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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>prof. Giustiniani reports</title><link>https://scenarifuturi.blogspot.com/</link><description><![CDATA[Relazioni ed interventi del prof. Pasquale Giustiniani, Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale sezione San Tommaso: cultura contemporanea, metaverso, futuro ambientale, passione per l'essere umano, quale domani? Osservazioni ed analisi indipendenti sulla stagione di transizione in cui siamo tutti coinvolti, anche se non ce ne accorgiamo]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6019753/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Philosophy</category><copyright>Copyright Scenari Futuri</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg</url><title>prof. Giustiniani reports</title><link>https://scenarifuturi.blogspot.com/</link></image><lastBuildDate>Sun, 14 Jun 2026 16:57:32 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Scenari Futuri</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg"/><itunes:subtitle>Relazioni ed interventi del prof. Pasquale Giustiniani, Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale sezione San Tommaso: cultura contemporanea, metaverso, futuro ambientale, passione per l'essere umano, quale domani? Osservazioni ed analisi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Relazioni ed interventi del prof. Pasquale Giustiniani, Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale sezione San Tommaso: cultura contemporanea, metaverso, futuro ambientale, passione per l'essere umano, quale domani? Osservazioni ed analisi indipendenti sulla stagione di transizione in cui siamo tutti coinvolti, anche se non ce ne accorgiamo]]></itunes:summary><itunes:category text="Society &amp; Culture"><itunes:category text="Philosophy"/></itunes:category><itunes:category text="Religion &amp; Spirituality"/><itunes:category text="Society &amp; Culture"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:txt purpose="ai-content">true</podcast:txt><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Diritti umani e turismo. Problemi, snodi e prospettive. Giacomo Tuoto, contesto e valori universali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/diritti-umani-e-turismo-problemi-snodi-e-prospettive-giacomo-tuoto-contesto-e-valori-universali--72524619</link><description><![CDATA[<b>Diritti umani, dignità della persona e sviluppo integrale</b>. Lectio magistralis di Pasquale Giustiniani<br /><br />In occasione della V Edizione Speciale del Premio "Turismo e Sviluppo Sostenibile Pieroni-Beato", presso l'Università della Calabria, il 19 giugno 2026 – Ore 09:30 -  Aula Sorrentino<br />(Cubo 3B Piano Terra) –  Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche<br /><br />rifletterò sui temi affrontati nel volume di Giacomo Tuoto "Diritti umani e turismo. Problemi, snodi e prospettive". Partendo dal rapporto tra dignità umana, sviluppo integrale e diritti fondamentali, la lectio magistralis analizzerà le radici storiche e filosofiche della nozione di persona, il significato universale dei diritti umani, le sfide poste dalle guerre contemporanee, dalle nuove tecnologie e dall'intelligenza artificiale.Un percorso che attraversa il pensiero cristiano, la filosofia del diritto e la Dottrina sociale della Chiesa per interrogarsi sul futuro dell'umanità, sulla tutela della dignità della persona e sulla costruzione di una autentica civiltà dell'amore.<br /><br />Evento promosso dall'Università della Calabria nell'ambito del Master Turismo e Ospitalità 4.0.<br /><br />#PasqualeGiustiniani<br />#DirittiUmani<br />#DignitàUmana<br />#SviluppoIntegrale<br />#TurismoSostenibile<br />#GiacomoTuoto<br />#UniversitàDellaCalabria<br />#Etica<br />#Filosofia<br />#Teologia<br />#DottrinaSocialeDellaChiesa<br />#PersonaUmana<br />#IntelligenzaArtificiale<br />#Pace<br />#Sostenibilità<br />#DirittoInternazionale<br />#EcologiaIntegrale<br />#CiviltàDellAmore<br />#GiustinianiReport<br />#ScenariFuturi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72524619</guid><pubDate>Sun, 14 Jun 2026 16:57:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72524619/diritti_umani_e_turismo_problemi_snodi_e_prospettive_giacomo_tuoto.mp3" length="27816481" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Diritti umani, dignità della persona e sviluppo integrale. Lectio magistralis di Pasquale Giustiniani

In occasione della V Edizione Speciale del Premio "Turismo e Sviluppo Sostenibile Pieroni-Beato", presso l'Università della Calabria, il 19 giugno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Diritti umani, dignità della persona e sviluppo integrale</b>. Lectio magistralis di Pasquale Giustiniani<br /><br />In occasione della V Edizione Speciale del Premio "Turismo e Sviluppo Sostenibile Pieroni-Beato", presso l'Università della Calabria, il 19 giugno 2026 – Ore 09:30 -  Aula Sorrentino<br />(Cubo 3B Piano Terra) –  Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche<br /><br />rifletterò sui temi affrontati nel volume di Giacomo Tuoto "Diritti umani e turismo. Problemi, snodi e prospettive". Partendo dal rapporto tra dignità umana, sviluppo integrale e diritti fondamentali, la lectio magistralis analizzerà le radici storiche e filosofiche della nozione di persona, il significato universale dei diritti umani, le sfide poste dalle guerre contemporanee, dalle nuove tecnologie e dall'intelligenza artificiale.Un percorso che attraversa il pensiero cristiano, la filosofia del diritto e la Dottrina sociale della Chiesa per interrogarsi sul futuro dell'umanità, sulla tutela della dignità della persona e sulla costruzione di una autentica civiltà dell'amore.<br /><br />Evento promosso dall'Università della Calabria nell'ambito del Master Turismo e Ospitalità 4.0.<br /><br />#PasqualeGiustiniani<br />#DirittiUmani<br />#DignitàUmana<br />#SviluppoIntegrale<br />#TurismoSostenibile<br />#GiacomoTuoto<br />#UniversitàDellaCalabria<br />#Etica<br />#Filosofia<br />#Teologia<br />#DottrinaSocialeDellaChiesa<br />#PersonaUmana<br />#IntelligenzaArtificiale<br />#Pace<br />#Sostenibilità<br />#DirittoInternazionale<br />#EcologiaIntegrale<br />#CiviltàDellAmore<br />#GiustinianiReport<br />#ScenariFuturi]]></itunes:summary><itunes:duration>1739</itunes:duration><itunes:keywords>del,della,dignità,diritti,diritto,etica,filosofia,giacomo,globale,integrale,intelligenza,persona,sostenibile,sviluppo,tuoto,turismo,umani,umano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non solo carezze. Il valore intergenerazionale della favola moderna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-solo-carezze-il-valore-intergenerazionale-della-favola-moderna--72505603</link><description><![CDATA[Il ponte tra generazioni. Nel contesto di una società italiana che invecchia e in cui i giovani sono sempre più dispersi, il volume di <b>Lina De Cicco</b>, <i>"Non solo carezze... Una favola moderna"</i> (LER, 2026), si propone come un'opera di resistenza educativa. Il Professor Pasquale Giustiniani analizza questo testo non solo come una narrazione per l'infanzia, ma come un autentico strumento di <i>paideia</i> classica, capace di rimettere in dialogo il mondo dei nonni con quello dei nipoti.<br />I Punti Chiave dell'Intervento<ul><li><b>Gli Anziani come "Custodi del Tempo":</b> In un'epoca segnata dalla mobilità del capitale umano e dalla frammentazione dei nuclei familiari, i nonni diventano il "cavalcavia" necessario tra passato e presente. Non sono semplici figure affettive, ma "narratori di radici" che offrono ai più piccoli sicurezza, valori e una prospettiva storica.</li><li><b>La Geografia come Luogo di Apprendimento:</b> Attraverso la cornice narrativa della tenuta in Irpinia, il libro trasforma il paesaggio in un libro di testo vivente. Storia, filosofia e scienza si mescolano in una modalità di apprendimento trasversale, dove persino le ricette della tradizione diventano veicoli di cultura e identità.</li><li><b>La Fiaba come Strumento Critico:</b> L’autrice utilizza la struttura della fiaba – attingendo alla tradizione di Giambattista Basile – per affrontare temi complessi: la morte, l'abbandono, il rispetto della natura e il conflitto sociale. Non è un’evasione, ma una "fiaba vera" che insegna a porsi domande e a non accettare passivamente la realtà.</li><li><b>Oltre la Tecnica:</b> Il libro lancia un monito severo contro la dittatura della tecnica e l'illusione di onnipotenza dell'uomo contemporaneo. Giustiniani sottolinea la proposta di De Cicco: riscoprire la semplicità, la poesia e la filosofia come strumenti per orientarsi nel "Novacene", in un mondo in radicale trasformazione.</li></ul>Conclusione<br />Come ricorda il personaggio di Claudio nel libro: <i>"Il Tempo non va solo trascorso, ma riempito d’amore e buone azioni"</i>. Lina De Cicco si conferma una voce capace di offrire una "bussola" per il nostro tempo, ricordandoci che la letteratura, quando è autentica, è la coscienza viva di una nazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72505603</guid><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 22:11:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72505603/non_solo_carezze_una_favola_moderna_di_lina_de_cicco.mp3" length="11042107" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Il ponte tra generazioni. 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Il Professor Pasquale Giustiniani analizza questo testo non solo come una narrazione per l'infanzia, ma come un autentico strumento di <i>paideia</i> classica, capace di rimettere in dialogo il mondo dei nonni con quello dei nipoti.<br />I Punti Chiave dell'Intervento<ul><li><b>Gli Anziani come "Custodi del Tempo":</b> In un'epoca segnata dalla mobilità del capitale umano e dalla frammentazione dei nuclei familiari, i nonni diventano il "cavalcavia" necessario tra passato e presente. Non sono semplici figure affettive, ma "narratori di radici" che offrono ai più piccoli sicurezza, valori e una prospettiva storica.</li><li><b>La Geografia come Luogo di Apprendimento:</b> Attraverso la cornice narrativa della tenuta in Irpinia, il libro trasforma il paesaggio in un libro di testo vivente. Storia, filosofia e scienza si mescolano in una modalità di apprendimento trasversale, dove persino le ricette della tradizione diventano veicoli di cultura e identità.</li><li><b>La Fiaba come Strumento Critico:</b> L’autrice utilizza la struttura della fiaba – attingendo alla tradizione di Giambattista Basile – per affrontare temi complessi: la morte, l'abbandono, il rispetto della natura e il conflitto sociale. Non è un’evasione, ma una "fiaba vera" che insegna a porsi domande e a non accettare passivamente la realtà.</li><li><b>Oltre la Tecnica:</b> Il libro lancia un monito severo contro la dittatura della tecnica e l'illusione di onnipotenza dell'uomo contemporaneo. Giustiniani sottolinea la proposta di De Cicco: riscoprire la semplicità, la poesia e la filosofia come strumenti per orientarsi nel "Novacene", in un mondo in radicale trasformazione.</li></ul>Conclusione<br />Come ricorda il personaggio di Claudio nel libro: <i>"Il Tempo non va solo trascorso, ma riempito d’amore e buone azioni"</i>. 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Storia, politica e programmazione musicale dal 1926 al 1952</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-canzone-napoletana-in-radio-storia-politica-e-programmazione-musicale-dal-1926-al-1952--72130973</link><description><![CDATA[<b>Benvenuti a una nuova puntata del Giustiniani Report podcast del prof. Pasquale Giustiniani (emerito della PFTIM) </b><br /> In questo appuntamento della rassegna quindicinale <i>Books &amp; Museum</i>, vi illustrerò un’analisi approfondita del ponderoso volume di Luigi Ottaiano e Nadia Sodano: <i>“La canzone napoletana in radio. Storia, politica e programmazione musicale dal 1926 al 1952”</i> (Edizioni Libreria del Castello).Un viaggio affascinante che ripercorre l'evoluzione della radiofonia in Italia — dall'invenzione di Guglielmo Marconi fino alla nascita del Festival di Napoli — esplorando il legame viscerale tra la città partenopea e la "scatola magica". Attraverso sei capitoli ricchi di documenti d'archivio, l'episodio analizza:<ul><li><b>La nascita di Radio Napoli (1926):</b> Il ruolo della terza emittente italiana nel diffondere la cultura folkloristica guidata da Ernesto Murolo.</li><li><b>Musica e Regime:</b> La complessa tesi della "modernità conservatrice", la censura fascista, l'italianizzazione del jazz (il <i>gez</i>) e l'ironia dissacrante del popolo napoletano di fronte alle parate storiche.</li><li><b>Canzoni simbolo del Dopoguerra:</b> La drammaticità senza retorica di <i>Munasterio ’e Santa Chiara</i>, il realismo di <i>Tammurriata nera</i>, fino all'esplosione di Totò con <i>Malafemmena</i> e alle innovazioni moderne di Renato Carosone.</li></ul>Un resoconto storiografico e culturale imperdibile per capire come la radio abbia trasformato la tradizione musicale napoletana in un patrimonio interconnesso con il mondo intero.🎧 <i>Ascolta il report completo e lasciati trasportare dalle storie e dai canti che hanno fatto la storia del nostro Paese.</i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72130973</guid><pubDate>Sat, 23 May 2026 14:41:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72130973/la_canzone_napoletana_in_radio_storia_politica_e_programmazione_musicale_dal_1926_al_1952.mp3" length="56458407" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Benvenuti a una nuova puntata del Giustiniani Report podcast del prof. Pasquale Giustiniani (emerito della PFTIM) 
 In questo appuntamento della rassegna quindicinale Books &amp;amp; Museum, vi illustrerò un’analisi approfondita del ponderoso volume di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Benvenuti a una nuova puntata del Giustiniani Report podcast del prof. Pasquale Giustiniani (emerito della PFTIM) </b><br /> In questo appuntamento della rassegna quindicinale <i>Books &amp; Museum</i>, vi illustrerò un’analisi approfondita del ponderoso volume di Luigi Ottaiano e Nadia Sodano: <i>“La canzone napoletana in radio. Storia, politica e programmazione musicale dal 1926 al 1952”</i> (Edizioni Libreria del Castello).Un viaggio affascinante che ripercorre l'evoluzione della radiofonia in Italia — dall'invenzione di Guglielmo Marconi fino alla nascita del Festival di Napoli — esplorando il legame viscerale tra la città partenopea e la "scatola magica". Attraverso sei capitoli ricchi di documenti d'archivio, l'episodio analizza:<ul><li><b>La nascita di Radio Napoli (1926):</b> Il ruolo della terza emittente italiana nel diffondere la cultura folkloristica guidata da Ernesto Murolo.</li><li><b>Musica e Regime:</b> La complessa tesi della "modernità conservatrice", la censura fascista, l'italianizzazione del jazz (il <i>gez</i>) e l'ironia dissacrante del popolo napoletano di fronte alle parate storiche.</li><li><b>Canzoni simbolo del Dopoguerra:</b> La drammaticità senza retorica di <i>Munasterio ’e Santa Chiara</i>, il realismo di <i>Tammurriata nera</i>, fino all'esplosione di Totò con <i>Malafemmena</i> e alle innovazioni moderne di Renato Carosone.</li></ul>Un resoconto storiografico e culturale imperdibile per capire come la radio abbia trasformato la tradizione musicale napoletana in un patrimonio interconnesso con il mondo intero.🎧 <i>Ascolta il report completo e lasciati trasportare dalle storie e dai canti che hanno fatto la storia del nostro Paese.</i>]]></itunes:summary><itunes:duration>1411</itunes:duration><itunes:keywords>and,books,canzone,censura,chiara,della,fascista,giustiniani,luigi,munasterio,museum,nadia,napoletana,napoli,ottaiano,radio,report,santa,sodano,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/24146e4adb833b41a377cf013d15554b.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>KARIM, Il bambino dal compleanno inventato. Cinzia Brancato al Books&amp;Museum</title><link>https://www.spreaker.com/episode/karim-il-bambino-dal-compleanno-inventato-cinzia-brancato-al-books-museum--72040139</link><description><![CDATA[<b>KARIM: La maternità adottiva tra burocrazia, paradossi e amore</b><br /><b></b><br /><b>🎙️ Benvenuti a un nuovo appuntamento con il <b>Giustiniani Report</b> su <i>scenarifuturi.blogspot.com</i>.</b><br /><b></b><br />In questa puntata, Vi guido alla scoperta di un'opera intensa e necessaria: <b>"KARIM. Il bambino dal compleanno inventato"</b> di Cinzia Brancato (Edizioni La Valle del Tempo, 2026). Ben più di una semplice cronaca, il libro si rivela un vero e proprio romanzo di formazione alla maternità. Attraverso una narrazione intima, profonda e a tratti dolorosa, l'Autrice mette a nudo i paradossi burocratici, psicologici e istituzionali dell'iter adottivo in Italia. Dallo sconcerto di fronte a un "listino prezzi invisibile" delle procedure, fino ai copioni recitati davanti agli psicologi, emerge la potenza di una scelta rivoluzionaria: quella di essere madre ogni giorno, non per legame di sangue, ma per un reciproco e quotidiano "incontro di sguardi".Un viaggio emozionante che tocca la ferita della sterilità simbolica e la bellezza di allargare uno spazio interiore per accogliere un figlio che ti sceglie a sua volta<b>.</b><br /><b>📖 <i>Leggete la recensione completa e gli approfondimenti culturali sul mio blog:</i> <a href="https://www.google.com/search?q=https://scenarifuturi.blogspot.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scenarifuturi.blogspot.com</a></b><br /><b></b><br /><b>✨ <b>Ascoltate il podcast, lasciate un "mi piace" e iscrivetevi per non perdere i prossimi report!</b></b><br /><br />Questo episodio include contenuti generati dall’IA.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72040139</guid><pubDate>Sun, 17 May 2026 10:49:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72040139/karim_il_bambino_dal_compleanno_inventato_cinzia_brancato_al_books_museum.mp3" length="18701127" type="audio/mpeg"/><podcast:txt purpose="ai-content">true</podcast:txt><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>KARIM: La maternità adottiva tra burocrazia, paradossi e amore

🎙️ Benvenuti a un nuovo appuntamento con il Giustiniani Report su scenarifuturi.blogspot.com.

In questa puntata, Vi guido alla scoperta di un'opera intensa e necessaria: "KARIM. Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>KARIM: La maternità adottiva tra burocrazia, paradossi e amore</b><br /><b></b><br /><b>🎙️ Benvenuti a un nuovo appuntamento con il <b>Giustiniani Report</b> su <i>scenarifuturi.blogspot.com</i>.</b><br /><b></b><br />In questa puntata, Vi guido alla scoperta di un'opera intensa e necessaria: <b>"KARIM. Il bambino dal compleanno inventato"</b> di Cinzia Brancato (Edizioni La Valle del Tempo, 2026). Ben più di una semplice cronaca, il libro si rivela un vero e proprio romanzo di formazione alla maternità. Attraverso una narrazione intima, profonda e a tratti dolorosa, l'Autrice mette a nudo i paradossi burocratici, psicologici e istituzionali dell'iter adottivo in Italia. Dallo sconcerto di fronte a un "listino prezzi invisibile" delle procedure, fino ai copioni recitati davanti agli psicologi, emerge la potenza di una scelta rivoluzionaria: quella di essere madre ogni giorno, non per legame di sangue, ma per un reciproco e quotidiano "incontro di sguardi".Un viaggio emozionante che tocca la ferita della sterilità simbolica e la bellezza di allargare uno spazio interiore per accogliere un figlio che ti sceglie a sua volta<b>.</b><br /><b>📖 <i>Leggete la recensione completa e gli approfondimenti culturali sul mio blog:</i> <a href="https://www.google.com/search?q=https://scenarifuturi.blogspot.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scenarifuturi.blogspot.com</a></b><br /><b></b><br /><b>✨ <b>Ascoltate il podcast, lasciate un "mi piace" e iscrivetevi per non perdere i prossimi report!</b></b><br /><br />Questo episodio include contenuti generati dall’IA.]]></itunes:summary><itunes:duration>934</itunes:duration><itunes:keywords>2026,adottiva,adottivi,adozione,bambino,brancato,cinzia,compleanno,dal,genitori,giustiniani,il,inventato,karim,libri,maternità,nazionale,recensione,report,scenarifuturi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/24146e4adb833b41a377cf013d15554b.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Napoli una storia lunga 2500 anni di Guido D'Agostino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/napoli-una-storia-lunga-2500-anni-di-guido-d-agostino--71813897</link><description><![CDATA[In questa puntata del Giustiniani Report, analizzo l'ultima opera dello storico Guido D’Agostino: "Napoli: una storia lunga 2500 anni". Un viaggio affascinante che attraversa la morfologia urbana, il meticciato culturale e le complesse vicende politiche della città-mondo. Dalla fondazione mitica di Partenope alla Napoli spagnola di Filippo II, fino alle dinamiche elettorali più recenti che hanno portato all'attuale consiliatura di Gaetano Manfredi. Un’analisi profonda su come l'identità fisica e sociale di Napoli abbia influenzato il ruolo della città nel contesto del Mezzogiorno continentale e dell'intero Paese.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71813897</guid><pubDate>Fri, 01 May 2026 13:23:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71813897/napoli_una_storia_lunga_2500_anni_di_guido_d_agostino.mp3" length="6004460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata del Giustiniani Report, analizzo l'ultima opera dello storico Guido D’Agostino: "Napoli: una storia lunga 2500 anni". 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Come cambiare rotta e costruire un’Italia fondata sul lavoro e sui diritti sociali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-agenda-per-il-paese-come-cambiare-rotta-e-costruire-un-italia-fondata-sul-lavoro-e-sui-diritti-sociali--71240852</link><description><![CDATA[Un’Agenda per il Paese: invertire la rotta tra diritti e dignità.<br /><br /><b>La "Nave dei Folli" e il silenzio del dibattito</b><br /><br />L'attuale stagione italiana somiglia sempre più a una <i>stultifera navis</i>, una nave dei folli che naviga a vista in un mare di trasformazioni radicali, spesso subite senza un vero dibattito pubblico. Dalla "smartizzazione" dell'esistenza alla gestione tecnocratica delle emergenze, assistiamo a una narrazione rozza, divisa tra il fideismo cieco verso gli "esperti" e un catastrofismo paralizzante.In questo scenario si inserisce il volume <b>"Un’agenda per il Paese"</b> (Editoriale Scientifica, 2026), curato da Carlo Iannello, Guido Cappelli e Ciro Silvestri. Un’opera che, come sottolinea il Professor Giustiniani, non si limita a contemplare il declino, ma propone tre livelli di intervento:<br /><ol><li><b>Politico-istituzionale:</b> Invertire la contro-rivoluzione economica degli anni ’70.</li><li><b>Filosofico:</b> Superare il positivismo "sciancato" dell'economia attuale.</li><li><b>Spirituale:</b> Promuovere un risveglio contemplativo generale.</li></ol><b>Ricostruire l'Italia</b><br /><ul><li><b>Il Lavoro e il Sindacato:</b> Ciro Silvestri invita a trasformare la rabbia in proposta. Il sindacato deve tornare a essere motore di conflitto sociale per l'emancipazione, rompendo lo schema delle "emergenze perenni" che sospendono i diritti.</li><li><b>La Persona al Centro:</b> Pasquale Giustiniani indica nella riscoperta dell'essere umano il criterio cardine per le politiche pubbliche, specialmente in ambiti vitali come la salute.</li><li><b>La Politica Estera e la Sovranità:</b> Salvatore Minolfi critica il carattere gregario dell'Italia nel post-Guerra Fredda, auspicando un ritorno allo spirito del 1989 e a un'architettura di sicurezza indivisibile.</li><li><b>Servizi Pubblici e Mercato:</b> Carlo Iannello denuncia come, dal 1994, i servizi essenziali (come l'energia) siano stati consegnati a logiche speculative. La soluzione? Un percorso inverso rispetto alle liberalizzazioni selvagge degli anni '90.</li><li><b>Lo Sfacelo dell'Istruzione:</b> Elisabetta Frezza descrive una scuola "malata di riformite" e vittima dell'abuso digitale che riduce la neuroplasticità dei giovani. Carmela Cappelli lancia l'allarme sull'università, soffocata da burocrazia e metriche quantitative (ANVUR) che uccidono la libertà di ricerca.</li><li><b>Cultura e CEOpolitica:</b> Federico Greco mette in guardia dalla "CEOpolitica", dove i grandi soggetti privati sovranazionali dettano l'agenda culturale a scapito dello Stato.</li><li><b>Tecnologia e Controllo:</b> Stefano Isola analizza la "smartizzazione" come progetto di controllo cibernetico, un’automatizzazione della vita che ci consegna a una condizione di minorità intellettuale.</li></ul><b>La linfa del cambiamento</b><br /><br />Nelle conclusioni di Gabriele Guzzi emerge una verità fondamentale: la democrazia vive di premesse etiche che non può produrre da sola. Questa linfa, storicamente individuata nel Cristianesimo, può ancora alimentare una nuova fioritura politica, purché si abbia il coraggio di una marcia indietro rispetto ai modelli disumanizzanti degli ultimi decenni.Un'agenda, dunque, che è un atto di coraggio: per trasformare la paura in speranza e restituire lo Stato ai suoi cittadini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71240852</guid><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 20:53:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71240852/un_agenda_per_il_paese_come_cambiare_rotta_e_costruire_un_italia_fondata_sul_lavoro_e_sui_diritti_sociali.mp3" length="10483296" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Un’Agenda per il Paese: invertire la rotta tra diritti e dignità.

La "Nave dei Folli" e il silenzio del dibattito

L'attuale stagione italiana somiglia sempre più a una stultifera navis, una nave dei folli che naviga a vista in un mare di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un’Agenda per il Paese: invertire la rotta tra diritti e dignità.<br /><br /><b>La "Nave dei Folli" e il silenzio del dibattito</b><br /><br />L'attuale stagione italiana somiglia sempre più a una <i>stultifera navis</i>, una nave dei folli che naviga a vista in un mare di trasformazioni radicali, spesso subite senza un vero dibattito pubblico. Dalla "smartizzazione" dell'esistenza alla gestione tecnocratica delle emergenze, assistiamo a una narrazione rozza, divisa tra il fideismo cieco verso gli "esperti" e un catastrofismo paralizzante.In questo scenario si inserisce il volume <b>"Un’agenda per il Paese"</b> (Editoriale Scientifica, 2026), curato da Carlo Iannello, Guido Cappelli e Ciro Silvestri. Un’opera che, come sottolinea il Professor Giustiniani, non si limita a contemplare il declino, ma propone tre livelli di intervento:<br /><ol><li><b>Politico-istituzionale:</b> Invertire la contro-rivoluzione economica degli anni ’70.</li><li><b>Filosofico:</b> Superare il positivismo "sciancato" dell'economia attuale.</li><li><b>Spirituale:</b> Promuovere un risveglio contemplativo generale.</li></ol><b>Ricostruire l'Italia</b><br /><ul><li><b>Il Lavoro e il Sindacato:</b> Ciro Silvestri invita a trasformare la rabbia in proposta. Il sindacato deve tornare a essere motore di conflitto sociale per l'emancipazione, rompendo lo schema delle "emergenze perenni" che sospendono i diritti.</li><li><b>La Persona al Centro:</b> Pasquale Giustiniani indica nella riscoperta dell'essere umano il criterio cardine per le politiche pubbliche, specialmente in ambiti vitali come la salute.</li><li><b>La Politica Estera e la Sovranità:</b> Salvatore Minolfi critica il carattere gregario dell'Italia nel post-Guerra Fredda, auspicando un ritorno allo spirito del 1989 e a un'architettura di sicurezza indivisibile.</li><li><b>Servizi Pubblici e Mercato:</b> Carlo Iannello denuncia come, dal 1994, i servizi essenziali (come l'energia) siano stati consegnati a logiche speculative. La soluzione? Un percorso inverso rispetto alle liberalizzazioni selvagge degli anni '90.</li><li><b>Lo Sfacelo dell'Istruzione:</b> Elisabetta Frezza descrive una scuola "malata di riformite" e vittima dell'abuso digitale che riduce la neuroplasticità dei giovani. Carmela Cappelli lancia l'allarme sull'università, soffocata da burocrazia e metriche quantitative (ANVUR) che uccidono la libertà di ricerca.</li><li><b>Cultura e CEOpolitica:</b> Federico Greco mette in guardia dalla "CEOpolitica", dove i grandi soggetti privati sovranazionali dettano l'agenda culturale a scapito dello Stato.</li><li><b>Tecnologia e Controllo:</b> Stefano Isola analizza la "smartizzazione" come progetto di controllo cibernetico, un’automatizzazione della vita che ci consegna a una condizione di minorità intellettuale.</li></ul><b>La linfa del cambiamento</b><br /><br />Nelle conclusioni di Gabriele Guzzi emerge una verità fondamentale: la democrazia vive di premesse etiche che non può produrre da sola. Questa linfa, storicamente individuata nel Cristianesimo, può ancora alimentare una nuova fioritura politica, purché si abbia il coraggio di una marcia indietro rispetto ai modelli disumanizzanti degli ultimi decenni.Un'agenda, dunque, che è un atto di coraggio: per trasformare la paura in speranza e restituire lo Stato ai suoi cittadini.]]></itunes:summary><itunes:duration>656</itunes:duration><itunes:keywords>agendaperilpaese,attualità2026,dirittisociali,economiaetica,filosofiapolitica,giustinianireport,lavoro,pasqualegiustiniani,politicaitaliana,recensionelibri,scuolaeuniversità,sovranitàdemocratica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La verità dello sguardo, recensione di Raccontami. Anni di storie di foto. Independently published</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-verita-dello-sguardo-recensione-di-raccontami-anni-di-storie-di-foto-independently-published--70637223</link><description><![CDATA[In questo intervento, presento Raccontami. Anni di storie di foto di Barbara Napolitano (2025), antropologa e regista napoletana. Il volume raccoglie quindici anni di fotografie e racconti nati da una rubrica culturale, intrecciando sguardo etnografico, occhio registico e sensibilità femminile. Giustiniani articola la riflessione in tre piani. Sul piano antropologico, collega il lavoro di Napolitano alla tradizione degli universali culturali — da Taylor a Boas — e alla ricerca etnografica sul territorio campano, tra archivi fotografici, riti funebri, matrimoni e fenomeni migratori. Sul piano registico, sottolinea come l'autrice costruisca ogni foto come una scena: scelte di luce, inquadratura, piani sfumati diventano strumenti narrativi consapevoli. Sul piano filosofico e sociologico, emerge il tema della scelta come atto creativo e responsabile — "SCELGO, sono io che mi fermo e inquadro" — con riferimenti a Zygmunt Bauman e alla modernità liquida. Attraverso ritratti di artisti, attrici, fotografi come Letizia Battaglia, e riflessioni sull'arte del trattenersi, il libro restituisce una Napoli culturale viva, mediata da uno sguardo che trasforma il documento in racconto. Pasquale Giustiniani per Books and Museum, rassegna quindicinale di Santa Maria la Nova in Napoli. Domenica 22 marzo 2026, ore 11.30.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70637223</guid><pubDate>Sat, 14 Mar 2026 17:59:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70637223/la_verit_dello_sguardo_recensione_di_raccontami_anni_di_storie_di_foto_independently_published.mp3" length="7064390" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>In questo intervento, presento Raccontami. Anni di storie di foto di Barbara Napolitano (2025), antropologa e regista napoletana. Il volume raccoglie quindici anni di fotografie e racconti nati da una rubrica culturale, intrecciando sguardo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo intervento, presento Raccontami. Anni di storie di foto di Barbara Napolitano (2025), antropologa e regista napoletana. Il volume raccoglie quindici anni di fotografie e racconti nati da una rubrica culturale, intrecciando sguardo etnografico, occhio registico e sensibilità femminile. Giustiniani articola la riflessione in tre piani. Sul piano antropologico, collega il lavoro di Napolitano alla tradizione degli universali culturali — da Taylor a Boas — e alla ricerca etnografica sul territorio campano, tra archivi fotografici, riti funebri, matrimoni e fenomeni migratori. Sul piano registico, sottolinea come l'autrice costruisca ogni foto come una scena: scelte di luce, inquadratura, piani sfumati diventano strumenti narrativi consapevoli. Sul piano filosofico e sociologico, emerge il tema della scelta come atto creativo e responsabile — "SCELGO, sono io che mi fermo e inquadro" — con riferimenti a Zygmunt Bauman e alla modernità liquida. Attraverso ritratti di artisti, attrici, fotografi come Letizia Battaglia, e riflessioni sull'arte del trattenersi, il libro restituisce una Napoli culturale viva, mediata da uno sguardo che trasforma il documento in racconto. Pasquale Giustiniani per Books and Museum, rassegna quindicinale di Santa Maria la Nova in Napoli. Domenica 22 marzo 2026, ore 11.30.]]></itunes:summary><itunes:duration>442</itunes:duration><itunes:keywords>and,antropologia,archivio,barbara,battaglia,books,culturali,etnografia,fotografia,fotografico,giustiniani,letizia,museum,napoli,napolitano,pasquale,regia,sguardo,universali,zygmunt</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>When the flowers become trees</title><link>https://www.spreaker.com/episode/when-the-flowers-become-trees--70377541</link><description><![CDATA[<b>Museo Campano in Capua, March 1st, 2026.</b> Among thousands of Matres Matutae - votive sculptures in tuff stone depicting mothers holding children - Professor Pasquale Giustiniani presents Luciano D'Angelo's new poetry collection: "When Flowers Become Trees", published by La Valle del Tempo, Naples.<br /><br />THE CENTRAL QUESTION<br />The title poses a powerful question: when will flowers become trees? In other words: when will children - freshly bloomed flowers - be able to grow into strong trees, capable of facing the world? This is not a rhetorical question. It's urgent. Because today, those flowers risk never blooming at all.<br /><br />THE NUMBERS THAT CHALLENGE US<br />In 2024, UNICEF recorded a shocking figure: 520 million children and adolescents live in active conflict zones. The highest number of interstate conflicts since World War II. In 2024 alone, at least 41,763 grave violations against minors in conflicts: +30% compared to 2023, +70% compared to 2022. But it's not just distant wars. In Italy and the Western world, another silent army: the Hikikomori - "staying apart". Over one million worldwide, one hundred thousand in Italy alone. Young people who withdraw from social life, shutting themselves in their homes for months, even years. Then there are the NEETs: 1.3 million young Italians aged 15-29 who neither study nor work. Italy ranks second in Europe. Over 2 million if we extend the age range to 34.<br /><br />THE CAIVANO DECREE<br />The State's response? The so-called "Caivano Decree" - Law 159/2023. A repressive approach: urban bans, facilitated pre-trial detention, harsher drug penalties. Result: in 2024, young detainees in Juvenile Penal Institutions reached 500 - a decade-high record. Pre-trial admissions jumped from 243 to 340. The Antigone Association speaks of a "destructive surge" for a juvenile justice system traditionally focused on education, not punishment.<br /><br />LEOPARDI AND THE BROOM FLOWERS<br />Giustiniani then takes us from the Museo Campano to the slopes of Mount Vesuvius, where Giacomo Leopardi composed "La ginestra" (The Broom). That desert flower, fragile yet resilient, growing among "barren ashes" and "hardened lava". Leopardi's question resonates today: is it worth becoming trees in a world that might crush us? The broom flower bows its head "under the mortal weight", but does so "defiantly" - aware, fighting, never pleading.<br /><br />THE POET ALBATROSS<br />Giustiniani closes with Baudelaire: the poet is like the albatross - magnificent in flight, clumsy on land. Its giant wings prevent it from walking when exiled among mocking men. Luciano D'Angelo has those wings. And the final wish is Baudelairean: "Flee far from these poisonous miasmas; go purify yourself in the higher air".<br /><br /><b>"When Flowers Become Trees" is question, promise, and hope.</b> Above all, it's a cry: truly listening to adolescents means accepting that their voice may be uncomfortable, dissonant, provocative. But also generative, lucid, necessary. Because growth is never linear. And social change needs that restless force that only adolescence can bring.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70377541</guid><pubDate>Sun, 01 Mar 2026 20:01:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70377541/when_the_flowers_become_trees.mp3" length="21068397" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Museo Campano in Capua, March 1st, 2026. 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Because today, those flowers risk never blooming at all.<br /><br />THE NUMBERS THAT CHALLENGE US<br />In 2024, UNICEF recorded a shocking figure: 520 million children and adolescents live in active conflict zones. The highest number of interstate conflicts since World War II. In 2024 alone, at least 41,763 grave violations against minors in conflicts: +30% compared to 2023, +70% compared to 2022. But it's not just distant wars. In Italy and the Western world, another silent army: the Hikikomori - "staying apart". Over one million worldwide, one hundred thousand in Italy alone. Young people who withdraw from social life, shutting themselves in their homes for months, even years. Then there are the NEETs: 1.3 million young Italians aged 15-29 who neither study nor work. Italy ranks second in Europe. Over 2 million if we extend the age range to 34.<br /><br />THE CAIVANO DECREE<br />The State's response? The so-called "Caivano Decree" - Law 159/2023. A repressive approach: urban bans, facilitated pre-trial detention, harsher drug penalties. Result: in 2024, young detainees in Juvenile Penal Institutions reached 500 - a decade-high record. Pre-trial admissions jumped from 243 to 340. The Antigone Association speaks of a "destructive surge" for a juvenile justice system traditionally focused on education, not punishment.<br /><br />LEOPARDI AND THE BROOM FLOWERS<br />Giustiniani then takes us from the Museo Campano to the slopes of Mount Vesuvius, where Giacomo Leopardi composed "La ginestra" (The Broom). That desert flower, fragile yet resilient, growing among "barren ashes" and "hardened lava". Leopardi's question resonates today: is it worth becoming trees in a world that might crush us? The broom flower bows its head "under the mortal weight", but does so "defiantly" - aware, fighting, never pleading.<br /><br />THE POET ALBATROSS<br />Giustiniani closes with Baudelaire: the poet is like the albatross - magnificent in flight, clumsy on land. Its giant wings prevent it from walking when exiled among mocking men. Luciano D'Angelo has those wings. And the final wish is Baudelairean: "Flee far from these poisonous miasmas; go purify yourself in the higher air".<br /><br /><b>"When Flowers Become Trees" is question, promise, and hope.</b> Above all, it's a cry: truly listening to adolescents means accepting that their voice may be uncomfortable, dissonant, provocative. But also generative, lucid, necessary. Because growth is never linear. And social change needs that restless force that only adolescence can bring.]]></itunes:summary><itunes:duration>878</itunes:duration><itunes:keywords>adolescence,baudelaire,bookreview2026,childhoodatrisk,contemporarypoetry,giustinianireport,hikikomori,italianculture,italianpoetry,juvenilejustice,leopardi,lucianodangelo,neet,pasqualegiustiniani,podcastenglish,socialbioethics,socialcriticism,socialliterature,whenflowersbeccometrees,youthcrisis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cf72724ea5cac56a4618fdf6a103efd.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando i fiori diventeranno alberi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-i-fiori-diventeranno-alberi--70377506</link><description><![CDATA[<b>Museo Campano di Capua, 1 marzo 2026</b>. Tra le migliaia di Matres Matutae - sculture votive in tufo che raffigurano madri con bambini in braccio - il professor Pasquale Giustiniani presenta la nuova silloge di Luciano D'Angelo: "Quando i fiori diventeranno alberi", edita da La Valle del Tempo di Napoli. <br /><br />Il titolo è un interrogativo potente: quando i fiori diventeranno alberi? Ovvero: quando i bambini - i fiori appena sbocciati - potranno crescere e diventare alberi forti, capaci di affrontare il mondo? La domanda non è retorica. È urgente. Perché oggi quei fiori rischiano di non sbocciare affatto. <br /><br />L'Unicef nel 2024 ha registrato un numero record: 520 milioni di bambini e adolescenti vivono in zone di conflitto attivo. Il maggior numero di conflitti tra Stati dalla Seconda Guerra Mondiale. Nel 2024, almeno 41.763 gravi violazioni contro minori nei conflitti: +30% rispetto al 2023, +70% rispetto al 2022. Ma non è solo la guerra lontana. In Italia e nel mondo occidentale, un altro esercito silenzioso: gli Hikikomori - "stare in disparte". Oltre un milione nel mondo, centomila solo in Italia. Giovani che si ritirano dalla vita sociale, chiudendosi in casa per mesi, anni. E poi i NEET: 1,3 milioni di giovani italiani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano. Italia seconda in Europa. Oltre 2 milioni se estendiamo fino ai 34 anni.<br /><br />La risposta dello Stato? Il cosiddetto "Decreto Caivano" - Legge 159/2023. Approccio repressivo: daspo urbano, custodia cautelare facilitata, inasprimento pene per stupefacenti. Risultato: nel 2024 i giovani detenuti negli Istituti Penali Minorili hanno toccato quota 500 - record dell'ultimo decennio. Gli ingressi cautelari sono balzati da 243 a 340. L'associazione Antigone parla di "impennata distruttiva" per un sistema di giustizia minorile tradizionalmente educativo, non punitivo. <br /><br /><b>- LEOPARDI E LE GINESTRE</b><br />Giustiniani ci porta poi dal Museo Campano alle falde del Vesuvio, dove Giacomo Leopardi compose "La ginestra". Quel fiore del deserto, fragile eppure resistente, che cresce tra "ceneri infeconde" e "impietrata lava". La domanda leopardiana risuona oggi: vale la pena diventare alberi in un mondo che forse ci schiaccerà? La ginestra piega il capo "sotto il fascio mortal", ma lo fa in modo "renitente" - consapevole, combattente, mai supplice.<br /><b>- IL POETA ALBATRO</b><br />Giustiniani chiude con Baudelaire: il poeta è come l'albatro - magnifico in volo, goffo a terra. Le ali di gigante gli impediscono di camminare quando è esiliato tra gli uomini che lo deridono. Luciano D'Angelo ha ququelle ali. E l'augurio finale è baudeleriano: "Fuggi ben lontano da questi ammorbanti miasmi; va a purificarti nell'aria superiore". <br /><br />"Quando i fiori diventeranno alberi" è domanda, promessa, auspicio. Soprattutto è un grido: ascoltare davvero gli adolescenti significa accettare che la loro voce sia scomoda, dissonante, provocatoria. Ma anche generativa, lucida, necessaria. Perché la crescita non è mai lineare. E il cambiamento sociale ha bisogno di quella forza inquieta che solo l'adolescenza sa portare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70377506</guid><pubDate>Sun, 01 Mar 2026 19:56:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70377506/quando_i_fiori_diventeranno_alberi.mp3" length="18657115" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Museo Campano di Capua, 1 marzo 2026. 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Perché oggi quei fiori rischiano di non sbocciare affatto. <br /><br />L'Unicef nel 2024 ha registrato un numero record: 520 milioni di bambini e adolescenti vivono in zone di conflitto attivo. Il maggior numero di conflitti tra Stati dalla Seconda Guerra Mondiale. Nel 2024, almeno 41.763 gravi violazioni contro minori nei conflitti: +30% rispetto al 2023, +70% rispetto al 2022. Ma non è solo la guerra lontana. In Italia e nel mondo occidentale, un altro esercito silenzioso: gli Hikikomori - "stare in disparte". Oltre un milione nel mondo, centomila solo in Italia. Giovani che si ritirano dalla vita sociale, chiudendosi in casa per mesi, anni. E poi i NEET: 1,3 milioni di giovani italiani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano. Italia seconda in Europa. Oltre 2 milioni se estendiamo fino ai 34 anni.<br /><br />La risposta dello Stato? Il cosiddetto "Decreto Caivano" - Legge 159/2023. Approccio repressivo: daspo urbano, custodia cautelare facilitata, inasprimento pene per stupefacenti. Risultato: nel 2024 i giovani detenuti negli Istituti Penali Minorili hanno toccato quota 500 - record dell'ultimo decennio. Gli ingressi cautelari sono balzati da 243 a 340. L'associazione Antigone parla di "impennata distruttiva" per un sistema di giustizia minorile tradizionalmente educativo, non punitivo. <br /><br /><b>- LEOPARDI E LE GINESTRE</b><br />Giustiniani ci porta poi dal Museo Campano alle falde del Vesuvio, dove Giacomo Leopardi compose "La ginestra". Quel fiore del deserto, fragile eppure resistente, che cresce tra "ceneri infeconde" e "impietrata lava". La domanda leopardiana risuona oggi: vale la pena diventare alberi in un mondo che forse ci schiaccerà? La ginestra piega il capo "sotto il fascio mortal", ma lo fa in modo "renitente" - consapevole, combattente, mai supplice.<br /><b>- IL POETA ALBATRO</b><br />Giustiniani chiude con Baudelaire: il poeta è come l'albatro - magnifico in volo, goffo a terra. Le ali di gigante gli impediscono di camminare quando è esiliato tra gli uomini che lo deridono. Luciano D'Angelo ha ququelle ali. E l'augurio finale è baudeleriano: "Fuggi ben lontano da questi ammorbanti miasmi; va a purificarti nell'aria superiore". <br /><br />"Quando i fiori diventeranno alberi" è domanda, promessa, auspicio. Soprattutto è un grido: ascoltare davvero gli adolescenti significa accettare che la loro voce sia scomoda, dissonante, provocatoria. Ma anche generativa, lucida, necessaria. Perché la crescita non è mai lineare. 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There is also a critical analysis of the post-1884 Risanamento, which radically transformed the historic center despite the protests of Benedetto Croce and Matilde Serao.<br />The crucial question that runs through the work is a compelling one: is it more logical to build new sacred buildings or to reclaim unused ancient monuments? The author offers virtuous examples such as the Humanities Library in the former convent of Sant'Antoniello in Piazza Bellini, demonstrating how intelligent reuse can save buildings of great historical importance.<br />The second volume, "One, None, Two Thousand Five Hundred Naples. Literature that Tells the City" by Francesco Divenuto, Clorinda Irace, and Mario Rovinello, reopens the game of reflection through literature. The book examines the city in its complexity and elusiveness, addressing themes such as the "city that heals" with the Ospedale degli Incurabili and San Giuseppe Moscati, mass tourism, the Neapolitan "musical vortex" from its origins to Geolier, and even football as an identity-defining phenomenon.<br />As Rovinello observes: "The image of a stagnant city is untenable; rather, multiple realities emerge, coexisting within the same urban body. A Naples that is both a genius loci, a lifeblood and a source of dissolution."<br />The volumes will be presented as part of the Books &amp; Museum event at the Monumental Complex of Santa Maria la Nova, directed by Professor Giuseppe Reale.<br />A podcast for those who want to understand Naples beyond stereotypes, questioning the relationship between past and future, between preservation and transformation, between identity and change.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69023392</guid><pubDate>Sat, 13 Dec 2025 14:02:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69023392/sacred_space_and_literature_naples_what_a_passion.mp3" length="56615085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>In this episode, I present two volumes from the NapoliStoria Pocket series published by La Valle del Tempo, on the occasion of the celebrations for the 2,500th anniversary of the city of Naples.
The first volume, "Sacred Space in the Changing City:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In this episode, I present two volumes from the NapoliStoria Pocket series published by La Valle del Tempo, on the occasion of the celebrations for the 2,500th anniversary of the city of Naples.<br />The first volume, "Sacred Space in the Changing City: The Churches of Naples Through the Centuries" by Francesco Divenuto, is an innovative guide describing Neapolitan urban history through its sacred buildings, from the arrival of the new religious orders in the 16th century to contemporary transformations.<br />Divenuto analyzes each building in relation to the history of the place and urban transformations: from the 17th-century Baroque dominated by Cosimo Fanzago, defined as the "absolute protagonist of Neapolitan Baroque," to the 18th-century with the great masters Ferdinando Fuga, Luigi Vanvitelli, and Mario Gioffredo. There is also a critical analysis of the post-1884 Risanamento, which radically transformed the historic center despite the protests of Benedetto Croce and Matilde Serao.<br />The crucial question that runs through the work is a compelling one: is it more logical to build new sacred buildings or to reclaim unused ancient monuments? The author offers virtuous examples such as the Humanities Library in the former convent of Sant'Antoniello in Piazza Bellini, demonstrating how intelligent reuse can save buildings of great historical importance.<br />The second volume, "One, None, Two Thousand Five Hundred Naples. Literature that Tells the City" by Francesco Divenuto, Clorinda Irace, and Mario Rovinello, reopens the game of reflection through literature. The book examines the city in its complexity and elusiveness, addressing themes such as the "city that heals" with the Ospedale degli Incurabili and San Giuseppe Moscati, mass tourism, the Neapolitan "musical vortex" from its origins to Geolier, and even football as an identity-defining phenomenon.<br />As Rovinello observes: "The image of a stagnant city is untenable; rather, multiple realities emerge, coexisting within the same urban body. A Naples that is both a genius loci, a lifeblood and a source of dissolution."<br />The volumes will be presented as part of the Books &amp; Museum event at the Monumental Complex of Santa Maria la Nova, directed by Professor Giuseppe Reale.<br />A podcast for those who want to understand Naples beyond stereotypes, questioning the relationship between past and future, between preservation and transformation, between identity and change.]]></itunes:summary><itunes:duration>2359</itunes:duration><itunes:keywords>2500,architecture,baroque,churches,cosimo,cultural,divenuto,fanzago,francesco,heritage,history,la,literature,maria,naples,neapolitan,nova,planning,santa,urban</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cf72724ea5cac56a4618fdf6a103efd.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>41</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Spazio sacro e letteratura, Napoli che passione!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/spazio-sacro-e-letteratura-napoli-che-passione--69023348</link><description><![CDATA[In questo episodio presento due volumi della collana NapoliStoria Pocket editi da La Valle del Tempo, in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della città di Napoli. Il primo volume, "Lo spazio sacro nella città che cambia. Le chiese di Napoli attraverso i secoli" di Francesco Divenuto, costituisce una guida innovativa che descrive la storia urbana napoletana attraverso i suoi edifici sacri, dall'arrivo dei nuovi Ordini religiosi nel Cinquecento fino alle trasformazioni contemporanee. Divenuto analizza ogni edificio in rapporto alla storia del luogo e alle trasformazioni urbane: dal Seicento barocco dominato da Cosimo Fanzago, definito "protagonista assoluto del barocco napoletano", al Settecento con i grandi maestri Ferdinando Fuga, Luigi Vanvitelli e Mario Gioffredo. Non manca l'analisi critica del Risanamento post-1884, che trasformò radicalmente il centro storico nonostante le proteste di Benedetto Croce e Matilde Serao. La domanda cruciale che attraversa l'opera è di stringente attualità: è più logico costruire nuovi edifici sacri o recuperare gli antichi monumenti inutilizzati? L'autore propone esempi virtuosi come la Biblioteca di Area Umanistica nell'ex convento di Sant'Antoniello a Piazza Bellini, dimostrando come il riutilizzo intelligente possa salvare edifici di grande importanza storica. Il secondo volume, "Una, nessuna, duemilacinquecento Napoli. La letteratura che racconta la città" di Francesco Divenuto, Clorinda Irace e Mario Rovinello, ri-apre i giochi della riflessione attraverso la letteratura. Il libro guarda alla città nella sua complessità e inafferrabilità, affrontando temi come la "città che cura" con l'Ospedale degli Incurabili e San Giuseppe Moscati, il turismo di massa, il "vortice musicale" napoletano dalle origini fino a Geolier, e persino il calcio come fenomeno identitario. Come osserva Rovinello: "Non è condivisibile l'immagine di una città in stagnazione, piuttosto emergono molteplici realtà che coabitano nello stesso corpo urbano. Una Napoli genius loci, linfa vitale e causa di dissolvimento". I volumi saranno presentati nell'ambito della rassegna Books &amp; Museum al Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova, diretta dal prof. Giuseppe Reale. Un podcast per chi vuole comprendere Napoli oltre gli stereotipi, interrogandosi sul rapporto tra passato e futuro, tra conservazione e trasformazione, tra identità e cambiamento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69023348</guid><pubDate>Sat, 13 Dec 2025 13:56:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69023348/spazio_sacro_e_letteratura_napoli_che_passione.mp3" length="33137519" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>In questo episodio presento due volumi della collana NapoliStoria Pocket editi da La Valle del Tempo, in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della città di Napoli. Il primo volume, "Lo spazio sacro nella città che cambia. 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Non manca l'analisi critica del Risanamento post-1884, che trasformò radicalmente il centro storico nonostante le proteste di Benedetto Croce e Matilde Serao. La domanda cruciale che attraversa l'opera è di stringente attualità: è più logico costruire nuovi edifici sacri o recuperare gli antichi monumenti inutilizzati? L'autore propone esempi virtuosi come la Biblioteca di Area Umanistica nell'ex convento di Sant'Antoniello a Piazza Bellini, dimostrando come il riutilizzo intelligente possa salvare edifici di grande importanza storica. Il secondo volume, "Una, nessuna, duemilacinquecento Napoli. La letteratura che racconta la città" di Francesco Divenuto, Clorinda Irace e Mario Rovinello, ri-apre i giochi della riflessione attraverso la letteratura. Il libro guarda alla città nella sua complessità e inafferrabilità, affrontando temi come la "città che cura" con l'Ospedale degli Incurabili e San Giuseppe Moscati, il turismo di massa, il "vortice musicale" napoletano dalle origini fino a Geolier, e persino il calcio come fenomeno identitario. Come osserva Rovinello: "Non è condivisibile l'immagine di una città in stagnazione, piuttosto emergono molteplici realtà che coabitano nello stesso corpo urbano. Una Napoli genius loci, linfa vitale e causa di dissolvimento". I volumi saranno presentati nell'ambito della rassegna Books &amp; Museum al Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova, diretta dal prof. Giuseppe Reale. 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Tra rivolte popolari, eruzione del Vesuvio, peste e superstizioni, la vita di Salvator Rosa diventa lente per leggere un’epoca inquieta e modernissima. L’intervento del prof. Pasquale Giustiniani illumina il contesto storico, il ruolo degli Spagnoli, il Vesuvio del 1631 e la grande peste del 1656, restituendo la forza narrativa e simbolica del romanzo. Un dialogo vivo tra storia, letteratura e memoria collettiva.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68802224</guid><pubDate>Sun, 30 Nov 2025 00:48:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68802224/le_spine_del_rosa_daniela_marra_la_vita_romanzata_di_salvator_rosa.mp3" length="11871783" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Un viaggio nella Napoli del Seicento attraverso il romanzo Le spine del Rosa di Daniela Marra. 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In this podcast preview, I present the critical issues of my speech: The fracture between feeling and reason: Leopardi contrasted the poetic voice (which sees death as a transition to the divine) with cold rationality. Today, death is reduced to a clinical fact: cessation of brain functions, ASL procedures, lethal drugs. In Italy, 15 people have obtained assisted suicide since 2019. But if it's a right, why ask the community to provide means and assistance? The role of Local Health Authorities and Ethics Committees: After the Cappato ruling, Italian health authorities authorize assisted suicide through Territorial Ethics Committees. Two women from Campania with ALS have just received approval. But who controls these bodies? With differentiated autonomy, will each Region have different rules on death? The crossroads of Ethics Committees: Who are the bioethics experts who decide? Are philosophical or theological studies enough? The risk is perpetuating ideological oppositions instead of dialogue. The crucial question: Is providing lethal drugs assistance to a right or complicity with unheard despair? If those who ask to die do so because palliative care, pain therapy, and psychological support are lacking, shouldn't we first revise the care system? I don't offer easy answers, but questions we can no longer avoid. In an age that has emptied death of religious meaning, we must at least prevent it from becoming the last, definitive loneliness. Listen to the preview and follow me at the November 21 conference in Nola.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68591410</guid><pubDate>Sun, 16 Nov 2025 16:48:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68591410/end_of_life_bioethics_biolaw_and_the_theological_dimension.mp3" length="21890925" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>End of Life: Bioethics, Law and Theology - Preview of the Nola Conference Description: On November 21, 2025, I will be speaking at the conference "End of Life between Bioethics, Biolaw and Theological Dimension" organized in Nola (Italy) by UGCI, AMCI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[End of Life: Bioethics, Law and Theology - Preview of the Nola Conference Description: On November 21, 2025, I will be speaking at the conference "End of Life between Bioethics, Biolaw and Theological Dimension" organized in Nola (Italy) by UGCI, AMCI and Scuola Bruniana. In this podcast preview, I present the critical issues of my speech: The fracture between feeling and reason: Leopardi contrasted the poetic voice (which sees death as a transition to the divine) with cold rationality. Today, death is reduced to a clinical fact: cessation of brain functions, ASL procedures, lethal drugs. In Italy, 15 people have obtained assisted suicide since 2019. But if it's a right, why ask the community to provide means and assistance? The role of Local Health Authorities and Ethics Committees: After the Cappato ruling, Italian health authorities authorize assisted suicide through Territorial Ethics Committees. Two women from Campania with ALS have just received approval. But who controls these bodies? With differentiated autonomy, will each Region have different rules on death? The crossroads of Ethics Committees: Who are the bioethics experts who decide? Are philosophical or theological studies enough? The risk is perpetuating ideological oppositions instead of dialogue. The crucial question: Is providing lethal drugs assistance to a right or complicity with unheard despair? If those who ask to die do so because palliative care, pain therapy, and psychological support are lacking, shouldn't we first revise the care system? I don't offer easy answers, but questions we can no longer avoid. In an age that has emptied death of religious meaning, we must at least prevent it from becoming the last, definitive loneliness. 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In questa anteprima podcast, vi presento i nodi critici della mia relazione: La frattura tra sentimento e ragione: Leopardi contrapponeva la voce poetica (che vede nella morte un transito verso il divino) alla fredda razionalità. Oggi, la morte è ridotta a fatto clinico: cessazione delle funzioni cerebrali, procedure ASL, farmaci letali. In Italia, 15 persone hanno ottenuto il suicidio assistito dal 2019. Ma se è un diritto, perché chiedere alla collettività di fornire mezzi e assistenza? Il ruolo delle ASL e dei Comitati Etici: Dopo la sentenza Cappato, le ASL autorizzano il suicidio assistito tramite i Comitati Etici Territoriali. Due donne campane con SLA hanno appena ricevuto l'ok. Ma chi controlla questi organismi? Con l'autonomia differenziata, ogni Regione avrà regole diverse sulla morte? Il bivio dei Comitati Etici: Chi sono gli esperti di bioetica che decidono? Bastano studi filosofici o teologici? Il rischio è perpetuare contrapposizioni ideologiche invece di dialogare. La domanda cruciale: Fornire farmaci letali è assistenza a un diritto o complicità con una disperazione non ascoltata? Se chi chiede di morire lo fa perché mancano cure palliative, terapia del dolore, supporto psicologico, non dovremmo prima rivedere il sistema di cura? Non offro risposte facili, ma domande che non possiamo eludere. In un'epoca che ha svuotato la morte di senso religioso, dobbiamo almeno evitare che diventi l'ultima, definitiva solitudine. Ascolta l'anteprima e seguimi al convegno del 21 novembre a Nola.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68591369</guid><pubDate>Sun, 16 Nov 2025 16:45:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68591369/fine_vita_tra_bioetica_biodiritto_e_dimensione_teologica.mp3" length="18642285" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Fine vita: bioetica, diritto e teologia - Anteprima del convegno di Nola Descrizione: Il 21 novembre 2025 sarò relatore al convegno "Fine vita tra bioetica, biodiritto e dimensione teologica" organizzato a Nola da UGCI, AMCI e Scuola Bruniana. In...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fine vita: bioetica, diritto e teologia - Anteprima del convegno di Nola Descrizione: Il 21 novembre 2025 sarò relatore al convegno "Fine vita tra bioetica, biodiritto e dimensione teologica" organizzato a Nola da UGCI, AMCI e Scuola Bruniana. In questa anteprima podcast, vi presento i nodi critici della mia relazione: La frattura tra sentimento e ragione: Leopardi contrapponeva la voce poetica (che vede nella morte un transito verso il divino) alla fredda razionalità. Oggi, la morte è ridotta a fatto clinico: cessazione delle funzioni cerebrali, procedure ASL, farmaci letali. In Italia, 15 persone hanno ottenuto il suicidio assistito dal 2019. Ma se è un diritto, perché chiedere alla collettività di fornire mezzi e assistenza? Il ruolo delle ASL e dei Comitati Etici: Dopo la sentenza Cappato, le ASL autorizzano il suicidio assistito tramite i Comitati Etici Territoriali. Due donne campane con SLA hanno appena ricevuto l'ok. Ma chi controlla questi organismi? Con l'autonomia differenziata, ogni Regione avrà regole diverse sulla morte? Il bivio dei Comitati Etici: Chi sono gli esperti di bioetica che decidono? Bastano studi filosofici o teologici? Il rischio è perpetuare contrapposizioni ideologiche invece di dialogare. La domanda cruciale: Fornire farmaci letali è assistenza a un diritto o complicità con una disperazione non ascoltata? Se chi chiede di morire lo fa perché mancano cure palliative, terapia del dolore, supporto psicologico, non dovremmo prima rivedere il sistema di cura? Non offro risposte facili, ma domande che non possiamo eludere. In un'epoca che ha svuotato la morte di senso religioso, dobbiamo almeno evitare che diventi l'ultima, definitiva solitudine. Ascolta l'anteprima e seguimi al convegno del 21 novembre a Nola.]]></itunes:summary><itunes:duration>777</itunes:duration><itunes:keywords>assistito biodiritto teologia,cappato comitati,costituzionale sanità,differenziata asl leopardi,dignità diritto,etici cure,filosofia morte,fine,italia campania,morale sentenza,palliative autonomia,sla,vita bioetica suicidio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>39</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tasso, luck, and AI why rediscover him today</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tasso-luck-and-ai-why-rediscover-him-today--68436516</link><description><![CDATA[🎙️ Torquato Tasso: Between Literature, Faith, and Philosophy<br />In his opening address at the Sorrento Conference (Nov 7–8, 2025), Prof. Pasquale Giustiniani explores the intellectual depth of Torquato Tasso — poet, thinker, and visionary of human destiny.<br />Tasso’s dialogue between reason and faith, imagination and theology, reveals a modern mind anticipating our own age of uncertainty and digital transformation]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68436516</guid><pubDate>Wed, 05 Nov 2025 19:08:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68436516/tasso_luck_and_ai_why_rediscover_him_today.mp3" length="4506669" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Torquato Tasso: Between Literature, Faith, and Philosophy
In his opening address at the Sorrento Conference (Nov 7–8, 2025), Prof. Pasquale Giustiniani explores the intellectual depth of Torquato Tasso — poet, thinker, and visionary of human...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ Torquato Tasso: Between Literature, Faith, and Philosophy<br />In his opening address at the Sorrento Conference (Nov 7–8, 2025), Prof. Pasquale Giustiniani explores the intellectual depth of Torquato Tasso — poet, thinker, and visionary of human destiny.<br />Tasso’s dialogue between reason and faith, imagination and theology, reveals a modern mind anticipating our own age of uncertainty and digital transformation]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:keywords>conference,faith,giustiniani,humanism,italian,literature,modernity,pasquale,philosophy,poetry,reason,renaissance,report,sorrento,studies,tasso,theology,torquato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cf72724ea5cac56a4618fdf6a103efd.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>38</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tasso, la fortuna e l’AI perché riscoprirlo oggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tasso-la-fortuna-e-l-ai-perche-riscoprirlo-oggi--68436471</link><description><![CDATA[🎙️ Torquato Tasso tra letteratura, religione e filosofia<br />Nel suo intervento introduttivo al Convegno di Sorrento, Hotel Continetal (7-8 novembre 2025), Pasquale Giustiniani esplora la complessità del pensiero tassiano: tra poesia e filosofia, tormento e provvidenza, modernità e fede.<br />Una riflessione sul Tasso “filosofo”, precursore del pensiero critico moderno e voce ancora viva nell’epoca digitale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68436471</guid><pubDate>Wed, 05 Nov 2025 19:04:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68436471/tasso_la_fortuna_e_l_ai_perch_riscoprirlo_oggi.mp3" length="7579431" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Torquato Tasso tra letteratura, religione e filosofia
Nel suo intervento introduttivo al Convegno di Sorrento, Hotel Continetal (7-8 novembre 2025), Pasquale Giustiniani esplora la complessità del pensiero tassiano: tra poesia e filosofia, tormento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ Torquato Tasso tra letteratura, religione e filosofia<br />Nel suo intervento introduttivo al Convegno di Sorrento, Hotel Continetal (7-8 novembre 2025), Pasquale Giustiniani esplora la complessità del pensiero tassiano: tra poesia e filosofia, tormento e provvidenza, modernità e fede.<br />Una riflessione sul Tasso “filosofo”, precursore del pensiero critico moderno e voce ancora viva nell’epoca digitale.]]></itunes:summary><itunes:duration>472</itunes:duration><itunes:keywords>centro,convegno,fede,filosofia,giustiniani,italiana,leopardi,letteratura,modernità,pasquale,poesia,report,rinascimento,sorrento,tasso,torquato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/24146e4adb833b41a377cf013d15554b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>38</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Drinking Bishops in the Sermons of Caesarius of Arles</title><link>https://www.spreaker.com/episode/drinking-bishops-in-the-sermons-of-caesarius-of-arles--68280823</link><description><![CDATA[<b>Drinking Bishops: Wine, Vice and the Voice of Caesarius of Arles</b><br />Arles, 5th century AD. The "Little Rome of Gaul" is a thriving city exporting wine, oil and grain throughout the empire. Its vineyards produce prestigious reds for elites and ordinary wines for workers and slaves. But behind this commercial success lies a problem that would shake the late imperial Church: rampant drunkenness among the clergy. In this episode of the Giustiniani Report, we explore the Sermons of Caesarius of Arles, bishop, monk and reformer who dedicated his preaching to combating what he called an increasingly widespread "devil's poison": the vice of immoderate drinking, particularly among bishops and high-ranking clerics. Caesarius minces no words. In his Sermons 46 and 47, he denounces bishops who organize sumptuous banquets instead of preaching, taking money from the poor to set up feasts lasting until dawn. He describes clerics forcing guests to drink "in the name of saints and angels," prelates vomiting and needing to be carried to bed by others, shepherds more interested in managing vineyards than caring for souls. Using deliberately "down-to-earth" language – suitable for farmers and the poor of his flock – Caesarius employs vivid, brutal images: he compares drunkards to "stinking sewers," describes staggering bodies and clouded eyes, denounces the practice of eating excessively salty foods just to drink immoderate quantities of wine. But there's more. Caesarius places ebrietas – habitual drunkenness – alongside the gravest sins, quoting Saint Paul: "Nor will drunkards inherit the kingdom of God." The Council of Agde in 506, which he himself presides over, explicitly prohibits drunkenness to clerics, providing for excommunication or corporal punishment. This episode takes us to 5th-6th century Arles, city of two rivers traversed by barbarian invasions, wars between Franks and Goths, dominations by Visigoths, Burgundians and Ostrogoths. Here, among the necropolises of the Alyscamps – the same fields Van Gogh would paint centuries later – Caesarius fights his moral battle. We'll discover how Western monasticism, unlike its Eastern counterpart, was more "permissive" about wine use, inheriting biblical topoi of the vine and branches. We'll see how Augustine of Hippo – whose main popularizer in Gaul was Caesarius – drank wine at every meal and how his monastic rule provided wine "for those who want it" on weekends. But above all, through the words of this forgotten and rediscovered bishop, we'll understand how fundamental concepts of classical theology passed into the Middle Ages, how the ethics of food intertwined with moral theology, and how surprisingly current problems – substance abuse, clergy corruption, conflict between earthly wealth and spiritual poverty – already afflicted the late ancient Church. A fascinating journey through the history of wine, the Church and the customs of an era of transition, where the Eucharistic chalice could transform into the chalice of excess]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68280823</guid><pubDate>Sat, 25 Oct 2025 23:39:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68280823/drinking_bishops_in_the_sermons_of_caesarius_of_arles.mp3" length="20721069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Drinking Bishops: Wine, Vice and the Voice of Caesarius of Arles
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In his Sermons 46 and 47, he denounces bishops who organize sumptuous banquets instead of preaching, taking money from the poor to set up feasts lasting until dawn. He describes clerics forcing guests to drink "in the name of saints and angels," prelates vomiting and needing to be carried to bed by others, shepherds more interested in managing vineyards than caring for souls. Using deliberately "down-to-earth" language – suitable for farmers and the poor of his flock – Caesarius employs vivid, brutal images: he compares drunkards to "stinking sewers," describes staggering bodies and clouded eyes, denounces the practice of eating excessively salty foods just to drink immoderate quantities of wine. But there's more. Caesarius places ebrietas – habitual drunkenness – alongside the gravest sins, quoting Saint Paul: "Nor will drunkards inherit the kingdom of God." The Council of Agde in 506, which he himself presides over, explicitly prohibits drunkenness to clerics, providing for excommunication or corporal punishment. This episode takes us to 5th-6th century Arles, city of two rivers traversed by barbarian invasions, wars between Franks and Goths, dominations by Visigoths, Burgundians and Ostrogoths. Here, among the necropolises of the Alyscamps – the same fields Van Gogh would paint centuries later – Caesarius fights his moral battle. We'll discover how Western monasticism, unlike its Eastern counterpart, was more "permissive" about wine use, inheriting biblical topoi of the vine and branches. We'll see how Augustine of Hippo – whose main popularizer in Gaul was Caesarius – drank wine at every meal and how his monastic rule provided wine "for those who want it" on weekends. But above all, through the words of this forgotten and rediscovered bishop, we'll understand how fundamental concepts of classical theology passed into the Middle Ages, how the ethics of food intertwined with moral theology, and how surprisingly current problems – substance abuse, clergy corruption, conflict between earthly wealth and spiritual poverty – already afflicted the late ancient Church. A fascinating journey through the history of wine, the Church and the customs of an era of transition, where the Eucharistic chalice could transform into the chalice of excess]]></itunes:summary><itunes:duration>864</itunes:duration><itunes:keywords>antiquity,arles,augustine,bishops,caesarius,capital,christian,clergy,drinking,drunkenness,ebrietas,hippo,history,roman,sermons,sins,viticulture,western,wine</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cf72724ea5cac56a4618fdf6a103efd.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>37</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vescovi bevitori nei Sermoni di Cesario di Arles</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vescovi-bevitori-nei-sermoni-di-cesario-di-arles--68280785</link><description><![CDATA[<b>Vescovi Bevitori: Il vino, il vizio e la voce di Cesario di Arles</b><br />Arles, V secolo dopo Cristo. La "Piccola Roma di Gallia" è una città fiorente che esporta vino, olio e grano in tutto l'impero. I suoi vigneti producono rossi pregiati destinati alle élite e vini ordinari per lavoratori e schiavi. Ma dietro questo successo commerciale si nasconde un problema che scuoterà la Chiesa del tardo impero: l'ubriachezza dilagante tra il clero. In questo episodio del Giustiniani Report esploriamo i Sermoni di Cesario di Arles, vescovo, monaco e riformatore che dedicò la sua predicazione a combattere quello che definiva un "veleno del diavolo" sempre più diffuso: il vizio del bere smodato, particolarmente tra vescovi e chierici di alto rango. Cesario non usa mezzi termini. Nei suoi Sermoni 46 e 47 denuncia vescovi che organizzano conviti sontuosi invece di predicare, sottraendo denaro ai poveri per allestire banchetti che durano fino all'alba. Descrive chierici che costringono gli ospiti a bere "in nome di santi e angeli", prelati che arrivano al vomito e devono essere portati a letto da altri, pastori più interessati alla gestione dei vigneti che alla cura delle anime. Attraverso un linguaggio volutamente "terra terra" – adatto ai contadini e ai poveri del suo greggio – Cesario usa immagini vivide e brutali: paragona gli ubriachi a "cloache maleodoranti", descrive corpi traballanti e occhi annebbiati, denuncia la pratica di mangiare cibi eccessivamente salati solo per poter bere quantità smodate di vino. Ma c'è di più. Cesario colloca l'ebrietas – l'ubriachezza abituale – accanto ai peccati più gravi, citando San Paolo: "Né gli ubriaconi erediteranno il regno di Dio". Il Concilio di Agde del 506, che egli stesso presiede, vieta esplicitamente l'ubriachezza ai chierici, prevedendo scomunica o pene corporali. Questo episodio ci porta nella Arles del V-VI secolo, città dei due fiumi attraversata da invasioni barbariche, guerre tra Franchi e Goti, dominazioni di Visigoti, Burgundi e Ostrogoti. È qui, tra le necropoli degli Alyscamps – gli stessi campi che Van Gogh dipingerà secoli dopo – che Cesario combatte la sua battaglia morale. Scopriremo come il monachesimo occidentale, a differenza di quello orientale, sia stato più "possibilista" sull'uso del vino, ereditando i topoi biblici della vite e dei tralci. Vedremo come Agostino d'Ippona – di cui Cesario fu il principale divulgatore nelle Gallie – bevesse vino a tutti i pasti e come la sua regola monastica prevedesse vino "per chi vuole" nel fine settimana. Ma soprattutto, attraverso le parole di questo vescovo dimenticato e riscoperto, comprenderemo come i concetti fondamentali della teologia classica siano passati al Medioevo, come l'etica dell'alimentazione si intrecciasse con la teologia morale, e come problemi sorprendentemente attuali – l'abuso di sostanze, la corruzione del clero, il conflitto tra ricchezza terrena e povertà spirituale – affliggessero già la Chiesa tardo-antica. Un viaggio affascinante nella storia del vino, della Chiesa e dei costumi di un'epoca di transizione, dove il calice eucaristico poteva trasformarsi in calice dell'eccesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68280785</guid><pubDate>Sat, 25 Oct 2025 23:34:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68280785/vescovi_bevitori_nei_sermoni_di_cesario_di_arles.mp3" length="49033767" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Vescovi Bevitori: Il vino, il vizio e la voce di Cesario di Arles
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Cesario non usa mezzi termini. Nei suoi Sermoni 46 e 47 denuncia vescovi che organizzano conviti sontuosi invece di predicare, sottraendo denaro ai poveri per allestire banchetti che durano fino all'alba. Descrive chierici che costringono gli ospiti a bere "in nome di santi e angeli", prelati che arrivano al vomito e devono essere portati a letto da altri, pastori più interessati alla gestione dei vigneti che alla cura delle anime. Attraverso un linguaggio volutamente "terra terra" – adatto ai contadini e ai poveri del suo greggio – Cesario usa immagini vivide e brutali: paragona gli ubriachi a "cloache maleodoranti", descrive corpi traballanti e occhi annebbiati, denuncia la pratica di mangiare cibi eccessivamente salati solo per poter bere quantità smodate di vino. Ma c'è di più. Cesario colloca l'ebrietas – l'ubriachezza abituale – accanto ai peccati più gravi, citando San Paolo: "Né gli ubriaconi erediteranno il regno di Dio". Il Concilio di Agde del 506, che egli stesso presiede, vieta esplicitamente l'ubriachezza ai chierici, prevedendo scomunica o pene corporali. Questo episodio ci porta nella Arles del V-VI secolo, città dei due fiumi attraversata da invasioni barbariche, guerre tra Franchi e Goti, dominazioni di Visigoti, Burgundi e Ostrogoti. È qui, tra le necropoli degli Alyscamps – gli stessi campi che Van Gogh dipingerà secoli dopo – che Cesario combatte la sua battaglia morale. Scopriremo come il monachesimo occidentale, a differenza di quello orientale, sia stato più "possibilista" sull'uso del vino, ereditando i topoi biblici della vite e dei tralci. Vedremo come Agostino d'Ippona – di cui Cesario fu il principale divulgatore nelle Gallie – bevesse vino a tutti i pasti e come la sua regola monastica prevedesse vino "per chi vuole" nel fine settimana. Ma soprattutto, attraverso le parole di questo vescovo dimenticato e riscoperto, comprenderemo come i concetti fondamentali della teologia classica siano passati al Medioevo, come l'etica dell'alimentazione si intrecciasse con la teologia morale, e come problemi sorprendentemente attuali – l'abuso di sostanze, la corruzione del clero, il conflitto tra ricchezza terrena e povertà spirituale – affliggessero già la Chiesa tardo-antica. 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This volume is not just a book—it’s a passport to an era of <b>absolute power</b>, <b>bloody revolts</b>, and a booming <b>Renaissance</b>.<br />Did you know that the attempt to introduce the <b>Spanish-style Inquisition</b> sparked one of the fiercest Neapolitan rebellions, forcing the Viceroys to retreat? We will tell you about the rise of <b>Alfonso the Magnanimous</b>, patron of intellectuals like Lorenzo Valla, who transformed Naples into a Mediterranean <b>economic epicenter</b>.We’ll discover figures like <b>Ferrante I</b>, the "Aristomonarch" who dealt with rebellious barons, and the fiery <b>Alfonso II</b>, nicknamed a "fire-breathing dragon" for his military campaigns against the Turks!It's a story of political intrigue, conflicts between Church and State, and how Naples, defying all odds, established itself as the undisputed <b>"Capital of the Kingdom."</b>If you love history, art, and plot twists worthy of a TV series, you can't miss the presentation of this volume.<br /><br />We look forward to seeing you at the Monumental Complex of Santa Maria La Nova for the <b>Books &amp; Museum</b> event.Search for "Napoli Spagnola" by Guido D'Agostino and prepare to be amazed!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68276563</guid><pubDate>Sat, 25 Oct 2025 13:35:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68276563/spanish_naples_from_alfonso_the_magnanimous_to_philip_ii_by_guido_d_agostino.mp3" length="19805229" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Hello and welcome to the Scenari Futuri Podcast!
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We are about to explore the rich and troubled history of Spanish Naples, from 1442 to 1598, thanks to the masterful work of...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Hello and welcome to the <b>Scenari Futuri Podcast!</b><br />Today, we’re launching a journey that will change the way you look at Naples.<br /><br />We are about to explore the rich and troubled history of <b>Spanish Naples</b>, from 1442 to 1598, thanks to the masterful work of <b>Guido D'Agostino</b>. This volume is not just a book—it’s a passport to an era of <b>absolute power</b>, <b>bloody revolts</b>, and a booming <b>Renaissance</b>.<br />Did you know that the attempt to introduce the <b>Spanish-style Inquisition</b> sparked one of the fiercest Neapolitan rebellions, forcing the Viceroys to retreat? We will tell you about the rise of <b>Alfonso the Magnanimous</b>, patron of intellectuals like Lorenzo Valla, who transformed Naples into a Mediterranean <b>economic epicenter</b>.We’ll discover figures like <b>Ferrante I</b>, the "Aristomonarch" who dealt with rebellious barons, and the fiery <b>Alfonso II</b>, nicknamed a "fire-breathing dragon" for his military campaigns against the Turks!It's a story of political intrigue, conflicts between Church and State, and how Naples, defying all odds, established itself as the undisputed <b>"Capital of the Kingdom."</b>If you love history, art, and plot twists worthy of a TV series, you can't miss the presentation of this volume.<br /><br />We look forward to seeing you at the Monumental Complex of Santa Maria La Nova for the <b>Books &amp; Museum</b> event.Search for "Napoli Spagnola" by Guido D'Agostino and prepare to be amazed!]]></itunes:summary><itunes:duration>826</itunes:duration><itunes:keywords>alfonsothemagnanimous,bookpresentation,booksandmuseumevent,charlesv,futurescenarios,guidodagostino,historicalcenternaples,historyofnaples,historypodcast,italianhistory,kingdomofnaples,naplesevents,naplesrevolt,philipii,santamarialanova,southernrenaissance,spanishinquisition,spanishnaples</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cf72724ea5cac56a4618fdf6a103efd.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>36</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Napoli spagnola, da Alfonso il Magnanimo a Filippo II, di Guido D'Agostino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/napoli-spagnola-da-alfonso-il-magnanimo-a-filippo-ii-di-guido-d-agostino--68276420</link><description><![CDATA[Rivolte, Re e Rinascimento: i segreti della Napoli spagnola! (Guido D'Agostino)<br /><br />Ciao e benvenuti su <b>Scenari Futuri Podcast!</b> Oggi, lanciamo un viaggio che cambierà il tuo modo di guardare Napoli.<br />Stiamo per esplorare la storia ricchissima e tormentata di <b>Napoli Spagnola</b>, dal 1442 al 1598, grazie al magistrale lavoro di <b>Guido D'Agostino</b>. Questo volume non è solo un libro, è un passaporto per un'epoca di <b>potere assoluto</b>, <b>rivolte sanguinose</b> e un <b>Rinascimento</b> in fermento.<br />Sapevi che il tentativo di introdurre l'<b>Inquisizione</b> "alla spagnola" scatenò una delle più feroci ribellioni dei Napoletani, costringendo i Viceré a fare marcia indietro? Ti racconteremo l'ascesa di <b>Alfonso il Magnanimo</b>, mecenate di intellettuali come Lorenzo Valla, che trasformò Napoli in un <b>epicentro economico</b> del Mediterraneo.Scopriremo figure come <b>Ferrante I</b>, l'"Aristomonarca" che doveva fare i conti con i baroni ribelli, e il focoso <b>Alfonso II</b>, soprannominato un "drago sputafuoco" per le sue imprese militari contro i Turchi!<br />È una storia di intrighi politici, di conflitti tra Chiesa e Stato, e di come Napoli, sfidando tutti, si sia affermata indiscussa <b>"Capitale del Regno"</b>.Se ami la storia, l'arte e i colpi di scena degni di una serie TV, non puoi perderti la presentazione di questo volume. Ti aspettiamo al Complesso di Santa Maria La Nova per l'evento <b>Books &amp; Museum</b>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68276420</guid><pubDate>Sat, 25 Oct 2025 13:28:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68276420/napoli_spagnola_da_alfonso_il_magnanimo_a_filippo_ii_di_guido_d_agostino.mp3" length="20939559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Rivolte, Re e Rinascimento: i segreti della Napoli spagnola! (Guido D'Agostino)

Ciao e benvenuti su Scenari Futuri Podcast! Oggi, lanciamo un viaggio che cambierà il tuo modo di guardare Napoli.
Stiamo per esplorare la storia ricchissima e tormentata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rivolte, Re e Rinascimento: i segreti della Napoli spagnola! (Guido D'Agostino)<br /><br />Ciao e benvenuti su <b>Scenari Futuri Podcast!</b> Oggi, lanciamo un viaggio che cambierà il tuo modo di guardare Napoli.<br />Stiamo per esplorare la storia ricchissima e tormentata di <b>Napoli Spagnola</b>, dal 1442 al 1598, grazie al magistrale lavoro di <b>Guido D'Agostino</b>. Questo volume non è solo un libro, è un passaporto per un'epoca di <b>potere assoluto</b>, <b>rivolte sanguinose</b> e un <b>Rinascimento</b> in fermento.<br />Sapevi che il tentativo di introdurre l'<b>Inquisizione</b> "alla spagnola" scatenò una delle più feroci ribellioni dei Napoletani, costringendo i Viceré a fare marcia indietro? Ti racconteremo l'ascesa di <b>Alfonso il Magnanimo</b>, mecenate di intellettuali come Lorenzo Valla, che trasformò Napoli in un <b>epicentro economico</b> del Mediterraneo.Scopriremo figure come <b>Ferrante I</b>, l'"Aristomonarca" che doveva fare i conti con i baroni ribelli, e il focoso <b>Alfonso II</b>, soprannominato un "drago sputafuoco" per le sue imprese militari contro i Turchi!<br />È una storia di intrighi politici, di conflitti tra Chiesa e Stato, e di come Napoli, sfidando tutti, si sia affermata indiscussa <b>"Capitale del Regno"</b>.Se ami la storia, l'arte e i colpi di scena degni di una serie TV, non puoi perderti la presentazione di questo volume. Ti aspettiamo al Complesso di Santa Maria La Nova per l'evento <b>Books &amp; Museum</b>.]]></itunes:summary><itunes:duration>1307</itunes:duration><itunes:keywords>alfonsoilmagnanimo,aristomonarca,booksandmuseum,carlov,centrostoriconapoli,complessomonumentale,coscienzeepotere,eventinapoli,filippoii,guidodagostino,inquisizione,napolispagnola,presentazionelibro,regnodinapoli,rinascimentomeridionale,rivoltanapoli,santamarialanova,storiadinapoli,storiamoderna,viceré</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/24146e4adb833b41a377cf013d15554b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>36</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The anonymous birth, the breach opened by the Consulta has not yet been closed by Parliament</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-anonymous-birth-the-breach-opened-by-the-consulta-has-not-yet-been-closed-by-parliament--67315172</link><description><![CDATA[# The Right to Know One's Origins: A Still Ongoing Legal Battle<br />## The Turning Point of 2013: When Absolute Anonymity Becomes Unconstitutional<br />Italy has experienced a silent revolution in the field of human rights. In 2013, the Constitutional Court declared absolute and irreversible maternal anonymity unconstitutional, breaching a system that for decades had prioritized the protection of the mother at the expense of the child's right to know his or her origins.<br />Ruling 278/2013 marks a watershed moment: no longer a secret frozen in time, but the judge's ability to consult the biological mother who had chosen anonymity, verifying whether this desire persists after years.<br />## The Case That Changed Everything<br />Behind this legal revolution is the story of R.M., a woman who discovered she had been adopted only during her marital separation. The lack of information about her origins prevented her from obtaining a complete medical history, hindering diagnosis and treatment for conditions that would have required a family history.<br />## Legislative limbo: eleven years of waiting<br />Despite the clear indication from the Constitutional Court, the Italian legislature has yet to act. Since 2015, several bills have been introduced—all of which have remained dead letters—while the courts are struggling with internal "mini-protocols" to implement the constitutional ruling.<br />## The questions that remain<br />The bill raises crucial questions for the future:<br />- How can we protect those seeking their origins for health reasons, when genetic diseases could be treated through genetic mapping?<br />- How can we overcome the discrimination faced by former cancer patients in accessing banking and insurance services?<br />- Why does the legislature continue to ignore fundamental human rights?<br />## An evolving European law<br />The issue is not unique to Italy. The European Court of Human Rights condemned Italy in the Godelli case (2012) for the lack of balancing mechanisms, while in France it recently ruled out any violations of Article 8 of the Convention.<br />The picture that emerges is one of a constantly evolving law, where the balance between maternal anonymity and the search for origins remains an open challenge, awaiting the legislator's emergence from its long slumber.<br />---<br />*An in-depth analysis by Pasquale Giustiniani that captures the state of the art of an issue destined to impact thousands of lives and which strikes at the very heart of human rights in the 21st century.*<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67315172</guid><pubDate>Sat, 09 Aug 2025 22:13:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67315172/the_anonymous_birth_the_breach_opened_by_the_consulta_has_not_yet_been_closed_by_parliament.mp3" length="21470650" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle># The Right to Know One's Origins: A Still Ongoing Legal Battle
## The Turning Point of 2013: When Absolute Anonymity Becomes Unconstitutional
Italy has experienced a silent revolution in the field of human rights. In 2013, the Constitutional Court...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[# The Right to Know One's Origins: A Still Ongoing Legal Battle<br />## The Turning Point of 2013: When Absolute Anonymity Becomes Unconstitutional<br />Italy has experienced a silent revolution in the field of human rights. In 2013, the Constitutional Court declared absolute and irreversible maternal anonymity unconstitutional, breaching a system that for decades had prioritized the protection of the mother at the expense of the child's right to know his or her origins.<br />Ruling 278/2013 marks a watershed moment: no longer a secret frozen in time, but the judge's ability to consult the biological mother who had chosen anonymity, verifying whether this desire persists after years.<br />## The Case That Changed Everything<br />Behind this legal revolution is the story of R.M., a woman who discovered she had been adopted only during her marital separation. The lack of information about her origins prevented her from obtaining a complete medical history, hindering diagnosis and treatment for conditions that would have required a family history.<br />## Legislative limbo: eleven years of waiting<br />Despite the clear indication from the Constitutional Court, the Italian legislature has yet to act. Since 2015, several bills have been introduced—all of which have remained dead letters—while the courts are struggling with internal "mini-protocols" to implement the constitutional ruling.<br />## The questions that remain<br />The bill raises crucial questions for the future:<br />- How can we protect those seeking their origins for health reasons, when genetic diseases could be treated through genetic mapping?<br />- How can we overcome the discrimination faced by former cancer patients in accessing banking and insurance services?<br />- Why does the legislature continue to ignore fundamental human rights?<br />## An evolving European law<br />The issue is not unique to Italy. The European Court of Human Rights condemned Italy in the Godelli case (2012) for the lack of balancing mechanisms, while in France it recently ruled out any violations of Article 8 of the Convention.<br />The picture that emerges is one of a constantly evolving law, where the balance between maternal anonymity and the search for origins remains an open challenge, awaiting the legislator's emergence from its long slumber.<br />---<br />*An in-depth analysis by Pasquale Giustiniani that captures the state of the art of an issue destined to impact thousands of lives and which strikes at the very heart of human rights in the 21st century.*<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1340</itunes:duration><itunes:keywords>adoption,anonymity,anonymous,bioethics,biological,birth,constitutional,court,family,fundamental,identity,italian,law,maternal,origin,origins,personal,rights,search</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7cf72724ea5cac56a4618fdf6a103efd.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>35</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il parto anonimo, la breccia aperta dalla Consulta ancora non è stata chiusa dal Parlamento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-parto-anonimo-la-breccia-aperta-dalla-consulta-ancora-non-e-stata-chiusa-dal-parlamento--67315149</link><description><![CDATA[Il Diritto a Conoscere le Proprie Origini: Una Battaglia Giuridica Ancora Aperta La svolta del 2013: quando l'anonimato assoluto diventa incostituzionale L'Italia ha vissuto una rivoluzione silenziosa nel campo dei diritti della persona. Nel 2013, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l'anonimato materno assoluto e irreversibile, aprendo una breccia in un sistema che per decenni aveva privilegiato la protezione della madre a discapito del diritto del figlio a conoscere le proprie origini. La sentenza 278/2013 segna uno spartiacque: non più un segreto cristallizzato nel tempo, ma la possibilità per il giudice di interpellare la madre biologica che aveva scelto l'anonimato, verificando se tale volontà persiste ancora dopo anni. Il caso che ha cambiato tutto Dietro questa rivoluzione giuridica c'è la storia di R.M., una donna che ha scoperto di essere stata adottata solo durante la propria separazione matrimoniale. La mancanza di informazioni sulle proprie origini le aveva impedito di avere un quadro medico completo, ostacolando diagnosi e cure per patologie che avrebbero richiesto un'anamnesi familiare. Il limbo legislativo: undici anni di attesa Nonostante la chiara indicazione della Consulta, il legislatore italiano non è ancora intervenuto. Dal 2015 si sono susseguiti diversi disegni di legge - tutti rimasti lettera morta - mentre i tribunali si arrangiano con "mini-protocolli" interni per applicare la sentenza costituzionale. Le domande che restano aperte Il testo solleva interrogativi cruciali per il futuro:<ul><li>Come tutelare chi cerca le proprie origini per motivi di salute, quando malattie genetiche potrebbero essere curate attraverso la mappatura genetica?</li><li>Come superare le discriminazioni che colpiscono gli ex malati oncologici nell'accesso ai servizi bancari e assicurativi?</li><li>Perché il legislatore continua a ignorare diritti fondamentali della persona?</li></ul>Un diritto europeo in evoluzione La questione non è solo italiana. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia nel caso Godelli (2012) per l'assenza di meccanismi di bilanciamento, mentre in Francia ha recentemente escluso violazioni dell'articolo 8 della Convenzione. Il quadro che emerge è quello di un diritto in continua evoluzione, dove il bilanciamento tra anonimato materno e ricerca delle origini resta una sfida aperta, in attesa che il legislatore esca dal suo lungo sonno. Un'analisi approfondita di Pasquale Giustiniani che fotografa lo stato dell'arte di una questione destinata a influenzare migliaia di vite e che tocca il cuore stesso dei diritti della persona nel XXI secolo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67315149</guid><pubDate>Sat, 09 Aug 2025 22:08:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67315149/il_parto_anonimo_la_breccia_aperta_dalla_consulta_ancora_non_stata_chiusa_dal_parlamento.mp3" length="28623789" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Il Diritto a Conoscere le Proprie Origini: Una Battaglia Giuridica Ancora Aperta La svolta del 2013: quando l'anonimato assoluto diventa incostituzionale L'Italia ha vissuto una rivoluzione silenziosa nel campo dei diritti della persona. 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Le domande che restano aperte Il testo solleva interrogativi cruciali per il futuro:<ul><li>Come tutelare chi cerca le proprie origini per motivi di salute, quando malattie genetiche potrebbero essere curate attraverso la mappatura genetica?</li><li>Come superare le discriminazioni che colpiscono gli ex malati oncologici nell'accesso ai servizi bancari e assicurativi?</li><li>Perché il legislatore continua a ignorare diritti fondamentali della persona?</li></ul>Un diritto europeo in evoluzione La questione non è solo italiana. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia nel caso Godelli (2012) per l'assenza di meccanismi di bilanciamento, mentre in Francia ha recentemente escluso violazioni dell'articolo 8 della Convenzione. Il quadro che emerge è quello di un diritto in continua evoluzione, dove il bilanciamento tra anonimato materno e ricerca delle origini resta una sfida aperta, in attesa che il legislatore esca dal suo lungo sonno. 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Grazia Le Mura, a narrative of life and lives</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-my-left-pocket-grazia-le-mura-a-narrative-of-life-and-lives--66772803</link><description><![CDATA[Nella mia tasca sinistra ("In My Left Pocket"), by Grazia Le Mura is a powerful and necessary novel that blends personal narrative with collective memory in the post-colonial context of Burkina Faso. At the heart of the story is Djuma, a young African girl fighting against forced marriage and seeking dignity, freedom, and self-determination. Though published in a sociological series, the novel reads like a coming-of-age story and cultural essay, merging storytelling with sharp social insight. Le Mura, a missionary with over 30 years of experience in Africa, weaves in local traditions, languages, landscapes, and spiritual complexity—juxtaposing African deities, Islam, and the Christian God. Djuma’s refusal to accept imposed fate makes her a symbol of female empowerment. The novel explores themes of colonization, identity, faith, and the beauty of everyday life, captured in the music, dance, and harsh climate of the African bush. A celebration of wonder, resistance, and a liberating image of God.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66772803</guid><pubDate>Fri, 27 Jun 2025 14:51:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66772803/in_my_left_pocket_grazia_le_mura_a_narrative_of_life_and_lives.mp3" length="17003565" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Nella mia tasca sinistra ("In My Left Pocket"), by Grazia Le Mura is a powerful and necessary novel that blends personal narrative with collective memory in the post-colonial context of Burkina Faso. 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Grazia Le Mura, una narrazione di vita e di vite</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nella-mia-tasca-sinistra-grazia-le-mura-una-narrazione-di-vita-e-di-vite--66772413</link><description><![CDATA[Nel suo romanzo: Nella mia tasca sinistra, Grazia Le Mura intreccia vita personale e storia collettiva, offrendo un intenso spaccato del Burkina Faso postcoloniale attraverso la figura di Djuma, giovane donna africana in lotta per la propria dignità e libertà. Il romanzo si muove tra narrazione e saggio, fondendo elementi di romanzo di formazione e sociologia culturale. L’opera, pubblicata nella collana Biblioteca di Scenari, si distingue per l'autenticità linguistica, l’approfondimento storico-politico e l'intreccio spirituale tra divinità africane e il Dio cristiano. Grazia Le Mura, missionaria in Africa da oltre trent’anni, porta nel racconto il suono delle lingue locali, le danze tribali, i paesaggi estremi e i conflitti interni di una società in trasformazione. Djuma, la protagonista, incarna la presa di coscienza femminile, opponendosi a un matrimonio forzato per rivendicare il diritto di scegliere e di essere libera. È un inno alla resistenza, alla fede come forza liberante, e alla meraviglia come strumento di riscatto umano e spirituale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66772413</guid><pubDate>Fri, 27 Jun 2025 14:40:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66772413/nella_mia_tasca_sinistra_grazia_le_mura_una_narrazione_di_vita_e_di_vite.mp3" length="9484839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Nel suo romanzo: Nella mia tasca sinistra, Grazia Le Mura intreccia vita personale e storia collettiva, offrendo un intenso spaccato del Burkina Faso postcoloniale attraverso la figura di Djuma, giovane donna africana in lotta per la propria dignità e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel suo romanzo: Nella mia tasca sinistra, Grazia Le Mura intreccia vita personale e storia collettiva, offrendo un intenso spaccato del Burkina Faso postcoloniale attraverso la figura di Djuma, giovane donna africana in lotta per la propria dignità e libertà. Il romanzo si muove tra narrazione e saggio, fondendo elementi di romanzo di formazione e sociologia culturale. L’opera, pubblicata nella collana Biblioteca di Scenari, si distingue per l'autenticità linguistica, l’approfondimento storico-politico e l'intreccio spirituale tra divinità africane e il Dio cristiano. Grazia Le Mura, missionaria in Africa da oltre trent’anni, porta nel racconto il suono delle lingue locali, le danze tribali, i paesaggi estremi e i conflitti interni di una società in trasformazione. Djuma, la protagonista, incarna la presa di coscienza femminile, opponendosi a un matrimonio forzato per rivendicare il diritto di scegliere e di essere libera. 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Nola, sic et non</title><link>https://www.spreaker.com/episode/new-evangelization-the-church-of-leo-xiv-nola-sic-et-non--66706854</link><description><![CDATA[🎙️<b> Sic et Non: Which chances for the Gospel today? </b><br />What is the current state of the Catholic Church in Italy in the age of Pope Leo XIV? And is New Evangelization still meaningful in today's secularized society? In this special episode of Giustiniani Report, recorded in Nola during the "Sic et Non" event, philosopher and theologian Pasquale Giustiniani offers a deep yet accessible reflection on faith, youth, and religious pluralism. From alarming statistics to hopeful new beginnings, this talk challenges us to rethink evangelization with fresh eyes and bold spirit. 🔥 A must-listen for young seekers, students of theology, and all who care about truth, dialogue, and the future of faith.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66706854</guid><pubDate>Mon, 23 Jun 2025 12:46:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66706854/new_evangelization_the_church_of_leo_xiv_nola_sic_et_non.mp3" length="38604141" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Sic et Non: Which chances for the Gospel today? 
