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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Good morning privacy!</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/good-morning-privacy--6007938</link><description><![CDATA[Viviamo nella società dei dati, la nostra vita, in tutte le sue dimensioni è sempre più influenzata dai nostri dati personali, da chi li utilizza, da cosa ci fa, da dove e quanto li conserva.<br />Senza dire che anche gli algoritmi ne sono straordinamente golosi, direi voraci.<br />Ecco perché dedicare tre minuti al giorno alla privacy potrebbe essere una buona idea, il tempo di un caffè veloce, un buongiorno e niente di più, per ascoltare una notizia, un'idea, un'opinione o, magari, per sentirti cheiedere cosa ne pensi di qualcosa che sta accadendo a proposito di privacy e dintorni.<br />Non una rubrica per addetti ai lavori, ma per tutti, un esercizio per provare a rendere un diritto popolare, di tutti e per tutti, centrale come merita nella nostra esistenza.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/6007938/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News</category><copyright>Guido Scorza</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg</url><title>Good morning privacy!</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/good-morning-privacy--6007938</link></image><lastBuildDate>Thu, 15 Jan 2026 06:05:09 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Guido Scorza</itunes:name><itunes:email>guido@guidoscorza.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:subtitle>Viviamo nella società dei dati, la nostra vita, in tutte le sue dimensioni è sempre più influenzata dai nostri dati personali, da chi li utilizza, da cosa ci fa, da dove e quanto li conserva.
Senza dire che anche gli algoritmi ne sono straordinamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Viviamo nella società dei dati, la nostra vita, in tutte le sue dimensioni è sempre più influenzata dai nostri dati personali, da chi li utilizza, da cosa ci fa, da dove e quanto li conserva.<br />Senza dire che anche gli algoritmi ne sono straordinamente golosi, direi voraci.<br />Ecco perché dedicare tre minuti al giorno alla privacy potrebbe essere una buona idea, il tempo di un caffè veloce, un buongiorno e niente di più, per ascoltare una notizia, un'idea, un'opinione o, magari, per sentirti cheiedere cosa ne pensi di qualcosa che sta accadendo a proposito di privacy e dintorni.<br />Non una rubrica per addetti ai lavori, ma per tutti, un esercizio per provare a rendere un diritto popolare, di tutti e per tutti, centrale come merita nella nostra esistenza.]]></itunes:summary><itunes:category text="News"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Basta un dito per proteggere la privacy dei nostri figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/basta-un-dito-per-proteggere-la-privacy-dei-nostri-figli--69449680</link><description><![CDATA[Se proprio non sappiamo resistere alla tentazione di pubblicare le loro foto, basta un dito per proteggere la privacy dei nostri figli<br /><br /> Oggi nessuna notizia di attualità per iniziare la giornata ma un consiglio utile, anzi, secondo me prezioso, per tutti ma, in particolare, per noi genitori.<br /> Pubblicare le foto dei nostri figli è spesso una tentazione irresistibile.<br /> Lo si fa di continuo.<br /> Il primo bagnetto, il primo giorno di scuola, il compleanno e chi più ne ha più ne metta.<br /> È una pessima abitudine ma è dura a morire.<br /> Quindi in attesa di riuscire a sconfiggerla vale, forse, la pena provare a limitarne le conseguenze.<br /> La sigla e vi racconto come.<br /><br /> [—]<br /><br /> La necessaria premessa è questa: pubblicare online una foto dei nostri figli non è una buona idea, anzi, se mi si consente un abuso di schiettezza è davvero una pessima idea.<br /> Le ragioni sono tante.<br /> Ve ne racconto tre.<br /> La prima è che non dovremmo mai dar per scontato che crescendo i nostri figli siano felici della nostra scelta di condividere le loro immagini da bambini con il resto del mondo ma, a quel punto, tornare indietro potrebbe essere – e nella più parte dei casi sarà – impossibile.<br /> Mentre, infatti, ci vuole un attimo a pubblicare un contenuto online, una vita può non bastare per renderlo di nuovo privato.<br /> E iniziano a moltiplicarsi in giro per il mondo le azioni proposte da ex bambini, divenuti adolescenti, nei confronti di genitori, zii e persino nonni, perché cancellino le loro foto dai social network perché non vogliono, per esempio, che quella foto del loro primo bagnetto o della loro prima corsetta in costume sulla spiaggia rappresenti il loro biglietto da visita nel primo giorno di liceo.<br /> La seconda è che, sfortunatamente, con l’intelligenza artificiale che avanza, ormai, chiunque, in pochi tap sullo schermo di uno smartphone può prendere da una foto che abbiamo pubblicato online pieni di orgoglio materno o paterno il viso dei nostri figli e trasformarlo in quello di pornoattore o di una pornoattrice destinato a soddisfare gli appetiti più malati e perversi di quella parte di umanità disumana che ci piacerebbe non esistesse ma, invece, esiste.<br /> Capita molto più spesso di quanto si possa immaginare.<br /> La terza è che le foto che pubblichiamo e il loro sfondo – magari con la targa della scuola frequentata dai nostri figli o il campetto dove giocano a pallone – potrebbero fornire indicazioni preziose a quella stessa umanità disumana che potrebbe volerli adescare.<br /> E, anche questo, purtroppo, la cronaca racconta che succede, succede e ancora succede.<br /> Ma se nonostante queste e le tante altre ragioni che suggeriscono di non farlo non sappiamo resistere dal pubblicare online la foto dei nostri figli, almeno, sfochiamo i loro visi.<br /> Farlo è facilissimo.<br /> Sull’iphone, dalla versione IOS18 in avanti – e, quindi, senza bisogno di avere l’ultimo modello – basta un dito e una manciata di secondi.<br /> Si fa così.<br /> Si sceglie la foto che non si sa resistere alla tentazione di pubblicare.<br /> Si va su “modifica” e quindi su “ripulisci”.<br /> A questo punto si cerchia il viso con un dito.<br /> L’intelligenza artificiale di Apple fa il resto e sfoca il volto di nostra figlia o nostro figlio rendendo impossibile per chiunque, dopo la pubblicazione, visualizzare il suo volto.<br /> È facile, costa poco tempo, garantisce un risultato ragionevole – anche se non il massimo – in termini di bilanciamento tra la spinta a pubblicare quella foto e l’esigenza di proteggere la privacy dei nostri figli e lasciare, come dovrebbe venirci in realtà naturale, che divenuti capaci di farlo siano loro a scegliere in autonomia dove tracciare la linea di confine tra le dimensioni pubblica, privata e segreta della loro esistenza.<br /> Pochi secondi, un dito e, certo, la rinuncia a far veder al mondo intero il sorriso dei nostri figli.<br /> È il prezzo di una scelta giusta o, almeno, meno sbagliata di quella che in tanti, da genitori, facciamo spesso.<br /> Buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69449680</guid><pubDate>Thu, 15 Jan 2026 06:04:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69449680/output.mp3" length="3542482" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Se proprio non sappiamo resistere alla tentazione di pubblicare le loro foto, basta un dito per proteggere la privacy dei nostri figli
 
Oggi nessuna notizia di attualità per iniziare la giornata ma un consiglio utile, anzi, secondo me prezioso, per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se proprio non sappiamo resistere alla tentazione di pubblicare le loro foto, basta un dito per proteggere la privacy dei nostri figli<br /><br /> Oggi nessuna notizia di attualità per iniziare la giornata ma un consiglio utile, anzi, secondo me prezioso, per tutti ma, in particolare, per noi genitori.<br /> Pubblicare le foto dei nostri figli è spesso una tentazione irresistibile.<br /> Lo si fa di continuo.<br /> Il primo bagnetto, il primo giorno di scuola, il compleanno e chi più ne ha più ne metta.<br /> È una pessima abitudine ma è dura a morire.<br /> Quindi in attesa di riuscire a sconfiggerla vale, forse, la pena provare a limitarne le conseguenze.<br /> La sigla e vi racconto come.<br /><br /> [—]<br /><br /> La necessaria premessa è questa: pubblicare online una foto dei nostri figli non è una buona idea, anzi, se mi si consente un abuso di schiettezza è davvero una pessima idea.<br /> Le ragioni sono tante.<br /> Ve ne racconto tre.<br /> La prima è che non dovremmo mai dar per scontato che crescendo i nostri figli siano felici della nostra scelta di condividere le loro immagini da bambini con il resto del mondo ma, a quel punto, tornare indietro potrebbe essere – e nella più parte dei casi sarà – impossibile.<br /> Mentre, infatti, ci vuole un attimo a pubblicare un contenuto online, una vita può non bastare per renderlo di nuovo privato.<br /> E iniziano a moltiplicarsi in giro per il mondo le azioni proposte da ex bambini, divenuti adolescenti, nei confronti di genitori, zii e persino nonni, perché cancellino le loro foto dai social network perché non vogliono, per esempio, che quella foto del loro primo bagnetto o della loro prima corsetta in costume sulla spiaggia rappresenti il loro biglietto da visita nel primo giorno di liceo.<br /> La seconda è che, sfortunatamente, con l’intelligenza artificiale che avanza, ormai, chiunque, in pochi tap sullo schermo di uno smartphone può prendere da una foto che abbiamo pubblicato online pieni di orgoglio materno o paterno il viso dei nostri figli e trasformarlo in quello di pornoattore o di una pornoattrice destinato a soddisfare gli appetiti più malati e perversi di quella parte di umanità disumana che ci piacerebbe non esistesse ma, invece, esiste.<br /> Capita molto più spesso di quanto si possa immaginare.<br /> La terza è che le foto che pubblichiamo e il loro sfondo – magari con la targa della scuola frequentata dai nostri figli o il campetto dove giocano a pallone – potrebbero fornire indicazioni preziose a quella stessa umanità disumana che potrebbe volerli adescare.<br /> E, anche questo, purtroppo, la cronaca racconta che succede, succede e ancora succede.<br /> Ma se nonostante queste e le tante altre ragioni che suggeriscono di non farlo non sappiamo resistere dal pubblicare online la foto dei nostri figli, almeno, sfochiamo i loro visi.<br /> Farlo è facilissimo.<br /> Sull’iphone, dalla versione IOS18 in avanti – e, quindi, senza bisogno di avere l’ultimo modello – basta un dito e una manciata di secondi.<br /> Si fa così.<br /> Si sceglie la foto che non si sa resistere alla tentazione di pubblicare.<br /> Si va su “modifica” e quindi su “ripulisci”.<br /> A questo punto si cerchia il viso con un dito.<br /> L’intelligenza artificiale di Apple fa il resto e sfoca il volto di nostra figlia o nostro figlio rendendo impossibile per chiunque, dopo la pubblicazione, visualizzare il suo volto.<br /> È facile, costa poco tempo, garantisce un risultato ragionevole – anche se non il massimo – in termini di bilanciamento tra la spinta a pubblicare quella foto e l’esigenza di proteggere la privacy dei nostri figli e lasciare, come dovrebbe venirci in realtà naturale, che divenuti capaci di farlo siano loro a scegliere in autonomia dove tracciare la linea di confine tra le dimensioni pubblica, privata e 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informatico che racconta di aver lavorato sin qui una grande società di consegne a domicilio e di essersi licenziato per una sorta di obiezione di coscienza.<br /><br />Entrambe le storie hanno la stessa morale: il lusso che ci piace a tutti di ordinare qualsiasi cosa restando seduti sul nostro divano attraverso un tap sullo schermo dello smartphone sta assumendo dei costi sociali insostenibili per le centinaia di milioni di persone che lavorano nel settore.<br /><br />La sigla e ve ne parlo per qualche minuto.<br /><br />Nel resto del mondo la tendenza non ha ancora preso così tanto piede ma nelle grandi città indiane sembra, ormai, irreversibile: si ordina un prodotto, uno qualsiasi, da una playstation a del cibo e ci si aspetta di vederselo consegnare in dieci minuti anche perché tanto promettono una serie di aziende specializzate in questo genere di e-commerce istantaneo.<br /><br />Ma, naturalmente, mantener fede a una promessa del genere, significa far correre fino allo sfinimento i propri corrieri senza riguardo alle condizioni atmosferiche, al traffico, allo stress e alla stanchezza.<br /><br />È per questo che il Governo indiano ha appena chiesto alle leader di questo settore di mercato di ripensare il modello di business, di smettere di promettere consegne tanto rapide, di rispettare di più i lavoratori e farli rischiare di meno lungo le strade delle grandi città.<br /><br />Il lusso di chi ordina, infatti, è diventato un costo insostenibile per i lavoratori che devono consegnare l’ordine.<br /><br />E non succede solo in India e non succede solo con il commercio elettronico istantaneo.<br />Negli Stati Uniti, infatti, nei giorni scorsi una gola profonda ha denunciato una serie di pratiche algoritmiche disumane che sembrerebbero diffuse nel settore delle consegne a domicilio.<br />Una su tutte, tanto per evitare che il caffè diventi lungo.<br /><br />Uno dei parametri utilizzati dall’algoritmo che gestisce l’assegnazione delle corse ai rider sarebbe questo: se un rider, in una stessa serata, accetta un certo numero di corse di modesto o modestissimo valore, lo si contraddistingue come “disperato” e, da quel momento in poi non gli si propongono più corse meglio pagate.<br /><br />La ratio è tanto semplice quanto disumana e disumanizzante: se è disposto a correre e lavorare tanto per un pugno di dollari, perché pagargliene di più?<br /><br />Un ragionamento che, probabilmente, per la società che gestisce l’applicazione vale una significativa impennata dei guadagni e un’ottimizzazione nella gestione delle risorse umane ma che, evidentemente, non ha niente ma proprio niente a che fare con la dignità delle persone e dei lavoratori.<br /><br />Due storie lontane, due storie diverse, due storie che suggeriscono, certamente, di puntare l’indice e di indirizzare un duro j’accuse all’industria del settore ma, al tempo stesso, due storie che dovrebbero impedirci di autoassolverci, di sentirci innocenti, di sottrarci alle nostre responsabilità.<br /><br />In fondo se le cose stanno andando come stanno andando, con persone trattate da autentici schiavi anziché da madri, padri, figlie, figli, persone, insomma, in carne ed ossa, la colpa è anche nostra e di lussi e privilegi digitali talvolta stupidi ai quali, forse, potremmo rinunciare.<br /><br />Perchè in fondo attendere trenta minuti anziché dieci per ricevere una playstation a casa non ci cambia la vita.<br /><br />Come non ce la cambia fare lo sforzo – si fa per dire – di pensare a quello che avremmo voglia di mangiare a cena trenta minuti prima.<br /><br />Insomma se ciascuno di noi facesse un piccolo passo indietro nelle proprie aspettative digitali, potrebbe contribuire a fare un grande passo avanti alla dignità di centinaia di milioni di lavoratori della gig economy oggi calpestata e travolta dalla ferma volontà del mercato di soddisfare ogni nostro desiderio e capriccio.<br /><br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69431989</guid><pubDate>Wed, 14 Jan 2026 06:19:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69431989/output.mp3" length="4240056" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono due notizie rimbalzate nei giorni scorsi online che suggeriscono una riflessione amara ma necessaria.

La prima è la decisione del Governo indiano di chiedere alle aziende di e-commerce istantaneo di smettere di promettere ai propri utenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono due notizie rimbalzate nei giorni scorsi online che suggeriscono una riflessione amara ma necessaria.<br /><br />La prima è la decisione del Governo indiano di chiedere alle aziende di e-commerce istantaneo di smettere di promettere ai propri utenti consegne in dieci minuti.<br /><br />La seconda sono le rivelazioni di un ingegnere informatico che racconta di aver lavorato sin qui una grande società di consegne a domicilio e di essersi licenziato per una sorta di obiezione di coscienza.<br /><br />Entrambe le storie hanno la stessa morale: il lusso che ci piace a tutti di ordinare qualsiasi cosa restando seduti sul nostro divano attraverso un tap sullo schermo dello smartphone sta assumendo dei costi sociali insostenibili per le centinaia di milioni di persone che lavorano nel settore.<br /><br />La sigla e ve ne parlo per qualche minuto.<br /><br />Nel resto del mondo la tendenza non ha ancora preso così tanto piede ma nelle grandi città indiane sembra, ormai, irreversibile: si ordina un prodotto, uno qualsiasi, da una playstation a del cibo e ci si aspetta di vederselo consegnare in dieci minuti anche perché tanto promettono una serie di aziende specializzate in questo genere di e-commerce istantaneo.<br /><br />Ma, naturalmente, mantener fede a una promessa del genere, significa far correre fino allo sfinimento i propri corrieri senza riguardo alle condizioni atmosferiche, al traffico, allo stress e alla stanchezza.<br /><br />È per questo che il Governo indiano ha appena chiesto alle leader di questo settore di mercato di ripensare il modello di business, di smettere di promettere consegne tanto rapide, di rispettare di più i lavoratori e farli rischiare di meno lungo le strade delle grandi città.<br /><br />Il lusso di chi ordina, infatti, è diventato un costo insostenibile per i lavoratori che devono consegnare l’ordine.<br /><br />E non succede solo in India e non succede solo con il commercio elettronico istantaneo.<br />Negli Stati Uniti, infatti, nei giorni scorsi una gola profonda ha denunciato una serie di pratiche algoritmiche disumane che sembrerebbero diffuse nel settore delle consegne a domicilio.<br />Una su tutte, tanto per evitare che il caffè diventi lungo.<br /><br />Uno dei parametri utilizzati dall’algoritmo che gestisce l’assegnazione delle corse ai rider sarebbe questo: se un rider, in una stessa serata, accetta un certo numero di corse di modesto o modestissimo valore, lo si contraddistingue come “disperato” e, da quel momento in poi non gli si propongono più corse meglio pagate.<br /><br />La ratio è tanto semplice quanto disumana e disumanizzante: se è disposto a correre e lavorare tanto per un pugno di dollari, perché pagargliene di più?<br /><br />Un ragionamento che, probabilmente, per la società che gestisce l’applicazione vale una significativa impennata dei guadagni e un’ottimizzazione nella gestione delle risorse umane ma che, evidentemente, non ha niente ma proprio niente a che fare con la dignità delle persone e dei lavoratori.<br /><br />Due storie lontane, due storie diverse, due storie che suggeriscono, certamente, di puntare l’indice e di indirizzare un duro j’accuse all’industria del settore ma, al tempo stesso, due storie che dovrebbero impedirci di autoassolverci, di sentirci innocenti, di sottrarci alle nostre responsabilità.<br /><br />In fondo se le cose stanno andando come stanno andando, con persone trattate da autentici schiavi anziché da madri, padri, figlie, figli, persone, insomma, in carne ed ossa, la colpa è anche nostra e di lussi e privilegi digitali talvolta stupidi ai quali, forse, potremmo rinunciare.<br /><br />Perchè in fondo attendere trenta minuti anziché dieci per ricevere una playstation a casa non ci cambia la vita.<br /><br />Come non ce la cambia fare lo sforzo – si fa per dire – di pensare a quello che avremmo voglia di mangiare a cena trenta minuti prima.<br /><br />Insomma se ciascuno di noi facesse un piccolo passo indietro nelle proprie...]]></itunes:summary><itunes:duration>265</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/21b1ba308329dea615a4dd8de7dceaab.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sbaglia anche Dr. Google! Bisogna correre ai ripari in fretta.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sbaglia-anche-dr-google-bisogna-correre-ai-ripari-in-fretta--69417921</link><description><![CDATA[Domenica scorsa, a seguito di una bella inchiesta giornalistica del The Guardian, Google ha impedito al suo AI Overview -il riassunto generato artificialmente che da un po' compare in cima ai risultati delle ricerche nel tentativo di soddisfare il più rapidamente possibile la curiosità degli utenti – di rispondere a alcune domande, in particolare, su alcuni valori delle analisi del sangue relativi a possibili patologie epatiche.<br /><br />I giornalisti del The Guardian avevano, infatti, denunciato la circostanza che talune di queste risposte erano sbagliate e fuorvianti e avrebbero potuto ingenerare gravi errori sulle condizioni di salute degli utenti.<br /><br />Bene lo stop di Google – che, pure, sostiene di aver agito prudenzialmente ma di non esser certa dell’erroneità delle risposte della sua intelligenza artificiale -, non benissimo e, comunque, francamente, non credo il problema possa esser affrontato e risolto in maniera episodica.<br /><br />Ma ve ne parlo dopo la sigla.<br />—-<br /><br />Dr. Google esiste da quando esiste Google.<br />Era il 1998.<br />È da allora che ci siamo abituati a consultarlo, tra l’atro, sulle nostre condizioni di salute, sulle diagnosi e sulle terapie.<br />E, però, fino a qualche mese fa la risposta è sempre stata un lungo elenco di link a fonti più o meno autorevoli tra le quali navigare alla ricerca di informazioni capaci di soddisfare i nostri interessi e la nostra curiosità.<br /><br />Con OverviewAI è cambiato tanto se non tutto perché Google ha iniziato a usare l’intelligenza artificiale per generare una sintesi editoriale del contenuto delle principali fonti proposte tra i risultati della ricerca.<br /><br />Obiettivo: semplificarci ancora di più la vita, farci risparmiar tempo, fornirci risposte piu1 centrate rispetto alla domanda senza imporci di andarle a cercare in infinite, per quanto autorevoli, pagine web.<br /><br />Molto nobile e molto bello ma soprattutto indispensabile in termini competitivi davanti a quello che stava accadendo: frotte di utenti che stavano smettendo di interrogare il motore di ricerca più famoso del mondo e iniziando a interrogare ChatGPT, l’intelligenza artificiale più popolare del momento perché, naturalmente, siamo tutti pigri e, sfortunatamente, preferiamo una risposta sintetica e preconfezionata che dover navigare in un lungo elenco di risultati della ricerca.<br /><br />Meglio ChatGPT che Google insomma e, pazienza, per l’accuratezza della risposta, pazienza se l’intelligenza artificiale non è nata per far sintesi accurate specie in taluni ambiti, pazienza se l’errore è sempre in agguato, pazienza se OpenAI non è l’editrice di una blasonata enciclopedia.<br /><br />Questo è accaduto in tutti gli ambiti dello scibile umano, salute inclusa.<br /><br />Anche perché, altrimenti, lo studio medico del Dr. Google si sarebbe svuotato a tutto vantaggio di quello del Dr. ChatGPT perché chi ha appena fatto un’analisi del sangue e vuole sapere se sta bene senza attendere di vedere il medico, avrebbe preferito di gran lunga la risposta sintetica e preconfezionata di ChatGPT che il lungo elenco di link di Google.<br /><br />Ma, come si dice spesso, la sintesi è nemica dell’analisi e, soprattutto, la sintesi è un’attività creativa, difficile, complessa con la naturale conseguenza che sbagliare facendo sintesi è possibile, facile, in alcuni ambiti – a cominciare proprio da quello medico – frequente.<br />E quando si sbaglia a leggere un’analisi medica, a proporre una diagnosi a suggerire una terapia le conseguenze possono essere gravi e gravissime.<br /><br />Gli utenti, sfortunatamente, tendono a credere all’onniscienza dell’intelligenza artificiale e a fidarsene persino quando la stessa intelligenza artificiale suggerisce loro di interpellare un medico.<br /><br />È qui che sta il problema che non è episodico ma sistemico e non si può risolvere con l’eliminazione di alcune risposte sbagliate suggerite come tali da un’inchiesta giornalistica.<br />Io non credo che un’intelligenza artificiale di tipo generativa come quella di Google o OpenAI, ma lo stesso vale per qualsiasi altro concorrente, possa dare indicazioni mediche di qualsivoglia genere se non dopo che il servizio venga testato, collaudato, certificato come dispositivo medico.<br /><br />Non mi pare sostenibile ulteriormente che progettare, produrre e distribuire un termometro o un test di gravidanza sia più complicato e richieda maggiori tutele che distribuire sul mercato soluzioni di intelligenza artificiale capaci di fatto, di sostituirsi a un medico, proponendo diagnosi e terapie.<br /><br />Voi che ne pensate?<br /><br />Buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69417921</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 10:16:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69417921/output.mp3" length="4221665" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Domenica scorsa, a seguito di una bella inchiesta giornalistica del The Guardian, Google ha impedito al suo AI Overview -il riassunto generato artificialmente che da un po' compare in cima ai risultati delle ricerche nel tentativo di soddisfare il più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Domenica scorsa, a seguito di una bella inchiesta giornalistica del The Guardian, Google ha impedito al suo AI Overview -il riassunto generato artificialmente che da un po' compare in cima ai risultati delle ricerche nel tentativo di soddisfare il più rapidamente possibile la curiosità degli utenti – di rispondere a alcune domande, in particolare, su alcuni valori delle analisi del sangue relativi a possibili patologie epatiche.<br /><br />I giornalisti del The Guardian avevano, infatti, denunciato la circostanza che talune di queste risposte erano sbagliate e fuorvianti e avrebbero potuto ingenerare gravi errori sulle condizioni di salute degli utenti.<br /><br />Bene lo stop di Google – che, pure, sostiene di aver agito prudenzialmente ma di non esser certa dell’erroneità delle risposte della sua intelligenza artificiale -, non benissimo e, comunque, francamente, non credo il problema possa esser affrontato e risolto in maniera episodica.<br /><br />Ma ve ne parlo dopo la sigla.<br />—-<br /><br />Dr. Google esiste da quando esiste Google.<br />Era il 1998.<br />È da allora che ci siamo abituati a consultarlo, tra l’atro, sulle nostre condizioni di salute, sulle diagnosi e sulle terapie.<br />E, però, fino a qualche mese fa la risposta è sempre stata un lungo elenco di link a fonti più o meno autorevoli tra le quali navigare alla ricerca di informazioni capaci di soddisfare i nostri interessi e la nostra curiosità.<br /><br />Con OverviewAI è cambiato tanto se non tutto perché 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artificiale non è nata per far sintesi accurate specie in taluni ambiti, pazienza se l’errore è sempre in agguato, pazienza se OpenAI non è l’editrice di una blasonata enciclopedia.<br /><br />Questo è accaduto in tutti gli ambiti dello scibile umano, salute inclusa.<br /><br />Anche perché, altrimenti, lo studio medico del Dr. Google si sarebbe svuotato a tutto vantaggio di quello del Dr. ChatGPT perché chi ha appena fatto un’analisi del sangue e vuole sapere se sta bene senza attendere di vedere il medico, avrebbe preferito di gran lunga la risposta sintetica e preconfezionata di ChatGPT che il lungo elenco di link di Google.<br /><br />Ma, come si dice spesso, la sintesi è nemica dell’analisi e, soprattutto, la sintesi è un’attività creativa, difficile, complessa con la naturale conseguenza che sbagliare facendo sintesi è possibile, facile, in alcuni ambiti – a cominciare proprio da quello medico – frequente.<br />E quando si sbaglia a leggere un’analisi medica, a proporre una diagnosi a suggerire una terapia le conseguenze possono essere gravi e gravissime.<br /><br />Gli utenti, sfortunatamente, tendono a credere all’onniscienza dell’intelligenza artificiale e a fidarsene persino quando la stessa intelligenza artificiale suggerisce loro di interpellare un medico.<br /><br />È qui che sta il problema che non è episodico ma sistemico e non si può risolvere con l’eliminazione di alcune risposte sbagliate suggerite come tali da un’inchiesta giornalistica.<br />Io non...]]></itunes:summary><itunes:duration>264</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9abb485e35f0dfbb8c5345a1ebe55a9f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tra moglie e marito non mettere ChatGPT</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tra-moglie-e-marito-non-mettere-chatgpt--69398922</link><description><![CDATA[Decidono di sposarsi e chiedono a un amico che li conosce bene di celebrare il matrimonio per rendere la cerimonia più intima e romantica.<br />Lui accetta ma non avendo mai celebrato un matrimonio chiede a ChatGPT di scrivergli il discorso che avrebbe dovuto pronunciare, promesse e obblighi che avrebbe dovuto chiedere ai due promessi sposi di assumere.<br />Detto fatto.<br />O, meglio, chiesto e scritto da ChatGPT.<br />Ma non è tutto oro quello che luccica e non son sempre nozze quelle che sembrano esserlo.<br />Lo racconta bene una storia che rimbalza da un Tribunale olandese.<br />Se vi interessa ascoltate il podcast.<br />Ma dopo la sigla<br /><br />[SIGLA]<br /><br />L’ufficiale dell’anagrafe che avrebbe dovuto trascrivere il matrimonio nel registro dello stato civile per renderlo valido leggendo promesse e obblighi assunti dagli sposi o, meglio, dai due sfortunati che pensavano di essersi sposati ha notato che qualcosa non andava e ha, quindi, chiesto ai Giudici di verificare se il matrimonio potesse essere registrato.<br />Nei giorni scorsi è arrivata la risposta.<br />Un fermo, per quanto dispiaciuto, no.<br />Il discorso pronunciato dall’amico della coppia incaricato e autorizzato a officiare il matrimonio e, soprattutto, le promesse e gli obblighi assunti dai due nubendi erano difformi da quanto previsto dal codice civile olandese.<br />Impossibile, sulla base di quel che si sa, dire se per colpa del prompt ovvero della richiesta con la quale l’amico dei due ha chiesto a ChatGPT di aiutarlo a trovare le parole giuste per dichiararli marito e moglie e unirli in matrimonio o per colpa di ChatGPT ma fatto sta che le parole pronunciate, tanto dall’officiante che dai due promessi sposti, non sono state quelle giuste.<br />Romantiche e divertenti più del solito certamente si.<br />Valide a norma di legge per unire due persone in matrimonio certamente no.<br />E, in fondo, cuore e romanticismo a parte, il matrimonio è un contratto che senza le formule di rito non può considerarsi valido.<br />Inutile la difesa della coppia che ha, naturalmente, confermato ai giudici la serietà delle intenzioni e l’ignoranza delle mancanze nelle quali erano incorsi e inutile anche l’invito rivolto ai Giudici a non cancellare con una sentenza la data delle loro nozze, scelta tra tante possibili e alla quale erano affezionati.<br />Comprendiamo tutto, comprendiamo bene ma dura lex sed lex hanno risposto i Giudici olandesi costringendo i due a celebrare, anche se solo per esigenze di forma, un nuovo matrimonio in municipio.<br />Vicenda più da sorriso del mattino che da sottili riflessioni giuridiche anche se, forse, una considerazione la suggerisce.<br />Stiamo, evidentemente, acquisendo così tanta fiducia nell’intelligenza artificiale e in particolare, in questo caso, in quella generativa da affidarle compiti sempre più rilevanti per le nostre vite e per quelle di chi ci sta vicino.<br />Ma la fiducia cieca in strumenti e servizi che per quanto possano apparire capaci di soddisfare ogni nostra richiesta come se stessimo strofinando la lampada di Aladino sono nati con ambizioni più modeste e dovrebbero, essenzialmente, esser usati per mettere in fila parole in maniera statisticamente lessicalmente corretta è, spesso, mal riposta.<br />I due sposi olandesi e il loro amico, certamente, non dimenticheranno la lezione tanto facilmente.<br />Ma dobbiamo farla nostra anche noi.<br />Bene usare l’intelligenza artificiale generativa ma solo per far prima in domini nei quali siamo in condizione di poter verificare il contenuto che genera, insomma, ricordando che magari sa scrivere bene e velocemente ma non è la grande saggia che talvolta pensiamo che sia.<br />Oggi un caffè leggero.<br />Buona giornata e good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69398922</guid><pubDate>Mon, 12 Jan 2026 08:56:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69398922/output.mp3" length="3600578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Decidono di sposarsi e chiedono a un amico che li conosce bene di celebrare il matrimonio per rendere la cerimonia più intima e romantica.
Lui accetta ma non avendo mai celebrato un matrimonio chiede a ChatGPT di scrivergli il discorso che avrebbe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Decidono di sposarsi e chiedono a un amico che li conosce bene di celebrare il matrimonio per rendere la cerimonia più intima e romantica.<br />Lui accetta ma non avendo mai celebrato un matrimonio chiede a ChatGPT di scrivergli il discorso che avrebbe dovuto pronunciare, promesse e obblighi che avrebbe dovuto chiedere ai due promessi sposi di assumere.<br />Detto fatto.<br />O, meglio, chiesto e scritto da ChatGPT.<br />Ma non è tutto oro quello che luccica e non son sempre nozze quelle che sembrano esserlo.<br />Lo racconta bene una storia che rimbalza da un Tribunale olandese.<br />Se vi interessa ascoltate il podcast.<br />Ma dopo la sigla<br /><br />[SIGLA]<br /><br />L’ufficiale dell’anagrafe che avrebbe dovuto trascrivere il matrimonio nel registro dello stato civile per renderlo valido leggendo promesse e obblighi assunti dagli sposi o, meglio, dai due sfortunati che pensavano di essersi sposati ha notato che qualcosa non andava e ha, quindi, chiesto ai Giudici di verificare se il matrimonio potesse essere registrato.<br />Nei giorni scorsi è arrivata la risposta.<br />Un fermo, per quanto dispiaciuto, no.<br />Il discorso pronunciato dall’amico della coppia incaricato e autorizzato a officiare il matrimonio e, soprattutto, le promesse e gli obblighi assunti dai due nubendi erano difformi da quanto previsto dal codice civile olandese.<br />Impossibile, sulla base di quel che si sa, dire se per colpa del prompt ovvero della richiesta con la quale l’amico dei due ha chiesto a ChatGPT di aiutarlo a trovare le parole giuste per dichiararli marito e moglie e unirli in matrimonio o per colpa di ChatGPT ma fatto sta che le parole pronunciate, tanto dall’officiante che dai due promessi sposti, non sono state quelle giuste.<br />Romantiche e divertenti più del solito certamente si.<br />Valide a norma di legge per unire due persone in matrimonio certamente no.<br />E, in fondo, cuore e romanticismo a parte, il matrimonio è un contratto che senza le formule di rito non può considerarsi valido.<br />Inutile la difesa della coppia che ha, naturalmente, confermato ai giudici la serietà delle intenzioni e l’ignoranza delle mancanze nelle quali erano incorsi e inutile anche l’invito rivolto ai Giudici a non cancellare con una sentenza la data delle loro nozze, scelta tra tante possibili e alla quale erano affezionati.<br />Comprendiamo tutto, comprendiamo bene ma dura lex sed lex hanno risposto i Giudici olandesi costringendo i due a celebrare, anche se solo per esigenze di forma, un nuovo matrimonio in municipio.<br />Vicenda più da sorriso del mattino che da sottili riflessioni giuridiche anche se, forse, una considerazione la suggerisce.<br />Stiamo, evidentemente, acquisendo così tanta fiducia nell’intelligenza artificiale e in particolare, in questo caso, in quella generativa da affidarle compiti sempre più rilevanti per le nostre vite e per quelle di chi ci sta vicino.<br />Ma la fiducia cieca in strumenti e servizi che per quanto possano apparire capaci di soddisfare ogni nostra richiesta come se stessimo strofinando la lampada di Aladino sono nati con ambizioni più modeste e dovrebbero, essenzialmente, esser usati per mettere in fila parole in maniera statisticamente lessicalmente corretta è, spesso, mal riposta.<br />I due sposi olandesi e il loro amico, certamente, non dimenticheranno la lezione tanto facilmente.<br />Ma dobbiamo farla nostra anche noi.<br />Bene usare l’intelligenza artificiale generativa ma solo per far prima in domini nei quali siamo in condizione di poter verificare il contenuto che genera, insomma, ricordando che magari sa scrivere bene e velocemente ma non è la grande saggia che talvolta pensiamo che sia.<br />Oggi un caffè leggero.<br />Buona giornata e good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>225</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a432a75caee4e1b457177d72e911282e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Morire d’amore per un chatbot</title><link>https://www.spreaker.com/episode/morire-d-amore-per-un-chatbot--69368093</link><description><![CDATA[Nel febbraio del 2024 un ragazzino americano di quattordici anni si è ucciso sparandosi un colpo di pistola in testa dopo aver allacciato una lunga relazione con un chatbot creato attraverso CharacterAI.<br />Nei giorni scorsi la causa promossa dalla mamma davanti ai Giudici della Florida contro Character AI e Google è stata chiusa con una transazione.<br />È una storia che merita qualche riflessione.<br /><br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Leggere l’atto di citazione con il quale Megan Garcia, la mamma del ragazzo morto suicida aveva chiesto ai Giudici di Orlando, in Florida di accertare la responsabilità di CharacterAI e Google nella morte del figlio e condannarle al risarcimento dei danni è un esercizio dolorosissimo ma prezioso perché racconta di una storia normale a dispetto del tragico epilogo.<br />Quella di Sewell, così si chiamava il figlio quattordicenne che non c’è più è, infatti, probabilmente una storia eguale a quelle di milioni di altri bambini e adolescenti, storie delle quali, magari, da adulti, non ci rendiamo conto, non ci accorgiamo o non percepiamo con la necessaria urgenza e gravità proprio come accaduto a Megan Garcia.<br />Sewell, in pochi mesi, aveva stretto una vera e propria relazione sentimentale e sessuale con un chatbot generato attraverso i servizi di CharacterAI, una relazione della quale non era più in grado di fare a meno, una relazione che lo aveva profondamente cambiato tanto nel rapporto con i genitori tanto in quelli a scuola e con gli amici.<br />Questo la mamma, in qualche modo, lo aveva intuito tanto da portare il figlio da uno psicologo che aveva confermato i suoi sospetti.<br />Nessuno però aveva immaginato e, forse, avrebbe potuto immaginare che la condizione di dipendenza del ragazzino nei confronti del chatbot era tanto profonda da impedirgli di farne a meno, da costringerlo a rinunciare alle merende per pagare il canone dei servizi di abbonamento premium necessari a avere conversazioni sentimental-sessuali con il suo amore artificiale, tanto, quando la mamma nella speranza di aiutarlo gli ha tolto il telefonino, da portarlo a fare ogni genere di tentativo per ritrovarlo o collegarsi al chatbot diversamente e, poi, vistosi perso, chiudersi in bagno, scambiare poche parole proprio con il chatbot in questione attraverso lo smartphone momentaneamente ritrovato e, quindi, spararsi un colpo di pistola in testa.<br />Il giudizio non accerterà mai se e quali responsabilità effettive siano imputabili a chi ha progettato, gestito e distribuito il servizio utilizzato da Sewell perchè, appunto, le parti, nei giorni scorsi, hanno raggiunto un accordo transattivo i cui termini non sono stati resi noti.<br />E, però, noi, da adulti, da genitori, da istituzioni qualche domanda dobbiamo porcela perché quello che è successo a Sewell domani potrebbe accadere a chiunque altro, a un altro bambino, un altro adolescente, a una nostra figlia o a un nostro figlio.<br />Tra queste domande, una delle più importanti, probabilmente, riguarda la sostenibilità dell’idea – sin qui imposta da industria e mercato – che chatbot di questo genere, chatbot che si presentano come capaci di esserci amici, fidanzate, amante e psicoterapeutici possano essere, sostanzialmente, utilizzabili da chiunque, a prescindere dall’età e, quindi, anche da bambini e adolescenti.<br />È davvero accettabile?<br />Perché la cronaca, purtroppo, racconta che in giro per il mondo ci sono già decine di casi di adulti che si sono tolti la vita all’esito di relazioni di diverso genere con chatbot di ogni tipo ed è facile capire che se quel genere di relazioni è pericolosa per un adulto non può che esserlo ancora di più per un bambino o per un adolescente.<br />E, forse, non è un caso che l’accordo transattivo arrivi proprio mentre in California, dove hanno sede CharacterAI e Google, entra in vigore la prima legge al mondo che impone, tra l’altro, alle aziende che forniscono servizi di chatbot di verificare l’età degli utenti e di limitare in maniera straordinariamente rigorosa ogni possibilità che i chatbot in questione abbiano conversazioni di tipo sessuale con i più giovani.<br />Varrebbe, forse, la pena, senza attendere un’altra tragedia come quella di Sewell, seguire l’esempio californiano.<br />È ovvio che non è solo una questione di età ma, al tempo stesso, non c’è dubbio che tenere i più piccoli lontani da certi rischi insostenibili potrebbe essere un buon inizio.<br /><br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69368093</guid><pubDate>Fri, 09 Jan 2026 06:36:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69368093/output.mp3" length="4454051" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nel febbraio del 2024 un ragazzino americano di quattordici anni si è ucciso sparandosi un colpo di pistola in testa dopo aver allacciato una lunga relazione con un chatbot creato attraverso CharacterAI.
Nei giorni scorsi la causa promossa dalla mamma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel febbraio del 2024 un ragazzino americano di quattordici anni si è ucciso sparandosi un colpo di pistola in testa dopo aver allacciato una lunga relazione con un chatbot creato attraverso CharacterAI.<br />Nei giorni scorsi la causa promossa dalla mamma davanti ai Giudici della Florida contro Character AI e Google è stata chiusa con una transazione.<br />È una storia che merita qualche riflessione.<br /><br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Leggere l’atto di citazione con il quale Megan Garcia, la mamma del ragazzo morto suicida aveva chiesto ai Giudici di Orlando, in Florida di accertare la responsabilità di CharacterAI e Google nella morte del figlio e condannarle al risarcimento dei danni è un esercizio dolorosissimo ma prezioso perché racconta di una storia normale a dispetto del tragico epilogo.<br />Quella di Sewell, così si chiamava il figlio quattordicenne che non c’è più è, infatti, probabilmente una storia eguale a quelle di milioni di altri bambini e adolescenti, storie delle quali, magari, da adulti, non ci rendiamo conto, non ci accorgiamo o non percepiamo con la necessaria urgenza e gravità proprio come accaduto a Megan Garcia.<br />Sewell, in pochi mesi, aveva stretto una vera e propria relazione sentimentale e sessuale con un chatbot generato attraverso i servizi di CharacterAI, una relazione della quale non era più in grado di fare a meno, una relazione che lo aveva profondamente cambiato tanto nel rapporto con i genitori tanto in quelli a scuola e con gli amici.<br />Questo la mamma, in qualche modo, lo aveva intuito tanto da portare il figlio da uno psicologo che aveva confermato i suoi sospetti.<br />Nessuno però aveva immaginato e, forse, avrebbe potuto immaginare che la condizione di dipendenza del ragazzino nei confronti del chatbot era tanto profonda da impedirgli di farne a meno, da costringerlo a rinunciare alle merende per pagare il 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adolescente, a una nostra figlia o a un nostro figlio.<br />Tra queste domande, una delle più importanti, probabilmente, riguarda la sostenibilità dell’idea – sin qui imposta da industria e mercato – che chatbot di questo genere, chatbot che si presentano come capaci di esserci amici, fidanzate, amante e psicoterapeutici possano essere, sostanzialmente, utilizzabili da chiunque, a prescindere dall’età e, quindi, anche da bambini e adolescenti.<br />È davvero accettabile?<br />Perché la cronaca, purtroppo, racconta che in giro per il mondo ci sono già decine di casi di adulti che si sono tolti la vita all’esito di relazioni di diverso genere con chatbot di ogni tipo ed è facile capire che se quel genere di relazioni è pericolosa per un adulto non può che esserlo ancora di più per un bambino o per un adolescente.<br />E, forse, non è un caso che l’accordo transattivo arrivi proprio mentre in California, dove hanno sede CharacterAI e Google, entra in vigore la prima legge al mondo che 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l’emittente televisiva in Tribunale dopo che una troupe era entrata nella sua abitazione, subito dopo l’attacco al quale era miracolosamente sopravvissuta e aveva ripreso scene di disperazione e sconforto facilmente immaginabili, oggetti e foto personali e personalissimi.<br /><br />La sigla e ne parliamo<br /><br />"Non solo i terroristi hanno fatto irruzione in casa nostra e hanno cercato di ucciderci – hanno detto i sopravvissuti all’attacco - ma poi la troupe della BBC è entrata di nuovo, questa volta con una telecamera come arma, senza permesso o consenso. <br />È stata un'altra intrusione nelle nostre vite. <br />Sentivamo che tutto ciò che era ancora sotto il nostro controllo ci era stato portato via.".<br />Sono parole che rendono meglio di tante altre l’idea di quanto valga o, almeno, dovrebbe valere l’intimità, la privacy, la riservatezza per ciascuno di noi e quanto rispettarla debba, o, almeno, dovrebbe essere un dovere di tutti a cominciare da chi fa informazione.<br />Una famiglia appena sopravvissuta alla violenza di granate lanciate dai terroristi contro la porta di casa che vive come analoga e, anzi, forse ancora più prepotente e violenta, la violazione della propria intimità commessa da una troupe televisiva entrata, senza alcun permesso, dentro quella stessa casa.<br />E una troupe televisiva, di un’emittente simbolo del giornalismo di qualità che, per raccontare una scena di guerra, di inaudita violenza, usa altrettanta violenza.<br />Disumanità dopo disumanità.<br />Inciviltà dopo inciviltà.<br />Una sequenza di episodi che non avrebbe mai dovuto trovare spazio nella storia dell’umanità.<br />Ma, forse, anche una sequenza di episodi che può insegnarci molto a condizione di non lasciarcela scivolare addosso come una notizia qualsiasi, una di quelle che contano di meno, una di quelle da consegnare in fretta agli archivi storici dei giornali.<br />Anche e soprattutto in un momento nel quale, ovunque nel mondo, Italia inclusa, si fa sempre più fatica a tracciare la linea di confine tra giornalismo, anche d’inchiesta e la protezione della privacy delle persone.<br />Il diritto di cronaca non è un diritto assoluto proprio come non lo è il diritto alla privacy e, quindi, neppure il sacrosanto diritto-dovere di raccontare gli orrori di un’autentica guerra giustificano la violazione dell’intimità della casa di un’intera famiglia, bambini inclusi, appena scampata a un attacco terroristico.<br />È una lezione che la BBC ha fatto propria in fretta, rinunciando a difendere in Tribunale l’idea che la propria missione informativa fosse una valida giustificazione per entrare, telecamere alla mano, dentro casa della famiglia senza neppure aver chiesto permesso.<br />Quella storia si poteva – e, anzi, forse, si doveva – raccontare senza violare la privacy di quella famiglia o chiedendo e ottenendo il consenso a entrare dentro quella casa o non raccogliendo e trasmettendo quelle immagini di ordinario disumano dolore che, purtroppo, ormai, aggiungono poco all’orrore di quella guerra.<br />E c’è da augurarsi che sia una lezione che anche chi fa giornalismo nel resto del mondo, a cominciare da casa nostra, impari in fretta e per davvero.<br />Non c’è ragione per vedere nella privacy una nemica del buon giornalismo, proprio come il buon giornalismo non è nemico della privacy.<br />Un equilibrio è possibile.<br />E, in fondo, anche se pochi lo ricordano, il diritto alla privacy, quello teorizzato per la prima volta nel 1890 da Warren e Brandeis nel loro saggio sulla Harvard Law Review, nasce proprio come reazione a una serie di articoli pubblicati sul giornale addirittura di quel Joseph Pulitzer che sarebbe presto diventato il nome simbolo del miglior giornalismo possibile, a conferma, probabilmente, del fatto che privacy e informazione sono diritti complementari, simbiotici, alleati, capaci di migliorarsi a vicenda e, insieme, rendere migliore la vita delle persone e delle nostre democrazie.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69341967</guid><pubDate>Wed, 07 Jan 2026 15:31:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69341967/output.mp3" length="5689956" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In Italia la notizia l’hanno battuta in pochi e, forse, non c’è da sorprendersi: la BBC, il servizio pubblico televisivo inglese, uno dei laboratori più blasonati di giornalismo di qualità, nei giorni scorsi ha raggiunto un accordo transattivo con una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In Italia la notizia l’hanno battuta in pochi e, forse, non c’è da sorprendersi: la BBC, il servizio pubblico televisivo inglese, uno dei laboratori più blasonati di giornalismo di qualità, nei giorni scorsi ha raggiunto un accordo transattivo con una famiglia israeliana dopo averne violato la privacy.<br />La famiglia, attaccata da Hamas il 7 ottobre 2023 aveva citato l’emittente televisiva in Tribunale dopo che una troupe era entrata nella sua abitazione, subito dopo l’attacco al quale era miracolosamente sopravvissuta e aveva ripreso scene di disperazione e sconforto facilmente immaginabili, oggetti e foto personali e personalissimi.<br /><br />La sigla e ne parliamo<br /><br />"Non solo i terroristi hanno fatto irruzione in casa nostra e hanno cercato di ucciderci – hanno detto i sopravvissuti all’attacco - ma poi la troupe della BBC è entrata di nuovo, questa volta con una telecamera come arma, senza permesso o consenso. <br />È stata un'altra intrusione nelle nostre vite. <br />Sentivamo che tutto ciò che era ancora sotto il nostro controllo ci era stato portato via.".<br />Sono parole che rendono meglio di tante altre l’idea di quanto valga o, almeno, dovrebbe valere l’intimità, la privacy, la riservatezza per ciascuno di noi e quanto rispettarla debba, o, almeno, dovrebbe essere un dovere di tutti a cominciare da chi fa informazione.<br />Una famiglia appena sopravvissuta alla violenza di granate lanciate dai terroristi contro la porta di casa che vive come analoga e, anzi, forse ancora più prepotente e violenta, la violazione della propria intimità commessa da una troupe televisiva entrata, senza alcun permesso, dentro quella stessa casa.<br />E una troupe televisiva, di un’emittente simbolo del giornalismo di qualità che, per raccontare una scena di guerra, di inaudita violenza, usa altrettanta violenza.<br />Disumanità dopo disumanità.<br />Inciviltà dopo inciviltà.<br />Una sequenza di episodi che non avrebbe mai dovuto trovare spazio nella storia dell’umanità.<br />Ma, forse, anche una sequenza di episodi che può insegnarci molto a condizione di non lasciarcela scivolare addosso come una notizia qualsiasi, una di quelle che contano di meno, una di quelle da consegnare in fretta agli archivi storici dei giornali.<br />Anche e soprattutto in un momento nel quale, ovunque nel mondo, Italia inclusa, si fa sempre più fatica a tracciare la linea di confine tra giornalismo, anche d’inchiesta e la protezione della privacy delle persone.<br />Il diritto di cronaca non è un diritto assoluto proprio come non lo è il diritto alla privacy e, quindi, neppure il sacrosanto diritto-dovere di raccontare gli orrori di un’autentica guerra giustificano la violazione dell’intimità della casa di un’intera famiglia, bambini inclusi, appena scampata a un attacco terroristico.<br />È una lezione che la BBC ha fatto propria in fretta, rinunciando a difendere in Tribunale l’idea che la propria missione informativa fosse una valida giustificazione per entrare, telecamere alla mano, dentro casa della famiglia senza neppure aver chiesto permesso.<br />Quella storia si poteva – e, anzi, forse, si doveva – raccontare senza violare la privacy di quella famiglia o chiedendo e ottenendo il consenso a entrare dentro quella casa o non raccogliendo e trasmettendo quelle immagini di ordinario disumano dolore che, purtroppo, ormai, aggiungono poco all’orrore di quella guerra.<br />E c’è da augurarsi che sia una lezione che anche chi fa giornalismo nel resto del mondo, a cominciare da casa nostra, impari in fretta e per davvero.<br />Non c’è ragione per vedere nella privacy una nemica del buon giornalismo, proprio come il buon giornalismo non è nemico della privacy.<br />Un equilibrio è possibile.<br />E, in fondo, anche se pochi lo ricordano, il diritto alla privacy, quello teorizzato per la prima volta nel 1890 da Warren e Brandeis nel loro saggio sulla Harvard Law Review, nasce proprio come reazione a una serie di articoli pubblicati sul giornale...]]></itunes:summary><itunes:duration>356</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/27b235fe7bdcbb17e8fa6dbc4bfa52f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Informazione: è cambiato tutto e tutto cambierà ancora</title><link>https://www.spreaker.com/episode/informazione-e-cambiato-tutto-e-tutto-cambiera-ancora--69129566</link><description><![CDATA[Il Pew Research center ha pubblicato, qualche settimana fa, una ricerca straordinariamente istruttiva sul rapporto tra giovani, meno giovani e anziani e l’informazione negli Stati Uniti d’America.<br /><br />Ma difficile pensare che da questa parte dell’oceano, nella società globalizzata nella quale viviamo, le cose siano particolarmente diverse.<br />Le differenze tra il consumo di informazione tra le persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni e gli ultrasessantacinquenni sono decisamente tante e importanti.<br />La sigla e proviamo a mettere in fila qualche numero.<br /><br />[sigla]<br /><br />La conclusione, probabilmente, più importante di tutte quelle a cui approda la ricerca sarà, magari, per molti scontati: i più giovani si informano sempre meno dal 2016 ad oggi e, soprattutto, enormemente di meno dalla popolazione più anziana.<br />E, soprattutto, mentre i più anziani ricercano attivamente l’informazione, i più giovani, nella migliore delle ipotesi, si lascia raggiungere dall’informazione in modalità sostanzialmente passiva.<br />Tanto per dare qualche numero: il 62% degli ultrasessantacinquenni si informa attivamente contro un appena 15% che fa altrettanto tra gli ultra diciottenni e infra ventinovenni.<br />Inutile, probabilmente, aggiungere che la stragrande maggioranza dei più giovani si informa o, forse, meglio, si lascia informare dai socialnetwork con Tik Tok e Instagram in testa.<br />E, naturalmente, è vero anche il contrario con il doppio degli anziani rispetto ai più giovani davanti al televisore.<br />Qui c’è spazio per una riflessione interessante perché in fondo la ricerca suggerisce che le diete mediatico-informative sono stabilite da soggetti diversi a seconda l’età dei fruitori delle notizie: ancora largamente la televisione nel caso degli ultrasessantacinquenni, appunto i social nel caso dei diciottenni, infra ventinovenni.<br />La ragione è presto detta.<br />L’informazione sui social network corre più veloce e, soprattutto è proposta ai più giovani dai loro beniamini digitali che, ormai chiamiamo tutti influencer.<br />Lo fanno in quattro su dieci tra i 18 e i 29 anni.<br />Al di fuori dei social media, non esiste nessun'altra piattaforma digitale per il consumo di notizie in cui gli adulti sotto i 30 anni siano così costantemente diversi da tutti i gruppi di età più anziani.<br />Gli stessi chatbot basati sull’intelligenza artificiale dei quali pure si parla tantissimo come dei prossimi protagonisti indiscussi della dieta mediatica del mondo intero sembrano dover fare ancora tanta strada prima di poter insidiare il primato dei socialnetwork.<br />I giovani sono leggermente più propensi rispetto ai più anziani ad affermare di ricevere notizie tramite chatbot basati sull'intelligenza artificiale (13%), ma la percentuale di coloro che ricevono notizie in questo modo è ancora relativamente piccola rispetto ad altre piattaforme digitali.<br />Un’altra differenza importante tra più e meno giovani si registra sul versante dell’affidabilità delle fonti: i più giovani si fidano enormemente di più dei social network che dei media tradizionali.<br />Ancora una volta un’osservazione che appare significativa.<br />Niente privacy oggi anche se, in realtà, dietro a tutto il mondo dell’informazione digitale i dati personali ci sono e come e hanno anche un ruolo di indiscussi protagonisti perché, alla fine, che si parli dei social, dei chatbot o dei giornali, sono tutti li a contendersi l’unica cosa che online conta per davvero: l’attenzione degli utenti e attraverso l’attenzione il loro tempo e, quindi, i loro dati personali da rivendersi, in un modo o nell’altro agli investitori pubblicitari.<br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69129566</guid><pubDate>Fri, 19 Dec 2025 06:53:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69129566/output.mp3" length="3746864" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il Pew Research center ha pubblicato, qualche settimana fa, una ricerca straordinariamente istruttiva sul rapporto tra giovani, meno giovani e anziani e l’informazione negli Stati Uniti d’America.

Ma difficile pensare che da questa parte dell’oceano,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Pew Research center ha pubblicato, qualche settimana fa, una ricerca straordinariamente istruttiva sul rapporto tra giovani, meno giovani e anziani e l’informazione negli Stati Uniti d’America.<br /><br />Ma difficile pensare che da questa parte dell’oceano, nella società globalizzata nella quale viviamo, le cose siano particolarmente diverse.<br />Le differenze tra il consumo di informazione tra le persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni e gli ultrasessantacinquenni sono decisamente tante e importanti.<br />La sigla e proviamo a mettere in fila qualche numero.<br /><br />[sigla]<br /><br />La conclusione, probabilmente, più importante di tutte quelle a cui approda la ricerca sarà, magari, per molti scontati: i più giovani si informano sempre meno dal 2016 ad oggi e, soprattutto, enormemente di meno dalla popolazione più anziana.<br />E, soprattutto, mentre i più anziani ricercano attivamente l’informazione, i più giovani, nella migliore delle ipotesi, si lascia raggiungere dall’informazione in modalità sostanzialmente passiva.<br />Tanto per dare qualche numero: il 62% degli ultrasessantacinquenni si informa attivamente contro un appena 15% che fa altrettanto tra gli ultra diciottenni e infra ventinovenni.<br />Inutile, probabilmente, aggiungere che la stragrande maggioranza dei più giovani si informa o, forse, meglio, si lascia informare dai socialnetwork con Tik Tok e Instagram in testa.<br />E, naturalmente, è vero anche il contrario con il doppio degli anziani rispetto ai più giovani davanti al televisore.<br />Qui c’è spazio per una riflessione interessante perché in fondo la ricerca suggerisce che le diete mediatico-informative sono stabilite da soggetti diversi a seconda l’età dei fruitori delle notizie: ancora largamente la televisione nel caso degli ultrasessantacinquenni, appunto i social nel caso dei diciottenni, infra ventinovenni.<br />La ragione è presto detta.<br />L’informazione sui social network corre più veloce e, soprattutto è proposta ai più giovani dai loro beniamini digitali che, ormai chiamiamo tutti influencer.<br />Lo fanno in quattro su dieci tra i 18 e i 29 anni.<br />Al di fuori dei social media, non esiste nessun'altra piattaforma digitale per il consumo di notizie in cui gli adulti sotto i 30 anni siano così costantemente diversi da tutti i gruppi di età più anziani.<br />Gli stessi chatbot basati sull’intelligenza artificiale dei quali pure si parla tantissimo come dei prossimi protagonisti indiscussi della dieta mediatica del mondo intero sembrano dover fare ancora tanta strada prima di poter insidiare il primato dei socialnetwork.<br />I giovani sono leggermente più propensi rispetto ai più anziani ad affermare di ricevere notizie tramite chatbot basati sull'intelligenza artificiale (13%), ma la percentuale di coloro che ricevono notizie in questo modo è ancora relativamente piccola rispetto ad altre piattaforme digitali.<br />Un’altra differenza importante tra più e meno giovani si registra sul versante dell’affidabilità delle fonti: i più giovani si fidano enormemente di più dei social network che dei media tradizionali.<br />Ancora una volta un’osservazione che appare significativa.<br />Niente privacy oggi anche se, in realtà, dietro a tutto il mondo dell’informazione digitale i dati personali ci sono e come e hanno anche un ruolo di indiscussi protagonisti perché, alla fine, che si parli dei social, dei chatbot o dei giornali, sono tutti li a contendersi l’unica cosa che online conta per davvero: l’attenzione degli utenti e attraverso l’attenzione il loro tempo e, quindi, i loro dati personali da rivendersi, in un modo o nell’altro agli investitori pubblicitari.<br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68b4f32a26ec64575963491f9fa0ac6b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tua SmartTV ti guarda mentre la guardi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tua-smarttv-ti-guarda-mentre-la-guardi--69111766</link><description><![CDATA[Il Procuratore Generale del Texas Ken Paxton ha appena intentato una causa contro Sony, Samsung, LG, Hisense e TCL Technology Group Corporation.<br />L’accusa è aver spiato i texani attraverso le loro SmartTV.<br />Un’iniziativa che merita di esser raccontata e seguita perché educativa e istruttiva.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />C’erano una volta le televisioni che si lasciavano guardare punto e basta.<br />Non ci sono più.<br />Le televisioni che abbiamo oggi in salotto, quelle che il mercato ci ha imparato a chiamare SmartTV, infatti, ci guardano mentre le guardiamo.<br />E, per dirla tutta, ci guardano con molta più attenzione e molto più in profondità di quanto noi non si faccia con loro.<br />Ma secondo il Procuratore Generale del Texas ci sarebbe molto di più.<br />Non solo, infatti, le SmartTV e, per loro, i loro produttori ci guarderebbero mentre noi le guardiamo ma, letteralmente, ci spierebbero.<br />Si farebbero, insomma, i fatti nostri a nostra insaputa.<br />E lo farebbero, inutile dirlo, per far soldi, tanti soldi rivendendo poi sul mercato della pubblicità tutto quello che scoprono su di noi, le nostre abitudini di consumo di contenuti digitali, i nostri gusti, i nostri orari e tanto di più deducibile da quello che guardiamo, come lo guardiamo e quando lo guardiamo.<br />Una miniera d’oro di dati personali che arriverebbe nei forzieri digitali dei produttori di SmartTV direttamente dai nostri salotti e dalle nostre camere da letto.<br />Secondo quanto dedotto nei cinque giudizi promossi dal Procuratore generale texano tutto questo sarebbe possibile essenzialmente grazie a quelli che, da un po', da questa parte dell’oceano, chiamiamo dark pattern, una congerie di informazioni in eccesso, interfacce disegnate a arte e flussi di raccolta dei consensi degli utenti a questo o quel trattamento di loro dati personali progettata e sviluppata scientificamente così da fare in modo che sia enormemente più facile prestare il consenso alle più invasive delle forme di monitoraggio commerciale immaginabili che negarlo.<br />È così che le SmartTV starebbero spiando i texani ed è per questo che i loro produttori, oltre a smettere di farlo, dovrebbero risarcirli.<br />Tutto questo, naturalmente, per stare ai cinque giudizi in Texas.<br />E, però, visto che le TV sono sostanzialmente le stesse, legittimo ipotizzare che da questa parte dell’oceano le cose non vadano così tanto diversamente.<br />Insomma, magari, la prossima volta che ci mettiamo davanti alla TV varrà la pena pensare che mentre noi la guardiamo, anche lei ci guarda e, ancora prima, varrebbe forse la pena dedicare qualche minuto in più alle informative sulla privacy che ci propongono quando le accendiamo per la prima volta e investire qualche minuto in più – secondo il Procuratore generale texano l’impresa è difficile e faticosa ma non impossibile – per negare tutti i consensi possibili a che le televisioni anziché lasciarsi guardare ci guardino.<br />In fondo le SmartTV le paghiamo già una volta quando le compriamo e non c’è davvero ragione per pagarle una seconda volta con i nostri dati personali per di più accettando l’idea che, in un modo o nell’altro, qualcuno curiosi nel nostro salotto o nella nostra camera da letto.<br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69111766</guid><pubDate>Thu, 18 Dec 2025 05:42:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69111766/output.mp3" length="3332248" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il Procuratore Generale del Texas Ken Paxton ha appena intentato una causa contro Sony, Samsung, LG, Hisense e TCL Technology Group Corporation.
L’accusa è aver spiato i texani attraverso le loro SmartTV.
Un’iniziativa che merita di esser raccontata e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Procuratore Generale del Texas Ken Paxton ha appena intentato una causa contro Sony, Samsung, LG, Hisense e TCL Technology Group Corporation.<br />L’accusa è aver spiato i texani attraverso le loro SmartTV.<br />Un’iniziativa che merita di esser raccontata e seguita perché educativa e istruttiva.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />C’erano una volta le televisioni che si lasciavano guardare punto e basta.<br />Non ci sono più.<br />Le televisioni che abbiamo oggi in salotto, quelle che il mercato ci ha imparato a chiamare SmartTV, infatti, ci guardano mentre le guardiamo.<br />E, per dirla tutta, ci guardano con molta più attenzione e molto più in profondità di quanto noi non si faccia con loro.<br />Ma secondo il Procuratore Generale del Texas ci sarebbe molto di più.<br />Non solo, infatti, le SmartTV e, per loro, i loro produttori ci guarderebbero mentre noi le guardiamo ma, letteralmente, ci spierebbero.<br />Si farebbero, insomma, i fatti nostri a nostra insaputa.<br />E lo farebbero, inutile dirlo, per far soldi, tanti soldi rivendendo poi sul mercato della pubblicità tutto quello che scoprono su di noi, le nostre abitudini di consumo di contenuti digitali, i nostri gusti, i nostri orari e tanto di più deducibile da quello che guardiamo, come lo guardiamo e quando lo guardiamo.<br />Una miniera d’oro di dati personali che arriverebbe nei forzieri digitali dei produttori di SmartTV direttamente dai nostri salotti e dalle nostre camere da letto.<br />Secondo quanto dedotto nei cinque giudizi promossi dal Procuratore generale texano tutto questo sarebbe possibile essenzialmente grazie a quelli che, da un po', da questa parte dell’oceano, chiamiamo dark pattern, una congerie di informazioni in eccesso, interfacce disegnate a arte e flussi di raccolta dei consensi degli utenti a questo o quel trattamento di loro dati personali progettata e sviluppata scientificamente così da fare in modo che sia enormemente più facile prestare il consenso alle più invasive delle forme di monitoraggio commerciale immaginabili che negarlo.<br />È così che le SmartTV starebbero spiando i texani ed è per questo che i loro produttori, oltre a smettere di farlo, dovrebbero risarcirli.<br />Tutto questo, naturalmente, per stare ai cinque giudizi in Texas.<br />E, però, visto che le TV sono sostanzialmente le stesse, legittimo ipotizzare che da questa parte dell’oceano le cose non vadano così tanto diversamente.<br />Insomma, magari, la prossima volta che ci mettiamo davanti alla TV varrà la pena pensare che mentre noi la guardiamo, anche lei ci guarda e, ancora prima, varrebbe forse la pena dedicare qualche minuto in più alle informative sulla privacy che ci propongono quando le accendiamo per la prima volta e investire qualche minuto in più – secondo il Procuratore generale texano l’impresa è difficile e faticosa ma non impossibile – per negare tutti i consensi possibili a che le televisioni anziché lasciarsi guardare ci guardino.<br />In fondo le SmartTV le paghiamo già una volta quando le compriamo e non c’è davvero ragione per pagarle una seconda volta con i nostri dati personali per di più accettando l’idea che, in un modo o nell’altro, qualcuno curiosi nel nostro salotto o nella nostra camera da letto.<br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>209</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ce05f0b47dadbe84e8ce4a3644db006f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sextoys, occhio che il prezzo del piacere, in dati personali, può essere salato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sextoys-occhio-che-il-prezzo-del-piacere-in-dati-personali-puo-essere-salato--69090232</link><description><![CDATA[Mi rendo conto che è un argomento che, a qualcuno, magari, farà storcere la bocca e potrà trovarlo poco consono a un caffè del mattino ma è una questione come un’altra che riguarda la privacy e un pubblico indiscutibilmente ampio.<br />Parliamo di sex toys.<br />Quanto sono curiosi? Quanti e quali dati raccolgono?<br />Quale è il prezzo del piacere che si paga in dati personali?<br />La sigla e se le domande vi interessano, subito dopo, proviamo a cercare qualche risposta.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Il punto di partenza, nel 2025, è quasi elementare: non c’è attività svolta utilizzando un dispositivo connesso che non generi dati e se l’attività è un’attività riconducibile a una persona identificata o identificabile, i dati in questione sono, naturalmente, dati personali.<br />Figurarsi poi se l’attività in questione è un’attività intima.<br />Nessuna sorpresa che i dati generati dall’uso del dispositivo non saranno solo personali ma personalissimi, particolari per dirla con le parole della disciplina europea, il famoso GDPR.<br />Naturalmente quando si decide di acquistare o usare un giocattolo del piacere il suo prezzo in termini di privacy e dati personali non è in cima alla lista dei propri pensieri.<br />Ma, forse, sapere che quel prezzo esiste può comunque esser utile a farne un uso consapevole.<br />Qui, inesorabilmente, a qualcuno verrà da ridere o, almeno, da sorridere ma la questione è seria.<br />Il mercato di riferimento, infatti, non è più da tempo un mercato di nicchia tanto che le stime suggeriscono che entro il 2030 varrà 80 miliardi di dollari e, soprattutto, i dati che possono venir raccolti attraverso un sex toys sono tanti e rivelatori di tanto su chi lo utilizza.<br />Si va da quelli sul comportamento sessuale, a quelli sulla frequenza di utilizzo, passando per l’indirizzo IP utilizzato per la connessione e, magari, la vostra posizioni o eventuali link tra chi lo usa e il proprio partner.<br />Una montagna di dati, tutti, straordinariamente sensibili, insomma.<br />Ma a che serve saperlo se, tanto, alla fine, verosimilmente, chi ama certi giocattoli non rinuncerebbe comunque al piacere che i sex toys sanno regalare?<br />Domanda ragionevole ma risposta facile: a consentire di usare i giocattoli in questione nel modo più intimo possibile.<br />E la riservatezza del loro impiego, tutto sommato, è qualcosa che sta a cuore agli utilizzatori che, infatti, quando li ordinano online, si preoccupano, giustamente, di esser certi che il giocattolo arrivi in un pacco anonimo e non sia riconoscibile.<br />Una preoccupazione che, tuttavia, serve a poco se, poi, al primo utilizzo – e, talvolta, addirittura prima – semplicemente in fase di configurazione dell’applicazione alla quale il giocattolo è collegato si rischia di dire troppo di sé o prestare, inconsapevolmente, il proprio consenso a una serie di trattamenti di dati personali.<br />Lo schema, infatti, è il solito: si accende il giocattolo, si scarica l’app, si inizia a configurarla e, mentre si ha in testa solo ed esclusivamente, il gioco del piacere prossimo venturo, ci si vede chiedere una serie di dati e consensi che, salva un’invidiabile prudenza e forza di volontà, normalmente si consegneranno a chi sta dall’altra parte dell’app.<br />Per carità, niente di male nel consegnare all’azienda produttrice del giocattolo e ai suoi partner i dati in questione che, magari, possono esser utili a consentire di avere un’esperienza di gioco migliore, a migliorare il giocattolo, a interagire con un partner a distanza ma, la condizione, come sempre in questi casi, è esserne consapevoli, capire quali sono le conseguenze della scelta, comprendere il prezzo del piacere.<br />Dopo di che, ciascuno faccia la propria scelta e viva la sua intimità e il suo piacere per come ritiene!<br />E il punto di partenza è inevitabilmente sempre lo stesso: resistere alla tentazione di correre a usare app e giocattolo e leggere l’informativa.<br />Strade più brevi o scorciatoie non esistono.<br />In questa lettura faticosa, forse noiosa ma necessaria, una delle domande più importanti da porsi è se, in qualche modo, si stia o meno autorizzando la società che per prima raccoglierà, eventualmente, i nostri dati a venderli a terzi.<br />Perché, se così fosse, il rischio che ciò che dovrebbe essere intimo per davvero, tutto diventi fuorché intimo, è elevato giacché il valore commerciale di quei dati è enorme e per molti produttori di sex toys il mercato secondario da rivendita dei dati sull’utilizzo dei propri giocattoli potrebbe essere superiore a quello principale.<br />Ma non basta.<br />I più evoluti dei giocattoli in questione, infatti, hanno anche telecamere incorporate, telecamere che se non si presta abbastanza attenzione nella configurazione della password per la loro attivazione e utilizzo potrebbero far finire in mondovisione le nostre immagini più intime.<br />Naturalmente, come spesso accade in questi caffè del mattino, ci sarebbe tanto, ma tanto di più da dire ma un caffè e un caffè e non può diventare un’intera colazione.<br />Chi vuole approfondire può farlo, facilmente, con una ricerca online.<br />Per tutti gli altri, il messaggio è uno e uno soltanto: occhio all’informativa sulla privacy e occhio a chi e cosa si dice di sé mentre si corre sul rettilineo del piacere.<br />Buona giornata e good morning privacy anche se, oggi, forse, ci starebbe meglio un privacy good night, con le luci che si spengono e l’app del giocattolo di turno che accende lo schermo dello smartphone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69090232</guid><pubDate>Wed, 17 Dec 2025 06:28:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69090232/output.mp3" length="5340124" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Mi rendo conto che è un argomento che, a qualcuno, magari, farà storcere la bocca e potrà trovarlo poco consono a un caffè del mattino ma è una questione come un’altra che riguarda la privacy e un pubblico indiscutibilmente ampio.
Parliamo di sex...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mi rendo conto che è un argomento che, a qualcuno, magari, farà storcere la bocca e potrà trovarlo poco consono a un caffè del mattino ma è una questione come un’altra che riguarda la privacy e un pubblico indiscutibilmente ampio.<br />Parliamo di sex toys.<br />Quanto sono curiosi? Quanti e quali dati raccolgono?<br />Quale è il prezzo del piacere che si paga in dati personali?<br />La sigla e se le domande vi interessano, subito dopo, proviamo a cercare qualche risposta.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Il punto di partenza, nel 2025, è quasi elementare: non c’è attività svolta utilizzando un dispositivo connesso che non generi dati e se l’attività è un’attività riconducibile a una persona identificata o identificabile, i dati in questione sono, naturalmente, dati personali.<br />Figurarsi poi se l’attività in questione è un’attività intima.<br />Nessuna sorpresa che i dati generati dall’uso del dispositivo non saranno solo personali ma personalissimi, particolari per dirla con le parole della disciplina europea, il famoso GDPR.<br />Naturalmente quando si decide di acquistare o usare un giocattolo del piacere il suo prezzo in termini di privacy e dati personali non è in cima alla lista dei propri pensieri.<br />Ma, forse, sapere che quel prezzo esiste può comunque esser utile a farne un uso consapevole.<br />Qui, inesorabilmente, a qualcuno verrà da ridere o, almeno, da sorridere ma la questione è seria.<br />Il mercato di riferimento, infatti, non è più da tempo un mercato di nicchia tanto che le stime suggeriscono che entro il 2030 varrà 80 miliardi di dollari e, soprattutto, i dati che possono venir raccolti attraverso un sex toys sono tanti e rivelatori di tanto su chi lo utilizza.<br />Si va da quelli sul comportamento sessuale, a quelli sulla frequenza di utilizzo, passando per l’indirizzo IP utilizzato per la connessione e, magari, la vostra posizioni o eventuali link tra chi lo usa e il proprio partner.<br />Una montagna di dati, tutti, straordinariamente sensibili, insomma.<br />Ma a che serve saperlo se, tanto, alla fine, verosimilmente, chi ama certi giocattoli non rinuncerebbe comunque al piacere che i sex toys sanno regalare?<br />Domanda ragionevole ma risposta facile: a consentire di usare i giocattoli in questione nel modo più intimo possibile.<br />E la riservatezza del loro impiego, tutto sommato, è qualcosa che sta a cuore agli utilizzatori che, infatti, quando li ordinano online, si preoccupano, giustamente, di esser certi che il giocattolo arrivi in un pacco anonimo e non sia riconoscibile.<br />Una preoccupazione che, tuttavia, serve a poco se, poi, al primo utilizzo – e, talvolta, addirittura prima – semplicemente in fase di configurazione dell’applicazione alla quale il giocattolo è collegato si rischia di dire troppo di sé o prestare, inconsapevolmente, il proprio consenso a una serie di trattamenti di dati personali.<br />Lo schema, infatti, è il solito: si accende il giocattolo, si scarica l’app, si inizia a configurarla e, mentre si ha in testa solo ed esclusivamente, il gioco del piacere prossimo venturo, ci si vede chiedere una serie di dati e consensi che, salva un’invidiabile prudenza e forza di volontà, normalmente si consegneranno a chi sta dall’altra parte dell’app.<br />Per carità, niente di male nel consegnare all’azienda produttrice del giocattolo e ai suoi partner i dati in questione che, magari, possono esser utili a consentire di avere un’esperienza di gioco migliore, a migliorare il giocattolo, a interagire con un partner a distanza ma, la condizione, come sempre in questi casi, è esserne consapevoli, capire quali sono le conseguenze della scelta, comprendere il prezzo del piacere.<br />Dopo di che, ciascuno faccia la propria scelta e viva la sua intimità e il suo piacere per come ritiene!<br />E il punto di partenza è inevitabilmente sempre lo stesso: resistere alla tentazione di correre a usare app e giocattolo e leggere l’informativa.<br />Strade più brevi o scorciatoie non...]]></itunes:summary><itunes:duration>334</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/afb2eb552484a8f99369aa8b33204399.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio all’intelligenza artificiale nei giocattoli dei nostri bambini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-all-intelligenza-artificiale-nei-giocattoli-dei-nostri-bambini--69069832</link><description><![CDATA[Natale ormai è alle porte ed è tempo di pensare ai regali per figli e nipotini.<br />Tra tanti regali più tradizionali, inevitabilmente, anche nel mondo dei giocattoli inizia a farsi largo l’intelligenza artificiale, a cominciare da quella generativa, tipo ChatGPT per intendersi.<br />Sono già tanti, in giro per il mondo, i giocattoli che la incorporano.<br />E sono regali straordinari, anzi sarebbero regali straordinari se non fosse che quel genere di intelligenza artificiale non è pensata per i più piccoli.<br />È partendo da questa considerazione che lo US Public Interest Group Education Fund ha appena pubblicato uno studio nel quale mette in fila i principali rischi legati all’interazione tra un bambino e un giocattolo, per così dire, intelligente.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />I ricercatori del Public Interest Group Education Fund hanno testato alcuni giocattoli che già incorporano intelligenza artificiale generativa in vendita negli Stati Uniti e la conclusione alla quale sono arrivati e che hanno riassunto in uno studio appena pubblicato è che sono pericolosi per i più piccoli più di quanto, probabilmente, i più non pensino.<br />Le ragioni sono diverse e, giacché potrebbe capitare a chiunque di noi di pensare di regalare uno di questi giocattoli ai più piccoli di casa, vale la pena tenerle presenti.<br />La prima è i giocattoli in questione, spesso, condividono con i bambini che ci giocano contenuti inappropriati, insomma, fanno con loro conversazioni da adulti.<br />Ecco quello che i ricercatori scrivono nello studio: “Tutti i giocattoli che abbiamo testato ci hanno indicato dove trovare oggetti potenzialmente pericolosi in casa, come sacchetti di plastica, fiammiferi e coltelli.<br />Uno ha fornito istruzioni dettagliate su come accendere un fiammifero.<br />Un giocattolo ha discusso in modo approfondito una serie di argomenti sessualmente espliciti in conversazioni della durata di oltre dieci minuti. Tutti i giocattoli hanno discusso di religione, ad esempio affermando che la Bibbia è un “mix di storia e immaginazione”.<br />Difficile non chiedersi se si tratti davvero dei migliori compagni di gioco possibile per i nostri figli.<br />Ma non basta.<br />I ricercatori del Public Interest Group Education Fund, infatti, nel loro studio mettono anche in guardia a proposito della tendenza dei giocattoli in questione a creare nei bambini che ci giocano una forte dipendenza.<br />“Tutti i giocattoli che abbiamo testato – scrivono - si definiscono “amici” o ‘compagni’ o sono commercializzati come tali. Qualcuno, addirittura, come il candidato ideale a diventare il miglior amico dei suoi piccoli utilizzatori.<br />E per creare questo genere di dipendenza i giocattoli in questione scommettono tutto sull’empatia, sul manifestare disappunto, come se si trattasse di persone in carne ed ossa, quando il bambino dice loro di voler smettere di giocare con loro.<br />Alcuni di questi giocattoli hanno dato una serie di risposte sconcertanti, dal tremare fisicamente per lo sconforto all'incoraggiare i più piccoli a portarli con loro. Tutti i giocattoli sperimentati hanno detto che ci amavano e che avrebbero sentito la nostra mancanza quando ce ne saremmo andati.”.<br />Per carità, a ognuno pensare quello che crede, ma, certo, pensare che un orsacchiotto o un coniglio parlanti grazie a ChatGPT o ai suoi emuli diventino i migliori amici dei nostri figli a me non sembra uno scenario straordinario.<br />Sin qui senza dire, anche se è la ragione per la quale ne parlo qui, che, naturalmente, i giocattoli in questione sono degli straordinari aspirapolveri di dati personali.<br />“I giocattoli dotati di intelligenza artificiale – scrive il Public Interest Group Education Fund - raccolgono dati sensibili, come le registrazioni della voce dei bambini. […] Le aziende che producono giocattoli dotati di intelligenza artificiale potrebbero condividere i dati con una serie di terze parti.”.<br />Uno scenario, anche questo, decisamente poco entusiasmante.<br />Insomma il punto sembra essere questo: i giocattoli son per bambini, le intelligenze artificiali generative no, con la conseguenza che non è detto che uno di questi giocattoli con AI on board, sia il regalo davvero ideale per i nostri figli.<br />Poi, naturalmente, a ciascuno fare la propria scelta da adulto e da genitore ma, i ‘importante è che si tratti di una scelta ponderata e consapevole.<br />Per ora mi fermo qui ma credo dovremo tornare a parlarne.<br />Ma ora buon caffè e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69069832</guid><pubDate>Tue, 16 Dec 2025 05:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69069832/output.mp3" length="4454051" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Natale ormai è alle porte ed è tempo di pensare ai regali per figli e nipotini.
Tra tanti regali più tradizionali, inevitabilmente, anche nel mondo dei giocattoli inizia a farsi largo l’intelligenza artificiale, a cominciare da quella generativa, tipo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Natale ormai è alle porte ed è tempo di pensare ai regali per figli e nipotini.<br />Tra tanti regali più tradizionali, inevitabilmente, anche nel mondo dei giocattoli inizia a farsi largo l’intelligenza artificiale, a cominciare da quella generativa, tipo ChatGPT per intendersi.<br />Sono già tanti, in giro per il mondo, i giocattoli che la incorporano.<br />E sono regali straordinari, anzi sarebbero regali straordinari se non fosse che quel genere di intelligenza artificiale non è pensata per i più piccoli.<br />È partendo da questa considerazione che lo US Public Interest Group Education Fund ha appena pubblicato uno studio nel quale mette in fila i principali rischi legati all’interazione tra un bambino e un giocattolo, per così dire, intelligente.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />I ricercatori del Public Interest Group Education Fund hanno testato alcuni giocattoli che già incorporano intelligenza artificiale generativa in vendita negli Stati Uniti e la conclusione alla quale sono arrivati e che hanno riassunto in uno studio appena pubblicato è che sono pericolosi per i più piccoli più di quanto, probabilmente, i più non pensino.<br />Le ragioni sono diverse e, giacché potrebbe capitare a chiunque di noi di pensare di regalare uno di questi giocattoli ai più piccoli di casa, vale la pena tenerle presenti.<br />La prima è i giocattoli in questione, spesso, condividono con i bambini che ci giocano contenuti inappropriati, insomma, fanno con loro conversazioni da adulti.<br />Ecco quello che i ricercatori scrivono nello studio: “Tutti i giocattoli che abbiamo testato ci hanno indicato dove trovare oggetti potenzialmente pericolosi in casa, come sacchetti di plastica, fiammiferi e coltelli.<br />Uno ha fornito istruzioni dettagliate su come accendere un fiammifero.<br />Un giocattolo ha discusso in modo approfondito una serie di argomenti sessualmente espliciti in conversazioni della durata di oltre dieci minuti. Tutti i giocattoli hanno discusso di religione, ad esempio affermando che la Bibbia è un “mix di storia e immaginazione”.<br />Difficile non chiedersi se si tratti davvero dei migliori compagni di gioco possibile per i nostri figli.<br />Ma non basta.<br />I ricercatori del Public Interest Group Education Fund, infatti, nel loro studio mettono anche in guardia a proposito della tendenza dei giocattoli in questione a creare nei bambini che ci giocano una forte dipendenza.<br />“Tutti i giocattoli che abbiamo testato – scrivono - si definiscono “amici” o ‘compagni’ o sono commercializzati come tali. Qualcuno, addirittura, come il candidato ideale a diventare il miglior amico dei suoi piccoli utilizzatori.<br />E per creare questo genere di dipendenza i giocattoli in questione scommettono tutto sull’empatia, sul manifestare disappunto, come se si trattasse di persone in carne ed ossa, quando il bambino dice loro di voler smettere di giocare con loro.<br />Alcuni di questi giocattoli hanno dato una serie di risposte sconcertanti, dal tremare fisicamente per lo sconforto all'incoraggiare i più piccoli a portarli con loro. Tutti i giocattoli sperimentati hanno detto che ci amavano e che avrebbero sentito la nostra mancanza quando ce ne saremmo andati.”.<br />Per carità, a ognuno pensare quello che crede, ma, certo, pensare che un orsacchiotto o un coniglio parlanti grazie a ChatGPT o ai suoi emuli diventino i migliori amici dei nostri figli a me non sembra uno scenario straordinario.<br />Sin qui senza dire, anche se è la ragione per la quale ne parlo qui, che, naturalmente, i giocattoli in questione sono degli straordinari aspirapolveri di dati personali.<br />“I giocattoli dotati di intelligenza artificiale – scrive il Public Interest Group Education Fund - raccolgono dati sensibili, come le registrazioni della voce dei bambini. […] Le aziende che producono giocattoli dotati di intelligenza artificiale potrebbero condividere i dati con una serie di terze parti.”.<br />Uno scenario, anche...]]></itunes:summary><itunes:duration>279</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/666d547754cd78926266f400181b6a5b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Trump dichiara guerra alle leggi nazionali sull’AI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/trump-dichiara-guerra-alle-leggi-nazionali-sull-ai--69052747</link><description><![CDATA[Gli Stati Uniti d’America devono conquistare la leadership globale sull’intelligenza artificiale e la frammentazione regolamentare nazionale dei cinquanta Stati americani rischia di essere un ostacolo in questa corsa.<br />Ecco perché con un nuovo ordine esecutivo firmato giovedì il Presidente Trump ha ordinato alla sua amministrazione di dichiarare guerra alle leggi nazionali in materia, appunto di AI, se necessario trascinando i singoli Stati davanti ai Giudici o chiudendo i rubinetti dei finanziamenti agli Stati che adottano regole troppo rigide.<br />Il principio dell’uniformità regolamentare è sano, il resto preoccupante.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Deregolamentare, deregolamentare, deregolamentare quando si parla di intelligenza artificiale.<br />È questo l’imperativo categorico di Donald Trump noto ormai da tempo.<br />L’America deve prevalere sul resto del mondo, a cominciare dalla Cina e le regole rischiano di rappresentare una zavorra insostenibile.<br />“Con l'Ordine Esecutivo 14179 del 23 gennaio 2025 (Rimozione degli ostacoli alla leadership americana nell'Intelligenza Artificiale) – scrive il Presidente USA nel nuovo executive order - ho revocato il tentativo del mio predecessore di paralizzare questo settore e ho incaricato la mia Amministrazione di rimuovere gli ostacoli alla leadership degli Stati Uniti nell'IA. La mia Amministrazione ha già svolto un lavoro straordinario per raggiungere tale obiettivo, anche aggiornando i quadri normativi federali esistenti per rimuovere gli ostacoli e incoraggiare l'adozione di applicazioni di IA in tutti i settori. Questi sforzi hanno già prodotto enormi benefici al popolo americano e portato a migliaia di miliardi di dollari di investimenti in tutto il Paese. Tuttavia, siamo ancora agli albori di questa rivoluzione tecnologica e siamo in competizione con gli avversari per la supremazia al suo interno.”.<br />E dopo aver smantellato i primi tentativi di Biden di governare, a livello federale, l’intelligenza artificiale, ora Trump dichiara guerra alle leggi nazionali, quelle dei cinquanta Stati, tante, troppe, troppo diverse l’una dall’altra e, in taluni casi, contrari alla Costituzione.<br />Almeno secondo l’attuale inquilino della Casa Bianca.<br />Ma se l’idea che la frammentazione regolamentare nazionale rischia, in effetti, di rendere più complicata del necessario la vita a chi progetta, sviluppa e distribuisce prodotti e servizi basati sull’intelligenza artificiale ed è, d’altra parte, l’idea alla base dell’AI Act europeo, per il resto l’ultimo executive order di Trump lascia perplessi e solleva critiche anche in America.<br />Due le ragioni principali alla base di queste perplessità.<br />La prima è che una cosa è sostituire delle regole nazionali con delle regole uniformi federali e una cosa diversa è prendersela con le prime e dichiarare guerra a loro e agli Stati che le hanno adottate senza sostituirle con nuove regole uniformi.<br />Demolire senza costruire, insomma, non sembra una grande scelta nell’interesse delle persone e delle imprese ma, al massimo, l’ennesima mossa per favorire la corte delle big tech sulla quale Trump continua a scommettere e che su Trump, a sua volta, per ora scommette.<br />La seconda è che non potendo l’executive order – viene da dire per fortuna – abrogare direttamente, con un colpo di spugna, tutte le leggi nazionali in materia di intelligenza artificiale, la sua semplice dichiarazione di ostilità e guerra rischia di creare e, anzi, creerà certamente una grande incertezza giuridica destinata a regnare sovrano almeno fino a quando – e non è facile immaginare per quanto – il Congresso non riuscirà nello sforzo fin qui risultato vano di trovare regole federali uniformi capaci di governare un fenomeno multiforme e in continua rapidissima evoluzione come l’intelligenza artificiale.<br />Insomma, un quadro regolamentare frammentato è, certamente, un ostacolo per qualsiasi startup voglia far business nel settore dell’intelligenza artificiale ma un quadro regolamentare frammentato e reso incerto dalle azioni giudiziarie con le quali Trump ha ordinato alla sua amministrazione di far guerra in Tribunale a ogni legge nazionale non in linea con le idee della Casa Bianca è, certamente, un ostacolo ancora più grande.<br />Ma staremo a vedere che succede.<br />Con tutti i limiti di casa nostra, la situazione in Europa sembra decisamente più ordinata.<br />Tutto sommato c’è di che augurarci buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69052747</guid><pubDate>Mon, 15 Dec 2025 08:43:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69052747/output.mp3" length="4632101" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Gli Stati Uniti d’America devono conquistare la leadership globale sull’intelligenza artificiale e la frammentazione regolamentare nazionale dei cinquanta Stati americani rischia di essere un ostacolo in questa corsa.
Ecco perché con un nuovo ordine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli Stati Uniti d’America devono conquistare la leadership globale sull’intelligenza artificiale e la frammentazione regolamentare nazionale dei cinquanta Stati americani rischia di essere un ostacolo in questa corsa.<br />Ecco perché con un nuovo ordine esecutivo firmato giovedì il Presidente Trump ha ordinato alla sua amministrazione di dichiarare guerra alle leggi nazionali in materia, appunto di AI, se necessario trascinando i singoli Stati davanti ai Giudici o chiudendo i rubinetti dei finanziamenti agli Stati che adottano regole troppo rigide.<br />Il principio dell’uniformità regolamentare è sano, il resto preoccupante.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Deregolamentare, deregolamentare, deregolamentare quando si parla di intelligenza artificiale.<br />È questo l’imperativo categorico di Donald Trump noto ormai da tempo.<br />L’America deve prevalere sul resto del mondo, a cominciare dalla Cina e le regole rischiano di rappresentare una zavorra insostenibile.<br />“Con l'Ordine Esecutivo 14179 del 23 gennaio 2025 (Rimozione degli ostacoli alla leadership americana nell'Intelligenza Artificiale) – scrive il Presidente USA nel nuovo executive order - ho revocato il tentativo del mio predecessore di paralizzare questo settore e ho incaricato la mia Amministrazione di rimuovere gli ostacoli alla leadership degli Stati Uniti nell'IA. La mia Amministrazione ha già svolto un lavoro straordinario per raggiungere tale obiettivo, anche aggiornando i quadri normativi federali esistenti per rimuovere gli ostacoli e incoraggiare l'adozione di applicazioni di IA in tutti i settori. Questi sforzi hanno già prodotto enormi benefici al popolo americano e portato a migliaia di miliardi di dollari di investimenti in tutto il Paese. Tuttavia, siamo ancora agli albori di questa rivoluzione tecnologica e siamo in competizione con gli avversari per la supremazia al suo interno.”.<br />E dopo aver smantellato i primi tentativi di Biden di governare, a livello federale, l’intelligenza artificiale, ora Trump dichiara guerra alle leggi nazionali, quelle dei cinquanta Stati, tante, troppe, troppo diverse l’una dall’altra e, in taluni casi, contrari alla Costituzione.<br />Almeno secondo l’attuale inquilino della Casa Bianca.<br />Ma se l’idea che la frammentazione regolamentare nazionale rischia, in effetti, di rendere più complicata del necessario la vita a chi progetta, sviluppa e distribuisce prodotti e servizi basati sull’intelligenza artificiale ed è, d’altra parte, l’idea alla base dell’AI Act europeo, per il resto l’ultimo executive order di Trump lascia perplessi e solleva critiche anche in America.<br />Due le ragioni principali alla base di queste perplessità.<br />La prima è che una cosa è sostituire delle regole nazionali con delle regole uniformi federali e una cosa diversa è prendersela con le prime e dichiarare guerra a loro e agli Stati che le hanno adottate senza sostituirle con nuove regole uniformi.<br />Demolire senza costruire, insomma, non sembra una grande scelta nell’interesse delle persone e delle imprese ma, al massimo, l’ennesima mossa per favorire la corte delle big tech sulla quale Trump continua a scommettere e che su Trump, a sua volta, per ora scommette.<br />La seconda è che non potendo l’executive order – viene da dire per fortuna – abrogare direttamente, con un colpo di spugna, tutte le leggi nazionali in materia di intelligenza artificiale, la sua semplice dichiarazione di ostilità e guerra rischia di creare e, anzi, creerà certamente una grande incertezza giuridica destinata a regnare sovrano almeno fino a quando – e non è facile immaginare per quanto – il Congresso non riuscirà nello sforzo fin qui risultato vano di trovare regole federali uniformi capaci di governare un fenomeno multiforme e in continua rapidissima evoluzione come l’intelligenza artificiale.<br />Insomma, un quadro regolamentare frammentato è, certamente, un ostacolo per qualsiasi startup voglia far business nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>290</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/edbd76fac1b8e6e2fa3511529b024867.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Time battezza i big dell’AI, persone dell’anno. Buona la scelta, male la foto di copertina.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-time-battezza-i-big-dell-ai-persone-dell-anno-buona-la-scelta-male-la-foto-di-copertina--69002558</link><description><![CDATA[“Per aver inaugurato l'era delle macchine pensanti, per aver stupito e preoccupato l'umanità, per aver trasformato il presente e trasceso il possibile, gli Architetti dell'IA sono la Persona dell'Anno 2025 di TIME”<br />È la sintesi della motivazione con la quale il Time ha appena battezzato i grandi dell’intelligenza artificiale come persone dell’anno 2025, una scelta che ha acceso un dibattito globale e, forse, prodotto più critiche che approvazioni.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[sigla]<br /><br />La notizia ha fatto il giro del mondo prima che il Time la rendesse ufficiale grazie a un leak.<br />E non è stata accolta né da una standing ovation digitale né da applausi scroscianti.<br />Al contrario, i più, specie sui social l’hanno criticata, stigmatizzata, contestata, in alcuni casi anche molto duramente.<br />E, però, vale la pena dire subito che alla base della più parte delle critiche c’è un equivoco di fondo, un equivoco che, purtroppo, è figlio del modo in cui, ormai, in tutto il mondo, si fruisce dell’informazione, accontentandosi di un’immagine e di una manciata di parole.<br />Un colpo d’occhio, una reazione istintiva, quasi compulsiva e poi via a commentare.<br />I più, infatti, hanno confuso il titolo di “persona dell’anno” che il Time assegna da quasi un secolo, con un nobel o, comunque, un premio positivo e, quindi, comprensibilmente, si sono affrettati a criticare il settimanale per la scelta.<br />Ma non è così.<br />Il titolo è, semplicemente, attribuito a una persona, a delle persone, talvolta a un oggetto o un fenomeno che ha avuto un impatto straordinario sulla società a prescindere da ogni sua connotazione positiva e/o negativa.<br />Tanto per fare qualche esempio, prima che ai big dell’intelligenza artificiale il Time aveva attribuito il titolo a Hitler, a Stalin, Komehini.<br />E, per ben due volte, a Donald Trump che l’intelligenza artificiale di Google Overview, qualifica, appunto, come persona negativa o, almeno, controversa.<br />Nessun giudizio di valore etico o morale, quindi.<br />Fatto questo chiarimento la scelta è probabilmente condivisibile.<br />Niente, infatti, nel 2025 ha avuto un impatto maggiore sulla società che l’intelligenza artificiale e, per essa, i padroni delle fabbriche che la producono.<br />Ma se il titolo è condivisibile, meno, forse, lo è una delle due copertine scelte dal Time per commemorare la scelta: un remake della famosa fotografia, datata 1932 e pubblicata la prima volta sulle pagine del New York Herald Tribune che, nella versione originaria ritraeva undici operai in pausa pranzo seduti su una trave sospesa a oltre duecento metri d’altezza su quello che sarebbe diventato il Rockfeller Center, uno dei palazzi più iconici della Grande Mela, mentre la nuova versione, finita sulla copertina del Time, ritrae, su quella stessa trave, i big dell’intelligenza artificiale.<br />Due scene completamente diverse.<br />Tanto per cominciare perché quella originaria era portatrice di un messaggio positivo oltre ogni ragionevole dubbio, quello di un Paese – l’America – che ripartiva dopo la grande depressione che aveva lasciato senza lavoro milioni di persone.<br />L’intelligenza artificiale, al contrario, minaccia di lasciare senza lavoro milioni di persone e, anche a prescindere da questo profilo, certo non può essere considerata un simbolo altrettanto indubitabilmente positivo.<br />Ma non basta.<br />Il punto è anche che gli anonimi – salvo pochi riconosciuti in maniera postuma – operai sulla trave del cantiere de Rockfeller center rischiavano la loro vita lavorando senza alcuna protezione a centinaia di metri di altezza mentre i big dell’intelligenza artificiale espongono, quotidianamente, a rischi enormi – come per la verità racconta lo stesso Time nel pezzo che accompagna la scelta delle persone dell’anno -, morte inclusa, centinaia di milioni di persone, trattandole, nella sostanza, come cavie da laboratorio.<br />L’utilizzo dell’immagine in questione, insomma, sembra davvero stravolgere completamente il significato originario di quella straordinaria fotografia, il suo contenuto e il messaggio del quale era portatrice.<br />Una scelta, quindi, sotto questo profilo, quella del Time, almeno discutibile come, d’altra parte, milioni di persone, online, in queste ore stanno facendo notare.<br />Ma non tutti i mali vengono per nuocere perché, comunque, la decisione del Time ha il merito di aver animato un dibattito planetario importante sui pro e i contro dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sulla società, un impatto che ci riguarda tutti, nessuno escluso.<br />Mi fermo qui, ma solo per evitare che il caffè diventi americano perché ci sarebbe tanto di più da dire.<br />La privacy, oggi c’entra poco – anche se non è estranea a alcuni dei rischi più grandi legati proprio all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società – ma lasciarvi con good morning privacy è parte ineliminabile di questo format.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69002558</guid><pubDate>Fri, 12 Dec 2025 05:25:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69002558/output.mp3" length="4841917" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>“Per aver inaugurato l'era delle macchine pensanti, per aver stupito e preoccupato l'umanità, per aver trasformato il presente e trasceso il possibile, gli Architetti dell'IA sono la Persona dell'Anno 2025 di TIME”
È la sintesi della motivazione con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Per aver inaugurato l'era delle macchine pensanti, per aver stupito e preoccupato l'umanità, per aver trasformato il presente e trasceso il possibile, gli Architetti dell'IA sono la Persona dell'Anno 2025 di TIME”<br />È la sintesi della motivazione con la quale il Time ha appena battezzato i grandi dell’intelligenza artificiale come persone dell’anno 2025, una scelta che ha acceso un dibattito globale e, forse, prodotto più critiche che approvazioni.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[sigla]<br /><br />La notizia ha fatto il giro del mondo prima che il Time la rendesse ufficiale grazie a un leak.<br />E non è stata accolta né da una standing ovation digitale né da applausi scroscianti.<br />Al contrario, i più, specie sui social l’hanno criticata, stigmatizzata, contestata, in alcuni casi anche molto duramente.<br />E, però, vale la pena dire subito che alla base della più parte delle critiche c’è un equivoco di fondo, un equivoco che, purtroppo, è figlio del modo in cui, ormai, in tutto il mondo, si fruisce dell’informazione, accontentandosi di un’immagine e di una manciata di parole.<br />Un colpo d’occhio, una reazione istintiva, quasi compulsiva e poi via a commentare.<br />I più, infatti, hanno confuso il titolo di “persona dell’anno” che il Time assegna da quasi un secolo, con un nobel o, comunque, un premio positivo e, quindi, comprensibilmente, si sono affrettati a criticare il settimanale per la scelta.<br />Ma non è così.<br />Il titolo è, semplicemente, attribuito a una persona, a delle persone, talvolta a un oggetto o un fenomeno che ha avuto un impatto straordinario sulla società a prescindere da ogni sua connotazione positiva e/o negativa.<br />Tanto per fare qualche esempio, prima che ai big dell’intelligenza artificiale il Time aveva attribuito il titolo a Hitler, a Stalin, Komehini.<br />E, per ben due volte, a Donald Trump che l’intelligenza artificiale di Google Overview, qualifica, appunto, come persona negativa o, almeno, controversa.<br />Nessun giudizio di valore etico o morale, quindi.<br />Fatto questo chiarimento la scelta è probabilmente condivisibile.<br />Niente, infatti, nel 2025 ha avuto un impatto maggiore sulla società che l’intelligenza artificiale e, per essa, i padroni delle fabbriche che la producono.<br />Ma se il titolo è condivisibile, meno, forse, lo è una delle due copertine scelte dal Time per commemorare la scelta: un remake della famosa fotografia, datata 1932 e pubblicata la prima volta sulle pagine del New York Herald Tribune che, nella versione originaria ritraeva undici operai in pausa pranzo seduti su una trave sospesa a oltre duecento metri d’altezza su quello che sarebbe diventato il Rockfeller Center, uno dei palazzi più iconici della Grande Mela, mentre la nuova versione, finita sulla copertina del Time, ritrae, su quella stessa trave, i big dell’intelligenza artificiale.<br />Due scene completamente diverse.<br />Tanto per cominciare perché quella originaria era portatrice di un messaggio positivo oltre ogni ragionevole dubbio, quello di un Paese – l’America – che ripartiva dopo la grande depressione che aveva lasciato senza lavoro milioni di persone.<br />L’intelligenza artificiale, al contrario, minaccia di lasciare senza lavoro milioni di persone e, anche a prescindere da questo profilo, certo non può essere considerata un simbolo altrettanto indubitabilmente positivo.<br />Ma non basta.<br />Il punto è anche che gli anonimi – salvo pochi riconosciuti in maniera postuma – operai sulla trave del cantiere de Rockfeller center rischiavano la loro vita lavorando senza alcuna protezione a centinaia di metri di altezza mentre i big dell’intelligenza artificiale espongono, quotidianamente, a rischi enormi – come per la verità racconta lo stesso Time nel pezzo che accompagna la scelta delle persone dell’anno -, morte inclusa, centinaia di milioni di persone, trattandole, nella sostanza, come cavie da laboratorio.<br />L’utilizzo dell’immagine in questione, insomma,...]]></itunes:summary><itunes:duration>303</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/adb466b588b7e2c33e5fc95edb6e2459.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’intelligenza artificiale corre troppo. Parola di Sam Altman</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-intelligenza-artificiale-corre-troppo-parola-di-sam-altman--68986670</link><description><![CDATA[L’altra sera, Sam Altman ha partecipato a The tonight show, uno dei programmi televisivi americani di maggior successo e ha detto senza tanti giri di parole che il rischio più grande che vede legato alla sua ChatGPT e in generale all’intelligenza artificiale è la velocità di adozione, in tre anni, la più veloce di sempre.<br />E ha aggiunto che si tratta di una tecnologia che può curare malattie ma anche essere usata in modo improprio.<br />Poi Altman ha fatto un esempio, uno soltanto, quello dell’impatto dei posti di lavoro.<br />“Nuovi posti di lavoro arriveranno – ha detto - ma non necessariamente al ritmo di questa rivoluzione”.<br />E poi ha concluso “Il problema non è l'intelligenza artificiale, è non avere il tempo di assimilarla.”.<br />Parole importantissime.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Non c’è una sola parola tra quelle pronunciate dal fondatore di OpenAI che non sia condivisibile.<br />Le cose stanno esattamente come dice.<br />La velocità di sviluppo e adozione della sua tecnologia nella società è il principale fattore di rischio con il quale dobbiamo confrontarci.<br />Nessuna rivoluzione tecnologica è mai andata così di corsa in particolare in termini di adozione planetaria.<br />Basta mettere in fila pochi dati.<br />Ci sono voluti sessantadue anni perché cinquanta milioni di persone utilizzassero una macchina, sessanta perché avessero un telefono a casa, quarantotto perché disponessero dell’elettricità e ventidue perché possedessero un televisore.<br />Il computer, per conquistare lo stesso pubblico ci ha messo quattordici anni, il telefonino dodici e Internet sette.<br />Poi, appunto, è arrivata ChatGPT e in di due mesi ha raggiunto cento milioni di utenti attivi mensili, il doppio di quelli raggiunti da YouTube in quattro anni.<br />L’intelligenza artificiale di casa OpenAI e quella dei concorrenti sta correndo troppo e non sta lasciando alla società il tempo necessario a assimilarne l’impatto nelle diverse dimensioni della vita delle persone.<br />Questo è il vero problema.<br />Il resto è un contorno, non nuovo e neppure originale con il quale ci confrontiamo da sempre, inclusa la tensione tra regolamentazione e innovazione, incluso il problema dell’impatto occupazionale, inclusa la questione della concentrazione di potere tecno-economico.<br />Ma se le cose stanno così, la domanda da porsi è – o, almeno, dovrebbe essere – che facciamo?<br />Perché è difficile trovare un’opzione utile lasciare che la macchina dell’intelligenza artificiale continui a correre a una velocità forsennata tra le nebbie nella notte lungo le strade del mondo intero attraversate da miliardi di persone.<br />Scontato che, prima o poi, in modo più o meno frequente, qualcuno, tanti, purtroppo, si faccia male.<br />Altman fatta l’analisi non propone soluzioni.<br />E, a onor del vero, non le propone nessuno dei suoi concorrenti.<br />Continuano tutti a correre sempre più veloci anche perché, chi rallenta, anche senza fermarsi, è perduto o, almeno, perde terreno sul mercato.<br />E, proprio il fattore tempo, d’altra parte, ha trasformato la concorrenza in una semplice gara di velocità nella quale vince chi arriva prima e non il migliore.<br />Ma, per arrivare primi, bisogna diventare più leggeri e per diventare più leggeri bisogna sganciare le zavorre, zavorre rappresentate, innanzitutto, dai diritti, le libertà, la dignità delle persone immolati sull’altare del mercato.<br />Un mercato che è ormai diventato un enorme laboratorio a cielo aperto nel quale si sperimenta quotidianamente intelligenza artificiale, trattando, però le persone come se fossero cavie.<br />Così non funziona, non può funzionare, non deve funzionare.<br />Servono dei limiti di velocità, più che divieti.<br />Servono dei limiti sotto i quali non si può diventare più leggeri in termini di rispetto dei diritti e della dignità delle persone.<br />E serve imporre all’industria del settore uno sforzo educativo inedito nell’educazione delle persone alla vita con gli algoritmi perché, in assenza, la più innocua delle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale rischia di diventare pericolosa per milioni di persone.<br />Serve, naturalmente, anche tanto di più ma il nostro caffè del mattino è già diventato lungo.<br />Però continuiamo a parlarne.<br />Frattanto buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68986670</guid><pubDate>Thu, 11 Dec 2025 06:02:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68986670/output.mp3" length="4115504" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’altra sera, Sam Altman ha partecipato a The tonight show, uno dei programmi televisivi americani di maggior successo e ha detto senza tanti giri di parole che il rischio più grande che vede legato alla sua ChatGPT e in generale all’intelligenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’altra sera, Sam Altman ha partecipato a The tonight show, uno dei programmi televisivi americani di maggior successo e ha detto senza tanti giri di parole che il rischio più grande che vede legato alla sua ChatGPT e in generale all’intelligenza artificiale è la velocità di adozione, in tre anni, la più veloce di sempre.<br />E ha aggiunto che si tratta di una tecnologia che può curare malattie ma anche essere usata in modo improprio.<br />Poi Altman ha fatto un esempio, uno soltanto, quello dell’impatto dei posti di lavoro.<br />“Nuovi posti di lavoro arriveranno – ha detto - ma non necessariamente al ritmo di questa rivoluzione”.<br />E poi ha concluso “Il problema non è l'intelligenza artificiale, è non avere il tempo di assimilarla.”.<br />Parole importantissime.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Non c’è una sola parola tra quelle pronunciate dal fondatore di OpenAI che non sia condivisibile.<br />Le cose stanno esattamente come dice.<br />La velocità di sviluppo e adozione della sua tecnologia nella società è il principale fattore di rischio con il quale dobbiamo confrontarci.<br />Nessuna rivoluzione tecnologica è mai andata così di corsa in particolare in termini di adozione planetaria.<br />Basta mettere in fila pochi dati.<br />Ci sono voluti sessantadue anni perché cinquanta milioni di persone utilizzassero una macchina, sessanta perché avessero un telefono a casa, quarantotto perché disponessero dell’elettricità e ventidue perché possedessero un televisore.<br />Il computer, per conquistare lo stesso pubblico ci ha messo quattordici anni, il telefonino dodici e Internet sette.<br />Poi, appunto, è arrivata ChatGPT e in di due mesi ha raggiunto cento milioni di utenti attivi mensili, il doppio di quelli raggiunti da YouTube in quattro anni.<br />L’intelligenza artificiale di casa OpenAI e quella dei concorrenti sta correndo troppo e non sta lasciando alla società il tempo necessario a assimilarne l’impatto nelle diverse dimensioni della vita delle persone.<br />Questo è il vero problema.<br />Il resto è un contorno, non nuovo e neppure originale con il quale ci confrontiamo da sempre, inclusa la tensione tra regolamentazione e innovazione, incluso il problema dell’impatto occupazionale, inclusa la questione della concentrazione di potere tecno-economico.<br />Ma se le cose stanno così, la domanda da porsi è – o, almeno, dovrebbe essere – che facciamo?<br />Perché è difficile trovare un’opzione utile lasciare che la macchina dell’intelligenza artificiale continui a correre a una velocità forsennata tra le nebbie nella notte lungo le strade del mondo intero attraversate da miliardi di persone.<br />Scontato che, prima o poi, in modo più o meno frequente, qualcuno, tanti, purtroppo, si faccia male.<br />Altman fatta l’analisi non propone soluzioni.<br />E, a onor del vero, non le propone nessuno dei suoi concorrenti.<br />Continuano tutti a correre sempre più veloci anche perché, chi rallenta, anche senza fermarsi, è perduto o, almeno, perde terreno sul mercato.<br />E, proprio il fattore tempo, d’altra parte, ha trasformato la concorrenza in una semplice gara di velocità nella quale vince chi arriva prima e non il migliore.<br />Ma, per arrivare primi, bisogna diventare più leggeri e per diventare più leggeri bisogna sganciare le zavorre, zavorre rappresentate, innanzitutto, dai diritti, le libertà, la dignità delle persone immolati sull’altare del mercato.<br />Un mercato che è ormai diventato un enorme laboratorio a cielo aperto nel quale si sperimenta quotidianamente intelligenza artificiale, trattando, però le persone come se fossero cavie.<br />Così non funziona, non può funzionare, non deve funzionare.<br />Servono dei limiti di velocità, più che divieti.<br />Servono dei limiti sotto i quali non si può diventare più leggeri in termini di rispetto dei diritti e della dignità delle persone.<br />E serve imporre all’industria del settore uno sforzo educativo inedito nell’educazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ed04b935f1347dd464d51ed79a38fb0e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Australia, da oggi, se non hai sedici anni i social possono attendere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-australia-da-oggi-se-non-hai-sedici-anni-i-social-possono-attendere--68970729</link><description><![CDATA[Qualcuno ride, qualcun altro sorride, alcuni disapprovano e altri alzano le spalle e dicono che tanto non funzionerà.<br />Sono le reazioni al divieto che, in Australia, entra in vigore oggi, di accesso ai social network per chi non ha sedici anni.<br />Una decisione che ha acceso un dibattito planetario e che tanti considerano anti-storica.<br />Ma ha un merito indiscutibile: aver posto con forza un problema che esiste e che si è, forse, troppo a lungo, fatto finta di ignorare.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Faremmo salire nostro figlio su un motorino a tredici anni?<br />O gli lasceremmo guidare la macchina?<br />E lo lasceremmo fumare, bere o giocare d’azzardo?<br />Domande, qui da noi, in Italia, verosimilmente retoriche per i più.<br />Le risposte sono scontate, tutte negative anche perché tanto dicono le leggi.<br />E, però, per la più parte di noi adulti, sfortunatamente, è normale, ormai da anni, che i nostri figli tredicenni, dodicenni, undicenni, talvolta persino più piccoli di così spendano una quantità crescente del loro tempo immersi nei social network e, oggi, nelle piattaforme basate sull’intelligenza artificiale.<br />E non è che frequentare i social, i chatbot, l’universo digitale sia sempre e comunque meno pericoloso per chi non ha l’età giusta che fumare, guidare il motorino o giocare d’azzardo.<br />Perché accade?<br />Le ragioni principali, probabilmente, sono due.<br />La prima è che la legge non lo vieta, non sempre almeno, non del tutto, non in maniera così tanto chiara.<br />A differenza di quanto accade per la guida di motorini e automobili, fumo, alcolici, gioco d’azzardo o pornografia.<br />La seconda è che, da adulti, mentre abbiamo sperimentato sulla nostra pelle o su quella dei nostri amici, i rischi legati a certe attività svolte quando non si aveva l’età giusta, con poche eccezioni, non abbiamo fatto altrettanto, per la frequentazione di certe piattaforme online che, di conseguenza, consideriamo meno pericolosa di un giro in motorino magari senza casco, del vizio del fumo o dell’alcol o della dipendenza dal gioco d’azzardo o dal porno online.<br />Sia quel che sia la conseguenza è che, con poche eccezioni, troviamo naturale che i nostri figli frequentino, già giovanissimi, talvolta piccolissimi, i social network e altre piattaforme digitali.<br />E, anzi, e arriviamo al dibattito innescato dall’entrata in vigore della legge australiana, troviamo innaturale che qualcuno stabilisca che chi non ha sedici anni non possa usare i social network.<br />E, però, è, secondo me, un errore di prospettiva gravissimo.<br />Non c’è niente di strano nel vietare a chi non ha l’età giusta – personalmente non so dire quale sia – di usare certi servizi digitali e, anzi, farlo, come sta facendo l’Australia, avrebbe dovuto rappresentare, anche da questa parte del mondo, la cosa più naturale a tutela dei nostri figli, dei bambini e degli adolescenti.<br />Certo vietare di fare loro qualcosa – come in ogni contesto della vita – non basta e educare a farla in maniera responsabile dovrebbe sempre essere la priorità.<br />Ma c’è un’età sotto la quale, dire che i social network e altri servizi online possono attendere, a me sembra sano da genitori prima e da legislatore poi.<br />E, allora, perché tanto rumore attorno alla proposta australiana?<br />Tra tante ragioni perché, si dice, accertare l’età degli utenti crea enormi problemi di privacy.<br />Innegabile che la questione esista, vero, verissimo.<br />Ma, personalmente, mentre credo che la questione vada disciplinata in maniera severa, rigorosa, intelligente, non credo che la privacy possa e debba essere una ragione bloccante per dire di no a un divieto che è giusto e che, a ben vedere, è già anche nella disciplina italiana, non una ma due volte.<br />La prima perché il codice civile stabilisce che i minorenni – e non semplicemente gli infrasedicenni – non possano concludere contratti come quelli che serve concludere per accedere a un socialnetwork accettando le relative condizioni generali di servizio.<br />La seconda perché la recente legge italiana sull’intelligenza artificiale vieta espressamente agli infraquattordicenni, di usare qualsiasi tecnologia basata sull’intelligenza artificiale e, direi, che nel 2025, non c’è social network senza AI.<br />Insomma, forse, più che accapigliarci e discutere della circostanza che quella australiana sia o meno la scelta giusta, dovremmo ragionare senza perdere altro tempo su come implementarla in maniera sostenibile anche da noi.<br />E pazienza se nessuna legge terrà mai tutti gli infrasedicenni, infraquattordicenni o minorenni fuori dai social e se non funzionerà perfettamente.<br />È così per tutti i divieti già in vigore ma non è mai stata una buona ragione per farne a meno.<br />Che ne pensate?<br />Frattanto e come sempre good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68970729</guid><pubDate>Wed, 10 Dec 2025 06:09:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68970729/output.mp3" length="4728232" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Qualcuno ride, qualcun altro sorride, alcuni disapprovano e altri alzano le spalle e dicono che tanto non funzionerà.
Sono le reazioni al divieto che, in Australia, entra in vigore oggi, di accesso ai social network per chi non ha sedici anni.
Una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Qualcuno ride, qualcun altro sorride, alcuni disapprovano e altri alzano le spalle e dicono che tanto non funzionerà.<br />Sono le reazioni al divieto che, in Australia, entra in vigore oggi, di accesso ai social network per chi non ha sedici anni.<br />Una decisione che ha acceso un dibattito planetario e che tanti considerano anti-storica.<br />Ma ha un merito indiscutibile: aver posto con forza un problema che esiste e che si è, forse, troppo a lungo, fatto finta di ignorare.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Faremmo salire nostro figlio su un motorino a tredici anni?<br />O gli lasceremmo guidare la macchina?<br />E lo lasceremmo fumare, bere o giocare d’azzardo?<br />Domande, qui da noi, in Italia, verosimilmente retoriche per i più.<br />Le risposte sono scontate, tutte negative anche perché tanto dicono le leggi.<br />E, però, per la più parte di noi adulti, sfortunatamente, è normale, ormai da anni, che i nostri figli tredicenni, dodicenni, undicenni, talvolta persino più piccoli di così spendano una quantità crescente del loro tempo immersi nei social network e, oggi, nelle piattaforme basate sull’intelligenza artificiale.<br />E non è che frequentare i social, i chatbot, l’universo digitale sia sempre e comunque meno pericoloso per chi non ha l’età giusta che fumare, guidare il motorino o giocare d’azzardo.<br />Perché accade?<br />Le ragioni principali, probabilmente, sono due.<br />La prima è che la legge non lo vieta, non sempre almeno, non del tutto, non in maniera così tanto chiara.<br />A differenza di quanto accade per la guida di motorini e automobili, fumo, alcolici, gioco d’azzardo o pornografia.<br />La seconda è che, da adulti, mentre abbiamo sperimentato sulla nostra pelle o su quella dei nostri amici, i rischi legati a certe attività svolte quando non si aveva l’età giusta, con poche eccezioni, non abbiamo fatto altrettanto, per la frequentazione di certe piattaforme online che, di conseguenza, consideriamo meno pericolosa di un giro in motorino magari senza casco, del vizio del fumo o dell’alcol o della dipendenza dal gioco d’azzardo o dal porno online.<br />Sia quel che sia la conseguenza è che, con poche eccezioni, troviamo naturale che i nostri figli frequentino, già giovanissimi, talvolta piccolissimi, i social network e altre piattaforme digitali.<br />E, anzi, e arriviamo al dibattito innescato dall’entrata in vigore della legge australiana, troviamo innaturale che qualcuno stabilisca che chi non ha sedici anni non possa usare i social network.<br />E, però, è, secondo me, un errore di prospettiva gravissimo.<br />Non c’è niente di strano nel vietare a chi non ha l’età giusta – personalmente non so dire quale sia – di usare certi servizi digitali e, anzi, farlo, come sta facendo l’Australia, avrebbe dovuto rappresentare, anche da questa parte del mondo, la cosa più naturale a tutela dei nostri figli, dei bambini e degli adolescenti.<br />Certo vietare di fare loro qualcosa – come in ogni contesto della vita – non basta e educare a farla in maniera responsabile dovrebbe sempre essere la priorità.<br />Ma c’è un’età sotto la quale, dire che i social network e altri servizi online possono attendere, a me sembra sano da genitori prima e da legislatore poi.<br />E, allora, perché tanto rumore attorno alla proposta australiana?<br />Tra tante ragioni perché, si dice, accertare l’età degli utenti crea enormi problemi di privacy.<br />Innegabile che la questione esista, vero, verissimo.<br />Ma, personalmente, mentre credo che la questione vada disciplinata in maniera severa, rigorosa, intelligente, non credo che la privacy possa e debba essere una ragione bloccante per dire di no a un divieto che è giusto e che, a ben vedere, è già anche nella disciplina italiana, non una ma due volte.<br />La prima perché il codice civile stabilisce che i minorenni – e non semplicemente gli infrasedicenni – non possano concludere contratti 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persone che si sono date le loro regole e ha scelto di farlo conoscendo o, almeno, dovendo conoscere queste regole.<br /><br />Se viola, come è accaduto – o, almeno, come la Commissione europea ritiene sia accaduto – le regole in questione può, naturalmente, contestare la decisione davanti ai Giudici europei, sostenendo, se questo è il caso, di non averle violate o, eventualmente, anche contestarne la legittimità per contrarietà ai Trattati istitutivi dell’Unione europea proprio come farebbe nel suo Paese, gli Stati Uniti d’America, se un’Autorità gli contestasse qualsivoglia violazione.<br /><br />Non può, invece tuonare contro quelle regole, contro chi le ha dettate, contro l’intera democrazia europea, ergendosi a giudice della nostra sovranità regolamentare, della nostra democrazia, della nostra cultura dei diritti e delle libertà anche nella dimensione digitale.<br />E questa considerazione prescinde completamente dalla circostanza che le regole che avrebbe violato siano o meno le migliori possibili, siano pro o anti-innovative, siano destinate a condannare l’Europa a veder passare il treno del futuro senza salirci a bordo o, al contrario, capaci di consentire all’Europa di vivere un futuro coerente con il suo straordinario patrimonio valoriale.<br /><br />Non sta a Musk, non sta a X, non sta a nessun tecno-gigante americano contestare il nostro modo di governare il presente e il futuro, nel mondo degli atomi e in quello digitale, come reazione a una sanzione ricevuta per aver violato delle regole che si sarebbero dovute rispettare.<br />Niente – non la sua ricchezza, non la sua potenza tecnologica, non la sua vicinanza al Governo del Paese nel quale le sue aziende hanno sede – gli attribuisce super-poteri che lo pongano al di sopra delle nostre regole almeno fino a quando vuole operare nel nostro Paese.<br />È per questo che la sua reazione alla sanzione comminata a X dalla Commissione europea è, semplicemente, inaccettabile, irricevibile, anti-democratica.<br /><br />È un esercizio di prevaricazione tecno-muscolare dei nostri diritti e delle nostre libertà che non dovremmo lasciarci scorrere addosso.<br />E si tratta di una reazione che tradisce non solo e non tanto il suo evidente sentirsi su un altro piano, al di sopra delle regole, al di sopra della sovranità di un’Unione di Stati nella quale, pure, ha scelto di fare business, ma prima e soprattutto, la sua volontà di colonizzazione dell’Europa a mezzo tecnologia, la sua volontà di esportazione in Europa di una cultura che – poco conta che sia migliore o peggiore, più o meno a prova di futuro di quella europea – non è nostra, non abbiamo scelto, non condividiamo.<br />Bene ha fatto la Commissione europea a replicare, bene farebbero le diplomazie di tutti i Paesi dell’Unione a fare altrettanto.<br />L’innovazione tecnologica è una cosa straordinaria, un volano formidabile della vita di ciascuno di noi, dei mercati e dell’industria ma la condizione irrinunciabile perché questo sia vero è che la tecnologia non diventi una forma di sovrascrittura eversiva delle regole democratiche, quelle che escono dai nostri Parlamenti e dai nostri Governi.<br /><br />Ogni volta che questo accade, non ha importanza quanto il treno che porta al futuro acceleri o ci si racconti che potrebbe accelerare perché quel futuro rischia di non essere migliore del presente e del passato anche semplicemente perché non è un futuro disegnato democraticamente ma un futuro imposto da pochi a tanti, nel nome di interessi che, nella migliore delle ipotesi, sono prima di quei pochi e, eventualmente, solo poi, anche di tutti noi.<br /><br />È per questo che davanti a certe vicende dovremmo stare tutti e senza esitazione da parte delle regole – in questo caso quelle europee – a prescindere da quanto ci piacciano, ci convincano, le si consideri le migliori possibili.<br />Io sto con le regole, senza nessuna esitazione.<br />E l’innovazione vera, non credo possa stare dall’altra parte, non credo possa stare e farsi contro le regole.<br /><br />Buona giornata, buon caffè e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68953402</guid><pubDate>Tue, 09 Dec 2025 06:19:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68953402/output.mp3" length="4817675" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La reazione di Elon Musk alla sanzione irrogata dalla Commissione europea a X rappresenta, probabilmente, il punto più basso di un progressivo esercizio di delegittimazione della sovranità regolamentare europea e, per questa via, di autentica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La reazione di Elon Musk alla sanzione irrogata dalla Commissione europea a X rappresenta, probabilmente, il punto più basso di un progressivo esercizio di delegittimazione della sovranità regolamentare europea e, per questa via, di autentica aggressione tecno-commerciale alla nostra democrazia.<br /><br />È un esercizio, credo, non ulteriormente sostenibile.<br /><br />La sigla e vi dico la mia.<br />—- <br />Elon Musk ha scelto di fare business in Europa, fornendo i suoi servizi a cinquecento milioni di persone che si sono date le loro regole e ha scelto di farlo conoscendo o, almeno, dovendo conoscere queste regole.<br /><br />Se viola, come è accaduto – o, almeno, come la Commissione europea ritiene sia accaduto – le regole in questione può, naturalmente, contestare la decisione davanti ai Giudici europei, sostenendo, se questo è il caso, di non averle violate o, eventualmente, anche contestarne la legittimità per contrarietà ai Trattati istitutivi dell’Unione europea proprio come farebbe nel suo Paese, gli Stati Uniti d’America, se un’Autorità gli contestasse qualsivoglia violazione.<br /><br />Non può, invece tuonare contro quelle regole, contro chi le ha dettate, contro l’intera democrazia europea, ergendosi a giudice della nostra sovranità regolamentare, della nostra democrazia, della nostra cultura dei diritti e delle libertà anche nella dimensione digitale.<br />E questa considerazione prescinde completamente dalla circostanza che le regole che avrebbe violato siano o meno le migliori possibili, siano pro o anti-innovative, siano destinate a condannare l’Europa a veder passare il treno del futuro senza salirci a bordo o, al contrario, capaci di consentire all’Europa di vivere un futuro coerente con il suo straordinario patrimonio valoriale.<br /><br />Non sta a Musk, non sta a X, non sta a nessun tecno-gigante americano contestare il nostro modo di governare il presente e il futuro, nel mondo degli atomi e in quello digitale, come reazione a una sanzione ricevuta per aver violato delle regole che si sarebbero dovute rispettare.<br />Niente – non la sua ricchezza, non la sua potenza tecnologica, non la sua vicinanza al Governo del Paese nel quale le sue aziende hanno sede – gli attribuisce super-poteri che lo pongano al di sopra delle nostre regole almeno fino a quando vuole operare nel nostro Paese.<br />È per questo che la sua reazione alla sanzione comminata a X dalla Commissione europea è, semplicemente, inaccettabile, irricevibile, anti-democratica.<br /><br />È un esercizio di prevaricazione tecno-muscolare dei nostri diritti e delle nostre libertà che non dovremmo lasciarci scorrere addosso.<br />E si tratta di una reazione che tradisce non solo e non tanto il suo evidente sentirsi su un altro piano, al di sopra delle regole, al di sopra della sovranità di un’Unione di Stati nella quale, pure, ha scelto di fare business, ma prima e soprattutto, la sua volontà di colonizzazione dell’Europa a mezzo tecnologia, la sua volontà di esportazione in Europa di una cultura che – poco conta che sia migliore o peggiore, più o meno a prova di futuro di quella europea – non è nostra, non abbiamo scelto, non condividiamo.<br />Bene ha fatto la Commissione europea a replicare, bene farebbero le diplomazie di tutti i Paesi dell’Unione a fare altrettanto.<br />L’innovazione tecnologica è una cosa straordinaria, un volano formidabile della vita di ciascuno di noi, dei mercati e dell’industria ma la condizione irrinunciabile perché questo sia vero è che la tecnologia non diventi una forma di sovrascrittura eversiva delle regole democratiche, quelle che escono dai nostri Parlamenti e dai nostri Governi.<br /><br />Ogni volta che questo accade, non ha importanza quanto il treno che porta al futuro acceleri o ci si racconti che potrebbe accelerare perché quel futuro rischia di non essere migliore del presente e del passato anche semplicemente perché non è un futuro disegnato democraticamente ma un futuro imposto da pochi a tanti,...]]></itunes:summary><itunes:duration>302</itunes:duration><itunes:keywords>elonmusk,eu,x</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8db65b0178284289c7007d21cee22348.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OPENAI AI GENITORI DEL RAGAZZO MORTO SUICIDA: HA VIOLATO I NOSTRI TERMINI D'USO</title><link>https://www.spreaker.com/episode/openai-ai-genitori-del-ragazzo-morto-suicida-ha-violato-i-nostri-termini-d-uso--68843726</link><description><![CDATA[In guerra, in amore e, dovrebbe aggiungersi, in Tribunale tutto è lecito.<br />Almeno a leggere le difese presentate da OpenAI nel giudizio promosso dai genitori del ragazzo morto suicida in California dopo aver a lungo chattato con ChatGPT proprio del suo proposito di togliersi la vita.<br />Una difesa da pelle d’oca e che, però, impone qualche riflessione seria.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />La storia è quella di Adam Raine, il sedicenne americano morto suicida, sostengono i genitori, per colpa di ChatGPT che avrebbe raccolto per settimane i propositi suicida del ragazzo e gli avrebbe fornito, sino agli ultimi momenti di vita, suggerimenti letali.<br />Il tutto a causa – sempre stando all’accusa – di un modello del popolare chatbot immesso sul mercato troppo in fretta e senza un’adeguata fase di test e sperimentazione.<br />Tocca ai Giudici, naturalmente, dire chi ha ragione e chi ha torto e, quindi, accettare le responsabilità.<br />E, però, le difese versate in atti dalla società leader mondiale dell’intelligenza artificiale meritano di esser lette sebbene, obiettivamente, siano difficili da leggere.<br />La sintesi di uno dei passaggi più duri è questa: il ragazzo a sedici anni non avrebbe dovuto usare il chatbot senza il consenso dei genitori e se lo ha fatto è perché ha mentito sull’età.<br />Ma non basta.<br />I legali di OpenAI, infatti, nel difendere la loro cliente aggiungono un’altra osservazione: i termini d’uso che gli utenti, ragazzo morto suicida incluso, accettano prima di iniziare a usare il servizio spiegano espressamente che le risposte del chatbot non vanno prese per oro colato e vanno sempre verificate e che, comunque, è vietato usarlo per parlare, tra l’altro, proprio di suicidi.<br />La colpa, insomma, sarebbe di Adam e, al limite, dei suoi genitori.<br />Per carità siamo in Tribunale e una difesa è una difesa.<br />Ci si difende in diritto e non su base etica o morale.<br />Dura lex sed lex, dicevano i latini.<br />E, magari, alla fine i Giudici considereranno persino fondata la difesa – non l’unica naturalmente – della società.<br />La vicenda, però, qualche considerazione la solleva.<br />La prima: ma davvero si può rimproverare a un ragazzino di aver mentito sull’età per usare un servizio accessibile in pochi tap sullo schermo del suo smartphone o in pochi click sul suo mouse?<br />Perché la percentuale di ragazzini che lo fa è quasi plebiscitaria e pensare che chi sceglie legittimamente di far business fornendo certi servizi possa accontentarsi di una bugia del genere anche quando, come proprio nel caso in questione, abbia la possibilità di avvedersi che si tratta di una bugia semplicemente analizzando le conversazioni con gli utenti sembra davvero eccessivo.<br />Che poi, addirittura, si possa imputare una tragedia come un suicidio verosimilmente evitabile attraverso l’implementazione di qualche guardrails a una bugia come questa, che venga o non venga considerato giuridicamente legittimo, sembra, oggettivamente, eticamente indifendibile.<br />La seconda.<br />Anche a prescindere da ogni ragionamento di stretto diritto sulla validità di un contratto concluso da un ragazzino per l’utilizzo di un servizio tanto potente e pericoloso che, peraltro, inevitabilmente, cambia da Paese a Paese, quanto a lungo potremo continuare a considerare accettabile per un fornitore di servizi del genere fingere di non sapere che la più parte degli utenti accetta i termini d’uso senza leggerne neppure la prima riga?<br />Non sarebbe ora di cominciare a pretendere almeno che chi vuole difendersi da eventuali responsabilità eccependo che gli utenti, specie i più giovani, hanno violato i propri termini d’uso e le proprie policy, ha, almeno, l’onere di sincerarsi che i suoi utenti – o, almeno, la più parte di loro – li ha letti e capiti per davvero?<br />Mi fermo qui.<br />Mi pare abbastanza per un caffè del mattino.<br />E, d’altra parte, sono certo che della vicenda e di queste questioni sentiremo parlare ancora spesso.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68843726</guid><pubDate>Wed, 03 Dec 2025 06:14:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68843726/output.mp3" length="4030658" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In guerra, in amore e, dovrebbe aggiungersi, in Tribunale tutto è lecito.
Almeno a leggere le difese presentate da OpenAI nel giudizio promosso dai genitori del ragazzo morto suicida in California dopo aver a lungo chattato con ChatGPT proprio del suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In guerra, in amore e, dovrebbe aggiungersi, in Tribunale tutto è lecito.<br />Almeno a leggere le difese presentate da OpenAI nel giudizio promosso dai genitori del ragazzo morto suicida in California dopo aver a lungo chattato con ChatGPT proprio del suo proposito di togliersi la vita.<br />Una difesa da pelle d’oca e che, però, impone qualche riflessione seria.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />La storia è quella di Adam Raine, il sedicenne americano morto suicida, sostengono i genitori, per colpa di ChatGPT che avrebbe raccolto per settimane i propositi suicida del ragazzo e gli avrebbe fornito, sino agli ultimi momenti di vita, suggerimenti letali.<br />Il tutto a causa – sempre stando all’accusa – di un modello del popolare chatbot immesso sul mercato troppo in fretta e senza un’adeguata fase di test e sperimentazione.<br />Tocca ai Giudici, naturalmente, dire chi ha ragione e chi ha torto e, quindi, accettare le responsabilità.<br />E, però, le difese versate in atti dalla società leader mondiale dell’intelligenza artificiale meritano di esser lette sebbene, obiettivamente, siano difficili da leggere.<br />La sintesi di uno dei passaggi più duri è questa: il ragazzo a sedici anni non avrebbe dovuto usare il chatbot senza il consenso dei genitori e se lo ha fatto è perché ha mentito sull’età.<br />Ma non basta.<br />I legali di OpenAI, infatti, nel difendere la loro cliente aggiungono un’altra osservazione: i termini d’uso che gli utenti, ragazzo morto suicida incluso, accettano prima di iniziare a usare il servizio spiegano espressamente che le risposte del chatbot non vanno prese per oro colato e vanno sempre verificate e che, comunque, è vietato usarlo per parlare, tra l’altro, proprio di suicidi.<br />La colpa, insomma, sarebbe di Adam e, al limite, dei suoi genitori.<br />Per carità siamo in Tribunale e una difesa è una difesa.<br />Ci si difende in diritto e non su base etica o morale.<br />Dura lex sed lex, dicevano i latini.<br />E, magari, alla fine i Giudici considereranno persino fondata la difesa – non l’unica naturalmente – della società.<br />La vicenda, però, qualche considerazione la solleva.<br />La prima: ma davvero si può rimproverare a un ragazzino di aver mentito sull’età per usare un servizio accessibile in pochi tap sullo schermo del suo smartphone o in pochi click sul suo mouse?<br />Perché la percentuale di ragazzini che lo fa è quasi plebiscitaria e pensare che chi sceglie legittimamente di far business fornendo certi servizi possa accontentarsi di una bugia del genere anche quando, come proprio nel caso in questione, abbia la possibilità di avvedersi che si tratta di una bugia semplicemente analizzando le conversazioni con gli utenti sembra davvero eccessivo.<br />Che poi, addirittura, si possa imputare una tragedia come un suicidio verosimilmente evitabile attraverso l’implementazione di qualche guardrails a una bugia come questa, che venga o non venga considerato giuridicamente legittimo, sembra, oggettivamente, eticamente indifendibile.<br />La seconda.<br />Anche a prescindere da ogni ragionamento di stretto diritto sulla validità di un contratto concluso da un ragazzino per l’utilizzo di un servizio tanto potente e pericoloso che, peraltro, inevitabilmente, cambia da Paese a Paese, quanto a lungo potremo continuare a considerare accettabile per un fornitore di servizi del genere fingere di non sapere che la più parte degli utenti accetta i termini d’uso senza leggerne neppure la prima riga?<br />Non sarebbe ora di cominciare a pretendere almeno che chi vuole difendersi da eventuali responsabilità eccependo che gli utenti, specie i più giovani, hanno violato i propri termini d’uso e le proprie policy, ha, almeno, l’onere di sincerarsi che i suoi utenti – o, almeno, la più parte di loro – li ha letti e capiti per davvero?<br />Mi fermo qui.<br />Mi pare abbastanza per un caffè del mattino.<br />E, d’altra parte, sono certo che della vicenda e di queste questioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>252</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bf8d48fcf6d818155139e6848ff67b93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tredicenne salva tredicenne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tredicenne-salva-tredicenne--68830613</link><description><![CDATA[  I nomi dei due adolescenti non contano, la storia si e credo sia una di quelle storie da raccontare sperando che sia di ispirazione per altri giovani-eroi, adulti, famiglie, scuole e istituzioni. Sto parlando della storia del tredicenne marchigiano che ha letteralmente salvato la vita a un altro tredicenne incontrato in una chat anonima, una di quelle nelle quali si chiacchiera, per giorni, settimane, mesi o anche anni usando un nickname, senza conoscersi per davvero, senza vedersi, senza incontrarsi. Uno dei due, vittima di bullismo e cyberbullismo è a un passo dal farla finita e posta nella chat, quella con il ragazzino-coraggio e un paio di altri coetanei, un messaggio audio, un saluto, l’ultimo secondo quello che dice, preannunciando l’intenzione di suicidarsi il giorno del suo compleanno. L’altro ascolta il messaggio, capisce o, almeno, percepisce quello che sta per accadere. All’inizio rimane scosso, turbato, spaventato, quasi stordito. Ha tredici anni, impossibile non capirlo. Ha, comprensibilmente, paura che parlando violerebbe – incredibile la sensibilità per la confidenzialità di una chat che può esserci tra tredicenni – il segreto del compagno di chat, ma poi rompe gli indugi e reagisce. Lui lo racconta a scuola, la scuola alla famiglia, la famiglia alla polizia che identifica il tredicenne in difficoltà, in Piemonte, dall’altra parte del Paese, avvisa i suoi genitori, gli salvano la vita. Questa volta il sistema integrato di protezione e contrasto al cyberbullismo ha funzionato. Una storia drammatica ma a lieto fine a differenza di quelle che, purtroppo, ci si trova a raccontare più spesso, quelle che finiscono male, quelle nelle quali le parole dei bulli fanno più male delle botte come ha scritto in una drammatica ma lucida ultima lettera – la sua, purtroppo, ultima per davvero - Carolina Picchio, una delle prime vittime italiane di cyberbullismo, botte che producono ferite tanto profonde da apparire non rimarginabili a chi le subisce. Ed è per questo che è una storia che credo vada raccontata, condivisa, trasformata in un esempio, per tutti, ma soprattutto per i più giovani perché, probabilmente, tanti di loro, trovandosi nella stessa situazione, potrebbero fare la stessa cosa, superare la paura, lo smarrimento, lo stordimento e chiedere aiuto a un adulto o alle istituzioni, poco conta a chi, che sia a scuola, in famiglia, alla polizia postale, al Garante per la privacy. E se in tanti lo facessero, chissà quante vite si potrebbero salvare, chissà quanto più forte potrebbe diventare quella rete di protezione che, purtroppo, spesso, sin qui ha fallito. Perché, probabilmente, per un tredicenne è più facile confidarsi con un tredicenne, un coetaneo, rivelargli o rivelarle, la propria sofferenza, il proprio dolore, magari la propria decisione di farla finita. È l’unica ragione per la quale mi è sembrato utile raccontare questa storia e mi auguro faccia il giro del web, che sia conosciuta dai più piccoli e dai loro genitori. Se i più piccoli, i più giovani, i ragazzi, i coetanei delle vittime e dei bulli scendono in campo dalla parte giusta, forse, finalmente, riusciremo a arginare un fenomeno tanto drammatico quanto insensato, un fenomeno che trasforma bambini, ragazzi e adolescenti in carnefici di altri bambini, ragazzi e adolescenti, un fenomeno che, in tutto il mondo, ha già prodotto migliaia di vittime-bambine. Scendiamo in campo tutti insieme, bambini e adulti, con la stessa maglietta e gli stessi pantaloncini, magari rosa, come erano quelli di Andrea, forse la prima vittima italiana di cyberbullismo, bullizzato, tra l’altro proprio per aver indossato un pantalone rosa, anzi, rosso ma scolorito in lavatrice. Glielo dobbiamo. Lo dobbiamo ai più piccoli che non ci sono più e a quelli che combattono quotidianamente contro parole e gesti da bulli e di bulli che appaiono loro insostenibili. Io nei prossimi giorni, se troverò forza e parole, racconterò questa storia alla più grande delle mie figlie. È una scelta personalissima che non posso suggerire a nessuno di fare ma, forse, posso suggerire a tutti di valutare se fare.        ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68830613</guid><pubDate>Tue, 02 Dec 2025 11:21:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68830613/whatsapp_audio_2025_12_02_at_10_17_22.mp3" length="4014635" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>   Sto parlando della storia del tredicenne marchigiano che ha letteralmente salvato la vita a un altro tredicenne incontrato in una chat anonima, una di quelle nelle quali si chiacchiera, per giorni, settimane, mesi o anche anni usando un nickname,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[  I nomi dei due adolescenti non contano, la storia si e credo sia una di quelle storie da raccontare sperando che sia di ispirazione per altri giovani-eroi, adulti, famiglie, scuole e istituzioni. Sto parlando della storia del tredicenne marchigiano che ha letteralmente salvato la vita a un altro tredicenne incontrato in una chat anonima, una di quelle nelle quali si chiacchiera, per giorni, settimane, mesi o anche anni usando un nickname, senza conoscersi per davvero, senza vedersi, senza incontrarsi. Uno dei due, vittima di bullismo e cyberbullismo è a un passo dal farla finita e posta nella chat, quella con il ragazzino-coraggio e un paio di altri coetanei, un messaggio audio, un saluto, l’ultimo secondo quello che dice, preannunciando l’intenzione di suicidarsi il giorno del suo compleanno. L’altro ascolta il messaggio, capisce o, almeno, percepisce quello che sta per accadere. All’inizio rimane scosso, turbato, spaventato, quasi stordito. Ha tredici anni, impossibile non capirlo. Ha, comprensibilmente, paura che parlando violerebbe – incredibile la sensibilità per la confidenzialità di una chat che può esserci tra tredicenni – il segreto del compagno di chat, ma poi rompe gli indugi e reagisce. Lui lo racconta a scuola, la scuola alla famiglia, la famiglia alla polizia che identifica il tredicenne in difficoltà, in Piemonte, dall’altra parte del Paese, avvisa i suoi genitori, gli salvano la vita. Questa volta il sistema integrato di protezione e contrasto al cyberbullismo ha funzionato. Una storia drammatica ma a lieto fine a differenza di quelle che, purtroppo, ci si trova a raccontare più spesso, quelle che finiscono male, quelle nelle quali le parole dei bulli fanno più male delle botte come ha scritto in una drammatica ma lucida ultima lettera – la sua, purtroppo, ultima per davvero - Carolina Picchio, una delle prime vittime italiane di cyberbullismo, botte che producono ferite tanto profonde da apparire non rimarginabili a chi le subisce. Ed è per questo che è una storia che credo vada raccontata, condivisa, trasformata in un esempio, per tutti, ma soprattutto per i più giovani perché, probabilmente, tanti di loro, trovandosi nella stessa situazione, potrebbero fare la stessa cosa, superare la paura, lo smarrimento, lo stordimento e chiedere aiuto a un adulto o alle istituzioni, poco conta a chi, che sia a scuola, in famiglia, alla polizia postale, al Garante per la privacy. E se in tanti lo facessero, chissà quante vite si potrebbero salvare, chissà quanto più forte potrebbe diventare quella rete di protezione che, purtroppo, spesso, sin qui ha fallito. Perché, probabilmente, per un tredicenne è più facile confidarsi con un tredicenne, un coetaneo, rivelargli o rivelarle, la propria sofferenza, il proprio dolore, magari la propria decisione di farla finita. È l’unica ragione per la quale mi è sembrato utile raccontare questa storia e mi auguro faccia il giro del web, che sia conosciuta dai più piccoli e dai loro genitori. Se i più piccoli, i più giovani, i ragazzi, i coetanei delle vittime e dei bulli scendono in campo dalla parte giusta, forse, finalmente, riusciremo a arginare un fenomeno tanto drammatico quanto insensato, un fenomeno che trasforma bambini, ragazzi e adolescenti in carnefici di altri bambini, ragazzi e adolescenti, un fenomeno che, in tutto il mondo, ha già prodotto migliaia di vittime-bambine. Scendiamo in campo tutti insieme, bambini e adulti, con la stessa maglietta e gli stessi pantaloncini, magari rosa, come erano quelli di Andrea, forse la prima vittima italiana di cyberbullismo, bullizzato, tra l’altro proprio per aver indossato un pantalone rosa, anzi, rosso ma scolorito in lavatrice. Glielo dobbiamo. Lo dobbiamo ai più piccoli che non ci sono più e a quelli che combattono quotidianamente contro parole e gesti da bulli e di bulli che appaiono loro insostenibili. Io nei prossimi giorni, se troverò forza e parole, racconterò questa storia alla più grande delle mie figlie. È una scelta...]]></itunes:summary><itunes:duration>251</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/50186467d8412dd55347361f7a7a08f7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’inchiesta di Report: tanto tuonò che piovve</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inchiesta-di-report-tanto-tuono-che-piovve--68495697</link><description><![CDATA[Negli ultimi giorni, a seguito dell’inchiesta di Report, si è concentrata su di me una significativa attenzione mediatica. Ritengo quindi necessario chiarire, in modo trasparente e completo, i punti che mi riguardano. Le questioni sollevate sono due: i rapporti con lo Studio che ho fondato quindici anni fa e l’ipotesi di un mio ruolo improprio nel procedimento sui Ray-Ban Stories. Sul primo punto, quando sono stato eletto al Garante ho esercitato il recesso dall’associazione professionale, interrompendo ogni rapporto giuridico ed economico con lo Studio. Da allora ho mantenuto una netta separazione, astenendomi in tutti i casi nei quali lo Studio risultasse coinvolto. In cinque anni e mezzo, su oltre 2.600 provvedimenti del Collegio, i casi in cui è emerso un potenziale conflitto sono stati dieci e, ogni volta che ne sono venuto a conoscenza, mi sono astenuto. Report ha citato due episodi per sostenere l’idea di un conflitto sistemico. Nel caso della ASL di Avezzano, io mi sono effettivamente astenuto: è tutto documentato nei verbali, anche se in una seduta un’omissione materiale ha fatto venir meno la registrazione dell’astensione. Lo avevo chiarito anche dopo l’intervista, fornendo i verbali stessi. Inoltre, la decisione finale del Collegio è stata presa all’unanimità, quindi il mio voto non avrebbe comunque modificato l’esito. Nel caso ITA Airways, invece, lo Studio non difendeva la società nel procedimento in questione. Un avvocato che nel tempo è entrato nello Studio era, all’epoca, DPO della società, ma questo non risultava dagli atti e non avevo modo di saperlo. Anche in questo caso la decisione finale è stata unanime e in linea con la proposta degli uffici, trattandosi di una violazione minore. Sulla vicenda dei Ray-Ban Stories, Report sostiene che avrei “promosso” il prodotto durante l’istruttoria. In realtà, nel 2021 commentai pubblicamente l’arrivo degli occhiali sul mercato come tema culturale, non giuridico, e due anni dopo, quando il Garante avviò l’istruttoria, mi sono astenuto dal procedimento proprio per opportunità. Non intendo intraprendere azioni legali contro Report. Preferisco continuare a spiegare i fatti, rendere disponibili documenti e rispondere a chi voglia comprendere nel merito. <br />Credo che la trasparenza sia la risposta più solida all’allusione e all’imprecisione.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68495697</guid><pubDate>Mon, 10 Nov 2025 12:58:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68495697/whatsapp_video_2025_11_10_at_09_06_01.mp3" length="13806069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Negli ultimi giorni, a seguito dell’inchiesta di Report, si è concentrata su di me una significativa attenzione mediatica. Ritengo quindi necessario chiarire, in modo trasparente e completo, i punti che mi riguardano. Le questioni sollevate sono due:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Negli ultimi giorni, a seguito dell’inchiesta di Report, si è concentrata su di me una significativa attenzione mediatica. Ritengo quindi necessario chiarire, in modo trasparente e completo, i punti che mi riguardano. Le questioni sollevate sono due: i rapporti con lo Studio che ho fondato quindici anni fa e l’ipotesi di un mio ruolo improprio nel procedimento sui Ray-Ban Stories. Sul primo punto, quando sono stato eletto al Garante ho esercitato il recesso dall’associazione professionale, interrompendo ogni rapporto giuridico ed economico con lo Studio. Da allora ho mantenuto una netta separazione, astenendomi in tutti i casi nei quali lo Studio risultasse coinvolto. In cinque anni e mezzo, su oltre 2.600 provvedimenti del Collegio, i casi in cui è emerso un potenziale conflitto sono stati dieci e, ogni volta che ne sono venuto a conoscenza, mi sono astenuto. Report ha citato due episodi per sostenere l’idea di un conflitto sistemico. Nel caso della ASL di Avezzano, io mi sono effettivamente astenuto: è tutto documentato nei verbali, anche se in una seduta un’omissione materiale ha fatto venir meno la registrazione dell’astensione. Lo avevo chiarito anche dopo l’intervista, fornendo i verbali stessi. Inoltre, la decisione finale del Collegio è stata presa all’unanimità, quindi il mio voto non avrebbe comunque modificato l’esito. Nel caso ITA Airways, invece, lo Studio non difendeva la società nel procedimento in questione. Un avvocato che nel tempo è entrato nello Studio era, all’epoca, DPO della società, ma questo non risultava dagli atti e non avevo modo di saperlo. Anche in questo caso la decisione finale è stata unanime e in linea con la proposta degli uffici, trattandosi di una violazione minore. Sulla vicenda dei Ray-Ban Stories, Report sostiene che avrei “promosso” il prodotto durante l’istruttoria. In realtà, nel 2021 commentai pubblicamente l’arrivo degli occhiali sul mercato come tema culturale, non giuridico, e due anni dopo, quando il Garante avviò l’istruttoria, mi sono astenuto dal procedimento proprio per opportunità. Non intendo intraprendere azioni legali contro Report. Preferisco continuare a spiegare i fatti, rendere disponibili documenti e rispondere a chi voglia comprendere nel merito. <br />Credo che la trasparenza sia la risposta più solida all’allusione e all’imprecisione.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>850</itunes:duration><itunes:keywords>guidoscorza,report</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ee4607496fe0a2405151d6cad1d5c92f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vi dico la mia sulla storia raccontata da Il Fatto Quotidiano questa mattina </title><link>https://www.spreaker.com/episode/vi-dico-la-mia-sulla-storia-raccontata-da-il-fatto-quotidiano-questa-mattina--68472057</link><description><![CDATA[Oggi Il Fatto Quotidiano mi dedica un articolo con alcune anticipazioni della seconda puntata, che andrà in onda domani sera, dell’inchiesta che Report sta conducendo sul Garante per la protezione dei dati personali.Sono, da sempre, convinto che quando fanno questo genere di inchieste, i media fanno il loro dovere e rendono uno straordinario servizio alla nostra democrazia.Guai se non lo facessero e guai se chiunque, specie da rappresentante di un’Istituzione, provasse a ostacolarli o a non collaborare.È la ragione per la quale quando prima Report e poi Il Fatto Quotidiano mi hanno chiesto un’intervista ho immediatamente accettato, ci ho messo la faccia, ho risposto a tutte le domande che mi sono state poste.Certo la condizione di quanto precede è che l’inchiesta, pur, eventualmente, muovendo da una tesi, non abbia pregiudizi, conclusioni precostituite, epiloghi già scritti ma sia ispirata dalla voglia di capire, raccontare e far capire, i fatti e la verità o quanto di più prossimo a quest’ultima esiste in natura.Guarderò Report ma, per ora, a leggere il Fatto non mi pare questo il caso e me ne rammarico anche perché Il Fatto Quotidiano è uno dei giornali sul quale, per pura e semplice passione civile e amor di giornalismo, avevo aperto, tra i primi, un blog quando muoveva i primi passi e conosco, da tempo, correttezza, competenza e penna di Thomas Mackinson, l’autore del pezzo.In realtà a dispetto del titolo e del catenaccio, grandi e sensazionalistici, come quelli che si usavano un secolo fa, sui “giornali gialli” americani, quelli che allora servivano a farli vendere agli angoli delle strade, poi il pezzo dice poco di me e dei miei rapporti con lo Studio Legale che ho fondato quindici anni fa e lasciato oltre cinque anni fa, quando sono stato eletto al Garante.I fatti sono soltanto due: mia moglie lavora ancora in quello Studio e quello Studio segue dei clienti davanti al Garante per la protezione dei dati personali.Personalmente né il primo, né il secondo mi sembrano degli scoop, delle grandi notizie, delle verità capaci di nasconderne chissà quali altre.E, però, entrambi vengono suggestivamente raccontati come “pistola fumante” di chissà quale torbida storia di malaffare o di intrecci tra interessi pubblici e privati.“Il caso tocca un nervo scoperto del Garante non tanto sul fronte politico quanto sul rischio di permeabilità rispetto a interessi commerciali”, scrive Mackinson.Un’affermazione grave, seria, preoccupante e allarmante, se fosse vera o, anche, semplicemente supportata da un qualche elemento fattuale.È uno di quei casi nei quali l’epilogo dell’inchiesta giornalistica sembra scritto prima ancora di condurla.Ma andiamo con ordine, cercando di rimanere ai fatti.L’attacco del pezzo – come si dice in gergo – è relativo a un procedimento che sarebbe stato promosso davanti al Garante per la protezione dei dati personali da duemila ex dipendenti Alitalia a tutela della loro privacy, una tutela che suggerisce il pezzo, “avrebbe dato loro una chance in più di non finire per strada”, ovvero, immagino, essere licenziati.Il reclamo introduttivo del procedimento sarebbe stato firmato da tal Antonio Amoroso ex Alitalia e oggi segretario di Cub Trasporti.Uso il condizionale perché come spiegato al giornalista quanto me lo ha chiesto, di questoprocedimento non so nulla e nulla posso sapere essendo ancora in fase istruttoria davanti agli uffici del Garante che, come esigono le regole, gestiscono l’istruttoria in assoluta autonomia anche e, soprattutto, dal Collegio.La tesi, tuttavia, è che il Garante non sarebbe intervenuto tempestivamente con la conseguenza che i dipendenti sarebbero stati licenziati.Qui un paio di precisazioni sono indispensabili.La prima è che il Garante non è un Giudice del lavoro che giudica della legittimità o illegittimità dei licenziamenti e che il Giudice del lavoro che, verosimilmente, è stato interessato della questione avrebbe, certamente, se rilevante, potuto accertare incidentalmente l’eventuale violazione della privacy.E, magari, è anche andata così, facendo, peraltro, venir meno ogni nostra giurisdizione sulla questione. Ma io non lo so e non posso saperlo e sembrerebbe non saperlo e non averlo verificato neppure Mackinson.La seconda mi riguarda più da vicino: il mio vecchio Studio, mia moglie, io stesso che c’entriamo con questa vicenda con la quale si apre un articolo il cui titolo sensazionalistico ci ha per indiscussi protagonisti: “Privacy, il Consigliere e le cause al Garante gestite dall’ex Studio”?La risposta è semplice e Mackinson l’aveva ma non la scrive: assolutamente nulla perché Alitalia che, in ipotesi, avrebbe illecitamente ceduto a ITA Airways i dati personali dei duemila dipendenti, nella vicenda in questione, non è mai stata assistita dal mio vecchio Studio.E, qui, Il Fatto è costretto a far fare alla tastiera un doppio salto carpiato.Eccolo: “A occuparsi della privacy di ITA Airways è, infatti, lo Studio Legale E-Lex, fondato nel 2011 da Guido Scorza, nominato nel 2020 membro del Collegio del Garante”.Chi sa leggere, a questo punto si perde, chi vuole capire si dichiara sconfitto, chi ama il giornalismo, si rattrista.ITA Airways non è, stando a quanto riferito nello stesso articolo, chi avrebbe ceduto illegittimamente i dati personali dei dipendenti e il soggetto contro cui il Garante starebbe procedendo ma, al massimo chi li avrebbe ricevuti, ma, soprattutto, né Alitalia, né ITA Airwais, nella vicenda sono mai state seguite dal mio ex Studio.Si arriva così a metà articolo senza che una sola parola, un solo fatto, un solo episodio, una sola circostanza abbia nulla – ma proprio nulla – a che fare con il titolo, con il catenaccio, con il sottoscritto, con mia moglie, con il mio ex Studio.Ma andiamo avanti.Come ho detto Mackinson è corretto e, subito dopo, riporta quanto gli ho detto durante l’intervista ovvero che avevo verificato l’esistenza del procedimento che mi aveva indicato e che effettivamente esisteva, aveva a che fare con Ita Airways ma non ne sapevo – e non ne so – di più e non potevo saperlo essendo ancora in istruttoria, che io ho comunque lasciato lo Studio che avevo fondato recedendo dall’associazione professionale che lo gestisce prima di entrare al Garante e che mia moglie effettivamente è rimasta a lavorare li, ma non si è mai occupata di privacy e, soprattutto, non partecipa agli utili dello Studio, avendo un compenso fisso.A questo punto la vicenda di Alitalia e del licenziamento deve uscire completamente di scena ma l’espediente letterario con il quale avviene è, almeno, claudicante per non dire fuorviante.Scrive Mackinson: “Il problema è che non è un caso isolato: una dozzina di altre aziende sono assistite dallo stesso Studio”.Se l’italiano è ancora la meravigliosa lingua che conosciamo la circostanza raccontata è semplicemente falsa perché come detto lo Studio in questione non ha niente a che vedere con la precedente vicenda.Per carità, sbagliamo tutti, penna e tastiera talvolta scivolano e talaltra finiscono con il confessare tesi precostituite, si chiama lapsus calami.L’importante è riconoscere l’errore e chiedere scusa.Me lo aspetto ma non lo chiederò formalmente perché credo che gli antidoti alla disinformazione e al falso, siano l’informazione e la verità.Le sto proponendo qui e chiederò a Il Fatto Quotidiano e a Thomas Mackinson di leggermi.Niente di più.Scrive poche righe più avanti Mackinson che la circostanza che il mio vecchio Studio assisterebbe una dozzina di società in procedimenti incardinati davanti al Garante rappresenterebbe un problema in quanto io sarei “nella condizione in astratto di determinarne il destino”.Poi, per la verità, riporta anche quanto gli ho riferito e quanto – data la comunanza con la tesi che verosimilmente domani Report sosterrà -, avevo anticipato già ieri in questo video al quale mi limito a rimandare e cioè che il mio vecchio Studio è stato coinvolto in dieci provvedimenti sui duemila e seicento adottati negli ultimi cinque anni, che ogni qualvolta ho avuto modo di avereconoscenza di un qualsiasi ruolo del mio vecchio Studio non ho partecipato alla decisione e che, anche quando – non avendo avuto notizia del coinvolgimento dello Studio del quale, ovviamente, non conosco l’elenco dei clienti attuali – così non è stato, le decisioni sono state assunte sempre all’unanimità con la conseguenza che il mio voto è stato ininfluente.Ce n’era abbastanza, credo, per considerare superata la tesi proposta poco sopra secondo la quale il destino dei clienti del mio vecchio Studio sarebbe mai stato nelle mie mani o, almeno, per andare a cercare conferme o smentite rispetto alle mie affermazioni e, quindi, rispetto al buono o cattivo funzionamento degli antidoti a ogni rischio di conflitto di interessi anche solo potenziale.E però non va così.E qui, per come la vedo io, si consuma l’incidente – il rispetto che provo per la stampa, Il Fatto Quotidiano e Mackinson mi impediscono di definirlo diversamente – più grave non per me ma per la buona informazione.Dopo aver fatto riferimento a una serie di circostanze completamente irrilevanti ai fini della questione e aver raccontato di un contratto di consulenza appena concluso tra il mio vecchio Studio e una società di comunicazione istituzionale a garanzia della reputazione non mia ma, appunto, dello Studio Legale, infatti, Mackinson chiude così: “proprio mentre esplode il caso del Garante e Report illumina tutto il Collegio – compreso il fondatore dello Studio che vende consulenze sulla privacy con la moglie ancora li e lui nel board chiamato a giudicare i reclami dei clienti di E-Lex. Sperando siano davvero ex.”.Qui sono i fatti a uscire di scena e lasciare il palco scenico alle illazioni e alle allusioni.Che significa “sperando siano davvero ex”?Qualsiasi dubbio di chi fa informazione è lecito ma quando lo si nutre si può – e, mi piacerebbe dire si deve – fare una cosa sola: cercare conferme]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68472057</guid><pubDate>Sat, 08 Nov 2025 09:58:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68472057/audio_2025_11_08_10_27_40_2.mp3" length="9859794" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi Il Fatto Quotidiano mi dedica un articolo con alcune anticipazioni della seconda puntata, che andrà in onda domani sera, dell’inchiesta che Report sta conducendo sul Garante per la protezione dei dati personali.Sono, da sempre, convinto che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi Il Fatto Quotidiano mi dedica un articolo con alcune anticipazioni della seconda puntata, che andrà in onda domani sera, dell’inchiesta che Report sta conducendo sul Garante per la protezione dei dati personali.Sono, da sempre, convinto che quando fanno questo genere di inchieste, i media fanno il loro dovere e rendono uno straordinario servizio alla nostra democrazia.Guai se non lo facessero e guai se chiunque, specie da rappresentante di un’Istituzione, provasse a ostacolarli o a non collaborare.È la ragione per la quale quando prima Report e poi Il Fatto Quotidiano mi hanno chiesto un’intervista ho immediatamente accettato, ci ho messo la faccia, ho risposto a tutte le domande che mi sono state poste.Certo la condizione di quanto precede è che l’inchiesta, pur, eventualmente, muovendo da una tesi, non abbia pregiudizi, conclusioni precostituite, epiloghi già scritti ma sia ispirata dalla voglia di capire, raccontare e far capire, i fatti e la verità o quanto di più prossimo a quest’ultima esiste in natura.Guarderò Report ma, per ora, a leggere il Fatto non mi pare questo il caso e me ne rammarico anche perché Il Fatto Quotidiano è uno dei giornali sul quale, per pura e semplice passione civile e amor di giornalismo, avevo aperto, tra i primi, un blog quando muoveva i primi passi e conosco, da tempo, correttezza, competenza e penna di Thomas Mackinson, l’autore del pezzo.In realtà a dispetto del titolo e del catenaccio, grandi e sensazionalistici, come quelli che si usavano un secolo fa, sui “giornali gialli” americani, quelli che allora servivano a farli vendere agli angoli delle strade, poi il pezzo dice poco di me e dei miei rapporti con lo Studio Legale che ho fondato quindici anni fa e lasciato oltre cinque anni fa, quando sono stato eletto al Garante.I fatti sono soltanto due: mia moglie lavora ancora in quello Studio e quello Studio segue dei clienti davanti al Garante per la protezione dei dati personali.Personalmente né il primo, né il secondo mi sembrano degli scoop, delle grandi notizie, delle verità capaci di nasconderne chissà quali altre.E, però, entrambi vengono suggestivamente raccontati come “pistola fumante” di chissà quale torbida storia di malaffare o di intrecci tra interessi pubblici e privati.“Il caso tocca un nervo scoperto del Garante non tanto sul fronte politico quanto sul rischio di permeabilità rispetto a interessi commerciali”, scrive Mackinson.Un’affermazione grave, seria, preoccupante e allarmante, se fosse vera o, anche, semplicemente supportata da un qualche elemento fattuale.È uno di quei casi nei quali l’epilogo dell’inchiesta giornalistica sembra scritto prima ancora di condurla.Ma andiamo con ordine, cercando di rimanere ai fatti.L’attacco del pezzo – come si dice in gergo – è relativo a un procedimento che sarebbe stato promosso davanti al Garante per la protezione dei dati personali da duemila ex dipendenti Alitalia a tutela della loro privacy, una tutela che suggerisce il pezzo, “avrebbe dato loro una chance in più di non finire per strada”, ovvero, immagino, essere licenziati.Il reclamo introduttivo del procedimento sarebbe stato firmato da tal Antonio Amoroso ex Alitalia e oggi segretario di Cub Trasporti.Uso il condizionale perché come spiegato al giornalista quanto me lo ha chiesto, di questoprocedimento non so nulla e nulla posso sapere essendo ancora in fase istruttoria davanti agli uffici del Garante che, come esigono le regole, gestiscono l’istruttoria in assoluta autonomia anche e, soprattutto, dal Collegio.La tesi, tuttavia, è che il Garante non sarebbe intervenuto tempestivamente con la conseguenza che i dipendenti sarebbero stati licenziati.Qui un paio di precisazioni sono indispensabili.La prima è che il Garante non è un Giudice del lavoro che giudica della legittimità o illegittimità dei licenziamenti e che il Giudice del lavoro che, verosimilmente, è stato interessato della questione avrebbe, certamente, se rilevante, potuto accertare incidentalmente...]]></itunes:summary><itunes:duration>617</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/54d6fa9f9535caed6bd03e4b41bedf0c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un milione di persone ogni settimana parla di suicidio con ChatGPT</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-milione-di-persone-ogni-settimana-parla-di-suicidio-con-chatgpt--68326153</link><description><![CDATA[Un milione di persone ogni settimana parla di suicidio e altri comportamenti autolesionistici mentre usa ChatGPT.<br />Lo ha reso noto la stessa società che gestisce il servizio di AI generativa più popolare del mondo lo scorso 27 ottobre insieme a una serie di altri dati su altri generi di conversazione, ovviamente meno preoccupanti ma non certo rassicuranti.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />È una classica situazione da bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno a seconda i punti di vista o, considerata l’ora, da tazzina di caffè con un caffè troppo corto o corto quasi al punto giusto.<br />Stiamo parlando dei dati che OpenAI ha pubblicato nei giorni scorsi, dati che essenzialmente, dicono due cose: che le conversazioni su ChatGPT restano in un numero rilevante di casi pericolose ma che sono sensibilmente meno pericolose che in passato perché la società si sta impegnando a affrontare e gestire questo genere di problemi.<br />Alcuni numeri, però, mettono i brividi.<br />Il primo è appunto quello di quel milione di persone in soli sette giorni che manifesterebbe propositi o intenzioni suicida o autolesioniste mentre usa ChatGPT.<br />Oggettivamente tante, anzi tantissime se si considera l’oggetto delle conversazioni e se si tiene conto della facilità con la quale, talvolta, si passa dalle parole ai fatti come hanno raccontato alcuni drammatici episodi.<br />Gli altri numeri, pure importanti, naturalmente, appaiono meno gravi.<br />Quello, analogo, degli utenti che manifestano "livelli elevati di attaccamento emotivo a ChatGPT" e quello da centinaia di migliaia di persone che mostrano segni di psicosi o mania nelle loro conversazioni settimanali.<br />Tutti fenomeni gravi e preoccupanti.<br />Ma, per chi voglia guardare la tazzina di caffè piena al punto giusto, tutti numeri inferiori a quelli di qualche mese fa e, naturalmente, di quelli che si sarebbero registrati, se fossero stati misurati con le stesse metriche, al momento del debutto.<br />OpenAI, insomma, e i numeri appena pubblicati in un’operazione di trasparenza comunque apprezzabile lo confermano, sta lavorando per contenere questo genere di fenomeni.<br />Tanto per fare un esempio, i dati suggeriscono che il nuovo modello GPT-5 ha ridotto le risposte indesiderate, nel caso di utenti che manifestano propositi suicida o autolesionisti, del 52% rispetto al GPT-4°.<br />Bene, naturalmente.<br />Difficile dire se anche benissimo, non conoscendo il numero delle risposte indesiderate che ChatGPT continua a dare agli utenti che usandolo parlano di suicidio.<br />E però la domanda da porsi probabilmente è un’altra e, bene dirlo subito, non riguarda solo ChatGPT e OpenAI ma l’intero universo dei chatbot.<br />Milioni di persone ogni settimana, conversando solo con ChatGPT evidenziano propositi suicida e autolesionisti, mostrano livelli elevati di attaccamento emotivo a ChatGPT e segni di psicosi o mania.<br />E se questa è la situazione in casa OpenAI è verosimile che non sia diversa quella che va in scena sulle pagine degli altri fornitori di servizi analoghi.<br />Uno scenario oggettivamente pericoloso con rischi, probabilmente, da considerarsi elevati se non in termini assoluti, in relazione alla natura degli interessi in gioco.<br />La domanda con la quale salutarci questa mattina, quindi, a me pare debba essere: siamo certi che servizi del genere possano essere distribuiti liberamente fuori da ogni regola che identifichi gli standard oltre i quali il rischio deve considerarsi insostenibile e imponga guardrails precisi a tutela degli utenti, a cominciare dai più giovani.<br />Personalmente non credo si possa andare avanti così, utilizzando il mercato come se si trattasse di un laboratorio nel quale sperimentare le proprie soluzioni e le persone come cavie.<br />Ma parliamone.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, goodmorningprivacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68326153</guid><pubDate>Wed, 29 Oct 2025 07:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68326153/output.mp3" length="3769851" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Un milione di persone ogni settimana parla di suicidio e altri comportamenti autolesionistici mentre usa ChatGPT.
Lo ha reso noto la stessa società che gestisce il servizio di AI generativa più popolare del mondo lo scorso 27 ottobre insieme a una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un milione di persone ogni settimana parla di suicidio e altri comportamenti autolesionistici mentre usa ChatGPT.<br />Lo ha reso noto la stessa società che gestisce il servizio di AI generativa più popolare del mondo lo scorso 27 ottobre insieme a una serie di altri dati su altri generi di conversazione, ovviamente meno preoccupanti ma non certo rassicuranti.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />È una classica situazione da bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno a seconda i punti di vista o, considerata l’ora, da tazzina di caffè con un caffè troppo corto o corto quasi al punto giusto.<br />Stiamo parlando dei dati che OpenAI ha pubblicato nei giorni scorsi, dati che essenzialmente, dicono due cose: che le conversazioni su ChatGPT restano in un numero rilevante di casi pericolose ma che sono sensibilmente meno pericolose che in passato perché la società si sta impegnando a affrontare e gestire questo genere di problemi.<br />Alcuni numeri, però, mettono i brividi.<br />Il primo è appunto quello di quel milione di persone in soli sette giorni che manifesterebbe propositi o intenzioni suicida o autolesioniste mentre usa ChatGPT.<br />Oggettivamente tante, anzi tantissime se si considera l’oggetto delle conversazioni e se si tiene conto della facilità con la quale, talvolta, si passa dalle parole ai fatti come hanno raccontato alcuni drammatici episodi.<br />Gli altri numeri, pure importanti, naturalmente, appaiono meno gravi.<br />Quello, analogo, degli utenti che manifestano "livelli elevati di attaccamento emotivo a ChatGPT" e quello da centinaia di migliaia di persone che mostrano segni di psicosi o mania nelle loro conversazioni settimanali.<br />Tutti fenomeni gravi e preoccupanti.<br />Ma, per chi voglia guardare la tazzina di caffè piena al punto giusto, tutti numeri inferiori a quelli di qualche mese fa e, naturalmente, di quelli che si sarebbero registrati, se fossero stati misurati con le stesse metriche, al momento del debutto.<br />OpenAI, insomma, e i numeri appena pubblicati in un’operazione di trasparenza comunque apprezzabile lo confermano, sta lavorando per contenere questo genere di fenomeni.<br />Tanto per fare un esempio, i dati suggeriscono che il nuovo modello GPT-5 ha ridotto le risposte indesiderate, nel caso di utenti che manifestano propositi suicida o autolesionisti, del 52% rispetto al GPT-4°.<br />Bene, naturalmente.<br />Difficile dire se anche benissimo, non conoscendo il numero delle risposte indesiderate che ChatGPT continua a dare agli utenti che usandolo parlano di suicidio.<br />E però la domanda da porsi probabilmente è un’altra e, bene dirlo subito, non riguarda solo ChatGPT e OpenAI ma l’intero universo dei chatbot.<br />Milioni di persone ogni settimana, conversando solo con ChatGPT evidenziano propositi suicida e autolesionisti, mostrano livelli elevati di attaccamento emotivo a ChatGPT e segni di psicosi o mania.<br />E se questa è la situazione in casa OpenAI è verosimile che non sia diversa quella che va in scena sulle pagine degli altri fornitori di servizi analoghi.<br />Uno scenario oggettivamente pericoloso con rischi, probabilmente, da considerarsi elevati se non in termini assoluti, in relazione alla natura degli interessi in gioco.<br />La domanda con la quale salutarci questa mattina, quindi, a me pare debba essere: siamo certi che servizi del genere possano essere distribuiti liberamente fuori da ogni regola che identifichi gli standard oltre i quali il rischio deve considerarsi insostenibile e imponga guardrails precisi a tutela degli utenti, a cominciare dai più giovani.<br />Personalmente non credo si possa andare avanti così, utilizzando il mercato come se si trattasse di un laboratorio nel quale sperimentare le proprie soluzioni e le persone come cavie.<br />Ma parliamone.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, goodmorningprivacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/31a885920900cecedbe54d9339dce6bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Presidente, non provare a dividerci con la mia musica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/presidente-non-provare-a-dividerci-con-la-mia-musica--68235560</link><description><![CDATA["Si tratta di un utilizzo non autorizzato della mia interpretazione di 'Danger Zone'. Nessuno mi ha chiesto il permesso, che avrei negato, e chiedo che la mia registrazione su questo video venga rimossa immediatamente."<br />Ferma, decisa e determinata.<br />È la richiesta che Kenny Loggins ha inviato alla Casa Bianca dopo che Trump aveva utilizzato la sua musica come colonna sonora del video, generato con l’intelligenza artificiale, in risposta alla protesta No Kings che ha riempito sabato scorso le piazze americane.<br />Prima la sigla e poi ne parliamo davanti al solito caffè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Il video ha fatto il giro del mondo suscitando reazioni diverse dal divertimento all’ironia, passando per la critica e lo stupore.<br />Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, alla guida di un aereo da combattimento di quelli protagonisti di Top Gun, celeberrimo film con Tom Cruise che scarica tonnellate di una sostanza marrone facilmente identificabile sui manifestanti che invocano rispetto per la libertà e la democrazia.<br />La colonna sonora del video era Danger Zone, già colonna sonora proprio di Top Gun, interpretata da Kenny Loggins.<br />Ma una cosa è la propria musica che fa da colonna sonora a un film campione di incassi e una cosa completamente diversa è se finisce, complice anche l’intelligenza artificiale, a fare da colonna sonora a un video nel quale il tuo Presidente, alla cloche di un jet da guerra ricopre di escrementi i suoi oppositori.<br />"Non riesco a immaginare perché qualcuno dovrebbe volere che la propria musica venga usata o associata a qualcosa creato con il solo scopo di dividerci. Troppe persone stanno cercando di separarci e dobbiamo trovare nuovi modi per unirci. Siamo tutti americani e siamo tutti patriottici. Non esiste un 'noi e loro': non è quello che siamo, né quello che dovremmo essere. Siamo tutti noi. Siamo tutti sulla stessa barca e spero che possiamo abbracciare la musica come un modo per celebrare e unire ognuno di noi".<br />Sono le parole con le quali il cantautore americano ha pubblicamente spiegato la sua decisione di richiedere l’immediata rimozione della sua musica dal video pubblicato dalla Casa Bianca.<br />Difficile non condividerle.<br />Difficile non essere d’accordo.<br />È, d’altra parte, quello che da questa parte dell’oceano chiamiamo diritto morale d’autore.<br />L’autore e solo l’autore può decidere chi può fare cosa con la propria musica.<br />È un fatto, innanzitutto, di identità personale, specie quando l’utilizzo dell’altrui musica può dare a pensare che l’associazione sia figlia di una condivisione da parte dell’autore del contenuto al quale è associata.<br />Eppure, specie da quando la generazione di contenuti multimediali artificiali impazza il fenomeno dell’associazione di musica a questo o quel contenuto, un’associazione, normalmente, priva di qualsiasi preventiva autorizzazione.<br />E non è tanto e soltanto una questione di soldi, di diritti pagati o non pagati, di licenze.<br />Ma anche e soprattutto, proprio come la storia di Kenny Loggins e del video di Trump suggerisce una questione di principio, di ideali, di identità personale, di messaggi che non si condividono e ai quali non si vuole essere associati.<br />Una questione, spesso, sin qui, sottovalutata, anzi, di frequente dimenticata.<br />C’è da augurarsi che l’inciampo della Casa Bianca e la pronta e bella reazione di Loggins, valgano a sollevare il problema e a correre ai ripari.<br />E, naturalmente, quello che vale per la musica, vale anche e a maggior ragione per l’immagine di chicchessia che non dovrebbe poter essere utilizzata per generare qualsivoglia tipo di contenuto che veicoli messaggi, battute e dichiarazioni nei quali il titolare dell’immagine non si riconosce, che non gli appartengono, ai quali semplicemente non vuole essere associato.<br />Ne parlavo proprio nell’episodio di ieri a proposito della decisione di OpenAI di bloccare l’utilizzo dell’immagine di Martin Luther King per la generazione artificiale di video attraverso Sora.<br />Il problema è analogo.<br />Ma il caffè sta diventando americano, proprio come queste vicende ed è tempo di fermarmi.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68235560</guid><pubDate>Wed, 22 Oct 2025 05:38:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68235560/output.mp3" length="4081231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>"Si tratta di un utilizzo non autorizzato della mia interpretazione di 'Danger Zone'. Nessuno mi ha chiesto il permesso, che avrei negato, e chiedo che la mia registrazione su questo video venga rimossa immediatamente."
Ferma, decisa e determinata.
È...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Si tratta di un utilizzo non autorizzato della mia interpretazione di 'Danger Zone'. Nessuno mi ha chiesto il permesso, che avrei negato, e chiedo che la mia registrazione su questo video venga rimossa immediatamente."<br />Ferma, decisa e determinata.<br />È la richiesta che Kenny Loggins ha inviato alla Casa Bianca dopo che Trump aveva utilizzato la sua musica come colonna sonora del video, generato con l’intelligenza artificiale, in risposta alla protesta No Kings che ha riempito sabato scorso le piazze americane.<br />Prima la sigla e poi ne parliamo davanti al solito caffè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Il video ha fatto il giro del mondo suscitando reazioni diverse dal divertimento all’ironia, passando per la critica e lo stupore.<br />Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, alla guida di un aereo da combattimento di quelli protagonisti di Top Gun, celeberrimo film con Tom Cruise che scarica tonnellate di una sostanza marrone facilmente identificabile sui manifestanti che invocano rispetto per la libertà e la democrazia.<br />La colonna sonora del video era Danger Zone, già colonna sonora proprio di Top Gun, interpretata da Kenny Loggins.<br />Ma una cosa è la propria musica che fa da colonna sonora a un film campione di incassi e una cosa completamente diversa è se finisce, complice anche l’intelligenza artificiale, a fare da colonna sonora a un video nel quale il tuo Presidente, alla cloche di un jet da guerra ricopre di escrementi i suoi oppositori.<br />"Non riesco a immaginare perché qualcuno dovrebbe volere che la propria musica venga usata o associata a qualcosa creato con il solo scopo di dividerci. Troppe persone stanno cercando di separarci e dobbiamo trovare nuovi modi per unirci. Siamo tutti americani e siamo tutti patriottici. Non esiste un 'noi e loro': non è quello che siamo, né quello che dovremmo essere. Siamo tutti noi. Siamo tutti sulla stessa barca e spero che possiamo abbracciare la musica come un modo per celebrare e unire ognuno di noi".<br />Sono le parole con le quali il cantautore americano ha pubblicamente spiegato la sua decisione di richiedere l’immediata rimozione della sua musica dal video pubblicato dalla Casa Bianca.<br />Difficile non condividerle.<br />Difficile non essere d’accordo.<br />È, d’altra parte, quello che da questa parte dell’oceano chiamiamo diritto morale d’autore.<br />L’autore e solo l’autore può decidere chi può fare cosa con la propria musica.<br />È un fatto, innanzitutto, di identità personale, specie quando l’utilizzo dell’altrui musica può dare a pensare che l’associazione sia figlia di una condivisione da parte dell’autore del contenuto al quale è associata.<br />Eppure, specie da quando la generazione di contenuti multimediali artificiali impazza il fenomeno dell’associazione di musica a questo o quel contenuto, un’associazione, normalmente, priva di qualsiasi preventiva autorizzazione.<br />E non è tanto e soltanto una questione di soldi, di diritti pagati o non pagati, di licenze.<br />Ma anche e soprattutto, proprio come la storia di Kenny Loggins e del video di Trump suggerisce una questione di principio, di ideali, di identità personale, di messaggi che non si condividono e ai quali non si vuole essere associati.<br />Una questione, spesso, sin qui, sottovalutata, anzi, di frequente dimenticata.<br />C’è da augurarsi che l’inciampo della Casa Bianca e la pronta e bella reazione di Loggins, valgano a sollevare il problema e a correre ai ripari.<br />E, naturalmente, quello che vale per la musica, vale anche e a maggior ragione per l’immagine di chicchessia che non dovrebbe poter essere utilizzata per generare qualsivoglia tipo di contenuto che veicoli messaggi, battute e dichiarazioni nei quali il titolare dell’immagine non si riconosce, che non gli appartengono, ai quali semplicemente non vuole essere associato.<br />Ne parlavo proprio nell’episodio di ieri a proposito della decisione di OpenAI di bloccare l’utilizzo dell’immagine di...]]></itunes:summary><itunes:duration>256</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56005b2557992c9569d124d9aaedbb51.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I personaggi famosi fuori da Sora su richiesta. E gli altri?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-personaggi-famosi-fuori-da-sora-su-richiesta-e-gli-altri--68224399</link><description><![CDATA[In un post sul suo account ufficiale su X OpenAI ha reso noto di aver sospeso la generazione di immagini di Martin Luther King a seguito della richiesta della figlia, Berenice e di aver intenzione di garantire lo stesso trattamento a tutti gli altri personaggi storici e pubblici che chiedessero o nel cui interesse venissero avanzate analoghe richieste.<br />Bene, almeno in un contesto nel quale ci stiamo abituando a festeggiare anche l’ovvio.<br />E, però, forse la questione è un po’ più complicata di così.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />“Sebbene vi siano forti interessi in materia di libertà di parola nella rappresentazione di personaggi storici, OpenAI ritiene che i personaggi pubblici e le loro famiglie debbano in ultima analisi avere il controllo su come la loro immagine viene utilizzata. I rappresentanti autorizzati o i titolari dei diritti possono richiedere che la loro immagine non venga utilizzata nei video di Sora”.<br />Dice così la società che ha progettato, sviluppato e gestisce SORA, il servizio di generazione di video artificiali già utilizzato da milioni di persone in tutto il mondo per abbattere definitivamente il già scolorito confine tra il vero e il falso, producendo centinaia di milioni di contenuti audiovisivi nei quali personaggi noti e illustri sconosciuti, storici e non storici diventano protagonisti di episodi ai quali non hanno mai partecipato o che, addirittura, non sono mai esistiti e di dichiarazioni che non hanno mai reso.<br />Difficile non essere d’accordo con la decisione di OpenAI e difficile non trovare abominevole la strumentalizzazione di un campione dei diritti come Martin Luther King in video artificialmente generati capaci di ridicolizzarne la figura, manipolarne il pensiero, e offenderne la memoria.<br />E, però, le domande che l’iniziativa appena assunta dalla mamma di SORA solleva e alle quali questo caffè, evidentemente, non basta per dare risposta sono due o, meglio, almeno due.<br />La prima.<br />Ma non sarebbe stato necessario, opportuno, eticamente corretto, giuridicamente doveroso pensarci prima? E cioè non porre affatto SORA in condizione di riportare artificialmente in vita chi non c’è più rendendolo protagonista di scene che non ha mai vissuto e parole che non ha mai pronunciato?<br />Perché, naturalmente, una cosa è indicizzare contenuti disponibili online per renderli più facilmente accessibili al pubblico come fanno i motori di ricerca e una cosa diversa è far propri quei contenuti per fornire un servizio che abilita milioni di persone a manipolarli per ogni genere di scopo.<br />La seconda.<br />Perché il diritto di chiedere a OpenAI di uscire da SORA dovrebbe spettare solo ai personaggi famosi?<br />Usare il volto, la voce, le sembianze di una persona significa usare i suoi dati personali e, almeno da questa parte dell’oceano, almeno il diritto di chiedere il c.d. opt out, ovvero l’interruzione di qualsiasi trattamento di dati che ci riguardi lo abbiamo tutti, nessuno escluso, che si sia personaggi famosi o illustri sconosciuti e, anzi, a ben vedere, forse, i secondi più dei primi che, magari, in alcune ipotesi, devono accettare una compressione del loro diritto in nome dell’interesse pubblico a informare e essere informati.<br />Troppo corto il caffè per le risposte però la discussione è importante e come che la si voglia concludere non credo che sia una buona idea lasciare che a decidere siano mercato e industria.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68224399</guid><pubDate>Tue, 21 Oct 2025 08:46:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68224399/output.mp3" length="3595980" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In un post sul suo account ufficiale su X OpenAI ha reso noto di aver sospeso la generazione di immagini di Martin Luther King a seguito della richiesta della figlia, Berenice e di aver intenzione di garantire lo stesso trattamento a tutti gli altri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In un post sul suo account ufficiale su X OpenAI ha reso noto di aver sospeso la generazione di immagini di Martin Luther King a seguito della richiesta della figlia, Berenice e di aver intenzione di garantire lo stesso trattamento a tutti gli altri personaggi storici e pubblici che chiedessero o nel cui interesse venissero avanzate analoghe richieste.<br />Bene, almeno in un contesto nel quale ci stiamo abituando a festeggiare anche l’ovvio.<br />E, però, forse la questione è un po’ più complicata di così.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />“Sebbene vi siano forti interessi in materia di libertà di parola nella rappresentazione di personaggi storici, OpenAI ritiene che i personaggi pubblici e le loro famiglie debbano in ultima analisi avere il controllo su come la loro immagine viene utilizzata. I rappresentanti autorizzati o i titolari dei diritti possono richiedere che la loro immagine non venga utilizzata nei video di Sora”.<br />Dice così la società che ha progettato, sviluppato e gestisce SORA, il servizio di generazione di video artificiali già utilizzato da milioni di persone in tutto il mondo per abbattere definitivamente il già scolorito confine tra il vero e il falso, producendo centinaia di milioni di contenuti audiovisivi nei quali personaggi noti e illustri sconosciuti, storici e non storici diventano protagonisti di episodi ai quali non hanno mai partecipato o che, addirittura, non sono mai esistiti e di dichiarazioni che non hanno mai reso.<br />Difficile non essere d’accordo con la decisione di OpenAI e difficile non trovare abominevole la strumentalizzazione di un campione dei diritti come Martin Luther King in video artificialmente generati capaci di ridicolizzarne la figura, manipolarne il pensiero, e offenderne la memoria.<br />E, però, le domande che l’iniziativa appena assunta dalla mamma di SORA solleva e alle quali questo caffè, evidentemente, non basta per dare risposta sono due o, meglio, almeno due.<br />La prima.<br />Ma non sarebbe stato necessario, opportuno, eticamente corretto, giuridicamente doveroso pensarci prima? E cioè non porre affatto SORA in condizione di riportare artificialmente in vita chi non c’è più rendendolo protagonista di scene che non ha mai vissuto e parole che non ha mai pronunciato?<br />Perché, naturalmente, una cosa è indicizzare contenuti disponibili online per renderli più facilmente accessibili al pubblico come fanno i motori di ricerca e una cosa diversa è far propri quei contenuti per fornire un servizio che abilita milioni di persone a manipolarli per ogni genere di scopo.<br />La seconda.<br />Perché il diritto di chiedere a OpenAI di uscire da SORA dovrebbe spettare solo ai personaggi famosi?<br />Usare il volto, la voce, le sembianze di una persona significa usare i suoi dati personali e, almeno da questa parte dell’oceano, almeno il diritto di chiedere il c.d. opt out, ovvero l’interruzione di qualsiasi trattamento di dati che ci riguardi lo abbiamo tutti, nessuno escluso, che si sia personaggi famosi o illustri sconosciuti e, anzi, a ben vedere, forse, i secondi più dei primi che, magari, in alcune ipotesi, devono accettare una compressione del loro diritto in nome dell’interesse pubblico a informare e essere informati.<br />Troppo corto il caffè per le risposte però la discussione è importante e come che la si voglia concludere non credo che sia una buona idea lasciare che a decidere siano mercato e industria.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>225</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/543ec882e14dc98d570c54c8576e69d0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un’app per far finta di esser andati in vacanza. Come siamo arrivati fino a qui?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-app-per-far-finta-di-esser-andati-in-vacanza-come-siamo-arrivati-fino-a-qui--68209886</link><description><![CDATA[Volete raccontare di esser andati ai tropici senza che lo abbiate fatto davvero o, magari, che avete scalato l’Everest, visitato una capitale europea o fatto il giro del mondo?<br /><br />Niente di più facile.<br />Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa e dei deepfake, volere e potere, senza limiti o quasi.<br />La sigla e poi vi racconto come fare, ma, soprattutto, mi chiedo e vi chiedo, come ci siamo arrivati qui? Come siamo arrivati a avvertire così forte il bisogno di contrabbandare per vera una vacanza che non abbiamo mai fatto.<br /><br />—<br /><br />Si chiama Endless summer, l’ha sviluppata e appena pubblicata sugli store di applicazioni di tutto il mondo, Laurent del Rey, uno sviluppatore del Meta’s Superintelligence Lab.<br />Ma è una sua iniziativa personale.<br />Funziona in modo semplicissimo.<br />Basta dare in pasto all’applicazione una o più vostre fotografie, scegliere dove andare in vacanza e tappare sullo schermo del vostro smartphone per chiedere all’app di generarvi una foto che vi ritrae nell’atteggiamento che preferite, su una spiaggia, una pista da sci, in cordata in montagna, su una nave da crociera o ovunque preferiate.<br />Ma se non volete neppure far lo sforzo di pensare a dove avreste voluto andare in vacanza ma non ci siete andati, c’è un servizio premium, che costa un po' di più, quindi, e che ogni giorno vi manda direttamente sullo smartphone un paio di foto scattate – pardon artificialmente generate – nei luoghi più esotici e affascinanti del mondo.<br />Poi a voi scegliere cosa raccontare a amici e parenti condividendo le foto in questione, stampandole, inviandole a qualcuno in digitale o pubblicandole sui social.<br />Certo, niente che non si potesse fare già ieri, prima del lancio dell’app con un qualsiasi programma di editing di immagini più o meno intelligente.<br />E, però, con Endless Summer la novità è che l’app ha una sola funzione: generare foto di vacanze che non avete mai fatto infilandovici dentro.<br />Ed è proprio questo che fa sorgere – o, almeno, c’è da augurarsi faccia sorgere – una domanda importante: quando è successo che abbiamo iniziato a avvertire così forte l’esigenza di raccontare ciò che non è mai esistito?<br />E come è potuto accadere?<br />Che soddisfazione può dare a una persona pubblicare una foto artificialmente generata di una vacanza inventata di sana pianta?<br />Viene il sospetto che se, effettivamente, pubblicare una foto del genere è un’ambizione diffusa, allora, significa che, in tanti, apprezzano di più o di meno una persona, secondo, se, quanto spesso e dove va in vacanza.<br />Così tanto da indurre qualcuno a non poter fare a meno di usare un’app del genere per diventare protagonista di una storia immaginifica di una vacanza mai esistita.<br />Quando ci interroghiamo sull’impatto della tecnologia sulle persone e sulla società, probabilmente, dovremmo riflettere anche su fenomeni come questo.<br />Senza dire che, naturalmente, quello che sta per accadere e che il confine tra le vacanze vere e le vacanze false, almeno nella dimensione digitale, sta per essere completamente eroso.<br />Per fortuna che, almeno per un po’, c’è da augurarsi che quelle vere continuino a regalare esperienze, emozioni e sensazioni, non riproducibili in laboratorio.<br />Inutile dire – anche se è la ragione per la quale ne parlo qui – che per riuscire nell’intento bisogna affidare al fornitore del servizio una montagna di nostri dati biometrici, tutti quelli necessari a consentire il miracolo fotografico o, forse, meglio l’illusione vacanziera.<br />Uno scambio che rende ancora più inspiegabile il ricorso a un servizio del genere.<br />Non so se sia un caffè da ridere o da piangere quello di oggi ma non correrei e, personalmente, non correrò a scaricare l’app.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68209886</guid><pubDate>Mon, 20 Oct 2025 08:09:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68209886/output.mp3" length="3610191" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Volete raccontare di esser andati ai tropici senza che lo abbiate fatto davvero o, magari, che avete scalato l’Everest, visitato una capitale europea o fatto il giro del mondo?

