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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Early Music Stories</title><link>http://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Scopri il ricco e affascinante mondo della musica antica con <b><i>Early Music Stories</i></b>, una serie podcast che racconta il lavoro di musicisti, ricercatori e artisti impegnati per riportare in vita il mondo sonoro del passato avvicinandosi il più possibile al suo contesto originale. Realizzata per Il Giornale della Musica da <b><i>Paolo Scarnecchia</i></b>, ogni puntata ti porta dietro le quinte di concerti e prove, svelando la maestria e l’artigianato musicale di quest’arte senza tempo.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/5945461/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Music Interviews</category><copyright>Giornale della Musica</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg</url><title>Early Music Stories</title><link>http://www.giornaledellamusica.it</link></image><lastBuildDate>Fri, 24 Jul 2026 19:37:47 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Giornale della Musica</itunes:name><itunes:email>giornaledellamusica@gmail.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:subtitle>Scopri il ricco e affascinante mondo della musica antica con Early Music Stories, una serie podcast che racconta il lavoro di musicisti, ricercatori e artisti impegnati per riportare in vita il mondo sonoro del passato avvicinandosi il più possibile...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Scopri il ricco e affascinante mondo della musica antica con <b><i>Early Music Stories</i></b>, una serie podcast che racconta il lavoro di musicisti, ricercatori e artisti impegnati per riportare in vita il mondo sonoro del passato avvicinandosi il più possibile al suo contesto originale. Realizzata per Il Giornale della Musica da <b><i>Paolo Scarnecchia</i></b>, ogni puntata ti porta dietro le quinte di concerti e prove, svelando la maestria e l’artigianato musicale di quest’arte senza tempo.]]></itunes:summary><itunes:category text="Music"><itunes:category text="Music Interviews"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Intervista a Rita Cosentino | Festival della Valle d’Itria - Martina Franca 2026 ♫ parte seconda</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[L’opera di Francesco Provenzale <i>Il schiavo di sua moglie</i> è stata messa in scena per la prima volta in epoca moderna nella 52° edizione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Fu scritta in onore del nuovo viceré di Napoli, il marchese d’Astorga, arrivato in città nel 1672, come indicato nel libretto di Francesco Antonio Paolella.<br /> <br />L’opera è stata eseguita nel Chiostro del Carmine di Martina Franca con la direzione di Antonio Florio e la regia e le scene di Rita Cosentino, dalla Cappella Neapolitana e un cast vocale composto da Francesca Palitti, Lilliana Zolotoukhina, Francesca Lo Verso, Chiara Scannapieco, Angelo Testori, Michele Galbiati, Valerio Ilardo, Mauro Pedrero e Candida Guida. <br /><br />           Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73156177</guid><pubDate>Sat, 25 Jul 2026 05:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73156177/podcast_festival_della_valle_d_itria_parte_seconda_con_rita_cosentino.mp3" length="38492995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’opera di Francesco Provenzale Il schiavo di sua moglie è stata messa in scena per la prima volta in epoca moderna nella 52° edizione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. 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Fu scritta in onore del nuovo viceré di Napoli, il marchese d’Astorga, arrivato in città nel 1672, come indicato nel libretto di Francesco Antonio Paolella.<br /> <br />L’opera è stata eseguita nel Chiostro del Carmine di Martina Franca con la direzione di Antonio Florio e la regia e le scene di Rita Cosentino, dalla Cappella Neapolitana e un cast vocale composto da Francesca Palitti, Lilliana Zolotoukhina, Francesca Lo Verso, Chiara Scannapieco, Angelo Testori, Michele Galbiati, Valerio Ilardo, Mauro Pedrero e Candida Guida. <br /><br />           Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>963</itunes:duration><itunes:keywords>antonioflorio,cappellaneapolitana,festivaldellavalled'itria,francescoprovenzale,ilschiavodisuamoglie,loschiavodisuamoglie,musicabarocca,operabarocca,ritacosentino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Antonio Florio | Festival della Valle d’Itria - Martina Franca 2026 ♫ parte prima</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[L’opera di Francesco Provenzale <i>Il schiavo di sua moglie</i> è stata messa in scena per la prima volta in epoca moderna nella 52° edizione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Fu scritta in onore del nuovo viceré di Napoli, il marchese d’Astorga, arrivato in città nel 1672, come indicato nel libretto di Francesco Antonio Paolella.<br /> <br />L’opera è stata eseguita nel Chiostro del Carmine di Martina Franca dalla Cappella Neapolitana e da  Francesca Palitti, Lilliana Zolotoukhina, Francesca Lo Verso, Chiara Scannapieco, Angelo Testori, Michele Galbiati, Valerio Ilardo, Mauro Pedrero e Candida Guida, con la direzione di Antonio Florio e la regia di Rita Cosentino.<br /><br />         Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73155797</guid><pubDate>Sat, 25 Jul 2026 05:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73155797/podcast_festival_della_valle_d_itria_parte_prima_con_antonio_florio.mp3" length="62869419" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’opera di Francesco Provenzale Il schiavo di sua moglie è stata messa in scena per la prima volta in epoca moderna nella 52° edizione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. 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Fu scritta in onore del nuovo viceré di Napoli, il marchese d’Astorga, arrivato in città nel 1672, come indicato nel libretto di Francesco Antonio Paolella.<br /> <br />L’opera è stata eseguita nel Chiostro del Carmine di Martina Franca dalla Cappella Neapolitana e da  Francesca Palitti, Lilliana Zolotoukhina, Francesca Lo Verso, Chiara Scannapieco, Angelo Testori, Michele Galbiati, Valerio Ilardo, Mauro Pedrero e Candida Guida, con la direzione di Antonio Florio e la regia di Rita Cosentino.<br /><br />         Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1572</itunes:duration><itunes:keywords>antonioflorio,cappellaneapolitana,festivaldellavalled'itria,ilschiavodisuamoglie,loschiavodisuamoglie,martinafranca,opera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Alessandro Ciccolini |💿CD Antonio Vivaldi Concertos Reconstructed - Compagnia de Violini</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Ricostruite le parti mancanti di sei concerti di Antonio Vivaldi<br /> <br />Sulla base della precedente esperienza di ricostruzione di alcune opere di teatro musicale incomplete di Antonio Vivaldi, Alessandro Ciccolini ha restaurato le parti mancanti di alcuni movimenti di tre coppie di concerti, per fagotto, per flauto e per violino del “Prete rosso”, completando la loro struttura tripartita.<br /><br />Nella conversazione il direttore de La Compagnia de Violini, che li ha eseguiti e registrati, racconta la sua passione per il musicista veneziano e le modalità con le quali ha compiuto il suo lavoro di ricostruzione, componendo sulle orme del celebre compositore. <br /><br />          Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72689601</guid><pubDate>Thu, 09 Jul 2026 22:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72689601/podcast_cd_compagnia_de_violini_intervista_a_alessandro_ciccolini_corretto.mp3" length="57736880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Ricostruite le parti mancanti di sei concerti di Antonio Vivaldi
 
Sulla base della precedente esperienza di ricostruzione di alcune opere di teatro musicale incomplete di Antonio Vivaldi, Alessandro Ciccolini ha restaurato le parti mancanti di alcuni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ricostruite le parti mancanti di sei concerti di Antonio Vivaldi<br /> <br />Sulla base della precedente esperienza di ricostruzione di alcune opere di teatro musicale incomplete di Antonio Vivaldi, Alessandro Ciccolini ha restaurato le parti mancanti di alcuni movimenti di tre coppie di concerti, per fagotto, per flauto e per violino del “Prete rosso”, completando la loro struttura tripartita.<br /><br />Nella conversazione il direttore de La Compagnia de Violini, che li ha eseguiti e registrati, racconta la sua passione per il musicista veneziano e le modalità con le quali ha compiuto il suo lavoro di ricostruzione, componendo sulle orme del celebre compositore. <br /><br />          Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1444</itunes:duration><itunes:keywords>alessandrociccolini,antoniovivaldi,brilliant,compagniadeviolini,concertiperfagotto,concertiperflauto,concertiperviolino,musicabarocca,preterosso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Petra Deidda | Monteverdi Festival 2026 ♫ Cremona parte seconda</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[La prima opera di Francesco Cavalli restaurata conclude il Montevrdi Festival di Cremona<br /><br /><i>Le nozze di Teti e Peleo</i> di Francesco Cavalli eseguita per la prima volta in epoca moderna nel Teatro Ponchielli di Cremona alla fine del Monteverdi Festival, è la prima partitura sopravvissuta che testimonia l’attività musicale del primo teatro aperto a un pubblico pagante, il San Cassiano di Venezia, due anni dopo la sua inaugurazione del 1637.<br /> <br />Questa è la prima opera conosciuta del compositore nella quale si manifesta il suo grande talento, ed è stata restaurata da Antonio Greco che ha diretto l’Orchestra e Coro Cremona Antiqua e un cast di giovani cantanti composto da Valentina Ferrarese, Ferran Albrich, Danilo Pastore, Matteo Straffi, Angelo Testori, Alessandro Ravasio, Jorge Navarro Colorado, Mara Gaudenzi, Marzia Marzo, Benedetta Zanotto, Arrigo Liverani Minzoni, Matteo Laconi, Giacomo Pieracci, Maximiliano Danta, Gaia Ammaturo, Alessandro Simonato e Marcello Zinzani. <br /><br />Nell’intervista la regista Petra Deidda racconta la storia narrata nel libretto di Orazio Persiani, descrivendo anche alcuni degli aspetti più originali della messa in scena. <br /><br />       Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72686266</guid><pubDate>Wed, 01 Jul 2026 22:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72686266/podcast_cremona_2_parte_seconda_con_petra_deidda_orchestra_e_coro_cremona_antiqua.mp3" length="59020015" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La prima opera di Francesco Cavalli restaurata conclude il Montevrdi Festival di Cremona

Le nozze di Teti e Peleo di Francesco Cavalli eseguita per la prima volta in epoca moderna nel Teatro Ponchielli di Cremona alla fine del Monteverdi Festival, è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La prima opera di Francesco Cavalli restaurata conclude il Montevrdi Festival di Cremona<br /><br /><i>Le nozze di Teti e Peleo</i> di Francesco Cavalli eseguita per la prima volta in epoca moderna nel Teatro Ponchielli di Cremona alla fine del Monteverdi Festival, è la prima partitura sopravvissuta che testimonia l’attività musicale del primo teatro aperto a un pubblico pagante, il San Cassiano di Venezia, due anni dopo la sua inaugurazione del 1637.<br /> <br />Questa è la prima opera conosciuta del compositore nella quale si manifesta il suo grande talento, ed è stata restaurata da Antonio Greco che ha diretto l’Orchestra e Coro Cremona Antiqua e un cast di giovani cantanti composto da Valentina Ferrarese, Ferran Albrich, Danilo Pastore, Matteo Straffi, Angelo Testori, Alessandro Ravasio, Jorge Navarro Colorado, Mara Gaudenzi, Marzia Marzo, Benedetta Zanotto, Arrigo Liverani Minzoni, Matteo Laconi, Giacomo Pieracci, Maximiliano Danta, Gaia Ammaturo, Alessandro Simonato e Marcello Zinzani. <br /><br />Nell’intervista la regista Petra Deidda racconta la storia narrata nel libretto di Orazio Persiani, descrivendo anche alcuni degli aspetti più originali della messa in scena. <br /><br />       Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1476</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,francescocavalli,lenozzeditetiepeleo,monteverdifestival,petradeidda,teatroponchielli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Antonio Greco | Monteverdi Festival 2026 ♫ Cremona parte prima</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[La prima opera di Francesco Cavalli restaurata conclude il Monteverdi Festival di Cremona<br /><br /><br /><i>Le nozze di Teti e Peleo</i> di Francesco Cavalli eseguita per la prima volta in epoca moderna nel Teatro Ponchielli di Cremona alla fine del Monteverdi Festival, è la prima partitura sopravvissuta che testimonia l’attività musicale del primo teatro aperto a un pubblico pagante, il San Cassiano di Venezia, due anni dopo la sua inaugurazione del 1637.<br /> <br />Questa è la prima opera conosciuta del compositore nella quale si manifesta il suo grande talento, ed è stata restaurata da Antonio Greco che ha diretto l’Orchestra e Coro Cremona Antiqua e un cast di giovani cantanti composto da Valentina Ferrarese, Ferran Albrich, Danilo Pastore, Matteo Straffi, Angelo Testori, Alessandro Ravasio, Jorge Navarro Colorado, Mara Gaudenzi, Marzia Marzo, Benedetta Zanotto, Arrigo Liverani Minzoni, Matteo Laconi, Giacomo Pieracci, Maximiliano Danta, Gaia Ammaturo, Alessandro Simonato e Marcello Zinzani. <br /><br />Nell’intervista il direttore descrive i caratteri musicali dell’opera e il lavoro di restauro compiuto sulle parti lacunose della partitura. <br /><br />       Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72686220</guid><pubDate>Wed, 01 Jul 2026 22:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72686220/podcast_cremona_2_parte_prima_con_antonio_greco_coro_e_orchestra_cremona_antiqua.mp3" length="77387231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La prima opera di Francesco Cavalli restaurata conclude il Monteverdi Festival di Cremona


Le nozze di Teti e Peleo di Francesco Cavalli eseguita per la prima volta in epoca moderna nel Teatro Ponchielli di Cremona alla fine del Monteverdi Festival,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La prima opera di Francesco Cavalli restaurata conclude il Monteverdi Festival di Cremona<br /><br /><br /><i>Le nozze di Teti e Peleo</i> di Francesco Cavalli eseguita per la prima volta in epoca moderna nel Teatro Ponchielli di Cremona alla fine del Monteverdi Festival, è la prima partitura sopravvissuta che testimonia l’attività musicale del primo teatro aperto a un pubblico pagante, il San Cassiano di Venezia, due anni dopo la sua inaugurazione del 1637.<br /> <br />Questa è la prima opera conosciuta del compositore nella quale si manifesta il suo grande talento, ed è stata restaurata da Antonio Greco che ha diretto l’Orchestra e Coro Cremona Antiqua e un cast di giovani cantanti composto da Valentina Ferrarese, Ferran Albrich, Danilo Pastore, Matteo Straffi, Angelo Testori, Alessandro Ravasio, Jorge Navarro Colorado, Mara Gaudenzi, Marzia Marzo, Benedetta Zanotto, Arrigo Liverani Minzoni, Matteo Laconi, Giacomo Pieracci, Maximiliano Danta, Gaia Ammaturo, Alessandro Simonato e Marcello Zinzani. <br /><br />Nell’intervista il direttore descrive i caratteri musicali dell’opera e il lavoro di restauro compiuto sulle parti lacunose della partitura. <br /><br />       Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1935</itunes:duration><itunes:keywords>antoniogreco,cremona,francescocavalli,lenozzeditetiepeleo,monteverdifestival,orchestraecorocremonaantiqua,teatroponchielli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Michele Pasotti | Monteverdi Festival 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Didone ed Enea di Purcell nel Teatro scientifico Bibiena di Mantova per il Monteverdi Festival<br /><br />Nell’unica tappa mantovana del Monteverdi Festival di Cremona, nello splendido Teatro scientifico Bibiena, è stata presentata in forma semiscenica <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell eseguita dall’ensemble La Fonte Musica diretto da Michele Pasotti, che racconta gli aspetti musicali più importanti di quest’opera. <br /><br />           Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72651337</guid><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:59:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72651337/podcast_cremona_1_con_michele_pasotti_la_fonte_musica.mp3" length="80041272" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Didone ed Enea di Purcell nel Teatro scientifico Bibiena di Mantova per il Monteverdi Festival

Nell’unica tappa mantovana del Monteverdi Festival di Cremona, nello splendido Teatro scientifico Bibiena, è stata presentata in forma semiscenica Dido and...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Didone ed Enea di Purcell nel Teatro scientifico Bibiena di Mantova per il Monteverdi Festival<br /><br />Nell’unica tappa mantovana del Monteverdi Festival di Cremona, nello splendido Teatro scientifico Bibiena, è stata presentata in forma semiscenica <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell eseguita dall’ensemble La Fonte Musica diretto da Michele Pasotti, che racconta gli aspetti musicali più importanti di quest’opera. <br /><br />           Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>2002</itunes:duration><itunes:keywords>didoandaeneas,didoneedenea,henrypurcell,lafontemusica,mantova,michelepasotti,monteverdifestival,orfeobritannico,teatroscientificobibiena</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni   |  💿 CD  Il fior della Cecilia - Anonima Frottolisti</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[        La storia cantata delle belle Janette, Peronette, Franceschina, Rosina e Cecilia<br /><br />I canti narrativi e le letture contenute in questo CD dell’ensemble Anonima Frottolisti rappresentano un viaggio nell’immaginario poetico musicale medievale e rinascimentale, fra tradizione scritta e orale, alla ricerca delle radici della storia della fanciulla che piange il suo amore imprigionato in attesa di essere giustiziato, e che rifiutando nobili e cavalieri è pronta a morire per seguirne la sorte.<br /><br />          Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72458345</guid><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 23:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72458345/podcast_anonima_frottolisti_cecilia_con_m_dragoni_e_l_piccioni.mp3" length="71147101" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>        La storia cantata delle belle Janette, Peronette, Franceschina, Rosina e Cecilia

I canti narrativi e le letture contenute in questo CD dell’ensemble Anonima Frottolisti rappresentano un viaggio nell’immaginario poetico musicale medievale e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[        La storia cantata delle belle Janette, Peronette, Franceschina, Rosina e Cecilia<br /><br />I canti narrativi e le letture contenute in questo CD dell’ensemble Anonima Frottolisti rappresentano un viaggio nell’immaginario poetico musicale medievale e rinascimentale, fra tradizione scritta e orale, alla ricerca delle radici della storia della fanciulla che piange il suo amore imprigionato in attesa di essere giustiziato, e che rifiutando nobili e cavalieri è pronta a morire per seguirne la sorte.<br /><br />          Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1779</itunes:duration><itunes:keywords>anonimafrottolisti,dufay,ilfiordellacecilia,labellesesied,lucapiccioni,massimilianodragoni,musicamedievale,musicarinascimentale,tactus</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Elisabetta de Mircovich, Claudia Caffagni e Livia Caffagni | laReverdie - 40 anni</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[         laReverdie: 40 anni di grazia ed eleganza musicale raccontando il Medioevo<br /><br />In quaranta anni di attività artistica l’ensemble laReverdie ha esplorato gli aspetti più affascinanti dell’arte musicale medievale. In questa lunga intervista, ricca di esempi musicali, le fondatrici del gruppo raccontano i loro progetti più importanti e originali realizzati con accurate ricerche storiche e coltivati con passione. <br /><br />         Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72418875</guid><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72418875/podcast_lareverdie_40_anni_completo_ris_estremo_ultima_versione_60_minuti.mp3" length="57601088" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>         laReverdie: 40 anni di grazia ed eleganza musicale raccontando il Medioevo

In quaranta anni di attività artistica l’ensemble laReverdie ha esplorato gli aspetti più affascinanti dell’arte musicale medievale. In questa lunga intervista, ricca...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[         laReverdie: 40 anni di grazia ed eleganza musicale raccontando il Medioevo<br /><br />In quaranta anni di attività artistica l’ensemble laReverdie ha esplorato gli aspetti più affascinanti dell’arte musicale medievale. In questa lunga intervista, ricca di esempi musicali, le fondatrici del gruppo raccontano i loro progetti più importanti e originali realizzati con accurate ricerche storiche e coltivati con passione. <br /><br />         Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>3601</itunes:duration><itunes:keywords>arsnova,bestiarium,claudiacaffagni,dufay,elisabettademircovich,francescolandini,idodicigiardini,lareverdie,lauda,liviacaffagni,musicamedievale,speculumamoris</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Fabio Biondi, Lucia Cortese, Giuseppina Bridelli | Farnese Festival 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[L’oratorio <i>Santa Clotilde</i> di Francesco Corselli, che ha inaugurato il Farnese Festival di Parma, ha rivelato le qualità musicali del compositore del Settecento che dopo essere stato al servizio della corte del Ducato di Parma e Piacenza, si trasferì in Spagna dove divenne maestro della cappella reale.<br /> <br />L’oratorio è stato eseguito per la prima volta in tempi moderni dall’ensemble Europa Galante diretto da Fabio Biondi con il cast vocale composto da Lucia Cortese (Clotilde), Giuseppina Bridelli (Clodoveo), Vivica Genaux (S. Remigio), Luca Tittoto (Aureliano), e il Corale “Città di Parma”.<br /> <br />Lo raccontano i suoi principali protagonisti, accompagnati dagli esempi musicali più significativi del concerto, registrati nel corso delle prove.<br /> <br />            Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72367142</guid><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 13:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72367142/podcast_farnese_festival_con_fabio_biondi_lucia_cortese_valentina_bridelli_europa_galante.mp3" length="54511280" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’oratorio Santa Clotilde di Francesco Corselli, che ha inaugurato il Farnese Festival di Parma, ha rivelato le qualità musicali del compositore del Settecento che dopo essere stato al servizio della corte del Ducato di Parma e Piacenza, si trasferì...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’oratorio <i>Santa Clotilde</i> di Francesco Corselli, che ha inaugurato il Farnese Festival di Parma, ha rivelato le qualità musicali del compositore del Settecento che dopo essere stato al servizio della corte del Ducato di Parma e Piacenza, si trasferì in Spagna dove divenne maestro della cappella reale.<br /> <br />L’oratorio è stato eseguito per la prima volta in tempi moderni dall’ensemble Europa Galante diretto da Fabio Biondi con il cast vocale composto da Lucia Cortese (Clotilde), Giuseppina Bridelli (Clodoveo), Vivica Genaux (S. Remigio), Luca Tittoto (Aureliano), e il Corale “Città di Parma”.<br /> <br />Lo raccontano i suoi principali protagonisti, accompagnati dagli esempi musicali più significativi del concerto, registrati nel corso delle prove.<br /> <br />            Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1363</itunes:duration><itunes:keywords>corale"cittàdiparma",europagalante,fabiobiondi,farnesefestival,francescocorselli,giuseppinabridelli,lucatittoto,luciacortese,parma,santaclotilde,vivicagenaux</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a David Chappuis | CD Douce playsence - Ensemble Arborescence</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[La Ars Nova di Philippe de Vitry<br /><br />Philippe de Vitry, poeta, musico, matematico, diplomatico, segretario dei reali di Francia e vescovo, è considerato uno dei padri della Ars Nova, vera e propria quintessenza dell’arte musicale vocale del XIV secolo.<br /> <br />Il suo nome è oggi ricordato soprattutto per la sua attività di teorico della notazione musicale, mentre i suoi raffinati mottetti si ascoltano di rado, e questo disco dell’Ensemble Arborescence diretto da David Chappuis è un interessante e originale ritratto sonoro del poliedrico artista francese.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72182151</guid><pubDate>Sat, 30 May 2026 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72182151/podcast_cd_douce_playsence_con_david_chappuis_ensemble_arborescence.mp3" length="58396800" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La Ars Nova di Philippe de Vitry

Philippe de Vitry, poeta, musico, matematico, diplomatico, segretario dei reali di Francia e vescovo, è considerato uno dei padri della Ars Nova, vera e propria quintessenza dell’arte musicale vocale del XIV secolo.
 ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Ars Nova di Philippe de Vitry<br /><br />Philippe de Vitry, poeta, musico, matematico, diplomatico, segretario dei reali di Francia e vescovo, è considerato uno dei padri della Ars Nova, vera e propria quintessenza dell’arte musicale vocale del XIV secolo.<br /> <br />Il suo nome è oggi ricordato soprattutto per la sua attività di teorico della notazione musicale, mentre i suoi raffinati mottetti si ascoltano di rado, e questo disco dell’Ensemble Arborescence diretto da David Chappuis è un interessante e originale ritratto sonoro del poliedrico artista francese.]]></itunes:summary><itunes:duration>1460</itunes:duration><itunes:keywords>arsnova,davidchappuis,ensemblearborescence,mottetto,musicaantica,philippedevitry</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Omar Rajeh | Théatre de l’Opéra de Tunis - parte terza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intervista-a-omar-rajeh-theatre-de-l-opera-de-tunis-parte-terza--72103657</link><description><![CDATA[La primavera barocca fiorita a Tunisi con <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell<br /> <br />Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera <i>Dido and Aeneas</i> di Henry Purcell, con la direzione musicale di Stéphane Fuget e la regia e coreografia di Omar Rajeh.<br /><br />I principali protagonisti di questo progetto, creato in collaborazione con l’ensemble Les Épopées, raccontano in queste interviste l’importanza di una esperienza di formazione e creazione basata sui principi della prassi musicale storicamente informata del periodo barocco che rappresenta una novità nel panorama culturale tunisino.<br /><br />      Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72103657</guid><pubDate>Fri, 22 May 2026 06:40:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72103657/podcast_tunis_3_intervista_a_omar_rajeh.mp3" length="52042186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La primavera barocca fiorita a Tunisi con Dido and Aeneas di Purcell
 
Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La primavera barocca fiorita a Tunisi con <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell<br /> <br />Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera <i>Dido and Aeneas</i> di Henry Purcell, con la direzione musicale di Stéphane Fuget e la regia e coreografia di Omar Rajeh.<br /><br />I principali protagonisti di questo progetto, creato in collaborazione con l’ensemble Les Épopées, raccontano in queste interviste l’importanza di una esperienza di formazione e creazione basata sui principi della prassi musicale storicamente informata del periodo barocco che rappresenta una novità nel panorama culturale tunisino.<br /><br />      Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1302</itunes:duration><itunes:keywords>citédelaculturedetunis,didoandaeneas,haythemhadhiri,henrypurcell,lesépopées,liliabenchikha,musicabarocca,nesrinemahbouli,omarrajeh,operabarocca,stéphanfuget,théatredel’opéradetunis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a N. Mahbouli, L. Ben Chikha, H. Hadhiri, G. Saad | Théatre de l’Opéra de Tunis - parte seconda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intervista-a-n-mahbouli-l-ben-chikha-h-hadhiri-g-saad-theatre-de-l-opera-de-tunis-parte-seconda--72103498</link><description><![CDATA[La primavera barocca fiorita a Tunisi con <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell<br /> <br />Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera <i>Dido and Aeneas</i> di Henry Purcell, con la direzione musicale di Stéphane Fuget e la regia e coreografia di Omar Rajeh.<br /><br />I principali protagonisti di questo progetto, creato in collaborazione con l’ensemble Les Épopées, raccontano in queste interviste l’importanza di una esperienza di formazione e creazione basata sui principi della prassi musicale storicamente informata del periodo barocco che rappresenta una novità nel panorama culturale tunisino.<br /><br />        Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72103498</guid><pubDate>Fri, 22 May 2026 06:35:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72103498/podcast_tunis_2_intervista_a_nesrine_mahbouli_lilia_ben_chikha_haythem_hadhiri_gaith_saad.mp3" length="96109713" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La primavera barocca fiorita a Tunisi con Dido and Aeneas di Purcell
 
Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La primavera barocca fiorita a Tunisi con <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell<br /> <br />Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera <i>Dido and Aeneas</i> di Henry Purcell, con la direzione musicale di Stéphane Fuget e la regia e coreografia di Omar Rajeh.<br /><br />I principali protagonisti di questo progetto, creato in collaborazione con l’ensemble Les Épopées, raccontano in queste interviste l’importanza di una esperienza di formazione e creazione basata sui principi della prassi musicale storicamente informata del periodo barocco che rappresenta una novità nel panorama culturale tunisino.<br /><br />        Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>2403</itunes:duration><itunes:keywords>citédelaculturedetunis,didoandaeneas,haythemhadhiri,henrypurcell,lesépopées,liliabenchikha,nesribemahbouli,omarrajeh,stéphanfuget,théatredel’opéradetunis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Stéphane Fuget | Théatre de l’Opéra de Tunis - parte prima</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[La primavera barocca fiorita a Tunisi con <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell<br /> <br />Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera <i>Dido and Aeneas</i> di Henry Purcell, con la direzione musicale di Stéphane Fuget e la regia e coreografia di Omar Rajeh.<br /><br />I principali protagonisti di questo progetto, creato in collaborazione con l’ensemble Les Épopées, raccontano in queste interviste l’importanza di una esperienza di formazione e creazione basata sui principi della prassi musicale storicamente informata del periodo barocco che rappresenta una novità nel panorama culturale tunisino.<br /><br />         Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72103258</guid><pubDate>Fri, 22 May 2026 06:30:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72103258/podcast_tunisi_1_intervista_a_st_phane_fuget.mp3" length="48163525" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La primavera barocca fiorita a Tunisi con Dido and Aeneas di Purcell
 
Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La primavera barocca fiorita a Tunisi con <i>Dido and Aeneas</i> di Purcell<br /> <br />Nel Teatro dell’Opera di Tunisi a metà maggio oltre cento giovani artisti tunisini, tra musicisti e danzatori, hanno dato vita a una originale e dinamica messinscena dell’opera <i>Dido and Aeneas</i> di Henry Purcell, con la direzione musicale di Stéphane Fuget e la regia e coreografia di Omar Rajeh.<br /><br />I principali protagonisti di questo progetto, creato in collaborazione con l’ensemble Les Épopées, raccontano in queste interviste l’importanza di una esperienza di formazione e creazione basata sui principi della prassi musicale storicamente informata del periodo barocco che rappresenta una novità nel panorama culturale tunisino.<br /><br />         Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1205</itunes:duration><itunes:keywords>balletdel'opéradetunis,citédelaculturedetunis,didoandaeneas,haythemhadhiri,lesépopées,liliabenchikha,musicabarocca,nesrinemahbouli,omarrajeh,purcell,stéphanefuget,théatredel’opéradetunis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista con Fabio Biondi | Farnese Festival 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Il Farnese Festival di Parma raccontato da Fabio Biondi<br /><br />Lo spettacolare Teatro Farnese e la splendida Biblioteca Palatina sono i luoghi principali del Complesso Monumentale della Pilotta nei quali dal 3 all’8 giugno si svolgeranno i concerti della quarta edizione del Farnese Festival di Parma.<br /> <br />Il direttore artistico Fabio Biondi lo inaugurerà con il suo ensemble Europa Galante eseguendo un oratorio inedito di Francesco Corselli dedicato a Santa Clotilde, e la maggior parte dei concerti presentati dai gruppi MUSIca AlcheMIca, Allabastrina Choir and Consort, Gli Incogniti, La Compagnia de Violini, e Polifem Consort saranno dedicati a musiche di autori spagnoli di diverse epoche storiche.<br /> <br />Come racconta il direttore la manifestazione è nata per far conoscere e mettere in risalto il ruolo culturale e artistico del Ducato di Parma nel panorama musicale italiano ed europeo all’epoca della dinastia dei Farnese. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71909041</guid><pubDate>Sun, 10 May 2026 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71909041/podcast_farnese_festival_2026_con_fabio_biondi.mp3" length="55149120" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Farnese Festival di Parma raccontato da Fabio Biondi

Lo spettacolare Teatro Farnese e la splendida Biblioteca Palatina sono i luoghi principali del Complesso Monumentale della Pilotta nei quali dal 3 all’8 giugno si svolgeranno i concerti della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Farnese Festival di Parma raccontato da Fabio Biondi<br /><br />Lo spettacolare Teatro Farnese e la splendida Biblioteca Palatina sono i luoghi principali del Complesso Monumentale della Pilotta nei quali dal 3 all’8 giugno si svolgeranno i concerti della quarta edizione del Farnese Festival di Parma.<br /> <br />Il direttore artistico Fabio Biondi lo inaugurerà con il suo ensemble Europa Galante eseguendo un oratorio inedito di Francesco Corselli dedicato a Santa Clotilde, e la maggior parte dei concerti presentati dai gruppi MUSIca AlcheMIca, Allabastrina Choir and Consort, Gli Incogniti, La Compagnia de Violini, e Polifem Consort saranno dedicati a musiche di autori spagnoli di diverse epoche storiche.<br /> <br />Come racconta il direttore la manifestazione è nata per far conoscere e mettere in risalto il ruolo culturale e artistico del Ducato di Parma nel panorama musicale italiano ed europeo all’epoca della dinastia dei Farnese. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1379</itunes:duration><itunes:keywords>complessomonumentalepilotta,europagalante,fabiobiondi,farnesefestival,gliincogniti,lacompagniadeviolini,musicaalchemica,musicaantica,musicaspagnola,parma,teatrodue</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista con Mariana Delgadillo Espinoza &amp; Ensemble Alkymia | Misteria Paschalia 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[L’argento musicale iberoamericano risuona nella miniera di sale di Wieliczka<br /> <br />Il festival Misteria Paschalia offre la possibilità di vivere un’esperienza unica, quella di ascoltare un concerto all’interno della miniera di sale di Wieliczka, e in questa edizione nella grande cappella di Santa Kinga, scavata e decorata dai minatori, l’Ensemble Alkymia diretto da Marina Delgadillo Espinoza ha presentato un programma di musica barocca iberoamericana.<br /> <br />Nel podcast la direttrice del gruppo descrive il carattere gioioso di questo repertorio devozionale che è illustrato attraverso alcuni dei momenti musicali più rappresentativi del concerto.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71547180</guid><pubDate>Thu, 07 May 2026 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71547180/podcast_cracovia_5_con_mariana_delgadillo_espinoza_ensemble_alkymia.mp3" length="32945631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’argento musicale iberoamericano risuona nella miniera di sale di Wieliczka
 
Il festival Misteria Paschalia offre la possibilità di vivere un’esperienza unica, quella di ascoltare un concerto all’interno della miniera di sale di Wieliczka, e in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’argento musicale iberoamericano risuona nella miniera di sale di Wieliczka<br /> <br />Il festival Misteria Paschalia offre la possibilità di vivere un’esperienza unica, quella di ascoltare un concerto all’interno della miniera di sale di Wieliczka, e in questa edizione nella grande cappella di Santa Kinga, scavata e decorata dai minatori, l’Ensemble Alkymia diretto da Marina Delgadillo Espinoza ha presentato un programma di musica barocca iberoamericana.<br /> <br />Nel podcast la direttrice del gruppo descrive il carattere gioioso di questo repertorio devozionale che è illustrato attraverso alcuni dei momenti musicali più rappresentativi del concerto.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>824</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista con Václav Luks &amp; Collegium Vocale 1704 | Misteria Paschalia 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Zelenka, Durante e Caldara per il Venerdì Santo di Misteria Paschalia<br /><br />Il clima di commemorazione del Venerdì Santo nel corso del festival Misteria Paschalia è stato esaltato dalla intensa esecuzione del Collegium Vocale 1704 diretto da Václav Luks dei <i>Responsoria</i> <i>pro Hebdomada Sancta</i> e <i>de</i><i>l Miserere</i> di Jan Dismas Zelenka.<br /> <br />Nella seconda parte del concerto l’ensemble ha eseguito il <i>Miserere</i> di Francesco Durante e lo <i>Stabat mater</i> di Antonio Caldara, e nell’intervista Luks sottolinea l’influenza della cultura musicale italiana sull’opera del compositore boemo.<br /> <br />L’intervista e gli esempi musicali sono stati registrati nel corso delle prove del concerto che si è svolto nel grande auditorium del Centro Congressi ICE di Cracovia. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71512925</guid><pubDate>Wed, 29 Apr 2026 18:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71512925/podcast_cracovia_4_con_v_clav_luks_collegium_vocale_1704.mp3" length="36566203" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Zelenka, Durante e Caldara per il Venerdì Santo di Misteria Paschalia

Il clima di commemorazione del Venerdì Santo nel corso del festival Misteria Paschalia è stato esaltato dalla intensa esecuzione del Collegium Vocale 1704 diretto da Václav Luks...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Zelenka, Durante e Caldara per il Venerdì Santo di Misteria Paschalia<br /><br />Il clima di commemorazione del Venerdì Santo nel corso del festival Misteria Paschalia è stato esaltato dalla intensa esecuzione del Collegium Vocale 1704 diretto da Václav Luks dei <i>Responsoria</i> <i>pro Hebdomada Sancta</i> e <i>de</i><i>l Miserere</i> di Jan Dismas Zelenka.<br /> <br />Nella seconda parte del concerto l’ensemble ha eseguito il <i>Miserere</i> di Francesco Durante e lo <i>Stabat mater</i> di Antonio Caldara, e nell’intervista Luks sottolinea l’influenza della cultura musicale italiana sull’opera del compositore boemo.<br /> <br />L’intervista e gli esempi musicali sono stati registrati nel corso delle prove del concerto che si è svolto nel grande auditorium del Centro Congressi ICE di Cracovia. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>915</itunes:duration><itunes:keywords>collegium1704,cracovia,miserere,misteriapaschalia,musicaantica,resposoria,settimanasanta,václavluks,zelenka</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista con Vincent Dumestre &amp; Le Poème Harmonique | Misteria Paschalia 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Dal profano al sacro: le metamorfosi dei travestimenti spirituali nella musica italiana del Seicento<br /><br />Il festival Misteria Paschalia si svolge in diversi luoghi di Cracovia, e tra questi c’è la chiesa dei Carmelitani dove l’ensemble Le Poème Harmonique di Vincent Dumestre ha presentato un concerto dedicato a musiche di autori italiani del Seicento, frutto del procedimento del cosiddetto  travestimento spirituale.<br /> <br />La pratica di rivestire musiche profane con testi sostituivi di natura religiosa e devozionale era comune all’epoca, e Dumestre, che è anche il direttore artistico del festival, le descrive come forme di affascinanti metamorfosi barocche. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71408687</guid><pubDate>Thu, 23 Apr 2026 18:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71408687/podcast_cracovia_3_con_vincent_dumestre_le_po_me_harmonique.mp3" length="37129403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Dal profano al sacro: le metamorfosi dei travestimenti spirituali nella musica italiana del Seicento

Il festival Misteria Paschalia si svolge in diversi luoghi di Cracovia, e tra questi c’è la chiesa dei Carmelitani dove l’ensemble Le Poème...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dal profano al sacro: le metamorfosi dei travestimenti spirituali nella musica italiana del Seicento<br /><br />Il festival Misteria Paschalia si svolge in diversi luoghi di Cracovia, e tra questi c’è la chiesa dei Carmelitani dove l’ensemble Le Poème Harmonique di Vincent Dumestre ha presentato un concerto dedicato a musiche di autori italiani del Seicento, frutto del procedimento del cosiddetto  travestimento spirituale.<br /> <br />La pratica di rivestire musiche profane con testi sostituivi di natura religiosa e devozionale era comune all’epoca, e Dumestre, che è anche il direttore artistico del festival, le descrive come forme di affascinanti metamorfosi barocche. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>929</itunes:duration><itunes:keywords>cracovia,lepoèmeharmonique,misteriapaschalia,musicaantica,musicabarocca,vincentdumestre</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista con Amandine Beyer e Jan Thomer (Gli Incogniti &amp; Voces Suaves) | Misteria Paschalia 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Nel cuore del Misteria Paschalia Festival di Cracovia, il primo concerto serale dopo l’inaugurazione degli String Days si è svolto nella suggestiva chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, con un programma di intensa spiritualità dedicato a Dietrich Buxtehude.<br /><br />Protagonisti della serata sono stati l’ensemble vocale Voces Suaves e quello strumentale Gli Incogniti, diretti da Amandine Beyer, che hanno eseguito i Membra Jesu nostri, uno dei cicli più originali del repertorio sacro barocco.<br /><br />Composta nel 1680, questa raccolta di sette cantate per soli, coro, archi e basso continuo propone una meditazione progressiva sulle parti del corpo di Cristo crocifisso – dai piedi al volto – attraverso testi biblici e versi di origine medievale, articolati in arie solistiche e momenti concertati. Unica opera in lingua latina di Buxtehude, attivo come organista alla Marienkirche di Lubecca, i Membra Jesu nostri riflettono una profonda tensione devozionale, vicina alla sensibilità del pietismo.<br /><br />La collaborazione tra Voces Suaves e Gli Incogniti, nata proprio intorno a questo progetto, ha dato vita a un’esecuzione di grande intensità, segnando in modo significativo l’inizio del percorso musicale del festival. Nel podcast, Amandine Beyer e Jan Thomer raccontano la genesi di questo lavoro e il significato interpretativo di un ciclo che unisce rigore formale ed emozione spirituale.<br /><br />Gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, negli stessi spazi della chiesa che ha ospitato il concerto.<br /> <br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della muscia<br />                                                                                         ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71311047</guid><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 18:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71311047/intervista_con_amandine_beyer_e_jan_thomer_gli_incogniti_voces_suaves_misteria_paschalia_2026.mp3" length="37906807" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Nel cuore del Misteria Paschalia Festival di Cracovia, il primo concerto serale dopo l’inaugurazione degli String Days si è svolto nella suggestiva chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, con un programma di intensa spiritualità dedicato a Dietrich...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel cuore del Misteria Paschalia Festival di Cracovia, il primo concerto serale dopo l’inaugurazione degli String Days si è svolto nella suggestiva chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, con un programma di intensa spiritualità dedicato a Dietrich Buxtehude.<br /><br />Protagonisti della serata sono stati l’ensemble vocale Voces Suaves e quello strumentale Gli Incogniti, diretti da Amandine Beyer, che hanno eseguito i Membra Jesu nostri, uno dei cicli più originali del repertorio sacro barocco.<br /><br />Composta nel 1680, questa raccolta di sette cantate per soli, coro, archi e basso continuo propone una meditazione progressiva sulle parti del corpo di Cristo crocifisso – dai piedi al volto – attraverso testi biblici e versi di origine medievale, articolati in arie solistiche e momenti concertati. Unica opera in lingua latina di Buxtehude, attivo come organista alla Marienkirche di Lubecca, i Membra Jesu nostri riflettono una profonda tensione devozionale, vicina alla sensibilità del pietismo.<br /><br />La collaborazione tra Voces Suaves e Gli Incogniti, nata proprio intorno a questo progetto, ha dato vita a un’esecuzione di grande intensità, segnando in modo significativo l’inizio del percorso musicale del festival. Nel podcast, Amandine Beyer e Jan Thomer raccontano la genesi di questo lavoro e il significato interpretativo di un ciclo che unisce rigore formale ed emozione spirituale.<br /><br />Gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, negli stessi spazi della chiesa che ha ospitato il concerto.<br /> <br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della muscia<br />                                                                                         ]]></itunes:summary><itunes:duration>948</itunes:duration><itunes:keywords>amandinebeyer,buxtehude,cracovia,gliincogniti,misteriapaschalia,musicaantica,musicasacra,vocessuaves</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista con G. Paluch, T. Piech, M. Hartmann, K. Łoboda | String Days - Misteria Paschalia</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>The String Days of Misteria Paschalia 2026 </b><br /><br />Il primo evento della 23° edizione del festival Misteria Paschalia di Cracovia è stato organizzato nel Palazzo Potocki, che si affaccia sulla gigantesca Piazza del Mercato della città polacca, con l’allestimento di una esposizione di strumenti musicali ad arco costituita da esemplari originali e da copie moderne realizzate su modelli storici. <br /><br />Ma il programma degli “String Days!”, curato da Teresa Piech, comprende anche conferenze, visite guidate, e masterclass allo scopo di realizzare una vera e propria full immersion nel mondo di questa grande famiglia organologica, rivolta sia a musicisti e specialisti, che a un pubblico più ampio che ha potuto osservare le eleganti proporzioni di viole da gamba, violini, violoncelli ed altri strumenti che sono i protagonisti della cosiddetta prassi musicale storicamente informata. <br /><br />A completare il quadro sono stati presentati anche i concerti di due giovani gruppi musicali polacchi, Cohaere e Fantastica Ensemble, che hanno suonato nello storico palazzo, letteralmente circondati da numerosi archi appesi alle pareti in una delle sue sale principali. <br /><br />I diversi aspetti di questo evento vengono raccontati nel podcast direttamente dai protagonisti, a partire da una introduzione generale di Grzegorz Paluch, che è il curatore del festival, seguita dalla descrizione dell’esposizione fatta da Teresa Piech, in qualità di responsabile degli “String Days!”. Gli esempi musicali fanno parte delle prove dei concerti degli ensemble Cohaere e Fantastica, di cui parlano rispettivamente Monika Hartmann e Klaudia Łoboda. Le loro voci rappresentano la qualità delle nuove generazioni di musicisti polacchi che con passione e competenza contribuiscono ad arricchire la scena cosmopolita della musica antica di cui Misteria Paschalia è un interessante e originale esempio. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71211757</guid><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 07:36:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71211757/intervista_con_g_paluch_t_piech_m_hartmann_k_oboda_string_days_misteria_paschalia.mp3" length="59704512" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>The String Days of Misteria Paschalia 2026 

Il primo evento della 23° edizione del festival Misteria Paschalia di Cracovia è stato organizzato nel Palazzo Potocki, che si affaccia sulla gigantesca Piazza del Mercato della città polacca, con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>The String Days of Misteria Paschalia 2026 </b><br /><br />Il primo evento della 23° edizione del festival Misteria Paschalia di Cracovia è stato organizzato nel Palazzo Potocki, che si affaccia sulla gigantesca Piazza del Mercato della città polacca, con l’allestimento di una esposizione di strumenti musicali ad arco costituita da esemplari originali e da copie moderne realizzate su modelli storici. <br /><br />Ma il programma degli “String Days!”, curato da Teresa Piech, comprende anche conferenze, visite guidate, e masterclass allo scopo di realizzare una vera e propria full immersion nel mondo di questa grande famiglia organologica, rivolta sia a musicisti e specialisti, che a un pubblico più ampio che ha potuto osservare le eleganti proporzioni di viole da gamba, violini, violoncelli ed altri strumenti che sono i protagonisti della cosiddetta prassi musicale storicamente informata. <br /><br />A completare il quadro sono stati presentati anche i concerti di due giovani gruppi musicali polacchi, Cohaere e Fantastica Ensemble, che hanno suonato nello storico palazzo, letteralmente circondati da numerosi archi appesi alle pareti in una delle sue sale principali. <br /><br />I diversi aspetti di questo evento vengono raccontati nel podcast direttamente dai protagonisti, a partire da una introduzione generale di Grzegorz Paluch, che è il curatore del festival, seguita dalla descrizione dell’esposizione fatta da Teresa Piech, in qualità di responsabile degli “String Days!”. Gli esempi musicali fanno parte delle prove dei concerti degli ensemble Cohaere e Fantastica, di cui parlano rispettivamente Monika Hartmann e Klaudia Łoboda. Le loro voci rappresentano la qualità delle nuove generazioni di musicisti polacchi che con passione e competenza contribuiscono ad arricchire la scena cosmopolita della musica antica di cui Misteria Paschalia è un interessante e originale esempio. <br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1493</itunes:duration><itunes:keywords>bowedinstruments,cracovia,ensemblecohaere,fantasticaensemble,festival,misteriapaschalia,musicaantica,potockipalace,stringdays,stringinstruments</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista con Gianfranco Salvatore &amp; PassiSparsi | CD Apra finestra Apra finestra! Canzoni moresche</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Gli enigmi delle moresche rivelati<br /><br />Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.<br /><br />Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.<br /><br />Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.<br /><br />Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.<br /><br />Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71065558</guid><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 16:56:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71065558/podcast_cd_apra_finestra_parte_seconda_con_gianfranco_salvatore_passi_sparsi.mp3" length="60634560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Gli enigmi delle moresche rivelati

Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli enigmi delle moresche rivelati<br /><br />Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.<br /><br />Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.<br /><br />Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.<br /><br />Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.<br /><br />Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1516</itunes:duration><itunes:keywords>gianfrancosalvatore,​ ​​​moresche,musicaantica,musicarinascimentale,musicavocale,napolirinascimentale,orlandodilasso,passisparsi​,repertorioraro,teatromusicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a PassiSparsi | CD Apra finestra! Canzoni moresche</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Gli enigmi delle moresche rivelati<br /><br />Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.<br /><br />Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.<br /><br />Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.<br /><br />Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.<br /><br />Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71065559</guid><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 16:56:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71065559/podcast_cd_apra_finestra_parte_prima_con_passi_sparsi.mp3" length="47430720" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Gli enigmi delle moresche rivelati

Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli enigmi delle moresche rivelati<br /><br />Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.<br /><br />Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.<br /><br />Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.<br /><br />Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.<br /><br />Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1186</itunes:duration><itunes:keywords>gianfrancosalvatore,moresche​,musicaantica,musicarinascimentale,musicavocale​,napolirinascimentale,orlandodilasso,passisparsi​,repertorioraro​,teatromusicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Emmanuel Daumas &amp; Orchestra Fondazione Arane di Verona | L'Olimpiade di Vivaldi, Verona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[L’olimpionico Vivaldi invernale a Verona<br /><br />Un’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in un allestimento che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. <br /><br />La produzione riprende lo spettacolo firmato da Emmanuel Daumas per il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, riportando sul palcoscenico un dramma in cui le competizioni atletiche dell’antica Grecia fanno da sfondo a una trama fitta di amore, amicizia, inganni e riconoscimenti finali. Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.<br /><br />L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.<br /><br />Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.<br /><br />Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70898789</guid><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:49:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70898789/podcast_verona_l_olimpiade_di_vivaldi_parte_seconda_con_emmanuel_daumas_orchestra_fondazione_arane_di_verona.mp3" length="56468374" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’olimpionico Vivaldi invernale a Verona

Un’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’olimpionico Vivaldi invernale a Verona<br /><br />Un’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in un allestimento che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. <br /><br />La produzione riprende lo spettacolo firmato da Emmanuel Daumas per il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, riportando sul palcoscenico un dramma in cui le competizioni atletiche dell’antica Grecia fanno da sfondo a una trama fitta di amore, amicizia, inganni e riconoscimenti finali. Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.<br /><br />L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.<br /><br />Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.<br /><br />Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1412</itunes:duration><itunes:keywords>antoniovivaldi,emmanueldaumas,fondazionearenadiverona,giulioprandi,​l’olimpiade,musicadelsettecento,operabarocca,operaitaliana,pietrometastasio,teatroristoriverona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Giulio Prandi &amp; Orchestra Fondazione Arena di Verona | L'Olimpiade di Vivaldi, Verona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[L’olimpionico Vivaldi invernale a Verona<br /><br />Un’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in un allestimento che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. <br /><br />La produzione riprende lo spettacolo firmato da Emmanuel Daumas per il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, riportando sul palcoscenico un dramma in cui le competizioni atletiche dell’antica Grecia fanno da sfondo a una trama fitta di amore, amicizia, inganni e riconoscimenti finali. Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.<br /><br />L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.<br /><br />Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.<br /><br />Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70898788</guid><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:49:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70898788/podcast_verona_l_olimpiade_di_vivaldi_parte_prima_con_giulio_prandi_orchestra_fondazione_arena_di_verona.mp3" length="53365027" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’olimpionico Vivaldi invernale a Verona

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Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.<br /><br />L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.<br /><br />Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.<br /><br />Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1335</itunes:duration><itunes:keywords>antoniovivaldi,emmanueldaumas,​fondazionearenadiverona,​giulioprandi,​l’olimpiade,musicadelsettecento,operabarocca,​operaitaliana,pietrometastasio,teatroristoriverona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Sarah Jeffery | REMA Early Music Day 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che riunisce oltre duecento istituzioni, ensemble, conservatori e centri di ricerca attivi in ventinove paesi.<br /><br />Entrambe suonano il flauto dolce, lo strumento simbolo del movimento di riscoperta e valorizzazione della musica antica, e rappresentano la vitalità delle nuove generazioni di interpreti capaci di comunicare con il pubblico anche attraverso i media digitali.<br /><br />Di formazione eclettica, l’inglese Sarah Jeffery, residente ad Amsterdam, è nota per il suo progetto online Recorder Team, una seguitissima serie di video su YouTube dedicata alla storia, alla tecnica e alla pratica del flauto dolce, che ha contribuito ad avvicinare migliaia di persone a questo strumento semplice e accessibile.<br /><br />La flautista olandese Lucie Horsch, appartenente alla Generazione Z, è stata invece un’enfant prodige e oggi è una delle interpreti più apprezzate a livello internazionale. Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.<br /><br />Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. Due storie diverse che condividono la stessa energia e lo stesso entusiasmo per un repertorio che continua a ispirare interpreti e ascoltatori di ogni generazione.<br /><br />Un podcast del: giornale della musica<br />In collaborazione con: REMA – Early Music Network<br />Ospiti: Sarah Jeffery, Lucie Horsch<br />Realizzato e curato da Paolo Scarnecchia<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70625290</guid><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 16:27:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70625290/podcast_emd_2026_parte_prima_con_sarah_jeffery.mp3" length="39874778" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che riunisce oltre duecento istituzioni, ensemble, conservatori e centri di ricerca attivi in ventinove paesi.<br /><br />Entrambe suonano il flauto dolce, lo strumento simbolo del movimento di riscoperta e valorizzazione della musica antica, e rappresentano la vitalità delle nuove generazioni di interpreti capaci di comunicare con il pubblico anche attraverso i media digitali.<br /><br />Di formazione eclettica, l’inglese Sarah Jeffery, residente ad Amsterdam, è nota per il suo progetto online Recorder Team, una seguitissima serie di video su YouTube dedicata alla storia, alla tecnica e alla pratica del flauto dolce, che ha contribuito ad avvicinare migliaia di persone a questo strumento semplice e accessibile.<br /><br />La flautista olandese Lucie Horsch, appartenente alla Generazione Z, è stata invece un’enfant prodige e oggi è una delle interpreti più apprezzate a livello internazionale. Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.<br /><br />Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. Due storie diverse che condividono la stessa energia e lo stesso entusiasmo per un repertorio che continua a ispirare interpreti e ascoltatori di ogni generazione.<br /><br />Un podcast del: giornale della musica<br />In collaborazione con: REMA – Early Music Network<br />Ospiti: Sarah Jeffery, Lucie Horsch<br />Realizzato e curato da Paolo Scarnecchia<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>997</itunes:duration><itunes:keywords>divulgazionemusicale,earlymusic​day,flautodolce,giovanimusicisti,interpretazionestorica,luciehorsch,musicaantica,recorderteam,remaearlymusicnetwork,sarahjeffery</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a  Lucie Horsch | REMA Early Music Day 2026</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che riunisce oltre duecento istituzioni, ensemble, conservatori e centri di ricerca attivi in ventinove paesi.<br /><br />Entrambe suonano il flauto dolce, lo strumento simbolo del movimento di riscoperta e valorizzazione della musica antica, e rappresentano la vitalità delle nuove generazioni di interpreti capaci di comunicare con il pubblico anche attraverso i media digitali.<br /><br />Di formazione eclettica, l’inglese Sarah Jeffery, residente ad Amsterdam, è nota per il suo progetto online Recorder Team, una seguitissima serie di video su YouTube dedicata alla storia, alla tecnica e alla pratica del flauto dolce, che ha contribuito ad avvicinare migliaia di persone a questo strumento semplice e accessibile.<br /><br />La flautista olandese Lucie Horsch, appartenente alla Generazione Z, è stata invece un’enfant prodige e oggi è una delle interpreti più apprezzate a livello internazionale. Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.<br /><br />Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. 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Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.<br /><br />Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. 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Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.<br /><br />L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.<br /><br />Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70507024</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 14:16:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70507024/podcast_ferrara_le_carnaval_parte_seconda_con_emiliano_pellisari.mp3" length="36374986" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.

L’opera è stata eseguita dall’ensemble...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.<br /><br />L’opera è stata eseguita dall’ensemble Modo Antiquo e dal coro I Musici del Gran Principe, diretti rispettivamente da Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci, con un cast vocale formato da Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo.<br /><br />Le dieci entrées che compongono Le Carnaval rappresentano una sorta di summa del teatro musicale di Lully per la corte francese. Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.<br /><br />L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.<br /><br />Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>910</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci | Le Carnaval, Teatro Comunale di Ferrara</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.<br /><br />L’opera è stata eseguita dall’ensemble Modo Antiquo e dal coro I Musici del Gran Principe, diretti rispettivamente da Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci, con un cast vocale formato da Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo.<br /><br />Le dieci entrées che compongono Le Carnaval rappresentano una sorta di summa del teatro musicale di Lully per la corte francese. Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.<br /><br />L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.<br /><br />Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70507023</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 14:16:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70507023/podcast_ferrara_le_carnaval_parte_prima_con_federico_maria_sardelli_e_samuele_lastrucci.mp3" length="55834121" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.

L’opera è stata eseguita dall’ensemble...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.<br /><br />L’opera è stata eseguita dall’ensemble Modo Antiquo e dal coro I Musici del Gran Principe, diretti rispettivamente da Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci, con un cast vocale formato da Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo.<br /><br />Le dieci entrées che compongono Le Carnaval rappresentano una sorta di summa del teatro musicale di Lully per la corte francese. Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.<br /><br />L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.<br /><br />Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1396</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Ottavio Dantone, Alessandro Tampieri &amp; Accademia Bizantina | IUC Istituzione Universitaria Concerti</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Lectio magistralis di anatomia musicale barocca alla Sapienza<br /><br />Una vera e propria lectio magistralis di anatomia musicale barocca: così si può definire il concerto dell’Accademia Bizantina all’Aula Magna della Sapienza, nell’ambito dell’81ª stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma.<br /><br />Sotto la direzione di Ottavio Dantone, l’ensemble ha posto al centro del programma il Concerto Brandeburghese n. 5 di Johann Sebastian Bach, affiancandolo a pagine scelte per affinità timbriche e per ragioni storiche: il Concerto triplo in la minore dello stesso Bach, un concerto in mi minore di Georg Philipp Telemann e un Trio di Carl Philipp Emanuel Bach. Un percorso che illumina il Brandeburghese da prospettive diverse, mettendone in evidenza la rete di relazioni stilistiche e generazionali.<br /><br />Il progetto si inserisce nel più ampio ciclo “Baroque Anatomy”, con cui Dantone intende incorniciare e contestualizzare progressivamente tutti e sei i Concerti brandeburghesi, sia attraverso una serie discografica – il primo volume, dedicato al Quinto, è appena uscito – sia con un itinerario concertistico che ne approfondisce la struttura e il contesto.<br /><br />Nella conversazione che accompagna questo episodio, Ottavio Dantone e Alessandro Tampieri, primo violino dell’ensemble, raccontano la genesi dell’iniziativa e la logica delle scelte di programma.<br /><br />Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono stati registrati durante le prove del concerto alla Sapienza.<br /><br />POdcast curato e realizzato del Paolo Scarnecchia per il gironale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70338164</guid><pubDate>Fri, 27 Feb 2026 18:59:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70338164/podcast_iuc_roma_con_ottavio_dantone_alessandro_tampieri_accademia_bizantina.mp3" length="66093974" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Lectio magistralis di anatomia musicale barocca alla Sapienza

Una vera e propria lectio magistralis di anatomia musicale barocca: così si può definire il concerto dell’Accademia Bizantina all’Aula Magna della Sapienza, nell’ambito dell’81ª stagione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lectio magistralis di anatomia musicale barocca alla Sapienza<br /><br />Una vera e propria lectio magistralis di anatomia musicale barocca: così si può definire il concerto dell’Accademia Bizantina all’Aula Magna della Sapienza, nell’ambito dell’81ª stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma.<br /><br />Sotto la direzione di Ottavio Dantone, l’ensemble ha posto al centro del programma il Concerto Brandeburghese n. 5 di Johann Sebastian Bach, affiancandolo a pagine scelte per affinità timbriche e per ragioni storiche: il Concerto triplo in la minore dello stesso Bach, un concerto in mi minore di Georg Philipp Telemann e un Trio di Carl Philipp Emanuel Bach. Un percorso che illumina il Brandeburghese da prospettive diverse, mettendone in evidenza la rete di relazioni stilistiche e generazionali.<br /><br />Il progetto si inserisce nel più ampio ciclo “Baroque Anatomy”, con cui Dantone intende incorniciare e contestualizzare progressivamente tutti e sei i Concerti brandeburghesi, sia attraverso una serie discografica – il primo volume, dedicato al Quinto, è appena uscito – sia con un itinerario concertistico che ne approfondisce la struttura e il contesto.<br /><br />Nella conversazione che accompagna questo episodio, Ottavio Dantone e Alessandro Tampieri, primo violino dell’ensemble, raccontano la genesi dell’iniziativa e la logica delle scelte di programma.<br /><br />Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono stati registrati durante le prove del concerto alla Sapienza.<br /><br />POdcast curato e realizzato del Paolo Scarnecchia per il gironale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1653</itunes:duration><itunes:keywords>accademiabizantina,alessandrotampieri,aulamagnasapienza,baroqueanatomy,concertibrandeburghesi,interpretazionestorica,iucroma,johannsebastianbach,musicabarocca,ottaviodantone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Giulio Prandi &amp; Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.<br /><br />Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.<br /><br />Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70149744</guid><pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:43:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70149744/podcast_valletta_baroque_festival_3_parte_prima_con_giulio_prandi_arianna_art_ensemble.mp3" length="57496554" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.

Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.<br /><br />Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.<br /><br />Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1438</itunes:duration><itunes:keywords>girolamoabos,maltafestivals,musicaantica,musicadelsettecento,operabarocca,operainedita,pelopida,scuolanapoletana,teatromanoel,vallettabaroquefestival2026</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Filippo Mineccia &amp; Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.<br /><br />Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.<br /><br />Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70149743</guid><pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:42:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70149743/podcast_valletta_baroque_festival_3_parte_seconda_con_filippo_mineccia_arianna_art_ensemble.mp3" length="42570186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.

Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.<br /><br />Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.<br /><br />Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1065</itunes:duration><itunes:keywords>girolamoabos,maltafestivals,musicaantica,musicadelsettecento,operabarocca,operainedita,​pelopida,scuolanapoletana,teatromanoel,vallettabaroquefestival2026</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Podcast Intervista a Brett Nicholas Brown &amp; Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.<br /><br />Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.<br /><br />Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70149742</guid><pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:41:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70149742/podcast_valletta_baroque_festival_3_parte_terza_con_brett_nicholas_brown_arianna_art_ensemble.mp3" length="34712554" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.

Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.<br /><br />Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.<br /><br />Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>868</itunes:duration><itunes:keywords>girolamoabos,maltafestivals,musicaantica,musicadelsettecento,operabarocca,operainedita,​pelopida,scuolanapoletana,teatromanoel,​vallettabaroquefestival2026</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Giacomo Biagi &amp; Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[La scuola musicale napoletana risuona nel Valletta Baroque Festival<br /><br />Nella parte conclusiva del Valletta Baroque Festival, la grande tradizione della scuola musicale napoletana del Settecento è tornata protagonista grazie all’Arianna Art Ensemble, impegnato in due appuntamenti che hanno messo in luce la ricchezza e la diffusione europea di questo repertorio. <br /><br />Da un lato l’ensemble ha partecipato all’esecuzione dell’opera Pelopida di Girolamo Abos, diretta da Giulio Prandi; dall’altro ha presentato un concerto sinfonico diretto da Giacomo Biagi, costruito come un percorso attraverso autori e stili che hanno reso Napoli uno dei centri più influenti della cultura musicale europea.<br /><br />Il programma, significativamente intitolato A Bridge Connecting Europe. The Roots &amp; Branches of Neapolitan Music, comprendeva ouverture e sinfonie di Paisiello, Jommelli, Hasse, Martinez, Zingarelli e Johann Christian Bach. Nell’intervista, Biagi sottolinea il ruolo della scuola napoletana come modello di formazione, linguaggio e gusto capace di diffondersi nei teatri e nelle corti di molti paesi europei, influenzando in profondità la storia della musica del secolo.<br /><br />Gli esempi musicali inseriti nella conversazione sono stati registrati durante le prove del concerto, tenutosi nello storico Teatro Manoel della capitale maltese.<br /><br />Podcast creato e curato da Paola Scarnecchia per il gironale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69744622</guid><pubDate>Sun, 08 Feb 2026 23:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69744622/podcast_valletta_baroque_festival_2_con_giacomo_biagi_arianna_art_ensemble.mp3" length="30181876" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La scuola musicale napoletana risuona nel Valletta Baroque Festival

Nella parte conclusiva del Valletta Baroque Festival, la grande tradizione della scuola musicale napoletana del Settecento è tornata protagonista grazie all’Arianna Art Ensemble,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La scuola musicale napoletana risuona nel Valletta Baroque Festival<br /><br />Nella parte conclusiva del Valletta Baroque Festival, la grande tradizione della scuola musicale napoletana del Settecento è tornata protagonista grazie all’Arianna Art Ensemble, impegnato in due appuntamenti che hanno messo in luce la ricchezza e la diffusione europea di questo repertorio. <br /><br />Da un lato l’ensemble ha partecipato all’esecuzione dell’opera Pelopida di Girolamo Abos, diretta da Giulio Prandi; dall’altro ha presentato un concerto sinfonico diretto da Giacomo Biagi, costruito come un percorso attraverso autori e stili che hanno reso Napoli uno dei centri più influenti della cultura musicale europea.<br /><br />Il programma, significativamente intitolato A Bridge Connecting Europe. The Roots &amp; Branches of Neapolitan Music, comprendeva ouverture e sinfonie di Paisiello, Jommelli, Hasse, Martinez, Zingarelli e Johann Christian Bach. Nell’intervista, Biagi sottolinea il ruolo della scuola napoletana come modello di formazione, linguaggio e gusto capace di diffondersi nei teatri e nelle corti di molti paesi europei, influenzando in profondità la storia della musica del secolo.<br /><br />Gli esempi musicali inseriti nella conversazione sono stati registrati durante le prove del concerto, tenutosi nello storico Teatro Manoel della capitale maltese.<br /><br />Podcast creato e curato da Paola Scarnecchia per il gironale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>755</itunes:duration><itunes:keywords>ariannaartensemble,giacomobiagi,giovannipaisiello,girolamoabos,giulioprandi,musica​delsettecento,niccolòjommelli,scuolanapoletana,teatromanoel,​ vallettabaroquefestival</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Arash Rokni | Valletta Baroque Festival</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Le traduzioni pianistiche della musica barocca al Valletta Baroque Festival<br /><br />Tra i luoghi più affascinanti del Valletta Baroque Festival di Malta c’è il Palazzo Sant’Antonio ad Attard, costruito da un cavaliere divenuto Gran Maestro dell’Ordine di Malta e oggi residenza ufficiale del capo di Stato. In una delle sue sale si è svolto il concerto del pianista Arash Rokni, intitolato Baroque Piano Transcriptions. <br /><br />Il programma proponeva trascrizioni per pianoforte di musiche nate per clavicembalo, con pagine di Jean-Henry d’Anglebert, Alessandro e Domenico Scarlatti e Johann Sebastian Bach. Un itinerario che intreccia stili e scuole diverse, riportando al centro il tema della circolazione europea dei linguaggi musicali.<br /><br />Nell’intervista, Rokni – musicista iraniano residente in Germania – racconta la genesi del progetto e la sua ispirazione, a partire dalle parole di Georg Muffat, che nel Seicento rivendicava la musica come terreno di concordia e incontro tra tradizioni: francese, tedesca e italiana.<br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante la prova che ha preceduto il concerto, tenutosi nel penultimo giorno del Festival.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Poalo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69744173</guid><pubDate>Mon, 02 Feb 2026 17:46:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69744173/podcast_valletta_baroque_festival_1_con_arash_rokni.mp3" length="32654105" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le traduzioni pianistiche della musica barocca al Valletta Baroque Festival

Tra i luoghi più affascinanti del Valletta Baroque Festival di Malta c’è il Palazzo Sant’Antonio ad Attard, costruito da un cavaliere divenuto Gran Maestro dell’Ordine di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le traduzioni pianistiche della musica barocca al Valletta Baroque Festival<br /><br />Tra i luoghi più affascinanti del Valletta Baroque Festival di Malta c’è il Palazzo Sant’Antonio ad Attard, costruito da un cavaliere divenuto Gran Maestro dell’Ordine di Malta e oggi residenza ufficiale del capo di Stato. In una delle sue sale si è svolto il concerto del pianista Arash Rokni, intitolato Baroque Piano Transcriptions. <br /><br />Il programma proponeva trascrizioni per pianoforte di musiche nate per clavicembalo, con pagine di Jean-Henry d’Anglebert, Alessandro e Domenico Scarlatti e Johann Sebastian Bach. Un itinerario che intreccia stili e scuole diverse, riportando al centro il tema della circolazione europea dei linguaggi musicali.<br /><br />Nell’intervista, Rokni – musicista iraniano residente in Germania – racconta la genesi del progetto e la sua ispirazione, a partire dalle parole di Georg Muffat, che nel Seicento rivendicava la musica come terreno di concordia e incontro tra tradizioni: francese, tedesca e italiana.<br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante la prova che ha preceduto il concerto, tenutosi nel penultimo giorno del Festival.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Poalo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>817</itunes:duration><itunes:keywords>arashrokni,domenicoscarlatti,georgmuffat,jean-henryd’anglebert,johannsebastianbach,malta,musicabarocca,palazzosant’antonio,trascrizionipianistiche,vallettabaroquefestival</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Luca Della Libera</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>La famiglia Scarlatti dietro le quinte</b><br /><br />Uno sguardo inedito sulla famiglia Scarlatti, colta non sulla scena pubblica ma dietro le quinte della vita quotidiana, attraverso un corpus di documenti di straordinario valore storico.<br />Al centro di questo episodio c’è la raccolta di oltre cento lettere inedite indirizzate al cardinale Annibale Albani, nipote di papa Clemente XI, provenienti dal grande archivio della famiglia Albani e oggi conservate nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro. <br /><br />Raccolte, trascritte e annotate da Luca Della Libera, le lettere restituiscono un ritratto vivido di Alessandro Scarlatti e del suo nucleo familiare: i figli Domenico, Pietro, Flaminia e Cristina, e la moglie Antonia. Dai testi emergono non solo le dinamiche del mecenatismo musicale all’inizio del Settecento, ma anche le relazioni personali, le tensioni familiari, le difficoltà economiche e le strategie di sopravvivenza professionale di una delle più importanti famiglie di musicisti italiani.<br /><br />Alcune lettere di Alessandro Scarlatti offrono inoltre preziose indicazioni sul suo pensiero compositivo, sulla concezione della poetica musicale e sul suo temperamento, rivelando una figura di intellettuale profondamente consapevole del proprio ruolo nella società del tempo.<br />Nel loro insieme, questi documenti disegnano anche un ritratto indiretto della società italiana del primo Settecento, fatta di relazioni di potere, raccomandazioni, aspettative e fragilità quotidiane.<br /><br />Nell’intervista, Luca Della Libera illustra i nodi principali di questo carteggio, soffermandosi sul valore storico e umano delle lettere e sul lavoro di studio che ha portato alla loro pubblicazione.<br />Gli esempi musicali che accompagnano il podcast sono tratti dalla registrazione dell’opera omnia per tastiera di Alessandro Scarlatti realizzata da Francesco Tasini, creando un dialogo ideale tra le parole private e la musica pubblica del compositore.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69559042</guid><pubDate>Fri, 23 Jan 2026 13:53:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69559042/podcast_libro_le_lettere_della_famiglia_scarlatti_ad_annibale_albani_con_luca_della_libera.mp3" length="51787200" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La famiglia Scarlatti dietro le quinte

Uno sguardo inedito sulla famiglia Scarlatti, colta non sulla scena pubblica ma dietro le quinte della vita quotidiana, attraverso un corpus di documenti di straordinario valore storico.
Al centro di questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>La famiglia Scarlatti dietro le quinte</b><br /><br />Uno sguardo inedito sulla famiglia Scarlatti, colta non sulla scena pubblica ma dietro le quinte della vita quotidiana, attraverso un corpus di documenti di straordinario valore storico.<br />Al centro di questo episodio c’è la raccolta di oltre cento lettere inedite indirizzate al cardinale Annibale Albani, nipote di papa Clemente XI, provenienti dal grande archivio della famiglia Albani e oggi conservate nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro. <br /><br />Raccolte, trascritte e annotate da Luca Della Libera, le lettere restituiscono un ritratto vivido di Alessandro Scarlatti e del suo nucleo familiare: i figli Domenico, Pietro, Flaminia e Cristina, e la moglie Antonia. Dai testi emergono non solo le dinamiche del mecenatismo musicale all’inizio del Settecento, ma anche le relazioni personali, le tensioni familiari, le difficoltà economiche e le strategie di sopravvivenza professionale di una delle più importanti famiglie di musicisti italiani.<br /><br />Alcune lettere di Alessandro Scarlatti offrono inoltre preziose indicazioni sul suo pensiero compositivo, sulla concezione della poetica musicale e sul suo temperamento, rivelando una figura di intellettuale profondamente consapevole del proprio ruolo nella società del tempo.<br />Nel loro insieme, questi documenti disegnano anche un ritratto indiretto della società italiana del primo Settecento, fatta di relazioni di potere, raccomandazioni, aspettative e fragilità quotidiane.<br /><br />Nell’intervista, Luca Della Libera illustra i nodi principali di questo carteggio, soffermandosi sul valore storico e umano delle lettere e sul lavoro di studio che ha portato alla loro pubblicazione.<br />Gli esempi musicali che accompagnano il podcast sono tratti dalla registrazione dell’opera omnia per tastiera di Alessandro Scarlatti realizzata da Francesco Tasini, creando un dialogo ideale tra le parole private e la musica pubblica del compositore.<br /><br />Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1295</itunes:duration><itunes:keywords>alessandroscarlatti,archivioalbani,bibliotecaoliveriana,carteggiostorico,domenicoscarlatti,famigliascarlatti,francescotasini,mecenatismomusicale,musicabaroccaitaliana,storiadellamusica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a François Joubert-Caillet &amp; L'Achéron</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intervista-a-francois-joubert-caillet-l-acheron--69451692</link><description><![CDATA[Un vero e proprio giro del mondo sonoro, compiuto a bordo della viola da gamba.<br /><br />Tra il 2015 e il 2021 François Joubert-Caillet ha portato a termine un’impresa discografica senza precedenti: la registrazione integrale dei cinque libri delle Pièces de viole di Marin Marais, confluiti oggi in un cofanetto che raccoglie venti cd pubblicati dall’etichetta Ricercar.<br /><br />Il progetto, ideato insieme a Jérôme Lejeune, curatore dell’etichetta, ha impegnato il fondatore dell’ensemble L’Achéron in una lunga immersione nella musica di uno dei massimi esponenti della scuola violistica francese.<br /><br />Stampate tra il 1686 e il 1725, le cinque raccolte coprono quasi quarant’anni di attività creativa e comprendono circa seicento brani, per oltre ventidue ore di musica: un universo fatto di preludi, danze, caratteri e affetti da esplorare con ascolti dilatati e progressivi. Nel corso di sette anni di studio ed esecuzione, Joubert-Caillet ha maturato una conoscenza profonda della scrittura di Marais, mettendo in luce la ricchezza timbrica della viola da gamba e la straordinaria varietà di soluzioni espressive che attraversano l’intero corpus delle Pièces de viole.<br /><br />Un repertorio che richiede non solo sensibilità musicale, ma anche resistenza fisica, concentrazione e dedizione quotidiana. Nella lunga intervvista che accompagna questo episodio, il musicista racconta le tappe principali di questa avventura, soffermandosi sugli aspetti meno visibili del lavoro del musicista: lo studio, la gestione del tempo, il rapporto con lo strumento e con se stessi.<br /><br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono tratti da ognuna delle cinque raccolte, offrendo un percorso d’ascolto attraverso uno dei patrimoni più affascinanti della musica strumentale barocca francese.<br /><br />Un podcast del: giornale della musica<br />Intervista e testo del podcast: Paolo Scarnecchia<br />Produzione: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69451692</guid><pubDate>Thu, 15 Jan 2026 11:09:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69451692/podcast_cd_marin_marais_con_fran_ois_joubert_caillet_l_ach_ron_per_gdm.mp3" length="43522969" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Un vero e proprio giro del mondo sonoro, compiuto a bordo della viola da gamba.