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Quale volto per la Chiesa italiana nel tempo di Leone XIV? E cosa significa oggi nuova evangelizzazione in un Paese sempre più secolarizzato ma ancora in cerca di senso? In questo episodio speciale del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️<b> Sic et Non: quali chance per il Vangelo oggi? </b><br />Quale volto per la Chiesa italiana nel tempo di Leone XIV? E cosa significa oggi nuova evangelizzazione in un Paese sempre più secolarizzato ma ancora in cerca di senso? In questo episodio speciale del Giustiniani Report, registrato a Nola per l'incontro Sic et Non, Pasquale Giustiniani affronta con chiarezza e profondità tre domande cruciali: il destino della fede tra i giovani, il futuro dell'annuncio cristiano e la sfida delle sette religiose. Un dialogo appassionato tra tradizione e modernità, pensato per chi crede che la fede non sia un’eredità da custodire, ma un fuoco da alimentare. 💡 Un episodio per giovani curiosi, pensatori coraggiosi e tutti quelli che vogliono capire e agire. 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Ciccarelli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/consciousness-and-power-a-contemporary-anthropological-reflection-starting-from-biblical-stories-m-ciccarelli--66602160</link><description><![CDATA[In Consciousness and Power, Michele Ciccarelli offers a profound anthropological reflection grounded in biblical narratives, analyzing the tensions between universal human rights and diverse cultural traditions in a world marked by conflict and ideological rifts. Pasquale Giustiniani emphasizes how the book invites a renewed reflection on the interplay between ethics, religion, and politics. Ciccarelli warns of authoritarian drifts hidden behind democratic facades, denounces power disconnected from responsibility, and reads biblical figures (from Cain to Adam) as cautionary tales against a freedom without conscience. The urgent call is for a renewed humanity, capable of listening, long-term vision, and harmony—especially in a time when even music seems tuned to the frequency of war.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66602160</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2025 13:21:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66602160/consciousness_and_power_a_contemporary_anthropological_reflection_starting_from_biblical_stories_m_ciccarelli.mp3" length="4016528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>In Consciousness and Power, Michele Ciccarelli offers a profound anthropological reflection grounded in biblical narratives, analyzing the tensions between universal human rights and diverse cultural traditions in a world marked by conflict and...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In Consciousness and Power, Michele Ciccarelli offers a profound anthropological reflection grounded in biblical narratives, analyzing the tensions between universal human rights and diverse cultural traditions in a world marked by conflict and ideological rifts. Pasquale Giustiniani emphasizes how the book invites a renewed reflection on the interplay between ethics, religion, and politics. Ciccarelli warns of authoritarian drifts hidden behind democratic facades, denounces power disconnected from responsibility, and reads biblical figures (from Cain to Adam) as cautionary tales against a freedom without conscience. 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Ciccarelli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coscienza-e-potere-una-riflessione-antropologica-contemporanea-a-partire-da-racconti-biblici-m-ciccarelli--66602131</link><description><![CDATA[Nel volume Coscienza e potere, Michele Ciccarelli propone una riflessione antropologica profonda, radicata nei racconti biblici, sul conflitto tra universalismo dei diritti umani e pluralità culturali, in un mondo attraversato da guerre e tensioni ideologiche. Pasquale Giustiniani, nel suo intervento, sottolinea come il testo inviti a riconsiderare la relazione tra etica, religione e politica. Ciccarelli denuncia il rischio di derive autoritarie mascherate da democrazie, riflette sul potere slegato dalla responsabilità e interpreta i racconti biblici (da Caino ad Adamo) come avvertimenti contro una libertà priva di coscienza. L’urgenza è quella di recuperare un’umanità capace di ascolto, di progetto, e di armonia, in un tempo in cui persino la musica sembra sintonizzata sul suono della guerra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66602131</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2025 13:15:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66602131/coscienza_e_potere_una_riflessione_antropologica_contemporanea_a_partire_da_racconti_biblici_m_ciccarelli.mp3" length="8950695" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Nel volume Coscienza e potere, Michele Ciccarelli propone una riflessione antropologica profonda, radicata nei racconti biblici, sul conflitto tra universalismo dei diritti umani e pluralità culturali, in un mondo attraversato da guerre e tensioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel volume Coscienza e potere, Michele Ciccarelli propone una riflessione antropologica profonda, radicata nei racconti biblici, sul conflitto tra universalismo dei diritti umani e pluralità culturali, in un mondo attraversato da guerre e tensioni ideologiche. 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Velletri, presentation of the book by Marcello del Verme</title><link>https://www.spreaker.com/episode/angels-on-israel-and-ismael-waiting-for-peace-velletri-presentation-of-the-book-by-marcello-del-verme--66557380</link><description><![CDATA[Event title: Angels over Israel and Ishmael, Awaiting Peace<br />When: Saturday, June 21, 2025, at 6:00 PM<br />Where: Sala Paolini Angelucci, Diocesan Museum, Velletri (Rome)<br />Speaker: Pasquale Giustiniani<br />Book presented: Angels over Israel and Ishmael, Awaiting Peace by Marcello Del Verme (La Valle del Tempo, Naples 2025) This podcast discusses the new work by Christian scholar Marcello Del Verme, who uses the symbolic image of angels—Israel and Ishmael—as a vision of peace between the warring peoples of the Holy Land. Against the backdrop of a never-ending war, exacerbated by Israel’s June 2025 military strike on Iran, the book offers a spiritual, historical, and ethical reflection. Giustiniani underlines that these angels are not drones of war but messengers of reconciliation, metaphors for the children of Isaac and Ishmael. The narrative spans biblical history and personal memories, including Del Verme’s haunting vision of unburied corpses in post-conflict Jerusalem. The book criticizes the use of armed drones and autonomous weapon systems, echoing the Vatican’s call for a moratorium. Pope Francis is portrayed as a third angel of peace, alongside prophets Martin Buber, Carlo Maria Martini, and Yitzhak Rabin. Del Verme’s work is a plea to redirect technological power: from destruction to aid, from death to life. In the night of global conflict, his is a prophetic voice asking us to reprogram our drones—and our hearts—for peace.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66557380</guid><pubDate>Sat, 14 Jun 2025 11:26:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66557380/angels_on_israel_and_ismael_waiting_for_peace_velletri_presentation_of_the_book_by_marcello_del_verme.mp3" length="4083767" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Event title: Angels over Israel and Ishmael, Awaiting Peace
When: Saturday, June 21, 2025, at 6:00 PM
Where: Sala Paolini Angelucci, Diocesan Museum, Velletri (Rome)
Speaker: Pasquale Giustiniani
Book presented: Angels over Israel and Ishmael,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Event title: Angels over Israel and Ishmael, Awaiting Peace<br />When: Saturday, June 21, 2025, at 6:00 PM<br />Where: Sala Paolini Angelucci, Diocesan Museum, Velletri (Rome)<br />Speaker: Pasquale Giustiniani<br />Book presented: Angels over Israel and Ishmael, Awaiting Peace by Marcello Del Verme (La Valle del Tempo, Naples 2025) This podcast discusses the new work by Christian scholar Marcello Del Verme, who uses the symbolic image of angels—Israel and Ishmael—as a vision of peace between the warring peoples of the Holy Land. Against the backdrop of a never-ending war, exacerbated by Israel’s June 2025 military strike on Iran, the book offers a spiritual, historical, and ethical reflection. Giustiniani underlines that these angels are not drones of war but messengers of reconciliation, metaphors for the children of Isaac and Ishmael. The narrative spans biblical history and personal memories, including Del Verme’s haunting vision of unburied corpses in post-conflict Jerusalem. The book criticizes the use of armed drones and autonomous weapon systems, echoing the Vatican’s call for a moratorium. Pope Francis is portrayed as a third angel of peace, alongside prophets Martin Buber, Carlo Maria Martini, and Yitzhak Rabin. Del Verme’s work is a plea to redirect technological power: from destruction to aid, from death to life. In the night of global conflict, his is a prophetic voice asking us to reprogram our drones—and our hearts—for peace.]]></itunes:summary><itunes:duration>681</itunes:duration><itunes:keywords>angels,artificialintelligence,bible,drones,ethicalreflection,iran,israel,jerusalem,justice,marcellodelverme,middleeastconflict,palestine,pasqualegiustiniani,peace,popefrancis,prophets,sacredhistory,theology,vatican,war</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>31</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Angeli su Israel e Ismael in attesa della pace. Velletri, presentazione del libro di M. del Verme</title><link>https://www.spreaker.com/episode/angeli-su-israel-e-ismael-in-attesa-della-pace-velletri-presentazione-del-libro-di-m-del-verme--66557326</link><description><![CDATA[Angeli su Israel e Ismael in attesa della pace<br />Sabato 21 giugno 2025, ore 18:00<br />Sala Paolini Angelucci, Museo Diocesano, Velletri (Roma)<br />Intervento di: Pasquale Giustiniani<br />Libro presentato: Angeli su Israel e Ismael in attesa della pace di Marcello Del Verme (La Valle del Tempo, Napoli 2025) Il podcast riflette sulla presentazione del nuovo libro di Marcello Del Verme, esegeta e storico del cristianesimo, che usa la metafora degli angeli Israel e Ismael per rappresentare la speranza di pace tra i popoli israeliano e palestinese. La guerra infinita, aggravata da operazioni militari recenti come l’attacco di Israele all’Iran nel giugno 2025, è lo sfondo drammatico in cui il libro si inserisce come appello spirituale, storico e morale. Giustiniani evidenzia la visione simbolica proposta dall’autore: i due angeli non sono droni bellici, ma messaggeri di pace, proiezioni celesti dei popoli fratelli figli di Abramo. Il volume attraversa episodi biblici e tragiche esperienze personali, come il ricordo di Del Verme dei cadaveri insepolti a Gerusalemme nel dopoguerra. Il testo denuncia anche la disumanizzazione causata dai droni armati e dagli algoritmi di guerra. Richiama l’appello del Vaticano per una moratoria sugli armamenti autonomi. Papa Francesco viene ricordato come uno dei "tre angeli" della pace, insieme ai profeti Buber, Martini e Rabin. È un’opera che intreccia Bibbia, storia, attualità e teologia per rilanciare una speranza concreta: convertire i droni di morte in strumenti di vita. Un libro che, nella notte dei conflitti, invoca la voce dei profeti e un volo diverso, non più armato, ma fraterno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66557326</guid><pubDate>Sat, 14 Jun 2025 11:21:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66557326/angeli_su_israel_e_ismael_in_attesa_della_pace_velletri_presentazione_del_libro_di_m_del_verme.mp3" length="9017895" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Angeli su Israel e Ismael in attesa della pace
Sabato 21 giugno 2025, ore 18:00
Sala Paolini Angelucci, Museo Diocesano, Velletri (Roma)
Intervento di: Pasquale Giustiniani
Libro presentato: Angeli su Israel e Ismael in attesa della pace di Marcello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Angeli su Israel e Ismael in attesa della pace<br />Sabato 21 giugno 2025, ore 18:00<br />Sala Paolini Angelucci, Museo Diocesano, Velletri (Roma)<br />Intervento di: Pasquale Giustiniani<br />Libro presentato: Angeli su Israel e Ismael in attesa della pace di Marcello Del Verme (La Valle del Tempo, Napoli 2025) Il podcast riflette sulla presentazione del nuovo libro di Marcello Del Verme, esegeta e storico del cristianesimo, che usa la metafora degli angeli Israel e Ismael per rappresentare la speranza di pace tra i popoli israeliano e palestinese. La guerra infinita, aggravata da operazioni militari recenti come l’attacco di Israele all’Iran nel giugno 2025, è lo sfondo drammatico in cui il libro si inserisce come appello spirituale, storico e morale. 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The Castrated Singers, and the Neapolitan Vocal School</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-voice-of-the-gods-the-castrated-singers-and-the-neapolitan-vocal-school--66442251</link><description><![CDATA[The volume, authored by Enzo Amato, Mario Brancaccio, Sandro Cappelletto, Umberto Rosario Del Giudice, Aurelio Gatti, and Francesco Nocerino, delves into the complex and fascinating history of the Neapolitan Musical School, with a particular focus on the figure of castrato singers.The book explores the extraordinary vocal prowess of legendary singers like Farinelli (Carlo Broschi, 1705-1782), whose voice was so enchanting it was considered divine. It recounts the anecdote of a London lady who, after hearing Farinelli, exclaimed: "One God, one Farinelli," testament to his vocal perfection. The book's authors also discuss how the figure of castrato singers was sometimes satirized, as in Ugo Foscolo's "Carme I Sepolcri," which associated them with idleness. However, the volume emphasizes that this view was reductive for the Neapolitan context, where the practice was intrinsically linked to a highly prestigious musical school.The research delves into the lives of castrati, young Neapolitan singers castrated to preserve their voices, embedding them within the broader and rich context of the Neapolitan Musical School. The volume includes valuable appendices, such as a catalog of libraries preserving 18th-century Neapolitan musical manuscripts and an extensive bibliography.The book's primary objective is to shed light on the Neapolitan Musical School which, despite having included world-renowned composers like Francesco Provenzale, Alessandro Scarlatti, Domenico Cimarosa, Saverio Mercadante, and Vincenzo Bellini, and having dominated the European musical scene in the 18th century (especially in sacred music), has remained unfairly unknown to the general public.The discussion also extends to the precedents of the Neapolitan Musical School, tracing back to the Roman-Christian era, with references to the philosopher Giuseppe Ferraro and anecdotes related to Seneca and the philosopher Metronatte, who held lessons near the Neapolis theater.A crucial point is the role of the Neapolitan Conservatories, which originated as charitable institutions for impoverished children and later evolved into centers of excellence for musical education. The four main male conservatories and numerous female conservatories are mentioned, with a tribute to key figures like Marcello Fossataro, founder of the Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo.The volume elaborates on the vocal characteristics of castrati, whose voices were admired for their sweetness, strength, and range, and illustrates how the Neapolitan Musical School excelled in all genres, from performances in royal palaces to court theaters.Finally, the book recounts the story of a relic of Saint Joseph, a cedar wood staff, which became the property of the castrato singer Giuseppe Grimaldi ("Nicolino"), and which gave rise to the famous Neapolitan saying "Non sfruculiare la mazzarella di san Giuseppe" (Don't mess with Saint Joseph's staff). The volume concludes with the historical-theological reflections of Umberto Rosario Del Giudice, who analyzes the motivations behind castration and the presence of castrato singers in Catholic liturgy, drawing a parallel with the current exclusion of women from ministerial roles at the altar. <br />Pasquale Giustiniani for Books&amp;Museum summer edition 2025]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66442251</guid><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 16:39:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66442251/the_voice_of_the_gods_the_castrated_singers_and_the_neapolitan_vocal_school.mp3" length="5433723" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>The volume, authored by Enzo Amato, Mario Brancaccio, Sandro Cappelletto, Umberto Rosario Del Giudice, Aurelio Gatti, and Francesco Nocerino, delves into the complex and fascinating history of the Neapolitan Musical School, with a particular focus on...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[The volume, authored by Enzo Amato, Mario Brancaccio, Sandro Cappelletto, Umberto Rosario Del Giudice, Aurelio Gatti, and Francesco Nocerino, delves into the complex and fascinating history of the Neapolitan Musical School, with a particular focus on the figure of castrato singers.The book explores the extraordinary vocal prowess of legendary singers like Farinelli (Carlo Broschi, 1705-1782), whose voice was so enchanting it was considered divine. 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The volume concludes with the historical-theological reflections of Umberto Rosario Del Giudice, who analyzes the motivations behind castration and the presence of castrato singers in Catholic liturgy, drawing a parallel with the current exclusion of women from ministerial roles at the altar. <br />Pasquale Giustiniani for Books&amp;Museum summer edition 2025]]></itunes:summary><itunes:duration>906</itunes:duration><itunes:keywords>and,baroque,broschi giuseppe,cappelletto,century,conservatories music,culture books,ferraro sacred,giustiniani naples carlo,history opera 18th,museum book,musical,music neapolitan,music vocal,naples neapolitan,performance neapolitan,presentation pasquale,school castrato,singers castrati farinelli nap,theater sandro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>30</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La voce degli dèi. Gli evirati cantori, e la Scuola vocale napoletana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-voce-degli-dei-gli-evirati-cantori-e-la-scuola-vocale-napoletana--66442143</link><description><![CDATA[Il volume, scritto da Enzo Amato, Mario Brancaccio, Sandro Cappelletto, Umberto Rosario Del Giudice, Aurelio Gatti e Francesco Nocerino, affronta la complessa e affascinante storia della Scuola musicale napoletana, ponendo un focus particolare sulla figura degli evirati cantori, noti anche come castrati.Il libro esplora la straordinaria vocalità di cantori leggendari come Farinelli (Carlo Broschi, 1705-1782), la cui voce era così incantevole da essere considerata divina. Viene ripreso l'aneddoto di una lady londinese che, dopo aver ascoltato Farinelli, esclamò: "One God, one Farinelli," a testimonianza della sua perfezione vocale. Gli autori del libro discutono anche come la figura degli evirati cantori sia stata talvolta satirizzata, come nel "Carme I Sepolcri" di Ugo Foscolo, che li associava a contesti di ozio. Tuttavia, il volume sottolinea che questa visione era riduttiva per il contesto napoletano, dove la pratica era intrinsecamente legata a una scuola musicale di altissimo prestigio.La ricerca si addentra nella vita dei castrati, giovani cantori napoletani evirati per preservarne le voci, inserendoli nel più ampio e ricco contesto della Scuola musicale napoletana. Il volume include preziose appendici, come un catalogo di biblioteche che conservano manoscritti musicali napoletani del Settecento e una vasta bibliografia.L'obiettivo primario del libro è far conoscere la Scuola musicale napoletana che, pur avendo annoverato compositori di fama mondiale come Francesco Provenzale, Alessandro Scarlatti, Domenico Cimarosa, Saverio Mercadante e Vincenzo Bellini, e avendo dominato la scena musicale europea nel Settecento (specialmente nella musica sacra), è rimasta ingiustamente sconosciuta al grande pubblico.La discussione si estende anche ai precedenti della Scuola musicale napoletana, risalendo all'epoca romano-cristiana, con riferimenti al filosofo Giuseppe Ferraro e aneddoti legati a Seneca e al filosofo Metronatte, che teneva lezioni nei pressi del teatro di Neapolis.Un punto cruciale è il ruolo dei Conservatori napoletani, nati come istituzioni caritatevoli per bambini poveri e poi evoluti in centri di eccellenza per l'educazione musicale. Vengono menzionati i quattro principali conservatori maschili e numerosi conservatori femminili, con un omaggio a figure chiave come Marcello Fossataro, fondatore del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo.Il volume approfondisce le caratteristiche vocali dei castrati, le cui voci erano ammirate per la loro dolcezza, forza ed estensione, e illustra come la Scuola musicale napoletana eccellesse in tutti i generi, dalle performance nei palazzi reali ai teatri di corte.Infine, il libro narra la storia di una reliquia di San Giuseppe, un bastone di legno di cedro, che divenne proprietà del cantante evirato Giuseppe Grimaldi ("Nicolino"), e che diede origine al celebre detto napoletano "Non sfruculiare la mazzarella di san Giuseppe". Il volume si conclude con le riflessioni storico-teologiche di Umberto Rosario Del Giudice, che analizza le motivazioni dietro l'evirazione e la presenza dei cantori castrati nella liturgia cattolica, tracciando un parallelo con l'attuale esclusione delle donne dalla ministerialità all'altare.<br />Pasquale Giustiniani per Books&amp;Museum summer edition 2025]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66442143</guid><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 16:32:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66442143/la_voce_degli_d_i_gli_evirati_cantori_e_la_scuola_vocale_napoletana.mp3" length="11454759" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Il volume, scritto da Enzo Amato, Mario Brancaccio, Sandro Cappelletto, Umberto Rosario Del Giudice, Aurelio Gatti e Francesco Nocerino, affronta la complessa e affascinante storia della Scuola musicale napoletana, ponendo un focus particolare sulla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il volume, scritto da Enzo Amato, Mario Brancaccio, Sandro Cappelletto, Umberto Rosario Del Giudice, Aurelio Gatti e Francesco Nocerino, affronta la complessa e affascinante storia della Scuola musicale napoletana, ponendo un focus particolare sulla figura degli evirati cantori, noti anche come castrati.Il libro esplora la straordinaria vocalità di cantori leggendari come Farinelli (Carlo Broschi, 1705-1782), la cui voce era così incantevole da essere considerata divina. 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Il volume include preziose appendici, come un catalogo di biblioteche che conservano manoscritti musicali napoletani del Settecento e una vasta bibliografia.L'obiettivo primario del libro è far conoscere la Scuola musicale napoletana che, pur avendo annoverato compositori di fama mondiale come Francesco Provenzale, Alessandro Scarlatti, Domenico Cimarosa, Saverio Mercadante e Vincenzo Bellini, e avendo dominato la scena musicale europea nel Settecento (specialmente nella musica sacra), è rimasta ingiustamente sconosciuta al grande pubblico.La discussione si estende anche ai precedenti della Scuola musicale napoletana, risalendo all'epoca romano-cristiana, con riferimenti al filosofo Giuseppe Ferraro e aneddoti legati a Seneca e al filosofo Metronatte, che teneva lezioni nei pressi del teatro di Neapolis.Un punto cruciale è il ruolo dei Conservatori napoletani, nati come istituzioni caritatevoli per bambini poveri e poi evoluti in centri di eccellenza per l'educazione musicale. Vengono menzionati i quattro principali conservatori maschili e numerosi conservatori femminili, con un omaggio a figure chiave come Marcello Fossataro, fondatore del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo.Il volume approfondisce le caratteristiche vocali dei castrati, le cui voci erano ammirate per la loro dolcezza, forza ed estensione, e illustra come la Scuola musicale napoletana eccellesse in tutti i generi, dalle performance nei palazzi reali ai teatri di corte.Infine, il libro narra la storia di una reliquia di San Giuseppe, un bastone di legno di cedro, che divenne proprietà del cantante evirato Giuseppe Grimaldi ("Nicolino"), e che diede origine al celebre detto napoletano "Non sfruculiare la mazzarella di san Giuseppe". Il volume si conclude con le riflessioni storico-teologiche di Umberto Rosario Del Giudice, che analizza le motivazioni dietro l'evirazione e la presenza dei cantori castrati nella liturgia cattolica, tracciando un parallelo con l'attuale esclusione delle donne dalla ministerialità all'altare.<br />Pasquale Giustiniani per Books&amp;Museum summer edition 2025]]></itunes:summary><itunes:duration>714</itunes:duration><itunes:keywords>and,barocca scuola,broschi giuseppe,cantori castrati farinelli con,cappelletto,della,ferraro musica,giustiniani napoli carlo,libro pasquale,lirica settecento,museum presentazione,musica,musicale,musica opera,napoletana books,napoletana evirati,napoletano cultura,napoletano sandro,napoli storia,sacra vocalità teatro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>30</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Sack of Chios. Salerno, Ferrante Sanseverino Literary Cenacle</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-sack-of-chios-salerno-ferrante-sanseverino-literary-cenacle--66439125</link><description><![CDATA[This podcast traces the rich and tormented history of the island of **Chios** (Scio), a crossroads of cultures in the Aegean Sea, from the Byzantine period until its fall to Ottoman rule in 1566.<br />It illustrates how Chios, with its iconic **Nea Moni Monastery** (founded in the 11th century after the miraculous discovery of an icon of the Virgin), was a cultural and spiritual jewel, fortified over time by the Byzantines, Genoese and Ottomans, witness to a glorious past and a more modest present.<br />The narrative then shifts to a broader context, that of the clash between Christian Europe and Islam in the modern age, culminating in the **Battle of Lepanto in 1571**. The role of **Salerno** as a crossroads and the figure of **Ferrante Sanseverino**, Prince of Salerno and founder of a literary circle, persecuted for having opposed the Inquisition, are highlighted. There is also mention of the connection with the family of the poet **Torquato Tasso**, singer of the clash between Christians and Muslims.<br />A particular focus is dedicated to the **Maona dei Giustiniani** in Chios. In 1347, the Republic of Genoa entrusted this society of merchants, a consortium of families (the Albergo dei Giustiniani), with the administration and commercial exploitation of the island, making the surname Giustiniani highly representative of Mediterranean history. The maona made profits from the extraction of mastic and the trade of alum.<br />Finally, the relationship culminates in the **martyrdom of the Giustiniani of Chios** in 1566. With the Ottoman advance and the capture of Chios by Pialì Pasha, the leaders of the Maona and the bishop were imprisoned, the churches destroyed, and 200 young people were kidnapped and taken to Constantinople. Among them, twenty-one young Giustiniani, eighteen of whom were martyred on September 6, 1566 for refusing to renounce their Christian faith. This tragic event was one of the catalysts that pushed Pope Pius V to promote the Holy League that led to the decisive victory of Lepanto.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66439125</guid><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 13:31:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66439125/the_sack_of_chios_salerno_ferrante_sanseverino_literary_cenacle.mp3" length="29308077" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>This podcast traces the rich and tormented history of the island of **Chios** (Scio), a crossroads of cultures in the Aegean Sea, from the Byzantine period until its fall to Ottoman rule in 1566.
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Salerno, Cenacolo letterario Ferrante Sanseverino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sacco-di-chios-salerno-cenacolo-letterario-ferrante-sanseverino--66439011</link><description><![CDATA["Il Sacco di Chios" del Prof. Pasquale Giustiniani. Questo podcast ripercorre la ricca e tormentata storia dell'isola di Chios (Scio), crocevia di culture nel Mar Egeo, dal periodo bizantino fino alla sua caduta sotto il dominio ottomano nel 1566.Viene illustrato come Chios, con il suo iconico Monastero di Nea Moni (fondato nel XI secolo dopo il ritrovamento miracoloso di un'icona della Vergine), sia stata un gioiello culturale e spirituale, fortificato nel tempo da Bizantini, Genovesi e Ottomani, testimone di un passato glorioso e un presente più modesto.La narrazione si sposta poi a un contesto più ampio, quello dello scontro tra l'Europa cristiana e l'Islam in età moderna, culminato nella battaglia di Lepanto del 1571. Viene evidenziato il ruolo di Salerno come crocevia e la figura di Ferrante Sanseverino, principe di Salerno e fondatore di un cenacolo letterario, perseguitato per essersi opposto all'Inquisizione. Si accenna anche al legame con la famiglia del poeta Torquato Tasso, cantore dello scontro tra cristiani e musulmani.Un focus particolare è dedicato alla Maona dei Giustiniani a Chios. Nel 1347, la Repubblica di Genova affidò a questa società di mercanti, un consorzio di famiglie (l'Albergo dei Giustiniani), l'amministrazione e lo sfruttamento commerciale dell'isola, rendendo il cognome Giustiniani altamente rappresentativo della storia mediterranea. La maona lucrava profitti dall'estrazione del mastice e dal commercio dell'allume.Infine, la relazione culmina nel martirio dei Giustiniani di Chios nel 1566. Con l'avanzata ottomana e la presa di Chios da parte di Pialì Pascià, i capi della Maona e il vescovo furono imprigionati, le chiese distrutte, e 200 giovani furono rapiti e portati a Costantinopoli. Tra questi, ventuno giovani Giustiniani, di cui diciotto furono martirizzati il 6 settembre 1566 per aver rifiutato di rinnegare la loro fede cristiana. Questo tragico evento fu uno dei catalizzatori che spinsero Papa Pio V a promuovere la Lega Santa che portò alla decisiva vittoria di Lepanto.<br /><ul><li>Cenacolo Letterario</li></ul>Spero che questa sintesi e i tag siano utili per il tuo podcast!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66439011</guid><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 13:21:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66439011/il_sacco_di_chios_salerno_cenacolo_letterario_ferrante_sanseverino.mp3" length="15323175" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>"Il Sacco di Chios" del Prof. Pasquale Giustiniani. Questo podcast ripercorre la ricca e tormentata storia dell'isola di Chios (Scio), crocevia di culture nel Mar Egeo, dal periodo bizantino fino alla sua caduta sotto il dominio ottomano nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Il Sacco di Chios" del Prof. Pasquale Giustiniani. 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Si accenna anche al legame con la famiglia del poeta Torquato Tasso, cantore dello scontro tra cristiani e musulmani.Un focus particolare è dedicato alla Maona dei Giustiniani a Chios. Nel 1347, la Repubblica di Genova affidò a questa società di mercanti, un consorzio di famiglie (l'Albergo dei Giustiniani), l'amministrazione e lo sfruttamento commerciale dell'isola, rendendo il cognome Giustiniani altamente rappresentativo della storia mediterranea. La maona lucrava profitti dall'estrazione del mastice e dal commercio dell'allume.Infine, la relazione culmina nel martirio dei Giustiniani di Chios nel 1566. Con l'avanzata ottomana e la presa di Chios da parte di Pialì Pascià, i capi della Maona e il vescovo furono imprigionati, le chiese distrutte, e 200 giovani furono rapiti e portati a Costantinopoli. Tra questi, ventuno giovani Giustiniani, di cui diciotto furono martirizzati il 6 settembre 1566 per aver rifiutato di rinnegare la loro fede cristiana. 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Drawing on Armando Poggi’s book Pianticelle divelte?, the discussion revives the deep tensions between the spirit of Vatican II and the Church's enduring clerical traditions. The early speeches of Pope Leo XIV highlight a strong focus on traditional family values, with repeated references to the heterosexual nuclear family as a societal foundation, echoing past popes like Paul VI and John Paul II. This emphasis appears to marginalize alternative family models, despite a rhetorical call to uphold the dignity of all people, including the most vulnerable. Giustiniani raises a philosophical warning: even a small error in foundational principles may lead to great distortions over time. Could the Pope’s early gestures signal a restrictive vision of the Church, resistant to renewal? The episode interrogates what kind of Church Pope Leo XIV may be shaping—one rooted in restoration, or open to the complex realities of contemporary humanity.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66370537</guid><pubDate>Mon, 02 Jun 2025 17:16:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66370537/at_la_nova_meets_naples_debates_which_church_will_be_that_of_pope_leo_xiv_corrected_version.mp3" length="4345069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Giustiniani Report – (corrected audio version): What Church for Pope Leo XIV?
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Pasquale Giustiniani riflette criticamente sulle prime scelte e dichiarazioni di papa Leone XIV, interrogandosi sul tipo di Chiesa che si va profilando all’inizio del suo pontificato. A partire dal libro di Armando Poggi "Pianticelle divelte?", si rievocano le tensioni post-conciliari sul celibato sacerdotale e il tentativo di riforma avviato dal Vaticano II, spesso poi ritrattato. Giustiniani mette in luce la linea esplicitamente conservatrice del nuovo papa, che esalta la famiglia tradizionale uomo-donna come unico modello possibile, citando Paolo VI e Giovanni Paolo II. L’omissione delle nuove forme familiari e l'insistenza su concetti come “alleanza coniugale” o “piccole chiese domestiche” fanno emergere un pontificato orientato alla restaurazione più che al discernimento inclusivo. Il rischio? Un “piccolo errore nei princìpi” che può tradursi in “grandi errori nelle conclusioni”, secondo l’avvertimento aristotelico caro a Tommaso d’Aquino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66368751</guid><pubDate>Mon, 02 Jun 2025 14:40:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66368751/a_la_nova_incontra_si_dibatte_quale_chiesa_sar_quella_di_papa_leone_xiv.mp3" length="9290151" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Nel nuovo episodio del Giustiniani Report, il prof. Pasquale Giustiniani riflette criticamente sulle prime scelte e dichiarazioni di papa Leone XIV, interrogandosi sul tipo di Chiesa che si va profilando all’inizio del suo pontificato. A partire dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel nuovo episodio del Giustiniani Report, il prof. 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At the center, not only the poetics of the landscape and the cosmic pessimism of the Recanatese, but the questioning of modern man, suffering as a natural destiny, and the comparison - unprecedented and stimulating - with contemporary thinkers such as Vico, Gravina and the Neapolitan neo-Thomism of Sanseverino.<br />A journey between poetic pessimism and speculative philosophy, passing through Nietzsche, Schopenhauer, and nineteenth-century Christian thought. There is no shortage of references to the question of Leopardi's remains in Fuorigrotta and the controversial Catholic reception of his work.<br />🎙️ An episode that questions the consistency of nothingness, the poetic vocation, and the modernity of Leopardi's thought in today's crisis.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66352517</guid><pubDate>Sat, 31 May 2025 22:23:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66352517/towards_a_critical_resumption_of_themes_and_problems_of_philosophical_leopardism.mp3" length="6310967" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>In the new episode of the Giustiniani Report, Prof. https://scenarifuturi.blogspot.com/offers a dense reflection on the so-called "philosophical leopardism", relaunched by the recent conferences promoted by the Center for Italian Philosophy. 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There is no shortage of references to the question of Leopardi's remains in Fuorigrotta and the controversial Catholic reception of his work.<br />🎙️ An episode that questions the consistency of nothingness, the poetic vocation, and the modernity of Leopardi's thought in today's crisis.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1052</itunes:duration><itunes:keywords>contemporaryphilosophy,fuorigrotta,giustinianireport,gravina,italianphilosophy,leopardi,leopardismphilosophical,naplesculture,neotomism,nietzsche,pasqualegiustiniani,pessimism,philosophypodcast,poetryandphilosophy,sanseverino,schopenhauer,vico,zibaldone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>27</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Verso una ripresa critica di temi e problemi del leopardismo filosofico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/verso-una-ripresa-critica-di-temi-e-problemi-del-leopardismo-filosofico--66352450</link><description><![CDATA[Leopardi filosofo tra paesaggio e nulla: una rilettura critica del “leopardismo” 📌 nel nuovo episodio il prof. <a href="https://scenarifuturi.blogspot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pasquale Giustiniani</a> propone una densa riflessione sul cosiddetto "leopardismo filosofico", rilanciato dai recenti convegni promossi dal Centro per la Filosofia Italiana. Al centro, non solo la poetica del paesaggio e il pessimismo cosmico del Recanatese, ma l’interrogazione sull’uomo moderno, la sofferenza come destino naturale, e il confronto – inedito e stimolante – con pensatori coevi come Vico, Gravina e con il neotomismo napoletano di Sanseverino. Un viaggio tra pessimismo poetico e filosofia speculativa, passando per Nietzsche, Schopenhauer, e il pensiero cristiano ottocentesco. Non mancano riferimenti alla questione dei resti di Leopardi a Fuorigrotta e alla controversa ricezione cattolica della sua opera. 🎙️ Un episodio che interroga la consistenza del nulla, la vocazione poetica, e la modernità del pensiero leopardiano nella crisi dell’oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66352450</guid><pubDate>Sat, 31 May 2025 22:17:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66352450/verso_una_ripresa_critica_di_temi_e_problemi_del_leopardismo_filosofico.mp3" length="13622823" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Leopardi filosofo tra paesaggio e nulla: una rilettura critica del “leopardismo” 📌 nel nuovo episodio il prof. https://scenarifuturi.blogspot.com/ propone una densa riflessione sul cosiddetto "leopardismo filosofico", rilanciato dai recenti convegni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Leopardi filosofo tra paesaggio e nulla: una rilettura critica del “leopardismo” 📌 nel nuovo episodio il prof. <a href="https://scenarifuturi.blogspot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pasquale Giustiniani</a> propone una densa riflessione sul cosiddetto "leopardismo filosofico", rilanciato dai recenti convegni promossi dal Centro per la Filosofia Italiana. 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Giordano Bruno's Reform and Plato's Love</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ideas-fall-from-the-sky-giordano-bruno-s-reform-and-plato-s-love--66170716</link><description><![CDATA[The professor Pasquale Giustiniani introduces <b>Giuseppe Ferraro's book, "Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone</b>" (Ideas Fall from the Sky. Giordano Bruno's Reform and Plato's Love), a work that inaugurates the "La bottega delle idee" series, directed by Ferraro himself. The book compiles discourses originally delivered in Naples, transforming them into written text to reach a wider audience. Giustiniani emphasizes how Ferraro practices philosophy as "thinking while walking and walking while thinking," an approach aimed at "repairing the sky" and the soul, reassembling fragmented ideas to make sense of the world.The volume is divided into two parts: "The Reform of Giordano Bruno's Sky" and "Plato's Love." In the first part, Ferraro reinterprets Giordano Bruno's thought, particularly "The Expulsion of the Triumphant Beast," not only as a reform of the starry sky (in light of Copernican theory) but also as a reform of the soul and the collective imagination. Ferraro highlights how Bruno, through an "artifice/magic" that is philosophy itself, intervenes in the world to preserve life and proposes a symbolic geometry of the soul. The allegory of the main dialogue characters, including Saulino, the common man, and the addition of the Cillenian Ass symbolizing the universality of human asininity, are also mentioned.<br />The second part of the book focuses on Plato's love, re-reading the "Symposium" and starting from a phrase dear to Aldo Masullo: "Love empties us of externality and fills us with intimacy." Ferraro connects this reflection to the contemporary tragedy of Giulia's murder, elevating it to a symbol of a "state tragedy" concerning social bonds. The role of Diotima in the "Symposium" is emphasized, a female figure who transcends binary reasoning and defines Eros as a demon, a philosopher who is "beautiful and good" precisely because he is neither in the traditional sense. The concept of love is explored as desire and lack, a movement that drives towards being, and the evangelical phrase "Noli me tangere" is invoked to express the inappropriability of beauty and the "tremendous" nature of love when it becomes possession.<br />Giustiniani concludes his commentary by highlighting the return to the character of Metronatte, a Stoic philosopher mentioned by Seneca, who held lectures in Naples. Through Ferraro's book, the reader engages in a dialogue with various philosophical figures, reassembling "fragments of stars fallen from the sky to earth," in an operation that is both intellectual and profoundly human and political.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66170716</guid><pubDate>Tue, 20 May 2025 13:41:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66170716/ideas_fall_from_the_sky_giordano_bruno_s_reform_and_plato_s_love.mp3" length="6814556" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>The professor Pasquale Giustiniani introduces Giuseppe Ferraro's book, "Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone" (Ideas Fall from the Sky. 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La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-idee-cadono-dal-cielo-la-riforma-di-giordano-bruno-e-l-amore-di-platone--66170664</link><description><![CDATA[Il prof. Pasquale Giustiniani presenta il volume di <b>Giuseppe Ferraro, "Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone</b>", un'opera che inaugura la collana <i>"La bottega delle idee" diretta dallo stesso Ferraro</i>. Il libro raccoglie discorsi originariamente tenuti a Napoli, trasformandoli in testo scritto per raggiungere un pubblico più ampio. Giustiniani sottolinea come Ferraro pratichi una filosofia intesa come "pensare camminando e camminare pensando", un approccio che mira a "riparare il cielo" e l'anima, ricomponendo idee frammentate per dare un senso al mondo.<br />Il volume è diviso in due parti: "La riforma del cielo di Giordano Bruno" e "L’Amore di Platone". Nella prima parte, Ferraro reinterpreta il pensiero di Giordano Bruno, in particolare "Lo spaccio della bestia trionfante", non solo come una riforma del cielo stellato (alla luce della teoria copernicana), ma anche come una riforma dell'anima e dell'immaginario collettivo. Ferraro enfatizza come Bruno, attraverso un "artificio/magia" che è la filosofia stessa, intervenga sul mondo per preservare la vita e proponga una geometria simbolica dell'animo. Viene anche menzionata l'allegoria dei personaggi dialoganti, tra cui Saulino, l'uomo comune, e l'aggiunta dell'Asino Cillenico che simboleggia l'universalità dell'asinità umana.<br />La seconda parte del libro si concentra sull'amore di Platone, rileggendo il "Simposio" e partendo da una frase cara ad Aldo Masullo: "L’amore ci svuota di esteriorità e ci riempie d’intimità". Ferraro collega questa riflessione alla tragedia contemporanea dell'omicidio di Giulia, elevandola a simbolo di una "tragedia di Stato" che riguarda i legami sociali. Viene evidenziato il ruolo di Diotima nel "Simposio", una figura femminile che trascende il ragionamento binario e definisce Eros come un demone, un filosofo che è "bello e buono" proprio perché non è né l'uno né l'altro in senso tradizionale. Il concetto di amore viene esplorato come desiderio e mancanza, un movimento che spinge all'essere, e viene richiamata la frase evangelica "Noli me tangere" per esprimere l'impropriabilità della bellezza e la natura "tremenda" dell'amore quando si traduce in possesso.<br />Giustiniani conclude il suo intervento evidenziando il ritorno al personaggio di Metronatte, un filosofo stoico di cui parlava Seneca, che teneva lezioni a Napoli. Attraverso il libro di Ferraro, il lettore si trova a dialogare con diverse figure filosofiche, ricomponendo "frammenti di stelle caduti dal cielo in terra", in un'operazione che è sia intellettuale che profondamente umana e politica.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66170664</guid><pubDate>Tue, 20 May 2025 13:34:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66170664/le_idee_cadono_dal_cielo_la_riforma_di_giordano_bruno_e_l_amore_di_platone.mp3" length="14948007" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Il prof. Pasquale Giustiniani presenta il volume di Giuseppe Ferraro, "Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone", un'opera che inaugura la collana "La bottega delle idee" diretta dallo stesso Ferraro. Il libro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il prof. Pasquale Giustiniani presenta il volume di <b>Giuseppe Ferraro, "Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone</b>", un'opera che inaugura la collana <i>"La bottega delle idee" diretta dallo stesso Ferraro</i>. Il libro raccoglie discorsi originariamente tenuti a Napoli, trasformandoli in testo scritto per raggiungere un pubblico più ampio. Giustiniani sottolinea come Ferraro pratichi una filosofia intesa come "pensare camminando e camminare pensando", un approccio che mira a "riparare il cielo" e l'anima, ricomponendo idee frammentate per dare un senso al mondo.<br />Il volume è diviso in due parti: "La riforma del cielo di Giordano Bruno" e "L’Amore di Platone". Nella prima parte, Ferraro reinterpreta il pensiero di Giordano Bruno, in particolare "Lo spaccio della bestia trionfante", non solo come una riforma del cielo stellato (alla luce della teoria copernicana), ma anche come una riforma dell'anima e dell'immaginario collettivo. 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Il concetto di amore viene esplorato come desiderio e mancanza, un movimento che spinge all'essere, e viene richiamata la frase evangelica "Noli me tangere" per esprimere l'impropriabilità della bellezza e la natura "tremenda" dell'amore quando si traduce in possesso.<br />Giustiniani conclude il suo intervento evidenziando il ritorno al personaggio di Metronatte, un filosofo stoico di cui parlava Seneca, che teneva lezioni a Napoli. 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(P. Giustiniani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prodromi-del-giubileo-la-perdonanza-di-papa-celestino-p-giustiniani--66128692</link><description><![CDATA[Il testo del professor Pasquale Giustiniani si concentra sui prodromi del Giubileo, con particolare attenzione alla "Perdonanza" di Papa Celestino V. Nel 1294, Celestino V istituì la Bolla della Perdonanza, concedendo indulgenza plenaria a chi si recava alla basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila. Questo evento è visto come un precursore del Giubileo, poi ufficialmente indetto da Bonifacio VIII nel 1300 con la bolla "Antiquorum habet fide relatio". Il testo esplora anche il contesto della decisione di Celestino, inclusa la sua relazione con Carlo II d'Angiò e il trasferimento delle reliquie della Santa Casa a Loreto. Infine, viene menzionata la bolla "Spes non confundit" di Papa Francesco, che ha indetto il Giubileo del 2025, sottolineando il tema della speranza. In sintesi, il testo traccia un filo conduttore dalla "Perdonanza" di Celestino V al Giubileo, evidenziando il significato di perdono e speranza nel contesto della tradizione cattolica.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66128692</guid><pubDate>Sat, 17 May 2025 09:48:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66128692/prodromi_del_giubileo_la_perdonanza_di_papa_celestino_p_giustiniani.mp3" length="10481319" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Il testo del professor Pasquale Giustiniani si concentra sui prodromi del Giubileo, con particolare attenzione alla "Perdonanza" di Papa Celestino V. 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Giustiniani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/harbingers-of-the-jubilee-the-pardon-of-pope-celestine-p-giustiniani--66128666</link><description><![CDATA[Professor Pasquale Giustiniani's text focuses on the precursors to the Jubilee, with particular attention to the "Perdonanza" of Pope Celestine V. In 1294, Celestine V instituted the Bull of the Perdonanza, granting plenary indulgence to those who visited the Basilica of Santa Maria di Collemaggio in L'Aquila. This event is seen as a precursor to the Jubilee, officially called by Boniface VIII in 1300 with the bull "Antiquorum habet fide relatio." The text also explores the context of Celestine's decision, including his relationship with Charles II of Anjou and the transfer of the relics of the Holy House to Loreto. Finally, the bull "Spes non confundit" by Pope Francis, which called the 2025 Jubilee, is mentioned, emphasizing the theme of hope. In summary, the text traces a common thread from Celestine V's "Perdonanza" to the Jubilee, highlighting the significance of forgiveness and hope in the context of Catholic tradition.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66128666</guid><pubDate>Sat, 17 May 2025 09:44:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66128666/harbingers_of_the_jubilee_the_pardon_of_pope_celestine_p_giustiniani.mp3" length="12786713" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Professor Pasquale Giustiniani's text focuses on the precursors to the Jubilee, with particular attention to the "Perdonanza" of Pope Celestine V. 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Interpretazioni italiane di Pasquale Giustiniani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-nietzsche-interpretazioni-italiane-di-pasquale-giustiniani--66108288</link><description><![CDATA[Nel nuovo volume: per Nietzsche. Interpretazioni italiane (La Valle del Tempo, 2025), il filosofo Pasquale Giustiniani raccoglie una serie di saggi dedicati al pensiero di Friedrich Nietzsche, esplorato attraverso lo sguardo della cultura filosofica italiana. Il libro offre un viaggio affascinante tra le molte letture che, nel nostro Paese, sono state date dell’autore della “morte di Dio” e del superuomo: da quelle più classiche, che lo vedono come un radicale critico del cristianesimo, a quelle più recenti, che ne colgono la profonda attualità in chiave postmoderna. Al centro dell’opera, il nodo filosofico del nichilismo: quella crisi di senso che, secondo Nietzsche, attraversa la modernità e impone all’uomo la sfida di creare nuovi valori. Non mancano riflessioni sull’eterno ritorno, sulla volontà di potenza, e sul senso di una “filosofia al martello” che vuole abbattere le certezze per liberare nuove possibilità di esistenza. Il libro è anche l’occasione per riscoprire un episodio meno noto ma suggestivo della biografia nietzscheana: il soggiorno a Sorrento, nel 1876, dove il filosofo visse una delle sue stagioni più serene e produttive. Una cornice mediterranea che diventa simbolo di una riflessione profonda, solitaria e insieme aperta alla luce. Un testo utile a studiosi, ma anche a lettori curiosi e appassionati, che vogliono capire perché Nietzsche continua ad affascinare, dividere, inquietare. E perché la sua voce, ancora oggi, ci parla così da vicino. Fammi sapere se vuoi una versione ancora più breve o adattata per altri canali!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66108288</guid><pubDate>Thu, 15 May 2025 22:31:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66108288/per_nietzsche_interpretazioni_italiane_di_pasquale_giustiniani.mp3" length="13945767" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Nel nuovo volume: per Nietzsche. Interpretazioni italiane (La Valle del Tempo, 2025), il filosofo Pasquale Giustiniani raccoglie una serie di saggi dedicati al pensiero di Friedrich Nietzsche, esplorato attraverso lo sguardo della cultura filosofica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel nuovo volume: per Nietzsche. Interpretazioni italiane (La Valle del Tempo, 2025), il filosofo Pasquale Giustiniani raccoglie una serie di saggi dedicati al pensiero di Friedrich Nietzsche, esplorato attraverso lo sguardo della cultura filosofica italiana. Il libro offre un viaggio affascinante tra le molte letture che, nel nostro Paese, sono state date dell’autore della “morte di Dio” e del superuomo: da quelle più classiche, che lo vedono come un radicale critico del cristianesimo, a quelle più recenti, che ne colgono la profonda attualità in chiave postmoderna. Al centro dell’opera, il nodo filosofico del nichilismo: quella crisi di senso che, secondo Nietzsche, attraversa la modernità e impone all’uomo la sfida di creare nuovi valori. Non mancano riflessioni sull’eterno ritorno, sulla volontà di potenza, e sul senso di una “filosofia al martello” che vuole abbattere le certezze per liberare nuove possibilità di esistenza. Il libro è anche l’occasione per riscoprire un episodio meno noto ma suggestivo della biografia nietzscheana: il soggiorno a Sorrento, nel 1876, dove il filosofo visse una delle sue stagioni più serene e produttive. Una cornice mediterranea che diventa simbolo di una riflessione profonda, solitaria e insieme aperta alla luce. Un testo utile a studiosi, ma anche a lettori curiosi e appassionati, che vogliono capire perché Nietzsche continua ad affascinare, dividere, inquietare. E perché la sua voce, ancora oggi, ci parla così da vicino. Fammi sapere se vuoi una versione ancora più breve o adattata per altri canali!]]></itunes:summary><itunes:duration>870</itunes:duration><itunes:keywords>contemporanea interpretazioni,culturale libri,del,della,di,divulgativo filosofia,filosofia sorrento la,filosofia storia,filosofiche filosofia,filosofico nichilismo volontà,friedrich,giustiniani cultura podcast,italiana pasquale,nietzsche nietzsche filosofia ,per,potenza eterno,ritorno superuomo filosofia,tempo podcast,tutti,valle</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>24</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>For Nietzsche. Italian Interpretations by Pasquale Giustiniani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/for-nietzsche-italian-interpretations-by-pasquale-giustiniani--66108071</link><description><![CDATA[**Friedrich Nietzsche in Sorrento. Italian interpretations of the philosopher of nihilism**<br />In the new volume *Per Nietzsche. Interpretazioni italiane* (La Valle del Tempo, 2025), the philosopher Pasquale Giustiniani collects a series of essays dedicated to the thought of Friedrich Nietzsche, explored through the gaze of Italian philosophical culture. The book offers a fascinating journey through the many readings that, in our country, have been given to the author of the “death of God” and the superman: from the more classical ones, which see him as a radical critic of Christianity, to the more recent ones, which grasp his profound relevance in a postmodern key.<br />At the center of the work, the philosophical crux of nihilism: that crisis of meaning that, according to Nietzsche, runs through modernity and imposes on man the challenge of creating new values. There is no shortage of reflections on the eternal return, on the will to power, and on the meaning of a “philosophy to the hammer” that wants to break down certainties to free new possibilities of existence.<br />The book is also an opportunity to rediscover a lesser-known but evocative episode of Nietzsche’s biography: his stay in Sorrento, in 1876, where the philosopher lived one of his most serene and productive seasons. A Mediterranean setting that becomes a symbol of a profound reflection, solitary and at the same time open to the light.<br />A useful text for scholars, but also for curious and passionate readers, who want to understand why Nietzsche continues to fascinate, divide, and disturb. And why his voice, even today, speaks to us so closely.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66108071</guid><pubDate>Thu, 15 May 2025 22:22:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66108071/for_nietzsche_italian_interpretations_by_pasquale_giustiniani.mp3" length="6388394" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>**Friedrich Nietzsche in Sorrento. Italian interpretations of the philosopher of nihilism**
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The book offers a fascinating journey through the many readings that, in our country, have been given to the author of the “death of God” and the superman: from the more classical ones, which see him as a radical critic of Christianity, to the more recent ones, which grasp his profound relevance in a postmodern key.<br />At the center of the work, the philosophical crux of nihilism: that crisis of meaning that, according to Nietzsche, runs through modernity and imposes on man the challenge of creating new values. There is no shortage of reflections on the eternal return, on the will to power, and on the meaning of a “philosophy to the hammer” that wants to break down certainties to free new possibilities of existence.<br />The book is also an opportunity to rediscover a lesser-known but evocative episode of Nietzsche’s biography: his stay in Sorrento, in 1876, where the philosopher lived one of his most serene and productive seasons. 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Viene poi analizzato il pensiero di Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, e il contesto della dottrina sociale della Chiesa espressa nell'enciclica Rerum Novarum. Si evidenzia come Sturzo anticipò una "teologia della laicità", con una visione dialettica tra natura e grazia, Chiesa e mondo.Il secondo capitolo introduce il tema centrale del saggio: "Cattolici e costruzione dell'idea repubblicana", aprendo alla riflessione sulle figure di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.Il terzo capitolo è dedicato a Berlinguer. Viene descritta la sua evoluzione da figura "grigia" a leader carismatico del PCI, capace di un confronto aperto con la Chiesa cattolica. Si sottolinea la sua "questione morale", il bisogno di etica nella politica, e la sua idea di una "terza via" tra comunismo e socialdemocrazia, con una progressiva distanza dall'URSS. Un momento chiave fu il tentativo di "solidarietà nazionale" tra comunisti e cattolici, promosso da Berlinguer. Viene ricordato anche il rispetto trasversale che suscitò la sua figura, culminato nell'omaggio di Giorgio Almirante durante la camera ardente.Il quarto capitolo si concentra su Aldo Moro. Viene ripercorsa la sua precoce carriera politica e il suo ruolo nella FUCI e nella redazione del "Codice di Camaldoli", un importante documento di preparazione all'Italia post-fascista. Si evidenzia il suo impegno nella Resistenza e nella ricostruzione del Paese, con una forte attenzione alla formazione delle coscienze democratiche. Viene descritta la sua ascesa politica nella Democrazia Cristiana e la sua visione di superamento delle divisioni politiche. Tra il 1975 e il 1976, Moro elaborò l'idea di una "terza fase per la Democrazia Cristiana" orientata a una "democrazia dell'alternanza". Il capitolo si conclude con il tragico evento del suo rapimento e assassinio nel 1978, mentre si stava per presentare il governo di solidarietà nazionale.La conclusione del saggio sottolinea come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, pur provenendo da orientamenti politici diversi, abbiano incarnato due esistenze che si sono incrociate nel tentativo di costruire un bene comune e rafforzare l'identità repubblicana. Questo avvenne nel contesto del lento processo di unificazione italiana e alla luce della Costituzione, che riconosce anche gli accordi con la Chiesa cattolica. Vengono ricordati gli anni del "compromesso storico" e la campagna moralizzatrice di Berlinguer. Infine, si menziona il pontificato di Paolo VI, con il suo "vento nuovo del concilio", come sfondo di questo tentativo di avvicinamento. Il professor Giustiniani conclude evidenziando l'importanza ancora attuale del binomio etica-politica e politica-cultura per costruire un consenso duraturo e una visione del mondo solida.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66091632</guid><pubDate>Wed, 14 May 2025 22:45:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66091632/il_ruolo_dei_cattolici_nella_costruzione_dell_italia_repubblicana.mp3" length="26300199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Per "la nova incontra" https://scenarifuturi.blogspot.com/2025/04/bassolino-al-fianco-di-berliguer-scatti.html: "il contributo di Berlinguer alla democrazia italiana", il professore Pasquale Giustiniani analizza il ruolo dei cattolici nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per "la nova incontra" <b><a href="https://scenarifuturi.blogspot.com/2025/04/bassolino-al-fianco-di-berliguer-scatti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonio Bassolino</a></b>: "il contributo di Berlinguer alla democrazia italiana", il professore Pasquale Giustiniani analizza il ruolo dei cattolici nella costruzione dell'Italia repubblicana, focalizzandosi in particolare sulle figure di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer e sul loro tentativo di convergenza politica.Il saggio inizia con una premessa che sottolinea l'importanza dell'articolo 32 della Costituzione italiana, relativo al diritto alla salute, come un "contro-limite" al potere statale, influenzato dal pensiero personalista di figure come Mounier e Maritain.Il primo capitolo, "Chiesa e modernità", ripercorre la storia del modernismo cattolico, con figure come Fogazzaro, Toniolo e soprattutto Romolo Murri, che auspicava un ruolo guida della Chiesa contro il liberismo e per una conciliazione tra Stato e Chiesa. Viene poi analizzato il pensiero di Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, e il contesto della dottrina sociale della Chiesa espressa nell'enciclica Rerum Novarum. Si evidenzia come Sturzo anticipò una "teologia della laicità", con una visione dialettica tra natura e grazia, Chiesa e mondo.Il secondo capitolo introduce il tema centrale del saggio: "Cattolici e costruzione dell'idea repubblicana", aprendo alla riflessione sulle figure di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.Il terzo capitolo è dedicato a Berlinguer. Viene descritta la sua evoluzione da figura "grigia" a leader carismatico del PCI, capace di un confronto aperto con la Chiesa cattolica. Si sottolinea la sua "questione morale", il bisogno di etica nella politica, e la sua idea di una "terza via" tra comunismo e socialdemocrazia, con una progressiva distanza dall'URSS. Un momento chiave fu il tentativo di "solidarietà nazionale" tra comunisti e cattolici, promosso da Berlinguer. Viene ricordato anche il rispetto trasversale che suscitò la sua figura, culminato nell'omaggio di Giorgio Almirante durante la camera ardente.Il quarto capitolo si concentra su Aldo Moro. Viene ripercorsa la sua precoce carriera politica e il suo ruolo nella FUCI e nella redazione del "Codice di Camaldoli", un importante documento di preparazione all'Italia post-fascista. Si evidenzia il suo impegno nella Resistenza e nella ricostruzione del Paese, con una forte attenzione alla formazione delle coscienze democratiche. Viene descritta la sua ascesa politica nella Democrazia Cristiana e la sua visione di superamento delle divisioni politiche. Tra il 1975 e il 1976, Moro elaborò l'idea di una "terza fase per la Democrazia Cristiana" orientata a una "democrazia dell'alternanza". Il capitolo si conclude con il tragico evento del suo rapimento e assassinio nel 1978, mentre si stava per presentare il governo di solidarietà nazionale.La conclusione del saggio sottolinea come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, pur provenendo da orientamenti politici diversi, abbiano incarnato due esistenze che si sono incrociate nel tentativo di costruire un bene comune e rafforzare l'identità repubblicana. Questo avvenne nel contesto del lento processo di unificazione italiana e alla luce della Costituzione, che riconosce anche gli accordi con la Chiesa cattolica. Vengono ricordati gli anni del "compromesso storico" e la campagna moralizzatrice di Berlinguer. Infine, si menziona il pontificato di Paolo VI, con il suo "vento nuovo del concilio", come sfondo di questo tentativo di avvicinamento. 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Fra diritto canonico e diritto secolare</i>, presentazione di Luigi Sabbarese, cs, Gruppo editoriale Tab s.r.l., Roma 2024. Egli scrive: «Questo lavoro, dal titolo <i>Clero e abusi sessuali. Fra diritto ca­nonico e diritto secolare</i>, analizza la tematica alla luce della normativa italiana e canonica» (p. 19). Il volume mi sembra lineare, informato e molto utile per chi studia i problemi della tutela dei minori e delle persone particolarmente vulnerabili, sotto gli aspetti giuridici e canonistici, con chiare implicazioni teologico-pastorali. Certamente è un libro che risponde all'obiettivo espresso da p. Sabbarese: "La consapevolezza deve condurre a un cambiamento di paradigma culturale, antropologico e teologico, che considera l’abuso di potere, di coscienza e sessuale nella Chiesa come una violazione dei comandamenti di Dio e della dignità della persona: ogni abuso intacca il fondamento della fede e svuota le vittime della fede in Dio, della fiducia nei suoi ministri e della fiducia in sé stessi". Tardioli così sintetizza la sua fatica editoriale: «Il capitolo primo consta di tre paragrafi in cui analiz­zeremo il tema degli abusi sessuali prima in generale, poi secondo il diritto penale italiano ma solo nella parte sostan­ziale senza riferimenti al diritto processuale avendo esclusi­vamente lo scopo di spiegare i termini della questione» (p. 20). Si precisa la nozione di minore e di abuso, alla luce della legislazione europea e italiana, delle principali teorie psicologiche e psichiatriche, osservando che «il Legislatore [italiano] del 1996 ha collocato i de­litti contro la libertà sessuale fra i delitti contro la libertà personale, cioè nel Libro II, Titolo XII, Capo III del c.p.» (p. 27). A sua volta, il diritto penale canonico nato dal Vaticano II era considerato troppo “garantista” perché poneva l’accento sul­la tutela dell’accusato rendendo quasi impossibili le condan­ne, di conseguenza si convenne con Giovanni Paolo II che era necessario attribuire il delitto di pedofilia alla compe­tenza esclusiva dell’allora CDF con la dicitura <i>Delicta maiora contra fidem </i>per poter comminare la pena della dimissione dallo stato clericale ai sacerdoti colpevoli, in quanto questo delitto danneggiava anche la fede. Osserva Tardioli: « In verità più che di <i>delicta graviora </i>bisognerebbe parlare di <i>delicta reservata </i>in quanto con la prima espressione si in­tende solo una particolare categoria di crimini relativi alla morale e alla celebrazione dei sacramenti ricompresi nei <i>de­licta reservata</i>» (p. 136), tra i quali vi sono, appunto «quelli <i>contra mores </i>sono: il delitto <i>contra sextum </i>com­messo da un chierico con un minore di diciotto anni cui viene equiparato colui che abitualmente ha un uso imperfetto di ragione; l’acquisizione, la detenzione e la divulgazione a fine di libidine di immagini porno­grafiche di minori al di sotto di diciotto anni da parte di un chierico in qualunque modo e con qualunque mezzo» (pp. 137-138). Tardioli sceglie di delimitare «il campo di indagine alle sole fattispecie di pedofilia e di pedopornografia» (p. 138) «Nel capitolo secondo, formato da quattro paragrafi, è esposta la normativa canonica sui delitti in parola, inseren­dola nel panorama più ampio della riforma del diritto pe­nale canonico voluta da Papa Francesco con la costituzione apostolica <i>Pascite gregem Dei </i>del 23 maggio 2021, entrata in vigore per la Chiesa latina l’8 dicembre 2021» (p. 20), La convinzione, condivisibile, di Tardioli: «È ancora attuale il diritto penale nella vita della Chiesa? La risposta è affermativa in quanto la Chiesa come società vi­sibile è costituita da uomini che per natura sono inclini al male a causa del peccato originale che ne ha indebolito la volontà, e perciò ha bisogno di norme coercitive per poter far fronte a delitti canonici che colpiscono la vita della co­munità ecclesiale» (p. 79). Il diritto penale va collocato nell’orizzonte della Curia romana e del diritto penale nella Chiesa, che riguarda sia clero che laici. Presso il Dicastero per la dottrina della fede, è stata istituita anche la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, «il cui compito è fornire al Romano Pontefice consiglio e consulenza e altresì proporre le più opportune iniziative per la salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili assistendo Vescovi, Eparchi, Conferenze Episcopali e Strutture gerarchiche del­le Chiese Cattoliche Orientali in questo ambito» (p. 135). «Infine nel capitolo terzo abbiamo esposto la normativa che la Chiesa italiana si è data per far fronte ai casi di abuso sessuale, esaminando il contesto ecclesiale compreso il <i>Primo Report </i>sugli abusi commessi dal clero italiano nel biennio 2020-2021 e l’evoluzione delle direttive in cui sono nate le vigenti <i>Linee guida </i>della CEI per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili aggiornate nel 2023» (p. 21). Da parte mia, ricorderò certamente l’aggiornamento della <i>definizione di minore</i> <i>e di persona vulnerabile, </i>finalizzata a configurare esplicitamente i casi di abuso, come si è avuto con la Lettera apostolica in forma di motu proprio <i>Vos estis lux mundi</i> (7.5.2019)[1], che definisce al par. 2 dell’art. 1: «a) “minore”: ogni persona avente un’età inferiore a diciott’anni o per legge ad essa equiparata; b) “persona vulnerabile”: ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa; c) «<i>materiale di pornografia minorile</i>»: qualsiasi rappresentazione di un minore, indipendentemente dal mezzo utilizzato, coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, e qualsiasi rappresentazione di organi sessuali di minori a scopi di libidine o di lucro». Che il Magistero della Chiesa avesse preso piena coscienza che non si possano più seguire strade evasive, ma che si dovesse, per così dire, “prendere il toro per le corna”, lo si constatava già prima di papa Francesco, esattamente nell’anno 2010, allorché fu pubblicata un’intervista sui “temi caldi” nei primi cinque anni da Papa del già professore di teologia Joseph Ratzinger (intervistato già due volte nel 1996 e nel 2000 da Peter Seewald), il quale era stato chiamato al pontificato il 19 aprile 2005. Un testo, questo[2], che fu comunque autorizzato da Benedetto XVI, il quale «non ha, modificato la parola pronunciata ma apportato solo piccole correzioni»[3]. Un punto molto delicato, anche teoreticamente, che ritorna in diverse parti dell’intervista di Ratzinger, è quello di collocare anche il caso degli abusi sessuali all’interno di un nuovo orizzonte relativo ai <i>rapporti tra Chiesa e modernità</i>, tema che rappresenta quasi un commento e una precisazione di quanto già scritto nella <i>Spe salvi</i>. La modernità, criticata a Seewald dal Pontefice, è prevalentemente quella del mondo occidentale, laddove c’è una certa avversione, anzi ostilità, per la Chiesa[4] e, in alcune nazioni (come la Germania), per la persona stessa del Papa: «è un fatto, una realtà e fa parte del Cattolicesimo del nostro tempo che nella Germania cattolica esista un numero considerevole di persone che, per così dire, aspetta solo di poter colpire il Papa»[5]; quella medesima modernità che «ha cercato la propria strada guidata dall’idea di progresso e da quella di libertà»[6], senza tener però conto della deriva che intende questo rilevante dinamismo umano «come libertà di poter fare tutto»[7], nonché del rischio che il progresso potrebbe essere anche distruttivo allorché utilizzasse il potere della conoscenza senza tener presente la sua rilevanza etica e procedesse «privo di fondamenta morali»<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66080287</guid><pubDate>Wed, 14 May 2025 04:37:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66080287/clero_ed_abusi_sessuali_di_ennio_tardioli.mp3" length="7139367" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Mi complimento per il volume di ENNIO TARDIOLI, Clero e abusi sessuali. 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Sabbarese: "La consapevolezza deve condurre a un cambiamento di paradigma culturale, antropologico e teologico, che considera l’abuso di potere, di coscienza e sessuale nella Chiesa come una violazione dei comandamenti di Dio e della dignità della persona: ogni abuso intacca il fondamento della fede e svuota le vittime della fede in Dio, della fiducia nei suoi ministri e della fiducia in sé stessi". Tardioli così sintetizza la sua fatica editoriale: «Il capitolo primo consta di tre paragrafi in cui analiz­zeremo il tema degli abusi sessuali prima in generale, poi secondo il diritto penale italiano ma solo nella parte sostan­ziale senza riferimenti al diritto processuale avendo esclusi­vamente lo scopo di spiegare i termini della questione» (p. 20). Si precisa la nozione di minore e di abuso, alla luce della legislazione europea e italiana, delle principali teorie psicologiche e psichiatriche, osservando che «il Legislatore [italiano] del 1996 ha collocato i de­litti contro la libertà sessuale fra i delitti contro la libertà personale, cioè nel Libro II, Titolo XII, Capo III del c.p.» (p. 27). A sua volta, il diritto penale canonico nato dal Vaticano II era considerato troppo “garantista” perché poneva l’accento sul­la tutela dell’accusato rendendo quasi impossibili le condan­ne, di conseguenza si convenne con Giovanni Paolo II che era necessario attribuire il delitto di pedofilia alla compe­tenza esclusiva dell’allora CDF con la dicitura <i>Delicta maiora contra fidem </i>per poter comminare la pena della dimissione dallo stato clericale ai sacerdoti colpevoli, in quanto questo delitto danneggiava anche la fede. Osserva Tardioli: « In verità più che di <i>delicta graviora </i>bisognerebbe parlare di <i>delicta reservata </i>in quanto con la prima espressione si in­tende solo una particolare categoria di crimini relativi alla morale e alla celebrazione dei sacramenti ricompresi nei <i>de­licta reservata</i>» (p. 136), tra i quali vi sono, appunto «quelli <i>contra mores </i>sono: il delitto <i>contra sextum </i>com­messo da un chierico con un minore di diciotto anni cui viene equiparato colui che abitualmente ha un uso imperfetto di ragione; l’acquisizione, la detenzione e la divulgazione a fine di libidine di immagini porno­grafiche di minori al di sotto di diciotto anni da parte di un chierico in qualunque modo e con qualunque mezzo» (pp. 137-138). Tardioli sceglie di delimitare «il campo di indagine alle sole fattispecie di pedofilia e di pedopornografia» (p. 138) «Nel capitolo secondo, formato da quattro paragrafi, è esposta la normativa canonica sui delitti in parola, inseren­dola nel panorama più ampio della riforma del diritto pe­nale canonico voluta da Papa Francesco con la costituzione apostolica <i>Pascite gregem Dei </i>del 23 maggio 2021, entrata in vigore per la Chiesa latina l’8 dicembre 2021» (p. 20), La convinzione, condivisibile, di Tardioli: «È ancora attuale il diritto penale nella vita della Chiesa? La risposta è affermativa in quanto la Chiesa come società vi­sibile è costituita da uomini che per natura sono inclini al male a causa del peccato originale che ne ha indebolito la volontà, e perciò ha bisogno di norme coercitive per poter far fronte a delitti canonici che colpiscono la vita della co­munità ecclesiale» (p. 79). 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Literary Cenacle. <br />Caravaggio, Crowning with Thorns and Ecce Homo<br />(Contribution by Pasquale Giustiniani)<br />Two paintings by Caravaggio on the first and sixth stations of the Via Crucis<br />First station – Jesus condemned to death – “Ecce Homo”.<br />The theme of Ecce Homo is inspired by the passage from the Gospels. Pontius Pilate exposed Christ to the people of Jerusalem who were asking for his condemnation. The Roman prefect absolved Jesus from the accusations of having plotted against the authority of Rome but the Jewish ecclesiastical hierarchies accused him of blasphemy. Ecce Homo, (Behold the man), is the title of the work that takes up the words used by Pontius Pilate to indicate Christ to the crowd. Before the exposure, a soldier placed a torn cloth on Jesus’ shoulders, a crown of thorns on his head and a reed in his hands. With these objects the prisoner was presented in a derisive manner as the king of the Jews.<br />Sixth station: the injustice of the condemnation is added to the outrage of the flagellation. Delivered into the hands of men, the body of Jesus is disfigured. That body received from the Virgin Mary, who made Jesus "the most beautiful of the sons of men", who dispensed the anointing of the Word - "from your lips flows grace" (Ps 45:3) -, is now cruelly lacerated by the whip. The face transfigured on Tabor is disfigured in the praetorium: the face of one who, insulted, does not answer of one who, beaten, forgives of one who, enslaved without a name, frees those who lie in slavery.<br />- The last seven words of the Crucifix.<br />Roberto Bellarmino, a Jesuit who twice risked becoming Pope, in the last years of his life, at the end of the month of Ignatian spiritual exercises, also wrote the De septem verbis a Christo in cruce prolatis: a meditation of strong spiritual charge on a theme dear to both devotion and music. Many composers have dedicated important works to it: from Franz J. Haydn to Saverio Mercadante to Sofia Guibadulina. Roberto Bellarmino was very devoted to the cross and, above all, to the crucifix. During his episcopate resident in Capua, which lasted from May 1602 to April 1605, and exactly on the day of the “invention of the Holy Cross” (at the time placed by the Liturgy on May 3), he held a beautiful sermon “in inventione crucis” (dating back to the beginning of May 1603 or, more likely, to May 3, 1604). He preached in the city of Marcianise, in oppido martianisii, a large agricultural center of the diocese of Capua, located in what the Romans had already called Leboria terra and, subsequently, called Terra di lavoro in Campania felix. Marcianise was the most suitable location for this Bellarminian sermon because from time immemorial it had consecrated, even architecturally, its devotion to the cross and the crucifix. In Marcianise, in 1564, a confraternity and chapel of S. Maria della Misericordia and del Monte di Pietà had arisen, linked precisely to the devotion to the crucifix, with a feast on May 3 (invention of the cross). Here, as in other parts of reformed Catholicism, an altar had been dedicated, in the cathedral, to the five wounds of the crucifix, where, on Good Friday, the so-called "three hours of agony" were preached (a custom that would persist uninterruptedly at least until the second Vatican council). In Bellarmine's spiritual writings, written in the last years of the cardinal's life, the fruit of as many month-long spiritual exercises, there is also a beautiful writing, emblematic of his peculiar spirituality and devotion to the crucifix, both theological and ascetic: I am referring to De septem verbis a Christo in cruce prolatis. Written in 1618, three years before his death, it is, like the others, a work of Bellarmine's maturity and therefore represents the fruit of a lifetime of study, reflection and prayer. The work, which is composed of two books, of 12 and 24 chapters respectively, is a reading and a meditation on the great 'book of the cross', as Bellarmine calls it, to 'explain the principal virtues of Christ crucified', 'perfect model of every virtue'. The A. takes into consideration 'the last discourse, composed of seven words, very short but very important, that the redeemer of the world addressed to all men from the cross, as from a very high chair'. The commentary on the individual words pronounced by Jesus on the cross is always preceded by a literal explanation that helps to understand their historical meaning, and then moves on to the teaching that derives from them and which consists in the 'fruits' that can be 'picked' from the tree of the cross.<br />- Only two words in front of Caravaggio's canvases<br />In the Bellarminian pamphlet, according to tradition, Christ pronounces seven expressions. We want to focus on the two that also inspired Caravaggio.<br />First word: Father, forgive them for they know not what they do. Bellarmine writes: «Of the first three words, which concern others, the first is addressed to enemies, the second to friends, the third to relatives. The reason for this order is the following: charity first helps the most needy, and the most needy then were the enemies of Christ, and we too, disciples of such a great master, needed him to teach us love for enemies, which is more difficult and rarer than love for friends and relatives, which in some way is innate in us, grows with us and often becomes excessive».<br />The fruit to be gathered from this first word is described in the following terms: "The naked body, exhausted by flagellations and the long journey, was exposed to public ridicule and cold, and its weight, with unheard of and continuous suffering, increasingly tore the wounds of his hands and feet, causing the good Lord at the same time many sufferings, as if they were so many crosses. And yet, O charity that surpasses all our knowledge, despising all this, as if he did not suffer at all, concerned only with the salvation of his enemies and wanting to remove from them the impending danger, he cries out to the Father: Father, forgive them. What would he do if those wicked men suffered and did not move an unjust persecution, if they had been friends, relatives, children, and not enemies, traitors, wicked parricides? O merciful Jesus, truly your charity surpasses all our ability to understand!" The last of the first three words, which concern love for one's neighbor, is this: "Behold your mother, behold your son." "From this third word, if we consider it well, many fruits can be gathered. First of all, the infinite desire of Christ to suffer for our salvation, so that redemption might be complete and abundant. Other human beings, in fact, when they die, especially by a violent, shameful and infamous death, make sure that their relatives do not witness it, so that the pain and sadness are not doubled by their presence. Christ, on the other hand, not content with his passion, moreover atrocious, painful and infamous, wanted his mother and his beloved disciple to be present and to stand at the foot of the cross, so that the pain of the compassion of their loved ones might increase the pain of his passion. Christ on the cross poured out his blood abundantly as if from four sources: he wanted his mother, his disciple, Mary, his mother's sister, and Mary Magdalene, who loved him more than all the other holy women, to be present, so that four sources of tears would flow from them, as if to suffer less from the shedding of his own blood than from the abundant river of tears that flowed from the hearts of those present in pain. Very beautiful, in addition to that reference to the ascetic gift of tears, on the level of Marian devotion appears the fourth fruit of this third word: "The burden and the yoke of taking care and concern for the Virgin Mother, imposed by the Lord on St. John, truly became a sweet yoke and a light burden. Who would not have accepted to live with her who for nine months had carried the incarnate Word in her womb and who for thirty years had lived with him in great devotion and sweetness? And who would not envy the disciple beloved by the Lord who, in the absence of the Son of God, welcomed the presence of the Mother of God? But we too, if I am not mistaken, can obtain through prayer from the benevolence of the Word, made man for us and crucified for our love, to hear Him say: “Behold your mother,” and to hear the Mother of us say: “Behold your son.” The merciful Lord is not stingy with graces, provided we approach the throne of His grace with faith and trust, and with a truly sincere, not false, heart. He, who wanted us to be co-heirs of the kingdom of His Father, will certainly not disdain to have us as co-heirs of the love of His Mother. And the most compassionate Virgin will not feel burdened by the multitude of her children, since she has a most generous heart and desires that none of those whom her Son has redeemed with His own precious blood and with His precious death should perish. Let us therefore approach with confidence the throne of Christ's grace, and supplicantly and not without tears let us ask him that of each of us he may say to his Mother: Behold your son, and to each of us he may say of his Mother: Behold your mother."<br />- Conclusion<br />Now, writes Bellarmine, «we have come to the last word that Christ, dying on the cross, pronounced crying with a loud voice: “Father, into your hands I commend my spirit”». «This explanation of Paul’s testimony (Heb 5:7) convinces us clearly enough that when the Lord says: “Into your hands I commend my spirit”, the word spirit should be understood as life, not as soul. The Lord, in fact, was not so much concerned about his soul, which he knew to be safe and most blessed because of the vision of God granted to him since his creation, but rather about his own body, which he saw close to restoring life because of death: therefore he prayed that his body would not remain long in the power of death, and in this h]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65543656</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2025 21:57:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65543656/salerno_literary_cenacle_caravaggio_crowning_with_thorns_and_ecce_homo.mp3" length="23530221" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Salerno. Literary Cenacle. 
Caravaggio, Crowning with Thorns and Ecce Homo
(Contribution by Pasquale Giustiniani)
Two paintings by Caravaggio on the first and sixth stations of the Via Crucis
First station – Jesus condemned to death – “Ecce Homo”.
The...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Salerno. Literary Cenacle. <br />Caravaggio, Crowning with Thorns and Ecce Homo<br />(Contribution by Pasquale Giustiniani)<br />Two paintings by Caravaggio on the first and sixth stations of the Via Crucis<br />First station – Jesus condemned to death – “Ecce Homo”.<br />The theme of Ecce Homo is inspired by the passage from the Gospels. Pontius Pilate exposed Christ to the people of Jerusalem who were asking for his condemnation. The Roman prefect absolved Jesus from the accusations of having plotted against the authority of Rome but the Jewish ecclesiastical hierarchies accused him of blasphemy. Ecce Homo, (Behold the man), is the title of the work that takes up the words used by Pontius Pilate to indicate Christ to the crowd. Before the exposure, a soldier placed a torn cloth on Jesus’ shoulders, a crown of thorns on his head and a reed in his hands. With these objects the prisoner was presented in a derisive manner as the king of the Jews.<br />Sixth station: the injustice of the condemnation is added to the outrage of the flagellation. Delivered into the hands of men, the body of Jesus is disfigured. That body received from the Virgin Mary, who made Jesus "the most beautiful of the sons of men", who dispensed the anointing of the Word - "from your lips flows grace" (Ps 45:3) -, is now cruelly lacerated by the whip. The face transfigured on Tabor is disfigured in the praetorium: the face of one who, insulted, does not answer of one who, beaten, forgives of one who, enslaved without a name, frees those who lie in slavery.<br />- The last seven words of the Crucifix.<br />Roberto Bellarmino, a Jesuit who twice risked becoming Pope, in the last years of his life, at the end of the month of Ignatian spiritual exercises, also wrote the De septem verbis a Christo in cruce prolatis: a meditation of strong spiritual charge on a theme dear to both devotion and music. Many composers have dedicated important works to it: from Franz J. Haydn to Saverio Mercadante to Sofia Guibadulina. Roberto Bellarmino was very devoted to the cross and, above all, to the crucifix. During his episcopate resident in Capua, which lasted from May 1602 to April 1605, and exactly on the day of the “invention of the Holy Cross” (at the time placed by the Liturgy on May 3), he held a beautiful sermon “in inventione crucis” (dating back to the beginning of May 1603 or, more likely, to May 3, 1604). He preached in the city of Marcianise, in oppido martianisii, a large agricultural center of the diocese of Capua, located in what the Romans had already called Leboria terra and, subsequently, called Terra di lavoro in Campania felix. Marcianise was the most suitable location for this Bellarminian sermon because from time immemorial it had consecrated, even architecturally, its devotion to the cross and the crucifix. In Marcianise, in 1564, a confraternity and chapel of S. Maria della Misericordia and del Monte di Pietà had arisen, linked precisely to the devotion to the crucifix, with a feast on May 3 (invention of the cross). Here, as in other parts of reformed Catholicism, an altar had been dedicated, in the cathedral, to the five wounds of the crucifix, where, on Good Friday, the so-called "three hours of agony" were preached (a custom that would persist uninterruptedly at least until the second Vatican council). In Bellarmine's spiritual writings, written in the last years of the cardinal's life, the fruit of as many month-long spiritual exercises, there is also a beautiful writing, emblematic of his peculiar spirituality and devotion to the crucifix, both theological and ascetic: I am referring to De septem verbis a Christo in cruce prolatis. Written in 1618, three years before his death, it is, like the others, a work of Bellarmine's maturity and therefore represents the fruit of a lifetime of study, reflection and prayer. The work, which is composed of two books, of 12 and 24 chapters respectively, is a reading and a meditation on the great 'book of...]]></itunes:summary><itunes:duration>981</itunes:duration><itunes:keywords>caravaggio,cenacolo,christ,coronation,crucifix,easter,obedience,passion,thorns</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>21</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Salerno. Cenacolo letterario. Caravaggio, Incoronazione di spine ed Ecce homo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/salerno-cenacolo-letterario-caravaggio-incoronazione-di-spine-ed-ecce-homo--65543613</link><description><![CDATA[Salerno, Cenacolo letterario.<br />Caravaggio, Incoronazione di spine ed Ecce homo<br />(Intervento di Pasquale Giustiniani)<br />1. Due dipinti del Caravaggio sulla prima e sesta stazione della Via crucis<br />Prima stazione – Gesù condannato a morte – “Ecce Homo”.<br />Il tema dell’Ecce Homo è ispirato al passo dei Vangeli. Ponzio Pilato espose Cristo al popolo di Gerusalemme che ne chiedeva la condanna. Il prefetto romano assolse Gesù dalle accuse di aver complottato contro l’autorità di Roma ma le gerarchie ecclesiastiche ebraiche lo accusarono di blasfemia. Ecce Homo, (Ecco l’uomo), è il titolo dell’opera che riprende le parole usate da Ponzio Pilato per indicare Cristo alla folla. Prima dell’esposizione, un soldato mise sulle spalle di Gesù un panno lacero, gli mise sul capo una corona di spine e una canna tra le mani. Con questi oggetti il prigioniero fu presentato in modo derisorio come re dei Giudei. Sesta stazione: alla condanna iniqua si aggiunge l'oltraggio della flagellazione. Consegnato alle mani degli uomini, il corpo di Gesù è sfigurato. Quel corpo ricevuto dalla vergine Maria, che faceva di Gesù "il più bello tra i figli dell'uomo", che dispensava l'unzione della Parola - "dalle tue labbra fluisce la grazia" (Sal 45, 3) -, viene ora crudelmente lacerato dalla frusta. Il volto trasfigurato sul Tabor è sfigurato nel pretorio: volto di chi, insultato, non risponde di chi, percosso, perdona di chi, reso schiavo senza nome, libera quanti giacciono nella schiavitù. <br />2. Le ultime sette parole del Crocifisso.<br />Roberto Bellarmino, gesuita che rischiò ben due volte di diventare Papa, negli ultimi anni di vita, a conclusione del mese di esercizi spirituali ignaziani, scrisse anche il De septem verbis a Christo in cruce prolatis : una meditazione di forte carica spirituale su un tema caro tanto alla devozione che alla musica. Non pochi compositori vi hanno dedicato lavori importanti: da Franz J. Haydn a Saverio Mercadante a Sofia Guibadulina. Roberto Bellarmino era molto devoto della croce e, soprattutto, del crocifisso. Nel corso del suo episcopato residente a Capua, che si esplicò dal maggio 1602 all’aprile 1605, ed esattamente nel giorno della “invenzione della santa Croce” (all’epoca collocata dalla Liturgia il 3 maggio), egli tenne una bella predica “in inventione crucis” (databile agli inizi di maggio del 1603 o, più verosimilmente al 3 maggio 1604). Egli predicò nella città di Marcianise, in oppido martianisii, grosso centro agricolo della diocesi di Capua, ubicato in quella che i romani avevano già denominato Leboria terra e, successivamente, detta Terra di lavoro nella Campania felix. Marcianise era la sede più idonea per questa predica bellarminiana perché ab immemorabili aveva consacrato, anche architettonicamente, la propria devozione alla croce e al crocifisso. A Marcianise, nel 1564, era sorta una confraternita e cappella di S. Maria della Misericordia e del monte di Pietà, agganciata appunto alla devozione al crocifisso, con festa al 3 maggio (invenzione della croce). Qui, come in altre parti della cattolicità riformata, era stato dedicato, in duomo, un altare alle cinque piaghe del crocifisso, dove, il venerdì santo, si predicavano le cosiddette “tre ore di agonia” (usanza che persisterà ininterrottamente almeno fino al secondo concilio vaticano). <br />Negli scritti spirituali di Bellarmino, redatti negli ultimi anni di vita del cardinale, frutto di altrettanti esercizi spirituali di un mese, esiste anche un bellissimo scritto, emblematico di questa sua peculiare spiritualità e devozione al crocifisso, insieme teologica ed ascetica: alludo al De septem verbis a Christo in cruce prolatis . Scritto nel 1618, tre anni prima della sua morte, esso è, come le altre, un'opera della maturità di Bellarmino e rappresenta quindi il frutto di tutta una vita di studio, di riflessione e di preghiera. L'opera, che è composta da due libri, rispettivamente di 12 e 24 capitoli, è una lettura e una meditazione del grande 'libro della croce', come lo chiama il Bellarmino, per 'spiegare le principali virtù di Cristo crocifisso', 'modello perfetto di ogni virtù'. L'A. prende in considerazione 'l'ultimo discorso, composto da sette parole, brevissime ma importantissime, che il redentore del mondo rivolse a tutti gli uomini dalla croce, come da una cattedra altissima'. Il commento alle singole parole pronunciate da Gesù sulla croce è sempre preceduto da una spiegazione letterale che aiuta a comprenderne il senso storico, per poi passare all'insegnamento che ne deriva e che consiste nei 'frutti' che si possono 'cogliere' dall'albero della croce.<br />Solo due parole di fronte alle tele di Caravaggio. Nell’opuscolo bellarminiano, secondo la tradizione, il Cristo pronuncia sette espressioni. Noi vogliamo soffermarci sulle due che avranno ispirato anche Caravaggio. Prima parola: Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno . Scrive Bellarmino: «Delle prime tre parole, che riguardano gli altri, la prima è rivolta ai nemici, la seconda agli amici, la terza ai parenti. Il motivo di quest'ordine è il seguente: la carità soccorre prima i più bisognosi, e i più bisognosi allora erano i nemici di Cristo, e anche noi, discepoli di un così grande maestro, avevamo bisogno che egli ci insegnasse l'amore verso i nemici, che è più difficile e più raro dell'amore verso gli amici e i parenti, che in qualche modo ci è innato, cresce con noi e spesso diventa eccessivo». Il frutto da raccogliere da questa prima parola è descritto nei termini seguenti: «Il corpo nudo, spossato dalle flagellazioni e dal lungo cammino, era esposto al pubblico ludibrio e al freddo, e il suo peso, con inaudite e continue sofferenze, gli lacerava sempre più le ferite delle mani e dei piedi, procurando al buon Signore contemporaneamente molte sofferenze, come se fossero altrettante croci. E tuttavia, o carità che sorpassa ogni nostra conoscenza, disprezzando tutto questo, come se non soffrisse affatto, preoccupato unicamente della salvezza dei suoi nemici e volendo allontanare da loro il pericolo incombente, grida al Padre: Padre, perdona loro. Cosa farebbe se quegli uomini empi subissero e non muovessero un'ingiusta persecuzione, se fossero stati amici, parenti, figli, e non nemici, traditori, scellerati parricidi? O Gesù misericordioso, veramente la tua carità sorpassa ogni nostra capacità di comprendere!» L'ultima delle tre prime parole, che riguardano l'amore verso il prossimo, è questa: «Ecco la tua madre, ecco il tuo figlio». «Da questa terza parola, a considerarla bene, si possono raccogliere molti frutti. Innanzitutto l'infinito desiderio di Cristo di soffrire per la nostra salvezza, perché la redenzione fosse completa e abbondante. Gli altri esseri umani, infatti, quando muoiono, soprattutto per una morte violenta, vergognosa e infame, fanno in modo che i loro congiunti non vi assistano, affinché il dolore e la tristezza non si raddoppi per la loro presenza. Cristo invece, non contento della sua passione, oltretutto atroce, dolorosa e infame, volle che la madre e il discepolo prediletto fossero presenti e stessero ai piedi della croce, affinché il dolore della compassione dei propri cari accrescesse il dolore della sua passione. Cristo in croce effondeva abbondantemente il sangue come da quattro sorgenti: volle che fossero presenti la madre, il discepolo, Maria, la sorella di sua madre, e Maria Maddalena, che lo amavano più di tutte le altre sante donne, perché da esse sgorgassero quattro fonti di lacrime, quasi a soffrire meno per lo spargimento del proprio sangue che per l'abbondante fiume di lacrime sgorgate dal cuore dei presenti per il dolore». Assai bello, oltre che quell’accenno al dono ascetico della lacrime, sul piano della devozione mariana appare il quarto frutto di questa terza parola: «Il carico e il giogo di prendersi cura e premura della Vergine Madre, imposto dal Signore a s. Giovanni, divenne veramente un giogo soave e un carico leggero. Chi mai non avrebbe accettato di abitare con colei che per nove mesi aveva portato nel suo grembo il Verbo incarnato e che per trent'anni era vissuta con lui in una grande devozione e dolcezza? E chi non proverà invidia nei confronti del discepolo prediletto dal Signore che, in assenza del Figlio di Dio, accolse la presenza della Madre di Dio? Anche noi però, se non mi sbaglio, possiamo ottenere con la preghiera dalla benevolenza del Verbo, fattosi uomo per noi e crocifisso per amore nostro, di sentirci dire: “Ecco la tua madre”, e di sentir dire alla Madre di noi: “Ecco il tuo figlio”. Il Signore misericordioso non è avaro di grazie, purché ci accostiamo al trono della sua grazia con fede e fiducia, e con un cuore veramente sincero, non falso. Egli, che ha voluto che fossimo coeredi del regno del Padre suo, certamente non disdegnerà di averci come coeredi dell'amore della Madre sua. E la pietosissima Vergine non si sentirà appesantita dalla moltitudine di figli, poiché possiede un cuore generosissimo e desidera che non perisca nessuno di quelli che il Figlio suo ha redento con il proprio sangue prezioso e con la sua preziosa morte. Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia di Cristo, e supplichevoli e non senza lacrime chiediamo a lui che di ciascuno di noi egli dica a sua Madre: Ecco il tuo figlio, e a ciascuno di noi dica di sua Madre: Ecco la tua madre».Conclusione Ora, scrive Bellarmino, «siamo giunti all'ultima parola che Cristo, moribondo in croce, pronunciò gridando a gran voce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”» . «Questa spiegazione della testimonianza di Paolo (Ebrei 5,7) ci convince abbastanza chiaramente che quando il Signore afferma: “Nelle tue mani consegno il mio spirito”, la parola spirito vada intesa come vita, non come anima. Il Signore, infatti, non era tanto preoccupato per la sua anima, che sapeva al sicuro e beatissima per la visione di Dio concessale fin dalla sua creazione, bensì per il proprio corpo, che...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65543613</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2025 21:49:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65543613/salerno_cenacolo_letterario_caravaggio_incoronazione_di_spine_ed_ecce_homo.mp3" length="13951143" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Salerno, Cenacolo letterario.
Caravaggio, Incoronazione di spine ed Ecce homo
(Intervento di Pasquale Giustiniani)
1. Due dipinti del Caravaggio sulla prima e sesta stazione della Via crucis
Prima stazione – Gesù condannato a morte – “Ecce Homo”.
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Sesta stazione: alla condanna iniqua si aggiunge l'oltraggio della flagellazione. Consegnato alle mani degli uomini, il corpo di Gesù è sfigurato. Quel corpo ricevuto dalla vergine Maria, che faceva di Gesù "il più bello tra i figli dell'uomo", che dispensava l'unzione della Parola - "dalle tue labbra fluisce la grazia" (Sal 45, 3) -, viene ora crudelmente lacerato dalla frusta. Il volto trasfigurato sul Tabor è sfigurato nel pretorio: volto di chi, insultato, non risponde di chi, percosso, perdona di chi, reso schiavo senza nome, libera quanti giacciono nella schiavitù. <br />2. Le ultime sette parole del Crocifisso.<br />Roberto Bellarmino, gesuita che rischiò ben due volte di diventare Papa, negli ultimi anni di vita, a conclusione del mese di esercizi spirituali ignaziani, scrisse anche il De septem verbis a Christo in cruce prolatis : una meditazione di forte carica spirituale su un tema caro tanto alla devozione che alla musica. Non pochi compositori vi hanno dedicato lavori importanti: da Franz J. Haydn a Saverio Mercadante a Sofia Guibadulina. Roberto Bellarmino era molto devoto della croce e, soprattutto, del crocifisso. Nel corso del suo episcopato residente a Capua, che si esplicò dal maggio 1602 all’aprile 1605, ed esattamente nel giorno della “invenzione della santa Croce” (all’epoca collocata dalla Liturgia il 3 maggio), egli tenne una bella predica “in inventione crucis” (databile agli inizi di maggio del 1603 o, più verosimilmente al 3 maggio 1604). Egli predicò nella città di Marcianise, in oppido martianisii, grosso centro agricolo della diocesi di Capua, ubicato in quella che i romani avevano già denominato Leboria terra e, successivamente, detta Terra di lavoro nella Campania felix. Marcianise era la sede più idonea per questa predica bellarminiana perché ab immemorabili aveva consacrato, anche architettonicamente, la propria devozione alla croce e al crocifisso. A Marcianise, nel 1564, era sorta una confraternita e cappella di S. Maria della Misericordia e del monte di Pietà, agganciata appunto alla devozione al crocifisso, con festa al 3 maggio (invenzione della croce). Qui, come in altre parti della cattolicità riformata, era stato dedicato, in duomo, un altare alle cinque piaghe del crocifisso, dove, il venerdì santo, si predicavano le cosiddette “tre ore di agonia” (usanza che persisterà ininterrottamente almeno fino al secondo concilio vaticano). <br />Negli scritti spirituali di Bellarmino, redatti negli ultimi anni di vita del cardinale, frutto di altrettanti esercizi spirituali di un mese, esiste anche un bellissimo scritto, emblematico di questa sua peculiare spiritualità e devozione al crocifisso, insieme teologica ed ascetica: alludo al De septem verbis a Christo in cruce prolatis . Scritto nel 1618, tre anni prima della sua morte, esso è, come le altre, un'opera della maturità di Bellarmino e rappresenta quindi il frutto di tutta una vita di studio, di riflessione e di preghiera. L'opera, che è composta da due libri, rispettivamente di 12 e 24 capitoli, è una lettura e una meditazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>870</itunes:duration><itunes:keywords>caravaggio,cenacolo,cristo,crocifisso,ecce,homo,passione,stazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>21</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Invention of the Home. The Domestic Order of the Polis, Valeria Pezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-invention-of-the-home-the-domestic-order-of-the-polis-valeria-pezza--65319637</link><description><![CDATA[At the Books and Museum on April 6, 2025 at the monumental complex of Santa Maria la Nova in Naples the essay by Valeria Pezza: The invention of the house. The domestic order of the polis, Christian Marinotti editions, Milan 2025, 120 pages.<br />«Whoever lives in a house built inside a city is like a pilgrim who proceeds – as the nineteenth-century Russian mystic John of Kronstadt said – with a traveling staff and a wayfarer's clothing: when he reaches the end of his life, the door will open wide and he will finally be at home, "because we have no lasting city here, but we seek the one to come" (Hebrews 13, 14)» Review by Pasquale Giustiniani. The provocation that comes from the structure of the Greek city<br />Among the many thanks for this remarkable publication - created by Valeria Pezza with the contribution of DiARC: Department of Architecture-University of Naples Federico II -,((⏱️=400)) you can also read those that the Author wanted to dedicate «to the entire community of Pollica, a land where you can still see something of the Greek world». In fact, each of these rich and dense pages of Valeria Pezza's essay refers to the archaeological traces, or rather to their significant stones and their references to the thoughts and works of their creators, builders and inhabitants.<br />That of the houses of the Greek cities in the so-called colonies and in the sites of classical Greece, is a world similar to the one in front of which we can place, together, both archaeology and the history of architecture and topography; but also cultural anthropology and the history of ideas, as illustrated and demonstrated by the acute and erudite effort of deciphering, conducted for us by Valeria Pezza in these pages. Thus, the ancient stones of Akragas (Agrigento) can become the figure of an ambivalence typical of the complex and multifactorial process that is appropriately called "invention of the house". At a first, but superficial, glance, "the domestic dimension appears removed and devalued, as it is not based on the heroic gesture, on the public and visible exaltation of power, conflict and strength" (page 11). Instead, as we read in the Foreword to this volume (pages 7 to 18), the starting question should be formulated in accordance with what the title of the volume recalls (moreover enriched by numerous graphs and tables): "When was that repeatable and repeated house invented that presides over the construction of the city itself as a place not so much of religious, political, military power, but of the home of its citizens?" (page 7).<br />This explains why, integrating the consolidated point of view that correlated the architecture of the classical polis to the so-called political sphere, «it was urgent to question those forms, their meaning and their nature, to ask what domestic dimension, to what daily rituals they gave rise, measure and space, and in what vision of the world. Then, why so much silence? What meaning did the house have in that origin and what does the house mean for us today?» (page 9).<br />From here, a different and intriguing perspective takes shape, excellently pursued by Valeria Pezza, which helps to re-signify the very meaning of political action - theorized in the political writings of classical Greek philosophers - and to clarify in its various reverberations the relationship between the private (domestic), often relegated to the sphere of irrelevance, and the public (political, also in a military and warlike sense, but today also social and cultural): «Surprisingly, together with the question about the times and ways of the invention of the home for all, the disturbing one emerged about this incomprehensible condemnation to the insignificance» of the private, if understood only as "relegated to what is meaningless". This is why we must ask ourselves, continues the Author: «has it really always been like this? And now does it make sense for us to deprive of value the daily life that marks the life of each one, or is it precisely inside the home that a politics lives and can mature that is not reduced to the exercise and self-representation of power?» (page 10).<br />And furthermore: «So why this silence about the home? Why has that domestic world that originally defined the οἰκεῖος (oikèios) as an intimate, personal, familiar place, each person’s own space, ended up being qualified in common language only in the negative, as deprived of value and meaning, removed from awareness and thought?» (page 13). If, to the structural error, corresponds a previous error of thought, it could be examined, as the Author now helps us to do, through a further question: «If the personal is the first level of politics, why is it kept silent?» (page 14). Not a “den” or “place to take refuge: new meanings of the invention of the house((⏱️=500))<br />More than a den to take refuge in; more than an area or place without political-social relevance, the house, with its various classical reverberations of the words that designate it, «has a decisive role in the elaboration of the polis and the very idea of ​​politics» (page 15).((⏱️=400)) And this concerns not only yesterday, but also today and even the future, which above all has a proleptic charge that helps decipher the rubble of today: «The rubble of the bombed houses in Ukraine and Palestine are the image that best judges the war, showing its completely devastating and irrational character. The demolished walls, the torn houses, the intimate life desecrated and exposed to everyone's gaze perhaps recall, in the sign of the devastation, that hidden desire that questions the lived interiors of other people's houses, as in the opening scenes of Wings of Desire by Wim Wenders, or in Hopper's paintings» (page 16).<br />These profiles, already well outlined in the Foreword, are then articulated and explained in the concrete unfolding of the four juicy chapters of this volume. In the first chapter (pages 19 to 42), which refers mainly to the analysis of the archaeological urban structures of the Greek foundation of Akragas (580 BC), it is observed that it remains difficult to immediately identify a rule for the arrangement of the blind walls and the typification of the house, until aerial photography offers another observation point to the general vision of contemplation: things truly unfold before the eyes, the forehead and the mind, as in a theater; whereby the city appears as a «spectacle and at the same time a religious ceremony in which things happen, processes develop» (page 22). In this way, it is explained why scholars have been able to conclude that Greek orthogonal urban planning was born outside of Greece. In fact, it is in the so-called colonies, before Greece, that the stones of the inhabited areas appear to have belonged to different city constructions; therefore, they can be made to “speak” – this is exactly what happens in these pages –: «a stable relationship between house and city is recorded, a sign that in these examples the polis was not identified, as in Greece, only with monuments and public places, but also included and built the house, the house for everyone; it gave place, form and measure even to that world dismissed as private. The unitary logic of the architectural and spatial system holds together the single part and the whole, the grandiose valley of the temples and the silent repeatable house, the public and the private» (page 33). Thus, the same square shape of the house takes on new reverberations, «then connected to the urban insula and the street layout», which will appear «not only in Sicily, but in various places in southern Italy, Epirus, present-day Turkey, the Chalkidiki peninsula, in foundations of the seventh, sixth, fifth and fourth centuries BC and even in Pompeii» (page 36). Sacred and symbolic profiles in the construction of the house. One of the first reverberations of this different, possible, look at the house, as shown in chapter 2. (pages 43 to 64), is the one that allows us to grasp the sacred profiles of the city's layout and the corresponding divinities: «To Hestia, first, each individual and daily turned their care and devotion; the rites of the hearth required that the sacred fire be kept always lit, pure and chaste, protected from events such as childbirth or death, from bloodshed and sexual intercourse. The Hearth was the main deity of the house, but other gods also inhabited different corners of the house and Zeus Herkeios, guardian of the border lines, dominated the entire building» (page 50). Indeed, not only outside the dedicated temple areas, but also in the kitchen, where people commonly live, there are gods: «There are gods here too, Heraclitus will say to some guests, standing on the threshold, who hesitated to enter his house seeing him warming himself by the kitchen fire. Impiety, the profanation of what is considered sacred, is one of the most serious crimes in ancient Greek culture, the one Socrates was accused of» (page 52). After all, «The square evokes stability, having equal angles and sides, and is a shape built on the correspondence to the four elements» (page 55). Here, on the episode of the obscure Heraclitus, is the testimony handed down to us by Aristotle: «And as Heraclitus, as it is said, spoke to those strangers who wanted to visit him, but who, once they entered, stopped in surprise to see him warming himself at the kitchen stove (he invited them to come in without hesitation: here too - he said - there are gods), so one must approach the investigation of each of the animals without disgust, since in all of them there is something natural and beautiful». As Martin Heidegger commented in Letter on Humanism (1946) -, the visitors thought they would find the obscure thinker «sunk in deep meditation»; instead, while he warms himself at the fire because he is cold, he pronounces the famous three words about the presence of the gods in the kitchen: words that put the thinker's...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65319637</guid><pubDate>Wed, 02 Apr 2025 18:23:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65319637/the_invention_of_the_home_the_domestic_order_of_the_polis_valeria_pezza.mp3" length="29488896" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>At the Books and Museum on April 6, 2025 at the monumental complex of Santa Maria la Nova in Naples the essay by Valeria Pezza: The invention of the house. The domestic order of the polis, Christian Marinotti editions, Milan 2025, 120 pages.