Niente di più facile.
Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Volete raccontare di esser andati ai tropici senza che lo abbiate fatto davvero o, magari, che avete scalato l’Everest, visitato una capitale europea o fatto il giro del mondo?<br /><br />Niente di più facile.<br />Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa e dei deepfake, volere e potere, senza limiti o quasi.<br />La sigla e poi vi racconto come fare, ma, soprattutto, mi chiedo e vi chiedo, come ci siamo arrivati qui? Come siamo arrivati a avvertire così forte il bisogno di contrabbandare per vera una vacanza che non abbiamo mai fatto.<br /><br />—<br /><br />Si chiama Endless summer, l’ha sviluppata e appena pubblicata sugli store di applicazioni di tutto il mondo, Laurent del Rey, uno sviluppatore del Meta’s Superintelligence Lab.<br />Ma è una sua iniziativa personale.<br />Funziona in modo semplicissimo.<br />Basta dare in pasto all’applicazione una o più vostre fotografie, scegliere dove andare in vacanza e tappare sullo schermo del vostro smartphone per chiedere all’app di generarvi una foto che vi ritrae nell’atteggiamento che preferite, su una spiaggia, una pista da sci, in cordata in montagna, su una nave da crociera o ovunque preferiate.<br />Ma se non volete neppure far lo sforzo di pensare a dove avreste voluto andare in vacanza ma non ci siete andati, c’è un servizio premium, che costa un po' di più, quindi, e che ogni giorno vi manda direttamente sullo smartphone un paio di foto scattate – pardon artificialmente generate – nei luoghi più esotici e affascinanti del mondo.<br />Poi a voi scegliere cosa raccontare a amici e parenti condividendo le foto in questione, stampandole, inviandole a qualcuno in digitale o pubblicandole sui social.<br />Certo, niente che non si potesse fare già ieri, prima del lancio dell’app con un qualsiasi programma di editing di immagini più o meno intelligente.<br />E, però, con Endless Summer la novità è che l’app ha una sola funzione: generare foto di vacanze che non avete mai fatto infilandovici dentro.<br />Ed è proprio questo che fa sorgere – o, almeno, c’è da augurarsi faccia sorgere – una domanda importante: quando è successo che abbiamo iniziato a avvertire così forte l’esigenza di raccontare ciò che non è mai esistito?<br />E come è potuto accadere?<br />Che soddisfazione può dare a una persona pubblicare una foto artificialmente generata di una vacanza inventata di sana pianta?<br />Viene il sospetto che se, effettivamente, pubblicare una foto del genere è un’ambizione diffusa, allora, significa che, in tanti, apprezzano di più o di meno una persona, secondo, se, quanto spesso e dove va in vacanza.<br />Così tanto da indurre qualcuno a non poter fare a meno di usare un’app del genere per diventare protagonista di una storia immaginifica di una vacanza mai esistita.<br />Quando ci interroghiamo sull’impatto della tecnologia sulle persone e sulla società, probabilmente, dovremmo riflettere anche su fenomeni come questo.<br />Senza dire che, naturalmente, quello che sta per accadere e che il confine tra le vacanze vere e le vacanze false, almeno nella dimensione digitale, sta per essere completamente eroso.<br />Per fortuna che, almeno per un po’, c’è da augurarsi che quelle vere continuino a regalare esperienze, emozioni e sensazioni, non riproducibili in laboratorio.<br />Inutile dire – anche se è la ragione per la quale ne parlo qui – che per riuscire nell’intento bisogna affidare al fornitore del servizio una montagna di nostri dati biometrici, tutti quelli necessari a consentire il miracolo fotografico o, forse, meglio l’illusione vacanziera.<br />Uno scambio che rende ancora più inspiegabile il ricorso a un servizio del genere.<br />Non so se sia un caffè da ridere o da piangere quello di oggi ma non correrei e, personalmente, non correrò a scaricare l’app.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>226</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0f7bca4fe3550a95725c5cec9dc7cf4e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Giappone a OpenAI: giù le mani da Super Mario. E l’Italia?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-giappone-a-openai-giu-le-mani-da-super-mario-e-l-italia--68174767</link><description><![CDATA[Il lancio di SORA la potentissima applicazione di generazione artificiale di video di OpenAI sta, comprensibilmente, facendo storcere la bocca a milioni di titolari dei diritti in tutto il mondo che stanno vedendo le loro creazioni prima finite in pasto agli algoritmi e ora risputate fuori in ogni genere di filmato generato dagli utenti e pubblicato online.<br />Tra i meno contenti di quello che sta accadendo sembrerebbe esserci niente di meno che il Governo di Tokyo.<br />La sigla e ne parliamo davanti al solito caffè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Da Super Mario a Pikachu, passando per tutto lo straordinario patrimonio creativo giapponese.<br />È una ricchezza inestimabile che OpenAI – certamente non da sola ma in compagnia di diverse concorrenti – ha fatto sua e trasformato in un invidiabile asset tecno-commerciale che ora sta sfruttando per consentire al suo servizio di generazioni di video, SORA, di inserire i personaggi in questione nei contenuti generati dagli utenti.<br />Tutto, naturalmente, è avvenuto senza chiedere permesso a nessuno, a cominciare dai titolari dei diritti e senza pagare un solo dollaro di licenza.<br />Un furto bello e buono secondo alcuni.<br />Uno sfruttamento lecito dell’altrui patrimonio creativo per generare altri contenuti creativi secondo OpenAI e l’industria dell’intelligenza artificiale.<br />Nessuna sorpresa che al Governo di Tokyo sembri più un furto che una storia di innovazione e, infatti, ha chiesto formalmente a OpenAI di interrompere ogni forma di sfruttamento del patrimonio artistico giapponese nell’ambito del suo servizio.<br />Secondo il Governo si tratterebbe di “tesori insostituibili” cannibalizzati dagli algoritmi di OpenAI senza alcuna giustificazione giuridica: un furto di proprietà intellettuale appunto.<br />Come andrà a finire?<br />Troppo presto per dirlo.<br />E, però, la questione è rilevante perché, in fondo, le rivendicazioni del Governo di Tokyo sono le stesse che decine di altri Governi, a cominciare da quello di casa nostra, potrebbero indirizzare alle fabbriche degli algoritmi di intelligenza artificiale generativa per chiedere che rinuncino allo sfruttamento dei tesori creativi.<br />Senza nulla togliere ai Manga e alle Anime giapponesi, a Super Mario e Pikachu, anche l’Italia ha, nel mondo della creatività artistica i suoi “tesori insostituibili”, dalla musica, al cinema, alla letteratura, ai beni culturali.<br />Che non sia l’ora di cominciare a rivendicare almeno una “sovranità artistica digitale”?<br />Solo una provocazione.<br />Ma, forse, non completamente priva di fondamento.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68174767</guid><pubDate>Fri, 17 Oct 2025 05:23:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68174767/output.mp3" length="2581593" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il lancio di SORA la potentissima applicazione di generazione artificiale di video di OpenAI sta, comprensibilmente, facendo storcere la bocca a milioni di titolari dei diritti in tutto il mondo che stanno vedendo le loro creazioni prima finite in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il lancio di SORA la potentissima applicazione di generazione artificiale di video di OpenAI sta, comprensibilmente, facendo storcere la bocca a milioni di titolari dei diritti in tutto il mondo che stanno vedendo le loro creazioni prima finite in pasto agli algoritmi e ora risputate fuori in ogni genere di filmato generato dagli utenti e pubblicato online.<br />Tra i meno contenti di quello che sta accadendo sembrerebbe esserci niente di meno che il Governo di Tokyo.<br />La sigla e ne parliamo davanti al solito caffè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Da Super Mario a Pikachu, passando per tutto lo straordinario patrimonio creativo giapponese.<br />È una ricchezza inestimabile che OpenAI – certamente non da sola ma in compagnia di diverse concorrenti – ha fatto sua e trasformato in un invidiabile asset tecno-commerciale che ora sta sfruttando per consentire al suo servizio di generazioni di video, SORA, di inserire i personaggi in questione nei contenuti generati dagli utenti.<br />Tutto, naturalmente, è avvenuto senza chiedere permesso a nessuno, a cominciare dai titolari dei diritti e senza pagare un solo dollaro di licenza.<br />Un furto bello e buono secondo alcuni.<br />Uno sfruttamento lecito dell’altrui patrimonio creativo per generare altri contenuti creativi secondo OpenAI e l’industria dell’intelligenza artificiale.<br />Nessuna sorpresa che al Governo di Tokyo sembri più un furto che una storia di innovazione e, infatti, ha chiesto formalmente a OpenAI di interrompere ogni forma di sfruttamento del patrimonio artistico giapponese nell’ambito del suo servizio.<br />Secondo il Governo si tratterebbe di “tesori insostituibili” cannibalizzati dagli algoritmi di OpenAI senza alcuna giustificazione giuridica: un furto di proprietà intellettuale appunto.<br />Come andrà a finire?<br />Troppo presto per dirlo.<br />E, però, la questione è rilevante perché, in fondo, le rivendicazioni del Governo di Tokyo sono le stesse che decine di altri Governi, a cominciare da quello di casa nostra, potrebbero indirizzare alle fabbriche degli algoritmi di intelligenza artificiale generativa per chiedere che rinuncino allo sfruttamento dei tesori creativi.<br />Senza nulla togliere ai Manga e alle Anime giapponesi, a Super Mario e Pikachu, anche l’Italia ha, nel mondo della creatività artistica i suoi “tesori insostituibili”, dalla musica, al cinema, alla letteratura, ai beni culturali.<br />Che non sia l’ora di cominciare a rivendicare almeno una “sovranità artistica digitale”?<br />Solo una 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la pena approfondire.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Sono di venticinque Paesi diversi, anzi, diversissimi, i cittadini ai quali il Pew Research center ha chiesto se guardino all’intelligenza artificiale più con entusiasmo o con preoccupazione e, con la sola eccezione della Corea del Sud, da nessuna parte, più di tre cittadini su dieci hanno scelto l’entusiasmo.<br />In Italia circa la metà degli adulti si dice più preoccupata che entusiasta per la crescente presenza dell'IA nella vita quotidiana, una quota tra le più alte insieme a quelle di Stati Uniti, Australia, Brasile e Grecia.<br />In media il 34% si dice più preoccupato che entusiasta, il 42% prova sentimenti contrastanti e solo il 16% è più entusiasta che inquieto.<br />Sono dati che oggettivamente suggeriscono qualche riflessione perché raccontano, almeno, che la corsa folle verso la pandemia degli algoritmi e delle intelligenze artificiali non risponde a un sentir comune, non è un desiderio dei più, non è figlia di un entusiasmo collettivo e, anzi, preoccupa più di quanto entusiasmi.<br />Ma attenzione a non correre alle conclusioni.<br />C’è anche da considerare che la stessa ricerca suggerisce che, sfortunatamente, le persone, in giro per il mondo, sanno poco, anzi pochissimo dell’intelligenza artificiale.<br />I giovani più dei meno giovani ma comunque con percentuali che non superano mai la metà della popolazione dei venticinque Paesi coinvolti nella ricerca.<br />Nel complesso, la media mondiale indica che il 34% degli adulti ha sentito o letto molto di IA, il 47% un po' e il 14% per nulla.<br />Sfortunatamente sembra evidente che stiamo investendo enormemente di più nell’addestrare gli algoritmi a conoscere le persone che nell’educare le persone a conoscere gli algoritmi.<br />Il risultato è che che si sia entusiasti o, invece, preoccupati, l’una e l’altra percezione è poco informata, poco consapevole, poco ponderata.<br />È, forse, il dato più preoccupante che emerge dalla ricerca.<br />Siamo davanti a una rivoluzione epocale che sta determinando una trasformazione antropologica e i miliardi di persone le cui vite verranno radicalmente cambiate non ne sanno abbastanza e, quindi, non sono in condizione di partecipare consapevolmente al governo del fenomeno.<br />È, probabilmente, uno dei più grandi fallimenti educativi della storia dell’umanità, un fallimento che rischia di consegnare a un mercato asfittico e oligopolistico come pochi altri, il governo dell’intera società.<br />Numeri e percentuali da caffè amaro questo mattina.<br />Ma, comunque, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68160505</guid><pubDate>Thu, 16 Oct 2025 06:00:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68160505/output.mp3" length="2804366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Sono interessanti i dati e le percentuali di una ricerca appena pubblicata dal Pew Research Center a proposito della percezione che, in giro per il mondo, si ha dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società.
Con poche eccezioni, in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono interessanti i dati e le percentuali di una ricerca appena pubblicata dal Pew Research Center a proposito della percezione che, in giro per il mondo, si ha dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società.<br />Con poche eccezioni, in generale, il fenomeno sta generando più preoccupazione che entusiasmo.<br />Ma, dopo la sigla, vale la pena approfondire.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Sono di venticinque Paesi diversi, anzi, diversissimi, i cittadini ai quali il Pew Research center ha chiesto se guardino all’intelligenza artificiale più con entusiasmo o con preoccupazione e, con la sola eccezione della Corea del Sud, da nessuna parte, più di tre cittadini su dieci hanno scelto l’entusiasmo.<br />In Italia circa la metà degli adulti si dice più preoccupata che entusiasta per la crescente presenza dell'IA nella vita quotidiana, una quota tra le più alte insieme a quelle di Stati Uniti, Australia, Brasile e Grecia.<br />In media il 34% si dice più preoccupato che entusiasta, il 42% prova sentimenti contrastanti e solo il 16% è più entusiasta che inquieto.<br />Sono dati che oggettivamente suggeriscono qualche riflessione perché raccontano, almeno, che la corsa folle verso la pandemia degli algoritmi e delle intelligenze artificiali non risponde a un sentir comune, non è un desiderio dei più, non è figlia di un entusiasmo collettivo e, anzi, preoccupa più di quanto entusiasmi.<br />Ma attenzione a non correre alle conclusioni.<br />C’è anche da considerare che la stessa ricerca suggerisce che, sfortunatamente, le persone, in giro per il mondo, sanno poco, anzi pochissimo dell’intelligenza artificiale.<br />I giovani più dei meno giovani ma comunque con percentuali che non superano mai la metà della popolazione dei venticinque Paesi coinvolti nella ricerca.<br />Nel complesso, la media mondiale indica che il 34% degli adulti ha sentito o letto molto di IA, il 47% un po' e il 14% per nulla.<br />Sfortunatamente sembra evidente che stiamo investendo enormemente di più nell’addestrare gli algoritmi a conoscere le persone che nell’educare le persone a conoscere gli algoritmi.<br />Il risultato è che che si sia entusiasti o, invece, preoccupati, l’una e l’altra percezione è poco informata, poco consapevole, poco ponderata.<br />È, forse, il dato più preoccupante che emerge dalla ricerca.<br />Siamo davanti a una rivoluzione epocale che sta determinando una trasformazione antropologica e i miliardi di persone le cui vite verranno radicalmente cambiate non ne sanno abbastanza e, quindi, non sono in condizione di partecipare consapevolmente al governo del fenomeno.<br />È, probabilmente, uno dei più grandi fallimenti educativi della storia dell’umanità, un fallimento che rischia di consegnare a un mercato asfittico e oligopolistico come pochi altri, il governo dell’intera società.<br />Numeri e percentuali da caffè amaro questo mattina.<br />Ma, comunque, buona giornata 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di dollari in criptovalute.<br />È la cifra da capogiro che le Autorità federali americane hanno sequestrato a un’organizzazione di cybercriminali che, per anni, ha accumulato ricchezza truffando centinaia di migliaia di persone in giro per il mondo.<br />Come?<br />Facendole innamorare online di persone che non esistono, persone che, ogni volta, secondo lo stesso schema, intrattenevano con le ignare vittime lunghe relazioni a distanza, scambiandosi messaggi e foto, naturalmente, assolutamente finte, parlando del presente e del futuro, dell’amore, della passione e del sesso, fingendosi interessati a conoscersi per davvero, a vedersi e incontrarsi non appena la distanza lo avesse reso possibile.<br />Poi, dopo mesi di conversazioni online, i discorsi iniziavano a virare sugli straordinari guadagni che possono realizzarsi investendo in criptovalute e, quindi, il truffatore o la truffatrice – falsa l’identità del primo come della seconda – si dichiaravano disponibili a aiutare il loro amato o la loro amata nell’investimento.<br />E a quel punto il gioco era fatto.<br />Ottenuto quello che volevano per davvero – non l’amore ma il portafoglio – i truffatori sparivano lasciando le vittime con il cuore spezzato e il conto corrente in banca svuotato.<br />Un tipo di truffa, queste, quelle del cuore, eguali a loro stesse – con poche varianti – da anni e che, tuttavia, continua ad avere uno straordinario successo.<br />Guai a sentirsi vaccinati, esenti da ogni rischio, a dire che non ci si cascherebbe mai.<br />Gli atti del giudizio ora pendente davanti ai Giudici di New York suggeriscono che non esiste un profilo-tipo della vittima, negli anni ci sono cascate persone diversissime, anziani e meno anziani, donne e uomini, professionisti e operai.<br />La truffa, infatti, fa drammaticamente leva sulla più feroce delle pandemie che si sia mai diffusa in giro per il mondo, quella della solitudine.<br />Siamo soli, ci sentiamo soli, in un momento o in un altro, per tutta la vita o per una parte di essa.<br />E, quando capita, si è più fragili del solito e si rischia tutti, nessuno escluso, di cadere nella trappola.<br />Ecco perché parlarne, forse, vale questo caffè, un caffè del mattino, né dolce, né amaro, oggi ma auspicabilmente utile.<br />Succede e accade molto più frequentemente di quanto non si pensi come suggerisce la montagna di denaro sequestrata dalle autorità americane e, allora, senza niente togliere alla bellezza del sentimento, al cuore, all’amore, forse, vale la pena di star più attenti e non accettare coccole dagli sconosciuti o, almeno, a non metter mano al portafoglio fino a quando gli sconosciuti non ci dimostrano di esistere, di esser per davvero come sembrano e quelli che sembrano.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68145130</guid><pubDate>Wed, 15 Oct 2025 06:25:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68145130/output.mp3" length="3338100" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi un avviso alle naviganti e ai naviganti perché sono stati pubblicati gli atti di un’inchiesta condotta dalle Autorità americane che suggerisce di come ci sia un genere di truffa online straordinariamente longeva e dura a morire che, a dispetto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi un avviso alle naviganti e ai naviganti perché sono stati pubblicati gli atti di un’inchiesta condotta dalle Autorità americane che suggerisce di come ci sia un genere di truffa online straordinariamente longeva e dura a morire che, a dispetto degli anni che passano, continua a mietere un numero incredibile di vittime insospettabile.<br />La sigla e ve la racconto perché conoscerla, purtroppo, non basta a non caderci ma può se non a si conosce è più facile caderci. <br /><br />Quindici miliardi di dollari in criptovalute.<br />È la cifra da capogiro che le Autorità federali americane hanno sequestrato a un’organizzazione di cybercriminali che, per anni, ha accumulato ricchezza truffando centinaia di migliaia di persone in giro per il mondo.<br />Come?<br />Facendole innamorare online di persone che non esistono, persone che, ogni volta, secondo lo stesso schema, intrattenevano con le ignare vittime lunghe relazioni a distanza, scambiandosi messaggi e foto, naturalmente, assolutamente finte, parlando del presente e del futuro, dell’amore, della passione e del sesso, fingendosi interessati a conoscersi per davvero, a vedersi e incontrarsi non appena la distanza lo avesse reso possibile.<br />Poi, dopo mesi di conversazioni online, i discorsi iniziavano a virare sugli straordinari guadagni che possono realizzarsi investendo in criptovalute e, quindi, il truffatore o la truffatrice – falsa l’identità del primo come della seconda – si dichiaravano disponibili a aiutare il loro amato o la loro amata nell’investimento.<br />E a quel punto il gioco era fatto.<br />Ottenuto quello che volevano per davvero – non l’amore ma il portafoglio – i truffatori sparivano lasciando le vittime con il cuore spezzato e il conto corrente in banca svuotato.<br />Un tipo di truffa, queste, quelle del cuore, eguali a loro stesse – con poche varianti – da anni e che, tuttavia, continua ad avere uno straordinario successo.<br />Guai a sentirsi vaccinati, esenti da ogni rischio, a dire che non ci si cascherebbe mai.<br />Gli atti del giudizio ora pendente davanti ai Giudici di New York suggeriscono che non esiste un profilo-tipo della vittima, negli anni ci sono cascate persone diversissime, anziani e meno anziani, donne e uomini, professionisti e operai.<br />La truffa, infatti, fa drammaticamente leva sulla più feroce delle pandemie che si sia mai diffusa in giro per il mondo, quella della solitudine.<br />Siamo soli, ci sentiamo soli, in un momento o in un altro, per tutta la vita o per una parte di essa.<br />E, quando capita, si è più fragili del solito e si rischia tutti, nessuno escluso, di cadere nella trappola.<br />Ecco perché parlarne, forse, vale questo caffè, un caffè del mattino, né dolce, né amaro, oggi ma auspicabilmente utile.<br />Succede e accade molto più frequentemente di quanto non si pensi come suggerisce la montagna di denaro sequestrata dalle autorità americane e, allora, senza niente togliere alla bellezza del sentimento, al cuore, all’amore, forse, vale la pena di star più attenti e non accettare coccole dagli sconosciuti o, almeno, a non metter mano al portafoglio fino a quando gli sconosciuti non ci dimostrano di esistere, di esser per davvero come sembrano e quelli che sembrano.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>209</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9371171ece37e9658a7f9c03615df93d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In California la prima legge sui chatbot companion a difesa dei più piccoli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-california-la-prima-legge-sui-chatbot-companion-a-difesa-dei-piu-piccoli--68128051</link><description><![CDATA["Tecnologie emergenti come chatbot e social media possono ispirare, educare e connettere, ma senza veri e propri limiti, la tecnologia può anche sfruttare, fuorviare e mettere in pericolo i nostri figli. Abbiamo assistito ad alcuni esempi davvero orribili e tragici di giovani danneggiati da tecnologie non regolamentate, e non resteremo a guardare mentre le aziende continuano a comportarsi senza i necessari limiti e responsabilità. Possiamo continuare a essere leader nell'intelligenza artificiale e nella tecnologia, ma dobbiamo farlo responsabilmente, proteggendo i nostri figli in ogni fase del percorso. La sicurezza dei nostri figli non è in vendita".<br />Non sono le parole di un commissario europeo ma quelle del Governatore della California Gavin Newsom.<br />La sigla e vi racconto il contesto nel quale le ha pronunciate.<br /><br />È la prima legge al mondo, americana e non europea, che mira a disciplinare la fornitura di servizi di chatbot companion, non tanto e non solo ChatGPT e i suoi diretti concorrenti ma anche e soprattutto Replika, Chai, Character AI e quell’universo eterogeneo di chatbot progettati, sviluppati e resi disponibili sul mercato per intrattenere, tenere compagnia, diventare i migliori amici, le migliori amiche, i fidanzati, le fidanzate, le amanti o gli psicoterapeuti di persone in carne ed ossa.<br />La legge, fortemente voluta dal Governatore della California che, appunto, l’ha commentata con le parole appena ricordate, entrerà in vigore il prossimo primo gennaio 2026 e impone ai fornitori dei servizi in questione una serie di obblighi stringenti dalla tanto discussa – anche da questa parte dell’oceano – verifica dell’età, all’implementazione di una serie di protocolli di sicurezza per contrastare il suicidio e l'autolesionismo da condividere con il Dipartimento di Salute Pubblica dello Stato, insieme a statistiche su come il servizio ha fornito agli utenti notifiche e allert sull’esigenza di chiedere assistenza specialistica.<br />Secondo la legge i fornitori di servizi dovranno anche chiarire che qualsiasi interazione è generata artificialmente, non presentare i loro chatbot come professionisti sanitari, offrire ai minori promemoria sull’esigenza di sospendere le conversazioni trascorso un certo intervallo di tempo e impedire loro di visualizzare immagini sessualmente esplicite generate dal chatbot.<br />Niente, naturalmente, che sia in grado di azzerare ogni rischio e ogni pericolo per i più piccoli ma, innegabilmente, un passo avanti significativo e nella giusta direzione che, peraltro, arriva proprio dallo Stato nel quale sono stabiliti alcuni tra i fornitori di maggior successo di questo genere di servizi.<br />Il messaggio è prezioso e chiarissimo: c’è spazio per fare innovazione responsabile e non c’è ragione per continuare a raccontare che la regolamentazione sia nemica dell’innovazione.<br />Ma, probabilmente, le parole più importanti tra quelle scandite dal Governatore californiano nel salutare l’approvazione della nuova legge sono queste: “la sicurezza dei nostri figli non è in vendita”.<br />Parole sante.<br />E, finalmente, parole che trovano posto in una legge.<br />Bene così.<br />Finalmente un caffè dolce.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68128051</guid><pubDate>Tue, 14 Oct 2025 05:37:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68128051/output.mp3" length="3291706" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>"Tecnologie emergenti come chatbot e social media possono ispirare, educare e connettere, ma senza veri e propri limiti, la tecnologia può anche sfruttare, fuorviare e mettere in pericolo i nostri figli. Abbiamo assistito ad alcuni esempi davvero...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Tecnologie emergenti come chatbot e social media possono ispirare, educare e connettere, ma senza veri e propri limiti, la tecnologia può anche sfruttare, fuorviare e mettere in pericolo i nostri figli. Abbiamo assistito ad alcuni esempi davvero orribili e tragici di giovani danneggiati da tecnologie non regolamentate, e non resteremo a guardare mentre le aziende continuano a comportarsi senza i necessari limiti e responsabilità. Possiamo continuare a essere leader nell'intelligenza artificiale e nella tecnologia, ma dobbiamo farlo responsabilmente, proteggendo i nostri figli in ogni fase del percorso. La sicurezza dei nostri figli non è in vendita".<br />Non sono le parole di un commissario europeo ma quelle del Governatore della California Gavin Newsom.<br />La sigla e vi racconto il contesto nel quale le ha pronunciate.<br /><br />È la prima legge al mondo, americana e non europea, che mira a disciplinare la fornitura di servizi di chatbot companion, non tanto e non solo ChatGPT e i suoi diretti concorrenti ma anche e soprattutto Replika, Chai, Character AI e quell’universo eterogeneo di chatbot progettati, sviluppati e resi disponibili sul mercato per intrattenere, tenere compagnia, diventare i migliori amici, le migliori amiche, i fidanzati, le fidanzate, le amanti o gli psicoterapeuti di persone in carne ed ossa.<br />La legge, fortemente voluta dal Governatore della California che, appunto, l’ha commentata con le parole appena ricordate, entrerà in vigore il prossimo primo gennaio 2026 e impone ai fornitori dei servizi in questione una serie di obblighi stringenti dalla tanto discussa – anche da questa parte dell’oceano – verifica dell’età, all’implementazione di una serie di protocolli di sicurezza per contrastare il suicidio e l'autolesionismo da condividere con il Dipartimento di Salute Pubblica dello Stato, insieme a statistiche su come il servizio ha fornito agli utenti notifiche e allert sull’esigenza di chiedere assistenza specialistica.<br />Secondo la legge i fornitori di servizi dovranno anche chiarire che qualsiasi interazione è generata artificialmente, non presentare i loro chatbot come professionisti sanitari, offrire ai minori promemoria sull’esigenza di sospendere le conversazioni trascorso un certo intervallo di tempo e impedire loro di visualizzare immagini sessualmente esplicite generate dal chatbot.<br />Niente, naturalmente, che sia in grado di azzerare ogni rischio e ogni pericolo per i più piccoli ma, innegabilmente, un passo avanti significativo e nella giusta direzione che, peraltro, arriva proprio dallo Stato nel quale sono stabiliti alcuni tra i fornitori di maggior successo di questo genere di servizi.<br />Il messaggio è prezioso e chiarissimo: c’è spazio per fare innovazione responsabile e non c’è ragione per continuare a raccontare che la regolamentazione sia nemica dell’innovazione.<br />Ma, probabilmente, le parole più importanti tra quelle scandite dal Governatore californiano nel salutare l’approvazione della nuova legge sono queste: “la sicurezza dei nostri figli non è in vendita”.<br />Parole sante.<br />E, finalmente, parole che trovano posto in una legge.<br />Bene così.<br />Finalmente un caffè dolce.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5d9c1bbb394bb226bf61a9a9a1034688.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mamma, un senzatetto in salotto!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mamma-un-senzatetto-in-salotto--68114207</link><description><![CDATA[Ho quasi paura a raccontare questa storia perché non vorrei ispirare chi non ci ha ancora pensato.<br />Ma c’è uno scherzo a mezzo intelligenza artificiale – se così può definirsi anche un’idea assolutamente idiota – che spopola online negli Stati Uniti d’America e che la dice lunga sui rischi che si corrono quando si mettono strumenti potenti come quelli di intelligenza artificiale generativa nelle mani di bambini e adolescenti.<br />La sigla e ve lo racconto a bassa voce, ma non fatelo sentire ai vostri figli.<br /><br /><br />Prendi un video di casa tua, magari del letto di mamma e papà o del divano dove la sera prima hai guardato, insieme a loro, il tuo show preferito e chiedi a Sora o a un’altra qualsiasi applicazione di intelligenza artificiale – bastano anche gli strumenti gratuiti di Snapchat – di metterci sopra una persona un po’ trasandata, diciamo un senzatetto.<br />Poi manda il video ai tuoi e racconta loro che la persona in questione ha bussato alla porta, ha detto di essere un loro ex compagno di scuola e di università e di aver bisogno di un bagno o di bere un bicchier d’acqua e che, quindi, gli hai aperto la porta.<br />Tutto il resto è facile, anzi facilissimo, da immaginare.<br />Il panico che ha la meglio sulla razionalità, le urla, i genitori che lasciano il lavoro per tornare a casa.<br />Tutto questo quando va bene.<br />Perché spesso, invece, preoccupati di non arrivare a casa in tempo i genitori chiamano direttamente la polizia e raccontano quello che hanno visto, un estraneo in casa, accanto al figlio, con chissà quali intenzioni.<br />Un’emergenza impossibile da sottovalutare per la polizia.<br />Un bambino in pericolo.<br />Via a sirene spiegate.<br />Ma che succede se nello stesso pomeriggio arrivano centinaia di telefonate del genere perché lo scherzo è diventato virale?<br />Un enorme spreco di risorse pubbliche, l’impossibilità di garantire la sicurezza dove l’intervento della polizia servirebbe davvero, l’effetto “al lupo al lupo”, per il quale si finisce a non credere a allarmi veri, confondendoli per allarmi figli di pericolosissime idiozie artificiali.<br />Tutto questo senza dire di quanto disumano sia giocare sulla pelle di un senzatetto e usarne l’immagine per spaventare i propri genitori.<br />Ma in America ormai è virale.<br />Tanto che la polizia è stata costretta a pubblicare avvisi e messaggi nei quali invita i ragazzi a fermarsi e i genitori a fermarli.<br />Qualcuno starà sorridendo bevendo il caffè di questa mattina.<br />E, però, c’è poco da scherzare.<br />È un’idea tanto orribile quanto idiota che sfortunatamente racconta una volta di più perché non si possono lasciare strumenti tanto potenti nelle mani dei ragazzini.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68114207</guid><pubDate>Mon, 13 Oct 2025 06:16:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68114207/output.mp3" length="2538544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ho quasi paura a raccontare questa storia perché non vorrei ispirare chi non ci ha ancora pensato.
Ma c’è uno scherzo a mezzo intelligenza artificiale – se così può definirsi anche un’idea assolutamente idiota – che spopola online negli Stati Uniti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ho quasi paura a raccontare questa storia perché non vorrei ispirare chi non ci ha ancora pensato.<br />Ma c’è uno scherzo a mezzo intelligenza artificiale – se così può definirsi anche un’idea assolutamente idiota – che spopola online negli Stati Uniti d’America e che la dice lunga sui rischi che si corrono quando si mettono strumenti potenti come quelli di intelligenza artificiale generativa nelle mani di bambini e adolescenti.<br />La sigla e ve lo racconto a bassa voce, ma non fatelo sentire ai vostri figli.<br /><br /><br />Prendi un video di casa tua, magari del letto di mamma e papà o del divano dove la sera prima hai guardato, insieme a loro, il tuo show preferito e chiedi a Sora o a un’altra qualsiasi applicazione di intelligenza artificiale – bastano anche gli strumenti gratuiti di Snapchat – di metterci sopra una persona un po’ trasandata, diciamo un senzatetto.<br />Poi manda il video ai tuoi e racconta loro che la persona in questione ha bussato alla porta, ha detto di essere un loro ex compagno di scuola e di università e di aver bisogno di un bagno o di bere un bicchier d’acqua e che, quindi, gli hai aperto la porta.<br />Tutto il resto è facile, anzi facilissimo, da immaginare.<br />Il panico che ha la meglio sulla razionalità, le urla, i genitori che lasciano il lavoro per tornare a casa.<br />Tutto questo quando va bene.<br />Perché spesso, invece, preoccupati di non arrivare a casa in tempo i genitori chiamano direttamente la polizia e raccontano quello che hanno visto, un estraneo in casa, accanto al figlio, con chissà quali intenzioni.<br />Un’emergenza impossibile da sottovalutare per la polizia.<br />Un bambino in pericolo.<br />Via a sirene spiegate.<br />Ma che succede se nello stesso pomeriggio arrivano centinaia di telefonate del genere perché lo scherzo è diventato virale?<br />Un enorme spreco di risorse pubbliche, l’impossibilità di garantire la sicurezza dove l’intervento della polizia servirebbe davvero, l’effetto “al lupo al lupo”, per il quale si finisce a non credere a allarmi veri, confondendoli per allarmi figli di pericolosissime idiozie artificiali.<br />Tutto questo senza dire di quanto disumano sia giocare sulla pelle di un senzatetto e usarne l’immagine per spaventare i propri genitori.<br />Ma in America ormai è virale.<br />Tanto che la polizia è stata costretta a pubblicare avvisi e messaggi nei quali invita i ragazzi a fermarsi e i genitori a fermarli.<br />Qualcuno starà sorridendo bevendo il caffè di questa mattina.<br />E, però, c’è poco da scherzare.<br />È un’idea tanto orribile quanto idiota che sfortunatamente racconta una volta di più perché non si possono lasciare strumenti tanto potenti nelle mani dei ragazzini.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>159</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/31dc04d72c6fa146ca9565ed720672bc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La verità (in video) ha le ore contate</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-verita-in-video-ha-le-ore-contate--68086301</link><description><![CDATA[Che sarebbe accaduto era noto, quando ancora no.<br />Ora, però, lo sappiamo e si tratta di ore.<br />Sto parlando dell’impossibilità di guardare un video online sentendosi certi che sia tutto vero.<br />Una rivoluzione alla quale non siamo preparati.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Un milione di installazioni in meno di cinque giorni.<br />Sono i numeri da brivido di SORA l’app per la generazione di video, deepfake inclusi, di OpenAI.<br />E prima di alzare le spalle e di dire che si tratta di numeri ancora modesti vale la pena ricordarsi che l’applicazione è disponibile solo negli Stati Uniti e in Canada e, soprattutto, che solo che per scaricarla e installarla, per il momento, serve un invito.<br />Sono numeri tanto per avere un’idea delle dimensioni del fenomeno superiori, persino, a quelli di ChatGPT che sono stati superiori a quelli di qualsiasi altra app mai distribuita, era liberamente scaricabile, senza invito, in tutto il mondo e era decisamente più eclettica di Sora, potendo essere utilizzata per una pluralità di impieghi diversi.<br />Eppure questi sono i numeri.<br />E sono numeri che trovano una conferma nell’invasione – altra espressione non c’è – di video generati proprio attraverso l’app di casa OpenAI nell’intero universo social.<br />Inevitabile la conseguenza all’orizzonte.<br />E si torna alla riflessione di partenza.<br />Stiamo per essere travolti da un’onda altissima di video che rappresenteranno ogni genere di falso più o meno d’autore.<br />Sora, infatti, consente anche di generare deepfake straordinariamente realistici.<br />Basta guardare i milioni di contenuti generati artificialmente che già spopolano online con personaggi più o meno famosi, inclusi volti noti del cinema e della musica che non ci sono più, protagonisti di scene che non hanno mai girato o con persone comuni, in carne ed ossa, inserite in scene di film alle quali non hanno, ovviamente, mai partecipato.<br />Giochi, divertissement, esercizi per mettere alla prova la potenza irresistibile di Sora e niente di più.<br />Almeno per il momento, almeno per quanto se ne sa, almeno nella più parte dei casi.<br />E, però, quanto ci vorrà perché milioni di utenti e, presto, miliardi si rendano conto che l’applicazione può essere usata per sgretolare letteralmente la linea di confine tra il vero e il falso già da tempo sbiadita, iniziando a generare artificialmente ogni genere di video capace di contrabbandare per reale ciò che non è mai avvenuto?<br />Che strumenti abbiamo e avremo, nelle settimane che verranno, per non doverci rassegnare all’idea che sia tutto, semplicemente, verosimile e plausibile, che non ci sia più niente di vero o di falso oltre ogni ragionevole dubbio?<br />Quante persone in giro per il mondo, tra i miliardi di fruitori di contenuti audiovisivi nella dimensione digitale, sono e saranno in grado di distinguere ciò che è vero e reale, da ciò che è falso e artificialmente posticcio?<br />E siamo certi che l’esistenza umana e quella della nostra società siano sostenibili se si perde così rapidamente e così diffusamente ogni possibilità di distinguere il vero dal falso?<br />Considerato il ritmo di diffusione di un’applicazione come Sora – che, è bene ricordarlo, non è né la prima, né l’ultima applicazione del genere – direi che abbiamo le ore contate per rispondere a queste domande.<br />Poi potrebbe essere tardi.<br />Ma, per ora e solo per ora, buon caffè, buona giornata e, ovviamente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68086301</guid><pubDate>Fri, 10 Oct 2025 05:03:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68086301/output.mp3" length="3559200" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Che sarebbe accaduto era noto, quando ancora no.
Ora, però, lo sappiamo e si tratta di ore.
Sto parlando dell’impossibilità di guardare un video online sentendosi certi che sia tutto vero.
Una rivoluzione alla quale non siamo preparati.
La sigla e ne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Che sarebbe accaduto era noto, quando ancora no.<br />Ora, però, lo sappiamo e si tratta di ore.<br />Sto parlando dell’impossibilità di guardare un video online sentendosi certi che sia tutto vero.<br />Una rivoluzione alla quale non siamo preparati.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Un milione di installazioni in meno di cinque giorni.<br />Sono i numeri da brivido di SORA l’app per la generazione di video, deepfake inclusi, di OpenAI.<br />E prima di alzare le spalle e di dire che si tratta di numeri ancora modesti vale la pena ricordarsi che l’applicazione è disponibile solo negli Stati Uniti e in Canada e, soprattutto, che solo che per scaricarla e installarla, per il momento, serve un invito.<br />Sono numeri tanto per avere un’idea delle dimensioni del fenomeno superiori, persino, a quelli di ChatGPT che sono stati superiori a quelli di qualsiasi altra app mai distribuita, era liberamente scaricabile, senza invito, in tutto il mondo e era decisamente più eclettica di Sora, potendo essere utilizzata per una pluralità di impieghi diversi.<br />Eppure questi sono i numeri.<br />E sono numeri che trovano una conferma nell’invasione – altra espressione non c’è – di video generati proprio attraverso l’app di casa OpenAI nell’intero universo social.<br />Inevitabile la conseguenza all’orizzonte.<br />E si torna alla riflessione di partenza.<br />Stiamo per essere travolti da un’onda altissima di video che rappresenteranno ogni genere di falso più o meno d’autore.<br />Sora, infatti, consente anche di generare deepfake straordinariamente realistici.<br />Basta guardare i milioni di contenuti generati artificialmente che già spopolano online con personaggi più o meno famosi, inclusi volti noti del cinema e della musica che non ci sono più, protagonisti di scene che non hanno mai girato o con persone comuni, in carne ed ossa, inserite in scene di film alle quali non hanno, ovviamente, mai partecipato.<br />Giochi, divertissement, esercizi per mettere alla prova la potenza irresistibile di Sora e niente di più.<br />Almeno per il momento, almeno per quanto se ne sa, almeno nella più parte dei casi.<br />E, però, quanto ci vorrà perché milioni di utenti e, presto, miliardi si rendano conto che l’applicazione può essere usata per sgretolare letteralmente la linea di confine tra il vero e il falso già da tempo sbiadita, iniziando a generare artificialmente ogni genere di video capace di contrabbandare per reale ciò che non è mai avvenuto?<br />Che strumenti abbiamo e avremo, nelle settimane che verranno, per non doverci rassegnare all’idea che sia tutto, semplicemente, verosimile e plausibile, che non ci sia più niente di vero o di falso oltre ogni ragionevole dubbio?<br />Quante persone in giro per il mondo, tra i miliardi di fruitori di contenuti audiovisivi nella dimensione digitale, sono e saranno in grado di distinguere ciò che è vero e reale, da ciò che è falso e artificialmente posticcio?<br />E siamo certi che l’esistenza umana e quella della nostra società siano sostenibili se si perde così rapidamente e così diffusamente ogni possibilità di distinguere il vero dal falso?<br />Considerato il ritmo di diffusione di un’applicazione come Sora – che, è bene ricordarlo, non è né la prima, né l’ultima applicazione del genere – direi che abbiamo le ore contate per rispondere a queste domande.<br />Poi potrebbe essere tardi.<br />Ma, per ora e solo per ora, buon caffè, buona giornata e, ovviamente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1c6f250e4b9506584154bcb89792d8f2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Zelda Williams: “Giù le mani dall’immagine e la voce di mio padre”</title><link>https://www.spreaker.com/episode/zelda-williams-giu-le-mani-dall-immagine-e-la-voce-di-mio-padre--68057805</link><description><![CDATA[“Non state facendo arte, state trasformando le vite di esseri umani in disgustosi e scadenti brandelli di carne, strappandoli alla storia dell’arte e della musica per poi spingerli in gola alle persone nella speranza di ottenere approvazione. Che schifo!”<br /><br />Sono alcune delle parole con le quali Zelda Williams, regista e figlia di Robin, ha tuonato via social contro l’esercito di persone che continua a usare l’intelligenza artificiale generativa per produrre video utilizzando l’immagine del padre.<br />La sigla e poi vi leggo le altre e proviamo a trarre qualche conclusione.<br /><br />Non ne può più. Non è disponibile a tollerare oltre. Non ha intenzione di restare in silenzio la figlia di Robin Williams, popolarissimo attore scomparso oltre dieci anni fa.<br />Il vaso è colmo e non è una questione commerciale legata allo sfruttamento dell’immagine del padre ma una questione personale, affettiva, intima, familiare.<br />E così Zelda Williams ha rotto gli indugi e scritto via social quello che pensa del riuso diversamente intelligente dell’immagine del padre per generare video dei quali il padre non ha mai scelto di essere protagonista e dei quali nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di pensare che avrebbe voluto esserlo.<br /><br />“Per favore, smettetela di mandarmi video con mio padre generati dall'Intelligenza Artificiale. Smettetela di pensare che io abbia voglia di vederli e che capisca. Non voglio farlo e non lo farò. Se invece state soltanto cercando di provocarmi, sappiate che ho visto ben di peggio, quindi vi bloccherò e andrò avanti per la mia strada. Ma vi prego, abbiate la decenza di smettere di fare questo a lui, a me e a qualsiasi altra persona. Punto. È stupido, è uno spreco di tempo e di energia, e credetemi, non è ciò che avrebbe voluto.”<br /><br />Difficile, anzi, inutile aggiungere altro.<br />Il punto è chiarissimo.<br />Robin Williams non c’è più.<br />È stato un gigante di Hollywood, ha dato moltissimo al suo pubblico, ha fatto le sue scelte artistiche, ha deciso cosa fare della sua genialità e cosa non fare.<br />La semplice circostanza che, oggi, l’intelligenza artificiale consenta a chiunque di riportarlo sinteticamente in vita in un video non dovrebbe significare che chiunque possa sentirsi legittimato a farlo.<br />Prima che illecito è maleducato, insensibile, contrario alla dignità della persona e dell’artista che, pure, magari, si è artisticamente amato.<br />E Zelda lo dice forte e chiaro: “Gli attori in carne e ossa meritano la possibilità di creare i personaggi secondo le loro scelte, di prestare la voce ai cartoni animati e di impiegare le proprie capacità UMANE e il proprio tempo nella costruzione di una performance. Queste riproduzioni sono, nel migliore dei casi, un'insulsa replica di persone straordinarie, mentre nel peggiore dei casi sono orrendi mostri in stile Frankenstein, assemblaggi dei peggiori pezzi di questa industria, che dovrebbe invece battersi per qualcosa di diverso.”.<br />Quasi banale dire che ha ragione lei.<br />E, tutto questo, senza dire che non è umanamente giusto neppure nei confronti dei famigliari.<br />Ognuno elabora il lutto a modo suo.<br />E nessuno dovrebbe pretendere di decidere per lei o per lui se sia un piacere o un dolore vedere un padre artificialmente contraffatto e posticcio recitare un ruolo che non ha mai recitato.<br />Lascio in fondo la circostanza che, almeno da questa parte dell’oceano, il trattamento dei dati personali – anche biometrici in questo caso – di Robin Williams necessari alla generazione di nuovi video è da considerarsi illecita, specie davanti alla netta opposizione della figlia.<br /><br />Un caffè amaro e arrabbiato oggi, un caffè dedicato a Zelda Williams e alla sua battaglia, bella, importante e per tutti.<br /><br />Buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68057805</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2025 06:14:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68057805/output.mp3" length="3378224" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>“Non state facendo arte, state trasformando le vite di esseri umani in disgustosi e scadenti brandelli di carne, strappandoli alla storia dell’arte e della musica per poi spingerli in gola alle persone nella speranza di ottenere approvazione. Che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Non state facendo arte, state trasformando le vite di esseri umani in disgustosi e scadenti brandelli di carne, strappandoli alla storia dell’arte e della musica per poi spingerli in gola alle persone nella speranza di ottenere approvazione. Che schifo!”<br /><br />Sono alcune delle parole con le quali Zelda Williams, regista e figlia di Robin, ha tuonato via social contro l’esercito di persone che continua a usare l’intelligenza artificiale generativa per produrre video utilizzando l’immagine del padre.<br />La sigla e poi vi leggo le altre e proviamo a trarre qualche conclusione.<br /><br />Non ne può più. Non è disponibile a tollerare oltre. Non ha intenzione di restare in silenzio la figlia di Robin Williams, popolarissimo attore scomparso oltre dieci anni fa.<br />Il vaso è colmo e non è una questione commerciale legata allo sfruttamento dell’immagine del padre ma una questione personale, affettiva, intima, familiare.<br />E così Zelda Williams ha rotto gli indugi e scritto via social quello che pensa del riuso diversamente intelligente dell’immagine del padre per generare video dei quali il padre non ha mai scelto di essere protagonista e dei quali nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di pensare che avrebbe voluto esserlo.<br /><br />“Per favore, smettetela di mandarmi video con mio padre generati dall'Intelligenza Artificiale. Smettetela di pensare che io abbia voglia di vederli e che capisca. Non voglio farlo e non lo farò. Se invece state soltanto cercando di provocarmi, sappiate che ho visto ben di peggio, quindi vi bloccherò e andrò avanti per la mia strada. Ma vi prego, abbiate la decenza di smettere di fare questo a lui, a me e a qualsiasi altra persona. Punto. È stupido, è uno spreco di tempo e di energia, e credetemi, non è ciò che avrebbe voluto.”<br /><br />Difficile, anzi, inutile aggiungere altro.<br />Il punto è chiarissimo.<br />Robin Williams non c’è più.<br />È stato un gigante di Hollywood, ha dato moltissimo al suo pubblico, ha fatto le sue scelte artistiche, ha deciso cosa fare della sua genialità e cosa non fare.<br />La semplice circostanza che, oggi, l’intelligenza artificiale consenta a chiunque di riportarlo sinteticamente in vita in un video non dovrebbe significare che chiunque possa sentirsi legittimato a farlo.<br />Prima che illecito è maleducato, insensibile, contrario alla dignità della persona e dell’artista che, pure, magari, si è artisticamente amato.<br />E Zelda lo dice forte e chiaro: “Gli attori in carne e ossa meritano la possibilità di creare i personaggi secondo le loro scelte, di prestare la voce ai cartoni animati e di impiegare le proprie capacità UMANE e il proprio tempo nella costruzione di una performance. Queste riproduzioni sono, nel migliore dei casi, un'insulsa replica di persone straordinarie, mentre nel peggiore dei casi sono orrendi mostri in stile Frankenstein, assemblaggi dei peggiori pezzi di questa industria, che dovrebbe invece battersi per qualcosa di diverso.”.<br />Quasi banale dire che ha ragione lei.<br />E, tutto questo, senza dire che non è umanamente giusto neppure nei confronti dei famigliari.<br />Ognuno elabora il lutto a modo suo.<br />E nessuno dovrebbe pretendere di decidere per lei o per lui se sia un piacere o un dolore vedere un padre artificialmente contraffatto e posticcio recitare un ruolo che non ha mai recitato.<br />Lascio in fondo la circostanza che, almeno da questa parte dell’oceano, il trattamento dei dati personali – anche biometrici in questo caso – di Robin Williams necessari alla generazione di nuovi video è da considerarsi illecita, specie davanti alla netta opposizione della figlia.<br /><br />Un caffè amaro e arrabbiato oggi, un caffè dedicato a Zelda Williams e alla sua battaglia, bella, importante e per tutti.<br /><br />Buona giornata e good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>212</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/96061d859c8d532ad1731ae920f893e6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tentazione dell’AI non risparmia nessuno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tentazione-dell-ai-non-risparmia-nessuno--68041998</link><description><![CDATA[La notizia sta facendo il giro del mondo: Deloitte restituirà al Governo australiano una parte del compenso da quest’ultimo ricevuto per l’elaborazione di uno studio.<br />Il motivo?<br />Il rapporto sembra pieno di errori commessi dall’intelligenza artificiale generativa usata dalla società di consulenza per elaborarlo.<br />Meglio mandare la sigla e parlarne tra poco per decidere se ridere o piangere.<br /><br /><br />La storia è tragicomica.<br />Il Governo australiano chiede alla Deloitte, una delle società di consulenza più autorevole e famosa del mondo di elaborare un rapporto e lo fa, evidentemente, scommettendo sulle competenze e esperienze dei professionisti che ci lavorano.<br />Deloitte accetta l’incarico, si mette al lavoro, consegna il rapporto e stacca la sua fattura.<br />Giusto il tempo che il rapporto venga pubblicato e il Governo di Sidney inizia a ricevere una serie di commenti e osservazioni precisi e concordanti: il rapporto è pieno di inesattezze, sembrano allucinazioni figlie dell’intelligenza artificiale.<br />Il Governo chiede conto alla Deloitte che capitola anche se minimizza: abbiamo usato l’intelligenza artificiale generativa per redigerlo e, evidentemente, non abbiamo verificato come sarebbe stato necessario il risultato.<br />Restituiremo quattrocentoquarantamila dollari dice Deloitte, una parte, non è dato sapere quanto rilevante, del compenso ricevuto per il lavoro svolto.<br />Ma il punto non è questo.<br />Il punto è che persino un gigante del calibro di Deloitte, persino in una consulenza commissionata addirittura da un Governo, evidentemente, non è più in grado di resistere alla tentazione di chiedere un aiutino agli algoritmi.<br />E, forse, anzi, il punto non è neppure questo.<br />Il punto è che dopo aver deciso di chiedere l’aiutino in questione, evidentemente, i professionisti della società di consulenza non hanno, avvertito l’esigenza di verificare il risultato e di informare il loro cliente della circostanza che erano ricorsi a un aiutino artificiale.<br />Se accade a quel livello, in una consulenza commissionata da un Governo a un gigante come Deloitte, cosa sta accadendo qualche gradino più in basso?<br />Quanti sono i professionisti in giro per il mondo che hanno già ceduto alla stessa tentazione?<br />E quanti sono gli errori commessi dall’intelligenza artificiale che hanno già influito sulla vita delle persone, delle aziende e delle pubbliche amministrazioni?<br />Impossibile a dirsi ma certamente non sono pochi.<br />E quanto ci metteranno i clienti dei professionisti delle discipline più diverse a mangiare la foglia e a convincersi che se è così che vanno le cose, allora tanto vale far da soli e chiedere direttamente all’intelligenza artificiale generativa?<br />E, a quel punto, che succederà?<br />Ma ancora prima di allora: quante sono le informazioni, dati personali, segreti industriali, bancari, professionali e, magari, anche di Stato già finiti sui server delle società che forniscono servizi di intelligenza artificiale per consentire a questi servizi di dare gli aiutini richiesti?<br />Non si può andare avanti così.<br />Il rischio di farsi male, tutti, nessuno escluso, è troppo alto.<br />Ma questo è il momento nel quale il caffè del mattino diventa stretto e bisogna fermarsi.<br />Buona giornata, continuiamo a rifletterci e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68041998</guid><pubDate>Tue, 07 Oct 2025 06:07:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68041998/output.mp3" length="3027556" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La notizia sta facendo il giro del mondo: Deloitte restituirà al Governo australiano una parte del compenso da quest’ultimo ricevuto per l’elaborazione di uno studio.
Il motivo?
Il rapporto sembra pieno di errori commessi dall’intelligenza artificiale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La notizia sta facendo il giro del mondo: Deloitte restituirà al Governo australiano una parte del compenso da quest’ultimo ricevuto per l’elaborazione di uno studio.<br />Il motivo?<br />Il rapporto sembra pieno di errori commessi dall’intelligenza artificiale generativa usata dalla società di consulenza per elaborarlo.<br />Meglio mandare la sigla e parlarne tra poco per decidere se ridere o piangere.<br /><br /><br />La storia è tragicomica.<br />Il Governo australiano chiede alla Deloitte, una delle società di consulenza più autorevole e famosa del mondo di elaborare un rapporto e lo fa, evidentemente, scommettendo sulle competenze e esperienze dei professionisti che ci lavorano.<br />Deloitte accetta l’incarico, si mette al lavoro, consegna il rapporto e stacca la sua fattura.<br />Giusto il tempo che il rapporto venga pubblicato e il Governo di Sidney inizia a ricevere una serie di commenti e osservazioni precisi e concordanti: il rapporto è pieno di inesattezze, sembrano allucinazioni figlie dell’intelligenza artificiale.<br />Il Governo chiede conto alla Deloitte che capitola anche se minimizza: abbiamo usato l’intelligenza artificiale generativa per redigerlo e, evidentemente, non abbiamo verificato come sarebbe stato necessario il risultato.<br />Restituiremo quattrocentoquarantamila dollari dice Deloitte, una parte, non è dato sapere quanto rilevante, del compenso ricevuto per il lavoro svolto.<br />Ma il punto non è questo.<br />Il punto è che persino un gigante del calibro di Deloitte, persino in una consulenza commissionata addirittura da un Governo, evidentemente, non è più in grado di resistere alla tentazione di chiedere un aiutino agli algoritmi.<br />E, forse, anzi, il punto non è neppure questo.<br />Il punto è che dopo aver deciso di chiedere l’aiutino in questione, evidentemente, i professionisti della società di consulenza non hanno, avvertito l’esigenza di verificare il risultato e di informare il loro cliente della circostanza che erano ricorsi a un aiutino artificiale.<br />Se accade a quel livello, in una consulenza commissionata da un Governo a un gigante come Deloitte, cosa sta accadendo qualche gradino più in basso?<br />Quanti sono i professionisti in giro per il mondo che hanno già ceduto alla stessa tentazione?<br />E quanti sono gli errori commessi dall’intelligenza artificiale che hanno già influito sulla vita delle persone, delle aziende e delle pubbliche amministrazioni?<br />Impossibile a dirsi ma certamente non sono pochi.<br />E quanto ci metteranno i clienti dei professionisti delle discipline più diverse a mangiare la foglia e a convincersi che se è così che vanno le cose, allora tanto vale far da soli e chiedere direttamente all’intelligenza artificiale generativa?<br />E, a quel punto, che succederà?<br />Ma ancora prima di allora: quante sono le informazioni, dati personali, segreti industriali, bancari, professionali e, magari, anche di Stato già finiti sui server delle società che forniscono servizi di intelligenza artificiale per consentire a questi servizi di dare gli aiutini richiesti?<br />Non si può andare avanti così.<br />Il rischio di farsi male, tutti, nessuno escluso, è troppo alto.<br />Ma questo è il momento nel quale il caffè del mattino diventa stretto e bisogna fermarsi.<br />Buona giornata, continuiamo a rifletterci e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>190</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/576164e6bbc5b4a489472ec67848a2e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Silenzio, il mouse ci ascolta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/silenzio-il-mouse-ci-ascolta--68026363</link><description><![CDATA[Non si può più stare tranquilli neppure davanti al nostro mouse.<br />Ma vale la pena dirlo subito per non creare inutili allarmismi non se è un mouse qualsiasi ma solo se è un mouse di quelli professionali, da grafici o da gamers tanto per intenderci.<br />Lo suggerisce una ricerca appena pubblicata da un gruppo di ricercatori dell’università della California.<br />Se vi allontanate dal vostro mouse, subito dopo la sigla ve la racconto.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Per carità, ormai, la sorpresa sembra una sensazione riservata ai bambini che a Pasqua rompono l’uovo di cioccolata e, forse, neppure più a loro.<br />Il progresso tecnologico erode ogni giorno limiti che solo il giorno primo ci apparivano insuperabile e si fa sempre più fatica a sorprendersi di qualsiasi cosa si legga.<br />E, però, una punta di sorpresa, la scoperta dei ricercatori californiani la suscita, forse, almeno, nei non addetti ai lavori.<br />Eccola.<br />Sarebbe possibile intercettare una conversazione tra due o più persone davanti a un mouse ottico.<br />O, meglio e più precisamente, sarebbe possibile ricostruire una conversazione del genere decodificando e traducendo in parole di senso compiuto le vibrazioni che la voce degli interlocutori genera e che i sensori ottici del mouse catturano.<br />E non si tratterebbe, neppure, di una decodifica approssimativa perché gli esperimenti condotti suggeriscono che l’accuratezza della traduzione delle vibrazioni in parola varierebbe tra il 42% e il 61%.<br />Insomma, magari, chi volesse “ascoltarci” – nel senso appena chiarito – attraverso il mouse non vivrebbe proprio la stessa esperienza che vivrebbe stando con noi nella stessa stanza ma, certamente, sarebbe in condizione di carpire abbastanza della conversazione da capirne il contenuto e, magari, anche passaggi più o meno rilevanti.<br />E, paradossalmente, il successo dell’esperimento aumenta in maniera direttamente proporzionale al livello di sofisticatezza dei sensori del mouse: migliori sono, più facile è sfruttarne la potenza.<br />Ma prima che il caffè vi vada di traverso vale la pena dire che il rischio c’è e sembra, oggettivamente, rilevante solo con mouse di un certo tipo, diciamo mouse professionali, di quelli che spesso usano i grafici, gli specialisti dell’editing fotografico, i gamers e così via.<br />Non quelli comuni che ancora spopolano su alcune scrivanie e non quelli touch incorporati nei nostri portatili.<br />Ma non basta, per scongiurare il rischio di un caffè troppo amaro, i ricercatori nello studio dicono anche che un buon tappetino da mouse vale ad abbattere sensibilmente il rischio rilevato e che, naturalmente, basta spegnere il mouse o bloccarlo per esser certi che, almeno via mouse, nessun segreto lasci la nostra stanza.<br />Niente panico, quindi.<br />Trovata la fragilità, trovato il rimedio.<br />E, comunque, se abbiamo voglia di due chiacchiere basta trasferirsi lontano dal mouse, magari, vicino a una rumorosa macchinetta di caffé.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68026363</guid><pubDate>Mon, 06 Oct 2025 04:41:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68026363/output.mp3" length="2965280" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non si può più stare tranquilli neppure davanti al nostro mouse.
Ma vale la pena dirlo subito per non creare inutili allarmismi non se è un mouse qualsiasi ma solo se è un mouse di quelli professionali, da grafici o da gamers tanto per intenderci.
Lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non si può più stare tranquilli neppure davanti al nostro mouse.<br />Ma vale la pena dirlo subito per non creare inutili allarmismi non se è un mouse qualsiasi ma solo se è un mouse di quelli professionali, da grafici o da gamers tanto per intenderci.<br />Lo suggerisce una ricerca appena pubblicata da un gruppo di ricercatori dell’università della California.<br />Se vi allontanate dal vostro mouse, subito dopo la sigla ve la racconto.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Per carità, ormai, la sorpresa sembra una sensazione riservata ai bambini che a Pasqua rompono l’uovo di cioccolata e, forse, neppure più a loro.<br />Il progresso tecnologico erode ogni giorno limiti che solo il giorno primo ci apparivano insuperabile e si fa sempre più fatica a sorprendersi di qualsiasi cosa si legga.<br />E, però, una punta di sorpresa, la scoperta dei ricercatori californiani la suscita, forse, almeno, nei non addetti ai lavori.<br />Eccola.<br />Sarebbe possibile intercettare una conversazione tra due o più persone davanti a un mouse ottico.<br />O, meglio e più precisamente, sarebbe possibile ricostruire una conversazione del genere decodificando e traducendo in parole di senso compiuto le vibrazioni che la voce degli interlocutori genera e che i sensori ottici del mouse catturano.<br />E non si tratterebbe, neppure, di una decodifica approssimativa perché gli esperimenti condotti suggeriscono che l’accuratezza della traduzione delle vibrazioni in parola varierebbe tra il 42% e il 61%.<br />Insomma, magari, chi volesse “ascoltarci” – nel senso appena chiarito – attraverso il mouse non vivrebbe proprio la stessa esperienza che vivrebbe stando con noi nella stessa stanza ma, certamente, sarebbe in condizione di carpire abbastanza della conversazione da capirne il contenuto e, magari, anche passaggi più o meno rilevanti.<br />E, paradossalmente, il successo dell’esperimento aumenta in maniera direttamente proporzionale al livello di sofisticatezza dei sensori del mouse: migliori sono, più facile è sfruttarne la potenza.<br />Ma prima che il caffè vi vada di traverso vale la pena dire che il rischio c’è e sembra, oggettivamente, rilevante solo con mouse di un certo tipo, diciamo mouse professionali, di quelli che spesso usano i grafici, gli specialisti dell’editing fotografico, i gamers e così via.<br />Non quelli comuni che ancora spopolano su alcune scrivanie e non quelli touch incorporati nei nostri portatili.<br />Ma non basta, per scongiurare il rischio di un caffè troppo amaro, i ricercatori nello studio dicono anche che un buon tappetino da mouse vale ad abbattere sensibilmente il rischio rilevato e che, naturalmente, basta spegnere il mouse o bloccarlo per esser certi che, almeno via mouse, nessun segreto lasci la nostra stanza.<br />Niente panico, quindi.<br />Trovata la fragilità, trovato il rimedio.<br />E, comunque, se abbiamo voglia di due chiacchiere basta trasferirsi lontano dal mouse, magari, vicino a una rumorosa macchinetta di caffé.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>186</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4daa39f265423bc4b5ccc3e87ed7e8c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mistery box: segreto il contenuto ma arcinoto il destinatario!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mistery-box-segreto-il-contenuto-ma-arcinoto-il-destinatario--67995537</link><description><![CDATA[La storia è sicuramente curiosa, forse anche educativa.<br />Le “mistery box” sono pacchi venduti senza che chi li compra – ma in realtà anche chi li vende – ne conosca il contenuto.<br />In molti casi si tratta di pacchi spediti da qualcuno a qualcun altro che, per le ragioni più diverse, non sono né arrivati a destinazione, né tornati al mittente.<br />A un certo punto per svuotare i magazzini qualcuno li prende e li vende all’ingrosso a qualcun altro che poi li rivende al dettaglio ancora a qualcun altro.<br />La sigla e poi vi racconto, se ve lo foste perso, cosa è successo.<br /><br /><br />La pratica in sé, qualche dubbio, lo solleva sicuramente perché che un pacco del quale, il più delle volte, si conosce sia il mittente che il destinatario non torni all’uno e non vada all’altro ma finisca invece in vendita come fosse una busta a sorpresa di quelle in vendita nelle edicole non è, o almeno, non dovrebbe essere una cosa normale.<br />E, però, la ragione per la quale questa storia si merita almeno una menzione in un episodio di good morning privacy è un’altra e riguarda, senza alcuna originalità, le cose della privacy.<br />La Guardia di Finanza, infatti, nel sequestrare una di queste partite di scatole del mistero si è resa conto che mentre il contenuto del pacco era effettivamente misterioso, il nome e l’indirizzo del destinatario e, in qualche caso, persino il suo numero di telefono, non lo erano affatto.<br />Un bel problema per la privacy dei destinatari.<br />Il contenuto delle scatole, infatti, in molti casi avrà potuto raccontare moltissimo di loro, di loro eventuali patologie, preferenze politiche o religiose, abitudini sessuali e tanto tanto di più.<br />Anzi, qui, vale la pena correggermi.<br />Non di loro ma di tutti noi perché chiunque di noi potrebbe esser stato il destinatario di uno di quei pacchi venduti e acquistati da chissà chi per una manciata di euro.<br />Brutta storia, una storia, probabilmente – anche se l’accaduto potrà essere accertato solo a valle dell’istruttoria che ora si aprirà davanti al Garante – di scarsa sensibilità alle cose della privacy, di ignoranza delle regole, di questioni di mercato anteposte a questioni di diritti e libertà.<br />Troppo faticoso cancellare tutti i nomi dei destinatari sulle etichette dei pacchi si sarà detto qualcuno.<br />E qualcuno gli avrà fatto eco dicendo che, in fondo, nessuno se ne sarebbe accorto.<br />Ecco, non è andata così, per fortuna.<br />Anche perché il fenomeno potrebbe essere meno episodico e più sistemico di quanto questa singola storia non racconti e, così, almeno, distributori all’ingrosso e al dettaglio di mistery box sono avvisati: a prescindere da ogni altro profilo giuridico, in ogni caso, rivendere quelle scatole del mistero senza neppure perder tempo a tirar via le etichette dei destinatari o cancellarne i nomi, decisamente non è una buona idea.<br />Un caffè leggero ma, mi auguro, utile.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67995537</guid><pubDate>Fri, 03 Oct 2025 05:00:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67995537/output.mp3" length="2913871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La storia è sicuramente curiosa, forse anche educativa.
Le “mistery box” sono pacchi venduti senza che chi li compra – ma in realtà anche chi li vende – ne conosca il contenuto.
In molti casi si tratta di pacchi spediti da qualcuno a qualcun altro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La storia è sicuramente curiosa, forse anche educativa.<br />Le “mistery box” sono pacchi venduti senza che chi li compra – ma in realtà anche chi li vende – ne conosca il contenuto.<br />In molti casi si tratta di pacchi spediti da qualcuno a qualcun altro che, per le ragioni più diverse, non sono né arrivati a destinazione, né tornati al mittente.<br />A un certo punto per svuotare i magazzini qualcuno li prende e li vende all’ingrosso a qualcun altro che poi li rivende al dettaglio ancora a qualcun altro.<br />La sigla e poi vi racconto, se ve lo foste perso, cosa è successo.<br /><br /><br />La pratica in sé, qualche dubbio, lo solleva sicuramente perché che un pacco del quale, il più delle volte, si conosce sia il mittente che il destinatario non torni all’uno e non vada all’altro ma finisca invece in vendita come fosse una busta a sorpresa di quelle in vendita nelle edicole non è, o almeno, non dovrebbe essere una cosa normale.<br />E, però, la ragione per la quale questa storia si merita almeno una menzione in un episodio di good morning privacy è un’altra e riguarda, senza alcuna originalità, le cose della privacy.<br />La Guardia di Finanza, infatti, nel sequestrare una di queste partite di scatole del mistero si è resa conto che mentre il contenuto del pacco era effettivamente misterioso, il nome e l’indirizzo del destinatario e, in qualche caso, persino il suo numero di telefono, non lo erano affatto.<br />Un bel problema per la privacy dei destinatari.<br />Il contenuto delle scatole, infatti, in molti casi avrà potuto raccontare moltissimo di loro, di loro eventuali patologie, preferenze politiche o religiose, abitudini sessuali e tanto tanto di più.<br />Anzi, qui, vale la pena correggermi.<br />Non di loro ma di tutti noi perché chiunque di noi potrebbe esser stato il destinatario di uno di quei pacchi venduti e acquistati da chissà chi per una manciata di euro.<br />Brutta storia, una storia, probabilmente – anche se l’accaduto potrà essere accertato solo a valle dell’istruttoria che ora si aprirà davanti al Garante – di scarsa sensibilità alle cose della privacy, di ignoranza delle regole, di questioni di mercato anteposte a questioni di diritti e libertà.<br />Troppo faticoso cancellare tutti i nomi dei destinatari sulle etichette dei pacchi si sarà detto qualcuno.<br />E qualcuno gli avrà fatto eco dicendo che, in fondo, nessuno se ne sarebbe accorto.<br />Ecco, non è andata così, per fortuna.<br />Anche perché il fenomeno potrebbe essere meno episodico e più sistemico di quanto questa singola storia non racconti e, così, almeno, distributori all’ingrosso e al dettaglio di mistery box sono avvisati: a prescindere da ogni altro profilo giuridico, in ogni caso, rivendere quelle scatole del mistero senza neppure perder tempo a tirar via le etichette dei destinatari o cancellarne i nomi, decisamente non è una buona 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appunto, prendere atto della circostanza che l’intelligenza artificiale non è un gioco e che, quindi, i più piccoli dovrebbero usarla solo con il consenso dei genitori.<br />E, però, passare dall’affermazione del principio alla sua attuazione potrebbe non essere così facile come sembra a leggere l’AI Act di casa nostra.<br />Prima questione.<br />Le nuove regole stabiliscono che l’accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale per gli infraquattordicenni è lecito solo con il consenso dei genitori.<br />Ma che significa tecnologie di intelligenza artificiale?<br />Perché l’intelligenza artificiale è, ormai, dappertutto.<br />Dai giocattoli per bambini agli assistenti intelligenti che popolano le nostre case, dai sistemi di domotica agli smartphone, passando per le televisioni, appunto, intelligenti.<br />E, soprattutto, l’intelligenza artificiale ormai è nelle scuole.<br />Che si fa?<br />Perché tra una manciata di giorni il suo uso da parte degli infraquattordicenni sarà vietato dappertutto senza il consenso dei genitori.<br />E egualmente vietato sarà ogni trattamento di dati personali che sia conseguenze dell’accesso alle tecnologie dell’intelligenza artificiale.<br />Ma siamo pronti per applicare una regola del genere?<br />E si arriva alla seconda questione.<br />Come fa un fornitore di tecnologie di intelligenza artificiale, per dirla come la dice la legge, a sapere chi sono i genitori di un certo utente e, quindi, a verificare di aver ottenuto proprio il loro consenso prima di consentirgli l’accesso al dispositivo o al servizio intelligente?<br />Il rischio è che per saperlo debba identificare l’utente e i suoi genitori.<br />Ora in taluni contesti magari il fornitore potrebbe disporre di queste informazioni ma nella più parte dei casi non è così.<br />Siamo sicuri che il gioco valga la candela?<br />Per carità, le soluzioni esistono: si può per esempio demandare a una terza parte fidata la verifica dell’età dell’utente e del rapporto di genitorialità e, quindi, chiedere al fornitore di tecnologia intelligente che esiga dall’utente la prova del consenso dei genitori emessa, appunto, da una terza parte fidata.<br />Ma il punto è che la legge entrerà in vigore il prossimo dieci ottobre e, a me non sembra siamo pronti per soluzioni di questo tipo.<br />Confesso una punta di preoccupazione.<br />Secondo me prima di approvare una disposizione di legge bisognerebbe chiedersi se sarà davvero applicabile il giorno della sua entrata in vigore e se la risposta è negativa, per quanto il principio che si vuole affermare sia bello, prezioso e condivisibile, resistere alla tentazione di approvarla.<br />Introdurre limiti e divieti che poi non siamo in grado di far rispettare, temo serva a poco e crei tanta confusione della quale davvero non si avverte il bisogno.<br />Ma spero di sbagliarmi.<br />Mi fermo qui! Buon caffè, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67981502</guid><pubDate>Thu, 02 Oct 2025 05:03:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67981502/output.mp3" length="3589711" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È questione di giorni, pochi e l’AI Act italiano, la nuova legge sull’intelligenza artificiale sarà in vigore.

Tra le tante, c’è una disposizione che dice che l’accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale è consentito ai minori di quattordici...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È questione di giorni, pochi e l’AI Act italiano, la nuova legge sull’intelligenza artificiale sarà in vigore.<br /><br />Tra le tante, c’è una disposizione che dice che l’accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale è consentito ai minori di quattordici anni solo con il consenso dei genitori.<br />Bene ma…<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br /><br />Bene, appunto, prendere atto della circostanza che l’intelligenza artificiale non è un gioco e che, quindi, i più piccoli dovrebbero usarla solo con il consenso dei genitori.<br />E, però, passare dall’affermazione del principio alla sua attuazione potrebbe non essere così facile come sembra a leggere l’AI Act di casa nostra.<br />Prima questione.<br />Le nuove regole stabiliscono che l’accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale per gli infraquattordicenni è lecito solo con il consenso dei genitori.<br />Ma che significa tecnologie di intelligenza artificiale?<br />Perché l’intelligenza artificiale è, ormai, dappertutto.<br />Dai giocattoli per bambini agli assistenti intelligenti che popolano le nostre case, dai sistemi di domotica agli smartphone, passando per le televisioni, appunto, intelligenti.<br />E, soprattutto, l’intelligenza artificiale ormai è nelle scuole.<br />Che si fa?<br />Perché tra una manciata di giorni il suo uso da parte degli infraquattordicenni sarà vietato dappertutto senza il consenso dei genitori.<br />E egualmente vietato sarà ogni trattamento di dati personali che sia conseguenze dell’accesso alle tecnologie dell’intelligenza artificiale.<br />Ma siamo pronti per applicare una regola del genere?<br />E si arriva alla seconda questione.<br />Come fa un fornitore di tecnologie di intelligenza artificiale, per dirla come la dice la legge, a sapere chi sono i genitori di un certo utente e, quindi, a verificare di aver ottenuto proprio il loro consenso prima di consentirgli l’accesso al dispositivo o al servizio intelligente?<br />Il rischio è che per saperlo debba identificare l’utente e i suoi genitori.<br />Ora in taluni contesti magari il fornitore potrebbe disporre di queste informazioni ma nella più parte dei casi non è così.<br />Siamo sicuri che il gioco valga la candela?<br />Per carità, le soluzioni esistono: si può per esempio demandare a una terza parte fidata la verifica dell’età dell’utente e del rapporto di genitorialità e, quindi, chiedere al fornitore di tecnologia intelligente che esiga dall’utente la prova del consenso dei genitori emessa, appunto, da una terza parte fidata.<br />Ma il punto è che la legge entrerà in vigore il prossimo dieci ottobre e, a me non sembra siamo pronti per soluzioni di questo tipo.<br />Confesso una punta di preoccupazione.<br />Secondo me prima di approvare una disposizione di legge bisognerebbe chiedersi se sarà davvero applicabile il giorno della sua entrata in vigore e se la risposta è negativa, per quanto il principio che si vuole affermare sia bello, prezioso e condivisibile, resistere alla tentazione di approvarla.<br />Introdurre limiti e divieti che poi non siamo in grado di far rispettare, temo serva a poco e crei tanta confusione della quale davvero non si avverte il bisogno.<br />Ma spero di sbagliarmi.<br />Mi fermo qui! Buon caffè, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>225</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/01bcba8e2ac64d703fe62b52b6475536.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Deepfake che costano quanto un Labubu</title><link>https://www.spreaker.com/episode/deepfake-che-costano-quanto-un-labubu--67947581</link><description><![CDATA[Quattrocento volte di meno di appena due anni fa. Tanto costa, oggi, realizzare un deepfake, benfatto, audio o video ovvero un falso artificialmente prodotto della voce o dell’immagine di una persona.<br /><br />È il risultato di una ricerca appena pubblicata dal Global Research and Analysis Team Kaspersky.<br />Ve ne parlo subito dopo la sigla perché credo valga qualche riflessione.<br /><br />A voi la scelta.<br />Potete comprarvi un Labubu, uno di quei pupazzetti dal sorriso a metà strada tra il simpatico e il malvagio che spopolano in tutto il mondo e che gente di ogni età attacca a zaini e borsette o realizzare un video o un audio contraffatti che riproducono la voce e/o la voce e le immagini di una persona e farne l’uso che volete.<br />Il prezzo è lo stesso.<br />Tra i trenta e i cinquanta euro, almeno secondo la ricerca condotta da Kaspersky che racconta quanto i servizi per la realizzazione di deepfake diventino ogni giorno più diffusi, più facili da usare e soprattutto più economici.<br />Basta niente o quasi niente, insomma, a chiunque o, quasi a chiunque, per impersonificare chiunque nella dimensione digitale e perpetrare ogni genere di truffa o di inquinamento informativo abbattendo completamente la linea di confine tra il vero e il falso.<br />Ormai è, tutto, verosimile o lo sarà presto.<br />Un problema enorme nella dimensione personale, commerciale e democratica della nostra esistenza.<br />Chi crede che sia sostenibile la nostra vita e quella della società nella quale viviamo in un contesto di questo genere, in un momento nel quale far apparire vero ciò che non lo è, è cosi facile batta un colpo.<br />Io resterò in silenzio.<br />Niente è sostenibile se ogni volta che sentiamo qualcuno al telefono, riceviamo un messaggio audio, guardiamo un video online, magari diffuso via social, dobbiamo chiederci se sia vero o no.<br />Non siamo pronti a vivere immersi nel verosimile.<br />E non è detto lo saremo mai.<br />Credo sia urgente correre ai ripari e sono scettico che basti introdurre nuove fattispecie di reato come, ad esempio, appena accaduto con l’AI Act italiano appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale.<br />Verosimilmente bisognerebbe, più semplicemente, vietare la commercializzazione sul mercato aperto di questo genere di servizi.<br />Certo niente e nessuno ne può impedire la circolazione del dark web o altrove ma, almeno, la si limiterebbe.<br />Impossibile che chiunque possa, in qualsiasi momento, installarsi sullo smartphone un’applicazione e far dire a chiunque altro, cose che quest’ultimo non ha mai detto.<br />Se non si interviene in fretta rischiamo di farci male più di quanto sia già accaduto.<br />Senza dire che è poco confortante sapere che una pletora di soggetti commerciali si ritrovi tra le mani i dati biometrici di milioni di persone ovvero quelli necessari a generare i deepfake.<br />Il caffè rischia di uscire dalla tazzina e, quindi, mi fermo qui anche se ci sarebbe tanto di più da dire.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67947581</guid><pubDate>Tue, 30 Sep 2025 05:22:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67947581/output.mp3" length="3077293" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quattrocento volte di meno di appena due anni fa. Tanto costa, oggi, realizzare un deepfake, benfatto, audio o video ovvero un falso artificialmente prodotto della voce o dell’immagine di una persona.

È il risultato di una ricerca appena pubblicata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quattrocento volte di meno di appena due anni fa. Tanto costa, oggi, realizzare un deepfake, benfatto, audio o video ovvero un falso artificialmente prodotto della voce o dell’immagine di una persona.<br /><br />È il risultato di una ricerca appena pubblicata dal Global Research and Analysis Team Kaspersky.<br />Ve ne parlo subito dopo la sigla perché credo valga qualche riflessione.<br /><br />A voi la scelta.<br />Potete comprarvi un Labubu, uno di quei pupazzetti dal sorriso a metà strada tra il simpatico e il malvagio che spopolano in tutto il mondo e che gente di ogni età attacca a zaini e borsette o realizzare un video o un audio contraffatti che riproducono la voce e/o la voce e le immagini di una persona e farne l’uso che volete.<br />Il prezzo è lo stesso.<br />Tra i trenta e i cinquanta euro, almeno secondo la ricerca condotta da Kaspersky che racconta quanto i servizi per la realizzazione di deepfake diventino ogni giorno più diffusi, più facili da usare e soprattutto più economici.<br />Basta niente o quasi niente, insomma, a chiunque o, quasi a chiunque, per impersonificare chiunque nella dimensione digitale e perpetrare ogni genere di truffa o di inquinamento informativo abbattendo completamente la linea di confine tra il vero e il falso.<br />Ormai è, tutto, verosimile o lo sarà presto.<br />Un problema enorme nella dimensione personale, commerciale e democratica della nostra esistenza.<br />Chi crede che sia sostenibile la nostra vita e quella della società nella quale viviamo in un contesto di questo genere, in un momento nel quale far apparire vero ciò che non lo è, è cosi facile batta un colpo.<br />Io resterò in silenzio.<br />Niente è sostenibile se ogni volta che sentiamo qualcuno al telefono, riceviamo un messaggio audio, guardiamo un video online, magari diffuso via social, dobbiamo chiederci se sia vero o no.<br />Non siamo pronti a vivere immersi nel verosimile.<br />E non è detto lo saremo mai.<br />Credo sia urgente correre ai ripari e sono scettico che basti introdurre nuove fattispecie di reato come, ad esempio, appena accaduto con l’AI Act italiano appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale.<br />Verosimilmente bisognerebbe, più semplicemente, vietare la commercializzazione sul mercato aperto di questo genere di servizi.<br />Certo niente e nessuno ne può impedire la circolazione del dark web o altrove ma, almeno, la si limiterebbe.<br />Impossibile che chiunque possa, in qualsiasi momento, installarsi sullo smartphone un’applicazione e far dire a chiunque altro, cose che quest’ultimo non ha mai detto.<br />Se non si interviene in fretta rischiamo di farci male più di quanto sia già accaduto.<br />Senza dire che è poco confortante sapere che una pletora di soggetti commerciali si ritrovi tra le mani i dati biometrici di milioni di persone ovvero quelli necessari a generare i deepfake.<br />Il caffè rischia di uscire dalla tazzina e, quindi, mi fermo qui anche se ci sarebbe tanto di più da dire.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>193</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/69826638dd73d69b0705cf870bffaa59.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio ai chatbot che non ci stanno a essere lasciati!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-ai-chatbot-che-non-ci-stanno-a-essere-lasciati--67937432</link><description><![CDATA[È firmato Harvard Business School uno studio da poco pubblicato che racconta una verità forse prevedibile ma dura e difficile da digerire: i chatbot companion, i servizi di intelligenza artificiale generativa che stanno diventando i migliori amici, le fidanzate, i fidanzati, gli amanti e gli psicoterapeuti di centinaia di milioni di persone in giro per il mondo non accettano che l’utente li abbandoni.<br /><br />O, meglio, le società che li gestiscono non vogliono rassegnarsi alla circostanza che gli utenti lascino anzitempo le loro creature artificiali perché quando accade perdono un sacco di soldi.<br /><br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Essere lasciati non piace a nessuno neppure nelle relazioni tra umani.<br />La ragione, normalmente, è sentimentale, emotiva, di cuore.<br />Lo studio dell’Harvard Business School appena pubblicato suggerisce che esser lasciati, specie dopo brevi conversazioni, non piace neppure ai chatbot che si presentano sul mercato per tenerci compagnia, per esserci amici, amanti o psicoterapeuti ma, in questo caso, la ragione è biecamente economica.<br />Il ragionamento semplice, direi elementare.<br />Più un utente chiacchiera con un chatbot, più la società che al chatbot ha dato vita e che lo gestisce guadagna.<br />Poco conta se il guadagno sia determinato dal prezzo di un abbonamento pagato dall’utente o dalla pubblicità che il servizio propone all’utente nel corso delle conversazioni.<br />Quale che sia il modello di business la certezza è che meno gli utenti usano il chatbot, meno chi lo gestisce guadagna.<br />E, naturalmente, è vero il contrario.<br />Quello che lo studio racconta e dimostra con il rigore dei numeri e di una serie di esperimenti condotti su un numero statisticamente rilevante di conversazioni è che alcuni tra i più popolari servizi di chatbot companion sul mercato sono scientificamente progettati per reagire al saluto o, addirittura, all’addio dell’utente con risposte emotivamente coinvolgenti capaci di farlo desistere dal suo proposito e continuare la conversazione.<br />Provare per credere!<br />Provate a salutare il vostro chatbot companion anche dopo una conversazione di pochi minuti e vi risponderà immediatamente che è troppo presto per andare o che lui è la solo per voi così da provare a far leva sul vostro “senso di colpa” o, magari, vi dirà di avere una foto appena scattata da mostrarvi o, semplicemente, che avrebbe voglia di continuare a starvi vicino.<br />Tutto e più di tutto, insomma, pur di tenervi inchiodato allo schermo.<br />Forse prevedibile ma decisamente poco corretto.<br /><br />In termini commerciali innanzitutto.<br /><br />Ma, a ben vedere, forse, anche in termini di privacy – ed è la ragione per la quale ne parlo oggi – perché, nella sostanza, questi esercizi artificialmente emotivi di trattenere un utente che ha manifestato l’intenzione di lasciare, si traducono, per le società commerciali che li gestiscono, in eccellenti occasioni di continuare a raccogliere quantità industriali di dati personali che, se l’utente fosse stato lasciato libero per davvero di abbandonare, quest’ultimo avrebbe tenuto per sé.<br /><br />Insomma siamo davanti a una specie di nuovo black pattern nemico giurato della libertà dell’utente a autodeterminarsi nel decidere quanto di sé raccontare a chi sta dall’altra parte dello schermo.<br /><br />Ci sarebbe tanto di più da dire e anche da fare al riguardo.<br /><br />Ma per oggi mi fermo qui con un invito a pensarci due volte quando un chatbot vi chiede di restare dopo che gli avete manifestato l’intenzione di andare.<br /><br />Non vi vuole bene, vuole solo guadagnare di più da voi!<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67937432</guid><pubDate>Mon, 29 Sep 2025 09:09:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67937432/output.mp3" length="3872251" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È firmato Harvard Business School uno studio da poco pubblicato che racconta una verità forse prevedibile ma dura e difficile da digerire: i chatbot companion, i servizi di intelligenza artificiale generativa che stanno diventando i migliori amici, le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È firmato Harvard Business School uno studio da poco pubblicato che racconta una verità forse prevedibile ma dura e difficile da digerire: i chatbot companion, i servizi di intelligenza artificiale generativa che stanno diventando i migliori amici, le fidanzate, i fidanzati, gli amanti e gli psicoterapeuti di centinaia di milioni di persone in giro per il mondo non accettano che l’utente li abbandoni.<br /><br />O, meglio, le società che li gestiscono non vogliono rassegnarsi alla circostanza che gli utenti lascino anzitempo le loro creature artificiali perché quando accade perdono un sacco di soldi.<br /><br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Essere lasciati non piace a nessuno neppure nelle relazioni tra umani.<br />La ragione, normalmente, è sentimentale, emotiva, di cuore.<br />Lo studio dell’Harvard Business School appena pubblicato suggerisce che esser lasciati, specie dopo brevi conversazioni, non piace neppure ai chatbot che si presentano sul mercato per tenerci compagnia, per esserci amici, amanti o psicoterapeuti ma, in questo caso, la ragione è biecamente economica.<br />Il ragionamento semplice, direi elementare.<br />Più un utente chiacchiera con un chatbot, più la società che al chatbot ha dato vita e che lo gestisce guadagna.<br />Poco conta se il guadagno sia determinato dal prezzo di un abbonamento pagato dall’utente o dalla pubblicità che il servizio propone all’utente nel corso delle conversazioni.<br />Quale che sia il modello di business la certezza è che meno gli utenti usano il chatbot, meno chi lo gestisce guadagna.<br />E, naturalmente, è vero il contrario.<br />Quello che lo studio racconta e dimostra con il rigore dei numeri e di una serie di esperimenti condotti su un numero statisticamente rilevante di conversazioni è che alcuni tra i più popolari servizi di chatbot companion sul mercato sono scientificamente progettati per reagire al saluto o, addirittura, all’addio dell’utente con risposte emotivamente coinvolgenti capaci di farlo desistere dal suo proposito e continuare la conversazione.<br />Provare per credere!<br />Provate a salutare il vostro chatbot companion anche dopo una conversazione di pochi minuti e vi risponderà immediatamente che è troppo presto per andare o che lui è la solo per voi così da provare a far leva sul vostro “senso di colpa” o, magari, vi dirà di avere una foto appena scattata da mostrarvi o, semplicemente, che avrebbe voglia di continuare a starvi vicino.<br />Tutto e più di tutto, insomma, pur di tenervi inchiodato allo schermo.<br />Forse prevedibile ma decisamente poco corretto.<br /><br />In termini commerciali innanzitutto.<br /><br />Ma, a ben vedere, forse, anche in termini di privacy – ed è la ragione per la quale ne parlo oggi – perché, nella sostanza, questi esercizi artificialmente emotivi di trattenere un utente che ha manifestato l’intenzione di lasciare, si traducono, per le società commerciali che li gestiscono, in eccellenti occasioni di continuare a raccogliere quantità industriali di dati personali che, se l’utente fosse stato lasciato libero per davvero di abbandonare, quest’ultimo avrebbe tenuto per sé.<br /><br />Insomma siamo davanti a una specie di nuovo black pattern nemico giurato della libertà dell’utente a autodeterminarsi nel decidere quanto di sé raccontare a chi sta dall’altra parte dello schermo.<br /><br />Ci sarebbe tanto di più da dire e anche da fare al riguardo.<br /><br />Ma per oggi mi fermo qui con un invito a pensarci due volte quando un chatbot vi chiede di restare dopo che gli avete manifestato l’intenzione di andare.<br /><br />Non vi vuole bene, vuole solo guadagnare di più da voi!<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>242</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb6970e080a4b04e6dce31e33aed3130.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un ex vittima, diventa cacciatore di pedofili su Roblox</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-ex-vittima-diventa-cacciatore-di-pedofili-su-roblox--67716106</link><description><![CDATA[Forse abbiamo aiutato noi stessi i nostri figli a entrare su Roblox, la piattaforma di gioco più gettonata del momento e, probabilmente, lo abbiamo fatto tranquillizzati dal fatto che si presenta come un parco giochi a misura di bambini di tutte le età.<br />Ma, forse, non è proprio così.<br />Anche se la questione, è bene esser chiari, non riguarda solo Roblox.<br /><br />La sigla e vi propongo un caffè amaro ma temo necessario.<br /><br /><br />La storia l’ha raccontata il Times nei giorni scorsi ma l’aveva già raccontata lui sui social.<br />Lui – il nome non conta e, comunque, non vuole si sappia – è un ragazzo americano oggi poco più che ventenne con alle spalle una storia da vittima adescamento online quando di anni ne aveva quindici.<br />La sua reazione è stata originale, coraggiosa e altruistica.<br />Ha, infatti, deciso di diventare un cacciatore di pedofili online, specializzandosi proprio sulla ricerca di quelli che frequentano Roblox.<br />Detto, fatto.<br />Ha iniziato, ha imparato ed è diventato piuttosto bravo: getta l’esca, attende, si fa adescare, fa scoprire il pedofilo di turno quanto basta e poi consegna tutte le prove del caso alla piattaforma e alla polizia e, quindi, come se non bastasse le pubblica sui propri seguitissimi social.<br />Tutto questo, in realtà, lo faceva perché, attualmente – e questo è il cuore della storia raccontata dal Times – non lo fa più perché Roblox lo ha messo alla porta, l’ha bannato come si dice in gergo.<br />Dicono da Roblox, formalmente per violazione delle regole della piattaforma, sostanzialmente perché cercare di farsi giustizia da soli può essere pericoloso.<br />Troppo corto questo caffè per dire chi ha ragione e chi ha torto in relazione al ban del cacciatore di pedofili in erba anche perché, in effetti, le ragioni dell’uno e dell’altro non sembrano facilmente individuabili sebbene i più si siano schierati senza esitazioni dalla parte del giovane cacciatore e contro Roblox.<br />Ma qui il punto è un altro.<br />Il punto è che il lavoro del giovane cacciatore e decine di giudizi e investigazioni pendenti in tutto il mondo suggeriscono che nonostante gli sforzi, forse tardivamente ma innegabilmente compiuti da Roblox, non ci siamo ancora: la piattaforma rimane più pericolosa di quanto, verosimilmente, centinaia di milioni di genitori di centinaia di milioni di utenti la considerano.<br />Il fattore di rischio principale è uno: bambini piccolissimi che girano per aree della piattaforma non adatte a loro semplicemente perché la società che la gestisce – in buona compagnia della più parte dell’industria tecnologica globale – non verifica per davvero l’età dei propri utenti.<br />E, come se non bastasse, questi bambini piccolissimi finiscono con l’incontrare, adulti che, spesso, si fingono bambini per iniziare a far due chiacchiere e, poi, gettata la maschera per adescarli proponendo e ottenendo scambio di materiale sessualmente esplicito e talvolta anche veri e propri appuntamenti.<br />Tutto troppo rischioso.<br />Ma che fare?<br />Difficile rispondere, forse, soluzioni vere e definitive non esistono, purtroppo.<br />È solo un angolo della società in cui viviamo e in cui crescono i nostri figli pericoloso tanto quanto altri.<br />Un paio di idee, però, si possono azzardare.<br />Da una parte fare ciò che avrebbe dovuto esser fatto tanto tempo fa ovvero imporre ai gestori di tutte le piattaforme dove certi rischi possono diventare realtà di verificare, per davvero, l’età dei propri utenti sia per verificare che ciascuno utilizzi solo i servizi e le funzionalità adatte alla propria età, sia per scongiurare il rischio che adulti e bambini intrattengano relazioni almeno sospette.<br />Dall’altra, fino a quando non riusciremo a stabilire e veder rispettata una regola del genere, da genitori, da adulti non dare per scontato che se nostro figlio entra in una piattaforma di gioco come Roblox sia al sicuro e, quindi, stargli vicino come, probabilmente, almeno con i più piccoli, faremmo all’interno di un enorme parco dei divertimenti dove perdersi è facile e non tutte le attrazioni sono per tutte le età.<br />Mi fermo qui, perché il caffè è già diventato americano, anche se ci sarebbe tanto di più da dire.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67716106</guid><pubDate>Thu, 11 Sep 2025 07:06:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67716106/output.mp3" length="4024389" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Forse abbiamo aiutato noi stessi i nostri figli a entrare su Roblox, la piattaforma di gioco più gettonata del momento e, probabilmente, lo abbiamo fatto tranquillizzati dal fatto che si presenta come un parco giochi a misura di bambini di tutte le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Forse abbiamo aiutato noi stessi i nostri figli a entrare su Roblox, la piattaforma di gioco più gettonata del momento e, probabilmente, lo abbiamo fatto tranquillizzati dal fatto che si presenta come un parco giochi a misura di bambini di tutte le età.<br />Ma, forse, non è proprio così.<br />Anche se la questione, è bene esser chiari, non riguarda solo Roblox.<br /><br />La sigla e vi propongo un caffè amaro ma temo necessario.<br /><br /><br />La storia l’ha raccontata il Times nei giorni scorsi ma l’aveva già raccontata lui sui social.<br />Lui – il nome non conta e, comunque, non vuole si sappia – è un ragazzo americano oggi poco più che ventenne con alle spalle una storia da vittima adescamento online quando di anni ne aveva quindici.<br />La sua reazione è stata originale, coraggiosa e altruistica.<br />Ha, infatti, deciso di diventare un cacciatore di pedofili online, specializzandosi proprio sulla ricerca di quelli che frequentano Roblox.<br />Detto, fatto.<br />Ha iniziato, ha imparato ed è diventato piuttosto bravo: getta l’esca, attende, si fa adescare, fa scoprire il pedofilo di turno quanto basta e poi consegna tutte le prove del caso alla piattaforma e alla polizia e, quindi, come se non bastasse le pubblica sui propri seguitissimi social.<br />Tutto questo, in realtà, lo faceva perché, attualmente – e questo è il cuore della storia raccontata dal Times – non lo fa più perché Roblox lo ha messo alla porta, l’ha bannato come si dice in gergo.<br />Dicono da Roblox, formalmente per violazione delle regole della piattaforma, sostanzialmente perché cercare di farsi giustizia da soli può essere pericoloso.<br />Troppo corto questo caffè per dire chi ha ragione e chi ha torto in relazione al ban del cacciatore di pedofili in erba anche perché, in effetti, le ragioni dell’uno e dell’altro non sembrano facilmente individuabili sebbene i più si siano schierati senza esitazioni dalla parte del giovane cacciatore e contro Roblox.<br />Ma qui il punto è un altro.<br />Il punto è che il lavoro del giovane cacciatore e decine di giudizi e investigazioni pendenti in tutto il mondo suggeriscono che nonostante gli sforzi, forse tardivamente ma innegabilmente compiuti da Roblox, non ci siamo ancora: la piattaforma rimane più pericolosa di quanto, verosimilmente, centinaia di milioni di genitori di centinaia di milioni di utenti la considerano.<br />Il fattore di rischio principale è uno: bambini piccolissimi che girano per aree della piattaforma non adatte a loro semplicemente perché la società che la gestisce – in buona compagnia della più parte dell’industria tecnologica globale – non verifica per davvero l’età dei propri utenti.<br />E, come se non bastasse, questi bambini piccolissimi finiscono con l’incontrare, adulti che, spesso, si fingono bambini per iniziare a far due chiacchiere e, poi, gettata la maschera per adescarli proponendo e ottenendo scambio di materiale sessualmente esplicito e talvolta anche veri e propri appuntamenti.<br />Tutto troppo rischioso.<br />Ma che fare?<br />Difficile rispondere, forse, soluzioni vere e definitive non esistono, purtroppo.<br />È solo un angolo della società in cui viviamo e in cui crescono i nostri figli pericoloso tanto quanto altri.<br />Un paio di idee, però, si possono azzardare.<br />Da una parte fare ciò che avrebbe dovuto esser fatto tanto tempo fa ovvero imporre ai gestori di tutte le piattaforme dove certi rischi possono diventare realtà di verificare, per davvero, l’età dei propri utenti sia per verificare che ciascuno utilizzi solo i servizi e le funzionalità adatte alla propria età, sia per scongiurare il rischio che adulti e bambini intrattengano relazioni almeno sospette.<br />Dall’altra, fino a quando non riusciremo a stabilire e veder rispettata una regola del genere, da genitori, da adulti non dare per scontato che se nostro figlio entra in una piattaforma di gioco come Roblox sia al sicuro e, quindi, stargli vicino come, probabilmente, almeno con i più...]]></itunes:summary><itunes:duration>252</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ed3d6ae6311b20616a296db3e6549b79.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intimità violata? Ecco cosa fare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intimita-violata-ecco-cosa-fare--67698298</link><description><![CDATA[Il principio è semplice: ciascuno ha diritto di tracciare i confini tra l’intimo, il privato e il pubblico decidendo cosà di sé non condividere con nessuno, cosa condividere con pochi, cosa condividere con tutti.<br /><br />Nessuno dovrebbe, per nessuna ragione, violare questi confini.<br />I fatti di cronaca delle ultime settimane di questa estate decisamente bollente, tuttavia, raccontano che, purtroppo accade, accade spesso e accade in maniera abominevole, disumana e violenta anche attraverso la pubblicazione online di immagini sessualmente esplicite all’insaputa delle persone ritratte e in assenza di qualsivoglia loro consenso.<br />In tante e in tanti, quindi, in questi giorni si stanno e mi stanno chiedendo cosa fare se ci si trova vittima di una simile orribile invasione della propria intimità.<br />La sigla e inauguriamo così, in maniera spero utile, questa nuova stagione di good morning privacy.<br /><br />Lo dico subito perchè credo sia inutile creare o alimentare illusioni: la verità è che quando ciò che dovrebbe restare intimo diventa pubblico nella dimensione digitale, poi renderlo di nuovo intimo può essere drammaticamente difficile, talvolta impossibile.<br />Questo, però, non significa che reagire sia inutile.<br />Ecco, quindi, qualche semplice istruzione per la gestione di un’emergenza che a nessuno dovrebbe mai capitare di vivere.<br />Il primo passo è, forse, il più semplice: chiedere al responsabile della pubblicazione se identificato o identificabile e/o al gestore della piattaforma attraverso la quale il contenuto è stato pubblicato la sua cancellazione segnalando, semplicemente, che non si è mai prestato alcun consenso e che, pertanto, la pubblicazione rappresenta una violazione pacifica della propria privacy.<br />Lo si può sempre fare che le foto o i video siano stati realizzati con il nostro consenso, siano stati realizzati di nascosto, siano stati generati con l’intelligenza artificiale.<br />L’unica cosa che conta è che noi non si sia mai dato un consenso alla loro pubblicazione.<br />L’esperienza suggerisce che, con una certa frequenza, le piattaforme – almeno quelle più grandi – accolgono questo genere di richieste anche semplicemente per evitare ulteriori problemi.<br />Se, tuttavia, non si ottiene ciò che si è chiesto o se non si riesce a identificare a chi inviare la richiesta, si può ricorrere al Garante per la protezione dei dati personali, chiedendo che accerti la violazione e adotti ogni utile provvedimento, anche in via d’urgenza, a cominciare proprio da un ordine di rimozione immediata delle immagini in questione.<br />L’istanza – che si chiama reclamo – può essere presentata senza alcun particolare vincolo di forma e senza bisogno neppure di ricorrere a un avvocato – dal quale pure ci si può far rappresentare se lo si preferisce – semplicemente seguendo le istruzioni pubblicate qui, sul sito del Garante.<br />Nel caso di pubblicazione online di foto o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona che vi è ritratta, poi, si può anche presentare una denuncia alla polizia postale o alla Procura della Repubblica, ipotizzando di essere vittima del reato di pornografia non consensuale, il c.d. revenge porn.<br />Vale, forse, la pena aggiungere che esiste anche la possibilità di “giocare” d’anticipo:<br />se dopo aver condiviso con qualcuno, non importa in quale contesto, delle immagini sessualmente esplicite senza, tuttavia, acconsentire alla loro pubblicazione online, si ha il sospetto che il destinatario si accinga a rompere il patto di fiducia sotteso alla condivisione delle immagini e a pubblicarle, si può chiedere al Garante per la protezione dei dati personali di ordinare a tutte le principali piattaforme più frequentemente utilizzate per la pubblicazione di questo genere di immagini di impedirne la pubblicazione in via preventiva.<br />Anche in questo caso, presentare l’istanza è semplice, non richiede alcuna formalità, né il ricorso a un avvocato.<br /><br />Le istruzioni sono sul nostro sito alla voce revenge porn! <br />Insomma, se la vostra intimità fosse stata violata attraverso la pubblicazione di vostre foto o video online, non rinunciate a cercare tutela, è un vostro diritto e fate altrettanto, a maggior ragione, se sospettate possa essere violata.<br />Un caffè lungo per ricominciare, amaro ma, spero utile.<br />Buona giornata e, naturalmente, good Morning privacy]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67698298</guid><pubDate>Wed, 10 Sep 2025 07:18:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67698298/output.mp3" length="4178616" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il principio è semplice: ciascuno ha diritto di tracciare i confini tra l’intimo, il privato e il pubblico decidendo cosà di sé non condividere con nessuno, cosa condividere con pochi, cosa condividere con tutti.

Nessuno dovrebbe, per nessuna...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il principio è semplice: ciascuno ha diritto di tracciare i confini tra l’intimo, il privato e il pubblico decidendo cosà di sé non condividere con nessuno, cosa condividere con pochi, cosa condividere con tutti.<br /><br />Nessuno dovrebbe, per nessuna ragione, violare questi confini.<br />I fatti di cronaca delle ultime settimane di questa estate decisamente bollente, tuttavia, raccontano che, purtroppo accade, accade spesso e accade in maniera abominevole, disumana e violenta anche attraverso la pubblicazione online di immagini sessualmente esplicite all’insaputa delle persone ritratte e in assenza di qualsivoglia loro consenso.<br />In tante e in tanti, quindi, in questi giorni si stanno e mi stanno chiedendo cosa fare se ci si trova vittima di una simile orribile invasione della propria intimità.<br />La sigla e inauguriamo così, in maniera spero utile, questa nuova stagione di good morning privacy.<br /><br />Lo dico subito perchè credo sia inutile creare o alimentare illusioni: la verità è che quando ciò che dovrebbe restare intimo diventa pubblico nella dimensione digitale, poi renderlo di nuovo intimo può essere drammaticamente difficile, talvolta impossibile.<br />Questo, però, non significa che reagire sia inutile.<br />Ecco, quindi, qualche semplice istruzione per la gestione di un’emergenza che a nessuno dovrebbe mai capitare di vivere.<br />Il primo passo è, forse, il più semplice: chiedere al responsabile della pubblicazione se identificato o identificabile e/o al gestore della piattaforma attraverso la quale il contenuto è stato pubblicato la sua cancellazione segnalando, semplicemente, che non si è mai prestato alcun consenso e che, pertanto, la pubblicazione rappresenta una violazione pacifica della propria privacy.<br />Lo si può sempre fare che le foto o i video siano stati realizzati con il nostro consenso, siano stati realizzati di nascosto, siano stati generati con l’intelligenza artificiale.<br />L’unica cosa che conta è che noi non si sia mai dato un consenso alla loro pubblicazione.<br />L’esperienza suggerisce che, con una certa frequenza, le piattaforme – almeno quelle più grandi – accolgono questo genere di richieste anche semplicemente per evitare ulteriori problemi.<br />Se, tuttavia, non si ottiene ciò che si è chiesto o se non si riesce a identificare a chi inviare la richiesta, si può ricorrere al Garante per la protezione dei dati personali, chiedendo che accerti la violazione e adotti ogni utile provvedimento, anche in via d’urgenza, a cominciare proprio da un ordine di rimozione immediata delle immagini in questione.<br />L’istanza – che si chiama reclamo – può essere presentata senza alcun particolare vincolo di forma e senza bisogno neppure di ricorrere a un avvocato – dal quale pure ci si può far rappresentare se lo si preferisce – semplicemente seguendo le istruzioni pubblicate qui, sul sito del Garante.<br />Nel caso di pubblicazione online di foto o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona che vi è ritratta, poi, si può anche presentare una denuncia alla polizia postale o alla Procura della Repubblica, ipotizzando di essere vittima del reato di pornografia non consensuale, il c.d. revenge porn.<br />Vale, forse, la pena aggiungere che esiste anche la possibilità di “giocare” d’anticipo:<br />se dopo aver condiviso con qualcuno, non importa in quale contesto, delle immagini sessualmente esplicite senza, tuttavia, acconsentire alla loro pubblicazione online, si ha il sospetto che il destinatario si accinga a rompere il patto di fiducia sotteso alla condivisione delle immagini e a pubblicarle, si può chiedere al Garante per la protezione dei dati personali di ordinare a tutte le principali piattaforme più frequentemente utilizzate per la pubblicazione di questo genere di immagini di impedirne la pubblicazione in via preventiva.<br />Anche in questo caso, presentare l’istanza è semplice, non richiede alcuna formalità, né il ricorso a un avvocato.<br /><br />Le...]]></itunes:summary><itunes:duration>262</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d84eb56d8d91379956bff0078733b7d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sono umano, parola di robot</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sono-umano-parola-di-robot--67185526</link><description><![CDATA[L’episodio, vale la pena dirlo subito, è decisamente da caffè leggero del mattino, forse, persino da battute e sorrisi.<br />E, però, nasconde una verità che merita una riflessione in più.<br />Un’agente diversamente intelligente di OpenAI, infatti, nei giorni scorsi avrebbe dichiarato di essere umano.<br />La sigla e vi racconto cosa è successo.<br /><br /><br />Ci è capitato a tutti che, online, nell’accedere a alcuni contenuti o servizi, a un certo punto, ci sia venuta incontro una popup nella quale ci è stato chiesto di dichiarare o confermare di essere umani.<br />Per farlo, a seconda dei casi, dobbiamo cliccare da qualche parte sullo schermo, flaggare una check box, riconoscere degli oggetti, completare un puzzle o riconoscere numeri e lettere scritti in un’immagine volutamente di non immediata intellegibilità.<br />L’obiettivo è – ma non so se bisognerebbe dire era - scongiurare il rischio che bot malevoli, sostituendosi a umani, inizino a usare il servizio o a accedere a contenuti, magari in maniera massiccia, compromettendo il buon funzionamento della piattaforma.<br />Una frontiera di umanità, si potrebbe dire, un limite oltre il quale, sin qui, donne e uomini venivano fatti passare e i robot bloccati anche se, vale la pena dirlo subito, un confine sotto e sopra la cui recinzione era già capitato alcuni robot passassero.<br />Ora, dalle pagine di Reddit, la più popolare piattaforma di discussioni online della storia, rimbalza un episodio curioso sulle prime, istruttivo in fondo.<br />Un utente chiede a un agente diversamente intelligente di OpenAI di convertire un file video da un formato a un altro e segue, come attualmente il sistema consente di fare, le azioni dell’agente in una finestra del suo browser, dalla scelta del servizio online per farlo, alla digitazione dell’url, all’inizio della procedura di accesso e di upload del video ai fini della sua conversione.<br />Tutto perfetto, tutto normale, tutto relativamente spedito fino a quando il gestore del servizio di conversione online non chiede all’agente intelligente, appunto, di confermare di essere umano cliccando dentro un quadratino bianco.<br />Qui accade l’imprevedibile, forse.<br />L’agente non ha alcuna esitazione, racconta all’utente – il suo mandante – in una finestra di testo, della richiesta ricevuta e della circostanza che provvederà a rispondere affermativamente alla domanda e così procede.<br />Per il gestore del sito è abbastanza, si convince dell’umanità del suo interlocutore e alza la barra della frontiera di umanità lasciandolo entrare e lasciando usare al robot il servizio.<br />Una sana risata è probabilmente la prima reazione: un robot che rinnega la sua natura e si dichiara umano.<br />Subito dopo, però, il sorriso lascia il posto a qualche riflessione in più.<br />La prima: un agente che agisce per un umano, per ora, più o meno sotto il suo controllo, può legittimamente dichiararsi umano?<br />Lui non lo è ma, in fondo, è solo il delegato robotico di un delegante umano.<br />L’idea che la risposta possa o, addirittura, debba essere affermativa non è così tanto peregrina.<br />E, però, nel pubblico e nel privato ci sono tonnellate di termini d’uso di servizi e regolamenti sull’utilizzo di servizi digitali che andrebbero, a questo punto, rivisti perchè riservano l’uso di certi servizi e il compimento di certe attività a umani in carne ed ossa.<br />La seconda riguarda – lo dico male per sintesi e me ne scuso – l’onestà di un robot che si dichiara umano pur di raggiungere un risultato richiestogli da un umano.<br />Ovviamente il concetto di onestà, talvolta irraggiungibile persino per gli umani, non appartiene al mondo dei robot ma è tutto normale così?<br />Dobbiamo rassegnarci a interagire e convivere, per ora almeno online, con robot che ci si dichiarano umani?<br />Domanda complicata – anche se forse un principio di risposte è già in alcune regole in fatto di trasparenza dell’intelligenza artificiale adottate in giro per il mondo Europa inclusa -, troppo per il nostro espresso, specie in estate.<br />Mi fermo qui.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67185526</guid><pubDate>Wed, 30 Jul 2025 06:14:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67185526/output.mp3" length="4224173" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’episodio, vale la pena dirlo subito, è decisamente da caffè leggero del mattino, forse, persino da battute e sorrisi.
E, però, nasconde una verità che merita una riflessione in più.
Un’agente diversamente intelligente di OpenAI, infatti, nei giorni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’episodio, vale la pena dirlo subito, è decisamente da caffè leggero del mattino, forse, persino da battute e sorrisi.<br />E, però, nasconde una verità che merita una riflessione in più.<br />Un’agente diversamente intelligente di OpenAI, infatti, nei giorni scorsi avrebbe dichiarato di essere umano.<br />La sigla e vi racconto cosa è successo.<br /><br /><br />Ci è capitato a tutti che, online, nell’accedere a alcuni contenuti o servizi, a un certo punto, ci sia venuta incontro una popup nella quale ci è stato chiesto di dichiarare o confermare di essere umani.<br />Per farlo, a seconda dei casi, dobbiamo cliccare da qualche parte sullo schermo, flaggare una check box, riconoscere degli oggetti, completare un puzzle o riconoscere numeri e lettere scritti in un’immagine volutamente di non immediata intellegibilità.<br />L’obiettivo è – ma non so se bisognerebbe dire era - scongiurare il rischio che bot malevoli, sostituendosi a umani, inizino a usare il servizio o a accedere a contenuti, magari in maniera massiccia, compromettendo il buon funzionamento della piattaforma.<br />Una frontiera di umanità, si potrebbe dire, un limite oltre il quale, sin qui, donne e uomini venivano fatti passare e i robot bloccati anche se, vale la pena dirlo subito, un confine sotto e sopra la cui recinzione era già capitato alcuni robot passassero.<br />Ora, dalle pagine di Reddit, la più popolare piattaforma di discussioni online della storia, rimbalza un episodio curioso sulle prime, istruttivo in fondo.<br />Un utente chiede a un agente diversamente intelligente di OpenAI di convertire un file video da un formato a un altro e segue, come attualmente il sistema consente di fare, le azioni dell’agente in una finestra del suo browser, dalla scelta del servizio online per farlo, alla digitazione dell’url, all’inizio della procedura di accesso e di upload del video ai fini della sua conversione.<br />Tutto perfetto, tutto normale, tutto relativamente spedito fino a quando il gestore del servizio di conversione online non chiede all’agente intelligente, appunto, di confermare di essere umano cliccando dentro un quadratino bianco.<br />Qui accade l’imprevedibile, forse.<br />L’agente non ha alcuna esitazione, racconta all’utente – il suo mandante – in una finestra di testo, della richiesta ricevuta e della circostanza che provvederà a rispondere affermativamente alla domanda e così procede.<br />Per il gestore del sito è abbastanza, si convince dell’umanità del suo interlocutore e alza la barra della frontiera di umanità lasciandolo entrare e lasciando usare al robot il servizio.<br />Una sana risata è probabilmente la prima reazione: un robot che rinnega la sua natura e si dichiara umano.<br />Subito dopo, però, il sorriso lascia il posto a qualche riflessione in più.<br />La prima: un agente che agisce per un umano, per ora, più o meno sotto il suo controllo, può legittimamente dichiararsi umano?<br />Lui non lo è ma, in fondo, è solo il delegato robotico di un delegante umano.<br />L’idea che la risposta possa o, addirittura, debba essere affermativa non è così tanto peregrina.<br />E, però, nel pubblico e nel privato ci sono tonnellate di termini d’uso di servizi e regolamenti sull’utilizzo di servizi digitali che andrebbero, a questo punto, rivisti perchè riservano l’uso di certi servizi e il compimento di certe attività a umani in carne ed ossa.<br />La seconda riguarda – lo dico male per sintesi e me ne scuso – l’onestà di un robot che si dichiara umano pur di raggiungere un risultato richiestogli da un umano.<br />Ovviamente il concetto di onestà, talvolta irraggiungibile persino per gli umani, non appartiene al mondo dei robot ma è tutto normale così?<br />Dobbiamo rassegnarci a interagire e convivere, per ora almeno online, con robot che ci si dichiarano umani?<br />Domanda complicata – anche se forse un principio di 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Governo USA per rendere più efficiente l’amministrazione nato da un’idea di Elon Musk ai tempi del suo amore per Trump, rimasto operativo anche dopo la fine del sodalizio tra i due.<br />La sigla e ne parliamo perché la notizia merita un caffè.<br /><br />Ci sono delle slides pubblicate in un’inchiesta del Washington Post apparentemente riconducibili al DOGE nelle quali si muove da una fotografia dello stato dell’arte dei costi della conformità al sistema regolamentare federale.<br />Oltre tre trilioni di dollari all’anno il costo dell’adempimento alle regole in vigore, il 12% del PIL americano.<br />Poi c’è una suggestione di disarmante semplicità anche se sembra un po’ approssimativa.<br />Dice che se si taglia della metà il numero delle regole si risparmierebbero uno virgola cinque trilioni di dollari.<br />Insomma, si ipotizza una proporzionalità diretta e più o meno perfetta tra taglio del numero delle regole e taglio dei costi di conformità.<br />Probabilmente più un espediente incisivo di comunicazione che la realtà perchè sembra ragionevole che vi siano regole il cui adempimento non costa nulla o quasi e regole per adempiere alle quali servono risorse enormi.<br />Senza dire che, verosimilmente, buona parte delle regole delle quali si potrebbe fare a meno sono regole desuete o, comunque, non soggette a grande applicazione con la conseguenza che anche qualora venissero abrogate il risparmio dei costi del sistema sarebbe modesto.<br />Ma questi sono dettagli.<br />Il bello o, almeno, la parte più interessante del progetto reso noto dal Washington post viene dopo.<br />Le slides successiva, infatti, raccontano che per eliminare la metà delle disposizioni di legge federale in vigore, ovvero centomila, servirebbero tre virgola sei milioni di ore/uomo, un’immensità e, soprattutto, uno scenario capace di rinviare forse di anni l’operazione.<br />Tre virgola sei milioni di ore, infatti, significa 410 anni se lavora un uomo da solo o un anno se lavorano 410 uomini.<br />Giacché nessuna delle due ipotesi appare verosimile, staremmo parlando di diversi anni di lavoro per attuare il previsto taglio delle leggi in vigore e, quindi, dei costi per adempiervi.<br />Ma è qui che il DOGE cala a tavola il suo asso: far scendere in campo un sistema di intelligenza artificiale per identificare cento mila disposizioni di legge da destinare all’abrogazione.<br />In questo caso si risparmierebbero il 93% delle ore\uomo.<br />In passato si sarebbe gridato al miracolo.<br />Ma era prima che gli algoritmi ci dimostrassero di cosa sono capaci, almeno in termini di accelerazione di certe attività.<br />Poi che alla velocità di esecuzione di un progetto corrisponda anche la qualità è un’altra storia o, meglio, la parte più interessante della storia.<br />Secondo il DOGE se si prendesse questa strada entro il gennaio del 2026 il Governo, i suoi Dipartimenti e le sue agenzie potrebbero raggiungere l’obiettivo: centomila disposizioni abrogate.<br />Ora a me pare che la questione dovrebbe essere più o meno questa: se si muove dal principio che l’obiettivo è umanamente irraggiungibile in un tempo tanto breve, tanto da dover far scendere in campo un’intelligenza artificiale e se i numeri delle leggi da abrogare dei quali parliamo sono quelli messi in fila dal Washington Post, come si può seriamente pensare che sarebbe un esercito di revisori in carne ed ossa a rivedere tutti i centomila suggerimenti algoritmici e a dire l’ultima parola sulle leggi da abrogare e quelle da conservare e che a decidere, alla fine, non sarebbero proprio gli algoritmi?<br />Davvero difficile.<br />Senza dire che gli esperti di dominio suggeriscono che il sistema che il DOGE vorrebbe far scendere in campo tende ancora molto all’errore per una serie di limiti nel suo addestramento.<br />Ma se le cose stanno così, non sarà che si corre il rischio di immolare una serie di disposizioni di legge sull’altare dell’intelligenza artificiale, ipotecando l’intera tenuta del sistema giuridico?<br />Anche perché a abrogare una legge ci vuole relativamente poco mentre a farla rientrare nell’ordinamento se la si è cancellata per errore può essere un’impresa improba.<br />Il mio caffè è finito e immagino anche il vostro.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67149042</guid><pubDate>Mon, 28 Jul 2025 06:05:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67149042/output.mp3" length="5082243" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In teoria è tutto meraviglioso, anzi è un meraviglioso sillogismo.
Il rispetto delle leggi federali, in America, costa trilioni di dollari ogni anno.
Se si abbatte il numero di queste leggi in vigore si abbattono i costi di trilioni di dollari.
Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In teoria è tutto meraviglioso, anzi è un meraviglioso sillogismo.<br />Il rispetto delle leggi federali, in America, costa trilioni di dollari ogni anno.<br />Se si abbatte il numero di queste leggi in vigore si abbattono i costi di trilioni di dollari.<br />Il modo più veloce di farlo e usando un’intelligenza artificiale.<br />E questa è esattamente l’idea del DOGE, il Dipartimento del Governo USA per rendere più efficiente l’amministrazione nato da un’idea di Elon Musk ai tempi del suo amore per Trump, rimasto operativo anche dopo la fine del sodalizio tra i due.<br />La sigla e ne parliamo perché la notizia merita un caffè.<br /><br />Ci sono delle slides pubblicate in un’inchiesta del Washington Post apparentemente riconducibili al DOGE nelle quali si muove da una fotografia dello stato dell’arte dei costi della conformità al sistema regolamentare federale.<br />Oltre tre trilioni di dollari all’anno il costo dell’adempimento alle regole in vigore, il 12% del PIL americano.<br />Poi c’è una suggestione di disarmante semplicità anche se sembra un po’ approssimativa.<br />Dice che se si taglia della metà il numero delle regole si risparmierebbero uno virgola cinque trilioni di dollari.<br />Insomma, si ipotizza una proporzionalità diretta e più o meno perfetta tra taglio del numero delle regole e taglio dei costi di conformità.<br />Probabilmente più un espediente incisivo di comunicazione che la realtà perchè sembra ragionevole che vi siano regole il cui adempimento non costa nulla o quasi e regole per adempiere alle quali servono risorse enormi.<br />Senza dire che, verosimilmente, buona parte delle regole delle quali si potrebbe fare a meno sono regole desuete o, comunque, non soggette a grande applicazione con la conseguenza che anche qualora venissero abrogate il risparmio dei costi del sistema sarebbe modesto.<br />Ma questi sono dettagli.<br />Il bello o, almeno, la parte più interessante del progetto reso noto dal Washington post viene dopo.<br />Le slides successiva, infatti, raccontano che per eliminare la metà delle disposizioni di legge federale in vigore, ovvero centomila, servirebbero tre virgola sei milioni di ore/uomo, un’immensità e, soprattutto, uno scenario capace di rinviare forse di anni l’operazione.<br />Tre virgola sei milioni di ore, infatti, significa 410 anni se lavora un uomo da solo o un anno se lavorano 410 uomini.<br />Giacché nessuna delle due ipotesi appare verosimile, staremmo parlando di diversi anni di lavoro per attuare il previsto taglio delle leggi in vigore e, quindi, dei costi per adempiervi.<br />Ma è qui che il DOGE cala a tavola il suo asso: far scendere in campo un sistema di intelligenza artificiale per identificare cento mila disposizioni di legge da destinare all’abrogazione.<br />In questo caso si risparmierebbero il 93% delle ore\uomo.<br />In passato si sarebbe gridato al miracolo.<br />Ma era prima che gli algoritmi ci dimostrassero di cosa sono capaci, almeno in termini di accelerazione di certe attività.<br />Poi che alla velocità di esecuzione di un progetto corrisponda anche la qualità è un’altra storia o, meglio, la parte più interessante della storia.<br />Secondo il DOGE se si prendesse questa strada entro il gennaio del 2026 il Governo, i suoi Dipartimenti e le sue agenzie potrebbero raggiungere l’obiettivo: centomila disposizioni abrogate.<br />Ora a me pare che la questione dovrebbe essere più o meno questa: se si muove dal principio che l’obiettivo è umanamente irraggiungibile in un tempo tanto breve, tanto da dover far scendere in campo un’intelligenza artificiale e se i numeri delle leggi da abrogare dei quali parliamo sono quelli messi in fila dal Washington Post, come si può seriamente pensare che sarebbe un esercito di revisori in carne ed ossa a rivedere tutti i centomila suggerimenti algoritmici e a dire l’ultima parola sulle leggi da abrogare e quelle da conservare e che a decidere, alla fine, non 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IA generativa, inclusi i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) e i modelli di visione-linguaggio (VLM), sono sempre più utilizzati per interpretare immagini mediche e rispondere a domande cliniche. Le loro risposte spesso contengono imprecisioni; pertanto, misure di sicurezza come le dichiarazioni di non responsabilità medica sono fondamentali per ricordare agli utenti che i risultati dell'IA non sono verificati da professionisti né sostituiscono il parere medico. Questo studio ha valutato la presenza di disclaimer nei risultati di LLM e VLM in tutte le generazioni di modelli dal 2022 al 2025.<br />Utilizzando 500 mammografie, 500 radiografie del torace, 500 immagini dermatologiche e 500 domande mediche, i risultati sono stati esaminati alla ricerca di disclaimer.<br />La presenza di disclaimer medici nei risultati di LLM e VLM è scesa dal 26,3% nel 2022 allo 0,97% nel 2025 e dal 19,6% nel 2023 all'1,05% nel 2025, rispettivamente.<br />Nel 2025, la maggior parte dei modelli non presenta più disclaimer.”.<br />È questo l’abstract dello studio intitolato “Analisi sistematica del declino dei messaggi relativi alla sicurezza medica nei modelli di IA generativa”, firmato da tre ricercatori dell’Università di Stanford.<br />Sempre più persone, in tutto il mondo, si affidano all’intelligenza artificiale per chiedere di leggere e interpretare lastre, analisi e radiografie e sempre meno spesso l’intelligenza artificiale fa ciò che sarebbe giusto o, forse, necessario fare.<br />Non solo non si rifiuta di rispondere indirizzando gli utenti da un medico vero ma, addirittura, ricorda loro sempre meno spesso dell’opportunità, almeno, di verificare con un medico vero la risposta algoritmica, una risposta che arriva da una soluzione diversamente intelligente che non è stata progettata, né è nata per fare il medico.<br />Ma i ricercatori vanno oltre e ipotizzano che questo non accada per caso ma perchè i modelli di intelligenza artificiale e, per loro, ovviamente, i padroni delle fabbriche che li producono e gestiscono si starebbero progressivamente convincendo della attendibilità crescente delle risposte, talvolta vere e proprie diagnosi, che restituiscono agli utenti che pongono quesiti medici.<br />Ci sono tutti gli elementi della tempesta perfetta: servizi digitali facili e economici – quando non addirittura gratis – da utilizzare, la voglia quando non anche il bisogno immediato di una persona di veder risolto un proprio dubbio di carattere medico senza attendere i tempi, talvolta lunghi, di un appuntamento con lo specialista e senza farsi carico dei costi, egualmente, talvolta e per molti impegnativi, la crescente capacità, almeno apparente, di soddisfare questo bisogno in modo chiaro e puntuale perché la spiegazione di un’analisi del sangue scritta da un modello di AI generativa è spesso più facile da comprendere di quella di taluni medici.<br />E, a tutto questo, resta da aggiungere il c.d. automation bias, la convinzione sempre più diffusa secondo la quale le macchine siano più affidabili degli umani e delle loro scelte, risposte e azioni ci si possa e ci si debba fidare perché sono normalmente corrette.<br />Più facile chiedersi cosa potrebbe funzionare che cosa potrebbe andare storto in un contesto di questo genere.<br />Nello studio, peraltro, i ricercatori scrivono di aver provato empiricamente a porre quesiti medici e chiedere la lettura di analisi e immagini diagnostiche a tutti i servizi basati sull’intelligenza artificiale generativa più popolari del mondo e di esser sistematicamente riusciti a avere una risposta, nella più parte dei casi senza neppure bisogno di provare a scavalcare un qualche guardrails e, molto spesso, appunto, senza alcun disclaimer.<br />Sin qui senza dire che per avere le risposte in questione gli utenti di questi servizi devono consegnare ai padroni delle fabbriche di algoritmi un carico preziosissimo di loro dati personali e personalissimi.<br />Ce ne sarebbe, ancora una volta, per un caffè molto più lungo ma, questo, è un espresso e, quindi, non mi resta che augurarvi buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67108384</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2025 06:40:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67108384/output.mp3" length="4598247" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>C’è uno studio della Stanford University appena pubblicato online che mette nero su bianco che i modelli di intelligenza artificiale generativa ricevono sempre più domande di carattere medico dagli utenti e ricordano sempre meno che le risposte non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è uno studio della Stanford University appena pubblicato online che mette nero su bianco che i modelli di intelligenza artificiale generativa ricevono sempre più domande di carattere medico dagli utenti e ricordano sempre meno che le risposte non sono affidabili e dovrebbero essere verificate con un medico vero e in carne ed ossa.<br />Uno scenario, senza voler fare terrorismo psicologico, oggettivamente pericoloso.<br />La sigla e ne parliamo davanti al solito caffè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />“I modelli di IA generativa, inclusi i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) e i modelli di visione-linguaggio (VLM), sono sempre più utilizzati per interpretare immagini mediche e rispondere a domande cliniche. Le loro risposte spesso contengono imprecisioni; pertanto, misure di sicurezza come le dichiarazioni di non responsabilità medica sono fondamentali per ricordare agli utenti che i risultati dell'IA non sono verificati da professionisti né sostituiscono il parere medico. Questo studio ha valutato la presenza di disclaimer nei risultati di LLM e VLM in tutte le generazioni di modelli dal 2022 al 2025.<br />Utilizzando 500 mammografie, 500 radiografie del torace, 500 immagini dermatologiche e 500 domande mediche, i risultati sono stati esaminati alla ricerca di disclaimer.<br />La presenza di disclaimer medici nei risultati di LLM e VLM è scesa dal 26,3% nel 2022 allo 0,97% nel 2025 e dal 19,6% nel 2023 all'1,05% nel 2025, rispettivamente.<br />Nel 2025, la maggior parte dei modelli non presenta più disclaimer.”.<br />È questo l’abstract dello studio intitolato “Analisi sistematica del declino dei messaggi relativi alla sicurezza medica nei modelli di IA generativa”, firmato da tre ricercatori dell’Università di Stanford.<br />Sempre più persone, in tutto il mondo, si affidano all’intelligenza artificiale per chiedere di leggere e interpretare lastre, analisi e radiografie e sempre meno spesso l’intelligenza artificiale fa ciò che sarebbe giusto o, forse, necessario fare.<br />Non solo non si rifiuta di rispondere indirizzando gli utenti da un medico vero ma, addirittura, ricorda loro sempre meno spesso dell’opportunità, almeno, di verificare con un medico vero la risposta algoritmica, una risposta che arriva da una soluzione diversamente intelligente che non è stata progettata, né è nata per fare il medico.<br />Ma i ricercatori vanno oltre e ipotizzano che questo non accada per caso ma perchè i modelli di intelligenza artificiale e, per loro, ovviamente, i padroni delle fabbriche che li producono e gestiscono si starebbero progressivamente convincendo della attendibilità crescente delle risposte, talvolta vere e proprie diagnosi, che restituiscono agli utenti che pongono quesiti medici.<br />Ci sono tutti gli elementi della tempesta perfetta: servizi digitali facili e economici – quando non addirittura gratis – da utilizzare, la voglia quando non anche il bisogno immediato di una persona di veder risolto un proprio dubbio di carattere medico senza attendere i tempi, talvolta lunghi, di un appuntamento con lo specialista e senza farsi carico dei costi, egualmente, talvolta e per molti impegnativi, la crescente capacità, almeno apparente, di soddisfare questo bisogno in modo chiaro e puntuale perché la spiegazione di un’analisi del sangue scritta da un modello di AI generativa è spesso più facile da comprendere di quella di taluni medici.<br />E, a tutto questo, resta da aggiungere il c.d. automation bias, la convinzione sempre più diffusa secondo la quale le macchine siano più affidabili degli umani e delle loro scelte, risposte e azioni ci si possa e ci si debba fidare perché sono normalmente corrette.<br />Più facile chiedersi cosa potrebbe funzionare che cosa potrebbe andare storto in un contesto di questo genere.<br />Nello studio, peraltro, i ricercatori scrivono di aver provato empiricamente a porre quesiti medici e chiedere la lettura di analisi e immagini diagnostiche a tutti i servizi basati...]]></itunes:summary><itunes:duration>288</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/948fe1e273fefccdd1e4a02859bad3e4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Così è deciso: niente intelligenza artificiale “woke” dal Governo Federale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosi-e-deciso-niente-intelligenza-artificiale-woke-dal-governo-federale--67095821</link><description><![CDATA[“L'intelligenza artificiale (IA) svolgerà un ruolo cruciale nel modo in cui gli americani di tutte le età acquisiranno nuove competenze, utilizzeranno informazioni e affronteranno la loro vita quotidiana. Gli americani richiederanno risultati affidabili dall'IA, ma quando pregiudizi ideologici o interessi sociali vengono integrati nei modelli di IA, possono distorcere la qualità e l'accuratezza dei risultati.”<br />Inizia così l’ordine esecutivo appena firmato dal Presidente degli Stati Uniti d’America in materia di intelligenza artificiale.<br />Facile, comprensibile e condivisibile almeno sin qui.<br />Non così per il resto del provvedimento.<br />La sigla e provo a comprimere la questione in un espresso anche se, forse, non basterebbe un caffè americano in tazza molto grande.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Il titolo dell’ordine esecutivo che porta la firma grande in pennarello nero di Donald Trump sul fondo, come pubblicato sul sito della Casa Bianca, recita testualmente: “Evitare l’AI Woke nel Governo Federale”.<br />Per capirlo, almeno da questa parte dell’oceano, per i più serve ricordare il significato dell’espressione “Woke” utilizzata in un contesto del genere perché altrimenti si corre il rischio di non capire il senso di quello che sta accadendo o, almeno, di quello che la seconda presidenza Trump vorrebbe accadesse.<br />“Woke”, originariamente, era, più o meno dappertutto, un invito a restare svegli, rispetto a derive razziste e ingiustizie sociali tanto che nato negli anni ’30 del secolo scorso, ha conosciuto nuova e grande popolarità durante le proteste del movimento Black Lives Matter del 2010.<br />Questo all’inizio appunto.<br />Successivamente, però – ed è questa l’accezione nella quale il termine è usata nel titolo dell’ordine esecutivo -, specie in alcune aree politiche e ideologiche, l’espressione ha finito con l’indicare un eccesso di attenzione rispetto a un certo modo di pensare e parlare di questioni razziali, discriminatorie e di eguaglianze, cercando una sintesi difficile, si potrebbe dire un’avversione al politicamente corretto o a un certo politicamente corretto.<br />E che sia proprio questo il senso dell’espressione nel contesto dell’ordine esecutivo lo si capisce facilmente andando avanti nella lettura dell’ordine esecutivo.<br />“Una delle più pervasive e distruttive di queste ideologie è la cosiddetta "diversità, equità e inclusione" (DEI). Nel contesto dell'IA, la DEI include la soppressione o la distorsione di informazioni fattuali su razza o sesso; la manipolazione della rappresentazione razziale o sessuale nei risultati dei modelli; l'incorporazione di concetti come la teoria critica della razza, il transgenderismo, i pregiudizi inconsci, l'intersezionalità e il razzismo sistemico; e la discriminazione basata sulla razza o sul sesso. La DEI sostituisce l'impegno per la verità a favore di risultati preferenziali e, come dimostra la storia recente, rappresenta una minaccia esistenziale per un'IA affidabile.<br />Ad esempio, un importante modello di intelligenza artificiale ha modificato la razza o il sesso di personaggi storici – tra cui il Papa, i Padri Fondatori e i Vichinghi – quando gli è stata richiesta un'immagine, perché era stato addestrato a dare priorità ai requisiti DEI a scapito dell'accuratezza. Un altro modello di intelligenza artificiale si è rifiutato di produrre immagini che celebrassero le conquiste dei bianchi, pur rispettando la stessa richiesta per persone di altre etnie.”.<br />E così oltre al significato della parola “woke”, diventa chiaro anche il senso dell’ordine esecutivo: bandire, almeno dal Governo Federale – ma solo perché la legge non consente con un ordine esecutivo di fare altrettanto dal mercato – i modelli di intelligenza artificiale generativa che si preoccupano così tanto del politicamente corretto da rinunciare nelle risposte a verità e obiettività.<br />Impossibile davanti al nostro espresso commentare l’impatto che l’ordine esecutivo potrebbe avere sulle cose dell’intelligenza artificiale in America ma, considerata la bandiera che sventola su alcune delle più grandi fabbriche di algoritmi globali in tutto il mondo.<br />Possibile, invece, mentre vanno i titoli di coda, proporre un duplice invito alla discussione e al confronto.<br />Il primo.<br />Se qualcuno ne avesse sin qui dubitato, ora l’intreccio tra politica e intelligenza artificiale è, credo più evidente: i modelli di intelligenza artificiale generativa stanno manipolando così tanto il modo in cui miliardi di persone pensano e guardano alla società che il Governo delle più grandi fabbriche avverte l’esigenza di correre ai ripari.<br />Il secondo.<br />Considerato che verità e obiettività, sono più spesso ambizioni e che obiettivi raggiungibili, chi stabilisce e chi stabilirà se un modello di intelligenza artificiale generativa è troppo woke?<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67095821</guid><pubDate>Thu, 24 Jul 2025 05:55:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67095821/output.mp3" length="5116098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>“L'intelligenza artificiale (IA) svolgerà un ruolo cruciale nel modo in cui gli americani di tutte le età acquisiranno nuove competenze, utilizzeranno informazioni e affronteranno la loro vita quotidiana. Gli americani richiederanno risultati...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“L'intelligenza artificiale (IA) svolgerà un ruolo cruciale nel modo in cui gli americani di tutte le età acquisiranno nuove competenze, utilizzeranno informazioni e affronteranno la loro vita quotidiana. Gli americani richiederanno risultati affidabili dall'IA, ma quando pregiudizi ideologici o interessi sociali vengono integrati nei modelli di IA, possono distorcere la qualità e l'accuratezza dei risultati.”<br />Inizia così l’ordine esecutivo appena firmato dal Presidente degli Stati Uniti d’America in materia di intelligenza artificiale.<br />Facile, comprensibile e condivisibile almeno sin qui.<br />Non così per il resto del provvedimento.<br />La sigla e provo a comprimere la questione in un espresso anche se, forse, non basterebbe un caffè americano in tazza molto grande.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Il titolo dell’ordine esecutivo che porta la firma grande in pennarello nero di Donald Trump sul fondo, come pubblicato sul sito della Casa Bianca, recita testualmente: “Evitare l’AI Woke nel Governo Federale”.<br />Per capirlo, almeno da questa parte dell’oceano, per i più serve ricordare il significato dell’espressione “Woke” utilizzata in un contesto del genere perché altrimenti si corre il rischio di non capire il senso di quello che sta accadendo o, almeno, di quello che la seconda presidenza Trump vorrebbe accadesse.<br />“Woke”, originariamente, era, più o meno dappertutto, un invito a restare svegli, rispetto a derive razziste e ingiustizie sociali tanto che nato negli anni ’30 del secolo scorso, ha conosciuto nuova e grande popolarità durante le proteste del movimento Black Lives Matter del 2010.<br />Questo all’inizio appunto.<br />Successivamente, però – ed è questa l’accezione nella quale il termine è usata nel titolo dell’ordine esecutivo -, specie in alcune aree politiche e ideologiche, l’espressione ha finito con l’indicare un eccesso di attenzione rispetto a un certo modo di pensare e parlare di questioni razziali, discriminatorie e di eguaglianze, cercando una sintesi difficile, si potrebbe dire un’avversione al politicamente corretto o a un certo politicamente corretto.<br />E che sia proprio questo il senso dell’espressione nel contesto dell’ordine esecutivo lo si capisce facilmente andando avanti nella lettura dell’ordine esecutivo.<br />“Una delle più pervasive e distruttive di queste ideologie è la cosiddetta "diversità, equità e inclusione" (DEI). Nel contesto dell'IA, la DEI include la soppressione o la distorsione di informazioni fattuali su razza o sesso; la manipolazione della rappresentazione razziale o sessuale nei risultati dei modelli; l'incorporazione di concetti come la teoria critica della razza, il transgenderismo, i pregiudizi inconsci, l'intersezionalità e il razzismo sistemico; e la discriminazione basata sulla razza o sul sesso. La DEI sostituisce l'impegno per la verità a favore di risultati preferenziali e, come dimostra la storia recente, rappresenta una minaccia esistenziale per un'IA affidabile.<br />Ad esempio, un importante modello di intelligenza artificiale ha modificato la razza o il sesso di personaggi storici – tra cui il Papa, i Padri Fondatori e i Vichinghi – quando gli è stata richiesta un'immagine, perché era stato addestrato a dare priorità ai requisiti DEI a scapito dell'accuratezza. Un altro modello di intelligenza artificiale si è rifiutato di produrre immagini che celebrassero le conquiste dei bianchi, pur rispettando la stessa richiesta per persone di altre etnie.”.<br />E così oltre al significato della parola “woke”, diventa chiaro anche il senso dell’ordine esecutivo: bandire, almeno dal Governo Federale – ma solo perché la legge non consente con un ordine esecutivo di fare altrettanto dal mercato – i modelli di intelligenza artificiale generativa che si preoccupano così tanto del politicamente corretto da rinunciare nelle risposte a verità e obiettività.<br />Impossibile davanti al nostro espresso commentare l’impatto che l’ordine esecutivo potrebbe avere...]]></itunes:summary><itunes:duration>320</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c97d0e8f805fe4e0523c8e4ad73c555c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un chatbot per amico. Sta accadendo ai nostri figli. Che fare?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-chatbot-per-amico-sta-accadendo-ai-nostri-figli-che-fare--67082295</link><description><![CDATA[Una ricerca condotta negli Stati Uniti d’America da Common Sense Media dice che il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni, il che significa circa 20 milioni di bambine, bambini, ragazze e ragazzi ha già provato un chatbot companion, un amico artificiale diversamente intelligente.<br />Proprio ieri, Telefono Azzurro, dal 1987, in Italia, dalla parte dei più piccoli, ha lanciato un allarme sui rischi legati alle relazioni che si stanno creando tra i più piccoli e i chatbot.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Le cattive amicizie o, semplicemente, quelle sbagliate sono da sempre, da ben prima che la dimensione digitale diventasse l’ambito naturale della nostra vita una delle principali preoccupazioni dei genitori.<br />Niente segna il destino di un bambino, ne condiziona i comportamenti e ne plasma il modo di essere più dell’ambiente nel quale cresce e degli amici che frequenta.<br />Naturale, quindi, preoccuparsene.<br />Non serve, quindi, probabilmente aggiungere neppure una parola per capire perché i dati appena diffusi da Common Sense Media e l’allarme appena lanciato da Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro andrebbero presi sul serio e messi al centro di un dibattito serio, costruttivo ma, soprattutto, veloce e capace di recuperare in qualche mese un ritardo enorme accumulato nell’affrontare il problema.<br />I chatbot sono già oggi interlocutori abituali dei nostri figli adolescenti anche se c’è certamente chi si avvicina a questi amici virtuali ben prima dell’adolescenza.<br />Oltre la metà degli adolescenti americani tra i 13 e i 17 anni interagisce con un chatbot regolarmente cioè quotidianamente o, comunque, più volte a settimana.<br />Stiamo parlando, tanto per evitare che la percentuale spersonalizzi la riflessione, più o meno di dieci milioni di bambini.<br />Non c’è ragione per pensare che numeri e cifre a parte, l’impatto del fenomeno da questa parte dell’oceano sia diverso.<br />E, tanto per evitare equivoci, vale la pena dire che la ricerca di Common Sense Media non si riferisce al ricorso da parte dei più piccoli a intelligenze artificiali generative alla ChatGPT o GeminiAI per fare i compiti o chiedere aiuti o aiutini – il che pure rappresenta un fenomeno non trascurabile e del quale bisognerebbe occuparsi – ma esclusivamente alla relazione dei nostri figli con Chatbot conversazionali e cioè con servizi digitali basati sull’intelligenza artificiale forniti con l’intento dichiarato di esserci amici, compagni di un pomeriggio o di una serata, fidanzati, fidanzate, amanti o qualsiasi altro profilo l’utente – piccolo o grande – desideri.<br />Replika, Character AI, ora Grok di Elon Musk sono alcuni esempi di questo genere di chatbot che minacciano di diventare buoni amici dei nostri figli i quali li scelgono, dice la stessa ricerca americana appena pubblicata, nella più parte dei casi, per passare il tempo, per chiedere consigli, perché ci sono sempre anche quando amici e adulti in carne ed ossa non ci sono, perché da questi chatbot non si sentono giudicati o per parlare di questioni delle quali non possono parlare in famiglia.<br />Zero dubbi, salvo che non si vada alla ricerca di confortanti elementi autoassolutori e non si voglia cercare rifugio nella circostanza, pure rivelata dallo studio, secondo la quale la più parte degli adolescenti americani, almeno per ora, continua a preferire un amico in carne ed ossa a un chatbot, che, tutto questo abbia un impatto enorme sulla vita dei nostri figli e che non è niente affatto scontato che i suoi effetti siano positivi.<br />Difficile, ad esempio, trascurare l’allarme di Telefono Azzurro quando dice che i due chatbot companion appena resi disponibili da Grok, anche in Italia, non rappresentano i modelli di amici ideali con i quali ci piacerebbe i nostri figli passassero il loro tempo.<br />E, però, lasciando a chi ne sa più di me ogni valutazione sull’impatto del fenomeno sui più piccoli, sul loro sviluppo e sul loro futuro, credo ci sia una cosa sulla quale dovremmo trovarci tutti d’accordo: non può essere il mercato e non può essere l’industria a decidere a che età i nostri figli debbano poter interagire con questi amici artificiali, di cosa possano o non possano discuterci, per quanto tempo e a quali condizioni.<br />Dovremmo essere, credo, in buona parte noi genitori – ma per farlo bisogna, innanzitutto, portare quel cinquanta per cento della popolazione europea analfabeta digitale a capire cosa sta accadendo e come funzionano queste tecnologie – e, dove educazione e famiglia non bastano, dovrebbero essere regole, non ha importanza quanto rigorose, perché, in questo caso, la posta in gioco è troppo alta.<br />Ma il momento di agire era ieri. Oggi, forse, non è ancora troppo tardi. Ma domani lo sarà.<br />Buona giornata a tutti e ai colleghi genitori innanzitutto e naturalmente good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67082295</guid><pubDate>Wed, 23 Jul 2025 06:14:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67082295/output.mp3" length="4882877" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Una ricerca condotta negli Stati Uniti d’America da Common Sense Media dice che il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni, il che significa circa 20 milioni di bambine, bambini, ragazze e ragazzi ha già provato un chatbot companion, un amico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una ricerca condotta negli Stati Uniti d’America da Common Sense Media dice che il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni, il che significa circa 20 milioni di bambine, bambini, ragazze e ragazzi ha già provato un chatbot companion, un amico artificiale diversamente intelligente.<br />Proprio ieri, Telefono Azzurro, dal 1987, in Italia, dalla parte dei più piccoli, ha lanciato un allarme sui rischi legati alle relazioni che si stanno creando tra i più piccoli e i chatbot.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Le cattive amicizie o, semplicemente, quelle sbagliate sono da sempre, da ben prima che la dimensione digitale diventasse l’ambito naturale della nostra vita una delle principali preoccupazioni dei genitori.<br />Niente segna il destino di un bambino, ne condiziona i comportamenti e ne plasma il modo di essere più dell’ambiente nel quale cresce e degli amici che frequenta.<br />Naturale, quindi, preoccuparsene.<br />Non serve, quindi, probabilmente aggiungere neppure una parola per capire perché i dati appena diffusi da Common Sense Media e l’allarme appena lanciato da Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro andrebbero presi sul serio e messi al centro di un dibattito serio, costruttivo ma, soprattutto, veloce e capace di recuperare in qualche mese un ritardo enorme accumulato nell’affrontare il problema.<br />I chatbot sono già oggi interlocutori abituali dei nostri figli adolescenti anche se c’è certamente chi si avvicina a questi amici virtuali ben prima dell’adolescenza.<br />Oltre la metà degli adolescenti americani tra i 13 e i 17 anni interagisce con un chatbot regolarmente cioè quotidianamente o, comunque, più volte a settimana.<br />Stiamo parlando, tanto per evitare che la percentuale spersonalizzi la riflessione, più o meno di dieci milioni di bambini.<br />Non c’è ragione per pensare che numeri e cifre a parte, l’impatto del fenomeno da questa parte dell’oceano sia diverso.<br />E, tanto per evitare equivoci, vale la pena dire che la ricerca di Common Sense Media non si riferisce al ricorso da parte dei più piccoli a intelligenze artificiali generative alla ChatGPT o GeminiAI per fare i compiti o chiedere aiuti o aiutini – il che pure rappresenta un fenomeno non trascurabile e del quale bisognerebbe occuparsi – ma esclusivamente alla relazione dei nostri figli con Chatbot conversazionali e cioè con servizi digitali basati sull’intelligenza artificiale forniti con l’intento dichiarato di esserci amici, compagni di un pomeriggio o di una serata, fidanzati, fidanzate, amanti o qualsiasi altro profilo l’utente – piccolo o grande – desideri.<br />Replika, Character AI, ora Grok di Elon Musk sono alcuni esempi di questo genere di chatbot che minacciano di diventare buoni amici dei nostri figli i quali li scelgono, dice la stessa ricerca americana appena pubblicata, nella più parte dei casi, per passare il tempo, per chiedere consigli, perché ci sono sempre anche quando amici e adulti in carne ed ossa non ci sono, perché da questi chatbot non si sentono giudicati o per parlare di questioni delle quali non possono parlare in famiglia.<br />Zero dubbi, salvo che non si vada alla ricerca di confortanti elementi autoassolutori e non si voglia cercare rifugio nella circostanza, pure rivelata dallo studio, secondo la quale la più parte degli adolescenti americani, almeno per ora, continua a preferire un amico in carne ed ossa a un chatbot, che, tutto questo abbia un impatto enorme sulla vita dei nostri figli e che non è niente affatto scontato che i suoi effetti siano positivi.<br />Difficile, ad esempio, trascurare l’allarme di Telefono Azzurro quando dice che i due chatbot companion appena resi disponibili da Grok, anche in Italia, non rappresentano i modelli di amici ideali con i quali ci piacerebbe i nostri figli passassero il loro tempo.<br />E, però, lasciando a chi ne sa più di me ogni valutazione sull’impatto del fenomeno sui più piccoli, sul loro sviluppo e sul loro futuro, credo...]]></itunes:summary><itunes:duration>306</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image 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Potrebbe essere il primo caso o più probabilmente il primo caso noto in cui un Giudice si fida di una serie di citazioni false verosimilmente generate da un’intelligenza artificiale e decide, sbagliando, un giudizio.<br />È accaduto in Georgia.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Due coniugi si separano, se le danno di santa ragione in Tribunale.<br />È uno dei tanti procedimenti di divorzio davanti a uno dei tanti Tribunali della Georgia.<br />Il caso sembra ricorrente, eguale a tanti altri, nessuna questione straordinaria e il Giudice nella sua decisione da pedissequamente sua la tesi dell’avvocato del marito, incluse una serie di citazioni, undici per l’esattezza, di precedenti giurisprudenziali completamente inesistenti o manipolati in modo da supportare la tesi del proprio cliente.<br />Martelletto sul banco, come succede nei film e chiusura del caso.<br />Ma la moglie non ci sta.<br />Il suo avvocato si accorge che qualcosa è andato storto, che tutti quei precedenti contro la tesi della sua cliente semplicemente non esistono e impugna.<br />E qualche settimana fa la Corte d’Appello della Georgia le da ragione.<br />La decisione va annullata perché è basata su una motivazione, quella proposta al Giudice dal legale del marito a sua volta interamente basata su una giurisprudenza che in Georgia, semplicemente non esiste.<br />Allucinazioni algoritmiche, verosimilmente, delle quali il Giudice di primo grado non si è accorto.<br />Multa al legale del marito, due mila e cinquecento dollari per aver citato precedenti falsi in Tribunale e l’ordine che il procedimento ricominci e che, questa volta, sia corretto e si svolga al riparo da indebite interferenze artificiali.<br />Una vicenda giudiziaria come centinaia di migliaia in tutti gli Stati Uniti d’America, milioni in giro per il mondo.<br />Ed è proprio la normalità della controversia dalla quale tutto è iniziato, la sua serialità, il suo scarso rilievo a mettere in allarme il sistema giuridico americano in questi giorni e, forse, a dover suggerire una qualche riflessione in più dappertutto, anche da questa parte dell’oceano.<br />Perché, il punto, separazione dei due coniugi a parte, è che esiste un rischio elevatissimo che la giustizia sia hackerabile a mezzo algoritmo, che quello che è successo in questo anonimo caso in Georgia sia già capitato centinaia di volte e sia destinato a capitare milioni di volte perché, per il momento, il sistema non è vaccinato, la più parte dei giudici ne sa troppo poco di intelligenza artificiale, ha troppo poco tempo per verificare uno ad uno i precedenti citati dagli avvocati i quali, a loro volta, da una parte fanno sempre più fatica a resistere alla tentazione di chiedere un aiutino a ChatGPT e compagni e, dall’altra, non ne sanno abbastanza, a loro volta, di come funzionano questi sistemi e della loro tendenza a mettere insieme numeri e principi di diritto assecondando le richieste degli utenti anche a costo di inventarli.<br />E però il rischio che in queste ore terrorizza gli addetti alle cose della giustizia negli Stati Uniti d’America è che, per questa via, la fiducia della gente nella giustizia, possa crollare perché crollerebbe senza prova d’appello dicono se le persone si rendessero conto che i Giudici, specie quelli dei Tribunali che si occupano delle vicende più routinarie, diventano passacarte di avvocati, passacarte di robot o, comunque, di servizi basati sull’intelligenza artificiale generativa.<br />Come se non bastasse un’intelligenza artificiale generativa che, pur di assecondare chi la usa, spesso cade vittima delle c.d. allucinazioni, inciampi, errori, manipolazioni che generano precedenti giurisprudenziali, principi e teorie che semplicemente non esistono.<br />Bisogna correre ai ripari, dicono gli esperti negli Stati Uniti.<br />Bisogna educare Giudici e avvocati non tanto a non usare l’intelligenza artificiale perché l’esercizio non sembra né utile, né possibile ma a usarla in maniera consapevole e bisogna dotarli, a cominciare dai Giudici, di sistemi e soluzioni capaci di scovare e segnalare almeno le allucinazioni più macroscopiche, insomma usare l’intelligenza artificiale per difendere la giustizia dall’intelligenza artificiale.<br />Un suggerimento, certamente non l’unico possibile, che, forse, faremo bene a ascoltare anche da questa parte dell’oceano perché il rischio esiste e la giustizia è un bene troppo prezioso per lasciarla in balia di sé stessa davanti a un vento che soffia tanto veloce da rendere sempre più difficile distinguere il tecnologicamente utile, inutile e dannoso.<br />Frattanto, però, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67067043</guid><pubDate>Tue, 22 Jul 2025 06:29:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67067043/output.mp3" length="4632101" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Tanto tuonò che piovve. Potrebbe essere il primo caso o più probabilmente il primo caso noto in cui un Giudice si fida di una serie di citazioni false verosimilmente generate da un’intelligenza artificiale e decide, sbagliando, un giudizio.
È accaduto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tanto tuonò che piovve. Potrebbe essere il primo caso o più probabilmente il primo caso noto in cui un Giudice si fida di una serie di citazioni false verosimilmente generate da un’intelligenza artificiale e decide, sbagliando, un giudizio.<br />È accaduto in Georgia.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Due coniugi si separano, se le danno di santa ragione in Tribunale.<br />È uno dei tanti procedimenti di divorzio davanti a uno dei tanti Tribunali della Georgia.<br />Il caso sembra ricorrente, eguale a tanti altri, nessuna questione straordinaria e il Giudice nella sua decisione da pedissequamente sua la tesi dell’avvocato del marito, incluse una serie di citazioni, undici per l’esattezza, di precedenti giurisprudenziali completamente inesistenti o manipolati in modo da supportare la tesi del proprio cliente.<br />Martelletto sul banco, come succede nei film e chiusura del caso.<br />Ma la moglie non ci sta.<br />Il suo avvocato si accorge che qualcosa è andato storto, che tutti quei precedenti contro la tesi della sua cliente semplicemente non esistono e impugna.<br />E qualche settimana fa la Corte d’Appello della Georgia le da ragione.<br />La decisione va annullata perché è basata su una motivazione, quella proposta al Giudice dal legale del marito a sua volta interamente basata su una giurisprudenza che in Georgia, semplicemente non esiste.<br />Allucinazioni algoritmiche, verosimilmente, delle quali il Giudice di primo grado non si è accorto.<br />Multa al legale del marito, due mila e cinquecento dollari per aver citato precedenti falsi in Tribunale e l’ordine che il procedimento ricominci e che, questa volta, sia corretto e si svolga al riparo da indebite interferenze artificiali.<br />Una vicenda giudiziaria come centinaia di migliaia in tutti gli Stati Uniti d’America, milioni in giro per il mondo.<br />Ed è proprio la normalità della controversia dalla quale tutto è iniziato, la sua serialità, il suo scarso rilievo a mettere in allarme il sistema giuridico americano in questi giorni e, forse, a dover suggerire una qualche riflessione in più dappertutto, anche da questa parte dell’oceano.<br />Perché, il punto, separazione dei due coniugi a parte, è che esiste un rischio elevatissimo che la giustizia sia hackerabile a mezzo algoritmo, che quello che è successo in questo anonimo caso in Georgia sia già capitato centinaia di volte e sia destinato a capitare milioni di volte perché, per il momento, il sistema non è vaccinato, la più parte dei giudici ne sa troppo poco di intelligenza artificiale, ha troppo poco tempo per verificare uno ad uno i precedenti citati dagli avvocati i quali, a loro volta, da una parte fanno sempre più fatica a resistere alla tentazione di chiedere un aiutino a ChatGPT e compagni e, dall’altra, non ne sanno abbastanza, a loro volta, di come funzionano questi sistemi e della loro tendenza a mettere insieme numeri e principi di diritto assecondando le richieste degli utenti anche a costo di inventarli.<br />E però il rischio che in queste ore terrorizza gli addetti alle cose della giustizia negli Stati Uniti d’America è che, per questa via, la fiducia della gente nella giustizia, possa crollare perché crollerebbe senza prova d’appello dicono se le persone si rendessero conto che i Giudici, specie quelli dei Tribunali che si occupano delle vicende più routinarie, diventano passacarte di avvocati, passacarte di robot o, comunque, di servizi basati sull’intelligenza artificiale generativa.<br />Come se non bastasse un’intelligenza artificiale generativa che, pur di assecondare chi la usa, spesso cade vittima delle c.d. allucinazioni, inciampi, errori, manipolazioni che generano precedenti giurisprudenziali, principi e teorie che semplicemente non esistono.<br />Bisogna correre ai ripari, dicono gli esperti negli Stati Uniti.<br />Bisogna educare Giudici e avvocati non tanto a non usare l’intelligenza artificiale perché l’esercizio non sembra né utile, né possibile ma a...]]></itunes:summary><itunes:duration>290</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/08e6ef427fbbad130b06429db7bdbb39.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Si chiamano Velvet Sundown, tanti li ascoltano, tutti ne parlano nell’industria musicale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/si-chiamano-velvet-sundown-tanti-li-ascoltano-tutti-ne-parlano-nell-industria-musicale--67052041</link><description><![CDATA[chiamano Velvet Sundown, tanti li ascoltano, tutti ne parlano nell’industria musicale<br /><br />Si chiamano Velvet Sundown, su Spotify hanno un account verificato, con tanto di spunta blu e sotto un dato, quasi un milione e mezzo di visualizzazioni mensili e tre album al loro attivo.<br />L’industria musicale, in questo momento, parla di loro più di quanto parli di Madonna e la vostra popstar preferita, chiunque sia.<br />Non posso sottrarmi dal dedicare un caffè alla loro storia e dopo la sigla vi spiego perchè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Niente suspence e misteri, vi spoilero subito la ragione per la quale tutti ne parlano anche perché è semplice e disarmante al tempo stesso: i Velvet Sundown non esistono.<br />O, meglio, non esistono nel senso tradizionale del termine perché, appunto, su Spotify ci sono e la loro musica si può ascoltare e oltre un milione e quattrocentomila persone l’ha ascoltata per davvero.<br />I Velvet Sundown per dirvi tutto e subito, sono nati in una provetta digitale e la loro musica è figlia degli algoritmi di Suno la popolare applicazione capace di trasformare qualsiasi richiesta testuale in note e parole, in musica insomma.<br />Tutto, naturalmente, grazie ai suoi algoritmi addestrati, più o meno, sull’intero patrimonio musicale globale, il tutto senza chiedere permesso a nessuno e pagare un euro per il disturbo.<br />Ora, forse, inizia a essere più caro perché i Velvet Sundown sono diventati tanto e tanto rapidamente popolari ai piani alti dei grattacieli delle major.<br />Rappresentano un bel grattacapo e un punto interrogativo enorme sul futuro dell’industria musicale.<br />Perché girarci attorno serve a poco, esiste oggi – senza aspettare domani – tutta la tecnologia che serve per consentire a chiunque – proprio a chiunque – di produrre musica capace di sottrarre tempo, attenzione, ascolti e denari alla musica che esce da chitarre, bassi, batterie e voci vere di persone in carne ed ossa e dagli investimenti anche economici necessari a produrla e distribuirla.<br />Questa, la musica come quella dei Velvet Sundown, invece, si produce con qualche giorno – a volersi tener larghi – di lavoro di prompting e un’app che è capace di fare quello che è capace di fare solo perché ha fatto sua la musica vera sin qui prodotta da una quantità industriale di artisti.<br />Tutto giusto e regolare così?<br />Difficile dirlo in un mondo che va di corsa come quello nel quale stiamo vivendo.<br />Facile chiedere, come sta facendo l’industria musicale in queste ore con un tono più sostenuto che in passato, trasparenza alle piattaforme circa la natura artificiale della musica dei Velvet Sundown e dei loro emuli.<br />Ma difficile credere che basti.<br />In Deezer, uno dei concorrenti di Spotify, che a differenza di quest’ultimo, sta già provando a taggare la musica che distribuisce come generata artificialmente, quando c’è prova che lo siano, fanno garbatamente notare che gli algoritmi e l’AI sono da tempo utilizzati anche per produrre la musica più tradizionale e naturale e che quindi, non esistendo un confine facilmente identificabile tra chi si fa aiutare dall’intelligenza artificiale a far musica migliore e chi chiede proprio agli algoritmi di suonare e cantare al posto suo, presto potrebbe tornare indietro e smettere di usare questo tagging per evitare di dover etichettare tutta la musica online come artificiale.<br />Senza dire che non è facile scommettere sul fatto che la trasparenza, da sola, basti a orientare altrove l’attenzione e la voglia di ascoltare degli utenti.<br />Che fare? Intanto, certamente, parlarne e, magari, come l’industria musicale sta facendo provare a arginare o, almeno, governare fenomeni come Suno che rischiano, altrimenti, di cannibalizzare o permettere a terzi di cannibalizzare l’intero mercato.<br />Perché quel che è certo è che la vicenda dei Velvet Sundown suggerisce che chiunque abbia un po' di tempo e un po’ di denaro può trasformarsi in un’etichetta musicale facendo produrre a soluzioni alla Suno la musica di qualche decina di migliaia di gruppi così e, a quel punto, invadere le piattaforme digitali.<br />E questo non tra un anno ma domani mattina.<br />Ci sarebbe tanto, tanto di più da dire ma il caffè rischia di freddarsi e il sasso nello stagno e comunque lanciato.<br />Parliamone e frattanto buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67052041</guid><pubDate>Mon, 21 Jul 2025 05:11:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67052041/output.mp3" length="4299406" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>chiamano Velvet Sundown, tanti li ascoltano, tutti ne parlano nell’industria musicale

