesi di lotta e sofferenza. Se chiedete quale sia la nostra politica io risponderò: di muovere guerra. Per mare, terra, aria. Di muovere guerra contro un'oscura tirannia». A chi gli chiedeva quale fosse l'obiettivo di un nuovo conflitto rispondeva: «La vittoria. A ogni costo, malgrado ogni terrore. Perché senza vittoria non vi può essere sopravvivenza». Ogni tappa importante del conflitto è caratterizzata da uno dei suoi discorsi. Durante la battaglia di Dunkerque nel 1940, mentre le forze alleate erano isolate a Nord della Francia sotto le bombe naziste, qualcuno avanzò l'ipotesi di trattare una resa con Hitler, ma Churchill decise di non cedere: «Hitler dovrà spezzarci qui, su quest'isola, o perderà la guerra». La storia gli darà ragione. Va ricordato che Churchill fu l’unico leader europeo a manifestare apertamente profonda preoccupazione, già nel 1933, per la salita al potere di Adolf Hitler e la costituzione del Terzo Reich. Con la conferenza di Monaco del 1938, Hitler ricevette i territori cecoslovacchi già occupati in precedenza con l’avallo delle nazioni partecipanti. La speranza di queste ultime era di porre un argine alle mire espansionistiche del Führer ma Churchill, intuendo che ciò non sarebbe accaduto, pronuncerà una frase che passerà alla storia: «Potevamo scegliere tra disonore e guerra. Abbiamo scelto il disonore e avremo anche la guerra». Anche in questo caso una sua intuizione diverrà profezia e nel 1939, con l’invasione della Polonia, deflagrerà il secondo conflitto mondiale. Un visionario, quindi, che seppe guardare oltre e ascoltare con attenzione: sarà forse per questo che prima di chiunque altro avvertì la minaccia della propaganda nazista? Solo, con il proprio Popolo, apparentemente senza nessuna speranza, si è contrapposto con la forza delle parole all’avanzata nazista. Stratega della Cortina di Ferro, precursore dell’atlantismo e del processo di unificazione europea, è l’uomo che più di ogni altro ha dimostrato al mondo intero quanto le parole di un leader possano condurre alla sconfitta e alla distruzione, quanto alla vittoria e al successo. La sua comunicazione è stata, ancor prima delle armi, il più efficace strumento di disarticolazione della struttura bellica nazista e principale pilastro su cui si è retta l’identità collettiva del popolo inglese in guerra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594294</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:09:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594294/rivista_militare_n_2_2023_brevity_e_comunicazione_efficace.mp3" length="8534445" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Brevity e Comunicazione Efficace
di Maria Perillo

“Se vuoi che faccia un discorso di un’ora devi darmi un paio di giorni per prepararlo, per uno di mezz’ora ho bisogno di una settimana, per uno di cinque minuti necessito di un mese”. W.C.

Frasi e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Brevity e Comunicazione Efficace<br />di Maria Perillo<br /><br /><i>“Se vuoi che faccia un discorso di un’ora devi darmi un paio di giorni per prepararlo, per uno di mezz’ora ho bisogno di una settimana, per uno di cinque minuti necessito di un mese”. W.C.</i><br /><br />Frasi e discorsi di Winston Churchill hanno esortato migliaia di cittadini e soldati, inglesi e non, a combattere e resistere fino alla fine, in nome della libertà e della vittoria contro ogni forma di dittatura. Le sue parole, sono stato il “sasso nello stagno” alla Camera dei Comuni commentando la dichiarazione di guerra alla Germania nazista e rivolgendo un indimenticabile appello al popolo e ai soldati britannici. Carismatici, coinvolgenti e appassionanti, i suoi discorsi sono ancora oggi fonte di ispirazione e grande esempio di comunicazione e retorica efficace. Sagace, ironico e sempre un passo avanti all'avversario, è passato alla storia come uno dei più grandi statisti dell'epoca moderna. A lui si devono espressioni note come la «cortina di ferro» e aforismi come: «Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta». Ha reso la “V” di “Victory” un simbolo contrapposto al “Heil Hitler” e alla croce uncinata, caratteristici del Terzo Reich. Fu un ribelle dotato di grande acume. Da bambino detestava andare a scuola ed ebbe sempre pessimi voti. Fu bocciato per ben due volte prima di entrare nella scuola militare. Nonostante questo, aveva una grande passione per la storia, la lingua e la letteratura inglese. Fu l’unico Primo ministro a ricevere, nel 1953, il premio Nobel per la letteratura grazie alla padronanza della descrizione storica e biografica e per la brillante oratoria in difesa dei valori umani, autore di oltre venti tra libri di storia e biografie, scrisse anche un romanzo a seguito dell’esperienza da giornalista corrispondente. Già combattente in India, nella guerra mahdista in Sudan e nella seconda guerra boera sarà, successivamente al suo ingresso in politica, un protagonista nelle vicende più importanti del XX secolo. Il successo di politico si deve soprattutto alla sua arte oratoria basata su pragmatismo e capacità di sintesi Il fallimento di buona parte della comunicazione professionale aveva origine, a sua detta, da verbosità, iperboli, giri di parole, introduzioni e perifrasi, erroneamente considerate dagli utilizzatori come stili dello scrivere bene e del “parlar forbito”, manifestando, in realtà, unicamente una rilevante mancanza di contenuti e un mal celato desiderio di consenso populista. Nominato Primo Ministro in una fase delicatissima del secondo conflitto mondiale (pochi mesi prima Adolf Hitler aveva dato il via all’invasione di vaste aree d’Europa), venne messo al corrente delle mire espansionistiche del Fuhrer riguardanti il Regno Unito, il quale non tardò a portare morte e distruzione con bombardamenti indiscriminati e sanguinosi passati tristemente alla storia; uno dei primi fu sull’ abitato di Coventry nel 1940. Da questo atto di guerra nascerà il verbo transitivo indicante il radere al suolo e distruggere completamente: “coventrizzare”. Fu in questo clima di urgenza politica che Churchill scrisse “<i>Brevity</i>”: una nota di 200 parole in cui chiese ai suoi funzionari di scrivere rapporti più brevi, concisi e scevri da periodi, parole e termini obsoleti.   <b>BOX</b> «Per svolgere il nostro lavoro dobbiamo leggere un gran numero di documenti. Quasi tutti sono decisamente troppo lunghi. Questo implica uno spreco di tempo, con molte energie investite per individuarne i punti rilevanti. Chiedo ai miei colleghi e ai loro collaboratori di fare in modo che i documenti siano più brevi. 1 – L’obiettivo è realizzare report che diano evidenza agli argomenti salienti con una serie di paragrafi sintetici. 2 – Se un report fa riferimento ad analisi specifiche, statistiche o altri studi complessi, è necessario allegare questi documenti in un’Appendice separata. 3 – Una buona idea...]]></itunes:summary><itunes:duration>534</itunes:duration><itunes:keywords>army,brevity,churchill,comunicazione,efficace,esercito,history,inghilterra,magazine,militare,ministro,rivista,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7eaedd13ef6be4fe1eafc82b8d67ed7b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2023, Umberto BROCCOLI - Fondazione di Roma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2023-umberto-broccoli-fondazione-di-roma--58594292</link><description><![CDATA[Le storie della storia - Fondazione di Roma<br />di Umberto Broccoli <br /><br /><i>Leggende</i><i></i> 21 aprile del 753 a.C. Tradizionalmente è la data della fondazione di Roma. Ricordate? Romolo e Remo vedono avvoltoi volare sul cielo del Lazio dell’VIII secolo a.C.. Sei ne vede Remo sull’Aventino, mentre a Romolo se ne presentano dodici sul Palatino. Qui sorgerà Roma. È il volere degli dei. Tutto questo si immaginava fosse frutto di leggenda e fantasia e come tale confluito anche nell’arte dei secoli successivi. Nei Musei Capitolini di Roma è un quadro famosissimo e particolarmente apprezzato dai visitatori (FOTO). Siamo tra 1615 e 1616 e Pieter Paul Rubens, artista fiammingo, è in Italia, tappa obbligata per ogni uomo di cultura dell’epoca. E, in particolare, Rubens è a Roma dove è circondato dalla storia. I ruderi raccontano le vicende di Roma antica e –parallelamente - quel mondo rivive anche nella riscoperta degli autori antichi. Così, rileggendo riti e miti, l’arte prova a ricostruire paesaggi e situazioni, nell’ illusione di rivivere quell’età dell’oro perduta definitivamente. L’architettura recupera le forme, pittura e scultura raccontano fatti e leggende di Roma Antica. Rubens dipinge il mito della fondazione, con tutte le leggende annesse e connesse: Romolo e Remo, gemelli e figli della colpa e della trasgressione di Rea Silvia, vestale. Lei, Rea Silvia avrebbe dovuto evitare ogni rapporto sessuale con chicchessia, proprio perché vestale e consacrata alla divinità. Una sorta di suora <i>ante litteram</i>, perché il voto di castità è presente da sempre e in quasi tutte le religioni di sempre. Rea Silvia, probabilmente, non vorrebbe trasgredire, ma di lei si invaghisce il dio Marte in persona e al dio non si può resistere. Rea (<i>nomen omen</i>: significa colpevole) resta incinta e partorirà i due gemelli Romolo e Remo. La favola prosegue. Amulio, zio di Rea, la fa seppellire viva poiché questa era la pena per le vestali sorprese a togliersi di dosso le vesti a favore di qualche amante. Il suo corpo è gettato nell’ Aniene, ma il fiume impietosito la resuscita: potenza. Mentre alla corrente del Tevere, sono abbandonati Romolo e Remo. In quel mondo di leggenda anche i fiumi sono divini. Per cui il Tevere straripa all’ altezza del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, in un luogo chiamato <i>Cermalus</i>, lasciando i gemelli sotto un fico e là trovati prima da una lupa e poi ritrovati da Faustolo, un pastore in giro da quelle parti. Un mondo fantastico e affascinante, inevitabilmente finito sulle tele dei quadri nonché nei tentativi di ricostruire quel paesaggio nelle architetture e nelle ville dei nobili del Rinascimento e del Barocco. Pietro da Cortona sogna la scena e ne riproduce i contenuti (FOTO): Faustolo, sua moglie Acca Larenzia e i gemelli salvati dalla lupa e adottati dalla famiglia nuova. Il resto è storia nota. Romolo e Remo crescono e a loro sarà affidato il compito di creare una città nuova, discendente indiretta di Enea, il profugo troiano. Siamo tornati così agli avvoltoi visti dai gemelli qualche tempo prima del 753 a.C.. La spunta Romolo: con un aratro traccerà il solco primigenio, per definire il perimetro della città nuova. E guai a superarlo, pena la morte. Remo troverà qui la sua fine: non rispetta l’ordine del fratello e sarà fratricidio. A  Bologna, in Palazzo Magnani, Annibale, Agostino e Ludovico Carracci raccontano tutto questo (FOTO). Paradossi della storia: Roma, città della fratellanza, nasce da una guerra fratricida. <br />  <i>Leggende?</i><i></i> Leggende ben raccontate, si è detto per secoli: Romolo, Remo, il Palatino del 753 a.C. Poi, alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, gli archeologi hanno trovato i resti di alcune capanne (FOTO), proprio là sul Palatino, accanto al Tempio della <i>Magna Mater</i>. In realtà si tratta di fori scavati nel tufo, probabilmente destinati a sostenere i pali di almeno tre capanne, perfettamente ricostruibili (FOTO): pianta ovale con uno o due pali al centro per sostenere il tetto. Le pareti semplici: paglia e fango e all’interno, al centro, il focolare. Siamo attorno alla metà dell’VIII secolo a.C., conferma indiretta della tradizione leggendaria: Roma è stata fondata il 21 aprile del 753 a.C. durante la festa delle <i>Palilie</i> Allora, anche noi ricostruiamo non sapendo dipingere.   <i>Et focus, et porci, et fumosa palilia foeno</i>. Parola di Aulo Persio Flacco, poeta e scrittore dell’età di Nerone. Così ricordava il 21 aprile: con poche parole, ma sufficientemente chiare per immaginare cosa accadesse a Roma in quel 21 aprile di qualche millennio fa: animali in libertà, fieno bruciato, una festa. Una festa della natura e della campagna. Una festa consacrata a <i>Pales</i>, divinità della fecondazione delle greggi e degli armenti. Già, <i>Pales</i><b>.</b> Noi siamo abituati alla religione romana costruita su Giove, Giunone, Minerva. Vediamo Marte in armi, Mercurio alato, Venere seduttrice, secondo i racconti della mitologia ufficiale. <i>Pales</i>,<b> </b>legata alla campagna, sembra figlia di un dio minore. Ma siamo proprio sicuri? <i>Pales</i>, la divinità del 21 aprile, è garante della vita quotidiana della Roma delle origini. Roma nasce città di pastori e <i>Pales</i><b> </b>sorvegliava sull’ andamento buono delle giornate. Il 21 aprile i pastori uscivano all’ alba e ornavano di alloro l’ingresso dell’ovile. Le bestie stavano là dentro, quasi stupefatte di quanto vedevano. Alloro sulla porta, gesti strani e antichissimi. Gli uomini, con ramoscelli in mano, schizzavano di acqua gli animali: per i pastori era una purificazione, sperando nella benevolenza di <i>Pales</i> per la quotidianità. Intorno, nella campagna, covoni di fieno a bruciare, assieme allo zolfo, al rosmarino, alle altre erbe. E tutto risapeva di fumo: <i>et fumosa palilia foeno</i><b>, </b>le <i>palilie</i> fumose di fieno. Nascosta dal fumo, si immaginava la presenza di <i>Pales<b>.</b> </i>Il pastore guardava ad oriente, là dove il sole nasce e si rivolgeva a <i>Pales</i>: non si vedeva, ma c’era. Allora le offrivano doni,<b><i> </i></b>come ogni 21 aprile: focacce, sorgo, latte nel secchio usato tutti i giorni per la mungitura. “<i>Pales, Pales, Pales!”</i><b>. </b>Per tre volte si evocava il nome. Non rispondeva nessuno, se non qualche belato. E, fra i pastori, qualcuno immaginava la voce di <i>Pales<b> </b></i>riconosciuta proprio nel belato di una pecora: “<i>Sì è lei! E si ci parla così”,</i> dicevano i vecchi, superando l’incredulità dei più giovani. Il sole è alto sui colli di Roma. La primavera è iniziata, le greggi sono nelle vallate: bisogna festeggiare ancora. Come? Mangiando. Il popolo della campagna festeggia così, perché il problema è la fame e spesso si mangia bene solo durante le feste. Un vento leggero porta in giro i belati delle pecore. 21 aprile, fa quasi caldo, il pane è stato sfornato da poco. Arrivano le donne con la <i>burranica</i>, latte e mosto. <i>“Ma quanto è bella la figlia di Lucio!…è passato un anno e non è ancora promessa a nessuno!”.</i> Fra i belati delle pecore, questi i pensieri sussurrati dei pastori, eccitati dall’ arrivo del cibo e delle donne. I pensieri corrono: oltre al mangiare, si può sperare di ottenere anche qualche altra soddisfazione per il corpo. Ora si canta, ora ci si accompagna con strumenti improvvisati, ora si preparano fuochi di paglia per la sera (<b><i>…</i></b><i> et fumosa palilia foeno…</i>), perché, verso sera, i pastori faranno a gara per saltare attraverso il fuoco. Una esibizione di coraggio, rivolta soprattutto alle donne. Sembra di sentirle parlare piano: <i>“Un anno fa Marco era riuscito a saltare tre covoni infuocati… tutte noi lo guardavamo e ognuna di noi lo avrebbe voluto per sé. Poi è andato a combattere e non è più tornato”.</i> Davanti al fuoco i racconti sfilano via veloci e confusi: come il fumo, come le parole tenute insieme dal vino. Come la voglia sempre più forte di vedere chiudere bene questa giornata, tra corpo e spirito. Un ragazzo chiede: <i>“Perché saltare la paglia infuocata?”</i>. <i>“Perché così si ricorda il solco di Romolo, la fondazione di Roma!”</i>, risponde un vecchio presente a oltre settanta feste di <i>Pales</i>. È stanco e ricorda. Ricorda quando Roma era più piccola e le case erano tutte di fango e paglia. Ora le case sono di legno e mattoni, ma i ragazzi non sanno perché si salta la paglia infuocata. Ricorda la bellezza della mamma di Lucio, bella anche quando portava il cesto del latte: sulla testa, con un cercine e un velo a proteggere i capelli. Era sinuosa e si era promessa a <i>Lars</i>, pastore discendente dagli etruschi, perduto in guerra, la solita guerra. Da allora, si asteneva dal sesso come una vestale, senza esserlo. <i>Lars</i> le aveva lasciato Lucio, concepito la sera del 21 aprile, dopo i salti nella paglia infuocata, dopo i canti, i balli, il vino, la <i>burranica</i>. Il vecchio continuava a guardare le greggi e a sentire la voce di <i>Pales </i>nei belati: sempre simili e sempre differenti da quelli dell’anno precedente. E, stanco, non distingueva tanti altri 21 aprile davanti ai suoi occhi. 21 aprile 2023, duemilasettecentosettantasei anni dopo. Niente più greggi, niente più alloro, niente più fieno e <i>burranica</i><b>. </b>Niente sogni sinuosi nel segno di <i>Pales</i>, niente pastori a saltare paglia infuocata.<b></b> Resta la festa, restano le Storie, resta la storia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594292</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:09:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594292/rivista_militare_n_2_2023_umberto_broccoli_fondazione_di_roma.mp3" length="11361939" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Le storie della storia - Fondazione di Roma
di Umberto Broccoli 