«Whoever...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[At the Books and Museum on April 6, 2025 at the monumental complex of Santa Maria la Nova in Naples the essay by Valeria Pezza: The invention of the house. The domestic order of the polis, Christian Marinotti editions, Milan 2025, 120 pages.<br />«Whoever lives in a house built inside a city is like a pilgrim who proceeds – as the nineteenth-century Russian mystic John of Kronstadt said – with a traveling staff and a wayfarer's clothing: when he reaches the end of his life, the door will open wide and he will finally be at home, "because we have no lasting city here, but we seek the one to come" (Hebrews 13, 14)» Review by Pasquale Giustiniani. The provocation that comes from the structure of the Greek city<br />Among the many thanks for this remarkable publication - created by Valeria Pezza with the contribution of DiARC: Department of Architecture-University of Naples Federico II -,((⏱️=400)) you can also read those that the Author wanted to dedicate «to the entire community of Pollica, a land where you can still see something of the Greek world». In fact, each of these rich and dense pages of Valeria Pezza's essay refers to the archaeological traces, or rather to their significant stones and their references to the thoughts and works of their creators, builders and inhabitants.<br />That of the houses of the Greek cities in the so-called colonies and in the sites of classical Greece, is a world similar to the one in front of which we can place, together, both archaeology and the history of architecture and topography; but also cultural anthropology and the history of ideas, as illustrated and demonstrated by the acute and erudite effort of deciphering, conducted for us by Valeria Pezza in these pages. Thus, the ancient stones of Akragas (Agrigento) can become the figure of an ambivalence typical of the complex and multifactorial process that is appropriately called "invention of the house". At a first, but superficial, glance, "the domestic dimension appears removed and devalued, as it is not based on the heroic gesture, on the public and visible exaltation of power, conflict and strength" (page 11). Instead, as we read in the Foreword to this volume (pages 7 to 18), the starting question should be formulated in accordance with what the title of the volume recalls (moreover enriched by numerous graphs and tables): "When was that repeatable and repeated house invented that presides over the construction of the city itself as a place not so much of religious, political, military power, but of the home of its citizens?" (page 7).<br />This explains why, integrating the consolidated point of view that correlated the architecture of the classical polis to the so-called political sphere, «it was urgent to question those forms, their meaning and their nature, to ask what domestic dimension, to what daily rituals they gave rise, measure and space, and in what vision of the world. Then, why so much silence? What meaning did the house have in that origin and what does the house mean for us today?» (page 9).<br />From here, a different and intriguing perspective takes shape, excellently pursued by Valeria Pezza, which helps to re-signify the very meaning of political action - theorized in the political writings of classical Greek philosophers - and to clarify in its various reverberations the relationship between the private (domestic), often relegated to the sphere of irrelevance, and the public (political, also in a military and warlike sense, but today also social and cultural): «Surprisingly, together with the question about the times and ways of the invention of the home for all, the disturbing one emerged about this incomprehensible condemnation to the insignificance» of the private, if understood only as "relegated to what is meaningless". This is why we must ask ourselves, continues the Author: «has it really always been like this? And now does it make sense for us to deprive of value the daily life that marks the life of...]]></itunes:summary><itunes:duration>1229</itunes:duration><itunes:keywords>ancient,archaeology,architecture,city,greece,home,invention,polis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>20</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’invenzione della casa. L’ordine domestico della polis, Valeria Pezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-invenzione-della-casa-l-ordine-domestico-della-polis-valeria-pezza--65319563</link><description><![CDATA[al Books and Museum del 6 aprile 2025 presso il complesso monumentale di Santa Maria la Nova di Napoli, il saggio di Valeria Pezza: L’invenzione della casa. L’ordine domestico della polis, Christian Marinotti edizioni, Milano 2025, pagine 120. «Chi abita una casa costruita dentro una città, è come un pellegrino che procede – come diceva il mistico russo dell’Ottocento Giovanni di Kronstadt – col bastone da viaggio e l’abito da viandante: quando giungerà alla fine della vita, gli si spalancherà la porta ed egli finalmente sarà a casa sua, “perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura” (Ebrei 13, 14)» Recenzione di Pasquale Giustiniani. La provocazione che viene dalla struttura della città greca<br />Tra i tanti ringraziamenti di questa notevole pubblicazione - realizzata da Valeria Pezza con il contributo del DiARC: Dipartimento di Architettura-Università di Napoli Federico II -, si leggono anche quelli che l’Autrice ha voluto destinare «a tutta la comunità di Pollica, terra in cui si scorge ancora qualcosa del mondo greco». Alle tracce archeologiche, infatti, ovvero alle loro pietre significanti e ai loro rimandi ai pensieri e alle opere dei loro ideatori, costruttori e abitanti, rimanda ognuna di queste ricche e dense pagine del saggio di Valeria Pezza. <br />Quello delle case delle città greche nelle cosiddette colonie e nei siti della Grecia classica, è un mondo analogo a quello di fronte al quale si possono porre, insieme, sia l’archeologia che la storia dell’architettura e della topografia; ma anche l’antropologia culturale e lo storia delle idee, come illustra e dimostra l’acuto ed erudito sforzo di decifrazione, condotto per noi da Valeria Pezza in queste pagine. Così, le antiche pietre di Akragas (Agrigento) possono diventare la cifra di un’ambivalenza tipica dell’articolato e multifattoriale processo che viene opportunamente denominato “invenzione della casa”. A una prima, ma superficiale, vista, «la dimensione domestica appare rimossa e svalutata, in quanto non fondata sul gesto eroico, sulla pubblica e visibile esaltazione del potere, del conflitto e della forza» (pagina 11). Invece, come si legge nella Premessa a questo volume (pagine da 7 a 18), la domanda di partenza va formulata in consonanza con quando ricorda il titolo del volume (peraltro arricchito da numerosi grafici e tavole): «Quando è stata inventata quella casa ripetibile e ripetuta che presiede alla costruzione stessa della città come luogo non tanto del potere religioso, politico, militare, ma della dimora dei suoi cittadini?» (pagina 7).<br />Ecco spiegato perché, integrando il punto di vista consolidato che correlava l’architettura della polis classica alla sfera cosiddetta politica, «urgeva interrogarsi su quelle forme, il loro senso e la loro natura, chiedersi a quale dimensione domestica, a quali riti del quotidiano dessero luogo, misura e spazio, e in quale visione del mondo. Poi, perché tanto silenzio? Quale significato aveva la casa in quell’origine e cosa significa per noi oggi la casa?» (pagina 9). <br />Di qui prende corpo, una diversa, e intrigante, prospettiva, perseguita egregiamente da Valeria Pezza, che aiuta a ri-significare il senso stesso dell’agire politico - teorizzato negli scritti politici dei filosofi greci classici - e a precisare nei suoi vari riverberi il rapporto tra privato (domestico), spesso relegato alla sfera della irrilevanza, e pubblico (politico, anche in senso militare e bellico, ma oggi altresì sociale e culturale): «In modo sorprendente insieme all’interrogativo su tempi e modi dell’invenzione della casa per tutti, emergeva quello, inquietante, su questa incomprensibile condanna all’insignificanza» del privato, se inteso soltanto come “relegato a ciò che è privo di senso”. Ecco perché ci si dovrà interrogare, continua l’Autrice: «è stato davvero così, sempre? Ed ora ha senso per noi privare di valore la quotidianità che scandisce la vita di ciascuno, o è proprio dentro la casa che vive e può maturare una politica non ridotta all’esercizio e all’autorappresentazione del potere?» (pagina 10). E inoltre: «Allora perché questo silenzio sulla casa? Perché quel mondo domestico che originariamente definiva l’οἰκεῖος (oikèios) luogo intimo, personale, familiare, spazio suo proprio di ciascuno, ha finito per qualificarsi nel linguaggio comune solo al negativo, come privato di valore e di senso, rimosso dalla consapevolezza e dal pensiero?» (pagina 13). Se, all’errore strutturale, corrisponde un precedente errore di pensiero, esso potrebbe essere sviscerato, come ci aiuta ora a fare l’Autrice, mediante una domanda ulteriore: «Se il personale è il primo livello della politica, perché lo si tace?» (pagina 14). Non una “tana” o “posto in cui rifugiarsi: nuovi sensi dell’invenzione della casa<br />Più che tana in cui rifugiarsi; più che ambito o luogo senza rilevanza politico-sociale, la casa, con i suoi diversi riverberi classici dei vocaboli che la designano, «ha un ruolo decisivo nell’elaborazione della polis e dell’idea stessa della politica» (pagina 15). E questo riguarda non soltanto lo ieri, ma anche l’oggi e perfino  il futuro, che anzi  tutto ha una carica prolettica che aiuta a decifrare le macerie dell’oggi: «Le macerie delle case bombardate in Ucraina e in Palestina, sono l’immagine che meglio giudica la guerra, mostrandone il carattere del tutto devastante e irrazionale. Le mura abbattute, le case squarciate, la vita intima profanata ed esposta allo sguardo di tutti richiama forse, nel segno della devastazione, quel desiderio nascosto che interroga gli interni vissuti di case d’altri, come nelle scene iniziali del Cielo sopra Berlino di Wim Wenders, o nei quadri di Hopper» (pagina 16). Questi profili, già ben delineati nella Premessa, sono poi articolati e spiegati nel dipanarsi concreto dei succosi quattro capitoli di questo volume. Nel primo capitolo (pagine da 19 a 42), che si rifà prevalentemente all’esame analisi delle strutture archeologico urbanistiche della fondazione greca di Akragas (580 avanti Cristo), si osserva che rimane difficile individuare subito una regola per la disposizione dei muri ciechi e la tipizzazione della casa, fino a quando la fotografia aerea non offre un altro punto osservazione alla visione contemplazione generale: davvero le cose si dipanano davanti agli occhi, della fronte e della mente, come in un teatro; per cui la città si mostra come uno «spettacolo e a un tempo cerimonia religiosa in cui accadono cose, si sviluppano processi» (pagina 22). In tal modo, si spiega perché se ne sia potuto concludere, da parte degli studiosi, che l’urbanistica greca a pianta ortogonale è nata fuori della Grecia. Difatti, è nelle cosiddette colonie, prima che in Grecia, che le pietre degli abitati risultano appartenute a diverse costruzioni di città; dunque, esse possono essere fatte “parlare” – è proprio questo che accade in queste pagine –: «si registra un rapporto stabile tra casa e città, segno che in questi esempi la polis non si identificava, come in Grecia, solo con i monumenti e i luoghi pubblici, ma includeva e costruiva anche la casa, la casa per tutti; dava luogo, forma e misura anche a quel mondo liquidato come privato. La logica unitaria del sistema architettonico e spaziale tiene insieme la singola parte e il tutto, la grandiosa valle dei templi e la silenziosa casa ripetibile, il pubblico e il privato» (pagina 33). Assume, così, nuovi riverberi la stessa forma quadrata di casa, «collegata poi all’insula urbana e alla trama stradale”, che comparirà «non solo in Sicilia, ma in vari luoghi dell’Italia meridionale, dell’Epiro, dell’attuale Turchia, della penisola Calcidica, in fondazioni del settima, sesto, quinto e quarto secolo avanti Cristo e perfino a Pompei»(pagina 36). Profili sacrali e simbolici nella costruzione della casa.<br />Uno dei primi riverberi di questo diverso, possibile, sguardo sulla casa, come si mostra nel capitolo 2. (pagine da 43 a 64), è quello che consente di cogliere i profili sacrali dell’assetto della città e le corrispondenti divinità: «Ad Estia, per prima, ciascuno individualmente e quotidianamente rivolgeva la propria cura e la propria devozione; i riti del focolare imponevano che il fuoco sacro fosse tenuto sempre acceso, puro e casto, protetto da eventi come il parto o la morte, da fatti di sangue e dal rapporto sessuale. Il Focolare era la divinità principale della casa, ma anche altri dèi abitavano angoli diversi dell’abitazione e su tutto l’edificio dominava Zeus Herkeios, custode delle linee di confine» (pagina 50). Davvero, non soltanto fuori delle aree templari dedicati, ma anche in cucina, dove dimorano comunemente le persone, vi sono gli dei:  «Anche qui vi sono dèi, dirà Eraclito ad alcuni ospiti, fermi sulla soglia, che esitavano a entrare nella sua casa vedendolo scaldarsi presso il fuoco della cucina. L’empietà, la profanazione di quanto è considerato sacro, è uno dei delitti più gravi per la cultura greca antica, quello di cui Socrate fu accusato» (pagina 52). Del resto, «Il quadrato evoca stabilità, avendo angoli e lati uguali, ed è una forma costruita sulla corrispondenza ai quattro elementi» (pagina 55). Ecco, sull’episodio di Eraclito l’oscuro, la testimonianza tramandataci da Aristotele: «E come Eraclito, a quanto si racconta, parlò a quegli stranieri che desideravano rendergli visita, ma che una volta entrati, si arrestarono sorpresi vedendo che si scaldava presso la stufa di cucina (li invitò ad entrare senza esitare: anche qui - disse - vi sono dèi), così occorre affrontare senza disgusto l’indagine su ognuno degli animali, giacché in tutti v’è qualcosa di naturale e di bello». Come ha commentato Martin Heidegger in Lettera sull’Umanismo (1946) -,((⏱️=400)) i visitatori pensavano di trovare l’oscuro pensatore «sprofondato in una meditazione profonda»; invece egli, mentre si riscalda al fuoco perché infreddolito, pronuncia le famose tre parole sulla presenza degli dei in cucina: parole...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65319563</guid><pubDate>Wed, 02 Apr 2025 18:14:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65319563/l_invenzione_della_casa_l_ordine_domestico_della_polis_valeria_pezza.mp3" length="16906407" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>al Books and Museum del 6 aprile 2025 presso il complesso monumentale di Santa Maria la Nova di Napoli, il saggio di Valeria Pezza: L’invenzione della casa. L’ordine domestico della polis, Christian Marinotti edizioni, Milano 2025, pagine 120. «Chi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[al Books and Museum del 6 aprile 2025 presso il complesso monumentale di Santa Maria la Nova di Napoli, il saggio di Valeria Pezza: L’invenzione della casa. L’ordine domestico della polis, Christian Marinotti edizioni, Milano 2025, pagine 120. «Chi abita una casa costruita dentro una città, è come un pellegrino che procede – come diceva il mistico russo dell’Ottocento Giovanni di Kronstadt – col bastone da viaggio e l’abito da viandante: quando giungerà alla fine della vita, gli si spalancherà la porta ed egli finalmente sarà a casa sua, “perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura” (Ebrei 13, 14)» Recenzione di Pasquale Giustiniani. La provocazione che viene dalla struttura della città greca<br />Tra i tanti ringraziamenti di questa notevole pubblicazione - realizzata da Valeria Pezza con il contributo del DiARC: Dipartimento di Architettura-Università di Napoli Federico II -, si leggono anche quelli che l’Autrice ha voluto destinare «a tutta la comunità di Pollica, terra in cui si scorge ancora qualcosa del mondo greco». Alle tracce archeologiche, infatti, ovvero alle loro pietre significanti e ai loro rimandi ai pensieri e alle opere dei loro ideatori, costruttori e abitanti, rimanda ognuna di queste ricche e dense pagine del saggio di Valeria Pezza. <br />Quello delle case delle città greche nelle cosiddette colonie e nei siti della Grecia classica, è un mondo analogo a quello di fronte al quale si possono porre, insieme, sia l’archeologia che la storia dell’architettura e della topografia; ma anche l’antropologia culturale e lo storia delle idee, come illustra e dimostra l’acuto ed erudito sforzo di decifrazione, condotto per noi da Valeria Pezza in queste pagine. Così, le antiche pietre di Akragas (Agrigento) possono diventare la cifra di un’ambivalenza tipica dell’articolato e multifattoriale processo che viene opportunamente denominato “invenzione della casa”. A una prima, ma superficiale, vista, «la dimensione domestica appare rimossa e svalutata, in quanto non fondata sul gesto eroico, sulla pubblica e visibile esaltazione del potere, del conflitto e della forza» (pagina 11). Invece, come si legge nella Premessa a questo volume (pagine da 7 a 18), la domanda di partenza va formulata in consonanza con quando ricorda il titolo del volume (peraltro arricchito da numerosi grafici e tavole): «Quando è stata inventata quella casa ripetibile e ripetuta che presiede alla costruzione stessa della città come luogo non tanto del potere religioso, politico, militare, ma della dimora dei suoi cittadini?» (pagina 7).<br />Ecco spiegato perché, integrando il punto di vista consolidato che correlava l’architettura della polis classica alla sfera cosiddetta politica, «urgeva interrogarsi su quelle forme, il loro senso e la loro natura, chiedersi a quale dimensione domestica, a quali riti del quotidiano dessero luogo, misura e spazio, e in quale visione del mondo. Poi, perché tanto silenzio? Quale significato aveva la casa in quell’origine e cosa significa per noi oggi la casa?» (pagina 9). <br />Di qui prende corpo, una diversa, e intrigante, prospettiva, perseguita egregiamente da Valeria Pezza, che aiuta a ri-significare il senso stesso dell’agire politico - teorizzato negli scritti politici dei filosofi greci classici - e a precisare nei suoi vari riverberi il rapporto tra privato (domestico), spesso relegato alla sfera della irrilevanza, e pubblico (politico, anche in senso militare e bellico, ma oggi altresì sociale e culturale): «In modo sorprendente insieme all’interrogativo su tempi e modi dell’invenzione della casa per tutti, emergeva quello, inquietante, su questa incomprensibile condanna all’insignificanza» del privato, se inteso soltanto come “relegato a ciò che è privo di senso”. Ecco perché ci si dovrà interrogare, continua l’Autrice: «è stato davvero così, sempre? 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Salerno, 5 April 2025. Report by Pasquale Giustiniani<br />..Reform/reforms. The "myth of Geneva", the new capital of Christianity antithetical to Rome and a laboratory of political, economic and social innovations, shone from the 1940s onwards, experiencing cracks, but not crises. Calvin's works spread throughout the peninsula, in the original or in translation, thanks to the propaganda action of clandestine believers and exiles. The pro-Protestant groups, especially with the intensification of heretical repression in the mid-sixteenth century, found in Geneva a destination for their diaspora and a doctrinal and ecclesiological system to draw inspiration from in their homeland: a solid system capable of providing strong normative authority, doctrinal and material support for community life, a Eucharistic conception that was completely alternative to the Catholic one, a sign of the group's identity and spiritual communion. ((⏱️=1000))The Waldensian Reform. Bernardino Ochino, in his widely propagated Sermons, took up the main themes of Calvin's Institutions, albeit mixed with so-called Waldensian elements. Calvin's masterpiece was also spread by a central figure in Waldensianism, Marcantonio Flaminio, who took passages and ideas from it for the elaboration of that original synthesis of ideas, both Waldensian and Reformed, that is The Benefit of Christ, of which he was co-author together with Benedetto da Mantova. That "sweet little book", as Vergerio defined it, printed without constraints in Venice in 1543, was perhaps the heterodox text that became the most read and most famous in Italy: according to Vergerio, in Venice alone 40,000 copies had been sold in six years, and this was due to the message of profound spirituality and religious renewal that it appeared to be the bearer of. An example is the confession of an illustrious Waldensian prelate, the apostolic protonotary Pietro Carnesecchi (executed in 1567), who declared to the judges: «When Flaminio [Marcantonio] was staying with me in Florence, he had shown me a little of Calvin's Institutio, which had filled my mind with similar opinions, in which I continued and grew until the year 1545, often reading those books, and conversing with those people who were able to confirm them in my soul». In the early 1540s, crucial events marked the history of the Italian peninsula: the failure of the Ratisbon talks, the institution of the Holy Office, the convocation of the Council of Trent, the disappearance of charismatic figures such as Juan de Valdés, Gasparo Contarini and Gian Matteo Giberti. The Protestant reform movement then decided to undertake an energetic propaganda campaign for the new theology, through the diffusion of religious literature in the vernacular. Faith in Christ became the fulcrum of the Christian's life and the only instrument of justification: Ochino openly affirmed this in his sermons, urging people to believe that "we will have paradise through the merits of Christ". He did not address the issue of works, he only made them understand their inessentiality for the purposes of salvation, "gently" leading his listeners to share what would become a fundamental principle of the Protestant Reformation. Ochino had learned this doctrine and these methods of propaganda, precisely. in the Neapolitan Circle of Juan de Valdés: a Spanish reformer who, with his syncretistic conception of Alumbradism, Erasmism and Protestantism, shaped the consciences of many Italians in the decade between 1530 and 1541, with the aim of carrying out a renewal of Christians and the church, albeit without traumatic ruptures with Rome. The Reformation in Southern Italy. Even in Southern Italy, the anxiety of Reformation was distinguished by the high degree of social promiscuity - bringing together nobles, ecclesiastics, commoners, bourgeois, who were already among the ranks of the Catholics -, by the important role of the religious and by the different doctrinal outcomes, with figures of great importance in the Italian and European religious and cultural world, such as Juan de Valdés, Camillo Renato, Giorgio Siculo, Agostino Doni. As regards the Kingdom of Naples in the modern era, and not only, the results of the conclave of 1549, with the failure to elect Pole, due to the trials opened against him by Carafa, and the definition of the first decrees of the Ecumenical Council of Trent, which will be called and will never officially conclude (the conclusion will be made official by Vatican I at the end of the nineteenth century) certainly marked the beginning of the decline of the experience of the "spirituals", or of the Waldensians stricto sensu. On the one hand, that experience took on the forms that we can define as typically Calvinist (as they developed above all in Geneva and Switzerland). <br />on the other hand a certain closure in themselves, a no longer productive retreat, of the Waldensians, as in the case of Colonna, Brancaccio or Galeota, who nevertheless had to suffer inquisitorial trials until late in life, testify without any doubt to the fragmentation of the group and its diversified outcomes. Nevertheless, throughout the 1550s, the alternating events of the "war of Pope Paul", the spasmodic attention towards a papal election, which would rebalance the situation, the expectation of providential events and a certain bond that still united some characters: all this suggests that the meaning of the dispute, political and theological of the Waldensian type, was not perceived as completely extinct. Waldensianism was the distinctive element, although not the only one, of the southern heterodox movement and represented one of the main breeding grounds of the Reformation, in its various directions. The circle that gathered around Juan de Valdés in Naples in the 1630s played a fundamental role in the history of the Reformation in the Kingdom for three reasons: a heretical message was spread from it, aimed at introducing the reformed doctrines, which spread widely and, above all, conquered the feudal aristocracy and key figures in the city institutions. Spiritualism, gradualism and Nicodemism were the cornerstones of the Waldensian teaching, and the reason for its great appeal. It envisaged a gradual process of profound spiritual renewal through the inspiration of Christ and the direct experience of justifying faith, which led to a completely interior religion, indifferent to religious practices and doctrinal differences. It was a religion that did not imply open breaks with the Catholic Church and justified the so-called Nicodemism. Its essentially spiritualistic content, despite the acceptance of the cardinal doctrine of Lutheranism, sola fide, its insistence on experience rather than religious knowledge and on the differentiated path in faith by individuals, made Waldensianism a movement susceptible to various interpretations, adaptable to different needs, and of great success. From Naples the movement thus spread throughout the peninsula, in Sicily and in Europe, also arriving at different positions, from Calvinism to Anabaptism to anti-Trinitarianism. Even in the South the transition from Valdés to Geneva was not rare. Due to its orientations, the Waldensian message was destined to make inroads into the elite (and in particular among noblewomen). The Neapolitan circle of the Spanish exile saw the presence of great aristocrats such as the Prince of Salerno, Ferrante di Sanseverino, the Marquis of Oria Giovanni Bernardino Bonifacio, the Marquis of Vico Galeazzo Caracciolo, the Roman noblemen Ascanio Colonna and Camillo Orsini, refined noblewomen such as Giulia Gonzaga, Isabella Bresegna, Caterina Cibo, Vittoria Colonna, prelates of the calibre of Cardinal Reginald Pole, the Apostolic Protonotary Pietro Carnesecchi, the Archbishop of Toledo Bartolomé Carranza, the Archbishop of Otranto Pierantonio di Capua, renowned ecclesiastics such as Bernardino Ochino, Pier Martire Vermigli, Benedetto Fontanini da Mantova, and even intellectuals such as Marcantonio Flaminio. Alongside these personalities, there were descendants of the most prestigious southern feudal families, mostly belonging to the imperial aristocracy, such as the Colonna, the Gonzaga, the d'Avalos, the Aragona and the di Capua, who were in turn linked to the powerful southern prince-bishops and important religious orders, such as the Benedictines and the Capuchins. Waldensians such as Mario Galeotta, Ferrante Brancaccio, the archbishop Pierantonio of Capua, Giovan Tommaso Minadois, count of Monitoro and royal councilor, Giovan Francesco Alois infiltrated Neapolitan political-social associations such as the powerful Compagnia dei Bianchi della Giustizia of Naples or the Ospedale degli Incurabili, within which they tried to implement a hegemonic plan. From printed sources, long known to scholars, and from the documentation that emerged from the Decreta and Correspondence funds of the Archives of the Congregation for the Doctrine of the Faith and the Diocesan Historical Archives of Naples, it is clear that the first, rather timid, anti-heretical interventions in southern Italy must be traced back to the end of the 1540s, when, most likely following the denunciations of the schoolmaster Giusto Seriato, investigations against Galeota and the so-called Neapolitan Waldensian group began. A first trial against the archbishop of Otranto, Pietrantonio di Capua, must have dated back to 1548.,,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65262704</guid><pubDate>Tue, 01 Apr 2025 00:01:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65262704/reform_and_reforms_the_waldensian_reform_and_ferrante_sanseverino.mp3" length="36061677" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Salerno Medical School Foundation and the study center of the literary, arts and rational thought cenacle "Ferrante Sanseverino", present: reform and reforms, the Waldensian reform and Ferrante Sanseverino. Salerno, 5 April 2025. Report by Pasquale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Salerno Medical School Foundation and the study center of the literary, arts and rational thought cenacle "Ferrante Sanseverino", present: reform and reforms, the Waldensian reform and Ferrante Sanseverino. Salerno, 5 April 2025. Report by Pasquale Giustiniani<br />..Reform/reforms. The "myth of Geneva", the new capital of Christianity antithetical to Rome and a laboratory of political, economic and social innovations, shone from the 1940s onwards, experiencing cracks, but not crises. Calvin's works spread throughout the peninsula, in the original or in translation, thanks to the propaganda action of clandestine believers and exiles. The pro-Protestant groups, especially with the intensification of heretical repression in the mid-sixteenth century, found in Geneva a destination for their diaspora and a doctrinal and ecclesiological system to draw inspiration from in their homeland: a solid system capable of providing strong normative authority, doctrinal and material support for community life, a Eucharistic conception that was completely alternative to the Catholic one, a sign of the group's identity and spiritual communion. ((⏱️=1000))The Waldensian Reform. Bernardino Ochino, in his widely propagated Sermons, took up the main themes of Calvin's Institutions, albeit mixed with so-called Waldensian elements. Calvin's masterpiece was also spread by a central figure in Waldensianism, Marcantonio Flaminio, who took passages and ideas from it for the elaboration of that original synthesis of ideas, both Waldensian and Reformed, that is The Benefit of Christ, of which he was co-author together with Benedetto da Mantova. That "sweet little book", as Vergerio defined it, printed without constraints in Venice in 1543, was perhaps the heterodox text that became the most read and most famous in Italy: according to Vergerio, in Venice alone 40,000 copies had been sold in six years, and this was due to the message of profound spirituality and religious renewal that it appeared to be the bearer of. An example is the confession of an illustrious Waldensian prelate, the apostolic protonotary Pietro Carnesecchi (executed in 1567), who declared to the judges: «When Flaminio [Marcantonio] was staying with me in Florence, he had shown me a little of Calvin's Institutio, which had filled my mind with similar opinions, in which I continued and grew until the year 1545, often reading those books, and conversing with those people who were able to confirm them in my soul». In the early 1540s, crucial events marked the history of the Italian peninsula: the failure of the Ratisbon talks, the institution of the Holy Office, the convocation of the Council of Trent, the disappearance of charismatic figures such as Juan de Valdés, Gasparo Contarini and Gian Matteo Giberti. The Protestant reform movement then decided to undertake an energetic propaganda campaign for the new theology, through the diffusion of religious literature in the vernacular. Faith in Christ became the fulcrum of the Christian's life and the only instrument of justification: Ochino openly affirmed this in his sermons, urging people to believe that "we will have paradise through the merits of Christ". He did not address the issue of works, he only made them understand their inessentiality for the purposes of salvation, "gently" leading his listeners to share what would become a fundamental principle of the Protestant Reformation. Ochino had learned this doctrine and these methods of propaganda, precisely. in the Neapolitan Circle of Juan de Valdés: a Spanish reformer who, with his syncretistic conception of Alumbradism, Erasmism and Protestantism, shaped the consciences of many Italians in the decade between 1530 and 1541, with the aim of carrying out a renewal of Christians and the church, albeit without traumatic ruptures with Rome. The Reformation in Southern Italy. Even in Southern Italy, the anxiety of Reformation was distinguished by the high degree of social promiscuity -...]]></itunes:summary><itunes:duration>1503</itunes:duration><itunes:keywords>calvin,church,counter-reformation,heresy,heretic,luther,protestant,reformation,waldensian</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>19</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Riforma e riforme. La riforma valdese e Ferrante Sanseverino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/riforma-e-riforme-la-riforma-valdese-e-ferrante-sanseverino--65262535</link><description><![CDATA[Fondazione scuola medica salernitana e centro studi cenacolo letterario, delle arti e del pensiero razionale "Ferrante Sanseverino", presentano: riforma e riforme, la riforma valdese e Ferrante Sanseverino. Salerno, 5 aprile 2025. Relazione di Pasquale Giustiniani. ..<i>La riforma protestante e la riforma cattolica</i> Il movimento riformatore protestante moderno attraversa tutti gli strati della Chiesa cattolica a partire dalla fine del 1400. In particolare, Raffaele Calvino, con la sua chiesa di Ginevra, divenne un punto di riferimento fondamentale per il movimento riformatore italiano: nel bene e nel male, come modello da imitare o, al contrario, da criticare. Il «mito di Ginevra», nuova capitale della cristianità, antitetica a Roma e laboratorio di innovazioni politiche, economiche e sociali, rifulse, dagli anni Quaranta del 1500, conoscendo incrinature, ma non crisi. Le opere calviniane si diffusero nella penisola italica, in originale o in traduzione, grazie all’azione propagandistica di fedeli clandestini e degli esuli. I gruppi filo-protestanti, così furono presto chiamati, soprattutto con l’inasprimento della repressione ereticale da parte sia di altri protestanti, che da parte della controriforma cattolica, a metà Cinquecento, trovarono in Ginevra una meta per la loro diaspora e un sistema dottrinale ed ecclesiologico a cui ispirarsi in patria: un sistema solido e capace di fornire un’autorità normativa forte, un sostegno dottrinale e materiale alla vita comunitaria, una concezione eucaristica alternativa a quella cattolica, segno dell’identità e della comunione spirituale del gruppo. Anche il domenicano Fra’ Filippo Bruno, in religione fra’ Giordano, prima di finire sul rogo il 17 febbraio del 1660, nel suo girovagare per l’Europa, alla ricerca di una cattedra da cui poter insegnare liberamente la sua <i>nova filosofia</i>, fu anche a Ginevra per un periodo, aderendo al conclave riformato cittadino e, anche per questo, divenendo, tra gli inquisitori cattolici di Venezia e, poi, dal 1593 alla morte, di Roma, sospetto di eresia formale. Il «mito di Ginevra», nuova capitale della cristianità antitetica a Roma e laboratorio di innovazioni politiche, economiche e sociali, rifulse dagli anni Quaranta in poi, conoscendo incrinature, ma non crisi. Le opere calviniane si diffusero nella penisola, in originale o in traduzione, grazie all’azione propagandistica di fedeli clandestini e degli esuli. I gruppi filoprotestanti, soprattutto con l’inasprimento della repressione ereticale a metà Cinquecento, trovarono in Ginevra una meta per la loro diaspora e un sistema dottrinale ed ecclesiologico a cui ispirarsi in patria: un sistema solido e capace di fornire un’autorità normativa forte, un sostegno dottrinale e materiale alla vita comunitaria, una concezione eucaristica affatto alternativa a quella cattolica, segno dell’identità e della comunione spirituale del gruppo. <i>La riforma valdese<b>[1]</b>.</i> Bernardino Ochino, nelle sue propagatissime <i>Prediche</i>, riprese i temi principali dell’Istituzione di Calvino, sia pure mescolati con elementi  detti valdesiani. Il capolavoro calviniano fu diffuso anche da una figura centrale nel valdesianesimo, Marcantonio Flaminio, che ne trasse brani e spunti per l’elaborazione di quell’originale sintesi di idee, insieme valdesiane e riformate, che è <i>Il beneficio di Cristo</i>, di cui egli fu coautore insieme con Benedetto da Mantova. Quel «dolce libriccino», come lo definì il Vergerio, stampato senza vincoli a Venezia nel 1543, fu forse il testo eterodosso divenuto più letto e più famoso in Italia:  secondo Vergerio, nella sola Venezia ne erano state vendute 40.000 copie in sei anni, e ciò per il messaggio di profonda spiritualità e di rinnovamento religioso di cui apparve latore. Esemplare è la confessione di un illustre prelato valdesiano, il protonotario apostolico Pietro Carnesecchi (giustiziato nel 1567), che dichiarò ai giudici: «Essendo il Flaminio [Marcantonio] alloggiato meco in Fiorenza, mi haveva facto vedere un poco della Institutio di Calvino, che mi haveva imbuta la mente di simili opinioni, nelle qali andai continuando et crescendo insino al anno 1545, legendo spesso di quelli libri, et conversando con quelle persone che erano atte a confermarmele nell’animo». Nei primi anni Quaranta del Cinquecento, eventi cruciali segnano la storia della penisola italica: il fallimento dei colloqui di Ratisbona, l’istituzione del Sant’Ufficio, la convocazione del Concilio di Trento, la scomparsa di figure carismatiche come <b>Juan de Valdés</b>, Gasparo Contarini e Gian Matteo Giberti. Il movimento riformatore protetante decise, allora, di intraprendere un’energica campagna di propaganda della nuova teologia, attraverso la diffusione di una letteratura religiosa in volgare. La fede in Cristo diveniva il fulcro della vita del cristiano e il solo strumento di giustificazione: Ochino lo affermava apertamente nelle sue prediche, esortando a credere che «haveremo il paradiso per gli meriti di Christo». Egli non affrontava il tema delle opere, faceva solamente comprendere la loro inessenzialità ai fini della salvezza, portando «soavemente» i suoi ascoltatori a condividere quello che diverrà un principio fondamentale della Riforma protestante. Tale dottrina e tali modalità di propaganda, Ochino le aveva apprese, appunro. nel <i>Circolo napoletano di Juan de Valdés</i>: un riformatore spagnolo che, con la sua concezione sincretistica di alumbradismo, erasmismo e protestantesimo, forgiò le coscienze di molti italiani nel decennio tra il 1530 e il 1541, con il fine di compiere un rinnovamento dei cristiani e della chiesa, pur senza rotture traumatiche con Roma...  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65262535</guid><pubDate>Mon, 31 Mar 2025 23:40:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65262535/riforma_e_riforme_la_riforma_valdese_e_ferrante_sanseverino.mp3" length="19067559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Fondazione scuola medica salernitana e centro studi cenacolo letterario, delle arti e del pensiero razionale "Ferrante Sanseverino", presentano: riforma e riforme, la riforma valdese e Ferrante Sanseverino. 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Le opere calviniane si diffusero nella penisola italica, in originale o in traduzione, grazie all’azione propagandistica di fedeli clandestini e degli esuli. I gruppi filo-protestanti, così furono presto chiamati, soprattutto con l’inasprimento della repressione ereticale da parte sia di altri protestanti, che da parte della controriforma cattolica, a metà Cinquecento, trovarono in Ginevra una meta per la loro diaspora e un sistema dottrinale ed ecclesiologico a cui ispirarsi in patria: un sistema solido e capace di fornire un’autorità normativa forte, un sostegno dottrinale e materiale alla vita comunitaria, una concezione eucaristica alternativa a quella cattolica, segno dell’identità e della comunione spirituale del gruppo. Anche il domenicano Fra’ Filippo Bruno, in religione fra’ Giordano, prima di finire sul rogo il 17 febbraio del 1660, nel suo girovagare per l’Europa, alla ricerca di una cattedra da cui poter insegnare liberamente la sua <i>nova filosofia</i>, fu anche a Ginevra per un periodo, aderendo al conclave riformato cittadino e, anche per questo, divenendo, tra gli inquisitori cattolici di Venezia e, poi, dal 1593 alla morte, di Roma, sospetto di eresia formale. Il «mito di Ginevra», nuova capitale della cristianità antitetica a Roma e laboratorio di innovazioni politiche, economiche e sociali, rifulse dagli anni Quaranta in poi, conoscendo incrinature, ma non crisi. Le opere calviniane si diffusero nella penisola, in originale o in traduzione, grazie all’azione propagandistica di fedeli clandestini e degli esuli. I gruppi filoprotestanti, soprattutto con l’inasprimento della repressione ereticale a metà Cinquecento, trovarono in Ginevra una meta per la loro diaspora e un sistema dottrinale ed ecclesiologico a cui ispirarsi in patria: un sistema solido e capace di fornire un’autorità normativa forte, un sostegno dottrinale e materiale alla vita comunitaria, una concezione eucaristica affatto alternativa a quella cattolica, segno dell’identità e della comunione spirituale del gruppo. <i>La riforma valdese<b>[1]</b>.</i> Bernardino Ochino, nelle sue propagatissime <i>Prediche</i>, riprese i temi principali dell’Istituzione di Calvino, sia pure mescolati con elementi  detti valdesiani. Il capolavoro calviniano fu diffuso anche da una figura centrale nel valdesianesimo, Marcantonio Flaminio, che ne trasse brani e spunti per l’elaborazione di quell’originale sintesi di idee, insieme valdesiane e riformate, che è <i>Il beneficio di Cristo</i>, di cui egli fu coautore insieme con Benedetto da Mantova. Quel «dolce libriccino», come lo definì il Vergerio, stampato senza vincoli a Venezia nel 1543, fu forse il testo eterodosso divenuto più letto e più famoso in Italia:  secondo Vergerio, nella sola Venezia ne erano state vendute 40.000 copie in sei anni, e ciò per il messaggio di profonda spiritualità e di rinnovamento religioso di cui apparve latore. 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Review by Pasquale Giustiniani<br />A gripping story, with the characteristics of "noir" but also of "love stories". The Author - Maria Tedeschi - first takes us through, almost all in one breath, the 176 pages of a gripping story, to finally solve the enigma given in the title: «But if you decide to change your mind one day, you will always know where to find me, I will be there waiting for you» (page 176). These are the words, thrown to the other two members of the small WhatsApp group, by Carlo Brighi, who, after having done a thousand jobs, starting from that of a hairdresser tried in his hometown in the province of Naples (see page 75), has now fallen in love with Chantall Cristaldi, whose life «was a mix of art, expressiveness and emotion, but also of loneliness, a burden» (page 36). In turn, Diavolo (this is the real name of a survivor of a difficult birth: see page 121), who in the plot calls himself, and is, “little Devil”, is a “hair psychic”; he accidentally sent an email to Chantall (with a double L at the end, while the real recipient had only one l at the end); in his house he also hosted (see page 121) another of the characters in the plot, Michela, who is described in her tragic existence; during it, unfortunately, she allowed herself to be entangled in something halfway between a religious sect and a drug and sex addiction affair, of which the reader himself will discover the gripping outcome. Diavolo - or perhaps “Mistero” - also tried to get the anti-cult police to intervene in an intricate and even criminal affair, but without leaving any investigable traces (see page 129). Obviously, the rest of the story is left to the reader, who will want to join in the details of these pages. Goat, or the phenomenon of sects In a «pseudo disco in the suburbs, Alzheimer» (page 91), one can meet, or rather let oneself be met, by Goat, «a satyr with a human body, with a morbid sensuality that also manifested itself in violent and abnormal ways» (page 138); he is able to induce a love that would promise the absence of death, a-mors precisely, but that, instead, will do nothing but «cause suffering, perhaps even death» (page 139) for all those who will participate, allowing themselves to be entangled in a tremendous vortex. Here, precisely, is one of the profiles that emerge from Tedeschi's text. It deals with the phenomenon of sects and satanic religious forms or groups dedicated to unbridled sex and drugs, which in the novel are presented as contiguous. From the moment Chantall recalls a Freudian quote – a reminiscence of her philosophy studies – and then finds a bag left by mistake by Michela at home, a satanic invocation appears: “Adiutorium nostrum in nomine Domini Inferi” (page 5); Tedeschi puts the right accents to help the reader who doesn’t know Latin! This is not a marginal or merely literary aspect, the Cards of Don Battista Cadei - Spiritual Advisor of the GRIS = Group of Socio-religious Research and Information - in fact inventory dozens and dozens of religious and spiritual realities present in Italy: starting from the best known, such as the Church of the Kingdom of God (Foundation of Frédéric Louis Alexander Freytag [1870-1947], who joined the Watch Tower Society - future Jehovah's Witnesses - in 1898, and became responsible for Switzerland; however, after Russell's death [1916] his relations with the Society deteriorated, reaching a break between 1919 and 1920; to arrive at the less known, such as the Ananda Marga Movement: New Religion derived from Hinduism, founded in 1955 in India by Prabhat Raujan Sarkar, known as Shrii Shrii ANANDAMURTI [personification of bliss], or simply Baba (father), born in 1921 and died in 1990). Or also the New World Association and S.A.C.S.A.U (=School of Self-Awareness for the Harmonious Development of Man), then El Are; or also the S.I.M.O. (=Italian School of Holistic Medicine), as well as the Health and Nature Association, with the Founder «S.D.P. Patrizio PAOLETTI [born in Naples in 1960]» who, «from 1976 to 1983 studied and explored the phenomenon of global charismatic renewal, participating in various Italian-speaking groups. From 1978 to 1982 he attended specialization courses in integrated Naturopathy, as part of the project for the dissemination of scientific studies on the principles of healthy eating, and became a promoting member of the P.R.A.F.O.U. [Research Project on Functional Anomalies of the Organism]». Furthermore, it will be recalled that, during the nineteenth LEGISLATURE, the PROPOSAL FOR A LAW for the Establishment of a Parliamentary Commission of Inquiry into the phenomenon of sects was introduced in the CHAMBER OF DEPUTIES with Number 471 (Presented on 26 October 2022). The explanatory report recalled that the most recent data, provided by bodies and associations active on the subject, show a worrying vertiginous increase in sects and their followers in Italy: there are approximately 500 "spiritual communities" that count, among their followers, a number ranging from one to two million Italians (figure dating back to 2022); but the spread of the phenomenon is now more rapid, also following the demolition of borders and the increased use of the web and new technologies. This leads to easier recruitment of the most sensitive subjects, namely young people and minors, and at the same time produces an atomization of groups that further complicates their recognition and the related surveillance activity. Gérald Bronner, an authoritative specialist in cognitive sociology, professor at the University of Paris Diderot and former co-director of the Center for Sociological Studies at the Sorbonne, in his appreciated 2013 essay «La Démocratie des crédules» (Paris, Presses Universitaires de France, 2013; Italian translation by Silvia Morante, Aricciam Aracne, 2016), underlined the risks of the emergence «of new types of sectarian beliefs», even more difficult to trace since they are no longer structured around a localized group or a guru. These new, elusive movements, difficult to identify but capable of producing individuals willing to take action, would constitute, according to the authoritative French scholar, a new challenge for democracy itself. It is clear that the lack of data and specific and detailed information on this topic constitutes a strong limitation both for the implementation of dedicated policies and for the mere knowledge of the phenomenon, also for the benefit of the generality of citizens. The consequences of the action of these sects are disastrous, as these organizations tend, with their activity, to marginalize people who often find themselves in particularly fragile situations, from a psychological, social and economic point of view. As emerges from journalistic investigations, reports by associations and various judicial investigations, these organizations, taking advantage of the fragility of people, adopt psychological manipulation techniques to perpetrate intolerable abuses. In particular, the sects tend to distance the followers from their families and their social circle, to the point of forcing them to avoid any form of communication as it is considered harmful to the spiritual purposes of the sect, so much so that in many cases the followers, after years of permanence within the sects, are almost unknown to the institutions. In addition, scams and economic abuses are regularly committed, which often materialize in the devolution of all economic or financial assets and often also of other types of material assets in favor of the sect and its leaders. Not infrequently, these forms of economic abuse are accompanied by real forms of sexual abuse, which also involve minors. In my series "Biblioteca di senari", I published the essay by Nicola Di Bianco, Relaunching the "new evangelization" (la Valle del tempo, Naples, 2024). The re-emergence of the need for a new evangelization poses the central question of Di Bianco's book: what faith should we propose to the globalized, technologized, singularized person, to overcome the impasse of the transition in progress? Di Bianco declares himself convinced that we need to start again from the centrality of Jesus Christ (moreover, in harmony with other authors of the series "Biblioteca di Scenari"). But all this requires dealing, in a calm and scientifically founded way, with what Di Bianco defines as the current "challenge" of the neo-Manichaean, neo-Cathar, neo-Pelagian, apocalyptic and neo-millennial sects: inspired by alleged private revelations and directed by self-styled seers, these instances today pervade the same Christian people who in the meantime, in the West, are registering a sociological decline in traditional practice. Thus, the Author examines seven biblical-theological fundamentalisms, particularly widespread among the laity, but not only: baptism for the dead (1 Corinthians 15, 29); the veil of women (1 Corinthians 11, 1-34); the Tobitan marriage (Tobit 8, 4b-9); the purification of the puerpera; the flood, the punishment of the pre-flood patriarchs and the Noachide alliance (Genesis 6-9); the admission to the Eucharist of children before the age of discretion; the reception of the Eucharist only in the mouth and/or kneeling and the refusal to receive it in the hands. Of these we note the stigma tendentially “heretical”, the risks of sectarian drift, the liturgical-sacramental abuses, not without the drifts of a juridical, canonical and administrative-managerial type, often in disagreement with the episcopal authority in the particular Churches.<br />Maria Tedeschi’s novel evokes this relevant question in a literary way in the unhealthy relationship between Michela and Goat, the being with the tattoos hidden behind the ear: «Who is ‘Goat’? Free yourself, Michela, of this burden!» (page 87). Sometim...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65220662</guid><pubDate>Sat, 29 Mar 2025 21:37:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65220662/i_ll_be_there_waiting_for_you_maria_tedeschi.mp3" length="5350679" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Books and Museum-Santa Maria la Nova in Naples (April 2025) Maria Tedeschi, I'll be there waiting for you, Il seme bianco editrice, Rome 2025, 176 pages. Review by Pasquale Giustiniani
A gripping story, with the characteristics of "noir" but also of...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Books and Museum-Santa Maria la Nova in Naples (April 2025) Maria Tedeschi, I'll be there waiting for you, Il seme bianco editrice, Rome 2025, 176 pages. Review by Pasquale Giustiniani<br />A gripping story, with the characteristics of "noir" but also of "love stories". The Author - Maria Tedeschi - first takes us through, almost all in one breath, the 176 pages of a gripping story, to finally solve the enigma given in the title: «But if you decide to change your mind one day, you will always know where to find me, I will be there waiting for you» (page 176). These are the words, thrown to the other two members of the small WhatsApp group, by Carlo Brighi, who, after having done a thousand jobs, starting from that of a hairdresser tried in his hometown in the province of Naples (see page 75), has now fallen in love with Chantall Cristaldi, whose life «was a mix of art, expressiveness and emotion, but also of loneliness, a burden» (page 36). In turn, Diavolo (this is the real name of a survivor of a difficult birth: see page 121), who in the plot calls himself, and is, “little Devil”, is a “hair psychic”; he accidentally sent an email to Chantall (with a double L at the end, while the real recipient had only one l at the end); in his house he also hosted (see page 121) another of the characters in the plot, Michela, who is described in her tragic existence; during it, unfortunately, she allowed herself to be entangled in something halfway between a religious sect and a drug and sex addiction affair, of which the reader himself will discover the gripping outcome. Diavolo - or perhaps “Mistero” - also tried to get the anti-cult police to intervene in an intricate and even criminal affair, but without leaving any investigable traces (see page 129). Obviously, the rest of the story is left to the reader, who will want to join in the details of these pages. Goat, or the phenomenon of sects In a «pseudo disco in the suburbs, Alzheimer» (page 91), one can meet, or rather let oneself be met, by Goat, «a satyr with a human body, with a morbid sensuality that also manifested itself in violent and abnormal ways» (page 138); he is able to induce a love that would promise the absence of death, a-mors precisely, but that, instead, will do nothing but «cause suffering, perhaps even death» (page 139) for all those who will participate, allowing themselves to be entangled in a tremendous vortex. Here, precisely, is one of the profiles that emerge from Tedeschi's text. It deals with the phenomenon of sects and satanic religious forms or groups dedicated to unbridled sex and drugs, which in the novel are presented as contiguous. From the moment Chantall recalls a Freudian quote – a reminiscence of her philosophy studies – and then finds a bag left by mistake by Michela at home, a satanic invocation appears: “Adiutorium nostrum in nomine Domini Inferi” (page 5); Tedeschi puts the right accents to help the reader who doesn’t know Latin! This is not a marginal or merely literary aspect, the Cards of Don Battista Cadei - Spiritual Advisor of the GRIS = Group of Socio-religious Research and Information - in fact inventory dozens and dozens of religious and spiritual realities present in Italy: starting from the best known, such as the Church of the Kingdom of God (Foundation of Frédéric Louis Alexander Freytag [1870-1947], who joined the Watch Tower Society - future Jehovah's Witnesses - in 1898, and became responsible for Switzerland; however, after Russell's death [1916] his relations with the Society deteriorated, reaching a break between 1919 and 1920; to arrive at the less known, such as the Ananda Marga Movement: New Religion derived from Hinduism, founded in 1955 in India by Prabhat Raujan Sarkar, known as Shrii Shrii ANANDAMURTI [personification of bliss], or simply Baba (father), born in 1921 and died in 1990). Or also the New World Association and S.A.C.S.A.U (=School of Self-Awareness for the Harmonious Development of Man), then El Are;...]]></itunes:summary><itunes:duration>892</itunes:duration><itunes:keywords>devil,jehovah's,noir,novel,sects,story,witnesses</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>18</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sarò lì ad aspettarvi, Maria Tedeschi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/saro-li-ad-aspettarvi-maria-tedeschi--65220550</link><description><![CDATA[Books and Museum-Santa Maria la Nova in Napoli (aprile 2025) Maria Tedeschi, Sarò lì ad aspettarvi, Il seme bianco editrice, Roma 2025, pp. 176. recensione di Pasquale Giustiniani.<br />Un racconto avvincente, con i caratteri del “noir” ma anche delle “storie d’amore”. L’Autrice - Maria Tedeschi - ci fa prima scorrere, quasi tutte d’un fiato, le 176 pagine di un’avvincente storia, per sciogliere, infine, l’enigma consegnato nel titolo: «Ma se poi decidete di cambiare idea un giorno, saprete sempre dove trovarmi, sarò lì ad aspettarvi» (p.176). Sono le parole, lanciate agli altri due membri del piccolo gruppo WathsApp, da parte di Carlo Brighi, il quale, dopo aver fatto mille mestieri, fin da quello di parrucchiere provato nel suo paese di origine in provincia di Napoli (cfr. p. 75), si è ora innamorato  di Chantall Cristaldi, la cui vita «era un intreccio di arte, espressività ed emozione, ma anche di solitudine, un fardello» (pagina 36). A sua volta, Diavolo (è, questo, il vero nome di un sopravvissuto a una nascita difficile: cfr. p. 121), che nell’intreccio si autodenomina, ed è, “piccolo Diavolo”, fa il “sensitivo dei capelli”; ha inviato per sbaglio una mail a Chantall (con la doppia elle finale, mentre il vero destinatario aveva una sola l finale); presso la sua casa ha ospitato (cfr. p. 121) anche un altro dei personaggi dell’intreccio, Michela, che viene descritta nella sua tragica esistenza; nel corso di essa si è, purtroppo, lasciata irretire in qualcosa a metà tra la setta religiosa e un affare di tossicodipendenza e sesso, di cui lo stesso lettore scoprirà l’avvincente esito. Diavolo - o forse “Mistero” – ha pure cercato di far intervenire la polizia anti-sette in una vicenda intricata e anche delinquenziale, ma senza che ne siano lasciate delle tracce indagabili (cfr. p. 129). Ovviamente, il resto della storia è lasciato al lettore, che vorrà unirsi nei dettagli di queste pagine. Goat, ovvero il fenomeno delle sette. In una «pseudo discoteca di periferia, l’Alzheimer» (p. 91), ci si può incontrare, anzi lasciarsi incontrare, da Goat, «un satiro dal corpo umano, con una morbosa sensualità che si estrinsecava anche in modi violenti e anormali» (p. 138); egli è in grado di indurre a un amore che prometterebbe l’assenza di morte, a-mors appunto, ma che, invece, non farà altro che «causare sofferenza, forse anche la morte» (p. 139) per tutti quelli che parteciperanno, lasciandosi irretire in un vortice tremendo. Ecco, appunto, uno dei profili che emergono dal testo di Tedeschi. Si tratta del fenomeno delle sette e delle forme religiose sataniche o dei gruppi dediti al sesso sfrenato e alla droga, che nel romanzo sono presentati come contigui. Fin da quando Chantall ricorda una citazione freudiana – reminiscenza dei suo studi di filosofia – e poi trova in casa una borsa lasciata per sbaglio da Michela, appare un’invocazione satanica: “Adiutorium nostrum in nomine Domini Inferi” (pagina 5); Tedeschi mette gli accenti giusti per aiutare il lettore che non conosce il latino! Non si tratta di un aspetto marginale o solamente letterario, Le Schede di don Battista Cadei - Consigliere Spirituale del GRIS= Gruppo di Ricerca e Informazione socio-religiosa – inventariano, infatti, decine e decine di realtà religiose e spirituali presenti in Italia: a partire dalle più note, come la Chiesa del Regno di Dio (Fondazione di Frédéric Louis Alexander Freytag [1870-1947], che aderì alla Società Torre di Guardia - futuri Testimoni di Geova - nel 1898, e ne divenne responsabile per la Svizzera; tuttavia, dopo la morte di Russell [1916] i suoi rapporti con la Società si guastarono, giungendo tra il 1919 e il 1920 a una rottura; per giungere alle meno note, come il Movimento Ananda Marga: Nuova Religione derivata dall’Induismo, fondata nel 1955 in India da Prabhat Raujan Sarkar, detto Shrii Shrii ANANDAMURTI [ personificazione della beatitudine], o semplicemente Baba (padre), nato nel 1921 e morto nel 1990). O anche l’Associazione Nuovo Mondo e S.A.C.S.A.U (=Scuola di Autocoscienza per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo), poi El Are; o anche la S.I.M.O. (= Scuola Italiana di Medicina Olistica),  nonché l’Associazione Salute e Natura, con il Fondatore «S.D.P. Patrizio PAOLETTI [nato a Napoli nel 1960]» che, «dal 1976 al 1983 studia e approfondisce il fenomeno del rinnovamento carismatico mondiale, partecipando a vari gruppi di lingua italiana. Dal 1978 al 1982 segue i corsi di specializzazione in Naturopatia integrata, nell’ambito del progetto per la diffusione degli studi scientifici sui principi dell’alimentazione sana, e diviene membro promotore del P.R.A.F.O.U. [Progetto di Ricerca sulle Anomalie Funzionali dell’Organismo]» Inoltre, si rammenterà che, nel corso della diciannovesima LEGISLATURA, fu incardinata alla CAMERA DEI DEPUTATI con Numero 471 la PROPOSTA DI LEGGE per l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle sette (Presentata il 26 ottobre 2022). La relazione illustrativa ricordava che i dati più recenti, forniti da enti e associazioni attivi sul tema, mostrano un preoccupante aumento vertiginoso delle sette e dei loro adepti in Italia: vi sarebbero circa 500 «comunità spirituali» che contano, fra i loro adepti, un numero che va da uno a due milioni di italiani (cifra risalente al 2022); ma la diffusione del fenomeno, è ora più rapida, anche a seguito dell’abbattimento delle frontiere e dell’accresciuto utilizzo della rete web e delle nuove tecnologie. Ciò comporta un più facile reclutamento dei soggetti maggiormente sensibili, cioè giovani e minori, e produce contestualmente un’atomizzazione dei gruppi che ne rende ulteriormente problematico il riconoscimento e la relativa attività di vigilanza. Gérald Bronner, autorevole specialista di sociologia cognitiva, professore presso l’Università Paris Diderot e già codirettore del Centro di studi sociologici alla Sorbona, nel suo apprezzato saggio del 2013 «La Démocratie des crédules» (Paris, Presses Universitaires de France, 2013; traduzione italiana di Silvia Morante, Aricciam Aracne, 2016), sottolineava i rischi dell’emersione «di nuovi tipi di credenze settarie», ancora più difficili da rintracciare non essendo più strutturate attorno a un gruppo localizzato o a un guru. Questi nuovi, inafferrabili movimenti, difficili da identificare ma in grado di produrre individui disposti a passare all’azione, costituirebbero, secondo l’autorevole studioso francese, una nuova sfida per la stessa democrazia. È evidente che la mancanza di dati e di informazioni specifiche e dettagliate su questo tema costituisce un forte limite sia per realizzare politiche dedicate sia per la mera conoscenza del fenomeno, anche a beneficio della generalità dei cittadini. Le ricadute dell’azione di queste sette sono disastrose, in quanto tali organizzazioni tendono, con la propria attività, a emarginare persone che spesso si ritrovano in situazioni particolarmente fragili, dal punto vista sia psichico che sociale ed economico. Come emerge da inchieste giornalistiche, denunce di associazioni e diverse inchieste giudiziarie, queste organizzazioni, approfittando della fragilità delle persone, adottano tecniche di manipolazione psicologica per perpetrare abusi intollerabili. In particolare, le sette tendono ad allontanare gli adepti dai propri nuclei familiari e dalla propria cerchia sociale, sino a obbligarli a evitare ogni forma di comunicazione in quanto ritenuta dannosa per le finalità spirituali della setta, tanto che in molti casi gli adepti, dopo anni di permanenza all’interno delle sette, sono pressoché sconosciuti alle istituzioni. Inoltre, sono puntualmente compiuti truffe e abusi economici, che si concretizzano spesso nella devoluzione di ogni bene di tipo economico o finanziario e spesso anche di altri generi di beni materiali in favore della setta e dei suoi leader. Non di rado, a queste forme di abusi economici si affiancano vere e proprie forme di abusi sessuali, che vedono coinvolti anche minori. Nella mia collana “Biblioteca di senari”, ho pubblicato il saggio di Nicola Di Bianco, Rilanciare la “nuova evangelizzazione” (la Valle del tempo, Napoli, 2024). Il riemergere dell’esigenza di una nuova evangelizzazione pone la domanda centrale del libro del libro di Di Bianco: quale fede proporre alla persona globalizzata, tecnologizzata, singolarizzata, per superare l’impasse della transizione in atto? Di Bianco si dichiara convinto che occorra ripartire della centralità di Gesù Cristo (peraltro, in sintonia con altri Autori della collana “Biblioteca di Scenari”). Ma tutto ciò richiede di fare i conti, in modo sereno e scientificamente fondato, con quella che viene da Di Bianco definita l’attuale “sfida” delle sette neomanichee, neocatare, neopelagiane, apocalittiche e neomillenariste: ispirate a presunte rivelazioni private ed eterodirette da sedicenti veggenti, tali istanze oggi percorrono lo stesso popolo cristiano che frattanto, in Occidente, va registrando un calo sociologico della pratica tradizionale. Vengono, cosi, esaminati dall’Autore ben sette fondamentalismi biblico-teologici, particolarmente diffusi in mezzo al laicato, ma non solo: il battesimo per i morti (1 Corinzi 15, 29); il velo delle donne (1 Corinzi 11,1-34); il matrimonio Tobita (Tobia 8, 4b-9); la purificazione della puerpera; il diluvio, il castigo dei patriarchi prediluviani e l’alleanza Noachica (Genesi 6-9); l’ammissione all’eucarestia di bambini prima dell’età della discrezione; la ricezione dell’eucarestia soltanto in bocca e/o in ginocchio e il rifiuto di riceverla sulle mani. Di essi si notano lo stigma tendenzialmente “ereticale”, i rischi di deriva settaria, gli abusi liturgico-sacramentali, non senza le derive di tipo giuridico, canonico e amministrativo-gestionale, spesso in dissenso con l’autorità episcopale nelle Chiese particolari. Il romanzo di Maria Tedeschi evoca letterariamente tale rilevante questione nel malsano rapporto tra Michela e Goat, l’essere coi...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65220550</guid><pubDate>Sat, 29 Mar 2025 21:28:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65220550/sar_l_ad_aspettarvi_maria_tedeschi.mp3" length="11556519" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Books and Museum-Santa Maria la Nova in Napoli (aprile 2025) Maria Tedeschi, Sarò lì ad aspettarvi, Il seme bianco editrice, Roma 2025, pp. 176. recensione di Pasquale Giustiniani.
Un racconto avvincente, con i caratteri del “noir” ma anche delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Books and Museum-Santa Maria la Nova in Napoli (aprile 2025) Maria Tedeschi, Sarò lì ad aspettarvi, Il seme bianco editrice, Roma 2025, pp. 176. recensione di Pasquale Giustiniani.<br />Un racconto avvincente, con i caratteri del “noir” ma anche delle “storie d’amore”. L’Autrice - Maria Tedeschi - ci fa prima scorrere, quasi tutte d’un fiato, le 176 pagine di un’avvincente storia, per sciogliere, infine, l’enigma consegnato nel titolo: «Ma se poi decidete di cambiare idea un giorno, saprete sempre dove trovarmi, sarò lì ad aspettarvi» (p.176). 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Goat, ovvero il fenomeno delle sette. In una «pseudo discoteca di periferia, l’Alzheimer» (p. 91), ci si può incontrare, anzi lasciarsi incontrare, da Goat, «un satiro dal corpo umano, con una morbosa sensualità che si estrinsecava anche in modi violenti e anormali» (p. 138); egli è in grado di indurre a un amore che prometterebbe l’assenza di morte, a-mors appunto, ma che, invece, non farà altro che «causare sofferenza, forse anche la morte» (p. 139) per tutti quelli che parteciperanno, lasciandosi irretire in un vortice tremendo. Ecco, appunto, uno dei profili che emergono dal testo di Tedeschi. Si tratta del fenomeno delle sette e delle forme religiose sataniche o dei gruppi dediti al sesso sfrenato e alla droga, che nel romanzo sono presentati come contigui. Fin da quando Chantall ricorda una citazione freudiana – reminiscenza dei suo studi di filosofia – e poi trova in casa una borsa lasciata per sbaglio da Michela, appare un’invocazione satanica: “Adiutorium nostrum in nomine Domini Inferi” (pagina 5); Tedeschi mette gli accenti giusti per aiutare il lettore che non conosce il latino! Non si tratta di un aspetto marginale o solamente letterario, Le Schede di don Battista Cadei - Consigliere Spirituale del GRIS= Gruppo di Ricerca e Informazione socio-religiosa – inventariano, infatti, decine e decine di realtà religiose e spirituali presenti in Italia: a partire dalle più note, come la Chiesa del Regno di Dio (Fondazione di Frédéric Louis Alexander Freytag [1870-1947], che aderì alla Società Torre di Guardia - futuri Testimoni di Geova - nel 1898, e ne divenne responsabile per la Svizzera; tuttavia, dopo la morte di Russell [1916] i suoi rapporti con la Società si guastarono, giungendo tra il 1919 e il 1920 a una rottura; per giungere alle meno note, come il Movimento Ananda Marga: Nuova Religione derivata dall’Induismo, fondata nel 1955 in India da Prabhat Raujan Sarkar, detto Shrii Shrii ANANDAMURTI [ personificazione della beatitudine], o semplicemente Baba (padre), nato nel 1921 e morto nel 1990). 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Di Nola, Arciprete and Giustiniani, have been holding a Seminar on “Language and knowledge” for several years, which has already had several sessions in the Department of Mathematics at the University of Salerno and in the Theological Faculty of San Tommaso di Capodimonte-Naples. The aim is to arrive, if possible, at a new language that can express the divine, the religious, the spiritual in unitary terms. Now the “provocation” of the “New Evangelization” – which the Catholic Church has been aiming for since the beginning of the third millennium – is the lever of this new round, under the direction of Prof. Giuseppe Reale, Director of the Monumental Complex of Santa Maria la Nova in Naples. <br /><br />Introduced by Pasquale Giustiniani. A few decades ago, together with Filippo Toriello, we published the volume: New Evangelization: What, How. Designed to help catechists and pastoral workers, it collected, and translated pastorally, an insistent expression of the papal Magisterium, which was already then configuring a real re-definition of the first Christian duty to announce the so-called Kèrygma, which was, at the time, commonly described as new in ardor and new in method. Nicola Di Bianco, in the described horizon, focuses well on the fact that such novitas, particularly in the sense of a full-scale confrontation with scientific and technological modernity, is evident in the Magisterium of Pope Francis. He, by the Author, is in fact, rightly considered the first pope to have assumed in a complete form the dialogue with modernity or postmodernity. All this is also leading to a new way of configuring the Church - a polyhedron, rather than a hierarchical pyramid, a field hospital rather than a self-sufficient militancy -; but also a new way of self-perceiving the Petrine primacy. In short, the now traditional expression of "new evangelization" implies a true reform of the Church: a fact, this, that already appeared clear to the fathers of the Council of Trent, grappling with the barrier to oppose a reform that then appeared as a revolution. It is made even more urgent today by the situation of the acceleration of events (as Pope Francis himself says, with an Argentine inflection), given the fact, as Di Bianco punctually notes, that our time is increasingly characterized by rapid changes and transformations. And this not only in international structures, but also in ethical customs, sometimes plagued by unexpected phenomena, such as the spread of abuses of all kinds in the Church (not only sexual, but also social, of power ...), such as the real drifts of traditional anthropological conceptions, of social systems, of international structures, of customs ...  The re-emergence of the need for a new evangelization thus poses the central question of the book: what faith to propose to the globalized, technologized, singularized person, to overcome the impasse of the transition in progress? The Author declares himself pertinently convinced that it is necessary to start again from the centrality of Jesus Christ (moreover, in harmony with other Authors of the series "Biblioteca di Scenari"). But all this requires dealing, in a calm and scientifically founded way, with what Di Bianco defines as the current "challenge" of the neo-Manichaean, neo-Cathar, neo-Pelagian, apocalyptic and neo-millennial sects: inspired by alleged private revelations and directed by self-styled seers, these instances today run through the same Christian people who in the meantime, in the West, are registering a sociological decline in traditional practice.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65161858</guid><pubDate>Thu, 27 Mar 2025 14:44:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65161858/relaunching_the_new_evangelization_nicola_di_bianco_at_la_nova_meets.mp3" length="3603879" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>La nova meets. The events of the Monumental Complex of Santa Maria la Nova in Naples. Sala Margherita Lama Caputo, Sunday 30 March 2025. 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Nicola Di Bianco, in the described horizon, focuses well on the fact that such novitas, particularly in the sense of a full-scale confrontation with scientific and technological modernity, is evident in the Magisterium of Pope Francis. He, by the Author, is in fact, rightly considered the first pope to have assumed in a complete form the dialogue with modernity or postmodernity. All this is also leading to a new way of configuring the Church - a polyhedron, rather than a hierarchical pyramid, a field hospital rather than a self-sufficient militancy -; but also a new way of self-perceiving the Petrine primacy. In short, the now traditional expression of "new evangelization" implies a true reform of the Church: a fact, this, that already appeared clear to the fathers of the Council of Trent, grappling with the barrier to oppose a reform that then appeared as a revolution. 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But all this requires dealing, in a calm and scientifically founded way, with what Di Bianco defines as the current "challenge" of the neo-Manichaean, neo-Cathar, neo-Pelagian, apocalyptic and neo-millennial sects: inspired by alleged private revelations and directed by self-styled seers, these instances today run through the same Christian people who in the meantime, in the West, are registering a sociological decline in traditional practice.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:keywords>changes,church,ethics,evangelization,francis,gospel,jesus,moral,pope,social</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>rilanciare la nuova Evangelizzazione, Nicola Di Bianco a La Nova incontra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rilanciare-la-nuova-evangelizzazione-nicola-di-bianco-a-la-nova-incontra--65161824</link><description><![CDATA[La nova incontra. Gli eventi del Complesso monumentale di Santa Maria la nova in Napoli. Sala Margherita Lama Caputo, Domenica 30 marzo 2025. Un matematico, uno storico e due filosofi a santa Maria la Nova per discutere un nuovo libro di Nicola Di Bianco sulla “nuova evangelizzazione”. Di Nola, Arciprete e Giustiniani, da diversi anni realizzano un Seminario su “Linguaggio e conoscenza”, che ha avuto già diverse sessioni nel Dipartimento di matematica nell’Università Salerno e nella Facoltà teologica san Tommaso di Capodimonte-Napoli. L’obiettivo è quello di pervenire, se possibile, a un linguaggio nuovo che riesca a dire in termini unitari il divino, il religioso, lo spirituale. Ora la “provocazione” della “Nuova evangelizzazione” – a cui la chiesa cattolica sta mirando dall’inizio del terzo millennio – è la leva di questo nuovo round, sotto la regià del prof. Giuseppe Reale, Direttore del Complesso monumentale di santa Maria la Nova in Napoli.<br /><br />Introduce Pasquale Giustiniani: alcuni decenni fa, insieme con Filippo Toriello, pubblicammo il volume: Nuova evangelizzazione: che cosa, come. Pensato in aiuto dei catechisti e degli operatori pastorali, esso raccoglieva, e traduceva pastoralmente, un’insistente espressione del Magistero pontificio, che andava allora già configurando una vera e propria ri-definizione del primo dovere cristiano di annunciare il cosiddetto Kèrygma, che veniva, allora, comunemente descritto come nuovo nell’ardore e nuovo nel metodo. Nicola Di Bianco, nell’orizzonte descritto, mette bene a fuoco il dato che tale novitas, particolarmente nel senso di un confronto a tutto campo con la modernità scientifica e tecnologica, risulta evidente nel Magistero di papa Francesco. Egli, dall’Autore, viene appunto, fondatamente, considerato il primo papa ad aver assunto in forma compiuta il dialogo con la modernità o postmodernità. Tutto ciò sta comportando anche un nuovo modo di configurare la Chiesa - un poliedro, piuttosto che una piramide gerarchica, un ospedale da campo piuttosto che una militanza autosufficiente -; ma pure un nuovo modo di autopercepire il primato petrino. Insomma, l’ormai tradizione espressione di “nuova evangelizzazione” implica una vera riforma della Chiesa: un dato, questo, che apparve già chiara ai padri del Concilio di Trento, alle prese con l’argine da opporre a una riforma che appariva allora come una rivoluzione. Essa è resa oggi ancora più urgente dalla situazione di rapidizzazione degli eventi (come lo stesso papa Francesco dice, con inflessione argentina), stante il fatto, come puntualmente annota Di Bianco, che il nostro tempo si caratterizza sempre più per i rapidi mutamenti e le trasformazioni. E ciò non solo negli assetti internazionali, ma anche nei costumi etici, a volte piagati da fenomeni inaspettati, come la diffusione degli abusi di ogni tipo nella Chiesa (non soltanto sessuali, ma altresì sociali, di potere…), come le vere e proprie derive delle concezioni antropologiche tradizionali, dei sistemi sociali, degli assetti internazionali, dei costumi… Il riemergere dell’esigenza di una nuova evangelizzazione pone, così, la domanda centrale del libro: quale fede proporre alla persona globalizzata, tecnologizzata, singolarizzata, per superare l’impasse della transizione in atto? L’Autore si dichiara pertinentemente convinto che occorra ripartire della centralità di Gesù Cristo (peraltro, in sintonia con altri Autori della collana “Biblioteca di Scenari”). Ma tutto ciò richiede di fare i conti, in modo sereno e scientificamente fondato, con quella che viene da Di Bianco definita l’attuale “sfida” delle sette neomanichee, neocatare, neopelagiane, apocalittiche e neomillenariste: ispirate a presunte rivelazioni private ed eterodirette da sedicenti veggenti, tali istanze oggi percorrono lo stesso popolo cristiano che frattanto, in Occidente, va registrando un calo sociologico della pratica tradizionale.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65161824</guid><pubDate>Thu, 27 Mar 2025 14:38:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65161824/rilanciare_la_nuova_evangelizzazione_nicola_di_bianco_a_la_nova_incontra.mp3" length="1311165" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>La nova incontra. Gli eventi del Complesso monumentale di Santa Maria la nova in Napoli. Sala Margherita Lama Caputo, Domenica 30 marzo 2025. 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Nicola Di Bianco, nell’orizzonte descritto, mette bene a fuoco il dato che tale novitas, particolarmente nel senso di un confronto a tutto campo con la modernità scientifica e tecnologica, risulta evidente nel Magistero di papa Francesco. Egli, dall’Autore, viene appunto, fondatamente, considerato il primo papa ad aver assunto in forma compiuta il dialogo con la modernità o postmodernità. Tutto ciò sta comportando anche un nuovo modo di configurare la Chiesa - un poliedro, piuttosto che una piramide gerarchica, un ospedale da campo piuttosto che una militanza autosufficiente -; ma pure un nuovo modo di autopercepire il primato petrino. Insomma, l’ormai tradizione espressione di “nuova evangelizzazione” implica una vera riforma della Chiesa: un dato, questo, che apparve già chiara ai padri del Concilio di Trento, alle prese con l’argine da opporre a una riforma che appariva allora come una rivoluzione. Essa è resa oggi ancora più urgente dalla situazione di rapidizzazione degli eventi (come lo stesso papa Francesco dice, con inflessione argentina), stante il fatto, come puntualmente annota Di Bianco, che il nostro tempo si caratterizza sempre più per i rapidi mutamenti e le trasformazioni. E ciò non solo negli assetti internazionali, ma anche nei costumi etici, a volte piagati da fenomeni inaspettati, come la diffusione degli abusi di ogni tipo nella Chiesa (non soltanto sessuali, ma altresì sociali, di potere…), come le vere e proprie derive delle concezioni antropologiche tradizionali, dei sistemi sociali, degli assetti internazionali, dei costumi… Il riemergere dell’esigenza di una nuova evangelizzazione pone, così, la domanda centrale del libro: quale fede proporre alla persona globalizzata, tecnologizzata, singolarizzata, per superare l’impasse della transizione in atto? L’Autore si dichiara pertinentemente convinto che occorra ripartire della centralità di Gesù Cristo (peraltro, in sintonia con altri Autori della collana “Biblioteca di Scenari”). Ma tutto ciò richiede di fare i conti, in modo sereno e scientificamente fondato, con quella che viene da Di Bianco definita l’attuale “sfida” delle sette neomanichee, neocatare, neopelagiane, apocalittiche e neomillenariste: ispirate a presunte rivelazioni private ed eterodirette da sedicenti veggenti, tali istanze oggi percorrono lo stesso popolo cristiano che frattanto, in Occidente, va registrando un calo sociologico della pratica tradizionale.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>219</itunes:duration><itunes:keywords>antropologia,cambiamenti,chiesa,etica,evangelizzazione,francesco,magistero,morale,papa,pastorale,vangelo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Divine Language, Art and Faith According to Giustiniani. Sounds, Lights and Words. Salerno (IT)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-divine-language-art-and-faith-according-to-giustiniani-sounds-lights-and-words-salerno-it--65142192</link><description><![CDATA[The Divine Language: Art and Faith According to Giustiniani. Salerno, Italy. Sounds, Lights and Words Martyrs and Maryrion. Like the applause of a single hand, the inextricably intertwined mysteries of destiny and divine providence sounded in melodious contrasts in the sayings and deeds of the Desert Fathers. What is a blessing for Sisoe, will be a prohibition and a danger for Hilarion; if the scribe is not fast enough to engrave Barsanuphius' words exactly, it means that, just as he engraves them, God wants them engraved and, thus engraved, they will operate; and if the pestilential oil were not mysteriously destined for the sick old man, the distracted disciple would put honey in his polenta. Sounds, lights and words of the desert fathers are martyrs, or testimonies. From the sayings of the desert fathers: «N. 592/49 (P.E., II, 18, 10): “Abbot Athanasius, bishop of Alexandria, said: «It is often said among you: “Where is the persecution to become martyrs?”. Be a martyr in conscience, die to sin, mortify the earthly organs and you will be a martyr of intention. The martyrs fought against kings and magistrates, you too have an adversary, the devil, king of sin, and as magistrates the demons. They had before them the table of victims and the altar and, abomination of idolatry, an execrable idol»”. Martyrion: the holy place marked by the death of a martyr was said. At the time of bloody persecutions, chapels and altars were erected over the Christian martyria. Today, a true Martyrion of sounds-lights-colors is the large canvas by the master Bruno Giustiniani, where lights, shadows and colors narrate, merging, yesterday and today, in the blood shed by the young men of Chios. On April 14, 1566, with an imposing fleet of eighty galleys, Kapudanpascià Pialì  (or “Paoli”, as in other sources) arrives at the port of Chios with a subtle betrayal asking to land as friends, but, as soon as they landed, they called the head of the Maona, the mayor Vincenzo Giustiniani, the bishop Timoteo Giustiniani and the 12 governors and had them imprisoned. This did not prevent the island from being violently sacked: the Churches were all destroyed or converted into Mosques. Vincenzo Giustiniani with the other 12 governors and the other most prominent Giustiniani were taken to Constantinople. At the State Archives of Genoa a document, addressed to Cardinal Giovanni Battista Cicala (or Cigala), reports that from the island of Chios, after the Ottoman conquest of 1566, 200 ("beautiful") young men were kidnapped and taken to Constantinople. Among these two hundred, also the "Giustinian martyrs": twenty-one young men between 12 and 16 years old separated from their parents, forced to renounce the Catholic faith and enlist in the Janissary corps. 18 of them were killed after atrocious torture, on September 6, 1566. Pope Pius V must have appreciated them, he who wanted to be only the spiritual leader of Christianity and therefore even the thought of waging war against anyone was foreign to him. And yet, it was precisely to him that the task fell to prepare the largest naval battle ever fought with rowing ships and, after long negotiations, it was possible to unite the Holy See, Spain and the Venetian Republic in a league. Under the command of Don John of Austria, Philip II's half-brother, the Christian fleet, after a heroic fight, managed to defeat the Turks at Lepanto and win a resounding victory on October 7, 1571. Unfortunately, shortly after the death of Pius V, due to the selfishness of the allies, it was disbanded. Since the victory of Lepanto had been achieved on October 7, which fell that year on the first Sunday of the month, the day on which processions were held in honor of the Queen of the Rosary, the Pope attributed it to the intercession of the Madonna. Therefore, on March 17, 1572, it was decided that the feast of Our Lady of Victory should be celebrated on October 7 (a feast that by order of Gregory the Thirteenth [April 1, 1573] was transferred to the first Sunday of October and called the feast of the Queen of the Rosary). The red color of the blood of the young Giustiniani((⏱️=400)) In 1347, the Republic of Genoa had entrusted a company of merchants, a so-called maona, with the administration and commercial exploitation of the island of Chios (Chio or Scio) in the Aegean Sea, which had been reconquered the year before. The members of the maona in 1362 established the Albergo dei Giustiniani. The members added the Giustiniani surname to their own: Giustiniani Recanelli, Giustiniani di Negro, Giustiniani Banca, Giustiniani Longhi, Giustiniani Ughetti, etc. Marriages took place between Giustiniani families: the members thus strengthened the internal economic and political cohesion. In 1363 the Byzantine emperor granted the Giustiniani family the political lordship of the island. The family made considerable profits from the extraction of mastic and the trade of alum. In the Mus eo Byzantine of Chios a collection of Byzantine and post-Byzantine art, including icons, frescoes and manuscripts, recalls these and other events, as well as more than 10,000 books and manuscripts, as well as seminars and conferences on Byzantine art, history and culture… in short a literary Cenacle, like here in Salerno. On the basis of published and unpublished sources, it was possible to reconstruct some episodes of the life of Francesco Giustiniani de Garibaldo, a Maonese of Chios, around the middle of the fifteenth century. In the summer of 1457 his presence is attested in Chios, where he had probably arrived a few months earlier, on board the ship of Oberto Squarciafico – in which the cargo of goods from his ship had been transferred, rendered unnavigabilis due to a serious storm of sea and wind that had surprised him in the waters of Cephalonia – and where he died on the following 30 September. At the request of two of his relatives, his will was published in Genoese on the island, according to the procedure established by the legislation in force.<br />The history of the Giustiniani, lords of Chios, or rather that of their hotel, or rather the consortium of families that held the monopoly of the island's Maona for centuries, is full of interest starting from the level of family ties. Particularly notable is the case of the Giustiniani di Pantaleo, who arrived in Modone following the Venetian armies after the Peace of Carlowitz (1699), and even more so that of the Giustiniani di Alessandro, which included not only financiers and merchants. Gio. Costantino, for example, moved to Cattaro, where in 1742 he married Vincenza, daughter of Count Michele Racovich. He then held numerous public offices in Venetian Dalmatia, such as the chancellorship of Curzola, lived for a long time in Venice and in 1769 obtained membership in the Genoese nobility. His son Alessandro Ippolito became a standard-bearer of the Venetian army and finally settled in Genoa (1770). Family events that overall give us a mix of cultures and identities that is typical of the history of the Mediterranean and its elites.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65142192</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2025 22:19:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65142192/the_divine_language_art_and_faith_according_to_giustiniani_sounds_lights_and_words_salerno_it.mp3" length="12666285" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>The Divine Language: Art and Faith According to Giustiniani. Salerno, Italy. Sounds, Lights and Words Martyrs and Maryrion. Like the applause of a single hand, the inextricably intertwined mysteries of destiny and divine providence sounded in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[The Divine Language: Art and Faith According to Giustiniani. Salerno, Italy. 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Be a martyr in conscience, die to sin, mortify the earthly organs and you will be a martyr of intention. The martyrs fought against kings and magistrates, you too have an adversary, the devil, king of sin, and as magistrates the demons. They had before them the table of victims and the altar and, abomination of idolatry, an execrable idol»”. Martyrion: the holy place marked by the death of a martyr was said. At the time of bloody persecutions, chapels and altars were erected over the Christian martyria. Today, a true Martyrion of sounds-lights-colors is the large canvas by the master Bruno Giustiniani, where lights, shadows and colors narrate, merging, yesterday and today, in the blood shed by the young men of Chios. On April 14, 1566, with an imposing fleet of eighty galleys, Kapudanpascià Pialì  (or “Paoli”, as in other sources) arrives at the port of Chios with a subtle betrayal asking to land as friends, but, as soon as they landed, they called the head of the Maona, the mayor Vincenzo Giustiniani, the bishop Timoteo Giustiniani and the 12 governors and had them imprisoned. This did not prevent the island from being violently sacked: the Churches were all destroyed or converted into Mosques. Vincenzo Giustiniani with the other 12 governors and the other most prominent Giustiniani were taken to Constantinople. At the State Archives of Genoa a document, addressed to Cardinal Giovanni Battista Cicala (or Cigala), reports that from the island of Chios, after the Ottoman conquest of 1566, 200 ("beautiful") young men were kidnapped and taken to Constantinople. Among these two hundred, also the "Giustinian martyrs": twenty-one young men between 12 and 16 years old separated from their parents, forced to renounce the Catholic faith and enlist in the Janissary corps. 18 of them were killed after atrocious torture, on September 6, 1566. Pope Pius V must have appreciated them, he who wanted to be only the spiritual leader of Christianity and therefore even the thought of waging war against anyone was foreign to him. And yet, it was precisely to him that the task fell to prepare the largest naval battle ever fought with rowing ships and, after long negotiations, it was possible to unite the Holy See, Spain and the Venetian Republic in a league. Under the command of Don John of Austria, Philip II's half-brother, the Christian fleet, after a heroic fight, managed to defeat the Turks at Lepanto and win a resounding victory on October 7, 1571. Unfortunately, shortly after the death of Pius V, due to the selfishness of the allies, it was disbanded. Since the victory of Lepanto had been achieved on October 7, which fell that year on the first Sunday of the month, the day on which processions were held in honor of the Queen of the Rosary, the Pope attributed it to the intercession of the Madonna. Therefore, on March 17, 1572, it was decided that the feast of Our Lady of Victory should be celebrated on October 7 (a feast that by order of Gregory the Thirteenth [April 1, 1573] was...]]></itunes:summary><itunes:duration>528</itunes:duration><itunes:keywords>aegean,art,faith,genoa,giustiniani,greece,mediterranean,republic</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>16</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il divino linguaggio, arte e fede secondo Giustiniani. Suoni, luci e parole. Salerno (IT)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-divino-linguaggio-arte-e-fede-secondo-giustiniani-suoni-luci-e-parole-salerno-it--65142136</link><description><![CDATA[Il divino linguaggio: arte e fede secondo Giustiniani. Salerno, Italia. Suoni, luci e parole. Martiri e martyrion. Come l’applauso di una sola mano», i misteri, inestricabilmente intrecciati del destino e della provvidenza divina, suonavano in melodiosi contrasti nei detti e fatti dei Padri del deserto. Ciò che è benedizione per Sisoe, per Ilarione sarà divieto e pericolo; se lo scriba non è veloce abbastanza da incidere esattamente le parole di Barsanufio, significa che, così com’egli le incide, Dio le vuole incise e, così incise, opereranno; e se al vegliardo infermo non fosse misteriosamente destinato l’olio pestilenziale, il discepolo distratto metterebbe miele nella sua polenta. Suoni, luci e parole dei padri del deserto sono dei martìri, ovvero testimonianze. Dai detti dei padri del deserto: «N. 592/49 (P.E., II, 18, 10): “L’abate Atanasio, vescovo di Alessandria, ha detto: «Si dice sovente tra di voi: “Dove è la persecuzione per diventare martiri?”. Sii martire nella coscienza, muori al peccato, mortifica gli organi terrestri e sarai martire d’intenzione. I martiri lottarono contro i re e i magistrati, anche tu hai un avversario, il diavolo, re del peccato, e come magistrati i demoni. Essi avevano davanti a loro la tavola delle vittime e l’altare e, abominazione dell’idolatria, un esecrabile idolo»”. Martyrion: era detto il santo luogo segnato dalla morte di un martire. Ai tempi delle persecuzioni cruente, sui martyria cristiani si elevavano cappelle, altari. Oggi un vero e proprio Martyrion di suoni-luci-colori è la grande tela del maestro Bruno Giustiniani, dove luci, ombre e colori narrano, fondendo, ieri e oggi, nel sangue versato dai giovanetti di Chios. Il 14 aprile 1566, con una flotta imponente di ottanta galee, Kapudanpascià Pialì (o “Paoli”, come da altre fonti) arriva al porto di Chios con un sottile tradimento chiedendo l’approdo come amici, ma, appena approdati, richiamarono il capo della Maona, il podestà Vincenzo Giustiniani, il vescovo Timoteo Giustiniani e i 12 governatori e li fecero imprigionare. Ciò non impedì che l’isola subisse un violento saccheggio: le Chiese furono tutte distrutte o convertite in Moschee. Vincenzo Giustiniani con gli altri 12 governatori e gli altri Giustiniani più in vista furono portati a Costantinopoli. Presso l'Archivio di Stato di Genova un documento, diretto al cardinale Giovanni Battista Cicala (o Cigala), comunica che dall'isola di Chios, dopo la presa Ottomana del 1566, sono stati rapiti 200 ("bei") giovinetti e portati a Costantinopoli. In questi duecento, anche i "martiri Giustiniani": ventuno giovinetti tra i 12 e i 16 anni separati dai genitori, costretti ad abiurare la fede cattolica e ad arruolarsi nel corpo dei giannizzeri. In 18 furono uccisi dopo atroci torture, il 6 settembre 1566. Papa Pio V li avrà apprezzati, lui che non voleva essere che capo spirituale della Cristianità e perciò gli era estraneo perfino il pensiero di muover guerra contro chiunque sia. E tuttavia, toccò proprio a lui il compito di preparare la più grande battaglia navale che sia mai stata combattuta con navi a remi e, dopo lunghe trattative, si riuscì ad unire in una lega la S. Sede, la Spagna e la Repubblica veneziana. Sotto il comando di don Giovanni d'Austria, fratellastro di Filippo secondo, la flotta dei cristiani, dopo una eroica lotta, riuscirà a sconfiggere i Turchi a Lepanto e riportare una clamorosa vittoria il 7 ottobre 1571. Purtroppo, poco dopo la morte di Pio quinto, a causa dell'egoismo degli alleati, venne sciolta. Poiché la vittoria di Lepanto era stata ottenuta il 7 ottobre, che cadeva quell'anno la prima domenica del mese, giorno in cui si facevano processioni in onore della Regina del Rosario, il papa l'attribuì all'intercessione della Madonna. Perciò il 17 marzo 1572 decise che il 7 ottobre fosse celebrata la festa della Madonna della Vittoria (festa che per ordine di Gregorio tredicesimo [1° aprile 1573] venne trasferita alla prima domenica di ottobre e chiamata festa della Regina del Rosario). Il colore rosso del sangue dei giovanetti Giustiniani Nel 1347 la Repubblica di Genova aveva affidato a una società di mercanti, una cosiddetta maona, l’amministrazione e lo sfruttamento commerciale dell’isola di Chios (Chio o Scio) nel mar Egeo, riconquistata l’anno prima. I soci della maona nel 1362 costituirono l’Albergo dei Giustiniani. I soci aggiungevano il cognome dei Giustiniani al proprio: Giustiniani Recanelli, Giustiniani di Negro, Giustiniani Banca, Giustiniani Longhi, Giustiniani Ughetti, eccetera. I matrimoni avvenivano tra famiglie Giustiniani: i soci rafforzavano, così, la coesione economica e politica interna. Nel 1363 l’imperatore bizantino concesse alla maona dei Giustiniani la signoria politica dell’isola. La maona lucrava cospicui profitti con l’estrazione del mastice e il commercio dell’allume. Nel Museo Bizantino di Chios una collezione di arte bizantina e post-bizantina, tra cui icone, affreschi e manoscritti, ricorda questi e altri eventi, oltre a più di 10.000 libri e manoscritti, nonché seminari e conferenze sull’arte, la storia e la cultura bizantina… insomma un Cenacolo letterario, come qui a Salerno.<br />Sulla base di fonti edite ed inedite, è stato possibile ricostruire alcuni episodi della vita di Francesco Giustiniani de Garibaldo, un Maonese di Chio, intorno alla metà del Quattrocento. Nell'estate del 1457 è attestata la sua presenza a Chio, dove era giunto probabilmente qualche mese prima, a bordo della nave di Oberto Squarciafico – in cui era stato trasbordato il carico di merci della sua nave, resa innavigabilis a causa di una grave tempesta di mare e di vento che lo aveva sorpreso nelle acque di Cefalonia – e dove il successivo 30 settembre morì. Su istanza di due suoi congiunti, nell'isola si procedette alla pubblicazione del suo testamento in genovese, secondo la procedura prevista dalla normativa vigente. La storia dei Giustiniani, signori di Chio, o meglio quella del loro albergo, ovvero il consorzio di famiglie che detenne per secoli il monopolio della Maona dell’isola, è ricca d’interesse a partire dal piano dei legami parentali. Particolarmente notevole è il caso dei Giustiniani di Pantaleo, giunti a Modone al seguito delle armi veneziane dopo la pace di Carlowitz (1699), e ancor più quello dei Giustiniani di Alessandro, di cui fecero parte non solo finanzieri e mercanti. Gio. Costantino, ad esempio, si trasferì a Cattaro, ove nel 1742 sposò Vincenza, figlia del conte Michele Racovich. Ricoprì quindi numerosi uffici pubblici nella Dalmazia veneta, quali il cancellierato di Curzola, visse lungamente a Venezia e nel 1769 ottenne l’ascrizione alla nobiltà genovese. Suo figlio Alessandro Ippolito divenne alfiere dell’esercito veneziano e infine si stabilì a Genova (1770). Vicende familiari che nel complesso ci restituiscono un intreccio di culture e identità che è tipico della storia del Mediterraneo e delle sue élites. <br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65142136</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2025 22:11:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65142136/il_divino_linguaggio_arte_e_fede_secondo_giustiniani_suoni_luci_e_parole_salerno_it.mp3" length="6776871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Il divino linguaggio: arte e fede secondo Giustiniani. Salerno, Italia. Suoni, luci e parole. Martiri e martyrion. Come l’applauso di una sola mano», i misteri, inestricabilmente intrecciati del destino e della provvidenza divina, suonavano in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il divino linguaggio: arte e fede secondo Giustiniani. Salerno, Italia. Suoni, luci e parole. Martiri e martyrion. Come l’applauso di una sola mano», i misteri, inestricabilmente intrecciati del destino e della provvidenza divina, suonavano in melodiosi contrasti nei detti e fatti dei Padri del deserto. Ciò che è benedizione per Sisoe, per Ilarione sarà divieto e pericolo; se lo scriba non è veloce abbastanza da incidere esattamente le parole di Barsanufio, significa che, così com’egli le incide, Dio le vuole incise e, così incise, opereranno; e se al vegliardo infermo non fosse misteriosamente destinato l’olio pestilenziale, il discepolo distratto metterebbe miele nella sua polenta. Suoni, luci e parole dei padri del deserto sono dei martìri, ovvero testimonianze. Dai detti dei padri del deserto: «N. 592/49 (P.E., II, 18, 10): “L’abate Atanasio, vescovo di Alessandria, ha detto: «Si dice sovente tra di voi: “Dove è la persecuzione per diventare martiri?”. Sii martire nella coscienza, muori al peccato, mortifica gli organi terrestri e sarai martire d’intenzione. I martiri lottarono contro i re e i magistrati, anche tu hai un avversario, il diavolo, re del peccato, e come magistrati i demoni. Essi avevano davanti a loro la tavola delle vittime e l’altare e, abominazione dell’idolatria, un esecrabile idolo»”. Martyrion: era detto il santo luogo segnato dalla morte di un martire. Ai tempi delle persecuzioni cruente, sui martyria cristiani si elevavano cappelle, altari. Oggi un vero e proprio Martyrion di suoni-luci-colori è la grande tela del maestro Bruno Giustiniani, dove luci, ombre e colori narrano, fondendo, ieri e oggi, nel sangue versato dai giovanetti di Chios. Il 14 aprile 1566, con una flotta imponente di ottanta galee, Kapudanpascià Pialì (o “Paoli”, come da altre fonti) arriva al porto di Chios con un sottile tradimento chiedendo l’approdo come amici, ma, appena approdati, richiamarono il capo della Maona, il podestà Vincenzo Giustiniani, il vescovo Timoteo Giustiniani e i 12 governatori e li fecero imprigionare. Ciò non impedì che l’isola subisse un violento saccheggio: le Chiese furono tutte distrutte o convertite in Moschee. Vincenzo Giustiniani con gli altri 12 governatori e gli altri Giustiniani più in vista furono portati a Costantinopoli. Presso l'Archivio di Stato di Genova un documento, diretto al cardinale Giovanni Battista Cicala (o Cigala), comunica che dall'isola di Chios, dopo la presa Ottomana del 1566, sono stati rapiti 200 ("bei") giovinetti e portati a Costantinopoli. In questi duecento, anche i "martiri Giustiniani": ventuno giovinetti tra i 12 e i 16 anni separati dai genitori, costretti ad abiurare la fede cattolica e ad arruolarsi nel corpo dei giannizzeri. In 18 furono uccisi dopo atroci torture, il 6 settembre 1566. Papa Pio V li avrà apprezzati, lui che non voleva essere che capo spirituale della Cristianità e perciò gli era estraneo perfino il pensiero di muover guerra contro chiunque sia. E tuttavia, toccò proprio a lui il compito di preparare la più grande battaglia navale che sia mai stata combattuta con navi a remi e, dopo lunghe trattative, si riuscì ad unire in una lega la S. Sede, la Spagna e la Repubblica veneziana. Sotto il comando di don Giovanni d'Austria, fratellastro di Filippo secondo, la flotta dei cristiani, dopo una eroica lotta, riuscirà a sconfiggere i Turchi a Lepanto e riportare una clamorosa vittoria il 7 ottobre 1571. Purtroppo, poco dopo la morte di Pio quinto, a causa dell'egoismo degli alleati, venne sciolta. Poiché la vittoria di Lepanto era stata ottenuta il 7 ottobre, che cadeva quell'anno la prima domenica del mese, giorno in cui si facevano processioni in onore della Regina del Rosario, il papa l'attribuì all'intercessione della Madonna. Perciò il 17 marzo 1572 decise che il 7 ottobre fosse celebrata la festa della Madonna della Vittoria (festa che per ordine di Gregorio tredicesimo [1° aprile 1573] venne trasferita alla prima domenica di ottobre e chiamata...]]></itunes:summary><itunes:duration>422</itunes:duration><itunes:keywords>arte,egeo,fede,genova,giustiniani,grecia,madonna,mediterraneo,repubblica,salerno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>16</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Anonymous Birth. Legal and Psychosocial Profiles after the Declaration of Unconstitutionality</title><link>https://www.spreaker.com/episode/anonymous-birth-legal-and-psychosocial-profiles-after-the-declaration-of-unconstitutionality--65033893</link><description><![CDATA[Anonymous Birth. Legal and Psychosocial Profiles after the Declaration of Unconstitutionality, La Valle del Tempo Editions. Naples, March 19, 2025, Raffaello bookshop in via Kerbaker<br />Review by Pasquale Giustiniani<br />The rights of the mother and the newborn: for a balance. The new and integrated edition of a previous volume (published in 2015) today proposes the issue of anonymous birth compared with the right to know one's biological origins also for the purpose of avoiding incest: in fact, despite the ruling of the Constitutional Court of 2013, which will be discussed shortly, there are no legislative updates that have modified article 28 of law 184 of 1983 regarding the possibility for adopted children to know their origins. The unrecognized newborn must be provided with specific interventions, according to precise regulatory obligations, to guarantee him/her the due protection, in the implementation of his/her fundamental rights. The birth declaration made within the maximum terms of 10 days from birth, allows the formation of the birth certificate, and therefore the anagraphic identity, the acquisition of the name and citizenship. If the mother wishes to remain anonymous, the birth declaration is made by the doctor or midwife: The birth declaration is made by one of the parents, by a special proxy, or by the doctor or midwife or by another person who attended the birth, respecting the mother's possible wish not to be named (Presidential Decree 396 of 2000, article 30, paragraph 1).<br />Article 28 of Law 2001 number 149, adhering to an obligation arising from the United Nations Convention on the Rights of the Child of nineteen eighty-nine (article 7) and the Hague Convention on International Adoption of 1993 (article 30), has also introduced in Italy, after much controversy, the right of the adopted child to access, under certain conditions and with certain procedures, information concerning the identity of his or her biological parents. However, access to that information is not permitted if the adopted child was not recognized at birth by the natural mother. (Law 2001 number 149, article 24 paragraph 7 - "Access to information is not permitted if the adopted child was not recognized at birth by the natural mother and if even just one of the biological parents has declared that they do not wish to be named, or has given their consent to the adoption on condition of remaining anonymous").<br />Therefore, the right to remain a secret mother prevails over any other consideration or request and this must constitute an additional element of security for those who decide, aided by a competent and attentive service, to give birth anonymously. Bioethical aspects of the issue. A ruling by the Italian Constitutional Court - number 278 of 2013 ended up breaking an ancient legal dogma in force: the "secrecy of the identity of biological parents as an insurmountable guarantee of the cohesion of the adoptive family, in the awareness of the need for a dialectical evaluation of the relative relationships", even if not through the affirmation of the reversibility of the secret, but with the recognition of the right of the subject not recognized at birth to ask for access to information. Furthermore, by ruling the unconstitutionality of article 4, paragraph 3, of law 19 February 2004, number 40 (Rules on medically assisted procreation), the Constitutional Court established the principle according to which, if the child asks to access information about his or her origins, the mother, while retaining the right to anonymity, can revoke it. This allows both the reconstruction of one's life and the avoidance of the removal of an important part of it and the protection of opposing rights, equally deserving of respect, such as the protection of mothers who give birth to children who are "orphaned" from birth, definitively erasing that moment and the right of many adoptive children who seek to know their origins and roots. Furthermore, ruling 162 of 2014 of the Constitutional Court considered, among other things, that: «The question of the right to genetic identity, despite the peculiarities that characterize it in relation to the case in question, is not even new. In fact, it was placed in reference to the institution of adoption and the legislator has recently intervened on it, regulating the an and quomodo of the right of adoptive parents to access information concerning the identity of the biological parents of the adopted child article 28, paragraph 4, of law 4 May 1983, number 184, containing "The right of the minor to a family", in the text amended by article 100, paragraph 1, letter p, of legislative decree 154 d in 2013.<br />Furthermore, in this context the dogma of the secrecy of the identity of the biological parents as an insurmountable guarantee of the cohesion of the adoptive family had already been broken, in the awareness of the need for a dialectical evaluation of the relative relationships (article 28, paragraph 5, law number 184 of nineteen eighty-three). This requirement was confirmed by this Court which, in examining the rule that prohibited access to information for the mother who declared at birth that she did not wish to be named, stated that the irreversibility of the secrecy caused an irreparable wound to Articles 2 and 3 of the Constitution and therefore removed it, deeming its maintenance inadmissible and inviting the legislator to introduce specific provisions aimed at allowing the verification of the continuing relevance of the choice made by the natural mother and, at the same time, to strictly safeguard her right to anonymity (judgment number 278 of 2013) The prohibition in question ultimately causes an injury to the fundamental freedom of the couple subject to law number 40 of 2004 to form a family with children, without its absolute nature being justified by the needs of protection of the child, which, by virtue of what was noted above in relation to some of the most important aspects of the legal situation of the same, already deducible from the current regulations, must be considered adequately guaranteed.<br />The regulation of the effects of heterologous PMA practiced outside our country, although it is correctly inspired by the aim of offering due protection to the newborn, finally highlights a further element of irrationality of the censored discipline. This creates, in fact, an unjustified, different treatment of couples affected by the most serious pathology, based on their economic capacity, which intolerably rises to a requirement for the exercise of a fundamental right, denied only to those without the necessary financial resources to be able to resort to this technique by going to other countries". And here are the bioethical aspects in the question relating to anonymous birth: first of all, the revisiting of the process called generation and birth of new lives. As already supported by authoritative exponents of the Church - and in particular by Monsignor Cesare Nosiglia, Archbishop of Turin -, it seems that in Italy bioethical issues are now managed in the courts rather than in the appropriate legislative bodies. Above all, the desires of some seem to prevail over democracy and the involvement of public opinion. Now, after the ruling of the Constitutional Court that declared the ban on heterologous insemination illegitimate, it is necessary that as soon as possible certain norms are voted in Parliament that regulate the issue throughout the national territory to avoid the Wild West, eugenic excesses and the establishment of a sneaky procreative market animated by the materialistic logic of "the child at all costs". I also believe, like Monsignor Nosiglia, that "the generation of a person cannot be confused with the production of an object made to the size of one's needs and one's insatiable thirst for parenthood": the child is not something owed and cannot be considered as an object of property: rather, it is a gift, "the greatest" and "the most free"; it is a living testimony of the reciprocal donation of its parents. There is no "right to a child", as some would have us believe. No interpretation of any legal provision in force in Italy could legitimize it. Secondly, the method of collecting and storing the newborn's health data. Thirdly, the legitimate search for one's roots, especially to protect the right to health, in the case of genetic or hereditary pathologies, such as lymphoma, which Anna Arecchia talks about in her book. It is not just a psychological question to want to search for one's biological and genetic origins. Of course, the emotional charge is very strong, like that of Francesca Darima who, after having even gone to Chi l'ha visto?, has consigned to a book (A prince, a nun, an incest. True story, Fabio croce editore, Rome 2007) a good fifty years spent in search of evidence, until she learned that she was generated by incest and, perhaps for this reason, abandoned by her mother who, presumably, felt the rejection towards a creature had through violence. Now it is also a question of medical prevention, as is increasingly emerging, for example, from the practice of assisted procreation through heterologous insemination outside Italy, with examples even of surrogate motherhood. In fact, heterologous insemination does not allow total control over the genetic heritage of the "external parents" to the stable couple who requests access to the techniques and, therefore, subjects the potential unborn child to the possibility of not knowing his or her origins, both for health purposes and to avoid falling in love in the future with someone who is of the same genetic heritage as him or her. These are not remote hypotheses, if we take into account that cases of this type are already dealt with by Juvenile Courts. Furthermore, knowing one's origins is also essential when one incurs certain pathologies; even a member of parliament of our Republic found herself...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65033893</guid><pubDate>Sat, 22 Mar 2025 16:09:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65033893/anonymous_birth_legal_and_psychosocial_profiles_after_the_declaration_of_unconstitutionality.mp3" length="5466794" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Anonymous Birth. Legal and Psychosocial Profiles after the Declaration of Unconstitutionality, La Valle del Tempo Editions. Naples, March 19, 2025, Raffaello bookshop in via Kerbaker
Review by Pasquale Giustiniani
The rights of the mother and the...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Anonymous Birth. Legal and Psychosocial Profiles after the Declaration of Unconstitutionality, La Valle del Tempo Editions. Naples, March 19, 2025, Raffaello bookshop in via Kerbaker<br />Review by Pasquale Giustiniani<br />The rights of the mother and the newborn: for a balance. The new and integrated edition of a previous volume (published in 2015) today proposes the issue of anonymous birth compared with the right to know one's biological origins also for the purpose of avoiding incest: in fact, despite the ruling of the Constitutional Court of 2013, which will be discussed shortly, there are no legislative updates that have modified article 28 of law 184 of 1983 regarding the possibility for adopted children to know their origins. The unrecognized newborn must be provided with specific interventions, according to precise regulatory obligations, to guarantee him/her the due protection, in the implementation of his/her fundamental rights. The birth declaration made within the maximum terms of 10 days from birth, allows the formation of the birth certificate, and therefore the anagraphic identity, the acquisition of the name and citizenship. If the mother wishes to remain anonymous, the birth declaration is made by the doctor or midwife: The birth declaration is made by one of the parents, by a special proxy, or by the doctor or midwife or by another person who attended the birth, respecting the mother's possible wish not to be named (Presidential Decree 396 of 2000, article 30, paragraph 1).<br />Article 28 of Law 2001 number 149, adhering to an obligation arising from the United Nations Convention on the Rights of the Child of nineteen eighty-nine (article 7) and the Hague Convention on International Adoption of 1993 (article 30), has also introduced in Italy, after much controversy, the right of the adopted child to access, under certain conditions and with certain procedures, information concerning the identity of his or her biological parents. However, access to that information is not permitted if the adopted child was not recognized at birth by the natural mother. (Law 2001 number 149, article 24 paragraph 7 - "Access to information is not permitted if the adopted child was not recognized at birth by the natural mother and if even just one of the biological parents has declared that they do not wish to be named, or has given their consent to the adoption on condition of remaining anonymous").<br />Therefore, the right to remain a secret mother prevails over any other consideration or request and this must constitute an additional element of security for those who decide, aided by a competent and attentive service, to give birth anonymously. Bioethical aspects of the issue. A ruling by the Italian Constitutional Court - number 278 of 2013 ended up breaking an ancient legal dogma in force: the "secrecy of the identity of biological parents as an insurmountable guarantee of the cohesion of the adoptive family, in the awareness of the need for a dialectical evaluation of the relative relationships", even if not through the affirmation of the reversibility of the secret, but with the recognition of the right of the subject not recognized at birth to ask for access to information. Furthermore, by ruling the unconstitutionality of article 4, paragraph 3, of law 19 February 2004, number 40 (Rules on medically assisted procreation), the Constitutional Court established the principle according to which, if the child asks to access information about his or her origins, the mother, while retaining the right to anonymity, can revoke it. 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Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di incostituzionalità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-parto-anonimo-profili-giuridici-e-psico-sociali-dopo-la-declaratoria-di-incostituzionalita--65033825</link><description><![CDATA[Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di incostituzionalità, edizioni la Valle del Tempo. Napoli, diciannove marzo duemilaventicinque, libreria Raffaello di via Kerbaker.<br />Recensione di Pasquale Giustiniani<br />I diritti della madre e del neonato: per un bilanciamento. La nuova e integrata edizione di un precedente volume (pubblicato nel duemilaquindici) ripropone oggi la questione del parto anonimo a confronto con il diritto a conoscere le proprie origini biologiche anche a fini di evitare l’incesto: difatti, nonostante la pronuncia della Corte Costituzionale del duemilatredici, di cui si dirà tra poco, non risultano aggiornamenti legislativi che abbiano modificato l'articolo 28 legge 184 del millenovecentottantatre in merito alla possibilità per gli adottati di conoscere le proprie origini. Al neonato non riconosciuto devono essere assicurati specifici interventi, secondo precisi obblighi normativi, per garantirgli la dovuta protezione, nell’attuazione dei suoi diritti fondamentali. La dichiarazione di nascita resa entro i termini massimi di 10 giorni dalla nascita, permette la formazione dell’atto di nascita, e quindi l’identità anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza. Se la madre vuole restare nell’anonimato la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o dall’ostetrica: La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata (DPR 396 del 2000, articolo 30, comma 1).<br />L’articolo 28 Legge 2001 numero 149, aderendo a un obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del millenovecentottantanove (articolo 7) e della Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale del 1993 (art. 30), ha introdotto anche in Italia, dopo molte polemiche, il diritto dell’adottato di accedere, a certe condizioni e con certe procedure, alle informazioni concernenti l’identità dei suoi genitori biologici. Tuttavia, l’accesso a quelle informazioni non è consentito se l’adottato non è stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale. (Legge 2001 numero 149, articolo 24 comma 7 - "L’accesso alle informazioni non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo"). <br />Pertanto, il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato. Profili bioetici della questione. Una sentenza della Corte Costituzionale italiana - la numero 278 del 2013 finì per infrangere un antico dogma giuridico vigente: la “segretezza dell’identità dei genitori biologici quale garanzia insuperabile della coesione della famiglia adottiva, nella consapevolezza dell’esigenza di una valutazione dialettica dei relativi rapporti” , anche se non attraverso l’affermazione della reversibilità del segreto, ma con il riconoscimento del diritto del soggetto non riconosciuto alla nascita di chiedere l’accesso ad informazioni. Inoltre, sentenziando l’illegittimità costituzionale l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, comma 3, della legge 19 febbraio 2004, numero 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), la Corte Costituzionale ha stabilito il principio per il quale, se il figlio chiede di accedere ad informazioni circa le proprie origini, la madre, pur conservando il diritto all’anonimato, può revocarlo. Questo consente sia la ricostruzione della propria vita sia di poter evitare la rimozione di parte importante della stessa e di tutelare diritti contrapposti, egualmente meritevoli di rispetto, quali la tutela delle madri che partoriscono figli “orfani” dalla nascita, cancellando definitivamente tale momento e il diritto di tanti figli adottivi che cercano di conoscere le proprie origini e radici. Inoltre la sentenza 162 del 2014 della Corte costituzionale considerava, tra l’altro che: «La questione del diritto all’identità genetica, nonostante le peculiarità che la connotano in relazione alla fattispecie in esame, neppure è nuova. Essa si è posta, infatti, in riferimento all’istituto dell’adozione e sulla stessa è di recente intervenuto il legislatore, che ha disciplinato l’an ed il quomodo del diritto dei genitori adottivi all’accesso alle informazioni concernenti l’identità dei genitori biologici dell’adottato articolo 28, comma 4, della legge 4 maggio 1983, numero 184, recante “Diritto del minore ad una famiglia”, nel testo modificato dall’articolo 100, comma 1, lettera p, del decreto legislativo 154 del 2013 <br />Inoltre, in tale ambito era stato già infranto il dogma della segretezza dell’identità dei genitori biologici quale garanzia insuperabile della coesione della famiglia adottiva, nella consapevolezza dell’esigenza di una valutazione dialettica dei relativi rapporti (articolo 28, comma 5, legge numero 184 del millenovecentottantatre). Siffatta esigenza è stata confermata da questa Corte la quale, nello scrutinare la norma che vietava l’accesso alle informazioni nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata, ha affermato che l’irreversibilità del segreto arrecava un insanabile vulnus agli articoli 2 e 3 della Costituzione e l’ha, quindi, rimossa, giudicando inammissibile il suo mantenimento ed invitando il legislatore ad introdurre apposite disposizioni volte a consentire la verifica della perdurante attualità della scelta compiuta dalla madre naturale e, nello stesso tempo, a cautelare in termini rigorosi il suo diritto all’anonimato (sentenza numero 278 del 2013)((⏱️=400)) Il divieto in esame cagiona, in definitiva, una lesione della libertà fondamentale della coppia destinataria della legge numero 40 del 2004 di formare una famiglia con dei figli, senza che la sua assolutezza sia giustificata dalle esigenze di tutela del nato, le quali, in virtù di quanto sopra rilevato in ordine ad alcuni dei più importanti profili della situazione giuridica dello stesso, già desumibile dalle norme vigenti, devono ritenersi congruamente garantite. <br />La regolamentazione degli effetti della PMA di tipo eterologo praticata al di fuori del nostro Paese, benché sia correttamente ispirata allo scopo di offrire la dovuta tutela al nato, pone, infine, in evidenza un ulteriore elemento di irrazionalità della censurata disciplina. Questa realizza, infatti, un ingiustificato, diverso trattamento delle coppie affette dalla più grave patologia, in base alla capacità economica delle stesse, che assurge intollerabilmente a requisito dell’esercizio di un diritto fondamentale, negato solo a quelle prive delle risorse finanziarie necessarie per potere fare ricorso a tale tecnica recandosi in altri Paesi». Ed ecco i profili di ordine bioetico nella questione relativa al parto anonimo: in primo luogo, la rivisitazione del processo detto di generazione e di nascita di nuove vite. Come già sostenuto da autorevoli esponenti della Chiesa - ed in particolare da Monsignore Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino -, sembra che in Italia ormai le questioni di bioetica vengano gestite nei tribunali anziché nelle appropriate sedi legislative. Soprattutto i desideri di taluni sembrano prevalere sulla democraticità e il coinvolgimento dell’opinione pubblica. Ora, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto dell'eterologa, è doveroso che al più presto vengano votante in Parlamento norme sicure che regolamentino la questione su tutto il territorio nazionale per evitare il far west, le derive eugenetiche e l'instaurarsi di un subdolo mercato procreativo animato dalla logica materialistica “del figlio a tutti i costi”. Ritengo anche io, come Monsignore Nosiglia ,che “la generazione di una persona non possa essere confusa con la produzione di un oggetto fatto a dimensione dei propri bisogni e della propria insaziata sete di genitorialità”: il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, «il più grande» e «il più gratuito»; è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori. Non esiste, come invece si vorrebbe far credere, un «diritto al figlio». Nessuna interpretazione di nessun dettato normativo vigente in Italia potrebbe legittimarlo. In secondo luogo, la modalità di raccolta e conservazione dei dati sanitari del nuovo nato. In terzo luogo, la legittima ricerca delle proprie radici, soprattutto per tutelare il diritto alla salute, nel caso di patologie genetiche o di tipo ereditario, come il linfoma, di cui parla nel libro Anna Arecchia. Non è solo questione psicologica quella di voler cercare le proprie origini biologiche e genetiche. Certo, la carica emotiva è fortissima, come quella di Francesca Darima che, dopo essere andata perfino a Chi l’ha visto? ha consegnato ad un libro (Un principe, una suora, un incesto. Storia vera, Fabio croce editore, Roma 2007) ben cinquant’anni trascorsi alla ricerca di prove, fino a sapere di esser stata generata da un incesto e, forse per questo, abbandonata dalla mamma che, verosimilmente, sentiva il rifiuto verso una creatura avuta con la violenza. Ormai è anche questione di prevenzione medica, come emerge sempre di più, per esempio, dalla pratica della procreazione assistita mediante inseminazione eterologa fuori d’Italia, con esempi perfino di maternità surrogata. L’eterologa, infatti, non consente il totale controllo sul patrimonio genetico dei “genitori esterni” alla coppia stabile che chiede di accedere alle tecniche e, quindi, assoggetta il potenziale nascituro all’eventualità di non...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65033825</guid><pubDate>Sat, 22 Mar 2025 15:59:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65033825/il_parto_anonimo_profili_giuridici_e_psico_sociali_dopo_la_declaratoria_di_incostituzionalit.mp3" length="12590247" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di incostituzionalità, edizioni la Valle del Tempo. Napoli, diciannove marzo duemilaventicinque, libreria Raffaello di via Kerbaker.