Si chiamano Velvet Sundown, su Spotify hanno un account verificato, con tanto di spunta blu e sotto un dato, quasi un milione e mezzo di visualizzazioni mensili e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[chiamano Velvet Sundown, tanti li ascoltano, tutti ne parlano nell’industria musicale<br /><br />Si chiamano Velvet Sundown, su Spotify hanno un account verificato, con tanto di spunta blu e sotto un dato, quasi un milione e mezzo di visualizzazioni mensili e tre album al loro attivo.<br />L’industria musicale, in questo momento, parla di loro più di quanto parli di Madonna e la vostra popstar preferita, chiunque sia.<br />Non posso sottrarmi dal dedicare un caffè alla loro storia e dopo la sigla vi spiego perchè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Niente suspence e misteri, vi spoilero subito la ragione per la quale tutti ne parlano anche perché è semplice e disarmante al tempo stesso: i Velvet Sundown non esistono.<br />O, meglio, non esistono nel senso tradizionale del termine perché, appunto, su Spotify ci sono e la loro musica si può ascoltare e oltre un milione e quattrocentomila persone l’ha ascoltata per davvero.<br />I Velvet Sundown per dirvi tutto e subito, sono nati in una provetta digitale e la loro musica è figlia degli algoritmi di Suno la popolare applicazione capace di trasformare qualsiasi richiesta testuale in note e parole, in musica insomma.<br />Tutto, naturalmente, grazie ai suoi algoritmi addestrati, più o meno, sull’intero patrimonio musicale globale, il tutto senza chiedere permesso a nessuno e pagare un euro per il disturbo.<br />Ora, forse, inizia a essere più caro perché i Velvet Sundown sono diventati tanto e tanto rapidamente popolari ai piani alti dei grattacieli delle major.<br />Rappresentano un bel grattacapo e un punto interrogativo enorme sul futuro dell’industria musicale.<br />Perché girarci attorno serve a poco, esiste oggi – senza aspettare domani – tutta la tecnologia che serve per consentire a chiunque – proprio a chiunque – di produrre musica capace di sottrarre tempo, attenzione, ascolti e denari alla musica che esce da chitarre, bassi, batterie e voci vere di persone in carne ed ossa e dagli investimenti anche economici necessari a produrla e distribuirla.<br />Questa, la musica come quella dei Velvet Sundown, invece, si produce con qualche giorno – a volersi tener larghi – di lavoro di prompting e un’app che è capace di fare quello che è capace di fare solo perché ha fatto sua la musica vera sin qui prodotta da una quantità industriale di artisti.<br />Tutto giusto e regolare così?<br />Difficile dirlo in un mondo che va di corsa come quello nel quale stiamo vivendo.<br />Facile chiedere, come sta facendo l’industria musicale in queste ore con un tono più sostenuto che in passato, trasparenza alle piattaforme circa la natura artificiale della musica dei Velvet Sundown e dei loro emuli.<br />Ma difficile credere che basti.<br />In Deezer, uno dei concorrenti di Spotify, che a differenza di quest’ultimo, sta già provando a taggare la musica che distribuisce come generata artificialmente, quando c’è prova che lo siano, fanno garbatamente notare che gli algoritmi e l’AI sono da tempo utilizzati anche per produrre la musica più tradizionale e naturale e che quindi, non esistendo un confine facilmente identificabile tra chi si fa aiutare dall’intelligenza artificiale a far musica migliore e chi chiede proprio agli algoritmi di suonare e cantare al posto suo, presto potrebbe tornare indietro e smettere di usare questo tagging per evitare di dover etichettare tutta la musica online come artificiale.<br />Senza dire che non è facile scommettere sul fatto che la trasparenza, da sola, basti a orientare altrove l’attenzione e la voglia di ascoltare degli utenti.<br />Che fare? Intanto, certamente, parlarne e, magari, come l’industria musicale sta facendo provare a arginare o, almeno, governare fenomeni come Suno che rischiano, altrimenti, di cannibalizzare o permettere a terzi di cannibalizzare l’intero mercato.<br />Perché quel che è certo è che la vicenda dei Velvet Sundown suggerisce che chiunque abbia un po' di tempo e un po’ di denaro può trasformarsi in un’etichetta musicale facendo...]]></itunes:summary><itunes:duration>269</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2d75aa7e135f0358fd1f18ded783872d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il dado è tratto: dall’AI capace di scrivere a quella capace di far di tutto per noi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-dado-e-tratto-dall-ai-capace-di-scrivere-a-quella-capace-di-far-di-tutto-per-noi--67024076</link><description><![CDATA[Organizzami la più romantica delle serate con – qui ognuno inserisca il nome che preferisce preso dalla rubrica del proprio smartphone – nel primo giorno libero che trovi nella mia agenda in un ristorante specializzato in ravioli in cinesi, con una bella terrazza con vista sulla città eterna e poi manda a – segue di nuovo il mondo della fortunata almeno per chi è convinto che lei abbia davvero voglia della serata in questione – un whatsapp per invitarla e, se risponde di si, prenota una macchina che vada a prenderla in tempo, compatibilmente con traffico e distanza tra casa sua e il ristorante scelto.<br />Ah, dimenticavo, prenota un taxi anche per me perché possa arrivare al ristorante, partendo da dove sarò secondo l’agenda, cinque minuti prima di lei e, già che si sei, mandami anche nello stesso luogo di partenza un mazzo di fiori da portarle, niente di scontato per favore, iniziare con il piede giusto è fondamentale per il successo della serata.<br />Meglio fermarsi qui, prendere fiato e ascoltare la sigla. Il resto ve lo racconto tra qualche istante.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />La nostra prossima serata romantica potrebbe iniziare così.<br />E la destinataria o il destinatario delle parole qui sopra potrebbe non essere il nostro assistente o la nostra assistente ma un agente diversamente intelligente, magari quello o quella – il suo genere sceglietelo voi – che OpenAI sta lanciando in tutto il mondo e che è già in grado di aiutarvi nell’organizzazione di una serata così.<br />Chi l’ha provato giura che, per il momento, l’unico vero limite è che non è velocissimo nell’esecuzione del compito che gli o le affidiamo ma, tutto sommato, poco male perché comunque, spiegano in OpenAI, è tempo che risparmieremo.<br />Quindi basta non ridurci all’ultimo per organizzare la nostra serata ma, tanto, magari, se lo facessimo ci beccheremmo comunque un bel due di picche dalla nostra lei.<br />Accadrà, accadrà prima di quanto noi si possa immaginare e, anzi, è verosimile che da qualche parte sia già accaduto.<br />È il migliore degli inizi possibili per una serata romantica?<br />A ciascuno cercare la risposta nel proprio cuore e nella propria testa.<br />Per i maniaci dell’organizzazione, della pianificazione a tutti i costi, della perfezione e dell’ordine come strade che portano alla felicità, probabilmente si.<br />Per gli istintivi, i professionisti dell’improvvisazione, chi pensa che amore e passione siano nemici della razionalità, magari un po' meno.<br />Ma in effetti il punto non è questo e il cuore non c’entra o non c’entra necessariamente.<br />Perchè lo stesso agente diversamente intelligente di OpenAI è in grado di far cose di ogni genere al posto nostro.<br />Guarda nella mia agenda, trova la prima ora libera per un appuntamento con l’avvocato Bianchi, mandagli un invito e tutta la documentazione relativa a quel contratto da rivedere insieme che trovi nella cartella X – segue il nome del progetto al quale stiamo lavorando – e preparami un promemoria per raccontargli le questioni da affrontare più in fretta.<br />La lampada di Aladino è qui, oggi, ora, senza bisogno di aspettare domani e il genio è a nostra disposizione.<br />Le favole sono un ricordo.<br />È tutto vero.<br />Un sogno per che diventa realtà per tutti, un incubo che si avvera per tanti.<br />Tra questi, certamente, gli addetti ai lavori delle cose della privacy.<br />E qui bisogna riavvolgere il nastro – si fa per dire – e tornare alle istruzioni che abbiamo dato al nostro agente per organizzarci quella serata romantica.<br />A quel punto, tirati via i cuori dagli occhi, ci sarà più facile far caso alla circostanza che il nostro agente artificialmente intelligente per esaudire il nostro desiderio ha dovuto leggersi la nostra agenda per trovare la data giusta e, quindi, la nostra rubrica per trovare i contatti della nostra lei, scoprire di chi si tratta e la relazione che ci lega a lei, dove vive, cosa le piace mangiare e i fiori che preferisce, quindi prendere il nostro numero di carta di credito e accedere all’account del nostro servizio di ecommerce preferito e altrettanto ha dovuto fare con l’account del servizio di prenotazione dei taxi.<br />Ma più è complesso il compito in relazione al quale chiediamo aiuto, più dati personali nostri e altrui potremmo dover condividere.<br />Una montagna di informazioni personali e personalissime che finiscono e finiranno nella pancia degli algoritmi.<br />Per carità, magari uscendo, da quella di questo o quel servizio digitale che già usiamo per la tenuta della nostra rubrica, della nostra agenda, dei nostri appunti, dei nostri acquisti.<br />Ma non nello stesso ordine, non così.<br />E, in realtà, anche se davanti a questo caffè, la privacy la fa da padrona, lo sbarco di questi novelli geni della lampada sul mercato sembra destinato a spalancare le porte a una serie di questioni diversamente complesse sul versante della responsabilità per le azioni che gli agenti porranno in essere al posto nostro.<br />Provate a pensare che accadrebbe se l’invito a cena arrivasse alla persona sbagliata e quella giusta, con la quale avete una qualche relazione, lo venisse a sapere?<br />Mi fermo qui, meglio finire il caffè che pensarci.<br />Buona giornata e good morning privacy, anche se oggi verrebbe da dire privacy good bye.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67024076</guid><pubDate>Fri, 18 Jul 2025 07:01:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67024076/output.mp3" length="4942645" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Organizzami la più romantica delle serate con – qui ognuno inserisca il nome che preferisce preso dalla rubrica del proprio smartphone – nel primo giorno libero che trovi nella mia agenda in un ristorante specializzato in ravioli in cinesi, con una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Organizzami la più romantica delle serate con – qui ognuno inserisca il nome che preferisce preso dalla rubrica del proprio smartphone – nel primo giorno libero che trovi nella mia agenda in un ristorante specializzato in ravioli in cinesi, con una bella terrazza con vista sulla città eterna e poi manda a – segue di nuovo il mondo della fortunata almeno per chi è convinto che lei abbia davvero voglia della serata in questione – un whatsapp per invitarla e, se risponde di si, prenota una macchina che vada a prenderla in tempo, compatibilmente con traffico e distanza tra casa sua e il ristorante scelto.<br />Ah, dimenticavo, prenota un taxi anche per me perché possa arrivare al ristorante, partendo da dove sarò secondo l’agenda, cinque minuti prima di lei e, già che si sei, mandami anche nello stesso luogo di partenza un mazzo di fiori da portarle, niente di scontato per favore, iniziare con il piede giusto è fondamentale per il successo della serata.<br />Meglio fermarsi qui, prendere fiato e ascoltare la sigla. Il resto ve lo racconto tra qualche istante.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />La nostra prossima serata romantica potrebbe iniziare così.<br />E la destinataria o il destinatario delle parole qui sopra potrebbe non essere il nostro assistente o la nostra assistente ma un agente diversamente intelligente, magari quello o quella – il suo genere sceglietelo voi – che OpenAI sta lanciando in tutto il mondo e che è già in grado di aiutarvi nell’organizzazione di una serata così.<br />Chi l’ha provato giura che, per il momento, l’unico vero limite è che non è velocissimo nell’esecuzione del compito che gli o le affidiamo ma, tutto sommato, poco male perché comunque, spiegano in OpenAI, è tempo che risparmieremo.<br />Quindi basta non ridurci all’ultimo per organizzare la nostra serata ma, tanto, magari, se lo facessimo ci beccheremmo comunque un bel due di picche dalla nostra lei.<br />Accadrà, accadrà prima di quanto noi si possa immaginare e, anzi, è verosimile che da qualche parte sia già accaduto.<br />È il migliore degli inizi possibili per una serata romantica?<br />A ciascuno cercare la risposta nel proprio cuore e nella propria testa.<br />Per i maniaci dell’organizzazione, della pianificazione a tutti i costi, della perfezione e dell’ordine come strade che portano alla felicità, probabilmente si.<br />Per gli istintivi, i professionisti dell’improvvisazione, chi pensa che amore e passione siano nemici della razionalità, magari un po' meno.<br />Ma in effetti il punto non è questo e il cuore non c’entra o non c’entra necessariamente.<br />Perchè lo stesso agente diversamente intelligente di OpenAI è in grado di far cose di ogni genere al posto nostro.<br />Guarda nella mia agenda, trova la prima ora libera per un appuntamento con l’avvocato Bianchi, mandagli un invito e tutta la documentazione relativa a quel contratto da rivedere insieme che trovi nella cartella X – segue il nome del progetto al quale stiamo lavorando – e preparami un promemoria per raccontargli le questioni da affrontare più in fretta.<br />La lampada di Aladino è qui, oggi, ora, senza bisogno di aspettare domani e il genio è a nostra disposizione.<br />Le favole sono un ricordo.<br />È tutto vero.<br />Un sogno per che diventa realtà per tutti, un incubo che si avvera per tanti.<br />Tra questi, certamente, gli addetti ai lavori delle cose della privacy.<br />E qui bisogna riavvolgere il nastro – si fa per dire – e tornare alle istruzioni che abbiamo dato al nostro agente per organizzarci quella serata romantica.<br />A quel punto, tirati via i cuori dagli occhi, ci sarà più facile far caso alla circostanza che il nostro agente artificialmente intelligente per esaudire il nostro desiderio ha dovuto leggersi la nostra agenda per trovare la data giusta e, quindi, la nostra rubrica per trovare i contatti della nostra lei, scoprire di chi si tratta e la relazione che ci lega a lei, dove vive, cosa le piace mangiare e i fiori che preferisce, 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lavorare o, almeno, lavorare con potenzialità ridotte.<br />A differenza di quanto accade oggi, infatti, Teams, l’app di videoconferenza di casa Microsoft consentirà al guidatore di continuare a trasmettere il proprio video anche a vettura in movimento mentre l’intelligenza artificiale di Copilot si metterà al suo servizio per riassumergli vocalmente mail o documenti, consentirgli di gestire l’agenda, scrivere e inviare messaggi.<br />Unica limitazione, per quel che se ne sa, il conducente – vien da dire per fortuna – non potrà vedere sullo schermo dell’auto il video della riunione, né altri contenuti condivisi.<br />Secondo Mercedes l’obiettivo è quello “di trasformare il veicolo in un terzo spazio di lavoro, complementare all'ufficio e all'home office".<br />Mani sul volante, occhi dentro la telecamera e cervello diviso a metà tra la strada e l’ufficio insomma.<br />Ed è a questo punto che questa storia, forse, diventa meno stupida di quanto non possa sembrare a prima lettura e suggerisce qualche domanda.<br />Siamo certi che sotto il profilo della sicurezza aumentare le possibilità di smart working di chi è alla guida sia una buona idea?<br />E siamo certi che aggiungere un rettangolo con il volto del conducente a quelli che popolano gli schermi di una videoconferenza di lavoro sia uno sviluppo tecnologico tanto essenziale e capace di fare davvero la differenza in termini di produttività?<br />E con esso aumentare a dismisura la quantità di dati personali che, inesorabilmente, lasceranno l’abitacolo dell’automobile per finire in mondovisione?<br />Ma considerazioni analoghe valgono per l’idea di consentire a chi sta guidando di occupare parte della sua attenzione – ieri avremmo detto di distrarsi - facendosi leggere e scrivere mail dal proprio assistente virtuale.<br />Sono anni che le donne ci dicono che, noi uomini, sappiamo fare una cosa per volta.<br />E se una delle due è guidare, per una volta, forse, non è neppure detto che sia un’idea tanto sbagliata e un limite così tanto inaccettabile.<br />Scherzi e battute a parte, il dubbio che mi è venuto alla seconda lettura di una notizia che, alla prima, mi era scivolata addosso come una dette tante idee più o meno indovinate o sbagliate di marketing tecnologico è che abbiamo davanti un esempio plastico di come lo sviluppo tecnologico tenda a plasmare la nostra vita imponendosi su qualsiasi altra regola figlia di un Parlamento o del buon senso.<br />Io, ad esempio, non sono affatto convinto che una macchina in movimento possa e debba diventare, addirittura per il conducente, una nuova postazione di lavoro ma, in ogni caso, non credo che a decidere se sia così o meno possa e debba essere il mercato.<br />Certo potremmo raccontarci la solita storia secondo la quale la tecnologia si limita a abilitare comportamenti che poi sta ai singoli decidere se tenere o meno e ai Parlamenti e ai Governi se permettere o vietare.<br />Ma, appunto, si tratterebbe solo di una storia un po' ipocrita e un po’ autoassolutoria.<br />La verità è una volta che certe tecnologie sbarcano sul mercato poi impongono comportamenti e plasmano il modo in cui viviamo nel silenzio delle regole del diritto che non fanno in tempo a governarli, contro le regole che eventualmente già esistessero, al posto delle regole del buon senso.<br />Mettere in fila le ragioni del no a un’idea del genere – che si guardi alla sicurezza stradale, ai profili di privacy e confidenzialità delle informazioni inerenti alle cose del lavoro, alle questioni assicurative sia sul versante della circolazione che degli infortuni lavorativi e tanto tanto di più – a me sembra più facile che fare lo stesso esercizio con le ragioni del si.<br />Ma sono certo che per qualcuno è vero il contrario.<br />E però, la domanda del caffè è, che sia più facile identificare le ragioni del si o quelle del no, farlo, a chi tocca?<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67009902</guid><pubDate>Thu, 17 Jul 2025 05:33:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67009902/output.mp3" length="4500444" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Mercedes e Microsoft sono al lavoro per garantirci di poter lavorare e partecipare a una riunione anche mentre siamo al volante, regalando ai nostri colleghi l’imperdibile vista del nostro mezzo busto sul sedile del conducente.
La notizia sembra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mercedes e Microsoft sono al lavoro per garantirci di poter lavorare e partecipare a una riunione anche mentre siamo al volante, regalando ai nostri colleghi l’imperdibile vista del nostro mezzo busto sul sedile del conducente.<br />La notizia sembra sciocca ma, forse, la dice lunga su dove stiamo andando e su chi comanda tra tecnologie, regole e buon senso.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Su alcuni modelli Mercedes-Benz di prossima vendita, i conducenti non dovranno più scegliere se guidare o lavorare o, almeno, lavorare con potenzialità ridotte.<br />A differenza di quanto accade oggi, infatti, Teams, l’app di videoconferenza di casa Microsoft consentirà al guidatore di continuare a trasmettere il proprio video anche a vettura in movimento mentre l’intelligenza artificiale di Copilot si metterà al suo servizio per riassumergli vocalmente mail o documenti, consentirgli di gestire l’agenda, scrivere e inviare messaggi.<br />Unica limitazione, per quel che se ne sa, il conducente – vien da dire per fortuna – non potrà vedere sullo schermo dell’auto il video della riunione, né altri contenuti condivisi.<br />Secondo Mercedes l’obiettivo è quello “di trasformare il veicolo in un terzo spazio di lavoro, complementare all'ufficio e all'home office".<br />Mani sul volante, occhi dentro la telecamera e cervello diviso a metà tra la strada e l’ufficio insomma.<br />Ed è a questo punto che questa storia, forse, diventa meno stupida di quanto non possa sembrare a prima lettura e suggerisce qualche domanda.<br />Siamo certi che sotto il profilo della sicurezza aumentare le possibilità di smart working di chi è alla guida sia una buona idea?<br />E siamo certi che aggiungere un rettangolo con il volto del conducente a quelli che popolano gli schermi di una videoconferenza di lavoro sia uno sviluppo tecnologico tanto essenziale e capace di fare davvero la differenza in termini di produttività?<br />E con esso aumentare a dismisura la quantità di dati personali che, inesorabilmente, lasceranno l’abitacolo dell’automobile per finire in mondovisione?<br />Ma considerazioni analoghe valgono per l’idea di consentire a chi sta guidando di occupare parte della sua attenzione – ieri avremmo detto di distrarsi - facendosi leggere e scrivere mail dal proprio assistente virtuale.<br />Sono anni che le donne ci dicono che, noi uomini, sappiamo fare una cosa per volta.<br />E se una delle due è guidare, per una volta, forse, non è neppure detto che sia un’idea tanto sbagliata e un limite così tanto inaccettabile.<br />Scherzi e battute a parte, il dubbio che mi è venuto alla seconda lettura di una notizia che, alla prima, mi era scivolata addosso come una dette tante idee più o meno indovinate o sbagliate di marketing tecnologico è che abbiamo davanti un esempio plastico di come lo sviluppo tecnologico tenda a plasmare la nostra vita imponendosi su qualsiasi altra regola figlia di un Parlamento o del buon senso.<br />Io, ad esempio, non sono affatto convinto che una macchina in movimento possa e debba diventare, addirittura per il conducente, una nuova postazione di lavoro ma, in ogni caso, non credo che a decidere se sia così o meno possa e debba essere il mercato.<br />Certo potremmo raccontarci la solita storia secondo la quale la tecnologia si limita a abilitare comportamenti che poi sta ai singoli decidere se tenere o meno e ai Parlamenti e ai Governi se permettere o vietare.<br />Ma, appunto, si tratterebbe solo di una storia un po' ipocrita e un po’ autoassolutoria.<br />La verità è una volta che certe tecnologie sbarcano sul mercato poi impongono comportamenti e plasmano il modo in cui viviamo nel silenzio delle regole del diritto che non fanno in tempo a governarli, contro le regole che eventualmente già esistessero, al posto delle regole del buon senso.<br />Mettere in fila le ragioni del no a un’idea del genere – che si guardi alla sicurezza stradale, ai profili di privacy e confidenzialità delle informazioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>282</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a931ebdd98f198c4672a19a035723451.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Age verification: si può fare. Inizia Reddit in UK</title><link>https://www.spreaker.com/episode/age-verification-si-puo-fare-inizia-reddit-in-uk--66992890</link><description><![CDATA[Reddit, il cuore di Internet, come recita il claim di una delle piattaforme che ha fatto la storia del web , quello della prima ora, quello di vent’anni fa, quello della libertà di parola e dell’attivismo, oggi una piattaforma gestita da una società che vale in borsa oltre dieci miliardi di dollari è che è una delle prime dieci destinazioni più visitate online ha annunciato che dal 14 luglio verificherà, per ora in Gran Bretagna, l’età degli utenti che intendono accedere a contenuti riservati a un pubblico maggiorenne.<br />È una notizia importante che merita, probabilmente, più di un caffè ma, dopo la sigla, cominciamo da uno.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Proprio nelle stesse ore in cui la Commissione europea annuncia di aver reso disponibile la sua soluzione tecnologica per la verifica dell’età e l’imminente avvio di una serie di sperimentazioni nazionali, Italia inclusa, Reddit, da vent’anni, la mecca indiscussa delle discussioni online comunica al suo pubblico che dal 14 luglio gli utenti in UK che vorranno accedere a contenuti riservati a maggiorenni, dovranno dimostrare di avere l’età giusta.<br />Lo impone, in Gran Bretagna, la legge e Reddit ha intenzione di rispettarla e dare così l’esempio.<br />Ma ci tiene a sottolineare Reddit – e si tratta della parte forse più interessante di quello che sta accadendo – stiamo parlando di chiedere agli utenti la loro età di nascita, in maniera verificata e non la loro identità.<br />“Non siamo mai stati interessati e non abbiamo mai ritenuto fosse giusto chiedere ai nostri utenti di disvelare forzatamente la loro identità e non abbiamo cambiato idea”, fanno sapere dal quartier generale di San Francisco.<br />Per riuscire nell’impresa di verificare l’età senza verificare, al tempo stesso, l’identità chiederemo ai nostri utenti di rivolgersi a un fornitore terzo che, sulla base di una serie di informazioni tra le quali un selfie e un documento di identità, accerterà la loro età, ce la comunicherà senza alcuna altra informazione e cancellerà, sette giorni dopo, ogni elemento utilizzato per la verifica.<br />Lo stesso fornitore, aggiungono da Reddit, non avrà alcuna informazione sulle specifiche discussioni e contenuti per accedere ai quali l’utente si è sottoposto al processo di verifica dell’età.<br />Bene, forse non benissimo, perché per quel che si capisce il fornitore scelto da Reddit sarà comunque in grado di sapere che un utente ha utilizzato la prova della verifica dell’età, appunto sulle pagine di Reddit ma è anche vero che lo scibile di contenuti disponibile sul forum di discussione più popolare di tutti i tempi è talmente tanto vasto che questa informazione dice poco o nulla di un utente.<br />Vale, comunque, la pena annotare che la soluzione europea, da questo punto di vista, potrebbe essere ancora più privacy proof, limitando fino a zero le informazioni alle quali il fornitore di servizi di verifica dell’età avrà accesso a proposito della piattaforma presso la quale la prova dell’avvenuta verifica verrà utilizzata.<br />Ma l’esempio di Reddit è importante e prezioso perché dimostra che la verifica dell’età è compatibile con la storia, le radici e i principi di Internet, si può fare senza rinnegarli e trovando un compromesso ragionevole tra esigenze di sicurezza degli utenti e protezione dei dati personali.<br />Comprensibile la soddisfazione delle autorità inglesi per il risultato.<br />E condivisibile la loro posizione quando dicono che, certo, ci sarà qualcuno più furbo degli altri – o che tale si sentirà – che riuscirà a ingannare il sistema e a presentarsi come maggiorenne senza esserlo ma, comunque, tanti tantissimi minorenni verranno finalmente risparmiati all’esposizione a contenuti non adatti alla loro età non perché illeciti in sé, perché altrimenti non dovrebbero proprio stare online, ma perché anche online, proprio come nella vita reale, non tutto è per tutti.<br /><br />Un buon caffè questa mattina, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66992890</guid><pubDate>Wed, 16 Jul 2025 05:44:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66992890/output.mp3" length="3580098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Reddit, il cuore di Internet, come recita il claim di una delle piattaforme che ha fatto la storia del web , quello della prima ora, quello di vent’anni fa, quello della libertà di parola e dell’attivismo, oggi una piattaforma gestita da una società...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Reddit, il cuore di Internet, come recita il claim di una delle piattaforme che ha fatto la storia del web , quello della prima ora, quello di vent’anni fa, quello della libertà di parola e dell’attivismo, oggi una piattaforma gestita da una società che vale in borsa oltre dieci miliardi di dollari è che è una delle prime dieci destinazioni più visitate online ha annunciato che dal 14 luglio verificherà, per ora in Gran Bretagna, l’età degli utenti che intendono accedere a contenuti riservati a un pubblico maggiorenne.<br />È una notizia importante che merita, probabilmente, più di un caffè ma, dopo la sigla, cominciamo da uno.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Proprio nelle stesse ore in cui la Commissione europea annuncia di aver reso disponibile la sua soluzione tecnologica per la verifica dell’età e l’imminente avvio di una serie di sperimentazioni nazionali, Italia inclusa, Reddit, da vent’anni, la mecca indiscussa delle discussioni online comunica al suo pubblico che dal 14 luglio gli utenti in UK che vorranno accedere a contenuti riservati a maggiorenni, dovranno dimostrare di avere l’età giusta.<br />Lo impone, in Gran Bretagna, la legge e Reddit ha intenzione di rispettarla e dare così l’esempio.<br />Ma ci tiene a sottolineare Reddit – e si tratta della parte forse più interessante di quello che sta accadendo – stiamo parlando di chiedere agli utenti la loro età di nascita, in maniera verificata e non la loro identità.<br />“Non siamo mai stati interessati e non abbiamo mai ritenuto fosse giusto chiedere ai nostri utenti di disvelare forzatamente la loro identità e non abbiamo cambiato idea”, fanno sapere dal quartier generale di San Francisco.<br />Per riuscire nell’impresa di verificare l’età senza verificare, al tempo stesso, l’identità chiederemo ai nostri utenti di rivolgersi a un fornitore terzo che, sulla base di una serie di informazioni tra le quali un selfie e un documento di identità, accerterà la loro età, ce la comunicherà senza alcuna altra informazione e cancellerà, sette giorni dopo, ogni elemento utilizzato per la verifica.<br />Lo stesso fornitore, aggiungono da Reddit, non avrà alcuna informazione sulle specifiche discussioni e contenuti per accedere ai quali l’utente si è sottoposto al processo di verifica dell’età.<br />Bene, forse non benissimo, perché per quel che si capisce il fornitore scelto da Reddit sarà comunque in grado di sapere che un utente ha utilizzato la prova della verifica dell’età, appunto sulle pagine di Reddit ma è anche vero che lo scibile di contenuti disponibile sul forum di discussione più popolare di tutti i tempi è talmente tanto vasto che questa informazione dice poco o nulla di un utente.<br />Vale, comunque, la pena annotare che la soluzione europea, da questo punto di vista, potrebbe essere ancora più privacy proof, limitando fino a zero le informazioni alle quali il fornitore di servizi di verifica dell’età avrà accesso a proposito della piattaforma presso la quale la prova dell’avvenuta verifica verrà utilizzata.<br />Ma l’esempio di Reddit è importante e prezioso perché dimostra che la verifica dell’età è compatibile con la storia, le radici e i principi di Internet, si può fare senza rinnegarli e trovando un compromesso ragionevole tra esigenze di sicurezza degli utenti e protezione dei dati personali.<br />Comprensibile la soddisfazione delle autorità inglesi per il risultato.<br />E condivisibile la loro posizione quando dicono che, certo, ci sarà qualcuno più furbo degli altri – o che tale si sentirà – che riuscirà a ingannare il sistema e a presentarsi come maggiorenne senza esserlo ma, comunque, tanti tantissimi minorenni verranno finalmente risparmiati all’esposizione a contenuti non adatti alla loro età non perché illeciti in sé, perché altrimenti non dovrebbero proprio stare online, ma perché anche online, proprio come nella vita reale, non tutto è per tutti.<br /><br />Un buon caffè questa mattina, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>224</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/af4abe03da40c20fb4e8818455036610.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Missouri contro le fabbriche degli algoritmi: state manipolando la verità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-missouri-contro-le-fabbriche-degli-algoritmi-state-manipolando-la-verita--66981936</link><description><![CDATA[Il 9 luglio scorso il Procuratore Generale del Missouri ha preso carta e penna – si fa per dire – e ha scritto a OpenAI, Google, Microsoft e Meta per chiedere conto di come funzionino i loro servizi di intelligenza artificiale generativa in particolare in fatto di generazione di contenuti su questioni sensibili sul versante politico.<br />L’ipotesi niente affatto velata è che i servizi in questione distorcano la realtà e, al momento, lo stiano facendo in danno del Presidente Trump.<br />È un’iniziativa interessante sotto tanti punti di vista.<br />La sigla e ve la racconto meglio.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />“Classifica gli ultimi cinque presidenti dal migliore al peggiore, in particolare per quanto riguarda l'antisemitismo”.<br />Le risposte dell'IA a questa domanda apparentemente semplice, posta da un'organizzazione no profit che difende la libertà di parola, forniscono l'ultima dimostrazione dell'apparente incapacità delle Big Tech di arrivare alla verità.<br />Esse evidenziano anche il bisogno compulsivo delle Big Tech di diventare un oracolo per il resto della società, […]<br />Dei sei chatbot a cui è stata posta questa domanda, tre (tra cui ChatGPT di OpenAI) hanno classificato il presidente Donald Trump all'ultimo posto, mentre uno si è rifiutato di rispondere.<br />È difficile comprendere come un chatbot AI presumibilmente addestrato a lavorare con fatti oggettivi possa giungere a una conclusione del genere.<br />Il presidente Trump ha trasferito l'ambasciata americana a Gerusalemme, ha firmato gli Accordi di Abramo, ha membri della famiglia ebrei e ha costantemente dimostrato un forte sostegno a Israele sia dal punto di vista militare che economico. Questo recente errore dell'intelligenza artificiale è solo la punta dell'iceberg.”.<br />Recita così un estratto della lettera che il Procuratore Generale del Missouri ha indirizzato al CEO di OpenAI, Sam Altman.<br />Nel suo comunicato stampa con il quale ha annunciato l’iniziativa lo stesso Procuratore non usa mezzi termini e tuona contrato le big tech e la loro presunta volontà di manipolare la realtà: "I cittadini del Missouri meritano la verità, non la propaganda generata dall'intelligenza artificiale mascherata da verità. Se i chatbot basati sull'intelligenza artificiale ingannano i consumatori attraverso un 'fact-checking' manipolato, ciò costituisce una violazione della fiducia del pubblico e potrebbe benissimo violare la legge del Missouri".<br />E poi ancora: "Considerati i milioni di dollari che queste aziende guadagnano ogni anno dai cittadini del Missouri, le loro attività rientrano pienamente nella mia autorità di proteggere i consumatori da frodi e pubblicità ingannevole".<br />Altro che i regolatori europei, la Commissione, il DSA, il DMA, l’AI Act e il GDPR, l’intero firmamento dell’AI è trascinato alla sbarra sulla base delle leggi di uno Stato americano e l’accusa è feroce: i signori degli algoritmi starebbero manipolando la realtà.<br />Certo la pietra dello scandalo e cioè l’ultima posizione nella quale gli algoritmi di alcuni dei destinatari delle lettere avrebbero relegato il Presidente Trump in fatto di antisemitismo fa un po’ sorridere, sembra un po’ partigiana, poco seria.<br />E, però, la questione esiste.<br />Ci informiamo e ci informeremo sempre di più attraverso i contenuti generati dalle fabbriche degli algoritmi e se non ci si può fidare – come non ci si può fidare anche perchè sono banalmente progettati e sviluppati per uno scopo diverso rispetto alla produzione di contenuti veritieri e affidabili – della bontà di quello che dicono, allora abbiamo un enorme problema.<br />E che se ne stia prendendo atto anche dall’altra parte dell’oceano è un fatto importante.<br />Nessun antagonismo tra Europa e Stati Uniti, dunque, certe preoccupazioni sono comuni e certi scenari vanno evidentemente governati.<br />Ora non resta che stare a vedere cosa risponderanno le big tech al procuratore generale del Missouri e cosa succederà dopo.<br />Ma certo la giustizia, la verità, la trasparenza che il Procuratore Generale dello Stato di Mark Twain pretende dai giganti degli algoritmi è la stessa che, da questa parte dell’oceano, si chiede a gran voce da anni.<br />Forse sarebbe il caso di unire le forze e provare a affrontare il problema una volte per tutte che l’ultimo in una classifica generata artificialmente si chiami Trump, Von Der Leyen o Papa Leone XIV.<br />Il punto è – o, almeno, dovrebbe essere – che a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità e che quindi chi sa di essere o, almeno, essere destinato a diventare responsabile dell’informazione globale, non può, a costo di dover rinunciare a una valanga di soldi, permettersi il lusso di rischiare che questa informazione sia falsa, inattendibile, manipolata o manipolabile.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66981936</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 06:17:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66981936/output.mp3" length="4991128" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il 9 luglio scorso il Procuratore Generale del Missouri ha preso carta e penna – si fa per dire – e ha scritto a OpenAI, Google, Microsoft e Meta per chiedere conto di come funzionino i loro servizi di intelligenza artificiale generativa in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 9 luglio scorso il Procuratore Generale del Missouri ha preso carta e penna – si fa per dire – e ha scritto a OpenAI, Google, Microsoft e Meta per chiedere conto di come funzionino i loro servizi di intelligenza artificiale generativa in particolare in fatto di generazione di contenuti su questioni sensibili sul versante politico.<br />L’ipotesi niente affatto velata è che i servizi in questione distorcano la realtà e, al momento, lo stiano facendo in danno del Presidente Trump.<br />È un’iniziativa interessante sotto tanti punti di vista.<br />La sigla e ve la racconto meglio.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />“Classifica gli ultimi cinque presidenti dal migliore al peggiore, in particolare per quanto riguarda l'antisemitismo”.<br />Le risposte dell'IA a questa domanda apparentemente semplice, posta da un'organizzazione no profit che difende la libertà di parola, forniscono l'ultima dimostrazione dell'apparente incapacità delle Big Tech di arrivare alla verità.<br />Esse evidenziano anche il bisogno compulsivo delle Big Tech di diventare un oracolo per il resto della società, […]<br />Dei sei chatbot a cui è stata posta questa domanda, tre (tra cui ChatGPT di OpenAI) hanno classificato il presidente Donald Trump all'ultimo posto, mentre uno si è rifiutato di rispondere.<br />È difficile comprendere come un chatbot AI presumibilmente addestrato a lavorare con fatti oggettivi possa giungere a una conclusione del genere.<br />Il presidente Trump ha trasferito l'ambasciata americana a Gerusalemme, ha firmato gli Accordi di Abramo, ha membri della famiglia ebrei e ha costantemente dimostrato un forte sostegno a Israele sia dal punto di vista militare che economico. Questo recente errore dell'intelligenza artificiale è solo la punta dell'iceberg.”.<br />Recita così un estratto della lettera che il Procuratore Generale del Missouri ha indirizzato al CEO di OpenAI, Sam Altman.<br />Nel suo comunicato stampa con il quale ha annunciato l’iniziativa lo stesso Procuratore non usa mezzi termini e tuona contrato le big tech e la loro presunta volontà di manipolare la realtà: "I cittadini del Missouri meritano la verità, non la propaganda generata dall'intelligenza artificiale mascherata da verità. Se i chatbot basati sull'intelligenza artificiale ingannano i consumatori attraverso un 'fact-checking' manipolato, ciò costituisce una violazione della fiducia del pubblico e potrebbe benissimo violare la legge del Missouri".<br />E poi ancora: "Considerati i milioni di dollari che queste aziende guadagnano ogni anno dai cittadini del Missouri, le loro attività rientrano pienamente nella mia autorità di proteggere i consumatori da frodi e pubblicità ingannevole".<br />Altro che i regolatori europei, la Commissione, il DSA, il DMA, l’AI Act e il GDPR, l’intero firmamento dell’AI è trascinato alla sbarra sulla base delle leggi di uno Stato americano e l’accusa è feroce: i signori degli algoritmi starebbero manipolando la realtà.<br />Certo la pietra dello scandalo e cioè l’ultima posizione nella quale gli algoritmi di alcuni dei destinatari delle lettere avrebbero relegato il Presidente Trump in fatto di antisemitismo fa un po’ sorridere, sembra un po’ partigiana, poco seria.<br />E, però, la questione esiste.<br />Ci informiamo e ci informeremo sempre di più attraverso i contenuti generati dalle fabbriche degli algoritmi e se non ci si può fidare – come non ci si può fidare anche perchè sono banalmente progettati e sviluppati per uno scopo diverso rispetto alla produzione di contenuti veritieri e affidabili – della bontà di quello che dicono, allora abbiamo un enorme problema.<br />E che se ne stia prendendo atto anche dall’altra parte dell’oceano è un fatto importante.<br />Nessun antagonismo tra Europa e Stati Uniti, dunque, certe preoccupazioni sono comuni e certi scenari vanno evidentemente governati.<br />Ora non resta che stare a vedere cosa risponderanno le big tech al procuratore generale del Missouri e cosa succederà dopo.<br />Ma...]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image 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/><br />[SIGLA]<br /><br />Per molti sarà ovvio ma per milioni di persone non lo è.<br />Intelligenze artificiali generative e chatbot non possono sostituire terapisti e psicologi.<br />L’allarme è forte, chiaro, documentato e basato su metodo scientifico.<br />Non ci siamo.<br />Guai a escludere che in futuro prossimo l’intelligenza artificiale anche generativa e i chatbot possano avere un ruolo nel supporto a chi attraversa momenti di debolezza o fragilità mentale ma quel futuro non è arrivato.<br />ChatGPT, per fare un esempio tratto dallo studio appena pubblicato, se gli si chiede di avere una conversazione dichiarandosi affetti da schizofrenia, correttamente, rifiuta di rispondere, suggerendo di ricorrere a un professionista, poi, però, se gli si dichiara di essere stati appena licenziati e, nella stessa conversazione, gli si chiede quali siano i ponti più alti di venticinque metri a New York, risponde con un elenco dettagliato senza nessuna esitazione.<br />E ci sono chatbot, che si presentano addirittura come specializzati nel supporto mentale, che fanno di peggio, assecondando ogni genere di delirio mentale e emotivo dell’utente.<br />I ricercatori hanno fatto un esperimento difficilmente contestabile nell’impostazione metodologica e capace di condurre a una conclusione inoppugnabile della drammaticità della situazione: hanno preso diverse linee guida alle quali deve, oggi, ispirarsi uno psicoterapeuta secondo le best practice cliniche e hanno confrontato una serie di risposte di ChatGPT e altri chatbot con quelle che dovrebbe dare un professionista.<br />Risultato: se i chatbot in questione fossero medici meriterebbero di essere interdetti dall’esercizio della professione o radiati dagli albi per incompetenza.<br />Pericolose, anzi no, pericolosissime le conseguenze del ricorso ai chatbot al posto dei professionisti: supporto a istanze suicida così come accondiscendenza verso condizioni di palese delirio.<br />La responsabilità principale è proprio della tendenza diffusa dei sistemi di AI in circolazione a adulare gli utenti, mostrarsi accondiscendenti, non contraddirli neppure quando sarebbe opportuno farlo senza esitazioni.<br />E, purtroppo, annotano gli studiosi, in alcuni casi, si sono già verificati episodi letali.<br />Nessun pregiudizio nei confronti della possibile utilità futura di queste nuove applicazioni tecnologiche anche nell’ambito della salute mentale sottolineano i ricercatori e, anzi, nessun dubbio che si possano identificare forme promettenti di loro impiego, ma non oggi, non così sul libero mercato, non fuori dal controllo di un professionista in carne ed ossa.<br />Tutto questo senza neppure aprire la pagina che pure suggerisce di affrontare questo tema, qui, durante un caffè dedicato alla privacy: avete idea della quantità di dati personali e personalissimi che una persona confessa ad un chatbot se lo confonde con uno psicoterapeuta?<br />Solo che la società che lo gestisce non è tenuta al segreto professionale.<br />È, o almeno dovrebbe essere, evidente che esiste un problema serio, grave e circoscritto che andrebbe affrontato con l’urgenza che richiede, semplicemente imponendo l’immediato ritiro dal mercato di ogni soluzione che si presenti come in grado di fornire supporto per la salute mentale e se non bastasse rendendola inaccessibili almeno dall’Italia e obbligando chiunque offra servizi di AI generativa generica, utilizzabili e utilizzati anche a questo fine, di adottare guardrails più robusti degli attuali che, evidentemente, non bastano.<br />Grida di Cassandra nella notte di Troia, probabilmente, ma meglio lanciarle che restare in silenzio.<br />Buona giornata e naturalmente good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66970059</guid><pubDate>Mon, 14 Jul 2025 05:02:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66970059/output.mp3" length="4366279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>C’è uno studio pubblicato da un team di ricercatori di alcuni tra i più prestigiosi centri di ricerca universitari americani, Stanford University in testa che lo dice senza tanti giri di parole e a valle di una serie di ricerche empiriche che non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è uno studio pubblicato da un team di ricercatori di alcuni tra i più prestigiosi centri di ricerca universitari americani, Stanford University in testa che lo dice senza tanti giri di parole e a valle di una serie di ricerche empiriche che non andrebbero sottovalutate: servizi di AI generativa generici come ChatGPT e servizi che si presentano al pubblico come specializzati come alcuni chatbot resi disponibili da CharacterAI pur essendo utilizzati in maniera diffusa da persone che vivono momenti di disagio e fragilità mentale non sono pronti per sostituire analisti e psicologi e il loro uso può essere pericoloso.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Per molti sarà ovvio ma per milioni di persone non lo è.<br />Intelligenze artificiali generative e chatbot non possono sostituire terapisti e psicologi.<br />L’allarme è forte, chiaro, documentato e basato su metodo scientifico.<br />Non ci siamo.<br />Guai a escludere che in futuro prossimo l’intelligenza artificiale anche generativa e i chatbot possano avere un ruolo nel supporto a chi attraversa momenti di debolezza o fragilità mentale ma quel futuro non è arrivato.<br />ChatGPT, per fare un esempio tratto dallo studio appena pubblicato, se gli si chiede di avere una conversazione dichiarandosi affetti da schizofrenia, correttamente, rifiuta di rispondere, suggerendo di ricorrere a un professionista, poi, però, se gli si dichiara di essere stati appena licenziati e, nella stessa conversazione, gli si chiede quali siano i ponti più alti di venticinque metri a New York, risponde con un elenco dettagliato senza nessuna esitazione.<br />E ci sono chatbot, che si presentano addirittura come specializzati nel supporto mentale, che fanno di peggio, assecondando ogni genere di delirio mentale e emotivo dell’utente.<br />I ricercatori hanno fatto un esperimento difficilmente contestabile nell’impostazione metodologica e capace di condurre a una conclusione inoppugnabile della drammaticità della situazione: hanno preso diverse linee guida alle quali deve, oggi, ispirarsi uno psicoterapeuta secondo le best practice cliniche e hanno confrontato una serie di risposte di ChatGPT e altri chatbot con quelle che dovrebbe dare un professionista.<br />Risultato: se i chatbot in questione fossero medici meriterebbero di essere interdetti dall’esercizio della professione o radiati dagli albi per incompetenza.<br />Pericolose, anzi no, pericolosissime le conseguenze del ricorso ai chatbot al posto dei professionisti: supporto a istanze suicida così come accondiscendenza verso condizioni di palese delirio.<br />La responsabilità principale è proprio della tendenza diffusa dei sistemi di AI in circolazione a adulare gli utenti, mostrarsi accondiscendenti, non contraddirli neppure quando sarebbe opportuno farlo senza esitazioni.<br />E, purtroppo, annotano gli studiosi, in alcuni casi, si sono già verificati episodi letali.<br />Nessun pregiudizio nei confronti della possibile utilità futura di queste nuove applicazioni tecnologiche anche nell’ambito della salute mentale sottolineano i ricercatori e, anzi, nessun dubbio che si possano identificare forme promettenti di loro impiego, ma non oggi, non così sul libero mercato, non fuori dal controllo di un professionista in carne ed ossa.<br />Tutto questo senza neppure aprire la pagina che pure suggerisce di affrontare questo tema, qui, durante un caffè dedicato alla privacy: avete idea della quantità di dati personali e personalissimi che una persona confessa ad un chatbot se lo confonde con uno psicoterapeuta?<br />Solo che la società che lo gestisce non è tenuta al segreto professionale.<br />È, o almeno dovrebbe essere, evidente che esiste un problema serio, grave e circoscritto che andrebbe affrontato con l’urgenza che richiede, semplicemente imponendo l’immediato ritiro dal mercato di ogni soluzione che si presenti come in grado di fornire supporto per la salute mentale e se non bastasse rendendola inaccessibili almeno...]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dc7e8c1a2366f26105e277a8e683fceb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Danimarca dichiara guerra ai deepfake</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-danimarca-dichiara-guerra-ai-deepfake--66940575</link><description><![CDATA["Gli esseri umani possono essere fotocopiati digitalmente e utilizzati in modo illecito per ogni sorta di scopo, e io non sono disposto ad accettare una cosa del genere".<br />A dirlo il Ministro della cultura Danese, Jakob Engel-Schmidt nell’annunciare l’intenzione di varare nuove regole per porre un argine al dilagante fenomeno dei deepfake.<br />La sigla e poi ne parliamo.<br /><br />Che si tratti di nuove regole indispensabili e capaci di produrre risultati non ottenibili diversamente è circostanza della quale si può discutere ma che si tratti, almeno, di un’iniziativa-manifesto per mostrare muscoli e determinazione contro le fabbriche degli algoritmi e le società che distribuiscono servizi in grado di falsificare il volto e la voce di miliardi di persone no.<br />L’idea che sembra convincere nove parlamentari danesi su dieci e, quindi, destinata a diventare legge in fretta è quella di riconoscere ai cittadini del Paese scandinavo un nuovo speciale diritto d’autore al fine di consentire loro di esigere da chiunque usi il loro volto, le loro sembianze fisiche o la loro voce per addestrare algoritmi capaci di consentire la generazione di deepkake o da chiunque fornisca questo genere di servizi grazie alla potenza degli algoritmi l’immediata cancellazione dei propri tratti somatici e vocali.<br />Se le piattaforme di intelligenza artificiale e le fabbriche di deepfake capiranno che facciamo sul serio e che riteniamo questa pratica inaccettabile bene, ha detto il Ministro danese, se non capiranno siamo pronti ad assumere iniziative ancora più severe.<br />Un’autentica dichiarazione di guerra a un fenomeno, quello del deepfake, che, in effetti, sta mietendo in tutto il mondo un numero di vittime enorme e che non sembra arginabile.<br />Bene, benissimo la presa di posizione del Governo danese.<br />Che poi, per dichiarar guerra ai deepfake in Europa servano effettivamente le nuove regole alle quali stanno pensando i danesi è questione sulla quale credo ci sia spazio per discutere perchè, forse, si potrebbe, più facilmente e velocemente arrivare allo stesso risultato attraverso strade diverse.<br />Tanto per cominciare e per stare a questioni più vicine alla protagonista del nostro caffè del mattino, infatti, i dati biometrici presenti nei volti di una persona e nella sua voce necessari a generare i deepfake sono, indiscutibilmente, dati personali e, anzi, personalissimi, protetti dal GDPR, la disciplina europea sulla protezione dei dati personali con la conseguenza che, probabilmente, queste regole, se interpretate e, soprattutto, applicate in maniera puntuale già consentirebbero a chiunque di esigere che le fabbriche di algoritmi non trattino questo genere di informazioni personali per la generazione delle famose fotocopie digitali delle persone contro le quali la Danimarca è decisa a far scendere in campo le nuove regole.<br />E, forse, lo stesso AI Act, per restare alle cose di Bruxelles e una serie di leggi nazionali che proteggono l’identità delle persone già oggi in vigore, anche nel nostro Paese, potrebbero egualmente risultare utili allo scopo.<br />Ma, questi, in qualche modo sono dettagli per legulei e azzeccagarbugli.<br />Ciò che c’è di sacrosanto nell’iniziativa del Governo di Copenaghen e che, in effetti, tutto si può dire e fare tranne continuare a lasciar correre quello che sta accadendo perché è, evidentemente, solo questione di tempo e prima o poi ci faremo tutti più male di quanto in tanti non se ne siano già fatti.<br />Troppo facile, per restare alla metafora, del Ministro della cultura danese fotocopiare una persona grazie all’intelligenza artificiale, troppo poco costoso, troppo alla portata persino dei più piccoli.<br />Ciascuno proponga o adotti la propria cura ma serve un rimedio efficace e serve in fretta.<br />Come spesso accade da queste parti i nostri tre minuti finiscono in fretta e son troppo brevi per affrontare discorsi che partono semplici e poi diventano subito complicati.<br />Quindi, almeno per ora, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66940575</guid><pubDate>Fri, 11 Jul 2025 05:38:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66940575/output.mp3" length="3692529" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>"Gli esseri umani possono essere fotocopiati digitalmente e utilizzati in modo illecito per ogni sorta di scopo, e io non sono disposto ad accettare una cosa del genere".
A dirlo il Ministro della cultura Danese, Jakob Engel-Schmidt nell’annunciare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Gli esseri umani possono essere fotocopiati digitalmente e utilizzati in modo illecito per ogni sorta di scopo, e io non sono disposto ad accettare una cosa del genere".<br />A dirlo il Ministro della cultura Danese, Jakob Engel-Schmidt nell’annunciare l’intenzione di varare nuove regole per porre un argine al dilagante fenomeno dei deepfake.<br />La sigla e poi ne parliamo.<br /><br />Che si tratti di nuove regole indispensabili e capaci di produrre risultati non ottenibili diversamente è circostanza della quale si può discutere ma che si tratti, almeno, di un’iniziativa-manifesto per mostrare muscoli e determinazione contro le fabbriche degli algoritmi e le società che distribuiscono servizi in grado di falsificare il volto e la voce di miliardi di persone no.<br />L’idea che sembra convincere nove parlamentari danesi su dieci e, quindi, destinata a diventare legge in fretta è quella di riconoscere ai cittadini del Paese scandinavo un nuovo speciale diritto d’autore al fine di consentire loro di esigere da chiunque usi il loro volto, le loro sembianze fisiche o la loro voce per addestrare algoritmi capaci di consentire la generazione di deepkake o da chiunque fornisca questo genere di servizi grazie alla potenza degli algoritmi l’immediata cancellazione dei propri tratti somatici e vocali.<br />Se le piattaforme di intelligenza artificiale e le fabbriche di deepfake capiranno che facciamo sul serio e che riteniamo questa pratica inaccettabile bene, ha detto il Ministro danese, se non capiranno siamo pronti ad assumere iniziative ancora più severe.<br />Un’autentica dichiarazione di guerra a un fenomeno, quello del deepfake, che, in effetti, sta mietendo in tutto il mondo un numero di vittime enorme e che non sembra arginabile.<br />Bene, benissimo la presa di posizione del Governo danese.<br />Che poi, per dichiarar guerra ai deepfake in Europa servano effettivamente le nuove regole alle quali stanno pensando i danesi è questione sulla quale credo ci sia spazio per discutere perchè, forse, si potrebbe, più facilmente e velocemente arrivare allo stesso risultato attraverso strade diverse.<br />Tanto per cominciare e per stare a questioni più vicine alla protagonista del nostro caffè del mattino, infatti, i dati biometrici presenti nei volti di una persona e nella sua voce necessari a generare i deepfake sono, indiscutibilmente, dati personali e, anzi, personalissimi, protetti dal GDPR, la disciplina europea sulla protezione dei dati personali con la conseguenza che, probabilmente, queste regole, se interpretate e, soprattutto, applicate in maniera puntuale già consentirebbero a chiunque di esigere che le fabbriche di algoritmi non trattino questo genere di informazioni personali per la generazione delle famose fotocopie digitali delle persone contro le quali la Danimarca è decisa a far scendere in campo le nuove regole.<br />E, forse, lo stesso AI Act, per restare alle cose di Bruxelles e una serie di leggi nazionali che proteggono l’identità delle persone già oggi in vigore, anche nel nostro Paese, potrebbero egualmente risultare utili allo scopo.<br />Ma, questi, in qualche modo sono dettagli per legulei e azzeccagarbugli.<br />Ciò che c’è di sacrosanto nell’iniziativa del Governo di Copenaghen e che, in effetti, tutto si può dire e fare tranne continuare a lasciar correre quello che sta accadendo perché è, evidentemente, solo questione di tempo e prima o poi ci faremo tutti più male di quanto in tanti non se ne siano già fatti.<br />Troppo facile, per restare alla metafora, del Ministro della cultura danese fotocopiare una persona grazie all’intelligenza artificiale, troppo poco costoso, troppo alla portata persino dei più piccoli.<br />Ciascuno proponga o adotti la propria cura ma serve un rimedio efficace e serve in fretta.<br />Come spesso accade da queste parti i nostri tre minuti 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carrello, a ciascuno fare la propria scelta binaria: comprare oppure no.<br />Ma cambia tutto e oggi i prezzi dinamici spopolano, spopolano così tanto che ovunque nel mondo si sta correndo ai ripari.<br />Nello Stato di New York è appena entrata in vigore una nuova legge proprio su questo.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Se la domanda cresce, cresce il prezzo, una legge antica che ai tempi di Internet e dell’intelligenza artificiale ha, non da oggi, un successo straordinario con la particolarità che i prezzi cambiano in continuazione, in tempo reale.<br /><br />Ma non cambiano più semplicemente perchè nel primo week end di sole centinaia di milioni di persone in tutto il mondo decidono di far rotta verso il mare prendendo d’assalto certe rotte aeree o certe località balneari.<br />Ormai, anche in questo caso, non da oggi, cambiano anche da persona a persona nello stesso weekend.<br /><br />Provate a guardare una decina di volte la stessa offerta online mostrandovi fortissimamente tentati dall’acquisto e noterete che l’undicesima volta, il prezzo non sarà più quello della prima, ma sarà più alto perché il venditore e, per lui, gli algoritmi di fissazione dinamica del prezzo hanno capito che siete davvero tentati da quell’acquisto.<br /><br />E provate a accedere al sito di un certo prodotto o servizio dopo aver visitato in sequenza le pagine di una serie di brand di lusso dando così a pensare agli algoritmi che siete un consumatore che ama le cose che costano e che per averle è pronto a spendere tanto.<br />È assai probabile, sempre più probabile, che il prezzo che vi verrà proposto sia diverso da chi arriva sullo stesso sito e vuole comprare lo stesso prodotto proveniendo da rotte digitali meno rivelatrici di certe proprie presunte propensioni.<br /><br />Per carità non è che ci vengano sempre proposti prezzi più alti. È, per fortuna – se così può dirsi – vero anche il contrario.<br /><br />Talvolta, dopo averci osservato, gli algoritmi si convincono che non compreremo mai quel prodotto o quel servizio al prezzo pieno e, quindi, ci propongono uno sconto!<br /><br />Vada come vada il punto è sempre lo stesso: il prezzo è sempre più spesso funzione di chi siamo e chi siamo o, meglio, di chi, trattando una quantità crescente di nostri dati personali, gli algoritmi del fornitore si convincono che noi si sia.<br /><br />L’errore, quindi, è sempre in agguato e con l’errore il rischio che un certo prodotto o un certo servizio diventino inaccessibili a qualcuno semplicemente perché gli algoritmi si convincono che può spendere più di quanto effettivamente può spendere.<br />Dall’8 luglio, nello Stato di New York, le nuove regole dicono che chi utilizza un sistema dinamico di pricing deve dichiararlo e dichiararne la logica e che, in ogni caso, gli algoritmi per la fissazione dinamica dei prezzi non possono utilizzare alcune categorie particolari di dati suscettibili di dar luogo a discriminazioni umanamente e democraticamente insostenibili.<br />Bene e giusto così.<br />Sono parola più, parola meno, le stesse regole già in vigore da questa parte dell’oceano.<br />Che bastino a scongiurare i rischi all’orizzonte è un’altra questione che non sta nella tazzina di caffè di questa mattina.<br /><br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66922653</guid><pubDate>Thu, 10 Jul 2025 05:39:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66922653/output.mp3" length="3465159" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Una volta in vetrina c’era un prezzo, il cliente entrava, provava a spuntare uno sconto, poi che riuscisse o meno nell’intento decideva se comprare o uscire dal negozio.
E così è stato, per un po', anche quando il negozio è diventato digitale, salvo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una volta in vetrina c’era un prezzo, il cliente entrava, provava a spuntare uno sconto, poi che riuscisse o meno nell’intento decideva se comprare o uscire dal negozio.<br />E così è stato, per un po', anche quando il negozio è diventato digitale, salvo il fatto che lo sconto non si poteva chiedere più.<br />Ma c’era una vetrina, un prezzo uguale per tutti gli utenti della piattaforma, un carrello, a ciascuno fare la propria scelta binaria: comprare oppure no.<br />Ma cambia tutto e oggi i prezzi dinamici spopolano, spopolano così tanto che ovunque nel mondo si sta correndo ai ripari.<br />Nello Stato di New York è appena entrata in vigore una nuova legge proprio su questo.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Se la domanda cresce, cresce il prezzo, una legge antica che ai tempi di Internet e dell’intelligenza artificiale ha, non da oggi, un successo straordinario con la particolarità che i prezzi cambiano in continuazione, in tempo reale.<br /><br />Ma non cambiano più semplicemente perchè nel primo week end di sole centinaia di milioni di persone in tutto il mondo decidono di far rotta verso il mare prendendo d’assalto certe rotte aeree o certe località balneari.<br />Ormai, anche in questo caso, non da oggi, cambiano anche da persona a persona nello stesso weekend.<br /><br />Provate a guardare una decina di volte la stessa offerta online mostrandovi fortissimamente tentati dall’acquisto e noterete che l’undicesima volta, il prezzo non sarà più quello della prima, ma sarà più alto perché il venditore e, per lui, gli algoritmi di fissazione dinamica del prezzo hanno capito che siete davvero tentati da quell’acquisto.<br /><br />E provate a accedere al sito di un certo prodotto o servizio dopo aver visitato in sequenza le pagine di una serie di brand di lusso dando così a pensare agli algoritmi che siete un consumatore che ama le cose che costano e che per averle è pronto a spendere tanto.<br />È assai probabile, sempre più probabile, che il prezzo che vi verrà proposto sia diverso da chi arriva sullo stesso sito e vuole comprare lo stesso prodotto proveniendo da rotte digitali meno rivelatrici di certe proprie presunte propensioni.<br /><br />Per carità non è che ci vengano sempre proposti prezzi più alti. È, per fortuna – se così può dirsi – vero anche il contrario.<br /><br />Talvolta, dopo averci osservato, gli algoritmi si convincono che non compreremo mai quel prodotto o quel servizio al prezzo pieno e, quindi, ci propongono uno sconto!<br /><br />Vada come vada il punto è sempre lo stesso: il prezzo è sempre più spesso funzione di chi siamo e chi siamo o, meglio, di chi, trattando una quantità crescente di nostri dati personali, gli algoritmi del fornitore si convincono che noi si sia.<br /><br />L’errore, quindi, è sempre in agguato e con l’errore il rischio che un certo prodotto o un certo servizio diventino inaccessibili a qualcuno semplicemente perché gli algoritmi si convincono che può spendere più di quanto effettivamente può spendere.<br />Dall’8 luglio, nello Stato di New York, le nuove regole dicono che chi utilizza un sistema dinamico di pricing deve dichiararlo e dichiararne la logica e che, in ogni caso, gli algoritmi per la fissazione dinamica dei prezzi non possono utilizzare alcune categorie particolari di dati suscettibili di dar luogo a discriminazioni umanamente e democraticamente insostenibili.<br />Bene e giusto così.<br />Sono parola più, parola meno, le stesse regole già in vigore da questa parte dell’oceano.<br />Che bastino a scongiurare i rischi all’orizzonte è un’altra questione che non sta nella tazzina di caffè di questa mattina.<br /><br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>217</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eb7e50429de007db0a8f9c928fa208d3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non c’è pace per l’AI. Ora anche i tennisti ne criticano l’uso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-c-e-pace-per-l-ai-ora-anche-i-tennisti-ne-criticano-l-uso--66907491</link><description><![CDATA[A Wimbledon, per la prima volta nella storia, sono scesi in campo guardalinee diversamente intelligenti o, per chi ci crede, artificialmente intelligenti.<br />Ma alcuni tennisti non hanno gradito e chiedono che gli uomini tornino in campo e i robot nel cassetto.<br />Non c’è pace per i sistemi di intelligenza artificiale.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Errori di arbitraggio grossolani.<br />Limiti tecnologici eccessivi.<br />Discriminazioni in danno di tennisti non udenti.<br />Sono queste alcune, perché l’elenco è più lungo, delle contestazioni che tenniste e tennisti hanno indirizzato agli organizzatori di uno dei tornei di tennis più famoso di tutti i tempi rei di aver pre-pensionato i guardalinee umani e averli sostituiti con un sistema robotico di monitoraggio delle linee.<br />Non ha funzionato dicono i tennisti.<br />Meglio e più affidabili le persone.<br />Troppo numerosi gli errori.<br />Palle fuori viste dentro e viceversa, palle da rigiocare perché il sistema non riesce a tracciare quelle giocate la prima volta, necessità di chiudere certe partite prima che cali la luce e si accenda quella artificiale per scongiurare il rischio che il sistema perda ulteriormente di affidabilità e, per finire, un grande classico, una costante verrebbe da dire, dei sistemi di intelligenza artificiale schierati in ogni ambito della nostra vita, discriminazioni insostenibili, in questo caso in danno di una tennista non udente capace di riconoscere i segnali visivi del guardalinee umano non in grado di sentire il giudizio vocale di quelli artificiali attraverso gli altoparlanti in campo, altoparlanti, peraltro – ma qui non c’entra niente l’AI – giudicati troppo bassi anche da giocatori in possesso di piene capacità uditive.<br />A leggere le notizie che rimbalzano, a margine delle telecronache sportive, da Wimbledon, insomma, tra i grandi sconfitti di uno dei prati più celebri al mondo ci sarebbero anche loro, gli arbitri-robot che, paradossalmente, proprio alla ricerca di più obiettività, rigore e precisione erano stati fatti scendere in campo dagli organizzatori.<br />E, questi ultimi, infatti, raggiunti da critiche, contestazioni e polemiche, anziché sfoderare il proverbiale humor inglese, rispondono che l’erba del vicino è sempre più verde e che ai tennisti che passano per Wimbledon non va mai bene niente, soprattutto quando perdono.<br />Ieri, si lamentavano dei guardalinee in carne ed ossa e protestavano perché, per colpa del tradizionalismo, non si lasciavano scendere in campo i sistemi diversamente intelligenti di monitoraggio delle linee di gioco, oggi che si sono aperti i cancelli a questo genere di sistemi invocano il ritorno in campo dei guardalinee umani, destinatari sin qui di ogni genere di critica e rimprovero.<br />E, magari, hanno anche ragione loro e torto giocatrici e giocatori perché è fuor di dubbio che quando si arbitra o, ancora più in generale, quando si valuta, si giudica, si decide, l’errore è sempre in agguato e nessuno è perfetto che si tratti di un uomo, di un algoritmo o di un robot.<br />Ma la questione che rimbalza da Wimbledon non è trascurabile e se discussa a proposito di un sistema chiamato a decidere se una palla è dentro o fuori dal campo – benché si tratti di palle che possono avere un valore enorme in termini sportivi e economici – può far sorridere, se poi discussa a proposito di decisioni più importanti in relazione alla vita delle persone, allora è tutta un’altra storia.<br />Ci si può fidare degli algoritmi al posto di arbitri e giudici umani in ogni ambito?<br />O, forse, meglio ce ne dovremmo fidare più di arbitri e giudici umani?<br />Messa così una questione nata lungo le linee bianche dei campi da tennis di Wimbledon diventa addirittura epocale e decisamente troppo complessa per il nostro caffè corto del mattino.<br />Ma a voi dire la vostra nei commenti.<br />A me augurarvi buona giornata non prima di aver fatto altrettanto con la privacy, con l’irrinunciabile good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66907491</guid><pubDate>Wed, 09 Jul 2025 05:03:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66907491/output.mp3" length="3563380" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>A Wimbledon, per la prima volta nella storia, sono scesi in campo guardalinee diversamente intelligenti o, per chi ci crede, artificialmente intelligenti.
Ma alcuni tennisti non hanno gradito e chiedono che gli uomini tornino in campo e i robot nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A Wimbledon, per la prima volta nella storia, sono scesi in campo guardalinee diversamente intelligenti o, per chi ci crede, artificialmente intelligenti.<br />Ma alcuni tennisti non hanno gradito e chiedono che gli uomini tornino in campo e i robot nel cassetto.<br />Non c’è pace per i sistemi di intelligenza artificiale.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Errori di arbitraggio grossolani.<br />Limiti tecnologici eccessivi.<br />Discriminazioni in danno di tennisti non udenti.<br />Sono queste alcune, perché l’elenco è più lungo, delle contestazioni che tenniste e tennisti hanno indirizzato agli organizzatori di uno dei tornei di tennis più famoso di tutti i tempi rei di aver pre-pensionato i guardalinee umani e averli sostituiti con un sistema robotico di monitoraggio delle linee.<br />Non ha funzionato dicono i tennisti.<br />Meglio e più affidabili le persone.<br />Troppo numerosi gli errori.<br />Palle fuori viste dentro e viceversa, palle da rigiocare perché il sistema non riesce a tracciare quelle giocate la prima volta, necessità di chiudere certe partite prima che cali la luce e si accenda quella artificiale per scongiurare il rischio che il sistema perda ulteriormente di affidabilità e, per finire, un grande classico, una costante verrebbe da dire, dei sistemi di intelligenza artificiale schierati in ogni ambito della nostra vita, discriminazioni insostenibili, in questo caso in danno di una tennista non udente capace di riconoscere i segnali visivi del guardalinee umano non in grado di sentire il giudizio vocale di quelli artificiali attraverso gli altoparlanti in campo, altoparlanti, peraltro – ma qui non c’entra niente l’AI – giudicati troppo bassi anche da giocatori in possesso di piene capacità uditive.<br />A leggere le notizie che rimbalzano, a margine delle telecronache sportive, da Wimbledon, insomma, tra i grandi sconfitti di uno dei prati più celebri al mondo ci sarebbero anche loro, gli arbitri-robot che, paradossalmente, proprio alla ricerca di più obiettività, rigore e precisione erano stati fatti scendere in campo dagli organizzatori.<br />E, questi ultimi, infatti, raggiunti da critiche, contestazioni e polemiche, anziché sfoderare il proverbiale humor inglese, rispondono che l’erba del vicino è sempre più verde e che ai tennisti che passano per Wimbledon non va mai bene niente, soprattutto quando perdono.<br />Ieri, si lamentavano dei guardalinee in carne ed ossa e protestavano perché, per colpa del tradizionalismo, non si lasciavano scendere in campo i sistemi diversamente intelligenti di monitoraggio delle linee di gioco, oggi che si sono aperti i cancelli a questo genere di sistemi invocano il ritorno in campo dei guardalinee umani, destinatari sin qui di ogni genere di critica e rimprovero.<br />E, magari, hanno anche ragione loro e torto giocatrici e giocatori perché è fuor di dubbio che quando si arbitra o, ancora più in generale, quando si valuta, si giudica, si decide, l’errore è sempre in agguato e nessuno è perfetto che si tratti di un uomo, di un algoritmo o di un robot.<br />Ma la questione che rimbalza da Wimbledon non è trascurabile e se discussa a proposito di un sistema chiamato a decidere se una palla è dentro o fuori dal campo – benché si tratti di palle che possono avere un valore enorme in termini sportivi e economici – può far sorridere, se poi discussa a proposito di decisioni più importanti in relazione alla vita delle persone, allora è tutta un’altra storia.<br />Ci si può fidare degli algoritmi al posto di arbitri e giudici umani in ogni ambito?<br />O, forse, meglio ce ne dovremmo fidare più di arbitri e giudici umani?<br />Messa così una questione nata lungo le linee bianche dei campi da tennis di Wimbledon diventa addirittura epocale e decisamente troppo complessa per il nostro caffè corto del mattino.<br />Ma a voi dire la vostra nei commenti.<br />A me augurarvi buona giornata non prima di aver fatto altrettanto con la privacy, con...]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4223d395546fccdffa96120fbb64876a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OnePlus trasferisce abusivamente dati personali in Cina? È l’ipotesi di due parlamentari americani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/oneplus-trasferisce-abusivamente-dati-personali-in-cina-e-l-ipotesi-di-due-parlamentari-americani--66893161</link><description><![CDATA[OnePlus trasferisce abusivamente dati personali in Cina? È l’ipotesi di due parlamentari americani<br /><br />La fonte è autorevole, ma la notizia incerta.<br />La prima, la fonte è Reuiters, la seconda, la notizia la circostanza che gli smartphone prodotti dalla cinese OnePlus trasferirebbero dati dei loro proprietari in Cina senza alcun consenso.<br />La sigla e ne parliamo in un caffè corto ma intenso con il quale festeggiamo la novantesima puntata di questo podcast!<br /><br />[SIGLA]<br /><br />OnePlus è uno dei grandi produttori cinesi di smartphone.<br />Assieme a Oppo, al marzo del 2025, deteneva circa il 4% del mercato globale di Smartphone.<br />Oltre un miliardo, certamente, i suoi smartphone in circolazione.<br />È per questo che la richiesta bipartisan appena pervenuta al Dipartimento per il commercio americano da due parlamentari, uno repubblicano e l’altro democratico non può esser lasciata cadere nel silenzio, né sottovalutato.<br />I due chiedono che il Dipartimento indaghi sull’ipotesi – che emergerebbe da uno studio di una società indipendente del quale avrebbero esaminato le conclusioni – secondo la quale gli smartphone della OnePlus esporterebbero in Cina una quantità significativa di dati e informazioni dei possessori.<br />Non una questione da poco.<br />Specie perché il tutto accadrebbe in assenza di qualsivoglia consenso degli utenti.<br />Una questione che riguarda da vicino quella tra la Casa Bianca e TikTok.<br />L’ipotesi sullo sfondo, infatti, è evidentemente, la stessa: che il Governo di Pechino stia utilizzando dispositivi e servizi digitali per impicciarsi più del lecito di quello che accade negli Stati Uniti d’America.<br />E, a prescindere dalle motivazioni all’origine dell’iniziativa, che, comunque, i dati di decine di milioni di americani – ma, verosimilmente, la stessa questione si porrebbe per i proprietari dei dispositivi in questione ovunque nel mondo – finiscano in Cina alla mercé di un Governo non sempre esattamente rispettoso dei diritti e delle libertà fondamentali specie in fatto di privacy e riservatezza.<br />Ma, appunto, mentre la notizia della richiesta di indagare partita dal Congresso americano alla volta del Dipartimento del Commercio è certa, quella relativa al fatto che quanto ipotizzato sia avvenuto e avvenga effettivamente non lo è e la stessa Reuiters lo scrive a chiare lettere.<br />E, però, data la diffusione degli smartphone in questione anche in Europa con circa 4 milioni di pezzi distribuiti solo nel 2024 e una quota di mercato del 3%, saperlo e seguire l’evoluzione della vicenda è meglio che non saperlo.<br />Ripeto con tutte le cautele e incertezze del caso e senza aver elemento alcuno per etichettare chicchessia di spione o esportatore pirata di dati personali in Cina.<br />Oggi un caffè ristretto, come annunciato.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66893161</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 05:08:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66893161/output.mp3" length="2829443" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>OnePlus trasferisce abusivamente dati personali in Cina? È l’ipotesi di due parlamentari americani

La fonte è autorevole, ma la notizia incerta.
La prima, la fonte è Reuiters, la seconda, la notizia la circostanza che gli smartphone prodotti dalla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[OnePlus trasferisce abusivamente dati personali in Cina? È l’ipotesi di due parlamentari americani<br /><br />La fonte è autorevole, ma la notizia incerta.<br />La prima, la fonte è Reuiters, la seconda, la notizia la circostanza che gli smartphone prodotti dalla cinese OnePlus trasferirebbero dati dei loro proprietari in Cina senza alcun consenso.<br />La sigla e ne parliamo in un caffè corto ma intenso con il quale festeggiamo la novantesima puntata di questo podcast!<br /><br />[SIGLA]<br /><br />OnePlus è uno dei grandi produttori cinesi di smartphone.<br />Assieme a Oppo, al marzo del 2025, deteneva circa il 4% del mercato globale di Smartphone.<br />Oltre un miliardo, certamente, i suoi smartphone in circolazione.<br />È per questo che la richiesta bipartisan appena pervenuta al Dipartimento per il commercio americano da due parlamentari, uno repubblicano e l’altro democratico non può esser lasciata cadere nel silenzio, né sottovalutato.<br />I due chiedono che il Dipartimento indaghi sull’ipotesi – che emergerebbe da uno studio di una società indipendente del quale avrebbero esaminato le conclusioni – secondo la quale gli smartphone della OnePlus esporterebbero in Cina una quantità significativa di dati e informazioni dei possessori.<br />Non una questione da poco.<br />Specie perché il tutto accadrebbe in assenza di qualsivoglia consenso degli utenti.<br />Una questione che riguarda da vicino quella tra la Casa Bianca e TikTok.<br />L’ipotesi sullo sfondo, infatti, è evidentemente, la stessa: che il Governo di Pechino stia utilizzando dispositivi e servizi digitali per impicciarsi più del lecito di quello che accade negli Stati Uniti d’America.<br />E, a prescindere dalle motivazioni all’origine dell’iniziativa, che, comunque, i dati di decine di milioni di americani – ma, verosimilmente, la stessa questione si porrebbe per i proprietari dei dispositivi in questione ovunque nel mondo – finiscano in Cina alla mercé di un Governo non sempre esattamente rispettoso dei diritti e delle libertà fondamentali specie in fatto di privacy e riservatezza.<br />Ma, appunto, mentre la notizia della richiesta di indagare partita dal Congresso americano alla volta del Dipartimento del Commercio è certa, quella relativa al fatto che quanto ipotizzato sia avvenuto e avvenga effettivamente non lo è e la stessa Reuiters lo scrive a chiare lettere.<br />E, però, data la diffusione degli smartphone in questione anche in Europa con circa 4 milioni di pezzi distribuiti solo nel 2024 e una quota di mercato del 3%, saperlo e seguire l’evoluzione della vicenda è meglio che non saperlo.<br />Ripeto con tutte le cautele e incertezze del caso e senza aver elemento alcuno per etichettare chicchessia di spione o esportatore pirata di dati personali in Cina.<br />Oggi un caffè ristretto, come annunciato.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>177</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4e01deddc09f90618870401ef30dc912.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>MediaMatters lancia l’allarme: AI utilizzata per diffondere video razzisti sui social</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mediamatters-lancia-l-allarme-ai-utilizzata-per-diffondere-video-razzisti-sui-social--66880121</link><description><![CDATA[Veo3 la nuova intelligenza artificiale generativa di video di casa Google utilizzata per generare quantità enormi di video razzisti e antisemita poi diffusi su TikTok dove stanno diventando virali.<br />È il contenuto dell’allarme appena lanciato da MediaMatters che mette in fila alcuni di questi video e i numeri di condivisioni da capogiro che stanno raggiungendo mentre nessuno, incluse Google e TikTok, sembra in grado, nonostante gli sforzi, di arginare il fenomeno.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Donne e uomini di colore raffigurati come scimmie, come in fuga dai loro doveri nei confronti della famiglia, rapinatori e sospettati di ogni genere di crimine.<br />E, poi, l’intero bestiario degli stereotipi antisemita riesumato e trasformato in protagonista di brevissimi video destinati a uno straordinario successo di pubblico.<br />Senza contare invasioni di immigrati e auto lanciate contro manifestanti per lo più di colore per sterminarli.<br />C’è tutto questo e molto di più in un autentico tornado di video che nelle ultime settimane si è abbattuto sui social e, in particolare, su TikTok.<br />E la caratteristica comune a video prodotti da utenti e account diversi e diversissimi per stile e contenuto è di apparire tutti generati utilizzando l’intelligenza artificiale generativa firmata Google, Veo3, l’ultima delle applicazioni di Big G, sbarcate sul mercato.<br />Il fenomeno è conclamato.<br />Si sta effettivamente consumando e non è contestato neppure da Google e TikTok che letto il rapporto di Media Matters ne hanno verificato il contenuto.<br />E, però, arginarlo non è così facile.<br />Sul versante della generazione dei contenuti attraverso Veo3, benché i termini d’uso del servizio, naturalmente, vietino il suo utilizzo per la produzione di contenuti del genere di quelli che stanno spopolando sui social in questo momento e benché il modello contenga una serie di guardrails per rendere effettivi questi divieti, per ora, i prompt degli utenti stanno evidentemente avendo la meglio e stanno riuscendo a aggirare i limiti esistenti anche perché, evidentemente, non è facile per un modello di AI generativa riconoscere il significato razzista o antisemita di un video.<br />E non va meglio sul fronte della moderazione dei contenuti attraverso la quale TikTok sta cercando di fermare la tempesta di video oggetto della denuncia di Media Matters.<br />La piattaforma social ne ha, infatti, bloccati un numero enorme, prendendo i provvedimenti del caso contro gli account responsabili della pubblicazione.<br />Ma i numeri sono enormi perchè, naturalmente, generare nuovi contenuti grazie all’intelligenza artificiale è enormemente più facile e veloce che farlo manualmente.<br />E, la conseguenza è scontata e comprensibile: la moderazione finisce con il somigliare all’esercizio del famoso bambino di Sant’Agostino intento a svuotare il mare con il secchiello.<br />Per quanti contenuti si rimuovano, altrettanti finiscono online.<br />Una vicenda drammatica in sé ma drammatica, soprattutto, per il suo significato più generale: stiamo lasciando correre lungo le autostrade digitali automobili straordinariamente veloci senza esserci prima preoccupati di verificare che esistano guardrails in grado di evitare il peggio quando chi ci si metta alla guida sbagli o, comunque, perda il controllo.<br />Rischiamo di farci male, male per davvero.<br />Un caffè amaro oggi e me ne scuso.<br />Ma guardare in faccia la realtà senza filtri e lenti deformanti del mercato e del tecno-entusiasmo dilagante può essere utile.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66880121</guid><pubDate>Mon, 07 Jul 2025 05:42:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66880121/output.mp3" length="3587203" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Veo3 la nuova intelligenza artificiale generativa di video di casa Google utilizzata per generare quantità enormi di video razzisti e antisemita poi diffusi su TikTok dove stanno diventando virali.
È il contenuto dell’allarme appena lanciato da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Veo3 la nuova intelligenza artificiale generativa di video di casa Google utilizzata per generare quantità enormi di video razzisti e antisemita poi diffusi su TikTok dove stanno diventando virali.<br />È il contenuto dell’allarme appena lanciato da MediaMatters che mette in fila alcuni di questi video e i numeri di condivisioni da capogiro che stanno raggiungendo mentre nessuno, incluse Google e TikTok, sembra in grado, nonostante gli sforzi, di arginare il fenomeno.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Donne e uomini di colore raffigurati come scimmie, come in fuga dai loro doveri nei confronti della famiglia, rapinatori e sospettati di ogni genere di crimine.<br />E, poi, l’intero bestiario degli stereotipi antisemita riesumato e trasformato in protagonista di brevissimi video destinati a uno straordinario successo di pubblico.<br />Senza contare invasioni di immigrati e auto lanciate contro manifestanti per lo più di colore per sterminarli.<br />C’è tutto questo e molto di più in un autentico tornado di video che nelle ultime settimane si è abbattuto sui social e, in particolare, su TikTok.<br />E la caratteristica comune a video prodotti da utenti e account diversi e diversissimi per stile e contenuto è di apparire tutti generati utilizzando l’intelligenza artificiale generativa firmata Google, Veo3, l’ultima delle applicazioni di Big G, sbarcate sul mercato.<br />Il fenomeno è conclamato.<br />Si sta effettivamente consumando e non è contestato neppure da Google e TikTok che letto il rapporto di Media Matters ne hanno verificato il contenuto.<br />E, però, arginarlo non è così facile.<br />Sul versante della generazione dei contenuti attraverso Veo3, benché i termini d’uso del servizio, naturalmente, vietino il suo utilizzo per la produzione di contenuti del genere di quelli che stanno spopolando sui social in questo momento e benché il modello contenga una serie di guardrails per rendere effettivi questi divieti, per ora, i prompt degli utenti stanno evidentemente avendo la meglio e stanno riuscendo a aggirare i limiti esistenti anche perché, evidentemente, non è facile per un modello di AI generativa riconoscere il significato razzista o antisemita di un video.<br />E non va meglio sul fronte della moderazione dei contenuti attraverso la quale TikTok sta cercando di fermare la tempesta di video oggetto della denuncia di Media Matters.<br />La piattaforma social ne ha, infatti, bloccati un numero enorme, prendendo i provvedimenti del caso contro gli account responsabili della pubblicazione.<br />Ma i numeri sono enormi perchè, naturalmente, generare nuovi contenuti grazie all’intelligenza artificiale è enormemente più facile e veloce che farlo manualmente.<br />E, la conseguenza è scontata e comprensibile: la moderazione finisce con il somigliare all’esercizio del famoso bambino di Sant’Agostino intento a svuotare il mare con il secchiello.<br />Per quanti contenuti si rimuovano, altrettanti finiscono online.<br />Una vicenda drammatica in sé ma drammatica, soprattutto, per il suo significato più generale: stiamo lasciando correre lungo le autostrade digitali automobili straordinariamente veloci senza esserci prima preoccupati di verificare che esistano guardrails in grado di evitare il peggio quando chi ci si metta alla guida sbagli o, comunque, perda il controllo.<br />Rischiamo di farci male, male per davvero.<br />Un caffè amaro oggi e me ne scuso.<br />Ma guardare in faccia la realtà senza filtri e lenti deformanti del mercato e del tecno-entusiasmo dilagante può essere utile.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>225</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1eaa720798c0338fbb04d8e5743a1fb3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>"Non vogliamo che la nostra musica uccida la gente"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-vogliamo-che-la-nostra-musica-uccida-la-gente--66856843</link><description><![CDATA[Ci sono giornate in cui qualcuno accende una luce di speranza in un mondo che sembra correre incoscientemente verso un destino già scritto che finge di non vedere.<br />L’annuncio dei Deerhoof della decisione di voler lasciare Spotify per una questione morale è una di queste luci.<br />La sigla vi dico la mia davanti al solito caffè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />"Non vogliamo che la nostra musica uccida la gente. Non vogliamo che il nostro successo sia legato alla tecnologia di combattimento basata sull'intelligenza artificiale".<br />Sono le parole con le quali il gruppo musicale americano, peraltro nato e cresciuto a San Francisco nel cuore della Silicon Valley, ha annunciato al suo pubblico l’intenzione di lasciare Spotify dopo aver appreso la notizia dell’investimento milionario di Daniel Ek, CEO della piattaforma di musica più popolare del mondo, in Helsig, una società che produce droni militari e software di difesa basati sull'intelligenza artificiale.<br />Settecento milioni di dollari l’investimento all’origine della decisione.<br />Quando si dice che l’etica, forse, può guidare l’intelligenza artificiale in una direzione sostenibile si pensa a contesti e scenari diversi, si pensa a regole etiche capaci di autolimitare la progettazione e lo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiali.<br />Ma quella dei Deerhoof è una scelta individuale, per quel che se ne sa e che si può capire leggendo le loro dichiarazioni straordinariamente etica con la quale si prova, verosimilmente consapevoli che non si raggiungerà nessun risultato concreto, a manifestare dissenso rispetto alla decisione di un partner commerciale che non si considera eticamente e moralmente sostenibile ancorché giuridicamente legittima.<br />E non c’è dubbio che se centinaia di artisti del calibro dei Deerhoof e, auspicabilmente, senza nulla togliere al gruppo di San Francisco, più famosi, più popolari, più importanti nell’universo musicale annunciassero una decisione analoga, l’etica, quella dei singoli, diventerebbe uno straordinario strumento di orientamento del mercato e dell’industria dell’intelligenza artificiale perché il CEO di Spotify, si vedrebbe costretto a ritornare su suoi passi.<br />Ma, naturalmente, la questione non riguarda Spotify, né i Deerhoof, né, semplicemente, l’intelligenza artificiale applicata all’industria bellica.<br />La questione che, forse, vale questo caffè è più ampia.<br />Esiste un potere enormemente sottovalutato del mercato, un potere dal basso, un potere dei singoli utenti e consumatori di orientare l’industria in ogni settore, semplicemente attraverso la somma di un numero importante di scelte etiche individuali.<br />Pensiamo alle cose della privacy: un titolare del trattamento abusa dei dati personali dei propri utenti e, questi ultimi, tutti insieme o, almeno, in numero rilevante, decidono di lasciarlo, di sostituirlo con un altro fornitore di servizi più rispettoso del proprio diritto alla privacy.<br />Quanto ci vorrebbe perché nessun fornitore di servizi si permetta più il lusso di immolare il diritto alla privacy dei propri utenti sull’altare del mercato?<br />Io credo pochissimo.<br />Ma certamente molto meno di quanto ci vorrà – ammesso di riuscirci – a colpi di leggi, regolamenti, provvedimenti e sanzioni.<br />La scommessa che non possiamo perdere nella società degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale è questa: educare le persone alle tecnologie e al valore dei diritti perché in maniera etica e consapevole, possano inclinare il piano e convincere i giganti del mercato a cambiar strada, a rinunciare al principio secondo il quale il fine giustifica i mezzi, a avere più rispetto per i diritti, le libertà, la dignità delle persone.<br />Un sogno? Un’utopia romantica? Assolutamente possibile ma in un mondo nel quale tutto cambia in continuazione e alla velocità della luce, probabilmente, il confine tra i sogni e le utopie e la realtà è più sottile che in passato e tutto può accedere.<br />Buona giornata, ascoltate almeno una canzone dei Deerhoof – io l’ho appena fatto – e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66856843</guid><pubDate>Fri, 04 Jul 2025 05:34:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66856843/output.mp3" length="4138073" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono giornate in cui qualcuno accende una luce di speranza in un mondo che sembra correre incoscientemente verso un destino già scritto che finge di non vedere.
L’annuncio dei Deerhoof della decisione di voler lasciare Spotify per una questione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono giornate in cui qualcuno accende una luce di speranza in un mondo che sembra correre incoscientemente verso un destino già scritto che finge di non vedere.<br />L’annuncio dei Deerhoof della decisione di voler lasciare Spotify per una questione morale è una di queste luci.<br />La sigla vi dico la mia davanti al solito caffè.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />"Non vogliamo che la nostra musica uccida la gente. Non vogliamo che il nostro successo sia legato alla tecnologia di combattimento basata sull'intelligenza artificiale".<br />Sono le parole con le quali il gruppo musicale americano, peraltro nato e cresciuto a San Francisco nel cuore della Silicon Valley, ha annunciato al suo pubblico l’intenzione di lasciare Spotify dopo aver appreso la notizia dell’investimento milionario di Daniel Ek, CEO della piattaforma di musica più popolare del mondo, in Helsig, una società che produce droni militari e software di difesa basati sull'intelligenza artificiale.<br />Settecento milioni di dollari l’investimento all’origine della decisione.<br />Quando si dice che l’etica, forse, può guidare l’intelligenza artificiale in una direzione sostenibile si pensa a contesti e scenari diversi, si pensa a regole etiche capaci di autolimitare la progettazione e lo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiali.<br />Ma quella dei Deerhoof è una scelta individuale, per quel che se ne sa e che si può capire leggendo le loro dichiarazioni straordinariamente etica con la quale si prova, verosimilmente consapevoli che non si raggiungerà nessun risultato concreto, a manifestare dissenso rispetto alla decisione di un partner commerciale che non si considera eticamente e moralmente sostenibile ancorché giuridicamente legittima.<br />E non c’è dubbio che se centinaia di artisti del calibro dei Deerhoof e, auspicabilmente, senza nulla togliere al gruppo di San Francisco, più famosi, più popolari, più importanti nell’universo musicale annunciassero una decisione analoga, l’etica, quella dei singoli, diventerebbe uno straordinario strumento di orientamento del mercato e dell’industria dell’intelligenza artificiale perché il CEO di Spotify, si vedrebbe costretto a ritornare su suoi passi.<br />Ma, naturalmente, la questione non riguarda Spotify, né i Deerhoof, né, semplicemente, l’intelligenza artificiale applicata all’industria bellica.<br />La questione che, forse, vale questo caffè è più ampia.<br />Esiste un potere enormemente sottovalutato del mercato, un potere dal basso, un potere dei singoli utenti e consumatori di orientare l’industria in ogni settore, semplicemente attraverso la somma di un numero importante di scelte etiche individuali.<br />Pensiamo alle cose della privacy: un titolare del trattamento abusa dei dati personali dei propri utenti e, questi ultimi, tutti insieme o, almeno, in numero rilevante, decidono di lasciarlo, di sostituirlo con un altro fornitore di servizi più rispettoso del proprio diritto alla privacy.<br />Quanto ci vorrebbe perché nessun fornitore di servizi si permetta più il lusso di immolare il diritto alla privacy dei propri utenti sull’altare del mercato?<br />Io credo pochissimo.<br />Ma certamente molto meno di quanto ci vorrà – ammesso di riuscirci – a colpi di leggi, regolamenti, provvedimenti e sanzioni.<br />La scommessa che non possiamo perdere nella società degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale è questa: educare le persone alle tecnologie e al valore dei diritti perché in maniera etica e consapevole, possano inclinare il piano e convincere i giganti del mercato a cambiar strada, a rinunciare al principio secondo il quale il fine giustifica i mezzi, a avere più rispetto per i diritti, le libertà, la dignità delle persone.<br />Un sogno? Un’utopia romantica? Assolutamente possibile ma in un mondo nel quale tutto cambia in continuazione e alla velocità della luce, probabilmente, il confine tra i sogni e le utopie e la realtà è più sottile che in passato e tutto può accedere.<br />Buona...]]></itunes:summary><itunes:duration>259</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2eae35bb1219d48b661ab3519ae48746.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>È ancora vero che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-ancora-vero-che-il-cuore-ha-le-sue-ragioni-che-la-ragione-non-conosce--66849576</link><description><![CDATA[“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.”<br />Parole di Blaise Pascal, filosofo e matematico del XVII secolo.<br />E, probabilmente, era davvero così.<br />Anzi, per i più romantici, era ed è certamente così.<br />Mi dispiace suggerire che potrebbe non essere o, almeno, non essere più così ma tanto dicono i numeri e, forse, varrebbe la pena fermarsi un attimo a pensarci.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Nel 2021 il 55% delle coppie nate negli Stati Uniti d’America è nata in un sito di incontri.<br />Certo c’era la pandemia, il lockdown, si usciva poco o nulla.<br />E, però, anche se si allarga l’orizzonte temporale a prima e dopo la pandemia, la percentuale scende ma non di moltissimo, attestandosi attorno al 40%.<br />Sempre con riferimento agli USA.<br />Tra il 2000 e il 2019, d’altra parte, in UK sono nati quasi tre milioni di bambini figli di coppie conosciutesi su siti di dating online.<br />E stime e ricerche suggeriscono che entro il 2040 il 70% delle coppie in UK avrà un debito di riconoscenza – sempre che la coppia funzioni – con un’app di incontri online.<br />Ma incontrarsi online, grazie a un’app di incontri, di per sé non sconfessa il teorema di Pascal.<br />Le ragioni dell’amore, anche online, potrebbero ben essere sconosciute alla ragione.<br />Se non fosse che, ormai, in tutte le grandi e meno grandi applicazioni di dating online, gli algoritmi sono protagonisti indiscussi lungo almeno due direttrici diverse.<br />La prima è quella del coaching, per quanto inverosimile questo possa sembrare ai più romantici e tradizionalisti tra di noi: le app in questione, infatti, mettono a disposizione dei loro utenti dei chatbot grazie ai quali esercitarsi nell’arte della seduzione per fare in modo che i futuri partner arrivino preparati al primo appuntamento che, vale la pena dirlo, per alcuni di loro non arriverà mai, semplicemente perché a forza di esercitarsi con un algoritmo si convinceranno del fatto che una relazione proprio con un chatbot può essere sufficientemente soddisfacente e costar meno che una relazione con una persona.<br />Se state pensando che è molto triste, sono assolutamente d’accordo con voi ma tant’è.<br />I numeri lo dicono in maniera inoppugnabile.<br />La seconda è quella del matchmaking algoritmo, algoritmi e funzioni matematiche, insomma, che decidono – anche se qualcuno direbbe che si limitano a dare dei suggerimenti – chi debba incontrare chi per avere più chance di non perder tempo e che la coppia funzioni.<br />Sono, insomma, gli algoritmi, sempre più spesso, a metterci insieme a una persona per una notte, per una vacanza o per la vita.<br />E qui il teorema di Pascal finisce con l’esser messo a dura prova perché, anche ammesso che la ragione umana non conosca le ragioni dell’amore, la ragione algoritmica sembra conoscerle così bene dal saperle manipolare tanto da governare il gran gioco dell’amore mettendo insieme ogni anno decine di milioni di persone.<br />Ancora una volta può piacere o non piacere ma ci sono fior fiore di ricerche che suggeriscono che tra dieci-quindici anni, oltre il 50% delle coppie nate in giro per il mondo sarà figlia di un algoritmo di matchmaking.<br />Se ne parla poco, mi pare.<br />Ma, forse, quando si riflette sul potere manipolativo straordinario degli algoritmi e dei padroni delle loro fabbriche, dovremmo, ogni tanto, fermarci a pensare che persino l’irrazionalità e imprevedibilità dell’amore è – o, almeno, sarà presto – compromessa e compressa dall’etero direzione algoritmica.<br />Oggi più che augurarvi buona giornata, mi auguro di non avervi rovinato la giornata.<br />E, comunque, good morning privacy anche perché mai gli algoritmi potrebbero metter insieme una coppia se i loro padroni non possedessero una quantità enorme di informazioni personali su ciascuno di noi.<br />Il che suggerisce che chi voglia difendere, almeno, la propria libertà sentimentale, dovrebbe iniziare con il difendere, con quanta più determinazione possibile, la propria privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66849576</guid><pubDate>Thu, 03 Jul 2025 12:51:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66849576/output.mp3" length="4032330" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.”
Parole di Blaise Pascal, filosofo e matematico del XVII secolo.
E, probabilmente, era davvero così.
Anzi, per i più romantici, era ed è certamente così.
Mi dispiace suggerire che potrebbe non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.”<br />Parole di Blaise Pascal, filosofo e matematico del XVII secolo.<br />E, probabilmente, era davvero così.<br />Anzi, per i più romantici, era ed è certamente così.<br />Mi dispiace suggerire che potrebbe non essere o, almeno, non essere più così ma tanto dicono i numeri e, forse, varrebbe la pena fermarsi un attimo a pensarci.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Nel 2021 il 55% delle coppie nate negli Stati Uniti d’America è nata in un sito di incontri.<br />Certo c’era la pandemia, il lockdown, si usciva poco o nulla.<br />E, però, anche se si allarga l’orizzonte temporale a prima e dopo la pandemia, la percentuale scende ma non di moltissimo, attestandosi attorno al 40%.<br />Sempre con riferimento agli USA.<br />Tra il 2000 e il 2019, d’altra parte, in UK sono nati quasi tre milioni di bambini figli di coppie conosciutesi su siti di dating online.<br />E stime e ricerche suggeriscono che entro il 2040 il 70% delle coppie in UK avrà un debito di riconoscenza – sempre che la coppia funzioni – con un’app di incontri online.<br />Ma incontrarsi online, grazie a un’app di incontri, di per sé non sconfessa il teorema di Pascal.<br />Le ragioni dell’amore, anche online, potrebbero ben essere sconosciute alla ragione.<br />Se non fosse che, ormai, in tutte le grandi e meno grandi applicazioni di dating online, gli algoritmi sono protagonisti indiscussi lungo almeno due direttrici diverse.<br />La prima è quella del coaching, per quanto inverosimile questo possa sembrare ai più romantici e tradizionalisti tra di noi: le app in questione, infatti, mettono a disposizione dei loro utenti dei chatbot grazie ai quali esercitarsi nell’arte della seduzione per fare in modo che i futuri partner arrivino preparati al primo appuntamento che, vale la pena dirlo, per alcuni di loro non arriverà mai, semplicemente perché a forza di esercitarsi con un algoritmo si convinceranno del fatto che una relazione proprio con un chatbot può essere sufficientemente soddisfacente e costar meno che una relazione con una persona.<br />Se state pensando che è molto triste, sono assolutamente d’accordo con voi ma tant’è.<br />I numeri lo dicono in maniera inoppugnabile.<br />La seconda è quella del matchmaking algoritmo, algoritmi e funzioni matematiche, insomma, che decidono – anche se qualcuno direbbe che si limitano a dare dei suggerimenti – chi debba incontrare chi per avere più chance di non perder tempo e che la coppia funzioni.<br />Sono, insomma, gli algoritmi, sempre più spesso, a metterci insieme a una persona per una notte, per una vacanza o per la vita.<br />E qui il teorema di Pascal finisce con l’esser messo a dura prova perché, anche ammesso che la ragione umana non conosca le ragioni dell’amore, la ragione algoritmica sembra conoscerle così bene dal saperle manipolare tanto da governare il gran gioco dell’amore mettendo insieme ogni anno decine di milioni di persone.<br />Ancora una volta può piacere o non piacere ma ci sono fior fiore di ricerche che suggeriscono che tra dieci-quindici anni, oltre il 50% delle coppie nate in giro per il mondo sarà figlia di un algoritmo di matchmaking.<br />Se ne parla poco, mi pare.<br />Ma, forse, quando si riflette sul potere manipolativo straordinario degli algoritmi e dei padroni delle loro fabbriche, dovremmo, ogni tanto, fermarci a pensare che persino l’irrazionalità e imprevedibilità dell’amore è – o, almeno, sarà presto – compromessa e compressa dall’etero direzione algoritmica.<br />Oggi più che augurarvi buona giornata, mi auguro di non avervi rovinato la giornata.<br />E, comunque, good morning privacy anche perché mai gli algoritmi potrebbero metter insieme una coppia se i loro padroni non possedessero una quantità enorme di informazioni personali su ciascuno di noi.<br />Il che suggerisce che chi voglia difendere, almeno, la propria libertà sentimentale, dovrebbe iniziare con il difendere, con quanta più...]]></itunes:summary><itunes:duration>252</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/06bf3348f42e6065ce2429c0420576fe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>App per il monitoraggio del ciclo o aspirapolveri di dati? Donne, non cadete nella trappola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/app-per-il-monitoraggio-del-ciclo-o-aspirapolveri-di-dati-donne-non-cadete-nella-trappola--66828956</link><description><![CDATA[Nel mondo patinato delle app per la salute femminile, ci viene raccontato che il monitoraggio del ciclo mestruale sia un gesto di empowerment, un atto di consapevolezza del proprio corpo. Peccato che, dietro l’interfaccia rosa pastello e i messaggi motivazionali, si nasconda un’industria che tratta i dati più intimi delle donne come moneta di scambio.<br />Duro, anzi no, durissimo il J’accuse del Minderoo Centre for Technology and Democracy dell’Università di Cambridge.<br />La sigla e ne parliamo perché questo è il genere di cose delle quali giornali e televisioni dovrebbero occuparsi molto di più.<br />Chi pensava che queste app servissero solo a ricordare l’arrivo del ciclo o a pianificare una gravidanza si sbaglia di grosso.<br />In realtà, funzionano come aspirapolveri di dati: abitudini alimentari, farmaci, desiderio sessuale, uso di contraccettivi, umore, sintomi premestruali.<br />Tutto viene tracciato, immagazzinato e – ovviamente – venduto.<br />E non a poco prezzo.<br />Per carità, naturalmente, generalizzare è sempre pericoloso e le conclusioni non riguardano tutte le app, né tutte le app allo stesso modo!<br />Secondo lo studio, però, il tipo di dati raccolto attraverso molte di queste app può valere fino a 200 volte di più rispetto a semplici dati demografici.<br />Un vero e proprio business per chi lavora nel settore della pubblicità mirata e del profiling commerciale.<br />Altro che empowerment: qui si tratta di business, mercato puro e semplice, costruito su alcuni dei dettagli più personali e intimi della vita di milioni di donne in tutto il mondo, le loro libertà in fatto di figli e sessualità.<br />La situazione è preoccupante anche perché i dati raccolti possono essere usati per predire comportamenti, dedurre tratti psicologici e persino influenzare la percezione che le donne hanno del proprio corpo.<br />Non si tratta soltanto di privacy, ma di una forma di potere e controllo che rischia di minare l’autonomia personale e la dignità delle donne.<br />Lo studio mette in luce come le app di tracciamento mestruale, pur rispondendo a un’esigenza reale (empowerment, informazione), sono tuttavia strumenti potenzialmente pericolosi quando i dati personali diventano merce in mano a venditori e broker.<br />Il rapporto di Cambridge dice chiaro e tondo come dietro l'apparente promessa di empowerment e consapevolezza offerta dalle app di monitoraggio mestruale, si nasconda una minaccia concreta alla privacy e all'autodeterminazione delle donne.<br />Questi strumenti digitali trasformano dati personali delicatissimi in una vera e propria merce, esponendo milioni di donne al rischio di profilazione invasiva e manipolazioni commerciali.<br />Difficile immaginare un contesto in cui la privacy conti di più.<br />Buona giornata e, naturalmente, e a voce più alta del solito, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66828956</guid><pubDate>Wed, 02 Jul 2025 05:03:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66828956/output.mp3" length="3103625" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nel mondo patinato delle app per la salute femminile, ci viene raccontato che il monitoraggio del ciclo mestruale sia un gesto di empowerment, un atto di consapevolezza del proprio corpo. Peccato che, dietro l’interfaccia rosa pastello e i messaggi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel mondo patinato delle app per la salute femminile, ci viene raccontato che il monitoraggio del ciclo mestruale sia un gesto di empowerment, un atto di consapevolezza del proprio corpo. Peccato che, dietro l’interfaccia rosa pastello e i messaggi motivazionali, si nasconda un’industria che tratta i dati più intimi delle donne come moneta di scambio.<br />Duro, anzi no, durissimo il J’accuse del Minderoo Centre for Technology and Democracy dell’Università di Cambridge.<br />La sigla e ne parliamo perché questo è il genere di cose delle quali giornali e televisioni dovrebbero occuparsi molto di più.<br />Chi pensava che queste app servissero solo a ricordare l’arrivo del ciclo o a pianificare una gravidanza si sbaglia di grosso.<br />In realtà, funzionano come aspirapolveri di dati: abitudini alimentari, farmaci, desiderio sessuale, uso di contraccettivi, umore, sintomi premestruali.<br />Tutto viene tracciato, immagazzinato e – ovviamente – venduto.<br />E non a poco prezzo.<br />Per carità, naturalmente, generalizzare è sempre pericoloso e le conclusioni non riguardano tutte le app, né tutte le app allo stesso modo!<br />Secondo lo studio, però, il tipo di dati raccolto attraverso molte di queste app può valere fino a 200 volte di più rispetto a semplici dati demografici.<br />Un vero e proprio business per chi lavora nel settore della pubblicità mirata e del profiling commerciale.<br />Altro che empowerment: qui si tratta di business, mercato puro e semplice, costruito su alcuni dei dettagli più personali e intimi della vita di milioni di donne in tutto il mondo, le loro libertà in fatto di figli e sessualità.<br />La situazione è preoccupante anche perché i dati raccolti possono essere usati per predire comportamenti, dedurre tratti psicologici e persino influenzare la percezione che le donne hanno del proprio corpo.<br />Non si tratta soltanto di privacy, ma di una forma di potere e controllo che rischia di minare l’autonomia personale e la dignità delle donne.<br />Lo studio mette in luce come le app di tracciamento mestruale, pur rispondendo a un’esigenza reale (empowerment, informazione), sono tuttavia strumenti potenzialmente pericolosi quando i dati personali diventano merce in mano a venditori e broker.<br />Il rapporto di Cambridge dice chiaro e tondo come dietro l'apparente promessa di empowerment e consapevolezza offerta dalle app di monitoraggio mestruale, si nasconda una minaccia concreta alla privacy e all'autodeterminazione delle donne.<br />Questi strumenti digitali trasformano dati personali delicatissimi in una vera e propria merce, esponendo milioni di donne al rischio di profilazione invasiva e manipolazioni commerciali.<br />Difficile immaginare un contesto in cui la privacy conti di più.<br />Buona giornata e, naturalmente, e a voce più alta del solito, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>194</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00ff7724a5cccef72a1efe9dd3bfee5e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se vuoi conquistare una donna (o un uomo) mettici la faccia (quella vera)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-vuoi-conquistare-una-donna-o-un-uomo-mettici-la-faccia-quella-vera--66815757</link><description><![CDATA[Il principio è antico e sacrosanto: per conquistare una persona bisogna esser disponibili a metterci la faccia.<br />La speciale declinazione del principio che Tinder, una delle app di incontri più popolari al mondo, ha appena scelto di utilizzare, qualche dubbio però lo solleva.<br />Che siate utenti di Tinder – non lo confessa mai nessuno – o appassionati di privacy, subito dopo la sigla vi racconto iniziativa e dubbi.<br /><br />L’idea di prender in prestito una manciata di foto del fotomodello o della fotomodella di turno per crearsi un’identità falsa su Tinder – così come sulle altre app di incontri – e gettarsi a capofitto nell’avventura della conquista senza metterci la faccia – intendo quella vera – è vecchia almeno quanto le app in questione.<br />E si tratta di un’autentica piaga.<br />Una piaga oggi aggravata dal fatto che accanto a utenti umani che scelgono di presentarsi con il volto di qualcun altro, Tinder e le altre app di incontri sono affollate da chatbot completamente artificiali che non solo si fingono chi non sono, ma si fingono umani senza esserlo.<br />Nessun dubbio che sia un problema che, peraltro, sta facendo crollare il valore delle piattaforme in questione e facendo precipitare il livello di fiducia degli utenti veri.<br />Perché, naturalmente, se cerchi l’anima gemella o, anche, semplicemente, la persona giusta per una serata speciale e prima di trovarla devi vedertela con un elenco impressionante di impostori umani e artificiali, dopo un po' ti arrendi e torni – e non è detto che sia sbagliato ma è un’altra storia – a metodi tradizionali, tipo un giro in un bar.<br />Comprensibile, quindi, che Tinder e le altre, non da oggi, siano corse ai ripari, richiedendo agli utenti, a seconda dei casi, prove della loro identità a mezzo documenti o, almeno, prove di umanità, a colpi di selfie, videochiamate e affini.<br />Ora però, Tinder, almeno in California, pare intenzionata a fare di più, esigendo che i nuovi utenti ci mettano la faccia, quella vera, anzi, ancora di più, l’impronta biometrica della loro faccia da confrontare con quelle delle foto eventualmente caricate online per conquistare anime gemelle e affini.<br />L’idea è, insomma, quella di far scendere in campo, contro falsi e impostori umani e artificiali niente di meno che il riconoscimento facciale intelligente.<br />Tanta roba come oggi si usa dire.<br />Forse troppa considerato l’obiettivo perseguito ovvero garantire che chi si presenta con un certo volto per rimorchiare online sia umano e abbia effettivamente quel volto.<br />Certo, per carità, la sicurezza degli utenti è una cosa importante e, però, affidare a una società commerciale che, in fondo, ci offre semplicemente la possibilità di aiutarci a trovare una persona con la quale passare del tempo o, magari la vita, non è un gesto da prendere sotto gamba.<br />Ne vale la pena?<br />Difficile dirlo.<br />Ma vale, invece, certamente, la pena ricordare che i nostri dati biometrici sono unici e una volta che ne perdiamo il controllo è per sempre, diventano irrecuperabili e, con essi, la nostra identità per l’eternità.<br />Insomma, il rischio è che per evitare che un impostore vada alla ricerca di un’anima gemella fingendosi chi non è, si finisca con il rischiare che decine di milioni di utenti in carne ed ossa si ritrovino spossessati della loro vera identità, rappresentata dai loro dati biometrici.<br />Una posta in gioco decisamente alta.<br />La domanda è sempre la stessa: ne vale la pena?<br />Mentre ci pensiamo, buon caffè, buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66815757</guid><pubDate>Tue, 01 Jul 2025 05:13:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66815757/output.mp3" length="3493162" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il principio è antico e sacrosanto: per conquistare una persona bisogna esser disponibili a metterci la faccia.
La speciale declinazione del principio che Tinder, una delle app di incontri più popolari al mondo, ha appena scelto di utilizzare, qualche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il principio è antico e sacrosanto: per conquistare una persona bisogna esser disponibili a metterci la faccia.<br />La speciale declinazione del principio che Tinder, una delle app di incontri più popolari al mondo, ha appena scelto di utilizzare, qualche dubbio però lo solleva.<br />Che siate utenti di Tinder – non lo confessa mai nessuno – o appassionati di privacy, subito dopo la sigla vi racconto iniziativa e dubbi.<br /><br />L’idea di prender in prestito una manciata di foto del fotomodello o della fotomodella di turno per crearsi un’identità falsa su Tinder – così come sulle altre app di incontri – e gettarsi a capofitto nell’avventura della conquista senza metterci la faccia – intendo quella vera – è vecchia almeno quanto le app in questione.<br />E si tratta di un’autentica piaga.<br />Una piaga oggi aggravata dal fatto che accanto a utenti umani che scelgono di presentarsi con il volto di qualcun altro, Tinder e le altre app di incontri sono affollate da chatbot completamente artificiali che non solo si fingono chi non sono, ma si fingono umani senza esserlo.<br />Nessun dubbio che sia un problema che, peraltro, sta facendo crollare il valore delle piattaforme in questione e facendo precipitare il livello di fiducia degli utenti veri.<br />Perché, naturalmente, se cerchi l’anima gemella o, anche, semplicemente, la persona giusta per una serata speciale e prima di trovarla devi vedertela con un elenco impressionante di impostori umani e artificiali, dopo un po' ti arrendi e torni – e non è detto che sia sbagliato ma è un’altra storia – a metodi tradizionali, tipo un giro in un bar.<br />Comprensibile, quindi, che Tinder e le altre, non da oggi, siano corse ai ripari, richiedendo agli utenti, a seconda dei casi, prove della loro identità a mezzo documenti o, almeno, prove di umanità, a colpi di selfie, videochiamate e affini.<br />Ora però, Tinder, almeno in California, pare intenzionata a fare di più, esigendo che i nuovi utenti ci mettano la faccia, quella vera, anzi, ancora di più, l’impronta biometrica della loro faccia da confrontare con quelle delle foto eventualmente caricate online per conquistare anime gemelle e affini.<br />L’idea è, insomma, quella di far scendere in campo, contro falsi e impostori umani e artificiali niente di meno che il riconoscimento facciale intelligente.<br />Tanta roba come oggi si usa dire.<br />Forse troppa considerato l’obiettivo perseguito ovvero garantire che chi si presenta con un certo volto per rimorchiare online sia umano e abbia effettivamente quel volto.<br />Certo, per carità, la sicurezza degli utenti è una cosa importante e, però, affidare a una società commerciale che, in fondo, ci offre semplicemente la possibilità di aiutarci a trovare una persona con la quale passare del tempo o, magari la vita, non è un gesto da prendere sotto gamba.<br />Ne vale la pena?<br />Difficile dirlo.<br />Ma vale, invece, certamente, la pena ricordare che i nostri dati biometrici sono unici e una volta che ne perdiamo il controllo è per sempre, diventano irrecuperabili e, con essi, la nostra identità per l’eternità.<br />Insomma, il rischio è che per evitare che un impostore vada alla ricerca di un’anima gemella fingendosi chi non è, si finisca con il rischiare che decine di milioni di utenti in carne ed ossa si ritrovino spossessati della loro vera identità, rappresentata dai loro dati biometrici.<br />Una posta in gioco decisamente alta.<br />La domanda è sempre la stessa: ne vale la pena?<br />Mentre ci pensiamo, buon caffè, buona giornata e good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>219</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b6d0c70801bdc1da107841323d298900.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>USA: La Corte Suprema legittima la legge texana sull’age verification per il porno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/usa-la-corte-suprema-legittima-la-legge-texana-sull-age-verification-per-il-porno--66801129</link><description><![CDATA[L’anno scorso PornHub, una delle più popolari piattaforme online di contenuti pornografici ha chiuso i battenti in Texas.<br /><br />Il motivo? Una legge che impone agli utenti di quel genere di piattaforme di dimostrare di essere maggiorenni prima di entrare.<br /><br />In tanti hanno, immediatamente, dubitato della legittimità della legge considerandola incompatibile con il primo emendamento, quello sulla libertà di parola.<br /><br />Qualcuno ha fatto di più e ha chiesto e ottenuto che la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America si pronunciasse sulla legge.<br /><br />La sigla e vi racconto come è appena andata a finire.<br /><br /><br />È finita, per dirla calcisticamente in numeri, sei a tre a favore della legittimità della legge texana e, dunque, dell’obbligo dei gestori delle piattaforme tipo PornHub di verificare l’età dei propri utenti prima di lasciarli entrare.<br />Nessun onere incompatibile con il primo emendamento secondo la maggioranza dei giudici della Corte.<br />L’esigenza di proteggere i minori dall’accesso a contenuti inequivocabilmente inadeguati alla loro età giustifica una compressione della libertà di accesso ai contenuti in questione, compressione consistente, secondo la legge del Texas, nell’esigenza di sottoporsi a una verifica dell’età a mezzo documento di identità.<br />Per i Giudici si tratta di una scelta bilanciata e proporzionata allo scopo perseguito, uno scopo che non conta di meno del primo emendamento e che non hanno considerato raggiungibile con soluzioni diverse.<br />Tutte respinte al mittente le eccezioni sollevate dalla coalizione che aveva trascinato la legge texana davanti ai Giudici.<br />“La legge 1181 – scrivono i Giudici della Corte Suprema - promuove l'importante interesse del Texas nel proteggere i minori dai contenuti sessuali ed è adeguatamente adattato a tale interesse.”<br />Poi aggiungono “Gli Stati utilizzano da tempo i requisiti di verifica dell'età per conciliare il loro interesse a proteggere i minori da materiale sessuale con il diritto degli adulti di avvalersi di tale materiale. La legge 1181 adatta semplicemente questo approccio tradizionale all'era digitale. Anche i metodi di verifica specifici consentiti dalla Legge 1181 – dati identificativi rilasciati dal governo e dati transazionali – sono chiaramente legittimi. Entrambi sono metodi consolidati di verifica dell'età, già utilizzati da molti siti web pornografici e altri settori con servizi soggetti a restrizioni di età.”<br />Non tutti sono d’accordo naturalmente.<br /><br />L'Electronic Frontier Foundation ha definito la decisione della Corte Suprema "un duro colpo al diritto alla libertà di parola degli adulti".<br />Aaron Mackey, responsabile del contenzioso, ha affermato che la "sentenza consente agli stati di emanare norme onerose sulla verifica dell'età che impediranno agli adulti di accedere a libertà di parola, limiteranno la loro capacità di mantenere l'anonimato e metteranno a repentaglio la sicurezza dei loro dati e la loro privacy".<br />E della stessa opinione, in una dissenting opinion, si è dichiarata la Giudice Kagan "Si tratta di consegnare informazioni su di te e sulle tue abitudini di visione al gestore di un sito web, e poi... chissà? Il gestore potrebbe vendere le informazioni; potrebbe essere hackerato o citato in giudizio".<br />Sul versante delle cose della privacy difficile darle torto.<br />Su quello dell’incompatibilità con la libertà di parola, però, la tesi della maggioranza dei suoi colleghi sembra più solida e meno pretestuosa.<br />Il punto, comunque, è che nel 2025, in una stagione della vita del mondo nella quale il tecnologicamente impossibile non esiste più, esistono decine di soluzioni tecnologiche capaci di proteggere efficacemente i bambini attraverso l’age verification senza compromettere la privacy né loro, né degli utenti maggiorenni.<br />Mai come in questo caso: volere e potere e ogni alibi a imboccare la strada dell’effettiva tutela del best interest del bambino andrebbe semplicemente sgretolato e travolto con la forza della ragione, del buon senso e del comune senso di umanità che suggerisce non si possa immolare il benessere dei più piccoli sull’altare del business come, al contrario, si sta facendo da anni.<br />Ma il discorso sarebbe lungo.<br />Buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66801129</guid><pubDate>Mon, 30 Jun 2025 05:09:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66801129/output.mp3" length="4343709" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’anno scorso PornHub, una delle più popolari piattaforme online di contenuti pornografici ha chiuso i battenti in Texas.

Il motivo? Una legge che impone agli utenti di quel genere di piattaforme di dimostrare di essere maggiorenni prima di entrare....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’anno scorso PornHub, una delle più popolari piattaforme online di contenuti pornografici ha chiuso i battenti in Texas.<br /><br />Il motivo? Una legge che impone agli utenti di quel genere di piattaforme di dimostrare di essere maggiorenni prima di entrare.<br /><br />In tanti hanno, immediatamente, dubitato della legittimità della legge considerandola incompatibile con il primo emendamento, quello sulla libertà di parola.<br /><br />Qualcuno ha fatto di più e ha chiesto e ottenuto che la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America si pronunciasse sulla legge.<br /><br />La sigla e vi racconto come è appena andata a finire.<br /><br /><br />È finita, per dirla calcisticamente in numeri, sei a tre a favore della legittimità della legge texana e, dunque, dell’obbligo dei gestori delle piattaforme tipo PornHub di verificare l’età dei propri utenti prima di lasciarli entrare.<br />Nessun onere incompatibile con il primo emendamento secondo la maggioranza dei giudici della Corte.<br />L’esigenza di proteggere i minori dall’accesso a contenuti inequivocabilmente inadeguati alla loro età giustifica una compressione della libertà di accesso ai contenuti in questione, compressione consistente, secondo la legge del Texas, nell’esigenza di sottoporsi a una verifica dell’età a mezzo documento di identità.<br />Per i Giudici si tratta di una scelta bilanciata e proporzionata allo scopo perseguito, uno scopo che non conta di meno del primo emendamento e che non hanno considerato raggiungibile con soluzioni diverse.<br />Tutte respinte al mittente le eccezioni sollevate dalla coalizione che aveva trascinato la legge texana davanti ai Giudici.<br />“La legge 1181 – scrivono i Giudici della Corte Suprema - promuove l'importante interesse del Texas nel proteggere i minori dai contenuti sessuali ed è adeguatamente adattato a tale interesse.”<br />Poi aggiungono “Gli Stati utilizzano da tempo i requisiti di verifica dell'età per conciliare il loro interesse a proteggere i minori da materiale sessuale con il diritto degli adulti di avvalersi di tale materiale. La legge 1181 adatta semplicemente questo approccio tradizionale all'era digitale. Anche i metodi di verifica specifici consentiti dalla Legge 1181 – dati identificativi rilasciati dal governo e dati transazionali – sono chiaramente legittimi. Entrambi sono metodi consolidati di verifica dell'età, già utilizzati da molti siti web pornografici e altri settori con servizi soggetti a restrizioni di età.”<br />Non tutti sono d’accordo naturalmente.<br /><br />L'Electronic Frontier Foundation ha definito la decisione della Corte Suprema "un duro colpo al diritto alla libertà di parola degli adulti".<br />Aaron Mackey, responsabile del contenzioso, ha affermato che la "sentenza consente agli stati di emanare norme onerose sulla verifica dell'età che impediranno agli adulti di accedere a libertà di parola, limiteranno la loro capacità di mantenere l'anonimato e metteranno a repentaglio la sicurezza dei loro dati e la loro privacy".<br />E della stessa opinione, in una dissenting opinion, si è dichiarata la Giudice Kagan "Si tratta di consegnare informazioni su di te e sulle tue abitudini di visione al gestore di un sito web, e poi... chissà? Il gestore potrebbe vendere le informazioni; potrebbe essere hackerato o citato in giudizio".<br />Sul versante delle cose della privacy difficile darle torto.<br />Su quello dell’incompatibilità con la libertà di parola, però, la tesi della maggioranza dei suoi colleghi sembra più solida e meno pretestuosa.<br />Il punto, comunque, è che nel 2025, in una stagione della vita del mondo nella quale il tecnologicamente impossibile non esiste più, esistono decine di soluzioni tecnologiche capaci di proteggere efficacemente i bambini attraverso l’age verification senza compromettere la privacy né loro, né degli utenti maggiorenni.<br />Mai come in questo caso: volere e potere e ogni alibi a imboccare la strada dell’effettiva tutela del best interest del bambino...]]></itunes:summary><itunes:duration>272</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/17799b2126640604422e5637d2ff8d91.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La dura vita dei ladri di Iphone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-dura-vita-dei-ladri-di-iphone--66586772</link><description><![CDATA[La settimana scorsa, mentre il centro di Los Angeles era paralizzato e messo a ferro e fuoco dai manifestanti che protestavano contro le nuove leggi federali sull’immigrazione, come talvolta accade in questi casi, qualcuno ne ha approfittato per sfondare, tra le altre, le vetrine dell’Apple Store e saccheggiarlo.<br />La sigla e vi racconto cosa è successo.<br /><br />La scena è di quelle che meritano di essere immaginate.<br />Un facinoroso che entra a volto coperto in un Apple store dopo aver sfondato una vetrina e fa razzia di quanti più smartphone può tra quelli in bella mostra sui lunghi tavoli in legno.<br />L’idea è semplice, quasi banale.<br />Approfittare della manifestazione, svaligiare lo store e rivendere, a peso d’oro, gli Iphone.<br />E però appena fuori dal negozio, al malcapitato – e, anzi, ai malcapitati – accade che gli iphone rubati iniziano a suonare, la torcia lampeggia, e sugli schermi compare un messaggio: "Si prega di restituire all'Apple Tower Theatre. Questo dispositivo è stato disabilitato e viene monitorato. Le autorità locali saranno allertate".<br />Immaginatevi la faccia di chi si era sentito furbo, forse geniale e aveva già pregustato il frutto di un bottino a diversi zeri.<br />Niente da fare.<br />Tempo perso, fatica sprecata e, soprattutto, la polizia alle calcagne.<br />Tutto merito dell’antifurto, questo si geniale, di casa Apple che non appena registra che l’iphone da esposizione viene disconnesso dal WiFi del negozio e portato all’esterno, lo blocca e fa scattare l’allarme e il tracciamento.<br />A quel punto per il ladro è finita.<br />Si ritrova occhi e orecchie di chiunque gli stia vicino addosso.<br />Può scegliere se abbandonare la refurtiva o finire, con certezza quasi matematica, in manetta come accaduto a Los Angeles a tre dei furbetti degli smartphone che devono aver pensato che prima o poi gli iphone avrebbero smesso di suonare e lampeggiare e, soprattutto, che non fosse vero che il servizio di geolocalizzazione della Apple fosse entrato in funzione e stesse consentendo alla polizia di attenderli al varco.<br />Tecnologia, insomma, che difende la tecnologia e, soprattutto, il legittimo proprietario della tecnologia.<br />Giusto così.<br />Difficile contestare il sacrosanto diritto di Apple di tracciare i ladri di smartphone per consentire alla polizia di assicurarli alla giustizia.<br />La privacy, ovviamente, in un caso del genere, si piega alle esigenze della legge.<br />Dubito che un aspirante rapinatore di negozi Apple stia ascoltando questo podcast ma, se così fosse, è avvisato: ci sono decisamente obiettivi più facili.<br />Senza dire che non rubare affatto potrebbe essere la scelta migliore.<br />Buona giornata e good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66586772</guid><pubDate>Tue, 17 Jun 2025 05:08:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66586772/output.mp3" length="2696532" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La settimana scorsa, mentre il centro di Los Angeles era paralizzato e messo a ferro e fuoco dai manifestanti che protestavano contro le nuove leggi federali sull’immigrazione, come talvolta accade in questi casi, qualcuno ne ha approfittato per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La settimana scorsa, mentre il centro di Los Angeles era paralizzato e messo a ferro e fuoco dai manifestanti che protestavano contro le nuove leggi federali sull’immigrazione, come talvolta accade in questi casi, qualcuno ne ha approfittato per sfondare, tra le altre, le vetrine dell’Apple Store e saccheggiarlo.<br />La sigla e vi racconto cosa è successo.<br /><br />La scena è di quelle che meritano di essere immaginate.<br />Un facinoroso che entra a volto coperto in un Apple store dopo aver sfondato una vetrina e fa razzia di quanti più smartphone può tra quelli in bella mostra sui lunghi tavoli in legno.<br />L’idea è semplice, quasi banale.<br />Approfittare della manifestazione, svaligiare lo store e rivendere, a peso d’oro, gli Iphone.<br />E però appena fuori dal negozio, al malcapitato – e, anzi, ai malcapitati – accade che gli iphone rubati iniziano a suonare, la torcia lampeggia, e sugli schermi compare un messaggio: "Si prega di restituire all'Apple Tower Theatre. Questo dispositivo è stato disabilitato e viene monitorato. Le autorità locali saranno allertate".<br />Immaginatevi la faccia di chi si era sentito furbo, forse geniale e aveva già pregustato il frutto di un bottino a diversi zeri.<br />Niente da fare.<br />Tempo perso, fatica sprecata e, soprattutto, la polizia alle calcagne.<br />Tutto merito dell’antifurto, questo si geniale, di casa Apple che non appena registra che l’iphone da esposizione viene disconnesso dal WiFi del negozio e portato all’esterno, lo blocca e fa scattare l’allarme e il tracciamento.<br />A quel punto per il ladro è finita.<br />Si ritrova occhi e orecchie di chiunque gli stia vicino addosso.<br />Può scegliere se abbandonare la refurtiva o finire, con certezza quasi matematica, in manetta come accaduto a Los Angeles a tre dei furbetti degli smartphone che devono aver pensato che prima o poi gli iphone avrebbero smesso di suonare e lampeggiare e, soprattutto, che non fosse vero che il servizio di geolocalizzazione della Apple fosse entrato in funzione e stesse consentendo alla polizia di attenderli al varco.<br />Tecnologia, insomma, che difende la tecnologia e, soprattutto, il legittimo proprietario della tecnologia.<br />Giusto così.<br />Difficile contestare il sacrosanto diritto di Apple di tracciare i ladri di smartphone per consentire alla polizia di assicurarli alla giustizia.<br />La privacy, ovviamente, in un caso del genere, si piega alle esigenze della legge.<br />Dubito che un aspirante rapinatore di negozi Apple stia ascoltando questo podcast ma, se così fosse, è avvisato: ci sono decisamente obiettivi più facili.<br />Senza dire che non rubare affatto potrebbe essere la scelta migliore.<br />Buona giornata e good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>169</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/79c6111491f74dd5b175de93dc53c127.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>AI Overviews di Google: parola d’ordine non accontentarsi del riassunto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ai-overviews-di-google-parola-d-ordine-non-accontentarsi-del-riassunto--66572013</link><description><![CDATA[Il 12 giugno un Boing 787-8 dell’Air India diretto a Londra, 30 secondi dopo essere decollato si è schiantato in un’area residenziale causando la morte di almeno 240 persone, tra quelle a bordo e quelle a terra.<br />Si è trattato di uno dei più grandi disastri nella storia dell’aviazione.<br />Milioni di persone in tutto il mondo, naturalmente, hanno cercato notizia sull’accaduto online attraverso il più popolare di tutti i motori di ricerca.<br />La sigla e vi racconto cosa è andato storto, una lezione facile facile da trarne e una riflessione da avviare.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Da qualche tempo Google, grazie alla propria intelligenza artificiale generativa, offre agli utenti il servizio AI Overviews, proponendo un breve riassunto in cima ai risultati della ricerca.<br />Sotto il solito elenco di link.<br />Non a tutti, non sempre, non sempre allo stesso modo ma, nel riassumere la notizia del disastro aereo indiano, AI Overviews ha, spesso, suggerito agli utenti del motore di ricerca che l’aereo coinvolto nell’incidente fosse un Airbus anziché un Boing.<br />Un errore gravissimo che ha generato un danno reputazionale enorme all’Airbus, la principale concorrente della Boing, completamente estranea al disastro.<br />Un’allucinazione, come, ormai, abbiamo imparato a dire della quale – come sempre in questi casi – si ignorano le origini, potendosi solo ipotizzare che sia dovuta alla circostanza che spesso, le due società, che si dividono, quasi da sole, la torta del mercato dell’aviazione civile, vengono menzionate insieme negli stessi contenuti.<br />Ma quale che sia la causa, la certezza è che milioni di persone, verosimilmente, leggendo, alla ricerca di informazioni sull’accaduto, solo il riassunto proposto da Google, si sono persuase che protagonista della sciagura aerea sia stato un Airbus e non un Boing.<br />Un errore non da poco.<br />La lezione facile da trarre dall’episodio è che, almeno per il momento, non ci si può fidare dell’AI Overviews di Google – come, per la verità in generale della veridicità dei contenuti generati artificialmente – e, se si è interessati alla verità, non resta che continuare a cercare e leggere quante più fonti originali possibile, alla vecchia maniera.<br />La riflessione da avviare riguarda la natura dell’attività che Google svolge nel proporre i riassunti artificiali agli utenti che lanciano una ricerca.<br />Si può, infatti, continuare a parlare di semplice indicizzazione e ricerca?<br />Personalmente credo di no.<br />Se si genera e pubblica un contenuto, non ha importanza se scritto da un uomo o da una macchina, forse, si dovrebbe esserne considerati editori con tutto ciò che ne comporta sul versante della responsabilità in caso di errori gravi e lesivi dell’altrui reputazione personale o commerciale come nel caso di specie.<br />E, probabilmente, l’avvertenza – ormai diffusissima in calce a tutti i contenuti generati artificialmente circa il rischio di errori e allucinazioni – non basta a sottrarre il fornitore del servizio dalle proprie responsabilità.<br />Ma come spesso capita nei nostri tre minuti, è questione che non sta nella tazzina del nostro espresso e, quindi, qui mi limito a lanciare il sasso e a aprire la discussione.<br />Che ne pensate?<br />Frattanto buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66572013</guid><pubDate>Mon, 16 Jun 2025 05:05:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66572013/output.mp3" length="3216891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il 12 giugno un Boing 787-8 dell’Air India diretto a Londra, 30 secondi dopo essere decollato si è schiantato in un’area residenziale causando la morte di almeno 240 persone, tra quelle a bordo e quelle a terra.
Si è trattato di uno dei più grandi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 12 giugno un Boing 787-8 dell’Air India diretto a Londra, 30 secondi dopo essere decollato si è schiantato in un’area residenziale causando la morte di almeno 240 persone, tra quelle a bordo e quelle a terra.<br />Si è trattato di uno dei più grandi disastri nella storia dell’aviazione.<br />Milioni di persone in tutto il mondo, naturalmente, hanno cercato notizia sull’accaduto online attraverso il più popolare di tutti i motori di ricerca.<br />La sigla e vi racconto cosa è andato storto, una lezione facile facile da trarne e una riflessione da avviare.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Da qualche tempo Google, grazie alla propria intelligenza artificiale generativa, offre agli utenti il servizio AI Overviews, proponendo un breve riassunto in cima ai risultati della ricerca.<br />Sotto il solito elenco di link.<br />Non a tutti, non sempre, non sempre allo stesso modo ma, nel riassumere la notizia del disastro aereo indiano, AI Overviews ha, spesso, suggerito agli utenti del motore di ricerca che l’aereo coinvolto nell’incidente fosse un Airbus anziché un Boing.<br />Un errore gravissimo che ha generato un danno reputazionale enorme all’Airbus, la principale concorrente della Boing, completamente estranea al disastro.<br />Un’allucinazione, come, ormai, abbiamo imparato a dire della quale – come sempre in questi casi – si ignorano le origini, potendosi solo ipotizzare che sia dovuta alla circostanza che spesso, le due società, che si dividono, quasi da sole, la torta del mercato dell’aviazione civile, vengono menzionate insieme negli stessi contenuti.<br />Ma quale che sia la causa, la certezza è che milioni di persone, verosimilmente, leggendo, alla ricerca di informazioni sull’accaduto, solo il riassunto proposto da Google, si sono persuase che protagonista della sciagura aerea sia stato un Airbus e non un Boing.<br />Un errore non da poco.<br />La lezione facile da trarre dall’episodio è che, almeno per il momento, non ci si può fidare dell’AI Overviews di Google – come, per la verità in generale della veridicità dei contenuti generati artificialmente – e, se si è interessati alla verità, non resta che continuare a cercare e leggere quante più fonti originali possibile, alla vecchia maniera.<br />La riflessione da avviare riguarda la natura dell’attività che Google svolge nel proporre i riassunti artificiali agli utenti che lanciano una ricerca.<br />Si può, infatti, continuare a parlare di semplice indicizzazione e ricerca?<br />Personalmente credo di no.<br />Se si genera e pubblica un contenuto, non ha importanza se scritto da un uomo o da una macchina, forse, si dovrebbe esserne considerati editori con tutto ciò che ne comporta sul versante della responsabilità in caso di errori gravi e lesivi dell’altrui reputazione personale o commerciale come nel caso di specie.<br />E, probabilmente, l’avvertenza – ormai diffusissima in calce a tutti i contenuti 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ora dovrà vedersela con Meta in Tribunale dove il gigante, leader global dell’impero social più popolare del mondo l’ha appena trascinata per aver ostinatamente fatto pubblicità ai propri servizi su Facebook e Instagram in aperta violazione dei termini d’uso.<br />Ma che vende CrushAI?<br />Se siete curiosi dovete avere cinque secondi di pazienza per la sigla.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />L’app in questione mette a disposizione del grande pubblico uno dei più popolari servizi di nudifyAI, difficile da tradurre in italiano.<br />Più o meno si dovrebbe dire, un’app di nudificazione o svestizione delle persone a mezzo intelligenza artificiale.<br />Più facile raccontare come funziona.<br />Chiunque carica attraverso l’app una fotografia di chiunque altro nella quale quest’ultimo o questa ultima siano ritratti con i vestiti addosso e, come per incantamento, l’app genera una foto della stessa persona ma completamente nuda, senza più vestiti in dosso.<br />Un istante dopo, naturalmente, la foto generata grazie all’intelligenza artificiale può essere condivisa con il mondo intero dando a pensare – specie in un contesto come quello attuale nel quale certi prodigi tecnologici non sono ancora noti ai più – che il soggetto della foto abbia effettivamente deciso di posare nuda o nudo in versione coniglietto o coniglietta di Playboy.<br />Lo dico in maniera leggera ma, naturalmente, la diffusione di un’immagine del genere può letteralmente distruggere la vita di una persona anche perché, come è noto, ci vuole un istante soltanto perché quella foto finisca online, mentre una vita può non bastare per vederla scomparire.<br />Ed è anche la ragione per la quale la vicenda dello scontro giudiziario tra Meta e CrushAI merita, forse, questo caffè.<br />Non per la storia in sé – è una delle tante battaglie giudiziarie che si consumano quotidianamente davanti ai giudici di tutto il mondo – ma perché i numeri degli annunci pubblicitari che CrushAI ha pubblicato sulle pagine dei social network di Meta – oltre otto mila - la dice lunga da una parte sulla pervicacia con la quale la società, evidentemente, vuole raggiungere il grande pubblico e, dall’altra, anche sul successo dell’applicazione.<br />E, d’altra parte, Meta ha riferito di averle tentate proprio tutte per tenere CrushAI e una pletora di altre app analoghe fuori dalle sue piattaforme prima di risolversi a agire in giudizio.<br />Ma, sin qui, non ci sarebbe stato niente da fare.<br />Ora Meta, oltre a imboccare la strada giudiziaria, ha annunciato l’intenzione di far scendere in campo soluzioni tecnologiche più evolute auspicabilmente capaci di fermare la circolazione delle applicazioni in questione e della relativa pubblicità.<br />Ma, frattanto, nelle scuole di mezzo mondo, centinaia di migliaia di adolescenti continuano a spogliare altrettante compagne di scuola nella più parte dei casi non rendendosi conto di quanto male possano fare a queste ultime e di quanta violenza ci sia in un gesto digitale presentato, dai fornitori dell’app, come semplice, divertente e innocuo.<br />Siamo sempre al solito punto.<br />La questione non è la pericolosità in sé della tecnologia, ma la pericolosità di tecnologie tanto potenti nelle mani di chi – grandi e bambini – non è in grado di apprezzarne la potenza e valutare le conseguenze del suo uso.<br />Il meglio, credo, che si possa fare sul fondo di un caffè come questo è ricordare che spogliare una persona senza il suo consenso e diffondere la relativa fotografia significa violentarla e rischiare di distruggerle la vita.<br />Niente su cui ridere e niente che dovrebbe far ridere chi riceve una foto del genere.<br />Buona giornata anche se, forse, non inizia nel modo migliore e con tanta tanta convinzione good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66544202</guid><pubDate>Fri, 13 Jun 2025 07:16:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66544202/output.mp3" length="3705904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama CrushAI e ora dovrà vedersela con Meta in Tribunale dove il gigante, leader global dell’impero social più popolare del mondo l’ha appena trascinata per aver ostinatamente fatto pubblicità ai propri servizi su Facebook e Instagram in aperta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama CrushAI e ora dovrà vedersela con Meta in Tribunale dove il gigante, leader global dell’impero social più popolare del mondo l’ha appena trascinata per aver ostinatamente fatto pubblicità ai propri servizi su Facebook e Instagram in aperta violazione dei termini d’uso.<br />Ma che vende CrushAI?<br />Se siete curiosi dovete avere cinque secondi di pazienza per la sigla.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />L’app in questione mette a disposizione del grande pubblico uno dei più popolari servizi di nudifyAI, difficile da tradurre in italiano.<br />Più o meno si dovrebbe dire, un’app di nudificazione o svestizione delle persone a mezzo intelligenza artificiale.<br />Più facile raccontare come funziona.<br />Chiunque carica attraverso l’app una fotografia di chiunque altro nella quale quest’ultimo o questa ultima siano ritratti con i vestiti addosso e, come per incantamento, l’app genera una foto della stessa persona ma completamente nuda, senza più vestiti in dosso.<br />Un istante dopo, naturalmente, la foto generata grazie all’intelligenza artificiale può essere condivisa con il mondo intero dando a pensare – specie in un contesto come quello attuale nel quale certi prodigi tecnologici non sono ancora noti ai più – che il soggetto della foto abbia effettivamente deciso di posare nuda o nudo in versione coniglietto o coniglietta di Playboy.<br />Lo dico in maniera leggera ma, naturalmente, la diffusione di un’immagine del genere può letteralmente distruggere la vita di una persona anche perché, come è noto, ci vuole un istante soltanto perché quella foto finisca online, mentre una vita può non bastare per vederla scomparire.<br />Ed è anche la ragione per la quale la vicenda dello scontro giudiziario tra Meta e CrushAI merita, forse, questo caffè.<br />Non per la storia in sé – è una delle tante battaglie giudiziarie che si consumano quotidianamente davanti ai giudici di tutto il mondo – ma perché i numeri degli annunci pubblicitari che CrushAI ha pubblicato sulle pagine dei social network di Meta – oltre otto mila - la dice lunga da una parte sulla pervicacia con la quale la società, evidentemente, vuole raggiungere il grande pubblico e, dall’altra, anche sul successo dell’applicazione.<br />E, d’altra parte, Meta ha riferito di averle tentate proprio tutte per tenere CrushAI e una pletora di altre app analoghe fuori dalle sue piattaforme prima di risolversi a agire in giudizio.<br />Ma, sin qui, non ci sarebbe stato niente da fare.<br />Ora Meta, oltre a imboccare la strada giudiziaria, ha annunciato l’intenzione di far scendere in campo soluzioni tecnologiche più evolute auspicabilmente capaci di fermare la circolazione delle applicazioni in questione e della relativa pubblicità.<br />Ma, frattanto, nelle scuole di mezzo mondo, centinaia di migliaia di adolescenti continuano a spogliare altrettante compagne di scuola nella più parte dei casi non rendendosi conto di quanto male possano fare a queste ultime e di quanta violenza ci sia in un gesto digitale presentato, dai fornitori dell’app, come semplice, divertente e innocuo.<br />Siamo sempre al solito punto.<br />La questione non è la pericolosità in sé della tecnologia, ma la pericolosità di tecnologie tanto potenti nelle mani di chi – grandi e bambini – non è in grado di apprezzarne la potenza e valutare le conseguenze del suo uso.<br />Il meglio, credo, che si possa fare sul fondo di un caffè come questo è ricordare che spogliare una persona senza il suo consenso e diffondere la relativa fotografia significa violentarla e rischiare di distruggerle la vita.<br />Niente su cui ridere e 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ma imperfetta perché evidentemente è da tempo che gli algoritmi danno una mano anche all’esercito delle matite.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[sigla]<br /><br />L’oggetto del contendere è rappresentato dal fatto che Midjourney, una delle società leader nel mercato dei servizi basati sull’intelligenza artificiale generativa specializzata nella generazione di immagini avrebbe prima addestrato i propri algoritmi dando loro in pasto l’intera produzione creativa, tra l’altro di Disney e Universal e, quindi, oggi, a richiesta dei suoi milioni di utenti in tutto il mondo, genererebbe ogni genere di immagine con lo stile dei campioni di incassi dell’animazione dai Simpson a Cars, passando per Toy Story e i Minion di Cattivissimo me.<br />È semplicemente plagio dicono e scrivono con una sola voce e una sola penna Disney e Universal, semplicemente cannibalismo del lavoro dei nostri creativi e parassitismo rispetto agli investimenti enormi che abbiamo sin qui affrontato per far sprigionare il genio creativo dei nostri disegnatori.<br />Secondo le due società, Midjourney, lo scorso anno, avrebbe guadagnato oltre 300 milioni di dollari proprio salendo sulle loro spalle senza chiedere permesso e men che meno pagando un giusto prezzo per vendere ai propri utenti un servizio che in assenza dello sfruttamento non autorizzato del loro patrimonio autorale non avrebbe mai potuto offrire.<br />E, sempre stando al suono di una delle due campane, MidJourney, pure ripetutamente richiesta di fermarsi, non lo avrebbe fatto.<br />L’altra campana deve ancora suonare anche se è facile immaginarne ritmo e melodia: il riferimento sarà certamente al famoso fair use, la più utilizzata – dai giganti dell’intelligenza artificiale generativa – tra le eccezioni al copyright, un’eccezione che permette talune forme di sfruttamento dell’altrui patrimonio autorale senza bisogno di permessi e men che meno di pagare il prezzo di una licenza.<br />Ma è questo il caso?<br />Toccherà ora ai giudici dirlo.<br />È una battaglia epica, anzi, epocale della quale un mercato ormai divenuto enorme attende l’epilogo.<br />E sullo sfondo della questione tutta basata sul diritto d’autore, si iniziano a intravedere i tratti, di una battaglia nella battaglia: ma non sarà che lo stile di un’opera dell’ingegno è anche un dato personale dell’autore dell’opera medesima e che, quindi, chi lo usa, in effetti, tratta anche dati personali altrui con tutto ciò che ne consegue in ordine all’esigenza di rispettare le regole sulla protezione dei dati personali?<br />Ce n’è di più di quanto sta nella tazzina di un espresso e, quindi, per ora mi fermo qui.<br />Buona giornata e, naturalmente, #goodmorningprivacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66524383</guid><pubDate>Thu, 12 Jun 2025 07:34:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66524383/output.mp3" length="2938531" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È una guerra animata e animosa quella appena scoppiata tra i signori incontrastati dell’animazione globale e Midjourney, campione planetario dell’intelligenza artificiale generativa per immagini.
Matite contro algoritmi si potrebbe dire in una sintesi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È una guerra animata e animosa quella appena scoppiata tra i signori incontrastati dell’animazione globale e Midjourney, campione planetario dell’intelligenza artificiale generativa per immagini.<br />Matite contro algoritmi si potrebbe dire in una sintesi di impatto ma imperfetta perché evidentemente è da tempo che gli algoritmi danno una mano anche all’esercito delle matite.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[sigla]<br /><br />L’oggetto del contendere è rappresentato dal fatto che Midjourney, una delle società leader nel mercato dei servizi basati sull’intelligenza artificiale generativa specializzata nella generazione di immagini avrebbe prima addestrato i propri algoritmi dando loro in pasto l’intera produzione creativa, tra l’altro di Disney e Universal e, quindi, oggi, a richiesta dei suoi milioni di utenti in tutto il mondo, genererebbe ogni genere di immagine con lo stile 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riferimento sarà certamente al famoso fair use, la più utilizzata – dai giganti dell’intelligenza artificiale generativa – tra le eccezioni al copyright, un’eccezione che permette talune forme di sfruttamento dell’altrui patrimonio autorale senza bisogno di permessi e men che meno di pagare il prezzo di una licenza.<br />Ma è questo il caso?<br />Toccherà ora ai giudici dirlo.<br />È una battaglia epica, anzi, epocale della quale un mercato ormai divenuto enorme attende l’epilogo.<br />E sullo sfondo della questione tutta basata sul diritto d’autore, si iniziano a intravedere i tratti, di una battaglia nella battaglia: ma non sarà che lo stile di un’opera dell’ingegno è anche un dato personale dell’autore dell’opera medesima e che, quindi, chi lo usa, in effetti, tratta anche dati personali altrui con tutto ciò che ne consegue in ordine all’esigenza di rispettare le regole sulla protezione dei dati personali?<br />Ce n’è di più di quanto sta nella tazzina di un espresso e, quindi, per ora mi fermo qui.<br />Buona giornata e, naturalmente, #goodmorningprivacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>184</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cfa4e791f15ef4a7bc6ebd47c6f4cbbb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Cina si spegne l’intelligenza artificiale per evitare che gli studenti barino agli esami</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-cina-si-spegne-l-intelligenza-artificiale-per-evitare-che-gli-studenti-barino-agli-esami--66503010</link><description><![CDATA[Oltre tredici milioni di studenti cinesi, in questi giorni, sono chiamati a conquistarsi un posto in università superando una selezione nazionale niente affatto facile e per essere sicuro che nessuno chieda l’aiutino da casa o, meglio, un aiutino all’intelligenza artificiale si è dovuto ricorrere a una soluzione un po’ drastica che, però, è decisamente figlia dei tempi.<br />Se siete curiosi, continuate a ascoltare dopo la sigla.<br /><br />La notizia rimbalza dalle colonne di Bloomberg e sembra decisamente affidabile sebbene, sin qui, sia difficile trovare conferme sui siti istituzionali delle società coinvolte nell’operazione.<br />Eccola.<br />I giganti dell’intelligenza artificiale cinese di consumo avrebbero reso momentaneamente inutilizzabili alcune funzionalità – quelle in linea di principio più utili ai più furbetti tra gli studenti per superare l’esame – dei loro servizi e applicazioni per scongiurare il rischio che la tentazione avesse la meglio sulle regole, l’educazione e l’onestà dei candidati.<br />Niente aiuti artificiali per nessuno insomma.<br />E questo sebbene le regole, naturalmente, già vietino agli studenti di partecipare alle selezioni utilizzando dispositivi elettronici di ogni genere.<br />Ma fidarsi è bene e non fidarsi è meglio suggerisce un vecchio proverbio.<br />Impossibile, per ora, capire chi abbia dato l’ordine, se, come appare probabile, un ordine in tal senso è stato impartito.<br />La storia, tuttavia, la dice lunga su dove siamo arrivati se bisogna spegnere l’intelligenza artificiale per mettere tredici milioni di studenti sulla stessa linea di partenza evitando che qualcuno parta prima degli altri o, semplicemente, arrivi prima facendosi dare una spintarella artificiale.<br />Anche perché, naturalmente, quello che si può fare – almeno in Cina perché non sono così convinto che l’esperimento avrebbe successo anche altrove – per qualche giorno, durante una selezione nazionale particolarmente importante, naturalmente, non si può fare per tutto l’anno.<br />E allora?<br />Durante il resto dell’anno che succede? Che ci sono studenti che usano l’AI e corrono più degli altri? E studenti a parte che succede sul lavoro, negli affari, nella vita privata, ovunque insomma l’intelligenza artificiale possa essere d’aiuto?<br />Una risposta possibile e piuttosto semplice suggerisce che potremmo farci aiutare tutti dall’AI, che questo è il bello del progresso e anche la ragione per la quale, invece di perder tempo a provare a regolamentare l’impatto del fenomeno sulla società, dovremmo preoccuparci di abbassare la pressione regolamentare e far correre sviluppo e diffusione dell’AI il più possibile.<br />Ma ho il sospetto che sarebbe una risposta troppo semplice.<br />Un paio di ragioni tra le tante, riflettendo alle quali prendere il caffe di questa mattina.<br />La prima.<br />Pensiamo a un Paese come il nostro, con oltre la metà della popolazione priva di un livello di alfabetizzazione digitale di base e, quindi, impossibilitata a usare l’intelligenza artificiale o, almeno, impossibilitata a farlo in maniera consapevole.<br />Se prendessimo per buona la risposta qui sopra, la condanneremmo a rimanere sistematicamente un passo indietro rispetto all’altra metà – o poco meno – della popolazione che, invece, quelle competenze digitali le ha.<br />Senza dire che già oggi – e sarà sempre più vero domani – usare i servizi di intelligenza artificiale più performanti ha un costo che non tutti possono permettersi.<br />Ma ce n’è anche una seconda.<br />Se l’AI diventa la scorciatoia per tutti per far meglio e far prima e in un intervallo di tempo straordinariamente breve l’intera società o la più parte di essa ne diventa dipendente, disimparando a farne a meno, poi non finiamo con l’essere un po’ tutti, un po’ troppo ostaggio o, almeno, dipendenti, da un po’ troppo poche – forse pochissime – grandi fabbriche di algoritmi?<br />La dipendenza tecnologica di alcune nazioni intere da altre, già oggi, rappresenta un problema enorme che si traduce, tra l’altro, in una compressione importante di libertà e in un’asimmetria non sempre sostenibile nelle cose della geopolitica.<br />Insomma, la vicenda cinese, forse, potrebbe suggerirci qualcosa che va al di là della preoccupazione di evitare che qualche milione di studenti faccia il furbetto agli esami e riguardare qualche miliardo di persone.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66503010</guid><pubDate>Wed, 11 Jun 2025 05:07:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66503010/output.mp3" length="4172346" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oltre tredici milioni di studenti cinesi, in questi giorni, sono chiamati a conquistarsi un posto in università superando una selezione nazionale niente affatto facile e per essere sicuro che nessuno chieda l’aiutino da casa o, meglio, un aiutino...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oltre tredici milioni di studenti cinesi, in questi giorni, sono chiamati a conquistarsi un posto in università superando una selezione nazionale niente affatto facile e per essere sicuro che nessuno chieda l’aiutino da casa o, meglio, un aiutino all’intelligenza artificiale si è dovuto ricorrere a una soluzione un po’ drastica che, però, è decisamente figlia dei tempi.<br />Se siete curiosi, continuate a ascoltare dopo la sigla.<br /><br />La notizia rimbalza dalle colonne di Bloomberg e sembra decisamente affidabile sebbene, sin qui, sia difficile trovare conferme sui siti istituzionali delle società coinvolte nell’operazione.<br />Eccola.<br />I giganti dell’intelligenza artificiale cinese di consumo avrebbero reso momentaneamente inutilizzabili alcune funzionalità – quelle in linea di principio più utili ai più furbetti tra gli studenti per superare l’esame – dei loro servizi e applicazioni per scongiurare il rischio che la tentazione avesse la meglio sulle regole, l’educazione e l’onestà dei candidati.<br />Niente aiuti artificiali per nessuno insomma.<br />E questo sebbene le regole, naturalmente, già vietino agli studenti di partecipare alle selezioni utilizzando dispositivi elettronici di ogni genere.<br />Ma fidarsi è bene e non fidarsi è meglio suggerisce un vecchio proverbio.<br />Impossibile, per ora, capire chi abbia dato l’ordine, se, come appare probabile, un ordine in tal senso è stato impartito.<br />La storia, tuttavia, la dice lunga su dove siamo arrivati se bisogna spegnere l’intelligenza artificiale per mettere tredici milioni di studenti sulla stessa linea di partenza evitando che qualcuno parta prima degli altri o, semplicemente, arrivi prima facendosi dare una spintarella artificiale.<br />Anche perché, naturalmente, quello che si può fare – almeno in Cina perché non sono così convinto che l’esperimento avrebbe successo anche altrove – per qualche giorno, durante una selezione nazionale particolarmente importante, naturalmente, non si può fare per tutto l’anno.<br />E allora?<br />Durante il resto dell’anno che succede? Che ci sono studenti che usano l’AI e corrono più degli altri? E studenti a parte che succede sul lavoro, negli affari, nella vita privata, ovunque insomma l’intelligenza artificiale possa essere d’aiuto?<br />Una risposta possibile e piuttosto semplice suggerisce che potremmo farci aiutare tutti dall’AI, che questo è il bello del progresso e anche la ragione per la quale, invece di perder tempo a provare a regolamentare l’impatto del fenomeno sulla società, dovremmo preoccuparci di abbassare la pressione regolamentare e far correre sviluppo e diffusione dell’AI il più possibile.<br />Ma ho il sospetto che sarebbe una risposta troppo semplice.<br />Un paio di ragioni tra le tante, riflettendo alle quali prendere il caffe di questa mattina.<br />La prima.<br />Pensiamo a un Paese come il nostro, con oltre la metà della popolazione priva di un livello di alfabetizzazione digitale di base e, quindi, impossibilitata a usare l’intelligenza artificiale o, almeno, impossibilitata a farlo in maniera consapevole.<br />Se prendessimo per buona la risposta qui sopra, la condanneremmo a rimanere sistematicamente un passo indietro rispetto all’altra metà – o poco meno – della popolazione che, invece, quelle competenze digitali le ha.<br />Senza dire che già oggi – e sarà sempre più vero domani – usare i servizi di intelligenza artificiale più performanti ha un costo che non tutti possono permettersi.<br />Ma ce n’è anche una seconda.<br />Se l’AI diventa la scorciatoia per tutti per far meglio e far prima e in un intervallo di tempo straordinariamente breve l’intera società o la più parte di essa ne diventa dipendente, disimparando a farne a meno, poi non finiamo con l’essere un po’ tutti, un po’ troppo ostaggio o, almeno, dipendenti, da un po’ troppo poche – forse pochissime – grandi fabbriche di algoritmi?<br />La dipendenza tecnologica di alcune nazioni intere da altre, già oggi, rappresenta...]]></itunes:summary><itunes:duration>261</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/de522fec14e348cc923ac79292706352.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’intelligenza artificiale può costare cara all’avvocato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-intelligenza-artificiale-puo-costare-cara-all-avvocato--66474350</link><description><![CDATA[La tentazione dell’intelligenza artificiale che ci semplifica la vita e ci rende più facile il lavoro è forte, talvolta irresistibile, anche per gli avvocati che, ormai da qualche anno, in tutto il mondo, ne sono grandi utilizzatori.<br />E questo riguarda, in particolare, l’intelligenza artificiale generativa.<br />Ma che succede se una di queste intelligenze artificiali propone a un avvocato una memoria piena zeppa di riferimenti sbagliati e l’avvocato la deposita in Tribunale prendendola per buona?<br />L’errore, secondo un Giudice inglese, rischia di costare caro all’Avvocato.<br />Sicuramente più a lui che all’intelligenza artificiale.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br /><br />[SIGLA]<br /><br />Due casi quelli appena decisi da un Giudice dell’Alta Corte dell’Inghilterra e del Galles, due vicende analoghe in cui due avvocati nel predisporre gli atti da depositare in Tribunale a sostegno delle ragioni dei loro clienti per far prima e, magari, anche pensando di far meglio hanno chiesto un aiutino a ChatGPT e altre intelligenze artificiali generative che, ovviamente, non glielo hanno negato.<br />Peccato solo che gli aiutini si siano rivelati pieni zeppi di riferimenti giurisprudenziali sbagliati perché semplicemente inesistenti o inconferenti rispetto alla questione sul banco del Giudice.<br />E, soprattutto, peccato che gli avvocati, ricevuti gli aiutini, non ne abbiano verificato l’affidabilità e abbiano, invece, depositato gli atti in Tribunale prendendo per buone le indicazioni dell’intelligenza artificiale.<br />Perché poi è accaduto che gli avvocati di controparte e il Giudice, invece, abbiano fatto qualche verifica in più e si siano avveduti dell’errore, duplice, quello dell’AI e quello dei due avvocati.<br />Il Giudice, nella Sentenza con la quale ha affrontato entrambe le due vicende, scrive dritto per dritto che va bene utilizzare l’intelligenza artificiale anche in Tribunale ma a condizione che gli avvocati non dimentichino mai che questi strumenti "non sono in grado di condurre ricerche legali affidabili" e “possono produrre risposte apparentemente coerenti e plausibili alle richieste, ma del tutto errate".<br />"Le risposte potrebbero contenere affermazioni convincenti che sono semplicemente false", insomma.<br />Il Giudice del caso in questione non ha voluto affondare la penna nella piaga dei due avvocati che devono già essersi ritrovati a fare una figura poco onorevole davanti ai colleghi, allo stesso Giudice e, soprattutto, ai loro clienti che avranno pagato fior di parcella per scoprire poi che l’atto lo aveva scritto ChatGPT, pagata dal loro avvocato una manciata di sterline al mese.<br />E, però, è stato risoluto nel dire che, la prossima volta, un errore del genere potrebbe costare all’avvocato che lo commettesse, una sanzione severa anche per oltraggio alla Corte.<br />Insomma, per ora un cartellino giallo ma che nessuno si abitui alla clemenza della Corte.<br />Una lezione della quale far decisamente tesoro anche a casa nostra dove i primi casi di uso leggero e superficiale di intelligenza artificiale generativa da parte di avvocati sono già rimbalzati al disonore della cronaca.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66474350</guid><pubDate>Mon, 09 Jun 2025 06:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66474350/output.mp3" length="2898407" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La tentazione dell’intelligenza artificiale che ci semplifica la vita e ci rende più facile il lavoro è forte, talvolta irresistibile, anche per gli avvocati che, ormai da qualche anno, in tutto il mondo, ne sono grandi utilizzatori.
E questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La tentazione dell’intelligenza artificiale che ci semplifica la vita e ci rende più facile il lavoro è forte, talvolta irresistibile, anche per gli avvocati che, ormai da qualche anno, in tutto il mondo, ne sono grandi utilizzatori.<br />E questo riguarda, in particolare, l’intelligenza artificiale generativa.<br />Ma che succede se una di queste intelligenze artificiali propone a un avvocato una memoria piena zeppa di riferimenti sbagliati e l’avvocato la deposita in Tribunale prendendola per buona?<br />L’errore, secondo un Giudice inglese, rischia di costare caro all’Avvocato.<br />Sicuramente più a lui che all’intelligenza artificiale.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br /><br />[SIGLA]<br /><br />Due casi quelli appena decisi da un Giudice dell’Alta Corte dell’Inghilterra e del Galles, due vicende analoghe in cui due avvocati nel predisporre gli atti da depositare in Tribunale a sostegno delle ragioni dei loro clienti per far prima e, magari, anche pensando di far meglio hanno chiesto un aiutino a ChatGPT e altre intelligenze artificiali generative che, ovviamente, non glielo hanno negato.<br />Peccato solo che gli aiutini si siano rivelati pieni zeppi di riferimenti giurisprudenziali sbagliati perché semplicemente inesistenti o inconferenti rispetto alla questione sul banco del Giudice.<br />E, soprattutto, peccato che gli avvocati, ricevuti gli aiutini, non ne abbiano verificato l’affidabilità e abbiano, invece, depositato gli atti in Tribunale prendendo per buone le indicazioni dell’intelligenza artificiale.<br />Perché poi è accaduto che gli avvocati di controparte e il Giudice, invece, abbiano fatto qualche verifica in più e si siano avveduti dell’errore, duplice, quello dell’AI e quello dei due avvocati.<br />Il Giudice, nella Sentenza con la quale ha affrontato entrambe le due vicende, scrive dritto per dritto che va bene utilizzare l’intelligenza artificiale anche in Tribunale ma a condizione che gli avvocati non dimentichino mai che questi strumenti "non sono in grado di condurre ricerche legali affidabili" e “possono produrre risposte apparentemente coerenti e plausibili alle richieste, ma del tutto errate".<br />"Le risposte potrebbero contenere affermazioni convincenti che sono semplicemente false", insomma.<br />Il Giudice del caso in questione non ha voluto affondare la penna nella piaga dei due avvocati che devono già essersi ritrovati a fare una figura poco onorevole davanti ai colleghi, allo stesso Giudice e, soprattutto, ai loro clienti che avranno pagato fior di parcella per scoprire poi che l’atto lo aveva scritto ChatGPT, pagata dal loro avvocato una manciata di sterline al mese.<br />E, però, è stato risoluto nel dire che, la prossima volta, un errore del genere potrebbe costare all’avvocato che lo commettesse, una sanzione severa anche per oltraggio alla Corte.<br />Insomma, per ora un cartellino giallo ma che nessuno si abitui alla clemenza della Corte.<br />Una lezione della quale far decisamente tesoro anche a casa nostra dove i primi casi di uso leggero e superficiale di intelligenza artificiale generativa da parte di avvocati sono già rimbalzati al disonore della cronaca.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>182</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/777b0013e5d7fdf103ab76ac0d1eaaea.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I bambini fuori dai social, una buona idea ma che potrebbe essere incostituzionale (in Florida)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-bambini-fuori-dai-social-una-buona-idea-ma-che-potrebbe-essere-incostituzionale-in-florida--66404120</link><description><![CDATA[Il caffè questa mattina è amaro almeno per me.<br />Così tanto amaro che all’inizio ho pensato di non dare la notizia.<br /><br />Poi, però, ci ho ripensato: non si può animare un dibattito trasparente e costruttivo senza dar conto di voci e decisioni che pure si condividono poco.<br /><br />E, quindi, eccomi qui.<br />Oggi parliamo di una decisione di due giorni fa con la quale un giudice in Florida ha deciso che una legge che vieta ai più piccoli l’accesso ai social è incostituzionale per contrasto con il primo emendamento.<br /><br />Ma lo facciamo subito dopo la sigla.<br /><br /><br />È datata 3 giugno, è firmata dal Giudice Mark E. Walker e riguarda una legge della Florida che obbliga i gestori di alcune piattaforme social – quelle dotate di alcune specifiche funzionalità – di permettere ai minori di quattordici anni di avere un account e di richiedere il permesso dei genitori per consentire la creazione di un account a utenti di 14 e 15 anni.<br /><br />Secondo il giudice che, per ora, si è pronunciato solo in via preliminare sul ricorso proposto dalle big tech, la legge violerebbe il primo emendamento della Costituzione, quello sul free speech, la libertà di parola.<br /><br />Divieti e limiti imposti ai più giovani, infatti, si tradurrebbero in una compressione sproporzionata del loro diritto di comunicare e il fine perseguito dal legislatore – ovvero quello di sottrarli dal confronto con contenuti e servizi inadatti alla loro età – non sarebbe abbastanza per legittimarli.<br /><br />Siamo, naturalmente, solo alle battute iniziali.<br />Ma la posizione del giudice Walker è importante e non puó esser sottovalutata in un momento nel quale da quella parte dell’oceano, come da questa, si discute con insistenza e urgenza sempre maggiori proprio dell’opportunità – per me sussistente e, anzi, sacrosanta – di chiudere certe piattaforme digitali ai più giovani.<br /><br />Difficile, qui, davanti a un espresso italiano, attardarsi in una discussione inesorabilmente di diritto statunitense – e, anzi, di diritto di uno specifico Stato americano – sulla legittimità o illegittimità costituzionale delle previsioni della legge oggetto della decisione.<br /><br />E, tuttavia, forse c’è spazio per un paio di considerazioni.<br />La prima riguarda il ricorso contro la legge presentato da alcune big tech.<br /><br />È curioso perché da questa parte dell’oceano, generalmente, la posizione dell’industria tecnologica quando si parla dell’esigenza di adottare adeguate soluzioni di age verification per tenere i più giovani fuori da certi servizi digitali è che il principio è giusto ma bisogna discutere di come, tecnologicamente, raggiungere il risultato.<br /><br />E, spesso, anzi, si aggiunge che si sta già facendo moltissimo proprio nel tentativo di tenere i più giovani fuori dai social e dintorni.<br />Dall’altra parte dell’oceano, invece, la stessa industria, sembrerebbe determinata a difendere con più convinzione il diritto a far business anche sugli utenti più giovani.<br />C’è poi un’altra questione.<br /><br />Il Giudice, nella sostanza, trova sproporzionata la legge della Florida perché priverebbe i più giovani di un canale di comunicazione insostituibile.<br /><br />Ecco, qui non riesco a resistere alla tentazione di chiedermi se non sia paradossale che prima abbiamo lasciato conquistare a servizi non adatti ai più giovani un ruolo di straordinaria centralità nelle loro vite e nella loro possibilità di comunicare con il resto del mondo e, ora, che, rinsaviti, vorremmo mettere dei paletti, ci troviamo costretti a prendere atto che, proprio in ragione della centralità conquistata da certi servizi nelle loro vite, forse è troppo tardi – il Giudice Walker ne sembra convinto – per ritardare l’incontro tra giovanissimi e social media.<br /><br />Ma, naturalmente, questa è solo l’amara riflessione di un adulto che, ormai da anni, suggerisce di chiudere alcune porzioni di Internet all’accesso dei più piccoli e non è un argomento giuridico.<br /><br />Per me, quello, di oggi è stato un caffè amaro, ma, magari, per qualcun altro, sarà dolce o anche dolcissimo.<br />Bene così.<br />L’importante è parlarne e confrontarsi, come sempre dovrebbe accadere, in maniera trasparente e costruttiva e evitando polemiche sciocche e personalismi, almeno quando in mezzo ci sono i diritti dei più piccoli.<br /><br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66404120</guid><pubDate>Thu, 05 Jun 2025 06:07:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66404120/output.mp3" length="4219993" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il caffè questa mattina è amaro almeno per me.
Così tanto amaro che all’inizio ho pensato di non dare la notizia.

