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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>In effetti</title><link>https://www.spreaker.com/show/in-effetti_1</link><description><![CDATA[Non è possibile capire “dove andiamo” senza sapere “da dove veniamo”: occorre allora tornare al grande codice della cultura occidentale. Non solo, è utile osservare come questo, nel tempo, abbia prodotto degli “effetti” sulla cultura in generale. Il capitolo 24 di Luca può aiutarci ad attualizzare la questione: come i due diretti a Emmaus «conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto», altrettanto potremmo fare oggi, conversando tra noi di tutto quello che è accaduto negli ultimi duemila anni. In generale, che tracce ha lasciato sul pianeta Terra l’evento Gesù Cristo? Nello specifico, quali effetti ha prodotto sulla cultura e nei diversi ambiti: la storia, la letteratura, la geografia, la scuola, la scienza, la filosofia, l’arte, la politica, la superstizione, l’etica e, avvicinandoci al nostro tempo, lo sport, i mass media, e via dicendo? Più precisamente: il mondo coi suoi mille risvolti, si è lasciato scalfire dalle pagine bibliche? Quanto, queste, hanno inciso nello svolgimento della “storia”? Ma soprattutto: quali “effetti” ha avuto su di essa?]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/5804314/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Religion &amp; Spirituality</category><copyright>Copyright Pregaudio</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00caef3274b6f1e487184e1f5809eec4.jpg</url><title>In effetti</title><link>https://www.spreaker.com/show/in-effetti_1</link></image><lastBuildDate>Sat, 25 Apr 2026 09:56:07 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Pregaudio</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00caef3274b6f1e487184e1f5809eec4.jpg"/><itunes:subtitle>...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non è possibile capire “dove andiamo” senza sapere “da dove veniamo”: occorre allora tornare al grande codice della cultura occidentale. Non solo, è utile osservare come questo, nel tempo, abbia prodotto degli “effetti” sulla cultura in generale. Il capitolo 24 di Luca può aiutarci ad attualizzare la questione: come i due diretti a Emmaus «conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto», altrettanto potremmo fare oggi, conversando tra noi di tutto quello che è accaduto negli ultimi duemila anni. In generale, che tracce ha lasciato sul pianeta Terra l’evento Gesù Cristo? Nello specifico, quali effetti ha prodotto sulla cultura e nei diversi ambiti: la storia, la letteratura, la geografia, la scuola, la scienza, la filosofia, l’arte, la politica, la superstizione, l’etica e, avvicinandoci al nostro tempo, lo sport, i mass media, e via dicendo? Più precisamente: il mondo coi suoi mille risvolti, si è lasciato scalfire dalle pagine bibliche? Quanto, queste, hanno inciso nello svolgimento della “storia”? 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Solo uno di loro riesce a sopravvivere e, giunto a Grande Inverno, viene decapitato per aver detto quanto visto.. letteralmente un martire, dal greco mártys, “testimone”, colui che ha visto qualcosa e ne dà “testimonianza”. Alla sua esecuzione assiste, con occhi ben aperti, un giovanotto di nome Brandon. Ha appena dieci anni e gli viene chiesto di assistere come forma di rito iniziatico poiché, dice il padre alla moglie: «il bambino deve crescere, l’inverno sta arrivando». Brandon poco prima si stava esercitando con l’arco, ma aveva mancato più volte il bersaglio, azione che, nella Bibbia, è l’immagine più concreta per intendere il peccato. Nei boschi viene ritrovato un cervo morto, ucciso da un animale estinto ormai da anni, la metalupa, morta a sua volta a pochi metri, lasciando orfani cinque cuccioli, ognuno dei quali viene preso dai rispettivi figli di Eddard Stark, colui che ha decapitato il Guardiano nonché padre di Brandon. Un sesto cucciolo, tuttavia, «lo scarto della figliata», così si dice, viene affidato a Jon Snow, figlio “bastardo” di Eddard. Il sesto giorno, sempre nella Sacra Scrittura, Dio ha creato l’uomo.. (cfr. Gn 1,26-27). Pochi minuti e Jon, mentre a Grande Inverno si sta festeggiando per l’arrivo del re, incontra il nano Tyrion, che lo chiama bastardo, sentendosi rispondere: «Che ne sai di cosa provi un bastardo?». «I nani – gli fa eco Tyrion, in assoluto il personaggio più amato dal pubblico – sono bastardi agli occhi dei loro padri». L’episodio si chiude con qualcuno, questa volta Brandon, che vede qualcosa che non doveva vedere.. E nella Bibbia, ci sia concesso un ultimo accostamento (bugia!), Dio sceglie continuamente l’ultimo, il secondo, lo scarto, non certo i migliori e più quotati. Tale concetto ha la sua trasposizione “martiniana” nelle figure del nano e del bastardo. Ma di cosa stiamo parlando? Nei 62’ della prima puntata – che ci spoilera subito che il Regno di Dio è dei “piccoli”, in tutti i sensi – sono insomma concentrati quasi tutti gli elementi di una saga fantasy pazzesca, carica di sesso quanto violenta, capace di mostrare risvolti politici quanto religiosi, psicologici quanto sociologici, atavici quanto attuali.  Il titolo che abbiamo voluto dare a questo episodio della rubrica In effetti, che indaga la serie tv de Il Trono di Spade, è già gravido di intenti: se la cattedra, dal greco “sedia (a braccioli)”, è simbolo di autorità e potere, in chiesa come a scuola, il trono ne è la sua forma diciamo così “imperiale”; la  penna è invece lo strumento capace di mettere “nero su bianco” quanto la parola afferma, ma «la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», recita la Lettera agli Ebrei (4,12), mentre in quella agli Efesini san Paolo invita i suoi a prendere «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (6,17), ragion per cui viene spesso raffigurato con quest’arma in mano; il libro, infine, è l’oggetto fisico che contiene e trasmette quanto narrato, nella Bibbia come nel romanzo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R.Martin, che ha ispirato l’adattamento televisivo di  Game of thrones, la serie tv andata in onda dal 2011 al 2019 attraverso 73 episodi, proprio come il numero dei libri che compongono la Bibbia cattolica, ma prendiamolo come un caso..          A crearla sono stati David Benioff (pseudonimo di David Friedman), la cui famiglia ha origini ebraiche e già noto per l’adattamento cinematografico de Il cacciatore di aquiloni, e l’appassionato di videogiochi Daniel Brett Weiss. Durante l’eucaristia di una settimana di evangelizzazione di strada a Riccione, datata ormai nel lontano 2003, il fiorentino don Gianni Castorani disse durante l’omelia: «Preghiamo affinché i VIP si convertano!». È la serie tv statunit...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56608486</guid><pubDate>Sun, 27 Aug 2023 22:23:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56608486/audio_20230828002336.mp3" length="46132999" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesiSi alza un portale, tre Guardiani della Notte oltrepassano un lungo tunnel che termina con un secondo portale, oltrepassato il quale vedono ciò che non avrebbero mai immaginato di vedere: gli Estranei! 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Nei boschi viene ritrovato un cervo morto, ucciso da un animale estinto ormai da anni, la metalupa, morta a sua volta a pochi metri, lasciando orfani cinque cuccioli, ognuno dei quali viene preso dai rispettivi figli di Eddard Stark, colui che ha decapitato il Guardiano nonché padre di Brandon. Un sesto cucciolo, tuttavia, «lo scarto della figliata», così si dice, viene affidato a Jon Snow, figlio “bastardo” di Eddard. Il sesto giorno, sempre nella Sacra Scrittura, Dio ha creato l’uomo.. (cfr. Gn 1,26-27). Pochi minuti e Jon, mentre a Grande Inverno si sta festeggiando per l’arrivo del re, incontra il nano Tyrion, che lo chiama bastardo, sentendosi rispondere: «Che ne sai di cosa provi un bastardo?». «I nani – gli fa eco Tyrion, in assoluto il personaggio più amato dal pubblico – sono bastardi agli occhi dei loro padri». L’episodio si chiude con qualcuno, questa volta Brandon, che vede qualcosa che non doveva vedere.. E nella Bibbia, ci sia concesso un ultimo accostamento (bugia!), Dio sceglie continuamente l’ultimo, il secondo, lo scarto, non certo i migliori e più quotati. Tale concetto ha la sua trasposizione “martiniana” nelle figure del nano e del bastardo. Ma di cosa stiamo parlando? Nei 62’ della prima puntata – che ci spoilera subito che il Regno di Dio è dei “piccoli”, in tutti i sensi – sono insomma concentrati quasi tutti gli elementi di una saga fantasy pazzesca, carica di sesso quanto violenta, capace di mostrare risvolti politici quanto religiosi, psicologici quanto sociologici, atavici quanto attuali.  Il titolo che abbiamo voluto dare a questo episodio della rubrica In effetti, che indaga la serie tv de Il Trono di Spade, è già gravido di intenti: se la cattedra, dal greco “sedia (a braccioli)”, è simbolo di autorità e potere, in chiesa come a scuola, il trono ne è la sua forma diciamo così “imperiale”; la  penna è invece lo strumento capace di mettere “nero su bianco” quanto la parola afferma, ma «la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», recita la Lettera agli Ebrei (4,12), mentre in quella agli Efesini san Paolo invita i suoi a prendere «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (6,17), ragion per cui viene spesso raffigurato con quest’arma in mano; il libro, infine, è l’oggetto fisico che contiene e trasmette quanto narrato, nella Bibbia come nel romanzo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R.Martin, che ha ispirato l’adattamento televisivo di  Game of thrones, la serie tv andata in onda dal 2011 al 2019 attraverso 73 episodi, proprio come il numero dei libri che compongono la Bibbia cattolica, ma prendiamolo come un caso..          A crearla sono stati David Benioff (pseudonimo di David Friedman), la cui famiglia ha origini ebraiche e già noto per l’adattamento cinematografico de Il cacciatore di aquiloni, e l’appassionato di videogiochi Daniel Brett Weiss. Durante l’eucaristia di una settimana di evangelizzazione di strada a Riccione, datata ormai nel lontano 2003, il fiorentino don Gianni Castorani disse durante l’omelia: «Preghiamo affinché i VIP si convertano!». È la serie tv statunit...]]></itunes:summary><itunes:duration>2884</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00caef3274b6f1e487184e1f5809eec4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cattedra, penna e libro (La Bibbia secondo Il Trono di spade)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cattedra-penna-e-libro-la-bibbia-secondo-il-trono-di-spade--56605977</link><description><![CDATA[Si alza un portale, tre Guardiani della Notte oltrepassano un lungo tunnel che termina con un secondo portale, oltrepassato il quale vedono ciò che non avrebbero mai immaginato di vedere: gli Estranei! Solo uno di loro riesce a sopravvivere e, giunto a Grande Inverno, viene decapitato per aver detto quanto visto.. letteralmente un martire, dal greco mártys, “testimone”, colui che ha visto qualcosa e ne dà “testimonianza”. Alla sua esecuzione assiste, con occhi ben aperti, un giovanotto di nome Brandon. Ha appena dieci anni e gli viene chiesto di assistere come forma di rito iniziatico poiché, dice il padre alla moglie: «il bambino deve crescere, l’inverno sta arrivando». Brandon poco prima si stava esercitando con l’arco, ma aveva mancato più volte il bersaglio, azione che, nella Bibbia, è l’immagine più concreta per intendere il peccato. Nei boschi viene ritrovato un cervo morto, ucciso da un animale estinto ormai da anni, la metalupa, morta a sua volta a pochi metri, lasciando orfani cinque cuccioli, ognuno dei quali viene preso dai rispettivi figli di Eddard Stark, colui che ha decapitato il Guardiano nonché padre di Brandon. Un sesto cucciolo, tuttavia, «lo scarto della figliata», così si dice, viene affidato a Jon Snow, figlio “bastardo” di Eddard. Il sesto giorno, sempre nella Sacra Scrittura, Dio ha creato l’uomo.. (cfr. Gn 1,26-27). Pochi minuti e Jon, mentre a Grande Inverno si sta festeggiando per l’arrivo del re, incontra il nano Tyrion, che lo chiama bastardo, sentendosi rispondere: «Che ne sai di cosa provi un bastardo?». «I nani – gli fa eco Tyrion, in assoluto il personaggio più amato dal pubblico – sono bastardi agli occhi dei loro padri». L’episodio si chiude con qualcuno, questa volta Brandon, che vede qualcosa che non doveva vedere.. E nella Bibbia, ci sia concesso un ultimo accostamento (bugia!), Dio sceglie continuamente l’ultimo, il secondo, lo scarto, non certo i migliori e più quotati. Tale concetto ha la sua trasposizione “martiniana” nelle figure del nano e del bastardo. Ma di cosa stiamo parlando? Nei 62’ della prima puntata – che ci spoilera subito che il Regno di Dio è dei “piccoli”, in tutti i sensi – sono insomma concentrati quasi tutti gli elementi di una saga fantasy pazzesca, carica di sesso quanto violenta, capace di mostrare risvolti politici quanto religiosi, psicologici quanto sociologici, atavici quanto attuali.   Il titolo che abbiamo voluto dare a questo episodio della rubrica In effetti, che indaga la serie tv de Il Trono di Spade, è già gravido di intenti: se la cattedra, dal greco “sedia (a braccioli)”, è simbolo di autorità e potere, in chiesa come a scuola, il trono ne è la sua forma diciamo così “imperiale”; la  penna è invece lo strumento capace di mettere “nero su bianco” quanto la parola afferma, ma «la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», recita la Lettera agli Ebrei (4,12), mentre in quella agli Efesini san Paolo invita i suoi a prendere «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (6,17), ragion per cui viene spesso raffigurato con quest’arma in mano; il libro, infine, è l’oggetto fisico che contiene e trasmette quanto narrato, nella Bibbia come nel romanzo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R.Martin, che ha ispirato l’adattamento televisivo di  Game of thrones, la serie tv andata in onda dal 2011 al 2019 attraverso 73 episodi, proprio come il numero dei libri che compongono la Bibbia cattolica, ma prendiamolo come un caso..          A crearla sono stati David Benioff (pseudonimo di David Friedman), la cui famiglia ha origini ebraiche e già noto per l’adattamento cinematografico de Il cacciatore di aquiloni, e l’appassionato di videogiochi Daniel Brett Weiss. Durante l’eucaristia di una settimana di evangelizzazione di strada a Riccione, datata ormai nel lontano 2003, il fiorentino don Gianni Castorani disse durante l’omelia: «Preghiamo affinché i VIP si convertano!». È la serie tv statunitense Of kings and pr...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56605977</guid><pubDate>Sun, 27 Aug 2023 16:59:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56605977/audio_20230827185921.mp3" length="46309796" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Si alza un portale, tre Guardiani della Notte oltrepassano un lungo tunnel che termina con un secondo portale, oltrepassato il quale vedono ciò che non avrebbero mai immaginato di vedere: gli Estranei! 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Con quest’affermazione un adolescente riminese si è rivolto al suo docente di Scienze Naturali, sentendosi rispondere in tutta franchezza: «Mi fa molto piacere, ma io non sono ateo..». Sorpreso e sconcertato che un uomo di scienza come lui potesse rimettere allo stesso tempo la propria vita nella mani di Dio, beh, sconvolse non poco l’alunno.. Il titolo di questa puntata, rivisitazione della celebre canzone di Antonello Venditti, vorrebbe provare a sfatare un falso mito, quello cioè che vede fede e scienza come antagoniste, il tutto, ovviamente, partendo dal e in relazione al testo biblico.  Siamo fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”, come attesta il primo libro della Bibbia (cfr. Gn 1,26), o “ad immagine e somiglianza della scimmia”, come attesta Charles Darwin? Detto altrimenti: siamo capaci di trascendere la nostra biologia o siamo appena un ammasso di istinti e “natura”? E ancora, se è vero che ogni essere a modo suo comunica, come mai apparteniamo all’unica specie dotata di linguaggio? La risposta risiede forse in quel Dio biblico che è Logos e Verbum, Ragione e Parola?  Anzitutto, cos’è la scienza? Cosa si intende con questa vocabolo? Stando alle prime parole della celebre enciclopedia online Wikipedia, o Wikipidia per dirla all’inglese, «La scienza è un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata con procedimenti metodici e rigorosi, coniugando la sperimentazione con ragionamenti logici condotti a partire da un insieme di assiomi, tipici delle discipline formali. Uno dei primi esempi del loro utilizzo lo si può trovare negli Elementi di Euclide, mentre il metodo sperimentale, tipico della scienza moderna, venne introdotto da Galileo Galilei, e prevede di controllare continuamente che le osservazioni sperimentali siano coerenti con le ipotesi e i ragionamenti svolti». Il Dizionario etimologico della Zanichelli afferma che si tratta di un «complesso di risultati dell’attività speculativa umana volta alla conoscenza di cause, leggi, effetti intorno ad un determinato ordine di fenomeni, e basata sul metodo, lo studio e l’esperienza». Un altro poderoso tomo, il Dizionario dei sinonimi e dei contrari di Aldo Gabrielli, come contrari di scienza cita: «ignoranza, asineria, imperizia, fanatismo, mezza scienza, infarinatura, pregiudizio, mito (e) dogmatismo».. mooooolto interessante! Dunque sia “sistema di conoscenze” sia “complesso di risultati volti alla conoscenza”, per cui occorre chiedersi cosa sia la conoscenza, ovvero, stando all’ultima fonte, «la facoltà.. (e l’) effetto del conoscere», cioè «l’apprendere con l’intelletto, sapere qualche cosa». Questa catena di domande ci porta allora alla sapienza che, è ancora lo Zanichelli a dircelo, è «il più alto grado di conoscenza delle cose». Nella Bibbia cosa s’intende per sapienza? Prima della sua stesura, il lontano passato è stato caratterizzato da ciò che oggi chiamiamo genericamente “superstizione”: «Nel mondo pagano antico – scrive lo storico e giornalista Francesco Agnoli nel suo libro Scienziati, dunque credenti – vigeva l’idea animista: ogni cosa è animata.. tutto è abitato da presenze spirituali (ninfe, gnomi, folletti, troll..) che rendevano la natura superiore all’uomo», ragion per cui quest’ultimo era costretto a propiziarsi queste entità. I primi a sganciarsi da questa visione della vita furono i filosofi greci, che nella natura videro un certo ordine.. Il testo di Agnoli si apre con un’affermazione provocatoria quanto netta: «Chi sono i padri, gli “inventori” della scienza moderna come oggi la conosciamo?»; per poi rispondere qualche riga dopo: «l’autore della Genesi e, tramite lui, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe; e dopo di lui, sant’Agostino, sant’Ambrogio, gli apologeti cristiani dei primi secoli, e, con loro, migliaia e migliaia di altri predicatori, confessori, teologi, fil...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56312401</guid><pubDate>Sun, 30 Jul 2023 21:49:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56312401/audio_20230730234943.mp3" length="42311806" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«Prof.. sa.. io l’ammiro molto, da grande voglio diventare come lei: appassionato della sua materia e ateo!». Con quest’affermazione un adolescente riminese si è rivolto al suo docente di Scienze Naturali, sentendosi rispondere in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«Prof.. sa.. io l’ammiro molto, da grande voglio diventare come lei: appassionato della sua materia e ateo!». Con quest’affermazione un adolescente riminese si è rivolto al suo docente di Scienze Naturali, sentendosi rispondere in tutta franchezza: «Mi fa molto piacere, ma io non sono ateo..». Sorpreso e sconcertato che un uomo di scienza come lui potesse rimettere allo stesso tempo la propria vita nella mani di Dio, beh, sconvolse non poco l’alunno.. Il titolo di questa puntata, rivisitazione della celebre canzone di Antonello Venditti, vorrebbe provare a sfatare un falso mito, quello cioè che vede fede e scienza come antagoniste, il tutto, ovviamente, partendo dal e in relazione al testo biblico.  Siamo fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”, come attesta il primo libro della Bibbia (cfr. Gn 1,26), o “ad immagine e somiglianza della scimmia”, come attesta Charles Darwin? Detto altrimenti: siamo capaci di trascendere la nostra biologia o siamo appena un ammasso di istinti e “natura”? E ancora, se è vero che ogni essere a modo suo comunica, come mai apparteniamo all’unica specie dotata di linguaggio? La risposta risiede forse in quel Dio biblico che è Logos e Verbum, Ragione e Parola?  Anzitutto, cos’è la scienza? Cosa si intende con questa vocabolo? Stando alle prime parole della celebre enciclopedia online Wikipedia, o Wikipidia per dirla all’inglese, «La scienza è un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata con procedimenti metodici e rigorosi, coniugando la sperimentazione con ragionamenti logici condotti a partire da un insieme di assiomi, tipici delle discipline formali. Uno dei primi esempi del loro utilizzo lo si può trovare negli Elementi di Euclide, mentre il metodo sperimentale, tipico della scienza moderna, venne introdotto da Galileo Galilei, e prevede di controllare continuamente che le osservazioni sperimentali siano coerenti con le ipotesi e i ragionamenti svolti». Il Dizionario etimologico della Zanichelli afferma che si tratta di un «complesso di risultati dell’attività speculativa umana volta alla conoscenza di cause, leggi, effetti intorno ad un determinato ordine di fenomeni, e basata sul metodo, lo studio e l’esperienza». Un altro poderoso tomo, il Dizionario dei sinonimi e dei contrari di Aldo Gabrielli, come contrari di scienza cita: «ignoranza, asineria, imperizia, fanatismo, mezza scienza, infarinatura, pregiudizio, mito (e) dogmatismo».. mooooolto interessante! Dunque sia “sistema di conoscenze” sia “complesso di risultati volti alla conoscenza”, per cui occorre chiedersi cosa sia la conoscenza, ovvero, stando all’ultima fonte, «la facoltà.. (e l’) effetto del conoscere», cioè «l’apprendere con l’intelletto, sapere qualche cosa». Questa catena di domande ci porta allora alla sapienza che, è ancora lo Zanichelli a dircelo, è «il più alto grado di conoscenza delle cose». Nella Bibbia cosa s’intende per sapienza? Prima della sua stesura, il lontano passato è stato caratterizzato da ciò che oggi chiamiamo genericamente “superstizione”: «Nel mondo pagano antico – scrive lo storico e giornalista Francesco Agnoli nel suo libro Scienziati, dunque credenti – vigeva l’idea animista: ogni cosa è animata.. tutto è abitato da presenze spirituali (ninfe, gnomi, folletti, troll..) che rendevano la natura superiore all’uomo», ragion per cui quest’ultimo era costretto a propiziarsi queste entità. I primi a sganciarsi da questa visione della vita furono i filosofi greci, che nella natura videro un certo ordine.. Il testo di Agnoli si apre con un’affermazione provocatoria quanto netta: «Chi sono i padri, gli “inventori” della scienza moderna come oggi la conosciamo?»; per poi rispondere qualche riga dopo: «l’autore della Genesi e, tramite lui, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe; e dopo di lui, sant’Agostino, sant’Ambrogio, gli apologeti cristiani dei primi secoli, e, con loro, migliaia e migliaia di altri predicatori, confessori, teologi, fil...]]