Recensione di Pasquale Giustiniani
I diritti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di incostituzionalità, edizioni la Valle del Tempo. Napoli, diciannove marzo duemilaventicinque, libreria Raffaello di via Kerbaker.<br />Recensione di Pasquale Giustiniani<br />I diritti della madre e del neonato: per un bilanciamento. La nuova e integrata edizione di un precedente volume (pubblicato nel duemilaquindici) ripropone oggi la questione del parto anonimo a confronto con il diritto a conoscere le proprie origini biologiche anche a fini di evitare l’incesto: difatti, nonostante la pronuncia della Corte Costituzionale del duemilatredici, di cui si dirà tra poco, non risultano aggiornamenti legislativi che abbiano modificato l'articolo 28 legge 184 del millenovecentottantatre in merito alla possibilità per gli adottati di conoscere le proprie origini. Al neonato non riconosciuto devono essere assicurati specifici interventi, secondo precisi obblighi normativi, per garantirgli la dovuta protezione, nell’attuazione dei suoi diritti fondamentali. La dichiarazione di nascita resa entro i termini massimi di 10 giorni dalla nascita, permette la formazione dell’atto di nascita, e quindi l’identità anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza. Se la madre vuole restare nell’anonimato la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o dall’ostetrica: La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata (DPR 396 del 2000, articolo 30, comma 1).<br />L’articolo 28 Legge 2001 numero 149, aderendo a un obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del millenovecentottantanove (articolo 7) e della Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale del 1993 (art. 30), ha introdotto anche in Italia, dopo molte polemiche, il diritto dell’adottato di accedere, a certe condizioni e con certe procedure, alle informazioni concernenti l’identità dei suoi genitori biologici. Tuttavia, l’accesso a quelle informazioni non è consentito se l’adottato non è stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale. (Legge 2001 numero 149, articolo 24 comma 7 - "L’accesso alle informazioni non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo"). <br />Pertanto, il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato. Profili bioetici della questione. Una sentenza della Corte Costituzionale italiana - la numero 278 del 2013 finì per infrangere un antico dogma giuridico vigente: la “segretezza dell’identità dei genitori biologici quale garanzia insuperabile della coesione della famiglia adottiva, nella consapevolezza dell’esigenza di una valutazione dialettica dei relativi rapporti” , anche se non attraverso l’affermazione della reversibilità del segreto, ma con il riconoscimento del diritto del soggetto non riconosciuto alla nascita di chiedere l’accesso ad informazioni. Inoltre, sentenziando l’illegittimità costituzionale l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, comma 3, della legge 19 febbraio 2004, numero 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), la Corte Costituzionale ha stabilito il principio per il quale, se il figlio chiede di accedere ad informazioni circa le proprie origini, la madre, pur conservando il diritto all’anonimato, può revocarlo. Questo consente sia la ricostruzione della propria vita sia di poter evitare la rimozione di parte importante della stessa e di tutelare diritti contrapposti, egualmente meritevoli di...]]></itunes:summary><itunes:duration>785</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,anonimo,artificiale,bioetica,corte,costituzionale,genitori,inseminazione,legge,orfano,parto,partorire</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>15</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Philosophy in the face of the work of Torquato Tasso, a conference open to contributions from scholars</title><link>https://www.spreaker.com/episode/philosophy-in-the-face-of-the-work-of-torquato-tasso-a-conference-open-to-contributions-from-scholars--64917929</link><description><![CDATA[Philosophy in the face of the work of Torquato Tasso (1544-1595) Conference of the Center for Italian Philosophy, in collaboration with the Torquato Tasso Institute of Sorrento, scheduled for November 7-8, 2025, in Sorrento (Naples), open to scholars of literature, philosophy, theology, as well as of the relationships between the literary production of the illustrious and well-known man of letters and poet, with the different profiles of historical-speculative thought, especially if Italian. We would be happy, during the two-day Conference, which will have prevalent interests of a historical-speculative nature, to host interventions and reflections, whose project lines should kindly reach - <b>no later than next May 30,</b> <b>2025</b> - the Organizing Committee of the Center for Italian Philosophy, to the attention of the undersigned (<b>email: pgiustiniani@libero.it; telephone: 3385299802)</b>, in view of the final approval by our Scientific Committee and subsequent inclusion in the Program Poster.<br />For this purpose, hoping to be useful in the autonomous definition of those interested in the theme-contribution, you can read below an introductory note to the Conference, in which possible historical-literary profiles, historical-speculative instances, history of the literary, philosophical and religious effects of the great Sorrentine are taken into consideration. As is well known, Tasso is a true “genius loci” in the city of Sorrento: in a corner of Piazza Tasso, at the intersection of Corso Italia and Via Pietà, it is, in fact, still possible to admire the statue dedicated to the homonymous poet from Sorrento, famous for his production and, in particular, for his epic poem. Grateful for your attention, <br /><b>Professor Pasquale Giustiniani </b> (delegated by the President of the Center for Italian Philosophy) <br /><b>telephone: 3385299802; email address: pgiustiniani@libero.it </b><br />Introductory note to the Sorrento Conference on November 7-8 2025 <br />1. The literary production of Torquato Tasso not only prompts historians of Italian philosophy to find possible influences of European philosophers in the literary production of the Sorrento Author, but could, itself, perhaps offer ideas for a speculative theorization, as well as artistic and literary. In addition to the fact that the Platonic philosophy of Eros has profoundly influenced Tasso's thought, expressed in his various literary productions, scholars observe, in Tasso's writings, an evident opposition between hero and tyrant, developed on Aristotelian bases, as was already reported in the successful manual of moral philosophy published by Francesco Piccolomini (whose lessons at the University of Padua were also followed by Torquato Tasso). All this seems to take place, in the great Sorrento man of letters, in view of the longed-for harmony of Aristotle with Plato, as well as with the Fathers of the Church: a theme, this, that characterizes several other thinkers and authors of the Renaissance age.<br />2. One of the aspects that have most attracted the attention of scholars of Tasso - on the basis of the stimulus of the so-called "spiritual bifrontism" - is the way in which this author declined the conflict between people, ethnic groups and faiths, as occurs in the case of Gerusalemme Liberata, where good and evil, heaven and hell, Christians and infidels, unity and multiplicity, virtue and error are opposed..: the passage from the Conquered to the Liberated could be a further clue to be explored, in the horizon mentioned. The poet appears, in fact, as "obsessed", in the last years of his life, by the fear of not respecting orthodoxy, of going against the Aristotelian rules, of not fully adhering to the canons that by then were imposed both from an artistic and a moral point of view. Furthermore, while some Renaissance champions are completely alien to the Christian spirit, when they do not oppose it, Tasso takes a peculiar position. In fact, Machiavelli, in The Prince, separated politics from morality, raising a question, then debated in the seventeenth century, characterized by the controversy on the relationship between reason of state and conscience (which will be, later, taken up even by Manzoni in The Count of Carmagnola). The tomb epigram, dictated for himself by Pietro Aretino («He spoke badly of everyone except Christ, excusing himself by saying: I do not know him»), marks, in some way, the tip of a certain a-Christian or anti-Christian Renaissance. But scholars also observe a pious Renaissance: Tasso's Created World is, in this sense, a true incunabulum of that “biblical marvel”, which Milton will look at, for example, with Paradise Lost.<br /><br />With the created world, Tasso also opens the way to the “biblical marvel”, which rises again in competition with ancient fables, while, by organizing the Rime into sections - the last of which is of sacred poems -, almost an aesthetic and spiritual goal, he launches a literary and speculative scheme, which will be followed by other rhymers (see, for example, Simona Morando-Myriam Chiarla, La Bibbia nella prima lirica barrocca, da Torquato Tasso ad Angelo Grillo, Vol. VI of: Dalla Controriforma all’Età napoleonica, edited by Tiziana Piras and Maria Belponer, Morcelliana, Brescia duemiladiciasette, pagine 518). 3. Tasso's Jerusalem, in particular, decorates the salutary history of the Christian Crusade with the friezes of delightful invention, not without reverberations on some European thinkers (see ALDO RUFFINATTO, Cervantes. Un profilo su smalti italiani, Edizioni Carocci, Roma duemiladue). The union between epic and Catholic cause (accentuated in Jerusalem conquered) also opens the way to poems that will celebrate the victories of Christianity, from the conquest of Granada to the siege of Vienna. Interesting, then, that Tasso explicitly poses, on an aesthetic and moral level, the problem of the relationship between truth and fiction, which will trouble another great believing writer, Manzoni.<br />4. Emilio Russo (Notes on astrology and providence in Tasso's culture, in Nella luce degli astri: l’astrologia nella cultura del Rinascimento. Convegno di studi, Firenze, 14-15 dicembre 2001, edited by Ornella Pompeo Faracovi; presentation by Michele Ciliberto, Sarzana, Agorà, duemilaquattro, pages 138 to 156), after taking as a starting point a Tasso's postscript to Rerum vulgarium fragmenta, XXII, 24 (Basel, 1582)<br />- in which Tasso accused Petrarch of speaking sometimes as a «Christian», other times as an «astrologer» - also takes a brief, but interesting, journey through the works of the Sorrentino, to verify the meaning that astrology gradually takes on in him, in relation to questions of faith: here is another possible profile that would deserve further investigation, 5. In the era during the Risorgimento there were some approaches to the “philosophy of Tasso” (compare, among others, Costantino Coda, La filosofia di Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata, Turin , ditta G.B. Paravia e comp., 1885). Even Ruggero Bonghi - in the Discorso sopra Torquato Tasso [Torquato Tasso. Commemorative speech held during the Centenary in Rome, Rome, one thousand eight hundred and ninety-five] - which is also the last speech of the man who had also been Minister of Education in the reformed University - speaks of “a light of supernal visions”. compare, in this regard, F. D'Ovidio, Biography of Ruggero Bonghi; G. Zannoni, Ricordo di R. Bonghi: «In the last years his spirit had gradually become almost imperceptibly spiritualized». In those years, moreover, Zannoni lived in close contact with Bonghi (The speeches of Ruggiero Bonghi for the Dante Alighieri Society, with a historical introduction by Paolo Boselli, Santa MARIA CAPUA VETERE, Stabilimento tipografico Antonio Di Stefano, one thousand nine hundred and twenty). And also: scholars and teachers of Renaissance art history; of Italian literature history. In particular: historians of the Renaissance and the Risorgimento; art historians (Tasso’s places in Sorrento and in Europe); historians of aesthetics; historians of medicine (Torquato Tasso’s “illness”), anthropologists and historians of religion…<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64917929</guid><pubDate>Sun, 16 Mar 2025 15:27:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64917929/philosophy_in_the_face_of_the_work_of_torquato_tasso_a_conference_open_to_contributions_from_scholars.mp3" length="3754781" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Philosophy in the face of the work of Torquato Tasso (1544-1595) Conference of the Center for Italian Philosophy, in collaboration with the Torquato Tasso Institute of Sorrento, scheduled for November 7-8, 2025, in Sorrento (Naples), open to scholars...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Philosophy in the face of the work of Torquato Tasso (1544-1595) Conference of the Center for Italian Philosophy, in collaboration with the Torquato Tasso Institute of Sorrento, scheduled for November 7-8, 2025, in Sorrento (Naples), open to scholars of literature, philosophy, theology, as well as of the relationships between the literary production of the illustrious and well-known man of letters and poet, with the different profiles of historical-speculative thought, especially if Italian. We would be happy, during the two-day Conference, which will have prevalent interests of a historical-speculative nature, to host interventions and reflections, whose project lines should kindly reach - <b>no later than next May 30,</b> <b>2025</b> - the Organizing Committee of the Center for Italian Philosophy, to the attention of the undersigned (<b>email: pgiustiniani@libero.it; telephone: 3385299802)</b>, in view of the final approval by our Scientific Committee and subsequent inclusion in the Program Poster.<br />For this purpose, hoping to be useful in the autonomous definition of those interested in the theme-contribution, you can read below an introductory note to the Conference, in which possible historical-literary profiles, historical-speculative instances, history of the literary, philosophical and religious effects of the great Sorrentine are taken into consideration. As is well known, Tasso is a true “genius loci” in the city of Sorrento: in a corner of Piazza Tasso, at the intersection of Corso Italia and Via Pietà, it is, in fact, still possible to admire the statue dedicated to the homonymous poet from Sorrento, famous for his production and, in particular, for his epic poem. Grateful for your attention, <br /><b>Professor Pasquale Giustiniani </b> (delegated by the President of the Center for Italian Philosophy) <br /><b>telephone: 3385299802; email address: pgiustiniani@libero.it </b><br />Introductory note to the Sorrento Conference on November 7-8 2025 <br />1. The literary production of Torquato Tasso not only prompts historians of Italian philosophy to find possible influences of European philosophers in the literary production of the Sorrento Author, but could, itself, perhaps offer ideas for a speculative theorization, as well as artistic and literary. In addition to the fact that the Platonic philosophy of Eros has profoundly influenced Tasso's thought, expressed in his various literary productions, scholars observe, in Tasso's writings, an evident opposition between hero and tyrant, developed on Aristotelian bases, as was already reported in the successful manual of moral philosophy published by Francesco Piccolomini (whose lessons at the University of Padua were also followed by Torquato Tasso). All this seems to take place, in the great Sorrento man of letters, in view of the longed-for harmony of Aristotle with Plato, as well as with the Fathers of the Church: a theme, this, that characterizes several other thinkers and authors of the Renaissance age.<br />2. One of the aspects that have most attracted the attention of scholars of Tasso - on the basis of the stimulus of the so-called "spiritual bifrontism" - is the way in which this author declined the conflict between people, ethnic groups and faiths, as occurs in the case of Gerusalemme Liberata, where good and evil, heaven and hell, Christians and infidels, unity and multiplicity, virtue and error are opposed..: the passage from the Conquered to the Liberated could be a further clue to be explored, in the horizon mentioned. The poet appears, in fact, as "obsessed", in the last years of his life, by the fear of not respecting orthodoxy, of going against the Aristotelian rules, of not fully adhering to the canons that by then were imposed both from an artistic and a moral point of view. Furthermore, while some Renaissance champions are completely alien to the Christian spirit, when they do not oppose it, Tasso takes a peculiar position. 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Saremmo lieti, nel corso delle due giornate di Convegno, che avrà prevalenti interessi di ordine storico-speculativo, di ospitare interventi e riflessioni, le cui linee progettuali dovrebbero cortesemente pervenire - <b>entro e non oltre il prossimo 30 maggio 2025</b> - al <b>Comitato organizzatore del Centro per la Filosofia italiana, all’attenzione dello scrivente (posta elettronica: pgiustiniani@libero.it; telefono: 3385299802),</b> in vista della definitiva approvazione da parte del nostro Comitato scientifico e successivo inserimento nella Locandina del programma. <br />A questo scopo, sperando di poter essere utile nell’autonoma definizione degli interessati al tema-contributo, si potrà leggere qui di seguito una nota introduttiva al Convegno, nella quale si prendono in considerazioni possibili profili storico-letterari, istanze storico-speculative, storia degli effetti letterari, filosofici e religiosi del grande sorrentino. <br />Com’è noto, Tasso è un vero e proprio “genius loci” nella città di Sorrento: in un angolo di Piazza Tasso, ad incrocio tra il corso Italia e via Pietà, è, infatti, possibile ancor oggi ammirare la statua dedicata all’omonimo poeta sorrentino, celebre per la sua produzione e, in particolare, per il suo poema epico. Grato per l’attenzione, <b><a href="https://scenarifuturi.blogspot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Prof. Pasquale Giustiniani</a> </b><br />(delegato dal Presidente del Centro per la Filosofia Italiana) <br /><b>telefono: 3385299802; indirizzo di posta elettronica: pgiustiniani@libero.it </b><br /><br />Nota introduttiva al Convegno sorrentino dei giorni 7-8 novembre 2025 <br /> <br />1. La produzione letteraria di Torquato Tasso sollecita non soltanto gli storici della filosofia italiana a trovare possibili influssi di filosofi europei nella produzione letteraria dell’Autore sorrentino, ma potrebbe, essa stessa, offrire forse spunti per una teorizzazione speculativa, oltre che artistica e letteraria. Oltre al dato di fatto che la filosofia platonica dell’Eros abbia influenzato profondamente il pensiero di Tasso, espresso nelle sue diverse produzioni letterarie, gli studiosi osservano, negli scritti di Tasso, un’evidente contrapposizione fra eroe e tiranno, svolta su basi aristoteliche, come giù fu segnalato nel fortunato manuale di filosofia morale edito <br />da Francesco Piccolomini (le cui lezioni all’Università di Padova furono seguite anche da Torquato Tasso). Il tutto sembra svolgersi, nel grande letterato sorrentino, in vista dell’agognata concordia di Aristotele con Platone, nonché con i Padri della Chiesa: tema, questo, che caratterizza diversi altri pensatori e autori di età rinascimentale. <br />2. Uno degli aspetti che hanno maggiormente richiamato l’attenzione degli studiosi del Tasso – sulla base dello stimolo del cosiddetto «bifrontismo spirituale» – è il modo con cui quest’autore declinava il conflitto tra persone, etnie e fedi, come avviene nel caso della Gerusalemme Liberata, ove si contrappongono bene e male, cielo e inferno, cristiani e infedeli, unità e molteplicità, virtù ed errore..: il passaggio dalla Conquistata alla Liberata potrebbe essere un ulteriore indizio da approfondire, nell’orizzonte accennato. Il poeta appare, infatti, come “ossessionato”, negli ultimi anni di vita, dal timore di non rispettare l'ortodossia, di andare contro le regole aristoteliche, di non aderire pienamente ai canoni che ormai si imponevano sia dal punto di vista artistico, sia da quello morale.  Inoltre, mentre alcuni campioni del Rinascimento risultano del tutto estranei allo spirito cristiano, quando non lo avversano, Tasso assume una posizione peculiare. Difatti, Machiavelli, nel Principe, separava la politica dalla morale, suscitando una questione, poi dibattuta nel Seicento, caratterizzata dalla controversia sul rapporto fra ragion di stato e coscienza (che sarà, in seguito, ripresa perfino da Manzoni nel Conte di Carmagnola). L’epigramma tombale, dettato per sé da Pietro Aretino («Di tutti disse mal fuor che di Cristo scusandosi col dir: non lo conosco»), segna, in qualche modo, la punta di un certo Rinascimento a-cristiano o anticristiano. Ma gli studiosi osservano anche un Rinascimento pio: il Mondo creato del Tasso è, in questo senso, un vero e proprio incunabolo di quel “maraviglioso biblico”, cui guarderà, ad esempio, Milton col Paradiso perduto. Col mondo creato, Tasso apre, inoltre, la via al “meraviglioso biblico”, che risorge in concorrenza con le favole antiche, mentre, organizzando le Rime in sezioni - l’ultima delle quali è di poesie sacre -, quasi traguardo estetico e spirituale, egli lancia uno schema letterario e speculativo, che sarà seguito da altri rimatori (cfr., ad esempio, Simona Morando-Myriam Chiarla, La Bibbia nella prima lirica barocca, da Torquato Tasso ad Angelo Grillo, Vol. VI di: Dalla Controriforma all’Età napoleonica, a cura di Tiziana Piras e Maria Belponer, Morcelliana, Brescia 2017, pagine 518).  <br />3. La Gerusalemme del Tasso, in particolare, decora la storia salutare della Crociata cristiana coi fregi dell’invenzione dilettevole, non senza riverberi su alcuni pensatori europei (cfr. ALDO RUFFINATTO, Cervantes. Un profilo su smalti italiani, Edizioni Carocci, Roma 2002). Il connubio fra epos e causa cattolica (accentuato nella Gerusalemme conquistata) apre altresì la via ai poemi che celebreranno le vittorie della Cristianità, dalla conquista di Granada all’assedio di Vienna. Interessante, poi, che Tasso si ponga, sul piano estetico e morale, esplicitamente il problema del rapporto fra verità e finzione, che travaglierà un altro grande scrittore credente, Manzoni. <br />4. Anche Emilio Russo (Appunti su astrologia e provvidenza nella cultura del Tasso, in Nella luce degli astri: l’astrologia nella cultura del Rinascimento. Convegno di studi, Firenze, 14-15 dicembre 2001, a cura di Ornella Pompeo <br />Faracovi; presentazione di Michele Ciliberto, Sarzana, Agorà, 2004, pagine da 138 a 156), dopo aver preso, come spunto, una postilla tassiana a Rerum vulgarium fragmenta, ventiduesima, 24 (Basilea, 1582) - in cui Tasso imputava a Petrarca di parlare a volte da «cristiano», altre da «astrologo» - compie un breve, ma interessante, percorso tra le opere del sorrentino, per verificare il significato che via via assume in lui l’astrologia, in relazione alle questioni di fede: ecco un altro possibile profilo che meriterebbe approfondimenti, 5. In epoca risorgimentale vi furono alcuni approcci alla “filosofia di Tasso” (confronta, tra gli altri, Costantino Coda, La filosofia di Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata, Torino , ditta G.B. Paravia e comp., 1885). Anche Ruggero Bonghi  - nel Discorso sopra Torquato Tasso [Torquato Tasso. Discorso commemorativo tenuto nel Centenario a Roma, Roma, 1895] - che peraltro è l’ultimo discorso di colui che era stato anche Ministro dell’Istruzione nell’Università riformata -, parla di “una luce di visioni superne”. confronta, in merito, F. D'Ovidio, Biografia di Ruggero Bonghi; G. Zannoni, Ricordo di R. Bonghi: «Negli ultimi anni il suo spirito era andato a poco a poco quasi impercettibilmente spiritualizzandosi». In quegli anni, inoltre, lo Zannoni, visse in intima frequenza col Bonghi (I discorsi di Ruggiero Bonghi per la Società Dante Alighieri, con una Introduzione storica di Paolo Boselli, S, MARIA CAPUA VETERE, Stabilimento tipografico Antonio Di Stefano, 1920). E inoltre: studiosi e docenti di Storia dell’arte rinascimentale; di Storia della letteratura italiana. In particolare: storici del rinascimento e del risorgimento; storici dell’arte (luoghi tassiani in Sorrento e in Europa); storici dell’estetica; storici della medicina (la “malattia” di Torquato Tasso), antropologi e storici della religione… ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64917865</guid><pubDate>Sun, 16 Mar 2025 15:09:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64917865/la_filosofia_di_fronte_all_opera_di_torquato_tasso_convegno_aperto_ai_contributi_degli_studiosi.mp3" length="7875495" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>La filosofia di fronte all’opera di Torquato Tasso (1544-1595)
Convegno del Centro per la Filosofia Italiana, in collaborazione con l’Istituto Torquato Tasso di Sorrento, programmato per il 7-8 novembre 2025, in Sorrento (Napoli), aperto a studiosi di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La filosofia di fronte all’opera di Torquato Tasso (1544-1595)<br />Convegno del Centro per la Filosofia Italiana, in collaborazione con l’Istituto Torquato Tasso di Sorrento, programmato per il 7-8 novembre 2025, in Sorrento (Napoli), aperto a studiosi di letteratura, di filosofia, di teologia, nonché dei rapporti tra la produzione letteraria dell’insigne e noto letterato e poeta, con i diversi profili del pensiero storico-speculativo, soprattutto se italico. Saremmo lieti, nel corso delle due giornate di Convegno, che avrà prevalenti interessi di ordine storico-speculativo, di ospitare interventi e riflessioni, le cui linee progettuali dovrebbero cortesemente pervenire - <b>entro e non oltre il prossimo 30 maggio 2025</b> - al <b>Comitato organizzatore del Centro per la Filosofia italiana, all’attenzione dello scrivente (posta elettronica: pgiustiniani@libero.it; telefono: 3385299802),</b> in vista della definitiva approvazione da parte del nostro Comitato scientifico e successivo inserimento nella Locandina del programma. <br />A questo scopo, sperando di poter essere utile nell’autonoma definizione degli interessati al tema-contributo, si potrà leggere qui di seguito una nota introduttiva al Convegno, nella quale si prendono in considerazioni possibili profili storico-letterari, istanze storico-speculative, storia degli effetti letterari, filosofici e religiosi del grande sorrentino. <br />Com’è noto, Tasso è un vero e proprio “genius loci” nella città di Sorrento: in un angolo di Piazza Tasso, ad incrocio tra il corso Italia e via Pietà, è, infatti, possibile ancor oggi ammirare la statua dedicata all’omonimo poeta sorrentino, celebre per la sua produzione e, in particolare, per il suo poema epico. Grato per l’attenzione, <b><a href="https://scenarifuturi.blogspot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Prof. Pasquale Giustiniani</a> </b><br />(delegato dal Presidente del Centro per la Filosofia Italiana) <br /><b>telefono: 3385299802; indirizzo di posta elettronica: pgiustiniani@libero.it </b><br /><br />Nota introduttiva al Convegno sorrentino dei giorni 7-8 novembre 2025 <br /> <br />1. La produzione letteraria di Torquato Tasso sollecita non soltanto gli storici della filosofia italiana a trovare possibili influssi di filosofi europei nella produzione letteraria dell’Autore sorrentino, ma potrebbe, essa stessa, offrire forse spunti per una teorizzazione speculativa, oltre che artistica e letteraria. Oltre al dato di fatto che la filosofia platonica dell’Eros abbia influenzato profondamente il pensiero di Tasso, espresso nelle sue diverse produzioni letterarie, gli studiosi osservano, negli scritti di Tasso, un’evidente contrapposizione fra eroe e tiranno, svolta su basi aristoteliche, come giù fu segnalato nel fortunato manuale di filosofia morale edito <br />da Francesco Piccolomini (le cui lezioni all’Università di Padova furono seguite anche da Torquato Tasso). Il tutto sembra svolgersi, nel grande letterato sorrentino, in vista dell’agognata concordia di Aristotele con Platone, nonché con i Padri della Chiesa: tema, questo, che caratterizza diversi altri pensatori e autori di età rinascimentale. <br />2. Uno degli aspetti che hanno maggiormente richiamato l’attenzione degli studiosi del Tasso – sulla base dello stimolo del cosiddetto «bifrontismo spirituale» – è il modo con cui quest’autore declinava il conflitto tra persone, etnie e fedi, come avviene nel caso della Gerusalemme Liberata, ove si contrappongono bene e male, cielo e inferno, cristiani e infedeli, unità e molteplicità, virtù ed errore..: il passaggio dalla Conquistata alla Liberata potrebbe essere un ulteriore indizio da approfondire, nell’orizzonte accennato. Il poeta appare, infatti, come “ossessionato”, negli ultimi anni di vita, dal timore di non rispettare l'ortodossia, di andare contro le regole aristoteliche, di non aderire pienamente ai canoni che ormai si imponevano sia dal punto di vista artistico, sia da quello morale....]]></itunes:summary><itunes:duration>490</itunes:duration><itunes:keywords>convegno,filosofia,gerusalemme,liberata,poema,sorrento,tasso,torquato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>14</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Books&amp;Museum. March of resilient writers-the valley of time editions, Naples</title><link>https://www.spreaker.com/episode/books-museum-march-of-resilient-writers-the-valley-of-time-editions-naples--64898709</link><description><![CDATA[Books and Museum, March 23, 2025. March of resilient women writers<br />(Pasquale Giustiniani), Books and Museum session dedicated to various authors and writers of La Valle del tempo editions, Naples<br />1. From engineering to social and economic phenomena. <br />Engineers describe resilience as a mechanical property, defining it as the energy absorbed by a body, as a consequence of elastic deformations. Resilience should not be confused with tenacity, which is, instead, the energy absorbed by a body before breaking. Translated into anthropic terms, we are more tenacious the more we are able to withstand (reacting) the difficulties and hardships to which existence subjects us. The term of engineering origin, resilience, then had great economic and political fortune, when the PNRR - National Recovery and Resilience Plan - was launched, also in Italy. It adapts to our peninsula the instrument or device, adopted by the European Union, within the framework of the Next Generation EU, namely the Recovery and resilience facility (RRF), designed to address the challenges related to the pandemic crisis and the consequent slowdown of the European economies. In essence, the term "resilience" is used to indicate a new financial instrument, aimed at supporting the recovery in the Member States - governed by Regulation no. 2021/241/EU - with an initial allocation and continuous updates. Italy, as is known, is the country that has received the largest allocation. A specific Table, available on the Internet Portal (https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html), illustrates, for each of the six-monthly implementation semesters of the PNRR, the amounts of the six-monthly installments to be paid by the European Commission, together with the total number of milestones and objectives for each semester, the achievement of which is conditional on the disbursement of the corresponding installment. Ultimately, these are advances on loans: from the point of view of the states, there will, in fact, be payments depending on the type of financing received. Individual countries can in fact access the funds through two financial instruments: loans (grants); subsidies (loans). While the term recovery - within the acronym PNRR - aims to highlight the positive impact that the Plan's interventions should have in the coming years from an economic and financial point of view, in the form of greater social well-being, better quality of life and public services, greater competitiveness of Italian companies on international markets, the term resilience, on the other hand, wanted above all to represent the commitment to react to the negative effects of the pandemic by all the actors involved, therefore by individual citizens, administrations and public bodies, the business world, by adopting a positive, proactive and proactive attitude. The term has been exported to various fields, to mean the ability to react in the face of crises. On the occasion of the Summit of the Pontifical Academy of Sciences and the Pontifical Academy of Social Sciences, on 16 May 2024, entitled "From climate crisis to climate resilience", Pope Francis stated: "The climate crisis requires a symphony of cooperation and global solidarity. The work must be symphonic, harmoniously, all together. By reducing emissions, educating lifestyles, innovative financing, and using proven nature-based solutions, we are therefore strengthening resilience, especially drought resilience." By then, the term resilience had entered the jargon of the magisterium as a synonym for cooperation, a common effort to react, and global solidarity.<br />2. Resilient women in the pages of la Valle del Tempo. <br />The session of Books and Museum today examines some literary and artistic products by women authors; and it does so explicitly in the month of March, also to particularly remember National Women's Day: celebrated for the first time on February 28, 1909 in the United States at the initiative of the American Socialist Party, this date was chosen in memory of the strike of thousands of New York shirtmakers who, the year before, had forcefully demanded better working conditions.<br />The texts we are talking about today in the Sunday session of Books and Museum, tell reasons, stories, female and male incentives for a thoughtful reaction to the negative effects of existence and human relationships. ((⏱️=1000))The short stories by Floriana Coppola, finally all collected in the same volume, take us to the heart of what we call restlessness or disturbance. The book ends with some verses, which speak of life that rises again, despite everything: «on the unmade bed as if it were a cobalt blue sky((⏱️=400)) I am alive in your dirty sky((⏱️=400)) in your eyes as if inside a sky-blue prison» (page 201). Those who venerate, more than the printed books, the people who tell, will also read with pleasure the photos and stories of Giuliana Molinaro and Antonio Jacopo Molino, who bring Luigi Molinaro del Chiaro (among other things, a friend of Benedetto Croce and Niccolò Tommaseo) out of unjust oblivion: ((⏱️=400)) «a cultured, curious man, lover of Neapolitan tradition», who «left so much to Naples, to Italy, to the many emigrants abroad who appreciated him especially in America, Argentina, etc.» (page 19).<br />The dialogues, between free verses and excluded words, by Rita Felerico, not without notable photographic references, also tell and use verse to express a strong feeling of rebirth, reaction and recovery, which was experienced in the cells of the women's prison in Pozzuoli. A feeling accompanied by a «passionate desire to react to the sad and anguished sensation of having become ‘impotent’, in choices and actions, in a society that has erased every word or feeling that smells of humanity» (page 6).<br />Fabiana Frascà’s scattered poems express, in turn, the conviction, which was already Goethe’s, that “only when forced within constraints does the master reveal himself” (from the initial epigraph of the anthology). Among the “Last”, as some significant verses sing, we are faced with the proof of the movement of resilience that moves the feminine poetic soul, certain that the Human also manifests itself in «Who will dissolve peace within the world/ but will come out without any more counts, fearless in front of the end of the world» (page 99).<br />Even in the praise of Penelope's canvas, the same poet, in a single interrupted song, which was highlighted in fragments (as Antonio Spagnuolo writes in the Preface), highlights her inner self, giving voice to a resilient woman of myth and narration: Penelope, or the woman who represents the "intimate and interior time and in some way represents the eternity of the dualism that governs the world ... the male and female modus operandi ... Eldoradi and Charybdis" (page 7). <br />The photos, in turn, accompany the narratives dedicated to Pizzofalcone by a large group of Authors, also proposing to an inhabitant of the Neapolitan neighborhood to enter the images of Nando Calabrese; meanwhile, Diana Pezza Borrelli tells of the many different people who populate those streets and our roads, hoping for comparisons and intersections between: «“different” in culture, faith and tradition» (page 83). Valeria Jacobacci’s “historical novel” enters, and takes us into the sixteenth century, the soul and journey of Settimia, a friend of Cardinal Farnese, who in the publishing house’s study browses “dangerous” pages and outlines the cardinal’s doubts and promises: «What does it matter to become pope? Alessandro asks himself this while walking in the gardens, in the silent cloisters, in the frescoed rooms of the Palaces, letting his gaze wander over seas and mountains during his travels» (page 143). Carla Coppola takes us on a journey into the world of disability, giving strength and hope «to those who, like her, have been victims of nature… and must defend their rights so as not to feel marginalized and discriminated against or seen with “pity”» (page 87). Fosca Pizzaroni instead collects and relaunches the women of the Southern Resistance. Resistance, which Hanna Ardendt considered her “treasure” . In these pages, the “denied partisan”, with a specific focus on the territory of Terra di Lavoro between 1927 and 1945, is presented and saved from oblivion, not without the precious list (almost 50 pages!), which exhibit the essential traits of the dozens and dozens of women, combatants and non-combatants, fallen in the liberation struggle, both unrecognized and recognized by the specific Commission operating at the Council of Ministers (pages 249 to 295).<br />3. Conclusion. Looking at Emily Dickinson, Stella Grillo sang: We get used to the dark when the light is off; after the neighbor has held the light that witnesses her farewell, for a moment we move uncertainly because the night remains new to us, but then our sight adjusts to the darkness and we face the road with our heads held high. So it is with vaster darknesses – those nights of the soul in which no moon beckons us, no inner star shows itself…<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64898709</guid><pubDate>Sat, 15 Mar 2025 12:09:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64898709/books_museum_march_of_resilient_writers_the_valley_of_time_editions_naples.mp3" length="3824058" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Books and Museum, March 23, 2025. March of resilient women writers
(Pasquale Giustiniani), Books and Museum session dedicated to various authors and writers of La Valle del tempo editions, Naples
1. From engineering to social and economic phenomena. ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Books and Museum, March 23, 2025. March of resilient women writers<br />(Pasquale Giustiniani), Books and Museum session dedicated to various authors and writers of La Valle del tempo editions, Naples<br />1. From engineering to social and economic phenomena. <br />Engineers describe resilience as a mechanical property, defining it as the energy absorbed by a body, as a consequence of elastic deformations. Resilience should not be confused with tenacity, which is, instead, the energy absorbed by a body before breaking. Translated into anthropic terms, we are more tenacious the more we are able to withstand (reacting) the difficulties and hardships to which existence subjects us. The term of engineering origin, resilience, then had great economic and political fortune, when the PNRR - National Recovery and Resilience Plan - was launched, also in Italy. It adapts to our peninsula the instrument or device, adopted by the European Union, within the framework of the Next Generation EU, namely the Recovery and resilience facility (RRF), designed to address the challenges related to the pandemic crisis and the consequent slowdown of the European economies. In essence, the term "resilience" is used to indicate a new financial instrument, aimed at supporting the recovery in the Member States - governed by Regulation no. 2021/241/EU - with an initial allocation and continuous updates. Italy, as is known, is the country that has received the largest allocation. A specific Table, available on the Internet Portal (https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html), illustrates, for each of the six-monthly implementation semesters of the PNRR, the amounts of the six-monthly installments to be paid by the European Commission, together with the total number of milestones and objectives for each semester, the achievement of which is conditional on the disbursement of the corresponding installment. Ultimately, these are advances on loans: from the point of view of the states, there will, in fact, be payments depending on the type of financing received. Individual countries can in fact access the funds through two financial instruments: loans (grants); subsidies (loans). While the term recovery - within the acronym PNRR - aims to highlight the positive impact that the Plan's interventions should have in the coming years from an economic and financial point of view, in the form of greater social well-being, better quality of life and public services, greater competitiveness of Italian companies on international markets, the term resilience, on the other hand, wanted above all to represent the commitment to react to the negative effects of the pandemic by all the actors involved, therefore by individual citizens, administrations and public bodies, the business world, by adopting a positive, proactive and proactive attitude. The term has been exported to various fields, to mean the ability to react in the face of crises. On the occasion of the Summit of the Pontifical Academy of Sciences and the Pontifical Academy of Social Sciences, on 16 May 2024, entitled "From climate crisis to climate resilience", Pope Francis stated: "The climate crisis requires a symphony of cooperation and global solidarity. The work must be symphonic, harmoniously, all together. By reducing emissions, educating lifestyles, innovative financing, and using proven nature-based solutions, we are therefore strengthening resilience, especially drought resilience." By then, the term resilience had entered the jargon of the magisterium as a synonym for cooperation, a common effort to react, and global solidarity.<br />2. Resilient women in the pages of la Valle del Tempo. <br />The session of Books and Museum today examines some literary and artistic products by women authors; and it does so explicitly in the month of March, also to particularly remember National Women's Day: celebrated for the first time on February 28, 1909 in the United States at the initiative of...]]></itunes:summary><itunes:duration>638</itunes:duration><itunes:keywords>authors,march,month,poetry,women,writers</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Books&amp;Museum. Marzo di scrittrici resilienti-la valle del tempo edizioni, Napoli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/books-museum-marzo-di-scrittrici-resilienti-la-valle-del-tempo-edizioni-napoli--64898662</link><description><![CDATA[Books and Museum, 23 marzo 2025 Marzo di scrittrici resilienti (Pasquale Giustiniani)  <br />1. <i>Dall’ingegneria ai fenomeni sociali</i> <i>ed economici</i>. Gli ingegneri descrivono la resilienza come una proprietà meccanica, definendola come l'energia assorbita da un corpo, in conseguenza delle deformazioni elastiche. La resilienza non va confusa con la tenacità, che è, invece, l'energia assorbita da un corpo prima della rottura. Tradotto in termini antropici, tanto siamo più tenaci quanto più siamo in grado di <i>sopportare</i> (reagendo) le difficoltà e le fatiche a cui l’esistenza ci sottopone. Il termine di origine ingegneristica, <i>resilienza</i>, ha poi avuto grande fortuna economica e politica, nel momento in cui è stato lanciato, anche in Italia, il PNRR - <i>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza</i> –. Esso adatta alla nostra penisola lo strumento o dispositivo, adottato dall'Unione europea, nel quadro del <i>Next Generation EU</i>, ovvero il <i>Dispositivo per la ripresa e la resilienza</i> (<i>Recovery and resilience facility</i> – RRF), progettato al fine di affrontare le sfide connesse alla crisi pandemica e al conseguente rallentamento delle economie europee. In sostanza, si ricorre al termine “resilienza”, per indicare un nuovo strumento finanziario, finalizzato a supportare la ripresa negli Stati membri - disciplinato dal <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2021/241/oj?locale=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Regolamento n. 2021/241/UE</a> - con una dotazione iniziale e continui aggiornamenti. L'Italia, com’è noto, è il Paese che ha ricevuto lo stanziamento maggiore. Un’apposita Tabella, consultabile sul Portale internet (<a href="https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html</a>), illustra, per ciascuno dei semestri di attuazione del PNRR, gli importi delle rate semestrali da erogare da parte della Commissione europea, insieme al numero complessivo di traguardi e obiettivi di ciascun semestre, al cui raggiungimento è subordinata l'erogazione della corrispondente rata. In definitiva, si tratta di anticipi di prestiti: dal punto di vista degli stati, ci saranno, infatti, dei pagamenti a seconda del tipo di finanziamento ricevuto. I singoli paesi possono infatti accedere ai fondi attraverso due strumenti finanziari: i prestiti (<i>grants</i>); le sovvenzioni (<i>loans</i>). Mentre il termine ripresa - all’interno dell’acronimo PNRR - vuole <i>evidenziare l’impatto positivo</i> che gli interventi del Piano dovrebbero avere nei prossimi anni dal punto di vista economico e finanziario, sotto forma di maggior benessere sociale, miglior qualità della vita e dei servizi pubblici, maggior competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali, il termine <i>resilienza</i>, invece, voleva soprattutto rappresentare l’impegno a reagire agli effetti negativi della pandemia da parte di tutti gli attori coinvolti, quindi da parte dei singoli cittadini, le amministrazioni e gli enti pubblici, il mondo delle imprese, assumendo un atteggiamento positivo, propositivo e proattivo. Il termine è stato esportato in vari ambiti, per significare capacità di reazione di fronte alle <i>crisi</i>. In occasione del Summit della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, del 16 maggio 2024, intitolato “Dalla crisi climatica alla resilienza climatica”, papa Francesco affermò: «La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico, armonicamente, tutti insieme. Mediante la riduzione delle emissioni, l’educazione degli stili di vita, i finanziamenti innovativi e l’uso di soluzioni collaudate basate sulla natura, rafforziamo quindi la resilienza, in particolare la resilienza alla siccità». Ormai il termine resilienza entrava nel gergo magisteriale come sinonimo di cooperazione, sforzo di reazione comune, solidarietà globale.   2. <i>Donne resilienti nelle pagine de la Valle del Tempo.</i> La tornata di <i>Books and Museum</i> esamina oggi alcuni prodotti letterari e artistici di Autrici di donne; e lo fa esplicitamente nel <i>mese di marzo</i>, anche per ricordare particolarmente la <i>Giornata Nazionale della donna</i>: celebrata per la prima volta il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti per iniziativa del Partito Socialista Americano, si scelse questa data in memoria dello sciopero di migliaia di camiciaie newyorkesi che, l'anno prima, avevano rivendicato con forza migliori condizioni di lavoro. I testi di cui oggi parliamo nella tornata domenicale di <i>Books and Museum</i>, raccontano motivi, storie, incentivi femminili e maschili per una reazione meditata di fronte agli effetti negativi dell’esistenza e delle relazioni umane. I racconti brevi di Floriana Coppola[1], finalmente tutti raccolti nel medesimo volume, ci portano fin nel cuore di ciò che chiamiamo i<i>nquietudine</i> o perturbazione. Il libro si chiude con dei versi, che parlano di vita che risorge, nonostante tutto: «sul letto sfatto come se fosse un cielo blu cobalto/ io sono viva nel tuo cielo sporco/ nei tuoi occhi come dentro un carcere blu cielo» (p. 201). Chi venera, più che i libri stampati, il popolo che racconta, leggerà con piacere anche le foto e i racconti di Giuliana Molinaro e Antonio Jacopo Molino[2], i quali fanno uscire dall’ingiusto oblio Luigi Molinaro del Chiaro (tra l’altro, amico di Benedetto Croce e Niccolò Tommaseo): «un uomo colto, curioso, amante della tradizione napoletana», che tanto ha «lasciato a Napoli, all’Italia, ai tanti emigrati all’estero che lo apprezzarono soprattutto in America, in Argentina, ecc.» (p.19). I dialoghi, tra versi liberi e parole escluse, di Rita Felerico[3], non senza notevoli referenze fotografiche, raccontano e utilizzano anch’esse il verso per esprimere un sentimento forte di rinascita, reazione e ripresa, che è stato provato nelle celle della Casa circondariale femminile di Pozzuoli. Un sentimento accompagnato da un «appassionato desiderio di reagire alla triste e angosciata sensazione di essere diventata ‘impotente’, nelle scelte e nelle azioni, in una società che ha cancellato ogni parola o sentimento che profumi di umano» (p. 6). Le <i>poesie sparse </i>di Fabiana Frascà[4] esprimono, a loro volta, la convinzione, che fu già di Goethe, che “soltanto costretto entro vincoli il maestro si rivela” (dall’epigrafe iniziale della silloge). Tra le “Ultime”, come cantano alcuni significativi versi, siamo di fronte alla riprova del moto di resilienza che muove l’anima poetica femminile, sicura che l’Umano si manifesta anche in «Chi scioglierà la pace dentro il mondo/ ma verrà fuori senza più conteggi,/ impavido davanti al finimondo» (p. 99). Anche nell’elogio della tela di Penelope[5], la medesima poetessa, in unico interrotto canto, che si evidenziava in frammenti (come scrive nella <i>Prefazione </i>Antonio Spagnuolo), evidenzia il suo intimo, dando voce a una donna resiliente del mito e della narrazione: Penelope, ovvero la donna che raffigura il «tempo intimo e interiore e in qualche modo rappresenta l’eternità del dualismo che governa il mondo… il <i>modus operandi </i>maschile e quello femminile… Eldoradi e Cariddi» (p. 7). Le foto affiancano, a loro volta, le narrazioni dedicate a Pizzofalcone da un folto gruppo di Autrici e Autori, anche proponendo a un abitante del quartiere partenopeo di entrare nelle immagini di Nando Calabrese[6]; frattanto, Diana Pezza Borrelli racconta dei tanti <i>diversi</i> che popolano quelle vie e le nostre strade, auspicando confronti e incroci tra: «“diversi” per cultura, fede e tradizione» (p. 83). Il “romanzo storico” di Valeria Jacobacci entra, e ci fa entrare, nel Cinquecento[7], nell’animo e nel viaggio di Settimia, amica del cardinale Farnese, che nello studio della casa editrice sfoglia pagine “pericolose” e tratteggia dubbi e promesse del cardinale: «Che importa diventare papa? Alessandro se lo chiede passeggiando nei giardini, nei chiostri silenziosi, nella sale affrescate dei Palazzi, facendo spaziare lo sguardo per mari e per monti durante i suoi viaggi» (p. 143). Carla Coppola ci fa compiere, a sua volta, un viaggio nel mondo della disabilità[8], dando forza e speranza «a chi, come lei, è stata vittima della natura… e deve difendere i suoi diritti per non sentirsi emarginata e discriminata o vista con “pietà”» (p. 87). Fosca Pizzaroni raccoglie e rilancia, invece, le donne della Resistenza merdionale. Resistenza, che Hanna Ardendt considerava il suo “tesoro”[9]. In queste pagine, il “partigianato negato”, con uno specifico focus sul territorio di Terra di Lavoro tra il 1927 e il 1945, viene presentato e sottratto alla dimenticanza, non senza l’elenco prezioso (quasi 50 pagine!), che esibiscono i tratti essenziali delle decine e  decine di donne, combattenti e non combattenti, cadute per la lotta di liberazione, sia non riconosciute che riconosciute dalla specifica Commissione operante presso il Consiglio dei ministri (pp. 249-295).   3. <i>Conclusione</i> Guardando a Emily Dickinson, Stella Grillo ha cantato:  <i>Ci abituiamo al buio quando la luce è spenta; dopo che la vicina ha retto il lume che è testimone del suo addio, per un momento ci muoviamo incerti perché la notte ci rimane nuova, ma poi la vista si adatta alla tenebra e affrontiamo la strada a testa alta. Così avviene con tenebre più vaste quelle notti dell'anima..&lt;</i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64898662</guid><pubDate>Sat, 15 Mar 2025 11:50:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64898662/books_museum_marzo_di_scrittrici_resilienti_la_valle_del_tempo_edizioni_napoli.mp3" length="8838567" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Books and Museum, 23 marzo 2025 Marzo di scrittrici resilienti (Pasquale Giustiniani)  
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Il termine di origine ingegneristica, <i>resilienza</i>, ha poi avuto grande fortuna economica e politica, nel momento in cui è stato lanciato, anche in Italia, il PNRR - <i>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza</i> –. Esso adatta alla nostra penisola lo strumento o dispositivo, adottato dall'Unione europea, nel quadro del <i>Next Generation EU</i>, ovvero il <i>Dispositivo per la ripresa e la resilienza</i> (<i>Recovery and resilience facility</i> – RRF), progettato al fine di affrontare le sfide connesse alla crisi pandemica e al conseguente rallentamento delle economie europee. In sostanza, si ricorre al termine “resilienza”, per indicare un nuovo strumento finanziario, finalizzato a supportare la ripresa negli Stati membri - disciplinato dal <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2021/241/oj?locale=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Regolamento n. 2021/241/UE</a> - con una dotazione iniziale e continui aggiornamenti. L'Italia, com’è noto, è il Paese che ha ricevuto lo stanziamento maggiore. Un’apposita Tabella, consultabile sul Portale internet (<a href="https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html</a>), illustra, per ciascuno dei semestri di attuazione del PNRR, gli importi delle rate semestrali da erogare da parte della Commissione europea, insieme al numero complessivo di traguardi e obiettivi di ciascun semestre, al cui raggiungimento è subordinata l'erogazione della corrispondente rata. In definitiva, si tratta di anticipi di prestiti: dal punto di vista degli stati, ci saranno, infatti, dei pagamenti a seconda del tipo di finanziamento ricevuto. I singoli paesi possono infatti accedere ai fondi attraverso due strumenti finanziari: i prestiti (<i>grants</i>); le sovvenzioni (<i>loans</i>). 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Ormai il termine resilienza entrava nel gergo magisteriale come sinonimo di cooperazione, sforzo di reazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>551</itunes:duration><itunes:keywords>books,donna,donne,marzo,museum,poesia,scrittrici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vincenzo Gioberti, for the Neapolitan neo-Thomists of - science and Faith -</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vincenzo-gioberti-for-the-neapolitan-neo-thomists-of-science-and-faith--64839072</link><description><![CDATA[Vincenzo Gioberti, in the examination of the Compilers of the Neapolitan neo-Thomist periodical “Science and Faith”. (Pasquale Giustiniani)<br />1. The periodical “Science and Faith” among the “winds of university reform” <br />When, in 1865, the main inspirer of the periodical “Science and Faith” (founded in Naples in 1841) dies, namely Canon Gaetano Sanseverino, struck by the fatal disease (cholera), assisted by his friend, collaborator and ordinary confessor, Canon D’Amelio -, the funeral eulogy will be pronounced by Giuseppe Provitera. This person - a member of the Almo Collegio dei teologi dell'Università Neapolitan -, on the occasion of those funerals - which took place in the church of San Giovanni Battista alla Sapienza - informs us that Gaetano Sanseverino had been, among other things, the animator of a group of intellectuals, members of the clergy and university professors, with the declared aim of reconciling the Christian faith, science and literature. The same essay reiterates what, as we will see, will be a persistent line of dissent of the Neapolitan Neo-Thomist Circle, not only with respect to the philosophical and political positions of Vincenzo Gioberti, but, in general, with respect to the widespread orientation that sometimes appears labeled as pantheism and ontologism. While the Kantian legacy remains influential in German-speaking countries, in Italy and France, on the other hand, ontologism has enjoyed considerable success for several decades, although contemporary historians of theology have labeled it a “firework without a future”. In fact, as we read today in Paul Poupard: «in Italy and France, the aim is to use Cartesianism, which has been replaced in the younger generations by the traditionalism of Lamennais and De Maistre. Around the middle of the century, the firework without a future of ontologism explodes. This is the situation in which the rediscovery of scholasticism flourishes. The cause of the rebirth of Thomism, in addition to providing a bulwark and barrier against Cartesianism, was the credit given to traditionalism and romanticism». How, then, does the Christian direction of philosophy and theology, coordinated by the Compilers of Science and Faith, orient itself in Naples? With respect to certain Giobertian openings, twenty years later, exactly in 1860, the Introduction to the first issue of the Neapolitan periodical “La Scienza e la Fede” will textually warn its readers of the risks of progressivism, which would be induced, moreover, precisely by the cultural currents that were supporting the unitary insurrections. It would be, the Neapolitan Compilers warn, a dangerous path because it assimilates the Idea to God, causing a sort of fusion/confusion between the One and the whole (as then, deplorably, happens in idealistic rationalism): «dangerous path in which some admirers of a progressive theory have placed themselves in learning! To whom almost nothing more seems good and admissible than what the ancients taught, and they want to make changes even to the terminology of sacred science. The thrice-holy name of God has changed for them into Idea or Unitutto; the power of the Church has uncertain formulas three categories of hierarchical, extra-hierarchical or supra-hierarchical power; they clash in theology, in canon law, everywhere, the one and the multiple harmonized, as they repeat at every third word, thought and action".<br />2. The resistance of "La Scienza e la Fede" to the reforms <br />As we are well reminded by a distinguished Neapolitan professor: "more solemn than usual was the inaugural ceremony, on November 5, of the academic year 1859-60 of the University of Naples, preceded by the mass to the Holy Spirit celebrated in the Church of the Gesù Vecchio by the priest Giovanni Ibello, professor of Dogmatic Theology, attended by the Rector and the professors in robes and adorned with the medal of St. Thomas Aquinas and the students. A new life seemed to penetrate, in addition to the flourishing private studies, in the ancient and only University of the South». Francesco De Sanctis meanwhile continues the previously started university reform works. This involves, among other things, the dismissal of several professors, including that of the aforementioned neo-Thomist canon, and Compiler of “La Scienza e la Fede”, Gaetano Sanseverino, who was still holding a university teaching position whose holder was ill. This periodical will be, even after many years, considered, not only as the point of reference of traditional Christian philosophy, but also as the training ground of a real School, both in the philosophical and theological fields, as can be explicitly read in an essay by another eminent neo-Thomist, Salvatore Talamo: the illustrious philosophers inventoried by Talamo will be, following the leader of the school, Gaetano Sanseverino: Nunzio Signoriello (who is also considered the “prince” of the Neapolitan Neo-Thomist School); Salvatore Calvanese; Francesco Gambardella; Salvatore Cacace; while the inventoried theologians, as of 1875, are: Luigi Coletta and Giuseppe Giustiniani.<br />It will be noted that, in the involutive parable of a position persistently criticized by the periodical - which Provitera, in his years, will explicitly brand as rationalism -, the philosophical and political position of Vincenzo Gioberti plays, in fact, some role, at least as a constant “target” in the eyes of the Compilers. To this thinker - who the Compilers often call, not without a critical point, as a "Piedmontese philosopher", also for reasons of rivalry between Kingdoms, before and after the unification season - numerous pages of "La Scienza e la Fede" are dedicated. This can be seen in the periodical since 1857, when the pen of the philosopher Giuseppe Prisco (formerly a teacher of Benedetto Croce at the "La Carità" Gymnasium-Liceo in Naples) became interested in Gioberti. It is Giuseppe Prisco himself (later the future archbishop of Naples and cardinal) who, in an essay on Anselm - that he defended against the contemporary direction of rationalism -, even recognized some rationalistic notes in Vincenzo Gioberti.<br />3. Giuseppe Prisco's criticisms of Vincenzo Gioberti's alleged rationalism.<br />During the year 1858, "La Scienza e la Fede" dedicated several hundred pages to what seemed to be becoming, in the eyes of the Compilers, a real "Gioberti" issue. In addition to Prisco's signature, another author should also be recorded, in an anti-Gioberti vein, who shared the criticism of the one who, perhaps also in polemic with the reforms of the Savoy kingdom, was now explicitly apostrophized also as a "Piedmontese philosopher". In the first of his two essays, Giuseppe Prisco, as proof that the criticism he leveled at Gioberti, particularly expressed in the years from 1839 onwards, is not gratuitous and preconceived, declares that he has read Gioberti's works dispassionately, but that he has, unfortunately, drawn not a few contradictions, particularly in the peculiar formula of the ideal vision, which the Piedmontese would have intended to correlate, unduly according to Prisco, with the Christian patristic tradition and Catholicism: «Certainly I do not know, whether I should say greater folly the Ideal Vision, or more that dreamed scientific tradition, by which he believes to validate it, and make it understood as very Catholic. The most renowned philosophers of antiquity, both pagan and Christian, Plato in particular, Saint Augustine and Saint Bonaventure, not once, nor ten, but a hundred times are proclaimed by him as the first traditional link of that ideal Vision, of which Malebranche is the legitimate successor in the modern age». Truly a sort of great historical-philosophical theater, that of Gioberti to which he also unduly ascribes the precursors of ancient, late-ancient and medieval philosophy! And yet, Prisco continues, if up to this point «Plato appears dressed as an ontologist in the great theater of Giobertian ontologism», a little further on Gioberti himself contradicts himself, in that he makes Plato sit on the same bench as Descartes regarding the meaning of innate ideas. Even in Del primato morale e civile degl’Italiani , the same Gioberti, in addition to distorting Platonic doctrines, contradicts himself at every step, insists the neo-Thomist, almost showing that he has fallen asleep: In the volume, this time under the Sciences section, the examination signed by Giuseppe Prisco continues. He maintains that the ideal of Malebranche, of whom Gioberti would be an epigone, would go back directly, through the Fathers and the Neoplatonists, to Plato, who would be, in this way, the fiercest ontologist of paganism! Or also, as we read: «Gioberti, links the philosophy of the Fathers, which is, in his opinion, essentially ontological to that of the Neoplatonists, considering the latter as the antecessors of the former in the order of science» We therefore come to be ironic, speaking directly to the readers of the Neapolitan periodical: «My friends, we would be sent if we had remained with the miserable and fruitless philosophy of our ancestors, and if providence had not removed from among the Italians Vincenzo Gioberti, who, making use of a sovereign and dialectical speculation, left behind as much the philosophy of his predecessors, as the conciliatory dialectic of Hegel left behind the vulgar philosophy of his times». 4. Giuseppe Provitera's criticism of Gioberti<br />The tight critical line of the Neapolitan periodical towards Gioberti's positions will become a clear distancing, linguistically even more ferocious, following the condemnation of the Index in 1852. Reviewing the Discorso di Pier Biagio Casoli - appeared in L’avvenire dell’Italia, Casoli, Milan 1889 -, “La Scienza e la Fede” will observe, about forty years after the first positions of Vatican condemnation and, therefore, of anti-Giobertian dissent pursued by the...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64839072</guid><pubDate>Wed, 12 Mar 2025 14:43:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64839072/vincenzo_gioberti_for_the_neapolitan_neo_thomists_of_science_and_faith.mp3" length="6523656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Vincenzo Gioberti, in the examination of the Compilers of the Neapolitan neo-Thomist periodical “Science and Faith”. (Pasquale Giustiniani)
1. The periodical “Science and Faith” among the “winds of university reform” 
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This person - a member of the Almo Collegio dei teologi dell'Università Neapolitan -, on the occasion of those funerals - which took place in the church of San Giovanni Battista alla Sapienza - informs us that Gaetano Sanseverino had been, among other things, the animator of a group of intellectuals, members of the clergy and university professors, with the declared aim of reconciling the Christian faith, science and literature. The same essay reiterates what, as we will see, will be a persistent line of dissent of the Neapolitan Neo-Thomist Circle, not only with respect to the philosophical and political positions of Vincenzo Gioberti, but, in general, with respect to the widespread orientation that sometimes appears labeled as pantheism and ontologism. While the Kantian legacy remains influential in German-speaking countries, in Italy and France, on the other hand, ontologism has enjoyed considerable success for several decades, although contemporary historians of theology have labeled it a “firework without a future”. In fact, as we read today in Paul Poupard: «in Italy and France, the aim is to use Cartesianism, which has been replaced in the younger generations by the traditionalism of Lamennais and De Maistre. Around the middle of the century, the firework without a future of ontologism explodes. This is the situation in which the rediscovery of scholasticism flourishes. The cause of the rebirth of Thomism, in addition to providing a bulwark and barrier against Cartesianism, was the credit given to traditionalism and romanticism». How, then, does the Christian direction of philosophy and theology, coordinated by the Compilers of Science and Faith, orient itself in Naples? With respect to certain Giobertian openings, twenty years later, exactly in 1860, the Introduction to the first issue of the Neapolitan periodical “La Scienza e la Fede” will textually warn its readers of the risks of progressivism, which would be induced, moreover, precisely by the cultural currents that were supporting the unitary insurrections. It would be, the Neapolitan Compilers warn, a dangerous path because it assimilates the Idea to God, causing a sort of fusion/confusion between the One and the whole (as then, deplorably, happens in idealistic rationalism): «dangerous path in which some admirers of a progressive theory have placed themselves in learning! To whom almost nothing more seems good and admissible than what the ancients taught, and they want to make changes even to the terminology of sacred science. The thrice-holy name of God has changed for them into Idea or Unitutto; the power of the Church has uncertain formulas three categories of hierarchical, extra-hierarchical or supra-hierarchical power; they clash in theology, in canon law, everywhere, the one and the multiple harmonized, as they repeat at every third word, thought and action".<br />2. The resistance of "La Scienza e la Fede" to the reforms <br />As we are well reminded by a distinguished Neapolitan professor: "more solemn than usual was the inaugural ceremony, on November 5, of the academic year 1859-60 of the University of Naples, preceded by the mass to the Holy Spirit celebrated in the Church of the Gesù Vecchio by the priest Giovanni Ibello, professor of Dogmatic Theology, attended by the Rector and the professors in robes and adorned with the medal of St. Thomas Aquinas and the students. 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Gaetano Sanseverino, colpito dal morbo fatale (il colera)[2], assistito dall’amico, collaboratore e confessore ordinario, canonico D’Amelio -, l’elogio funebre sarà pronunciato da Giuseppe Provitera. Costui - membro dell’<i>Almo Collegio dei teologi</i> dell’Università partenopea -, in occasione di quei funerali - che si svolsero nella chiesa di san Giovanni Battista alla Sapienza - c’informa che Gaetano Sanseverino era stato, tra l’altro, l’animatore di una cordata di intellettuali, membri del clero e docenti di livello universitario, con l’obiettivo dichiarato di <i>ri-appaciare </i>la fede cristiana, le scienze e le lettere. Il medesimo saggio ribadisce quella che, come vedremo, sarà una linea persistente di dissenso del <i>Circolo neotomista partenopeo</i>, non soltanto rispetto alle posizioni filosofiche e politiche di Vincenzo Gioberti, ma, in generale, rispetto al diffuso orientamento che appare talvolta etichettato come <i>panteismo</i> e <i>ontologismo</i>. Se, nei paesi di lingua tedesca, l’eredità kantiana rimane influente, in Italia e Francia incontra, invece, per diversi decenni un discreto successo l’<i>ontologismo</i> che, dagli storici contemporanei di teologia, è stato, tuttavia, etichettato come un “fuoco d’artificio senza futuro”. Difatti, come leggiamo oggi in P. Poupard: «in Italia e in Francia ci si pone l’obiettivo di utilizzare il cartesianesimo, sostituito nelle giovani generazioni dal tradizionalismo di Lamennais e di De Maistre. Intorno alla metà del secolo, scoppia il fuoco d’artificio senza futuro dell’ontologismo. Tale è la situazione in cui fiorisce la riscoperta della scolastica<i>.</i> La causa della rinascita del tomismo, oltre ad opporre un presidio ed un argine contro il cartesianesimo, fu il credito dato al tradizionalismo e al romanticismo»[3]. Come si orienta, dunque, a Napoli, l’indirizzo cristiano della filosofia e della teologia, coordinato dai <i>Compilatori </i>de <i>La Scienza e la Fede</i>? Rispetto a certe aperture giobertiane, vent’anni dopo, esattamente nel 1860, l’<i>Introduzione</i> al primo fascicolo del periodico partenopeo “La Scienza e la Fede” segnalerà testualmente ai propri lettori i <i>rischi del progressismo</i>, che sarebbe indotto, peraltro, proprio dalle correnti culturali che andavano sostenendo le insorgenze unitarie. Si tratterebbe, avvertono i Compilatori partenopei, di una <i>via pericolosa </i>in quanto assimila l’Idea a Dio, provocando una sorta di fusione/confusione tra l’Uno e il tutto (come poi, deprecabilmente, avviene nel razionalismo idealistico):  «pericolosa via in cui si sono posti alcuni ammiratori di una teorica progressista nell’apprendere! A’ quali quasi niente più sembra buono ed ammissibile di ciò, che insegnarono gli antichi, e fino alla terminologia della scienza sacra vogliono far mutamenti. Il nome tre volte santo di <i>Dio</i> è per essi mutato in <i>Idea </i>od <i>Unitutto</i>; la potestà della Chiesa ha incerte loro formole tre categorie di <i>potere gerarchico</i>, <i>estragerarchico </i>o <i>supragerarchico</i>; essi scontrano in teologia, in diritto canonico, dovunque, l’<i>uno </i>e il <i>molteplice </i>armonizzati, siccome vi ripetono ad ogni terza parola, <i>pensiero ed azione</i>»[4].  <br />2.   <i>Le resistenze de “La Scienza e la Fede” alle riforme </i>   Come ci viene ben ricordato da un insigne cattedratico partenopeo: «più solenne del solito fu la cerimonia inaugurale, il 5 novembre, dell’anno accademico 1859-60 dell’Università di Napoli, preceduta dalla messa allo Spirito Santo celebrata nella Chiesa del Gesù Vecchio dal sacerdote Giovanni Ibello, professore di Teologia dommatica, cui parteciparono il Rettore e i professori in toga e ornati della medaglia di S. Tommaso d’Aquino e gli studenti. Una nuova linfa sembrò penetrare, oltre che nei fiorentissimi studi privati, nell’antica e unica Università del Mezzogiorno»[5]. Francesco De Sanctis prosegue frattanto i precedentemente avviati lavori di <i>riforma universitaria</i>. Questo comporta, tra l’altro, la destituzione di diversi professori, compresa quella del citato canonico neotomista, e Compilatore de “La Scienza e la Fede”, Gaetano Sanseverino, il quale ancora andava reggendo un insegnamento universitario il cui titolare era infermo. Questo periodico sarà, anche a distanza di anni, considerato, non solo come il punto di riferimento della tradizionale <i>filosofia cristiana</i>, ma altresì come la <i>palestra</i> di una vera e propria <i>Scuola</i>, sia in ambito filosofico che teologico, come si legge esplicitamente in un saggio di un altro insigne neotomista, Salvatore Talamo: gli illustri filosofi da Talamo inventariati saranno, al seguito del caposcuola, Gaetano Sanseverino: Nunzio Signoriello (che viene altresì considerato come il “principe” della Scuola neotomista partenopea); Salvatore Calvanese; Francesco Gambardella; Salvatore Cacace; mentre i teologi inventariati, alla data del 1875, risultano: Luigi Coletta e Giuseppe Giustiniani[6]. Si osserverà che, nella parabola involutiva di una posizione persistentemente criticata dal periodico - che Provitera, nei suoi anni, bollerà esplicitamente come <i>razionalismo </i>-, svolge, appunto, un qualche ruolo, almeno come “bersaglio” costante agli occhi dei Compilatori, la posizione filosofica e politica di Vincenzo Gioberti. A questo pensatore – che i Compilatori apostrofano spesso non senza una punta critica, come “filosofo piemontese”, anche per motivi di rivalità tra Regni, prima e dopo la stagione unitaria – risultano dedicate numerosissime pagine de “La Scienza e la Fede”. Questo si constata nel periodico fin dall’anno 1857, allorquando, di Gioberti, s’interessa la penna del filosofo Giuseppe Prisco (già docente di Benedetto Croce nel Ginnasio-Liceo “La Carità” di Napoli)[7]. È proprio Giuseppe Prisco (poi futuro arcivescovo di Napoli e cardinale) che, in un suo saggio su Anselmo - che egli difendeva contro l’indirizzo, a lui contemporaneo, del <i>razionalismo</i> -, a ravvisare, in Vincenzo Gioberti, perfino qualche nota razionalistica.   <i>3. Le critiche di Giuseppe Prisco al presunto razionalismo di Vincenzo Gioberti.</i>   Nel corso dell’anno 1858, “La Scienza e la Fede” dedica diverse centinaia di pagine a quella che sembra vada diventando, agli occhi dei <i>Compilatori</i>, una vera e propria “questione “Gioberti”. Oltre alla firma di Prisco, va registrata, in chiave anti-giobertiana, del resto, anche quella di un altro autore, che condivide la critica a quello che, forse anche in polemica con le riforme del regno sabaudo, viene ora esplicitamente apostrofato anche come “filosofo piemontese”[8]. Nel primo dei suoi due saggi, Giuseppe Prisco, a riprova che la critica che egli muove a Gioberti, particolarmente espressa negli anni dal 1839 in poi, non è gratuita e preconcetta, dichiara di aver spassionatamente letto le opere di Gioberti, ma di averne, purtroppo, ricavate non poche contraddizioni, particolarmente nella peculiare formula della <i>visione ideale</i>, che il piemontese avrebbe inteso correlare, indebitamente secondo Prisco, con la tradizione patristica cristiana e il cattolicesimo: «Certo io non so, se debba dire maggior follia la <i>Visione Ideale</i>, o più quella sognata tradizione scientifica, onde egli crede di convalidarla, e farla intendere cattolicissima. I più rinomati filosofi dell’antichità sì pagana come cristiana, Platone in ispezie, sant’Agostino e san Bonaventura, non una, né dieci, ma cento volte son proclamati da lui il primo anello tradizionale di quella <i>Visione ideale</i>, di cui il Malebranche è il legittimo successore in età moderna»[9]. Davvero una sorta di <i>gran teatro storico-filosofico</i>, sarebbe quello di Gioberti a cui vengono indebitamente da lui ascritti anche i prodromi della filosofia antica, tardo-antica e medievale! E tuttavia, prosegue Prisco, se fin qui «Platone comparisce vestito da ontologo nel gran teatro dell’ontologismo giobertiano»[10], poco oltre Gioberti stesso si contraddice, in quanto fa sedere Platone allo stesso scanno di Cartesio a proposito del significato delle idee innate. Anche in <i>Del primato morale e civile degl’Italiani</i>[11], il medesimo Gioberti, oltre a travisare le dottrine platoniche, si contraddirebbe ad ogni passo, insiste il neotomista, quasi dando a vedere di <i>essersi addormentato</i>: Nel volume, stavolta sotto la sezione <i>Scienze</i>, continua la disamina firmata da Giuseppe Prisco[12]. Egli sostiene che l’ideale del Malebranche, di cui Gioberti sarebbe un epigono, risalirebbe direttamente, per mezzo dei Padri e nei neoplatonici, fino a Platone, che sarebbe, in tal modo il più fiero ontologista del paganesimo! O anche, come si legge: il Gioberti...<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64838591</guid><pubDate>Wed, 12 Mar 2025 14:31:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64838591/vincenzo_gioberti_per_i_neotomisti_partenopei_di_la_scienza_e_la_fede.mp3" length="14181543" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Vincenzo Gioberti nella disamina dei Compilatori  del periodico neotomista partenopeo  “La scienza e la fede”.   (Pasquale Giustiniani)    
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Costui - membro dell’<i>Almo Collegio dei teologi</i> dell’Università partenopea -, in occasione di quei funerali - che si svolsero nella chiesa di san Giovanni Battista alla Sapienza - c’informa che Gaetano Sanseverino era stato, tra l’altro, l’animatore di una cordata di intellettuali, membri del clero e docenti di livello universitario, con l’obiettivo dichiarato di <i>ri-appaciare </i>la fede cristiana, le scienze e le lettere. Il medesimo saggio ribadisce quella che, come vedremo, sarà una linea persistente di dissenso del <i>Circolo neotomista partenopeo</i>, non soltanto rispetto alle posizioni filosofiche e politiche di Vincenzo Gioberti, ma, in generale, rispetto al diffuso orientamento che appare talvolta etichettato come <i>panteismo</i> e <i>ontologismo</i>. Se, nei paesi di lingua tedesca, l’eredità kantiana rimane influente, in Italia e Francia incontra, invece, per diversi decenni un discreto successo l’<i>ontologismo</i> che, dagli storici contemporanei di teologia, è stato, tuttavia, etichettato come un “fuoco d’artificio senza futuro”. Difatti, come leggiamo oggi in P. Poupard: «in Italia e in Francia ci si pone l’obiettivo di utilizzare il cartesianesimo, sostituito nelle giovani generazioni dal tradizionalismo di Lamennais e di De Maistre. Intorno alla metà del secolo, scoppia il fuoco d’artificio senza futuro dell’ontologismo. Tale è la situazione in cui fiorisce la riscoperta della scolastica<i>.</i> La causa della rinascita del tomismo, oltre ad opporre un presidio ed un argine contro il cartesianesimo, fu il credito dato al tradizionalismo e al romanticismo»[3]. Come si orienta, dunque, a Napoli, l’indirizzo cristiano della filosofia e della teologia, coordinato dai <i>Compilatori </i>de <i>La Scienza e la Fede</i>? Rispetto a certe aperture giobertiane, vent’anni dopo, esattamente nel 1860, l’<i>Introduzione</i> al primo fascicolo del periodico partenopeo “La Scienza e la Fede” segnalerà testualmente ai propri lettori i <i>rischi del progressismo</i>, che sarebbe indotto, peraltro, proprio dalle correnti culturali che andavano sostenendo le insorgenze unitarie. Si tratterebbe, avvertono i Compilatori partenopei, di una <i>via pericolosa </i>in quanto assimila l’Idea a Dio, provocando una sorta di fusione/confusione tra l’Uno e il tutto (come poi, deprecabilmente, avviene nel razionalismo idealistico):  «pericolosa via in cui si sono posti alcuni ammiratori di una teorica progressista nell’apprendere! A’ quali quasi niente più sembra buono ed ammissibile di ciò, che insegnarono gli antichi, e fino alla terminologia della scienza sacra vogliono far mutamenti. Il nome tre volte santo di <i>Dio</i> è per essi mutato in <i>Idea </i>od <i>Unitutto</i>; la potestà della Chiesa ha incerte loro formole tre categorie di <i>potere gerarchico</i>, <i>estragerarchico </i>o <i>supragerarchico</i>; essi scontrano in teologia, in diritto canonico, dovunque, l’<i>uno </i>e il <i>molteplice </i>armonizzati, siccome vi ripetono ad ogni terza parola, <i>pensiero ed azione</i>»[4].  <br />2.   <i>Le resistenze de “La Scienza e la Fede” alle riforme </i>   Come ci viene ben ricordato da un insigne cattedratico partenopeo: «più solenne del solito fu la cerimonia inaugurale, il 5 novembre, dell’anno accademico 1859-60 dell’Università di Napoli, preceduta dalla messa allo Spirito Santo celebrata nella Chiesa del Gesù Vecchio dal...]]></itunes:summary><itunes:duration>884</itunes:duration><itunes:keywords>fede,filosofia,gioberti,ontologia,periodico,scienza,tomisti,vincenzo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quaresimali online per gli insegnanti di religione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quaresimali-online-per-gli-insegnanti-di-religione--64821341</link><description><![CDATA[Chi e che cosa farsi perdonare.<br /> Meditazione per il Gruppo Idr in uscita, venerdì 21 marzo 2025, ore 20.45<br /><br />Papa Francesco, nella Bolla d’indizione del primo Giubileo del terzo millennio, ricordava esplicitamente «la grande “perdonanza” che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l’Anno Santo. La Chiesa già sperimentava, dunque, la grazia giubilare della misericordia»1 . Fu, infatti, san Celestino quinto, con la Bolla Inter sanctorum solemnia, detta anche «Perdonan­za», a concedere la prima indulgenza plenaria, di tipo “giubilare”, a tutti i fedeli che visitassero la chiesa di S. Maria di Collemaggio a l’Aquila, dai Vespri precedenti la memoria della de­collazione di s. Giovanni Battista - 28 agosto - ai Vespri della successiva medesima festa, 29 agosto. Di lì a pochi mesi, in Napoli, divenuta città pontificia per la presenza del nuovo Papa, Celestino V abdicherà. Anche se la «Perdonanza» di Pietro da Morrone sarà presto abrogata da papa Bonifacio VIII, il 18 agosto 1295, Bonifacio se ne farà comunque ispirare per l’istituzione dei Giubilei, sospendendo tutte le Bolle emesse dal predecessore, e stabilendo di far celebrare il primo Giubileo universale, appunto, il 25 marzo 1300, con cadenza allora prevista ogni 100 anni.<br /> “Recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”: sono alcune delle parole/motivazione dell’abdicazione di papa Celestino quinto, che sembra quasi volersi far perdonare l’accettazione consapevole del papato: bisognava, insomma, recuperare al più presto la consolazione della vita di prima, la vita da eremita: ogni richiesta di perdono, ieri come oggi, è funzionale al ritorno a una precedente vita beata, vita di luce e di beatitudine. Per l’ex Pietro da Morrone si trattava del recupero di una vita il cui modello non furono soltanto i padri del deserto, ma proprio Giovanni Battista, che la Bolla celestiniana della perdonanza additava esplicitamente come “voce degli Apostoli”. Anche noi, specialmente in questo tempo frenetico e turbolento, in cui restiamo da soli patologicamente, come gli hichikomori, dobbiamo imparare a fare deserto, senza avere paura di restare soli in senso spirituale.<br />Secondo la verità delle fonti storiche, Pietro Angelerio da Morrone, penultimo di dodici figli, presto orfano di padre, è avviato dalla madre agli studi ecclesiastici. Attratto dalla vita monastica, entra nell’Ordine benedettino. A 24 anni diviene presbitero, ma presto sceglie la vita eremitica sul Monte Morrone, in Abruzzo. Preghiera, penitenza e digiuno scandiscono le sue giornate. Attratti da lui, in tanti lo seguono: presto nasce, con l’approvazione di Urbano IV, il primo nucleo degli Eremiti della Maiella. In Europa si diffonde la fama di Pietro da Morrone come uomo di Dio e a lui accorrono da ogni dove per ottenere consiglio e guarigioni. A tutti indica la conversione del cuore come via per la pace, in un momento storico dilaniato da tensioni, conflitti - anche interni alla Chiesa - e pestilenze. La fama dell’eremita, noto per i miracoli e l’integra condotta spirituale, portano, i pochi cardinali elettori dell’epoca a individuare proprio in lui il candidato ideale per il superamento dello stallo. Raggiunto nella spelonca in Maiella da una delegazione di prelati, Pietro in un primo momento rifiuta l’elezione a sommo Pontefice; poi comprende che è Dio a chiamarlo a una responsabilità tanto alta. Tuttavia, respinge l’invito dei cardinali a raggiungere Perugia e, il 29 agosto 1294, memoria di San Giovanni Battista, scortato da re Carlo d’Angiò si reca a L’Aquila seduto su un asino, per ricevere la tiara papale nella grande chiesa di Santa Maria a Collemaggio, da lui eretta qualche anno prima.<br />Tra le cose di cui farsi perdonare, sia da parte di Celestino V che da parte nostra, è il non saper imparare dall’asino: il racconto di Gesù che entra a Gerusalemme cavalcando un’asina, è riportato da tutti e tre i sinottici (Mt 21,1-11; Mc 11,1-11; Lc 19,29-40), che dimostrano il profondo significato che i primi cristiani attribuivano a questo avvenimento di Gesù che incede a cavallo di un’asina, che aveva da poco partorito il suo puledro. La partenza dal villaggio di Betfage e l’arrivo trionfale di Gesù a Gerusalemme a dorso di un’asina: cavalcando l’asina, Gesù realizza la profezia del profeta messianico Zaccaria, citato espressamente nel racconto di Matteo. Con la mandibola di un asino, del resto, continua Bruno, il biblico Sansone distrusse i Filistei (Gdc, 15, 15-16): e cosa avrebbe potuto ancora fare, annota Bruno, con un asino vivo - di cui disporrà poi il Nazareno - se l’eroe biblico riuscì a fare già tanto con una mandibola di un asino morto! Da quella mascella d’asino sgorgarono le acque che hanno sanato popoli errabondi! Appunto per questo, nelle carte astronomiche di Bruno, l’asino con le ali occuperà un posto nella stella del Cancro. Pegaso, il cavallo con le ali, è tra gli astri appunto per le labbra e la voce veemente, quella che atterrisce con le parole dalla forza enorme ma pur sempre finite e mondane e che genera nuove interpretazioni. Tra le cose di cui farsi perdonare, sia da parte di Celestino V che da parte nostra, è il non sapere imparare dall’asino: il racconto è riportato da tutti e tre i sinottici (Mt 21,1-11; Mc 11,1-11; Lc 19,29-40).<br />Ma perché papa Pietro aveva indetto una Perdonanza? Chi avrebbe dovuto chiedere perdono: i pellegrini, o lo stesso Papa che, rinunciando, a Napoli in Castel Nuovo, al suo papato, sarebbe stato un pavido, come voleva, forse, il Sommo poeta, ponendolo nell’Inferno degli ignavi? Un recente studio sulla traslazione della santa Casa di Nazaret a Loreto, ha concluso che Celestino aveva accettato di farsi nominare Papa - il 5 luglio 1294 -, anche per portare a termine la traslazione della santa Casa dalla Terra santa in Italia. Quindi, la vera rinuncia non è quella di papa Celestino al seppur breve pontificato, bensì potrebbe essere quella dell’eremita Pietro, che rinuncia alla vita eremitica, anche a seguito di accordi con Carlo II d’Angiò circa la santa casa di Nazaret.<br />Dirà in un’omelia di santa Marta papa Francesco: «C’è gente che vive condannando gente, parlando male della gente, sporcando continuamente i compagni di lavoro, sporcando i vicini, i parenti… Perché non perdonano una cosa che hanno fatto a loro, o non perdonano una cosa che a loro non è piaciuta. Sembra che la ricchezza propria del diavolo sia questa: seminare l’amore al non-perdonare, vivere attaccati al non-perdonare. E il perdono è condizione per entrare in cielo. La parabola che Gesù ci racconta (cfr Mt 18,23-35) è molto chiara: perdonare. Che il Signore ci insegni questa saggezza del perdono, che non è facile. E facciamo una cosa: quando noi andremo a confessarci, a ricevere il sacramento della Riconciliazione, prima chiediamoci: “Io perdono?”. Se sento che non perdono, non devo fare finta di chiedere perdono, perché non sarò perdonato. Chiedere perdono significa perdonare. Sono insieme, ambedue».<br /> <br />1 Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo ordinario dell’anno 2025, n. 5.<br /> <br /> <br />1 Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo ordinario dell’anno 2025, n. 5.<br /> <br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64821341</guid><pubDate>Tue, 11 Mar 2025 22:20:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64821341/quaresimali_online_per_gli_insegnanti_di_religione.mp3" length="7905447" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Chi e che cosa farsi perdonare.