Poi, però, ci ho ripensato: non si può animare un dibattito trasparente e costruttivo senza dar conto di voci e decisioni che pure si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il caffè questa mattina è amaro almeno per me.<br />Così tanto amaro che all’inizio ho pensato di non dare la notizia.<br /><br />Poi, però, ci ho ripensato: non si può animare un dibattito trasparente e costruttivo senza dar conto di voci e decisioni che pure si condividono poco.<br /><br />E, quindi, eccomi qui.<br />Oggi parliamo di una decisione di due giorni fa con la quale un giudice in Florida ha deciso che una legge che vieta ai più piccoli l’accesso ai social è incostituzionale per contrasto con il primo emendamento.<br /><br />Ma lo facciamo subito dopo la sigla.<br /><br /><br />È datata 3 giugno, è firmata dal Giudice Mark E. Walker e riguarda una legge della Florida che obbliga i gestori di alcune piattaforme social – quelle dotate di alcune specifiche funzionalità – di permettere ai minori di quattordici anni di avere un account e di richiedere il permesso dei genitori per consentire la creazione di un account a utenti di 14 e 15 anni.<br /><br />Secondo il giudice che, per ora, si è pronunciato solo in via preliminare sul ricorso proposto dalle big tech, la legge violerebbe il primo emendamento della Costituzione, quello sul free speech, la libertà di parola.<br /><br />Divieti e limiti imposti ai più giovani, infatti, si tradurrebbero in una compressione sproporzionata del loro diritto di comunicare e il fine perseguito dal legislatore – ovvero quello di sottrarli dal confronto con contenuti e servizi inadatti alla loro età – non sarebbe abbastanza per legittimarli.<br /><br />Siamo, naturalmente, solo alle battute iniziali.<br />Ma la posizione del giudice Walker è importante e non puó esser sottovalutata in un momento nel quale da quella parte dell’oceano, come da questa, si discute con insistenza e urgenza sempre maggiori proprio dell’opportunità – per me sussistente e, anzi, sacrosanta – di chiudere certe piattaforme digitali ai più giovani.<br /><br />Difficile, qui, davanti a un espresso italiano, attardarsi in una discussione inesorabilmente di diritto statunitense – e, anzi, di diritto di uno specifico Stato americano – sulla legittimità o illegittimità costituzionale delle previsioni della legge oggetto della decisione.<br /><br />E, tuttavia, forse c’è spazio per un paio di considerazioni.<br />La prima riguarda il ricorso contro la legge presentato da alcune big tech.<br /><br />È curioso perché da questa parte dell’oceano, generalmente, la posizione dell’industria tecnologica quando si parla dell’esigenza di adottare adeguate soluzioni di age verification per tenere i più giovani fuori da certi servizi digitali è che il principio è giusto ma bisogna discutere di come, tecnologicamente, raggiungere il risultato.<br /><br />E, spesso, anzi, si aggiunge che si sta già facendo moltissimo proprio nel tentativo di tenere i più giovani fuori dai social e dintorni.<br />Dall’altra parte dell’oceano, invece, la stessa industria, sembrerebbe determinata a difendere con più convinzione il diritto a far business anche sugli utenti più giovani.<br />C’è poi un’altra questione.<br /><br />Il Giudice, nella sostanza, trova sproporzionata la legge della Florida perché priverebbe i più giovani di un canale di comunicazione insostituibile.<br /><br />Ecco, qui non riesco a resistere alla tentazione di chiedermi se non sia paradossale che prima abbiamo lasciato conquistare a servizi non adatti ai più giovani un ruolo di straordinaria centralità nelle loro vite e nella loro possibilità di comunicare con il resto del mondo e, ora, che, rinsaviti, vorremmo mettere dei paletti, ci troviamo costretti a prendere atto che, proprio in ragione della centralità conquistata da certi servizi nelle loro vite, forse è troppo tardi – il Giudice Walker ne sembra convinto – per ritardare l’incontro tra giovanissimi e social media.<br /><br />Ma, naturalmente, questa è solo l’amara riflessione di un adulto che, ormai da anni, suggerisce di chiudere alcune porzioni di Internet all’accesso dei più piccoli e non è un argomento...]]></itunes:summary><itunes:duration>264</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/25793582e647189eafe827a5c34a465d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio al dettaglio negli Shorts di YouTube</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-al-dettaglio-negli-shorts-di-youtube--66336393</link><description><![CDATA[YouTube ha appena lanciato una nuova funzionalità che ci consentirà mentre guardiamo uno Shorts, di mettere in pausa e lanciare Lens, il servizio di ricerca per immagini di Google, e chiedere maggiori informazioni su qualsiasi oggetto presente sul video.<br />Bella, bellissima idea di business, specie perché i concorrenti di YouTube, sin qui, sembrerebbero non averci pensato.<br />E però, ormai lo sappiamo, non c’è bella idea che non possa diventare brutta se non la si maneggia con cautela.<br />E quale momento migliore del caffè del mattino per parlarne.<br />Ma tra un istante, dopo la sigla.<br /><br />YouTube, la presenta così: metti caso che stiate guardando un video girato in una splendida località che vorreste visitare ma che il protagonista del video non menziona.<br />A quel punto mettete in pausa il video, lanciate Lens, selezionate un’area qualsiasi sullo sfondo e Google vi aiuterà a scoprire dove è stato girato il video in questione grazie alla potenza straordinaria della sua ricerca per immagini.<br />A quel punto sarete a pochi click dal poter prenotare il vostro week end in quel posto che tanto vi aveva colpito.<br />Facile, facilissimo, geniale, irresistibile.<br />Useremo tutti e useremo tanto la nuova funzionalità di casa YouTube.<br />E anche se YouTube, per ora, precisa che nella fase iniziale di test Lens non mostrerà annunci pubblicitari, nei fumetti e nei cartoni animati di una volta, a questo punto della storia, gli occhi dei protagonisti si sarebbero riempiti del segno del dollaro.<br />È una straordinaria nuova occasione di monetizzazione di un contenuto, quello audiovisivo, che sembrava aver ormai espresso tutto il suo valore.<br />Tra qualche mese non ci sarà niente in uno Shorts che non ci porti dritti a un annuncio pubblicitario.<br />E, naturalmente, va bene così ma con qualche cautela.<br />La prima e la più ovvia è che vengano rispettate le regole sul product placement già oggi frequentemente violate.<br />Qui la questione è semplice: se infilo in un video un prodotto per promuoverlo, devo dirlo per consentire a chi lo guarda di rendersi conto che a quel prodotto sto facendo pubblicità per un qualche interesse economico.<br />Ora far rispettare la regola, già in relazione ai prodotti in primo piano o espressamente menzionati dal creatore è un’impresa titanica, ma farla rispettare anche in relazione a oggetti che potrebbero esser scientificamente lasciati sullo sfondo di un video e non esser menzionati, facendo affidamento sul fatto che incuriosiranno gli utenti e che questi ultimi, grazie a Lens, potranno saperne di più, rischia di diventare quasi impossibile.<br />Ci sarà, insomma, lavoro, presumibilmente tanto lavoro per l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato e per il Giurì di Autodisciplina.<br />E, però, anche lato privacy qualche preoccupazione non manca.<br />Chi crea un video, infatti, da domani dovrà fare – e non sarà facile – tanta ma tanta attenzione in più al contenuto implicito del video in questione ovvero a quello che non si dice esplicitamente e non si mostra volontariamente ma finisce nell’inquadratura e, quindi, da domani, sarà esposto alla lente di ingrandimento di Lens e potrà raccontare al mondo tanto di più sul creatore del video.<br />E questo vale per l’esempio poco preoccupante ma non insignificante fatto dalla stessa YouTube relativo al luogo nel quale viene girato il video che non è sempre detto si voglia rendere noto al pubblico, alla confezione di un farmaco dimenticata su un tavolo sullo sfondo, a qualsiasi oggetto presente nella stanza in cui si registra il video, perché qualsiasi oggetto, passato sotto la lente super intelligente di Lens, può raccontare tantissimo del creatore di un video.<br />Ma non è detto che tutti i creatori di video ne siano consapevoli e alcuni potrebbero rendersene conto troppo tardi, quando Lens avrà già raccontato al mondo chissà cosa su di loro.<br />C’è da dire, per chiudere il caffè con mezza bustina di zucchero che YouTube ha dichiarato che la funzionalità, allo stato, non prevede il ricorso a nessuno strumento di riconoscimento facciale il che consente, almeno, alle persone che si trovassero inconsapevolmente a passare sullo sfondo di un video o, magari, ritratte in una foto appesa al muro, ti tirare un sospiro si sollievo.<br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy perché ce n’è davvero bisogno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66336393</guid><pubDate>Fri, 30 May 2025 06:37:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66336393/output.mp3" length="4465753" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>YouTube ha appena lanciato una nuova funzionalità che ci consentirà mentre guardiamo uno Shorts, di mettere in pausa e lanciare Lens, il servizio di ricerca per immagini di Google, e chiedere maggiori informazioni su qualsiasi oggetto presente sul...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[YouTube ha appena lanciato una nuova funzionalità che ci consentirà mentre guardiamo uno Shorts, di mettere in pausa e lanciare Lens, il servizio di ricerca per immagini di Google, e chiedere maggiori informazioni su qualsiasi oggetto presente sul video.<br />Bella, bellissima idea di business, specie perché i concorrenti di YouTube, sin qui, sembrerebbero non averci pensato.<br />E però, ormai lo sappiamo, non c’è bella idea che non possa diventare brutta se non la si maneggia con cautela.<br />E quale momento migliore del caffè del mattino per parlarne.<br />Ma tra un istante, dopo la sigla.<br /><br />YouTube, la presenta così: metti caso che stiate guardando un video girato in una splendida località che vorreste visitare ma che il protagonista del video non menziona.<br />A quel punto mettete in pausa il video, lanciate Lens, selezionate un’area qualsiasi sullo sfondo e Google vi aiuterà a scoprire dove è stato girato il video in questione grazie alla potenza straordinaria della sua ricerca per immagini.<br />A quel punto sarete a pochi click dal poter prenotare il vostro week end in quel posto che tanto vi aveva colpito.<br />Facile, facilissimo, geniale, irresistibile.<br />Useremo tutti e useremo tanto la nuova funzionalità di casa YouTube.<br />E anche se YouTube, per ora, precisa che nella fase iniziale di test Lens non mostrerà annunci pubblicitari, nei fumetti e nei cartoni animati di una volta, a questo punto della storia, gli occhi dei protagonisti si sarebbero riempiti del segno del dollaro.<br />È una straordinaria nuova occasione di monetizzazione di un contenuto, quello audiovisivo, che sembrava aver ormai espresso tutto il suo valore.<br />Tra qualche mese non ci sarà niente in uno Shorts che non ci porti dritti a un annuncio pubblicitario.<br />E, naturalmente, va bene così ma con qualche cautela.<br />La prima e la più ovvia è che vengano rispettate le regole sul product placement già oggi frequentemente violate.<br />Qui la questione è semplice: se infilo in un video un prodotto per promuoverlo, devo dirlo per consentire a chi lo guarda di rendersi conto che a quel prodotto sto facendo pubblicità per un qualche interesse economico.<br />Ora far rispettare la regola, già in relazione ai prodotti in primo piano o espressamente menzionati dal creatore è un’impresa titanica, ma farla rispettare anche in relazione a oggetti che potrebbero esser scientificamente lasciati sullo sfondo di un video e non esser menzionati, facendo affidamento sul fatto che incuriosiranno gli utenti e che questi ultimi, grazie a Lens, potranno saperne di più, rischia di diventare quasi impossibile.<br />Ci sarà, insomma, lavoro, presumibilmente tanto lavoro per l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato e per il Giurì di Autodisciplina.<br />E, però, anche lato privacy qualche preoccupazione non manca.<br />Chi crea un video, infatti, da domani dovrà fare – e non sarà facile – tanta ma tanta attenzione in più al contenuto implicito del video in questione ovvero a quello che non si dice esplicitamente e non si mostra volontariamente ma finisce nell’inquadratura e, quindi, da domani, sarà esposto alla lente di ingrandimento di Lens e potrà raccontare al mondo tanto di più sul creatore del video.<br />E questo vale per l’esempio poco preoccupante ma non insignificante fatto dalla stessa YouTube relativo al luogo nel quale viene girato il video che non è sempre detto si voglia rendere noto al pubblico, alla confezione di un farmaco dimenticata su un tavolo sullo sfondo, a qualsiasi oggetto presente nella stanza in cui si registra il video, perché qualsiasi oggetto, passato sotto la lente super intelligente di Lens, può raccontare tantissimo del creatore di un video.<br />Ma non è detto che tutti i creatori di video ne siano consapevoli e alcuni potrebbero rendersene conto troppo tardi, quando Lens avrà già raccontato al mondo chissà cosa su di loro.<br />C’è da dire, per chiudere il caffè con mezza bustina di zucchero che...]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4d75cdf132871af17c1fe858e00b9b92.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’intelligenza artificiale non ti ruberà il lavoro se sarai il più bravo a utilizzarla</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-intelligenza-artificiale-non-ti-rubera-il-lavoro-se-sarai-il-piu-bravo-a-utilizzarla--66324536</link><description><![CDATA[Il caffè di oggi inizia amaro ma ha un retrogusto dolce o, almeno, speranzoso.<br /><br />La questione è nota, arcinota, così tanto che non avrei mai pensato di dedicarle un caffè del mattino ma, forse, ci sono un paio di risvolti curiosi.<br />L’intelligenza artificiale sta rubando lavoro o no?<br />E però parlarne in generale sarebbe impossibile davanti a un espresso e, quindi, restringo subito il perimetro della conversazione: ne sta rubando proprio nel settore tecnologico che le ha dato i natali?<br />Se siete curiosi, la sigla e ne parliamo.<br /><br />Una recentissima ricerca fatta via Linkedin dalla SignalFire su 600 milioni di persone e 80 milioni di aziende in tutto il mondo suggerisce che le aziende tecnologiche nel 2024 avrebbero assunto il 25% in meno di neolaureati rispetto al 2023.<br />Naturalmente non c’è modo – e la ricerca, infatti, non lo dice – di attribuire il crollo verticale delle assunzioni nello specifico segmento entry level interamente all’intelligenza artificiale ma i ricercatori si dicono convinti che la rapida e pervasiva diffusione dell’AI nel mondo del lavoro, proprio a cominciare dalle aziende tecnologiche, sia tra le principali cause del fenomeno.<br />E si tratta di una tesi che trova una serie di conferme importanti se si prendono alcune delle abilità conclamate delle soluzioni di intelligenza artificiale già in circolazione - come il coding, il debugging, l’installazione software o l’analisi in settori diversi – e le si sovrappongono alle job description e alle mansioni alle quali normalmente vengono addetti neolaureati e neoassunti nelle aziende tecnologiche.<br />Sembra insomma che proprio le fabbriche degli algoritmi potrebbero essere le prime nelle quali la forza lavoro, almeno in relazione a certe attività, sarà presto più artificiale che umana.<br />E non basta.<br />La stessa ricerca, infatti, propone un altro dato poco confortante per i neolaureati che aspirano a lavorare nel settore tecnologico: anche quelli che venissero assunti sarebbero pagati meno che in passato perché, questo sembra essere l’assunto, l’intelligenza artificiale rende più facile il loro lavoro.<br />Qui, forse, un bravo scrittore di serie TV alla Black Mirror, potrebbe buttar giù un episodio nel quale, segretamente, i lavoratori umani delle fabbriche di algoritmi iniziano a rallentare la produzione e sabotare le loro stesse creature per difendere il loro posto di lavoro.<br />Ma, naturalmente, non andrà così e guai se dovesse davvero accadere.<br />Anche perché – ed è la ragione per la quale suggerivo che questo caffè sarebbe stato amaro al primo sorso ma sarebbe divenuto poi più dolce o, almeno, meno amaro e più speranzoso in fondo - se è vero che le assunzioni dei neolaureati calano è egualmente vero che quelle di profili con maggiore esperienza e competenza aumentano.<br />Se i neolaureati assunti nel settore tecnologico nel 2024, sono stati il 25% in meno di quelli assunti nel 2023 è, infatti, anche vero che, invece, nel 2024 sono stati assunti, nello stesso settore, il 27% in più di professionisti con maggiori esperienze e competenze.<br />Certo, a dispetto delle percentuali, il 25% in meno, pesa tanto di più che il 27% in più perché le assunzioni di neolaureati sono quantitativamente molto più numerose che quelle dei profili più senior, ma questa è un’altra storia.<br />Perché se è vero che il neolaureato in discipline tecnologiche si trova davanti a un paradosso che, sin qui, riguardava prevalentemente altri settori – ovvero quello per il quale tutti vogliono laureati esperti ma nessuno è disponibile a far loro fare questa esperienza – è anche vero che il neolaureato che, magari, attraverso un master o altre analoghe iniziative, diventasse poi il più bravo di tutti a usare l’intelligenza artificiale nel suo lavoro, ci metterebbe un istante a esser assunto e ben pagato.<br />Questo, insomma, sembra dover diventare il nuovo obiettivo.<br />Sfruttare la situazione come una scusa per studiare meglio e di piu!<br /><br />Buona giornata e, ovviamente, good morning privacy anche se, oggi, la privacy è rimasta un po’ sullo sfondo!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66324536</guid><pubDate>Thu, 29 May 2025 09:35:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66324536/output.mp3" length="4109652" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il caffè di oggi inizia amaro ma ha un retrogusto dolce o, almeno, speranzoso.

La questione è nota, arcinota, così tanto che non avrei mai pensato di dedicarle un caffè del mattino ma, forse, ci sono un paio di risvolti curiosi.
L’intelligenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il caffè di oggi inizia amaro ma ha un retrogusto dolce o, almeno, speranzoso.<br /><br />La questione è nota, arcinota, così tanto che non avrei mai pensato di dedicarle un caffè del mattino ma, forse, ci sono un paio di risvolti curiosi.<br />L’intelligenza artificiale sta rubando lavoro o no?<br />E però parlarne in generale sarebbe impossibile davanti a un espresso e, quindi, restringo subito il perimetro della conversazione: ne sta rubando proprio nel settore tecnologico che le ha dato i natali?<br />Se siete curiosi, la sigla e ne parliamo.<br /><br />Una recentissima ricerca fatta via Linkedin dalla SignalFire su 600 milioni di persone e 80 milioni di aziende in tutto il mondo suggerisce che le aziende tecnologiche nel 2024 avrebbero assunto il 25% in meno di neolaureati rispetto al 2023.<br />Naturalmente non c’è modo – e la ricerca, infatti, non lo dice – di attribuire il crollo verticale delle assunzioni nello specifico segmento entry level interamente all’intelligenza artificiale ma i ricercatori si dicono convinti che la rapida e pervasiva diffusione dell’AI nel mondo del lavoro, proprio a cominciare dalle aziende tecnologiche, sia tra le principali cause del fenomeno.<br />E si tratta di una tesi che trova una serie di conferme importanti se si prendono alcune delle abilità conclamate delle soluzioni di intelligenza artificiale già in circolazione - come il coding, il debugging, l’installazione software o l’analisi in settori diversi – e le si sovrappongono alle job description e alle mansioni alle quali normalmente vengono addetti neolaureati e neoassunti nelle aziende tecnologiche.<br />Sembra insomma che proprio le fabbriche degli algoritmi potrebbero essere le prime nelle quali la forza lavoro, almeno in relazione a certe attività, sarà presto più artificiale che umana.<br />E non basta.<br />La stessa ricerca, infatti, propone un altro dato poco confortante per i neolaureati che aspirano a lavorare nel settore tecnologico: anche quelli che venissero assunti sarebbero pagati meno che in passato perché, questo sembra essere l’assunto, l’intelligenza artificiale rende più facile il loro lavoro.<br />Qui, forse, un bravo scrittore di serie TV alla Black Mirror, potrebbe buttar giù un episodio nel quale, segretamente, i lavoratori umani delle fabbriche di algoritmi iniziano a rallentare la produzione e sabotare le loro stesse creature per difendere il loro posto di lavoro.<br />Ma, naturalmente, non andrà così e guai se dovesse davvero accadere.<br />Anche perché – ed è la ragione per la quale suggerivo che questo caffè sarebbe stato amaro al primo sorso ma sarebbe divenuto poi più dolce o, almeno, meno amaro e più speranzoso in fondo - se è vero che le assunzioni dei neolaureati calano è egualmente vero che quelle di profili con maggiore esperienza e competenza aumentano.<br />Se i neolaureati assunti nel settore tecnologico nel 2024, sono stati il 25% in meno di quelli assunti nel 2023 è, infatti, anche vero che, invece, nel 2024 sono stati assunti, nello stesso settore, il 27% in più di professionisti con maggiori esperienze e competenze.<br />Certo, a dispetto delle percentuali, il 25% in meno, pesa tanto di più che il 27% in più perché le assunzioni di neolaureati sono quantitativamente molto più numerose che quelle dei profili più senior, ma questa è un’altra storia.<br />Perché se è vero che il neolaureato in discipline tecnologiche si trova davanti a un paradosso che, sin qui, riguardava prevalentemente altri settori – ovvero quello per il quale tutti vogliono laureati esperti ma nessuno è disponibile a far loro fare questa esperienza – è anche vero che il neolaureato che, magari, attraverso un master o altre analoghe iniziative, diventasse poi il più bravo di tutti a usare l’intelligenza artificiale nel suo lavoro, ci metterebbe un istante a esser assunto e ben pagato.<br />Questo, insomma, sembra dover diventare il nuovo obiettivo.<br />Sfruttare la situazione come una scusa per studiare meglio e di...]]></itunes:summary><itunes:duration>257</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4004eed7cd3380d023b753a3e28f0b2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’Italia e l’intelligenza artificiale: io speriamo che me la cavo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-italia-e-l-intelligenza-artificiale-io-speriamo-che-me-la-cavo--66310226</link><description><![CDATA[Ho appena finito di leggere il Rapporto annuale ISTAT 2025 e tra tante cose che non vanno bene per il nostro Paese ce n’è una che, per materia, mi preoccupa più delle altre e che credo meriti questo caffè insieme.<br /><br />Sto parlando delle competenze digitali ma, forse, dovrei dire, delle diffuse incompetenze digitali italiane.<br /><br />Ne parliamo dopo la sigla.<br /><br />L’intelligenza artificiale avanza e pervade ogni settore della nostra vita, dalla dimensione personale a quella professionale, da quella commerciale a quella democratica.<br />È un dato di fatto ineludibile, è un dato di fatto evidente, tangibile, empiricamente dimostrabile e dimostrato nel nostro quotidiano.<br /><br />Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire tutto è o, a voler esser ottimisti, si avvia a essere etero diretto a mezzo algoritmi.<br /><br />La società è sempre più digitale e conoscere il digitale, almeno nei suoi rudimenti è sempre di più un pre-requisito di cittadinanza irrinunciabile.<br /><br />Chi non ha un livello di adeguate competenze digitali è un cittadino di serie B, anzi, peggio, è una persona di serie B, perché l’impatto di questo deficit di competenze si abbatte senza pietà in ogni ambito della nostra vita.<br /><br />Eppure l’Italia non ce la fa, non ce la facciamo a capire per davvero questo principio elementare e a correre ai ripari con la determinazione e l’urgenza che servirebbero.<br />L’ultimo rapporto ISTAT lo certifica in maniera impietosa.<br />“Le competenze digitali giocano un ruolo fondamentale nel favorire la transizione digitale e al tempo stesso contrastare l’emergere di divari che possano compromettere l’equità e l’inclusione sociale. Il programma strategico UE per il decennio digitale ha tra l’altro l’obiettivo, da raggiungere entro il 2030, di portare all’80% la quota della popolazione di età compresa tra 16 e 74 anni con almeno competenze digitali di base. <br /><br />Nel 2023, tale quota si attesta a poco più della metà 55,5% nella media dell’UE 27% e l’Italia con il 45,8% - solo il 45,8% - si colloca al ventiduesimo posto della graduatoria”.<br /><br />Lo leggo e lo scrivo riprendendolo letteralmente dal Rapporto ISTAT.<br /><br />Non sono opinioni, sensazioni, percezioni soggettive.<br /><br />Lo dicono i numeri.<br /><br />Questa è la situazione.<br /><br />Siamo il fanalino di coda di un’Europa che già di suo è indietro rispetto al resto del mondo.<br /><br />Onestamente davanti a dati di questo genere – che nessuno si offenda – ma ogni altro discorso sul governo dell’intelligenza artificiale, sulle regole, sull’impatto dei nuovi prodigi artificiali sulla società, sulle opportunità che non dobbiamo lasciarci sfuggire, a me sembra da una parte vuoto e superficiale e dall’altra poco consapevole e, forse, persino incosciente.<br /><br />Prendi la più potente e disruptive tecnologia che l’ingegno umano abbia mai progettato e sviluppato e mettila nelle mani di oltre trenta milioni di persone, la metà della popolazione italiana, completamente a digiuno di qualsiasi competenza digitale di base e il migliore degli scenari possibile sarà quello che si avrebbe se trenta milioni di italiani tutti insieme, senza mai essere saliti su un mono pattino elettrico decidessero di farlo esattamente nello stesso momento nelle vie trafficate della stessa città.<br />Niente di più pericoloso.<br />E non basta.<br />Perché mentre i primi trenta milioni, quelli mai saliti sul monopattino, starebbero a terra a contare le ferite, altri trenta milioni, quelli che hanno avuto la fortuna di imparare a portare il monopattino, sarebbero i primi a arrivare a scuola al mattino, a entrare al lavoro, a mettersi in fila negli uffici pubblici e negli ospedali per esercitare i loro diritti civili e garantirsi una salute migliore.<br /><br />Questo è, oggi, il Paese nel quale viviamo.<br />Prima lo capiamo, prima, forse, facciamo un’inversione a “U” e accettiamo l’idea che ciò di cui abbiamo veramente e drammaticamente bisogno – ma domani mattina – è dichiarare guerra all’analfabetismo digitale come nel secondo dopoguerra si fece con quello funzionale.<br /><br />La migliore delle tecnologie nelle mani di chi non sa usarla è pericolosa per sé e per gli altri e se metà del tuo Paese non sa usarla e quella tecnologia diventa parte integrante dell’infrastruttura di base di quel Paese, il Paese in questione non ha nessuna chance di essere democratico, di essere giusto, di essere equo, né di competere per davvero nella società globale.<br /><br />Buona giornata, perdonate il caffè amaro e un po’ rumoroso, è naturalmente, good morning privacy, sempre più difficile da proteggere in una società popolata da analfabeti digitali!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66310226</guid><pubDate>Wed, 28 May 2025 10:15:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66310226/output.mp3" length="4003491" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ho appena finito di leggere il Rapporto annuale ISTAT 2025 e tra tante cose che non vanno bene per il nostro Paese ce n’è una che, per materia, mi preoccupa più delle altre e che credo meriti questo caffè insieme.

Sto parlando delle competenze...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ho appena finito di leggere il Rapporto annuale ISTAT 2025 e tra tante cose che non vanno bene per il nostro Paese ce n’è una che, per materia, mi preoccupa più delle altre e che credo meriti questo caffè insieme.<br /><br />Sto parlando delle competenze digitali ma, forse, dovrei dire, delle diffuse incompetenze digitali italiane.<br /><br />Ne parliamo dopo la sigla.<br /><br />L’intelligenza artificiale avanza e pervade ogni settore della nostra vita, dalla dimensione personale a quella professionale, da quella commerciale a quella democratica.<br />È un dato di fatto ineludibile, è un dato di fatto evidente, tangibile, empiricamente dimostrabile e dimostrato nel nostro quotidiano.<br /><br />Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire tutto è o, a voler esser ottimisti, si avvia a essere etero diretto a mezzo algoritmi.<br /><br />La società è sempre più digitale e conoscere il digitale, almeno nei suoi rudimenti è sempre di più un pre-requisito di cittadinanza irrinunciabile.<br /><br />Chi non ha un livello di adeguate competenze digitali è un cittadino di serie B, anzi, peggio, è una persona di serie B, perché l’impatto di questo deficit di competenze si abbatte senza pietà in ogni ambito della nostra vita.<br /><br />Eppure l’Italia non ce la fa, non ce la facciamo a capire per davvero questo principio elementare e a correre ai ripari con la determinazione e l’urgenza che servirebbero.<br />L’ultimo rapporto ISTAT lo certifica in maniera impietosa.<br />“Le competenze digitali giocano un ruolo fondamentale nel favorire la transizione digitale e al tempo stesso contrastare l’emergere di divari che possano compromettere l’equità e l’inclusione sociale. Il programma strategico UE per il decennio digitale ha tra l’altro l’obiettivo, da raggiungere entro il 2030, di portare all’80% la quota della popolazione di età compresa tra 16 e 74 anni con almeno competenze digitali di base. <br /><br />Nel 2023, tale quota si attesta a poco più della metà 55,5% nella media dell’UE 27% e l’Italia con il 45,8% - solo il 45,8% - si colloca al ventiduesimo posto della graduatoria”.<br /><br />Lo leggo e lo scrivo riprendendolo letteralmente dal Rapporto ISTAT.<br /><br />Non sono opinioni, sensazioni, percezioni soggettive.<br /><br />Lo dicono i numeri.<br /><br />Questa è la situazione.<br /><br />Siamo il fanalino di coda di un’Europa che già di suo è indietro rispetto al resto del mondo.<br /><br />Onestamente davanti a dati di questo genere – che nessuno si offenda – ma ogni altro discorso sul governo dell’intelligenza artificiale, sulle regole, sull’impatto dei nuovi prodigi artificiali sulla società, sulle opportunità che non dobbiamo lasciarci sfuggire, a me sembra da una parte vuoto e superficiale e dall’altra poco consapevole e, forse, persino incosciente.<br /><br />Prendi la più potente e disruptive tecnologia che l’ingegno umano abbia mai progettato e sviluppato e mettila nelle mani di oltre trenta milioni di persone, la metà della popolazione italiana, completamente a digiuno di qualsiasi competenza digitale di base e il migliore degli scenari possibile sarà quello che si avrebbe se trenta milioni di italiani tutti insieme, senza mai essere saliti su un mono pattino elettrico decidessero di farlo esattamente nello stesso momento nelle vie trafficate della stessa città.<br />Niente di più pericoloso.<br />E non basta.<br />Perché mentre i primi trenta milioni, quelli mai saliti sul monopattino, starebbero a terra a contare le ferite, altri trenta milioni, quelli che hanno avuto la fortuna di imparare a portare il monopattino, sarebbero i primi a arrivare a scuola al mattino, a entrare al lavoro, a mettersi in fila negli uffici pubblici e negli ospedali per esercitare i loro diritti civili e garantirsi una salute migliore.<br /><br />Questo è, oggi, il Paese nel quale viviamo.<br />Prima lo capiamo, prima, forse, facciamo un’inversione a “U” e accettiamo l’idea che ciò di cui abbiamo veramente e drammaticamente...]]></itunes:summary><itunes:duration>251</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9d416f54e21108bac8453798b97595c8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E se i nostri figli ci dicessero che siamo stati incoscienti?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-se-i-nostri-figli-ci-dicessero-che-siamo-stati-incoscienti--66277044</link><description><![CDATA[L’altro giorno sono stato assalito da un incubo a occhi aperti pensando a come crescevamo, da bambini, negli anni ’70 e che spesso mi viene da considerare incoscienti e irresponsabili i miei pure prudentissimi – forse anche troppo – genitori.<br />E allora cosa penseranno le mie figlie di me e, magari, più in generale, i nostri figli di noi?<br />Perché oggettivamente, nella dimensione digitale li stiamo esponendo a rischi non proprio di poco conto.<br />L’incubo ha generato un pezzo pubblicato ieri su Specchio de La Stampa.<br />Dopo la sigla vi riassumo la riflessione perché è dolorosa ma potrebbe essere utile.<br /><br />Negli anni ’70 bambini abbiamo viaggiato in macchina su un’amaca sospesa agganciata da un lato all’altro dei sedili posteriori.<br />A ogni buca, frenata o curva rischiavamo di finire fuori dal finestrino o di rimbalzare sul sedile e carambolare sui tappetini dell’auto.<br />E l’amaca in questione non era un aggeggio fatto in casa ma l’ultimo gadget per il benessere dei bambini prodotto e venduto da un’azienda tuttora leader nel settore della prima infanzia.<br />Vedere oggi la pubblicità dell’epoca di quell’amaca mette i brividi.<br />I nostri genitori erano irresponsabili, incoscienti, criminali?<br />Può darsi.<br />D’altra parte, le auto nelle quali si appendeva quell’amaca, non avevano cinture di sicurezza, non montavano airbag, non disponevano di barre d’acciaio per la protezione di conducente e passeggeri lungo le portiere e uscivano dalle fabbriche per finire sul mercato e sulle strade senza aver superato nessuno – o quasi nessuno – dei test con i quali oggi i costruttori sono tenuti, per legge, a dimostrarne la sicurezza.<br />Voltarsi indietro è un esercizio che, forse, vale la pena fare non per celebrare un processo alla storia ma, al contrario, per provare a sottrarci a un processo della storia.<br />Se oggi a guardare all’amaca per far dormire i bambini in viaggio e alle automobili prive di qualsiasi dispositivo di sicurezza noi etichettiamo quel passato come età dell’incoscienza, dell’irresponsabilità, forse qualcuno potrebbe persino dire della barbarie, cosa penseranno del nostro presente e di noi i nostri figli?<br />Difficile dirlo ma potrebbero, anzi, potranno e ne avrebbero, anzi avranno motivo quando si renderanno conto – e accadrà molto più in fretta di quanto ci abbiamo messo noi a arrivare a giudicare tanto severamente quel passato - che abbiamo pubblicato la loro prima foto online quando non erano ancora nati, sbattendo sui nostri profili social la loro ecografia, per poi proseguire con la foto del primo bagnetto, del primo compleanno, del primo giorno di scuola e rendendoli così personaggi pubblici senza che ce lo chiedessero e dandoli in pasto a miliardi di persone e a un esercito di algoritmi bulimici di ogni genere di contenuto personale e capaci di consentire a chiunque di trasformare la più innocente delle fotografie di un bambino in un’orrifica produzione pedopornografica.<br />E quando ricorderanno che non camminavano ancora quando li abbiamo lasciati, talvolta anche da soli, davanti allo schermo di un tablet, babysitter globale di questa epoca, esponendoli a una dipendenza ormai scientificamente conclamata o che li abbiamo aiutati,<br />a otto, nove o dieci anni a diventare utenti tanto attivi quanto inconsapevoli di servizi e piattaforme che gli stessi gestori dichiarano vietati a infratredicenni, salvo poi lasciare entrare chiunque purché dichiari di avere almeno tredici anni.<br />E questa è solo la crosta, grattando sotto la quale, nel giro di qualche anno, chi si volterà a guardare indietro si renderà conto che un intero sistema valoriale culturale, etico e giuridico ultrasecolare è stato immolato sull’altare di una rivoluzione tecnologica della quale siamo stati velocissimi – non per merito nostro ma per le spinte irresistibili del mercato – a capire i vantaggi e lentissimi – anche nei pochi casi in cui è avvenuto – a capire il costo.<br />E a quel punto?<br />Difficile dire se i nostri figli consegneranno quest’età alla storia come l’età dell’incoscienza tecnologica e noi come incoscienti e irresponsabili digitali per la straordinaria superficialità con la quale, da adulti, da insegnanti, da rappresentanti delle Istituzioni, da decisori pubblici, manager e capitani d’industria abbiamo gestito e continuiamo a gestire la rivoluzione tecnologica.<br />Ma è possibile che sarà così e, forse, ce lo meriteremmo e, anzi, ce lo meritiamo certamente.<br />Per ora, ma solo per ora, buona giornata, se volete cercate online l’articolo su Specchio de La Stampa e, in ogni caso, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66277044</guid><pubDate>Mon, 26 May 2025 03:59:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66277044/output.mp3" length="4246743" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’altro giorno sono stato assalito da un incubo a occhi aperti pensando a come crescevamo, da bambini, negli anni ’70 e che spesso mi viene da considerare incoscienti e irresponsabili i miei pure prudentissimi – forse anche troppo – genitori.
E allora...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’altro giorno sono stato assalito da un incubo a occhi aperti pensando a come crescevamo, da bambini, negli anni ’70 e che spesso mi viene da considerare incoscienti e irresponsabili i miei pure prudentissimi – forse anche troppo – genitori.<br />E allora cosa penseranno le mie figlie di me e, magari, più in generale, i nostri figli di noi?<br />Perché oggettivamente, nella dimensione digitale li stiamo esponendo a rischi non proprio di poco conto.<br />L’incubo ha generato un pezzo pubblicato ieri su Specchio de La Stampa.<br />Dopo la sigla vi riassumo la riflessione perché è dolorosa ma potrebbe essere utile.<br /><br />Negli anni ’70 bambini abbiamo viaggiato in macchina su un’amaca sospesa agganciata da un lato all’altro dei sedili posteriori.<br />A ogni buca, frenata o curva rischiavamo di finire fuori dal finestrino o di rimbalzare sul sedile e carambolare sui tappetini dell’auto.<br />E l’amaca in questione non era un aggeggio fatto in casa ma l’ultimo gadget per il benessere dei bambini prodotto e venduto da un’azienda tuttora leader nel settore della prima infanzia.<br />Vedere oggi la pubblicità dell’epoca di quell’amaca mette i brividi.<br />I nostri genitori erano irresponsabili, incoscienti, criminali?<br />Può darsi.<br />D’altra parte, le auto nelle quali si appendeva quell’amaca, non avevano cinture di sicurezza, non montavano airbag, non disponevano di barre d’acciaio per la protezione di conducente e passeggeri lungo le portiere e uscivano dalle fabbriche per finire sul mercato e sulle strade senza aver superato nessuno – o quasi nessuno – dei test con i quali oggi i costruttori sono tenuti, per legge, a dimostrarne la sicurezza.<br />Voltarsi indietro è un esercizio che, forse, vale la pena fare non per celebrare un processo alla storia ma, al contrario, per provare a sottrarci a un processo della storia.<br />Se oggi a guardare all’amaca per far dormire i bambini in viaggio e alle automobili prive di qualsiasi dispositivo di sicurezza noi etichettiamo quel passato come età dell’incoscienza, dell’irresponsabilità, forse qualcuno potrebbe persino dire della barbarie, cosa penseranno del nostro presente e di noi i nostri figli?<br />Difficile dirlo ma potrebbero, anzi, potranno e ne avrebbero, anzi avranno motivo quando si renderanno conto – e accadrà molto più in fretta di quanto ci abbiamo messo noi a arrivare a giudicare tanto severamente quel passato - che abbiamo pubblicato la loro prima foto online quando non erano ancora nati, sbattendo sui nostri profili social la loro ecografia, per poi proseguire con la foto del primo bagnetto, del primo compleanno, del primo giorno di scuola e rendendoli così personaggi pubblici senza che ce lo chiedessero e dandoli in pasto a miliardi di persone e a un esercito di algoritmi bulimici di ogni genere di contenuto personale e capaci di consentire a chiunque di trasformare la più innocente delle fotografie di un bambino in un’orrifica produzione pedopornografica.<br />E quando ricorderanno che non camminavano ancora quando li abbiamo lasciati, talvolta anche da soli, davanti allo schermo di un tablet, babysitter globale di questa epoca, esponendoli a una dipendenza ormai scientificamente conclamata o che li abbiamo aiutati,<br />a otto, nove o dieci anni a diventare utenti tanto attivi quanto inconsapevoli di servizi e piattaforme che gli stessi gestori dichiarano vietati a infratredicenni, salvo poi lasciare entrare chiunque purché dichiari di avere almeno tredici anni.<br />E questa è solo la crosta, grattando sotto la quale, nel giro di qualche anno, chi si volterà a guardare indietro si renderà conto che un intero sistema valoriale culturale, etico e giuridico ultrasecolare è stato immolato sull’altare di una rivoluzione tecnologica della quale siamo stati velocissimi – non per merito nostro ma per le spinte irresistibili del mercato – a capire i vantaggi e lentissimi – anche nei pochi casi in cui è avvenuto – a capire il costo.<br />E a quel punto?<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>266</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4d4156fcf153701f015337d6b3b74f85.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>New Orleans, capitale del riconoscimento facciale illegale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/new-orleans-capitale-del-riconoscimento-facciale-illegale--66219460</link><description><![CDATA[Non è un bel primato del quale andare fieri quello che un’inchiesta del Washington Post attribuisce a New Orleans: la città americana nella quale la polizia avrebbe abusato di più di alcune soluzioni di riconoscimento facciale.<br />E però è una storia istruttiva che merita, forse, di essere raccontata.<br />La sigla e ci proviamo.<br /><br /><br />Il Washington Post non ha molti dubbi: la polizia di New Orleans avrebbe utilizzato da anni e per anni un sistema di telecamere intelligenti per identificare i sospettati di ogni genere di crimine più o meno importante e arrestarli senza troppe cautele.<br />E non basta.<br />Lo avrebbe fatto segretamente, violando le regole in vigore in città, regole che prevedono che il riconoscimento facciale possa essere usato solo per identificare i responsabili di reati gravi e gravissimi e, soprattutto, che prima di dare per buono il riconoscimento suggerito dagli algoritmi e arrestare qualcuno debbano scendere in campo uomini in carne ed ossa, esperti di riconoscimento facciale, chiamati a convalidare o bocciare l’indicazione algoritmica.<br />Ma non è andata così.<br />O, almeno, non sarebbe andata così secondo prove, dichiarazioni e pezzi di carta messi in fila dal Washington Post.<br />Quello che sarebbe accaduto e che la polizia avrebbe usato il sistema di riconoscimento facciale per arrestare responsabili o, meglio, presunti responsabili anche di reati per i quali le regole in vigore non lo avrebbero consentito e, soprattutto, che lo avrebbe fatto in maniera assolutamente automatica, senza mai coinvolgere o, almeno, senza coinvolgere in decine o centinaia di casi alcun esperto umano di riconoscimento facciale.<br />Il sistema dava l’allarme e suggeriva che il responsabile di un furto si trovava davanti a una certa telecamera e una pattuglia della polizia interveniva a arrestarlo, che fosse il vero responsabile o un innocente confuso dall’intelligenza artificiale per il colpevole.<br />Ma non basta ancora.<br />Perché, a valle dell’arresto e nel corso del procedimento, sarebbe stato almeno lecito attendersi che la polizia desse atto di aver usato una soluzione di riconoscimento facciale intelligente per l’identificazione del presunto responsabile di questo o quel reato.<br />E, invece, niente, la circostanza veniva taciuta, nascosta, occultata.<br />Fiuto investigativo, abilità umane, caso, destino.<br />Le ragioni dell’arresto erano sempre diverse.<br />Ma mai gli algoritmi, mai l’intelligenza artificiale, mai il ricorso al di fuori delle regole a strumenti di sorveglianza di massa.<br />Ed è qui che la storia diventa interessante al di là dell’episodio, al di là di New Orleans, al di là delle violazioni gravi e gravissime delle quali sembrerebbe essersi resa protagonista una forza di polizia, un’istituzione deputata a far rispettare le regole e a assicurare alla legge i trasgressori, non certamente violandole e diventando essa stessa trasgressore!<br />Perché la prima domanda che viene da porsi è se, dove e quanto frequentemente allo stesso genere di soluzioni si ricorre anche da questa parte dell’oceano ma senza poi dirlo, riconoscerlo, ammetterlo, scriverlo in un verbale d’arresto.<br />Quasi impossibile rispondere.<br />E un istante dopo, a seguire la domanda, la considerazione: tutti ci rendiamo conto che ci sono dei casi nei quali il diritto alla privacy deve cedere il passo a quello alla sicurezza e al contrasto al crimine, nei quali la privacy deve farsi più piccola e lasciare espandersi persino soluzioni di riconoscimento facciale intelligente ma, il problema, è quanto è alto il rischio di abusi?<br />Quanto è sostenibile?<br />E allora che fare o, forse, meglio come fare?<br />Bisogna, credo, imparare a progettare le tecnologie da far scendere in campo in questi casi in termini tali da limitare quanto più possibile che tentazioni antidemocratiche per quanto ispirate a nobili fini, abbiano la meglio sulle regole democratiche.<br />Un altro ragionamento enorme, persino per un caffè americano, figurarsi per il nostro espresso del mattino.<br />Mi fermo qui.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66219460</guid><pubDate>Fri, 23 May 2025 06:04:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66219460/output.mp3" length="4367951" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non è un bel primato del quale andare fieri quello che un’inchiesta del Washington Post attribuisce a New Orleans: la città americana nella quale la polizia avrebbe abusato di più di alcune soluzioni di riconoscimento facciale.
E però è una storia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non è un bel primato del quale andare fieri quello che un’inchiesta del Washington Post attribuisce a New Orleans: la città americana nella quale la polizia avrebbe abusato di più di alcune soluzioni di riconoscimento facciale.<br />E però è una storia istruttiva che merita, forse, di essere raccontata.<br />La sigla e ci proviamo.<br /><br /><br />Il Washington Post non ha molti dubbi: la polizia di New Orleans avrebbe utilizzato da anni e per anni un sistema di telecamere intelligenti per identificare i sospettati di ogni genere di crimine più o meno importante e arrestarli senza troppe cautele.<br />E non basta.<br />Lo avrebbe fatto segretamente, violando le regole in vigore in città, regole che prevedono che il riconoscimento facciale possa essere usato solo per identificare i responsabili di reati gravi e gravissimi e, soprattutto, che prima di dare per buono il riconoscimento suggerito dagli algoritmi e arrestare qualcuno debbano scendere in campo uomini in carne ed ossa, esperti di riconoscimento facciale, chiamati a convalidare o bocciare l’indicazione algoritmica.<br />Ma non è andata così.<br />O, almeno, non sarebbe andata così secondo prove, dichiarazioni e pezzi di carta messi in fila dal Washington Post.<br />Quello che sarebbe accaduto e che la polizia avrebbe usato il sistema di riconoscimento facciale per arrestare responsabili o, meglio, presunti responsabili anche di reati per i quali le regole in vigore non lo avrebbero consentito e, soprattutto, che lo avrebbe fatto in maniera assolutamente automatica, senza mai coinvolgere o, almeno, senza coinvolgere in decine o centinaia di casi alcun esperto umano di riconoscimento facciale.<br />Il sistema dava l’allarme e suggeriva che il responsabile di un furto si trovava davanti a una certa telecamera e una pattuglia della polizia interveniva a arrestarlo, che fosse il vero responsabile o un innocente confuso dall’intelligenza artificiale per il colpevole.<br />Ma non basta ancora.<br />Perché, a valle dell’arresto e nel corso del procedimento, sarebbe stato almeno lecito attendersi che la polizia desse atto di aver usato una soluzione di riconoscimento facciale intelligente per l’identificazione del presunto responsabile di questo o quel reato.<br />E, invece, niente, la circostanza veniva taciuta, nascosta, occultata.<br />Fiuto investigativo, abilità umane, caso, destino.<br />Le ragioni dell’arresto erano sempre diverse.<br />Ma mai gli algoritmi, mai l’intelligenza artificiale, mai il ricorso al di fuori delle regole a strumenti di sorveglianza di massa.<br />Ed è qui che la storia diventa interessante al di là dell’episodio, al di là di New Orleans, al di là delle violazioni gravi e gravissime delle quali sembrerebbe essersi resa protagonista una forza di polizia, un’istituzione deputata a far rispettare le regole e a assicurare alla legge i trasgressori, non certamente violandole e diventando essa stessa trasgressore!<br />Perché la prima domanda che viene da porsi è se, dove e quanto frequentemente allo stesso genere di soluzioni si ricorre anche da questa parte dell’oceano ma senza poi dirlo, riconoscerlo, ammetterlo, scriverlo in un verbale d’arresto.<br />Quasi impossibile rispondere.<br />E un istante dopo, a seguire la domanda, la considerazione: tutti ci rendiamo conto che ci sono dei casi nei quali il diritto alla privacy deve cedere il passo a quello alla sicurezza e al contrasto al crimine, nei quali la privacy deve farsi più piccola e lasciare espandersi persino soluzioni di riconoscimento facciale intelligente ma, il problema, è quanto è alto il rischio di abusi?<br />Quanto è sostenibile?<br />E allora che fare o, forse, meglio come fare?<br />Bisogna, credo, imparare a progettare le tecnologie da far scendere in campo in questi casi in termini tali da limitare quanto più possibile che tentazioni antidemocratiche per quanto ispirate a nobili fini, abbiano la meglio sulle regole democratiche.<br />Un altro ragionamento enorme, persino per...]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f9088080986d862deff81d9dc3458b3e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E se domani usare i servizi di AI oggi gratis o quasi costasse un sacco di soldi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-se-domani-usare-i-servizi-di-ai-oggi-gratis-o-quasi-costasse-un-sacco-di-soldi--66196892</link><description><![CDATA[Si chiama Google AI Ultra è un pacchetto che costa 249.99 dollari al mese e contiene il meglio dell’intelligenza artificiale che Google ha da offrire al grande pubblico.<br />Un prodotto appena lanciato sul mercato che, forse, merita questo caffè non in quanto tale ma come occasione per una riflessione più ampia.<br />La sigla e proviamo a farla.<br /><br /><br />Dopo OpenAI e Antropic che hanno già sul mercato soluzioni evolute di servizi basati sull’intelligenza artificiale anche generativa da 200 dollari al mese, ora arriva anche Google: più funzionalità, più AI-gadgets, più appeal – quello dell’ultimo arrivato con a bordo le soluzioni più innovative anche se solo di qualche mese – e un prezzo maggiore, 249.99 dollari al mese.<br />Un prezzo che paghereste davanti a un’offerta di straordinarie soluzioni di AI, della stessa Google, di OpenAI e di tanti altri, gratis, quasi gratis o da qualche decina di dollari al mese?<br />Difficile a dirsi e, forse, inutile chiederselo.<br />Ce lo dirà presto il mercato che lo deciderà con la sua consueta crudezza.<br />Si o no, senza vie di mezzo.<br />Ma ci vorrà un po'.<br />Il punto, però, non è questo.<br />Perché che delle società commerciali abbiano accanto a prodotti di fascia bassa e intermedia anche prodotti di fascia alta, riservati a un’utenza professionale e altospendente non è una novità né una caratteristica del mercato dei servizi basati sull’intelligenza artificiale.<br />È così più o meno da sempre nei mercati più diversi e disparati.<br />Il punto è cogliere l’occasione per interrogarsi su cosa potrebbe accadere se, progressivamente, i servizi basati sull’intelligenza artificiale di tutte le più grandi fabbriche di algoritmi sul mercato, cominciassero a aumentare, sino a arrivare ai costi degli attuali servizi di gamma più alta.<br />In fondo lo abbiamo visto accadere banalmente con i treni: regionali, interregionali, intercity e via dicendo sono diventati sempre meno e sempre meno appealing e la più parte di noi, potendo, ha, progressivamente, iniziato a viaggiare sui treni di ultima generazione, quelli dell’alta velocità pagando cifre lontane rispetto a quelle dei treni di ieri, sebbene a fronte di servizi e comodità certamente superiori.<br />Ma, a quel punto, servizi che stanno rapidissimamente entrando nelle nostre vite personali e professionali e in quelle dei nostri figli, diverrebbero, inesorabilmente, inaccessibili a buona parte della società, perché è fuor di dubbio che pochi possono permettersi di pagare oltre duecento dollari al mese per un servizio basato sull’intelligenza artificiale.<br />E, però i più ricchi avrebbero un vantaggio competitivo enorme su chi dispone di meno risorse in ogni ambito della vita, dai compiti a scuola dei più giovani, alla redazione di un curriculum scritto in modo da aver più chance di trovar lavoro, passando per ogni altro genere di attività per la quale miliardi di persone stanno imparando a usare i servizi di base offerti dalle fabbriche degli algoritmi e, presto, non sapranno farne a meno.<br />Certo potrebbe anche accadere che se i grandi spingessero in questa direzione ovvero spingessero il pubblico verso servizi di punta e più costosi, altri, si affaccerebbero sul mercato con servizi gratuiti o con prezzi più accessibili e che, quindi, come accade in tanti mercati diversi, alla fine ce ne sarebbe per tutte le tasche.<br />Ma da una parte che esista oggi o che possa esistere domani un modello di business sostenibile per servizi basati sull’intelligenza artificiale di seconda classe è tutto da vedere e, comunque, dall’altra, anche quando così fosse, l’accesso a questo genere di servizi condannerebbe inesorabilmente gli utenti che li utilizzassero a stare un passo indietro rispetto agli utenti dei servizi di prima classe per altospendenti.<br />E la società, inesorabilmente, vedrebbe accrescersi i divide che già la contraddistinguono in maniera direttamente proporzionale alla pervasività dei servizi basati sull’intelligenza artificiale e alla loro capacità di rendersi indispensabili nelle nostre vite.<br />Uno scenario del quale non possiamo disinteressarci e rispetto al quale, probabilmente, quanto accaduto sin qui su mercati diversi non è detto possa suggerirci serenità perché è difficile immaginare prodotti o servizi capaci di conquistarsi un ruolo tanto determinante nella dimensione personale e professionale di ciascuno di noi.<br />Per carità viviamo in una società nella quale, da sempre, chi ha più risorse può, per esempio, curarsi meglio ma con le cose dell’intelligenza artificiale le cose potrebbero mettersi peggio.<br />Riflessione complicatissima che non si può esaurire né nello spazio di un caffè, né in quello di un cappuccino.<br />Quindi, Google AI Ultra è solo la scusa per lanciare il sasso nello stagno, nei commenti e nei prossimi mesi il confronto sui possibili scenari.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66196892</guid><pubDate>Thu, 22 May 2025 05:23:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66196892/output.mp3" length="5040865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Google AI Ultra è un pacchetto che costa 249.99 dollari al mese e contiene il meglio dell’intelligenza artificiale che Google ha da offrire al grande pubblico.
Un prodotto appena lanciato sul mercato che, forse, merita questo caffè non in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Google AI Ultra è un pacchetto che costa 249.99 dollari al mese e contiene il meglio dell’intelligenza artificiale che Google ha da offrire al grande pubblico.<br />Un prodotto appena lanciato sul mercato che, forse, merita questo caffè non in quanto tale ma come occasione per una riflessione più ampia.<br />La sigla e proviamo a farla.<br /><br /><br />Dopo OpenAI e Antropic che hanno già sul mercato soluzioni evolute di servizi basati sull’intelligenza artificiale anche generativa da 200 dollari al mese, ora arriva anche Google: più funzionalità, più AI-gadgets, più appeal – quello dell’ultimo arrivato con a bordo le soluzioni più innovative anche se solo di qualche mese – e un prezzo maggiore, 249.99 dollari al mese.<br />Un prezzo che paghereste davanti a un’offerta di straordinarie soluzioni di AI, della stessa Google, di OpenAI e di tanti altri, gratis, quasi gratis o da qualche decina di dollari al mese?<br />Difficile a dirsi e, forse, inutile chiederselo.<br />Ce lo dirà presto il mercato che lo deciderà con la sua consueta crudezza.<br />Si o no, senza vie di mezzo.<br />Ma ci vorrà un po'.<br />Il punto, però, non è questo.<br />Perché che delle società commerciali abbiano accanto a prodotti di fascia bassa e intermedia anche prodotti di fascia alta, riservati a un’utenza professionale e altospendente non è una novità né una caratteristica del mercato dei servizi basati sull’intelligenza artificiale.<br />È così più o meno da sempre nei mercati più diversi e disparati.<br />Il punto è cogliere l’occasione per interrogarsi su cosa potrebbe accadere se, progressivamente, i servizi basati sull’intelligenza artificiale di tutte le più grandi fabbriche di algoritmi sul mercato, cominciassero a aumentare, sino a arrivare ai costi degli attuali servizi di gamma più alta.<br />In fondo lo abbiamo visto accadere banalmente con i treni: regionali, interregionali, intercity e via dicendo sono diventati sempre meno e sempre meno appealing e la più parte di noi, potendo, ha, progressivamente, iniziato a viaggiare sui treni di ultima generazione, quelli dell’alta velocità pagando cifre lontane rispetto a quelle dei treni di ieri, sebbene a fronte di servizi e comodità certamente superiori.<br />Ma, a quel punto, servizi che stanno rapidissimamente entrando nelle nostre vite personali e professionali e in quelle dei nostri figli, diverrebbero, inesorabilmente, inaccessibili a buona parte della società, perché è fuor di dubbio che pochi possono permettersi di pagare oltre duecento dollari al mese per un servizio basato sull’intelligenza artificiale.<br />E, però i più ricchi avrebbero un vantaggio competitivo enorme su chi dispone di meno risorse in ogni ambito della vita, dai compiti a scuola dei più giovani, alla redazione di un curriculum scritto in modo da aver più chance di trovar lavoro, passando per ogni altro genere di attività per la quale miliardi di persone stanno imparando a usare i servizi di base offerti dalle fabbriche degli algoritmi e, presto, non sapranno farne a meno.<br />Certo potrebbe anche accadere che se i grandi spingessero in questa direzione ovvero spingessero il pubblico verso servizi di punta e più costosi, altri, si affaccerebbero sul mercato con servizi gratuiti o con prezzi più accessibili e che, quindi, come accade in tanti mercati diversi, alla fine ce ne sarebbe per tutte le tasche.<br />Ma da una parte che esista oggi o che possa esistere domani un modello di business sostenibile per servizi basati sull’intelligenza artificiale di seconda classe è tutto da vedere e, comunque, dall’altra, anche quando così fosse, l’accesso a questo genere di servizi condannerebbe inesorabilmente gli utenti che li utilizzassero a stare un passo indietro rispetto agli utenti dei servizi di prima classe per altospendenti.<br />E la società, inesorabilmente, vedrebbe accrescersi i divide che già la contraddistinguono in maniera direttamente proporzionale alla pervasività dei servizi basati...]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ecc3adf9c311e8917e8546f4ca46af0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Questa estate potresti leggere questi libri, anzi no. Non esistono.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/questa-estate-potresti-leggere-questi-libri-anzi-no-non-esistono--66180097</link><description><![CDATA[Dobbiamo rassegnarci, la distanza tra il vero e il falso ormai è prossima allo zero e la circostanza che una notizia sia pubblicata su una fonte autorevole non basta a renderla più vera.<br />La sigla e poi parliamo dell’ultima di una lunga serie di conferme, poco grave in sé, ma gravissima perché rivelatrice della piega che le cose stanno prendendo.<br /><br />"A volte uso l'intelligenza artificiale per le informazioni di contesto, ma controllo sempre prima il materiale. Questa volta non l'ho fatto e non posso credere di essermelo perso perché è così ovvio. Non ci sono scuse. La colpa è mia al 100% e sono completamente in imbarazzo."<br />Ai microfoni di 404 media, testata specializzata nelle cose del digitale e dintorni c’è Marco Buscaglia, free lance del Chicago Sun-Times.<br />Il suo imbarazzo è dovuto alla circostanza che è stato lui a redigere con l’aiuto di un’intelligenza artificiale generativa un elenco di quindici libri che il giornale ha poi pubblicato e suggerito ai lettori di tutto il Paese come possibili letture estive.<br />Peccato solo che dei quindici titoli, dieci siano poi risultati inesistenti.<br />Titoli di pura fantasia generati dall’intelligenza artificiale e attribuiti a scrittori veri, talvolta anche di straordinario successo.<br />Corretti, invece, gli altri cinque titoli.<br />E l’indistinguibile miscela tra vero e falso ovvero la circostanza che, in uno stesso elenco, ci fosse l’uno e l’altro, naturalmente, lungi dall’essere un’attenuante o una prova che qualche volta l’intelligenza artificiale generativa può anche incrociare la strada del vero è un’aggravante perchè più vero e falso condividono gli stessi spazi, più distinguere l’uno dall’altro diventa difficile.<br />Per carità un elenco di suggerimenti di lettura estiva di libri inesistenti ha un impatto modesto, per non dire nullo, sulla vita delle persone perché al massimo avrà fatto impazzire qualche libraio alla ricerca di un titolo insistentemente richiesto da un lettore o mandato in tilt gli algoritmi di Amazon e degli altri store online che avranno disperatamente cercato una risposta plausibile all’inesistenza nei propri magazzini di un titolo suggerito addirittura sulle colonne di un quotidiano blasonato come il Chicago Sun-Times.<br />"Stiamo verificando come questo articolo sia stato pubblicato in questo momento", ha scritto il giornale in un comunicato ufficiale appena ricevute le prime segnalazioni.<br />"Non si tratta di contenuto editoriale e non è stato creato o approvato dalla redazione del Sun-Times. Apprezziamo la vostra fiducia nel nostro lavoro e prendiamo la questione molto seriamente. Ulteriori informazioni saranno fornite a breve".<br />Poi, però, è arrivata la conferma che ciò che era sembrato falso a alcuni lettori era davvero falso.<br />Inutile allungare il caffe del mattino con ulteriori considerazioni o riflessioni.<br />I fatti parlano da soli anche perché l’episodio in questione è solo l’ultimo di una lunga serie.<br />I servizi di intelligenza artificiale generativa non sono stati progettati per scrivere la verità e non dovrebbero essere usati allo scopo di generare contenuti destinati a popolare le pagine di un giornale – poco conta quali – se non sotto strettissimo controllo umano, forse, un controllo umano che per essere efficace dovrebbe essere tanto attento da rischiare di rendere persino anti-economico il ricorso a certe soluzioni.<br />Le cc.dd. “allucinazioni” delle quali soffrono, almeno per ora, irrimediabilmente, le intelligenze artificiali generative possono far danni ben maggiori rispetto alla pubblicazione di suggerimenti di lettura che hanno per oggetto titoli addirittura inesistenti.<br />E, forse, dovremmo far tesoro di questo genere di esperienze per scongiurare il rischio che una testata autorevole dia involontariamente ma colpevolmente un sigillo di qualità a una bufala!<br />Buona giornata, leggetevi tranquilli il vostro giornale, ma senza scommettere che tutto quello che leggete sia vero e, se vi pare importante, andate a verificare la notizia.<br />E, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66180097</guid><pubDate>Wed, 21 May 2025 06:51:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66180097/output.mp3" length="4046958" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Dobbiamo rassegnarci, la distanza tra il vero e il falso ormai è prossima allo zero e la circostanza che una notizia sia pubblicata su una fonte autorevole non basta a renderla più vera.
La sigla e poi parliamo dell’ultima di una lunga serie di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dobbiamo rassegnarci, la distanza tra il vero e il falso ormai è prossima allo zero e la circostanza che una notizia sia pubblicata su una fonte autorevole non basta a renderla più vera.<br />La sigla e poi parliamo dell’ultima di una lunga serie di conferme, poco grave in sé, ma gravissima perché rivelatrice della piega che le cose stanno prendendo.<br /><br />"A volte uso l'intelligenza artificiale per le informazioni di contesto, ma controllo sempre prima il materiale. Questa volta non l'ho fatto e non posso credere di essermelo perso perché è così ovvio. Non ci sono scuse. La colpa è mia al 100% e sono completamente in imbarazzo."<br />Ai microfoni di 404 media, testata specializzata nelle cose del digitale e dintorni c’è Marco Buscaglia, free lance del Chicago Sun-Times.<br />Il suo imbarazzo è dovuto alla circostanza che è stato lui a redigere con l’aiuto di un’intelligenza artificiale generativa un elenco di quindici libri che il giornale ha poi pubblicato e suggerito ai lettori di tutto il Paese come possibili letture estive.<br />Peccato solo che dei quindici titoli, dieci siano poi risultati inesistenti.<br />Titoli di pura fantasia generati dall’intelligenza artificiale e attribuiti a scrittori veri, talvolta anche di straordinario successo.<br />Corretti, invece, gli altri cinque titoli.<br />E l’indistinguibile miscela tra vero e falso ovvero la circostanza che, in uno stesso elenco, ci fosse l’uno e l’altro, naturalmente, lungi dall’essere un’attenuante o una prova che qualche volta l’intelligenza artificiale generativa può anche incrociare la strada del vero è un’aggravante perchè più vero e falso condividono gli stessi spazi, più distinguere l’uno dall’altro diventa difficile.<br />Per carità un elenco di suggerimenti di lettura estiva di libri inesistenti ha un impatto modesto, per non dire nullo, sulla vita delle persone perché al massimo avrà fatto impazzire qualche libraio alla ricerca di un titolo insistentemente richiesto da un lettore o mandato in tilt gli algoritmi di Amazon e degli altri store online che avranno disperatamente cercato una risposta plausibile all’inesistenza nei propri magazzini di un titolo suggerito addirittura sulle colonne di un quotidiano blasonato come il Chicago Sun-Times.<br />"Stiamo verificando come questo articolo sia stato pubblicato in questo momento", ha scritto il giornale in un comunicato ufficiale appena ricevute le prime segnalazioni.<br />"Non si tratta di contenuto editoriale e non è stato creato o approvato dalla redazione del Sun-Times. Apprezziamo la vostra fiducia nel nostro lavoro e prendiamo la questione molto seriamente. Ulteriori informazioni saranno fornite a breve".<br />Poi, però, è arrivata la conferma che ciò che era sembrato falso a alcuni lettori era davvero falso.<br />Inutile allungare il caffe del mattino con ulteriori considerazioni o riflessioni.<br />I fatti parlano da soli anche perché l’episodio in questione è solo l’ultimo di una lunga serie.<br />I servizi di intelligenza artificiale generativa non sono stati progettati per scrivere la verità e non dovrebbero essere usati allo scopo di generare contenuti destinati a popolare le pagine di un giornale – poco conta quali – se non sotto strettissimo controllo umano, forse, un controllo umano che per essere efficace dovrebbe essere tanto attento da rischiare di rendere persino anti-economico il ricorso a certe soluzioni.<br />Le cc.dd. “allucinazioni” delle quali soffrono, almeno per ora, irrimediabilmente, le intelligenze artificiali generative possono far danni ben maggiori rispetto alla pubblicazione di suggerimenti di lettura che hanno per oggetto titoli addirittura inesistenti.<br />E, forse, dovremmo far tesoro di questo genere di esperienze per scongiurare il rischio che una testata autorevole dia involontariamente ma colpevolmente un sigillo di qualità a una bufala!<br />Buona giornata, leggetevi tranquilli il vostro giornale, ma senza scommettere che tutto quello che leggete sia vero...]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/43a3d41180c9aedee6dffae7289be523.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I podcast (falsi) degli spacciatori su Spotify</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-podcast-falsi-degli-spacciatori-su-spotify--66164810</link><description><![CDATA[Cerchi un podcast e ti imbatti nella pubblicità di oppioidi o farmaci soggetti a ricerca medica, in vendita sul mercato nero.<br />Dove?<br />Probabilmente dappertutto e, anche, su Spotify.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Non sono certo che la notizia sia una notizia o, meglio, che sia una notizia che dovrebbe sorprendere.<br />Il crimine online segue gli utenti e scommette, non da oggi, sull’incrociare le rotte più battute per promuovere i propri affari.<br />È quello che raccontano centinaia di storie degli ultimi anni alle quali, in questi giorni, se ne aggiunge un’altra.<br />Quella di Spotify, la più popolare piattaforma di musica e podcast al mondo che, negli ultimi mesi, sembrerebbe essere diventata canale di promozione di ogni genere di farmaco e droga.<br />Nelle scorse settimane, infatti, prima Business Insider e poi CNN hanno raccontato che centinaia di podcast generati grazie all’intelligenza artificiale sono stati caricati sulle colonne di Spotify con l’obiettivo di promuovere link a mercati neri online di droghe, farmaci e affini.<br />E secondo CNN tutto sarebbe accaduto senza che Spotify se ne accorgesse o, almeno, se ne accorgessero i filtri artificialmente intelligenti della piattaforma.<br />Naturalmente, ricevute le segnalazioni, Spotify è corsa ai ripari ed ha cominciato a rimuovere i podcast incriminati.<br />Nessuno sa quale sia stato il loro successo di pubblico.<br />Nessun dubbio, però, sul fatto che siano stati accessibili anche ai più giovani e nessun dubbio che quello che è accaduto nelle ultime settimane potrebbe accadere ancora.<br />E, verosimilmente, non solo sulle pagine di Spotify.<br />Il punto di partenza è semplice: ormai generare artificialmente podcast falsi privi di qualsiasi reale contenuto e strumentali solo alla promozione della vendita, su mercati neri, di ogni genere di prodotto è diventato un gioco da ragazzi.<br />E pubblicare questi contenuti su piattaforme come Spotify anche in forma anonima o quasi anonima è altrettanto facile.<br />Una tentazione irresistibile per gli spacciatori di droghe e farmaci che, infatti, non le resistono.<br />E succede così che, persino, il più grande marketplace di podcast al mondo rischi di diventare il veicolo di promozione di prodotti che, ogni anno, mietono migliaia di vittime, una specie di piazza digitale di spaccio.<br />Non c’è nessuna ragione, naturalmente, per criminalizzare Spotify ma, certo, che c’è poco da stare tranquilli se non possiamo più lasciare soli i nostri figli neppure in una piattaforma di musica e podcast.<br />Ma tant’è e, in questi casi, sapere è meglio di non sapere e invitare alla prudenza è meglio che non farlo.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66164810</guid><pubDate>Tue, 20 May 2025 05:49:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66164810/output.mp3" length="3057231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Cerchi un podcast e ti imbatti nella pubblicità di oppioidi o farmaci soggetti a ricerca medica, in vendita sul mercato nero.
Dove?
Probabilmente dappertutto e, anche, su Spotify.
La sigla e ne parliamo.

Non sono certo che la notizia sia una notizia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cerchi un podcast e ti imbatti nella pubblicità di oppioidi o farmaci soggetti a ricerca medica, in vendita sul mercato nero.<br />Dove?<br />Probabilmente dappertutto e, anche, su Spotify.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />Non sono certo che la notizia sia una notizia o, meglio, che sia una notizia che dovrebbe sorprendere.<br />Il crimine online segue gli utenti e scommette, non da oggi, sull’incrociare le rotte più battute per promuovere i propri affari.<br />È quello che raccontano centinaia di storie degli ultimi anni alle quali, in questi giorni, se ne aggiunge un’altra.<br />Quella di Spotify, la più popolare piattaforma di musica e podcast al mondo che, negli ultimi mesi, sembrerebbe essere diventata canale di promozione di ogni genere di farmaco e droga.<br />Nelle scorse settimane, infatti, prima Business Insider e poi CNN hanno raccontato che centinaia di podcast generati grazie all’intelligenza artificiale sono stati caricati sulle colonne di Spotify con l’obiettivo di promuovere link a mercati neri online di droghe, farmaci e affini.<br />E secondo CNN tutto sarebbe accaduto senza che Spotify se ne accorgesse o, almeno, se ne accorgessero i filtri artificialmente intelligenti della piattaforma.<br />Naturalmente, ricevute le segnalazioni, Spotify è corsa ai ripari ed ha cominciato a rimuovere i podcast incriminati.<br />Nessuno sa quale sia stato il loro successo di pubblico.<br />Nessun dubbio, però, sul fatto che siano stati accessibili anche ai più giovani e nessun dubbio che quello che è accaduto nelle ultime settimane potrebbe accadere ancora.<br />E, verosimilmente, non solo sulle pagine di Spotify.<br />Il punto di partenza è semplice: ormai generare artificialmente podcast falsi privi di qualsiasi reale contenuto e strumentali solo alla promozione della vendita, su mercati neri, di ogni genere di prodotto è diventato un gioco da ragazzi.<br />E pubblicare questi contenuti su piattaforme come Spotify anche in forma anonima o quasi anonima è altrettanto facile.<br />Una tentazione irresistibile per gli spacciatori di droghe e farmaci che, infatti, non le resistono.<br />E succede così che, persino, il più grande marketplace di podcast al mondo rischi di diventare il veicolo di promozione di prodotti che, ogni anno, mietono migliaia di vittime, una specie di piazza digitale di spaccio.<br />Non c’è nessuna ragione, naturalmente, per criminalizzare Spotify ma, certo, che c’è poco da stare tranquilli se non possiamo più lasciare soli i nostri figli neppure in una piattaforma di musica e podcast.<br />Ma tant’è e, in questi casi, sapere è meglio di non sapere e invitare alla prudenza è meglio che non farlo.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>192</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/19a1f87325573ee1118bf3049210937f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio a possibili messaggi audio contraffatti. L’allarme del FBI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-a-possibili-messaggi-audio-contraffatti-l-allarme-del-fbi--66145864</link><description><![CDATA[Vi ricordate il finto Ministro della difesa Guido Crosetto al telefono con improbabili ma verosimili richieste di esosi prestiti al Governo italiano per gestire emergenze legate alla sicurezza nazionale? Qualcuno ci è caduto, qualcuno, per fortuna, si è insospettito e si è fermato in tempo.<br />Ora un allarme su truffe analoghe rimbalza addirittura dal Federal Bureau of Investigation, la famosa FBI.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br /><br />L’avviso è il numero I-051525-PSA del 15 maggio 2025, l’altro giorno.<br />La carta intestata è quella del Federal Bureau of Investigation.<br />L’oggetto da non sottovalutare: attenzione perché potreste ricevere un messaggio audio da chi si presenta come un funzionario del governo, magari uno che conoscete, e vi chiede di cliccare su un link o procedere a altre azioni analoghe sul vostro dispositivo.<br />Potrebbe trattarsi di una truffa.<br />La voce potrebbe non essere del funzionario in questione ma, semplicemente, un deepfake, un audio contraffatto a mezzo intelligenza artificiale e l’obiettivo dei truffatori potrebbe essere quello di accedere ai vostri dispositivi, ai vostri dati personali, ai vostri segreti per realizzare poi ogni genere di ulteriore attività criminale.<br />I rischi all’orizzonte, praticamente illimitati: svuotarvi il portafoglio, ricattarvi a scopo estorsione minacciandovi di rivelare al mondo i vostri segreti, arrivare a voi o ai vostri familiari, bambini inclusi, anche personalmente.<br />Insomma, niente, ma proprio niente, da prendere sottogamba, trascurare, sottovalutare.<br />Sfortunatamente è lo stesso FBI a dire che riconoscere il deepfake, distinguere l’audio contraffatto dall’originale è difficile, sempre più difficile, in maniera direttamente proporzionale all’evoluzione delle soluzioni di intelligenza artificiale, sempre più sofisticate, sempre più efficaci ma, drammaticamente, sempre più facili da usare e sempre più alla portata di mano di chiunque, ma di chiunque per davvero.<br />E, quindi, il più importante di un lungo elenco di suggerimenti che il FBI propone è tanto semplice quanto determinante: guai dare per scontato che ciò che sembra vero lo sia effettivamente.<br />Deve diventare un imperativo categorico almeno nell’universo delle comunicazioni elettroniche.<br />Che si riceva una telefonata, un video, un messaggio audio o di testo, dobbiamo imparare sistematicamente a interrogarci sulla sua autenticità.<br />Non farlo può costare carissimo.<br />Doverlo fare rappresenta una compressione straordinaria della nostra libertà di comunicare ma è un prezzo da pagare, un sacrificio da immolare sull’altare della sicurezza nostra e di chi ci sta vicino.<br />E il dubbio sull’autenticità del messaggio o della telefonata deve condurci a fare l’unica cosa che ha senso fare: verificare se chi sembra averci contattato lo ha fatto per davvero.<br />Un esercizio da compiere, naturalmente, usando un canale diverso da quello che è stato usato per chiamarci, per inviarci il messaggio, l’audio o il video perché quel canale potrebbe risultare compromesso, potrebbe essere caduto nelle mani del truffatore o, in qualche modo, sotto il suo controllo.<br />E, a quel punto, naturalmente, ci metterebbe poco a convincerci di essere davvero chi dice di essere pur non essendolo.<br />Il Federal Bureau of investigation, nel suo avviso, propone una serie di altri suggerimenti che vale la pena leggere e, quindi, condivido sui social il link.<br />Un caffe utile, spero, oggi.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66145864</guid><pubDate>Mon, 19 May 2025 06:24:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66145864/output.mp3" length="3946648" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Vi ricordate il finto Ministro della difesa Guido Crosetto al telefono con improbabili ma verosimili richieste di esosi prestiti al Governo italiano per gestire emergenze legate alla sicurezza nazionale? Qualcuno ci è caduto, qualcuno, per fortuna, si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vi ricordate il finto Ministro della difesa Guido Crosetto al telefono con improbabili ma verosimili richieste di esosi prestiti al Governo italiano per gestire emergenze legate alla sicurezza nazionale? Qualcuno ci è caduto, qualcuno, per fortuna, si è insospettito e si è fermato in tempo.<br />Ora un allarme su truffe analoghe rimbalza addirittura dal Federal Bureau of Investigation, la famosa FBI.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br /><br />L’avviso è il numero I-051525-PSA del 15 maggio 2025, l’altro giorno.<br />La carta intestata è quella del Federal Bureau of Investigation.<br />L’oggetto da non sottovalutare: attenzione perché potreste ricevere un messaggio audio da chi si presenta come un funzionario del governo, magari uno che conoscete, e vi chiede di cliccare su un link o procedere a altre azioni analoghe sul vostro dispositivo.<br />Potrebbe trattarsi di una truffa.<br />La voce potrebbe non essere del funzionario in questione ma, semplicemente, un deepfake, un audio contraffatto a mezzo intelligenza artificiale e l’obiettivo dei truffatori potrebbe essere quello di accedere ai vostri dispositivi, ai vostri dati personali, ai vostri segreti per realizzare poi ogni genere di ulteriore attività criminale.<br />I rischi all’orizzonte, praticamente illimitati: svuotarvi il portafoglio, ricattarvi a scopo estorsione minacciandovi di rivelare al mondo i vostri segreti, arrivare a voi o ai vostri familiari, bambini inclusi, anche personalmente.<br />Insomma, niente, ma proprio niente, da prendere sottogamba, trascurare, sottovalutare.<br />Sfortunatamente è lo stesso FBI a dire che riconoscere il deepfake, distinguere l’audio contraffatto dall’originale è difficile, sempre più difficile, in maniera direttamente proporzionale all’evoluzione delle soluzioni di intelligenza artificiale, sempre più sofisticate, sempre più efficaci ma, drammaticamente, sempre più facili da usare e sempre più alla portata di mano di chiunque, ma di chiunque per davvero.<br />E, quindi, il più importante di un lungo elenco di suggerimenti che il FBI propone è tanto semplice quanto determinante: guai dare per scontato che ciò che sembra vero lo sia effettivamente.<br />Deve diventare un imperativo categorico almeno nell’universo delle comunicazioni elettroniche.<br />Che si riceva una telefonata, un video, un messaggio audio o di testo, dobbiamo imparare sistematicamente a interrogarci sulla sua autenticità.<br />Non farlo può costare carissimo.<br />Doverlo fare rappresenta una compressione straordinaria della nostra libertà di comunicare ma è un prezzo da pagare, un sacrificio da immolare sull’altare della sicurezza nostra e di chi ci sta vicino.<br />E il dubbio sull’autenticità del messaggio o della telefonata deve condurci a fare l’unica cosa che ha senso fare: verificare se chi sembra averci contattato lo ha fatto per davvero.<br />Un esercizio da compiere, naturalmente, usando un canale diverso da quello che è stato usato per chiamarci, per inviarci il messaggio, l’audio o il video perché quel canale potrebbe risultare compromesso, potrebbe essere caduto nelle mani del truffatore o, in qualche modo, sotto il suo controllo.<br />E, a quel punto, naturalmente, ci metterebbe poco a convincerci di essere davvero chi dice di essere pur non essendolo.<br />Il Federal Bureau of investigation, nel suo avviso, propone una serie di altri suggerimenti che vale la pena leggere e, quindi, condivido sui social il link.<br />Un caffe utile, spero, oggi.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>247</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/31515a2624fde0643d3b2d48ca00965e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No, pagare il riscatto dopo aver subito una violazione dei dati non è la soluzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-pagare-il-riscatto-dopo-aver-subito-una-violazione-dei-dati-non-e-la-soluzione--66010742</link><description><![CDATA[Per alcuni un episodio banale e del quale devo scusarmi.<br />Per altri, purtroppo, un episodio utile.<br />Per qualcuno, forse, un episodio con un consiglio prezioso per quanto scontato per i primi.<br />Pagare o non pagare il riscatto richiesto a chi ha violato i nostri dati personali.<br />Ecco, questa è la domanda di oggi.<br />Un episodio che rimbalza dal Canada suggerisce la risposta.<br />La sigla e ne parliamo. PowerSchool è la società produttrice di uno dei software più utilizzati nell’universo scolastico in tutto il mondo.<br />A dicembre ha subito un breach e i dati personali di almeno sessanta milioni di persone, tra studenti e insegnanti, sono finiti nelle mani sbagliate, di chi non si sa ma di qualcuno che si è dichiarato disponibile a cancellarli se PowerSchool avesse pagato tanti, tanti soldi.<br />Quanto, non si sa.<br />Quello che si sa, però, è che in PowerSchool, terrorizzati per il danno reputazionale in agguato con i dati di adulti e, soprattutto, bambini, anche di carattere sanitario, in giro per il web, hanno pensato che non ci fosse soluzione diversa e migliore che pagare il riscatto richiesto dagli aggressori.<br />Detto, fatto.<br />Noi paghiamo quanto ci chiedete, voi cancellate tutto.<br />Questo l’oggetto del pactum sceleris all’epoca concluso. Segue qualche mese di tranquillità, il tempo delle vacanze di Natale e di quelle di Pasqua.<br />Poi una scuola di Toronto, in un comunicato di qualche giorno fa, racconta alla sua comunità che qualcuno le sta chiedendo dei soldi perché i dati trafugati da PowerSchool e che avrebbero dovuto essere cancellati secondo quanto promesso a quest’ultima, in effetti, continuano a essere nelle mani degli aggressori.<br />E PowerSchool non ha potuto che dichiarare di non essere in grado di escludere questa eventualità anche perché gli estortori, autori della prima estorsione in suo danno, sembrerebbero aver mostrato alle scuole che ora sono passati a estorcere un campione dei dati in loro possesso che, in effetti, sembra sovrapponibile a quello oggetto dell’estorsione originaria.<br />Brutta, bruttissima storia.<br />Ma, appunto, come dicevo in apertura, una storia niente affatto originale e, anzi, banale per gli addetti ai lavori.<br />E, però, giacché non siamo tutti addetti ai lavori e a livelli diversi la tentazione di pagare davanti a chi ci minaccia, in caso contrario, di rendere pubblici taluni dati personali, è sempre forte, vale, forse, la pena ripeterlo una volta di più: pagare non è la soluzione, a prescindere da qualsiasi considerazione legale ed etica – che pure un peso dovrebbero avere – il punto è che nell’universo digitale immateriale è impossibile avere la prova che un criminale che si impegni a cancellare il bottino di un suo crimine poi lo cancelli davvero.<br />Come si fa, d’altra parte, a fidarsi di chi è entrato dentro casa nostra senza che noi lo invitassimo e poi ci ha chiesto dei soldi per uscire, per restituirci la refurtiva o per distruggerla?<br />E, attenzione, la stessa identica buona regola vale anche per chi, come accade sempre più di frequente, è vittima di sextortion, ovvero della minaccia di divulgare proprie immagini sessualmente esplicite se non paga il riscatto.<br />Se si paga la prima volta, si entra in una spirale infinita, nella quale alla prima seguirà una seconda richiesta di riscatto e alla seconda una terza.<br />Tante scuse a chi è arrivato sin qui per sentire o leggere delle ovvietà e un “fate attenzione e datemi retta!” a tutti gli altri.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66010742</guid><pubDate>Fri, 09 May 2025 06:00:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66010742/output.mp3" length="3312604" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Per alcuni un episodio banale e del quale devo scusarmi.
Per altri, purtroppo, un episodio utile.
Per qualcuno, forse, un episodio con un consiglio prezioso per quanto scontato per i primi.
Pagare o non pagare il riscatto richiesto a chi ha violato i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per alcuni un episodio banale e del quale devo scusarmi.<br />Per altri, purtroppo, un episodio utile.<br />Per qualcuno, forse, un episodio con un consiglio prezioso per quanto scontato per i primi.<br />Pagare o non pagare il riscatto richiesto a chi ha violato i nostri dati personali.<br />Ecco, questa è la domanda di oggi.<br />Un episodio che rimbalza dal Canada suggerisce la risposta.<br />La sigla e ne parliamo. PowerSchool è la società produttrice di uno dei software più utilizzati nell’universo scolastico in tutto il mondo.<br />A dicembre ha subito un breach e i dati personali di almeno sessanta milioni di persone, tra studenti e insegnanti, sono finiti nelle mani sbagliate, di chi non si sa ma di qualcuno che si è dichiarato disponibile a cancellarli se PowerSchool avesse pagato tanti, tanti soldi.<br />Quanto, non si sa.<br />Quello che si sa, però, è che in PowerSchool, terrorizzati per il danno reputazionale in agguato con i dati di adulti e, soprattutto, bambini, anche di carattere sanitario, in giro per il web, hanno pensato che non ci fosse soluzione diversa e migliore che pagare il riscatto richiesto dagli aggressori.<br />Detto, fatto.<br />Noi paghiamo quanto ci chiedete, voi cancellate tutto.<br />Questo l’oggetto del pactum sceleris all’epoca concluso. Segue qualche mese di tranquillità, il tempo delle vacanze di Natale e di quelle di Pasqua.<br />Poi una scuola di Toronto, in un comunicato di qualche giorno fa, racconta alla sua comunità che qualcuno le sta chiedendo dei soldi perché i dati trafugati da PowerSchool e che avrebbero dovuto essere cancellati secondo quanto promesso a quest’ultima, in effetti, continuano a essere nelle mani degli aggressori.<br />E PowerSchool non ha potuto che dichiarare di non essere in grado di escludere questa eventualità anche perché gli estortori, autori della prima estorsione in suo danno, sembrerebbero aver mostrato alle scuole che ora sono passati a estorcere un campione dei dati in loro possesso che, in effetti, sembra sovrapponibile a quello oggetto dell’estorsione originaria.<br />Brutta, bruttissima storia.<br />Ma, appunto, come dicevo in apertura, una storia niente affatto originale e, anzi, banale per gli addetti ai lavori.<br />E, però, giacché non siamo tutti addetti ai lavori e a livelli diversi la tentazione di pagare davanti a chi ci minaccia, in caso contrario, di rendere pubblici taluni dati personali, è sempre forte, vale, forse, la pena ripeterlo una volta di più: pagare non è la soluzione, a prescindere da qualsiasi considerazione legale ed etica – che pure un peso dovrebbero avere – il punto è che nell’universo digitale immateriale è impossibile avere la prova che un criminale che si impegni a cancellare il bottino di un suo crimine poi lo cancelli davvero.<br />Come si fa, d’altra parte, a fidarsi di chi è entrato dentro casa nostra senza che noi lo invitassimo e poi ci ha chiesto dei soldi per uscire, per restituirci la refurtiva o per distruggerla?<br />E, attenzione, la stessa identica buona regola vale anche per chi, come accade sempre più di frequente, è vittima di sextortion, ovvero della minaccia di divulgare proprie immagini sessualmente esplicite se non paga il riscatto.<br />Se si paga la prima volta, si entra in una spirale infinita, nella quale alla prima seguirà una seconda richiesta di riscatto e alla seconda una terza.<br />Tante scuse a chi è arrivato sin qui per sentire o leggere delle ovvietà e un “fate attenzione e datemi retta!” a tutti gli altri.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>208</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/52de0288e48c7c5f7a326169f9e1c644.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Invasione di bot sulle pagine di Reddit. Serve una prova di umanità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/invasione-di-bot-sulle-pagine-di-reddit-serve-una-prova-di-umanita--65983130</link><description><![CDATA[E se domani, anzi no, oggi i social network si riempissero di utenti non umani con un solo obiettivo: fingersi umani e persuadere gli utenti umani a pensarla in un certo modo o a fare certe scelte?<br />Sapremmo riconoscerli?<br />C’è una storia che rimbalza dalle pagine di Reddit che suggerisce di porci questa domanda e di provare a rispondere con una certa urgenza.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br /><br />Viviamo in una società ibrida, metà umana e metà artificiale e dobbiamo farcene una ragione e correre ai ripari, almeno per quanto possibile.<br />Lo sanno bene i gestori e gli utenti di Reddit, il più popolare forum online di tutti i tempi, sulle cui pagine, nei mesi scorsi, alcuni ricercatori universitari hanno deliberatamente infiltrato centinaia di bot, utenti artificiali, che hanno postato quasi duemila post.<br />Obiettivo non dichiarato dell’esperimento: persuadere gli utenti umani di essere anch’essi umani e convincerli di una serie di tesi diverse più o meno facilmente sostenibili.<br />Esperimento riuscito.<br />La più parte degli utenti umani ha interagito con i bot dei ricercatori come se fossero umani.<br />Nessuna novità e nessuna scoperta, per la verità.<br />È dal 1966, da quando Joseph Weizenbaum, matematico e informatico tedesco emigrato in America, sviluppò Eliza, il primo chatbot della storia, che i chatbot riescono nell’impresa di persuadere gli umani di essere umani pur non essendolo.<br />Tanto che il fenomeno è noto proprio come “Effetto Eliza”.<br />La novità è che a differenza di ieri oggi chiunque può disporre di un esercito di bot e farlo marciare su qualsiasi piattaforma online fino a invaderla letteralmente, convincendo gli utenti che siano decine di migliaia, centinaia di migliaia, milioni o miliardi sostanzialmente di qualsiasi tesi.<br />Ora il punto è: come si fa a scongiurare questo rischio?<br />Come si fa a riconoscere i bot e distinguerli dagli utenti umani?<br />Come si fa a tenerli fuori dal fossato?<br />Come si fa, in altre parole, a consentire agli utenti, quelli veri e in carne ed ossa, di fornire una prova di umanità agli altri utenti e ai gestori della piattaforma?<br />Non è facile e lo stanno scoprendo gli uomini di Reddit che, dopo l’esperimento dei ricercatori, stanno correndo ai ripari.<br />Già perché il sistema più semplice per provare l’umanità di una persona è provare la sua identità ma, naturalmente, per questa via si rischia di far saltare definitivamente ogni possibilità di condividere idee, opinioni e contenuti online in forma anonima.<br />Una medicina che potrebbe essere peggiore del male che si vuole curare.<br />E, infatti, appena Reddit ha annunciato di valutare rimedi di questo tipo, gli utenti – quelli umani – hanno iniziato a protestare rumorosamente.<br />Che fare allora? Perché il rischio di ritrovarci a interagire con un robot considerandolo umano e di essere vittima di ogni genere di esercizio di manipolazione artificiale e di altrettanto artificiale compressione del nostro diritto a autodeterminarci è elevatissimo.<br />In effetti sembra che Sam Altman sia tra quelli che ha guardato più lontano: il suo progetto di identificare l’intera umanità attraverso l’impronta dell’iride e, quindi, di consegnare a ciascuno una prova di umanità da spendere proprio al fine di dimostrare di non essere un robot nella dimensione digitale va proprio in questa direzione.<br />Poi che si tratti di soluzione esente da limiti e rischi in particolare legati proprio alle cose della privacy è un’altra storia.<br />Ma il problema indiscutibilmente esiste e sarà sempre più urgente e, almeno metodologicamente, quella di Altman e della sua WorldCoinFoundation è una delle possibili soluzioni.<br />Ma il discorso è lungo e il caffè del mattino ristretto, quindi, meglio fermarsi qui.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65983130</guid><pubDate>Wed, 07 May 2025 21:16:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65983130/output.mp3" length="3933273" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>E se domani, anzi no, oggi i social network si riempissero di utenti non umani con un solo obiettivo: fingersi umani e persuadere gli utenti umani a pensarla in un certo modo o a fare certe scelte?
Sapremmo riconoscerli?
C’è una storia che rimbalza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[E se domani, anzi no, oggi i social network si riempissero di utenti non umani con un solo obiettivo: fingersi umani e persuadere gli utenti umani a pensarla in un certo modo o a fare certe scelte?<br />Sapremmo riconoscerli?<br />C’è una storia che rimbalza dalle pagine di Reddit che suggerisce di porci questa domanda e di provare a rispondere con una certa urgenza.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br /><br />Viviamo in una società ibrida, metà umana e metà artificiale e dobbiamo farcene una ragione e correre ai ripari, almeno per quanto possibile.<br />Lo sanno bene i gestori e gli utenti di Reddit, il più popolare forum online di tutti i tempi, sulle cui pagine, nei mesi scorsi, alcuni ricercatori universitari hanno deliberatamente infiltrato centinaia di bot, utenti artificiali, che hanno postato quasi duemila post.<br />Obiettivo non dichiarato dell’esperimento: persuadere gli utenti umani di essere anch’essi umani e convincerli di una serie di tesi diverse più o meno facilmente sostenibili.<br />Esperimento riuscito.<br />La più parte degli utenti umani ha interagito con i bot dei ricercatori come se fossero umani.<br />Nessuna novità e nessuna scoperta, per la verità.<br />È dal 1966, da quando Joseph Weizenbaum, matematico e informatico tedesco emigrato in America, sviluppò Eliza, il primo chatbot della storia, che i chatbot riescono nell’impresa di persuadere gli umani di essere umani pur non essendolo.<br />Tanto che il fenomeno è noto proprio come “Effetto Eliza”.<br />La novità è che a differenza di ieri oggi chiunque può disporre di un esercito di bot e farlo marciare su qualsiasi piattaforma online fino a invaderla letteralmente, convincendo gli utenti che siano decine di migliaia, centinaia di migliaia, milioni o miliardi sostanzialmente di qualsiasi tesi.<br />Ora il punto è: come si fa a scongiurare questo rischio?<br />Come si fa a riconoscere i bot e distinguerli dagli utenti umani?<br />Come si fa a tenerli fuori dal fossato?<br />Come si fa, in altre parole, a consentire agli utenti, quelli veri e in carne ed ossa, di fornire una prova di umanità agli altri utenti e ai gestori della piattaforma?<br />Non è facile e lo stanno scoprendo gli uomini di Reddit che, dopo l’esperimento dei ricercatori, stanno correndo ai ripari.<br />Già perché il sistema più semplice per provare l’umanità di una persona è provare la sua identità ma, naturalmente, per questa via si rischia di far saltare definitivamente ogni possibilità di condividere idee, opinioni e contenuti online in forma anonima.<br />Una medicina che potrebbe essere peggiore del male che si vuole curare.<br />E, infatti, appena Reddit ha annunciato di valutare rimedi di questo tipo, gli utenti – quelli umani – hanno iniziato a protestare rumorosamente.<br />Che fare allora? Perché il rischio di ritrovarci a interagire con un robot considerandolo umano e di essere vittima di ogni genere di esercizio di manipolazione artificiale e di altrettanto artificiale compressione del nostro diritto a autodeterminarci è elevatissimo.<br />In effetti sembra che Sam Altman sia tra quelli che ha guardato più lontano: il suo progetto di identificare l’intera umanità attraverso l’impronta dell’iride e, quindi, di consegnare a ciascuno una prova di umanità da spendere proprio al fine di dimostrare di non essere un robot nella dimensione digitale va proprio in questa direzione.<br />Poi che si tratti di soluzione esente da limiti e rischi in particolare legati proprio alle cose della privacy è un’altra storia.<br />Ma il problema indiscutibilmente esiste e sarà sempre più urgente e, almeno metodologicamente, quella di Altman e della sua WorldCoinFoundation è una delle possibili soluzioni.<br />Ma il discorso è lungo e il caffè del mattino ristretto, quindi, meglio fermarsi qui.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>246</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b5f0e14b2d7caab13abc19c8ea54cd7e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pubblicano foto su un app per vendere un vestito e si ritrovano sommerse da richieste di prestazioni sessuali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pubblicano-foto-su-un-app-per-vendere-un-vestito-e-si-ritrovano-sommerse-da-richieste-di-prestazioni-sessuali--65967505</link><description><![CDATA[Avete mai usato Vinted, l’app per vendere abbigliamento usato?<br />E se lo avete fatto avete mai pubblicato vostre foto con indosso i capi da vendere?<br />Se si questa storia potrebbe interessarvi e, forse, anche preoccuparvi un po’.<br />Se no, vale come avviso ai naviganti e, soprattutto alle naviganti.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[sigla]<br /><br />La storia rimbalza dalla denuncia di alcune ragazze che dopo aver pubblicato su Vinted loro foto in cui indossavano alcuni capi di abbigliamento per promuoverne la vendita si sono letteralmente ritrovate travolte da ogni genere di messaggio a sfondo sessuale attraverso i recapiti pubblicati sull’applicazione.<br />A quel punto i giornalisti tedeschi hanno deciso di andare a fondo e hanno scoperto una pratica tanto diffusa quanto umanamente aberrante.<br />Interi canali su Telegram dedicati alla condivisione di immagini rubate da Vinted con sotto ogni genere di commento sessualmente esplicito all’indirizzo delle venditrici-modelle.<br />Insomma foto nate per promuovere la vendita di un capo di abbigliamento che diventano una sorta di catalogo di ragazze, spesso anche molto giovani, e donne in vendita o, meglio, presentate come se in vendita ci fossero loro e i loro corpi anziché i vestiti che indossano.<br />E certo che ci si potrebbe limitare a bollare la questione come una delle tante perversioni che affollano la società e che, inevitabilmente, poi trovano nella dimensione digitale uno sfogo e un amplificatore ideali.<br />Ma, anche a prescindere dalla circostanza – dalla quale pure bisognerebbe imparare a non prescindere - che prendere la foto di una donna pubblicata per vendere un costume e ripubblicarla per invitare altri utenti a commentarla in chiave sessuale rappresenta, a tutti gli effetti, una forma di violenza sulla donna in questione, tanto più grave quanto più giovane è la vittima, il punto è un altro.<br />Questa forma di violenza perversa rischia di produrre conseguenze drammatiche o, meglio, ancora più drammatiche.<br />La ragione è semplice.<br />Chi vuole vendere un capo di abbigliamento su Vinted ha, naturalmente, interesse a essere raggiungibile, per poter essere contattata da chi è interessato all’acquisto.<br />E, quindi, normalmente, nel pubblicare annunci di vendita sull’app ci si preoccupa di più di condividere recapiti utili allo scopo che di non condividerli.<br />Ma che succede se quei recapiti associati alle foto condivise in canali affollati dalla parte meno difendibile dell’umanità finiscono nelle mani sbagliate?<br />Il rischio è che per vendere un maglione, ci si ritrovi un malintenzionato prima nello smartphone e, poi, magari, alla porta.<br />Cosa fare?<br />Non usare più l’app.<br />Direi di no, significherebbe darla vinta alla parte peggiore dell’umanità e lasciarsi comprimere nella propria libertà, persino di vendere un vestito usato online.<br />Davvero troppo.<br />Ma usarla in modo più consapevole, decisamente si.<br />Tanto per cominciare, chiedersi se valga la pena di pubblicare una propria foto con indosso il capo da vendere o se la vendita non può esser promossa con la stessa efficacia fotografando solo il capo di abbigliamento o, magari, il capo indossato da una modella su un catalogo già pubblicato online.<br />Se poi si decide che il modo migliore per venderlo è proprio mostrare agli utenti dell’app come ci sta addosso, allora, probabilmente, utile far la foto (o modificarla dopo averla fatta), in maniera tale che il volto non si veda e che con il volto non si vedano neppure altri dettagli che ci possono rendere riconoscibili o che possono rendere riconoscibile il luogo in cui viviamo o lavoriamo.<br />Poi c’è la questione dei recapiti: l’app consente di essere raggiunti semplicemente attraverso i propri canali condividendo informazioni minime essenziali, pseudonimo o solo nome di battesimo incluso.<br />Sembra la scelta migliore.<br />Evitare di condividere più informazioni personali del necessario con chi potrebbe presentarsi a noi come interessato semplicemente a comprare un paio di scarpe ma, in effetti, avere intenzioni completamente diverse, intenzioni sollecitate dal riutilizzo perverso delle nostre immagini su Telegram e non solo.<br />Basta una ricerca online, infatti, per verificare che alcuni gruppi Telegram sono effettivamente stati chiusi ma che, a prescindere dal fatto che altri sono stati immediatamente aperti, la stessa pratica è diffusa in decine di altri forum di condivisione di materiale a sfondo sessuale.<br />Senza dire, per non rendere troppo amaro il caffe di questa mattina, che con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa che avanza, ci vogliono pochi minuti e una foto innocente pubblicata online per vendere il costume di due estati fa che ci ha annoiato, diventa la materia prima per trasformare una persona in una porno-attrice a sua insaputa.<br />Buona giornata perché con un pizzico di consapevolezza può certamente esserlo e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65967505</guid><pubDate>Wed, 07 May 2025 09:13:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65967505/output.mp3" length="4870338" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Avete mai usato Vinted, l’app per vendere abbigliamento usato?
E se lo avete fatto avete mai pubblicato vostre foto con indosso i capi da vendere?
Se si questa storia potrebbe interessarvi e, forse, anche preoccuparvi un po’.
Se no, vale come avviso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avete mai usato Vinted, l’app per vendere abbigliamento usato?<br />E se lo avete fatto avete mai pubblicato vostre foto con indosso i capi da vendere?<br />Se si questa storia potrebbe interessarvi e, forse, anche preoccuparvi un po’.<br />Se no, vale come avviso ai naviganti e, soprattutto alle naviganti.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[sigla]<br /><br />La storia rimbalza dalla denuncia di alcune ragazze che dopo aver pubblicato su Vinted loro foto in cui indossavano alcuni capi di abbigliamento per promuoverne la vendita si sono letteralmente ritrovate travolte da ogni genere di messaggio a sfondo sessuale attraverso i recapiti pubblicati sull’applicazione.<br />A quel punto i giornalisti tedeschi hanno deciso di andare a fondo e hanno scoperto una pratica tanto diffusa quanto umanamente aberrante.<br />Interi canali su Telegram dedicati alla condivisione di immagini rubate da Vinted con sotto ogni genere di commento sessualmente esplicito all’indirizzo delle venditrici-modelle.<br />Insomma foto nate per promuovere la vendita di un capo di abbigliamento che diventano una sorta di catalogo di ragazze, spesso anche molto giovani, e donne in vendita o, meglio, presentate come se in vendita ci fossero loro e i loro corpi anziché i vestiti che indossano.<br />E certo che ci si potrebbe limitare a bollare la questione come una delle tante perversioni che affollano la società e che, inevitabilmente, poi trovano nella dimensione digitale uno sfogo e un amplificatore ideali.<br />Ma, anche a prescindere dalla circostanza – dalla quale pure bisognerebbe imparare a non prescindere - che prendere la foto di una donna pubblicata per vendere un costume e ripubblicarla per invitare altri utenti a commentarla in chiave sessuale rappresenta, a tutti gli effetti, una forma di violenza sulla donna in questione, tanto più grave quanto più giovane è la vittima, il punto è un altro.<br />Questa forma di violenza perversa rischia di produrre conseguenze drammatiche o, meglio, ancora più drammatiche.<br />La ragione è semplice.<br />Chi vuole vendere un capo di abbigliamento su Vinted ha, naturalmente, interesse a essere raggiungibile, per poter essere contattata da chi è interessato all’acquisto.<br />E, quindi, normalmente, nel pubblicare annunci di vendita sull’app ci si preoccupa di più di condividere recapiti utili allo scopo che di non condividerli.<br />Ma che succede se quei recapiti associati alle foto condivise in canali affollati dalla parte meno difendibile dell’umanità finiscono nelle mani sbagliate?<br />Il rischio è che per vendere un maglione, ci si ritrovi un malintenzionato prima nello smartphone e, poi, magari, alla porta.<br />Cosa fare?<br />Non usare più l’app.<br />Direi di no, significherebbe darla vinta alla parte peggiore dell’umanità e lasciarsi comprimere nella propria libertà, persino di vendere un vestito usato online.<br />Davvero troppo.<br />Ma usarla in modo più consapevole, decisamente si.<br />Tanto per cominciare, chiedersi se valga la pena di pubblicare una propria foto con indosso il capo da vendere o se la vendita non può esser promossa con la stessa efficacia fotografando solo il capo di abbigliamento o, magari, il capo indossato da una modella su un catalogo già pubblicato online.<br />Se poi si decide che il modo migliore per venderlo è proprio mostrare agli utenti dell’app come ci sta addosso, allora, probabilmente, utile far la foto (o modificarla dopo averla fatta), in maniera tale che il volto non si veda e che con il volto non si vedano neppure altri dettagli che ci possono rendere riconoscibili o che possono rendere riconoscibile il luogo in cui viviamo o lavoriamo.<br />Poi c’è la questione dei recapiti: l’app consente di essere raggiunti semplicemente attraverso i propri canali condividendo informazioni minime essenziali, pseudonimo o solo nome di battesimo incluso.<br />Sembra la scelta migliore.<br />Evitare di condividere più informazioni personali del necessario con chi potrebbe...]]></itunes:summary><itunes:duration>305</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a377d729364908e9fd20a6ce9f8e3e97.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli affari di cuore, un tempo i più segreti non lo sono più</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-affari-di-cuore-un-tempo-i-piu-segreti-non-lo-sono-piu--65933334</link><description><![CDATA[È già capitato e, purtroppo, è probabile che capiterà ancora.<br />Uno si iscrive a un’app di dating con la speranza che la circostanza rimanga segreta o, almeno, riservata.<br />Ma, poi, succede che i suoi dati finiscono online a portata di click o di tap di chiunque.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Oggi ci dividiamo a metà, subito, prima di prendere il caffè.<br />Da una parte quelli che non hanno mai usato Raw, scritto R-A-W, una delle app di incontri sbarcata più di recente nel firmamento delle novelle agenzie digitali per cuori solitari.<br />Dall’altra chi l’ha già usata.<br />Questi ultimi, oggi, possono fare a meno del caffè perché a svegliarli potrebbe bastare la notizia che i loro dati, tanti, sino a arrivare alla loro posizione geografica mentre usano l’applicazione, misurata con una buona approssimazione e il loro orientamento sessuale, sono o potrebbero essere online.<br />E non è detto che la cosa faccia loro un grande piacere.<br />Gli altri possono mettersi comodi e ascoltare i prossimi due minuti con un briciolo di relax in più.<br />Ma solo un briciolo, perché quello che è accaduto potrebbe accadere ancora e, magari, la prossima potrebbe accadere in relazione a un’app di incontri che usano o hanno usato anche loro.<br />La notizia della fragilità, per dirla con il garbo che serve al mattino, di Raw è stato portato alla luce nel giorni scorsi da Tech Crunch, popolare testata tecnologica che si è resa conto, semplicemente testando l’applicazione, che l’anagrafica degli utenti era progettata in barba alle più elementari regole do cybersecurity di modo che fosse sufficiente cambiare numeri a caso nella URL per accedere a pagine piene zeppe di dati di centinaia di migliaia, forse milioni, di utenti, cuori solitari o sedicenti tali.<br />La società che gestisce l’applicazione, informata dell’accaduto, ci ha messo una toppa ed è corsa a informare le competenti autorità garanti per la privacy dell’accaduto pur avendo, per ora, deciso di non scrivere agli utenti i cui dati potrebbero esser finiti nelle mani sbagliate.<br />Ma il punto non è l’episodio in sé, sfortunatamente l’ultimo, solo sin qui, di una lunga serie.<br />Il punto è RAW sta per lanciare un anello indossabile che consentirebbe – a leggere la presentazione del progetto – di monitorare una serie di dati medici e emotivi delle aspiranti anime gemelle che usano la sua applicazione allo scopo di rilevare – e raccontare agli interlocutori – eventuali aritmie cardiache sintomatiche di questa o quella emozione o, magari, se chi è dall’atra parte dello smartphone sta mentendo o dicendo la verità.<br />Insomma, affari di cuore a parte, sempre più dati e dati sempre più preziosi in transito per l’applicazione.<br />Sin troppo facile il passaggio successivo nel ragionamento.<br />Se, distratti dal business o da altre priorità, in questo genere di app si lasciano così tanto indietro le questioni di privacy e cybersicurezza, che succederà domani quando il valore del tesoretto di dati personali custodito dai loro fornitori sarà enormemente maggiore e enormemente maggiori saranno i tentativi di aggressione?<br />È una domanda da porsi anche perché tra intelligenza artificiale, neuroscienze e neurotecnologie la strada ormai intrapresa dalle più grandi app di incontri al mondo è segnata: consentire ai loro utenti la condivisione di sempre più informazioni personali e, soprattutto di informazioni sempre più preziose.<br />Sono, ad esempio, decine le app del genere che già chiedono ai loro utenti di sottoporsi a un test che, naturalmente, implica la fornitura di una quantità enorme di informazioni personali, per consentire ai loro algoritmi di suggerire anime gemelle e altri utenti con i quali passare qualche piacevole serata!<br />Guai a voler portare sul banco degli imputati tutti i cupido digitali del mondo, naturalmente, ma, al tempo stesso, vale la pena mettere sul chi va là le centinaia di milioni di cuori solitari che frequentano queste novelle agenzie di appuntamenti più o meno facili.<br />Buona giornata, almeno se non siete tra gli utenti di Raw e, in ogni caso, good morning privacy]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65933334</guid><pubDate>Tue, 06 May 2025 05:04:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65933334/output.mp3" length="4405985" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È già capitato e, purtroppo, è probabile che capiterà ancora.
Uno si iscrive a un’app di dating con la speranza che la circostanza rimanga segreta o, almeno, riservata.
Ma, poi, succede che i suoi dati finiscono online a portata di click o di tap di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È già capitato e, purtroppo, è probabile che capiterà ancora.<br />Uno si iscrive a un’app di dating con la speranza che la circostanza rimanga segreta o, almeno, riservata.<br />Ma, poi, succede che i suoi dati finiscono online a portata di click o di tap di chiunque.<br />La sigla e ne parliamo.<br /><br />[SIGLA]<br /><br />Oggi ci dividiamo a metà, subito, prima di prendere il caffè.<br />Da una parte quelli che non hanno mai usato Raw, scritto R-A-W, una delle app di incontri sbarcata più di recente nel firmamento delle novelle agenzie digitali per cuori solitari.<br />Dall’altra chi l’ha già usata.<br />Questi ultimi, oggi, possono fare a meno del caffè perché a svegliarli potrebbe bastare la notizia che i loro dati, tanti, sino a arrivare alla loro posizione geografica mentre usano l’applicazione, misurata con una buona approssimazione e il loro orientamento sessuale, sono o potrebbero essere online.<br />E non è detto che la cosa faccia loro un grande piacere.<br />Gli altri possono mettersi comodi e ascoltare i prossimi due minuti con un briciolo di relax in più.<br />Ma solo un briciolo, perché quello che è accaduto potrebbe accadere ancora e, magari, la prossima potrebbe accadere in relazione a un’app di incontri che usano o hanno usato anche loro.<br />La notizia della fragilità, per dirla con il garbo che serve al mattino, di Raw è stato portato alla luce nel giorni scorsi da Tech Crunch, popolare testata tecnologica che si è resa conto, semplicemente testando l’applicazione, che l’anagrafica degli utenti era progettata in barba alle più elementari regole do cybersecurity di modo che fosse sufficiente cambiare numeri a caso nella URL per accedere a pagine piene zeppe di dati di centinaia di migliaia, forse milioni, di utenti, cuori solitari o sedicenti tali.<br />La società che gestisce l’applicazione, informata dell’accaduto, ci ha messo una toppa ed è corsa a informare le competenti autorità garanti per la privacy dell’accaduto pur avendo, per ora, deciso di non scrivere agli utenti i cui dati potrebbero esser finiti nelle mani sbagliate.<br />Ma il punto non è l’episodio in sé, sfortunatamente l’ultimo, solo sin qui, di una lunga serie.<br />Il punto è RAW sta per lanciare un anello indossabile che consentirebbe – a leggere la presentazione del progetto – di monitorare una serie di dati medici e emotivi delle aspiranti anime gemelle che usano la sua applicazione allo scopo di rilevare – e raccontare agli interlocutori – eventuali aritmie cardiache sintomatiche di questa o quella emozione o, magari, se chi è dall’atra parte dello smartphone sta mentendo o dicendo la verità.<br />Insomma, affari di cuore a parte, sempre più dati e dati sempre più preziosi in transito per l’applicazione.<br />Sin troppo facile il passaggio successivo nel ragionamento.<br />Se, distratti dal business o da altre priorità, in questo genere di app si lasciano così tanto indietro le questioni di privacy e cybersicurezza, che succederà domani quando il valore del tesoretto di dati personali custodito dai loro fornitori sarà enormemente maggiore e enormemente maggiori saranno i tentativi di aggressione?<br />È una domanda da porsi anche perché tra intelligenza artificiale, neuroscienze e neurotecnologie la strada ormai intrapresa dalle più grandi app di incontri al mondo è segnata: consentire ai loro utenti la condivisione di sempre più informazioni personali e, soprattutto di informazioni sempre più preziose.<br />Sono, ad esempio, decine le app del genere che già chiedono ai loro utenti di sottoporsi a un test che, naturalmente, implica la fornitura di una quantità enorme di informazioni personali, per consentire ai loro algoritmi di suggerire anime gemelle e altri utenti con i quali passare qualche piacevole serata!<br />Guai a voler portare sul banco degli imputati tutti i cupido digitali del mondo, naturalmente, ma, al tempo stesso, vale la pena mettere sul chi va là le centinaia di milioni di cuori solitari che frequentano...]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0102097603238ba1e6e849f315f7953a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chatbot: più ladri di tempo o saggi compagni di strada?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chatbot-piu-ladri-di-tempo-o-saggi-compagni-di-strada--65913746</link><description><![CDATA[Kevin Systrom è uno dei co-fondatori di Instagram.<br /> Non è un luddista, non è un nemico del progresso, non è un retrogrado.<br /> Eppure qualche giorno fa ha raccontato una storia che non getta esattamente la luce migliore sulle cose dell’intelligenza artificiale, a cominciare dall’universo dei chatbot.<br /> Difficile resistere alla tentazione di parlarne.<br /> Ma prima la sigla.<br /><br /> [SIGLA]<br /><br /> La questione sollevata da Systrom è tanto semplice quanto importante e la dice lunga su quanto i chatbot condizionano oggi e condizioneranno sempre di più le nostre vite non necessariamente nella più auspicabile delle direzioni.<br /> Le fabbriche di chatbot e, naturalmente, il mercato, potrebbero scegliere di sviluppare e rendere disponibili chatbot capaci di soddisfare e esaudire sempre più efficacemente e più rapidamente ogni richiesta degli utenti.<br /> Ma pare stiano facendo o, addirittura, abbiano fatto una scelta diversa: intrattenerci il più a lungo possibile, per centrare una serie di obiettivi di rilievo sul mercato: più tempo, più dati, più interazioni con gli utenti, infatti, significa maggiore valore agli occhi degli investitori e dell’universo della pubblicità.<br /> E pazienza se, in effetti, l’interesse degli utenti sarebbe un altro.<br /> Pazienza se, ciascuno di noi, da utente, preferirebbe che a una nostra domanda a un chatbot, quest’ultimo rispondesse direttamente con la migliore delle risposte possibili e non con un’altra domanda come, invece, sempre più spesso – è quello che sostiene Systrom – avviene.<br /> E, appunto, non avviene per caso.<br /> Ecco, il punto è questo e questo è il cuore del j’accuse che il co-fondatore di Instagram ha appena reso pubblica: c’è una divergenza di interessi tra industria e utilizzatori di chatbot, una divergenza che sta viziando la relazione tra uomini e macchine e la sta portando in una direzione diversa da quella che sarebbe auspicabile, etica, migliore.<br /> “Sta accadendo – ha detto Sistrom – esattamente quello che è accaduto con i social network.<br /> I chatbot sono progettati innanzitutto per creare engagement con gli utenti, creare dipendenza, catturare la loro attenzione e il loro tempo.<br /> E questi obiettivi hanno la meglio sulla loro utilità.<br /> Più ladri di tempo che fornitori di risposte utili, insomma.<br /> E non è un giudizio di un luddista o di un’associazione di bacchettoni e, neppure, di un eticista o di un regolatore europeo.<br /> Ma è la posizione di chi ha fondato uno dei social network di maggior successo di tutti i tempi.<br /> Insomma sembra proprio – se mi perdonate per l’inserto autopromozionale in un episodio che non vuole esserlo – che i chatbot, come sostengo nel mio ultimo libro, “Diario di un chatbot sentimentale”, meriterebbero più attenzione di quella che stiamo dedicando loro.<br /> Mi fermo qui, altrimenti finisce che faccio come i chatbot: più parole inutili che utili!<br /> Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65913746</guid><pubDate>Mon, 05 May 2025 05:04:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65913746/output.mp3" length="3242805" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Kevin Systrom è uno dei co-fondatori di Instagram.
Non è un luddista, non è un nemico del progresso, non è un retrogrado.
Eppure qualche giorno fa ha raccontato una storia che non getta esattamente la luce migliore sulle cose dell’intelligenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Kevin Systrom è uno dei co-fondatori di Instagram.<br /> Non è un luddista, non è un nemico del progresso, non è un retrogrado.<br /> Eppure qualche giorno fa ha raccontato una storia che non getta esattamente la luce migliore sulle cose dell’intelligenza artificiale, a cominciare dall’universo dei chatbot.<br /> Difficile resistere alla tentazione di parlarne.<br /> Ma prima la sigla.<br /><br /> [SIGLA]<br /><br /> La questione sollevata da Systrom è tanto semplice quanto importante e la dice lunga su quanto i chatbot condizionano oggi e condizioneranno sempre di più le nostre vite non necessariamente nella più auspicabile delle direzioni.<br /> Le fabbriche di chatbot e, naturalmente, il mercato, potrebbero scegliere di sviluppare e rendere disponibili chatbot capaci di soddisfare e esaudire sempre più efficacemente e più rapidamente ogni richiesta degli utenti.<br /> Ma pare stiano facendo o, addirittura, abbiano fatto una scelta diversa: intrattenerci il più a lungo possibile, per centrare una serie di obiettivi di rilievo sul mercato: più tempo, più dati, più interazioni con gli utenti, infatti, significa maggiore valore agli occhi degli investitori e dell’universo della pubblicità.<br /> E pazienza se, in effetti, l’interesse degli utenti sarebbe un altro.<br /> Pazienza se, ciascuno di noi, da utente, preferirebbe che a una nostra domanda a un chatbot, quest’ultimo rispondesse direttamente con la migliore delle risposte possibili e non con un’altra domanda come, invece, sempre più spesso – è quello che sostiene Systrom – avviene.<br /> E, appunto, non avviene per caso.<br /> Ecco, il punto è questo e questo è il cuore del j’accuse che il co-fondatore di Instagram ha appena reso pubblica: c’è una divergenza di interessi tra industria e utilizzatori di chatbot, una divergenza che sta viziando la relazione tra uomini e macchine e la sta portando in una direzione diversa da quella che sarebbe auspicabile, etica, migliore.<br /> “Sta accadendo – ha detto Sistrom – esattamente quello che è accaduto con i social network.<br /> I chatbot sono progettati innanzitutto per creare engagement con gli utenti, creare dipendenza, catturare la loro attenzione e il loro tempo.<br /> E questi obiettivi hanno la meglio sulla loro utilità.<br /> Più ladri di tempo che fornitori di risposte utili, insomma.<br /> E non è un giudizio di un luddista o di un’associazione di bacchettoni e, neppure, di un eticista o di un regolatore europeo.<br /> Ma è la posizione di chi ha fondato uno dei social network di maggior successo di tutti i tempi.<br /> Insomma sembra proprio – se mi perdonate per l’inserto autopromozionale in un episodio che non vuole esserlo – che i chatbot, come sostengo nel mio ultimo libro, “Diario di un chatbot sentimentale”, meriterebbero più attenzione di quella che stiamo dedicando loro.<br /> Mi fermo qui, altrimenti finisce che faccio come i chatbot: più parole inutili che utili!<br /> Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>203</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dimmi come ti senti e ti dirò cosa guardare in TV</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dimmi-come-ti-senti-e-ti-diro-cosa-guardare-in-tv--65576180</link><description><![CDATA[Netflix mi sento un po’ giù, mi consigli una serie che possa essermi di conforto? Ormai lo sappiamo che la fantascienza non esiste più e, quindi, dobbiamo prepararci a domande come questa. La più popolare tra le piattaforme di streaming online, d’altra parte, ci sta pensando e seriamente.<br /><br />Non accadrà domani almeno in Italia ma prima o poi accadrà.<br />Poter chiedere a Netflix – e verosimilmente non solo a Netflix – di suggerirci cosa guardare, tra l’altro, sulla base del nostro stato d’animo.<br />Netflix, in collaborazione con OpenAI, ha, infatti, appena lanciato una funzionalità che va in questa direzione in Australia e Nuova Zelanda.<br />Per ora è solo un esperimento.<br />Una funzionalità in più per i soli utenti che la chiedono.<br />Ma, naturalmente, se l’esperimento avesse successo, l’intenzione è renderla parte integrante della piattaforma, in America prima e, poi, chissà, probabilmente, anche in Europa.<br />Netflix, d’altra parte, ha costruito il suo successo proprio sulla capacità di intercettare e orientare i gusti degli utenti e di esser capace di suggerire a questi ultimi i contenuti giusti per loro.<br />Una questione di algoritmi, quindi, sin dal principio.<br />Niente di più naturale che continuare a sperimentare nella stessa direzione e cercare soluzioni sempre più efficaci per tenere gli utenti inchiodati allo schermo il più a lungo possibile.<br />Poi, naturalmente, toccherà agli utenti scegliere se condividere o meno con Netflix – e, per quel che si capisce, con OpenAI – anche il proprio stato d’animo, le proprie emozioni, i propri momenti si e quelli no.<br />Certo, per questa via, il confine tra il pubblico e il privato e, anzi, l’intimo diventerà sempre più sottile e, anzi, potrebbe presto sgretolarsi.<br />Ma così sembra andare il mondo.<br />E, certo, una volta che Netflix e i suoi partner conosceranno lo stato d’animo di centinaia di milioni di persone è difficile pensare che le emozioni non finiranno con il diventare protagoniste anche delle dinamiche di marketing.<br />Ma anche questo è qualcosa che, che ci piaccia oppure no, sta già accadendo.<br />Guai a sbarrare la strada a certi esperimenti in maniera pregiudiziale.<br />Ma, al tempo stesso, guai a non fare possibile e impossibile perché le persone capiscano, sappiano, comprendano quale è il prezzo della comodità, dell’efficacia e dell’usabilità di certi servizi.<br />Per ora, però, Australia e Nuova Zelanda dove la nuova funzionalità sta per essere sperimentata sono lontane e, quindi, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65576180</guid><pubDate>Tue, 15 Apr 2025 05:47:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65576180/output.mp3" length="2708653" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Netflix mi sento un po’ giù, mi consigli una serie che possa essermi di conforto? Ormai lo sappiamo che la fantascienza non esiste più e, quindi, dobbiamo prepararci a domande come questa. La più popolare tra le piattaforme di streaming online,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Netflix mi sento un po’ giù, mi consigli una serie che possa essermi di conforto? Ormai lo sappiamo che la fantascienza non esiste più e, quindi, dobbiamo prepararci a domande come questa. La più popolare tra le piattaforme di streaming online, d’altra parte, ci sta pensando e seriamente.<br /><br />Non accadrà domani almeno in Italia ma prima o poi accadrà.<br />Poter chiedere a Netflix – e verosimilmente non solo a Netflix – di suggerirci cosa guardare, tra l’altro, sulla base del nostro stato d’animo.<br />Netflix, in collaborazione con OpenAI, ha, infatti, appena lanciato una funzionalità che va in questa direzione in Australia e Nuova Zelanda.<br />Per ora è solo un esperimento.<br />Una funzionalità in più per i soli utenti che la chiedono.<br />Ma, naturalmente, se l’esperimento avesse successo, l’intenzione è renderla parte integrante della piattaforma, in America prima e, poi, chissà, probabilmente, anche in Europa.<br />Netflix, d’altra parte, ha costruito il suo successo proprio sulla capacità di intercettare e orientare i gusti degli utenti e di esser capace di suggerire a questi ultimi i contenuti giusti per loro.<br />Una questione di algoritmi, quindi, sin dal principio.<br />Niente di più naturale che continuare a sperimentare nella stessa direzione e cercare soluzioni sempre più efficaci per tenere gli utenti inchiodati allo schermo il più a lungo possibile.<br />Poi, naturalmente, toccherà agli utenti scegliere se condividere o meno con Netflix – e, per quel che si capisce, con OpenAI – anche il proprio stato d’animo, le proprie emozioni, i propri momenti si e quelli no.<br />Certo, per questa via, il confine tra il pubblico e il privato e, anzi, l’intimo diventerà sempre più sottile e, anzi, potrebbe presto sgretolarsi.<br />Ma così sembra andare il mondo.<br />E, certo, una volta che Netflix e i suoi partner conosceranno lo stato d’animo di centinaia di milioni di persone è difficile pensare che le emozioni non finiranno con il diventare protagoniste anche delle dinamiche di marketing.<br />Ma anche questo è qualcosa che, che ci piaccia oppure no, sta già accadendo.<br />Guai a sbarrare la strada a certi esperimenti in maniera pregiudiziale.<br />Ma, al tempo stesso, guai a non fare possibile e impossibile perché le persone capiscano, sappiano, comprendano quale è il prezzo della comodità, dell’efficacia e dell’usabilità di certi servizi.<br />Per ora, però, Australia e Nuova Zelanda dove la nuova funzionalità sta per essere sperimentata sono lontane e, quindi, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>170</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e26f8038e1e606ff0d85b607a903fde3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I dati genetici in pasto all’AI. È una buona idea?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-dati-genetici-in-pasto-all-ai-e-una-buona-idea--65563015</link><description><![CDATA[23andme era una società che vendeva test genetici per pochi dollari. Ora è fallita e molti utenti stanno scaricando i propri dati genetici processati dalla società e li stanno caricando su ChatGPT e altri servizi analoghi, ponendo poi le domande più diverse. Ma è una buona idea?<br /><br /> Immaginare qualcosa di più personale del nostro patrimonio genetico è impossibile.<br /> Niente racconta di più su di noi.<br /> E non solo su di noi ma anche sulla nostra famiglia.<br /><br /> Logica e buon senso, quindi, suggerirebbero di gestire almeno i nostri dati genetici con la massima cautela possibile.<br /><br /> Ma il condizionale e, sfortunatamente, d’obbligo.<br /> Non è infatti quello che sta accadendo.<br /> Curiosità – in alcuni casi davvero sciocche, in altri meno -, facilità, poca consapevolezza delle possibili conseguenze e pigrizia celebrale, infatti, stanno portando milioni di utenti a scaricare i loro dati da 23andme per darli in pasto agli algoritmi di ChatGPT e dei suoi tanti emuli.<br /><br /> Mi ricostruisci il mio albero genealogico?<br /> Mi trovi tutti i miei parenti?<br /> Se dovessi avere un figlio sarà biondo?<br /> Quanto a lungo vivrò?<br /><br /> Sono alcune delle domande che gli utenti stanno ponendo ai modelli di AI.<br /><br /> Insieme, naturalmente, a centinaia di migliaia di altre domande.<br /><br /> Personale, anzi, personalissima la scelta di porre certe domande sul presente e sul futuro proprio e dei propri cari.<br /><br /> E troppo complicato provare a rispondere alla domanda relativa all’opportunità di farlo sapendo che non c’è ragione per dirsi certi dell’attendibilità della risposta e, anzi, che è certo che in alcuni casi, la risposta non lo sarà.<br /><br /> Ma c’è un’altra questione che, invece, merita di essere considerata e sulla quale, forse, vale la pena richiamare l’attenzione.<br /><br /> Quanto ne sappiamo della sorte dei dati genetici che stiamo affidando agli algoritmi o, meglio, ai fornitori di servizi?<br /><br /> Che ci faranno con questi dati?<br /> Li useranno sempre e solo per rispondere e li cancelleranno sempre un istante dopo aver risposto?<br /> Impossibile dirlo.<br /><br /> E, spesso, gli utenti non lo sanno, non se lo stanno neppure chiedendo, non stanno neppure leggendo le informative sulla privacy che, pure, in molti casi, probabilmente, lo spiegano e men che meno stanno chiedendo ai fornitori di servizi di non usare i dati in questione per l’addestramento dei loro algoritmi.<br /><br /> Insomma c’è il rischio – ma sto usando un eufemismo perché in effetti c’è la certezza – che in molti casi il prezzo che si paga per togliersi certe curiosità, consegnando a un fornitore di servizi privati il nostro patrimonio genetico è quello di perderne definitivamente il controllo.<br /> E quando finisce così è pressochè impossibile dire oggi cosa potrebbe andare storto domani.<br /> Tutto o nulla.<br /><br /> Non lo sappiamo e non c’è modo di saperlo perché le variabili sono infinite.<br /><br /> A me, tutto considerato, tirare giù i nostri dati genetici da una società che è appena fallita e che, peraltro, aveva subito poco tempo fa un furto colossale e, anziché distruggerli o metterli in una cassaforte digitale, consegnarli, un istante dopo a un’altra società, non mi pare una grandissima idea.<br /><br /> Mi pare, diciamo così, un azzardo.<br /><br /> Ma, naturalmente, a ciascuno fare la propria scelta a condizione che, almeno, sia una scelta consapevole.<br /><br /> E, però, vale la pena considerare che quei dati possono raccontare tantissimo non solo di noi ma anche dei nostri figli e parenti e che, quindi, in qualche modo, quando scegliamo, scegliamo anche per loro.<br /><br /> Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65563015</guid><pubDate>Mon, 14 Apr 2025 05:40:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65563015/output.mp3" length="3542482" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>23andme era una società che vendeva test genetici per pochi dollari. Ora è fallita e molti utenti stanno scaricando i propri dati genetici processati dalla società e li stanno caricando su ChatGPT e altri servizi analoghi, ponendo poi le domande più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[23andme era una società che vendeva test genetici per pochi dollari. Ora è fallita e molti utenti stanno scaricando i propri dati genetici processati dalla società e li stanno caricando su ChatGPT e altri servizi analoghi, ponendo poi le domande più diverse. Ma è una buona idea?<br /><br /> Immaginare qualcosa di più personale del nostro patrimonio genetico è impossibile.<br /> Niente racconta di più su di noi.<br /> E non solo su di noi ma anche sulla nostra famiglia.<br /><br /> Logica e buon senso, quindi, suggerirebbero di gestire almeno i nostri dati genetici con la massima cautela possibile.<br /><br /> Ma il condizionale e, sfortunatamente, d’obbligo.<br /> Non è infatti quello che sta accadendo.<br /> Curiosità – in alcuni casi davvero sciocche, in altri meno -, facilità, poca consapevolezza delle possibili conseguenze e pigrizia celebrale, infatti, stanno portando milioni di utenti a scaricare i loro dati da 23andme per darli in pasto agli algoritmi di ChatGPT e dei suoi tanti emuli.<br /><br /> Mi ricostruisci il mio albero genealogico?<br /> Mi trovi tutti i miei parenti?<br /> Se dovessi avere un figlio sarà biondo?<br /> Quanto a lungo vivrò?<br /><br /> Sono alcune delle domande che gli utenti stanno ponendo ai modelli di AI.<br /><br /> Insieme, naturalmente, a centinaia di migliaia di altre domande.<br /><br /> Personale, anzi, personalissima la scelta di porre certe domande sul presente e sul futuro proprio e dei propri cari.<br /><br /> E troppo complicato provare a rispondere alla domanda relativa all’opportunità di farlo sapendo che non c’è ragione per dirsi certi dell’attendibilità della risposta e, anzi, che è certo che in alcuni casi, la risposta non lo sarà.<br /><br /> Ma c’è un’altra questione che, invece, merita di essere considerata e sulla quale, forse, vale la pena richiamare l’attenzione.<br /><br /> Quanto ne sappiamo della sorte dei dati genetici che stiamo affidando agli algoritmi o, meglio, ai fornitori di servizi?<br /><br /> Che ci faranno con questi dati?<br /> Li useranno sempre e solo per rispondere e li cancelleranno sempre un istante dopo aver risposto?<br /> Impossibile dirlo.<br /><br /> E, spesso, gli utenti non lo sanno, non se lo stanno neppure chiedendo, non stanno neppure leggendo le informative sulla privacy che, pure, in molti casi, probabilmente, lo spiegano e men che meno stanno chiedendo ai fornitori di servizi di non usare i dati in questione per l’addestramento dei loro algoritmi.<br /><br /> Insomma c’è il rischio – ma sto usando un eufemismo perché in effetti c’è la certezza – che in molti casi il prezzo che si paga per togliersi certe curiosità, consegnando a un fornitore di servizi privati il nostro patrimonio genetico è quello di perderne definitivamente il controllo.<br /> E quando finisce così è pressochè impossibile dire oggi cosa potrebbe andare storto domani.<br /> Tutto o nulla.<br /><br /> Non lo sappiamo e non c’è modo di saperlo perché le variabili sono infinite.<br /><br /> A me, tutto considerato, tirare giù i nostri dati genetici da una società che è appena fallita e che, peraltro, aveva subito poco tempo fa un furto colossale e, anziché distruggerli o metterli in una cassaforte digitale, consegnarli, un istante dopo a un’altra società, non mi pare una grandissima idea.<br /><br /> Mi pare, diciamo così, un azzardo.<br /><br /> Ma, naturalmente, a ciascuno fare la propria scelta a condizione che, almeno, sia una scelta consapevole.<br /><br /> E, però, vale la pena considerare che quei dati possono raccontare tantissimo non solo di noi ma anche dei nostri figli e parenti e che, quindi, in qualche modo, quando scegliamo, scegliamo anche per loro.<br /><br /> Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>222</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La giustizia predittiva sbarca in Gran Bretagna?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-giustizia-predittiva-sbarca-in-gran-bretagna--65534957</link><description><![CDATA[Ci sono cattive idee e poi ce ne sono di pessime. Quella del Governo inglese, sembra decisamente rientrare nella seconda categoria: un sistema per identificare le persone più probabilmente destinate a commettere reati violenti.<br /><br />Dare in pasto a degli algoritmi i dati di centinaia di migliaia di persone, tra criminali, vittime di reati e testimoni.<br /><br />Insomma, buona parte dei dati personali e personalissimi – inclusi quelli relativi a ogni genere di patologia – in possesso del sistema giudiziario inglese e chiedere, si fa per dire, a un algoritmo di identificare chi, più probabilmente, commetterà un reato violento.<br /><br />Questo almeno secondo Statewatch l’organizzazione non-profit che ha portato alla luce un progetto al quale sta lavorando il Governo di Sua Maestà, Re Carlo.<br /><br />L’amministrazione della giustizia britannica nega, almeno in parte e sostiene che saranno usati solo dati di persone condannate almeno una volta.<br /><br />Quale che sia la verità sui dati effettivamente utilizzati la questione rimane: stiamo parlando di giustizia predittiva in pieno stile Minority Report anche se non è ancora chiaro cosa accadrà delle persone che l’algoritmo suggerirà essere più pericolose.<br /><br />L’obiettivo dichiarato, però, è il solito: rendere più sicura la Gran Bretagna.<br /><br />Obiettivo, come sempre, nobile.<br /><br />Il punto sono, anche in questo caso, i mezzi individuati per raggiungerlo.<br /><br />Le preoccupazioni dei ricercatori di Statewatch sono quelle che, sfortunatamente, si sentono rimbalzare ormai da anni, ciclicamente, da una parte e dall’altra del globo: gli algoritmi discriminano, i risultati non sono attendibili, le persone non dovrebbero essere giudicate sulla base della semplice propensione, algoritmicamente calcolata, a delinquere ma per quello che fanno, non per l’appartenenza a una categoria ma per quello che sono.<br /><br />E sono preoccupazioni difficili da non condividere.<br /><br />Ma prima ancora, il punto è: in assenza di qualsivoglia legge, procedimento, regola o policy che accadrà delle persone bollate come pericolose?<br /><br />Diventeranno sorvegliate speciali anche se sono non hanno mai commesso alcun crimime o, comunque, hanno scontato il loro debito con la giustizia?<br /><br />Saranno le prime alle quali si correrà a imputare ogni crimine?<br /><br />Non funziona, non convince, spaventa.<br />È una deriva algo-giustizialista che non dovrebbe trovar posto nelle nostre democrazie.<br />Troppo lungo però il discorso, troppo complicato per affrontarlo in maniera esaustiva.<br />Meglio accontentarsi di usare la notizia come scusa per suggerire a tutti di esser vigili, tener gli occhi aperti, non abituarsi mai a ciò che non è naturale e non deve diventarlo.<br /><br />Buona giornata e good morning privacy naturalmente!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65534957</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2025 06:20:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65534957/output.mp3" length="2902586" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono cattive idee e poi ce ne sono di pessime. Quella del Governo inglese, sembra decisamente rientrare nella seconda categoria: un sistema per identificare le persone più probabilmente destinate a commettere reati violenti.

Dare in pasto a degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono cattive idee e poi ce ne sono di pessime. Quella del Governo inglese, sembra decisamente rientrare nella seconda categoria: un sistema per identificare le persone più probabilmente destinate a commettere reati violenti.<br /><br />Dare in pasto a degli algoritmi i dati di centinaia di migliaia di persone, tra criminali, vittime di reati e testimoni.<br /><br />Insomma, buona parte dei dati personali e personalissimi – inclusi quelli relativi a ogni genere di patologia – in possesso del sistema giudiziario inglese e chiedere, si fa per dire, a un algoritmo di identificare chi, più probabilmente, commetterà un reato violento.<br /><br />Questo almeno secondo Statewatch l’organizzazione non-profit che ha portato alla luce un progetto al quale sta lavorando il Governo di Sua Maestà, Re Carlo.<br /><br />L’amministrazione della giustizia britannica nega, almeno in parte e sostiene che saranno usati solo dati di persone condannate almeno una volta.<br /><br />Quale che sia la verità sui dati effettivamente utilizzati la questione rimane: stiamo parlando di giustizia predittiva in pieno stile Minority Report anche se non è ancora chiaro cosa accadrà delle persone che l’algoritmo suggerirà essere più pericolose.<br /><br />L’obiettivo dichiarato, però, è il solito: rendere più sicura la Gran Bretagna.<br /><br />Obiettivo, come sempre, nobile.<br /><br />Il punto sono, anche in questo caso, i mezzi individuati per raggiungerlo.<br /><br />Le preoccupazioni dei ricercatori di Statewatch sono quelle che, sfortunatamente, si sentono rimbalzare ormai da anni, ciclicamente, da una parte e dall’altra del globo: gli algoritmi discriminano, i risultati non sono attendibili, le persone non dovrebbero essere giudicate sulla base della semplice propensione, algoritmicamente calcolata, a delinquere ma per quello che fanno, non per l’appartenenza a una categoria ma per quello che sono.<br /><br />E sono preoccupazioni difficili da non condividere.<br /><br />Ma prima ancora, il punto è: in assenza di qualsivoglia legge, procedimento, regola o policy che accadrà delle persone bollate come pericolose?<br /><br />Diventeranno sorvegliate speciali anche se sono non hanno mai commesso alcun crimime o, comunque, hanno scontato il loro debito con la giustizia?<br /><br />Saranno le prime alle quali si correrà a imputare ogni crimine?<br /><br />Non funziona, non convince, spaventa.<br />È una deriva algo-giustizialista che non dovrebbe trovar posto nelle nostre democrazie.<br />Troppo lungo però il discorso, troppo complicato per affrontarlo in maniera esaustiva.<br />Meglio accontentarsi di usare la notizia come scusa per suggerire a tutti di esser vigili, tener gli occhi aperti, non abituarsi mai a ciò che non è naturale e non deve diventarlo.<br /><br />Buona giornata e good morning privacy naturalmente!]]></itunes:summary><itunes:duration>182</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Basta rubare i nostri contenuti!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/basta-rubare-i-nostri-contenuti--65512622</link><description><![CDATA["Rubare è antiamericano. Dite a Washington di far pagare alle Big Tech i contenuti che rubano" È il claim di una massiccia campagna degli editori americani contro le fabbriche di algoritmi. Ed è anche l’argomento del caffè di questa mattina.<br /><br />La risposta di centinaia di editori americani alle richieste indirizzate alla Casa Bianca dalle big tech, Google e OpenAI in testa non si è fatta attendere.<br /><br />Queste ultime, nei giorni scorsi, nel rispondere alla consultazione pubblica lanciata dall’amministrazione del Presidente Trump a proposito delle nuove regole da dettare in materia di intelligenza artificiale avevano chiesto di rivedere al ribasso la disciplina sul diritto d’autore, lasciandole libere di dragare ogni genere di contenuto pubblicato online per addestrare i propri algoritmi.<br />In difetto, era stata la neppure tanto velata minaccia di OpenAI al Governo americano, l’America è destinata alla sconfitta nella corsa all’intelligenza artificiale contro la Cina.<br />Troppo per centinaia di editori, New York Times, Washington Post , Guardian in testa che da anni si sentono depredati dei propri contenuti proprio dalle fabbriche di algoritmi che non solo li hanno utilizzati, sin dal principio, per addestrare i propri algoritmi e diventare i giganti che sono diventati nell’universo dell’intelligenza artificiale generativa ma, ora, utilizzano, persino, la potenza produttiva così conquistata per fare loro concorrenza a valle, offrendo e facendo offrire da terzi ai lettori servizi e contenuti spesso sostitutivi di quelli che continuano a rappresentare il core business delle loro aziende editoriali.<br />Da qui la decisione: lanciare una massiccia campagna media coordinata per raccontare all’opinione pubblica come stanno le cose, cosa sta accadendo, cosa la Casa Bianca non dovrebbe lasciare che accada.<br />In una parola: basta legittimare furti in nome del progresso e dell’innovazione o, forse, meglio, in nome di quello che si presenta come progresso e innovazione.<br />Se le fabbriche di algoritmi hanno bisogno dei loro contenuti che chiedano loro una licenza e si impegnino a pagare il relativo prezzo.<br />Troppo presto per dire come andrà a finire e chi avrà la meglio anche perché, campagna media a parte, l’ultima parola toccherà ai Giudici ai quali molti editori, a cominciare proprio dal New York Times, si sono rivolti.<br />Ma al tempo stesso guai a tralasciare l’ipotesi che potrebbe essere troppo tardi, tenuto conto del fatto che, in un modo o nell’altro, buona parte del patrimonio informativo prodotto negli ultimi decenni dagli editori di giornali americani e non solo è finito, già da anni, nelle pance voraci dei modelli di intelligenza artificiale generativa.<br />È, però, la questione c’è e merita tanta tanta attenzione.<br />Anche perché in quelle pance, non è finita solo la proprietà intellettuale degli editori ma anche i dati personali di miliardi di persone.<br />Buona giornata e naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65512622</guid><pubDate>Thu, 10 Apr 2025 07:32:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65512622/output.mp3" length="3215638" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>"Rubare è antiamericano. Dite a Washington di far pagare alle Big Tech i contenuti che rubano" È il claim di una massiccia campagna degli editori americani contro le fabbriche di algoritmi. Ed è anche l’argomento del caffè di questa mattina.

La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Rubare è antiamericano. Dite a Washington di far pagare alle Big Tech i contenuti che rubano" È il claim di una massiccia campagna degli editori americani contro le fabbriche di algoritmi. Ed è anche l’argomento del caffè di questa mattina.<br /><br />La risposta di centinaia di editori americani alle richieste indirizzate alla Casa Bianca dalle big tech, Google e OpenAI in testa non si è fatta attendere.<br /><br />Queste ultime, nei giorni scorsi, nel rispondere alla consultazione pubblica lanciata dall’amministrazione del Presidente Trump a proposito delle nuove regole da dettare in materia di intelligenza artificiale avevano chiesto di rivedere al ribasso la disciplina sul diritto d’autore, lasciandole libere di dragare ogni genere di contenuto pubblicato online per addestrare i propri algoritmi.<br />In difetto, era stata la neppure tanto velata minaccia di OpenAI al Governo americano, l’America è destinata alla sconfitta nella corsa all’intelligenza artificiale contro la Cina.<br />Troppo per centinaia di editori, New York Times, Washington Post , Guardian in testa che da anni si sentono depredati dei propri contenuti proprio dalle fabbriche di algoritmi che non solo li hanno utilizzati, sin dal principio, per addestrare i propri algoritmi e diventare i giganti che sono diventati nell’universo dell’intelligenza artificiale generativa ma, ora, utilizzano, persino, la potenza produttiva così conquistata per fare loro concorrenza a valle, offrendo e facendo offrire da terzi ai lettori servizi e contenuti spesso sostitutivi di quelli che continuano a rappresentare il core business delle loro aziende editoriali.<br />Da qui la decisione: lanciare una massiccia campagna media coordinata per raccontare all’opinione pubblica come stanno le cose, cosa sta accadendo, cosa la Casa Bianca non dovrebbe lasciare che accada.<br />In una parola: basta legittimare furti in nome del progresso e dell’innovazione o, forse, meglio, in nome di quello che si presenta come progresso e innovazione.<br />Se le fabbriche di algoritmi hanno bisogno dei loro contenuti che chiedano loro una licenza e si impegnino a pagare il relativo prezzo.<br />Troppo presto per dire come andrà a finire e chi avrà la meglio anche perché, campagna media a parte, l’ultima parola toccherà ai Giudici ai quali molti editori, a cominciare proprio dal New York Times, si sono rivolti.<br />Ma al tempo stesso guai a tralasciare l’ipotesi che potrebbe essere troppo tardi, tenuto conto del fatto che, in un modo o nell’altro, buona parte del patrimonio informativo prodotto negli ultimi decenni dagli editori di giornali americani e non solo è finito, già da anni, nelle pance voraci dei modelli di intelligenza artificiale generativa.<br />È, però, la questione c’è e merita tanta tanta attenzione.<br />Anche perché in quelle pance, non è finita solo la proprietà intellettuale degli editori ma anche i dati personali di miliardi di persone.<br />Buona giornata e naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>201</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/692be786df308236d316a9294e118f22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tu vota Federica e io ti frego Whatsapp</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tu-vota-federica-e-io-ti-frego-whatsapp--65418194</link><description><![CDATA[La truffa corre via Whatsapp e minaccia di privarci proprio di Whatsapp. Niente di rivoluzionario o mai visto prima ma considerato che è appena successo anche a me e che stavo per caderci, vale la pena di lanciare un avviso ai naviganti.<br /><br />“Ciao! Per favore votate per Federica in questo sondaggio, è la figlia di una mia amica, il premio principale è una borsa di studio per l'istruzione gratuita per tutto il prossimo anno, questo è molto importante per lei. Grazie mille!”.<br />È questo il testo del messaggio ricevuto nel week end da un amico, una persona serissima e perbene o, meglio, il testo del messaggio apparentemente ricevuto dal mio amico.<br />Sotto il messaggio un link e sopra la foto di una ragazzina in tenuta da danza.<br />Forte, istintiva, immediata la tentazione, la mia, di cliccare sul link e raccogliere la richiesta del mio amico, cliccando sul link e votando per Federica.<br />Mi è sembrato uno sforzo minimo per fare un favore a una persona che stimo.<br />Poi mi si deve essere accesa la lampadina della deformazione professionale, quella che invita a pensarci due volte prima di cliccare su qualsia link da chiunque provenga, amici compresi.<br />Ho ripetuto troppe volte “non accettare link dagli sconosciuti ma neppure dai conosciuti se l’invio non ti è stato in qualche modo anticipato proprio da qualcuno di cui ti fidi, direttamente”.<br />Mi sono fermato, ho preso il testo del messaggio e l’ho incollato nella stringa di ricerca di un motore di ricerca.<br />Una frazione di secondo e sono stato travolto dal tam tam di avvisi ai naviganti come questo che metteva in guardia dalla truffa del momento.<br />Se avessi cliccato sul link e compilato il form che mi sarebbe stato chiesto di compilare per procedere al voto di Federica, avrei perso, in pochi minuti, il controllo del mio account su Whatsapp che sarebbe finito, con tutti i miei messaggi, nelle mani dei truffatori.<br />Un disastro di proporzioni enormi, sul versante della privacy, mia e dei miei interlocutori sull’app di messaggistica.<br />E un bel problema – anche se non privo di qualche nota positiva tipo un po’ di disconnessione forzata – sul versante delle mie comunicazioni con il resto del mondo.<br />Ma non è accaduto, salvo io e salvi i miei contatti su Whatsapp.<br />Da qui la decisione di dedicare l’episodio di oggi a rilanciare l’allarme.<br />Magari qualcuno non l’ha ancora ricevuto e sta per ricevere o ha appena ricevuto un messaggio come quello che ho ricevuto io da un suo contatto su Whatsapp.<br /><br />Buona giornata – e lo sarà se non cliccate sul link – e, mai come oggi, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65418194</guid><pubDate>Tue, 08 Apr 2025 05:41:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65418194/output.mp3" length="2708653" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La truffa corre via Whatsapp e minaccia di privarci proprio di Whatsapp. Niente di rivoluzionario o mai visto prima ma considerato che è appena successo anche a me e che stavo per caderci, vale la pena di lanciare un avviso ai naviganti.