></itunes:summary><itunes:duration>1763</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ultimo nemico che sarà sconfitto (La Bibbia secondo J.K.Rowling)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ultimo-nemico-che-sara-sconfitto-la-bibbia-secondo-j-k-rowling--55025216</link><description><![CDATA[Testo della catechesi Tra i successi editoriali più importanti di sempre compare la saga di Harry Potter, sette libri editi in Italia tra il 1998 e il 2007, resi ancor più celebri dalla trasposizione cinematografica realizzata dalla Warner Bros (società fondata nel 1918 da quattro fratelli, uno dei quali si chiamava casualmente Harry), che ne ha acquisito i diritti nel 1999, presentando la saga nelle sale di tutto il mondo tra il 2001 e il 2011: otto film (i Doni della Morte è stato infatti diviso in due pellicole) diventati la serie col più alto incasso della storia.  Il pastore protestante metodista Peter Ciaccio, laureatosi alla facoltà valdese di Teologia di Roma con una tesi sul regista Ingmar Bergman, nel 2011 ha dato vita a Il vangelo secondo Harry Potter, edito dalla Claudiana. Nello spassosissimo testo mette in luce, senza ovviamente contare la magia, che funge da elemento diciamo così, trasversale, le diverse tematiche affrontate dalla celebre saga della Rowling: l’adolescenza, il male, la responsabilità, la predestinazione, il sistema scolastico, il libero arbitrio, la vocazione e tante altre ancora, su tutte però la morte, o meglio l’elaborazione del lutto.   «Ognuno di noi – afferma l’autore – ha bene e male dentro di sé», come dimostra il fatto che Silente da giovane abbia causato la morte della sorella Ariana per orgoglio ed ambizione, riconoscendo però il male all’interno di sé stesso e decidendo di combatterlo, scegliendo di fare il professore e non il politico, ruolo che forse avrebbe maggiormente assecondato la sua ambizione. Lo stesso padre di Harry Potter in gioventù ha vestito i panni del bullo. Che dire poi di Severus Piton, mosso dal rancore per aver dovuto rinunciare al suo amore, eppur capace di sacrificarsi per la giusta causa?  Quanto al binomio magia-teologia è necessario affermare anzitutto che la loro rivalità è stata per secoli portata avanti dalla Chiesa (sia da parte cattolica sia protestante), talvolta in maniera ossessiva ed omicida: dalle inquisizioni contro le streghe alle battaglie mediatiche di oggi. Ma la magia in questa saga è parte della natura, teologicamente parlando del “creato”, non un imbroglio di Satana. Tali critiche alla magia la Rowling le sottolinea ad esempio attraverso i personaggi degli zii Vernon e Petunia Dursley, classici esempi di chi vive senza fantasia. Nella Bibbia leggiamo: «Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia», ma il libro del Levitico (19,26b) non vieta di leggere o guardare Harry Potter, bensì di affidarsi a chi promette una vita migliore attraverso lo sfruttamento. Da questo punto di vista, precisa Ciaccio, si tratta di una saga contro il Superenalotto piuttosto che contro Maga Magò. Il testo citato, tra l’altro – sottolinea il pastore metodista – è preceduto dalla citazione «Non mangerete nulla che contenga sangue», che quasi tutti noi ignoriamo, pur non rinunciando ad essere cristiani..   Com’è possibile inoltre spiegare ai più piccoli, i prediletti da Dio, l’esistenza di un male radicale che neanche gli adulti comprendono? La risposta è già stata data da gran parte della letteratura per l’infanzia, pensiamo solamente a Pollicino, Pinocchio, Cappuccetto Rosso, e via dicendo.. Harry a scuola incontrerà sia il bene (rappresentato dal trio che forma con Ron ed Ermione) sia il male (Malfoy, Tiger e Goyle). La Rowling nel suo romanzo di formazione ha raccontato quindi l’adolescenza, identificata solitamente in quella fascia di età che va dagli undici ai diciotto-diciannove anni, non a caso quelli durante i quali si svolge l’intera saga, che accompagna Harry nel suo cammino adolescenziale appunto, e lo ha fatto ispirandosi sia ai grandi temi della letteratura per bambini sia al cristianesimo.  I temi della predestinazione e della vocazione sono invece ben sintetizzati dallo scambio tra Harry e il cappello parlante (in inglese sorting hat, “cappello selezionatore, di smistamento”) nel momento in cui il primo deve essere associato ad una delle...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55025216</guid><pubDate>Sun, 25 Jun 2023 22:17:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55025216/audio_20230626001743.mp3" length="26683268" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi Tra i successi editoriali più importanti di sempre compare la saga di Harry Potter, sette libri editi in Italia tra il 1998 e il 2007, resi ancor più celebri dalla trasposizione cinematografica realizzata dalla Warner Bros...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi Tra i successi editoriali più importanti di sempre compare la saga di Harry Potter, sette libri editi in Italia tra il 1998 e il 2007, resi ancor più celebri dalla trasposizione cinematografica realizzata dalla Warner Bros (società fondata nel 1918 da quattro fratelli, uno dei quali si chiamava casualmente Harry), che ne ha acquisito i diritti nel 1999, presentando la saga nelle sale di tutto il mondo tra il 2001 e il 2011: otto film (i Doni della Morte è stato infatti diviso in due pellicole) diventati la serie col più alto incasso della storia.  Il pastore protestante metodista Peter Ciaccio, laureatosi alla facoltà valdese di Teologia di Roma con una tesi sul regista Ingmar Bergman, nel 2011 ha dato vita a Il vangelo secondo Harry Potter, edito dalla Claudiana. Nello spassosissimo testo mette in luce, senza ovviamente contare la magia, che funge da elemento diciamo così, trasversale, le diverse tematiche affrontate dalla celebre saga della Rowling: l’adolescenza, il male, la responsabilità, la predestinazione, il sistema scolastico, il libero arbitrio, la vocazione e tante altre ancora, su tutte però la morte, o meglio l’elaborazione del lutto.   «Ognuno di noi – afferma l’autore – ha bene e male dentro di sé», come dimostra il fatto che Silente da giovane abbia causato la morte della sorella Ariana per orgoglio ed ambizione, riconoscendo però il male all’interno di sé stesso e decidendo di combatterlo, scegliendo di fare il professore e non il politico, ruolo che forse avrebbe maggiormente assecondato la sua ambizione. Lo stesso padre di Harry Potter in gioventù ha vestito i panni del bullo. Che dire poi di Severus Piton, mosso dal rancore per aver dovuto rinunciare al suo amore, eppur capace di sacrificarsi per la giusta causa?  Quanto al binomio magia-teologia è necessario affermare anzitutto che la loro rivalità è stata per secoli portata avanti dalla Chiesa (sia da parte cattolica sia protestante), talvolta in maniera ossessiva ed omicida: dalle inquisizioni contro le streghe alle battaglie mediatiche di oggi. Ma la magia in questa saga è parte della natura, teologicamente parlando del “creato”, non un imbroglio di Satana. Tali critiche alla magia la Rowling le sottolinea ad esempio attraverso i personaggi degli zii Vernon e Petunia Dursley, classici esempi di chi vive senza fantasia. Nella Bibbia leggiamo: «Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia», ma il libro del Levitico (19,26b) non vieta di leggere o guardare Harry Potter, bensì di affidarsi a chi promette una vita migliore attraverso lo sfruttamento. Da questo punto di vista, precisa Ciaccio, si tratta di una saga contro il Superenalotto piuttosto che contro Maga Magò. Il testo citato, tra l’altro – sottolinea il pastore metodista – è preceduto dalla citazione «Non mangerete nulla che contenga sangue», che quasi tutti noi ignoriamo, pur non rinunciando ad essere cristiani..   Com’è possibile inoltre spiegare ai più piccoli, i prediletti da Dio, l’esistenza di un male radicale che neanche gli adulti comprendono? La risposta è già stata data da gran parte della letteratura per l’infanzia, pensiamo solamente a Pollicino, Pinocchio, Cappuccetto Rosso, e via dicendo.. Harry a scuola incontrerà sia il bene (rappresentato dal trio che forma con Ron ed Ermione) sia il male (Malfoy, Tiger e Goyle). La Rowling nel suo romanzo di formazione ha raccontato quindi l’adolescenza, identificata solitamente in quella fascia di età che va dagli undici ai diciotto-diciannove anni, non a caso quelli durante i quali si svolge l’intera saga, che accompagna Harry nel suo cammino adolescenziale appunto, e lo ha fatto ispirandosi sia ai grandi temi della letteratura per bambini sia al cristianesimo.  I temi della predestinazione e della vocazione sono invece ben sintetizzati dallo scambio tra Harry e il cappello parlante (in inglese sorting hat, “cappello selezionatore, di smistamento”) nel momento in cui il primo deve essere associato ad una delle...]]></itunes:summary><itunes:duration>1668</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Canzone senza fine (Bibbia e Musica)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/canzone-senza-fine-bibbia-e-musica--54023227</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54023227</guid><pubDate>Sun, 28 May 2023 17:40:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54023227/audio_20230528194016.mp3" length="45125632" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>1411</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00caef3274b6f1e487184e1f5809eec4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Principe dell'altro mondo (La Bibbia secondo Il Piccolo Principe)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-principe-dell-altro-mondo-la-bibbia-secondo-il-piccolo-principe--53623292</link><description><![CDATA[Testo della catechesi«Se avessi fede, è ben certo che, passata quest’epoca.. non sopporterei altro che (il monastero di) Solesmes. Vedete, non si può vivere di frigoriferi, di politica.. e di parole crociate! Non si può più. Non si può vivere senza poesia, colore né amore». Con quest’affermazione, netta ed attualissima, l’aviatore Antoine Jean-Baptiste Marie Roger vergava una lettera ad un suo generale. Nato a Lione il 29 giugno 1900 da Jean de Saint-Exupery e Marie Boyer, dopo una vita trascorsa tra l’aviazione e la scrivania, o meglio in aereo e a scrivere libri, nel 1943 partorisce il suo capolavoro: Il Piccolo Principe. Appena un anno dopo, nonostante i divieti impostigli e i diversi incidenti aerei avuti riprende a volare, fino al 31 luglio, giorno in cui, proprio come il piccolo principe, “ritorna sul sulla sua stella”.  Il libro si apre con la dedica all’amico ebreo comunista Leone Werth: «Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande.. il miglior amico che abbia al mondo», per poi correggerla, dato che «Tutti i grandi sono stati bambini una volta»: “A Leone Werth, quando era bambino”.  Ciò che più ci interessa in questa sede è il possibile legame tra Il Piccolo Principe e la Bibbia.. un azzardo? Vediamo. Se quest’ultima è il libro più letto di sempre, o almeno il più posseduto, il primo nel 2017 ha superato le 300 traduzioni in diverse lingue e dialetti: dal gallurese al milanese, dal napoletano al friulano, dall’aragonese all’esperanto, e perfino in guaranì. È inoltre il testo più tradotto se si escludono quelli religiosi. Anzitutto, di cosa parla? I temi trattati sono molteplici e noti: se l’amicizia e l’amore costituiscono senza dubbio i temi poetici più alti della fiaba, è meraviglioso l’affetto del piccolo principe per la “sua” rosa, in francese une fleur, ma anche la rose.  Poi il silenzio, con la sua simbologia più profonda: non si raggiungono infatti i valori dello spirito se non nella concentrazione. Quindi il deserto, con la sua infinita solitudine, segno del silenzio dell’anima e immagine dell’aridità del cuore. L’esperienza del deserto Tonio – così lo chiamavano in famiglia – la visse a lungo, ma nei cieli assieme al suo aereo, un deserto celeste fatto di silenzio e ricerca di assoluto, rendendolo in qualche modo monaco del firmamento! E poi i temi dell’acqua e della sete, che simboleggiano le aspirazioni più profonde di ogni uomo e ne qualificano il progresso spirituale. Infine il segreto che la volpe confida al principino, forse la pagina più famosa e alta di tutti i libri di Sanit-Exupéry: «Il mio segreto è molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». C’è poi un evidente richiamo all’importanza dei riti: «“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “ È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore”». Già, cos’è un rito? Etimologicamente deriva dal latino ritus, che si riallaccia al sanscrito ritis, “andamento, disposizione, usanza”, traducibile pressappoco con “schema”. Esso tiene insieme ordine e disordine, almeno stando alla tesi del celebre sociologo francese Emile Durkheim. Il teologo e monaco benedettino Giorgio Bonaccorso ci ricorda poi che «L’uomo credente non è solo colui che ascolta la parola di Dio e le obbedisce, ma anche colui che sente, vede, percepisce, tocca quella stessa Parola». E ancora: «Nel cristianesimo.. l’uomo non è obbedienza senza essere emozione, non è conoscenza senza essere passione, non è ascolto senza essere contatto, non è parola senza essere spazio e tempo, gesto e azione, immagine e suono, musica, danza, arte». Tutti elementi che il capolavoro di Saint-Exupéry ci ha regalato a piene mani. Quanto alle possibili chiavi di lettura del romanzo, ne sono state fornite tantissime: dalla creatività tipica dell’infanzia al coraggio di scoprire; dall’amicizia all’amore; da chi lo ritiene un saggio sulla resp...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53623292</guid><pubDate>Sun, 23 Apr 2023 21:07:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53623292/audio_20230423230719.mp3" length="37953955" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«Se avessi fede, è ben certo che, passata quest’epoca.. non sopporterei altro che (il monastero di) Solesmes. Vedete, non si può vivere di frigoriferi, di politica.. e di parole crociate! Non si può più. Non si può vivere senza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«Se avessi fede, è ben certo che, passata quest’epoca.. non sopporterei altro che (il monastero di) Solesmes. 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E ancora: «Nel cristianesimo.. l’uomo non è obbedienza senza essere emozione, non è conoscenza senza essere passione, non è ascolto senza essere contatto, non è parola senza essere spazio e tempo, gesto e azione, immagine e suono, musica, danza, arte». Tutti elementi che il capolavoro di Saint-Exupéry ci ha regalato a piene mani. 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Non si può vivere senza poesia, colore né amore». Con quest’affermazione, netta ed attualissima, l’aviatore Antoine Jean-Baptiste Marie Roger vergava una lettera ad un suo generale. Nato a Lione il 29 giugno 1900 da Jean de Saint-Exupery e Marie Boyer, dopo una vita trascorsa tra l’aviazione e la scrivania, o meglio in aereo e a scrivere libri, nel 1943 partorisce il suo capolavoro: Il Piccolo Principe. Appena un anno dopo, nonostante i divieti impostigli e i diversi incidenti aerei avuti riprende a volare, fino al 31 luglio, giorno in cui, proprio come il piccolo principe, “ritorna sul sulla sua stella”.  Il libro si apre con la dedica all’amico ebreo comunista Leone Werth: «Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande.. il miglior amico che abbia al mondo», per poi correggerla, dato che «Tutti i grandi sono stati bambini una volta»: “A Leone Werth, quando era bambino”.  Ciò che più ci interessa in questa sede è il possibile legame tra Il Piccolo Principe e la Bibbia.. un azzardo? Vediamo. Se quest’ultima è il libro più letto di sempre, o almeno il più posseduto, il primo nel 2017 ha superato le 300 traduzioni in diverse lingue e dialetti: dal gallurese al milanese, dal napoletano al friulano, dall’aragonese all’esperanto, e perfino in guaranì. È inoltre il testo più tradotto se si escludono quelli religiosi. Anzitutto, di cosa parla? I temi trattati sono molteplici e noti: se l’amicizia e l’amore costituiscono senza dubbio i temi poetici più alti della fiaba, è meraviglioso l’affetto del piccolo principe per la “sua” rosa, in francese une fleur, ma anche la rose.  Poi il silenzio, con la sua simbologia più profonda: non si raggiungono infatti i valori dello spirito se non nella concentrazione. Quindi il deserto, con la sua infinita solitudine, segno del silenzio dell’anima e immagine dell’aridità del cuore. L’esperienza del deserto Tonio – così lo chiamavano in famiglia – la visse a lungo, ma nei cieli assieme al suo aereo, un deserto celeste fatto di silenzio e ricerca di assoluto, rendendolo in qualche modo monaco del firmamento! E poi i temi dell’acqua e della sete, che simboleggiano le aspirazioni più profonde di ogni uomo e ne qualificano il progresso spirituale. Infine il segreto che la volpe confida al principino, forse la pagina più famosa e alta di tutti i libri di Sanit-Exupéry: «Il mio segreto è molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». C’è poi un evidente richiamo all’importanza dei riti: «“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “ È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore”». Già, cos’è un rito? Etimologicamente deriva dal latino ritus, che si riallaccia al sanscrito ritis, “andamento, disposizione, usanza”, traducibile pressappoco con “schema”. Esso tiene insieme ordine e disordine, almeno stando alla tesi del celebre sociologo francese Emile Durkheim. Il teologo e monaco benedettino Giorgio Bonaccorso ci ricorda poi che «L’uomo credente non è solo colui che ascolta la parola di Dio e le obbedisce, ma anche colui che sente, vede, percepisce, tocca quella stessa Parola». E ancora: «Nel cristianesimo.. l’uomo non è obbedienza senza essere emozione, non è conoscenza senza essere passione, non è ascolto senza essere contatto, non è parola senza essere spazio e tempo, gesto e azione, immagine e suono, musica, danza, arte». Tutti elementi che il capolavoro di Saint-Exupéry ci ha regalato a piene mani. 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Vedete, non si può vivere di frigoriferi, di politica.. e di parole crociate! Non si può più. Non si può vivere senza poesia, colore né amore». Con quest’affermazione, netta ed attualissima, l’aviatore Antoine Jean-Baptiste Marie Roger vergava una lettera ad un suo generale. Nato a Lione il 29 giugno 1900 da Jean de Saint-Exupery e Marie Boyer, dopo una vita trascorsa tra l’aviazione e la scrivania, o meglio in aereo e a scrivere libri, nel 1943 partorisce il suo capolavoro: Il Piccolo Principe. Appena un anno dopo, nonostante i divieti impostigli e i diversi incidenti aerei avuti riprende a volare, fino al 31 luglio, giorno in cui, proprio come il piccolo principe, “ritorna sul sulla sua stella”.  Il libro si apre con la dedica all’amico ebreo comunista Leone Werth: «Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande.. il miglior amico che abbia al mondo», per poi correggerla, dato che «Tutti i grandi sono stati bambini una volta»: “A Leone Werth, quando era bambino”.  Ciò che più ci interessa in questa sede è il possibile legame tra Il Piccolo Principe e la Bibbia.. un azzardo? Vediamo. Se quest’ultima è il libro più letto di sempre, o almeno il più posseduto, il primo nel 2017 ha superato le 300 traduzioni in diverse lingue e dialetti: dal gallurese al milanese, dal napoletano al friulano, dall’aragonese all’esperanto, e perfino in guaranì. È inoltre il testo più tradotto se si escludono quelli religiosi. Anzitutto, di cosa parla? I temi trattati sono molteplici e noti: se l’amicizia e l’amore costituiscono senza dubbio i temi poetici più alti della fiaba, è meraviglioso l’affetto del piccolo principe per la “sua” rosa, in francese une fleur, ma anche la rose.  Poi il silenzio, con la sua simbologia più profonda: non si raggiungono infatti i valori dello spirito se non nella concentrazione. Quindi il deserto, con la sua infinita solitudine, segno del silenzio dell’anima e immagine dell’aridità del cuore. L’esperienza del deserto Tonio – così lo chiamavano in famiglia – la visse a lungo, ma nei cieli assieme al suo aereo, un deserto celeste fatto di silenzio e ricerca di assoluto, rendendolo in qualche modo monaco del firmamento! E poi i temi dell’acqua e della sete, che simboleggiano le aspirazioni più profonde di ogni uomo e ne qualificano il progresso spirituale. Infine il segreto che la volpe confida al principino, forse la pagina più famosa e alta di tutti i libri di Sanit-Exupéry: «Il mio segreto è molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». C’è poi un evidente richiamo all’importanza dei riti: «“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “ È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore”». Già, cos’è un rito? Etimologicamente deriva dal latino ritus, che si riallaccia al sanscrito ritis, “andamento, disposizione, usanza”, traducibile pressappoco con “schema”. Esso tiene insieme ordine e disordine, almeno stando alla tesi del celebre sociologo francese Emile Durkheim. Il teologo e monaco benedettino Giorgio Bonaccorso ci ricorda poi che «L’uomo credente non è solo colui che ascolta la parola di Dio e le obbedisce, ma anche colui che sente, vede, percepisce, tocca quella stessa Parola». E ancora: «Nel cristianesimo.. l’uomo non è obbedienza senza essere emozione, non è conoscenza senza essere passione, non è ascolto senza essere contatto, non è parola senza essere spazio e tempo, gesto e azione, immagine e suono, musica, danza, arte». Tutti elementi che il capolavoro di Saint-Exupéry ci ha regalato a piene mani. Quanto alle possibili chiavi di lettura del romanzo, ne sono state fornite tantissime: dalla creatività tipica dell’infanzia al coraggio di scoprire; dall’amicizia all’amore; da chi lo ritiene un saggio sulla resp...]]