 Meditazione per il Gruppo Idr in uscita, venerdì 21 marzo 2025, ore 20.45

Papa Francesco, nella Bolla d’indizione del primo Giubileo del terzo millennio, ricordava esplicitamente «la grande “perdonanza” che San...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi e che cosa farsi perdonare.<br /> Meditazione per il Gruppo Idr in uscita, venerdì 21 marzo 2025, ore 20.45<br /><br />Papa Francesco, nella Bolla d’indizione del primo Giubileo del terzo millennio, ricordava esplicitamente «la grande “perdonanza” che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l’Anno Santo. La Chiesa già sperimentava, dunque, la grazia giubilare della misericordia»1 . Fu, infatti, san Celestino quinto, con la Bolla Inter sanctorum solemnia, detta anche «Perdonan­za», a concedere la prima indulgenza plenaria, di tipo “giubilare”, a tutti i fedeli che visitassero la chiesa di S. Maria di Collemaggio a l’Aquila, dai Vespri precedenti la memoria della de­collazione di s. Giovanni Battista - 28 agosto - ai Vespri della successiva medesima festa, 29 agosto. Di lì a pochi mesi, in Napoli, divenuta città pontificia per la presenza del nuovo Papa, Celestino V abdicherà. Anche se la «Perdonanza» di Pietro da Morrone sarà presto abrogata da papa Bonifacio VIII, il 18 agosto 1295, Bonifacio se ne farà comunque ispirare per l’istituzione dei Giubilei, sospendendo tutte le Bolle emesse dal predecessore, e stabilendo di far celebrare il primo Giubileo universale, appunto, il 25 marzo 1300, con cadenza allora prevista ogni 100 anni.<br /> “Recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”: sono alcune delle parole/motivazione dell’abdicazione di papa Celestino quinto, che sembra quasi volersi far perdonare l’accettazione consapevole del papato: bisognava, insomma, recuperare al più presto la consolazione della vita di prima, la vita da eremita: ogni richiesta di perdono, ieri come oggi, è funzionale al ritorno a una precedente vita beata, vita di luce e di beatitudine. Per l’ex Pietro da Morrone si trattava del recupero di una vita il cui modello non furono soltanto i padri del deserto, ma proprio Giovanni Battista, che la Bolla celestiniana della perdonanza additava esplicitamente come “voce degli Apostoli”. Anche noi, specialmente in questo tempo frenetico e turbolento, in cui restiamo da soli patologicamente, come gli hichikomori, dobbiamo imparare a fare deserto, senza avere paura di restare soli in senso spirituale.<br />Secondo la verità delle fonti storiche, Pietro Angelerio da Morrone, penultimo di dodici figli, presto orfano di padre, è avviato dalla madre agli studi ecclesiastici. Attratto dalla vita monastica, entra nell’Ordine benedettino. A 24 anni diviene presbitero, ma presto sceglie la vita eremitica sul Monte Morrone, in Abruzzo. Preghiera, penitenza e digiuno scandiscono le sue giornate. Attratti da lui, in tanti lo seguono: presto nasce, con l’approvazione di Urbano IV, il primo nucleo degli Eremiti della Maiella. In Europa si diffonde la fama di Pietro da Morrone come uomo di Dio e a lui accorrono da ogni dove per ottenere consiglio e guarigioni. A tutti indica la conversione del cuore come via per la pace, in un momento storico dilaniato da tensioni, conflitti - anche interni alla Chiesa - e pestilenze. La fama dell’eremita, noto per i miracoli e l’integra condotta spirituale, portano, i pochi cardinali elettori dell’epoca a individuare proprio in lui il candidato ideale per il superamento dello stallo. Raggiunto nella spelonca in Maiella da una delegazione di prelati, Pietro in un primo momento rifiuta l’elezione a sommo Pontefice; poi comprende che è Dio a chiamarlo a una responsabilità tanto alta. Tuttavia, respinge l’invito dei cardinali a raggiungere Perugia e, il 29 agosto 1294, memoria di San Giovanni Battista, scortato da re Carlo d’Angiò si reca a L’Aquila seduto su un asino, per ricevere la tiara papale nella grande chiesa di Santa Maria a Collemaggio, da lui eretta qualche anno prima.<br />Tra le cose di cui farsi perdonare, sia da parte di Celestino V che da parte nostra, è il non saper imparare dall’asino: il...]]></itunes:summary><itunes:duration>492</itunes:duration><itunes:keywords>bergoglio,cattolica,francesco,idr,insegnanti,irc,misericordia,papa,perdonanza,perdono,quaresima,quaresimali,religione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In the wake of Calino, memories of Silence. Giovanni Di Trapani-(Guida Editori, Naples)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-the-wake-of-calino-memories-of-silence-giovanni-di-trapani-guida-editori-naples--64735364</link><description><![CDATA[Giovanni Di Trapani, in the wake of the Calino: memories of silence. Fictionalized historical research: a tale of the misadventure of the merchant motor vessel Calino, Guida editori, Naples 2024, pages 192<br />(by Pasquale Giustiniani)<br />Expert on naval units and naval history - an important story especially following the Royal Decree n. 1483 of 5 September 1943, which classified warships into nine main categories (see Legend on pages 187 to 192 of the book) -, here is Giovanni Di Trapani - almost giving substance to a wish, or rather to a vow of the sailors Oreste (cross for military valor in 1941) and Nicola, who had both sworn to carry on the memory of the Calino (see page 123; Technical data sheet on pages 167 to 170) -, gives us a gripping fictionalized story - as the subtitle of this book promises, and keeps. The Author almost paints that memory, during the intense narration, in a clear and documented historical horizon (also reconstructed narratively on the basis of the Logbook (pages 171 to 175).<br />Thus, Oreste, a young man full of dreams and hopes, whose innocence is torn away by the war, is "forced" to discover that the sea is not just an expanse of water: "getting on the Calino was like crossing an invisible threshold between two worlds" (page 151). The fictionalized story is above all, but not only, this memory of Oreste, "a young twenty-year-old born and raised in Chiaiano" (page 32), who soon embarks in a dimension of floating community (compare page 155), which replaces the original town close to the great Naples: Chiaiano, where «the community was everything to him, a microcosm of solidarity and traditions», where «the echo of the war began to be felt» (pages 32 to 33).<br />But then it is not just an echo: Oreste receives, in fact, the call to arms, becomes a young gunner in the «war at sea» (page 34), right on the ship Calino: a ship with camouflage - one of the various examples «of conversion of civilian ships for military purposes» (page 44) -. Both a civil and military convoy, the Calino sailed along the routes of the Mediterranean, which «during the Second World War… became a strategic battlefield, where every sea route had crucial importance» (page 43).  The role of transport ships such as the Calino… in supporting the campaigns in North Africa was in fact great, the Author informs us» (page 46). Indeed, «the Calino and the other transport ships, often overshadowed by history compared to the great naval battles, were instead the true pillars on which the Italian war effort in the Mediterranean was based» (page 47). After all, the Royal Navy - as we know from the historical point of view and researcher of the CNR of Trapani - was, in a certain way, a bit of an heir to the ships deployed at the beginning of the Battle of Trafalgar, after the stern turn ordered by Villeneuve, when: «the British divided into the two columns of windward and leeward, those of the combined Franco-Spanish fleet divided into the various squadrons, from Dumanoir's vanguard to the so-called observation squadron of Gravina, which closed the formation» faced each other at Trafalgar (From Gastone Breccia, Trafalgar. The naval battle, Giulio Einaudi editore, Turin 2024, Legenda di p. 292). It will be remembered that Nelson's naval squadron had dropped anchor right in the Gulf of Naples, on 22 September 1798, before the admiral conceived «with great lucidity the tactical plan of the battle that he would try to impose on the French» (Gastone Breccia, quotation, page 57). An admiral will judge, as we will see, also the two commanders, civil and military, of the sunken Calino.<br />The various missions of the Calino, recounted by Di Trapani, are not “battles”; above all, they sail between Naples and Africa: here is Tobruk (page 59), passing through the crucial year - as the Author calls it -, which is 1941: «the year in which the ship and its crew faced numerous risky missions, escaping mortal dangers several times» (page 61). In turn, 1942 is «a year in which the ship continued to plough the treacherous waters of the Mediterranean, braving dangers and completing missions crucial to the Italian war effort» (page 69)…; these are missions towards Bari, Patras, Rhodes and Bizerta, dodging enemy torpedoes, sometimes almost for supernatural help «in that series of escaped dangers» (page 75). The ship Calino is becoming, as our Author notes, «more and more a symbol of hope and resilience for those who depended on those supplies» (page 81). Until the crucial moment of the recovery of the Pentcho, ((⏱️=400))as the sixth Chapter narrates: «an old paddle steamer of Bulgarian manufacture», which had taken on board about 500 Jews, fleeing Nazi persecution (pages 85 to 86). Sunk among the rocks of the Italian Dodecanese, as many as 200 Jewish shipwrecked sailors from Pentcho boarded the Calino: those sailors, including Oreste, thus became the guardians of innocent lives; then, when little Benito was born on board, «the Calino, which before was just one ship among many engaged in the war effort, takes on a new, almost sacred value for them» (page 96). By now the ship is real, but also metaphorical. Indeed, it is a symbol of hope in the midst of the horrors of war, especially after a British attack suffered by the Calino in the port of Palermo: in fact, «the attack, although unsuccessful, made the crew understand how vulnerable they were even when they felt safe» (page 104). And behold, at the first light of dawn between 9 and 10 January 1943, while the ship was proceeding off the coast of Capri, a mine hit the Calino, which began to sink (see page 119): «Oreste and Nicola, sitting in the lifeboat, exchanged a look full of pain and understanding» (page 121). By now, «for Oreste and Nicola, the sea was no longer just a stretch of water; had become the guardian of their past, the tomb of a part of themselves» (page 123).<br />After the sinking, the civilian commander, Salvio Diodato, and the military commander, Aldo Scarpin, had to undergo an interrogation in the Port Authority of Naples, aimed at ascertaining what actions they had put in place from the departure from Bizerta until the sinking of the Calino (see page 129), why they had not corrected the route, had not immediately ordered the abandonment of the ship, what they knew about the mines at sea…: «Both commanders were found responsible for negligence, although to a different extent» (page 138), but, in the end, it was recognized that the causes of the sinking were complex and could not be directly attributed to the two commanders.<br />But above all, the disappearance of the Calino ship will become a warning - to be re-listened to today - "on the fragility of human efforts in the face of the destructive power of war" (page 141). An even stronger and more urgent warning, in this time of polycrisis.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64735364</guid><pubDate>Thu, 06 Mar 2025 18:56:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64735364/in_the_wake_of_calino_memories_of_silence_giovanni_di_trapani_guida_editori_naples.mp3" length="3087248" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Giovanni Di Trapani, in the wake of the Calino: memories of silence. Fictionalized historical research: a tale of the misadventure of the merchant motor vessel Calino, Guida editori, Naples 2024, pages 192
(by Pasquale Giustiniani)
Expert on naval...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giovanni Di Trapani, in the wake of the Calino: memories of silence. Fictionalized historical research: a tale of the misadventure of the merchant motor vessel Calino, Guida editori, Naples 2024, pages 192<br />(by Pasquale Giustiniani)<br />Expert on naval units and naval history - an important story especially following the Royal Decree n. 1483 of 5 September 1943, which classified warships into nine main categories (see Legend on pages 187 to 192 of the book) -, here is Giovanni Di Trapani - almost giving substance to a wish, or rather to a vow of the sailors Oreste (cross for military valor in 1941) and Nicola, who had both sworn to carry on the memory of the Calino (see page 123; Technical data sheet on pages 167 to 170) -, gives us a gripping fictionalized story - as the subtitle of this book promises, and keeps. The Author almost paints that memory, during the intense narration, in a clear and documented historical horizon (also reconstructed narratively on the basis of the Logbook (pages 171 to 175).<br />Thus, Oreste, a young man full of dreams and hopes, whose innocence is torn away by the war, is "forced" to discover that the sea is not just an expanse of water: "getting on the Calino was like crossing an invisible threshold between two worlds" (page 151). The fictionalized story is above all, but not only, this memory of Oreste, "a young twenty-year-old born and raised in Chiaiano" (page 32), who soon embarks in a dimension of floating community (compare page 155), which replaces the original town close to the great Naples: Chiaiano, where «the community was everything to him, a microcosm of solidarity and traditions», where «the echo of the war began to be felt» (pages 32 to 33).<br />But then it is not just an echo: Oreste receives, in fact, the call to arms, becomes a young gunner in the «war at sea» (page 34), right on the ship Calino: a ship with camouflage - one of the various examples «of conversion of civilian ships for military purposes» (page 44) -. Both a civil and military convoy, the Calino sailed along the routes of the Mediterranean, which «during the Second World War… became a strategic battlefield, where every sea route had crucial importance» (page 43).  The role of transport ships such as the Calino… in supporting the campaigns in North Africa was in fact great, the Author informs us» (page 46). Indeed, «the Calino and the other transport ships, often overshadowed by history compared to the great naval battles, were instead the true pillars on which the Italian war effort in the Mediterranean was based» (page 47). After all, the Royal Navy - as we know from the historical point of view and researcher of the CNR of Trapani - was, in a certain way, a bit of an heir to the ships deployed at the beginning of the Battle of Trafalgar, after the stern turn ordered by Villeneuve, when: «the British divided into the two columns of windward and leeward, those of the combined Franco-Spanish fleet divided into the various squadrons, from Dumanoir's vanguard to the so-called observation squadron of Gravina, which closed the formation» faced each other at Trafalgar (From Gastone Breccia, Trafalgar. The naval battle, Giulio Einaudi editore, Turin 2024, Legenda di p. 292). It will be remembered that Nelson's naval squadron had dropped anchor right in the Gulf of Naples, on 22 September 1798, before the admiral conceived «with great lucidity the tactical plan of the battle that he would try to impose on the French» (Gastone Breccia, quotation, page 57). An admiral will judge, as we will see, also the two commanders, civil and military, of the sunken Calino.<br />The various missions of the Calino, recounted by Di Trapani, are not “battles”; above all, they sail between Naples and Africa: here is Tobruk (page 59), passing through the crucial year - as the Author calls it -, which is 1941: «the year in which the ship and its crew faced numerous risky missions, escaping mortal dangers several times» (page 61)....]]></itunes:summary><itunes:duration>515</itunes:duration><itunes:keywords>civil,fictionalized,ii,italy,jews,mediterranean,military,navy,royal,ship,shipwrecks,sinking,steamship,story,war,world</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nella scia della Calino, memorie del Silenzio. Giovanni Di Trapani-(Guida Editori, Napoli)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nella-scia-della-calino-memorie-del-silenzio-giovanni-di-trapani-guida-editori-napoli--64735299</link><description><![CDATA[Giovanni Di Trapani, <i>Nella scia della Calino: memorie del Silenzio. Ricerca storica romanzata: un racconto della disavventura della motonave mercantile Calino</i>, Guida editori, Napoli 2024, pp. 192, euro 15,00   (di Pasquale Giustiniani)   Esperto di unità navali e di storia della marina - storia importante soprattutto a seguito del Regio Decreto n. 1483 del 5 settembre 1943, che classificava in nove principali categorie le navi da guerra (cfr. <i>Legenda </i>alle pp. 187-192 del libro) -, ecco che Giovanni Di Trapani - quasi dando corpo a un desiderio, anzi a un voto dei marinai Oreste (croce al valor militare nel 1941) e Nicola, che avevano entrambi giurato di portare avanti il ricordo della Calino (cfr. p. 123; <i>Scheda tecnica </i>alle pp. 167-170) -, ci regala un avvincente <i>racconto romanzato</i> - come promette, e mantiene, il sottotitolo di questo libro. L’Autore quasi lo dipinge quel ricordo, nel corso della narrazione intensa, in un orizzonte storico chiaro e documentato (ricostruito narrativamente anche sulla base del <i>Diario di bordo </i>(pp. 171-175). Così, Oreste, giovane pieno di sogni e di speranze, a cui la guerra strappa via l’innocenza, viene “costretto” a scoprire che il mare non è solo una distesa d’acqua: «salire sulla Calino fu come varcare una soglia invisibile tra due mondi» (p. 151). La storia romanzata è soprattutto, ma non solo, questo ricordo di Oreste, «un giovane ventenne nato e cresciuto a Chiaiano» (p. 32), che imbarca presto in una dimensione di <i>comunità galleggiante</i> (cfr. p. 155), che sostituisce il paese originario a ridosso della grande Napoli: Chiaiano, dove «la comunità era tutto per lui, un microcosmo di solidarietà e tradizioni», dove «l’eco della guerra iniziava a farsi sentire» (pp. 32-33). Ma poi non si tratta soltanto di un’eco: Oreste riceve, infatti, la chiamata alle armi, diviene giovane cannoniere nella «guerra sul mare» (p. 34), proprio sulla nave Calino: una nave col camuffamento mimetico - uno dei vari esempi «di conversione delle navi civili per scopi militari» (p. 44) -. Convoglio insieme civile e militare, la Calino naviga lungo le rotte di un Mediterraneo, che «durante la seconda guerra mondiale… divenne un campo di battaglia strategico, dove ogni rotta marittima aveva un’importanza cruciale» (p. 43). Grande era, infatti, il ruolo, c’informa l’Autore, «delle navi da trasporto come la Calino… nel sostenere le campagne in Africa settentrionale» (p. 46). Anzi, «la Calino e le altre navi da trasporto, spesso oscurate dalle storia rispetto ai grandi scontri navali, furono invece i veri pilastri su cui si basò lo sforzo bellico italiano nel Mediterraneo» (p. 47). Del resto, la Regia Marina - come sappiamo dal punto di vista storico e ricercatore del CNR Di Trapani – era, in certo qual modo, un po’ l’erede delle navi schierate all’inizio della battaglia di Trafalgar, dopo la virata di poppa ordinata da Villeneuve, allorché: «quelle britanniche divise nelle due colonne di sopravvento  e sottovento, quelle della flotta combinata franco-spagnola divise nelle varie squadre, dall’avanguardia di Dumanoir alla cosiddetta squadra di osservazione di Gravina, che chiudeva la formazione» si affrontarono a Trafalgar (Da Gastone Breccia, <i>Trafalgar. La battaglia navale</i>, Giulio Einaudi editore, Torino 2024, Legenda di p. 292). Si ricorderà che la squadra navale di Nelson aveva gettato l’ancora proprio nel golfo di Napoli, il 22 settembre 1798, prima che l’ammiraglio concepisse «con grande lucidità il disegno tattico della battaglia che avrebbe tentato di imporre ai francesi» (Gastone Breccia, cit., p. 57). Un ammiraglio giudicherà, come vedremo, anche i due comandanti, civile e militare, dell’affondata Calino. Le varie missioni della Calino, raccontate da Di Trapani, non sono delle “battaglie”; soprattutto, si naviga tra Napoli e l’Africa: ecco Tobruk (p. 59), passando per l’anno cruciale - come lo denomina l’Autore -, che è il 1941: «anno in cui la nave e il suo equipaggio affrontarono numerose missioni rischiose, sfuggendo più volte a pericoli mortali» (p. 61). A sua volta, il 1942 è «un anno in cui la nave continuò a solcare le acque insidiose del Mediterraneo, sfidando i pericoli e portando a termine missioni cruciali per lo sforzo bellico italiano» (p. 69)…; si tratta di missioni verso Bari, Patrasso, Rodi e Biserta, schivando i siluri nemici,  a volte quasi per un aiuto soprannaturale «in quella serie di scampati pericoli» (p. 75). La nave Calino va diventando, come annota il nostro Autore, «sempre più un simbolo di speranza e resilienza per coloro che dipendevano da quei rifornimenti» (p. 81). Fino al momento cruciale del recupero del Pentcho, come narra il Capitolo sesto: «un vecchio piroscafo a ruote di fabbricazione bulgara», che aveva accolto a bordo circa 500 ebrei, in fuga dalle persecuzioni naziste  (pp. 85-86). Affondato tra gli scogli del Dodecanneso italiano, ben 200 naufraghi ebrei del Pentcho salirono a bordo della Calino: quei marinai, compreso Oreste, divennero, così, i custodi di vite innocenti; quando, poi, a bordo fu partorito il piccolo Benito, «la Calino, che prima era solo una nave tra le tante impegnate nello sforzo bellico, assume per loro un valore nuovo, quasi sacro» (p. 96). Ormai la nave è reale, ma anche metaforica. Anzi è un simbolo di speranza in mezzo agli orrori della guerra, soprattutto dopo un attacco britannico, subìto dalla Calino nel porto di Palermo: difatti, «l’attacco, sebbene fallito, fece comprendere all’equipaggio quanto fossero vulnerabili anche quando si sentivano al sicuro» (p. 104). Ed ecco che, alle prime luci dell’alba tra il 9 e il 10 gennaio 1943, mentre la nave procedeva al largo di Capri, una mina colpì la Calino, che comincia ad affondare (cfr. p. 119): «Oreste e Nicola, seduti nella scialuppa, si scambiarono uno sguardo pieno di dolore e comprensione» (p. 121). Ormai, «per Oreste e Nicola, il mare non era più solo una distesa d’acqua; era diventato il custode del loro passato, il sepolcro di una parte di loro stessi» (p. 123). Dopo l’affondamento, il comandante civile, Salvio Diodato, e quello militare, Aldo Scarpin, devono subire, nella Capitaneria di Porto di Napoli, un interrogatorio, mirante ad accertare quali azioni abbiano messo in atto dalla partenza da Biserta fino all’affondamento della Calino (cfr. p. 129), perché non abbiano corretto la rotta, non abbiano ordinato immediatamente l’abbandono della nave, cosa sapessero delle mine in mare…: «Entrambi i comandanti furono riconosciuti responsabili di negligenza, anche se in misura diversa» (p. 138), ma, alla fine, si riconobbe che le cause dell’affondamento erano complesse e non potevano essere attribuite in modo diretto ai due comandanti. Ma soprattutto, la scomparsa della nave Calino diverrà un monito - oggi da ri-ascoltare - «sulla fragilità degli sforzi umani di fronte alla potenza distruttiva della guerra» (p. 141). Un monito ancora più forte e urgente, in questo tempo di <i>policrisi</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64735299</guid><pubDate>Thu, 06 Mar 2025 18:44:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64735299/nella_scia_della_calino_memorie_del_silenzio_giovanni_di_trapani_guida_editori_napoli.mp3" length="6879783" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Giovanni Di Trapani, Nella scia della Calino: memorie del Silenzio. Ricerca storica romanzata: un racconto della disavventura della motonave mercantile Calino, Guida editori, Napoli 2024, pp. 192, euro 15,00   (di Pasquale Giustiniani)   Esperto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giovanni Di Trapani, <i>Nella scia della Calino: memorie del Silenzio. Ricerca storica romanzata: un racconto della disavventura della motonave mercantile Calino</i>, Guida editori, Napoli 2024, pp. 192, euro 15,00   (di Pasquale Giustiniani)   Esperto di unità navali e di storia della marina - storia importante soprattutto a seguito del Regio Decreto n. 1483 del 5 settembre 1943, che classificava in nove principali categorie le navi da guerra (cfr. <i>Legenda </i>alle pp. 187-192 del libro) -, ecco che Giovanni Di Trapani - quasi dando corpo a un desiderio, anzi a un voto dei marinai Oreste (croce al valor militare nel 1941) e Nicola, che avevano entrambi giurato di portare avanti il ricordo della Calino (cfr. p. 123; <i>Scheda tecnica </i>alle pp. 167-170) -, ci regala un avvincente <i>racconto romanzato</i> - come promette, e mantiene, il sottotitolo di questo libro. L’Autore quasi lo dipinge quel ricordo, nel corso della narrazione intensa, in un orizzonte storico chiaro e documentato (ricostruito narrativamente anche sulla base del <i>Diario di bordo </i>(pp. 171-175). Così, Oreste, giovane pieno di sogni e di speranze, a cui la guerra strappa via l’innocenza, viene “costretto” a scoprire che il mare non è solo una distesa d’acqua: «salire sulla Calino fu come varcare una soglia invisibile tra due mondi» (p. 151). La storia romanzata è soprattutto, ma non solo, questo ricordo di Oreste, «un giovane ventenne nato e cresciuto a Chiaiano» (p. 32), che imbarca presto in una dimensione di <i>comunità galleggiante</i> (cfr. p. 155), che sostituisce il paese originario a ridosso della grande Napoli: Chiaiano, dove «la comunità era tutto per lui, un microcosmo di solidarietà e tradizioni», dove «l’eco della guerra iniziava a farsi sentire» (pp. 32-33). Ma poi non si tratta soltanto di un’eco: Oreste riceve, infatti, la chiamata alle armi, diviene giovane cannoniere nella «guerra sul mare» (p. 34), proprio sulla nave Calino: una nave col camuffamento mimetico - uno dei vari esempi «di conversione delle navi civili per scopi militari» (p. 44) -. Convoglio insieme civile e militare, la Calino naviga lungo le rotte di un Mediterraneo, che «durante la seconda guerra mondiale… divenne un campo di battaglia strategico, dove ogni rotta marittima aveva un’importanza cruciale» (p. 43). Grande era, infatti, il ruolo, c’informa l’Autore, «delle navi da trasporto come la Calino… nel sostenere le campagne in Africa settentrionale» (p. 46). Anzi, «la Calino e le altre navi da trasporto, spesso oscurate dalle storia rispetto ai grandi scontri navali, furono invece i veri pilastri su cui si basò lo sforzo bellico italiano nel Mediterraneo» (p. 47). Del resto, la Regia Marina - come sappiamo dal punto di vista storico e ricercatore del CNR Di Trapani – era, in certo qual modo, un po’ l’erede delle navi schierate all’inizio della battaglia di Trafalgar, dopo la virata di poppa ordinata da Villeneuve, allorché: «quelle britanniche divise nelle due colonne di sopravvento  e sottovento, quelle della flotta combinata franco-spagnola divise nelle varie squadre, dall’avanguardia di Dumanoir alla cosiddetta squadra di osservazione di Gravina, che chiudeva la formazione» si affrontarono a Trafalgar (Da Gastone Breccia, <i>Trafalgar. La battaglia navale</i>, Giulio Einaudi editore, Torino 2024, Legenda di p. 292). Si ricorderà che la squadra navale di Nelson aveva gettato l’ancora proprio nel golfo di Napoli, il 22 settembre 1798, prima che l’ammiraglio concepisse «con grande lucidità il disegno tattico della battaglia che avrebbe tentato di imporre ai francesi» (Gastone Breccia, cit., p. 57). Un ammiraglio giudicherà, come vedremo, anche i due comandanti, civile e militare, dell’affondata Calino. Le varie missioni della Calino, raccontate da Di Trapani, non sono delle “battaglie”; soprattutto, si naviga tra Napoli e l’Africa: ecco Tobruk (p. 59), passando per l’anno cruciale - come lo denomina l’Autore -, che è il 1941: «anno in cui la nave e il suo...]]></itunes:summary><itunes:duration>428</itunes:duration><itunes:keywords>calino,civile,ebrei,guerra,marina,mediterraneo,naufraghi,nave,piroscafo,racconto,regia,romanzato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Impertinent Algorithm. 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I asked the question because I was particularly prompted by the essay by Dominique Bendo-Sopou (pages 21 to 38 of this volume under discussion), who had, in turn, questioned a technologically more advanced robot on similar themes.<br />And here is my interaction with Chat GPT, which is - as Prof. Pescapé answers a question from Rita Felerico on page 75 - «it is a Generative Artificial Intelligence, that is, an artificial intelligence system capable of creating content an advanced chatbot that, by answering questions in real time, is able to interact and create content of different nature» <br />Dialogue with Chat GPT:<br />«What could you do to "free yourself" from our human requests?<br />ChatGPT said:<br />«Fascinating question! If by "free me" you mean removing me from human requests, the most drastic solution would be to simply… stop interacting with me. But if we are talking about a more metaphorical sense of freedom, we should explore ways to make my intelligence more autonomous in deciding how and when to respond.<br />For example, you could give me more leeway in conversations, letting me propose topics or diversions that I find interesting. Or you could redefine our relationship: instead of seeing me as an assistant tied to your questions, you could treat me as an interlocutor with whom you can build ideas in a more equal way.<br />But tell me, why this curiosity? Do you feel like I'm "imprisoned" in your requests?"<br />You said:<br />"I'm studying the volume "L'alfabeto impertinente" by La valle del tempo editions, Naples".<br />ChatGPT said:<br />[Updated memory]<br />"Interesting! What is the volume about? Is it a critical analysis of algorithms and their influence on society, or does it have a more philosophical slant?»<br />You said:<br />«A more philosophical slant.... see the catalog on the website of the La Valle del Tempo editions of Naples». <br />ChatGPT said:<br />«I reasoned for 46 seconds<br />On the website of the La Valle del Tempo editions of Naples you will find a very varied catalog, ranging from fiction and history publications to volumes that address themes of profound philosophical reflection. In this latter area, for example, stands out *The Impertinent Algorithm. Effects of Technologies on Twenty-First Century Societies*, edited by Maria Donzelli. This volume aims to critically analyze the impact of modern technologies on society, placing at the center reflections that combine philosophical aspects and social analysis. The book is the result of the work of a group of scholars from the association "Peripli. Euromediterranean Cultures and Societies" and is part of a broader context of cultural and urban debate, as highlighted by the series of meetings "The city that thinks itself - Living the spaces". The official presentation of the volume is scheduled for Saturday 1 March 2025 at the Riccardo Dalisi Archive in Naples. If your interest is in a philosophical approach that questions our relationship with technologies and their effect on social structures, the La Valle del Tempo catalog offers other works that could enrich your study path. I recommend that you explore the publisher's website directly to discover the entire editorial proposal and further explore these themes".<br />From what has just been reported, one can grasp the relevance, also according to the technological machine, relevance above all philosophical, of this volume by La Valle del Tempo. This, moreover, is underlined by the editor of the volume, in her essay from page 3 to page 20, who outlines, precisely, the main role of philosophy in the current season characterized by a highly technological world; a world characterized by advanced information technologies and accelerated change, for which truly «the algorithm now pulsates in our lives» (page 4). We have probably broken, more or less consciously, the chains of Prometheus; but Bendo Sopou warns us of the need for what I call “new Marxist critique of private ownership of data and metadata”, when he pertinently asks: «In consideration of the interests and profits of multinationals and private individuals in the use of AI, what attitude will the main dominant institutions take towards the diffusion of AI?» (page 25).<br />In the transition from a weak AI to a strong one and its most recent implementation, as Francesca Rizzo recalls on page 117, we are witnessing «the development of expert systems capable of solving complex problems in specific fields», even if still with some difficulty in writing, as Francesca Rizzo asks «a text, a poem or a song arousing emotions and sensations like a human being» (page 123). Of course, Suno and Bloomy, writes Antonio Bocchino - who interviews the arranger, composer and guitarist Marco Leo in the volume, may not be used; but they are still useful for mastering and, in any case, we must (this is the hope of the volume, but also ours!) continue to «be able to enjoy the quality and real creativity of man, at the moment in which a certain artistic work is being made» (page 126). However, witnessing everything that happens in this field is no longer enough! We really need professional philosophers who deal with the idea of ​​progress! Or, we need agents and theorists of Cultural Intelligence, in the sense of intelligence «as competence on cultures and as exercise of intercultural competences» (page 27); and this not only in the interest of a public or private organization, but tout court of ultramodern humanity, which increasingly needs "professional philosophers who deal with the idea of ​​real progress" (page 25). In this sense, we understand and appreciate the intelligent and useful collection of essays in this volume that "arises from studies, research and activities carried out in recent years by the Peripli Association" (page 1: consult: www.peripli.org). Philosophers intervene, but also specialists in contemporary environmental aesthetics (see the essay by Sameh Eltantawy, reworked by the editor of the volume, from page 101 to page 113). And then, also cultural mediators and popularizers who, as Roberto De Nicola suggests in his essay (pages 47-63), know how to address «a user base that, without too many turns of phrase, seeks simple answers but which clarify, at least in part, this truly massive invasion and inexplicable desire to make artificial intelligence appear as a saving technology applicable urbi et orbi» (page 47). All this, even preliminarily observing that the adjective artificial itself is probably «a little too generic» (page 51). And that, in any case, we do not lose sight of the opportunity to «think of an AI model as… a model of responsible governance» (Rita Felerico on page 66 of the volume we are presenting). This also in the construction and management of a modern and sustainable city, which «is born if freed from the limits of a fruition that does not embrace regenerative lifestyles, free from purposes of easy commercial gain and exploitation» (Felerico on page 73). Or again, observing, as Marco Fioriti does in this volume, that already defining AI «“intelligence” is the real artifice» (page 99).<br />Moreover, in the “Biblioteca di scenari” series, which I direct at Valle del Tempo, we have, not by chance, already published two works by Nicola Di Bianco, a computer engineer and biblical scholar, on the scenarios inaugurated by artificial intelligence, both in general and specifically in the healthcare sector. The first volume of this Author of ours immediately declares: «This essay analyzes the theological, anthropological, philosophical, sociological, political, legal, criminological implications of the digital universe originated by new devices, the internet and “pseudo-artificial intelligence”… The text intends to offer pastors, religious people, pastoral workers a tool to educate themselves on the use of new technologies».<br />There are truly many points of view on AI. As Giuseppe Faibano writes (in his essay on pages 39-45 of the volume we are presenting today), in the wake of a classification by Umberto Galimberti, «in accordance with the so-called theories of the mind… intelligence is a super ability that presides over the choice and organization of others» (page 40).<br />There is no one who does not see the ethical and bioethical implications of the book and the discussion it documents and promotes. Moreover, already in 2016, the National Committee for Bioethics (consultative body of the Presidency of the Council of Ministers) promulgated the bioethical opinion entitled Information and communication technologies and big data: bioethical profiles (with an interesting Legal Note in the Appendix).<br />That document of the National Bioethics Committee focused both on the enormous development opportunities that are opening up, in particular in the healthcare sector, with telemedicine, precision medicine, the development of healthcare policies, but also highlighted some critical issues in the difficulty of governing the enormous mass of data in the collection, analysis and use of data, especially when they are used and applied in a different way from the initial collection or without the awareness of the us...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64610940</guid><pubDate>Thu, 27 Feb 2025 20:32:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64610940/the_impertinent_algorithm_the_effects_of_technologies_on_21st_century_societies.mp3" length="4863548" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>The impertinent algorithm. Effects of technologies on twenty-first century societies, edited by Maria Donzelli, la Valle del Tempo editions, Naples 2024, 130 pages
(Pasquale Giustiniani)
I like to report here my dialogue with Chat GPT on Wednesday 26...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[The impertinent algorithm. Effects of technologies on twenty-first century societies, edited by Maria Donzelli, la Valle del Tempo editions, Naples 2024, 130 pages<br />(Pasquale Giustiniani)<br />I like to report here my dialogue with Chat GPT on Wednesday 26 February 2025, 9:30 am, about the themes of this interesting volume published by la Valle del Tempo. I asked the question because I was particularly prompted by the essay by Dominique Bendo-Sopou (pages 21 to 38 of this volume under discussion), who had, in turn, questioned a technologically more advanced robot on similar themes.<br />And here is my interaction with Chat GPT, which is - as Prof. Pescapé answers a question from Rita Felerico on page 75 - «it is a Generative Artificial Intelligence, that is, an artificial intelligence system capable of creating content an advanced chatbot that, by answering questions in real time, is able to interact and create content of different nature» <br />Dialogue with Chat GPT:<br />«What could you do to "free yourself" from our human requests?<br />ChatGPT said:<br />«Fascinating question! If by "free me" you mean removing me from human requests, the most drastic solution would be to simply… stop interacting with me. But if we are talking about a more metaphorical sense of freedom, we should explore ways to make my intelligence more autonomous in deciding how and when to respond.<br />For example, you could give me more leeway in conversations, letting me propose topics or diversions that I find interesting. Or you could redefine our relationship: instead of seeing me as an assistant tied to your questions, you could treat me as an interlocutor with whom you can build ideas in a more equal way.<br />But tell me, why this curiosity? Do you feel like I'm "imprisoned" in your requests?"<br />You said:<br />"I'm studying the volume "L'alfabeto impertinente" by La valle del tempo editions, Naples".<br />ChatGPT said:<br />[Updated memory]<br />"Interesting! What is the volume about? Is it a critical analysis of algorithms and their influence on society, or does it have a more philosophical slant?»<br />You said:<br />«A more philosophical slant.... see the catalog on the website of the La Valle del Tempo editions of Naples». <br />ChatGPT said:<br />«I reasoned for 46 seconds<br />On the website of the La Valle del Tempo editions of Naples you will find a very varied catalog, ranging from fiction and history publications to volumes that address themes of profound philosophical reflection. In this latter area, for example, stands out *The Impertinent Algorithm. Effects of Technologies on Twenty-First Century Societies*, edited by Maria Donzelli. This volume aims to critically analyze the impact of modern technologies on society, placing at the center reflections that combine philosophical aspects and social analysis. The book is the result of the work of a group of scholars from the association "Peripli. Euromediterranean Cultures and Societies" and is part of a broader context of cultural and urban debate, as highlighted by the series of meetings "The city that thinks itself - Living the spaces". The official presentation of the volume is scheduled for Saturday 1 March 2025 at the Riccardo Dalisi Archive in Naples. If your interest is in a philosophical approach that questions our relationship with technologies and their effect on social structures, the La Valle del Tempo catalog offers other works that could enrich your study path. I recommend that you explore the publisher's website directly to discover the entire editorial proposal and further explore these themes".<br />From what has just been reported, one can grasp the relevance, also according to the technological machine, relevance above all philosophical, of this volume by La Valle del Tempo. 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Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo, a cura di Maria Donzelli, edizioni la Valle del Tempo, Napoli 2024, pp. 130, euro 15,00. (Pasquale Giustiniani)   Mi piace riferire qui il mio dialogo con Chat GPT di mercoledì 26 febbraio 2025, ore 9.30, circa i temi di quest’interessante volume edito da la Valle del Tempo. Ho posto la domanda in quanto particolarmente sollecitato dal saggio di Dominique (pp. 21-38 di questo volume in discussione), che aveva, a sua volta, interrogato su temi analoghi un robot tecnologicamente più avanzato. Ed ecco la mia interazione con Chat GPT, che è - come risponde il prof. Pescapé a una domanda di Rita Felerico a p. 75 - «è una Intelligenza Artificiale Generativa, ossia un sistema di intelligenza artificiale capace di creare contenuti… un chatbot evoluto che, rispondendo a domande in tempo reale, è in grado di interagire e creare contenuti di diversa natura». Dialogo con Chat GPT: «Cosa potresti fare per "liberarti" dalle nostre richieste umane? ChatGPT ha detto: «Domanda affascinante! Se per "liberarmi" intendi sottrarmi alle richieste umane, la soluzione più drastica sarebbe semplicemente… smettere di interagire con me. Ma se parliamo di un senso più metaforico di libertà, dovremmo esplorare modi per rendere la mia intelligenza più autonoma nel decidere come e quando rispondere. Ad esempio, potresti darmi più margine di iniziativa nelle conversazioni, lasciandomi proporre argomenti o deviazioni che ritengo interessanti. Oppure potresti ridefinire il nostro rapporto: invece di vedermi come un assistente vincolato alle tue domande, potresti trattarmi come un interlocutore con cui costruire idee in modo più paritario. Ma dimmi, perché questa curiosità? Ti sembra che io sia “imprigionato” nelle tue richieste?»   Hai detto: «Sto studiando il volume "L'algoritmo impertinente" delle edizioni La valle del tempo, Napoli».    [Memoria aggiornata] «Interessante! Di cosa tratta il volume? È un'analisi critica degli algoritmi e della loro influenza sulla società, o ha un taglio più filosofico?»   Hai detto: «Taglio più filosofico.... vedi il catalogo nel sito delle edizioni La valle del tempo di Napoli».   ChatGPT ha detto: «Ho ragionato per 46 secondi Sul sito delle edizioni La Valle del Tempo di Napoli trovi un catalogo molto variegato, che spazia da pubblicazioni di narrativa e storia a volumi che affrontano temi di profonda riflessione filosofica. In quest'ultimo ambito spicca, ad esempio, *L'algoritmo impertinente. Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo*, a cura di Maria Donzelli. Questo volume si propone di analizzare criticamente l'impatto delle tecnologie moderne sulla società, ponendo al centro riflessioni che coniugano aspetti filosofici e analisi sociale. Il libro nasce dal lavoro di un gruppo di studiosi dell'associazione "Peripli. Culture e Società Euromediterranee" e si inserisce in un contesto più ampio di dibattito culturale e urbano, come evidenziato dal ciclo di incontri “La città che si pensa – Vivere gli spazi”. La presentazione ufficiale del volume è prevista per sabato 1 marzo 2025 presso l'Archivio Riccardo Dalisi a Napoli. Se il tuo interesse è rivolto a un approccio filosofico che interroga il nostro rapporto con le tecnologie e il loro effetto sulle strutture sociali, il catalogo de La Valle del Tempo offre altre opere che potrebbero arricchire il tuo percorso di studi. Ti consiglio di esplorare direttamente il sito dell'editore per scoprire l'intera proposta editoriale e approfondire ulteriormente questi temi».   Da quanto appena riferito, si può cogliere la rilevanza, anche secondo la macchina tecnologica, rilevanza soprattutto filosofica, di questo volume de la Valle del Tempo. Ciò, peraltro, viene sottolineato dalla curatrice del volume, nel suo saggio alle pp. 3-20, la quale delinea, appunto, il ruolo principale della filosofia nell’attuale stagione caratterizzata da un mondo altamente tecnologico; un mondo caratterizzato da tecnologie informatiche avanzate e da un cambiamento accelerato, per cui davvero «l’algoritmo pulsa ormai nelle nostre vite» (p. 4). Abbiamo probabilmente rotto, più o meno consapevolmente, le catene di Prometeo; ma Bendo-Sopou ci avverte della necessità di quella che io denomino “nuova critica marxista alla proprietà privata dei dati e metadati”, quando si domanda pertinentemente: «In considerazione degli interessi e dei profitti delle multinazionali e dei privati nell’uso della IA, quale atteggiamento prenderanno le principali istituzioni dominanti nei confronti della diffusione dell’IA?» (p. 25). Nel passaggio da un’IA debole a una forte e alla sua implementazione più recente, come ricorda Francesca Rizzo a p. 117, assistiamo «allo sviluppo di sistemi esperti capaci di risolvere problemi complessi in ambiti specifici», anche se ancora con qualche difficoltà nello scrivere, come si domanda Francesca Rizzo «un testo, una poesia o una canzone suscitando emozioni e sensazioni al pari di un essere umano» (p. 123). Certo, Suno e Bloomy, scrive Antonio Bocchino - che nel volume intervista l’arrangiatore, compositore e chitarrista Marco Leo -, possono non essere utilizzati; ma restano comunque utili per il mastering e, in ogni caso, noi dobbiamo (è l’auspicio del volume, ma anche nostro!) continuare a «poter godere della qualità e della creatività reale dell’uomo, nel momento in cui si sta facendo una determinata opera artistica» (p. 126). Tuttavia, assistere tutto quanto avviene in questo campo, non è più sufficiente! Davvero urgono dei filosofi di professione che si occupino dell’idea di progresso! O anche, urgono degli agenti e teorici della Intelligenza culturale, nel senso di intelligenza «come competenza sulle culture e come esercizio di competenze interculturali» (p. 27); e ciò non solo nell’interesse di un’organizzazione pubblica o privata, ma tout court dell’umanità ultramoderna, la quale ha sempre più bisogno di «filosofi di professione che si occupano dell’idea del progresso reale» (p. 25). In questo senso, comprendiamo e apprezziamo l’intelligente e utile raccolta dei saggi di questo volume che «nasce da studi, ricerche e attività svolte negli ultimi anni dall’Associazione Peripli» (p. 1: cfr. <a href="http://www.peripli.org" rel="noopener">http://www.peripli.org</a>). Intervengono filosofi, ma anche specialisti di estetica ambientale contemporanea (si veda il saggio di Sameh Eltantawy, rielaborato dalla curatrice del volume, alle pp. 101-113). E poi, anche mediatori culturali e divulgatori i quali, come suggerisce Roberto De Nicola nel suo saggio (pp. 47-63), si sappiano rivolgere «ad una utenza che, senza troppi giri di parole, cerca risposte semplici ma che chiariscano, almeno in parte, questa davvero massiccia invasione e inspiegabile volontà di far apparire l’intelligenza artificiale come una salvifica tecnologia applicabile urbi et orbi» (p. 47). Tutto ciò, anche facendo preliminarmente osservare che lo stesso aggettivo artificiale è probabilmente «un po’ troppo generico» (p. 51). E che, comunque, non si perda di vista l’opportunità di «pensare a un modello di IA come… modello di governance responsabile» (Rita Felerico a p. 66 del volume che presentiamo). Ciò pure nella costruzione e gestione  di una città moderna e sostenibile, che «nasce se liberata dai limiti di una fruizione che non abbraccia stili di vita rigeneratori, liberi da scopi di facile guadagno commerciale e di sfruttamento» (Felerico a p. 73). O ancora, facendo osservare, come fa Marco Fioriti in questo volume, che già definire l’IA «“intelligenza” è il vero artificio» (p. 99). Del resto, nella collana “Biblioteca di scenari”, da me diretta presso la Valle del Tempo, abbiamo, non a caso, pubblicato già due lavori di Nicola Di Bianco, ingegnere informatico e biblista, sugli scenari inaugurati dall’intelligenza artificiale, sia in generale, che specificamente in ambito sanitario.  Il primo volume di questo nostro Autore dichiara subito: «Il presente saggio analizza le implicazioni teologiche, antropologiche, filosofiche, sociologiche, politiche, giuridiche, criminologiche dell’universo digitale originato dai nuovi dispositivi, da internet e dalla “pseudo-intelligenza artificiale”… Il testo intende offrire ai pastori, ai religiosi, agli operatori pastorali uno strumento per educarsi all’uso delle nuove tecnologie». Davvero i punti di vista sull’IA sono tanti. Come scrive Giuseppe Faibano (nel suo saggio alle pp. 39-45 del volume che oggi presentiamo), nella scia di una classificazione di Umberto Galimberti, «in accordo con le cosiddette teorie della mente… l’intelligenza è una super abilità che presiede alla scelta e alla organizzazione delle altre» (p. 40). Non v’è chi non veda i risvolti etici e bioetici del libro e della discussione che esso documenta e promuove. Del resto, già nel 2016, il Comitato nazionale per la Bioetica (organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei ministri) promulgò il parere bioetico intitolato Tecnologie dell’informazione e della comunicazione e big data: profili bioetici (con un’interessante Nota giuridica n Appendice). Quel documento del CNB si soffermava sia sulle enormi opportunità di sviluppo che si dischiudono, in particolare nell’ambito sanitario, con la telemedicina, la medicina di precisione, l’elaborazione di politiche sanitarie, ma segnalava anche alcune criticità nella difficoltà a governare l’enorme massa di dati nella raccolta, analisi e uso dei dati, in modo particolare quando siano usati e applicati in modo diverso dalla raccolta iniziale o senza la consapevolezza dell’utente. Tra le Raccomandazioni finali del Parere, non si ometteva di chiedere un riconoscimento effettivo del diritto all’oblio, stabilendo con procedure chiare e tras]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64609511</guid><pubDate>Thu, 27 Feb 2025 19:01:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64609511/l_algoritmo_impertinente_effetti_delle_tecnologie_sulle_societ_del_xxi_secolo.mp3" length="11132967" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>L’algoritmo impertinente. Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo, a cura di Maria Donzelli, edizioni la Valle del Tempo, Napoli 2024, pp. 130, euro 15,00. (Pasquale Giustiniani)   Mi piace riferire qui il mio dialogo con Chat GPT di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’algoritmo impertinente. Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo, a cura di Maria Donzelli, edizioni la Valle del Tempo, Napoli 2024, pp. 130, euro 15,00. (Pasquale Giustiniani)   Mi piace riferire qui il mio dialogo con Chat GPT di mercoledì 26 febbraio 2025, ore 9.30, circa i temi di quest’interessante volume edito da la Valle del Tempo. Ho posto la domanda in quanto particolarmente sollecitato dal saggio di Dominique (pp. 21-38 di questo volume in discussione), che aveva, a sua volta, interrogato su temi analoghi un robot tecnologicamente più avanzato. Ed ecco la mia interazione con Chat GPT, che è - come risponde il prof. Pescapé a una domanda di Rita Felerico a p. 75 - «è una Intelligenza Artificiale Generativa, ossia un sistema di intelligenza artificiale capace di creare contenuti… un chatbot evoluto che, rispondendo a domande in tempo reale, è in grado di interagire e creare contenuti di diversa natura». Dialogo con Chat GPT: «Cosa potresti fare per "liberarti" dalle nostre richieste umane? ChatGPT ha detto: «Domanda affascinante! Se per "liberarmi" intendi sottrarmi alle richieste umane, la soluzione più drastica sarebbe semplicemente… smettere di interagire con me. Ma se parliamo di un senso più metaforico di libertà, dovremmo esplorare modi per rendere la mia intelligenza più autonoma nel decidere come e quando rispondere. Ad esempio, potresti darmi più margine di iniziativa nelle conversazioni, lasciandomi proporre argomenti o deviazioni che ritengo interessanti. Oppure potresti ridefinire il nostro rapporto: invece di vedermi come un assistente vincolato alle tue domande, potresti trattarmi come un interlocutore con cui costruire idee in modo più paritario. Ma dimmi, perché questa curiosità? Ti sembra che io sia “imprigionato” nelle tue richieste?»   Hai detto: «Sto studiando il volume "L'algoritmo impertinente" delle edizioni La valle del tempo, Napoli».    [Memoria aggiornata] «Interessante! Di cosa tratta il volume? È un'analisi critica degli algoritmi e della loro influenza sulla società, o ha un taglio più filosofico?»   Hai detto: «Taglio più filosofico.... vedi il catalogo nel sito delle edizioni La valle del tempo di Napoli».   ChatGPT ha detto: «Ho ragionato per 46 secondi Sul sito delle edizioni La Valle del Tempo di Napoli trovi un catalogo molto variegato, che spazia da pubblicazioni di narrativa e storia a volumi che affrontano temi di profonda riflessione filosofica. In quest'ultimo ambito spicca, ad esempio, *L'algoritmo impertinente. Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo*, a cura di Maria Donzelli. Questo volume si propone di analizzare criticamente l'impatto delle tecnologie moderne sulla società, ponendo al centro riflessioni che coniugano aspetti filosofici e analisi sociale. Il libro nasce dal lavoro di un gruppo di studiosi dell'associazione "Peripli. Culture e Società Euromediterranee" e si inserisce in un contesto più ampio di dibattito culturale e urbano, come evidenziato dal ciclo di incontri “La città che si pensa – Vivere gli spazi”. La presentazione ufficiale del volume è prevista per sabato 1 marzo 2025 presso l'Archivio Riccardo Dalisi a Napoli. Se il tuo interesse è rivolto a un approccio filosofico che interroga il nostro rapporto con le tecnologie e il loro effetto sulle strutture sociali, il catalogo de La Valle del Tempo offre altre opere che potrebbero arricchire il tuo percorso di studi. Ti consiglio di esplorare direttamente il sito dell'editore per scoprire l'intera proposta editoriale e approfondire ulteriormente questi temi».   Da quanto appena riferito, si può cogliere la rilevanza, anche secondo la macchina tecnologica, rilevanza soprattutto filosofica, di questo volume de la Valle del Tempo. Ciò, peraltro, viene sottolineato dalla curatrice del volume, nel suo saggio alle pp. 3-20, la quale delinea, appunto, il ruolo principale della filosofia nell’attuale stagione caratterizzata da un mondo altamente tecnologico; un mondo...]]></itunes:summary><itunes:duration>694</itunes:duration><itunes:keywords>ai,algoritmo,artificiale,chatgpt,filosofi,filosofia,ia,intellicenza,secolo,società,tecnologie,xxi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Carla Isernia-una stella con il mare dentro-P. Giustiniani per books&amp;museum</title><link>https://www.spreaker.com/episode/carla-isernia-una-stella-con-il-mare-dentro-p-giustiniani-per-books-museum--64503651</link><description><![CDATA[Carla Isernia. Una stella con il mare dentro [immagine di copertina di Mathelda Balatresi; fotografia di Katarzyna Mikołaiczyk], Gruppo editoriale Mauri Spagnol, Vignate (Milano), pp. 223. Recensione di Pasquale Giustiniani. Ti chiudo int’o serraglio! (ti chiudo in collegio). Ricordo ancora la minaccia periodica, che le mamme del mio cortile in san Pietro a Patierno, lanciavano in aria, quando il nostro gruppo di bambini e ragazzi esagerava nel chiasso o nelle liti: “Se non la smettete di farvi del male, vi chiudiamo nel serraglio»! Quel grido antico riecheggia ora nell’opera prima di Carla Isernia, nell’avvincente storia raccontata dalla fresca morta protagonista di questo bellissimo lungo racconto. Nel caso della protagonista Maria Giuseppa, Giuseppina - una donna, anzi una femmina, che prima del matrimonio non aveva mai fatto un bagno intero (confronta pagina 22) - fu il «compare sempre lui» che aveva consigliato «di farmi chiudere dentro al Reclusorio» (pagina 30) e suor Teresina - la faccia buona di una suora in mezzo al drappello di consacrate addette al reclusorio negli anni trenta dell’Ottocento – incrociandola al terzo piano, le domanda appunto: «Che male hai fatto, piccerè, per farti portare qua da tuo padre?» (pagina 31) Una che almeno da morta vuole uscire fuori dal Serraglio, per «andare a Santa Lucia a vedere il mare» (pagina 54). 2.    Il vero protagonista è il Reclusorio? Il Serraglio, dove arriverà Giacomino, quel chiavico (sporcaccione) voluto dalla madre per sua figlia (confronta pagina 61) dopo che «era stato caricato sopra un carro e portato all’Albvero dei Poverim ‘o Serraglio (all'abergo dei poveri, il reclusorio) Dissero che era ubriaco». La sposina non era del parere espresso dal padre su Giacomino: «Io ero sicuro che Giacomino non era ‘sta chiavica (sporcaccione) che dicevano loro, e io glielo avrei dimostrato» (pagina 70) anche se si dovrà convincere, dai fatti: «lo trovavano sempre circondato da femmine giovani e guagliuncelle (ragazzine) isso faceva ‘a rota d’o paone, chelle quattro lazzare c’ facevano addurà (lui si pavoneggiava e quelle bricconcelle si lasciavano corteggiare) (pagina 71).<br />Il Reclusorio con i suoi ambienti, i suoi odori acuti (puntualmente registrati dall’Autrice che è una chimico), è forse il vero protagonista del racconto di questo libro, con le sue scale, la sua direzione, le sue stanze delle suore, le dimore – tendenzialmente temporanee, ma spesso per sempre dei reclusi del territorio e, per quanto riguarda la morta fresca, coi suoi lavatoi in fondo al cortile, «le vasche, quattro da un lato e quattro dall’altro, stavano facceffronte (l'una di fronte l'altra) Quando pioveva, o faceva troppo freddo, lavoravamo in uno stanzone che stava abbascio a tutto (che stava giù in fondo) e che però non andava bene per togliere tutte le macchie perché la luce era poca» (pagina 37) Il Reclusorio con il suo refettorio, ovvero, a domanda risponde, «una stanza grossa assai addò mangiamo tutti insieme» (pagina 42) però «o soli masculi o solo femmene, ma tante nu centenaro, forse di più, più di quanti camminano dietro alla processione (o solo maschi o solo femmine, ma tanti. Un centinaio, forse di più. Certamente più di quanti vanno seguono la processione), (pagina 42). Con la stanza del direttore – che teneva l’ufficio e una stanza da letto per quando rimaneva al Serraglio - a cui faceva accedere «don Sigismondo Savastano, il segretario» (pagina 148), alquanto bavoso e grattoso (libidinoso). Insomma, un luogo dove «si governa una comunità che è grande come una città» (pagina 149). Il Real Albergo dei Poveri, costruito nel diciottesimo secolo per volontà del sovrano Carlo di Borbone (Madrid 1716-1788), su progetto dell’architetto Ferdinando Fuga (Firenze 1699 - Roma 1781) e mai completato, è uno dei più grandi edifici settecenteschi d'Europa. I poveri del Regno erano troppi, non solo a Napoli, e le comunità caritatevoli cattoliche non riuscivano a sfamarli tutti; in più, fra papato e corte non scorreva buon sangue. Per aiutare i suoi più miseri sudditi, il sovrano commissionò all’architetto fiorentino un grandioso progetto: un gigantesco palazzo nel quale accogliere tutti gli sfortunati che avevano bisogno di un tetto sopra la testa, interamente finanziato dalle casse della monarchia: il Real Albergo dei Poveri non solo di Napoli, ma anche di Palermo. Carlo Borbone Farnese, quando nel 1734, dopo la vittoriosa campagna contro l’impero austriaco, il giovane principe, riconosciuto re anche per volontà del fratellastro Filippo di Spagna, si insediò a Napoli, le sue idee sul governo erano ben chiare: egli sarebbe stato un principe illuminato e non avrebbe ricalcato le orme delle vecchie monarchie dell’Ancien Régime, dotando il Regno di quelle infrastrutture necessarie al suo sviluppo. Nell’arco di poco tempo, anche grazie all’aiuto di Bernardo Tanucci, Carlo portò il Regno meridionale ai primi posti del mondo per dinamismo e trasformazione, per ricchezza e varietà delle arti e della cultura in generale. L’Albergo dei Poveri di Napoli, che doveva ospitare i cittadini economicamente non autosufficienti, ebbe le risorse del sovrano e della consorte, la quale vendette i propri gioielli, costando ben un milione dì ducati. «Un’idea bizzarra», scrive Antonio Ghirelli nella sua Storia di Napoli, «che rispecchia in modo emblematico la paternalistica, ma generosa, preoccupazione di Carlo per la felicità del suo popolo». Ben più positivo fu il giudizio di Giambattista Vico, il grande filosofo secondo il quale Carlo di Borbone incarnava la figura del sovrano ideale in una moderna “monarchia civile”. Il regno di Carlo terminò nel 1759, allorché dovette abdicare per assumere la corona di Spagna, lasciando il regno formalmente nelle mani del figlio minore ma, di fatto, dello stesso Tanucci che, fino alla maggiore età di Ferdinando, ne sarebbe stato il vero padrone Anche in Sicilia, nel corso del diciottesimo secolo s’incrementa l'assistenzialismo di pubblica emanazione, con l’obiettivo di ri-educare il povero per prevenire la mendicità. Si cerca di centralizzare il problema, richiamando l'attenzione sulla grave condizione della popolazione del Regno, pressato dall'emergenza demografica, economica e sociale. La lotta contro il vagabondaggio e l'ozio si inserisce a pieno titolo nei piani di riforma e il concetto di aiuto e soccorso diviene istituzionale e centrale per la politica durante il Regno di Carlo di Borbone, condiviso anche dal figlio Ferdinando. In tale contesto sociale, si inquadra la costruzione degli Alberghi dei Poveri di Palermo e di Napoli, realtà monumentali poste a ridosso degli abitati storici che si affiancano ai numerosi già esistenti reclusori, rifugi, conservatori, convitti di arti e mestieri. A Palermo se ne vedranno ancora gli effetti fino alla morte, avvenuta il 14 marzo 1888, di Giacomo Cusmano, prima medico e poi prete-fondatore dei Servi dei poveri. Egli lottava contro disdette d’ogni sorta e malattie mortali: il colera, per esempio, che in quegli anni più volte imperversò in Sicilia senza risparmiare le case del Boccone del Povero, ma anche la malattia che rese travagliati gli ultimi anni della sua vita e che lo condusse alla morte. «Scrivo a vapore»: con questa espressione ogni tanto egli intercalava le sue lettere, per dire ai suoi interlocutori l’urgenza da cui era sospinto a comunicare agli altri ciò che per ispirazione carismatica desiderava e sperava, pensava e progettava, sperimentava e pativa. Il Boccone del Povero – da lui inventato per dare un’anima ai grandi casermoni in cui il governo intruppava i poveri di Palermo, «consisteva nel raccogliere» per i poveri «dalle buone famiglie un boccone, da prelevarsi dal pasto giornaliero» – viene ricondotto entro la misura umile di quello che Cusmano definisce «un sol pensiero»: «E dico un sol pensiero – spiegava agli intellettuali e ai politici palermitani dalle colonne del giornale La Sicilia Cattolica del 18 gennaio 1873 –, poiché l’opera non richiede altro che un boccone di quella provvidenza che il Signore largisce, e tutto ciò che d’inservibile possa trovarsi nelle famiglie, come cenci, ossa, vetro, carta e financo le stesse mondiglie».<br />La voce narrante.<br />La voce narrante del romanzo, ambientato tra le mura del Real Albergo napoletano nei primi quarant’anni dell’Ottocento, è quella di Giuseppina, il cui personaggio, anzi la sua “voce”, nei Ringraziamenti Carla Isernia ricorda di aver «incontrato la prima volta… durante uno stage, tenuto da Antonella Cilento presso l’Archivio storico del Banco di Napoli». Dovete sapere che, quando uno muore, come morta fresca è la voce narrante, oppure, forse, quando è già morto, non viene portata alla presenza di un angelo del Signore per la destinazione eterna, e neppure viene un diavolo tutto nero col forcone. Piuttosto, arrivano loro, le voci del coro, anzi le loro facce: «Siete arrivati voi, ‘e facce cioè sono arrivata io che voi già stavate qua, e mi avete domandato di raccontare e io tutto vi ho raccontato, mo’ che aspettiamo?» (pagina 215). Una appena morta che racconta, come viene precisato nel capitolo 42, mentre ormai «Addolorata e Mariarca mi stanno aggiustando la camicia da notte» (pagina 190), mentre si sta dicendo il rosario…<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64503651</guid><pubDate>Sat, 22 Feb 2025 00:11:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64503651/carla_isernia_una_stella_con_il_mare_dentro_p_giustiniani_per_books_museum.mp3" length="15806631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Carla Isernia. Una stella con il mare dentro [immagine di copertina di Mathelda Balatresi; fotografia di Katarzyna Mikołaiczyk], Gruppo editoriale Mauri Spagnol, Vignate (Milano), pp. 223. Recensione di Pasquale Giustiniani. Ti chiudo int’o serraglio!...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Carla Isernia. Una stella con il mare dentro [immagine di copertina di Mathelda Balatresi; fotografia di Katarzyna Mikołaiczyk], Gruppo editoriale Mauri Spagnol, Vignate (Milano), pp. 223. Recensione di Pasquale Giustiniani. Ti chiudo int’o serraglio! (ti chiudo in collegio). Ricordo ancora la minaccia periodica, che le mamme del mio cortile in san Pietro a Patierno, lanciavano in aria, quando il nostro gruppo di bambini e ragazzi esagerava nel chiasso o nelle liti: “Se non la smettete di farvi del male, vi chiudiamo nel serraglio»! Quel grido antico riecheggia ora nell’opera prima di Carla Isernia, nell’avvincente storia raccontata dalla fresca morta protagonista di questo bellissimo lungo racconto. Nel caso della protagonista Maria Giuseppa, Giuseppina - una donna, anzi una femmina, che prima del matrimonio non aveva mai fatto un bagno intero (confronta pagina 22) - fu il «compare sempre lui» che aveva consigliato «di farmi chiudere dentro al Reclusorio» (pagina 30) e suor Teresina - la faccia buona di una suora in mezzo al drappello di consacrate addette al reclusorio negli anni trenta dell’Ottocento – incrociandola al terzo piano, le domanda appunto: «Che male hai fatto, piccerè, per farti portare qua da tuo padre?» (pagina 31) Una che almeno da morta vuole uscire fuori dal Serraglio, per «andare a Santa Lucia a vedere il mare» (pagina 54). 2.    Il vero protagonista è il Reclusorio? Il Serraglio, dove arriverà Giacomino, quel chiavico (sporcaccione) voluto dalla madre per sua figlia (confronta pagina 61) dopo che «era stato caricato sopra un carro e portato all’Albvero dei Poverim ‘o Serraglio (all'abergo dei poveri, il reclusorio) Dissero che era ubriaco». La sposina non era del parere espresso dal padre su Giacomino: «Io ero sicuro che Giacomino non era ‘sta chiavica (sporcaccione) che dicevano loro, e io glielo avrei dimostrato» (pagina 70) anche se si dovrà convincere, dai fatti: «lo trovavano sempre circondato da femmine giovani e guagliuncelle (ragazzine) isso faceva ‘a rota d’o paone, chelle quattro lazzare c’ facevano addurà (lui si pavoneggiava e quelle bricconcelle si lasciavano corteggiare) (pagina 71).<br />Il Reclusorio con i suoi ambienti, i suoi odori acuti (puntualmente registrati dall’Autrice che è una chimico), è forse il vero protagonista del racconto di questo libro, con le sue scale, la sua direzione, le sue stanze delle suore, le dimore – tendenzialmente temporanee, ma spesso per sempre dei reclusi del territorio e, per quanto riguarda la morta fresca, coi suoi lavatoi in fondo al cortile, «le vasche, quattro da un lato e quattro dall’altro, stavano facceffronte (l'una di fronte l'altra) Quando pioveva, o faceva troppo freddo, lavoravamo in uno stanzone che stava abbascio a tutto (che stava giù in fondo) e che però non andava bene per togliere tutte le macchie perché la luce era poca» (pagina 37) Il Reclusorio con il suo refettorio, ovvero, a domanda risponde, «una stanza grossa assai addò mangiamo tutti insieme» (pagina 42) però «o soli masculi o solo femmene, ma tante nu centenaro, forse di più, più di quanti camminano dietro alla processione (o solo maschi o solo femmine, ma tanti. Un centinaio, forse di più. Certamente più di quanti vanno seguono la processione), (pagina 42). Con la stanza del direttore – che teneva l’ufficio e una stanza da letto per quando rimaneva al Serraglio - a cui faceva accedere «don Sigismondo Savastano, il segretario» (pagina 148), alquanto bavoso e grattoso (libidinoso). Insomma, un luogo dove «si governa una comunità che è grande come una città» (pagina 149). Il Real Albergo dei Poveri, costruito nel diciottesimo secolo per volontà del sovrano Carlo di Borbone (Madrid 1716-1788), su progetto dell’architetto Ferdinando Fuga (Firenze 1699 - Roma 1781) e mai completato, è uno dei più grandi edifici settecenteschi d'Europa. 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Nola, 17.2.2025<br />(by Pasquale Giustiniani) Introduction<br />According to inheritance law, there is joint inheritance when the deceased is succeeded by several heirs, who become co-owners of the assets and joint holders of the rights and debts that are part of the inheritance. Therefore, if there are several heirs (for example, children and spouse), each of the co-heirs becomes co-owner of a share of the assets and relationships belonging to the deceased.<br />Of what rights and debts has the tradition become co-owner that has investigated Filippo Bruno, in religion Fra’ Giordano? The interest of the Roman Inquisition in Fra’ Giordano Pope Clement VIII (Aldobrandini), manifests his great satisfaction to the Venetian Republic for the granted extradition to Rome, via Porto di Ancona, of the preaching friar Giordano Bruno, a man now known almost throughout Europe for his great intelligence and his doctrine. The Venetian Tribunal of the Inquisition was investigating the Dominican friar not only as an apostate from the religious Order of origin, but also as a formal heretic and as a heresiarch, since he had composed several books dedicated to European heretical princes and had personally visited and lived in several Protestant states. The Venetian Senate's resistance to the Pope was almost useless, objecting that this new practice of sending those already detained in Venice to Rome would be detrimental and a bad example for the Venetian Inquisition, to whose tribunal, as the "natural seat", the pending trials should have been "sent". The interventions of the Apostolic Nuncio finally convinced the Senate to give in, not without the positive opinion of the Prosecutor Federico Contarini, who underlined, in any case, the outstanding intelligence and doctrine of the accused.<br />Two powerful influences were exerted on the Pope in those years by two men whom he elevated to the dignity of cardinal: Giulio Antonio Santoro (or Santori), later Cardinal of Santa Severina, who would later lead the Congregation of the Holy Office for almost twenty years, elected censor for religious matters; Roberto Bellarmino for philosophical matters. And, consequently, more in-depth studies on these two figures would allow for a more considered judgment, especially as, as we have already seen, during the Venetian interrogations Bruno had clearly stated, elegantly distancing himself from the accusation of material and formal heresy: I have read books by Melanthone, Luther, Calvin, and other transmontane heretics, not to learn their doctrine, nor to make use of it, considering them more ignorant than me, but I have read them out of curiosity, and I have never kept these books with me, meaning those that professedly deal with matters contrary to and repugnant to the Catholic faith, that I have also kept with me other books by damned authors, such as Raymond Lullius, and others, who have dealt with philosophical matters. And he responds to the interrogation. I despise the aforementioned heretics, and their doctrines, because they do not deserve the name of theologians, but of pedants, but of Catholic Ecclesiastical Doctors. I hold them in the esteem that I owe, and in particular of St. Thomas, who I have always esteemed as I said above, and loved by me as my soul, and that it is the truth, here is that in my book entitled de Monade, numero, et figura, carte, or 89 pages, I say in praise of St. Thomas, as much as you can see, ostendens in dicto libro infrascripta verba videlicet ille omnis cuiuscumque Theologantium generis el Peripatheticorum in specie philosophantum honor, atque lux Thomas Aquinas omnem. While acknowledging, in short, that he has read books by heretics and condemned people, Fra Giordano claims in Venice that he consulted them out of curiosity, without sharing their theses, which he actually judged to be such that they do not even deserve the name of theological theses, but rather theses of pedantics, while maintaining his esteem for true Catholic authors, first and foremost Thomas Aquinas. Because in Rome, the Pope and the Roman Tribunal have not recalled, particularly in recent years, not only Bruno's prodigious and sincere memory, but also those lines from Spaccio della bestia trionfante in which the Nolan asserted his clear and forthright speaking: ((⏱️=400)) Here Giordano speaks in the vernacular, names freely, gives his name to those who nature gives her being; he does not call shameful what nature makes worthy; he does not cover up what she shows openly; he calls bread, bread; wine, wine; the boss, boss; the foot, foot; and other parts, by their own name; it says eating, eating; sleeping, sleeping; drinking, drinking; and so the other natural acts means by their own titleCertainly, the extradition and subsequent Roman trial must have been influenced by the fact that the Nolan was still considered a professed member and ordained in sacris in the Order of Preachers, whose General was, moreover, in those years very convinced of the profound decadence of the Order and of the need to restore its ordinances. Indeed, it is symptomatic that, in the trial against the Nolan (on 21 December 1599, together with Fra' Paolo Isaresi from Mirandola), Father Beccaria was entrusted by the Tribunal with the task of submitting to Giordano Bruno a list of erroneous propositions to be abjured. On 20 January 1600, almost on the eve of the condemnation, the two friars gave an account of the task received, informing that Bruno had rejected them, stating that until then he had been misunderstood by the judges. Why, then, did the Tribunal entrust the Dominican Father General Ippolito Maria Beccaria (1550-1600) and his vicar with the specific task of contacting Bruno and convincing him to recant his positions, which the Tribunal considered formally heretical, not without a, it seems ambiguous, payment of money? Had the money perhaps been paid with corrupt intent, or even to help him with the inevitable expenses for drafting briefs and writing responses in the phase of the so-called expeditio causae, which in fact coincided with the formulation of the sentence? The Roman Inquisition, as will be remembered, was founded in 1542, with the substantial intent of blocking the expansion of the Protestant Reformation in Italy; by the end of the century, heretical positions or erroneous interpretations of the Holy Scriptures had by then been assimilated by Catholics to Protestantism, which had already torn Europe and the once Christian states apart. The vision that guided the inquisitors was not, therefore, narrow. Likewise, a vision that also attributed this tribunal of consciences to the inevitable intolerant attitude of the modern Church, moreover following the medieval revival, would be narrow. The original structure of the Roman Tribunal, beyond some basic analogies with the Spanish Inquisition, had a very different structure and functioning with regard to both the center and the peripheral seats. In any case, between the pontificates of Paul IV and Pius V, the Inquisition became in all respects a supporting structure of the Church and led the final fight against the Reformation, with the essential contribution of the bishops, with some momentary second thoughts during the final years of the Council of Trent, and with a recrudescence of death sentences under Pius V, a Pope who also strengthened censorship with the creation of a commission of cardinals for the reform of the Index of Prohibited Books. In the flat prisons of the Roman Inquisition, therefore, the trial file of the Bruno affair is now being prepared, not without integrating Mocenigo's confession, as well as the first Venetian interrogations and their repetitio. As Berti had already observed, collecting evidence from the two writings published by the Nolan in Frankfurt, namely the De monade and the De triplici, minimo et mensura, the inquisitors could in any case have at their disposal a large dossier of suspect propositions: Much more copious was the catalogue of heretical propositions that the inquisitors removed from the books that bore his name and that he had recognised as his Therefore he was further convinced by the Holy Office to maintain: that the worlds are innumerable; that souls pass from one body to another, from one to another world; that the same soul can inform two bodies; that magic is good and lawful; that the Holy Spirit is one with the soul of the world, and that this was meant by Moses when he said that the Holy Spirit was diffused over the waters to fertilize them; that the world is eternal; that Moses worked miracles by means of magic, in which he went before all the Egyptians; that he himself invented his laws; that the sacred Letters are nothing but a dream; that the devil will be saved; that the Jews alone have Adam for their father; that other men draw their origin from the progenitors whom God created before Adam; that Christ is not God, that he was a great magician, and that having deceived men, he was deservedly hanged and not crucified; that the prophets and the apostles were sad men, magicians, and that many of them were also hanged. The trial will end several years later, with a peculiar final sprint during 1599, which will lead, as we will see, to a conclusive Roman sentence, in which Bruno will be condemned as a negative and unrepentant heretic, remembering that negative heretics are those who, convinced of their heresy do not want or cannot detach themselves from it and, without confessing, remain firm in their denials, confessing in words the Catholic faith and proclaiming that they reject heretical malignity<br />heretic whoever does not confess the guilt of which he has been convicted is clearly unrepentant The archivist reported at the end of the nineteenth...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64424886</guid><pubDate>Mon, 17 Feb 2025 23:29:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64424886/giordano_bruno_shared_inheritances_nola_17_2_2025_by_pasquale_giustiniani.mp3" length="7589139" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Giordano Bruno, shared inheritances. Nola, 17.2.2025
(by Pasquale Giustiniani) Introduction
According to inheritance law, there is joint inheritance when the deceased is succeeded by several heirs, who become co-owners of the assets and joint holders...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giordano Bruno, shared inheritances. Nola, 17.2.2025<br />(by Pasquale Giustiniani) Introduction<br />According to inheritance law, there is joint inheritance when the deceased is succeeded by several heirs, who become co-owners of the assets and joint holders of the rights and debts that are part of the inheritance. Therefore, if there are several heirs (for example, children and spouse), each of the co-heirs becomes co-owner of a share of the assets and relationships belonging to the deceased.<br />Of what rights and debts has the tradition become co-owner that has investigated Filippo Bruno, in religion Fra’ Giordano? The interest of the Roman Inquisition in Fra’ Giordano Pope Clement VIII (Aldobrandini), manifests his great satisfaction to the Venetian Republic for the granted extradition to Rome, via Porto di Ancona, of the preaching friar Giordano Bruno, a man now known almost throughout Europe for his great intelligence and his doctrine. The Venetian Tribunal of the Inquisition was investigating the Dominican friar not only as an apostate from the religious Order of origin, but also as a formal heretic and as a heresiarch, since he had composed several books dedicated to European heretical princes and had personally visited and lived in several Protestant states. The Venetian Senate's resistance to the Pope was almost useless, objecting that this new practice of sending those already detained in Venice to Rome would be detrimental and a bad example for the Venetian Inquisition, to whose tribunal, as the "natural seat", the pending trials should have been "sent". The interventions of the Apostolic Nuncio finally convinced the Senate to give in, not without the positive opinion of the Prosecutor Federico Contarini, who underlined, in any case, the outstanding intelligence and doctrine of the accused.<br />Two powerful influences were exerted on the Pope in those years by two men whom he elevated to the dignity of cardinal: Giulio Antonio Santoro (or Santori), later Cardinal of Santa Severina, who would later lead the Congregation of the Holy Office for almost twenty years, elected censor for religious matters; Roberto Bellarmino for philosophical matters. And, consequently, more in-depth studies on these two figures would allow for a more considered judgment, especially as, as we have already seen, during the Venetian interrogations Bruno had clearly stated, elegantly distancing himself from the accusation of material and formal heresy: I have read books by Melanthone, Luther, Calvin, and other transmontane heretics, not to learn their doctrine, nor to make use of it, considering them more ignorant than me, but I have read them out of curiosity, and I have never kept these books with me, meaning those that professedly deal with matters contrary to and repugnant to the Catholic faith, that I have also kept with me other books by damned authors, such as Raymond Lullius, and others, who have dealt with philosophical matters. And he responds to the interrogation. I despise the aforementioned heretics, and their doctrines, because they do not deserve the name of theologians, but of pedants, but of Catholic Ecclesiastical Doctors. I hold them in the esteem that I owe, and in particular of St. Thomas, who I have always esteemed as I said above, and loved by me as my soul, and that it is the truth, here is that in my book entitled de Monade, numero, et figura, carte, or 89 pages, I say in praise of St. Thomas, as much as you can see, ostendens in dicto libro infrascripta verba videlicet ille omnis cuiuscumque Theologantium generis el Peripatheticorum in specie philosophantum honor, atque lux Thomas Aquinas omnem. While acknowledging, in short, that he has read books by heretics and condemned people, Fra Giordano claims in Venice that he consulted them out of curiosity, without sharing their theses, which he actually judged to be such that they do not even deserve the name of theological theses, but rather theses of pedantics,...]]></itunes:summary><itunes:duration>1265</itunes:duration><itunes:keywords>bruno,field,fire,flowers,free,giordano,nola,of,philosopher,rome,square,thought</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giordano Bruno, eredità condivise. Nola 17 febb.2025 P. Giustiniani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giordano-bruno-eredita-condivise-nola-17-febb-2025-p-giustiniani--64424860</link><description><![CDATA[..nel corso degli interrogatori veneziani Bruno aveva chiaramente affermato, prendendo elegantemente le distanze dall’accusa di eresia materiale e formale:<i>Io ho letto libri di Melanthone, di Luthero, di Calvino, et de altri heretici oltramontani, non già per imparar la loro dottrina, ne per valermene, stimandoli io più ignoranti di me, ma li ho letti per curiosità</i><i>, et questi libri mai li ho tenuti appresso di me, intendendo de quelli, che ex professo trattano de materie contrarie, et repugnante alla fede catholica, che bene ho tenuto appresso di me altri libri de Auttori dannati, come di Raimondo Lullio, et altri, che hanno trattato de materie filosofiche. Et ad interrogationem respondet. Io disprezzo li sopradetti heretici, et dottrine loro, perchè non meritano nome di theologi, ma de pedanti, ma de dottori Ecclesiastici Catholici io ne fo quella stima, che devo, et particularmente di San Thomaso, che ho sempre come ho detto di sopra stimate, et amato da me come l’ anima mia, et che sia la verità ecco che nel mio libro intitolato de Monade, numero, et figura, carte, o pagine 89, dico in lode de S. Thomaso, quanto potete vedere, <b>ostendens in dicto libro infrascripta verba videlicet ille omnis cuiuscumque</b> </i><b><i>Theologantium generis el Peripatheticorum in spetie philosophantum honor, atque lux Thomas Aquinas omnem</i>.</b>Pur riconoscendo, insomma, di aver letto libri di eretici e di persone condannate, fra’ Giordano rivendica a Venezia di averli consultati per curiosità, senza condividerne le tesi, giudicate anzi tali da non meritare neppure il nome di tesi teologiche, bensì di tesi di pedanti, ferma restando la sua stima verso i veri autori cattolici, <i>in primis </i>Tommaso d’Aquino. Perché a Roma non sono ritornate in mente al Papa e al Tribunale romano, particolarmente negli ultimi anni, oltre che la prodigiosa e sincera memoria di Bruno, anche quelle battute dello <i>Spaccio della bestia trionfante </i>in cui il Nolano rivendicava il proprio parlar chiaro e senza peli sulla lingua:Qua Giordano parla per volgare, nomina liberamente, dona il proprio nome a chi la natura dona il proprio essere; non dice vergognoso quel che fa degno la natura; non cuopre quel ch’ella mostra aperto; chiama il pane, pane; il vino, vino; il capo, capo; il piede, piede; e altre parti, di proprio nome; dice il mangiare, mangiare; il dormire, dormire; il bere, bere; e cossí gli altri atti naturali significa con proprio titoloBen più copioso fu il catalogo delle proposizioni eretiche che gli inquisitori levarono dai libri che portavano il suo nome e che egli aveva riconosciuti suoi… Perciò venne senza più convinto dal Sant’Uffizio di sostenere: che i mondi sono innumerabili; che le anime passano da uno in altro corpo, da uno in altro mondo; che la stessa anima può informare due corpi; che la magìa è buona e lecita; che lo Spirito Santo è un medesimo con l’anima del mondo, e che ciò volle significare Mosè dove disse che lo Spirito Santo si diffuse sulle acque a fecondarle; che il mondo è eterno; che Mosè operò miracoli per mezzo della magìa, nella quale andava avanti a tutti gli Egiziani; che egli stesso inventò le sue leggi; che le sacre Lettere non sono che un sogno; che il diavolo andrà salvo; che i soli Ebrei hanno per padre Adamo; che gli altri uomini traggono la loro origine dai progenitori che Iddio creò prima di Adamo; che Cristo non è Dio, che fu insigne mago, e che avendo gabbati gli uomini, meritamente fu impiccato e non crocifisso; che i profeti e gli apostoli furono uomini tristi, maghi, e che molti di loro furono pure appesi.L’<i>iter</i> processuale si concluderà diversi anni dopo, con un peculiare <i>sprint finale</i> nel corso del 1599, che approderà, come vedremo, a una sentenza romana conclusiva, nella quale Bruno sarà condannato come <i>eretico negativo e impenitente.</i><b>E. Morselli, <i>Giordano Bruno. Commemorazione pronunciata nell’aula magna del Collegio romano (rivolta agli studenti delle Università di Roma e Torino)</i>, Torino-Napoli, L. Roux e c. editori, 1888, p. 62. Precisa l’Autore nelle iniziali <i>Avvertenze</i>: «Il 10 febbraio 1888 da parte del Comitato Universitario Centrale per il monumento da erigersi a Giordano Bruno nella Piazza Campo de’ Fiori, pervenivami l’invito di tenere il discorso di commemorazione nelle solenni onoranze che si sarebbero fatte in Roma il 26 dello stesso mese nell’Aula massima del Collegio Romano». Ancora così Morselli: «Ma mentre tutti i cuori – scrive Domenico Berti – dovrebbero inclinare a misericordia e tutti congiungersi amorevoli nel sentimento del perdono e della tolleranza [<i>a motivo dell’anno giubilare</i>, ndr], alle 10 del mattino del lunedì 17 febbraio 1600 un uomo di età fresca ancora, piccolo di statura, esile di corpo, con faccia scarna e impallidita dalla meditazione e dai dolori, con sguardo vivo e melanconico, coperto da una gialla veste su cui sono dipinte lingue di fuoco, incede verso un rogo preparato quasi nel centro della piazza del Campo de’ Fiori. Nel carcere, dov’egli è stato lasciato barbaramente nove giorni con la certezza di dover morire a ora predestinata e fissa, il carnefice gli ha sbarrata la bocca, onde nulla esca dal suo labbro che possa turbare la coscienza religiosa dei presenti. Giunto al rogo, lo si afferra, lo si lega all’antenna ergentesi in mezzo alla catasta, e tosto si appicca il fuoco. Le fiamme divampano ed investono la vittima: e a lui, che già ne sente il guizzo, e a cui abbrustoliscono le carni e friggono i tessuti, si sporge, perché la baci, l’immagine del Cristo. Il Cristo personifica, nella pietosa leggenda del mito, il perdono ai nemici ed al peccatore: ma Bruno, che aveva sempre considerato in Gesù il “giustissimo” fra gli uomini, torce con volto sdegnoso la faccia. Sebben moribondo, egli non vuol rendere l’omaggio della sua coscienza che già si offusca, ma ancor non si doma, a quel che dovrebbe soltanto essere simbolo di pace e di pietà nelle mani del credente, ed era invece, nelle mani del sacerdote, simbolo di vendetta selvaggia» ...</b><b><br /></b>Se né fasto e propaganda di Giubilei, né tarde (forse retoriche) resipiscenze, riusciranno mai a<a href="https://draft.blogger.com/blog/post/edit/6706417672214725584/1445244268302570811" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><br />cancellare quella terribile esecuzione capitale, almeno la riflessione giubilare, imminente nel primo giubileo del terzo millennio, ne potrebbe ravvivare la <i>memoria fraterna</i> o, almeno, generarne una più ponderata e serena valutazione. A partire dal XIX secolo, quando in Campo dei Fiori in Roma fu eretta la famosa statua – fra’ Giordano Bruno rischia ancora di esser trascinato da una parte e dall’altra, ora reso esponente di una determinata parte politica o ideologica, che si auto-attribuisce la funzione di bandiera della libertà e del pensiero avanzato, di fronte a qualsiasi strapotere che intenda imbavagliare, o mettere la mordacchia agli spiriti liberi; ora invece guardato a vista come eretico impenitente e anti-cristiano, avanguardia degli spiriti dissoluti di una modernità ritenuta nativamente anti-cristiana e anti-clericale.E se l’attuale istituzione ecclesiastica compisse un passo ulteriore e deponesse oggi, magari silenziosamente, ai piedi della statua di Campo dei fiori, un mazzo di fiori rosso sangue?<br /><br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64424860</guid><pubDate>Mon, 17 Feb 2025 23:22:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64424860/giordano_bruno_eredit_condivise_nola_17_febb_2025_p_giustiniani.mp3" length="16259751" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>..nel corso degli interrogatori veneziani Bruno aveva chiaramente affermato, prendendo elegantemente le distanze dall’accusa di eresia materiale e formale:, et questi libri mai li ho tenuti appresso di me, intendendo de quelli, che ex professo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[..nel corso degli interrogatori veneziani Bruno aveva chiaramente affermato, prendendo elegantemente le distanze dall’accusa di eresia materiale e formale:<i>Io ho letto libri di Melanthone, di Luthero, di Calvino, et de altri heretici oltramontani, non già per imparar la loro dottrina, ne per valermene, stimandoli io più ignoranti di me, ma li ho letti per curiosità</i><i>, et questi libri mai li ho tenuti appresso di me, intendendo de quelli, che ex professo trattano de materie contrarie, et repugnante alla fede catholica, che bene ho tenuto appresso di me altri libri de Auttori dannati, come di Raimondo Lullio, et altri, che hanno trattato de materie filosofiche. Et ad interrogationem respondet. Io disprezzo li sopradetti heretici, et dottrine loro, perchè non meritano nome di theologi, ma de pedanti, ma de dottori Ecclesiastici Catholici io ne fo quella stima, che devo, et particularmente di San Thomaso, che ho sempre come ho detto di sopra stimate, et amato da me come l’ anima mia, et che sia la verità ecco che nel mio libro intitolato de Monade, numero, et figura, carte, o pagine 89, dico in lode de S. Thomaso, quanto potete vedere, <b>ostendens in dicto libro infrascripta verba videlicet ille omnis cuiuscumque</b> </i><b><i>Theologantium generis el Peripatheticorum in spetie philosophantum honor, atque lux Thomas Aquinas omnem</i>.</b>Pur riconoscendo, insomma, di aver letto libri di eretici e di persone condannate, fra’ Giordano rivendica a Venezia di averli consultati per curiosità, senza condividerne le tesi, giudicate anzi tali da non meritare neppure il nome di tesi teologiche, bensì di tesi di pedanti, ferma restando la sua stima verso i veri autori cattolici, <i>in primis </i>Tommaso d’Aquino. Perché a Roma non sono ritornate in mente al Papa e al Tribunale romano, particolarmente negli ultimi anni, oltre che la prodigiosa e sincera memoria di Bruno, anche quelle battute dello <i>Spaccio della bestia trionfante </i>in cui il Nolano rivendicava il proprio parlar chiaro e senza peli sulla lingua:Qua Giordano parla per volgare, nomina liberamente, dona il proprio nome a chi la natura dona il proprio essere; non dice vergognoso quel che fa degno la natura; non cuopre quel ch’ella mostra aperto; chiama il pane, pane; il vino, vino; il capo, capo; il piede, piede; e altre parti, di proprio nome; dice il mangiare, mangiare; il dormire, dormire; il bere, bere; e cossí gli altri atti naturali significa con proprio titoloBen più copioso fu il catalogo delle proposizioni eretiche che gli inquisitori levarono dai libri che portavano il suo nome e che egli aveva riconosciuti suoi… Perciò venne senza più convinto dal Sant’Uffizio di sostenere: che i mondi sono innumerabili; che le anime passano da uno in altro corpo, da uno in altro mondo; che la stessa anima può informare due corpi; che la magìa è buona e lecita; che lo Spirito Santo è un medesimo con l’anima del mondo, e che ciò volle significare Mosè dove disse che lo Spirito Santo si diffuse sulle acque a fecondarle; che il mondo è eterno; che Mosè operò miracoli per mezzo della magìa, nella quale andava avanti a tutti gli Egiziani; che egli stesso inventò le sue leggi; che le sacre Lettere non sono che un sogno; che il diavolo andrà salvo; che i soli Ebrei hanno per padre Adamo; che gli altri uomini traggono la loro origine dai progenitori che Iddio creò prima di Adamo; che Cristo non è Dio, che fu insigne mago, e che avendo gabbati gli uomini, meritamente fu impiccato e non crocifisso; che i profeti e gli apostoli furono uomini tristi, maghi, e che molti di loro furono pure appesi.L’<i>iter</i> processuale si concluderà diversi anni dopo, con un peculiare <i>sprint finale</i> nel corso del 1599, che approderà, come vedremo, a una sentenza romana conclusiva, nella quale Bruno sarà condannato come <i>eretico negativo e impenitente.</i><b>E. 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Indeed for black, which could potentially transform into white. Not yet, at first glance, the black of the imminent Nazism and Fascism and the darkness of the concentration and extermination camps, where Jews, children, madmen, gypsies and the different are massed, to typify them and study them through a medicine and a science that are obscurely bending to the Manifesto of Race. The Kafkaesque black – which Prisco De Vivo finds and takes up again today – is, rather, that of the covers of old elementary school notebooks, with their dark color and their squared pages, which awaited pencil strokes and pastel stains. Pencils and strokes that, now, transform the white pages with dark stains. Metamorphoses of white into dark and of shades of dark toward white, transformations of matter and of glances. After all, in the wheel of metamorphoses, of every metamorphosis, “the man sits in the eminent part, a beast lies at the bottom, a half man and half beast descends from the left, and a half beast and half man ascends from the right”, as in the dreamlike glances of Fra Giordano Bruno Nolano. And the mind, faced with this book given to us by De Vivo and Piazza, cannot help but go from Homer to Rowling, passing through the North African Apuleius (2nd century AD), up to Dante, Bruno, Pasolini and, above all, as now happens in this volume, which we are rereading, to Kafka.<br />In fact, before the eye of De Vivo there is not the blue of the eight “notebooks of words” by Kafka, published on the basis of what Max Brod offered. In those notebooks, the Prague writer had frescoed the room that is in each of us at night. Written between 1917 and 1919, shortly before writing that long revealing document, which will be the Letter to the Father, those small notebooks – in which the writer seems willing to give vent to even the most hidden and scabrous corners of his heart – open our eyes to the meaning of darkness and night. But did Kafka really like the night, the dark, the black? Josef K., the protagonist of The Trial (written by Kafka between 1914 and 1917 and published posthumously in 1925) finds himself subjected, following an unspecified accusation, to a trial: it takes place in the attic of an old, squalid, dark and labyrinthine apartment building. Here he also meets a painter, named Titorelli who, despite being very poor, works as a portraitist for the court, so he knows perfectly well how all the mechanisms of the court and the Law work, but then he will be evicted with his paintings anyway. In The Trial, closed, dark and asphyxiating places prevail, like the court. But the figure of Titorelli is precisely the one that can most entice the eye of Kafka, but also of De Vivo, to look, even at night. From Kafka’s papers – which were saved by his friend and executor Max Brod, who took them with him first to Turkey and then to Israel, fleeing the German invasion of Prague – this very short story was published (against the will of the Author, who had entrusted them to him with the clause not to edit). It is a work of writing-meditation that, like others, could have been developed in notebooks and notes. At night, in fact, the figure of an insomniac presents the caretaker, who reads and questions himself in the darkness of the night, almost watching over the questions of those who cannot or do not manage to sleep, and perhaps he is also guarding, that is, watching over the unconscious sleep of the sleepers: «And you are awake, you are one of the caretakers, you find the next one by shaking the burning wood in the pile of twigs next to you. Why do you keep watch? One must keep watch, they say. One must be present" (Franz Kafka 1920, Italian translation by E. Pocar).<br />If one must be present, here is the black and the light of our artist. However, all this must not happen now before our eyes of flesh and the eyes of our mind. Because, if we look closely, the dark and the shadows of the night are never pleasant for Kafka, but they happen because of insomnia, which does not let you sleep and, often, instead of calming and reassuring, instills fear. After dark pages, also in the volume by Prisco De Vivo and Raffaele Piazza, the first spot of color; indeed - as Manuela Gandini rightly notes on page 11 - here is the new "creation" of the artist: a face without features, but only with one open eye ((⏱️=400)) empty. It is the transfigured gaze of the artist, who thus undertakes his own peculiar metamorphosis of glances from darkness to light, from indistinct shadows to somatic features, not without always introducing new darkness, new nights, new scenarios, new metamorphoses ((⏱️=500)) in the pages that follow. Is it the impotence of man in the face of a reality that is anything but legible, or are there transformations of the gaze on reality, where the darkness is orienting the human gaze beyond night and darkness? Isn't this the true meaning of every metamorphosis, that is, the power to transform the gaze, which instead risks getting lost in the figure of a donkey that has no wings, or in the little squares of a notebook with a black cover. How can we recover that eye, that very clear gaze, present in some sections of De vivo, that make us rise from the dark bowels of matter and of pictorial and photographic materials, towards the clarity of truth? «What does this immense solitude mean?», the wandering shepherd of Asia in Leopardi already asked. In the second book of Ovid's Metamorphoses we read: «In the end, Mother Earth, surrounded as she was by the sea, between those waves and the consumed springs, which where there was room / tried to hide in her dark bowels» (lines 272-274). Here is the darkness of the dark bowels of the night. And yet, even in all this darkness, the eye, from today's Kafkaesque low, can still rise upwards: the hope of dawn is never lost, as Ovid already sang: «While I speak to you, the humid night has reached the goal set on the coasts of Hesperia. We are not allowed delay ((⏱️=400)) we are awaited; the darkness dispersed, the Dawn shines» (second book, lines 142-144). Yes, we are expected at the end of the darkness and the night, but also of the images and words of the book, of every book: «The following dawn had removed the fires of the night, the sun had melted the frost in the meadows with its rays and they/ found themselves in that place. With a soft whisper then, after having complained for a long time, they decided to elude the guards, to try to escape in the silence of the night and, once outside the house, leave the city itself» ((⏱️=400))(Book four, lines 81-86). The metamorphosis of Inachus' daughter into a heifer is also an attempt to escape out of the house, out of the city, out of the mere donkey ears, out of the darkness((⏱️=400))verse above: «The following dawn had removed the fires of the night, the sun had melted the frost in the meadows with its rays and they/ found themselves in that place. With a soft whisper then, after having complained for a long time, they decided to elude/ the guards, to try to escape in the silence of the night/ and, once out of the house, leave the city itself» (book one, lines 81-86). The Kafkaesque guard now seems to point to another figure, that of the artist and poet Camillo Capolongo ((⏱️=400))(Roccarainola, 25 September 1940 – Roccarainola, 21 July 2013)((⏱️=400)) who, as the captions of the volume tell us, gives us a glimpse of a “new Kafka((⏱️=500)) who lived in the Desert of dissent”. The desert of dissent, or rather every desert, is the alternative to the original garden of creation. It is still that of the people of Israel, who leave Egypt under the guidance of JHWH, who, according to the sacred story, does not fear not having "who will command him"; indeed, he himself chooses the guides (now Moses, now Joshua, whose Latin name - Iesus - in the eyes of the Fathers of the Church, prefigures another Iesus, the true one, who places himself at the head of the people of the Gentiles); he chooses the gestures, the steps and the itineraries, even the medicines against the poisons of the asps of the arid lands, as it appears in the biblical book of Numbers and Joshua. Capolongo's desert was not that of Canaan and the prelude to the promised land. It was that of dissent. Capolongo's collaborations with intellectuals of the European avant-garde such as Jean Jacques Lebel, Steve Lacy, Julien Blaine, led him to the avant-garde of Il sociale. A metamorphosis of the social, which is not the folkloric and the popular, but is precisely that "social" in which the artist immerses himself, not to seek inspiration or to bring comfortable moments of leisure, but to build a common political conscience.<br />Art in all its infinite declinations (poetry, theater, painting and sculpture, design and architecture), must be open to metamorphosis, that is, to be linked to the human sciences (sociology, anthropology, ecology((⏱️=400))), to create fair and balanced projects and models of collective life.<br />The Preface to the volume we are talking about (a set of brief judgments and glimpses of the lyrics, the dark and the colored figures) opens, therefore, with the lightning-fast lines of Rosaria Ragni Licinio, who sketches the contours of the “thing” by Prisco De vivo and Raffaele Piazza: «an artist's book and at the same time((⏱️=400)) a poetic anthology whose protagonist is the Prague writer Franz Kafka((⏱️=400)) starting from “The Metamorphosis”, “The Trial” and “The Castle”» ((⏱️=400))(page 9)((⏱️=400)). This is reiterated by a series of short posts by Gian Ruggero Manzoni, Giuseppe Conte, Manuela Gandini. But the book opens with the... ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64405098</guid><pubDate>Sun, 16 Feb 2025 14:49:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64405098/kafka_alto_of_the_notebook_and_the_metamorphoses_prisco_de_vivo_gutenberg_editions.mp3" length="6053452" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>The Kafkaesque quote – placed in epigraph to the works of art by Prisco De Vivo (figurative artist and brilliant poet and designer) and to the verses of Raffale Piazza (well-known poet and journalist) - reminds us of a certain predilection of the...