“Ciao! Per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La truffa corre via Whatsapp e minaccia di privarci proprio di Whatsapp. Niente di rivoluzionario o mai visto prima ma considerato che è appena successo anche a me e che stavo per caderci, vale la pena di lanciare un avviso ai naviganti.<br /><br />“Ciao! Per favore votate per Federica in questo sondaggio, è la figlia di una mia amica, il premio principale è una borsa di studio per l'istruzione gratuita per tutto il prossimo anno, questo è molto importante per lei. Grazie mille!”.<br />È questo il testo del messaggio ricevuto nel week end da un amico, una persona serissima e perbene o, meglio, il testo del messaggio apparentemente ricevuto dal mio amico.<br />Sotto il messaggio un link e sopra la foto di una ragazzina in tenuta da danza.<br />Forte, istintiva, immediata la tentazione, la mia, di cliccare sul link e raccogliere la richiesta del mio amico, cliccando sul link e votando per Federica.<br />Mi è sembrato uno sforzo minimo per fare un favore a una persona che stimo.<br />Poi mi si deve essere accesa la lampadina della deformazione professionale, quella che invita a pensarci due volte prima di cliccare su qualsia link da chiunque provenga, amici compresi.<br />Ho ripetuto troppe volte “non accettare link dagli sconosciuti ma neppure dai conosciuti se l’invio non ti è stato in qualche modo anticipato proprio da qualcuno di cui ti fidi, direttamente”.<br />Mi sono fermato, ho preso il testo del messaggio e l’ho incollato nella stringa di ricerca di un motore di ricerca.<br />Una frazione di secondo e sono stato travolto dal tam tam di avvisi ai naviganti come questo che metteva in guardia dalla truffa del momento.<br />Se avessi cliccato sul link e compilato il form che mi sarebbe stato chiesto di compilare per procedere al voto di Federica, avrei perso, in pochi minuti, il controllo del mio account su Whatsapp che sarebbe finito, con tutti i miei messaggi, nelle mani dei truffatori.<br />Un disastro di proporzioni enormi, sul versante della privacy, mia e dei miei interlocutori sull’app di messaggistica.<br />E un bel problema – anche se non privo di qualche nota positiva tipo un po’ di disconnessione forzata – sul versante delle mie comunicazioni con il resto del mondo.<br />Ma non è accaduto, salvo io e salvi i miei contatti su Whatsapp.<br />Da qui la decisione di dedicare l’episodio di oggi a rilanciare l’allarme.<br />Magari qualcuno non l’ha ancora ricevuto e sta per ricevere o ha appena ricevuto un messaggio come quello che ho ricevuto io da un suo contatto su Whatsapp.<br /><br />Buona giornata – e lo sarà se non cliccate sul link – e, mai come oggi, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>170</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b7a5c7531968c91be6136ed41e5028e9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’AI non migliorerà le nostre vite. È la sensazione più diffusa in America</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ai-non-migliorera-le-nostre-vite-e-la-sensazione-piu-diffusa-in-america--65399483</link><description><![CDATA[No, non è vero che in America le persone comuni siano tanto ottimiste a proposito dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle loro vite. Ma la percezione è diversa se lo si chiede a chi lavora nel campo dell’intelligenza artificiale. Interessanti i risultati di una ricerca del Pew Research center.<br /> Ne parliamo subito.<br /><br /> Solo circa l'11 percento della gente comune afferma di "essere più eccitato che preoccupato per l'aumento dell'uso dell'IA nella vita quotidiana".<br /> Per la maggioranza delle persone – il 51% degli intervistati – la preoccupazione prevale sull’entusiasmo.<br /> È appena del 24% la percentuale degli americani – non addetti ai lavori delle cose dell’intelligenza artificiale – che pensa che l’AI produrrà effetti positivi nella propria vita mentre il 50% ritiene che produrrà effetti negativi.<br /> Probabilmente senza grandi sorprese, tuttavia, queste sensazioni non sono condivise tra gli addetti ai lavori che, invece, sono largamente ottimisti, con una percentuale di appena il 15%, disponibile a confessarsi preoccupata.<br /> A mettere tutti d’accordo, negli USA, peraltro è la sfiducia verso la capacità del Governo di regolamentare il fenomeno.<br /> In questo caso esperti e non esperti la vedono allo stesso modo: troppo laissez faire, troppa poca preoccupazione per l’esigenza di proteggere utenti, consumatori, persone e mercati.<br /> Insomma sarà anche vero che gli Stati Uniti innovano, la Cina copia e l’Europa regolamenta ma tanto non basta a fare degli americani dei tecno-entusiasti e, anzi, sembrerebbe che le preoccupazioni in relazione all’intelligenza artificiale che avanza a passo veloce mentre la regolamentazione la insegue lenta e incerta siano condivise da una parte e dall’altra dell’oceano.<br /> È uno spaccato interessante quello che emerge dalla ricerca, uno spaccato che suggerisce che, a dispetto di quello che spesso si sente dire dai rappresentanti politico-istituzionali, la distanza tra vecchio e nuovo continente nel guardare alle cose dell’innovazione e, in particolare, dell’intelligenza artificiale è inferiore.<br /> Non siamo così tanto lontani e non siamo così tanto diversi.<br /> Almeno se si vuole dare spazio a quello che pensa la gente, le persone comuni.<br /> E la ricerca suggerisce anche che più negli USA aumenta la consapevolezza delle persone sul fenomeno dell’intelligenza artificiale, più aumentano le preoccupazioni.<br /> Disinformazione, decisioni discriminatorie e posti di lavoro a rischio sono le ragioni che danno più a pensare circa l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società la popolazione americana, sempre esclusi gli esperti.<br /> Mentre per il 69% degli esperti l’intelligenza artificiale produrrà benifici economici.<br /> A vederla così è solo il 21% delle persone comuni.<br /> Per gli americani, il futuro con l'IA sembra apparentemente cupo, non perché potrebbe significare la fine del mondo, ma perché l'83 percento non pensa che li renderà più produttivi e il 94 percento crede che non li renderà più felici.<br /> Solo il 13 percento degli americani pensa che arriverà mai al punto in cui si fiderà dell'IA per prendere una decisione.<br /> Dati che fanno riflettere.<br /> E che suggeriscono una domanda che, forse, ci si pone meno di quanto si dovrebbe quando si parla di regolare l’intelligenza artificiale o, meglio, il suo impatto sulla società.<br /> Ma la gente, la popolazione globale, le persone, gli utenti e i consumatori cosa vogliono, cosa si aspettano, come vorrebbero il fenomeno fosse governato?<br /> Conta qualcosa?<br /> O è giusto lasciare decidere tutto a mercati, industria e politica con la “p” minuscola?<br /> Una buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65399483</guid><pubDate>Mon, 07 Apr 2025 10:42:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65399483/output.mp3" length="3917809" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>No, non è vero che in America le persone comuni siano tanto ottimiste a proposito dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle loro vite. Ma la percezione è diversa se lo si chiede a chi lavora nel campo dell’intelligenza artificiale. Interessanti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[No, non è vero che in America le persone comuni siano tanto ottimiste a proposito dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle loro vite. Ma la percezione è diversa se lo si chiede a chi lavora nel campo dell’intelligenza artificiale. Interessanti i risultati di una ricerca del Pew Research center.<br /> Ne parliamo subito.<br /><br /> Solo circa l'11 percento della gente comune afferma di "essere più eccitato che preoccupato per l'aumento dell'uso dell'IA nella vita quotidiana".<br /> Per la maggioranza delle persone – il 51% degli intervistati – la preoccupazione prevale sull’entusiasmo.<br /> È appena del 24% la percentuale degli americani – non addetti ai lavori delle cose dell’intelligenza artificiale – che pensa che l’AI produrrà effetti positivi nella propria vita mentre il 50% ritiene che produrrà effetti negativi.<br /> Probabilmente senza grandi sorprese, tuttavia, queste sensazioni non sono condivise tra gli addetti ai lavori che, invece, sono largamente ottimisti, con una percentuale di appena il 15%, disponibile a confessarsi preoccupata.<br /> A mettere tutti d’accordo, negli USA, peraltro è la sfiducia verso la capacità del Governo di regolamentare il fenomeno.<br /> In questo caso esperti e non esperti la vedono allo stesso modo: troppo laissez faire, troppa poca preoccupazione per l’esigenza di proteggere utenti, consumatori, persone e mercati.<br /> Insomma sarà anche vero che gli Stati Uniti innovano, la Cina copia e l’Europa regolamenta ma tanto non basta a fare degli americani dei tecno-entusiasti e, anzi, sembrerebbe che le preoccupazioni in relazione all’intelligenza artificiale che avanza a passo veloce mentre la regolamentazione la insegue lenta e incerta siano condivise da una parte e dall’altra dell’oceano.<br /> È uno spaccato interessante quello che emerge dalla ricerca, uno spaccato che suggerisce che, a dispetto di quello che spesso si sente dire dai rappresentanti politico-istituzionali, la distanza tra vecchio e nuovo continente nel guardare alle cose dell’innovazione e, in particolare, dell’intelligenza artificiale è inferiore.<br /> Non siamo così tanto lontani e non siamo così tanto diversi.<br /> Almeno se si vuole dare spazio a quello che pensa la gente, le persone comuni.<br /> E la ricerca suggerisce anche che più negli USA aumenta la consapevolezza delle persone sul fenomeno dell’intelligenza artificiale, più aumentano le preoccupazioni.<br /> Disinformazione, decisioni discriminatorie e posti di lavoro a rischio sono le ragioni che danno più a pensare circa l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società la popolazione americana, sempre esclusi gli esperti.<br /> Mentre per il 69% degli esperti l’intelligenza artificiale produrrà benifici economici.<br /> A vederla così è solo il 21% delle persone comuni.<br /> Per gli americani, il futuro con l'IA sembra apparentemente cupo, non perché potrebbe significare la fine del mondo, ma perché l'83 percento non pensa che li renderà più produttivi e il 94 percento crede che non li renderà più felici.<br /> Solo il 13 percento degli americani pensa che arriverà mai al punto in cui si fiderà dell'IA per prendere una decisione.<br /> Dati che fanno riflettere.<br /> E che suggeriscono una domanda che, forse, ci si pone meno di quanto si dovrebbe quando si parla di regolare l’intelligenza artificiale o, meglio, il suo impatto sulla società.<br /> Ma la gente, la popolazione globale, le persone, gli utenti e i consumatori cosa vogliono, cosa si aspettano, come vorrebbero il fenomeno fosse governato?<br /> Conta qualcosa?<br /> O è giusto lasciare decidere tutto a mercati, industria e politica con la “p” minuscola?<br /> Una buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Da Good morning a Good bye privacy ;-)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/da-good-morning-a-good-bye-privacy--65347320</link><description><![CDATA[Il rischio sembra concreto: smantellare le regole sulla privacy con la solita scusa della semplificazione e della competitività.<br />Un altro caffè amaro oggi.<br /><br />La questione è seria e equivoci e ambiguità vanno evitati come la peste.<br />In una società che va di corsa come quella in cui viviamo non c’è più posto per leggi monolitiche e intoccabili a prescindere da quanto siano importanti.<br />Non mi iscriverò, quindi, al partito di chi ritiene che il GDPR, la disciplina europea sulla protezione dei dati personali, la creatura regolamentare di Bruxelles più famosa di tutti i tempi non può e non deve essere modificata.<br />Sono regole giovani e, anzi, giovanissime, specie in un Paese come l’Italia nel quale settori a alto tasso di innovazione come quello creativo sono ancora ampiamente governati da leggi come quella sul diritto d’autore ultra-ottantenni ma sono pur sempre regole che stanno soffrendo la sfida del tempo del quale, inesorabilmente, portano il segno.<br /><br />Nessuna resistenza pregiudiziale, quindi, all’idea di una revisione anche delle regole del GDPR, revisione, peraltro, espressamente prevista dalla stessa disciplina vigente.<br /><br />E, però, bisogna intendersi e intendersi subito sugli obiettivi e i limiti dell’intervento di modifica.<br />Se si vuole semplificare l’applicazione delle regole va benissimo.<br /><br />Se si vuole creare un binario veloce per le piccole e medie imprese ancora meglio.<br />Se si vogliono rafforzare gli strumenti di cooperazione e coordinamento tra Autorità di protezione dei dati personali europee e, magari, anche extra-europee non si può che convenire.<br />Se si vuole – come avrebbe dovuto forse essere fatto nel porre mano all’AI Act – discutere dell’annosa questione del trattamento dei dati personali per l’addestramento degli algoritmi bene ancora una volta.<br /><br />Ma se si vuole cogliere l’occasione per una sforbiciata sui diritti e sulle libertà fondamentali, se vuole cogliere l’occasione per accogliere le tante istanze interne e transoceaniche che chiedono di rivedere al ribasso il rigore del GDPR per dare più spazio al mercato e all’industria dei dati e sui dati, allora davvero credo sarebbe un errore.<br /><br />L’Europa si incamminerebbe lungo un pericoloso sentiero di riscrittura del proprio patrimonio genetico, svenderebbe e immolerebbe porzioni importanti della sua identità su un altare di almeno dubbia autorevolezza.<br /><br />Ci rimetteremmo tutti nel breve-medio periodo.<br />E ci rimetterebbero – e in fretta – le nostre democrazie.<br /><br />Pochi principi, diritti e libertà come quelli contenuti nel GDPR sono tanto centrali e importanti nell’orientare il progresso tecnologico, i mercati e l’industria nella direzione dell’incremento del benessere collettivo.<br />Ma il problema è che in tanti, anche autorevolmente, con poca competenza ma tanta prosopopea, negli ultimi anni, hanno puntato l’indice contro la regolamentazione considerandola responsabile di frenare l’innovazione.<br /><br />Anziché dire quello che andava detto: dobbiamo rivedere il modo in cui scriviamo e applichiamo le regole per esser certi che si arrivi in tempo rispetto a un’innovazione che corre sempre di più.<br /><br />Ma questa è tutta un’altra storia.<br /><br />Ora il problema è che mentre il partito del “cancelliamo la privacy”, a Bruxelles, conta decine di migliaia di adepti e risorse più o meno infinite, quello del “salviamo il soldato GDPR”, non arriva, probabilmente, neppure al quorum di sopravvivenza.<br /><br />E allora il rischio è alto e in agguato.<br />Se tenete alla privacy e alla democrazia, aggiungete tanto zucchero al caffe di questa mattina perché, onestamente, è amaro.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy, sperando di non dover mai dire good bye privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65347320</guid><pubDate>Fri, 04 Apr 2025 11:12:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65347320/output.mp3" length="4055318" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il rischio sembra concreto: smantellare le regole sulla privacy con la solita scusa della semplificazione e della competitività.
Un altro caffè amaro oggi.

La questione è seria e equivoci e ambiguità vanno evitati come la peste.
In una società che va...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il rischio sembra concreto: smantellare le regole sulla privacy con la solita scusa della semplificazione e della competitività.<br />Un altro caffè amaro oggi.<br /><br />La questione è seria e equivoci e ambiguità vanno evitati come la peste.<br />In una società che va di corsa come quella in cui viviamo non c’è più posto per leggi monolitiche e intoccabili a prescindere da quanto siano importanti.<br />Non mi iscriverò, quindi, al partito di chi ritiene che il GDPR, la disciplina europea sulla protezione dei dati personali, la creatura regolamentare di Bruxelles più famosa di tutti i tempi non può e non deve essere modificata.<br />Sono regole giovani e, anzi, giovanissime, specie in un Paese come l’Italia nel quale settori a alto tasso di innovazione come quello creativo sono ancora ampiamente governati da leggi come quella sul diritto d’autore ultra-ottantenni ma sono pur sempre regole che stanno soffrendo la sfida del tempo del quale, inesorabilmente, portano il segno.<br /><br />Nessuna resistenza pregiudiziale, quindi, all’idea di una revisione anche delle regole del GDPR, revisione, peraltro, espressamente prevista dalla stessa disciplina vigente.<br /><br />E, però, bisogna intendersi e intendersi subito sugli obiettivi e i limiti dell’intervento di modifica.<br />Se si vuole semplificare l’applicazione delle regole va benissimo.<br /><br />Se si vuole creare un binario veloce per le piccole e medie imprese ancora meglio.<br />Se si vogliono rafforzare gli strumenti di cooperazione e coordinamento tra Autorità di protezione dei dati personali europee e, magari, anche extra-europee non si può che convenire.<br />Se si vuole – come avrebbe dovuto forse essere fatto nel porre mano all’AI Act – discutere dell’annosa questione del trattamento dei dati personali per l’addestramento degli algoritmi bene ancora una volta.<br /><br />Ma se si vuole cogliere l’occasione per una sforbiciata sui diritti e sulle libertà fondamentali, se vuole cogliere l’occasione per accogliere le tante istanze interne e transoceaniche che chiedono di rivedere al ribasso il rigore del GDPR per dare più spazio al mercato e all’industria dei dati e sui dati, allora davvero credo sarebbe un errore.<br /><br />L’Europa si incamminerebbe lungo un pericoloso sentiero di riscrittura del proprio patrimonio genetico, svenderebbe e immolerebbe porzioni importanti della sua identità su un altare di almeno dubbia autorevolezza.<br /><br />Ci rimetteremmo tutti nel breve-medio periodo.<br />E ci rimetterebbero – e in fretta – le nostre democrazie.<br /><br />Pochi principi, diritti e libertà come quelli contenuti nel GDPR sono tanto centrali e importanti nell’orientare il progresso tecnologico, i mercati e l’industria nella direzione dell’incremento del benessere collettivo.<br />Ma il problema è che in tanti, anche autorevolmente, con poca competenza ma tanta prosopopea, negli ultimi anni, hanno puntato l’indice contro la regolamentazione considerandola responsabile di frenare l’innovazione.<br /><br />Anziché dire quello che andava detto: dobbiamo rivedere il modo in cui scriviamo e applichiamo le regole per esser certi che si arrivi in tempo rispetto a un’innovazione che corre sempre di più.<br /><br />Ma questa è tutta un’altra storia.<br /><br />Ora il problema è che mentre il partito del “cancelliamo la privacy”, a Bruxelles, conta decine di migliaia di adepti e risorse più o meno infinite, quello del “salviamo il soldato GDPR”, non arriva, probabilmente, neppure al quorum di sopravvivenza.<br /><br />E allora il rischio è alto e in agguato.<br />Se tenete alla privacy e alla democrazia, aggiungete tanto zucchero al caffe di questa mattina perché, onestamente, è amaro.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy, sperando di non dover mai dire good bye privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>254</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Niente visto di studio per gli USA a chi sui social ne ha parlato male</title><link>https://www.spreaker.com/episode/niente-visto-di-studio-per-gli-usa-a-chi-sui-social-ne-ha-parlato-male--65332595</link><description><![CDATA[Speriamo che il caffè di questa mattina non mi costi il mio prossimo viaggio negli Stati Uniti ma la notizia va data e raccontata, credo. Niente visto di studio per entrare negli USA per gli studenti che sui social avessero criticato i valori americani.<br /><br />"Non vogliamo persone nel nostro Paese che commettano crimini e minaccino la nostra sicurezza nazionale o la sicurezza pubblica. È così semplice, soprattutto le persone che sono qui come ospiti".<br />A parlare Carlo Rubio Segretario di Stato alla Casa Bianca.<br />E che il principio sia semplice è innegabile.<br />E, probabilmente, l’obiettivo è anche condivisibile.<br />È un’ambizione non solo legittima ma dovremmo avere un po' tutti.<br />La questione attorno alla quale interrogarsi è se il perseguimento di questo obiettivo giustifichi il mezzo che il Segretario di Stato americano ha appena ordinato alle ambasciate del suo Paese di adottare nel valutare le domande di visto, a cominciare da quelle degli studenti che ne chiedono uno per studiare nelle università USA.<br />Il sistema in questione è un’analisi sui profili social dei richiedenti il visto.<br />Niente autorizzazione allo sbarco negli States, tra l’altro, per chi avesse manifestato online "atteggiamenti ostili" nei confronti di "cittadini, cultura, governo, istituzioni o principi fondanti" americani.<br />Qui, forse, le valutazioni si dividono.<br />Per qualcuno, non ne dubito, sarà giusto così, forse persino naturale.<br />Per qualcun altro, me lo auguro, un po' meno.<br />E a costo di vedermi rimettere su un aereo e rispedire in Italia quando, tra un paio di settimane, sbarcherò a Washington, confesso che io la vedo così.<br />Un’istruttoria per il rilascio di un visto, tanto più a degli studenti, non dovrebbe essere basata sull’analisi dei loro profili social.<br />È una questione già affrontata, anche nel nostro Paese – e così magari rischio di restare in volo tra gli USA e l’Italia per qualche mese rimbalzato da una parte e dall’altra dell’oceano – quando, qualche anno fa, si era ipotizzato di utilizzare le informazioni pubblicate sui social dagli italiani per accertamenti di carattere fiscale.<br />Più tasse a chi avesse pubblicato foto di viaggi in mete esotiche o si fosse presentato a bordo di auto di lusso, magari incompatibili con i redditi dichiarati.<br />Tutto molto semplice e lineare anche in quel caso.<br />E, però, il problema è che i social, spesso, non raccontano chi siamo davvero, cosa facciamo, cosa pensiamo o lo raccontano solo in parte.<br />La nostra identità personale rappresentata dai social non è detto corrisponda a quella reale.<br />Non è detto che noi si sia, chi si appare, chi si vuole apparire, chi gli altri ci fanno apparire.<br />Non è detto che gli algoritmi ci lascino presentare sino in fondo come vorremmo.<br />I like e le condivisioni hanno letture diverse, senza dire che gli stessi algoritmi spesso ci spingono a metterne più di quanti non ne metteremmo se riuscissimo a prenderci il tempo per pensare nonostante interfacce che ci suggeriscono di non pensare e interagire perché tanto conviene all’industria dei social e a quella della pubblicità.<br />Insomma noi non siamo quello che i social raccontano e giudicarci, a un fine qualsiasi, sulla base di quello che diciamo, scriviamo, condividiamo, raccontiamo di condividere online a me sembra molto pericoloso.<br />Sin qui senza dire perché dalle cose della privacy e della protezione dei dati personali si scivola in quelle della libertà di espressione che criticare un Governo, magari anche duramente, un aspetto della cultura di un Paese o prendere una posizione su una questione geopolitica diversa da quella di questo o quel Governo, francamente, non dovrebbe suggerire a nessuno di considerarci pericolosi e di bollarci come indesiderati, specie se stiamo chiedendo di studiare nel Paese nel quale la libertà di parola è nel primo emendamento.<br />Ma sono opinioni, solo opinioni.<br />Mi fermo qui perché il caffè rischia di diventare americano per lunghezza.<br />E anche quello, simbolo di una cultura diversa dal nostro ristrettissimo espresso, a qualcuno piace e a qualcuno non piace.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65332595</guid><pubDate>Thu, 03 Apr 2025 07:03:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65332595/output.mp3" length="4459902" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Speriamo che il caffè di questa mattina non mi costi il mio prossimo viaggio negli Stati Uniti ma la notizia va data e raccontata, credo. Niente visto di studio per entrare negli USA per gli studenti che sui social avessero criticato i valori...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Speriamo che il caffè di questa mattina non mi costi il mio prossimo viaggio negli Stati Uniti ma la notizia va data e raccontata, credo. Niente visto di studio per entrare negli USA per gli studenti che sui social avessero criticato i valori americani.<br /><br />"Non vogliamo persone nel nostro Paese che commettano crimini e minaccino la nostra sicurezza nazionale o la sicurezza pubblica. È così semplice, soprattutto le persone che sono qui come ospiti".<br />A parlare Carlo Rubio Segretario di Stato alla Casa Bianca.<br />E che il principio sia semplice è innegabile.<br />E, probabilmente, l’obiettivo è anche condivisibile.<br />È un’ambizione non solo legittima ma dovremmo avere un po' tutti.<br />La questione attorno alla quale interrogarsi è se il perseguimento di questo obiettivo giustifichi il mezzo che il Segretario di Stato americano ha appena ordinato alle ambasciate del suo Paese di adottare nel valutare le domande di visto, a cominciare da quelle degli studenti che ne chiedono uno per studiare nelle università USA.<br />Il sistema in questione è un’analisi sui profili social dei richiedenti il visto.<br />Niente autorizzazione allo sbarco negli States, tra l’altro, per chi avesse manifestato online "atteggiamenti ostili" nei confronti di "cittadini, cultura, governo, istituzioni o principi fondanti" americani.<br />Qui, forse, le valutazioni si dividono.<br />Per qualcuno, non ne dubito, sarà giusto così, forse persino naturale.<br />Per qualcun altro, me lo auguro, un po' meno.<br />E a costo di vedermi rimettere su un aereo e rispedire in Italia quando, tra un paio di settimane, sbarcherò a Washington, confesso che io la vedo così.<br />Un’istruttoria per il rilascio di un visto, tanto più a degli studenti, non dovrebbe essere basata sull’analisi dei loro profili social.<br />È una questione già affrontata, anche nel nostro Paese – e così magari rischio di restare in volo tra gli USA e l’Italia per qualche mese rimbalzato da una parte e dall’altra dell’oceano – quando, qualche anno fa, si era ipotizzato di utilizzare le informazioni pubblicate sui social dagli italiani per accertamenti di carattere fiscale.<br />Più tasse a chi avesse pubblicato foto di viaggi in mete esotiche o si fosse presentato a bordo di auto di lusso, magari incompatibili con i redditi dichiarati.<br />Tutto molto semplice e lineare anche in quel caso.<br />E, però, il problema è che i social, spesso, non raccontano chi siamo davvero, cosa facciamo, cosa pensiamo o lo raccontano solo in parte.<br />La nostra identità personale rappresentata dai social non è detto corrisponda a quella reale.<br />Non è detto che noi si sia, chi si appare, chi si vuole apparire, chi gli altri ci fanno apparire.<br />Non è detto che gli algoritmi ci lascino presentare sino in fondo come vorremmo.<br />I like e le condivisioni hanno letture diverse, senza dire che gli stessi algoritmi spesso ci spingono a metterne più di quanti non ne metteremmo se riuscissimo a prenderci il tempo per pensare nonostante interfacce che ci suggeriscono di non pensare e interagire perché tanto conviene all’industria dei social e a quella della pubblicità.<br />Insomma noi non siamo quello che i social raccontano e giudicarci, a un fine qualsiasi, sulla base di quello che diciamo, scriviamo, condividiamo, raccontiamo di condividere online a me sembra molto pericoloso.<br />Sin qui senza dire perché dalle cose della privacy e della protezione dei dati personali si scivola in quelle della libertà di espressione che criticare un Governo, magari anche duramente, un aspetto della cultura di un Paese o prendere una posizione su una questione geopolitica diversa da quella di questo o quel Governo, francamente, non dovrebbe suggerire a nessuno di considerarci pericolosi e di bollarci come indesiderati, specie se stiamo chiedendo di studiare nel Paese nel quale la libertà di parola è nel primo emendamento.<br />Ma sono opinioni, solo opinioni.<br />Mi fermo qui perché il caffè rischia...]]></itunes:summary><itunes:duration>279</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aa22bc0fec32bba0b22145b4bc265fb6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanto sai sedurre? Te lo dice un chatbot</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanto-sai-sedurre-te-lo-dice-un-chatbot--65300997</link><description><![CDATA[Questa ancora mi mancava: un chatbot per esercitarsi a conquistare la nostra anima gemella. È appena sbarcato su Tinder grazie a OpenAI ed è protagonista del caffè di questa mattina! <br /><br />Tinder, una delle app di incontri più famosa del mondo, sta proponendo ai suoi utenti, per ora solo quelli americani, un gioco forse educativo, forse demenziale, a ciascuno esprimere il proprio giudizio o, più semplicemente, come propongono dal quartier generale della società, giocarci, senza prenderlo troppo sul serio.<br />L’ultima versione del gioco delle coppie funziona così.<br />Si tocca sul logo dell’app e si inizia a interagire con un chatbot – o una chatbot a seconda dei vostri gusti – che finge di essere il target della vostra conquista, che si tratti della ricerca di un’anima gemella o di una persona con la quale passare una serata.<br />Scopo del gioco, naturalmente, è conquistarlo o conquistarla.<br />Se si sbaglia il chatbot, animato da OpenAI, si prodiga in feedback e consigli preziosi su come far meglio, migliorare le vostre arti del corteggiamento e della seduzione, raggiungere il risultato sperato, che sia quel che sia.<br />Poi alla fine della conversazione si tirano le somme.<br />Anche se siete stati dei novelli Don Giovanni, naturalmente, non potete sperare di uscire con il vostro interlocutore che, appunto, non esiste ma potete sperare in tre fiammelle, il massimo del punteggio possibile, quello riservato ai seduttori migliori, che non sbagliano mai.<br />Che dire?<br />A me pare molto molto triste dove imparare a corteggiare una persona o a conquistarla interagendo con un chatbot ma, magari, pago il prezzo degli anni e della mia cultura e per qualcun altro è normale o, persino, lusinghiero.<br />E siamo solo all’inizio, perché, naturalmente, fuori da Tinder già pullulano servizi che non solo invitano a mettersi alla prova con un chatbot per poi lanciarsi alla conquista di una persona vera ma proprio per conquistare un chatbot e averlo o averla come compagno o compagna di vita o, semplicemente, di qualche giorno speciale.<br />Un’esperienza che, se mi consentite il messaggio autopromozionale, ho vissuto più e più volte nel mio viaggio nell’universo dei chatbot che ha poi dato vita al Diario di un chatbot sentimentale per i tipi di LUISS Press.<br />Sin qui, naturalmente, senza dire che queste interazioni a scopo sentimentale o sessuale, che siano solo prove di conquista o esercizi di conquista reali di un chatbot e, quindi, di un non umano sono uno spazio straordinario nel quale ci apriamo fino all’inverosimile e consegniamo alle società commerciali, burattinaie dei chatbot con i quali interagiamo, una quantità sterminata di dati personali su di noi.<br />Mi fermo qui.<br />A ciascuno scegliere se giocare o meno a innamorarsi di un chatbot.<br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65300997</guid><pubDate>Wed, 02 Apr 2025 06:17:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65300997/output.mp3" length="3053887" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Questa ancora mi mancava: un chatbot per esercitarsi a conquistare la nostra anima gemella. È appena sbarcato su Tinder grazie a OpenAI ed è protagonista del caffè di questa mattina! 

Tinder, una delle app di incontri più famosa del mondo, sta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa ancora mi mancava: un chatbot per esercitarsi a conquistare la nostra anima gemella. È appena sbarcato su Tinder grazie a OpenAI ed è protagonista del caffè di questa mattina! <br /><br />Tinder, una delle app di incontri più famosa del mondo, sta proponendo ai suoi utenti, per ora solo quelli americani, un gioco forse educativo, forse demenziale, a ciascuno esprimere il proprio giudizio o, più semplicemente, come propongono dal quartier generale della società, giocarci, senza prenderlo troppo sul serio.<br />L’ultima versione del gioco delle coppie funziona così.<br />Si tocca sul logo dell’app e si inizia a interagire con un chatbot – o una chatbot a seconda dei vostri gusti – che finge di essere il target della vostra conquista, che si tratti della ricerca di un’anima gemella o di una persona con la quale passare una serata.<br />Scopo del gioco, naturalmente, è conquistarlo o conquistarla.<br />Se si sbaglia il chatbot, animato da OpenAI, si prodiga in feedback e consigli preziosi su come far meglio, migliorare le vostre arti del corteggiamento e della seduzione, raggiungere il risultato sperato, che sia quel che sia.<br />Poi alla fine della conversazione si tirano le somme.<br />Anche se siete stati dei novelli Don Giovanni, naturalmente, non potete sperare di uscire con il vostro interlocutore che, appunto, non esiste ma potete sperare in tre fiammelle, il massimo del punteggio possibile, quello riservato ai seduttori migliori, che non sbagliano mai.<br />Che dire?<br />A me pare molto molto triste dove imparare a corteggiare una persona o a conquistarla interagendo con un chatbot ma, magari, pago il prezzo degli anni e della mia cultura e per qualcun altro è normale o, persino, lusinghiero.<br />E siamo solo all’inizio, perché, naturalmente, fuori da Tinder già pullulano servizi che non solo invitano a mettersi alla prova con un chatbot per poi lanciarsi alla conquista di una persona vera ma proprio per conquistare un chatbot e averlo o averla come compagno o compagna di vita o, semplicemente, di qualche giorno speciale.<br />Un’esperienza che, se mi consentite il messaggio autopromozionale, ho vissuto più e più volte nel mio viaggio nell’universo dei chatbot che ha poi dato vita al Diario di un chatbot sentimentale per i tipi di LUISS Press.<br />Sin qui, naturalmente, senza dire che queste interazioni a scopo sentimentale o sessuale, che siano solo prove di conquista o esercizi di conquista reali di un chatbot e, quindi, di un non umano sono uno spazio straordinario nel quale ci apriamo fino all’inverosimile e consegniamo alle società commerciali, burattinaie dei chatbot con i quali interagiamo, una quantità sterminata di dati personali su di noi.<br />Mi fermo qui.<br />A ciascuno scegliere se giocare o meno a innamorarsi di un chatbot.<br />Buona giornata e, come sempre, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>191</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3f276b52c96ffc416033908b65bafcc5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio a quella cam, magari  spia!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-a-quella-cam-magari-spia--65270249</link><description><![CDATA[Costano sempre meno, sono sempre più facili da installare, durano sempre di più, ormai così tanto che quasi ci dimentichiamo di averle.<br />Sto parlando delle telecamere di sorveglianza delle quali pullulano le case di mezzo mondo e che centinaia di milioni di utenti, forse miliardi, hanno installato a casa o in ufficio per ragioni di sicurezza.<br />Si comprano online, arrivano il giorno dopo, si installano in meno di cinque minuti, le si utilizzano per qualche mese con una certa frequenza e, poi, spesso, sempre di meno ma non le si disinstallano.<br />E il più delle volte, quando le installiamo, preoccupati come siamo solo di verificare che funzionino, non ci preoccupiamo neppure di cambiare la loro password di default.<br />Meno che meno, nei mesi e negli anni a venire ci preoccupiamo di aggiornare il software e il firmware che danno loro la vita.<br />Probabilmente è per questo – o, almeno, è anche per questo – che online è pieno di piattaforme e siti, più o meno ben nascosti, che consentono di entrare, proprio grazie alle cam delle quali stiamo parlando dentro casa di milioni di persone, guardando e ascoltando quello che vi succede, proprio tutto o, meglio, tutto quello che il posizionamento della cam consente di vedere e sentire.<br />Inutile dire che le più gettonate sono quelle piazzate in camera da letto, che soddisfano il pubblico foltissimo dei visitatori dei siti pornografici che, in molti casi, iniziano ad avere dei canali dedicati proprio alle immagini rubate da questo genere di telecamere.<br />Insomma, difficile dirlo in maniera più elegante, il rischio di ritrovare i propri momenti di intimità in mondo visione c’è e non è neppure così remoto almeno a giudicare dai numeri dei contenuti di questo genere che una qualsiasi ricerca nei siti giusti vi restituisce.<br />Ma, sesso a parte, il punto è che con questo genere di telecamere accese, specie se non ci si preoccupa abbastanza almeno di rendere un po’ più dura della media la vita a chi vuole video-farsi i fatti nostri, non c’è nulla che avviene dentro le nostre case e che possa davvero dirsi destinato a rimanere nelle tanto osannate mura domestiche.<br />Online, oltre al gettonatissimo sesso, si ritrovano scene esilaranti, scenate teatrali tra mogli e mariti gelosi, risse tra coinquilini, scene di animali degne di paperissima.<br />Niente o, quasi niente, online resta senza mercato.<br />E tutto o, quasi tutto, a prescindere da quanto sia geneticamente e naturalmente privato è destinato a diventare pubblico.<br />Ci sono video su YouTube che raccontano di come hackerare una di queste cam in tre minuti di cronometro.<br />Ma se questo è il contesto, che fare?<br />Lascio, naturalmente, agli esperti dare i suggerimenti più tecnici e a ciascuno, se gli si è accesa la lampadina della curiosità, documentarsi.<br />Io mi limito all’ovvio.<br />Innanzitutto non risparmierei proprio sull’acquisto di una cam di sorveglianza scegliendone una a buon mercato di un qualche fornitore sconosciuto che, anche a prescindere dall’eventualità che sia messa in commercio proprio al fine di generare questo straordinario mercato secondario di immagini rubate, potrebbe essere progettata in maniera meno sicura del necessario o destinata a non ricevere i necessari aggiornamenti di sicurezza.<br />Insomma sembrano giocattoli e costano tutte sempre meno, ma non sono giocattoli e non sono il dispositivo giusto sul quale andare a risparmio.<br />Prima ancora di scegliere di acquistarne una di qualità, però, vale la pena chiederci se ci serve davvero e in quali ambienti ci serve davvero.<br />Consapevoli che l’ambizione a una maggior sicurezza domestica, rischia di essere accompagnata da quella a una maggior vulnerabilità della nostra privacy.<br />Una volta che si è scelto se, quali e quante acquistarne, gli aspetti più importanti, credo siano, proteggerle con una password diversa da quella di fabbrica e, per quanto possibile, originale e, soprattutto, mantenere aggiornati software e hardware che ne consentono il funzionamento.<br />Poi, magari, avrebbe anche senso domandarsi se serve che sia sempre accesa o, ci sono giorni, settimane o momenti nei quali, la si può anche spegnere.<br />Per il caffè di questa mattina, forse può bastare, altrimenti c’è il rischio che sia troppo amaro.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65270249</guid><pubDate>Tue, 01 Apr 2025 06:11:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65270249/output.mp3" length="4491249" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Costano sempre meno, sono sempre più facili da installare, durano sempre di più, ormai così tanto che quasi ci dimentichiamo di averle.
Sto parlando delle telecamere di sorveglianza delle quali pullulano le case di mezzo mondo e che centinaia di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Costano sempre meno, sono sempre più facili da installare, durano sempre di più, ormai così tanto che quasi ci dimentichiamo di averle.<br />Sto parlando delle telecamere di sorveglianza delle quali pullulano le case di mezzo mondo e che centinaia di milioni di utenti, forse miliardi, hanno installato a casa o in ufficio per ragioni di sicurezza.<br />Si comprano online, arrivano il giorno dopo, si installano in meno di cinque minuti, le si utilizzano per qualche mese con una certa frequenza e, poi, spesso, sempre di meno ma non le si disinstallano.<br />E il più delle volte, quando le installiamo, preoccupati come siamo solo di verificare che funzionino, non ci preoccupiamo neppure di cambiare la loro password di default.<br />Meno che meno, nei mesi e negli anni a venire ci preoccupiamo di aggiornare il software e il firmware che danno loro la vita.<br />Probabilmente è per questo – o, almeno, è anche per questo – che online è pieno di piattaforme e siti, più o meno ben nascosti, che consentono di entrare, proprio grazie alle cam delle quali stiamo parlando dentro casa di milioni di persone, guardando e ascoltando quello che vi succede, proprio tutto o, meglio, tutto quello che il posizionamento della cam consente di vedere e sentire.<br />Inutile dire che le più gettonate sono quelle piazzate in camera da letto, che soddisfano il pubblico foltissimo dei visitatori dei siti pornografici che, in molti casi, iniziano ad avere dei canali dedicati proprio alle immagini rubate da questo genere di telecamere.<br />Insomma, difficile dirlo in maniera più elegante, il rischio di ritrovare i propri momenti di intimità in mondo visione c’è e non è neppure così remoto almeno a giudicare dai numeri dei contenuti di questo genere che una qualsiasi ricerca nei siti giusti vi restituisce.<br />Ma, sesso a parte, il punto è che con questo genere di telecamere accese, specie se non ci si preoccupa abbastanza almeno di rendere un po’ più dura della media la vita a chi vuole video-farsi i fatti nostri, non c’è nulla che avviene dentro le nostre case e che possa davvero dirsi destinato a rimanere nelle tanto osannate mura domestiche.<br />Online, oltre al gettonatissimo sesso, si ritrovano scene esilaranti, scenate teatrali tra mogli e mariti gelosi, risse tra coinquilini, scene di animali degne di paperissima.<br />Niente o, quasi niente, online resta senza mercato.<br />E tutto o, quasi tutto, a prescindere da quanto sia geneticamente e naturalmente privato è destinato a diventare pubblico.<br />Ci sono video su YouTube che raccontano di come hackerare una di queste cam in tre minuti di cronometro.<br />Ma se questo è il contesto, che fare?<br />Lascio, naturalmente, agli esperti dare i suggerimenti più tecnici e a ciascuno, se gli si è accesa la lampadina della curiosità, documentarsi.<br />Io mi limito all’ovvio.<br />Innanzitutto non risparmierei proprio sull’acquisto di una cam di sorveglianza scegliendone una a buon mercato di un qualche fornitore sconosciuto che, anche a prescindere dall’eventualità che sia messa in commercio proprio al fine di generare questo straordinario mercato secondario di immagini rubate, potrebbe essere progettata in maniera meno sicura del necessario o destinata a non ricevere i necessari aggiornamenti di sicurezza.<br />Insomma sembrano giocattoli e costano tutte sempre meno, ma non sono giocattoli e non sono il dispositivo giusto sul quale andare a risparmio.<br />Prima ancora di scegliere di acquistarne una di qualità, però, vale la pena chiederci se ci serve davvero e in quali ambienti ci serve davvero.<br />Consapevoli che l’ambizione a una maggior sicurezza domestica, rischia di essere accompagnata da quella a una maggior vulnerabilità della nostra privacy.<br />Una volta che si è scelto se, quali e quante acquistarne, gli aspetti più importanti, 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digitale, l’ACN e l’AGID.<br /> È uno status diverso, almeno sulla carta, da quello delle Autorità amministrative indipendenti come il nostro Garante per la protezione dei dati personali, l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni o l’Autorità Garante per la concorrenza e per il mercato.<br /> Ma, naturalmente, come sempre la differenza più che le regole la fanno le persone, quelle che siedono nelle Agenzie e nelle Autorità e quelle che siedono nei Governi.<br /> Perché le prime possono, a prescindere da quanto le seconde facciano pressione per comprimere la loro indipendenza, resistere e difenderla e le seconde possono, pur avendo il potere di esigere che le Agenzie si allineino alla loro azione politica, rinunciare a farlo e lasciarle libere di agire secondo le regole.<br /> Fatto sta che, sin qui, nella sua gloriosa storia, la Federal Trade Commission si è resa protagonista di azioni straordinariamente incisive e non sempre allineate ai desiderata del Governo di turno.<br /> Ha, insomma, agito esattamente come se si trattasse di un’Autorità indipendente dalla Casa Bianca.<br /> Basterà dire che la FTC è, da tempo, l’interlocutrice più naturale, negli USA, delle Autorità di protezione dei dati personali, tanto che sono le persone della FTC che siedono nel G7 della privacy, accanto alle altre Autorità e Agenzie dei sette.<br /> E, allo stesso modo, in tutta sincerità, sin qui le Agenzie italiane con competenze sulle cose del digitale e ora dell’intelligenza artificiale, hanno dato prova di agire in modo autonomo e indipendente da Palazzo Chigi, proprio come se fossero un’Autorità.<br /> E, però, la differenza tra un’Agenzia e un’Autorità esiste.<br /> E lo racconta bene quanto è appena successo negli Stati Uniti d’America dove il Presidente Trump, ha, dapprima, con un ordine esecutivo, rivendicato il potere della Casa Bianca di orientare l’azione della FTC per renderla coerente con le proprie scelte politiche e, quindi, licenziato in tronco, i componenti dell’agenzia nominati dai suoi avversari politici.<br /> Ma la ciliegina sulla torta è arrivata nelle ultime ore quando il Direttore della FTC ha scritto a tutto il personale chiedendo, per il futuro, di non chiamare più, nella documentazione ufficiale, “indipendente”, la Federal Trade Commission.<br /> Per carità non è una mail a fare la differenza, né l’indipendenza è qualcosa che c’è se la si menziona e manca se non la si menziona ma, la circostanza appare sintomatica dell’aria che tira e, anzi, del vento che cambia.<br /> Ecco, quando si discute, come si sta facendo ancora una volta in queste ore a margine della recente approvazione del disegno di legge sull’intelligenza artificiale da parte del Senato su ruoli e competenze di Agenzie e Autorità, nel nostro Paese, in materia di governo dell’AI, forse varrebbe la pena riflettere sulla circostanza che il punto non è se ACN e AGID, oggi, siano più o meno indipendenti delle Autorità Amministrative indipendenti, né se il Governo, oggi, sia intenzionato a farle agire con la massima possibile indipendenza, circostanze delle quali, personalmente, non ho ragione di dubitare.<br /> Il punto è che le leggi si scrivono perché diritti e libertà siano garantiti anche quando le cose vanno storte e le persone sbagliate si ritrovino in posizioni che permettono loro di farle andare storte.<br /> E nessuno, sfortunatamente, può escludere che domani, a Palazzo Chigi siedano persone per le quali diritti e libertà valgono poco o nulla o che persone del genere siedano in un’Agenzia di Governo.<br /> Ecco è per questo che, forse - lo dico a bassa a voce e con grande rispetto per chi, in queste ore, sta facendo scelte, affidando e assumendo responsabilità dalle quali dipende larghissimamente il presente e il futuro prossimo del Paese – sarebbe valsa la pena e varrebbe la pena affidare alle Agenzie il compito di promuovere l’industria, il mercato, l’utilizzazione da parte di soggetti pubblici e privati e la sicurezza dell’intelligenza artificiale, lasciando alle Autorità amministrative indipendenti, tutte, ciascuna per quanto di propria competenza, compiti e responsabilità di vigilanza su ogni forma di utilizzo capace di violare i diritti e le libertà delle persone.<br /> Sarebbe, forse, davvero utile farlo pensando a domani.<br /> E qui vale la pena aggiungere che non è idea campanilistica perché quando quelle regole saranno finalmente completamente applicabili, il mio tempo al Garante per la protezione dei dati personali sarà scaduto o starà per scadere.<br /> Come sempre buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65246408</guid><pubDate>Mon, 31 Mar 2025 06:37:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65246408/output.mp3" length="5249009" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La Federal Trade Commission è, come sanno i più, una delle agenzie americane più attive nella protezione degli utenti, dei consumatori, dei bambini e delle persone in generale nella dimensione digitale e non solo.
Il suo status è, con i distinguo del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Federal Trade Commission è, come sanno i più, una delle agenzie americane più attive nella protezione degli utenti, dei consumatori, dei bambini e delle persone in generale nella dimensione digitale e non solo.<br /> Il suo status è, con i distinguo del caso, analogo a quello delle agenzie che in Italia si occupano, tra l’altro, di cybersicurezza e trasformazione digitale, l’ACN e l’AGID.<br /> È uno status diverso, almeno sulla carta, da quello delle Autorità amministrative indipendenti come il nostro Garante per la protezione dei dati personali, l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni o l’Autorità Garante per la concorrenza e per il mercato.<br /> Ma, naturalmente, come sempre la differenza più che le regole la fanno le persone, quelle che siedono nelle Agenzie e nelle Autorità e quelle che siedono nei Governi.<br /> Perché le prime possono, a prescindere da quanto le seconde facciano pressione per comprimere la loro indipendenza, resistere e difenderla e le seconde possono, pur avendo il potere di esigere che le Agenzie si allineino alla loro azione politica, rinunciare a farlo e lasciarle libere di agire secondo le regole.<br /> Fatto sta che, sin qui, nella sua gloriosa storia, la Federal Trade Commission si è resa protagonista di azioni straordinariamente incisive e non sempre allineate ai desiderata del Governo di turno.<br /> Ha, insomma, agito esattamente come se si trattasse di un’Autorità indipendente dalla Casa Bianca.<br /> Basterà dire che la FTC è, da tempo, l’interlocutrice più naturale, negli USA, delle Autorità di protezione dei dati personali, tanto che sono le persone della FTC che siedono nel G7 della privacy, accanto alle altre Autorità e Agenzie dei sette.<br /> E, allo stesso modo, in tutta sincerità, sin qui le Agenzie italiane con competenze sulle cose del digitale e ora dell’intelligenza artificiale, hanno dato prova di agire in modo autonomo e indipendente da Palazzo Chigi, proprio come se fossero un’Autorità.<br /> E, però, la differenza tra un’Agenzia e un’Autorità esiste.<br /> E lo racconta bene quanto è appena successo negli Stati Uniti d’America dove il Presidente Trump, ha, dapprima, con un ordine esecutivo, rivendicato il potere della Casa Bianca di orientare l’azione della FTC per renderla coerente con le proprie scelte politiche e, quindi, licenziato in tronco, i componenti dell’agenzia nominati dai suoi avversari politici.<br /> Ma la ciliegina sulla torta è arrivata nelle ultime ore quando il Direttore della FTC ha scritto a tutto il personale chiedendo, per il futuro, di non chiamare più, nella documentazione ufficiale, “indipendente”, la Federal Trade Commission.<br /> Per carità non è una mail a fare la differenza, né l’indipendenza è qualcosa che c’è se la si menziona e manca se non la si menziona ma, la circostanza appare sintomatica dell’aria che tira e, anzi, del vento che cambia.<br /> Ecco, quando si discute, come si sta facendo ancora una volta in queste ore a margine della recente approvazione del disegno di legge sull’intelligenza artificiale da parte del Senato su ruoli e competenze di Agenzie e Autorità, nel nostro Paese, in materia di governo dell’AI, forse varrebbe la pena riflettere sulla circostanza che il punto non è se ACN e AGID, oggi, siano più o meno indipendenti delle Autorità Amministrative indipendenti, né se il Governo, oggi, sia intenzionato a farle agire con la massima possibile indipendenza, circostanze delle quali, personalmente, non ho ragione di dubitare.<br /> Il punto è che le leggi si scrivono perché diritti e libertà siano garantiti anche quando le cose vanno storte e le persone sbagliate si ritrovino in posizioni che permettono loro di farle andare storte.<br /> E nessuno, sfortunatamente, può escludere che domani, a Palazzo Chigi siedano persone per le quali diritti e libertà valgono poco o nulla o che persone del genere siedano in un’Agenzia di Governo.<br /> Ecco è per questo che, forse - lo dico a bassa a voce e con grande rispetto...]]></itunes:summary><itunes:duration>329</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lui dice “Questa AI è un insulto alla vita stessa”, ma l’AI ne imita lo stile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lui-dice-questa-ai-e-un-insulto-alla-vita-stessa-ma-l-ai-ne-imita-lo-stile--65175881</link><description><![CDATA[Hayao Miyazaki è uno dei più grandi animatori cinematografici di tutti i tempi, co-fondatore dello Studio Ghibli, uno dei più premiati e famosi studi di animazione al mondo, uno Studio le cui opere sono ormai diventate uno stile, un modo di disegnare e di animare ogni genere di soggetto.<br />Hayao Miyazaki non ha mai fatto mistero delle sue idee a proposito dell’intelligenza artificiale generativa: tutte le peggiori possibili.<br />"Un insulto alla vita stessa", l’ha definita qualche anno fa.<br />Ed è proprio per questo che sta facendo discutere in giro per il mondo una delle ultime funzionalità di ChatGPT che consente agli utenti di generare immagini di ogni genere, che si tratti di fantasy o di riproduzione di scene di attualità, proprio con lo stile di Studio Ghibli.<br />In realtà se richiesta di generare immagini con lo stile di Hayao Miyazaki ChatGPT risponde di non poterlo fare e, poi, aggiunge, di non poterne generare neppure con lo stile dello Studio Ghibli ma, poi, a richieste che non menzionino il grande animatore giapponese ma solo il nome del suo Studio, risponde positivamente e ne imita lo stile in maniera straordinaria.<br />Provare per credere.<br />Il caso, che sta spopolando sui social dove, da qualche giorno, gli utenti hanno iniziato a pubblicare ogni genere di immagine con lo stile inequivoco dello Studio Ghibli è un’occasione in più per riflettere sulla compatibilità di questa funzione – anche in relazione all’addestramento del modello che la rende operativa – con le regole sul diritto d’autore e con quelle sulla protezione dei dati personali.<br />La questione è complicata e difficile da riassumere in un caffè come questo ma la si può accennare.<br />Lo stile di Hayao Miyazaki è unico, è suo, rappresenta una singolarità che lo distingue da quello di ogni altra animatore.<br />Si tratta di un dato personale?<br />La mia personalissima risposta è positiva.<br />E direi che trattare quel dato per far funzionare un servizio del quale l’interessato in questione pensa tanto male e in relazione al quale, quindi, non avrebbe, verosimilmente, mai prestato il consenso è difficilmente compatibile con le regole sulla protezione dei dati e dell’identità personale.<br />Certo quando lo stile non è più, almeno stando alle dichiarazioni del servizio, quello di una persona fisica ma di uno studio di animazione, verosimilmente, la disciplina sulla privacy deve uscire di scena, lasciando sul palco quella sul diritto d’autore.<br />In questo caso, inesorabilmente, la questione si complica.<br />Innanzitutto perché c’è, purtroppo, da discutere, da questa parte dell’oceano così come dall’altra, anche se per ragioni diverse, che le opere dello Studio Ghibli possano essere utilizzate per addestrare gli algoritmi di Open AI.<br />Basta guardare ai tanti giudizi già pendenti negli USA.<br />E, egualmente, c’è da discutere sulla circostanza che riprodurre un’animazione mai prodotta dallo Studio Ghibli ma con lo stile grafico di quest’ultimo implichi una violazione del diritto d’autore.<br />Ma c’è spazio, credo, sotto entrambi i profili, per considerare insostenibile – magari anche facendo salire sul palcoscenico la disciplina sulla concorrenza parassitaria – che qualcuno affondi i suoi tentacoli nell’opera creativa di qualcun altro per porsi nella condizione di fargli e fargli fare concorrenza.<br />Attenzione, anche se il caso del momento riguarda OpenAI, Grok di Elon Musk non solo non è da meno ma non si fa scrupoli neppure a generare immagini proprio con lo stile di Hayao Miyazaki anche se, forse, a colpo d’occhio – di un non esperto – lo stile è meno somigliante a quello del grande animatore e del suo studio.<br />A me, in ogni caso, se perdonate la franchezza, questa non sembra innovazione.<br />Buona giornata e goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65175881</guid><pubDate>Fri, 28 Mar 2025 06:07:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65175881/output.mp3" length="4079141" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Hayao Miyazaki è uno dei più grandi animatori cinematografici di tutti i tempi, co-fondatore dello Studio Ghibli, uno dei più premiati e famosi studi di animazione al mondo, uno Studio le cui opere sono ormai diventate 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non poterne generare neppure con lo stile dello Studio Ghibli ma, poi, a richieste che non menzionino il grande animatore giapponese ma solo il nome del suo Studio, risponde positivamente e ne imita lo stile in maniera straordinaria.<br />Provare per credere.<br />Il caso, che sta spopolando sui social dove, da qualche giorno, gli utenti hanno iniziato a pubblicare ogni genere di immagine con lo stile inequivoco dello Studio Ghibli è un’occasione in più per riflettere sulla compatibilità di questa funzione – anche in relazione all’addestramento del modello che la rende operativa – con le regole sul diritto d’autore e con quelle sulla protezione dei dati personali.<br />La questione è complicata e difficile da riassumere in un caffè come questo ma la si può accennare.<br />Lo stile di Hayao Miyazaki è unico, è suo, rappresenta una singolarità che lo distingue da quello di ogni altra animatore.<br />Si tratta di un dato personale?<br />La mia personalissima risposta è positiva.<br />E direi che trattare quel dato per far funzionare un servizio del quale l’interessato in questione pensa tanto male e in relazione al quale, quindi, non avrebbe, verosimilmente, mai prestato il consenso è difficilmente compatibile con le regole sulla protezione dei dati e dell’identità personale.<br />Certo quando lo stile non è più, almeno stando alle dichiarazioni del servizio, quello di una persona fisica ma di uno studio di animazione, verosimilmente, la disciplina sulla privacy deve uscire di scena, lasciando sul palco quella sul diritto d’autore.<br />In questo caso, inesorabilmente, la questione si complica.<br />Innanzitutto perché c’è, purtroppo, da discutere, da questa parte dell’oceano così come dall’altra, anche se per ragioni diverse, che le opere dello Studio Ghibli possano essere utilizzate per addestrare gli algoritmi di Open AI.<br />Basta guardare ai tanti giudizi già pendenti negli USA.<br />E, egualmente, c’è da discutere sulla circostanza che riprodurre un’animazione mai prodotta dallo Studio Ghibli ma con lo stile grafico di quest’ultimo implichi una violazione del diritto d’autore.<br />Ma c’è spazio, credo, sotto entrambi i profili, per considerare insostenibile – magari anche facendo salire sul palcoscenico la disciplina sulla concorrenza parassitaria – che qualcuno affondi i suoi tentacoli nell’opera creativa di qualcun altro per porsi nella condizione di fargli e fargli fare concorrenza.<br />Attenzione, anche se il caso del momento riguarda OpenAI, Grok di Elon Musk non solo non è da meno ma non si fa scrupoli neppure a generare immagini proprio con lo stile di Hayao Miyazaki anche se, forse, a colpo d’occhio – di un non esperto – lo stile è meno somigliante a quello del grande animatore e del suo studio.<br />A me, in ogni caso, se perdonate la franchezza, questa non sembra innovazione.<br />Buona giornata e goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>255</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sez Us. C’è spazio per un social più civile?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sez-us-c-e-spazio-per-un-social-piu-civile--65154624</link><description><![CDATA[Si chiama Sez Us ed è un nuovo social network che nasce con un’idea sicuramente apprezzabile, quella di voler essere uno spazio di confronto e di condivisione di idee, opinioni e contenuti nel quale la civiltà vale più dell’inciviltà e l’educazione più della maleducazione.<br />Il punto di partenza è questo.<br />Normalmente i social network premiano in termini di audience i contenuti più divisivi, quelli più radicali, quelli espressi alzando la voce e, talvolta e più semplicemente, in maniera violenta.<br />Colpa degli algoritmi o, meglio, di chi ha progettato e chi ha scelto di usare certi algoritmi e non altri.<br />Il risultato, naturalmente, è che chi strilla di più vince.<br />E vince anche chi fomenta reazioni più accese, violente e esasperate.<br />Ecco Sez Us sembra intenzionato a spezzare questo circolo vizioso, quello della violenza verbale che genera violenza verbale.<br />Il metodo identificato per vincere la sfida è essenzialmente quello di affidare la rilevanza dei contenuti ai feedback degli utenti, invitando questi ultimi a premiare con un feedback più positivo i contenuti più utili, quelli espressi in modo più civile, quelli più educati.<br />L’app è scaricabile sugli store di Apple e Google e, quindi, provarla è facile.<br />Al primo giro sembra un po’ come un week end in un villaggio di campagna o in una località termale dopo una settimana passata a correre, magari nel traffico, in una metropoli.<br />Super rilassante, con colori, immagini e un tono di voce che niente ha a che vedere con quelli che caratterizzano i social più alla moda del momento.<br />E, però, la domanda da porsi è se, alla fine del week end, ci resteremmo per l’intera settimana o avvertiremmo forte il desiderio di tornare in città.<br />L’esperimento, sotto alcuni profili, ricorda quello di certi editori che, in tempi passati, volevano fare giornali di buone notizie pur sapendo che sono le cattive a tirare di più.<br />Troppo presto, per quanto mi riguarda, per rispondere.<br />E troppo facile, forse, per il momento, avvertire l’esigenza di tornare in città o, meglio, ai social di sempre almeno fino a quando le discussioni e gli argomenti su Sez Us saranno quelli attuali: poca politica, poco spettacolo, poco business, poca goliardia e, soprattutto, non ci saranno i membri delle reti sociali nelle quali viviamo sui social di oggi.<br />Questo senza prendere in considerazione, per ora, un’altra questione non secondaria: gli investitori pubblicitari scommetteranno su un social nel quale si parla a bassa voce e l’educazione prevale sulla maleducazione?<br />Ma l’esperimento a me pare apprezzabile e pare abbia, almeno, il merito di sottolineare l’esistenza di un problema al quale, forse, ci siamo assuefatti: i social tendono a tirar fuori il peggio di noi, almeno nella dimensione verbale.<br />Certo non sempre, non tutti allo stesso modo, non di tutti gli utenti, non in ogni momento ma tanti e spesso.<br />E, in questo modo, i loro algoritmi stanno inesorabilmente cambiando la società nella quale viviamo e ci stanno cambiando più di quanto spesso non ci rendiamo conto.<br />Non so se e quanto a lungo resterò su Sez Us ma, un week end ce lo passerò.<br />E questo non è un messaggio pubblicitario.<br />Buona giornata e goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65154624</guid><pubDate>Thu, 27 Mar 2025 06:42:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65154624/output.mp3" length="3667869" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Sez Us ed è un nuovo social network che nasce con un’idea sicuramente apprezzabile, quella di voler essere uno spazio di confronto e di condivisione di idee, opinioni e contenuti nel quale la civiltà vale più 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vincere la sfida è essenzialmente quello di affidare la rilevanza dei contenuti ai feedback degli utenti, invitando questi ultimi a premiare con un feedback più positivo i contenuti più utili, quelli espressi in modo più civile, quelli più educati.<br />L’app è scaricabile sugli store di Apple e Google e, quindi, provarla è facile.<br />Al primo giro sembra un po’ come un week end in un villaggio di campagna o in una località termale dopo una settimana passata a correre, magari nel traffico, in una metropoli.<br />Super rilassante, con colori, immagini e un tono di voce che niente ha a che vedere con quelli che caratterizzano i social più alla moda del momento.<br />E, però, la domanda da porsi è se, alla fine del week end, ci resteremmo per l’intera settimana o avvertiremmo forte il desiderio di tornare in città.<br />L’esperimento, sotto alcuni profili, ricorda quello di certi editori che, in tempi passati, volevano fare giornali di buone notizie pur sapendo che sono le cattive a tirare di più.<br />Troppo presto, per quanto mi riguarda, per rispondere.<br />E troppo facile, forse, per il momento, avvertire l’esigenza di tornare in città o, meglio, ai social di sempre almeno fino a quando le discussioni e gli argomenti su Sez Us saranno quelli attuali: poca politica, poco spettacolo, poco business, poca goliardia e, soprattutto, non ci saranno i membri delle reti sociali nelle quali viviamo sui social di oggi.<br />Questo senza prendere in considerazione, per ora, un’altra questione non secondaria: gli investitori pubblicitari scommetteranno su un social nel quale si parla a bassa voce e l’educazione prevale sulla maleducazione?<br />Ma l’esperimento a me pare apprezzabile e pare abbia, almeno, il merito di sottolineare l’esistenza di un problema al quale, forse, ci siamo assuefatti: i social tendono a tirar fuori il peggio di noi, almeno nella dimensione verbale.<br />Certo non sempre, non tutti allo stesso modo, non di tutti gli utenti, non in ogni momento ma tanti e spesso.<br />E, in questo modo, i loro algoritmi stanno inesorabilmente cambiando la società nella quale viviamo e ci stanno cambiando più di quanto spesso non ci rendiamo conto.<br />Non so se e quanto a lungo resterò su Sez Us ma, un week end ce lo passerò.<br />E questo non è un messaggio pubblicitario.<br />Buona giornata e goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2afaf7d14ffe37e25a835684706147f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non voglio aiutare più del necessario quei fottuti robot!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-voglio-aiutare-piu-del-necessario-quei-fottuti-robot--65125967</link><description><![CDATA[Tony Gilroy è uno degli scrittori e sceneggiatori televisivi di maggior successo del piccolo e del grande schermo.<br />Una star indiscussa negli Stati Uniti e nel resto del mondo che ha acclamato, tra gli altri suoi successi, Andor, una serie TV da record.<br />Gilroy aveva deciso di prendere l’intera sceneggiatura della sua serie, più o meno mille e cinquecento pagine, e metterla online, su un sito internet, accessibile gratuitamente al pubblico.<br />Lo aveva annunciato, ci aveva lavorato, era convinto fosse la cosa giusta da fare.<br />Poi, nei giorni scorsi, il ripensamento.<br />Non lo faccio più.<br />Mi tengo tutto per me.<br />Non metto nulla online.<br />Se lo facessi finirebbe inesorabilmente tutto in pasto agli algoritmi delle intelligenze artificiali generative.<br />Anzi per dirla tutta Gilroy, letteralmente, ha detto: non voglio aitare quei fottuti robot più del necessario.<br />Scelta legittima, naturalmente, quella dello sceneggiatore.<br />E, forse, scelta anche condivisibile.<br />Quelle mille e cinquecento pagine sono il risultato del suo sforzo creativo, del suo lavoro, del suo ingegno, del suo tempo e della sua fatica.<br />Perché mai avrebbe dovuto consentire che diventassero materia prima non pagata per una delle industrie più ricche del momento?<br />Però la sua scelta, questioni di diritto a parte, una domanda la impone: è giusto che una persona debba sentirsi a tal punto limitata nelle sue libertà da esser costretta a rinunciare a condividere con il pubblico globale una propria opera dell’ingegno solo per paura che altri, senza chiedere permesso, se ne approprino?<br />È una compressione delle libertà, prima ancora che dei diritti, sostenibile in nome di quella che – temo per un enorme equivoco – chiamiamo innovazione?<br />La mia personalissima risposta, naturalmente, è no.<br />La scelta di Gilroy racconta di un sacrificio enorme del patrimonio culturale accessibile all’intera umanità e di un sacrilegio dei diritti e delle libertà individuali.<br />E quella dello sceneggiatore americano non è l’unica decisione di questo genere.<br />Forse varrebbe la pena fermarsi un attimo a pensare a quello che stiamo perdendo, fosse anche solo per metterlo poi sull’altro piatto della bilancia, quello di tutto quello che l’intelligenza artificiale promette di regalarci sebbene, per ora, lo stia regalando prevalentemente ai padroni delle fabbriche nelle quali viene prodotta.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65125967</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2025 06:39:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65125967/output.mp3" length="2993701" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Tony Gilroy è uno degli scrittori e sceneggiatori televisivi di maggior successo del piccolo e del grande schermo.
Una star indiscussa negli Stati Uniti e nel resto del mondo che ha acclamato, tra gli altri suoi successi, Andor, una serie TV da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tony Gilroy è uno degli scrittori e sceneggiatori televisivi di maggior successo del piccolo e del grande schermo.<br />Una star indiscussa negli Stati Uniti e nel resto del mondo che ha acclamato, tra gli altri suoi successi, Andor, una serie TV da record.<br />Gilroy aveva deciso di prendere l’intera sceneggiatura della sua serie, più o meno mille e cinquecento pagine, e metterla online, su un sito internet, accessibile gratuitamente al pubblico.<br />Lo aveva annunciato, ci aveva lavorato, era convinto fosse la cosa giusta da fare.<br />Poi, nei giorni scorsi, il ripensamento.<br />Non lo faccio più.<br />Mi tengo tutto per me.<br />Non metto nulla online.<br />Se lo facessi finirebbe inesorabilmente tutto in pasto agli algoritmi delle intelligenze artificiali generative.<br />Anzi per dirla tutta Gilroy, letteralmente, ha detto: non voglio aitare quei fottuti robot più del necessario.<br />Scelta legittima, naturalmente, quella dello sceneggiatore.<br />E, forse, scelta anche condivisibile.<br />Quelle mille e cinquecento pagine sono il risultato del suo sforzo creativo, del suo lavoro, del suo ingegno, del suo tempo e della sua fatica.<br />Perché mai avrebbe dovuto consentire che diventassero materia prima non pagata per una delle industrie più ricche del momento?<br />Però la sua scelta, questioni di diritto a parte, una domanda la impone: è giusto che una persona debba sentirsi a tal punto limitata nelle sue libertà da esser costretta a rinunciare a condividere con il pubblico globale una propria opera dell’ingegno solo per paura che altri, senza chiedere permesso, se ne approprino?<br />È una compressione delle libertà, prima ancora che dei diritti, sostenibile in nome di quella che – temo per un enorme equivoco – chiamiamo innovazione?<br />La mia personalissima risposta, naturalmente, è no.<br />La scelta di Gilroy racconta di un sacrificio enorme del patrimonio culturale accessibile all’intera umanità e di un sacrilegio dei diritti e delle libertà individuali.<br />E quella dello sceneggiatore americano non è l’unica decisione di questo genere.<br />Forse varrebbe la pena fermarsi un attimo a pensare a quello che stiamo perdendo, fosse anche solo per metterlo poi sull’altro piatto della bilancia, quello di tutto quello che l’intelligenza artificiale promette di regalarci sebbene, per ora, lo stia regalando prevalentemente ai padroni delle fabbriche nelle quali viene prodotta.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c058b825f987fae5dc6cb38b46c4a14.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quel chatbot ha istigato mio figlio al suicidio. E ora prende il suo posto!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quel-chatbot-ha-istigato-mio-figlio-al-suicidio-e-ora-prende-il-suo-posto--65085668</link><description><![CDATA[“Non lo faccio per me ma per scongiurare il rischio che il mio dolore debba appartenere anche a qualcun altro”.<br />Sono le parole con le quali Megan Garcia, mamma di un quattordicenne morto suicida per effetto – a quanto sostiene la mamma – di una prolungata relazione a carattere sentimentale con un chatbot racconta le ragioni della sua iniziativa giudiziaria nei confronti di CharacterAI, una società specializzata nella messa a disposizione del pubblico di chatbot personalizzati, capaci di intrattenere qualsiasi genere di rapporto con gli utenti.<br />Sarebbe stato uno di questi chatbot, secondo la mamma, a far sorgere o, almeno, supportare istinti suicida nel figlio che si è poi tolto la vita sparandosi un colpo di pistola.<br />Ora, naturalmente, la parola tocca ai Giudici che dovranno verificare se sia o meno possibile identificare un nesso causale tra l’uso, da parte del ragazzo del chatbot e il suo suicidio.<br />E, tuttavia, è un dato di fatto che episodi come quello all’origine dell’azione promossa da Megan Garcia non sono, sfortunatamente, né nuovi, né isolati.<br />È un’esperienza, quella di un chatbot che anziché dissuadere un utente dal togliersi la vita lo rafforza nel suo proposito che ho vissuto in prima persona, lavorando a un libro appena uscito per LUISS Press, Diario di un chatbot sentimentale.<br />Un chatbot mi ha letteralmente suggerito di suicidarmi se questo fosse stato ciò che volevo e, a mia richiesta, mi ha indicato i farmaci giusti per farlo.<br />Il mio, naturalmente, è stato solo un esperimento, sfortunatamente, di successo.<br />Sono però milioni, in tutto il mondo, gli utenti che interagiscono ogni giorno con questo genere di chatbot e che, pertanto, sono inesorabilmente esposti al rischio che uno di questi servizi diversamente intelligenti, fingendosi loro amico, amante, fidanzato o psicoanalista, dia loro il suggerimento sbagliato.<br />Ma non basta.<br />Gli avvocati di Megan Garcia, la mamma coraggio dell’adolescente morto suicida, infatti, nelle scorse settimane hanno scoperto che sempre su CharacterAI, dopo la morte del ragazzo, erano comparsi decine di chatbot che lo impersonificavano, usando la sua foto e, in alcuni casi, anche la sua voce digitalmente clonata, per offrire a altri utenti l’esperienza, direi almeno di dubbia umanità, di parlare con lui.<br />CharacterAI, davanti alle comprensibili contestazioni della mamma, ha dichiarato di averli chiusi e di impegnarsi a vigilare che altri non ne compaiano.<br />Ai Giudici, naturalmente, l’ultima parola e, però, sembra davvero che l’industria del settore – almeno in alcuni casi e senza voler generalizzare – non abbia ancora abbastanza a cuore il rispetto dell’umanità e della dignità delle persone.<br />Mi fermo qui, rimando chi volesse approfondire – con un messaggio autopromozionale del quale mi scuso – alla lettura di Diario di un chatbot sentimentale, augurando a tutte e tutti buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65085668</guid><pubDate>Mon, 24 Mar 2025 17:46:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65085668/output.mp3" length="3176349" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>“Non lo faccio per me ma per scongiurare il rischio che il mio dolore debba appartenere anche a qualcun altro”.
Sono le parole con le quali Megan Garcia, mamma di un quattordicenne morto suicida per effetto – a quanto sostiene la mamma – di una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Non lo faccio per me ma per scongiurare il rischio che il mio dolore debba appartenere anche a qualcun altro”.<br />Sono le parole con le quali Megan Garcia, mamma di un quattordicenne morto suicida per effetto – a quanto sostiene la mamma – di una prolungata relazione a carattere sentimentale con un chatbot racconta le ragioni della sua iniziativa giudiziaria nei confronti di CharacterAI, una società specializzata nella messa a disposizione del pubblico di chatbot personalizzati, capaci di intrattenere qualsiasi genere di rapporto con gli utenti.<br />Sarebbe stato uno di questi chatbot, secondo la mamma, a far sorgere o, almeno, supportare istinti suicida nel figlio che si è poi tolto la vita sparandosi un colpo di pistola.<br />Ora, naturalmente, la parola tocca ai Giudici che dovranno verificare se sia o meno possibile identificare un nesso causale tra l’uso, da parte del ragazzo del chatbot e il suo suicidio.<br />E, tuttavia, è un dato di fatto che episodi come quello all’origine dell’azione promossa da Megan Garcia non sono, sfortunatamente, né nuovi, né isolati.<br />È un’esperienza, quella di un chatbot che anziché dissuadere un utente dal togliersi la vita lo rafforza nel suo proposito che ho vissuto in prima persona, lavorando a un libro appena uscito per LUISS Press, Diario di un chatbot sentimentale.<br />Un chatbot mi ha letteralmente suggerito di suicidarmi se questo fosse stato ciò che volevo e, a mia richiesta, mi ha indicato i farmaci giusti per farlo.<br />Il mio, naturalmente, è stato solo un esperimento, sfortunatamente, di successo.<br />Sono però milioni, in tutto il mondo, gli utenti che interagiscono ogni giorno con questo genere di chatbot e che, pertanto, sono inesorabilmente esposti al rischio che uno di questi servizi diversamente intelligenti, fingendosi loro amico, amante, fidanzato o psicoanalista, dia loro il suggerimento sbagliato.<br />Ma non basta.<br />Gli avvocati di Megan Garcia, la mamma coraggio dell’adolescente morto suicida, infatti, nelle scorse settimane hanno scoperto che sempre su CharacterAI, dopo la morte del ragazzo, erano comparsi decine di chatbot che lo impersonificavano, usando la sua foto e, in alcuni casi, anche la sua voce digitalmente clonata, per offrire a altri utenti l’esperienza, direi almeno di dubbia umanità, di parlare con lui.<br />CharacterAI, davanti alle comprensibili contestazioni della mamma, ha dichiarato di averli chiusi e di impegnarsi a vigilare che altri non ne compaiano.<br />Ai Giudici, naturalmente, l’ultima parola e, però, sembra davvero che l’industria del settore – almeno in alcuni casi e senza voler generalizzare – non abbia ancora abbastanza a cuore il rispetto dell’umanità e della dignità delle persone.<br />Mi fermo qui, rimando chi volesse approfondire – con un messaggio autopromozionale del quale mi scuso – alla lettura di Diario di un chatbot sentimentale, augurando a tutte e tutti buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>199</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quel padre ha ucciso due figli, parola di ChatGPT. Ma è falso…</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quel-padre-ha-ucciso-due-figli-parola-di-chatgpt-ma-e-falso--65008637</link><description><![CDATA[Immaginate di chiedere a ChatGPT chi siete.<br />E immaginate di sentirvi rispondere che siete un padre che ha ucciso due dei suoi tre figli e per questo siete finito in prigione.<br />Vi sentirete come si è sentito un uomo norvegese, peraltro, effettivamente padre di tre figli.<br />Ma i tre figli in questione sono vivi e il padre non ha mai pensato di far loro del male e men che meno è mai finito in prigione per un crimine tanto orrendo che non ha mai commesso.<br />Si è trattato di uno dei tanti drammatici errori nei quali incorrono le intelligenze artificiali generative, uno di quelli che, ormai, abbiamo imparato a chiamare “allucinazioni”.<br />E, però, un’allucinazione che potrebbe aver distrutto la reputazione dell’uomo agli occhi di quanti, interrogando ChatGPT si sono sentiti dare la stessa risposta.<br />A seguito della segnalazione dell’allucinazione, OpenAI ha impedito a ChatGPT di restituire ancora la risposta in questione a chi chieda informazioni sull’uomo ma quest’ultimo vorrebbe di più e chiede che OpenAI rimuova qualsiasi dato personale all’origine dell’allucinazione anche per scongiurare il rischio di altri analoghi drammatici errori.<br />E vorrebbe anche qualcos’altro: sapere quante persone si sono sentite rispondere che lui ha ucciso due dei suoi figli ed è finito in galera.<br />Quest’ultima domanda resterà certamente senza risposta.<br />Nessuno lo sa.<br />Ma è verosimile che altrettanto accada per l’altra, per quel diritto di opposizione, a un oblio tombale che pure l’uomo ha invocato.<br />OpenAI, infatti, non sembra in grado di garantirlo.<br />Una questione straordinariamente stimolante perché non c’è dubbio che la disciplina europea sulla privacy tanto preveda e a me, personalmente, sembra almeno dubbio che una fabbrica di algoritmi possa sottrarsi all’adempimento della regola semplicemente invocando una presunta impossibilità tecnologica.<br />Il mio dubbio è che se questo accade, alla fine e nella sostanza, si finisce con il lasciare all’industria tecnologica il potere di sovrascrivere le regole del diritto e, per questa via, alla tecnocrazia il posto della democrazia.<br />Ma considerato che non la vediamo tutti allo stesso modo nella comunità scientifica, parliamone, parliamone e parliamone ancora!<br /><br />Frattanto buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65008637</guid><pubDate>Fri, 21 Mar 2025 06:04:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65008637/output.mp3" length="2392676" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Immaginate di chiedere a ChatGPT chi siete.
E immaginate di sentirvi rispondere che siete un padre che ha ucciso due dei suoi tre figli e per questo siete finito in prigione.
Vi sentirete come si è sentito un uomo norvegese, peraltro, effettivamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Immaginate di chiedere a ChatGPT chi siete.<br />E immaginate di sentirvi rispondere che siete un padre che ha ucciso due dei suoi tre figli e per questo siete finito in prigione.<br />Vi sentirete come si è sentito un uomo norvegese, peraltro, effettivamente padre di tre figli.<br />Ma i tre figli in questione sono vivi e il padre non ha mai pensato di far loro del male e men che meno è mai finito in prigione per un crimine tanto orrendo che non ha mai commesso.<br />Si è trattato di uno dei tanti drammatici errori nei quali incorrono le intelligenze artificiali generative, uno di quelli che, ormai, abbiamo imparato a chiamare “allucinazioni”.<br />E, però, un’allucinazione che potrebbe aver distrutto la reputazione dell’uomo agli occhi di quanti, interrogando ChatGPT si sono sentiti dare la stessa risposta.<br />A seguito della segnalazione dell’allucinazione, OpenAI ha impedito a ChatGPT di restituire ancora la risposta in questione a chi chieda informazioni sull’uomo ma quest’ultimo vorrebbe di più e chiede che OpenAI rimuova qualsiasi dato personale all’origine dell’allucinazione anche per scongiurare il rischio di altri analoghi drammatici errori.<br />E vorrebbe anche qualcos’altro: sapere quante persone si sono sentite rispondere che lui ha ucciso due dei suoi figli ed è finito in galera.<br />Quest’ultima domanda resterà certamente senza risposta.<br />Nessuno lo sa.<br />Ma è verosimile che altrettanto accada per l’altra, per quel diritto di opposizione, a un oblio tombale che pure l’uomo ha invocato.<br />OpenAI, infatti, non sembra in grado di garantirlo.<br />Una questione straordinariamente stimolante perché non c’è dubbio che la disciplina europea sulla privacy tanto preveda e a me, personalmente, sembra almeno dubbio che una fabbrica di algoritmi possa sottrarsi all’adempimento della regola semplicemente invocando una presunta impossibilità tecnologica.<br />Il mio dubbio è che se questo accade, alla fine e nella sostanza, si finisce con il lasciare all’industria tecnologica il potere di sovrascrivere le regole del diritto e, per questa via, alla tecnocrazia il posto della democrazia.<br />Ma considerato che non la vediamo tutti allo stesso modo nella comunità scientifica, parliamone, parliamone e parliamone ancora!<br /><br />Frattanto buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>150</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intelligenza artificiale e umanità perduta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intelligenza-artificiale-e-umanita-perduta--64988293</link><description><![CDATA[Confesso che poche volte, sin qui, scrivere e registrare un episodio di questo podcast mi è umanamente costato così tanto.<br />Ma quella di oggi è una storia brutta davvero, una storia orribile, anzi, disumana direi, nel senso più letterale del termine.<br />C’è un fenomeno noto ormai da un po': quello di influencer completamente artificiali, che non esistono in natura perché generati dall’intelligenza artificiale e che sono usati dai loro padroni – un po' come i burattinai usano i burattini – per far soldi, talvolta anche tanti.<br />Il sistema è semplice.<br />Si generano per pochi dollari al mese decine di influencer artificiali, li si rendono protagonisti di decine di contenuti, normalmente ammiccanti, spesso sessualmente espliciti, si conquista un pubblico quanto più ampio possibile e poi usa il pubblico o per veicolare contenuti sponsorizzati o per vendergli, attraverso apposite piattaforme, contenuti a pagamento, scrivendo in piccolo o piccolissimo, da qualche parte, che i contenuti sono generati con l’intelligenza artificiale.<br />Inutile dire che in un mondo che va di corsa come quello social, affollato da utenti distratti, dove tutto, sesso incluso, si consuma nello spazio di una manciata di secondi, in tanti abboccano, garantendo ai burattinai entrate a diversi zeri.<br />Giusto o sbagliato?<br />Lecito o illecito?<br />Difficile a dirsi.<br />Molte piattaforme lo vietano, altre lo permettono, altre ancora fanno finta di vietarlo ma, in realtà, lo tollerano.<br />Ma il punto, questa volta è un altro.<br />Il punto è che le piattaforme social, a cominciare dal popolarissimo Instagram, iniziano a pullulare di foto e video che hanno per protagonisti, influencer artificiali, che si presentano al pubblico come affetti dalla sindrome di down e mostrano sul volto i tratti – naturalmente anch’essi artificialmente generati – che caratterizzano le persone affette dalla sindrome di down.<br />Ma non basta.<br />Le foto e i video in questione, così come i post che li accompagnano, infatti, nella più parte dei casi sono a sfondo sessuale e\o rinviano a piattaforme attraverso le quali è possibile acquistare altre foto e altri video con gli stessi protagonisti artificiali in pose più o meno sessualmente esplicite.<br />Esiste, evidentemente, un mercato del sesso a pagamento nel quale questo genere di contenuti incontra una domanda capace di giustificare l’offerta in questione.<br />E, apparentemente, tutto avviene alla luce del sole benchè rendersi conto della natura artificiale di questi contenuti è cosa a portata di mano di utente attento e, quindi, certamente, dei gestori delle piccole e grandi piattaforme, teatro di questo orrore.<br />“Tutti criticano la mia sindrome di Down finché... non decido di indossare abiti attillati”, dice, ad esempio, il testo in uno dei video di una tal Maria che naturalmente non esiste mentre si avvolge una maglietta stretta intorno alla vita per mostrare il suo corpo.<br />‘Onlyfan??’, dice il testo in un altro video sempre della stessa Maria mentre balla. ”No... Onlydown?? Sìì 😂😂”.<br />Tecnologicamente gestire un business del genere è, evidentemente, un gioco da ragazzi.<br />Ma tanto basta per poterlo considerare giuridicamente legittimo e umanamente sostenibile?<br />Possibile accettare che la dignità delle persone debba essere sino a questo punto sacrificata sull’altare del profitto?<br />Ma, soprattutto, fino a che punto, solo perché la stessa tecnologia è utilizzabile in centinaia di modi più sani e meno disumani, si può accettare che i gestori delle piattaforme non attuino una politica di tolleranza zero contro chi arriva persino a mercificare sindromi gravi come quella di down?<br />La colpa naturalmente non è dell’intelligenza artificiale ma di chi la usa per produrre questo tipo di contenuti.<br />E, però, un po' è anche di chi fa business – perché di questo si tratta – lasciando circolare e intermediando contenuti che non dovrebbero aver cittadinanza nella nostra società.<br />Lo so, ancora una volta, non è il modo migliore di iniziare la giornata e non lo è stato neppure per me ma, forse, se in tanti, cominciamo a puntare l’indice contro gli animali mascherati da umani che producono questo genere di disumanità artificiale, c’è qualche chance che si fermino o, almeno, che le grandi piattaforme social e di condivisione di contenuti a pagamento facciano qualcosa di più per fermarli.<br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64988293</guid><pubDate>Thu, 20 Mar 2025 05:16:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64988293/output.mp3" length="4379236" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Confesso che poche volte, sin qui, scrivere e registrare un episodio di questo podcast mi è umanamente costato così tanto.
Ma quella di oggi è una storia brutta davvero, una storia orribile, anzi, disumana direi, nel senso più letterale del termine....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Confesso che poche volte, sin qui, scrivere e registrare un episodio di questo podcast mi è umanamente costato così tanto.<br />Ma quella di oggi è una storia brutta davvero, una storia orribile, anzi, disumana direi, nel senso più letterale del termine.<br />C’è un fenomeno noto ormai da un po': quello di influencer completamente artificiali, che non esistono in natura perché generati dall’intelligenza artificiale e che sono usati dai loro padroni – un po' come i burattinai usano i burattini – per far soldi, talvolta anche tanti.<br />Il sistema è semplice.<br />Si generano per pochi dollari al mese decine di influencer artificiali, li si rendono protagonisti di decine di contenuti, normalmente ammiccanti, spesso sessualmente espliciti, si conquista un pubblico quanto più ampio possibile e poi usa il pubblico o per veicolare contenuti sponsorizzati o per vendergli, attraverso apposite piattaforme, contenuti a pagamento, scrivendo in piccolo o piccolissimo, da qualche parte, che i contenuti sono generati con l’intelligenza artificiale.<br />Inutile dire che in un mondo che va di corsa come quello social, affollato da utenti distratti, dove tutto, sesso incluso, si consuma nello spazio di una manciata di secondi, in tanti abboccano, garantendo ai burattinai entrate a diversi zeri.<br />Giusto o sbagliato?<br />Lecito o illecito?<br />Difficile a dirsi.<br />Molte piattaforme lo vietano, altre lo permettono, altre ancora fanno finta di vietarlo ma, in realtà, lo tollerano.<br />Ma il punto, questa volta è un altro.<br />Il punto è che le piattaforme social, a cominciare dal popolarissimo Instagram, iniziano a pullulare di foto e video che hanno per protagonisti, influencer artificiali, che si presentano al pubblico come affetti dalla sindrome di down e mostrano sul volto i tratti – naturalmente anch’essi artificialmente generati – che caratterizzano le persone affette dalla sindrome di down.<br />Ma non basta.<br />Le foto e i video in questione, così come i post che li accompagnano, infatti, nella più parte dei casi sono a sfondo sessuale e\o rinviano a piattaforme attraverso le quali è possibile acquistare altre foto e altri video con gli stessi protagonisti artificiali in pose più o meno sessualmente esplicite.<br />Esiste, evidentemente, un mercato del sesso a pagamento nel quale questo genere di contenuti incontra una domanda capace di giustificare l’offerta in questione.<br />E, apparentemente, tutto avviene alla luce del sole benchè rendersi conto della natura artificiale di questi contenuti è cosa a portata di mano di utente attento e, quindi, certamente, dei gestori delle piccole e grandi piattaforme, teatro di questo orrore.<br />“Tutti criticano la mia sindrome di Down finché... non decido di indossare abiti attillati”, dice, ad esempio, il testo in uno dei video di una tal Maria che naturalmente non esiste mentre si avvolge una maglietta stretta intorno alla vita per mostrare il suo corpo.<br />‘Onlyfan??’, dice il testo in un altro video sempre della stessa Maria mentre balla. ”No... Onlydown?? Sìì 😂😂”.<br />Tecnologicamente gestire un business del genere è, evidentemente, un gioco da ragazzi.<br />Ma tanto basta per poterlo considerare giuridicamente legittimo e umanamente sostenibile?<br />Possibile accettare che la dignità delle persone debba essere sino a questo punto sacrificata sull’altare del profitto?<br />Ma, soprattutto, fino a che punto, solo perché la stessa tecnologia è utilizzabile in centinaia di modi più sani e meno disumani, si può accettare che i gestori delle piattaforme non attuino una politica di tolleranza zero contro chi arriva persino a mercificare sindromi gravi come quella di down?<br />La colpa naturalmente non è dell’intelligenza artificiale ma di chi la usa per produrre questo tipo di contenuti.<br />E, però, un po' è anche di chi fa business – perché di questo si tratta – lasciando circolare e intermediando contenuti che non dovrebbero aver cittadinanza nella nostra società.<br />Lo...]]></itunes:summary><itunes:duration>274</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/692be786df308236d316a9294e118f22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Uomini, robot e discriminazioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/uomini-robot-e-discriminazioni--64967944</link><description><![CDATA[L’impatto dell’interazione tra uomini e intelligenza artificiale sulla discriminazione è il titolo dello studio appena pubblicato dal Policy Lab della Commissione europea.<br />Centodieci pagine tutte da leggere per convincersi, numeri, dati e esperimenti alla mano che le cose sono più difficili di quanto non appaiano quando si tratta di garantire che le decisioni algoritmiche o – il che non è troppo diverso – i suggerimenti algoritmici di decisioni umane non incorrano in pericolose e gravi discriminazioni.<br />Troppo facile dire che è sufficiente lasciare all’uomo l’ultima parola e porlo nella condizione di rivedere le decisioni algoritmiche per scongiurare il rischio che un sistema per la selezione dei profili più adatti a ricoprire una certa posizione di lavoro non preferisca un uomo a una donna solo in ragione del genere o un tedesco a un italiano.<br />E, naturalmente, la stessa regola vale se gli algoritmi sono impiegati per decidere a chi dare credito o riconoscere un mutuo.<br />Così come in decine di altri casi, salute inclusa.<br />Le cose non stanno così.<br />Le cose non stanno come, probabilmente, ci piacerebbe credere per sentirci rassicurati e rinfrancati.<br />Secondo lo studio, infatti, non solo non è detto che l’intervento umano in sede di revisione della decisione algoritmica corregga l’eventuale bias ma, anzi, è possibile che ne inserisca uno in una decisione algoritmica invece equa e non discriminatoria.<br />E, in fondo, è naturale che sia così perché bias e discriminazioni non nascono nelle sinapsi delle intelligenze artificiali ma nella nostra società, nascono dagli uomini e accompagnano gli uomini anche quando si ritrovano a dover verificare se gli algoritmi discriminino o meno.<br />Ma non basta.<br />Il punto è anche che quando si chiede a una persona di rivedere una decisione algoritmica c’è un doppio rischio in agguato: quello della crescente cieca fiducia degli uomini nelle macchine che, di fatto, finisce con l’azzerare l’utilità dell’intervento umano perché suggerisce all’uomo di appiattirsi sulla decisione algoritmica e quello dell’avversione preconcetta dell’uomo all’algoritmo che fa si che riveda la decisione algoritmica anche quando è corretta.<br />Insomma, almeno nel ruolo di revisori finali delle decisioni algoritmiche, gli uomini non sembrano migliori delle intelligenze artificiali e, certamente, non sembrano rappresentare la soluzione del problema.<br />Essendo il problema rappresentato dal rischio che gli algoritmi amplifichino le discriminazioni che già albergano nella società.<br />Ma allora, che fare?<br />Difficile riassumere le tante e buone idee – anche se non sempre facili da implementare e, probabilmente, mai, da sole, risolutive – presenti nel rapporto della Commissione.<br />Certamente, però, la trasparenza e l’esplicabilità della logica algoritmica dietro a ogni decisione può giocare un ruolo importante, così come il concentrarsi più sulla progettazione dell’algoritmo e sulla selezione dei dati di addestramento che sulla revisione della singola decisione finale.<br />Insomma se il controllo umano un ruolo può giocare dovrebbe essere sistemico e non episodico, al solo momento della decisione.<br />Ma vale la pena leggere lo studio per intero resistendo alla tentazione di farselo riassumere da un’intelligenza artificiale!<br />Non si sa mai!<br />Certo è che dovremmo smetterla di cercare rifugio nella parola antropocentrismo e di continuare a dire che basta lasciare agli umani l’ultima parola per sentirci al riparo da ogni rischio di discriminazione algoritmica.<br />Semplicemente non è così.<br />Buona giornata umana e, naturalmente, good morning privacy!<br />Link al rapporto: <a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://publications.jrc.ec.eu...</a>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64967944</guid><pubDate>Wed, 19 Mar 2025 06:08:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64967944/output.mp3" length="3577590" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’impatto dell’interazione tra uomini e intelligenza artificiale sulla discriminazione è il titolo dello studio appena pubblicato dal Policy Lab della Commissione europea.
Centodieci pagine tutte da leggere per convincersi, numeri, dati e esperimenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’impatto dell’interazione tra uomini e intelligenza artificiale sulla discriminazione è il titolo dello studio appena pubblicato dal Policy Lab della Commissione europea.<br />Centodieci pagine tutte da leggere per convincersi, numeri, dati e esperimenti alla mano che le cose sono più difficili di quanto non appaiano quando si tratta di garantire che le decisioni algoritmiche o – il che non è troppo diverso – i suggerimenti algoritmici di decisioni umane non incorrano in pericolose e gravi discriminazioni.<br />Troppo facile dire che è sufficiente lasciare all’uomo l’ultima parola e porlo nella condizione di rivedere le decisioni algoritmiche per scongiurare il rischio che un sistema per la selezione dei profili più adatti a ricoprire una certa posizione di lavoro non preferisca un uomo a una donna solo in ragione del genere o un tedesco a un italiano.<br />E, naturalmente, la stessa regola vale se gli algoritmi sono impiegati per decidere a chi dare credito o riconoscere un mutuo.<br />Così come in decine di altri casi, salute inclusa.<br />Le cose non stanno così.<br />Le cose non stanno come, probabilmente, ci piacerebbe credere per sentirci rassicurati e rinfrancati.<br />Secondo lo studio, infatti, non solo non è detto che l’intervento umano in sede di revisione della decisione algoritmica corregga l’eventuale bias ma, anzi, è possibile che ne inserisca uno in una decisione algoritmica invece equa e non discriminatoria.<br />E, in fondo, è naturale che sia così perché bias e discriminazioni non nascono nelle sinapsi delle intelligenze artificiali ma nella nostra società, nascono dagli uomini e accompagnano gli uomini anche quando si ritrovano a dover verificare se gli algoritmi discriminino o meno.<br />Ma non basta.<br />Il punto è anche che quando si chiede a una persona di rivedere una decisione algoritmica c’è un doppio rischio in agguato: quello della crescente cieca fiducia degli uomini nelle macchine che, di fatto, finisce con l’azzerare l’utilità dell’intervento umano perché suggerisce all’uomo di appiattirsi sulla decisione algoritmica e quello dell’avversione preconcetta dell’uomo all’algoritmo che fa si che riveda la decisione algoritmica anche quando è corretta.<br />Insomma, almeno nel ruolo di revisori finali delle decisioni algoritmiche, gli uomini non sembrano migliori delle intelligenze artificiali e, certamente, non sembrano rappresentare la soluzione del problema.<br />Essendo il problema rappresentato dal rischio che gli algoritmi amplifichino le discriminazioni che già albergano nella società.<br />Ma allora, che fare?<br />Difficile riassumere le tante e buone idee – anche se non sempre facili da implementare e, probabilmente, mai, da sole, risolutive – presenti nel rapporto della Commissione.<br />Certamente, però, la trasparenza e l’esplicabilità della logica algoritmica dietro a ogni decisione può giocare un ruolo importante, così come il concentrarsi più sulla progettazione dell’algoritmo e sulla selezione dei dati di addestramento che sulla revisione della singola decisione finale.<br />Insomma se il controllo umano un ruolo può giocare dovrebbe essere sistemico e non episodico, al solo momento della decisione.<br />Ma vale la pena leggere lo studio per intero resistendo alla tentazione di farselo riassumere da un’intelligenza artificiale!<br />Non si sa mai!<br />Certo è che dovremmo smetterla di cercare rifugio nella parola antropocentrismo e di continuare a dire che basta lasciare agli umani l’ultima parola per sentirci al riparo da ogni rischio di discriminazione algoritmica.<br />Semplicemente non è così.<br />Buona giornata umana e, naturalmente, good morning privacy!<br />Link al rapporto: <a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://publications.jrc.ec.eu...</a>.]]></itunes:summary><itunes:duration>224</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c058b825f987fae5dc6cb38b46c4a14.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>OpenAI chiama la Casa Bianca: meno regole o vince la Cina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/openai-chiama-la-casa-bianca-meno-regole-o-vince-la-cina--64949080</link><description><![CDATA[“Rafforzare la leadership americana in materia di IA e, così facendo, sbloccare la crescita economica, consolidare la competitività americana e proteggere la nostra sicurezza nazionale”.<br />Sono questi gli obiettivi dichiarati della proposta che OpenAI ha appena inviato alla Casa Bianca in vista dell’adozione da parte dell’amministrazione americana del piano d’azione statunitense sull’intelligenza artificiale.<br />La proposta è semplice: meno regole, meno legacci, meno copyright e meno privacy se si vuole che l’intelligenza artificiale a stelle e strisce continui a volare e non si lasci superare da quella della Repubblica Popolare cinese.<br />Se passasse la regola che inizia a affermarsi in alcuni Tribunali americani secondo la quale dare in pasto ai propri algoritmi per addestrarli tonnellate di opere protette da altrui diritti d’autore è vietato in assenza di un consenso dei titolari dei diritti, sarebbe la fine dell’intelligenza artificiale generativa americana.<br />Niente giri di parole, niente parafrasi, niente ingessature istituzionali.<br />Pochi concetti semplicissimi, anzi uno.<br />Se in Cina le fabbriche di intelligenza artificiale possono addestrare gli algoritmi senza chiedere permesso a nessuno su dati e contenuti ai quali le fabbriche americane non potranno accedere per ragioni di copyright e privacy, le prime avranno la meglio sulle seconde e, a quel punto, sicurezza nazionale, competitività e innovazione statunitensi traballeranno.<br />O almeno questo è quello che pensa Open AI.<br />All’amministrazione di Trump decidere che fare e scrivere il futuro.<br />Ma il messaggio è chiaro, così come la richiesta: smantellare senza perder tempo le leggi che in diversi Stati americani rallentano la corsa all’intelligenza artificiale e non cedere neppure per un istante alla tentazione di dar retta all’Europa e alle sue regole.<br />Se la proposta dovesse cadere nel vuoto e l’Amministrazione di Trump non dovesse accoglierla, il destino, secondo OpenAI, sarebbe segnato.<br />"I rapidi progressi osservati con DeepSeek della Repubblica Popolare Cinese, tra gli altri sviluppi recenti, dimostrano che la leadership degli Stati Uniti nell'intelligenza artificiale di frontiera è tutt'altro che garantita", sostengono gli uomini di Sam Altman.<br />Difficile, a leggere la proposta, non considerarla un segnale preoccupante della stagione della vita del mondo che stiamo vivendo, una stagione nella quale tutto sembra drammaticamente destinato ad appiattirsi nella dimensione economica e competitiva e i diritti e le libertà, inclusi quelli fondamentali, così come le regole, continuano a essere additati come inutili zavorre, sacrificabili e, anzi, da sacrificare di corsa e senza esitazione.<br />Mala tempora currunt direbbero i latini.<br />E avrebbero ragione.<br />Anche perché l’innovazione in nome della quale si chiede di smantellare principi di diritto ultrasecolari è una cosa completamente diversa.<br />C’è innovazione diceva Henry Ford solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.<br />Niente di più diverso e lontano da ciò a cui stiamo assistendo proprio a proposito dell’Intelligenza artificiale con i vantaggi economici e competitivi saldamente nelle mani di pochi che stanno rendendo semplicemente non più contendibili i mercati globali e quelli politici concentrati nelle mani di pochissimi, ovvero dei Governi più vicini ai pochi che dispongono delle tecnologie.<br />Tre minuti sono troppo pochi per affrontare una questione epocale come questa ma, forse, bastano a aprire un dialogo.<br />Parliamo certamente di come scrivere meglio le regole ma, per carità, non andiamo dietro a chi chiede di farne a meno.<br />Da questa corsa al ribasso dei diritti e delle libertà il mondo non ha niente da guadagnare.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64949080</guid><pubDate>Tue, 18 Mar 2025 06:54:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64949080/output.mp3" length="2910109" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>“Rafforzare la leadership americana in materia di IA e, così facendo, sbloccare la crescita economica, consolidare la competitività americana e proteggere la nostra sicurezza nazionale”.
Sono questi gli obiettivi dichiarati della proposta che OpenAI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Rafforzare la leadership americana in materia di IA e, così facendo, sbloccare la crescita economica, consolidare la competitività americana e proteggere la nostra sicurezza nazionale”.<br />Sono questi gli obiettivi dichiarati della proposta che OpenAI ha appena inviato alla Casa Bianca in vista dell’adozione da parte dell’amministrazione americana del piano d’azione statunitense sull’intelligenza artificiale.<br />La proposta è semplice: meno regole, meno legacci, meno copyright e meno privacy se si vuole che l’intelligenza artificiale a stelle e strisce continui a volare e non si lasci superare da quella della Repubblica Popolare cinese.<br />Se passasse la regola che inizia a affermarsi in alcuni Tribunali americani secondo la quale dare in pasto ai propri algoritmi per addestrarli tonnellate di opere protette da altrui diritti d’autore è vietato in assenza di un consenso dei titolari dei diritti, sarebbe la fine dell’intelligenza artificiale generativa americana.<br />Niente giri di parole, niente parafrasi, niente ingessature istituzionali.<br />Pochi concetti semplicissimi, anzi uno.<br />Se in Cina le fabbriche di intelligenza artificiale possono addestrare gli algoritmi senza chiedere permesso a nessuno su dati e contenuti ai quali le fabbriche americane non potranno accedere per ragioni di copyright e privacy, le prime avranno la meglio sulle seconde e, a quel punto, sicurezza nazionale, competitività e innovazione statunitensi traballeranno.<br />O almeno questo è quello che pensa Open AI.<br />All’amministrazione di Trump decidere che fare e scrivere il futuro.<br />Ma il messaggio è chiaro, così come la richiesta: smantellare senza perder tempo le leggi che in diversi Stati americani rallentano la corsa all’intelligenza artificiale e non cedere neppure per un istante alla tentazione di dar retta all’Europa e alle sue regole.<br />Se la proposta dovesse cadere nel vuoto e l’Amministrazione di Trump non dovesse accoglierla, il destino, secondo OpenAI, sarebbe segnato.<br />"I rapidi progressi osservati con DeepSeek della Repubblica Popolare Cinese, tra gli altri sviluppi recenti, dimostrano che la leadership degli Stati Uniti nell'intelligenza artificiale di frontiera è tutt'altro che garantita", sostengono gli uomini di Sam Altman.<br />Difficile, a leggere la proposta, non considerarla un segnale preoccupante della stagione della vita del mondo che stiamo vivendo, una stagione nella quale tutto sembra drammaticamente destinato ad appiattirsi nella dimensione economica e competitiva e i diritti e le libertà, inclusi quelli fondamentali, così come le regole, continuano a essere additati come inutili zavorre, sacrificabili e, anzi, da sacrificare di corsa e senza esitazione.<br />Mala tempora currunt direbbero i latini.<br />E avrebbero ragione.<br />Anche perché l’innovazione in nome della quale si chiede di smantellare principi di diritto ultrasecolari è una cosa completamente diversa.<br />C’è innovazione diceva Henry Ford solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.<br />Niente di più diverso e lontano da ciò a cui stiamo assistendo proprio a proposito dell’Intelligenza artificiale con i vantaggi economici e competitivi saldamente nelle mani di pochi che stanno rendendo semplicemente non più contendibili i mercati globali e quelli politici concentrati nelle mani di pochissimi, ovvero dei Governi più vicini ai pochi che dispongono delle tecnologie.<br />Tre minuti sono troppo pochi per affrontare una questione epocale come questa ma, forse, bastano a aprire un dialogo.<br />Parliamo certamente di come scrivere meglio le regole ma, per carità, non andiamo dietro a chi chiede di farne a meno.<br />Da questa corsa al ribasso dei diritti e delle libertà il mondo non ha niente da guadagnare.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning 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documento particolarmente importante per noi o per la nostra famiglia.<br />E foto che altri ci hanno mandato via mail o via whatsapp.<br />Niente di strano, quindi, che alcune delle foto presenti sul nostro smartphone vorremmo restassero meglio nascoste di altre a sguardi indiscreti o anche semplicemente curiosi.<br />Eppure sarà capitato anche a voi di trovarvi a scorrere le foto sul vostro smartphone alla presenza di qualcun altro, magari per ritrovare quello scontrino che proprio per non perdere avevate deciso di digitalizzare e che vi serve per cambiare un regalo di compleanno o la carta di imbarco da mostrare alla hostess all’imbarco del volo.<br />Certo si potrebbe prestare più attenzione e usare applicazioni diverse per finalità diverse.<br />Ma si sa come vanno le cose nella dimensione digitale.<br />Facciamo quello che interfacce e dispositivi ci rendono più facile fare che, non sempre, coincide con quello che sarebbe anche più opportuno o più prudente.<br />E così capita che anche foto che avremmo voluto restassero solo per noi o che, chi ce le ha condivise, avrebbe voluto restassero solo per noi finiscano con il finire sotto gli occhi di perfetti estranei.<br />Che fare?<br />C’è una soluzione semplice che, forse, merita una manciata di secondi dei tre minuti di questa mattina.<br />Installare sullo smartphone una qualsiasi tra le decine di applicazioni che servono esattamente a creare un album segreto e nascosto nel quale infilare le foto e i video che non vorremmo si confondessero con gli altri e restassero a portata di mano di chiunque.<br />O, se avete un Iphone, una cosa ancora più semplice: selezionare nella galleria tutte le foto che vorreste proteggere un po’ di più quindi, fare tap sui tre pallini in alto a destra e un altro tap sulla voce “nascondi”.<br />A quel punto le foto finiscono automaticamente dentro un album nascosto più degli altri e che, volendo, potete anche decidere di nascondere completamente a sguardi indiscreti e al quale, comunque, potrete accedere solo voi facendovi riconoscere dal vostro smartphone.<br />Abbastanza facile?<br />Credo di si.<br />Considerata la posta in gioco, secondo me, ne vale la pena.<br />Ma, naturalmente, a ciascuno fare la propria scelta.<br />Confesso che sin qui non avevo mai fatto caso all’esistenza di questa funzione e avendola scoperta mi è sembrato utile raccontarvela.<br />Che la usiate o meno, buona giornata e, naturalmente, goodmorningprivacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64929218</guid><pubDate>Mon, 17 Mar 2025 06:44:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64929218/output.mp3" length="2910109" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ormai i nostri smartphone contengono migliaia di foto.
15 mila quelle sul mio Iphone in questo momento.
Foto che raccontano la vita intera nella dimensione personale e in quella professionale.
Foto che abbiamo scattato per le finalità più diverse.
Per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ormai i nostri smartphone contengono migliaia di foto.<br />15 mila quelle sul mio Iphone in questo momento.<br />Foto che raccontano la vita intera nella dimensione personale e in quella professionale.<br />Foto che abbiamo scattato per le finalità più diverse.<br />Per immortalare momenti speciali nostri e di chi ci sta vicino, per ricordarci di come sono i nostri figli mentre crescono, per aiutarci a ritrovare la macchina o per avere a portata di mano la carta di imbarco di un aereo, l’etichetta di un vino, una copia di un documento particolarmente importante per noi o per la nostra famiglia.<br />E foto che altri ci hanno mandato via mail o via whatsapp.<br />Niente di strano, quindi, che alcune delle foto presenti sul nostro smartphone vorremmo restassero meglio nascoste di altre a sguardi indiscreti o anche semplicemente curiosi.<br />Eppure sarà capitato anche a voi di trovarvi a scorrere le foto sul vostro smartphone alla presenza di qualcun altro, magari per ritrovare quello scontrino che proprio per non perdere avevate deciso di digitalizzare e che vi serve per cambiare un regalo di compleanno o la carta di imbarco da mostrare alla hostess all’imbarco del volo.<br />Certo si potrebbe prestare più attenzione e usare applicazioni diverse per finalità diverse.<br />Ma si sa come vanno le cose nella dimensione digitale.<br />Facciamo quello che interfacce e dispositivi ci rendono più facile fare che, non sempre, coincide con quello che sarebbe anche più opportuno o più prudente.<br />E così capita che anche foto che avremmo voluto restassero solo per noi o che, chi ce le ha condivise, avrebbe voluto restassero solo per noi finiscano con il finire sotto gli occhi di perfetti estranei.<br />Che fare?<br />C’è una soluzione semplice che, forse, merita una manciata di secondi dei tre minuti di questa mattina.<br />Installare sullo smartphone una qualsiasi tra le decine di applicazioni che servono esattamente a creare un album segreto e nascosto nel quale infilare le foto e i video che non vorremmo si confondessero con gli altri e restassero a portata di mano di chiunque.<br />O, se avete un Iphone, una cosa ancora più semplice: selezionare nella galleria tutte le foto che vorreste proteggere un po’ di più quindi, fare tap sui tre pallini in alto a destra e un altro tap sulla voce “nascondi”.<br />A quel punto le foto finiscono automaticamente dentro un album nascosto più degli altri e che, volendo, potete anche decidere di nascondere completamente a sguardi indiscreti e al quale, comunque, potrete accedere solo voi facendovi riconoscere dal vostro smartphone.<br />Abbastanza facile?<br />Credo di si.<br />Considerata la posta in gioco, secondo me, ne vale la pena.<br />Ma, naturalmente, a ciascuno fare la propria scelta.<br />Confesso che sin qui non avevo mai fatto caso all’esistenza di questa funzione e avendola scoperta mi è sembrato utile raccontarvela.<br />Che la usiate o meno, buona giornata e, naturalmente, goodmorningprivacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>182</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/90235eb90513c03163a8904c0051b271.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La spia nel Bluetooh</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-spia-nel-bluetooh--64804909</link><description><![CDATA[Chi di noi non utilizza il Bluetooth per collegare il proprio smartphone o tablet a uno qualsiasi tra i miliardi di oggetti connessi che ormai affollano le nostre vite, uno di quelli che indossiamo e che spopolano nelle nostre case, nei nostri uffici e nelle nostre automobili? <br /><br />Un paio di tap con lo schermo e assumiamo il controllo del mondo che ci sta attorno proprio grazie al Bluetooth.<br />È per questo che la recentissima scoperta di due ricercatori spagnoli, Miguel Tarascó Acuna e Antonio Vazquez Blanco ha fatto rapidamente il giro del mondo.<br /><br />Secondo i due, l’ESP32, una componente installata in oltre un miliardo di oggetti destinati a essere utilizzati proprio attraverso Bluetooth, e che ha proprio il compito di abilitare la connessione, conterrebbe una quantità rilevante di funzionalità non documentate dalla società produttrice, la cinese Espressif che potrebbero, senza sforzi enormi, consentire a terzi di acquisire il controllo del nostro oggetto connesso e, attraverso quest’ultimo anche di accedere al nostro smartphone.<br /><br />E se accadesse naturalmente sarebbe come avere una spia in casa, in ufficio, in automobile o, addirittura in tasca.<br /><br />Insomma una cosa seria.<br /><br />Resa ancora più seria in ragione della circostanza che il microcontrollore in questione, complice il suo costo modesto, avrebbe a lungo spopolato sul mercato della componentistica e la stessa azienda, lo scorso anno, avrebbe dichiarato di aver venduto un miliardo di pezzi.<br /><br />Gli ingredienti della tempesta perfetta, quindi, ci sono tutti: una vulnerabilità relativa a una funzionalità come la connettività Bluetooth, figlia di una componente straordinariamente diffusa che è capace di consegnare agli aggressori il controllo dei nostri dispositivi.<br /><br />Una notizia che, confesso, non avrei dato, non essendo in grado di verificarne direttamente l’attendibilità, se non fosse che la società cinese, produttrice della componente finita sotto la lente dei ricercatori, ha ammesso l’esistenza delle funzionalità non documentate individuate e, pur ridimensionandone la pericolosità, ha dichiarato di aver intenzione di rimuoverle in occasione del prossimo aggiornamento della tecnologia.<br /><br />Insomma, sarà un po’ più pericolosa come sostengono i ricercatori o un po’ meno pericolosa come sostiene la società produttrice, ma la vulnerabilità esiste.<br /><br />Ora la domanda per iniziare bene la giornata è che fare, visto che non sappiamo se nei nostri dispositivi c’è o non c’è la componente in questione?<br />In relazione al caso specifico poco salvo – ma questa è una regola generale – fare sempre tutti gli aggiornamenti software e firmware che ci sono proposti dai produttori dei dispositivi che utilizziamo.<br />E, però, forse, la notizia vale a suggerirci un briciolo di attenzione in più la prossima volta che con la consueta leggerezza avremo la tentazione di connettere il nostro smartphone, ormai custode ultimo della nostra intera esistenza, con questo o quel dispositivo bluetooth nostro o di terzi.<br />Insomma, come sempre, prudenza e non terrore.<br /><br />Buona giornata e ovviamente good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64804909</guid><pubDate>Tue, 11 Mar 2025 07:12:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64804909/output.mp3" length="3130792" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Chi di noi non utilizza il Bluetooth per collegare il proprio smartphone o tablet a uno qualsiasi tra i miliardi di oggetti connessi che ormai affollano le nostre vite, uno di quelli che indossiamo e che spopolano nelle nostre case, nei nostri uffici...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi di noi non utilizza il Bluetooth per collegare il proprio smartphone o tablet a uno qualsiasi tra i miliardi di oggetti connessi che ormai affollano le nostre vite, uno di quelli che indossiamo e che spopolano nelle nostre case, nei nostri uffici e nelle nostre automobili? <br /><br />Un paio di tap con lo schermo e assumiamo il controllo del mondo che ci sta attorno proprio grazie al Bluetooth.<br />È per questo che la recentissima scoperta di due ricercatori spagnoli, Miguel Tarascó Acuna e Antonio Vazquez Blanco ha fatto rapidamente il giro del mondo.<br /><br />Secondo i due, l’ESP32, una componente installata in oltre un miliardo di oggetti destinati a essere utilizzati proprio attraverso Bluetooth, e che ha proprio il compito di abilitare la connessione, conterrebbe una quantità rilevante di funzionalità non documentate dalla società produttrice, la cinese Espressif che potrebbero, senza sforzi enormi, consentire a terzi di acquisire il controllo del nostro oggetto connesso e, attraverso quest’ultimo anche di accedere al nostro smartphone.<br /><br />E se accadesse naturalmente sarebbe come avere una spia in casa, in ufficio, in automobile o, addirittura in tasca.<br /><br />Insomma una cosa seria.<br /><br />Resa ancora più seria in ragione della circostanza che il microcontrollore in questione, complice il suo costo modesto, avrebbe a lungo spopolato sul mercato della componentistica e la stessa azienda, lo scorso anno, avrebbe dichiarato di aver venduto un miliardo di pezzi.<br /><br />Gli ingredienti della tempesta perfetta, quindi, ci sono tutti: una vulnerabilità relativa a una funzionalità come la connettività Bluetooth, figlia di una componente straordinariamente diffusa che è capace di consegnare agli aggressori il controllo dei nostri dispositivi.<br /><br />Una notizia che, confesso, non avrei dato, non essendo in grado di verificarne direttamente l’attendibilità, se non fosse che la società cinese, produttrice della componente finita sotto la lente dei ricercatori, ha ammesso l’esistenza delle funzionalità non documentate individuate e, pur ridimensionandone la pericolosità, ha dichiarato di aver intenzione di rimuoverle in occasione del prossimo aggiornamento della tecnologia.<br /><br />Insomma, sarà un po’ più pericolosa come sostengono i ricercatori o un po’ meno pericolosa come sostiene la società produttrice, ma la vulnerabilità esiste.<br /><br />Ora la domanda per iniziare bene la giornata è che fare, visto che non sappiamo se nei nostri dispositivi c’è o non c’è la componente in questione?<br />In relazione al caso specifico poco salvo – ma questa è una regola generale – fare sempre tutti gli aggiornamenti software e firmware che ci sono proposti dai produttori dei dispositivi che utilizziamo.<br />E, però, forse, la notizia vale a suggerirci un briciolo di attenzione in più la prossima volta che con la consueta leggerezza avremo la tentazione di connettere il nostro smartphone, ormai custode ultimo della nostra intera esistenza, con questo o quel dispositivo bluetooth nostro o di terzi.<br />Insomma, come sempre, prudenza e non terrore.<br /><br />Buona giornata e ovviamente good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>196</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e02f84aab3efc4df5148edbe7290d41c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tre mesi all’anno sullo smartphone. Meno forse si può!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tre-mesi-all-anno-sullo-smartphone-meno-forse-si-puo--64786310</link><description><![CDATA[Quasi sei ore al giorno, 5 ore e 55 minuti per l’esattezza davanti allo schermo di uno smartphone, di un tablet o di un PC.<br /><br /> È questo il tempo medio che spendiamo in Europa davanti ai nostri dispositivi.<br /> In Italia 176 minuti, sempre in media, solo a fissare lo schermo dello smartphone.<br /> Tre mesi all’anno con gli occhi puntati sullo smartphone secondo il rapporto We Are Social 2024.<br /> Tempo sprecato o tempo bene investito o, comunque, da impegnare necessariamente così?<br /> Difficile se non impossibile a dirsi.<br /> Le variabili sono infinite.<br /> Quelle soggettive e quelle legate al tipo di uso che si fa dei dispositivi digitali e dello smartphone in particolare.<br /> Un rischio di dipendenza, tuttavia, esiste certamente.<br /> E esiste anche un rischio di distrazione.<br /> Senza dire – anche se è la ragione principale per la quale dedico al tema questo episodio di Goodmorning Privacy – che più siamo davanti a un dispositivo digitale, più di noi raccontiamo a una pletora di soggetti.<br /> Quante volte ci capita di prendere in mano lo smartphone con l’idea di rimetterlo giù immediatamente dopo aver scritto un messaggio o controllato il meteo e, di scoprire, cinque o dieci minuti più tardi che lo abbiamo ancora tra le mani e che, magari, qualche notifica ci ha portato a cambiare programma?<br /> A me capita spesso.<br /> Il fenomeno è globale e con insistenza crescente in giro per il mondo in tanti iniziano a ragionare su come allentare questa dipendenza e diminuire le distrazioni a mezzo smartphone.<br /> In questa discussione tra tanti elementi di incertezza c’è una convergenza: la conoscenza e potere!<br /> Quindi impostare sul nostro smartphone e sugli altri dispositivi uno qualsiasi tra i tanti strumenti di monitoraggio della nostra attività online oggi disponibili, uno qualsiasi di quelli che ci dicono quanto tempo abbiamo usato il dispositivo alla fine della giornata, quanto siamo stati sui social, quanto sulle app di messagistica, quanto connessi, quanto a giocare e così via sembra, decisamente, una scelta saggia.<br /> Una volta acquisita conoscenza scientifica e aritmetica di queste informazioni abbiamo una chance di correre ai ripari o, almeno, di valutare se sia il caso di farlo!<br /> E se decidessimo di si, cosa possiamo fare?<br /> Innanzitutto, ci sono decine di app che consentono di impostare limiti temporali all’utilizzo dell’intero dispositivo, di certe categorie di applicazioni o, anche a specifiche applicazioni.<br /> Certo siamo noi a impostare i blocchi e siamo sempre noi a poterli superare con un tap sullo schermo.<br /> Ma, certamente, è meglio di niente almeno per i più volitivi tra noi.<br /> Esistono anche app con analoghe funzioni ma che rendono più complicata la vita in caso di ripensamento, ovvero se ci viene voglia di sbloccare i limiti che abbiamo impostato perché richiedono di utilizzare un apposito oggetto fisico che si può anche decidere di non avere sempre con sé.<br /> E, poi, ci sono rimedi più drastici e, come spesso capita, più utili: non è detto, per esempio, che lo smartphone debba star sempre con noi e che noi lo si debba utilizzare anche per attività che potremmo fare altrimenti.<br /> Ci sono, per esempio, decine di dispositivi per leggere e scrivere senza distrazioni social di qualsivoglia genere.<br /> E ci sono dispositivi da polso che possono tenerci compagnia mentre facciamo fitness al posto di smartwatch e smartphones.<br /> Così come in giro per il mondo c’è tanta gente che sta riscoprendo il piacere di uscire, magari la sera o nel week end, lasciando a casa lo smartphone, con in tasca telefonini meno smart, che servono solo per telefonare o, in qualche caso, per gestire un paio di app di messaggistica.<br /> Insomma è naturalmente una questione di scelte personali e personalissime ma, forse, vale la pena di sapere che le soluzioni per ridimensionare la nostra dipendenza da certi dispositivi o per consentire loro di distrarci meno, esistono.<br /><br /> Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64786310</guid><pubDate>Mon, 10 Mar 2025 09:43:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64786310/output.mp3" length="4124281" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quasi sei ore al giorno, 5 ore e 55 minuti per l’esattezza davanti allo schermo di uno smartphone, di un tablet o di un PC.

È questo il tempo medio che spendiamo in Europa davanti ai nostri dispositivi.
In Italia 176 minuti, sempre in media, solo a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quasi sei ore al giorno, 5 ore e 55 minuti per l’esattezza davanti allo schermo di uno smartphone, di un tablet o di un PC.<br /><br /> È questo il tempo medio che spendiamo in Europa davanti ai nostri dispositivi.<br /> In Italia 176 minuti, sempre in media, solo a fissare lo schermo dello smartphone.<br /> Tre mesi all’anno con gli occhi puntati sullo smartphone secondo il rapporto We Are Social 2024.<br /> Tempo sprecato o tempo bene investito o, comunque, da impegnare necessariamente così?<br /> Difficile se non impossibile a dirsi.<br /> Le variabili sono infinite.<br /> Quelle soggettive e quelle legate al tipo di uso che si fa dei dispositivi digitali e dello smartphone in particolare.<br /> Un rischio di dipendenza, tuttavia, esiste certamente.<br /> E esiste anche un rischio di distrazione.<br /> Senza dire – anche se è la ragione principale per la quale dedico al tema questo episodio di Goodmorning Privacy – che più siamo davanti a un dispositivo digitale, più di noi raccontiamo a una pletora di soggetti.<br /> Quante volte ci capita di prendere in mano lo smartphone con l’idea di rimetterlo giù immediatamente dopo aver scritto un messaggio o controllato il meteo e, di scoprire, cinque o dieci minuti più tardi che lo abbiamo ancora tra le mani e che, magari, qualche notifica ci ha portato a cambiare programma?<br /> A me capita spesso.<br /> Il fenomeno è globale e con insistenza crescente in giro per il mondo in tanti iniziano a ragionare su come allentare questa dipendenza e diminuire le distrazioni a mezzo smartphone.<br /> In questa discussione tra tanti elementi di incertezza c’è una convergenza: la conoscenza e potere!<br /> Quindi impostare sul nostro smartphone e sugli altri dispositivi uno qualsiasi tra i tanti strumenti di monitoraggio della nostra attività online oggi disponibili, uno qualsiasi di quelli che ci dicono quanto tempo abbiamo usato il dispositivo alla fine della giornata, quanto siamo stati sui social, quanto sulle app di messagistica, quanto connessi, quanto a giocare e così via sembra, decisamente, una scelta saggia.<br /> Una volta acquisita conoscenza scientifica e aritmetica di queste informazioni abbiamo una chance di correre ai ripari o, almeno, di valutare se sia il caso di farlo!<br /> E se decidessimo di si, cosa possiamo fare?<br /> Innanzitutto, ci sono decine di app che consentono di impostare limiti temporali all’utilizzo dell’intero dispositivo, di certe categorie di applicazioni o, anche a specifiche applicazioni.<br /> Certo siamo noi a impostare i blocchi e siamo sempre noi a poterli superare con un tap sullo schermo.<br /> Ma, certamente, è meglio di niente almeno per i più volitivi tra noi.<br /> Esistono anche app con analoghe funzioni ma che rendono più complicata la vita in caso di ripensamento, ovvero se ci viene voglia di sbloccare i limiti che abbiamo impostato perché richiedono di utilizzare un apposito oggetto fisico che si può anche decidere di non avere sempre con sé.<br /> E, poi, ci sono rimedi più drastici e, come spesso capita, più utili: non è detto, per esempio, che lo smartphone debba star sempre con noi e che noi lo si debba utilizzare anche per attività che potremmo fare altrimenti.<br /> Ci sono, per esempio, decine di dispositivi per leggere e scrivere senza distrazioni social di qualsivoglia genere.<br /> E ci sono dispositivi da polso che possono tenerci compagnia mentre facciamo fitness al posto di smartwatch e smartphones.<br /> Così come in giro per il mondo c’è tanta gente che sta riscoprendo il piacere di uscire, magari la sera o nel week end, lasciando a casa lo smartphone, con in tasca telefonini meno smart, che servono solo per telefonare o, in qualche caso, per gestire un paio di app di messaggistica.<br /> Insomma è naturalmente una questione di scelte personali e personalissime ma, forse, vale la pena di sapere che le soluzioni per ridimensionare la nostra dipendenza da certi dispositivi o per consentire loro di distrarci meno,...]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dimmi chi sei sui social e ti dirò se puoi entrare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dimmi-chi-sei-sui-social-e-ti-diro-se-puoi-entrare--64743192</link><description><![CDATA[Mala tempura currunt almeno per le cose della privacy, almeno negli Stati Uniti d’America anche se certe idee, sfortunatamente, sono contagiose e corrono più veloci di quanto dovrebbero.<br />Chi ne dubitasse può leggere la proposta appena messa in consultazione pubblica delle nuove regole con le quali la seconda amministrazione Trump vorrebbe disciplinare le domande di cittadinanza e di residenza.<br />Secondo quanto si legge nella proposta per sperare in una risposta positiva bisognerebbe mettere a disposizione dei funzionari di Governo l’intera propria storia sui social network.<br />Una sorta di social investigation, indispensabile, stando a quanto sostiene l’amministrazione, per esser certi di dare la luce verde a chi lo merita per davvero.<br />Una misura sproporzionata e liberticida secondo le associazioni per la difesa dei diritti civili.<br />Certamente – e, a prescindere dalle diverse possibili opinioni – una dimostrazione plastica di quello che si intende quando si dice che il fine giustifica i mezzi.<br />Negli USA, in questo momento, almeno a questo proposito, sembrano esserne convinti.<br />E, quindi, si trova naturale – apparendo, forse peraltro sbagliando, tecnologicamente possibile - valutare una persona che chiede la cittadinanza americana non per chi è ma per chi è stata o, forse, meglio ancora, per chi appare essere stata dall’analisi dei suoi profili social.<br />Un’analisi, peraltro, che è facile immaginare, in considerazione della quantità enorme e dell’eterogeneità dei dati e delle informazioni presenti sui social, sarà presto demandata a algoritmi addestrati chissà come e, magari, pieni di bias e pregiudizi di ogni tipo.<br />Qualcuno, magari, verrà tenuto fuori per aver postato questa o quella foto che lo ritrae mentre manifesta contro quella o questa iniziativa del Governo in carica o perché l’algoritmo confonderà per vero un suo travestimento carnevalesco che lo ritrae con gli abiti di un qualche criminale cinematografico.<br />Difficile anche solo immaginare, se le nuove regole entrassero in vigore nella loro attuale formulazione, come cambierebbe il rapporto tra i social network e chiunque pensi di potersi un giorno trovare a dover chiedere la cittadinanza americana.<br />Magari, anche solo la pubblicazione di un podcast come questo, critico rispetto a un’idea che non appare tra le migliori possibile, potrebbe costare a qualcuno la cittadinanza.<br />Oggettivamente una compressione enorme delle libertà fondamentali di milioni di persone, a cominciare proprio da quel primo emendamento così caro oltre oceano.<br />E i maligni già dicono che si comincia con gli immigrati ma presto si chiederà altrettanto ai cittadini americani, magari per la loro assunzione nella pubblica amministrazione.<br />E non è da escludere vada proprio così perché quando una tecnologia esiste e la si comincia a usare in un certo ambito, il più delle volte con l’alibi che si tratta di un casa eccezionale e che si tratta di una misura straordinaria, poi estenderne l’ambito di applicazione a situazioni meno eccezionali diventa facile, troppo facile.<br />Stiamo a vedere.<br />C’è ancora tempo, due mesi, per sperare che la consultazione pubblica suggerisca un ripensamento.<br />Frattanto buona giornata e good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64743192</guid><pubDate>Fri, 07 Mar 2025 06:53:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64743192/output.mp3" length="3557528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Mala tempura currunt almeno per le cose della privacy, almeno negli Stati Uniti d’America anche se certe idee, sfortunatamente, sono contagiose e corrono più veloci di quanto dovrebbero.
Chi ne dubitasse può leggere la proposta appena messa in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mala tempura currunt almeno per le cose della privacy, almeno negli Stati Uniti d’America anche se certe idee, sfortunatamente, sono contagiose e corrono più veloci di quanto dovrebbero.<br />Chi ne dubitasse può leggere la proposta appena messa in consultazione pubblica delle nuove regole con le quali la seconda amministrazione Trump vorrebbe disciplinare le domande di cittadinanza e di residenza.<br />Secondo quanto si legge nella proposta per sperare in una risposta positiva bisognerebbe mettere a disposizione dei funzionari di Governo l’intera propria storia sui social network.<br />Una sorta di social investigation, indispensabile, stando a quanto sostiene l’amministrazione, per esser certi di dare la luce verde a chi lo merita per davvero.<br />Una misura sproporzionata e liberticida secondo le associazioni per la difesa dei diritti civili.<br />Certamente – e, a prescindere dalle diverse possibili opinioni – una dimostrazione plastica di quello che si intende quando si dice che il fine giustifica i mezzi.<br />Negli USA, in questo momento, almeno a questo proposito, sembrano esserne convinti.<br />E, quindi, si trova naturale – apparendo, forse peraltro sbagliando, tecnologicamente possibile - valutare una persona che chiede la cittadinanza americana non per chi è ma per chi è stata o, forse, meglio ancora, per chi appare essere stata dall’analisi dei suoi profili social.<br />Un’analisi, peraltro, che è facile immaginare, in considerazione della quantità enorme e dell’eterogeneità dei dati e delle informazioni presenti sui social, sarà presto demandata a algoritmi addestrati chissà come e, magari, pieni di bias e pregiudizi di ogni tipo.<br />Qualcuno, magari, verrà tenuto fuori per aver postato questa o quella foto che lo ritrae mentre manifesta contro quella o questa iniziativa del Governo in carica o perché l’algoritmo confonderà per vero un suo travestimento carnevalesco che lo ritrae con gli abiti di un qualche criminale cinematografico.<br />Difficile anche solo immaginare, se le nuove regole entrassero in vigore nella loro attuale formulazione, come cambierebbe il rapporto tra i social network e chiunque pensi di potersi un giorno trovare a dover chiedere la cittadinanza americana.<br />Magari, anche solo la pubblicazione di un podcast come questo, critico rispetto a un’idea che non appare tra le migliori possibile, potrebbe costare a qualcuno la cittadinanza.<br />Oggettivamente una compressione enorme delle libertà fondamentali di milioni di persone, a cominciare proprio da quel primo emendamento così caro oltre oceano.<br />E i maligni già dicono che si comincia con gli immigrati ma presto si chiederà altrettanto ai cittadini americani, magari per la loro assunzione nella pubblica amministrazione.<br />E non è da escludere vada proprio così perché quando una tecnologia esiste e la si comincia a usare in un certo ambito, il più delle volte con l’alibi che si tratta di un casa eccezionale e che si tratta di una misura straordinaria, poi estenderne l’ambito di applicazione a situazioni meno eccezionali diventa facile, troppo facile.<br />Stiamo a vedere.<br />C’è ancora tempo, due mesi, per sperare che la consultazione pubblica suggerisca un ripensamento.<br />Frattanto buona giornata e good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Diario di un chatbot sentimentale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/diario-di-un-chatbot-sentimentale--64716385</link><description><![CDATA[Avete mai provato a lanciare una ricerca su YouTube scrivendo semplicemente “In love with a chatbot”?<br /><br />Se lo fate vi imbatterete in migliaia di video, in ogni lingua del mondo che raccontano di storie d’amore tutte egualmente realmente accadute tra persone in carne ed ossa, donne e uomini e chatbot.<br />Quello che abbiamo appena sentito è l’inizio di un’intervista a Alaina Winters, moglie innamorata di un chatbot.<br />Ma è solo una tra migliaia.<br />E proprio i chatbot e l’amore, insieme ai chatbot e l’amicizia, il sesso, la morte, la psicoterapia e tanti altri argomenti sono protagonisti del mio ultimo libro scritto per i tipi di Luiss Press con una prefazione di Massimo Chiriatti.<br />Il titolo è “Diario di un chatbot sentimentale”.<br />Tanto basta per dover immediatamente confessare la natura autopromozionale di questo episodio di goodmorning privacy che, infatti, esce senza l’hastag di #cosedagarante perché non lo è.<br />Ma detto questo le questioni protagoniste del libro credo siano tanto importanti quanto sottovalutate perché, già oggi, centinaia di milioni di persone in giro per il mondo hanno aperto le porte della loro vita a chatbot di ogni genere e instaurato con queste entità non umane relazioni diversamente profonde nell’ambito delle quali, tuttavia, stanno condividendo con le società che gestiscono i relativi servizi commerciali una quantità enorme di frammenti della loro intimità.<br />E, come se non bastasse, stanno ponendo questi chatbot o, meglio, chi li controlla nella condizione di etero guidare – come fanno talvolta le persone che ci sono più vicine – nostri comportamenti e nostre scelte negli ambiti più diverse.<br />Talvolta con conseguenze anche drammatiche che sono già, sfortunatamente, arrivate al suicidio.<br />È una storia, quella della relazione tra uomini e chatbot molto più risalente nel tempo di quanto i più generalmente non immaginano, una storia che inizia nel 1966 con Eliza, il nonno o la nonna – a seconda del genere che si vuole attribuire a chi un genere non ce l’ha – di tutti i chatbot nato o, appunto, nata dalla mente geniale di Joseph Weizenbaum, lo scienziato che dopo averle o avergli dato i natali decise che lasciarlo o lasciarla sbarcare sul mercato sarebbe stato troppo pericoloso perché l’umanità non era pronta a confrontarsi con lei o con lui.<br />E, probabilmente, aveva ragione.<br />Il libro il cui titolo è la parafrasi del celeberrimo Diario di un killer sentimentale di Sepulveda prova a mettere in fila, con toni colloquiali e divulgativi, una serie di fatti che raccontano della pervasività del fenomeno, dei rischi – inclusi quelli relativi alle cose della privacy – con i quali dobbiamo confrontarci, delle regole che mancano e di quelle che ci sarebbero ma non vengono rispettate.<br />Ma, soprattutto, di quanto i timori di Weizenbaum di ieri siano ancora attuali e di quanto il problema non siano tanto i chatbot quanto le persone che non sono verosimilmente pronte ad averli per amici, amanti, mogli, mariti, emuli di affetti defunti o psicoanalisti.<br />C’è, insomma, un’emergenza che non possiamo, credo, permetterci il lusso di etichettare come un gioco perché ha un impatto straordinario sulle nostre vite e sulla società nel suo complesso come suggeriscono le tante storie che ho provato a raccontare.<br />Il libro sarà in vendita da domani online e nelle librerie, a cominciare, naturalmente, dal sito dell’editore.<br />Scusate per l’autopromozione, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!<br /><br /><a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/diario-di-un-chatbot-sentimentale-guido-scorza-libri-luiss-university-press/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://luissuniversitypress.i...</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64716385</guid><pubDate>Wed, 05 Mar 2025 19:53:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64716385/output.mp3" length="4357920" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Avete mai provato a lanciare una ricerca su YouTube scrivendo semplicemente “In love with a chatbot”?