Leggende 21 aprile del 753 a.C. Tradizionalmente è la data della fondazione di Roma. Ricordate? Romolo e Remo vedono avvoltoi volare sul cielo del Lazio dell’VIII secolo a.C.. Sei ne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le storie della storia - Fondazione di Roma<br />di Umberto Broccoli <br /><br /><i>Leggende</i><i></i> 21 aprile del 753 a.C. Tradizionalmente è la data della fondazione di Roma. Ricordate? Romolo e Remo vedono avvoltoi volare sul cielo del Lazio dell’VIII secolo a.C.. Sei ne vede Remo sull’Aventino, mentre a Romolo se ne presentano dodici sul Palatino. Qui sorgerà Roma. È il volere degli dei. Tutto questo si immaginava fosse frutto di leggenda e fantasia e come tale confluito anche nell’arte dei secoli successivi. Nei Musei Capitolini di Roma è un quadro famosissimo e particolarmente apprezzato dai visitatori (FOTO). Siamo tra 1615 e 1616 e Pieter Paul Rubens, artista fiammingo, è in Italia, tappa obbligata per ogni uomo di cultura dell’epoca. E, in particolare, Rubens è a Roma dove è circondato dalla storia. I ruderi raccontano le vicende di Roma antica e –parallelamente - quel mondo rivive anche nella riscoperta degli autori antichi. Così, rileggendo riti e miti, l’arte prova a ricostruire paesaggi e situazioni, nell’ illusione di rivivere quell’età dell’oro perduta definitivamente. L’architettura recupera le forme, pittura e scultura raccontano fatti e leggende di Roma Antica. Rubens dipinge il mito della fondazione, con tutte le leggende annesse e connesse: Romolo e Remo, gemelli e figli della colpa e della trasgressione di Rea Silvia, vestale. Lei, Rea Silvia avrebbe dovuto evitare ogni rapporto sessuale con chicchessia, proprio perché vestale e consacrata alla divinità. Una sorta di suora <i>ante litteram</i>, perché il voto di castità è presente da sempre e in quasi tutte le religioni di sempre. Rea Silvia, probabilmente, non vorrebbe trasgredire, ma di lei si invaghisce il dio Marte in persona e al dio non si può resistere. Rea (<i>nomen omen</i>: significa colpevole) resta incinta e partorirà i due gemelli Romolo e Remo. La favola prosegue. Amulio, zio di Rea, la fa seppellire viva poiché questa era la pena per le vestali sorprese a togliersi di dosso le vesti a favore di qualche amante. Il suo corpo è gettato nell’ Aniene, ma il fiume impietosito la resuscita: potenza. Mentre alla corrente del Tevere, sono abbandonati Romolo e Remo. In quel mondo di leggenda anche i fiumi sono divini. Per cui il Tevere straripa all’ altezza del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, in un luogo chiamato <i>Cermalus</i>, lasciando i gemelli sotto un fico e là trovati prima da una lupa e poi ritrovati da Faustolo, un pastore in giro da quelle parti. Un mondo fantastico e affascinante, inevitabilmente finito sulle tele dei quadri nonché nei tentativi di ricostruire quel paesaggio nelle architetture e nelle ville dei nobili del Rinascimento e del Barocco. Pietro da Cortona sogna la scena e ne riproduce i contenuti (FOTO): Faustolo, sua moglie Acca Larenzia e i gemelli salvati dalla lupa e adottati dalla famiglia nuova. Il resto è storia nota. Romolo e Remo crescono e a loro sarà affidato il compito di creare una città nuova, discendente indiretta di Enea, il profugo troiano. Siamo tornati così agli avvoltoi visti dai gemelli qualche tempo prima del 753 a.C.. La spunta Romolo: con un aratro traccerà il solco primigenio, per definire il perimetro della città nuova. E guai a superarlo, pena la morte. Remo troverà qui la sua fine: non rispetta l’ordine del fratello e sarà fratricidio. A  Bologna, in Palazzo Magnani, Annibale, Agostino e Ludovico Carracci raccontano tutto questo (FOTO). 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In questo contesto, i social e i <i>new media</i> rappresentano un vero e proprio Far West della comunicazione, regno di una intossicazione tanto globale quanto strisciante e capace di colpire nell’arco di pochi istanti, con spese minime e artifici non necessariamente elaborati, un target già orientato producendo e consolidando stereotipi e <i>frames</i>, avvalorando ipotesi di complotto e generando ideologie antagoniste.   <b> </b>                       <b> </b> <b> </b> <b> </b> <b> </b> <b> </b> <b> </b> <b> </b> <b> </b> <b> </b> <b></b><br /><b></b><br /><b></b><br /><b>Massimo Chiais</b> è docente e giornalista. Laureato in Lettere Moderne e in Studi Strategici, dottore di ricerca in Scienze Strategiche, ha svolto un periodo di ricerca presso l’Université Paris IV Sorbonne, collabora con la Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Strategiche dell’Università degli Studi di Torino e attualmente è docente di Studi Strategici presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Perugia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594293</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:09:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594293/rivista_militare_n_2_2023_massimo_chiais_informazione_tossica.mp3" length="11081906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>INFORMAZIONE TOSSICA
Il pericolo viene da ciò che crediamo vero e invece non lo è  
di Massimo Chiais     

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John Fogerty e la sua esperienza militare  
di Pierfrancesco Sampaolo   

Se c’è una band che nel secolo scorso ha meglio rappresentato la colonna sonora della guerra in Vietnam e, più in generale, delle contraddizioni e i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>CHI FERMERÀ LA PIOGGIA?</b><br /><b>John Fogerty e la sua esperienza militare</b> <b> </b><br />di Pierfrancesco Sampaolo   <br /><br />Se c’è una band che nel secolo scorso ha meglio rappresentato la colonna sonora della guerra in Vietnam e, più in generale, delle contraddizioni e i tumulti che i conflitti del secondo dopoguerra hanno portato nelle società, beh, questa band sono i Creedence Clearwater Revival. Il motore principale del loro successo è stato sicuramente il loro <i>frontman</i>, John Fogerty e la sua esperienza militare ha avuto un impatto molto importante.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>753</itunes:duration><itunes:keywords>army,clearwater,creedence,esercito,fogerty,folk,militare,music,musica,revival,rivista,rock,songwriter,veteran,veterani,vietnam,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/98d1d8b7ea9a82da6edc632807378fed.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2023, Anna Maria ISASTIA - L'8 marzo e le donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2023-anna-maria-isastia-l-8-marzo-e-le-donne--58594290</link><description><![CDATA[<b>L’8 MARZO E LE DONNE</b> <b> </b><br /><b>Le vere origini della Giornata internazionale </b><br />di Anna Maria Isastia <br /><br />L’8 marzo “non nacque né come giorno di <i>lotte e di lutto</i> né come <i>festa</i>”. Eppure a distanza di tanto tempo la vulgata resta quella “inventata”. L’articolo racconta la vera storia delle origini della Giornata internazionale delle donne, partendo dai fatti del 1917 sino a tutte le declinazioni avvenute nel corso del ‘900 che ne hanno stravolto o confuso la genesi.                              <br /><b></b><br /><b></b><br /><b>Anna Maria Isastia</b> ha insegnato Storia del Risorgimento e Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma. È stata presidente nazionale del Soroptimist International d’Italia e attualmente è presidente della Fondazione Soroptimist club di Roma. È condirettrice della collana “La memoria e le fonti. Identità e socialità”, segretaria nazionale della Società italiana di storia militare (Sism), consigliera nazionale dell’Anrp (Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dai campi di concentramento e dalla guerra di liberazione). Scrittrice e conferenziera ha oltre 250 pubblicazioni scientifiche tra cui 16 monografie e 18 curatele. <i>Il volontariato militare nel Risorgimento. La partecipazione alla guerra del 1859</i>, USSME, 1990; <i>Soldati e cittadini. Cento anni di Forze armate in Italia</i>, SMD, 2000; <i>L’Unità delle donne: il loro contributo nel Risorgimento</i> 2011; <i>Donne in magistratura. L’Associazione Donne Magistrato Italiane</i>, 2013;<i> Una rete di donne nel mondo. Soroptimist International, un secolo di storia (1921 – 2021), </i>2021.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594290</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:09:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594290/rivista_militare_n_2_2023_anna_maria_isastia_l_8_marzo_e_le_donne.mp3" length="12283539" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’8 MARZO E LE DONNE  
Le vere origini della Giornata internazionale 
di Anna Maria Isastia 

L’8 marzo “non nacque né come giorno di lotte e di lutto né come festa”. Eppure a distanza di tanto tempo la vulgata resta quella “inventata”. L’articolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’8 MARZO E LE DONNE</b> <b> </b><br /><b>Le vere origini della Giornata internazionale </b><br />di Anna Maria Isastia <br /><br />L’8 marzo “non nacque né come giorno di <i>lotte e di lutto</i> né come <i>festa</i>”. Eppure a distanza di tanto tempo la vulgata resta quella “inventata”. L’articolo racconta la vera storia delle origini della Giornata internazionale delle donne, partendo dai fatti del 1917 sino a tutte le declinazioni avvenute nel corso del ‘900 che ne hanno stravolto o confuso la genesi.                              <br /><b></b><br /><b></b><br /><b>Anna Maria Isastia</b> ha insegnato Storia del Risorgimento e Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma. È stata presidente nazionale del Soroptimist International d’Italia e attualmente è presidente della Fondazione Soroptimist club di Roma. È condirettrice della collana “La memoria e le fonti. Identità e socialità”, segretaria nazionale della Società italiana di storia militare (Sism), consigliera nazionale dell’Anrp (Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dai campi di concentramento e dalla guerra di liberazione). Scrittrice e conferenziera ha oltre 250 pubblicazioni scientifiche tra cui 16 monografie e 18 curatele. <i>Il volontariato militare nel Risorgimento. La partecipazione alla guerra del 1859</i>, USSME, 1990; <i>Soldati e cittadini. Cento anni di Forze armate in Italia</i>, SMD, 2000; <i>L’Unità delle donne: il loro contributo nel Risorgimento</i> 2011; <i>Donne in magistratura. L’Associazione Donne Magistrato Italiane</i>, 2013;<i> Una rete di donne nel mondo. Soroptimist International, un secolo di storia (1921 – 2021), </i>2021.]]></itunes:summary><itunes:duration>768</itunes:duration><itunes:keywords>diritti,donne,europa,femminile,gender,isastia,marzo,militare,origine,otto,patriarcato,rivista,russia,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0ec302d7ea11c5b1e3c3981bdd0ab517.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2023, Andrea SPADA - La guerra delle APP</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2023-andrea-spada-la-guerra-delle-app--58594289</link><description><![CDATA[<b>LA GUERRA DELLE APP</b><br /><b>Strumenti dei conflitti moderni</b> <b> </b><br />di Andrea Spada   <br /><br /><br />AirAlert, ePPO, Gis Art, Reface, Air Raid, Rwc sono solo alcune delle applicazioni per telefoni cellulari più “scaricate” e usate dagli ucraini, sia civili che militari, dall’inizio dell’invasione russa. Applicazioni che avvisano in caso di attacco aereo o missilistico, che tracciano i droni di fabbricazione iraniana, che aiutano trovare il rifugio antiaereo più vicino, che aggiornano la posizione delle forze armate nemiche e i loro spostamenti fino ad arrivare a quelle che raccolgono prove dei crimini di guerra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594289</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:09:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594289/rivista_militare_n_2_2023_andrea_spada_la_guerra_delle_app.mp3" length="10325400" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>LA GUERRA DELLE APP
Strumenti dei conflitti moderni  
di Andrea Spada   


AirAlert, ePPO, Gis Art, Reface, Air Raid, Rwc sono solo alcune delle applicazioni per telefoni cellulari più “scaricate” e usate dagli ucraini, sia civili che militari,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>LA GUERRA DELLE APP</b><br /><b>Strumenti dei conflitti moderni</b> <b> </b><br />di Andrea Spada   <br /><br /><br />AirAlert, ePPO, Gis Art, Reface, Air Raid, Rwc sono solo alcune delle applicazioni per telefoni cellulari più “scaricate” e usate dagli ucraini, sia civili che militari, dall’inizio dell’invasione russa. Applicazioni che avvisano in caso di attacco aereo o missilistico, che tracciano i droni di fabbricazione iraniana, che aiutano trovare il rifugio antiaereo più vicino, che aggiornano la posizione delle forze armate nemiche e i loro spostamenti fino ad arrivare a quelle che raccolgono prove dei crimini di guerra.]]></itunes:summary><itunes:duration>646</itunes:duration><itunes:keywords>app,esercito,europa,fake,guerra,internet,media,nato,news,russia,social,technology,tecnologia,ucraina,war,web</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ff877a18429c2a5f05382b4316af198.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2023, Giovanni CUCCI - Postumano e transumano, l'antropologia del futuro.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2023-giovanni-cucci-postumano-e-transumano-l-antropologia-del-futuro--58594280</link><description><![CDATA[<b>POSTUMANO E TRANSUMANO </b><br /><b>L’antropologia del futuro?</b> <b> </b>  <br />di Giovanni Cucci S.I.[1]  <br /><br />L’autore dell’articolo illustra gli obiettivi del movimento trans e postumano e ne prospetta somiglianze e differenze. Entrambi mirano a combattere malattie e migliorare la salute, riprogrammando un uomo perfettamente efficiente, al fine di raggiungere una condizione di felicità. Il postumanesimo, in particolare, è il movimento del transumanesimo portato all’eccesso. Esso si fa promotore di una nuova era libera dai limiti tipici della natura umana. In chiusura, il Cucci si pone seri quesiti inerenti all’aspetto più meramente antropologico legato alle due correnti di pensiero che, inevitabilmente, rischierebbero di creare nuove discriminazioni sociali.  <br />[1] PADRE GIOVANNI CUCCI S.I. CURRICULUM VITAE: Laurea in filosofia presso l’Università Cattolica “S. Cuore” di Milano (1983). Abilitazione per l’insegnamento di materie letterarie nella scuola statale (1984). Baccalaureato in teologia presso la Facoltà Teologica “S. Luigi”, Napoli (1997). Baccalaureato in psicologia presso l’Università Gregoriana, Roma (1999). Licenza in psicologia presso l’Università Gregoriana (2000). Tirocinio per l’abilitazione alla professione in psicologia (2001). Licenza in filosofia presso l’Università Gregoriana (2002). Esame di stato per l’esercizio della professione di psicologo (2003). Dottorato in filosofia presso l’Università Gregoriana (2006). Professore straordinario nella facoltà di Filosofia e docente invitato nella facoltà di Psicologia dell’Università Gregoriana di Roma. Membro del Collegio degli Scrittori della rivista “La Civiltà Cattolica”.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594280</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:07:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594280/rivista_militare_n_1_2023_giovanni_cucci_postumano_e_transumano_l_antropologia_del_futuro.mp3" length="10250168" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>POSTUMANO E TRANSUMANO 
L’antropologia del futuro?    
di Giovanni Cucci S.I.#_ftn1  

L’autore dell’articolo illustra gli obiettivi del movimento trans e postumano e ne prospetta somiglianze e differenze. Entrambi mirano a combattere malattie e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>POSTUMANO E TRANSUMANO </b><br /><b>L’antropologia del futuro?</b> <b> </b>  <br />di Giovanni Cucci S.I.[1]  <br /><br />L’autore dell’articolo illustra gli obiettivi del movimento trans e postumano e ne prospetta somiglianze e differenze. Entrambi mirano a combattere malattie e migliorare la salute, riprogrammando un uomo perfettamente efficiente, al fine di raggiungere una condizione di felicità. Il postumanesimo, in particolare, è il movimento del transumanesimo portato all’eccesso. Esso si fa promotore di una nuova era libera dai limiti tipici della natura umana. In chiusura, il Cucci si pone seri quesiti inerenti all’aspetto più meramente antropologico legato alle due correnti di pensiero che, inevitabilmente, rischierebbero di creare nuove discriminazioni sociali.  <br />[1] PADRE GIOVANNI CUCCI S.I. CURRICULUM VITAE: Laurea in filosofia presso l’Università Cattolica “S. Cuore” di Milano (1983). Abilitazione per l’insegnamento di materie letterarie nella scuola statale (1984). Baccalaureato in teologia presso la Facoltà Teologica “S. Luigi”, Napoli (1997). Baccalaureato in psicologia presso l’Università Gregoriana, Roma (1999). Licenza in psicologia presso l’Università Gregoriana (2000). Tirocinio per l’abilitazione alla professione in psicologia (2001). Licenza in filosofia presso l’Università Gregoriana (2002). Esame di stato per l’esercizio della professione di psicologo (2003). Dottorato in filosofia presso l’Università Gregoriana (2006). Professore straordinario nella facoltà di Filosofia e docente invitato nella facoltà di Psicologia dell’Università Gregoriana di Roma. Membro del Collegio degli Scrittori della rivista “La Civiltà Cattolica”.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>641</itunes:duration><itunes:keywords>antropologia,artificiale,esercito,filosofia,ia,intelligenza,militare,postumano,rivista,robot,tecnologia,transumano,umano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9cc0498e20f35f5edd82ffa97510d90d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2023, Pierfrancesco SAMPAOLO - Matricola 18577, Ferdinando Fred Buscaglione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2023-pierfrancesco-sampaolo-matricola-18577-ferdinando-fred-buscaglione--58594279</link><description><![CDATA[<b>MATRICOLA 18577</b><br /><b>Ferdinando “Fred” Buscaglione</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Artista, cantautore, polistrumentista e uomo di spettacolo, ma anche soldato durante la Seconda Guerra Mondiale: forse non tutti sanno che la “vita spericolata” di Fred Buscaglione è passata anche per i ranghi dell’Esercito. Era il 9 gennaio del 1941 quando venne richiamato alle armi e assegnato al 60° reggimento fanteria della 31ª Divisione “Calabria” di stanza a Sassari, in Sardegna, come soldato semplice.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594279</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:07:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594279/rivista_militare_n_1_2023_pierfrancesco_sampaolo_matricola_18577_ferdinando_fred_buscaglione.mp3" length="7137208" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>MATRICOLA 18577
Ferdinando “Fred” Buscaglione
di Pierfrancesco Sampaolo