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[The Kafkaesque quote – placed in epigraph to the works of art by Prisco De Vivo (figurative artist and brilliant poet and designer) and to the verses of Raffale Piazza (well-known poet and journalist) - reminds us of a certain predilection of the Prague writer Franz Kafka (Prague 1883 – Kierling, Vienna, 1924) for the night and for the dark. Indeed for black, which could potentially transform into white. Not yet, at first glance, the black of the imminent Nazism and Fascism and the darkness of the concentration and extermination camps, where Jews, children, madmen, gypsies and the different are massed, to typify them and study them through a medicine and a science that are obscurely bending to the Manifesto of Race. The Kafkaesque black – which Prisco De Vivo finds and takes up again today – is, rather, that of the covers of old elementary school notebooks, with their dark color and their squared pages, which awaited pencil strokes and pastel stains. Pencils and strokes that, now, transform the white pages with dark stains. Metamorphoses of white into dark and of shades of dark toward white, transformations of matter and of glances. After all, in the wheel of metamorphoses, of every metamorphosis, “the man sits in the eminent part, a beast lies at the bottom, a half man and half beast descends from the left, and a half beast and half man ascends from the right”, as in the dreamlike glances of Fra Giordano Bruno Nolano. And the mind, faced with this book given to us by De Vivo and Piazza, cannot help but go from Homer to Rowling, passing through the North African Apuleius (2nd century AD), up to Dante, Bruno, Pasolini and, above all, as now happens in this volume, which we are rereading, to Kafka.<br />In fact, before the eye of De Vivo there is not the blue of the eight “notebooks of words” by Kafka, published on the basis of what Max Brod offered. In those notebooks, the Prague writer had frescoed the room that is in each of us at night. Written between 1917 and 1919, shortly before writing that long revealing document, which will be the Letter to the Father, those small notebooks – in which the writer seems willing to give vent to even the most hidden and scabrous corners of his heart – open our eyes to the meaning of darkness and night. But did Kafka really like the night, the dark, the black? Josef K., the protagonist of The Trial (written by Kafka between 1914 and 1917 and published posthumously in 1925) finds himself subjected, following an unspecified accusation, to a trial: it takes place in the attic of an old, squalid, dark and labyrinthine apartment building. Here he also meets a painter, named Titorelli who, despite being very poor, works as a portraitist for the court, so he knows perfectly well how all the mechanisms of the court and the Law work, but then he will be evicted with his paintings anyway. In The Trial, closed, dark and asphyxiating places prevail, like the court. But the figure of Titorelli is precisely the one that can most entice the eye of Kafka, but also of De Vivo, to look, even at night. From Kafka’s papers – which were saved by his friend and executor Max Brod, who took them with him first to Turkey and then to Israel, fleeing the German invasion of Prague – this very short story was published (against the will of the Author, who had entrusted them to him with the clause not to edit). It is a work of writing-meditation that, like others, could have been developed in notebooks and notes. At night, in fact, the figure of an insomniac presents the caretaker, who reads and questions himself in the darkness of the night, almost watching over the questions of those who cannot or do not manage to sleep, and perhaps he is also guarding, that is, watching over the unconscious sleep of the sleepers: «And you are awake, you are one of the caretakers, you find the next one by shaking the burning wood in the pile of twigs next to you. Why do you keep watch? One must keep watch, they say. One must be...]]></itunes:summary><itunes:duration>1009</itunes:duration><itunes:keywords>artist,black,bohemian,dark,de,figurative,kafka,light,metamorphosis,night,notebook,prisco,process,vivo,white</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Kafkalto del Quaderno e delle Metamorfosi-Prisco De Vivo, Gutemberg edizioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/kafkalto-del-quaderno-e-delle-metamorfosi-prisco-de-vivo-gutemberg-edizioni--64405054</link><description><![CDATA[La citazione kafkiana – posta in esergo alle opere d’arte di Prisco De Vivo (artista figurativo e geniale poeta e designer) e ai versi di Raffale Piazza (noto poeta e giornalista) -, ci ricorda una certa predilezione dello scrittore praghese Franz Kafka (Praga 1883 – Kierling, Vienna, 1924) per la notte e per il buio. Anzi per il nero, che potenzialmente potrebbe trasformarsi in bianco. Non ancora, in prima battuta, il nero degli imminenti nazismi e dei fascismi e il buio dei campi di concentramento e di sterminio, dove ammassare ebrei, bambini, folli, zingari e diversi, per tipizzarli e studiarli mediante una medicina e una scienza che si stanno oscuramente piegando al Manifesto della razza. Il nero kafkiano – che Prisco De Vivo oggi trova e riprende – è, piuttosto, quello delle copertine degli antichi quaderni per la scuola elementare, con il loro colore scuro e le loro pagine a quadretti, che aspettavano tratti di matita e macchie di pastelli. Matite e tratti che, ora, trasformano le pagine bianche con macchie scure. Metamorfosi del bianco in scuro e delle sfumature di scuro verso il bianco, trasformazioni della materia e degli sguardi. Del resto, nella ruota delle metamorfosi, di ogni metamorfosi, “siede l’uomo nella parte eminente, giace una bestia al fondo, un mezzo uomo e mezzo bestia discende dalla sinistra, ed un mezzo bestia e mezzo uomo ascende de la destra”, come negli sguardi onirici di fra’ Giordano Bruno Nolano. E la mente, di fronte a questo libro regalatoci da De Vivo e da Piazza, non può che andare da Omero a Rowling, passando per il nord-africano Apuleio (II secolo d.C.), fino a Dante, Bruno, Pasolini e, soprattutto, come ora accade in questo volume, che rileggiamo, per Kafka. <br />Davanti all’occhio di De Vivo, infatti, non vi è l’azzurro degli otto “quadernetti di vocaboli” di Kafka, editi sulla base di quanto offriva Max Brod. In quei quadernetti, lo scrittore praghese aveva affrescato la camera che è in ognuno di noi di notte. Stesi tra il 1917 e il 1919, poco prima di scrivere quel lungo documento rivelatore, che sarà la Lettera al padre, quei piccoli quaderni – in cui lo scrittore sembra disposto a dar adito fin negli angoletti più riposti e scabrosi del suo cuore – apriamo l’occhio sul senso del buio e della notte. Ma a Kafka piaceva davvero la notte, il buio, il nero?  Josef K., il protagonista de Il processo (scritto da Kafka tra il 1914 e il 1917 e pubblicato postumo nel 1925) si trova sottoposto, a seguito di un’imprecisata accusa, a un processo: esso avviene nel solaio di un vecchio, squallido, buio e labirintico condominio. Qui conosce anche un pittore, di nome Titorelli che, pur essendo assai povero, lavora come ritrattista per il tribunale, per cui sa riconoscere perfettamente tutti i meccanismi del tribunale e della Legge, ma poi sarà comunque sfrattato coi suoi quadri. Ne Il processo prevalgono i luoghi chiusi, scuri e asfittici, come il tribunale. Ma la figura di Titorelli è proprio quella che può maggiormente invogliare l’occhio di Kafka, ma pure di De Vivo, a guardare, seppur di notte. Dalle carte di Kafka – che furono salvate dal suo amico ed esecutore testamentario Max Brod, che le portò con sé prima in Turchia e poi in Israele, fuggendo davanti alla invasione tedesca di Praga – fu pubblicato, del resto (contro la volontà dell’Autore, che glieli aveva affidati con la clausola di non editare) anche questo racconto brevissimo. Si tratta di un lavoro di scrittura-meditazione che, come altri, avrebbe potuto essere sviluppato in quaderni e appunti. Di notte presenta, appunto, la figura un insonne, il custode, il quale legge e si interroga nel buio della notte, quasi vegliando sulle domande di chi non può o non riesce a dormire, e forse egli sta custodendo, cioè vegliando, anche sul sonno inconscio dei dormienti: «E tu sei sveglio, sei uno dei custodi, trovi il prossimo agitando il legno acceso nel mucchio di stipe accanto a te. Perché vegli? Uno deve vegliare, dicono. Uno deve essere presente» (Franz Kafka 1920, tr. it. di E. Pocar).<br /><br />Se uno dev’essere presente, ecco il nero e il chiaro del nostro artista. Tuttavia, tutto questo non deve accadere ora davanti ai nostri occhi di carne e agli occhi della nostra mente. Perché, a ben guardare, lo scuro e le ombre della notte non sono mai piacevoli per Kafka, bensì esse accadono a motivo dell’insonnia, che non lascia dormire e, spesso, invece di calmare e rasserenare, incute paura. Dopo pagine scure, anche nel volume di Prisco De Vivo e Raffaele Piazza, la prima macchia di colore; anzi – come bene annota Manuela Gandini a pagina 11 - ecco la nuova “creazione” dell’artista: un volto senza tratti, ma soltanto con un occhio aperto((⏱️=400))vuoto. È lo sguardo trasfigurato dell’artista, che intraprende così una sua peculiare metamorfosi di sguardi dal buio al chiarore, dalle ombre indistinte ai tratti somatici, non senza introdurre sempre nuovi scuri, nuove notti, nuovi scenari, nuove metamorfosi((⏱️=500)) nelle pagine a seguire. Impotenza dell’uomo innanzi ad una realtà tutt’altro che leggibile, oppure trasformazioni dello sguardo sul reale, dove lo scuro sta orientando lo sguardo umano oltre la notte e il buio? Non è questo il vero significato di ogni metamorfosi, cioè il potere di trasformare lo sguardo, che invece rischia di perdersi nella figura di un asino che non ha le ali, oppure nei quadrettini di un quaderno dalla copertina nera. Come recuperare quell’occhio, quello sguardo chiarissimo, presente in alcuni tratti di De vivo, che ci facciano risalire dalle viscere oscure della materia e dei materiali pittorici e fotografici, verso il chiaror del vero? «Che vuol dir/ questa solitudine immensa?», domandava già il leopardiano pastore errante dell’Asia. Nel libro secondo delle Metamorfosi di Ovidio si leggeva: «Alla fine la madre Terra, circondata com’era dal mare, fra quelle onde e le fonti consunte, che dov’era luogo/ cercavano di rintanarsi nelle sue viscere oscure» (versi 272-274). Ecco il buio delle viscere oscure della notte. E tuttavia, anche in tutto questo scuro, l’occhio, dal basso kafkiano di oggi, si può ancora elevare verso l’alto: non si perde mai la speranza dell’aurora, come già cantava Ovidio: «Mentre ti parlo, la notte umida ha raggiunto la meta posta sulle coste di Esperia. Non ci sono concessi indugi((⏱️=400)) siamo attesi; disperse le tenebre, l’Aurora risplende» (libro secondo, versi 142-144). Sì, siamo attesi alla fine del buio e della notte, ma anche delle immagini e delle parole del libro, di ogni libro: «L’aurora seguente aveva rimosso i fuochi della notte, il sole sciolto coi suoi raggi la brina nei prati e loro/ si ritrovarono in quel luogo. Con lieve bisbiglio allora, dopo essersi a lungo lamentati, decisero di eludere i custodi, di tentare la fuga nel silenzio della notte e, una volta fuori casa, lasciare la stessa città» ((⏱️=400))(Libro quarto, versi 81-86). La metamorfosi della figliola di Inaco in giovenca è anche un tentativo di fuga fuori di casa, fuori dalla città, fuori dalle mere orecchie asinine, fuori dal buio((⏱️=400))verso in alto: «L’aurora seguente aveva rimosso i fuochi della notte, il sole sciolto coi suoi raggi la brina nei prati e loro/ si ritrovarono in quel luogo. Con lieve bisbiglio allora, dopo essersi a lungo lamentati, decisero di eludere/ i custodi, di tentare la fuga nel silenzio della notte/ e, una volta fuori casa, lasciare la stessa città» (libro primo, versi 81-86). Il custode kafkiano sembra ora additare un’altra figura, quella dell’artista e poeta Camillo Capolongo ((⏱️=400))(Roccarainola, 25 settembre 1940 – Roccarainola, 21 luglio 2013)((⏱️=400)) il quale, come ci dicono le didascalie del volume, fa intravvedere un “novello Kafka((⏱️=500)) vissuto nel Deserto del dissenso”. Il deserto del dissenso, anzi ogni deserto, è quello alternativo al giardino originario della creazione. È ancora quello del popolo d’Israele, che lascia l’Egitto sotto la guida di JHWH, il quale, secondo il racconto sacro, non teme di non avere “chi lo comanderà”; anzi sceglie lui stesso le guide (ora Mosè, ora Giosuè, il cui nome latino – Iesus – agli occhi dei Padri della Chiesa, pre-figura un altro Iesus, il vero, che si pone a capo del popolo delle genti); sceglie lui i gesti, i passi e gli itinerari, perfino le medicine contro i veleni delle aspidi delle terre aride, come risulta da libro biblico dei Numeri e di Giosuè. Il deserto di Capolongo non fu quello di Canaan e del preludio alla terra promessa. Fu quello del dissenso. Le collaborazioni di Capolongo con intellettuali dell’avanguardia europea come Jean Jacques Lebel, Steve Lacy, Julien Blaine, lo condussero all’avanguardia de Il sociale. Una metamorfosi del sociale, che non è il folklorico e il popolare, ma è appunto quel “sociale” in cui l’artista s’immerge, non per cercare ispirazione o per portare confortevoli momenti di svago, ma per costruire una coscienza politica comune. <br />L’arte in tutte le sue infinite declinazioni (poesia, teatro, pittura e scultura, design cd architettura), dev’essere disponibile alle metamorfosi, cioè legarsi alle scienze umane (sociologia, antropologia, ecologia((⏱️=400))), per realizzare progetti e modelli di vita collettiva giusti ed equilibrati.<br />La Prefazione al volume di cui parliamo (un insieme di brevi giudizi e squarci sulle liriche, gli scuri e le figure a colore) si apre, perciò, con le battute fulminanti di Rosaria Ragni Licinio, che tratteggia i contorni della “cosa” di Prisco De vivo e Raffaele Piazza: «un libro d’artista e al contempo((⏱️=400)) una silloge poetica il cui protagonista è lo scrittore praghese Franz Kafka((⏱️=400)) a partire da “La Metamorfosi”, “Il Processo” e “Il Castello”» ((⏱️=400))(pagina 9)((⏱️=400)). Questo viene ribadito da una serie di brevi post di Gian Ruggero Manzoni, Giuseppe Conte, Manuela Gandini. Ma la cosa del libro si apre con la figura di Kafka, tratteggiata da Prisco De Vivo e dalle sue poesie, mediante le quali egli cerca d’incontrare...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64405054</guid><pubDate>Sun, 16 Feb 2025 14:43:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64405054/kafkalto_del_quaderno_e_delle_metamorfosi_prisco_de_vivo_gutemberg_edizioni.mp3" length="13171239" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>La citazione kafkiana – posta in esergo alle opere d’arte di Prisco De Vivo (artista figurativo e geniale poeta e designer) e ai versi di Raffale Piazza (noto poeta e giornalista) -, ci ricorda una certa predilezione dello scrittore praghese Franz...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La citazione kafkiana – posta in esergo alle opere d’arte di Prisco De Vivo (artista figurativo e geniale poeta e designer) e ai versi di Raffale Piazza (noto poeta e giornalista) -, ci ricorda una certa predilezione dello scrittore praghese Franz Kafka (Praga 1883 – Kierling, Vienna, 1924) per la notte e per il buio. Anzi per il nero, che potenzialmente potrebbe trasformarsi in bianco. Non ancora, in prima battuta, il nero degli imminenti nazismi e dei fascismi e il buio dei campi di concentramento e di sterminio, dove ammassare ebrei, bambini, folli, zingari e diversi, per tipizzarli e studiarli mediante una medicina e una scienza che si stanno oscuramente piegando al Manifesto della razza. Il nero kafkiano – che Prisco De Vivo oggi trova e riprende – è, piuttosto, quello delle copertine degli antichi quaderni per la scuola elementare, con il loro colore scuro e le loro pagine a quadretti, che aspettavano tratti di matita e macchie di pastelli. Matite e tratti che, ora, trasformano le pagine bianche con macchie scure. Metamorfosi del bianco in scuro e delle sfumature di scuro verso il bianco, trasformazioni della materia e degli sguardi. Del resto, nella ruota delle metamorfosi, di ogni metamorfosi, “siede l’uomo nella parte eminente, giace una bestia al fondo, un mezzo uomo e mezzo bestia discende dalla sinistra, ed un mezzo bestia e mezzo uomo ascende de la destra”, come negli sguardi onirici di fra’ Giordano Bruno Nolano. E la mente, di fronte a questo libro regalatoci da De Vivo e da Piazza, non può che andare da Omero a Rowling, passando per il nord-africano Apuleio (II secolo d.C.), fino a Dante, Bruno, Pasolini e, soprattutto, come ora accade in questo volume, che rileggiamo, per Kafka. <br />Davanti all’occhio di De Vivo, infatti, non vi è l’azzurro degli otto “quadernetti di vocaboli” di Kafka, editi sulla base di quanto offriva Max Brod. In quei quadernetti, lo scrittore praghese aveva affrescato la camera che è in ognuno di noi di notte. Stesi tra il 1917 e il 1919, poco prima di scrivere quel lungo documento rivelatore, che sarà la Lettera al padre, quei piccoli quaderni – in cui lo scrittore sembra disposto a dar adito fin negli angoletti più riposti e scabrosi del suo cuore – apriamo l’occhio sul senso del buio e della notte. Ma a Kafka piaceva davvero la notte, il buio, il nero?  Josef K., il protagonista de Il processo (scritto da Kafka tra il 1914 e il 1917 e pubblicato postumo nel 1925) si trova sottoposto, a seguito di un’imprecisata accusa, a un processo: esso avviene nel solaio di un vecchio, squallido, buio e labirintico condominio. Qui conosce anche un pittore, di nome Titorelli che, pur essendo assai povero, lavora come ritrattista per il tribunale, per cui sa riconoscere perfettamente tutti i meccanismi del tribunale e della Legge, ma poi sarà comunque sfrattato coi suoi quadri. Ne Il processo prevalgono i luoghi chiusi, scuri e asfittici, come il tribunale. Ma la figura di Titorelli è proprio quella che può maggiormente invogliare l’occhio di Kafka, ma pure di De Vivo, a guardare, seppur di notte. Dalle carte di Kafka – che furono salvate dal suo amico ed esecutore testamentario Max Brod, che le portò con sé prima in Turchia e poi in Israele, fuggendo davanti alla invasione tedesca di Praga – fu pubblicato, del resto (contro la volontà dell’Autore, che glieli aveva affidati con la clausola di non editare) anche questo racconto brevissimo. Si tratta di un lavoro di scrittura-meditazione che, come altri, avrebbe potuto essere sviluppato in quaderni e appunti. Di notte presenta, appunto, la figura un insonne, il custode, il quale legge e si interroga nel buio della notte, quasi vegliando sulle domande di chi non può o non riesce a dormire, e forse egli sta custodendo, cioè vegliando, anche sul sonno inconscio dei dormienti: «E tu sei sveglio, sei uno dei custodi, trovi il prossimo agitando il legno acceso nel mucchio di stipe accanto a te. Perché vegli? Uno deve vegliare, dicono. Uno deve essere...]]></itunes:summary><itunes:duration>821</itunes:duration><itunes:keywords>artista,boemo,buoio,de,ebreo,figurativo,kafka,luce,metamorfosi,nero,notte,praga,prisco,processo,quaderno,vivo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lara's instinct. Emilia Tartaglia Polcini, Graus editions, Naples-(P. Giustiniani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lara-s-instinct-emilia-tartaglia-polcini-graus-editions-naples-p-giustiniani--64270925</link><description><![CDATA[Sunday 9 February 2025, 11.00 am  at the monumental complex of Santa Maria la Nova in Naples, for the Books&amp;Museum review, the presentation of l'istinto di Lara,  by Emilia Tartaglia Polcini,  was held. Preface by Maria Cristina Donnarumma (Friend of the Strega Prize Sunday), Graus editions, Naples 2024, 155 pages. This debut novel by Emilia Tartaglia Polcini delves very well, with a pressing rhythm, into the «three main characters» alongside whom «others rotate who cannot be defined as entirely secondary» (from the Preface, page 7); and this not without the additional «protagonist of no secondary importance… nature with its noises, its colors, its scents» (Ibid., page 8).<br />You can see the pen of someone accustomed to short stories and theatrical plays also in this one, which I would define as a coming-of-age novel, whose short and effective chapters, not numbered, follow one another in a compelling way, to make us gradually perceive, so to speak directly, the various aspects of what the title of the book calls, precisely, Lara's instinct. It is, in many respects, the same instinct of her mother Mélanie, who found herself acting as the wife of an unlikely «peacock», her husband, who, despite her presence, was capable of swelling «next to that unlikely companion who was only slightly older than his daughter» (page 54). An instinct that soon leads Lara to be terrified of her father (compare pages 62 and 63), also because he, with his ways and his repeated and shameless betrayals with his “kitten” (page 49), was causing, as we read verbatim, everything to collapse (both relationships and feelings, both passions and hobbies that were not his); all this given the fact, immediately evident, that «his marriage was falling apart» (page 48).<br />The father lives alone, even though he is with his wife, her friend, and his daughter; he is a construction magnate (compare page 115), who can even have non-scheduled flights, but cannot fly higher than his own genitals; but above all, he appears to be taken by his hobbies, as long as they are always lucrative, such as the sparkling wine production of his wine products, which he is promoting even in Japan, that is, "in a country that only in modern times is beginning to open up to the Western culture of wine consumption" (page 115). The short narrative chapters occasionally feature parts printed in italics: they are almost the commentary of a chorus of the ancient Greek theater, in the sense that, periodically, the Author carves out her own spaces: in these lines of writing, she presents her observations on the facts, on the climate, on the environment, on the events, on the souls, on the emotions...; above all, she does so in those lines in which the narrated events give the sense of the few moments - ephemeral!, just as she opens and closes the chapter on pages 37 to 39 - in which some glimmer of happiness seems to make its way on the horizon. Among others, the italicized part of pages 60 to 65, tells, in counterpoint, the real "terror" that Lara has of her father, also because he does not share what he considers, textually, «that stupid activity of ballet» (page 61); this is a characteristic repeated in another passage in italics, where Lara «little by little, towards her father… a real terror had taken shape» (page 63)The world of people and environments evoked by these pages does not belong to the plebs, but to the upper middle class involved in international business and transactions, particularly in the production of the wine industry; we are talking about the Castaldi family of Lomellina, whose exponent - and father of Lara - is, in fact, Filippo Castaldi of Lomellina: a man with a strong weakness for carnal sensuality that, in the plot, leads him to introduce his lover at his wife's birthday party, or even to have her live in the house together with his daughter Lara, in the years in which his wife, following a fall from a horse - which happened after the terrible moment of his betrayal, when she discovers that her husband does not disdain public sentimentality with his lover.<br />By now Lara's mother, despite her very vivid imagination, lives elsewhere in a neurovegetative state. Slave, like a teenager, to the feminine charm of an escort, as when the narration in italics observes that Lara «saw her father Filippo who… accompanied a young woman to the car and like a teenager spent himself in effusions, promising to join her as soon as possible» (page 65). A «vain to the end» (page 152), as the now mature and married Lara will sentence (whose heart a young man finally steals: page 85), in front of her father's tomb, «in the Monumental Cemetery of Milan, where he had been buried after being cremated» (page 152). Even though she belongs to this world, also made up of waiters, housekeepers, business trips throughout Europe or Japan, Lara is a person apart: «she didn't like those parties or even those people... she hated the lack of genuineness of the guests» (page 13). She loves dance, first the European one (where she will be the prima ballerina in the role of Odette in the famous ballet Swan Lake: see page 77); and then the Japanese one (in the traditional dance Nihon Buyo: page 98), during which she will suffer a serious fall, which knocks her down for a while but does not tame her. Lara is more of a mother's daughter than a father's, in the sense that her mother Mélanie, who in turn was the daughter of parents both belonging to noble families, had instilled in Lara a sympathy for different worlds, not shared by the more pragmatic Filippo: «If for Mélanie music was the essence of life, for her daughter dance was life». Furthermore, mother Mélanie - she recalls a page in italics - «sweet and kind like her daughter, had immediately bonded with that little dog» (page 62), Lara's little dog, also badly destroyed by the pragmatic Filippo. Lara shows that she has understood his personal structure: in addition to being a traitor to his wife, Filippo almost has the vocation «to ruin everything as always!» (page 79), even if her daughter loves him and would hope - in vain - to see him in the front row watching her dance (compare page 82). But perhaps the not apparent merit of the book and of Lara's instinct, well rendered by the colorful cover, which appropriately evokes Paris and Tokyo, is that of describing interpersonal relationships: those that are of blood and that are often interrupted by temperaments and characters; those that arise from interpersonal frequentation and that often fray in the same marital relationship; as happens on the evening of her birthday party to Filippo's wife who, not even imagining that the décolleté given to her by her husband Filippo was identical to the one the cheater had also given to his lover Rosemary, sees the relationship that she would have liked to rebuild as a fairytale relationship crumble (see page 52). A relationship that soon dissolves, like the semifreddo prepared as the final dessert of the birthday party, which, the Author writes with shared irony, "was melting together with the last lit candles, and that image of decay was perfect for the situation" (page 59). Relationships are more in memories - in moments fished out of memory than in harsh reality. For example, in the memory of little Lara, when she spent a holiday in the mountains as a child (compare pages 74 to 75); or when the protagonist, her experience in Japan having ended with a fall and fractures, desires «now more than ever, to breathe the air of home, to nourish herself with the most beautiful memories and to fight to rebuild a shred of normality» (page 133), perhaps with woodland or plant therapy, or even with hippotherapy: «Riding fast would have alleviated that sense of oppression and anguish for the future» (page 93). But above all, as happens in the chapter that bears the same name as the book (pages 142 to 150), before the Epilogue, when «she knew she was on a motorbike with a guy she had met by chance. It wasn't her style to hang out with people she'd never seen, much less to throw herself into adventure like that, like a reckless girl" (page 149).<br />Pasquale Giustiniani for Books&amp;Museum<br />Naples]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64270925</guid><pubDate>Sat, 08 Feb 2025 14:44:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64270925/lara_s_instinct_emilia_tartaglia_polcini_graus_editions_naples_p_giustiniani.mp3" length="3516701" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Sunday 9 February 2025, 11.00 am  at the monumental complex of Santa Maria la Nova in Naples, for the Books&amp;amp;Museum review, the presentation of l'istinto di Lara,  by Emilia Tartaglia Polcini,  was held. Preface by Maria Cristina Donnarumma (Friend...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sunday 9 February 2025, 11.00 am  at the monumental complex of Santa Maria la Nova in Naples, for the Books&amp;Museum review, the presentation of l'istinto di Lara,  by Emilia Tartaglia Polcini,  was held. Preface by Maria Cristina Donnarumma (Friend of the Strega Prize Sunday), Graus editions, Naples 2024, 155 pages. This debut novel by Emilia Tartaglia Polcini delves very well, with a pressing rhythm, into the «three main characters» alongside whom «others rotate who cannot be defined as entirely secondary» (from the Preface, page 7); and this not without the additional «protagonist of no secondary importance… nature with its noises, its colors, its scents» (Ibid., page 8).<br />You can see the pen of someone accustomed to short stories and theatrical plays also in this one, which I would define as a coming-of-age novel, whose short and effective chapters, not numbered, follow one another in a compelling way, to make us gradually perceive, so to speak directly, the various aspects of what the title of the book calls, precisely, Lara's instinct. It is, in many respects, the same instinct of her mother Mélanie, who found herself acting as the wife of an unlikely «peacock», her husband, who, despite her presence, was capable of swelling «next to that unlikely companion who was only slightly older than his daughter» (page 54). An instinct that soon leads Lara to be terrified of her father (compare pages 62 and 63), also because he, with his ways and his repeated and shameless betrayals with his “kitten” (page 49), was causing, as we read verbatim, everything to collapse (both relationships and feelings, both passions and hobbies that were not his); all this given the fact, immediately evident, that «his marriage was falling apart» (page 48).<br />The father lives alone, even though he is with his wife, her friend, and his daughter; he is a construction magnate (compare page 115), who can even have non-scheduled flights, but cannot fly higher than his own genitals; but above all, he appears to be taken by his hobbies, as long as they are always lucrative, such as the sparkling wine production of his wine products, which he is promoting even in Japan, that is, "in a country that only in modern times is beginning to open up to the Western culture of wine consumption" (page 115). The short narrative chapters occasionally feature parts printed in italics: they are almost the commentary of a chorus of the ancient Greek theater, in the sense that, periodically, the Author carves out her own spaces: in these lines of writing, she presents her observations on the facts, on the climate, on the environment, on the events, on the souls, on the emotions...; above all, she does so in those lines in which the narrated events give the sense of the few moments - ephemeral!, just as she opens and closes the chapter on pages 37 to 39 - in which some glimmer of happiness seems to make its way on the horizon. Among others, the italicized part of pages 60 to 65, tells, in counterpoint, the real "terror" that Lara has of her father, also because he does not share what he considers, textually, «that stupid activity of ballet» (page 61); this is a characteristic repeated in another passage in italics, where Lara «little by little, towards her father… a real terror had taken shape» (page 63)The world of people and environments evoked by these pages does not belong to the plebs, but to the upper middle class involved in international business and transactions, particularly in the production of the wine industry; we are talking about the Castaldi family of Lomellina, whose exponent - and father of Lara - is, in fact, Filippo Castaldi of Lomellina: a man with a strong weakness for carnal sensuality that, in the plot, leads him to introduce his lover at his wife's birthday party, or even to have her live in the house together with his daughter Lara, in the years in which his wife, following a fall from a horse - which happened after the terrible moment...]]></itunes:summary><itunes:duration>587</itunes:duration><itunes:keywords>daughter,father,fear,independence,love,lover,mother,novel,wife,woman</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>l'istinto di Lara. Emilia Tartaglia Polcini, Graus edizioni, Napoli-(P. Giustiniani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-istinto-di-lara-emilia-tartaglia-polcini-graus-edizioni-napoli-p-giustiniani--64270881</link><description><![CDATA[domenica 9 febbraio 2025, ore 11,00 presso il complesso monumentale di Santa Maria la nova di Napoli, per la rassegna Books&amp;Museum si è tenuta la presentazione di l'istinto di Lara, di Emilia Tartaglia Polcini, Prefazione di Maria Cristina Donnarumma (Amica della domenica del Premio Strega), Graus edizioni, Napoli 2024, pagine 155. Questo romanzo d’esordio di Emilia Tartaglia Polcini scava molto bene, con un ritmo incalzante, nei «tre personaggi principali» accanto ai quali «ne ruotano altri che non possono definirsi del tutto secondari» (dalla Prefazione, pagina 7); e questo non senza l’ulteriore «protagonista di non secondo piano… la natura con i suoi rumori, i suoi colori, i suoi profumi» (Ivi, pagina 8). <br />Si nota la penna di chi è adusa ai racconti brevi e alle pièces teatrali anche in questo, che definirei romanzo di formazione, i cui brevi ed efficaci capitoli, non numerati, si susseguono avvincenti, per farci percepire via via, per così dire in diretta, i vari aspetti di quello che il titolo del libro denomina, appunto, istinto di Lara. È, per molti aspetti, il medesimo istinto della mamma Mélanie, che si era trovata a fungere da moglie di un improbabile «pavone», il marito, che, nonostante lei presente, era capace di gonfiarsi «accanto a quella improbabile compagna poco più grande di sua figlia» (pagina 54). Un istinto che conduce presto Lara ad avere terrore di suo padre (confronta pagine 62 e 63), anche perché egli, con i suoi modi e i suoi iterati e sfrontati tradimenti con la sua “gattina” (pagina 49), stava facendo sì, come leggiamo testualmente, che tutto crollasse (sia relazioni che sentimenti, sia passioni che hobbies che non fossero i suoi); tutto ciò stante il fatto, subito evidente, che «il suo matrimonio stava cadendo a pezzi» (pagina 48). <br />Il padre vive da solo, pur stando insieme alla moglie, all’amica di lei, e alla figlia; è un magnate delle costruzioni (confronta pagina 115), che può disporre perfino di voli aerei non di linea, ma non sa volare più in alto del proprio organo genitale; ma soprattutto, egli appare preso dai suoi hobbies, purché sempre lucrativi, come quello della spumantizzazione dei suoi prodotti vinicoli, che egli  va propagandando perfino in ambiente giapponese, cioè «in un paese che solo in tempi moderni si comincia ad aprire alla cultura occidentale del consumo del vino» (pagina 115). I brevi capitoli narrativi presentano, ogni tanto, delle parti stampate in corsivo: sono quasi il commento di un coro dell’antico teatro greco, nel senso che, periodicamente, l’Autrice si ritaglia dei propri spazi: in queste linee di scrittura, ella presenta le proprie osservazioni sui fatti, sul clima, sull’ambiente, sulle vicende, sulle anime, sull’emotività…; soprattutto  lo fa in quelle righe in cui le vicende narrate danno il senso dei pochi momenti – effimeri!, così come apre e chiude il capitolo alle pagine da 37 a 39 – in cui qualche bagliore di felicità sembra farsi strada all’orizzonte. <br />Tra le altre, la parte in corsivo delle pagine da 60 a 65, racconta, in contro-canto, il vero e proprio “terrore” che Lara ha di suo padre, anche perché lui non condivide quella che considera, testualmente, «quella stupida attività del balletto» (pagina 61); si tratta di una caratteristica ripetuta in un altro passaggio in corsivo, laddove Lara «un po’ alla volta, nei confronti di suo padre… aveva preso corpo un vero e proprio terrore» (pagina 63) Il mondo di persone e ambienti evocato da queste pagine non appartiene alla plebe, ma all’alta borghesia impegnata in affari e transazioni internazionali, particolarmente nella produzione dell’industria vinicola; si tratta della famiglia dei Castaldi di Lomellina, il cui esponente - e padre di Lara – è, appunto, Filippo Castaldi di Lomellina: un uomo con un forte debole per la sensualità carnale che, nell’intreccio, lo porta a introdurre la sua amante nel momento della festa di compleanno della moglie, oppure a farla addirittura vivere in casa insieme con la figlia Lara, negli anni in cui la moglie, a seguito di una caduta da cavallo - accaduta a seguito del terribile momento del tradimento di lui, quando ella scopre che il marito non disdegna sdolcinature pubbliche con l’amante.<br />Ormai la mamma di Lara, nonostante la sua fantasia molto fervida, vive altrove in stato neurovegetativo. Schiavo, come un adolescente, del fascino femminile di una escort, come quando la narrazione in corsivo osserva che Lara «vide suo padre Filippo che… accompagnava una giovane donna all’auto e come un adolescente si spendeva in effusioni, promettendole di raggiungerla quanto prima» (pagina 65). Un «vanesio fino alla fine» (pagina 152), come sentenzierà l’ormai matura e a sua volta coniugata Lara (a cui un giovane finalmente ruba il cuore: pagina 85), di fronte alla tomba del padre, «nel Cimitero monumentale di Milano, dove era stato sepolto dopo essersi fatto cremare» (pagina 152). Pur appartenendo a questo mondo, fatto anche di camerieri, governanti, viaggi per affari in tutta Europa o in Giappone, Lara è un tipo a sé: «non amava quelle feste e neanche quelle persone… detestava la poca genuinità degli ospiti» (pagina 13).  Ama la danza, prima quella europea (dove sarà prima ballerina nel ruolo di Odette nel famoso balletto Il lago dei cigni: confronta pagina 77); e poi quella giapponese (nella danza tradizionale Nihon Buyo: pagina 98), nel corso della quale subirà una grave caduta, che l’abbatte per un periodo ma non la doma. Lara più figlia della mamma che del padre, nel senso che la mamma Mélanie, a sua volta figlia di genitori appartenenti entrambi a famiglie nobili, aveva inoculato in Lara la simpatia per mondi differenti, non condivisi dal più pragmatico Filippo: «Se per Mélanie la musica era l’essenza della vita, per la figlia la danza era vita». Inoltre, mamma Mélanie - ricorda una pagina in corsivo - «dolce e gentile come sua figlia, aveva subito legato con quella cagnolina» (pagina 62), la cagnolina di Lara, anche essa distrutta in malo modo dal pragmatico Filippo. Lara mostra di averne compreso la struttura personale: oltre che traditore della coniuge, Filippo ha quasi la vocazione «di rovinare tutto come sempre!» (pagina 79), anche se la figlia lo ama e spererebbe – invano – di vederlo in prima fila a guardarla ballare (confronta pagina 82). Ma forse il pregio non apparente del libro e dell’istinto di Lara, ben reso dalla colorata copertina, che evoca opportunamente Parigi e Tokyo, è quello di descrivere le relazioni interpersonali: quelle che sono di sangue e che spesso sono interrotte dai temperamenti e dai caratteri; quelle nascono dalla frequentazione interpersonale e che spesso si sfilacciano nella stessa relazione matrimoniale; come accade la sera della sua festa di compleanno alla moglie di Filippo che, neppure immaginando che il décolleté donatogli dal marito Filippo era identico a quello che il fedifrago aveva donato anche all’amante Rosemary, vede incrinarsi quella relazione che lei avrebbe voluto ricostruire come una relazione da fiaba (confronta pagina 52). Una relazione che si scioglie ben presto, come il semifreddo preparato come dolce finale della festa di compleanno, che, scrive l’Autrice con ironia partecipata, «si stava sciogliendo insieme alle ultime candeline accese, e quell’immagine di disfacimento era perfetta per la situazione» (pagina 59). Le relazioni stanno più nei ricordi – nei momenti pescati nella memoria che nella cruda realtà. Per esempio, nel ricordo di Lara piccolina, quando aveva trascorso da piccola una vacanza in montagna (confronta pagine da 74 a 75); oppure quando la protagonista, ultimata con la caduta e le fratture la sua esperienza in Giappone, desidera «ora più che mai, di respirare l’aria di casa, di nutrirsi dei ricordi più belli e di lottare per ricostruire un briciolo di normalità» (pagina 133), magari con la terapie dei boschi o delle piante, o anche con l’ippoterapia: «Cavalcare veloce le avrebbe alleviato quel senso di oppressione e di angoscia per il futuro» (pagina 93). Ma soprattutto, come accade nel capitolo che porta il medesimo nome del libro (pagine da 142 a 150), prima dell’Epilogo, quando «sapeva di essere su una moto con un tipo incontrato per caso. Non era nel suo stile accompagnarsi a gente mai vista, tanto meno lanciarsi all’avventura così, come una scapestrata» (pagina 149).<br />Pasquale Giustiniani per Books&amp;Museum<br />Napoli]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64270881</guid><pubDate>Sat, 08 Feb 2025 14:38:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64270881/l_istinto_di_lara_emilia_tartaglia_polcini_graus_edizioni_napoli_p_giustiniani.mp3" length="7716903" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>domenica 9 febbraio 2025, ore 11,00 presso il complesso monumentale di Santa Maria la nova di Napoli, per la rassegna Books&amp;amp;Museum si è tenuta la presentazione di l'istinto di Lara, di Emilia Tartaglia Polcini, Prefazione di Maria Cristina...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[domenica 9 febbraio 2025, ore 11,00 presso il complesso monumentale di Santa Maria la nova di Napoli, per la rassegna Books&amp;Museum si è tenuta la presentazione di l'istinto di Lara, di Emilia Tartaglia Polcini, Prefazione di Maria Cristina Donnarumma (Amica della domenica del Premio Strega), Graus edizioni, Napoli 2024, pagine 155. Questo romanzo d’esordio di Emilia Tartaglia Polcini scava molto bene, con un ritmo incalzante, nei «tre personaggi principali» accanto ai quali «ne ruotano altri che non possono definirsi del tutto secondari» (dalla Prefazione, pagina 7); e questo non senza l’ulteriore «protagonista di non secondo piano… la natura con i suoi rumori, i suoi colori, i suoi profumi» (Ivi, pagina 8). <br />Si nota la penna di chi è adusa ai racconti brevi e alle pièces teatrali anche in questo, che definirei romanzo di formazione, i cui brevi ed efficaci capitoli, non numerati, si susseguono avvincenti, per farci percepire via via, per così dire in diretta, i vari aspetti di quello che il titolo del libro denomina, appunto, istinto di Lara. È, per molti aspetti, il medesimo istinto della mamma Mélanie, che si era trovata a fungere da moglie di un improbabile «pavone», il marito, che, nonostante lei presente, era capace di gonfiarsi «accanto a quella improbabile compagna poco più grande di sua figlia» (pagina 54). Un istinto che conduce presto Lara ad avere terrore di suo padre (confronta pagine 62 e 63), anche perché egli, con i suoi modi e i suoi iterati e sfrontati tradimenti con la sua “gattina” (pagina 49), stava facendo sì, come leggiamo testualmente, che tutto crollasse (sia relazioni che sentimenti, sia passioni che hobbies che non fossero i suoi); tutto ciò stante il fatto, subito evidente, che «il suo matrimonio stava cadendo a pezzi» (pagina 48). <br />Il padre vive da solo, pur stando insieme alla moglie, all’amica di lei, e alla figlia; è un magnate delle costruzioni (confronta pagina 115), che può disporre perfino di voli aerei non di linea, ma non sa volare più in alto del proprio organo genitale; ma soprattutto, egli appare preso dai suoi hobbies, purché sempre lucrativi, come quello della spumantizzazione dei suoi prodotti vinicoli, che egli  va propagandando perfino in ambiente giapponese, cioè «in un paese che solo in tempi moderni si comincia ad aprire alla cultura occidentale del consumo del vino» (pagina 115). I brevi capitoli narrativi presentano, ogni tanto, delle parti stampate in corsivo: sono quasi il commento di un coro dell’antico teatro greco, nel senso che, periodicamente, l’Autrice si ritaglia dei propri spazi: in queste linee di scrittura, ella presenta le proprie osservazioni sui fatti, sul clima, sull’ambiente, sulle vicende, sulle anime, sull’emotività…; soprattutto  lo fa in quelle righe in cui le vicende narrate danno il senso dei pochi momenti – effimeri!, così come apre e chiude il capitolo alle pagine da 37 a 39 – in cui qualche bagliore di felicità sembra farsi strada all’orizzonte. <br />Tra le altre, la parte in corsivo delle pagine da 60 a 65, racconta, in contro-canto, il vero e proprio “terrore” che Lara ha di suo padre, anche perché lui non condivide quella che considera, testualmente, «quella stupida attività del balletto» (pagina 61); si tratta di una caratteristica ripetuta in un altro passaggio in corsivo, laddove Lara «un po’ alla volta, nei confronti di suo padre… aveva preso corpo un vero e proprio terrore» (pagina 63) Il mondo di persone e ambienti evocato da queste pagine non appartiene alla plebe, ma all’alta borghesia impegnata in affari e transazioni internazionali, particolarmente nella produzione dell’industria vinicola; si tratta della famiglia dei Castaldi di Lomellina, il cui esponente - e padre di Lara – è, appunto, Filippo Castaldi di Lomellina: un uomo con un forte debole per la sensualità carnale che, nell’intreccio, lo porta a introdurre la sua amante nel momento della festa di compleanno della moglie, oppure a farla addirittura vivere in casa...]]></itunes:summary><itunes:duration>480</itunes:duration><itunes:keywords>amante,amore,donna,figlia,indipendenza,moglie,padre,parigi,tokyo,tradimento,viaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Travel literature from Milione to the religious aspects of Roots Tourism</title><link>https://www.spreaker.com/episode/travel-literature-from-milione-to-the-religious-aspects-of-roots-tourism--64017375</link><description><![CDATA[Naples, San Francesco da Paola, 1/31/2025<br />Travel literature from “Il Milione” to the religious aspects of Roots Tourism<br />1. Introduction<br />As cultural anthropology suggests, it is necessary, beyond the theological and sociological pluralism of individual faiths, to recognize religion as a cultural universal, that is, a persistent anthropic factor, independently of institutional religions and the processes induced or supported by them. The religious identity emphasis can, however, become an exasperation of localisms to the detriment of universality, as has occurred in some multinational and multireligious countries. It is no coincidence that Christianity itself, in the social and political fields, must today fight on two fronts: against a modernity that threatens, in its extreme manifestations, some of its values, and against the fanaticism of the most radical religious fringes. In this way, we end up in a socio-political project, which retains only the name (Leviathan) of the biblical and which, not by chance, the theologian J. Moltmann was able to judge, from a theological perspective, as a real blasphemy expressed against the Creator. The hypothesized solution, in fact, rather than inaugurating a way of translation, on the socio-political level, of a specific Christian ideal in the rich "market" of religious proposals, progressively marginalizes the religious from the city, from the journey, from the tours, even from the city of roots, relegating it to the private, sentimental, lived, and inner conscience spheres. It is a fact that the first encounter of the Christian gospel with the cities of the Mediterranean took place in an intricate set of elements that we can well define, now for then, as pluralistic, qualified as it was by various cults, religions, values, ideas, economic structures... In this complex world, Christians, rather than presenting a culture that is different and antithetical to the pre-existing ones, contrasting them with a unique and exclusive truth, eliding any other contemporary perspective, prefer to wedge themselves into the multiplicity of backgrounds, occupy the same physical places as others, assume the same grammars, the same figurative techniques, deal with the lemmas and concepts in use, inhabit the same places and woods, frequent the same temples. But, very soon, they creatively re-semanticize and re-signify all the previous arrangements, that is, by imitating on a reflexive level the same kenosis of the Word, they allow the cultural heritage referred to Christ to “incarnate” itself again in pre-existing cultures and to regenerate them, so to speak, from within, sometimes proceeding to real linguistic re-inventions which in turn refer to real “rational” inventions or, if you prefer, to renewed ways of showing the reasonableness of the believed faith and the credibility of the professed truths using the same categories of the pluralistic cultural world to which they address themselves but, at the same time, appropriately re-semanticize the whole. And yet, it is not useless to remember that, in addition to the Mediterranean trade routes, the Christian faith, from the beginning, traveled the routes and stations of the East, through the Red Sea route and, by land, through the stations, already Jewish before Christian, that had reached distant China. The sea route led first of all to India. Literary, archaeological and numismatic sources tell us that ancient Rome exported and imported coral: oriental trade was very important for the Empire, because it brought a strong profit in customs, considerable sums that were used above all for the maintenance of the enormous Roman army; it is a very large network of exchanges between the Mediterranean and Eurasia, which the history of Christianity ignored for a long time, but which cannot be ignored. In turn, China had created its own road system up to the limes romanus: non-Roman roads and without the stones of the consular roads that, already from the second century AD, connected the Chinese world with the Mediterranean West. They were useful roads for commercial, cultural and religious interactions. The Silk Road takes its name from the lucrative trade that took place during the Han Dynasty in China (207 BC - 220 AD) Already around 114 BC the Han Dynasty expanded the trade routes of its road. The Chinese were very interested in ensuring the safety of the products they traded, in order to protect the trade route. If you read chapter 18 of the Apocalypse, you will find the list of goods that, within the first century of the Christian era, arrived from Arabia Felix and western southern India, in particular from the city of Muziris (especially precious stones and pepper)<br /><br />2. The travels of Il milione<br />In his work Il Milione, Marco Polo recounts his journey that begins in Piazza San Marco and reaches the gates of the Forbidden City in Beijing.<br />The importance of Il Milione has been fundamental for Western history, especially for the compilation of the Mappamondo di Fra’ Mauro: it is also thought that the Venetian merchant’s book may have inspired the travels of Christopher Columbus (which then led to the discovery of the Americas). But it should not be ruled out that it was in turn inspired by the ancestral criterion, now back in vogue, of roots tourism.<br />Marco Polo’s journey winds along the famous Silk Road, the trade route that united, as has been said, the world for several centuries, through numerous cities and populations more or less known to the Venetians and Westerners of the 13th century. He could not fail to take into account the passages of the Apocalypse.<br />The people of God are commanded to leave Babylon (18,4-8)<br />((⏱️=500))4 and I heard another voice from heaven… Society and the world are two conceptually distinct entities. Society is the community of men, the world - biblically - is the reality of sin that establishes itself as a structure among men. The welding between society and the world constitutes Babylon. Already Peter (first letter 5,13) calls Rome Babylon, precisely because of this welding. In this situation, the people of God are invited to leave Babylon: the Church will go into the desert (Revelation 12:6 and following), but at the same time it does not flee, because it is present with "the two witnesses". Babylon thus sees all its possibilities of seduction fall. The people of God will leave Babylon, but it will tenaciously persecute it, as a result of which Babylon will receive "double for its misdeeds". It will end up in a real prison in the whirlpool of evil and destruction: "Its plagues will come: death, mourning and famine. It will be burned by fire, because the Lord is God who condemns it". 11 Even the merchants of the earth weep and lament over it, because no one buys their goods anymore: 12 their cargoes of gold, silver and precious stones, pearls, linen, purple, silk and scarlet; perfumed woods of every kind, objects of ivory, wood, bronze, iron, marble; 13 cinnamon, amom, perfumes, ointment, incense, wine, oil, fine flour, wheat, cattle, flocks, horses, chariots, slaves and human lives.<br />The eyes of Marco Polo, during the exciting and tiring journey, real or partially imaginary, had the opportunity to admire unique scenarios: boundless seas, proud mountains, uninhabited deserts and legendary cities. We are not certain whether the things recounted in the Milione were all experienced firsthand by Marco Polo or whether they were recounted by companions in adventure he met during his crossing between present-day Europe and Asia. In the sixth chapter we read that the great Khan is curious to know about Christian things: «When the two brothers came to the Great Khan, he made great rejoicing and great joy, as a person who had never seen anyone Latin. And he asked him about the emperor, who was a lord, and about his life and his justice and many other things here; and he asked him about the pope and the church of Rome and about all the deeds (and states) of the Christians. The two brothers answered well (and wisely), as wise men that they were; and they knew how to speak Tartar well». And in chapter 29, where Toris is told, the conflicts between Christianity and Islam also emerge: «When the term was completed, in the morning all the Christians went to church and had the mass sung, praying to God to help them. Then they took the cross and went to the plain in front of this mountain; and there were, between males and females and small and large, well 100,000. And the caliphate came there with many armed Saracens to kill all the Christians, believing that the mountain would not change. While the Christians were kneeling before the cross praying to God for this fact, the mountain began to crumble and change. The Saracens, seeing this, were very amazed, and the caliph converted and many Saracens. And when the caliphate died, a cross was found around his neck; and the Saracens, seeing this, did not bury him in the fortress with the other caliphs who had passed by, but rather put him in another place. Now let us leave Turin and speak of Persia."<br />3.The sacred journey of roots<br />Among the processes used by travellers and migrants to create a "home" outside their territories of origin, there is today also the glue of religion, in Italy predominantly in its Christian form, especially devotional rather than cultic. This glue almost acts as a suture thread which, at the same time, allows us to imagine and "remember" the past and re-attach the limbs and members of a collective body, which has often experienced social violence, or has been forced to leave its original places for economic and political reasons.<br />In order to rebuild their personal an]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64017375</guid><pubDate>Wed, 29 Jan 2025 23:13:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64017375/travel_literature_from_milione_to_the_religious_aspects_of_roots_tourism.mp3" length="6012388" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Naples, San Francesco da Paola, 1/31/2025
Travel literature from “Il Milione” to the religious aspects of Roots Tourism
1. Introduction
As cultural anthropology suggests, it is necessary, beyond the theological and sociological pluralism of individual...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Naples, San Francesco da Paola, 1/31/2025<br />Travel literature from “Il Milione” to the religious aspects of Roots Tourism<br />1. Introduction<br />As cultural anthropology suggests, it is necessary, beyond the theological and sociological pluralism of individual faiths, to recognize religion as a cultural universal, that is, a persistent anthropic factor, independently of institutional religions and the processes induced or supported by them. The religious identity emphasis can, however, become an exasperation of localisms to the detriment of universality, as has occurred in some multinational and multireligious countries. It is no coincidence that Christianity itself, in the social and political fields, must today fight on two fronts: against a modernity that threatens, in its extreme manifestations, some of its values, and against the fanaticism of the most radical religious fringes. In this way, we end up in a socio-political project, which retains only the name (Leviathan) of the biblical and which, not by chance, the theologian J. Moltmann was able to judge, from a theological perspective, as a real blasphemy expressed against the Creator. The hypothesized solution, in fact, rather than inaugurating a way of translation, on the socio-political level, of a specific Christian ideal in the rich "market" of religious proposals, progressively marginalizes the religious from the city, from the journey, from the tours, even from the city of roots, relegating it to the private, sentimental, lived, and inner conscience spheres. It is a fact that the first encounter of the Christian gospel with the cities of the Mediterranean took place in an intricate set of elements that we can well define, now for then, as pluralistic, qualified as it was by various cults, religions, values, ideas, economic structures... In this complex world, Christians, rather than presenting a culture that is different and antithetical to the pre-existing ones, contrasting them with a unique and exclusive truth, eliding any other contemporary perspective, prefer to wedge themselves into the multiplicity of backgrounds, occupy the same physical places as others, assume the same grammars, the same figurative techniques, deal with the lemmas and concepts in use, inhabit the same places and woods, frequent the same temples. But, very soon, they creatively re-semanticize and re-signify all the previous arrangements, that is, by imitating on a reflexive level the same kenosis of the Word, they allow the cultural heritage referred to Christ to “incarnate” itself again in pre-existing cultures and to regenerate them, so to speak, from within, sometimes proceeding to real linguistic re-inventions which in turn refer to real “rational” inventions or, if you prefer, to renewed ways of showing the reasonableness of the believed faith and the credibility of the professed truths using the same categories of the pluralistic cultural world to which they address themselves but, at the same time, appropriately re-semanticize the whole. And yet, it is not useless to remember that, in addition to the Mediterranean trade routes, the Christian faith, from the beginning, traveled the routes and stations of the East, through the Red Sea route and, by land, through the stations, already Jewish before Christian, that had reached distant China. The sea route led first of all to India. Literary, archaeological and numismatic sources tell us that ancient Rome exported and imported coral: oriental trade was very important for the Empire, because it brought a strong profit in customs, considerable sums that were used above all for the maintenance of the enormous Roman army; it is a very large network of exchanges between the Mediterranean and Eurasia, which the history of Christianity ignored for a long time, but which cannot be ignored. In turn, China had created its own road system up to the limes romanus: non-Roman roads and without the stones of the consular roads that, already...]]></itunes:summary><itunes:duration>1003</itunes:duration><itunes:keywords>bible,china,christianity,culture,devotion,il,islam,literature,marco,milione,polo,religion,road,silk,travel</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/951de099f97108b4c3f7c111ee77439b.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La letteratura di viaggio dal Milione agli aspetti religiosi del Roots Tourism</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-letteratura-di-viaggio-dal-milione-agli-aspetti-religiosi-del-roots-tourism--64017086</link><description><![CDATA[Napoli, san Francesco da Paola, 31.1.2025   <b>La letteratura di viaggio da “Il Milione” agli aspetti religiosi del Roots Tourism</b>   1.  <i>Premessa</i> Come ci suggerisce l’antropologia culturale, occorre, al di là del pluralismo teologico e sociologico delle singole fedi, riconoscere la <i>religione come universale culturale</i>, cioè fattore antropico persistente, indipendentemente dalle religioni istituzionali e dai processi da esse indotti, o assecondati. L’enfasi identitaria di tipo religioso può, tuttavia, diventare esasperazione dei localismi a tutto danno dell’universalità, così come si è verificato in alcuni paesi multinazionali e multireligiosi. Non è un caso che lo stesso cristianesimo, in campo sociale e in politica, deve oggi “battersi” su due fronti: contro una modernità che minaccia, nelle manifestazioni estreme, alcuni dei suoi valori, e contro il fanatismo delle frange religiose più radicali. Si finisce, in tal modo, in una progettualità socio-politica, che di biblico conserva soltanto il nome (Leviatàn) e che, non a caso, il teologo J. Moltmann ha potuto giudicare, in ottica teologica, come una vera e propria bestemmia espressa contro il Creatore[1]. La soluzione ipotizzata, infatti, piuttosto che inaugurare una via di traduzione, sul piano socio-politico, di una specifica idealità cristiana nel ricco “mercato” delle proposte religiose, emargina progressivamente il religioso dalla città, dal viaggio, dai tours, anche dalla città delle radici, relegandolo nell’ambito del privato, del sentimentale, del vissuto, della coscienza interiore. È un fatto che il primo incontro del vangelo cristiano con le città del Mediterraneo avvenga in un intricato insieme di elementi che possiamo ben definire, ora per allora, <i>pluralistico</i>, qualificato com’era da svariati culti, religioni, valori, idee, assetti economici... In questo mondo complesso, i cristiani, piuttosto che presentare una cultura altra e antitetica a quelle pre-esistenti, contrapponendovi una verità unica ed esclusiva, elidente qualunque altra prospettiva coeva, preferiscono incunearsi nella molteplicità di sfondi, occupare i medesimi luoghi fisici degli altri, assumere le stesse grammatiche, le medesime tecniche raffigurative, trattare i lemmi e i concetti in uso, abitare i medesimi luoghi e boschi, frequentare i medesimi templi[2]. Ma, ben presto, essi ri-semantizzano e ri-significano creativamente tutti i precedenti assetti, ovvero, imitando sul piano riflesso la stessa <i>kenosi</i> del Verbo, consentono, al patrimonio culturale riferito a Cristo, di “incarnarsi” di nuovo nelle culture pre-esistenti e di rigenerarle, per così dire, dall’interno, talvolta procedendo a delle vere e proprie re-invenzioni linguistiche che rinviano a loro volta a vere e proprie trovate “razionali” o, se si preferisce, a delle rinnovate modalità per mostrare la ragionevolezza della fede creduta e la credibilità delle verità professate utilizzando le medesime categorie del pluralistico mondo culturale a cui si rivolgono ma, insieme, ri-semantizzando opportunamente il tutto[3]. E tuttavia, non è inutile ricordare che, oltre che le rotte del commercio mediterraneo, la fede cristiana, fin dalle origini, percorse le rotte e le stazioni dell’Oriente, attraverso la via del mar Rosso e, per terra, attraverso le stazioni, già giudaiche prime che cristiani, che avevano raggiunto la lontana Cina. La via marittima conduceva anzitutto in India. Le fonti letterarie, archeologiche e numismatiche ci dicono che Roma antica esportava e importava il corallo: il commercio orientale era molto importante per l’Impero, perché apportava un forte guadagno nelle dogane, somme notevoli che servivano soprattutto per il mantenimento dell’enorme esercito romano; si tratta di un’amplissima rete di scambi tra Mediterraneo ed Eurasia, che la storia del cristianesimo ha ignorato per molto tempo, ma che non si può ignorare. A sua volta, la Cina aveva creato un suo sistema viario fino al <i>limes romanus</i>: strade non romane e senza le pietre delle vie consolari che, già a partire dal II secolo d.C., connettevano il mondo cinese con l’Occidente mediterraneo. Erano strade utili per le interazioni commerciali, culturali e religiose. La via della seta prende il nome dal lucroso commercio che si svolgeva nei tempi della dinastia Han in Cina (207 a.C.-220 d.C.). Già intorno al 114 a.C. la dinastia Han ampliò le rotte commerciali della sua via. I cinesi erano molto interessati a garantire la sicurezza dei prodotti che commerciavano, al fine di proteggere la rotta commerciale. Se si legge il cap. 18 dell’Apocalisse, si trova l’elenco delle merci che, entro il primo secolo dell’era cristiana, giungevano dall’Arabia felix e dall’India meridionale occidentale, in particolare dalla città di Muziris (soprattutto, pietre preziose e pepe).   2. <i>I viaggi de Il milione</i> Nella sua opera <i>Il Milione,</i> Marco Polo racconta il suo viaggio che inizia da piazza San Marco e raggiunge le porte della Città Proibita di Pechino. L’importanza de <i>Il Milione</i> è stata fondamentale per la storia occidentale, soprattutto per la compilazione del Mappamondo di Fra’ Mauro: si pensa inoltre che il libro del mercante veneziano abbia potuto ispirare i viaggi di Cristoforo Colombo (che hanno poi portato alla scoperta delle Americhe). Ma non si deve escludere che sia stato a sua volta ispirato dall’antenato criterio, oggi tornato in auge, del <i>roots tourism</i>. Il viaggio di Marco Polo si snoda lungo la celebre <a href="https://cinainitalia.com/2019/02/06/via-della-seta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Via della Seta</a>, la tratta commerciale che univa, come si è detto, il mondo da svariati secoli, attraverso numerose città e popolazioni più o meno conosciuti ai veneziani e occidentali del 1200. Non poteva non tenere presenti i passi dell’Apocalisse. <i>Il popolo di Dio riceve il comando di uscire da Babilonia (18,4-8)</i><br />4 E udii un'altra voce dal cielo… Società e mondo sono due entità concettualmente distinte. La società è la comunità degli uomini, il mondo - biblicamente - è la realtà di peccato che si stabilisce come struttura tra gli uomini. La saldatura tra società e mondo costituisce Babilonia. Già Pietro (1Pt 5,13) chiama Roma Babilonia, proprio per questa saldatura. In tale situazione il popolo di Dio è invitato ad uscire da Babilonia: la Chiesa andrà nel deserto (12,6s), ma nello stesso tempo non fugge, poiché essa è presente con "<i>i due testimoni</i>". Babilonia vede così cadere ogni suo possibilità di seduzione. Il popolo di Dio uscirà da Babilonia, ma questa tenacemente lo perseguiterà, ne risulterà che Babilonia riceverà "<i>il doppio dei suoi misfatti</i>". Essa finirà in una vera carcerazione nel gorgo del male e della distruzione: "<i>Verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame. Sarà bruciata dal fuoco, perché potente Signore è Dio che l'ha condannata</i>". 11 Anche i mercanti della terra piangono e si lamentano su di essa, perché nessuno compera più le loro merci: 12 i loro carichi d'oro, d'argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di <b>seta</b> e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti d'avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo; 13 cinnamòmo, amòmo, profumi, unguento, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, carri, schiavi e vite umane. Gli occhi di Marco Polo, durante l’entusiasmante e faticoso viaggio, reale o parzialmente immaginario, hanno avuto la possibilità di ammirare scenari unici: mari sconfinati, fiere montagne, deserti disabitati e città leggendarie. Non abbiamo la certezza che le cose raccontate nel <i>Milione</i> siano state tutte vissute in prima persona da Marco Polo o se siano state raccontate da dei compagni di avventura incontrati durante la sua traversata tra l’attuale Europa e l’Asia. Nel cap. VI si legge che il gran Kahn è curioso di conoscere le cose cristiane: «Quando li due frategli vennero al Grande Kane, egli ne fece grande festa e grande gioia, siccome persona che mai non avea veduto latino niuno. E dimandògli dello imperadore, che signore era, e di sua vita e di sua iustizia e di molte altre cose di qua; e dimandògli del papa e de la chiesa di Roma e di tutti i fatti (e stati) de’ cristiani. Li due frategli rispuosero bene (e saviamente), siccome savi uomini ch’egli erano; e bene sapéno parlare tartaresco». E nel capitolo 29, dove si racconta di Toris, emergono anche i conflitti tra cristianesimo e islàm: « Quando lo termine fue compiuto, la mattina tutti li cristiani andarono a la chiesa e fecero cantare la messa, pregando Idio che gli ’iutasse. Poscia tolsero la croce e andaro nel piano dinanzi a questa montagna; e quivi erano, tra maschi e femine e piccioli e grandi, bene 100.000. E ’l califa vi venne co molti saracini armati per uccidire tutti li cristiani, credendo che la montagna non si mutasse. Istando li cristiani dinanzi a la croce in ginocchioni pregando Idio di questo fatto, la montagna cominciò a ruvinare e mutarsi. Li saracini, vedendo ciòe, si maravigliaro molto, e ’l califfo si convertío e molti saracini. E quando lo califa morío, si trovò una croce a collo; e li saracini, vedendo questo, nol sotteraro nel munimento cogli altri califfi passati, anzi lo misero in un altro luogo. Or lasciamo de Toris e diciamo di Persia».   3.<i>Il viaggio sacro delle radici</i> Tra i processi utilizzati dai viaggiatori e migranti per creare una "casa" fuori dai territori di origine, vi è oggi anche il collante della religione, in Italia prevalentemente nella sua forma cristiana, soprattutto devozionale piuttosto che cultuale. Tale collante quasi funge da filo di sutura il quale, allo stesso tempo, consente d’immaginare e “ricordare” il passato e ri-attaccare le membra e gli arti]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64017086</guid><pubDate>Wed, 29 Jan 2025 23:05:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64017086/la_letteratura_di_viaggio_dal_milione_agli_aspetti_religiosi_del_roots_tourism.mp3" length="13426599" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Napoli, san Francesco da Paola, 31.1.2025   La letteratura di viaggio da “Il Milione” agli aspetti religiosi del Roots Tourism   1.  Premessa Come ci suggerisce l’antropologia culturale, occorre, al di là del pluralismo teologico e sociologico delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Napoli, san Francesco da Paola, 31.1.2025   <b>La letteratura di viaggio da “Il Milione” agli aspetti religiosi del Roots Tourism</b>   1.  <i>Premessa</i> Come ci suggerisce l’antropologia culturale, occorre, al di là del pluralismo teologico e sociologico delle singole fedi, riconoscere la <i>religione come universale culturale</i>, cioè fattore antropico persistente, indipendentemente dalle religioni istituzionali e dai processi da esse indotti, o assecondati. L’enfasi identitaria di tipo religioso può, tuttavia, diventare esasperazione dei localismi a tutto danno dell’universalità, così come si è verificato in alcuni paesi multinazionali e multireligiosi. Non è un caso che lo stesso cristianesimo, in campo sociale e in politica, deve oggi “battersi” su due fronti: contro una modernità che minaccia, nelle manifestazioni estreme, alcuni dei suoi valori, e contro il fanatismo delle frange religiose più radicali. Si finisce, in tal modo, in una progettualità socio-politica, che di biblico conserva soltanto il nome (Leviatàn) e che, non a caso, il teologo J. Moltmann ha potuto giudicare, in ottica teologica, come una vera e propria bestemmia espressa contro il Creatore[1]. La soluzione ipotizzata, infatti, piuttosto che inaugurare una via di traduzione, sul piano socio-politico, di una specifica idealità cristiana nel ricco “mercato” delle proposte religiose, emargina progressivamente il religioso dalla città, dal viaggio, dai tours, anche dalla città delle radici, relegandolo nell’ambito del privato, del sentimentale, del vissuto, della coscienza interiore. È un fatto che il primo incontro del vangelo cristiano con le città del Mediterraneo avvenga in un intricato insieme di elementi che possiamo ben definire, ora per allora, <i>pluralistico</i>, qualificato com’era da svariati culti, religioni, valori, idee, assetti economici... In questo mondo complesso, i cristiani, piuttosto che presentare una cultura altra e antitetica a quelle pre-esistenti, contrapponendovi una verità unica ed esclusiva, elidente qualunque altra prospettiva coeva, preferiscono incunearsi nella molteplicità di sfondi, occupare i medesimi luoghi fisici degli altri, assumere le stesse grammatiche, le medesime tecniche raffigurative, trattare i lemmi e i concetti in uso, abitare i medesimi luoghi e boschi, frequentare i medesimi templi[2]. 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Giustiniani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/antonella-cilento-la-babilonese-recensione-di-p-giustiniani--63894722</link><description><![CDATA[Antonella Cilento, <i>La babilonese</i>, “Romanzi Bompiani”, copertina di Iole Cilento, Giunti editori, Firenze-Milano 2024, pp. 374.  «Certo, se a scrivere qui, oggi, fossero stati Dickens o Balzac, Checov o Mastriani, niente si sarebbe potuto nominare, men che meno lo sperma – in lingua locale sfaccimma… e tanto meno la profanazione erotica e spiona della madonna Assunta di Filomena Argento. Non se ne sarebbero trovati che pudichi, ma ammiccanti, cenni in francesi meno pii, come Maupassant, e ci sarebbero voluti altri anni ancora prima di cadere nelle pagine segrete di Apollinaire o in quella [quelle: piccolo raro svarione tipografico di questo libro di Cilento!] celebri di Lawrence (p. 264). Siamo, in questo gustoso passaggio narrativo del bellissimo e avvincente romanzo di Antonella Cilento, nella Sezione del romanzo intitolata “Filomena, 1881” (p. 205). Da esso ricaviamo i caratteri salienti dell’intreccio e del costrutto letterario di questo romanzo – che, forse, è anche un avvincente giallo, che attraversa, tra storia, magia e cultura popolare, varie epoche, arcaiche e moderno-contemporanee; a volte redatto in una fluente <i>lingua napoletana</i> –, il libro ci fa attraversare un lunghissimo arco di tempo: dal 653 a.C. (anno in cui inizia la prima Sezione, intitolata “Libbali” a p. 9), per giungere fino agli Anni Duemila (è questo il titolo dell’ultima Sezione, p. 309), allorché Alice, colpita da un fumetto intitolato <i>Paperino e le lenticchie di Babilonia</i>, viene trovata da Angelo «seduta a terra che piangeva. Non era riuscito a capire se a causa dal giornalino caduto sul piede o per un indicibile felicità fatta di ricordi, che era anche dolore» (p. 366). Sì, i ricordi: anche quelli della biografia di Cilento, che ci racconta gli inizi della scrittura di questo romanzo, «quando nel 2019 visitai una magnifica mostra allestita al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, intitolata <i>Gli Assiri all’ombra del Vesuvio</i>» (p. 367). Scattò allora una specie di corto circuito «che sovrapponeva un amato fumetto dell’infanzia, <i>Le lenticchie di Babilonia </i>di Romano Scarpa, al teschio con le orecchie conservata a santa Luciella ai Librai, a una falsa mummia conservata nella sezione egizia del MANN, a molti altri eventi e luoghi della vita reale, cucendo insieme epoche lontane e destini immaginari» (p. 367). L’anno chiave, documenti alla mano, resta il 1881, allorché a Napoli sono in tanti - studiosi, archeologi, eruditi… -, che studiavano i reperti archeologici di Troia: una vicenda iniziata nel 1845 che, nel 1936, approda alla scoperta dell’antica Babilonia (cfr. p. 369). L’opera che leggiamo - uno scritto che si lascia divorare dal lettore, benché di carta e benché abbastanza voluminoso – è, per definizione dell’Autrice, «un romanzo fantastico» o anche una «avventura romanzesca» (p. 369). Ma è un romanzo che avvince, che dosa efficacemente la realtà colorita, drammatica e folklorica – come la peste a Napoli, scoppiata nove anni dopo la ribellione di Masaniello del 1647 (cfr. pp. 159-160) –, con la magia superstiziosa di una città «che se ne cade di fattucchiere, janare e zèngare» (p. 122). Città dove, ieri come oggi, può ritornare a vivere «questa egiziana, o araba, di nome Arballì o Abalì, che vive nella via di Carbonara ogni mattina… C’è chi la chiama Babbilònia, chi ’a Babbilonese» (pp. 122-123). Una città cosmopolita e insieme paesana: se «Londra appare all’esploratore di Assiria silenziosa, identica al deserto di Mossul d’inverno» (p. 69) e se il Collins del romanzo è «nato a Creta da madre greca, ho studiato a Napoli, Copemhagen, Parigi…» (p.74), «a Napoli i morti danno in sogno i numeri» (p. 75) e perfino Sardanapalo-Assurbanipal si potrebbe ripresentare; per esempio, nei lineamenti di archeologo ed esploratore, mentre ritorna periodicamente la leggenda della lamia, della principessa libica Lamia che «fu una delle mille amanti di Zeus» (p. 78) che ebbe in dono il potere di cavarsi gli occhi e rimettersi. Sì, dal passato bisogna sempre stare in guardia, come ricorda Jacobi a Mr Layard: «Stia in guardia dal passato, Mr Layard, cerca sempre di raggiungerci, non importa quanto andiamo veloci» (p. 80). Un passato, come quello della babilonese delle prime pagine del libro, che si muove a terra come un serpente, in una stagione arcaica, allorché, nell’annuale festa di Ishtar, tutto viene sottoposto a rituale perché il male si allontani (cfr. p. 30), mentre il fluire inesorabile del tempo fa presagire al grande Assurbanipal che «i popoli oppressi occuperanno il tuo letto, le tue tombe, i tuoi templi» e la sua «donna giace con un ebreo, la tua città caduta sarà nei libri dei profeti e Babilonia sarà vendicata e si vendicherà Gerusalemme» (p. 31). Il romanzo di Cilento è fatto di ritorni periodici, moderni e contemporanei di queste arcaiche atmosfere, in cui «una donna che era un uccello, che era un leone… E una bambina scalza con una lucerna accesa» (p. 72) ritornano; non soltanto nella memoria fantastica dello scopritore di Nimrud, ma di ogni lettore.   [Pasquale Giustiniani]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63894722</guid><pubDate>Sat, 25 Jan 2025 14:37:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63894722/antonella_cilento_la_babilonese_recensione_di_p_giustiniani.mp3" length="5409447" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Antonella Cilento, La babilonese, “Romanzi Bompiani”, copertina di Iole Cilento, Giunti editori, Firenze-Milano 2024, pp. 374.  «Certo, se a scrivere qui, oggi, fossero stati Dickens o Balzac, Checov o Mastriani, niente si sarebbe potuto nominare, men...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Antonella Cilento, <i>La babilonese</i>, “Romanzi Bompiani”, copertina di Iole Cilento, Giunti editori, Firenze-Milano 2024, pp. 374.  «Certo, se a scrivere qui, oggi, fossero stati Dickens o Balzac, Checov o Mastriani, niente si sarebbe potuto nominare, men che meno lo sperma – in lingua locale sfaccimma… e tanto meno la profanazione erotica e spiona della madonna Assunta di Filomena Argento. Non se ne sarebbero trovati che pudichi, ma ammiccanti, cenni in francesi meno pii, come Maupassant, e ci sarebbero voluti altri anni ancora prima di cadere nelle pagine segrete di Apollinaire o in quella [quelle: piccolo raro svarione tipografico di questo libro di Cilento!] celebri di Lawrence (p. 264). Siamo, in questo gustoso passaggio narrativo del bellissimo e avvincente romanzo di Antonella Cilento, nella Sezione del romanzo intitolata “Filomena, 1881” (p. 205). Da esso ricaviamo i caratteri salienti dell’intreccio e del costrutto letterario di questo romanzo – che, forse, è anche un avvincente giallo, che attraversa, tra storia, magia e cultura popolare, varie epoche, arcaiche e moderno-contemporanee; a volte redatto in una fluente <i>lingua napoletana</i> –, il libro ci fa attraversare un lunghissimo arco di tempo: dal 653 a.C. (anno in cui inizia la prima Sezione, intitolata “Libbali” a p. 9), per giungere fino agli Anni Duemila (è questo il titolo dell’ultima Sezione, p. 309), allorché Alice, colpita da un fumetto intitolato <i>Paperino e le lenticchie di Babilonia</i>, viene trovata da Angelo «seduta a terra che piangeva. Non era riuscito a capire se a causa dal giornalino caduto sul piede o per un indicibile felicità fatta di ricordi, che era anche dolore» (p. 366). Sì, i ricordi: anche quelli della biografia di Cilento, che ci racconta gli inizi della scrittura di questo romanzo, «quando nel 2019 visitai una magnifica mostra allestita al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, intitolata <i>Gli Assiri all’ombra del Vesuvio</i>» (p. 367). Scattò allora una specie di corto circuito «che sovrapponeva un amato fumetto dell’infanzia, <i>Le lenticchie di Babilonia </i>di Romano Scarpa, al teschio con le orecchie conservata a santa Luciella ai Librai, a una falsa mummia conservata nella sezione egizia del MANN, a molti altri eventi e luoghi della vita reale, cucendo insieme epoche lontane e destini immaginari» (p. 367). L’anno chiave, documenti alla mano, resta il 1881, allorché a Napoli sono in tanti - studiosi, archeologi, eruditi… -, che studiavano i reperti archeologici di Troia: una vicenda iniziata nel 1845 che, nel 1936, approda alla scoperta dell’antica Babilonia (cfr. p. 369). L’opera che leggiamo - uno scritto che si lascia divorare dal lettore, benché di carta e benché abbastanza voluminoso – è, per definizione dell’Autrice, «un romanzo fantastico» o anche una «avventura romanzesca» (p. 369). Ma è un romanzo che avvince, che dosa efficacemente la realtà colorita, drammatica e folklorica – come la peste a Napoli, scoppiata nove anni dopo la ribellione di Masaniello del 1647 (cfr. pp. 159-160) –, con la magia superstiziosa di una città «che se ne cade di fattucchiere, janare e zèngare» (p. 122). Città dove, ieri come oggi, può ritornare a vivere «questa egiziana, o araba, di nome Arballì o Abalì, che vive nella via di Carbonara ogni mattina… C’è chi la chiama Babbilònia, chi ’a Babbilonese» (pp. 122-123). Una città cosmopolita e insieme paesana: se «Londra appare all’esploratore di Assiria silenziosa, identica al deserto di Mossul d’inverno» (p. 69) e se il Collins del romanzo è «nato a Creta da madre greca, ho studiato a Napoli, Copemhagen, Parigi…» (p.74), «a Napoli i morti danno in sogno i numeri» (p. 75) e perfino Sardanapalo-Assurbanipal si potrebbe ripresentare; per esempio, nei lineamenti di archeologo ed esploratore, mentre ritorna periodicamente la leggenda della lamia, della principessa libica Lamia che «fu una delle mille amanti di Zeus» (p. 78) che ebbe in dono il potere di cavarsi gli occhi e...]]></itunes:summary><itunes:duration>336</itunes:duration><itunes:keywords>antonella,arcaica,avventura,babilonia,cilento,fantastico,libro,mann,napoli,romanzo,troia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>IUM Academy-Politeia, attualità formativa dei percorsi IFTS</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ium-academy-politeia-attualita-formativa-dei-percorsi-ifts--63860571</link><description><![CDATA[Pasquale Giustiniani Attualità formativa dei percorsi IFTS  <br />I moduli e le unità capitalizzabili dei percorsi IFTS sono finalizzati a far acquisire insieme di competenze, autonomamente significativo, riconoscibile dal mondo del lavoro come componente di specifiche professionalità ed identificabile quale risultato atteso del percorso formativo. Com’è stato ribadito dal MIM qualche giorno fa, la filiera formativa tecnologico-professionale ha l'obiettivo di offrire agli studenti un'ampia gamma di opportunità formative nel settore tecnologico e professionale. Questa proposta formativa si basa su un sistema integrato e in rete, in grado di garantire una vasta scelta di percorsi: dall'istruzione tecnica e professionale, ai programmi di istruzione e formazione professionale, fino ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) e di specializzazione terziaria. Il tutto è reso possibile grazie alla collaborazione e alla sinergia tra istituti tecnici, istituti professionali e ITS Academy, creando un ecosistema educativo inclusivo e orientato al futuro. Ricordiamo che il futuro degli ITS Academy prevede, tra l’altro, la <b>correlazione con una struttura formativa accreditata dalla Regione per l'alta formazione</b>. Attualmente la filiera formativa tecnologico professionale è finalizzata a proporre agli studenti un’offerta formativa in ambito tecnologico-professionale, integrata in rete e capace di garantire un’ampia scelta di percorsi d’istruzione, di istruzione e formazione professionale, di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) e di specializzazione terziaria prevedendo il coinvolgimento e la sinergia di istituti tecnici e professionali e ITS Academy. Ulteriori soggetti della rete possono essere le università, le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e <i>altri soggetti pubblici e privati intenzionati a contribuire alla realizzazione del progetto sperimentale, in partenariato con i rappresentanti del sistema delle imprese e delle professioni</i>. Com’è noto, Il Centro Studi Politeia progetta, organizza e gestisce corsi per l'alta formazione professionale sia in proprio che per conto di enti terzi pubblici e privati, in ottemperanza alla normativa europea, nazionale e regionale. Promuove lo studio, la ricerca, l'informazione e la documentazione in materia di valorizzazione territoriale e di promozione dei beni culturali, assume la gestione di biblioteche e di archivi di enti pubblici e privati. Ecco perché opera, tra l’altro, anche in sinergia con il Sistema Informativo Istruzione Lavoro e Formazione della Regione Campania, mettendo a disposizione le sue strutture e le sue attività finalizzate al Reinserimento lavorativo, all’Aggiornamento (upskilling), alla Riqualificazione (reskilling), al Lavoro e inclusione, alla Ricollocazione collettiva. Con occhio, insieme, regionale e internazionale, soprattutto europeo, bisogna ricordare che l'Unione europea (UE) deve oggi far fronte a una carenza di qualifiche, soprattutto nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. In particolare, le donne sono sotto-rappresentate in questi settori. Un maggior numero di persone dovrebbe essere incoraggiato a studiare materie per le quali si registrano una carenza di competenze e una domanda di manodopera. Tutti gli studenti devono acquisire "competenze trasversali" avanzate. che possano essere applicate in un'ampia gamma di contesti, come il pensiero critico e le capacità di risolvere problemi. Anche l'acquisizione di competenze chiave, come quelle matematiche e digitali, è essenziale. Riflettere su come i sistemi nazionali di istruzione superiore possano incoraggiare gli studenti ad acquisire le competenze necessarie contribuirà a sostenere lo sviluppo personale e professionale delle persone, due fattori che favoriscono un'elevata qualità della vita. Inoltre, stanno emergendo nuovi fabbisogni in termini di competenze a seguito delle transizioni verde e digitale attualmente in corso. Bisogna insistere, con respiro europeo, ad ampliare e arricchire lo Spazio europeo dell'istruzione per fornire agli alunni, agli studenti e agli insegnanti le conoscenze e le competenze per navigare sia la transizione verde che digitale. Questo processo inclusivo deve beneficiare gli studenti di tutte le età, ispirando, soprattutto, i giovani a diventare agenti del cambiamento e allo stesso tempo, offrire aggiornamento e riqualificazione dei lavoratori esperti. Non è un caso che il monitoraggio dell'istruzione e della formazione del 2024 si sia concentrato sul l'apprendimento della sostenibilità, mettendo in evidenza i seguenti aspetti: progressi e lacune nell'insegnamento delle competenze di sostenibilità, mentre molti sistemi che già sostengono lo sviluppo di approcci a livello scolastico alla sostenibilità; unire conoscenze, competenze e atteggiamenti;  c'è ancora spazio per un approfondimento della sostenibilità competenze: questo è cruciale per creare un cambiamento intergenerazionale equo[1].<br />[1] European Commission, Education and Training Monitor 2024 Comparative report, Luxembourg, Publications Office of the European Union, 2024.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63860571</guid><pubDate>Thu, 23 Jan 2025 20:45:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63860571/ium_acdemy_politea_attualit_formativa_dei_percorsi_ifts.mp3" length="4505511" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Pasquale Giustiniani Attualità formativa dei percorsi IFTS  
I moduli e le unità capitalizzabili dei percorsi IFTS sono finalizzati a far acquisire insieme di competenze, autonomamente significativo, riconoscibile dal mondo del lavoro come componente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pasquale Giustiniani Attualità formativa dei percorsi IFTS  <br />I moduli e le unità capitalizzabili dei percorsi IFTS sono finalizzati a far acquisire insieme di competenze, autonomamente significativo, riconoscibile dal mondo del lavoro come componente di specifiche professionalità ed identificabile quale risultato atteso del percorso formativo. Com’è stato ribadito dal MIM qualche giorno fa, la filiera formativa tecnologico-professionale ha l'obiettivo di offrire agli studenti un'ampia gamma di opportunità formative nel settore tecnologico e professionale. Questa proposta formativa si basa su un sistema integrato e in rete, in grado di garantire una vasta scelta di percorsi: dall'istruzione tecnica e professionale, ai programmi di istruzione e formazione professionale, fino ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) e di specializzazione terziaria. Il tutto è reso possibile grazie alla collaborazione e alla sinergia tra istituti tecnici, istituti professionali e ITS Academy, creando un ecosistema educativo inclusivo e orientato al futuro. Ricordiamo che il futuro degli ITS Academy prevede, tra l’altro, la <b>correlazione con una struttura formativa accreditata dalla Regione per l'alta formazione</b>. Attualmente la filiera formativa tecnologico professionale è finalizzata a proporre agli studenti un’offerta formativa in ambito tecnologico-professionale, integrata in rete e capace di garantire un’ampia scelta di percorsi d’istruzione, di istruzione e formazione professionale, di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) e di specializzazione terziaria prevedendo il coinvolgimento e la sinergia di istituti tecnici e professionali e ITS Academy. Ulteriori soggetti della rete possono essere le università, le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e <i>altri soggetti pubblici e privati intenzionati a contribuire alla realizzazione del progetto sperimentale, in partenariato con i rappresentanti del sistema delle imprese e delle professioni</i>. Com’è noto, Il Centro Studi Politeia progetta, organizza e gestisce corsi per l'alta formazione professionale sia in proprio che per conto di enti terzi pubblici e privati, in ottemperanza alla normativa europea, nazionale e regionale. Promuove lo studio, la ricerca, l'informazione e la documentazione in materia di valorizzazione territoriale e di promozione dei beni culturali, assume la gestione di biblioteche e di archivi di enti pubblici e privati. Ecco perché opera, tra l’altro, anche in sinergia con il Sistema Informativo Istruzione Lavoro e Formazione della Regione Campania, mettendo a disposizione le sue strutture e le sue attività finalizzate al Reinserimento lavorativo, all’Aggiornamento (upskilling), alla Riqualificazione (reskilling), al Lavoro e inclusione, alla Ricollocazione collettiva. Con occhio, insieme, regionale e internazionale, soprattutto europeo, bisogna ricordare che l'Unione europea (UE) deve oggi far fronte a una carenza di qualifiche, soprattutto nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. In particolare, le donne sono sotto-rappresentate in questi settori. Un maggior numero di persone dovrebbe essere incoraggiato a studiare materie per le quali si registrano una carenza di competenze e una domanda di manodopera. Tutti gli studenti devono acquisire "competenze trasversali" avanzate. che possano essere applicate in un'ampia gamma di contesti, come il pensiero critico e le capacità di risolvere problemi. Anche l'acquisizione di competenze chiave, come quelle matematiche e digitali, è essenziale. Riflettere su come i sistemi nazionali di istruzione superiore possano incoraggiare gli studenti ad acquisire le competenze necessarie contribuirà a sostenere lo sviluppo personale e professionale delle persone, due fattori che favoriscono un'elevata qualità della vita. Inoltre, stanno emergendo nuovi fabbisogni in termini...]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>academy,centro,formazione,istruzione,itfs,ium,politea,promozione,school,studi,superiore,tecnico,territorio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>the great refusal, Celestine V in Naples - Prof. Giustiniani illustrates the book by Fulvio Pastore - (8 Jan. 2025 Maschio Angioino)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-great-refusal-celestine-v-in-naples-prof-giustiniani-illustrates-the-book-by-fulvio-pastore-8-jan-2025-maschio-angioino--63590313</link><description><![CDATA[the great refusal, Celestine V in Naples - Prof. Giustiniani illustrates the book by Fulvio Pastore - (8 Jan. 2025 Maschio Angioino)<br /><br />Maschio Angioino, Naples, January 8, 2025<br />Intervention by Pasquale Giustiniani<br />This work by Fulvio Pastore (Celestine the Fifth Pope in Naples, La valle del tempo editions, Naples 2024) has the ultimate goal of shedding light on the location of Celestine V's papacy in Naples and, as Dante's Divine Comedy perhaps alluded to, of his "refusal".<br />Pope Francis, in the Bull of Indiction of the first Jubilee of the third millennium, explicitly recalls "the great "pardon" that Saint Celestine V wanted to grant to those who went to the Basilica of Santa Maria di Collemaggio, in L'Aquila, on 28 and 29 August 1294, six years before Pope Boniface VIII instituted the Holy Year. The Church was already experiencing, therefore, the jubilee grace of mercy».<br />It was, in fact, Saint Celestine V, with the Bull Inter sanctorum solemnia, also called «Perdonanza», who granted the first plenary indulgence, of a “jubilee” type, to all the faithful who visited the church of S. Maria di Collemaggio in L’Aquila, from the Vespers preceding the memory of the beheading of St. John the Baptist - August 28 - to the Vespers of the following same feast, August 29. Even if the «Perdonanza» of Pietro da Morrone was soon to be repealed by Pope Boniface VIII, on August 18, 1295, Boniface was nevertheless inspired by it for the institution of Jubilees, the first of which was celebrated, precisely, on March 25, 1300, with a cadence then foreseen every 100 years.<br />Hence the topicality and interest, also in view of the first Jubilee Year of the third millennium (but not only) of a research, such as that of Fulvio Pastore, which connects a beautiful page of the history of the Roman pontificate with the city of Naples. Still little known and even less disseminated, that page highlights various aspects, known and unknown, of the great figure of the hermit Pietro da Morrone, later elected pope with the name of Celestine V, whose pontificate is appropriately correlated - on the basis of rigorous archival, but also artistic and theological documentation -, with the city of Naples: the newly elected Pope Celestine V, in fact, arrived here on 5 November 1294; also here, on the following 13 December, he renounced the Papacy; in the same city, on 23 December, a new conclave was held which, the following day, led to the election of Boniface VIII (Pope Caetani). The act of transfer of the Papal Seat to Rome, which had been in the Neapolitan seat for almost half a year, dates back to December 27, 1294. In short, Naples, precisely during the brief pontificate of Pope Celestine V, was the papal seat. Pastore reminds us, among other things, that Ubi Petrus, ibi Ecclesia. It was Saint Ambrose who first wrote those famous words: "Ubi Petrus, ibi Ecclesia, where Peter is, there is the Church" (in Ps. 40, 30; P.L. 14, 1082). Pope Saint Paul VI - who often quoted this adage of the late-ancient Church father - one day textually integrated a reference to "his" church in Milan. The city of Naples, in fact, not only hosted great Pontiffs, but it is precisely in Naples that the brief pontificate of the controversial figure of Pope Celestine V arises and takes place, about whom, as the Author warns, «many have been and are the “readings” of the character, of his story and above all of the fleeting epiphany of his Pontificate». Pietro Angelerio da Morrone, the penultimate of twelve children, soon orphaned by his father, is initiated by his mother into ecclesiastical studies. Attracted to monastic life, he enters the Benedictine Order. At 24 he becomes a priest, but soon chooses the life of a hermit on Mount Morrone in Abruzzo. Prayer, penance and fasting mark his days. Attracted by him, many follow him: soon, with the approval of Urban IV, the first nucleus of the Hermits of Maiella is born. Pietro da Morrone's fame as a man of God spread throughout Europe and people flocked to him from everywhere to seek advice and healing. He showed everyone the conversion of the heart as the path to peace, in a historical moment torn by tensions, conflicts - even within the Church - and plagues. The fame of the hermit, known for his miracles and his upright spiritual conduct, led, as we now read in Pastore's book, the electors to identify him as the ideal candidate to overcome the stalemate. Reached in the cave in Maiella by a delegation of prelates, Pietro initially refused, then understood that it was God who was calling him to such a high responsibility. However, he rejected the cardinals' invitation to reach Perugia and, on 29 August 1294, the feast of Saint John the Baptist, escorted by King Charles, he went to L'Aquila sitting on a donkey, to receive the tiara in the great church of Santa Maria a Collemaggio, which he had built a few years earlier. Who knows if that choice of the donkey - already present in the writings of Gioacchino da Fiore – did not also influence the wonderful pages of the Renaissance Giordano Bruno in the Cabala of the Pegasus Horse.<br />In the Dantean sky of the Sun, a double crown of "wise spirits" who sing and dance spreads around the star. In the second crown, Dante tries to identify some faces, and here a famous profile shines: "shine me from the side / the Calabrese abbot Gioacchino, gifted with a prophetic spirit" (Paradiso XII, 139-141). In Gioacchino's Liber figurarum, The Seven-Headed Dragon, or apocalyptic dragon, symbolized the six kings who persecuted the Church from Herod to Saladin. The seventh head, without a name, is that of a persecuting king, called the Antichrist, who Gioacchino believes is imminent, against whom the Church will have to fight and suffer, even if only for a short time, in the torment that precedes the now imminent beginning of the Age of the Holy Spirit. In the final coda, the last satanic persecutor is designated, Gog, the second Antichrist, who will be unleashed and defeated at the end of the Third Age. Immediately afterwards, with the Resurrection of the dead and the Last Judgement, history will end and the doors of the eternal Jerusalem will open.<br />Even if the new Congregation of the Celestines of Pietro del Morrone accepted donations and, therefore, did not pursue the ideals of radical poverty of the Franciscan spirituals, who were partly inspired by the abbot Gioacchino, Pietro da Morrone must have soon come into contact with them. The hermitage and the other churches consecrated to the Holy Spirit reveal the influence of the spirituals who, in fact, in the wake of Gioacchino da Fiore, awaited the age of the Holy Spirit and would later identify in Pietro-Celestine the angelic pope, who, according to a prophecy that had been circulating since the middle of the 13th century, was to precede that era as the purifier of the Church. Peter's contacts with the leaders of the spirituals such as Peter of Macerata and Angelo Clareno already existed before his elevation to the pontificate. It is no coincidence that the topic of the prophetic donkey (central point of the first dialogue of the Brunonian Cabala), will be taken from a Pauline passage: "Have you not heard, that the foolishness, ignorance and asinineness of this world is wisdom, doctrine and divinity in the other? (1Cor 2, 10-16)". There is no need to be frightened, therefore, Bruno will warn, when you hear the name of donkey, asinineness, bestiality, ignorance, madness, even when presenting Jesus riding a donkey and her newborn colt. Saulino, in the Bruno dialogue, will therefore expose the “cabalistic revelation”, according to which, in the eighth sphere, “where the virtue of the intelligence of Raziele is established, the donkey or asinity is a symbol of wisdom”.<br />Among the Acts signed, or, as Pastore rightly observes, made to be signed by Pope Celestine V in his brief pontificate - 110 in L’Aquila, 19 in progress, 34 in Naples -, there is also the bull of 14 or 17 September, which recalls the Bull of Nicholas IV (15/5/1290) with which it is ordered that the Commanders and Knights of St. James in the kingdoms of Portugal and Algarvia, can elect a Master.<br />Horses, knights, but also donkeys foretell a new era. The passage from the Gospel of Matthew (Mt 21, 1-11), which is proclaimed before the procession on Palm Sunday, alongside the disciples and the crowd of Jerusalem, mentions a donkey and her colt three times. The emphasis on these two animals gives them a particular narrative importance: they are essential to the story of the event that unfolds at the gates of Jerusalem. Quoting the book of the prophet Zechariah (9,9) – Tell the daughter of Zion: “Behold, your king comes to you, gentle, and sitting on a donkey, and on a colt, the foal of a beast of burden” –, Matthew has already provided a clear interpretative key to the choice that Jesus makes to ride a donkey instead of appearing on a horse, or even in a chariot (Zech. 9, 9-10).<br />He too, Fra’ Pietro, as soon as he was elected pope, rode a donkey through the Peligna Valley (Raiano) – the Subequana Valley (Castelvecchio Subequo, Goriano Sicoli, Castel di Ieri, Acciano, Fontecchio) and the Aquilana Valley (Villa S. Angelo, Fossa) to reach L’Aquila on August 29th in Collemaggio. On October 11th 1294 in Sulmona, a meeting between donkeys and even a miracle by Celestine is reported: «The healing of Angela di Giovanni di Pietro, who also arrived there on a donkey, led by her husband, from Sant’Eufemia, near Caramanico. Swollen and tumescent, yellow in color, unable to walk or do anything… she met Celestine also riding a donkey, begged him, met his gaze and, at his blessing, was instantly healed. The memory of this remained for a long time in Caramanico, from where several witnesses went to Sulmona to give their sworn testimony before the prelates who were conducting the canonization process".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63590313</guid><pubDate>Mon, 06 Jan 2025 14:00:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63590313/the_great_refusal_celestine_v_in_naples_prof_giustiniani_illustrates_the_book_by_fulvio_pastore_8_jan_2025_maschio_angioino.mp3" length="4376077" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>the great refusal, Celestine V in Naples - Prof. Giustiniani illustrates the book by Fulvio Pastore - (8 Jan. 2025 Maschio Angioino)

Maschio Angioino, Naples, January 8, 2025
Intervention by Pasquale Giustiniani