Tra il 2015 e il 2021 François Joubert-Caillet ha portato a termine un’impresa discografica senza precedenti: la registrazione integrale dei cinque libri delle Pièces de...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un vero e proprio giro del mondo sonoro, compiuto a bordo della viola da gamba.<br /><br />Tra il 2015 e il 2021 François Joubert-Caillet ha portato a termine un’impresa discografica senza precedenti: la registrazione integrale dei cinque libri delle Pièces de viole di Marin Marais, confluiti oggi in un cofanetto che raccoglie venti cd pubblicati dall’etichetta Ricercar.<br /><br />Il progetto, ideato insieme a Jérôme Lejeune, curatore dell’etichetta, ha impegnato il fondatore dell’ensemble L’Achéron in una lunga immersione nella musica di uno dei massimi esponenti della scuola violistica francese.<br /><br />Stampate tra il 1686 e il 1725, le cinque raccolte coprono quasi quarant’anni di attività creativa e comprendono circa seicento brani, per oltre ventidue ore di musica: un universo fatto di preludi, danze, caratteri e affetti da esplorare con ascolti dilatati e progressivi. Nel corso di sette anni di studio ed esecuzione, Joubert-Caillet ha maturato una conoscenza profonda della scrittura di Marais, mettendo in luce la ricchezza timbrica della viola da gamba e la straordinaria varietà di soluzioni espressive che attraversano l’intero corpus delle Pièces de viole.<br /><br />Un repertorio che richiede non solo sensibilità musicale, ma anche resistenza fisica, concentrazione e dedizione quotidiana. Nella lunga intervvista che accompagna questo episodio, il musicista racconta le tappe principali di questa avventura, soffermandosi sugli aspetti meno visibili del lavoro del musicista: lo studio, la gestione del tempo, il rapporto con lo strumento e con se stessi.<br /><br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono tratti da ognuna delle cinque raccolte, offrendo un percorso d’ascolto attraverso uno dei patrimoni più affascinanti della musica strumentale barocca francese.<br /><br />Un podcast del: giornale della musica<br />Intervista e testo del podcast: Paolo Scarnecchia<br />Produzione: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>2721</itunes:duration><itunes:keywords>françoisjoubert-caillet,integralediscografica,interpretazionestorica,l’achéron,marinmarais,musicabaroccafrancese,musicastrumentale,piècesdeviole,ricercar,violadagamba</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Peter Van Heyghen &amp; Utopia Ensemble | The Sound of Brussels del Coudenberg - parte seconda</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest </b><br /><br />Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. <br />Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The Sound of Brussels, realizzata in collaborazione con il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles e dedicata alla storia del paesaggio sonoro della città. Nel podcast, Matteo Gemolo racconta la nascita e le caratteristiche del festival “sotterraneo”, giunto alla sua quinta edizione, e presenta le novità di quest’anno, a partire dalla giornata di studi.<br /><br />Peter Van Heyghen, coordinatore dell’incontro, introduce invece il tema di un panorama musicale brussellese ancora in parte da ricostruire, sottolineando la necessità di superare l’attenzione esclusiva per i grandi nomi della polifonia franco-fiamminga e di riscoprire anche i repertori meno noti che ne completano la storia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69159349</guid><pubDate>Sat, 27 Dec 2025 08:55:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69159349/podcast_bruxelles_2_seconda_parte_con_peter_van_heyghen_utopia_ensemble.mp3" length="31672946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest 

Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. 
Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest </b><br /><br />Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. <br />Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The Sound of Brussels, realizzata in collaborazione con il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles e dedicata alla storia del paesaggio sonoro della città. Nel podcast, Matteo Gemolo racconta la nascita e le caratteristiche del festival “sotterraneo”, giunto alla sua quinta edizione, e presenta le novità di quest’anno, a partire dalla giornata di studi.<br /><br />Peter Van Heyghen, coordinatore dell’incontro, introduce invece il tema di un panorama musicale brussellese ancora in parte da ricostruire, sottolineando la necessità di superare l’attenzione esclusiva per i grandi nomi della polifonia franco-fiamminga e di riscoprire anche i repertori meno noti che ne completano la storia.]]></itunes:summary><itunes:duration>792</itunes:duration><itunes:keywords>​bruxelles,coudenbergsoundboxfest,matteogemolo,​musica​antica,​musicologia,paesaggiosonoro,petervanheyghen,polifoniafranco-fiamminga,​storiadellamusica,​thesoundofbrussels</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Matteo Gemolo &amp; Utopia Ensemble &amp; Il Gardellino |  The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest - prima parte</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest </b><br /><br />Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. <br />Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The Sound of Brussels, realizzata in collaborazione con il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles e dedicata alla storia del paesaggio sonoro della città. Nel podcast, Matteo Gemolo racconta la nascita e le caratteristiche del festival “sotterraneo”, giunto alla sua quinta edizione, e presenta le novità di quest’anno, a partire dalla giornata di studi.<br /><br />Peter Van Heyghen, coordinatore dell’incontro, introduce invece il tema di un panorama musicale brussellese ancora in parte da ricostruire, sottolineando la necessità di superare l’attenzione esclusiva per i grandi nomi della polifonia franco-fiamminga e di riscoprire anche i repertori meno noti che ne completano la storia.<br /><br />Podcast relaizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69159350</guid><pubDate>Sat, 27 Dec 2025 08:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69159350/podcast_bruxelles_2_parte_prima_con_matteo_gemolo_utopia_ensemble_il_gardellino.mp3" length="25356537" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest 

Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. 
Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest </b><br /><br />Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. <br />Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The Sound of Brussels, realizzata in collaborazione con il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles e dedicata alla storia del paesaggio sonoro della città. Nel podcast, Matteo Gemolo racconta la nascita e le caratteristiche del festival “sotterraneo”, giunto alla sua quinta edizione, e presenta le novità di quest’anno, a partire dalla giornata di studi.<br /><br />Peter Van Heyghen, coordinatore dell’incontro, introduce invece il tema di un panorama musicale brussellese ancora in parte da ricostruire, sottolineando la necessità di superare l’attenzione esclusiva per i grandi nomi della polifonia franco-fiamminga e di riscoprire anche i repertori meno noti che ne completano la storia.<br /><br />Podcast relaizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>634</itunes:duration><itunes:keywords>bruxelles,coudenbergsoundboxfest,matteogemolo,musica​antica,musicologia,paesaggiosonoro,petervanheyghen,​storiadellamusica,thesoundofbrussels</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Adriaan De Koster &amp; Utopia Ensemble | Coudenberg Sound Box Fest prima parte</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box Fest</b><br /><i></i><br />Il Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante.<br /><br />Nel doppio concerto inaugurale della rassegna, diretta da Matteo Gemolo, i cantori dell’Utopia Ensemble e gli strumentisti dell’ensemble Il Gardellino hanno alternato chanson franco-fiamminghe rinascimentali e pagine di Mozart, creando un suggestivo attraversamento di epoche e linguaggi.<br /><br />Nel podcast, Adriaan De Koster racconta come le chanson scelte possano riflettere il repertorio che un tempo risuonava tra le mura del palazzo, forse ascoltato anche da Carlo V, mentre Jan de Winne si sofferma sulla presenza della glassarmonica, strumento raro e affascinante impiegato nel concerto mozartiano La voix de cristal.<br /><br />Gli esempi musicali restituiscono l’atmosfera unica di un festival che intreccia archeologia, memoria e ascolto.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69158632</guid><pubDate>Sun, 21 Dec 2025 18:59:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69158632/podcast_bruxelles_1_prima_parte_con_adriaan_de_koster_utopia_ensemble.mp3" length="23275101" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box Fest

Il Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box Fest</b><br /><i></i><br />Il Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante.<br /><br />Nel doppio concerto inaugurale della rassegna, diretta da Matteo Gemolo, i cantori dell’Utopia Ensemble e gli strumentisti dell’ensemble Il Gardellino hanno alternato chanson franco-fiamminghe rinascimentali e pagine di Mozart, creando un suggestivo attraversamento di epoche e linguaggi.<br /><br />Nel podcast, Adriaan De Koster racconta come le chanson scelte possano riflettere il repertorio che un tempo risuonava tra le mura del palazzo, forse ascoltato anche da Carlo V, mentre Jan de Winne si sofferma sulla presenza della glassarmonica, strumento raro e affascinante impiegato nel concerto mozartiano La voix de cristal.<br /><br />Gli esempi musicali restituiscono l’atmosfera unica di un festival che intreccia archeologia, memoria e ascolto.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>582</itunes:duration><itunes:keywords>bruxelles,chansonfranco-fiamminga,coudenbergsoundboxfest,glassarmonica,musicaclassica,musicarinascimentale,wolfgangamadeusmozart</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Jan de Winne &amp; Il Gardellino | Coudenberg Sound Box Fest - seconda parte</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box Fest</b><br /><i></i><br />Il Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante.<br /><br />Nel doppio concerto inaugurale della rassegna, diretta da Matteo Gemolo, i cantori dell’Utopia Ensemble e gli strumentisti dell’ensemble Il Gardellino hanno alternato chanson franco-fiamminghe rinascimentali e pagine di Mozart, creando un suggestivo attraversamento di epoche e linguaggi.<br /><br />Nel podcast, Adriaan De Koster racconta come le chanson scelte possano riflettere il repertorio che un tempo risuonava tra le mura del palazzo, forse ascoltato anche da Carlo V, mentre Jan de Winne si sofferma sulla presenza della glassarmonica, strumento raro e affascinante impiegato nel concerto mozartiano La voix de cristal.<br /><br />Gli esempi musicali restituiscono l’atmosfera unica di un festival che intreccia archeologia, memoria e ascolto.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69158631</guid><pubDate>Sun, 21 Dec 2025 18:59:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69158631/podcast_bruxelles_1_seconda_parte_con_jan_de_winne_il_gardellino.mp3" length="30193370" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box Fest

Il Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box Fest</b><br /><i></i><br />Il Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante.<br /><br />Nel doppio concerto inaugurale della rassegna, diretta da Matteo Gemolo, i cantori dell’Utopia Ensemble e gli strumentisti dell’ensemble Il Gardellino hanno alternato chanson franco-fiamminghe rinascimentali e pagine di Mozart, creando un suggestivo attraversamento di epoche e linguaggi.<br /><br />Nel podcast, Adriaan De Koster racconta come le chanson scelte possano riflettere il repertorio che un tempo risuonava tra le mura del palazzo, forse ascoltato anche da Carlo V, mentre Jan de Winne si sofferma sulla presenza della glassarmonica, strumento raro e affascinante impiegato nel concerto mozartiano La voix de cristal.<br /><br />Gli esempi musicali restituiscono l’atmosfera unica di un festival che intreccia archeologia, memoria e ascolto.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>755</itunes:duration><itunes:keywords>bruxelles,chansonfranco-fiamminga,coudenbergsoundboxfest,gardellino,glassarmonica,matteogemolo,musicaclassica,musicarinascimentale,utopiaensemble,wolfgangamadeusmozart</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Katarina Livljanić, Pino De Vittorio &amp; Ensemble Dialogos | Giornate di Musica Antica di Herne</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>Arianna e Teseo nel corso del tempo</b><br /><br />Nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, organizzate dalla rete radiofonica WDR 3, Katarina Livljanić e Pino De Vittorio hanno presentato lo spettacolo Arianna viva, un progetto che attraversa i secoli per restituire voce e corpo a due figure centrali del mito classico: Arianna e Teseo.<br /><br />Cantanti e attori insieme, Livljanić e De Vittorio costruiscono un racconto musicale che nasce dal confronto tra le fonti classiche di Ovidio e la loro riscrittura nella letteratura e poesia italiana tra Trecento e Cinquecento. Il risultato è una forma di cantar recitando che si ispira alle pratiche dei cantori al liuto, basata prevalentemente su fonti musicali rinascimentali contenenti melodie destinate all’intonazione delle ottave narrative.<br /><br />Accanto ai due protagonisti, Bor Zuljan al liuto, Albrecht Maurer alla viola da braccio e Norbert Rodenkirchen al flauto contribuiscono a dare forma a un percorso sonoro essenziale e fortemente teatrale, in cui parola, gesto e musica si fondono senza soluzione di continuità.<br />Il mito di Arianna, abbandonata e poi trasformata, diventa così una figura viva, attraversata dal tempo e dalle sue riscritture, in dialogo costante con la sensibilità contemporanea. <br /><br />Lo spettacolo è stato presentato negli spazi del Flottmann-Hallen, importante sito di archeologia industriale della città di Herne ed ex fabbrica del bacino della Ruhr, oggi riconvertita in centro culturale. Il concerto è stato trasmesso in diretta da WDR 3 ed è disponibile in ascolto sul sito dell’emittente. <br /><br />Nell’intervista contenuta in questo episodio, Katarina Livljanić e Pino De Vittorio raccontano la genesi del progetto, le fonti letterarie e musicali che lo hanno ispirato e il loro modo di intendere il rapporto tra musica antica, oralità e teatro.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69054190</guid><pubDate>Mon, 15 Dec 2025 10:36:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69054190/podcast_herne_3_con_katarina_livljani_pino_de_vittorio_ensemble_dialogos.mp3" length="29939460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Arianna e Teseo nel corso del tempo

Nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, organizzate dalla rete radiofonica WDR 3, Katarina Livljanić e Pino De Vittorio hanno presentato lo spettacolo Arianna viva, un progetto che attraversa i secoli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Arianna e Teseo nel corso del tempo</b><br /><br />Nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, organizzate dalla rete radiofonica WDR 3, Katarina Livljanić e Pino De Vittorio hanno presentato lo spettacolo Arianna viva, un progetto che attraversa i secoli per restituire voce e corpo a due figure centrali del mito classico: Arianna e Teseo.<br /><br />Cantanti e attori insieme, Livljanić e De Vittorio costruiscono un racconto musicale che nasce dal confronto tra le fonti classiche di Ovidio e la loro riscrittura nella letteratura e poesia italiana tra Trecento e Cinquecento. Il risultato è una forma di cantar recitando che si ispira alle pratiche dei cantori al liuto, basata prevalentemente su fonti musicali rinascimentali contenenti melodie destinate all’intonazione delle ottave narrative.<br /><br />Accanto ai due protagonisti, Bor Zuljan al liuto, Albrecht Maurer alla viola da braccio e Norbert Rodenkirchen al flauto contribuiscono a dare forma a un percorso sonoro essenziale e fortemente teatrale, in cui parola, gesto e musica si fondono senza soluzione di continuità.<br />Il mito di Arianna, abbandonata e poi trasformata, diventa così una figura viva, attraversata dal tempo e dalle sue riscritture, in dialogo costante con la sensibilità contemporanea. <br /><br />Lo spettacolo è stato presentato negli spazi del Flottmann-Hallen, importante sito di archeologia industriale della città di Herne ed ex fabbrica del bacino della Ruhr, oggi riconvertita in centro culturale. Il concerto è stato trasmesso in diretta da WDR 3 ed è disponibile in ascolto sul sito dell’emittente. <br /><br />Nell’intervista contenuta in questo episodio, Katarina Livljanić e Pino De Vittorio raccontano la genesi del progetto, le fonti letterarie e musicali che lo hanno ispirato e il loro modo di intendere il rapporto tra musica antica, oralità e teatro.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>749</itunes:duration><itunes:keywords>ariannaviva,cantarrecitando,ensembledialogos,katarinalivljanić,mitoclassico,musicarinascimentale,pinodevittorio,tagealtermusikherne,teatromusicale,wdr3</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Luca Quintavalle &amp; Nuovo Aspetto, Il Totila di Legrenzi | Giornate di Musica Antica di Herne</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Ogni anno, le Giornate di Musica Antica di Herne riservano al pubblico una scoperta: un’opera dimenticata, riportata alla luce dopo secoli di silenzio.<br /><br />Per la 49ª edizione, la scelta è caduta su Il Totila di Giovanni Legrenzi, dramma per musica in tre atti su libretto di Matteo Noris, rappresentato per la prima volta a Venezia nel 1677 e mai più eseguito in epoca moderna. Il lavoro è stato riproposto al Kulturzentrum di Herne dall’ensemble Nuovo Aspetto, diretto al cembalo da Luca Quintavalle, con un ampio cast vocale che ha dato vita ai personaggi dell’opera: da Lucia Cirillo nel ruolo del re goto Totila, a Raffaella Milanesi, Roberta Invernizzi, Luca Cervoni, Valentin Ruckebier, Verena Kronbichler, Chiara Brunello, Charlotte Langner, Olivier Bergeron e Luísa Tinoco. Con il suo intreccio fitto di intrighi politici, amori, travestimenti e colpi di scena, Il Totila riflette il gusto veneziano dell’opera della seconda metà del Seicento, dove il dramma eroico convive con la parodia e la satira dei costumi.<br /><br />Legrenzi, figura chiave del barocco veneziano, compose una ventina di opere, ma solo sei sono sopravvissute integralmente. Nel caso di Totila, alcune sezioni orchestrali erano andate perdute: Quintavalle le ha ricostruite con rigore filologico e sensibilità teatrale, rendendo possibile questa prima esecuzione moderna quasi integrale. Nell’intervista, Luca Quintavalle racconta il lavoro di riscoperta e di ricostruzione della partitura, e il fascino di un’opera che mostra la vitalità e la ricchezza della Venezia barocca.<br /><br />Gli esempi musicali che accompagnano il podcast sono tratti dalle registrazioni delle prove e dalla diretta radiofonica su WDR 3, emittente che organizza il festival e che rende disponibile l’ascolto integrale sul proprio sito fino a metà dicembre.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68788477</guid><pubDate>Sun, 30 Nov 2025 05:50:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68788477/podcast_herne_2_il_totila_di_legrenzi_con_luca_quintavalle_nuovo_aspetto.mp3" length="53283525" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Ogni anno, le Giornate di Musica Antica di Herne riservano al pubblico una scoperta: un’opera dimenticata, riportata alla luce dopo secoli di silenzio.

Per la 49ª edizione, la scelta è caduta su Il Totila di Giovanni Legrenzi, dramma per musica in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ogni anno, le Giornate di Musica Antica di Herne riservano al pubblico una scoperta: un’opera dimenticata, riportata alla luce dopo secoli di silenzio.<br /><br />Per la 49ª edizione, la scelta è caduta su Il Totila di Giovanni Legrenzi, dramma per musica in tre atti su libretto di Matteo Noris, rappresentato per la prima volta a Venezia nel 1677 e mai più eseguito in epoca moderna. Il lavoro è stato riproposto al Kulturzentrum di Herne dall’ensemble Nuovo Aspetto, diretto al cembalo da Luca Quintavalle, con un ampio cast vocale che ha dato vita ai personaggi dell’opera: da Lucia Cirillo nel ruolo del re goto Totila, a Raffaella Milanesi, Roberta Invernizzi, Luca Cervoni, Valentin Ruckebier, Verena Kronbichler, Chiara Brunello, Charlotte Langner, Olivier Bergeron e Luísa Tinoco. Con il suo intreccio fitto di intrighi politici, amori, travestimenti e colpi di scena, Il Totila riflette il gusto veneziano dell’opera della seconda metà del Seicento, dove il dramma eroico convive con la parodia e la satira dei costumi.<br /><br />Legrenzi, figura chiave del barocco veneziano, compose una ventina di opere, ma solo sei sono sopravvissute integralmente. Nel caso di Totila, alcune sezioni orchestrali erano andate perdute: Quintavalle le ha ricostruite con rigore filologico e sensibilità teatrale, rendendo possibile questa prima esecuzione moderna quasi integrale. Nell’intervista, Luca Quintavalle racconta il lavoro di riscoperta e di ricostruzione della partitura, e il fascino di un’opera che mostra la vitalità e la ricchezza della Venezia barocca.<br /><br />Gli esempi musicali che accompagnano il podcast sono tratti dalle registrazioni delle prove e dalla diretta radiofonica su WDR 3, emittente che organizza il festival e che rende disponibile l’ascolto integrale sul proprio sito fino a metà dicembre.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1333</itunes:duration><itunes:keywords>giovannilegrenzi,iltotila,lucaquintavalle,matteonoris,musicaantica,operabarocca,riscopertamusicale,tagealtermusikherne,veneziaseicentesca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Wolfgang Katschner, Lautten Compagney Berlin &amp; Garifuna Collective | Giornate di Musica Antica di Herne</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<i>Polly</i> anglocaraibica alle Giornate di Musica Antica di Herne<br /><br />La 49ª edizione delle Giornate di Musica Antica di Herne, tenutasi a metà novembre, ha scelto come filo conduttore un tema tanto attuale quanto complesso: appropriazione culturale e decolonizzazione, riassunto nel motto “Il mondo e noi”.<br /><br />Tra le proposte più originali di questa edizione, spicca quella della Lautten Compagney Berlin, diretta da Wolfgang Katschner, che ha portato sul palco del Kulturzentrum di Herne una produzione unica: Punta gegen Polly. Il concerto nasce dall’incontro tra la ballad opera Polly di Johann Christian Pepusch e John Gay – sequel della celebre Beggar’s Opera del 1729 – e la musica caraibica del Garifuna Collective, gruppo del Belize guidato dall’artista Pen Cayetano, considerato il fondatore della “punta rock”.<br /><br />Trasportata dalle strade di Londra alle Indie Occidentali, Polly racconta un mondo di pirati, schiavitù e libertà negata, temi che oggi risuonano con nuove prospettive grazie al dialogo fra la musica barocca europea e le sonorità afro-caraibiche contemporanee. La regia drammaturgica di Christian Filips intreccia la vicenda originale con nuovi personaggi, tra cui lo stesso John Gay, il poeta autore della ballad opera, che dialoga con la protagonista Polly e con MacHeath, pirata ribelle ribattezzato Morano.<br /><br />Il risultato è una forma di restituzione culturale in cui linguaggi, strumenti e ritmi si contaminano, rendendo vive le contraddizioni e le possibilità di una musica antica che dialoga con il presente. Nell’intervista, Wolfgang Katschner racconta la genesi del progetto e spiega come questa operazione di “decolonizzazione musicale” si inserisca in un percorso più ampio di collaborazione con musicisti di culture diverse.<br /><br />Gli esempi sonori inclusi nel podcast sono tratti dalle registrazioni delle prove del concerto, trasmesso in diretta su WDR 3, e disponibile integralmente sul sito della rete radiofonica tedesca.<br /><br />Podast curato e prodotto da Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68737090</guid><pubDate>Tue, 25 Nov 2025 09:49:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68737090/podcast_herne_1_con_wolfgang_katschner_lautten_compagney_berlin_garifuna_collective.mp3" length="49985827" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Polly anglocaraibica alle Giornate di Musica Antica di Herne

La 49ª edizione delle Giornate di Musica Antica di Herne, tenutasi a metà novembre, ha scelto come filo conduttore un tema tanto attuale quanto complesso: appropriazione culturale e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Polly</i> anglocaraibica alle Giornate di Musica Antica di Herne<br /><br />La 49ª edizione delle Giornate di Musica Antica di Herne, tenutasi a metà novembre, ha scelto come filo conduttore un tema tanto attuale quanto complesso: appropriazione culturale e decolonizzazione, riassunto nel motto “Il mondo e noi”.<br /><br />Tra le proposte più originali di questa edizione, spicca quella della Lautten Compagney Berlin, diretta da Wolfgang Katschner, che ha portato sul palco del Kulturzentrum di Herne una produzione unica: Punta gegen Polly. Il concerto nasce dall’incontro tra la ballad opera Polly di Johann Christian Pepusch e John Gay – sequel della celebre Beggar’s Opera del 1729 – e la musica caraibica del Garifuna Collective, gruppo del Belize guidato dall’artista Pen Cayetano, considerato il fondatore della “punta rock”.<br /><br />Trasportata dalle strade di Londra alle Indie Occidentali, Polly racconta un mondo di pirati, schiavitù e libertà negata, temi che oggi risuonano con nuove prospettive grazie al dialogo fra la musica barocca europea e le sonorità afro-caraibiche contemporanee. La regia drammaturgica di Christian Filips intreccia la vicenda originale con nuovi personaggi, tra cui lo stesso John Gay, il poeta autore della ballad opera, che dialoga con la protagonista Polly e con MacHeath, pirata ribelle ribattezzato Morano.<br /><br />Il risultato è una forma di restituzione culturale in cui linguaggi, strumenti e ritmi si contaminano, rendendo vive le contraddizioni e le possibilità di una musica antica che dialoga con il presente. Nell’intervista, Wolfgang Katschner racconta la genesi del progetto e spiega come questa operazione di “decolonizzazione musicale” si inserisca in un percorso più ampio di collaborazione con musicisti di culture diverse.<br /><br />Gli esempi sonori inclusi nel podcast sono tratti dalle registrazioni delle prove del concerto, trasmesso in diretta su WDR 3, e disponibile integralmente sul sito della rete radiofonica tedesca.<br /><br />Podast curato e prodotto da Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1250</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,garifunacollective,interview,johngay,lauttencompagneyberlin,musicabarocca,pencayetano,polly,tagealtermusikherne,wolfgangkatschner</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Walter Testolin, Francesco Leineri &amp; De Labyrintho | Palestrina Il Cantico dei cantici</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Palestrina 2.0 per l’inaugurazione della stagione da camera della Accademia Filarmonica Romana<br /><br />Nel quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina, l’Accademia Filarmonica Romana ha scelto di inaugurare la nuova stagione da camera al Teatro Argentina con un omaggio tutt’altro che celebrativo in senso convenzionale: una rilettura radicale del Cantico dei cantici.<br /><br />Pur rispettando la sequenza dei testi del ciclo di mottetti rinascimentali, una parte dei versi è stata infatti musicata ex novo da Francesco Leineri, che interviene direttamente nella tessitura palestriniana, ampliandola con inserti testuali in diverse lingue oltre il latino e con un lavoro sonoro che include percussioni e live electronics con suoni preregistrati e mixati dal vivo.<br /><br />I cantori dell’ensemble vocale De labyrintho, diretti da Walter Testolin e affiancati da Samuele Telari alla fisarmonica e Elide Sulsenti al violoncello, hanno intrecciato la musica di Palestrina e quella di Leineri senza soluzione di continuità, dando vita a un percorso sonoro originale: una sorta di espansione multidirezionale della sensualità e del sentimento che attraversano il poema biblico, tra eco antiche e risonanze contemporanee.<br /><br />In questo episodio, Walter Testolin e Francesco Leineri raccontano come è nata l’idea del progetto, il ruolo del Cantico dei cantici nella maturità di Palestrina e il significato di questa “ricomposizione” di alcune sue parti. Gli esempi musicali che ascolterete nel corso della conversazione sono tratti dalle registrazioni effettuate durante le prove nella Sala Casella, sede storica dell’Accademia Filarmonica Romana, e restituiscono tutta la tensione creativa di un dialogo vivo tra passato e presente.<br /><br />Podcast curato e prodotto da Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68540471</guid><pubDate>Thu, 13 Nov 2025 06:05:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68540471/podcast_palestrina_il_cantico_dei_cantici_con_walter_testolin_francesco_leineri_de_labyrintho_mp3.mp3" length="65877680" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Palestrina 2.0 per l’inaugurazione della stagione da camera della Accademia Filarmonica Romana

Nel quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina, l’Accademia Filarmonica Romana ha scelto di inaugurare la nuova stagione da camera...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Palestrina 2.0 per l’inaugurazione della stagione da camera della Accademia Filarmonica Romana<br /><br />Nel quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina, l’Accademia Filarmonica Romana ha scelto di inaugurare la nuova stagione da camera al Teatro Argentina con un omaggio tutt’altro che celebrativo in senso convenzionale: una rilettura radicale del Cantico dei cantici.<br /><br />Pur rispettando la sequenza dei testi del ciclo di mottetti rinascimentali, una parte dei versi è stata infatti musicata ex novo da Francesco Leineri, che interviene direttamente nella tessitura palestriniana, ampliandola con inserti testuali in diverse lingue oltre il latino e con un lavoro sonoro che include percussioni e live electronics con suoni preregistrati e mixati dal vivo.<br /><br />I cantori dell’ensemble vocale De labyrintho, diretti da Walter Testolin e affiancati da Samuele Telari alla fisarmonica e Elide Sulsenti al violoncello, hanno intrecciato la musica di Palestrina e quella di Leineri senza soluzione di continuità, dando vita a un percorso sonoro originale: una sorta di espansione multidirezionale della sensualità e del sentimento che attraversano il poema biblico, tra eco antiche e risonanze contemporanee.<br /><br />In questo episodio, Walter Testolin e Francesco Leineri raccontano come è nata l’idea del progetto, il ruolo del Cantico dei cantici nella maturità di Palestrina e il significato di questa “ricomposizione” di alcune sue parti. Gli esempi musicali che ascolterete nel corso della conversazione sono tratti dalle registrazioni effettuate durante le prove nella Sala Casella, sede storica dell’Accademia Filarmonica Romana, e restituiscono tutta la tensione creativa di un dialogo vivo tra passato e presente.<br /><br />Podcast curato e prodotto da Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1647</itunes:duration><itunes:keywords>accademiafilarmonicaromana,canticodeicantici,delabyrintho,earlymusic,giovannipierluigidapalestrina,intervista,musicaantica,musicarinascimentale,musicasacra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Tiago Simas Freire &amp; Capella Sanctae Crucis | cd book La zagala</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Il CD-book La Zagala más hermosa ci porta nel cuore del Portogallo del Seicento, tra le pagine di un prezioso manoscritto conservato nella Biblioteca dell’Università di Coimbra.<br /><br />Il titolo deriva da un tono – termine usato nella Penisola iberica per indicare le canzoni strofiche di moda tra XVI e XVII secolo – una composizione anonima che ha ispirato anche una messa parodia costruita sulla stessa melodia e inclusa nello stesso manoscritto, insieme ad altre musiche sacre e profane. In questo episodio ascoltiamo e raccontiamo la nuova interpretazione di questi repertori proposta dall’ensemble Capella Sanctae Crucis, diretto da Tiago Simas Freire.<br /><br />Il progetto fa parte di Mundos e Fundos, un’iniziativa dell’Università di Coimbra dedicata alla riscoperta del patrimonio musicale del Monastero di Santa Cruz, luogo centrale non solo nella vita religiosa ma anche nella storia culturale e artistica del Portogallo. L’edizione del CD-book, curata dallo stesso Simas Freire con Paulo Estudante e Sonia Duarte, offre testi in quattro lingue e uno studio sull’iconografia mariana dell’età barocca, restituendo la ricchezza di un mondo in cui devozione, arte e ricerca musicale si intrecciano.<br /><br />Nell’intervista, Tiago Simas Freire racconta l’importanza del fondo musicale del monastero di Santa Cruz e svela i segreti del tono e della messa parodia contenuti in questo affascinante progetto, parte di una collana dedicata al patrimonio della musica antica portoghese.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68448438</guid><pubDate>Fri, 07 Nov 2025 09:40:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68448438/podcast_cd_book_la_zagala_con_tiago_simas_freire_capella_sanctae_crucis.mp3" length="65614080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il CD-book La Zagala más hermosa ci porta nel cuore del Portogallo del Seicento, tra le pagine di un prezioso manoscritto conservato nella Biblioteca dell’Università di Coimbra.

Il titolo deriva da un tono – termine usato nella Penisola iberica per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il CD-book La Zagala más hermosa ci porta nel cuore del Portogallo del Seicento, tra le pagine di un prezioso manoscritto conservato nella Biblioteca dell’Università di Coimbra.<br /><br />Il titolo deriva da un tono – termine usato nella Penisola iberica per indicare le canzoni strofiche di moda tra XVI e XVII secolo – una composizione anonima che ha ispirato anche una messa parodia costruita sulla stessa melodia e inclusa nello stesso manoscritto, insieme ad altre musiche sacre e profane. In questo episodio ascoltiamo e raccontiamo la nuova interpretazione di questi repertori proposta dall’ensemble Capella Sanctae Crucis, diretto da Tiago Simas Freire.<br /><br />Il progetto fa parte di Mundos e Fundos, un’iniziativa dell’Università di Coimbra dedicata alla riscoperta del patrimonio musicale del Monastero di Santa Cruz, luogo centrale non solo nella vita religiosa ma anche nella storia culturale e artistica del Portogallo. L’edizione del CD-book, curata dallo stesso Simas Freire con Paulo Estudante e Sonia Duarte, offre testi in quattro lingue e uno studio sull’iconografia mariana dell’età barocca, restituendo la ricchezza di un mondo in cui devozione, arte e ricerca musicale si intrecciano.<br /><br />Nell’intervista, Tiago Simas Freire racconta l’importanza del fondo musicale del monastero di Santa Cruz e svela i segreti del tono e della messa parodia contenuti in questo affascinante progetto, parte di una collana dedicata al patrimonio della musica antica portoghese.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1641</itunes:duration><itunes:keywords>capellasanctaecrucis,lazagalamáshermosa,messaparodia,monastero​disanta​cruz,musicabarocca,musicaportogheseantica,patrimoniomusicale,tiagosimasfreire,tonoiberico,universitàdicoimbra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Stephane Fuget &amp; Les Epopées, Pour être heureux en amour - Ramée</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Les Épopées: Pour être heureux en amour<br /><br />Con la registrazione della raccolta di airs sérieux di Joseph Chabanceau de La Barre, l’ensemble Les Épopées, diretto da Stéphane Fuget, restituisce al pubblico l’eleganza raffinata della musica vocale francese del Seicento.<br /><br />Nel nuovo episodio del podcast esploriamo un repertorio dedicato all’amore e alla sua idealizzazione, protagonista dei salotti aristocratici parigini del XVII secolo. Le voci di Claire Lefilliâtre e Luc Bertin-Hugault danno nuova vita alle pagine di de La Barre, compositore dalla sensibilità poetica e musicale singolare, il cui nome merita di essere riscoperto.<br /><br /> Appartenente a una famiglia di musicisti al servizio della monarchia, Joseph Chabanceau de La Barre fu organista della cappella reale, dopo un periodo trascorso in Svezia alla corte di Cristina, insieme alla sorella Anne, celebre cantante del tempo.<br /><br />La sua raccolta del 1669, Airs à deux parties, avec les seconds couplets en diminution, si distingue per la finezza dell’ornamentazione e per la capacità di trasformare la melodia in un discorso espressivo, lontano dalla teatralità del contemporaneo stile italiano.<br /><br />Un viaggio sonoro nella grazia e nell’intimità dell’air de cour, dove la misura e la delicatezza dell’emozione diventano arte.<br /><br />Podcast prodotto e curato da Paolo Scarnecchia per Il Giornale della Musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68328364</guid><pubDate>Wed, 29 Oct 2025 08:31:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68328364/podcast_cd_pour_tre_heureux_en_amour_con_stephane_fuget_les_epop_es.mp3" length="45393501" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Les Épopées: Pour être heureux en amour

Con la registrazione della raccolta di airs sérieux di Joseph Chabanceau de La Barre, l’ensemble Les Épopées, diretto da Stéphane Fuget, restituisce al pubblico l’eleganza raffinata della musica vocale francese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Les Épopées: Pour être heureux en amour<br /><br />Con la registrazione della raccolta di airs sérieux di Joseph Chabanceau de La Barre, l’ensemble Les Épopées, diretto da Stéphane Fuget, restituisce al pubblico l’eleganza raffinata della musica vocale francese del Seicento.<br /><br />Nel nuovo episodio del podcast esploriamo un repertorio dedicato all’amore e alla sua idealizzazione, protagonista dei salotti aristocratici parigini del XVII secolo. Le voci di Claire Lefilliâtre e Luc Bertin-Hugault danno nuova vita alle pagine di de La Barre, compositore dalla sensibilità poetica e musicale singolare, il cui nome merita di essere riscoperto.<br /><br /> Appartenente a una famiglia di musicisti al servizio della monarchia, Joseph Chabanceau de La Barre fu organista della cappella reale, dopo un periodo trascorso in Svezia alla corte di Cristina, insieme alla sorella Anne, celebre cantante del tempo.<br /><br />La sua raccolta del 1669, Airs à deux parties, avec les seconds couplets en diminution, si distingue per la finezza dell’ornamentazione e per la capacità di trasformare la melodia in un discorso espressivo, lontano dalla teatralità del contemporaneo stile italiano.<br /><br />Un viaggio sonoro nella grazia e nell’intimità dell’air de cour, dove la misura e la delicatezza dell’emozione diventano arte.<br /><br />Podcast prodotto e curato da Paolo Scarnecchia per Il Giornale della Musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1135</itunes:duration><itunes:keywords>airdecour,chabanceaudelabarre,clairelefilliatre,earlymusic,giornaledellamusica,lesepopées,lucbertinhugault,musicabarocca,musicafrancese,podcastmusicale,ramée,stephanefuget</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ad Alessandro Ciccolini, Monica Piccinini &amp; Compagnia de Violini | Festival Grandezze &amp; Meraviglie</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>“Il martirio di Santa Teodosia: Alessandro Scarlatti e l’anima dell’oratorio” </b><br /><br />Nel corso della 28ª edizione del festival Grandezze &amp; Meraviglie, dedicato alla musica antica e barocca, è stato eseguito Il martirio di Santa Teodosia, oratorio giovanile di Alessandro Scarlatti.<br /><br />Un’opera rara, riscoperta grazie al prezioso manoscritto conservato presso la Biblioteca Estense di Modena, città dove il lavoro fu presentato nel 1685, dopo una prima esecuzione romana probabilmente promossa dal duca Francesco II d’Este, grande mecenate e amante del genere oratoriale. Il libretto, di autore anonimo, racconta la vicenda di Santa Teodosia di Tiro, giovane martire cristiana uccisa per ordine del prefetto Urbano a Cesarea di Palestina.<br /><br />La storia, intensa e drammatica, prende vita attraverso una musica che già rivela lo stile personale e la sensibilità teatrale del giovane Scarlatti. Per la prima volta nella storia del festival, il concerto si è svolto fuori dalla provincia di Modena, nella suggestiva Basilica di Santa Maria dei Servi di Bologna, ampliando così i confini geografici e simbolici della rassegna.<br /><br />L’oratorio è stato eseguito dall’ensemble La Compagnia de Violini, con la direzione di Alessandro Ciccolini e la partecipazione delle voci di<br />Monica Piccinini (Teodosia)<br />Massimo Altieri (Arsenio)<br />Marco Saccardin (Urbano)<br />Valentina Ferrarese (Decio).<br /><br />In questo episodio, arricchito da estratti musicali originali, il direttore Alessandro Ciccolini e la protagonista Monica Piccinini ci accompagnano alla scoperta degli aspetti più significativi di questo capolavoro giovanile, tra fede, bellezza e passione barocca.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68228921</guid><pubDate>Tue, 21 Oct 2025 16:14:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68228921/podcast_135_festival_grandezze_meraviglie_con_alessandro_ciccolini_monica_piccinini_compagnia_de_violini.mp3" length="70343574" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>“Il martirio di Santa Teodosia: Alessandro Scarlatti e l’anima dell’oratorio” 

Nel corso della 28ª edizione del festival Grandezze &amp;amp; Meraviglie, dedicato alla musica antica e barocca, è stato eseguito Il martirio di Santa Teodosia, oratorio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>“Il martirio di Santa Teodosia: Alessandro Scarlatti e l’anima dell’oratorio” </b><br /><br />Nel corso della 28ª edizione del festival Grandezze &amp; Meraviglie, dedicato alla musica antica e barocca, è stato eseguito Il martirio di Santa Teodosia, oratorio giovanile di Alessandro Scarlatti.<br /><br />Un’opera rara, riscoperta grazie al prezioso manoscritto conservato presso la Biblioteca Estense di Modena, città dove il lavoro fu presentato nel 1685, dopo una prima esecuzione romana probabilmente promossa dal duca Francesco II d’Este, grande mecenate e amante del genere oratoriale. Il libretto, di autore anonimo, racconta la vicenda di Santa Teodosia di Tiro, giovane martire cristiana uccisa per ordine del prefetto Urbano a Cesarea di Palestina.<br /><br />La storia, intensa e drammatica, prende vita attraverso una musica che già rivela lo stile personale e la sensibilità teatrale del giovane Scarlatti. Per la prima volta nella storia del festival, il concerto si è svolto fuori dalla provincia di Modena, nella suggestiva Basilica di Santa Maria dei Servi di Bologna, ampliando così i confini geografici e simbolici della rassegna.<br /><br />L’oratorio è stato eseguito dall’ensemble La Compagnia de Violini, con la direzione di Alessandro Ciccolini e la partecipazione delle voci di<br />Monica Piccinini (Teodosia)<br />Massimo Altieri (Arsenio)<br />Marco Saccardin (Urbano)<br />Valentina Ferrarese (Decio).<br /><br />In questo episodio, arricchito da estratti musicali originali, il direttore Alessandro Ciccolini e la protagonista Monica Piccinini ci accompagnano alla scoperta degli aspetti più significativi di questo capolavoro giovanile, tra fede, bellezza e passione barocca.<br /><br />Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>1759</itunes:duration><itunes:keywords>alessandroscarlatti,baroquemusic,bolognacultura,festivalmusicale,grandezzeemeraviglie,lacompagniadeviolini,modenacultura,musicaantica,musicabarocca,oratorio,podcastmusicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Fabio Lombardo &amp; L'Homme Armé | FloReMus 2025</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Con il concerto del 25 settembre al Cenacolo del Fuligno si è chiusa la nona edizione di FloReMus – Rinascimento musicale fiorentino.<br />Protagonista dell’ultimo appuntamento è stato l’ensemble L’Homme Armé, diretto da Fabio Lombardo, che ha proposto un programma intitolato “<i>Virgo et mater, intorno alla musica sacra di Giovanni Pierluigi da Palestrina</i>”. <br /><br />Nella sala affrescata con l’“Ultima cena” attribuita al Perugino, la musica di Palestrina ha risuonato in un percorso raffinato di rimandi e corrispondenze: tra madrigali, chanson, intavolature per organo e movimenti tratti da due sue celebri messe parodia, la <i>Missa I toni, overo Io mi sono giovinetta e la Missa Sine nomine (Je suis déshéritée).</i><br />Il concerto comprendeva anche il mottetto <i>Tribularer si nescirem</i> e lo <i>Stabat Mater</i>, due pagine che racchiudono l’essenza spirituale e la limpidezza della scrittura palestriniana.<br /><br />A mostrare la rete di influenze e dialoghi che attraversava la musica del tempo, l’ensemble ha incluso anche un movimento dalla <i>Missa super Io son ferito</i> di Orlando di Lasso, costruita sul madrigale di Palestrina, e il mottetto <i>O Virgo prudentissima</i> di Josquin Desprez, con cui si è aperta la serata: un omaggio alle radici fiamminghe della polifonia rinascimentale italiana.<br /><br />Nell’intervista a Fabio Lombardo, che accompagna questo episodio, il direttore racconta le scelte del programma e il senso del suo “gioco di specchi” intorno a Palestrina, illustrando con esempi musicali la vitalità e la modernità di una musica che, cinque secoli dopo, continua a parlarci di bellezza e di misura.<br /><br />Un podcast del giornale della musica<br />In collaborazione con FloReMus – Rinascimento musicale fiorentino<br />Registrazione del concerto: Ensemble L’Homme Armé<br />Direttore: Fabio Lombardo<br />Intervista e testo: Paolo Scarnecchia<br />Editing e post-produzione audio: Paolo Scarnecchia<br />Voce narrante: Paolo Scarnecchia<br />Musiche di: Giovanni Pierluigi da Palestrina, Orlando di Lasso, Josquin Desprez<br />Registrato al: Cenacolo del Fuligno, Firenze – 25 settembre]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68120048</guid><pubDate>Mon, 13 Oct 2025 15:58:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68120048/podcast_floremus_2025_con_fabio_lombardo_l_homme_arm.mp3" length="55446464" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Con il concerto del 25 settembre al Cenacolo del Fuligno si è chiusa la nona edizione di FloReMus – Rinascimento musicale fiorentino.
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Il titolo del disco è tratto da un canto spirituale ottomano del XVII secolo, e fa da filo conduttore alle due composizioni firmate da Sanlıkol. La prima, The Triumph (2023), commissionata da Blue Heron per celebrare i suoi 25 anni, intreccia le voci dell’ensemble con strumenti tradizionali turchi.<br /><br />La seconda, Devran (2017), interamente vocale, rielabora due testi mistici sufi trascritti da Ali Ufki, musicista e intellettuale polacco al servizio della corte ottomana, trasformandoli in un mottetto ispirato alla polifonia rinascimentale. Il risultato è un dialogo originale e affascinante tra mondi sonori lontani eppure complementari: da un lato l’eredità della scuola franco-fiamminga e della tradizione rinascimentale europea, dall’altro la spiritualità e la poesia del sufismo ottomano.<br /><br />Una sintesi resa ancora più viva dalle parole dei protagonisti, raccolte nelle due interviste che chiudono il podcast, in cui Metcalfe e Sanlıkol raccontano il percorso che ha portato alla nascita di questo progetto.<br /><br />Produzione e realizzazione del podcast: Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica<br />nterviste: Scott Metcalfe e Mehmet Ali Sanlıkol]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67964949</guid><pubDate>Wed, 01 Oct 2025 09:45:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67964949/podcast_cd_lfn_parte_seconda_con_mehmet_ali_sanl_kol_blue_heron_d_nya.mp3" length="42211200" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Blue Heron e DÜNYA: un ponte tra Rinascimento europeo e tradizione ottomana 

L’ensemble Blue Heron, diretto da Scott Metcalfe e punto di riferimento internazionale per l’esecuzione storicamente informata della polifonia del XV e XVI secolo, presenta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Blue Heron e DÜNYA: un ponte tra Rinascimento europeo e tradizione ottomana </b><br /><br />L’ensemble Blue Heron, diretto da Scott Metcalfe e punto di riferimento internazionale per l’esecuzione storicamente informata della polifonia del XV e XVI secolo, presenta un progetto che segna una svolta nella sua storia artistica: per la prima volta, infatti, il gruppo di Boston incide musiche contemporanee, nate dall’incontro con il compositore turco naturalizzato statunitense Mehmet Ali Sanlıkol.<br /><br />La collaborazione nasce anche grazie al legame con il collettivo DÜNYA, fondato dallo stesso Sanlıkol, che da anni riunisce musicisti di diverse nazionalità e culture in un dialogo creativo in cui la tradizione musicale turca incontra linguaggi e stili diversi. Il titolo del disco è tratto da un canto spirituale ottomano del XVII secolo, e fa da filo conduttore alle due composizioni firmate da Sanlıkol. La prima, The Triumph (2023), commissionata da Blue Heron per celebrare i suoi 25 anni, intreccia le voci dell’ensemble con strumenti tradizionali turchi.<br /><br />La seconda, Devran (2017), interamente vocale, rielabora due testi mistici sufi trascritti da Ali Ufki, musicista e intellettuale polacco al servizio della corte ottomana, trasformandoli in un mottetto ispirato alla polifonia rinascimentale. Il risultato è un dialogo originale e affascinante tra mondi sonori lontani eppure complementari: da un lato l’eredità della scuola franco-fiamminga e della tradizione rinascimentale europea, dall’altro la spiritualità e la poesia del sufismo ottomano.<br /><br />Una sintesi resa ancora più viva dalle parole dei protagonisti, raccolte nelle due interviste che chiudono il podcast, in cui Metcalfe e Sanlıkol raccontano il percorso che ha portato alla nascita di questo progetto.<br /><br />Produzione e realizzazione del podcast: Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica<br />nterviste: Scott Metcalfe e Mehmet Ali Sanlıkol]]></itunes:summary><itunes:duration>1056</itunes:duration><itunes:keywords>album,blueheron,earlymusic,interview,intervista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Scott Metcalfe &amp; Blue Heron</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>Blue Heron e DÜNYA: un ponte tra Rinascimento europeo e tradizione ottomana </b><br /><br />L’ensemble Blue Heron, diretto da Scott Metcalfe e punto di riferimento internazionale per l’esecuzione storicamente informata della polifonia del XV e XVI secolo, presenta un progetto che segna una svolta nella sua storia artistica: per la prima volta, infatti, il gruppo di Boston incide musiche contemporanee, nate dall’incontro con il compositore turco naturalizzato statunitense Mehmet Ali Sanlıkol.<br /><br />La collaborazione nasce anche grazie al legame con il collettivo DÜNYA, fondato dallo stesso Sanlıkol, che da anni riunisce musicisti di diverse nazionalità e culture in un dialogo creativo in cui la tradizione musicale turca incontra linguaggi e stili diversi. Il titolo del disco è tratto da un canto spirituale ottomano del XVII secolo, e fa da filo conduttore alle due composizioni firmate da Sanlıkol. La prima, The Triumph (2023), commissionata da Blue Heron per celebrare i suoi 25 anni, intreccia le voci dell’ensemble con strumenti tradizionali turchi.<br /><br />La seconda, Devran (2017), interamente vocale, rielabora due testi mistici sufi trascritti da Ali Ufki, musicista e intellettuale polacco al servizio della corte ottomana, trasformandoli in un mottetto ispirato alla polifonia rinascimentale. Il risultato è un dialogo originale e affascinante tra mondi sonori lontani eppure complementari: da un lato l’eredità della scuola franco-fiamminga e della tradizione rinascimentale europea, dall’altro la spiritualità e la poesia del sufismo ottomano.<br /><br />Una sintesi resa ancora più viva dalle parole dei protagonisti, raccolte nelle due interviste che chiudono il podcast, in cui Metcalfe e Sanlıkol raccontano il percorso che ha portato alla nascita di questo progetto.<br /><br />Produzione e realizzazione del podcast: Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica<br />nterviste: Scott Metcalfe e Mehmet Ali Sanlıkol<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67964950</guid><pubDate>Wed, 01 Oct 2025 09:40:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67964950/podcast_cd_lfn_parte_prima_con_scott_metcalfe_blue_heron.mp3" length="29471346" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Blue Heron e DÜNYA: un ponte tra Rinascimento europeo e tradizione ottomana 

L’ensemble Blue Heron, diretto da Scott Metcalfe e punto di riferimento internazionale per l’esecuzione storicamente informata della polifonia del XV e XVI secolo, presenta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Blue Heron e DÜNYA: un ponte tra Rinascimento europeo e tradizione ottomana </b><br /><br />L’ensemble Blue Heron, diretto da Scott Metcalfe e punto di riferimento internazionale per l’esecuzione storicamente informata della polifonia del XV e XVI secolo, presenta un progetto che segna una svolta nella sua storia artistica: per la prima volta, infatti, il gruppo di Boston incide musiche contemporanee, nate dall’incontro con il compositore turco naturalizzato statunitense Mehmet Ali Sanlıkol.<br /><br />La collaborazione nasce anche grazie al legame con il collettivo DÜNYA, fondato dallo stesso Sanlıkol, che da anni riunisce musicisti di diverse nazionalità e culture in un dialogo creativo in cui la tradizione musicale turca incontra linguaggi e stili diversi. Il titolo del disco è tratto da un canto spirituale ottomano del XVII secolo, e fa da filo conduttore alle due composizioni firmate da Sanlıkol. La prima, The Triumph (2023), commissionata da Blue Heron per celebrare i suoi 25 anni, intreccia le voci dell’ensemble con strumenti tradizionali turchi.<br /><br />La seconda, Devran (2017), interamente vocale, rielabora due testi mistici sufi trascritti da Ali Ufki, musicista e intellettuale polacco al servizio della corte ottomana, trasformandoli in un mottetto ispirato alla polifonia rinascimentale. Il risultato è un dialogo originale e affascinante tra mondi sonori lontani eppure complementari: da un lato l’eredità della scuola franco-fiamminga e della tradizione rinascimentale europea, dall’altro la spiritualità e la poesia del sufismo ottomano.<br /><br />Una sintesi resa ancora più viva dalle parole dei protagonisti, raccolte nelle due interviste che chiudono il podcast, in cui Metcalfe e Sanlıkol raccontano il percorso che ha portato alla nascita di questo progetto.<br /><br />Produzione e realizzazione del podcast: Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica<br />nterviste: Scott Metcalfe e Mehmet Ali Sanlıkol<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>737</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Giulio Prandi &amp; Coro e Orchestra Ghislieri - Festival Ambronay</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[Il Festival di Ambronay si è aperto il 12 settembre con un evento di straordinaria importanza: il Coro e Orchestra Ghislieri, diretti da Giulio Prandi, hanno inaugurato la rassegna con un programma interamente dedicato ad Alessandro Scarlatti.<br /><br />La serata ha offerto estratti dal Vespro di Santa Cecilia, dalla Messa di Santa Cecilia e dal Te Deum, quest’ultimo presentato in prima esecuzione moderna. Si tratta di una partitura di eccezionale valore, la cui fonte manoscritta – non autografa – è stata recentemente scoperta da Luca Dalla Libera. Analisi stilistiche e caratteristiche materiali, come la filigrana dei fogli, confermano l’appartenenza dello spartito allo stesso periodo delle altre composizioni dedicate alla santa patrona dei musicisti, collocabili tra il 1720 e il 1721.<br /><br />La Messa di Santa Cecilia, scritta da Scarlatti per il cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona, è una pagina grandiosa per cinque voci soliste, coro e orchestra. Le sue sezioni alternano momenti concertanti e brani solistici, affidati in questa occasione a Maria Grazia Schiavo (soprano I), Carlotta Colombo (soprano II), Margherita Maria Sala (contralto), Raffaele Giordani (tenore) e Alessandro Ravasio (basso).<br /><br />Nel nostro podcast, Giulio Prandi racconta le caratteristiche di queste opere, il loro significato nel contesto della musica sacra barocca e il suo rapporto con il festival, al quale il Ghislieri ha già preso parte in passato. Tutti gli esempi musicali che ascolterete sono tratti dalle prove del concerto, registrate nella suggestiva cornice dell’Abbatiale, la chiesa del Monastero di Ambronay, oggi sede del vivace Centre Culturel de Rencontre.<br /><br />Podcast a cura di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />Intervista a: Giulio Prandi.<br />Esecuzione: Coro e Orchestra Ghislieri.<br />Solisti: Maria Grazia Schiavo, Carlotta Colombo, Margherita Maria Sala, Raffaele Giordani, Alessandro Ravasio.<br />Registrazioni effettuate durante le prove del concerto inaugurale del Festival di Ambronay, 12 settembre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67850899</guid><pubDate>Mon, 22 Sep 2025 13:32:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67850899/podcast_ambronay_1_con_giulio_prandi_coro_e_orchestra_ghislieri.mp3" length="62357419" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Festival di Ambronay si è aperto il 12 settembre con un evento di straordinaria importanza: il Coro e Orchestra Ghislieri, diretti da Giulio Prandi, hanno inaugurato la rassegna con un programma interamente dedicato ad Alessandro Scarlatti.

La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Festival di Ambronay si è aperto il 12 settembre con un evento di straordinaria importanza: il Coro e Orchestra Ghislieri, diretti da Giulio Prandi, hanno inaugurato la rassegna con un programma interamente dedicato ad Alessandro Scarlatti.<br /><br />La serata ha offerto estratti dal Vespro di Santa Cecilia, dalla Messa di Santa Cecilia e dal Te Deum, quest’ultimo presentato in prima esecuzione moderna. Si tratta di una partitura di eccezionale valore, la cui fonte manoscritta – non autografa – è stata recentemente scoperta da Luca Dalla Libera. Analisi stilistiche e caratteristiche materiali, come la filigrana dei fogli, confermano l’appartenenza dello spartito allo stesso periodo delle altre composizioni dedicate alla santa patrona dei musicisti, collocabili tra il 1720 e il 1721.<br /><br />La Messa di Santa Cecilia, scritta da Scarlatti per il cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona, è una pagina grandiosa per cinque voci soliste, coro e orchestra. Le sue sezioni alternano momenti concertanti e brani solistici, affidati in questa occasione a Maria Grazia Schiavo (soprano I), Carlotta Colombo (soprano II), Margherita Maria Sala (contralto), Raffaele Giordani (tenore) e Alessandro Ravasio (basso).<br /><br />Nel nostro podcast, Giulio Prandi racconta le caratteristiche di queste opere, il loro significato nel contesto della musica sacra barocca e il suo rapporto con il festival, al quale il Ghislieri ha già preso parte in passato. Tutti gli esempi musicali che ascolterete sono tratti dalle prove del concerto, registrate nella suggestiva cornice dell’Abbatiale, la chiesa del Monastero di Ambronay, oggi sede del vivace Centre Culturel de Rencontre.<br /><br />Podcast a cura di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />Intervista a: Giulio Prandi.<br />Esecuzione: Coro e Orchestra Ghislieri.<br />Solisti: Maria Grazia Schiavo, Carlotta Colombo, Margherita Maria Sala, Raffaele Giordani, Alessandro Ravasio.<br />Registrazioni effettuate durante le prove del concerto inaugurale del Festival di Ambronay, 12 settembre.]]></itunes:summary><itunes:duration>1559</itunes:duration><itunes:keywords>ambronay,earlymusic,festivalambronay,festivalmusicale,musicaclassica,musicantica,podcastmusicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Peter De Laurentiis &amp; CAPPELLA PRATENSIS | Laus Polyphoniae 2025</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/podcast</link><description><![CDATA[<b>Le cattedrali sonore di Laus Polyphoniae</b><br /><br />Edizione 2025 – “Ars Antiqua – Ars Nova – Ars Subtilior” Dal 1140 al 1440: tre secoli di musica che hanno fatto da colonna sonora all’epoca dei grandi costruttori di cattedrali.<br /><br />In questo episodio speciale del podcast di Laus Polyphoniae, Peter de Laurentiis (Cappella Pratensis) ci accompagna alla scoperta di un programma che unisce storia, spiritualità e raffinatezza sonora. Il viaggio è dedicato a Guillaume Dufay, il grande compositore franco-fiammingo al servizio dei Malatesta, che con i suoi mottetti e chanson ha testimoniato eventi cruciali della storia rinascimentale italiana.<br /><br />Attorno al leggio girevole con i facsimili dei codici antichi, la Cappella Pratensis fa rivivere la forza evocativa della polifonia, intrecciando le opere di Dufay con quelle di Richard Loqueville, Hugo de Lantins, Pierre Fontaine e Jean Franchois.<br /><br />Un percorso in quattro sezioni, intitolato “Guillaume Dufay and the New Sound of the Ars Subtilior”, che restituisce l’intensità e la modernità sorprendente di una musica nata secoli fa e ancora oggi capace di emozionare.<br /><br /><b>Crediti</b><br />Podcast realizzato in occasione di Laus Polyphoniae 2025 – Festival di musica antica di Anversa.<br />Con la partecipazione di Peter de Laurentiis e Cappella Pratensis.<br />Un progetto a cura di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67775535</guid><pubDate>Tue, 16 Sep 2025 08:06:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67775535/podcast_laus_polyphoniae_2025_con_peter_de_laurentiis_cappella_pratensis_nuova_versione_corretta_15_09_2025.mp3" length="30860310" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le cattedrali sonore di Laus Polyphoniae

Edizione 2025 – “Ars Antiqua – Ars Nova – Ars Subtilior” Dal 1140 al 1440: tre secoli di musica che hanno fatto da colonna sonora all’epoca dei grandi costruttori di cattedrali.

In questo episodio speciale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Le cattedrali sonore di Laus Polyphoniae</b><br /><br />Edizione 2025 – “Ars Antiqua – Ars Nova – Ars Subtilior” Dal 1140 al 1440: tre secoli di musica che hanno fatto da colonna sonora all’epoca dei grandi costruttori di cattedrali.<br /><br />In questo episodio speciale del podcast di Laus Polyphoniae, Peter de Laurentiis (Cappella Pratensis) ci accompagna alla scoperta di un programma che unisce storia, spiritualità e raffinatezza sonora. Il viaggio è dedicato a Guillaume Dufay, il grande compositore franco-fiammingo al servizio dei Malatesta, che con i suoi mottetti e chanson ha testimoniato eventi cruciali della storia rinascimentale italiana.<br /><br />Attorno al leggio girevole con i facsimili dei codici antichi, la Cappella Pratensis fa rivivere la forza evocativa della polifonia, intrecciando le opere di Dufay con quelle di Richard Loqueville, Hugo de Lantins, Pierre Fontaine e Jean Franchois.<br /><br />Un percorso in quattro sezioni, intitolato “Guillaume Dufay and the New Sound of the Ars Subtilior”, che restituisce l’intensità e la modernità sorprendente di una musica nata secoli fa e ancora oggi capace di emozionare.<br /><br /><b>Crediti</b><br />Podcast realizzato in occasione di Laus Polyphoniae 2025 – Festival di musica antica di Anversa.<br />Con la partecipazione di Peter de Laurentiis e Cappella Pratensis.<br />Un progetto a cura di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica]]></itunes:summary><itunes:duration>772</itunes:duration><itunes:keywords>arssubtilior,cappellapratensis,earlymusic,festivalmusicaantica,guillaumedufay,musicantica,polifonia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Donatella Busetto, Patrizio La Placa e Cenacolo Musicale | Festival Musica Antica e Arti (Femart)</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Il Barocco musicale nel cuore del Nordest – Podcast<br /><br />Dal 24 agosto al 14 dicembre, borghi e città storiche del Friuli Venezia Giulia e del Veneto ospiteranno il Festival Musica Antica e Arti (Femart), giunto alla sua 25ª edizione e organizzato dall’Associazione Barocco Europeo di Sacile.<br /><br />Con il titolo “Barocco in movimento”, il cartellone propone concerti in luoghi di straordinario fascino, dal Duomo di Valvasone alla Chiesa di San Rocco di Polcenigo, fino al Ridotto del Teatro Verdi di Gorizia. In questa puntata, Donatella Busetto, direttrice artistica del Festival, racconta i temi e le novità dell’edizione 2025, tra cui l’omaggio ad Alessandro Scarlatti nel terzo centenario della morte, con l’esecuzione di tre cantate per basso.<br /><br />Il baritono Patrizio La Placa ci guida alla scoperta delle caratteristiche musicali di queste opere, che interpreterà a Conegliano, Polcenigo e Valvasone a fine agosto. <br /><br />Crediti<br />Un podcast di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />Interviste a Donatella Busetto e Patrizio La Placa<br />Testo e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Produzione: realizzato in collaborazione con Fermat<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67354494</guid><pubDate>Mon, 25 Aug 2025 03:55:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67354494/podcast_femart_con_donatella_busetto_patrizio_la_placa_e_cenacolo_musicale.mp3" length="89578560" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Barocco musicale nel cuore del Nordest – Podcast

Dal 24 agosto al 14 dicembre, borghi e città storiche del Friuli Venezia Giulia e del Veneto ospiteranno il Festival Musica Antica e Arti (Femart), giunto alla sua 25ª edizione e organizzato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Barocco musicale nel cuore del Nordest – Podcast<br /><br />Dal 24 agosto al 14 dicembre, borghi e città storiche del Friuli Venezia Giulia e del Veneto ospiteranno il Festival Musica Antica e Arti (Femart), giunto alla sua 25ª edizione e organizzato dall’Associazione Barocco Europeo di Sacile.<br /><br />Con il titolo “Barocco in movimento”, il cartellone propone concerti in luoghi di straordinario fascino, dal Duomo di Valvasone alla Chiesa di San Rocco di Polcenigo, fino al Ridotto del Teatro Verdi di Gorizia. In questa puntata, Donatella Busetto, direttrice artistica del Festival, racconta i temi e le novità dell’edizione 2025, tra cui l’omaggio ad Alessandro Scarlatti nel terzo centenario della morte, con l’esecuzione di tre cantate per basso.<br /><br />Il baritono Patrizio La Placa ci guida alla scoperta delle caratteristiche musicali di queste opere, che interpreterà a Conegliano, Polcenigo e Valvasone a fine agosto. <br /><br />Crediti<br />Un podcast di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />Interviste a Donatella Busetto e Patrizio La Placa<br />Testo e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Produzione: realizzato in collaborazione con Fermat<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>2240</itunes:duration><itunes:keywords>baroquemusic,earlymusic,interview,intervista,musicabarocca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Arnaldo Morelli | Festival Il Polifonico, Arezzo</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo<br /><br />Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.<br /><br />Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.<br /><br />Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.<br /><br />Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.<br /><br />Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.<br /><br />A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.<br /><br />Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. <br /><br />Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.<br /><br />Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusica<br />Testi e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Ospiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo Morelli<br />Registrazione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br />Prodotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67327452</guid><pubDate>Mon, 11 Aug 2025 07:29:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67327452/podcast_il_polifonico_arezzo_parte_terza_con_arnaldo_morelli.mp3" length="61057920" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo

Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.