Artista, cantautore, polistrumentista e uomo di spettacolo, ma anche soldato durante la Seconda Guerra Mondiale: forse non tutti sanno che la “vita spericolata” di Fred...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>MATRICOLA 18577</b><br /><b>Ferdinando “Fred” Buscaglione</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo<br /><br />Artista, cantautore, polistrumentista e uomo di spettacolo, ma anche soldato durante la Seconda Guerra Mondiale: forse non tutti sanno che la “vita spericolata” di Fred Buscaglione è passata anche per i ranghi dell’Esercito. Era il 9 gennaio del 1941 quando venne richiamato alle armi e assegnato al 60° reggimento fanteria della 31ª Divisione “Calabria” di stanza a Sassari, in Sardegna, come soldato semplice.]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>buscaglione,calabria,divisione,esercito,guerra,jazz,militare,mondiale,musica,piccola,radio,rivista,sardegna,seconda,swing</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9cc0498e20f35f5edd82ffa97510d90d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2023, Gastone BRECCIA - Ortona, la Stalingrado d'Italia.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2023-gastone-breccia-ortona-la-stalingrado-d-italia--58594278</link><description><![CDATA[<b><i>Ortona, la Stalingrado d’Italia</i></b><br /><i></i><br /><i>Sono onorato di dare avvio con questo breve contributo alla mia collaborazione con la </i>Rivista Militare<i>: una rubrica che toccherà, ogni volta, un tema specifico che mi auguro possa presentare motivi di interesse sia per gli specialisti che per gli appassionati. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: la storia delle guerre è un libro aperto, ricchissimo, terribile, da cui non si smette di imparare.</i> <i> </i><br /><b></b><br /><b>Un inferno a tre dimensioni.</b><i> </i>“<i>Gli edifici di una città sono come barriere frangiflutti. Spezzano le formazioni nemiche e le costringono a incolonnarsi lungo le strade. Per questo dobbiamo occupare saldamente le costruzioni più solide, stabilendovi piccole guarnigioni capaci di far fuoco a 360° nel caso in cui vengano accerchiate</i>”. Sono parole del generale Chuikov, comandante della 62a armata sovietica a Stalingrado; ma frasi simili potrebbe averle pronunciate cinquant’anni dopo un guerrigliero ceceno asserragliato in un condominio di Grozny, o nel 2014 un miliziano curdo tra le rovine di Kobane. Il combattimento nei centri abitati ha caratteristiche proprie che rimangono simili nel tempo, perché sono il prodotto riflesso delle opportunità offerte da un terreno creato dall’uomo per scopi pacifici, ma capace di trasformarsi in uno scenario di guerra difficile da dominare: un inferno a tre dimensioni. Il generale Chuikov sottolineava uno solo degli aspetti cruciali della lotta in città, ovvero la tendenza delle forze attaccanti a “canalizzare” la propria spinta offensiva lungo le poche vie sgombre da ostacoli e macerie; ma è l’estensione verticale del campo di battaglia che costituisce l’elemento cruciale della guerra nelle aree urbane. I soldati sono abituati a ragionare in termini di avanzata o ritirata; da quando esiste l’aviazione il pericolo (o l’aiuto) possono venire anche dal cielo, ma si tratta comunque, per il fante, di un fattore esterno, sul quale può esercitare un controllo limitato. Tra gli edifici di una città gli uomini devono abituarsi invece a fare i conti con la terza dimensione: controllare il piano terreno di una casa non significa aver conquistato l’intera posizione, né avere superato le difficoltà e i rischi maggiori di un’azione tattica.   <b>La “Stalingrado d’Italia”.</b> All’inizio di dicembre del 1943 l’8a armata britannica del generale Montgomery era all’offensiva nel settore adriatico della penisola. Mentre l’8a divisione indiana e la 2a neozelandese avanzavano nell’entroterra, incontrando una tenace resistenza nemica nella zona del villaggio di Orsogna, sulla costa andò all’attacco la 1a divisione canadese del generale Christopher Vokes, che in dodici giorni di duri combattimenti riuscì a superare la linea difensiva allestita dalla 90a <i>Panzergrenadieren </i>lungo il fiume Moro. Il 20 dicembre le avanguardie canadesi raggiunsero la cittadina portuale di Ortona, dove il comando germanico aveva appena fatto affluire un battaglione di paracadutisti (il II/3°FJ, ovvero il II battaglione del 3° reggimento <i>Fallschirmjäger</i>) per rinforzare il fianco sinistro degli esausti <i>Panzergrenadieren</i>. Invece di ritirarsi fino alla successiva linea difensiva, predisposta lungo il corso del fiume Riccio, i circa 800 uomini del II/3°FJ riuscirono a trasformare in pochi giorni il centro abitato di Ortona in una vera e propria fortezza: vennero eseguite demolizioni per bloccare le strade principali, piazzate trappole antiuomo e anticarro, scavate trincee di collegamento tra i caposaldi, aperti con l’esplosivo passaggi nelle mura perimetrali delle case per evitare di doversi esporre al tiro nemico, approntati nidi di mitragliatrice e postazioni di cecchini, occultati pezzi anticarro tra le macerie. La battaglia per Ortona durò una settimana, dal 21 al 28 dicembre 1943. La 2a brigata di fanteria canadese attaccò con due battaglioni (il 1° del <i>Loyal Edmonton Regiment</i> e il 1° dei<i> Seaforth Highlanders of Canada</i>), appoggiati dai carri <i>Sherman</i> del 12° reggimento corazzato (<i>Three Rivers Regiment</i>), che riuscirono a raggiungere i sobborghi settentrionali della cittadina dopo combattimenti durissimi. Le perdite furono severe sia tra gli attaccanti che tra i difensori – i canadesi ebbero 104 morti e 171 feriti, e tra le rovine di Ortona raccolsero almeno un centinaio di caduti tedeschi – ma il II/3°FJ fu costretto ad abbandonare la città e ripiegare circa tre chilometri più a settentrione, sulla riva sinistra del Riccio. I canadesi avevano conquistato quella che già allora venne definita da un corrispondente americano la piccola “Stalingrado d’Italia”; la loro vittoria non ebbe però risultati strategici di rilievo, perché Montgomery si rese di non poter chiedere altri sacrifici alle proprie truppe nel cuore dell’inverno, con la pioggia che ingrossava i fiumi e il fango che ostacolava le operazioni dei mezzi corazzati. Anche per questo è un episodio quasi dimenticato: persino uno dei migliori saggi pubblicati sulla campagna d’Italia, <i>Circles of Hell</i> di Eric Morris, dedica alla lotta per Ortona solo queste poche righe: «<i>il II/3°FJ decise di resistere in città. Fu un classico esempio delle tattiche difensive tedesche al loro meglio, e i Canadesi non ebbero altra scelta che diventare esperti di quella che in seguito sarebbe stata definita FIBUA, “combattimento in zone edificate”</i>» [1]. In realtà, la battaglia di Ortona merita di essere ricordata proprio per il ruolo che ebbe nel permettere alle forze alleate di acquisire conoscenze e capacità tattiche essenziali a condurre efficacemente i combattimenti nei centri abitati. I canadesi impararono ad operare in squadre di pochi elementi, pronte a fornirsi supporto reciproco, e a utilizzare il sostegno dei carri armati in maniera appropriata, ovvero come “artiglieria d’assalto”; compresero come fosse essenziale non aggirare ma <i>attraversare</i> i singoli edifici, aprendo passaggi al loro interno con gli esplosivi (ribattezzati <i>ratholes</i>, “tane di topo”); si abituarono a gestire la terza dimensione iniziando ad attaccare i caseggiati dai piani alti; si specializzarono nell’impiego di bombe a mano e lanciagranate, scoprendo nel corso dei combattimenti come persino il PIAT (<i>Projector, Infantry, Anti-Tank</i>: lanciagranate anticarro per la fanteria) che avevano in dotazione, mediocre nel ruolo anticarro per cui era stato progettato, poteva rivelarsi di grande utilità come arma da appoggio ravvicinato nei combattimenti casa per casa. In altre parole, la piccola “Stalingrado d’Italia” fu una preziosa scuola di guerra urbana, e le lezioni apprese tra le rovine di Ortona non vennero dimenticate.  <br />[1] E. Morris, <i>Circles of Hell. The War in Italy 1943-1945</i>, London, Hutchinson, 1993, p. 224. Maggior rilievo in E. Gooderson, <i>A Hard Way to Make a War. The Allied Campaign in Italy in the Second World War</i>, London, Conway, 2008, pp. 246-247 e pp. 311-312. Purtroppo poco conosciuto il saggio di M. Patricelli, <i>La Stalingrado d’Italia. Ortona 1943: una battaglia dimenticata</i>, Torino, UTET Università, 2002.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594278</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:07:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594278/rivista_militare_n_1_2023_ortona_la_stalingrado_d_italia.mp3" length="8352215" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Ortona, la Stalingrado d’Italia

Sono onorato di dare avvio con questo breve contributo alla mia collaborazione con la Rivista Militare: una rubrica che toccherà, ogni volta, un tema specifico che mi auguro possa presentare motivi di interesse sia per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Ortona, la Stalingrado d’Italia</i></b><br /><i></i><br /><i>Sono onorato di dare avvio con questo breve contributo alla mia collaborazione con la </i>Rivista Militare<i>: una rubrica che toccherà, ogni volta, un tema specifico che mi auguro possa presentare motivi di interesse sia per gli specialisti che per gli appassionati. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: la storia delle guerre è un libro aperto, ricchissimo, terribile, da cui non si smette di imparare.</i> <i> </i><br /><b></b><br /><b>Un inferno a tre dimensioni.</b><i> </i>“<i>Gli edifici di una città sono come barriere frangiflutti. Spezzano le formazioni nemiche e le costringono a incolonnarsi lungo le strade. Per questo dobbiamo occupare saldamente le costruzioni più solide, stabilendovi piccole guarnigioni capaci di far fuoco a 360° nel caso in cui vengano accerchiate</i>”. Sono parole del generale Chuikov, comandante della 62a armata sovietica a Stalingrado; ma frasi simili potrebbe averle pronunciate cinquant’anni dopo un guerrigliero ceceno asserragliato in un condominio di Grozny, o nel 2014 un miliziano curdo tra le rovine di Kobane. Il combattimento nei centri abitati ha caratteristiche proprie che rimangono simili nel tempo, perché sono il prodotto riflesso delle opportunità offerte da un terreno creato dall’uomo per scopi pacifici, ma capace di trasformarsi in uno scenario di guerra difficile da dominare: un inferno a tre dimensioni. Il generale Chuikov sottolineava uno solo degli aspetti cruciali della lotta in città, ovvero la tendenza delle forze attaccanti a “canalizzare” la propria spinta offensiva lungo le poche vie sgombre da ostacoli e macerie; ma è l’estensione verticale del campo di battaglia che costituisce l’elemento cruciale della guerra nelle aree urbane. I soldati sono abituati a ragionare in termini di avanzata o ritirata; da quando esiste l’aviazione il pericolo (o l’aiuto) possono venire anche dal cielo, ma si tratta comunque, per il fante, di un fattore esterno, sul quale può esercitare un controllo limitato. Tra gli edifici di una città gli uomini devono abituarsi invece a fare i conti con la terza dimensione: controllare il piano terreno di una casa non significa aver conquistato l’intera posizione, né avere superato le difficoltà e i rischi maggiori di un’azione tattica.   <b>La “Stalingrado d’Italia”.</b> All’inizio di dicembre del 1943 l’8a armata britannica del generale Montgomery era all’offensiva nel settore adriatico della penisola. Mentre l’8a divisione indiana e la 2a neozelandese avanzavano nell’entroterra, incontrando una tenace resistenza nemica nella zona del villaggio di Orsogna, sulla costa andò all’attacco la 1a divisione canadese del generale Christopher Vokes, che in dodici giorni di duri combattimenti riuscì a superare la linea difensiva allestita dalla 90a <i>Panzergrenadieren </i>lungo il fiume Moro. Il 20 dicembre le avanguardie canadesi raggiunsero la cittadina portuale di Ortona, dove il comando germanico aveva appena fatto affluire un battaglione di paracadutisti (il II/3°FJ, ovvero il II battaglione del 3° reggimento <i>Fallschirmjäger</i>) per rinforzare il fianco sinistro degli esausti <i>Panzergrenadieren</i>. Invece di ritirarsi fino alla successiva linea difensiva, predisposta lungo il corso del fiume Riccio, i circa 800 uomini del II/3°FJ riuscirono a trasformare in pochi giorni il centro abitato di Ortona in una vera e propria fortezza: vennero eseguite demolizioni per bloccare le strade principali, piazzate trappole antiuomo e anticarro, scavate trincee di collegamento tra i caposaldi, aperti con l’esplosivo passaggi nelle mura perimetrali delle case per evitare di doversi esporre al tiro nemico, approntati nidi di mitragliatrice e postazioni di cecchini, occultati pezzi anticarro tra le macerie. La battaglia per Ortona durò una settimana, dal 21 al 28 dicembre 1943. 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Solo negli anni ‘60 gli verrà riconosciuta una certa dignità quando finalmente registi e sceneggiatori attingeranno a piene mani dalla letteratura fantascientifica (anch’essa considerata un genere minore) e le storie diventeranno più complesse. In particolare, il racconto dell’evoluzione della tecnologia in rapporto all’uomo ha assunto dei caratteri quasi visionari, in molti casi predicendo il futuro o “l’attuale”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594277</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 05:07:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594277/rivista_militare_n_1_2023_fabrizio_luperto_poi_arrivo_la_fantascienza_uomo_e_macchina_nel_cinema.mp3" length="5953129" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>POI ARRIVÒ LA FANTASCIENZA
Uomo e macchina nel cinema  
di Fabrizio Luperto  

Il cinema di fantascienza è stato sempre relegato ai margini della cinematografia. Solo negli anni ‘60 gli verrà riconosciuta una certa dignità quando finalmente registi e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>POI ARRIVÒ LA FANTASCIENZA</b><br /><b>Uomo e macchina nel cinema</b> <b> </b><br />di Fabrizio Luperto  <br /><br />Il cinema di fantascienza è stato sempre relegato ai margini della cinematografia. Solo negli anni ‘60 gli verrà riconosciuta una certa dignità quando finalmente registi e sceneggiatori attingeranno a piene mani dalla letteratura fantascientifica (anch’essa considerata un genere minore) e le storie diventeranno più complesse. In particolare, il racconto dell’evoluzione della tecnologia in rapporto all’uomo ha assunto dei caratteri quasi visionari, in molti casi predicendo il futuro o “l’attuale”.]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>cinema,esercito,fantascienza,fantasy,film,futuro,hollywood,luperto,militare,movie,rivista,robot,spazio,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9cc0498e20f35f5edd82ffa97510d90d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2022, Giuseppe CACCIAGUERRA - Marcello Soleri, un figlio del Paese, un esempio da seguire</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2022-giuseppe-cacciaguerra-marcello-soleri-un-figlio-del-paese-un-esempio-da-seguire--58587824</link><description><![CDATA[<b>Un figlio del Paese, un esempio da seguire</b><br /><b>MARCELLO SOLERI</b> <b> (1882-1945)</b>  <br />di Giuseppe Cacciaguerra   <br /><br />Un personaggio importante per la storia nazionale, completamente da riscoprire: Marcello Soleri, statista e ufficiale degli Alpini di integerrima moralità, rettitudine, totale devozione per il servizio alle istituzioni e grande attenzione al sociale. Cresciuto in una famiglia dove erano fortemente sentiti gli ideali risorgimentali, in politica primeggiò in molti settori, dall’economia alla difesa, sempre a disposizione del Paese. Liberale, pur essendo neutralista, allo scoppio della I Guerra Mondiale, partì volontario per il fronte come Ufficiale degli Alpini, dove si coprì di onore, rimanendo gravemente ferito e guadagnandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel primo dopoguerra gli fu assegnato un ingrato compito, quello di Alto Commissario agli approvvigionamenti: eccellente fu la sua scelta di intervenire sul prezzo del pane, con la “Legge Soleri” del 1921. Dopo un breve periodo da Ministro delle Finanze nel governo Bonomi, sotto quello di Facta gli fu affidato il Ministero della Guerra (1 agosto-31 ottobre 1922). Predispose scrupolosamente le misure per lo stato d’assedio della Capitale, durante la Marcia su Roma, anche se il Re decise poi di non dichiararlo. Solo con la caduta del fascismo, Soleri si rianimò politicamente. Ricercato dai nazifascisti, fuggì a Roma dove visse sotto falsa identità. Nel giugno 1944 il Primo Ministro Bonomi lo volle al Tesoro e anche in quel caso dovette intervenire in una situazione disperata, rimettendo in sesto le finanze. Ripartì esattamente da dove aveva lasciato da Commissario agli approvvigionamenti, ovvero dal prezzo politico del pane. Il 23 luglio 1945 si spense, lasciando un testamento spirituale: “una sola cosa vi dico ed è che tutti noi dobbiamo avere nel cuore una comune vibrazione: che tutti noi vorremmo essere nulla perché ritorni ad essere tutto, questa nostra Italia”.   ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58587824</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 16:24:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58587824/rivista_militare_n_4_2022_marcello_soleri_un_figlio_del_paese_un_esempio_da_seguire.mp3" length="12991980" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Un figlio del Paese, un esempio da seguire
MARCELLO SOLERI  (1882-1945)  
di Giuseppe Cacciaguerra   

Un personaggio importante per la storia nazionale, completamente da riscoprire: Marcello Soleri, statista e ufficiale degli Alpini di integerrima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Un figlio del Paese, un esempio da seguire</b><br /><b>MARCELLO SOLERI</b> <b> (1882-1945)</b>  <br />di Giuseppe Cacciaguerra   <br /><br />Un personaggio importante per la storia nazionale, completamente da riscoprire: Marcello Soleri, statista e ufficiale degli Alpini di integerrima moralità, rettitudine, totale devozione per il servizio alle istituzioni e grande attenzione al sociale. Cresciuto in una famiglia dove erano fortemente sentiti gli ideali risorgimentali, in politica primeggiò in molti settori, dall’economia alla difesa, sempre a disposizione del Paese. Liberale, pur essendo neutralista, allo scoppio della I Guerra Mondiale, partì volontario per il fronte come Ufficiale degli Alpini, dove si coprì di onore, rimanendo gravemente ferito e guadagnandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel primo dopoguerra gli fu assegnato un ingrato compito, quello di Alto Commissario agli approvvigionamenti: eccellente fu la sua scelta di intervenire sul prezzo del pane, con la “Legge Soleri” del 1921. Dopo un breve periodo da Ministro delle Finanze nel governo Bonomi, sotto quello di Facta gli fu affidato il Ministero della Guerra (1 agosto-31 ottobre 1922). Predispose scrupolosamente le misure per lo stato d’assedio della Capitale, durante la Marcia su Roma, anche se il Re decise poi di non dichiararlo. Solo con la caduta del fascismo, Soleri si rianimò politicamente. Ricercato dai nazifascisti, fuggì a Roma dove visse sotto falsa identità. Nel giugno 1944 il Primo Ministro Bonomi lo volle al Tesoro e anche in quel caso dovette intervenire in una situazione disperata, rimettendo in sesto le finanze. Ripartì esattamente da dove aveva lasciato da Commissario agli approvvigionamenti, ovvero dal prezzo politico del pane. Il 23 luglio 1945 si spense, lasciando un testamento spirituale: “una sola cosa vi dico ed è che tutti noi dobbiamo avere nel cuore una comune vibrazione: che tutti noi vorremmo essere nulla perché ritorni ad essere tutto, questa nostra Italia”.   ]]></itunes:summary><itunes:duration>812</itunes:duration><itunes:keywords>army,cultura,esercito,guerra,italiano,militare,paese,parlamento,politico,rivista,savoia,soleri,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/50f29cd76d8668df53c8a3e845d10b91.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista MIlitare 4 2022, Andrea SPADA - Efficace nonostante l'età, Javelin: il lancia e dimentica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2022-andrea-spada-efficace-nonostante-l-eta-javelin-il-lancia-e-dimentica--58587822</link><description><![CDATA[<b>EFFICACE NONOSTANTE L’ETÀ</b><br /><b>Javelin, il “lancia e dimentica” </b><br />di Andrea Spada[1]  <br /><br />Il “Giavellotto” (Javelin) arrivò nel 1996 nell’Esercito statunitense per sostituire i vecchi lanciamissili anticarro filoguidati M47 Dragon, potendo contare sulla guida automatica a infrarossi e sulla doppia testata Heat, in grado di neutralizzare la difesa delle moderne corazze reattive. Ecco la storia e l’evoluzione del sistema d’arma che da oltre 25 anni continua a mantenere una grande efficacia in battaglia, come l’attuale conflitto in Est Europa sta dimostrando.<br /><br />[1] Giornalista professionista, esperto di armi, Difesa, Esteri.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58587822</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 16:24:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58587822/rivista_militare_n_4_2022_efficace_nonostante_l_et_javelin_il_lancia_e_dimentica.mp3" length="9871497" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>EFFICACE NONOSTANTE L’ETÀ
Javelin, il “lancia e dimentica” 
di Andrea Spada[1]  