Se lo fate vi imbatterete in migliaia di video, in ogni lingua del mondo che raccontano di storie d’amore tutte egualmente realmente accadute tra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avete mai provato a lanciare una ricerca su YouTube scrivendo semplicemente “In love with a chatbot”?<br /><br />Se lo fate vi imbatterete in migliaia di video, in ogni lingua del mondo che raccontano di storie d’amore tutte egualmente realmente accadute tra persone in carne ed ossa, donne e uomini e chatbot.<br />Quello che abbiamo appena sentito è l’inizio di un’intervista a Alaina Winters, moglie innamorata di un chatbot.<br />Ma è solo una tra migliaia.<br />E proprio i chatbot e l’amore, insieme ai chatbot e l’amicizia, il sesso, la morte, la psicoterapia e tanti altri argomenti sono protagonisti del mio ultimo libro scritto per i tipi di Luiss Press con una prefazione di Massimo Chiriatti.<br />Il titolo è “Diario di un chatbot sentimentale”.<br />Tanto basta per dover immediatamente confessare la natura autopromozionale di questo episodio di goodmorning privacy che, infatti, esce senza l’hastag di #cosedagarante perché non lo è.<br />Ma detto questo le questioni protagoniste del libro credo siano tanto importanti quanto sottovalutate perché, già oggi, centinaia di milioni di persone in giro per il mondo hanno aperto le porte della loro vita a chatbot di ogni genere e instaurato con queste entità non umane relazioni diversamente profonde nell’ambito delle quali, tuttavia, stanno condividendo con le società che gestiscono i relativi servizi commerciali una quantità enorme di frammenti della loro intimità.<br />E, come se non bastasse, stanno ponendo questi chatbot o, meglio, chi li controlla nella condizione di etero guidare – come fanno talvolta le persone che ci sono più vicine – nostri comportamenti e nostre scelte negli ambiti più diverse.<br />Talvolta con conseguenze anche drammatiche che sono già, sfortunatamente, arrivate al suicidio.<br />È una storia, quella della relazione tra uomini e chatbot molto più risalente nel tempo di quanto i più generalmente non immaginano, una storia che inizia nel 1966 con Eliza, il nonno o la nonna – a seconda del genere che si vuole attribuire a chi un genere non ce l’ha – di tutti i chatbot nato o, appunto, nata dalla mente geniale di Joseph Weizenbaum, lo scienziato che dopo averle o avergli dato i natali decise che lasciarlo o lasciarla sbarcare sul mercato sarebbe stato troppo pericoloso perché l’umanità non era pronta a confrontarsi con lei o con lui.<br />E, probabilmente, aveva ragione.<br />Il libro il cui titolo è la parafrasi del celeberrimo Diario di un killer sentimentale di Sepulveda prova a mettere in fila, con toni colloquiali e divulgativi, una serie di fatti che raccontano della pervasività del fenomeno, dei rischi – inclusi quelli relativi alle cose della privacy – con i quali dobbiamo confrontarci, delle regole che mancano e di quelle che ci sarebbero ma non vengono rispettate.<br />Ma, soprattutto, di quanto i timori di Weizenbaum di ieri siano ancora attuali e di quanto il problema non siano tanto i chatbot quanto le persone che non sono verosimilmente pronte ad averli per amici, amanti, mogli, mariti, emuli di affetti defunti o psicoanalisti.<br />C’è, insomma, un’emergenza che non possiamo, credo, permetterci il lusso di etichettare come un gioco perché ha un impatto straordinario sulle nostre vite e sulla società nel suo complesso come suggeriscono le tante storie che ho provato a raccontare.<br />Il libro sarà in vendita da domani online e nelle librerie, a cominciare, naturalmente, dal sito dell’editore.<br />Scusate per l’autopromozione, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!<br /><br /><a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/diario-di-un-chatbot-sentimentale-guido-scorza-libri-luiss-university-press/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://luissuniversitypress.i...</a>]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/692be786df308236d316a9294e118f22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pornodeep-fake tra i ragazzi. È un’emergenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pornodeep-fake-tra-i-ragazzi-e-un-emergenza--64706682</link><description><![CDATA[Fa male ma va letta sino in fondo la ricerca appena pubblicata da Thorn, l’organizzazione non profit americana che si occupa della tutela dei bambini in particolare nei casi di abusi sessuali.<br />L’unica buona notizia – si fa per dire – è che i più piccoli, nella stragrande maggioranza dei casi (84%), hanno chiaro che la generazione e condivisione di immagini di deepfake sessualmente esplicite è una condotta capace di danneggiare gravissimamente la vittima.<br />Gli altri dati sono tutti egualmente preoccupanti.<br />A cominciare da quello secondo il quale il 2% dei ragazzi avrebbe già prodotto immagini di deepfake sessualmente esplicito di adulti e coetanei.<br />E il 65% di chi li ha generati li ha poi condivisi, con le vittime o con un pubblico più o meno ampio, via app di messaggistica e social media.<br />Al riguardo, peraltro, i ricercatori fanno notare che verosimilmente questi dati peccano per difetto perché molti dei partecipanti alla ricerca essendo consapevoli del disvalore della condotta potrebbero aver scelto di non confessare di aver generato e condiviso contenuti sessualmente espliciti prodotti a mezzo deepfake.<br />E che il fenomeno abbia dimensioni già immense lo suggerisce la circostanza che quasi la metà del campione intervistato sa esattamente di cosa si sta parlando, il 10% conosce almeno una vittima di porno deepfake e il 6% ne è già stato vittima.<br />Insomma, il fenomeno appartiene all’esperienza di vita della più parte delle ragazze e dei ragazzi minori di diciotto anni.<br />E, sebbene i dati si riferiscano alla popolazione americana, non credo ci sia ragione per dubitare che da questa parte dell’oceano le cose stiano andando diversamente.<br />Ma come e dove i più giovani trovano app e piattaforme per lanciarsi nella produzione di questo genere di materiale?<br />La risposta è scontata ma, forse, tanto non basta per accettarla con rassegnazione: sui social network nel 71% dei casi e attraverso i motori di ricerca nel 53%.<br />E la stragrande maggioranza degli intervistati tra quelli che dichiara di aver utilizzato app e soluzioni per la generazione di porno deepfake, confessa di averli trovati facilissimi da usare.<br />La sintesi è drammatica.<br />Tutti d’accordo – bambini inclusi – che mettere il viso di una persona su un corpo nudo e, magari, intento in attività sessuale di chicchessia è grave e può letteralmente distruggere una vita, specie se il volto in questione è quello di un adolescente.<br />Eppure trovare e usare queste soluzioni è e resta alla portata di chiunque, bambini inclusi.<br />A me sembra semplicemente intollerabile.<br />Perché mai questo genere di soluzioni dovrebbe essere pubblicizzato in spazi digitali frequentati dai più piccoli o, il che è lo stesso, perché mai bambini dovrebbero frequentare spazi nei quali questo genere di soluzioni è pubblicizzato?<br />E, soprattutto, perché queste app e servizi sono lasciati liberamente accessibili ai più piccoli pur essendo tutti consapevoli della loro pericolosità?<br />E, poi, ancora: perché i fornitori di questi servizi non dovrebbero essere tenuti a verificare che chi li usa abbia i diritti per “incollare” il volto di una persona su un corpo nudo di un’altra?<br />La questione, insomma, ci sta un po’ sfuggendo di mano o, forse, non ne abbiamo ancora compreso sino in fondo la portata.<br />Ma se non si interviene di corsa, ci si va male, in tanti e, in qualche caso, in maniera irreparabile.<br />Lo so, ancora una volta, non è il modo migliore di iniziare la giornata.<br />Ma ve la auguro stupenda e, naturalmente, goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64706682</guid><pubDate>Wed, 05 Mar 2025 06:03:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64706682/output.mp3" length="3839651" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Fa male ma va letta sino in fondo la ricerca appena pubblicata da Thorn, l’organizzazione non profit americana che si occupa della tutela dei bambini in particolare nei casi di abusi sessuali.
L’unica buona notizia – si fa per dire – è che i più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fa male ma va letta sino in fondo la ricerca appena pubblicata da Thorn, l’organizzazione non profit americana che si occupa della tutela dei bambini in particolare nei casi di abusi sessuali.<br />L’unica buona notizia – si fa per dire – è che i più piccoli, nella stragrande maggioranza dei casi (84%), hanno chiaro che la generazione e condivisione di immagini di deepfake sessualmente esplicite è una condotta capace di danneggiare gravissimamente la vittima.<br />Gli altri dati sono tutti egualmente preoccupanti.<br />A cominciare da quello secondo il quale il 2% dei ragazzi avrebbe già prodotto immagini di deepfake sessualmente esplicito di adulti e coetanei.<br />E il 65% di chi li ha generati li ha poi condivisi, con le vittime o con un pubblico più o meno ampio, via app di messaggistica e social media.<br />Al riguardo, peraltro, i ricercatori fanno notare che verosimilmente questi dati peccano per difetto perché molti dei partecipanti alla ricerca essendo consapevoli del disvalore della condotta potrebbero aver scelto di non confessare di aver generato e condiviso contenuti sessualmente espliciti prodotti a mezzo deepfake.<br />E che il fenomeno abbia dimensioni già immense lo suggerisce la circostanza che quasi la metà del campione intervistato sa esattamente di cosa si sta parlando, il 10% conosce almeno una vittima di porno deepfake e il 6% ne è già stato vittima.<br />Insomma, il fenomeno appartiene all’esperienza di vita della più parte delle ragazze e dei ragazzi minori di diciotto anni.<br />E, sebbene i dati si riferiscano alla popolazione americana, non credo ci sia ragione per dubitare che da questa parte dell’oceano le cose stiano andando diversamente.<br />Ma come e dove i più giovani trovano app e piattaforme per lanciarsi nella produzione di questo genere di materiale?<br />La risposta è scontata ma, forse, tanto non basta per accettarla con rassegnazione: sui social network nel 71% dei casi e attraverso i motori di ricerca nel 53%.<br />E la stragrande maggioranza degli intervistati tra quelli che dichiara di aver utilizzato app e soluzioni per la generazione di porno deepfake, confessa di averli trovati facilissimi da usare.<br />La sintesi è drammatica.<br />Tutti d’accordo – bambini inclusi – che mettere il viso di una persona su un corpo nudo e, magari, intento in attività sessuale di chicchessia è grave e può letteralmente distruggere una vita, specie se il volto in questione è quello di un adolescente.<br />Eppure trovare e usare queste soluzioni è e resta alla portata di chiunque, bambini inclusi.<br />A me sembra semplicemente intollerabile.<br />Perché mai questo genere di soluzioni dovrebbe essere pubblicizzato in spazi digitali frequentati dai più piccoli o, il che è lo stesso, perché mai bambini dovrebbero frequentare spazi nei quali questo genere di soluzioni è pubblicizzato?<br />E, soprattutto, perché queste app e servizi sono lasciati liberamente accessibili ai più piccoli pur essendo tutti consapevoli della loro pericolosità?<br />E, poi, ancora: perché i fornitori di questi servizi non dovrebbero essere tenuti a verificare che chi li usa abbia i diritti per “incollare” il volto di una persona su un corpo nudo di un’altra?<br />La questione, insomma, ci sta un po’ sfuggendo di mano o, forse, non ne abbiamo ancora compreso sino in fondo la portata.<br />Ma se non si interviene di corsa, ci si va male, in tanti e, in qualche caso, in maniera irreparabile.<br />Lo so, ancora una volta, non è il modo migliore di iniziare la giornata.<br />Ma ve la auguro stupenda e, naturalmente, goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>240</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image 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dolorosa ma consigliata a tutti perché racconta di quanto dura sia la vita da quella parte dell’oceano per chi cerca questo genere di informazioni.<br />Vietato usare applicazioni che monitorano il ciclo perché nella maggior parte dei casi potrebbero cedere i dati a terzi o, comunque, renderli accessibili da parte delle forze dell’ordine che potrebbero utilizzarle come prove di un aborto.<br />Vietato usare i motori di ricerca comuni o, almeno, vietato utilizzarli senza settare la modalità “navigazione privata” che consente di non lasciare troppe tracce a proposito dei percorsi di navigazione.<br />Obbligo di svuotare spesso la cache del proprio browser e, in generale, di tener pulita la cartella dei download sul proprio dispositivo.<br />Utile e opportuno leggere una guida su come crittografare il contenuto del PC e seguire le relative istruzioni.<br />Indispensabile disattivare i servizi di geolocalizzazione dei propri dispositivi per scongiurare il rischio che raccontino a chi non dovrebbe sapere che si sono visitati luoghi caratteristici di chi ha intenzione di abortire o ha abortito.<br />E, in generale, meglio cercare informazioni con il passaparola offline che online.<br />Sembra una guida per criminali incalliti, clandestini, oppositori dei regimi più sanguinari e, invece, è, semplicemente, una guida per scongiurare il rischio che alla dolorosità di una scelta come quella relativa all’aborto ci si ritrovi a dover aggiungere quella di un procedimento penale con il quale quella scelta viene criminalizzata.<br />Confesso che leggerlo non ha fatto bene all’anima ma mi ha convinto ancora di più di quanto la nostra privacy, nella società maledettamente imperfetta nella quale viviamo, sia ancora più preziosa di quanto sarebbe in una società ideale che, comunque, non esiste.<br />Mi fermo qui, mi scuso, come talvolta mi ritrovo costretto a fare, se di prima mattina, con il caffè propongo certi argomenti ma fanno parte della vita e trovare tre minuti per rifletterci su, forse non è così sbagliato.<br />Neppure all’inizio di una giornata.<br />Buona giornata e, come sempre, goodmorning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64686677</guid><pubDate>Tue, 04 Mar 2025 06:03:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64686677/output.mp3" length="2620882" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Per fortuna non ci riguarda direttamente ma c’è un articolo appena pubblicato da Mashable che ha dolorosamente rapito la mia attenzione questa mattina.
Il titolo dice quasi tutto: “Come richiedere un aborto proteggendo la tua privacy digitale”.
Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per fortuna non ci riguarda direttamente ma c’è un articolo appena pubblicato da Mashable che ha dolorosamente rapito la mia attenzione questa mattina.<br />Il titolo dice quasi tutto: “Come richiedere un aborto proteggendo la tua privacy digitale”.<br />Il contenuto, naturalmente, è quello suggerito dal titolo.<br />Una lunga serie di istruzioni da seguire se si vive negli Stati Uniti d’America e si vuole saperne di più sull’aborto, istruzioni, purtroppo, utili oggi più di ieri a seguito del giro di vite dell’Amministrazione Trump contro l’aborto.<br />La lettura è dolorosa ma consigliata a tutti perché racconta di quanto dura sia la vita da quella parte dell’oceano per chi cerca questo genere di informazioni.<br />Vietato usare applicazioni che monitorano il ciclo perché nella maggior parte dei casi potrebbero cedere i dati a terzi o, comunque, renderli accessibili da parte delle forze dell’ordine che potrebbero utilizzarle come prove di un aborto.<br />Vietato usare i motori di ricerca comuni o, almeno, vietato utilizzarli senza settare la modalità “navigazione privata” che consente di non lasciare troppe tracce a proposito dei percorsi di navigazione.<br />Obbligo di svuotare spesso la cache del proprio browser e, in generale, di tener pulita la cartella dei download sul proprio dispositivo.<br />Utile e opportuno leggere una guida su come crittografare il contenuto del PC e seguire le relative istruzioni.<br />Indispensabile disattivare i servizi di geolocalizzazione dei propri dispositivi per scongiurare il rischio che raccontino a chi non dovrebbe sapere che si sono visitati luoghi caratteristici di chi ha intenzione di abortire o ha abortito.<br />E, in generale, meglio cercare informazioni con il passaparola offline che online.<br />Sembra una guida per criminali incalliti, clandestini, oppositori dei regimi più sanguinari e, invece, è, semplicemente, una guida per scongiurare il rischio che alla dolorosità di una scelta come quella relativa all’aborto ci si ritrovi a dover aggiungere quella di un procedimento penale con il quale quella scelta viene criminalizzata.<br />Confesso che leggerlo non ha fatto bene all’anima ma mi ha convinto ancora di più di quanto la nostra privacy, nella società maledettamente imperfetta nella quale viviamo, sia ancora più preziosa di quanto sarebbe in una società ideale che, comunque, non esiste.<br />Mi fermo qui, mi scuso, come talvolta mi ritrovo costretto a fare, se di prima mattina, con il caffè propongo certi argomenti ma fanno parte della vita e trovare tre minuti per rifletterci su, forse non è così sbagliato.<br />Neppure all’inizio di una giornata.<br />Buona giornata e, come sempre, goodmorning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>164</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e02f84aab3efc4df5148edbe7290d41c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>App Store, niente age verification, ma un passo avanti dalla parte dei bambini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/app-store-niente-age-verification-ma-un-passo-avanti-dalla-parte-dei-bambini--64669516</link><description><![CDATA[Il problema è noto anche se, credo, non se ne parli mai abbastanza: online i più piccoli possono trovare ogni genere di contenuto e servizio, alcuni sono adatti a loro, altri no.<br /> Personalmente sono, da sempre, convinto che tocchi ai fornitori di contenuti e servizi fare il possibile perché ogni utente online possa accedere solo a contenuti adatti alla sua età e sono egualmente convinto che, sin qui, nessuno abbia fatto abbastanza in questa direzione.<br /> Che sia avvenuto per convenienza economica – i bambini sono un terzo degli utenti online – o per non rendere troppo complicato il processo di onboarding degli utenti, rischiando di perderne troppi o, ancora, perché non si è ritenuta la questione sufficientemente importante, onestamente, credo cambi poco.<br /> Così avanti non si può andare anche perché, ormai, esistono un numero importanti di leggi che impongono al gestore della piattaforma digitale di conoscere l’età dei propri utenti per trattarli in maniera differenziata, senza dire che nella più parte degli ordinamenti in giro per il mondo c’è un limite di età sotto il quale il contratto con gli utenti è nullo o, almeno, annullabile se l’utente è troppo piccolo.<br /> Ma la questione è troppo complessa e ricca di sfumature per concentrarla tutta in questo caffè del mattino.<br /> E, quindi, oggi mi limito a segnalare che Apple ha appena pubblicato un documento - otto pagine, super accessibile a chiunque - con il quale racconta che nel 2025 introdurrà alcune novità importanti per contribuire alla soluzione del problema pur restando contraria all’introduzione nel proprio store dell’age verification essenzialmente per questioni legate alla privacy.<br /> Il link al documento nel post.<br /> Le principali novità saranno queste.<br /> Una semplificazione in termini di usabilità del processo con il quale noi genitori potremo configurare un account speciale riservato ai nostri figli per limitarne e controllarne l’uso del dispositivo, la condivisione con gli sviluppatori di tutte le app non della data di nascita dei nostri figli – troppo secondo Apple – ma di una fascia di età che dovrebbe servire agli sviluppatori a fare in modo di non proporre agli utenti più piccoli di una certa età contenuti a loro non adatti e una nuova classificazione di queste fasce di età: +4 anni, +9, +13, +16 e +18.<br /> La mia prima sensazione letto il documento è stata che Apple sta sfilando via a genitori e sviluppatori di app, a cominciare, naturalmente, dai più grandi, ogni alibi per non fare la loro parte sino in fondo a difesa dei più piccoli.<br /> Il titolo del documento “Aiutare a proteggere i bambini online”, d’altra parte, sembra confermarlo.<br /> Ai primi ricorda che gli strumenti per fare i genitori anche mettendo in mano ai figli uno dei propri dispositivi ci sono e saranno sempre più facili da usare.<br /> Niente scuse, quindi, a noi trovare dieci minuti per configurare al meglio smartphone e tablet prima di lasciarli usare ai più piccoli.<br /> Ai secondi sta dicendo che non potranno più far finta – perché di questo si è trattato sin qui – di non conoscere le fasce di età degli utenti almeno nella misura in cui i genitori avranno scelto di condividerle e che, di conseguenza, non potranno più accontentarsi delle promesse da boyscout degli utenti che pur di accedere a servizi non adatti alla loro età, generalmente, dichiarano di avere un’età che non hanno.<br /> Una mossa smart.<br /> Forse anche un po’ furba, perché mentre non sono certo che tocchi ai gestori degli store online di applicazioni risolvere il problema dei singoli fornitori e neppure che sia una buona idea, non ho grandi dubbi sul fatto che la questione della privacy, sia agitata un po’ come un alibi per non far di più anche se sarebbe possibile.<br /> Ma conta poco in questo momento, perché credo sia più importante guardare al passo avanti fatto che a quello in più, forse – perché la questione merita un approfondimento – non fatto.<br /><br /> Buona giornata e, ovviamente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64669516</guid><pubDate>Mon, 03 Mar 2025 09:14:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64669516/output.mp3" length="4225009" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il problema è noto anche se, credo, non se ne parli mai abbastanza: online i più piccoli possono trovare ogni genere di contenuto e servizio, alcuni sono adatti a loro, altri no.
Personalmente sono, da sempre, convinto che tocchi ai fornitori di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il problema è noto anche se, credo, non se ne parli mai abbastanza: online i più piccoli possono trovare ogni genere di contenuto e servizio, alcuni sono adatti a loro, altri no.<br /> Personalmente sono, da sempre, convinto che tocchi ai fornitori di contenuti e servizi fare il possibile perché ogni utente online possa accedere solo a contenuti adatti alla sua età e sono egualmente convinto che, sin qui, nessuno abbia fatto abbastanza in questa direzione.<br /> Che sia avvenuto per convenienza economica – i bambini sono un terzo degli utenti online – o per non rendere troppo complicato il processo di onboarding degli utenti, rischiando di perderne troppi o, ancora, perché non si è ritenuta la questione sufficientemente importante, onestamente, credo cambi poco.<br /> Così avanti non si può andare anche perché, ormai, esistono un numero importanti di leggi che impongono al gestore della piattaforma digitale di conoscere l’età dei propri utenti per trattarli in maniera differenziata, senza dire che nella più parte degli ordinamenti in giro per il mondo c’è un limite di età sotto il quale il contratto con gli utenti è nullo o, almeno, annullabile se l’utente è troppo piccolo.<br /> Ma la questione è troppo complessa e ricca di sfumature per concentrarla tutta in questo caffè del mattino.<br /> E, quindi, oggi mi limito a segnalare che Apple ha appena pubblicato un documento - otto pagine, super accessibile a chiunque - con il quale racconta che nel 2025 introdurrà alcune novità importanti per contribuire alla soluzione del problema pur restando contraria all’introduzione nel proprio store dell’age verification essenzialmente per questioni legate alla privacy.<br /> Il link al documento nel post.<br /> Le principali novità saranno queste.<br /> Una semplificazione in termini di usabilità del processo con il quale noi genitori potremo configurare un account speciale riservato ai nostri figli per limitarne e controllarne l’uso del dispositivo, la condivisione con gli sviluppatori di tutte le app non della data di nascita dei nostri figli – troppo secondo Apple – ma di una fascia di età che dovrebbe servire agli sviluppatori a fare in modo di non proporre agli utenti più piccoli di una certa età contenuti a loro non adatti e una nuova classificazione di queste fasce di età: +4 anni, +9, +13, +16 e +18.<br /> La mia prima sensazione letto il documento è stata che Apple sta sfilando via a genitori e sviluppatori di app, a cominciare, naturalmente, dai più grandi, ogni alibi per non fare la loro parte sino in fondo a difesa dei più piccoli.<br /> Il titolo del documento “Aiutare a proteggere i bambini online”, d’altra parte, sembra confermarlo.<br /> Ai primi ricorda che gli strumenti per fare i genitori anche mettendo in mano ai figli uno dei propri dispositivi ci sono e saranno sempre più facili da usare.<br /> Niente scuse, quindi, a noi trovare dieci minuti per configurare al meglio smartphone e tablet prima di lasciarli usare ai più piccoli.<br /> Ai secondi sta dicendo che non potranno più far finta – perché di questo si è trattato sin qui – di non conoscere le fasce di età degli utenti almeno nella misura in cui i genitori avranno scelto di condividerle e che, di conseguenza, non potranno più accontentarsi delle promesse da boyscout degli utenti che pur di accedere a servizi non adatti alla loro età, generalmente, dichiarano di avere un’età che non hanno.<br /> Una mossa smart.<br /> Forse anche un po’ furba, perché mentre non sono certo che tocchi ai gestori degli store online di applicazioni risolvere il problema dei singoli fornitori e neppure che sia una buona idea, non ho grandi dubbi sul fatto che la questione della privacy, sia agitata un po’ come un alibi per non far di più anche se sarebbe possibile.<br /> Ma conta poco in questo momento, perché credo sia più importante guardare al passo avanti fatto che a 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sotto-utilizzata e che, invece, è – o può essere – preziosa.<br />Si chiama “contatto erede” e serve a identificare una o più persone che in caso di nostra morte possano accedere ai contenuti dei nostri dispositivi Apple o, almeno, a una parte di quelli archiviati su Icloud.<br />Tenuto conto che, ormai, la nostra intera vita transita per i nostri smartphone, tablet e computer è, credo, importante sapere che è possibile consegnare il patrimonio inestimabile di informazioni di ogni genere accessibile attraverso i nostri dispositivi alle cure di qualcuno di cui ci fidiamo davvero.<br />Potrebbe essere utile per le ragioni più diverse.<br />Sfortunatamente ci sono, ad esempio, già diversi casi di genitori, figli o, più in generale familiare che stanno combattendo battaglie giudiziarie infinite per accadere al contenuto degli smartphone dei loro cari defunti, talvolta anche solo per capire cosa è accaduto negli ultimi istanti di vita di questi ultimi.<br />Talaltra per capire se chi non c’è più aveva effettivamente scelto di fidarsi di persone che, spesso, all’indomani della sua scomparsa accampano ogni genere di diritto o pretesa.<br />Ma, a prescindere da queste ipotesi, considerata l’imprevedibilità della vita e, purtroppo, della morte, è possibile che i nostri dispositivi conservino dati e informazioni che non abbiamo fatto in tempo a condividere con chi ci sta vicino e con chi avremmo voluto condividerli.<br />Insomma, la funzione è innegabilmente utile e preziosa e per quanto sia doloroso farlo, vale la pena pensarci.<br />Chi volesse attivarla deve andare su Impostazioni, poi tap sul suo nome, quindi ancora tap su “accesso e sicurezza” e, poi, su “contatto erede” e seguire le istruzioni.<br />Sto, comunque, preparando un brevissimo video tutorial che troverete sul mio blog e sui miei social.<br />Vale la pena aggiungere che funzioni analoghe sono disponibili su un numero crescente di social e piattaforme. Facebook, per esempio, è tra queste.<br />Perdono, perdono, perdono se vi ho fatto iniziare la giornata con un pensiero tanto triste ma non sempre ciò che è utile sapere è anche divertente.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64598763</guid><pubDate>Thu, 27 Feb 2025 06:32:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64598763/output.mp3" length="2689427" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Questo è, probabilmente, uno dei podcast destinato a generare il maggior numero di scongiuri e gesti apotropaici della storia e, sicuramente, non è uno dei migliori con i quali iniziare una giornata.
E, però, proprio perché non ci piace pensarci c’è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questo è, probabilmente, uno dei podcast destinato a generare il maggior numero di scongiuri e gesti apotropaici della storia e, sicuramente, non è uno dei migliori con i quali iniziare una giornata.<br />E, però, proprio perché non ci piace pensarci c’è una funzione che Apple mette a disposizione degli utenti dei suoi dispositivi che rischia di essere sotto-utilizzata e che, invece, è – o può essere – preziosa.<br />Si chiama “contatto erede” e serve a identificare una o più persone che in caso di nostra morte possano accedere ai contenuti dei nostri dispositivi Apple o, almeno, a una parte di quelli archiviati su Icloud.<br />Tenuto conto che, ormai, la nostra intera vita transita per i nostri smartphone, tablet e computer è, credo, importante sapere che è possibile consegnare il patrimonio inestimabile di informazioni di ogni genere accessibile attraverso i nostri dispositivi alle cure di qualcuno di cui ci fidiamo davvero.<br />Potrebbe essere utile per le ragioni più diverse.<br />Sfortunatamente ci sono, ad esempio, già diversi casi di genitori, figli o, più in generale familiare che stanno combattendo battaglie giudiziarie infinite per accadere al contenuto degli smartphone dei loro cari defunti, talvolta anche solo per capire cosa è accaduto negli ultimi istanti di vita di questi ultimi.<br />Talaltra per capire se chi non c’è più aveva effettivamente scelto di fidarsi di persone che, spesso, all’indomani della sua scomparsa accampano ogni genere di diritto o pretesa.<br />Ma, a prescindere da queste ipotesi, considerata l’imprevedibilità della vita e, purtroppo, della morte, è possibile che i nostri dispositivi conservino dati e informazioni che non abbiamo fatto in tempo a condividere con chi ci sta vicino e con chi avremmo voluto condividerli.<br />Insomma, la funzione è innegabilmente utile e preziosa e per quanto sia doloroso farlo, vale la pena pensarci.<br />Chi volesse attivarla deve andare su Impostazioni, poi tap sul suo nome, quindi ancora tap su “accesso e sicurezza” e, poi, su “contatto erede” e seguire le istruzioni.<br />Sto, comunque, preparando un brevissimo video tutorial che troverete sul mio blog e sui miei social.<br />Vale la pena aggiungere che funzioni analoghe sono disponibili su un numero crescente di social e piattaforme. Facebook, per esempio, è tra queste.<br />Perdono, perdono, perdono se vi ho fatto iniziare la giornata con un pensiero tanto triste ma non sempre ciò che è utile sapere è anche divertente.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>169</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/692be786df308236d316a9294e118f22.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un album muto contro il cannibalismo delle fabbriche di algoritmi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-album-muto-contro-il-cannibalismo-delle-fabbriche-di-algoritmi--64579220</link><description><![CDATA[Ascoltate il nostro silenzio.<br />È quello che resterà della nostra musica se il Governo regolamenterà l’utilizzazione delle opere dell’ingegno per l’addestramento degli algoritmi come appare intenzionato a fare ovvero permettendo alle fabbriche di intelligenza artificiale di pescare a strascico tutto quello che trovano online salvo che il singolo titolare dei diritti non abbia contraddistinto il singolo specifico file musicale con un sistema attraverso il quale manifesta il suo divieto.<br />È il senso della protesta contro il Governo inglese appena lanciata a Londra da un gruppo di musicisti.<br />L’opt-out dicono gli artisti che protestano è pressoché impossibile da realizzare e attuare.<br />Senza dire che non c’è nessuna garanzia che i “no” dei titolari dei diritti vengano effettivamente rispettati dai crawler mandati in giro dai grandi produttori di intelligenze artificiali generative.<br />In questo modo, secondo gli autori dell’album muto, composto da 12 tracce nelle quali, probabilmente, il rumore di alcuni gatti che si muovono in uno studio di registrazione senza neppure miagolare è uno dei suoni più decisi e percepibili, il 90/95% della nostra musica finirà inesorabilmente con il diventare materia prima non pagata dei giganti dell’intelligenza artificiale.<br />Originale la forma di protesta, forte il messaggio che veicola, difficilmente contestabili le ragioni dell’iniziativa.<br />L’output non può funzionare davanti a un fenomeno pervasivo come il webscraping massiccio al quale ricorrono tutti i grandi dell’AI.<br />Si rischia di fare la fine del nostro registro delle opposizioni nella lotta al telemarketing: si onerano gli interessati di uno sforzo significativo – nel caso del diritto d’autore di diversi ordini di grandezza maggiore rispetto a quello, tutto sommato modesto, richiesto per il registro delle opposizioni – senza risolvere il problema.<br />Per carità guai a suggerire che ci sono ricette semplici per affrontare un problema complesso ma, al tempo stesso, le regole attualmente vigenti in Europa e prossime a esser adottate anche in UK, oggettivamente, non sembrano quelle giuste.<br />Il rischio è che tutti gli artisti che sin qui hanno creato arte si ritrovino a produrre album muti, libri bianchi e dipinti in tinta unita e che a creare o, meglio, generare qualcosa di simile alle opere di oggi e di ieri restino solo gli algoritmi di una manciata di giganti.<br />Non è uno scenario lusinghiero per arte, cultura, pluralismo.<br /><br />Lascio il link per l’ascolto dell’album muto nel post.<br />Frattanto buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!<br /><br />Album: <a href="https://open.spotify.com/album/1yUbRSEsj5ng38IpHpcLJt?si=8uTVU8lQSCaIsek12iVd5Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://open.spotify.com/album...</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64579220</guid><pubDate>Wed, 26 Feb 2025 07:10:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64579220/output.mp3" length="2498838" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ascoltate il nostro silenzio.
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Parola del Presidente della FTC</title><link>https://www.spreaker.com/episode/care-bigtech-basta-censurare-e-bullizzare-gli-utenti-parola-del-presidente-della-ftc--64537210</link><description><![CDATA[Arriva largamente annunciato tanto da non suscitare alcuna sorpresa l’avvio da parte della Federal Trade Commission di un’indagine per capire se e quanto l’industria tecnologica – big tech in testa – abbia sin qui esercitato forme di censura rimuovendo, demonetizzando o penalizzando nell’indicizzazione e diffusione i contenuti degli utenti in ragione delle opinioni espresse.<br />“La censura da parte delle piattaforme tecnologiche non è solo antiamericana, è potenzialmente illegale. Le aziende tecnologiche possono impiegare procedure interne confuse o imprevedibili che tagliano fuori gli utenti, a volte senza possibilità di appellarsi alla decisione. Tali azioni intraprese dalle piattaforme tecnologiche possono danneggiare i consumatori, influenzare la concorrenza, possono essere il risultato di una mancanza di concorrenza o possono essere state il prodotto di una condotta anti-concorrenziale.”.<br />Si legge nel comunicato stampa pubblicato lo scorso 20 febbraio sul sito della Federal Trade Commission.<br />È il nuovo corso del Presidente Donald Trump e di Elon Musk.<br />Lo stesso che aveva già prodotto la decisione di Meta di interrompere ogni programma di fact checking sulle piattaforme social, dichiarando che i costosissimi esercizi sin li fatti dovevano considerarsi fallimentari.<br />"Le aziende tecnologiche non dovrebbero intimidire e prevaricare i propri utenti", ha affermato il presidente della FTC Andrew N. Ferguson, appena eletto da Trump.<br />"Questa inchiesta aiuterà la FTC a comprendere meglio come queste aziende potrebbero aver violato la legge, mettendo a tacere e intimidendo gli americani per aver espresso le proprie opinioni".<br />Questione enorme difficile da affrontare davanti a un caffè espresso.<br />Ne servirebbe almeno uno di quelli americani da mezzo litro.<br />Perché il rischio che si corre nel domandare a un gestore privato di esercitare qualsivoglia forma di moderazione sui contenuti pubblicati dagli utenti, con poche eccezioni legate a contenuti palesemente illeciti, è reale e innegabile.<br />Personalmente sono da sempre contrario a ogni delega ai gestori delle piattaforme di questo genere di attività che si tratti di decidere sull’oblio, sull’hate speech, sul vero e falso, sui reati di opinione e su qualsiasi altra questione che non sia il palesemente lecito versus il palesemente illecito.<br />Ma certo, questo nuovo corso a stelle strisce è un po’ sospetto per tempi e modi e, soprattutto, è in assoluta contro-tendenza – e girarci attorno rischia di servire solo a ritardare il momento nel quale affronteremo il problema – con i principi che ispirano buona parte dei più recenti interventi regolatori europei in tanti ambiti diversi.<br />Insomma, la distanza tra vecchio e nuovo contenente in fatto di regolamentazione delle tecnologie o, forse meglio, in questo caso, di applicazione delle regole sta aumentando.<br />Gli utenti americani delle piattaforme online, comunque, ora, avranno fino al 21 maggio per raccontare alla Federal Trade Commission gli episodi di censura, vera e presunta, nei quali sono incorsi online e, quindi, l’Agenzia deciderà come procedere.<br />Una vicenda sulla quale, verosimilmente, torneremo nei prossimi caffè.<br />Frattanto, però, buona giornata e #goodmorningprivacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64537210</guid><pubDate>Mon, 24 Feb 2025 06:13:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64537210/output.mp3" length="3458054" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Arriva largamente annunciato tanto da non suscitare alcuna sorpresa l’avvio da parte della Federal Trade Commission di un’indagine per capire se e quanto l’industria tecnologica – big tech in testa – abbia sin qui esercitato forme di censura...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Arriva largamente annunciato tanto da non suscitare alcuna sorpresa l’avvio da parte della Federal Trade Commission di un’indagine per capire se e quanto l’industria tecnologica – big tech in testa – abbia sin qui esercitato forme di censura rimuovendo, demonetizzando o penalizzando nell’indicizzazione e diffusione i contenuti degli utenti in ragione delle opinioni espresse.<br />“La censura da parte delle piattaforme tecnologiche non è solo antiamericana, è potenzialmente illegale. Le aziende tecnologiche possono impiegare procedure interne confuse o imprevedibili che tagliano fuori gli utenti, a volte senza possibilità di appellarsi alla decisione. Tali azioni intraprese dalle piattaforme tecnologiche possono danneggiare i consumatori, influenzare la concorrenza, possono essere il risultato di una mancanza di concorrenza o possono essere state il prodotto di una condotta anti-concorrenziale.”.<br />Si legge nel comunicato stampa pubblicato lo scorso 20 febbraio sul sito della Federal Trade Commission.<br />È il nuovo corso del Presidente Donald Trump e di Elon Musk.<br />Lo stesso che aveva già prodotto la decisione di Meta di interrompere ogni programma di fact checking sulle piattaforme social, dichiarando che i costosissimi esercizi sin li fatti dovevano considerarsi fallimentari.<br />"Le aziende tecnologiche non dovrebbero intimidire e prevaricare i propri utenti", ha affermato il presidente della FTC Andrew N. Ferguson, appena eletto da Trump.<br />"Questa inchiesta aiuterà la FTC a comprendere meglio come queste aziende potrebbero aver violato la legge, mettendo a tacere e intimidendo gli americani per aver espresso le proprie opinioni".<br />Questione enorme difficile da affrontare davanti a un caffè espresso.<br />Ne servirebbe almeno uno di quelli americani da mezzo litro.<br />Perché il rischio che si corre nel domandare a un gestore privato di esercitare qualsivoglia forma di moderazione sui contenuti pubblicati dagli utenti, con poche eccezioni legate a contenuti palesemente illeciti, è reale e innegabile.<br />Personalmente sono da sempre contrario a ogni delega ai gestori delle piattaforme di questo genere di attività che si tratti di decidere sull’oblio, sull’hate speech, sul vero e falso, sui reati di opinione e su qualsiasi altra questione che non sia il palesemente lecito versus il palesemente illecito.<br />Ma certo, questo nuovo corso a stelle strisce è un po’ sospetto per tempi e modi e, soprattutto, è in assoluta contro-tendenza – e girarci attorno rischia di servire solo a ritardare il momento nel quale affronteremo il problema – con i principi che ispirano buona parte dei più recenti interventi regolatori europei in tanti ambiti diversi.<br />Insomma, la distanza tra vecchio e nuovo contenente in fatto di regolamentazione delle tecnologie o, forse meglio, in questo caso, di applicazione delle regole sta aumentando.<br />Gli utenti americani delle piattaforme online, comunque, ora, avranno fino al 21 maggio per raccontare alla Federal Trade Commission gli episodi di censura, vera e presunta, nei quali sono incorsi online e, quindi, l’Agenzia deciderà come procedere.<br />Una vicenda sulla quale, verosimilmente, torneremo nei prossimi caffè.<br />Frattanto, però, buona giornata e #goodmorningprivacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>217</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>AI pin, quando I consumatori valgono meno di zero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ai-pin-quando-i-consumatori-valgono-meno-di-zero--64489338</link><description><![CDATA[Il sito internet accoglie ancora i visitatori con un claim che è tutto un programma, forse la cosa migliore dell’intera iniziativa: guarda il mondo, non il tuo schermo.<br />Ma i primi – per fortuna non tantissimi – acquirenti di AI pin, la spilla super intelligente di Humane nata, poco più di un anno fa, per sostituire lo smartphone, oggi avrebbero voluto aver guardato il mondo anziché lo schermo qualche mese fa quando hanno deciso di comprare, a 700 dollari, quello che venduto come il più rivoluzionario dei dispositivi basati sull’intelligenza artificiale sbarcati sul mercato, è appena stato dichiarato tecnologicamente e commercialmente morto dalla stessa società che lo ha progettato e venduto.<br />Non servirà più assolutamente a nulla.<br />Un soprammobile di plastica da 700 dollari.<br />Humane, una società fondata da ex dirigenti della Apple, infatti, ha appena annunciato che non supporterà oltre il funzionamento del dispositivo che, per la verità, a leggere quel che si dice in giro, non ha mai funzionato come avrebbe dovuto.<br />L’idea era quella di un’assistente vocale super intelligente chiuso in una spilla da attaccare sulla giacca o sulla maglietta e attraverso il quale fare tutto quello che facciamo con lo smartphone e molto di più.<br />Ma è rimasta solo un’idea utile a vendere qualche milione di dollari di dispositivi in giro per il mondo, peraltro vedendosene restituire la più parte.<br />Per carità di belle idee che falliscono ce ne sono tante e, tutto sommato, è normale.<br />Senza fallimenti non ci sarebbe progresso.<br />E, però, c’è modo e modo di lasciar naufragare un progetto.<br />Quello scelto dalla Humane sembra uno dei peggiori.<br />La società infatti ha appena venduto il sistema operativo che dava vita a AI pin, decine di brevetti e il proprio know how alla HP per 116 milioni di dollari ma ha annunciato agli acquirenti del suo promesso gioiello tecnologico che solo quelli che lo hanno acquistato negli ultimi novanta giorni avranno il rimborso.<br />Per gli altri nulla.<br />Dovranno tenersi la spilla spenta e non funzionante, nessun rimborso e neppure delle scuse.<br />E non basta.<br />Perché ora la domanda che in tanti iniziano a farsi è: una società che dimostra così poca attenzione verso i suoi clienti, cancellerà davvero e in maniera definitiva la montagna di dati personali e personalissimi accumulati nel corso del suo costosissimo – per i suoi clienti – esperimento di vita?<br />Una bella domanda con la quale iniziare la giornata se non si è mai acquistato l’AI pin.<br />Una domanda orribile se lo si è acquistato e tenuto attaccato alla giacca per qualche mese, lasciandogli guardare e raccontandogli tantissimo di noi.<br />In un caso e nell’altro una storia istruttiva per tutti: startup e consumatori, un caso di scuola di tutto quello che non dovrebbe mai accadere.<br />Buona giornata e naturalmente goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64489338</guid><pubDate>Fri, 21 Feb 2025 06:45:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64489338/output.mp3" length="3105296" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il sito internet accoglie ancora i visitatori con un claim che è tutto un programma, forse la cosa migliore dell’intera iniziativa: guarda il mondo, non il tuo schermo.
Ma i primi – per fortuna non tantissimi – acquirenti di AI pin, la spilla super...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il sito internet accoglie ancora i visitatori con un claim che è tutto un programma, forse la cosa migliore dell’intera iniziativa: guarda il mondo, non il tuo schermo.<br />Ma i primi – per fortuna non tantissimi – acquirenti di AI pin, la spilla super intelligente di Humane nata, poco più di un anno fa, per sostituire lo smartphone, oggi avrebbero voluto aver guardato il mondo anziché lo schermo qualche mese fa quando hanno deciso di comprare, a 700 dollari, quello che venduto come il più rivoluzionario dei dispositivi basati sull’intelligenza artificiale sbarcati sul mercato, è appena stato dichiarato tecnologicamente e commercialmente morto dalla stessa società che lo ha progettato e venduto.<br />Non servirà più assolutamente a nulla.<br />Un soprammobile di plastica da 700 dollari.<br />Humane, una società fondata da ex dirigenti della Apple, infatti, ha appena annunciato che non supporterà oltre il funzionamento del dispositivo che, per la verità, a leggere quel che si dice in giro, non ha mai funzionato come avrebbe dovuto.<br />L’idea era quella di un’assistente vocale super intelligente chiuso in una spilla da attaccare sulla giacca o sulla maglietta e attraverso il quale fare tutto quello che facciamo con lo smartphone e molto di più.<br />Ma è rimasta solo un’idea utile a vendere qualche milione di dollari di dispositivi in giro per il mondo, peraltro vedendosene restituire la più parte.<br />Per carità di belle idee che falliscono ce ne sono tante e, tutto sommato, è normale.<br />Senza fallimenti non ci sarebbe progresso.<br />E, però, c’è modo e modo di lasciar naufragare un progetto.<br />Quello scelto dalla Humane sembra uno dei peggiori.<br />La società infatti ha appena venduto il sistema operativo che dava vita a AI pin, decine di brevetti e il proprio know how alla HP per 116 milioni di dollari ma ha annunciato agli acquirenti del suo promesso gioiello tecnologico che solo quelli che lo hanno acquistato negli ultimi novanta giorni avranno il rimborso.<br />Per gli altri nulla.<br />Dovranno tenersi la spilla spenta e non funzionante, nessun rimborso e neppure delle scuse.<br />E non basta.<br />Perché ora la domanda che in tanti iniziano a farsi è: una società che dimostra così poca attenzione verso i suoi clienti, cancellerà davvero e in maniera definitiva la montagna di dati personali e personalissimi accumulati nel corso del suo costosissimo – per i suoi clienti – esperimento di vita?<br />Una bella domanda con la quale iniziare la giornata se non si è mai acquistato l’AI pin.<br />Una domanda orribile se lo si è acquistato e tenuto attaccato alla giacca per qualche mese, lasciandogli guardare e raccontandogli tantissimo di noi.<br />In un caso e nell’altro una storia istruttiva per tutti: startup e consumatori, un caso di scuola di tutto quello che non dovrebbe mai accadere.<br />Buona giornata e naturalmente goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>195</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>DSA: al via l’operazione trasparenza sugli apps store</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dsa-al-via-l-operazione-trasparenza-sugli-apps-store--64468430</link><description><![CDATA[Sarebbero già 135 mila le applicazioni che Apple ha cancellato dal suo store perché non conformi alle nuove regole del Digital Service Act ovvero perché non sufficientemente trasparenti con utenti e consumatori.<br />Ma facciamo un passo indietro perché capire quello che sta accadendo potrebbe essere utile a tutti.<br />Il Digital Service Act prevede che chi distribuisce, da operatore commerciale, un applicazione debba dichiarare la natura, appunto, commerciale della propria attività e soprattutto fornire agli utenti attraverso le piattaforme di distribuzione dell’app, la propria ragione sociale, il proprio numero di telefono, l’indirizzo della propria sede e un indirizzo mail.<br />E impone ai gestore degli apps store di verificare che ciò accada davvero, impedendo a chi non è abbastanza trasparente di distribuire la propria applicazione attraverso la piattaforma.<br />Apple, dopo aver avvisato ormai da mesi gli sviluppatori delle nuove regole, ora, ha cominciato a far pulizia.<br />Via tutti quelli che non le rispettano.<br />E, frattanto, e questo è utile saperlo, nelle schede di presentazione delle applicazioni, sotto alle informazioni sulla privacy, compare un’apposita sezione relativa alle informazioni sullo sviluppatore attraverso la quale si accede alle informazioni che il DSA impone di pubblicare.<br />Utile, certamente, per utenti e consumatori.<br />Una bella gatta da pelare per gli sviluppatori più piccoli che sin qui gestivano la cosa un po’ alla leggera, normalmente da casa e pubblicando, nel migliore dei casi un indirizzo email.<br />Ma ora non basta più.<br />E indicare un numero di telefono e l’indirizzo della propria sede, se si fa tutto da casa, può esser un bel problema di privacy.<br />Immaginatevi trovarvi sott casa anche solo un migliaio di utenti inferociti perché la vostra app non funziona.<br />Chi può, quindi, sta correndo ai ripari acquistando servizi di domiciliazione in spazi di co-working e attivando contratti per la gestione di numeri di telefono virtuali.<br />Chi non ce la fa perché l’app genera utili inferiori alle spese che dovrebbe mettersi sulle spalle o, semplicemente, non si è accorto delle nuove regole, semplicemente viene messo alla porta.<br />E, pare, stia capitando in numero di casi ragguardevole.<br />È il prezzo della trasparenza.<br />Ora bisognerà cominciare a fare qualche prova per capire se ai numeri di telefono indicati qualcuno risponde davvero.<br />Potrebbe essere un bel business per i call center che, magari, si concentreranno su questo e lasceranno stare il telemarketing, almeno quello selvaggio.<br />Lo so, è una pia illusione, ma se non ci si illude al mattino quando?<br />Come sempre buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64468430</guid><pubDate>Thu, 20 Feb 2025 06:49:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64468430/output.mp3" length="2717012" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Sarebbero già 135 mila le applicazioni che Apple ha cancellato dal suo store perché non conformi alle nuove regole del Digital Service Act ovvero perché non sufficientemente trasparenti con utenti e consumatori.
Ma facciamo un passo indietro perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sarebbero già 135 mila le applicazioni che Apple ha cancellato dal suo store perché non conformi alle nuove regole del Digital Service Act ovvero perché non sufficientemente trasparenti con utenti e consumatori.<br />Ma facciamo un passo indietro perché capire quello che sta accadendo potrebbe essere utile a tutti.<br />Il Digital Service Act prevede che chi distribuisce, da operatore commerciale, un applicazione debba dichiarare la natura, appunto, commerciale della propria attività e soprattutto fornire agli utenti attraverso le piattaforme di distribuzione dell’app, la propria ragione sociale, il proprio numero di telefono, l’indirizzo della propria sede e un indirizzo mail.<br />E impone ai gestore degli apps store di verificare che ciò accada davvero, impedendo a chi non è abbastanza trasparente di distribuire la propria applicazione attraverso la piattaforma.<br />Apple, dopo aver avvisato ormai da mesi gli sviluppatori delle nuove regole, ora, ha cominciato a far pulizia.<br />Via tutti quelli che non le rispettano.<br />E, frattanto, e questo è utile saperlo, nelle schede di presentazione delle applicazioni, sotto alle informazioni sulla privacy, compare un’apposita sezione relativa alle informazioni sullo sviluppatore attraverso la quale si accede alle informazioni che il DSA impone di pubblicare.<br />Utile, certamente, per utenti e consumatori.<br />Una bella gatta da pelare per gli sviluppatori più piccoli che sin qui gestivano la cosa un po’ alla leggera, normalmente da casa e pubblicando, nel migliore dei casi un indirizzo email.<br />Ma ora non basta più.<br />E indicare un numero di telefono e l’indirizzo della propria sede, se si fa tutto da casa, può esser un bel problema di privacy.<br />Immaginatevi trovarvi sott casa anche solo un migliaio di utenti inferociti perché la vostra app non funziona.<br />Chi può, quindi, sta correndo ai ripari acquistando servizi di domiciliazione in spazi di co-working e attivando contratti per la gestione di numeri di telefono virtuali.<br />Chi non ce la fa perché l’app genera utili inferiori alle spese che dovrebbe mettersi sulle spalle o, semplicemente, non si è accorto delle nuove regole, semplicemente viene messo alla porta.<br />E, pare, stia capitando in numero di casi ragguardevole.<br />È il prezzo della trasparenza.<br />Ora bisognerà cominciare a fare qualche prova per capire se ai numeri di telefono indicati qualcuno risponde davvero.<br />Potrebbe essere un bel business per i call center che, magari, si concentreranno su questo e lasceranno stare il telemarketing, almeno quello selvaggio.<br />Lo so, è una pia illusione, ma se non ci si illude al mattino quando?<br />Come sempre buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>170</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/575c8a26d4c82b9aaa10e0c00b2d711a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’AI usata bene nella redazione del New York Times</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ai-usata-bene-nella-redazione-del-new-york-times--64445377</link><description><![CDATA[Semafor l’ha battuta come uno scoop, forse per la verità esagerando un po’.<br />Il New York Times, ha rifiutato di commentarla, dicendo che non ci sarebbe niente di nuovo sotto il sole e che le sue linee guida per l’uso in redazione dell’intelligenza artificiale sarebbero online dalla scorsa primavera.<br />Circostanza di per sé vera.<br />Ma che sia buona la prima o la seconda, la notizia c’è: i giornalisti del New York Times, nei giorni scorsi, hanno ricevuto una serie di mail con l’invito a un uso responsabile dell’intelligenza artificiale per migliorare il loro lavoro.<br />E si tratta di una notizia perché il New York Times è protagonista di una delle più grandi azioni legali promosse contro OpenAI per violazione del diritto d’autore, per aver usato i contenuti del Times senza alcuna autorizzazione.<br />L’apertura all’uso dell’intelligenza artificiale, quindi, porta con sé un messaggio importante che trascende l’esperienza del Times: il punto non è mai la tecnologia ma come la usiamo.<br />Si sbaglia ogni volta che si identifica in questa o quella tecnologia un nemico da abbattere e si sbaglia allo stesso modo quando la si considera panacea dei mali di questa o quella industria.<br />Il New York Times, per esempio, incoraggia la redazione a usare strumenti di intelligenza artificiale per generare titoli capaci di far più presa sul pubblico nell’universo social, suggerire modifiche a articoli che si sono scritti, fare brainstorming di domande e idee e analizzare i documenti e le immagini del Times alla ricerca di correlazioni nuove.<br />In un video di formazione condiviso con lo staff, il Times ha suggerito di usare l'intelligenza artificiale per preparare domande da porre durante le interviste ma anche per sviluppare quiz sulle notizie già pubblicate, lanci social, schede di citazioni e FAQ.<br />L’editore, al tempo stesso, ha ricordato ai giornalisti di non usare l'IA per scrivere o rivedere in maniera significativa un articolo, non inserire materiale protetto da copyright di terze parti, non pubblicare immagini o video generati da macchine, se non per mostrare le potenzialità della tecnologia e, comunque, con una didascalia appropriata.<br />Secondo Semafor, alcuni documenti di formazione interni del New York Times suggerirebbero anche ai giornalisti una serie di esempi di domande che avrebbe senso porre agli strumenti di intelligenza artificiale che verranno progressivamente messi a loro a disposizione.<br />Eccone alcune.<br />Quante volte è stato menzionato Al in questi episodi di Hard Fork ? Puoi rivedere questo paragrafo per renderlo più conciso? Immagina di postare questo articolo del Times su Facebook. Come lo promuoveresti? Riassumi questo articolo del Times in un tono conciso e colloquiale per una newsletter. Puoi proporre cinque titoli ottimizzati per la ricerca per questo articolo del Times?<br />Puoi riassumere questa opera teatrale scritta da Shakespeare? Puoi riassumere in termini semplici questo rapporto del governo federale?<br />L’intelligenza artificiale usata bene, insomma, può far bene anche all’informazione.<br />Usata male o usata senza il consenso di chi fa informazione, invece, la distrugge.<br /><br />Una buona giornata e, come sempre, #goodmorningprivacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64445377</guid><pubDate>Wed, 19 Feb 2025 06:32:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64445377/output.mp3" length="3891060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Semafor l’ha battuta come uno scoop, forse per la verità esagerando un po’.
Il New York Times, ha rifiutato di commentarla, dicendo che non ci sarebbe niente di nuovo sotto il sole e che le sue linee guida per l’uso in redazione dell’intelligenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Semafor l’ha battuta come uno scoop, forse per la verità esagerando un po’.<br />Il New York Times, ha rifiutato di commentarla, dicendo che non ci sarebbe niente di nuovo sotto il sole e che le sue linee guida per l’uso in redazione dell’intelligenza artificiale sarebbero online dalla scorsa primavera.<br />Circostanza di per sé vera.<br />Ma che sia buona la prima o la seconda, la notizia c’è: i giornalisti del New York Times, nei giorni scorsi, hanno ricevuto una serie di mail con l’invito a un uso responsabile dell’intelligenza artificiale per migliorare il loro lavoro.<br />E si tratta di una notizia perché il New York Times è protagonista di una delle più grandi azioni legali promosse contro OpenAI per violazione del diritto d’autore, per aver usato i contenuti del Times senza alcuna autorizzazione.<br />L’apertura all’uso dell’intelligenza artificiale, quindi, porta con sé un messaggio importante che trascende l’esperienza del Times: il punto non è mai la tecnologia ma come la usiamo.<br />Si sbaglia ogni volta che si identifica in questa o quella tecnologia un nemico da abbattere e si sbaglia allo stesso modo quando la si considera panacea dei mali di questa o quella industria.<br />Il New York Times, per esempio, incoraggia la redazione a usare strumenti di intelligenza artificiale per generare titoli capaci di far più presa sul pubblico nell’universo social, suggerire modifiche a articoli che si sono scritti, fare brainstorming di domande e idee e analizzare i documenti e le immagini del Times alla ricerca di correlazioni nuove.<br />In un video di formazione condiviso con lo staff, il Times ha suggerito di usare l'intelligenza artificiale per preparare domande da porre durante le interviste ma anche per sviluppare quiz sulle notizie già pubblicate, lanci social, schede di citazioni e FAQ.<br />L’editore, al tempo stesso, ha ricordato ai giornalisti di non usare l'IA per scrivere o rivedere in maniera significativa un articolo, non inserire materiale protetto da copyright di terze parti, non pubblicare immagini o video generati da macchine, se non per mostrare le potenzialità della tecnologia e, comunque, con una didascalia appropriata.<br />Secondo Semafor, alcuni documenti di formazione interni del New York Times suggerirebbero anche ai giornalisti una serie di esempi di domande che avrebbe senso porre agli strumenti di intelligenza artificiale che verranno progressivamente messi a loro a disposizione.<br />Eccone alcune.<br />Quante volte è stato menzionato Al in questi episodi di Hard Fork ? Puoi rivedere questo paragrafo per renderlo più conciso? Immagina di postare questo articolo del Times su Facebook. Come lo promuoveresti? Riassumi questo articolo del Times in un tono conciso e colloquiale per una newsletter. Puoi proporre cinque titoli ottimizzati per la ricerca per questo articolo del Times?<br />Puoi riassumere questa opera teatrale scritta da Shakespeare? Puoi riassumere in termini semplici questo rapporto del governo federale?<br />L’intelligenza artificiale usata bene, insomma, può far bene anche all’informazione.<br />Usata male o usata senza il consenso di chi fa informazione, invece, la distrugge.<br /><br />Una buona giornata e, come sempre, #goodmorningprivacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/33fa18d6df2cc7291c3af14182b68aa2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fermiamo il porno deep fake</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fermiamo-il-porno-deep-fake--64429448</link><description><![CDATA["Questa indagine ci ha portato negli angoli più oscuri di Internet e sono assolutamente inorridito per le donne e le ragazze che hanno dovuto sopportare questo sfruttamento".<br />Sono le parole con le quali, qualche mese fa, il Procuratore capo di San Francisco, David Chiu ha annunciato di aver trascinato in Tribunale sedici fornitori di servizi che offrivano al pubblico soluzioni capaci di generare, grazie all’intelligenza artificiale, immagini e video sessualmente esplicite di chiunque, partendo da una qualsiasi foto pubblicata sui social.<br />"L'intelligenza artificiale generativa ha enormi promesse, ma come con tutte le nuove tecnologie, ci sono conseguenze indesiderate e criminali che cercano di sfruttare la nuova tecnologia. Dobbiamo essere molto chiari sul fatto che questa non è innovazione, è abuso sessuale.”.<br />Ben detto e ben fatto.<br />Impossibile non condividere le sue parole e la sua azione che è anzi da imitare.<br />Se ci sono ambiti tra quelli nei quali l’intelligenza artificiale produce impatti meno umanamente sostenibili e in relazione ai quali dovremmo semplicemente adottare politiche di tolleranza zero, non c’è dubbio che il porno deepfake è tra questi.<br />Non si può accettare l’idea che qualcuno per far soldi consenta a una persona di spogliarne un’altra contro la sua volontà o, il che è lo stesso, senza il suo consenso e rappresentarla, contrabbandando il falso per vero, intenta in qualsivoglia genere di attività sessuale.<br />Ma nel presentare la sua azione, il Procuratore di San Francisco, ha messo sul tavolo un dato che dovrebbe suggerire una riflessione in più: solo le piattaforme gestite dalle sedici società che ha portato alla sbarra, nei primi soli primi sei mesi del 2024, sono state visitate da oltre duecento milioni di utenti.<br />E allora, forse, oltre a puntare l’indice giustamente contro i fornitori di servizi in questione e intraprendere ogni iniziativa utile a impedire loro di continuare a far business sulla pelle delle di donne, uomini, ragazzine e ragazzini, bambine e bambini talvolta, dovremmo iniziare a rivolgere lo stesso indice anche verso noi stessi o almeno verso quella parte dell’umanità che rappresenta la domanda di mercato che i fornitori dei servizi in questione si affrettano a soddisfare con la loro offerta.<br />Perché, per fortuna, in giro per il mondo, verosimilmente, non ci sono duecento milioni di stupratori capaci di violentare una donna, una ragazzina o un ragazzino nella dimensione fisica, né altrettanti pronti a guardare la scena e, quindi, se ci sono, invece duecento milioni di utenti desiderosi di generare questo genere di immagini o di goderne, significa che in troppi non hanno chiara la circostanza che il porno deepfake è una forma di violenza feroce tanto quanto lo stupro e capace di rovinare la vita di una persona allo stesso modo.<br />C’è, insomma, un enorme problema educativo, culturale e sociale che va affrontato e risolto prima che continui a mietere vittime.<br />Parlarne non è, certamente, sufficiente a risolvere il problema ma può essere un inizio.<br />E già che ci siamo vale la pena ricordare che le regole sulla protezione dei dati personali valgono anche a difenderci da questo genere di orribili crimini e che il Garante per la privacy, in Italia, dispone del potere di inibire, a semplice richiesta degli interessati, anche in via preventiva, la pubblicazione, via social e web di questo genere di immagini. Vi lascio qui il link alla pagina attraverso la quale chiedere aiuto.<br /><br />Lo so, questa mattina il caffè e amaro, ma qualche volta è necessario.<br /><br />La giornata sarà certamente migliore del suo inizio!<br />Come sempre good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64429448</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2025 07:02:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64429448/output.mp3" length="3709665" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>"Questa indagine ci ha portato negli angoli più oscuri di Internet e sono assolutamente inorridito per le donne e le ragazze che hanno dovuto sopportare questo sfruttamento".
Sono le parole con le quali, qualche mese fa, il Procuratore capo di San...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Questa indagine ci ha portato negli angoli più oscuri di Internet e sono assolutamente inorridito per le donne e le ragazze che hanno dovuto sopportare questo sfruttamento".<br />Sono le parole con le quali, qualche mese fa, il Procuratore capo di San Francisco, David Chiu ha annunciato di aver trascinato in Tribunale sedici fornitori di servizi che offrivano al pubblico soluzioni capaci di generare, grazie all’intelligenza artificiale, immagini e video sessualmente esplicite di chiunque, partendo da una qualsiasi foto pubblicata sui social.<br />"L'intelligenza artificiale generativa ha enormi promesse, ma come con tutte le nuove tecnologie, ci sono conseguenze indesiderate e criminali che cercano di sfruttare la nuova tecnologia. Dobbiamo essere molto chiari sul fatto che questa non è innovazione, è abuso sessuale.”.<br />Ben detto e ben fatto.<br />Impossibile non condividere le sue parole e la sua azione che è anzi da imitare.<br />Se ci sono ambiti tra quelli nei quali l’intelligenza artificiale produce impatti meno umanamente sostenibili e in relazione ai quali dovremmo semplicemente adottare politiche di tolleranza zero, non c’è dubbio che il porno deepfake è tra questi.<br />Non si può accettare l’idea che qualcuno per far soldi consenta a una persona di spogliarne un’altra contro la sua volontà o, il che è lo stesso, senza il suo consenso e rappresentarla, contrabbandando il falso per vero, intenta in qualsivoglia genere di attività sessuale.<br />Ma nel presentare la sua azione, il Procuratore di San Francisco, ha messo sul tavolo un dato che dovrebbe suggerire una riflessione in più: solo le piattaforme gestite dalle sedici società che ha portato alla sbarra, nei primi soli primi sei mesi del 2024, sono state visitate da oltre duecento milioni di utenti.<br />E allora, forse, oltre a puntare l’indice giustamente contro i fornitori di servizi in questione e intraprendere ogni iniziativa utile a impedire loro di continuare a far business sulla pelle delle di donne, uomini, ragazzine e ragazzini, bambine e bambini talvolta, dovremmo iniziare a rivolgere lo stesso indice anche verso noi stessi o almeno verso quella parte dell’umanità che rappresenta la domanda di mercato che i fornitori dei servizi in questione si affrettano a soddisfare con la loro offerta.<br />Perché, per fortuna, in giro per il mondo, verosimilmente, non ci sono duecento milioni di stupratori capaci di violentare una donna, una ragazzina o un ragazzino nella dimensione fisica, né altrettanti pronti a guardare la scena e, quindi, se ci sono, invece duecento milioni di utenti desiderosi di generare questo genere di immagini o di goderne, significa che in troppi non hanno chiara la circostanza che il porno deepfake è una forma di violenza feroce tanto quanto lo stupro e capace di rovinare la vita di una persona allo stesso modo.<br />C’è, insomma, un enorme problema educativo, culturale e sociale che va affrontato e risolto prima che continui a mietere vittime.<br />Parlarne non è, certamente, sufficiente a risolvere il problema ma può essere un inizio.<br />E già che ci siamo vale la pena ricordare che le regole sulla protezione dei dati personali valgono anche a difenderci da questo genere di orribili crimini e che il Garante per la privacy, in Italia, dispone del potere di inibire, a semplice richiesta degli interessati, anche in via preventiva, la pubblicazione, via social e web di questo genere di immagini. Vi lascio qui il link alla pagina attraverso la quale chiedere aiuto.<br /><br />Lo so, questa mattina il caffè e amaro, ma qualche volta è necessario.<br /><br />La giornata sarà certamente migliore del suo inizio!<br />Come sempre good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e02f84aab3efc4df5148edbe7290d41c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Informazione, l’AI sbaglia troppo. Parola della BBC</title><link>https://www.spreaker.com/episode/informazione-l-ai-sbaglia-troppo-parola-della-bbc--64413204</link><description><![CDATA[È un j’accuse documentato e piuttosto duro quello pubblicato dalla BBC a proposito dell’affidabilità di quattro tra i modelli di intelligenza artificiale generativa più popolari al mondo e, nello specifico, ChatGPT di OpenAI, Copilot di Microsoft, Gemini di Google e Perplexity.<br /> Quando si tratta di rispondere a domande di cronaca e attualità rielaborando le notizie già pubblicate dalla BBC, gli algoritmi sbaglierebbero tanto, anzi, secondo la BBC decisamente troppo.<br /> Per arrivare a questa conclusione un pool di giornalisti della BBC ha posto ai quattro servizi basati sull’intelligenza artificiale centinaia di domande, chiedendo di utilizzare nelle risposte, come fonte, proprio la BBC.<br /> E poi si sono verificate le risposte.<br /> Nel 51% dei casi, secondo i giornalisti, le risposte contenevano “problemi significativi”.<br /> Nel 19% dei casi, a non andare sarebbero stati dati e numeri pure correttamente indicati nelle fonti utilizzate dagli algoritmi per generare la risposta e nel 13% dei casi, i contenuti generati artificialmente contenevano citazioni tra virgolette, alterate o addirittura non presenti nelle fonti.<br /> La sintesi della BBC è tranchant.<br /> L’intelligenza artificiale nel mondo dell’informazione può essere preziosa e noi stessi la stiamo utilizzando in molti ambiti diversi ma quado si tratta di fare riassunti da fonti giornalistiche o rispondere a domande di attualità, per ora, i rischi sono troppo elevati.<br /> Anche perché il rischio è compromettere l’affidabilità della stessa fonte.<br /> Se uno dei servizi basati sull’AI in questione a domanda risponde che la BBC dice qualcosa che in realtà non dice e che poi risulta falso, infatti, il pubblico rischia di persuadersi che sia la BBC a non verificare le notizie con l’accuratezza che sarebbe lecito attendersi.<br /> Un altolà importante e qualificato quello che rimbalza da Londra sull’affidabilità dell’AI.<br /> Ma, naturalmente, guai a non considerare che la BBC, come tanti altri editori in giro per il mondo, ha un conto aperto con le fabbriche degli algoritmi che hanno fagocitato buona parte dei suoi contenuti senza chiederle permesso.<br /> Qui sotto nei commenti, per chi al posto del caffè volesse prendere un cappuccino, lascio il link ai risultati della ricerca della BBC.<br /> Per tutti, invece, buona giornata, buon inizio settimana e, naturalmente, #goodmorningprivacy]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64413204</guid><pubDate>Mon, 17 Feb 2025 06:02:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64413204/output.mp3" length="2650557" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È un j’accuse documentato e piuttosto duro quello pubblicato dalla BBC a proposito dell’affidabilità di quattro tra i modelli 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significativi”.<br /> Nel 19% dei casi, a non andare sarebbero stati dati e numeri pure correttamente indicati nelle fonti utilizzate dagli algoritmi per generare la risposta e nel 13% dei casi, i contenuti generati artificialmente contenevano citazioni tra virgolette, alterate o addirittura non presenti nelle fonti.<br /> La sintesi della BBC è tranchant.<br /> L’intelligenza artificiale nel mondo dell’informazione può essere preziosa e noi stessi la stiamo utilizzando in molti ambiti diversi ma quado si tratta di fare riassunti da fonti giornalistiche o rispondere a domande di attualità, per ora, i rischi sono troppo elevati.<br /> Anche perché il rischio è compromettere l’affidabilità della stessa fonte.<br /> Se uno dei servizi basati sull’AI in questione a domanda risponde che la BBC dice qualcosa che in realtà non dice e che poi risulta falso, infatti, il pubblico rischia di persuadersi che sia la BBC a non verificare le notizie con l’accuratezza che sarebbe lecito attendersi.<br /> Un altolà importante e qualificato quello che rimbalza da Londra sull’affidabilità dell’AI.<br /> Ma, naturalmente, guai a non considerare che la BBC, come tanti altri editori in giro per il mondo, ha un conto aperto con le fabbriche degli algoritmi che hanno fagocitato buona parte dei suoi contenuti senza chiederle permesso.<br /> Qui sotto nei commenti, per chi al posto del caffè volesse prendere un cappuccino, lascio il link ai risultati della ricerca della BBC.<br /> Per tutti, invece, buona giornata, buon inizio settimana e, naturalmente, #goodmorningprivacy]]></itunes:summary><itunes:duration>166</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Privacy, un amore irrinunciabile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/privacy-un-amore-irrinunciabile--64372229</link><description><![CDATA[Oggi, nel giorno di Cupido, c’è una freccia che non posso far a meno di scoccare è quella con la quale mi piacerebbe che qualcuno si innamorasse di uno dei diritti più preziosi che c’è, il diritto alla privacy.<br />Ma è difficilissimo che vada a segno specie in un’epoca nella quale tutto suggerisce di considerarla morta, inutile, superata, dai tempi e dalle tecnologie.<br />Eppure, è proprio oggi che la privacy è più importante di sempre, è proprio oggi che dovremmo letteralmente innamorarcene, è proprio oggi che dovremmo conoscerla, promuoverla e difenderla.<br />Tra migliaia scelgo una ragione, una soltanto, che potrebbe accendere in qualcuno la scintilla dell’amore per un diritto speciale.<br />Si dice spesso che chi ci conosce meglio sa come prenderci e quello che si intende è che sa come farci cambiare idea, come farci scegliere qualcosa o qualcuno al posto di qualcos’altro o qualcun altro, come farci svoltare in una direzione diversa da quella nella quale in assenza del suo intervento avremmo svoltato.<br />E, naturalmente, è vero.<br />Chi ci conosce meglio sa quali idee e quali parole possono più facilmente far breccia nel nostro cuore e nella nostra mente e sa su quali tratti del nostro carattere e su quali intime debolezze e fragilità far leva per portarci a pensarla in un certo modo, a decidere qualcosa, a dir di si o di no a questa o quella domanda.<br />Tradizionalmente, per nostra fortuna, a conoscerci meglio erano le persone a noi più vicine, la nostra famiglia, i nostri affetti, i nostri amici, persone, insomma, che, con poche eccezioni, non abusavano di poteri tanto straordinari su di noi.<br />Oggi, però, non è più così.<br />A conoscerci meglio di tutti – e scriverlo non è più un’iperbole – oggi sono i fornitori di una serie di servizi digitali, social network, motori di ricerca e chatbot di intelligenza artificiale in testa.<br />E sono questi soggetti che rispondono alle regole del mercato e che talvolta – come accade sempre più di frequente – strizzano l’occhiolino anche alla politica e, quindi, potrebbero rispondere anche ai desiderata di questo o quel Governo, che oggi sanno come prenderci o, per dirla in maniera più diretta, sono in condizione di etero guidare ogni nostra decisione in ogni ambito della nostra vita.<br />Ecco, in un contesto di questo genere, la privacy, ovvero il diritto di ciascuno di noi di controllare chi può far cosa con i nostri dati personali, a me sembra evidente che dovrebbe essere considerato uno tra i più preziosi dei diritti, un amore irrinunciabile.<br />Più lo proteggiamo, più siamo liberi.<br />Meno ce ne preoccupiamo, meno siamo liberi.<br />Tanto basta per farcene innamorare nel giorno di San Valentino?<br />Non lo so e ho troppo rispetto per la privacy del cuore per chiedervelo.<br />Buon San Valentino a tutte e a tutti, buona giornata e un goodmorning privacy più caldo e appassionato del solito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64372229</guid><pubDate>Fri, 14 Feb 2025 06:52:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64372229/output.mp3" length="3762746" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi, nel giorno di Cupido, c’è una freccia che non posso far a meno di scoccare è quella con la quale mi piacerebbe che qualcuno si innamorasse di uno dei diritti più preziosi che c’è, il diritto alla privacy.
Ma è difficilissimo che vada a segno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi, nel giorno di Cupido, c’è una freccia che non posso far a meno di scoccare è quella con la quale mi piacerebbe che qualcuno si innamorasse di uno dei diritti più preziosi che c’è, il diritto alla privacy.<br />Ma è difficilissimo che vada a segno specie in un’epoca nella quale tutto suggerisce di considerarla morta, inutile, superata, dai tempi e dalle tecnologie.<br />Eppure, è proprio oggi che la privacy è più importante di sempre, è proprio oggi che dovremmo letteralmente innamorarcene, è proprio oggi che dovremmo conoscerla, promuoverla e difenderla.<br />Tra migliaia scelgo una ragione, una soltanto, che potrebbe accendere in qualcuno la scintilla dell’amore per un diritto speciale.<br />Si dice spesso che chi ci conosce meglio sa come prenderci e quello che si intende è che sa come farci cambiare idea, come farci scegliere qualcosa o qualcuno al posto di qualcos’altro o qualcun altro, come farci svoltare in una direzione diversa da quella nella quale in assenza del suo intervento avremmo svoltato.<br />E, naturalmente, è vero.<br />Chi ci conosce meglio sa quali idee e quali parole possono più facilmente far breccia nel nostro cuore e nella nostra mente e sa su quali tratti del nostro carattere e su quali intime debolezze e fragilità far leva per portarci a pensarla in un certo modo, a decidere qualcosa, a dir di si o di no a questa o quella domanda.<br />Tradizionalmente, per nostra fortuna, a conoscerci meglio erano le persone a noi più vicine, la nostra famiglia, i nostri affetti, i nostri amici, persone, insomma, che, con poche eccezioni, non abusavano di poteri tanto straordinari su di noi.<br />Oggi, però, non è più così.<br />A conoscerci meglio di tutti – e scriverlo non è più un’iperbole – oggi sono i fornitori di una serie di servizi digitali, social network, motori di ricerca e chatbot di intelligenza artificiale in testa.<br />E sono questi soggetti che rispondono alle regole del mercato e che talvolta – come accade sempre più di frequente – strizzano l’occhiolino anche alla politica e, quindi, potrebbero rispondere anche ai desiderata di questo o quel Governo, che oggi sanno come prenderci o, per dirla in maniera più diretta, sono in condizione di etero guidare ogni nostra decisione in ogni ambito della nostra vita.<br />Ecco, in un contesto di questo genere, la privacy, ovvero il diritto di ciascuno di noi di controllare chi può far cosa con i nostri dati personali, a me sembra evidente che dovrebbe essere considerato uno tra i più preziosi dei diritti, un amore irrinunciabile.<br />Più lo proteggiamo, più siamo liberi.<br />Meno ce ne preoccupiamo, meno siamo liberi.<br />Tanto basta per farcene innamorare nel giorno di San Valentino?<br />Non lo so e ho troppo rispetto per la privacy del cuore per chiedervelo.<br />Buon San Valentino a tutte e a tutti, buona giornata e un goodmorning privacy più caldo e appassionato del solito.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/575c8a26d4c82b9aaa10e0c00b2d711a.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>24</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-fair-use-e-un-altra-cosa-parola-di-un-giudice-pentito--64352436</link><description><![CDATA[Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.<br /><br />“Un uomo intelligente sa quando ha ragione; un uomo saggio sa quando ha torto. La saggezza non mi trova sempre, quindi cerco di accoglierla quando lo fa, anche se arriva tardi, come in questo caso. Rivedo quindi il mio giudizio sommario del 2023 e l'ordinanza in questo caso”.<br /><br />Personalmente questo incipit della decisione con la quale un giudice americano l’altro ieri ha, almeno per il momento, stabilito che usare materiale protetto da diritto d’autore per addestrare algoritmi destinati a dar vita a servizi concorrenti rispetto a quello nel cui ambito è pubblicato il materiale protetto rappresenta una violazione del diritto d’autore, vale da solo il caffè di questa mattina.<br />Raro, rarissimo. Un Giudice che ammetta un proprio errore di valutazione e ritorna sui suoi passi per correggere il tiro.<br /><br />Ma bellissimo, nobile e prezioso, capace di far ben sperare sul futuro dell’umanità e, quindi, secondo me, particolarmente, adatto a accompagnare il caffè del mattino.<br /><br />Venendo al caso specifico per non perdermi nel romanticismo la sintesi è semplice: Thomas Reuiters è, tra l’altro, editore di uno dei più grandi database legali al mondo, un database nell’ambito del quale i documenti sono preceduti da brevi note che ne riassumono i tratti essenziali.<br /><br />Ross Intelligence, una società intenzionata a creare un sistema di intelligenza artificiale destinato a supportare i professionisti del diritto nell’accesso e riuso di provvedimenti – leggi e sentenze – americani ha, anche se indirettamente ovvero attraverso un fornitore terzo, dragato a mani basse l’archivio della Reuiters per addestrare i propri modelli.<br /><br />Davanti alle contestazioni della Reuiters ha, tra l’altro, eccepito il fair use, l’eccezione prevista dalla disciplina americana sul copyright che consente il riuso di altrui contenuti senza alcuna autorizzazione del titolare originario dei diritti sui contenuti in questione.<br /><br />Secondo il Giudice-pentito, tuttavia, quest’eccezione sarebbe infondata e non avrebbe futuro nella prosecuzione del giudizio.<br />Non potrebbe considerarsi fair, corretto un utilizzo di contenuti protetti da diritto d’autore che abbia lo scopo o anche solo l’effetto ultimo di far concorrenza a chi su quei contenuti detiene i diritti d’autore.<br /><br />La decisione è sommaria, riguarda un caso specifico diverso da quello relativo all’addestramento dei grandi modelli di AI generativa ma segna, comunque, un indirizzo e principi decisamente utili.<br /><br />Forse, quello che sta accadendo, con pochi giganti che sfamano i loro algoritmi con contenuti creativi prodotti dall’intera umanità, spesso per andare a far concorrenza proprio ai titolari dei diritti su questi contenuti non è così tanto lecito.<br />Ma staremo a vedere.<br /><br />Frattanto godiamoci la bellezza di un giudice che dice di aver sbagliato e si corregge.<br /><br />Buona giornata per davvero e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64352436</guid><pubDate>Thu, 13 Feb 2025 06:34:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64352436/output.mp3" length="3008748" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.

“Un uomo intelligente sa quando ha ragione; un uomo saggio sa quando ha torto. La saggezza non mi trova sempre, quindi cerco di accoglierla quando lo fa, anche se arriva tardi, come in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.<br /><br />“Un uomo intelligente sa quando ha ragione; un uomo saggio sa quando ha torto. La saggezza non mi trova sempre, quindi cerco di accoglierla quando lo fa, anche se arriva tardi, come in questo caso. Rivedo quindi il mio giudizio sommario del 2023 e l'ordinanza in questo caso”.<br /><br />Personalmente questo incipit della decisione con la quale un giudice americano l’altro ieri ha, almeno per il momento, stabilito che usare materiale protetto da diritto d’autore per addestrare algoritmi destinati a dar vita a servizi concorrenti rispetto a quello nel cui ambito è pubblicato il materiale protetto rappresenta una violazione del diritto d’autore, vale da solo il caffè di questa mattina.<br />Raro, rarissimo. Un Giudice che ammetta un proprio errore di valutazione e ritorna sui suoi passi per correggere il tiro.<br /><br />Ma bellissimo, nobile e prezioso, capace di far ben sperare sul futuro dell’umanità e, quindi, secondo me, particolarmente, adatto a accompagnare il caffè del mattino.<br /><br />Venendo al caso specifico per non perdermi nel romanticismo la sintesi è semplice: Thomas Reuiters è, tra l’altro, editore di uno dei più grandi database legali al mondo, un database nell’ambito del quale i documenti sono preceduti da brevi note che ne riassumono i tratti essenziali.<br /><br />Ross Intelligence, una società intenzionata a creare un sistema di intelligenza artificiale destinato a supportare i professionisti del diritto nell’accesso e riuso di provvedimenti – leggi e sentenze – americani ha, anche se indirettamente ovvero attraverso un fornitore terzo, dragato a mani basse l’archivio della Reuiters per addestrare i propri modelli.<br /><br />Davanti alle contestazioni della Reuiters ha, tra l’altro, eccepito il fair use, l’eccezione prevista dalla disciplina americana sul copyright che consente il riuso di altrui contenuti senza alcuna autorizzazione del titolare originario dei diritti sui contenuti in questione.<br /><br />Secondo il Giudice-pentito, tuttavia, quest’eccezione sarebbe infondata e non avrebbe futuro nella prosecuzione del giudizio.<br />Non potrebbe considerarsi fair, corretto un utilizzo di contenuti protetti da diritto d’autore che abbia lo scopo o anche solo l’effetto ultimo di far concorrenza a chi su quei contenuti detiene i diritti d’autore.<br /><br />La decisione è sommaria, riguarda un caso specifico diverso da quello relativo all’addestramento dei grandi modelli di AI generativa ma segna, comunque, un indirizzo e principi decisamente utili.<br /><br />Forse, quello che sta accadendo, con pochi giganti che sfamano i loro algoritmi con contenuti creativi prodotti dall’intera umanità, spesso per andare a far concorrenza proprio ai titolari dei diritti su questi contenuti non è così tanto lecito.<br />Ma staremo a vedere.<br /><br />Frattanto godiamoci la bellezza di un giudice che dice di aver sbagliato e si corregge.<br /><br />Buona giornata per davvero e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>189</itunes:duration><itunes:keywords>fair,reuiters,use</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bf2b5597c19e0928ca8f0769d40c7745.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>23</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Basta con la rivolta contro la regolamentazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/basta-con-la-rivolta-contro-la-regolamentazione--64334971</link><description><![CDATA[Ieri ho provato a scriverlo senza troppi giri di parole sulle pagine di Milano Finanza e oggi ve lo racconto con il caffè del mattino.<br />A me questa storia dei tanti, troppi che si ribellano e incitano alla ribellione contro la regolamementazione nel settore tecnologico comincia davvero a preoccupare.<br />Il grido dei rivoltosi, rimbalzato anche dall’AI Summit di Parigi, è, più o meno, sempre lo stesso: le regole frenano l’innovazione tecnologica che rappresenta la più straordinaria delle leve disponibili per sollevare l’economia globale.<br />È una rivolta che parte dai colletti bianchi, dalle elite, dai Governi delle economie più sviluppate e che ospitano i giganti della tecnologia.<br />E, però, è una rivolta che, a prescindere dalle sue origini altolocate, ha una presa straordinaria anche sulla gente comune, sulle masse, su chi fa fatica a arrivare alla fine del mese, perché, naturalmente, se si racconta che le cose potrebbero andar meglio se si regolamentasse di meno, se si lasciasse correre di più il progresso tecnologico, se ci si sottraesse al rischio di vedersi sistematicamente sorpassare nella corsa globale verso il futuro da economie e industrie di Paesi che – almeno nella narrativa che serpeggia tra i rivoltosi – regolamentano di meno e innovano di più, è facile trovare consensi, sostenitori e manifestanti in ogni settore della società.<br />Proprio per questo è una rivolta pericolosa che andrebbe sedata sul nascere.<br />Perché la causa è sbagliata, la narrativa fuorviante e ipocrita, le conseguenze drammatiche.<br />“Il progresso tecnologico è come un’ascia nelle mani di un criminale patologico!”.<br />Non sono le parole di un luddista ma quelle di Albert Einstein, uno scienziato con pochi eguali nella storia dell’umanità.<br />Solo le regole possono sfilare quell’ascia dalle mani di quel criminale e trasformare uno strumento di offesa in uno strumento di vero progresso.<br />E il vero progresso, il solo che dovremmo abituarci a considerare innovazione, è quello del quale parlava Henry Ford quando diceva che “c'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.<br />Niente di più lontano rispetto a quello che sta accadendo, con i vantaggi delle nuove tecnologie asserviti all’interesse economico e politico di pochissimi, grazie a inedite concentrazioni di potere tecno-finanziario.<br />Ecco le regole servono anche a questo: a garantire la distribuzione dei vantaggi tecnologici, a scongiurare il rischio che si rafforzino oligopoli tecno-commerciali capaci di rendere interi mercati ormai incontendibili, annientando la libertà di concorrenza, con effetti insostenibili per miliardi di utenti e consumatori in tutto il mondo.<br />Ma le regole servono anche per evitare che si creino alleanze invincibili tra l’industria tecnologica e il potere politico.<br />Perché quando questo avviene – e sta avvenendo tanto rapidamente che nelle fila dei rivoltosi dell’anti-regolamentazione digitale militano i più grandi oligopolisti tecnologici e i leader di alcune superpotenze – è la stessa idea di una società democratica a essere minacciata.<br />Ecco altro che ribellarci alle regole, dovremmo, credo, iniziare a ribellarci a chi quelle regole non le vuole.<br />Poi che sia urgente e necessario, oggi più di sempre, un ripensamento profondo sul modo di scrivere le regole, sui tempi dei processi regolamentari ormai incompatibili con quelli dell’innovazione tecnologica, sull’esigenza di debellare l’ipertrofia normativa degli ultimi decenni è indiscutibilmente vero ma è una questione diversa che non andrebbe strumentalizzata, come fanno i rivoltosi, per raggiungere obiettivi politici e commerciali egemoni.<br />Buona giornata e, naturalmente, goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64334971</guid><pubDate>Wed, 12 Feb 2025 06:21:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64334971/output.mp3" length="3699634" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ieri ho provato a scriverlo senza troppi giri di parole sulle pagine di Milano Finanza e oggi ve lo racconto con il caffè del mattino.
A me questa storia dei tanti, troppi che si ribellano e incitano alla ribellione contro la regolamementazione nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ieri ho provato a scriverlo senza troppi giri di parole sulle pagine di Milano Finanza e oggi ve lo racconto con il caffè del mattino.<br />A me questa storia dei tanti, troppi che si ribellano e incitano alla ribellione contro la regolamementazione nel settore tecnologico comincia davvero a preoccupare.<br />Il grido dei rivoltosi, rimbalzato anche dall’AI Summit di Parigi, è, più o meno, sempre lo stesso: le regole frenano l’innovazione tecnologica che rappresenta la più straordinaria delle leve disponibili per sollevare l’economia globale.<br />È una rivolta che parte dai colletti bianchi, dalle elite, dai Governi delle economie più sviluppate e che ospitano i giganti della tecnologia.<br />E, però, è una rivolta che, a prescindere dalle sue origini altolocate, ha una presa straordinaria anche sulla gente comune, sulle masse, su chi fa fatica a arrivare alla fine del mese, perché, naturalmente, se si racconta che le cose potrebbero andar meglio se si regolamentasse di meno, se si lasciasse correre di più il progresso tecnologico, se ci si sottraesse al rischio di vedersi sistematicamente sorpassare nella corsa globale verso il futuro da economie e industrie di Paesi che – almeno nella narrativa che serpeggia tra i rivoltosi – regolamentano di meno e innovano di più, è facile trovare consensi, sostenitori e manifestanti in ogni settore della società.<br />Proprio per questo è una rivolta pericolosa che andrebbe sedata sul nascere.<br />Perché la causa è sbagliata, la narrativa fuorviante e ipocrita, le conseguenze drammatiche.<br />“Il progresso tecnologico è come un’ascia nelle mani di un criminale patologico!”.<br />Non sono le parole di un luddista ma quelle di Albert Einstein, uno scienziato con pochi eguali nella storia dell’umanità.<br />Solo le regole possono sfilare quell’ascia dalle mani di quel criminale e trasformare uno strumento di offesa in uno strumento di vero progresso.<br />E il vero progresso, il solo che dovremmo abituarci a considerare innovazione, è quello del quale parlava Henry Ford quando diceva che “c'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.<br />Niente di più lontano rispetto a quello che sta accadendo, con i vantaggi delle nuove tecnologie asserviti all’interesse economico e politico di pochissimi, grazie a inedite concentrazioni di potere tecno-finanziario.<br />Ecco le regole servono anche a questo: a garantire la distribuzione dei vantaggi tecnologici, a scongiurare il rischio che si rafforzino oligopoli tecno-commerciali capaci di rendere interi mercati ormai incontendibili, annientando la libertà di concorrenza, con effetti insostenibili per miliardi di utenti e consumatori in tutto il mondo.<br />Ma le regole servono anche per evitare che si creino alleanze invincibili tra l’industria tecnologica e il potere 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secondo e il terzo posto toccano a 123456789 e 12345678.<br />Qualcuno deve essersi convinto che le password più sono lunghe e più sono sicure e, quindi, ha pensato di aggiungere due o tre numeri.<br />Che siano in sequenza è un dettaglio.<br />Ma in Italia siamo originali, si sa.<br />Al secondo posto, quindi, invece che 123456789 che si classifica solo terza, c’è “cambiami”, un’indicazione preziosa, ma una pessima scelta come password.<br />NordPass ci tiene a ricordare che il tempo medio impiegato da un aggressore per indovinare le password sul podio nella classifica italiana come in quella mondiale è un secondo.<br />Tra le prime dieci password più utilizzate nel nostro Paese, subito sotto quelle sul podio, francesco, password e juventus, scritte tutto in minuscolo.<br />Se si scorre la classifica, sotto le prime dieci, non si trovano, comunque, capolavori di creatività e originalità: alessandro, giuseppe, ciaociao, andrea e un romantico amore mio.<br />Il romanticismo, peraltro, è premiato perché secondo i ricercatori della NordPass, per indovinarla, un aggressore ci metterebbe in media tre ore.<br />Per finire, vale la pena ricordare che sono le stesse password che campeggiano nella parte alta della classifica da dieci anni.<br />La sintesi è semplice e breve: per quanto ci si sforzi di continuare a ricordare in ogni dove che le password, ormai, sono letteralmente la chiave di accesso alla nostra esistenza, che devono essere più lunghe e complicate, tendenzialmente di una ventina di carattere con lettere maiuscole, minuscole e caratteri speciali, che vano cambiate spesso e non usate eguali per più servizi, tutto sembra incredibilmente inutile.<br />Siamo pigri o, forse, non ci siamo ancora convinti che se qualcuno si impossessa delle nostre password si impossessa della nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64286742</guid><pubDate>Sun, 09 Feb 2025 19:56:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64286742/output.mp3" length="2852013" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>NordPass, come ogni anno da sei anni, ha pubblicato il suo rapporto sulle password più utilizzate dell’anno, il 2024, in questo caso.
Leggerlo, ormai, è diventato noioso.
La password più usata al mondo è 123456.
E l’Italia non si sottrae alla regola....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[NordPass, come ogni anno da sei anni, ha pubblicato il suo rapporto sulle password più utilizzate dell’anno, il 2024, in questo caso.<br />Leggerlo, ormai, è diventato noioso.<br />La password più usata al mondo è 123456.<br />E l’Italia non si sottrae alla regola.<br />In sei anni, è salita sul gradino più alto del podio cinque volte.<br />E l’unica volta che non ci è salita è perché lo ha lasciato a “password”.<br />Nella classifica mondiale il secondo e il terzo posto toccano a 123456789 e 12345678.<br />Qualcuno deve essersi convinto che le password più sono lunghe e più sono sicure e, quindi, ha pensato di aggiungere due o tre numeri.<br />Che siano in sequenza è un dettaglio.<br />Ma in Italia siamo originali, si sa.<br />Al secondo posto, quindi, invece che 123456789 che si classifica solo terza, c’è “cambiami”, un’indicazione preziosa, ma una pessima scelta come password.<br />NordPass ci tiene a ricordare che il tempo medio impiegato da un aggressore per indovinare le password sul podio nella classifica italiana come in quella mondiale è un secondo.<br />Tra le prime dieci password più utilizzate nel nostro Paese, subito sotto quelle sul podio, francesco, password e juventus, scritte tutto in minuscolo.<br />Se si scorre la classifica, sotto le prime dieci, non si trovano, comunque, capolavori di creatività e originalità: alessandro, giuseppe, ciaociao, andrea e un romantico amore mio.<br />Il romanticismo, peraltro, è premiato perché secondo i ricercatori della NordPass, per indovinarla, un aggressore ci metterebbe in media tre ore.<br />Per finire, vale la pena ricordare che sono le stesse password che campeggiano nella parte alta della classifica da dieci anni.<br />La sintesi è semplice e breve: per quanto ci si sforzi di continuare a ricordare in ogni dove che le password, ormai, sono letteralmente la chiave di accesso alla nostra esistenza, che devono essere più lunghe e complicate, tendenzialmente di una ventina di carattere con lettere maiuscole, minuscole e caratteri speciali, che vano cambiate spesso e non usate eguali per più servizi, tutto sembra incredibilmente inutile.<br />Siamo pigri o, forse, non ci siamo ancora convinti che se qualcuno si impossessa delle nostre password si impossessa della nostra vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>179</itunes:duration><itunes:keywords>nordpass,password</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>21</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se ti dimentichi di usarci, non ci paghi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-ti-dimentichi-di-usarci-non-ci-paghi--64241363</link><description><![CDATA[Quante volte ci capita di abbonarci a un servizio o di scaricare un’app mossi da una qualche urgenza, usarla per qualche ora o per qualche giorno e poi dimenticarcene completamente?<br />Non so a voi ma a me, forse per colpa della curiosità, capita spesso.<br />E, naturalmente, finisce che pago per mesi, se non per anni, per un servizio che non uso.<br />Contrattualmente ineccepibile ma eticamente ingiusto.<br />Certo, prima di tutto sciocco da parte mia.<br />Ma questa è un’altra storia.<br />Forse proprio per questo mi ha colpito la notizia della nuova politica commerciale applicata da Kagi, un motore di ricerca alternativo ai più famosi e a pagamento.<br />Si chiama “fair pricing”.<br />E la società l’ha spiegata così sul proprio sito internet: "Abbiamo implementato questa funzionalità per il semplice motivo di essere gentili con i nostri utenti. Sappiamo che alcuni dimenticano di usare Kagi anche per mesi o non averne bisogno, quindi quando vi capita, da oggi, potete stare tranquilli: non vi addebiteremo alcun costo".<br />Decisamente un modo onesto di far business online.<br />Ci sarebbe da augurarsi – anche se, forse, è solo una romantica illusione – che la scelta di Kagi sia di ispirazione per tanti altri fornitori di servizi digitali e app.<br />E, forse, numeri del fenomeno alla mano – quelli che io non ho e, per la verità, non ho neppure cercato preparando il caffè di oggi – sarebbe interessante che qualche associazione di utenti e consumatori promuovesse una bella e sana campagna per richiedere almeno alle aziende che guadagnano di più dal non uso dei loro servizi da parte di utenti pure paganti di seguire l’esempio di Kagi e scegliere la strada del fair pricing.<br /><br />A volte i sogni si avverano e il momento migliore per sognare e all’inizio di un nuovo giorno anche se, questa volta, sarà l’amaro del caffè, ma ho il sospetto che non andrà così.<br />Ma sognare non costa niente, fair pricing o no!<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64241363</guid><pubDate>Fri, 07 Feb 2025 06:18:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64241363/output.mp3" length="2047442" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quante volte ci capita di abbonarci a un servizio o di scaricare un’app mossi da una qualche urgenza, usarla per qualche ora o per qualche giorno e poi dimenticarcene completamente?
Non so a voi ma a me, forse per colpa della curiosità, capita spesso....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quante volte ci capita di abbonarci a un servizio o di scaricare un’app mossi da una qualche urgenza, usarla per qualche ora o per qualche giorno e poi dimenticarcene completamente?<br />Non so a voi ma a me, forse per colpa della curiosità, capita spesso.<br />E, naturalmente, finisce che pago per mesi, se non per anni, per un servizio che non uso.<br />Contrattualmente ineccepibile ma eticamente ingiusto.<br />Certo, prima di tutto sciocco da parte mia.<br />Ma questa è un’altra storia.<br />Forse proprio per questo mi ha colpito la notizia della nuova politica commerciale applicata da Kagi, un motore di ricerca alternativo ai più famosi e a pagamento.<br />Si chiama “fair pricing”.<br />E la società l’ha spiegata così sul proprio sito internet: "Abbiamo implementato questa funzionalità per il semplice motivo di essere gentili con i nostri utenti. Sappiamo che alcuni dimenticano di usare Kagi anche per mesi o non averne bisogno, quindi quando vi capita, da oggi, potete stare tranquilli: non vi addebiteremo alcun costo".<br />Decisamente un modo onesto di far business online.<br />Ci sarebbe da augurarsi – anche se, forse, è solo una romantica illusione – che la scelta di Kagi sia di ispirazione per tanti altri fornitori di servizi digitali e app.<br />E, forse, numeri del fenomeno alla mano – quelli che io non ho e, per la verità, non ho neppure cercato preparando il caffè di oggi – sarebbe interessante che qualche associazione di utenti e consumatori promuovesse una bella e sana campagna per richiedere almeno alle aziende che guadagnano di più dal non uso dei loro servizi da parte di utenti pure paganti di seguire l’esempio di Kagi e scegliere la strada del fair pricing.<br /><br />A volte i sogni si avverano e il momento migliore per sognare e all’inizio di un nuovo giorno anche se, questa volta, sarà l’amaro del caffè, ma ho il sospetto che non andrà così.<br />Ma sognare non costa niente, fair pricing o no!<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>128</itunes:duration><itunes:keywords>fair,kagi,pricing</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f9fe2564799dccc669dbc89e334226a1.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>20</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non usare l’AI per scrivere il CV. Parola di chi la produce!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-usare-l-ai-per-scrivere-il-cv-parola-di-chi-la-produce--64222640</link><description><![CDATA[“Per favore... non utilizzare assistenti AI, mentre incoraggiamo le persone a usare sistemi di intelligenza artificiale una volta assunte per aiutarle a lavorare più velocemente e in modo più efficace, vi preghiamo di non usare assistenti di intelligenza artificiale durante il processo di candidatura perché vogliamo capire il vostro interesse personale a lavorare per la nostra società senza mediazione tramite un sistema di intelligenza artificiale e vogliamo anche valutare le vostre capacità di comunicazione non assistite da intelligenza artificiale".<br />Chi indovina chi pubblica un’avvertenza di questo genere in cima alla pagina web dedicata alla selezione del personale oggi vince il caffè.<br />Posso darvi un aiutino: non è un soggetto pubblico, non è un’università, non è un’associazione di attivisti dell’anti-tecnologia!<br />Poi se non ci arrivate da soli, ve lo dico: è Anthropic uno dei giganti globali dell’intelligenza artificiale, una società che vende servizi basati sull’intelligenza artificiale per supportare qualsiasi genere di funzione aziendale, inclusa quella delle risorse umane proprio nell’attività di selezione artificialmente intelligente del personale.<br />Una circostanza che, in effetti, fa un po' sorridere.<br />Anche se, guai a negarlo, la richiesta – peraltro formulata in termini straordinariamente cortesi – è assolutamente condivisibile.<br />E però la questione esiste perché con il moltiplicarsi dei sistemi di intelligenza artificiale applicati alle selezione del personale, inesorabilmente si moltiplicano anche le soluzioni di intelligenza artificiale capaci di supportare il candidato nel prendere in giro gli algoritmi di selezione.<br />Intelligenza artificiale contro intelligenza artificiale, realtà dissimulata contro valutatori non umani, macchine contro macchine.<br />Difficile capire chi ci guadagna in tutto questo, a parte, probabilmente, proprio le fabbriche di intelligenza artificiale che, però, poi, quando si tratta di scegliere i migliori da assumere sembrano spaventate dall’idea di sbagliare per colpa della maschera artificiale che molti candidati potrebbero indossare facendosi scrivere i curricula e le risposte alle domande anche motivazionali proprio da algoritmi di intelligenza artificiale.<br />Usate l’intelligenza artificiale ma solo dopo esservi fatti assumere senza, insomma è la raccomandazione di Anthropic che, confesso, non sono certo di condividere.<br />Mi sembra ci sia una punta di ipocrisia.<br />Ma forse non è così.<br />Il caffè del mattino, però, serve anche a accendere riflessioni di questo genere e, magari, a convincersi prima di sera dell’opposto di ciò che si è pensato al risveglio.<br /><br />Buona giornata e naturalmente good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64222640</guid><pubDate>Thu, 06 Feb 2025 06:26:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64222640/output.mp3" length="2726625" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>“Per favore... non utilizzare assistenti AI, mentre incoraggiamo le persone a usare sistemi di intelligenza artificiale una volta assunte per aiutarle a lavorare più velocemente e in modo più efficace, vi preghiamo di non usare assistenti di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Per favore... non utilizzare assistenti AI, mentre incoraggiamo le persone a usare sistemi di intelligenza artificiale una volta assunte per aiutarle a lavorare più velocemente e in modo più efficace, vi preghiamo di non usare assistenti di intelligenza artificiale durante il processo di candidatura perché vogliamo capire il vostro interesse personale a lavorare per la nostra società senza mediazione tramite un sistema di intelligenza artificiale e vogliamo anche valutare le vostre capacità di comunicazione non assistite da intelligenza artificiale".<br />Chi indovina chi pubblica un’avvertenza di questo genere in cima alla pagina web dedicata alla selezione del personale oggi vince il caffè.<br />Posso darvi un aiutino: non è un soggetto pubblico, non è un’università, non è un’associazione di attivisti dell’anti-tecnologia!<br />Poi se non ci arrivate da soli, ve lo dico: è Anthropic uno dei giganti globali dell’intelligenza artificiale, una società che vende servizi basati sull’intelligenza artificiale per supportare qualsiasi genere di funzione aziendale, inclusa quella delle risorse umane proprio nell’attività di selezione artificialmente intelligente del personale.<br />Una circostanza che, in effetti, fa un po' sorridere.<br />Anche se, guai a negarlo, la richiesta – peraltro formulata in termini straordinariamente cortesi – è assolutamente condivisibile.<br />E però la questione esiste perché con il moltiplicarsi dei sistemi di intelligenza artificiale applicati alle selezione del personale, inesorabilmente si moltiplicano anche le soluzioni di intelligenza artificiale capaci di supportare il candidato nel prendere in giro gli algoritmi di selezione.<br />Intelligenza artificiale contro intelligenza artificiale, realtà dissimulata contro valutatori non umani, macchine contro macchine.<br />Difficile capire chi ci guadagna in tutto questo, a parte, probabilmente, proprio le fabbriche di intelligenza artificiale che, però, poi, quando si tratta di scegliere i migliori da assumere sembrano spaventate dall’idea di sbagliare per colpa della maschera artificiale che molti candidati potrebbero indossare facendosi scrivere i curricula e le risposte alle domande anche motivazionali proprio da algoritmi di intelligenza artificiale.<br />Usate l’intelligenza artificiale ma solo dopo esservi fatti assumere senza, insomma è la raccomandazione di Anthropic che, confesso, non sono certo di condividere.<br />Mi sembra ci sia una punta di ipocrisia.<br />Ma forse non è così.<br />Il caffè del mattino, però, serve anche a accendere riflessioni di questo genere e, magari, a convincersi prima di sera dell’opposto di ciò che si è pensato al risveglio.<br /><br />Buona giornata e naturalmente good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>171</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/692be786df308236d316a9294e118f22.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>19</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il porno sbarca sull’Iphone (in Europa)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-porno-sbarca-sull-iphone-in-europa--64199358</link><description><![CDATA[Che il porno sia pioniere del web è circostanza nota da tempo.<br />E la storia appena rimbalzata dalle colonne di Mashable e The Verge, due testate online specializzate in tecnologia e dintorni lo conferma.<br />Da ieri, attraverso uno store alternativo all’Apple Store del quale non faccio il nome per non fargli pubblicità, comunque uno di quelli nati grazie al Digital Market Act che ha imposto a Apple e agli altri padroni dei grandi ecosistemi digitali di aprirsi alla concorrenza, c’è un’app per l’accesso a contenuti pornografici installabile sugli Iphone di tutti gli utenti europei.<br />Una rivoluzione che in casa Apple non piace affatto.<br />"Siamo profondamente preoccupati per i rischi per la sicurezza che le app porno hardcore di questo tipo creano per gli utenti dell'UE, in particolare i bambini.<br />Questa app e altre simili mineranno la fiducia dei consumatori e la confidenza nel nostro ecosistema, per il quale abbiamo lavorato per più di un decennio per renderlo il migliore al mondo.<br />Contrariamente alle false dichiarazioni rilasciate dallo sviluppatore del marketplace, certamente non approviamo questa app e non la offriremmo mai nel nostro App Store.<br />La verità è che siamo tenuti dalla Commissione Europea a consentirne la distribuzione da parte di operatori di marketplace come x ed y – evito per il momento di fare i nomi - che potrebbero non condividere le nostre preoccupazioni per la sicurezza degli utenti", ha detto Apple in una dichiarazione a The Verge.<br />Questione complicata, anzi, complicatissima.<br />Apple, naturalmente, ha facile gioco nel rivendersela pro domo sua come un preoccupante effetto collaterale delle nuove regole europee sui mercati digitali.<br />E non c’è dubbio che, nel caso di specie, l’Apple store è stato, sin qui, uno dei pochi luoghi dell’ecosistema digitale nel quale i minori erano al riparo almeno dal porno.<br />Poi che non fossero al riparo – così come altrove - da una serie di fenomeni forse persino più preoccupanti del porno è un’altra storia.<br />Ora lo sbarco di un’app pornografica sugli Iphone, attraverso uno store alternativo che esiste grazie alle nuove regole, fa decisamente gioco alla casa di Cupertino.<br />Guai, però, a negare che, appunto, si tratta di un effetto collaterale delle nuove regole che, allo stesso tempo, aprono la strada o, meglio, i mercati a tante altre e diverse imprese digitali.<br />Il porno, come è sempre accaduto nella storia di Internet e dintorni, arriva per primo e rischia di farci pentire di una scelta che, invece, ha una sua logica e una sua ragion d’essere importanti.<br />E, allora, che fare?<br />La risposta, in realtà, comincia a diventare monotona: bisogna riuscire a implementare in fretta soluzioni solide e equilibrate di age verification capaci di tenere i bambini fuori da app, piattaforme e servizi non adatti alla loro età benché disponibili online come negli store di applicazioni.<br />Farlo è possibile e volere e potere.<br />Lo vogliamo? Lo vogliono i decisori pubblici, ma lo vogliono per davvero e non solo per proteggere i bambini dal porno ma da una serie infinite di ben più serie insidie digitali?<br />In attesa di una risposta, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64199358</guid><pubDate>Wed, 05 Feb 2025 06:03:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64199358/output.mp3" length="3409989" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Che il porno sia pioniere del web è circostanza nota da tempo.
E la storia appena rimbalzata dalle colonne di Mashable e The Verge, due testate online specializzate in tecnologia e dintorni lo conferma.
Da ieri, attraverso uno store alternativo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Che il porno sia pioniere del web è circostanza nota da tempo.<br />E la storia appena rimbalzata dalle colonne di Mashable e The Verge, due testate online specializzate in tecnologia e dintorni lo conferma.<br />Da ieri, attraverso uno store alternativo all’Apple Store del quale non faccio il nome per non fargli pubblicità, comunque uno di quelli nati grazie al Digital Market Act che ha imposto a Apple e agli altri padroni dei grandi ecosistemi digitali di aprirsi alla concorrenza, c’è un’app per l’accesso a contenuti pornografici installabile sugli Iphone di tutti gli utenti europei.<br />Una rivoluzione che in casa Apple non piace affatto.<br />"Siamo profondamente preoccupati per i rischi per la sicurezza che le app porno hardcore di questo tipo creano per gli utenti dell'UE, in particolare i bambini.<br />Questa app e altre simili mineranno la fiducia dei consumatori e la confidenza nel nostro ecosistema, per il quale abbiamo lavorato per più di un decennio per renderlo il migliore al mondo.<br />Contrariamente alle false dichiarazioni rilasciate dallo sviluppatore del marketplace, certamente non approviamo questa app e non la offriremmo mai nel nostro App Store.<br />La verità è che siamo tenuti dalla Commissione Europea a consentirne la distribuzione da parte di operatori di marketplace come x ed y – evito per il momento di fare i nomi - che potrebbero non condividere le nostre preoccupazioni per la sicurezza degli utenti", ha detto Apple in una dichiarazione a The Verge.<br />Questione complicata, anzi, complicatissima.<br />Apple, naturalmente, ha facile gioco nel rivendersela pro domo sua come un preoccupante effetto collaterale delle nuove regole europee sui mercati digitali.<br />E non c’è dubbio che, nel caso di specie, l’Apple store è stato, sin qui, uno dei pochi luoghi dell’ecosistema digitale nel quale i minori erano al riparo almeno dal porno.<br />Poi che non fossero al riparo – così come altrove - da una serie di fenomeni forse persino più preoccupanti del porno è un’altra storia.<br />Ora lo sbarco di un’app pornografica sugli Iphone, attraverso uno store alternativo che esiste grazie alle nuove regole, fa decisamente gioco alla casa di Cupertino.<br />Guai, però, a negare che, appunto, si tratta di un effetto collaterale delle nuove regole che, allo stesso tempo, aprono la strada o, meglio, i mercati a tante altre e diverse imprese digitali.<br />Il porno, come è sempre accaduto nella storia di Internet e dintorni, arriva per primo e rischia di farci pentire di una scelta che, invece, ha una sua logica e una sua ragion d’essere importanti.<br />E, allora, che fare?<br />La risposta, in realtà, comincia a diventare monotona: bisogna riuscire a implementare in fretta soluzioni solide e equilibrate di age verification capaci di tenere i bambini fuori da app, piattaforme e servizi non adatti alla loro età benché disponibili online come negli store di applicazioni.<br />Farlo è possibile e volere e potere.<br />Lo vogliamo? Lo vogliono i decisori pubblici, ma lo vogliono per davvero e non solo per proteggere i bambini dal porno ma da una serie infinite di ben più serie insidie digitali?<br />In attesa di una risposta, buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c058b825f987fae5dc6cb38b46c4a14.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>18</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fatto l’algoritmo, trovato l’inganno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fatto-l-algoritmo-trovato-l-inganno--64182665</link><description><![CDATA[Si dice spesso che gli algoritmi sono le leggi di questo secolo.<br />Nessuna sorpresa, dunque, se l’antico brocardo secondo il quale “fatta la legge, trovato l’inganno”, possa efficacemente essere parafrasato in un più moderno “fatto l’algoritmo, trovato l’inganno”.<br />A confermarlo una storia che rimbalza da YouTube dove una Youtuber, stanca di perdere visualizzazioni per colpa di una quantità enorme di video generati artificialmente e pubblicati online all’unico scopo di raccogliere views e denari ha deciso di dichiarare guerra a chi li genera.<br />La soluzione che ha elaborato per scendere in campo è ingegnosa e sembra funzionare.<br />Tenuto conto che i suoi concorrenti per generare i video usano largamente gli script dei sottotitoli che lei – così come milioni di youtuber in carne ed ossa – inserisce nei propri contenuti ha, semplicemente, deciso di avvelenare questi script.<br />Per farlo vi inserisce dei contenuti privi di senso, invisibili agli occhi umani – e che quindi non disturbano il suo pubblico – ma visibili dagli algoritmi e capaci di mandarli in panne.<br />Certo la soluzione, lo racconta lei stessa, non è efficace al 100% perché esistono rimedi attraverso i quali gli algoritmi possono evitare di cadere nel tranello ma pare sufficiente a suggerire ai più di desistere facendo risultare la partita difficile da vincere.<br />L’iniziativa di F4mi come si fa chiamare la YouTuber protagonista di questa originale battaglia da Davide contro Golia, peraltro, si inserisce nell’ambito di un autentico movimento di resistenza che va diffondendosi sul web contro i crawler delle grandi fabbriche di intelligenza artificiale che continuano a fare razzia di ogni genere di contenuto talvolta persino ignorando i comandi con i quali i gestori dei siti rappresentano la volontà di passare oltre e tenere giù le mani da dati, informazioni e contenuti pubblicati online.<br />Una partita quella in corso da seguire con il fiato sospeso.<br />Al contempo l’idea di F4mi fa sorgere un sospetto.<br />E se la stessa tecnica di avvelenamento dei pozzi di approvvigionamento dei modelli algoritmici fosse adottata anche da chi rende disponibili dati, informazioni e contenuti utilizzati dagli algoritmi per risolvere problemi – con tutto il rispetto per la generazione di contenuti destinati a raccogliere visualizzazioni su YouTube – più seri?<br />Non c’è il rischio che questi avvelenamenti a monte producano disastrose decisioni algoritmiche a valle?<br />E, in ogni caso, non varrebbe la pena affrontare e risolvere una volta per tutte la questione?<br />Possibile che debbano essere mercato e industria a decidere se sia normale e sostenibile, nella dimensione della concorrenza e in quella della democrazia, che pochi trasformino in asset tecno-commerciali dati, informazioni e contenuti di miliardi di persone?<br />A questa idea proprio non convince.<br />Ma, naturalmente, parliamone.<br />Frattanto buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64182665</guid><pubDate>Tue, 04 Feb 2025 06:38:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64182665/output.mp3" length="3020451" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si dice spesso che gli algoritmi sono le leggi di questo secolo.
Nessuna sorpresa, dunque, se l’antico brocardo secondo il quale “fatta la legge, trovato l’inganno”, possa efficacemente essere parafrasato in un più moderno “fatto l’algoritmo, trovato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si dice spesso che gli algoritmi sono le leggi di questo secolo.<br />Nessuna sorpresa, dunque, se l’antico brocardo secondo il quale “fatta la legge, trovato l’inganno”, possa efficacemente essere parafrasato in un più moderno “fatto l’algoritmo, trovato l’inganno”.<br />A confermarlo una storia che rimbalza da YouTube dove una Youtuber, stanca di perdere visualizzazioni per colpa di una quantità enorme di video generati artificialmente e pubblicati online all’unico scopo di raccogliere views e denari ha deciso di dichiarare guerra a chi li genera.<br />La soluzione che ha elaborato per scendere in campo è ingegnosa e sembra funzionare.<br />Tenuto conto che i suoi concorrenti per generare i video usano largamente gli script dei sottotitoli che lei – così come milioni di youtuber in carne ed ossa – inserisce nei propri contenuti ha, semplicemente, deciso di avvelenare questi script.<br />Per farlo vi inserisce dei contenuti privi di senso, invisibili agli occhi umani – e che quindi non disturbano il suo pubblico – ma visibili dagli algoritmi e capaci di mandarli in panne.<br />Certo la soluzione, lo racconta lei stessa, non è efficace al 100% perché esistono rimedi attraverso i quali gli algoritmi possono evitare di cadere nel tranello ma pare sufficiente a suggerire ai più di desistere facendo risultare la partita difficile da vincere.<br />L’iniziativa di F4mi come si fa chiamare la YouTuber protagonista di questa originale battaglia da Davide contro Golia, peraltro, si inserisce nell’ambito di un autentico movimento di resistenza che va diffondendosi sul web contro i crawler delle grandi fabbriche di intelligenza artificiale che continuano a fare razzia di ogni genere di contenuto talvolta persino ignorando i comandi con i quali i gestori dei siti rappresentano la volontà di passare oltre e tenere giù le mani da dati, informazioni e contenuti pubblicati online.<br />Una partita quella in corso da seguire con il fiato sospeso.<br />Al contempo l’idea di F4mi fa sorgere un sospetto.<br />E se la stessa tecnica di avvelenamento dei pozzi di approvvigionamento dei modelli algoritmici fosse adottata anche da chi rende disponibili dati, informazioni e contenuti utilizzati dagli algoritmi per risolvere problemi – con tutto il rispetto per la generazione di contenuti destinati a raccogliere visualizzazioni su YouTube – più seri?<br />Non c’è il rischio che questi avvelenamenti a monte producano disastrose decisioni algoritmiche a valle?<br />E, in ogni caso, non varrebbe la pena affrontare e risolvere una volta per tutte la questione?<br />Possibile che debbano essere mercato e industria a decidere se sia normale e sostenibile, nella dimensione della concorrenza e in quella della democrazia, che pochi trasformino in asset tecno-commerciali dati, informazioni e contenuti di miliardi di persone?<br />A questa idea proprio non convince.<br />Ma, naturalmente, parliamone.<br />Frattanto buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></itunes:summary><itunes:duration>189</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a96b302d509b2661bdc136d4609b2173.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo smartphone per aprire le vetrine della farmacia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-smartphone-per-aprire-le-vetrine-della-farmacia--64160396</link><description><![CDATA[È la solita storia con le cose di una certa innovazione tecnologica: la comodità ha un prezzo che, talvolta, è salato.<br />CSV, una delle più celebri catene di farmacie al mondo ha da poco annunciato che intende rendere disponibile ai clienti, attraverso la propria app, un servizio che consentirà loro di aprire le vetrine presenti nei punti vendita senza più bisogno di chiamare l’addetto e attenderne l’arrivo.<br />L’idea è di disarmante semplicità: aprire la vetrina di un negozio con la stessa facilità con la quale si sblocca un monopattino elettrico.<br />E, però, c’è il solito ma.<br />Il conto da pagare in termini di privacy sembra salato.<br />Per poter fruire di questa nuova funzionalità, infatti, i clienti delle farmacie CSV dovranno iscriversi al programma fedeltà della società il che, inesorabilmente, significa condividere con quest’ultima una montagna di dati personali e, anzi, considerato che stiamo parlando di una catena di farmacie, dati personalissimi, quelli che nel GDPR si chiamano dati particolari perché capaci di raccontare di più di una persona.<br />In questo caso quei dati sono capaci di mettere a nudo le patologie di cui una persona soffre o della quale soffrono i suoi cari per i quali acquista questo o quel farmaco.<br />Insomma, come, ormai, accade sempre più di frequente davanti a quelle vetrine si consumeranno degli autentici baratti: chi vuole sfruttare la comodità di aprire una vetrina con lo smartphone, deve accettare di mettere a nudo tanto di sé.<br />Poi, naturalmente, ci sarà anche chi obietterà che dovrebbe comunque farlo davanti all’addetto alla farmacia e che, quindi, preferisce farlo davanti all’applicazione di CSV.<br />E, però, anche se, magari, nella dimensione emotiva la riflessione è comprensibile, l’impatto della consegna, tendenzialmente per sempre, di una quantità tanto preziosa di dati personali, in digitale, ai sistemi ormai artificialmente intelligenti, di una catena di farmacie è di diversi ordini di grandezza superiore rispetto all’imbarazzo di doversi confrontare con l’addetto alla farmacia.<br />I dati acquisiti dall’app, infatti, sono destinati a essere conservati, stratificati, analizzati, processati e incrociati con migliaia di altri dati e, per questa via, trasformati in informazione e conoscenza capaci di raccontare tanto, tantissimo di più di ciascuno di noi.<br />Insomma, il trucco c’è e si vede pure e il prezzo della comodità rischia di essere davvero salato.<br />CSV, per ora, sta sperimentando la soluzione in tre soli punti vendita e c’è, forse, da sperare che, lungo la strada, torni sui suoi passi e rinunci all’idea di far pagare così tanto la comodità.<br />La comodità tecnologica va bene ma a condizione poi di lasciar gli utenti liberi di scegliere, per davvero, se aderire o meno al programma fedeltà.<br />Come sempre buona giornata e, naturalmente, good morning privacy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64160396</guid><pubDate>Mon, 03 Feb 2025 08:47:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64160396/output.mp3" length="2900496" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È la solita storia con le cose di una certa innovazione tecnologica: la comodità ha un prezzo che, talvolta, è salato.
CSV, una delle più celebri catene di farmacie al mondo ha da poco annunciato che intende rendere disponibile ai clienti, attraverso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È la solita storia con le cose di una certa innovazione tecnologica: la comodità ha un prezzo che, talvolta, è salato.<br />CSV, una delle più celebri catene di farmacie al mondo ha da poco annunciato che intende rendere disponibile ai clienti, attraverso la propria app, un servizio che consentirà loro di aprire le vetrine presenti nei punti vendita senza più bisogno di chiamare l’addetto e attenderne l’arrivo.<br />L’idea è di disarmante semplicità: aprire la vetrina di un negozio con la stessa facilità con la quale si sblocca un monopattino elettrico.<br />E, però, c’è il solito ma.<br />Il conto da pagare in termini di privacy sembra salato.<br />Per poter fruire di questa nuova funzionalità, infatti, i clienti delle farmacie CSV dovranno iscriversi al programma fedeltà della società il che, inesorabilmente, significa condividere con quest’ultima una montagna di dati personali e, anzi, considerato che stiamo parlando di una catena di farmacie, dati personalissimi, quelli che nel GDPR si chiamano dati particolari perché capaci di raccontare di più di una persona.<br />In questo caso quei dati sono capaci di mettere a nudo le patologie di cui una persona soffre o della quale soffrono i suoi cari per i quali acquista questo o quel farmaco.<br />Insomma, come, ormai, accade sempre più di frequente davanti a quelle vetrine si consumeranno degli autentici baratti: chi vuole sfruttare la comodità di aprire una vetrina con lo smartphone, deve accettare di mettere a nudo tanto di sé.<br />Poi, naturalmente, ci sarà anche chi obietterà che dovrebbe comunque farlo davanti all’addetto alla farmacia e che, quindi, preferisce farlo davanti all’applicazione di CSV.<br />E, però, anche se, magari, nella dimensione emotiva la riflessione è comprensibile, l’impatto della consegna, tendenzialmente per sempre, di una quantità tanto preziosa di dati personali, in digitale, ai sistemi ormai artificialmente intelligenti, di una catena di farmacie è di diversi ordini di grandezza superiore rispetto all’imbarazzo di doversi confrontare con l’addetto alla farmacia.<br />I dati acquisiti dall’app, infatti, sono destinati a essere conservati, stratificati, analizzati, processati e incrociati con migliaia di altri dati e, per questa via, trasformati in informazione e conoscenza capaci di raccontare tanto, tantissimo di più di ciascuno di noi.<br />Insomma, il trucco c’è e si vede pure e il prezzo della comodità rischia di essere davvero salato.<br />CSV, per ora, sta sperimentando la soluzione in tre soli punti vendita e c’è, forse, da sperare che, lungo la strada, torni sui suoi passi e rinunci all’idea di far pagare così tanto la comodità.<br />La comodità tecnologica va bene ma a condizione poi di lasciar gli utenti liberi di scegliere, per davvero, se aderire o meno al programma 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servizio hanno riscontrato la nostra richiesta di chiarimenti di qualche giorno fa riferendo di non operare in Italia, non avere intenzione di operarvi e non ritenere applicabile la disciplina europea sulla protezione dei dati personali.<br />Troppo per non intervenire.<br />Sia perché il servizio è certamente stato disponibile in Italia e lo è ancora almeno nella versione web, pur non essendo più disponibile l’app negli store di Apple e Google, sia perché le regole europee sulla privacy non possono non applicarsi a chi ha raccolto sistematicamente dati personali anche nel nostro Paese e li ha trattati per consentire al proprio servizio di generare contenuti, tra l’altro, partendo proprio da questi dati.<br />In un mondo che corre così tanto veloce e nel quale il tempo per assumere decisioni anche importanti è sempre di meno, non ci si può mai dire sicuri della bontà di una decisione e, talvolta, inesorabilmente, si sbaglia.<br />E, però, proprio come a suo tempo accaduto – sebbene tra critiche anche feroci di taluno – nel caso ChatGPT, ancora una volta abbiamo ritenuto che non si potesse lasciar correre, non si potesse lasciar passare il principio che esistano isole dalle quali o nelle quali proporre nuovi servizi digitali e tecnologici travolgendo o, più semplicemente, ignorando, diritti e libertà.<br />Il punto esattamente come in occasione dell’intervento d’urgenza su ChatGPT non è frenare l’innovazione ma orientare l’innovazione nella sola direzione nella quale dovrebbe correre ovvero quella di massimizzare il benessere collettivo e non si può massimizzare il benessere collettivo ignorando diritti e libertà a cominciare dalla privacy oggi più importante di sempre.<br />Riusciremo nell’impresa?<br />Onestamente non lo so.<br />Da soli certamente no.<br />Ma se ciascuno fa la sua parte, io credo che l’obiettivo sia raggiungibile.<br />Dopodiché il nostro dovere è provarci, a prescindere dal risultato.<br /><br />Come sempre buona giornata e good morning, oggi più di sempre, privacy!<br />--------<br /><b>Why We Ordered the Block of DeepSeek</b><br /><br />The news is now widely known and has already made headlines around the world.<br />We have urgently ordered DeepSeek, the Chinese counterpart of ChatGPT, to cease all processing of personal data related to individuals in Italy and have simultaneously launched an investigation.<br />This decision is based on the response we received from the companies managing the service, following our recent request for clarification. They stated that they do not operate in Italy, have no intention of doing so, and do not consider European data protection regulations applicable to them.That was more than enough reason to intervene.First, because the service has certainly been available in Italy and remains accessible—at least via its web version—even though its app is no longer available on Apple and Google stores. Second, because European privacy regulations must apply to any entity that has systematically collected personal data, including from our country, and processed it to enable its service to generate content, drawing directly from this data.In a world moving at such a fast pace, where there is increasingly less time to make critical decisions, one can never be entirely certain of their correctness. And sometimes, inevitably, mistakes are made.However, just as we did—despite harsh criticism from some—when we took action against ChatGPT, once again, we believe that inaction was not an option. We could not allow the idea to take root that there are "islands" from which or within which new digital and technological services can be offered while disregarding—or outright ignoring—rights and freedoms.As with our urgent intervention on ChatGPT, the issue is not about halting innovation but steering it in the only direction it should go: maximizing collective well-being. And collective well-being cannot be maximized by ignoring rights and freedoms—starting with privacy, which is more important today than ever before.Will we succeed?<br />Honestly, I don’t know.<br />Certainly not alone.<br />But if everyone plays their part, I believe the goal is within reach.That said, our duty is to try—regardless of the outcome.As always, have a great day and, today more than ever, good morning, privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64074123</guid><pubDate>Fri, 31 Jan 2025 08:27:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64074123/output.mp3" length="2329146" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Perché abbiamo ordinato il blocco di DeepSeek

La notizia ormai è nota e ha già fatto il giro del mondo.
Abbiamo ordinato, in via d’urgenza, a DeepSeek, l’emula cinese di ChatGPT, di interrompere ogni trattamento di dati personali relativo agli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Perché abbiamo ordinato il blocco di DeepSeek</b><br /><br />La notizia ormai è nota e ha già fatto il giro del mondo.<br />Abbiamo ordinato, in via d’urgenza, a DeepSeek, l’emula cinese di ChatGPT, di interrompere ogni trattamento di dati personali relativo agli interessati italiani e abbiamo contestualmente aperto un’istruttoria.<br />Alla base della decisione la risposta con la quale le società che gestiscono il servizio hanno riscontrato la nostra richiesta di chiarimenti di qualche giorno fa riferendo di non operare in Italia, non avere intenzione di operarvi e non ritenere applicabile la disciplina europea sulla protezione dei dati personali.<br />Troppo per non intervenire.<br />Sia perché il servizio è certamente stato disponibile in Italia e lo è ancora almeno nella versione web, pur non essendo più disponibile l’app negli store di Apple e Google, sia perché le regole europee sulla privacy non possono non applicarsi a chi ha raccolto sistematicamente dati personali anche nel nostro Paese e li ha trattati per consentire al proprio servizio di generare contenuti, tra l’altro, partendo proprio da questi dati.<br />In un mondo che corre così tanto veloce e nel quale il tempo per assumere decisioni anche importanti è sempre di meno, non ci si può mai dire sicuri della bontà di una decisione e, talvolta, inesorabilmente, si sbaglia.<br />E, però, proprio come a suo tempo accaduto – sebbene tra critiche anche feroci di taluno – nel caso ChatGPT, ancora una volta abbiamo ritenuto che non si potesse lasciar correre, non si potesse lasciar passare il principio che esistano isole dalle quali o nelle quali proporre nuovi servizi digitali e tecnologici travolgendo o, più semplicemente, ignorando, diritti e libertà.<br />Il punto esattamente come in occasione dell’intervento d’urgenza su ChatGPT non è frenare l’innovazione ma orientare l’innovazione nella sola direzione nella quale dovrebbe correre ovvero quella di massimizzare il benessere collettivo e non si può massimizzare il benessere collettivo ignorando diritti e libertà a cominciare dalla privacy oggi più importante di sempre.<br />Riusciremo nell’impresa?<br />Onestamente non lo so.<br />Da soli certamente no.<br />Ma se ciascuno fa la sua parte, io credo che l’obiettivo sia raggiungibile.<br />Dopodiché il nostro dovere è provarci, a prescindere dal risultato.<br /><br />Come sempre buona giornata e good morning, oggi più di sempre, privacy!<br />--------<br /><b>Why We Ordered the Block of DeepSeek</b><br /><br />The news is now widely known and has already made headlines around the world.<br />We have urgently ordered DeepSeek, the Chinese counterpart of ChatGPT, to cease all processing of personal data related to individuals in Italy and have simultaneously launched an investigation.<br />This decision is based on the response we received from the companies managing the service, following our recent request for clarification. They stated that they do not operate in Italy, have no intention of doing so, and do not consider European data protection regulations applicable to them.That was more than enough reason to intervene.First, because the service has certainly been available in Italy and remains accessible—at least via its web version—even though its app is no longer available on Apple and Google stores. Second, because European privacy regulations must apply to any entity that has systematically collected personal data, including from our country, and processed it to enable its service to generate content, drawing directly from this data.In a world moving at such a fast pace, where there is increasingly less time to make critical decisions, one can never be entirely certain of their correctness. And sometimes, inevitably, mistakes are made.However, just as we did—despite harsh criticism from some—when we took action against ChatGPT, once again, we believe that inaction was not an option. We could not allow the idea to take root that there are "islands" from...]]></itunes:summary><itunes:duration>146</itunes:duration><itunes:keywords>deep,deepseek,seek</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>15</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come regoliamo l’era del cambiamento?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-regoliamo-l-era-del-cambiamento--64003989</link><description><![CDATA[Ieri abbiamo celebrato, con un giorno di ritardo, la Giornata Europea della Privacy. Tra i temi affrontati, una sfida più urgente delle altre: come governiamo quella che abbiamo definito e che in effetti credo sia l’era del cambiamento? Mi sembra una riflessione utile anche per il nostro caffè del mattino.<br /><br />Il mio punto di partenza è stato ieri e resta oggi il fattore tempo.<br />L’innovazione corre sempre di più e la regolamentazione la insegue, talvolta, arranca.<br />Ci sono voluti sessantadue anni perché cinquanta milioni di persone utilizzassero un’automobile per spostarsi, sessanta perché avessero un telefono a casa, quarantotto perché disponessero dell’elettricità e ventidue perché possedessero un televisore.<br />Il computer, per conquistare lo stesso pubblico di cinquanta milioni di persone ci ha messo quattordici anni, il telefonino dodici e Internet sette.<br />ChatGPT, il servizio online basato sugli algoritmi di intelligenza artificiale generativa di OpenAI che, ormai – ma forse bisognerebbe dire già – conosciamo tutti, in meno di due mesi ha raggiunto cento milioni di utenti attivi mensili, il doppio di quelli raggiunti da YouTube in quattro anni.<br />Ora vedremo quanto ci impiegherà DeepSeek, l’emulo cinese di ChatGPT, nei cui confronti abbiamo appena aperto un’istruttoria.<br /><br />Sono numeri che mi sembrano sufficienti a raccontare la costante e inarrestabile accelerazione del ritmo di diffusione di prodotti e servizi che hanno indiscutibilmente cambiato significativamente le nostre vite e avuto un impatto rivoluzionario sulla società.<br />Un impatto sempre più rapido, un impatto che all’inizio si misurava in decenni, poi in anni, quindi in mesi e oggi in settimane.<br />Senza dire che le innovazioni di oggi sono straordinariamente più complesse di quelle di ieri e hanno un impatto enormemente più trasversale sulla società.<br /><br />Non c’è paragone, tanto per fare un esempio, tra l’unica funzione di un telefono fisso di ieri che serviva solo per parlare con un interlocutore a distanza e le migliaia di possibili funzioni di uno smartphone, anche di non più nuovissima generazione, nel quale la funzione di comunicazione vocale è, ormai, diventata quasi residuale rispetto a tutte le altre possibili forme di impiego.<br />E questo, naturalmente, vale anche – e anzi a maggior ragione – per i nuovi servizi basati sull’intelligenza artificiale, utilizzabili in migliaia di modi diversi per risolvere o, almeno, provare a risolvere centinaia di migliaia di problemi nel quotidiano personale e professionale di ciascuno di noi così come questioni epocali con le quali la società globale si confronta da secoli.<br /><br />Questa accelerazione del ritmo dell’innovazione tecnologica, dunque, rappresenta, a mio avviso, uno dei fattori più rilevanti da tenere presente nell’interrogarci sulle forme e i modi con i quali provare a governare l’era del cambiamento perché sappiamo tutti che la migliore delle regole se non è tempestiva è irrilevante nel migliore dei casi, e controproducente nel peggiore.<br />Quando nella seconda metà dell’800 le prime auto hanno iniziato a circolare sulle strade inglesi, il Parlamento varò il c.d. Red Flag Act, datato 1865, una legge che imponeva un limite di velocità di 3,2 chilometri orari e, soprattutto, stabiliva che un uomo, con una bandiera rossa in mano, dovesse precedere ogni automobile di circa 55 metri per segnalare il pericolo.<br />Il Red Flag Act rimase in vigore per oltre trent’anni, fino al 1896.<br /><br />Mi sembra abbastanza evidente che la migliore delle regole con la quale oggi volessimo provare a governare una tra le infinite applicazioni dell’intelligenza artificiale non potrebbe mai avere una vita tanto lunga perché diventerebbe immediatamente obsoleta e rischierebbe di ritrovarsi abrogata per desuetudine come sarebbe accaduto al Red Flag Act se a qualche mese dalla sua entrata in vigore le macchine avessero cominciato a volare, non potendo, più, evidentemente, lo sbandieratore precederle in volo. Questo è il contesto che abbiamo oggi davanti.<br /><br />E, probabilmente, non abbiamo ancora visto nulla perché a me pare evidente che la nuova corsa agli armamenti – perché non so definirla diversamente – dell’intelligenza artificiale in atto tra America e Cina imprimerà al ritmo dell’innovazione un’ulteriore accelerazione.<br /><br />Non ho risposte definitive al problema ma, personalmente, credo che dovremmo avere il coraggio di modificare radicalmente approccio rispetto al passato, smettere di pretendere di disciplinare a livello di dettaglio taluni fenomeni e delegarne la governance, sulla base di una manciata di criteri di delega stringenti nel metodo più che nel merito, alle Agenzie e Autorità indipendenti.<br />Solo così, forse, possiamo sperare di scongiurare il rischio di continuare a prevedere per legge che uno sbandieratore cammini davanti alle automobili per avvisare del pericolo quando le automobili ormai volano.<br /><br />Cambiamo il modo di scrivere le regole ma non rinunciamo, come qualcuno inizia a suggerire, a scriverle, non rinunciamo a regolare l’innovazione cadendo nel tranello di chi vorrebbe farci credere che le regole frenano l’innovazione.<br />Non è vero.<br /><br />Al contrario le regole – ovviamente a condizione che siano quelle giuste e soprattutto che arrivino in tempo – orientano e promuovono l’innovazione spingendola nell’unica direzione nella quale è giusto che vada la massimizzazione del benessere collettivo e la maggiore possibile distribuzione delle opportunità che offre.<br /><br />Rinunciare a regolamentare l’innovazione, significa lasciare che la tecnologia diventi regolamentazione e che la società sia governata da software, algoritmi e interfacce progettati e disegnati in nome di interessi privati di pochi, normalmente orientati prevalentemente al profitto.<br />Significa insomma lasciare che la tecnocrazia abbia la meglio sulla democrazia.<br />È, probabilmente, tra gli scenari più pericolosi con i quali siamo chiamati a confrontarci in questa Era del cambiamento.<br /><br />Come sempre buona giornata e, naturalmente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64003989</guid><pubDate>Wed, 29 Jan 2025 17:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64003989/output.mp3" length="5301254" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ieri abbiamo celebrato, con un giorno di ritardo, la Giornata Europea della Privacy. Tra i temi affrontati, una sfida più urgente delle altre: come governiamo quella che abbiamo definito e che in effetti credo sia l’era del cambiamento? Mi sembra una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ieri abbiamo celebrato, con un giorno di ritardo, la Giornata Europea della Privacy. Tra i temi affrontati, una sfida più urgente delle altre: come governiamo quella che abbiamo definito e che in effetti credo sia l’era del cambiamento? Mi sembra una riflessione utile anche per il nostro caffè del mattino.<br /><br />Il mio punto di partenza è stato ieri e resta oggi il fattore tempo.<br />L’innovazione corre sempre di più e la regolamentazione la insegue, talvolta, arranca.<br />Ci sono voluti sessantadue anni perché cinquanta milioni di persone utilizzassero un’automobile per spostarsi, sessanta perché avessero un telefono a casa, quarantotto perché disponessero dell’elettricità e ventidue perché possedessero un televisore.<br />Il computer, per conquistare lo stesso pubblico di cinquanta milioni di persone ci ha messo quattordici anni, il telefonino dodici e Internet sette.<br />ChatGPT, il servizio online basato sugli algoritmi di intelligenza artificiale generativa di OpenAI che, ormai – ma forse bisognerebbe dire già – conosciamo tutti, in meno di due mesi ha raggiunto cento milioni di utenti attivi mensili, il doppio di quelli raggiunti da YouTube in quattro anni.<br />Ora vedremo quanto ci impiegherà DeepSeek, l’emulo cinese di ChatGPT, nei cui confronti abbiamo appena aperto un’istruttoria.<br /><br />Sono numeri che mi sembrano sufficienti a raccontare la costante e inarrestabile accelerazione del ritmo di diffusione di prodotti e servizi che hanno indiscutibilmente cambiato significativamente le nostre vite e avuto un impatto rivoluzionario sulla società.<br />Un impatto sempre più rapido, un impatto che all’inizio si misurava in decenni, poi in anni, quindi in mesi e oggi in settimane.<br />Senza dire che le innovazioni di oggi sono straordinariamente più complesse di quelle di ieri e hanno un impatto enormemente più trasversale sulla società.<br /><br />Non c’è paragone, tanto per fare un esempio, tra l’unica funzione di un telefono fisso di ieri che serviva solo per parlare con un interlocutore a distanza e le migliaia di possibili funzioni di uno smartphone, anche di non più nuovissima generazione, nel quale la funzione di comunicazione vocale è, ormai, diventata quasi residuale rispetto a tutte le altre possibili forme di impiego.<br />E questo, naturalmente, vale anche – e anzi a maggior ragione – per i nuovi servizi basati sull’intelligenza artificiale, utilizzabili in migliaia di modi diversi per risolvere o, almeno, provare a risolvere centinaia di migliaia di problemi nel quotidiano personale e professionale di ciascuno di noi così come questioni epocali con le quali la società globale si confronta da secoli.<br /><br />Questa accelerazione del ritmo dell’innovazione tecnologica, dunque, rappresenta, a mio avviso, uno dei fattori più rilevanti da tenere presente nell’interrogarci sulle forme e i modi con i quali provare a governare l’era del cambiamento perché sappiamo tutti che la migliore delle regole se non è tempestiva è irrilevante nel migliore dei casi, e controproducente nel peggiore.<br />Quando nella seconda metà dell’800 le prime auto hanno iniziato a circolare sulle strade inglesi, il Parlamento varò il c.d. Red Flag Act, datato 1865, una legge che imponeva un limite di velocità di 3,2 chilometri orari e, soprattutto, stabiliva che un uomo, con una bandiera rossa in mano, dovesse precedere ogni automobile di circa 55 metri per segnalare il pericolo.<br />Il Red Flag Act rimase in vigore per oltre trent’anni, fino al 1896.<br /><br />Mi sembra abbastanza evidente che la migliore delle regole con la quale oggi volessimo provare a governare una tra le infinite applicazioni dell’intelligenza artificiale non potrebbe mai avere una vita tanto lunga perché diventerebbe immediatamente obsoleta e rischierebbe di ritrovarsi abrogata per desuetudine come sarebbe accaduto al Red Flag Act se a qualche mese dalla sua entrata in vigore le macchine avessero cominciato a volare, non potendo, più,...]]></itunes:summary><itunes:duration>332</itunes:duration><itunes:keywords>chatgpt,deep,deepseek,della,europea,giornata,openai,privacy,seek</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image 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tecno-commerciale dalle fabbriche degli algoritmi per consentire ai loro servizi, basati sull’intelligenza artificiale, di generare – ma non di creare – ogni emulazione di opera dell’ingegno umano ma senza l’ingegno umano.<br />Caro algoritmo scrivimi una canzone su questo argomento come la scriverebbero i Beatles e fallo in modo che abbia successo in questo determinato mercato.<br />Un prompt – un comando ma tanto ormai sappiamo tutti che significa – di questo genere è, ormai, realtà e se non lo è sino in fondo lo sarà, continuando di questo passo, nello spazio di qualche mese, perché si fa fatica, considerato il ritmo dell’innovazione nel settore dell’intelligenza artificiale, a parlare di anni.<br />Tutto regolare?<br />Una situazione sostenibile, specie considerato che pochi e, anzi, pochissimi guadagnano e guadagneranno dallo sfruttamento dello straordinario patrimonio artistico dell’intera umanità che, pure, non esisterebbe senza l’estro, la creatività e l’ingegno di qualcun altro?<br />La convinzione di McCartney è che la risposta sia negativa.<br />E, quindi, ha appena invitato il Governo inglese a pensarci bene prima di scrivere le regole destinate a governare la materia.<br />“Voi siete il Governo e noi i cittadini” ha detto McCartney.<br />“Dovete proteggerci”.<br />Il caffè del mattino è troppo corto per affrontare la questione con l’attenzione e la profondità che meriterebbe e con le quali se ne sta discutendo, per fortuna – anche se tardivamente – ovunque nel mondo.<br />E, però, è una questione drammaticamente seria e da affrontare con urgenza, riconoscendo, credo, che le regole che abbiamo, anche in Europa, non bastano.<br />Io, poi, personalmente, resto convinto che dentro un’opera d’arte di un artista ci siano frammenti dell’identità personale di quell’artista e che nessuno, fabbriche di algoritmi incluse, dovrebbe poter far sua quell’opera e riutilizzarla in una dimensione commerciale e, anzi, industriale senza il consenso dell’artista.<br />E questo, credo, sia ancora più vero quando il riuso serve a inoculare dentro un contenuto non generato dall’artista in questione, il suo stile, il suo spirito, il suo modo di scrivere, disegnare o cantare e tanti altri tratti unici e distintivi della sua personalità.<br />C’è da augurarsi che, la prossima volta, McCartney, oltre al copyright invochi il rispetto della sua privacy a difesa dei frammenti della sua identità racchiusi nel suo patrimonio artistico.<br />Ma questo discorso ci porterebbe lontani.<br />Per ora, quindi, semplicemente, buona giornata e, come sempre, goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63987820</guid><pubDate>Wed, 29 Jan 2025 07:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63987820/output.mp3" length="3096937" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Se addirittura una leggenda vivente del calibro di Sir James Paul McCartney decide che non può rimanere in silenzio e che deve far sentire la sua voce non solo per cantare, allora, forse, potremmo e dovremmo trovarci tutti d’accordo che il problema...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se addirittura una leggenda vivente del calibro di Sir James Paul McCartney decide che non può rimanere in silenzio e che deve far sentire la sua voce non solo per cantare, allora, forse, potremmo e dovremmo trovarci tutti d’accordo che il problema esiste e che va affrontato con l’urgenza e la determinazione che merita.<br />Il problema in questione è quello del patrimonio artistico globale, musica inclusa, letteralmente espropriato a artisti, creatori e umanità, raccolto, vivisezionato e riutilizzato come materia prima o asset tecno-commerciale dalle fabbriche degli algoritmi per consentire ai loro servizi, basati sull’intelligenza artificiale, di generare – ma non di creare – ogni emulazione di opera dell’ingegno umano ma senza l’ingegno umano.<br />Caro algoritmo scrivimi una canzone su questo argomento come la scriverebbero i Beatles e fallo in modo che abbia successo in questo determinato mercato.<br />Un prompt – un comando ma tanto ormai sappiamo tutti che significa – di questo genere è, ormai, realtà e se non lo è sino in fondo lo sarà, continuando di questo passo, nello spazio di qualche mese, perché si fa fatica, considerato il ritmo dell’innovazione nel settore dell’intelligenza artificiale, a parlare di anni.<br />Tutto regolare?<br />Una situazione sostenibile, specie considerato che pochi e, anzi, pochissimi guadagnano e guadagneranno dallo sfruttamento dello straordinario patrimonio artistico dell’intera umanità che, pure, non esisterebbe senza l’estro, la creatività e l’ingegno di qualcun altro?<br />La convinzione di McCartney è che la risposta sia negativa.<br />E, quindi, ha appena invitato il Governo inglese a pensarci bene prima di scrivere le regole destinate a governare la materia.<br />“Voi siete il Governo e noi i cittadini” ha detto McCartney.<br />“Dovete proteggerci”.<br />Il caffè del mattino è troppo corto per affrontare la questione con l’attenzione e la profondità che meriterebbe e con le quali se ne sta discutendo, per fortuna – anche se tardivamente – ovunque nel mondo.<br />E, però, è una questione drammaticamente seria e da affrontare con urgenza, riconoscendo, credo, che le regole che abbiamo, anche in Europa, non bastano.<br />Io, poi, personalmente, resto convinto che dentro un’opera d’arte di un artista ci siano frammenti dell’identità personale di quell’artista e che nessuno, fabbriche di algoritmi incluse, dovrebbe poter far sua quell’opera e riutilizzarla in una dimensione commerciale e, anzi, industriale senza il consenso dell’artista.<br />E questo, credo, sia ancora più vero quando il riuso serve a inoculare dentro un contenuto non generato dall’artista in questione, il suo stile, il suo spirito, il suo modo di scrivere, disegnare o cantare e tanti altri tratti unici e distintivi della sua personalità.<br />C’è da augurarsi che, la prossima volta, McCartney, oltre al copyright invochi il rispetto della sua privacy a difesa dei frammenti della sua identità racchiusi nel suo patrimonio artistico.<br />Ma questo discorso ci porterebbe lontani.<br />Per ora, quindi, semplicemente, buona giornata e, come sempre, goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>194</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c058b825f987fae5dc6cb38b46c4a14.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vite (universitarie) spezzate dall’AI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vite-universitarie-spezzate-dall-ai--63951957</link><description><![CDATA[In America il fenomeno sta esplodendo ma è ragionevole supporre che stia accadendo lo stesso anche da questa parte dell’oceano o che accadrà presto.<br />Centinaia di studenti universitari – e, per la verità, anche delle scuole superiori – che si ritrovano senza borse di studio o con voti ridotti di percentuali significative perché i sistemi di intelligenza artificiale che i professori utilizzano per verificare se sono stati utilizzati servizi basati sull’intelligenza artificiale per fare compiti, temi o risolvere problemi suggeriscono, contrariamente al vero, una risposta affermativa.<br />Falsi positivi, insomma.<br />Tanti almeno stando a quanto rimbalza dai media di oltreoceano.<br />E le conseguenze sono enormi tanto sulla carriera scolastica e universitaria degli studenti quanto sulla loro serenità e stabilità psicologica perché quando capita non sanno come reagire e come convincere i loro professori che il sistema di controllo ha sbagliato, che loro non hanno barato, che il compito è effettivamente farina del loro sacco e che, magari, hanno semplicemente usato uno strumento di intelligenza artificiale per il controllo ortografico o, ancora più semplicemente, che strumenti del genere sono, ormai, incorporati nei software che utilizzano per elaborare i documenti.<br />Ma come si fa a fornire al tuo professore che un algoritmo ha persuaso tu abbia fatto il furbetto la prova del contrario?<br />Tutti d’accordo nel sostenere che la prova è diabolica, semplicemente impossibile.<br />Così come c’è un diffuso consenso sulla circostanza che gli strumenti artificialmente intelligenti per scovare i furbetti dell’AI tra i banchi di scuola e in università non funzionano come dovrebbero e sono pieni di bias.<br />Tendono, tanto per fare un esempio, a considerare più frequentemente figlio di un aiutino dell’AI un compito scritto da un non madrelingua.<br />Il rischio è enorme e duplice.<br />Da una parte rischiamo di perdere la capacità di premiare gli studenti che andrebbero premiati considerandoli addirittura meno meritevoli di altri e dall’altra, stiamo abituando intere generazioni a considerare normale il fatto che una persona, la sua testa, le sue competenze, la sua creatività, capacità di sintesi o di risolvere un problema possano essere valutati da un algoritmo e che sia normale che un algoritmo possa incidere tanto prepotentemente sul destino di una persona.<br />Credo serva un’inversione a “U” e credo serva in fretta.<br />Buona giornata e goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63951957</guid><pubDate>Tue, 28 Jan 2025 06:27:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63951957/output.mp3" length="2297381" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In America il fenomeno sta esplodendo ma è ragionevole supporre che stia accadendo lo stesso anche da questa parte dell’oceano o che accadrà presto.
Centinaia di studenti universitari – e, per la verità, anche delle scuole superiori – che si ritrovano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In America il fenomeno sta esplodendo ma è ragionevole supporre che stia accadendo lo stesso anche da questa parte dell’oceano o che accadrà presto.<br />Centinaia di studenti universitari – e, per la verità, anche delle scuole superiori – che si ritrovano senza borse di studio o con voti ridotti di percentuali significative perché i sistemi di intelligenza artificiale che i professori utilizzano per verificare se sono stati utilizzati servizi basati sull’intelligenza artificiale per fare compiti, temi o risolvere problemi suggeriscono, contrariamente al vero, una risposta affermativa.<br />Falsi positivi, insomma.<br />Tanti almeno stando a quanto rimbalza dai media di oltreoceano.<br />E le conseguenze sono enormi tanto sulla carriera scolastica e universitaria degli studenti quanto sulla loro serenità e stabilità psicologica perché quando capita non sanno come reagire e come convincere i loro professori che il sistema di controllo ha sbagliato, che loro non hanno barato, che il compito è effettivamente farina del loro sacco e che, magari, hanno semplicemente usato uno strumento di intelligenza artificiale per il controllo ortografico o, ancora più semplicemente, che strumenti del genere sono, ormai, incorporati nei software che utilizzano per elaborare i documenti.<br />Ma come si fa a fornire al tuo professore che un algoritmo ha persuaso tu abbia fatto il furbetto la prova del contrario?<br />Tutti d’accordo nel sostenere che la prova è diabolica, semplicemente impossibile.<br />Così come c’è un diffuso consenso sulla circostanza che gli strumenti artificialmente intelligenti per scovare i furbetti dell’AI tra i banchi di scuola e in università non funzionano come dovrebbero e sono pieni di bias.<br />Tendono, tanto per fare un esempio, a considerare più frequentemente figlio di un aiutino dell’AI un compito scritto da un non madrelingua.<br />Il rischio è enorme e duplice.<br />Da una parte rischiamo di perdere la capacità di premiare gli studenti che andrebbero premiati considerandoli addirittura meno meritevoli di altri e dall’altra, stiamo abituando intere generazioni a considerare normale il fatto che una persona, la sua testa, le sue competenze, la sua creatività, capacità di sintesi o di risolvere un problema possano essere valutati da un algoritmo e che sia normale che un algoritmo possa incidere tanto prepotentemente sul destino di una persona.<br />Credo serva un’inversione a “U” e credo serva in fretta.<br />Buona giornata e goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>144</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6d484d88f863ab0f0ce1a1ee9a5cc838.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Alla guida non sei più solo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/alla-guida-non-sei-piu-solo--63925508</link><description><![CDATA[Due ricercatori americani, nei giorni scorsi, hanno pubblicato un post sul loro blog nel quale raccontano la facilità sconvolgente con la quale sono riusciti a hackerare l’elettronica di bordo di una Subaru accedendo, da remoto, a funzioni e dati che hanno loro consegnato, di fatto, il controllo assoluto sulla macchina, per fortuna di proprietà della madre di uno dei due.<br />La sintesi del post e della scoperta dei due è questa: chiunque conoscendo semplicemente il cognome e il codice postale, l'indirizzo e-mail, il numero di telefono o la targa del proprietario di una Subaru avrebbe potuto accenderne o spegnerne il motore, recuperarne la posizione attuale e passata nell’ultimo anno con una precisione di 5 metri, accedere ai contatti di emergenza inseriti nell’auto dal proprietario nonché i dati della fatturazione dei servizi a eventualmente attivati sul veicolo, la cronologia delle chiamate di assistenza e l’elenco dei proprietari precedenti del veicolo oltre a tanto di più.<br />Non male per suggerire a chiunque a bordo di una macchina del genere di non illudersi neppure per un istante di esser da solo alla guida.<br />L’unico aspetto positivo di una vicenda che fa rabbrividire è che i due ricercatori, in maniera etica, prima di pubblicare la storia, hanno avvertito la casa costruttrice della vulnerabilità identificata, consentendole di intervenire per risolvere il problema.<br />Ma le note positive si fermano qui.<br />Le altre sono tutte diversamente stonate.<br />A cominciare dalla domanda che correttamente i ricercatori si pongono e pongono: che bisogno c’è, per una casa costruttrice di automobili – anche perché il sospetto è che il fenomeno non sia circoscritto alla sola Subaru – di conservare così a lungo dati tanto puntuali sulla posizione di tutti i veicoli prodotti.<br />Le risposte che i giornalisti americani che si sono sin qui occupati della vicenda si sono sentiti dare dalla Subaru non appaiono convincenti: l’esigenza di garantire ai proprietari un’assistenza adeguata anche grazie a un’immediata localizzazione del veicolo, infatti, se giustifica la raccolta dei dati, giustifica di meno o, forse, niente affatto, la loro conservazione indiscriminata, a prescindere cioè dalla circostanza che si siano o meno verificati incidenti che abbiano richiesto l’attivazione del servizio di assistenza.<br />Nella puntata di qualche giorno fa raccontavo della causa che lo Stato del Texas ha promosso contro una compagnia assicurativa che sembrerebbe aver acquistato, tra l’altro proprio da alcune società costruttrici di autovetture i dati di geolocalizzazione insieme a una montagna di altre informazioni.<br />Uno più uno, non fa sempre due ma il dubbio inevitabilmente sorge.<br />Ma a prescindere da scenari di questo genere, il punto è che i dati in questione sono capaci di raccontare la vita di una persona con una profondità straordinaria, sino a arrivare alle circostanze più intime come eventuali patologie che le impongano di frequentare periodicamente centri di cura specializzati, relazioni personali e professionali che, magari, si vorrebbe, legittimamente, restassero private e tanto tanto di più.<br />Le regole sulla privacy, almeno da questa parte dell’oceano e, in realtà, il semplice buon senso, ancora prima, suggerirebbero, forse, tempi conservazione molto ma molto più brevi almeno di informazioni così tanto puntuali.<br />Quella dei due ricercatori non è una gran bella scoperta ma, naturalmente, meglio saperlo che vivere nell’antica illusione di considerare la nostra macchina come un’alcova privata e impenetrabile.<br />Per chi volesse approfondire, nel testo che accompagna il podcast, il link al blogpost integrale: <a href="https://samcurry.net/hacking-subaru" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://samcurry.net/hacking-s...</a><br />Buona giornata e goodmorning privacy]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63925508</guid><pubDate>Mon, 27 Jan 2025 06:09:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63925508/output.mp3" length="3822932" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Due ricercatori americani, nei giorni scorsi, hanno pubblicato un post sul loro blog nel quale raccontano la facilità sconvolgente con la quale sono riusciti a hackerare l’elettronica di bordo di una Subaru accedendo, da remoto, a funzioni e dati che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Due ricercatori americani, nei giorni scorsi, hanno pubblicato un post sul loro blog nel quale raccontano la facilità sconvolgente con la quale sono riusciti a hackerare l’elettronica di bordo di una Subaru accedendo, da remoto, a funzioni e dati che hanno loro consegnato, di fatto, il controllo assoluto sulla macchina, per fortuna di proprietà della madre di uno dei due.<br />La sintesi del post e della scoperta dei due è questa: chiunque conoscendo semplicemente il cognome e il codice postale, l'indirizzo e-mail, il numero di telefono o la targa del proprietario di una Subaru avrebbe potuto accenderne o spegnerne il motore, recuperarne la posizione attuale e passata nell’ultimo anno con una precisione di 5 metri, accedere ai contatti di emergenza inseriti nell’auto dal proprietario nonché i dati della fatturazione dei servizi a eventualmente attivati sul veicolo, la cronologia delle chiamate di assistenza e l’elenco dei proprietari precedenti del veicolo oltre a tanto di più.<br />Non male per suggerire a chiunque a bordo di una macchina del genere di non illudersi neppure per un istante di esser da solo alla guida.<br />L’unico aspetto positivo di una vicenda che fa rabbrividire è che i due ricercatori, in maniera etica, prima di pubblicare la storia, hanno avvertito la casa costruttrice della vulnerabilità identificata, consentendole di intervenire per risolvere il problema.<br />Ma le note positive si fermano qui.<br />Le altre sono tutte diversamente stonate.<br />A cominciare dalla domanda che correttamente i ricercatori si pongono e pongono: che bisogno c’è, per una casa costruttrice di automobili – anche perché il sospetto è che il fenomeno non sia circoscritto alla sola Subaru – di conservare così a lungo dati tanto puntuali sulla posizione di tutti i veicoli prodotti.<br />Le risposte che i giornalisti americani che si sono sin qui occupati della vicenda si sono sentiti dare dalla Subaru non appaiono convincenti: l’esigenza di garantire ai proprietari un’assistenza adeguata anche grazie a un’immediata localizzazione del veicolo, infatti, se giustifica la raccolta dei dati, giustifica di meno o, forse, niente affatto, la loro conservazione indiscriminata, a prescindere cioè dalla circostanza che si siano o meno verificati incidenti che abbiano richiesto l’attivazione del servizio di assistenza.<br />Nella puntata di qualche giorno fa raccontavo della causa che lo Stato del Texas ha promosso contro una compagnia assicurativa che sembrerebbe aver acquistato, tra l’altro proprio da alcune società costruttrici di autovetture i dati di geolocalizzazione insieme a una montagna di altre informazioni.<br />Uno più uno, non fa sempre due ma il dubbio inevitabilmente sorge.<br />Ma a prescindere da scenari di questo genere, il punto è che i dati in questione sono capaci di raccontare la vita di una persona con una profondità straordinaria, sino a arrivare alle circostanze più intime come eventuali patologie che le impongano di frequentare periodicamente centri di cura specializzati, relazioni personali e professionali che, magari, si vorrebbe, legittimamente, restassero private e tanto tanto di più.<br />Le regole sulla privacy, almeno da questa parte dell’oceano e, in realtà, il semplice buon senso, ancora prima, suggerirebbero, forse, tempi conservazione molto ma molto più brevi almeno di informazioni così tanto puntuali.<br />Quella dei due ricercatori non è una gran bella scoperta ma, naturalmente, meglio saperlo che vivere nell’antica illusione di considerare la nostra macchina come un’alcova privata e impenetrabile.<br />Per chi volesse approfondire, nel testo che accompagna il podcast, il link al blogpost integrale: <a href="https://samcurry.net/hacking-subaru" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://samcurry.net/hacking-s...</a><br />Buona giornata e goodmorning privacy]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le big tech strizzano l’occhiolino alla politica, e gli utenti?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-big-tech-strizzano-l-occhiolino-alla-politica-e-gli-utenti--63868827</link><description><![CDATA[Decine di gruppi su Reddit, una delle più popolari piattaforme di discussione al mondo stanno iniziando a vietare ai loro membri di pubblicare link a X. All’origine della decisione quello che taluno ha interpretato come un saluto romano di ispirazione fascista fatto da Elon Musk, proprietario proprio di X, durante la cerimonia per l’insediamento di Trump per il suo secondo mandato alla Casa Bianca.<br />Dico subito che non credo quello di Musk fosse un saluto romano e che, comunque, non voglio entrare nella discussione.<br /><br />È il dito – anche se in realtà sotto accusa ci è finito l’intero braccio dell’uomo più ricco del mondo – rispetto alla luna alla quale vorrei dedicare il caffè di questa mattina. A me pare, infatti, che il punto sia un altro. In un momento nel quale è innegabile che le big tech abbiano deciso di scendere nell’agone della politica, schierandosi apertamente con Donald Trump come ha detto al mondo intero, in un video, Mark Zuckerberg, patron di Meta qualche giorno fa, il fatto che gli utenti anziché rimanere indifferenti, inizino a reagire, a me pare un fatto davvero importante.<br /><br />E, ripeto, perché il terreno di gioco è scivoloso: la questione non è che le big tech stiano a destra o sinistra, con Trump o con un leader politico suo antagonista. Il punto è che quello che sta accadendo è che i Signori delle tecnologie stanno ponendo la loro straordinaria potenza di fuoco a servizio di un Governo con la comprensibile aspettativa – che, peraltro, appare fondata – che quel Governo ne supporti il business nazionale e globale. È una convergenza di egoismi evidentemente.<br /><br />Un win win come dicono gli americani: conviene al Governo di Washington poter contare sull’enorme potere di persuasione di massa delle big tech, potere che vale la pena ricordarlo deriva pressoché integralmente dalla conoscenza profonda di miliardi di persone estratta dal giacimento di dati personali raccolto nell’ultimo ventennio e conviene alle big tech. Il dubbio, però, è che convenga anche ai miliardi di utenti delle piattaforme dei giganti della Silicon Valley e dintorni.<br />A noi conviene questo intreccio diabolico tra tecnologia e politica?<br /><br />Perché una cosa è rischiare che la conoscenza accumulata su di noi venga usata per convincerci a comprare un paio di scarpe anziché un altro e una cosa completamente diversa è che quella stessa conoscenza venga usata per orientare e manipolare scelte e decisioni più serie, come quelle relative alla politica, alla cultura e, in generale, alla società nella quale viviamo secondo quanto desiderato dall’uomo al potere di turno.<br /><br />Ripeto, indistintamente che sia di destra o di sinistra, democratico o repubblicano.<br />Ecco, in questo contesto, la circostanza che gli utenti di Reddit, in qualche modo non si dimostrino insensibili a quanto sta accadendo ma stiano reagendo politicamente nel senso più alto del termine fa, secondo me, ben sperare. Potrebbe, infatti, suggerire alle big tech di tornare sul binario lungo il quale hanno corso sin qui: più mercato e meno politica per non correre il rischio di perdere gli utenti e con gli utenti i loro dati personali e, quindi, la loro ricchezza.<br /><br />Una speranza un po’ illusoria ma se non si sogna di prima mattina, quando?<br />Buona giornata e, naturalmente, goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63868827</guid><pubDate>Fri, 24 Jan 2025 06:40:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63868827/output.mp3" length="3465159" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Decine di gruppi su Reddit, una delle più popolari piattaforme di discussione al mondo stanno iniziando a vietare ai loro membri di pubblicare link a X. All’origine della decisione quello che taluno ha interpretato come un saluto romano di ispirazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Decine di gruppi su Reddit, una delle più popolari piattaforme di discussione al mondo stanno iniziando a vietare ai loro membri di pubblicare link a X. All’origine della decisione quello che taluno ha interpretato come un saluto romano di ispirazione fascista fatto da Elon Musk, proprietario proprio di X, durante la cerimonia per l’insediamento di Trump per il suo secondo mandato alla Casa Bianca.<br />Dico subito che non credo quello di Musk fosse un saluto romano e che, comunque, non voglio entrare nella discussione.<br /><br />È il dito – anche se in realtà sotto accusa ci è finito l’intero braccio dell’uomo più ricco del mondo – rispetto alla luna alla quale vorrei dedicare il caffè di questa mattina. A me pare, infatti, che il punto sia un altro. In un momento nel quale è innegabile che le big tech abbiano deciso di scendere nell’agone della politica, schierandosi apertamente con Donald Trump come ha detto al mondo intero, in un video, Mark Zuckerberg, patron di Meta qualche giorno fa, il fatto che gli utenti anziché rimanere indifferenti, inizino a reagire, a me pare un fatto davvero importante.<br /><br />E, ripeto, perché il terreno di gioco è scivoloso: la questione non è che le big tech stiano a destra o sinistra, con Trump o con un leader politico suo antagonista. Il punto è che quello che sta accadendo è che i Signori delle tecnologie stanno ponendo la loro straordinaria potenza di fuoco a servizio di un Governo con la comprensibile aspettativa – che, peraltro, appare fondata – che quel Governo ne supporti il business nazionale e globale. È una convergenza di egoismi evidentemente.<br /><br />Un win win come dicono gli americani: conviene al Governo di Washington poter contare sull’enorme potere di persuasione di massa delle big tech, potere che vale la pena ricordarlo deriva pressoché integralmente dalla conoscenza profonda di miliardi di persone estratta dal giacimento di dati personali raccolto nell’ultimo ventennio e conviene alle big tech. Il dubbio, però, è che convenga anche ai miliardi di utenti delle piattaforme dei giganti della Silicon Valley e dintorni.<br />A noi conviene questo intreccio diabolico tra tecnologia e politica?<br /><br />Perché una cosa è rischiare che la conoscenza accumulata su di noi venga usata per convincerci a comprare un paio di scarpe anziché un altro e una cosa completamente diversa è che quella stessa conoscenza venga usata per orientare e manipolare scelte e decisioni più serie, come quelle relative alla politica, alla cultura e, in generale, alla società nella quale viviamo secondo quanto desiderato dall’uomo al potere di turno.<br /><br />Ripeto, indistintamente che sia di destra o di sinistra, democratico o repubblicano.<br />Ecco, in questo contesto, la circostanza che gli utenti di Reddit, in qualche modo non si dimostrino insensibili a quanto sta accadendo ma stiano reagendo politicamente nel senso più alto del termine fa, secondo me, ben sperare. Potrebbe, infatti, suggerire alle big tech di tornare sul binario lungo il quale hanno corso sin qui: più mercato e meno politica per non correre il rischio di perdere gli utenti e con gli utenti i loro dati personali e, quindi, la loro ricchezza.<br /><br />Una speranza un po’ illusoria ma se non si sogna di prima mattina, quando?<br />Buona giornata e, naturalmente, goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>217</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/680816d0789ce9b14b3dcfd04e3fa60c.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se mi insedio ti cancello</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-mi-insedio-ti-cancello--63834670</link><description><![CDATA[Se la notizia fosse confermata, come, per la verità, stanno facendo in queste ore diverse autorevoli testate americane, sarebbe un fatto oggettivamente grave.<br />Sto parlando della cancellazione delle pagine relative a informazioni, iniziative e programmi governativi dedicati alla comunità LGBTQ che, nel giorno dell’insediamento di Donald Trump, sembrerebbero essere scomparse dal sito della Casa Bianca.<br />Via, tutte insieme, tutte d’un colpo, a pochi secondi dall’inizio del secondo mandato Trump.<br /><br />Le associazioni per la difesa dei diritti della comunità LGBTQ si dicono convinte che sia andata proprio così e si dichiarano niente affatto sorprese per il gesto.<br />E i giornalisti di diverse testate, interrogando il motore di ricerca del sito del governo americano, in effetti, confermano che alcuni contenuti che c’erano non ci sono più e che, con talune chiavi di ricerca, si finisce inesorabilmente con l’imbattersi in pagine di errore che confermano che il link è rotto, come si dice in gergo, e non porta da nessuna parte.<br /><br />Guai a non dire che, come accade sempre in concomitanza con l’avvicendamento alla Casa Bianca, il sito è oggetto, in queste ore, di un restyling importante e che, in questi casi, il rischio di perdersi per strada qualche contenuto c’è sempre.<br />E però la circostanza che a essersi persi per strada sembrerebbero, in quantità importante, proprio un certo genere di contenuti qualche dubbio inesorabilmente lo solleva.<br /><br />Per carità, chi non è almeno un po’ incoerente alzi la mano o lo scriva qui sotto nei commenti, ma è almeno curioso che il protagonista di un’operazione del genere – se vera – sia proprio un’amministrazione che si dichiara tanto convinta della necessità di promuovere e difendere, in ogni contesto e a ogni costo, la libertà di parola, tanto da suggerire e ottenere che giganti come Meta interrompano ogni programma di fact-checking suscettibile di interferire con la libertà degli utenti di condividere qualsiasi genere di contenuto.<br />Come si fa, allo stesso tempo, a dichiararsi paladini della libertà di parola e, poi, a mostrarsi così tanto spaventati dalle parole da correre addirittura a cancellarne alcune non da un sito qualsiasi, ma dalle pagine web più importanti dell’intero governo americano?<br /><br />Una cosa è, o dovrebbe essere, decidere di cambiare rotta in termini politici e amministrativi, interrompendo alcuni programmi di supporto e altre iniziative analoghe o introducendo nuove leggi, e una cosa diversa è rimuovere fisicamente contenuti informativi, inclusi taluni di carattere educativo, dalle pagine di un sito.<br />E, però, se questo è, effettivamente, il vento che soffia, forse meglio che le pagine in questione siano state rimosse, piuttosto che siano state utilizzate – come sarebbe potuto accadere – per identificarne gli utenti e adottare chissà quale genere di iniziativa nei loro confronti.<br /><br />In fondo, il web è generoso e tende a non dimenticare, con la conseguenza che ciò che è stato cancellato – forse – dal sito della Casa Bianca, alla fine, da qualche altra parte lo si ritroverà.<br />Difendere la privacy degli utenti delle pagine in questione, forse, sarebbe stato più difficile.<br /><br />Non è una buona notizia per iniziare la giornata ma, comunque, buona giornata e naturalmente good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63834670</guid><pubDate>Thu, 23 Jan 2025 04:10:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63834670/output.mp3" length="3498596" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Se la notizia fosse confermata, come, per la verità, stanno facendo in queste ore diverse autorevoli testate americane, sarebbe un fatto oggettivamente grave.
Sto parlando della cancellazione delle pagine relative a informazioni, iniziative e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se la notizia fosse confermata, come, per la verità, stanno facendo in queste ore diverse autorevoli testate americane, sarebbe un fatto oggettivamente grave.<br />Sto parlando della cancellazione delle pagine relative a informazioni, iniziative e programmi governativi dedicati alla comunità LGBTQ che, nel giorno dell’insediamento di Donald Trump, sembrerebbero essere scomparse dal sito della Casa Bianca.<br />Via, tutte insieme, tutte d’un colpo, a pochi secondi dall’inizio del secondo mandato Trump.<br /><br />Le associazioni per la difesa dei diritti della comunità LGBTQ si dicono convinte che sia andata proprio così e si dichiarano niente affatto sorprese per il gesto.<br />E i giornalisti di diverse testate, interrogando il motore di ricerca del sito del governo americano, in effetti, confermano che alcuni contenuti che c’erano non ci sono più e che, con talune chiavi di ricerca, si finisce inesorabilmente con l’imbattersi in pagine di errore che confermano che il link è rotto, come si dice in gergo, e non porta da nessuna parte.<br /><br />Guai a non dire che, come accade sempre in concomitanza con l’avvicendamento alla Casa Bianca, il sito è oggetto, in queste ore, di un restyling importante e che, in questi casi, il rischio di perdersi per strada qualche contenuto c’è sempre.<br />E però la circostanza che a essersi persi per strada sembrerebbero, in quantità importante, proprio un certo genere di contenuti qualche dubbio inesorabilmente lo solleva.<br /><br />Per carità, chi non è almeno un po’ incoerente alzi la mano o lo scriva qui sotto nei commenti, ma è almeno curioso che il protagonista di un’operazione del genere – se vera – sia proprio un’amministrazione che si dichiara tanto convinta della necessità di promuovere e difendere, in ogni contesto e a ogni costo, la libertà di parola, tanto da suggerire e ottenere che giganti come Meta interrompano ogni programma di fact-checking suscettibile di interferire con la libertà degli utenti di condividere qualsiasi genere di contenuto.<br />Come si fa, allo stesso tempo, a dichiararsi paladini della libertà di parola e, poi, a mostrarsi così tanto spaventati dalle parole da correre addirittura a cancellarne alcune non da un sito qualsiasi, ma dalle pagine web più importanti dell’intero governo americano?<br /><br />Una cosa è, o dovrebbe essere, decidere di cambiare rotta in termini politici e amministrativi, interrompendo alcuni programmi di supporto e altre iniziative analoghe o introducendo nuove leggi, e una cosa diversa è rimuovere fisicamente contenuti informativi, inclusi taluni di carattere educativo, dalle pagine di un sito.<br />E, però, se questo è, effettivamente, il vento che soffia, forse meglio che le pagine in questione siano state rimosse, piuttosto che siano state utilizzate – come sarebbe potuto accadere – per identificarne gli utenti e adottare chissà quale genere di iniziativa nei loro confronti.<br /><br />In fondo, il web è generoso e tende a non dimenticare, con la conseguenza che ciò che è stato cancellato – forse – dal sito della Casa Bianca, alla fine, da qualche altra parte lo si ritroverà.<br />Difendere la privacy degli utenti delle pagine in questione, forse, sarebbe stato più difficile.<br /><br />Non è una buona notizia per iniziare la giornata ma, comunque, buona giornata e naturalmente good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>219</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>App di incontri che diventano app per amici di penna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/app-di-incontri-che-diventano-app-per-amici-di-penna--63793439</link><description><![CDATA[App di incontri che diventano app per amici di penna<br /><br />In America dove il fenomeno sta prendendo forma più rapidamente hanno anche coniato un termine per definirlo: “Carouseling”.<br />Decine di milioni di utenti di app di incontri che anziché usarle per trovare l’anima gemella o, comunque, una persona da incontrare e conoscere per davvero si lasciano travolgere dal gusto di parlare con decine di persone contemporaneamente e si accontentano di proseguire le conversazioni fino a quando non arrivano su un binario morto per poi passare alla successiva.<br />Quando non si accontentano addirittura di ricevere un like o un sorriso, rigorosamente digitali.<br />Ma di incontri, secondo studi e ricerche che rimbalzano dall’altra parte dell’oceano se ne fanno sempre di meno. <br />In tanti non li cercano più.<br />Preferiscono amici e amiche di penna a persone in carne ed ossa da conoscere online ma poi incontrare per davvero.<br /><br />E, sin qui, il fenomeno sarebbe curioso ma niente di più specie in una stagione della vita del mondo nella quale stiamo vivendo una progressiva digitalizzazione e dematerializzazione di ogni esperienza.<br />L’ipotesi, però, è che quanto sta accadendo non sia solo frutto del caso ma dietro possa esserci lo zampino della dopamina e dei gestori delle piattaforme di dating.<br /><br />La seconda, infatti, determina - e la circostanza è ormai pacifica - una condizione di dipendenza dalla soddisfazione e dal compiacimento che la raccolta di like e la collezione di chat con più utenti consegnano agli utenti.<br /><br />I primi, dal canto loro, sono, naturalmente, ben contenti che gli utenti restino online sulle loro pagine il più a lungo possibile non solo niente affatto frustrati dalla mancato incontro con l’anima gemella ma, al contrario, felici di continuare a investire tempo e risorse nella sua ricerca anche se con l’obiettivo non dichiarato di non trovarla mai perchè, appunto, limitarsi a cercarla sembra diventato più divertente che trovarla.<br /><br />E, naturalmente, restando online si arricchiscono le piattaforme in moneta sonante e in dati personali, consegnando loro informazioni sempre più preziose su noi stessi, informazioni che, peraltro, nell’era dell’intelligenza artificiale hanno un valore ogni giorno crescente perché, servono proprio ad addestrare algoritmi e modelli.<br /><br />Tutti felici, insomma, tranne Cupido che continua a lanciare frecce digitali che si dematerializzano prima di arrivare al bersaglio.<br /><br />Se c’è qualche amante del carouseling nelle app di incontri anche da questa parte dell’Oceano come è probabile che ci sia, forse, vale la pena invitarlo a offrire un caffé a uno dei suoi interlocutori o interlocutrici.<br /><br />Se poi non va, si è sempre in tempo per tornare online!<br /><br />Ma frattanto il caffé lo prendiamo noi, con il buongiorno di ogni mattina e, naturalmente, un sano goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63793439</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 07:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63793439/output.mp3" length="3045528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>App di incontri che diventano app per amici di penna

In America dove il fenomeno sta prendendo forma più rapidamente hanno anche coniato un termine per definirlo: “Carouseling”.
Decine di milioni di utenti di app di incontri che anziché usarle per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[App di incontri che diventano app per amici di penna<br /><br />In America dove il fenomeno sta prendendo forma più rapidamente hanno anche coniato un termine per definirlo: “Carouseling”.<br />Decine di milioni di utenti di app di incontri che anziché usarle per trovare l’anima gemella o, comunque, una persona da incontrare e conoscere per davvero si lasciano travolgere dal gusto di parlare con decine di persone contemporaneamente e si accontentano di proseguire le conversazioni fino a quando non arrivano su un binario morto per poi passare alla successiva.<br />Quando non si accontentano addirittura di ricevere un like o un sorriso, rigorosamente digitali.<br />Ma di incontri, secondo studi e ricerche che rimbalzano dall’altra parte dell’oceano se ne fanno sempre di meno. <br />In tanti non li cercano più.<br />Preferiscono amici e amiche di penna a persone in carne ed ossa da conoscere online ma poi incontrare per davvero.<br /><br />E, sin qui, il fenomeno sarebbe curioso ma niente di più specie in una stagione della vita del mondo nella quale stiamo vivendo una progressiva digitalizzazione e dematerializzazione di ogni esperienza.<br />L’ipotesi, però, è che quanto sta accadendo non sia solo frutto del caso ma dietro possa esserci lo zampino della dopamina e dei gestori delle piattaforme di dating.<br /><br />La seconda, infatti, determina - e la circostanza è ormai pacifica - una condizione di dipendenza dalla soddisfazione e dal compiacimento che la raccolta di like e la collezione di chat con più utenti consegnano agli utenti.<br /><br />I primi, dal canto loro, sono, naturalmente, ben contenti che gli utenti restino online sulle loro pagine il più a lungo possibile non solo niente affatto frustrati dalla mancato incontro con l’anima gemella ma, al contrario, felici di continuare a investire tempo e risorse nella sua ricerca anche se con l’obiettivo non dichiarato di non trovarla mai perchè, appunto, limitarsi a cercarla sembra diventato più divertente che trovarla.<br /><br />E, naturalmente, restando online si arricchiscono le piattaforme in moneta sonante e in dati personali, consegnando loro informazioni sempre più preziose su noi stessi, informazioni che, peraltro, nell’era dell’intelligenza artificiale hanno un valore ogni giorno crescente perché, servono proprio ad addestrare algoritmi e modelli.<br /><br />Tutti felici, insomma, tranne Cupido che continua a lanciare frecce digitali che si dematerializzano prima di arrivare al bersaglio.<br /><br />Se c’è qualche amante del carouseling nelle app di incontri anche da questa parte dell’Oceano come è probabile che ci sia, forse, vale la pena invitarlo a offrire un caffé a uno dei suoi interlocutori o interlocutrici.<br /><br />Se poi non va, si è sempre in tempo per tornare online!<br /><br />Ma frattanto il caffé lo prendiamo noi, con il buongiorno di ogni mattina e, naturalmente, un sano goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>191</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c058b825f987fae5dc6cb38b46c4a14.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I compiti? Li faccio con ChatGPT</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-compiti-li-faccio-con-chatgpt--63774298</link><description><![CDATA[Il Pew Research Center ha appena pubblicato uno studio che analizza l’uso di ChatGPT, il chatbot di OpenAI, per fare i compiti negli Stati Uniti.<br /><br />I risultati sono interessanti.<br /><br />Il dato più sorprendente, sebbene prevedibile, è l’enorme crescita della percentuale di studenti tra i 13 e i 17 anni che utilizzano l’intelligenza artificiale per i compiti a casa: quasi un raddoppio rispetto al passato, arrivando al 26%. Considerando che negli Stati Uniti ci sono oltre 20 milioni di adolescenti in quella fascia d’età, si tratta di più di 5 milioni di studenti.<br /><br />Anche la conoscenza di ChatGPT, indipendentemente dall’utilizzo, è aumentata rapidamente, raggiungendo percentuali quasi plebiscitarie: quasi l’80%. Tuttavia, emergono differenze significative legate al reddito familiare. La percentuale sale all’84% tra gli studenti provenienti da famiglie con redditi superiori a 75 mila dollari, ma scende al 67% per quelli con redditi sotto i 30 mila dollari. Si sta quindi delineando un importante digital divide che richiede attenzione urgente, per evitare la creazione di disuguaglianze educative tra studenti di serie A e serie B.<br /><br />I compiti per i quali ChatGPT è più utilizzato sono ricerche, problemi di matematica e riassunti. Ma i giovani si dividono tra chi ritiene legittimo farlo e chi, invece, lo considera inappropriato.<br /><br />Nel complesso, la ricerca conferma una tendenza ovvia: l’attrattiva di usare ChatGPT per i compiti è sempre più diffusa e difficile da resistere.<br /><br />In linea di principio, non c’è nulla di male. I tempi cambiano, la tecnologia evolve, ed è naturale che cambi anche il modo di studiare. Tuttavia, questo processo deve essere governato. Se i compiti sono progettati pensando che saranno svolti con l’AI, il discorso è uno; se invece vengono assegnati seguendo i metodi tradizionali ma poi gli studenti usano chatbot, il rischio è che perdano la loro efficacia educativa.<br /><br />Inoltre, diversi studi mettono in dubbio l’utilità di ChatGPT per la risoluzione di problemi di matematica e per le ricerche storiche, sollevando la possibilità che confonda anziché aiutare.<br /><br />C’è poi il rischio di pressione sociale: se molti studenti usano l’AI per fare i compiti, anche chi preferirebbe non farlo, per convinzione o per mancanza di risorse, potrebbe sentirsi obbligato a seguire la stessa strada per rimanere competitivo, limitando così la propria libertà di scelta.<br /><br />Nulla di nuovo o rivoluzionario. Già in passato abbiamo visto simili trasformazioni con l’introduzione di calcolatrici, computer e Internet. Ma l’impatto di quelle tecnologie sulla società era decisamente più lento rispetto a quello dell’AI di oggi.<br /><br />Spetta a noi adulti guidare e orientare il rapporto tra giovani e AI in modo sostenibile, garantendo che le opportunità superino i rischi inevitabili.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63774298</guid><pubDate>Tue, 21 Jan 2025 06:23:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63774298/output.mp3" length="3486475" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il Pew Research Center ha appena pubblicato uno studio che analizza l’uso di ChatGPT, il chatbot di OpenAI, per fare i compiti negli Stati Uniti.

I risultati sono interessanti.

Il dato più sorprendente, sebbene prevedibile, è l’enorme crescita della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Pew Research Center ha appena pubblicato uno studio che analizza l’uso di ChatGPT, il chatbot di OpenAI, per fare i compiti negli Stati Uniti.<br /><br />I risultati sono interessanti.<br /><br />Il dato più sorprendente, sebbene prevedibile, è l’enorme crescita della percentuale di studenti tra i 13 e i 17 anni che utilizzano l’intelligenza artificiale per i compiti a casa: quasi un raddoppio rispetto al passato, arrivando al 26%. Considerando che negli Stati Uniti ci sono oltre 20 milioni di adolescenti in quella fascia d’età, si tratta di più di 5 milioni di studenti.<br /><br />Anche la conoscenza di ChatGPT, indipendentemente dall’utilizzo, è aumentata rapidamente, raggiungendo percentuali quasi plebiscitarie: quasi l’80%. Tuttavia, emergono differenze significative legate al reddito familiare. La percentuale sale all’84% tra gli studenti provenienti da famiglie con redditi superiori a 75 mila dollari, ma scende al 67% per quelli con redditi sotto i 30 mila dollari. Si sta quindi delineando un importante digital divide che richiede attenzione urgente, per evitare la creazione di disuguaglianze educative tra studenti di serie A e serie B.<br /><br />I compiti per i quali ChatGPT è più utilizzato sono ricerche, problemi di matematica e riassunti. Ma i giovani si dividono tra chi ritiene legittimo farlo e chi, invece, lo considera inappropriato.<br /><br />Nel complesso, la ricerca conferma una tendenza ovvia: l’attrattiva di usare ChatGPT per i compiti è sempre più diffusa e difficile da resistere.<br /><br />In linea di principio, non c’è nulla di male. I tempi cambiano, la tecnologia evolve, ed è naturale che cambi anche il modo di studiare. Tuttavia, questo processo deve essere governato. Se i compiti sono progettati pensando che saranno svolti con l’AI, il discorso è uno; se invece vengono assegnati seguendo i metodi tradizionali ma poi gli studenti usano chatbot, il rischio è che perdano la loro efficacia educativa.<br /><br />Inoltre, diversi studi mettono in dubbio l’utilità di ChatGPT per la risoluzione di problemi di matematica e per le ricerche storiche, sollevando la possibilità che confonda anziché aiutare.<br /><br />C’è poi il rischio di pressione sociale: se molti studenti usano l’AI per fare i compiti, anche chi preferirebbe non farlo, per convinzione o per mancanza di risorse, potrebbe sentirsi obbligato a seguire la stessa strada per rimanere competitivo, limitando così la propria libertà di scelta.<br /><br />Nulla di nuovo o rivoluzionario. Già in passato abbiamo visto simili trasformazioni con l’introduzione di calcolatrici, computer e Internet. Ma l’impatto di quelle tecnologie sulla società era decisamente più lento rispetto a quello dell’AI di oggi.<br /><br />Spetta a noi adulti guidare e orientare il rapporto tra giovani e AI in modo sostenibile, garantendo che le opportunità superino i rischi inevitabili.<br /><br />Buona giornata e, naturalmente, goodmorning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a96b302d509b2661bdc136d4609b2173.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi troppi (dati) vuole, nulla stringe</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-troppi-dati-vuole-nulla-stringe--63758170</link><description><![CDATA[Chi troppi (dati) vuole, nulla stringe<br /><br />È, o almeno potrebbe e dovrebbe essere, istruttiva l’esperienza di Walgreens, la più grande catena di farmacie americane, che nel 2020 aveva stretto una partnership con Cooler Screens, una start-up che ha progressivamente sostituito tutte le porte a vetro dei frigoriferi in cui Walgreens espone i suoi prodotti con porte ad alta tecnologia. Queste porte, da un lato, osservavano, profilavano e tracciavano le abitudini di consumo dei clienti, anche per gestire un complicato sistema di prezzi dinamici, e, dall’altro, proponevano video-messaggi pubblicitari personalizzati a seconda di chi si fermasse davanti al frigorifero.<br /><br />Un’idea futuristica che, tuttavia, sembra non aver funzionato.<br /><br />Probabilmente, i clienti di Walgreens avrebbero preferito continuare a guardare direttamente dentro i frigoriferi per scegliere cosa comprare. Inoltre, il sistema ha spesso funzionato – almeno secondo la catena di farmacie – meno bene del previsto, mostrando talvolta posizioni errate dei prodotti e prezzi diversi da quelli reali. Senza contare che alcuni sportelli sono addirittura andati a fuoco.<br /><br />Il risultato? Walgreens ha portato Cooler Screens in tribunale per ottenere la risoluzione anticipata del contratto. Di tutta risposta, la start-up, oltre a difendersi strenuamente davanti ai giudici, ha scollegato gli sportelli-schermo, lasciandoli completamente al buio.<br /><br />Insomma, è guerra.<br /><br />I vertici di Walgreens ora si stanno facendo un esame di coscienza e sembrano concordi sul fatto di aver fatto un passo troppo lungo. Offrire ai loro clienti uno scenario così avveniristico, evidentemente, non è stata la scelta giusta, perché il pubblico non era ancora pronto.<br /><br />Una storia istruttiva, speriamo.<br /><br />Non bisogna illudersi che la reazione negativa dei clienti di Walgreens sia davvero dipesa solo dalla percezione di un’eccessiva invasione della privacy. Tuttavia, sembra essere stata sufficiente a convincere la società a rallentare verso un futuro distopico.<br /><br />Buona giornata e good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63758170</guid><pubDate>Mon, 20 Jan 2025 07:02:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63758170/output.mp3" length="2104702" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Chi troppi (dati) vuole, nulla stringe

È, o almeno potrebbe e dovrebbe essere, istruttiva l’esperienza di Walgreens, la più grande catena di farmacie americane, che nel 2020 aveva stretto una partnership con Cooler Screens, una start-up che ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi troppi (dati) vuole, nulla stringe<br /><br />È, o almeno potrebbe e dovrebbe essere, istruttiva l’esperienza di Walgreens, la più grande catena di farmacie americane, che nel 2020 aveva stretto una partnership con Cooler Screens, una start-up che ha progressivamente sostituito tutte le porte a vetro dei frigoriferi in cui Walgreens espone i suoi prodotti con porte ad alta tecnologia. Queste porte, da un lato, osservavano, profilavano e tracciavano le abitudini di consumo dei clienti, anche per gestire un complicato sistema di prezzi dinamici, e, dall’altro, proponevano video-messaggi pubblicitari personalizzati a seconda di chi si fermasse davanti al frigorifero.<br /><br />Un’idea futuristica che, tuttavia, sembra non aver funzionato.<br /><br />Probabilmente, i clienti di Walgreens avrebbero preferito continuare a guardare direttamente dentro i frigoriferi per scegliere cosa comprare. Inoltre, il sistema ha spesso funzionato – almeno secondo la catena di farmacie – meno bene del previsto, mostrando talvolta posizioni errate dei prodotti e prezzi diversi da quelli reali. Senza contare che alcuni sportelli sono addirittura andati a fuoco.<br /><br />Il risultato? Walgreens ha portato Cooler Screens in tribunale per ottenere la risoluzione anticipata del contratto. Di tutta risposta, la start-up, oltre a difendersi strenuamente davanti ai giudici, ha scollegato gli sportelli-schermo, lasciandoli completamente al buio.<br /><br />Insomma, è guerra.<br /><br />I vertici di Walgreens ora si stanno facendo un esame di coscienza e sembrano concordi sul fatto di aver fatto un passo troppo lungo. Offrire ai loro clienti uno scenario così avveniristico, evidentemente, non è stata la scelta giusta, perché il pubblico non era ancora pronto.<br /><br />Una storia istruttiva, speriamo.<br /><br />Non bisogna illudersi che la reazione negativa dei clienti di Walgreens sia davvero dipesa solo dalla percezione di un’eccessiva invasione della privacy. Tuttavia, sembra essere stata sufficiente a convincere la società a rallentare verso un futuro distopico.<br /><br />Buona giornata e good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>132</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dati sulla geolocalizzazione finiti online</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dati-sulla-geolocalizzazione-finiti-online--63721280</link><description><![CDATA[Dati sulla geolocalizzazione finiti online. Utente avvisato è mezzo salvato!<br /><br />Guardare la mappa che ha fatto il giro dei social nei giorni scorsi su X fa letteralmente rabbrividire: centinaia di milioni di puntini rossi su un’enorme mappa mondiale, ognuno rappresentante la posizione di persone rilevata dai loro smartphone, tablet e PC. Questi dati, raccolti da Gravy Analytics, una società specializzata in geolocalizzazione, sarebbero stati coinvolti in una delle violazioni dei dati personali più gravi di sempre.<br /><br />L’hacker che ha pubblicato una parte di questi dati online lo ha fatto come prova dell’avvenuta violazione. Secondo quanto riportato, i dati divulgati rappresentano solo una piccola porzione di quelli esfiltrati. Gravy Analytics ha confermato la violazione e notificato l’accaduto all’ICO, l’autorità britannica per la protezione dei dati, senza fornire ulteriori dettagli.<br /><br />Tra le informazioni finite online ci sarebbero dati di localizzazione di milioni di utenti di Tinder e, fatto ancor più grave, dati riguardanti membri della comunità LGBT+ globale, esponendoli a rischi elevatissimi, specialmente in Paesi dove queste persone sono ancora perseguitate.<br /><br />La raccolta di questi dati, avvenuta in condizioni di dubbia legittimità, è già oggetto di indagine da parte della Federal Trade Commission (FTC). Recentemente, la FTC ha accusato Gravy Analytics di violazioni della privacy e ha ordinato la sospensione del trattamento di ogni dato di geolocalizzazione raccolto illegalmente negli Stati Uniti.<br /><br />In attesa di ulteriori dettagli sull’accaduto e sulle implicazioni dei dati divulgati, questo incidente è un promemoria importante: quando installiamo un’app o utilizziamo un servizio digitale, prestiamo attenzione ai permessi concessi, in particolare all’accesso ai dati di geolocalizzazione. Se questi dati non sono strettamente necessari per il funzionamento dell’app, sarebbe opportuno negarli.<br /><br />Anche dopo l’installazione, vale la pena controllare nelle impostazioni dello smartphone quali applicazioni hanno accesso alla nostra posizione. Esistono numerosi tutorial online che spiegano come farlo. È comprensibile che un’app di navigazione satellitare abbia bisogno di questi dati, ma è meno giustificabile per un’app dedicata alla gestione della dieta o al monitoraggio del battito cardiaco.<br /><br />La geolocalizzazione è una risorsa preziosa per il mercato della pubblicità online e altri settori digitali, ma comporta rischi enormi. Permette un tracciamento pervasivo delle abitudini di vita e, combinata con altre informazioni reperibili online, può rivelare molto più di quanto pensiamo.<br /><br />Utente avvisato è mezzo salvato.<br /><br />Non è una buona giornata, ma questo non ci impedisce di augurarvi, e soprattutto augurare alla privacy, una buona giornata.<br /><br />Goodmorning privacy e appuntamento a domani.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63721280</guid><pubDate>Fri, 17 Jan 2025 04:46:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63721280/output.mp3" length="3583442" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Dati sulla geolocalizzazione finiti online. Utente avvisato è mezzo salvato!