Organizzata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo<br /><br />Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.<br /><br />Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.<br /><br />Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.<br /><br />Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.<br /><br />Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.<br /><br />A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.<br /><br />Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. <br /><br />Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.<br /><br />Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusica<br />Testi e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Ospiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo Morelli<br />Registrazione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br />Prodotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1527</itunes:duration><itunes:keywords>arezzo,cori,coro,earlymusic,festival,guidodarezzo,interview,intervista,musicaantica,polifonico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Walter Testolin &amp; De labyrintho | Festival Il Polifonico, Arezzo</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo<br /><br />Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.<br /><br />Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.<br /><br />Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.<br /><br />Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.<br /><br />Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.<br /><br />A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.<br /><br />Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. <br /><br />Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.<br /><br />Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusica<br />Testi e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Ospiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo Morelli<br />Registrazione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br />Prodotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67327451</guid><pubDate>Mon, 11 Aug 2025 07:29:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67327451/podcast_il_polifonico_arezzo_parte_seconda_con_walter_testolin_de_labyrintho.mp3" length="47310720" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo

Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.

Organizzata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo<br /><br />Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.<br /><br />Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.<br /><br />Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.<br /><br />Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.<br /><br />Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.<br /><br />A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.<br /><br />Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. <br /><br />Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.<br /><br />Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusica<br />Testi e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Ospiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo Morelli<br />Registrazione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br />Prodotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1183</itunes:duration><itunes:keywords>arezzo,coro,earlymusic,festival,fondazioneguidodarezzo,musicaantica,polifonnico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Luigi Marzola | Festival Il Polifonico, Arezzo</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo<br /><br />Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.<br /><br />Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.<br /><br />Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.<br /><br />Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.<br /><br />Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.<br /><br />A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.<br /><br />Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. <br /><br />Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.<br /><br />Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusica<br />Testi e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Ospiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo Morelli<br />Registrazione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br />Prodotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67327450</guid><pubDate>Mon, 11 Aug 2025 07:28:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67327450/podcast_il_polifonico_arezzo_parte_prima_con_luigi_marzola.mp3" length="80799360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo

Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.

Organizzata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Polifonico: Cori dal mondo ad Arezzo<br /><br />Nella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.<br /><br />Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.<br /><br />Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.<br /><br />Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.<br /><br />Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.<br /><br />A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.<br /><br />Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. <br /><br />Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.<br /><br />Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusica<br />Testi e conduzione: Paolo Scarnecchia<br />Ospiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo Morelli<br />Registrazione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br />Prodotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo]]></itunes:summary><itunes:duration>2020</itunes:duration><itunes:keywords>arezzo,earlymusic,fondazioneguidodarezzo,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Marie-Theres Härtel | Festival Styriarte di Graz</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[The Sound of Austria – Un viaggio sonoro tra le valli e le melodie della tradizione<br /><br />Nell’ambito del Festival Styriarte, si è svolto un concerto straordinario, dedicato a una musica senza tempo: la musica di tradizione orale. In questo episodio speciale, vi portiamo nel cuore dell’Austria rurale, dove le melodie popolari si intrecciano con la storia e la memoria delle comunità contadine. Una musica che non appartiene alle élite, ma che ha plasmato l’identità di un intero Paese attraverso le voci, i gesti, gli strumenti e i paesaggi del quotidiano.<br /><br />Il nostro viaggio comincia nella suggestiva valle di Stübing, a pochi chilometri da Graz, dove si trova il Museo all’aria aperta dell’Austria contadina. Tra case in legno, antichi attrezzi da lavoro e atmosfere d’altri tempi, risuona la musica che racconta un popolo. Il motto del parco, “dal Burgenland al Vorarlberg”, è anche il filo conduttore di questo episodio, che esplora le diverse anime musicali delle regioni austriache. <br /><br />La nostra guida è Marie-Theres Härtel, violinista e compositrice, cresciuta nel cuore della Stiria tra la musica folk e la formazione classica. Attraverso le sue parole e le sue scelte musicali, ascolteremo una selezione di brani che attraversano l’intero Paese:<br /><ul><li>il primo brano eseguito dal Ludwig Wiener Quintett</li><li>lo jodel vocale interpretato da Maria Ströbl, Karl Baueregger ed Elisabeth Zottl</li><li>una melodia salisburghese affidata al Wengerboch Musi</li><li>lo jodel strumentale del Wälder Buromusig</li><li>e infine, un valzer eseguito dal Härtel Quintett</li></ul>The Sound of Austria è un invito all’ascolto di una tradizione viva, che ancora oggi risuona tra le montagne, le valli e i cuori di chi la custodisce. The Sound of Austria è un podcast realizzato a partire dal concerto prodotto all’interno del Festival Styriarte. 🎙️ Crediti:<br /><br />Un progetto di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />Con la partecipazione di Marie-Theres Härtel<br />Testo di Paolo Scarnecchia<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67306286</guid><pubDate>Fri, 08 Aug 2025 20:05:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67306286/podcast_styriarte_graz_3_con_marie_theres_h_rtel.mp3" length="40989120" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>The Sound of Austria – Un viaggio sonoro tra le valli e le melodie della tradizione

Nell’ambito del Festival Styriarte, si è svolto un concerto straordinario, dedicato a una musica senza tempo: la musica di tradizione orale. In questo episodio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[The Sound of Austria – Un viaggio sonoro tra le valli e le melodie della tradizione<br /><br />Nell’ambito del Festival Styriarte, si è svolto un concerto straordinario, dedicato a una musica senza tempo: la musica di tradizione orale. In questo episodio speciale, vi portiamo nel cuore dell’Austria rurale, dove le melodie popolari si intrecciano con la storia e la memoria delle comunità contadine. Una musica che non appartiene alle élite, ma che ha plasmato l’identità di un intero Paese attraverso le voci, i gesti, gli strumenti e i paesaggi del quotidiano.<br /><br />Il nostro viaggio comincia nella suggestiva valle di Stübing, a pochi chilometri da Graz, dove si trova il Museo all’aria aperta dell’Austria contadina. Tra case in legno, antichi attrezzi da lavoro e atmosfere d’altri tempi, risuona la musica che racconta un popolo. Il motto del parco, “dal Burgenland al Vorarlberg”, è anche il filo conduttore di questo episodio, che esplora le diverse anime musicali delle regioni austriache. <br /><br />La nostra guida è Marie-Theres Härtel, violinista e compositrice, cresciuta nel cuore della Stiria tra la musica folk e la formazione classica. Attraverso le sue parole e le sue scelte musicali, ascolteremo una selezione di brani che attraversano l’intero Paese:<br /><ul><li>il primo brano eseguito dal Ludwig Wiener Quintett</li><li>lo jodel vocale interpretato da Maria Ströbl, Karl Baueregger ed Elisabeth Zottl</li><li>una melodia salisburghese affidata al Wengerboch Musi</li><li>lo jodel strumentale del Wälder Buromusig</li><li>e infine, un valzer eseguito dal Härtel Quintett</li></ul>The Sound of Austria è un invito all’ascolto di una tradizione viva, che ancora oggi risuona tra le montagne, le valli e i cuori di chi la custodisce. The Sound of Austria è un podcast realizzato a partire dal concerto prodotto all’interno del Festival Styriarte. 🎙️ Crediti:<br /><br />Un progetto di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica<br />Con la partecipazione di Marie-Theres Härtel<br />Testo di Paolo Scarnecchia<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1025</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,festival,graz,interview,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Michael Hell e Thomas Höft | Festival Styriarte di Graz</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Gli incantesimi disciolti nel Castello di Eggenberg<br /><br />Nel cuore del 40° anniversario del festival Styriarte di Graz e in coincidenza con i 400 anni del magnifico Castello di Eggenberg, prende vita un affascinante progetto musicale: "Gli incantesimi disciolti" di Antonio Draghi, un'opera barocca riscoperta e ricostruita per l’occasione. Registrato nel suggestivo Salone del Planetario, lo spettacolo è frutto del lavoro dell’ensemble Ārt House 17 diretto da Michael Hell, che ha riportato in scena questa breve opera composta nel 1673 per celebrare le nozze dell’imperatore Leopoldo I con Claudia Felicita del Tirolo.<br /><br />Il libretto, firmato da Nicolò Minato, è arricchito da musiche originali dell’imperatore stesso. In questo episodio raccontiamo il dietro le quinte di una straordinaria ricostruzione: dalla reinvenzione delle sezioni mancanti della partitura da parte di Hell, all’adattamento in lingua tedesca curato da Thomas Höft, fino all’inserimento di nuove coreografie firmate da Mareike Franz, che sostituiscono i balli perduti dell'opera originale e animano i personaggi con fantocci simbolici e teatrali.<br /><br />Per ampliare la durata dello spettacolo e arricchirne la tessitura sonora, sono state integrate musiche strumentali di altri compositori del tempo come Bertali, Biber, Rittler, Schmelzer e Valentini. Nelle interviste raccolte nel podcast emergono i riferimenti allegorici e politici che attraversano il libretto, specchio degli intrighi di corte e delle tensioni legate al secondo matrimonio dell’imperatore. Un viaggio musicale tra storia, simbolismo e arte barocca, alla scoperta di un gioiello riscoperto.<br /><br />Realizzato e curato da Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67036507</guid><pubDate>Thu, 31 Jul 2025 04:15:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67036507/podcast_festival_styriarte_di_graz_2_con_michael_hell_e_thomas_h_ft.mp3" length="58223803" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Gli incantesimi disciolti nel Castello di Eggenberg

Nel cuore del 40° anniversario del festival Styriarte di Graz e in coincidenza con i 400 anni del magnifico Castello di Eggenberg, prende vita un affascinante progetto musicale: "Gli incantesimi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli incantesimi disciolti nel Castello di Eggenberg<br /><br />Nel cuore del 40° anniversario del festival Styriarte di Graz e in coincidenza con i 400 anni del magnifico Castello di Eggenberg, prende vita un affascinante progetto musicale: "Gli incantesimi disciolti" di Antonio Draghi, un'opera barocca riscoperta e ricostruita per l’occasione. Registrato nel suggestivo Salone del Planetario, lo spettacolo è frutto del lavoro dell’ensemble Ārt House 17 diretto da Michael Hell, che ha riportato in scena questa breve opera composta nel 1673 per celebrare le nozze dell’imperatore Leopoldo I con Claudia Felicita del Tirolo.<br /><br />Il libretto, firmato da Nicolò Minato, è arricchito da musiche originali dell’imperatore stesso. In questo episodio raccontiamo il dietro le quinte di una straordinaria ricostruzione: dalla reinvenzione delle sezioni mancanti della partitura da parte di Hell, all’adattamento in lingua tedesca curato da Thomas Höft, fino all’inserimento di nuove coreografie firmate da Mareike Franz, che sostituiscono i balli perduti dell'opera originale e animano i personaggi con fantocci simbolici e teatrali.<br /><br />Per ampliare la durata dello spettacolo e arricchirne la tessitura sonora, sono state integrate musiche strumentali di altri compositori del tempo come Bertali, Biber, Rittler, Schmelzer e Valentini. Nelle interviste raccolte nel podcast emergono i riferimenti allegorici e politici che attraversano il libretto, specchio degli intrighi di corte e delle tensioni legate al secondo matrimonio dell’imperatore. Un viaggio musicale tra storia, simbolismo e arte barocca, alla scoperta di un gioiello riscoperto.<br /><br />Realizzato e curato da Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1456</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,graz,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Thomas Zehetmair e Mathis Huber | Festival Styriarte di Graz</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[“Una Ciaccona di Bach può salvare il mondo?”<br /><br />In questa puntata vi portiamo a Graz, nel cuore della 40ª edizione del Festival Styriarte, per un viaggio nella memoria e nella potenza simbolica della musica.<br /><br />Il violinista Thomas Zehetmair ha inaugurato il festival con una pagina storica: la Partita in re minore di Johann Sebastian Bach, culminante nella celebre Ciaccona, la stessa eseguita quarant’anni fa per l’inizio della manifestazione.<br /><br />Accanto a lui, la riflessione di Mathis Huber, oggi direttore artistico del Festival, che ripercorre il senso profondo di questa lunga avventura culturale attraverso il suo discorso “Può una ciaccona di Bach salvare il mondo?”, interpretato dall’attrice Christiane Willms.<br /><br />Un episodio intenso, tra musica, ricordi e attualità, che racconta come la bellezza possa diventare memoria condivisa, resistenza civile e visione del futuro.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67010502</guid><pubDate>Thu, 24 Jul 2025 04:05:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67010502/podcast_festival_styriarte_di_graz_1_con_thomas_zehetmair_e_mathis_huber.mp3" length="33267460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>“Una Ciaccona di Bach può salvare il mondo?”

In questa puntata vi portiamo a Graz, nel cuore della 40ª edizione del Festival Styriarte, per un viaggio nella memoria e nella potenza simbolica della musica.

Il violinista Thomas Zehetmair ha inaugurato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Una Ciaccona di Bach può salvare il mondo?”<br /><br />In questa puntata vi portiamo a Graz, nel cuore della 40ª edizione del Festival Styriarte, per un viaggio nella memoria e nella potenza simbolica della musica.<br /><br />Il violinista Thomas Zehetmair ha inaugurato il festival con una pagina storica: la Partita in re minore di Johann Sebastian Bach, culminante nella celebre Ciaccona, la stessa eseguita quarant’anni fa per l’inizio della manifestazione.<br /><br />Accanto a lui, la riflessione di Mathis Huber, oggi direttore artistico del Festival, che ripercorre il senso profondo di questa lunga avventura culturale attraverso il suo discorso “Può una ciaccona di Bach salvare il mondo?”, interpretato dall’attrice Christiane Willms.<br /><br />Un episodio intenso, tra musica, ricordi e attualità, che racconta come la bellezza possa diventare memoria condivisa, resistenza civile e visione del futuro.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>832</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,graz,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ad Antonio Greco &amp; Cremona Antiqua | Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole<br /><br />Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.<br /><br />A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.<br /><br />Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.<br /><br />Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.<br /><br />A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67054037</guid><pubDate>Mon, 21 Jul 2025 10:06:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67054037/podcast_monteverdi_festival_cremona_3_prima_parte_con_antonio_greco_cremona_antiqua.mp3" length="57153827" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole

Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.

A chiudere la 42ª edizione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole<br /><br />Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.<br /><br />A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.<br /><br />Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.<br /><br />Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.<br /><br />A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1429</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,earlymusic,interview,intervista,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Andrea Bernard &amp; Cremona Antiqua | Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole<br /><br />Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.<br /><br />A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.<br /><br />Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.<br /><br />Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.<br /><br />A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66897183</guid><pubDate>Sat, 19 Jul 2025 02:25:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66897183/podcast_monteverdi_festival_cremona_3_seconda_parte_con_andrea_bernard_cremona_antiqua.mp3" length="34440880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole

Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.

A chiudere la 42ª edizione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole<br /><br />Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.<br /><br />A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.<br /><br />Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.<br /><br />Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.<br /><br />A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>861</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,earlymusic,interview,intervista,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Christophe Rousset &amp; Les Talens Lyriques  | Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva<br /><br />Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.<br /><br />Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.<br /><br />Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.<br /><br />Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia<br />Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66896804</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 12:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66896804/podcast_monteverdi_festival_cremona_3_seconda_parte_con_christophe_rousset_les_talens_lyriques.mp3" length="38340440" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva

Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva<br /><br />Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.<br /><br />Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.<br /><br />Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.<br /><br />Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia<br />Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>959</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,earlymusic,festival,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Marco Angioloni &amp; Il Groviglio | Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva<br /><br />Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.<br /><br />Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.<br /><br />Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.<br /><br />Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia<br />Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66896805</guid><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 02:40:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66896805/podcast_monteverdi_festival_cremona_3_prima_parte_con_marco_angioloni_il_groviglio.mp3" length="26714905" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva

Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva<br /><br />Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.<br /><br />Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.<br /><br />Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.<br /><br />Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.<br /><br />Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia<br />Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025]]></itunes:summary><itunes:duration>668</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,earlymusic,interview,intervista,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Francesco Bellotto, Carmelo Di Gennaro e Rosanna Savoia | Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Il canto del divin Claudio – Radici antiche e nuove ispirazioni </b><br /><br />Nell’intenso fine settimana conclusivo della 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona, il Ridotto del Teatro Ponchielli ha ospitato un momento di riflessione che va oltre il calendario degli spettacoli: il convegno Il canto del divin Claudio: radici antiche e nuove ispirazioni, promosso dal Comitato per la salvaguardia del canto lirico italiano.<br /><br />Presieduto dal cantante Federico Sacchi, il comitato è stato protagonista nel 2023 del riconoscimento Unesco che ha iscritto la pratica del canto lirico italiano nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Questo incontro, parte integrante dello spirito del festival, ha voluto sottolineare l’importanza della parola – e della lingua – come elemento vivo, incarnato nella voce e nel corpo del cantante, a partire proprio dall’esperienza monteverdiana.<br /><br />La musica di Claudio Monteverdi, fulcro generativo dell’opera moderna, è stata indagata attraverso la lente della “seconda prattica” e del recitar cantando, mettendo in evidenza la forza espressiva della parola intonata e la complessità degli affetti evocati dalla sua scrittura.<br /><br />Il convegno ha offerto così uno spazio di ascolto e pensiero critico su una tradizione viva, da tramandare e reinventare. Nel podcast che proponiamo, i temi affrontati nel convegno vengono ripresi nella conversazione tra Francesco Bellotto, Carmelo Di Gennaro e Rosanna Savoia, riflessione che si intreccia idealmente con i contributi degli altri relatori presenti all’incontro, Antonio Greco e Paolo Fabbri.<br /><br />La parola parlata si alterna agli esempi musicali, che fanno da controcanto e memoria sonora di quanto ascoltato dal vivo durante il festival: registrazioni realizzate nel corso delle prove e affidate a interpreti d’eccezione come La Fonte Musica diretta da Michele Pasotti, le sorelle Apolline e Thaïs Raï-Westphal con l’ensemble Les Talens Lyriques guidato da Christophe Rousset, e Marco Angioloni accompagnato da Marco Crosetto e Rebeca Ferri.<br /><br />Un ascolto che unisce la voce della ricerca, quella dell’interpretazione e quella dell’eredità.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66896372</guid><pubDate>Sat, 12 Jul 2025 03:20:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66896372/podcast_monteverdi_festival_cremona_2_con_francesco_bellotto_carmelo_di_gennaro_e_rosanna_savoia.mp3" length="57889435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il canto del divin Claudio – Radici antiche e nuove ispirazioni 

Nell’intenso fine settimana conclusivo della 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona, il Ridotto del Teatro Ponchielli ha ospitato un momento di riflessione che va oltre il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Il canto del divin Claudio – Radici antiche e nuove ispirazioni </b><br /><br />Nell’intenso fine settimana conclusivo della 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona, il Ridotto del Teatro Ponchielli ha ospitato un momento di riflessione che va oltre il calendario degli spettacoli: il convegno Il canto del divin Claudio: radici antiche e nuove ispirazioni, promosso dal Comitato per la salvaguardia del canto lirico italiano.<br /><br />Presieduto dal cantante Federico Sacchi, il comitato è stato protagonista nel 2023 del riconoscimento Unesco che ha iscritto la pratica del canto lirico italiano nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Questo incontro, parte integrante dello spirito del festival, ha voluto sottolineare l’importanza della parola – e della lingua – come elemento vivo, incarnato nella voce e nel corpo del cantante, a partire proprio dall’esperienza monteverdiana.<br /><br />La musica di Claudio Monteverdi, fulcro generativo dell’opera moderna, è stata indagata attraverso la lente della “seconda prattica” e del recitar cantando, mettendo in evidenza la forza espressiva della parola intonata e la complessità degli affetti evocati dalla sua scrittura.<br /><br />Il convegno ha offerto così uno spazio di ascolto e pensiero critico su una tradizione viva, da tramandare e reinventare. Nel podcast che proponiamo, i temi affrontati nel convegno vengono ripresi nella conversazione tra Francesco Bellotto, Carmelo Di Gennaro e Rosanna Savoia, riflessione che si intreccia idealmente con i contributi degli altri relatori presenti all’incontro, Antonio Greco e Paolo Fabbri.<br /><br />La parola parlata si alterna agli esempi musicali, che fanno da controcanto e memoria sonora di quanto ascoltato dal vivo durante il festival: registrazioni realizzate nel corso delle prove e affidate a interpreti d’eccezione come La Fonte Musica diretta da Michele Pasotti, le sorelle Apolline e Thaïs Raï-Westphal con l’ensemble Les Talens Lyriques guidato da Christophe Rousset, e Marco Angioloni accompagnato da Marco Crosetto e Rebeca Ferri.<br /><br />Un ascolto che unisce la voce della ricerca, quella dell’interpretazione e quella dell’eredità.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025]]></itunes:summary><itunes:duration>1448</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,earlymusic,interview,intervista,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Mauro Borgioni e Margherita Sala | Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[​<b>lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025</b><br /><br />La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.<br /><br />Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.<br /><br />A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.<br /><br />Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.<br /><br />Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. <br /><br />Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.<br /><br />Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Montaggio audio: Paolo Scarnecchia<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66894633</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 09:56:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66894633/podcast_ulisse_monteverdi_festival_cremona_terza_parte_con_mauro_borgioni_e_margherita_sala.mp3" length="42341354" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>​lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025

La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[​<b>lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025</b><br /><br />La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.<br /><br />Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.<br /><br />A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.<br /><br />Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.<br /><br />Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. <br /><br />Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.<br /><br />Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Montaggio audio: Paolo Scarnecchia<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1059</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,earlymusic,interview,intervista,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Michele Pasotti &amp; La Fonte Musica |  Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[​<b>lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025</b><br /><br />La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.<br /><br />Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.<br /><br />A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.<br /><br />Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.<br /><br />Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. <br /><br />Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.<br /><br />Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Montaggio audio: Paolo Scarnecchia<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66894632</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 09:53:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66894632/podcast_ulisse_monteverdi_festival_cremona_prima_parte_con_michele_pasotti_la_fonte_musica.mp3" length="67611166" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>​lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025

La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[​<b>lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025</b><br /><br />La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.<br /><br />Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.<br /><br />A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.<br /><br />Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.<br /><br />Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. <br /><br />Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.<br /><br />Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Montaggio audio: Paolo Scarnecchia<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1691</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Davide Livermore &amp; La Fonte Musica | Monteverdi Festival Cremona</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>l ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025 </b><br /><br />La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.<br /><br />Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.<br /><br />A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.<br /><br />Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.<br /><br />Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. <br /><br />Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.<br /><br />Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Montaggio audio: Paolo Scarnecchia<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66894631</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 09:36:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66894631/podcast_ulisse_monteverdi_festival_cremona_seconda_parte_con_davide_livermore_la_fonte_musica.mp3" length="57142333" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>l ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025 

La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>l ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025 </b><br /><br />La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.<br /><br />Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.<br /><br />A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.<br /><br />Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.<br /><br />Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. <br /><br />Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.<br /><br />Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.<br /><br />Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia<br />Montaggio audio: Paolo Scarnecchia<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1429</itunes:duration><itunes:keywords>cremona,earlymusic,interview,intervista,monteverdi,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Nicolas Achten | Il concerto Caccini</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Il ritratto sonoro della famiglia Caccini con Nicolas Achten / Scherzi Musicali<br /><br />Il nuovo doppio disco dell’ensemble Scherzi Musicali, diretto da Nicolas Achten, è dedicato alla famiglia Caccini, protagonista della nascita del recitar cantando e dell’opera in musica. Dal padre Giulio ai figli Francesca e Settimia, passando per la moglie Maddalena e Pompeo, un affascinante ritratto musicale tra Rinascimento e Barocco. Un progetto che intreccia voci storiche e strumenti d’epoca, ricostruendo un’intensa stagione creativa tra accademie, corti e affetti familiari. 🎧 In questo episodio, Nicolas Achten ci racconta com’è nato questo viaggio tra stile, teatro e memoria sonora.<br /><br />🎼 Crediti<br />Testo e voce: Paolo Scarnecchia<br />Intervista: Nicolas Achten<br />Produzione: Giornale della Musica / EDT<br />Musiche: Il ritratto della famiglia Caccini – Scherzi Musicali]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66591554</guid><pubDate>Thu, 26 Jun 2025 22:35:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66591554/3_podcast_cd_il_concerto_caccini_con_nicolas_achten.mp3" length="79888320" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il ritratto sonoro della famiglia Caccini con Nicolas Achten / Scherzi Musicali

Il nuovo doppio disco dell’ensemble Scherzi Musicali, diretto da Nicolas Achten, è dedicato alla famiglia Caccini, protagonista della nascita del recitar cantando e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il ritratto sonoro della famiglia Caccini con Nicolas Achten / Scherzi Musicali<br /><br />Il nuovo doppio disco dell’ensemble Scherzi Musicali, diretto da Nicolas Achten, è dedicato alla famiglia Caccini, protagonista della nascita del recitar cantando e dell’opera in musica. Dal padre Giulio ai figli Francesca e Settimia, passando per la moglie Maddalena e Pompeo, un affascinante ritratto musicale tra Rinascimento e Barocco. Un progetto che intreccia voci storiche e strumenti d’epoca, ricostruendo un’intensa stagione creativa tra accademie, corti e affetti familiari. 🎧 In questo episodio, Nicolas Achten ci racconta com’è nato questo viaggio tra stile, teatro e memoria sonora.<br /><br />🎼 Crediti<br />Testo e voce: Paolo Scarnecchia<br />Intervista: Nicolas Achten<br />Produzione: Giornale della Musica / EDT<br />Musiche: Il ritratto della famiglia Caccini – Scherzi Musicali]]></itunes:summary><itunes:duration>1998</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,famigliacaccini,musicantica,nicolasachten,scherzimusicali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Bor Zuljan - Il liuto di Orfeo</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[🎙️ Alla ricerca dell’improvvisazione perduta con Bor Zuljan<br /><br />Cosa significa improvvisare nel Rinascimento? Come suonava davvero il liuto cinquecentesco? In questo episodio ci addentriamo nel mondo sonoro e creativo del liutista Bor Zuljan, che con il suo disco Orpheus’ Lute ha riportato alla luce una pratica musicale dimenticata: l’improvvisazione contrappuntistica per liuto. Un viaggio iniziato nel 2011 alla Haute École de Musique di Ginevra, fatto di ricerca storica, sperimentazione tecnica e registrazioni in presa diretta, che ci restituisce un’immagine viva, fluida e sorprendente della musica rinascimentale. Dai ricercari improvvisati alle frottole cantate, fino all’uso di corde metalliche e tasti multipli, Zuljan ci racconta un modo nuovo – o forse antichissimo – di ascoltare e suonare.<br /><br />🎧 Un episodio da non perdere per chi ama il liuto, la storia della musica e il mistero dell’improvvisazione.<br /><br />🎧 Crediti Intervista e musica: Bor Zuljan<br />Testi e voce e produzione: Paolo Scarnecchia<br />Musiche tratte da: Orpheus’ Lute – Bor Zuljan<br />Un podcast a cura di Paolo Scarnecchia per il Giornale della Musica, prodotto da EDT.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66591266</guid><pubDate>Thu, 19 Jun 2025 22:25:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66591266/podcast_cd_il_liuto_di_orfeo_con_bor_zuljan.mp3" length="36825337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Alla ricerca dell’improvvisazione perduta con Bor Zuljan

Cosa significa improvvisare nel Rinascimento? Come suonava davvero il liuto cinquecentesco? In questo episodio ci addentriamo nel mondo sonoro e creativo del liutista Bor Zuljan, che con il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ Alla ricerca dell’improvvisazione perduta con Bor Zuljan<br /><br />Cosa significa improvvisare nel Rinascimento? Come suonava davvero il liuto cinquecentesco? In questo episodio ci addentriamo nel mondo sonoro e creativo del liutista Bor Zuljan, che con il suo disco Orpheus’ Lute ha riportato alla luce una pratica musicale dimenticata: l’improvvisazione contrappuntistica per liuto. Un viaggio iniziato nel 2011 alla Haute École de Musique di Ginevra, fatto di ricerca storica, sperimentazione tecnica e registrazioni in presa diretta, che ci restituisce un’immagine viva, fluida e sorprendente della musica rinascimentale. Dai ricercari improvvisati alle frottole cantate, fino all’uso di corde metalliche e tasti multipli, Zuljan ci racconta un modo nuovo – o forse antichissimo – di ascoltare e suonare.<br /><br />🎧 Un episodio da non perdere per chi ama il liuto, la storia della musica e il mistero dell’improvvisazione.<br /><br />🎧 Crediti Intervista e musica: Bor Zuljan<br />Testi e voce e produzione: Paolo Scarnecchia<br />Musiche tratte da: Orpheus’ Lute – Bor Zuljan<br />Un podcast a cura di Paolo Scarnecchia per il Giornale della Musica, prodotto da EDT.]]></itunes:summary><itunes:duration>921</itunes:duration><itunes:keywords>borzuljan,earlymusic,giornaledellamusica,hauteécoledemusique,improvvisazione,liutorinascimentale,musicaantica,orpheuslute,storiadellamusica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ad Ada Witczyk - New Baroque Sonatas Album</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Nel periodo della pandemia la giovane violinista Ada Witczyk ha avuto l’idea di creare un concorso di composizione nel nome di Zuzana Růžičková, la celebre clavicembalista ceca sopravvissuta ai campi di concentramento.<br /><br />L’artista, scomparsa all’età di novant’anni nel 2017, nel corso della sua carriera spinse il marito compositore Viktor Kalabis a scrivere musica per il suo strumento, seguito da altri compositori che le dedicarono le proprie musiche rinnovando e arricchendo il repertorio cembalistico moderno.<br /><br />Il premio della competizione è intitolato a Viktor Kalabis, e il numero dei vincitori è variato nel corso di questi anni, ma nella edizione 2024 hanno partecipato cinquanta compositori, e data l’alta qualità delle opere ricevute ne sono state scelte sei, successivamente registrate da Ada Witczyk accompagnata al clavicembalo da Dominika Maszczyńska e, in tre dei sei brani, dal secondo violino di Simon Standage:<br /><br />Raphael Amadio Fusco (1984) Sonata for Baroque Violin and Harpsichord<br />Salvatore Passantino (1992) Ostination<br />Andrew Wilson (1960) Vanbrugh Sonata: II. The Summer Folly<br />David Jason Snow (1954) L’apothéose de Tati Fabricio<br />Maximiliano Gatta (1971) Suite for Violin and Harpsichord<br />Alexander Unseth (2002) One of Seven<br /><br />In questa intervista la violinista racconta come è nata l’idea del concorso e descrive brevemente la varietà delle opere presenti nel disco, sottolineando le caratteristiche sonore del violino barocco che ha ispirato compositori di diverse nazionalità e di differenti generazioni a scrivere nuova musica per lo strumento storico.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jwKkyTiCzEk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui un video</a><br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66527720</guid><pubDate>Thu, 12 Jun 2025 13:43:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66527720/podcast_cd_new_baroque_sonatas_con_ada_witczyk.mp3" length="50823360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Nel periodo della pandemia la giovane violinista Ada Witczyk ha avuto l’idea di creare un concorso di composizione nel nome di Zuzana Růžičková, la celebre clavicembalista ceca sopravvissuta ai campi di concentramento.

L’artista, scomparsa all’età di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel periodo della pandemia la giovane violinista Ada Witczyk ha avuto l’idea di creare un concorso di composizione nel nome di Zuzana Růžičková, la celebre clavicembalista ceca sopravvissuta ai campi di concentramento.<br /><br />L’artista, scomparsa all’età di novant’anni nel 2017, nel corso della sua carriera spinse il marito compositore Viktor Kalabis a scrivere musica per il suo strumento, seguito da altri compositori che le dedicarono le proprie musiche rinnovando e arricchendo il repertorio cembalistico moderno.<br /><br />Il premio della competizione è intitolato a Viktor Kalabis, e il numero dei vincitori è variato nel corso di questi anni, ma nella edizione 2024 hanno partecipato cinquanta compositori, e data l’alta qualità delle opere ricevute ne sono state scelte sei, successivamente registrate da Ada Witczyk accompagnata al clavicembalo da Dominika Maszczyńska e, in tre dei sei brani, dal secondo violino di Simon Standage:<br /><br />Raphael Amadio Fusco (1984) Sonata for Baroque Violin and Harpsichord<br />Salvatore Passantino (1992) Ostination<br />Andrew Wilson (1960) Vanbrugh Sonata: II. The Summer Folly<br />David Jason Snow (1954) L’apothéose de Tati Fabricio<br />Maximiliano Gatta (1971) Suite for Violin and Harpsichord<br />Alexander Unseth (2002) One of Seven<br /><br />In questa intervista la violinista racconta come è nata l’idea del concorso e descrive brevemente la varietà delle opere presenti nel disco, sottolineando le caratteristiche sonore del violino barocco che ha ispirato compositori di diverse nazionalità e di differenti generazioni a scrivere nuova musica per lo strumento storico.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jwKkyTiCzEk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui un video</a><br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1271</itunes:duration><itunes:keywords>adawitczyk,album,baroquemeetstoday,contemporarycomposers,earlymusic,musicaantica,newbaroquesonatas,womeninearlymusic</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Luca Della Libera - La Maddalena pentita</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck<br /><br />Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di Innsbruck, il 23 maggio scorso è stato eseguito l’oratorio La Maddalena pentita di Alessandro Scarlatti, composto nel 1685 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj.<br /><br />Questo concerto, affidato all’Ensemble der Innsbrucker Hofmusik sotto la direzione di Marian Polin, è parte della rassegna musicale organizzata dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che si snoda da fine marzo fino a novembre. Una scelta che non solo rende omaggio a un capolavoro raramente eseguito, ma valorizza anche una scoperta musicologica: una copia manoscritta dell’oratorio, destinata alla corte di Vienna, è stata ritrovata casualmente a Graz da Franz Gratl, responsabile del dipartimento musicale del Museo. Un documento che, sebbene apparentemente una semplice raccolta di arie, si è rivelato essere una versione dell’oratorio datata 1707, probabilmente appartenente alla biblioteca cubicolare dell’imperatore Leopoldo I.<br /><br />L’oratorio, eseguito per la prima volta a Roma e poi più volte a Vienna, rivive oggi grazie a questa riscoperta e alla passione di studiosi e interpreti. Tre i personaggi: Maddalena, Gioventù e Penitenza, interpretati rispettivamente da Giulia Bolcato, Elena Di Marino e Andrea Gavagnin. Gli estratti musicali che ascolterete sono stati registrati durante la prova generale nella Hofkirche.<br /><br />🗣️ Prima del concerto, si è svolto un colloquio dedicato alla circolazione della musica di Scarlatti in area austriaca, con la partecipazione di Herbert Seifert, Marko Deisinger, Luca Della Libera e Franz Gratl. In questo podcast, vi proponiamo le interviste a Luca Della Libera, Franz Gratl e Marian Polin, che offrono preziose riflessioni sugli scambi musicali e artistici tra le corti italiane e quella di Innsbruck, animate da numerosi musicisti italiani attivi al servizio degli Asburgo.<br /><br />📅 Ricordiamo infine che La Maddalena pentita sarà eseguita nuovamente il 21 agosto al festival Arte Musica di Milano e il 22 agosto al Südtirol Festival di Merano.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br />Interviste: Luca Della Libera, Franz Gratl, Marian Polin<br />Registrazioni musicali: prove generali presso la Hofkirche di Innsbruck, Ensemble der Innsbrucker Hofmusik]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66419765</guid><pubDate>Fri, 06 Jun 2025 14:22:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66419765/podcast_un_oratorio_di_scarlatti_a_innsbruck_3_con_luca_della_libera.mp3" length="36699950" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck

Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck<br /><br />Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di Innsbruck, il 23 maggio scorso è stato eseguito l’oratorio La Maddalena pentita di Alessandro Scarlatti, composto nel 1685 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj.<br /><br />Questo concerto, affidato all’Ensemble der Innsbrucker Hofmusik sotto la direzione di Marian Polin, è parte della rassegna musicale organizzata dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che si snoda da fine marzo fino a novembre. Una scelta che non solo rende omaggio a un capolavoro raramente eseguito, ma valorizza anche una scoperta musicologica: una copia manoscritta dell’oratorio, destinata alla corte di Vienna, è stata ritrovata casualmente a Graz da Franz Gratl, responsabile del dipartimento musicale del Museo. Un documento che, sebbene apparentemente una semplice raccolta di arie, si è rivelato essere una versione dell’oratorio datata 1707, probabilmente appartenente alla biblioteca cubicolare dell’imperatore Leopoldo I.<br /><br />L’oratorio, eseguito per la prima volta a Roma e poi più volte a Vienna, rivive oggi grazie a questa riscoperta e alla passione di studiosi e interpreti. Tre i personaggi: Maddalena, Gioventù e Penitenza, interpretati rispettivamente da Giulia Bolcato, Elena Di Marino e Andrea Gavagnin. Gli estratti musicali che ascolterete sono stati registrati durante la prova generale nella Hofkirche.<br /><br />🗣️ Prima del concerto, si è svolto un colloquio dedicato alla circolazione della musica di Scarlatti in area austriaca, con la partecipazione di Herbert Seifert, Marko Deisinger, Luca Della Libera e Franz Gratl. In questo podcast, vi proponiamo le interviste a Luca Della Libera, Franz Gratl e Marian Polin, che offrono preziose riflessioni sugli scambi musicali e artistici tra le corti italiane e quella di Innsbruck, animate da numerosi musicisti italiani attivi al servizio degli Asburgo.<br /><br />📅 Ricordiamo infine che La Maddalena pentita sarà eseguita nuovamente il 21 agosto al festival Arte Musica di Milano e il 22 agosto al Südtirol Festival di Merano.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br />Interviste: Luca Della Libera, Franz Gratl, Marian Polin<br />Registrazioni musicali: prove generali presso la Hofkirche di Innsbruck, Ensemble der Innsbrucker Hofmusik]]></itunes:summary><itunes:duration>918</itunes:duration><itunes:keywords>alessandroscarlatti,baroquemusic,culturaeuropea,festivaldimusica,innsbruckhofkirche,italianbaroque,lamaddalenapentita,musicaantica,musicasacra,oratoriobarocco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a  Franz Gratl - La Maddalena pentita</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck<br /><br />Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di Innsbruck, il 23 maggio scorso è stato eseguito l’oratorio La Maddalena pentita di Alessandro Scarlatti, composto nel 1685 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj.<br /><br />Questo concerto, affidato all’Ensemble der Innsbrucker Hofmusik sotto la direzione di Marian Polin, è parte della rassegna musicale organizzata dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che si snoda da fine marzo fino a novembre. Una scelta che non solo rende omaggio a un capolavoro raramente eseguito, ma valorizza anche una scoperta musicologica: una copia manoscritta dell’oratorio, destinata alla corte di Vienna, è stata ritrovata casualmente a Graz da Franz Gratl, responsabile del dipartimento musicale del Museo. Un documento che, sebbene apparentemente una semplice raccolta di arie, si è rivelato essere una versione dell’oratorio datata 1707, probabilmente appartenente alla biblioteca cubicolare dell’imperatore Leopoldo I.<br /><br />L’oratorio, eseguito per la prima volta a Roma e poi più volte a Vienna, rivive oggi grazie a questa riscoperta e alla passione di studiosi e interpreti. Tre i personaggi: Maddalena, Gioventù e Penitenza, interpretati rispettivamente da Giulia Bolcato, Elena Di Marino e Andrea Gavagnin. Gli estratti musicali che ascolterete sono stati registrati durante la prova generale nella Hofkirche.<br /><br />🗣️ Prima del concerto, si è svolto un colloquio dedicato alla circolazione della musica di Scarlatti in area austriaca, con la partecipazione di Herbert Seifert, Marko Deisinger, Luca Della Libera e Franz Gratl. In questo podcast, vi proponiamo le interviste a Luca Della Libera, Franz Gratl e Marian Polin, che offrono preziose riflessioni sugli scambi musicali e artistici tra le corti italiane e quella di Innsbruck, animate da numerosi musicisti italiani attivi al servizio degli Asburgo.<br /><br />📅 Ricordiamo infine che La Maddalena pentita sarà eseguita nuovamente il 21 agosto al festival Arte Musica di Milano e il 22 agosto al Südtirol Festival di Merano.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br />Interviste: Luca Della Libera, Franz Gratl, Marian Polin<br />Registrazioni musicali: prove generali presso la Hofkirche di Innsbruck, Ensemble der Innsbrucker Hofmusik<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66419764</guid><pubDate>Fri, 06 Jun 2025 14:20:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66419764/podcast_un_oratorio_di_scarlatti_a_innsbruck_2_con_franz_gratl.mp3" length="36587101" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck

Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck<br /><br />Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di Innsbruck, il 23 maggio scorso è stato eseguito l’oratorio La Maddalena pentita di Alessandro Scarlatti, composto nel 1685 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj.<br /><br />Questo concerto, affidato all’Ensemble der Innsbrucker Hofmusik sotto la direzione di Marian Polin, è parte della rassegna musicale organizzata dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che si snoda da fine marzo fino a novembre. Una scelta che non solo rende omaggio a un capolavoro raramente eseguito, ma valorizza anche una scoperta musicologica: una copia manoscritta dell’oratorio, destinata alla corte di Vienna, è stata ritrovata casualmente a Graz da Franz Gratl, responsabile del dipartimento musicale del Museo. Un documento che, sebbene apparentemente una semplice raccolta di arie, si è rivelato essere una versione dell’oratorio datata 1707, probabilmente appartenente alla biblioteca cubicolare dell’imperatore Leopoldo I.<br /><br />L’oratorio, eseguito per la prima volta a Roma e poi più volte a Vienna, rivive oggi grazie a questa riscoperta e alla passione di studiosi e interpreti. Tre i personaggi: Maddalena, Gioventù e Penitenza, interpretati rispettivamente da Giulia Bolcato, Elena Di Marino e Andrea Gavagnin. Gli estratti musicali che ascolterete sono stati registrati durante la prova generale nella Hofkirche.<br /><br />🗣️ Prima del concerto, si è svolto un colloquio dedicato alla circolazione della musica di Scarlatti in area austriaca, con la partecipazione di Herbert Seifert, Marko Deisinger, Luca Della Libera e Franz Gratl. In questo podcast, vi proponiamo le interviste a Luca Della Libera, Franz Gratl e Marian Polin, che offrono preziose riflessioni sugli scambi musicali e artistici tra le corti italiane e quella di Innsbruck, animate da numerosi musicisti italiani attivi al servizio degli Asburgo.<br /><br />📅 Ricordiamo infine che La Maddalena pentita sarà eseguita nuovamente il 21 agosto al festival Arte Musica di Milano e il 22 agosto al Südtirol Festival di Merano.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br />Interviste: Luca Della Libera, Franz Gratl, Marian Polin<br />Registrazioni musicali: prove generali presso la Hofkirche di Innsbruck, Ensemble der Innsbrucker Hofmusik<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>915</itunes:duration><itunes:keywords>alessandroscarlatti,baroquemusic,culturaeuropea,festivaldimusica,innsbruckhofkirche,italianbaroque,lamaddalenapentita,musicaantica,musicasacra,oratoriobarocco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Marian Polin - La Maddalena pentita</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck<br /><br />Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di Innsbruck, il 23 maggio scorso è stato eseguito l’oratorio La Maddalena pentita di Alessandro Scarlatti, composto nel 1685 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj.<br /><br />Questo concerto, affidato all’Ensemble der Innsbrucker Hofmusik sotto la direzione di Marian Polin, è parte della rassegna musicale organizzata dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che si snoda da fine marzo fino a novembre. Una scelta che non solo rende omaggio a un capolavoro raramente eseguito, ma valorizza anche una scoperta musicologica: una copia manoscritta dell’oratorio, destinata alla corte di Vienna, è stata ritrovata casualmente a Graz da Franz Gratl, responsabile del dipartimento musicale del Museo. Un documento che, sebbene apparentemente una semplice raccolta di arie, si è rivelato essere una versione dell’oratorio datata 1707, probabilmente appartenente alla biblioteca cubicolare dell’imperatore Leopoldo I.<br /><br />L’oratorio, eseguito per la prima volta a Roma e poi più volte a Vienna, rivive oggi grazie a questa riscoperta e alla passione di studiosi e interpreti. Tre i personaggi: Maddalena, Gioventù e Penitenza, interpretati rispettivamente da Giulia Bolcato, Elena Di Marino e Andrea Gavagnin. Gli estratti musicali che ascolterete sono stati registrati durante la prova generale nella Hofkirche.<br /><br />🗣️ Prima del concerto, si è svolto un colloquio dedicato alla circolazione della musica di Scarlatti in area austriaca, con la partecipazione di Herbert Seifert, Marko Deisinger, Luca Della Libera e Franz Gratl. In questo podcast, vi proponiamo le interviste a Luca Della Libera, Franz Gratl e Marian Polin, che offrono preziose riflessioni sugli scambi musicali e artistici tra le corti italiane e quella di Innsbruck, animate da numerosi musicisti italiani attivi al servizio degli Asburgo.<br /><br />📅 Ricordiamo infine che La Maddalena pentita sarà eseguita nuovamente il 21 agosto al festival Arte Musica di Milano e il 22 agosto al Südtirol Festival di Merano.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br />Interviste: Luca Della Libera, Franz Gratl, Marian Polin<br />Registrazioni musicali: prove generali presso la Hofkirche di Innsbruck, Ensemble der Innsbrucker Hofmusik<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66419763</guid><pubDate>Fri, 06 Jun 2025 14:18:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66419763/podcast_un_oratorio_di_scarlatti_a_innsbruck_1_con_marian_polin.mp3" length="34154578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck

Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“La Maddalena pentita” di Alessandro Scarlatti alla Hofkirche di Innsbruck<br /><br />Benvenuti a questo nuovo episodio del nostro podcast, dedicato a un evento musicale di straordinaria rilevanza storica e artistica. Nella suggestiva cornice della Hofkirche di Innsbruck, il 23 maggio scorso è stato eseguito l’oratorio La Maddalena pentita di Alessandro Scarlatti, composto nel 1685 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj.<br /><br />Questo concerto, affidato all’Ensemble der Innsbrucker Hofmusik sotto la direzione di Marian Polin, è parte della rassegna musicale organizzata dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che si snoda da fine marzo fino a novembre. Una scelta che non solo rende omaggio a un capolavoro raramente eseguito, ma valorizza anche una scoperta musicologica: una copia manoscritta dell’oratorio, destinata alla corte di Vienna, è stata ritrovata casualmente a Graz da Franz Gratl, responsabile del dipartimento musicale del Museo. Un documento che, sebbene apparentemente una semplice raccolta di arie, si è rivelato essere una versione dell’oratorio datata 1707, probabilmente appartenente alla biblioteca cubicolare dell’imperatore Leopoldo I.<br /><br />L’oratorio, eseguito per la prima volta a Roma e poi più volte a Vienna, rivive oggi grazie a questa riscoperta e alla passione di studiosi e interpreti. Tre i personaggi: Maddalena, Gioventù e Penitenza, interpretati rispettivamente da Giulia Bolcato, Elena Di Marino e Andrea Gavagnin. Gli estratti musicali che ascolterete sono stati registrati durante la prova generale nella Hofkirche.<br /><br />🗣️ Prima del concerto, si è svolto un colloquio dedicato alla circolazione della musica di Scarlatti in area austriaca, con la partecipazione di Herbert Seifert, Marko Deisinger, Luca Della Libera e Franz Gratl. In questo podcast, vi proponiamo le interviste a Luca Della Libera, Franz Gratl e Marian Polin, che offrono preziose riflessioni sugli scambi musicali e artistici tra le corti italiane e quella di Innsbruck, animate da numerosi musicisti italiani attivi al servizio degli Asburgo.<br /><br />📅 Ricordiamo infine che La Maddalena pentita sarà eseguita nuovamente il 21 agosto al festival Arte Musica di Milano e il 22 agosto al Südtirol Festival di Merano.<br /><br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br />Interviste: Luca Della Libera, Franz Gratl, Marian Polin<br />Registrazioni musicali: prove generali presso la Hofkirche di Innsbruck, Ensemble der Innsbrucker Hofmusik<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>854</itunes:duration><itunes:keywords>alessandroscarlatti,baroquemusic,culturaeuropea,festivaldimusica,innsbruckhofkirche,italianbaroque,lamaddalenapentita,musicaantica,musicasacra,oratoriobarocco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Maria Roca e Philipp Caven | Misteria Paschalia</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Il Collegium Vocale Gent esegue la Passione secondo Giovanni a Misteria Paschalia<br /><br />Nel cuore della programmazione 2025 del Festival Misteria Paschalia, diretto da Vincent Dumestre, un momento imprescindibile: la Passione secondo Giovanni di Johann Sebastian Bach, eseguita nel giorno del Venerdì santo dal celebre Collegium Vocale Gent sotto la direzione di Philippe Herreweghe.<br /><br />La performance ha avuto luogo nel grande auditorium del moderno Centro Congressi ICE di Cracovia, una cornice contemporanea per una delle opere più sacre e commoventi della tradizione musicale occidentale. Trasmettere questa musica proprio nel giorno in cui la Passione è celebrata liturgicamente, e farlo in una città come Cracovia, intrisa di storia e spiritualità, ha reso l'evento ancora più significativo.<br /><br />🎧 Questo episodio include anche testimonianze esclusive di due protagonisti dell’ensemble: Maria Roca, secondo violino dei primi, e Philipp Kaven, baritono nel ruolo di Pilato. Le loro parole rivelano l’intensità emotiva e l’unità artistica che animano il Collegium Vocale Gent, uno dei punti di riferimento mondiali per l’interpretazione di Bach.<br /><br />📩 Ascolta l’episodio per immergerti in un’esperienza sonora e spirituale unica, tra eccellenza esecutiva e profonda risonanza simbolica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66221146</guid><pubDate>Fri, 23 May 2025 08:17:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66221146/podcast_misteria_paschalia_cracovia_3_con_maria_roca_e_philipp_caven.mp3" length="35478464" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Collegium Vocale Gent esegue la Passione secondo Giovanni a Misteria Paschalia

Nel cuore della programmazione 2025 del Festival Misteria Paschalia, diretto da Vincent Dumestre, un momento imprescindibile: la Passione secondo Giovanni di Johann...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il Collegium Vocale Gent esegue la Passione secondo Giovanni a Misteria Paschalia<br /><br />Nel cuore della programmazione 2025 del Festival Misteria Paschalia, diretto da Vincent Dumestre, un momento imprescindibile: la Passione secondo Giovanni di Johann Sebastian Bach, eseguita nel giorno del Venerdì santo dal celebre Collegium Vocale Gent sotto la direzione di Philippe Herreweghe.<br /><br />La performance ha avuto luogo nel grande auditorium del moderno Centro Congressi ICE di Cracovia, una cornice contemporanea per una delle opere più sacre e commoventi della tradizione musicale occidentale. Trasmettere questa musica proprio nel giorno in cui la Passione è celebrata liturgicamente, e farlo in una città come Cracovia, intrisa di storia e spiritualità, ha reso l'evento ancora più significativo.<br /><br />🎧 Questo episodio include anche testimonianze esclusive di due protagonisti dell’ensemble: Maria Roca, secondo violino dei primi, e Philipp Kaven, baritono nel ruolo di Pilato. Le loro parole rivelano l’intensità emotiva e l’unità artistica che animano il Collegium Vocale Gent, uno dei punti di riferimento mondiali per l’interpretazione di Bach.<br /><br />📩 Ascolta l’episodio per immergerti in un’esperienza sonora e spirituale unica, tra eccellenza esecutiva e profonda risonanza simbolica.]]></itunes:summary><itunes:duration>887</itunes:duration><itunes:keywords>collegiumvocalegent,earlymusic,holyweekmusic,johannsebastianbach,misteriapaschalia,musicaantica,passionesecondogiovanni,philippeherreweghe,podcastmusicale,stjohnpassion</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Vincent Dumestre | Misteria Paschalia Cracovia</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA["Le Lamentazioni di Emilio de’ Cavalieri a Tyniec"<br /><br />Nel cuore del Festival Misteria Paschalia 2025, l’ensemble Le Poème Harmonique, diretto da Vincent Dumestre, ha riportato in vita un capolavoro raro della musica sacra: le Lamentationes Hieremiae Prophetae di Emilio de’ Cavalieri, eseguite nella suggestiva cornice della Chiesa dell'Abbazia benedettina di Tyniec.<br /><br />Scritte per il mattutino dei tre giorni del Triduo Sacro, queste intense pagine per cinque voci soliste e basso continuo, punteggiate da responsori, offrono una drammaticità unica, capace di mettere in risalto la forza poetica dei testi biblici.<br /><br />In questa intervista, Vincent Dumestre racconta l'emozione di eseguire un'opera tanto densa di significato in un luogo carico di storia e spiritualità, sospeso sopra il fiume Vistola, dove musica e paesaggio si fondono in una perfetta dimensione di raccoglimento.<br /><br />🎙️ Ascolta la magia di Tyniec e la riscoperta di un capolavoro dimenticato. Credits<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia<br />Con: Vincent Dumestre, Le Poème Harmonique<br />Musica di: Emilio de’ Cavalieri<br />Registrato presso: Abbazia benedettina di Tyniec, Cracovia<br />Evento: Misteria Paschalia 2025]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65998543</guid><pubDate>Thu, 15 May 2025 06:25:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65998543/podcast_misteria_paschalia_cracovia_2_con_vincent_dumestre.mp3" length="21283525" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>"Le Lamentazioni di Emilio de’ Cavalieri a Tyniec"

Nel cuore del Festival Misteria Paschalia 2025, l’ensemble Le Poème Harmonique, diretto da Vincent Dumestre, ha riportato in vita un capolavoro raro della musica sacra: le Lamentationes Hieremiae...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA["Le Lamentazioni di Emilio de’ Cavalieri a Tyniec"<br /><br />Nel cuore del Festival Misteria Paschalia 2025, l’ensemble Le Poème Harmonique, diretto da Vincent Dumestre, ha riportato in vita un capolavoro raro della musica sacra: le Lamentationes Hieremiae Prophetae di Emilio de’ Cavalieri, eseguite nella suggestiva cornice della Chiesa dell'Abbazia benedettina di Tyniec.<br /><br />Scritte per il mattutino dei tre giorni del Triduo Sacro, queste intense pagine per cinque voci soliste e basso continuo, punteggiate da responsori, offrono una drammaticità unica, capace di mettere in risalto la forza poetica dei testi biblici.<br /><br />In questa intervista, Vincent Dumestre racconta l'emozione di eseguire un'opera tanto densa di significato in un luogo carico di storia e spiritualità, sospeso sopra il fiume Vistola, dove musica e paesaggio si fondono in una perfetta dimensione di raccoglimento.<br /><br />🎙️ Ascolta la magia di Tyniec e la riscoperta di un capolavoro dimenticato. Credits<br /><br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia<br />Con: Vincent Dumestre, Le Poème Harmonique<br />Musica di: Emilio de’ Cavalieri<br />Registrato presso: Abbazia benedettina di Tyniec, Cracovia<br />Evento: Misteria Paschalia 2025]]></itunes:summary><itunes:duration>533</itunes:duration><itunes:keywords>abbaziabenedettina,ascoltaora,emiliodecavalieri,lepoemeharmonique,misteriapaschalia,musicaantica,musicacheemoziona,musicasacra,podcastculturale,spiritualità,tyniec</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Invervista a Martyna Pastuszka | Misteria Paschalia, Cracovia</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Misteria Paschalia 2025 –  "The Wawel Mysterium: In motu"<br /><br />Un viaggio nella Cracovia storica durante la Settimana Santa: la 21ª edizione del festival Misteria Paschalia ci porta nel cuore del Castello Reale di Wawel, tra arte, storia e musica antica. Nel Salone dei Senatori, il controtenore Piotr Olech e la {oh!} Orkiestra diretta da Martyna Pastuszka interpretano capolavori di Johann Christian Bach e Antonio Vivaldi.<br /><br />In un'intervista esclusiva, Martyna Pastuszka racconta l’anima del festival e le scelte musicali di un evento unico.<br /><br />🎙️ Ascolta il nostro speciale dal cuore della Polonia!<br /><br />Credits<br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia<br />Con: Martyna Pastuszka, Piotr Olech, {oh!} Orkiestra<br />Musiche: J.C. Bach, A. Vivaldi<br />Location: Castello Reale di Wawel, Cracovia<br />Evento: Misteria Paschalia 2025]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65998406</guid><pubDate>Thu, 08 May 2025 13:15:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65998406/podcast_misteria_paschalia_di_cracovia_1_con_martyna_pastuszka_versione_finale.mp3" length="50054791" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Misteria Paschalia 2025 –  "The Wawel Mysterium: In motu"

Un viaggio nella Cracovia storica durante la Settimana Santa: la 21ª edizione del festival Misteria Paschalia ci porta nel cuore del Castello Reale di Wawel, tra arte, storia e musica antica....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Misteria Paschalia 2025 –  "The Wawel Mysterium: In motu"<br /><br />Un viaggio nella Cracovia storica durante la Settimana Santa: la 21ª edizione del festival Misteria Paschalia ci porta nel cuore del Castello Reale di Wawel, tra arte, storia e musica antica. Nel Salone dei Senatori, il controtenore Piotr Olech e la {oh!} Orkiestra diretta da Martyna Pastuszka interpretano capolavori di Johann Christian Bach e Antonio Vivaldi.<br /><br />In un'intervista esclusiva, Martyna Pastuszka racconta l’anima del festival e le scelte musicali di un evento unico.<br /><br />🎙️ Ascolta il nostro speciale dal cuore della Polonia!<br /><br />Credits<br />Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia<br />Con: Martyna Pastuszka, Piotr Olech, {oh!} Orkiestra<br />Musiche: J.C. Bach, A. Vivaldi<br />Location: Castello Reale di Wawel, Cracovia<br />Evento: Misteria Paschalia 2025]]></itunes:summary><itunes:duration>1252</itunes:duration><itunes:keywords>ascoltaora,baroquemusic,earlymusic,festivaldimusica,misteriapaschalia,musicaantica,musicabarocca,podcast,sacredmusic,wawel</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a  Peppe Frana, Luca Piccioni, ed Evangelina Mascardi</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Tradizioni che si intrecciano</b><br /><b></b><br />La seconda giornata della rassegna I suoni del liuto si è aperta con l’oud di Peppe Frana, ponte tra Oriente e Occidente, strumento di tradizioni modali vive e antenato del liuto europeo.<br /><br />A seguire, il trio formato da Jacob Mariani, Luca Piccioni e Danilo Tamburo ha proposto Confluenze, un programma di polifonie a plettro alla fine del Quattrocento, su strumenti costruiti dagli stessi esecutori, ispirati a iconografie e modelli storici.<br /><br />Ha concluso la giornata il duo di vihuelas di Evangelina Mascardi e Ariel Abramovich, con il concerto Tañer con buen ayre, un omaggio allo stile elegante e riflessivo della prassi iberica.<br /><br />Nel secondo episodio del podcast, i racconti dei protagonisti restituiscono la ricchezza e la varietà delle visioni musicali che hanno animato la giornata. <br /><br />📍 Registrato a Spello, presso il Centro studi “Adolfo Broegg”, durante la rassegna 2024.<br />🎙 Testo e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65582811</guid><pubDate>Mon, 21 Apr 2025 22:40:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65582811/podcast_i_suoni_del_liuto_2_spello_08_04_2025.mp3" length="95170350" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Tradizioni che si intrecciano

La seconda giornata della rassegna I suoni del liuto si è aperta con l’oud di Peppe Frana, ponte tra Oriente e Occidente, strumento di tradizioni modali vive e antenato del liuto europeo.

A seguire, il trio formato da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Tradizioni che si intrecciano</b><br /><b></b><br />La seconda giornata della rassegna I suoni del liuto si è aperta con l’oud di Peppe Frana, ponte tra Oriente e Occidente, strumento di tradizioni modali vive e antenato del liuto europeo.<br /><br />A seguire, il trio formato da Jacob Mariani, Luca Piccioni e Danilo Tamburo ha proposto Confluenze, un programma di polifonie a plettro alla fine del Quattrocento, su strumenti costruiti dagli stessi esecutori, ispirati a iconografie e modelli storici.<br /><br />Ha concluso la giornata il duo di vihuelas di Evangelina Mascardi e Ariel Abramovich, con il concerto Tañer con buen ayre, un omaggio allo stile elegante e riflessivo della prassi iberica.<br /><br />Nel secondo episodio del podcast, i racconti dei protagonisti restituiscono la ricchezza e la varietà delle visioni musicali che hanno animato la giornata. <br /><br />📍 Registrato a Spello, presso il Centro studi “Adolfo Broegg”, durante la rassegna 2024.<br />🎙 Testo e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>2380</itunes:duration><itunes:keywords>altaformazionemusicale,earlymusic,interview,intervista,liutisti,musicologi,podcastmusicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Cristina Farnetti ed Enrico Maria dal Pozzolo, Marc Lewon, e Francesco Zoccali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intervista-a-cristina-farnetti-ed-enrico-maria-dal-pozzolo-marc-lewon-e-francesco-zoccali--65582865</link><description><![CDATA[🎧 I suoni del liuto – Episodio 3<br /><br />Dall’età carolingia al Barocco: un viaggio nei secoli del liuto<br /><br />La terza e ultima giornata della rassegna I suoni del liuto ha attraversato secoli di storia musicale in poche ore, grazie ai concerti di Marc Lewon (in duo con Jacob Mariani) e Francesco Zoccali.<br /><br />Dalla cithara carolingia alla citola, dalla quinterna ai liuti rinascimentali e al liuto barocco, la varietà degli strumenti presentati ha restituito la stratificazione sonora di un millennio. A precedere i concerti, la conferenza di Cristina Farnetti e Enrico Maria Dal Pozzolo sul libro dedicato a Sebastiano del Piombo, pittore-musico del Rinascimento.<br /><br />In questo terzo episodio, le voci dei protagonisti ci guidano attraverso i momenti salienti della giornata conclusiva e i suoni che hanno reso viva una delle manifestazioni più promettenti nel panorama della musica antica in Umbria.<br /><br />📍 Registrato a Spello, presso il Centro studi “Adolfo Broegg”, durante la rassegna 2024.<br />🎙 Testo e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65582865</guid><pubDate>Tue, 15 Apr 2025 16:50:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65582865/podcast_i_suoni_del_liuto_3_spello_12_04_2025.mp3" length="115203133" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎧 I suoni del liuto – Episodio 3

Dall’età carolingia al Barocco: un viaggio nei secoli del liuto

La terza e ultima giornata della rassegna I suoni del liuto ha attraversato secoli di storia musicale in poche ore, grazie ai concerti di Marc Lewon (in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎧 I suoni del liuto – Episodio 3<br /><br />Dall’età carolingia al Barocco: un viaggio nei secoli del liuto<br /><br />La terza e ultima giornata della rassegna I suoni del liuto ha attraversato secoli di storia musicale in poche ore, grazie ai concerti di Marc Lewon (in duo con Jacob Mariani) e Francesco Zoccali.<br /><br />Dalla cithara carolingia alla citola, dalla quinterna ai liuti rinascimentali e al liuto barocco, la varietà degli strumenti presentati ha restituito la stratificazione sonora di un millennio. A precedere i concerti, la conferenza di Cristina Farnetti e Enrico Maria Dal Pozzolo sul libro dedicato a Sebastiano del Piombo, pittore-musico del Rinascimento.<br /><br />In questo terzo episodio, le voci dei protagonisti ci guidano attraverso i momenti salienti della giornata conclusiva e i suoni che hanno reso viva una delle manifestazioni più promettenti nel panorama della musica antica in Umbria.<br /><br />📍 Registrato a Spello, presso il Centro studi “Adolfo Broegg”, durante la rassegna 2024.<br />🎙 Testo e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>2881</itunes:duration><itunes:keywords>centrostudibroegg,francescozoccali,liuto,marclewon,musicaantica,podcastculturale,sebastianodelpiombo,spellocultura,strumentistorici,suonidelliuto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Patrizia Bovi, Eduardo Eguez, e Crawford Young</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[🎧<b> I suoni del liuto – Episodio 1</b><br /><br /><b>Spello, liuti e memorie musicali </b><br /><br />Nel cuore di Spello, presso il Centro studi europeo di musica medievale “Adolfo Broegg”, si è svolta la prima giornata della seconda edizione della rassegna I suoni del liuto. Un’occasione unica di incontro tra musicisti, studiosi e appassionati, in un dialogo continuo tra prassi esecutiva e ricerca storica. Questo primo episodio del podcast ripercorre le atmosfere della giornata inaugurale:<br /><br />🎙 Patrizia Bovi introduce la rassegna e ne racconta le origini;<br />🎼 Eduardo Eguez inaugura il programma musicale con liuto e vihuela;<br />🎶 Crawford Young presenta un esperimento sonoro raro: il dialogo tra liuto e arpa tripla, interpretato con Katerina Ghannudi, frutto di un lavoro filologico su fonti scritte e iconografiche.<br />Tre voci, tre prospettive, un viaggio attraverso la memoria sonora dell’Umanesimo.<br /><br />📍 Una produzione realizzata durante I suoni del liuto 2024, con il supporto del Centro studi “Adolfo Broegg” di Spello.<br />🎙 Testo e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65582613</guid><pubDate>Tue, 15 Apr 2025 16:26:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65582613/podcast_i_suoni_del_liuto_1_spello_versione_completa_08_04_2025.mp3" length="98875558" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎧 I suoni del liuto – Episodio 1

Spello, liuti e memorie musicali 

Nel cuore di Spello, presso il Centro studi europeo di musica medievale “Adolfo Broegg”, si è svolta la prima giornata della seconda edizione della rassegna I suoni del liuto....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎧<b> I suoni del liuto – Episodio 1</b><br /><br /><b>Spello, liuti e memorie musicali </b><br /><br />Nel cuore di Spello, presso il Centro studi europeo di musica medievale “Adolfo Broegg”, si è svolta la prima giornata della seconda edizione della rassegna I suoni del liuto. Un’occasione unica di incontro tra musicisti, studiosi e appassionati, in un dialogo continuo tra prassi esecutiva e ricerca storica. Questo primo episodio del podcast ripercorre le atmosfere della giornata inaugurale:<br /><br />🎙 Patrizia Bovi introduce la rassegna e ne racconta le origini;<br />🎼 Eduardo Eguez inaugura il programma musicale con liuto e vihuela;<br />🎶 Crawford Young presenta un esperimento sonoro raro: il dialogo tra liuto e arpa tripla, interpretato con Katerina Ghannudi, frutto di un lavoro filologico su fonti scritte e iconografiche.<br />Tre voci, tre prospettive, un viaggio attraverso la memoria sonora dell’Umanesimo.<br /><br />📍 Una produzione realizzata durante I suoni del liuto 2024, con il supporto del Centro studi “Adolfo Broegg” di Spello.<br />🎙 Testo e montaggio: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>2472</itunes:duration><itunes:keywords>altaformazionemusicale,festivalmusicali,liutisti,musicologi,podcastmusicale,strumentistorici,suonidelliuto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Christophe Rousset</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Come prendere in giro l’opera nel tempio della Scala di Milano</b><br /><br />Avete presente quei quadri in cui il pittore è intento a ritrarre i suoi modelli, visibili sia sulla tela che nella scena attorno a lui? <br /><br />Un raffinato gioco di specchi, un’immagine dentro l’immagine.<br />È proprio questo il meccanismo che muove L’opera seria di Florian Leopold Gassmann: un titolo ironico per una satira del mondo dell’opera settecentesca, tra vizi, rivalità e fallimenti teatrali.<br /><br />Scritta su libretto di Calzabigi e andata in scena a Vienna nel 1769, racconta con brillante umorismo il dietro le quinte di un’opera destinata al fiasco.<br /><br />A riportarla alla ribalta è stata la recente produzione del Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Christophe Rousset e la regia di Laurent Pelly, che ha saputo restituire tutta la freschezza di questo piccolo capolavoro, a metà tra opera buffa e parodia colta.<br /><br />🎧 Buon ascolto!<br /><br />Testo e voce: Paolo Scarnecchia<br />Produzione: Paolo Scarnecchia<br />Musiche: Florian Leopold Gassmann – L’opera seria, Teatro alla Scala<br />Con la partecipazione di Christophe Rousset, Laurent Pelly, Les Talens Lyriques, Orchestra del Teatro alla Scala]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65286786</guid><pubDate>Tue, 01 Apr 2025 13:35:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65286786/podcast_l_opera_seria_con_christophe_rousset_01_04_2025.mp3" length="62251884" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Come prendere in giro l’opera nel tempio della Scala di Milano

Avete presente quei quadri in cui il pittore è intento a ritrarre i suoi modelli, visibili sia sulla tela che nella scena attorno a lui? 