Il “Giavellotto” (Javelin) arrivò nel 1996 nell’Esercito statunitense per sostituire i vecchi lanciamissili anticarro filoguidati M47 Dragon, potendo contare sulla guida...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>EFFICACE NONOSTANTE L’ETÀ</b><br /><b>Javelin, il “lancia e dimentica” </b><br />di Andrea Spada[1]  <br /><br />Il “Giavellotto” (Javelin) arrivò nel 1996 nell’Esercito statunitense per sostituire i vecchi lanciamissili anticarro filoguidati M47 Dragon, potendo contare sulla guida automatica a infrarossi e sulla doppia testata Heat, in grado di neutralizzare la difesa delle moderne corazze reattive. Ecco la storia e l’evoluzione del sistema d’arma che da oltre 25 anni continua a mantenere una grande efficacia in battaglia, come l’attuale conflitto in Est Europa sta dimostrando.<br /><br />[1] Giornalista professionista, esperto di armi, Difesa, Esteri.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>617</itunes:duration><itunes:keywords>esercito,europa,guerra,javelin,militare,nato,putin,rivista,russia,spada,strategia,tattica,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/041b2042ff8de1d148dff2b914c2973e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2022, Andrea CIONCI - A Testa Alta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2022-andrea-cionci-a-testa-alta--58587820</link><description><![CDATA[<b>A TESTA ALTA </b><br /><b>Il CalendEsercito 2023</b><br />di Andrea Cionci <br /><br />Il nuovo CalendEsercito 2023 è stato presentato il 28 settembre 2022 presso la Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito. Non solo un calendario, ma una vera opera editoriale storica - ricca di foto e testi - che racconta i 98 giorni seguiti all'armistizio dell'8 settembre 1943, durante i quali il Regio Esercito italiano seppe reagire, tornando a combattere per liberare il proprio Paese. Interventi del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Pietro Serino, insieme al Prof. Giuseppe Conti, docente di Storia militare e Storia contemporanea presso “La Sapienza” di Roma, e al Dott. Roberto Olla, giornalista del Tg5, divulgatore storico, con la moderazione della D.ssa Flavia Giacobbe, Direttrice di Formiche.net.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58587820</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 16:24:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58587820/rivista_militare_n_4_2022_a_testa_alta.mp3" length="6858429" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>A TESTA ALTA 
Il CalendEsercito 2023
di Andrea Cionci 

Il nuovo CalendEsercito 2023 è stato presentato il 28 settembre 2022 presso la Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito. Non solo un calendario, ma una vera opera editoriale storica -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>A TESTA ALTA </b><br /><b>Il CalendEsercito 2023</b><br />di Andrea Cionci <br /><br />Il nuovo CalendEsercito 2023 è stato presentato il 28 settembre 2022 presso la Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito. Non solo un calendario, ma una vera opera editoriale storica - ricca di foto e testi - che racconta i 98 giorni seguiti all'armistizio dell'8 settembre 1943, durante i quali il Regio Esercito italiano seppe reagire, tornando a combattere per liberare il proprio Paese. Interventi del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Pietro Serino, insieme al Prof. Giuseppe Conti, docente di Storia militare e Storia contemporanea presso “La Sapienza” di Roma, e al Dott. Roberto Olla, giornalista del Tg5, divulgatore storico, con la moderazione della D.ssa Flavia Giacobbe, Direttrice di Formiche.net.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>429</itunes:duration><itunes:keywords>2023,alta,calendario,calendesercito,cerimonie,esercito,militare,rivista,sme,testa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b8145820cc9b63ee9b763dfe897e201.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 4 2022, Fabrizio LUPERTO - Errori di guerra (al cinema) il film senza errori non esiste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-4-2022-fabrizio-luperto-errori-di-guerra-al-cinema-il-film-senza-errori-non-esiste--58587821</link><description><![CDATA[<b>ERRORI DI GUERRA (AL CINEMA)</b><br /><b>Il film senza errori non esiste</b>  <br />di Fabrizio Luperto  <br /><br />È un fatto incontrovertibile: non esistono film senza qualche errore. Ma bisogna saper distinguere gli errori. Quelli presenti in produzioni ad alto budget, con tanto personale sul set dedicato a occuparsi di queste cose, risultano essere imperdonabili, mentre quelli in piccole produzioni o nei b-movie degli anni ‘60 e ’70, dove si faceva di necessità virtù, vengono guardati con benevolenza e, magari, strappano anche un sorriso. L’errore può essere di diversa natura: tecnico (ombre degli operatori riflesse sui muri), anacronistico (un modello di auto o un programma Tv successivi all’epoca in cui si svolgono i fatti narrati) e di produzione (una pettinatura diversa in due scene sequenziali). Con le nuove tecnologie molti di questi errori ormai vengono eliminati in fase di post produzione e nel caso che qualcosa dovesse ancora sfuggire, si corregge quando il film viene distribuito.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58587821</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 16:23:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58587821/rivista_militare_n_4_2022_errori_di_guerra_al_cinema_il_film_senza_errori_non_esiste.mp3" length="9132545" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>ERRORI DI GUERRA (AL CINEMA)
Il film senza errori non esiste  
di Fabrizio Luperto  

È un fatto incontrovertibile: non esistono film senza qualche errore. Ma bisogna saper distinguere gli errori. Quelli presenti in produzioni ad alto budget, con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>ERRORI DI GUERRA (AL CINEMA)</b><br /><b>Il film senza errori non esiste</b>  <br />di Fabrizio Luperto  <br /><br />È un fatto incontrovertibile: non esistono film senza qualche errore. Ma bisogna saper distinguere gli errori. Quelli presenti in produzioni ad alto budget, con tanto personale sul set dedicato a occuparsi di queste cose, risultano essere imperdonabili, mentre quelli in piccole produzioni o nei b-movie degli anni ‘60 e ’70, dove si faceva di necessità virtù, vengono guardati con benevolenza e, magari, strappano anche un sorriso. L’errore può essere di diversa natura: tecnico (ombre degli operatori riflesse sui muri), anacronistico (un modello di auto o un programma Tv successivi all’epoca in cui si svolgono i fatti narrati) e di produzione (una pettinatura diversa in due scene sequenziali). Con le nuove tecnologie molti di questi errori ormai vengono eliminati in fase di post produzione e nel caso che qualcosa dovesse ancora sfuggire, si corregge quando il film viene distribuito.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>571</itunes:duration><itunes:keywords>b-movie,cinema,curiosità,errori,film,gladiatore,guerra,luperto,movie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3b6a984f6571fb10da175a3ecefb3e8e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2022, Niccolò LUCARELLI - Da 150 anni al servizio del Paese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2022-niccolo-lucarelli-da-150-anni-al-servizio-del-paese--58587781</link><description><![CDATA[<b>150 ANNI AL SERVIZIO DEL PAESE </b><br /><b>Istituto Geografico Militare</b>  <br />di Niccolò Lucarelli[1]  <br /><br />L’articolo in parola intende ripercorrere e celebrare la storia dell’Istituto Geografico Militare, dalla nascita, ancora prima dell’Unità d’Italia, ai giorni nostri. Ripercorrerne la storia significa anche spiegare il ruolo svolto nel costruire l’identità del Paese, attraverso la sua rappresentazione geografica e il ruolo tecnico svolto al fianco delle Forze Armate impegnate nei vari contesti operativi. Infine, si intende menzionare la valenza di memoria storica dell’IGM, in virtù del suo Museo e della sua collezione di carte geografiche, così come della ricca Biblioteca, che custodisce anche preziose edizioni del passato.<br />[1] Critico e Storico militare.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58587781</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 16:20:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58587781/rivista_militare_n_3_2022_da_150_anni_al_servizio_del_paese.mp3" length="9376633" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>150 ANNI AL SERVIZIO DEL PAESE 
Istituto Geografico Militare  
di Niccolò Lucarelli#_ftn1  

L’articolo in parola intende ripercorrere e celebrare la storia dell’Istituto Geografico Militare, dalla nascita, ancora prima dell’Unità d’Italia, ai giorni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>150 ANNI AL SERVIZIO DEL PAESE </b><br /><b>Istituto Geografico Militare</b>  <br />di Niccolò Lucarelli[1]  <br /><br />L’articolo in parola intende ripercorrere e celebrare la storia dell’Istituto Geografico Militare, dalla nascita, ancora prima dell’Unità d’Italia, ai giorni nostri. Ripercorrerne la storia significa anche spiegare il ruolo svolto nel costruire l’identità del Paese, attraverso la sua rappresentazione geografica e il ruolo tecnico svolto al fianco delle Forze Armate impegnate nei vari contesti operativi. Infine, si intende menzionare la valenza di memoria storica dell’IGM, in virtù del suo Museo e della sua collezione di carte geografiche, così come della ricca Biblioteca, che custodisce anche preziose edizioni del passato.<br />[1] Critico e Storico militare.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>586</itunes:duration><itunes:keywords>150,esercito,firenze,geografico,igm,istituto,militare,ricorrenze,rivista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c7aa4149897ed1fe4cf8896cac9082cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2021, Giovanni LASTELLA - Tecnologia e nuovi scenari</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2021-giovanni-lastella-tecnologia-e-nuovi-scenari--58584426</link><description><![CDATA[<b>TECNOLOGIA E NUOVI SCENARI</b> <br />di Giovanni Lastella   <b> </b><br /><br />A partire dagli anni 2000, la Fanteria ha operato in un contesto in cui, con l’emergere di nuovi attori (statali e non), gli scenari operativi sono stati caratterizzati dall’impiego massiccio delle tecnologie e da una minaccia perpetrata al di sotto della soglia dello scontro armato. Nella consapevolezza che gli criteri storici per raggiungere la superiorità strategica in tutti i domini risultavano non essere più competitivi, è stato avviato un processo di trasformazione dello Strumento Militare il cui primo segno tangibile è stata l’introduzione della piattaforma “VBM 8X8 Freccia” e del sistema Soldato Futuro presso l’82° Reggimento Fanteria “Torino”, primo passo del nuovo approccio alla risoluzione delle crisi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584426</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 11:44:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584426/rivista_militare_n_3_2021_tecnologia_e_nuovi_scenari.mp3" length="7124669" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>TECNOLOGIA E NUOVI SCENARI 
di Giovanni Lastella    

A partire dagli anni 2000, la Fanteria ha operato in un contesto in cui, con l’emergere di nuovi attori (statali e non), gli scenari operativi sono stati caratterizzati dall’impiego massiccio delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>TECNOLOGIA E NUOVI SCENARI</b> <br />di Giovanni Lastella   <b> </b><br /><br />A partire dagli anni 2000, la Fanteria ha operato in un contesto in cui, con l’emergere di nuovi attori (statali e non), gli scenari operativi sono stati caratterizzati dall’impiego massiccio delle tecnologie e da una minaccia perpetrata al di sotto della soglia dello scontro armato. Nella consapevolezza che gli criteri storici per raggiungere la superiorità strategica in tutti i domini risultavano non essere più competitivi, è stato avviato un processo di trasformazione dello Strumento Militare il cui primo segno tangibile è stata l’introduzione della piattaforma “VBM 8X8 Freccia” e del sistema Soldato Futuro presso l’82° Reggimento Fanteria “Torino”, primo passo del nuovo approccio alla risoluzione delle crisi.]]></itunes:summary><itunes:duration>446</itunes:duration><itunes:keywords>addestramento,esercito,fanteria,freccia,futuro,innovazione,militare,nato,rivista,tecnologia,vbm,vtlm,web</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ea28b9b22c7a81ee18334c0e951b0c85.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2021, Simone TARANTINO - L'uomo ha bisogno di riti. Le cerimonie ai tempi del Covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2021-simone-tarantino-l-uomo-ha-bisogno-di-riti-le-cerimonie-ai-tempi-del-covid--58584427</link><description><![CDATA[<b>L’UOMO HA BISOGNO DI RITI</b><br />di Simone Tarantino <br /><br />In questo articolo, l’autore delinea i cambiamenti occorsi nell’ambito di tutte le attività di cerimoniale come, appunto, eventi, cerimonie ecc. a causa dell’attuale emergenza pandemica da COVID-19. Si pone l’accento sul fatto che, da sempre, le ritualità sono momenti fondamentali per l’essere umano e che essi sopravvivono in ogni condizione superando difficoltà e impedimenti. Chiaramente tutto ciò avviene attraverso cambiamenti, un adattamento necessario che, in questo caso, ha sicuramente ridotto i numeri dei partecipanti e ampliato le distanze interpersonali di questi ma che, inaspettatamente, ha contribuito anche a donare una maggiore solennità e un più intenso significato alle manifestazioni stesse. Il V Reparto dello SME ha saputo cogliere questa risorsa inattesa e portarla a favore della collettività in una condizione assai difficile, soprattutto, appunto, per eventi e cerimonie.<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584427</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 11:08:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584427/rivista_militare_n_3_2021_l_uomo_ha_bisogno_di_riti_le_cerimonie_ai_tempi_del_covid.mp3" length="12161913" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’UOMO HA BISOGNO DI RITI
di Simone Tarantino 

In questo articolo, l’autore delinea i cambiamenti occorsi nell’ambito di tutte le attività di cerimoniale come, appunto, eventi, cerimonie ecc. a causa dell’attuale emergenza pandemica da COVID-19. Si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’UOMO HA BISOGNO DI RITI</b><br />di Simone Tarantino <br /><br />In questo articolo, l’autore delinea i cambiamenti occorsi nell’ambito di tutte le attività di cerimoniale come, appunto, eventi, cerimonie ecc. a causa dell’attuale emergenza pandemica da COVID-19. Si pone l’accento sul fatto che, da sempre, le ritualità sono momenti fondamentali per l’essere umano e che essi sopravvivono in ogni condizione superando difficoltà e impedimenti. Chiaramente tutto ciò avviene attraverso cambiamenti, un adattamento necessario che, in questo caso, ha sicuramente ridotto i numeri dei partecipanti e ampliato le distanze interpersonali di questi ma che, inaspettatamente, ha contribuito anche a donare una maggiore solennità e un più intenso significato alle manifestazioni stesse. Il V Reparto dello SME ha saputo cogliere questa risorsa inattesa e portarla a favore della collettività in una condizione assai difficile, soprattutto, appunto, per eventi e cerimonie.<br /><br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>761</itunes:duration><itunes:keywords>cerimonie,covid,emergenza,esercito,italiano,militare,rappresentanza,riti,rivista,sanitaria,sme</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a79f4538ba6c206630b746d3c1d716a4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista MIlitare 3 2021, Stefano FIORENTINO - Gioco e fantasia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2021-stefano-fiorentino-gioco-e-fantasia--58584425</link><description><![CDATA[<b>GIOCO E FANTASIA </b> <b> </b><br />di Stefano Fiorentino   <b> </b> <br /><br />L’Esercito è alla continua ricerca di soluzioni per incrementare il benessere del proprio personale, tra queste ha un ruolo centrale il supporto alla genitorialità; un’attenzione che, nell’ultimo decennio, ha portato alla realizzazione sette asili nido “aziendali” all’interno di infrastrutture della Difesa. Le strutture educative, oltre a fornire un supporto ai nuclei familiari, contribuiscono a migliorare la qualità della vita del personale militare, contribuendo a portare più armonia fra il ruolo del genitore e l’impegnativa vita del soldato spesso impegnato per lunghi periodi lontano da casa e dagli affetti. L’articolo analizza nascita, struttura e gestione dell’asilo nido “Gioco e Fantasia” presso la cittadella militare “Cecchignola” dove il servizio educativo è affidato ad esperti del settore che contribuiscono a rendere l’asilo un luogo di accoglienza, di socializzazione, di educazione e di sviluppo della prima infanzia. La struttura romana, in grado di ospitare ventiquattro bambini di età compresa tra i dodici e i trentasei mesi, è molto richiesto e oggi tante sono le famiglie ne richiedono l’accesso in un trend in costante aumento. Fa un <i>excursus</i> delle molte sono le attività e i servizi proposti assieme ad iniziative rivolte anche ai genitori. L’asilo nido “Gioco e fantasia” è un esempio delle iniziative di<i> welfare</i> intraprese dall’Esercito che tendono a coinvolgere famiglie e Forza Armata in un ambiente di vita sano e di aggregazione.    ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584425</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 11:06:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584425/rivista_militare_n_3_2021_gioco_e_fantasia.mp3" length="7036479" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>GIOCO E FANTASIA   
di Stefano Fiorentino     

L’Esercito è alla continua ricerca di soluzioni per incrementare il benessere del proprio personale, tra queste ha un ruolo centrale il supporto alla genitorialità; un’attenzione che, nell’ultimo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>GIOCO E FANTASIA </b> <b> </b><br />di Stefano Fiorentino   <b> </b> <br /><br />L’Esercito è alla continua ricerca di soluzioni per incrementare il benessere del proprio personale, tra queste ha un ruolo centrale il supporto alla genitorialità; un’attenzione che, nell’ultimo decennio, ha portato alla realizzazione sette asili nido “aziendali” all’interno di infrastrutture della Difesa. Le strutture educative, oltre a fornire un supporto ai nuclei familiari, contribuiscono a migliorare la qualità della vita del personale militare, contribuendo a portare più armonia fra il ruolo del genitore e l’impegnativa vita del soldato spesso impegnato per lunghi periodi lontano da casa e dagli affetti. L’articolo analizza nascita, struttura e gestione dell’asilo nido “Gioco e Fantasia” presso la cittadella militare “Cecchignola” dove il servizio educativo è affidato ad esperti del settore che contribuiscono a rendere l’asilo un luogo di accoglienza, di socializzazione, di educazione e di sviluppo della prima infanzia. La struttura romana, in grado di ospitare ventiquattro bambini di età compresa tra i dodici e i trentasei mesi, è molto richiesto e oggi tante sono le famiglie ne richiedono l’accesso in un trend in costante aumento. Fa un <i>excursus</i> delle molte sono le attività e i servizi proposti assieme ad iniziative rivolte anche ai genitori. L’asilo nido “Gioco e fantasia” è un esempio delle iniziative di<i> welfare</i> intraprese dall’Esercito che tendono a coinvolgere famiglie e Forza Armata in un ambiente di vita sano e di aggregazione.    ]]></itunes:summary><itunes:duration>440</itunes:duration><itunes:keywords>asilo,assistenza,bambini,benessere,esercito,famiglia,fantasia,gioco,infanzia,militare,nido,rivista,welfare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/33ab766e464f05f96fc5384afeee05ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2021, Francesco GRECO - Un Brand in evoluzione: il recruiting marketing dell'Esercito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2021-francesco-greco-un-brand-in-evoluzione-il-recruiting-marketing-dell-esercito--58584424</link><description><![CDATA[<b>Un Brand in evoluzione </b><br /><b>il recruiting marketing dell'Esercito</b><br />di Francesco Greco<br /><br />Come le grandi aziende e, più in generale, tutte le Forze Armate, l’Esercito ha seguito con attenzione quella che possiamo definire la rivoluzione digitale del <i>marketing</i> e, di conseguenza, ha adattato i propri dogmi all’evoluzione del contesto. Il <i>marketing digitale</i> è portato a contrapporsi a quello di tipo tradizionale, o <i>offline</i>, che si avvale di strumenti come la carta stampata, le fiere, la pubblicità e di tutti i mezzi che da anni fanno parte dei piani di comunicazione e promozione delle aziende e delle Istituzioni a sostegno del loro <i>brand</i>, delle vendite e dell’immagine in generale. Il <i>digital marketing,</i> invece, si svolge prevalentemente <i>online</i> attraverso siti <i>internet</i>, canali <i>web</i> e <i>social</i> e piattaforme <i>e-commerce</i>. Il termine ha origine da <i>digital market </i>al quale viene aggiunto il gerundio <i>–ing</i> per indicare una partecipazione attiva da parte delle aziende al mercato digitale, uno spazio <i>online</i> che ospita un tipo di comunicazione pubblicitaria digitale e non convenzionale. Quanto all’orientamento delle campagne di <i>marketing</i>, va sottolineato che il <i>core business</i> dell’Esercito, differentemente dal caso delle aziende commerciali, non è rappresentato dalle vendite o dal profitto, quanto dalla necessità di promuovere la cultura militare e favorire il reclutamento. Da lì, la necessità per la Forza Armata di dotarsi di organi capaci di muoversi in questi settori specifici. Per questo è oramai consuetudine parlare di “<i>Recruiting Marketing</i>” che, ad oggi, rappresenta uno dei pilastri della comunicazione istituzionale dell’Esercito. Una volta si parlava in termini distintivi di reclutamento, come specifica competenza della branca personale, e di <i>marketing,</i> che rientrava nell’ambito della promozione (Ufficio DAP, Documentazione Attività Promozionali). In realtà, in ambito Forze Armate, queste due discipline trovano una solida base comune nella Legge 25/97 sul Riordino dei Vertici che sottolinea l’esclusiva competenza dei Capi di Forza Armata in materia di impiego del personale e di promozione del reclutamento. Si può dunque affermare che il <i>recruitment</i> abbia da tempo incontrato il mondo del <i>marketing</i> e che da questo abbia mutuato il concetto di <i>customer care</i> istituzionale. Un esempio tra tutti, l’orientamento a trattare i candidati ai concorsi militari come clienti, anche se non acquistano nulla (almeno non materialmente), ma sono interessati a valori, cultura e tradizioni del brand Esercito che, di fatto, li identifica, in senso lato, come tali. Il <i>recruiting marketing</i> diviene dunque una funzione strategica, utile ad attrarre, coinvolgere e poi mantenere vivo l’interesse verso la Forza Armata dei candidati, clienti e anche dei colleghi militari. Per questo l’Esercito mette in atto una serie di iniziative volte a far conoscere al pubblico a cui si rivolge le proprie attività e opportunità professionali, stabilendo un primo contatto con gli interessati. Ciò diventa fondamentale per attrarre i potenziali “clienti” che cliccano su un contenuto, mettono un <i>like</i> sui social, si iscrivono alla <i>newsletter</i> di Forza Armata tramite un <i>infopoint</i>, ma che, magari, ancora non hanno aderito a un processo di selezione/concorso. Quello su cui si fa leva è la curiosità del candidato, motivo per cui la promozione del reclutamento è inevitabilmente collegata agli sforzi di posizionamento del <i>brand</i> (partecipazione a saloni e fiere, attività di <i>co-branding</i> con aziende di elevata caratura a livello nazionale ed internazionale) e a tutte le azioni <i>outbound</i> (ossia in uscita con messaggi che vanno verso il candidato) per portare sempre più visite al sito dell’Esercito e, di conseguenza, alla pagina dei concorsi (tattiche <i>push</i>, ovvero “di spinta”). La più recente iniziativa di <i>recruiting marketing</i>, è stata la partecipazione (per la prima volta) con il nuovo <i>brand</i> Esercito a Pitti Immagine 2021, svoltosi dal 30 giugno al 2 luglio 2021, con uno <i>stand </i>e capi di abbigliamento dedicati. La collezione <i>upcycling</i> primavera/estate marchiata Esercito, ha proposto capi realizzati con materiali ed equipaggiamenti impiegati nell’ambito di missioni nazionali e internazionali. Inoltre, è stata promossa una filosofia ecocompatibile in linea con la recente svolta <i>green</i> delle Pubbliche Amministrazioni. E così quindi che paracadute in materiale sintetico diventino giacche performanti dall’elevata resistenza e coperte, opportunamente trattate, e che altri materiali destinati a essere accantonati, si trasformino in cappotti, acquisendo un elevato valore rispetto all’origine. Materiali che altrimenti non avrebbero goduto di una seconda vita, ma che in questo caso creano un profondo legame fondato su valori e su ideali comuni, diffondendo un messaggio positivo per le nuove generazioni rafforzando, con contenuti nuovi e sostenibili, le campagne di reclutamento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584424</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 11:05:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584424/rivista_militare_n_3_2021_un_brand_in_evoluzione_il_recruiting_marketing_dell_esercito.mp3" length="7495817" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Un Brand in evoluzione 
il recruiting marketing dell'Esercito
di Francesco Greco