></itunes:summary><itunes:duration>1582</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00caef3274b6f1e487184e1f5809eec4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La salvezza a colori. (La Bibbia secondo Giotto)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-salvezza-a-colori-la-bibbia-secondo-giotto--53346384</link><description><![CDATA[Testo della catechesiGiotto, probabile diminutivo di Ambrogio, Biagio o Agnolo, nasce nel 1267 a Colle di Vespignano (oggi frazione di Vicchio), nella zona collinare del Mugello, vicino a Firenze. Dei genitori conosciamo solo il nome del padre, l’agricoltore Bondone, che quando il figlio ha circa dieci anni, un giorno come tanti lo porta a pascolare il gregge, ma quel giorno – così narra un’accreditata leggenda – sarà diverso da tutti gli altri (come accadde ad un altro celebre pastore, il re Davide!), perché viene notato dal più famoso pittore italiano, Cimabue, mentre sta scarabocchiando su una roccia.. l’artista non ha esitazione: lo vuole nella sua bottega! Il giovanotto non se lo fa ripetere due volte e lo segue. «Quello scarabocchio su un sasso – sottolinea lo storico dell’arte Stefano Zuffi – era l’inizio di una rivoluzione, una delle più decisive nell’arte occidentale: il passaggio dal simbolo alla realtà», e questo perché se «Cimabue considera la pittura come piano disteso in superficie, Giotto invece come una profondità da colmare.. sta nascendo la prospettiva, il sistema di “vedere oltre”, per andare al di là dello schermo». Intorno ai ventitre anni sposa la fiorentina Ciuta di Lapo del Pela, dalla quale avrà otto figli, equamente divisi in maschi e femmine. Qualche anno dopo è ad Assisi per dipingere le volte e parte della navata della basilica superiore di san Francesco, in cui il patrono d’Italia è sepolto da una sessantina d’anni. Nell’anno 1300 è invece a Roma per dipingere la scena che ritrae Bonifacio VIII nell’atto di indire, con la bolla Antiquorum habet fida relatio del 22 febbraio, il primo giubileo della storia cristiana, evento straordinario che fece accorrere nella città eterna (in qualità di pellegrini per lucrare l’indulgenza) il suo maestro Cimabue e Dante Alighieri, che in questo clima spirituale e culturale immagina il suo viaggio ultraterreno, proprio “durante” la Settimana Santa di quell’anno. Nello stesso anno con ogni probabilità si reca a Rimini, dove realizza uno splendido Crocifisso, attualmente conservato nel duomo. Tra il 1303 e il 1305 soggiorna a Padova, periodo in cui viene costruita e decorata la celebre Cappella degli Scrovegni. Forse è in questo momento che incontra Dante.. Nel 1327 si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali di Firenze, la stessa corporazione di cui faceva parte Dante trent’anni prima. Nel frattempo vede “sistemarsi” diversi figli: Francesco diventa priore della chiesa di San Martino a Vespignano, paese natale del padre, Caterina e Chiara si sposano (la prima con un pittore), mentre Bice diventa terziaria francescana. Nel 1334 è nominato magister et gubernator dell’Opera di Santa Reparata, il cantiere della cattedrale di Firenze. Il 18 giugno getta le fondamenta per il campanile, cui darà il nome. Ma veniamo al focus del nostro tema: quale contributo biblico ci ha lasciato? Nel libro Giotto e Dante. Paradiso per due, il già citato Zuffi mette in parallelo le vite di questi due mostri sacri e precisa come il pittore sia «il primo artista a diventare davvero popolare, nel più pieno senso della parola». Per quanto riguarda la Cappella degli Scrovegni, l’autore non manca di esaltarne il valore: «sono fermamente convinto – scrive – che ogni cittadino italiano abbia il diritto, anzi, il dovere, di visitar(la).. almeno una volta nella vita», ma non esita neppure a polemizzare sull’attuale utilizzo del luogo: «E certamente di potersi fermare più a lungo dello striminzito quarto d’ora attualmente concesso ai visitatori». Come dargli torto? Ma Zuffi non risparmia nemmeno lo stesso artista: «Il primo miracolo compiuto da Cristo, tramutare l’acqua in vino – riferendosi ovviamente all’episodio di Cana – , doveva essere molto gradito a Giotto, frequentatore di feste e allegre compagnie». Ah.. Le opere legate al suo “percorso biblico”, se così possiamo dire, se si eccettua la Cappella degli Scrovegni non sono tantissime: cinque volte ritrae la Vergine, sette la Crocifissio...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53346384</guid><pubDate>Sun, 26 Mar 2023 22:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53346384/audio_sd_20230327005001.mp3" length="14722739" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesiGiotto, probabile diminutivo di Ambrogio, Biagio o Agnolo, nasce nel 1267 a Colle di Vespignano (oggi frazione di Vicchio), nella zona collinare del Mugello, vicino a Firenze. 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Il giovanotto non se lo fa ripetere due volte e lo segue. «Quello scarabocchio su un sasso – sottolinea lo storico dell’arte Stefano Zuffi – era l’inizio di una rivoluzione, una delle più decisive nell’arte occidentale: il passaggio dal simbolo alla realtà», e questo perché se «Cimabue considera la pittura come piano disteso in superficie, Giotto invece come una profondità da colmare.. sta nascendo la prospettiva, il sistema di “vedere oltre”, per andare al di là dello schermo». Intorno ai ventitre anni sposa la fiorentina Ciuta di Lapo del Pela, dalla quale avrà otto figli, equamente divisi in maschi e femmine. Qualche anno dopo è ad Assisi per dipingere le volte e parte della navata della basilica superiore di san Francesco, in cui il patrono d’Italia è sepolto da una sessantina d’anni. Nell’anno 1300 è invece a Roma per dipingere la scena che ritrae Bonifacio VIII nell’atto di indire, con la bolla Antiquorum habet fida relatio del 22 febbraio, il primo giubileo della storia cristiana, evento straordinario che fece accorrere nella città eterna (in qualità di pellegrini per lucrare l’indulgenza) il suo maestro Cimabue e Dante Alighieri, che in questo clima spirituale e culturale immagina il suo viaggio ultraterreno, proprio “durante” la Settimana Santa di quell’anno. Nello stesso anno con ogni probabilità si reca a Rimini, dove realizza uno splendido Crocifisso, attualmente conservato nel duomo. Tra il 1303 e il 1305 soggiorna a Padova, periodo in cui viene costruita e decorata la celebre Cappella degli Scrovegni. Forse è in questo momento che incontra Dante.. Nel 1327 si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali di Firenze, la stessa corporazione di cui faceva parte Dante trent’anni prima. Nel frattempo vede “sistemarsi” diversi figli: Francesco diventa priore della chiesa di San Martino a Vespignano, paese natale del padre, Caterina e Chiara si sposano (la prima con un pittore), mentre Bice diventa terziaria francescana. Nel 1334 è nominato magister et gubernator dell’Opera di Santa Reparata, il cantiere della cattedrale di Firenze. Il 18 giugno getta le fondamenta per il campanile, cui darà il nome. Ma veniamo al focus del nostro tema: quale contributo biblico ci ha lasciato? Nel libro Giotto e Dante. Paradiso per due, il già citato Zuffi mette in parallelo le vite di questi due mostri sacri e precisa come il pittore sia «il primo artista a diventare davvero popolare, nel più pieno senso della parola». Per quanto riguarda la Cappella degli Scrovegni, l’autore non manca di esaltarne il valore: «sono fermamente convinto – scrive – che ogni cittadino italiano abbia il diritto, anzi, il dovere, di visitar(la).. almeno una volta nella vita», ma non esita neppure a polemizzare sull’attuale utilizzo del luogo: «E certamente di potersi fermare più a lungo dello striminzito quarto d’ora attualmente concesso ai visitatori». Come dargli torto? Ma Zuffi non risparmia nemmeno lo stesso artista: «Il primo miracolo compiuto da Cristo, tramutare l’acqua in vino – riferendosi ovviamente all’episodio di Cana – , doveva essere molto gradito a Giotto, frequentatore di feste e allegre compagnie». Ah.. 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Dei genitori conosciamo solo il nome del padre, l’agricoltore Bondone, che quando il figlio ha circa dieci anni, un giorno come tanti lo porta a pascolare il gregge, ma quel giorno – così narra un’accreditata leggenda – sarà diverso da tutti gli altri (come accadde ad un altro celebre pastore, il re Davide!), perché viene notato dal più famoso pittore italiano, Cimabue, mentre sta scarabocchiando su una roccia.. l’artista non ha esitazione: lo vuole nella sua bottega! Il giovanotto non se lo fa ripetere due volte e lo segue. «Quello scarabocchio su un sasso – sottolinea lo storico dell’arte Stefano Zuffi – era l’inizio di una rivoluzione, una delle più decisive nell’arte occidentale: il passaggio dal simbolo alla realtà», e questo perché se «Cimabue considera la pittura come piano disteso in superficie, Giotto invece come una profondità da colmare.. sta nascendo la prospettiva, il sistema di “vedere oltre”, per andare al di là dello schermo». Intorno ai ventitre anni sposa la fiorentina Ciuta di Lapo del Pela, dalla quale avrà otto figli, equamente divisi in maschi e femmine. Qualche anno dopo è ad Assisi per dipingere le volte e parte della navata della basilica superiore di san Francesco, in cui il patrono d’Italia è sepolto da una sessantina d’anni. Nell’anno 1300 è invece a Roma per dipingere la scena che ritrae Bonifacio VIII nell’atto di indire, con la bolla Antiquorum habet fida relatio del 22 febbraio, il primo giubileo della storia cristiana, evento straordinario che fece accorrere nella città eterna (in qualità di pellegrini per lucrare l’indulgenza) il suo maestro Cimabue e Dante Alighieri, che in questo clima spirituale e culturale immagina il suo viaggio ultraterreno, proprio “durante” la Settimana Santa di quell’anno. Nello stesso anno con ogni probabilità si reca a Rimini, dove realizza uno splendido Crocifisso, attualmente conservato nel duomo. Tra il 1303 e il 1305 soggiorna a Padova, periodo in cui viene costruita e decorata la celebre Cappella degli Scrovegni. Forse è in questo momento che incontra Dante.. Nel 1327 si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali di Firenze, la stessa corporazione di cui faceva parte Dante trent’anni prima. Nel frattempo vede “sistemarsi” diversi figli: Francesco diventa priore della chiesa di San Martino a Vespignano, paese natale del padre, Caterina e Chiara si sposano (la prima con un pittore), mentre Bice diventa terziaria francescana. Nel 1334 è nominato magister et gubernator dell’Opera di Santa Reparata, il cantiere della cattedrale di Firenze. Il 18 giugno getta le fondamenta per il campanile, cui darà il nome. Ma veniamo al focus del nostro tema: quale contributo biblico ci ha lasciato? Nel libro Giotto e Dante. Paradiso per due, il già citato Zuffi mette in parallelo le vite di questi due mostri sacri e precisa come il pittore sia «il primo artista a diventare davvero popolare, nel più pieno senso della parola». Per quanto riguarda la Cappella degli Scrovegni, l’autore non manca di esaltarne il valore: «sono fermamente convinto – scrive – che ogni cittadino italiano abbia il diritto, anzi, il dovere, di visitar(la).. almeno una volta nella vita», ma non esita neppure a polemizzare sull’attuale utilizzo del luogo: «E certamente di potersi fermare più a lungo dello striminzito quarto d’ora attualmente concesso ai visitatori». Come dargli torto? Ma Zuffi non risparmia nemmeno lo stesso artista: «Il primo miracolo compiuto da Cristo, tramutare l’acqua in vino – riferendosi ovviamente all’episodio di Cana – , doveva essere molto gradito a Giotto, frequentatore di feste e allegre compagnie». Ah.. 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Intorno ai ventitre anni sposa la fiorentina Ciuta di Lapo del Pela, dalla quale avrà otto figli, equamente divisi in maschi e femmine. Qualche anno dopo è ad Assisi per dipingere le volte e parte della navata della basilica superiore di san Francesco, in cui il patrono d’Italia è sepolto da una sessantina d’anni. Nell’anno 1300 è invece a Roma per dipingere la scena che ritrae Bonifacio VIII nell’atto di indire, con la bolla Antiquorum habet fida relatio del 22 febbraio, il primo giubileo della storia cristiana, evento straordinario che fece accorrere nella città eterna (in qualità di pellegrini per lucrare l’indulgenza) il suo maestro Cimabue e Dante Alighieri, che in questo clima spirituale e culturale immagina il suo viaggio ultraterreno, proprio “durante” la Settimana Santa di quell’anno. Nello stesso anno con ogni probabilità si reca a Rimini, dove realizza uno splendido Crocifisso, attualmente conservato nel duomo. Tra il 1303 e il 1305 soggiorna a Padova, periodo in cui viene costruita e decorata la celebre Cappella degli Scrovegni. Forse è in questo momento che incontra Dante.. Nel 1327 si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali di Firenze, la stessa corporazione di cui faceva parte Dante trent’anni prima. Nel frattempo vede “sistemarsi” diversi figli: Francesco diventa priore della chiesa di San Martino a Vespignano, paese natale del padre, Caterina e Chiara si sposano (la prima con un pittore), mentre Bice diventa terziaria francescana. Nel 1334 è nominato magister et gubernator dell’Opera di Santa Reparata, il cantiere della cattedrale di Firenze. Il 18 giugno getta le fondamenta per il campanile, cui darà il nome. Ma veniamo al focus del nostro tema: quale contributo biblico ci ha lasciato? Nel libro Giotto e Dante. Paradiso per due, il già citato Zuffi mette in parallelo le vite di questi due mostri sacri e precisa come il pittore sia «il primo artista a diventare davvero popolare, nel più pieno senso della parola». Per quanto riguarda la Cappella degli Scrovegni, l’autore non manca di esaltarne il valore: «sono fermamente convinto – scrive – che ogni cittadino italiano abbia il diritto, anzi, il dovere, di visitar(la).. almeno una volta nella vita», ma non esita neppure a polemizzare sull’attuale utilizzo del luogo: «E certamente di potersi fermare più a lungo dello striminzito quarto d’ora attualmente concesso ai visitatori». Come dargli torto? Ma Zuffi non risparmia nemmeno lo stesso artista: «Il primo miracolo compiuto da Cristo, tramutare l’acqua in vino – riferendosi ovviamente all’episodio di Cana – , doveva essere molto gradito a Giotto, frequentatore di feste e allegre compagnie». Ah.. 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(Bibbia e buon umore)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-c-e-da-ridere-bibbia-e-buon-umore--53095719</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095719</guid><pubDate>Sun, 26 Feb 2023 23:38:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095719/audio_sd_20230227003850.mp3" length="8591277" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>1074</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa c'è da ridere? 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Ma si può ridere non solo della Bibbia, ma anche con essa? «Il riso è sacro» diceva il poliedrico Dario Fo, ricordando tra l’altro come il padre gli facesse notare che «quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso». Per Roberto Benigni «quando si ride ci si lascia andare, si è nudi, ci si scopre».. allora Adamo ed Eva ridevano di continuo, almeno prima del peccato d’origine, quella grande “malattia”, curabile appunto anche – sosteneva Robin Williams nel ruolo del medico Hunter “Patch” Adams – con la risata. Quest’ultima non è solo curativa, ma anche educativa, il pedagogista Gianni Rodari si chiedeva infatti: «vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?». Ridere dice inoltre qualcosa di noi, tanto che se volete conoscere davvero un uomo, diceva Dostoevskij «guardate.. a come ride», perché, gli fa eco il poeta Pablo Neruda «ridere è il linguaggio dell’anima». E che ridere sia qualcosa di spirituale lo attesta anche Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, affermando che quando «uno ride, quello (è) veramente un momento in cui (ci) si aprono le porte della percezione e l’Eternità entra in noi», e in qualche modo anche lo scrittore Stephen King, sostenitore del fatto che si possa uccidere il male «seppellendolo di risate». Certo «non si può ridere di tutto e di tutti – sottolinea Nietzsche – ma ci si può provare». Ma «se non è consentito ridere (neppure) in paradiso – sembra rispondergli Lutero – , io non voglio andarci». Come dargli torto? Senza dimenticare che, il regista riminese Federico Fellini era del parere che «i comici sono i benefattori dell’umanità». Proviamo allora a ridere in tutti i sensi.. ci sia concessa a tal proposito la freddura di Roberto Antoni, eclettico artista bolognese meglio conosciuto con lo pseudonimo di Freak Antoni, il quale amava ripetere: «se sei muto ridi con gli occhi, se sei cieco ridi con la bocca. Se sei muto e cieco c’è ben poco da ridere». Un altro bolognese, questa volta il filosofo Carlo Sini, apre il suo saggio Il comico e la vita con un capitoletto intitolato Perché si ride, e afferma che «si è sempre riso e non si è mai finito di ridere; ma il come, il quando e il perché di questo fenomeno costante assumono di volta in volta espressioni differenziate, sensi storicamente e culturalmente mutevoli, finalità diverse, secondo abiti, norme, divieti, convenzioni che l’esperienza sollecita e il tempo modifica». E aggiunge: «Perché si ride? ..Una questione futile? Tutt’altro, una questione seria, sulla quale, come si dice, c’è poco da ridere». A partire dalle riflessioni degli antichi fa notare poi come «il riso (sia).. motivato dalla capacità di cogliere negli altri qualcosa di indecoroso.. difetto che li fa apparire appunto ridicoli o buffi o strani. In tal modo il riso sancisce la loro inferiorità rispetto a colui che ne ride». Quindi sottolinea come il comico sia capace di generare una sospensione della realtà, sorta di illusione teatrale che prevede sempre un “attore” e un “pubblico”. Quindi fa tre considerazioni generali: anzitutto il comico è un fatto sociale e comunitario, e a tal proposito distingue il riso che accoglie da quello che esclude l’altro: se il primo è ad esempio quello della madre, il secondo è proprio di ...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560669</guid><pubDate>Sun, 26 Feb 2023 23:38:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560669/audio_20230227003806.mp3" length="34352819" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesiSe l’umorismo – dal latino umor, “liquido” – è quell’inclinazione a cogliere gli aspetti più divertenti e paradossali della società, esso si esprime attraverso, e allo stesso tempo genera, quel riso che, secondo John Fitzgerald...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesiSe l’umorismo – dal latino umor, “liquido” – è quell’inclinazione a cogliere gli aspetti più divertenti e paradossali della società, esso si esprime attraverso, e allo stesso tempo genera, quel riso che, secondo John Fitzgerald Kennedy è una delle sole tre cose ad esistere veramente, ma, siccome le atre due – Dio e la follia umana – non sono alla nostra portata, meglio concentrarsi sul terzo. È quel che faremo, partendo proprio dalle voci celebri che hanno tentato di definirlo: «sono nato piangendo mentre tutti ridevano – diceva Jim Morrison – , e morirò ridendo mentre tutti piangeranno». Non male. La bellissima Audrey Hepburn riteneva invece che «ridere sia il modo migliore per bruciare calorie». Fosse vero.. Ma si può ridere non solo della Bibbia, ma anche con essa? «Il riso è sacro» diceva il poliedrico Dario Fo, ricordando tra l’altro come il padre gli facesse notare che «quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso». Per Roberto Benigni «quando si ride ci si lascia andare, si è nudi, ci si scopre».. allora Adamo ed Eva ridevano di continuo, almeno prima del peccato d’origine, quella grande “malattia”, curabile appunto anche – sosteneva Robin Williams nel ruolo del medico Hunter “Patch” Adams – con la risata. Quest’ultima non è solo curativa, ma anche educativa, il pedagogista Gianni Rodari si chiedeva infatti: «vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?». Ridere dice inoltre qualcosa di noi, tanto che se volete conoscere davvero un uomo, diceva Dostoevskij «guardate.. a come ride», perché, gli fa eco il poeta Pablo Neruda «ridere è il linguaggio dell’anima». E che ridere sia qualcosa di spirituale lo attesta anche Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, affermando che quando «uno ride, quello (è) veramente un momento in cui (ci) si aprono le porte della percezione e l’Eternità entra in noi», e in qualche modo anche lo scrittore Stephen King, sostenitore del fatto che si possa uccidere il male «seppellendolo di risate». Certo «non si può ridere di tutto e di tutti – sottolinea Nietzsche – ma ci si può provare». Ma «se non è consentito ridere (neppure) in paradiso – sembra rispondergli Lutero – , io non voglio andarci». Come dargli torto? Senza dimenticare che, il regista riminese Federico Fellini era del parere che «i comici sono i benefattori dell’umanità». Proviamo allora a ridere in tutti i sensi.. ci sia concessa a tal proposito la freddura di Roberto Antoni, eclettico artista bolognese meglio conosciuto con lo pseudonimo di Freak Antoni, il quale amava ripetere: «se sei muto ridi con gli occhi, se sei cieco ridi con la bocca. Se sei muto e cieco c’è ben poco da ridere». Un altro bolognese, questa volta il filosofo Carlo Sini, apre il suo saggio Il comico e la vita con un capitoletto intitolato Perché si ride, e afferma che «si è sempre riso e non si è mai finito di ridere; ma il come, il quando e il perché di questo fenomeno costante assumono di volta in volta espressioni differenziate, sensi storicamente e culturalmente mutevoli, finalità diverse, secondo abiti, norme, divieti, convenzioni che l’esperienza sollecita e il tempo modifica». E aggiunge: «Perché si ride? ..Una questione futile? Tutt’altro, una questione seria, sulla quale, come si dice, c’è poco da ridere». A partire dalle riflessioni degli antichi fa notare poi come «il riso (sia).. motivato dalla capacità di cogliere negli altri qualcosa di indecoroso.. difetto che li fa apparire appunto ridicoli o buffi o strani. In tal modo il riso sancisce la loro inferiorità rispetto a colui che ne ride». Quindi sottolinea come il comico sia capace di generare una sospensione della realtà, sorta di illusione teatrale che prevede sempre un “attore” e un “pubblico”. Quindi fa tre considerazioni generali: anzitutto il comico è un fatto sociale e comunitario, e a tal proposito distingue il riso che accoglie da quello che esclude l’altro: se il primo è ad esempio quello della madre, il secondo è proprio di ...]]></itunes:summary><itunes:duration>1074</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ma quale gioco! (Bibbia e calcio)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ma-quale-gioco-bibbia-e-calcio--53095722</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095722</guid><pubDate>Sun, 29 Jan 2023 20:25:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095722/audio_20230129212421.mp3" length="26668639" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>3334</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ma quale gioco! (Bibbia e calcio)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ma-quale-gioco-bibbia-e-calcio--53560665</link><description><![CDATA[Testo della catechesiChe legame può mai esserci tra il libro più posseduto al mondo (anche se il meno letto!?) e lo sport più famoso? Forse il binomio Bibbia e calcio non è così azzardato. Proviamo a dimostrarlo.. Anzitutto, come e quando è nato il calcio? Se la paternità di questo sport è rivendicata da più parti e risale agli albori delle civiltà, è quella cinese ad offrircene il primo documento, risalente addirittura al 1697 a.C.! Fu infatti l’imperatore Huang-Ti ad inventare il Tsu-Chu, letteralmente “palla di cuoio spinta col piede”. Ma c’è una cosa ancora più antica del calcio.. il gol, affermava Vezio Melegari nel suo Manuale del gol del 1974, «O meglio: lo è nella sua espressione linguistica originaria, il termine inglese goal. Questa magica paroletta – scrisse – ha origini incerte: forse, quando nacque, voleva dire bastone, o palo.. Certamente i britannici la usavano per indicare un limite, un confine, di quelli che si segnano, appunto, con pali o paletti. Verso il 1530 – aggiunse – .. cominciò ad indicare una meta, un traguardo, un punto di arrivo». Per rimanere nel nostro binomio Bibbia e calcio, non è forse alla tanto agognata “terra promessa” che il gol ci rimanda? Ogni “rete” non nasconde simbolicamente quello “spazio” cui il nostro cuore infondo anela? Altra paternità è quella rivendicata dai francesi, che fanno risalire il calcio alla soule o choule, gioco che si disputava saltuariamente, spesso una sola volta l’anno, quando ancora la Francia si chiamava Gallia: «una specie di battaglia attorno a una palla, combattuta da intere popolazioni contro altre popolazioni. Tutto consisteva, infatti, nel far passare la palla sul territorio del villaggio avversario. – aggiunge Melegari – Non c’erano regole e.. ogni violenza era permessa». La soule, tuttavia, sarebbe stata portata in Gallia dai soldati di Giulio Cesare, come ebbe a scrivere Jules Rimet, presidente della FIFA (la federazione di calcio internazionale) dal 1921 al 1954, cui fu dedicata la Coppa del Mondo fino al 1970. Ad avere qualcosa da ridire sono quindi gli italiani, tanto da far scrivere all’enciclopedia Treccani, apparsa nel 1930: «Il gioco del calcio, caduto progressivamente in desuetudine dopo gli splendori del Rinascimento, è di tradizione italiana, e più in particolare fiorentina», poiché è a Firenze che il calcio fu regolamentato. Ma questo sport, come noi lo conosciamo, nasce tuttavia nel 1863 a Londra, con la Football Association of England, la quale optò per la più rivoluzionaria delle regole adottate fino a quel momento: proibire che i giocatori prendessero la palla con le mani! Ma la cosa non andò giù a chi praticava il Rugby, sport che prese il nome da una cittadina inglese in cui avvenne un episodio storico: «Durante una partita di football, un giocatore locale.. William Webb Ellis, afferrò la palla, se la mise sotto il braccio.. e andò a deporla in goal. (questa, prosegue l’autore) Era la risposta a quanti volevano che il football si giocasse soltanto con i piedi». Per gli americani il rugby football continuò ad essere il solo ed unico football, tant’è che il calcio lo chiamano soccer, deformazione volontaria della parola association, quella con cui gli inglesi identificano il calcio, appunto. Association «perché – è ancora Melegari a parlare – il calcio moderno ha preso avvio da un’associazione fondata a Londra in un’osteria, la Freemason’s Tavern», dove il 26 ottobre 1863 undici club fondarono la già citata “associazione” che, tra l’altro, bandiva definitivamente la violenza (?!) dai campi di gioco. Fu invece qualche anno prima, nel 1857, che la prima società ufficiale vide la luce: lo Sheffield. Il Football «entrò (quindi) nelle scuole sotto forma di dribbling game, ovvero “gioco della finta”», cosa che ci permette di rispondere ad una curiosità: perché si gioca in undici? A stabilirlo fu ancora il calcio inglese nel 1870 – prima infatti si giocava in numero variabile tra i 15 e i 27 (!?) – e le ipotesi del perché sono diverse, due s...