Un raffinato gioco di specchi, un’immagine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Come prendere in giro l’opera nel tempio della Scala di Milano</b><br /><br />Avete presente quei quadri in cui il pittore è intento a ritrarre i suoi modelli, visibili sia sulla tela che nella scena attorno a lui? <br /><br />Un raffinato gioco di specchi, un’immagine dentro l’immagine.<br />È proprio questo il meccanismo che muove L’opera seria di Florian Leopold Gassmann: un titolo ironico per una satira del mondo dell’opera settecentesca, tra vizi, rivalità e fallimenti teatrali.<br /><br />Scritta su libretto di Calzabigi e andata in scena a Vienna nel 1769, racconta con brillante umorismo il dietro le quinte di un’opera destinata al fiasco.<br /><br />A riportarla alla ribalta è stata la recente produzione del Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Christophe Rousset e la regia di Laurent Pelly, che ha saputo restituire tutta la freschezza di questo piccolo capolavoro, a metà tra opera buffa e parodia colta.<br /><br />🎧 Buon ascolto!<br /><br />Testo e voce: Paolo Scarnecchia<br />Produzione: Paolo Scarnecchia<br />Musiche: Florian Leopold Gassmann – L’opera seria, Teatro alla Scala<br />Con la partecipazione di Christophe Rousset, Laurent Pelly, Les Talens Lyriques, Orchestra del Teatro alla Scala]]></itunes:summary><itunes:duration>1557</itunes:duration><itunes:keywords>alla,buffa satira,classica teatro,earlymusic,florian,gassmann calzabigi christophe,interview,intervista,leopold,lyriques teatro,musicale commedia,musicantica,musica opera,opera musica,pelly les,per,podcast,rousset laurent,scala,talens</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Carlo Vistoli</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" </b><br /><br />Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La nobildonna Mary Granville descrisse Händel come "un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" — una visione che ancora oggi sembra profetica.<br /><br />🎧 In questo episodio:<br /><ul><li><b>Carlo Vistoli </b>(Ruggiero) ci accompagna dentro il suo personaggio, analizzando la scrittura vocale e la varietà drammaturgica delle arie più iconiche dell’opera.</li></ul>📍 A fine marzo 2025, Alcina è andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Pierre Audi e un cast internazionale:<br /><br />Mariangela Sicilia, Carlo Vistoli / Tamar Ugrekhelidze, Caterina Piva, Anthony Gregory, Mary Bevan, Silvia Frigato, Francesco Salvadori.<br /><br />🎧 Podcast a cura di: Paolo Scarnecchia<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65192523</guid><pubDate>Fri, 28 Mar 2025 15:41:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65192523/podcast_alcina_rm_3_con_carlo_vistoli.mp3" length="38477321" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" 

Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" </b><br /><br />Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La nobildonna Mary Granville descrisse Händel come "un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" — una visione che ancora oggi sembra profetica.<br /><br />🎧 In questo episodio:<br /><ul><li><b>Carlo Vistoli </b>(Ruggiero) ci accompagna dentro il suo personaggio, analizzando la scrittura vocale e la varietà drammaturgica delle arie più iconiche dell’opera.</li></ul>📍 A fine marzo 2025, Alcina è andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Pierre Audi e un cast internazionale:<br /><br />Mariangela Sicilia, Carlo Vistoli / Tamar Ugrekhelidze, Caterina Piva, Anthony Gregory, Mary Bevan, Silvia Frigato, Francesco Salvadori.<br /><br />🎧 Podcast a cura di: Paolo Scarnecchia<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>962</itunes:duration><itunes:keywords>alcina,ariosto,baroqueopera,carlovistoli,earlymusicstories,handel,händel,mariangelasicilia,musicaantica,operadiroma,operapodcast,rinaldoalessandrini,teatrodellopera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Mariangela Sicilia</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" </b><br /><br />Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La nobildonna Mary Granville descrisse Händel come "un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" — una visione che ancora oggi sembra profetica.<br /><br />🎧 In questo episodio:<br /><ul><li><b>Mariangela Sicilia </b>(Alcina) ci accompagna dentro il suo personaggio, analizzando la scrittura vocale e la varietà drammaturgica delle arie più iconiche dell’opera.</li></ul>📍 A fine marzo 2025, Alcina è andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Pierre Audi e un cast internazionale:<br /><br />Mariangela Sicilia, Carlo Vistoli / Tamar Ugrekhelidze, Caterina Piva, Anthony Gregory, Mary Bevan, Silvia Frigato, Francesco Salvadori.<br /><br />🎧 Podcast a cura di: Paolo Scarnecchia<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65192522</guid><pubDate>Fri, 28 Mar 2025 15:39:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65192522/podcast_alcina_rm_2_con_mariangela_sicilia.mp3" length="34653120" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" 

Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" </b><br /><br />Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La nobildonna Mary Granville descrisse Händel come "un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" — una visione che ancora oggi sembra profetica.<br /><br />🎧 In questo episodio:<br /><ul><li><b>Mariangela Sicilia </b>(Alcina) ci accompagna dentro il suo personaggio, analizzando la scrittura vocale e la varietà drammaturgica delle arie più iconiche dell’opera.</li></ul>📍 A fine marzo 2025, Alcina è andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Pierre Audi e un cast internazionale:<br /><br />Mariangela Sicilia, Carlo Vistoli / Tamar Ugrekhelidze, Caterina Piva, Anthony Gregory, Mary Bevan, Silvia Frigato, Francesco Salvadori.<br /><br />🎧 Podcast a cura di: Paolo Scarnecchia<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>867</itunes:duration><itunes:keywords>alcina,ariosto,baroqueopera,carlovistoli,earlymusicstories,handel,händel,mariangelasicilia,musicaantica,operadiroma,operapodcast,rinaldoalessandrini,teatrodellopera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Rinaldo Alessandrini</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" </b><br /><br />Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La nobildonna Mary Granville descrisse Händel come "un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" — una visione che ancora oggi sembra profetica.<br /><br />🎧 In questo episodio:<ul><li><b>Rinaldo Alessandrini, </b>direttore dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, ci guida alla scoperta del contesto storico e musicale in cui nacque Alcina, svelando lo stile teatrale e compositivo di Händel.</li></ul>📍 A fine marzo 2025, Alcina è andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Pierre Audi e un cast internazionale:<br />Mariangela Sicilia, Carlo Vistoli / Tamar Ugrekhelidze, Caterina Piva, Anthony Gregory, Mary Bevan, Silvia Frigato, Francesco Salvadori.<br /><br />🎧 Podcast a cura di: Paolo Scarnecchia<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65192524</guid><pubDate>Fri, 28 Mar 2025 15:36:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65192524/podcast_alcina_rm_1_con_rinaldo_alessandrini.mp3" length="24917934" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" 

Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>"Alcina: l’opera di un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" </b><br /><br />Nella Londra del 1735, al Royal Theatre di Covent Garden, un pubblico affascinato assisteva alla prima di Alcina, capolavoro di Händel ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. La nobildonna Mary Granville descrisse Händel come "un negromante nel mezzo dei suoi incantesimi" — una visione che ancora oggi sembra profetica.<br /><br />🎧 In questo episodio:<ul><li><b>Rinaldo Alessandrini, </b>direttore dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, ci guida alla scoperta del contesto storico e musicale in cui nacque Alcina, svelando lo stile teatrale e compositivo di Händel.</li></ul>📍 A fine marzo 2025, Alcina è andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Pierre Audi e un cast internazionale:<br />Mariangela Sicilia, Carlo Vistoli / Tamar Ugrekhelidze, Caterina Piva, Anthony Gregory, Mary Bevan, Silvia Frigato, Francesco Salvadori.<br /><br />🎧 Podcast a cura di: Paolo Scarnecchia<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1558</itunes:duration><itunes:keywords>alcina,ariosto,baroqueopera,carlovistoli,earlymusicstories,handel,händel,mariangelasicilia,musicaantica,operadiroma,operapodcast,rinaldoalessandrini,teatrodellopera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Dorothee Oberlinger</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[🎙️ La magia di Alcina di Händel, diretta da Dorothee Oberlinger tra Bonn e Norimberga<br /><br />Tra novembre 2024 e gennaio 2025, Alcina di Händel ha incantato il pubblico alla Theater Bonn Opera House, sotto la direzione di Dorothee Oberlinger, con la regia di Jens-Daniel Herzog e un cast guidato da Marie Heeschen e Charlotte Quadt. Ma la magia non finisce lì: l’opera è ora in scena anche a Norimberga, sempre con Oberlinger sul podio, questa volta alla guida dell’Orchestra Filarmonica e del Coro della città della Baviera, con un nuovo cast vocale. In questo episodio, Dorothee Oberlinger ci accompagna dentro l’incanto di Alcina, tra arie straordinarie, personaggi intensi e strumenti solisti che danno voce alle emozioni. Un viaggio musicale tra illusioni, amori e poteri magici.<br /><br />🎧 Podcast a cura di Paolo Scarnecchia<br />🎼 Musiche tratte da Alcina di G.F. Händel<br />🎙️ Intervista a Dorothee Oberlinger<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65014386</guid><pubDate>Fri, 21 Mar 2025 14:11:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65014386/podcast_handel_alcina_con_dorothee_oberlinger.mp3" length="39542072" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ La magia di Alcina di Händel, diretta da Dorothee Oberlinger tra Bonn e Norimberga

Tra novembre 2024 e gennaio 2025, Alcina di Händel ha incantato il pubblico alla Theater Bonn Opera House, sotto la direzione di Dorothee Oberlinger, con la regia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ La magia di Alcina di Händel, diretta da Dorothee Oberlinger tra Bonn e Norimberga<br /><br />Tra novembre 2024 e gennaio 2025, Alcina di Händel ha incantato il pubblico alla Theater Bonn Opera House, sotto la direzione di Dorothee Oberlinger, con la regia di Jens-Daniel Herzog e un cast guidato da Marie Heeschen e Charlotte Quadt. Ma la magia non finisce lì: l’opera è ora in scena anche a Norimberga, sempre con Oberlinger sul podio, questa volta alla guida dell’Orchestra Filarmonica e del Coro della città della Baviera, con un nuovo cast vocale. In questo episodio, Dorothee Oberlinger ci accompagna dentro l’incanto di Alcina, tra arie straordinarie, personaggi intensi e strumenti solisti che danno voce alle emozioni. Un viaggio musicale tra illusioni, amori e poteri magici.<br /><br />🎧 Podcast a cura di Paolo Scarnecchia<br />🎼 Musiche tratte da Alcina di G.F. Händel<br />🎙️ Intervista a Dorothee Oberlinger<br />🎛️ Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>989</itunes:duration><itunes:keywords>alcina,barocco,georgfriedrichhandel,handel,musicaclassica,opera,operabarocca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Jean-Christophe Groffe &amp; Thélème</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Théléme canta Cage, Dowland e Sting </b><br /><br />In questo episodio esploriamo il nuovo progetto dell’ensemble Théléme, che accosta due figure distanti nel tempo ma unite dalla ricerca musicale: John Dowland e John Cage.<br /><br />Attraverso una selezione di brani tratti dal Second Booke of Songs or Ayres (1600) e dai Song Books (1970), il gruppo crea un dialogo originale tra epoche e linguaggi, giocando sull’essenzialità e la libertà espressiva.<br /><br />A guidarci in questo viaggio è Jean-Christophe Groffe, direttore di Théléme, che ci racconta l’ispirazione dietro il progetto, le tappe della sua realizzazione e il sorprendente coinvolgimento di Sting.<br /><br />🎙️ Creazione e produzione: Paolo Scarnecchia<br />🎼 Musiche: Théléme Ensemble<br />🎧 Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64880826</guid><pubDate>Fri, 14 Mar 2025 13:39:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64880826/podcast_cd_th_l_me_con_jean_christophe_groffe_th_l_me_migliorato.mp3" length="52180113" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Théléme canta Cage, Dowland e Sting 

In questo episodio esploriamo il nuovo progetto dell’ensemble Théléme, che accosta due figure distanti nel tempo ma unite dalla ricerca musicale: John Dowland e John Cage.

Attraverso una selezione di brani tratti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Théléme canta Cage, Dowland e Sting </b><br /><br />In questo episodio esploriamo il nuovo progetto dell’ensemble Théléme, che accosta due figure distanti nel tempo ma unite dalla ricerca musicale: John Dowland e John Cage.<br /><br />Attraverso una selezione di brani tratti dal Second Booke of Songs or Ayres (1600) e dai Song Books (1970), il gruppo crea un dialogo originale tra epoche e linguaggi, giocando sull’essenzialità e la libertà espressiva.<br /><br />A guidarci in questo viaggio è Jean-Christophe Groffe, direttore di Théléme, che ci racconta l’ispirazione dietro il progetto, le tappe della sua realizzazione e il sorprendente coinvolgimento di Sting.<br /><br />🎙️ Creazione e produzione: Paolo Scarnecchia<br />🎼 Musiche: Théléme Ensemble<br />🎧 Montaggio e post-produzione: Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1305</itunes:duration><itunes:keywords>ascolticonsigliati,crossovermusicale,ensemblethéléme,fusionmusicale,innovazionesonora,jeanchristophegroffe,johncage,johndowland,liuto,musicaantica,musicacontemporanea,musicaedialogo,musicalibera,musicavocale,podcastmusicale,secondbookeofsongs,songbooks,sperimentazionemusicale,sting,théléme</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Robert Bachara &amp; Capella Cracoviensis - Valletta Baroque Festival</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[🎙️ Dietro le quinte con Capella Cracoviensis – Un viaggio nella musica antica<br /><br />In questo episodio, ti portiamo nel cuore della musica antica con Capella Cracoviensis, una delle formazioni più apprezzate nel panorama della musica barocca e classica.<br /><br />Grazie a un accesso esclusivo alle prove dell’ensemble, scopriamo il loro approccio alla ricerca sonora, all’interpretazione storica e alla preparazione di un concerto.<br /><br />🎧 Ascolta il podcast per immergerti nell'atmosfera delle prove e scoprire come prende vita l’esecuzione di un repertorio senza tempo.<br /><br />📢 Credits:<ul><li>Registrazione e montaggio a cura di Paolo Scarnecchia</li><li>Musiche eseguite da Capella Cracoviensis</li></ul>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64342774</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 02:40:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64342774/podcast_vbf_malta_5_con_robert_bachara_capella_cracoviensis.mp3" length="35834774" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Dietro le quinte con Capella Cracoviensis – Un viaggio nella musica antica

In questo episodio, ti portiamo nel cuore della musica antica con Capella Cracoviensis, una delle formazioni più apprezzate nel panorama della musica barocca e classica....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ Dietro le quinte con Capella Cracoviensis – Un viaggio nella musica antica<br /><br />In questo episodio, ti portiamo nel cuore della musica antica con Capella Cracoviensis, una delle formazioni più apprezzate nel panorama della musica barocca e classica.<br /><br />Grazie a un accesso esclusivo alle prove dell’ensemble, scopriamo il loro approccio alla ricerca sonora, all’interpretazione storica e alla preparazione di un concerto.<br /><br />🎧 Ascolta il podcast per immergerti nell'atmosfera delle prove e scoprire come prende vita l’esecuzione di un repertorio senza tempo.<br /><br />📢 Credits:<ul><li>Registrazione e montaggio a cura di Paolo Scarnecchia</li><li>Musiche eseguite da Capella Cracoviensis</li></ul>]]></itunes:summary><itunes:duration>896</itunes:duration><itunes:keywords>barocco,capellacracoviensis,dietrolequinte,musicaantica,musicaclassica,podcastmusicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Sandy Burnett e David Gordon - Valletta Baroque Festival</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[🎙️ Bach Reimagined: Il Jazz incontra la Famiglia Bach <br /><br />Nel nostro nuovo episodio, esploriamo l'incontro tra il jazz e la musica barocca con il trio Tenor Madness, composto da David Gordon, Sandy Burnett e Tom Hooper.<br /><br />Durante il Valletta Baroque Festival, il trio ha portato sul palco del Teatro Manoel una reinterpretazione in chiave jazz delle opere di tre membri della celebre dinastia Bach: Johann Christoph, Johann Sebastian e Carl Philip Emanuel.<br /><br />Il programma ha incluso brani ispirati al Clavicembalo ben temperato e al Concerto Brandeburghese n. 4, insieme a composizioni originali di David Gordon.<br /><br />Grazie alla loro profonda conoscenza della musica antica, Gordon e Burnett hanno creato un ponte tra il barocco e l'improvvisazione jazzistica, offrendo una prospettiva inedita sul repertorio bachiano.<br /><br />🎧 In questa puntata, ascolterai un’intervista esclusiva registrata dopo il concerto "Preludes and Grooves: Bach Reimagined", arricchita da esempi musicali tratti dalle prove.<br /><br />🔗 Ascolta ora e scopri come la tradizione incontra la sperimentazione in un dialogo musicale senza tempo.<br /><br />📢 Credits:<br /><ul><li>Intervista e registrazione a cura di Paolo Scarnecchia</li><li>Musiche eseguite da Tenor Madness: David Gordon, Sandy Burnett e Tom Hooper</li></ul>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64342459</guid><pubDate>Mon, 17 Feb 2025 23:30:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64342459/podcast_vbf_malta_4_con_sandy_burnett_e_david_gordon.mp3" length="80842709" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Bach Reimagined: Il Jazz incontra la Famiglia Bach 

Nel nostro nuovo episodio, esploriamo l'incontro tra il jazz e la musica barocca con il trio Tenor Madness, composto da David Gordon, Sandy Burnett e Tom Hooper.

Durante il Valletta Baroque...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ Bach Reimagined: Il Jazz incontra la Famiglia Bach <br /><br />Nel nostro nuovo episodio, esploriamo l'incontro tra il jazz e la musica barocca con il trio Tenor Madness, composto da David Gordon, Sandy Burnett e Tom Hooper.<br /><br />Durante il Valletta Baroque Festival, il trio ha portato sul palco del Teatro Manoel una reinterpretazione in chiave jazz delle opere di tre membri della celebre dinastia Bach: Johann Christoph, Johann Sebastian e Carl Philip Emanuel.<br /><br />Il programma ha incluso brani ispirati al Clavicembalo ben temperato e al Concerto Brandeburghese n. 4, insieme a composizioni originali di David Gordon.<br /><br />Grazie alla loro profonda conoscenza della musica antica, Gordon e Burnett hanno creato un ponte tra il barocco e l'improvvisazione jazzistica, offrendo una prospettiva inedita sul repertorio bachiano.<br /><br />🎧 In questa puntata, ascolterai un’intervista esclusiva registrata dopo il concerto "Preludes and Grooves: Bach Reimagined", arricchita da esempi musicali tratti dalle prove.<br /><br />🔗 Ascolta ora e scopri come la tradizione incontra la sperimentazione in un dialogo musicale senza tempo.<br /><br />📢 Credits:<br /><ul><li>Intervista e registrazione a cura di Paolo Scarnecchia</li><li>Musiche eseguite da Tenor Madness: David Gordon, Sandy Burnett e Tom Hooper</li></ul>]]></itunes:summary><itunes:duration>2022</itunes:duration><itunes:keywords>bach,fusionjazz,jazz,musicabarocca,podcastmusicale,tenormadness,vallettabaroquefestival</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Théotime Langlois de Swarte e Thomas Dunford - Valletta Baroque Festival di Malta</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[🎙️ In questo episodio del podcast dedicato alla musica antica e curato da Paolo Scarnecchia, vi raccontiamo uno dei concerti più affascinanti del Valletta Baroque Festival, quello di Thomas Dunford (liuto) e Théotime Langlois de Swarte (violino), dedicato alla musica inglese del periodo tra il XVII e il XVIII secolo.<br /><br />Il programma, intitolato The Mad Lover, prende ispirazione dalla commedia omonima di John Fletcher (1616) e include musiche di John Eccles, Nicola Matteis (senior e junior), e Henry Eccles. Il concerto si apre e si chiude con i ground di John Eccles, offrendo ampie possibilità di improvvisazione, uno degli elementi che rendono unica la collaborazione tra i due giovani musicisti.<br /><br />🎼Nel podcast scoprirete:<br />🎤 Un’intervista esclusiva con Dunford e Langlois de Swarte, che condividono la passione per i bassi ostinati e raccontano la loro esperienza comune, iniziata durante la produzione di Didone ed Enea di Purcell con Les Arts Florissants di William Christie.<br /><br />🎶 Esempi musicali registrati durante il riscaldamento pre-concerto, tra chiacchiere, accordature e l’entusiasmo di esplorare la splendida acustica del Teatro Manoel.Un episodio che cattura non solo la maestria dei due musicisti, ma anche il loro spirito giocoso e la complicità che traspare dalla loro esibizione. Perfetto per chi ama la musica barocca, le improvvisazioni e le storie dietro le quinte! 🎭💫]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63936333</guid><pubDate>Mon, 10 Feb 2025 00:15:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63936333/podcast_vbf_malta_3_con_th_otime_langlois_de_swarte_e_thomas_dunford.mp3" length="44941060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ In questo episodio del podcast dedicato alla musica antica e curato da Paolo Scarnecchia, vi raccontiamo uno dei concerti più affascinanti del Valletta Baroque Festival, quello di Thomas Dunford (liuto) e Théotime Langlois de Swarte (violino),...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ In questo episodio del podcast dedicato alla musica antica e curato da Paolo Scarnecchia, vi raccontiamo uno dei concerti più affascinanti del Valletta Baroque Festival, quello di Thomas Dunford (liuto) e Théotime Langlois de Swarte (violino), dedicato alla musica inglese del periodo tra il XVII e il XVIII secolo.<br /><br />Il programma, intitolato The Mad Lover, prende ispirazione dalla commedia omonima di John Fletcher (1616) e include musiche di John Eccles, Nicola Matteis (senior e junior), e Henry Eccles. Il concerto si apre e si chiude con i ground di John Eccles, offrendo ampie possibilità di improvvisazione, uno degli elementi che rendono unica la collaborazione tra i due giovani musicisti.<br /><br />🎼Nel podcast scoprirete:<br />🎤 Un’intervista esclusiva con Dunford e Langlois de Swarte, che condividono la passione per i bassi ostinati e raccontano la loro esperienza comune, iniziata durante la produzione di Didone ed Enea di Purcell con Les Arts Florissants di William Christie.<br /><br />🎶 Esempi musicali registrati durante il riscaldamento pre-concerto, tra chiacchiere, accordature e l’entusiasmo di esplorare la splendida acustica del Teatro Manoel.Un episodio che cattura non solo la maestria dei due musicisti, ma anche il loro spirito giocoso e la complicità che traspare dalla loro esibizione. 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La parte solista è stata affidata alla lyra greca di Sokratis Sinopoulos, che, pur non avendo legami storici con la viola da gamba, ha amplificato l’intensità e la malinconia distintive delle composizioni di Dowland, trasformandole in un’esperienza sonora unica e suggestiva. <br /><br />🎻✨Nel programma intitolato Lachrimae lyrae, sono state eseguite anche alcune delle più celebri gagliarde del compositore inglese. Nel podcast troverete:<br /><br />🎤 Un’intervista esclusiva con Joubert-Caillet e Sinopoulos, in cui raccontano la nascita e lo sviluppo della loro collaborazione.<br /><br />🎼 Esempi musicali registrati dal vivo durante le prove nel Museo Nazionale di Archeologia.<br />Un viaggio tra passato e innovazione, dove la tradizione della musica rinascimentale inglese si intreccia con i timbri affascinanti della lyra greca.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63936276</guid><pubDate>Mon, 03 Feb 2025 00:55:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63936276/podcast_vbf_malta_2_con_fran_ois_joubert_caillet_sokratis_sinopoluos_l_ach_ron.mp3" length="58317844" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Nuovo episodio del podcast curato da Paolo Scarnecchia: L’Achéron e la magia della Lachrimae lyrae!

🎶✨In questo episodio, vi portiamo nel suggestivo Museo Nazionale di Archeologia di Malta, dove, durante il Valletta Baroque Festival, il consort di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ Nuovo episodio del podcast curato da Paolo Scarnecchia: L’Achéron e la magia della Lachrimae lyrae!<br /><br />🎶✨In questo episodio, vi portiamo nel suggestivo Museo Nazionale di Archeologia di Malta, dove, durante il Valletta Baroque Festival, il consort di viole da gamba L’Achéron, diretto da François Joubert-Caillet, ha presentato una straordinaria versione della celebre raccolta Lachrimae, or Seaven Teares di John Dowland.<br /><br />La particolarità? La parte solista è stata affidata alla lyra greca di Sokratis Sinopoulos, che, pur non avendo legami storici con la viola da gamba, ha amplificato l’intensità e la malinconia distintive delle composizioni di Dowland, trasformandole in un’esperienza sonora unica e suggestiva. <br /><br />🎻✨Nel programma intitolato Lachrimae lyrae, sono state eseguite anche alcune delle più celebri gagliarde del compositore inglese. Nel podcast troverete:<br /><br />🎤 Un’intervista esclusiva con Joubert-Caillet e Sinopoulos, in cui raccontano la nascita e lo sviluppo della loro collaborazione.<br /><br />🎼 Esempi musicali registrati dal vivo durante le prove nel Museo Nazionale di Archeologia.<br />Un viaggio tra passato e innovazione, dove la tradizione della musica rinascimentale inglese si intreccia con i timbri affascinanti della lyra greca.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1458</itunes:duration><itunes:keywords>baroquemusic,earlymusic,françoisjoubertcaillet,interview,intervista,johndowland,lachéron,lachrimaelyrae,musicaantica,podcast,sokratissinopoulos,vallettabaroquefestival</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Steven Devine &amp; Valletta Baroque Ensemble - Valletta Baroque Festival di Malta</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[🎙️ Nuovo episodio del nostro podcast curato da Paolo Scarnecchia: Steven Devine &amp; Valletta Baroque Ensemble al Valletta Baroque Festival! <br /><br />🎶✨In questo episodio, vi portiamo direttamente nel cuore del Valletta Baroque Festival di Malta, inaugurato il 9 gennaio nella splendida Cattedrale di San Giovanni con l’oratorio La Giuditta di Alessandro Scarlatti. Diretto da Steven Devine e interpretato dal Valletta Baroque Ensemble, l’oratorio celebra il 300° anniversario della morte di Scarlatti, con un’esecuzione della versione napoletana del 1693, che si distingue per la varietà musicale e la particolare cura nei recitativi.Nel podcast:<br /><br />🎤 Intervista esclusiva con Steven Devine, che ci racconta la sua collaborazione con il Festival e con il Valletta Baroque Ensemble.<br /><br />🎼 Esempi musicali registrati dal vivo durante le prove nella Cattedrale di San Giovanni.<br /><br />🔍 Approfondimenti sull’oratorio, dalle soluzioni musicali innovative di Scarlatti alla scena chiave dell’addormentamento di Oloferne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63935148</guid><pubDate>Mon, 27 Jan 2025 17:34:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63935148/podcast_vbf_1_con_steven_devine_valletta_baroque_ensemble.mp3" length="52749582" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>🎙️ Nuovo episodio del nostro podcast curato da Paolo Scarnecchia: Steven Devine &amp;amp; Valletta Baroque Ensemble al Valletta Baroque Festival! 

🎶✨In questo episodio, vi portiamo direttamente nel cuore del Valletta Baroque Festival di Malta, inaugurato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[🎙️ Nuovo episodio del nostro podcast curato da Paolo Scarnecchia: Steven Devine &amp; Valletta Baroque Ensemble al Valletta Baroque Festival! <br /><br />🎶✨In questo episodio, vi portiamo direttamente nel cuore del Valletta Baroque Festival di Malta, inaugurato il 9 gennaio nella splendida Cattedrale di San Giovanni con l’oratorio La Giuditta di Alessandro Scarlatti. Diretto da Steven Devine e interpretato dal Valletta Baroque Ensemble, l’oratorio celebra il 300° anniversario della morte di Scarlatti, con un’esecuzione della versione napoletana del 1693, che si distingue per la varietà musicale e la particolare cura nei recitativi.Nel podcast:<br /><br />🎤 Intervista esclusiva con Steven Devine, che ci racconta la sua collaborazione con il Festival e con il Valletta Baroque Ensemble.<br /><br />🎼 Esempi musicali registrati dal vivo durante le prove nella Cattedrale di San Giovanni.<br /><br />🔍 Approfondimenti sull’oratorio, dalle soluzioni musicali innovative di Scarlatti alla scena chiave dell’addormentamento di Oloferne.]]></itunes:summary><itunes:duration>1319</itunes:duration><itunes:keywords>alessandroscarlatti,baroquemusic,earlymusic,interview,intervista,lagiuditta,musicaantica,podcast,stevendevine,vallettabaroquefestival</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Dumestre &amp; Le Poème Harmonique - Versailles</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[L’approdo di un’opera “protofemminista” di Galuppi a Versailles  <br /><br />Nell’intensa programmazione di fine anno dell’Opéra Royal di Versailles il dramma giocoso <i>L’Uomo Femina</i> di Baldassare Galuppi ha brillato per il carattere, in relazione all’epoca nel quale venne composto, trasgressivo. Si tratta infatti di un’opera del 1762 che venne rappresentata nel Teatro San Moisè di Venezia, ma della quale si erano perse le tracce. La sua partitura è stata ritrovata nel 2006 nella Biblioteca del Palazzo di Ajuda a Lisbona e il libretto, pubblicato anonimo ma attribuito a Pietro Chiari, racconta di una imprecisata isola del Mediterraneo governata e comandata da donne libertine. Due naufraghi italiani sbarcandovi si ritrovano in un mondo più che matriarcale, nel quale gli uomini oggetto del desiderio  femminile, passano il tempo ad adornarsi dovendo rimanere fedeli.<br /><br />L’opera proposta dall’ensemble Le Poème Harmonique diretto da Vincent Dumestre non era mai stata eseguita integralmente ed è dunque una novità tutta da scoprire, e dopo le recenti rappresentazioni di Digione e Caen è approdata a Versailles, con un cast composto da Eva Zaïcik, Lucile Richardot, Victoire Bunel, Victor Sicard, François Rougier e Anas Séguin, per la regia di Agnès Jaoui. Sia il direttore del gruppo musicale che la regista hanno sottolineato il carattere progressista del libretto di Pietro Chiari, una figura eccentrica e originale del panorama teatrale e culturale veneziano del Settecento, autore di commedie, poemi e romanzi, in costante polemica con Goldoni.  <br /><br />Nel podcast sono presenti esempi musicali registrati durante le prove, e in questa intervista Dumestre descrive il carattere dell’opera mettendo in risalto l’importanza del compositore, detto il Buranello, che merita oggi una maggiore attenzione. Inoltre  sottolinea l’attualità del soggetto del libretto, che nello specchio rovesciato della società patriarcale suggerisce istanze che a distanza di più di due secoli e mezzo appaiono moderne, nonostante il ritorno all’ordine del lieto fine. Questo sembra il messaggio contenuto nelle parole pronunciate dai protagonisti nel finale dell’opera: “Chi ha buon senno, chi ha buon naso, può capir senza esitanza che l’Autor non scrisse a caso…”.                                                                     Paolo Scarnecchia<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63763364</guid><pubDate>Mon, 20 Jan 2025 13:49:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63763364/podcast_versailles_con_vincent_dumestre_le_po_me_harmonique.mp3" length="64404374" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’approdo di un’opera “protofemminista” di Galuppi a Versailles  

Nell’intensa programmazione di fine anno dell’Opéra Royal di Versailles il dramma giocoso L’Uomo Femina di Baldassare Galuppi ha brillato per il carattere, in relazione all’epoca nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’approdo di un’opera “protofemminista” di Galuppi a Versailles  <br /><br />Nell’intensa programmazione di fine anno dell’Opéra Royal di Versailles il dramma giocoso <i>L’Uomo Femina</i> di Baldassare Galuppi ha brillato per il carattere, in relazione all’epoca nel quale venne composto, trasgressivo. Si tratta infatti di un’opera del 1762 che venne rappresentata nel Teatro San Moisè di Venezia, ma della quale si erano perse le tracce. La sua partitura è stata ritrovata nel 2006 nella Biblioteca del Palazzo di Ajuda a Lisbona e il libretto, pubblicato anonimo ma attribuito a Pietro Chiari, racconta di una imprecisata isola del Mediterraneo governata e comandata da donne libertine. Due naufraghi italiani sbarcandovi si ritrovano in un mondo più che matriarcale, nel quale gli uomini oggetto del desiderio  femminile, passano il tempo ad adornarsi dovendo rimanere fedeli.<br /><br />L’opera proposta dall’ensemble Le Poème Harmonique diretto da Vincent Dumestre non era mai stata eseguita integralmente ed è dunque una novità tutta da scoprire, e dopo le recenti rappresentazioni di Digione e Caen è approdata a Versailles, con un cast composto da Eva Zaïcik, Lucile Richardot, Victoire Bunel, Victor Sicard, François Rougier e Anas Séguin, per la regia di Agnès Jaoui. Sia il direttore del gruppo musicale che la regista hanno sottolineato il carattere progressista del libretto di Pietro Chiari, una figura eccentrica e originale del panorama teatrale e culturale veneziano del Settecento, autore di commedie, poemi e romanzi, in costante polemica con Goldoni.  <br /><br />Nel podcast sono presenti esempi musicali registrati durante le prove, e in questa intervista Dumestre descrive il carattere dell’opera mettendo in risalto l’importanza del compositore, detto il Buranello, che merita oggi una maggiore attenzione. Inoltre  sottolinea l’attualità del soggetto del libretto, che nello specchio rovesciato della società patriarcale suggerisce istanze che a distanza di più di due secoli e mezzo appaiono moderne, nonostante il ritorno all’ordine del lieto fine. Questo sembra il messaggio contenuto nelle parole pronunciate dai protagonisti nel finale dell’opera: “Chi ha buon senno, chi ha buon naso, può capir senza esitanza che l’Autor non scrisse a caso…”.                                                                     Paolo Scarnecchia<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1611</itunes:duration><itunes:keywords>arte,cultura,earlymusic,galuppi,intervista,musicaantica,opera,versailles</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>16</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Francesco Lora &amp; Arsenale Sonoro</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[La prima esecuzione in tempi moderni di un misterioso oratorio bolognese   <br /><br />La storia dell’oratorio <i>La sepoltura di cristo</i> di Giacomo Antonio Perti è piuttosto singolare per via delle differenti versioni di questo lavoro. In una di queste si trovano  alcuni elementi dell’omonimo oratorio di Giacomo Cesare Predieri, e il  manoscritto che si riteneva anonimo, rispecchia la collaborazione e lo scambio tra i due compositori.  <br /><br />La versione che è stata eseguita dall’ensemble Arsenale Sonoro diretto da Boris Begelman per la prima volta nel nostro tempo, era sconosciuta e la complessità della storia della sua creazione è degna di un romanzo che rivela la vivacità e la qualità della scena musicale bolognese tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento.  <br /><br />L’attribuzione, la ricostruzione e l’edizione critica dell’oratorio sono state fatte da Francesco Lora che nella conversazione contenuta nel podcast racconta i retroscena e le vicende che sono alla base di questo oratorio contenuto in un manoscritto custodito nell’Archivio musicale della Basilica di San Petronio. I brevi esempi musicali, registrati durante la prova nell’auditorium del Kulturzentrum di Herne, riguardano la seconda parte dell’oratorio scritto originariamente per la celebrazione del Venerdì Santo.                                                                                 <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63268984</guid><pubDate>Wed, 08 Jan 2025 10:35:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63268984/podcast_herne_5_con_francesco_lora_arsenale_sonoro.mp3" length="93285354" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La prima esecuzione in tempi moderni di un misterioso oratorio bolognese   

La storia dell’oratorio La sepoltura di cristo di Giacomo Antonio Perti è piuttosto singolare per via delle differenti versioni di questo lavoro. In una di queste si trovano ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La prima esecuzione in tempi moderni di un misterioso oratorio bolognese   <br /><br />La storia dell’oratorio <i>La sepoltura di cristo</i> di Giacomo Antonio Perti è piuttosto singolare per via delle differenti versioni di questo lavoro. In una di queste si trovano  alcuni elementi dell’omonimo oratorio di Giacomo Cesare Predieri, e il  manoscritto che si riteneva anonimo, rispecchia la collaborazione e lo scambio tra i due compositori.  <br /><br />La versione che è stata eseguita dall’ensemble Arsenale Sonoro diretto da Boris Begelman per la prima volta nel nostro tempo, era sconosciuta e la complessità della storia della sua creazione è degna di un romanzo che rivela la vivacità e la qualità della scena musicale bolognese tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento.  <br /><br />L’attribuzione, la ricostruzione e l’edizione critica dell’oratorio sono state fatte da Francesco Lora che nella conversazione contenuta nel podcast racconta i retroscena e le vicende che sono alla base di questo oratorio contenuto in un manoscritto custodito nell’Archivio musicale della Basilica di San Petronio. I brevi esempi musicali, registrati durante la prova nell’auditorium del Kulturzentrum di Herne, riguardano la seconda parte dell’oratorio scritto originariamente per la celebrazione del Venerdì Santo.                                                                                 <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>2333</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>16</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Mahan Esfahani</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Il Clavicembalo ad Alta Definizione di Mahan Esfahani</b><br />Nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, Mahan Esfahani ha offerto un emozionante concerto, esplorando la ricchezza timbrica del clavicembalo attraverso un programma che include composizioni di Frescobaldi, Bach, Telemann e Lully, insieme a trascrizioni di madrigali e danze. In questo episodio, ascoltiamo un’intervista registrata subito dopo il concerto, in cui Esfahani condivide la sua visione musicale. Un viaggio sonoro che unisce tradizione e innovazione, evidenziando le infinite possibilità espressive del clavicembalo.<br /> <br /><b>Intervista con Mahan Esfahani</b><br /><b></b><br /><i><b>Early Music Stories è una serie podcast de Il Giornale della Musica </b></i><br />Registrazione del concerto presso il Kulturzentrum di Herne <br />Musiche di Frescobaldi, Bach, Telemann, Lully e d’Anglebert<br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br /><a href="https://www.giornaledellamusica.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.giornaledellamusica.it </a><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63268503</guid><pubDate>Wed, 01 Jan 2025 13:20:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63268503/podcast_herne_4_con_mahan_esfahani.mp3" length="33212080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Clavicembalo ad Alta Definizione di Mahan Esfahani
Nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, Mahan Esfahani ha offerto un emozionante concerto, esplorando la ricchezza timbrica del clavicembalo attraverso un programma che include...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Il Clavicembalo ad Alta Definizione di Mahan Esfahani</b><br />Nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, Mahan Esfahani ha offerto un emozionante concerto, esplorando la ricchezza timbrica del clavicembalo attraverso un programma che include composizioni di Frescobaldi, Bach, Telemann e Lully, insieme a trascrizioni di madrigali e danze. In questo episodio, ascoltiamo un’intervista registrata subito dopo il concerto, in cui Esfahani condivide la sua visione musicale. Un viaggio sonoro che unisce tradizione e innovazione, evidenziando le infinite possibilità espressive del clavicembalo.<br /> <br /><b>Intervista con Mahan Esfahani</b><br /><b></b><br /><i><b>Early Music Stories è una serie podcast de Il Giornale della Musica </b></i><br />Registrazione del concerto presso il Kulturzentrum di Herne <br />Musiche di Frescobaldi, Bach, Telemann, Lully e d’Anglebert<br />Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia<br /><br /><a href="https://www.giornaledellamusica.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.giornaledellamusica.it </a><br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>831</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>16</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista Katarina Bäuml &amp; Capella de la Torre</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Alta e bassa cappella riunite per evocare canzoni associate alle quattro stagioni  <br /><br />La rielaborazione di musiche proprie e altrui è una prassi storica che appartiene soprattutto al passato, e veniva considerata in diversi modi. Poteva rappresentare un omaggio, una fonte di studio e di assimilazione, oppure un espediente dettato dalla fretta di dover consegnare un’opera, e così via. C’è poi la questione delle variazioni con le quali si faceva sfoggio delle proprie abilità di improvvisazione, e l’arte della ornamentazione e diminuzione era la prassi quotidiana di ogni musicista e non si suonava mai lo stesso brano esattamente nello stesso modo.  <br /><br />Questa incessante attività di elaborazione artistica ha ispirato il programma presentato durante le Giornate di Musica Antica di Herne dall’ensemble Capella de la Torre diretto da Katharina Bäuml, che ha selezionato musiche di diversi autori del XVI e del XVII secolo, raggruppate in sezioni contrassegnate dai nomi delle quattro stagioni.  <br /><br />L’intervista alla oboista specializzata nella esecuzione con strumenti ad ancia storici, e gli esempi musicali contenuti nel podcast, sono stati registrati nel corso delle prove nella Kreuzkirche dove si è successivamente svolto il concerto.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63268407</guid><pubDate>Wed, 25 Dec 2024 15:05:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63268407/podcast_herne_3_con_katarina_b_uml_capella_de_la_torre.mp3" length="30385631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Alta e bassa cappella riunite per evocare canzoni associate alle quattro stagioni  

La rielaborazione di musiche proprie e altrui è una prassi storica che appartiene soprattutto al passato, e veniva considerata in diversi modi. Poteva rappresentare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Alta e bassa cappella riunite per evocare canzoni associate alle quattro stagioni  <br /><br />La rielaborazione di musiche proprie e altrui è una prassi storica che appartiene soprattutto al passato, e veniva considerata in diversi modi. Poteva rappresentare un omaggio, una fonte di studio e di assimilazione, oppure un espediente dettato dalla fretta di dover consegnare un’opera, e così via. C’è poi la questione delle variazioni con le quali si faceva sfoggio delle proprie abilità di improvvisazione, e l’arte della ornamentazione e diminuzione era la prassi quotidiana di ogni musicista e non si suonava mai lo stesso brano esattamente nello stesso modo.  <br /><br />Questa incessante attività di elaborazione artistica ha ispirato il programma presentato durante le Giornate di Musica Antica di Herne dall’ensemble Capella de la Torre diretto da Katharina Bäuml, che ha selezionato musiche di diversi autori del XVI e del XVII secolo, raggruppate in sezioni contrassegnate dai nomi delle quattro stagioni.  <br /><br />L’intervista alla oboista specializzata nella esecuzione con strumenti ad ancia storici, e gli esempi musicali contenuti nel podcast, sono stati registrati nel corso delle prove nella Kreuzkirche dove si è successivamente svolto il concerto.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>760</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>16</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Cecilia Bernardini &amp; B'Rock Orchestra</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Tra Bach, Handel e Pergolesi  <br /><br />Tra le varie proposte presentate nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, quella della B’Rock Orchestra diretta da Cecilia Bernardini è una delle più aderenti al motto tematico di questa edizione: “Reduce, Reuse, Recycle”. Questo invito, che oggi è legato all’economia circolare e alla cultura ecologica, applicato alla musica designa una prassi ampiamente utilizzata dai compositori del passato soprattutto tra Medioevo, Rinascimento e Barocco.   <br /><br />Il programma eseguito dal gruppo che ha sede a Gand in Belgio, è stato immaginato come un percorso dedicato a due opere musicali che hanno ispirato Bach, sia come esecutore che trascrittore, la cantata di Handel <i>Armida abbandonata</i> e la traduzione e trasformazione “luterana” dello <i>Stabat Mater</i> di Pergolesi. Tra le due è stata inserita la prima versione del quinto concerto brandeburghese, che è una rarità in confronto alla fama della sua versione perfezionata.  <br /><br />In questo podcast Cecilia Bernardini racconta come è stato pensato questo programma, e gli esempi musicali relativi alla cantata di Bach sono stati registrati durante le prove del concerto, mentre i due brevi passaggi che illustrano le composizioni eseguite precedentemente provengono dalla registrazione del concerto fatta dalla rete radiofonica WDR 3 che lo ha trasmesso in diretta.                                                                     Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63268314</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2024 16:55:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63268314/podcast_herne_2_con_cecilia_bernardini_b_rock_orchestra.mp3" length="35096031" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Tra Bach, Handel e Pergolesi  

Tra le varie proposte presentate nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, quella della B’Rock Orchestra diretta da Cecilia Bernardini è una delle più aderenti al motto tematico di questa edizione: “Reduce,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tra Bach, Handel e Pergolesi  <br /><br />Tra le varie proposte presentate nel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, quella della B’Rock Orchestra diretta da Cecilia Bernardini è una delle più aderenti al motto tematico di questa edizione: “Reduce, Reuse, Recycle”. Questo invito, che oggi è legato all’economia circolare e alla cultura ecologica, applicato alla musica designa una prassi ampiamente utilizzata dai compositori del passato soprattutto tra Medioevo, Rinascimento e Barocco.   <br /><br />Il programma eseguito dal gruppo che ha sede a Gand in Belgio, è stato immaginato come un percorso dedicato a due opere musicali che hanno ispirato Bach, sia come esecutore che trascrittore, la cantata di Handel <i>Armida abbandonata</i> e la traduzione e trasformazione “luterana” dello <i>Stabat Mater</i> di Pergolesi. Tra le due è stata inserita la prima versione del quinto concerto brandeburghese, che è una rarità in confronto alla fama della sua versione perfezionata.  <br /><br />In questo podcast Cecilia Bernardini racconta come è stato pensato questo programma, e gli esempi musicali relativi alla cantata di Bach sono stati registrati durante le prove del concerto, mentre i due brevi passaggi che illustrano le composizioni eseguite precedentemente provengono dalla registrazione del concerto fatta dalla rete radiofonica WDR 3 che lo ha trasmesso in diretta.                                                                     Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>878</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>16</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Guillermo Pérez &amp; Tasto Solo</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Le raffinate atmosfere della Ars subtilior a Herne  <br /><br />Il programma delle Giornate di Musica Antica di Herne, che si sono svolte dal 14 al 17 novembre 2024 nella città tedesca della della Renania Settentrionale-Vestfalia, è stato ispirato dal triplice motto “Riduci, riusa, ricicla”, e alle possibili declinazioni di questi concetti nell’arco della  storia della musica che dal Medioevo arriva fino al  Classicismo.  <br /><br />La manifestazione diretta da Richard Lorber è organizzata dalla WDR 3 e tutti i concerti sono stati registrati per essere trasmessi in diretta o in differita e si possono  ascoltare sul <a href="https://www1.wdr.de/radio/wdr3/musik/tagealtermusikherne/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Player</a> dell’emittente radiofonica.  <br /><br />Il caso della cosidetta Ars subtilior forse non è tra i più evidenti, ma la fitta trama allegorica dei riferimenti testuali e musicali dei mottetti e delle chanson polifoniche di questa sofisticata e tardiva fase della Ars Nova, è frutto della rielaborazione e combinazione di elementi della scuola francese e di quella italiana.  <br /><br />Il concerto eseguito dall’ensemble Tasto Solo diretto da Guillermo Pérez è stato dedicato prevalentemente a mettere in risalto i nomi di due compositori che ebbero legami con le corti spagnole, Jacob de Senleches e Trebor, le cui musiche sono contenute principalmente nel Codice Chantilly, che è la più importante fonte dell’Ars subtilior.  <br /><br />L’intervista e gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove del concerto che si è svolto nella Kreuzkirche di Herne.                                                                          Paolo Scarnecchia  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63268277</guid><pubDate>Wed, 11 Dec 2024 15:51:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63268277/podcast_herne_1_con_guillermo_p_rez_tasto_solo_completo.mp3" length="36233925" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le raffinate atmosfere della Ars subtilior a Herne  

Il programma delle Giornate di Musica Antica di Herne, che si sono svolte dal 14 al 17 novembre 2024 nella città tedesca della della Renania Settentrionale-Vestfalia, è stato ispirato dal triplice...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le raffinate atmosfere della Ars subtilior a Herne  <br /><br />Il programma delle Giornate di Musica Antica di Herne, che si sono svolte dal 14 al 17 novembre 2024 nella città tedesca della della Renania Settentrionale-Vestfalia, è stato ispirato dal triplice motto “Riduci, riusa, ricicla”, e alle possibili declinazioni di questi concetti nell’arco della  storia della musica che dal Medioevo arriva fino al  Classicismo.  <br /><br />La manifestazione diretta da Richard Lorber è organizzata dalla WDR 3 e tutti i concerti sono stati registrati per essere trasmessi in diretta o in differita e si possono  ascoltare sul <a href="https://www1.wdr.de/radio/wdr3/musik/tagealtermusikherne/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Player</a> dell’emittente radiofonica.  <br /><br />Il caso della cosidetta Ars subtilior forse non è tra i più evidenti, ma la fitta trama allegorica dei riferimenti testuali e musicali dei mottetti e delle chanson polifoniche di questa sofisticata e tardiva fase della Ars Nova, è frutto della rielaborazione e combinazione di elementi della scuola francese e di quella italiana.  <br /><br />Il concerto eseguito dall’ensemble Tasto Solo diretto da Guillermo Pérez è stato dedicato prevalentemente a mettere in risalto i nomi di due compositori che ebbero legami con le corti spagnole, Jacob de Senleches e Trebor, le cui musiche sono contenute principalmente nel Codice Chantilly, che è la più importante fonte dell’Ars subtilior.  <br /><br />L’intervista e gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove del concerto che si è svolto nella Kreuzkirche di Herne.                                                                          Paolo Scarnecchia  ]]></itunes:summary><itunes:duration>906</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interivsta,interview,musicanatica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>16</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Patrizia Bovi, Gabriele Russo e Goffredo Degli Esposti</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Da Assisi ad Assisi: i primi quaranta anni di Micrologus</b> <b> </b><br /><br />Hanno iniziato a suonare insieme ad Assisi, incontrandosi in occasione del Calendimaggio, e hanno creato un ensemble che ha poi fatto il giro del mondo facendo conoscere e amare la musica medievale e del primo Rinascimento in quaranta anni di intensa attività concertistica e discografica. <b> </b><br />Patrizia Bovi, Goffredo Degli Esposti, Gabriele Russo e Adolfo Broegg, prematuramente scomparso nel 2006, legati da una passione comune sono stati tra i pionieri italiani di un mondo musicale precedentemente quasi sconosciuto e hanno scelto il nome di un trattato di Guido d’Arezzo, Micrologus, per esprimere tutta la bellezza e la vitalità della musica antica che hanno raccontato con grande capacità comunicativa. <b> </b><br /><br />Il loro inconfondibile <i>sound</i> deriva dalla solidità del gruppo, e dai loro differenti caratteri che si rispecchiano nella creatività dell’interpretazione delle fonti musicali sulle quali hanno sviluppato una grande quantità di programmi. L’interesse e la curiosità verso le musiche di tradizione orale ha guidato e ispirato il loro modo di suonare, e cantare, che si è costantemente rinnovato anche attraverso l’improvvisazione, pur mantenendo un’impronta riconoscibile e sempre personale. <b> </b><br /><br />In questa intervista i tre fondatori del gruppo raccontano i momenti salienti della propria storia musicale. La conversazione è stata registrata ad Assisi qualche giorno prima della grande festa di inizio settembre con la quale hanno celebrato nella città umbra il loro quarantesimo compleanno, insieme ai molti musicisti che sono stati i compagni di viaggio dei loro diversi progetti. <b> </b> <b> </b>                                                                                Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63146758</guid><pubDate>Wed, 04 Dec 2024 17:34:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63146758/podcast_micrologus_40_anni_con_patrizia_bovi_gabriele_russo_e_goffredo_degli_esposti_completo_1.mp3" length="52865193" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Da Assisi ad Assisi: i primi quaranta anni di Micrologus  

Hanno iniziato a suonare insieme ad Assisi, incontrandosi in occasione del Calendimaggio, e hanno creato un ensemble che ha poi fatto il giro del mondo facendo conoscere e amare la musica...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Da Assisi ad Assisi: i primi quaranta anni di Micrologus</b> <b> </b><br /><br />Hanno iniziato a suonare insieme ad Assisi, incontrandosi in occasione del Calendimaggio, e hanno creato un ensemble che ha poi fatto il giro del mondo facendo conoscere e amare la musica medievale e del primo Rinascimento in quaranta anni di intensa attività concertistica e discografica. <b> </b><br />Patrizia Bovi, Goffredo Degli Esposti, Gabriele Russo e Adolfo Broegg, prematuramente scomparso nel 2006, legati da una passione comune sono stati tra i pionieri italiani di un mondo musicale precedentemente quasi sconosciuto e hanno scelto il nome di un trattato di Guido d’Arezzo, Micrologus, per esprimere tutta la bellezza e la vitalità della musica antica che hanno raccontato con grande capacità comunicativa. <b> </b><br /><br />Il loro inconfondibile <i>sound</i> deriva dalla solidità del gruppo, e dai loro differenti caratteri che si rispecchiano nella creatività dell’interpretazione delle fonti musicali sulle quali hanno sviluppato una grande quantità di programmi. L’interesse e la curiosità verso le musiche di tradizione orale ha guidato e ispirato il loro modo di suonare, e cantare, che si è costantemente rinnovato anche attraverso l’improvvisazione, pur mantenendo un’impronta riconoscibile e sempre personale. <b> </b><br /><br />In questa intervista i tre fondatori del gruppo raccontano i momenti salienti della propria storia musicale. La conversazione è stata registrata ad Assisi qualche giorno prima della grande festa di inizio settembre con la quale hanno celebrato nella città umbra il loro quarantesimo compleanno, insieme ai molti musicisti che sono stati i compagni di viaggio dei loro diversi progetti. <b> </b> <b> </b>                                                                                Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>3305</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>15</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Jorge Losana &amp; Cantoria</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>La festa spagnola a conclusione del Festival d’Ambronay</i></b>  <br /><br />Il quarto e ultimo fine settimana del Festival d’Ambronay si è concluso con un concerto dell’ensemble Cantoría intitolato “¡ Una fiesta española !” con un programma costituito da <i>villancicos</i> e <i>jácaras</i> di diversi compositori,  prevalentemente del XVII secolo.  <br /><br />Nel giro di otto anni il gruppo formato da quattro cantanti specializzati nella interpretazione delle <i>ensaladas</i>, è cresciuto professionalmente e artisticamente e per l’importante occasione si è presentato con un nutrito organico di otto voci e dieci strumentisti.   Il clima festoso evocato da questi canti narrativi di natura prevalentemente religiosa, e i ritmi di danza che li caratterizzano hanno contribuito a creare una atmosfera gioiosa nella quale si è concluso il festival che quest’anno ha avuto come protagonisti numerosi giovani ensemble che hanno presentato le proposte musicali più originali e innovative.  <br /><br />L’intervista a Jorge Losana, direttore del gruppo, e gli esempi musicali sono stati registrati durante la prova generale nella chiesa abbaziale di Ambronay che insieme al complesso di edifici dell’antico monastero benedettino è divenuta il Centre Culturel de Rencontre nel quale si svolgono sia il Festival che tutte le attività collaterali che costituiscono un punto di riferimento importante per la conoscenza e diffusione della musica antica e in particolare di quella barocca.                                                                                                                                                                                                                  Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62543335</guid><pubDate>Fri, 22 Nov 2024 00:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62543335/podcast_ambronay_3_con_jorge_losana_cantoria.mp3" length="31999999" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La festa spagnola a conclusione del Festival d’Ambronay  

Il quarto e ultimo fine settimana del Festival d’Ambronay si è concluso con un concerto dell’ensemble Cantoría intitolato “¡ Una fiesta española !” con un programma costituito da villancicos e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>La festa spagnola a conclusione del Festival d’Ambronay</i></b>  <br /><br />Il quarto e ultimo fine settimana del Festival d’Ambronay si è concluso con un concerto dell’ensemble Cantoría intitolato “¡ Una fiesta española !” con un programma costituito da <i>villancicos</i> e <i>jácaras</i> di diversi compositori,  prevalentemente del XVII secolo.  <br /><br />Nel giro di otto anni il gruppo formato da quattro cantanti specializzati nella interpretazione delle <i>ensaladas</i>, è cresciuto professionalmente e artisticamente e per l’importante occasione si è presentato con un nutrito organico di otto voci e dieci strumentisti.   Il clima festoso evocato da questi canti narrativi di natura prevalentemente religiosa, e i ritmi di danza che li caratterizzano hanno contribuito a creare una atmosfera gioiosa nella quale si è concluso il festival che quest’anno ha avuto come protagonisti numerosi giovani ensemble che hanno presentato le proposte musicali più originali e innovative.  <br /><br />L’intervista a Jorge Losana, direttore del gruppo, e gli esempi musicali sono stati registrati durante la prova generale nella chiesa abbaziale di Ambronay che insieme al complesso di edifici dell’antico monastero benedettino è divenuta il Centre Culturel de Rencontre nel quale si svolgono sia il Festival che tutte le attività collaterali che costituiscono un punto di riferimento importante per la conoscenza e diffusione della musica antica e in particolare di quella barocca.                                                                                                                                                                                                                  Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>800</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a con Guillaume Haldenwang &amp; La Palatine</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Avete già sentito parlare di Gatti, Stuck, Guido, Bembo o ancora Lorenzani?</b>  <br /><br />Questa è la domanda posta dall’ensemble La Palatine ai lettori nelle “Note d’intention” scritte per presentare il proprio concerto, intitolato “Dans l’ombre de Lully”, presentato nel corso della 45° edizione del Festival d’Ambronay. Probabilmente solo pochi specialisti e studiosi conoscono i nomi di questi compositori attivi in Francia prevalentemente durante il periodo del monopolio della vita musicale francese esercitato da Lully, e in parte anche successivamente.  <br /><br />L’idea di fondo del programma del concerto di questo gruppo diretto da Marie Théoleyre e Guillaume Haldenwang era quella di mostrare l’influenza e la circolazione della cultura musicale italiana in Francia, favorita dalla presenza di musicisti che furono al servizio di importanti esponenti dell’aristocrazia. Theobaldo di Gatti seguì le orme di Lully, Jean-Baptiste Stuck fu al servizio di Filippo d’Orleans come Giovanni Antonio Guido, la cantante compositrice Antonia Bembo venne  accolta dalla corte di Luigi XIV, e Paolo Lorenzani è stato “surintendant de la musique de chambre” della regina Maria Teresa.  <br /><br />Sia l’intervista, nella quale Haldenwang spiega da dove proviene il nome del gruppo,  che gli esempi musicali presenti in questo podcast sono stati registrati nel corso delle prove nella piccola Salle Monteverdi, il giorno prima del concerto che si è svolto nella Abbatiale, la chiesa della Abbazia di Ambronay sede dei principali concerti del Festival.                                                                                     Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62543125</guid><pubDate>Sat, 16 Nov 2024 23:50:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62543125/podcast_ambronay_2_con_guillaume_haldenwang_la_palatine.mp3" length="43257729" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Avete già sentito parlare di Gatti, Stuck, Guido, Bembo o ancora Lorenzani?  

Questa è la domanda posta dall’ensemble La Palatine ai lettori nelle “Note d’intention” scritte per presentare il proprio concerto, intitolato “Dans l’ombre de Lully”,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Avete già sentito parlare di Gatti, Stuck, Guido, Bembo o ancora Lorenzani?</b>  <br /><br />Questa è la domanda posta dall’ensemble La Palatine ai lettori nelle “Note d’intention” scritte per presentare il proprio concerto, intitolato “Dans l’ombre de Lully”, presentato nel corso della 45° edizione del Festival d’Ambronay. Probabilmente solo pochi specialisti e studiosi conoscono i nomi di questi compositori attivi in Francia prevalentemente durante il periodo del monopolio della vita musicale francese esercitato da Lully, e in parte anche successivamente.  <br /><br />L’idea di fondo del programma del concerto di questo gruppo diretto da Marie Théoleyre e Guillaume Haldenwang era quella di mostrare l’influenza e la circolazione della cultura musicale italiana in Francia, favorita dalla presenza di musicisti che furono al servizio di importanti esponenti dell’aristocrazia. Theobaldo di Gatti seguì le orme di Lully, Jean-Baptiste Stuck fu al servizio di Filippo d’Orleans come Giovanni Antonio Guido, la cantante compositrice Antonia Bembo venne  accolta dalla corte di Luigi XIV, e Paolo Lorenzani è stato “surintendant de la musique de chambre” della regina Maria Teresa.  <br /><br />Sia l’intervista, nella quale Haldenwang spiega da dove proviene il nome del gruppo,  che gli esempi musicali presenti in questo podcast sono stati registrati nel corso delle prove nella piccola Salle Monteverdi, il giorno prima del concerto che si è svolto nella Abbatiale, la chiesa della Abbazia di Ambronay sede dei principali concerti del Festival.                                                                                     Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1082</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Marie van Rhijn, Marielou Jacquard &amp; L'Assemblée</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Le quattro stagioni mariane di Benedetto Marcello</i></b>  <br /><br />Il nome del compositore Benedetto Marcello è noto per la sua musica strumentale e per il libello satirico <i>Il teatro alla moda</i>, ma tra le sue opere ci sono anche quattro oratori, di cui gli ultimi due dedicati alla Vergine Maria. Fra questi risalta “Il pianto e il riso delle quattro stagioni dell'anno per la morte, esultazione e coronazione di Maria Assunta in Cielo” che venne eseguito per la Compagnia di Gesù a Macerata il 15 agosto 1731, e che è stato presentato dall’ensemble L’Assemblée diretto da Marie van Rhijn nel corso del quarto e ultimo fine settimana del Festival d’Ambronay. Il gruppo si è formato lo scorso anno proprio in vista della partecipazione alla precedente edizione del Festival nella sezione “Jeunes talens”, ed è affiliato e sostenuto dal Centre culturel de rencontre d’Ambronay.  <br /><br />Non sappiamo se Marcello abbia voluto sfruttare la risonanza del nome dei quattro celebri concerti vivaldiani nel concepire questa allegoria bucolica che esalta l’Assunzione della Vergine attraverso il dialogo tra voci che rappresentano i quattro registri vocali: soprano/primavera, mezzosoprano/estate, tenore/autunno e baritono/inverno. Ma sembra certo invece che la sua dimensione devozionale sia stata  influenzata da un episodio della sua vita, interpretato dal musicista magistrato come un segno del destino, come racconta la direttrice del gruppo nel corso dell’intervista.  <br /><br /><br />Gli esempi musicali contenuti nel podcast sono stati registrati nel corso della prova generale nella Abbatiale prima del concerto, tranne quello iniziale e quello conclusivo che sono stati eseguiti a titolo semplicemente illustrativo il giorno precedente nella Salle Monteverdi, dove si è svolta una prima prova parziale a porte aperte e in presenza di alcuni ascoltatori curiosi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62542805</guid><pubDate>Mon, 11 Nov 2024 23:20:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62542805/podcast_ambronay_1_con_marie_van_rhijn_marielou_jacquard_l_assembl_e_ultima_versione.mp3" length="75939003" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le quattro stagioni mariane di Benedetto Marcello  

Il nome del compositore Benedetto Marcello è noto per la sua musica strumentale e per il libello satirico Il teatro alla moda, ma tra le sue opere ci sono anche quattro oratori, di cui gli ultimi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Le quattro stagioni mariane di Benedetto Marcello</i></b>  <br /><br />Il nome del compositore Benedetto Marcello è noto per la sua musica strumentale e per il libello satirico <i>Il teatro alla moda</i>, ma tra le sue opere ci sono anche quattro oratori, di cui gli ultimi due dedicati alla Vergine Maria. Fra questi risalta “Il pianto e il riso delle quattro stagioni dell'anno per la morte, esultazione e coronazione di Maria Assunta in Cielo” che venne eseguito per la Compagnia di Gesù a Macerata il 15 agosto 1731, e che è stato presentato dall’ensemble L’Assemblée diretto da Marie van Rhijn nel corso del quarto e ultimo fine settimana del Festival d’Ambronay. Il gruppo si è formato lo scorso anno proprio in vista della partecipazione alla precedente edizione del Festival nella sezione “Jeunes talens”, ed è affiliato e sostenuto dal Centre culturel de rencontre d’Ambronay.  <br /><br />Non sappiamo se Marcello abbia voluto sfruttare la risonanza del nome dei quattro celebri concerti vivaldiani nel concepire questa allegoria bucolica che esalta l’Assunzione della Vergine attraverso il dialogo tra voci che rappresentano i quattro registri vocali: soprano/primavera, mezzosoprano/estate, tenore/autunno e baritono/inverno. Ma sembra certo invece che la sua dimensione devozionale sia stata  influenzata da un episodio della sua vita, interpretato dal musicista magistrato come un segno del destino, come racconta la direttrice del gruppo nel corso dell’intervista.  <br /><br /><br />Gli esempi musicali contenuti nel podcast sono stati registrati nel corso della prova generale nella Abbatiale prima del concerto, tranne quello iniziale e quello conclusivo che sono stati eseguiti a titolo semplicemente illustrativo il giorno precedente nella Salle Monteverdi, dove si è svolta una prima prova parziale a porte aperte e in presenza di alcuni ascoltatori curiosi.]]></itunes:summary><itunes:duration>1899</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Fabio Lombardo, Francesco Rocco Rossi e L'Homme Armé</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>FloReMus e le polifonie tra santi, signori e dei</i></b><br /><i></i><br />Il concerto inaugurale della ottava edizione di FloReMus, festival internazionale di musica rinascimentale, è stato presentato dai padroni di casa, l’ensemble L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo, con un concerto intitolato “O admirabile commercium. Santi, signori e dei nella musica sacra tra Quattro e Cinquecento”.<br /><br />Nell’affascinante e complesso programma oltre a diversi mottetti di Josquin erano presenti anche singole composizioni di Isaac, Gaffurio, Coppini, Costanzo Festa e Compère.  <br /><br />Il concerto è stato preceduto da una conferenza di Francesco Rocco Rossi, dal titolo “Simboli del sacro nella musica del tardo Quattrocento. Dalla dimensione occulta alla conquista del suono”, che ha contestualizzato in un quadro più ampio le musiche presentate dall’ensemble vocale fiorentino che ha eseguito con grande maestria le polifonie sacre particolarmente apprezzate dal pubblico del festival.  <br /><br />La conversazione con Lombardo e Rossi, registrata tra l’andirivieni degli utenti della Biblioteca delle Oblate di Firenze, contiene delle riflessioni sul programma del concerto e su una parte dei contenuti sviluppati nella conferenza, mentre gli esempi musicali sono stati registrati nell’Auditorium di Santa Apollonia.                                                                                              Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62542006</guid><pubDate>Wed, 06 Nov 2024 23:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62542006/podcast_floremus_2024_con_fabio_lombardo_francesco_rocco_rossi_e_l_homme_arm.mp3" length="57775542" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>FloReMus e le polifonie tra santi, signori e dei

Il concerto inaugurale della ottava edizione di FloReMus, festival internazionale di musica rinascimentale, è stato presentato dai padroni di casa, l’ensemble L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>FloReMus e le polifonie tra santi, signori e dei</i></b><br /><i></i><br />Il concerto inaugurale della ottava edizione di FloReMus, festival internazionale di musica rinascimentale, è stato presentato dai padroni di casa, l’ensemble L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo, con un concerto intitolato “O admirabile commercium. Santi, signori e dei nella musica sacra tra Quattro e Cinquecento”.<br /><br />Nell’affascinante e complesso programma oltre a diversi mottetti di Josquin erano presenti anche singole composizioni di Isaac, Gaffurio, Coppini, Costanzo Festa e Compère.  <br /><br />Il concerto è stato preceduto da una conferenza di Francesco Rocco Rossi, dal titolo “Simboli del sacro nella musica del tardo Quattrocento. Dalla dimensione occulta alla conquista del suono”, che ha contestualizzato in un quadro più ampio le musiche presentate dall’ensemble vocale fiorentino che ha eseguito con grande maestria le polifonie sacre particolarmente apprezzate dal pubblico del festival.  <br /><br />La conversazione con Lombardo e Rossi, registrata tra l’andirivieni degli utenti della Biblioteca delle Oblate di Firenze, contiene delle riflessioni sul programma del concerto e su una parte dei contenuti sviluppati nella conferenza, mentre gli esempi musicali sono stati registrati nell’Auditorium di Santa Apollonia.                                                                                              Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1445</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ad Anna Danilevskaia &amp; Sollazzo Ensemble</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>La conclusione di Laus Polyphoniae 2024 preannuncia la prossima edizione </i></b>  <br /><br />L’Ars Nova è una delle culture musicali più legate all’attività artistica del Sollazzo Ensemble fondato nel 2014 da Anna Danilevskaia, e in questa edizione ‘Vox\Voces’ di Laus Polyphoniae il gruppo ha presentato due concerti di musica medievale.<br /><br />Il primo intitolato <i>La dolce vista</i> è stato dedicato a Francesco Landini, mentre il secondo presentato con il titolo <i>Cantano gli angeli</i>, con la sua panoramica di motetti,  che hanno abbracciato un arco temporale che dall’Ars Antiqua è arrivato fino all’Ars Subtilior, ha concluso il festival anticipando già il tema della prossima edizione del 2025.  <br /><br />Il titolo di questo concerto è ispirato a quello di una delle composizioni eseguite, <i>Cantan gl’angiol lieti</i> che è uno splendido contrafactum e rivestimento spirituale di una caccia, ed è tra i pochissimi brani ai quali è attribuito il nome di un’autore in un programma costituito quasi interamente da composizioni anonime, ma non per questo meno interessanti.  <br /><br />Sia gli esempi musicali che la conversazione con la direttrice dell’ensemble sono stati registrati durante la prova del concerto che si è svolto nell’auditorium di AMUZ.                                                                    Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62541831</guid><pubDate>Sat, 02 Nov 2024 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62541831/podcast_lp_11_con_anna_danilevskaia_sollazzo_ensemble.mp3" length="29946774" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La conclusione di Laus Polyphoniae 2024 preannuncia la prossima edizione   