Come le grandi aziende e, più in generale, tutte le Forze Armate, l’Esercito ha seguito con attenzione quella che possiamo definire la rivoluzione digitale del marketing...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Un Brand in evoluzione </b><br /><b>il recruiting marketing dell'Esercito</b><br />di Francesco Greco<br /><br />Come le grandi aziende e, più in generale, tutte le Forze Armate, l’Esercito ha seguito con attenzione quella che possiamo definire la rivoluzione digitale del <i>marketing</i> e, di conseguenza, ha adattato i propri dogmi all’evoluzione del contesto. Il <i>marketing digitale</i> è portato a contrapporsi a quello di tipo tradizionale, o <i>offline</i>, che si avvale di strumenti come la carta stampata, le fiere, la pubblicità e di tutti i mezzi che da anni fanno parte dei piani di comunicazione e promozione delle aziende e delle Istituzioni a sostegno del loro <i>brand</i>, delle vendite e dell’immagine in generale. Il <i>digital marketing,</i> invece, si svolge prevalentemente <i>online</i> attraverso siti <i>internet</i>, canali <i>web</i> e <i>social</i> e piattaforme <i>e-commerce</i>. Il termine ha origine da <i>digital market </i>al quale viene aggiunto il gerundio <i>–ing</i> per indicare una partecipazione attiva da parte delle aziende al mercato digitale, uno spazio <i>online</i> che ospita un tipo di comunicazione pubblicitaria digitale e non convenzionale. Quanto all’orientamento delle campagne di <i>marketing</i>, va sottolineato che il <i>core business</i> dell’Esercito, differentemente dal caso delle aziende commerciali, non è rappresentato dalle vendite o dal profitto, quanto dalla necessità di promuovere la cultura militare e favorire il reclutamento. Da lì, la necessità per la Forza Armata di dotarsi di organi capaci di muoversi in questi settori specifici. Per questo è oramai consuetudine parlare di “<i>Recruiting Marketing</i>” che, ad oggi, rappresenta uno dei pilastri della comunicazione istituzionale dell’Esercito. Una volta si parlava in termini distintivi di reclutamento, come specifica competenza della branca personale, e di <i>marketing,</i> che rientrava nell’ambito della promozione (Ufficio DAP, Documentazione Attività Promozionali). In realtà, in ambito Forze Armate, queste due discipline trovano una solida base comune nella Legge 25/97 sul Riordino dei Vertici che sottolinea l’esclusiva competenza dei Capi di Forza Armata in materia di impiego del personale e di promozione del reclutamento. Si può dunque affermare che il <i>recruitment</i> abbia da tempo incontrato il mondo del <i>marketing</i> e che da questo abbia mutuato il concetto di <i>customer care</i> istituzionale. Un esempio tra tutti, l’orientamento a trattare i candidati ai concorsi militari come clienti, anche se non acquistano nulla (almeno non materialmente), ma sono interessati a valori, cultura e tradizioni del brand Esercito che, di fatto, li identifica, in senso lato, come tali. Il <i>recruiting marketing</i> diviene dunque una funzione strategica, utile ad attrarre, coinvolgere e poi mantenere vivo l’interesse verso la Forza Armata dei candidati, clienti e anche dei colleghi militari. Per questo l’Esercito mette in atto una serie di iniziative volte a far conoscere al pubblico a cui si rivolge le proprie attività e opportunità professionali, stabilendo un primo contatto con gli interessati. Ciò diventa fondamentale per attrarre i potenziali “clienti” che cliccano su un contenuto, mettono un <i>like</i> sui social, si iscrivono alla <i>newsletter</i> di Forza Armata tramite un <i>infopoint</i>, ma che, magari, ancora non hanno aderito a un processo di selezione/concorso. Quello su cui si fa leva è la curiosità del candidato, motivo per cui la promozione del reclutamento è inevitabilmente collegata agli sforzi di posizionamento del <i>brand</i> (partecipazione a saloni e fiere, attività di <i>co-branding</i> con aziende di elevata caratura a livello nazionale ed internazionale) e a tutte le azioni <i>outbound</i> (ossia in uscita con messaggi che vanno verso il candidato) per portare sempre più visite al sito dell’Esercito e, di conseguenza, alla pagina dei concorsi (tattiche <i>push</i>, ovvero “di spinta”). 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Le misure a sostegno del proprio personale rientrano in una revisione del comparto e del concetto stesso di benessere per la F.A.. Le misure adottate aspirano a creare e mantenere una condizione di armonia tra la persona e l’ambiente, presupposto fondamentale per condizioni lavorative ottimali. La promozione del benessere del personale militare, è finalizzata all’incremento della produttività e al miglioramento della qualità dei servizi mediante interventi in favore del lavoratore e della sua famiglia. L’articolo presenta il piano che mira a garantire un più alto grado di benessere psicologico e sociale per il proprio personale, mediante anche la creazione di Agenzie di Supporto per le famiglie dei militari che si occupano di assistere in maniera adeguata i militari che vengono trasferiti. Nella prima fase del progetto del dicembre 2020, è stata costituita l’Agenzia Nazionale di Supporto presso lo Stato Maggiore dell’Esercito e di venti Agenzie Regionali che agevolano la fruizione degli alloggi di servizio e degli gli organismi di protezione sociale La seconda fase del progetto sarà la costituzione delle Subagenzie in ogni Ente della Forza Armata, con obiettivo di offrire un servizio capillare su tutto il territorio attraverso.<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584423</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 11:05:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584423/rivista_militare_n_3_2021_obiettivo_qualita_della_vita.mp3" length="6823738" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>OBIETTIVO QUALITA’ DELLA VITA
di Antonio Garofalo     

Il benessere del militare è anche una sintesi tra lavoro e famiglia, e lo SME, in un’ottica di supporto a queste ultime, ha creato le Agenzie di Supporto con il preciso compito di fornire al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>OBIETTIVO QUALITA’ DELLA VITA</b><br />di Antonio Garofalo   <b> </b> <br /><br />Il benessere del militare è anche una sintesi tra lavoro e famiglia, e lo SME, in un’ottica di supporto a queste ultime, ha creato le Agenzie di Supporto con il preciso compito di fornire al personale trasferito un aiuto morale e materiale. Le misure a sostegno del proprio personale rientrano in una revisione del comparto e del concetto stesso di benessere per la F.A.. Le misure adottate aspirano a creare e mantenere una condizione di armonia tra la persona e l’ambiente, presupposto fondamentale per condizioni lavorative ottimali. La promozione del benessere del personale militare, è finalizzata all’incremento della produttività e al miglioramento della qualità dei servizi mediante interventi in favore del lavoratore e della sua famiglia. L’articolo presenta il piano che mira a garantire un più alto grado di benessere psicologico e sociale per il proprio personale, mediante anche la creazione di Agenzie di Supporto per le famiglie dei militari che si occupano di assistere in maniera adeguata i militari che vengono trasferiti. Nella prima fase del progetto del dicembre 2020, è stata costituita l’Agenzia Nazionale di Supporto presso lo Stato Maggiore dell’Esercito e di venti Agenzie Regionali che agevolano la fruizione degli alloggi di servizio e degli gli organismi di protezione sociale La seconda fase del progetto sarà la costituzione delle Subagenzie in ogni Ente della Forza Armata, con obiettivo di offrire un servizio capillare su tutto il territorio attraverso.<br /><br /><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>427</itunes:duration><itunes:keywords>assistenza,benessere,esercito,famiglia,genitori,militare,militari,personale,psicologia,qualità,rivista,vita,welfare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0bba42d98c392c491cb0663567306830.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 3 2021, Pierfrancesco SAMPAOLO - 26 lanci prima del successo, il soldato Hendrix</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-3-2021-pierfrancesco-sampaolo-26-lanci-prima-del-successo-il-soldato-hendrix--58584422</link><description><![CDATA[<b>26 LANCI PRIMA DEL SUCCESSO </b><br /><b>Il Soldato Hendrix</b><br />di Pierfrancesco Sampaolo[1]   <br /><br />ames Marshall Hendrix, detto Jimi, nel 1961 si arruola nella 101^ Airborne Division e diventa un paracadutista dell’Esercito statunitense. Nell’articolo si racconta il controverso percorso del grande artista sotto le armi, poco più che diciottenne, e di come questo gli abbia anche consentito di esibirsi le prime volte e di conoscere il suo commilitone Billy Cox, altro grande futuro artista, che sarà per Jimi un punto di riferimento e segnerà un punto di svolta nella sua carriera. Poco dopo il congedo, con onore, il Soldato Hendrix diventerà il Jimi Hendrix che tutti conoscono. Sarebbe stato lo stesso senza questa esperienza? L’Esercito, direttamente e indirettamente, ha contribuito a far trovare la propria strada al giovane chitarrista.<br />[1] Capo Redattore di “Rivista Militare”<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584422</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 10:57:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584422/rivista_militare_n_3_2021_26_lanci_prima_del_successo_il_soldato_hendrix.mp3" length="7998204" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>26 LANCI PRIMA DEL SUCCESSO 
Il Soldato Hendrix
di Pierfrancesco Sampaolo#_ftn1   