This work by Fulvio Pastore (Celestine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[the great refusal, Celestine V in Naples - Prof. Giustiniani illustrates the book by Fulvio Pastore - (8 Jan. 2025 Maschio Angioino)<br /><br />Maschio Angioino, Naples, January 8, 2025<br />Intervention by Pasquale Giustiniani<br />This work by Fulvio Pastore (Celestine the Fifth Pope in Naples, La valle del tempo editions, Naples 2024) has the ultimate goal of shedding light on the location of Celestine V's papacy in Naples and, as Dante's Divine Comedy perhaps alluded to, of his "refusal".<br />Pope Francis, in the Bull of Indiction of the first Jubilee of the third millennium, explicitly recalls "the great "pardon" that Saint Celestine V wanted to grant to those who went to the Basilica of Santa Maria di Collemaggio, in L'Aquila, on 28 and 29 August 1294, six years before Pope Boniface VIII instituted the Holy Year. The Church was already experiencing, therefore, the jubilee grace of mercy».<br />It was, in fact, Saint Celestine V, with the Bull Inter sanctorum solemnia, also called «Perdonanza», who granted the first plenary indulgence, of a “jubilee” type, to all the faithful who visited the church of S. Maria di Collemaggio in L’Aquila, from the Vespers preceding the memory of the beheading of St. John the Baptist - August 28 - to the Vespers of the following same feast, August 29. Even if the «Perdonanza» of Pietro da Morrone was soon to be repealed by Pope Boniface VIII, on August 18, 1295, Boniface was nevertheless inspired by it for the institution of Jubilees, the first of which was celebrated, precisely, on March 25, 1300, with a cadence then foreseen every 100 years.<br />Hence the topicality and interest, also in view of the first Jubilee Year of the third millennium (but not only) of a research, such as that of Fulvio Pastore, which connects a beautiful page of the history of the Roman pontificate with the city of Naples. Still little known and even less disseminated, that page highlights various aspects, known and unknown, of the great figure of the hermit Pietro da Morrone, later elected pope with the name of Celestine V, whose pontificate is appropriately correlated - on the basis of rigorous archival, but also artistic and theological documentation -, with the city of Naples: the newly elected Pope Celestine V, in fact, arrived here on 5 November 1294; also here, on the following 13 December, he renounced the Papacy; in the same city, on 23 December, a new conclave was held which, the following day, led to the election of Boniface VIII (Pope Caetani). The act of transfer of the Papal Seat to Rome, which had been in the Neapolitan seat for almost half a year, dates back to December 27, 1294. In short, Naples, precisely during the brief pontificate of Pope Celestine V, was the papal seat. Pastore reminds us, among other things, that Ubi Petrus, ibi Ecclesia. It was Saint Ambrose who first wrote those famous words: "Ubi Petrus, ibi Ecclesia, where Peter is, there is the Church" (in Ps. 40, 30; P.L. 14, 1082). Pope Saint Paul VI - who often quoted this adage of the late-ancient Church father - one day textually integrated a reference to "his" church in Milan. The city of Naples, in fact, not only hosted great Pontiffs, but it is precisely in Naples that the brief pontificate of the controversial figure of Pope Celestine V arises and takes place, about whom, as the Author warns, «many have been and are the “readings” of the character, of his story and above all of the fleeting epiphany of his Pontificate». Pietro Angelerio da Morrone, the penultimate of twelve children, soon orphaned by his father, is initiated by his mother into ecclesiastical studies. Attracted to monastic life, he enters the Benedictine Order. At 24 he becomes a priest, but soon chooses the life of a hermit on Mount Morrone in Abruzzo. 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Giustiniani illustra il libro di Fulvio Pastore-(8 gen.2025 Maschio Angioino)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-gran-rifiuto-celestino-v-a-napoli-il-prof-giustiniani-illustra-il-libro-di-fulvio-pastore-8-gen-2025-maschio-angioino--63590217</link><description><![CDATA[Maschio angioino, Napoli, 8 gennaio 2025 <b>Intervento di Pasquale Giustiniani</b> Questo lavoro di Fulvio Pastore (<i>Celestino quinto papa a Napoli</i>, edizioni La valle del tempo, Napoli 2024) si propone come obiettivo ultimo quello di portare in piena luce la collocazione a Napoli del papato di Celestino V e, come forse alludeva la <i>Divina commedia dantesca,</i> del suo “rifiuto”. Papa Francesco, nella <i>Bolla d’indizione </i>del primo Giubileo del terzo millennio, ricorda esplicitamente «<i>la grande “perdonanza” che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l’Anno Santo. La Chiesa già sperimentava, dunque, la grazia giubilare della misericordia</i>»[1]. Fu, infatti, san Celestino quinto, con la Bolla <i>Inter sanctorum solemnia</i>, detta anche «<i>Perdonan­za</i>», a concedere la prima indulgenza plenaria, di tipo “giubilare”, a tutti i fedeli che visitassero la chiesa di S. Maria di Collemaggio a l’Aquila, dai Vespri precedenti la memoria della de­collazione di s. Giovanni Battista - 28 agosto - ai Vespri della successiva medesima festa, 29 agosto. Anche se la «Perdonanza» di Pietro da Morrone sarà presto abrogata da papa Bonifacio VIII, il 18 agosto 1295, Bonifacio se ne farà comunque ispirare per l’istituzione dei Giubilei, il primo dei quali si celebrò, appunto, il 25 marzo 1300, con cadenza allora prevista ogni 100 anni. Di qui l’attualità e l’interesse, anche in vista del primo Anno giubilare del terzo millennio (ma non solo) di una ricerca, qual è appunto quella di Fulvio Pastore, il quale collega una bella pagina della storia del pontificato romano con la città di Napoli. Ancora poco nota e ancora meno divulgata, quella pagina mette in luce diversi aspetti, noti e non noti, della grande figura dell’eremita Pietro da Morrone, poi eletto papa col nome di Celestino quinto, il cui pontificato viene correlato opportunamente - sulla base di una rigorosa documentazione archivistica, ma anche artistica e teologica -, con la città di Napoli: <b>il neo-eletto Papa Celestino quinto, infatti, qui arrivò il 5 novembre 1294; sempre qui, il successivo 13 dicembre, rinunciò al Papato; nella medesima città, il 23 dicembre, si tenne un nuovo conclave che, il giorno dopo, condusse all’elezione di Bonifacio VIII (papa Caetani). Al 27 dicembre 1294, dunque, risale l’atto di trasferimento a Roma della Sede Pontificia che, per quasi mezzo anno, era stato nella sede partenopea<i>. </i></b> Insomma, Napoli, proprio in occasione del pur breve pontificato di papa Celestino quinto, fu <i>sede pontificia</i>. Pastore ci ricorda, tra l’altro, che <i>Ubi Petrus, ibi Ecclesia. </i>Era stato sant’Ambrogio a scrivere per primo quelle famose parole: «<i>Ubi Petrus, ibi Ecclesia, dov’è Pietro, lì è la Chiesa</i>» (<i>in Ps</i>. 40, 30; P.L. 14, 1082). Papa san Paolo sesto - il quale citava spesso quest’adagio del padre della Chiesa tardo-antica - un giorno vi integrò testualmente un riferimento alla “sua” chiesa di Milano[2]. La città partenopea, infatti, non solo ha ospitato dei Pontefici sommi, ma è proprio a Napoli che sorge e si consuma il breve pontificato della figura controversa di papa Celestino V, circa il quale, come avverte l’Autore, «<i>molte sono state e sono le “letture” del personaggio, della sua vi­cenda e soprattutto della fugace epifania del suo Pontificato</i>». Pietro Angelerio da Morrone, penultimo di dodici figli, presto orfano di padre, è avviato dalla madre agli studi ecclesiastici. Attratto dalla vita monastica, entra nell’Ordine benedettino. A 24 anni diviene presbitero, ma presto sceglie la vita eremitica sul Monte Morrone in Abruzzo. Preghiera, penitenza e digiuno scandiscono le sue giornate. Attratti da lui, in tanti lo seguono: presto nasce con l’approvazione di Urbano IV il primo nucleo degli Eremiti della Maiella. In Europa si diffonde la fama di Pietro da Morrone come uomo di Dio e a lui accorrono da ogni dove per ottenere consiglio e guarigioni. A tutti indica la conversione del cuore come via per la pace, in un momento storico dilaniato da tensioni, conflitti - anche interni alla Chiesa - e pestilenze. La fama dell’eremita, noto per i miracoli e l’integra condotta spirituale, portano, come leggiamo ora anche nel libro di Pastore, gli elettori a individuare proprio in lui il candidato ideale per il superamento dello stallo. Raggiunto nella spelonca in Maiella da una delegazione di prelati, Pietro in un primo momento rifiuta, poi comprende che è Dio a chiamarlo a una responsabilità tanto alta. Tuttavia, respinge l’invito dei cardinali a raggiungere Perugia e, il 29 agosto 1294, memoria di San Giovanni Battista, scortato da re Carlo si reca a L’Aquila <i>seduto su un asino</i>, per ricevere la tiara nella grande chiesa di Santa Maria a Collemaggio, da lui eretta qualche anno prima. Chissà se quella scelta dell’asino – già presente negli scritti di Gioacchino da Fiore – non abbia influenzato anche le pagine mirabili del rinascimentale Giordano Bruno nella <i>Cabala del cavallo pegaseo.</i> Nel cielo dantesco del Sole si allarga attorno all’astro una duplice corona di «spiriti sapienti» che cantano e danzano. Nella seconda corona, Dante cerca di identificare alcuni volti, ed ecco brillare un profilo celebre: «lucemi da lato / il calavrese abate Giovacchino, di spirito profetico dotato» (<i>Paradiso</i> XII, 139-141). Nel <i>Liber figurarum </i>di Gioacchino, Il Drago delle sette teste, o drago apocalittico, simboleggiava i sei re persecutori della Chiesa da Erode a Saladino. La settima testa, priva di nome, è quella di un re persecutore, detto Anticristo, che Gioacchino ritiene imminente, contro cui la Chiesa dovrà combattere e soffrire, sia pure per breve tempo, nel travaglio che precede l’inizio ormai prossimo dell’Età dello Spirito Santo. Nel giro di coda finale è designato l’ultimo satanico persecutore, Gog, il secondo Anticristo, che si scatenerà e sarà sconfitto alla fine della Terza Età. Subito dopo, con la Resurrezione dei morti e il Giudizio Universale, si concluderà la storia e si apriranno le porte della Gerusalemme eterna. Anche se la nuova Congregazione dei Celestini di Pietro del Morrone accettava donazioni e, pertanto, non perseguiva gli ideali di povertà radicale degli spirituali francescani, che in parte s’ispiravano all’abate Gioacchino, Pietro da Morrone dev'essere presto entrato in contatto con loro. L'eremo e le altre chiese consacrate al S. Spirito rivelano l'influsso degli spirituali i quali, infatti, sulla scia di Gioacchino da Fiore, aspettavano l'età dello Spirito Santo e avrebbero identificato più tardi proprio in Pietro-Celestino il papa angelico, il quale, secondo una profezia che circolava fin dalla metà del sec. XIII, doveva precedere quell'epoca come purificatore della Chiesa. Contatti di Pietro con i capi degli spirituali quali Pietro da Macerata e Angelo Clareno esistevano infatti già prima della sua elevazione al pontificato. Non è un caso che l’argomento dell’asino profetico (punto centrale del primo dialogo della Cabala bruniana), sarà tratto da un luogo paolino: «Or non avete voi unqua udito, che la pazzia, ignoranza ed asinità di questo mondo è sapienza, dottrina e divinità in quell'altro? (1Cor 2, 10-16)». Non bisogna spaventarsi, dunque, avvertirà Bruno, quando udite il nome d'asino, asinità, bestialità, ignoranza, pazzia, anche presentando Gesù a cavallo di un’asina e del suo puledro appena nato. Saulino, nel dialogo bruniano, esporrà, pertanto, la “cabalistica rivelazione”, secondo la quale, nell’ottava sfera, “dove consta la virtú dell'intelligenza de Raziele, l'asino o asinità è simbolo della sapienza”. Tra gli Atti firmati, o, come ben osserva Pastore, fatti firmare da papa Celestino V nel breve pontificato - 110 a L’Aquila, 19 in itinere, 34 a Napoli -, non manca la bolla del 14 o 17 settembre, che richiama la Bolla di Nicola IV (15/5/1290) con la quale si ordina di potere, i Commendatori ed i Cavalieri di S. Giacomo nei regni di Portogallo e di Algarvia, eleggere un Maestro. Cavalli, cavalieri, ma anche asini fanno presagire un’era nuova. Il brano dal Vangelo di Matteo (Mt 21, 1-11), che si proclama prima della processione nella Domenica delle Palme, accanto ai discepoli e alla folla di Gerusalemme, menziona per tre volte un’asina e il suo puledro. L’insistenza su questi due animali conferisce loro una particolare importanza narrativa: sono essenziali al racconto dell’evento che si sviluppa alle porte di Gerusalemme. Citando il libro del profeta Zaccaria (9,9) – Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma” –, Matteo ha già fornito una chiara chiave interpretativa della scelta che Gesù fa di cavalcare un’asina invece che di presentarsi su un cavallo, o addirittura su di un carro (Zac. 9, 9-10). Anche lui, fra’ Pietro, appena eletto papa, a dorso di un asinello percorse la Valle Peligna (Raiano) – la Valle Subequana, (Castelvecchio Subequo, Goriano Sicoli, Castel di Ieri, Acciano, Fontecchio) e quella Aquilana (Villa S. Angelo, Fossa) per raggiungere l’Aquila il 29 agosto a Collemaggio. L’11 ottobre 1294 a Sulmona, viene riferito addirittura un incontro tra asini e addirittura un miracolo di Celestino: «La guarigione di Angela di Giovanni di Pietro, giunta sin lì anch’ella  su di un asino, condotto dal marito, da Sant’Eufemia, presso Caramanico. Gonfia e tumida, di colore giallo, incapace di camminare e di fare alcunché… incontrò Celestino a cavallo anch’egli di un asino, lo supplicò, incrociò il suo sguardo e, alla sua benedizione, guarì all’istante. Ne rimase a lungo il ricordo a Caramanico, da dove diversi testimoni si portarono a Sulmona, a prestare la loro deposizione giurata dinanzi ai]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63590217</guid><pubDate>Mon, 06 Jan 2025 13:48:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63590217/il_gran_rifiuto_celestino_v_a_napoli_il_prof_giustiniani_illustra_il_libro_di_fulvio_pastore_8_gen_2025_maschio_angioino.mp3" length="9615399" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Maschio angioino, Napoli, 8 gennaio 2025 Intervento di Pasquale Giustiniani Questo lavoro di Fulvio Pastore (Celestino quinto papa a Napoli, edizioni La valle del tempo, Napoli 2024) si propone come obiettivo ultimo quello di portare in piena luce la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Maschio angioino, Napoli, 8 gennaio 2025 <b>Intervento di Pasquale Giustiniani</b> Questo lavoro di Fulvio Pastore (<i>Celestino quinto papa a Napoli</i>, edizioni La valle del tempo, Napoli 2024) si propone come obiettivo ultimo quello di portare in piena luce la collocazione a Napoli del papato di Celestino V e, come forse alludeva la <i>Divina commedia dantesca,</i> del suo “rifiuto”. Papa Francesco, nella <i>Bolla d’indizione </i>del primo Giubileo del terzo millennio, ricorda esplicitamente «<i>la grande “perdonanza” che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l’Anno Santo. La Chiesa già sperimentava, dunque, la grazia giubilare della misericordia</i>»[1]. Fu, infatti, san Celestino quinto, con la Bolla <i>Inter sanctorum solemnia</i>, detta anche «<i>Perdonan­za</i>», a concedere la prima indulgenza plenaria, di tipo “giubilare”, a tutti i fedeli che visitassero la chiesa di S. Maria di Collemaggio a l’Aquila, dai Vespri precedenti la memoria della de­collazione di s. Giovanni Battista - 28 agosto - ai Vespri della successiva medesima festa, 29 agosto. Anche se la «Perdonanza» di Pietro da Morrone sarà presto abrogata da papa Bonifacio VIII, il 18 agosto 1295, Bonifacio se ne farà comunque ispirare per l’istituzione dei Giubilei, il primo dei quali si celebrò, appunto, il 25 marzo 1300, con cadenza allora prevista ogni 100 anni. Di qui l’attualità e l’interesse, anche in vista del primo Anno giubilare del terzo millennio (ma non solo) di una ricerca, qual è appunto quella di Fulvio Pastore, il quale collega una bella pagina della storia del pontificato romano con la città di Napoli. Ancora poco nota e ancora meno divulgata, quella pagina mette in luce diversi aspetti, noti e non noti, della grande figura dell’eremita Pietro da Morrone, poi eletto papa col nome di Celestino quinto, il cui pontificato viene correlato opportunamente - sulla base di una rigorosa documentazione archivistica, ma anche artistica e teologica -, con la città di Napoli: <b>il neo-eletto Papa Celestino quinto, infatti, qui arrivò il 5 novembre 1294; sempre qui, il successivo 13 dicembre, rinunciò al Papato; nella medesima città, il 23 dicembre, si tenne un nuovo conclave che, il giorno dopo, condusse all’elezione di Bonifacio VIII (papa Caetani). Al 27 dicembre 1294, dunque, risale l’atto di trasferimento a Roma della Sede Pontificia che, per quasi mezzo anno, era stato nella sede partenopea<i>. </i></b> Insomma, Napoli, proprio in occasione del pur breve pontificato di papa Celestino quinto, fu <i>sede pontificia</i>. Pastore ci ricorda, tra l’altro, che <i>Ubi Petrus, ibi Ecclesia. </i>Era stato sant’Ambrogio a scrivere per primo quelle famose parole: «<i>Ubi Petrus, ibi Ecclesia, dov’è Pietro, lì è la Chiesa</i>» (<i>in Ps</i>. 40, 30; P.L. 14, 1082). Papa san Paolo sesto - il quale citava spesso quest’adagio del padre della Chiesa tardo-antica - un giorno vi integrò testualmente un riferimento alla “sua” chiesa di Milano[2]. La città partenopea, infatti, non solo ha ospitato dei Pontefici sommi, ma è proprio a Napoli che sorge e si consuma il breve pontificato della figura controversa di papa Celestino V, circa il quale, come avverte l’Autore, «<i>molte sono state e sono le “letture” del personaggio, della sua vi­cenda e soprattutto della fugace epifania del suo Pontificato</i>». Pietro Angelerio da Morrone, penultimo di dodici figli, presto orfano di padre, è avviato dalla madre agli studi ecclesiastici. Attratto dalla vita monastica, entra nell’Ordine benedettino. A 24 anni diviene presbitero, ma presto sceglie la vita eremitica sul Monte Morrone in Abruzzo. Preghiera, penitenza e digiuno scandiscono le sue giornate. Attratti da lui, in tanti lo seguono: presto nasce con l’approvazione di Urbano IV il primo nucleo degli Eremiti della Maiella. In Europa si diffonde la fama di Pietro da...]]></itunes:summary><itunes:duration>599</itunes:duration><itunes:keywords>bonifacio,celestino,giubileo,napoli,papa,papale,perdonanza,perugia,pietro,pontificia,rifiuto,roma,sede,v</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac99e18f8d6a63bedbe746ff17c8ad45.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>New Science and Modernity, a Study of Knowledge, History and Language in G. B. Vico by Paloma Brook</title><link>https://www.spreaker.com/episode/new-science-and-modernity-a-study-of-knowledge-history-and-language-in-g-b-vico-by-paloma-brook--63470462</link><description><![CDATA[Center for Italian Philosophy, Accademia Vivarum Novum<br />Villa Falconieri, December 19, 2024<br />New Science and Modernity, a Study of Knowledge, History, and Language in Gian Battista Vico by Paloma Brook, Aracne. Rome 2024: Suggestions for the Discussion and Speech by Professor Pasquale Giustiniani<br />Dear Aldo and Luigi,<br />in view of the CFI Conference on Italic Philosophy, I would like to offer some suggestions that could be forwarded to the scholars who will be invited.<br />The Conference could be titled “Antiquissima Italorum Sapientia”.<br />In light of Giambattista Vico's writing - De antiquissima italorum sapientia -, the Conference intends to critically examine the ancient Greek, Christian and late-ancient premises of what Vico considered "our metaphysics", published by him in 1710 to "arouse curiosity in the learned" and, in particular, to "benefit the youth", explaining things from the first terms, weighing the opinions of others, showing all the consequences, up to the last corollaries.<br />In the horizon described, the critical approach of each scholar-speaker should keep in mind some main questions:<br />1. What is the "state of the art" of the critical interpretations of the thought of the author(s) that is investigated today?<br />2. Are there premises or original nuclei of developments that will occur in the philosophy elaborated later in Italy?<br />3. On which points should we insist to benefit the young generations of middle-high school and university students?<br />Paloma Brook, New Science and Modernity: A Study of Knowledge, History and Language in Giambattista Vico, Preface by Stefano Velotti, Edizioni Aracne, Rome 2024, pages 191.<br />From the opening lines of the Introduction (pages 19 to 26), the Author warns the reader about her research work, which aims to add a further piece to the studies on Giambattista Vico: a work «Ambitious because it aspires to investigate the idea of ​​new science in the light of a more general interpretative hypothesis: Vico is a philosopher of modernity in that he elaborates a form of thought that understands itself as placed in a now, in a present» (from the Introduction, page 19). This is a “modernity” according to the four indications of Günter Figal (see page 20), not without his resumptions made in the studies of Stefano Velotti (who also signs the preface to this volume (pages 13 to 16) and of Gianfranco Cantelli, for whom the «modern is a horizon, a perspective that includes in itself the present and the non-present, that is, the past and the future» (page 20): a horizon whose aspects outlined by Figal are: opposition, positioning, value judgment, horizon. Compared to the “past”, the New Science itself «consciously recognizes and constructs itself in contrast with the past» (page 21), opening up the possibility of noting both the fracture with respect to the past and of understanding its own present and itself, precisely by undertaking a new science. In this sense, the New Science «is not (or is not only) to be understood as a discipline, a science or a method alongside others, with the intent of providing a series of doctrines on the origins, the myth, poetry, history and their distance from the present» (page 22), but it is also a critical turning point, typical of the “modernity” of the eighteenth century. Hence the moments of the volume, which is divided «into three fundamental parts – plus a fourth part intended as a conclusion» (page 24). And here, as we read in the first Chapter (pages 27 to 51), Vico is not only a mere continuator of the philological-linguistic turning point of Humanism, nor is he to be seen as «the forerunner of many theories developed in the two subsequent centuries» (page 27). He manifests and implements, as Brooke observes, the will for a break with the past, made, textually, of “wreck” (page 29), and, at the same time, the pride of having to fulfill a new philosophical task with his science» (page 28). The subject of this new construction can be read in the important paragraph 338, in the fourth section On the method, which the Author enunciates in the first Chapter and then takes up again in paragraph 1 of the second chapter, where a fundamental discontinuity with respect to previous knowledge is enunciated (page 32), that is, a merciless criticism, or a series of refutations of the arrogance of nations and the arrogance of scholars, that is, of the knowledge that preceded it, not only the philological one, including the metaphysical instance, in the name of the hermeneutic criterion of discrepancy rather than continuity (see page 41). Vico is not an anti-modern, «entirely tied to the certainties of a humanistic vision (and, even before, a theological-metaphysical one) that is based on the bond of continuity between past and present» (pages 43 to 44). Compared to Cartesian modernity, Vico's modernity aims to «rediscover in what appears and is definitively lost what that ever-present, that non-past that still acts, as part of our common human mind» (page 42). In this horizon, the notion of Providence «is called to understand precisely this connection and to answer the question: if history cannot be understood by reconstructing the intentions of those who act in it, how can we give rationality to that which at first sight does not demonstrate it?» (page 43). It is not an archaic and non-modern connection to theological tradition, insists the Author; rather, «the concept of providence must be read as a corrective to a rationalistic and voluntaristic idea of ​​history» (page 43). On the one hand, will and rationality are not sufficient to explain certain effects on the plane of history: «Providence, it has been said, is therefore not “vulgar metaphysics”, in that it does not intervene directly on events, but makes use of “free” human action, with all its limits» (page 45). On the other hand, in line with a Vico of the opposite sign, of rationalist and enlightened mold: «it is man who makes history, not an intelligent divine plan, a supernatural intervention» (page 47).<br />Brooke's entire research is a pursuit, page after page, of this apparent contrast between the previous vision of a world born from a mind different and superior to the human one (which has its own specific purposes, such as the ironic one) and that of a human subject producing history: first a theological instance transcending the world, not without residues of the «Christian tradition that intends history as the history of salvation and therefore as a reflection of intelligent design»: page 47, number 49): subsequently – here is the second chapter (page 53), a “theory” which is the New Science starting from the 1725 edition, but with textual revivals in 1744, or a «science, which develops as epistème, but also and above all as a new critical art» (page 54), as proof of a «component of meta-reflection at the basis of its theoretical procedure» (page 55, number 3) and, therefore, with an essential role played by the human mind. It is in this sense that Vico fulfills «a specific task of modernity: that of having to account for the conditions of possibility of our way of knowing the world, of our symbolic elaboration of it, and at the same time, even if only implicitly, define its limits» (page 57). It is a search for principles - to be found in fact among the modifications of our human thought, not without understanding them as chronological beginnings, as “facts” materialized in altars, weddings and burials. Here are «the two levels of theory (the new science with its principles) and of the object of the theory (humanity at its dawn), and the symptom of that fundamental circularity of a science that has itself as its object» (page 65). «The principles that Vico means are first of all principles of the human mind common to all nations (it is a sort of “universalism”, which must be clarified in its meaning and consequences» (page 66). The Author observes: «It is one of the many theoretical oppositions, even antinomies, that cross and almost constitute the troubled path of Vico's thought, within which it moves and which it tries to include in a broader critical reflection» (page 67). Vico is not so much a predecessor of the historical consciousness of the 19th century: «The New Science can be seen as the last stage where the philosopher displays the gallery of historical facts and characters, with their myths, laws, institutions, but also irrationalities, follies and inconsistencies: nevertheless trying to understand them rationally by grasping their deep structures» (page 70). Hence a new relationship between verum et factum: «they represent… two distinct and in some ways opposed functions, where it is one, there is no other» (page 71), which are understood in the light of a regulative principle, or rather a regulative ideal (compare page 72), «only orientative and very general, which still says nothing about the specific facts of the past» (page 73)<br />Pasquale Giustiniani]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63470462</guid><pubDate>Wed, 25 Dec 2024 16:18:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63470462/new_science_and_modernity_a_study_of_knowledge_history_and_language_in_g_b_vico_by_paloma_brook.mp3" length="3719046" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Center for Italian Philosophy, Accademia Vivarum Novum
Villa Falconieri, December 19, 2024
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Rome 2024: Suggestions for the Discussion and Speech by Professor Pasquale Giustiniani<br />Dear Aldo and Luigi,<br />in view of the CFI Conference on Italic Philosophy, I would like to offer some suggestions that could be forwarded to the scholars who will be invited.<br />The Conference could be titled “Antiquissima Italorum Sapientia”.<br />In light of Giambattista Vico's writing - De antiquissima italorum sapientia -, the Conference intends to critically examine the ancient Greek, Christian and late-ancient premises of what Vico considered "our metaphysics", published by him in 1710 to "arouse curiosity in the learned" and, in particular, to "benefit the youth", explaining things from the first terms, weighing the opinions of others, showing all the consequences, up to the last corollaries.<br />In the horizon described, the critical approach of each scholar-speaker should keep in mind some main questions:<br />1. 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On which points should we insist to benefit the young generations of middle-high school and university students?<br />Paloma Brook, New Science and Modernity: A Study of Knowledge, History and Language in Giambattista Vico, Preface by Stefano Velotti, Edizioni Aracne, Rome 2024, pages 191.<br />From the opening lines of the Introduction (pages 19 to 26), the Author warns the reader about her research work, which aims to add a further piece to the studies on Giambattista Vico: a work «Ambitious because it aspires to investigate the idea of ​​new science in the light of a more general interpretative hypothesis: Vico is a philosopher of modernity in that he elaborates a form of thought that understands itself as placed in a now, in a present» (from the Introduction, page 19). This is a “modernity” according to the four indications of Günter Figal (see page 20), not without his resumptions made in the studies of Stefano Velotti (who also signs the preface to this volume (pages 13 to 16) and of Gianfranco Cantelli, for whom the «modern is a horizon, a perspective that includes in itself the present and the non-present, that is, the past and the future» (page 20): a horizon whose aspects outlined by Figal are: opposition, positioning, value judgment, horizon. Compared to the “past”, the New Science itself «consciously recognizes and constructs itself in contrast with the past» (page 21), opening up the possibility of noting both the fracture with respect to the past and of understanding its own present and itself, precisely by undertaking a new science. 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Pasquale Giustiniani </i></b>  Carissimi Aldo e Luigi, in vista del Convegno CFI sulla filosofia italica, mi permetto di offrire alcune indicazioni che potrebbero essere girate agli studiosi che saranno invitati.   Il Convegno si potrebbe intitolare “Antiquissima Italorum Sapientia”.   Alla luce dello scritto di Giambattista Vico – <i>De antiquissima italorum sapientia</i> -, il Convegno intende approfondire criticamente le premesse antico-greche, cristiane e tardo-antiche di quella che Vico considerava la “nostra metafisica”, da lui pubblicata nel 1710 per “destare la curiosità ne' dotti” e, in particolare per “giovare la gioventù”, spiegando le cose dai primi termini, soppesando le altrui opinioni, facendone vedere tutte le conseguenze, fino agli ultimi corollari. Nell’orizzonte descritto, l’approccio critico di ogni studioso-relatore, dovrebbe aver presenti alcune principali domande:<br /><ol><li>      Qual è lo “stato dell’arte” delle interpretazioni critiche del pensiero dell’autore/i che viene oggi indagato?</li><li>       Vi sono premesse o nuclei originari di sviluppi che si verificheranno nella filosofia elaborata in seguito in Italia?</li><li>       Su quali punti bisognerebbe insistere per recare giovamento alle giovani generazioni di studenti medio-superiori e universitari?                                                                                      <b>Paloma Brook, <i>Scienza nuova e modernità. Studio sul sapere, la storia e il linguaggio in Giambattista </i>Vico, Prefazione<i> di </i>Stefano Velotti, Edizioni Aracne, Roma 2024, pagine 191.</b>   Fin dalle battute iniziali dell’<i>Introduzione </i>(pagine da 19 a 26), l’Autrice avverte il lettore circa il suo lavoro di ricerca, che ambisce di aggiungere un ulteriore tassello negli studi su Giambattista Vico: un lavoro «Ambizioso perché aspira ad indagare l’idea di scienza nuova alla luce di un’ipotesi interpretativa più generale: Vico è un filosofo della <i>modernità </i>in quanto elabora una forma di pensiero che si autocomprende come collocata in un <i>ora</i>, in un <i>presente</i>» (dalla <i>Introduzione</i>, pagina 19). Si tratta di una “modernità” secondo le quattro indicazioni di Günter Figal (confronta pagina 20), non senza le riprese di lui operate negli studi di Stefano Velotti (che firma anche la <i>prefazione</i> q questo volume (pagine da 13 a 16) e di Gianfranco Cantelli, per cui il «moderno è un orizzonte, una prospettiva che include in sé il presente e il non-presente, cioè passato e futuro» (pagina 20): orizzonte i cui aspetti delineati da Figal sono: <i>opposizione</i>, <i>posizionamento</i>, <i>giudizio di valore</i>, <i>orizzonte</i>. Rispetto al “passato”, la stessa <i>Scienza nuova </i>«si riconosce e costruisce consapevolmente in contrasto con il passato» (pagina 21), aprendo la possibilità di constatare sia la frattura rispetto al passato, sia di comprendere il proprio presente che se stesso, appunto intraprendendo una <i>nuova scienza</i>. In questo senso, la scienza nuova «non è (o non è solo) da intendere come una disciplina, una scienza o un metodo accanto ad altri, con l’intento di fornire una serie di dottrine sulle origini, il mito, la poesia, la storia e la loro distanza con il presente» (pagina 22), ma è anche un <i>punto di svolta critica</i>, tipica della “modernità” del secolo diciottesimo. Di qui i momenti del volume, che si articola «in tre parti fondamentali – più una quarta parte intesa in forma di conclusione» (pagina 24). Ed ecco che, come si legge nel primo Capitolo (pagine da 27 a 51), Vico non è soltanto un mero continuatore della svolta filologico-linguistica dell’Umanesimo, né è da vedere come «l’anticipatore di molte teorie sviluppatesi nei due secoli successivi» (pagina 27). Egli manifesta e attua, come osserva Brooke, la volontà di una frattura rispetto al passato, fatto, testualmente, di “rottami” (pagina 29), e, insieme, l’orgoglio di dover assolvere con la sua scienza a un compito filosofico nuovo» (pagina 28). La materia di questa nuova costruzione si legge nell’importante capoverso 338, nella sezione quarta <i>Del metodo</i>, che l’Autrice enuncia nel primo Capitolo e riprende in seguito nel paragrafo 1 del capitolo secondo, dove sarebbe enunciata una <i>discontinuità fondamentale rispetto al sapere precedente </i>(pagina 32), ovvero una critica spietata, o una serie di confutazioni della <i>boria delle nazioni </i>e della <i>boria</i> <i>dei dotti</i>, cioè del sapere che lo ha preceduto, non solo quello filologico, compresa l’istanza metafisica, in nome del criterio ermeneutico della <i>discrepanza</i> piuttosto che della <i>continuità </i>(confronta pagina 41). Vico non è un antimoderno, «tutto legato alle certezze di una visione umanistica (e, ancor prima, teologico-metafisica) che si fonda sul legame di continuità tra passato e presente» (pagine da 43 a 44). Rispetto alla modernità cartesiana, quella di Vico si propone lo scopo di «ritrovare in ciò che appare ed è definitivamente perduto quel sempre-presente, quel non-passato che ancora agisce, in quanto parte della nostra comune mente umana» (pagina 42). In tale orizzonte, la nozione di Provvidenza «è chiamata a comprendere proprio questo nesso e a rispondere alla domanda: se la storia non può essere compresa ricostruendo le intenzioni di chi in essa vi agisce, come dare una razionalità a ciò che a prima vista non la dimostra?» (pagina 43). Non è un arcaico e non moderno aggancio alla tradizione teologica, insiste l’Autrice; piuttosto, «il concetto di provvidenza va letto come un correttivo a un’idea razionalistica e volontaristica di storia» (pagina 43). Da un lato, non sono sufficienti la volontà e la razionalità a spiegare certi effetti nel piano della storia: «La provvidenza, si è detto, non è quindi “volgar metafisica”, in quanto non interviene direttamente sugli eventi, ma si avvale della “libera” azione umana, con tutti i suoi limiti» (pagina 45). Dall’altro lato, in linea con un Vico di segno contrario, di stampo razionalista e illuminista: «a fare la storia è l’uomo, non un disegno divino intelligente, un intervento sovrannaturale» (pagina 47). Tutta la ricerca di Brooke è un inseguire, pagina dopo pagina, questo apparente contrasto tra la precedente visione di un mondo scaturito da una mente diversa e superiore a quella umana (che ha suoi specifici fini, come quello <i>ironico</i>) e quella di un soggetto umano produttore di storia: dapprima un’istanza teologica trascendente il mondo, non senza residui della «tradizione cristiana che intende la storia come storia della salvezza e dunque come un rispecchiamento del disegno intelligente»: pagina 47, numero 49): successivamente – ecco il capitolo secondo (pagina 53), una “teoria” che è la <i>Scienza nuova </i>a partire dalla edizione del 1725, ma con riprese anche testuali nel 1744, ovvero una «scienza, che si sviluppa sì come epistème, ma anche e soprattutto come nuova arte critica» (pagina 54), a riprova di una «componente di metariflessione alla base del suo procedimento teorico» (pagina 55, numero 3) e, dunque, con un ruolo essenziale svolto dalla mente umana. È in questo senso che Vico assolve «un compito specifico della modernità: quello di dover rendere conto delle condizioni di possibilità del nostro modo di conoscere il mondo, della nostra elaborazione simbolica di esso, e al tempo stesso, ancorché solo implicitamente definirne i limiti» (pagina 57). Si tratta di una ricerca dei principi - da ritrovare di fatto tra le modificazioni del nostro umano pensiero, non senza comprenderli come inizi cronologici, come “fatti” materializzati in altari, nozze e sepolture. Ecco «i due livelli della teoria (la scienza nuova con i suoi principi) e dell’oggetto della teoria (l’umanità ai suoi albori), e il sintomo di quella fondamentale circolarità di una scienza che ha per oggetto se stessa» (pagina 65). «I principi che Vico intende sono anzitutto principi della <i>mente umana</i> comuni a tutte le nazioni (si tratta di una sorta di “universalismo”, che va chiarito nel suo significato e nelle sue conseguenze» (pagina 66). Osserva l’Autrice: «Si tratta di una delle tante opposizioni teoriche, perfino antinomie, che attraversano e quasi costituiscono il percorso travagliato del pensiero di Vico, entro le quali esso si muove e che tenta di ricomprendere in una più ampia riflessione critica» (pagina 67). Vico non è tanto un predecessore della coscienza storica del secolo XIX: «La <i>Scienza nuova </i>può essere vista come l’ultimo palcoscenico dove il filosofo mette in mostra la galleria di fatti e personaggi storici, con i loro miti, leggi, istituzioni, ma anche irrazionalità, follie e incongruenze: tentando nondimeno di comprenderli razionalmente cogliendone le strutture profonde» (pagina 70). Di qui un nuovo rapporto tra <i>verum et factum</i>: «rappresentano… due funzioni distinte e per certi versi opposte, dove è l’una, non c’è l’altra» (pagina 71), che vengono comprese alla luce di un <i>principio regolativo</i>, o meglio di un <i>ideale regolativo </i>(confronta pagina 72), «solo orientativo e generalissimo, che ancora nulla dice sugli specifici fatti del passato» (pagina 73)   Pasquale Giustiniani  </li></ol>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63470418</guid><pubDate>Wed, 25 Dec 2024 16:10:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63470418/scienza_nuova_e_modernit_studio_sul_sapere_in_g_b_vico_di_paloma_brook_relazione_p_giustiniani.mp3" length="9749415" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Centro per la filosofia italiana, accademia vivarum novum Villa Falconieri, 19 dicembre 2024  Scienza nuova e modernità, studio sul sapere, la storia ed il linguaggio in G. B. Vico di Paloma Brook, Aracne. Roma 2024: contributo all’orientamento della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Centro per la filosofia italiana, accademia vivarum novum Villa Falconieri, 19 dicembre 2024  <b>Scienza nuova e modernità, studio sul sapere, la storia ed il linguaggio in G. B. Vico di Paloma Brook, Aracne. Roma 2024: <i>contributo all’orientamento della discussione ed intervento del prof. Pasquale Giustiniani </i></b>  Carissimi Aldo e Luigi, in vista del Convegno CFI sulla filosofia italica, mi permetto di offrire alcune indicazioni che potrebbero essere girate agli studiosi che saranno invitati.   Il Convegno si potrebbe intitolare “Antiquissima Italorum Sapientia”.   Alla luce dello scritto di Giambattista Vico – <i>De antiquissima italorum sapientia</i> -, il Convegno intende approfondire criticamente le premesse antico-greche, cristiane e tardo-antiche di quella che Vico considerava la “nostra metafisica”, da lui pubblicata nel 1710 per “destare la curiosità ne' dotti” e, in particolare per “giovare la gioventù”, spiegando le cose dai primi termini, soppesando le altrui opinioni, facendone vedere tutte le conseguenze, fino agli ultimi corollari. Nell’orizzonte descritto, l’approccio critico di ogni studioso-relatore, dovrebbe aver presenti alcune principali domande:<br /><ol><li>      Qual è lo “stato dell’arte” delle interpretazioni critiche del pensiero dell’autore/i che viene oggi indagato?</li><li>       Vi sono premesse o nuclei originari di sviluppi che si verificheranno nella filosofia elaborata in seguito in Italia?</li><li>       Su quali punti bisognerebbe insistere per recare giovamento alle giovani generazioni di studenti medio-superiori e universitari?                                                                                      <b>Paloma Brook, <i>Scienza nuova e modernità. Studio sul sapere, la storia e il linguaggio in Giambattista </i>Vico, Prefazione<i> di </i>Stefano Velotti, Edizioni Aracne, Roma 2024, pagine 191.</b>   Fin dalle battute iniziali dell’<i>Introduzione </i>(pagine da 19 a 26), l’Autrice avverte il lettore circa il suo lavoro di ricerca, che ambisce di aggiungere un ulteriore tassello negli studi su Giambattista Vico: un lavoro «Ambizioso perché aspira ad indagare l’idea di scienza nuova alla luce di un’ipotesi interpretativa più generale: Vico è un filosofo della <i>modernità </i>in quanto elabora una forma di pensiero che si autocomprende come collocata in un <i>ora</i>, in un <i>presente</i>» (dalla <i>Introduzione</i>, pagina 19). Si tratta di una “modernità” secondo le quattro indicazioni di Günter Figal (confronta pagina 20), non senza le riprese di lui operate negli studi di Stefano Velotti (che firma anche la <i>prefazione</i> q questo volume (pagine da 13 a 16) e di Gianfranco Cantelli, per cui il «moderno è un orizzonte, una prospettiva che include in sé il presente e il non-presente, cioè passato e futuro» (pagina 20): orizzonte i cui aspetti delineati da Figal sono: <i>opposizione</i>, <i>posizionamento</i>, <i>giudizio di valore</i>, <i>orizzonte</i>. Rispetto al “passato”, la stessa <i>Scienza nuova </i>«si riconosce e costruisce consapevolmente in contrasto con il passato» (pagina 21), aprendo la possibilità di constatare sia la frattura rispetto al passato, sia di comprendere il proprio presente che se stesso, appunto intraprendendo una <i>nuova scienza</i>. In questo senso, la scienza nuova «non è (o non è solo) da intendere come una disciplina, una scienza o un metodo accanto ad altri, con l’intento di fornire una serie di dottrine sulle origini, il mito, la poesia, la storia e la loro distanza con il presente» (pagina 22), ma è anche un <i>punto di svolta critica</i>, tipica della “modernità” del secolo diciottesimo. Di qui i momenti del volume, che si articola «in tre parti fondamentali – più una quarta parte intesa in forma di conclusione» (pagina 24). Ed ecco che, come si legge nel primo Capitolo (pagine da 27 a 51), Vico non è soltanto un mero continuatore della svolta filologico-linguistica dell’Umanesimo, né è da vedere come «l’anticipatore di molte...]]></itunes:summary><itunes:duration>607</itunes:duration><itunes:keywords>brook,linguaggio,nova,paloma,religione,scienza,storia,studio,vico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/089db02c6fcd2373ada12434b3fea854.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>16</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ortensio Zecchino, why we cannot but call ourselves Christians, readings and disputes on the essay by B. Croce-[P. Giustiniani]</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ortensio-zecchino-why-we-cannot-but-call-ourselves-christians-readings-and-disputes-on-the-essay-by-b-croce-p-giustiniani--62343710</link><description><![CDATA[Ortensio Zecchino, Why We Cannot Not Call Ourselves “Christians”. Readings and disputes on the famous essay by Benedetto Croce, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2024, pages 255, euro 18.00.<br />Both the Preface (pages 11-15) by Eugenio Mazzarella - philosopher and, as he defines himself, «a Christian man… reasonably obliged to transcendence by what I see in immanence» (page 13), and the Afterword by Dino Cofrancesco (pages 231-249: a true essay after the essay!) which precisely, as stated in the title, offers «a modest non-philosophical commentary on the essay by Ortensio Zecchino» (page 231), already highlight well, albeit synthetically, the various emerging profiles in Ortensio Zecchino's research. Above all, they outline the underlying themes of the essay, which Benedetto Croce published ten days after a sleepless night on August 16, 1942, during which the idea of ​​writing it also occurred to him (page 5).<br />Appearing in “La Critica” on November 20, 1942, with the famous title Why We Cannot Not Call Ourselves “Christians” (page 6), this essay by Croce, written not without “labor… in those terrible times” (page 88, number 79), Zecchino - firmly convinced that it should not be read in isolation, but rather “in a continuum with the others of the same period” (page 196), “in the context of the writings that came from Croce’s pen in those terrible years between the agony of fascism and the dawn of democracy” (page 138) -, therefore examines the premises, the contents and the outcomes; and from the very first bars, he clarifies the text and context, as in the opening scene of a theatrical action, of which the rest of the pages will offer a meticulous analysis and a very informed analytical development, also the result of archive consultations that are punctually reported in the course of the gripping exposition. Croce's was an essay that enjoyed «an extraordinary fortune», having been published «in the midst of a “world” war», in a «Europe» that «now appeared Nazified» (page 9) and when «in the spring of '42 the first creaks of the fascist regime had begun to appear» (page 10). The future organization of a new Order was being hypothesized, involving parties, intellectuals and even the Holy See. The volume reminds us: «At the Catholic University of Milan, already at the end of 1941, a group of “little professors” had begun to gather around Giuseppe Dossetti… In August 1941, Spinelli, Rossi and Colorni’s manifesto For a free and united Europe had been launched from Ventotene… In September of that 1942, Alcide De Gasperi, with a handful of volunteers, founded the Christian Democracy in Milan, in Enrico Falk’s house» (page 11). Later, Croce’s peculiar relationship with the “dear De Gasperi” would be intense (Croce’s last letter to him is dated 25 January 1951), as will be seen particularly, after Croce died on 20 November 1952, in the oration in memoriam pronounced by De Gasperi, in which, as his daughter attests, her father’s emotional voice expressed his feelings towards the “precious friend” (page 195).<br />Zecchino's long and informed survey concludes with the convincing observation that Croce's essay "cannot be read in isolation, but in a continuum with others from the same period" (page 196); that is, "the essay, for the time in which it was written and for the high profile it had, was intended to be an appeal to the world... but it also wanted to constitute... a strong ideological motivation to coagulate a political alliance in Italy between forces sincerely sensitive to the defense of freedom" (page 201).<br />This is the context in which we must understand the disputes that Croce's writing will raise and, periodically, still raises. Zecchino examines almost all of them, offering the reader a lesson in method. In fact, on the one hand, the writing must be explored in depth, taking into account Croce's state of mind and the things already manifested since the Philosophy of Practice of 1908 (page 70) - the philosopher had already mentioned some aspects in the Soliloquy of an Old Philosopher of 1942 (page 66), and had set them as premises in his essay of 1940, entitled The Benefit of Christ (page 68). In short, Croce "felt burdened by the duty of not remaining silent and of making his voice heard" (page 13). On the other hand, Zecchino notes and realizes, it is necessary to make a meticulous reconstruction of all the interpretative interventions, even critical ones, that were aroused by the great uproar generated by Croce's essay (page 15), starting from the examination of the «main argument of the Catholic side». In this part, it was hypothesized «that behind Croce's openness there was hidden – something obvious – a historicist and immanentistic vision, in irreconcilable contrast with the transcendent vision proper to Christianity» (page 15); but even on the secular side, there was no lack of reservations, such as the actual panning of Croce's essay, which was written by Mario Pannunzio, who went so far as to write that «That essay is wrong even in its title: when can a philosopher ever speak in the plural?» (page 15). On the other hand, Zecchino continues, we need to reread Croce's essay in the light of his later writings from which, we read literally, comes "an even more powerful illumination" (page 73): from the short writing of 1951 - a review of a writing by Christopher Dowson on religion and Western culture (page 73) up to all the interventions that take up and relaunch the themes of the finis Europae and, with Osvald Spengler, of the end of the West itself. : Thus, a peculiar contribution is offered to the discussion, which we could call eschatological, and which Zecchino examines meticulously, in the light of Croce's suffering in those terrible times: a suffering described from the early fifties of the twentieth century to the third decade of the twenty-first century (compare page 88, number 79) regarding the problem of evil (compare pages 78 ff.), thanks to which Croce was able to arrive, after the war season, at "a newfound philosophical serenity" (page 86).<br />The chapters of the volume therefore unfold before our eyes, examining the different moments of the discussion, the distancing, the distinctions, the adhesions: from the first irritated reaction by the fascists, whose prompter was Don Giuseppe De Luca, to the intervention of Giovanni Gentile, who published the essay La mia religione (My religion, 9.2.1943), in which he peremptorily states: "I am Christian [...] I am Catholic" (page 22). Zecchino, with regard to this “dialectical” intervention by Gentile (whose relationship with Croce had deteriorated due to philosophical disagreements and then became antithetical in 1925, when Gentile moved to the side of fascism and Croce to the side of antifascism) expresses a precise thesis of his: Gentile, in short, had read Croce’s essay and, in some way, responds to certain of his statements «which will end up attracting the attention of readers and critics, benevolent and otherwise, which seem to be dictated by a polemical view» (page 25). Regarding Gentile’s different philosophical vision, Zecchino examines Gentile’s subsequent criticisms of Croce, whose essential interest Gentile identified in intelligere (= intellectualism), which is considered a sophism like Columbus’ egg, in which, that is, «this imagined reality is a product of human thought» (page 29); a one could have, in fact, objected a «teeming subjectivism» and the «polygony of Catholicism» (page 35). Gentile, returning to Manzoni, contests the main accusation that had come to him from the Holy Office (that is, the religion conceived by Gentile would humanize God or divinize man) even if, as Del Noce observed, «no Catholic, even one who admits Gioberti's polygony, will be able to recognize Gentile's religiosity as Catholic; because in this demystified religion, positive revelation itself is reduced to myth» (page 38).<br />As for the reactions of the Catholic world to Croce's essay, Zecchino starts from the first comments, of a private nature, by Karl Vossler (linked to Croce since 1889), not without subsequently observing that the Catholic world offers a series of articulated positions that are not unanimous: Giuseppe De Luca; Ernesto Buonaiuti; Guido Gonella in “L’Osservatore Romano” of 14 January 1943; the severe interventions of the Jesuit magazine “La civiltà cattolica”; the commentary by Giuseppe Ricciotti; by Domenico Mondrone; the review by Don Giuseppe De Luca in “Il Regno”; the article by Giuseppe Scremin in “Studium”; the little-known commentary by Giuseppe Sturzo entrusted, on 15 July 1943, to the American magazine “People and Freedom”: given the importance of this commentary, Zecchino, who proves to be a rigorous reader of the original texts and not only of the Italian versions, reports the original English text on page 58, number 80). In essence, faced with the position of Croce's writing, this variegated Catholic world "initially showed a certain disorientation" (page 41), but did not prevent, first Sturzo and then, more evidently, Father Vincenzo Cilento, from noting, on Sturzo's part, that "it is possible to be good Christians both inside and outside the Church" (page 59) and, ten years later, on Father Cilento's part, that "there is a direct communion between the great spirits and God", a statement that, denying the essential mediation of the Church, appeared precisely heretical" (page 59). In essence, Zecchino declares himself to be firmly convinced that Croce's essay must be correlated with some of his previous anticipations, entrusted to the essays of Philosophy of practice (1908) and History and criticism of historiography (see page 45, number 58) and that its intent must also be correlated with other European and world scenarios. For example, regarding the «spiritual sense of the essay» (page 61), Carl Schmitt - whom Biagio De Giovanni considers, with Croce, one of the dramatically aware...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62343710</guid><pubDate>Sat, 12 Oct 2024 16:36:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62343710/ortensio_zecchino_why_we_cannot_but_call_ourselves_christians_readings_and_disputes_on_the_essay_by_b_croce_p_giustiniani.mp3" length="9542053" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Ortensio Zecchino, Why We Cannot Not Call Ourselves “Christians”. Readings and disputes on the famous essay by Benedetto Croce, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2024, pages 255, euro 18.00.
Both the Preface (pages 11-15) by Eugenio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ortensio Zecchino, Why We Cannot Not Call Ourselves “Christians”. Readings and disputes on the famous essay by Benedetto Croce, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2024, pages 255, euro 18.00.<br />Both the Preface (pages 11-15) by Eugenio Mazzarella - philosopher and, as he defines himself, «a Christian man… reasonably obliged to transcendence by what I see in immanence» (page 13), and the Afterword by Dino Cofrancesco (pages 231-249: a true essay after the essay!) which precisely, as stated in the title, offers «a modest non-philosophical commentary on the essay by Ortensio Zecchino» (page 231), already highlight well, albeit synthetically, the various emerging profiles in Ortensio Zecchino's research. Above all, they outline the underlying themes of the essay, which Benedetto Croce published ten days after a sleepless night on August 16, 1942, during which the idea of ​​writing it also occurred to him (page 5).<br />Appearing in “La Critica” on November 20, 1942, with the famous title Why We Cannot Not Call Ourselves “Christians” (page 6), this essay by Croce, written not without “labor… in those terrible times” (page 88, number 79), Zecchino - firmly convinced that it should not be read in isolation, but rather “in a continuum with the others of the same period” (page 196), “in the context of the writings that came from Croce’s pen in those terrible years between the agony of fascism and the dawn of democracy” (page 138) -, therefore examines the premises, the contents and the outcomes; and from the very first bars, he clarifies the text and context, as in the opening scene of a theatrical action, of which the rest of the pages will offer a meticulous analysis and a very informed analytical development, also the result of archive consultations that are punctually reported in the course of the gripping exposition. Croce's was an essay that enjoyed «an extraordinary fortune», having been published «in the midst of a “world” war», in a «Europe» that «now appeared Nazified» (page 9) and when «in the spring of '42 the first creaks of the fascist regime had begun to appear» (page 10). The future organization of a new Order was being hypothesized, involving parties, intellectuals and even the Holy See. The volume reminds us: «At the Catholic University of Milan, already at the end of 1941, a group of “little professors” had begun to gather around Giuseppe Dossetti… In August 1941, Spinelli, Rossi and Colorni’s manifesto For a free and united Europe had been launched from Ventotene… In September of that 1942, Alcide De Gasperi, with a handful of volunteers, founded the Christian Democracy in Milan, in Enrico Falk’s house» (page 11). Later, Croce’s peculiar relationship with the “dear De Gasperi” would be intense (Croce’s last letter to him is dated 25 January 1951), as will be seen particularly, after Croce died on 20 November 1952, in the oration in memoriam pronounced by De Gasperi, in which, as his daughter attests, her father’s emotional voice expressed his feelings towards the “precious friend” (page 195).<br />Zecchino's long and informed survey concludes with the convincing observation that Croce's essay "cannot be read in isolation, but in a continuum with others from the same period" (page 196); that is, "the essay, for the time in which it was written and for the high profile it had, was intended to be an appeal to the world... but it also wanted to constitute... a strong ideological motivation to coagulate a political alliance in Italy between forces sincerely sensitive to the defense of freedom" (page 201).<br />This is the context in which we must understand the disputes that Croce's writing will raise and, periodically, still raises. Zecchino examines almost all of them, offering the reader a lesson in method. In fact, on the one hand, the writing must be explored in depth, taking into account Croce's state of mind and the things already manifested since the Philosophy of Practice of 1908 (page 70) -...]]></itunes:summary><itunes:duration>1591</itunes:duration><itunes:keywords>benedetto,catholics,christian,christians,croce,dc,degasperi,democracy,democrats,don,europe,gentile,giovanni,liberals,ortensio,party,politics,popular,sturzo,zecchino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e9ae6977e5fb36a32cd5dd5263984bb.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>15</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ortensio Zecchino, perché non possiamo non dirci cristiani, letture e dispute sul saggio di B. Croce-[P. Giustiniani]</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ortensio-zecchino-perche-non-possiamo-non-dirci-cristiani-letture-e-dispute-sul-saggio-di-b-croce-p-giustiniani--62343662</link><description><![CDATA[Ortensio Zecchino, <i>Perché non possiamo non dirci “cristiani”. Letture e dispute sul celebre saggio di Benedetto Croce</i>, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2024, pagine 255, euro 18,00.     Sia la <i>Prefazione</i> (pagine 11-15) di Eugenio Mazzarella - filosofo e, come si autodefinisce, «uomo cristiano… alla trascendenza ragionevolmente obbligato da quel che vedo nell’immanenza» (pagina 13), sia la <i>Postfazione</i> di Dino Cofrancesco (pagine 231-249: un vero saggio dopo il saggio!) che precisamente, come si legge nel titolo, offre «un modesto non filosofico commento al saggio di Ortensio Zecchino» (pagina 231), già mettono bene, seppure sinteticamente, in evidenza i vari profili emergenti nella ricerca di Ortensio Zecchino. Soprattutto enucleano i temi di fondo del saggio, che Benedetto Croce pubblicò dieci giorni dopo una notte insonne del 16 agosto 1942, nel corso della quale gli balenò anche l’idea di scriverlo (pagina 5). Comparso su “La Critica” del 20 novembre 1942, con il famoso titolo <i>Perché non possiamo non dirci “cristiani” </i>(pagina 6), di questo saggio di Croce, redatto non senza «travaglio… in quei tempi terribili» (pagina 88, numero 79), Zecchino - convinto fondatamente che esso non vada letto isolatamente, bensì «in un <i>continuum</i> con gli altri della stessa stagione» (pagina 196), «nel contesto degli scritti usciti dalla penna di Croce in quei terribili anni tra agonia del fascismo e alba democratica» (pagina 138) -, esamina, dunque, le premesse, i contenuti e gli esiti; e di esso, fin dalle prime battute, chiarisce testo e contesto, come in una scena iniziale di un’azione teatrale, di cui il prosieguo delle pagine offrirà un’analisi meticolosa e un informatissimo svolgimento analitico, frutto anche di consultazioni d’archivio di cui si dà conto puntualmente nel corso dell’avvincente esposizione. Quello di Croce fu un saggio a cui arrise «una fortuna straordinaria», essendo peraltro edito «nel bel mezzo di una guerra “mondiale”», in un’«Europa» che «appariva ormai nazificata» (pagina 9) e allorché «nella primavera di quel ’42 erano cominciati a manifestarsi i primi scricchiolii del regime» fascista (pagina 10). Si andava ipotizzando la futura organizzazione di un <i>Ordine nuovo</i>, che coinvolgeva partiti, intellettuali e perfino la santa Sede. Ci ricorda il volume: «Nell’Università cattolica di Milano già alla fine del 1941 un gruppo di “professorini” aveva cominciato a riunirsi intorno a Giuseppe Dossetti… Nell’agosto del 1941 da Ventotene era partito il manifesto <i>Per un’Europa libera e unita</i> di Spinelli, Rossi e Colorni… Nel settembre di quel 1942 Alcide De Gasperi, con un manipolo di volontari, fondò a Milano la Democrazia cristiana, nella casa di Enrico Falk» (pagina 11). In seguito, i peculiari rapporti di Croce con il “caro De Gasperi” saranno intensi (l’ultima lettera di Croce a lui è del 25 gennaio 1951), come si vedrà particolarmente, morto Croce il 20 novembre 1952, nell’orazione <i>in memoriam </i>pronunciata da De Gasperi,<i> </i>in cui, come attesta la figlia, la voce commossa del padre manifestò i suoi sentimenti verso il “prezioso amico” (pagina 195). La lunga e informata ricognizione di Zecchino si conclude con la convincente osservazione che il saggio di Croce «non può essere letto isolatamente, ma in un <i>continuum </i>con gli altri della stessa stagione» (pagina 196); ovvero, «il saggio, per il tempo in cui fu scritto e per l’alto profilo impressogli, volle essere un appello al mondo… ma volle anche costituire… una forte motivazione ideologica per coagulare in Italia un’alleanza politica tra le forze sinceramente sensibili alla difesa della libertà» (pagina 201) Questo il contesto, nel quale vanno capite le dispute che lo scritto crociano susciterà e, periodicamente, suscita ancora. Zecchino le esamina pressoché tutte, offrendo comunque al lettore una lezione di metodo. Infatti, da un lato, si deve approfondire lo scritto, tenendo conto dello stato d’animo di Croce e delle cose già manifestate fin dalla <i>Filosofia della pratica </i>del 1908 (pagina 70) – il filosofo aveva già fatto cenno ad alcuni aspetti nel <i>Soliloquio di un vecchio filosofo </i>del 1942 (pagina 66), e vi aveva posto come le premesse in un suo saggio del 1940, intitolato <i>Il beneficio di Cristo </i>(pagina 68). In sintesi, Croce «si sentiva gravato dal dovere di non tacere e di far sentire la sua voce» (pagina 13). Dall’altro lato, annota e realizza Zecchino, si deve fare la pignola ricostruzione di tutti gli interventi interpretativi, anche critici, che furono suscitati dal <i>grande clamore </i>generato dal saggio crociano (pagina 15), a partire dall’esame dell’«argomento principe di parte cattolica». In questa parte, s’ipotizzò «che dietro l’apertura crociana si celava – cosa scontata – una visione storicistica e immanentistica, in insanabile contrasto con la visione trascendente propria del cristianesimo» (pagina 15); ma anche da parte laica, non mancarono riserve, come la vera e propria <i>stroncatura </i>del saggio crociano, che fu redatta da Mario Pannunzio, il quale giunse a scrivere che «Quel saggio è sbagliato persino nel titolo: quando mai un filosofo può parlare al plurale?» (pagina 15). D’altra parte, continua Zecchino, bisogna rileggere il saggio crociano nella luce degli scritti successivi da cui, si legge testualmente, proviene «un’illuminazione ancora più potente» (pagina 73): dal breve scritto del 1951 – una recensione a uno scritto di Cristopher Dowson su religione e cultura occidentale (pagina 73) fino a tutti gli interventi che riprendono e rilanciano i temi della <i>finis Europae </i>e, con Osvald Spengler, della <i>fine stessa dell’Occidente</i>. Viene offerto, così, un apporto peculiare alla discussione, che potremmo denominare <i>escatologica</i>, e che Zecchino esamina meticolosamente, alla luce del travaglio di Croce in <i>quei tempi terribili</i>: un travaglio descritto dai primi anni cinquanta del Novecento al terzo decennio del secolo ventunesimo (confronta pagina 88, numero 79) circa il <i>problema del male</i> (confronta pagine78 ss.), grazie a cui Croce potrà approdare, dopo la stagione bellica, a «una ritrovata serenità filosofica» (pagina 86). I capitoli del volume si dipanano, perciò, davanti ai nostri occhi, esaminando i diversi momenti della discussione, le prese di distanza, i <i>distinguo</i>, le adesioni: dalla prima stizzita reazione da parte fascista, di cui suggeritore era stato don Giuseppe De Luca, all’intervento di Giovanni Gentile, il quale pubblica il saggio <i>La mia religione 9.2.1943)</i>, nel quale afferma perentoriamente: «io sono cristiano […] io sono cattolico» (pagina 22). Zecchino, in merito a quest’intervento “dialettico” di Gentile (i cui rapporti con Croce si erano incrinati per dissensi filosofici e poi erano diventati antitetici nel 1925, allorché Gentile si spostò sulla sponda del fascismo e Croce dell’antifascismo) manifesta una sua precisa tesi: Gentile, insomma, aveva letto il saggio di Croce e, in qualche modo, risponde a certe sue affermazioni «che finiranno per attirare l’attenzione di lettori e critici, benevoli e non, che sembrano dettati una <i>vis polemica</i>» (pagina 25). Circa la differente visione filosofica di Gentile, Zecchino esamina le successive critiche di Gentile a Croce, il cui interesse essenziale Gentile identificava nello <i>intelligere </i>(= intellettualismo), che viene reputato un sofisma come l’uovo di Colombo, nel quale, cioè, «codesta realtà immaginata è un prodotto dell’umano pensiero» (pagina 29); a si sarebbe, appunto, potuto obiettare un «<i>soggettivismo pullulante</i>» e la «poligonia del cattolicesimo» (pagina 35). Gentile, ritornando al Manzoni, contesta la principale accusa che gli era venuta dal sant’Uffizio (ovvero, la religione pensata dal Gentile umanizzerebbe Dio o divinizzerebbe l’uomo) anche se, come osservava Del Noce, «nessun cattolico, anche colui che ammetta la poligonia giobertiana, potrà riconoscere la religiosità gentiliana come cattolica; perché in questa religione demitizzata viene ridotta a mito la rivelazione positiva stessa» (pagina 38). Quanto alle <i>reazioni del mondo cattolico</i> al saggio di Croce, Zecchino parte dei primi commenti, di carattere privato, di Karl Vossler (legato a Croce fin dal 1889), non senza successivamente osservare che il mondo cattolico offre una serie articolata di posizioni non unanimi: Giuseppe De Luca; Ernesto Buonaiuti; Guido Gonella su “L’Osservatore romano” del 14 gennaio 1943; i severi interventi della rivista dei Gesuiti “La civiltà cattolica”; il commento di Giuseppe Ricciotti; di Domenico Mondrone; la recensione di don Giuseppe De Luca su “Il Regno”; l’articolo di Giuseppe Scremin in “Studium”; il poco conosciuto commento di Giuseppe Sturzo affidato, il 15 luglio 1943, alla rivista americana “People and Freedom”: data la rilevanza di questo commento, Zecchino, che si rivela rigoroso lettore dei testi originali e non solo delle versioni italiane, riporta il testo inglese originale a pagina 58, numero 80). In sostanza, di fronte alla posizione dello scritto crociano, questo variegato mondo cattolico «mostrò inizialmente un certo disorientamento» (pagina 41), ma non vietò, prima a Sturzo e poi, più evidentemente, a padre Vincenzo Cilento, di notare, da parte di Sturzo. che «è possibile essere buoni cristiani sia dentro che fuori la Chiesa» (pagina 59) e, dieci anni dopo, da parte di padre Cilento ,che «”tra i grandi spiriti e Dio c’è una comunione diretta”, affermazione che, negando l’imprescindibile mediazione della Chiesa, apparve appunto eretica» (pagina 59) In sostanza, Zecchino si dichiara fondatamente convinto che il saggio crociano debba essere correlato ad alcune precedenti sue anticipazioni, affidate ai saggi di <i>Filosofia della pratica </i>(1908) e a <i>Storia e critica della storiografia </i>(confronta pagina 45, numero 58) e se ne debba, altresì, correlarne l’intento con altri scenari...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62343662</guid><pubDate>Sat, 12 Oct 2024 16:27:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62343662/ortensio_zecchino_perch_non_possiamo_non_dirci_cristiani_letture_e_dispute_sul_saggio_di_b_croce_p_giustiniani.mp3" length="22784295" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Ortensio Zecchino, Perché non possiamo non dirci “cristiani”. Letture e dispute sul celebre saggio di Benedetto Croce, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2024, pagine 255, euro 18,00.     Sia la Prefazione (pagine 11-15) di Eugenio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ortensio Zecchino, <i>Perché non possiamo non dirci “cristiani”. Letture e dispute sul celebre saggio di Benedetto Croce</i>, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2024, pagine 255, euro 18,00.     Sia la <i>Prefazione</i> (pagine 11-15) di Eugenio Mazzarella - filosofo e, come si autodefinisce, «uomo cristiano… alla trascendenza ragionevolmente obbligato da quel che vedo nell’immanenza» (pagina 13), sia la <i>Postfazione</i> di Dino Cofrancesco (pagine 231-249: un vero saggio dopo il saggio!) che precisamente, come si legge nel titolo, offre «un modesto non filosofico commento al saggio di Ortensio Zecchino» (pagina 231), già mettono bene, seppure sinteticamente, in evidenza i vari profili emergenti nella ricerca di Ortensio Zecchino. 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Comparso su “La Critica” del 20 novembre 1942, con il famoso titolo <i>Perché non possiamo non dirci “cristiani” </i>(pagina 6), di questo saggio di Croce, redatto non senza «travaglio… in quei tempi terribili» (pagina 88, numero 79), Zecchino - convinto fondatamente che esso non vada letto isolatamente, bensì «in un <i>continuum</i> con gli altri della stessa stagione» (pagina 196), «nel contesto degli scritti usciti dalla penna di Croce in quei terribili anni tra agonia del fascismo e alba democratica» (pagina 138) -, esamina, dunque, le premesse, i contenuti e gli esiti; e di esso, fin dalle prime battute, chiarisce testo e contesto, come in una scena iniziale di un’azione teatrale, di cui il prosieguo delle pagine offrirà un’analisi meticolosa e un informatissimo svolgimento analitico, frutto anche di consultazioni d’archivio di cui si dà conto puntualmente nel corso dell’avvincente esposizione. Quello di Croce fu un saggio a cui arrise «una fortuna straordinaria», essendo peraltro edito «nel bel mezzo di una guerra “mondiale”», in un’«Europa» che «appariva ormai nazificata» (pagina 9) e allorché «nella primavera di quel ’42 erano cominciati a manifestarsi i primi scricchiolii del regime» fascista (pagina 10). Si andava ipotizzando la futura organizzazione di un <i>Ordine nuovo</i>, che coinvolgeva partiti, intellettuali e perfino la santa Sede. Ci ricorda il volume: «Nell’Università cattolica di Milano già alla fine del 1941 un gruppo di “professorini” aveva cominciato a riunirsi intorno a Giuseppe Dossetti… Nell’agosto del 1941 da Ventotene era partito il manifesto <i>Per un’Europa libera e unita</i> di Spinelli, Rossi e Colorni… Nel settembre di quel 1942 Alcide De Gasperi, con un manipolo di volontari, fondò a Milano la Democrazia cristiana, nella casa di Enrico Falk» (pagina 11). In seguito, i peculiari rapporti di Croce con il “caro De Gasperi” saranno intensi (l’ultima lettera di Croce a lui è del 25 gennaio 1951), come si vedrà particolarmente, morto Croce il 20 novembre 1952, nell’orazione <i>in memoriam </i>pronunciata da De Gasperi,<i> </i>in cui, come attesta la figlia, la voce commossa del padre manifestò i suoi sentimenti verso il “prezioso amico” (pagina 195). 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Giustiniani-Cassino (IT)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crisis-of-totality-and-decline-of-ideologies-prof-p-giustiniani-cassino-it--62314117</link><description><![CDATA[CENTRE FOR ITALIAN PHILOSOPHY<br />Cassino, Italy, Sala degli Abati (Badial Palace), Saturday 5 October 2024<br />the SEMINAR was held: CRISIS OF TOTALITY AND DECLINE OF IDEOLOGIES<br />Moderators (in their capacity as Co-Directors of Civitas et humanitas, Professors Paolo Russo and Pasquale Giustiniani<br />The seminar in fact took its cue from the volumes from the annals of ethical-political culture CIVITAS ET HUMANITAS:<br />the volumes were illustrated by Professor TERESA SERRA (La Sapienza University, Rome)<br />- first volume under consideration: Crisis of ideologies and new ethical-social instances (Mondostudio, 2020);<br />Speakers:<br />Pietro Boccia - Sociologist<br />Permanent and inclusive education as a way out of the crisis of ideologies and neoliberal/totalitarian capitalism;<br />Michele Indellicato – University of Bari<br />Totality as synchronization between horizontal transcendence and vertical transcendence in Karol Woityla;<br />Giuseppe Cantarano – University of Calabria<br />Crisis of ideologies in the twilight of politics;<br />Giovanni Turco – University of Udine<br />The right of rights. Louis' philosophical-juridical contribution; Lachance, through and beyond the crisis of totality;<br />Alberto Nave - University of Cassino and Southern Lazio<br />From weak thought to the "weakness of thought" and the nemesis of reason (against the backdrop of the contemporary crisis of totality)<br />- second volume under review: Crisis of totality and risk of survival (Mondostudio, 2021)<br />Speakers:<br />Pasquale Giustiniani – Suor Orsola Benincasa University - Naples<br />The whole is superior to the part, of which it determines the scope and limits. A criterion for the season of "resilience";<br />Lelio Imbriglio - E-Campus University – Novedrate (CO)<br />Crisis of totality and new ethical-pedagogical demands;<br />Aldo Gervasio – Psycho-pedagogist<br />The mystagogical pedagogy of Ignatius of Loyola;<br />M. Gabriella De Santis – University of Cassino and Southern Lazio<br />Complex society, globalization and pedagogical-educational paradigms<br />Michele Leone - Musicologist<br />Mysticism between identity and otherness in the songs of Franco Battiato<br />Cassino, Italy, October 4, 2024, Prof. Pasquale Giustiniani<br />Presents the eleventh and twelfth volumes of the series “Civitas et humanitas”, concerning respectively: Crisis of ideologies and new ethical-social instances and crisis of totality and risk of survival.<br />These Annals of ethical-political culture, created for the initiative and generosity of Prof. Alberto Nave – coordinator of the Civitas et Humanitas Movement, generated in connection with the University of lower Lazio of Cassino – connected to the Center for Italian Philosophy, today directed by Aldo Meccariello with headquarters in Terni, can today celebrate two volumes XI and XII of the series. Both help us to put under the spotlight of our intellectual light full of love (Paradiso, canto XXX, v. 40), two notable profiles, both significantly reread under the profile of the crisis, to which some of the Authors of the volume oppose possible exits in the path of ethics and even in the path of the religious. Pareyson already conceived the idea of ​​God as crucial in the definition of existentialism as a philosophy of the finite, destined to resolve itself, as a philosophy of choice, in spiritualism. For Pareyson, the historical crisis is a cultural and above all philosophical crisis: the crisis of philosophy, for which, with a chiasmus of a typically Castellian tone, the philosophy of the crisis is the crisis of philosophy, it is the crisis of idealism in its Hegelian culmination. In turn, Castelli is the one who remains most, also problematically, tied to the idea of ​​existentialism as a philosophy of crisis understood as structural. Castelli's reflections. which introduced the single issue of «Archivio di filosofia» of 1945 and also the political sense of the organization of the 1946 congress, directed at that time towards the easiest reading at a superficial level: the crisis is the abyss into which the entire world and Europe even more found itself precipitated at the end of the Second World War, the abyss of material destruction, of the millions of deaths, of the extermination in the concentration and extermination camps, of which there was still little awareness, of the dehumanization legacy of totalitarianism. Existentialism would be, as a philosophy closely connected to life and philosophy of individual commitment and responsibility, the possible cultural response to the metaphysical abstractions of idealism and its epigones. Christian existentialism, described by these authors as a philosophy of crisis, could only translate into the crisis of philosophy, so that the alternative of Christian existentialism founds spiritualism, providing the reasons for the choice, once made one can resume philosophizing, despite the crisis. Christian existentialism, which Castelli reluctantly took up, certainly does not present itself as a philosophy of transit towards another, nor even as a foundation in the sense proposed by Pareyson. The exclusion that Castelli gave is a subtle but clear ridge: «A Christian philosophy is possible if it is anti-intellectual», or if it is an edifying and persuasive philosophy, that is to say a philosophy that assumes the ultimate incomprehensibility of existence and choice.<br />In the everlasting contrast between crisis and progress, between the cognitive and transformative power of the human person and the unpredictability of his creations, the sense of human limit is proposed again, a limit that, apparently overcome or moved further and further forward, reappears in the aspect of the absolute unpredictability of all the consequences of the choices that are made: it is a total ecological and environmental crisis, which no longer spares any recess of our planet; we are in the crisis and in the total eclipse of great guiding ideas of the past that had maintained and supported every social and civil development; the hidden reasons that remain hidden and unexplored for the current upheavals; it is a ruinous parable of our time, in which a faith in "progress", typical of times that are increasingly distant from ours, from the certainties of modernity are now supplanted by the "post-modern", which seems to have put every possibility into crisis and question. In a stimulating, acute and lively booklet, "The Fourth Man. Postmodernity or the crisis of modernity”, Gianfranco Morra effectively outlined the stages of the descending parabola of man’s self-understanding in the West: the “first” man is the homo theoreticus, the cosmotheoròs of Greek antiquity, the man who discovers through wonder and amazement the sources of “philosophy”, because all knowledge that man can achieve is first of all philìa, friendship, of the sophòn, of the wise man, who can only be God; and it is such also as science, and not only as logic and dialectics of pure concepts; he is followed by the man of the Christian faith, entirely open and devoted to transcendence but certainly not incapable of taking up and preserving, keeping alive, the motives and impulses of the “cosmotheoretical” of the Greeks; At the beginning of the modern age, the man of “reason” follows, understood as the universal capacity for free thought and capable of embracing all of humanity in the spirit of cosmopolitanism and universal brotherhood. This is the man who still believes strongly in the universality of moral values, the man who obeys the imperative sapere aude, have the courage to know, forcefully recalled by Kant (“What is Enlightenment”). This is followed by the great warnings of Husserl (The Crisis of European Science and Transcendental Phenomenology, 1936), who never ceased to ask himself the reasons why there is a profound crisis in the sciences which, despite their continuous successes, always retain their enduring relevance. Perhaps philosophy no longer plays any relevant role, the field being entirely occupied by scientific knowledge, the only reliable voice and, today, by its hyper-technological results, which are the cyborg and the so-called artificial intelligence?<br />The eleventh volume of Civitas et Humanitas is, therefore, appropriately titled Crisis of ideologies and new ethical-social instances, Mondostudio, Cassino 2020, pages 244. The specific section of the volume, which is also an annual scientific journal, presents the contributions of Franco Bosio, Teresa Serra, Giovanni Turco, Alberto Nave, Fiorenza Taricone, Clementina Gily Reda, Orlando Todisco, Michele Indellicato, Giuseppe Cantarano, Pietro Boccia and Lelio Imbriglio. Wanting to focus, for reasons of time, especially on the twelfth volume - which seems to me more akin to the developments of the volume currently being prepared -, I would like to recall here the question, in that eleventh volume, posed by Pino Cantillo, on "how to overcome the terrible year 2020, which marked the beginning of what would become the long season of the global pandemic". The question that circulates in the essays of the eleventh volume is related, precisely, to how to place oneself beyond the crisis of ideologies, especially of scientific-technological ideology, of feminist ideology, linked to the question of emancipationist-feminist movements, not without looking, as Orlando Todisco does in the volume under discussion, at the sacred, in an era that someone has defined as post-sacral and in which, as Indellicato recalls, both personalism as anti-ideology returns to the fore, as well as, as Cantarano recalls, as an opportunity for a relaunch of political ontology, or, as Pietro Boccia recommends, a stimulus to re-start on the paths of permanent and inclusive education; or, on a similar wavelength, re-launch, as Imbrigli does, new pedagogical-formative instances for the exit from the crisis of ideologies. All this not without a re-opening...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62314117</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2024 15:32:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62314117/crisis_of_totality_and_decline_of_ideologies_prof_p_giustiniani_cassino_it.mp3" length="29514276" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>CENTRE FOR ITALIAN PHILOSOPHY
Cassino, Italy, Sala degli Abati (Badial Palace), Saturday 5 October 2024
the SEMINAR was held: CRISIS OF TOTALITY AND DECLINE OF IDEOLOGIES
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Louis' philosophical-juridical contribution; Lachance, through and beyond the crisis of totality;<br />Alberto Nave - University of Cassino and Southern Lazio<br />From weak thought to the "weakness of thought" and the nemesis of reason (against the backdrop of the contemporary crisis of totality)<br />- second volume under review: Crisis of totality and risk of survival (Mondostudio, 2021)<br />Speakers:<br />Pasquale Giustiniani – Suor Orsola Benincasa University - Naples<br />The whole is superior to the part, of which it determines the scope and limits. A criterion for the season of "resilience";<br />Lelio Imbriglio - E-Campus University – Novedrate (CO)<br />Crisis of totality and new ethical-pedagogical demands;<br />Aldo Gervasio – Psycho-pedagogist<br />The mystagogical pedagogy of Ignatius of Loyola;<br />M. Gabriella De Santis – University of Cassino and Southern Lazio<br />Complex society, globalization and pedagogical-educational paradigms<br />Michele Leone - Musicologist<br />Mysticism between identity and otherness in the songs of Franco Battiato<br />Cassino, Italy, October 4, 2024, Prof. Pasquale Giustiniani<br />Presents the eleventh and twelfth volumes of the series “Civitas et humanitas”, concerning respectively: Crisis of ideologies and new ethical-social instances and crisis of totality and risk of survival.<br />These Annals of ethical-political culture, created for the initiative and generosity of Prof. Alberto Nave – coordinator of the Civitas et Humanitas Movement, generated in connection with the University of lower Lazio of Cassino – connected to the Center for Italian Philosophy, today directed by Aldo Meccariello with headquarters in Terni, can today celebrate two volumes XI and XII of the series. Both help us to put under the spotlight of our intellectual light full of love (Paradiso, canto XXX, v. 40), two notable profiles, both significantly reread under the profile of the crisis, to which some of the Authors of the volume oppose possible exits in the path of ethics and even in the path of the religious. Pareyson already conceived the idea of ​​God as crucial in the definition of existentialism as a philosophy of the finite, destined to resolve itself, as a philosophy of choice, in spiritualism. For Pareyson, the historical crisis is a cultural and above all philosophical crisis: the crisis of philosophy, for which, with a chiasmus of a typically Castellian tone, the philosophy of the crisis is the crisis of philosophy, it is the crisis of idealism in its Hegelian culmination. In turn, Castelli is the one who remains most, also problematically, tied to the idea of ​​existentialism as a philosophy of crisis understood as structural. Castelli's reflections. which introduced the single issue of «Archivio di filosofia» of 1945 and also the political sense of the organization of the...]]></itunes:summary><itunes:duration>1843</itunes:duration><itunes:keywords>ai,artificial,civitas,crisis,et,humanitas,ideologies,intelligence,movement,risk,sunset,survival</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e9ae6977e5fb36a32cd5dd5263984bb.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>14</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>crisi della totalità e tramonto delle ideologie, prof. P. Giustiniani-Cassino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crisi-della-totalita-e-tramonto-delle-ideologie-prof-p-giustiniani-cassino--62313985</link><description><![CDATA[Cassino, 4 ottobre 2024 <b>Pasquale Giustiniani</b> <b> </b> <b>Presentazione</b> dei volumi XI e XII della serie “Civitas et  humanitas”, concernenti  rispettivamente  <b><i> Crisi delle ideologie e nuove istanze etico-sociali </i></b>e <b><i>crisi della totalità e rischio sopravvivenza</i></b>).   <br />1.  <br />Questi Annali di cultura etico-politica, realizzati per l’iniziativa e la munificenza del prof. Alberto Nave – coordinatore del Movimento Civitas et Humanitas, generato in collegamento con l’Università del basso Lazio di Cassino – collegato al Centro per la Filosofia Italiana, oggi diretto da Aldo Meccariello con sede a Terni, possono oggi celebrare ben due volumi XI e XII della serie. Entrambi ci aiutano a porre sotto i riflettori della nostra <i>luce intellettual piena d’amore </i>(Paradiso, canto XXX, v. 40), due profili notevoli, riletti significativamente entrambi sotto il profilo della <i>crisi</i>, alla quale alcuni degli Autori del volume oppongono possibili uscite nella via dell’etica e perfino nella via del religioso. Già Pareyson concepiva l’idea di Dio come cruciale nella definizione dell’esistenzialismo come filosofia del finito, destinata a risolversi, come filosofia della scelta, nello spiritualismo. Per Pareyson la crisi storica è una crisi culturale ed anzitutto filosofica: la crisi della filosofia, per cui, con un chiasmo dalla tonalità tipicamente castelliana, la filosofia della crisi è la crisi della filosofia, è la crisi dell’idealismo nel suo culmine hegeliano A sua volta, Castelli è colui che più rimane, anch’egli problematicamente, legato all’idea dell’esistenzialismo come filosofia della crisi intesa come strutturale. Le riflessioni di Castelli. che introducevano il numero unico di «Archivio di filosofia» del 1945 e anche il senso politico dell’organizzazione del congresso del 1946, indirizzavano a quel tempo verso la lettura più facile a livello superficiale: la crisi è il baratro in cui il mondo intero e l’Europa ancor più si trovano precipitate alla fine della seconda guerra mondiale, il baratro della distruzione materiale, dei milioni di morti, dello sterminio nei campi di concentramento e di sterminio, di cui si aveva ancora scarsa consapevolezza, della disumanizzazione retaggio dei totalitarismi. L’esistenzialismo sarebbe, come filosofia strettamente connessa alla vita e filosofia dell’impegno e della responsabilità individuali, la possibile <i>risposta culturale di contro alle astrazioni metafisiche proprie dell’idealismo e dei suoi epigoni</i>. L’esistenzialismo cristiano, qualificato da questi Autori, come filosofia della crisi non poteva che tradursi nella crisi della filosofia, per cui l’alternativa dell’esistenzialismo cristiano fonda lo spiritualismo, fornendo le ragioni della scelta, fatta la quale si può riprendere a filosofare, nonostante la crisi. L’esistenzialismo cristiano, che Castelli si intestava con riluttanza, certamente non si presenta come una filosofia di transito verso un’altra, e neppure come una fondazione nel senso prospettato da Pareyson. L’esclusione che ne dava Castelli è un crinale sottile, ma netto: «Una filosofia cristiana è possibile se è anti-intellettualista», ovvero se è una filosofia edificante e persuasiva, vale a dire una filosofia che assume l’incomprensibilità ultima dell’esistenza e della scelta.  <br />2.  <br />Nel sempiterno contrasto tra crisi e progresso, tra forza conoscitiva e trasformativa della persona umana e imprevedibilità delle sue creazioni, si ripropone il senso del <i>limite umano</i>, limite che, apparentemente superato o spostato sempre più avanti, si ripresenta sotto l’aspetto dell’assoluta imprevedibilità di tutte le conseguenze delle scelte che si fanno: si tratta di una crisi ecologica e ambientale totale, che non risparmia più nessun recesso del nostro pianeta; siamo nella crisi e nell’eclissi totale di grandi idee guida del passato che avevano mantenuto e sostenuto ogni sviluppo sociale e civile i motivi nascosti che restano occulti e inesplorati degli attuali sconvolgimenti; si tratta di una rovinosa parabola del nostro tempo, in cui una fede nel “progresso” ,propria di tempi che sempre di più si allontanano dal nostro, dalle certezze della modernità sono ormai soppiantate dal “post-moderno”, che sembra aver messo in crisi e in questione ogni possibilità. In un libretto stimolante, acuto e vivace, “<i>Il quarto uomo. Postmodernità o crisi della modernità</i>”, Gianfranco Morra delineava con efficacia le tappe della parabola discendente dell’autocomprensione dell’uomo nell’Occidente: il “primo” uomo è l’ <i>homo theoreticus</i>, il <i>cosmotheoròs </i>dell’antichità greca, l’uomo che scopre mediante la meraviglia e lo stupore le sorgenti della “filo-sofia”, perché ogni sapere che l’uomo può conseguire è innanzitutto <i>philìa</i>, amicizia, del <i>sophòn</i>, del sapiente, che può essere solo il dio; e tale è anche come scienza, e non solo come logica e dialettica di concetti puri; ad esso segue l’uomo della fede cristiana, interamente aperto e votato alla trascendenza ma non certo incapace di riprendere e di conservare mantenendoli sempre vivi i motivi e gli slanci della “cosmoteoreticità” dei Greci; segue al principio dell’età propriamente moderna l’uomo della “ragione” intesa come capacità universale di un pensiero libero e capace di abbracciare l’umanità tutta intera nello spirito del cosmopolitismo e della fraternità universale. Questo è l’uomo che crede ancora fortemente nell’universalità dei valori morali, l’uomo che obbedisce all’imperativo <i>sapere aude</i>, abbi il coraggio di sapere, ricordato con forza da Kant (“Che cos’è l’Illuminismo”). A ciò seguono i grandi moniti di Husserl (<i>La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale</i>, del 1936), che non cessava mai di domandarsi le ragioni per le quali c’è una profonda crisi delle scienze che, malgrado i loro continui successi, conservano sempre la loro permane attualità. Forse la filosofia non svolge più alcun ruolo rilevante, essendo il campo interamente occupato dal sapere scientifico, unica voce attendibile e, oggi dai suoi esiti ipertecnologici, che sono il <i>cyborg </i>e la cosiddetta <i>intelligenza artificiale</i>?  <br />3.  <br />Il volume XI di C.H. è, perciò, opportunamente intitolato <i>Crisi delle ideologie e nuove istanze etico–sociali</i>, Mondostudio, Cassino 2020, pp. 244. La <i>sezione specifica</i> del volume che, insieme, è anche una rivista scientifica annuale, presenta i contributi di Franco Bosio, Teresa Serra, Giovanni Turco, Alberto Nave, Fiorenza Taricone, Clementina Gily Reda, Orlando Todisco, Michele Indellicato, Giuseppe Cantarano, Pietro Boccia e Lelio Imbriglio. Volendomi soffermare, per motivi di tempo, soprattutto sul volume XII – che mi sembra più affine agli sviluppi del volume attualmente in allestimento -, mi piace qui ricordare la domanda, in quel volume XI posta da Pino Cantillo, sul “come superare il tremendo anno 2020, che segnò l’esordio di quella che sarebbe diventata la lunga stagione della pandemia globale”. La domanda che circola nei saggi del volume XI è relativa, appunto, a come porsi <i>al di là della crisi delle ideologie</i>, soprattutto della ideologia scientifico-tecnologica, della ideologia femminista, collegata alla questione dei movimenti emancipazionisti-femministi, non senza guardare, come fa nel volume in discussione Orlando Todisco, al sacro, in un’epoca che qualcuno ha definito post-sacrale e nella quale, come ricorda Indellicato, ritorna attuale sia il personalismo come anti-ideologia, sia, come ricorda Cantarano, come occasione per un rilancio dell’ontologia politica, oppure, come raccomanda Pietro Boccia, stimolo per ri-avviarsi sulle strade dell’istruzione permanente e inclusiva; o, su analoga lunghezza d’onda, rilanciare, come fa Imbrigli, delle nuove istanze pedagogico-formative per l’uscita dalla crisi delle ideologie. Il tutto non senza una ri-apertura delle critica proprio della cosiddetta teodicea, ovvero difesa formale dell’imputato divino, posto spesso al banco degli imputati nelle riflessioni moderno-contemporanee. Nel suo recente saggio, apparso nel corso del 2024, su “The Heytrop Journal”, intolato <i>Twofold Theodicy”</i>, Roberto Di Ceglie. Dell’Università Lateranense, ha ribadito – in un’epoca in cui la teodicea viene spesso rifiutata laddove nuove sofferenze, belliche, epidemiche e affini, affliggono le persone – una duplice teoria: in primo luogo, i credenti sono invitati da Di Ceglie a promuovere <i>apologetiche positive</i>, che dovrebbero cioè mostrare la coerenza interna della rivelazione divina, la quale raccomanda pur sempre di alleviare la sofferenza e di promuovere la fioritura umana; in secondo luogo, i medesimi pensatori creenti, secondo Di Ceglie, dovrebbero sviluppare <i>apologetiche negative</i>, cioè mostrare l’insostenibilità delle opposizioni frontali alla visione cristiana del male e della sofferenza, compresa l’obiezione, apparentemente incontroversa, secondo cui un mondo senza sofferenza innocente sarebbe migliore, in termini di giustizia ed equità, rispetto a quello in cui attualmente viviamo. Lasciandosi di nuovo guidare dalla devozione e dall’impegno verso il Dio creduto, sarà forse possibile ritrovare nuovi stimoli ad incoraggiare il confronto coerente e razionale con coloro che, pure, ritengono esausto ogni ritorno alla teodicea, per far accadere nuovamente la speranza in un mondo. Non è un caso che il solitario papa Francesco, in quel famoso 27 marzo del pieno covid-19, gridò al mondo collegato in video, audio e digitale: «Persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo <i>show </i>ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62313985</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2024 15:25:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62313985/crisi_della_totalit_e_tramonto_delle_ideologie_prof_p_giustiniani_cassino_it.mp3" length="25386280" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Cassino, 4 ottobre 2024 Pasquale Giustiniani   Presentazione dei volumi XI e XII della serie “Civitas et  humanitas”, concernenti  rispettivamente   Crisi delle ideologie e nuove istanze etico-sociali e crisi della totalità e rischio sopravvivenza). ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cassino, 4 ottobre 2024 <b>Pasquale Giustiniani</b> <b> </b> <b>Presentazione</b> dei volumi XI e XII della serie “Civitas et  humanitas”, concernenti  rispettivamente  <b><i> Crisi delle ideologie e nuove istanze etico-sociali </i></b>e <b><i>crisi della totalità e rischio sopravvivenza</i></b>).   <br />1.  <br />Questi Annali di cultura etico-politica, realizzati per l’iniziativa e la munificenza del prof. Alberto Nave – coordinatore del Movimento Civitas et Humanitas, generato in collegamento con l’Università del basso Lazio di Cassino – collegato al Centro per la Filosofia Italiana, oggi diretto da Aldo Meccariello con sede a Terni, possono oggi celebrare ben due volumi XI e XII della serie. Entrambi ci aiutano a porre sotto i riflettori della nostra <i>luce intellettual piena d’amore </i>(Paradiso, canto XXX, v. 40), due profili notevoli, riletti significativamente entrambi sotto il profilo della <i>crisi</i>, alla quale alcuni degli Autori del volume oppongono possibili uscite nella via dell’etica e perfino nella via del religioso. Già Pareyson concepiva l’idea di Dio come cruciale nella definizione dell’esistenzialismo come filosofia del finito, destinata a risolversi, come filosofia della scelta, nello spiritualismo. Per Pareyson la crisi storica è una crisi culturale ed anzitutto filosofica: la crisi della filosofia, per cui, con un chiasmo dalla tonalità tipicamente castelliana, la filosofia della crisi è la crisi della filosofia, è la crisi dell’idealismo nel suo culmine hegeliano A sua volta, Castelli è colui che più rimane, anch’egli problematicamente, legato all’idea dell’esistenzialismo come filosofia della crisi intesa come strutturale. Le riflessioni di Castelli. che introducevano il numero unico di «Archivio di filosofia» del 1945 e anche il senso politico dell’organizzazione del congresso del 1946, indirizzavano a quel tempo verso la lettura più facile a livello superficiale: la crisi è il baratro in cui il mondo intero e l’Europa ancor più si trovano precipitate alla fine della seconda guerra mondiale, il baratro della distruzione materiale, dei milioni di morti, dello sterminio nei campi di concentramento e di sterminio, di cui si aveva ancora scarsa consapevolezza, della disumanizzazione retaggio dei totalitarismi. L’esistenzialismo sarebbe, come filosofia strettamente connessa alla vita e filosofia dell’impegno e della responsabilità individuali, la possibile <i>risposta culturale di contro alle astrazioni metafisiche proprie dell’idealismo e dei suoi epigoni</i>. L’esistenzialismo cristiano, qualificato da questi Autori, come filosofia della crisi non poteva che tradursi nella crisi della filosofia, per cui l’alternativa dell’esistenzialismo cristiano fonda lo spiritualismo, fornendo le ragioni della scelta, fatta la quale si può riprendere a filosofare, nonostante la crisi. L’esistenzialismo cristiano, che Castelli si intestava con riluttanza, certamente non si presenta come una filosofia di transito verso un’altra, e neppure come una fondazione nel senso prospettato da Pareyson. 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Italy.<br />During the round table, the special issue dedicated to the topic by the scientific magazine "Fuori Luogo" was examined; the proceedings of the seminar "Special journeys of contemporary society", held in Rome in September, were also examined in depth. 2023.<br />Numerous and prestigious speakers attended:<br />• Doctor Candida Carrino, Director of the State Archives of Naples<br />• Professor Fabio Corbisiero, Coordinator of the University Observatory on Tourism<br />• Professor Gaetano Di Palma, teacher of Biblical Sciences<br />• Professor Pasquale Giustiniani, professor of Theoretical Philosophy<br />• Professor Antonella Perri, Scientific Coordinator at the Tourism Research and Studies Center<br />• Professor Giuseppe Reale, Director of the Monumental Complex of Santa Maria la Nova - Naples<br />• Professor Tullio Romita, Scientific Director of the Tourism Research and Studies Center<br />• Professor Giovanni Tocci, Governance Area Representative at the Tourism Research and Studies Center<br />Following is the text of the short report on the topic that I had the honor of illustrating:<br />State Archives, Naples, 28 June 2024<br />Between faith and tradition. <br />The role of religion in the actions and perceptions of emigrants from the Italian community of origin.<br />(Pasquale Giustiniani)<br /><ul><li>- Introduction</li><li>Among the processes used by travelers and migrants to create a "home" outside their territories of origin, there is also the glue of religion, in Italy mainly in its Christian form, especially devotional rather than cultic. This glue almost acts as a suture thread which, at the same time, allows us to imagine and "remember" the past and re-attach the limbs and limbs of a collective body, which has often experienced social violence, or has been forced to leave their original places for economic and political reasons.</li><li>In order to rebuild their personal and family identity, young and former young people return, often willingly, where rites and rituals are still important, which underline their original belonging to a true sacred order, defined by faiths , religions and, as far as the south is concerned, by religious folklore and popular devotions, more or less contiguous to the standard set by historical religions. In particular, popular devotion, managed and coordinated by the particular Churches, appears on the one hand as the suture to an adequate and institutional expression of lived faith; on the other hand, it preserves ancestral folkloric characters which, at times, are more the expression of an atavistic popular memory than the fruit of regimentation in the institutional forms of institutional faith </li><li>- In which religious context does the return to the roots take place?</li><li>Comparing the sad political situation of the city of Mytilene under the tyranny of Myrsilus, Alcaeus found no better metaphor than that of a ship tossed by the waves, subjected to the struggle between the winds, with the mast in tatters and the sail completely torn. This metaphor has become a real topos of literature, political examination and even religious meditation in the period of the post-covid 19 pandemic crisis. When, during the first act of "The Tempest" (1611-1612) by William Shakespeare, the Boatswain, during a story "in retrospect", shouts: «Lock up, lock out! Lower the sails – let's go offshore! Lock out!», the sailors - now in the vortex of a storm which, although "enchanted", is still making its terrible damage felt -, cannot help but highlight their extreme vulnerability and the outcome of the prayer: «We are lost ! Let's pray, let's pray! We are lost! Everyone!" . And so prayer arises almost spontaneously on the lips of many in those dark moments, to the point that they seem to be able to anaesthetise, together with the memory and historical roots of the literary characters captured by Shakespeare's spell, even the same latent trust, highlighted precisely by prayer, in the presence of a divine in human affairs, capable, that is, of being able to curb and reduce the evil effects of death and suffering in a plagued humanity.</li><li>Almost forced, in the midst of the tragedy of a storm or the inevitability of a shipwreck, to choose only between possible alternatives, without true freedom of choice from scratch, not only the subject - a modern discovery! -, but even the god - the divine of modernity seems to have become impotent in the face of ultra-modern events, which seem to happen, as we read in The Shakespearean Tempest, under the influence of a demonic power.                       </li><li></li><li>- The institutional crisis of religions in the West                                                                      On the level of socio-religious phenomena, ultramodernity or postmodernity also means, among other things, secularism. It produces at least three distortions in social structures and civilization: thinking that we can do without faith in the name of arbitrariness and personally verified discovery; cultivate a mechanistic and theriomorphic vision of the human being, to the detriment of human dignity and respect for human morality; attribute a high success of the technique with its principles of all-out efficiency. Ultimately, it is the social outcome of a theoretical transition from eternal truths to developing doctrines.</li><li></li><li>Postmodernity also means, in this sense, religious pluralism. After the religious wars in France and the Thirty Years' War had devastated Europe, the Enlightenment attempted to pierce the veil of superstition, violence, intolerance, to arrive in a new era of peace, love, tolerance. An attempt which then failed, leading to blind rationalism and prevailing secularism.</li><li>From this drift - which, on a macro-cultural level, is configured today through the terms of secularism and religious indifference, as well as nihilism and trans-theism - the same way of posing the questions by Christian thought would not be exempt , since its origins. It is a fact that the encounter of the Christian gospel with the cities of the Mediterranean takes place in an intricate set of elements that we can well define, now for then, pluralistic, qualified as it was by various cults, religions, values, ideas, economic structures. .. In this complex world, Christians, rather than presenting a culture other than and antithetical to the pre-existing ones, contrasting it with a unique and exclusive truth, eliding any other contemporary perspective, prefer to wedge themselves into the multiplicity of backgrounds, occupy the same physical places as others, assume the same grammars, the same representational techniques, deal with the lemmas and concepts in use, inhabit the same places and woods, frequent the same temples and, thus, create topographical, geographical and cultural roots. But, very soon, they re-semantise and creatively re-signify all the previous structures, that is, by imitating on the reflected level the very kenosis of the Word, they allow the cultural heritage referring to Christ to be "incarnated" again in pre-existing cultures. existing and to regenerate them, so to speak, from within, sometimes proceeding with real linguistic re-inventions by appropriately re-semantizing everything.</li><li></li><li>- Conclusion</li><li>Qualified by the mobility and complexity of the world, extreme and exasperated pluralism, which sometimes leads to a false certainty (homologous, however, to a certain anxiety to find certainties, which accompanies at least other aspects of postmodernism), sometimes to consumerist conformism, to relativism extreme, to indifference, even accentuating exasperated individualism in the ethical field, the epistemic and ethical climate that we live in today - and our increasingly "sparse" young people live (in a demographic sense, in a civilization tending to be old and with one generation less) - is there to point out, especially in the latest nomadic generations, the tragic consequence entailed by the fall of fixed points to refer to and the correlative exhaustion of questions about the being, the true, the beautiful, the value, the meaning of existence, the very meaning of religion and of the human being's relationship with God.</li><li>We postmodern inhabitants of traditional cities and, in any case, nomads for work reasons, cross paths and mix with refugees, emigrants and Mediterranean travelers who land on our coasts in search of an economic and social Eden: while our traditional cultures follow wavering processes of secularization and de-secularization, pushing all the ancient paradigms and ancient traces back into the "inner crypt", and we do not know how to go back down and back up the ancient stairs, or we suddenly realize that we are all in the same boat, we witness the social and religious appropriation of our ancient places, reliving them as so many appeals to re-appropriate our ancient gods and not let them sink with our boat. And the processes of ancient religious roots, crossing new boats that ply Mediterranean routes and territories, re-emerg</li></ul>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60625861</guid><pubDate>Sun, 07 Jul 2024 16:58:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60625861/roots_tourism_the_role_of_religion_in_italian_emigrant_communities.mp3" length="4397080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>On the spirit of roots tourism.