L’Ars Nova è una delle culture musicali più legate all’attività artistica del Sollazzo Ensemble fondato nel 2014 da Anna Danilevskaia, e in questa edizione ‘Vox\Voces’ di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>La conclusione di Laus Polyphoniae 2024 preannuncia la prossima edizione </i></b>  <br /><br />L’Ars Nova è una delle culture musicali più legate all’attività artistica del Sollazzo Ensemble fondato nel 2014 da Anna Danilevskaia, e in questa edizione ‘Vox\Voces’ di Laus Polyphoniae il gruppo ha presentato due concerti di musica medievale.<br /><br />Il primo intitolato <i>La dolce vista</i> è stato dedicato a Francesco Landini, mentre il secondo presentato con il titolo <i>Cantano gli angeli</i>, con la sua panoramica di motetti,  che hanno abbracciato un arco temporale che dall’Ars Antiqua è arrivato fino all’Ars Subtilior, ha concluso il festival anticipando già il tema della prossima edizione del 2025.  <br /><br />Il titolo di questo concerto è ispirato a quello di una delle composizioni eseguite, <i>Cantan gl’angiol lieti</i> che è uno splendido contrafactum e rivestimento spirituale di una caccia, ed è tra i pochissimi brani ai quali è attribuito il nome di un’autore in un programma costituito quasi interamente da composizioni anonime, ma non per questo meno interessanti.  <br /><br />Sia gli esempi musicali che la conversazione con la direttrice dell’ensemble sono stati registrati durante la prova del concerto che si è svolto nell’auditorium di AMUZ.                                                                    Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>749</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Stratton Bull e Bart Demuyt</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>In principio era una linea (melodica)</i></b>  <br /><br />La qualità del festival Laus Polyphoniae è riconoscibile anche dal corposo libretto di oltre cinquecento pagine, dalle eleganti dimensioni in sedicesimo, che contiene non solo il programma dettagliato di tutti i concerti ma anche dei saggi che aiutano a contestualizzare il quadro storico-artistico del tema di ciascuna edizione.  <br /><br />Quella che si è conclusa il primo settembre, intitolata <i>Vox \ Voces</i>, è stata dedicata al rapporto tra una linea melodica monodica preesistente, cantus firmus o ‘cantus prius factus’, che come una sorta di motore immobile è all’origine della proliferazione di linee melodiche sovrapposte dell’ampliamento a più voci della polifonia.  <br /><br />Tra i diversi testi contenuti nel libretto c’è l’interessante saggio “From VOX to VOCES and Back Again” di Stratton Bull, direttore dell’ensemble Cappella Pratensis e ricercatore della Fondazione Alamire, nel quale viene suggerita una interessante e affascinante  interpretazione simbolica di questo procedimento musicale che è il fondamento della storia della musica europea. La creazione musicale a partire da una melodia preesistente, che è stata il pane quotidiano dei compositori franco-fiamminghi, viene inquadrata anche nella realtà presente della esecuzione e dell’ascolto della musica di un passato lontano, nella quale è possibile percepire il continuum della sua dimensione trascendentale.  <br /><br />Nel podcast sono presenti due interviste, una a Stratton Bull dedicata ad alcuni aspetti trattati nel suo saggio e l’altra a Bart Demuyt che contiene alcune riflessioni sul festival Laus Polyphoniae e sull’attività di ricerca della Fondazione Alamire, entrambi da lui diretti. Gli esempi musicali nella prima intervista provengono da alcune registrazioni dal vivo di concerti del gruppo vocale Cappella Pratensis, riprese in contesti diversi, mentre quelli contenuti nella seconda intervista sono stati registrati durante il festival nel corso delle prove dei concerti degli ensemble Per-Sonat e Sollazzo.                                                                                    Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62541146</guid><pubDate>Tue, 29 Oct 2024 12:24:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62541146/podcast_lp_10_con_stratton_bull_e_bart_demuyt.mp3" length="63835950" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>In principio era una linea (melodica)  

La qualità del festival Laus Polyphoniae è riconoscibile anche dal corposo libretto di oltre cinquecento pagine, dalle eleganti dimensioni in sedicesimo, che contiene non solo il programma dettagliato di tutti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>In principio era una linea (melodica)</i></b>  <br /><br />La qualità del festival Laus Polyphoniae è riconoscibile anche dal corposo libretto di oltre cinquecento pagine, dalle eleganti dimensioni in sedicesimo, che contiene non solo il programma dettagliato di tutti i concerti ma anche dei saggi che aiutano a contestualizzare il quadro storico-artistico del tema di ciascuna edizione.  <br /><br />Quella che si è conclusa il primo settembre, intitolata <i>Vox \ Voces</i>, è stata dedicata al rapporto tra una linea melodica monodica preesistente, cantus firmus o ‘cantus prius factus’, che come una sorta di motore immobile è all’origine della proliferazione di linee melodiche sovrapposte dell’ampliamento a più voci della polifonia.  <br /><br />Tra i diversi testi contenuti nel libretto c’è l’interessante saggio “From VOX to VOCES and Back Again” di Stratton Bull, direttore dell’ensemble Cappella Pratensis e ricercatore della Fondazione Alamire, nel quale viene suggerita una interessante e affascinante  interpretazione simbolica di questo procedimento musicale che è il fondamento della storia della musica europea. La creazione musicale a partire da una melodia preesistente, che è stata il pane quotidiano dei compositori franco-fiamminghi, viene inquadrata anche nella realtà presente della esecuzione e dell’ascolto della musica di un passato lontano, nella quale è possibile percepire il continuum della sua dimensione trascendentale.  <br /><br />Nel podcast sono presenti due interviste, una a Stratton Bull dedicata ad alcuni aspetti trattati nel suo saggio e l’altra a Bart Demuyt che contiene alcune riflessioni sul festival Laus Polyphoniae e sull’attività di ricerca della Fondazione Alamire, entrambi da lui diretti. Gli esempi musicali nella prima intervista provengono da alcune registrazioni dal vivo di concerti del gruppo vocale Cappella Pratensis, riprese in contesti diversi, mentre quelli contenuti nella seconda intervista sono stati registrati durante il festival nel corso delle prove dei concerti degli ensemble Per-Sonat e Sollazzo.                                                                                    Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1596</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Fabrice Fitch, Andrew Kirkman &amp; The Binchois Consort</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Scaramella e la messa di Obrecht ricostruita</i></b>  <br /><br />Fino a poco tempo fa la <i>Missa Scaramella</i> di Jacob Obrecht era presente nella nuova edizione delle sue opere del 1990 mai ncompleta e dunque di fatto non eseguibile. Di questa messa del compositore franco-fiammingo, probabilmente tardiva, sono infatti  sopravvissute solo due parti separate manoscritte, quelle di <i>altus</i> e <i>bassus</i>, conservate nella Biblioteca Jagiellońska di Cracovia, mentre mancano quelle di <i>discantus</i> e <i>tenor</i> che sono andate perdute o distrutte.  <br /><br />Ma questa messa è tornata a vivere grazie al lavoro di ricostruzione delle due parti mancanti fatto da Fabrice Fitch, e nei giorni di cui è stata eseguita durante il festival Laus Polyphoniae di Anversa dal Binchois Consort diretto da Andrew Kirkman, quasi contemporanemente la Hyperion Records ha pubblicato il disco del gruppo vocale, e  la Royal Society for Music History of The Netherlands (KVNM) la partitura edita da Fitch.  <br /><br />Il <i>tenor</i> che da il nome alla messa è quello della famosa divertente canzone italiana di cui non si conosce l’autore ma che è stata resa famosa dalle versioni polifoniche  “frottolesche” di Josquin e Compère, che sono state eseguite rispettivamente poco dopo l’inizio e quasi alla fine del concerto.  <br /><br />Il suo lavoro di restauro, simile solo in parte a quello di un dipinto, ma forse più complesso e impegnativo dal punto di vista intellettuale e creativo, era stato iniziato con la collaborazione di Philip Weller, scomparso nel 2018, dopo che aveva  completato alcuni mottetti di Obrecht che il Binchois Consort ha eseguito durante il concerto insieme alla <i>Missa Scaramella</i>.  <br /><br />La conversazione con Fitch e Kirkman contenuta nel podcast si è svolta dopo l’esecuzione della messa, mentre gli esempi musicali sono stati registrati precedentemente durante la prova.                                                                                 <br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62313787</guid><pubDate>Sun, 20 Oct 2024 10:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62313787/podcast_lp_9_con_fabrice_fitch_andrew_kirkman_the_binchois_consort.mp3" length="62088880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Scaramella e la messa di Obrecht ricostruita  

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Il duo Dulces Exuviae, costituito dal baritono Romain Bockler e dal liutista Bor Zuljan, ha partecipato al festival Laus Polyphoniae presentando un programma musicale costituito da chanson, madrigali, frottole e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Musiche dell’intimità notturna</i></b>  <br /><br />Il duo Dulces Exuviae, costituito dal baritono Romain Bockler e dal liutista Bor Zuljan, ha partecipato al festival Laus Polyphoniae presentando un programma musicale costituito da chanson, madrigali, frottole e villancicos, ispirato all’immaginario delle ore notturne con i sogni, i desideri, le passioni, le inquietudini e le afflizioni che queste favoriscono e amplificano.  <br /><br />Nell’intonare e accompagnare le diverse forme di canzone con versi in francese, italiano e spagnolo, il duo attraverso l’ornamentazione delle melodie sottolinea il loro carattere espressivo, e nella intimità e complicità del dialogo tra la voce e il liuto la parola poetica viene messa in continuo risalto. Come precisato nelle note del programma si tratta di musiche legate agli ambienti delle corti di Ferrara, Mantova, Firenze e Roma (in quest’ultimo caso la corte papale), e poi di Monaco e  dell’imperatore Carlo V.  <br /><br />Nell’intervista, registrata insieme agli esempi musicali durante la prova del concerto,  Bockler illustra i principali contenuti del programma che rappresenta un viaggio sentimentale nel cuore della notte, cantata da alcuni fra i principali compositori rinascimentali.                                                           <br /><br /> Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1003</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,interview,intervista,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Paul Van Nevel &amp; Huelgas Ensemble</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Nei programmi del festival Laus Polyphoniae di Anversa c’è una presenza costante, si tratta del gruppo diretto da Paul Van Nevel, il quale predilige la Chiesa di San Paolo dove dispone il suo Huelgas Ensemble sempre al centro della navata, con il pubblico  seduto ai quattro lati attorno alla circonferenza formata dai cantori.  <br /><br />Dopo aver presentato un primo concerto dedicato al compositore Blasius Amon, anche nel secondo in programma nei giorni successivi, il direttore dello storico ensemble ha scelto di eseguire le musiche di due autori poco noti, Christophoro Martino e Girolamo Lambardi, mettendo in risalto i diversi procedimenti contrappuntistici utilizzati nel trattamento del <i>cantus firmus</i>.  <br /><br />L’ensemble ha eseguito anche musiche di Rore, Lusitano, e Layolle ma il programma ha messo in risalto i mottetti dei due compositori che forse sono stati eseguiti per la prima volta in tempi moderni. Mentre il nome di Martino non figura nei dizionari enciclopedici musicali, ma nelle note del programma si ipotizza che sia stato attivo come compositore e copista a Monaco, una delle poche informazioni relative a Rambaldi riguarda la sua appartenenza alla Congregazione dei canonici regolari nel monastero agostiniano di Santo Spirito in Isola nella laguna di Venezia, dove quasi certamente visse ininterrottamente a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, ma conosciamo invece le diverse raccolte della sua musica sacra che sono state stampate nella sua città.  <br /><br />Sia l’intervista a Van Nevel che gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove nel luogo del concerto.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62313423</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2024 14:21:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62313423/podcast_lp_2024_paul_van_nevel_huelgas_ensemble.mp3" length="25114121" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Nei programmi del festival Laus Polyphoniae di Anversa c’è una presenza costante, si tratta del gruppo diretto da Paul Van Nevel, il quale predilige la Chiesa di San Paolo dove dispone il suo Huelgas Ensemble sempre al centro della navata, con il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nei programmi del festival Laus Polyphoniae di Anversa c’è una presenza costante, si tratta del gruppo diretto da Paul Van Nevel, il quale predilige la Chiesa di San Paolo dove dispone il suo Huelgas Ensemble sempre al centro della navata, con il pubblico  seduto ai quattro lati attorno alla circonferenza formata dai cantori.  <br /><br />Dopo aver presentato un primo concerto dedicato al compositore Blasius Amon, anche nel secondo in programma nei giorni successivi, il direttore dello storico ensemble ha scelto di eseguire le musiche di due autori poco noti, Christophoro Martino e Girolamo Lambardi, mettendo in risalto i diversi procedimenti contrappuntistici utilizzati nel trattamento del <i>cantus firmus</i>.  <br /><br />L’ensemble ha eseguito anche musiche di Rore, Lusitano, e Layolle ma il programma ha messo in risalto i mottetti dei due compositori che forse sono stati eseguiti per la prima volta in tempi moderni. Mentre il nome di Martino non figura nei dizionari enciclopedici musicali, ma nelle note del programma si ipotizza che sia stato attivo come compositore e copista a Monaco, una delle poche informazioni relative a Rambaldi riguarda la sua appartenenza alla Congregazione dei canonici regolari nel monastero agostiniano di Santo Spirito in Isola nella laguna di Venezia, dove quasi certamente visse ininterrottamente a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, ma conosciamo invece le diverse raccolte della sua musica sacra che sono state stampate nella sua città.  <br /><br />Sia l’intervista a Van Nevel che gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove nel luogo del concerto.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>628</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,interview,intervista,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista Tore Tom Denis &amp; Dionysos Now!</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Una messa in codice di Adrian Willaert   </b><br /><br />Tore Tom Denys con il suo ensemble vocale Dionysos Now! continua a esplorare con entusiasmo la produzione musicale di Willaert e nel corso del festival Laus Polyphoniae di Anversa ha proposto un concerto dedicato a quella che per assenza di un titolo è stata classificata come <i>Missa Sine nomine</i> del compositore franco-fiammingo che è stato per oltre trent’anni maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia.  <br /><br />Dopo varie ricerche il tenore fondatore del gruppo è giunto alla conclusione che il tema di tredici note della messa fosse un “soggetto cavato dalle parole” e come ha suggerito il musicologo Joshua Rifkin rappresenti un omaggio al cardinale Ippolito d’Este. Per tale motivo nella messa ribattezza da Denys <i>Missa Ippolito</i> i cantori hanno messo in evidenza le note della melodia del tenor con le parole ‘Primus Ippolitus Cardinalis Estensis’, anche se queste non sono presenti nel codice realizzato nella bottega di Petrus Alamire per la Confraternita di Nostra Signora di 's-Hertogenbosch.  <br /><br />Oltre alla messa l’ensemble ha intonato anche altre composizioni e tra queste <i>O socii durate</i>, commissionata a Willaert dal cardinale mecenate Antoine Perrenot de Granvelle, il cui motto ed emblema ‘durate’che risuona ripetutamente nel mottetto  deriva dalla esortazione di Enea ai suoi compagni nel celebre poema epico di Virgilio.  <br /><br />Gli esempi musicali che corredano l’intervista a Denys, il <i>primus inter pares</i> fra i cantanti di  Dionysus Now!, sono stati registrati sia nel corso delle prove che durante il concerto intitolato allusivamente <i>(c)odes – Missa Ippolito,</i> che è stato presentato nella Chiesa di San Giorgio.                                                                Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62075580</guid><pubDate>Thu, 03 Oct 2024 00:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62075580/podcast_lp_6_con_tore_tom_denis_dionysos_now.mp3" length="34760619" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Una messa in codice di Adrian Willaert   

Tore Tom Denys con il suo ensemble vocale Dionysos Now! continua a esplorare con entusiasmo la produzione musicale di Willaert e nel corso del festival Laus Polyphoniae di Anversa ha proposto un concerto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Una messa in codice di Adrian Willaert   </b><br /><br />Tore Tom Denys con il suo ensemble vocale Dionysos Now! continua a esplorare con entusiasmo la produzione musicale di Willaert e nel corso del festival Laus Polyphoniae di Anversa ha proposto un concerto dedicato a quella che per assenza di un titolo è stata classificata come <i>Missa Sine nomine</i> del compositore franco-fiammingo che è stato per oltre trent’anni maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia.  <br /><br />Dopo varie ricerche il tenore fondatore del gruppo è giunto alla conclusione che il tema di tredici note della messa fosse un “soggetto cavato dalle parole” e come ha suggerito il musicologo Joshua Rifkin rappresenti un omaggio al cardinale Ippolito d’Este. Per tale motivo nella messa ribattezza da Denys <i>Missa Ippolito</i> i cantori hanno messo in evidenza le note della melodia del tenor con le parole ‘Primus Ippolitus Cardinalis Estensis’, anche se queste non sono presenti nel codice realizzato nella bottega di Petrus Alamire per la Confraternita di Nostra Signora di 's-Hertogenbosch.  <br /><br />Oltre alla messa l’ensemble ha intonato anche altre composizioni e tra queste <i>O socii durate</i>, commissionata a Willaert dal cardinale mecenate Antoine Perrenot de Granvelle, il cui motto ed emblema ‘durate’che risuona ripetutamente nel mottetto  deriva dalla esortazione di Enea ai suoi compagni nel celebre poema epico di Virgilio.  <br /><br />Gli esempi musicali che corredano l’intervista a Denys, il <i>primus inter pares</i> fra i cantanti di  Dionysus Now!, sono stati registrati sia nel corso delle prove che durante il concerto intitolato allusivamente <i>(c)odes – Missa Ippolito,</i> che è stato presentato nella Chiesa di San Giorgio.                                                                Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>869</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Lionel Meunier &amp; Vox Luminis</title><link>http://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Vox </i></b><b><i>\ Voces e Palestrina</i></b>  <br /><br />Il titolo del concerto presentato da Vox Luminis nel corso del festival Laus Polyphoniae di Anversa, che quest’anno ha messo a fuoco il rapporto tra monodia e polifonia con il titolo ‘Vox \ Voces’, è semplicemente quello dell’autore della <i>Missa Papae Marcelli</i> e del <i>Canticum canticorum</i>, che l’ensemble diretto da Lionel Meunier ha eseguito nella Chiesa di San Paolo, ossia “Giovanni Pierluigi da Palestrina”.  <br /><br />Nella conversazione contenuta nel podcast il direttore prima di parlare della scelta dei mottetti da accostare alle celebre messa, racconta sinteticamente il percorso artistico del suo gruppo musicale citando i nomi di alcuni compositori che hanno segnato la crescita artistica di Vox Luminis, e di come abbia interpretato la loro musica cercando di tenere in considerazione più la tradizione che era alle loro spalle, rispetto a quello  che è avvenuto dopo di loro.   <br /><br />Per tale motivo oltre agli esempi musicali palestriniani registrati durante la prova nel luogo del concerto, nel podcast sono state inserite anche delle citazioni provenienti da due incisioni discografiche dell’ensemble, una dedicata a Domenico Scarlatti e l’altra a Orlando di Lasso, oltre a un piccolo estratto della registrazione di una messa di Josquin realizzata dalla Fondazione Alamire.                                                                                                                         Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62075436</guid><pubDate>Sun, 29 Sep 2024 01:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62075436/podcast_lp_5_con_lionel_meunier_vox_luminis.mp3" length="45360064" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Vox \ Voces e Palestrina  

Il titolo del concerto presentato da Vox Luminis nel corso del festival Laus Polyphoniae di Anversa, che quest’anno ha messo a fuoco il rapporto tra monodia e polifonia con il titolo ‘Vox \ Voces’, è semplicemente quello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Vox </i></b><b><i>\ Voces e Palestrina</i></b>  <br /><br />Il titolo del concerto presentato da Vox Luminis nel corso del festival Laus Polyphoniae di Anversa, che quest’anno ha messo a fuoco il rapporto tra monodia e polifonia con il titolo ‘Vox \ Voces’, è semplicemente quello dell’autore della <i>Missa Papae Marcelli</i> e del <i>Canticum canticorum</i>, che l’ensemble diretto da Lionel Meunier ha eseguito nella Chiesa di San Paolo, ossia “Giovanni Pierluigi da Palestrina”.  <br /><br />Nella conversazione contenuta nel podcast il direttore prima di parlare della scelta dei mottetti da accostare alle celebre messa, racconta sinteticamente il percorso artistico del suo gruppo musicale citando i nomi di alcuni compositori che hanno segnato la crescita artistica di Vox Luminis, e di come abbia interpretato la loro musica cercando di tenere in considerazione più la tradizione che era alle loro spalle, rispetto a quello  che è avvenuto dopo di loro.   <br /><br />Per tale motivo oltre agli esempi musicali palestriniani registrati durante la prova nel luogo del concerto, nel podcast sono state inserite anche delle citazioni provenienti da due incisioni discografiche dell’ensemble, una dedicata a Domenico Scarlatti e l’altra a Orlando di Lasso, oltre a un piccolo estratto della registrazione di una messa di Josquin realizzata dalla Fondazione Alamire.                                                                                                                         Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1134</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Jesse Rodin e Cut Circle</title><link>https://www.giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>L’imprescindibile arte polifonica di Josquin</i></b>   <br /><br />Nell’edizione di Laus Polyphoniae dedicata al rapporto tra <i>vox</i> e <i>voces</i>, ossia alla genesi e alla rigogliosa lunga fioritura della polifonia, non poteva mancare almeno un concerto dedicato a Josquin, il compositore al quale il festival di musica antica di  Anversa ha dedicato nel 2021 una intera edizione per ricordare il quinto centenario della sua scomparsa.  <br /><br />Il compito di rappresentare la sua arte contrappuntistica è stato affidato a Cut Circle, l’ensemble diretto da Jesse Rodin che ha sede negli Stati Uniti, e il programma del concerto intitolato “Josquin – Playing with Plainsong” è stato concepito per mostrare le molteplici forme con le quali il compositore franco-fiammingo ha trattato il canto piano, a volte eluso o messo in secondo piano o smembrato e ricomposto, utilizzato come <i>cantus firmus</i> nelle proprie composizioni.  <br /><br />Sia l’intervista che gli esempi musicali del podcast sono stati registrati durante la prova pomeridiana del<a href="https://www.vrt.be/vrtmax/luister/radio/k/klara-live~31-27/klara-live-laus-polyphoniae~31-24667-0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> concerto monografico</a> che si è svolto nella Chiesa di Sant’Agostino, l’auditorium di AMUZ, ed è stato trasmesso in diretta la sera del 27 agosto dalla rete radiofonica Klara della VRT.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62075164</guid><pubDate>Mon, 23 Sep 2024 10:31:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62075164/podcast_lp_4_con_jesse_rodin_e_cut_circle.mp3" length="34291460" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’imprescindibile arte polifonica di Josquin   

Nell’edizione di Laus Polyphoniae dedicata al rapporto tra vox e voces, ossia alla genesi e alla rigogliosa lunga fioritura della polifonia, non poteva mancare almeno un concerto dedicato a Josquin, il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>L’imprescindibile arte polifonica di Josquin</i></b>   <br /><br />Nell’edizione di Laus Polyphoniae dedicata al rapporto tra <i>vox</i> e <i>voces</i>, ossia alla genesi e alla rigogliosa lunga fioritura della polifonia, non poteva mancare almeno un concerto dedicato a Josquin, il compositore al quale il festival di musica antica di  Anversa ha dedicato nel 2021 una intera edizione per ricordare il quinto centenario della sua scomparsa.  <br /><br />Il compito di rappresentare la sua arte contrappuntistica è stato affidato a Cut Circle, l’ensemble diretto da Jesse Rodin che ha sede negli Stati Uniti, e il programma del concerto intitolato “Josquin – Playing with Plainsong” è stato concepito per mostrare le molteplici forme con le quali il compositore franco-fiammingo ha trattato il canto piano, a volte eluso o messo in secondo piano o smembrato e ricomposto, utilizzato come <i>cantus firmus</i> nelle proprie composizioni.  <br /><br />Sia l’intervista che gli esempi musicali del podcast sono stati registrati durante la prova pomeridiana del<a href="https://www.vrt.be/vrtmax/luister/radio/k/klara-live~31-27/klara-live-laus-polyphoniae~31-24667-0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> concerto monografico</a> che si è svolto nella Chiesa di Sant’Agostino, l’auditorium di AMUZ, ed è stato trasmesso in diretta la sera del 27 agosto dalla rete radiofonica Klara della VRT.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>858</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Owain Park e The Gesualdo Singers</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/</link><description><![CDATA[<b><i>La fine tessitura musicale di un antico arazzo musicale inglese</i></b>  <br /><br />Per la sua prima partecipazione al festival Laus Polyphoniae, l’ensemble vocale The Gesualdo Six diretto da Owain Park ha scelto di offrire un panorama della polifonia inglese del XV e XVI secolo formato da musiche di diversi autori. Il programma del concerto intitolato “An Early English Tapestry” è stato suddiviso in cinque parti, iniziando dalle musiche legate al rito di Sarum. Nelle successive oltre alle composizioni contenute in due raccolte, il manoscritto della Old Hall che è la principale fonte della musica medievale inglese, e il codice della Biblioteca Estense Modena B che contiene composizioni di Dunstable e Power oltre che di Dufay, sono state proposte  canzoni profane in inglese e infine canoni presenti nelle opere di Tallis e Byrd.  <br /><br />Nella breve intervista contenuta nel podcast, registrata durante le prove insieme ad alcuni esempi musicali, il direttore ha spiegato in quali circostanze è nata l’idea del nome del gruppo e ha poi illustrato le caratteristiche del programma del concerto che ha messo in evidenza anche la “contenance angloise” che ha ispirato la cultura musicale della prima generazione di compositori franco-fiamminghi.                                                                                  <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61325343</guid><pubDate>Tue, 17 Sep 2024 22:15:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61325343/podcast_lp_3_con_owain_park_e_the_gesualdo_singers.mp3" length="22000325" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La fine tessitura musicale di un antico arazzo musicale inglese  

Per la sua prima partecipazione al festival Laus Polyphoniae, l’ensemble vocale The Gesualdo Six diretto da Owain Park ha scelto di offrire un panorama della polifonia inglese del XV e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>La fine tessitura musicale di un antico arazzo musicale inglese</i></b>  <br /><br />Per la sua prima partecipazione al festival Laus Polyphoniae, l’ensemble vocale The Gesualdo Six diretto da Owain Park ha scelto di offrire un panorama della polifonia inglese del XV e XVI secolo formato da musiche di diversi autori. Il programma del concerto intitolato “An Early English Tapestry” è stato suddiviso in cinque parti, iniziando dalle musiche legate al rito di Sarum. Nelle successive oltre alle composizioni contenute in due raccolte, il manoscritto della Old Hall che è la principale fonte della musica medievale inglese, e il codice della Biblioteca Estense Modena B che contiene composizioni di Dunstable e Power oltre che di Dufay, sono state proposte  canzoni profane in inglese e infine canoni presenti nelle opere di Tallis e Byrd.  <br /><br />Nella breve intervista contenuta nel podcast, registrata durante le prove insieme ad alcuni esempi musicali, il direttore ha spiegato in quali circostanze è nata l’idea del nome del gruppo e ha poi illustrato le caratteristiche del programma del concerto che ha messo in evidenza anche la “contenance angloise” che ha ispirato la cultura musicale della prima generazione di compositori franco-fiamminghi.                                                                                  <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>550</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Sabine Lutzenberger, Tim Scott Whiteley, Bernd Oliver Fröhlich e Per-Sonat</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/</link><description><![CDATA[<b><i>Dalla monodia alla polifonia in onore di San Giacomo nel Codex Calixtinus</i></b><br /><br />Tra i concerti più aderenti al tema “Vox \ Voces” proposto quest’anno dal festival di musica antica Laus Polyphoniae di Anversa, c’è quello dell’ensemble Per-Sonat diretto da Sabine Lutzenberger che è stato dedicato ai canti contenuti nel codice di Santiago de Compostela.  <br /><br />Il <i>Liber Sancti Jacobi</i> è composto da cinque volumi provvisti di due appendici che abbracciano sia il culto del santo con la sua liturgia, che i miracoli a lui attributi, con la traslazione delle sue spoglie, e quella che rappresenta una guida spirituale e pratica per i pellegrini desiderosi di pregare sulla tomba del santo dopo aver percorso il cammino che porta il suo nome.  <br /><br />Oltre ai canti monodici nel codice sono presenti anche alcune semplici forme di contrappunto che rappresentano gli albori della polifonia, e che riflettono la prassi improvvisativa attraverso la quale si intonava una seconda voce partendo dalla monodia gregoriana, che verrà chiamata <i>discantus supra librum</i>.  <br /><br />Nella grande chiesa di Anversa dedicata a San Paolo l’ensemble Per-Sonat ha intonato una parte dei canti contenuti nel <i>Codex Calixtinus</i> risalendo indietro nel tempo all’epoca nella quale da una <i>vox</i> nascevano più <i>voces</i> per ornare la preghiera liturgica e moltiplicare le lodi divine, e nello specifico caso quelle che celebrano il santo apostolo maggiore.<br /><br />Nell’intervista presente nel podcast si possono ascoltare alcuni momenti della prova del concerto con una breve presentazione del suo programma fatta dalla cantante direttrice dell’ensemble insieme ad altre due voci del gruppo, quelle di Tim Scott Whiteley e Bernd Oliver Fröhlick.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61271395</guid><pubDate>Thu, 12 Sep 2024 22:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61271395/podcast_lp_2_con_sabine_lutzenberger_tim_scott_whiteley_bernd_oliver_fr_hlich_e_per_sonat.mp3" length="33684374" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Dalla monodia alla polifonia in onore di San Giacomo nel Codex Calixtinus

Tra i concerti più aderenti al tema “Vox \ Voces” proposto quest’anno dal festival di musica antica Laus Polyphoniae di Anversa, c’è quello dell’ensemble Per-Sonat diretto da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Dalla monodia alla polifonia in onore di San Giacomo nel Codex Calixtinus</i></b><br /><br />Tra i concerti più aderenti al tema “Vox \ Voces” proposto quest’anno dal festival di musica antica Laus Polyphoniae di Anversa, c’è quello dell’ensemble Per-Sonat diretto da Sabine Lutzenberger che è stato dedicato ai canti contenuti nel codice di Santiago de Compostela.  <br /><br />Il <i>Liber Sancti Jacobi</i> è composto da cinque volumi provvisti di due appendici che abbracciano sia il culto del santo con la sua liturgia, che i miracoli a lui attributi, con la traslazione delle sue spoglie, e quella che rappresenta una guida spirituale e pratica per i pellegrini desiderosi di pregare sulla tomba del santo dopo aver percorso il cammino che porta il suo nome.  <br /><br />Oltre ai canti monodici nel codice sono presenti anche alcune semplici forme di contrappunto che rappresentano gli albori della polifonia, e che riflettono la prassi improvvisativa attraverso la quale si intonava una seconda voce partendo dalla monodia gregoriana, che verrà chiamata <i>discantus supra librum</i>.  <br /><br />Nella grande chiesa di Anversa dedicata a San Paolo l’ensemble Per-Sonat ha intonato una parte dei canti contenuti nel <i>Codex Calixtinus</i> risalendo indietro nel tempo all’epoca nella quale da una <i>vox</i> nascevano più <i>voces</i> per ornare la preghiera liturgica e moltiplicare le lodi divine, e nello specifico caso quelle che celebrano il santo apostolo maggiore.<br /><br />Nell’intervista presente nel podcast si possono ascoltare alcuni momenti della prova del concerto con una breve presentazione del suo programma fatta dalla cantante direttrice dell’ensemble insieme ad altre due voci del gruppo, quelle di Tim Scott Whiteley e Bernd Oliver Fröhlick.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>843</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Entrebescant</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-81</link><description><![CDATA[<b> <i>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024</i>  </b><br /><br />Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di musicisti che vogliono far conoscere il proprio lavoro e allo stesso tempo migliorare la loro capacità di comunicare con il pubblico. Si tratta della International Young Artist’s Presentation (IYAP) che pur facendo parte del festival, prescinde dal suo tema generale e spesso comprende programmi di concerto che possono arrivare a lambire il XX secolo, purché vengano rispettate le linee guida della prassi musicale storicamente informata.  <br />La rassegna è organizzata da <a href="https://www.musica.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Musica Impulscentrum</a> in collaborazione con <a href="https://amuz.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AMUZ </a>che è l’ente organizzatore del festival Laus Polyphoniae, e prevede un lavoro preparatorio durante il quale un comitato di selezione esamina le candidature delle numerose domande pervenute scegliendo fra queste le proposte di sei ensemble. Il comitato è composto da rappresentanti delle due istituzioni e da due istruttori che sono i musicisti esperti e qualificati che seguono poi i gruppi per tre giorni aiutandoli a mettere a punto le proprie perfomance presentate nella giornata dedicata alla IYAP. Una volta terminate le rispettive esecuzioni gli ensemble si confrontano con una serie di autorevoli professionisti del settore per ricevere un feedback fatto di eventuali  critiche, ma soprattutto di consigli e incoraggiamenti per la loro carriera.  <br /><br />La qualità dei gruppi sembra crescere di anno in anno, anche a detta dei due coaches Raquel Andueza e Peter Van Heyghen, e nei programmi presentati dai sei ensemble di questa edizione si trova una sintesi dell’Europa musicale, perché oltre al classicismo  proposto da Coloquio 6 e Olympe Ensemble, si sono ascoltate musiche del periodo barocco proposte da <b>Concussio Chordis</b> con il titolo <i>Une soirée à Versailles</i> e dal  <b>Fluctus Ensemble</b> che nel titolo del concerto ha citato il primo verso di una chanson di Boismortier <i>En vous aimant</i>, ma anche musiche tardo rinascimentali con i <i>Broken colours</i> di <b>pseudonym</b> e medievali con gli <b>Entrebescant</b> che nel concerto <i>El Cantar del Destierro</i> hanno declamato alcuni versi del poema epico <i>El Cantar del mio Cid</i>.  <br /><br />In questo podcast diviso in tre parti si possono ascoltare le interviste ai quattro gruppi di musica antica nelle quali sono inseriti anche alcuni esempi musicali registrati durante le prove generali, o nel caso del duo di viola da gamba e violoncello subito dopo il concerto. Nella seconda parte sono presenti anche alcune considerazioni dei due coaches che hanno fatto da specchio ai sei ensemble, per aiutarli a riflettere su come poter migliorare la presentazione delle proprie proposte musicali.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61270959</guid><pubDate>Sun, 08 Sep 2024 22:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61270959/podcast_iyap_2024_parte_terza_con_entrebescant.mp3" length="37083427" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle> La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024  

Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b> <i>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024</i>  </b><br /><br />Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di musicisti che vogliono far conoscere il proprio lavoro e allo stesso tempo migliorare la loro capacità di comunicare con il pubblico. Si tratta della International Young Artist’s Presentation (IYAP) che pur facendo parte del festival, prescinde dal suo tema generale e spesso comprende programmi di concerto che possono arrivare a lambire il XX secolo, purché vengano rispettate le linee guida della prassi musicale storicamente informata.  <br />La rassegna è organizzata da <a href="https://www.musica.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Musica Impulscentrum</a> in collaborazione con <a href="https://amuz.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AMUZ </a>che è l’ente organizzatore del festival Laus Polyphoniae, e prevede un lavoro preparatorio durante il quale un comitato di selezione esamina le candidature delle numerose domande pervenute scegliendo fra queste le proposte di sei ensemble. Il comitato è composto da rappresentanti delle due istituzioni e da due istruttori che sono i musicisti esperti e qualificati che seguono poi i gruppi per tre giorni aiutandoli a mettere a punto le proprie perfomance presentate nella giornata dedicata alla IYAP. Una volta terminate le rispettive esecuzioni gli ensemble si confrontano con una serie di autorevoli professionisti del settore per ricevere un feedback fatto di eventuali  critiche, ma soprattutto di consigli e incoraggiamenti per la loro carriera.  <br /><br />La qualità dei gruppi sembra crescere di anno in anno, anche a detta dei due coaches Raquel Andueza e Peter Van Heyghen, e nei programmi presentati dai sei ensemble di questa edizione si trova una sintesi dell’Europa musicale, perché oltre al classicismo  proposto da Coloquio 6 e Olympe Ensemble, si sono ascoltate musiche del periodo barocco proposte da <b>Concussio Chordis</b> con il titolo <i>Une soirée à Versailles</i> e dal  <b>Fluctus Ensemble</b> che nel titolo del concerto ha citato il primo verso di una chanson di Boismortier <i>En vous aimant</i>, ma anche musiche tardo rinascimentali con i <i>Broken colours</i> di <b>pseudonym</b> e medievali con gli <b>Entrebescant</b> che nel concerto <i>El Cantar del Destierro</i> hanno declamato alcuni versi del poema epico <i>El Cantar del mio Cid</i>.  <br /><br />In questo podcast diviso in tre parti si possono ascoltare le interviste ai quattro gruppi di musica antica nelle quali sono inseriti anche alcuni esempi musicali registrati durante le prove generali, o nel caso del duo di viola da gamba e violoncello subito dopo il concerto. Nella seconda parte sono presenti anche alcune considerazioni dei due coaches che hanno fatto da specchio ai sei ensemble, per aiutarli a riflettere su come poter migliorare la presentazione delle proprie proposte musicali.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>928</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Concussio Chordis e Fluctus Ensemble</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-81</link><description><![CDATA[<b><i>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024</i> </b> <br /><br />Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di musicisti che vogliono far conoscere il proprio lavoro e allo stesso tempo migliorare la loro capacità di comunicare con il pubblico. Si tratta della International Young Artist’s Presentation (IYAP) che pur facendo parte del festival, prescinde dal suo tema generale e spesso comprende programmi di concerto che possono arrivare a lambire il XX secolo, purché vengano rispettate le linee guida della prassi musicale storicamente informata.  <br />La rassegna è organizzata da <a href="https://www.musica.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Musica Impulscentrum</a> in collaborazione con <a href="https://amuz.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AMUZ</a> che è l’ente organizzatore del festival Laus Polyphoniae, e prevede un lavoro preparatorio durante il quale un comitato di selezione esamina le candidature delle numerose domande pervenute scegliendo fra queste le proposte di sei ensemble.<br /><br />Il comitato è composto da rappresentanti delle due istituzioni e da due istruttori che sono i musicisti esperti e qualificati che seguono poi i gruppi per tre giorni aiutandoli a mettere a punto le proprie perfomance presentate nella giornata dedicata alla IYAP. Una volta terminate le rispettive esecuzioni gli ensemble si confrontano con una serie di autorevoli professionisti del settore per ricevere un feedback fatto di eventuali  critiche, ma soprattutto di consigli e incoraggiamenti per la loro carriera.  <br /><br />La qualità dei gruppi sembra crescere di anno in anno, anche a detta dei due coaches Raquel Andueza e Peter Van Heyghen, e nei programmi presentati dai sei ensemble di questa edizione si trova una sintesi dell’Europa musicale, perché oltre al classicismo  proposto da Coloquio 6 e Olympe Ensemble, si sono ascoltate musiche del periodo barocco proposte da <b>Concussio Chordis</b> con il titolo <i>Une soirée à Versailles</i> e dal  <b>Fluctus Ensemble</b> che nel titolo del concerto ha citato il primo verso di una chanson di Boismortier <i>En vous aimant</i>, ma anche musiche tardo rinascimentali con i <i>Broken colours</i> di <b>pseudonym</b> e medievali con gli <b>Entrebescant</b> che nel concerto <i>El Cantar del Destierro</i> hanno declamato alcuni versi del poema epico <i>El Cantar del mio Cid</i>.<br /><br /> In questo podcast diviso in tre parti si possono ascoltare le interviste ai quattro gruppi di musica antica nelle quali sono inseriti anche alcuni esempi musicali registrati durante le prove generali, o nel caso del duo di viola da gamba e violoncello subito dopo il concerto. Nella seconda parte sono presenti anche alcune considerazioni dei due coaches che hanno fatto da specchio ai sei ensemble, per aiutarli a riflettere su come poter migliorare la presentazione delle proprie proposte musicali.                                                                       <br /><br /> Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61270958</guid><pubDate>Sun, 08 Sep 2024 22:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61270958/podcast_iyap_2024_parte_prima_con_concussio_chordis_e_fluctus_ensemble.mp3" length="47581517" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024  

Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024</i> </b> <br /><br />Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di musicisti che vogliono far conoscere il proprio lavoro e allo stesso tempo migliorare la loro capacità di comunicare con il pubblico. Si tratta della International Young Artist’s Presentation (IYAP) che pur facendo parte del festival, prescinde dal suo tema generale e spesso comprende programmi di concerto che possono arrivare a lambire il XX secolo, purché vengano rispettate le linee guida della prassi musicale storicamente informata.  <br />La rassegna è organizzata da <a href="https://www.musica.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Musica Impulscentrum</a> in collaborazione con <a href="https://amuz.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AMUZ</a> che è l’ente organizzatore del festival Laus Polyphoniae, e prevede un lavoro preparatorio durante il quale un comitato di selezione esamina le candidature delle numerose domande pervenute scegliendo fra queste le proposte di sei ensemble.<br /><br />Il comitato è composto da rappresentanti delle due istituzioni e da due istruttori che sono i musicisti esperti e qualificati che seguono poi i gruppi per tre giorni aiutandoli a mettere a punto le proprie perfomance presentate nella giornata dedicata alla IYAP. Una volta terminate le rispettive esecuzioni gli ensemble si confrontano con una serie di autorevoli professionisti del settore per ricevere un feedback fatto di eventuali  critiche, ma soprattutto di consigli e incoraggiamenti per la loro carriera.  <br /><br />La qualità dei gruppi sembra crescere di anno in anno, anche a detta dei due coaches Raquel Andueza e Peter Van Heyghen, e nei programmi presentati dai sei ensemble di questa edizione si trova una sintesi dell’Europa musicale, perché oltre al classicismo  proposto da Coloquio 6 e Olympe Ensemble, si sono ascoltate musiche del periodo barocco proposte da <b>Concussio Chordis</b> con il titolo <i>Une soirée à Versailles</i> e dal  <b>Fluctus Ensemble</b> che nel titolo del concerto ha citato il primo verso di una chanson di Boismortier <i>En vous aimant</i>, ma anche musiche tardo rinascimentali con i <i>Broken colours</i> di <b>pseudonym</b> e medievali con gli <b>Entrebescant</b> che nel concerto <i>El Cantar del Destierro</i> hanno declamato alcuni versi del poema epico <i>El Cantar del mio Cid</i>.<br /><br /> In questo podcast diviso in tre parti si possono ascoltare le interviste ai quattro gruppi di musica antica nelle quali sono inseriti anche alcuni esempi musicali registrati durante le prove generali, o nel caso del duo di viola da gamba e violoncello subito dopo il concerto. Nella seconda parte sono presenti anche alcune considerazioni dei due coaches che hanno fatto da specchio ai sei ensemble, per aiutarli a riflettere su come poter migliorare la presentazione delle proprie proposte musicali.                                                                       <br /><br /> Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1190</itunes:duration><itunes:keywords>anversa,earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Raquel Andueza, Peter Van Heyghen, e pseudonym</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-81</link><description><![CDATA[<b><i>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024</i>  </b><br /><br />Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di musicisti che vogliono far conoscere il proprio lavoro e allo stesso tempo migliorare la loro capacità di comunicare con il pubblico. Si tratta della International Young Artist’s Presentation (IYAP) che pur facendo parte del festival, prescinde dal suo tema generale e spesso comprende programmi di concerto che possono arrivare a lambire il XX secolo, purché vengano rispettate le linee guida della prassi musicale storicamente informata.  <br /> La rassegna è organizzata da <a href="https://www.musica.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Musica Impulscentrum</a> in collaborazione con <a href="https://amuz.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AMUZ</a> che è l’ente organizzatore del festival Laus Polyphoniae, e prevede un lavoro preparatorio durante il quale un comitato di selezione esamina le candidature delle numerose domande pervenute scegliendo fra queste le proposte di sei ensemble. Il comitato è composto da rappresentanti delle due istituzioni e da due istruttori che sono i musicisti esperti e qualificati che seguono poi i gruppi per tre giorni aiutandoli a mettere a punto le proprie perfomance presentate nella giornata dedicata alla IYAP. Una volta terminate le rispettive esecuzioni gli ensemble si confrontano con una serie di autorevoli professionisti del settore per ricevere un feedback fatto di eventuali  critiche, ma soprattutto di consigli e incoraggiamenti per la loro carriera. <br /><br />La qualità dei gruppi sembra crescere di anno in anno, anche a detta dei due coaches Raquel Andueza e Peter Van Heyghen, e nei programmi presentati dai sei ensemble di questa edizione si trova una sintesi dell’Europa musicale, perché oltre al classicismo  proposto da Coloquio 6 e Olympe Ensemble, si sono ascoltate musiche del periodo barocco proposte da <b>Concussio Chordis</b> con il titolo <i>Une soirée à Versailles</i> e dal  <b>Fluctus Ensemble</b> che nel titolo del concerto ha citato il primo verso di una chanson di Boismortier <i>En vous aimant</i>, ma anche musiche tardo rinascimentali con i <i>Broken colours</i> di <b>pseudonym</b> e medievali con gli <b>Entrebescant</b> che nel concerto <i>El Cantar del Destierro</i> hanno declamato alcuni versi del poema epico <i>El Cantar del mio Cid</i>.  <br /><br />In questo podcast diviso in tre parti si possono ascoltare le interviste ai quattro gruppi di musica antica nelle quali sono inseriti anche alcuni esempi musicali registrati durante le prove generali, o nel caso del duo di viola da gamba e violoncello subito dopo il concerto. Nella seconda parte sono presenti anche alcune considerazioni dei due coaches che hanno fatto da specchio ai sei ensemble, per aiutarli a riflettere su come poter migliorare la presentazione delle proprie proposte musicali.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61270957</guid><pubDate>Sun, 08 Sep 2024 22:55:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61270957/podcast_iyap_2024_parte_seconda_con_raquel_andueza_peter_van_heyghen_e_pseudonym.mp3" length="32246595" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024  

Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>La giovane Europa musicale protagonista della International Young Artist’s Presentation 2024</i>  </b><br /><br />Nel programma del festival di musica antica di Anversa da diversi anni si svolge, in un’unica giornata, una rassegna dedicata alle nuove generazioni di musicisti che vogliono far conoscere il proprio lavoro e allo stesso tempo migliorare la loro capacità di comunicare con il pubblico. Si tratta della International Young Artist’s Presentation (IYAP) che pur facendo parte del festival, prescinde dal suo tema generale e spesso comprende programmi di concerto che possono arrivare a lambire il XX secolo, purché vengano rispettate le linee guida della prassi musicale storicamente informata.  <br /> La rassegna è organizzata da <a href="https://www.musica.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Musica Impulscentrum</a> in collaborazione con <a href="https://amuz.be/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AMUZ</a> che è l’ente organizzatore del festival Laus Polyphoniae, e prevede un lavoro preparatorio durante il quale un comitato di selezione esamina le candidature delle numerose domande pervenute scegliendo fra queste le proposte di sei ensemble. Il comitato è composto da rappresentanti delle due istituzioni e da due istruttori che sono i musicisti esperti e qualificati che seguono poi i gruppi per tre giorni aiutandoli a mettere a punto le proprie perfomance presentate nella giornata dedicata alla IYAP. Una volta terminate le rispettive esecuzioni gli ensemble si confrontano con una serie di autorevoli professionisti del settore per ricevere un feedback fatto di eventuali  critiche, ma soprattutto di consigli e incoraggiamenti per la loro carriera. <br /><br />La qualità dei gruppi sembra crescere di anno in anno, anche a detta dei due coaches Raquel Andueza e Peter Van Heyghen, e nei programmi presentati dai sei ensemble di questa edizione si trova una sintesi dell’Europa musicale, perché oltre al classicismo  proposto da Coloquio 6 e Olympe Ensemble, si sono ascoltate musiche del periodo barocco proposte da <b>Concussio Chordis</b> con il titolo <i>Une soirée à Versailles</i> e dal  <b>Fluctus Ensemble</b> che nel titolo del concerto ha citato il primo verso di una chanson di Boismortier <i>En vous aimant</i>, ma anche musiche tardo rinascimentali con i <i>Broken colours</i> di <b>pseudonym</b> e medievali con gli <b>Entrebescant</b> che nel concerto <i>El Cantar del Destierro</i> hanno declamato alcuni versi del poema epico <i>El Cantar del mio Cid</i>.  <br /><br />In questo podcast diviso in tre parti si possono ascoltare le interviste ai quattro gruppi di musica antica nelle quali sono inseriti anche alcuni esempi musicali registrati durante le prove generali, o nel caso del duo di viola da gamba e violoncello subito dopo il concerto. Nella seconda parte sono presenti anche alcune considerazioni dei due coaches che hanno fatto da specchio ai sei ensemble, per aiutarli a riflettere su come poter migliorare la presentazione delle proprie proposte musicali.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>807</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musciaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>14</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ad Antonio Montefusco e a Patrizia Bovi</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-80</link><description><![CDATA[<b><i>Laudar vollio per amore</i></b>  <br /><br />Nel prendere in esame i diversi aspetti del patrimonio poetico e musicale laudistico il festival DeMusicAssisi diretto da Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni ha riunito nel suo programma diversi gruppi musicali e alcuni studiosi presentando una alternanza di concerti e di conferenze, e invitando anche alcuni liutai a mettere in mostra la propria produzione strumentale.  <br /><br />L’idea deriva dal fatto che i due coordinatori del festival di musica medievale oltre che essere musicisti e ricercatori, sono anche costruttori di strumenti musicali e dirigono l’Accademia d’arti antiche Resonars nella quale durante l’anno si tengono numerosi corsi musicali.  <br /><br />Assisi sembra il luogo ideale per fare e ascoltare musica medievale, non soltanto per il suo patrimonio artistico e architettonico, ma anche per la competenza e la passione diffusa fra gli abitanti di ogni età nei confronti della musica antica, favorita certamente dalla coinvolgente e celebre festa del Calendimaggio.  <br /><br />Lo ha dimostrato una originale e curiosa iniziativa serale che si è svolta nella Sala delle Volte, che si trova a ridosso della Piazza del Comune, intitolata <i>Decantare. Dj set “medieval music”</i>. Per oltre un’ora e mezza un pubblico composto anche da famiglie con bambini è rimasto seduto sulle panche ad ascoltare esempi musicali prevalentemente tratti da incisioni discografiche e appartenenti a periodi differenti, diffusi attraverso altoparlanti e gestiti alla consolle da DJ CAP e commentati dai docenti dell’Accademia Resonars che in modo informale e colloquiale hanno sottolineato, tra le altre cose, l’importanza e la bellezza per esempio della musica di Machaut e Josquin.  <br /><br />Questo curioso esperimento ha confermato la vocazione musicale di Assisi che riguardo l’arte sonora, e forse non solo, sembra vivere contemporaneamente nel presente e allo stesso tempo nel passato.  <br /><br />In questo podcast nel quale si è cercato di riassumere parte delle discussioni e delle attività di divulgazione storica, senza tacere le problematiche e le diversità dei punti di vista, si ascoltano le voci di una parte dei protagonisti della manifestazione che si è conclusa il 20 agosto con una conferenza con esempi musicali cantati di Patrizia Bovi, e un concerto nel quale i due fondatori dell’Ensemble Calixtinus hanno suonato insieme al duo di musicisti persiani Roots Revival, per evocare la dimensione mistica francescana e quella del sufismo di Attar.  <br /><br />Nella prima parte del podcast sono presenti interviste a Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, e a Francis Biggi e Enrico Correggia con esempi musicali dell’Ensemble Orientis Partibus, La Reverdie, Ensemble Calixtinus &amp; Roots Revival.  <br /><br />La seconda parte contiene interviste ad Antonio Montefusco e Patrizia Bovi con esempi musicali di Calixtinus &amp; Roots Revival e della cantante dell’ensemble Micrologus che quest’anno festeggia quaranta anni di attività artistica.                                                                                                                Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61249820</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2024 10:13:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61249820/podcast_assisi_5_seconda_parte_intervista_ad_antonio_montefusco_e_a_patrizia_bovi_21_08_2022_corretta.mp3" length="48165615" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Laudar vollio per amore  

Nel prendere in esame i diversi aspetti del patrimonio poetico e musicale laudistico il festival DeMusicAssisi diretto da Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni ha riunito nel suo programma diversi gruppi musicali e alcuni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Laudar vollio per amore</i></b>  <br /><br />Nel prendere in esame i diversi aspetti del patrimonio poetico e musicale laudistico il festival DeMusicAssisi diretto da Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni ha riunito nel suo programma diversi gruppi musicali e alcuni studiosi presentando una alternanza di concerti e di conferenze, e invitando anche alcuni liutai a mettere in mostra la propria produzione strumentale.  <br /><br />L’idea deriva dal fatto che i due coordinatori del festival di musica medievale oltre che essere musicisti e ricercatori, sono anche costruttori di strumenti musicali e dirigono l’Accademia d’arti antiche Resonars nella quale durante l’anno si tengono numerosi corsi musicali.  <br /><br />Assisi sembra il luogo ideale per fare e ascoltare musica medievale, non soltanto per il suo patrimonio artistico e architettonico, ma anche per la competenza e la passione diffusa fra gli abitanti di ogni età nei confronti della musica antica, favorita certamente dalla coinvolgente e celebre festa del Calendimaggio.  <br /><br />Lo ha dimostrato una originale e curiosa iniziativa serale che si è svolta nella Sala delle Volte, che si trova a ridosso della Piazza del Comune, intitolata <i>Decantare. Dj set “medieval music”</i>. Per oltre un’ora e mezza un pubblico composto anche da famiglie con bambini è rimasto seduto sulle panche ad ascoltare esempi musicali prevalentemente tratti da incisioni discografiche e appartenenti a periodi differenti, diffusi attraverso altoparlanti e gestiti alla consolle da DJ CAP e commentati dai docenti dell’Accademia Resonars che in modo informale e colloquiale hanno sottolineato, tra le altre cose, l’importanza e la bellezza per esempio della musica di Machaut e Josquin.  <br /><br />Questo curioso esperimento ha confermato la vocazione musicale di Assisi che riguardo l’arte sonora, e forse non solo, sembra vivere contemporaneamente nel presente e allo stesso tempo nel passato.  <br /><br />In questo podcast nel quale si è cercato di riassumere parte delle discussioni e delle attività di divulgazione storica, senza tacere le problematiche e le diversità dei punti di vista, si ascoltano le voci di una parte dei protagonisti della manifestazione che si è conclusa il 20 agosto con una conferenza con esempi musicali cantati di Patrizia Bovi, e un concerto nel quale i due fondatori dell’Ensemble Calixtinus hanno suonato insieme al duo di musicisti persiani Roots Revival, per evocare la dimensione mistica francescana e quella del sufismo di Attar.  <br /><br />Nella prima parte del podcast sono presenti interviste a Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, e a Francis Biggi e Enrico Correggia con esempi musicali dell’Ensemble Orientis Partibus, La Reverdie, Ensemble Calixtinus &amp; Roots Revival.  <br /><br />La seconda parte contiene interviste ad Antonio Montefusco e Patrizia Bovi con esempi musicali di Calixtinus &amp; Roots Revival e della cantante dell’ensemble Micrologus che quest’anno festeggia quaranta anni di attività artistica.                                                                                                                Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1205</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>13</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Francis Biggi e Enrico Correggia</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-80</link><description><![CDATA[<b><i>Laudar vollio per amore</i></b>  <br /><br />Nel prendere in esame i diversi aspetti del patrimonio poetico e musicale laudistico il festival DeMusicAssisi diretto da Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni ha riunito nel suo programma diversi gruppi musicali e alcuni studiosi presentando una alternanza di concerti e di conferenze, e invitando anche alcuni liutai a mettere in mostra la propria produzione strumentale.  <br /><br />L’idea deriva dal fatto che i due coordinatori del festival di musica medievale oltre che essere musicisti e ricercatori, sono anche costruttori di strumenti musicali e dirigono l’Accademia d’arti antiche Resonars nella quale durante l’anno si tengono numerosi corsi musicali. <br /><br />Assisi sembra il luogo ideale per fare e ascoltare musica medievale, non soltanto per il suo patrimonio artistico e architettonico, ma anche per la competenza e la passione diffusa fra gli abitanti di ogni età nei confronti della musica antica, favorita certamente dalla coinvolgente e celebre festa del Calendimaggio.  <br /><br />Lo ha dimostrato una originale e curiosa iniziativa serale che si è svolta nella Sala delle Volte, che si trova a ridosso della Piazza del Comune, intitolata <i>Decantare. Dj set “medieval music”</i>. Per oltre un’ora e mezza un pubblico composto anche da famiglie con bambini è rimasto seduto sulle panche ad ascoltare esempi musicali prevalentemente tratti da incisioni discografiche e appartenenti a periodi differenti, diffusi attraverso altoparlanti e gestiti alla consolle da DJ CAP e commentati dai docenti dell’Accademia Resonars che in modo informale e colloquiale hanno sottolineato, tra le altre cose, l’importanza e la bellezza per esempio della musica di Machaut e Josquin.  <br /><br />Questo curioso esperimento ha confermato la vocazione musicale di Assisi che riguardo l’arte sonora, e forse non solo, sembra vivere contemporaneamente nel presente e allo stesso tempo nel passato.  <br /><br />In questo podcast nel quale si è cercato di riassumere parte delle discussioni e delle attività di divulgazione storica, senza tacere le problematiche e le diversità dei punti di vista, si ascoltano le voci di una parte dei protagonisti della manifestazione che si è conclusa il 20 agosto con una conferenza con esempi musicali cantati di Patrizia Bovi, e un concerto nel quale i due fondatori dell’Ensemble Calixtinus hanno suonato insieme al duo di musicisti persiani Roots Revival, per evocare la dimensione mistica francescana e quella del sufismo di Attar.  <br /><br />Nella prima parte del podcast sono presenti interviste a Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, e a Francis Biggi e Enrico Correggia con esempi musicali dell’Ensemble Orientis Partibus, La Reverdie, Ensemble Calixtinus &amp; Roots Revival.  <br /><br />La seconda parte contiene interviste ad Antonio Montefusco e Patrizia Bovi con esempi musicali di Calixtinus &amp; Roots Revival e della cantante dell’ensemble Micrologus che quest’anno festeggia quaranta anni di attività artistica.                                                                                                                Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61249821</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2024 10:10:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61249821/podcast_assisi_5_prima_parte_con_francis_biggi_e_enrico_correggia_21_08_2024.mp3" length="58325158" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Laudar vollio per amore  

Nel prendere in esame i diversi aspetti del patrimonio poetico e musicale laudistico il festival DeMusicAssisi diretto da Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni ha riunito nel suo programma diversi gruppi musicali e alcuni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Laudar vollio per amore</i></b>  <br /><br />Nel prendere in esame i diversi aspetti del patrimonio poetico e musicale laudistico il festival DeMusicAssisi diretto da Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni ha riunito nel suo programma diversi gruppi musicali e alcuni studiosi presentando una alternanza di concerti e di conferenze, e invitando anche alcuni liutai a mettere in mostra la propria produzione strumentale.  <br /><br />L’idea deriva dal fatto che i due coordinatori del festival di musica medievale oltre che essere musicisti e ricercatori, sono anche costruttori di strumenti musicali e dirigono l’Accademia d’arti antiche Resonars nella quale durante l’anno si tengono numerosi corsi musicali. <br /><br />Assisi sembra il luogo ideale per fare e ascoltare musica medievale, non soltanto per il suo patrimonio artistico e architettonico, ma anche per la competenza e la passione diffusa fra gli abitanti di ogni età nei confronti della musica antica, favorita certamente dalla coinvolgente e celebre festa del Calendimaggio.  <br /><br />Lo ha dimostrato una originale e curiosa iniziativa serale che si è svolta nella Sala delle Volte, che si trova a ridosso della Piazza del Comune, intitolata <i>Decantare. Dj set “medieval music”</i>. Per oltre un’ora e mezza un pubblico composto anche da famiglie con bambini è rimasto seduto sulle panche ad ascoltare esempi musicali prevalentemente tratti da incisioni discografiche e appartenenti a periodi differenti, diffusi attraverso altoparlanti e gestiti alla consolle da DJ CAP e commentati dai docenti dell’Accademia Resonars che in modo informale e colloquiale hanno sottolineato, tra le altre cose, l’importanza e la bellezza per esempio della musica di Machaut e Josquin.  <br /><br />Questo curioso esperimento ha confermato la vocazione musicale di Assisi che riguardo l’arte sonora, e forse non solo, sembra vivere contemporaneamente nel presente e allo stesso tempo nel passato.  <br /><br />In questo podcast nel quale si è cercato di riassumere parte delle discussioni e delle attività di divulgazione storica, senza tacere le problematiche e le diversità dei punti di vista, si ascoltano le voci di una parte dei protagonisti della manifestazione che si è conclusa il 20 agosto con una conferenza con esempi musicali cantati di Patrizia Bovi, e un concerto nel quale i due fondatori dell’Ensemble Calixtinus hanno suonato insieme al duo di musicisti persiani Roots Revival, per evocare la dimensione mistica francescana e quella del sufismo di Attar.  <br /><br />Nella prima parte del podcast sono presenti interviste a Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, e a Francis Biggi e Enrico Correggia con esempi musicali dell’Ensemble Orientis Partibus, La Reverdie, Ensemble Calixtinus &amp; Roots Revival.  <br /><br />La seconda parte contiene interviste ad Antonio Montefusco e Patrizia Bovi con esempi musicali di Calixtinus &amp; Roots Revival e della cantante dell’ensemble Micrologus che quest’anno festeggia quaranta anni di attività artistica.                                                                                                                Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1459</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,intervista,interviwe,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>13</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Claudia e Livia Caffagni e La Reverdie</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Le laude “profumate” di Santa Caterina da Bologna</i></b>  <br /><br />Nella serata centrale del festival DeMusicAssisi, l’ensemble La Reverdie ha presentato un concerto dedicato alle laude scritte da Santa Caterina da Bologna. L’affascinante figura della clarissa fondatrice del monastero del Corpus Domini di Bologna, è stata evocata anche attraverso la lettura di passaggi del suo trattato, costituito da due lettere, nel quale si descrive l’itinerario di ascesi spirituale in tre giornate attraverso dodici giardini, che sono le tappe di un cammino di acquisizione delle cui virtù associate a fiori e frutti che ne rappresentano i simboli profumati.  <br /><br />Le laude della mistica del XV secolo sono prive di notazione musicale, ma come il resto del copioso repertorio di componimenti poetici devozionali tardo medievali, erano concepite anche per essere intonate. Livia e Claudia Caffagni hanno compiuto una ricerca consultando numerosi manoscritti per avvicinarsi il più possibile alle fonti melodiche compatibili con i suoi versi, e forse in parte utilizzate come modello dalla santa che giovanissima era stata educata alla corte di Ferrara in qualità di damigella di compagnia di Margherita d’Este.  <br /><br />Livia Caffagni ha studiato a lungo i documenti che riguardano la vita di Caterina e in questa conversazione nella quale interviene anche sua sorella Claudia, racconta gli aspetti più interessanti della storia della santa e della ricerca delle fonti  musicali utilizzate per questo progetto artistico, la più importante delle quali è un codice appartenuto a un convento francescano conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61096242</guid><pubDate>Fri, 30 Aug 2024 22:10:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61096242/podcast_assisi_4_con_claudia_e_livia_caffagni_e_la_reverdie_completo.mp3" length="81538611" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le laude “profumate” di Santa Caterina da Bologna  

Nella serata centrale del festival DeMusicAssisi, l’ensemble La Reverdie ha presentato un concerto dedicato alle laude scritte da Santa Caterina da Bologna. L’affascinante figura della clarissa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Le laude “profumate” di Santa Caterina da Bologna</i></b>  <br /><br />Nella serata centrale del festival DeMusicAssisi, l’ensemble La Reverdie ha presentato un concerto dedicato alle laude scritte da Santa Caterina da Bologna. L’affascinante figura della clarissa fondatrice del monastero del Corpus Domini di Bologna, è stata evocata anche attraverso la lettura di passaggi del suo trattato, costituito da due lettere, nel quale si descrive l’itinerario di ascesi spirituale in tre giornate attraverso dodici giardini, che sono le tappe di un cammino di acquisizione delle cui virtù associate a fiori e frutti che ne rappresentano i simboli profumati.  <br /><br />Le laude della mistica del XV secolo sono prive di notazione musicale, ma come il resto del copioso repertorio di componimenti poetici devozionali tardo medievali, erano concepite anche per essere intonate. Livia e Claudia Caffagni hanno compiuto una ricerca consultando numerosi manoscritti per avvicinarsi il più possibile alle fonti melodiche compatibili con i suoi versi, e forse in parte utilizzate come modello dalla santa che giovanissima era stata educata alla corte di Ferrara in qualità di damigella di compagnia di Margherita d’Este.  <br /><br />Livia Caffagni ha studiato a lungo i documenti che riguardano la vita di Caterina e in questa conversazione nella quale interviene anche sua sorella Claudia, racconta gli aspetti più interessanti della storia della santa e della ricerca delle fonti  musicali utilizzate per questo progetto artistico, la più importante delle quali è un codice appartenuto a un convento francescano conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>2039</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>13</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a More Antiquo</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Il canto gregoriano nella Seraphica Civitas<br /><br />L’ensemble vocale More Antiquo diretto da Giovanni Conti ha partecipato al festival DeMusicAssisi intonando canti gregoriani sia nella forma di un concerto serale indipendente dalla celebrazione liturgica, che nella mattina seguente durante il rito della messa domenicale, in tutti e due i casi nella Chiesa della Abbazia di San Pietro.  <br /><br />Il canto liturgico che è alla base della cultura musicale europea e che rappresenta un importante patrimonio storico è risuonato con particolare intensità nella dimensione medievale della città di Assisi, sia con l’atmosfera di raccoglimento creata durante il concerto intitolato <i>Salve Mater</i>, dedicato a canti mariani, che successivamente tra le diverse parti della messa facendo rivivere la dimensione di profondità spirituale che la tradizione del canto gregoriano riesce a trasmettere amplificando i testi sacri.  <br /><br />Nella conversazione collettiva presente in questo podcast il direttore e i cantori di More Antiquo, provenienti da luoghi ed esperienze diverse, riflettono sulla storia e sulla funzione del canto gregoriano e sulle sue caratteristiche evidenziando l’essenza del suo carattere trascendentale.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61096218</guid><pubDate>Tue, 27 Aug 2024 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61096218/podcast_assisi_3_completo_19_08_2024_con_more_antiquo.mp3" length="69576657" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il canto gregoriano nella Seraphica Civitas

L’ensemble vocale More Antiquo diretto da Giovanni Conti ha partecipato al festival DeMusicAssisi intonando canti gregoriani sia nella forma di un concerto serale indipendente dalla celebrazione liturgica,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il canto gregoriano nella Seraphica Civitas<br /><br />L’ensemble vocale More Antiquo diretto da Giovanni Conti ha partecipato al festival DeMusicAssisi intonando canti gregoriani sia nella forma di un concerto serale indipendente dalla celebrazione liturgica, che nella mattina seguente durante il rito della messa domenicale, in tutti e due i casi nella Chiesa della Abbazia di San Pietro.  <br /><br />Il canto liturgico che è alla base della cultura musicale europea e che rappresenta un importante patrimonio storico è risuonato con particolare intensità nella dimensione medievale della città di Assisi, sia con l’atmosfera di raccoglimento creata durante il concerto intitolato <i>Salve Mater</i>, dedicato a canti mariani, che successivamente tra le diverse parti della messa facendo rivivere la dimensione di profondità spirituale che la tradizione del canto gregoriano riesce a trasmettere amplificando i testi sacri.  <br /><br />Nella conversazione collettiva presente in questo podcast il direttore e i cantori di More Antiquo, provenienti da luoghi ed esperienze diverse, riflettono sulla storia e sulla funzione del canto gregoriano e sulle sue caratteristiche evidenziando l’essenza del suo carattere trascendentale.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1740</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>13</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Grace Newcombe e Rumorum</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>I canti dei predicatori itineranti inglesi del XIII secolo</i></b>  <br /><br />Le prime parole del monito iniziale del concerto dell’ensemble Rumorum, “La gioia mondana non dura a lungo”, risuonano nella volta del Palazzo del Monte Frumentario dove si svolgono i concerti del festival DeMusicAssisi. Provengono da un repertorio di canti poco conosciuti, che sono contenuti nei manoscritti di raccolte miscellanee, e che sono stati raccolti e studiati dalla fondatrice del gruppo musicale, Grace Newcombe.  <br /><br />Si tratta di canzoni che nel Medioevo erano intonate dai predicatori itineranti per attirare l’attenzione della gente e ricordare la vanità del mondo e la fugacità della vita umana. I loto testi oscillano fra toni apocalittici e toni di omelia e in alcuni casi sono parafrasi di liriche cortesi piegate a fini morali ed escatologici, come si percepisce anche della stile musicale affine a quello di trovatori e sopratutto trovieri.  <br /><br />Uno degli aspetti più interessanti di questo repertorio consiste nella sua varietà linguistica. Una parte di canti infatti è in Middle English, l’inglese medio del periodo che va dall’XI al XV secolo, mentre l’altra è in anglo-normanno, o francese insulare, appannaggio dei ceti nobiliari e dei sovrani e delle loro corti fino al XIV secolo.<br /><br />Il programma del concerto è stato diviso in tre parti, la prima dedicata ai canti di natura morale, la seconda a quelli di devozione mariana e la terza a canti secolari, e in questa intervista Newcombe illustra le caratteristiche principali di questo repertorio  anche attraverso alcuni esempi musicali registrati nello storico palazzo del centro di Assisi.                                                                                                                                     Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61096199</guid><pubDate>Sat, 24 Aug 2024 22:05:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61096199/podcast_assisi_2_con_grace_newcombe_e_rumorum.mp3" length="29402382" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>I canti dei predicatori itineranti inglesi del XIII secolo  