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Il racconto con una sequenza di disegni, fornisce un elemento utile per il genitore che rimane a casa, ma soprattutto un supporto al bambino. Il risultato? Comprendere le proprie emozioni e normalizzarle. Quando i militari si apprestano ad affrontare l’impegno di una missione all’estero, si trovano alle prese con una molteplicità di attività professionali da svolgere e con situazioni personali da gestire, tra le quali il delicato tema della separazione dagli affetti, ed in particolare dai figli, che riveste un carattere di particolare sensibilità. Il periodo di impiego all’estero sancisce un distacco dalla famiglia, spesso doloroso, destinato a durare molti mesi in cui i bambini più piccoli faticano a comprendere i motivi dell’allontanamento e a fare i conti con l’assenza di una figura fondamentale. La partenza di un genitore, infatti, se da un lato comporta la rottura di un equilibrio per ciò che riguarda le dinamiche familiari esistenti, nei bambini più piccoli sollecita immediatamente la paura dell’abbandono, che è la prima grande paura che un bambino possa sperimentare. Nel tempo, con il perdurare dell’assenza del genitore, la famiglia cerca di costruire una nuova stabilità per affrontare le esigenze di ogni giorno ma, nonostante l’impegno in questa sfida, i bambini sono sicuramente i soggetti che trovano maggiori difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti e possono manifestare tristezza, rabbia, paura che possa succedere qualcosa di brutto al genitore lontano. In sintesi, possono mostrare un’ampia gamma di sentimenti di fronte ad un mutato contesto familiare, che vanno dall’ansia all’aggressività, alla difficoltà di interazione con gli altri o, a livello scolastico, alla difficoltà di apprendimento o alla svogliatezza. Inoltre, le reazioni dei bambini saranno differenti anche in relazione alle diverse età e fasi di sviluppo cognitivo che il bambino sta attraversando. In tale quadro, occorre ad esempio tenere conto che, crescendo, i bambini acquisiscono la capacità di comprendere meglio il significato del lavoro dei propri genitori e del perché è necessario assentarsi per un lungo periodo; occorre inoltre considerare che, con la maturazione cognitiva, acquisiscono una nuova consapevolezza del rischio/pericolo associato al lavoro o al contesto in cui il genitore andrà ad operare. Anche i livelli di dipendenza dalle figure di attaccamento si modificano con l’età, portando i bambini ad acquisire sempre maggiori spazi di autonomia e competenze nello svolgere attività da soli. Infine, altro aspetto importante dello sviluppo infantile, che si correla al tema della missione del genitore militare, è la percezione del tempo, che rende soggettivamente diversa a seconda dell’età la durata della separazione. Risulta chiaro da questi elementi come, in relazione all’età del bambino, i genitori si confrontino con sfide e timori del tutto peculiari tali da rendere ogni nuovo distacco dai bambini un’esperienza differente a seconda della fase del ciclo di vita che la famiglia attraversa. Dal punto di vista del genitore militare altrettanto significativi sono i dilemmi che si possono vivere all’avvicinarsi della partenza. Quanto tempo prima dare la notizia ai bambini? Cosa raccontare del nostro impiego e dei motivi che ci portano a stare così lontani per tanto tempo? Come gestire le domande e le emozioni che inevitabilmente la lontananza determinerà? Quale importante ruolo riveste il partner nell’assolvere un ruolo genitoriale allargato? Di fronte a queste e altre comprensibili domande si trovano a riflettere le famiglie militari a ridosso di un impiego all’estero   e, in genere, le risposte nascono dalle specifiche sensibilità che i genitori sanno sviluppare in relazione alle caratteristiche dei propri figli ed alla capacità di monitorare e gestire le eventuali reazioni e cambiamenti che vengono a determinarsi nel nucleo familiare quando il genitore militare si assenta. Se queste situazioni sono ricorrenti e ben conosciute dalle famiglie dei militari che spesso, nel corso della vita professionale, si trovano a vivere molteplici impieghi all’estero, meno noti e studiati nel nostro contesto nazionale sono gli effetti/ripercussioni che l’impiego all’estero di un genitore militare ha sulla famiglia ed in particolare sui figli. In ambito statunitense, ad esempio, da tempo il tema delle famiglie militari richiama l’attenzione del mondo scientifico per studiare e comprendere l’impatto che il mestiere delle armi esercita non solo sul militare professionista, ma anche sul suo contesto affettivo più stretto. Il fine è quello di promuovere iniziative volte a migliorare la qualità della vita del militare e di chi è a lui/lei più vicino. Da una disamina delle risorse presenti nella rete, emergono una quantità di siti appositamente dedicati alle famiglie dei militari e di strumenti per accompagnare partner e bambini attraverso le tappe dell’impiego del loro caro in uniforme, in Patria e all’estero. Per i bambini, in particolare, vengono anche messi in atto programmi ed attività allo scopo di aiutarli a gestire i momenti difficili legati alla lontananza dai genitori e a diventare più resilienti di fronte alle richieste di una professione sfidante che ha ripercussioni su tutta la famiglia. Alcune delle iniziative presenti nel web hanno come oggetto i libri illustrati, che da sempre accompagnano e aiutano i bambini nel loro percorso evolutivo. Il recente approntamento e successivo impiego operativo del personale della Brigata alpina “Taurinense” in differenti missioni all’estero ha rappresentato un’occasione per riflettere sul significato di questo impegno per il personale militare e le relative famiglie, anche alla luce dell’emergenza pandemica in atto, fatto quest’ultimo che, tra i tanti disagi, ha determinato anche un prolungamento complessivo dell’impiego operativo in Teatro e l’impossibilità di usufruire di un periodo di licenza infra-missione. In questo ancora più particolare clima di preparazione ad una missione, è nata l’idea di realizzare un libricino rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni di età che hanno un genitore militare impegnato in una missione all’estero. Il risultato, frutto dei diversi specifici contributi di alcuni appartenenti alla Brigata “Taurinense”, esplora le emozioni e i pensieri tipici che vengono sollecitati dalla separazione dal genitore e consente di riconoscere e normalizzare, attraverso l’identificazione con il piccolo protagonista della storia, i vissuti che si attivano nel bambino. Il racconto fornisce inoltre, al genitore che rimane a casa, un utile strumento per aiutare il figlio a tradurre in parole i suoi stati d’animo ed affetti attraverso lo strumento a lui famigliare del racconto a fumetti. Il libricino, che non vuole rimanere un progetto isolato, è stato distribuito prima della partenza per i Teatri Operativi a tutti i militari con figli nell’età prescolare. Un piccolo gesto di vicinanza a tanti bambini che hanno visto partire le loro mamme e i loro papà e con cui per un lungo periodo comunicheranno solo grazie alla tecnologia del web ed anche un piccolo riconoscimento del ruolo che le famiglie in uniforme svolgono, bambini <i>in primis,</i> nel sostenere i nostri militari lontani con il loro affetto e la loro costante presenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584390</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 10:46:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584390/rivista_militare_n_2_2021_mamma_e_papa_in_missione_un_libricino_per_i_piccoli_che_restano_a_casa.mp3" length="10280261" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>La Brigata alpina “Taurinense” ha ideato un piccolo libro rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni che hanno un genitore militare impegnato in una missione all’estero. Il racconto con una sequenza di disegni, fornisce un elemento utile per il genitore che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Brigata alpina “Taurinense” ha ideato un piccolo libro rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni che hanno un genitore militare impegnato in una missione all’estero. Il racconto con una sequenza di disegni, fornisce un elemento utile per il genitore che rimane a casa, ma soprattutto un supporto al bambino. Il risultato? Comprendere le proprie emozioni e normalizzarle. Quando i militari si apprestano ad affrontare l’impegno di una missione all’estero, si trovano alle prese con una molteplicità di attività professionali da svolgere e con situazioni personali da gestire, tra le quali il delicato tema della separazione dagli affetti, ed in particolare dai figli, che riveste un carattere di particolare sensibilità. Il periodo di impiego all’estero sancisce un distacco dalla famiglia, spesso doloroso, destinato a durare molti mesi in cui i bambini più piccoli faticano a comprendere i motivi dell’allontanamento e a fare i conti con l’assenza di una figura fondamentale. La partenza di un genitore, infatti, se da un lato comporta la rottura di un equilibrio per ciò che riguarda le dinamiche familiari esistenti, nei bambini più piccoli sollecita immediatamente la paura dell’abbandono, che è la prima grande paura che un bambino possa sperimentare. Nel tempo, con il perdurare dell’assenza del genitore, la famiglia cerca di costruire una nuova stabilità per affrontare le esigenze di ogni giorno ma, nonostante l’impegno in questa sfida, i bambini sono sicuramente i soggetti che trovano maggiori difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti e possono manifestare tristezza, rabbia, paura che possa succedere qualcosa di brutto al genitore lontano. In sintesi, possono mostrare un’ampia gamma di sentimenti di fronte ad un mutato contesto familiare, che vanno dall’ansia all’aggressività, alla difficoltà di interazione con gli altri o, a livello scolastico, alla difficoltà di apprendimento o alla svogliatezza. Inoltre, le reazioni dei bambini saranno differenti anche in relazione alle diverse età e fasi di sviluppo cognitivo che il bambino sta attraversando. In tale quadro, occorre ad esempio tenere conto che, crescendo, i bambini acquisiscono la capacità di comprendere meglio il significato del lavoro dei propri genitori e del perché è necessario assentarsi per un lungo periodo; occorre inoltre considerare che, con la maturazione cognitiva, acquisiscono una nuova consapevolezza del rischio/pericolo associato al lavoro o al contesto in cui il genitore andrà ad operare. Anche i livelli di dipendenza dalle figure di attaccamento si modificano con l’età, portando i bambini ad acquisire sempre maggiori spazi di autonomia e competenze nello svolgere attività da soli. Infine, altro aspetto importante dello sviluppo infantile, che si correla al tema della missione del genitore militare, è la percezione del tempo, che rende soggettivamente diversa a seconda dell’età la durata della separazione. Risulta chiaro da questi elementi come, in relazione all’età del bambino, i genitori si confrontino con sfide e timori del tutto peculiari tali da rendere ogni nuovo distacco dai bambini un’esperienza differente a seconda della fase del ciclo di vita che la famiglia attraversa. Dal punto di vista del genitore militare altrettanto significativi sono i dilemmi che si possono vivere all’avvicinarsi della partenza. Quanto tempo prima dare la notizia ai bambini? Cosa raccontare del nostro impiego e dei motivi che ci portano a stare così lontani per tanto tempo? Come gestire le domande e le emozioni che inevitabilmente la lontananza determinerà? Quale importante ruolo riveste il partner nell’assolvere un ruolo genitoriale allargato? Di fronte a queste e altre comprensibili domande si trovano a riflettere le famiglie militari a ridosso di un impiego all’estero   e, in genere, le risposte nascono dalle specifiche sensibilità che i genitori sanno sviluppare in relazione alle caratteristiche dei propri figli ed alla capacità di monitorare e gestire le eventuali reazioni e...]]></itunes:summary><itunes:duration>643</itunes:duration><itunes:keywords>assistenza,esercito,famiglia,figli,figlie,genitori,militare,militari,missioni,operazioni,rivista,taurinense</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4af90d8eccc7a6a8006371e7440247f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista MIlitare 2 2021, Paola PUCCI - Vaccinazione: attacco finale al Covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2021-paola-pucci-vaccinazione-attacco-finale-al-covid--58584094</link><description><![CDATA[In questa guerra contro il Covid-19, la Vaccinazione diventa la madre di tutte le battaglie. La sfida finale che deciderà le sorti del conflitto, e per questo non ammette errori di strategia. Nell’attuazione della campagna vaccinale un ruolo significativo viene assegnato ai presidi militari. Il primo viene realizzato alla Cecchignola, nell’area “Bonivento” a Roma. Attivo dal 22 febbraio, il presidio scaturisce dalla perfetta collaborazione tra assetto logistico e sanità militare che hanno lavorato a stretto contatto sia nella fase della progettazione che nel corso dell'attività, quando la campagna vaccinale è entrata a pieno regime. "<i>Security and Safety</i>" le parole chiave dell'operazione per procedere in condizioni di sicurezza, nel rispetto della time line, garantendo ai pazienti tutta l’assistenza dovuta. Chiunque, militare o civile, arriva al presidio vaccinale portando con sé uno “zaino immaginario” pieno di remore, timori, sensazioni, emozioni, dubbi. Un carico di tanti perché originati dai messaggi media o dalle prese di posizione dei tanti opinionisti e <i>influencer</i>. “Ma lei il vaccino lo farebbe<i>?</i>”. Questa l’eterna domanda alla quale medici militari e operatori sanitari si trovano a dover rispondere migliaia di volte al giorno.  “<i>Un dubbio che riguarda tutti, senza distinzione di età, perché la propria vita è preziosa sempre e comunque</i>- spiega il Colonnello medico Domenico Carbone, designato responsabile sanitario del Centro- <i>ed è una domanda legittima alla quale cerchiamo di rispondere chiarendo tutti i dubbi, esaminando la situazione di ogni singolo paziente, prendendo atto delle sue patologie e della sua storia clinica. Paure e preoccupazioni sono legittime, anzi ci stupiremmo del contrario ovvero se il paziente venisse a vaccinarsi senza chiedere nulla</i>”. E’ questa la fase di Anamnesi, nel corso della quale i pazienti ricevono tutte le informazioni e risposte ai loro dubbi, prima di firmare per il consenso. Il rifiuto del vaccino ha riguardato pochissimi casi mentre si registra qualche episodio di richiesta di ulteriore tempo per riflettere. In nessun caso finora il paziente, dopo aver dato il suo consenso, ha rifiutato il vaccino quando ha visto la siringa, mentre ci sono state delle reazioni emotive dopo l’inoculazione. La fase dell’anamnesi rappresenta l’unico “tempo non comprimibile” nel percorso vaccinale. E’ questo il momento che coinvolge totalmente il paziente, il quale ha tutto il diritto di decidere in serenità e consapevolezza. Il percorso vaccinale è stato predisposto per ottimizzare i tempi e garantire i massimi standard di sicurezza. E’ articolato in quattro <i>step</i>: l’accettazione per la verifica dell’identità dei convocati; anamnesi; somministrazione del vaccino e infine registrazione-anagrafe per il rilascio del documento. Il percorso è a senso unico; alle strutture corrispondenti ad ogni fase si accede per piccoli gruppi, per assicurare il distanziamento, e dopo ogni passaggio il personale addetto procede con l’igienizzazione.  Il presidio opera in stretta collaborazione con la ASL Roma 2 e l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” procedendo, in un primo momento, con le somministrazioni sia alla cittadinanza che al personale delle Forze armate, in prima linea nella lotta alla Pandemia. L’attività viene costantemente rimodulata in base alle variazioni del piano vaccinale. A pieno regime il presidio garantisce la somministrazione di 2500 dosi al giorno, attraverso 32 postazioni con 40 medici e 70 infermieri di tutte le Forze Armate e dell’Azienda Sanitaria Locale. Spiega il Comandante dell’8° Reggimento Trasporti “Casilina”, responsabile del centro vaccinale Colonnello Giuseppe Caetani: “<i>Quando a gennaio abbiamo ricevuto l’incarico ed è stata individuata quest’area, l’obiettivo era creare un centro funzionale, sicuro e al tempo stesso accogliente; l’8° Reggimento in concorso con altre unità ha provveduto alla campalizzazione, allestimento tende e interventi urbanizzazione. E’ stata una sfida complessa e al tempo stesso di grande soddisfazione</i>”.   La struttura, allestita con moduli dedicati alle fasi di pre e post vaccinazione e dotata di 2 Emergency Room, presenta due distinti settori: il primo, su struttura prefabbricata, riservato agli ultraottantenni e persone con difficoltà motorie; il secondo, su tensostruttura, dedicato agli altri cittadini. L’area è dotata di una zona parcheggio interna per circa 240 autovetture. Questa sede è stata allestita in sole 3 settimane dal Comando Logistico dell’Esercito con il contributo del 6° Reggimento Genio, del Reparto Operativo del Genio Infrastrutturale (ROGI), dell’8° Reggimento Trasporti “Casilina” e del 44º Battaglione di sostegno TLC "Penne". Una sinergia di tante forze in campo per un unico obiettivo. E per gli operatori, il termine di ogni giornata di vaccinazioni rappresenta un tassello nella barriera per fermare l’aggressione mortale del Covid.    ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584094</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 10:34:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584094/rivista_militare_n_2_2021_vaccinazione_attacco_finale_al_covid.mp3" length="5729103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>In questa guerra contro il Covid-19, la Vaccinazione diventa la madre di tutte le battaglie. La sfida finale che deciderà le sorti del conflitto, e per questo non ammette errori di strategia. Nell’attuazione della campagna vaccinale un ruolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa guerra contro il Covid-19, la Vaccinazione diventa la madre di tutte le battaglie. La sfida finale che deciderà le sorti del conflitto, e per questo non ammette errori di strategia. Nell’attuazione della campagna vaccinale un ruolo significativo viene assegnato ai presidi militari. Il primo viene realizzato alla Cecchignola, nell’area “Bonivento” a Roma. Attivo dal 22 febbraio, il presidio scaturisce dalla perfetta collaborazione tra assetto logistico e sanità militare che hanno lavorato a stretto contatto sia nella fase della progettazione che nel corso dell'attività, quando la campagna vaccinale è entrata a pieno regime. "<i>Security and Safety</i>" le parole chiave dell'operazione per procedere in condizioni di sicurezza, nel rispetto della time line, garantendo ai pazienti tutta l’assistenza dovuta. Chiunque, militare o civile, arriva al presidio vaccinale portando con sé uno “zaino immaginario” pieno di remore, timori, sensazioni, emozioni, dubbi. Un carico di tanti perché originati dai messaggi media o dalle prese di posizione dei tanti opinionisti e <i>influencer</i>. “Ma lei il vaccino lo farebbe<i>?</i>”. Questa l’eterna domanda alla quale medici militari e operatori sanitari si trovano a dover rispondere migliaia di volte al giorno.  “<i>Un dubbio che riguarda tutti, senza distinzione di età, perché la propria vita è preziosa sempre e comunque</i>- spiega il Colonnello medico Domenico Carbone, designato responsabile sanitario del Centro- <i>ed è una domanda legittima alla quale cerchiamo di rispondere chiarendo tutti i dubbi, esaminando la situazione di ogni singolo paziente, prendendo atto delle sue patologie e della sua storia clinica. Paure e preoccupazioni sono legittime, anzi ci stupiremmo del contrario ovvero se il paziente venisse a vaccinarsi senza chiedere nulla</i>”. E’ questa la fase di Anamnesi, nel corso della quale i pazienti ricevono tutte le informazioni e risposte ai loro dubbi, prima di firmare per il consenso. Il rifiuto del vaccino ha riguardato pochissimi casi mentre si registra qualche episodio di richiesta di ulteriore tempo per riflettere. In nessun caso finora il paziente, dopo aver dato il suo consenso, ha rifiutato il vaccino quando ha visto la siringa, mentre ci sono state delle reazioni emotive dopo l’inoculazione. La fase dell’anamnesi rappresenta l’unico “tempo non comprimibile” nel percorso vaccinale. E’ questo il momento che coinvolge totalmente il paziente, il quale ha tutto il diritto di decidere in serenità e consapevolezza. Il percorso vaccinale è stato predisposto per ottimizzare i tempi e garantire i massimi standard di sicurezza. E’ articolato in quattro <i>step</i>: l’accettazione per la verifica dell’identità dei convocati; anamnesi; somministrazione del vaccino e infine registrazione-anagrafe per il rilascio del documento. Il percorso è a senso unico; alle strutture corrispondenti ad ogni fase si accede per piccoli gruppi, per assicurare il distanziamento, e dopo ogni passaggio il personale addetto procede con l’igienizzazione.  Il presidio opera in stretta collaborazione con la ASL Roma 2 e l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” procedendo, in un primo momento, con le somministrazioni sia alla cittadinanza che al personale delle Forze armate, in prima linea nella lotta alla Pandemia. L’attività viene costantemente rimodulata in base alle variazioni del piano vaccinale. A pieno regime il presidio garantisce la somministrazione di 2500 dosi al giorno, attraverso 32 postazioni con 40 medici e 70 infermieri di tutte le Forze Armate e dell’Azienda Sanitaria Locale. Spiega il Comandante dell’8° Reggimento Trasporti “Casilina”, responsabile del centro vaccinale Colonnello Giuseppe Caetani: “<i>Quando a gennaio abbiamo ricevuto l’incarico ed è stata individuata quest’area, l’obiettivo era creare un centro funzionale, sicuro e al tempo stesso accogliente; l’8° Reggimento in concorso con altre unità ha provveduto alla campalizzazione,...]]></itunes:summary><itunes:duration>359</itunes:duration><itunes:keywords>astrazeneca,civile,coronavirus,covid,emergenza,esercito,militare,moderna,pfeizer,prevenzione,protezione,rivista,vaccini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4af90d8eccc7a6a8006371e7440247f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2021, Francesco BUSSOLETTI - Social media, fake news e militari</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2021-francesco-bussoletti-social-media-fake-news-e-militari--58584093</link><description><![CDATA[I social network e i social media ormai fanno parte delle nostre vite e sono diventati insostituibili per molti di noi. Se da una parte è vero che siano molto utili per tanti scopi, dall’altra lo è altrettanto che rappresentano un pericolo. Sia per il cittadino normale sia per chi svolge un loro delicato, come gli appartenenti dalle forze armate. Il primo rischia di subire danni alla privacy o alla sicurezza, potenzialmente estendibili alla sua cerchia di affetti e conoscenze. I secondi, invece, seppur involontariamente, potrebbero mettere a rischio l’intera nazione. Sembra un’esagerazione, ma non è così. Per fare un piccolo esempio, basta che un militare fuori area scriva ai suoi cari che il giorno successivo non potrà essere contattato perché “sono fuori”. Un attore ostile che lo monitora, capirà immediatamente che uscirà dalla base e probabilmente si muoverà lontano. Di conseguenza, tracciando i suoi spostamenti grazie al gps del suo smartphone, potrà identificare i sui possibili punti di arrivo o quantomeno un percorso generico che effettuerà insieme alla sua unità. Ci sono, comunque, anche altri tipi di rischi, più subdoli e silenziosi, ma non meno pericolosi. I militari sono, infatti, uno dei bersagli prediletti della information warfare (infoWar), che passa dai social e sfrutta tecniche e leve ben precise per raggiungere gli scopi prefissati. Di conseguenza, è imperativo porre particolare attenzione quando ci si approccia a queste piattaforme. In caso di dubbi, peraltro, è sempre meglio fermarsi e rinunciare a un post, a un commento o un like. Ciò potrebbe davvero salvare la vita a qualcuno o a molti. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584093</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 10:34:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584093/rivista_militare_n_2_2021_social_media_fake_news_e_militari.mp3" length="8480528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>I social network e i social media ormai fanno parte delle nostre vite e sono diventati insostituibili per molti di noi. Se da una parte è vero che siano molto utili per tanti scopi, dall’altra lo è altrettanto che rappresentano un pericolo. Sia per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I social network e i social media ormai fanno parte delle nostre vite e sono diventati insostituibili per molti di noi. Se da una parte è vero che siano molto utili per tanti scopi, dall’altra lo è altrettanto che rappresentano un pericolo. Sia per il cittadino normale sia per chi svolge un loro delicato, come gli appartenenti dalle forze armate. Il primo rischia di subire danni alla privacy o alla sicurezza, potenzialmente estendibili alla sua cerchia di affetti e conoscenze. I secondi, invece, seppur involontariamente, potrebbero mettere a rischio l’intera nazione. Sembra un’esagerazione, ma non è così. Per fare un piccolo esempio, basta che un militare fuori area scriva ai suoi cari che il giorno successivo non potrà essere contattato perché “sono fuori”. Un attore ostile che lo monitora, capirà immediatamente che uscirà dalla base e probabilmente si muoverà lontano. Di conseguenza, tracciando i suoi spostamenti grazie al gps del suo smartphone, potrà identificare i sui possibili punti di arrivo o quantomeno un percorso generico che effettuerà insieme alla sua unità. Ci sono, comunque, anche altri tipi di rischi, più subdoli e silenziosi, ma non meno pericolosi. I militari sono, infatti, uno dei bersagli prediletti della information warfare (infoWar), che passa dai social e sfrutta tecniche e leve ben precise per raggiungere gli scopi prefissati. Di conseguenza, è imperativo porre particolare attenzione quando ci si approccia a queste piattaforme. In caso di dubbi, peraltro, è sempre meglio fermarsi e rinunciare a un post, a un commento o un like. Ciò potrebbe davvero salvare la vita a qualcuno o a molti. ]]></itunes:summary><itunes:duration>530</itunes:duration><itunes:keywords>capitol,capitolhill,esercito,fakenews,media,militare,militere,news,rivista,social,socialmedia,trump,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4af90d8eccc7a6a8006371e7440247f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 2 2022, Matteo MAZZIOTTI Di C. Giustino F. NIGRO - Ho scelto io di venire qui, gli allievi internazionali a Modena</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2022-matteo-mazziotti-di-c-giustino-f-nigro-ho-scelto-io-di-venire-qui-gli-allievi-internazionali-a-modena--58584092</link><description><![CDATA[<b>“Ho scelto io di venire qui”</b><br />di Matteo Mazziotti Di Celso e Giustino Fortunato Nigro <b> </b> <b> </b> <br /><br />L’Accademia Militare ospita fin dal XIX secoli numerosi allievi internazionali tra le sue mura. Già nel 1881, infatti, l’allora Regia Accademia di Fanteria e Cavalleria ospitava tre allievi di nazionalità marocchina. Da quel momento, quasi tutti i corsi d’Accademia videro la presenza di cadetti provenienti da differenti paesi, specialmente quelli con i quali l’Italia aveva solidi interessi da preservare: in un primo tempo, furono prevalentemente di origine balcanica gli allievi ospitati nell’Istituto, poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Accademia ospitò quasi esclusivamente allievi somali. Con la fine della Guerra Fredda e la fine del regime somalo di Siad Barre, l’origine di provenienza degli allievi internazionali divenne più eterogenea. Oggi l’Istituto modenese accoglie allievi provenienti da ogni angolo di mondo: Arabia Saudita, Bosnia Erzegovina, Afghanistan, Tunisia, Colombia, solo per citarne alcuni. <br />Gli allievi internazionali prendono parte a tutte la attività previste dall’Istituto, studiando, addestrandosi, allenandosi e condividendo la camera e i pasti con i loro omologhi italiani. L’integrazione con il contesto accademico può risultare difficile soprattutto all’inizio, ma ben presto, complice l’intensità con cui vengono svolte le operazioni e il cameratismo che viene a crearsi con i loro commilitoni italiani, gli allievi internazionali entrano presto a far parte dell’unica schiera che contraddistingue tutti gli ufficiali che passano per l’Accademia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584092</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 10:34:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584092/rivista_militare_n_2_2021_ho_scelto_io_di_venire_qui_gli_allievi_internazionali_a_modena_1.mp3" length="9185626" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>“Ho scelto io di venire qui”
di Matteo Mazziotti Di Celso e Giustino Fortunato Nigro     