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560665</guid><pubDate>Sun, 29 Jan 2023 20:24:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560665/audio_20230129212421.mp3" length="26668639" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesiChe legame può mai esserci tra il libro più posseduto al mondo (anche se il meno letto!?) e lo sport più famoso? Forse il binomio Bibbia e calcio non è così azzardato. Proviamo a dimostrarlo.. Anzitutto, come e quando è nato il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesiChe legame può mai esserci tra il libro più posseduto al mondo (anche se il meno letto!?) e lo sport più famoso? Forse il binomio Bibbia e calcio non è così azzardato. Proviamo a dimostrarlo.. Anzitutto, come e quando è nato il calcio? Se la paternità di questo sport è rivendicata da più parti e risale agli albori delle civiltà, è quella cinese ad offrircene il primo documento, risalente addirittura al 1697 a.C.! Fu infatti l’imperatore Huang-Ti ad inventare il Tsu-Chu, letteralmente “palla di cuoio spinta col piede”. Ma c’è una cosa ancora più antica del calcio.. il gol, affermava Vezio Melegari nel suo Manuale del gol del 1974, «O meglio: lo è nella sua espressione linguistica originaria, il termine inglese goal. Questa magica paroletta – scrisse – ha origini incerte: forse, quando nacque, voleva dire bastone, o palo.. Certamente i britannici la usavano per indicare un limite, un confine, di quelli che si segnano, appunto, con pali o paletti. Verso il 1530 – aggiunse – .. cominciò ad indicare una meta, un traguardo, un punto di arrivo». Per rimanere nel nostro binomio Bibbia e calcio, non è forse alla tanto agognata “terra promessa” che il gol ci rimanda? Ogni “rete” non nasconde simbolicamente quello “spazio” cui il nostro cuore infondo anela? Altra paternità è quella rivendicata dai francesi, che fanno risalire il calcio alla soule o choule, gioco che si disputava saltuariamente, spesso una sola volta l’anno, quando ancora la Francia si chiamava Gallia: «una specie di battaglia attorno a una palla, combattuta da intere popolazioni contro altre popolazioni. Tutto consisteva, infatti, nel far passare la palla sul territorio del villaggio avversario. – aggiunge Melegari – Non c’erano regole e.. ogni violenza era permessa». La soule, tuttavia, sarebbe stata portata in Gallia dai soldati di Giulio Cesare, come ebbe a scrivere Jules Rimet, presidente della FIFA (la federazione di calcio internazionale) dal 1921 al 1954, cui fu dedicata la Coppa del Mondo fino al 1970. Ad avere qualcosa da ridire sono quindi gli italiani, tanto da far scrivere all’enciclopedia Treccani, apparsa nel 1930: «Il gioco del calcio, caduto progressivamente in desuetudine dopo gli splendori del Rinascimento, è di tradizione italiana, e più in particolare fiorentina», poiché è a Firenze che il calcio fu regolamentato. Ma questo sport, come noi lo conosciamo, nasce tuttavia nel 1863 a Londra, con la Football Association of England, la quale optò per la più rivoluzionaria delle regole adottate fino a quel momento: proibire che i giocatori prendessero la palla con le mani! Ma la cosa non andò giù a chi praticava il Rugby, sport che prese il nome da una cittadina inglese in cui avvenne un episodio storico: «Durante una partita di football, un giocatore locale.. William Webb Ellis, afferrò la palla, se la mise sotto il braccio.. e andò a deporla in goal. (questa, prosegue l’autore) Era la risposta a quanti volevano che il football si giocasse soltanto con i piedi». Per gli americani il rugby football continuò ad essere il solo ed unico football, tant’è che il calcio lo chiamano soccer, deformazione volontaria della parola association, quella con cui gli inglesi identificano il calcio, appunto. Association «perché – è ancora Melegari a parlare – il calcio moderno ha preso avvio da un’associazione fondata a Londra in un’osteria, la Freemason’s Tavern», dove il 26 ottobre 1863 undici club fondarono la già citata “associazione” che, tra l’altro, bandiva definitivamente la violenza (?!) dai campi di gioco. Fu invece qualche anno prima, nel 1857, che la prima società ufficiale vide la luce: lo Sheffield. Il Football «entrò (quindi) nelle scuole sotto forma di dribbling game, ovvero “gioco della finta”», cosa che ci permette di rispondere ad una curiosità: perché si gioca in undici? 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No, ragazzi, avete sbagliato..». Con questo incipit inizia uno dei romanzi per ragazzi più celebri al mondo: Le avventure di Pinocchio, nome la cui origine non è chiarissima, la più probabile rimanda forse all’antico dialetto toscano, che con esso indica il pino domestico, albero dal quale il burattino sarebbe stato tratto. Ma anche in questo caso registriamo un’inesattezza, il burattino è infatti manovrato infilandovi la mano, mentre Pinocchio è in realtà una marionetta, ovvero un pupazzo manovrato coi fili. In questa celebre rilettura del cosiddetto romanzo di formazione, la cui caratteristica principale è la maturazione del protagonista, non è difficile scorgere in controluce la figura di un alter Christus che, stando a certi Vangeli apocrifi, racconta l’infanzia turbolenta di Gesù, facendone un presepe toscano animato, laico e profano solo all’apparenza. Ma su questo torneremo.  Se di rivisitazioni il racconto di Pinocchio ne ha conosciute tante, a partire dal cinema in quell’ormai lontano 1911, ci limitiamo a citarne tre, a partire dalla sua discutibile versione sovietica rielaborata dallo scrittore e politico Aleksej Nikolaevič Tolstoj, in cui Burattino – questo il nome russo della marionetta – viene realizzato dalle mani non di Geppetto ma di Papà Karl (richiamo evidente a Marx), il Gatto si chiama Basilio (rimando questa volta al santo cui è dedicata la cattedrale di Mosca, come a dire: “occhio ai preti!”), e alla fine non si trasforma in bambino. Questa lettura – afferma il fisico nucleare, filosofo e teologo ucraino Aleksandr Filonenko, è confacente alle esigenze dell’ex Unione Sovietica, essendo legata alla catastrofe antropologica dovuta dal crollo del comunismo, fenomeno sociale che ha generato la domanda di sempre: “chi è nostro padre?”.  La seconda rilettura che val la pena prendere in esame è cinematografica, del regista messicano Guillermo del Toro che, assieme a Mark Gustafson ha realizzato con la tecnica della stop-motion un piccolo gioiello d’animazione ambientato nel ventennio fascista, durante il quale al vedovo falegname Geppetto muore il figlio Carlo (omaggio a Collodi?), tornato in chiesa a prendere la pigna dimenticata (altra allusione al pino), chiesa sopra la quale cade una bomba, siamo infatti in tempo di guerra. Ubriaco e incapace di elaborare il lutto, l’anziano abbatte l’albero cresciuto grazie alla già citata pigna, seminata accanto alla tomba del figlio. Ancora sotto l’effetto dell’alcool, con quel legno realizza la celebre marionetta. La rivisitazione in questo caso è altrettanto robusta: la fata è sostituita da uno “spirito del bosco” dalle sembianze di un cherubino, cui fa da contraltare Morte, sua sorella e sovrana dell’oltretomba, somigliante invece ad una chimera. Mentre Lucignolo è figlio di un gerarca fascista, l’alterego di Mangiafuoco (ma anche dei due scaltri animali) è il Conte Volpe, che Pinocchio decide di seguire per fare un po’ di soldi da inviare al povero padre, dimostrandosi in tal modo un figlio migliore. Geppetto si mette quindi sulle sue tracce e, con l’aiuto del grillo parlante Sebastian, mentre la marionetta cerca di sabotare uno spettacolo in onore di Mussolini, s’imbarca con un uomo che ricalca perfettamente Achab, il personaggio immaginario di Moby Dick. Scappato dalle grinfie del Conte Volpe, Pinocchio si ritrova insieme a Lucignolo non nel “paese dei balocchi”, ma in una scuola di addestramento militare.. Insomma, la vicenda è anzitutto di paternità e figliolanza che tratta, non a caso si gioca su tre coppie di personaggi: Lucignolo e il padre, Pinocchio e Geppetto, il Conte Volpe e la sua scimmia Spazzatura, che, visto il nome affibbiatole, non può che maltrattare. Sarà proprio quest’ultima a riservare le migliori sorprese. Chiude il novero dei personaggi il parroco del paese da cui parte l’intera storia, che commissiona a Geppetto un Crocifisso, anch’esso di legno (!!). D...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560660</guid><pubDate>Sun, 25 Dec 2022 20:36:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560660/audio_20221225213616.mp3" length="38667830" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«C’era una volta.. – un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato..». Con questo incipit inizia uno dei romanzi per ragazzi più celebri al mondo: Le avventure di Pinocchio, nome la cui origine non è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«C’era una volta.. – un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato..». Con questo incipit inizia uno dei romanzi per ragazzi più celebri al mondo: Le avventure di Pinocchio, nome la cui origine non è chiarissima, la più probabile rimanda forse all’antico dialetto toscano, che con esso indica il pino domestico, albero dal quale il burattino sarebbe stato tratto. Ma anche in questo caso registriamo un’inesattezza, il burattino è infatti manovrato infilandovi la mano, mentre Pinocchio è in realtà una marionetta, ovvero un pupazzo manovrato coi fili. In questa celebre rilettura del cosiddetto romanzo di formazione, la cui caratteristica principale è la maturazione del protagonista, non è difficile scorgere in controluce la figura di un alter Christus che, stando a certi Vangeli apocrifi, racconta l’infanzia turbolenta di Gesù, facendone un presepe toscano animato, laico e profano solo all’apparenza. Ma su questo torneremo.  Se di rivisitazioni il racconto di Pinocchio ne ha conosciute tante, a partire dal cinema in quell’ormai lontano 1911, ci limitiamo a citarne tre, a partire dalla sua discutibile versione sovietica rielaborata dallo scrittore e politico Aleksej Nikolaevič Tolstoj, in cui Burattino – questo il nome russo della marionetta – viene realizzato dalle mani non di Geppetto ma di Papà Karl (richiamo evidente a Marx), il Gatto si chiama Basilio (rimando questa volta al santo cui è dedicata la cattedrale di Mosca, come a dire: “occhio ai preti!”), e alla fine non si trasforma in bambino. Questa lettura – afferma il fisico nucleare, filosofo e teologo ucraino Aleksandr Filonenko, è confacente alle esigenze dell’ex Unione Sovietica, essendo legata alla catastrofe antropologica dovuta dal crollo del comunismo, fenomeno sociale che ha generato la domanda di sempre: “chi è nostro padre?”.  La seconda rilettura che val la pena prendere in esame è cinematografica, del regista messicano Guillermo del Toro che, assieme a Mark Gustafson ha realizzato con la tecnica della stop-motion un piccolo gioiello d’animazione ambientato nel ventennio fascista, durante il quale al vedovo falegname Geppetto muore il figlio Carlo (omaggio a Collodi?), tornato in chiesa a prendere la pigna dimenticata (altra allusione al pino), chiesa sopra la quale cade una bomba, siamo infatti in tempo di guerra. Ubriaco e incapace di elaborare il lutto, l’anziano abbatte l’albero cresciuto grazie alla già citata pigna, seminata accanto alla tomba del figlio. Ancora sotto l’effetto dell’alcool, con quel legno realizza la celebre marionetta. La rivisitazione in questo caso è altrettanto robusta: la fata è sostituita da uno “spirito del bosco” dalle sembianze di un cherubino, cui fa da contraltare Morte, sua sorella e sovrana dell’oltretomba, somigliante invece ad una chimera. Mentre Lucignolo è figlio di un gerarca fascista, l’alterego di Mangiafuoco (ma anche dei due scaltri animali) è il Conte Volpe, che Pinocchio decide di seguire per fare un po’ di soldi da inviare al povero padre, dimostrandosi in tal modo un figlio migliore. Geppetto si mette quindi sulle sue tracce e, con l’aiuto del grillo parlante Sebastian, mentre la marionetta cerca di sabotare uno spettacolo in onore di Mussolini, s’imbarca con un uomo che ricalca perfettamente Achab, il personaggio immaginario di Moby Dick. Scappato dalle grinfie del Conte Volpe, Pinocchio si ritrova insieme a Lucignolo non nel “paese dei balocchi”, ma in una scuola di addestramento militare.. Insomma, la vicenda è anzitutto di paternità e figliolanza che tratta, non a caso si gioca su tre coppie di personaggi: Lucignolo e il padre, Pinocchio e Geppetto, il Conte Volpe e la sua scimmia Spazzatura, che, visto il nome affibbiatole, non può che maltrattare. Sarà proprio quest’ultima a riservare le migliori sorprese. Chiude il novero dei personaggi il parroco del paese da cui parte l’intera storia, che commissiona a Geppetto un Crocifisso, anch’esso di legno (!!). D...]]></itunes:summary><itunes:duration>1209</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coltivare cosa? (Bibbia e cultura)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coltivare-cosa-bibbia-e-cultura--53095721</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095721</guid><pubDate>Sun, 27 Nov 2022 23:48:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095721/audio_sd_20221128004823.mp3" length="14025792" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>1753</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coltivare cosa? (Bibbia e cultura)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coltivare-cosa-bibbia-e-cultura--53560712</link><description><![CDATA[Testo della catechesi«Se la Bibbia è considerata il libro dei cristiani.. – afferma Éric Denimal – è altrettanto vero che essa appartiene a tutto il genere umano. I cristiani non hanno alcun diritto di monopolizzarla né, tanto meno, di sottrarla all’umanità.. La Bibbia è certamente un libro spirituale.. ma è anche un’opera culturale.. narra (infatti) la saga di un popolo (ebraico, israelita o giudeo che dir si voglia) che si fa specchio di tutti i popoli!». Nell’utilissimo e divertente libro La Bibbia per tutti, la penultima parte del testo è intitolata Una società influenzata dalla Bibbia e inizia così: «Al di là delle polemiche, è evidente che la tradizione ebraico-cristiana ha permeato la cultura, la storia e il pensiero europei. Ne ritroviamo innumerevoli tracce.. in tutte le nostre espressioni artistiche.. modo di agire e di pensare, nella vita di tutti i giorni, nel nostro parlare e nel nostro quotidiano». Se fino ai primi del ’900 la lettura della Bibbia era affare d’élite, perché non tutti sapevano leggere e scrivere, oggi l’analfabetismo è invece specificamente biblico: chi lavora in ambito scolastico, ad esempio, lo sa bene. Se tutti sappiamo cos’è la Bibbia (anche se non la conosciamo), val la pena soffermarsi sul concetto di cultura, che il Vocabolario Treccani così definisce: «dal latino cultura, derivato di colĕre, “coltivare”.. L’insieme di cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo». La cultura di ognuno di noi, in pratica, è frutto di ciò che abbiamo coltivato nel tempo, «siamo quello che mangiamo» per dirla col filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, ma in senso lato. Cioè, in questo momento storico, io sono tutto ciò che nella mia vita ho fatto mio: il cibo ingerito, i luoghi visitati, i libri letti, i film visti, la musica ascoltata, l’arte di cui ho fatto esperienza, ecc.. ma soprattutto sono il frutto delle relazioni che sono riuscito ad intessere. E di tale “coltivazione” ogni giorno mi presenta il raccolto. Il filosofo dell’educazione Aluisi Tosolini, esperto in didattica – avendo speso buona parte della sua vita nel mondo della scuola, prima come docente poi come dirigente – nel testo Bibbia, cultura e scuola, redatto a due mani col teologo Brunetto Salvarani, afferma: «..si fa ancora molta fatica a rendersi conto che la Bibbia.. è prodotto culturale in duplice senso: in quanto è nata in una cultura specifica (semitica ed ellenistico-romana) e in quanto genera cultura». Il Libro bianco Teaching and Learning della Commissione europea invece, affermava negli ormai lontani anni ’90 del secolo scorso:  «Lo scotto che una società paga quando dimentica il passato è la perdita di qualsiasi eredità comune di sostegni e punti di riferimento. Non sorprende che, non conoscendo la storia della civiltà europea, espressioni come “traversata del deserto”, “portare la propria croce”, “eureka!”, “il giudizio di Salomone” o “la torre di Babele” abbiano perso il loro significato». Interessante – e non casuale! – il fatto che quattro dei cinque esempi citati attingano proprio dal repertorio biblico. «La condizione dell’attuale cultura europea è di autodemolizione (un tentato suicidio che i più giudicano un atteggiamento “moderno”), poiché pretende di emanciparsi dalle radici sulle quali si fonda, quelle cristiane, fondate sulla Bibbia». Con queste parole iniziava anni orsono un corso teologico intitolato proprio Bibbia e cultura.. ma le cose stanno davvero così? In che modo l’accantonamento delle sue radici bibliche, da parte della cultura dominante, costituisce un “suicidio”? E in che senso? Il compianto Umberto Eco dal canto suo, da semiologo, filosofo, massmediologo ed esperto medievista – lui che ...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560712</guid><pubDate>Sun, 27 Nov 2022 23:47:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560712/audio_20221128004707.mp3" length="42069181" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«Se la Bibbia è considerata il libro dei cristiani.. – afferma Éric Denimal – è altrettanto vero che essa appartiene a tutto il genere umano. I cristiani non hanno alcun diritto di monopolizzarla né, tanto meno, di sottrarla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«Se la Bibbia è considerata il libro dei cristiani.. – afferma Éric Denimal – è altrettanto vero che essa appartiene a tutto il genere umano. I cristiani non hanno alcun diritto di monopolizzarla né, tanto meno, di sottrarla all’umanità.. La Bibbia è certamente un libro spirituale.. ma è anche un’opera culturale.. narra (infatti) la saga di un popolo (ebraico, israelita o giudeo che dir si voglia) che si fa specchio di tutti i popoli!». Nell’utilissimo e divertente libro La Bibbia per tutti, la penultima parte del testo è intitolata Una società influenzata dalla Bibbia e inizia così: «Al di là delle polemiche, è evidente che la tradizione ebraico-cristiana ha permeato la cultura, la storia e il pensiero europei. Ne ritroviamo innumerevoli tracce.. in tutte le nostre espressioni artistiche.. modo di agire e di pensare, nella vita di tutti i giorni, nel nostro parlare e nel nostro quotidiano». Se fino ai primi del ’900 la lettura della Bibbia era affare d’élite, perché non tutti sapevano leggere e scrivere, oggi l’analfabetismo è invece specificamente biblico: chi lavora in ambito scolastico, ad esempio, lo sa bene. Se tutti sappiamo cos’è la Bibbia (anche se non la conosciamo), val la pena soffermarsi sul concetto di cultura, che il Vocabolario Treccani così definisce: «dal latino cultura, derivato di colĕre, “coltivare”.. L’insieme di cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo». La cultura di ognuno di noi, in pratica, è frutto di ciò che abbiamo coltivato nel tempo, «siamo quello che mangiamo» per dirla col filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, ma in senso lato. Cioè, in questo momento storico, io sono tutto ciò che nella mia vita ho fatto mio: il cibo ingerito, i luoghi visitati, i libri letti, i film visti, la musica ascoltata, l’arte di cui ho fatto esperienza, ecc.. ma soprattutto sono il frutto delle relazioni che sono riuscito ad intessere. E di tale “coltivazione” ogni giorno mi presenta il raccolto. Il filosofo dell’educazione Aluisi Tosolini, esperto in didattica – avendo speso buona parte della sua vita nel mondo della scuola, prima come docente poi come dirigente – nel testo Bibbia, cultura e scuola, redatto a due mani col teologo Brunetto Salvarani, afferma: «..si fa ancora molta fatica a rendersi conto che la Bibbia.. è prodotto culturale in duplice senso: in quanto è nata in una cultura specifica (semitica ed ellenistico-romana) e in quanto genera cultura». Il Libro bianco Teaching and Learning della Commissione europea invece, affermava negli ormai lontani anni ’90 del secolo scorso:  «Lo scotto che una società paga quando dimentica il passato è la perdita di qualsiasi eredità comune di sostegni e punti di riferimento. Non sorprende che, non conoscendo la storia della civiltà europea, espressioni come “traversata del deserto”, “portare la propria croce”, “eureka!”, “il giudizio di Salomone” o “la torre di Babele” abbiano perso il loro significato». Interessante – e non casuale! – il fatto che quattro dei cinque esempi citati attingano proprio dal repertorio biblico. «La condizione dell’attuale cultura europea è di autodemolizione (un tentato suicidio che i più giudicano un atteggiamento “moderno”), poiché pretende di emanciparsi dalle radici sulle quali si fonda, quelle cristiane, fondate sulla Bibbia». Con queste parole iniziava anni orsono un corso teologico intitolato proprio Bibbia e cultura.. ma le cose stanno davvero così? In che modo l’accantonamento delle sue radici bibliche, da parte della cultura dominante, costituisce un “suicidio”? E in che senso? Il compianto Umberto Eco dal canto suo, da semiologo, filosofo, massmediologo ed esperto medievista – lui che ...]]