Le prime parole del monito iniziale del concerto dell’ensemble Rumorum, “La gioia mondana non dura a lungo”, risuonano nella volta del Palazzo del Monte Frumentario dove si svolgono i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>I canti dei predicatori itineranti inglesi del XIII secolo</i></b>  <br /><br />Le prime parole del monito iniziale del concerto dell’ensemble Rumorum, “La gioia mondana non dura a lungo”, risuonano nella volta del Palazzo del Monte Frumentario dove si svolgono i concerti del festival DeMusicAssisi. Provengono da un repertorio di canti poco conosciuti, che sono contenuti nei manoscritti di raccolte miscellanee, e che sono stati raccolti e studiati dalla fondatrice del gruppo musicale, Grace Newcombe.  <br /><br />Si tratta di canzoni che nel Medioevo erano intonate dai predicatori itineranti per attirare l’attenzione della gente e ricordare la vanità del mondo e la fugacità della vita umana. I loto testi oscillano fra toni apocalittici e toni di omelia e in alcuni casi sono parafrasi di liriche cortesi piegate a fini morali ed escatologici, come si percepisce anche della stile musicale affine a quello di trovatori e sopratutto trovieri.  <br /><br />Uno degli aspetti più interessanti di questo repertorio consiste nella sua varietà linguistica. Una parte di canti infatti è in Middle English, l’inglese medio del periodo che va dall’XI al XV secolo, mentre l’altra è in anglo-normanno, o francese insulare, appannaggio dei ceti nobiliari e dei sovrani e delle loro corti fino al XIV secolo.<br /><br />Il programma del concerto è stato diviso in tre parti, la prima dedicata ai canti di natura morale, la seconda a quelli di devozione mariana e la terza a canti secolari, e in questa intervista Newcombe illustra le caratteristiche principali di questo repertorio  anche attraverso alcuni esempi musicali registrati nello storico palazzo del centro di Assisi.                                                                                                                                     Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>736</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>13</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Vladimiro Vagnetti e Orientis Partibus</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Venite a laudare, per amore cantare</i></b><br /><br />La seconda edizione del festival DeMusicAssisi è stata inaugurata il 15 agosto da un concerto dell’Ensemble Orientis Partibus, fondato nella città umbra all’inizio degli anni Novanta, con un programma dedicato alle laude, che quest’anno rappresentano il tema centrale della manifestazione dedicata alla musica medievale.  <br /><br />Attraverso l’alternanza di una selezione di canti in volgare contenuti nel Laudario di Cortona e canti in latino presenti nel Laudario di Bobbio, questo concerto ha dato avvio al percorso di riflessione sul genere poetico musicale devozionale che ha avuto una grande importanza nel periodo medievale e anche oltre. Le laude in volgare venivano intonate da confraternite di laici, mentre quelle in latino  erano cantate in chiesa da “clerici” durante le celebrazioni delle più importanti festività del calendario religioso.  <br /><br /> Nell’intervista Vladimiro Vagnetti descrive i rispettivi ambiti nei quali i due generi di lauda venivano eseguiti, sottolineando come sul piano musicale non esistano differenze sostanziali che riguardano prevalentemente la lingua nella quale il sentimento della devozione ha alimentato la sua espressione poetica.<br /><br />Paolo Scarnecchia<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61096163</guid><pubDate>Tue, 20 Aug 2024 22:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61096163/podcast_assisi_1_con_vladimiro_vagnetti_e_orientis_partibus.mp3" length="18399696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Venite a laudare, per amore cantare

La seconda edizione del festival DeMusicAssisi è stata inaugurata il 15 agosto da un concerto dell’Ensemble Orientis Partibus, fondato nella città umbra all’inizio degli anni Novanta, con un programma dedicato alle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Venite a laudare, per amore cantare</i></b><br /><br />La seconda edizione del festival DeMusicAssisi è stata inaugurata il 15 agosto da un concerto dell’Ensemble Orientis Partibus, fondato nella città umbra all’inizio degli anni Novanta, con un programma dedicato alle laude, che quest’anno rappresentano il tema centrale della manifestazione dedicata alla musica medievale.  <br /><br />Attraverso l’alternanza di una selezione di canti in volgare contenuti nel Laudario di Cortona e canti in latino presenti nel Laudario di Bobbio, questo concerto ha dato avvio al percorso di riflessione sul genere poetico musicale devozionale che ha avuto una grande importanza nel periodo medievale e anche oltre. Le laude in volgare venivano intonate da confraternite di laici, mentre quelle in latino  erano cantate in chiesa da “clerici” durante le celebrazioni delle più importanti festività del calendario religioso.  <br /><br /> Nell’intervista Vladimiro Vagnetti descrive i rispettivi ambiti nei quali i due generi di lauda venivano eseguiti, sottolineando come sul piano musicale non esistano differenze sostanziali che riguardano prevalentemente la lingua nella quale il sentimento della devozione ha alimentato la sua espressione poetica.<br /><br />Paolo Scarnecchia<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>460</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>13</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Francesco Zimei</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>La scoperta di una nuova fonte musicale dell’Ars Nova italiana</i></b>  <br /><br />Chi ha voluto consolidare un registro di riscossione di canoni del XV secolo utilizzando i fogli smembrati e dissezionati di un manoscritto musicale del secolo precedente deve aver pensato che non avesse più valore e fosse oramai obsoleto. D’altronde era una  pratica piuttosto comune in tutta Europa, e in fondo non si coltivava la musica del passato come facciamo noi dal secolo scorso, ma la sua scoperta grazie a una segnalazione di Giacomo Baroffio fatta a Francesco Zimei, ha permesso a quest’ultimo di identificarlo e lo ha spinto a impegnarsi per convincere le autorità responsabili della sua tutela a permettere un restauro che consentisse di ricostruire  quella che è apparsa come una fonte finora sconosciuta di composizioni dell’Ars Nova. Si tratta del manoscritto San Gaudenzo III dell’Archivio di Stato di Rimini che finora era considerato soltanto un documento contabile di canoni (non cantabili perché non  musicali), ma che nascondeva tra le pieghe dei suoi fascicoli ritagli delle pagine del codice musicale scorporate e utilizzate per rinforzarlo.  <br /><br />L’annuncio ufficiale del restauro è stato dato il 21 giugno durante una conferenza presso l’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro, l’istituzione che sta  lavorando al recupero dei supporti musicali che Zimei, docente dell’Università di Trento, ricostituirà virtualmente con la sua equipe al fine di poter pubblicare un facsimile partendo dalle striscioline recuperate. Lo studio del codice potrebbe forse rivelare qualche sorpresa se per caso tra le varie concordanze spuntasse qualche ballata o madrigale trecentesco che non conoscevamo e che potrebbe essere legato agli ambienti della corte malatestiana, come si potrebbe pensare dato il luogo di conservazione del manoscritto.   In questa intervista il musicologo racconta le fasi di questa sua scoperta, spiegando l’importanza del ritrovamento e della presenza, tra i fascicoli del manoscritto, dei rinforzi membranacei provenienti dallo smembramento del codice musicale.  <br /><br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono eseguiti dagli ensemble Le Miroir de Musique (versione strumentale) e La Morra (versione vocale) ma non provengono da questa nuova fonte che è ancora in fase di restauro.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60989989</guid><pubDate>Sun, 11 Aug 2024 19:20:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60989989/podcast_la_scoperta_di_un_nuovo_manoscritto_arsnovistico_con_francesco_zimei.mp3" length="37668570" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La scoperta di una nuova fonte musicale dell’Ars Nova italiana  

Chi ha voluto consolidare un registro di riscossione di canoni del XV secolo utilizzando i fogli smembrati e dissezionati di un manoscritto musicale del secolo precedente deve aver...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>La scoperta di una nuova fonte musicale dell’Ars Nova italiana</i></b>  <br /><br />Chi ha voluto consolidare un registro di riscossione di canoni del XV secolo utilizzando i fogli smembrati e dissezionati di un manoscritto musicale del secolo precedente deve aver pensato che non avesse più valore e fosse oramai obsoleto. D’altronde era una  pratica piuttosto comune in tutta Europa, e in fondo non si coltivava la musica del passato come facciamo noi dal secolo scorso, ma la sua scoperta grazie a una segnalazione di Giacomo Baroffio fatta a Francesco Zimei, ha permesso a quest’ultimo di identificarlo e lo ha spinto a impegnarsi per convincere le autorità responsabili della sua tutela a permettere un restauro che consentisse di ricostruire  quella che è apparsa come una fonte finora sconosciuta di composizioni dell’Ars Nova. Si tratta del manoscritto San Gaudenzo III dell’Archivio di Stato di Rimini che finora era considerato soltanto un documento contabile di canoni (non cantabili perché non  musicali), ma che nascondeva tra le pieghe dei suoi fascicoli ritagli delle pagine del codice musicale scorporate e utilizzate per rinforzarlo.  <br /><br />L’annuncio ufficiale del restauro è stato dato il 21 giugno durante una conferenza presso l’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro, l’istituzione che sta  lavorando al recupero dei supporti musicali che Zimei, docente dell’Università di Trento, ricostituirà virtualmente con la sua equipe al fine di poter pubblicare un facsimile partendo dalle striscioline recuperate. Lo studio del codice potrebbe forse rivelare qualche sorpresa se per caso tra le varie concordanze spuntasse qualche ballata o madrigale trecentesco che non conoscevamo e che potrebbe essere legato agli ambienti della corte malatestiana, come si potrebbe pensare dato il luogo di conservazione del manoscritto.   In questa intervista il musicologo racconta le fasi di questa sua scoperta, spiegando l’importanza del ritrovamento e della presenza, tra i fascicoli del manoscritto, dei rinforzi membranacei provenienti dallo smembramento del codice musicale.  <br /><br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono eseguiti dagli ensemble Le Miroir de Musique (versione strumentale) e La Morra (versione vocale) ma non provengono da questa nuova fonte che è ancora in fase di restauro.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>942</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>12</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Katarina Livljanić</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Il mistero della vita e della morte nei rituali della antica Bosnia Erzegovina</i></b>  <br /><br />Monumenti e manoscritti bosniaci, croati e serbi sono le fonti di ispirazione di questo suggestivo viaggio sonoro nell’immaginario medievale del mondo balcanico ideato da Katarina Livljanić e realizzato con la collaborazione di Joško Ćaleta e di Jure Miloš. Nel disco concepito come un percorso che evoca il ciclo della vita, dalla nascita alla morte, e la creazione e distruzione del mondo, risaltano i versi di testi religiosi e di quelli trasmessi oralmente, che si susseguono intonati dall’ensemble Dialogos e dalle voci del gruppo croato Kantaduri, che rappresenta la tradizione del  canto polivocale della Dalmazia e di altre aree della ex-Jugoslavia. <br /><br />Uno dei punti di partenza di questo affascinante progetto è rappresentato dalle misteriose epigrafi scolpite nei piccoli monumenti e stele funerarie che sembrano frammenti di eternità che ricordano la caducità della vita, e il titolo del disco  sottolinea la presenza di elementi di paganesimo nelle fonti e nei rituali delle diverse espressioni del cristianesimo della antica Bosnia Erzegovina.<br /><br />Da un insieme di preghiere, epitaffi, incantesimi, esorcismi e credenze si levano una serie di canti nei quali si alternano e talvolta si fondono, la creazione di pura immaginazione sonora e la tradizione musicale di trasmissione orale, come racconta Katarina Livljanić in questo podcast.                                                                     Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60764792</guid><pubDate>Mon, 22 Jul 2024 10:38:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60764792/podcast_heretical_angels_con_katarina_livljani.mp3" length="43555525" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il mistero della vita e della morte nei rituali della antica Bosnia Erzegovina  

Monumenti e manoscritti bosniaci, croati e serbi sono le fonti di ispirazione di questo suggestivo viaggio sonoro nell’immaginario medievale del mondo balcanico ideato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Il mistero della vita e della morte nei rituali della antica Bosnia Erzegovina</i></b>  <br /><br />Monumenti e manoscritti bosniaci, croati e serbi sono le fonti di ispirazione di questo suggestivo viaggio sonoro nell’immaginario medievale del mondo balcanico ideato da Katarina Livljanić e realizzato con la collaborazione di Joško Ćaleta e di Jure Miloš. Nel disco concepito come un percorso che evoca il ciclo della vita, dalla nascita alla morte, e la creazione e distruzione del mondo, risaltano i versi di testi religiosi e di quelli trasmessi oralmente, che si susseguono intonati dall’ensemble Dialogos e dalle voci del gruppo croato Kantaduri, che rappresenta la tradizione del  canto polivocale della Dalmazia e di altre aree della ex-Jugoslavia. <br /><br />Uno dei punti di partenza di questo affascinante progetto è rappresentato dalle misteriose epigrafi scolpite nei piccoli monumenti e stele funerarie che sembrano frammenti di eternità che ricordano la caducità della vita, e il titolo del disco  sottolinea la presenza di elementi di paganesimo nelle fonti e nei rituali delle diverse espressioni del cristianesimo della antica Bosnia Erzegovina.<br /><br />Da un insieme di preghiere, epitaffi, incantesimi, esorcismi e credenze si levano una serie di canti nei quali si alternano e talvolta si fondono, la creazione di pura immaginazione sonora e la tradizione musicale di trasmissione orale, come racconta Katarina Livljanić in questo podcast.                                                                     Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1089</itunes:duration><itunes:keywords>disco,earlymusic,interview,intervista,record</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Thomas Jarry</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>La traduzione pianistica in 3D delle suites per violoncello di Bach</b><br /><br />L’idea di trasferire sulla tastiera di un piano le suites per violoncello di Johannn Sebastian Bach è maturata lentamente nella mente di Thomas Jarry, che le ascoltava affascinato già da bambino eseguite da suo fratello Damien, e che una decina di anni fa ha iniziato a pensare di fare qualcosa in più di una semplice trascrizione, osando profanare la pietra miliare con la quale ogni violoncellista prima o poi nella vita si misurerà.  <br /><br />Il suo arrangiamento è legato a uno strumento appartenuto al Conservatorio di Versailles che come le suites bachiane lo aveva affascinato fin da bambino, un  <i>Gaveau concert grand</i> del 1953, che è riuscito a rintracciare da adulto, e a entrarne in possesso dopo varie peripezie. Difficile immaginare qualcosa di più distante a livello organologico, ma la musica di Bach ha una tale pregnanza da resistere a ogni sua possibile traduzione sonora.<br /><br />Dopo aver consultato alcune trascrizioni fatte nel passato, insoddisfacenti dal suo punto di vista perché stilisticamente di stampo classicistico, ha cercato di operare una sintesi compatibile con la loro dimensione “barocca” e con il suo tocco personale si è lanciato nell’impresa che è culminata nella registrazione di un doppio disco. <br /><br />In questo podcast il pianista racconta la genesi del suo lavoro di arrangiamento e l’indissolubile legame con il monumentale strumento, pagato un tanto al chilo, con il quale ha immaginato e realizzato la versione da lui definita “tridimensionale” delle celebri suites.                                                                                    Paolo Scarnecchia  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60764611</guid><pubDate>Mon, 22 Jul 2024 10:16:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60764611/podcast_bach_suites_from_cello_to_piano_con_thomas_jarry.mp3" length="57336684" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La traduzione pianistica in 3D delle suites per violoncello di Bach

L’idea di trasferire sulla tastiera di un piano le suites per violoncello di Johannn Sebastian Bach è maturata lentamente nella mente di Thomas Jarry, che le ascoltava affascinato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>La traduzione pianistica in 3D delle suites per violoncello di Bach</b><br /><br />L’idea di trasferire sulla tastiera di un piano le suites per violoncello di Johannn Sebastian Bach è maturata lentamente nella mente di Thomas Jarry, che le ascoltava affascinato già da bambino eseguite da suo fratello Damien, e che una decina di anni fa ha iniziato a pensare di fare qualcosa in più di una semplice trascrizione, osando profanare la pietra miliare con la quale ogni violoncellista prima o poi nella vita si misurerà.  <br /><br />Il suo arrangiamento è legato a uno strumento appartenuto al Conservatorio di Versailles che come le suites bachiane lo aveva affascinato fin da bambino, un  <i>Gaveau concert grand</i> del 1953, che è riuscito a rintracciare da adulto, e a entrarne in possesso dopo varie peripezie. Difficile immaginare qualcosa di più distante a livello organologico, ma la musica di Bach ha una tale pregnanza da resistere a ogni sua possibile traduzione sonora.<br /><br />Dopo aver consultato alcune trascrizioni fatte nel passato, insoddisfacenti dal suo punto di vista perché stilisticamente di stampo classicistico, ha cercato di operare una sintesi compatibile con la loro dimensione “barocca” e con il suo tocco personale si è lanciato nell’impresa che è culminata nella registrazione di un doppio disco. <br /><br />In questo podcast il pianista racconta la genesi del suo lavoro di arrangiamento e l’indissolubile legame con il monumentale strumento, pagato un tanto al chilo, con il quale ha immaginato e realizzato la versione da lui definita “tridimensionale” delle celebri suites.                                                                                    Paolo Scarnecchia  ]]></itunes:summary><itunes:duration>1434</itunes:duration><itunes:keywords>bach,cello,earlymusic,interview,intervista,musicaantica,violoncello</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>16</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Scott Metcalfe, Blue Heron</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Ockeghem, un oltremontano visto da oltreoceano</b><br /><b></b><br />L’elegante e raffinato mondo delle chanson di Johannes Ockeghem, visto da una prospettiva d’oltreoceano risuona ancora più prezioso grazie al lavoro di studio e interpretazione fatto da Scott Metcalfe con il suo ensemble Blue Heron, formato a Boston nel 1999.<br /><br />Al compositore considerato per il suo virtuosismo contrappuntistico uno degli esponenti più rappresentativi dell’arte polifonica degli oltremontani, così come dalla prospettiva geografica italiana venivano chiamati i compositori franco fiamminghi, il gruppo americano ha dedicato una particolare attenzione. Basta visitare il loro sito dove si trovano diversi documenti, tra cui i programmi di<a href="https://www.blueheron.org/learn-more/programs-and-program-notes/ockeghem-concert-programs-and-program-notes/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> tredici concerti</a> realizzati negli ultimi anni, nei quali sono state eseguite tutte le sue messe, e i ventitré video che rappresentano le diverse tappe del progetto<a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLRQbMmEmMox_6uBsIV9YiJtrr5yVAKS3I" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Ockegem@600 </a>pubblicamente iniziato nel  febbraio del 2015 con una introduzione di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kNOPn1RJ4BQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sean Gallagher </a>al primo concerto della serie svolto nella First Church di Cambridge, nell’area metropolitana di Boston.<br /><br />In occasione della uscita del secondo disco dedicato alle sue chanson, a metà aprile Blue Heron ha organizzato nel centro polivalente Arts at the Armory di Sommerville, nello stato del Massachusetts, l’ Ockeghem Weekend con conferenze, concerti e masterclass e in questo podcast Metcalfe racconta del suo profondo interesse verso il compositore e dello sviluppo del progetto di esecuzione della sua opera completa. <br /><br />Paolo Scarnecchia<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60763921</guid><pubDate>Mon, 22 Jul 2024 08:03:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60763921/podcast_ockeghem_by_blue_heron_con_scott_metcalfe_improved.mp3" length="64675237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Ockeghem, un oltremontano visto da oltreoceano

L’elegante e raffinato mondo delle chanson di Johannes Ockeghem, visto da una prospettiva d’oltreoceano risuona ancora più prezioso grazie al lavoro di studio e interpretazione fatto da Scott Metcalfe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Ockeghem, un oltremontano visto da oltreoceano</b><br /><b></b><br />L’elegante e raffinato mondo delle chanson di Johannes Ockeghem, visto da una prospettiva d’oltreoceano risuona ancora più prezioso grazie al lavoro di studio e interpretazione fatto da Scott Metcalfe con il suo ensemble Blue Heron, formato a Boston nel 1999.<br /><br />Al compositore considerato per il suo virtuosismo contrappuntistico uno degli esponenti più rappresentativi dell’arte polifonica degli oltremontani, così come dalla prospettiva geografica italiana venivano chiamati i compositori franco fiamminghi, il gruppo americano ha dedicato una particolare attenzione. Basta visitare il loro sito dove si trovano diversi documenti, tra cui i programmi di<a href="https://www.blueheron.org/learn-more/programs-and-program-notes/ockeghem-concert-programs-and-program-notes/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> tredici concerti</a> realizzati negli ultimi anni, nei quali sono state eseguite tutte le sue messe, e i ventitré video che rappresentano le diverse tappe del progetto<a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLRQbMmEmMox_6uBsIV9YiJtrr5yVAKS3I" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Ockegem@600 </a>pubblicamente iniziato nel  febbraio del 2015 con una introduzione di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kNOPn1RJ4BQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sean Gallagher </a>al primo concerto della serie svolto nella First Church di Cambridge, nell’area metropolitana di Boston.<br /><br />In occasione della uscita del secondo disco dedicato alle sue chanson, a metà aprile Blue Heron ha organizzato nel centro polivalente Arts at the Armory di Sommerville, nello stato del Massachusetts, l’ Ockeghem Weekend con conferenze, concerti e masterclass e in questo podcast Metcalfe racconta del suo profondo interesse verso il compositore e dello sviluppo del progetto di esecuzione della sua opera completa. <br /><br />Paolo Scarnecchia<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1617</itunes:duration><itunes:keywords>disco,earlymusic,interview,musicaantica,record</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>15</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Adrian Schvarzstein</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Un Early Musical su e giù per le scale per tutte le stagioni</i></b> <b><i> </i></b><br /><br />Che la Attems Saga presentata al festival Sryriarte di Graz sia qualcosa che non si era  mai vista prima, come annunciato nel suo testo di presentazione, è quasi certamente vero, nel senso che uno spettacolo che si è svolto in due giorni in tre luoghi diversi con un orchestra, tre cantanti, alcuni attori, un clown, un giocoliere e una danzatrice è qualcosa di piuttosto unico e raro e fa pensare ai divertimenti e agli intrattenimenti delle corti di un tempo, di cui il variegato allestimento si è preso ampiamente e amabilmente gioco.<br /><b><i></i></b><br />Il suo ideatore Thomas Höft, con la complicità del regista Adrian Schvarzstein, ha preso spunto da un semplice fatto storico avvenuto nel 1750, quello di una visita annunciata dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che alla fine fu solo di passaggio nella città della Styria, sul quale ha costruito un mirabolante avvicendarsi di personaggi in movimento tra i diversi piani di uno dei più importanti palazzi storici del centro di Graz, appartenuto alla famiglia Attems. Gli attori, in costumi e parrucche settecentesche, come tutti i protagonisti di questo viaggio nel tempo, hanno condotto il pubblico su e giù per le scale del palazzo per farlo assistere ai preparativi della attesa visita imperiale, che alla fine non avvenne. <b><i> </i></b><br /><br />Nella prima giornata della Attems Saga, intitolata <i>Treppauf, treppab</i>, erano tutti impegnati nella preparazione del ricevimento, la servitù al piano terra e il conte e la contessa con i loro camerieri nel piano nobile, mentre nelle sale del palazzo risuonavano diverse musiche, da quelle popolari nelle cucine a quelle colte salendo ai piani superiori, in un continuo andirivieni fino al trasferimento in tempo reale in un altro luogo del centro della città, perché l’avventura è proseguita nella sala barocca della vecchia università di Graz. Qui il il pubblico ha potuto assistere alla messa in scena, anche in questo caso in costumi d’epoca, di una audizione organizzata perché il conte potesse scegliere i cantanti per eseguire un’opera per intrattenere Maria Teresa e il suo entourage, creando una promettente  aspettativa per quello che si sarebbe visto e ascoltato il giorno seguente nel vicino Teatro Nazionale di Graz. <b><i> </i></b><br /><br />La definizione di “Early musical” coniata da Thomas Höft non potrebbe essere più adatta per descrivere il teatro nel teatro del pasticcio vivaldiano della seconda giornata, intitolata <i>Die Jahreszeiten-Oper</i>, costruito con arie tratte dalle sue opere e imperniato sui celebri quattro concerti per violino,  archi e continuo dedicati alle stagioni. È qui che si è dispiegata la fantasia dell’autore e del regista, che hanno interpretato rispettivamente il ruolo del poeta ubriacone e dell’impresario truffaldino entrambi al servizio del conte un po’ babbione, giocando  sulla caratterizzazione dei tre cantanti: un soprano primadonna italiana e un mezzosoprano viennese di umili origini, inevitabilmente rivali, e un tenore danese gradasso dal nome impronunciabile.  <br /><br />La storia sarebbe troppo lunga da raccontare perché ogni dettaglio del pasticcio allestito immaginando di poter compiacere la sovrana, è stato curato fino al paradosso, così il direttore dell’orchestra in buca era vestito da clochard perché preso dalla strada dall’impresario arraffone, mentre l’esecuzione veniva frequentemente interrotta dal grido “L’imperatrice sta arrivando!”,  con tutti i protagonisti che di corsa si radunavano per intonare un inutile coro di benvenuto. Per non parlare delle gag degli attori che dietro ai cantanti mimavano il clima delle diverse stagioni e le coreografie di una straordinaria stralunata danzatrice, che figurava anche nella composta veste di lacchè.  <br /><br />In questo podcast è possibile ascoltare qualche passaggio delle prove fatte nei giorni precedenti al debutto, insieme a due interviste nelle quali Adrian Schvarzstein e Thomas Höft illustrano alcuni aspetti di questo originale progetto che quasi certamente non si fermerà qui, perché la saga probabilmente continuerà con un nuovo episodio il prossimo anno.                                                                                  Paolo Scarnecchia  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60660784</guid><pubDate>Thu, 11 Jul 2024 07:13:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60660784/podcast_attems_saga_parte_prima_con_adrian_schvarzstein.mp3" length="43057109" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Un Early Musical su e giù per le scale per tutte le stagioni  

Che la Attems Saga presentata al festival Sryriarte di Graz sia qualcosa che non si era  mai vista prima, come annunciato nel suo testo di presentazione, è quasi certamente vero, nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Un Early Musical su e giù per le scale per tutte le stagioni</i></b> <b><i> </i></b><br /><br />Che la Attems Saga presentata al festival Sryriarte di Graz sia qualcosa che non si era  mai vista prima, come annunciato nel suo testo di presentazione, è quasi certamente vero, nel senso che uno spettacolo che si è svolto in due giorni in tre luoghi diversi con un orchestra, tre cantanti, alcuni attori, un clown, un giocoliere e una danzatrice è qualcosa di piuttosto unico e raro e fa pensare ai divertimenti e agli intrattenimenti delle corti di un tempo, di cui il variegato allestimento si è preso ampiamente e amabilmente gioco.<br /><b><i></i></b><br />Il suo ideatore Thomas Höft, con la complicità del regista Adrian Schvarzstein, ha preso spunto da un semplice fatto storico avvenuto nel 1750, quello di una visita annunciata dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che alla fine fu solo di passaggio nella città della Styria, sul quale ha costruito un mirabolante avvicendarsi di personaggi in movimento tra i diversi piani di uno dei più importanti palazzi storici del centro di Graz, appartenuto alla famiglia Attems. Gli attori, in costumi e parrucche settecentesche, come tutti i protagonisti di questo viaggio nel tempo, hanno condotto il pubblico su e giù per le scale del palazzo per farlo assistere ai preparativi della attesa visita imperiale, che alla fine non avvenne. <b><i> </i></b><br /><br />Nella prima giornata della Attems Saga, intitolata <i>Treppauf, treppab</i>, erano tutti impegnati nella preparazione del ricevimento, la servitù al piano terra e il conte e la contessa con i loro camerieri nel piano nobile, mentre nelle sale del palazzo risuonavano diverse musiche, da quelle popolari nelle cucine a quelle colte salendo ai piani superiori, in un continuo andirivieni fino al trasferimento in tempo reale in un altro luogo del centro della città, perché l’avventura è proseguita nella sala barocca della vecchia università di Graz. Qui il il pubblico ha potuto assistere alla messa in scena, anche in questo caso in costumi d’epoca, di una audizione organizzata perché il conte potesse scegliere i cantanti per eseguire un’opera per intrattenere Maria Teresa e il suo entourage, creando una promettente  aspettativa per quello che si sarebbe visto e ascoltato il giorno seguente nel vicino Teatro Nazionale di Graz. <b><i> </i></b><br /><br />La definizione di “Early musical” coniata da Thomas Höft non potrebbe essere più adatta per descrivere il teatro nel teatro del pasticcio vivaldiano della seconda giornata, intitolata <i>Die Jahreszeiten-Oper</i>, costruito con arie tratte dalle sue opere e imperniato sui celebri quattro concerti per violino,  archi e continuo dedicati alle stagioni. È qui che si è dispiegata la fantasia dell’autore e del regista, che hanno interpretato rispettivamente il ruolo del poeta ubriacone e dell’impresario truffaldino entrambi al servizio del conte un po’ babbione, giocando  sulla caratterizzazione dei tre cantanti: un soprano primadonna italiana e un mezzosoprano viennese di umili origini, inevitabilmente rivali, e un tenore danese gradasso dal nome impronunciabile.  <br /><br />La storia sarebbe troppo lunga da raccontare perché ogni dettaglio del pasticcio allestito immaginando di poter compiacere la sovrana, è stato curato fino al paradosso, così il direttore dell’orchestra in buca era vestito da clochard perché preso dalla strada dall’impresario arraffone, mentre l’esecuzione veniva frequentemente interrotta dal grido “L’imperatrice sta arrivando!”,  con tutti i protagonisti che di corsa si radunavano per intonare un inutile coro di benvenuto. Per non parlare delle gag degli attori che dietro ai cantanti mimavano il clima delle diverse stagioni e le coreografie di una straordinaria stralunata danzatrice, che figurava anche nella composta veste di lacchè.  <br /><br />In questo podcast è possibile ascoltare qualche passaggio delle prove fatte nei giorni precedenti al debutto, insieme a due...]]></itunes:summary><itunes:duration>1077</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interivsta,interview,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>11</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Thomas Höft</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Un Early Musical su e giù per le scale per tutte le stagioni</i></b> <b><i> </i></b><br /><br />Che la Attems Saga presentata al festival Sryriarte di Graz sia qualcosa che non si era  mai vista prima, come annunciato nel suo testo di presentazione, è quasi certamente vero, nel senso che uno spettacolo che si è svolto in due giorni in tre luoghi diversi con un orchestra, tre cantanti, alcuni attori, un clown, un giocoliere e una danzatrice è qualcosa di piuttosto unico e raro e fa pensare ai divertimenti e agli intrattenimenti delle corti di un tempo, di cui il variegato allestimento si è preso ampiamente e amabilmente gioco.<br /><b><i></i></b><br /> Il suo ideatore Thomas Höft, con la complicità del regista Adrian Schvarzstein, ha preso spunto da un semplice fatto storico avvenuto nel 1750, quello di una visita annunciata dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che alla fine fu solo di passaggio nella città della Styria, sul quale ha costruito un mirabolante avvicendarsi di personaggi in movimento tra i diversi piani di uno dei più importanti palazzi storici del centro di Graz, appartenuto alla famiglia Attems. Gli attori, in costumi e parrucche settecentesche, come tutti i protagonisti di questo viaggio nel tempo, hanno condotto il pubblico su e giù per le scale del palazzo per farlo assistere ai preparativi della attesa visita imperiale, che alla fine non avvenne. <b><i> </i></b><br /><br />Nella prima giornata della Attems Saga, intitolata <i>Treppauf, treppab</i>, erano tutti impegnati nella preparazione del ricevimento, la servitù al piano terra e il conte e la contessa con i loro camerieri nel piano nobile, mentre nelle sale del palazzo risuonavano diverse musiche, da quelle popolari nelle cucine a quelle colte salendo ai piani superiori, in un continuo andirivieni fino al trasferimento in tempo reale in un altro luogo del centro della città, perché l’avventura è proseguita nella sala barocca della vecchia università di Graz. Qui il il pubblico ha potuto assistere alla messa in scena, anche in questo caso in costumi d’epoca, di una audizione organizzata perché il conte potesse scegliere i cantanti per eseguire un’opera per intrattenere Maria Teresa e il suo entourage, creando una promettente  aspettativa per quello che si sarebbe visto e ascoltato il giorno seguente nel vicino Teatro Nazionale di Graz. <b><i> </i></b> La definizione di “Early musical” coniata da Thomas Höft non potrebbe essere più adatta per descrivere il teatro nel teatro del pasticcio vivaldiano della seconda giornata, intitolata <i>Die Jahreszeiten-Oper</i>, costruito con arie tratte dalle sue opere e imperniato sui celebri quattro concerti per violino,  archi e continuo dedicati alle stagioni. È qui che si è dispiegata la fantasia dell’autore e del regista, che hanno interpretato rispettivamente il ruolo del poeta ubriacone e dell’impresario truffaldino entrambi al servizio del conte un po’ babbione, giocando  sulla caratterizzazione dei tre cantanti: un soprano primadonna italiana e un mezzosoprano viennese di umili origini, inevitabilmente rivali, e un tenore danese gradasso dal nome impronunciabile.  <br /><br />La storia sarebbe troppo lunga da raccontare perché ogni dettaglio del pasticcio allestito immaginando di poter compiacere la sovrana, è stato curato fino al paradosso, così il direttore dell’orchestra in buca era vestito da clochard perché preso dalla strada dall’impresario arraffone, mentre l’esecuzione veniva frequentemente interrotta dal grido “L’imperatrice sta arrivando!”,  con tutti i protagonisti che di corsa si radunavano per intonare un inutile coro di benvenuto. Per non parlare delle gag degli attori che dietro ai cantanti mimavano il clima delle diverse stagioni e le coreografie di una straordinaria stralunata danzatrice, che figurava anche nella composta veste di lacchè.<br /><br />In questo podcast è possibile ascoltare qualche passaggio delle prove fatte nei giorni precedenti al debutto, insieme a due interviste nelle quali Adrian Schvarzstein e Thomas Höft illustrano alcuni aspetti di questo originale progetto che quasi certamente non si fermerà qui, perché la saga probabilmente continuerà con un nuovo episodio il prossimo anno.                                                                                  Paolo Scarnecchia  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60660785</guid><pubDate>Thu, 11 Jul 2024 07:11:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60660785/podcast_attems_saga_parte_seconda_con_thomas_h_ft.mp3" length="42045648" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Un Early Musical su e giù per le scale per tutte le stagioni  

Che la Attems Saga presentata al festival Sryriarte di Graz sia qualcosa che non si era  mai vista prima, come annunciato nel suo testo di presentazione, è quasi certamente vero, nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Un Early Musical su e giù per le scale per tutte le stagioni</i></b> <b><i> </i></b><br /><br />Che la Attems Saga presentata al festival Sryriarte di Graz sia qualcosa che non si era  mai vista prima, come annunciato nel suo testo di presentazione, è quasi certamente vero, nel senso che uno spettacolo che si è svolto in due giorni in tre luoghi diversi con un orchestra, tre cantanti, alcuni attori, un clown, un giocoliere e una danzatrice è qualcosa di piuttosto unico e raro e fa pensare ai divertimenti e agli intrattenimenti delle corti di un tempo, di cui il variegato allestimento si è preso ampiamente e amabilmente gioco.<br /><b><i></i></b><br /> Il suo ideatore Thomas Höft, con la complicità del regista Adrian Schvarzstein, ha preso spunto da un semplice fatto storico avvenuto nel 1750, quello di una visita annunciata dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che alla fine fu solo di passaggio nella città della Styria, sul quale ha costruito un mirabolante avvicendarsi di personaggi in movimento tra i diversi piani di uno dei più importanti palazzi storici del centro di Graz, appartenuto alla famiglia Attems. Gli attori, in costumi e parrucche settecentesche, come tutti i protagonisti di questo viaggio nel tempo, hanno condotto il pubblico su e giù per le scale del palazzo per farlo assistere ai preparativi della attesa visita imperiale, che alla fine non avvenne. <b><i> </i></b><br /><br />Nella prima giornata della Attems Saga, intitolata <i>Treppauf, treppab</i>, erano tutti impegnati nella preparazione del ricevimento, la servitù al piano terra e il conte e la contessa con i loro camerieri nel piano nobile, mentre nelle sale del palazzo risuonavano diverse musiche, da quelle popolari nelle cucine a quelle colte salendo ai piani superiori, in un continuo andirivieni fino al trasferimento in tempo reale in un altro luogo del centro della città, perché l’avventura è proseguita nella sala barocca della vecchia università di Graz. Qui il il pubblico ha potuto assistere alla messa in scena, anche in questo caso in costumi d’epoca, di una audizione organizzata perché il conte potesse scegliere i cantanti per eseguire un’opera per intrattenere Maria Teresa e il suo entourage, creando una promettente  aspettativa per quello che si sarebbe visto e ascoltato il giorno seguente nel vicino Teatro Nazionale di Graz. <b><i> </i></b> La definizione di “Early musical” coniata da Thomas Höft non potrebbe essere più adatta per descrivere il teatro nel teatro del pasticcio vivaldiano della seconda giornata, intitolata <i>Die Jahreszeiten-Oper</i>, costruito con arie tratte dalle sue opere e imperniato sui celebri quattro concerti per violino,  archi e continuo dedicati alle stagioni. È qui che si è dispiegata la fantasia dell’autore e del regista, che hanno interpretato rispettivamente il ruolo del poeta ubriacone e dell’impresario truffaldino entrambi al servizio del conte un po’ babbione, giocando  sulla caratterizzazione dei tre cantanti: un soprano primadonna italiana e un mezzosoprano viennese di umili origini, inevitabilmente rivali, e un tenore danese gradasso dal nome impronunciabile.  <br /><br />La storia sarebbe troppo lunga da raccontare perché ogni dettaglio del pasticcio allestito immaginando di poter compiacere la sovrana, è stato curato fino al paradosso, così il direttore dell’orchestra in buca era vestito da clochard perché preso dalla strada dall’impresario arraffone, mentre l’esecuzione veniva frequentemente interrotta dal grido “L’imperatrice sta arrivando!”,  con tutti i protagonisti che di corsa si radunavano per intonare un inutile coro di benvenuto. Per non parlare delle gag degli attori che dietro ai cantanti mimavano il clima delle diverse stagioni e le coreografie di una straordinaria stralunata danzatrice, che figurava anche nella composta veste di lacchè.<br /><br />In questo podcast è possibile ascoltare qualche passaggio delle prove fatte nei giorni precedenti al debutto, insieme a due interviste...]]></itunes:summary><itunes:duration>1052</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>11</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Stefan Temmingh e Margret  Köll</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Le Sound Stories di Stefan Temmingh e Margret Köll a Styriarte 2024</i></b>  <br /><br />Le storie sonore raccontate con il flauto e l’arpa da Stefan Temmingh e Margret Köll durante il festival Styriarte di Graz sono state presentate raggruppate in tre sezioni. La prima dedicata alla permanenza nel tempo della melodia di un corale, la seconda a una partita di Bach e a un paio di sonate di Scarlatti, intercalate da una composizione contemporanea commissionata dal duo al compositore stiriano Klaus Lang.<br /><br />Il dialogo tra passato e presente e tra generi musicali diversi è stato ancor più evidente nella terza parte nella quale sono state eseguite delle danze di Lucas Ruiz de Ribayaz, liutista, chitarrista e arpista castigliano del XVII secolo attivo anche in Perù, e le prime due parti di <i>Nele’s Dances</i> dell’eclettico compositore danese Thomas Koppel scomparo nel 2006.  <br /><br />Il concerto si è svolto nella Sala dei Pianeti nel Palazzo di Eggenberg, e il pubblico ha richiamato più volte il duo per continuare ad ascoltarli apprezzando anche la trascrizione di <i>Oblivion</i> di Piazzolla proposta come bis. L'intervista e gli esempi musicali presenti nel podcast come di consueto sono stati registrati nel corso della prova del concerto.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60586840</guid><pubDate>Wed, 03 Jul 2024 10:09:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60586840/podcast_sound_stories_con_stefan_temmingh_e_margret_k_ll.mp3" length="31509942" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le Sound Stories di Stefan Temmingh e Margret Köll a Styriarte 2024  

Le storie sonore raccontate con il flauto e l’arpa da Stefan Temmingh e Margret Köll durante il festival Styriarte di Graz sono state presentate raggruppate in tre sezioni. La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Le Sound Stories di Stefan Temmingh e Margret Köll a Styriarte 2024</i></b>  <br /><br />Le storie sonore raccontate con il flauto e l’arpa da Stefan Temmingh e Margret Köll durante il festival Styriarte di Graz sono state presentate raggruppate in tre sezioni. La prima dedicata alla permanenza nel tempo della melodia di un corale, la seconda a una partita di Bach e a un paio di sonate di Scarlatti, intercalate da una composizione contemporanea commissionata dal duo al compositore stiriano Klaus Lang.<br /><br />Il dialogo tra passato e presente e tra generi musicali diversi è stato ancor più evidente nella terza parte nella quale sono state eseguite delle danze di Lucas Ruiz de Ribayaz, liutista, chitarrista e arpista castigliano del XVII secolo attivo anche in Perù, e le prime due parti di <i>Nele’s Dances</i> dell’eclettico compositore danese Thomas Koppel scomparo nel 2006.  <br /><br />Il concerto si è svolto nella Sala dei Pianeti nel Palazzo di Eggenberg, e il pubblico ha richiamato più volte il duo per continuare ad ascoltarli apprezzando anche la trascrizione di <i>Oblivion</i> di Piazzolla proposta come bis. L'intervista e gli esempi musicali presenti nel podcast come di consueto sono stati registrati nel corso della prova del concerto.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>788</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>11</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a La Venexiana e Teatri 35</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Tra Monteverdi e Caravaggio con La Venexiana e Teatri 35 a Styriarte</i></b><br /><br /> Associare il nome di Monteverdi a Caravaggio vuol dire mettere in relazione due figure di geni rivoluzionari che hanno lasciato un segno profondo nei rispettivi campi artistici in qualità di precursori di una nuova sensibilità a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, ed evidenziare la teatralità insita sia nella “seconda pratica” musicale che nel “chiaroscuro” pittorico. <br /><br />Questo è il punto di incontro tra l’ensemble La Venexiana e la compagnia Teatri 35, che nel quadro del Festival Styriarte hanno presentato nella Helmut List Halle un concerto spettacolo nel quale a fianco dei madrigali di Monteverdi ed altri autori, si andavano componendo e scomponendo <i>tableaux-vivants</i> tesi a ricreare composizioni visive tratte dai più celebri quadri di Caravaggio.  <br /><br />L’incontro tra polifonia madrigalistica e monodia accompagnata e il teatro muto con i cambi di panneggi a vista ha creato una particolare atmosfera nella quale risaltavano sia i singoli versi reiterati musicalmente dalle tre voci dei cantanti dell’ensemble La Venexiana, che la plasticità dei corpi e dei gesti dei tre attori di Teatri 35. Pur avendo entrambi alle spalle decenni di esperienza la collaborazione tra i due gruppi è ancora agli inizi e il concerto spettacolo sarà presentato con il titolo completo “Pur ti miro. Monteverdi e Caravaggio”, per sottolineare attraverso le parole iniziali della celebre aria dell’<i>Incoronazione di Poppea</i> che si tratta di un concerto da vedere e non soltanto da ascoltare.  <br /><br />L’intervista collettiva, nella quale gli artisti raccontano come è nata e si è sviluppata la loro collaborazione, con delle riflessioni sulle affinità tra i rispettivi linguaggi artistici, e gli esempi musicali del podcast sono stati registrati durante le prove.                                                                             <br />Paolo Scarnecchia  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60586791</guid><pubDate>Wed, 03 Jul 2024 10:01:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60586791/podcast_monteverdi_caravaggio_con_la_venexiana_e_teatri_35.mp3" length="57800721" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Tra Monteverdi e Caravaggio con La Venexiana e Teatri 35 a Styriarte

 Associare il nome di Monteverdi a Caravaggio vuol dire mettere in relazione due figure di geni rivoluzionari che hanno lasciato un segno profondo nei rispettivi campi artistici in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Tra Monteverdi e Caravaggio con La Venexiana e Teatri 35 a Styriarte</i></b><br /><br /> Associare il nome di Monteverdi a Caravaggio vuol dire mettere in relazione due figure di geni rivoluzionari che hanno lasciato un segno profondo nei rispettivi campi artistici in qualità di precursori di una nuova sensibilità a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, ed evidenziare la teatralità insita sia nella “seconda pratica” musicale che nel “chiaroscuro” pittorico. <br /><br />Questo è il punto di incontro tra l’ensemble La Venexiana e la compagnia Teatri 35, che nel quadro del Festival Styriarte hanno presentato nella Helmut List Halle un concerto spettacolo nel quale a fianco dei madrigali di Monteverdi ed altri autori, si andavano componendo e scomponendo <i>tableaux-vivants</i> tesi a ricreare composizioni visive tratte dai più celebri quadri di Caravaggio.  <br /><br />L’incontro tra polifonia madrigalistica e monodia accompagnata e il teatro muto con i cambi di panneggi a vista ha creato una particolare atmosfera nella quale risaltavano sia i singoli versi reiterati musicalmente dalle tre voci dei cantanti dell’ensemble La Venexiana, che la plasticità dei corpi e dei gesti dei tre attori di Teatri 35. Pur avendo entrambi alle spalle decenni di esperienza la collaborazione tra i due gruppi è ancora agli inizi e il concerto spettacolo sarà presentato con il titolo completo “Pur ti miro. Monteverdi e Caravaggio”, per sottolineare attraverso le parole iniziali della celebre aria dell’<i>Incoronazione di Poppea</i> che si tratta di un concerto da vedere e non soltanto da ascoltare.  <br /><br />L’intervista collettiva, nella quale gli artisti raccontano come è nata e si è sviluppata la loro collaborazione, con delle riflessioni sulle affinità tra i rispettivi linguaggi artistici, e gli esempi musicali del podcast sono stati registrati durante le prove.                                                                             <br />Paolo Scarnecchia  ]]></itunes:summary><itunes:duration>1445</itunes:duration><itunes:keywords>eralymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>11</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ad Alfredo Bernardini</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Il potere della musica ovvero l’arte dell’ascolto a Styriarte</i></b>  <br /><br />Il festival di musica antica Styriarte di Graz è stato inaugurato il 21 giugno da un concerto dell’orchestra barocca Zefiro e del Coro Arnold Schoenberg diretti da Alfredo Bernardini che si è svolto nella Helmut List Halle. L’evento è stato molto  importante non solo per la scelta di eseguire l’oratorio <i>Alexander’s Feast or The Power of Music</i> di Handel, che ha ispirato tutta la programmazione del festival con il motto “Die Macht der Musik” (Il potere della musica), ma anche per il fatto che l’auditorium di questa ex-fabbrica riconvertita in centro polifunzionale è nato con l’intento di riportare a Graz il pioniere del cosiddetto movimento della Early Music, Nikolaus Harnoncourt, cresciuto nella città della Styria.  <br /><br />Come ha spiegato il direttore artistico del Festival, Mathis Huber, Harnoncourt che aveva avuto a sua disposizione i migliori teatri musicali europei, era alla ricerca di uno spazio diverso nel quale far risuonare la musica, e si innamorò dell’acustica di questa gigantesco “scatolone” versatile e privo di palcoscenico, iniziando a collaborare con il Festival, ed è proprio con l’<i>Alexander’s Feast</i> da lui diretto che ventuno anni fa venne inaugurata la Helmut List Halle che è uno dei luoghi principali dei numerosi concerti di Styriarte. <br /><br />Alfredo Bernardini collabora con questo Festival da diversi anni e lo racconta in questa intervista, sottolineando come l’ode a Santa Cecilia di Dryden messa in musica da Handel sia stata importante nella carriera del musicista sassone, che dopo la sua lunga esperienza di operista con libretti in italiano, si dedicò alla creazione di oratori in lingua inglese, e l’<i>Alexander’s Feast</i> è un magnifico esempio di questa transizione.  <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60586642</guid><pubDate>Wed, 03 Jul 2024 09:43:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60586642/podgraz_1_the_power_of_music_con_alfredo_bernardini.mp3" length="31337533" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il potere della musica ovvero l’arte dell’ascolto a Styriarte  

Il festival di musica antica Styriarte di Graz è stato inaugurato il 21 giugno da un concerto dell’orchestra barocca Zefiro e del Coro Arnold Schoenberg diretti da Alfredo Bernardini che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Il potere della musica ovvero l’arte dell’ascolto a Styriarte</i></b>  <br /><br />Il festival di musica antica Styriarte di Graz è stato inaugurato il 21 giugno da un concerto dell’orchestra barocca Zefiro e del Coro Arnold Schoenberg diretti da Alfredo Bernardini che si è svolto nella Helmut List Halle. L’evento è stato molto  importante non solo per la scelta di eseguire l’oratorio <i>Alexander’s Feast or The Power of Music</i> di Handel, che ha ispirato tutta la programmazione del festival con il motto “Die Macht der Musik” (Il potere della musica), ma anche per il fatto che l’auditorium di questa ex-fabbrica riconvertita in centro polifunzionale è nato con l’intento di riportare a Graz il pioniere del cosiddetto movimento della Early Music, Nikolaus Harnoncourt, cresciuto nella città della Styria.  <br /><br />Come ha spiegato il direttore artistico del Festival, Mathis Huber, Harnoncourt che aveva avuto a sua disposizione i migliori teatri musicali europei, era alla ricerca di uno spazio diverso nel quale far risuonare la musica, e si innamorò dell’acustica di questa gigantesco “scatolone” versatile e privo di palcoscenico, iniziando a collaborare con il Festival, ed è proprio con l’<i>Alexander’s Feast</i> da lui diretto che ventuno anni fa venne inaugurata la Helmut List Halle che è uno dei luoghi principali dei numerosi concerti di Styriarte. <br /><br />Alfredo Bernardini collabora con questo Festival da diversi anni e lo racconta in questa intervista, sottolineando come l’ode a Santa Cecilia di Dryden messa in musica da Handel sia stata importante nella carriera del musicista sassone, che dopo la sua lunga esperienza di operista con libretti in italiano, si dedicò alla creazione di oratori in lingua inglese, e l’<i>Alexander’s Feast</i> è un magnifico esempio di questa transizione.  <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>784</itunes:duration><itunes:keywords>concert,concerto,earlymusic,festival,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>11</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ai musicisti di Terra Barocca</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>L’ensemble ucraino Terra Barocca a conclusione dello Stockholm Early Music Festival  </b><br />Il Festival di Musica Antica di Stoccolma si è concluso con il concerto di Terra Barocca, l’ensemble ucraino creato e diretto da Anna Ivaniushenko nell’ambito dell’Orchestra Filarmonica di Leopoli e composto per questa occasione anche da Sofia Soloviy, Stepan Syvokhip, Olena Yeremenko, Serhii Havryliuk e Maksim Rymar.   Nel programma intitolato “Early Muses Are Not Silent”, risaltavano i nomi di due compositori del XVIII secolo, Dmytro Bortniansky e Maksim Berezovskyi, che frequentarono l’Accademia Filarmonica di Bologna ed ebbero molti legami con l’Italia, dove vennero eseguite una parte delle loro opere.  <br /><br />Per mettere in evidenza il legame con l’Europa passando anche per la Scandinavia, il gruppo ha scelto di includere una sonata del compositore svedese Olof Åhlström, vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, eseguita con la nickelharpa, che è lo strumento tradizionale più importante della Svezia, in sostituzione del violino come anche nel caso delle sonate di Fontana e di Corelli.   Il concerto si è concluso con l’intonazione di un inno devozionale mariano del XVII secolo di Dmytro Tuptalo, arrangiato dal compositore contemporaneo Bohdan Sehin, che ha lasciato nell’aria un sentimento di soave commozione, suscitato dalla presenza gioiosa dei giovani musicisti di Terra Barocca che nonostante la dolorosa situazione del loro paese, con la loro qualità musicale hanno mostrato una olimpica serenità degna delle muse evocate nel titolo del loro concerto.  <br /><br />Gli esempi musicali e l’intervista presenti in questo podcast sono stati registrati durante le prove nella Chiesa Germanica, il luogo in cui si sono svolti i principali  concerti del Festival.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60460962</guid><pubDate>Fri, 21 Jun 2024 11:27:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60460962/podcast_semf_5_con_terra_barocca.mp3" length="45060178" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’ensemble ucraino Terra Barocca a conclusione dello Stockholm Early Music Festival  
Il Festival di Musica Antica di Stoccolma si è concluso con il concerto di Terra Barocca, l’ensemble ucraino creato e diretto da Anna Ivaniushenko nell’ambito...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’ensemble ucraino Terra Barocca a conclusione dello Stockholm Early Music Festival  </b><br />Il Festival di Musica Antica di Stoccolma si è concluso con il concerto di Terra Barocca, l’ensemble ucraino creato e diretto da Anna Ivaniushenko nell’ambito dell’Orchestra Filarmonica di Leopoli e composto per questa occasione anche da Sofia Soloviy, Stepan Syvokhip, Olena Yeremenko, Serhii Havryliuk e Maksim Rymar.   Nel programma intitolato “Early Muses Are Not Silent”, risaltavano i nomi di due compositori del XVIII secolo, Dmytro Bortniansky e Maksim Berezovskyi, che frequentarono l’Accademia Filarmonica di Bologna ed ebbero molti legami con l’Italia, dove vennero eseguite una parte delle loro opere.  <br /><br />Per mettere in evidenza il legame con l’Europa passando anche per la Scandinavia, il gruppo ha scelto di includere una sonata del compositore svedese Olof Åhlström, vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, eseguita con la nickelharpa, che è lo strumento tradizionale più importante della Svezia, in sostituzione del violino come anche nel caso delle sonate di Fontana e di Corelli.   Il concerto si è concluso con l’intonazione di un inno devozionale mariano del XVII secolo di Dmytro Tuptalo, arrangiato dal compositore contemporaneo Bohdan Sehin, che ha lasciato nell’aria un sentimento di soave commozione, suscitato dalla presenza gioiosa dei giovani musicisti di Terra Barocca che nonostante la dolorosa situazione del loro paese, con la loro qualità musicale hanno mostrato una olimpica serenità degna delle muse evocate nel titolo del loro concerto.  <br /><br />Gli esempi musicali e l’intervista presenti in questo podcast sono stati registrati durante le prove nella Chiesa Germanica, il luogo in cui si sono svolti i principali  concerti del Festival.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1127</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicabarocca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>10</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Michele Pasotti e La Fonte Musica</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Zacara da Teramo a Stoccolma</i></b> <br /><br />La presenza nello Stockholm Early Music Festival di un concerto dedicato a Zacara da Teramo è stata una piacevole sorpresa per il pubblico di questa manifestazione arrivata alla sua 23° edizione. Il compositore che è stato uno dei più originali esponenti della tarda Ars Nova, spesso definita Ars Subtilior per la sua complessità, è ancora relativamente poco conosciuto ma per certi versi può essere considerato un precursore di procedimenti musicali che divennero comuni nella produzione musicale dei maestri franco-fiamminghi del Quattrocento.  <br /><br />Zacara, il cui vero nome era Antonio Berardi, è stato un genio multiforme perché oltre alla creazione di musica profana e sacra, svolse l’attività di cantore e miniatore, nonostante alcune menomazioni degli arti e le alterne vicende professionali, che non gli impedirono di manifestare anche la componente ironica e trasgressiva della sua personalità artistica.   L’intervista a Michele Pasotti, direttore dell’ensemble La Fonte Musica, e gli esempi musicali presenti in questo podcast sono stati realizzati durante le prove del concerto che si è svolto nella Chiesa Germanica riscuotendo un particolare successo.                                                      <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60460823</guid><pubDate>Fri, 21 Jun 2024 11:13:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60460823/podcast_4_semf_2024_con_michele_pasotti_e_la_fonte_musica.mp3" length="56553011" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Zacara da Teramo a Stoccolma 

La presenza nello Stockholm Early Music Festival di un concerto dedicato a Zacara da Teramo è stata una piacevole sorpresa per il pubblico di questa manifestazione arrivata alla sua 23° edizione. Il compositore che è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Zacara da Teramo a Stoccolma</i></b> <br /><br />La presenza nello Stockholm Early Music Festival di un concerto dedicato a Zacara da Teramo è stata una piacevole sorpresa per il pubblico di questa manifestazione arrivata alla sua 23° edizione. Il compositore che è stato uno dei più originali esponenti della tarda Ars Nova, spesso definita Ars Subtilior per la sua complessità, è ancora relativamente poco conosciuto ma per certi versi può essere considerato un precursore di procedimenti musicali che divennero comuni nella produzione musicale dei maestri franco-fiamminghi del Quattrocento.  <br /><br />Zacara, il cui vero nome era Antonio Berardi, è stato un genio multiforme perché oltre alla creazione di musica profana e sacra, svolse l’attività di cantore e miniatore, nonostante alcune menomazioni degli arti e le alterne vicende professionali, che non gli impedirono di manifestare anche la componente ironica e trasgressiva della sua personalità artistica.   L’intervista a Michele Pasotti, direttore dell’ensemble La Fonte Musica, e gli esempi musicali presenti in questo podcast sono stati realizzati durante le prove del concerto che si è svolto nella Chiesa Germanica riscuotendo un particolare successo.                                                      <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1414</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>10</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Marcin Świątkiewicz e Arte dei Suonatori</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-65</link><description><![CDATA[<b>L’arazzo sonoro polacco dell’Arte dei Suonatori</b>  <br /><br />Nella quarta serata del Festival di musica antica di Stoccolma l’ensemble Arte dei Suonatori fondato trenta anni fa da Ewa e Arek Golinski, ha presentato un concerto, diretto dal clavicembalista Marcin Świątkiewicz, per ricordare i legami diretti e indiretti con la Polonia dei compositori Johann Gottlieb Goldberg, Telemann e Bach. Nel programma intitolato “Polish Baroque Tapestry” sono stati eseguiti il <i>Concerto per il cembalo in re minore</i> di Goldberg, uno dei più lunghi dell’epoca, e alla fine quello di Bach nella stessa tonalità con la sua articolata e complessa parte solistica.  <br /><br />Il concerto che si è svolto nella Chiesa Germanica, è stato trasmesso in diretta dal secondo canale della Radio Svedese, mentre gli altri due che sono stati registrati dall’emittente, quello precedente di Cappella Pratentis e quello seguente di La Fonte Musica, sono stati registrati per essere trasmessi in differita.  <br /><br />In questa intervista Marci Świątkiewicz parla della sua collaborazione con Arte dei Suonatori, e commenta l’idea generale del programma presentato con l’ensemble polacco. Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante le prove e rappresentano nel modo più evidente la natura e lo spirito della serie Early Music Stories, che è nata con l’intento di documentare in presa diretta il lavoro di preparazione e messa a punto dei concerti che avviene nel retroscena “dietro le quinte”, quando si fa tesoro degli errori per non ripeterli e si cercano le soluzioni più addatte per rendere al meglio i passaggi più difficili di partiture note e meno note, a volte, anche se non è questo il caso, dimenticate e riscoperte.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60460252</guid><pubDate>Fri, 21 Jun 2024 10:01:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60460252/podcast_3_semf_2024_con_marcin_wi_tkiewicz_e_arte_dei_suonatori.mp3" length="27449468" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’arazzo sonoro polacco dell’Arte dei Suonatori  

Nella quarta serata del Festival di musica antica di Stoccolma l’ensemble Arte dei Suonatori fondato trenta anni fa da Ewa e Arek Golinski, ha presentato un concerto, diretto dal clavicembalista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>L’arazzo sonoro polacco dell’Arte dei Suonatori</b>  <br /><br />Nella quarta serata del Festival di musica antica di Stoccolma l’ensemble Arte dei Suonatori fondato trenta anni fa da Ewa e Arek Golinski, ha presentato un concerto, diretto dal clavicembalista Marcin Świątkiewicz, per ricordare i legami diretti e indiretti con la Polonia dei compositori Johann Gottlieb Goldberg, Telemann e Bach. Nel programma intitolato “Polish Baroque Tapestry” sono stati eseguiti il <i>Concerto per il cembalo in re minore</i> di Goldberg, uno dei più lunghi dell’epoca, e alla fine quello di Bach nella stessa tonalità con la sua articolata e complessa parte solistica.  <br /><br />Il concerto che si è svolto nella Chiesa Germanica, è stato trasmesso in diretta dal secondo canale della Radio Svedese, mentre gli altri due che sono stati registrati dall’emittente, quello precedente di Cappella Pratentis e quello seguente di La Fonte Musica, sono stati registrati per essere trasmessi in differita.  <br /><br />In questa intervista Marci Świątkiewicz parla della sua collaborazione con Arte dei Suonatori, e commenta l’idea generale del programma presentato con l’ensemble polacco. Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante le prove e rappresentano nel modo più evidente la natura e lo spirito della serie Early Music Stories, che è nata con l’intento di documentare in presa diretta il lavoro di preparazione e messa a punto dei concerti che avviene nel retroscena “dietro le quinte”, quando si fa tesoro degli errori per non ripeterli e si cercano le soluzioni più addatte per rendere al meglio i passaggi più difficili di partiture note e meno note, a volte, anche se non è questo il caso, dimenticate e riscoperte.                                                                         <br /><br />Paolo Scarnecchia  ]]></itunes:summary><itunes:duration>687</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,inerview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>10</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista al Tenore San Gavino di Oniferi</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b>Il canto a tenore della Sardegna nel Festival di musica antica di Stoccolma</b>  <br /><br />Nel corso del workshop intitolato <i>Collaboration with the Nordic early music scene</i>, inserito nel programma della conferenza del REMA / Early music in Europe, tra i vari temi affrontati nella discussione tra i partecipanti,  c’è stato anche quello della opportunità di includere musiche di tradizione orale nel contesto delle iniziative e manifestazioni dedicate alla musica antica.<br /><br />Ma la risposta era già presente nel programma musicale dello Stockholm Early Music Festival, che ha ospitato la conferenza, nel quale risaltava la presenza dei cantori del Tenore San Gavino di Oniferi rappresentanti del canto polivocale di tradizione orale che nel 2005 è stato proclamato “capolavoro” e che nel 2008 è entrato ufficialmente a far parte della Lista del Patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità. <br /><br />Il concerto si è svolto nella Chiesa Finlandese del quartiere storico di Gamla Stan dove il Tenore di Oniferi, composto da tre fratelli Francesco, Carmine e Giovanni Pirisi, rispettivamente <i>boche</i>, <i>mesu boche</i>, e<i> contra</i> e da Giuseppe Brau <i>bassu</i>, ha intonato le diverse forme della tradizione del canto che pur non essendo databile è l’espressione arcaica e ancestrale di una originalissima arte poetico-vocale.<br /><br />Nell'intervista i tre fratelli descrivono le caratteristiche dei differenti ruoli armonici e timbrici del canto a tenore, e raccontano anche come hanno imparato a praticarlo fin da da ragazzi, secondo le modalità tradizionali di assimilazione e apprendimento delle generazioni precedenti.<br /><br />Paolo Scarnecchia<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60382838</guid><pubDate>Fri, 14 Jun 2024 09:44:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60382838/podcast_2_semf_con_tenore_di_oniferi_completo_1.mp3" length="69889044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il canto a tenore della Sardegna nel Festival di musica antica di Stoccolma  

Nel corso del workshop intitolato Collaboration with the Nordic early music scene, inserito nel programma della conferenza del REMA / Early music in Europe, tra i vari temi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Il canto a tenore della Sardegna nel Festival di musica antica di Stoccolma</b>  <br /><br />Nel corso del workshop intitolato <i>Collaboration with the Nordic early music scene</i>, inserito nel programma della conferenza del REMA / Early music in Europe, tra i vari temi affrontati nella discussione tra i partecipanti,  c’è stato anche quello della opportunità di includere musiche di tradizione orale nel contesto delle iniziative e manifestazioni dedicate alla musica antica.<br /><br />Ma la risposta era già presente nel programma musicale dello Stockholm Early Music Festival, che ha ospitato la conferenza, nel quale risaltava la presenza dei cantori del Tenore San Gavino di Oniferi rappresentanti del canto polivocale di tradizione orale che nel 2005 è stato proclamato “capolavoro” e che nel 2008 è entrato ufficialmente a far parte della Lista del Patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità. <br /><br />Il concerto si è svolto nella Chiesa Finlandese del quartiere storico di Gamla Stan dove il Tenore di Oniferi, composto da tre fratelli Francesco, Carmine e Giovanni Pirisi, rispettivamente <i>boche</i>, <i>mesu boche</i>, e<i> contra</i> e da Giuseppe Brau <i>bassu</i>, ha intonato le diverse forme della tradizione del canto che pur non essendo databile è l’espressione arcaica e ancestrale di una originalissima arte poetico-vocale.<br /><br />Nell'intervista i tre fratelli descrivono le caratteristiche dei differenti ruoli armonici e timbrici del canto a tenore, e raccontano anche come hanno imparato a praticarlo fin da da ragazzi, secondo le modalità tradizionali di assimilazione e apprendimento delle generazioni precedenti.<br /><br />Paolo Scarnecchia<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>1748</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>10</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Peter Pontvik</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-63</link><description><![CDATA[<b>Il Barocco latinoamericano a Stoccolma</b><br /><br />Il Festival di musica antica di Stoccolma è stato preceduto dalla conferenza internazionale intitolata <i>Nordic Early Music in a Global Context</i>, all’interno della quale si è svolta anche la conferenza annuale del REMA / Early Music in Europe.<br /><br />Rappresentanti di diversi paesi europei si sono incontrati con numerosi colleghi scandinavi, che fanno parte della rete NORDEM (Nordic Early Music), ragionando su possibili strategie per dare un nuovo impulso agli scambi, alla collaborazione e alla diffusione nell’ambito della cosiddetta musica antica, che non è soltanto una definizione cronologica ma anche, e forse oggi soprattutto, una condivisione della prassi musicale storicamente informata. <br /><br />In questa intervista Peter Pontvik, il direttore artistico dello Stockholm Early Music Festival, racconta l’importanza di queste intense giornate di incontri, parlando anche di progetti che per il momento sono sogni nei cassetti, e della sua esperienza di vita che lo ha spinto a formare l’Ensemble Villancico con il quale esegue musiche del XVII e XVIII secolo di diversi paesi latinoamericani.<br /><br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante le prove del concerto del suo ensemble che si è svolto nella seconda giornata del Festival nella Chiesa germanica che si trova nel cuore dello storico quartiere di Gamla Stan.                                                       <br /><br />  Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60326878</guid><pubDate>Sun, 09 Jun 2024 07:03:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60326878/podcast_1_semf_2024_con_peter_pontvik.mp3" length="42045648" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il Barocco latinoamericano a Stoccolma

Il Festival di musica antica di Stoccolma è stato preceduto dalla conferenza internazionale intitolata Nordic Early Music in a Global Context, all’interno della quale si è svolta anche la conferenza annuale del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Il Barocco latinoamericano a Stoccolma</b><br /><br />Il Festival di musica antica di Stoccolma è stato preceduto dalla conferenza internazionale intitolata <i>Nordic Early Music in a Global Context</i>, all’interno della quale si è svolta anche la conferenza annuale del REMA / Early Music in Europe.<br /><br />Rappresentanti di diversi paesi europei si sono incontrati con numerosi colleghi scandinavi, che fanno parte della rete NORDEM (Nordic Early Music), ragionando su possibili strategie per dare un nuovo impulso agli scambi, alla collaborazione e alla diffusione nell’ambito della cosiddetta musica antica, che non è soltanto una definizione cronologica ma anche, e forse oggi soprattutto, una condivisione della prassi musicale storicamente informata. <br /><br />In questa intervista Peter Pontvik, il direttore artistico dello Stockholm Early Music Festival, racconta l’importanza di queste intense giornate di incontri, parlando anche di progetti che per il momento sono sogni nei cassetti, e della sua esperienza di vita che lo ha spinto a formare l’Ensemble Villancico con il quale esegue musiche del XVII e XVIII secolo di diversi paesi latinoamericani.<br /><br />Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante le prove del concerto del suo ensemble che si è svolto nella seconda giornata del Festival nella Chiesa germanica che si trova nel cuore dello storico quartiere di Gamla Stan.                                                       <br /><br />  Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1052</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>10</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Carlo Ipata -Auser Musici</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-62</link><description><![CDATA[<b><i>L’Offerta musicale di Auser Musici aspettando il Festival Toscano di Musica Antica Risonanze</i></b>    <br /><br />Per attirare l’attenzione nei confronti del <a href="https://ftma.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Festival Toscano di Musica Antica – Risonanze</a> diretto da Carlo Ipata, che si svolgerà a Pisa dal 27 giugno al 7 luglio 2024, il flautista con il suo ensemble Auser Musici ha organizzato un incontro con la stampa nella Villa di Corliano, durante il quale ha eseguito la prova generale di un concerto dedicato all’<i>Offerta Musicale</i> di Bach, presentato poi nella stagione musicale della Scuola Normale Superiore della città toscana.  <br /><br />A proposito di risonanze, la scelta della dimora storica rinascimentale di Corliano non poteva essere più appropriata, poiché la Villa è stata la sede di un accademia frequentata dai musicisti riuniti attorno alla figura di Giovanni Bardi, che alle soglie del Seicento concepirono il nuovo stile della monodia accompagnata in stile rappresentativo dalla quale nacque l’opera.<br /><br />Tale scelta simbolica rappresenta l’identità di Auser Musici che ha posto al centro della sua attività artistica la riscoperta e la valorizzazione di alcuni musicisti toscani come ad esempio Barsanti, Cesti e Gasparini. <br /><br />Dopo oltre venti anni di attività l’ensemble si è misurato per la prima volta con l’enigmatico capolavoro bachiano eseguito, in accordo con l’<i>Oratio</i> della <i>Institutio oratoria</i> di Quintiliano, da Carlo Ipata (flauto), Giulia Nuti (clavicembalo), Mauro Lopes (violino), Beatrice Scaldini (violino) e Francesco Tomei (viola da gamba). All’inizio e alla fine del podcast nel quale Ipata parla della storia del suo gruppo e di quella del festival, si ascoltano due brevi passaggi di questa prova generale, mentre gli altri esempi musicali sono tratti dalle principali registrazioni discografiche di Auser Musici.                                                                                           <br />Paolo Scarnecchia  ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60287228</guid><pubDate>Wed, 05 Jun 2024 14:57:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60287228/pod_ipata_versione_finale_completa.mp3" length="57330415" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’Offerta musicale di Auser Musici aspettando il Festival Toscano di Musica Antica Risonanze    