L’Accademia Militare ospita fin dal XIX secoli numerosi allievi internazionali tra le sue mura. Già nel 1881, infatti, l’allora Regia Accademia di Fanteria e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>“Ho scelto io di venire qui”</b><br />di Matteo Mazziotti Di Celso e Giustino Fortunato Nigro <b> </b> <b> </b> <br /><br />L’Accademia Militare ospita fin dal XIX secoli numerosi allievi internazionali tra le sue mura. Già nel 1881, infatti, l’allora Regia Accademia di Fanteria e Cavalleria ospitava tre allievi di nazionalità marocchina. Da quel momento, quasi tutti i corsi d’Accademia videro la presenza di cadetti provenienti da differenti paesi, specialmente quelli con i quali l’Italia aveva solidi interessi da preservare: in un primo tempo, furono prevalentemente di origine balcanica gli allievi ospitati nell’Istituto, poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Accademia ospitò quasi esclusivamente allievi somali. Con la fine della Guerra Fredda e la fine del regime somalo di Siad Barre, l’origine di provenienza degli allievi internazionali divenne più eterogenea. Oggi l’Istituto modenese accoglie allievi provenienti da ogni angolo di mondo: Arabia Saudita, Bosnia Erzegovina, Afghanistan, Tunisia, Colombia, solo per citarne alcuni. <br />Gli allievi internazionali prendono parte a tutte la attività previste dall’Istituto, studiando, addestrandosi, allenandosi e condividendo la camera e i pasti con i loro omologhi italiani. L’integrazione con il contesto accademico può risultare difficile soprattutto all’inizio, ma ben presto, complice l’intensità con cui vengono svolte le operazioni e il cameratismo che viene a crearsi con i loro commilitoni italiani, gli allievi internazionali entrano presto a far parte dell’unica schiera che contraddistingue tutti gli ufficiali che passano per l’Accademia.]]></itunes:summary><itunes:duration>575</itunes:duration><itunes:keywords>accademia,allievi,cadetti,cooperazione,esercito,militare,modena,rivista,stranieri,valori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4af90d8eccc7a6a8006371e7440247f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista MIlitare 2 2021, Soraya BARNA - Un vero e proprio salvagente, il Coadiutore socio assistenziale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-2-2021-soraya-barna-un-vero-e-proprio-salvagente-il-coadiutore-socio-assistenziale--58584095</link><description><![CDATA[L’assistenza e il supporto al personale militare e alle rispettive famiglie, riveste, per l’Esercito italiano un ruolo di primaria importanza soprattutto in occasione di eventi potenzialmente traumatici e di particolare gravità quali la morte, il ferimento e la grave malattia che possono verificarsi all’estero o in Patria, in servizio o per cause di servizio. Da qui, la necessità di razionalizzare e ottimizzare l’intervento assistenziale affinché ogni militare, di qualunque grado e funzione, sia costantemente supportato anche nella sua sfera familiare, punto cardine della sua stabilità emotiva e morale. La possibilità di essere sostenuti in primis dal punto di vista morale è un’aspettativa che non si può disattendere e alla quale, da sempre, la Forza Armata dedica la massima attenzione e si impegna a rispondere nel modo più efficace e tempestivo possibile. Lo scopo principale del supporto morale è quello di trasmettere il reale senso di solidarietà e di vicinanza, che di per sé costituisce l’elemento fondante per riacquistare la fiducia necessaria e sviluppare/promuovere il senso di appartenenza nel personale/familiari ad una comunità fortemente peculiare e variegata. L’Esercito a tal riguardo si avvale della figura professionale del “Coadiutore socio assistenziale” selezionata tra il personale già in servizio e formata per tale esigenza. Quest’ultima è scaturita dalla necessità di sviluppare una rete di assistenza sempre più capillare ed aderente alle esigenze del personale militare e/o dei relativi familiari coinvolti in eventi di particolare gravità, dotandola di una figura professionale competente, in grado di dare attuazione ad un sostegno morale e materiale sin dalle prime fasi dell’emergenza. L’attività assistenziale è coordinata dall’Ufficio di Psicologia e Psichiatria Militare dello Stato Maggiore Esercito e gestita dall’Ente di appartenenza del personale coinvolto che può avvalersi, laddove necessario, di strutture militari periferiche più vicine al domicilio o alla residenza del personale coinvolto e dei relativi familiari. Grazie all’esperienza sul campo, negli ultimi anni sono stati compiuti grandi passi avanti che hanno portato a costruire una rete di intervento sempre più efficace ed efficiente per il supporto a chi opera nei vari reparti dell’Esercito e alle loro famiglie e che coinvolge i diversi attori afferenti alla presa in carico delle problematiche individuali e familiari. Solo in questo modo possiamo garantire il ben-essere del personale necessario per una efficienza allineata con gli obiettivi istituzionali e per accrescere sempre di più il senso di appartenenza alla “famiglia” Esercito.<b></b>  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584095</guid><pubDate>Tue, 06 Feb 2024 10:33:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584095/rivista_militare_n_2_2021_un_vero_e_proprio_salvagente_il_coadiutore_socio_assistenziale.mp3" length="6889358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>L’assistenza e il supporto al personale militare e alle rispettive famiglie, riveste, per l’Esercito italiano un ruolo di primaria importanza soprattutto in occasione di eventi potenzialmente traumatici e di particolare gravità quali la morte, il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’assistenza e il supporto al personale militare e alle rispettive famiglie, riveste, per l’Esercito italiano un ruolo di primaria importanza soprattutto in occasione di eventi potenzialmente traumatici e di particolare gravità quali la morte, il ferimento e la grave malattia che possono verificarsi all’estero o in Patria, in servizio o per cause di servizio. Da qui, la necessità di razionalizzare e ottimizzare l’intervento assistenziale affinché ogni militare, di qualunque grado e funzione, sia costantemente supportato anche nella sua sfera familiare, punto cardine della sua stabilità emotiva e morale. La possibilità di essere sostenuti in primis dal punto di vista morale è un’aspettativa che non si può disattendere e alla quale, da sempre, la Forza Armata dedica la massima attenzione e si impegna a rispondere nel modo più efficace e tempestivo possibile. Lo scopo principale del supporto morale è quello di trasmettere il reale senso di solidarietà e di vicinanza, che di per sé costituisce l’elemento fondante per riacquistare la fiducia necessaria e sviluppare/promuovere il senso di appartenenza nel personale/familiari ad una comunità fortemente peculiare e variegata. L’Esercito a tal riguardo si avvale della figura professionale del “Coadiutore socio assistenziale” selezionata tra il personale già in servizio e formata per tale esigenza. Quest’ultima è scaturita dalla necessità di sviluppare una rete di assistenza sempre più capillare ed aderente alle esigenze del personale militare e/o dei relativi familiari coinvolti in eventi di particolare gravità, dotandola di una figura professionale competente, in grado di dare attuazione ad un sostegno morale e materiale sin dalle prime fasi dell’emergenza. L’attività assistenziale è coordinata dall’Ufficio di Psicologia e Psichiatria Militare dello Stato Maggiore Esercito e gestita dall’Ente di appartenenza del personale coinvolto che può avvalersi, laddove necessario, di strutture militari periferiche più vicine al domicilio o alla residenza del personale coinvolto e dei relativi familiari. Grazie all’esperienza sul campo, negli ultimi anni sono stati compiuti grandi passi avanti che hanno portato a costruire una rete di intervento sempre più efficace ed efficiente per il supporto a chi opera nei vari reparti dell’Esercito e alle loro famiglie e che coinvolge i diversi attori afferenti alla presa in carico delle problematiche individuali e familiari. 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Tante donne e tante ragazze che non furono semplici forze aggiuntive, ma uno dei fulcri della Resistenza, come la liberale Maria Giulia Cardini cresciuta in una famiglia di sentimenti antifascisti, o Lucia Boetto, specializzata “nell’accompagnare in modo sicuro le persone: non è mai stato preso nessuno”, o la baronessa Cristina Casana di Seyssel d’Aix che ha lavorato nella Resistenza, fino a Paola Del Din, la più nota, che cominciò ad operare come staffetta accanto al fratello Renato. Si è scritto che le partigiane sono state le eredi delle portatrici carniche della prima guerra mondiale, ma le prime sono state ausiliarie in una guerra condotta dagli uomini mentre le seconde hanno vissuto consapevolmente la partecipazione alla guerra, assumendo responsabilità e affermando tesi di emancipazione femminile nei fatti.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594338</guid><pubDate>Tue, 07 Feb 2023 05:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594338/rivista_militare_n_5_2023_da_staffette_a_comprimarie.mp3" length="11672483" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>DA STAFFETTE A COMPRIMARIE
Donne partigiane 1943-45  
di Anna Maria Isastia  

La storia della resistenza femminile ha avuto un carattere collettivo e in gran parte anonimo. Tante donne e tante ragazze che non furono semplici forze aggiuntive, ma uno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>DA STAFFETTE A COMPRIMARIE</b><br /><b>Donne partigiane 1943-45</b>  <br />di Anna Maria Isastia  <br /><br />La storia della resistenza femminile ha avuto un carattere collettivo e in gran parte anonimo. Tante donne e tante ragazze che non furono semplici forze aggiuntive, ma uno dei fulcri della Resistenza, come la liberale Maria Giulia Cardini cresciuta in una famiglia di sentimenti antifascisti, o Lucia Boetto, specializzata “nell’accompagnare in modo sicuro le persone: non è mai stato preso nessuno”, o la baronessa Cristina Casana di Seyssel d’Aix che ha lavorato nella Resistenza, fino a Paola Del Din, la più nota, che cominciò ad operare come staffetta accanto al fratello Renato. Si è scritto che le partigiane sono state le eredi delle portatrici carniche della prima guerra mondiale, ma le prime sono state ausiliarie in una guerra condotta dagli uomini mentre le seconde hanno vissuto consapevolmente la partecipazione alla guerra, assumendo responsabilità e affermando tesi di emancipazione femminile nei fatti.  ]]></itunes:summary><itunes:duration>730</itunes:duration><itunes:keywords>army,difesa,donne,emancipazione,esercito,gender,guerra,militare,partigiani,resistenza,rivista,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/398ff521190b6bbc86db8c47e2a2bb79.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2023, Niccolò LUCARELLI - Albania 1943 - 1945</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2023-niccolo-lucarelli-albania-1943-1945--58594336</link><description><![CDATA[<b>ALBANIA, 1943-1945</b><br /><b>Il Battaglione “Gramsci”</b>  <br />di Niccolò Lucarelli[1]   <br /><br />A ottant’anni dalla pagina triste e difficile dell’armistizio, questo articolo intende rendere omaggio ai militari italiani che, di stanza in Albania, dopo l’8 settembre scelsero di combattere il nazifascismo e affiancarono la resistenza albanese; e lo fecero creando un battaglione nazionale, intitolato ad Antonio Gramsci. L’articolo ne ripercorre le gesta, battaglia dopo battaglia, citando le sue figure più importanti, e appunto omaggiando quei combattenti che, anche fuori dei confini d’Italia, seppero combattere con valore per la libertà, nel nome della Patria<br />[1] Studioso di Storia Militare.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594336</guid><pubDate>Tue, 07 Feb 2023 05:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594336/rivista_militare_n_5_2023_albania_1943_1945.mp3" length="9768261" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>ALBANIA, 1943-1945
Il Battaglione “Gramsci”  
di Niccolò Lucarelli#_ftn1   

A ottant’anni dalla pagina triste e difficile dell’armistizio, questo articolo intende rendere omaggio ai militari italiani che, di stanza in Albania, dopo l’8 settembre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>ALBANIA, 1943-1945</b><br /><b>Il Battaglione “Gramsci”</b>  <br />di Niccolò Lucarelli[1]   <br /><br />A ottant’anni dalla pagina triste e difficile dell’armistizio, questo articolo intende rendere omaggio ai militari italiani che, di stanza in Albania, dopo l’8 settembre scelsero di combattere il nazifascismo e affiancarono la resistenza albanese; e lo fecero creando un battaglione nazionale, intitolato ad Antonio Gramsci. L’articolo ne ripercorre le gesta, battaglia dopo battaglia, citando le sue figure più importanti, e appunto omaggiando quei combattenti che, anche fuori dei confini d’Italia, seppero combattere con valore per la libertà, nel nome della Patria<br />[1] Studioso di Storia Militare.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>611</itunes:duration><itunes:keywords>albania,battaglione,esercito,gramsci,guerra,magazine,militare,mondiale,partigiani,resistenza,rivista,seconda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fe8f9914bc04c1a32454f087d33355c1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 5 2023, Umberto BROCCOLI - Quando canta il gallo.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-5-2023-umberto-broccoli-quando-canta-il-gallo--58594335</link><description><![CDATA[Le storie della Storia - Quando canta il gallo<br />di Umberto Broccoli<br /><br />Estate del 390 a.C, qualche giorno prima del 18 luglio. Fa caldo a Roma. La gente cerca refrigerio nel Tevere, ma non è la temperatura a occupare le discussioni delle persone. Il tema del giorno è la minaccia dei Galli, scesi da Senigallia e in marcia verso Roma. La storia ci ha abituati a queste passeggiate alla ricerca di potere e spazio vitale in compagnia degli eserciti e in questo caso la marcia su Roma è firmata Brenno, capo carismatico dei Galli, nemici di Roma in quel momento. L’armata è arrivata a undici miglia dalle mura della città alla confluenza del Tevere con l’Allia, un fiumiciattolo lungo la via Salaria. Roma è ancora nella sua fase sperimentale. Siamo nella Repubblica dei patrizi e dei plebei, del Senato e dei Senatori, dei due consoli, due di numero per tentare di andare d’accordo controllandosi a vicenda. Anche Roma ha puntato sullo spazio vitale e - durante la monarchia - ha gettato bene le sue basi per espandersi. Con Anco Marcio ha conquistato territori a Nord e a Sud dei sette colli, distruggendo città e deportandone gli abitanti come plebei. Siamo nel VI secolo a.C.: Tarquinio Prisco (616-578 a.C.) e Servio Tullio (578-534 a.C.) hanno pensato di circondare Roma delle sue prime mura, senza dubbio più efficienti nel momento in cui fuori da quelle mura esiste uno spazio vitale libero, una terra bruciata e dominata dai romani come zona di rispetto entrando nella quale si è nemici se non si è invitati. Brenno è potenza nascente. I suoi Galli scendono in Etruria, combattono, depredano, conquistano e sono i barbari, luogo comune ideologico con il quale tanto la Grecia, quanto Roma etichettano chi greco e romano non è. I Galli sono rozzi, i Galli sono ignoranti, i Galli sono predoni, nemici della cultura e dei mos maiorum, il costume dei padri. Quando si diffonde la notizia della presenza di questi soggetti animaleschi a poche miglia da Roma, il governo affronta il problema con presunzione temeraria. Secoli dopo Tito Livio descrive l’atteggiamento. I comandanti militari schierano l’esercito nei pressi del fiume Allia “senza aver scelto in anticipo uno spazio per il campo, senza aver costruito una trincea che potesse fungere da riparo in caso di ritirata”. Non solo. Ma la presunzione inconsapevole romana mette da parte anche la religione. Parola di Livio: “dimentichi, per non dire degli uomini, anche degli dèi, non essendosi minimamente preoccupati di trarre i dovuti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki</a>/Auspicia e di offrire sacrifici <a href="https://it.wikipedia.org/wiki" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki</a>/Augure” In sintesi, i romani non si erano minimamente preoccupati di chiedere l’aiuto divino, giacché la guerra santa e benedetta dal dio è da sempre l’autorizzazione a procedere per le nefandezze dell’uomo. Siamo di fronte a un delirio di onnipotenza probabilmente dovuto alla vittoria di Roma su Veio, città etrusca vicina e rivale, vittoria ottenuta grazie anche alla religione. È Furio Camillo, dittatore, pronto a giocarsi ogni carta pur di prevalere, religione compresa. A Veio è il tempio di Giunone Regina e Camillo promette alla dea di dedicarle un tempio maggiore di quello veiente, chiamando in causa lo stesso Apollo. Ecco la preghiera di Camillo, secondo Livio: «Sotto la tua guida, Apollo Pitico, e stimolato dalla tua volontà, mi accingo a distruggere Veio e faccio voto di consacrare a te la decima parte del bottino. E insieme prego te Giunone Regina che ora siedi in Veio, di seguire noi vincitori nella nostra città che presto diventerà anche la tua perché lì ti accoglierà un tempio degno della tua grandezza.» È il 396 a.C. e gli dei abbandonano Veio. La città cade e Roma fa il deserto attorno a sé con una zona di rispetto di decine di chilometri a Nord e a Sud. Tutto questo, a ben vedere, è riscontrabile ancora oggi. Roma è geograficamente isolata: non ci sono centri di rilevo nel giro di chilometri e chilometri, come invece è per tutte le altre città italiane. E questo isolamento deriva direttamente dalla prime guerre di conquista della Roma delle origini. Ma in quella estate del 390 le cose vanno diversamente. L’esercito di Brenno non è quello immaginato dai Romani. I Galli non sono quel branco disorganizzato di predoni con elmi cornuti in testa. I Galli sono senza dubbio meglio disposti dei Romani, troppo tracotanti e convinti della loro forza presunta. E dalla forza presunta alla presunzione il passo è brevissimo, pronto a naufragare nella disfatta. Ecco cosa succede. Parola di Livio: «Non appena le grida dei Galli arrivarono alle orecchie dei più vicini di fianco e ai più lontani alle spalle, i Romani, prima ancora di vedere quel nemico mai incontrato in precedenza e senza non dico tentare la lotta, ma addirittura senza far eco al grido di battaglia, si diedero alla fuga integri di forze e illesi. In battaglia non ci furono perdite. Gli uomini delle retrovie furono gli unici ad avere la peggio perché, nella confusione della fuga, si intralciavano a vicenda combattendo gli uni con gli altri. Sulla riva del Tevere, dove erano fuggiti quelli dell'ala sinistra dopo essersi liberati delle armi, ci fu una grande strage: moltissimi, non sapendo nuotare o stanchi, appesantiti dalle corazze e dal resto dell'armatura, annegarono nella corrente. Il grosso dell’esercito riuscì invece a riparare sano e salvo a Veio. E di lì non solo non furono inviati rinforzi a Roma, ma nemmeno un messaggero con la notizia della disfatta. Gli uomini schierati all’ala destra, che si era mantenuta lontana dal fiume in un punto più vicino alle pendici del monte, si diressero in massa a Roma e lì, senza nemmeno preoccuparsi di richiudere le porte, si rifugiarono nella cittadella” I Galli non cantano all’alba: urlano. E quell’urlo basta a far scappare via di corsa i Romani, in modo vile e vergognoso. Tutti a gambe levate, creando dissesti nelle retrovie, anch’esse in fuga, ma ostacolate dalla fuga delle prime linee. Per cui morti, feriti e dispersi sono tutti causati dalla paura dei Romani: chi resta stritolato sotto le gambe dei fuggitivi, chi annega nel fiume perché appesantito da armi mai usate, chi muore di paura al solo sentire quell’urlo di guerra dei Galli. Una disfatta totale con tutto quanto ne deriva, ben noto e raccontato dai libri di storia. Ripiegando, i Romani, dimenticano aperte le porte della città e i Galli entrano, saccheggiano, oltraggiano i senatori, bruciano tutto quanto trovano ad impedire la loro marcia. Altrove è caos, è fuga, è terrore. Ecco le oche del Campidoglio, starnazzanti all’ arrivo dei Galli urlanti. E, starnazzando, avvisano dell’arrivo dei nemici. Ecco Marco Papirio, senatore assieme ad altri settantanove resistenti, biancovestiti e barbuti, immobili come statue. I Galli urlanti tacciono entrando nell’aula e vedendo queste figure statuarie. Sono uomini o statue di divinità? Si chiedono ingenuamente i barbari urlatori. Al che uno di loro si avvicina a Papirio e gli tira la barba per verificare se fosse uomo o statua. Ma Papirio è uomo, anzi è senatore e - come tale - degno di rispetto e non alla mercé di un Gallo qualsiasi. Per cui il senatore non più immobile reagisce con una bastonata data con il suo scettro d’avorio sulla testa del barbaro il quale ricambia la cortesia uccidendolo. Ecco Furio Camillo, dittatore ancora una volta, intervenire nella trattativa per ristabilire la pace. Trattativa difficile come tutte le trattative tra chi sta vincendo e chi no. I Galli se ne andranno se si pagherà un riscatto in oro. E i Galli, oltre alle urla belluine, sanno anche barare sul prezzo per cui truccano la bilancia con la quale pesare le mille libbre d’oro necessarie a comperare la pace. Alle proteste romane Brenno reagisce urlando (è una costante) Vae victis! (Guai ai vinti!). Furio Camillo non ci sta urlando a sua volta «Non auro, sed ferro, recuperanda est patria!» (Non con l’oro ma con il ferro si riscatta la patria) e alla fine vincerà. Tutto questo oltre a essere storia leggendaria trova un riscontro nella storia dell’arte moderna. Ecco Paul Joseph Jamin, francese, esponente del Classicismo Accademico, un movimento della seconda metà del XIX secolo, di stile poco gradito e definito Arte accademica, o art pompier, perché eseguita con tecnica eccellente, ma ritenuta vuota, falsa e di cattivo gusto. Jamin rappresenta Brenno e il suo bottino nel 1893 (fig.1). La scena è degna di un sandalone: così si chiamavano familiarmente i film in costume greco-romano girati tra anni Cinquanta e anni Sessanta. Brenno è sullo sfondo con tanto di elmo cornuto. Art pompier sottolineava il ridicolo presente proprio nei copricapo dei guerrieri rappresentati, elmi simile a quelli dei vigili del fuoco dell’epoca. In primo piano, i tesori strappati ai Romani tra schiave nude immancabili. Ecco Évariste-Vital Luminais, altro pompiere. Si cimenta ne L’invasione gallica (fig.2) nel quale i colori raccontano angoscia e speranza. In primo piano i cavalli avanzano in un ambiente cupo di angoscia, diradato all’orizzonte nel profilo degli edifici di Roma visti in una luce più chiara: la luce della speranza di superare il momento e riprendere la strada della libertà. A distanza di oltre un secolo dai dipinti di questi artisti non mi sento di condividere le critiche sollevate allora e non solo contro queste manifestazioni. È lettura, è interpretazione del mito, è desiderio di dare un corpo reale a storie perse nella notte dei tempi. È tentativo di dare forma a parole millenarie, per definizione senza forma. Se critichiamo queste immagini (anche se a tratti eccessivamente romantiche nel loro classicismo), dobbiamo esorcizzare ogni ricostruzion]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58594335</guid><pubDate>Tue, 07 Feb 2023 05:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58594335/rivista_militare_n_5_2023_quando_canta_il_gallo.mp3" length="11505299" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>Le storie della Storia - Quando canta il gallo
di Umberto Broccoli