></itunes:summary><itunes:duration>1753</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A very good novel (La Bibbia secondo i fumetti)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-very-good-novel-la-bibbia-secondo-i-fumetti--53095720</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095720</guid><pubDate>Sun, 30 Oct 2022 21:15:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095720/audio_sd_20221030221504.mp3" length="11374676" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>1422</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A very good novel (La Bibbia secondo i fumetti)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-very-good-novel-la-bibbia-secondo-i-fumetti--53560693</link><description><![CDATA[Testo della catechesi Nonostante ci sia una sottile differenza, oggi i termini fumetto e graphic novel sono quasi sinonimi. Se quest’ultimo è tecnicamente un “romanzo a fumetti”, il primo, più semplice – ma non per questo rivolto ad un pubblico solo infantile, anzi! – , ne è l’origine, a partire dall’irriverente monello Yellow Kid, creato dalla matita dello statunitense Richard Felton Outcault il 5 maggio 1895, inizialmente pubblicato come supplemento domenicale del quotidiano New York World. Ma il fumetto, termine che indica la “nuvoletta” in cui compare lo scritto, oggi più che mai è capace di veicolare anche il messaggio biblico. Le testimonianze a riguardo sono diverse, ad esempio La Bibbia edita dalla Panini Comics, che attraverso un tratto davvero bello, ma austero ed evocativo (la distruzione di Sodoma e Gomorra è spettacolare!), ha dato vita ai due volumi L’Antico Testamento e Il Nuovo Testamento (che rispetto al primo utilizza colori molto più vivaci, a tratti quasi liturgici) grazie ad autori come il disegnatore croato Damir Zitko, il franco-brasiliano Jean-Christophe Camus e il belga Michel Dufranne, che, laureatosi in psicologia per poi dedicarsi al mondo dei giochi di ruolo e a pubblicazioni di fantascienza, ama nascondersi sotto lo pseudonimo Miroslav Dragan. A loro si aggiungono Dušan Božić e l’altro croato Dalibor Talajić, passato dall’insegnare clarinetto a Zagabria a diventare una matita della Marvel, disegnando tra gli altri Deadpool, X-Force, Wolverine, Dracula, Punisher e Shang-Chi. Se la copertina del primo volume è rappresentata dalla scena in cui Mosè divide le acque del Mar Rosso – un vero capolavoro! – , in quella del secondo ecco un Gesù “alla Zeffirelli”, che, con un riflesso del sole a fargli da aureola, è immerso nelle acque – questa volta del Giordano – e guarda verso l’alto, luogo in cui è situato sia il Padre sia il potenziale lettore. Ma è la conclusione dell’intera opera a far riflettere: la quarta di copertina (il retro, tanto per intenderci) ritrae il sole che si fa largo tra le nubi, in cui capeggia la scritta «Si conclude la nuova, spettacolare versione a fumetti della Bibbia per i lettori del XXI secolo.. Un adattamento fedele e, allo stesso tempo, straordinariamente moderno». Confermiamo, è proprio così. Ancora più interessante è forse La Bibbia a fumetti. La storia della redenzione, la cui versione originale inglese è The action Bible, del 2010. L’opera, che utilizza un disegno più “animato” – cioè non troppo verosimile (il fisico di Gesù crocifisso non è da meno di quello di Sansone, né ha qualcosa da invidiare a un moderno body-builder) – , è curata dal pastore protestante Doug Mauss, mentre le illustrazioni sono di Sergio Cariello, fumettista residente in Florida, anch’egli passato tra le fila della Marvel. Tradotta in 29 lingue e distribuita in 32 paesi, è un estratto della Sacra Scrittura disponibile in più di 50 lingue, grazie anche allo Youth For Christ (YFC), un movimento cristiano giovanile che, nato nel 1940 a New York, opera su scala mondiale e si propone di evangelizzare in primis gli adolescenti. Di questi tempi, in cui l’ateismo giovanile prolifera, beh, davvero lodevole! Il curatore Doug Mauss introduce la sua opera rivolgendosi direttamente al lettore: «Anche se è difficile che si pensi a lui in questi termini, è Dio il primo grande eroe della storia. Si rimane tutti senza fiato quando Superman fa volare via un’auto con un soffio; con il suo soffio, però, Dio ha creato l’intero universo. Superman potrebbe salvarci da un guaio con la sua forza, ma Gesù ha salvato il mondo intero con la sua morte. Poi ci sono gli esseri umani che Dio ha scelto per compiere il suo piano divino: sebbene imperfetti, anche loro furono dei supereroi meravigliosi – marvel, aggiungiamo noi, non significa forse “meraviglia”?! E prosegue – Leggi il racconto di Sansone che si avventa su un esercito di filistei, uccidendoli tutti senza avere a disposizione nient’altro che una mascella d’asino. Sc...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560693</guid><pubDate>Sun, 30 Oct 2022 21:14:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560693/audio_20221030221403.mp3" length="45486416" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi Nonostante ci sia una sottile differenza, oggi i termini fumetto e graphic novel sono quasi sinonimi. Se quest’ultimo è tecnicamente un “romanzo a fumetti”, il primo, più semplice – ma non per questo rivolto ad un pubblico solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi Nonostante ci sia una sottile differenza, oggi i termini fumetto e graphic novel sono quasi sinonimi. Se quest’ultimo è tecnicamente un “romanzo a fumetti”, il primo, più semplice – ma non per questo rivolto ad un pubblico solo infantile, anzi! – , ne è l’origine, a partire dall’irriverente monello Yellow Kid, creato dalla matita dello statunitense Richard Felton Outcault il 5 maggio 1895, inizialmente pubblicato come supplemento domenicale del quotidiano New York World. Ma il fumetto, termine che indica la “nuvoletta” in cui compare lo scritto, oggi più che mai è capace di veicolare anche il messaggio biblico. Le testimonianze a riguardo sono diverse, ad esempio La Bibbia edita dalla Panini Comics, che attraverso un tratto davvero bello, ma austero ed evocativo (la distruzione di Sodoma e Gomorra è spettacolare!), ha dato vita ai due volumi L’Antico Testamento e Il Nuovo Testamento (che rispetto al primo utilizza colori molto più vivaci, a tratti quasi liturgici) grazie ad autori come il disegnatore croato Damir Zitko, il franco-brasiliano Jean-Christophe Camus e il belga Michel Dufranne, che, laureatosi in psicologia per poi dedicarsi al mondo dei giochi di ruolo e a pubblicazioni di fantascienza, ama nascondersi sotto lo pseudonimo Miroslav Dragan. A loro si aggiungono Dušan Božić e l’altro croato Dalibor Talajić, passato dall’insegnare clarinetto a Zagabria a diventare una matita della Marvel, disegnando tra gli altri Deadpool, X-Force, Wolverine, Dracula, Punisher e Shang-Chi. Se la copertina del primo volume è rappresentata dalla scena in cui Mosè divide le acque del Mar Rosso – un vero capolavoro! – , in quella del secondo ecco un Gesù “alla Zeffirelli”, che, con un riflesso del sole a fargli da aureola, è immerso nelle acque – questa volta del Giordano – e guarda verso l’alto, luogo in cui è situato sia il Padre sia il potenziale lettore. Ma è la conclusione dell’intera opera a far riflettere: la quarta di copertina (il retro, tanto per intenderci) ritrae il sole che si fa largo tra le nubi, in cui capeggia la scritta «Si conclude la nuova, spettacolare versione a fumetti della Bibbia per i lettori del XXI secolo.. Un adattamento fedele e, allo stesso tempo, straordinariamente moderno». Confermiamo, è proprio così. Ancora più interessante è forse La Bibbia a fumetti. La storia della redenzione, la cui versione originale inglese è The action Bible, del 2010. L’opera, che utilizza un disegno più “animato” – cioè non troppo verosimile (il fisico di Gesù crocifisso non è da meno di quello di Sansone, né ha qualcosa da invidiare a un moderno body-builder) – , è curata dal pastore protestante Doug Mauss, mentre le illustrazioni sono di Sergio Cariello, fumettista residente in Florida, anch’egli passato tra le fila della Marvel. Tradotta in 29 lingue e distribuita in 32 paesi, è un estratto della Sacra Scrittura disponibile in più di 50 lingue, grazie anche allo Youth For Christ (YFC), un movimento cristiano giovanile che, nato nel 1940 a New York, opera su scala mondiale e si propone di evangelizzare in primis gli adolescenti. Di questi tempi, in cui l’ateismo giovanile prolifera, beh, davvero lodevole! Il curatore Doug Mauss introduce la sua opera rivolgendosi direttamente al lettore: «Anche se è difficile che si pensi a lui in questi termini, è Dio il primo grande eroe della storia. Si rimane tutti senza fiato quando Superman fa volare via un’auto con un soffio; con il suo soffio, però, Dio ha creato l’intero universo. Superman potrebbe salvarci da un guaio con la sua forza, ma Gesù ha salvato il mondo intero con la sua morte. Poi ci sono gli esseri umani che Dio ha scelto per compiere il suo piano divino: sebbene imperfetti, anche loro furono dei supereroi meravigliosi – marvel, aggiungiamo noi, non significa forse “meraviglia”?! E prosegue – Leggi il racconto di Sansone che si avventa su un esercito di filistei, uccidendoli tutti senza avere a disposizione nient’altro che una mascella d’asino. Sc...]]></itunes:summary><itunes:duration>1422</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Peccato contro natura? (La Bibbia secondo Gomorra)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/peccato-contro-natura-la-bibbia-secondo-gomorra--53095714</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095714</guid><pubDate>Sun, 25 Sep 2022 16:16:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095714/audio_sd_20220925181610.mp3" length="10657667" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>1332</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Peccato contro natura? (La Bibbia secondo Gomorra)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/peccato-contro-natura-la-bibbia-secondo-gomorra--53560691</link><description><![CDATA[Testo della catechesi «Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave», così inizia il romanzo. «O lò, c vò tiemp. Sto ascenn’, mamma mia, cumme si pesant o cchiatt», così inizia il film. «Ha pubblicato na foto mia e della mamma su book. Ma qual book, Facebook, è nu social network», così inizia la serie. Ma di cosa stiamo parlando? Di quello che, nato come un «incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra» – queste le parole della seconda di copertina del libro –  è diventato nel giro di pochi anni, insieme a Romanzo criminale.. una narrazione transmediale, che ha dato vita a un transmedia storytelling o a un ecosistema narrativo: libro, opera teatrale, film, serie tv, app, graphic novel, videogioco, serie web (su tutte l’esilarante parodia Gli effetti di Gomorra sulla gente, dei The Jackal) e chissà cos’altro ancora. Roberto Saviano, blogger sconosciuto prima di essere romanziere, costituisce il perno di tutto ciò, sorta di trinità autore-narratore-personaggio che rischia di confondere il lettore. Ma com’è nato questo brand? Dal libro, come detto, che inizia le vendite in sordina e passa in breve da una tiratura di 5.000 copie a 2 milioni e mezzo vendute in Italia, e 10 milioni nel mondo, tradotto tra l’altro in 53 paesi. Fenomeno letterario paragonabile secondo alcuni solo alla saga di Harry Potter. L’ascesa dell’ex blogger parte nel maggio del 2006, quando Daria Bignardi lo intervista a “Le invasioni barbariche” su La7. A settembre dello stesso anno la casa di produzione Fandango annuncia di aver comprato i diritti del romanzo per farne un film con la regia di Matteo Garrone. Ma è solo il mese dopo che Gomorra diventa un caso editoriale, quando a Saviano viene affidata la scorta, ergendolo a simbolo della lotta al Sistema. Ma perché è tuttora sotto scorta? Per via di un discorso tenuto nel settembre 2006 a Casal di Principe, in provincia di Caserta, alla presenza di varie personalità politiche, tra cui l’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti, in cui ha attaccato direttamente i capi mafiosi, facendo nomi e cognomi: «Iovine, Schiavone, Zagaria, non siete nessuno. Questa terra l’avete avvelenata, andatevene». Da quel giorno le minacce si sono moltiplicate, finché il 13 ottobre finisce sotto protezione. La motivazione che lo spinge a scrivere il libro è però un’altra: la rabbia sfociata in seguito all’omicidio di Attilio Romanò, ucciso per errore il 24 gennaio 2005 durante una faida interna ai clan di Scampia. E il titolo, da dove nasce? Glielo suggerisce Antonio Franchini, responsabile della narrativa Mondadori. Premesso che Camorra è un termine scomparso dal dopo Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, e che oggi al suo posto si parla di Sistema, Saviano prosegue l’opera di don Giuseppe Diana, assassinato la mattina del 19 marzo 1994 nella chiesa di san Nicola a Casal di Principe, in un agguato camorristico appunto.. Nel romanzo commenta il documento distribuito dal prete durante il giorno di Natale del ’91, dal titolo isaiano Per amore del mio popolo non tacerò (Is 62,1): «Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo.. ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. ..I camorristi impongono.. esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza.. l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.. Dio ci chiama ad essere profeti.. Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa..». Il titolo biblico, dicevamo, archetipo derivante da quella città dell’Antico Testa...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560691</guid><pubDate>Sun, 25 Sep 2022 16:14:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560691/audio_20220925181416.mp3" length="42618380" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi «Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave», così inizia il romanzo. «O lò, c vò tiemp. Sto ascenn’, mamma mia, cumme si pesant o cchiatt», così inizia il film. «Ha pubblicato na foto mia e della mamma su book....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi «Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave», così inizia il romanzo. «O lò, c vò tiemp. Sto ascenn’, mamma mia, cumme si pesant o cchiatt», così inizia il film. «Ha pubblicato na foto mia e della mamma su book. Ma qual book, Facebook, è nu social network», così inizia la serie. Ma di cosa stiamo parlando? Di quello che, nato come un «incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra» – queste le parole della seconda di copertina del libro –  è diventato nel giro di pochi anni, insieme a Romanzo criminale.. una narrazione transmediale, che ha dato vita a un transmedia storytelling o a un ecosistema narrativo: libro, opera teatrale, film, serie tv, app, graphic novel, videogioco, serie web (su tutte l’esilarante parodia Gli effetti di Gomorra sulla gente, dei The Jackal) e chissà cos’altro ancora. Roberto Saviano, blogger sconosciuto prima di essere romanziere, costituisce il perno di tutto ciò, sorta di trinità autore-narratore-personaggio che rischia di confondere il lettore. Ma com’è nato questo brand? Dal libro, come detto, che inizia le vendite in sordina e passa in breve da una tiratura di 5.000 copie a 2 milioni e mezzo vendute in Italia, e 10 milioni nel mondo, tradotto tra l’altro in 53 paesi. Fenomeno letterario paragonabile secondo alcuni solo alla saga di Harry Potter. L’ascesa dell’ex blogger parte nel maggio del 2006, quando Daria Bignardi lo intervista a “Le invasioni barbariche” su La7. A settembre dello stesso anno la casa di produzione Fandango annuncia di aver comprato i diritti del romanzo per farne un film con la regia di Matteo Garrone. Ma è solo il mese dopo che Gomorra diventa un caso editoriale, quando a Saviano viene affidata la scorta, ergendolo a simbolo della lotta al Sistema. Ma perché è tuttora sotto scorta? Per via di un discorso tenuto nel settembre 2006 a Casal di Principe, in provincia di Caserta, alla presenza di varie personalità politiche, tra cui l’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti, in cui ha attaccato direttamente i capi mafiosi, facendo nomi e cognomi: «Iovine, Schiavone, Zagaria, non siete nessuno. Questa terra l’avete avvelenata, andatevene». Da quel giorno le minacce si sono moltiplicate, finché il 13 ottobre finisce sotto protezione. La motivazione che lo spinge a scrivere il libro è però un’altra: la rabbia sfociata in seguito all’omicidio di Attilio Romanò, ucciso per errore il 24 gennaio 2005 durante una faida interna ai clan di Scampia. E il titolo, da dove nasce? Glielo suggerisce Antonio Franchini, responsabile della narrativa Mondadori. Premesso che Camorra è un termine scomparso dal dopo Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, e che oggi al suo posto si parla di Sistema, Saviano prosegue l’opera di don Giuseppe Diana, assassinato la mattina del 19 marzo 1994 nella chiesa di san Nicola a Casal di Principe, in un agguato camorristico appunto.. Nel romanzo commenta il documento distribuito dal prete durante il giorno di Natale del ’91, dal titolo isaiano Per amore del mio popolo non tacerò (Is 62,1): «Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo.. ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. ..I camorristi impongono.. esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza.. l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.. Dio ci chiama ad essere profeti.. Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa..». 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(La Bibbia secondo Dan Brown)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quale-codice-la-bibbia-secondo-dan-brown--53095710</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095710</guid><pubDate>Mon, 12 Sep 2022 17:01:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095710/audio_sd_20220912190133.mp3" length="20522967" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>2565</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quale codice? (La Bibbia secondo Dan Brown)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quale-codice-la-bibbia-secondo-dan-brown--53560666</link><description><![CDATA[Testo della catechesi«“Ma con tutti i libri sull’argomento, perché la teoria non è conosciuta?”. “Questi libri non possono cancellare secoli di storia, specialmente se quella storia è sostenuta dal più grande best seller di tutti i tempi”.. “Non dirmi che Harry Potter parla del Santo Graal”. “Parlavo della Bibbia”». Questo dialogo tra l’editor Jonas Faukman e il professore Robert Langdon ci introduce alla visione del testo sacro offertoci da Il codice da Vinci, romanzo attraverso il quale nel 2003 è stato sollevato un vero e proprio polverone, e le cui prime parole sono: «Questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale». Come mai tanto scalpore? La pagina 9 dell’edizione italiana così prosegue: «Tutte le descrizioni di opere d’arte e architettoniche, di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà». Insomma, si tratta di pure invenzioni o no? All’autore piace mischiare le carte, per poi svelarle sul tavolo da gioco al momento opportuno. Daniel Gerhard Brown è tra gli autori thriller (dall’inglese to thrill, rabbrividire) più popolari: di origini inglesi, irlandesi, scozzesi e francesi, figlio di un matematico e di una musicista, uomo di scienza il padre, donna di fede la madre, è cresciuto in un clima che tentava di conciliare i due aspetti. Fin da giovane Daniel è stato messo alla prova da papà con anagrammi e cacce al tesoro curatissime, soprattutto in occasione del Natale. Chi ha letto il romanzo capirà bene da dove giunge l’ispirazione ad esempio del ventitreesimo capitolo. Dopo la laurea prova a diventare cantautore e pianista, poi però si dedica allo studio della storia dell’arte a Siviglia, dove approfondisce la conoscenza di Leonardo da Vinci e della crittografia. Altri indizi che spiegano tanto del futuro best seller. Dopo aver scritto un romanzo assieme alla moglie (pittrice e storica dell’arte), nel 1996 inizia a fare lo scrittore a tempo pieno.  Tornando al suo romanzo, perché continuare ad occuparcene, se le polemiche da lui sollevate sono ormai sorpassate da anni? Anche se «A tutti piacciono i complotti», dato che «Il cieco vede quello che desidera vedere», per dirla con due citazioni del romanzo stesso, l’intento non è certo quello di rivalutarlo, quanto piuttosto indagare i punti sensibili che l’autore è stato capace di toccare, aspetto forse emerso troppo poco, dato che la critica, cattolica soprattutto, all’uscita dello scritto ha immediatamente eretto un vero e proprio muro apologetico, mirato a difendersi dalla numerose fandonie pronunciate. Il lascito del romanzo è tuttavia più ampio e interessante, proviamo a mostrarlo. Quali sono, come si diceva, i tasti che Brown tocca? Moltissimi. Solo per citarne alcuni: il binomio Chiesa-Vaticano, la prelatura dell’Opus Dei, il tema dell’arte, la tradizione scritturistica, l’importanza dei simboli, il mito del santo Graal, l’ignoranza del cristiano medio in merito alla Bibbia, il ruolo della donna nella vita della Chiesa, l’identità di genere di Dio, chi sia veramente Gesù, il grande dilemma del peccato originale, l’eterna questione del potere, il fenomeno della secolarizzazione e tanti altri.. Ringraziamo allora l’autore, ironia a parte, per l’occasione che ci offre. Dei suoi romanzi, tradotti in più di 56 lingue, i più famosi (che hanno come protagonista Robert Langdon) devono la loro notorietà anche alla trasposizione cinematografica avvenuta sotto la regia di Ron Howard, che ha raggiunto il suo apice con i due Oscar per A Beautiful Mind, ma celebre e amato in tutto il mondo grazie soprattutto al ruolo di Richie Cunningham nella famosa sitcom Happy Days. Se Angeli e demoni ruota attorno alla società segreta degli scienziati cristiani chiamati Illuminati, ne Il simbolo perduto il tema centrale è la massoneria, mentre Inferno indaga i segreti ...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560666</guid><pubDate>Mon, 12 Sep 2022 17:00:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560666/audio_20220912190038.mp3" length="41041838" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«“Ma con tutti i libri sull’argomento, perché la teoria non è conosciuta?”. “Questi libri non possono cancellare secoli di storia, specialmente se quella storia è sostenuta dal più grande best seller di tutti i tempi”.. “Non dirmi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«“Ma con tutti i libri sull’argomento, perché la teoria non è conosciuta?”. “Questi libri non possono cancellare secoli di storia, specialmente se quella storia è sostenuta dal più grande best seller di tutti i tempi”.. “Non dirmi che Harry Potter parla del Santo Graal”. “Parlavo della Bibbia”». Questo dialogo tra l’editor Jonas Faukman e il professore Robert Langdon ci introduce alla visione del testo sacro offertoci da Il codice da Vinci, romanzo attraverso il quale nel 2003 è stato sollevato un vero e proprio polverone, e le cui prime parole sono: «Questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale». Come mai tanto scalpore? La pagina 9 dell’edizione italiana così prosegue: «Tutte le descrizioni di opere d’arte e architettoniche, di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà». Insomma, si tratta di pure invenzioni o no? All’autore piace mischiare le carte, per poi svelarle sul tavolo da gioco al momento opportuno. Daniel Gerhard Brown è tra gli autori thriller (dall’inglese to thrill, rabbrividire) più popolari: di origini inglesi, irlandesi, scozzesi e francesi, figlio di un matematico e di una musicista, uomo di scienza il padre, donna di fede la madre, è cresciuto in un clima che tentava di conciliare i due aspetti. Fin da giovane Daniel è stato messo alla prova da papà con anagrammi e cacce al tesoro curatissime, soprattutto in occasione del Natale. Chi ha letto il romanzo capirà bene da dove giunge l’ispirazione ad esempio del ventitreesimo capitolo. Dopo la laurea prova a diventare cantautore e pianista, poi però si dedica allo studio della storia dell’arte a Siviglia, dove approfondisce la conoscenza di Leonardo da Vinci e della crittografia. Altri indizi che spiegano tanto del futuro best seller. Dopo aver scritto un romanzo assieme alla moglie (pittrice e storica dell’arte), nel 1996 inizia a fare lo scrittore a tempo pieno.  