Per attirare l’attenzione nei confronti del https://ftma.it diretto da Carlo Ipata, che si svolgerà a Pisa dal 27 giugno al 7 luglio 2024, il flautista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>L’Offerta musicale di Auser Musici aspettando il Festival Toscano di Musica Antica Risonanze</i></b>    <br /><br />Per attirare l’attenzione nei confronti del <a href="https://ftma.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Festival Toscano di Musica Antica – Risonanze</a> diretto da Carlo Ipata, che si svolgerà a Pisa dal 27 giugno al 7 luglio 2024, il flautista con il suo ensemble Auser Musici ha organizzato un incontro con la stampa nella Villa di Corliano, durante il quale ha eseguito la prova generale di un concerto dedicato all’<i>Offerta Musicale</i> di Bach, presentato poi nella stagione musicale della Scuola Normale Superiore della città toscana.  <br /><br />A proposito di risonanze, la scelta della dimora storica rinascimentale di Corliano non poteva essere più appropriata, poiché la Villa è stata la sede di un accademia frequentata dai musicisti riuniti attorno alla figura di Giovanni Bardi, che alle soglie del Seicento concepirono il nuovo stile della monodia accompagnata in stile rappresentativo dalla quale nacque l’opera.<br /><br />Tale scelta simbolica rappresenta l’identità di Auser Musici che ha posto al centro della sua attività artistica la riscoperta e la valorizzazione di alcuni musicisti toscani come ad esempio Barsanti, Cesti e Gasparini. <br /><br />Dopo oltre venti anni di attività l’ensemble si è misurato per la prima volta con l’enigmatico capolavoro bachiano eseguito, in accordo con l’<i>Oratio</i> della <i>Institutio oratoria</i> di Quintiliano, da Carlo Ipata (flauto), Giulia Nuti (clavicembalo), Mauro Lopes (violino), Beatrice Scaldini (violino) e Francesco Tomei (viola da gamba). All’inizio e alla fine del podcast nel quale Ipata parla della storia del suo gruppo e di quella del festival, si ascoltano due brevi passaggi di questa prova generale, mentre gli altri esempi musicali sono tratti dalle principali registrazioni discografiche di Auser Musici.                                                                                           <br />Paolo Scarnecchia  ]]></itunes:summary><itunes:duration>1434</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Pisani e Granata (parte seconda)</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>“Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”</i></b>  <br /><br />Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio Michi, e Giovan Carlo Rossi, chiamati semplicemente Marco, Orazio e Carlo “dell'Arpa”. Chiara Granata, fondatrice dell’ensemble arpistico La Smisuranza, e il tenore  Riccardo Pisani hanno indagato e ricercato le loro musiche inedite, custodite in diversi archivi e biblioteche, per mettere il risalto l’importanza dello strumento legato all’accompagnamento del canto.  <br /><br />Dopo aver eseguito in diversi luoghi il programma musicale <i>Ritratti d’arpe</i>, nel maggio del 2023 hanno presentato un concerto nella Galleria Borghese di Roma, intitolato <i>La nascita dell’arpa doppia. Compositori e arpisti nella Roma del Seicento</i>, nell’ambito del progetto “I Borghese e la Musica”, e a marzo del 2024 hanno delineato  i ritratti di questi musicisti nel corso di una visita guidata dedicata alla celebre Arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Parallelamente hanno registrato una parte importante delle musiche di questi compositori per il disco <i>Harpa Romana</i>, che rivela la significativa presenza dello strumento sulla scena musicale della città nella quale la creazione artistica era stimolata e favorita dal mecenatismo e dalla protezione delle più importanti famiglie aristocratiche.<br /><br />In questo podcast diviso in due parti Chiara Granata e Riccardo Pisani raccontano il loro lavoro di ricerca e di interpretazione delle musiche di questi autori registrate per la prima volta, dalle quali emerge un interessante e originale quadro della cultura  tardorinascimentale e barocca coltivata a Roma insieme e alla pari con le altre arti. Tutti gli esempi musicali sono tratti dal loro disco, tranne quello iniziale che è stato registrato insieme all'intervista in una pausa della prova del concerto presentato nella Galleria Borghese.                                                                       <br /><br /> Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60068366</guid><pubDate>Fri, 17 May 2024 08:13:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60068366/podcast_pisani_e_granata_parte_seconda_21_04_24.mp3" length="47361044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>“Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”  

Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>“Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”</i></b>  <br /><br />Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio Michi, e Giovan Carlo Rossi, chiamati semplicemente Marco, Orazio e Carlo “dell'Arpa”. Chiara Granata, fondatrice dell’ensemble arpistico La Smisuranza, e il tenore  Riccardo Pisani hanno indagato e ricercato le loro musiche inedite, custodite in diversi archivi e biblioteche, per mettere il risalto l’importanza dello strumento legato all’accompagnamento del canto.  <br /><br />Dopo aver eseguito in diversi luoghi il programma musicale <i>Ritratti d’arpe</i>, nel maggio del 2023 hanno presentato un concerto nella Galleria Borghese di Roma, intitolato <i>La nascita dell’arpa doppia. Compositori e arpisti nella Roma del Seicento</i>, nell’ambito del progetto “I Borghese e la Musica”, e a marzo del 2024 hanno delineato  i ritratti di questi musicisti nel corso di una visita guidata dedicata alla celebre Arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Parallelamente hanno registrato una parte importante delle musiche di questi compositori per il disco <i>Harpa Romana</i>, che rivela la significativa presenza dello strumento sulla scena musicale della città nella quale la creazione artistica era stimolata e favorita dal mecenatismo e dalla protezione delle più importanti famiglie aristocratiche.<br /><br />In questo podcast diviso in due parti Chiara Granata e Riccardo Pisani raccontano il loro lavoro di ricerca e di interpretazione delle musiche di questi autori registrate per la prima volta, dalle quali emerge un interessante e originale quadro della cultura  tardorinascimentale e barocca coltivata a Roma insieme e alla pari con le altre arti. Tutti gli esempi musicali sono tratti dal loro disco, tranne quello iniziale che è stato registrato insieme all'intervista in una pausa della prova del concerto presentato nella Galleria Borghese.                                                                       <br /><br /> Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1184</itunes:duration><itunes:keywords>arparomana,earlymusic,harparomana,intervista,inteview,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>14</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Pisani e Granata (parte prima)</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>“Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”</i></b>  <br /><br />Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio Michi, e Giovan Carlo Rossi, chiamati semplicemente Marco, Orazio e Carlo “dell'Arpa”. Chiara Granata, fondatrice dell’ensemble arpistico La Smisuranza, e il tenore  Riccardo Pisani hanno indagato e ricercato le loro musiche inedite, custodite in diversi archivi e biblioteche, per mettere il risalto l’importanza dello strumento legato all’accompagnamento del canto.  <br /><br />Dopo aver eseguito in diversi luoghi il programma musicale <i>Ritratti d’arpe</i>, nel maggio del 2023 hanno presentato un concerto nella Galleria Borghese di Roma, intitolato <i>La nascita dell’arpa doppia. Compositori e arpisti nella Roma del Seicento</i>, nell’ambito del progetto “I Borghese e la Musica”, e a marzo del 2024 hanno delineato  i ritratti di questi musicisti nel corso di una visita guidata dedicata alla celebre Arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Parallelamente hanno registrato una parte importante delle musiche di questi compositori per il disco <i>Harpa Romana</i>, che rivela la significativa presenza dello strumento sulla scena musicale della città nella quale la creazione artistica era stimolata e favorita dal mecenatismo e dalla protezione delle più importanti famiglie aristocratiche.  <br /><br />In questo podcast diviso in due parti Chiara Granata e Riccardo Pisani raccontano il loro lavoro di ricerca e di interpretazione delle musiche di questi autori registrate per la prima volta, dalle quali emerge un interessante e originale quadro della cultura  tardorinascimentale e barocca coltivata a Roma insieme e alla pari con le altre arti. Tutti gli esempi musicali sono tratti dal loro disco, tranne quello iniziale che è stato registrato insieme all'intervista in una pausa della prova del concerto presentato nella Galleria Borghese.                                                                       <br /><br /> Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60068365</guid><pubDate>Fri, 17 May 2024 08:13:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60068365/podcast_pisani_e_granata_parte_prima_20_04_24.mp3" length="43187721" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>“Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”  

Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>“Con le man vezzose e vaghe sì soave l'arpa tocchi”</i></b>  <br /><br />Molti tra i più importanti compositori attivi a Roma nel Seicento erano noti anche per lo strumento di cui erano considerati suonatori virtuosi. Basta ricordare i nomi di Marco Marazzoli, Orazio Michi, e Giovan Carlo Rossi, chiamati semplicemente Marco, Orazio e Carlo “dell'Arpa”. Chiara Granata, fondatrice dell’ensemble arpistico La Smisuranza, e il tenore  Riccardo Pisani hanno indagato e ricercato le loro musiche inedite, custodite in diversi archivi e biblioteche, per mettere il risalto l’importanza dello strumento legato all’accompagnamento del canto.  <br /><br />Dopo aver eseguito in diversi luoghi il programma musicale <i>Ritratti d’arpe</i>, nel maggio del 2023 hanno presentato un concerto nella Galleria Borghese di Roma, intitolato <i>La nascita dell’arpa doppia. Compositori e arpisti nella Roma del Seicento</i>, nell’ambito del progetto “I Borghese e la Musica”, e a marzo del 2024 hanno delineato  i ritratti di questi musicisti nel corso di una visita guidata dedicata alla celebre Arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Parallelamente hanno registrato una parte importante delle musiche di questi compositori per il disco <i>Harpa Romana</i>, che rivela la significativa presenza dello strumento sulla scena musicale della città nella quale la creazione artistica era stimolata e favorita dal mecenatismo e dalla protezione delle più importanti famiglie aristocratiche.  <br /><br />In questo podcast diviso in due parti Chiara Granata e Riccardo Pisani raccontano il loro lavoro di ricerca e di interpretazione delle musiche di questi autori registrate per la prima volta, dalle quali emerge un interessante e originale quadro della cultura  tardorinascimentale e barocca coltivata a Roma insieme e alla pari con le altre arti. Tutti gli esempi musicali sono tratti dal loro disco, tranne quello iniziale che è stato registrato insieme all'intervista in una pausa della prova del concerto presentato nella Galleria Borghese.                                                                       <br /><br /> Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1080</itunes:duration><itunes:keywords>arparomana,earlymusic,harparomana,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Catalina Vicens, Dionysos Now (parte seconda)</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Willaert e Ligeti in dialogo nella chiesa di San Lorenzo in Miranda del Foro Romano</i></b><br /><br />Il 26 marzo nella chiesa romana di San Lorenzo in Miranda l’ensemble <a href="https://www.dionysosnow.com/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dionysos Now!</a>, formato dai tenori Tore Tom Denys, Bernd Oliver Fröhlich, Julian Podger, dal controtenore Franz Vitzthum, dal basso-baritono Tim Scott Whiteley e dal basso Joachim Höchbauer, ha intonato la <i>Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem</i> di Adrian Willaert, che è stato uno dei più importanti compositori franco-fiamminghi del XVI secolo.<br /><br />L’evento promosso in occasione della attuale presidenza belga del Consiglio dell'Unione Europea, ha offerto l’opportunità di ascoltare una composizione quasi sconosciuta del musicista che per oltre trent’anni è stato maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia, e attorno al quale si sono formati alcuni tra i più importanti protagonisti dell’arte e della teoria musicale rinascimentale.   Dionysos Now! è un progetto curato dal tenore Tore Tom Denys, ed è il nome dell’ensemble vocale da lui formato nel 2020 per mettere in risalto la produzione musicale di Adrian Willaert, che è meno conosciuta rispetto a quella di altri grandi maestri della polifonia franco-fiamminga, con la voglia e il desiderio di comunicare la sua bellezza capace di andare oltre la dimensione di una creazione del passato e di poter trasmettere delle profonde emozioni anche nel qui e ora del tempo presente.  <br /><br />A questo proposito Denys ha invitato la clavicembalista Catalina Vicens ad eseguire due composizioni di Ligeti, <i>Hungarian Rock</i> e <i>Continuum</i>, poste fra le tre parti nelle quali l’ensemble vocale ha suddiviso l’intonazione della <i>Passio</i>, e questo particolare accostamento si può ascoltare chiaramente negli esempi musicali registrati durante il concerto che sono presenti soprattutto nella prima parte del podcast.<br /><br />Nella prima intervista Denys spiega l’importanza di Willaert e di come siano nate l’idea del nome dell’ensemble e della alternanza tra la sua musica e quella del compositore di origine ungherese, mentre nella seconda Vicens racconta dal suo punto di vista le caratteristiche di questo dialogo inusitato tra la polifonia rinascimentale e la musica clavicembalistica di uno dei grandi maestri della musica del secondo Novecento.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59898157</guid><pubDate>Tue, 07 May 2024 13:08:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59898157/podcast_willaert_by_dionysos_now_parte_seconda_con_catalina_vicens.mp3" length="19452836" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Willaert e Ligeti in dialogo nella chiesa di San Lorenzo in Miranda del Foro Romano

Il 26 marzo nella chiesa romana di San Lorenzo in Miranda l’ensemble https://www.dionysosnow.com/en/, formato dai tenori Tore Tom Denys, Bernd Oliver Fröhlich, Julian...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Willaert e Ligeti in dialogo nella chiesa di San Lorenzo in Miranda del Foro Romano</i></b><br /><br />Il 26 marzo nella chiesa romana di San Lorenzo in Miranda l’ensemble <a href="https://www.dionysosnow.com/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dionysos Now!</a>, formato dai tenori Tore Tom Denys, Bernd Oliver Fröhlich, Julian Podger, dal controtenore Franz Vitzthum, dal basso-baritono Tim Scott Whiteley e dal basso Joachim Höchbauer, ha intonato la <i>Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem</i> di Adrian Willaert, che è stato uno dei più importanti compositori franco-fiamminghi del XVI secolo.<br /><br />L’evento promosso in occasione della attuale presidenza belga del Consiglio dell'Unione Europea, ha offerto l’opportunità di ascoltare una composizione quasi sconosciuta del musicista che per oltre trent’anni è stato maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia, e attorno al quale si sono formati alcuni tra i più importanti protagonisti dell’arte e della teoria musicale rinascimentale.   Dionysos Now! è un progetto curato dal tenore Tore Tom Denys, ed è il nome dell’ensemble vocale da lui formato nel 2020 per mettere in risalto la produzione musicale di Adrian Willaert, che è meno conosciuta rispetto a quella di altri grandi maestri della polifonia franco-fiamminga, con la voglia e il desiderio di comunicare la sua bellezza capace di andare oltre la dimensione di una creazione del passato e di poter trasmettere delle profonde emozioni anche nel qui e ora del tempo presente.  <br /><br />A questo proposito Denys ha invitato la clavicembalista Catalina Vicens ad eseguire due composizioni di Ligeti, <i>Hungarian Rock</i> e <i>Continuum</i>, poste fra le tre parti nelle quali l’ensemble vocale ha suddiviso l’intonazione della <i>Passio</i>, e questo particolare accostamento si può ascoltare chiaramente negli esempi musicali registrati durante il concerto che sono presenti soprattutto nella prima parte del podcast.<br /><br />Nella prima intervista Denys spiega l’importanza di Willaert e di come siano nate l’idea del nome dell’ensemble e della alternanza tra la sua musica e quella del compositore di origine ungherese, mentre nella seconda Vicens racconta dal suo punto di vista le caratteristiche di questo dialogo inusitato tra la polifonia rinascimentale e la musica clavicembalistica di uno dei grandi maestri della musica del secondo Novecento.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>487</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Tore Tom Denys, Dionysos Now (parte prima)</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[<b><i>Willaert e Ligeti in dialogo nella chiesa di San Lorenzo in Miranda del Foro Romano</i></b>  <br /><br />Il 26 marzo nella chiesa romana di San Lorenzo in Miranda l’ensemble <a href="https://www.dionysosnow.com/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dionysos Now!</a>, formato dai tenori Tore Tom Denys, Bernd Oliver Fröhlich, Julian Podger, dal controtenore Franz Vitzthum, dal basso-baritono Tim Scott Whiteley e dal basso Joachim Höchbauer, ha intonato la <i>Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem</i> di Adrian Willaert, che è stato uno dei più importanti compositori franco-fiamminghi del XVI secolo.  <br /><br />L’evento promosso in occasione della attuale presidenza belga del Consiglio dell'Unione Europea, ha offerto l’opportunità di ascoltare una composizione quasi sconosciuta del musicista che per oltre trent’anni è stato maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia, e attorno al quale si sono formati alcuni tra i più importanti protagonisti dell’arte e della teoria musicale rinascimentale.   Dionysos Now! è un progetto curato dal tenore Tore Tom Denys, ed è il nome dell’ensemble vocale da lui formato nel 2020 per mettere in risalto la produzione musicale di Adrian Willaert, che è meno conosciuta rispetto a quella di altri grandi maestri della polifonia franco-fiamminga, con la voglia e il desiderio di comunicare la sua bellezza capace di andare oltre la dimensione di una creazione del passato e di poter trasmettere delle profonde emozioni anche nel qui e ora del tempo presente.<br /><br />A questo proposito Denys ha invitato la clavicembalista Catalina Vicens ad eseguire due composizioni di Ligeti, <i>Hungarian Rock</i> e <i>Continuum</i>, poste fra le tre parti nelle quali l’ensemble vocale ha suddiviso l’intonazione della <i>Passio</i>, e questo particolare accostamento si può ascoltare chiaramente negli esempi musicali registrati durante il concerto che sono presenti soprattutto nella prima parte del podcast.  <br /><br />Nella prima intervista Denys spiega l’importanza di Willaert e di come siano nate l’idea del nome dell’ensemble e della alternanza tra la sua musica e quella del compositore di origine ungherese, mentre nella seconda Vicens racconta dal suo punto di vista le caratteristiche di questo dialogo inusitato tra la polifonia rinascimentale e la musica clavicembalistica di uno dei grandi maestri della musica del secondo Novecento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59898155</guid><pubDate>Tue, 07 May 2024 13:08:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59898155/podcast_willaert_by_dionysos_now_parte_prima_con_tore_tom_denys.mp3" length="75772882" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Willaert e Ligeti in dialogo nella chiesa di San Lorenzo in Miranda del Foro Romano  

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Si tratta di un progetto nato dalla ricerca delle musiche di compositori meno noti e contemporanei dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte musicale britannica come Purcell e Handel. <br /><br />I titoli di questi dischi indicano la cronologia delle diverse generazioni attive nella capitale e nel loro insieme costituiscono una sorta di ritratto musicale della Londra nel Settecento scandita simbolicamente in tappe ventennali. Da <i>London circa 1700. Purcell &amp; his generation</i>, passando per <i>London circa 1720. Corelli’s legacy</i>, e <i>London circa 1740. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Handel’s musicians</a></i>, dopo aver esplorato la musica barocca si arriva allo stile galante e della sensibilità che si potrà ascoltare al momento della pubblicazione di <i>London circa 1760. Bach, Abel and friends.</i><br /><br />La Rêveuse prende il nome da una pagina musicale di Marin Marais, compositore che ha un posto importante nella discografia del gruppo e in agosto uscirà un nuovo CD a lui dedicato. Ma indubbiamente l’interesse verso la cultura musicale britannica è uno degli aspetti che caratterizza la storia di questo ensemble che utilizza copie di strumenti storici seguendo scrupolosamente la prassi esecutiva storicamente informata ma lasciando spazio anche alla creatività nella scelta dell’ornamentazione,  dell’interpretazione, e con una particolare attenzione alla varietà dei colori timbrici.  <br /><br />Nella conversazione presente nel podcast Florence Bolton e Benjamin Perrot parlano  della loro curiosità e attrazione nei confronti della musica inglese e di cosa ha ispirato questa interessante serie di ritratti panoramici tesi a illuminare angoli nascosti della storia della musica britannica dalla fine del XVII secolo a buona parte del XVIII. Il primo CD è stato pubblicato dalla Mirare e i successivi dalla Harmonia Mundi, e tra gli esempi musicali presenti nella seconda parte del podcast c’è anche una piccola anteprima del quarto volume che nel 2025 andrà a completare la serie “London”.                                                                      <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59734747</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 16:02:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59734747/podcast_la_r_veuse_seconda_parte.mp3" length="55504978" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le quattro epoche del sogno della musica inglese del Settecento  

Nella storia dell’ensemble francese La Rêveuse, fondato e diretto da Florence Bolton e Benjamin Perrot, la musica inglese occupa un posto speciale e nel corso degli ultimi anni il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Le quattro epoche del sogno della musica inglese del Settecento</i></b>  <br /><br />Nella storia dell’ensemble francese La Rêveuse, fondato e diretto da Florence Bolton e Benjamin Perrot, la musica inglese occupa un posto speciale e nel corso degli ultimi anni il gruppo ha registrato quattro dischi, di cui tre  già pubblicati, dedicati ai differenti aspetti del suo versante strumentale. Si tratta di un progetto nato dalla ricerca delle musiche di compositori meno noti e contemporanei dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte musicale britannica come Purcell e Handel. <br /><br />I titoli di questi dischi indicano la cronologia delle diverse generazioni attive nella capitale e nel loro insieme costituiscono una sorta di ritratto musicale della Londra nel Settecento scandita simbolicamente in tappe ventennali. Da <i>London circa 1700. Purcell &amp; his generation</i>, passando per <i>London circa 1720. Corelli’s legacy</i>, e <i>London circa 1740. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Handel’s musicians</a></i>, dopo aver esplorato la musica barocca si arriva allo stile galante e della sensibilità che si potrà ascoltare al momento della pubblicazione di <i>London circa 1760. Bach, Abel and friends.</i><br /><br />La Rêveuse prende il nome da una pagina musicale di Marin Marais, compositore che ha un posto importante nella discografia del gruppo e in agosto uscirà un nuovo CD a lui dedicato. Ma indubbiamente l’interesse verso la cultura musicale britannica è uno degli aspetti che caratterizza la storia di questo ensemble che utilizza copie di strumenti storici seguendo scrupolosamente la prassi esecutiva storicamente informata ma lasciando spazio anche alla creatività nella scelta dell’ornamentazione,  dell’interpretazione, e con una particolare attenzione alla varietà dei colori timbrici.  <br /><br />Nella conversazione presente nel podcast Florence Bolton e Benjamin Perrot parlano  della loro curiosità e attrazione nei confronti della musica inglese e di cosa ha ispirato questa interessante serie di ritratti panoramici tesi a illuminare angoli nascosti della storia della musica britannica dalla fine del XVII secolo a buona parte del XVIII. Il primo CD è stato pubblicato dalla Mirare e i successivi dalla Harmonia Mundi, e tra gli esempi musicali presenti nella seconda parte del podcast c’è anche una piccola anteprima del quarto volume che nel 2025 andrà a completare la serie “London”.                                                                      <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1388</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Florence Bolton e Benjamin Perrot (parte prima)</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/dischi/podcast-early-music-stories-59</link><description><![CDATA[<b><i>Le quattro epoche del sogno della musica inglese del Settecento</i></b>  <br /><br />Nella storia dell’ensemble francese La Rêveuse, fondato e diretto da Florence Bolton e Benjamin Perrot, la musica inglese occupa un posto speciale e nel corso degli ultimi anni il gruppo ha registrato quattro dischi, di cui tre  già pubblicati, dedicati ai differenti aspetti del suo versante strumentale. Si tratta di un progetto nato dalla ricerca delle musiche di compositori meno noti e contemporanei dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte musicale britannica come Purcell e Handel.<br /><br />I titoli di questi dischi indicano la cronologia delle diverse generazioni attive nella capitale e nel loro insieme costituiscono una sorta di ritratto musicale della Londra nel Settecento scandita simbolicamente in tappe ventennali. Da <i>London circa 1700. Purcell &amp; his generation</i>, passando per <i>London circa 1720. Corelli’s legacy</i>, e <i>London circa 1740. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Handel’s musicians</a></i><a href="https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a>, dopo aver esplorato la musica barocca si arriva allo stile galante e della sensibilità che si potrà ascoltare al momento della pubblicazione di <i>London circa 1760. Bach, Abel and friends.</i>  <br /><br />La Rêveuse prende il nome da una pagina musicale di Marin Marais, compositore che ha un posto importante nella discografia del gruppo e in agosto uscirà un nuovo CD a lui dedicato. Ma indubbiamente l’interesse verso la cultura musicale britannica è uno degli aspetti che caratterizza la storia di questo ensemble che utilizza copie di strumenti storici seguendo scrupolosamente la prassi esecutiva storicamente informata ma lasciando spazio anche alla creatività nella scelta dell’ornamentazione,  dell’interpretazione, e con una particolare attenzione alla varietà dei colori timbrici.  <br /><br />Nella conversazione presente nel podcast Florence Bolton e Benjamin Perrot parlano  della loro curiosità e attrazione nei confronti della musica inglese e di cosa ha ispirato questa interessante serie di ritratti panoramici tesi a illuminare angoli nascosti della storia della musica britannica dalla fine del XVII secolo a buona parte del XVIII. Il primo CD è stato pubblicato dalla Mirare e i successivi dalla Harmonia Mundi, e tra gli esempi musicali presenti nella seconda parte del podcast c’è anche una piccola anteprima del quarto volume che nel 2025 andrà a completare la serie “London”.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59734740</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 16:00:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59734740/podcast_la_r_veuse_prima_parte.mp3" length="44853288" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Le quattro epoche del sogno della musica inglese del Settecento  

Nella storia dell’ensemble francese La Rêveuse, fondato e diretto da Florence Bolton e Benjamin Perrot, la musica inglese occupa un posto speciale e nel corso degli ultimi anni il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b><i>Le quattro epoche del sogno della musica inglese del Settecento</i></b>  <br /><br />Nella storia dell’ensemble francese La Rêveuse, fondato e diretto da Florence Bolton e Benjamin Perrot, la musica inglese occupa un posto speciale e nel corso degli ultimi anni il gruppo ha registrato quattro dischi, di cui tre  già pubblicati, dedicati ai differenti aspetti del suo versante strumentale. Si tratta di un progetto nato dalla ricerca delle musiche di compositori meno noti e contemporanei dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte musicale britannica come Purcell e Handel.<br /><br />I titoli di questi dischi indicano la cronologia delle diverse generazioni attive nella capitale e nel loro insieme costituiscono una sorta di ritratto musicale della Londra nel Settecento scandita simbolicamente in tappe ventennali. Da <i>London circa 1700. Purcell &amp; his generation</i>, passando per <i>London circa 1720. Corelli’s legacy</i>, e <i>London circa 1740. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Handel’s musicians</a></i><a href="https://www.youtube.com/watch?v=F_61Wq1uURc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a>, dopo aver esplorato la musica barocca si arriva allo stile galante e della sensibilità che si potrà ascoltare al momento della pubblicazione di <i>London circa 1760. Bach, Abel and friends.</i>  <br /><br />La Rêveuse prende il nome da una pagina musicale di Marin Marais, compositore che ha un posto importante nella discografia del gruppo e in agosto uscirà un nuovo CD a lui dedicato. Ma indubbiamente l’interesse verso la cultura musicale britannica è uno degli aspetti che caratterizza la storia di questo ensemble che utilizza copie di strumenti storici seguendo scrupolosamente la prassi esecutiva storicamente informata ma lasciando spazio anche alla creatività nella scelta dell’ornamentazione,  dell’interpretazione, e con una particolare attenzione alla varietà dei colori timbrici.  <br /><br />Nella conversazione presente nel podcast Florence Bolton e Benjamin Perrot parlano  della loro curiosità e attrazione nei confronti della musica inglese e di cosa ha ispirato questa interessante serie di ritratti panoramici tesi a illuminare angoli nascosti della storia della musica britannica dalla fine del XVII secolo a buona parte del XVIII. Il primo CD è stato pubblicato dalla Mirare e i successivi dalla Harmonia Mundi, e tra gli esempi musicali presenti nella seconda parte del podcast c’è anche una piccola anteprima del quarto volume che nel 2025 andrà a completare la serie “London”.                                                                       <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1122</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Enrico Gatti e Francesco Zimei</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-58</link><description><![CDATA[Alla radice del libro curato dal violinista Enrico Gatti e dal musicologo Francesco Zimei c’è il convegno internazionale “Arcomelo 2013. Studi nel terzo centenario della morte di Arcangelo Corelli”, organizzato a Fusignano, la città natale del compositore che nel 1706 a Roma entrò a far parte della Accademia dell’Arcadia con il nome di Arcomelo, a cui più tardi si aggiunse Erimanteo.<br /><br />Questa  raccolta di saggi è il risultato di indagini e temi di ricerca avviati e poi proseguiti nel corso degli ultimi anni in una prospettiva multidisciplinare, e le scoperte più importanti raccontate e analizzate nei diversi testi riguardano due lettere inedite del celebre violinista e un ritratto giovanile, contestualizzati e inquadrati in ambito paleografico, storico artistico e socio economico. <br /><br />Il libro pubblicato dalla <a href="https://www.lim.it/it/opere-collettive/6686-il-giovane-corelli-9788855433488.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Libreria Musica Italiana </a>grazie a una raccolta di fondi di numerosi sottoscrittori, è diviso in tre sezioni. La prima riguarda l’iconografia e contiene saggi di Zimei, Enrico Ghetti, Gatti e Fabrizio Longo. La seconda è dedicata all’epistolario con testi di Sara Bischetti, Gatti, e quello a doppia firma di Lucilla Nuccetelli e Lucrezia Vardaro. La terza riunisce tre saggi sotto l’etichetta di “Corollari”, rispettivamente di Fiorenzo Landi, Gilberto Ceranto jr. e Antonella D’Ovidio.<br /><br />La sezione di iconografia musicale non riguarda solo la comparazione tra i diversi ritratti corelliani messi a confronto con la nuova acquisizione di quello giovanile, ma anche più in generale la tenuta dello strumento e dell’arco a confronto con numerose raffigurazione pittoriche di musicisti nell’atto di suonare il violino. Allo stesso modo in quella epistolare e in quella dei corollari ci sono documenti relativi a diverse personalità della cultura e della società dell’epoca di Corelli che arricchiscono il panorama ricostruito attorno al ritratto dell’artista da giovane.  <br /><br />In questo podcast i due curatori del libro raccontano le loro scoperte e l’importanza dei documenti illustrati e analizzati nei diversi saggi, e il loro dialogo è accompagnato da esempi musicali che ad eccezione del riferimento all’opera quinta interpretata dall’Ensemble 415, sono tutti eseguiti dall’Ensemble Aurora diretto e formato da Enrico Gatti nel nome dell’interesse nei confronti del compositore di Fusignano.                                                                          Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59614718</guid><pubDate>Tue, 23 Apr 2024 13:08:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59614718/podcast_il_giovane_corelli_con_enrico_gatti_e_francesco_zimei.mp3" length="46237778" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Alla radice del libro curato dal violinista Enrico Gatti e dal musicologo Francesco Zimei c’è il convegno internazionale “Arcomelo 2013. 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Studi nel terzo centenario della morte di Arcangelo Corelli”, organizzato a Fusignano, la città natale del compositore che nel 1706 a Roma entrò a far parte della Accademia dell’Arcadia con il nome di Arcomelo, a cui più tardi si aggiunse Erimanteo.<br /><br />Questa  raccolta di saggi è il risultato di indagini e temi di ricerca avviati e poi proseguiti nel corso degli ultimi anni in una prospettiva multidisciplinare, e le scoperte più importanti raccontate e analizzate nei diversi testi riguardano due lettere inedite del celebre violinista e un ritratto giovanile, contestualizzati e inquadrati in ambito paleografico, storico artistico e socio economico. <br /><br />Il libro pubblicato dalla <a href="https://www.lim.it/it/opere-collettive/6686-il-giovane-corelli-9788855433488.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Libreria Musica Italiana </a>grazie a una raccolta di fondi di numerosi sottoscrittori, è diviso in tre sezioni. La prima riguarda l’iconografia e contiene saggi di Zimei, Enrico Ghetti, Gatti e Fabrizio Longo. La seconda è dedicata all’epistolario con testi di Sara Bischetti, Gatti, e quello a doppia firma di Lucilla Nuccetelli e Lucrezia Vardaro. La terza riunisce tre saggi sotto l’etichetta di “Corollari”, rispettivamente di Fiorenzo Landi, Gilberto Ceranto jr. e Antonella D’Ovidio.<br /><br />La sezione di iconografia musicale non riguarda solo la comparazione tra i diversi ritratti corelliani messi a confronto con la nuova acquisizione di quello giovanile, ma anche più in generale la tenuta dello strumento e dell’arco a confronto con numerose raffigurazione pittoriche di musicisti nell’atto di suonare il violino. Allo stesso modo in quella epistolare e in quella dei corollari ci sono documenti relativi a diverse personalità della cultura e della società dell’epoca di Corelli che arricchiscono il panorama ricostruito attorno al ritratto dell’artista da giovane.  <br /><br />In questo podcast i due curatori del libro raccontano le loro scoperte e l’importanza dei documenti illustrati e analizzati nei diversi saggi, e il loro dialogo è accompagnato da esempi musicali che ad eccezione del riferimento all’opera quinta interpretata dall’Ensemble 415, sono tutti eseguiti dall’Ensemble Aurora diretto e formato da Enrico Gatti nel nome dell’interesse nei confronti del compositore di Fusignano.                                                                          Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1156</itunes:duration><itunes:keywords>book,earlymusic,interview,intervista,libro,musicaantica,recensione,review</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a François Espinasse e B. Cattiaux</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-57</link><description><![CDATA[Sulla balconata dei musicisti sopra l’altare della Cappella Reale della Reggia di Versailles troneggia un prezioso <a href="https://www.youtube.com/watch?v=PENR9dH_yJ8&amp;t=8s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">organo</a> fatto costruire da Luigi XIV con il suo splendido buffet scolpito da Philippe Bertrand. Lo strumento realizzato dal “facteur d’orgue royal” Robert Cliquot sul progetto di Étienne Enocq e inaugurato da François Couperin, è collocato sullo stesso piano della tribuna opposta, che si trova sopra la porta d’ingresso della Cappella, dalla quale la  famiglia reale assisteva alla messa quotidiana che era accompagnata dalla esecuzione di musiche appositamente scritte dai più importanti compositori dell’epoca. Nel corso del tempo l’organo ha subito delle trasformazioni, e alla fine degli Anni Ottanta venne smontato e interamente ricostruito, secondo i piani originali, da Jean-Loup Boisseau et<a href="https://www.youtube.com/watch?v=HAsQO2Pd4fk&amp;t=5s" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Bertrand Cattiaux</a><a href="https://www.youtube.com/watch?v=HAsQO2Pd4fk&amp;t=5s" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a>per essere reinaugurato nel 1995.  <br /><br />Da allora è tornato a suonare come all’epoca del Grand Siècle, e oggi alla sua consolle si alternano regolarmente <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dtiSeNQ9H0k&amp;t=5s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quattro organisti</a>, François Espinasse, Frédéric Desenclos, Jean-Baptiste Robin et Michel Bouvard, che lasciano temporaneamente a turno le loro abituali sedi di lavoro per valorizzare questo prezioso strumento, mettendo in risalto le qualità della scuola musicale francese, che è considerata come una delle migliori per quanto riguarda la storia della letteratura organistica europea.<br /><br />In questo podcast suddiviso in tre parti Laurent Brunner, direttore di Château de Versailles Spectacles, Michel Bouvard, François Espinasse e Bertrand Cattiaux, raccontano la storia e le caratteristiche di questo strumento in occasione della registrazione dell’opera di Nicolas de Grigny (Reims 1672-1703), che è stato uno dei più grandi maestri dell’arte organistica barocca, e che fu ammirato da Bach che ricopiò il primo e unico <i>Livre d’orgue</i> del 1699 con le straordinarie opere del geniale musicista francese.<br /><br />Il libro contiene le composizioni scritte per essere eseguite nel corso della <i>Missa cunctipotens genitor Deus</i> secondo la pratica dell’alternanaza tra i versetti vocali del cantopiano e quelli strumentali dell’organo, per il Kyrie, Gloria, Offertorio, Sanctus, Elevazione, Agnus Dei e Communio. Oltre a questi la raccolta contiene anche le composizioni create attorno a cinque inni di importanti festività: <i>Veni creator</i>, <i>Pange lingua</i>, <i>Verbum supernum</i>, <i>Ave maris stella</i>, <i>A solis ortus</i>.  <br /><br />Le qualità e l’originalità della musica del compositore francese sono riassunte nell’incipit della introduzione all’edizione moderna curata da David Ponsford e pubblicata nel 2019 in Italia da Ut Orpheus:<br /><br />“Nicolas de Grigny’s <i>Premier livre d’orgue</i> (Paris: Pierre Augustin le Mercier, 1699) represents the summit of musical achievement in organ composition during the French Baroque period. This is revealed by de Grigny’s command of large-scale structures, the prevalence of five-part fugues using the most beautiful tonal colours of the organ, his harmonic language and modulatory schemes that make full use of meantone temperament, the successful incorporation of the latest instrumental and vocal styles into the established genres, the plethora of expressive detail and the sheer scope of his musical imagination”.  <br /><br />Le interviste e gli esempi musicali del podcast, salvo l’esempio della <i>Tierce en taille</i> di Grigny eseguita da Jean-Baptiste Robin, sono stati registrati nella Chapelle Royale a fine gennaio nel corso della preparazione della incisione discografica di Bouvard ed Espinasse, per la collezione “L’Âge  d’Or de l’Orgue français” della collana discografica Château de Versailles, che verrà pubblicata in autunno.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59440040</guid><pubDate>Fri, 12 Apr 2024 15:47:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59440040/sua_maest_l_organo_di_versailles_3_con_fran_ois_espinasse_e_b_cattiaux.mp3" length="36882807" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Sulla balconata dei musicisti sopra l’altare della Cappella Reale della Reggia di Versailles troneggia un prezioso https://www.youtube.com/watch?v=PENR9dH_yJ8&amp;amp;t=8s fatto costruire da Luigi XIV con il suo splendido buffet scolpito da Philippe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sulla balconata dei musicisti sopra l’altare della Cappella Reale della Reggia di Versailles troneggia un prezioso <a href="https://www.youtube.com/watch?v=PENR9dH_yJ8&amp;t=8s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">organo</a> fatto costruire da Luigi XIV con il suo splendido buffet scolpito da Philippe Bertrand. Lo strumento realizzato dal “facteur d’orgue royal” Robert Cliquot sul progetto di Étienne Enocq e inaugurato da François Couperin, è collocato sullo stesso piano della tribuna opposta, che si trova sopra la porta d’ingresso della Cappella, dalla quale la  famiglia reale assisteva alla messa quotidiana che era accompagnata dalla esecuzione di musiche appositamente scritte dai più importanti compositori dell’epoca. 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Oltre a questi la raccolta contiene anche le composizioni create attorno a cinque inni di importanti festività: <i>Veni creator</i>, <i>Pange lingua</i>, <i>Verbum supernum</i>, <i>Ave maris stella</i>, <i>A solis ortus</i>.  <br /><br />Le qualità e l’originalità della musica del compositore francese sono riassunte nell’incipit della introduzione all’edizione moderna curata da David Ponsford e pubblicata nel 2019 in Italia da Ut Orpheus:<br /><br />“Nicolas de Grigny’s <i>Premier livre d’orgue</i> (Paris: Pierre Augustin le Mercier, 1699) represents the summit of musical achievement in organ composition during the French Baroque period. 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Nel corso del tempo l’organo ha subito delle trasformazioni, e alla fine degli Anni Ottanta venne smontato e interamente ricostruito, secondo i piani originali, da Jean-Loup Boisseau et Bertrand <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HAsQO2Pd4fk&amp;t=5s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cattiaux </a>per essere reinaugurato nel 1995.  <br /><br />Da allora è tornato a suonare come all’epoca del Grand Siècle, e oggi alla sua consolle si alternano regolarmente <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dtiSeNQ9H0k&amp;t=5s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quattro organisti</a>, François Espinasse, Frédéric Desenclos, Jean-Baptiste Robin et Michel Bouvard, che lasciano temporaneamente a turno le loro abituali sedi di lavoro per valorizzare questo prezioso strumento, mettendo in risalto le qualità della scuola musicale francese, che è considerata come una delle migliori per quanto riguarda la storia della letteratura organistica europea.<br /><br />In questo podcast suddiviso in tre parti Laurent Brunner, direttore di Château de Versailles Spectacles, Michel Bouvard, François Espinasse e Bertrand Cattiaux, raccontano la storia e le caratteristiche di questo strumento in occasione della registrazione dell’opera di Nicolas de Grigny (Reims 1672-1703), che è stato uno dei più grandi maestri dell’arte organistica barocca, e che fu ammirato da Bach che ricopiò il primo e unico <i>Livre d’orgue</i> del 1699 con le straordinarie opere del geniale musicista francese.<br /><br />Il libro contiene le composizioni scritte per essere eseguite nel corso della <i>Missa cunctipotens genitor Deus</i> secondo la pratica dell’alternanaza tra i versetti vocali del cantopiano e quelli strumentali dell’organo, per il Kyrie, Gloria, Offertorio, Sanctus, Elevazione, Agnus Dei e Communio. Oltre a questi la raccolta contiene anche le composizioni create attorno a cinque inni di importanti festività: <i>Veni creator</i>, <i>Pange lingua</i>, <i>Verbum supernum</i>, <i>Ave maris stella</i>, <i>A solis ortus</i>.  <br /><br />Le qualità e l’originalità della musica del compositore francese sono riassunte nell’incipit della introduzione all’edizione moderna curata da David Ponsford e pubblicata nel 2019 in Italia da Ut Orpheus:<br /><br />“Nicolas de Grigny’s <i>Premier livre d’orgue</i> (Paris: Pierre Augustin le Mercier, 1699) represents the summit of musical achievement in organ composition during the French Baroque period. This is revealed by de Grigny’s command of large-scale structures, the prevalence of five-part fugues using the most beautiful tonal colours of the organ, his harmonic language and modulatory schemes that make full use of meantone temperament, the successful incorporation of the latest instrumental and vocal styles into the established genres, the plethora of expressive detail and the sheer scope of his musical imagination”.  <br /><br />Le interviste e gli esempi musicali del podcast, salvo l’esempio della <i>Tierce en taille</i> di Grigny eseguita da Jean-Baptiste Robin, sono stati registrati nella Chapelle Royale a fine gennaio nel corso della preparazione della incisione discografica di Bouvard ed Espinasse, per la collezione “L’Âge  d’Or de l’Orgue français” della collana discografica Château de Versailles, che verrà pubblicata in autunno.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59440036</guid><pubDate>Fri, 12 Apr 2024 15:47:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59440036/sua_maest_l_organo_di_versailles_2_con_michel_bouvard.mp3" length="43890937" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Sulla balconata dei musicisti sopra l’altare della Cappella Reale della Reggia di Versailles troneggia un prezioso https://www.youtube.com/watch?v=PENR9dH_yJ8&amp;amp;t=8s fatto costruire da Luigi XIV con il suo splendido buffet scolpito da Philippe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sulla balconata dei musicisti sopra l’altare della Cappella Reale della Reggia di Versailles troneggia un prezioso <a href="https://www.youtube.com/watch?v=PENR9dH_yJ8&amp;t=8s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">organo</a> fatto costruire da Luigi XIV con il suo splendido buffet scolpito da Philippe Bertrand. 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Oltre a questi la raccolta contiene anche le composizioni create attorno a cinque inni di importanti festività: <i>Veni creator</i>, <i>Pange lingua</i>, <i>Verbum supernum</i>, <i>Ave maris stella</i>, <i>A solis ortus</i>.  <br /><br />Le qualità e l’originalità della musica del compositore francese sono riassunte nell’incipit della introduzione all’edizione moderna curata da David Ponsford e pubblicata nel 2019 in Italia da Ut Orpheus:<br /><br />“Nicolas de Grigny’s <i>Premier livre d’orgue</i> (Paris: Pierre Augustin le Mercier, 1699) represents the summit of musical achievement in organ composition during the French Baroque period. This is revealed by de Grigny’s command of large-scale structures, the prevalence of five-part fugues using the most beautiful tonal colours of the organ, his harmonic language and modulatory schemes that make full use of meantone temperament, the successful incorporation of the latest instrumental and vocal styles into the established genres, the plethora of expressive detail and the sheer scope of his musical imagination”.  <br /><br />Le interviste e gli esempi musicali del podcast, salvo l’esempio della <i>Tierce en taille</i> di Grigny eseguita da Jean-Baptiste Robin, sono stati registrati nella Chapelle Royale a fine gennaio nel corso della preparazione della incisione discografica di Bouvard ed Espinasse, per la collezione “L’Âge  d’Or de l’Orgue français” della collana discografica...]]></itunes:summary><itunes:duration>1098</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,inervista,interview,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Laurent Brunner</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-57</link><description><![CDATA[Sulla balconata dei musicisti sopra l’altare della Cappella Reale della Reggia di Versailles troneggia un prezioso organo fatto costruire da Luigi XIV con il suo splendido buffet scolpito da Philippe Bertrand. Lo strumento realizzato dal “facteur d’orgue royal” Robert Cliquot sul progetto di Étienne Enocq e inaugurato da François Couperin, è collocato sullo stesso piano della tribuna opposta, che si trova sopra la porta d’ingresso della Cappella, dalla quale la  famiglia reale assisteva alla messa quotidiana che era accompagnata dalla esecuzione di musiche appositamente scritte dai più importanti compositori dell’epoca. Nel corso del tempo l’organo ha subito delle trasformazioni, e alla fine degli Anni Ottanta venne smontato e interamente ricostruito, secondo i piani originali, da Jean-Loup Boisseau et Bertrand Cattiaux  per essere reinaugurato nel 1995.  <br /><br />Da allora è tornato a suonare come all’epoca del Grand Siècle, e oggi alla sua consolle si alternano regolarmente <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dtiSeNQ9H0k&amp;t=5s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quattro organisti</a>, François Espinasse, Frédéric Desenclos, Jean-Baptiste Robin et Michel Bouvard, che lasciano temporaneamente a turno le loro abituali sedi di lavoro per valorizzare questo prezioso strumento, mettendo in risalto le qualità della scuola musicale francese, che è considerata come una delle migliori per quanto riguarda la storia della letteratura organistica europea.<br /><br />In questo podcast suddiviso in tre parti Laurent Brunner, direttore di Château de Versailles Spectacles, Michel Bouvard, François Espinasse e Bertrand Cattiaux, raccontano la storia e le caratteristiche di questo strumento in occasione della registrazione dell’opera di Nicolas de Grigny (Reims 1672-1703), che è stato uno dei più grandi maestri dell’arte organistica barocca, e che fu ammirato da Bach che ricopiò il primo e unico <i>Livre d’orgue</i> del 1699 con le straordinarie opere del geniale musicista francese.<br /><br />Il libro contiene le composizioni scritte per essere eseguite nel corso della <i>Missa cunctipotens genitor Deus</i> secondo la pratica dell’alternanaza tra i versetti vocali del cantopiano e quelli strumentali dell’organo, per il Kyrie, Gloria, Offertorio, Sanctus, Elevazione, Agnus Dei e Communio. Oltre a questi la raccolta contiene anche le composizioni create attorno a cinque inni di importanti festività: <i>Veni creator</i>, <i>Pange lingua</i>, <i>Verbum supernum</i>, <i>Ave maris stella</i>, <i>A solis ortus</i>.  <br /><br />Le qualità e l’originalità della musica del compositore francese sono riassunte nell’incipit della introduzione all’edizione moderna curata da David Ponsford e pubblicata nel 2019 in Italia da Ut Orpheus:<br /><br />“Nicolas de Grigny’s <i>Premier livre d’orgue</i> (Paris: Pierre Augustin le Mercier, 1699) represents the summit of musical achievement in organ composition during the French Baroque period. This is revealed by de Grigny’s command of large-scale structures, the prevalence of five-part fugues using the most beautiful tonal colours of the organ, his harmonic language and modulatory schemes that make full use of meantone temperament, the successful incorporation of the latest instrumental and vocal styles into the established genres, the plethora of expressive detail and the sheer scope of his musical imagination”.  <br /><br />Le interviste e gli esempi musicali del podcast, salvo l’esempio della <i>Tierce en taille</i> di Grigny eseguita da Jean-Baptiste Robin, sono stati registrati nella Chapelle Royale a fine gennaio nel corso della preparazione della incisione discografica di Bouvard ed Espinasse, per la collezione “L’Âge  d’Or de l’Orgue français” della collana discografica Château de Versailles, che verrà pubblicata in autunno.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59440027</guid><pubDate>Fri, 12 Apr 2024 15:47:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59440027/sua_maest_l_organo_di_versailles_1_con_laurent_brunner.mp3" length="49994186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Sulla balconata dei musicisti sopra l’altare della Cappella Reale della Reggia di Versailles troneggia un prezioso organo fatto costruire da Luigi XIV con il suo splendido buffet scolpito da Philippe Bertrand. 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Nel corso del tempo l’organo ha subito delle trasformazioni, e alla fine degli Anni Ottanta venne smontato e interamente ricostruito, secondo i piani originali, da Jean-Loup Boisseau et Bertrand Cattiaux  per essere reinaugurato nel 1995.  <br /><br />Da allora è tornato a suonare come all’epoca del Grand Siècle, e oggi alla sua consolle si alternano regolarmente <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dtiSeNQ9H0k&amp;t=5s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quattro organisti</a>, François Espinasse, Frédéric Desenclos, Jean-Baptiste Robin et Michel Bouvard, che lasciano temporaneamente a turno le loro abituali sedi di lavoro per valorizzare questo prezioso strumento, mettendo in risalto le qualità della scuola musicale francese, che è considerata come una delle migliori per quanto riguarda la storia della letteratura organistica europea.<br /><br />In questo podcast suddiviso in tre parti Laurent Brunner, direttore di Château de Versailles Spectacles, Michel Bouvard, François Espinasse e Bertrand Cattiaux, raccontano la storia e le caratteristiche di questo strumento in occasione della registrazione dell’opera di Nicolas de Grigny (Reims 1672-1703), che è stato uno dei più grandi maestri dell’arte organistica barocca, e che fu ammirato da Bach che ricopiò il primo e unico <i>Livre d’orgue</i> del 1699 con le straordinarie opere del geniale musicista francese.<br /><br />Il libro contiene le composizioni scritte per essere eseguite nel corso della <i>Missa cunctipotens genitor Deus</i> secondo la pratica dell’alternanaza tra i versetti vocali del cantopiano e quelli strumentali dell’organo, per il Kyrie, Gloria, Offertorio, Sanctus, Elevazione, Agnus Dei e Communio. Oltre a questi la raccolta contiene anche le composizioni create attorno a cinque inni di importanti festività: <i>Veni creator</i>, <i>Pange lingua</i>, <i>Verbum supernum</i>, <i>Ave maris stella</i>, <i>A solis ortus</i>.  <br /><br />Le qualità e l’originalità della musica del compositore francese sono riassunte nell’incipit della introduzione all’edizione moderna curata da David Ponsford e pubblicata nel 2019 in Italia da Ut Orpheus:<br /><br />“Nicolas de Grigny’s <i>Premier livre d’orgue</i> (Paris: Pierre Augustin le Mercier, 1699) represents the summit of musical achievement in organ composition during the French Baroque period. This is revealed by de Grigny’s command of large-scale structures, the prevalence of five-part fugues using the most beautiful tonal colours of the organ, his harmonic language and modulatory schemes that make full use of meantone temperament, the successful incorporation of the latest instrumental and vocal styles into the established genres, the plethora of expressive detail and the sheer scope of his musical imagination”.  <br /><br />Le interviste e gli esempi musicali del podcast, salvo l’esempio della <i>Tierce en taille</i> di Grigny eseguita da Jean-Baptiste Robin, sono stati registrati nella Chapelle Royale a fine gennaio nel corso della preparazione della incisione discografica di Bouvard ed Espinasse, per la collezione “L’Âge  d’Or de l’Orgue français” della collana discografica Château de Versailles, che verrà pubblicata in autunno.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1250</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Giovanni Sollima</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-56</link><description><![CDATA[Giovanni Sollima ha un rapporto particolare con la musica di Vivaldi che è sempre  stata una delle fonti d’ispirazione della sua creazione musicale.<br /><br />Uno dei suoi ultimi progetti, realizzato in collaborazione con Federico Guglielmo e l’orchestra d’archi Il Pomo d’Oro, ruota attorno alla musica vivaldiana per evocare un paesaggio sonoro legato all’immaginario della storia della città con il crocevia di genti che l’hanno popolata.<br /><br />Il nome di questo progetto deriva da quello dato a Venezia dagli arabi, per sottolineare la sua alterità e il suo legame con il mare e con il Vicino Oriente, seguito dall’idea misteriosa del recupero di un concerto vivaldiano del quale è sopravvissuta solo la parte della viola, e che Sollima ha reinventato in modo originale.<br /><br />L’idea di Venezia rifratta dalle onde marittime si spinge in un gioco di specchi tra passato e presente e fra tradizione colta e tradizione orale in un dialogo tra violoncello, archi e continuo che guarda a Levante.<br /><br />La conversazione tra Giovanni  Sollima, Federico Guglielmo e Giulio D’Alessio, rispettivamente violoncello e violino solisti e viola, è stata registrata insieme ad alcuni esempi musicali durante la prova del concerto organizzato dalla Istituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna della Sapienza di Roma nel mese di marzo.<br /><br />Nel loro dialogo i tre musicisti raccontano la nascita del progetto, descrivendo il carattere delle composizioni inserite nel suo programma.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59305526</guid><pubDate>Fri, 05 Apr 2024 11:10:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59305526/podcast_sollima_co_seconda_versione.mp3" length="50774725" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Giovanni Sollima ha un rapporto particolare con la musica di Vivaldi che è sempre  stata una delle fonti d’ispirazione della sua creazione musicale.

Uno dei suoi ultimi progetti, realizzato in collaborazione con Federico Guglielmo e l’orchestra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Giovanni Sollima ha un rapporto particolare con la musica di Vivaldi che è sempre  stata una delle fonti d’ispirazione della sua creazione musicale.<br /><br />Uno dei suoi ultimi progetti, realizzato in collaborazione con Federico Guglielmo e l’orchestra d’archi Il Pomo d’Oro, ruota attorno alla musica vivaldiana per evocare un paesaggio sonoro legato all’immaginario della storia della città con il crocevia di genti che l’hanno popolata.<br /><br />Il nome di questo progetto deriva da quello dato a Venezia dagli arabi, per sottolineare la sua alterità e il suo legame con il mare e con il Vicino Oriente, seguito dall’idea misteriosa del recupero di un concerto vivaldiano del quale è sopravvissuta solo la parte della viola, e che Sollima ha reinventato in modo originale.<br /><br />L’idea di Venezia rifratta dalle onde marittime si spinge in un gioco di specchi tra passato e presente e fra tradizione colta e tradizione orale in un dialogo tra violoncello, archi e continuo che guarda a Levante.<br /><br />La conversazione tra Giovanni  Sollima, Federico Guglielmo e Giulio D’Alessio, rispettivamente violoncello e violino solisti e viola, è stata registrata insieme ad alcuni esempi musicali durante la prova del concerto organizzato dalla Istituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna della Sapienza di Roma nel mese di marzo.<br /><br />Nel loro dialogo i tre musicisti raccontano la nascita del progetto, descrivendo il carattere delle composizioni inserite nel suo programma.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1270</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>8</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Jordi Savall</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-55</link><description><![CDATA[La Folía, danza di origine portoghese divenuta fonte melodico-armonica di infinite variazioni nel corso di secoli di storia della musica, accompagna la storia del gruppo musicale fondato da Jordi Savall fin dalle sue origini, come una sorta di icona della musica iberica con le sue <i>diferencias</i> e <i>glosas</i>.<br /><br />Il famoso gambista è tornato a intonarla in varie declinazioni e con altre danze nel concerto presentato a metà febbraio a Roma, nell’Aula Magna della Sapienza per l’Istituzione Universitaria dei Concerti, con i suoi fidi musicisti di Hesperion XXI: Xavier Díaz-Latorre (chitarra), Andrew Lawrence-King (arpa barocca spagnola) e David Mayoral (percussioni). Anche in questo caso nel titolo del concerto “Folías &amp; Canarios.<br /><br />Dall’Antico al Nuovo  Mondo”, era presente l’idea del viaggio, tanto cara al musicista catalano che l’ha esplorata in molti altri e ben più complessi e ambiziosi progetti attraverso numerosi collegamenti tra continenti, epoche storiche e culture musicali.  <br /><br />Sia l’intervista che gli esempi musicali sono stati registrati durante la prova prima del concerto, e nella breve conversazione contenuta in questo podcast Savall parla dell’origine della Folía che come altre danze di origine popolare si è ingentilita nelle sue forme di corte entrando nell’immaginario sonoro dell’arte musicale e divenendo un modello canonico per l’improvvisazione di variazioni.                                                                                                                         Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59208785</guid><pubDate>Thu, 28 Mar 2024 15:15:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59208785/podcast_hesperion_xxi_con_jordi_savall.mp3" length="22721305" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La Folía, danza di origine portoghese divenuta fonte melodico-armonica di infinite variazioni nel corso di secoli di storia della musica, accompagna la storia del gruppo musicale fondato da Jordi Savall fin dalle sue origini, come una sorta di icona...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La Folía, danza di origine portoghese divenuta fonte melodico-armonica di infinite variazioni nel corso di secoli di storia della musica, accompagna la storia del gruppo musicale fondato da Jordi Savall fin dalle sue origini, come una sorta di icona della musica iberica con le sue <i>diferencias</i> e <i>glosas</i>.<br /><br />Il famoso gambista è tornato a intonarla in varie declinazioni e con altre danze nel concerto presentato a metà febbraio a Roma, nell’Aula Magna della Sapienza per l’Istituzione Universitaria dei Concerti, con i suoi fidi musicisti di Hesperion XXI: Xavier Díaz-Latorre (chitarra), Andrew Lawrence-King (arpa barocca spagnola) e David Mayoral (percussioni). Anche in questo caso nel titolo del concerto “Folías &amp; Canarios.<br /><br />Dall’Antico al Nuovo  Mondo”, era presente l’idea del viaggio, tanto cara al musicista catalano che l’ha esplorata in molti altri e ben più complessi e ambiziosi progetti attraverso numerosi collegamenti tra continenti, epoche storiche e culture musicali.  <br /><br />Sia l’intervista che gli esempi musicali sono stati registrati durante la prova prima del concerto, e nella breve conversazione contenuta in questo podcast Savall parla dell’origine della Folía che come altre danze di origine popolare si è ingentilita nelle sue forme di corte entrando nell’immaginario sonoro dell’arte musicale e divenendo un modello canonico per l’improvvisazione di variazioni.                                                                                                                         Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>569</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>8</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Marcello Di Lisa e Samuel Mariño</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-54</link><description><![CDATA[Il primo recital italiano di Samuel Mariño intitolato <i>Vivaldi &amp; Co.</i> si è svolto a febbraio nell’Aula Magna della Sapienza di Roma organizzato dalla Istituzione Universitaria dei Concerti nell’ambito della sua 79° stagione musicale. Il sopranista venezuelano accompagnato dagli archi del Concerto de’ Cavalieri diretti da Marcello Di Lisa ha eseguito arie d’opera di Vivaldi, e di Caldara e Alessandro Scarlatti, conquistando con l’agilità della sua voce l’ammirazione e la simpatia del pubblico che lo fatto tornare in scena più volte per continuare ad ascoltarlo. Tra le diverse arie, di tempesta, di bravura, di dolore e di diletto, l’ensemble ha eseguito tre concerti per archi di Vivaldi e un concerto grosso di Corelli creando un perfetto equilibrio nella alternananza tra composizioni vocali e musiche strumentali,  che ha contribuito alla riuscita di questo concerto che rappresenta la prima tappa della collaborazione con il cantante, che proseguirà sia in Italia che all’estero con impegni già programmati nel corso del 2024 e del 2025.  <br /><br />In questa amichevole e spontanea conversazione, Marcello Di Lisa e Samuel Mariño commentano il programma che hanno elaborato per questa occasione, raccontando anche dell’incontro dal quale è nata la loro collaborazione. Sia l’intervista che gli esempi musicali inseriti nel podcast sono stati registrati nel corso della prova generale prima del concerto.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59101130</guid><pubDate>Tue, 19 Mar 2024 14:29:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59101130/podcast_vivaldi_co_con_marcello_di_lisa_e_samuel_mari_o.mp3" length="25604178" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il primo recital italiano di Samuel Mariño intitolato Vivaldi &amp;amp; Co. si è svolto a febbraio nell’Aula Magna della Sapienza di Roma organizzato dalla Istituzione Universitaria dei Concerti nell’ambito della sua 79° stagione musicale. Il sopranista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il primo recital italiano di Samuel Mariño intitolato <i>Vivaldi &amp; Co.</i> si è svolto a febbraio nell’Aula Magna della Sapienza di Roma organizzato dalla Istituzione Universitaria dei Concerti nell’ambito della sua 79° stagione musicale. Il sopranista venezuelano accompagnato dagli archi del Concerto de’ Cavalieri diretti da Marcello Di Lisa ha eseguito arie d’opera di Vivaldi, e di Caldara e Alessandro Scarlatti, conquistando con l’agilità della sua voce l’ammirazione e la simpatia del pubblico che lo fatto tornare in scena più volte per continuare ad ascoltarlo. Tra le diverse arie, di tempesta, di bravura, di dolore e di diletto, l’ensemble ha eseguito tre concerti per archi di Vivaldi e un concerto grosso di Corelli creando un perfetto equilibrio nella alternananza tra composizioni vocali e musiche strumentali,  che ha contribuito alla riuscita di questo concerto che rappresenta la prima tappa della collaborazione con il cantante, che proseguirà sia in Italia che all’estero con impegni già programmati nel corso del 2024 e del 2025.  <br /><br />In questa amichevole e spontanea conversazione, Marcello Di Lisa e Samuel Mariño commentano il programma che hanno elaborato per questa occasione, raccontando anche dell’incontro dal quale è nata la loro collaborazione. Sia l’intervista che gli esempi musicali inseriti nel podcast sono stati registrati nel corso della prova generale prima del concerto.                                                                        Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>641</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica,vivaldi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>8</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Gianni Trovalusci, Alvise Vidolin, Gianluca Ruggeri &amp; Ready-Made Ensemble</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-53</link><description><![CDATA[Nel programma della stagione musicale 2023-2024 della Istituzione Universitaria dei Concerti si è ricordato il centenario della nascita di Luigi Nono attraverso un progetto intitolato “L’Ascolto e lo Spazio”, consistente in un particolare concerto dedicato alla sua composizione <i>Das atmende Klarsen</i> che era stata eseguita sotto la sua direzione nell’Aula Magna della Sapienza nel 1982.<br /><br />In questa conversazione i curatori del progetto Gianni Trovalusci (flauto basso), Alvise Vidolin (concetto e regia del suono) e Gianluca Ruggeri, direttore del Ready-Made Ensemble, riflettono sul ruolo dello spazio acustico nell’esperienza dell’ascolto  e sull’accostamento tra la musica di Nono e la polifonia antica della <i>Messe de Notre Dame</i> di Machaut che risuonò originariamente nella cattedrale di Reims, e il mottetto <i>Nuper rosarum flores</i> di Dufay che venne eseguito solennemente in Santa Maria del Fiore a Firenze, proposti attraverso la mediazione di una “amplificazione trasparente” di otto altoparlanti distribuiti nella sala dell’Aula Magna, tesa a simulare l’acustica dei luoghi nei quali queste musiche vennero pensate e ascoltate rispettivamente nel XIV e nel XV secolo.  <br /><br />Le loro voci e quelle del Ready-Made Ensemble sono state registrate nel corso delle prove del concerto durante la messa a punto del programma e della regia del suono.  <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59003649</guid><pubDate>Mon, 11 Mar 2024 15:33:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59003649/podcast_l_ascolto_e_lo_spazio_con_trovalusci_ruggeri_e_vidolin.mp3" length="48322350" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Nel programma della stagione musicale 2023-2024 della Istituzione Universitaria dei Concerti si è ricordato il centenario della nascita di Luigi Nono attraverso un progetto intitolato “L’Ascolto e lo Spazio”, consistente in un particolare concerto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel programma della stagione musicale 2023-2024 della Istituzione Universitaria dei Concerti si è ricordato il centenario della nascita di Luigi Nono attraverso un progetto intitolato “L’Ascolto e lo Spazio”, consistente in un particolare concerto dedicato alla sua composizione <i>Das atmende Klarsen</i> che era stata eseguita sotto la sua direzione nell’Aula Magna della Sapienza nel 1982.<br /><br />In questa conversazione i curatori del progetto Gianni Trovalusci (flauto basso), Alvise Vidolin (concetto e regia del suono) e Gianluca Ruggeri, direttore del Ready-Made Ensemble, riflettono sul ruolo dello spazio acustico nell’esperienza dell’ascolto  e sull’accostamento tra la musica di Nono e la polifonia antica della <i>Messe de Notre Dame</i> di Machaut che risuonò originariamente nella cattedrale di Reims, e il mottetto <i>Nuper rosarum flores</i> di Dufay che venne eseguito solennemente in Santa Maria del Fiore a Firenze, proposti attraverso la mediazione di una “amplificazione trasparente” di otto altoparlanti distribuiti nella sala dell’Aula Magna, tesa a simulare l’acustica dei luoghi nei quali queste musiche vennero pensate e ascoltate rispettivamente nel XIV e nel XV secolo.  <br /><br />Le loro voci e quelle del Ready-Made Ensemble sono state registrate nel corso delle prove del concerto durante la messa a punto del programma e della regia del suono.  <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1209</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>8</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Stéphane Fuget in occasione della rappresentazione Alceste ou le triomphe d’Alcide</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-52</link><description><![CDATA[La seconda opera di Lully presentata in forma di concerto nel teatro della Reggia di Versailles a fine gennaio è <i>Alceste ou le triomphe d’Alcide</i> del 1674, eseguita dal Choeur de l’Opéra Royal e dalla ‘compagnie lyrique’ Les Épopées diretti da Stéphane Fuget.<br /><br />Nei giorni immediatamente precedenti alla sua esecuzione nel teatro dell’Opéra Royal, i musicisti hanno lavorato nella Grande Salle des Croisades alla registrazione di <i>Alceste</i> che verrà pubblicata nella serie dedicata all’opera francese dell’etichetta discografica Château de Versailles Spectacles. Gli interpreti vocali protagonisti della storia della figura mitologica simbolo della virtù e dell’amore coniugale, sono Véronique Gens (Alceste), Nathan Berg (Alcide), Cyril Auvity (Admète), Guilherm Worms (Lycomède, Charon, Un Homme désolé), Camille Poul (Cephise, Nymphe des Tuileries), Léo Vermot‐Desroches (Lycas, Phérès, Alecton, Apollon), Geoffroy Buffière (Cléante, Straton, Pluton, Eole), Claire Lefilliâtre (La Gloire, Une Femme affligée), Cécile Achille (Une Nymphe, Une Ombre, La Nymphe de la Seine) e Juliette Mey (Proserpine, Diane, Thétis, La Nymphe de la Marne).<br /><br />Questa tragédie lyrique è considerata il primo capolavoro di questo genere di teatro musicale, anche se preceduta da <i>Cadmus et Hermione</i>, e fa parte della lunga serie di opere frutto della collaborazione tra il compositore di origine italiana e il poeta e librettista Philippe Quinault.<br />La partecipazione del coro all’azione drammatica è di notevoli proporzioni e questo ben si addice alla vicenda ispirata dalla tragedia di Euripide. Nel libretto si narra del sacrificio di Alceste che dopo essere stata rapita da Lycoméde e liberata da Alcide (Hercule), pur di salvare il suo sposo Admète ferito in battaglia e morente si offre di scomparire negli inferi al suo posto per mantenerlo in vita. Alcide che è innamorato di lei si offre di scendere nell’Ade per riportarla alla luce ma a condizione di poterla sposare coronando il suo desiderio d’amore. Adméte accetta pur di rivedere viva la sua Alceste e Alcide trionferà sulla morte ma alla fine magnanimamente rinuncerà al suo proposito di fronte al sincero e intenso sentimento d’amore tra Alceste ed Adméte. <br /><br />Come nelle altre tragédies lyriques di Lully, al prologo spetta il compito di tessere gli elogi del suo magnifico committente, Luigi XIV, e in questo caso nel suo quadro allegorico iniziale si confrontano i due grandi elementi che risaltano e risuonano poi anche nei cinque atti dell’opera, quello delle imprese belliche e della guerra e quello dei piaceri e dell’intrattenimento, rispettivamente rappresentati da La Gloire e dalle ninfe guidate da quella della Senne, della Marne e delle Tuileries.<br /><br />Sulla base della sua precedente esperienza della esecuzione e<a href="https://www.youtube.com/watch?v=nxsj11wk3DU" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> registrazione dei Grands motets di Lully </a>nella Chapelle Royale, con la sua concertazione di <i>Alceste</i> Fuget ha messo in grande evidenza sia l’elemento marziale che quello amoroso così come i colori timbrici dei due principali gruppi orchestrali, gli archi e i fiati, e in questo podcast descrive le caratteristiche principali dell’opera sia dal punto di vista drammaturgico che da quello compositivo.<br />Gli esempi musicali presenti nell’intervista, tranne quello monteverdiano, sono stati registrati dal centro della platea dell’Opéra Royal nel corso di una prova abbreviata, il cosiddetto ‘raccord’, nel quale si provano rapidamente soprattutto gli attacchi e i passaggi e le transizioni tra i brani delle diverse scene musicali dell’opera. <br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58932968</guid><pubDate>Tue, 05 Mar 2024 15:36:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58932968/podcast_alceste_con_st_phane_fuget.mp3" length="41217044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La seconda opera di Lully presentata in forma di concerto nel teatro della Reggia di Versailles a fine gennaio è Alceste ou le triomphe d’Alcide del 1674, eseguita dal Choeur de l’Opéra Royal e dalla ‘compagnie lyrique’ Les Épopées diretti da Stéphane...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La seconda opera di Lully presentata in forma di concerto nel teatro della Reggia di Versailles a fine gennaio è <i>Alceste ou le triomphe d’Alcide</i> del 1674, eseguita dal Choeur de l’Opéra Royal e dalla ‘compagnie lyrique’ Les Épopées diretti da Stéphane Fuget.<br /><br />Nei giorni immediatamente precedenti alla sua esecuzione nel teatro dell’Opéra Royal, i musicisti hanno lavorato nella Grande Salle des Croisades alla registrazione di <i>Alceste</i> che verrà pubblicata nella serie dedicata all’opera francese dell’etichetta discografica Château de Versailles Spectacles. Gli interpreti vocali protagonisti della storia della figura mitologica simbolo della virtù e dell’amore coniugale, sono Véronique Gens (Alceste), Nathan Berg (Alcide), Cyril Auvity (Admète), Guilherm Worms (Lycomède, Charon, Un Homme désolé), Camille Poul (Cephise, Nymphe des Tuileries), Léo Vermot‐Desroches (Lycas, Phérès, Alecton, Apollon), Geoffroy Buffière (Cléante, Straton, Pluton, Eole), Claire Lefilliâtre (La Gloire, Une Femme affligée), Cécile Achille (Une Nymphe, Une Ombre, La Nymphe de la Seine) e Juliette Mey (Proserpine, Diane, Thétis, La Nymphe de la Marne).<br /><br />Questa tragédie lyrique è considerata il primo capolavoro di questo genere di teatro musicale, anche se preceduta da <i>Cadmus et Hermione</i>, e fa parte della lunga serie di opere frutto della collaborazione tra il compositore di origine italiana e il poeta e librettista Philippe Quinault.<br />La partecipazione del coro all’azione drammatica è di notevoli proporzioni e questo ben si addice alla vicenda ispirata dalla tragedia di Euripide. Nel libretto si narra del sacrificio di Alceste che dopo essere stata rapita da Lycoméde e liberata da Alcide (Hercule), pur di salvare il suo sposo Admète ferito in battaglia e morente si offre di scomparire negli inferi al suo posto per mantenerlo in vita. Alcide che è innamorato di lei si offre di scendere nell’Ade per riportarla alla luce ma a condizione di poterla sposare coronando il suo desiderio d’amore. Adméte accetta pur di rivedere viva la sua Alceste e Alcide trionferà sulla morte ma alla fine magnanimamente rinuncerà al suo proposito di fronte al sincero e intenso sentimento d’amore tra Alceste ed Adméte. <br /><br />Come nelle altre tragédies lyriques di Lully, al prologo spetta il compito di tessere gli elogi del suo magnifico committente, Luigi XIV, e in questo caso nel suo quadro allegorico iniziale si confrontano i due grandi elementi che risaltano e risuonano poi anche nei cinque atti dell’opera, quello delle imprese belliche e della guerra e quello dei piaceri e dell’intrattenimento, rispettivamente rappresentati da La Gloire e dalle ninfe guidate da quella della Senne, della Marne e delle Tuileries.<br /><br />Sulla base della sua precedente esperienza della esecuzione e<a href="https://www.youtube.com/watch?v=nxsj11wk3DU" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> registrazione dei Grands motets di Lully </a>nella Chapelle Royale, con la sua concertazione di <i>Alceste</i> Fuget ha messo in grande evidenza sia l’elemento marziale che quello amoroso così come i colori timbrici dei due principali gruppi orchestrali, gli archi e i fiati, e in questo podcast descrive le caratteristiche principali dell’opera sia dal punto di vista drammaturgico che da quello compositivo.<br />Gli esempi musicali presenti nell’intervista, tranne quello monteverdiano, sono stati registrati dal centro della platea dell’Opéra Royal nel corso di una prova abbreviata, il cosiddetto ‘raccord’, nel quale si provano rapidamente soprattutto gli attacchi e i passaggi e le transizioni tra i brani delle diverse scene musicali dell’opera. <br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1031</itunes:duration><itunes:keywords>earlymusic,interview,intervista,musicaantica,musicaclassica,versailles</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>9</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart alla Reggia di Versailles (parte seconda)</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories</link><description><![CDATA[Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.<br /><br />I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati in occasione di festival, stagioni musicali e allestimenti operistici, e il pubblico della storica sala li aveva già ascoltati individualmente, ma non l’uno a fianco all’altro come in occasione del recital intitolato <i>Les trois contre-ténors ou le concours de virtuosité des castrats</i>.<br />Nelle stagioni musicali organizzate da Château de Versailles Spectacles, dirette da Laurent Brunner, vengono eseguite numerose opere barocche e i controtenori sono di casa sia nel teatro che nei diversi saloni della Reggia, e già in precedenza il virtuosismo dell’era dei castrati era stato evocato attraverso l’incontro e il confronto tra voci diverse in formazione ternaria.<br /><br />In questo senso vedere e ascoltare giovani cantanti già affermati alle prese con arie di diversa natura, da quelle di bravura più brillanti e pirotecniche a quelle più pacate ma cariche di intenso pathos, offre l’opportunità di conoscere non solo il loro talento ma anche la varietà degli affetti e degli accenti di una irripetibile età dell’oro dell’opera di cui i castrati sono stati protagonisti assoluti.<br /><br />Il loro incontro era un’occasione da non perdere anche perché si tratta di artisti di origini diverse, e la chiacchierata tra un brasiliano, un italiano e un francese si è svolta in inglese, lingua che utilizzano abitualmente per comunicare tra loro. Il podcast è stato realizzato nel corso delle prove del concerto, con Bruno, Nicolò e Théo seduti attorno a un tavolo, ed è diviso in due parti. Nella prima li ascoltiamo conversare amichevolmente e scambiarsi riflessioni e sensazioni sulle loro esperienze di formazione, su come si sono avventurati sulle scene musicali, e sulla propria realizzazione artistica. Nella seconda parte il racconto dei tre cantanti si concentra sulle rispettive cosiddette arie ‘da baule’ scelte pensando a questa interessante occasione.<br />Anche gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, con gli inevitabili rumori ed eventuali errori, che restituiscono quei preziosi momenti nei quali si vive intensamente il lavoro di preparazione di un concerto.<br /><br />nota: “Bella etade avventurosa” è il titolo di una delle arie in programma cantate da Bruno de Sá e Nicolò Balducci e proviene dalla serenata a due voci del 1725 intitolata Marc’Antonio e Cleopatra di Johann Adolf Hasse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58875129</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 11:59:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58875129/podcast_3ct_versailles_seconda_parte.mp3" length="46900244" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.