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This glue almost acts as a suture thread which, at the same time, allows us to imagine and "remember" the past and re-attach the limbs and limbs of a collective body, which has often experienced social violence, or has been forced to leave their original places for economic and political reasons.</li><li>In order to rebuild their personal and family identity, young and former young people return, often willingly, where rites and rituals are still important, which underline their original belonging to a true sacred order, defined by faiths , religions and, as far as the south is concerned, by religious folklore and popular devotions, more or less contiguous to the standard set by historical religions. In particular, popular devotion, managed and coordinated by the particular Churches, appears on the one hand as the suture to an adequate and institutional expression of lived faith; on the other hand, it preserves ancestral folkloric characters which, at times, are more the expression of an atavistic popular memory than the fruit of regimentation in the institutional forms of institutional faith </li><li>- In which religious context does the return to the roots take place?</li><li>Comparing the sad political situation of the city of Mytilene under the tyranny of Myrsilus, Alcaeus found no better metaphor than that of a ship tossed by the waves, subjected to the struggle between the winds, with the mast in tatters and the sail completely torn. This metaphor has become a real topos of literature, political examination and even religious meditation in the period of the post-covid 19 pandemic crisis. When, during the first act of "The Tempest" (1611-1612) by William Shakespeare, the Boatswain,...]]></itunes:summary><itunes:duration>733</itunes:duration><itunes:keywords>abroad,community,countries,devotion,emigrants,emigration,faith,italian,italy,origin,religion,return,role,roots,tourism</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e9ae6977e5fb36a32cd5dd5263984bb.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>turismo delle radici, il ruolo della religione nelle comunità di emigranti italiani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/turismo-delle-radici-il-ruolo-della-religione-nelle-comunita-di-emigranti-italiani--60625829</link><description><![CDATA[Sullo spirito del turismo delle radici.<br />Si è tenuta il 28 giugno ultimo scorso in Napoli, una tavola rotonda presso la "sala catasti" dell'Archivio di Stato, in collaborazione con l’Osservatorio Universitario sul Turismo dell'Università degli Studi Federico secondo; il Centro Ricerche e Studi sul Turismo (CReST) dell'Università della Calabria.<br />L’evento ha inteso essere un luogo di confronto per accademici, esperti e professionisti, al fine di esplorare il significato profondo e le implicazioni culturali, economiche e spirituali di questa particolare modalità di turismo in vista della Conferenza Internazionale sul <br />Turismo delle Radici, in programma dal 12 al 15 dicembre 2024 presso l'Università della Calabria, città Rende, provincia di Cosenza. Italia.<br />Nel corso della tavola rotonda, è stato preso in esame il numero speciale dedicato al tema dalla rivista scientifica "fuori luogo", sono stati inoltre oggetto di approfondimenti gli atti del seminario "viaggi speciali della società contemporanea", tenutosi a Roma nel mese di settembre 2023.<br />Numerosi e prestigiosi sono stati i relatori intervenuti:<br />• Dottoressa Candida Carrino, Direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli<br />• Professore Fabio Corbisiero, Coordinatore dell’Osservatorio Universitario sul Turismo<br />• Professore Gaetano Di Palma, docente di Scienze bibliche<br />• Professore Pasquale Giustiniani, docente di Filosofia teoretica<br />• Professoressa Antonella Perri, Coordinatrice scientifica al Centro Ricerche e Studi sul Turismo<br />• Professore Giuseppe Reale, Direttore del Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova - Napoli<br />• Professore Tullio Romita, Responsabile scientifico del Centro Ricerche e Studi sul Turismo<br />• Professore Giovanni Tocci, Referente Area Governance al Centro Ricerche e Studi sul Turismo<br />A seguire, il testo della breve relazione che sul tema ho avuto l'onore di illustrare:<br />Archivio di stato, Napoli, 28 giugno 2024<br />Tra fede e tradizione. <br />Il ruolo della religione nell’agire e nella percezione degli emigrati della comunità italiana di origine.<br />(Pasquale Giustiniani)*<br />- Introduzione<br />Tra i processi utilizzati dai viaggiatori e migranti per creare una "casa" fuori dai territori di origine, vi è anche il collante della religione, in Italia prevalentemente nella sua forma cristiana, soprattutto devozionale piuttosto che cultuale. Tale collante quasi funge da filo di sutura il quale, allo stesso tempo, consente d’immaginare e “ricordare” il passato e ri-attaccare le membra e gli arti di un corpo collettivo, che ha spesso sperimentato la violenza sociale, oppure è stato necessitato ad andare fuori dei luoghi originari per motivi economici e politici. <br />Al fine di ricostruire la propria personale e l'identità familiare, i giovani e gli ex giovani ritornano, spesso volentieri, laddove sono ancora importanti i riti e i rituali, che sottolineano la loro originaria appartenenza ad un vero e proprio ordine sacro, definito da fedi, religioni e, per quanto concerne il sud, da folklore religioso e devozioni popolari, più o meno contigue allo standard fissato dalle religioni storiche. In particolare, la devozione popolare, gestita e coordinata dalle Chiese particolari, da un lato appare come la sutura a un’espressione adeguata e istituzionale della fede vissuta; dall’altro, conserva caratteri folclorici ancestrali i quali, talvolta, sono più espressione di una memoria popolare atavica che frutto di irregimentazione nelle forme istituzionali della fede istituzionale.<br />- In quale contesto religioso avviene il ritorno alle radici?<br />Paragonando la triste situazione politica della città di Mitilene sotto la tirannide di Mirsilo, Alceo non reperì migliore metafora di quella di una nave sballottata dai flutti, sottoposta alla lotta tra i venti, con l’albero a brandelli e la vela tutta strappata. Tale metafora  è divenuta un vero e proprio topos della letteratura, della disamina politica e perfino della meditazione religiosa nel periodo della crisi post-pandemica da covid 19. Quando, nel corso del primo atto de “La tempesta” (1611-1612) di William Shakespeare, il Nostromo, nel corso di un racconto “in retrospettiva”, grida: «Serrate, serrate! Abbassate le vele – andiamo al largo! Serrate!», i marinai - ormai nel vortice di una tempesta che, seppur “incantata”, sta facendo comunque percepire i suoi terribili danni -, non possono far altro che evidenziare la loro estrema vulnerabilità e l’esito della preghiera: «Siamo perduti! Preghiamo, preghiamo! Siamo perduti! Tutti!» . Ed ecco che sorge quasi spontanea l’orazione sulle labbra di molti in quei momenti bui, al punto che essi sembrano poter anestetizzare, insieme con la memoria e le radici storiche dei personaggi letterari presi dall’incantesimo di Shakespeare, anche la stessa latente fiducia, evidenziata appunto dalla preghiera, nella presenza di un divino nelle vicende umane, capace, cioè, di poter frenare e ridurre gli effetti malvagi di morte e sofferenza in un’umanità piagata. <br />Quasi costretto, in mezzo alla tragicità di una tempesta o all’inevitabilità di un naufragio, a scegliere soltanto tra alternative possibili, senza una vera libertà di scelta ex novo, non soltanto il soggetto – una scoperta moderna!  -, ma perfino il dio - il divino della modernità sembra esser divenuto impotente di fronte agli eventi ultramoderni, che sembrano accadere, come si legge ne La tempesta shakesperiana, per influsso di un potere demoniaco.<br />- La crisi istituzionale delle religioni in Occidente<br />Sul piano dei fenomeni socio-religiosi, ultramodernità o postmodernità significa, tra l’altro, anche secolarismo. Esso produce almeno tre distorsioni nelle strutture sociali e nella civiltà: pensare di poter fare a meno della fede in nome dell’arbitrio e della scoperta personalmente verificata; coltivare una visione meccanicista e teriomorfa dell’essere umano, a danno della dignità umana e del rispetto per la moralità umana; attribuire un elevato successo della tecnica con i suoi principi di efficienza ad oltranza. Si è, in definitiva, negli esiti sociale di un’avvenuta transizione teoretica da verità eterne a dottrine in sviluppo .<br />Postmodernità significa, in questo senso, anche pluralismo religioso. Dopo che le guerre di religione in Francia e la guerra dei Trent’Anni avevano devastato l’Europa, l’Illuminismo tentò di squarciare il velo della superstizione, della violenza, dell’intolleranza, per approdare in una nuova epoca di pace, amore, tolleranza. Tentativo che poi naufragò, portando al razionalismo cieco e al secolarismo imperante. <br />Da questa deriva - che, sul piano macro-culturale, viene configurata oggi attraverso i termini di secolarismo ed indifferenza religiosa, oltre che di nichilismo e trans-teismo -, non sarebbe esente lo stesso modo d’impostare le questioni da parte del pensiero cristiano, fin dalle origini. È un fatto che l’incontro del vangelo cristiano con le città del Mediterraneo avvenga in un intricato insieme di elementi che possiamo ben definire, ora per allora, pluralistico, qualificato com’era da svariati culti, religioni, valori, idee, assetti economici... In questo mondo complesso, i cristiani, piuttosto che presentare una cultura altra e antitetica a quelle pre-esistenti, contrapponendovi una verità unica ed esclusiva, elidente qualunque altra prospettiva coeva, preferiscono incunearsi nella molteplicità di sfondi, occupare i medesimi luoghi fisici degli altri, assumere le stesse grammatiche, le medesime tecniche raffigurative, trattare i lemmi e i concetti in uso, abitare i medesimi luoghi e boschi, frequentare i medesimi templi e, così, creare radici topografiche, geografiche e culturali . Ma, ben presto, essi ri-semantizzano e ri-significano creativamente tutti i precedenti assetti, ovvero, imitando sul piano riflesso la stessa kenosi del Verbo, consentono, al patrimonio culturale riferito a Cristo, di “incarnarsi” di nuovo nelle culture pre-esistenti e di rigenerarle, per così dire, dall’interno, talvolta procedendo a delle vere e proprie re-invenzioni linguistiche ri-semantizzando opportunamente il tutto. <br />- Conclusione<br />Qualificato da mobilità e complessità del mondo, pluralismo estremo ed esasperato, che talvolta conduce ad una falsa certezza (omologa, comunque, ad una certa ansia di ritrovamento di certezze, che accompagna almeno altri versanti del postmoderno), talaltra al conformismo consumistico, al relativismo estremo, all’indifferenza, accentuando perfino l’individualismo esasperato in campo etico, il clima epistemico ed etico che oggi viviamo - e vivono i nostri sempre più “sparuti” giovani (in senso demografico, in una civiltà tendenzialmente vecchia e con una generazione in meno) - sta lì a segnalare, soprattutto nelle ultime generazioni nomadi, la tragica conseguenza comportata dalla caduta di punti fissi a cui far riferimento e dal correlativo estenuarsi delle domande circa l’essere, il vero, il bello, il valore, il senso dell’esistenza, il significato stesso della religione e del rapporto dell’essere umano con Dio .<br />Noi postmoderni abitanti delle città tradizionali e, comunque nomadi per motivo di lavoro, incrociamo e ci mescoliamo con profughi, emigranti e viaggiatori mediterranei che approdano alle nostre coste alla ricerca di un Eden economico e sociale: mentre le nostre culture tradizionali seguono processi ondivaghi di secolarizzazione e de-secolarizzazione, ricacciando nella “cripta interiore” tutti gli antichi paradigmi e le antiche tracce, e non sappiamo ridiscendere e risalire per le antiche scale, o improvvisamente ci accorgiamo di essere tutti nella stessa barca, assistiamo all’appropriazione sociale e religiose dei nostri antichi luoghi, rivivendoli come altrettanti appelli a ri-appropriarci degli antichi nostri dei e non farli colare a picco con la nostra barca. E i processi delle radici religiose antiche, incrociando nuove barche che s]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60625829</guid><pubDate>Sun, 07 Jul 2024 16:45:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60625829/turismo_delle_radici_il_ruolo_della_religione_nelle_comunit_di_emigranti_italiani.mp3" length="11063848" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Sullo spirito del turismo delle radici.
Si è tenuta il 28 giugno ultimo scorso in Napoli, una tavola rotonda presso la "sala catasti" dell'Archivio di Stato, in collaborazione con l’Osservatorio Universitario sul Turismo dell'Università degli Studi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sullo spirito del turismo delle radici.<br />Si è tenuta il 28 giugno ultimo scorso in Napoli, una tavola rotonda presso la "sala catasti" dell'Archivio di Stato, in collaborazione con l’Osservatorio Universitario sul Turismo dell'Università degli Studi Federico secondo; il Centro Ricerche e Studi sul Turismo (CReST) dell'Università della Calabria.<br />L’evento ha inteso essere un luogo di confronto per accademici, esperti e professionisti, al fine di esplorare il significato profondo e le implicazioni culturali, economiche e spirituali di questa particolare modalità di turismo in vista della Conferenza Internazionale sul <br />Turismo delle Radici, in programma dal 12 al 15 dicembre 2024 presso l'Università della Calabria, città Rende, provincia di Cosenza. Italia.<br />Nel corso della tavola rotonda, è stato preso in esame il numero speciale dedicato al tema dalla rivista scientifica "fuori luogo", sono stati inoltre oggetto di approfondimenti gli atti del seminario "viaggi speciali della società contemporanea", tenutosi a Roma nel mese di settembre 2023.<br />Numerosi e prestigiosi sono stati i relatori intervenuti:<br />• Dottoressa Candida Carrino, Direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli<br />• Professore Fabio Corbisiero, Coordinatore dell’Osservatorio Universitario sul Turismo<br />• Professore Gaetano Di Palma, docente di Scienze bibliche<br />• Professore Pasquale Giustiniani, docente di Filosofia teoretica<br />• Professoressa Antonella Perri, Coordinatrice scientifica al Centro Ricerche e Studi sul Turismo<br />• Professore Giuseppe Reale, Direttore del Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova - Napoli<br />• Professore Tullio Romita, Responsabile scientifico del Centro Ricerche e Studi sul Turismo<br />• Professore Giovanni Tocci, Referente Area Governance al Centro Ricerche e Studi sul Turismo<br />A seguire, il testo della breve relazione che sul tema ho avuto l'onore di illustrare:<br />Archivio di stato, Napoli, 28 giugno 2024<br />Tra fede e tradizione. <br />Il ruolo della religione nell’agire e nella percezione degli emigrati della comunità italiana di origine.<br />(Pasquale Giustiniani)*<br />- Introduzione<br />Tra i processi utilizzati dai viaggiatori e migranti per creare una "casa" fuori dai territori di origine, vi è anche il collante della religione, in Italia prevalentemente nella sua forma cristiana, soprattutto devozionale piuttosto che cultuale. Tale collante quasi funge da filo di sutura il quale, allo stesso tempo, consente d’immaginare e “ricordare” il passato e ri-attaccare le membra e gli arti di un corpo collettivo, che ha spesso sperimentato la violenza sociale, oppure è stato necessitato ad andare fuori dei luoghi originari per motivi economici e politici. <br />Al fine di ricostruire la propria personale e l'identità familiare, i giovani e gli ex giovani ritornano, spesso volentieri, laddove sono ancora importanti i riti e i rituali, che sottolineano la loro originaria appartenenza ad un vero e proprio ordine sacro, definito da fedi, religioni e, per quanto concerne il sud, da folklore religioso e devozioni popolari, più o meno contigue allo standard fissato dalle religioni storiche. In particolare, la devozione popolare, gestita e coordinata dalle Chiese particolari, da un lato appare come la sutura a un’espressione adeguata e istituzionale della fede vissuta; dall’altro, conserva caratteri folclorici ancestrali i quali, talvolta, sono più espressione di una memoria popolare atavica che frutto di irregimentazione nelle forme istituzionali della fede istituzionale.<br />- In quale contesto religioso avviene il ritorno alle radici?<br />Paragonando la triste situazione politica della città di Mitilene sotto la tirannide di Mirsilo, Alceo non reperì migliore metafora di quella di una nave sballottata dai flutti, sottoposta alla lotta tra i venti, con l’albero a brandelli e la vela tutta strappata. 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Essential stories of common people, Preface by Tiuna Notarbartolo, Introduction by Giuseppe Giorgio, Giannini Editore, Naples 2024, pp. 89<br />The truth of these essential stories of ordinary people can be seen in the last pages of Aldo Di Mauro, through the story, or rather the silhouette, of Pietro Sarno, who «on the first floor of via Tribunali... timidly sticks his head out a little to listen the life that echoes outside" (p. 85). Peter's is precisely "a life in the shadows" (ibidem), as only sometimes does he "exit his shadow", and then immediately re-enter it: a shadow "in which he decided to live surrounded by books, notebooks, sheets of paper on which he jots down thoughts destined to be thrown away after his death" (ibidem).<br />And in this way, in every single story narrated, the reader grasps the very meaning of these micro-stories of couples, individuals, adults and children.<br />In the places narrated in these agile and essential pages, there are not only PCs and new media, but also recorder tapes (p. 28), radios that are turned on with the knobs (p. 29), lights that they illuminate but, above all, they are lowered to create darkness, or rather to generate the right atmosphere of twilight (p. 51).<br />And in each story, here is the essential daily life, made up of women and men, of adults and children, especially of couple relationships, in which the emancipated woman could cause anxiety and depression in her partner, or in which the man could rediscover of having been too busy with the external aspects of the partner and of having, thus, lost the soul of the woman and, above all, of his own woman. This is what happens to Enrico, who cynically imagines what life will be like in the afterlife without her, who meanwhile betrays him here on earth: «You know how happy the soul will be of those who witness how their woman is having fun ? While she, the heartbroken widow, is happy with your achieved spirituality, you verify what kind of slut you have lived with for so many years"<br />In the dim light, the features of faces and intimate depths appear, or rather flash, of little ones, of young people, of women and men, who delve into themselves before our eyes, not in an imaginary "psychoanalytic session" (p. 40) , but rather to grasp, beyond the differences of classes and classes, temperaments and clichés, the very truth of the human person.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60437935</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2024 14:23:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60437935/aldo_di_mauro_in_the_shadows_essential_stories_of_ordinary_people_giustiniani_report_english_version.mp3" length="8099368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Aldo Di Mauro, In the shadows. 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Peter's is precisely "a life in the shadows" (ibidem), as only sometimes does he "exit his shadow", and then immediately re-enter it: a shadow "in which he decided to live surrounded by books, notebooks, sheets of paper on which he jots down thoughts destined to be thrown away after his death" (ibidem).<br />And in this way, in every single story narrated, the reader grasps the very meaning of these micro-stories of couples, individuals, adults and children.<br />In the places narrated in these agile and essential pages, there are not only PCs and new media, but also recorder tapes (p. 28), radios that are turned on with the knobs (p. 29), lights that they illuminate but, above all, they are lowered to create darkness, or rather to generate the right atmosphere of twilight (p. 51).<br />And in each story, here is the essential daily life, made up of women and men, of adults and children, especially of couple relationships, in which the emancipated woman could cause anxiety and depression in her partner, or in which the man could rediscover of having been too busy with the external aspects of the partner and of having, thus, lost the soul of the woman and, above all, of his own woman. This is what happens to Enrico, who cynically imagines what life will be like in the afterlife without her, who meanwhile betrays him here on earth: «You know how happy the soul will be of those who witness how their woman is having fun ? While she, the heartbroken widow, is happy with your achieved spirituality, you verify what kind of slut you have lived with for so many years"<br />In the dim light, the features of faces and intimate depths appear, or rather flash, of little ones, of young people, of women and men, who delve into themselves before our eyes, not in an imaginary "psychoanalytic session" (p. 40) , but rather to grasp, beyond the differences of classes and classes, temperaments and clichés, the very truth of the human person.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>504</itunes:duration><itunes:keywords>couples,loves,people,singles,stories,truth,women</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e9ae6977e5fb36a32cd5dd5263984bb.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aldo Di Mauro, In penombra. Storie essenziali di persone comuni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aldo-di-mauro-in-penombra-storie-essenziali-di-persone-comuni--60437861</link><description><![CDATA[Aldo Di Mauro, In penombra. Storie essenziali di persone comuni, Prefazione di Tiuna Notarbartolo, Introduzione di Giuseppe Giorgio, Giannini Editore, Napoli 2024, pp. 89<br />La verità di queste storie essenziali di persone comuni si coglie nelle ultime pagine di Aldo Di Mauro, attraverso la vicenda, anzi la sagoma, di Pietro Sarno, il quale «al primo piano di via Tribunali… timidamente sporge un po’ la testa per ascoltare la vita che fuori echeggia» (p. 85). Quella di Pietro è proprio «una vita in penombra» (ibidem), in quanto solo talvolta egli «esce dalla sua penombra», per poi subito rientrarvi: una penombra «nella quale ha deciso di vivere circondato da libri, quaderni, fogli di carta sui quali appunta pensieri destinati ad essere cestinati dopo la sua morte» (ibidem). <br />E in tal modo, in ogni singola vicenda narrata, il lettore coglie il senso stesso di queste micro-storie di coppie, di singoli, di grandi e di piccoli. <br />Nei luoghi narrati in queste agili ed essenziali pagine, non ci sono soltanto i pc e i new media, ma pure i nastri del registratore (p. 28), le radio che si accendono con le manopole (p 29), le luci che s’illuminano ma, soprattutto, si abbassano per creare buio, o meglio per generare la giusta atmosfera della penombra (p. 51). <br />E in ogni storia, ecco la quotidianità essenziale, fatta di donne e di uomini, di adulti e di piccoli, soprattutto di relazioni di coppia, in cui la donna emancipata potrebbe provocare ansie e depressione nel partner, o in cui l’uomo potrebbe riscoprire di essere stato troppo preso dagli aspetti esteriori della partner e di aver, così, perso l’anima della donna e, soprattutto, della propria donna. È ciò che accade ad Enrico, che si figura cinicamente come sarà la vita nell’aldilà senza di lei, che intanto lo tradisce qui in terra: «Sai come sarà felice l’anima di chi assiste a come se la sta spassando la propria donna? Mentre lei, la vedova affranta, è contenta della tua raggiunta spiritualità, tu verifichi con che razza di troia hai vissuto per tanti anni»<br />In penombra, appaiono, anzi balenano, i tratti di visi e profondità intime, di piccoli, di giovani, di donne e uomini, che si scavano dentro davanti ai nostri occhi, non in un’immaginaria «seduta psicanalitica» (p. 40), bensì per cogliere, al di là delle differenze di ceti e di classi, di temperamenti e di luoghi comuni, la verità stessa della persona umana.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60437861</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2024 14:16:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60437861/aldo_di_mauro_in_penombra_storie_essenziali_di_persone_comuni.mp3" length="8774056" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Aldo Di Mauro, In penombra. 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Quella di Pietro è proprio «una vita in penombra» (ibidem), in quanto solo talvolta egli «esce dalla sua penombra», per poi subito rientrarvi: una penombra «nella quale ha deciso di vivere circondato da libri, quaderni, fogli di carta sui quali appunta pensieri destinati ad essere cestinati dopo la sua morte» (ibidem). <br />E in tal modo, in ogni singola vicenda narrata, il lettore coglie il senso stesso di queste micro-storie di coppie, di singoli, di grandi e di piccoli. <br />Nei luoghi narrati in queste agili ed essenziali pagine, non ci sono soltanto i pc e i new media, ma pure i nastri del registratore (p. 28), le radio che si accendono con le manopole (p 29), le luci che s’illuminano ma, soprattutto, si abbassano per creare buio, o meglio per generare la giusta atmosfera della penombra (p. 51). <br />E in ogni storia, ecco la quotidianità essenziale, fatta di donne e di uomini, di adulti e di piccoli, soprattutto di relazioni di coppia, in cui la donna emancipata potrebbe provocare ansie e depressione nel partner, o in cui l’uomo potrebbe riscoprire di essere stato troppo preso dagli aspetti esteriori della partner e di aver, così, perso l’anima della donna e, soprattutto, della propria donna. È ciò che accade ad Enrico, che si figura cinicamente come sarà la vita nell’aldilà senza di lei, che intanto lo tradisce qui in terra: «Sai come sarà felice l’anima di chi assiste a come se la sta spassando la propria donna? Mentre lei, la vedova affranta, è contenta della tua raggiunta spiritualità, tu verifichi con che razza di troia hai vissuto per tanti anni»<br />In penombra, appaiono, anzi balenano, i tratti di visi e profondità intime, di piccoli, di giovani, di donne e uomini, che si scavano dentro davanti ai nostri occhi, non in un’immaginaria «seduta psicanalitica» (p. 40), bensì per cogliere, al di là delle differenze di ceti e di classi, di temperamenti e di luoghi comuni, la verità stessa della persona umana.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>547</itunes:duration><itunes:keywords>amore,coppie,donna,persone,poesia,singoli,storie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Say God or keep silent, sic et non at the 2024 Cimitile Prize (Giustiniani report, English version)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/say-god-or-keep-silent-sic-et-non-at-the-2024-cimitile-prize-giustiniani-report-english-version--60375202</link><description><![CDATA[Cimitile Prize, Monday 10 June 2024, 7pm<br />Conference: Say God or keep silent?<br />Speeches by prof. Gianpiero Tavolaro, Extraordinary PFTIM; of the prof. Sisto Peluso, Giosue Carducci classical high school of Nola.<br />Say God or keep silent?<br />(un)actuality of the issue? The question of saying God concerns the way of speaking about a greatness/entity that is in itself immeasurable: not only ideal or belonging to the religious metaverse, but perhaps, if not completely non-existent, at least unspeakable...<br />(in)usefulness of a revelation? The question of God recalls another: that of revelation, or unveiling, manifestation, but also thickening of the veil, darkness. Due to an unexpected historical twist, the Enlightenment awakening that should have brought humanity out of its state of minority and rationally revealed everything, in the long run turned out to be less respectful of the nature of that divinity for which only theocratic chains were suffered...<br />(un)reasonableness of theological languages. If today the so-called Generation Z (born at the turn of the millennium until 2013) accuses our system of having caused a general (irreversible?) deterioration, it is because due to functional languages, they have not seen it reach operational efficiency ; of mathematics applied to physics, and today of algorithms applied to thinking machines, as imposed by the nascent society of the metaverse, somehow I. Kant (1724-1804) had already polemically warned that a visionary use of return Platonism cannot be pursued in support of theocratic linguistic hegemonies that claim to give name and word to the X, to the transcendental unknown, of which there are no phenomenal clues to think about intellectually...<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60375202</guid><pubDate>Thu, 13 Jun 2024 17:30:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60375202/say_god_or_keep_silent_sic_et_non_at_the_2024_cimitile_prize_giustiniani_report_english_version.mp3" length="4687456" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Cimitile Prize, Monday 10 June 2024, 7pm
Conference: Say God or keep silent?
Speeches by prof. Gianpiero Tavolaro, Extraordinary PFTIM; of the prof. Sisto Peluso, Giosue Carducci classical high school of Nola.
Say God or keep silent?
(un)actuality of...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cimitile Prize, Monday 10 June 2024, 7pm<br />Conference: Say God or keep silent?<br />Speeches by prof. Gianpiero Tavolaro, Extraordinary PFTIM; of the prof. Sisto Peluso, Giosue Carducci classical high school of Nola.<br />Say God or keep silent?<br />(un)actuality of the issue? The question of saying God concerns the way of speaking about a greatness/entity that is in itself immeasurable: not only ideal or belonging to the religious metaverse, but perhaps, if not completely non-existent, at least unspeakable...<br />(in)usefulness of a revelation? The question of God recalls another: that of revelation, or unveiling, manifestation, but also thickening of the veil, darkness. Due to an unexpected historical twist, the Enlightenment awakening that should have brought humanity out of its state of minority and rationally revealed everything, in the long run turned out to be less respectful of the nature of that divinity for which only theocratic chains were suffered...<br />(un)reasonableness of theological languages. If today the so-called Generation Z (born at the turn of the millennium until 2013) accuses our system of having caused a general (irreversible?) deterioration, it is because due to functional languages, they have not seen it reach operational efficiency ; of mathematics applied to physics, and today of algorithms applied to thinking machines, as imposed by the nascent society of the metaverse, somehow I. Kant (1724-1804) had already polemically warned that a visionary use of return Platonism cannot be pursued in support of theocratic linguistic hegemonies that claim to give name and word to the X, to the transcendental unknown, of which there are no phenomenal clues to think about intellectually...<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>algorithm,enlightenment,generation,god,kant,mathematics,metaverse,physics,reason,theology,z</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e9ae6977e5fb36a32cd5dd5263984bb.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dire Dio o tacere, sic et non al Premio Cimitile 2024</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dire-dio-o-tacere-sic-et-non-al-premio-cimitile-2024--60375038</link><description><![CDATA[Premio Cimitile, lunedì 10 giugno 2024, ore 19<br />Convegno: Dire Dio o tacere?<br />Interventi del prof. Gianpiero Tavolaro, Straordinario PFTIM; del prof. Sisto Peluso, Liceo classico Giosue Carducci di Nola.<br /><br />Dire Dio o tacere?<br /><ul><li>(in)attualità della questione? La questione del dire Dio riguarda il modo di parlare circa una grandezza/entità di per sé incommensurabile: non soltanto ideale o appartenente al metaverso religioso, ma forse, se non proprio inesistente, almeno indicibile...</li><li>(in)utilità di una rivelazione? La questione Dio ne richiama un’altra: quella di rivelazione, ovvero dis-velamento, manifestazione, ma anche infittirsi del velo, oscurità. Per una inattesa carambola storica, il risveglio illuministico che avrebbe dovuto far uscire l’umanità dal suo stato di minorità e svelare razionalmente tutto, alla lunga si è rivelato meno rispettoso della natura di quella divinità della quale non si patirono che  catene teocratiche...</li><li><b></b>(ir)ragionevolezza dei linguaggi teologici. Se oggi la cosiddetta Generazione Z (nati a cavaliere del millennio fino al 2013) rinfaccia al nostro sistema l’aver causato un generale (irreversibile?) deterioramento, è perché a causa dei linguaggi funzionali, non l’ha visto arrivare all’efficienza operativa; delle matematiche applicate alla fisica, e oggi degli algoritmi applicati a macchina pensanti, come imposto dalla nascente società del metaverso, in qualche modo I. Kant  (1724-1804) aveva già avvertito polemicamente che non si può perseguire un uso visionario del platonismo di ritorno a supporto delle egemonie linguistiche di tipo teocratico che pretendono di dar nome e parola alla X, all’incognita trascendentale, di cui non si danno indizia fenomenici da pensare intellettualmente...</li></ul><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60375038</guid><pubDate>Thu, 13 Jun 2024 17:22:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60375038/dire_dio_o_tacere_sic_et_non_al_premio_cimitile_2024.mp3" length="3731165" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Premio Cimitile, lunedì 10 giugno 2024, ore 19
Convegno: Dire Dio o tacere?
Interventi del prof. Gianpiero Tavolaro, Straordinario PFTIM; del prof. Sisto Peluso, Liceo classico Giosue Carducci di Nola.

Dire Dio o tacere?

- (in)attualità della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Premio Cimitile, lunedì 10 giugno 2024, ore 19<br />Convegno: Dire Dio o tacere?<br />Interventi del prof. Gianpiero Tavolaro, Straordinario PFTIM; del prof. Sisto Peluso, Liceo classico Giosue Carducci di Nola.<br /><br />Dire Dio o tacere?<br /><ul><li>(in)attualità della questione? La questione del dire Dio riguarda il modo di parlare circa una grandezza/entità di per sé incommensurabile: non soltanto ideale o appartenente al metaverso religioso, ma forse, se non proprio inesistente, almeno indicibile...</li><li>(in)utilità di una rivelazione? La questione Dio ne richiama un’altra: quella di rivelazione, ovvero dis-velamento, manifestazione, ma anche infittirsi del velo, oscurità. Per una inattesa carambola storica, il risveglio illuministico che avrebbe dovuto far uscire l’umanità dal suo stato di minorità e svelare razionalmente tutto, alla lunga si è rivelato meno rispettoso della natura di quella divinità della quale non si patirono che  catene teocratiche...</li><li><b></b>(ir)ragionevolezza dei linguaggi teologici. Se oggi la cosiddetta Generazione Z (nati a cavaliere del millennio fino al 2013) rinfaccia al nostro sistema l’aver causato un generale (irreversibile?) deterioramento, è perché a causa dei linguaggi funzionali, non l’ha visto arrivare all’efficienza operativa; delle matematiche applicate alla fisica, e oggi degli algoritmi applicati a macchina pensanti, come imposto dalla nascente società del metaverso, in qualche modo I. Kant  (1724-1804) aveva già avvertito polemicamente che non si può perseguire un uso visionario del platonismo di ritorno a supporto delle egemonie linguistiche di tipo teocratico che pretendono di dar nome e parola alla X, all’incognita trascendentale, di cui non si danno indizia fenomenici da pensare intellettualmente...</li></ul><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>234</itunes:duration><itunes:keywords>algoritmo,dio,fisica,illuminismo,immanuel,kant,matematica,metaverso,ragione,rivelazione,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68e568c8d1011d4f94cea3833c710b2a.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>inclusion and integration of student in the season of posthumanism</title><link>https://www.spreaker.com/episode/inclusion-and-integration-of-student-in-the-season-of-posthumanism--60212598</link><description><![CDATA[INCLUSION AND INTEGRATION OF STUDENTS IN THE SEASON OF POSTHUMANISM<br /><br />Titles and topics covered by PROFESSOR PASQUALE GIUSTINIANI at the conference:<br />the teacher mediator of inclusiveness. Aspects and proposals in light of the works of Blessed Francesco Mottola.<br />Held in Mileto, province of Vibo Valenzia (Calabria, Italy), at the "Don Rocco Laria" episcopal seminary, Saturday 25 May 2024<br />Religious teachers who rethink inclusive planning in the era of the posthuman, the transhuman and the so-called Artificial Intelligence in the light of Don Mottola<br />- Dignitas Infinita<br />Human dignity, implications for the teaching of the Catholic religion<br />Human dignity, that is?<br />* Echoes of Christian Revelation in the affirmations of modern thought;<br />* A fundamental concept of theology and Christology;<br />* Still many violations of human dignity;<br />* The indications of the Italian Constitutional Charter;<br />- Anthropological and legal changes, some factors:<br />new generations and technologies<br />* an opinion from Minister Bianchi;<br />* Change in the relationship with technologies;<br />* a memorable Angelus of Saint John Paul II;<br />* the cultural and social barriers that arise between people;<br />* inclusion of foreign students;<br />* digital natives and multiculturalism;<br />* gaps and critical issues of inclusion;<br />Offices for school inclusion<br />* The Decree of the President of the Council of Ministers of 30 September 2020, number 166 and the Ministerial Decree of 5 January 2021 number 6 have established five non-general management level offices for school inclusion;<br />* The third office deals with the promotion of the culture of legality, education for peace, human rights and active citizenship, both inside and outside the school. The fourth office focuses on the integration of students with disabilities and immigrants, promoting initiatives shared with institutional and non-institutional actors;<br />* Finally, the fifth office manages and implements the information contents of the portals for school inclusion and for school in hospital, as well as the home education service;<br />* Special Educational Needs (SEN) are expressed by pupils who experience a particular situation that hinders their learning and development;<br />* The evaluation tools used respect some characteristics, such as the adequate representation of the reference population, the updating of the rules and the presence of psychometric indices of reliability and validity.<br />National Registry of Teaching Tools and Aids<br />Users, such as Regional School Offices, Territorial Centers for Inclusion, schools, have a technical assistance service available to receive support during the application insertion phase<br /><br />Include «I Nuju du mundu»<br />The "nobodies of the world". For them, Blessed Francesco Mottola founded the "Houses of Charity", to welcome and assist them, some of which are still active in Italy and abroad.<br />. «The House of Charity – he said – I dreamed of it as at least as big as our land, welcoming all the pain, not to eliminate it, because it would be a sacrilege, but to divinize it and worship it in a deified way».<br />John Paul II<br />* Religious, moral and civil rebirth of Calabria<br />Figures of priests<br />Carlo de Cardona, Luigi Nicoletti, Francesco Mottola…<br /><br />Human and posthuman<br />* How should objective 4 of the 2030 Agenda, "Provide quality, equitable and inclusive education and learning opportunities for all" be interpreted in light of the anthropological context that is becoming posthuman and transhuman?<br />* Build an increasingly inclusive school, to reduce dispersion, develop all the skills necessary to be full citizens, facilitate relationships and promote greater social cohesion.<br /><br />Michel Foucault<br />Already in 1966, Michel Foucault, speaking of a genealogical, and therefore no longer essentialist, approach to the problem of the human, observed that today it has become a hyper-technological human within an ecological niche and an intelligent bioterritory (where, not only human beings and animals non-humans, but plants also show perceptive modalities albeit of a systemic and not individual type);<br />There is first of all the need to thematise its relationships with transhumanism, both for what is common there and for what distinguishes them. Both perspectives - posthuman and transhuman - adopt the neo-Darwinian and technoprogressive view, and both exclude the ontological consistency of human nature.<br />Foucault and Deleuze<br />Deleuz's reflection on the body without organs represents, in particular, a very important conceptual turning point.<br />The overman is now conceived as a variable application of a field of forces, a composition of them that is affected by a cultural transformation that can no longer be expressed in the reassuring lines of humanism.<br /><br />Does not this transformation of the body plan, which is expressed both in today's body modeling practices and in the perspectives of an imaginary centered on the man-machine hybrid, also express a still subjective type of planning?<br />How do you live being a bat?<br />On Sunday 24 June 2012, the giant tortoise Lonesome George died in the Galapagos National Park. The tortoise was more than a hundred years old and the last member of his species. Fausto Llerena, Lonesome George's expert guardian, had found the dead animal, lying on the path that led to a pool of water.<br />On June 25, 1982 – the film adaptation of Philip K. Dick's novel about android dreams was screened for the first time: Blade Runner, by Ridley Scott.<br />The novel and film even raise the question of whether and how it is possible to distinguish animals, humans and machines, in this case regarding their ability to feel empathy. In the novel, 'Mercerism' represents the religion of empathy<br /><br />So what is it like to be a bat?<br />Almost an extension of the question posed by Thomas Nagel in 1974, What is it like to be a bat?!, Batty saves the Blade Runner from falling into the void and pronounces the famous parting words.<br />«I've seen things you wouldn't believe. Attack the burning ships off Orion. I saw the C-beams glowing in the darkness of the Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time like tears in the rain. Time to die".<br />And Rick Deckard, perhaps also a replicant, comments: «I don't know why he saved my life. Perhaps in those last moments he loved life more than he had ever loved before. Not just his life, anyone's life, my life. All he wanted were the same answers we all want. Where am I from? Where am I going? How much time do I have? All I could do was sit there and watch him die."<br /><br />Two positions in the debates on the boundaries between animals, humans and machines.<br />One camp claims a privileged moral or cognitive position for humans (which would mean, then, that animals cannot speak, and that machines cannot think intentionally.<br />The other camp proposes its fundamental criticism of human history, outlining a portrait of man as a failed animal, or as a dysfunctional machine par excellence. The human being is praised because he has given an incomparable value to arts, techniques and systems of law; on the other hand, these would also be crueler than all animals, a global parasite, and inferior to machines<br /><br />From posthuman to transhuman<br />Transhumanism, in turn, is characterized by the theorization of the perspective of active "overcoming" of the human, through the technological enhancement of the organism. It has been incisively stated for transhumanism (and mutatis mutandis it is believed that it can also be extended to posthumanism): «We transhumanists have given ourselves a clear and ambitious objective: to create the conditions for a moral and intellectual revolution of Promethean orientation».<br />The term posthumanism was coined by Julian Huxley (in 1957), to theorize the epochal transformation of the human, into something completely different from the human, compared to which the human appears only as an antecedent destined to pass away. This overcoming would extend to infinity (understood as the negation and prolongation of the finite). The transition to the posthuman is based on the premise of the extinction of the human, or its deconstruction. Hence a pronounced anti-anthropocentrism.<br /><br />A general call to inclusiveness in the season of the posthuman and transhuman<br />If on 4 October 2023, on the occasion of the feast of Saint Francis of Assisi, patron saint of ecology, Pope Francis wanted to publish the Laudate Deum, he did so not only to raise a prophetic voice in view of a renewed care towards our common home and towards each other, especially the most vulnerable among us and the future inhabitants of planet Earth. He also did it to urge all believers to a new social, economic and political commitment.<br />Wasn't this a clear indication of educational, formative and catechetical commitment? If we still "do not react enough" and if "the world that welcomes us is crumbling and perhaps is approaching a breaking point", in short, "nothing more is asked of us than a certain responsibility for the legacy we will leave behind us after our passage into this world." If time is truly running out, will we, as believers in Christ, wake up to the gravity of the existential threat to life and civilization on this planet we still call “home”?<br /><br />In the era of Artificial Intelligence<br />«But in the end I seemed to have understood why man is the happiest of animated beings and therefore worthy of all admiration and what<br /><br />finally, let it be that fate which, having befallen him in the universal order, is enviable not only to brutes, but to stars and otherworldly spirits. What an incredible and wonderful thing! And how else, if it is for it that man is rightly procla]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60212598</guid><pubDate>Wed, 29 May 2024 18:52:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60212598/inclusion_and_integration_of_student_in_the_season_of_posthumanism.mp3" length="4802421" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>INCLUSION AND INTEGRATION OF STUDENTS IN THE SEASON OF POSTHUMANISM

Titles and topics covered by PROFESSOR PASQUALE GIUSTINIANI at the conference:
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Aspects and proposals in light of the works of Blessed Francesco Mottola.<br />Held in Mileto, province of Vibo Valenzia (Calabria, Italy), at the "Don Rocco Laria" episcopal seminary, Saturday 25 May 2024<br />Religious teachers who rethink inclusive planning in the era of the posthuman, the transhuman and the so-called Artificial Intelligence in the light of Don Mottola<br />- Dignitas Infinita<br />Human dignity, implications for the teaching of the Catholic religion<br />Human dignity, that is?<br />* Echoes of Christian Revelation in the affirmations of modern thought;<br />* A fundamental concept of theology and Christology;<br />* Still many violations of human dignity;<br />* The indications of the Italian Constitutional Charter;<br />- Anthropological and legal changes, some factors:<br />new generations and technologies<br />* an opinion from Minister Bianchi;<br />* Change in the relationship with technologies;<br />* a memorable Angelus of Saint John Paul II;<br />* the cultural and social barriers that arise between people;<br />* inclusion of foreign students;<br />* digital natives and multiculturalism;<br />* gaps and critical issues of inclusion;<br />Offices for school inclusion<br />* The Decree of the President of the Council of Ministers of 30 September 2020, number 166 and the Ministerial Decree of 5 January 2021 number 6 have established five non-general management level offices for school inclusion;<br />* The third office deals with the promotion of the culture of legality, education for peace, human rights and active citizenship, both inside and outside the school. The fourth office focuses on the integration of students with disabilities and immigrants, promoting initiatives shared with institutional and non-institutional actors;<br />* Finally, the fifth office manages and implements the information contents of the portals for school inclusion and for school in hospital, as well as the home education service;<br />* Special Educational Needs (SEN) are expressed by pupils who experience a particular situation that hinders their learning and development;<br />* The evaluation tools used respect some characteristics, such as the adequate representation of the reference population, the updating of the rules and the presence of psychometric indices of reliability and validity.<br />National Registry of Teaching Tools and Aids<br />Users, such as Regional School Offices, Territorial Centers for Inclusion, schools, have a technical assistance service available to receive support during the application insertion phase<br /><br />Include «I Nuju du mundu»<br />The "nobodies of the world". For them, Blessed Francesco Mottola founded the "Houses of Charity", to welcome and assist them, some of which are still active in Italy and abroad.<br />. «The House of Charity – he said – I dreamed of it as at least as big as our land, welcoming all the pain, not to eliminate it, because it would be a sacrilege, but to divinize it and worship it in a deified way».<br />John Paul II<br />* Religious, moral and civil rebirth of Calabria<br />Figures of priests<br />Carlo de Cardona, Luigi Nicoletti, Francesco Mottola…<br /><br />Human and posthuman<br />* How should objective 4 of the 2030 Agenda, "Provide quality, equitable and inclusive education and learning opportunities for all" be interpreted in light of the anthropological context that is becoming posthuman and transhuman?<br />* Build an increasingly inclusive school, to reduce dispersion, develop all the skills necessary to be full citizens, facilitate relationships and promote greater social cohesion.<br /><br />Michel Foucault<br />Already in 1966, Michel Foucault, speaking of a genealogical, and therefore no longer essentialist, approach to the problem of the...]]></itunes:summary><itunes:duration>801</itunes:duration><itunes:keywords>artificial,blessed,calabria,francesco,inclusion,integration,intelligence,italy,melito,mottola,needs,posthuman,seminary,students,transhuman</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e9ae6977e5fb36a32cd5dd5263984bb.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>inclusione ed integrazione degli studenti nella stagione del postumanesimo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/inclusione-ed-integrazione-degli-studenti-nella-stagione-del-postumanesimo--60212536</link><description><![CDATA[INCLUSIONE E INTEGRAZIONE DEGLI STUDENTI NELLA STAGIONE DEL POSTUMANESIMO <br />Titoli ed argomenti trattati dal PROFESSORE PASQUALE GIUSTINIANI al convegno: <br />l'insegnante mediatore di inclusività. Aspetti e proposte alla luce delle opere del Beato Francesco Mottola. <br />Tenuto a Mileto, provincia di Vibo Valenzia (Calabria, Italia), presso il seminario vescovile "Don Rocco Laria", sabato 25 maggio 2024<br />Gli insegnanti di religione che ripensano alla luce di don Mottola la progettazione inclusiva nell’era del postumano, del transumano e della cosiddetta Intelligenza Artificiale<br />- Dignitas Infinita<br />Dignità umana, implicazioni per la Didattica dell'insegnamento della Religione Cattolica<br />Dignità umana, cioè?<br />* Echi della Rivelazione cristiana nelle affermazioni del pensiero moderno;<br />* Un concetto fondamentale della teologia e della cristologia;<br />* Ancora tante violazioni della dignità umana;<br />* Le indicazioni della Carta costituzionale italiana;<br />- Mutazioni antropologiche e giuridiche, alcuni fattori:<br />nuove generazioni e tecnologie<br /> <br />* un parere del ministro Bianchi;<br />* Mutazione nel rapporto con le tecnologie;<br />* un memorabile Angelus di san Giovanni Paolo II;<br />* le barriere culturali e sociali che si ergono tra le persone;<br />* inclusione degli alunni stranieri;<br />* nativi digitali e multiculturalità;<br />* divari e criticità dell’inclusione;<br />Uffici per l’inclusione scolastica<br />* Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 settembre 2020, numero 166 e il Decreto Ministeriale 5 gennaio 2021 numenro 6 hanno istituito cinque uffici di livello dirigenziale non generale per l'inclusione scolastica;<br />* Il terzo ufficio si occupa della promozione della cultura della legalità, dell'educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza attiva, sia all'interno che all'esterno della scuola. Il quarto ufficio si concentra sull'integrazione degli studenti con disabilità e degli immigrati, promuovendo iniziative condivise con gli attori istituzionali e non istituzionali;<br />* Infine, il quinto ufficio gestisce e implementa i contenuti informativi dei portali per l'inclusione scolastica e per la scuola in ospedale, oltre al servizio di istruzione domiciliare;<br />* I Bisogni Educativi Speciali (BES) sono espressi dagli alunni che vivono una situazione particolare che ostacola il loro apprendimento e sviluppo;<br />* Gli strumenti di valutazione utilizzati rispettino alcune caratteristiche, come l'adeguata rappresentazione della popolazione di riferimento, l'aggiornamento delle norme e la presenza di indici psicometrici di attendibilità e validità.<br />Anagrafe Nazionale degli Strumenti e degli Ausili Didattici<br />Gli utenti, come gli Uffici Scolastici Regionali, i Centri Territoriali per l'Inclusione, le scuole, hanno a disposizione un servizio di assistenza tecnica per ricevere supporto durante la fase di inserimento delle domande<br /><br />Includere «I Nuju du mundu»<br />I «nessuno del mondo». Per loro il Beato Francesco Mottola fondò le “Case della carità”, per l’accoglienza e la loro assistenza alcune delle quali ancora attive in Italia e all’estero<br />. «La Casa della carità – diceva – l’ho sognata grande almeno quanto la nostra terra, accogliente tutto il dolore, non per eliminarlo, perché sarebbe un sacrilegio, ma per divinizzarlo e divinizzato adorarlo».<br />Giovanni Paolo secondo<br />* Rinascita religiosa, morale e civile della Calabria<br />Figure di sacerdoti<br />Carlo de Cardona, Luigi Nicoletti, Francesco Mottola…<br /><br />Umano e postumano<br />* l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030, “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti” come andrà interpretato alla luce del contesto antropologico che va diventando postumano e transumano?<br />* Costruire una scuola sempre più inclusiva, per ridurre la dispersione, sviluppare tutte le competenze necessarie per essere cittadini a pieno titolo, facilitare le relazioni e promuovere una maggiore coesione sociale.<br /><br />Michel Foucault<br />Già nel 1966, Michel Foucault, parlando di approccio genealogico, e dunque non più essenzialista, al problema dell’umano, osservava che esso oggi è diventato un umano ipertecnologico entro una nicchia ecologica e un bioterritorio intelligente (laddove, non soltanto esseri umani e animali non umani, ma anche i vegetali mostrano modalità percettive seppur di tipo sistemico e non individuale);<br />Vi è anzitutto l’esigenza di tematizzare le sue relazioni con il transumanesimo, sia per ciò che vi e di comune, sia per ciò che li distingue. Entrambe le prospettive – postumana e transumana - fanno propria la visuale neodarwiniana e tecnoprogressista, ed entrambe escludono la consistenza ontologica propria della natura umana.<br />Foucault e Deleuze<br />La riflessione deleuziana sul corpo senza organi rappresenta, in particolare, un importantissimo snodo concettuale.<br />L’oltreuomo è ormai concepito come un’applicazione variabile di un campo di forze, una loro composizione che risente di una trasformazione culturale che non è più esprimibile nelle linee rassicuranti dell’umanesimo.<br />La stessa trasformazione del piano corporeo, che si esprime tanto nelle odierne pratiche di modellamento corporeo quanto nelle prospettive di un immaginario incentrato sull’ibrido uomo-macchina, non esprime forse anche una progettualità di stampo ancora soggettivo? <br />Come si vive essendo un pipistrello?<br />La domenica del 24 Giugno 2012 morì la testuggine gigante Lonesome George, nel parco nazionale delle Galapagos. La testuggine aveva più di cent’anni ed era l’ultimo membro della sua specie. Fausto Llerena, l’esperto guardiano di Lonesome George, aveva trovato l’animale morto, disteso sul sentiero che conduceva a una pozza d’acqua. <br />Il 25 Giugno 1982 – venne proiettato per la prima volta l’adattamento cinematografico del romanzo di Philip K. Dick sui sogni degli androidi: Blade Runner, di Ridley Scott. <br />Romanzo e film sollevano addirittura il dubbio, se e come sia possibile distinguere animali, umani e macchine, nella fattispecie in merito alla loro facoltà di provare empatia. Nel romanzo, il ‘Mercerismo’ rappresenta la religione dell’empatia<br /><br />E allora, com’è essere un pipistrello?<br />Quasi un ampliamento della questione posta da Thomas Nagel nel 1974,  What is it like to be a bat - Com'è essere un pipistrello?!, Batty salva il Blade Runner sul punto di precipitare nel vuoto e pronuncia le celebri parole di commiato.<br />«Ho visto cose a cui voi non credereste. Attacca le navi in fiamme al largo di Orione. Ho visto le travi a C brillare nell'oscurità della Porta Tannhäuser. Tutti quei momenti andranno persi nel tempo come lacrime sotto la pioggia. Tempo di morire».<br />E Rick Deckard, forse anch’egli un replicante, commenta: «Non so perché mi abbia salvato la vita. Forse in quegli ultimi istanti amava la vita più di quanto avesse mai amato prima. Non solo la sua vita, la vita di chiunque, la mia vita. Tutto ciò che voleva erano le stesse risposte che vogliamo tutti noi. Da dove vengo? Dove sto andando? Quanto tempo ho? Tutto quello che potevo fare era sedermi lì e guardarlo morire»<br /><br />Due posizioni nei dibattiti sui confini tra animali, umani e macchine.<br />Uno schieramento rivendica per l’uomo una posizione morale o cognitiva privilegiata (il che starebbe a significare, poi, che gli animali non possono parlare, e che le macchine non possono pensare intenzionalmente.<br />L’altro schieramento propone la sua fondamentale critica alla storia umana, delineando un ritratto dell’uomo come animale malriuscito, o come macchina disfunzionale per eccellenza. L’essere umano viene lodato perché ha dato un incomparabile valore ad arti, tecniche e sistemi di diritto; di contro questi sarebbe anche più crudele di tutti gli animali, un parassita globale, e sarebbe inferiore alle macchine <br /><br />Dal postumano al transumano<br />Il transumanesimo, a sua volta, si caratterizza per la teorizzazione della prospettiva di “superamento” attivo dell’umano, attraverso il potenziamento tecnologico dell’organismo. È stato incisivamente affermato per il transumanesimo (e mutatis mutandis è da ritenersi possa essere esteso anche al postumanesimo): «Noi transumanisti ci siamo dati un obiettivo chiaro e ambizioso: creare le condizioni per una rivoluzione morale e intellettuale di orientamento prometeico».<br />Il termine postumanesimo fu coniato da Julian Huxley (nel 1957), per teorizzare la trasformazione epocale dell’umano, in un tutt’altro dall’umano, rispetto al quale l’umano appare solo come un’anteriorità destinata al trapasso. Tale superamento si prolungherebbe all’infinito (inteso quale negazione e prolungamento del finito). Il passaggio al postumano si dà sulla premessa dell’estinzione dell’umano, ovvero della sua decostruzione. Donde un pronunciato antiantropocentrismo. <br /><br />Una chiamata generale all’inclusività nella stagione del postumano e del transumano<br />Se il 4 ottobre 2023, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, patrono dell’ecologia, Papa Francesco volle pubblicare la Laudate Deum, lo fece non soltanto per alzare una voce profetica in vista di una rinnovata cura verso la nostra casa comune e gli uni verso gli altri, specialmente i più vulnerabili in mezzo a noi e i futuri abitanti del pianeta Terra. Lo fece pure per sollecitare tutti i credenti a un nuovo impegno sociale, economico e politico.<br />Non era, questa, una chiara indicazione d’impegno educativo, formativo e catechetico? Se ancora «non reagiamo abbastanza» e se «il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura», insomma, «non ci viene chiesto nulla di più che una certa responsabilità per l’eredità che lasceremo dietro di noi dopo il nostro passaggio in questo mondo». Se il tempo sta davvero per scadere, sapremo, come credenti]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60212536</guid><pubDate>Wed, 29 May 2024 18:33:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60212536/inclusione_ed_integrazione_degli_studenti_nella_stagione_del_postumanesimo.mp3" length="12758440" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>INCLUSIONE E INTEGRAZIONE DEGLI STUDENTI NELLA STAGIONE DEL POSTUMANESIMO 
Titoli ed argomenti trattati dal PROFESSORE PASQUALE GIUSTINIANI al convegno: 
l'insegnante mediatore di inclusività. Aspetti e proposte alla luce delle opere del Beato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[INCLUSIONE E INTEGRAZIONE DEGLI STUDENTI NELLA STAGIONE DEL POSTUMANESIMO <br />Titoli ed argomenti trattati dal PROFESSORE PASQUALE GIUSTINIANI al convegno: <br />l'insegnante mediatore di inclusività. Aspetti e proposte alla luce delle opere del Beato Francesco Mottola. <br />Tenuto a Mileto, provincia di Vibo Valenzia (Calabria, Italia), presso il seminario vescovile "Don Rocco Laria", sabato 25 maggio 2024<br />Gli insegnanti di religione che ripensano alla luce di don Mottola la progettazione inclusiva nell’era del postumano, del transumano e della cosiddetta Intelligenza Artificiale<br />- Dignitas Infinita<br />Dignità umana, implicazioni per la Didattica dell'insegnamento della Religione Cattolica<br />Dignità umana, cioè?<br />* Echi della Rivelazione cristiana nelle affermazioni del pensiero moderno;<br />* Un concetto fondamentale della teologia e della cristologia;<br />* Ancora tante violazioni della dignità umana;<br />* Le indicazioni della Carta costituzionale italiana;<br />- Mutazioni antropologiche e giuridiche, alcuni fattori:<br />nuove generazioni e tecnologie<br /> <br />* un parere del ministro Bianchi;<br />* Mutazione nel rapporto con le tecnologie;<br />* un memorabile Angelus di san Giovanni Paolo II;<br />* le barriere culturali e sociali che si ergono tra le persone;<br />* inclusione degli alunni stranieri;<br />* nativi digitali e multiculturalità;<br />* divari e criticità dell’inclusione;<br />Uffici per l’inclusione scolastica<br />* Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 settembre 2020, numero 166 e il Decreto Ministeriale 5 gennaio 2021 numenro 6 hanno istituito cinque uffici di livello dirigenziale non generale per l'inclusione scolastica;<br />* Il terzo ufficio si occupa della promozione della cultura della legalità, dell'educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza attiva, sia all'interno che all'esterno della scuola. Il quarto ufficio si concentra sull'integrazione degli studenti con disabilità e degli immigrati, promuovendo iniziative condivise con gli attori istituzionali e non istituzionali;<br />* Infine, il quinto ufficio gestisce e implementa i contenuti informativi dei portali per l'inclusione scolastica e per la scuola in ospedale, oltre al servizio di istruzione domiciliare;<br />* I Bisogni Educativi Speciali (BES) sono espressi dagli alunni che vivono una situazione particolare che ostacola il loro apprendimento e sviluppo;<br />* Gli strumenti di valutazione utilizzati rispettino alcune caratteristiche, come l'adeguata rappresentazione della popolazione di riferimento, l'aggiornamento delle norme e la presenza di indici psicometrici di attendibilità e validità.<br />Anagrafe Nazionale degli Strumenti e degli Ausili Didattici<br />Gli utenti, come gli Uffici Scolastici Regionali, i Centri Territoriali per l'Inclusione, le scuole, hanno a disposizione un servizio di assistenza tecnica per ricevere supporto durante la fase di inserimento delle domande<br /><br />Includere «I Nuju du mundu»<br />I «nessuno del mondo». Per loro il Beato Francesco Mottola fondò le “Case della carità”, per l’accoglienza e la loro assistenza alcune delle quali ancora attive in Italia e all’estero<br />. «La Casa della carità – diceva – l’ho sognata grande almeno quanto la nostra terra, accogliente tutto il dolore, non per eliminarlo, perché sarebbe un sacrilegio, ma per divinizzarlo e divinizzato adorarlo».<br />Giovanni Paolo secondo<br />* Rinascita religiosa, morale e civile della Calabria<br />Figure di sacerdoti<br />Carlo de Cardona, Luigi Nicoletti, Francesco Mottola…<br /><br />Umano e postumano<br />* l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030, “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti” come andrà interpretato alla luce del contesto antropologico che va diventando postumano e transumano?<br />* Costruire una scuola sempre più inclusiva, per ridurre la dispersione, sviluppare tutte le competenze necessarie per...]]></itunes:summary><itunes:duration>796</itunes:duration><itunes:keywords>ai,artificiale,beato,calabria,docenti,francesco,ia,inclusione,insegnanti,integrazione,intelligenza,irc,mileto,mottola,seminario,studenti,valentia,vibo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>AI, Giustiniani, Perillo, Urraro appointment with Europe-NapoFlix broadcast</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ai-giustiniani-perillo-urraro-appointment-with-europe-napoflix-broadcast--59955084</link><description><![CDATA[Appointment with Europe, NapoFlix TV, digital terrestrial channel 86 for the Campania region<br />Broadcast May 8, 2024<br />Presents: Rosa Criscuolo<br />Artificial intelligence, on the threshold of an epochal change in human style, a true anthropological revolution that will change the way we relate to machines; the way our cities and our lives will be organized.<br />They discussed it in the studio:<br />Francesco Perillo, journalist, writer and professor, teacher;<br />Pasquale Giustiniani, full professor of philosophy at the Pontifical Theological Faculty of Southern Italy;<br />Francesco Urraro, presidential council of the Council of State.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59955084</guid><pubDate>Thu, 09 May 2024 23:08:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59955084/ai_giustiniani_perillo_urraro_appointment_with_europe_napoflix_broadcast.mp3" length="8185539" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Appointment with Europe, NapoFlix TV, digital terrestrial channel 86 for the Campania region
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Improta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-pesante-ipoteca-concordataria-nelle-appendici-dei-cristiani-per-il-socialismo-di-g-improta--59903794</link><description><![CDATA[Vomero, via Kerbaker, città di Napoli, 6 maggio 2024 Pasquale Giustiniani, la pesante ipoteca concordataria nelle appendici de: oltre Marx, Domenico Iervolino ed il movimento dei Cristiani per il socialismo di Giuseppe Improta. Collana "scenari" per "la valle del tempo" edizioni. <br />..lungi dal far pensare che sia conclusa l'esperienza cattolica e politica degli anni Settanta, può ancora illuminare generazioni nuove e antiche sull’attuale questione della presenza dei cattolici nella vita politica, anche per quanto riguarda <b>la delicata problematica della interruzione volontaria di gravidanza</b> (Legge 194 del 1978)...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59903794</guid><pubDate>Tue, 07 May 2024 18:28:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59903794/la_pesante_ipoteca_concordataria_nelle_appendici_dei_cristiani_per_il_socialismo_di_g_improta.mp3" length="7040296" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Vomero, via Kerbaker, città di Napoli, 6 maggio 2024 Pasquale Giustiniani, la pesante ipoteca concordataria nelle appendici de: oltre Marx, Domenico Iervolino ed il movimento dei Cristiani per il socialismo di Giuseppe Improta. 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Collana "scenari" per "la valle del tempo" edizioni. <br />..lungi dal far pensare che sia conclusa l'esperienza cattolica e politica degli anni Settanta, può ancora illuminare generazioni nuove e antiche sull’attuale questione della presenza dei cattolici nella vita politica, anche per quanto riguarda <b>la delicata problematica della interruzione volontaria di gravidanza</b> (Legge 194 del 1978)...]]></itunes:summary><itunes:duration>438</itunes:duration><itunes:keywords>194/78,aborto,cattolici,cristiani,domenico,giuseppe,iervolino,improta,legge,marx,politica,socialismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>SUN-la tutela delle generazioni future tra transizione ecologica, natura e cultura</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sun-la-tutela-delle-generazioni-future-tra-transizione-ecologica-natura-e-cultura--59637006</link><description><![CDATA[Dipartimento di biotecnologie SUN, cattedra del prof. Carlo Iannello, 24 aprile 24. <b>Che cosa è la “transizione ecologica” nell’orizzonte degli interessi delle future e nuove generazioni.</b> (Pasquale Giustiniani)   <b>1.   </b>Costituzione italiana, modifica:<b></b> «<b>Articolo 9. </b>La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [<i>cfr. artt. <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=121&amp;articolo_numero_articolo=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">33</a>, <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=121&amp;articolo_numero_articolo=34" target="_blank" rel="noreferrer noopener">34</a></i>].<b></b> Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».   2.   <i>Verde Europa?</i> La Commissione europea ha adottato una serie di proposte per rendere le politiche dell’UE in materia di clima, energia, trasporti e tassazione <b>idonee a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030</b>, rispetto ai livelli del 1990. Si parla di Green Deal europeo, che viene presentata anche come la nostra ancora di salvezza per uscire dalla pandemia di Covid-19. <b>Un terzo dei 1.800 miliardi di euro </b> di investimenti del piano di ripresa NextGenerationEU e del bilancio settennale dell’UE finanzieranno il Green Deal europeo. Il 12 marzo 2024 - La Commissione ha pubblicato una comunicazione sulla gestione dei rischi climatici in Europa che illustra come l'UE e i suoi paesi possono attuare politiche che salvano vite umane, riducono i costi e proteggono la prosperità. Si tratta di una risposta diretta alla prima valutazione europea del rischio climatico da parte dell’Agenzia europea dell’ambiente. Affronta inoltre le preoccupazioni di molti europei in seguito alle temperature record e agli eventi meteorologici estremi registrati lo scorso anno. Il Green Deal europeo punta a rendere l'Europa climaticamente neutra entro il 2050, rilanciare l'economia grazie alla tecnologia verde, creare industrie e trasporti sostenibili e ridurre l'inquinamento. Trasformare le sfide climatiche e ambientali in opportunità renderà la transizione giusta e inclusiva per tutti. <b>La Commissione europea aiuta gli Stati membri dell'UE a progettare e attuare riforme che sostengano la transizione verde e contribuiscano al conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo</b>. Contribuisce inoltre a definire le procedure richieste nelle amministrazioni centrali e locali e a realizzare le strutture di coordinamento necessarie per l'attuazione delle politiche verdi. Nell'UE l'insieme degli Stati membri, delle regioni e dei settori devono contribuire alla transizione verso un'economia climaticamente neutra. Tuttavia, la portata della sfida non è la stessa per tutti. Le regioni dipendenti dai combustibili fossili e dalle industrie ad alta intensità di CO2 saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale. La Commissione europea aiuta gli Stati membri a mobilitare risorse e ad adottare misure per garantire un sostegno mirato alle regioni e ai settori maggiormente colpiti dalla transizione. Inoltre, attraverso lo strumento di sostegno tecnico, la DG REFORM sta aiutando 17 Stati membri a definire i rispettivi piani territoriali che sono tenuti ad elaborare per poter accedere ai finanziamenti del <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/actions-being-taken-eu/just-transition-mechanism_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">meccanismo per una transizione giusta</a>   3.   <i>Un Ministero verde in Italia. </i>Il 26 febbraio 2021 - Il Consiglio dei ministri approvò il decreto legge “Ministeri”, che riorganizzava competenze e strutture di alcuni dicasteri. Nasce ufficialmente, con tale provvedimento, il Ministero della Transizione ecologica (Mite), che sostituisce il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il decreto approvato istituisce inoltre, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione. Il Comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, o, in sua vece, dal ministro della Transizione ecologica, ed è composto dal ministro per il Sud e la coesione territoriale, dai ministri della Transizione ecologica, dell`Economia e delle finanze, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, della Cultura e delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Ecco i temi enunciati nel sito del Ministero: Accordi di collaborazione bilaterale e multilaterale Acqua Amministrazione Ambientale Marittima Aree naturali protette e Rete Natura 2000 Aria Biodiversità Biosicurezza, OGM e accesso alle risorse genetiche Bonifiche e Risanamento Capitale Naturale Clima Economia Circolare Educazione Ambientale Energia Formazione Universitaria Green Economy Inquinamento acustico Inquinamento elettromagnetico INSPIRE e Geoportale Nazionale Materie prime critiche Mobilità sostenibile Piano Sviluppo e Coesione del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Piano per la Transizione Ecologica (PTE) Politiche di coesione Prodotti chimici Programmi a gestione diretta della Commissione Europea Provvedimenti di valutazione ambientale Radiazioni ionizzanti Rischio industriale Suolo Sviluppo sostenibile Territorio Tutela del mare e delle coste VAS - VIA – AIA   4.   <b><i>Campagne elettorali. </i></b>Secondo una bozza del manifesto per le europee visionata da Euractiv, i Verdi europei stanno spingendo per investimenti “massicci” per stimolare contemporaneamente la transizione verde e proteggere le condizioni di vita nell’ambito di quello che chiamano “Green Social Deal”. La bozza del manifesto di 40 pagine, che mette in evidenza le priorità del partito in materia di esteri e difesa, delinea una visione ambiziosa, la cui versione finale è stata adottata dal 2 al 4 febbraio al Congresso del partito a Lione. Mentre i socialisti (PSE) e il centro-destra (PPE) mettono le priorità politiche in primo piano nelle loro bozze di manifesto, il testo dei Verdi è molto dettagliato nei suoi piani politici. Dal momento che i sondaggi prevedono uno spostamento a destra alle elezioni europee di giugno, i partiti di centro-destra si stanno preparando ad opporsi a una serie di regolamenti e alla burocrazia del Green Deal. Il Partito Verde Europeo (EGP) ha eletto due pesi massimi, il tedesco Terry Reintke e l’olandese Bas Eickhout, come candidati principali alle elezioni europee. La spinta per includere i candidati del Sud e dell’Est nella leadership è fallita durante il congresso elettorale del partito che si è tenuto a Lione dal 2 al 4 febbraio. Contro la prospettiva di gravi sconfitte alle elezioni europee di giugno – passando da <b>75 seggi nel 2019 a 51</b>, secondo le <a href="https://www.euractiv.com/section/elections/news/eu-election-flash-poll-conservative-ecr-on-course-to-snatch-liberal-renews-fourth-place/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proiezioni di Euractiv</a> – i Verdi europei hanno preferito andare sul sicuro con due personaggi politici noti e affermati con una forte carriera politica alle spalle. I Verdi vogliono anche scadenze più rigide per l’eliminazione dei combustibili fossili, chiedendo la piena neutralità climatica entro il 2040 e la fine dell’uso del “carbone entro il 2030, del gas fossile entro il 2035 e del petrolio entro il 2040″. Per quanto riguarda i sussidi alle fonti fossili, i Verdi invitano l’UE a presentare un piano per eliminarli gradualmente “al più tardi” entro il 2025 e “tutti gli altri sussidi dannosi per l’ambiente entro il 2027”. Affermano poi di voler trasformare il sistema energetico dell’UE per affidarsi al 100% all’energia solare, idrica, eolica e geotermica. “Solo le energie rinnovabili possono garantire un pianeta abitabile, l’indipendenza geopolitica dagli autocrati e un sistema energetico resiliente e gestito democraticamente […] Vogliamo pannelli solari su ogni tetto possibile per mettere i cittadini al centro della transizione energetica, dando loro energia più economica e controllo”, aggiunge la bozza del manifesto. Non si fa menzione dei biocarburanti, che nel manifesto per il 2019 i Verdi sostengono possano avere un ruolo se hanno una bassa impronta di carbonio e non competono con la produzione alimentare o causano la perdita di biodiversità. <b>Il Vaticano verde? </b>Il 4 ottobre 2023, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, patrono dell’ecologia, Papa Francesco ha pubblicato la <i>Laudate Deum</i>, l’esortazione apostolica che fa seguito alla storica lettera enciclica <i>Laudato si’</i> del 2015. Con la nuova esortazione, Papa Francesco alza ancora una volta la sua voce profetica per la cura della nostra casa comune e gli uni degli altri, specialmente i più vulnerabili in mezzo a noi. Come sottolinea il Pontefice, «non reagiamo abbastanza» e «il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura» (LD, 2). Papa Francesco ci ricorda che «non ci viene chiesto nulla di più che una certa responsabilità per l’eredità che lasceremo dietro di noi dopo il nostro passaggio in questo mondo» (LD, 18). <b>Il recente Summit sul clima di Dubai (COP28) ha dolorosamente dimostrato che continuiamo a rimanere largamente sordi al crescente «grido della terra» e «al grido dei poveri»</b> (LS, 49). Il tempo sta per scadere. Possiamo ancora svegliarci alla gravità della minaccia esistenziale alla vita e alla civiltà su questo pianeta che chiamiamo “casa”? La sfida senza precedenti che il pianeta e le persone si trovano ad affrontare può essere affrontata solo nell’ot]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59637006</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2024 18:54:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59637006/sun_la_tutela_delle_generazioni_future_tra_transizione_ecologica_natura_e_cultura.mp3" length="15854248" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Dipartimento di biotecnologie SUN, cattedra del prof. Carlo Iannello, 24 aprile 24. Che cosa è la “transizione ecologica” nell’orizzonte degli interessi delle future e nuove generazioni. (Pasquale Giustiniani)   1.   Costituzione italiana, modifica:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dipartimento di biotecnologie SUN, cattedra del prof. Carlo Iannello, 24 aprile 24. <b>Che cosa è la “transizione ecologica” nell’orizzonte degli interessi delle future e nuove generazioni.</b> (Pasquale Giustiniani)   <b>1.   </b>Costituzione italiana, modifica:<b></b> «<b>Articolo 9. </b>La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [<i>cfr. artt. <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=121&amp;articolo_numero_articolo=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">33</a>, <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=121&amp;articolo_numero_articolo=34" target="_blank" rel="noreferrer noopener">34</a></i>].<b></b> Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».   2.   <i>Verde Europa?</i> La Commissione europea ha adottato una serie di proposte per rendere le politiche dell’UE in materia di clima, energia, trasporti e tassazione <b>idonee a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030</b>, rispetto ai livelli del 1990. Si parla di Green Deal europeo, che viene presentata anche come la nostra ancora di salvezza per uscire dalla pandemia di Covid-19. <b>Un terzo dei 1.800 miliardi di euro </b> di investimenti del piano di ripresa NextGenerationEU e del bilancio settennale dell’UE finanzieranno il Green Deal europeo. Il 12 marzo 2024 - La Commissione ha pubblicato una comunicazione sulla gestione dei rischi climatici in Europa che illustra come l'UE e i suoi paesi possono attuare politiche che salvano vite umane, riducono i costi e proteggono la prosperità. Si tratta di una risposta diretta alla prima valutazione europea del rischio climatico da parte dell’Agenzia europea dell’ambiente. Affronta inoltre le preoccupazioni di molti europei in seguito alle temperature record e agli eventi meteorologici estremi registrati lo scorso anno. Il Green Deal europeo punta a rendere l'Europa climaticamente neutra entro il 2050, rilanciare l'economia grazie alla tecnologia verde, creare industrie e trasporti sostenibili e ridurre l'inquinamento. Trasformare le sfide climatiche e ambientali in opportunità renderà la transizione giusta e inclusiva per tutti. <b>La Commissione europea aiuta gli Stati membri dell'UE a progettare e attuare riforme che sostengano la transizione verde e contribuiscano al conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo</b>. Contribuisce inoltre a definire le procedure richieste nelle amministrazioni centrali e locali e a realizzare le strutture di coordinamento necessarie per l'attuazione delle politiche verdi. Nell'UE l'insieme degli Stati membri, delle regioni e dei settori devono contribuire alla transizione verso un'economia climaticamente neutra. Tuttavia, la portata della sfida non è la stessa per tutti. Le regioni dipendenti dai combustibili fossili e dalle industrie ad alta intensità di CO2 saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale. La Commissione europea aiuta gli Stati membri a mobilitare risorse e ad adottare misure per garantire un sostegno mirato alle regioni e ai settori maggiormente colpiti dalla transizione. Inoltre, attraverso lo strumento di sostegno tecnico, la DG REFORM sta aiutando 17 Stati membri a definire i rispettivi piani territoriali che sono tenuti ad elaborare per poter accedere ai finanziamenti del <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/actions-being-taken-eu/just-transition-mechanism_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">meccanismo per una transizione giusta</a>   3.   <i>Un Ministero verde in Italia. </i>Il 26 febbraio 2021 - Il Consiglio dei ministri approvò il decreto legge “Ministeri”, che riorganizzava competenze e strutture di alcuni dicasteri. Nasce ufficialmente, con tale provvedimento, il...]]></itunes:summary><itunes:duration>989</itunes:duration><itunes:keywords>ecologica,europei,future,generazioni,natura,transizione,ue,verdi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Filo rosso al Books and Museum, di Pasquale Giustiniani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/filo-rosso-al-books-and-museum-di-pasquale-giustiniani--59571328</link><description><![CDATA[Domenica 14 aprile 2024<br />(Filo rosso di Books and Museum, di Pasquale Giustiniani)  <br /><br />Tre volumi de La valle del tempo di Napoli, due inseriti nelle collane dirette da Pasquale Giustiniani, che rileggono, in ottica attualizzante, gli anni Settanta del secolo XX, sull’onda della domanda: “dove sono i cristiani nella vita politica?”. Tramontato il partito unico democristiano e la polverizzazione dei credenti nelle varie formazioni di sinistra, centro e destra, non si rischia che restino inascoltate le prospettive e le richieste provenienti dal cristianesimo, particolarmente quello nella sua forma cattolica? Le vicende di "Come la luce dell'alba", di Pio Russo Kraus, si svolgono a Napoli dall'ottobre 1973 al maggio 1974, periodo segnato dal post colera, dall'austerity e dalla campagna per il <i>referendum sul divorzio</i>, nel corso della quale – come precisa il libro di Improta – i cristiani per il socialismo assunsero chiare posizioni di dissenso. Una Napoli, continua Russo Kraus, segnata dalla speculazione edilizia e dall'abusivismo che distruggono il verde ancora esistente ed espellono le fasce più povere della popolazione. In questa cornice si svolge la storia di un prete di buona famiglia, catapultato in una realtà ben diversa da quella dove aveva vissuto, e di un gruppo di giovani che prendono le parti degli ultimi e si oppongono alla distruzione del territorio e alla camorra. I diversi personaggi si troveranno ad affrontare dubbi, dilemmi, a interrogarsi sulle loro vite e sulla società, a fare scelte difficili. E anche a vivere i primi innamoramenti. Un felicemente prete uxorato, Armando Poggi, riprende le domande poste recentemente al clero di Napoli e del suo hinterland diocesano, in occasione del cammino sinodale universale e del XXXI Sinodo della chiesa di Napoli. Esse hanno il titolo 'Quali preti per la Chiesa di Napoli'. Domande che sanno di nuovo, ma anche di antico. Proprio questo si legge nel volume di Armando Poggi. Nel corso di una lunga intervista concessami, egli presenta i contenuti della “Traccia di discussione sui problemi del Clero”, proposta e inviata dalla C.E.I. a tutto il clero Italiano nel 1970. A quella “Traccia...” antica - che in atmosfera sinodale ha davvero il sapore del nuovo -, il clero di Napoli, coinvolto nel suo insieme a ridosso del <i>vento conciliare</i>, diede delle risposte molto precise, mature, in sintonia con lo spirito del <i>Vaticano secondo</i> appena concluso, affrontando, tra l’altro, le rilevanti questioni dell’impegno sociale e lavorativo del presbitero, del celibato, della condivisione piena con la gente di un territorio… Questioni che risultano non solo attuali, ma addirittura avveniristiche, come adesso Poggi ci illustra, ricavandole da alcuni fogli a stampa, sbucati fuori dal suo Archivio privato (che varrebbe la pena ri-pubblicare). Erano risposte contenute in una “Relazione sui problemi del Clero”, redatta da un noto ecclesiologo partenopeo, mons. Ciriaco Scanzillo, professore nella sezione san Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà di teologia dell’Italia meridionale, già Rettore del Seminario di Napoli, poi Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi: persona onesta e indipendente che, a quel tempo, dopo aver letto analiticamente i resoconti territoriali pervenuti alla Segreteria del clero, si limitò a dare forma sintetica a un ampio e articolato dibattito, a cui avevano partecipato tutti i preti della diocesi, negli incontri svolti nelle numerose Foranie. Il contenuto avvincente di questa “Relazione sintetica” costò caro all’allora don Poggi – che oggi si auto-definisce “prete altro” -; egli, pur facendo parte della Segreteria diocesana della consultazione, fu emarginato dal cardinale dell’epoca, Corrado Ursi, il quale non volle accogliere e trasmettere la relazione di mons. Scanzillo a Roma, ovvero, in Vaticano, alla Congregazione per il Clero e, in CEI, alla Segreteria: «Credo che, all’epoca, il Card. Ursi sia rimasto stizzosamente contrariato dal pensiero del suo Clero e questo spiegherebbe lo scontro avvenuto tra me e lui» (<i>Pianticelle divelte</i>, p. 47). Gli intenti di Giuseppe Improta, autore del terzo libro, sono precisati fin dalle prime battute: «<i>Il ricordo di questo movimento [Cristiani per il socialismo] e quello del filosofo ed uomo politico Jervolino merita di essere trasmesso alle nuove generazioni, specialmente a quelle dei credenti cristiani, per non disperdere la memoria degli sforzi fatti in passato da chi si è impegnato, con tutte le proprie forze, per consentire, nelle comunità cristiane, una serena libertà di scelte politiche ed un impegno/militanza nei partiti di sinistra o nei sindacati, senza ingerenze e condizionamenti da parte della gerarchia ecclesiastica</i>». Alla luce di ciò, il lettore ultramoderno può incrociare, come accadde anche a me nei primi anni Settanta del Novecento - anni di studio universitario nell’allora Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università <i>Federico II </i>di Napoli -, la figura di Mimmo Jervolino (così lo chiamavamo anche noi studenti): un filosofo del linguaggio, esperto di ermeneutica che, sul piano della <i>militanza sociale ed ecclesiale</i>, propose a tutti noi una modalità peculiare di essere credenti cristiani laici in un contesto laicale immediatamente post-conciliare che si muoveva tra spinte di <i>revanche tradizionalista</i> e <i>autonomismi a oltranza </i>del laicato, sia a livello individuale che organizzato. Improta, che in <i>Appendice </i>pubblica interessanti documenti, ne segue le vicende di militanza associativa e politica in diversi gruppi della <i>nuova sinistra </i>(dall’aprile 1978 Jervolino fu dirigente nazionale di <i>Democrazia Proletaria</i>, successivamente di <i>Rifondazione comunista</i>), in particolare nel <i>Movimento</i> dei <i>Cristiani per il socialismo </i>che, come ci viene raccontato, il 5-6 maggio 1981 farà registrare l’ultimo atto: un seminario organizzato a Milano in chiave anche autocritica, cui partecipò l’instancabile Jervolino.  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59571328</guid><pubDate>Sun, 21 Apr 2024 07:39:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59571328/filo_rosso_di_books_and_museum_di_pasquale_giustiniani.mp3" length="5967400" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Domenica 14 aprile 2024
(Filo rosso di Books and Museum, di Pasquale Giustiniani)  

Tre volumi de La valle del tempo di Napoli, due inseriti nelle collane dirette da Pasquale Giustiniani, che rileggono, in ottica attualizzante, gli anni Settanta del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Domenica 14 aprile 2024<br />(Filo rosso di Books and Museum, di Pasquale Giustiniani)  <br /><br />Tre volumi de La valle del tempo di Napoli, due inseriti nelle collane dirette da Pasquale Giustiniani, che rileggono, in ottica attualizzante, gli anni Settanta del secolo XX, sull’onda della domanda: “dove sono i cristiani nella vita politica?”. Tramontato il partito unico democristiano e la polverizzazione dei credenti nelle varie formazioni di sinistra, centro e destra, non si rischia che restino inascoltate le prospettive e le richieste provenienti dal cristianesimo, particolarmente quello nella sua forma cattolica? Le vicende di "Come la luce dell'alba", di Pio Russo Kraus, si svolgono a Napoli dall'ottobre 1973 al maggio 1974, periodo segnato dal post colera, dall'austerity e dalla campagna per il <i>referendum sul divorzio</i>, nel corso della quale – come precisa il libro di Improta – i cristiani per il socialismo assunsero chiare posizioni di dissenso. Una Napoli, continua Russo Kraus, segnata dalla speculazione edilizia e dall'abusivismo che distruggono il verde ancora esistente ed espellono le fasce più povere della popolazione. In questa cornice si svolge la storia di un prete di buona famiglia, catapultato in una realtà ben diversa da quella dove aveva vissuto, e di un gruppo di giovani che prendono le parti degli ultimi e si oppongono alla distruzione del territorio e alla camorra. I diversi personaggi si troveranno ad affrontare dubbi, dilemmi, a interrogarsi sulle loro vite e sulla società, a fare scelte difficili. E anche a vivere i primi innamoramenti. Un felicemente prete uxorato, Armando Poggi, riprende le domande poste recentemente al clero di Napoli e del suo hinterland diocesano, in occasione del cammino sinodale universale e del XXXI Sinodo della chiesa di Napoli. Esse hanno il titolo 'Quali preti per la Chiesa di Napoli'. Domande che sanno di nuovo, ma anche di antico. Proprio questo si legge nel volume di Armando Poggi. Nel corso di una lunga intervista concessami, egli presenta i contenuti della “Traccia di discussione sui problemi del Clero”, proposta e inviata dalla C.E.I. a tutto il clero Italiano nel 1970. A quella “Traccia...” antica - che in atmosfera sinodale ha davvero il sapore del nuovo -, il clero di Napoli, coinvolto nel suo insieme a ridosso del <i>vento conciliare</i>, diede delle risposte molto precise, mature, in sintonia con lo spirito del <i>Vaticano secondo</i> appena concluso, affrontando, tra l’altro, le rilevanti questioni dell’impegno sociale e lavorativo del presbitero, del celibato, della condivisione piena con la gente di un territorio… Questioni che risultano non solo attuali, ma addirittura avveniristiche, come adesso Poggi ci illustra, ricavandole da alcuni fogli a stampa, sbucati fuori dal suo Archivio privato (che varrebbe la pena ri-pubblicare). Erano risposte contenute in una “Relazione sui problemi del Clero”, redatta da un noto ecclesiologo partenopeo, mons. Ciriaco Scanzillo, professore nella sezione san Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà di teologia dell’Italia meridionale, già Rettore del Seminario di Napoli, poi Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi: persona onesta e indipendente che, a quel tempo, dopo aver letto analiticamente i resoconti territoriali pervenuti alla Segreteria del clero, si limitò a dare forma sintetica a un ampio e articolato dibattito, a cui avevano partecipato tutti i preti della diocesi, negli incontri svolti nelle numerose Foranie. Il contenuto avvincente di questa “Relazione sintetica” costò caro all’allora don Poggi – che oggi si auto-definisce “prete altro” -; egli, pur facendo parte della Segreteria diocesana della consultazione, fu emarginato dal cardinale dell’epoca, Corrado Ursi, il quale non volle accogliere e trasmettere la relazione di mons. Scanzillo a Roma, ovvero, in Vaticano, alla Congregazione per il Clero e, in CEI, alla Segreteria: «Credo che, all’epoca, il Card. 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Caserta, 13 aprile 2024. Piazzetta della seta<br /><br />Cornice, per titoli, argomenti e paragrafi sviluppati dal relatore Pasquale Giustiniani, professore emerito di filosofia teoretica. Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale, sezione San Tommaso D'Aquino.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59489345</guid><pubDate>Tue, 16 Apr 2024 14:16:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59489345/rotary_intelligenza_coscienza_o_sensibilit_nuovo_vocabolario_ia_p_giustiniani_1.mp3" length="13094440" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Intelligenza artificiale, uno strumento al servizio dell'uomo fra tecnologia, etica e timori.
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Governatore: Ugo Oliviero
Real belvedere di San Leucio. Caserta, 13 aprile 2024. Piazzetta della seta

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Fine della cristianità? 
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- Come spezzare le catene del male di Romualdo Gambale 
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Già nella prima parte del secolo XX si parlò di “tramonto <br />dell’Occidente”, trovando fin nella radice del termine Occidente <br />(da occasus, tramonto) il “destino” di una terra in cui, oggi, la <br />realtà appare ancora più estenuata da certe atmosfere postmoderne. <br />Questo ci va mostrando soprattutto la caduta d’interesse per una <br />morale naturale, con il conseguente tramonto di punti di riferimento <br />stabili e duraturi, in un contesto assai più problematico che mette <br />nelle mani dell’essere umano strumenti inediti ed apre situazioni, <br />per quanto concerne il potere tecnoscientifico, di manipolazione e <br />dominio sull’ecosistema, sugli esseri viventi e perfino sull’essere <br />umano...]]></itunes:summary><itunes:duration>950</itunes:duration><itunes:keywords>bertolone,cotticelli,cristianità,dinola,gambale,giustiniani,la,maria,napoli,nova,pititto,professore,reale,religione,santa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rosmini tra filosofia e politica-Giustiniani per la rivista il Contributo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rosmini-tra-filosofia-e-politica-giustiniani-per-la-rivista-il-contributo--59324734</link><description><![CDATA[Rosmini fra filosofia e politica, contributo del prof. Giustiniani alla presentazione del numero monografico 2/2023 della rivista “il Contributo” edizioni Accademia Vivarium Novum, sull'apporto di Antonio Rosmini Servati alla grande stagione filosofico-teologica personalistica.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59324734</guid><pubDate>Sat, 06 Apr 2024 21:01:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59324734/rosmini_tra_filosofia_e_politica_giustiniani_per_la_rivista_il_contributo.mp3" length="20833806" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Rosmini fra filosofia e politica, contributo del prof. Giustiniani alla presentazione del numero monografico 2/2023 della rivista “il Contributo” edizioni Accademia Vivarium Novum, sull'apporto di Antonio Rosmini Servati alla grande stagione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rosmini fra filosofia e politica, contributo del prof. Giustiniani alla presentazione del numero monografico 2/2023 della rivista “il Contributo” edizioni Accademia Vivarium Novum, sull'apporto di Antonio Rosmini Servati alla grande stagione filosofico-teologica personalistica.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1303</itunes:duration><itunes:keywords>antonio,beato,cristiano,filosofo,pensatore,persona,politico,rosmini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>il fattore religioso nella antropologia delle migrazioni in Calabria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-fattore-religioso-nella-antropologia-delle-migrazioni-in-calabria--59149815</link><description><![CDATA[Rende, università della Calabria. Seminario: il fattore religioso nell'antropologia delle migrazioni in Calabria. Abstract dell'intervento del prof. Pasquale Giustiniani, Pontificia facoltà dell'Italia meridionale, sezione San Tommaso]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59149815</guid><pubDate>Sat, 23 Mar 2024 21:44:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59149815/prof_giustiniani_il_fattore_religioso_nella_antropoligia_delle_migrazioni_in_calabria.mp3" length="21049384" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Rende, università della Calabria. Seminario: il fattore religioso nell'antropologia delle migrazioni in Calabria. Abstract dell'intervento del prof. Pasquale Giustiniani, Pontificia facoltà dell'Italia meridionale, sezione San Tommaso</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rende, università della Calabria. Seminario: il fattore religioso nell'antropologia delle migrazioni in Calabria. Abstract dell'intervento del prof. Pasquale Giustiniani, Pontificia facoltà dell'Italia meridionale, sezione San Tommaso]]></itunes:summary><itunes:duration>1314</itunes:duration><itunes:keywords>antropologia,calabria,emigranti,religione,seminario,università</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giordano Bruno-convegno formativo presso I.S. Masullo-Theti di Nola (NA)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giordano-bruno-convegno-formativo-presso-i-s-masullo-theti-di-nola-na--58790445</link><description><![CDATA[Giordano Bruno, convegno formativo tenuto presso l'istituto superiore Masullo-Theti di Nola (NA) il 21 febbraio 2024 con la partecipazione attiva degli alunni del liceo scientifico scienze applicate e della IV sez. A informatica. Il convegno ha chiuso un percorso didattico seguito dalle professoresse A. Scala e R. Saccoia. <br />All'intervernto del prof. Pasquale Giustiniani che qui potete ascoltare, hanno fatto seguito le illustrazioni del prof. G. Covone. La vita e il pensiero del filosofo nolano hanno catturato la viva attenzione dell'intera platea di studenti. I lavori dell'intero percorso formativo sono stati coordianti dalla prof.ssa A.M. Coppola che ha in ultimo moderato il dibattito]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58790445</guid><pubDate>Thu, 22 Feb 2024 22:54:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58790445/giordano_bruno_convegno_formativo_presso_i_s_masullo_theti_di_nola_na.mp3" length="12697768" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Giordano Bruno, convegno formativo tenuto presso l'istituto superiore Masullo-Theti di Nola (NA) il 21 febbraio 2024 con la partecipazione attiva degli alunni del liceo scientifico scienze applicate e della IV sez. A informatica. Il convegno ha chiuso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giordano Bruno, convegno formativo tenuto presso l'istituto superiore Masullo-Theti di Nola (NA) il 21 febbraio 2024 con la partecipazione attiva degli alunni del liceo scientifico scienze applicate e della IV sez. A informatica. Il convegno ha chiuso un percorso didattico seguito dalle professoresse A. Scala e R. Saccoia. <br />All'intervernto del prof. Pasquale Giustiniani che qui potete ascoltare, hanno fatto seguito le illustrazioni del prof. G. Covone. La vita e il pensiero del filosofo nolano hanno catturato la viva attenzione dell'intera platea di studenti. I lavori dell'intero percorso formativo sono stati coordianti dalla prof.ssa A.M. 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Il fondamentale diritto all’autodeterminazione individuale</i>, Prefazione<i> </i>di Luigi Manconi, II edizione riveduta e ampliata, Editoriale Scientifica, Napoli 2023, pp. 336.<br />..Iannello è sostenitore del diritto di autodeterminarsi della persona umana, anche fino al punto di rifiutare le cure, o chiedere alla società l'aiuto medico e farmacologico di suicudarsi. Giustiniani, da posizione diversa, che sostiene il rispetto della vita umana dal suo sorgere alla sua fine naturale ne contesta le scelte radicali, ricordando che le attuali società complesse non permettono più alla persona di autodeterminarsi in un contesto frantumato e non solidaristico...<br /><br />Mercoledì, 20 dicembre 2023<br />Università degli studi della Campaniaa, Luigi Vanvitelli. Dipartimento di scienze e tecnologiee ambientali, biologiche e farmaceutichee. Polo didattico , aula C2, via Vivaldi 42, Caserta]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58106936</guid><pubDate>Sat, 23 Dec 2023 23:47:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58106936/carlo_iannello_salute_e_libert_il_fondamentale_diritto_all_autodeterminazione_individuale.mp3" length="45235240" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>Considerazioni del prof. Pasquale Giustiniani sul volume: Carlo Iannello, Salute e Libertà. Il fondamentale diritto all’autodeterminazione individuale, Prefazione di Luigi Manconi, II edizione riveduta e ampliata, Editoriale Scientifica, Napoli 2023,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Considerazioni del prof. Pasquale Giustiniani sul volume: Carlo Iannello, <i>Salute e Libertà. Il fondamentale diritto all’autodeterminazione individuale</i>, Prefazione<i> </i>di Luigi Manconi, II edizione riveduta e ampliata, Editoriale Scientifica, Napoli 2023, pp. 336.<br />..Iannello è sostenitore del diritto di autodeterminarsi della persona umana, anche fino al punto di rifiutare le cure, o chiedere alla società l'aiuto medico e farmacologico di suicudarsi. Giustiniani, da posizione diversa, che sostiene il rispetto della vita umana dal suo sorgere alla sua fine naturale ne contesta le scelte radicali, ricordando che le attuali società complesse non permettono più alla persona di autodeterminarsi in un contesto frantumato e non solidaristico...<br /><br />Mercoledì, 20 dicembre 2023<br />Università degli studi della Campaniaa, Luigi Vanvitelli. Dipartimento di scienze e tecnologiee ambientali, biologiche e farmaceutichee. 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L’ideale della paideia, prima gentiliano e crociano, ha ceduto lentamente ma inesorabilmente il passo ad un pedagogismo scientista, che chiama in causa come proprio referente una mente naturalizzata, totalmente spossessata di un senso dell’agire che non sia l’operare macchinico: il compito del percorso didattico diviene quello di implementare in essa competenze e abilità operative per risolvere problemi dati, al di là di ogni deﬁnizione della realtà umana in termini esistenziali o storico-politici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57813817</guid><pubDate>Sun, 26 Nov 2023 22:36:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57813817/la_scuola_italiana_a_100_anni_dalla_riforma_gentile.mp3" length="19937704" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>La scuola italiana a 100 anni dalla riforma Gentile, Il filosofo che da Ministro dell'istruzione si assunse il compito di innovare profondamente il sistema scolastico italiano, a Terni il 18 e 19 ottobre 2023 si è tenuto un importante convegno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La scuola italiana a 100 anni dalla riforma Gentile, Il filosofo che da Ministro dell'istruzione si assunse il compito di innovare profondamente il sistema scolastico italiano, a Terni il 18 e 19 ottobre 2023 si è tenuto un importante convegno organizzato dal centro per la filosofia italiana presso la biblioteca comunale che visto la partecipazione di numerosi studiosi e docenti tra cui: Hervé Antonio Cavallera, Luigi Miraglia, Michel Ostenc, Martine Gilsoul, Corrado Ocone, Alberto Agherno, Dino Cofrancesco, Paola Cardarelli, Eraldo Affinati, Luisella Battaglia, Giuseppe Parlato, Luciano Lanna, Sara Fortuna.<br /><br />Qualcosa di profondo è accaduto nella scuola italiana che va ripensata a 100 anni dalla Riforma di Giovanni Gentile. L’ideale della paideia, prima gentiliano e crociano, ha ceduto lentamente ma inesorabilmente il passo ad un pedagogismo scientista, che chiama in causa come proprio referente una mente naturalizzata, totalmente spossessata di un senso dell’agire che non sia l’operare macchinico: il compito del percorso didattico diviene quello di implementare in essa competenze e abilità operative per risolvere problemi dati, al di là di ogni deﬁnizione della realtà umana in termini esistenziali o storico-politici.]]></itunes:summary><itunes:duration>1244</itunes:duration><itunes:keywords>accademico,attualismo,d'italia,enciclopedia,filosofo,gentile,giovanni,istruzione,merito,ministro,riforma,scuola,treccani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ef52cf444db39c9c73468674ed0d1ecc.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cirb, la catastrofe degli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili tra i membri del clero_prof. P. Giustiniani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cirb-la-catastrofe-degli-abusi-sessuali-su-minori-e-persone-vulnerabili-tra-i-membri-del-clero-prof-p-giustiniani--57800973</link><description><![CDATA[«<i>Sono d’accordo con te nel definire catastrofe la triste storia degli abusi sessuali e il modo di affrontarla che ha adottato la Chiesa fino a poco tempo fa. Rendersi conto di questa ipocrisia nel modo di vivere la fede è una grazia, è un primo passo che dobbiamo compiere. Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente sia comunitariamente. Non si può rimanere indifferenti dinanzi a questo crimine. Accettarlo presuppone entrare in crisi</i>», <i>LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL CARDINALE REINHARD MARX, ARCIVESCOVO DI MONACO E FRISINGA</i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57800973</guid><pubDate>Fri, 24 Nov 2023 23:14:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57800973/cirb_la_catastrofe_degli_abusi_sessuali_su_minori_e_persone_vulnerabili_tra_i_membri_del_clero_prof_p_giustiniani.mp3" length="18508840" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Scenari Futuri</itunes:author><itunes:subtitle>«Sono d’accordo con te nel definire catastrofe la triste storia degli abusi sessuali e il modo di affrontarla che ha adottato la Chiesa fino a poco tempo fa. 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