Tornando al suo romanzo, perché continuare ad occuparcene, se le polemiche da lui sollevate sono ormai sorpassate da anni? Anche se «A tutti piacciono i complotti», dato che «Il cieco vede quello che desidera vedere», per dirla con due citazioni del romanzo stesso, l’intento non è certo quello di rivalutarlo, quanto piuttosto indagare i punti sensibili che l’autore è stato capace di toccare, aspetto forse emerso troppo poco, dato che la critica, cattolica soprattutto, all’uscita dello scritto ha immediatamente eretto un vero e proprio muro apologetico, mirato a difendersi dalla numerose fandonie pronunciate. Il lascito del romanzo è tuttavia più ampio e interessante, proviamo a mostrarlo. Quali sono, come si diceva, i tasti che Brown tocca? Moltissimi. Solo per citarne alcuni: il binomio Chiesa-Vaticano, la prelatura dell’Opus Dei, il tema dell’arte, la tradizione scritturistica, l’importanza dei simboli, il mito del santo Graal, l’ignoranza del cristiano medio in merito alla Bibbia, il ruolo della donna nella vita della Chiesa, l’identità di genere di Dio, chi sia veramente Gesù, il grande dilemma del peccato originale, l’eterna questione del potere, il fenomeno della secolarizzazione e tanti altri.. Ringraziamo allora l’autore, ironia a parte, per l’occasione che ci offre. Dei suoi romanzi, tradotti in più di 56 lingue, i più famosi (che hanno come protagonista Robert Langdon) devono la loro notorietà anche alla trasposizione cinematografica avvenuta sotto la regia di Ron Howard, che ha raggiunto il suo apice con i due Oscar per A Beautiful Mind, ma celebre e amato in tutto il mondo grazie soprattutto al ruolo di Richie Cunningham nella famosa sitcom Happy Days. 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Christian (Krogh) era anche il nome del maggiore pittore norvegese dei primi del Novecento, come Christian era pure quello di un certo Munch, medico dell’esercito cresciuto tra moralismo e puritanesimo, padre di un altro pittore, il più celebre Edvard che, seppur autodidatta, da lì a breve non avrebbe avuto alcun timore a paragonarsi con i più grandi di sempre, da Van Gogh a Rembrandt: era un genio, certo tutt’altro che modesto, e lo sapeva. «Io credo che il.. vero grande artista – afferma la britannica Tracey Emin – sia soltanto uno strumento attraverso il quale il mondo riceve il dono che sta aspettando». Secondo di cinque figli, Edvard nacque il 12 dicembre 1863 a Loten, cittadina vicino a quella che al tempo era ancora, appunto, Kristiania, nella quale si trasferì con la famiglia, quel micro mondo che ispirerà tanti dei suoi capolavori. La madre Karen, appassionata di disegno e pittura, morirà di tubercolosi appena trentenne, quando Edvard aveva solo cinque anni, mentre la sorella maggiore Sophie, sua prediletta, morirà della stessa malattia a sedici. A lei si ispirano in particolare due opere: La bambina malata (1885-86), dipinto che conosce ben cinque versioni e che, per sua stessa ammissione, sarà il cardine nell’evoluzione della sua pittura. Pur legato al ricordo della morte della sorella, diventerà per lui la rappresentazione assoluta della malattia: «Non ero solo su quella sedia mentre dipingevo, erano seduti con me tutti i miei cari, che su quella sedia, a cominciare da mia madre, inverno dopo inverno, si struggevano nel desiderio del sole, finché la morte venne a prenderli». Ma «Per me – scrive – , dipingere è una malattia.. da cui non voglio guarire». Quanto alla morte, si tratta di un tema decisivo per la sua vita e per la sua arte, tanto da fargli dire: «sto morendo da quando sono nato»! Altro dipinto legato a Sophie è invece Morte nella stanza della malata (1985), opera in cui le figure ritratte sono già adulte, e non con l’età che avevano realmente in quel preciso momento, come a sottolineare il perdurare del dramma familiare che, malattia dopo malattia, lutto dopo lutto, non conosce tregua. Il decesso della moglie prima e della figlia poi faranno cadere Christian Munch in una profonda crisi depressiva. Ma non è tutto: il figlio Andreas passerà a miglior vita a causa di una polmonite, mentre una delle sorelle più piccole sarà internata in una clinica psichiatrica. Lui morirà d’infarto mentre Edvard è a Parigi. Ma torniamo a quest’ultimo, che dopo aver frequentato inizialmente un istituto tecnico cambia presto in favore della Scuola reale di disegno. Nel 1885 si reca a Parigi, dove quattro anni più tardi lo raggiunge la notizia, appunto, della morte del padre, episodio che susciterà in lui un forte senso di colpa, sentimento che caratterizzerà non poco le sue opere. Edvard si dedica quindi all’incisione e alla fotografia, da lui considerate ulteriori occasioni per indagare gli anfratti psicologici e introspettivi dell’essere umano. La sua vita sarà caratterizzata da una continua altalena tra fermento creativo e numerosi ricoveri in ospedale, causati tra l’altro dall’abuso di alcol. Nel 1898 inizia una turbolenta relazione con Mathilde “Tulla” Larsen, figlia di un mercante di vino follemente innamorata di lui, e avrebbe voluto sposarlo a tutti i costi, mentre lui tergiversava. Nel 1902 Munch venne a sapere che lei era sospesa tra la vita e la morte dopo un tentato suicidio: «forse – le disse – dovremmo fare un altro tentativo». Mentre è ubriaco si spara, o forse T...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560662</guid><pubDate>Sun, 28 Aug 2022 17:34:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560662/audio_20220828193438.mp3" length="40290348" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi L’insediamento vichingo sulle coste norvegesi è databile tra l’800 d.C. e gli inizi dell’XI secolo, periodo in cui vennero fondate le prime città portuali, tra cui la futura Oslo, finché nel 1624, dopo la sua devastazione a causa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi L’insediamento vichingo sulle coste norvegesi è databile tra l’800 d.C. e gli inizi dell’XI secolo, periodo in cui vennero fondate le prime città portuali, tra cui la futura Oslo, finché nel 1624, dopo la sua devastazione a causa di un incendio, ecco nascere Kristiania, in onore di Cristiano IV, re di Danimarca e di Norvegia, nome rimastole fino al 1925, in cui divenne Oslo, che ha il probabile significato di “colle degli dei”. Christian (Krogh) era anche il nome del maggiore pittore norvegese dei primi del Novecento, come Christian era pure quello di un certo Munch, medico dell’esercito cresciuto tra moralismo e puritanesimo, padre di un altro pittore, il più celebre Edvard che, seppur autodidatta, da lì a breve non avrebbe avuto alcun timore a paragonarsi con i più grandi di sempre, da Van Gogh a Rembrandt: era un genio, certo tutt’altro che modesto, e lo sapeva. «Io credo che il.. vero grande artista – afferma la britannica Tracey Emin – sia soltanto uno strumento attraverso il quale il mondo riceve il dono che sta aspettando». Secondo di cinque figli, Edvard nacque il 12 dicembre 1863 a Loten, cittadina vicino a quella che al tempo era ancora, appunto, Kristiania, nella quale si trasferì con la famiglia, quel micro mondo che ispirerà tanti dei suoi capolavori. La madre Karen, appassionata di disegno e pittura, morirà di tubercolosi appena trentenne, quando Edvard aveva solo cinque anni, mentre la sorella maggiore Sophie, sua prediletta, morirà della stessa malattia a sedici. A lei si ispirano in particolare due opere: La bambina malata (1885-86), dipinto che conosce ben cinque versioni e che, per sua stessa ammissione, sarà il cardine nell’evoluzione della sua pittura. Pur legato al ricordo della morte della sorella, diventerà per lui la rappresentazione assoluta della malattia: «Non ero solo su quella sedia mentre dipingevo, erano seduti con me tutti i miei cari, che su quella sedia, a cominciare da mia madre, inverno dopo inverno, si struggevano nel desiderio del sole, finché la morte venne a prenderli». Ma «Per me – scrive – , dipingere è una malattia.. da cui non voglio guarire». Quanto alla morte, si tratta di un tema decisivo per la sua vita e per la sua arte, tanto da fargli dire: «sto morendo da quando sono nato»! Altro dipinto legato a Sophie è invece Morte nella stanza della malata (1985), opera in cui le figure ritratte sono già adulte, e non con l’età che avevano realmente in quel preciso momento, come a sottolineare il perdurare del dramma familiare che, malattia dopo malattia, lutto dopo lutto, non conosce tregua. Il decesso della moglie prima e della figlia poi faranno cadere Christian Munch in una profonda crisi depressiva. Ma non è tutto: il figlio Andreas passerà a miglior vita a causa di una polmonite, mentre una delle sorelle più piccole sarà internata in una clinica psichiatrica. Lui morirà d’infarto mentre Edvard è a Parigi. Ma torniamo a quest’ultimo, che dopo aver frequentato inizialmente un istituto tecnico cambia presto in favore della Scuola reale di disegno. Nel 1885 si reca a Parigi, dove quattro anni più tardi lo raggiunge la notizia, appunto, della morte del padre, episodio che susciterà in lui un forte senso di colpa, sentimento che caratterizzerà non poco le sue opere. Edvard si dedica quindi all’incisione e alla fotografia, da lui considerate ulteriori occasioni per indagare gli anfratti psicologici e introspettivi dell’essere umano. La sua vita sarà caratterizzata da una continua altalena tra fermento creativo e numerosi ricoveri in ospedale, causati tra l’altro dall’abuso di alcol. Nel 1898 inizia una turbolenta relazione con Mathilde “Tulla” Larsen, figlia di un mercante di vino follemente innamorata di lui, e avrebbe voluto sposarlo a tutti i costi, mentre lui tergiversava. Nel 1902 Munch venne a sapere che lei era sospesa tra la vita e la morte dopo un tentato suicidio: «forse – le disse – dovremmo fare un altro tentativo». 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E con il peperoncino, e un po’ di insaléta, mi protegge la Madonna dell’Incoronéta. Con l’olio, il sale, e l’aceto, mi protegge la Madonna dello Sterpeto. Corrrno di bue, latte screméto, proteggi questa chésa dall’innominéto». La celebre scena di Lino Banfi, nella famosissima commedia del 1983, Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ci introduce al binomio “Bibbia e superstizione”, che spesso, come vedremo, vanno a braccetto. Come si esprime a riguardo la Chiesa? Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 445 si domanda: «Che cosa proibisce Dio quando comanda: “Non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20,2)? Questo Comandamento proibisce: il politeismo e l’idolatria, che divinizza una creatura, il potere, il denaro, perfino il demonio; la superstizione, che è una deviazione del culto dovuto al vero Dio e che si esprime anche nelle varie forme di divinazione, magia, stregoneria e spiritismo». A leggere il Catechismo, insomma, si salvano in pochi, per cui.. meglio concentrarsi solamente sulla superstizione! Di cosa si tratta esattamente? Dal latino superstitiònem (da sùper, “sopra”, e stìtio, “stato”), tale termine fu utilizzato da Cicerone, nel De natura deorum, per indicare coloro che si rivolgevano alle divinità affinché proteggessero i figli superstiti, cioè “sani e salvi”. Nata probabilmente con l’essere umano, che arrivò a venerare gli astri come dèi, col cristianesimo la situazione cambiò, per poi ripresentarsi – come tentazione e deriva! – attraverso le figure dei santi, che, da amici, compagni e modelli, rischiarono (e rischiano tuttora) di diventare facili protettori o dispensatori di favori. Se cerchiamo il significato della parola superstizioso, troviamo ad esempio: “Incline per natura a credere nell’influsso di fattori sovrannaturali o magici sulle vicende umane”. Messa così, superstizioso può essere sia chi legge l’oroscopo sia chi crede in Dio. E spesso, ahimè, si tratta della stessa persona.. Ma torniamo al binomio Bibbia e superstizione.. quest’ultima, non sempre ma spesso, opera con un preciso schema: pesca elementi biblici, o legati in qualche modo alla fede religiosa, e li ribalta, li rovescia cioè a proprio piacimento, trasformandoli in qualcos’altro e in maniera totalmente arbitraria! Facciamo qualche esempio, passando in rassegna i casi più conosciuti e gettonati, forse anche da noi stessi: da me che parlo e da te che ascolti! Tralasciando la possibilità di “aprire la Bibbia a caso”, per rendersi poi conto con Homer Simpson che – utilizzato così – «questo libro non dà risposte!», come ti comporti se ti attraversa la strada un gatto nero? Cosa ne pensi di chi si sposa di venerdì? Hai mai intrapreso un viaggio di martedì? E se, a Messa, proprio mentre stai dando la pace al vicino, un’altra coppia di persone fa altrettanto, incrociando le vostre braccia? Hai mai pensato, in alcuni “periodi no” della vita, che qualcuno ti stesse facendo il malocchio? Il gatto, sacro per gli antichi egizi, durante il Medioevo diventa diabolico. Si dice abbia sette vite, o meglio sette spiriti, e chi ne uccide uno – pensano i Siciliani – soffrirà sette anni. Il nero poi, rimanda evidentemente alla notte, simbolicamente associabile alla morte. Quanto al martedì e al venerdì, occorre fare un passo indietro: già i Romani dividevano i giorni in fasti (dal latino fastus, da fas, “comando divino”) e nefasti, ovvero in positivi e negativi. Col tempo questa divisione si è diffusa, fino a ritenere nefasti il 1° aprile (presunta nascita di Caino!?), il 1° agosto (in cui Lucifero sarebbe stato cacciato dal cielo?!), il 1° dicembre (data della distruzione di Sodoma!?), il martedì e il venerdì appunto, si dice infatti: «né di Venere, né di Marte, non ci si sposa e non si parte, né si dà principio all’arte». Da dove viene questo detto? Nell’antica Roma erano i giorni di chiusura dei “magistrali”, gli uffici preposti tra l’...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560657</guid><pubDate>Sat, 25 Jun 2022 22:26:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560657/audio_20220626002612.mp3" length="37526801" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ego me baptizo contro il malocchio. E con il peperoncino, e un po’ di insaléta, mi protegge la Madonna dell’Incoronéta. Con l’olio, il sale, e l’aceto, mi protegge la Madonna dello...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ego me baptizo contro il malocchio. E con il peperoncino, e un po’ di insaléta, mi protegge la Madonna dell’Incoronéta. Con l’olio, il sale, e l’aceto, mi protegge la Madonna dello Sterpeto. Corrrno di bue, latte screméto, proteggi questa chésa dall’innominéto». La celebre scena di Lino Banfi, nella famosissima commedia del 1983, Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ci introduce al binomio “Bibbia e superstizione”, che spesso, come vedremo, vanno a braccetto. Come si esprime a riguardo la Chiesa? Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 445 si domanda: «Che cosa proibisce Dio quando comanda: “Non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20,2)? Questo Comandamento proibisce: il politeismo e l’idolatria, che divinizza una creatura, il potere, il denaro, perfino il demonio; la superstizione, che è una deviazione del culto dovuto al vero Dio e che si esprime anche nelle varie forme di divinazione, magia, stregoneria e spiritismo». A leggere il Catechismo, insomma, si salvano in pochi, per cui.. meglio concentrarsi solamente sulla superstizione! Di cosa si tratta esattamente? Dal latino superstitiònem (da sùper, “sopra”, e stìtio, “stato”), tale termine fu utilizzato da Cicerone, nel De natura deorum, per indicare coloro che si rivolgevano alle divinità affinché proteggessero i figli superstiti, cioè “sani e salvi”. Nata probabilmente con l’essere umano, che arrivò a venerare gli astri come dèi, col cristianesimo la situazione cambiò, per poi ripresentarsi – come tentazione e deriva! – attraverso le figure dei santi, che, da amici, compagni e modelli, rischiarono (e rischiano tuttora) di diventare facili protettori o dispensatori di favori. Se cerchiamo il significato della parola superstizioso, troviamo ad esempio: “Incline per natura a credere nell’influsso di fattori sovrannaturali o magici sulle vicende umane”. Messa così, superstizioso può essere sia chi legge l’oroscopo sia chi crede in Dio. E spesso, ahimè, si tratta della stessa persona.. Ma torniamo al binomio Bibbia e superstizione.. quest’ultima, non sempre ma spesso, opera con un preciso schema: pesca elementi biblici, o legati in qualche modo alla fede religiosa, e li ribalta, li rovescia cioè a proprio piacimento, trasformandoli in qualcos’altro e in maniera totalmente arbitraria! Facciamo qualche esempio, passando in rassegna i casi più conosciuti e gettonati, forse anche da noi stessi: da me che parlo e da te che ascolti! Tralasciando la possibilità di “aprire la Bibbia a caso”, per rendersi poi conto con Homer Simpson che – utilizzato così – «questo libro non dà risposte!», come ti comporti se ti attraversa la strada un gatto nero? Cosa ne pensi di chi si sposa di venerdì? Hai mai intrapreso un viaggio di martedì? E se, a Messa, proprio mentre stai dando la pace al vicino, un’altra coppia di persone fa altrettanto, incrociando le vostre braccia? Hai mai pensato, in alcuni “periodi no” della vita, che qualcuno ti stesse facendo il malocchio? Il gatto, sacro per gli antichi egizi, durante il Medioevo diventa diabolico. Si dice abbia sette vite, o meglio sette spiriti, e chi ne uccide uno – pensano i Siciliani – soffrirà sette anni. Il nero poi, rimanda evidentemente alla notte, simbolicamente associabile alla morte. Quanto al martedì e al venerdì, occorre fare un passo indietro: già i Romani dividevano i giorni in fasti (dal latino fastus, da fas, “comando divino”) e nefasti, ovvero in positivi e negativi. Col tempo questa divisione si è diffusa, fino a ritenere nefasti il 1° aprile (presunta nascita di Caino!?), il 1° agosto (in cui Lucifero sarebbe stato cacciato dal cielo?!), il 1° dicembre (data della distruzione di Sodoma!?), il martedì e il venerdì appunto, si dice infatti: «né di Venere, né di Marte, non ci si sposa e non si parte, né si dà principio all’arte». Da dove viene questo detto? Nell’antica Roma erano i giorni di chiusura dei “magistrali”, gli uffici preposti tra l’...]]></itunes:summary><itunes:duration>1173</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cose dell'altro mondo (La Bibbia secondo Narnia)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cose-dell-altro-mondo-la-bibbia-secondo-narnia--53095712</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095712</guid><pubDate>Fri, 27 May 2022 18:37:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095712/audio_sd_20220527203738.mp3" length="10962360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>1370</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cose dell'altro mondo (La Bibbia secondo Narnia)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cose-dell-altro-mondo-la-bibbia-secondo-narnia--53560682</link><description><![CDATA[Testo della catechesi«Crede di aver scoperto un paese incantato, di sopra, nell’armadio», disse Susan. «Che cosa hai detto?», affermò il signor Digory. «Nel guardaroba, di sopra, Lucy dice di averci trovato una foresta dentro», rispose Peter. «Ha continuato a parlare solo di questo», proseguì Susan. «E com’era?», incalzò nuovamente Digory. «Era come ascoltare uno che delira», aggiunse Susan. «No no no, non lei, la foresta», precisò l’anziano. «Lei, lei le crede, mi sembra», disse stupito il giovane Peter. «E voi no?», ribatté lo sgomento Digory. «Ma certo che no, insomma, a rigor di logica è impossibile», sentenziò l’adolescente Susan. «Ma che cosa insegnano a scuola al giorno d’oggi?!», fu la pietra tombale sulla chiacchierata a tre, da parte del signor Digory. Questo dialogo tra i fratelli Pevensie e il professor Digory, offertoci dalla versione cinematografica de Il leone, la strega e l’armadio, c’introduce nel mondo de Le cronache di Narnia, capolavoro del teologo britannico Clive Staples Lewis, scrittore amato e conosciuto tra l’altro anche per Le lettere di Berlicche, testo che esplora in modo raffinato e, “al contrario”, l’agire del maligno. Nato protestante, divenne successivamente agnostico, per poi convertirsi all’anglicanesimo: «Non mi doveva essere più permesso di trastullarmi con la filosofia.. – afferma nel libro intitolato Sorpreso dalla gioia – Durante il trimestre della trinità del 1929 mi arresi, ammisi che Dio era Dio e mi inginocchiai per pregare: fui forse quella sera il convertito più disperato e riluttante d’Inghilterra». «Ma la filosofia – nel senso più alto, intendo – serve solo a “trastullarsi”? Probabilmente no, anzi: quella vera, quella con la “F” maiuscola, può condurre alla fede!». Allora è il caso di chiedersi cosa lo fece “arrendere” a Dio? La sua conversione fu il frutto di una passeggiata assieme all’amico cattolico John Ronald Reuel Tolkien (autore de Il Signore degli Anelli) e Charles Williams, nei sentieri del Magdalen College di Oxford, in cui i tre insegnavano: discutendo di religione, un ragionamento di Tolkien fece breccia nel cuore dell’allora ateo Lewis, l’idea cioè che l’autore (ad es. di un romanzo) sia in realtà – per utilizzare uno dei tanti neologismi del filologo Tolkien – “sub-creatore”.. tradotto: se l’uomo può “creare” ambienti e personaggi immaginari è perché in lui c’è una scintilla divina, che lo chiama a diventare un creatore in seconda, e questo perché la creazione di Dio non è finita, attende infatti la nostra collaborazione, in base ai doni – o meglio ai talenti, per dirla col Vangelo – che Egli ci ha consegnato. Detto altrimenti: Dio, che è Padre, ci chiama ad esserlo a nostra volta. Come? In tanti modi, tra i quali l’inventare storie. Se Le Cronache di Narnia non nacquero in quel momento, quella chiacchierata fu tuttavia la scintilla dalla quale ne nacquero tante altre, la fucina in cui l’opera prese forma (come del resto Il Signore degli Anelli) furono infatti gli Inklings (traducibile con “sentori, ascoltatori”, nome nato per scherzo), il gruppo di discussione letteraria di Oxford, i cui membri più celebri – quasi tutti docenti – , sono appunto Lewis, Tolkien e il figlio di quest’ultimo, Christopher. Si incontravano tutti i martedì sera al pub Eagle and child, chiacchierando tra una birra e l’altra. «Ci è chiaro che capolavori che fanno sognare tanti giovani (e non solo), sono nati dal fatto di poter condividere la stessa passione (tra l’altro davanti a una birra!)? L’amicizia non è infondo anche e soprattutto questo?!». Detto altrimenti: le idee migliori non nascono quasi sempre da un confronto tra amici? Lo stesso Gesù amava banchettare, fregandosene di sentirsi dire che era un “mangione e un beone” (Mt 11,16-19). Ad ogni modo, per Lewis fu inoltre decisivo il rapporto epistolare con il futuro san Giovanni Calabria, prete veronese canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1999. Oltre all’amicizia, però, la vita di Lewis fu segnata anche e soprattutto dal dolore: an...