I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.<br /><br />I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati in occasione di festival, stagioni musicali e allestimenti operistici, e il pubblico della storica sala li aveva già ascoltati individualmente, ma non l’uno a fianco all’altro come in occasione del recital intitolato <i>Les trois contre-ténors ou le concours de virtuosité des castrats</i>.<br />Nelle stagioni musicali organizzate da Château de Versailles Spectacles, dirette da Laurent Brunner, vengono eseguite numerose opere barocche e i controtenori sono di casa sia nel teatro che nei diversi saloni della Reggia, e già in precedenza il virtuosismo dell’era dei castrati era stato evocato attraverso l’incontro e il confronto tra voci diverse in formazione ternaria.<br /><br />In questo senso vedere e ascoltare giovani cantanti già affermati alle prese con arie di diversa natura, da quelle di bravura più brillanti e pirotecniche a quelle più pacate ma cariche di intenso pathos, offre l’opportunità di conoscere non solo il loro talento ma anche la varietà degli affetti e degli accenti di una irripetibile età dell’oro dell’opera di cui i castrati sono stati protagonisti assoluti.<br /><br />Il loro incontro era un’occasione da non perdere anche perché si tratta di artisti di origini diverse, e la chiacchierata tra un brasiliano, un italiano e un francese si è svolta in inglese, lingua che utilizzano abitualmente per comunicare tra loro. Il podcast è stato realizzato nel corso delle prove del concerto, con Bruno, Nicolò e Théo seduti attorno a un tavolo, ed è diviso in due parti. Nella prima li ascoltiamo conversare amichevolmente e scambiarsi riflessioni e sensazioni sulle loro esperienze di formazione, su come si sono avventurati sulle scene musicali, e sulla propria realizzazione artistica. Nella seconda parte il racconto dei tre cantanti si concentra sulle rispettive cosiddette arie ‘da baule’ scelte pensando a questa interessante occasione.<br />Anche gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, con gli inevitabili rumori ed eventuali errori, che restituiscono quei preziosi momenti nei quali si vive intensamente il lavoro di preparazione di un concerto.<br /><br />nota: “Bella etade avventurosa” è il titolo di una delle arie in programma cantate da Bruno de Sá e Nicolò Balducci e proviene dalla serenata a due voci del 1725 intitolata Marc’Antonio e Cleopatra di Johann Adolf Hasse.]]></itunes:summary><itunes:duration>1173</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusica,earlymusic,intervista,musicaantica,versailles</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>9</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart alla Reggia di Versailles (parte prima)</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories</link><description><![CDATA[Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.<br /><br />I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati in occasione di festival, stagioni musicali e allestimenti operistici, e il pubblico della storica sala li aveva già ascoltati individualmente, ma non l’uno a fianco all’altro come in occasione del recital intitolato <i>Les trois contre-ténors ou le concours de virtuosité des castrats</i>.<br />Nelle stagioni musicali organizzate da Château de Versailles Spectacles, dirette da Laurent Brunner, vengono eseguite numerose opere barocche e i controtenori sono di casa sia nel teatro che nei diversi saloni della Reggia, e già in precedenza il virtuosismo dell’era dei castrati era stato evocato attraverso l’incontro e il confronto tra voci diverse in formazione ternaria.<br /><br />In questo senso vedere e ascoltare giovani cantanti già affermati alle prese con arie di diversa natura, da quelle di bravura più brillanti e pirotecniche a quelle più pacate ma cariche di intenso pathos, offre l’opportunità di conoscere non solo il loro talento ma anche la varietà degli affetti e degli accenti di una irripetibile età dell’oro dell’opera di cui i castrati sono stati protagonisti assoluti.<br /><br />Il loro incontro era un’occasione da non perdere anche perché si tratta di artisti di origini diverse, e la chiacchierata tra un brasiliano, un italiano e un francese si è svolta in inglese, lingua che utilizzano abitualmente per comunicare tra loro. Il podcast è stato realizzato nel corso delle prove del concerto, con Bruno, Nicolò e Théo seduti attorno a un tavolo, ed è diviso in due parti. Nella prima li ascoltiamo conversare amichevolmente e scambiarsi riflessioni e sensazioni sulle loro esperienze di formazione, su come si sono avventurati sulle scene musicali, e sulla propria realizzazione artistica. Nella seconda parte il racconto dei tre cantanti si concentra sulle rispettive cosiddette arie ‘da baule’ scelte pensando a questa interessante occasione.<br />Anche gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, con gli inevitabili rumori ed eventuali errori, che restituiscono quei preziosi momenti nei quali si vive intensamente il lavoro di preparazione di un concerto.<br /><br />nota: “Bella etade avventurosa” è il titolo di una delle arie in programma cantate da Bruno de Sá e Nicolò Balducci e proviene dalla serenata a due voci del 1725 intitolata Marc’Antonio e Cleopatra di Johann Adolf Hasse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58875130</guid><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 11:58:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58875130/podcast_3ct_versailles_prima_parte.mp3" length="50856227" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.

I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.<br /><br />I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati in occasione di festival, stagioni musicali e allestimenti operistici, e il pubblico della storica sala li aveva già ascoltati individualmente, ma non l’uno a fianco all’altro come in occasione del recital intitolato <i>Les trois contre-ténors ou le concours de virtuosité des castrats</i>.<br />Nelle stagioni musicali organizzate da Château de Versailles Spectacles, dirette da Laurent Brunner, vengono eseguite numerose opere barocche e i controtenori sono di casa sia nel teatro che nei diversi saloni della Reggia, e già in precedenza il virtuosismo dell’era dei castrati era stato evocato attraverso l’incontro e il confronto tra voci diverse in formazione ternaria.<br /><br />In questo senso vedere e ascoltare giovani cantanti già affermati alle prese con arie di diversa natura, da quelle di bravura più brillanti e pirotecniche a quelle più pacate ma cariche di intenso pathos, offre l’opportunità di conoscere non solo il loro talento ma anche la varietà degli affetti e degli accenti di una irripetibile età dell’oro dell’opera di cui i castrati sono stati protagonisti assoluti.<br /><br />Il loro incontro era un’occasione da non perdere anche perché si tratta di artisti di origini diverse, e la chiacchierata tra un brasiliano, un italiano e un francese si è svolta in inglese, lingua che utilizzano abitualmente per comunicare tra loro. Il podcast è stato realizzato nel corso delle prove del concerto, con Bruno, Nicolò e Théo seduti attorno a un tavolo, ed è diviso in due parti. Nella prima li ascoltiamo conversare amichevolmente e scambiarsi riflessioni e sensazioni sulle loro esperienze di formazione, su come si sono avventurati sulle scene musicali, e sulla propria realizzazione artistica. Nella seconda parte il racconto dei tre cantanti si concentra sulle rispettive cosiddette arie ‘da baule’ scelte pensando a questa interessante occasione.<br />Anche gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, con gli inevitabili rumori ed eventuali errori, che restituiscono quei preziosi momenti nei quali si vive intensamente il lavoro di preparazione di un concerto.<br /><br />nota: “Bella etade avventurosa” è il titolo di una delle arie in programma cantate da Bruno de Sá e Nicolò Balducci e proviene dalla serenata a due voci del 1725 intitolata Marc’Antonio e Cleopatra di Johann Adolf Hasse.]]></itunes:summary><itunes:duration>1272</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,interiews,intervista,musicaantica,versailles</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>9</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Marc Labonnett Don Quichotte chez la Duchesse a l'Opera Royale Versailles (parte seconda)</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-50</link><description><![CDATA[Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZrGjHV4TAkY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Don Quichotte chez la Duchesse</a> di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743. Definito “opéra-ballet” in tre atti per la sua alternanza di parti recitate e di parti cantate si può inquadrare fra la tradizione delle precedenti comédie-ballets e la fiorente opéra comique.<br /><br />Il Don Quichotte chez la Duchesse è uno dei cavalli di battaglia dell’ensemble vocale e strumentale Le Concert Spirituel fin dalla sua fondazione, e oltre alle numerose esecuzioni, e dopo una prima incisione discografica del 1997, lo scorso anno è stata pubblicata una nuova versione registrata per l’etichetta Château de Versailles Spectacles.<br /><br />Purtroppo il libretto originale di Favart è andato perduto ma sono sopravvissute le arie e le danze scritte dal compositore attorno alle quali la coppia di registi e attori Corinne e Gilles Benizio (noti con i nomi d’arte di Shirley e Dino), con l’esperienza di una precedente messa in scena del 2017 nel teatro dell’Opéra Royale di Versailles, hanno creato una giocosa rielaborazione di alcuni episodi della storia del celebre cavaliere errante inventato da Cervantes.<br /><br />Così nel corso delle tre nuove rappresentazioni di fine gennaio, tra diversi colpi di scena e invenzioni varie, l’opera di Boismortier è divenuta un teatro nel teatro nel quale sia il direttore dell’ensemble Le Concert Spirituel, Hervé Niquet, che l’insieme dei musicisti, sono entrati a far parte del gioco di squadra attraverso scambi di battute e di gesti in una sorta di continuità tra scena, podio e fossa d’orchestra, provocando frequenti risate del pubblico.<br /><br />Nel cast, oltre ai cantanti Mathias Vidal (Don Quichotte), Chantal Santon Jeffery (Altisidore, La Reine du Japon); Marc Labonnette (Sancho Panza), Nicolas Certenais (Montesinos, Merlin), Lucie Edel e Charles Barbier (deux amants), Gilles Benizio (Le Duc, Le Japonais), Corinne Benizio (La Espagnole), erano presenti anche i danzatori della compagnia La Feuille d'Automne che hanno eseguito le coreografie di Philippe Lafeuille, con le originali scenografie di Anaïs Heureaux and Charlotte Winter.<br /><br />Il podcast, realizzato in questa occasione, è diviso in due parti. Nella prima Niquet esalta il buonumore musicale di Boismortier, visto come un rimedio antidepressivo che dovrebbe essere dispensato dal servizio sanitario nazionale, mentre nella seconda il baritono Marc Labonnette nella veste di Sancho Panza racconta della sua collaborazione con il direttore di Le Concert Spirituel e del suo ruolo in questa divertente opéra-ballet.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58683937</guid><pubDate>Wed, 14 Feb 2024 14:04:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58683937/podcast_don_quichotte_chez_la_duchesse_parte_seconda_con_marc_labonnette.mp3" length="17003623" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del https://www.youtube.com/watch?v=ZrGjHV4TAkY di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZrGjHV4TAkY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Don Quichotte chez la Duchesse</a> di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743. Definito “opéra-ballet” in tre atti per la sua alternanza di parti recitate e di parti cantate si può inquadrare fra la tradizione delle precedenti comédie-ballets e la fiorente opéra comique.<br /><br />Il Don Quichotte chez la Duchesse è uno dei cavalli di battaglia dell’ensemble vocale e strumentale Le Concert Spirituel fin dalla sua fondazione, e oltre alle numerose esecuzioni, e dopo una prima incisione discografica del 1997, lo scorso anno è stata pubblicata una nuova versione registrata per l’etichetta Château de Versailles Spectacles.<br /><br />Purtroppo il libretto originale di Favart è andato perduto ma sono sopravvissute le arie e le danze scritte dal compositore attorno alle quali la coppia di registi e attori Corinne e Gilles Benizio (noti con i nomi d’arte di Shirley e Dino), con l’esperienza di una precedente messa in scena del 2017 nel teatro dell’Opéra Royale di Versailles, hanno creato una giocosa rielaborazione di alcuni episodi della storia del celebre cavaliere errante inventato da Cervantes.<br /><br />Così nel corso delle tre nuove rappresentazioni di fine gennaio, tra diversi colpi di scena e invenzioni varie, l’opera di Boismortier è divenuta un teatro nel teatro nel quale sia il direttore dell’ensemble Le Concert Spirituel, Hervé Niquet, che l’insieme dei musicisti, sono entrati a far parte del gioco di squadra attraverso scambi di battute e di gesti in una sorta di continuità tra scena, podio e fossa d’orchestra, provocando frequenti risate del pubblico.<br /><br />Nel cast, oltre ai cantanti Mathias Vidal (Don Quichotte), Chantal Santon Jeffery (Altisidore, La Reine du Japon); Marc Labonnette (Sancho Panza), Nicolas Certenais (Montesinos, Merlin), Lucie Edel e Charles Barbier (deux amants), Gilles Benizio (Le Duc, Le Japonais), Corinne Benizio (La Espagnole), erano presenti anche i danzatori della compagnia La Feuille d'Automne che hanno eseguito le coreografie di Philippe Lafeuille, con le originali scenografie di Anaïs Heureaux and Charlotte Winter.<br /><br />Il podcast, realizzato in questa occasione, è diviso in due parti. Nella prima Niquet esalta il buonumore musicale di Boismortier, visto come un rimedio antidepressivo che dovrebbe essere dispensato dal servizio sanitario nazionale, mentre nella seconda il baritono Marc Labonnette nella veste di Sancho Panza racconta della sua collaborazione con il direttore di Le Concert Spirituel e del suo ruolo in questa divertente opéra-ballet.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>426</itunes:duration><itunes:keywords>baroquemuisc,interview,intervista,musicabarocca,opera,versailles</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>9</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Hervé Niquet in occasione della rappresentazione di Don Quichotte chez la Duchesse a Versailles (parte prima)</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-50</link><description><![CDATA[Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZrGjHV4TAkY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Don Quichotte chez la Duchesse</a> di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743. Definito “opéra-ballet” in tre atti per la sua alternanza di parti recitate e di parti cantate si può inquadrare fra la tradizione delle precedenti comédie-ballets e la fiorente opéra comique.<br /><br />Il Don Quichotte chez la Duchesse è uno dei cavalli di battaglia dell’ensemble vocale e strumentale Le Concert Spirituel fin dalla sua fondazione, e oltre alle numerose esecuzioni, e dopo una prima incisione discografica del 1997, lo scorso anno è stata pubblicata una nuova versione registrata per l’etichetta Château de Versailles Spectacles.<br /><br />Purtroppo il libretto originale di Favart è andato perduto ma sono sopravvissute le arie e le danze scritte dal compositore attorno alle quali la coppia di registi e attori Corinne e Gilles Benizio (noti con i nomi d’arte di Shirley e Dino), con l’esperienza di una precedente messa in scena del 2017 nel teatro dell’Opéra Royale di Versailles, hanno creato una giocosa rielaborazione di alcuni episodi della storia del celebre cavaliere errante inventato da Cervantes.<br /><br />Così nel corso delle tre nuove rappresentazioni di fine gennaio, tra diversi colpi di scena e invenzioni varie, l’opera di Boismortier è divenuta un teatro nel teatro nel quale sia il direttore dell’ensemble Le Concert Spirituel, Hervé Niquet, che l’insieme dei musicisti, sono entrati a far parte del gioco di squadra attraverso scambi di battute e di gesti in una sorta di continuità tra scena, podio e fossa d’orchestra, provocando frequenti risate del pubblico.<br /><br />Nel cast, oltre ai cantanti Mathias Vidal (Don Quichotte), Chantal Santon Jeffery (Altisidore, La Reine du Japon); Marc Labonnette (Sancho Panza), Nicolas Certenais (Montesinos, Merlin), Lucie Edel e Charles Barbier (deux amants), Gilles Benizio (Le Duc, Le Japonais), Corinne Benizio (La Espagnole), erano presenti anche i danzatori della compagnia La Feuille d'Automne che hanno eseguito le coreografie di Philippe Lafeuille, con le originali scenografie di Anaïs Heureaux and Charlotte Winter.<br /><br />Il podcast, realizzato in questa occasione, è diviso in due parti. Nella prima Niquet esalta il buonumore musicale di Boismortier, visto come un rimedio antidepressivo che dovrebbe essere dispensato dal servizio sanitario nazionale, mentre nella seconda il baritono Marc Labonnette nella veste di Sancho Panza racconta della sua collaborazione con il direttore di Le Concert Spirituel e del suo ruolo in questa divertente opéra-ballet.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58683379</guid><pubDate>Wed, 14 Feb 2024 13:52:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58683379/podcast_don_quichotte_chez_la_duchesse_parte_prima_con_herv_niquet.mp3" length="23103737" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del https://www.youtube.com/watch?v=ZrGjHV4TAkY di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZrGjHV4TAkY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Don Quichotte chez la Duchesse</a> di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743. Definito “opéra-ballet” in tre atti per la sua alternanza di parti recitate e di parti cantate si può inquadrare fra la tradizione delle precedenti comédie-ballets e la fiorente opéra comique.<br /><br />Il Don Quichotte chez la Duchesse è uno dei cavalli di battaglia dell’ensemble vocale e strumentale Le Concert Spirituel fin dalla sua fondazione, e oltre alle numerose esecuzioni, e dopo una prima incisione discografica del 1997, lo scorso anno è stata pubblicata una nuova versione registrata per l’etichetta Château de Versailles Spectacles.<br /><br />Purtroppo il libretto originale di Favart è andato perduto ma sono sopravvissute le arie e le danze scritte dal compositore attorno alle quali la coppia di registi e attori Corinne e Gilles Benizio (noti con i nomi d’arte di Shirley e Dino), con l’esperienza di una precedente messa in scena del 2017 nel teatro dell’Opéra Royale di Versailles, hanno creato una giocosa rielaborazione di alcuni episodi della storia del celebre cavaliere errante inventato da Cervantes.<br /><br />Così nel corso delle tre nuove rappresentazioni di fine gennaio, tra diversi colpi di scena e invenzioni varie, l’opera di Boismortier è divenuta un teatro nel teatro nel quale sia il direttore dell’ensemble Le Concert Spirituel, Hervé Niquet, che l’insieme dei musicisti, sono entrati a far parte del gioco di squadra attraverso scambi di battute e di gesti in una sorta di continuità tra scena, podio e fossa d’orchestra, provocando frequenti risate del pubblico.<br /><br />Nel cast, oltre ai cantanti Mathias Vidal (Don Quichotte), Chantal Santon Jeffery (Altisidore, La Reine du Japon); Marc Labonnette (Sancho Panza), Nicolas Certenais (Montesinos, Merlin), Lucie Edel e Charles Barbier (deux amants), Gilles Benizio (Le Duc, Le Japonais), Corinne Benizio (La Espagnole), erano presenti anche i danzatori della compagnia La Feuille d'Automne che hanno eseguito le coreografie di Philippe Lafeuille, con le originali scenografie di Anaïs Heureaux and Charlotte Winter.<br /><br />Il podcast, realizzato in questa occasione, è diviso in due parti. Nella prima Niquet esalta il buonumore musicale di Boismortier, visto come un rimedio antidepressivo che dovrebbe essere dispensato dal servizio sanitario nazionale, mentre nella seconda il baritono Marc Labonnette nella veste di Sancho Panza racconta della sua collaborazione con il direttore di Le Concert Spirituel e del suo ruolo in questa divertente opéra-ballet.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>578</itunes:duration><itunes:keywords>baroquemusic,interview,intervista,musicabarocca,opera,versailles</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>9</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Christophe Rousset in occasione dell'uscita dell'album Atys di Lully</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/dischi/podcast-early-music-stories-49</link><description><![CDATA[Nella seconda metà di gennaio la musica di Lully è risuonata due volte nello splendido teatro dell’Opéra Royal di Versailles. Una prima volta con la tragédie-lyrique <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrT7-Qn6fMI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Atys</a> del 1676 eseguita da un nutrito cast vocale e dal Choeur de Chambre de Namur e Les Talens Lyriques diretti da Christophe Rousset.<br /><br />Gli interpreti della storia raccontata nei versi di Philippe Quinault, ispirati dalla inesauribile fonte delle Metamoforsi e dei Fasti di Ovidio, hanno reso intensa e palpitante la storia d’amore tra il giovane pastore di origine divina e la ninfa figlia del fiume frigio Sangario, attorno alla quale ruota e si snoda la trama dell’opera: Reinoud Van Mechelen (Atys), Marie Lys (Sangaride, Flore), Ambroisine Bré (Cybèle), Philippe Estèphe (Célénus), Romain Bockler (Idas), Gwendoline Blondeel (Doris, Iris), Olivier Cesarini (Le fleuve Sangar), Phobétor, Le Temps), Kieran White (Le Sommeil, Un Zéphir), Nick Pritchard (Morphée), Antonin Rondepierre (Phantase), Apolline Raï-Westphal (Mélisse, Melpomène), e Vlad Crosman (Un Songe funeste).<br /><br />Atys è stata la tragédie-lyrique prediletta da Luigi XIV a giudicare dalla definizione di “opéra du roy” coniata dal letterato e musicografo del XVII secolo Le Cerf de la Viéville e ripresa poi dalla storiografia musicale, e tra i lavori di Lully-Quinault è uno dei rari casi privi di lieto fine ma forse proprio per questo di più intenso spessore drammatico.<br /><br />In prossimità della sua esecuzione in forma di concerto, Château de Versailles Spéctacles ha programmato l’edizione del cofanetto di tre CD (numero 19 della collezione “Opéra Français), che contiene la registrazione dell’opera fatta nei mesi precedenti nella storica e prestigiosa sala, e dalla quale sono tratti gli esempi musicali presenti nella intervista a Rousset che passo dopo passo si sta avvicinando alla meta della edizione integrale delle tragédies-lyriques del musicista protagonista assoluto del Grand Siècle.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58572806</guid><pubDate>Mon, 05 Feb 2024 10:20:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58572806/podcast_atys_di_lully_con_christophe_rousset.mp3" length="31864289" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Nella seconda metà di gennaio la musica di Lully è risuonata due volte nello splendido teatro dell’Opéra Royal di Versailles. 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Una prima volta con la tragédie-lyrique <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrT7-Qn6fMI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Atys</a> del 1676 eseguita da un nutrito cast vocale e dal Choeur de Chambre de Namur e Les Talens Lyriques diretti da Christophe Rousset.<br /><br />Gli interpreti della storia raccontata nei versi di Philippe Quinault, ispirati dalla inesauribile fonte delle Metamoforsi e dei Fasti di Ovidio, hanno reso intensa e palpitante la storia d’amore tra il giovane pastore di origine divina e la ninfa figlia del fiume frigio Sangario, attorno alla quale ruota e si snoda la trama dell’opera: Reinoud Van Mechelen (Atys), Marie Lys (Sangaride, Flore), Ambroisine Bré (Cybèle), Philippe Estèphe (Célénus), Romain Bockler (Idas), Gwendoline Blondeel (Doris, Iris), Olivier Cesarini (Le fleuve Sangar), Phobétor, Le Temps), Kieran White (Le Sommeil, Un Zéphir), Nick Pritchard (Morphée), Antonin Rondepierre (Phantase), Apolline Raï-Westphal (Mélisse, Melpomène), e Vlad Crosman (Un Songe funeste).<br /><br />Atys è stata la tragédie-lyrique prediletta da Luigi XIV a giudicare dalla definizione di “opéra du roy” coniata dal letterato e musicografo del XVII secolo Le Cerf de la Viéville e ripresa poi dalla storiografia musicale, e tra i lavori di Lully-Quinault è uno dei rari casi privi di lieto fine ma forse proprio per questo di più intenso spessore drammatico.<br /><br />In prossimità della sua esecuzione in forma di concerto, Château de Versailles Spéctacles ha programmato l’edizione del cofanetto di tre CD (numero 19 della collezione “Opéra Français), che contiene la registrazione dell’opera fatta nei mesi precedenti nella storica e prestigiosa sala, e dalla quale sono tratti gli esempi musicali presenti nella intervista a Rousset che passo dopo passo si sta avvicinando alla meta della edizione integrale delle tragédies-lyriques del musicista protagonista assoluto del Grand Siècle.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>797</itunes:duration><itunes:keywords>dico,earlymusic,interview,intervista,musicaantica,record,versailles</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista ad Angelo Rusconi per l'uscita del libro Il silenzio del cielo</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-48</link><description><![CDATA[Il libro di Angelo Rusconi ricostruisce la memoria del culto di San Michele Arcangelo sviluppato dalla chiesa milanese nella Milano longobarda del VII secolo, attraverso una serie di canti che comprendono inni, antifone e responsori di epoca precarolingia.Lo studio e l’analisi dei canti è corredato dalle immagini di manoscritti e di miniature   che rivelano gli attributi del santo guerriero, principe delle schiere celesti, taumaturgo e messaggero del cielo.<br /><br />La chiesa di San Michele oggi non esiste più ma era stata eretta nell’area episcopale  dove poi è stato edificato il Duomo, vicina a a quella che era la chiesa invernale di Santa Maria e al palazzo dell’arcivescovo di Milano, e la memoria della sua dedicazione è presente nel formulario liturgico-musicale di cui si parla approfonditamente in questo studio.<br /><br />Nella conversazione sui contenuti del libro, Rusconi racconta alcuni aspetti del culto micaelico diffuso dall’Oriente in Europa, invitando ad adottare una prospettiva multidisciplinare per comprendere il particolare valore di questo insieme di canti e preghiere dedicate all’Arcangelo.Gli esempi musicali presenti nel podcast sono eseguiti dall’ensemble More Antiquo diretto da Giovanni Conti e corrispondono a quelli descritti dall’autore di questa  monografia pubblicata dalla casa editrice Vox Antiqua.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58488830</guid><pubDate>Mon, 29 Jan 2024 14:29:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58488830/podcast_il_silenzio_del_cielo_con_angelo_rusconi.mp3" length="36972609" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Il libro di Angelo Rusconi ricostruisce la memoria del culto di San Michele Arcangelo sviluppato dalla chiesa milanese nella Milano longobarda del VII secolo, attraverso una serie di canti che comprendono inni, antifone e responsori di epoca...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il libro di Angelo Rusconi ricostruisce la memoria del culto di San Michele Arcangelo sviluppato dalla chiesa milanese nella Milano longobarda del VII secolo, attraverso una serie di canti che comprendono inni, antifone e responsori di epoca precarolingia.Lo studio e l’analisi dei canti è corredato dalle immagini di manoscritti e di miniature   che rivelano gli attributi del santo guerriero, principe delle schiere celesti, taumaturgo e messaggero del cielo.<br /><br />La chiesa di San Michele oggi non esiste più ma era stata eretta nell’area episcopale  dove poi è stato edificato il Duomo, vicina a a quella che era la chiesa invernale di Santa Maria e al palazzo dell’arcivescovo di Milano, e la memoria della sua dedicazione è presente nel formulario liturgico-musicale di cui si parla approfonditamente in questo studio.<br /><br />Nella conversazione sui contenuti del libro, Rusconi racconta alcuni aspetti del culto micaelico diffuso dall’Oriente in Europa, invitando ad adottare una prospettiva multidisciplinare per comprendere il particolare valore di questo insieme di canti e preghiere dedicate all’Arcangelo.Gli esempi musicali presenti nel podcast sono eseguiti dall’ensemble More Antiquo diretto da Giovanni Conti e corrispondono a quelli descritti dall’autore 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isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58329160</guid><pubDate>Wed, 17 Jan 2024 13:17:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58329160/podcast_monteverdi_miracolosa_bellezza_con_giuseppe_clericetti.mp3" length="54986851" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia ha conversato con Giuseppe Clericetti per l'uscita del libro Cluadio Monteverdi: Miracolosa bellezza</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha conversato con Giuseppe Clericetti per l'uscita del libro Cluadio Monteverdi: Miracolosa bellezza]]></itunes:summary><itunes:duration>1375</itunes:duration><itunes:keywords>book,classicalmusic,earlymusic,interview,intervista,libro,monteverdi,musicaantica,newrelease</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Peter Pontvik, Ensemble Villancico, in occasione dell'uscita del disco Fiesta Barroca Latina</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/dischi/podcast-early-music-stories-46</link><description><![CDATA[L’Ensemble Villancico fondato e diretto da Peter Pontvik si è costituito a Stoccolma nel 1995 per far conoscere la ricchezza del patrimonio musicale ibero-americano. Nel corso degli anni il gruppo ha eseguito molti concerti e registrato diversi dischi dedicati alle musiche conservate negli archivi e nelle biblioteche dei diversi paesi dell’America del Sud.<br /><br />L’ensemble prende il nome dal genere musicale forse più rappresentativo del cosiddetto Barocco latino-americano che è il villancico, la forma canzone monodica iberica rinascimentale e poi polifonica “trapiantata” in America Latina a seguito della colonizzazione europea attraverso le missioni di evangelizzazione delle popolazioni native.<br />Nel sincretismo linguistico e tematico dei versi dei villancicos anonimi o d’autore convivono argomenti e sentimenti di origine religiosa e di natura profana, e nelle danze si avvertono anche le influenze africane.<br /><br />Nel nuovo disco del gruppo di musica antica svedese, intitolato ¡Fiesta Barroca Latina!, risaltano i canti che esprimono l’attesa e la gioia della Natività richiamate dal frequente incipit “óigan” (udite), un invito ad ascoltare, partecipare e celebrare gli eventi festosi che costituiscono uno dei principali aspetti dell’attività dell’Ensemble Villancico, raccontata da Pontvik di questa intervista. <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58137075</guid><pubDate>Thu, 28 Dec 2023 10:12:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58137075/podcast_ensemble_villancico_con_peter_pontvik_finito.mp3" length="49001682" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>L’Ensemble Villancico fondato e diretto da Peter Pontvik si è costituito a Stoccolma nel 1995 per far conoscere la ricchezza del patrimonio musicale ibero-americano. 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Nel corso degli anni il gruppo ha eseguito molti concerti e registrato diversi dischi dedicati alle musiche conservate negli archivi e nelle biblioteche dei diversi paesi dell’America del Sud.<br /><br />L’ensemble prende il nome dal genere musicale forse più rappresentativo del cosiddetto Barocco latino-americano che è il villancico, la forma canzone monodica iberica rinascimentale e poi polifonica “trapiantata” in America Latina a seguito della colonizzazione europea attraverso le missioni di evangelizzazione delle popolazioni native.<br />Nel sincretismo linguistico e tematico dei versi dei villancicos anonimi o d’autore convivono argomenti e sentimenti di origine religiosa e di natura profana, e nelle danze si avvertono anche le influenze africane.<br /><br />Nel nuovo disco del gruppo di musica antica svedese, intitolato ¡Fiesta Barroca Latina!, risaltano i canti che esprimono l’attesa e la gioia della Natività richiamate dal frequente incipit “óigan” (udite), un invito ad ascoltare, partecipare e celebrare gli eventi festosi che costituiscono uno dei principali aspetti dell’attività dell’Ensemble Villancico, raccontata da Pontvik di questa intervista. <br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1226</itunes:duration><itunes:keywords>barocco,disco,earlymusic,interviews,intervista,musicaantica,newrelease</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Ottavio Dantone e Accademia Bizantina per l'uscita del disco Arcangelo Corelli Concerto Grossi op. 6</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/dischi/podcast-early-music-stories-45</link><description><![CDATA[La musica di Arcangelo Corelli è stata molto importante nella storia dell’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone, fin dal primo incontro tra il clavicembalista e l’ensemble ravennate specializzato nella esecuzione della musica barocca, e i dodici Concerti grossi op.6 stampati nel 1714 hanno sempre fatto parte del loro repertorio.<br /><br />Con questa nuova incisione discografica l’Accademia Bizantina consolida l’intimo rapporto con il violinista e compositore conterraneo che è stato uno dei più importanti e influenti musicisti del suo tempo.<br /><br />Lo confermano le parole di Dantone che in questa conversazione ricorda il suo primo incontro con il gruppo del quale è da tempo direttore, evidenziando le caratteristiche dello stile musicale di Corelli che è stato una grande fonte di ispirazione e che l’Accademia Bizantina ha approfondito sempre di più per cercare di comunicare quello che in generale definisce “l’eccitante suono della musica barocca”.<br /><br />Basta leggere la loro dichiarazione d’amore: “Corelli è la nostra storia, ci ha insegnato a parlare attraverso la musica. Il nostro linguaggio è radicato nelle sue note. Questo disco è un viaggio nel quale memorie, sentimenti ed emozioni riaffiorano, guidandoci attraverso infiniti e fantastici percorsi”.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58058457</guid><pubDate>Tue, 19 Dec 2023 14:02:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58058457/podcast_ottavio_dantone_e_accademia_bizantina_su_corelli_op_6.mp3" length="44848237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>La musica di Arcangelo Corelli è stata molto importante nella storia dell’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone, fin dal primo incontro tra il clavicembalista e l’ensemble ravennate specializzato nella esecuzione della musica barocca, e i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La musica di Arcangelo Corelli è stata molto importante nella storia dell’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone, fin dal primo incontro tra il clavicembalista e l’ensemble ravennate specializzato nella esecuzione della musica barocca, e i dodici Concerti grossi op.6 stampati nel 1714 hanno sempre fatto parte del loro repertorio.<br /><br />Con questa nuova incisione discografica l’Accademia Bizantina consolida l’intimo rapporto con il violinista e compositore conterraneo che è stato uno dei più importanti e influenti musicisti del suo tempo.<br /><br />Lo confermano le parole di Dantone che in questa conversazione ricorda il suo primo incontro con il gruppo del quale è da tempo direttore, evidenziando le caratteristiche dello stile musicale di Corelli che è stato una grande fonte di ispirazione e che l’Accademia Bizantina ha approfondito sempre di più per cercare di comunicare quello che in generale definisce “l’eccitante suono della musica barocca”.<br /><br />Basta leggere la loro dichiarazione d’amore: “Corelli è la nostra storia, ci ha insegnato a parlare attraverso la musica. Il nostro linguaggio è radicato nelle sue note. 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I nove libri di madrigali monteverdiani infatti sono stati registrati in momenti diversi senza pensare o pianificare una edizione integrale e senza seguire un ordine cronologico dettato dalle date della loro pubblicazione originale.<br /><br />Dunque ogni cd è una fotografia sonora di Concerto Italiano scattata in momenti diversi a partire dal 1993 con il Quarto Libro, fino ad arrivare a quella del 2021 che ritrae il Primo Libro, e se poi si conta lo scarto che a volte esiste tra la data di registrazione e quella di pubblicazione dei rispettivi dischi, il cerchio si chiude esattamente tra il 1993 e il 2023.<br /><br />Nonostante il passare del tempo, l’evoluzione tecnologica della registrazione audio, i diversi ingegneri del suono, e l’alternanza degli interpreti, la ricerca e la direzione interpretativa di Alessandrini ha costantemente privilegiato e messo in primo piano la chiarezza e l’intensità espressiva dei madrigali di Monteverdi, ed è per questo che è considerato un punto di riferimento per la prassi esecutiva e la poetica della musica del geniale compositore che con la sua straordinaria creatività segna il passaggio tra il Rinascimento e il Barocco.<br /><br />In questa conversazione il direttore di Concerto Italiano spiega l’importanza dell’intimo rapporto tra la poesia e la musica nel periodo in cui il compositore è vissuto, e le qualità vocali richieste per l’interpretazione di madrigali nei quali ogni parola va vissuta e scolpita in un gioco di squadra alla pari fra i cantanti.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57972234</guid><pubDate>Mon, 11 Dec 2023 10:51:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57972234/podcast_alessandrini_integrale_madrigali_monteverdi_parte_prima_revisionata.mp3" length="45024810" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Gli undici cd che racchiudono tutti madrigali di Monteverdi riuniti per la prima volta in un cofanetto, rappresentano trent’anni di attività musicale di Rinaldo Alessandrini e del suo ensemble Concerto Italiano. I nove libri di madrigali monteverdiani...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli undici cd che racchiudono tutti madrigali di Monteverdi riuniti per la prima volta in un cofanetto, rappresentano trent’anni di attività musicale di Rinaldo Alessandrini e del suo ensemble Concerto Italiano. I nove libri di madrigali monteverdiani infatti sono stati registrati in momenti diversi senza pensare o pianificare una edizione integrale e senza seguire un ordine cronologico dettato dalle date della loro pubblicazione originale.<br /><br />Dunque ogni cd è una fotografia sonora di Concerto Italiano scattata in momenti diversi a partire dal 1993 con il Quarto Libro, fino ad arrivare a quella del 2021 che ritrae il Primo Libro, e se poi si conta lo scarto che a volte esiste tra la data di registrazione e quella di pubblicazione dei rispettivi dischi, il cerchio si chiude esattamente tra il 1993 e il 2023.<br /><br />Nonostante il passare del tempo, l’evoluzione tecnologica della registrazione audio, i diversi ingegneri del suono, e l’alternanza degli interpreti, la ricerca e la direzione interpretativa di Alessandrini ha costantemente privilegiato e messo in primo piano la chiarezza e l’intensità espressiva dei madrigali di Monteverdi, ed è per questo che è considerato un punto di riferimento per la prassi esecutiva e la poetica della musica del geniale compositore che con la sua straordinaria creatività segna il passaggio tra il Rinascimento e il Barocco.<br /><br />In questa conversazione il direttore di Concerto Italiano spiega l’importanza dell’intimo rapporto tra la poesia e la musica nel periodo in cui il compositore è vissuto, e le qualità vocali richieste per l’interpretazione di madrigali nei quali ogni parola va vissuta e scolpita in un gioco di squadra alla pari fra i cantanti.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1126</itunes:duration><itunes:keywords>alessandrini,concertoitaliano,disco,earlymusic,interview,intervista,madrigali,monteverdi,musicaantica,newrelease</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Rinaldo Alessandrini per l'uscita del disco Monteverdi tutti i madrigali (parte seconda)</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/dischi/podcast-early-music-stories-44</link><description><![CDATA[Gli undici cd che racchiudono tutti madrigali di Monteverdi riuniti per la prima volta in un cofanetto, rappresentano trent’anni di attività musicale di Rinaldo Alessandrini e del suo ensemble Concerto Italiano. I nove libri di madrigali monteverdiani infatti sono stati registrati in momenti diversi senza pensare o pianificare una edizione integrale e senza seguire un ordine cronologico dettato dalle date della loro pubblicazione originale.<br /><br />Dunque ogni cd è una fotografia sonora di Concerto Italiano scattata in momenti diversi a partire dal 1993 con il Quarto Libro, fino ad arrivare a quella del 2021 che ritrae il Primo Libro, e se poi si conta lo scarto che a volte esiste tra la data di registrazione e quella di pubblicazione dei rispettivi dischi, il cerchio si chiude esattamente tra il 1993 e il 2023.<br /><br />Nonostante il passare del tempo, l’evoluzione tecnologica della registrazione audio, i diversi ingegneri del suono, e l’alternanza degli interpreti, la ricerca e la direzione  interpretativa di Alessandrini ha costantemente privilegiato e messo in primo piano la chiarezza e l’intensità espressiva dei madrigali di Monteverdi, ed è per questo che è considerato un punto di riferimento per la prassi esecutiva e la poetica della musica del geniale compositore che con la sua straordinaria creatività segna il passaggio tra il Rinascimento e il Barocco.<br /><br />In questa conversazione il direttore di Concerto Italiano spiega l’importanza dell’intimo rapporto tra la poesia e la musica nel periodo in cui il compositore è vissuto, e le qualità vocali richieste per l’interpretazione di madrigali nei quali ogni  parola va vissuta e scolpita in un gioco di squadra alla pari fra i cantanti.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57972233</guid><pubDate>Mon, 11 Dec 2023 10:51:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57972233/podcast_alessandrini_integrale_madrigali_monteverdi_parte_seconda_revisionata.mp3" length="46992365" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Gli undici cd che racchiudono tutti madrigali di Monteverdi riuniti per la prima volta in un cofanetto, rappresentano trent’anni di attività musicale di Rinaldo Alessandrini e del suo ensemble Concerto Italiano. I nove libri di madrigali monteverdiani...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli undici cd che racchiudono tutti madrigali di Monteverdi riuniti per la prima volta in un cofanetto, rappresentano trent’anni di attività musicale di Rinaldo Alessandrini e del suo ensemble Concerto Italiano. I nove libri di madrigali monteverdiani infatti sono stati registrati in momenti diversi senza pensare o pianificare una edizione integrale e senza seguire un ordine cronologico dettato dalle date della loro pubblicazione originale.<br /><br />Dunque ogni cd è una fotografia sonora di Concerto Italiano scattata in momenti diversi a partire dal 1993 con il Quarto Libro, fino ad arrivare a quella del 2021 che ritrae il Primo Libro, e se poi si conta lo scarto che a volte esiste tra la data di registrazione e quella di pubblicazione dei rispettivi dischi, il cerchio si chiude esattamente tra il 1993 e il 2023.<br /><br />Nonostante il passare del tempo, l’evoluzione tecnologica della registrazione audio, i diversi ingegneri del suono, e l’alternanza degli interpreti, la ricerca e la direzione  interpretativa di Alessandrini ha costantemente privilegiato e messo in primo piano la chiarezza e l’intensità espressiva dei madrigali di Monteverdi, ed è per questo che è considerato un punto di riferimento per la prassi esecutiva e la poetica della musica del geniale compositore che con la sua straordinaria creatività segna il passaggio tra il Rinascimento e il Barocco.<br /><br />In questa conversazione il direttore di Concerto Italiano spiega l’importanza dell’intimo rapporto tra la poesia e la musica nel periodo in cui il compositore è vissuto, e le qualità vocali richieste per l’interpretazione di madrigali nei quali ogni  parola va vissuta e scolpita in un gioco di squadra alla pari fra i cantanti.<br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1175</itunes:duration><itunes:keywords>alessandrini,disco,earlymusci,interview,intervista,madrigali,monteverdi,musicaantica,newrelease</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Paolo Da Col e Odhecaton per il disco Sabbato Sancto - Lamentationes and Responsoria - Paolo Aretino</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/dischi/podcast-early-music-stories-43</link><description><![CDATA[C’è ancora molta musica del passato da scoprire, come quella di Paolo Antonio Del Bivi, noto come Paolo Aretino, un compositore ‘stanziale’ vissuto nella città toscana nel Cinquecento al servizio della chiesa di S. Maria della Pieve e del Duomo.<br /><br />Esistono poche testimonianze che lo riguardano e non è possibile delinearne un ritratto biografico completo, dunque è soprattutto la sua musica che racconta in forma polifonica una certa semplicità non priva di sensibilità e originalità ed estremamente suggestiva. Almeno a giudicare dalle Lamentazioni e dai Responsori della Settimana Santa che si possono  ascoltare per la prima volta in epoca moderna, grazie alla incisione discografica realizzata dall’ensemble vocale Odhecaton diretto da Paolo Da Col in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo.<br /><br />Sia i Responsori che le Lamentazioni vennero stampati separatamente a Venezia tra il 1544 e il 1546, e rappresentano uno dei primi esempi di musica polifonica edita in Italia per la liturgia della Settimana Santa.In questa intervista Paolo Da Col descrive alcuni aspetti dello stile e del carattere delle composizioni presenti nel disco che ha appena ricevuto il Diapason d’Or dalla storica rivista musicale francese, con l’elogio della recensione firmata da Frédéric Degroote che si conclude in questo modo: “Si ammira all’infinito questa plasticità vocale diabolicamente efficace in cui le voci di dispiegano nella loro pienezza mettendo in risalto ciascun dettaglio con una coesione che toglie il respiro (Plange quasi virgo). Questa riscoperta mostra Odhecaton nella sua forma migliore.”<br /><br /><br />Paolo Scarnecchia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57817829</guid><pubDate>Mon, 27 Nov 2023 11:18:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57817829/podcast_paolo_aretino_con_paolo_da_col_e_odhecaton.mp3" length="41718761" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>C’è ancora molta musica del passato da scoprire, come quella di Paolo Antonio Del Bivi, noto come Paolo Aretino, un compositore ‘stanziale’ vissuto nella città toscana nel Cinquecento al servizio della chiesa di S. Maria della Pieve e del Duomo....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è ancora molta musica del passato da scoprire, come quella di Paolo Antonio Del Bivi, noto come Paolo Aretino, un compositore ‘stanziale’ vissuto nella città toscana nel Cinquecento al servizio della chiesa di S. Maria della Pieve e del Duomo.<br /><br />Esistono poche testimonianze che lo riguardano e non è possibile delinearne un ritratto biografico completo, dunque è soprattutto la sua musica che racconta in forma polifonica una certa semplicità non priva di sensibilità e originalità ed estremamente suggestiva. Almeno a giudicare dalle Lamentazioni e dai Responsori della Settimana Santa che si possono  ascoltare per la prima volta in epoca moderna, grazie alla incisione discografica realizzata dall’ensemble vocale Odhecaton diretto da Paolo Da Col in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo.<br /><br />Sia i Responsori che le Lamentazioni vennero stampati separatamente a Venezia tra il 1544 e il 1546, e rappresentano uno dei primi esempi di musica polifonica edita in Italia per la liturgia della Settimana Santa.In questa intervista Paolo Da Col descrive alcuni aspetti dello stile e del carattere delle composizioni presenti nel disco che ha appena ricevuto il Diapason d’Or dalla storica rivista musicale francese, con l’elogio della recensione firmata da Frédéric Degroote che si conclude in questo modo: “Si ammira all’infinito questa plasticità vocale diabolicamente efficace in cui le voci di dispiegano nella loro pienezza mettendo in risalto ciascun dettaglio con una coesione che toglie il respiro (Plange quasi virgo). Questa riscoperta mostra Odhecaton nella sua forma migliore.”<br /><br /><br />Paolo Scarnecchia]]></itunes:summary><itunes:duration>1043</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,interview,intervista,musicaantica,musicaclassica,record</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festival di Herne - Intervista a Martina Pastuszka e Nicholas Tamagna, (Oh!) Orkiestra</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-42</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha incontrato alcuni dei protagonisti del concerto che ha concluso l'edizone 2023 del Festival di Herne: Martina Pastuszka e Nicholas Tamagna.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57723777</guid><pubDate>Mon, 20 Nov 2023 10:25:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57723777/podcast_herne_oh_orkiestra.mp3" length="40494075" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia ha incontrato alcuni dei protagonisti del concerto che ha concluso l'edizone 2023 del Festival di Herne: Martina Pastuszka e Nicholas Tamagna.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha incontrato alcuni dei protagonisti del concerto che ha concluso l'edizone 2023 del Festival di Herne: Martina Pastuszka e Nicholas 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Halubek</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-40</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia è stato al Festival di Herne e ha incontrato Il Gusto Barocco a Herne e Jörg Halubek]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57678795</guid><pubDate>Fri, 17 Nov 2023 11:59:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57678795/podcast_il_gusto_barocco_a_herne.mp3" length="39165909" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia è stato al Festival di Herne e ha incontrato Il Gusto Barocco a Herne e Jörg Halubek</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia è stato al Festival di Herne e ha incontrato Il Gusto Barocco a Herne e Jörg Halubek]]></itunes:summary><itunes:duration>980</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,festival,herne,interview,intervista,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>8</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festival di Herne - Intervista a Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, ensemble Anonima Frottolisti</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-39</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia è al Festival di Herne e ha incontrato Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, dell'ensemble Anonima Frottolisti, protagnisti del concerto inaugurale di questa edizione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57589506</guid><pubDate>Fri, 10 Nov 2023 14:22:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57589506/podcast_anonima_frottolisti_herne.mp3" length="51298351" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia è al Festival di Herne e ha incontrato Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, dell'ensemble Anonima Frottolisti, protagnisti del concerto inaugurale di questa edizione.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia è al Festival di Herne e ha incontrato Massimiliano Dragoni e Luca Piccioni, dell'ensemble Anonima Frottolisti, protagnisti del concerto inaugurale di questa edizione.]]></itunes:summary><itunes:duration>1283</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,interivsta,interview,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image 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Antonio Montaño direttore dell’orchestra La Madrileña in occasione dell'uscita del loro secondo disco Dixerunt</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha intervistato José Antonio Montaño direttore dell’orchestra La Madrileña in occasione dell'uscita del loro secondo disco <i>Dixerunt</i>]]></itunes:summary><itunes:duration>1372</itunes:duration><itunes:keywords>disco,earlymusic,musicaantica,orchestra,record,spagna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intervista a Claudio Borgianni e Vincenzo Capezzuto, Soqquadro Italiano</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-early-music-stories-37</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha incontrato Claudio Borgianni e Vincenzo Capezzuto, Soqquadro Italiano in occasione del loro concerto Da Monteverdi a Mina presentato nel programma dellaIstituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna dell’ateneo Sapienza di Roma]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57439695</guid><pubDate>Mon, 30 Oct 2023 11:08:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57439695/podcast_soqquadro_italiano_con_claudio_borgianni_e_vincenzo_capezzuto.mp3" length="44032120" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia ha incontrato Claudio Borgianni e Vincenzo Capezzuto, Soqquadro Italiano in occasione del loro concerto Da Monteverdi a Mina presentato nel programma dellaIstituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna dell’ateneo Sapienza di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha incontrato Claudio Borgianni e Vincenzo Capezzuto, Soqquadro Italiano 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Handel all'Opera di Roma.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57377958</guid><pubDate>Wed, 25 Oct 2023 07:58:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57377958/pod_handel_giulio_cesare_con_rinaldo_alessandrini_e_raffaele_pe.mp3" length="59722323" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Intervista a Rinaldo Alessandrini e Raffaele Pe in occasione della rappresentazione del Giulio Cesare di Handel all'Opera di Roma.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Intervista a Rinaldo Alessandrini e Raffaele Pe in occasione della rappresentazione del Giulio Cesare di Handel all'Opera di Roma.]]></itunes:summary><itunes:duration>1494</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,giuliocesare,handel,musicaantica,musicaclassica,opera,operaroma,teatro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image 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Paolo Scarnecchia ha incontrato i protagonisti della giornata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57352257</guid><pubDate>Mon, 23 Oct 2023 10:17:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57352257/podcast_40_anni_vissuti_polifonicamente_prima_parte_lr.mp3" length="28467825" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Domenica 8 ottobre 2023 nell’Auditorium Sant’Apollonia di Firenze si è svolto un incontro tra numerosi musicisti e studiosi riuniti per festeggiare i quaranta anni di attività dell’ensemble vocale L’Homme Armé. Paolo Scarnecchia ha incontrato i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Domenica 8 ottobre 2023 nell’Auditorium Sant’Apollonia di Firenze si è svolto un incontro tra numerosi musicisti e studiosi riuniti per festeggiare i quaranta anni di attività dell’ensemble vocale L’Homme Armé. 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Paolo Scarnecchia ha incontrato i protagonisti della giornata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57352256</guid><pubDate>Mon, 23 Oct 2023 10:16:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57352256/podcast_40_anni_vissuti_polifonicamente_seconda_parte_lr.mp3" length="26488325" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Domenica 8 ottobre 2023 nell’Auditorium Sant’Apollonia di Firenze si è svolto un incontro tra numerosi musicisti e studiosi riuniti per festeggiare i quaranta anni di attività dell’ensemble vocale L’Homme Armée. Paolo Scarnecchia ha incontrato i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Domenica 8 ottobre 2023 nell’Auditorium Sant’Apollonia di Firenze si è svolto un incontro tra numerosi musicisti e studiosi riuniti per festeggiare i quaranta anni di attività dell’ensemble vocale L’Homme Armée. Paolo Scarnecchia ha incontrato i protagonisti della giornata.]]></itunes:summary><itunes:duration>1656</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>6</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’integrale del Clavicembalo ben temperato secondo Francesco Cera</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha intervistato Francesco Cera in occasione dell'uscita del disco Clavicembalo ben temperato]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57167752</guid><pubDate>Mon, 09 Oct 2023 15:15:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57167752/pod_cera_bach_cbt.mp3" length="54905314" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia ha intervistato Francesco Cera in occasione dell'uscita del disco Clavicembalo ben temperato</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha intervistato Francesco Cera in occasione dell'uscita del disco Clavicembalo ben temperato]]></itunes:summary><itunes:duration>1373</itunes:duration><itunes:keywords>bach,classicalmusic,clavicembalo,disco,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>5</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festival d'Ambronay - Intervista a Leonardo García Alarcón e Cappella Mediterranea</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha intervistato Leonardo García Alarcón e Cappella Mediterranea al Festival d'Ambronay]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57080238</guid><pubDate>Thu, 05 Oct 2023 10:16:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57080238/podcast_ambronay_5_con_leonardo_garc_a_alarc_n_e_cappella_mediterranea.mp3" length="35892386" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia ha intervistato Leonardo García Alarcón e Cappella Mediterranea al Festival d'Ambronay</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha intervistato Leonardo García Alarcón e Cappella Mediterranea al Festival d'Ambronay]]></itunes:summary><itunes:duration>898</itunes:duration><itunes:keywords>ambronay,classicalmusic,earlymusic,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festival d'Ambronay - Intervista a Bruno de Sá, Dorothee Oberlinger, Ensemble 1700</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia incontra Bruno de Sá, Dorothee Oberlinger, Ensemble 1700 al Festival d'Ambronay]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57026332</guid><pubDate>Mon, 02 Oct 2023 10:42:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57026332/pod_ambronay_4_con_bruno_de_s_dorothee_oberlinger_ensemble_1700.mp3" length="44848232" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia incontra Bruno de Sá, Dorothee Oberlinger, Ensemble 1700 al Festival d'Ambronay</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia incontra Bruno de Sá, Dorothee Oberlinger, Ensemble 1700 al Festival d'Ambronay]]></itunes:summary><itunes:duration>1122</itunes:duration><itunes:keywords>ambronay,classicalmusic,earlymusic,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festival d'Ambronay - Intervista a Les Itinérantes</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-31</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Les Itinérantes al Festival d'Ambronay]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56989226</guid><pubDate>Fri, 29 Sep 2023 07:07:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56989226/pod_ambronay_3_con_les_itin_rantes_seconda_versione.mp3" length="38540124" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista Les Itinérantes al Festival d'Ambronay</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Les Itinérantes al Festival d'Ambronay]]></itunes:summary><itunes:duration>964</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festival d'Ambronay - Intervista a Jorge Losana e Cantoria</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-30</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista orge Losana e Cantoria al Festival d'Ambronay]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56960169</guid><pubDate>Wed, 27 Sep 2023 14:01:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56960169/podcast_ambronay_2_con_jorge_losana_e_cantoria.mp3" length="40438695" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista orge Losana e Cantoria al Festival d'Ambronay</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista orge Losana e Cantoria al Festival d'Ambronay]]></itunes:summary><itunes:duration>1011</itunes:duration><itunes:keywords>ambronay,classicalmusic,earlymusic,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Festival d'Ambronay - Intervista a Paul Agnew e Les Arts Florissants</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-9-0</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia dialoga con Paul Agnew e Les Arts Florissants al Festival d'Ambronay]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56937346</guid><pubDate>Tue, 26 Sep 2023 07:49:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56937346/podcast_ambronay_1_con_paul_agnew_e_les_arts_florissants.mp3" length="39967476" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia dialoga con Paul Agnew e Les Arts Florissants al Festival d'Ambronay</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia dialoga con Paul Agnew e Les Arts Florissants al Festival d'Ambronay]]></itunes:summary><itunes:duration>1000</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sagra Musicale Umbra 2023 - Intervista a Sergio Balestracci, Alessandro Bressanello e La Stagione Armonica</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-28</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Sergio Balestracci, Alessandro Bressanello e La Stagione Armonica alla Sagra Musicale Umbra 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56809036</guid><pubDate>Fri, 15 Sep 2023 08:41:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56809036/podcast_smu_2023_con_sergio_balestracci_alessandro_bressanello_e_la_stagione_armonica.mp3" length="29058740" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista Sergio Balestracci, Alessandro Bressanello e La Stagione Armonica alla Sagra Musicale Umbra 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Sergio Balestracci, Alessandro Bressanello e La Stagione Armonica alla Sagra Musicale Umbra 2023]]></itunes:summary><itunes:duration>727</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,musicaantica,musicalcassica,umbria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>FloReMus 2023 - Intervista a Fabio Lombardo e L'Homme Armé</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-27</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha incontrato Fabio Lombardo e L'Homme Armé a FloReMus 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56786184</guid><pubDate>Wed, 13 Sep 2023 10:15:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56786184/pod_floremus_2_con_fabio_lombardo_e_l_homme_arm.mp3" length="42170130" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia ha incontrato Fabio Lombardo e L'Homme Armé a FloReMus 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha incontrato Fabio Lombardo e L'Homme Armé a FloReMus 2023]]></itunes:summary><itunes:duration>1055</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,firenze,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>FloReMus 2023 - Intervista a Alberto Allegrezza e Drammatodìa</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-26</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Alberto Allegrezza e Drammatodìa al FloReMus 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56723984</guid><pubDate>Thu, 07 Sep 2023 12:24:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56723984/podcast_floremus_1_con_alberto_allegrezza_e_drammatod_a.mp3" length="36311377" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista Alberto Allegrezza e Drammatodìa al FloReMus 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Alberto Allegrezza e Drammatodìa al FloReMus 2023]]></itunes:summary><itunes:duration>908</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymuisc,firenze,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Laus Polyphoniae 2023 -  Intervista a P. Herreweghe, Collegium Vocale Gent e W. Geerts</title><link>http://giornaledellamusica.it</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha intervistato P. Herreweghe, Collegium Vocale Gent e W. Geerts al Laus Polyphoniae 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56696454</guid><pubDate>Tue, 05 Sep 2023 09:37:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56696454/podcast_lp_7_con_p_herreweghe_collegium_vocale_gent_e_w_geerts.mp3" length="50360065" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia ha intervistato P. Herreweghe, Collegium Vocale Gent e W. Geerts al Laus Polyphoniae 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia ha intervistato P. Herreweghe, Collegium Vocale Gent e W. 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Lycke</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-23</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Adriaan De Koster, Utopia e B. Lycke al Laus Polyphoniae 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56696456</guid><pubDate>Tue, 05 Sep 2023 09:13:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56696456/podcast_lp_5_con_adriaan_de_koster_utopia_e_b_lycke.mp3" length="47720595" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista Adriaan De Koster, Utopia e B. Lycke al Laus Polyphoniae 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Adriaan De Koster, Utopia e B. 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Intervista a Paul Van Nevel, Huelgas Ensemble e Antonio Chemotti</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-22</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Paul Van Nevel, Huelgas Ensemble e Antonio Chemotti al Laus Polyphoniae 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56668244</guid><pubDate>Sat, 02 Sep 2023 15:44:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56668244/podcast_lp_4_con_paul_van_nevel_huelgas_ensemble_e_antonio_chemotti_stereo.mp3" length="50046559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista Paul Van Nevel, Huelgas Ensemble e Antonio Chemotti al Laus Polyphoniae 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Paul Van Nevel, Huelgas Ensemble e Antonio Chemotti al Laus Polyphoniae 2023]]></itunes:summary><itunes:duration>1252</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,musicaantica,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Laus Polyphoniae 2023 - Intervista a Michael Pye e Mario Sarrechia - parte seconda</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-20</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Michael Pye e Mario Sarrechia protagonisti del Laus Polyphoniae 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56668242</guid><pubDate>Sat, 02 Sep 2023 14:47:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56668242/podcast_lp_2b_con_michael_pye_e_mario_sarrechia_parte_seconda_stereo.mp3" length="44370637" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista Michael Pye e Mario Sarrechia protagonisti del Laus Polyphoniae 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Michael Pye e Mario Sarrechia protagonisti del Laus Polyphoniae 2023]]></itunes:summary><itunes:duration>1110</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmusic,earlymusic,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Laus Polyphoniae 2023 - Intervista a Michael Pye e Mario Sarrechia - parte prima</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-20</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Michael Pye e Mario Sarrechia protaginisti del Laus Polyphoniae 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56668241</guid><pubDate>Sat, 02 Sep 2023 14:43:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56668241/podcast_lp_2a_con_michael_pye_e_mario_sarrechia_parte_prima_stereo.mp3" length="38161853" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista Michael Pye e Mario Sarrechia protaginisti del Laus Polyphoniae 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista Michael Pye e Mario Sarrechia protaginisti del Laus Polyphoniae 2023]]></itunes:summary><itunes:duration>955</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmuisc,earlymusic,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Laus Polyphoniae 2023 - Intervista a Scott Metcalfe e Blue Heron</title><link>https://www.giornaledellamusica.it/articoli/podcast-its-never-too-late-early-music-19</link><description><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista a Scott Metcalfe e Blue Heron al Laus Polyphoniae 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56668239</guid><pubDate>Sat, 02 Sep 2023 14:00:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56668239/podcast_lp_1_con_scott_metcalfe_e_blue_heron_stereo.mp3" length="16211701" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Giornale della Musica</itunes:author><itunes:subtitle>Paolo Scarnecchia intervista a Scott Metcalfe e Blue Heron al Laus Polyphoniae 2023</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Paolo Scarnecchia intervista a Scott Metcalfe e Blue Heron al Laus Polyphoniae 2023]]></itunes:summary><itunes:duration>406</itunes:duration><itunes:keywords>classicalmuisc,earlymusic,musicaclassica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ebf19cf401ed1b9a89a9d77e1213f93.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