Guardare la mappa che ha fatto il giro dei social nei giorni scorsi su X fa letteralmente rabbrividire: centinaia di milioni di puntini rossi su un’enorme mappa mondiale,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dati sulla geolocalizzazione finiti online. Utente avvisato è mezzo salvato!<br /><br />Guardare la mappa che ha fatto il giro dei social nei giorni scorsi su X fa letteralmente rabbrividire: centinaia di milioni di puntini rossi su un’enorme mappa mondiale, ognuno rappresentante la posizione di persone rilevata dai loro smartphone, tablet e PC. Questi dati, raccolti da Gravy Analytics, una società specializzata in geolocalizzazione, sarebbero stati coinvolti in una delle violazioni dei dati personali più gravi di sempre.<br /><br />L’hacker che ha pubblicato una parte di questi dati online lo ha fatto come prova dell’avvenuta violazione. Secondo quanto riportato, i dati divulgati rappresentano solo una piccola porzione di quelli esfiltrati. Gravy Analytics ha confermato la violazione e notificato l’accaduto all’ICO, l’autorità britannica per la protezione dei dati, senza fornire ulteriori dettagli.<br /><br />Tra le informazioni finite online ci sarebbero dati di localizzazione di milioni di utenti di Tinder e, fatto ancor più grave, dati riguardanti membri della comunità LGBT+ globale, esponendoli a rischi elevatissimi, specialmente in Paesi dove queste persone sono ancora perseguitate.<br /><br />La raccolta di questi dati, avvenuta in condizioni di dubbia legittimità, è già oggetto di indagine da parte della Federal Trade Commission (FTC). Recentemente, la FTC ha accusato Gravy Analytics di violazioni della privacy e ha ordinato la sospensione del trattamento di ogni dato di geolocalizzazione raccolto illegalmente negli Stati Uniti.<br /><br />In attesa di ulteriori dettagli sull’accaduto e sulle implicazioni dei dati divulgati, questo incidente è un promemoria importante: quando installiamo un’app o utilizziamo un servizio digitale, prestiamo attenzione ai permessi concessi, in particolare all’accesso ai dati di geolocalizzazione. Se questi dati non sono strettamente necessari per il funzionamento dell’app, sarebbe opportuno negarli.<br /><br />Anche dopo l’installazione, vale la pena controllare nelle impostazioni dello smartphone quali applicazioni hanno accesso alla nostra posizione. Esistono numerosi tutorial online che spiegano come farlo. È comprensibile che un’app di navigazione satellitare abbia bisogno di questi dati, ma è meno giustificabile per un’app dedicata alla gestione della dieta o al monitoraggio del battito cardiaco.<br /><br />La geolocalizzazione è una risorsa preziosa per il mercato della pubblicità online e altri settori digitali, ma comporta rischi enormi. Permette un tracciamento pervasivo delle abitudini di vita e, combinata con altre informazioni reperibili online, può rivelare molto più di quanto pensiamo.<br /><br />Utente avvisato è mezzo salvato.<br /><br />Non è una buona giornata, ma questo non ci impedisce di augurarvi, e soprattutto augurare alla privacy, una buona giornata.<br /><br />Goodmorning privacy e appuntamento a domani.]]></itunes:summary><itunes:duration>224</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/692be786df308236d316a9294e118f22.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Auto connesse e app che parlano con le assicurazioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/auto-connesse-e-app-che-parlano-con-le-assicurazioni--63702516</link><description><![CDATA[Auto connesse e app che parlano con le assicurazioni<br /><br />Lo Stato del Texas ha appena trascinato in giudizio una compagnia assicurativa americana, la Allstate, contestandole di aver comprato a peso d’oro dai gestori di una serie di applicazioni per smartphone e da alcuni produttori di automobili connesse una quantità industriale di dati personali di decine di milioni di americani allo scopo di saperne di più sul loro stile di guida e poter adeguare le tariffe delle polizze in maniera coerente con i profili di rischio elaborati.<br /><br />Toyota, Lexus, Mazda, Chrysler, Dodge, Fiat, Jeep, Maserati e Ram: i nove marchi di automobili coinvolti nella vicenda.<br /><br />Tante, anzi, tantissime le tipologie di dati raccolti: tempo alla guida e chilometri percorsi, velocità media, accelerazioni repentine e brusche frenate, ma anche uso del telefonino alla guida e cinture di sicurezza allacciate o meno.<br /><br />Un patrimonio informativo capace di abbattere l’alea assicurativa quasi a zero, rendendo straordinariamente facile prevedere il rischio di incidenti e, quindi, controbilanciarlo con tariffe adeguate e ritagliate su diversi specifici cluster di assicurati secondo una regola elementare: più alto il rischio, maggiore è il premio richiesto.<br /><br />Ma il cuore della questione portata in Tribunale è un altro: la compagnia assicurativa, infatti, secondo l’accusa, semplicemente non avrebbe dovuto sottoporre decine di milioni di persone a un tracciamento tanto pervasivo, specie senza informarle adeguatamente.<br />E questo è quanto accaduto.<br /><br />La compagnia, naturalmente, respinge, almeno per ora, al mittente le accuse e sostiene di aver semplicemente creato un sistema capace di garantire a chiunque l’accesso alle migliori condizioni assicurative possibili in relazione al proprio profilo.<br />Una difesa che, in effetti, in attesa di vederla sviluppata e meglio argomentata davanti ai Giudici, sembra almeno claudicante.<br /><br />Difficile, a leggere i nomi delle aziende automobilistiche coinvolte e quelle delle app scese a patti con la compagnia assicurativa, non chiedersi se qualcosa di analogo stia accadendo anche da questa parte dell’oceano.<br /><br />Perché certo le esigenze e i desideri delle compagnie assicurative sono gli stessi e le possibilità tecnologiche e commerciali di fare altrettanto non mancano.<br />Insomma, c’è il rischio che anche la nostra assicurazione sia seduta accanto a noi nella nostra automobile e ci osservi più da vicino di quanto non immaginiamo.<br />Occhi aperti, quindi.<br /><br />Sulla strada ovviamente, ma anche a quello che c’è scritto nell’informativa sulla privacy della compagnia assicurativa di fiducia e in quelle delle applicazioni installate sullo smartphone e sulla nostra automobile.<br />Se qualcosa non torna, segnalatelo!<br /><br />Frattanto, e sperando che non sia vero che a pensar male non si fa peccato e spesso si vede giusto, buona giornata e, ovviamente, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63702516</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 17:29:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63702516/output.mp3" length="2777616" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Auto connesse e app che parlano con le assicurazioni

Lo Stato del Texas ha appena trascinato in giudizio una compagnia assicurativa americana, la Allstate, contestandole di aver comprato a peso d’oro dai gestori di una serie di applicazioni per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Auto connesse e app che parlano con le assicurazioni<br /><br />Lo Stato del Texas ha appena trascinato in giudizio una compagnia assicurativa americana, la Allstate, contestandole di aver comprato a peso d’oro dai gestori di una serie di applicazioni per smartphone e da alcuni produttori di automobili connesse una quantità industriale di dati personali di decine di milioni di americani allo scopo di saperne di più sul loro stile di guida e poter adeguare le tariffe delle polizze in maniera coerente con i profili di rischio elaborati.<br /><br />Toyota, Lexus, Mazda, Chrysler, Dodge, Fiat, Jeep, Maserati e Ram: i nove marchi di automobili coinvolti nella vicenda.<br /><br />Tante, anzi, tantissime le tipologie di dati raccolti: tempo alla guida e chilometri percorsi, velocità media, accelerazioni repentine e brusche frenate, ma anche uso del telefonino alla guida e cinture di sicurezza allacciate o meno.<br /><br />Un patrimonio informativo capace di abbattere l’alea assicurativa quasi a zero, rendendo straordinariamente facile prevedere il rischio di incidenti e, quindi, controbilanciarlo con tariffe adeguate e ritagliate su diversi specifici cluster di assicurati secondo una regola elementare: più alto il rischio, maggiore è il premio richiesto.<br /><br />Ma il cuore della questione portata in Tribunale è un altro: la compagnia assicurativa, infatti, secondo l’accusa, semplicemente non avrebbe dovuto sottoporre decine di milioni di persone a un tracciamento tanto pervasivo, specie senza informarle adeguatamente.<br />E questo è quanto accaduto.<br /><br />La compagnia, naturalmente, respinge, almeno per ora, al mittente le accuse e sostiene di aver semplicemente creato un sistema capace di garantire a chiunque l’accesso alle migliori condizioni assicurative possibili in relazione al proprio profilo.<br />Una difesa che, in effetti, in attesa di vederla sviluppata e meglio argomentata davanti ai Giudici, sembra almeno claudicante.<br /><br />Difficile, a leggere i nomi delle aziende automobilistiche coinvolte e quelle delle app scese a patti con la compagnia assicurativa, non chiedersi se qualcosa di analogo stia accadendo anche da questa parte dell’oceano.<br /><br />Perché certo le esigenze e i desideri delle compagnie assicurative sono gli stessi e le possibilità tecnologiche e commerciali di fare altrettanto non mancano.<br />Insomma, c’è il rischio che anche la nostra assicurazione sia seduta accanto a noi nella nostra automobile e ci osservi più da vicino di quanto non immaginiamo.<br />Occhi aperti, quindi.<br /><br />Sulla strada ovviamente, ma anche a quello che c’è scritto nell’informativa sulla privacy della compagnia assicurativa di fiducia e in quelle delle applicazioni installate sullo smartphone e sulla nostra automobile.<br />Se qualcosa non torna, segnalatelo!<br /><br />Frattanto, e sperando che non sia vero che a pensar male non si fa peccato e spesso si vede giusto, buona giornata e, ovviamente, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>174</itunes:duration><itunes:keywords>app,assicurazioni,auto,connesse</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d83727f5104f9f4b613395af58c1ce6.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’insostenibile leggerezza dei contenuti che affidiamo ai social</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-insostenibile-leggerezza-dei-contenuti-che-affidiamo-ai-social--63688864</link><description><![CDATA[L’insostenibile leggerezza dei contenuti che affidiamo ai social<br /><br />La prossima settimana TikTok potrebbe scomparire dagli smartphone dei suoi 180 milioni di utenti americani a seguito della legge che impone alla società cinese che lo controlla di scegliere tra vendere l’app, limitatamente alle attività in America, a una società americana o, appunto, chiudere i battenti.<br />Difficile fare previsioni su cosa accadrà per davvero.<br />Quel che si sa è che, sin qui, la proprietaria di TikTok ha rifiutato ogni proposta di acquisto e che la Corte Suprema, davanti alla quale ha contestato la legittimità della legge che le impone di scegliere tra vendere e chiudere, verosimilmente respingerà il suo ricorso.<br />Questione enorme quella sui banchi dei giudici della Corte, tra sicurezza nazionale e libertà di informazione, in un Paese nel quale l’una e l’altra sono percepite come due tra i valori fondanti dello Stato.<br />Ma questione impossibile da affrontare nei nostri tre minuti con il caffè sul tavolo.<br /><br />L’occasione è però preziosa per una riflessione più semplice ma non meno importante.<br />Che ne sarà dei contenuti che milioni di utenti hanno caricato sui loro profili TikTok se la società chiuderà negli USA, rendendo progressivamente inutilizzabile l’app?<br />In America, in queste ore, se lo stanno chiedendo in tanti e si moltiplicano online i suggerimenti su come procedere al download di quanto sin qui pubblicato per metterlo al sicuro sui propri smartphone e al riparo dalla tabula rasa che potrebbe abbattersi sui server della società cinese.<br />Anni di contenuti prodotti e condivisi con il mondo intero, informazioni e opinioni assieme a più o meno straordinarie prestazioni artistiche che, in un modo o nell’altro, rappresentano porzioni importanti della vita di milioni di persone potrebbero andare in fumo da qui a qualche giorno.<br />Un po’ come se gli album delle nostre fotografie e i ricordi più cari che conserviamo da anni, all’improvviso, si dematerializzassero tutti insieme, tutti allo stesso momento, per sempre.<br /><br />Ma appunto la questione non riguarda solo TikTok e i suoi utenti, ma è enormemente più ampia, perché riguarda o, almeno, potrebbe riguardare domani l’intero patrimonio di contenuti, ricordi, video, fotografie, idee e opinioni generato e pubblicato online sul nostro social preferito, qualunque esso sia.<br />Perché, ovviamente, vicende analoghe a quella di TikTok, con connotati più o meno diversi, potrebbero verificarsi domani ovunque nel mondo e riguardare qualunque servizio digitale.<br /><br />Ecco, guardando da lontano alla storia di TikTok negli USA e in attesa di capire come andrà a finire, forse vale la pena di chiederci se e quanto è sostenibile la volatilità e leggerezza di quanto quotidianamente affidiamo alle piattaforme digitali per raccontarci al mondo, raccontare come la pensiamo e ingaggiare ogni genere di battaglia per difendere e promuovere le nostre idee.<br />Tutto, un giorno, potrebbe semplicemente scomparire in una manciata di ore.<br />Forse vale la pena pensarci.<br />Forse vale la pena riflettere sull’opportunità che le piattaforme digitali non diventino, neppure semplicemente per pigrizia, i nostri album dei ricordi e gli archivi dei nostri pensieri più importanti perché, come suggerisce la vicenda di TikTok, nonostante l’apparenza, in realtà non sono affatto nostri, e può sempre accadere che, per ragioni più o meno nobili o anche semplicemente per distrazione, incidente o incuria di qualcuno, vadano in fumo.<br /><br />Niente panico, naturalmente, specie mentre prendiamo il caffè della mattina, ma neppure incoscienza o superficialità.<br />Meglio pensarci oggi che domani.<br /><br />Buongiorno e, ovviamente, goodmorning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63688864</guid><pubDate>Tue, 14 Jan 2025 16:49:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63688864/output.mp3" length="3616042" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’insostenibile leggerezza dei contenuti che affidiamo ai social