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560682</guid><pubDate>Fri, 27 May 2022 18:36:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560682/audio_20220527203605.mp3" length="43837149" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«Crede di aver scoperto un paese incantato, di sopra, nell’armadio», disse Susan. «Che cosa hai detto?», affermò il signor Digory. «Nel guardaroba, di sopra, Lucy dice di averci trovato una foresta dentro», rispose Peter. «Ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«Crede di aver scoperto un paese incantato, di sopra, nell’armadio», disse Susan. «Che cosa hai detto?», affermò il signor Digory. «Nel guardaroba, di sopra, Lucy dice di averci trovato una foresta dentro», rispose Peter. «Ha continuato a parlare solo di questo», proseguì Susan. «E com’era?», incalzò nuovamente Digory. «Era come ascoltare uno che delira», aggiunse Susan. «No no no, non lei, la foresta», precisò l’anziano. «Lei, lei le crede, mi sembra», disse stupito il giovane Peter. «E voi no?», ribatté lo sgomento Digory. «Ma certo che no, insomma, a rigor di logica è impossibile», sentenziò l’adolescente Susan. «Ma che cosa insegnano a scuola al giorno d’oggi?!», fu la pietra tombale sulla chiacchierata a tre, da parte del signor Digory. Questo dialogo tra i fratelli Pevensie e il professor Digory, offertoci dalla versione cinematografica de Il leone, la strega e l’armadio, c’introduce nel mondo de Le cronache di Narnia, capolavoro del teologo britannico Clive Staples Lewis, scrittore amato e conosciuto tra l’altro anche per Le lettere di Berlicche, testo che esplora in modo raffinato e, “al contrario”, l’agire del maligno. Nato protestante, divenne successivamente agnostico, per poi convertirsi all’anglicanesimo: «Non mi doveva essere più permesso di trastullarmi con la filosofia.. – afferma nel libro intitolato Sorpreso dalla gioia – Durante il trimestre della trinità del 1929 mi arresi, ammisi che Dio era Dio e mi inginocchiai per pregare: fui forse quella sera il convertito più disperato e riluttante d’Inghilterra». «Ma la filosofia – nel senso più alto, intendo – serve solo a “trastullarsi”? Probabilmente no, anzi: quella vera, quella con la “F” maiuscola, può condurre alla fede!». Allora è il caso di chiedersi cosa lo fece “arrendere” a Dio? La sua conversione fu il frutto di una passeggiata assieme all’amico cattolico John Ronald Reuel Tolkien (autore de Il Signore degli Anelli) e Charles Williams, nei sentieri del Magdalen College di Oxford, in cui i tre insegnavano: discutendo di religione, un ragionamento di Tolkien fece breccia nel cuore dell’allora ateo Lewis, l’idea cioè che l’autore (ad es. di un romanzo) sia in realtà – per utilizzare uno dei tanti neologismi del filologo Tolkien – “sub-creatore”.. tradotto: se l’uomo può “creare” ambienti e personaggi immaginari è perché in lui c’è una scintilla divina, che lo chiama a diventare un creatore in seconda, e questo perché la creazione di Dio non è finita, attende infatti la nostra collaborazione, in base ai doni – o meglio ai talenti, per dirla col Vangelo – che Egli ci ha consegnato. Detto altrimenti: Dio, che è Padre, ci chiama ad esserlo a nostra volta. Come? In tanti modi, tra i quali l’inventare storie. Se Le Cronache di Narnia non nacquero in quel momento, quella chiacchierata fu tuttavia la scintilla dalla quale ne nacquero tante altre, la fucina in cui l’opera prese forma (come del resto Il Signore degli Anelli) furono infatti gli Inklings (traducibile con “sentori, ascoltatori”, nome nato per scherzo), il gruppo di discussione letteraria di Oxford, i cui membri più celebri – quasi tutti docenti – , sono appunto Lewis, Tolkien e il figlio di quest’ultimo, Christopher. Si incontravano tutti i martedì sera al pub Eagle and child, chiacchierando tra una birra e l’altra. «Ci è chiaro che capolavori che fanno sognare tanti giovani (e non solo), sono nati dal fatto di poter condividere la stessa passione (tra l’altro davanti a una birra!)? L’amicizia non è infondo anche e soprattutto questo?!». Detto altrimenti: le idee migliori non nascono quasi sempre da un confronto tra amici? Lo stesso Gesù amava banchettare, fregandosene di sentirsi dire che era un “mangione e un beone” (Mt 11,16-19). Ad ogni modo, per Lewis fu inoltre decisivo il rapporto epistolare con il futuro san Giovanni Calabria, prete veronese canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1999. Oltre all’amicizia, però, la vita di Lewis fu segnata anche e soprattutto dal dolore: an...]]></itunes:summary><itunes:duration>1370</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A scuola senza "i libri"? (Bibbia e scuola)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-scuola-senza-i-libri-bibbia-e-scuola--53560709</link><description><![CDATA[Testo della catechesi«L’alfabetizzazione catechetica proposta dalla Chiesa non è più biblica, al più si presenta ai bambini qualche pagina di Vangelo, mossi dalla fideistica fiducia che esso possa parlare a tutti e in particolar modo agli animi infantili. Non è (dunque) azzardato (sostenere) che.. Chiesa e scuola, non forniscono ormai alle nuove generazioni i rudimenti biblici propri della storia sacra..». Con queste parole – comparse sulla rivista Il Regno del 2004 – il teologo ed esegeta Piero Stefani ci va giù duro, “la tocca piano” come si suol dire.. Sta esagerando? Se, immaginandoci all’interno di un’aula scolastica, facessimo l’appello dei testi utilizzati, la Bibbia sarebbe forse l’unico libro (di un certo spessore culturale) assente! Come mai? Tentiamo subito una risposta – peraltro facile da ipotizzare – dicendo che, essendo percepita come “Parola di Dio”, viene considerata unicamente un testo religioso che, come tale, dovrebbe interessare i soli credenti, per cui la si esclude dal dibattito culturale fin dalle sue radici, ovvero in ambito scolastico. Il grande critico letterario Remo Ceserani (1933-2016), già nel 2001 affermava che: «..per tanti secoli (il testo sacro) è stato considerato un libro scritto da Dio, e che andava trattato solo da chi aveva un particolare accesso alle verità teologiche.. Dopodiché, le cose sono un po’ diverse nei vari paesi: un ragazzo che cresca o in Inghilterra o in Germania in ambiente protestante avrà sicuramente un rapporto maggiore con questo libro..». Le cose allora sembra siano andate meglio in ambito protestante, dato che – ci ricorda il filosofo e pedagogista, nonché dirigente scolastico Aluisi Tosolini (uno che insomma è all’interno della scuola non solo in teoria) – «La Bibbia tradotta da Lutero ha avuto una notevole influenza sulla stessa lingua tedesca. Ma l’influenza maggiore è legata alla nascita della scuola.. La rivoluzione della Riforma protestante contribuisce così, a partire dalla Bibbia, a operare una rivoluzione culturale, che ha nell’istruzione per tutti il suo caposaldo». Quindi il mondo cattolico è la Cenerentola di turno? Non proprio, o almeno non fino alla Controriforma, infatti «Dante e Petrarca – è ancora Ceserani a parlare –, da ragazzi, svilupparono una familiarità col testo biblico, assai superiore a quella che possiedono i ragazzi di oggi.. (ma) dopo la Riforma.. si è verificata una vera e propria specializzazione dei protestanti per quanto riguarda la conoscenza dei libri biblici..». Detto altrimenti: la “fatica” da parte del singolo fedele cattolico nell’approcciare da solo il testo sacro (senza cioè la mediazione del Magistero), è stata determinante. Dal Concilio Vaticano II in poi, tuttavia, questo limite non c’è più.. Dunque? Le risposte vanno probabilmente cercate in un contesto più ampio: se nel 1943 Benedetto Croce poteva scrivere Perché non possiamo non dirci cristiani, oggi questa affermazione scricchiola: i dati statistici a riguardo sono infatti lapidari. Ma allora, in un Paese come l’Italia – e il discorso si estende a dismisura all’intero Occidente – perché la Bibbia, cacciata dalla porta principale dell’aula scolastica, dovrebbe rientrarvi dalla finestra? E ancora, fa parte o no della nostra tradizione? «La forza di una tradizione – scrive l’antropologo Maurizio Bettini – non deriva tanto dal fatto che essa viene dal passato, come normalmente si crede o ci viene detto, ma dal fatto che si continua a insegnarne i contenuti nel presente» (Radici. Tradizioni, identità, memoria pag. 42). Nel nostro caso: cosa, la Bibbia, continua ad insegnarci oggi? La risposta stavolta è molto più semplice: nulla (o quasi) è davvero comprensibile se sradicato dal testo biblico, dai concetti di bene e male all’arte, dalla letteratura alla filosofia, dalla politica ai canoni estetici, e via dicendo. Senza contare poi l’elemento più decisivo, la concezione del tempo. Non solo il mondo intero ha ormai sposato come anno “0” quello della nascita di Cristo, ma tu...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560709</guid><pubDate>Sun, 24 Apr 2022 21:57:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560709/audio_20220424235717.mp3" length="15461063" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«L’alfabetizzazione catechetica proposta dalla Chiesa non è più biblica, al più si presenta ai bambini qualche pagina di Vangelo, mossi dalla fideistica fiducia che esso possa parlare a tutti e in particolar modo agli animi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesi«L’alfabetizzazione catechetica proposta dalla Chiesa non è più biblica, al più si presenta ai bambini qualche pagina di Vangelo, mossi dalla fideistica fiducia che esso possa parlare a tutti e in particolar modo agli animi infantili. Non è (dunque) azzardato (sostenere) che.. Chiesa e scuola, non forniscono ormai alle nuove generazioni i rudimenti biblici propri della storia sacra..». Con queste parole – comparse sulla rivista Il Regno del 2004 – il teologo ed esegeta Piero Stefani ci va giù duro, “la tocca piano” come si suol dire.. Sta esagerando? Se, immaginandoci all’interno di un’aula scolastica, facessimo l’appello dei testi utilizzati, la Bibbia sarebbe forse l’unico libro (di un certo spessore culturale) assente! Come mai? Tentiamo subito una risposta – peraltro facile da ipotizzare – dicendo che, essendo percepita come “Parola di Dio”, viene considerata unicamente un testo religioso che, come tale, dovrebbe interessare i soli credenti, per cui la si esclude dal dibattito culturale fin dalle sue radici, ovvero in ambito scolastico. Il grande critico letterario Remo Ceserani (1933-2016), già nel 2001 affermava che: «..per tanti secoli (il testo sacro) è stato considerato un libro scritto da Dio, e che andava trattato solo da chi aveva un particolare accesso alle verità teologiche.. Dopodiché, le cose sono un po’ diverse nei vari paesi: un ragazzo che cresca o in Inghilterra o in Germania in ambiente protestante avrà sicuramente un rapporto maggiore con questo libro..». Le cose allora sembra siano andate meglio in ambito protestante, dato che – ci ricorda il filosofo e pedagogista, nonché dirigente scolastico Aluisi Tosolini (uno che insomma è all’interno della scuola non solo in teoria) – «La Bibbia tradotta da Lutero ha avuto una notevole influenza sulla stessa lingua tedesca. Ma l’influenza maggiore è legata alla nascita della scuola.. La rivoluzione della Riforma protestante contribuisce così, a partire dalla Bibbia, a operare una rivoluzione culturale, che ha nell’istruzione per tutti il suo caposaldo». Quindi il mondo cattolico è la Cenerentola di turno? Non proprio, o almeno non fino alla Controriforma, infatti «Dante e Petrarca – è ancora Ceserani a parlare –, da ragazzi, svilupparono una familiarità col testo biblico, assai superiore a quella che possiedono i ragazzi di oggi.. (ma) dopo la Riforma.. si è verificata una vera e propria specializzazione dei protestanti per quanto riguarda la conoscenza dei libri biblici..». Detto altrimenti: la “fatica” da parte del singolo fedele cattolico nell’approcciare da solo il testo sacro (senza cioè la mediazione del Magistero), è stata determinante. Dal Concilio Vaticano II in poi, tuttavia, questo limite non c’è più.. Dunque? Le risposte vanno probabilmente cercate in un contesto più ampio: se nel 1943 Benedetto Croce poteva scrivere Perché non possiamo non dirci cristiani, oggi questa affermazione scricchiola: i dati statistici a riguardo sono infatti lapidari. Ma allora, in un Paese come l’Italia – e il discorso si estende a dismisura all’intero Occidente – perché la Bibbia, cacciata dalla porta principale dell’aula scolastica, dovrebbe rientrarvi dalla finestra? E ancora, fa parte o no della nostra tradizione? «La forza di una tradizione – scrive l’antropologo Maurizio Bettini – non deriva tanto dal fatto che essa viene dal passato, come normalmente si crede o ci viene detto, ma dal fatto che si continua a insegnarne i contenuti nel presente» (Radici. Tradizioni, identità, memoria pag. 42). Nel nostro caso: cosa, la Bibbia, continua ad insegnarci oggi? La risposta stavolta è molto più semplice: nulla (o quasi) è davvero comprensibile se sradicato dal testo biblico, dai concetti di bene e male all’arte, dalla letteratura alla filosofia, dalla politica ai canoni estetici, e via dicendo. Senza contare poi l’elemento più decisivo, la concezione del tempo. 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(Bibbia e scuola)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-scuola-senza-i-libri-bibbia-e-scuola--53095715</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095715</guid><pubDate>Sun, 24 Apr 2022 21:57:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095715/audio_sd_20220424235717.mp3" length="3868338" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>484</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sarto, sarto, sarto (Bibbia e Moda)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sarto-sarto-sarto-bibbia-e-moda--53095718</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095718</guid><pubDate>Mon, 21 Mar 2022 21:01:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095718/audio_sd_20220321220142.mp3" length="8991264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>1124</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sarto, sarto, sarto (Bibbia e Moda)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sarto-sarto-sarto-bibbia-e-moda--53560703</link><description><![CDATA[Testo della catechesiTogliamo immediatamente ogni indugio: cosa c’azzeccano la sacra Scrittura e la moda? E poi, a che fine proporre questo improbabile binomio? Una prima risposta ce la fornisce Alberto Fabio Ambrosio, docente di Teologia e Storia delle Religioni in Lussemburgo, il quale ha avuto l’ardire di pubblicare un saggio dal nome già intrigante: Dio tre volte sarto, richiamandosi al Trisaghion, il Dio tre volte santo di Isaia (6,3). Una seconda, invece, ce la dà la Bibbia stessa, percorsa dall’inizio alla fine dal tema simbolico del vestire. Ma procediamo per gradi. Se il termine “abbigliamento” viene fatto coincidere oggi con “moda”, va precisato che quest’ultima è un fenomeno più ampio e complesso, riguarda infatti ogni ambito della società, di cui l’abbigliamento è tuttavia l’aspetto più importante. Se l’etimologia di moda deriva dal latino modus, “modo, maniera, scelta”, un termine affine è stile – ci fa notare il teologo Vito Mancuso – , da stilus: prima di tutto un corpo acuminato conficcato nel terreno per usi agricoli o militari, quindi “palo, piolo, fusto”, e poi lo strumento che serviva per scrivere, lo “stilo”, e da qui il modo di scrivere e di esprimersi. La radice st- , tra l’altro, esprime una situazione di stabilità e stasi, come indicano diverse parole italiane: st-are, st-ato, st-atica, st-ampa, st-atua, st-azione, st-anza, ecc.. Ed eleganza? Ancora una volta deriva dal latino, eligo, “eleggere, scegliere”, da cui anche l’italiano “elezioni”. La persona elegante è insomma quella che sa scegliere. Ma torniamo ad Ambrosio, che sviluppa il suo saggio su tre momenti chiave della Bibbia, rendendo Dio “tre volte sarto”: le foglie di fico genesiache con cui il Creatore copre i progenitori, la tunica di Cristo sorteggiata dai soldati romani e la metafora paolina dell’“indossare il Signore Gesù Cristo” (Rm 13,14; Gal 3,27), ovvero “entrare nella sua vita”. Procediamo dunque con ordine, partendo da Genesi 3, ricordandoci che si tratta di un testo eziologico, che mira cioè a spiegare le cause: all’inizio della storia della Salvezza il Signore confeziona le tuniche di pelle per Adamo ed Eva (per alcuni teologi addirittura la pelle stessa dei due) dopo il peccato d’origine. E questo è il punto fondante di tutta la teologia cristiana tra vestito e religione, o meglio tra essere umano, vestito e Dio. Il biblista don Fabio Rosini sottolinea il nostro continuo intrecciare, ma non più foglie di fico, bensì tutto: l’uomo, ad esempio, quando è in difficoltà cosa fa? Pianifica, intreccia impegni e cose da fare! La necessità di coprire il nostro corpo ha infatti la sua origine nell’aver perso il nostro rapporto originario con Dio, ragion per cui la prima coppia della “storia” si nasconde: prima con le foglie di fico, poi tra gli alberi del giardino.. un’umanità ormai nascosta che ha paura delle relazioni, su tutte di quella col Padre, una relazione non solo rotta, ma anche temuta. Questo edenico coprirci dice in sintesi l’immagine distorta che abbiamo di Lui. Eppure Egli non smette di cercarci: il «Dove sei?» di Genesi 3 non è infatti domanda minacciosa, anzi, nell’originale ebraico è il grido di dolore, quello disperato del genitore in lacrime che ha perso il suo bimbo! «Allora – dice il testo – si aprirono i loro occhi e conobbero di essere nudi» (Gn 3,7): c’è, sempre nell’originale ebraico, il ricorso a un gioco di parole tra ‘aròm (“nudo”) e ‘arùm (“astuto”, riferito al serpente). Non solo, il contrasto tra i versetti 5 («Anzi, Dio sa che il giorno in cui ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male») e 7 («Allora si aprirono i loro occhi e conobbero di essere nudi») è sottolineato dal verbo conoscere. Per tale ragione intrecciarono delle foglie di fico, pianta che nella Scrittura ha diversi significati: spesso indicato come sicomoro, è uno dei frutti caratteristici della terra promessa (Dt 8,8; Nm 13,23), le cui foglie, grandi e avvolgenti, diventano naturale protezione...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560703</guid><pubDate>Mon, 21 Mar 2022 21:01:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560703/audio_20220321220105.mp3" length="35952767" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesiTogliamo immediatamente ogni indugio: cosa c’azzeccano la sacra Scrittura e la moda? E poi, a che fine proporre questo improbabile binomio? Una prima risposta ce la fornisce Alberto Fabio Ambrosio, docente di Teologia e Storia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Testo della catechesiTogliamo immediatamente ogni indugio: cosa c’azzeccano la sacra Scrittura e la moda? E poi, a che fine proporre questo improbabile binomio? Una prima risposta ce la fornisce Alberto Fabio Ambrosio, docente di Teologia e Storia delle Religioni in Lussemburgo, il quale ha avuto l’ardire di pubblicare un saggio dal nome già intrigante: Dio tre volte sarto, richiamandosi al Trisaghion, il Dio tre volte santo di Isaia (6,3). Una seconda, invece, ce la dà la Bibbia stessa, percorsa dall’inizio alla fine dal tema simbolico del vestire. Ma procediamo per gradi. Se il termine “abbigliamento” viene fatto coincidere oggi con “moda”, va precisato che quest’ultima è un fenomeno più ampio e complesso, riguarda infatti ogni ambito della società, di cui l’abbigliamento è tuttavia l’aspetto più importante. Se l’etimologia di moda deriva dal latino modus, “modo, maniera, scelta”, un termine affine è stile – ci fa notare il teologo Vito Mancuso – , da stilus: prima di tutto un corpo acuminato conficcato nel terreno per usi agricoli o militari, quindi “palo, piolo, fusto”, e poi lo strumento che serviva per scrivere, lo “stilo”, e da qui il modo di scrivere e di esprimersi. La radice st- , tra l’altro, esprime una situazione di stabilità e stasi, come indicano diverse parole italiane: st-are, st-ato, st-atica, st-ampa, st-atua, st-azione, st-anza, ecc.. Ed eleganza? Ancora una volta deriva dal latino, eligo, “eleggere, scegliere”, da cui anche l’italiano “elezioni”. La persona elegante è insomma quella che sa scegliere. Ma torniamo ad Ambrosio, che sviluppa il suo saggio su tre momenti chiave della Bibbia, rendendo Dio “tre volte sarto”: le foglie di fico genesiache con cui il Creatore copre i progenitori, la tunica di Cristo sorteggiata dai soldati romani e la metafora paolina dell’“indossare il Signore Gesù Cristo” (Rm 13,14; Gal 3,27), ovvero “entrare nella sua vita”. Procediamo dunque con ordine, partendo da Genesi 3, ricordandoci che si tratta di un testo eziologico, che mira cioè a spiegare le cause: all’inizio della storia della Salvezza il Signore confeziona le tuniche di pelle per Adamo ed Eva (per alcuni teologi addirittura la pelle stessa dei due) dopo il peccato d’origine. E questo è il punto fondante di tutta la teologia cristiana tra vestito e religione, o meglio tra essere umano, vestito e Dio. Il biblista don Fabio Rosini sottolinea il nostro continuo intrecciare, ma non più foglie di fico, bensì tutto: l’uomo, ad esempio, quando è in difficoltà cosa fa? Pianifica, intreccia impegni e cose da fare! La necessità di coprire il nostro corpo ha infatti la sua origine nell’aver perso il nostro rapporto originario con Dio, ragion per cui la prima coppia della “storia” si nasconde: prima con le foglie di fico, poi tra gli alberi del giardino.. un’umanità ormai nascosta che ha paura delle relazioni, su tutte di quella col Padre, una relazione non solo rotta, ma anche temuta. Questo edenico coprirci dice in sintesi l’immagine distorta che abbiamo di Lui. Eppure Egli non smette di cercarci: il «Dove sei?» di Genesi 3 non è infatti domanda minacciosa, anzi, nell’originale ebraico è il grido di dolore, quello disperato del genitore in lacrime che ha perso il suo bimbo! «Allora – dice il testo – si aprirono i loro occhi e conobbero di essere nudi» (Gn 3,7): c’è, sempre nell’originale ebraico, il ricorso a un gioco di parole tra ‘aròm (“nudo”) e ‘arùm (“astuto”, riferito al serpente). Non solo, il contrasto tra i versetti 5 («Anzi, Dio sa che il giorno in cui ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male») e 7 («Allora si aprirono i loro occhi e conobbero di essere nudi») è sottolineato dal verbo conoscere. Per tale ragione intrecciarono delle foglie di fico, pianta che nella Scrittura ha diversi significati: spesso indicato come sicomoro, è uno dei frutti caratteristici della terra promessa (Dt 8,8; Nm 13,23), le cui foglie, grandi e avvolgenti, diventano naturale protezione...]]