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Siamo nella Repubblica dei patrizi e dei plebei, del Senato e dei Senatori, dei due consoli, due di numero per tentare di andare d’accordo controllandosi a vicenda. Anche Roma ha puntato sullo spazio vitale e - durante la monarchia - ha gettato bene le sue basi per espandersi. Con Anco Marcio ha conquistato territori a Nord e a Sud dei sette colli, distruggendo città e deportandone gli abitanti come plebei. Siamo nel VI secolo a.C.: Tarquinio Prisco (616-578 a.C.) e Servio Tullio (578-534 a.C.) hanno pensato di circondare Roma delle sue prime mura, senza dubbio più efficienti nel momento in cui fuori da quelle mura esiste uno spazio vitale libero, una terra bruciata e dominata dai romani come zona di rispetto entrando nella quale si è nemici se non si è invitati. Brenno è potenza nascente. I suoi Galli scendono in Etruria, combattono, depredano, conquistano e sono i barbari, luogo comune ideologico con il quale tanto la Grecia, quanto Roma etichettano chi greco e romano non è. I Galli sono rozzi, i Galli sono ignoranti, i Galli sono predoni, nemici della cultura e dei mos maiorum, il costume dei padri. Quando si diffonde la notizia della presenza di questi soggetti animaleschi a poche miglia da Roma, il governo affronta il problema con presunzione temeraria. Secoli dopo Tito Livio descrive l’atteggiamento. I comandanti militari schierano l’esercito nei pressi del fiume Allia “senza aver scelto in anticipo uno spazio per il campo, senza aver costruito una trincea che potesse fungere da riparo in caso di ritirata”. Non solo. Ma la presunzione inconsapevole romana mette da parte anche la religione. Parola di Livio: “dimentichi, per non dire degli uomini, anche degli dèi, non essendosi minimamente preoccupati di trarre i dovuti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki</a>/Auspicia e di offrire sacrifici <a href="https://it.wikipedia.org/wiki" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki</a>/Augure” In sintesi, i romani non si erano minimamente preoccupati di chiedere l’aiuto divino, giacché la guerra santa e benedetta dal dio è da sempre l’autorizzazione a procedere per le nefandezze dell’uomo. Siamo di fronte a un delirio di onnipotenza probabilmente dovuto alla vittoria di Roma su Veio, città etrusca vicina e rivale, vittoria ottenuta grazie anche alla religione. È Furio Camillo, dittatore, pronto a giocarsi ogni carta pur di prevalere, religione compresa. A Veio è il tempio di Giunone Regina e Camillo promette alla dea di dedicarle un tempio maggiore di quello veiente, chiamando in causa lo stesso Apollo. Ecco la preghiera di Camillo, secondo Livio: «Sotto la tua guida, Apollo Pitico, e stimolato dalla tua volontà, mi accingo a distruggere Veio e faccio voto di consacrare a te la decima parte del bottino. E insieme prego te Giunone Regina che ora siedi in Veio, di seguire noi vincitori nella nostra città che presto diventerà anche la tua perché lì ti accoglierà un tempio degno della tua grandezza.» È il 396 a.C. e gli dei abbandonano Veio. La città cade e Roma fa il deserto attorno a sé con una zona di rispetto di decine di chilometri a Nord e a Sud. Tutto questo, a ben vedere, è riscontrabile ancora oggi. 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In tale esigenza il Centro Fires Targeting dell’EI (CFTIO) presso il Comando Artiglieria in Bracciano, tramite la simulazione addestrativa Virtual ha permesso l’addestramento di tutti gli assetti necessari alle procedure Joint Fires, guadagnando inoltre notevoli elementi di vantaggio in termini di tempo, costi ed immersività addestrativa. Nel Centro Addestramento e Sviluppo Virtual (CASV) del CFTIO, oltre alle sessioni addestrative individuali e di capacità specialistiche, a completamento dell’iter addestrativo e di approntamento operativo, vengono effettuate le  Joint Fires Exercise - Computer Assisted Exercise (JFX CAX) MEDUSA che coinvolgono tutte le componenti Joint Fires in un'unica esercitazione, anche collegate da remoto dai rispettivi siti.  <br />[1] Ufficiale superiore del Comando Artiglieria<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584023</guid><pubDate>Sat, 06 Feb 2021 10:19:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584023/rivista_militare_n_1_2021_dal_virtuale_al_reale_addestramento_ai_supporti_di_fuoco.mp3" length="6076427" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>DAL VIRTUALE AL REALE
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Un Ufficiale travolto dalle leggi razziali  
Giovanni Cecini     

Giorgio Morpurgo, discendente di una famiglia ebraica di Trieste, nacque a Roma nel 1892. Intraprese la vita militare all’età di 13 anni e nel 1915 con il grado di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<br /><b>GIORGIO MORPURGO</b> <b> </b><br /><b>Un Ufficiale travolto dalle leggi razziali</b> <b> </b><br />Giovanni Cecini     <br /><br />Giorgio Morpurgo, discendente di una famiglia ebraica di Trieste, nacque a Roma nel 1892. Intraprese la vita militare all’età di 13 anni e nel 1915 con il grado di sottotenente dei bersaglieri venne inviato in Tripolitania, prendendo parte alle locali attività di controguerriglia. Raggiunto il grado di capitano, partecipò al fronte italiano della Grande Guerra nell’ultimo anno del conflitto. Alla fine dello stesso meritò una Croce di guerra e venne assegnato agli uffici d’intelligence a vigilanza del nuovo confine orientale, proseguendo la propria carriera con diversi incarichi di reparto e di Stato Maggiore, avendo anche frequentato i corsi della Scuola di Guerra. Raggiunto il grado di tenente colonnello, a partire dal 1937 fu mobilitato per la guerra di Spagna con incarichi d’intelligence, meritando tre medaglie di bronzo al valor militare. Nonostante l’estremo coraggio e la grande professionalità dimostrati, anch’egli fu quindi vittima della legislazione antiebraica del 1938. Nonostante egli fosse battezzato, la sua ascendenza fu giudicata a norma di legge soggetta al congedo assoluto. Non potendo accettare questa ingiusta infamia, ma allo stesso modo non potendo esternare in forma palese la propria grande amarezza, Morpurgo si suicidò il 23 dicembre 1938, lanciandosi in solitaria contro le linee nemiche. Nascondendo la deliberata ricerca della propria morte, il regime lo mise sugli altari: gli concesse la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria e una nuova Croce di guerra.  <br /><br /><br />Approfondisci l'argomento nell’ultimo numero in edicola della Rivista Militare e scopri come abbonarti ad uno dei periodici più antichi in Italia ed ancora in stampa. Vai su https://bit.ly/31Rm5af]]></itunes:summary><itunes:duration>279</itunes:duration><itunes:keywords>esercitoitaliano,fascismo,franco,guerradispagna,leggirazziali,militare,rivista,rivistamilitare,secondaguerramondiale,spagna,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/23650d6c3aeecbf6f4c1922c29ce38bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2021, Igor PIANI - Emergenza Cedri, un impegno senza soste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2021-igor-piani-emergenza-cedri-un-impegno-senza-soste--58584024</link><description><![CDATA[<b>EMERGENZA CEDRI</b><br />di Igor Piani    <br /><br />L’articolo, analizza l’impegno della Forza Armata nell’operazione joint Cedri voluta dal Ministero della Difesa in supporto al Libano al seguito di una violenta esplosione, avvenuta nei primi giorni di agosto, che ha devastato la città di Beirut principale <i>hub</i> commerciale della nazione. Nonostante la presenza italiana consolidata in Libano (dove sono presenti le missioni UNIFIL attualmente a guida italiana e MIBIL) il livello politico ha deciso l’invio di una task force come soccorso umanitario. Al fine di darne un punto di vista di Forza Armata l’articolo (dopo un introduzione volta fornire coordinate geografico-temporali) presenta la missione dal punto di vista del Comandante dell’ospedale da campo schierato in Beirut, il Ten. Col. Michele Ricci che ha rilasciato un’intervista al Magg. Igor PIANI (giornalista iscritto all’Albo) redattore di Rivista Militare. Viene così tratteggiato l’impegno del 3° Reparto di Sanità che, assetto specialistico di FA, prima dell’impiego fu, nel 2020 impiegato a Crema in occasione della prima ondata dell’emergenza COVID-19 e, al rientro dalla missione estera, è stato impiegato in supporto alla sanità pubblica, a Cosenza durante la seconda ondata pandemica.<br /><br />Approfondisci l'argomento nell’ultimo numero in edicola della Rivista Militare e scopri come abbonarti ad uno dei periodici più antichi in Italia ed ancora in stampa. Vai su https://bit.ly/31Rm5af]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58584024</guid><pubDate>Sun, 10 Jan 2021 10:19:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58584024/rivista_militare_n_1_2021_emergenza_cedri_un_impegno_senza_soste.mp3" length="3141936" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>EMERGENZA CEDRI
di Igor Piani    

L’articolo, analizza l’impegno della Forza Armata nell’operazione joint Cedri voluta dal Ministero della Difesa in supporto al Libano al seguito di una violenta esplosione, avvenuta nei primi giorni di agosto, che ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>EMERGENZA CEDRI</b><br />di Igor Piani    <br /><br />L’articolo, analizza l’impegno della Forza Armata nell’operazione joint Cedri voluta dal Ministero della Difesa in supporto al Libano al seguito di una violenta esplosione, avvenuta nei primi giorni di agosto, che ha devastato la città di Beirut principale <i>hub</i> commerciale della nazione. Nonostante la presenza italiana consolidata in Libano (dove sono presenti le missioni UNIFIL attualmente a guida italiana e MIBIL) il livello politico ha deciso l’invio di una task force come soccorso umanitario. Al fine di darne un punto di vista di Forza Armata l’articolo (dopo un introduzione volta fornire coordinate geografico-temporali) presenta la missione dal punto di vista del Comandante dell’ospedale da campo schierato in Beirut, il Ten. Col. Michele Ricci che ha rilasciato un’intervista al Magg. Igor PIANI (giornalista iscritto all’Albo) redattore di Rivista Militare. Viene così tratteggiato l’impegno del 3° Reparto di Sanità che, assetto specialistico di FA, prima dell’impiego fu, nel 2020 impiegato a Crema in occasione della prima ondata dell’emergenza COVID-19 e, al rientro dalla missione estera, è stato impiegato in supporto alla sanità pubblica, a Cosenza durante la seconda ondata pandemica.<br /><br />Approfondisci l'argomento nell’ultimo numero in edicola della Rivista Militare e scopri come abbonarti ad uno dei periodici più antichi in Italia ed ancora in stampa. Vai su https://bit.ly/31Rm5af]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:keywords>esercito,esercitoitaliano,jtfsw,libano,militare,rivista,rivistamilitare,unifil</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/934290ae585cbd3ffe1bb1c661cbcc0e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivista Militare 1 2021, Mariano PIZZO - Fiducia ed ottimismo: come affrontare la prova psico-attitudinale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivista-militare-1-2021-mariano-pizzo-fiducia-ed-ottimismo-come-affrontare-la-prova-psico-attitudinale--58583985</link><description><![CDATA[<b>FIDUCIA E OTTIMISMO</b> <br />di Mariano PIZZO[1] <br /><br />Molti candidati che partecipano alle prove selettive (es. preselezione culturale, visite mediche, efficienza fisica, ecc.), in occasione dei differenti concorsi banditi dalla Forza Armata, affrontano la prova psicoattitudinale con preoccupazione e diffidenza. Questi sentimenti possono in parte sia scoraggiare il concorrente sia indurlo a ricercare rassicurazioni attraverso modi diversi (es. internet, corsi di formazione, conoscenti, ecc.). L’articolo, frutto dell’esperienza professionale e della letteratura reperibile sull’argomento, descrive la prova psicoattitudinale nelle sue diverse fasi e fornisce delle indicazioni che, pur non essendo esaustive, possono essere utili al concorrente per acquisire maggiore consapevolezza, sicurezza e senso di responsabilità nell’affrontare la prova stessa, chiarendo eventuali dubbi sulla sua validità, trasparenza ed equità. L’articolo è un esempio dell’attenzione che la Forza Armata rivolge nei confronti dei giovani della nostra società, dimostrandosi preparata ad accoglierli e a prendersene cura, cercando di soddisfare le loro aspettative, nella consapevolezza delle difficoltà di adattamento che essi possono incontrare nel passaggio dalla vita civile a quella militare.  <br />[1]  Ufficiale Psicologo dell'Esercito<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58583985</guid><pubDate>Sun, 10 Jan 2021 10:15:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58583985/rivista_militare_n_1_2021_fiducia_ed_ottimismo_come_affrontare_la_prova_psico_attitudinale.mp3" length="5693995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pierfrancesco Sampaolo</itunes:author><itunes:subtitle>FIDUCIA E OTTIMISMO 
di Mariano PIZZO#_ftn1 

Molti candidati che partecipano alle prove selettive (es. preselezione culturale, visite mediche, efficienza fisica, ecc.), in occasione dei differenti concorsi banditi dalla Forza Armata, affrontano la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>FIDUCIA E OTTIMISMO</b> <br />di Mariano PIZZO[1] <br /><br />Molti candidati che partecipano alle prove selettive (es. preselezione culturale, visite mediche, efficienza fisica, ecc.), in occasione dei differenti concorsi banditi dalla Forza Armata, affrontano la prova psicoattitudinale con preoccupazione e diffidenza. Questi sentimenti possono in parte sia scoraggiare il concorrente sia indurlo a ricercare rassicurazioni attraverso modi diversi (es. internet, corsi di formazione, conoscenti, ecc.). L’articolo, frutto dell’esperienza professionale e della letteratura reperibile sull’argomento, descrive la prova psicoattitudinale nelle sue diverse fasi e fornisce delle indicazioni che, pur non essendo esaustive, possono essere utili al concorrente per acquisire maggiore consapevolezza, sicurezza e senso di responsabilità nell’affrontare la prova stessa, chiarendo eventuali dubbi sulla sua validità, trasparenza ed equità. L’articolo è un esempio dell’attenzione che la Forza Armata rivolge nei confronti dei giovani della nostra società, dimostrandosi preparata ad accoglierli e a prendersene cura, cercando di soddisfare le loro aspettative, nella consapevolezza delle difficoltà di adattamento che essi possono incontrare nel passaggio dalla vita civile a quella militare.  <br />[1]  Ufficiale Psicologo dell'Esercito<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>356</itunes:duration><itunes:keywords>ansia,arruolamento,concorso,consigli,domanda,esercito,esercitoitaliano,fiducia,italiano,militare,ottimismo,reclutamento,rivista,rivistamilitare,stress</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/437d4746fa130611a48dd33f2b5ddea8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