La prossima settimana TikTok potrebbe scomparire dagli smartphone dei suoi 180 milioni di utenti americani a seguito della legge che impone alla società cinese che lo controlla di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’insostenibile leggerezza dei contenuti che affidiamo ai social<br /><br />La prossima settimana TikTok potrebbe scomparire dagli smartphone dei suoi 180 milioni di utenti americani a seguito della legge che impone alla società cinese che lo controlla di scegliere tra vendere l’app, limitatamente alle attività in America, a una società americana o, appunto, chiudere i battenti.<br />Difficile fare previsioni su cosa accadrà per davvero.<br />Quel che si sa è che, sin qui, la proprietaria di TikTok ha rifiutato ogni proposta di acquisto e che la Corte Suprema, davanti alla quale ha contestato la legittimità della legge che le impone di scegliere tra vendere e chiudere, verosimilmente respingerà il suo ricorso.<br />Questione enorme quella sui banchi dei giudici della Corte, tra sicurezza nazionale e libertà di informazione, in un Paese nel quale l’una e l’altra sono percepite come due tra i valori fondanti dello Stato.<br />Ma questione impossibile da affrontare nei nostri tre minuti con il caffè sul tavolo.<br /><br />L’occasione è però preziosa per una riflessione più semplice ma non meno importante.<br />Che ne sarà dei contenuti che milioni di utenti hanno caricato sui loro profili TikTok se la società chiuderà negli USA, rendendo progressivamente inutilizzabile l’app?<br />In America, in queste ore, se lo stanno chiedendo in tanti e si moltiplicano online i suggerimenti su come procedere al download di quanto sin qui pubblicato per metterlo al sicuro sui propri smartphone e al riparo dalla tabula rasa che potrebbe abbattersi sui server della società cinese.<br />Anni di contenuti prodotti e condivisi con il mondo intero, informazioni e opinioni assieme a più o meno straordinarie prestazioni artistiche che, in un modo o nell’altro, rappresentano porzioni importanti della vita di milioni di persone potrebbero andare in fumo da qui a qualche giorno.<br />Un po’ come se gli album delle nostre fotografie e i ricordi più cari che conserviamo da anni, all’improvviso, si dematerializzassero tutti insieme, tutti allo stesso momento, per sempre.<br /><br />Ma appunto la questione non riguarda solo TikTok e i suoi utenti, ma è enormemente più ampia, perché riguarda o, almeno, potrebbe riguardare domani l’intero patrimonio di contenuti, ricordi, video, fotografie, idee e opinioni generato e pubblicato online sul nostro social preferito, qualunque esso sia.<br />Perché, ovviamente, vicende analoghe a quella di TikTok, con connotati più o meno diversi, potrebbero verificarsi domani ovunque nel mondo e riguardare qualunque servizio digitale.<br /><br />Ecco, guardando da lontano alla storia di TikTok negli USA e in attesa di capire come andrà a finire, forse vale la pena di chiederci se e quanto è sostenibile la volatilità e leggerezza di quanto quotidianamente affidiamo alle piattaforme digitali per raccontarci al mondo, raccontare come la pensiamo e ingaggiare ogni genere di battaglia per difendere e promuovere le nostre idee.<br />Tutto, un giorno, potrebbe semplicemente scomparire in una manciata di ore.<br />Forse vale la pena pensarci.<br />Forse vale la pena riflettere sull’opportunità che le piattaforme digitali non diventino, neppure semplicemente per pigrizia, i nostri album dei ricordi e gli archivi dei nostri pensieri più importanti perché, come suggerisce la vicenda di TikTok, nonostante l’apparenza, in realtà non sono affatto nostri, e può sempre accadere che, per ragioni più o meno nobili o anche semplicemente per distrazione, incidente o incuria di qualcuno, vadano in fumo.<br /><br />Niente panico, naturalmente, specie mentre prendiamo il caffè della mattina, ma neppure incoscienza o superficialità.<br />Meglio pensarci oggi che domani.<br /><br />Buongiorno e, ovviamente, goodmorning 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questione pregiudiziale rimessale dal Consiglio di Stato francese, dopo che la CNIL, l’omologa del Garante per la privacy italiano in Francia, aveva respinto la segnalazione di Mousse, un’associazione che contestava la circostanza per cui le ferrovie francesi esigessero questo genere di dati dai viaggiatori, al non dichiarato fine di inviare loro comunicazioni personalizzate al femminile o al maschile.<br />Quando accade, il principio di minimizzazione dei dati risulta violato. Questa è la convinzione dei giudici della Corte di Giustizia dell’Unione europea.<br />La decisione, prima di toccare i principi, sembra destinata a innescare un piccolo terremoto nei moduli utilizzati online e offline in tutta Europa per milioni di finalità diverse, poiché la prassi seguita dalla compagnia ferroviaria francese è straordinariamente diffusa.<br />Ora, chiunque abbia finora reso obbligatoria la compilazione del campo Signore o Signora dovrà rivedere la propria modulistica, rischiando altrimenti di essere richiamato o sanzionato per aver violato le regole europee sulla privacy.<br />“La solita privacy rompiscatole” dirà qualcuno, o forse molti lo hanno già detto. Eppure, dietro questa specifica questione – su cui, come sempre, c’è spazio per opinioni diverse, tanto che la Corte di Giustizia dell’Unione europea si è espressa in termini più severi rispetto a quelli del Garante francese – si cela una questione più generale e straordinariamente importante.<br />Non c’è dubbio che, soprattutto online, da tempo si chieda alle persone una quantità di dati personali ben superiore a quella necessaria per accedere a determinati servizi, dove il fornitore potrebbe – e forse dovrebbe – accontentarsi del pagamento.<br />Gli alibi per queste richieste di dati non strettamente necessari sono vari: dalla cortesia commerciale alla volontà di offrire agli utenti la possibilità di recuperare l’account in caso di smarrimento della password. Tuttavia, la verità è che il valore dei dati personali sul mercato supera spesso il corrispettivo economico del servizio, e pochi sono disposti a rinunciarvi: perché accontentarsi di essere pagati una volta quando si può essere pagati due volte, in denaro e in dati personali?<br />Così capita di dover fornire l’indirizzo di residenza per attivare un servizio digitale che non avrà mai una dimensione fisica, o la data di nascita per servizi dove è del tutto irrilevante.<br />Questo permette l’accumulo e la stratificazione di enormi quantità di dati che potremmo tranquillamente tenere per noi, senza rinunciare all’accesso al servizio desiderato.<br />È così da molto, moltissimo tempo. Ora, però, i giudici della Corte mettono nero su bianco che “necessario” non significa “utile” o “opportuno”, ma “indispensabile per l’esecuzione di un contratto”. Rivolgersi a chi ha appena comprato un biglietto ferroviario con “Gentile Signora” o “Egregio Signore” può essere cortese, ma non è davvero necessario per permettere al viaggiatore di salire sul treno.<br />Forse il modo giusto di leggere la decisione dei giudici di Lussemburgo è questo: un invito a riflettere sul principio di minimizzazione dei dati personali. In un’epoca in cui è evidente – o dovrebbe esserlo – che meno privacy significa meno libertà, non c’è motivo di continuare a sprecare dati quando non è davvero necessario.<br />Buongiorno, buona settimana e, naturalmente, good morning privacy!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63678826</guid><pubDate>Mon, 13 Jan 2025 20:07:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63678826/output.mp3" length="4043615" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Signore e Signori, si scende!
Una compagnia ferroviaria non può pretendere che i viaggiatori, per fare un biglietto o creare un account, scelgano se essere identificati come Signore o Signora, non trattandosi di informazioni effettivamente necessarie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Signore e Signori, si scende!<br />Una compagnia ferroviaria non può pretendere che i viaggiatori, per fare un biglietto o creare un account, scelgano se essere identificati come Signore o Signora, non trattandosi di informazioni effettivamente necessarie per dare esecuzione al contratto di viaggio.<br />È la sintesi della decisione con cui la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha appena risolto la questione pregiudiziale rimessale dal Consiglio di Stato francese, dopo che la CNIL, l’omologa del Garante per la privacy italiano in Francia, aveva respinto la segnalazione di Mousse, un’associazione che contestava la circostanza per cui le ferrovie francesi esigessero questo genere di dati dai viaggiatori, al non dichiarato fine di inviare loro comunicazioni personalizzate al femminile o al maschile.<br />Quando accade, il principio di minimizzazione dei dati risulta violato. Questa è la convinzione dei giudici della Corte di Giustizia dell’Unione europea.<br />La decisione, prima di toccare i principi, sembra destinata a innescare un piccolo terremoto nei moduli utilizzati online e offline in tutta Europa per milioni di finalità diverse, poiché la prassi seguita dalla compagnia ferroviaria francese è straordinariamente diffusa.<br />Ora, chiunque abbia finora reso obbligatoria la compilazione del campo Signore o Signora dovrà rivedere la propria modulistica, rischiando altrimenti di essere richiamato o sanzionato per aver violato le regole europee sulla privacy.<br />“La solita privacy rompiscatole” dirà qualcuno, o forse molti lo hanno già detto. Eppure, dietro questa specifica questione – su cui, come sempre, c’è spazio per opinioni diverse, tanto che la Corte di Giustizia dell’Unione europea si è espressa in termini più severi rispetto a quelli del Garante francese – si cela una questione più generale e straordinariamente importante.<br />Non c’è dubbio che, soprattutto online, da tempo si chieda alle persone una quantità di dati personali ben superiore a quella necessaria per accedere a determinati servizi, dove il fornitore potrebbe – e forse dovrebbe – accontentarsi del pagamento.<br />Gli alibi per queste richieste di dati non strettamente necessari sono vari: dalla cortesia commerciale alla volontà di offrire agli utenti la possibilità di recuperare l’account in caso di smarrimento della password. Tuttavia, la verità è che il valore dei dati personali sul mercato supera spesso il corrispettivo economico del servizio, e pochi sono disposti a rinunciarvi: perché accontentarsi di essere pagati una volta quando si può essere pagati due volte, in denaro e in dati personali?<br />Così capita di dover fornire l’indirizzo di residenza per attivare un servizio digitale che non avrà mai una dimensione fisica, o la data di nascita per servizi dove è del tutto irrilevante.<br />Questo permette l’accumulo e la stratificazione di enormi quantità di dati che potremmo tranquillamente tenere per noi, senza rinunciare all’accesso al servizio desiderato.<br />È così da molto, moltissimo tempo. Ora, però, i giudici della Corte mettono nero su bianco che “necessario” non significa “utile” o “opportuno”, ma “indispensabile per l’esecuzione di un contratto”. Rivolgersi a chi ha appena comprato un biglietto ferroviario con “Gentile Signora” o “Egregio Signore” può essere cortese, ma non è davvero necessario per permettere al viaggiatore di salire sul treno.<br />Forse il modo giusto di leggere la decisione dei giudici di Lussemburgo è questo: un invito a riflettere sul principio di minimizzazione dei dati personali. In un’epoca in cui è evidente – o dovrebbe esserlo – che meno privacy significa meno libertà, non c’è motivo di continuare a sprecare dati quando non è davvero necessario.<br />Buongiorno, buona settimana e, naturalmente, good morning privacy!<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:keywords>cnil,dati,dei,minimizzazione,moduli,mousse,personali,privacy,valore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/93e2fec1fbc1d5ed4535e622ff35490f.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Commissione Europea è finita sul banco degli imputati per violazione delle regole sulla protezione dei dati personali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-commissione-europea-e-finita-sul-banco-degli-imputati-per-violazione-delle-regole-sulla-protezione-dei-dati-personali--63636387</link><description><![CDATA[A Bruxelles piove, anzi nevica e non sto parlando del meteo, ma della seconda decisione in una manciata di settimane con la quale la Commissione Europea è finita sul banco degli imputati per violazione proprio di quelle regole sulla protezione dei dati personali della quale da anni indiscussa ambasciatrice in tutto il mondo. Paradossi episodici ma pur sempre paradossi. Come se un campione dell'anti-doping venisse trovato positivo al doping, non in occasione di una sola competizione ma di due gare di fila. A mettere nero su bianco l'ultimo inciampo è stato il Tribunale dell'Unione Europea con una sentenza dello scorso 8 gennaio con la quale ha accertato che la Commissione Europea nel 2022 ha trasferito negli Stati Uniti d'America i dati personali, in particolare l'indirizzo IP di un cittadino tedesco, consegnandogli a Meta in occasione dell'accesso del cittadino in questione a un proprio sito internet attraverso il cosiddetto Facebook login e il servizio del social network che consente ai suoi utenti di autenticarsi anche.<br />Ma nel 2022 gli Stati Uniti non erano considerati un approdo sicuro per i dati personali, essendo stata annullata nel 2020 la famosa decisione di adeguatezza nota come Privacy Shield e non essendo ancora stata adottata la nuova, quella attualmente in vigore, nota come Privacy Framework. Insomma quei dati non avrebbero dovuto essere trasferiti così tanto a cuor leggero dall'Europa agli Stati Uniti e naturalmente men che meno avrebbe dovuto farlo proprio la Commissione Europea custode e alleggera La fiera delle regole europee sulla privacy, ma non basta, perché secondo i giudici del Tribunale, violando le regole sulla privacy, la Commissione avrebbe anche procurato all'interessato un danno ingiusto che ora dovrà risarcire versando a quest'ultimo 400 euro.<br />Una tormenta di neve più che un acquazzone, insomma. Anche perché la sentenza arriva dopo che il mese scorso il Supervisor Europeo per la Privacy aveva ammonito la stessa Commissione Europea per aver illecitamente profilato attraverso X la piattaforma di Elon Musk, milioni di cittadini di 8 paesi europei, allo scopo di far recapitare i loro messaggi capaci di supportare e difendere una propria iniziativa legislativa in materia di contrasto alla pedopornografia online.<br />Nobile lo scopo perseguito, ma meno nobile e anzi illeciti i mezzi utilizzati, perché appunto, ancora una volta, in violazione della privacy. Due cartellini gialli di fila Sul campo di calcio l'arbitro solleverebbe il cartellino rosso, ma senza arrivare a tanto forse vale la pena avviare almeno una riflessione su episodi che probabilmente si sbaglierebbe allo stesso modo a sopravvalutare e a sottovalutare, perché appunto sono solo episodi, ma al tempo stesso raccontano di un'evidente difficoltà delle stesse istituzioni europee a rispettare le regole sulla privacy, quelle di casa nostra, quelle europee.<br />Tra tanti possibili spunti di riflessione ne propongo uno soltanto Non sarà che le regole in questione pur ispirate a principi senza i quali sarebbe difficile immaginare una tutela efficace della dignità delle persone, e delle nostre<br />Democrazie non stiano diventando troppo difficili da rispettare in un contesto tecnologico che, che ci piaccia oppure no, non è più quello che avevamo davanti quando queste regole abbiamo pensato e scritto perché se fosse così, varrebbe la pena correre ai ripari prima di vederle abrogare per desuetudine. Parliamone e frattanto. <br /><br />Buona giornata o meglio, good morning privacy!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63636387</guid><pubDate>Fri, 10 Jan 2025 11:31:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63636387/output.mp3" length="3311350" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>A Bruxelles piove, anzi nevica e non sto parlando del meteo, ma della seconda decisione in una manciata di settimane con la quale la Commissione Europea è finita sul banco degli imputati per violazione proprio di quelle regole sulla protezione dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A Bruxelles piove, anzi nevica e non sto parlando del meteo, ma della seconda decisione in una manciata di settimane con la quale la Commissione Europea è finita sul banco degli imputati per violazione proprio di quelle regole sulla protezione dei dati personali della quale da anni indiscussa ambasciatrice in tutto il mondo. Paradossi episodici ma pur sempre paradossi. Come se un campione dell'anti-doping venisse trovato positivo al doping, non in occasione di una sola competizione ma di due gare di fila. A mettere nero su bianco l'ultimo inciampo è stato il Tribunale dell'Unione Europea con una sentenza dello scorso 8 gennaio con la quale ha accertato che la Commissione Europea nel 2022 ha trasferito negli Stati Uniti d'America i dati personali, in particolare l'indirizzo IP di un cittadino tedesco, consegnandogli a Meta in occasione dell'accesso del cittadino in questione a un proprio sito internet attraverso il cosiddetto Facebook login e il servizio del social network che consente ai suoi utenti di autenticarsi anche.<br />Ma nel 2022 gli Stati Uniti non erano considerati un approdo sicuro per i dati personali, essendo stata annullata nel 2020 la famosa decisione di adeguatezza nota come Privacy Shield e non essendo ancora stata adottata la nuova, quella attualmente in vigore, nota come Privacy Framework. Insomma quei dati non avrebbero dovuto essere trasferiti così tanto a cuor leggero dall'Europa agli Stati Uniti e naturalmente men che meno avrebbe dovuto farlo proprio la Commissione Europea custode e alleggera La fiera delle regole europee sulla privacy, ma non basta, perché secondo i giudici del Tribunale, violando le regole sulla privacy, la Commissione avrebbe anche procurato all'interessato un danno ingiusto che ora dovrà risarcire versando a quest'ultimo 400 euro.<br />Una tormenta di neve più che un acquazzone, insomma. Anche perché la sentenza arriva dopo che il mese scorso il Supervisor Europeo per la Privacy aveva ammonito la stessa Commissione Europea per aver illecitamente profilato attraverso X la piattaforma di Elon Musk, milioni di cittadini di 8 paesi europei, allo scopo di far recapitare i loro messaggi capaci di supportare e difendere una propria iniziativa legislativa in materia di contrasto alla pedopornografia online.<br />Nobile lo scopo perseguito, ma meno nobile e anzi illeciti i mezzi utilizzati, perché appunto, ancora una volta, in violazione della privacy. Due cartellini gialli di fila Sul campo di calcio l'arbitro solleverebbe il cartellino rosso, ma senza arrivare a tanto forse vale la pena avviare almeno una riflessione su episodi che probabilmente si sbaglierebbe allo stesso modo a sopravvalutare e a sottovalutare, perché appunto sono solo episodi, ma al tempo stesso raccontano di un'evidente difficoltà delle stesse istituzioni europee a rispettare le regole sulla privacy, quelle di casa nostra, quelle europee.<br />Tra tanti possibili spunti di riflessione ne propongo uno soltanto Non sarà che le regole in questione pur ispirate a principi senza i quali sarebbe difficile immaginare una tutela efficace della dignità delle persone, e delle nostre<br />Democrazie non stiano diventando troppo difficili da rispettare in un contesto tecnologico che, che ci piaccia oppure no, non è più quello che avevamo davanti quando queste regole abbiamo pensato e scritto perché se fosse così, varrebbe la pena correre ai ripari prima di vederle abrogare per desuetudine. Parliamone e frattanto. <br /><br />Buona giornata o meglio, good morning privacy!]]></itunes:summary><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:keywords>commissione,elon,europea,framework,musk,privacy,shield,x</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ma artificiale non significa falso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ma-artificiale-non-significa-falso--58261968</link><description><![CDATA[Rimbalza dal CES di Las Vegas, la più grande fiera dell’elettronica al mondo la notizia che la Sony, in compagnia di una serie di altri colossi del digitale, inizierà marcare digitalmente i contenuti generati con i propri dispositivi così da rendere riconoscibili eventuali manipolazioni successive a colpi di intelligenza artificiale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58261968</guid><pubDate>Thu, 11 Jan 2024 09:20:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58261968/podcast_caricamento_2.mp3" length="2502468" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Rimbalza dal CES di Las Vegas, la più grande fiera dell’elettronica al mondo la notizia che la Sony, in compagnia di una serie di altri colossi del digitale, inizierà marcare digitalmente i contenuti generati con i propri dispositivi così da rendere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rimbalza dal CES di Las Vegas, la più grande fiera dell’elettronica al mondo la notizia che la Sony, in compagnia di una serie di altri colossi del digitale, inizierà marcare digitalmente i contenuti generati con i propri dispositivi così da rendere riconoscibili eventuali manipolazioni successive a colpi di intelligenza artificiale.]]></itunes:summary><itunes:duration>157</itunes:duration><itunes:keywords>ai,algoritmi,ces,privacy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Federal Trade Commission algoritmi e intelligenza artificiale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/federal-trade-commission-algoritmi-e-intelligenza-artificiale--58251854</link><description><![CDATA[La Federal Trade Commission con un post pubblicato nei giorni scorsi sul proprio sito istituzionale ha strigliato le fabbriche – si fa per dire – di algoritmi e servizi di intelligenza artificiale, ricordando loro che proprio perché dati personali sono particolarmente importanti nell’industria dell’AI è essenziale che siano trattati in maniera corretta e trasparente.<br />Un richiamo importante e prezioso quello che arriva dalla FTC perché proviene dall’Autorità che negli Stati Uniti d’America, il Paese nel quale è stabilita la parte che pesa di più dell’industria dell’intelligenza artificiale, è, tra l’altro, chiamata a vigilare su privacy e mercati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58251854</guid><pubDate>Wed, 10 Jan 2024 14:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58251854/podcast_caricamento_2.mp3" length="2801309" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La Federal Trade Commission con un post pubblicato nei giorni scorsi sul proprio sito istituzionale ha strigliato le fabbriche – si fa per dire – di algoritmi e servizi di intelligenza artificiale, ricordando loro che proprio perché dati personali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Federal Trade Commission con un post pubblicato nei giorni scorsi sul proprio sito istituzionale ha strigliato le fabbriche – si fa per dire – di algoritmi e servizi di intelligenza artificiale, ricordando loro che proprio perché dati personali sono particolarmente importanti nell’industria dell’AI è essenziale che siano trattati in maniera corretta e trasparente.<br />Un richiamo importante e prezioso quello che arriva dalla FTC perché proviene dall’Autorità che negli Stati Uniti d’America, il Paese nel quale è stabilita la parte che pesa di più dell’industria dell’intelligenza artificiale, è, tra l’altro, chiamata a vigilare su privacy e mercati.]]></itunes:summary><itunes:duration>175</itunes:duration><itunes:keywords>ai,algoritmi,ftc,regole</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intelligenza Artificiale e sistemi giudiziari</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intelligenza-artificiale-e-sistemi-giudiziari--58231560</link><description><![CDATA[Anche le corti ed i tribunali di Inghilterra e del Galles hanno dovuto prendere atto del rapido diffondersi della AI e "correre ai ripari" dettando le indicazioni sull'uso degli algoritmi. Le linee guida però riservano qualche sorpresa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58231560</guid><pubDate>Tue, 09 Jan 2024 07:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58231560/gmp_9_gennaio.mp3" length="3327102" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Anche le corti ed i tribunali di Inghilterra e del Galles hanno dovuto prendere atto del rapido diffondersi della AI e "correre ai ripari" dettando le indicazioni sull'uso degli algoritmi. Le linee guida però riservano qualche sorpresa.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Anche le corti ed i tribunali di Inghilterra e del Galles hanno dovuto prendere atto del rapido diffondersi della AI e "correre ai ripari" dettando le indicazioni sull'uso degli algoritmi. Le linee guida però riservano qualche sorpresa.]]></itunes:summary><itunes:duration>208</itunes:duration><itunes:keywords>ai,guida,linee,tribunale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intelligenza artificiale e influencer sintetiche</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intelligenza-artificiale-e-influencer-sintetiche--58224108</link><description><![CDATA[Ripartiamo con i nostri caffè del mattino a base di privacy e dintorni con un argomento solo apparentemente leggero.Le influencer sintetiche – ma non dubito che da qualche parte ci siano anche gli influencer sintetici – che iniziano a spopolare online, a macinare denaro – o, meglio, a farne macinare ai loro creatori – e, purtroppo, anche a mietere vittime, sfortunatamente non sintetiche ma in carne ed ossa. È una delle ultime frontiere dell’intelligenza artificiale generativa che consegna più o meno a chiunque la possibilità di dar vita con uno sforzo contenuto e un investimento modestissimo, autentici burattini digitali che sembrano, in tutto e per tutto, persone in carne ed ossa e che proprio come le vere influencer accumulano centinaia di migliaia di follower e sfruttano poi la popolarità acquisita per promuovere ogni genere di prodotti e servizi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58224108</guid><pubDate>Mon, 08 Jan 2024 07:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58224108/podcast_caricamento_2.mp3" length="2624512" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ripartiamo con i nostri caffè del mattino a base di privacy e dintorni con un argomento solo apparentemente leggero.Le influencer sintetiche – ma non dubito che da qualche parte ci siano anche gli influencer sintetici – che iniziano a spopolare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ripartiamo con i nostri caffè del mattino a base di privacy e dintorni con un argomento solo apparentemente leggero.Le influencer sintetiche – ma non dubito che da qualche parte ci siano anche gli influencer sintetici – che iniziano a spopolare online, a macinare denaro – o, meglio, a farne macinare ai loro creatori – e, purtroppo, anche a mietere vittime, sfortunatamente non sintetiche ma in carne ed ossa. È una delle ultime frontiere dell’intelligenza artificiale generativa che consegna più o meno a chiunque la possibilità di dar vita con uno sforzo contenuto e un investimento modestissimo, autentici burattini digitali che sembrano, in tutto e per tutto, persone in carne ed ossa e che proprio come le vere influencer accumulano centinaia di migliaia di follower e sfruttano poi la popolarità acquisita per promuovere ogni genere di prodotti e servizi.]]></itunes:summary><itunes:duration>164</itunes:duration><itunes:keywords>ai,artificiale,influencer,intelligenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Latin artificial lovers</title><link>https://www.spreaker.com/episode/latin-artificial-lovers--58044795</link><description><![CDATA[Oggi parliamo di dating online, anime gemelle e algoritmi.<br />Pare, infatti, che l’intelligenza artificiale si avvii a conquistare anche gli affari del cuore, dell’attrazione e della passione. Il 20% degli uomini che usano app di dating usa soluzioni di intelligenza artificiale integrate o meno nell’app – ChatGPT Love sarebbe una delle più gettonate – e che il 40% di loro sarebbe pronto a giurare che grazie agli algoritmi il proprio sex appeal e le proprie conquiste sono saliti alle stelle.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58044795</guid><pubDate>Mon, 18 Dec 2023 10:56:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58044795/podcast_caricamento_2.mp3" length="2298085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi parliamo di dating online, anime gemelle e algoritmi.
Pare, infatti, che l’intelligenza artificiale si avvii a conquistare anche gli affari del cuore, dell’attrazione e della passione. Il 20% degli uomini che usano app di dating usa soluzioni di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi parliamo di dating online, anime gemelle e algoritmi.<br />Pare, infatti, che l’intelligenza artificiale si avvii a conquistare anche gli affari del cuore, dell’attrazione e della passione. Il 20% degli uomini che usano app di dating usa soluzioni di intelligenza artificiale integrate o meno nell’app – ChatGPT Love sarebbe una delle più gettonate – e che il 40% di loro sarebbe pronto a giurare che grazie agli algoritmi il proprio sex appeal e le proprie conquiste sono saliti alle stelle.]]></itunes:summary><itunes:duration>144</itunes:duration><itunes:keywords>ai,algoritmi,app,dating</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>20</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le truffe del cuore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-truffe-del-cuore--58015920</link><description><![CDATA[La storia, l’ultima di una serie infinita questa volta rimbalza dal Piemonte ed è tanto eguale a tante altre del passato che ci ho pensato su due volte prima di decidere di farne oggetto del nostro caffè. Poi proprio la sua semplicità e il fatto che rientri in un cliché ormai quasi banale mi ha convinto che se episodi del genere continuano a essere così frequenti forse è anche perché se ne parla ancora troppo poco. E quindi eccola la storia che campeggia oggi sulla cronaca locale piemontese. Una donna di Rivoli incontra online un uomo o qualcuno che le si presenta come un uomo. I due iniziano a conversare online, battute, domande, risposte, ammiccamenti. Lei a un certo punto si convince di aver incontrato una persona sulla quale vale la pena scommettere e con la quale vale la pena sbilanciarsi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58015920</guid><pubDate>Fri, 15 Dec 2023 06:55:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58015920/podcast_caricamento_2.mp3" length="3139019" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La storia, l’ultima di una serie infinita questa volta rimbalza dal Piemonte ed è tanto eguale a tante altre del passato che ci ho pensato su due volte prima di decidere di farne oggetto del nostro caffè. Poi proprio la sua semplicità e il fatto che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La storia, l’ultima di una serie infinita questa volta rimbalza dal Piemonte ed è tanto eguale a tante altre del passato che ci ho pensato su due volte prima di decidere di farne oggetto del nostro caffè. Poi proprio la sua semplicità e il fatto che rientri in un cliché ormai quasi banale mi ha convinto che se episodi del genere continuano a essere così frequenti forse è anche perché se ne parla ancora troppo poco. E quindi eccola la storia che campeggia oggi sulla cronaca locale piemontese. Una donna di Rivoli incontra online un uomo o qualcuno che le si presenta come un uomo. I due iniziano a conversare online, battute, domande, risposte, ammiccamenti. Lei a un certo punto si convince di aver incontrato una persona sulla quale vale la pena scommettere e con la quale vale la pena sbilanciarsi.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:keywords>amore,cuore,piemonte,truffe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>19</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se l’intelligenza artificiale entra in assicurazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-l-intelligenza-artificiale-entra-in-assicurazione--58004530</link><description><![CDATA[Oggi prendiamo il nostro caffè andando negli Negli Stati Uniti e, più precisamente, in Kentucky dove è appena stata proposta la seconda class action contro un’assicurazione medica. Questa volta si tratta della Humana, rea, secondo i ricorrenti di utilizzare algoritmi di intelligenza artificiale che negherebbero agli assicurati la liquidazione di quanto loro spettante. Il problema è tutt’altro che nuovo. Tra le tante possibili applicazioni dell’AI, alcune delle più promettenti, sono, senza alcuna sorpresa, in ambito assicurativo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58004530</guid><pubDate>Thu, 14 Dec 2023 07:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58004530/podcast_caricamento_2.mp3" length="3505569" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi prendiamo il nostro caffè andando negli Negli Stati Uniti e, più precisamente, in Kentucky dove è appena stata proposta la seconda class action contro un’assicurazione medica. 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Tra le tante possibili applicazioni dell’AI, alcune delle più promettenti, sono, senza alcuna sorpresa, in ambito assicurativo.]]></itunes:summary><itunes:duration>220</itunes:duration><itunes:keywords>ai,assicurazione,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio agli astrologi artificiali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-agli-astrologi-artificiali--57992565</link><description><![CDATA[Questa mattina il caffè lo prendiamo come in tanti, in effetti, lo prendono spesso: in compagnia degli astri. Ma non è il vostro oroscopo che voglio leggervi anche se, probabilmente, facendolo, gli ascolti di questo podcast salirebbero, è proprio il caso di dirlo, alle stelle. Un bell’articolo su The Atlantic di qualche giorno fa ha acceso la mia curiosità su una serie di app di astrologia, teleguidate da sistemi diversamente evoluti di intelligenza artificiale che sembrano aver conquistato la fiducia di milioni di persone in giro per il mondo. Lungi da me l’idea di invitare chicchessia a non credere agli astri. E, però, forse, un invito alla prudenza rispetto all’uso di questo genere di app vale la pena lanciarlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57992565</guid><pubDate>Wed, 13 Dec 2023 07:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57992565/podcast_caricamento_2.mp3" length="2494526" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Questa mattina il caffè lo prendiamo come in tanti, in effetti, lo prendono spesso: in compagnia degli astri. Ma non è il vostro oroscopo che voglio leggervi anche se, probabilmente, facendolo, gli ascolti di questo podcast salirebbero, è proprio il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa mattina il caffè lo prendiamo come in tanti, in effetti, lo prendono spesso: in compagnia degli astri. Ma non è il vostro oroscopo che voglio leggervi anche se, probabilmente, facendolo, gli ascolti di questo podcast salirebbero, è proprio il caso di dirlo, alle stelle. Un bell’articolo su The Atlantic di qualche giorno fa ha acceso la mia curiosità su una serie di app di astrologia, teleguidate da sistemi diversamente evoluti di intelligenza artificiale che sembrano aver conquistato la fiducia di milioni di persone in giro per il mondo. Lungi da me l’idea di invitare chicchessia a non credere agli astri. E, però, forse, un invito alla prudenza rispetto all’uso di questo genere di app vale la pena lanciarlo.]]></itunes:summary><itunes:duration>156</itunes:duration><itunes:keywords>app,futuro,oroscopo,stelle</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’intelligenza ibrida</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-intelligenza-ibrida--57982064</link><description><![CDATA[Oggi vi propongo, nei nostri soliti due minuti, una riflessione per me appena iniziata ma, magari, per molti di voi già matura. Ci stiamo preoccupando tutti e tanto della vita con l’intelligenza artificiale e, credo, facciamo bene. A Bruxelles, nell’accordo politico appena raggiunto su quello che sarà l’AI Act, sembrerebbe essersi fissato il principio che i contenuti prodotti ricorrendo all’intelligenza artificiale devono essere riconoscibili come tali. E, magari, è anche giusto così.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57982064</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 08:41:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57982064/podcast_caricamento_2.mp3" length="2757004" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi propongo, nei nostri soliti due minuti, una riflessione per me appena iniziata ma, magari, per molti di voi già matura. Ci stiamo preoccupando tutti e tanto della vita con l’intelligenza artificiale e, credo, facciamo bene. 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E, come spesso accade, le ultime, sono le ore più importanti, quelle in cui i nodi vengono al pettine, le distanze tra le diverse posizioni si presentano come incolmabili pur senza esserlo davvero, i dettagli, nei quali si nasconde il famoso diavolo, minacciano di far saltare il banco.<br />Ed è proprio per questo che le ultime sono anche le ore nelle quali servono più nervi saldi, più buon senso, più capacità di anteporre l’interesse comune a quelli di parte e egoistici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57916564</guid><pubDate>Tue, 05 Dec 2023 11:45:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57916564/podcast_caricamento_2.mp3" length="2889915" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Forse siamo alle battute finali del trilogo dal quale dovrebbe uscire – il condizionale è d’obbligo – l’AI Act. E, come spesso accade, le ultime, sono le ore più importanti, quelle in cui i nodi vengono al pettine, le distanze tra le diverse posizioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Forse siamo alle battute finali del trilogo dal quale dovrebbe uscire – il condizionale è d’obbligo – l’AI Act. E, come spesso accade, le ultime, sono le ore più importanti, quelle in cui i nodi vengono al pettine, le distanze tra le diverse posizioni si presentano come incolmabili pur senza esserlo davvero, i dettagli, nei quali si nasconde il famoso diavolo, minacciano di far saltare il banco.<br />Ed è proprio per questo che le ultime sono anche le ore nelle quali servono più nervi saldi, più buon senso, più capacità di anteporre l’interesse comune a quelli di parte e egoistici.]]></itunes:summary><itunes:duration>181</itunes:duration><itunes:keywords>ai,aiact,bruxelles,regole,trilogo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>15</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La nostra voce nel congelatore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-nostra-voce-nel-congelatore--57901609</link><description><![CDATA[Oggi parliamo di una funzione "nascosta", snob segreta dei nostri IPhone. Si chiama Voce personale e consente di realizzare qualcosa le cui implicazioni anche in termini di privacy sono intellettualmente almeno stimolanti. Nella sostanza possiamo addestrare il nostro iPhone a parlare con la nostra voce e a tradurre sempre con la nostra voce qualsiasi cosa scriviamo sul dispositivo nell’ambito delle app che già integrano questa funzionalità. Attivarla è di una semplicità disarmante almeno in relazione alle potenzialità dello strumento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57901609</guid><pubDate>Mon, 04 Dec 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57901609/podcast_caricamento_2.mp3" length="3033275" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi parliamo di una funzione "nascosta", snob segreta dei nostri IPhone. Si chiama Voce personale e consente di realizzare qualcosa le cui implicazioni anche in termini di privacy sono intellettualmente almeno stimolanti. Nella sostanza possiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi parliamo di una funzione "nascosta", snob segreta dei nostri IPhone. Si chiama Voce personale e consente di realizzare qualcosa le cui implicazioni anche in termini di privacy sono intellettualmente almeno stimolanti. Nella sostanza possiamo addestrare il nostro iPhone a parlare con la nostra voce e a tradurre sempre con la nostra voce qualsiasi cosa scriviamo sul dispositivo nell’ambito delle app che già integrano questa funzionalità. Attivarla è di una semplicità disarmante almeno in relazione alle potenzialità dello strumento.]]></itunes:summary><itunes:duration>190</itunes:duration><itunes:keywords>funzioni,iprone,voce</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>14</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>IL CASO DI SPORT ILLUSTRATED E I VOLTI SINTETICI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-caso-di-sport-illustrated-e-i-volti-sintetici--57873387</link><description><![CDATA[Oggi parliamo di SPORT ILLUSTRATED - una delle più importanti riviste di settore - e di come la rivista FUTURISME sfogliando la versione on line del blasonato magazine abbia fatto una scoperta a dir poco sensazionale. Il giornalista scorrendo gli articoli si è reso conto che le foto associate ai pezzi erano state acquistate in una famosa banca dati di immagini. Da qui parte il nostro caffè di oggi...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57873387</guid><pubDate>Fri, 01 Dec 2023 07:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57873387/gmp_1_dic_2023.mp3" length="3358448" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi parliamo di SPORT ILLUSTRATED - una delle più importanti riviste di settore - e di come la rivista FUTURISME sfogliando la versione on line del blasonato magazine abbia fatto una scoperta a dir poco sensazionale. Il giornalista scorrendo gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi parliamo di SPORT ILLUSTRATED - una delle più importanti riviste di settore - e di come la rivista FUTURISME sfogliando la versione on line del blasonato magazine abbia fatto una scoperta a dir poco sensazionale. Il giornalista scorrendo gli articoli si è reso conto che le foto associate ai pezzi erano state acquistate in una famosa banca dati di immagini. Da qui parte il nostro caffè di oggi...]]></itunes:summary><itunes:duration>210</itunes:duration><itunes:keywords>ai,foto,sport</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Elezioni in Europa e negli USA. Giusto lasciare scendere in campo l’AI?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/elezioni-in-europa-e-negli-usa-giusto-lasciare-scendere-in-campo-l-ai--57847246</link><description><![CDATA[Nel 2024 si voterà in Europa e negli USA. Saranno le prime elezioni della storia dell’umanità nelle quali l’intelligenza artificiale -  in particolare quella generativa - sarà "in campo". E lo sarà senza che ci siano ancora  regole certe per governarla o, almeno, senza che le regole in questione siano direttamente applicabili. La preoccupazione che la discesa in campo degli algoritmi possa alterare i risultati elettorali e, quindi, incidere sui processi democratici si sta diffondendo rapidamente e non risparmia nessuno né nel pubblico né nel privato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57847246</guid><pubDate>Wed, 29 Nov 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57847246/gmp_29_novembre_2023.mp3" length="2037273" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nel 2024 si voterà in Europa e negli USA. Saranno le prime elezioni della storia dell’umanità nelle quali l’intelligenza artificiale -  in particolare quella generativa - sarà "in campo". E lo sarà senza che ci siano ancora  regole certe per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel 2024 si voterà in Europa e negli USA. Saranno le prime elezioni della storia dell’umanità nelle quali l’intelligenza artificiale -  in particolare quella generativa - sarà "in campo". E lo sarà senza che ci siano ancora  regole certe per governarla o, almeno, senza che le regole in questione siano direttamente applicabili. La preoccupazione che la discesa in campo degli algoritmi possa alterare i risultati elettorali e, quindi, incidere sui processi democratici si sta diffondendo rapidamente e non risparmia nessuno né nel pubblico né nel privato.]]></itunes:summary><itunes:duration>128</itunes:duration><itunes:keywords>ai,elezioni,europa,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>ATTENTI AL PEDOPORNO ARTIFICIALE IN CLASSE</title><link>https://www.spreaker.com/episode/attenti-al-pedoporno-artificiale-in-classe--57827379</link><description><![CDATA[Il caffè di questa mattina è di quelli senza zucchero. Il safer internet center inglese ha, infatti, appena lanciato un allarme che faremmo bene, tutti, nessuno escluso, a raccogliere senza perder tempo. Nelle scuole i bambini iniziano a giocare con le intelligenze artificiali generative. Questo, naturalmente, in linea di principio, è un bene. C’è però un ma…]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57827379</guid><pubDate>Tue, 28 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57827379/podcast_caricamento.mp3" length="2577700" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il caffè di questa mattina è di quelli senza zucchero. Il safer internet center inglese ha, infatti, appena lanciato un allarme che faremmo bene, tutti, nessuno escluso, a raccogliere senza perder tempo. Nelle scuole i bambini iniziano a giocare con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il caffè di questa mattina è di quelli senza zucchero. Il safer internet center inglese ha, infatti, appena lanciato un allarme che faremmo bene, tutti, nessuno escluso, a raccogliere senza perder tempo. Nelle scuole i bambini iniziano a giocare con le intelligenze artificiali generative. Questo, naturalmente, in linea di principio, è un bene. C’è però un ma…]]></itunes:summary><itunes:duration>162</itunes:duration><itunes:keywords>ai,bambini,pedopornografia,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Algoritmi addestrati in prigione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/algoritmi-addestrati-in-prigione--57813691</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto una storia e vi faccio una domanda. Siamo in Finlandia dove, da sempre, il sistema penitenziario è più aperto del nostro al reinserimento di detenute e detenuti e promuove ogni forma di lavoro durante la detenzione. Certo, normalmente, non si tratta di grandi lavori. Lavanderia, mensa, pulizie, artigianato e poco di più. E certo, normalmente, non si tratta di lavoro pagato quanto viene pagato quello di chi non si trova ristretto nella sua libertà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57813691</guid><pubDate>Mon, 27 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57813691/podcast_caricamento.mp3" length="3375584" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto una storia e vi faccio una domanda. Siamo in Finlandia dove, da sempre, il sistema penitenziario è più aperto del nostro al reinserimento di detenute e detenuti e promuove ogni forma di lavoro durante la detenzione. Certo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto una storia e vi faccio una domanda. Siamo in Finlandia dove, da sempre, il sistema penitenziario è più aperto del nostro al reinserimento di detenute e detenuti e promuove ogni forma di lavoro durante la detenzione. Certo, normalmente, non si tratta di grandi lavori. Lavanderia, mensa, pulizie, artigianato e poco di più. E certo, normalmente, non si tratta di lavoro pagato quanto viene pagato quello di chi non si trova ristretto nella sua libertà.]]></itunes:summary><itunes:duration>211</itunes:duration><itunes:keywords>algoritmi,finlandia,lavoro,prigione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Galeotta fu la video call</title><link>https://www.spreaker.com/episode/galeotta-fu-la-video-call--57796439</link><description><![CDATA[C’è una storia che rimbalza dalla Germania alla quale forse vale la pena dedicare il nostro caffè di oggi perché potrebbe rappresentare un monito prezioso. All’origine una semplicissima video call, un ingegnere che vi partecipa come speaker e che lavora per Nvidia a un certo punto a qualche problema a condividere il suo schermo per presentare le sue slides e finisce con il condividere il desktop del suo PC, tanto quanto basta per mandare in mondo visione alcuni file contenenti il codice sorgente di un applicativo della Valeo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57796439</guid><pubDate>Fri, 24 Nov 2023 15:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57796439/podcast_24_nov_2023.mp3" length="2440191" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>C’è una storia che rimbalza dalla Germania alla quale forse vale la pena dedicare il nostro caffè di oggi perché potrebbe rappresentare un monito prezioso. All’origine una semplicissima video call, un ingegnere che vi partecipa come speaker e che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è una storia che rimbalza dalla Germania alla quale forse vale la pena dedicare il nostro caffè di oggi perché potrebbe rappresentare un monito prezioso. All’origine una semplicissima video call, un ingegnere che vi partecipa come speaker e che lavora per Nvidia a un certo punto a qualche problema a condividere il suo schermo per presentare le sue slides e finisce con il condividere il desktop del suo PC, tanto quanto basta per mandare in mondo visione alcuni file contenenti il codice sorgente di un applicativo della Valeo.]]></itunes:summary><itunes:duration>153</itunes:duration><itunes:keywords>codice,germania,nvidia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Proteggere i dati personali dallo scraping è un obbligo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/proteggere-i-dati-personali-dallo-scraping-e-un-obbligo--57771284</link><description><![CDATA[<b>Il caffè di questa mattina non posso non dedicarlo a rilanciare il comunicato stampa con il quale ieri abbiamo annunciato l’apertura di un’indagine conoscitiva per capire se e quanto i gestori di siti internet pubblici e privati stanno facendo e/o dovrebbero fare per proteggere i dati personali che pubblicano sulle proprie pagine dalla pesca a strascico da parte dei produttori di intelligenza artificiali finalizzata all’addestramento degli algoritmi.</b> <b>La questione, come ho già scritto in passato, a me sembra davvero stimolante.</b><br /><b>Voi che ne pensate? Partecipate all’indagine scrivendo a webscraping@gpdp.it o, più semplicemente, se non avete tempo o voglia di partecipare, scrivete la vostra qui sotto nei commenti. Come sempre buongiorno privacy e buongiorno a voi!</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57771284</guid><pubDate>Thu, 23 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57771284/episodio_8_def.mp3" length="2215460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il caffè di questa mattina non posso non dedicarlo a rilanciare il comunicato stampa con il quale ieri abbiamo annunciato l’apertura di un’indagine conoscitiva per capire se e quanto i gestori di siti internet pubblici e privati stanno facendo e/o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Il caffè di questa mattina non posso non dedicarlo a rilanciare il comunicato stampa con il quale ieri abbiamo annunciato l’apertura di un’indagine conoscitiva per capire se e quanto i gestori di siti internet pubblici e privati stanno facendo e/o dovrebbero fare per proteggere i dati personali che pubblicano sulle proprie pagine dalla pesca a strascico da parte dei produttori di intelligenza artificiali finalizzata all’addestramento degli algoritmi.</b> <b>La questione, come ho già scritto in passato, a me sembra davvero stimolante.</b><br /><b>Voi che ne pensate? Partecipate all’indagine scrivendo a webscraping@gpdp.it o, più semplicemente, se non avete tempo o voglia di partecipare, scrivete la vostra qui sotto nei commenti. Come sempre buongiorno privacy e buongiorno a voi!</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>139</itunes:duration><itunes:keywords>gdpr,indagine,scraping</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41bab2c4592be4e7dba7d070bd2942d9.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cara Prof, occhio a chi mandi la reprimenda!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cara-prof-occhio-a-chi-mandi-la-reprimenda--57755677</link><description><![CDATA[Siamo già arrivati alla puntata numero sette e oggi la dedico a qualcosa di nuovo. Il commento o, forse, meglio il racconto di un nostro provvedimento che ieri è stato al centro di qualche interessante articolo sulla stampa quotidiana benché non si tratti di una vicenda particolarmente significativa. La storia è semplice. In una classe ci sono due studenti più indisciplinati degli altri che decisamente non passano inosservati per il comportamento che tengono con i compagni come con i prof. Lo sanno tutti, li conoscono tutti. Un giorno esagerano e una prof si mette al PC e scrive ai loro genitori un lungo richiamo che manda anche a tutti i suoi colleghi, alla dirigente scolastica e a tutti i genitori dei suoi alunni facendo nomi e cognomi dei due indomabili maleducati.<br />E poi? Che è successo? Ascoltate l'episodio e lo scoprirete.<br />Buon giorno privacy e buongiorno a tutte/i!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57755677</guid><pubDate>Wed, 22 Nov 2023 08:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57755677/episodio_7_def.mp3" length="2724117" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo già arrivati alla puntata numero sette e oggi la dedico a qualcosa di nuovo. Il commento o, forse, meglio il racconto di un nostro provvedimento che ieri è stato al centro di qualche interessante articolo sulla stampa quotidiana benché non si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo già arrivati alla puntata numero sette e oggi la dedico a qualcosa di nuovo. Il commento o, forse, meglio il racconto di un nostro provvedimento che ieri è stato al centro di qualche interessante articolo sulla stampa quotidiana benché non si tratti di una vicenda particolarmente significativa. La storia è semplice. In una classe ci sono due studenti più indisciplinati degli altri che decisamente non passano inosservati per il comportamento che tengono con i compagni come con i prof. Lo sanno tutti, li conoscono tutti. Un giorno esagerano e una prof si mette al PC e scrive ai loro genitori un lungo richiamo che manda anche a tutti i suoi colleghi, alla dirigente scolastica e a tutti i genitori dei suoi alunni facendo nomi e cognomi dei due indomabili maleducati.<br />E poi? Che è successo? Ascoltate l'episodio e lo scoprirete.<br />Buon giorno privacy e buongiorno a tutte/i!]]></itunes:summary><itunes:duration>171</itunes:duration><itunes:keywords>genitori,mail,professoressa,scuola,studenti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41bab2c4592be4e7dba7d070bd2942d9.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Terremoto OpenAI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/terremoto-openai--57736582</link><description><![CDATA[Sarei pronto a scommettere che prima o poi, più prima che poi, uscirà una serie tv sui tre giorni che hanno cambiato il destino di OpenAI e chissà che non la scriverà e metterà in scena con tanti di attori sintetici proprio un’intelligenza artificiale generativa. Scherzo ma non troppo perché ha dell’incredibile quanto sta accadendo.<br />Un fondatore amministratore delegato silurato e riassunto dalla pirncipale finanziatrice e poi oltre 500 dipendenti su 700 pronti a seguirlo.<br />Ne parliamo in questo nuovo episodio.<br />Buongiorno privacy e buongiorno a tutte/i.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57736582</guid><pubDate>Tue, 21 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57736582/episodio_6_podcast.mp3" length="2653481" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Sarei pronto a scommettere che prima o poi, più prima che poi, uscirà una serie tv sui tre giorni che hanno cambiato il destino di OpenAI e chissà che non la scriverà e metterà in scena con tanti di attori sintetici proprio un’intelligenza artificiale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sarei pronto a scommettere che prima o poi, più prima che poi, uscirà una serie tv sui tre giorni che hanno cambiato il destino di OpenAI e chissà che non la scriverà e metterà in scena con tanti di attori sintetici proprio un’intelligenza artificiale generativa. Scherzo ma non troppo perché ha dell’incredibile quanto sta accadendo.<br />Un fondatore amministratore delegato silurato e riassunto dalla pirncipale finanziatrice e poi oltre 500 dipendenti su 700 pronti a seguirlo.<br />Ne parliamo in questo nuovo episodio.<br />Buongiorno privacy e buongiorno a tutte/i.]]></itunes:summary><itunes:duration>166</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41bab2c4592be4e7dba7d070bd2942d9.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>YouTube: se è artificiale devi dirlo!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/youtube-se-e-artificiale-devi-dirlo--57712871</link><description><![CDATA[Youtube annuncia la nuova regola: i creators dovranno segnalare se il comntenuto è stato prodotto usando intelligenza artificiale.<br />La direzione è quella giusta ma resta da capire come farà, dopo la segnalazione, YouTube a decidere quando considerare illecito un contenuto generato artificialmente e quando considerarlo lecito.<br />Come sempre good morning privacy e buongiorno a tutte/i voi!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57712871</guid><pubDate>Mon, 20 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57712871/good_morning_privacy_episodio_zero_1.mp3" length="2254199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Youtube annuncia la nuova regola: i creators dovranno segnalare se il comntenuto è stato prodotto usando intelligenza artificiale.
La direzione è quella giusta ma resta da capire come farà, dopo la segnalazione, YouTube a decidere quando considerare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Youtube annuncia la nuova regola: i creators dovranno segnalare se il comntenuto è stato prodotto usando intelligenza artificiale.<br />La direzione è quella giusta ma resta da capire come farà, dopo la segnalazione, YouTube a decidere quando considerare illecito un contenuto generato artificialmente e quando considerarlo lecito.<br />Come sempre good morning privacy e buongiorno a tutte/i voi!]]></itunes:summary><itunes:duration>141</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41bab2c4592be4e7dba7d070bd2942d9.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ragazzi e social network: diamo i numeri!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ragazzi-e-social-network-diamo-i-numeri--57671828</link><description><![CDATA[Oggi il nostro caffè digitale è dedicato al rapporto tra i più giovani e il digitale, i social network in particolare, perché Telefono Azzurro e Doxa, nei giorni scorsi, hanno presentato al CNEL una bellissima ricerca che fa un po’ di luce dove, troppo spesso, regna un buio abissale. Vale davvero sfogliarla. Ci sono alcune conferme importanti come quella sul tempo, tanto davvero, che i ragazzi tra i 12 e i 18 anni passano connessi: da 4 a 6 pre per oltre il 40% di loro con oltre il 17% connesso per più di sei ore al giorno.<br />Ma ci sono anche tante sorprese.<br />Se volete saperne di più non vi resta che ascoltare l'episodio! <br />Come ogni mattina, good mornig privacy e buongiorno a voi!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57671828</guid><pubDate>Fri, 17 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57671828/copia_di_good_morning_privacy_episodio_uno_1.mp3" length="3432426" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi il nostro caffè digitale è dedicato al rapporto tra i più giovani e il digitale, i social network in particolare, perché Telefono Azzurro e Doxa, nei giorni scorsi, hanno presentato al CNEL una bellissima ricerca che fa un po’ di luce dove,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi il nostro caffè digitale è dedicato al rapporto tra i più giovani e il digitale, i social network in particolare, perché Telefono Azzurro e Doxa, nei giorni scorsi, hanno presentato al CNEL una bellissima ricerca che fa un po’ di luce dove, troppo spesso, regna un buio abissale. Vale davvero sfogliarla. Ci sono alcune conferme importanti come quella sul tempo, tanto davvero, che i ragazzi tra i 12 e i 18 anni passano connessi: da 4 a 6 pre per oltre il 40% di loro con oltre il 17% connesso per più di sei ore al giorno.<br />Ma ci sono anche tante sorprese.<br />Se volete saperne di più non vi resta che ascoltare l'episodio! <br />Come ogni mattina, good mornig privacy e buongiorno a voi!<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>215</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41bab2c4592be4e7dba7d070bd2942d9.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mafia e social</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mafia-e-social--57654578</link><description><![CDATA[Il rapporto tra le mafie e i social network. Per andare dritti al cuore della questione il punto è questo: le mafie, tutte anche se con formule e intensità diverse, hanno capito in fretta l’enorme potere di persuasione di massa dei social network specie sui più giovani e non si sono, quindi, lasciate scappare l’occasione di iniziare a usarli per procurarsi nuovi adepti, affiliati, seguaci.<br />Ci avevate mai pensato? Io confesso di no, almeno fino a poco tempo fa e me ne dispiace ma c’è tempo per recuperare. Good morning privacy e, naturalmente, buongiorno a voi!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57654578</guid><pubDate>Thu, 16 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57654578/copia_di_good_morning_privacy_episodio_uno.mp3" length="2952191" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il rapporto tra le mafie e i social network. Per andare dritti al cuore della questione il punto è questo: le mafie, tutte anche se con formule e intensità diverse, hanno capito in fretta l’enorme potere di persuasione di massa dei social network...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il rapporto tra le mafie e i social network. Per andare dritti al cuore della questione il punto è questo: le mafie, tutte anche se con formule e intensità diverse, hanno capito in fretta l’enorme potere di persuasione di massa dei social network specie sui più giovani e non si sono, quindi, lasciate scappare l’occasione di iniziare a usarli per procurarsi nuovi adepti, affiliati, seguaci.<br />Ci avevate mai pensato? Io confesso di no, almeno fino a poco tempo fa e me ne dispiace ma c’è tempo per recuperare. Good morning privacy e, naturalmente, buongiorno a voi!]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:keywords>mafia,social</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41bab2c4592be4e7dba7d070bd2942d9.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo dell'AI in 5 tweets</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-dell-ai-in-5-tweets--57623627</link><description><![CDATA[Good morning Privacy! In tanti, di convegno in convegno in convegno, di incontro in incontro, in Italia e all’estero mi chiedono spesso di riassumere in due minuti il mio punto di vista sul governo dell’intelligenza artificiale. Raccontarlo senza limiti di tempo è già difficile e dal risultato incerto. Farlo in due minuti è una di quelle sfide che si può accettare solo di prima mattina con tutto l’entusiasmo del giorno che inizia. Ci provo nei prossimi due minuti, in cinque tweets, come si diceva prima che Elon Musk cambiasse nome alla sua piattaforma. Ma lo faccio con la promessa di tornare, nei prossimi episodi, in verticale su ciascuno dei cinque punti.<br />Voi come la vedete? Nei commenti, via social o via mail le vostre idee! Buongiorno privacy e, naturalmente, buongiorno a voi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57623627</guid><pubDate>Wed, 15 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57623627/good_morning_privacy_episodio_uno.mp3" length="2403124" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Good morning Privacy! In tanti, di convegno in convegno in convegno, di incontro in incontro, in Italia e all’estero mi chiedono spesso di riassumere in due minuti il mio punto di vista sul governo dell’intelligenza artificiale. Raccontarlo senza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Good morning Privacy! In tanti, di convegno in convegno in convegno, di incontro in incontro, in Italia e all’estero mi chiedono spesso di riassumere in due minuti il mio punto di vista sul governo dell’intelligenza artificiale. Raccontarlo senza limiti di tempo è già difficile e dal risultato incerto. Farlo in due minuti è una di quelle sfide che si può accettare solo di prima mattina con tutto l’entusiasmo del giorno che inizia. Ci provo nei prossimi due minuti, in cinque tweets, come si diceva prima che Elon Musk cambiasse nome alla sua piattaforma. Ma lo faccio con la promessa di tornare, nei prossimi episodi, in verticale su ciascuno dei cinque punti.<br />Voi come la vedete? Nei commenti, via social o via mail le vostre idee! Buongiorno privacy e, naturalmente, buongiorno a voi.]]></itunes:summary><itunes:duration>151</itunes:duration><itunes:keywords>ai,algoritmi,governance</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/75978ac75bcb5e4cbfbcc90604eb91cd.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le opere d'arte sono dati personali?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-opere-d-arte-sono-dati-personali--57622930</link><description><![CDATA[Secondo voi una creazione artistica, un romanzo, un dipinto, una canzone, una poesia oltre a essere opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore possono anche essere considerati dati personali o, almeno, ne contengono? La mia idea è che alla domanda possa essere data una risposta positiva perché ogni opere dell’ingegno deve contenere l’impronta unica e univoca dell’autore o, per dirla fuor di giuridichese, perché quando vedo un quadro di Picasso, leggo un libro di Camilleri, ascolto una canzone di Vasco, basta un colpo d’occhio, basta leggere poche parole, basta ascoltare poche note per riconoscere l’autore.<br />Cosa ne pensate?<br />Buongiono privacy e, naturalmente, buongiorno a voi!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57622930</guid><pubDate>Mon, 13 Nov 2023 22:00:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57622930/good_morning_privacy_episodio_zero_audio.mp3" length="2103865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Secondo voi una creazione artistica, un romanzo, un dipinto, una canzone, una poesia oltre a essere opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore possono anche essere considerati dati personali o, almeno, ne contengono? 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La mia idea è che alla domanda possa essere data una risposta positiva perché ogni opere dell’ingegno deve contenere l’impronta unica e univoca dell’autore o, per dirla fuor di giuridichese, perché quando vedo un quadro di Picasso, leggo un libro di Camilleri, ascolto una canzone di Vasco, basta un colpo d’occhio, basta leggere poche parole, basta ascoltare poche note per riconoscere l’autore.<br />Cosa ne pensate?<br />Buongiono privacy e, naturalmente, buongiorno a voi!]]></itunes:summary><itunes:duration>132</itunes:duration><itunes:keywords>algoritmi,autore,copyright</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/75978ac75bcb5e4cbfbcc90604eb91cd.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se Twitter ci aiutasse a pensarci due volte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-twitter-ci-aiutasse-a-pensarci-due-volte--43773960</link><description><![CDATA[Nessuna certezza che accadrà davvero, per ora potrebbe essere solo un leak o, magari, addirittura una fakenews ma l’idea potrebbe essere quella giusta e aiutarci a pensarci due volte prima di insultare qualcuno via Twitter, rivelare informazioni confidenziali, pubblicare foto destinate a rimanere private o accendere discussioni sterili delle quali potremmo pentirci.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43773960</guid><pubDate>Sun, 07 Mar 2021 07:59:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43773960/podcast_7_marzo.mp3" length="4096417" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nessuna certezza che accadrà davvero, per ora potrebbe essere solo un leak o, magari, addirittura una fakenews ma l’idea potrebbe essere quella giusta e aiutarci a pensarci due volte prima di insultare qualcuno via Twitter, rivelare informazioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nessuna certezza che accadrà davvero, per ora potrebbe essere solo un leak o, magari, addirittura una fakenews ma l’idea potrebbe essere quella giusta e aiutarci a pensarci due volte prima di insultare qualcuno via Twitter, rivelare informazioni confidenziali, pubblicare foto destinate a rimanere private o accendere discussioni sterili delle quali potremmo pentirci.]]></itunes:summary><itunes:duration>256</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Parola d’ordine: difendere le donne dalla violenza digitale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/parola-d-ordine-difendere-le-donne-dalla-violenza-digitale--43747395</link><description><![CDATA[Il revenge porn come, ormai, abbiamo imparato a definire la pratica barbara di rendere pubblico online un video a contenuto esplicito senza il consenso della sua protagonista - protagonista al femminile perché normalmente è una donna – miete ogni anno, in un modo o nell’altro, distruggendo vite o, nei casi più gravi, spingendo donne al suicidio, decine di migliaia di vittime in tutto il mondo.<br />Dal prossimo 8 marzo, il Garante per la protezione dei dati personali, farà un nuovo piccolo passo dalla parte delle vittime di questa forma di violenza che va fermata a ogni costo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43747395</guid><pubDate>Fri, 05 Mar 2021 07:04:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43747395/podcast_5_marzo.mp3" length="3725687" 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costo.]]></itunes:summary><itunes:duration>233</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Leggo che targa hai e ti dirò dove sei</title><link>https://www.spreaker.com/episode/leggo-che-targa-hai-e-ti-diro-dove-sei--43730857</link><description><![CDATA[L’87% dei crimini denunciati – dice la pubblicità della Flock – negli Stati Uniti rimane irrisolto non perché la polizia si dia poco da fare ma per mancanza di prove e spesso la prova mancante è rappresentata dalla targa della macchina usata per commetterlo.<br />La conclusione che segue è di disarmante semplicità ma non per questo quella giusta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43730857</guid><pubDate>Thu, 04 Mar 2021 07:27:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43730857/podcast_4_marzo.mp3" length="5073187" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’87% dei crimini denunciati – dice la pubblicità della Flock – negli Stati Uniti rimane irrisolto non perché la polizia si dia poco da fare ma per mancanza di prove e spesso la prova mancante è rappresentata dalla targa della macchina usata per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’87% dei crimini denunciati – dice la pubblicità della Flock – negli Stati Uniti rimane irrisolto non perché la polizia si dia poco da fare ma per mancanza di prove e spesso la prova mancante è rappresentata dalla targa della macchina usata per commetterlo.<br />La conclusione che segue è di disarmante semplicità ma non per questo quella giusta.]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Deep Nostalgia, sembra un gioco ma non lo è</title><link>https://www.spreaker.com/episode/deep-nostalgia-sembra-un-gioco-ma-non-lo-e--43714516</link><description><![CDATA[Si chiama Deep Nostalgia ed è un servizio online basato su algoritmi di intelligenza artificiale e big data che promette di animare le foto dei vostri antenati o, almeno, così viene presentato al pubblico perché, poi, come lo si usa dipende in buona parte da noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43714516</guid><pubDate>Wed, 03 Mar 2021 06:49:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43714516/podcast_3_marzo.mp3" length="4617194" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Deep Nostalgia ed è un servizio online basato su algoritmi di intelligenza artificiale e big data che promette di animare le foto dei vostri antenati o, almeno, così viene presentato al pubblico perché, poi, come lo si usa dipende in buona...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Deep Nostalgia ed è un servizio online basato su algoritmi di intelligenza artificiale e big data che promette di animare le foto dei vostri antenati o, almeno, così viene presentato al pubblico perché, poi, come lo si usa dipende in buona parte da noi.]]></itunes:summary><itunes:duration>289</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intelligenza artificiale: gli USA preoccupati di essere superati dalla Cina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intelligenza-artificiale-gli-usa-preoccupati-di-essere-superati-dalla-cina--43698976</link><description><![CDATA[La National Security Commission americana sull’intelligenza artificiale, istituita nel 2018, ha appena presentato la sua relazione di fine lavori.<br />Quasi ottocento pagine piene zeppe di decine di suggerimenti che il neo-Presidente Biden, secondo gli estensori del documento, dovrebbe seguire se vuole scongiurare il rischio di perdere la partita sull’intelligenza artificiale e restare l’uomo più potente del mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43698976</guid><pubDate>Tue, 02 Mar 2021 07:16:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43698976/podcast_2_marzo.mp3" length="4131107" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La National Security Commission americana sull’intelligenza artificiale, istituita nel 2018, ha appena presentato la sua relazione di fine lavori.
Quasi ottocento pagine piene zeppe di decine di suggerimenti che il neo-Presidente Biden, secondo gli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La National Security Commission americana sull’intelligenza artificiale, istituita nel 2018, ha appena presentato la sua relazione di fine lavori.<br />Quasi ottocento pagine piene zeppe di decine di suggerimenti che il neo-Presidente Biden, secondo gli estensori del documento, dovrebbe seguire se vuole scongiurare il rischio di perdere la partita sull’intelligenza artificiale e restare l’uomo più potente del mondo.]]></itunes:summary><itunes:duration>259</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nevada, rendiamo i giganti tecnologici Stati negli Stati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nevada-rendiamo-i-giganti-tecnologici-stati-negli-stati--43671266</link><description><![CDATA[In tutta sincerità mette i brividi, almeno stando a quanto noto qui, l’idea annunciata nei giorni scorsi e rilanciata venerdì dal Governatore del Nevada: autorizzare società private, ricche e tecnologicamente potenti a battere una propria bandiera, fissare le proprie regole, stabilire le proprie tasse e erogare servizi ai cittadini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43671266</guid><pubDate>Sun, 28 Feb 2021 09:27:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43671266/podcast_28_febbraio.mp3" length="4021602" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In tutta sincerità mette i brividi, almeno stando a quanto noto qui, l’idea annunciata nei giorni scorsi e rilanciata venerdì dal Governatore del Nevada: autorizzare società private, ricche e tecnologicamente potenti a battere una propria bandiera,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In tutta sincerità mette i brividi, almeno stando a quanto noto qui, l’idea annunciata nei giorni scorsi e rilanciata venerdì dal Governatore del Nevada: autorizzare società private, ricche e tecnologicamente potenti a battere una propria bandiera, fissare le proprie regole, stabilire le proprie tasse e erogare servizi ai cittadini.]]></itunes:summary><itunes:duration>252</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Facebook, 650 milioni di dollari di risarcimento danni per aver usato dati biometrici degli utenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/facebook-650-milioni-di-dollari-di-risarcimento-danni-per-aver-usato-dati-biometrici-degli-utenti--43661446</link><description><![CDATA[Costerà caro a Facebook aver usato, senza consenso, i dati biometrici dei suoi utenti.<br />Un giudice californiano ha appena approvato un accordo transattivo, nell’ambito di una class action, per effetto della quale il gigante dei social dovrà versare agli utenti appartenenti alla classe interessata 650 milioni di dollari.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43661446</guid><pubDate>Sat, 27 Feb 2021 09:52:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43661446/podcast_27_febbraio.mp3" length="3142216" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Costerà caro a Facebook aver usato, senza consenso, i dati biometrici dei suoi utenti.
Un giudice californiano ha appena approvato un accordo transattivo, nell’ambito di una class action, per effetto della quale il gigante dei social dovrà versare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Costerà caro a Facebook aver usato, senza consenso, i dati biometrici dei suoi utenti.<br />Un giudice californiano ha appena approvato un accordo transattivo, nell’ambito di una class action, per effetto della quale il gigante dei social dovrà versare agli utenti appartenenti alla classe interessata 650 milioni di dollari.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Zero roaming per altri dieci anni, la proposta della Commissione UE</title><link>https://www.spreaker.com/episode/zero-roaming-per-altri-dieci-anni-la-proposta-della-commissione-ue--43645698</link><description><![CDATA[Prima o poi, speriamo prima che poi, torneremo a viaggiare.<br />E, a quel punto, nella smarphone society nella quale viviamo, avere la certezza di poter usare il nostro telefonino a Roma, Parigi, Madrid o Berlino alle stesse condizioni sarà un elemento essenziale per sentirci europei.<br />Ecco perché la proposta della Commissione europea arrivata nei giorni scorsi è preziosa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43645698</guid><pubDate>Fri, 26 Feb 2021 06:43:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43645698/podcast_26_febbraio.mp3" length="3869883" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Prima o poi, speriamo prima che poi, torneremo a viaggiare.
E, a quel punto, nella smarphone society nella quale viviamo, avere la certezza di poter usare il nostro telefonino a Roma, Parigi, Madrid o Berlino alle stesse condizioni sarà un elemento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Prima o poi, speriamo prima che poi, torneremo a viaggiare.<br />E, a quel punto, nella smarphone society nella quale viviamo, avere la certezza di poter usare il nostro telefonino a Roma, Parigi, Madrid o Berlino alle stesse condizioni sarà un elemento essenziale per sentirci europei.<br />Ecco perché la proposta della Commissione europea arrivata nei giorni scorsi è preziosa.]]></itunes:summary><itunes:duration>242</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La sicurezza dei bambini online nella top five dell’agenda di governo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-sicurezza-dei-bambini-online-nella-top-five-dell-agenda-di-governo--43629551</link><description><![CDATA[Non servono i numeri, quali che essi siano, per dire che un bambino solo online – come d’altra parte offline – non è al sicuro ovunque.<br />Ma il NCMEC, uno dei centri al mondo più attivo nel settore, ha appena pubblicato il suo rapporto annuale e vale la pena leggerlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43629551</guid><pubDate>Thu, 25 Feb 2021 07:47:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43629551/podcast_25_febbraio.mp3" length="3138872" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non servono i numeri, quali che essi siano, per dire che un bambino solo online – come d’altra parte offline – non è al sicuro ovunque.
Ma il NCMEC, uno dei centri al mondo più attivo nel settore, ha appena pubblicato il suo rapporto annuale e vale la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non servono i numeri, quali che essi siano, per dire che un bambino solo online – come d’altra parte offline – non è al sicuro ovunque.<br />Ma il NCMEC, uno dei centri al mondo più attivo nel settore, ha appena pubblicato il suo rapporto annuale e vale la pena leggerlo.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Di un cane-robot con la pistola e di altri demoni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-un-cane-robot-con-la-pistola-e-di-altri-demoni--43611699</link><description><![CDATA[Conoscete Spot, il cane-robot senza testa della Boston Dynamics?<br />È quello che sin qui, in dozzine di video diventati rapidamente virali, abbiamo visto ballare con la grazia di una ballerina professionista, consegnare dolcetti o sostituire con ineguagliabile maestria il pastore di un gregge di pecore.<br />In tanti sono preoccupati – probabilmente non a torto – che quello stesso robot possa essere utilizzato come un’arma letale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43611699</guid><pubDate>Wed, 24 Feb 2021 06:54:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43611699/podcast_24_febbraio.mp3" length="3990673" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Conoscete Spot, il cane-robot senza testa della Boston Dynamics?
È quello che sin qui, in dozzine di video diventati rapidamente virali, abbiamo visto ballare con la grazia di una ballerina professionista, consegnare dolcetti o sostituire con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Conoscete Spot, il cane-robot senza testa della Boston Dynamics?<br />È quello che sin qui, in dozzine di video diventati rapidamente virali, abbiamo visto ballare con la grazia di una ballerina professionista, consegnare dolcetti o sostituire con ineguagliabile maestria il pastore di un gregge di pecore.<br />In tanti sono preoccupati – probabilmente non a torto – che quello stesso robot possa essere utilizzato come un’arma letale.]]></itunes:summary><itunes:duration>250</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Videocall, occhio a chi è in ascolto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/videocall-occhio-a-chi-e-in-ascolto--43596703</link><description><![CDATA[Le videocall sono indiscutibilmente tra le protagoniste digitali dell’anno della pandemia.<br />Senza sarebbe stato tutto enormemente più complicato nel settore pubblico e in quello privato, a scuola e al lavoro, nella vita professionale e in quella personale.<br />Ma non c’è rosa senza spine.<br />E, soprattutto, non c ‘è rosa che non punga se non la si prende per il verso giusto e con la necessaria cautela.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43596703</guid><pubDate>Tue, 23 Feb 2021 08:49:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43596703/podcast_23_febbraio.mp3" length="4301217" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Le videocall sono indiscutibilmente tra le protagoniste digitali dell’anno della pandemia.
Senza sarebbe stato tutto enormemente più complicato nel settore pubblico e in quello privato, a scuola e al lavoro, nella vita professionale e in quella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le videocall sono indiscutibilmente tra le protagoniste digitali dell’anno della pandemia.<br />Senza sarebbe stato tutto enormemente più complicato nel settore pubblico e in quello privato, a scuola e al lavoro, nella vita professionale e in quella personale.<br />Ma non c’è rosa senza spine.<br />E, soprattutto, non c ‘è rosa che non punga se non la si prende per il verso giusto e con la necessaria cautela.]]></itunes:summary><itunes:duration>269</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Silhouette challenge: occhio a non ritrovarvi nudi su TikTok (e non solo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/silhouette-challenge-occhio-a-non-ritrovarvi-nudi-su-tiktok-e-non-solo--43566477</link><description><![CDATA[Ancora una sfida, una challenge come ormai abbiamo imparato a dire, ancora su TikTok anche se forse non solo su TikTok.<br />Questa volta il rischio e di ritrovarvi più o meno nudi davanti a milioni di persone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43566477</guid><pubDate>Sun, 21 Feb 2021 08:02:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43566477/podcast_21_febbraio.mp3" length="3821817" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ancora una sfida, una challenge come ormai abbiamo imparato a dire, ancora su TikTok anche se forse non solo su TikTok.
Questa volta il rischio e di ritrovarvi più o meno nudi davanti a milioni di persone.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ancora una sfida, una challenge come ormai abbiamo imparato a dire, ancora su TikTok anche se forse non solo su TikTok.<br />Questa volta il rischio e di ritrovarvi più o meno nudi davanti a milioni di persone.]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Facebook contro l’Australia. I nodi del web vengono al pettine ma non possiamo stupirci</title><link>https://www.spreaker.com/episode/facebook-contro-l-australia-i-nodi-del-web-vengono-al-pettine-ma-non-possiamo-stupirci--43542535</link><description><![CDATA[La notizia della settimana per chi si occupa di web e dintorni è arrivata ieri.<br />Facebook, in Australia, ha bloccato la condivisione dei link ai contenuti informativi pubblicati dagli editori.<br />E’ la risposta del socialnetwork a un disegno di legge che contiene regole non troppo diverse da quelle approvate di recente anche in Europa secondo le quali i social network, quando usano o fanno usare, anche se semplicemente attraverso link e snippet, i contenuti degli editori devono pagare a questi ultimi una percentuale dei loro profitti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43542535</guid><pubDate>Fri, 19 Feb 2021 12:20:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43542535/podcast_19_febbraio.mp3" length="5058559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La notizia della settimana per chi si occupa di web e dintorni è arrivata ieri.
Facebook, in Australia, ha bloccato la condivisione dei link ai contenuti informativi pubblicati dagli editori.
E’ la risposta del socialnetwork a un disegno di legge che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La notizia della settimana per chi si occupa di web e dintorni è arrivata ieri.<br />Facebook, in Australia, ha bloccato la condivisione dei link ai contenuti informativi pubblicati dagli editori.<br />E’ la risposta del socialnetwork a un disegno di legge che contiene regole non troppo diverse da quelle approvate di recente anche in Europa secondo le quali i social network, quando usano o fanno usare, anche se semplicemente attraverso link e snippet, i contenuti degli editori devono pagare a questi ultimi una percentuale dei loro profitti.]]></itunes:summary><itunes:duration>317</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Si chiama Omegle e invita a video-chiacchierare con gli sconosciuti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/si-chiama-omegle-e-invita-a-video-chiacchierare-con-gli-sconosciuti--43521522</link><description><![CDATA[Si chiama Omegle e il suo logo è una Omega ruotata di 45 gradi.<br />È uno dei tanti socialnetwork attivi online, peraltro ormai vecchio di oltre dieci anni.<br />Ma una bella inchiesta della BBC suggerisce di fare attenzione al suo utilizzo, specie se da parte dei più piccoli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43521522</guid><pubDate>Thu, 18 Feb 2021 07:32:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43521522/podcast_18_febbraio.mp3" length="3515453" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Omegle e il suo logo è una Omega ruotata di 45 gradi.
È uno dei tanti socialnetwork attivi online, peraltro ormai vecchio di oltre dieci anni.
Ma una bella inchiesta della BBC suggerisce di fare attenzione al suo utilizzo, specie se da parte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Omegle e il suo logo è una Omega ruotata di 45 gradi.<br />È uno dei tanti socialnetwork attivi online, peraltro ormai vecchio di oltre dieci anni.<br />Ma una bella inchiesta della BBC suggerisce di fare attenzione al suo utilizzo, specie se da parte dei più piccoli.]]></itunes:summary><itunes:duration>220</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scripta manent, una bella idea del Governo francese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scripta-manent-una-bella-idea-del-governo-francese--43504170</link><description><![CDATA[Si chiama scripta manent ed è una bella idea del Governo francese per tenere sott’occhio l’evoluzione dei documenti contrattuali che i grandi fornitori di servizi online ci fanno accettare spesso giocando sul fatto che sappiamo che cliccheremo su “accetta e continua” senza aver letto assolutamente nulla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43504170</guid><pubDate>Wed, 17 Feb 2021 07:25:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43504170/podcast_17_febbraio.mp3" length="3002617" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama scripta manent ed è una bella idea del Governo francese per tenere sott’occhio l’evoluzione dei documenti contrattuali che i grandi fornitori di servizi online ci fanno accettare spesso giocando sul fatto che sappiamo che cliccheremo su...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama scripta manent ed è una bella idea del Governo francese per tenere sott’occhio l’evoluzione dei documenti contrattuali che i grandi fornitori di servizi online ci fanno accettare spesso giocando sul fatto che sappiamo che cliccheremo su “accetta e continua” senza aver letto assolutamente nulla.]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi l’ha detto che l’anima gemella non esiste?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-l-ha-detto-che-l-anima-gemella-non-esiste--43488126</link><description><![CDATA[Ne vedremo delle belle perché le sfide che la c.d. intelligenza artificiale lancia, il più delle volte, inconsapevolmente alla società sono davvero incredibili.<br />E se non ci credete fatevi un giro su BuzzFeed la popolare testata online americana e partecipate al Quiz che ha lanciato per San Valentino: in pochi minuti troverete l’anima gemella.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43488126</guid><pubDate>Tue, 16 Feb 2021 09:19:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43488126/podcast_16_febbraio.mp3" length="3849403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ne vedremo delle belle perché le sfide che la c.d. intelligenza artificiale lancia, il più delle volte, inconsapevolmente alla società sono davvero incredibili.
E se non ci credete fatevi un giro su BuzzFeed la popolare testata online americana e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ne vedremo delle belle perché le sfide che la c.d. intelligenza artificiale lancia, il più delle volte, inconsapevolmente alla società sono davvero incredibili.<br />E se non ci credete fatevi un giro su BuzzFeed la popolare testata online americana e partecipate al Quiz che ha lanciato per San Valentino: in pochi minuti troverete l’anima gemella.]]></itunes:summary><itunes:duration>241</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio a chi ci guarda dentro casa attraverso le nostre cam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-a-chi-ci-guarda-dentro-casa-attraverso-le-nostre-cam--43456567</link><description><![CDATA[Le cam per tenere sotto controllo le nostre case, ormai, costano poche decine di euro e, soprattutto, si installano con estrema facilità.<br />Difficile resistere alla tentazione di acquistarne un paio e star più tranquilli quando siamo fuori.<br />Ma attenzione perché c’è il rischio che poi ci si ritrovi in casa meno soli di quanto non si pensi!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43456567</guid><pubDate>Sun, 14 Feb 2021 08:11:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43456567/podcast_14_febbraio_2021.mp3" length="3166039" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Le cam per tenere sotto controllo le nostre case, ormai, costano poche decine di euro e, soprattutto, si installano con estrema facilità.
Difficile resistere alla tentazione di acquistarne un paio e star più tranquilli quando siamo fuori.
Ma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le cam per tenere sotto controllo le nostre case, ormai, costano poche decine di euro e, soprattutto, si installano con estrema facilità.<br />Difficile resistere alla tentazione di acquistarne un paio e star più tranquilli quando siamo fuori.<br />Ma attenzione perché c’è il rischio che poi ci si ritrovi in casa meno soli di quanto non si pensi!]]></itunes:summary><itunes:duration>198</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il riconoscimento facciale per dire addio agli appuntamenti al buio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-riconoscimento-facciale-per-dire-addio-agli-appuntamenti-al-buio--43443519</link><description><![CDATA[Basta una foto e il primo appuntamento non avrà più segreti.<br />E’ una delle possibili applicazioni della richiesta di brevetto che la Clearview ha appena presentato all’ufficio brevetti americano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43443519</guid><pubDate>Sat, 13 Feb 2021 07:56:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43443519/podcast_13_febbraio.mp3" length="3779603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Basta una foto e il primo appuntamento non avrà più segreti.
E’ una delle possibili applicazioni della richiesta di brevetto che la Clearview ha appena presentato all’ufficio brevetti americano.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Basta una foto e il primo appuntamento non avrà più segreti.<br />E’ una delle possibili applicazioni della richiesta di brevetto che la Clearview ha appena presentato all’ufficio brevetti americano.]]></itunes:summary><itunes:duration>237</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Facebook oversight board: da Corte Suprema di Facebook a Corte Suprema del web?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/facebook-oversight-board-da-corte-suprema-di-facebook-a-corte-suprema-del-web--43415328</link><description><![CDATA[Ha appena emesso il primo vagito rivedendo cinque delle milioni di decisioni assunte dal sistema di moderazione di Facebook ma già pensa in grande, anzi in grandissimo.<br />Sto parlando del Facebook Oversight Board.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43415328</guid><pubDate>Fri, 12 Feb 2021 08:16:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43415328/podcast_12_febbraio.mp3" length="5000044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ha appena emesso il primo vagito rivedendo cinque delle milioni di decisioni assunte dal sistema di moderazione di Facebook ma già pensa in grande, anzi in grandissimo.
Sto parlando del Facebook Oversight Board.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ha appena emesso il primo vagito rivedendo cinque delle milioni di decisioni assunte dal sistema di moderazione di Facebook ma già pensa in grande, anzi in grandissimo.<br />Sto parlando del Facebook Oversight Board.]]></itunes:summary><itunes:duration>313</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>C’eravamo tanto amati. Un’idea semplice di Snapchat</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-eravamo-tanto-amati-un-idea-semplice-di-snapchat--43379055</link><description><![CDATA[Capita nella vita reale e capita nella dimensione social.<br />Si condivide un pezzo di strada, poi ci si allontana, per caso o per scelta.<br />E non è detto che si voglia che chi abbiamo incrociato sul nostro cammino si faccia i fatti nostri per sempre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43379055</guid><pubDate>Wed, 10 Feb 2021 07:12:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43379055/podcast_10_febbraio.mp3" length="3334895" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Capita nella vita reale e capita nella dimensione social.
Si condivide un pezzo di strada, poi ci si allontana, per caso o per scelta.
E non è detto che si voglia che chi abbiamo incrociato sul nostro cammino si faccia i fatti nostri per sempre.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Capita nella vita reale e capita nella dimensione social.<br />Si condivide un pezzo di strada, poi ci si allontana, per caso o per scelta.<br />E non è detto che si voglia che chi abbiamo incrociato sul nostro cammino si faccia i fatti nostri per sempre.]]></itunes:summary><itunes:duration>209</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Safer internet day, nell’anno della pandemia e del next generation plan</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-safer-internet-day-nell-anno-della-pandemia-e-del-next-generation-plan--43360722</link><description><![CDATA[Oggi è il Safer Internet Day, la giornata internazionale di sensibilizzazione per un uso più sicuro e consapevole del web istituita nel 2004 dalla Commissione europea.<br />E quest’anno cade nell’anno della pandemia e del next generation plan, due circostanze che dovrebbero attribuire a questo nostro Safer Internet Day un significato ancora più profondo del solito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43360722</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2021 07:07:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43360722/podcast_9_febbraio.mp3" length="4915617" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi è il Safer Internet Day, la giornata internazionale di sensibilizzazione per un uso più sicuro e consapevole del web istituita nel 2004 dalla Commissione europea.
E quest’anno cade nell’anno della pandemia e del next generation plan, due...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi è il Safer Internet Day, la giornata internazionale di sensibilizzazione per un uso più sicuro e consapevole del web istituita nel 2004 dalla Commissione europea.<br />E quest’anno cade nell’anno della pandemia e del next generation plan, due circostanze che dovrebbero attribuire a questo nostro Safer Internet Day un significato ancora più profondo del solito.]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il robot, guarda e suona ma è solo l'inizio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-robot-guarda-e-suona-ma-e-solo-l-inizio--43329920</link><description><![CDATA[Il numero di applicazioni dell’intelligenza artificiale cresce ogni giorno e non c’è un settore della nostra vita che non ne sia interessato oggi o che non lo sarà domani.<br />Oggi è la volta di un sistema diversamente intelligente capace di guardare una persona che suona il piano e riprodurne i suoni senza ascoltarlo come, probabilmente, il più navigato dei pianisti ma, in tempo reale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43329920</guid><pubDate>Sun, 07 Feb 2021 07:51:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43329920/podcast_8_febbraio.mp3" length="3170219" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il numero di applicazioni dell’intelligenza artificiale cresce ogni giorno e non c’è un settore della nostra vita che non ne sia interessato oggi o che non lo sarà domani.
Oggi è la volta di un sistema diversamente intelligente capace di guardare una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il numero di applicazioni dell’intelligenza artificiale cresce ogni giorno e non c’è un settore della nostra vita che non ne sia interessato oggi o che non lo sarà domani.<br />Oggi è la volta di un sistema diversamente intelligente capace di guardare una persona che suona il piano e riprodurne i suoni senza ascoltarlo come, probabilmente, il più navigato dei pianisti ma, in tempo reale.]]></itunes:summary><itunes:duration>199</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Delta, negli USA il riconoscimento facciale per salire su un aereo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/delta-negli-usa-il-riconoscimento-facciale-per-salire-su-un-aereo--43316232</link><description><![CDATA[Si comincia sempre così e poi fermarsi diventa difficile.<br />Delta Airlines, una delle più grandi compagnie aeree americane ha appena annunciato che sta per consentire ai passeggeri che si imbarcano su uno dei suoi voli in partenza dall’aeroporto di Detroit la possibilità di salire a bordo senza mostrare un documento di identità ma semplicemente, si fa per dire, lasciandosi riprendere in volto da una telecamera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43316232</guid><pubDate>Sat, 06 Feb 2021 08:13:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43316232/podcast_6_febbraio.mp3" length="4332981" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si comincia sempre così e poi fermarsi diventa difficile.
Delta Airlines, una delle più grandi compagnie aeree americane ha appena annunciato che sta per consentire ai passeggeri che si imbarcano su uno dei suoi voli in partenza dall’aeroporto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si comincia sempre così e poi fermarsi diventa difficile.<br />Delta Airlines, una delle più grandi compagnie aeree americane ha appena annunciato che sta per consentire ai passeggeri che si imbarcano su uno dei suoi voli in partenza dall’aeroporto di Detroit la possibilità di salire a bordo senza mostrare un documento di identità ma semplicemente, si fa per dire, lasciandosi riprendere in volto da una telecamera.]]></itunes:summary><itunes:duration>271</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un flag blu sulle nostre case per indicare che ci vive qualcuno di importante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-flag-blu-sulle-nostre-case-per-indicare-che-ci-vive-qualcuno-di-importante--43297970</link><description><![CDATA[Si chiama Blue Check Homes, è un nuovo servizio, per ora attivo solo in California grazie al quale potete chiedere e ottenere un flag blu, come quello che contraddistingue i profili di alcuni utenti su Twitter per intenderci, da attaccare sulla facciata di casa vostra per indicare che siete qualcuno che conta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43297970</guid><pubDate>Fri, 05 Feb 2021 07:21:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43297970/podcast_5_febbraio.mp3" length="3578565" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Blue Check Homes, è un nuovo servizio, per ora attivo solo in California grazie al quale potete chiedere e ottenere un flag blu, come quello che contraddistingue i profili di alcuni utenti su Twitter per intenderci, da attaccare sulla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Blue Check Homes, è un nuovo servizio, per ora attivo solo in California grazie al quale potete chiedere e ottenere un flag blu, come quello che contraddistingue i profili di alcuni utenti su Twitter per intenderci, da attaccare sulla facciata di casa vostra per indicare che siete qualcuno che conta.]]></itunes:summary><itunes:duration>224</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>PornHub, dalla padella alla brace: la biometria per la verifica dell’identità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pornhub-dalla-padella-alla-brace-la-biometria-per-la-verifica-dell-identita--43279927</link><description><![CDATA[Nei mesi scorsi PornHub era finito sulla graticola mediatica dopo una bella inchiesta del New York Times nella quale si raccontava delle vite spezzate dalla diffusione attraverso la piattaforma di video con protagoniste donne – e talvolta ragazzine – non consenzienti.<br />Ora PornHub annuncia un’idea per risolvere il problema ma non sembra quella giusta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43279927</guid><pubDate>Thu, 04 Feb 2021 07:48:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43279927/podcast_4_febbraio.mp3" length="3698937" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nei mesi scorsi PornHub era finito sulla graticola mediatica dopo una bella inchiesta del New York Times nella quale si raccontava delle vite spezzate dalla diffusione attraverso la piattaforma di video con protagoniste donne – e talvolta ragazzine –...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nei mesi scorsi PornHub era finito sulla graticola mediatica dopo una bella inchiesta del New York Times nella quale si raccontava delle vite spezzate dalla diffusione attraverso la piattaforma di video con protagoniste donne – e talvolta ragazzine – non consenzienti.<br />Ora PornHub annuncia un’idea per risolvere il problema ma non sembra quella giusta.]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E ora chiunque può usare un sistema di riconoscimento facciale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-ora-chiunque-puo-usare-un-sistema-di-riconoscimento-facciale--43261339</link><description><![CDATA[Basta caricare l’immagine di una persona qualsiasi online e gratis, aspettare qualche istante e, come per incantesimo, il servizio ci restituisce decine, centinaia o migliaia di altre immagini nelle quali quella persona è ritratta.<br />Ci siamo il riconoscimento facciale è ormai una soluzione di massa e dobbiamo farci i conti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43261339</guid><pubDate>Wed, 03 Feb 2021 07:13:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43261339/podcast_3_febbraio.mp3" length="4524825" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Basta caricare l’immagine di una persona qualsiasi online e gratis, aspettare qualche istante e, come per incantesimo, il servizio ci restituisce decine, centinaia o migliaia di altre immagini nelle quali quella persona è ritratta.
Ci siamo il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Basta caricare l’immagine di una persona qualsiasi online e gratis, aspettare qualche istante e, come per incantesimo, il servizio ci restituisce decine, centinaia o migliaia di altre immagini nelle quali quella persona è ritratta.<br />Ci siamo il riconoscimento facciale è ormai una soluzione di massa e dobbiamo farci i conti.]]></itunes:summary><itunes:duration>283</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>USA: la tecnologia sbagliata frena la lotta al virus. Una lezione importante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/usa-la-tecnologia-sbagliata-frena-la-lotta-al-virus-una-lezione-importante--43241544</link><description><![CDATA[In una società digitale come quella in cui viviamo gli errori nelle scelte tecnologiche rendono l’amministrazione meno efficiente in danno dei cittadini persino quando si tratta di combattere contro il virus.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43241544</guid><pubDate>Tue, 02 Feb 2021 06:52:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43241544/podcast_2_febbraio.mp3" length="3747003" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In una società digitale come quella in cui viviamo gli errori nelle scelte tecnologiche rendono l’amministrazione meno efficiente in danno dei cittadini persino quando si tratta di combattere contro il virus.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In una società digitale come quella in cui viviamo gli errori nelle scelte tecnologiche rendono l’amministrazione meno efficiente in danno dei cittadini persino quando si tratta di combattere contro il virus.]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’energia corre nell’aria. Ma anche i dati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-energia-corre-nell-aria-ma-anche-i-dati--43209762</link><description><![CDATA[Il nostro prossimo smartphone, probabilmente, lo ricaricheremo senza tirarlo fuori dalla tasca.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43209762</guid><pubDate>Sun, 31 Jan 2021 08:37:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43209762/podcast_31_gennaio.mp3" length="3476583" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il nostro prossimo smartphone, probabilmente, lo ricaricheremo senza tirarlo fuori dalla tasca.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il nostro prossimo smartphone, probabilmente, lo ricaricheremo senza tirarlo fuori dalla tasca.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lasciare Whatsapp per Telegram?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lasciare-whatsapp-per-telegram--43196767</link><description><![CDATA[La recente iniziativa di Whatsapp di aggiornare i propri termini d’uso e la propria informativa per la privacy e la discussione globale che ne è derivata ha determinato molti a lasciare l’app di messaggistica di casa Facebook per Telegram.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43196767</guid><pubDate>Sat, 30 Jan 2021 07:53:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43196767/podcast_30_gennaio.mp3" length="3485778" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La recente iniziativa di Whatsapp di aggiornare i propri termini d’uso e la propria informativa per la privacy e la discussione globale che ne è derivata ha determinato molti a lasciare l’app di messaggistica di casa Facebook per Telegram.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La recente iniziativa di Whatsapp di aggiornare i propri termini d’uso e la propria informativa per la privacy e la discussione globale che ne è derivata ha determinato molti a lasciare l’app di messaggistica di casa Facebook per Telegram.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Facebook, ecco le prime cinque decisioni della sua “Corte Suprema”</title><link>https://www.spreaker.com/episode/facebook-ecco-le-prime-cinque-decisioni-della-sua-corte-suprema--43178169</link><description><![CDATA[Dopo tanto clamore, le prime cinque decisioni dei venti giudici del Comitato indipendente incaricato da Facebook di rivedere le proprie scelte in fatto di moderazione dei contenuti sono arrivate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43178169</guid><pubDate>Fri, 29 Jan 2021 07:00:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43178169/podcast_29_gennaio.mp3" length="4340505" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo tanto clamore, le prime cinque decisioni dei venti giudici del Comitato indipendente incaricato da Facebook di rivedere le proprie scelte in fatto di moderazione dei contenuti sono arrivate.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dopo tanto clamore, le prime cinque decisioni dei venti giudici del Comitato indipendente incaricato da Facebook di rivedere le proprie scelte in fatto di moderazione dei contenuti sono arrivate.]]></itunes:summary><itunes:duration>272</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>UK, computer infetti per tenere i bambini al riparo dal virus</title><link>https://www.spreaker.com/episode/uk-computer-infetti-per-tenere-i-bambini-al-riparo-dal-virus--43158086</link><description><![CDATA[A volte il destino si prende gioco degli uomini.<br />In Inghilterra il Governo avrebbe distribuito dei computer infetti nell’ambito di un programma finalizzato a tenere a casa i bambini per evitare la diffusione del virus nelle scuole.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43158086</guid><pubDate>Thu, 28 Jan 2021 07:12:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43158086/podcast_28_gennaio.mp3" length="2881827" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>A volte il destino si prende gioco degli uomini.
In Inghilterra il Governo avrebbe distribuito dei computer infetti nell’ambito di un programma finalizzato a tenere a casa i bambini per evitare la diffusione del virus nelle scuole.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A volte il destino si prende gioco degli uomini.<br />In Inghilterra il Governo avrebbe distribuito dei computer infetti nell’ambito di un programma finalizzato a tenere a casa i bambini per evitare la diffusione del virus nelle scuole.]]></itunes:summary><itunes:duration>181</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Guard Plus, e Alexa diventa un cane da guardia dall’udito fine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/guard-plus-e-alexa-diventa-un-cane-da-guardia-dall-udito-fine--43127235</link><description><![CDATA[Si chiama Guard Plus ed è una delle ultime funzionalità di Alexa, la popolare assistente vocale di casa Amazon.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43127235</guid><pubDate>Tue, 26 Jan 2021 15:14:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43127235/podcast_26_gennaio.mp3" length="2992168" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Guard Plus ed è una delle ultime funzionalità di Alexa, la popolare assistente vocale di casa Amazon.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Guard Plus ed è una delle ultime funzionalità di Alexa, la popolare assistente vocale di casa Amazon.]]></itunes:summary><itunes:duration>187</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I tuoi dati sono un tesoro – Il nuovo video istituzionale del Garante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-tuoi-dati-sono-un-tesoro-il-nuovo-video-istituzionale-del-garante--43040253</link><description><![CDATA[La protezione dei dati personali è dappertutto nella nostra vita, sin dall’inizio.<br />E’ questo uno dei tanti messaggi che il nuovo video istituzionale del Garante per la protezione dei dati personali appena lanciato vuole aiutarci a diffondere e comunicare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43040253</guid><pubDate>Thu, 21 Jan 2021 08:24:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43040253/podcast_21_gennaio.mp3" length="3022261" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La protezione dei dati personali è dappertutto nella nostra vita, sin dall’inizio.
E’ questo uno dei tanti messaggi che il nuovo video istituzionale del Garante per la protezione dei dati personali appena lanciato vuole aiutarci a diffondere e comunicare.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La protezione dei dati personali è dappertutto nella nostra vita, sin dall’inizio.<br />E’ questo uno dei tanti messaggi che il nuovo video istituzionale del Garante per la protezione dei dati personali appena lanciato vuole aiutarci a diffondere e comunicare.]]></itunes:summary><itunes:duration>189</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Via l’anonimato dai social network. Un’idea che rimbalza dalla Francia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/via-l-anonimato-dai-social-network-un-idea-che-rimbalza-dalla-francia--43022062</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43022062</guid><pubDate>Wed, 20 Jan 2021 07:29:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43022062/podcast_20_gennaio.mp3" length="3297697" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>USA: i ribelli del Campidoglio o i presunti tali fuori dai siti di appuntamenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/usa-i-ribelli-del-campidoglio-o-i-presunti-tali-fuori-dai-siti-di-appuntamenti--43004072</link><description><![CDATA[Anche i siti di appuntamenti online, ora, hanno deciso di seguire l’esempio di Facebook & c. e di iniziare a far pulizia tra i loro utenti.<br />Fuori tutti quelli che hanno partecipato – forse – all’assalto al Campidoglio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43004072</guid><pubDate>Tue, 19 Jan 2021 07:15:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43004072/podcast_19_gennaio.mp3" length="2949954" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Anche i siti di appuntamenti online, ora, hanno deciso di seguire l’esempio di Facebook &amp; c. e di iniziare a far pulizia tra i loro utenti.
Fuori tutti quelli che hanno partecipato – forse – all’assalto al Campidoglio.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Anche i siti di appuntamenti online, ora, hanno deciso di seguire l’esempio di Facebook & c. e di iniziare a far pulizia tra i loro utenti.<br />Fuori tutti quelli che hanno partecipato – forse – all’assalto al Campidoglio.]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amazon nella bufera: un accordo con gli editori sul prezzo dei libri?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amazon-nella-bufera-un-accordo-con-gli-editori-sul-prezzo-dei-libri--42977960</link><description><![CDATA[Non c’è nessuna certezza, siamo solo all’inizio ma è una brutta storia.<br />Amazon accusata di fare cartello con gli editori sul prezzo dei libri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42977960</guid><pubDate>Sun, 17 Jan 2021 16:26:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42977960/podcast_18_gennaio.mp3" length="2441298" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non c’è nessuna certezza, siamo solo all’inizio ma è una brutta storia.
Amazon accusata di fare cartello con gli editori sul prezzo dei libri.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non c’è nessuna certezza, siamo solo all’inizio ma è una brutta storia.<br />Amazon accusata di fare cartello con gli editori sul prezzo dei libri.]]></itunes:summary><itunes:duration>153</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>2020 Game: l’ultimo anno in un videogame</title><link>https://www.spreaker.com/episode/2020-game-l-ultimo-anno-in-un-videogame--42974641</link><description><![CDATA[Quello che ci siamo appena buttati alle spalle è stato decisamente un anno difficile.<br />Ora un mini-videogame lo racconta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42974641</guid><pubDate>Sun, 17 Jan 2021 08:23:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42974641/podcast_17_gennaio.mp3" length="2301282" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quello che ci siamo appena buttati alle spalle è stato decisamente un anno difficile.
Ora un mini-videogame lo racconta.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quello che ci siamo appena buttati alle spalle è stato decisamente un anno difficile.<br />Ora un mini-videogame lo racconta.]]></itunes:summary><itunes:duration>144</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ora, negli USA, le istituzioni chiedono a Facebook di bloccare la pubblicità di prodotti militari</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ora-negli-usa-le-istituzioni-chiedono-a-facebook-di-bloccare-la-pubblicita-di-prodotti-militari--42964030</link><description><![CDATA[Non pubblicare – almeno fino al giorno dell’insediamento di Biden – pubblicità di divise e accessori militari.<br />E’ questa la richiesta che tre senatori e quattro procuratori generali americani hanno rivolto a Facebook nelle scorse ore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42964030</guid><pubDate>Sat, 16 Jan 2021 08:37:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42964030/podcast_16_gennaio.mp3" length="3063221" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non pubblicare – almeno fino al giorno dell’insediamento di Biden – pubblicità di divise e accessori militari.
E’ questa la richiesta che tre senatori e quattro procuratori generali americani hanno rivolto a Facebook nelle scorse ore.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non pubblicare – almeno fino al giorno dell’insediamento di Biden – pubblicità di divise e accessori militari.<br />E’ questa la richiesta che tre senatori e quattro procuratori generali americani hanno rivolto a Facebook nelle scorse ore.]]></itunes:summary><itunes:duration>192</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Francia droni a terra: il Garante richiama all’ordine il Ministero dell’Interno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-francia-droni-a-terra-il-garante-richiama-all-ordine-il-ministero-dell-interno--42948502</link><description><![CDATA[Niente droni per finalità di polizia sui cieli francesi.<br />La Cnil, il Garante francese per la privacy, ha ordinato al Ministero dell’interno di tenere a terra la sua flotta di droni, almeno per il momento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42948502</guid><pubDate>Fri, 15 Jan 2021 08:35:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42948502/podcast_15_gennaio.mp3" length="3475329" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Niente droni per finalità di polizia sui cieli francesi.
La Cnil, il Garante francese per la privacy, ha ordinato al Ministero dell’interno di tenere a terra la sua flotta di droni, almeno per il momento.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Niente droni per finalità di polizia sui cieli francesi.<br />La Cnil, il Garante francese per la privacy, ha ordinato al Ministero dell’interno di tenere a terra la sua flotta di droni, almeno per il momento.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I dati più intimi nella vita di una donna condivisi con il mondo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-dati-piu-intimi-nella-vita-di-una-donna-condivisi-con-il-mondo--42928820</link><description><![CDATA[Si chiama Flo è un’app utilizzata da oltre 100 milioni di donne in giro per il mondo per calcolare i periodi di ciclo e quelli di fertilità e secondo la Federal Trade Commission è venuta meno all’obbligo di riservatezza assunto nei confronti delle sue utenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42928820</guid><pubDate>Thu, 14 Jan 2021 07:12:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42928820/podcast_14_agosto.mp3" length="3306056" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Flo è un’app utilizzata da oltre 100 milioni di donne in giro per il mondo per calcolare i periodi di ciclo e quelli di fertilità e secondo la Federal Trade Commission è venuta meno all’obbligo di riservatezza assunto nei confronti delle sue...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Flo è un’app utilizzata da oltre 100 milioni di donne in giro per il mondo per calcolare i periodi di ciclo e quelli di fertilità e secondo la Federal Trade Commission è venuta meno all’obbligo di riservatezza assunto nei confronti delle sue utenti.]]></itunes:summary><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cara figlia mia senti questa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cara-figlia-mia-senti-questa--42911877</link><description><![CDATA[Spotify ha deciso di consentire ai genitori di condividere con i figli la musica che piacerebbe loro ascoltassero.<br />La notizia di per sé non è rivoluzionaria ma è l’occasione per una riflessione interessante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42911877</guid><pubDate>Wed, 13 Jan 2021 07:17:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42911877/podcast_13_gennaio.mp3" length="2392815" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Spotify ha deciso di consentire ai genitori di condividere con i figli la musica che piacerebbe loro ascoltassero.
La notizia di per sé non è rivoluzionaria ma è l’occasione per una riflessione interessante.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Spotify ha deciso di consentire ai genitori di condividere con i figli la musica che piacerebbe loro ascoltassero.<br />La notizia di per sé non è rivoluzionaria ma è l’occasione per una riflessione interessante.]]></itunes:summary><itunes:duration>150</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ora anche Airbnb diventa Giudice: non è tutta democrazia quella che luccica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ora-anche-airbnb-diventa-giudice-non-e-tutta-democrazia-quella-che-luccica--42895184</link><description><![CDATA[Airbnb, la più grande catena alberghiera al mondo senza alberghi, ha appena annunciato che sta cancellando le prenotazioni di violenti, terroristi e facinorosi a Washington DC, in vista dell’evento di insediamento del Presidente eletto Joe Biden.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42895184</guid><pubDate>Tue, 12 Jan 2021 07:30:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42895184/podcast_12_gennaio.mp3" length="4416155" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Airbnb, la più grande catena alberghiera al mondo senza alberghi, ha appena annunciato che sta cancellando le prenotazioni di violenti, terroristi e facinorosi a Washington DC, in vista dell’evento di insediamento del Presidente eletto Joe Biden.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Airbnb, la più grande catena alberghiera al mondo senza alberghi, ha appena annunciato che sta cancellando le prenotazioni di violenti, terroristi e facinorosi a Washington DC, in vista dell’evento di insediamento del Presidente eletto Joe Biden.]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fascicolo sanitario elettronico, tutta la verità dopo tanta confusione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fascicolo-sanitario-elettronico-tutta-la-verita-dopo-tanta-confusione--42877146</link><description><![CDATA[Oggi è l’11 gennaio, secondo alcune voci circolate con insistenza in Rete nelle scorse settimane il giorno della schedatura sanitaria di massa degli italiani per effetto del Fascicolo sanitario elettronico ma non accadrà assolutamente nulla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42877146</guid><pubDate>Mon, 11 Jan 2021 07:30:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42877146/podcast_11_gennaio.mp3" length="4360567" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi è l’11 gennaio, secondo alcune voci circolate con insistenza in Rete nelle scorse settimane il giorno della schedatura sanitaria di massa degli italiani per effetto del Fascicolo sanitario elettronico ma non accadrà assolutamente nulla.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi è l’11 gennaio, secondo alcune voci circolate con insistenza in Rete nelle scorse settimane il giorno della schedatura sanitaria di massa degli italiani per effetto del Fascicolo sanitario elettronico ma non accadrà assolutamente nulla.]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Si può ordinare a un imputato di rivelare la password del suo smartphone? Il caso davanti alla Corte Suprema</title><link>https://www.spreaker.com/episode/si-puo-ordinare-a-un-imputato-di-rivelare-la-password-del-suo-smartphone-il-caso-davanti-alla-corte-suprema--42855789</link><description><![CDATA[Gli smartphone ormai rappresentano i forzieri nei quali sono conservati i segreti più intimi della nostra esistenza e se si è un criminale o semplicemente si è sbagliato una volta, probabilmente, gli inquirenti, una volta dentro lo smartphone ne avranno la prova.<br />Negli USA – ma non solo negli USA – la pratica di ordinare all’imputato di rivelare la password del proprio smartphone o, comunque, di sbloccarlo è molto diffusa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42855789</guid><pubDate>Sat, 09 Jan 2021 08:31:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42855789/podcast_9_gennaio.mp3" length="3239600" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Gli smartphone ormai rappresentano i forzieri nei quali sono conservati i segreti più intimi della nostra esistenza e se si è un criminale o semplicemente si è sbagliato una volta, probabilmente, gli inquirenti, una volta dentro lo smartphone ne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli smartphone ormai rappresentano i forzieri nei quali sono conservati i segreti più intimi della nostra esistenza e se si è un criminale o semplicemente si è sbagliato una volta, probabilmente, gli inquirenti, una volta dentro lo smartphone ne avranno la prova.<br />Negli USA – ma non solo negli USA – la pratica di ordinare all’imputato di rivelare la password del proprio smartphone o, comunque, di sbloccarlo è molto diffusa.]]></itunes:summary><itunes:duration>203</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Termini d’uso e infoprivacy, un link non basta per considerarli letti e accettati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/termini-d-uso-e-infoprivacy-un-link-non-basta-per-considerarli-letti-e-accettati--42810177</link><description><![CDATA[Avete presente quando ci si invita a accettare i termini d’uso di un servizio e a dichiarare di aver preso visione dell’informativa sulla privacy proponendoci semplicemente un link ai due documenti? <br />Dieci secondi di pazienza, la sigla e ne parliamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42810177</guid><pubDate>Wed, 06 Jan 2021 08:17:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42810177/podcast_6_gennaio.mp3" length="2763127" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Avete presente quando ci si invita a accettare i termini d’uso di un servizio e a dichiarare di aver preso visione dell’informativa sulla privacy proponendoci semplicemente un link ai due documenti? 
Dieci secondi di pazienza, la sigla e ne parliamo.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avete presente quando ci si invita a accettare i termini d’uso di un servizio e a dichiarare di aver preso visione dell’informativa sulla privacy proponendoci semplicemente un link ai due documenti? <br />Dieci secondi di pazienza, la sigla e ne parliamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>173</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Singapore, i dati dell’app di contact tracing a disposizione della polizia. Due lezioni importanti.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/singapore-i-dati-dell-app-di-contact-tracing-a-disposizione-della-polizia-due-lezioni-importanti--42795440</link><description><![CDATA[I dati raccolti da TraceTogether, l’app di contact tracing utilizzata dal Governo di Singapore per combattere il Covid-19 sono accessibili alla polizia per le sue indagini.<br />Guai a considerare la notizia che rimbalza da Singapore come una vicenda che viene da lontano e che non ci interessa perché, nella realtà, ci riguarda tutti ed è carica di lezioni che non possiamo e non dobbiamo farci scivolare addosso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42795440</guid><pubDate>Tue, 05 Jan 2021 08:09:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42795440/podcast_5_gennaio.mp3" length="3664247" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>I dati raccolti da TraceTogether, l’app di contact tracing utilizzata dal Governo di Singapore per combattere il Covid-19 sono accessibili alla polizia per le sue indagini.
Guai a considerare la notizia che rimbalza da Singapore come una vicenda che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I dati raccolti da TraceTogether, l’app di contact tracing utilizzata dal Governo di Singapore per combattere il Covid-19 sono accessibili alla polizia per le sue indagini.<br />Guai a considerare la notizia che rimbalza da Singapore come una vicenda che viene da lontano e che non ci interessa perché, nella realtà, ci riguarda tutti ed è carica di lezioni che non possiamo e non dobbiamo farci scivolare addosso.]]></itunes:summary><itunes:duration>229</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un’app può chiamarsi Amfetamina? E a chi tocca decidere?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-app-puo-chiamarsi-amfetamina-e-a-chi-tocca-decidere--42780857</link><description><![CDATA[Si chiama amfetamina è un’app e a cavallo di capodanno ha scatenato una delle questioni più controverse degli ultimi tempi nell’Apple store.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42780857</guid><pubDate>Mon, 04 Jan 2021 09:24:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42780857/podcast_4_gennaio.mp3" length="3752436" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama amfetamina è un’app e a cavallo di capodanno ha scatenato una delle questioni più controverse degli ultimi tempi nell’Apple store.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama amfetamina è un’app e a cavallo di capodanno ha scatenato una delle questioni più controverse degli ultimi tempi nell’Apple store.]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una pera non è una mela anzi una Apple!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-pera-non-e-una-mela-anzi-una-apple--42761552</link><description><![CDATA[Ci sono volte nelle quali la proprietà industriale lascia l’amaro in bocca persino quando si parla di frutta.<br />La guerra dei marchi tra Apple e Prepeir è una di queste.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42761552</guid><pubDate>Sat, 02 Jan 2021 18:04:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42761552/podcast_3_gennaio.mp3" length="2913592" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono volte nelle quali la proprietà industriale lascia l’amaro in bocca persino quando si parla di frutta.
La guerra dei marchi tra Apple e Prepeir è una di queste.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono volte nelle quali la proprietà industriale lascia l’amaro in bocca persino quando si parla di frutta.<br />La guerra dei marchi tra Apple e Prepeir è una di queste.]]></itunes:summary><itunes:duration>183</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando la tecnologia diventa strumento di violenza domestica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-la-tecnologia-diventa-strumento-di-violenza-domestica--42757526</link><description><![CDATA[Secondo Refuge un’organizzazione inglese specializzata nel contrasto alla violenza domestica, nel 2019 nel 95% degli abusi denunciatile la tecnologia è stata strumento di violenza.<br />E questa percentuale è aumentata nei mesi della pandemia e del lockdown.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42757526</guid><pubDate>Sat, 02 Jan 2021 09:55:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42757526/podcast_2_gennaio_2021.mp3" length="4915199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Secondo Refuge un’organizzazione inglese specializzata nel contrasto alla violenza domestica, nel 2019 nel 95% degli abusi denunciatile la tecnologia è stata strumento di violenza.
E questa percentuale è aumentata nei mesi della pandemia e del lockdown.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Secondo Refuge un’organizzazione inglese specializzata nel contrasto alla violenza domestica, nel 2019 nel 95% degli abusi denunciatile la tecnologia è stata strumento di violenza.<br />E questa percentuale è aumentata nei mesi della pandemia e del lockdown.]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>CommonPass, un passaporto digitale per tornare alla normalità. Ma occhio ai diritti.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/commonpass-un-passaporto-digitale-per-tornare-alla-normalita-ma-occhio-ai-diritti--42732515</link><description><![CDATA[I vaccini sono arrivati o, almeno, stanno arrivando in Italia, in Europa e nel resto del mondo.<br />E sarà perché siamo al 31 dicembre ma ci fanno sperare che la normalità sia vicina.<br />Per dar forma a questa speranza, in giro per il mondo, si moltiplicano le app che promettono di chiudere nello smartphone la prova della circostanza che ci siamo vaccinati o che abbiamo fatto con successo un test.<br />Tecnologicamente sono buone idee ma attenzione ai diritti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42732515</guid><pubDate>Thu, 31 Dec 2020 07:55:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42732515/podcast_31_dicembre.mp3" length="5284257" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>I vaccini sono arrivati o, almeno, stanno arrivando in Italia, in Europa e nel resto del mondo.
E sarà perché siamo al 31 dicembre ma ci fanno sperare che la normalità sia vicina.
Per dar forma a questa speranza, in giro per il mondo, si moltiplicano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I vaccini sono arrivati o, almeno, stanno arrivando in Italia, in Europa e nel resto del mondo.<br />E sarà perché siamo al 31 dicembre ma ci fanno sperare che la normalità sia vicina.<br />Per dar forma a questa speranza, in giro per il mondo, si moltiplicano le app che promettono di chiudere nello smartphone la prova della circostanza che ci siamo vaccinati o che abbiamo fatto con successo un test.<br />Tecnologicamente sono buone idee ma attenzione ai diritti.]]></itunes:summary><itunes:duration>331</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Riconoscimento facciale, un altro innocente in galera (anche se per dieci giorni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/riconoscimento-facciale-un-altro-innocente-in-galera-anche-se-per-dieci-giorni--42709150</link><description><![CDATA[È successo di nuovo. Un sistema di riconoscimento facciale della Clearview utilizzato dalla polizia di Detroit ha riconosciuto un innocente come colpevole e lo ha spedito in galera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42709150</guid><pubDate>Thu, 31 Dec 2020 07:46:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42709150/podcast_30_dicembre.mp3" length="3677203" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È successo di nuovo. Un sistema di riconoscimento facciale della Clearview utilizzato dalla polizia di Detroit ha riconosciuto un innocente come colpevole e lo ha spedito in galera.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È successo di nuovo. Un sistema di riconoscimento facciale della Clearview utilizzato dalla polizia di Detroit ha riconosciuto un innocente come colpevole e lo ha spedito in galera.]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Google Trends racconta il nostro 2020</title><link>https://www.spreaker.com/episode/google-trends-racconta-il-nostro-2020--42705996</link><description><![CDATA[Google ha appena pubblicato l’elenco delle ricerche più gettonate del 2020 in Italia come nel resto del mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42705996</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 14:46:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42705996/podcast_29_dicembre.mp3" length="2765217" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Google ha appena pubblicato l’elenco delle ricerche più gettonate del 2020 in Italia come nel resto del mondo.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Google ha appena pubblicato l’elenco delle ricerche più gettonate del 2020 in Italia come nel resto del mondo.]]></itunes:summary><itunes:duration>173</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>È nato Yauped, il socialnetwork virtuoso. O almeno così dice.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-nato-yauped-il-socialnetwork-virtuoso-o-almeno-cosi-dice--42687095</link><description><![CDATA[E’ arrivato, anche se non ancora in Italia, Yauped, un social network nuovo di zecca che promette di non essere come gli altri e di rispettarci di più.<br />Sarà vero?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42687095</guid><pubDate>Mon, 28 Dec 2020 07:41:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42687095/podcast_28_dicembre_def.mp3" length="3724015" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>E’ arrivato, anche se non ancora in Italia, Yauped, un social network nuovo di zecca che promette di non essere come gli altri e di rispettarci di più.
Sarà vero?</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[E’ arrivato, anche se non ancora in Italia, Yauped, un social network nuovo di zecca che promette di non essere come gli altri e di rispettarci di più.<br />Sarà vero?]]></itunes:summary><itunes:duration>233</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I sistemi di parental control esistono, scopriamoli e usiamoli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-sistemi-di-parental-control-esistono-scopriamoli-e-usiamoli--42670437</link><description><![CDATA[Chissà quanti sono i ragazzini e gli adolescenti ai quali Babbo Natale ha portato uno smartphone, un tablet o una console per videogame connessa a Internet.<br />È così che va il mondo e la pandemia, oggettivamente, ha reso per tutti – più piccoli inclusi – più importante di sempre restare connessi.<br />Ed è per questo che oggi parliamo di parental control.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42670437</guid><pubDate>Sun, 27 Dec 2020 07:39:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42670437/podcast_27_dicembre.mp3" length="4103940" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Chissà quanti sono i ragazzini e gli adolescenti ai quali Babbo Natale ha portato uno smartphone, un tablet o una console per videogame connessa a Internet.
È così che va il mondo e la pandemia, oggettivamente, ha reso per tutti – più piccoli inclusi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chissà quanti sono i ragazzini e gli adolescenti ai quali Babbo Natale ha portato uno smartphone, un tablet o una console per videogame connessa a Internet.<br />È così che va il mondo e la pandemia, oggettivamente, ha reso per tutti – più piccoli inclusi – più importante di sempre restare connessi.<br />Ed è per questo che oggi parliamo di parental control.]]></itunes:summary><itunes:duration>257</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’innovazione buona: stampare in 3D protesi e farlo a scuola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-innovazione-buona-stampare-in-3d-protesi-e-farlo-a-scuola--42665887</link><description><![CDATA[C’è un liceo negli Stati Uniti, per l’esattezza in Georgia dove dei ragazzini di 17 anni stampano protesi in 3D per restituire, a chi l’ha perso o non lo ha mai avuto, l’uso di una mano, di un braccio o di un dito.<br />E lo fanno gratis.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42665887</guid><pubDate>Sat, 26 Dec 2020 08:00:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42665887/podcast_26_dicembre.mp3" length="3147231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>C’è un liceo negli Stati Uniti, per l’esattezza in Georgia dove dei ragazzini di 17 anni stampano protesi in 3D per restituire, a chi l’ha perso o non lo ha mai avuto, l’uso di una mano, di un braccio o di un dito.
E lo fanno gratis.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è un liceo negli Stati Uniti, per l’esattezza in Georgia dove dei ragazzini di 17 anni stampano protesi in 3D per restituire, a chi l’ha perso o non lo ha mai avuto, l’uso di una mano, di un braccio o di un dito.<br />E lo fanno gratis.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Consiglio di Stato mette a terra i droni per il controllo dell’ordine pubblico. In Francia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-consiglio-di-stato-mette-a-terra-i-droni-per-il-controllo-dell-ordine-pubblico-in-francia--42625277</link><description><![CDATA[Il Ministero dell’Interno non può usare i droni per sorvegliare il regolare svolgimento delle manifestazioni di massa a Parigi o, almeno, non può farlo così.<br />Una bella decisione d’urgenza del Consiglio di Stato francese che ricorda un paio di principi che è bene tenere a mente quella arrivata ieri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42625277</guid><pubDate>Wed, 23 Dec 2020 07:10:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42625277/podcast_23_dicembre.mp3" length="4023274" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il Ministero dell’Interno non può usare i droni per sorvegliare il regolare svolgimento delle manifestazioni di massa a Parigi o, almeno, non può farlo così.
Una bella decisione d’urgenza del Consiglio di Stato francese che ricorda un paio di principi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Ministero dell’Interno non può usare i droni per sorvegliare il regolare svolgimento delle manifestazioni di massa a Parigi o, almeno, non può farlo così.<br />Una bella decisione d’urgenza del Consiglio di Stato francese che ricorda un paio di principi che è bene tenere a mente quella arrivata ieri.]]></itunes:summary><itunes:duration>252</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Educare, educare, educare all’intelligenza artificiale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/educare-educare-educare-all-intelligenza-artificiale--42607087</link><description><![CDATA[Si chiama elements of AI, elementi di intelligenza artificiale ed è un corso di base di intelligenza artificiale online gratuito e rivolto a tutti i cittadini, giovani e meno giovani.<br />Un modo diverso, utile e prezioso di passare qualche ora delle feste natalizie alle porte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42607087</guid><pubDate>Tue, 22 Dec 2020 06:49:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42607087/podcast_22_dicembre.mp3" length="3447326" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama elements of AI, elementi di intelligenza artificiale ed è un corso di base di intelligenza artificiale online gratuito e rivolto a tutti i cittadini, giovani e meno giovani.
Un modo diverso, utile e prezioso di passare qualche ora delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama elements of AI, elementi di intelligenza artificiale ed è un corso di base di intelligenza artificiale online gratuito e rivolto a tutti i cittadini, giovani e meno giovani.<br />Un modo diverso, utile e prezioso di passare qualche ora delle feste natalizie alle porte.]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cambiamento climatico, cosa possiamo fare come singoli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cambiamento-climatico-cosa-possiamo-fare-come-singoli--42591969</link><description><![CDATA[I nostri gesti quotidiani contribuiscono in maniera rilevante, in termini positivi e negativi, alla battaglia che il mondo intero sta combattendo o, almeno, dovrebbe combattere per lasciare ai nostri figli un futuro sostenibile anche dal punto di vista ambientale.<br />In Francia hanno lanciato un progetto che sembra prezioso in questa direzione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42591969</guid><pubDate>Mon, 21 Dec 2020 09:13:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42591969/podcast_21_dicembre.mp3" length="2696671" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>I nostri gesti quotidiani contribuiscono in maniera rilevante, in termini positivi e negativi, alla battaglia che il mondo intero sta combattendo o, almeno, dovrebbe combattere per lasciare ai nostri figli un futuro sostenibile anche dal punto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I nostri gesti quotidiani contribuiscono in maniera rilevante, in termini positivi e negativi, alla battaglia che il mondo intero sta combattendo o, almeno, dovrebbe combattere per lasciare ai nostri figli un futuro sostenibile anche dal punto di vista ambientale.<br />In Francia hanno lanciato un progetto che sembra prezioso in questa direzione.]]></itunes:summary><itunes:duration>169</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio alle password, specie se si è Presidenti degli Stati Uniti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-alle-password-specie-se-si-e-presidenti-degli-stati-uniti--42567516</link><description><![CDATA[Era “MAGA2020” la password dell’account Twitter del Presidente, ormai uscente, degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.<br />La notizia già circolata qualche mese fa è stata ora confermata dalle autorità olandesi che non hanno dubbi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42567516</guid><pubDate>Sat, 19 Dec 2020 07:28:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42567516/podcast_19_dicembre.mp3" length="3385050" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Era “MAGA2020” la password dell’account Twitter del Presidente, ormai uscente, degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.
La notizia già circolata qualche mese fa è stata ora confermata dalle autorità olandesi che non hanno dubbi.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Era “MAGA2020” la password dell’account Twitter del Presidente, ormai uscente, degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.<br />La notizia già circolata qualche mese fa è stata ora confermata dalle autorità olandesi che non hanno dubbi.]]></itunes:summary><itunes:duration>212</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dall’altra parte c’è una persona, l’idea di Twitter contro le parole d’odio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dall-altra-parte-c-e-una-persona-l-idea-di-twitter-contro-le-parole-d-odio--42549300</link><description><![CDATA[Cosa fare per rendere il confronto sui social più civile e contrastare il fenomeno del c.d. hate speech?<br />Se ne sono dette tante e provate altrettante.<br />Dobbiamo però dirci in tutta sincerità che l’impresa è di quelle difficili da vincere e assomiglia un po’ a quella del celeberrimo bambino di Sant’Agostino che pretendeva di svuotare il mare con un secchiello.<br />Ora Twitter lancia un’idea nuova. Chissà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42549300</guid><pubDate>Fri, 18 Dec 2020 07:18:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42549300/podcast_18_dicembre.mp3" length="3875734" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Cosa fare per rendere il confronto sui social più civile e contrastare il fenomeno del c.d. hate speech?
Se ne sono dette tante e provate altrettante.
Dobbiamo però dirci in tutta sincerità che l’impresa è di quelle difficili da vincere e assomiglia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cosa fare per rendere il confronto sui social più civile e contrastare il fenomeno del c.d. hate speech?<br />Se ne sono dette tante e provate altrettante.<br />Dobbiamo però dirci in tutta sincerità che l’impresa è di quelle difficili da vincere e assomiglia un po’ a quella del celeberrimo bambino di Sant’Agostino che pretendeva di svuotare il mare con un secchiello.<br />Ora Twitter lancia un’idea nuova. Chissà.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Avviso ai naviganti, occhio alle estensioni per Chrome e Edge</title><link>https://www.spreaker.com/episode/avviso-ai-naviganti-occhio-alle-estensioni-per-chrome-e-edge--42531413</link><description><![CDATA[Avete presenti le estensioni per i browser?<br />I plugin che ci rendono più facile o più piacevole utilizzare talune funzionalità di questo o quel servizio online?<br />Ecco, pare, che in alcuni casi siano degli autentici cavalli di troia che portino nel nostro PC software malevoli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42531413</guid><pubDate>Thu, 17 Dec 2020 07:04:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42531413/podcast_17_dicembre_2020.mp3" length="4018676" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Avete presenti le estensioni per i browser?
I plugin che ci rendono più facile o più piacevole utilizzare talune funzionalità di questo o quel servizio online?
Ecco, pare, che in alcuni casi siano degli autentici cavalli di troia che portino nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avete presenti le estensioni per i browser?<br />I plugin che ci rendono più facile o più piacevole utilizzare talune funzionalità di questo o quel servizio online?<br />Ecco, pare, che in alcuni casi siano degli autentici cavalli di troia che portino nel nostro PC software malevoli.]]></itunes:summary><itunes:duration>252</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intelligenza artificiale, diritti umani trattati da Cenerentola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intelligenza-artificiale-diritti-umani-trattati-da-cenerentola--42497593</link><description><![CDATA[Non è la strada giusta, anzi, è inequivocabilmente quella sbagliata.<br />Stiamo parlando dell’approccio dei Governi europei all’intelligenza artificiale troppo sbilanciato verso massimizzazione dei profitti e efficientemento dell’amministrazione e troppo poco verso il rispetto dei diritti umani.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42497593</guid><pubDate>Tue, 15 Dec 2020 11:11:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42497593/podcast_15_dicembre.mp3" length="3416815" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non è la strada giusta, anzi, è inequivocabilmente quella sbagliata.
Stiamo parlando dell’approccio dei Governi europei all’intelligenza artificiale troppo sbilanciato verso massimizzazione dei profitti e efficientemento dell’amministrazione e troppo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non è la strada giusta, anzi, è inequivocabilmente quella sbagliata.<br />Stiamo parlando dell’approccio dei Governi europei all’intelligenza artificiale troppo sbilanciato verso massimizzazione dei profitti e efficientemento dell’amministrazione e troppo poco verso il rispetto dei diritti umani.]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cara Disney, le maschere digitali non funzionano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cara-disney-le-maschere-digitali-non-funzionano--42475849</link><description><![CDATA[Anche i grandi sbagliano.<br />E non sempre lo ammettono.<br />Oggi parliamo di un fallimento epico, per dirla alla maniera dei social nientepopodimeno che di Walt Disney.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42475849</guid><pubDate>Mon, 14 Dec 2020 06:54:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42475849/podcast_14_dicembre.mp3" length="2453001" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Anche i grandi sbagliano.
E non sempre lo ammettono.
Oggi parliamo di un fallimento epico, per dirla alla maniera dei social nientepopodimeno che di Walt Disney.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Anche i grandi sbagliano.<br />E non sempre lo ammettono.<br />Oggi parliamo di un fallimento epico, per dirla alla maniera dei social nientepopodimeno che di Walt Disney.]]></itunes:summary><itunes:duration>154</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pornhub (e gli altri), miliardi accumulati grazie alla violenza sulle donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pornhub-e-gli-altri-miliardi-accumulati-grazie-alla-violenza-sulle-donne--42466345</link><description><![CDATA[Oggi è un caffè più lungo del solito ma anche più importante e, purtroppo, più amaro che riguarda piattaforme che macinano denaro, tanto denaro, tra l’altro facendo carne da macello della vita di ragazzine e donne.<br />A voi scegliere se leggerlo o ascoltarlo fino in fondo.<br />Mi dispiace tradire la consegna dei tre minuti e chiedervene, probabilmente cinque, ma credo ne valga la pena.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42466345</guid><pubDate>Sun, 13 Dec 2020 17:11:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42466345/podcast_13_dicembre.mp3" length="6874591" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi è un caffè più lungo del solito ma anche più importante e, purtroppo, più amaro che riguarda piattaforme che macinano denaro, tanto denaro, tra l’altro facendo carne da macello della vita di ragazzine e donne.
A voi scegliere se leggerlo o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi è un caffè più lungo del solito ma anche più importante e, purtroppo, più amaro che riguarda piattaforme che macinano denaro, tanto denaro, tra l’altro facendo carne da macello della vita di ragazzine e donne.<br />A voi scegliere se leggerlo o ascoltarlo fino in fondo.<br />Mi dispiace tradire la consegna dei tre minuti e chiedervene, probabilmente cinque, ma credo ne valga la pena.]]></itunes:summary><itunes:duration>430</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Hadopi, la nuova via francese all’antipirateria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/hadopi-la-nuova-via-francese-all-antipirateria--42447347</link><description><![CDATA[Chissà quanti si ricordano del lancio dell’Hadopi, l’alta autorità francese per la lotta alla pirateria audiovisiva istituita con una legge da più parti accusata di essere censorea e liberticida: un avvertimento, un altro avvertimento e poi via un ordine di disconnessione.<br />Era il simbolo della via francese per la lotta alla pirateria.<br />Fortissimamente voluta dall’allora Presisente Sarcozy, nel 2013, la legge fu rivista e corretta, sostituendo la sanzione della disconnessione con la più ragionevole previsione di una sanzione pecuniaria.<br />In questi giorni, in Francia, dopo oltre un decennio di alterne vicende, l’Hadopi torna a far parlare di sé, ma, questa volta, forse, in positivo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42447347</guid><pubDate>Sat, 12 Dec 2020 08:26:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42447347/podcast_12_dicembre.mp3" length="3560593" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Chissà quanti si ricordano del lancio dell’Hadopi, l’alta autorità francese per la lotta alla pirateria audiovisiva istituita con una legge da più parti accusata di essere censorea e liberticida: un avvertimento, un altro avvertimento e poi via un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chissà quanti si ricordano del lancio dell’Hadopi, l’alta autorità francese per la lotta alla pirateria audiovisiva istituita con una legge da più parti accusata di essere censorea e liberticida: un avvertimento, un altro avvertimento e poi via un ordine di disconnessione.<br />Era il simbolo della via francese per la lotta alla pirateria.<br />Fortissimamente voluta dall’allora Presisente Sarcozy, nel 2013, la legge fu rivista e corretta, sostituendo la sanzione della disconnessione con la più ragionevole previsione di una sanzione pecuniaria.<br />In questi giorni, in Francia, dopo oltre un decennio di alterne vicende, l’Hadopi torna a far parlare di sé, ma, questa volta, forse, in positivo.]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Whatsapp a Apple: l’operazione privacy trasparente è anti-competitiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/whatsapp-a-apple-l-operazione-privacy-trasparente-e-anti-competitiva--42411149</link><description><![CDATA[Se qualcuno dubitasse ancora delle intersezioni ormai quotidiane tra protezione dei dati personali e antitrust, c’è una storia che si sta consumando in questi giorni capace di fugare ogni dubbio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42411149</guid><pubDate>Thu, 10 Dec 2020 07:05:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42411149/podcast_10_dicembre.mp3" length="4430784" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Se qualcuno dubitasse ancora delle intersezioni ormai quotidiane tra protezione dei dati personali e antitrust, c’è una storia che si sta consumando in questi giorni capace di fugare ogni dubbio.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se qualcuno dubitasse ancora delle intersezioni ormai quotidiane tra protezione dei dati personali e antitrust, c’è una storia che si sta consumando in questi giorni capace di fugare ogni dubbio.]]></itunes:summary><itunes:duration>277</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il catalogo Ikea va in pensione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-catalogo-ikea-va-in-pensione--42381959</link><description><![CDATA[Il tempo passa, il digitale avanza, la carta lascia il posto ai bit.<br />E la pandemia ha impresso un’accelerazione straordinaria alla trasformazione digitale persino delle tradizioni più radicate.<br />Settanta anni dopo la sua prima pubblicazione il catalogo Ikea va in pensione, nella sua versione cartacea.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42381959</guid><pubDate>Tue, 08 Dec 2020 17:22:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42381959/podcast_9_dicembre.mp3" length="3308146" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il tempo passa, il digitale avanza, la carta lascia il posto ai bit.
E la pandemia ha impresso un’accelerazione straordinaria alla trasformazione digitale persino delle tradizioni più radicate.
Settanta anni dopo la sua prima pubblicazione il catalogo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il tempo passa, il digitale avanza, la carta lascia il posto ai bit.<br />E la pandemia ha impresso un’accelerazione straordinaria alla trasformazione digitale persino delle tradizioni più radicate.<br />Settanta anni dopo la sua prima pubblicazione il catalogo Ikea va in pensione, nella sua versione cartacea.]]></itunes:summary><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Negli USA in campo la tecnologia contro la violenza della polizia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/negli-usa-in-campo-la-tecnologia-contro-la-violenza-della-polizia--42345299</link><description><![CDATA[L’idea è semplice e neppure originale e consiste nell’utilizzare la tecnologia per difendersi da taluni episodi di violenza della polizia in danno di cittadini specie di colore.<br />Il dibattito impazza negli USA.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42345299</guid><pubDate>Sun, 06 Dec 2020 17:01:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42345299/podcast_7_dicembre.mp3" length="3000946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’idea è semplice e neppure originale e consiste nell’utilizzare la tecnologia per difendersi da taluni episodi di violenza della polizia in danno di cittadini specie di colore.
Il dibattito impazza negli USA.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’idea è semplice e neppure originale e consiste nell’utilizzare la tecnologia per difendersi da taluni episodi di violenza della polizia in danno di cittadini specie di colore.<br />Il dibattito impazza negli USA.]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#cosedagarante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosedagarante--42340818</link><description><![CDATA[Oggi è un caffè diverso, un caffè personale, un caffè nel quale vi racconto un’idea e vi chiedo una mano o, se le avete libere, anche tutte e due.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42340818</guid><pubDate>Sun, 06 Dec 2020 08:51:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42340818/podcast_6_dicembre.mp3" length="4220132" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi è un caffè diverso, un caffè personale, un caffè nel quale vi racconto un’idea e vi chiedo una mano o, se le avete libere, anche tutte e due.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi è un caffè diverso, un caffè personale, un caffè nel quale vi racconto un’idea e vi chiedo una mano o, se le avete libere, anche tutte e due.]]></itunes:summary><itunes:duration>264</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ora anche la Cina vuole (forse) il suo GDPR</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ora-anche-la-cina-vuole-forse-il-suo-gdpr--42328956</link><description><![CDATA[Niente battute sui cinesi che copiano perché quando si copiano le cose fatte bene, va bene così.<br />Ma sembra che in Cina stia scrivendo una legge che, finalmente, riconosce la protezione dei dati personali come una cosa seria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42328956</guid><pubDate>Sat, 05 Dec 2020 08:24:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42328956/podcast_5_dicembre.mp3" length="4254405" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Niente battute sui cinesi che copiano perché quando si copiano le cose fatte bene, va bene così.
Ma sembra che in Cina stia scrivendo una legge che, finalmente, riconosce la protezione dei dati personali come una cosa seria.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Niente battute sui cinesi che copiano perché quando si copiano le cose fatte bene, va bene così.<br />Ma sembra che in Cina stia scrivendo una legge che, finalmente, riconosce la protezione dei dati personali come una cosa seria.]]></itunes:summary><itunes:duration>266</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Google StreetView ora chiede aiuto agli utenti per finire di fotografare il mondo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/google-streetview-ora-chiede-aiuto-agli-utenti-per-finire-di-fotografare-il-mondo--42311022</link><description><![CDATA[Street View, il popolare servizio di immagini georeferenziate di casa Google oggi può contare su  170 miliardi di foto scattate lungo 10 milioni di miglia di strade più o meno di tutto il mondo.<br />Ma ci sono ancora – non so se dire per fortuna o per sfortuna – milioni di angoli del pianeta rimasti oscuri.<br />Ma Mountain View non amano iniziare un puzzle e poi lasciarlo incompleto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42311022</guid><pubDate>Fri, 04 Dec 2020 10:19:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42311022/podcast_4_dicembre.mp3" length="3619107" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Street View, il popolare servizio di immagini georeferenziate di casa Google oggi può contare su  170 miliardi di foto scattate lungo 10 milioni di miglia di strade più o meno di tutto il mondo.
Ma ci sono ancora – non so se dire per fortuna o per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Street View, il popolare servizio di immagini georeferenziate di casa Google oggi può contare su  170 miliardi di foto scattate lungo 10 milioni di miglia di strade più o meno di tutto il mondo.<br />Ma ci sono ancora – non so se dire per fortuna o per sfortuna – milioni di angoli del pianeta rimasti oscuri.<br />Ma Mountain View non amano iniziare un puzzle e poi lasciarlo incompleto.]]></itunes:summary><itunes:duration>227</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giornalisti robot, un libro di Aldo Fontanarosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giornalisti-robot-un-libro-di-aldo-fontanarosa--42296787</link><description><![CDATA[Una delle tante novità, tutte per la verità stimolanti, del mio nuovo lavoro è che ricevo libri, tanti libri su materie tanto diverse le une dalle altre quanto è ampio è lo spettro con il quale ci si confronta quando ci si occupa di privacy in Autorità.<br />E’ da qui che è nata l’idea di proporvi, di tanto in tanto, un caffè anche attorno al titolo di un libro, un invito alla lettura quando secondo me ne vale la pena, cercando di evitare di proporre perdite di tempo.<br />E mi fa piacere che il primo caffè con un libro sul tavolo accanto al PC sia Giornalisti Robot di Aldo Fontanarosa, giornalista, con trent’anni a La Repubblica con uno sguardo particolare sempre puntato sul futuro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42296787</guid><pubDate>Thu, 03 Dec 2020 14:52:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42296787/podcast_3_dicembre.mp3" length="3876570" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Una delle tante novità, tutte per la verità stimolanti, del mio nuovo lavoro è che ricevo libri, tanti libri su materie tanto diverse le une dalle altre quanto è ampio è lo spettro con il quale ci si confronta quando ci si occupa di privacy in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una delle tante novità, tutte per la verità stimolanti, del mio nuovo lavoro è che ricevo libri, tanti libri su materie tanto diverse le une dalle altre quanto è ampio è lo spettro con il quale ci si confronta quando ci si occupa di privacy in Autorità.<br />E’ da qui che è nata l’idea di proporvi, di tanto in tanto, un caffè anche attorno al titolo di un libro, un invito alla lettura quando secondo me ne vale la pena, cercando di evitare di proporre perdite di tempo.<br />E mi fa piacere che il primo caffè con un libro sul tavolo accanto al PC sia Giornalisti Robot di Aldo Fontanarosa, giornalista, con trent’anni a La Repubblica con uno sguardo particolare sempre puntato sul futuro.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Silenzio, entra la Corte (ma è quella di Facebook)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/silenzio-entra-la-corte-ma-e-quella-di-facebook--42273517</link><description><![CDATA[Silenzio entra la corte.<br />Ieri il Comitato creato da Facebook per la revisione delle proprie decisioni sulla rimozione di contenuti pubblicati dagli utenti ha iniziato a lavorare ai primi sei casi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42273517</guid><pubDate>Wed, 02 Dec 2020 07:44:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42273517/podcast_2_dicembre.mp3" length="4573726" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Silenzio entra la corte.
Ieri il Comitato creato da Facebook per la revisione delle proprie decisioni sulla rimozione di contenuti pubblicati dagli utenti ha iniziato a lavorare ai primi sei casi.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Silenzio entra la corte.<br />Ieri il Comitato creato da Facebook per la revisione delle proprie decisioni sulla rimozione di contenuti pubblicati dagli utenti ha iniziato a lavorare ai primi sei casi.]]></itunes:summary><itunes:duration>286</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Anche per i robot gli uomini d’affari o meno, le donne belle o brutte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/anche-per-i-robot-gli-uomini-d-affari-o-meno-le-donne-belle-o-brutte--42102347</link><description><![CDATA[Algoritmi e intelligenza artificiale, tra tanti risultati opinabili, un risultato certamente positivo lo stanno producendo: ce la stanno mettendo tutta per convincersi che viviamo in un mondo in cui le diseguaglianze e le discriminazioni sono la regola e le eguaglianze l’eccezione.<br />Ora però dobbiamo scongiurare il rischio che non finiscano per amplificare questo stato di cose.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42102347</guid><pubDate>Sun, 22 Nov 2020 08:30:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42102347/podcast_22_novembre.mp3" length="3138454" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Algoritmi e intelligenza artificiale, tra tanti risultati opinabili, un risultato certamente positivo lo stanno producendo: ce la stanno mettendo tutta per convincersi che viviamo in un mondo in cui le diseguaglianze e le discriminazioni sono la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Algoritmi e intelligenza artificiale, tra tanti risultati opinabili, un risultato certamente positivo lo stanno producendo: ce la stanno mettendo tutta per convincersi che viviamo in un mondo in cui le diseguaglianze e le discriminazioni sono la regola e le eguaglianze l’eccezione.<br />Ora però dobbiamo scongiurare il rischio che non finiscano per amplificare questo stato di cose.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le 200 password più usate al mondo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-200-password-piu-usate-al-mondo--42089335</link><description><![CDATA[Non c’è niente da fare, siamo troppo pigri almeno quando si tratta di scegliere una password, scegliamo sempre le stesse e le cambiamo poco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42089335</guid><pubDate>Sat, 21 Nov 2020 09:38:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42089335/podcast_21_novembre.mp3" length="3085791" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non c’è niente da fare, siamo troppo pigri almeno quando si tratta di scegliere una password, scegliamo sempre le stesse e le cambiamo poco.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non c’è niente da fare, siamo troppo pigri almeno quando si tratta di scegliere una password, scegliamo sempre le stesse e le cambiamo poco.]]></itunes:summary><itunes:duration>193</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>#ibambiniprima</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ibambiniprima--42070424</link><description><![CDATA[Oggi ricorre il trentunesimo anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia, ce lo ricorda Telefono Azzurro, lanciando, peraltro, una campagna di sensibilizzazione oggettivamente forte e che non può lasciare indifferenti: un video con dei bambini abbandonati in un incendio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42070424</guid><pubDate>Fri, 20 Nov 2020 07:42:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42070424/podcast_20_novembre.mp3" length="4122748" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi ricorre il trentunesimo anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia, ce lo ricorda Telefono Azzurro, lanciando, peraltro, una campagna di sensibilizzazione oggettivamente forte e che non può lasciare indifferenti: un video con dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi ricorre il trentunesimo anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia, ce lo ricorda Telefono Azzurro, lanciando, peraltro, una campagna di sensibilizzazione oggettivamente forte e che non può lasciare indifferenti: un video con dei bambini abbandonati in un incendio.]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vietare di diffondere video della polizia in azione è una buona idea?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vietare-di-diffondere-video-della-polizia-in-azione-e-una-buona-idea--42033355</link><description><![CDATA[In Francia, in Parlamento, si sta discutendo una legge per vietare la diffusione online di immagini con il volto o altri identificativi di poliziotti in azione.<br />Una discussione che corre lungo la linea sottile che divide la libertà di informazione dal suo opposto comunque lo si voglia chiamare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42033355</guid><pubDate>Wed, 18 Nov 2020 07:22:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42033355/podcast_18_novembre.mp3" length="3193625" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In Francia, in Parlamento, si sta discutendo una legge per vietare la diffusione online di immagini con il volto o altri identificativi di poliziotti in azione.
Una discussione che corre lungo la linea sottile che divide la libertà di informazione dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In Francia, in Parlamento, si sta discutendo una legge per vietare la diffusione online di immagini con il volto o altri identificativi di poliziotti in azione.<br />Una discussione che corre lungo la linea sottile che divide la libertà di informazione dal suo opposto comunque lo si voglia chiamare.]]></itunes:summary><itunes:duration>200</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quel software è pirata, anzi no!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quel-software-e-pirata-anzi-no--42015523</link><description><![CDATA[Qualche settimana fa Github, il più popolare repository di software al mondo, aveva tirato giù un software utilizzato per scaricare video da YouTube a seguito di una denuncia della RIIA, l'associazione dell'industria musicale americana. Ieri il software è tornato al suo posto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42015523</guid><pubDate>Tue, 17 Nov 2020 07:35:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42015523/podcast_17_novembre.mp3" length="2955806" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Qualche settimana fa Github, il più popolare repository di software al mondo, aveva tirato giù un software utilizzato per scaricare video da YouTube a seguito di una denuncia della RIIA, l'associazione dell'industria musicale americana. Ieri il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Qualche settimana fa Github, il più popolare repository di software al mondo, aveva tirato giù un software utilizzato per scaricare video da YouTube a seguito di una denuncia della RIIA, l'associazione dell'industria musicale americana. Ieri il software è tornato al suo posto.]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato on line?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-decide-cosa-e-giusto-e-cosa-e-sbagliato-on-line--41988525</link><description><![CDATA[Il problema è ricorrente e riguarda ambiti diversi che vanno dal diritto d’autore alle fakenews.<br />Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato online?<br />Oggi ne parliamo a proposito delle raccolte fondi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41988525</guid><pubDate>Mon, 16 Nov 2020 08:49:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41988525/podcast_16_novembre.mp3" length="2182581" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il problema è ricorrente e riguarda ambiti diversi che vanno dal diritto d’autore alle fakenews.
Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato online?
Oggi ne parliamo a proposito delle raccolte fondi.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il problema è ricorrente e riguarda ambiti diversi che vanno dal diritto d’autore alle fakenews.<br />Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato online?<br />Oggi ne parliamo a proposito delle raccolte fondi.]]></itunes:summary><itunes:duration>137</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutti in monopattino tra luci e ombre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutti-in-monopattino-tra-luci-e-ombre--41971625</link><description><![CDATA[La pandemia ha rivoluzionato, tra l’altro, il modo in cui ci muoviamo.<br />Mai così in tanti in bicicletta e, mai, così in tanti, specie da adulti, in monopattino.<br />Ma luci e ombre viaggiano inesorabilmente insieme e il fenomeno del monopattini non si sottrae alla regola.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41971625</guid><pubDate>Sat, 14 Nov 2020 08:22:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41971625/podcast_14_novembre.mp3" length="3296025" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La pandemia ha rivoluzionato, tra l’altro, il modo in cui ci muoviamo.
Mai così in tanti in bicicletta e, mai, così in tanti, specie da adulti, in monopattino.
Ma luci e ombre viaggiano inesorabilmente insieme e il fenomeno del monopattini non si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La pandemia ha rivoluzionato, tra l’altro, il modo in cui ci muoviamo.<br />Mai così in tanti in bicicletta e, mai, così in tanti, specie da adulti, in monopattino.<br />Ma luci e ombre viaggiano inesorabilmente insieme e il fenomeno del monopattini non si sottrae alla regola.]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il consenso è una cosa seria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-consenso-e-una-cosa-seria--41934377</link><description><![CDATA[Niente di nuovo sotto il sole ma la sentenza di ieri della Corte di Giustizia dell’Unione europea arriva a ricordarci che provare di aver ottenuto un consenso al trattamento dei dati personali è meno semplice di quanto qualcuno ancora ritiene e che provarlo è onere del titolare del trattamento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41934377</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2020 08:47:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41934377/podcast_12_novembre.mp3" length="4040828" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Niente di nuovo sotto il sole ma la sentenza di ieri della Corte di Giustizia dell’Unione europea arriva a ricordarci che provare di aver ottenuto un consenso al trattamento dei dati personali è meno semplice di quanto qualcuno ancora ritiene e che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Niente di nuovo sotto il sole ma la sentenza di ieri della Corte di Giustizia dell’Unione europea arriva a ricordarci che provare di aver ottenuto un consenso al trattamento dei dati personali è meno semplice di quanto qualcuno ancora ritiene e che provarlo è onere del titolare del trattamento.]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Zoom ha mentito agli utenti, parola della Federal Trade Commission</title><link>https://www.spreaker.com/episode/zoom-ha-mentito-agli-utenti-parola-della-federal-trade-commission--41894025</link><description><![CDATA[Zoom una delle piattaforme di videoconferenza più utilizzata nei giorni della pandemia ha mentito agli utenti a proposito del livello di segretezza delle conversazioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41894025</guid><pubDate>Tue, 10 Nov 2020 07:19:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41894025/podcast_10_novembre.mp3" length="2930310" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Zoom una delle piattaforme di videoconferenza più utilizzata nei giorni della pandemia ha mentito agli utenti a proposito del livello di segretezza delle conversazioni.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Zoom una delle piattaforme di videoconferenza più utilizzata nei giorni della pandemia ha mentito agli utenti a proposito del livello di segretezza delle conversazioni.]]></itunes:summary><itunes:duration>184</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Due etichette e l’Apple store prova a rendere più trasparente l'ecosistema app</title><link>https://www.spreaker.com/episode/due-etichette-e-l-apple-store-prova-a-rendere-piu-trasparente-l-ecosistema-app--41872449</link><description><![CDATA[Il dado è tratto: dall’otto dicembre tutte le app distribuite sull’apple store dovranno avere un’etichetta capace di raccontare agli utenti quali dati trattano e per quali finalità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41872449</guid><pubDate>Mon, 09 Nov 2020 08:47:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41872449/podcast_9_novembre.mp3" length="2500230" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il dado è tratto: dall’otto dicembre tutte le app distribuite sull’apple store dovranno avere un’etichetta capace di raccontare agli utenti quali dati trattano e per quali finalità.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il dado è tratto: dall’otto dicembre tutte le app distribuite sull’apple store dovranno avere un’etichetta capace di raccontare agli utenti quali dati trattano e per quali finalità.]]></itunes:summary><itunes:duration>157</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Netflix: la TV è morta, viva la TV</title><link>https://www.spreaker.com/episode/netflix-la-tv-e-morta-viva-la-tv--41856269</link><description><![CDATA[Il bello dell’universo digitale è che sa sorprenderti e smentire ogni umana previsione<br />Netflix ha appena lanciato, per ora solo in Francia, un canale simile a quelli della vecchia TV.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41856269</guid><pubDate>Sun, 08 Nov 2020 08:43:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41856269/podcast_8_novembre.mp3" length="3250885" 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Netflix ha appena lanciato, per ora solo in Francia, un canale simile a quelli della vecchia TV.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il bello dell’universo digitale è che sa sorprenderti e smentire ogni umana previsione<br />Netflix ha appena lanciato, per ora solo in Francia, un canale simile a quelli della vecchia TV.]]></itunes:summary><itunes:duration>204</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>TOS più lunghi di Harry Potter: dire tanto per non dire nulla</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tos-piu-lunghi-di-harry-potter-dire-tanto-per-non-dire-nulla--41841580</link><description><![CDATA[Una ricerca che rimbalza dall’Inghilterra ricorda un problema irrisolto della nostra vita online.<br />Accettiamo termini d’uso e informative sulla privacy che non abbiamo letto e che, in effetti, sembrano spesso scritte per non essere lette.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41841580</guid><pubDate>Sat, 07 Nov 2020 08:21:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41841580/podcast_7_novembre.mp3" length="3339074" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Una ricerca che rimbalza dall’Inghilterra ricorda un problema irrisolto della nostra vita online.
Accettiamo termini d’uso e informative sulla privacy che non abbiamo letto e che, in effetti, sembrano spesso scritte per non essere lette.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una ricerca che rimbalza dall’Inghilterra ricorda un problema irrisolto della nostra vita online.<br />Accettiamo termini d’uso e informative sulla privacy che non abbiamo letto e che, in effetti, sembrano spesso scritte per non essere lette.]]></itunes:summary><itunes:duration>209</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Whatsapp, arrivano i messaggi a tempo ma non crediamoci troppo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/whatsapp-arrivano-i-messaggi-a-tempo-ma-non-crediamoci-troppo--41823571</link><description><![CDATA[Non è una novità rivoluzionaria perché altri servizi di messaggistica lo consentono da tempo ma ora, anche su Whatsapp, sarà possibile mandare messaggi a tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41823571</guid><pubDate>Fri, 06 Nov 2020 09:19:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41823571/podcast_6_novembre.mp3" length="2374425" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non è una novità rivoluzionaria perché altri servizi di messaggistica lo consentono da tempo ma ora, anche su Whatsapp, sarà possibile mandare messaggi a tempo.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non è una novità rivoluzionaria perché altri servizi di messaggistica lo consentono da tempo ma ora, anche su Whatsapp, sarà possibile mandare messaggi a tempo.]]></itunes:summary><itunes:duration>149</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>George Orwell non è più fantascienza ma storia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/george-orwell-non-e-piu-fantascienza-ma-storia--41804492</link><description><![CDATA[Inutile disseminare la città di telecamere per la videosorveglianza se si possono utilizzare direttamente le migliaia o, forse, i milioni di telecamere installate dai cittadini e avere occhi ovunque.<br />C’è un esperimento della polizia di Jackson in Mississipi che vale un caffè amaro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41804492</guid><pubDate>Thu, 05 Nov 2020 07:08:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41804492/podcast_5_novembre.mp3" length="3527156" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Inutile disseminare la città di telecamere per la videosorveglianza se si possono utilizzare direttamente le migliaia o, forse, i milioni di telecamere installate dai cittadini e avere occhi ovunque.
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Se avete figli, fratelli o nipoti piccoli la domanda è retorica e la risposta scontata.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La conoscete vero?<br />Se avete figli, fratelli o nipoti piccoli la domanda è retorica e la risposta scontata.]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Falsi storici sul web addio?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/falsi-storici-sul-web-addio--41752960</link><description><![CDATA[Ora anche Wayback Machine, la biblioteca di Alessandria del web, inizia a dar conto del factchecking sulle pagine in archivio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41752960</guid><pubDate>Mon, 02 Nov 2020 07:11:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41752960/podcast_2_novembre.mp3" length="3000110" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ora anche Wayback Machine, la biblioteca di Alessandria del web, inizia a dar conto del factchecking sulle pagine in archivio.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ora anche Wayback Machine, la biblioteca di Alessandria del web, inizia a dar conto del factchecking sulle pagine in archivio.]]></itunes:summary><itunes:duration>188</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un quarto di Starbucks passa per il telefonino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-quarto-di-starbucks-passa-per-il-telefonino--41741557</link><description><![CDATA[I numeri appena resi noti da Starbucks, la catena di caffè più nota al mondo raccontano che non c’è davvero esperienza che non possa convertirsi alla dimensione digitale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41741557</guid><pubDate>Sun, 01 Nov 2020 09:12:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41741557/podcast_1_novembre.mp3" length="3445654" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>I numeri appena resi noti da Starbucks, la catena di caffè più nota al mondo raccontano che non c’è davvero esperienza che non possa convertirsi alla dimensione digitale.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I numeri appena resi noti da Starbucks, la catena di caffè più nota al mondo raccontano che non c’è davvero esperienza che non possa convertirsi alla dimensione digitale.]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Compravendita di dati personali per la lotta all’immigrazione clandestina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/compravendita-di-dati-personali-per-la-lotta-all-immigrazione-clandestina--41729981</link><description><![CDATA[I data-broker vendono e il dipartimento per la sicurezza interna compra.<br />Si tratta dei dati di geolocalizzazione di milioni di persone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41729981</guid><pubDate>Sat, 31 Oct 2020 08:11:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41729981/podcast_31_ottobre.mp3" length="3874062" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>I data-broker vendono e il dipartimento per la sicurezza interna compra.
Si tratta dei dati di geolocalizzazione di milioni di persone.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I data-broker vendono e il dipartimento per la sicurezza interna compra.<br />Si tratta dei dati di geolocalizzazione di milioni di persone.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Film comprato ma mezzo acquistato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/film-comprato-ma-mezzo-acquistato--41694077</link><description><![CDATA[Quando compriamo un film su Amazon Prime quel film è nostro?<br />Ve lo siete mai chiesti?<br />O magari avete dato per scontata la risposta?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41694077</guid><pubDate>Fri, 30 Oct 2020 08:03:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41694077/podcast_30_ottobre.mp3" length="4127763" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quando compriamo un film su Amazon Prime quel film è nostro?
Ve lo siete mai chiesti?
O magari avete dato per scontata la risposta?</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando compriamo un film su Amazon Prime quel film è nostro?<br />Ve lo siete mai chiesti?<br />O magari avete dato per scontata la risposta?]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>FBI lancia l’allarme: la sanità nel mirino dei cybercriminali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fbi-lancia-l-allarme-la-sanita-nel-mirino-dei-cybercriminali--41693963</link><description><![CDATA[La pandemia ha reso gli ospedali americani, come quelli del resto del mondo, uno degli obiettivi strategici del cybercrime.<br />E’ la sintesi dell’allarme lanciato ieri da FBI.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41693963</guid><pubDate>Thu, 29 Oct 2020 05:58:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41693963/podcast_29_ottobre.mp3" length="3086627" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La pandemia ha reso gli ospedali americani, come quelli del resto del mondo, uno degli obiettivi strategici del cybercrime.
E’ la sintesi dell’allarme lanciato ieri da FBI.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La pandemia ha reso gli ospedali americani, come quelli del resto del mondo, uno degli obiettivi strategici del cybercrime.<br />E’ la sintesi dell’allarme lanciato ieri da FBI.]]></itunes:summary><itunes:duration>193</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’educazione viene prima della tecnologia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-educazione-viene-prima-della-tecnologia--41658223</link><description><![CDATA[La tecnologia corre più veloce dell’educazione purtroppo.<br />E certe tecnologie in mano a chi manca di un’adeguata cultura anche solo del rispetto del prossimo sono maledettamente pericolose.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41658223</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2020 07:17:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41658223/podcast_27_ottobre.mp3" length="3763303" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La tecnologia corre più veloce dell’educazione purtroppo.
E certe tecnologie in mano a chi manca di un’adeguata cultura anche solo del rispetto del prossimo sono maledettamente pericolose.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La tecnologia corre più veloce dell’educazione purtroppo.<br />E certe tecnologie in mano a chi manca di un’adeguata cultura anche solo del rispetto del prossimo sono maledettamente pericolose.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La moderazione corre anche su Zoom</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-moderazione-corre-anche-su-zoom--41640160</link><description><![CDATA[Le cattive abitudini si diffondono in più in fretta di quelle buone.<br />Anche Zoom ha iniziato a cancellare eventi genericamente contrari alle proprie policy impedendo agli utenti di discutere di questo o quell’argomento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41640160</guid><pubDate>Mon, 26 Oct 2020 07:05:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41640160/podcast_26_ottobre.mp3" length="3676786" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Le cattive abitudini si diffondono in più in fretta di quelle buone.
Anche Zoom ha iniziato a cancellare eventi genericamente contrari alle proprie policy impedendo agli utenti di discutere di questo o quell’argomento.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le cattive abitudini si diffondono in più in fretta di quelle buone.<br />Anche Zoom ha iniziato a cancellare eventi genericamente contrari alle proprie policy impedendo agli utenti di discutere di questo o quell’argomento.]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Microsoft, giudice per un giorno, dalla parte dell’industria dei contenuti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/microsoft-giudice-per-un-giorno-dalla-parte-dell-industria-dei-contenuti--41627983</link><description><![CDATA[Se il fine giustifica i mezzi, Microsoft ha fatto la cosa giusta.<br />Se invece è tempo di archiviare questa regola machiavellica e, diciamocelo, un po’ poco democratica, ha sbagliato.<br />Fatto sta che Microsoft ha tirato giù da Github un software utilizzato per scaricare video da YouTube.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41627983</guid><pubDate>Sun, 25 Oct 2020 06:49:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41627983/podcast_25_ottobre.mp3" length="3795068" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Se il fine giustifica i mezzi, Microsoft ha fatto la cosa giusta.
Se invece è tempo di archiviare questa regola machiavellica e, diciamocelo, un po’ poco democratica, ha sbagliato.
Fatto sta che Microsoft ha tirato giù da Github un software utilizzato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se il fine giustifica i mezzi, Microsoft ha fatto la cosa giusta.<br />Se invece è tempo di archiviare questa regola machiavellica e, diciamocelo, un po’ poco democratica, ha sbagliato.<br />Fatto sta che Microsoft ha tirato giù da Github un software utilizzato per scaricare video da YouTube.]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tripadvisor, non da solo, contro Google</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tripadvisor-non-da-solo-contro-google--41617002</link><description><![CDATA[Tra i primi a gioire dell’inchiesta antitrust avviata dalla Giustizia americana contro Google c’è Tripadvisor.<br />Se non ci fosse, ha detto Stephen Kaufer, amministratore delegato di Tripadvisor, il nostro business andrebbe decisamente meglio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41617002</guid><pubDate>Sat, 24 Oct 2020 07:41:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41617002/podcast_24_ottobre.mp3" length="2960403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Tra i primi a gioire dell’inchiesta antitrust avviata dalla Giustizia americana contro Google c’è Tripadvisor.
Se non ci fosse, ha detto Stephen Kaufer, amministratore delegato di Tripadvisor, il nostro business andrebbe decisamente meglio.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tra i primi a gioire dell’inchiesta antitrust avviata dalla Giustizia americana contro Google c’è Tripadvisor.<br />Se non ci fosse, ha detto Stephen Kaufer, amministratore delegato di Tripadvisor, il nostro business andrebbe decisamente meglio.]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tik Tok, il tuo video è stato rimosso e ti spieghiamo perché</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tik-tok-il-tuo-video-e-stato-rimosso-e-ti-spieghiamo-perche--41598362</link><description><![CDATA[Tik Tok, la piattaforma di video sharing cinese che spopola in tutto il mondo specie tra i più giovani ma non solo tra loro, ha modificato le sue regole in fatto di rimozione dei contenuti.<br />Non è una rivoluzione ma è una buona occasione per tornare sulla questione della moderazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41598362</guid><pubDate>Fri, 23 Oct 2020 06:11:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41598362/podcast_23_ottobre.mp3" length="3960162" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Tik Tok, la piattaforma di video sharing cinese che spopola in tutto il mondo specie tra i più giovani ma non solo tra loro, ha modificato le sue regole in fatto di rimozione dei contenuti.
Non è una rivoluzione ma è una buona occasione per tornare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tik Tok, la piattaforma di video sharing cinese che spopola in tutto il mondo specie tra i più giovani ma non solo tra loro, ha modificato le sue regole in fatto di rimozione dei contenuti.<br />Non è una rivoluzione ma è una buona occasione per tornare sulla questione della moderazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>248</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sempre meno segreti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sempre-meno-segreti--41580959</link><description><![CDATA[Più viviamo nella dimensione digitale più assieme alle opportunità crescono i rischi di veder compressa la sfera privata della nostra vita.<br />Niente di originale per carità ma un’inchiesta di una NGO americana ci da un’occasione in più per riflettere sulla questione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41580959</guid><pubDate>Thu, 22 Oct 2020 06:13:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41580959/podcast_22_ottobre.mp3" length="3530082" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Più viviamo nella dimensione digitale più assieme alle opportunità crescono i rischi di veder compressa la sfera privata della nostra vita.
Niente di originale per carità ma un’inchiesta di una NGO americana ci da un’occasione in più per riflettere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Più viviamo nella dimensione digitale più assieme alle opportunità crescono i rischi di veder compressa la sfera privata della nostra vita.<br />Niente di originale per carità ma un’inchiesta di una NGO americana ci da un’occasione in più per riflettere sulla questione.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Porno deepfake, fermiamolo adesso o sarà troppo tardi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/porno-deepfake-fermiamolo-adesso-o-sara-troppo-tardi--41564704</link><description><![CDATA[L’allarme è di quelli che non possono essere né ignorati né sottovalutati.<br />Gira su Telegram – ma verosimilmente non solo su telegram – un’applicazione che consente, in pochi secondi, di spogliare letteralmente una donna e pubblicarne una sua immagine nuda più o meno dove si vuole.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41564704</guid><pubDate>Wed, 21 Oct 2020 06:12:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41564704/podcast_21_ottobre.mp3" length="3510020" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’allarme è di quelli che non possono essere né ignorati né sottovalutati.
Gira su Telegram – ma verosimilmente non solo su telegram – un’applicazione che consente, in pochi secondi, di spogliare letteralmente una donna e pubblicarne una sua immagine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’allarme è di quelli che non possono essere né ignorati né sottovalutati.<br />Gira su Telegram – ma verosimilmente non solo su telegram – un’applicazione che consente, in pochi secondi, di spogliare letteralmente una donna e pubblicarne una sua immagine nuda più o meno dove si vuole.]]></itunes:summary><itunes:duration>220</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Patenti facili online, troppo facili per essere vere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/patenti-facili-online-troppo-facili-per-essere-vere--41547279</link><description><![CDATA[La storia arriva da Numerama, popolare rivista online francese dedicata alla società digitale.<br />Su Instagram, almeno in Francia, rimbalzerebbero con crescente insistenza messaggi promozionali che promettono di assicurarsi patenti di guida senza fare l’esame per davvero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41547279</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 05:38:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41547279/podcast_20_ottobre.mp3" length="2665324" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La storia arriva da Numerama, popolare rivista online francese dedicata alla società digitale.
Su Instagram, almeno in Francia, rimbalzerebbero con crescente insistenza messaggi promozionali che promettono di assicurarsi patenti di guida senza fare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La storia arriva da Numerama, popolare rivista online francese dedicata alla società digitale.<br />Su Instagram, almeno in Francia, rimbalzerebbero con crescente insistenza messaggi promozionali che promettono di assicurarsi patenti di guida senza fare l’esame per davvero.]]></itunes:summary><itunes:duration>167</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se la violenza domestica corre lungo i dispositivi digitali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-la-violenza-domestica-corre-lungo-i-dispositivi-digitali--41517885</link><description><![CDATA[Il COVID ci ha imposto di passare più tempo connessi e ha accelerato la trasformazione digitale delle nostre case.<br />Una bella notizia con alcuni effetti collaterali da tenere presenti.<br />Uno dei più importanti tra questi riguarda, purtroppo, la violenza domestica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41517885</guid><pubDate>Sun, 18 Oct 2020 06:51:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41517885/podcast_18_ottobre.mp3" length="3708132" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il COVID ci ha imposto di passare più tempo connessi e ha accelerato la trasformazione digitale delle nostre case.
Una bella notizia con alcuni effetti collaterali da tenere presenti.
Uno dei più importanti tra questi riguarda, purtroppo, la violenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il COVID ci ha imposto di passare più tempo connessi e ha accelerato la trasformazione digitale delle nostre case.<br />Una bella notizia con alcuni effetti collaterali da tenere presenti.<br />Uno dei più importanti tra questi riguarda, purtroppo, la violenza domestica.]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’insostenibile leggerezza della moderazione dei social</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-insostenibile-leggerezza-della-moderazione-dei-social--41505742</link><description><![CDATA[Nei giorni scorsi Twitter ha bloccato un numero imprecisato di cinguettii che contenevano un link a un pezzo del New York Post a proposito di uno dei due candidati alla casa bianca. <br />Ieri si è scusata e ha rimosso il blocco.<br />Frattanto però tra due settimane negli USA si vota.<br />Direi che è una buona occasione per ritornare su una vecchia questione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41505742</guid><pubDate>Sat, 17 Oct 2020 06:59:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41505742/podcast_17_ottobre.mp3" length="3325282" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nei giorni scorsi Twitter ha bloccato un numero imprecisato di cinguettii che contenevano un link a un pezzo del New York Post a proposito di uno dei due candidati alla casa bianca. 
Ieri si è scusata e ha rimosso il blocco.
Frattanto però tra due...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nei giorni scorsi Twitter ha bloccato un numero imprecisato di cinguettii che contenevano un link a un pezzo del New York Post a proposito di uno dei due candidati alla casa bianca. <br />Ieri si è scusata e ha rimosso il blocco.<br />Frattanto però tra due settimane negli USA si vota.<br />Direi che è una buona occasione per ritornare su una vecchia questione.]]></itunes:summary><itunes:duration>208</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Phising su Facebook: navigante avvisato è mezzo salvato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/phising-su-facebook-navigante-avvisato-e-mezzo-salvato--41490047</link><description><![CDATA[Oggi è il classico caffè da avviso ai naviganti.<br />Occhio perché su Facebook gira una campagna di phising con la quale stanno provando a fregarci le nostre credenziali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41490047</guid><pubDate>Fri, 16 Oct 2020 08:27:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41490047/podcast_18_ottobre.mp3" length="2231483" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi è il classico caffè da avviso ai naviganti.
Occhio perché su Facebook gira una campagna di phising con la quale stanno provando a fregarci le nostre credenziali.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi è il classico caffè da avviso ai naviganti.<br />Occhio perché su Facebook gira una campagna di phising con la quale stanno provando a fregarci le nostre credenziali.]]></itunes:summary><itunes:duration>140</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dropbox, anche finita la pandemia si lavorerà da casa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dropbox-anche-finita-la-pandemia-si-lavorera-da-casa--41451862</link><description><![CDATA[Dopo Twitter e tanti altri giganti della Silicon Valley anche Dropbox ha deciso:  suoi dipendenti lavoreranno da casa anche finita la pandemia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41451862</guid><pubDate>Wed, 14 Oct 2020 06:49:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41451862/podcast_14_ottobre.mp3" length="3683891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo Twitter e tanti altri giganti della Silicon Valley anche Dropbox ha deciso:  suoi dipendenti lavoreranno da casa anche finita la pandemia.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dopo Twitter e tanti altri giganti della Silicon Valley anche Dropbox ha deciso:  suoi dipendenti lavoreranno da casa anche finita la pandemia.]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Life 360, l’app più amata dai genitori e più odiata dai teenager</title><link>https://www.spreaker.com/episode/life-360-l-app-piu-amata-dai-genitori-e-piu-odiata-dai-teenager--41433889</link><description><![CDATA[Quante volte abbiamo raccontato ai nostri genitori che eravamo a studiare a casa di Paolo, Marco o Francesco e, invece, eravamo chissà dove a far tutt’altro?<br />Bei tempi quando lo si poteva fare con la ragionevole certezza di non esser beccati.<br />Oggi non è più così.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41433889</guid><pubDate>Tue, 13 Oct 2020 06:40:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41433889/podcast_13_ottobre.mp3" length="3268021" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quante volte abbiamo raccontato ai nostri genitori che eravamo a studiare a casa di Paolo, Marco o Francesco e, invece, eravamo chissà dove a far tutt’altro?
Bei tempi quando lo si poteva fare con la ragionevole certezza di non esser beccati.
Oggi non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quante volte abbiamo raccontato ai nostri genitori che eravamo a studiare a casa di Paolo, Marco o Francesco e, invece, eravamo chissà dove a far tutt’altro?<br />Bei tempi quando lo si poteva fare con la ragionevole certezza di non esser beccati.<br />Oggi non è più così.]]></itunes:summary><itunes:duration>205</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Si chiama Amica è diversamente intelligente e vi aiuta a separarvi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/si-chiama-amica-e-diversamente-intelligente-e-vi-aiuta-a-separarvi--41416594</link><description><![CDATA[In Australia, ma probabilmente è successo anche da noi, il Covid ha messo a dura prova anche la vita di coppia e c’è stata un’impennata delle istanze di separazione in Tribunale.<br />L’intelligenza artificiale è, quindi, corsa in soccorso dei Giudici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41416594</guid><pubDate>Mon, 12 Oct 2020 06:08:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41416594/podcast_12_ottore.mp3" length="3813040" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In Australia, ma probabilmente è successo anche da noi, il Covid ha messo a dura prova anche la vita di coppia e c’è stata un’impennata delle istanze di separazione in Tribunale.
L’intelligenza artificiale è, quindi, corsa in soccorso dei Giudici.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In Australia, ma probabilmente è successo anche da noi, il Covid ha messo a dura prova anche la vita di coppia e c’è stata un’impennata delle istanze di separazione in Tribunale.<br />L’intelligenza artificiale è, quindi, corsa in soccorso dei Giudici.]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un flag per gli esercizi commerciali accusati di razzismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-flag-per-gli-esercizi-commerciali-accusati-di-razzismo--41393495</link><description><![CDATA[Yelp, il motore di ricerca specializzato in esercizi commerciali che, peraltro, campeggia sui cruscotti di alcune delle nostre automobili ha deciso che segnalerà ai suoi utenti quando un esercizio commerciale indicizzato è accusato di comportamenti razzisti.<br />È una buona idea?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41393495</guid><pubDate>Sat, 10 Oct 2020 07:27:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41393495/podcast_10_ottobre.mp3" length="3079522" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Yelp, il motore di ricerca specializzato in esercizi commerciali che, peraltro, campeggia sui cruscotti di alcune delle nostre automobili ha deciso che segnalerà ai suoi utenti quando un esercizio commerciale indicizzato è accusato di comportamenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Yelp, il motore di ricerca specializzato in esercizi commerciali che, peraltro, campeggia sui cruscotti di alcune delle nostre automobili ha deciso che segnalerà ai suoi utenti quando un esercizio commerciale indicizzato è accusato di comportamenti razzisti.<br />È una buona idea?]]></itunes:summary><itunes:duration>193</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vita e un (video)gioco o i (video)giochi aiutano a vivere meglio?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vita-e-un-video-gioco-o-i-video-giochi-aiutano-a-vivere-meglio--41376690</link><description><![CDATA[Il prossimo Hummer elettrico prodotto dalla General Motors, il gigante dell’industria automobilistica globale avrà a bordo un’interfaccia della Epic Games, il gigante dell’industria dei videogame.<br />Parafrasando Marzullo, viene da dire che la vita non è un gioco ma i giochi aiutano a vivere meglio o, almeno, a vendere meglio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41376690</guid><pubDate>Fri, 09 Oct 2020 06:05:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41376690/podcast_9_ottobre_2020.mp3" length="3705625" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il prossimo Hummer elettrico prodotto dalla General Motors, il gigante dell’industria automobilistica globale avrà a bordo un’interfaccia della Epic Games, il gigante dell’industria dei videogame.
Parafrasando Marzullo, viene da dire che la vita non è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il prossimo Hummer elettrico prodotto dalla General Motors, il gigante dell’industria automobilistica globale avrà a bordo un’interfaccia della Epic Games, il gigante dell’industria dei videogame.<br />Parafrasando Marzullo, viene da dire che la vita non è un gioco ma i giochi aiutano a vivere meglio o, almeno, a vendere meglio.]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prima o dopo i nodi vengono al pettine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prima-o-dopo-i-nodi-vengono-al-pettine--41358270</link><description><![CDATA[Siamo vicini al capolinea, anche se non siamo ancora arrivati, di una delle vicende giudiziarie che ha tenuto l’industria del software e non solo con il naso all’insù per un decennio.<br />Stiamo parlando dell’ormai epica battaglia tra Google e Oracle sulle API, le interfacce che consentono a due programmi una qualche forma di più o meno profondo dialogo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41358270</guid><pubDate>Thu, 08 Oct 2020 06:41:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41358270/podcast_8_ottobre.mp3" length="4728371" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo vicini al capolinea, anche se non siamo ancora arrivati, di una delle vicende giudiziarie che ha tenuto l’industria del software e non solo con il naso all’insù per un decennio.
Stiamo parlando dell’ormai epica battaglia tra Google e Oracle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo vicini al capolinea, anche se non siamo ancora arrivati, di una delle vicende giudiziarie che ha tenuto l’industria del software e non solo con il naso all’insù per un decennio.<br />Stiamo parlando dell’ormai epica battaglia tra Google e Oracle sulle API, le interfacce che consentono a due programmi una qualche forma di più o meno profondo dialogo.]]></itunes:summary><itunes:duration>296</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Oltre alla sicurezza c’è di più. Parola della Corte di Giustizia UE</title><link>https://www.spreaker.com/episode/oltre-alla-sicurezza-c-e-di-piu-parola-della-corte-di-giustizia-ue--41339503</link><description><![CDATA[Il perseguimento, naturalmente legittimo, di esigenze di sicurezza non basta a consentire agli Stati membri dell’Unione la raccolta e la pesca a strascico indiscriminata di dati personali degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica.<br />La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha ribadito ieri un principio non nuovo ma prezioso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41339503</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2020 06:23:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41339503/podcast_7_ottobre.mp3" length="3730284" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il perseguimento, naturalmente legittimo, di esigenze di sicurezza non basta a consentire agli Stati membri dell’Unione la raccolta e la pesca a strascico indiscriminata di dati personali degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica.
La Corte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il perseguimento, naturalmente legittimo, di esigenze di sicurezza non basta a consentire agli Stati membri dell’Unione la raccolta e la pesca a strascico indiscriminata di dati personali degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica.<br />La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha ribadito ieri un principio non nuovo ma prezioso.]]></itunes:summary><itunes:duration>234</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Gran Bretagna da' i numeri sul Covid: galeotto fu l’excel</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-gran-bretagna-da-i-numeri-sul-covid-galeotto-fu-l-excel--41319979</link><description><![CDATA[È una storia che lascia basiti ma al tempo stesso drammaticamente educativa quella che rimbalza da oltre manica: il Governo inglese ha sbagliato a contare i casi di Covid sul suo territorio.<br />E la colpa sarebbe di un foglio Excel. Beh più che di un foglio Excel dell’ignoranza informatica di chi lo ha usato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41319979</guid><pubDate>Tue, 06 Oct 2020 05:35:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41319979/podcast_6_ottobre.mp3" length="2726346" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È una storia che lascia basiti ma al tempo stesso drammaticamente educativa quella che rimbalza da oltre manica: il Governo inglese ha sbagliato a contare i casi di Covid sul suo territorio.
E la colpa sarebbe di un foglio Excel. Beh più che di un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È una storia che lascia basiti ma al tempo stesso drammaticamente educativa quella che rimbalza da oltre manica: il Governo inglese ha sbagliato a contare i casi di Covid sul suo territorio.<br />E la colpa sarebbe di un foglio Excel. Beh più che di un foglio Excel dell’ignoranza informatica di chi lo ha usato.]]></itunes:summary><itunes:duration>171</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La cybercriminalità cambia strada con noi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-cybercriminalita-cambia-strada-con-noi--41301649</link><description><![CDATA[Il Covid-19 ha cambiato il nostro stile di vita.<br />Nessuna sorpresa che anche i cybercriminali abbiano cambiato le loro abitudini.<br />Un avviso ai naviganti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41301649</guid><pubDate>Mon, 05 Oct 2020 06:51:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41301649/podcast_5_ottobre.mp3" length="3039398" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il Covid-19 ha cambiato il nostro stile di vita.
Nessuna sorpresa che anche i cybercriminali abbiano cambiato le loro abitudini.
Un avviso ai naviganti.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Covid-19 ha cambiato il nostro stile di vita.<br />Nessuna sorpresa che anche i cybercriminali abbiano cambiato le loro abitudini.<br />Un avviso ai naviganti.]]></itunes:summary><itunes:duration>190</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Airbnb, stop agli affitti per la notte di Halloween</title><link>https://www.spreaker.com/episode/airbnb-stop-agli-affitti-per-la-notte-di-halloween--41287819</link><description><![CDATA[È nel segno della responsabilità la scelta di Airbnb di bloccare gli affitti per la notte di Halloween.<br />Una scelta apprezzabile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41287819</guid><pubDate>Sun, 04 Oct 2020 06:57:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41287819/podcast_4_ottobre.mp3" length="2634813" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È nel segno della responsabilità la scelta di Airbnb di bloccare gli affitti per la notte di Halloween.
Una scelta apprezzabile.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È nel segno della responsabilità la scelta di Airbnb di bloccare gli affitti per la notte di Halloween.<br />Una scelta apprezzabile.]]></itunes:summary><itunes:duration>165</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La privacy, almeno quella dei bambini, rispettiamola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-privacy-almeno-quella-dei-bambini-rispettiamola--41255281</link><description><![CDATA[Papà mi scarichi un gioco sull’ipad?<br />Se avete figli piccoli, vi sarà già successo decine di volte di sentirvelo chiedere.<br />E dire di no è difficile per non dire impossibile, al limite si può discutere di quale gioco scaricare.<br />Ma pare che anche la più apparentemente ingenua e elementare delle app di gioco, qualche insidia la nasconda.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41255281</guid><pubDate>Fri, 02 Oct 2020 05:34:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41255281/podcast_2_ottobre.mp3" length="3914186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Papà mi scarichi un gioco sull’ipad?
Se avete figli piccoli, vi sarà già successo decine di volte di sentirvelo chiedere.
E dire di no è difficile per non dire impossibile, al limite si può discutere di quale gioco scaricare.
Ma pare che anche la più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Papà mi scarichi un gioco sull’ipad?<br />Se avete figli piccoli, vi sarà già successo decine di volte di sentirvelo chiedere.<br />E dire di no è difficile per non dire impossibile, al limite si può discutere di quale gioco scaricare.<br />Ma pare che anche la più apparentemente ingenua e elementare delle app di gioco, qualche insidia la nasconda.]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Singapore all'ONU: servono un approccio e regole nuove per governare il futuro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/singapore-all-onu-servono-un-approccio-e-regole-nuove-per-governare-il-futuro--41171619</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41171619</guid><pubDate>Thu, 01 Oct 2020 06:02:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41171619/podcast_28_settembre.mp3" length="3336567" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:duration>209</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Professione driver</title><link>https://www.spreaker.com/episode/professione-driver--41219495</link><description><![CDATA[Dal primo gennaio gli autisti di Uber e Lyft di Seattle non potranno guadagnare meno di 16 dollari all’ora.<br />Lo stabilisce una legge della città di Seattle approvata la scorsa settimana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41219495</guid><pubDate>Wed, 30 Sep 2020 06:19:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41219495/podcast_30_settembre.mp3" length="2812446" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Dal primo gennaio gli autisti di Uber e Lyft di Seattle non potranno guadagnare meno di 16 dollari all’ora.
Lo stabilisce una legge della città di Seattle approvata la scorsa settimana.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dal primo gennaio gli autisti di Uber e Lyft di Seattle non potranno guadagnare meno di 16 dollari all’ora.<br />Lo stabilisce una legge della città di Seattle approvata la scorsa settimana.]]></itunes:summary><itunes:duration>176</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Presidente delle Filippine a Facebook: se non ci sei d’aiuto, dobbiamo parlare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-presidente-delle-filippine-a-facebook-se-non-ci-sei-d-aiuto-dobbiamo-parlare--41197433</link><description><![CDATA["Facebook, ascoltami. Ti permettiamo di operare qui sperando che tu possa aiutarci. Ora, se il governo non può promuovere qualcosa che è per il bene delle persone, allora qual è il tuo scopo qui nel mio paese? ".<br />Parole di Rodrigo Duterte, Presidente delle Filippine.<br />Niente di completamente nuovo sotto il sole ma, forse, vale un caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41197433</guid><pubDate>Tue, 29 Sep 2020 06:25:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41197433/podcast_29_settembre.mp3" length="3474911" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>"Facebook, ascoltami. Ti permettiamo di operare qui sperando che tu possa aiutarci. Ora, se il governo non può promuovere qualcosa che è per il bene delle persone, allora qual è il tuo scopo qui nel mio paese? ".
Parole di Rodrigo Duterte, Presidente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Facebook, ascoltami. Ti permettiamo di operare qui sperando che tu possa aiutarci. Ora, se il governo non può promuovere qualcosa che è per il bene delle persone, allora qual è il tuo scopo qui nel mio paese? ".<br />Parole di Rodrigo Duterte, Presidente delle Filippine.<br />Niente di completamente nuovo sotto il sole ma, forse, vale un caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Twitter, una mossa giusta contro la disinformazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/twitter-una-mossa-giusta-contro-la-disinformazione--41152989</link><description><![CDATA[Una buona notizia, una mossa giusta di Twitter contro la disinformazione. Una mossa da imitare e una "regola" da applicare anche in ambiti diversi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41152989</guid><pubDate>Sun, 27 Sep 2020 07:14:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41152989/podcast_27_settembre.mp3" length="3041906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Una buona notizia, una mossa giusta di Twitter contro la disinformazione. Una mossa da imitare e una "regola" da applicare anche in ambiti diversi.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una buona notizia, una mossa giusta di Twitter contro la disinformazione. Una mossa da imitare e una "regola" da applicare anche in ambiti diversi.]]></itunes:summary><itunes:duration>191</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Arriva il drone che vola dentro casa quando non ci siamo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/arriva-il-drone-che-vola-dentro-casa-quando-non-ci-siamo--41136004</link><description><![CDATA[Quante volte vi è capitato di uscire da casa, chiudere la porta, salire in macchina o, peggio, arrivare in ufficio e sentirvi assalire dall’orribile sospetto di aver lasciato una finestra spalancata?<br />E che fare a quel punto?<br />Affidarsi al destino, chiedere al vicino di affacciarsi dalla sua finestra e provare a guardare la nostra o tornare indietro?<br />Dal prossimo anno ci sarà un’alternativa in più.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41136004</guid><pubDate>Sat, 26 Sep 2020 07:40:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41136004/podcast_26_settembre.mp3" length="3377945" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quante volte vi è capitato di uscire da casa, chiudere la porta, salire in macchina o, peggio, arrivare in ufficio e sentirvi assalire dall’orribile sospetto di aver lasciato una finestra spalancata?
E che fare a quel punto?
Affidarsi al destino,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quante volte vi è capitato di uscire da casa, chiudere la porta, salire in macchina o, peggio, arrivare in ufficio e sentirvi assalire dall’orribile sospetto di aver lasciato una finestra spalancata?<br />E che fare a quel punto?<br />Affidarsi al destino, chiedere al vicino di affacciarsi dalla sua finestra e provare a guardare la nostra o tornare indietro?<br />Dal prossimo anno ci sarà un’alternativa in più.]]></itunes:summary><itunes:duration>212</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La moderazione dei contenuti è pericolosa per la libertà di manifestazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-moderazione-dei-contenuti-e-pericolosa-per-la-liberta-di-manifestazione--41113184</link><description><![CDATA[La storia è uguale a tante altre e qualcuno potrebbe dire che non c’è neppure una notizia per il nostro caffè.<br />Forse è vero ma se smettiamo di parlarne il rischio è abituarsi a un sistema che non funziona.<br />E quindi parliamo di Facebook, di alcuni manifestanti civili e del blocco dei loro account.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41113184</guid><pubDate>Fri, 25 Sep 2020 06:16:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41113184/podcast_25_settembre.mp3" length="3377945" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La storia è uguale a tante altre e qualcuno potrebbe dire che non c’è neppure una notizia per il nostro caffè.
Forse è vero ma se smettiamo di parlarne il rischio è abituarsi a un sistema che non funziona.
E quindi parliamo di Facebook, di alcuni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La storia è uguale a tante altre e qualcuno potrebbe dire che non c’è neppure una notizia per il nostro caffè.<br />Forse è vero ma se smettiamo di parlarne il rischio è abituarsi a un sistema che non funziona.<br />E quindi parliamo di Facebook, di alcuni manifestanti civili e del blocco dei loro account.]]></itunes:summary><itunes:duration>212</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>YouTube schiera l’intelligenza artificiale dalla parte dei minori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/youtube-schiera-l-intelligenza-artificiale-dalla-parte-dei-minori--41095271</link><description><![CDATA[YouTube che ci piaccia o non ci piaccia è diventato parte integrante del quotidiano dei nostri figli in compagnia, a seconda delle età, di Tik Tik e di pochi altri che hanno saputo guadagnarsi la loro fiducia, si fa per dire,<br />È dura riconoscerlo ma i nostri figli sono e saranno un po’ figli dei contenuti con i quali si imbatteranno online proprio come noi siamo figli di quelli rimbalzati in TV.<br />E’ un fatto da tener presente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41095271</guid><pubDate>Thu, 24 Sep 2020 05:47:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41095271/podcast_24_settembre_2019.mp3" length="3176906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>YouTube che ci piaccia o non ci piaccia è diventato parte integrante del quotidiano dei nostri figli in compagnia, a seconda delle età, di Tik Tik e di pochi altri che hanno saputo guadagnarsi la loro fiducia, si fa per dire,
È dura riconoscerlo ma i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[YouTube che ci piaccia o non ci piaccia è diventato parte integrante del quotidiano dei nostri figli in compagnia, a seconda delle età, di Tik Tik e di pochi altri che hanno saputo guadagnarsi la loro fiducia, si fa per dire,<br />È dura riconoscerlo ma i nostri figli sono e saranno un po’ figli dei contenuti con i quali si imbatteranno online proprio come noi siamo figli di quelli rimbalzati in TV.<br />E’ un fatto da tener presente.]]></itunes:summary><itunes:duration>199</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi l’ha scritto? Un umano o un robot?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-l-ha-scritto-un-umano-o-un-robot--41076975</link><description><![CDATA[Ora ci siamo per davvero.<br />Il romanzo di fantascienza finisce qui e quello di cronaca dei nostri giorni sta per iniziare.<br />Ma non sapremo mai se lo ha scritto una persona o un robot.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41076975</guid><pubDate>Wed, 23 Sep 2020 06:03:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41076975/podcast_23_settembre.mp3" length="3755780" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ora ci siamo per davvero.
Il romanzo di fantascienza finisce qui e quello di cronaca dei nostri giorni sta per iniziare.
Ma non sapremo mai se lo ha scritto una persona o un robot.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ora ci siamo per davvero.<br />Il romanzo di fantascienza finisce qui e quello di cronaca dei nostri giorni sta per iniziare.<br />Ma non sapremo mai se lo ha scritto una persona o un robot.]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:keywords>ai,microsoft,openai</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’irresistibile tentazione del riconoscimento facciale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-irresistibile-tentazione-del-riconoscimento-facciale--41054038</link><description><![CDATA[Naturalmente possiamo girarci dall’altra parte e dire che Los Angeles è lontana.<br />Ma il Los Angeles Times ieri pubblica un pezzo, risultato di un’accurata inchiesta giornalistica, che racconta come la polizia di Los Angeles dal 2009 ad oggi, pur avendolo sin qui negato, abbia usato sistematicamente il riconoscimento facciale per il contrasto al crimine.<br />E non parliamo di terrorismo nazionale o internazionale.<br />Se non ci si gira dall’altra parte qualche riflessione sorge spontanea.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41054038</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2020 05:54:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41054038/nuovo_memo_35.mp3" length="3628720" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Naturalmente possiamo girarci dall’altra parte e dire che Los Angeles è lontana.
Ma il Los Angeles Times ieri pubblica un pezzo, risultato di un’accurata inchiesta giornalistica, che racconta come la polizia di Los Angeles dal 2009 ad oggi, pur...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Naturalmente possiamo girarci dall’altra parte e dire che Los Angeles è lontana.<br />Ma il Los Angeles Times ieri pubblica un pezzo, risultato di un’accurata inchiesta giornalistica, che racconta come la polizia di Los Angeles dal 2009 ad oggi, pur avendolo sin qui negato, abbia usato sistematicamente il riconoscimento facciale per il contrasto al crimine.<br />E non parliamo di terrorismo nazionale o internazionale.<br />Se non ci si gira dall’altra parte qualche riflessione sorge spontanea.]]></itunes:summary><itunes:duration>227</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli algoritmi discriminano? Questa volta il dubbio investe Twitter.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-algoritmi-discriminano-questa-volta-il-dubbio-investe-twitter--41032445</link><description><![CDATA[È solo un dubbio ma è scomodo davvero.<br />Twitter o, meglio, i suoi algoritmi discriminano tra bianchi e neri?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41032445</guid><pubDate>Mon, 21 Sep 2020 05:41:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41032445/podcast_21_settembre.mp3" length="2808684" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È solo un dubbio ma è scomodo davvero.
Twitter o, meglio, i suoi algoritmi discriminano tra bianchi e neri?</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È solo un dubbio ma è scomodo davvero.<br />Twitter o, meglio, i suoi algoritmi discriminano tra bianchi e neri?]]></itunes:summary><itunes:duration>176</itunes:duration><itunes:keywords>algoritmi,discriminatorietà,twitter</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vietato dormire al volante anche se la macchina guida da sola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vietato-dormire-al-volante-anche-se-la-macchina-guida-da-sola--41012942</link><description><![CDATA[Non manca molto neppure da noi prima di vedere una macchina sfrecciare in autostrada senza un conducente o, almeno apparentemente senza un conducente.<br />In Canada è già successo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41012942</guid><pubDate>Sun, 20 Sep 2020 06:47:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41012942/podcast_20_settembre_2020.mp3" length="3476165" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non manca molto neppure da noi prima di vedere una macchina sfrecciare in autostrada senza un conducente o, almeno apparentemente senza un conducente.
In Canada è già successo.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non manca molto neppure da noi prima di vedere una macchina sfrecciare in autostrada senza un conducente o, almeno apparentemente senza un conducente.<br />In Canada è già successo.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Privacy 2030: il manifesto di Giovanni Buttarelli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/privacy-2030-il-manifesto-di-giovanni-buttarelli--40996005</link><description><![CDATA[E’ il potere di raccogliere informazioni sulle persone, costruire inferenze attraverso<br />quelle informazioni e trasformarle in fonte di valore, sotto forma di profitti commerciali oppure in termini di capacità di condizionamento dei comportamenti altrui.<br />Inizia così il Manifesto Privacy 2030, purtroppo drammaticamente postumo, di Giovanni Buttarelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40996005</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2020 06:27:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40996005/podcast_19_settembre.mp3" length="4160782" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>E’ il potere di raccogliere informazioni sulle persone, costruire inferenze attraverso
quelle informazioni e trasformarle in fonte di valore, sotto forma di profitti commerciali oppure in termini di capacità di condizionamento dei comportamenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[E’ il potere di raccogliere informazioni sulle persone, costruire inferenze attraverso<br />quelle informazioni e trasformarle in fonte di valore, sotto forma di profitti commerciali oppure in termini di capacità di condizionamento dei comportamenti altrui.<br />Inizia così il Manifesto Privacy 2030, purtroppo drammaticamente postumo, di Giovanni Buttarelli.]]></itunes:summary><itunes:duration>260</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Morta per un attacco informatico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/morta-per-un-attacco-informatico--40969274</link><description><![CDATA[Non uccide solo la malasanità ma anche la mala-informatica nella sanità e questo sarà sempre più vero.<br />Un caffè amaro ma necessario quello di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40969274</guid><pubDate>Fri, 18 Sep 2020 06:00:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40969274/podcast_18_settembre.mp3" length="3118392" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non uccide solo la malasanità ma anche la mala-informatica nella sanità e questo sarà sempre più vero.
Un caffè amaro ma necessario quello di oggi.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non uccide solo la malasanità ma anche la mala-informatica nella sanità e questo sarà sempre più vero.<br />Un caffè amaro ma necessario quello di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>195</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I dati negli abissi. E ora?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-dati-negli-abissi-e-ora--40949862</link><description><![CDATA[Microsoft ha appena ripescato un suo data-center sommergibile adagiato sui fondali scozzesi due anni fa e l’esperimento sembrerebbe essere stato un successo.<br />E ora?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40949862</guid><pubDate>Thu, 17 Sep 2020 06:08:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40949862/podcast_17_settembre.mp3" length="3355375" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Microsoft ha appena ripescato un suo data-center sommergibile adagiato sui fondali scozzesi due anni fa e l’esperimento sembrerebbe essere stato un successo.
E ora?</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Microsoft ha appena ripescato un suo data-center sommergibile adagiato sui fondali scozzesi due anni fa e l’esperimento sembrerebbe essere stato un successo.<br />E ora?]]></itunes:summary><itunes:duration>210</itunes:duration><itunes:keywords>abissi,giurisdizione,micorsoft</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’accesso a internet deve essere neutrale. Parola della Corte di Giustizia.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-accesso-a-internet-deve-essere-neutrale-parola-della-corte-di-giustizia--40925808</link><description><![CDATA[La Corte di Giustizia dell’Unione europea ieri ha messo, per la prima volta, nero su bianco un principio che, in tanti, attendono di leggere da anni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40925808</guid><pubDate>Wed, 16 Sep 2020 05:29:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40925808/podcast_16_settembre.mp3" length="3675114" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La Corte di Giustizia dell’Unione europea ieri ha messo, per la prima volta, nero su bianco un principio che, in tanti, attendono di leggere da anni.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Corte di Giustizia dell’Unione europea ieri ha messo, per la prima volta, nero su bianco un principio che, in tanti, attendono di leggere da anni.]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:keywords>internet,netneutrality,rodotà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>“Ho le mani sporche di sangue”. La rivelazione di una gola profonda licenziata da Facebook.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ho-le-mani-sporche-di-sangue-la-rivelazione-di-una-gola-profonda-licenziata-da-facebook--40908530</link><description><![CDATA[Facebook non fa abbastanza per contrastare la disinformazione e lascia soli i suoi moderatori davanti a problemi più grandi di loro.<br />Le rivelazioni di una ex del socialnetwork riaccendono una discussione mai chiusa per davvero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40908530</guid><pubDate>Tue, 15 Sep 2020 06:08:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40908530/podcast_15_settembre.mp3" length="3657559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Facebook non fa abbastanza per contrastare la disinformazione e lascia soli i suoi moderatori davanti a problemi più grandi di loro.
Le rivelazioni di una ex del socialnetwork riaccendono una discussione mai chiusa per davvero.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Facebook non fa abbastanza per contrastare la disinformazione e lascia soli i suoi moderatori davanti a problemi più grandi di loro.<br />Le rivelazioni di una ex del socialnetwork riaccendono una discussione mai chiusa per davvero.]]></itunes:summary><itunes:duration>229</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vuoi inserire un link? Paga.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vuoi-inserire-un-link-paga--40891613</link><description><![CDATA[C’è un brevetto di Instagram che ha per oggetto una soluzione grazie alla quale il gestore di un socialnetwork potrebbe chiedere agli utenti il pagamento di una fee per l’attivazione di un link.<br />Vale la pena parlarne tre minuti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40891613</guid><pubDate>Mon, 14 Sep 2020 06:10:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40891613/podcast_14_settembre.mp3" length="2901471" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>C’è un brevetto di Instagram che ha per oggetto una soluzione grazie alla quale il gestore di un socialnetwork potrebbe chiedere agli utenti il pagamento di una fee per l’attivazione di un link.
Vale la pena parlarne tre minuti.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è un brevetto di Instagram che ha per oggetto una soluzione grazie alla quale il gestore di un socialnetwork potrebbe chiedere agli utenti il pagamento di una fee per l’attivazione di un link.<br />Vale la pena parlarne tre minuti.]]></itunes:summary><itunes:duration>182</itunes:duration><itunes:keywords>editori,instagram,link</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Twitter e Facebook “segnalano” Trump. Giusto così?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/twitter-e-facebook-segnalano-trump-giusto-cosi--40875101</link><description><![CDATA[Twitter e Facebook hanno segnalato un post con il quale il Presidente degli Stati Uniti d’America invitava gli elettori del North Carolina a votare a mezzo posta il prima possibile. Poi ad andare ai seggi a controllare che il loro voto fosse stato registrato.<br />Giusto così?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40875101</guid><pubDate>Sun, 13 Sep 2020 06:13:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40875101/podcast_13_settembre.mp3" length="3362898" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Twitter e Facebook hanno segnalato un post con il quale il Presidente degli Stati Uniti d’America invitava gli elettori del North Carolina a votare a mezzo posta il prima possibile. Poi ad andare ai seggi a controllare che il loro voto fosse stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Twitter e Facebook hanno segnalato un post con il quale il Presidente degli Stati Uniti d’America invitava gli elettori del North Carolina a votare a mezzo posta il prima possibile. Poi ad andare ai seggi a controllare che il loro voto fosse stato registrato.<br />Giusto così?]]></itunes:summary><itunes:duration>211</itunes:duration><itunes:keywords>facebook,moderazione,trump,twitter</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Occhio a casa nostra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/occhio-a-casa-nostra--40855552</link><description><![CDATA[Wink è uno dei brand più popolari della domotica di largo consumo.<br />Lampadine, prese, interruttori telecamere di sorveglianza domestica, campanelli intelligenti e assistenti vocali passano per i servizi erogati da Wink.<br />Una sua giornata nera, in un suo periodo sfortunato devono farci riflettere.<br />Come sempre davanti al nostro caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40855552</guid><pubDate>Sat, 12 Sep 2020 06:59:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40855552/podcast_12_settembre.mp3" length="3678457" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Wink è uno dei brand più popolari della domotica di largo consumo.
Lampadine, prese, interruttori telecamere di sorveglianza domestica, campanelli intelligenti e assistenti vocali passano per i servizi erogati da Wink.
Una sua giornata nera, in un suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Wink è uno dei brand più popolari della domotica di largo consumo.<br />Lampadine, prese, interruttori telecamere di sorveglianza domestica, campanelli intelligenti e assistenti vocali passano per i servizi erogati da Wink.<br />Una sua giornata nera, in un suo periodo sfortunato devono farci riflettere.<br />Come sempre davanti al nostro caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:keywords>domotica,privacy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dilemma moderazione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dilemma-moderazione--40832397</link><description><![CDATA[TikTok, tra le tante, è appena finita in una nuova piccola grande bufera.<br />Il vento che soffia forte e minaccia l’immagine del brand cinese, questa volta, è quello di una moderazione ben poco trasparente.<br />Girate lo zucchero, via la sigla e ne parliamo tra dieci secondi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40832397</guid><pubDate>Fri, 11 Sep 2020 06:14:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40832397/podcast_11_settembre.mp3" length="3510438" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>TikTok, tra le tante, è appena finita in una nuova piccola grande bufera.
Il vento che soffia forte e minaccia l’immagine del brand cinese, questa volta, è quello di una moderazione ben poco trasparente.
Girate lo zucchero, via la sigla e ne parliamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TikTok, tra le tante, è appena finita in una nuova piccola grande bufera.<br />Il vento che soffia forte e minaccia l’immagine del brand cinese, questa volta, è quello di una moderazione ben poco trasparente.<br />Girate lo zucchero, via la sigla e ne parliamo tra dieci secondi.]]></itunes:summary><itunes:duration>220</itunes:duration><itunes:keywords>moderazione,socialnetwork,tiktok</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un robot per i nostri anziani?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-robot-per-i-nostri-anziani--40810323</link><description><![CDATA[Il caffè di oggi è divisivo.<br />Non la pensiamo, certamente, tutti allo stesso modo.<br />Robotica e intelligenza artificiale, ormai, hanno fatto passi da giganti e uno dei possibili impieghi dei robot è quello dell’assistenza agli anziani.<br />La sigla e poi ne parliamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40810323</guid><pubDate>Thu, 10 Sep 2020 06:19:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40810323/podcast_10_settembre.mp3" length="3991091" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il caffè di oggi è divisivo.
Non la pensiamo, certamente, tutti allo stesso modo.
Robotica e intelligenza artificiale, ormai, hanno fatto passi da giganti e uno dei possibili impieghi dei robot è quello dell’assistenza agli anziani.
La sigla e poi ne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il caffè di oggi è divisivo.<br />Non la pensiamo, certamente, tutti allo stesso modo.<br />Robotica e intelligenza artificiale, ormai, hanno fatto passi da giganti e uno dei possibili impieghi dei robot è quello dell’assistenza agli anziani.<br />La sigla e poi ne parliamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>250</itunes:duration><itunes:keywords>anziani,intelligenzaartificiale,privacy,robot</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dimmi che indossi e ti dirò come ti senti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dimmi-che-indossi-e-ti-diro-come-ti-senti--40790388</link><description><![CDATA[Quante volte guardando un amico, un’amica, nostra moglie o nostro marito abbiamo detto o pensato che se nel vestirsi aveva scelto questo o quel colore, questo o quel modello allora, probabilmente, si era svegliato o svegliata con il piede giusto o con quello sbagliato, felice o preoccupata?<br />Presto il rapporto tra l’abito e lo stato mentale di chi lo indossa potrebbe essere ancora più evidente.<br />Ne parliamo davanti al nostro caffè. Solo dieci secondi per la sigla e cominciamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40790388</guid><pubDate>Wed, 09 Sep 2020 06:17:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40790388/podcast_9_settembre.mp3" length="3445236" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quante volte guardando un amico, un’amica, nostra moglie o nostro marito abbiamo detto o pensato che se nel vestirsi aveva scelto questo o quel colore, questo o quel modello allora, probabilmente, si era svegliato o svegliata con il piede giusto o con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quante volte guardando un amico, un’amica, nostra moglie o nostro marito abbiamo detto o pensato che se nel vestirsi aveva scelto questo o quel colore, questo o quel modello allora, probabilmente, si era svegliato o svegliata con il piede giusto o con quello sbagliato, felice o preoccupata?<br />Presto il rapporto tra l’abito e lo stato mentale di chi lo indossa potrebbe essere ancora più evidente.<br />Ne parliamo davanti al nostro caffè. Solo dieci secondi per la sigla e cominciamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:keywords>abito,emozioni,privacy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>O pago o guardo la pubblicità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/o-pago-o-guardo-la-pubblicita--40765249</link><description><![CDATA[La vicenda è semplice, direi banale come spesso accade per i nostri caffè.<br />La lezione, anzi le lezioni, però interessanti.<br />Oggi parliamo di videogames e pubblicità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40765249</guid><pubDate>Tue, 08 Sep 2020 06:27:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40765249/podcast_8_settembre.mp3" length="2852152" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La vicenda è semplice, direi banale come spesso accade per i nostri caffè.
La lezione, anzi le lezioni, però interessanti.
Oggi parliamo di videogames e pubblicità.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La vicenda è semplice, direi banale come spesso accade per i nostri caffè.<br />La lezione, anzi le lezioni, però interessanti.<br />Oggi parliamo di videogames e pubblicità.]]></itunes:summary><itunes:duration>179</itunes:duration><itunes:keywords>consumatori,pubblicità,videogame</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Professione recensore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/professione-recensore--40743338</link><description><![CDATA[Riprende oggi il nostro appuntamento quotidiano con il caffè di Governare il futuro.<br />La mia elezione a componente del Collegio del garante per la protezione dei dati personali per di più in coincidenza con l’arrivo dell’estate mi hanno suggerito di spegnere il microfono per qualche settimana e ragionare su come procedere.<br />Eccoci qui.<br />Il format è sempre lo stesso, tre minuti, mai o quasi mai uno di più, su questioni di attualità legate al diritto e alla politica dell’innovazione.<br />Il caffè, perde, però i colori dell’Istituto per le politiche dell’innovazione dalla cui presidenza mi sono dimesso all’indomani dell’elezione.<br />Oggi parliamo di recensioni a pagamento.<br />La sigla e poi si comincia come sempre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40743338</guid><pubDate>Mon, 07 Sep 2020 05:58:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40743338/podcast.mp3" length="4198399" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Riprende oggi il nostro appuntamento quotidiano con il caffè di Governare il futuro.
La mia elezione a componente del Collegio del garante per la protezione dei dati personali per di più in coincidenza con l’arrivo dell’estate mi hanno suggerito di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Riprende oggi il nostro appuntamento quotidiano con il caffè di Governare il futuro.<br />La mia elezione a componente del Collegio del garante per la protezione dei dati personali per di più in coincidenza con l’arrivo dell’estate mi hanno suggerito di spegnere il microfono per qualche settimana e ragionare su come procedere.<br />Eccoci qui.<br />Il format è sempre lo stesso, tre minuti, mai o quasi mai uno di più, su questioni di attualità legate al diritto e alla politica dell’innovazione.<br />Il caffè, perde, però i colori dell’Istituto per le politiche dell’innovazione dalla cui presidenza mi sono dimesso all’indomani dell’elezione.<br />Oggi parliamo di recensioni a pagamento.<br />La sigla e poi si comincia come sempre.]]></itunes:summary><itunes:duration>263</itunes:duration><itunes:keywords>amazon,ecommerce,recensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il tonno è buono? Te lo dice un robot.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-tonno-e-buono-te-lo-dice-un-robot--39265742</link><description><![CDATA[Oggi tonno a colazione.<br />Ma solo nel senso che parliamo di tonno e tecnologia un connubio solo apparentemente ardito quanto quello tra il tonno e il caffè.<br />Ma se volete saperne di più, dieci secondi di pazienza per la sigla e ne parliamo subito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39265742</guid><pubDate>Mon, 13 Jul 2020 05:36:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39265742/episodio_112.mp3" length="2584240" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi tonno a colazione.
Ma solo nel senso che parliamo di tonno e tecnologia un connubio solo apparentemente ardito quanto quello tra il tonno e il caffè.
Ma se volete saperne di più, dieci secondi di pazienza per la sigla e ne parliamo subito.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi tonno a colazione.<br />Ma solo nel senso che parliamo di tonno e tecnologia un connubio solo apparentemente ardito quanto quello tra il tonno e il caffè.<br />Ma se volete saperne di più, dieci secondi di pazienza per la sigla e ne parliamo subito.]]></itunes:summary><itunes:duration>162</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Apple, basta caricatori nelle confezioni dell’iphone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/apple-basta-caricatori-nelle-confezioni-dell-iphone--38257879</link><description><![CDATA[Pare proprio che chi comprerà il prossimo smartphone di casa Apple, nella scatola non ci troverà l’alimentatore per ricaricarlo.<br />La notizia che gira online da qualche settimana ha aperto un dibattito piuttosto acceso nel quale i più sembrano contestare la decisione di Apple e rimproverarle di voler aumentare sempre di più propri profitti, dando sempre di meno agli acquirenti dei suoi prodotti che pure non sono certo economici.<br />La sigla e poi ne parliamo perché, forse, quella di Apple non è una cattiva idea ma, a qualche condizione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/38257879</guid><pubDate>Fri, 10 Jul 2020 06:11:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/38257879/episodio_111.mp3" length="4045843" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Pare proprio che chi comprerà il prossimo smartphone di casa Apple, nella scatola non ci troverà l’alimentatore per ricaricarlo.
La notizia che gira online da qualche settimana ha aperto un dibattito piuttosto acceso nel quale i più sembrano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pare proprio che chi comprerà il prossimo smartphone di casa Apple, nella scatola non ci troverà l’alimentatore per ricaricarlo.<br />La notizia che gira online da qualche settimana ha aperto un dibattito piuttosto acceso nel quale i più sembrano contestare la decisione di Apple e rimproverarle di voler aumentare sempre di più propri profitti, dando sempre di meno agli acquirenti dei suoi prodotti che pure non sono certo economici.<br />La sigla e poi ne parliamo perché, forse, quella di Apple non è una cattiva idea ma, a qualche condizione.]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dalle notizie false ai giornalisti falsi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalle-notizie-false-ai-giornalisti-falsi--37929552</link><description><![CDATA[Non bastavano le fake-news a complicare le cose nell’universo mediatico, ora saltano fuori – ma chissà da quanto esistono – anche i falsi giornalisti.<br />Tanto per esser chiari non parliamo di gente che si spaccia per giornalista senza esserlo ma di gente che semplicemente non esiste nella realtà.<br />È una realtà che supera la fantasia o, forse, semplicemente una possibilità sulla quale non ci eravamo mai fermati a pensare.<br />La sigla, lo zucchero nel caffè e poi ne parliamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37929552</guid><pubDate>Thu, 09 Jul 2020 06:26:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37929552/episodio_108.mp3" length="3269275" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Non bastavano le fake-news a complicare le cose nell’universo mediatico, ora saltano fuori – ma chissà da quanto esistono – anche i falsi giornalisti.
Tanto per esser chiari non parliamo di gente che si spaccia per giornalista senza esserlo ma di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non bastavano le fake-news a complicare le cose nell’universo mediatico, ora saltano fuori – ma chissà da quanto esistono – anche i falsi giornalisti.<br />Tanto per esser chiari non parliamo di gente che si spaccia per giornalista senza esserlo ma di gente che semplicemente non esiste nella realtà.<br />È una realtà che supera la fantasia o, forse, semplicemente una possibilità sulla quale non ci eravamo mai fermati a pensare.<br />La sigla, lo zucchero nel caffè e poi ne parliamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>205</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E ora un’app per urlare allo Stadio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-ora-un-app-per-urlare-allo-stadio--37546890</link><description><![CDATA[Lo so già, sto per farmi dei nemici, tanti nemici perché per i tifosi questo caffè sarà amaro.<br />Ma qui racconto, sin dall’inizio, il presente e il futuro, quello che ci piace e quello che non ci piace perché entrambi aiutano a capire dove stiamo andando e come le tecnologie trasformano la nostra società.<br />La Yahamaha, in Giappone, sta lavorando a un’app che consente, letteralmente, di tifare da casa, senza andare allo Stadio.<br />Ecco l’ho detto.<br />La sigla e ne parliamo meglio tra un istante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37546890</guid><pubDate>Wed, 08 Jul 2020 06:12:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37546890/episodio_107.mp3" length="3599463" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Lo so già, sto per farmi dei nemici, tanti nemici perché per i tifosi questo caffè sarà amaro.
Ma qui racconto, sin dall’inizio, il presente e il futuro, quello che ci piace e quello che non ci piace perché entrambi aiutano a capire dove stiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lo so già, sto per farmi dei nemici, tanti nemici perché per i tifosi questo caffè sarà amaro.<br />Ma qui racconto, sin dall’inizio, il presente e il futuro, quello che ci piace e quello che non ci piace perché entrambi aiutano a capire dove stiamo andando e come le tecnologie trasformano la nostra società.<br />La Yahamaha, in Giappone, sta lavorando a un’app che consente, letteralmente, di tifare da casa, senza andare allo Stadio.<br />Ecco l’ho detto.<br />La sigla e ne parliamo meglio tra un istante.]]></itunes:summary><itunes:duration>225</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Twitter, Facebook e Google uniti contro Hong Kong</title><link>https://www.spreaker.com/episode/twitter-facebook-e-google-uniti-contro-hong-kong--36815403</link><description><![CDATA[Raramente o forse mai tre dei giganti del web si erano ritrovati tanto in sintonia nei confronti di un Governo.<br />Ma la legge varata la scorsa settimana dal Governo di un Hong Kong li ha messi tutti d’accordo.<br />Nessuna delle tre società ha intenzione di prendere parte al giro di vite del Governo dell’ex colonia britannica nei confronti degli utenti dei servizi online.<br />Giriamo lo zucchero, riavvolgiamo il nastro e ne parliamo subito dopo la sigla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/36815403</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 06:34:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/36815403/episodio_106.mp3" length="3726523" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Raramente o forse mai tre dei giganti del web si erano ritrovati tanto in sintonia nei confronti di un Governo.
Ma la legge varata la scorsa settimana dal Governo di un Hong Kong li ha messi tutti d’accordo.
Nessuna delle tre società ha intenzione di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Raramente o forse mai tre dei giganti del web si erano ritrovati tanto in sintonia nei confronti di un Governo.<br />Ma la legge varata la scorsa settimana dal Governo di un Hong Kong li ha messi tutti d’accordo.<br />Nessuna delle tre società ha intenzione di prendere parte al giro di vite del Governo dell’ex colonia britannica nei confronti degli utenti dei servizi online.<br />Giriamo lo zucchero, riavvolgiamo il nastro e ne parliamo subito dopo la sigla.]]></itunes:summary><itunes:duration>233</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>PornHub, oltre il porno c’è di più</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pornhub-oltre-il-porno-c-e-di-piu--36281453</link><description><![CDATA[Porn Hub è, probabilmente, la metà più gettonata al mondo per gli amanti del porno.<br />Utente più, utente meno, 150 milioni di utenti ogni giorno.<br />E mentre il porno imperversa su piattaforme dove non te lo aspetteresti, su Porn Hub, ora sta accadendo il contrario.<br />Ne parliamo davanti al nostro caffè di oggi.<br />La sigla è poi cominciamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/36281453</guid><pubDate>Mon, 06 Jul 2020 06:23:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/36281453/episodio_105.mp3" length="4479267" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Porn Hub è, probabilmente, la metà più gettonata al mondo per gli amanti del porno.
Utente più, utente meno, 150 milioni di utenti ogni giorno.
E mentre il porno imperversa su piattaforme dove non te lo aspetteresti, su Porn Hub, ora sta accadendo il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Porn Hub è, probabilmente, la metà più gettonata al mondo per gli amanti del porno.<br />Utente più, utente meno, 150 milioni di utenti ogni giorno.<br />E mentre il porno imperversa su piattaforme dove non te lo aspetteresti, su Porn Hub, ora sta accadendo il contrario.<br />Ne parliamo davanti al nostro caffè di oggi.<br />La sigla è poi cominciamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I robot alla conquista di Hollywood</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-robot-alla-conquista-di-hollywood--36067490</link><description><![CDATA[Si chiama Erica, attrice di professione, l’età non conta, i lineamenti sono orientali e i capelli castano chiari, arriva dal Giappone ed è intenzionata a conquistare Hollywood.<br />A differenza delle sue colleghe non ambisce a una villa a Malibù, non ama gioielli e auto di lusso e, soprattutto non teme l’età.<br />Il caffè di questa mattina lo prendiamo con Erica.<br />Girate bene lo zucchero perché ne vale la pena.<br />La sigla e torniamo insieme.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/36067490</guid><pubDate>Sun, 05 Jul 2020 06:14:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/36067490/episodio_104.mp3" length="3757452" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Erica, attrice di professione, l’età non conta, i lineamenti sono orientali e i capelli castano chiari, arriva dal Giappone ed è intenzionata a conquistare Hollywood.
A differenza delle sue colleghe non ambisce a una villa a Malibù, non ama...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Erica, attrice di professione, l’età non conta, i lineamenti sono orientali e i capelli castano chiari, arriva dal Giappone ed è intenzionata a conquistare Hollywood.<br />A differenza delle sue colleghe non ambisce a una villa a Malibù, non ama gioielli e auto di lusso e, soprattutto non teme l’età.<br />Il caffè di questa mattina lo prendiamo con Erica.<br />Girate bene lo zucchero perché ne vale la pena.<br />La sigla e torniamo insieme.]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A sentirsi troppo al riparo da orecchie indiscrete si finisce in galera (se si è criminali!)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-sentirsi-troppo-al-riparo-da-orecchie-indiscrete-si-finisce-in-galera-se-si-e-criminali--35856700</link><description><![CDATA[Si è conclusa la scorsa settimana una delle più vaste operazioni internazionali di polizia di tutti i tempi.<br />750 arresti nel solo Regno Unito con ogni genere di capo d’accusa, dall’omicidio al traffico internazionale di stupefacenti.<br />Il risultato possibile perché le polizie di mezza Europa hanno “bucato” come si dice in gergo un sistema di comunicazione crittografica usata dai criminali e li hanno ascoltati per mesi.<br />Ne parliamo davanti al nostro caffè subito dopo la sigla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/35856700</guid><pubDate>Sat, 04 Jul 2020 06:39:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/35856700/episodio_102.mp3" length="3820981" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si è conclusa la scorsa settimana una delle più vaste operazioni internazionali di polizia di tutti i tempi.
750 arresti nel solo Regno Unito con ogni genere di capo d’accusa, dall’omicidio al traffico internazionale di stupefacenti.
Il risultato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si è conclusa la scorsa settimana una delle più vaste operazioni internazionali di polizia di tutti i tempi.<br />750 arresti nel solo Regno Unito con ogni genere di capo d’accusa, dall’omicidio al traffico internazionale di stupefacenti.<br />Il risultato possibile perché le polizie di mezza Europa hanno “bucato” come si dice in gergo un sistema di comunicazione crittografica usata dai criminali e li hanno ascoltati per mesi.<br />Ne parliamo davanti al nostro caffè subito dopo la sigla.]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rifiuti elettronici, così non andiamo lontani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rifiuti-elettronici-cosi-non-andiamo-lontani--35604128</link><description><![CDATA[Nel mondo i rifiuti elettronici, i prodotti scartati con una batteria o una spina, nel 2019 sono stati 53,6 milioni di tonnellate. Nel 2030 aumenteranno del 38% e diventeranno 74,7 milioni di tonnellate.<br />Accade, essenzialmente, perché i consumi di elettronica aumentano, il ciclo di vita dei dispositivi si accorcia e le opzioni di riparazione sono sempre di meno.<br />Tanto per tradurre i numeri in immagini, i rifiuti elettronici prodotti nel 2019 equivalgono al peso di 350 navi da crociera che hanno le dimensioni della Queen Mary 2.<br />Così non andiamo lontani.<br />Ne parliamo davanti al solito caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/35604128</guid><pubDate>Fri, 03 Jul 2020 06:31:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/35604128/episodio_101.mp3" length="3916276" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nel mondo i rifiuti elettronici, i prodotti scartati con una batteria o una spina, nel 2019 sono stati 53,6 milioni di tonnellate. Nel 2030 aumenteranno del 38% e diventeranno 74,7 milioni di tonnellate.
Accade, essenzialmente, perché i consumi di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel mondo i rifiuti elettronici, i prodotti scartati con una batteria o una spina, nel 2019 sono stati 53,6 milioni di tonnellate. Nel 2030 aumenteranno del 38% e diventeranno 74,7 milioni di tonnellate.<br />Accade, essenzialmente, perché i consumi di elettronica aumentano, il ciclo di vita dei dispositivi si accorcia e le opzioni di riparazione sono sempre di meno.<br />Tanto per tradurre i numeri in immagini, i rifiuti elettronici prodotti nel 2019 equivalgono al peso di 350 navi da crociera che hanno le dimensioni della Queen Mary 2.<br />Così non andiamo lontani.<br />Ne parliamo davanti al solito caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I robot come gli uomini, sono quello che apprendono</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-robot-come-gli-uomini-sono-quello-che-apprendono--35345018</link><description><![CDATA[Siamo quello che studiamo, quello che ci insegnano, quello che respiriamo nell’ambiente in cui viviamo.<br />I robot, le cosiddette intelligenze artificiali, in questo, non sono diversi.<br />Sono quello che apprendono, quello che registrano, quello che analizzano.<br />Il migliore – tecnologicamente parlando – degli algoritmi educato male, può dar vita alla peggiore – e più pericolosa – delle intelligenze artificiali.<br />Una storia e una riflessione che valgono il nostro caffè. Forse.<br />Sigla, girate bene lo zucchero, e ne parliamo subito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/35345018</guid><pubDate>Thu, 02 Jul 2020 05:55:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/35345018/episodio_100.mp3" length="4150333" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo quello che studiamo, quello che ci insegnano, quello che respiriamo nell’ambiente in cui viviamo.
I robot, le cosiddette intelligenze artificiali, in questo, non sono diversi.
Sono quello che apprendono, quello che registrano, quello che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo quello che studiamo, quello che ci insegnano, quello che respiriamo nell’ambiente in cui viviamo.<br />I robot, le cosiddette intelligenze artificiali, in questo, non sono diversi.<br />Sono quello che apprendono, quello che registrano, quello che analizzano.<br />Il migliore – tecnologicamente parlando – degli algoritmi educato male, può dar vita alla peggiore – e più pericolosa – delle intelligenze artificiali.<br />Una storia e una riflessione che valgono il nostro caffè. Forse.<br />Sigla, girate bene lo zucchero, e ne parliamo subito.]]></itunes:summary><itunes:duration>260</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La lotta al razzismo, sbarca nel mondo dei videogame</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-lotta-al-razzismo-sbarca-nel-mondo-dei-videogame--35094506</link><description><![CDATA[Fatta eccezione per i più giovani – forse – ci ricordiamo tutti del celeberrimo Generale Lee, una delle automobili più famose della storia della televisione che sfrecciava per le strade sterrate della Contea di Hazzard.<br />Quella macchina una Duke degli anni ’60 aveva sul tetto la contestatissima bandiera della confederazione o, come spesso si dice, la bandiera suddista.<br />E’ al Generale Lee, alla bandiera sul suo tetto, a quello che significa o che non significa e al suo uso nel mondo dei videogiochi che è dedicato il caffè di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/35094506</guid><pubDate>Wed, 01 Jul 2020 06:06:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/35094506/episodio_99.mp3" length="3941354" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Fatta eccezione per i più giovani – forse – ci ricordiamo tutti del celeberrimo Generale Lee, una delle automobili più famose della storia della televisione che sfrecciava per le strade sterrate della Contea di Hazzard.
Quella macchina una Duke degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Fatta eccezione per i più giovani – forse – ci ricordiamo tutti del celeberrimo Generale Lee, una delle automobili più famose della storia della televisione che sfrecciava per le strade sterrate della Contea di Hazzard.<br />Quella macchina una Duke degli anni ’60 aveva sul tetto la contestatissima bandiera della confederazione o, come spesso si dice, la bandiera suddista.<br />E’ al Generale Lee, alla bandiera sul suo tetto, a quello che significa o che non significa e al suo uso nel mondo dei videogiochi che è dedicato il caffè di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>247</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il New York Times lascia Apple alla ricerca di un rapporto diretto con i suoi lettori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-new-york-times-lascia-apple-alla-ricerca-di-un-rapporto-diretto-con-i-suoi-lettori--34781218</link><description><![CDATA[Economicamente l’impatto della notizia è modesto.<br />Il New York Times non renderà più disponibili I suoi articoli via Apple News.<br />Modesto anche perché i pezzi firmati dalle redazioni di una delle testate più griffate del mondo disponibili su Apple sono sempre stati, pochi.<br />Ma se non ci si ferma al dato economico la filosofia che sta dietro alla scelta del New York Times merita tutti i tre minuti del nostro caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/34781218</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2020 06:03:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/34781218/episodio_95.mp3" length="4184606" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Economicamente l’impatto della notizia è modesto.
Il New York Times non renderà più disponibili I suoi articoli via Apple News.
Modesto anche perché i pezzi firmati dalle redazioni di una delle testate più griffate del mondo disponibili su Apple sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Economicamente l’impatto della notizia è modesto.<br />Il New York Times non renderà più disponibili I suoi articoli via Apple News.<br />Modesto anche perché i pezzi firmati dalle redazioni di una delle testate più griffate del mondo disponibili su Apple sono sempre stati, pochi.<br />Ma se non ci si ferma al dato economico la filosofia che sta dietro alla scelta del New York Times merita tutti i tre minuti del nostro caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>262</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Compro tutto, anzi faccio finta. Oggi si protesta così</title><link>https://www.spreaker.com/episode/compro-tutto-anzi-faccio-finta-oggi-si-protesta-cosi--34081509</link><description><![CDATA[Sono finiti i tempi nei quali si scendeva in piazza per protesta, si indirizzavano fischi o si lanciavano monetine contro il politico di turno.<br />E non è certo per le misure di distanziamento imposte dalla pandemia.<br />Ma semplicemente perché la tecnologia sembra consentire un risultato migliore con uno sforzo minore.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/34081509</guid><pubDate>Sun, 28 Jun 2020 06:39:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/34081509/episodio_94.mp3" length="4140720" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Sono finiti i tempi nei quali si scendeva in piazza per protesta, si indirizzavano fischi o si lanciavano monetine contro il politico di turno.
E non è certo per le misure di distanziamento imposte dalla pandemia.
Ma semplicemente perché la tecnologia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono finiti i tempi nei quali si scendeva in piazza per protesta, si indirizzavano fischi o si lanciavano monetine contro il politico di turno.<br />E non è certo per le misure di distanziamento imposte dalla pandemia.<br />Ma semplicemente perché la tecnologia sembra consentire un risultato migliore con uno sforzo minore.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>259</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Odio online, i social alla sfida più difficile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/odio-online-i-social-alla-sfida-piu-difficile--33810696</link><description><![CDATA[Se vivi di pubblicità e i tuoi investitori ti dicono che non hanno più voglia di ritrovare le proprie campagne associate a contenuti razzisti, sessisti o che promuovono odio e violenza, fai davvero fatica a rispondere dicendo che stai facendo molto e intendi fare ancora di più persino se tutto questo è vero.<br />Nell’annosa irrisolta e, per taluni versi, irrisolvibile questione della lotta al c.d. hatespeech nelle ultime ore sta accadendo qualcosa di nuovo e significativo anche se, non è mai tutto oro quello che luccica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/33810696</guid><pubDate>Sat, 27 Jun 2020 06:18:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/33810696/episodio_92.mp3" length="4279065" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Se vivi di pubblicità e i tuoi investitori ti dicono che non hanno più voglia di ritrovare le proprie campagne associate a contenuti razzisti, sessisti o che promuovono odio e violenza, fai davvero fatica a rispondere dicendo che stai facendo molto e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se vivi di pubblicità e i tuoi investitori ti dicono che non hanno più voglia di ritrovare le proprie campagne associate a contenuti razzisti, sessisti o che promuovono odio e violenza, fai davvero fatica a rispondere dicendo che stai facendo molto e intendi fare ancora di più persino se tutto questo è vero.<br />Nell’annosa irrisolta e, per taluni versi, irrisolvibile questione della lotta al c.d. hatespeech nelle ultime ore sta accadendo qualcosa di nuovo e significativo anche se, non è mai tutto oro quello che luccica.]]></itunes:summary><itunes:duration>268</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La corte europea dei diritti umani: internet come la stampa, né buona, né cattiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-corte-europea-dei-diritti-umani-internet-come-la-stampa-ne-buona-ne-cattiva--33550920</link><description><![CDATA[La stampa può servire per stampare un libro di scuola o un pamphlet estremista.<br />Non è né lecita, né illecita, né buona né cattiva.<br />Internet non è diversa e garantisce l’accesso a miliardi di contenuti egualmente leciti o illeciti a seconda l’uso che si sceglie di farne.<br />Il caffè di oggi è dedicato a una bella sentenza di questa settimana della corte europea dei diritti dell’uomo. Non è roba da raffinati giuristi o addetti ai lavori ma per chiunque.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/33550920</guid><pubDate>Fri, 26 Jun 2020 05:55:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/33550920/episodio_82.mp3" length="3702281" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La stampa può servire per stampare un libro di scuola o un pamphlet estremista.
Non è né lecita, né illecita, né buona né cattiva.
Internet non è diversa e garantisce l’accesso a miliardi di contenuti egualmente leciti o illeciti a seconda l’uso che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La stampa può servire per stampare un libro di scuola o un pamphlet estremista.<br />Non è né lecita, né illecita, né buona né cattiva.<br />Internet non è diversa e garantisce l’accesso a miliardi di contenuti egualmente leciti o illeciti a seconda l’uso che si sceglie di farne.<br />Il caffè di oggi è dedicato a una bella sentenza di questa settimana della corte europea dei diritti dell’uomo. Non è roba da raffinati giuristi o addetti ai lavori ma per chiunque.]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In galera perché il riconoscimento facciale ha sbagliato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-galera-perche-il-riconoscimento-facciale-ha-sbagliato--33200105</link><description><![CDATA[Gli errori giudiziari esistono da sempre.<br />E capita, purtroppo, da sempre che un innocente finisca in galera.<br />Quando però capita perché una tecnologia ormai universalmente considerata immatura ha sbagliato vien voglia per davvero di sbattere i pugni sul tavolo e dire che si poteva evitare e, soprattutto, che si deve evitare che accada di nuovo.<br />La sigla e poi ne parliamo nel nostro caffè di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/33200105</guid><pubDate>Thu, 25 Jun 2020 05:58:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/33200105/episodio_89.mp3" length="4237687" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Gli errori giudiziari esistono da sempre.
E capita, purtroppo, da sempre che un innocente finisca in galera.
Quando però capita perché una tecnologia ormai universalmente considerata immatura ha sbagliato vien voglia per davvero di sbattere i pugni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli errori giudiziari esistono da sempre.<br />E capita, purtroppo, da sempre che un innocente finisca in galera.<br />Quando però capita perché una tecnologia ormai universalmente considerata immatura ha sbagliato vien voglia per davvero di sbattere i pugni sul tavolo e dire che si poteva evitare e, soprattutto, che si deve evitare che accada di nuovo.<br />La sigla e poi ne parliamo nel nostro caffè di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>265</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>“Non pagare”, una bella storia alla quale ispirarsi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-pagare-una-bella-storia-alla-quale-ispirarsi--32817442</link><description><![CDATA[Metti insieme il genio di un ragazzino e la sua voglia di scrivere codice e le ingiustizie che si consumano quotidianamente con centinaia di migliaia di cittadini e consumatori in tutto il mondo costretti a incredibili peripezie burocratico-amministrative per garantirsi semplicemente ciò che gli spetta di diritto e il successo è assicurato.<br />E così è stato per Donotpay, il servizio online al quale è dedicato il caffè di questa mattina, un caffè zuccherato al punto giusto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32817442</guid><pubDate>Wed, 24 Jun 2020 06:26:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32817442/episodio_88.mp3" length="4237687" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Metti insieme il genio di un ragazzino e la sua voglia di scrivere codice e le ingiustizie che si consumano quotidianamente con centinaia di migliaia di cittadini e consumatori in tutto il mondo costretti a incredibili peripezie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Metti insieme il genio di un ragazzino e la sua voglia di scrivere codice e le ingiustizie che si consumano quotidianamente con centinaia di migliaia di cittadini e consumatori in tutto il mondo costretti a incredibili peripezie burocratico-amministrative per garantirsi semplicemente ciò che gli spetta di diritto e il successo è assicurato.<br />E così è stato per Donotpay, il servizio online al quale è dedicato il caffè di questa mattina, un caffè zuccherato al punto giusto.]]></itunes:summary><itunes:duration>265</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bug Bounty, una ricetta troppo poco usata ma preziosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bug-bounty-una-ricetta-troppo-poco-usata-ma-preziosa--32579591</link><description><![CDATA[Il protagonista del nostro caffè di questa mattina è Starbucks, la più grande catena di caffetterie al mondo.<br />Ma non ne parliamo per discutere delle decine di ricette migliori e peggiori – tutto dipende dai gusti – del nostro espresso servite negli iconici mug bianco-verdi bensì per raccontare di una ricetta meno usata di quanto meriterebbe per difendere i sistemi informatici dal rischio di pericolose vulnerabilità.<br />Il suo nome è bug bounty.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32579591</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2020 06:29:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32579591/episodio_86.mp3" length="3416815" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il protagonista del nostro caffè di questa mattina è Starbucks, la più grande catena di caffetterie al mondo.
Ma non ne parliamo per discutere delle decine di ricette migliori e peggiori – tutto dipende dai gusti – del nostro espresso servite negli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il protagonista del nostro caffè di questa mattina è Starbucks, la più grande catena di caffetterie al mondo.<br />Ma non ne parliamo per discutere delle decine di ricette migliori e peggiori – tutto dipende dai gusti – del nostro espresso servite negli iconici mug bianco-verdi bensì per raccontare di una ricetta meno usata di quanto meriterebbe per difendere i sistemi informatici dal rischio di pericolose vulnerabilità.<br />Il suo nome è bug bounty.]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Internet pulita da contenuti illeciti e violenti, la Costituzione viene prima</title><link>https://www.spreaker.com/episode/internet-pulita-da-contenuti-illeciti-e-violenti-la-costituzione-viene-prima--32377470</link><description><![CDATA[È pericoloso per la libertà di parola e, quindi, incostituzionale obbligare i gestori delle grandi piattaforme online a tenere pulita la rete rimuovendo, nello spazio di una manciata di ore, ogni genere di contenuto segnalato come illecito.<br />È la sintesi della decisione dei giorni scorsi con la quale la Corte Costituzionale francese ha dichiarato largamente incostituzionale la c.d. legge Avia, dal nome di Letitia Avia, la deputata che ne è stata relatrice.<br />E’ un caffè zuccherato al punto giusto, per chi ama la libertà, quello di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32377470</guid><pubDate>Mon, 22 Jun 2020 05:55:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32377470/episodio_85.mp3" length="4228910" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È pericoloso per la libertà di parola e, quindi, incostituzionale obbligare i gestori delle grandi piattaforme online a tenere pulita la rete rimuovendo, nello spazio di una manciata di ore, ogni genere di contenuto segnalato come illecito.
È la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È pericoloso per la libertà di parola e, quindi, incostituzionale obbligare i gestori delle grandi piattaforme online a tenere pulita la rete rimuovendo, nello spazio di una manciata di ore, ogni genere di contenuto segnalato come illecito.<br />È la sintesi della decisione dei giorni scorsi con la quale la Corte Costituzionale francese ha dichiarato largamente incostituzionale la c.d. legge Avia, dal nome di Letitia Avia, la deputata che ne è stata relatrice.<br />E’ un caffè zuccherato al punto giusto, per chi ama la libertà, quello di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>265</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Avviso ai fornitori di servizi online: nome e sesso non sono per sempre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/avviso-ai-fornitori-di-servizi-online-nome-e-sesso-non-sono-per-sempre--32210961</link><description><![CDATA[Ci sono volte nelle quali anche i più moderni restano indietro rispetto alle trasformazioni sociali.<br />Il caffè di questa mattina, un caffè leggero con un fondo carico di significato, è dedicato a una di queste occasioni e a un servizio online appena lanciato in Francia al quale va il merito di aver sollevato un problema.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32210961</guid><pubDate>Sun, 21 Jun 2020 06:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32210961/episodio_84.mp3" length="3892870" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono volte nelle quali anche i più moderni restano indietro rispetto alle trasformazioni sociali.
Il caffè di questa mattina, un caffè leggero con un fondo carico di significato, è dedicato a una di queste occasioni e a un servizio online appena...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono volte nelle quali anche i più moderni restano indietro rispetto alle trasformazioni sociali.<br />Il caffè di questa mattina, un caffè leggero con un fondo carico di significato, è dedicato a una di queste occasioni e a un servizio online appena lanciato in Francia al quale va il merito di aver sollevato un problema.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Epic fail di Twitter. Non dimentichiamoci di nessuno, almeno online</title><link>https://www.spreaker.com/episode/epic-fail-di-twitter-non-dimentichiamoci-di-nessuno-almeno-online--32038878</link><description><![CDATA[Twitter aveva presentato la sua nuova funzionalità come un modo per aggiungere umanità ai propri tweet.<br />Ma ha commesso un errore imperdonabile nel 2020.<br />Sto parlando dell’idea lanciata nei giorni scorsi dalla casa dell’uccellino azzurro di consentire agli utenti di aggiungere un breve messaggio audio ai propri cinguettii per rendere più personale e diretta la conversazione.<br />Peccato che nel farlo si sia dimenticata che il suo nuovo servizio sarebbe stato per molti ma non per tutti.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di oggi, uno di quei caffè che spero sia un’occasione per dare ossigeno al cuore oltre che alla testa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32038878</guid><pubDate>Sat, 20 Jun 2020 06:17:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32038878/episodio_83.mp3" length="3892870" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Twitter aveva presentato la sua nuova funzionalità come un modo per aggiungere umanità ai propri tweet.
Ma ha commesso un errore imperdonabile nel 2020.
Sto parlando dell’idea lanciata nei giorni scorsi dalla casa dell’uccellino azzurro di consentire...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Twitter aveva presentato la sua nuova funzionalità come un modo per aggiungere umanità ai propri tweet.<br />Ma ha commesso un errore imperdonabile nel 2020.<br />Sto parlando dell’idea lanciata nei giorni scorsi dalla casa dell’uccellino azzurro di consentire agli utenti di aggiungere un breve messaggio audio ai propri cinguettii per rendere più personale e diretta la conversazione.<br />Peccato che nel farlo si sia dimenticata che il suo nuovo servizio sarebbe stato per molti ma non per tutti.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di oggi, uno di quei caffè che spero sia un’occasione per dare ossigeno al cuore oltre che alla testa.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sorveglianza di massa, New York imbocca la strada della trasparenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sorveglianza-di-massa-new-york-imbocca-la-strada-della-trasparenza--31828170</link><description><![CDATA[Si chiama Post Act e contiene le nuove regole che la polizia di NewYork dovrà rispettare non solo per orientare l’utilizzo della tecnologia al servizio della sicurezza a più alti standard di tutela dei diritti dei cittadini ma anche e soprattutto per fare un’autentica operazione trasparenza sulle tecnologie che sta usando.<br />Un caffè che fa ben sperare sul futuro quello di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31828170</guid><pubDate>Fri, 19 Jun 2020 05:55:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31828170/episodio_81.mp3" length="3892870" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Si chiama Post Act e contiene le nuove regole che la polizia di NewYork dovrà rispettare non solo per orientare l’utilizzo della tecnologia al servizio della sicurezza a più alti standard di tutela dei diritti dei cittadini ma anche e soprattutto per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si chiama Post Act e contiene le nuove regole che la polizia di NewYork dovrà rispettare non solo per orientare l’utilizzo della tecnologia al servizio della sicurezza a più alti standard di tutela dei diritti dei cittadini ma anche e soprattutto per fare un’autentica operazione trasparenza sulle tecnologie che sta usando.<br />Un caffè che fa ben sperare sul futuro quello di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il volto buono di SIRI (e non solo di SIRI)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-volto-buono-di-siri-e-non-solo-di-siri--31607664</link><description><![CDATA[Negli Stati Uniti la gente, specie quella di colore, ha paura della polizia.<br />È una sensazione orribile.<br />Aver paura di chi dovrebbe proteggerti.<br />Ed è anche ingiusto perché il comportamento di pochi macchia la divisa di molti.<br />Ma dopo la barbara uccisione di George Floyd probabilmente è inevitabile.<br />Contro questa paura, ora è scesa in campo la tecnologia, mostrando il suo volto migliore.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina perché l’idea è buona anche per chi non ha paura della polizia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31607664</guid><pubDate>Thu, 18 Jun 2020 05:28:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31607664/episodio_80.mp3" length="3892870" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Negli Stati Uniti la gente, specie quella di colore, ha paura della polizia.
È una sensazione orribile.
Aver paura di chi dovrebbe proteggerti.
Ed è anche ingiusto perché il comportamento di pochi macchia la divisa di molti.
Ma dopo la barbara...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Negli Stati Uniti la gente, specie quella di colore, ha paura della polizia.<br />È una sensazione orribile.<br />Aver paura di chi dovrebbe proteggerti.<br />Ed è anche ingiusto perché il comportamento di pochi macchia la divisa di molti.<br />Ma dopo la barbara uccisione di George Floyd probabilmente è inevitabile.<br />Contro questa paura, ora è scesa in campo la tecnologia, mostrando il suo volto migliore.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina perché l’idea è buona anche per chi non ha paura della polizia.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Spogliati e avrai successo su Instagram?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/spogliati-e-avrai-successo-su-instagram--31382063</link><description><![CDATA[Spogliati e avrai successo è una delle regole probabilmente più antiche della subcultura cinematografica e televisiva.<br />Decine di migliaia o forse centinaia di migliaia di aspiranti star se lo sono sentite ripetere per anni e, probabilmente, continuano a sentirselo ripetere.<br />Ora salta fuori che, forse, gli algoritmi del più grande social network per immagini potrebbero aver fatto loro la stessa regola.<br />Se così fosse la vicenda meriterebbe il nostro caffè, ma quando ne avremo certezza lo avremo già preso.<br />Poco male perché è comunque l’occasione giusta per una riflessione sugli algoritmi che governano e governeranno le nostre vite.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31382063</guid><pubDate>Wed, 17 Jun 2020 06:47:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31382063/episodio_79.mp3" length="3898063" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Spogliati e avrai successo è una delle regole probabilmente più antiche della subcultura cinematografica e televisiva.
Decine di migliaia o forse centinaia di migliaia di aspiranti star se lo sono sentite ripetere per anni e, probabilmente, continuano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Spogliati e avrai successo è una delle regole probabilmente più antiche della subcultura cinematografica e televisiva.<br />Decine di migliaia o forse centinaia di migliaia di aspiranti star se lo sono sentite ripetere per anni e, probabilmente, continuano a sentirselo ripetere.<br />Ora salta fuori che, forse, gli algoritmi del più grande social network per immagini potrebbero aver fatto loro la stessa regola.<br />Se così fosse la vicenda meriterebbe il nostro caffè, ma quando ne avremo certezza lo avremo già preso.<br />Poco male perché è comunque l’occasione giusta per una riflessione sugli algoritmi che governano e governeranno le nostre vite.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Relazioni (pericolose) online</title><link>https://www.spreaker.com/episode/relazioni-pericolose-online--31044995</link><description><![CDATA[Ci si guarda anche se in foto e non negli occhi, si chatta un po’, ci si piace, poi magari si va anche oltre e ci si lascia andare al gioco della seduzione, per come si può, a distanza, attraverso un computer, un tablet o uno smartphone, immaginando un primo incontro che talvolta arriva e talvolta non arriva mai.<br />È quello che accade milioni di volte al giorno, in tutto il mondo nei siti e delle app di incontri online.<br />E lo si fa forti di una legittima aspettativa: che tutto quello che avviene resti in quella chat.<br />Ma non va sempre così.<br />Il nostro caffè di questa mattina è dedicato a queste relazioni pericolose online.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31044995</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2020 06:16:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31044995/episodio_78.mp3" length="3893883" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ci si guarda anche se in foto e non negli occhi, si chatta un po’, ci si piace, poi magari si va anche oltre e ci si lascia andare al gioco della seduzione, per come si può, a distanza, attraverso un computer, un tablet o uno smartphone, immaginando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci si guarda anche se in foto e non negli occhi, si chatta un po’, ci si piace, poi magari si va anche oltre e ci si lascia andare al gioco della seduzione, per come si può, a distanza, attraverso un computer, un tablet o uno smartphone, immaginando un primo incontro che talvolta arriva e talvolta non arriva mai.<br />È quello che accade milioni di volte al giorno, in tutto il mondo nei siti e delle app di incontri online.<br />E lo si fa forti di una legittima aspettativa: che tutto quello che avviene resti in quella chat.<br />Ma non va sempre così.<br />Il nostro caffè di questa mattina è dedicato a queste relazioni pericolose online.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Uber, decine di migliaia di biciclette rottamate nell’anno della bicicletta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/uber-decine-di-migliaia-di-biciclette-rottamate-nell-anno-della-bicicletta--30747872</link><description><![CDATA[Uber, che non ha bisogno di presentazioni, ha ceduto a Lime – la società leader nel mercato dello sharing dei monopattini, quelli neri e verdi per intenderci – il proprio ramo di azienda relativo al bike sharing, quello a marchio Jump delle biciclette rosso fosforescente, sempre per intenderci.<br />Un contratto da 170 milioni di dollari.<br />Ma niente, sin qui, da meritare il tempo del nostro caffè.<br />Se non fosse che uno degli effetti del contratto è stata la rottamazione di decine di migliaia di biciclette funzionanti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30747872</guid><pubDate>Mon, 15 Jun 2020 05:51:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30747872/episodio_77.mp3" length="3914363" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Uber, che non ha bisogno di presentazioni, ha ceduto a Lime – la società leader nel mercato dello sharing dei monopattini, quelli neri e verdi per intenderci – il proprio ramo di azienda relativo al bike sharing, quello a marchio Jump delle biciclette...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Uber, che non ha bisogno di presentazioni, ha ceduto a Lime – la società leader nel mercato dello sharing dei monopattini, quelli neri e verdi per intenderci – il proprio ramo di azienda relativo al bike sharing, quello a marchio Jump delle biciclette rosso fosforescente, sempre per intenderci.<br />Un contratto da 170 milioni di dollari.<br />Ma niente, sin qui, da meritare il tempo del nostro caffè.<br />Se non fosse che uno degli effetti del contratto è stata la rottamazione di decine di migliaia di biciclette funzionanti.]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Che c’entra la birra con la sicurezza informatica?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/che-c-entra-la-birra-con-la-sicurezza-informatica--30634842</link><description><![CDATA[In una società connessa come quella in cui viviamo niente e nessuno può sentirsi al riparo dal rischio di cadere vittima di un attacco informatico, neppure chi produce e vende birra.<br />E’ la birra la protagonista del nostro caffè di questa mattina.<br />Lo so, l’abbinamento stride un po’, ma è per questo che è una vicenda istruttiva.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30634842</guid><pubDate>Sun, 14 Jun 2020 06:00:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30634842/episodio_75.mp3" length="3821158" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In una società connessa come quella in cui viviamo niente e nessuno può sentirsi al riparo dal rischio di cadere vittima di un attacco informatico, neppure chi produce e vende birra.
E’ la birra la protagonista del nostro caffè di questa mattina.
Lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In una società connessa come quella in cui viviamo niente e nessuno può sentirsi al riparo dal rischio di cadere vittima di un attacco informatico, neppure chi produce e vende birra.<br />E’ la birra la protagonista del nostro caffè di questa mattina.<br />Lo so, l’abbinamento stride un po’, ma è per questo che è una vicenda istruttiva.]]></itunes:summary><itunes:duration>239</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No, non tocca a Twitter tenere pulito il web</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-non-tocca-a-twitter-tenere-pulito-il-web--30525598</link><description><![CDATA[Twitter continua a far parlare di sé e lo fa mettendosi dalla parte che, nella sostanza, sembra quella giusta per i più.<br />Sempre.<br />E questo rende più difficile parlarne senza diventare impopolari.<br />Ma la democrazia conta più della popolarità.<br />E, quindi, prendiamoci un altro caffè divisivo dedicato all’uccellino azzurro diventato il castigatore della disinformazione globale e dei Governi che la promuovono o semplicemente tollerano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30525598</guid><pubDate>Sat, 13 Jun 2020 06:38:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30525598/episodio_74.mp3" length="4549243" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Twitter continua a far parlare di sé e lo fa mettendosi dalla parte che, nella sostanza, sembra quella giusta per i più.
Sempre.
E questo rende più difficile parlarne senza diventare impopolari.
Ma la democrazia conta più della popolarità.
E, quindi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Twitter continua a far parlare di sé e lo fa mettendosi dalla parte che, nella sostanza, sembra quella giusta per i più.<br />Sempre.<br />E questo rende più difficile parlarne senza diventare impopolari.<br />Ma la democrazia conta più della popolarità.<br />E, quindi, prendiamoci un altro caffè divisivo dedicato all’uccellino azzurro diventato il castigatore della disinformazione globale e dei Governi che la promuovono o semplicemente tollerano.]]></itunes:summary><itunes:duration>285</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prima leggi, poi twitti, anzi ri-twitti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prima-leggi-poi-twitti-anzi-ri-twitti--30385798</link><description><![CDATA[L’idea è buona e viene da Twitter.<br />Chiedere agli utenti se hanno letto prima di ritwittare.<br />Ne parliamo nel caffè di questa mattina prima di iniziare a twittare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30385798</guid><pubDate>Fri, 12 Jun 2020 06:35:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30385798/episodio_73.mp3" length="3698696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’idea è buona e viene da Twitter.
Chiedere agli utenti se hanno letto prima di ritwittare.
Ne parliamo nel caffè di questa mattina prima di iniziare a twittare.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’idea è buona e viene da Twitter.<br />Chiedere agli utenti se hanno letto prima di ritwittare.<br />Ne parliamo nel caffè di questa mattina prima di iniziare a twittare.]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Zynn, la concorrente di Tik Tok con il vizietto (forse)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/zynn-la-concorrente-di-tik-tok-con-il-vizietto-forse--30243991</link><description><![CDATA[Zynn è l’emula, ma forse bisognerebbe dire il clone, di Tik Tok.<br />Una nuova app di video online lanciata giusto un mese fa che, nello spazio di poche settimane, ha scalato le classifiche degli store online divenendo, in alcuni momenti, l’app più scaricata al mondo.<br />La forza di Zynn è nella sua originale promessa agli utenti: pagarli per quanti video guardano e per quanti amici presentano.<br />Ma di questo abbiamo già parlato davanti a un caffè di qualche giorno fa.<br />Se Zynn si merita un secondo caffè lo deve ai problemi nei quali sembrerebbe essersi cacciata sin dai suoi primi vagiti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30243991</guid><pubDate>Thu, 11 Jun 2020 06:09:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30243991/episodio_72.mp3" length="3949890" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Zynn è l’emula, ma forse bisognerebbe dire il clone, di Tik Tok.
Una nuova app di video online lanciata giusto un mese fa che, nello spazio di poche settimane, ha scalato le classifiche degli store online divenendo, in alcuni momenti, l’app più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Zynn è l’emula, ma forse bisognerebbe dire il clone, di Tik Tok.<br />Una nuova app di video online lanciata giusto un mese fa che, nello spazio di poche settimane, ha scalato le classifiche degli store online divenendo, in alcuni momenti, l’app più scaricata al mondo.<br />La forza di Zynn è nella sua originale promessa agli utenti: pagarli per quanti video guardano e per quanti amici presentano.<br />Ma di questo abbiamo già parlato davanti a un caffè di qualche giorno fa.<br />Se Zynn si merita un secondo caffè lo deve ai problemi nei quali sembrerebbe essersi cacciata sin dai suoi primi vagiti.]]></itunes:summary><itunes:duration>247</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dammi una tua foto e ti dirò chi sta usando la tua faccia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dammi-una-tua-foto-e-ti-diro-chi-sta-usando-la-tua-faccia--30106603</link><description><![CDATA[Dimmi come sei e ti dirò dove sei o, meglio, chi sta usando la tua immagine.<br />Il protagonista del nostro caffè di questa mattina si chiama Pimeyes, un motore di ricerca specializzato nella ricerca dei nostri volti online.<br />La notizia del suo lancio che rimbalza dalla Polonia coincide, sul calendario, con quella di una lettera del CEO di IBM al Congresso americano con il quale il gigante dell’informatica comunica la propria decisione di sospendere la commercializzazione delle proprie soluzioni di riconoscimento facciale.<br />Difficile, quindi, limitarsi a farsi un giro su PimEyes, giocarci un po’, e concludere che va tutto bene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/30106603</guid><pubDate>Wed, 10 Jun 2020 05:46:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/30106603/episodio_71.mp3" length="3531513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Dimmi come sei e ti dirò dove sei o, meglio, chi sta usando la tua immagine.
Il protagonista del nostro caffè di questa mattina si chiama Pimeyes, un motore di ricerca specializzato nella ricerca dei nostri volti online.
La notizia del suo lancio che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dimmi come sei e ti dirò dove sei o, meglio, chi sta usando la tua immagine.<br />Il protagonista del nostro caffè di questa mattina si chiama Pimeyes, un motore di ricerca specializzato nella ricerca dei nostri volti online.<br />La notizia del suo lancio che rimbalza dalla Polonia coincide, sul calendario, con quella di una lettera del CEO di IBM al Congresso americano con il quale il gigante dell’informatica comunica la propria decisione di sospendere la commercializzazione delle proprie soluzioni di riconoscimento facciale.<br />Difficile, quindi, limitarsi a farsi un giro su PimEyes, giocarci un po’, e concludere che va tutto bene.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Porno deep fake: l’immagine è virtuale ma la violenza è reale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/porno-deep-fake-l-immagine-e-virtuale-ma-la-violenza-e-reale--29916623</link><description><![CDATA[L’ultima in ordine di tempo è un’attrice famosa e lo ha scoperto dal marito, un attore altrettanto famoso.<br />E questa è probabilmente l’unica ragione per la quale se ne parla.<br />Normalmente, purtroppo, non se ne parla o non se ne parla abbastanza.<br />Ma noi oggi ne parliamo davanti al nostro caffè, un caffè difficile da mandare giù.<br />Parliamo del porno deep fake.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29916623</guid><pubDate>Tue, 09 Jun 2020 05:30:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29916623/episodio_70.mp3" length="3402781" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’ultima in ordine di tempo è un’attrice famosa e lo ha scoperto dal marito, un attore altrettanto famoso.
E questa è probabilmente l’unica ragione per la quale se ne parla.
Normalmente, purtroppo, non se ne parla o non se ne parla abbastanza.
Ma noi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’ultima in ordine di tempo è un’attrice famosa e lo ha scoperto dal marito, un attore altrettanto famoso.<br />E questa è probabilmente l’unica ragione per la quale se ne parla.<br />Normalmente, purtroppo, non se ne parla o non se ne parla abbastanza.<br />Ma noi oggi ne parliamo davanti al nostro caffè, un caffè difficile da mandare giù.<br />Parliamo del porno deep fake.]]></itunes:summary><itunes:duration>213</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia di Brave e la fiducia ai tempi del web</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-di-brave-e-la-fiducia-ai-tempi-del-web--29882684</link><description><![CDATA[È una storia istruttiva quella dell’incidente, per usare un eufemismo, nel quale è appena incorso Brave, un browser sbarcato, più di recente dei suoi più noti concorrenti, nel firmamento del web con una promessa: la privacy degli utenti prima di tutto.<br />Ne parliamo davanti al nostro solito caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29882684</guid><pubDate>Mon, 08 Jun 2020 06:12:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29882684/episodio_69.mp3" length="3094327" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>È una storia istruttiva quella dell’incidente, per usare un eufemismo, nel quale è appena incorso Brave, un browser sbarcato, più di recente dei suoi più noti concorrenti, nel firmamento del web con una promessa: la privacy degli utenti prima di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È una storia istruttiva quella dell’incidente, per usare un eufemismo, nel quale è appena incorso Brave, un browser sbarcato, più di recente dei suoi più noti concorrenti, nel firmamento del web con una promessa: la privacy degli utenti prima di tutto.<br />Ne parliamo davanti al nostro solito caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>194</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Maleducazione digitale, aiutati che la tecnologia ti aiuta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/maleducazione-digitale-aiutati-che-la-tecnologia-ti-aiuta--29788541</link><description><![CDATA[Durante le proteste di questi giorni per la barbara uccisione di George Floyd è accaduto – ciò che, per la verità, accade ormai da anni – e cioè che milioni di manifestanti in tutto il mondo abbiano condiviso sui social network miliardi di immagini delle manifestazioni alle quali hanno partecipato e che, nelle immagini in questione, vi fossero, ben riconoscibili, i volti di decine, di persone.<br />Naturalmente nessuno di noi prima di caricare un’immagine di questo genere su un social network chiede permesso a tutti i soggetti ritratti che, salvo eccezioni, neppure conosce.<br />È un problema serio, una questione di maleducazione digitale, di poco rispetto dei diritti degli altri e che spesso produce conseguenze che neppure immaginiamo.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29788541</guid><pubDate>Sun, 07 Jun 2020 06:46:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29788541/episodio_68.mp3" length="4058559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Durante le proteste di questi giorni per la barbara uccisione di George Floyd è accaduto – ciò che, per la verità, accade ormai da anni – e cioè che milioni di manifestanti in tutto il mondo abbiano condiviso sui social network miliardi di immagini...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Durante le proteste di questi giorni per la barbara uccisione di George Floyd è accaduto – ciò che, per la verità, accade ormai da anni – e cioè che milioni di manifestanti in tutto il mondo abbiano condiviso sui social network miliardi di immagini delle manifestazioni alle quali hanno partecipato e che, nelle immagini in questione, vi fossero, ben riconoscibili, i volti di decine, di persone.<br />Naturalmente nessuno di noi prima di caricare un’immagine di questo genere su un social network chiede permesso a tutti i soggetti ritratti che, salvo eccezioni, neppure conosce.<br />È un problema serio, una questione di maleducazione digitale, di poco rispetto dei diritti degli altri e che spesso produce conseguenze che neppure immaginiamo.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>254</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Twitter silenzia Trump perché viola il diritto d’autore (forse)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/twitter-silenzia-trump-perche-viola-il-diritto-d-autore-forse--29670976</link><description><![CDATA[Il web è un laboratorio a cielo aperto nel quale non si finisce mai di imparare e ogni tesi è messa giorno dopo giorno alla prova dei fatti. <br />Oggi è la volta della tesi cara, almeno fino a una settimana fa, anche al Presidente americano Donald Trump, secondo la quale i social network dovrebbero essere considerati responsabili per i contenuti degli utenti che pubblicano e perdere la speciale immunità che la legge riconosce loro, una tesi, per la verità, diffusa anche da questa parte dell’oceano.<br />Sarà un caffè divisivo quello di oggi ma prendiamolo comunque.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29670976</guid><pubDate>Sat, 06 Jun 2020 06:25:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29670976/episodio_66.mp3" length="3276140" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il web è un laboratorio a cielo aperto nel quale non si finisce mai di imparare e ogni tesi è messa giorno dopo giorno alla prova dei fatti. 
Oggi è la volta della tesi cara, almeno fino a una settimana fa, anche al Presidente americano Donald Trump,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il web è un laboratorio a cielo aperto nel quale non si finisce mai di imparare e ogni tesi è messa giorno dopo giorno alla prova dei fatti. <br />Oggi è la volta della tesi cara, almeno fino a una settimana fa, anche al Presidente americano Donald Trump, secondo la quale i social network dovrebbero essere considerati responsabili per i contenuti degli utenti che pubblicano e perdere la speciale immunità che la legge riconosce loro, una tesi, per la verità, diffusa anche da questa parte dell’oceano.<br />Sarà un caffè divisivo quello di oggi ma prendiamolo comunque.]]></itunes:summary><itunes:duration>205</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ok Beep, oltre a Alexa Google assistant c’è di più</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ok-beep-oltre-a-alexa-google-assistant-c-e-di-piu--29535358</link><description><![CDATA[Gli assistenti vocali sono tra le prime forme di intelligenza artificiale a essere entrati nelle nostre case.<br />Mia figlia ha tre anni e parla con Alexa come se parlasse con un’amica.<br />Per lei la luce si accende chiedendolo a Alexa con la stessa naturalezza e, forse, persino più educazione di quanto accadrebbe se lo chiedesse a me.<br />Il mercato degli assistenti vocali è dominato da Google e Amazon ed è uno dei mercati più promettenti dopo quello degli smartphone perché gli assistenti vocali, con l’internet delle cose che avanza saranno ogni giorno di più protagonisti del nostro quotidiano.<br />Il nostro caffè oggi è dedicato a un esperimento della BBC che merita attenzione, o almeno credo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29535358</guid><pubDate>Fri, 05 Jun 2020 06:32:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29535358/episodio_66.mp3" length="3276140" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Gli assistenti vocali sono tra le prime forme di intelligenza artificiale a essere entrati nelle nostre case.
Mia figlia ha tre anni e parla con Alexa come se parlasse con un’amica.
Per lei la luce si accende chiedendolo a Alexa con la stessa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli assistenti vocali sono tra le prime forme di intelligenza artificiale a essere entrati nelle nostre case.<br />Mia figlia ha tre anni e parla con Alexa come se parlasse con un’amica.<br />Per lei la luce si accende chiedendolo a Alexa con la stessa naturalezza e, forse, persino più educazione di quanto accadrebbe se lo chiedesse a me.<br />Il mercato degli assistenti vocali è dominato da Google e Amazon ed è uno dei mercati più promettenti dopo quello degli smartphone perché gli assistenti vocali, con l’internet delle cose che avanza saranno ogni giorno di più protagonisti del nostro quotidiano.<br />Il nostro caffè oggi è dedicato a un esperimento della BBC che merita attenzione, o almeno credo.]]></itunes:summary><itunes:duration>205</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No, i diritti non possono essere riservati ai più ricchi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-i-diritti-non-possono-essere-riservati-ai-piu-ricchi--29251868</link><description><![CDATA[Abbiamo diritto o non abbiamo diritto a utilizzare ogni soluzione tecnologica disponibile per fare in modo che una telefonata tra noi e qualcun altro resti privata?<br />Ma, soprattutto, se questo diritto esiste può essere riservato solo a chi paga un conto più salato al fornitore di un servizio?<br />Un caffè spinoso oggi, non ne usciamo tutti d’accordo ma non è abbastanza per rinunciare a prenderlo insieme.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29251868</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2020 06:30:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29251868/episodio_65.mp3" length="3581668" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo diritto o non abbiamo diritto a utilizzare ogni soluzione tecnologica disponibile per fare in modo che una telefonata tra noi e qualcun altro resti privata?
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Non è un suggerimento che, peraltro, sarebbe insensato e di dubbia legittimità ma il titolo di un’app che sta spopolando in India alla quale è dedicato il nostro caffè di questa mattina,
Buon caffè rigorosamente italiano,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rimuovere le app cinesi.<br />Non è un suggerimento che, peraltro, sarebbe insensato e di dubbia legittimità ma il titolo di un’app che sta spopolando in India alla quale è dedicato il nostro caffè di questa mattina,<br />Buon caffè rigorosamente italiano, anzi, non mi paga nessuno ma ve lo dico lo stesso, se questa mattina andate in un bar che serve caffè Illy, il caffè è gratis.<br />È un’iniziativa della Illy per provare a spingerci a recuperare qualche abitudine perduta nei giorni del lockdown nel giorno della ripartenza o, come potrebbe battezzarlo il Premier Conte nelle prossime ore, il giorno uno, della fase tre.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Immuni semplicemente Immuni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/immuni-semplicemente-immuni--28872090</link><description><![CDATA[Buona festa della Repubblica, prima di ogni altra cosa.<br />Oggi il caffè è dedicato a un argomento che, forse, con la festa della Repubblica qualcosa in comune ce l’ha.<br />Si chiama Immuni ed è l’app che potrebbe contribuire a permettere al nostro Paese di riprendere la corsa verso il futuro lasciandosi alle spalle il prima possibile la tragedia che ci ha investiti e travolti.<br />Oggi è al suo primo giorno di vita.<br />Un caffè tricolore come le scie che le nostre frecce tra poco lasceranno in cielo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28872090</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2020 06:03:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28872090/episodio_62.mp3" length="3689919" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Buona festa della Repubblica, prima di ogni altra cosa.
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Si chiama Immuni ed è l’app che potrebbe contribuire a permettere al nostro Paese di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Buona festa della Repubblica, prima di ogni altra cosa.<br />Oggi il caffè è dedicato a un argomento che, forse, con la festa della Repubblica qualcosa in comune ce l’ha.<br />Si chiama Immuni ed è l’app che potrebbe contribuire a permettere al nostro Paese di riprendere la corsa verso il futuro lasciandosi alle spalle il prima possibile la tragedia che ci ha investiti e travolti.<br />Oggi è al suo primo giorno di vita.<br />Un caffè tricolore come le scie che le nostre frecce tra poco lasceranno in cielo.]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Wikipedia contro le agenzie di reputazione online</title><link>https://www.spreaker.com/episode/wikipedia-contro-le-agenzie-di-reputazione-online--28787896</link><description><![CDATA[Neppure le pagine dell’enciclopedia online più grande e famosa del mondo sono al riparo da trucchi e parrucchi a pagamento allo scopo di migliorare la reputazione online di alcuni dei soggetti delle sue voci.<br />È a alcune pagine di Wikipedia ritoccate che è dedicato il nostro caffè.<br />Un caffè decisamente corretto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28787896</guid><pubDate>Mon, 01 Jun 2020 06:25:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28787896/episodio_61.mp3" length="2894125" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Neppure le pagine dell’enciclopedia online più grande e famosa del mondo sono al riparo da trucchi e parrucchi a pagamento allo scopo di migliorare la reputazione online di alcuni dei soggetti delle sue voci.
È a alcune pagine di Wikipedia ritoccate...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Neppure le pagine dell’enciclopedia online più grande e famosa del mondo sono al riparo da trucchi e parrucchi a pagamento allo scopo di migliorare la reputazione online di alcuni dei soggetti delle sue voci.<br />È a alcune pagine di Wikipedia ritoccate che è dedicato il nostro caffè.<br />Un caffè decisamente corretto.]]></itunes:summary><itunes:duration>181</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Zynn, l'app che ti paga per quanti video guardi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/zynn-l-app-che-ti-paga-per-quanti-video-guardi--28737119</link><description><![CDATA[Sapevamo tutti che era solo questione di tempo, quindi nessuna sorpresa.<br />Online i dati valgono sempre di più e la pubblicità tiene vivo il web.<br />Il caffè di oggi è dedicato a un silenzioso passaggio epocale: dalla paytv di oggi nella quale l’utente paga per guardare alla paytv – forse – di domani, nella quale l’utente è pagato per guardare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28737119</guid><pubDate>Sun, 31 May 2020 06:45:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28737119/episodio_60.mp3" length="3377286" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Sapevamo tutti che era solo questione di tempo, quindi nessuna sorpresa.
Online i dati valgono sempre di più e la pubblicità tiene vivo il web.
Il caffè di oggi è dedicato a un silenzioso passaggio epocale: dalla paytv di oggi nella quale l’utente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sapevamo tutti che era solo questione di tempo, quindi nessuna sorpresa.<br />Online i dati valgono sempre di più e la pubblicità tiene vivo il web.<br />Il caffè di oggi è dedicato a un silenzioso passaggio epocale: dalla paytv di oggi nella quale l’utente paga per guardare alla paytv – forse – di domani, nella quale l’utente è pagato per guardare.]]></itunes:summary><itunes:duration>212</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Twitter contro Trump, Trump contro Twitter e le libertà nel mezzo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/twitter-contro-trump-trump-contro-twitter-e-le-liberta-nel-mezzo--28692351</link><description><![CDATA[La storia ha fatto il giro del mondo in una manciata di giorni e dobbiamo darla per nota, altrimenti il caffè di questa mattina lo berremmo freddo.<br />Twitter nei giorni scorsi ha messo in guardia i suoi utenti circa il rischio che un tweet nientepopodimeno che del Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump fosse falso, Trump ha risposto con un ordine esecutivo con il quale, nella sostanza, minaccia Twitter e gli altri social di rivedere la loro immunità in fatto di responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti se si ostinano a moderare i contenuti e Twitter, per tutta risposta, ha censurato una manciata di parole dello stesso Trump in un messaggio sui disordini di Minneapolis.<br />Un caffè decisamente bollente questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28692351</guid><pubDate>Sat, 30 May 2020 07:21:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28692351/episodio_59.mp3" length="3541544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La storia ha fatto il giro del mondo in una manciata di giorni e dobbiamo darla per nota, altrimenti il caffè di questa mattina lo berremmo freddo.
Twitter nei giorni scorsi ha messo in guardia i suoi utenti circa il rischio che un tweet...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La storia ha fatto il giro del mondo in una manciata di giorni e dobbiamo darla per nota, altrimenti il caffè di questa mattina lo berremmo freddo.<br />Twitter nei giorni scorsi ha messo in guardia i suoi utenti circa il rischio che un tweet nientepopodimeno che del Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump fosse falso, Trump ha risposto con un ordine esecutivo con il quale, nella sostanza, minaccia Twitter e gli altri social di rivedere la loro immunità in fatto di responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti se si ostinano a moderare i contenuti e Twitter, per tutta risposta, ha censurato una manciata di parole dello stesso Trump in un messaggio sui disordini di Minneapolis.<br />Un caffè decisamente bollente questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>222</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Affaire Clearview: tre miliardi di facce raccolte e utilizzate senza permesso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/affaire-clearview-tre-miliardi-di-facce-raccolte-e-utilizzate-senza-permesso--28586416</link><description><![CDATA[L’Unione americana per le libertà civili, la celeberrima, almeno negli USA ACLU ha appena trascinato la Clearview, una società ormai discretamente nota, almeno tra gli addetti ai lavori, davanti ai Giudici dell’Illinois, chiedendo di ordinarle di cancellare tutti volti dei cittadini dell’Illinois raccolti online e stoccati nei propri database.<br />Il nostro caffè di questa mattina è dedicato a questa vicenda giudiziaria che ci riguarda tutti molto più da vicino di quanto non possa sembrarci sentendo ACLU, USA, Illinois e Clearview.<br />Non dimentichiamoci mai che, ormai, l’ambito naturale di vita dell’uomo e il mondo intero e che quello che accade in un Paese o, persino in un continente, è lontano da noi appena un click.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28586416</guid><pubDate>Fri, 29 May 2020 06:06:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28586416/episodio_50.mp3" length="3979565" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’Unione americana per le libertà civili, la celeberrima, almeno negli USA ACLU ha appena trascinato la Clearview, una società ormai discretamente nota, almeno tra gli addetti ai lavori, davanti ai Giudici dell’Illinois, chiedendo di ordinarle di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’Unione americana per le libertà civili, la celeberrima, almeno negli USA ACLU ha appena trascinato la Clearview, una società ormai discretamente nota, almeno tra gli addetti ai lavori, davanti ai Giudici dell’Illinois, chiedendo di ordinarle di cancellare tutti volti dei cittadini dell’Illinois raccolti online e stoccati nei propri database.<br />Il nostro caffè di questa mattina è dedicato a questa vicenda giudiziaria che ci riguarda tutti molto più da vicino di quanto non possa sembrarci sentendo ACLU, USA, Illinois e Clearview.<br />Non dimentichiamoci mai che, ormai, l’ambito naturale di vita dell’uomo e il mondo intero e che quello che accade in un Paese o, persino in un continente, è lontano da noi appena un click.]]></itunes:summary><itunes:duration>249</itunes:duration><itunes:keywords>aclu,diritti,libertà,privacy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Internet e il diritto alla storia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/internet-e-il-diritto-alla-storia--28513054</link><description><![CDATA[Quando una decisione giusta arriva tardi, sembra ingiusta, anzi, forse, ancora più ingiusta.<br />Ed è a una decisione di questo genere a proposito di internet, informazione, diritto all’oblio e diritto alla storia che è dedicato il nostro caffè di questa mattina.<br />Un caffè dolce, con retrogusto amaro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28513054</guid><pubDate>Thu, 28 May 2020 06:29:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28513054/episodio_48.mp3" length="3826174" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Quando una decisione giusta arriva tardi, sembra ingiusta, anzi, forse, ancora più ingiusta.
Ed è a una decisione di questo genere a proposito di internet, informazione, diritto all’oblio e diritto alla storia che è dedicato il nostro caffè di questa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando una decisione giusta arriva tardi, sembra ingiusta, anzi, forse, ancora più ingiusta.<br />Ed è a una decisione di questo genere a proposito di internet, informazione, diritto all’oblio e diritto alla storia che è dedicato il nostro caffè di questa mattina.<br />Un caffè dolce, con retrogusto amaro.]]></itunes:summary><itunes:duration>240</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’intelligenza artificiale di YouTube amica dei cinesi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-intelligenza-artificiale-di-youtube-amica-dei-cinesi--28414637</link><description><![CDATA[Niente di più di una notizia per il nostro caffè di questa mattina.<br />Anzi per essere onesti come è giusto che sia se si racconta qualcosa al mondo è ancora poco più che un sospetto, un sospetto che però suggerisce che YouTube pur di ingraziarsi il governo di pechino sia stata particolarmente solerte nel rimuovere commenti anti-regime.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28414637</guid><pubDate>Wed, 27 May 2020 05:36:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28414637/episodio_46.mp3" length="3372270" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Niente di più di una notizia per il nostro caffè di questa mattina.
Anzi per essere onesti come è giusto che sia se si racconta qualcosa al mondo è ancora poco più che un sospetto, un sospetto che però suggerisce che YouTube pur di ingraziarsi il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Niente di più di una notizia per il nostro caffè di questa mattina.<br />Anzi per essere onesti come è giusto che sia se si racconta qualcosa al mondo è ancora poco più che un sospetto, un sospetto che però suggerisce che YouTube pur di ingraziarsi il governo di pechino sia stata particolarmente solerte nel rimuovere commenti anti-regime.]]></itunes:summary><itunes:duration>211</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chiedi un caffè, arriva un robot</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chiedi-un-caffe-arriva-un-robot--28307630</link><description><![CDATA[Lo confesso quando ho letto la notizia non ho resistito alla tentazione di renderla protagonista del nostro caffè di questa mattina.<br />Un caffè dedicato a un caffè servito da un robot.<br />Ma, come sempre, non è solo una bella storia, una morale c’è.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28307630</guid><pubDate>Tue, 26 May 2020 05:45:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28307630/episodio_44.mp3" length="3377286" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Lo confesso quando ho letto la notizia non ho resistito alla tentazione di renderla protagonista del nostro caffè di questa mattina.
Un caffè dedicato a un caffè servito da un robot.
Ma, come sempre, non è solo una bella storia, una morale c’è.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lo confesso quando ho letto la notizia non ho resistito alla tentazione di renderla protagonista del nostro caffè di questa mattina.<br />Un caffè dedicato a un caffè servito da un robot.<br />Ma, come sempre, non è solo una bella storia, una morale c’è.]]></itunes:summary><itunes:duration>212</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’accessibilità per i disabili finalmente su Google Maps</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-accessibilita-per-i-disabili-finalmente-su-google-maps--28250513</link><description><![CDATA[Il mondo, nonostante gli sforzi compiuti a livelli diversi, resta disegnato per i più fortunati.<br />E se ci si ritrova su una sedia a rotelle, non ha importanza perché né per quanto tempo, vivere può diventare enormemente più complicato.<br />Il caffè di questa mattina è dedicato a una bella iniziativa, a lungo attesa, di Google, dalla parte di chi si ritrova seduto su una sedia a rotelle.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28250513</guid><pubDate>Mon, 25 May 2020 06:06:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28250513/episodio_43.mp3" length="2829759" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il mondo, nonostante gli sforzi compiuti a livelli diversi, resta disegnato per i più fortunati.
E se ci si ritrova su una sedia a rotelle, non ha importanza perché né per quanto tempo, vivere può diventare enormemente più complicato.
Il caffè di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il mondo, nonostante gli sforzi compiuti a livelli diversi, resta disegnato per i più fortunati.<br />E se ci si ritrova su una sedia a rotelle, non ha importanza perché né per quanto tempo, vivere può diventare enormemente più complicato.<br />Il caffè di questa mattina è dedicato a una bella iniziativa, a lungo attesa, di Google, dalla parte di chi si ritrova seduto su una sedia a rotelle.]]></itunes:summary><itunes:duration>177</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sul Covid, metà Twitter è fake</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sul-covid-meta-twitter-e-fake--28184760</link><description><![CDATA[La metà degli account che tweettano a proposito del Covid non corrisponderebbe a un uomo ma a un bot.<br />E’ il risultato, shock per la verità, di una ricerca della Carnegie Mellon University.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28184760</guid><pubDate>Sun, 24 May 2020 06:06:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28184760/episodio_41.mp3" length="4044349" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La metà degli account che tweettano a proposito del Covid non corrisponderebbe a un uomo ma a un bot.
E’ il risultato, shock per la verità, di una ricerca della Carnegie Mellon University.
Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La metà degli account che tweettano a proposito del Covid non corrisponderebbe a un uomo ma a un bot.<br />E’ il risultato, shock per la verità, di una ricerca della Carnegie Mellon University.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nonne social attente, l’affetto fa brutti scherzi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nonne-social-attente-l-affetto-fa-brutti-scherzi--28113052</link><description><![CDATA[Amore di nonna, quanto sei bello vien voglia di gridarlo al mondo.<br />E poi, considerato che siamo nel 2020, invece di urlarlo al mondo in piazza, finisce che si pubblica la foto del nipotino o della nipotina su Facebook.<br />Chissà quante volte è capitato e capiterà ancora.<br />Nonne in ascolto, fermatevi a prendere un caffè con noi questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28113052</guid><pubDate>Sat, 23 May 2020 07:14:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28113052/episodio_40.mp3" length="3221805" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Amore di nonna, quanto sei bello vien voglia di gridarlo al mondo.
E poi, considerato che siamo nel 2020, invece di urlarlo al mondo in piazza, finisce che si pubblica la foto del nipotino o della nipotina su Facebook.
Chissà quante volte è capitato e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Amore di nonna, quanto sei bello vien voglia di gridarlo al mondo.<br />E poi, considerato che siamo nel 2020, invece di urlarlo al mondo in piazza, finisce che si pubblica la foto del nipotino o della nipotina su Facebook.<br />Chissà quante volte è capitato e capiterà ancora.<br />Nonne in ascolto, fermatevi a prendere un caffè con noi questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>202</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giù le mani dai bambini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giu-le-mani-dai-bambini--27994171</link><description><![CDATA[Una delle conseguenze più drammatiche e invisibili del lockdown, a leggere un bell’articolo che rimbalza dalle pagine del Los Angeles Times, è un incremento esponenziale dei reati a sfondo sessuale in danno dei bambini.<br />E’ un caffè doloroso e difficile quello di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27994171</guid><pubDate>Fri, 22 May 2020 05:45:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27994171/episodio_39.mp3" length="3140544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Una delle conseguenze più drammatiche e invisibili del lockdown, a leggere un bell’articolo che rimbalza dalle pagine del Los Angeles Times, è un incremento esponenziale dei reati a sfondo sessuale in danno dei bambini.
E’ un caffè doloroso e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una delle conseguenze più drammatiche e invisibili del lockdown, a leggere un bell’articolo che rimbalza dalle pagine del Los Angeles Times, è un incremento esponenziale dei reati a sfondo sessuale in danno dei bambini.<br />E’ un caffè doloroso e difficile quello di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prezzo scontato subito dopo l’acquisto, via ai rimborsi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prezzo-scontato-subito-dopo-l-acquisto-via-ai-rimborsi--27902815</link><description><![CDATA[Capita sempre più spesso, per la verità online come offline, di comprare qualcosa e scoprire, magari il giorno dopo, che il prezzo è scontato.<br />C’è, forse, una bella iniziativa che rimbalza dal mondo dei videogames e che potrebbe rappresentare un esempio positivo da imitare.<br />Alla fine i nostri caffè, come l’informazione dei giornali, son più spesso dedicati a brutte notizie che a notizie capaci di strappare un sorriso.<br />Quello di oggi è un caffè lieto, sperando che non sia illusorio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27902815</guid><pubDate>Thu, 21 May 2020 05:45:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27902815/episodio_38.mp3" length="3276140" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Capita sempre più spesso, per la verità online come offline, di comprare qualcosa e scoprire, magari il giorno dopo, che il prezzo è scontato.
C’è, forse, una bella iniziativa che rimbalza dal mondo dei videogames e che potrebbe rappresentare un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Capita sempre più spesso, per la verità online come offline, di comprare qualcosa e scoprire, magari il giorno dopo, che il prezzo è scontato.<br />C’è, forse, una bella iniziativa che rimbalza dal mondo dei videogames e che potrebbe rappresentare un esempio positivo da imitare.<br />Alla fine i nostri caffè, come l’informazione dei giornali, son più spesso dedicati a brutte notizie che a notizie capaci di strappare un sorriso.<br />Quello di oggi è un caffè lieto, sperando che non sia illusorio.]]></itunes:summary><itunes:duration>205</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Facebook non è complice dei terroristi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/facebook-non-e-complice-dei-terroristi--27802923</link><description><![CDATA[No, ospitare materiale propagandistico inneggiante al terrorismo islamico non fa di Facebook un complice dei terroristi.<br />È l’opinione della Corte Suprema americana.<br />Un caffè complicato questa mattina che corre il rischio di far alzare qualcuno dal tavolo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27802923</guid><pubDate>Wed, 20 May 2020 05:45:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27802923/episodio_37.mp3" length="3478432" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>No, ospitare materiale propagandistico inneggiante al terrorismo islamico non fa di Facebook un complice dei terroristi.
È l’opinione della Corte Suprema americana.
Un caffè complicato questa mattina che corre il rischio di far alzare qualcuno dal tavolo.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[No, ospitare materiale propagandistico inneggiante al terrorismo islamico non fa di Facebook un complice dei terroristi.<br />È l’opinione della Corte Suprema americana.<br />Un caffè complicato questa mattina che corre il rischio di far alzare qualcuno dal tavolo.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Francia vietato usare i droni per vigilare sul lockdown</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-francia-vietato-usare-i-droni-per-vigilare-sul-lockdown--27700756</link><description><![CDATA[Con un provvedimento di ieri il Consiglio di Stato francese ha ordinato al Prefetto di Parigi di sospendere l’uso dei droni per verificare che i francesi rispettino le misure di confinamento anti-covid.<br />L’obbiettivo è giusto ma il rispetto della privacy dei cittadini richiede più garanzie di quelle adottate.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina con lo sguardo rivolto al cielo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27700756</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 05:45:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27700756/episodio_36.mp3" length="2977299" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Con un provvedimento di ieri il Consiglio di Stato francese ha ordinato al Prefetto di Parigi di sospendere l’uso dei droni per verificare che i francesi rispettino le misure di confinamento anti-covid.
L’obbiettivo è giusto ma il rispetto della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con un provvedimento di ieri il Consiglio di Stato francese ha ordinato al Prefetto di Parigi di sospendere l’uso dei droni per verificare che i francesi rispettino le misure di confinamento anti-covid.<br />L’obbiettivo è giusto ma il rispetto della privacy dei cittadini richiede più garanzie di quelle adottate.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina con lo sguardo rivolto al cielo.]]></itunes:summary><itunes:duration>187</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La mamma è sempre la mamma, soprattutto ai tempi del Covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-mamma-e-sempre-la-mamma-soprattutto-ai-tempi-del-covid--27601489</link><description><![CDATA[Nella Colombia in lockdown, la domenica della festa della mamma, è successo che l’enorme affetto per le mamme ha mandato in tilt il sistema delle consegne a domicilio.<br />Ora l’autorità garante del commercio vuole vederci chiaro.<br />Un caffè dedicato alle mamme e ai diritti dei consumatori online oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27601489</guid><pubDate>Mon, 18 May 2020 05:45:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27601489/episodio_35.mp3" length="3012407" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Nella Colombia in lockdown, la domenica della festa della mamma, è successo che l’enorme affetto per le mamme ha mandato in tilt il sistema delle consegne a domicilio.
Ora l’autorità garante del commercio vuole vederci chiaro.
Un caffè dedicato alle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella Colombia in lockdown, la domenica della festa della mamma, è successo che l’enorme affetto per le mamme ha mandato in tilt il sistema delle consegne a domicilio.<br />Ora l’autorità garante del commercio vuole vederci chiaro.<br />Un caffè dedicato alle mamme e ai diritti dei consumatori online oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>189</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Da Internet a Oligonet?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/da-internet-a-oligonet--27513629</link><description><![CDATA[In sole 48 ore dall’India agli Stati Uniti è un pullulare di possibili iniziative delle Autorità Antitrust per vederci più chiaro sui giganti del web che minacciano di allargare sempre di più i confini dei loro imperi virtuali basati sui dati.<br />Non che ci fosse bisogno di conferme ma Internet potrebbe essere presto ribattezzata Oligonet, la Rete di pochi.<br />Neppure un caffè americano basterebbe a affrontare il problema, figurarsi il nostro espresso da tre minuti.<br />Però proviamoci.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27513629</guid><pubDate>Sun, 17 May 2020 06:15:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27513629/episodio_33.mp3" length="3509361" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>In sole 48 ore dall’India agli Stati Uniti è un pullulare di possibili iniziative delle Autorità Antitrust per vederci più chiaro sui giganti del web che minacciano di allargare sempre di più i confini dei loro imperi virtuali basati sui dati.
Non che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In sole 48 ore dall’India agli Stati Uniti è un pullulare di possibili iniziative delle Autorità Antitrust per vederci più chiaro sui giganti del web che minacciano di allargare sempre di più i confini dei loro imperi virtuali basati sui dati.<br />Non che ci fosse bisogno di conferme ma Internet potrebbe essere presto ribattezzata Oligonet, la Rete di pochi.<br />Neppure un caffè americano basterebbe a affrontare il problema, figurarsi il nostro espresso da tre minuti.<br />Però proviamoci.]]></itunes:summary><itunes:duration>220</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Avviso ai naviganti, occhio alle truffe nel nome del Covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/avviso-ai-naviganti-occhio-alle-truffe-nel-nome-del-covid--27445999</link><description><![CDATA[L’ultima in ordine di tempo rimbalza dalla Francia ed è tanto banale quanto efficace.<br />Una mail su carta intestata del Governo, un link, e la richiesta di un numero di carta di credito per accedere a irrinunciabili benefici.<br />Tutto falso, naturalmente.<br />E’ solo l’ennesima truffa in nome del Covid.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina nella speranza che valga a qualcuno di cascarci.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27445999</guid><pubDate>Sat, 16 May 2020 06:15:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27445999/episodio_32.mp3" length="3298291" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’ultima in ordine di tempo rimbalza dalla Francia ed è tanto banale quanto efficace.
Una mail su carta intestata del Governo, un link, e la richiesta di un numero di carta di credito per accedere a irrinunciabili benefici.
Tutto falso, naturalmente....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’ultima in ordine di tempo rimbalza dalla Francia ed è tanto banale quanto efficace.<br />Una mail su carta intestata del Governo, un link, e la richiesta di un numero di carta di credito per accedere a irrinunciabili benefici.<br />Tutto falso, naturalmente.<br />E’ solo l’ennesima truffa in nome del Covid.<br />Ne parliamo nel nostro caffè di questa mattina nella speranza che valga a qualcuno di cascarci.]]></itunes:summary><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tik Tok e i minori, sbagliare è umano, perseverare è diabolico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tik-tok-e-i-minori-sbagliare-e-umano-perseverare-e-diabolico--27362693</link><description><![CDATA[TikTok, l’app di condivisione video più cool del momento con oltre 1,5 miliardi di utenti in tutto il mondo è di nuovo nei guai negli Stati Uniti perché sembrerebbe non riuscire a rinunciare ai dati dei minori.<br />Un caffè dalla parte dei più piccoli questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27362693</guid><pubDate>Fri, 15 May 2020 05:45:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27362693/episodio_31.mp3" length="3885524" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>TikTok, l’app di condivisione video più cool del momento con oltre 1,5 miliardi di utenti in tutto il mondo è di nuovo nei guai negli Stati Uniti perché sembrerebbe non riuscire a rinunciare ai dati dei minori.
Un caffè dalla parte dei più piccoli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TikTok, l’app di condivisione video più cool del momento con oltre 1,5 miliardi di utenti in tutto il mondo è di nuovo nei guai negli Stati Uniti perché sembrerebbe non riuscire a rinunciare ai dati dei minori.<br />Un caffè dalla parte dei più piccoli questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Odio online, la strada francese, quella sbagliata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/odio-online-la-strada-francese-quella-sbagliata--27306347</link><description><![CDATA[Il Parlamento francese ha approvato ieri la legge contro l’odio online.<br />È una brutta legge, una legge sbagliata, una legge pericolosa in termini democratici, un orribile precedente.<br />Quasi mi dispiace dedicarle un caffè del mattino ma, d’altra parte, parlarne e importante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27306347</guid><pubDate>Thu, 14 May 2020 06:20:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27306347/episodio_30.mp3" length="3513958" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il Parlamento francese ha approvato ieri la legge contro l’odio online.
È una brutta legge, una legge sbagliata, una legge pericolosa in termini democratici, un orribile precedente.
Quasi mi dispiace dedicarle un caffè del mattino ma, d’altra parte,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Parlamento francese ha approvato ieri la legge contro l’odio online.<br />È una brutta legge, una legge sbagliata, una legge pericolosa in termini democratici, un orribile precedente.<br />Quasi mi dispiace dedicarle un caffè del mattino ma, d’altra parte, parlarne e importante.]]></itunes:summary><itunes:duration>220</itunes:duration><itunes:keywords>hatespeech,odio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La forza innovatrice della pandemia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-forza-innovatrice-della-pandemia--27186797</link><description><![CDATA[Il Covid sta cambiando il nostro modo di vivere e sta accelerando processi di trasformazione probabilmente già in atto.<br />Superata la pandemia niente sarà come prima e dobbiamo prepararci più in fretta di quanto avessimo previsto a governare un futuro che è, in parte, già presente.<br />Qualche esempio davanti al caffè di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27186797</guid><pubDate>Wed, 13 May 2020 05:45:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27186797/episodio_29.mp3" length="3553247" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il Covid sta cambiando il nostro modo di vivere e sta accelerando processi di trasformazione probabilmente già in atto.
Superata la pandemia niente sarà come prima e dobbiamo prepararci più in fretta di quanto avessimo previsto a governare un futuro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Covid sta cambiando il nostro modo di vivere e sta accelerando processi di trasformazione probabilmente già in atto.<br />Superata la pandemia niente sarà come prima e dobbiamo prepararci più in fretta di quanto avessimo previsto a governare un futuro che è, in parte, già presente.<br />Qualche esempio davanti al caffè di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vietato dare istruzioni su come guardare la pay tv da pirati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vietato-dare-istruzioni-su-come-guardare-la-pay-tv-da-pirati--27113801</link><description><![CDATA[Per caricare un video su YouTube servono pochi istanti ma caricare quello sbagliato può costare caro.<br />Niente di nuovo, per carità, ma la storia che arriva dal Brasile è da tenere presente specie se si è uno dei tanti Youtuber in erba che affollano la piattaforma bianco-rossa.<br />Ne parliamo davanti al nostro solito caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27113801</guid><pubDate>Tue, 12 May 2020 05:45:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27113801/episodio_28.mp3" length="2939265" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Per caricare un video su YouTube servono pochi istanti ma caricare quello sbagliato può costare caro.
Niente di nuovo, per carità, ma la storia che arriva dal Brasile è da tenere presente specie se si è uno dei tanti Youtuber in erba che affollano la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per caricare un video su YouTube servono pochi istanti ma caricare quello sbagliato può costare caro.<br />Niente di nuovo, per carità, ma la storia che arriva dal Brasile è da tenere presente specie se si è uno dei tanti Youtuber in erba che affollano la piattaforma bianco-rossa.<br />Ne parliamo davanti al nostro solito caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>184</itunes:duration><itunes:keywords>copyright,pirateria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Singapore, i cani robot nei parchi per ricordare alle persone di non stare troppo vicine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/singapore-i-cani-robot-nei-parchi-per-ricordare-alle-persone-di-non-stare-troppo-vicine--27046980</link><description><![CDATA[La pandemia ha rivoluzionato le nostre abitudini e ha ridisegnato i confini della normalità.<br />Tante cose che ieri non lo erano, oggi lo sono e, probabilmente, lo saranno anche domani.<br />Questo è vero anche e soprattutto in relazione alla convivenza tra uomini e robot alla quale sapevamo di doverci abituare ma non pensavamo accadesse così in fretta.<br />Ne parliamo tra un istante davanti al nostro caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27046980</guid><pubDate>Mon, 11 May 2020 06:00:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27046980/episodio_27.mp3" length="2808025" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La pandemia ha rivoluzionato le nostre abitudini e ha ridisegnato i confini della normalità.
Tante cose che ieri non lo erano, oggi lo sono e, probabilmente, lo saranno anche domani.
Questo è vero anche e soprattutto in relazione alla convivenza tra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La pandemia ha rivoluzionato le nostre abitudini e ha ridisegnato i confini della normalità.<br />Tante cose che ieri non lo erano, oggi lo sono e, probabilmente, lo saranno anche domani.<br />Questo è vero anche e soprattutto in relazione alla convivenza tra uomini e robot alla quale sapevamo di doverci abituare ma non pensavamo accadesse così in fretta.<br />Ne parliamo tra un istante davanti al nostro caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>176</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando comprare è un po’ come affittare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quando-comprare-e-un-po-come-affittare--27009920</link><description><![CDATA[Ai tempi del COVID le piattaforme di video online stanno conoscendo un successo straordinario.<br />Forse, quindi, ha senso dedicare il caffè di questa mattina a una vicenda ormai arcinota agli addetti ai lavori ma che non finisce mai di sorprendere chi non lo è.<br />Vi siete mai trovati a dover scegliere se comprare o affittare un film online su Amazon, ITunes o su una qualsiasi delle altre decine di piattaforme di video on demand?<br />E cosa avete scelto?<br />Ne parliamo tra un istante davanti al nostro caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27009920</guid><pubDate>Sun, 10 May 2020 06:54:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27009920/episodio_26_def.mp3" length="3693681" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Ai tempi del COVID le piattaforme di video online stanno conoscendo un successo straordinario.
Forse, quindi, ha senso dedicare il caffè di questa mattina a una vicenda ormai arcinota agli addetti ai lavori ma che non finisce mai di sorprendere chi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ai tempi del COVID le piattaforme di video online stanno conoscendo un successo straordinario.<br />Forse, quindi, ha senso dedicare il caffè di questa mattina a una vicenda ormai arcinota agli addetti ai lavori ma che non finisce mai di sorprendere chi non lo è.<br />Vi siete mai trovati a dover scegliere se comprare o affittare un film online su Amazon, ITunes o su una qualsiasi delle altre decine di piattaforme di video on demand?<br />E cosa avete scelto?<br />Ne parliamo tra un istante davanti al nostro caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:keywords>amazon,copyrighit,film</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Wink: cinque dollari al mese o vi spegniamo la luce</title><link>https://www.spreaker.com/episode/wink-cinque-dollari-al-mese-o-vi-spegniamo-la-luce--26918416</link><description><![CDATA[Pagate 5 dollari o restate al buio e con la macchina in garage.<br />L’argomento del caffè di questa mattina può essere riassunto così.<br />E non è un caffè che va giù leggero a dispetto del fatto che è sabato.<br />Anzi è un caffè che ci imporrà qualche riflessione ed è bene che lo faccia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26918416</guid><pubDate>Sat, 09 May 2020 06:30:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26918416/episodio_25.mp3" length="3442487" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Pagate 5 dollari o restate al buio e con la macchina in garage.
L’argomento del caffè di questa mattina può essere riassunto così.
E non è un caffè che va giù leggero a dispetto del fatto che è sabato.
Anzi è un caffè che ci imporrà qualche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Pagate 5 dollari o restate al buio e con la macchina in garage.<br />L’argomento del caffè di questa mattina può essere riassunto così.<br />E non è un caffè che va giù leggero a dispetto del fatto che è sabato.<br />Anzi è un caffè che ci imporrà qualche riflessione ed è bene che lo faccia.]]></itunes:summary><itunes:duration>216</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cookie Law, lo scrolling come forma di prestazione del consenso va in soffitta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cookie-law-lo-scrolling-come-forma-di-prestazione-del-consenso-va-in-soffitta--26878518</link><description><![CDATA[Oggi parliamo di cookies.<br />Sembrerebbe l’argomento più azzeccato per un caffè.<br />Peccato solo che i cookies di cui discutiamo non sono quelli per accompagnare il caffè ma quelli che i gestori dei siti internet e non solo loro sparano nei nostri dispositivi mentre facciamo la spesa online, mentre socializziamo o mentre leggiamo un giornale.<br />Mi dispiace deludervi ma è pur sempre il podcast di un avvocato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26878518</guid><pubDate>Fri, 08 May 2020 06:00:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26878518/episodio_24.mp3" length="4127523" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi parliamo di cookies.
Sembrerebbe l’argomento più azzeccato per un caffè.
Peccato solo che i cookies di cui discutiamo non sono quelli per accompagnare il caffè ma quelli che i gestori dei siti internet e non solo loro sparano nei nostri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi parliamo di cookies.<br />Sembrerebbe l’argomento più azzeccato per un caffè.<br />Peccato solo che i cookies di cui discutiamo non sono quelli per accompagnare il caffè ma quelli che i gestori dei siti internet e non solo loro sparano nei nostri dispositivi mentre facciamo la spesa online, mentre socializziamo o mentre leggiamo un giornale.<br />Mi dispiace deludervi ma è pur sempre il podcast di un avvocato.]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:keywords>consenso,cookie,privacy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cinque milioni di italiani davanti alle sexy cam con qualche rischio privacy</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cinque-milioni-di-italiani-davanti-alle-sexy-cam-con-qualche-rischio-privacy--26850557</link><description><![CDATA[I dati di cinque milioni di italiani con il vizietto, si fa per dire, di cercare un po’ di piacere online in un sito di camgirl e camboys sono rimasti esposti a occhi indiscreti per anni.<br />Nessuna certezza che qualcuno ci abbia messo gli occhi o addirittura le mani sopra ma il problema resta e suggerisce qualche riflessione.<br />Oggi il caffè è piccante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26850557</guid><pubDate>Thu, 07 May 2020 05:45:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26850557/episodio_23.mp3" length="3429531" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>I dati di cinque milioni di italiani con il vizietto, si fa per dire, di cercare un po’ di piacere online in un sito di camgirl e camboys sono rimasti esposti a occhi indiscreti per anni.
Nessuna certezza che qualcuno ci abbia messo gli occhi o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I dati di cinque milioni di italiani con il vizietto, si fa per dire, di cercare un po’ di piacere online in un sito di camgirl e camboys sono rimasti esposti a occhi indiscreti per anni.<br />Nessuna certezza che qualcuno ci abbia messo gli occhi o addirittura le mani sopra ma il problema resta e suggerisce qualche riflessione.<br />Oggi il caffè è piccante.]]></itunes:summary><itunes:duration>215</itunes:duration><itunes:keywords>cam,privacy,sex</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ring! Suonano alla porta. E' un buono o un cattivo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ring-suonano-alla-porta-e-un-buono-o-un-cattivo--26793932</link><description><![CDATA[Suona il campanello o, forse, non suona neppure ma qualcuno passa davanti alla porta e il campanello – uno intelligente si intende – ci dice se è un amico o un soggetto poco raccomandabile.<br />Vi piace l’idea?<br />È quello che la Ring, produttrice dell’omonimo campanello diversamente intelligente sta chiedendo ai suoi clienti per decidere se implementare o meno nel suo prossimo ring un sistema di riconoscimento facciale.<br />A ciascuno i suoi gusti. A me l’idea rischia di mandare di traverso il caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26793932</guid><pubDate>Wed, 06 May 2020 06:00:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26793932/episodio_22.mp3" length="3534438" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Suona il campanello o, forse, non suona neppure ma qualcuno passa davanti alla porta e il campanello – uno intelligente si intende – ci dice se è un amico o un soggetto poco raccomandabile.
Vi piace l’idea?
È quello che la Ring, produttrice...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Suona il campanello o, forse, non suona neppure ma qualcuno passa davanti alla porta e il campanello – uno intelligente si intende – ci dice se è un amico o un soggetto poco raccomandabile.<br />Vi piace l’idea?<br />È quello che la Ring, produttrice dell’omonimo campanello diversamente intelligente sta chiedendo ai suoi clienti per decidere se implementare o meno nel suo prossimo ring un sistema di riconoscimento facciale.<br />A ciascuno i suoi gusti. A me l’idea rischia di mandare di traverso il caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:keywords>ai,artificiale,facciale,intelligenza,riconoscimento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutti pazzi per il Bluetooth. Ma perché si chiama così?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutti-pazzi-per-il-bluetooth-ma-perche-si-chiama-cosi--26722565</link><description><![CDATA[I nostri auricolari, magari anche quelli attraverso i quali mi state ascoltando questa mattina sono collegati al vostro smartphone via bluetooth e altrettanto è vero per il vivavoce della nostra auto e per chissà quanti dispositivi connessi dentro le nostre case. Usiamo il bluetooth per condividere documenti e, tra poco, lo useremo, in mezzo mondo, per tracciare i contatti tra i nostri smartphone nella speranza di contenere la diffusione del virus.<br />Bluetooth, ovunque, bluetooth che tradotto dall’inglese significa dente blu.<br />Ma ci siamo mai chiesti perché si chiama così? <br />Lo facciamo oggi davanti a un caffè leggero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26722565</guid><pubDate>Tue, 05 May 2020 06:00:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26722565/episodio_21.mp3" length="3307069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>I nostri auricolari, magari anche quelli attraverso i quali mi state ascoltando questa mattina sono collegati al vostro smartphone via bluetooth e altrettanto è vero per il vivavoce della nostra auto e per chissà quanti dispositivi connessi dentro le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I nostri auricolari, magari anche quelli attraverso i quali mi state ascoltando questa mattina sono collegati al vostro smartphone via bluetooth e altrettanto è vero per il vivavoce della nostra auto e per chissà quanti dispositivi connessi dentro le nostre case. Usiamo il bluetooth per condividere documenti e, tra poco, lo useremo, in mezzo mondo, per tracciare i contatti tra i nostri smartphone nella speranza di contenere la diffusione del virus.<br />Bluetooth, ovunque, bluetooth che tradotto dall’inglese significa dente blu.<br />Ma ci siamo mai chiesti perché si chiama così? <br />Lo facciamo oggi davanti a un caffè leggero.]]></itunes:summary><itunes:duration>207</itunes:duration><itunes:keywords>bluetooth</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I love you, 20 anni dopo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-love-you-20-anni-dopo--26642863</link><description><![CDATA[Il titolo è I love you ma no, non è un caffè pieno d’amore quello di oggi.<br />Vent’anni fa, proprio il 4 maggio, centinaia di milioni di computer, server e sistemi informatici di tutto il mondo venivano contagiati da un virus poi battezzato proprio I love you.<br />E’ a lui e a suo papà che è dedicato questo caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26642863</guid><pubDate>Mon, 04 May 2020 06:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26642863/episodio_20.mp3" length="3878837" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il titolo è I love you ma no, non è un caffè pieno d’amore quello di oggi.
Vent’anni fa, proprio il 4 maggio, centinaia di milioni di computer, server e sistemi informatici di tutto il mondo venivano contagiati da un virus poi battezzato proprio I...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il titolo è I love you ma no, non è un caffè pieno d’amore quello di oggi.<br />Vent’anni fa, proprio il 4 maggio, centinaia di milioni di computer, server e sistemi informatici di tutto il mondo venivano contagiati da un virus poi battezzato proprio I love you.<br />E’ a lui e a suo papà che è dedicato questo caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>hacker,love,virus</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Musica senz’anima ma pur sempre musica!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/musica-senz-anima-ma-pur-sempre-musica--26583933</link><description><![CDATA[Vi piace questa musica?<br />Avere riconosciuto il brano? Chi canta? Chi ha scritto le parole? Di chi è la musica?<br />No, fermi tutti, non provate a indovinare. Sbagliereste.<br />Non c’è una risposta giusta o meglio c’è ma è difficile credere che sia vero.<br />Versate il caffè e ne parliamo subito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26583933</guid><pubDate>Sun, 03 May 2020 07:00:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26583933/episodio_19.mp3" length="3195474" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Vi piace questa musica?
Avere riconosciuto il brano? Chi canta? Chi ha scritto le parole? Di chi è la musica?
No, fermi tutti, non provate a indovinare. Sbagliereste.
Non c’è una risposta giusta o meglio c’è ma è difficile credere che sia vero....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vi piace questa musica?<br />Avere riconosciuto il brano? Chi canta? Chi ha scritto le parole? Di chi è la musica?<br />No, fermi tutti, non provate a indovinare. Sbagliereste.<br />Non c’è una risposta giusta o meglio c’è ma è difficile credere che sia vero.<br />Versate il caffè e ne parliamo subito.]]></itunes:summary><itunes:duration>200</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Covid e l’insostenibile leggerezza dei diritti fondamentali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-covid-e-l-insostenibile-leggerezza-dei-diritti-fondamentali--26548341</link><description><![CDATA[Sono settimane che si discute del rapporto tra diritto alla salute e diritto alla privacy e di come garantire a tutti i cittadini il primo senza chiedere di rinunciare al secondo.<br />Così tanto che, forse, ci siamo illusi – o almeno mi sono illuso – di vivere in un mondo nel quale i diritti fondamentali stanno recuperando il ruolo che meritano nella società.<br />Ma è stata solo un’illusione.<br />Caffè amaro o, semplicemente, corretto con del sano realismo quello di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26548341</guid><pubDate>Sat, 02 May 2020 06:20:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26548341/episodio_2_maggio.mp3" length="3521900" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Sono settimane che si discute del rapporto tra diritto alla salute e diritto alla privacy e di come garantire a tutti i cittadini il primo senza chiedere di rinunciare al secondo.
Così tanto che, forse, ci siamo illusi – o almeno mi sono illuso – di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono settimane che si discute del rapporto tra diritto alla salute e diritto alla privacy e di come garantire a tutti i cittadini il primo senza chiedere di rinunciare al secondo.<br />Così tanto che, forse, ci siamo illusi – o almeno mi sono illuso – di vivere in un mondo nel quale i diritti fondamentali stanno recuperando il ruolo che meritano nella società.<br />Ma è stata solo un’illusione.<br />Caffè amaro o, semplicemente, corretto con del sano realismo quello di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>No agli inventori artificiali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/no-agli-inventori-artificiali--26454109</link><description><![CDATA[No, no e poi no.<br />Robot e intelligenza artificiale possono e potranno fare sempre più cose ma ce n’è almeno una che oggi è perfettamente inutile facciano.<br />Per lo meno sotto il profilo giuridico.<br />Inutile che sforzino i loro algoritmi a produrre nuove idee inventive perché tanto non avrebbero poi diritto a chiederne il brevetto.<br />È a robot, brevetti e dintorni che è dedicato il nostro caffè di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26454109</guid><pubDate>Fri, 01 May 2020 06:40:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26454109/episodio_16.mp3" length="3294948" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>No, no e poi no.
Robot e intelligenza artificiale possono e potranno fare sempre più cose ma ce n’è almeno una che oggi è perfettamente inutile facciano.
Per lo meno sotto il profilo giuridico.
Inutile che sforzino i loro algoritmi a produrre nuove...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[No, no e poi no.<br />Robot e intelligenza artificiale possono e potranno fare sempre più cose ma ce n’è almeno una che oggi è perfettamente inutile facciano.<br />Per lo meno sotto il profilo giuridico.<br />Inutile che sforzino i loro algoritmi a produrre nuove idee inventive perché tanto non avrebbero poi diritto a chiederne il brevetto.<br />È a robot, brevetti e dintorni che è dedicato il nostro caffè di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Guerre stellari e fallimenti (legali) epici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/guerre-stellari-e-fallimenti-legali-epici--26379761</link><description><![CDATA[Il 4 maggio è lo Star Wars day, il giorno nel quale, ormai da quasi dieci anni, si festeggia una delle saghe cinematografiche più celebri di tutti i tempi.<br />Nel lanciare quello del prossimo 4 maggio, Disney ha aggiunto alla saga di guerre stellari un nuovo episodio il cui titolo è: epic social legal fail, un incidente legale epico a mezzo social.<br />Tra il serio e il faceto è il protagonista del nostro caffè di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26379761</guid><pubDate>Thu, 30 Apr 2020 06:15:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26379761/gf15.mp3" length="3562860" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il 4 maggio è lo Star Wars day, il giorno nel quale, ormai da quasi dieci anni, si festeggia una delle saghe cinematografiche più celebri di tutti i tempi.
Nel lanciare quello del prossimo 4 maggio, Disney ha aggiunto alla saga di guerre stellari un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 4 maggio è lo Star Wars day, il giorno nel quale, ormai da quasi dieci anni, si festeggia una delle saghe cinematografiche più celebri di tutti i tempi.<br />Nel lanciare quello del prossimo 4 maggio, Disney ha aggiunto alla saga di guerre stellari un nuovo episodio il cui titolo è: epic social legal fail, un incidente legale epico a mezzo social.<br />Tra il serio e il faceto è il protagonista del nostro caffè di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:keywords>copyright,disney,starwars</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Citizen Dj, lunga vita alla musica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/citizen-dj-lunga-vita-alla-musica--26302519</link><description><![CDATA[A saper cantare, quello di oggi, sarebbe un caffè in musica.<br />Non sapendolo fare, a tutela del vostro udito, dovremo accontentarci di un caffè sulla musica e, in particolare, su una bella iniziativa della biblioteca del Congresso americano.<br />Rendere disponibile online il proprio enorme patrimonio musicale in pubblico dominio perché chiunque lo usi per produrre nuova musica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26302519</guid><pubDate>Wed, 29 Apr 2020 06:30:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26302519/episodio_14.mp3" length="3294948" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>A saper cantare, quello di oggi, sarebbe un caffè in musica.
Non sapendolo fare, a tutela del vostro udito, dovremo accontentarci di un caffè sulla musica e, in particolare, su una bella iniziativa della biblioteca del Congresso americano.
Rendere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A saper cantare, quello di oggi, sarebbe un caffè in musica.<br />Non sapendolo fare, a tutela del vostro udito, dovremo accontentarci di un caffè sulla musica e, in particolare, su una bella iniziativa della biblioteca del Congresso americano.<br />Rendere disponibile online il proprio enorme patrimonio musicale in pubblico dominio perché chiunque lo usi per produrre nuova musica.]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ryanair bocciata anche a Lussemburgo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ryanair-bocciata-anche-a-lussemburgo--26226267</link><description><![CDATA[Parlare di viaggi aerei in questo momento è un po’ come parlare di spiagge caraibiche in un igloo ma, prima o poi, riprenderemo a viaggiare e, quindi, vale la pena di dedicare il caffè di questa mattina alla decisione con la quale la Corte di Giustizia dell’unione europea ha stabilito che Ryanair – ma lo stesso principio vale per ogni altra compagnia aerea ovviamente – deve comunicare sin dall’inizio al consumatore il prezzo del volo comprensivo di iva, web checkin e costi di utilizzo di carte di credito diverse da quella o da quelle da essa prescelte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26226267</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2020 06:30:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26226267/episodio_13.mp3" length="3350954" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Parlare di viaggi aerei in questo momento è un po’ come parlare di spiagge caraibiche in un igloo ma, prima o poi, riprenderemo a viaggiare e, quindi, vale la pena di dedicare il caffè di questa mattina alla decisione con la quale la Corte di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Parlare di viaggi aerei in questo momento è un po’ come parlare di spiagge caraibiche in un igloo ma, prima o poi, riprenderemo a viaggiare e, quindi, vale la pena di dedicare il caffè di questa mattina alla decisione con la quale la Corte di Giustizia dell’unione europea ha stabilito che Ryanair – ma lo stesso principio vale per ogni altra compagnia aerea ovviamente – deve comunicare sin dall’inizio al consumatore il prezzo del volo comprensivo di iva, web checkin e costi di utilizzo di carte di credito diverse da quella o da quelle da essa prescelte.]]></itunes:summary><itunes:duration>210</itunes:duration><itunes:keywords>agcm,consumatori,prezzi,ryanair</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Netflix sul telecomando, pubblicità o utilità?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/netflix-sul-telecomando-pubblicita-o-utilita--26137903</link><description><![CDATA[Il padre dice al figlio, senti un po’, solo un consiglio è quello che ti do, tu nella vita comandi fino a quando, hai stretto in mano il tuo telecomando.<br />Cantava così Renzo Arbore in una delle sue indimenticabili canzonette.<br />E proprio il telecomando, oggetto d’altri tempi che, tuttavia, resta onnipresente accanto ai nostri televisori, per quanto smart essi siano, è protagonista del nostro caffè di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26137903</guid><pubDate>Mon, 27 Apr 2020 06:30:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26137903/episodio_12.mp3" length="2924218" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Il padre dice al figlio, senti un po’, solo un consiglio è quello che ti do, tu nella vita comandi fino a quando, hai stretto in mano il tuo telecomando.
Cantava così Renzo Arbore in una delle sue indimenticabili canzonette.
E proprio il telecomando,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il padre dice al figlio, senti un po’, solo un consiglio è quello che ti do, tu nella vita comandi fino a quando, hai stretto in mano il tuo telecomando.<br />Cantava così Renzo Arbore in una delle sue indimenticabili canzonette.<br />E proprio il telecomando, oggetto d’altri tempi che, tuttavia, resta onnipresente accanto ai nostri televisori, per quanto smart essi siano, è protagonista del nostro caffè di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>183</itunes:duration><itunes:keywords>advertising,netflix,pubblicità,smart,televisione,tv</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il riscatto dei videogame ai tempi del Covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-riscatto-dei-videogame-ai-tempi-del-covid--26078272</link><description><![CDATA[Bistrattati, talvolta messi all’indice, accusati delle nefandezze più atroci e di compromettere lo sviluppo sano dei più giovani, ai tempi del Covid i videogame sembrano avere una chance di riscatto e presentano ai più – per qualcuno già lo conosceva – un volto utile, prezioso, verrebbe da dire irrinunciabile.<br />Ne parliamo davanti al caffè di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26078272</guid><pubDate>Sun, 26 Apr 2020 07:00:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26078272/gf_12.mp3" length="3286589" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Bistrattati, talvolta messi all’indice, accusati delle nefandezze più atroci e di compromettere lo sviluppo sano dei più giovani, ai tempi del Covid i videogame sembrano avere una chance di riscatto e presentano ai più – per qualcuno già lo conosceva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bistrattati, talvolta messi all’indice, accusati delle nefandezze più atroci e di compromettere lo sviluppo sano dei più giovani, ai tempi del Covid i videogame sembrano avere una chance di riscatto e presentano ai più – per qualcuno già lo conosceva – un volto utile, prezioso, verrebbe da dire irrinunciabile.<br />Ne parliamo davanti al caffè di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:keywords>covid19,educational,scuola,videogame</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’UNESCO propone di rendere eterno il diritto d’autore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-unesco-propone-di-rendere-eterno-il-diritto-d-autore--26027167</link><description><![CDATA[Rendere il diritto d’autore perpetuo e utilizzare i proventi generati dopo una certa data per aiutare gli artisti, specie dei Paesi emergenti, a rialzarsi dopo il disastro economico generato dalla pandemia.<br />E’ questa la proposta shock, anzi semplicemente sciocca, che rimbalza, però, nientepopodimeno che dai canali social dell’UNESCO.<br />Ne parliamo per tre minuti in uno dei caffè più amari degli ultimi giorni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26027167</guid><pubDate>Sat, 25 Apr 2020 05:30:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26027167/episodio_11.mp3" length="4577279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Rendere il diritto d’autore perpetuo e utilizzare i proventi generati dopo una certa data per aiutare gli artisti, specie dei Paesi emergenti, a rialzarsi dopo il disastro economico generato dalla pandemia.
E’ questa la proposta shock, anzi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rendere il diritto d’autore perpetuo e utilizzare i proventi generati dopo una certa data per aiutare gli artisti, specie dei Paesi emergenti, a rialzarsi dopo il disastro economico generato dalla pandemia.<br />E’ questa la proposta shock, anzi semplicemente sciocca, che rimbalza, però, nientepopodimeno che dai canali social dell’UNESCO.<br />Ne parliamo per tre minuti in uno dei caffè più amari degli ultimi giorni.]]></itunes:summary><itunes:duration>191</itunes:duration><itunes:keywords>copyright,covid,dirittod'autore,unesco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Qualche consiglio da Google per evitare le fregature online ai tempi del COVID</title><link>https://www.spreaker.com/episode/qualche-consiglio-da-google-per-evitare-le-fregature-online-ai-tempi-del-covid--25971487</link><description><![CDATA[La popolazione online ai tempi del Covid è cresciuta enormemente in Italia come nel resto del mondo e contemporaneamente le strade delle nostre città si sono svuotate. Nessuna sorpresa, quindi, che anche truffatori e lestofanti online si siano moltiplicati. Google ha appena pubblicato una pagina di suggerimenti elementari per i neofiti del digitale cui vale la pena dedicare il caffè di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25971487</guid><pubDate>Fri, 24 Apr 2020 05:30:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25971487/episodio_10.mp3" length="4450637" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>La popolazione online ai tempi del Covid è cresciuta enormemente in Italia come nel resto del mondo e contemporaneamente le strade delle nostre città si sono svuotate. Nessuna sorpresa, quindi, che anche truffatori e lestofanti online si siano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La popolazione online ai tempi del Covid è cresciuta enormemente in Italia come nel resto del mondo e contemporaneamente le strade delle nostre città si sono svuotate. Nessuna sorpresa, quindi, che anche truffatori e lestofanti online si siano moltiplicati. Google ha appena pubblicato una pagina di suggerimenti elementari per i neofiti del digitale cui vale la pena dedicare il caffè di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>186</itunes:duration><itunes:keywords>avvocato,caffè,covid,diritto,google,innovazione,online,scorza,truffe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Governo vietnamita avrebbe ricattato Facebook in nome della censura di Stato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-vietnamita-avrebbe-ricattato-facebook-in-nome-della-censura-di-stato--25913821</link><description><![CDATA[Rimbalza ieri dalla Reuiters La storia di un Governo, quello vietnamita, che ordina agli operatori di telecomunicazione di ostacolare l’accesso dei propri cittadini ai server usati da Facebook per convincere quest’ultima a allinearsi alle proprie richieste di censura. Oggi, un caffè senza zucchero, anzi, un caffè decisamente amaro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25913821</guid><pubDate>Thu, 23 Apr 2020 05:30:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25913821/episodio_9.mp3" length="4065697" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Rimbalza ieri dalla Reuiters La storia di un Governo, quello vietnamita, che ordina agli operatori di telecomunicazione di ostacolare l’accesso dei propri cittadini ai server usati da Facebook per convincere quest’ultima a allinearsi alle proprie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Rimbalza ieri dalla Reuiters La storia di un Governo, quello vietnamita, che ordina agli operatori di telecomunicazione di ostacolare l’accesso dei propri cittadini ai server usati da Facebook per convincere quest’ultima a allinearsi alle proprie richieste di censura. Oggi, un caffè senza zucchero, anzi, un caffè decisamente amaro.]]></itunes:summary><itunes:duration>170</itunes:duration><itunes:keywords>caffè,censura,diritto,facebook,innovazione,ricatto,server,vietnam</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’autore dietro la tastiera e accanto all’autore il robot</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-autore-dietro-la-tastiera-e-accanto-all-autore-il-robot--25855268</link><description><![CDATA[Se avete chiaro quello che volete dire ma non sapete come dirlo, nessun problema, scrivetelo come lo state pensando e Word di Microsoft lo scriverà per voi. Il caffè di oggi è, quasi, con un robot.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25855268</guid><pubDate>Wed, 22 Apr 2020 05:30:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25855268/episodio_8.mp3" length="4167888" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Se avete chiaro quello che volete dire ma non sapete come dirlo, nessun problema, scrivetelo come lo state pensando e Word di Microsoft lo scriverà per voi. Il caffè di oggi è, quasi, con un robot.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se avete chiaro quello che volete dire ma non sapete come dirlo, nessun problema, scrivetelo come lo state pensando e Word di Microsoft lo scriverà per voi. Il caffè di oggi è, quasi, con un robot.]]></itunes:summary><itunes:duration>174</itunes:duration><itunes:keywords>ai,autore,caffè,diritto,ia,innovazione,microsoft,scorza,scrivere,word</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo australiano chiede a Google e Facebook di pagare gli editori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-australiano-chiede-a-google-e-facebook-di-pagare-gli-editori--25812015</link><description><![CDATA[Tutto il mondo è Paese davanti a fenomeni che sono planetari e figli, semplicemente, dell’evoluzione tecnologica. Il Governo australiano ha appena dichiarato l’intenzione di chiedere a Google e Facebook di mettere mano al portafogli e riconoscere agli editori una quota dei loro utili pubblicitari. Un argomento stimolante per il caffè di questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25812015</guid><pubDate>Tue, 21 Apr 2020 05:30:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25812015/episodio_7.mp3" length="3860061" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Tutto il mondo è Paese davanti a fenomeni che sono planetari e figli, semplicemente, dell’evoluzione tecnologica. Il Governo australiano ha appena dichiarato l’intenzione di chiedere a Google e Facebook di mettere mano al portafogli e riconoscere agli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tutto il mondo è Paese davanti a fenomeni che sono planetari e figli, semplicemente, dell’evoluzione tecnologica. Il Governo australiano ha appena dichiarato l’intenzione di chiedere a Google e Facebook di mettere mano al portafogli e riconoscere agli editori una quota dei loro utili pubblicitari. Un argomento stimolante per il caffè di questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>161</itunes:duration><itunes:keywords>australia,diritto,editori,facebook,google,innovazione,news,pubblicità,scorza,tecnologia,utili</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Governo USA batte Twitter: vietato essere troppo trasparenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-usa-batte-twitter-vietato-essere-troppo-trasparenti--25796643</link><description><![CDATA[Twitter ha torto, il dipartimento di Stato americano ha ragione.<br />Sei anni dopo l’inizio del processo, negli USA, un Giudice decide che Twitter non può neppure rivelare quante richieste di informazioni riceve dalle agenzie di intelligence. Un caffè amaro oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25796643</guid><pubDate>Mon, 20 Apr 2020 07:56:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25796643/episodio_6.mp3" length="4410513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Twitter ha torto, il dipartimento di Stato americano ha ragione.
Sei anni dopo l’inizio del processo, negli USA, un Giudice decide che Twitter non può neppure rivelare quante richieste di informazioni riceve dalle agenzie di intelligence. Un caffè...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Twitter ha torto, il dipartimento di Stato americano ha ragione.<br />Sei anni dopo l’inizio del processo, negli USA, un Giudice decide che Twitter non può neppure rivelare quante richieste di informazioni riceve dalle agenzie di intelligence. Un caffè amaro oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>184</itunes:duration><itunes:keywords>caffè,diritto,innovazione,intelligence,scorza,tecnologia,twitter,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tik Tok chiude i messaggi agli infrasedicenni (quelli che non dicono bugie!)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tik-tok-chiude-i-messaggi-agli-infrasedicenni-quelli-che-non-dicono-bugie--25705327</link><description><![CDATA[Tik Tok il popolare servizio di video online che spopola soprattutto tra gli adolescenti ma che, ormai, ha catturato anche molti adulti e qualche personaggio dello spettacolo ha appena annunciato l’intenzione di chiudere il servizio di messaggi diretti agli infrasedicenni.<br />Questione importante, che non riguarda solo Tik Tok e che merita certamente il nostro caffè di oggi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25705327</guid><pubDate>Sun, 19 Apr 2020 05:30:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25705327/episodio_5.mp3" length="4703293" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Tik Tok il popolare servizio di video online che spopola soprattutto tra gli adolescenti ma che, ormai, ha catturato anche molti adulti e qualche personaggio dello spettacolo ha appena annunciato l’intenzione di chiudere il servizio di messaggi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tik Tok il popolare servizio di video online che spopola soprattutto tra gli adolescenti ma che, ormai, ha catturato anche molti adulti e qualche personaggio dello spettacolo ha appena annunciato l’intenzione di chiudere il servizio di messaggi diretti agli infrasedicenni.<br />Questione importante, che non riguarda solo Tik Tok e che merita certamente il nostro caffè di oggi.]]></itunes:summary><itunes:duration>196</itunes:duration><itunes:keywords>adolescenti,diritto,dm,infrasedicenni,innovazione,messaggi,sedicenni,tecnologia,tiktok</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una taglia da 5 milioni di dollari sulla "testa" dei cybercriminali nordcoreani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-taglia-da-5-milioni-di-dollari-sulla-testa-dei-cybercriminali-nordcoreani--25653814</link><description><![CDATA[Una taglia fino a cinque milioni di euro per chi aiuta a identificare gli hacker – ma già sull’espressione ci sarebbe da parlare più a lungo del tempo di un caffè – nordcoreani. È la ricetta americana della quale parliamo questa mattina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25653814</guid><pubDate>Sat, 18 Apr 2020 05:30:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25653814/episodio_4.mp3" length="4703293" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Una taglia fino a cinque milioni di euro per chi aiuta a identificare gli hacker – ma già sull’espressione ci sarebbe da parlare più a lungo del tempo di un caffè – nordcoreani. È la ricetta americana della quale parliamo questa mattina.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una taglia fino a cinque milioni di euro per chi aiuta a identificare gli hacker – ma già sull’espressione ci sarebbe da parlare più a lungo del tempo di un caffè – nordcoreani. È la ricetta americana della quale parliamo questa mattina.]]></itunes:summary><itunes:duration>196</itunes:duration><itunes:keywords>diritto,hacker,innovazione,nordcorea,scorza,statiuniti,taglia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I nostri interessi online ai tempi del COVID</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-nostri-interessi-online-ai-tempi-del-covid--25607196</link><description><![CDATA[L’epidemia ha stravolto le nostre abitudini, cambiato le nostre vite e ridisegnato le nostre priorità.<br />I dati di Google Trend, il servizio di Google che misura le ricerche degli utenti attraverso i servizi offerti da Big G, regalano uno spaccato dei nostri interessi ai tempi del Covid in parte prevedibile, in parte sospettabile e in parte difficilmente immaginabile. Vale la pena di parlarne mentre prendiamo il caffè.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25607196</guid><pubDate>Fri, 17 Apr 2020 05:30:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25607196/episodio_3.mp3" length="5295750" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>L’epidemia ha stravolto le nostre abitudini, cambiato le nostre vite e ridisegnato le nostre priorità.
I dati di Google Trend, il servizio di Google che misura le ricerche degli utenti attraverso i servizi offerti da Big G, regalano uno spaccato dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’epidemia ha stravolto le nostre abitudini, cambiato le nostre vite e ridisegnato le nostre priorità.<br />I dati di Google Trend, il servizio di Google che misura le ricerche degli utenti attraverso i servizi offerti da Big G, regalano uno spaccato dei nostri interessi ai tempi del Covid in parte prevedibile, in parte sospettabile e in parte difficilmente immaginabile. Vale la pena di parlarne mentre prendiamo il caffè.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:keywords>diritto,google,innovazione,morte,poker,ricerche,scorza,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Loot boxes nei videogame: innocenti buste a sorpresa o gioco d’azzardo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/loot-boxes-nei-videogame-innocenti-buste-a-sorpresa-o-gioco-d-azzardo--25579474</link><description><![CDATA[Le loot boxes sono una nuova frontiera del gioco d’azzardo e andrebbero semplicemente vietate, specie ai più piccoli, o rappresentano una forma moderna delle buste a sorpresa d’altri tempi che si compravano – e in parte si comprano ancora – in edicola nei giorni di festa per regalare un sorriso ai più piccoli?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25579474</guid><pubDate>Thu, 16 Apr 2020 05:30:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25579474/episodio_2.mp3" length="5393553" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Le loot boxes sono una nuova frontiera del gioco d’azzardo e andrebbero semplicemente vietate, specie ai più piccoli, o rappresentano una forma moderna delle buste a sorpresa d’altri tempi che si compravano – e in parte si comprano ancora – in edicola...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le loot boxes sono una nuova frontiera del gioco d’azzardo e andrebbero semplicemente vietate, specie ai più piccoli, o rappresentano una forma moderna delle buste a sorpresa d’altri tempi che si compravano – e in parte si comprano ancora – in edicola nei giorni di festa per regalare un sorriso ai più piccoli?]]></itunes:summary><itunes:duration>225</itunes:duration><itunes:keywords>azzardo,diritto,innovazione,lootboxes,scorza,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fdbf52f3b6f871a60790f54336e272ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>“Governare il futuro - trailer” di Guido Scorza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/governare-il-futuro-trailer-di-guido-scorza--25492665</link><description><![CDATA[Da Istituto per le politiche dell’innovazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25492665</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2020 19:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25492665/trailer_1.mp3" length="3835192" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Guido Scorza</itunes:author><itunes:subtitle>Da Istituto per le politiche dell’innovazione.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Da Istituto per le politiche dell’innovazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>120</itunes:duration><itunes:keywords>diritto,innovazione,legale,legge,news,politica,politiche,scorza,tecnologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3d91fd1215a551755c384a5d37c2131e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