></itunes:summary><itunes:duration>1124</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scrittura animata (La Bibbia secondo Matt Groening)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scrittura-animata-la-bibbia-secondo-matt-groening--53095717</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095717</guid><pubDate>Sun, 27 Feb 2022 23:14:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095717/audio_sd_20220228001422.mp3" length="7375434" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>922</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scrittura animata (La Bibbia secondo Matt Groening)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scrittura-animata-la-bibbia-secondo-matt-groening--53560664</link><description><![CDATA[Testo della catechesi«Sarò breve e conciso. Famiglia, religione, amicizia: sono i tre demoni che dovete annientare per ottenere successo negli affari»: sono le parole shockanti con cui Montgomery Burns si presenta ad una platea di bambini. La citazione è tuttavia programmatica, dato che I Simpson affrontano le tematiche più svariate ma, su tutte, famiglia, amicizia e religione, appunto. Lo scottante tema religioso è dunque affrontato apertamente da questa sitcom animata, nonostante il programma appaia, almeno in superficie, anti-religioso (e forse lo è), ma ormai è  chiaro che quando fa satira su qualcosa o qualcuno è perché ne riconosce l’importanza. A testimoniare la centralità del tema sono ad esempio le infinite citazioni bibliche, senza contare il numero di episodi interamente o quasi dedicati alla religione. Il suo autore, Matthew Abram Groening, si pone sulla scia di Charles Schulz, un evangelico pentecostale che si mise a far teologia con la matita negli anni Sessanta, dando vita a I Peanuts (Snoopy e Charlie Brown, per i più smemorati), nei quali gli americani si identificarono. Su Groening sono ventilate più volte le origini ebraiche ma, seppur nato in una famiglia mennonita (il ramo più numeroso tra le chiese anabattiste) e cresciuto fra i metodisti (espressione diffusissima del protestantesimo), si definisce oggi agnostico. Deciso da subito a seguire le orme del padre, ex-cartoonist, svoltò nel 1977 a Los Angeles, città che gli ispirerà i personaggi della striscia comica Life in Hell. È in questo momento che nascono I Simpson, che troveranno la loro definitiva veste nel 1986, quando il produttore James L.Brooks gli chiederà di trasformare la striscia ormai di successo Life in Hell in una serie animata televisiva. Dopo qualche titubanza da parte di Groening la Fox trasmette nel Natale del 1989 Simpson Roasting On An Open Fire, dando ufficialmente inizio alla serie. I Simpson, sitcom animata per adulti, presenta ogni episodio con almeno due storie parallele, una delle quali interessa il mondo adulto, l’altra i giovani. Se da una parte I Simpson dissacrano tutto e tutti, dall’altra omettono di proporre soluzioni, quasi a lasciare che l’ultima parola sia del pubblico, chiamato appunto a criticare (nel senso etimologico del termine, “giudicare distinguendo”) in modo attivo. Springfield, cittadina in cui la sitcom è ambientata – fondata forse da un gruppo di pionieri puritani, intenzionati a fondare una nuova Sodoma, avendo mal interpretato un passo della Bibbia! – rappresenta lo stereotipo della tipica small town americana, il nome figura infatti in almeno trentaquattro dei cinquanta Stati della Federazione. Perché, è il caso di chiedersi, i personaggi hanno la pelle gialla? Tale colore da una parte è metafora dell’anticonformismo, dell’irriverenza e dell’iconoclastia che l’autore intende veicolare, dall’altra è «il colore non solo della malinconia, ma anche dell’itterizia (malattia della pelle)», denuncia dunque del volto malato – da un punto di vista relazionale – della società contemporanea. Forse anche un omaggio al primo fumetto della storia, Yellow Kid, l’irlandese in camicia gialla che fa la sua comparsa nel 1895. Se puntiamo poi l’occhio di bue sui personaggi maggiormente caratterizzati sotto il profilo religioso, notiamo anzitutto che Groening dà ai Simpson i nomi dei componenti della propria famiglia naturale, eccezion fatta per il suo, da lui ritenuto troppo banale e sostituito per questo con Bart, anagramma di brat, “monello”. Cominciamo con Homer Jay Simpson, perfetta icona dell’Occidente consumistico, oltre che dell’uomo medio, per usare un’espressione più terra terra. Il suo tratto religioso (o antireligioso) è scandito dalla relazione col suo alterego: il vicino di casa Ned Flanders, prototipo di un fondamentalismo cristiano di cui accenneremo in seguito. Una domenica mattina, come sempre restio a recarsi in chiesa, Homer dice alla moglie: «Ehi, cosa c’è di tanto eccezionale nell’andare in qualche edi...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560664</guid><pubDate>Sun, 27 Feb 2022 23:13:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560664/audio_20220228001349.mp3" length="29489446" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«Sarò breve e conciso. Famiglia, religione, amicizia: sono i tre demoni che dovete annientare per ottenere successo negli affari»: sono le parole shockanti con cui Montgomery Burns si presenta ad una platea di bambini. 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Il suo autore, Matthew Abram Groening, si pone sulla scia di Charles Schulz, un evangelico pentecostale che si mise a far teologia con la matita negli anni Sessanta, dando vita a I Peanuts (Snoopy e Charlie Brown, per i più smemorati), nei quali gli americani si identificarono. Su Groening sono ventilate più volte le origini ebraiche ma, seppur nato in una famiglia mennonita (il ramo più numeroso tra le chiese anabattiste) e cresciuto fra i metodisti (espressione diffusissima del protestantesimo), si definisce oggi agnostico. Deciso da subito a seguire le orme del padre, ex-cartoonist, svoltò nel 1977 a Los Angeles, città che gli ispirerà i personaggi della striscia comica Life in Hell. È in questo momento che nascono I Simpson, che troveranno la loro definitiva veste nel 1986, quando il produttore James L.Brooks gli chiederà di trasformare la striscia ormai di successo Life in Hell in una serie animata televisiva. Dopo qualche titubanza da parte di Groening la Fox trasmette nel Natale del 1989 Simpson Roasting On An Open Fire, dando ufficialmente inizio alla serie. I Simpson, sitcom animata per adulti, presenta ogni episodio con almeno due storie parallele, una delle quali interessa il mondo adulto, l’altra i giovani. Se da una parte I Simpson dissacrano tutto e tutti, dall’altra omettono di proporre soluzioni, quasi a lasciare che l’ultima parola sia del pubblico, chiamato appunto a criticare (nel senso etimologico del termine, “giudicare distinguendo”) in modo attivo. Springfield, cittadina in cui la sitcom è ambientata – fondata forse da un gruppo di pionieri puritani, intenzionati a fondare una nuova Sodoma, avendo mal interpretato un passo della Bibbia! – rappresenta lo stereotipo della tipica small town americana, il nome figura infatti in almeno trentaquattro dei cinquanta Stati della Federazione. Perché, è il caso di chiedersi, i personaggi hanno la pelle gialla? Tale colore da una parte è metafora dell’anticonformismo, dell’irriverenza e dell’iconoclastia che l’autore intende veicolare, dall’altra è «il colore non solo della malinconia, ma anche dell’itterizia (malattia della pelle)», denuncia dunque del volto malato – da un punto di vista relazionale – della società contemporanea. Forse anche un omaggio al primo fumetto della storia, Yellow Kid, l’irlandese in camicia gialla che fa la sua comparsa nel 1895. Se puntiamo poi l’occhio di bue sui personaggi maggiormente caratterizzati sotto il profilo religioso, notiamo anzitutto che Groening dà ai Simpson i nomi dei componenti della propria famiglia naturale, eccezion fatta per il suo, da lui ritenuto troppo banale e sostituito per questo con Bart, anagramma di brat, “monello”. Cominciamo con Homer Jay Simpson, perfetta icona dell’Occidente consumistico, oltre che dell’uomo medio, per usare un’espressione più terra terra. Il suo tratto religioso (o antireligioso) è scandito dalla relazione col suo alterego: il vicino di casa Ned Flanders, prototipo di un fondamentalismo cristiano di cui accenneremo in seguito. Una domenica mattina, come sempre restio a recarsi in chiesa, Homer dice alla moglie: «Ehi, cosa c’è di tanto eccezionale nell’andare in qualche edi...]]></itunes:summary><itunes:duration>922</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>"...e Dio separò la luce dalle tenebre..". (La Bibbia secondo Caravaggio)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-dio-separo-la-luce-dalle-tenebre-la-bibbia-secondo-caravaggio--53560654</link><description><![CDATA[Testo della catechesi«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre.. ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32). Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio (nome mutuato dal suo paese d’origine, sedicimila anime nel bergamasco), ci ha consegnato su tela pagine della Bibbia davvero meravigliose, tanto da richiamarne la visione, con la mente, appena le sentiamo narrate: la sola parola Emmaus ci rimanda immediatamente allo stupore di uno dei due discepoli che, a braccia spalancate, cattura l’attenzione di chi ha la fortuna di entrare alla National Gallery di Londra (tra l’altro gratuitamente) o alla Pinacoteca di Brera a Milano (questa volta pagando!). Ma chi queste due cene le ha viste entrambe, sa che la seconda – quella conservata a Milano – è più spenta della prima, quasi l’avesse dipinta un altro. Tra le due si coglie subito un passaggio dal giorno alla notte, dalla luce al buio – lui che dipinge dal vero e senza disegni preparatori, riproducendo luce e ombra come nessun artista aveva mai fatto – come mai? Se quella conservata in Inghilterra è del 1601, l’altra è del 1606. Forse in quei cinque anni è successo qualcosa nella vita dell’autore? Decisamente sì, domenica 28 maggio 1606 in Campo Marzio, a Roma, Caravaggio ha ucciso il ternano Ranuccio Tomassoni durante una partita a pallacorda, episodio che gli costa la peggiore delle condanne: morte per decapitazione, che, addirittura, poteva essere eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada. L’artista ne fu ossessionato, tanto che da quel momento nei suoi quadri iniziarono a comparire teste mozzate o condannati a morte che avevano le sue fattezze: in due occasioni il capo di Caravaggio è quello del Battista, su un vassoio sorretto da Salomè, in altre due invece quello di Golia, tenuto dalla mano di Davide. Nel primo capitolo di Genesi (1,4), con la separazione della luce dalle tenebre, del giorno e della notte, ha inizio il tempo. «L’arte è fatta per turbare. La scienza rassicura», afferma il pittore cubista francese Georges Braque, amico di Picasso, e la luce è lo strumento più incisivo che Caravaggio ha scelto per turbare le coscienze. Luce e ombra nel Merisi sono sinonimo di grazia e peccato, lui che ha incarnato il celebre binomio “genio e sregolatezza”, traduzione italiana della commedia francese Kean ou Désordre et génie, ispirata alla vita dell’attore inglese Edmund Kean (1787-1833), famoso per le sue stravaganze e i suoi disordini morali, con la differenza che quelle di Michelangelo Merisi furono capolavori, non stravaganze. Di quali disordini morali stiamo parlando allora? Premesso che la sua “sregolatezza” cresce di pari passo con la fama (fino al 1600 era infatti incensurato), se dovessimo brutalmente descriverne la vita “in pillole”, quelle però più amare, potremmo quasi tracciarne la carta d’identità  attraverso le innumerevoli malefatte: a 29 anni viene querelato per aver assalito un giovane a bastonate; l’anno dopo ferisce una guardia durante una rissa, mentre nel 1604 ne prende a sassate un’altra e viene incarcerato a Tor di Nona; successivamente con la spada ferisce alla testa un notaio, dopo un litigio a causa di una donna chiamata Lena (Maddalena Antognetti), in seguito una delle sue amanti e modelle; il 24 ottobre 1605 viene ferito lui, questa volta, alla gola e all’orecchio sinistro.. interrogato rifiuta di fare la spia, sostenendo di essersi fatto male da solo (?!), ma ormai la sua spada è diventata strumento opposto e complementare al pennello: tenebra e luce, ancora una volta. L’anno seguente, infatti, durante l’ennesima rissa ucciderà il Tomassoni. Ma torniamo alla sua “Bibbia su tela”: 45 delle 79 opere lasciateci – conservate in 11 Paesi diversi, più della metà in Italia, di cui ben 26 a Roma – sono infatti prettamente bibliche, dato che la committenza del tempo era per lo più religiosa. Tra i soggetti più rappresentati spicca Giovanni il Battezzatore, ben 11 volte, seguito dalla Vergine con 7, l’evangelista Matteo e Maria di Magdala 4 volte, ...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560654</guid><pubDate>Sun, 30 Jan 2022 22:00:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560654/audio_20220130230046.mp3" length="24427960" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>Testo della catechesi«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre.. ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32). 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Tra le due si coglie subito un passaggio dal giorno alla notte, dalla luce al buio – lui che dipinge dal vero e senza disegni preparatori, riproducendo luce e ombra come nessun artista aveva mai fatto – come mai? Se quella conservata in Inghilterra è del 1601, l’altra è del 1606. Forse in quei cinque anni è successo qualcosa nella vita dell’autore? Decisamente sì, domenica 28 maggio 1606 in Campo Marzio, a Roma, Caravaggio ha ucciso il ternano Ranuccio Tomassoni durante una partita a pallacorda, episodio che gli costa la peggiore delle condanne: morte per decapitazione, che, addirittura, poteva essere eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada. L’artista ne fu ossessionato, tanto che da quel momento nei suoi quadri iniziarono a comparire teste mozzate o condannati a morte che avevano le sue fattezze: in due occasioni il capo di Caravaggio è quello del Battista, su un vassoio sorretto da Salomè, in altre due invece quello di Golia, tenuto dalla mano di Davide. Nel primo capitolo di Genesi (1,4), con la separazione della luce dalle tenebre, del giorno e della notte, ha inizio il tempo. «L’arte è fatta per turbare. La scienza rassicura», afferma il pittore cubista francese Georges Braque, amico di Picasso, e la luce è lo strumento più incisivo che Caravaggio ha scelto per turbare le coscienze. Luce e ombra nel Merisi sono sinonimo di grazia e peccato, lui che ha incarnato il celebre binomio “genio e sregolatezza”, traduzione italiana della commedia francese Kean ou Désordre et génie, ispirata alla vita dell’attore inglese Edmund Kean (1787-1833), famoso per le sue stravaganze e i suoi disordini morali, con la differenza che quelle di Michelangelo Merisi furono capolavori, non stravaganze. Di quali disordini morali stiamo parlando allora? Premesso che la sua “sregolatezza” cresce di pari passo con la fama (fino al 1600 era infatti incensurato), se dovessimo brutalmente descriverne la vita “in pillole”, quelle però più amare, potremmo quasi tracciarne la carta d’identità  attraverso le innumerevoli malefatte: a 29 anni viene querelato per aver assalito un giovane a bastonate; l’anno dopo ferisce una guardia durante una rissa, mentre nel 1604 ne prende a sassate un’altra e viene incarcerato a Tor di Nona; successivamente con la spada ferisce alla testa un notaio, dopo un litigio a causa di una donna chiamata Lena (Maddalena Antognetti), in seguito una delle sue amanti e modelle; il 24 ottobre 1605 viene ferito lui, questa volta, alla gola e all’orecchio sinistro.. interrogato rifiuta di fare la spia, sostenendo di essersi fatto male da solo (?!), ma ormai la sua spada è diventata strumento opposto e complementare al pennello: tenebra e luce, ancora una volta. 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Non solo, è utile osservare come questo, nel tempo, abbia prodotto degli “effetti” sulla cultura in generale. Il capitolo 24 di Luca può aiutarci ad attualizzare la questione: come i due diretti a Emmaus «conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto», altrettanto potremmo fare oggi, conversando tra noi di tutto quello che è accaduto negli ultimi duemila anni. In generale, che tracce ha lasciato sul pianeta Terra l’evento Gesù Cristo? Nello specifico, quali effetti ha prodotto sulla cultura e nei diversi ambiti: la storia, la letteratura, la geografia, la scuola, la scienza, la filosofia, l’arte, la politica, la superstizione, l’etica e, avvicinandoci al nostro tempo, lo sport, i mass media, e via dicendo? Più precisamente: il mondo coi suoi mille risvolti, si è lasciato scalfire dalle pagine bibliche? Quanto, queste, hanno inciso nello svolgimento della “storia”? Ma soprattutto: quali “effetti” ha avuto su di essa? I nostri occhi, come quelli dei due di Emmaus, sono ancora oggi «impediti a riconoscerlo», ma Gesù non smette di affiancarsi a noi, e lo fa in mille modi: uno di questi è appunto attraverso la sua Parola, che poi è Lui stesso! Parola contenuta in primis nella Bibbia, il libro più posseduto al monto eppure il meno letto.. triste record. A volte ci affianca senza che ce ne rendiamo conto e, con la voce di un amico, attraverso un avvenimento o in altro modo, ci chiede cos’è accaduto in questi duemila anni: cosa gli rispondiamo? «La Bibbia – afferma il teologo Brunetto Salvarani – è.. letteratura, a sua volta produttrice di altra letteratura e di arte: per cui sarà utile, sulla linea ermeneutica tracciata nel secolo scorso da Paul Ricoeur e Hans Georg Gadamer, cimentarsi con la sua storia degli effetti di senso», e aggiunge: «la Bibbia è un libro con il quale dobbiamo tutti fare i conti, credenti o non credenti, laici o religiosi che siamo». Torniamo a Emmaus: «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui», parole il cui “effetto” è: «non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre.. ci spiegava le Scritture?». Allora perché non lasciarci battere il cuore da qualsiasi cosa ci parli di Gesù, sia esso un quadro o un film, un libro o un autore, la scienza o un evento sportivo, uno spettacolo o una canzone? Ci è chiesto solo di ri-conoscerlo in tutto ciò.. Nel suo messaggio, in occasione della 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2020, papa Francesco ha affermato: «L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie.., le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo». Già cinque anni prima, il 15 gennaio 2015, lo scrittore, sceneggiatore ed insegnante Alessandro D’Avenia, ha tenuto un incontro con gli universitari del Politecnico di Milano su Dostoevskij e, ad un certo punto, ha affermato: «Perché per le cose più importanti parliamo di storia della vita, storia d’amore, perché? Perché noi siamo esseri narrativi, senza le narrazioni noi della vita non sappiamo che cosa farcene. Perché siamo esseri narrativi? Perché interpretiamo le azioni dell’uomo attraverso le narrazioni, perché siamo esseri storici, esseri che stanno nella storia, che hanno una storia, che sono una storia.. conoscere la realtà è conoscere le narrazioni.. noi senza storie non possiamo vivere.. senza le narrazioni noi non sappiamo chi siamo. Tutte le interpretazioni che noi diamo del nostro esistere sono narrative. Passiamo due terzi della nostra esistenza a ...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53560650</guid><pubDate>Sun, 30 Jan 2022 21:48:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53560650/audio_20220130224810.mp3" length="13225818" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:subtitle>IntroduzioneNon è possibile capire “dove andiamo” senza sapere “da dove veniamo”: occorre allora tornare al grande codice della cultura occidentale. Non solo, è utile osservare come questo, nel tempo, abbia prodotto degli “effetti” sulla cultura in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[IntroduzioneNon è possibile capire “dove andiamo” senza sapere “da dove veniamo”: occorre allora tornare al grande codice della cultura occidentale. Non solo, è utile osservare come questo, nel tempo, abbia prodotto degli “effetti” sulla cultura in generale. Il capitolo 24 di Luca può aiutarci ad attualizzare la questione: come i due diretti a Emmaus «conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto», altrettanto potremmo fare oggi, conversando tra noi di tutto quello che è accaduto negli ultimi duemila anni. In generale, che tracce ha lasciato sul pianeta Terra l’evento Gesù Cristo? Nello specifico, quali effetti ha prodotto sulla cultura e nei diversi ambiti: la storia, la letteratura, la geografia, la scuola, la scienza, la filosofia, l’arte, la politica, la superstizione, l’etica e, avvicinandoci al nostro tempo, lo sport, i mass media, e via dicendo? Più precisamente: il mondo coi suoi mille risvolti, si è lasciato scalfire dalle pagine bibliche? Quanto, queste, hanno inciso nello svolgimento della “storia”? Ma soprattutto: quali “effetti” ha avuto su di essa? I nostri occhi, come quelli dei due di Emmaus, sono ancora oggi «impediti a riconoscerlo», ma Gesù non smette di affiancarsi a noi, e lo fa in mille modi: uno di questi è appunto attraverso la sua Parola, che poi è Lui stesso! Parola contenuta in primis nella Bibbia, il libro più posseduto al monto eppure il meno letto.. triste record. A volte ci affianca senza che ce ne rendiamo conto e, con la voce di un amico, attraverso un avvenimento o in altro modo, ci chiede cos’è accaduto in questi duemila anni: cosa gli rispondiamo? «La Bibbia – afferma il teologo Brunetto Salvarani – è.. letteratura, a sua volta produttrice di altra letteratura e di arte: per cui sarà utile, sulla linea ermeneutica tracciata nel secolo scorso da Paul Ricoeur e Hans Georg Gadamer, cimentarsi con la sua storia degli effetti di senso», e aggiunge: «la Bibbia è un libro con il quale dobbiamo tutti fare i conti, credenti o non credenti, laici o religiosi che siamo». Torniamo a Emmaus: «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui», parole il cui “effetto” è: «non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre.. ci spiegava le Scritture?». Allora perché non lasciarci battere il cuore da qualsiasi cosa ci parli di Gesù, sia esso un quadro o un film, un libro o un autore, la scienza o un evento sportivo, uno spettacolo o una canzone? Ci è chiesto solo di ri-conoscerlo in tutto ciò.. Nel suo messaggio, in occasione della 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2020, papa Francesco ha affermato: «L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie.., le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo». Già cinque anni prima, il 15 gennaio 2015, lo scrittore, sceneggiatore ed insegnante Alessandro D’Avenia, ha tenuto un incontro con gli universitari del Politecnico di Milano su Dostoevskij e, ad un certo punto, ha affermato: «Perché per le cose più importanti parliamo di storia della vita, storia d’amore, perché? Perché noi siamo esseri narrativi, senza le narrazioni noi della vita non sappiamo che cosa farcene. Perché siamo esseri narrativi? Perché interpretiamo le azioni dell’uomo attraverso le narrazioni, perché siamo esseri storici, esseri che stanno nella storia, che hanno una storia, che sono una storia.. conoscere la realtà è conoscere le narrazioni.. noi senza storie non possiamo vivere.. senza le narrazioni noi non sappiamo chi siamo. Tutte le interpretazioni che noi diamo del nostro esistere sono narrative. Passiamo due terzi della nostra esistenza a ...]]></itunes:summary><itunes:duration>414</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In effetti: Introduzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-effetti-introduzione--53095708</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53095708</guid><pubDate>Sun, 30 Jan 2022 21:48:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53095708/audio_sd_20220130224810.mp3" length="3309527" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Pregaudio</itunes:author><itunes:duration>414</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a839f3c514bf88a2a816875101d86a3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
