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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Modena si Mostra - Chiesa di San Pietro</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/modena-si-mostra-chiesa-di-san-pietro--5718404</link><description><![CDATA[]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/5718404/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Arts</category><copyright>Copyright eArs</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dcc74795780da36dbcabea9bf38a2f0a.jpg</url><title>Modena si Mostra - Chiesa di San Pietro</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/modena-si-mostra-chiesa-di-san-pietro--5718404</link></image><lastBuildDate>Mon, 18 May 2026 16:12:41 +0000</lastBuildDate><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>eArs</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dcc74795780da36dbcabea9bf38a2f0a.jpg"/><itunes:category text="Arts"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>serial</itunes:type><item><title>Chiesa di San Pietro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chiesa-di-san-pietro--51900513</link><description><![CDATA[CHIESA DI SAN PIETRO<br /><br />Conoscevate già questa chiesa? Oggi non è una domanda scontata, leggermente discosta com’è dal centro della città e aperta principalmente per le funzioni religiose. Ma che cos’è un tesoro, se non è un poco nascosto?<br />San Pietro è un punto focale della storia di Modena e tra i suoi edifici religiosi più interessanti, assieme al complesso monastico in cui si trova. <br />Si tratta infatti di una chiesa abbaziale, cioè appartenente al monastero benedettino, fondato alla fine del X secolo e tenuto in attività dai monaci. Il legame tra monastero e chiesa si nota fin da fuori, dove la facciata di quest’ultima, senza interrompersi, si tramuta nel muro esterno del complesso. La facciata si distingue dal contesto modenese anche per altre peculiarità. Prima di tutto per la sua forma che, rimasta invariata da quando fu realizzata - a metà del 1500 - ci restituisce un’immagine fedele dello stile rinascimentale. Lo vediamo nell’assetto dei muri esterni che segue e lascia intuire l’altezza delle navate della chiesa dietro di essi; ed inoltre nei capitelli con il sovrastante fregio in terracotta d’ispirazione nettamente classica. Il fregio poi mostra un motivo davvero singolare e non molto comune: dei diavoli in catene trasportati da cavalli marini.<br />L’abbazia rappresentò un centro culturale non solo per i monaci che vi vivevano, ma anche per l’intera città, e assorbì e raccolse gli stimoli dei tempi. Ciò si riflette nell’architettura cangiante della chiesa, avviata nel 1476 e consacrata più di quarant’anni dopo.  <br />Se, come abbiamo detto, la facciata è pienamente rinascimentale, l’interno presenta caratteristiche ancora proprie delle chiese medievali tradizionali. Ad esempio, la pianta stessa dell’edificio è strutturata in stile gotico: divisa in cinque navate, con le due più esterne riservate alle cappelle private.<br />La sovrapposizione di più stili non solo rivela l’influsso dei monaci - in costante aggiornamento sulle tendenze artistiche - ma anche la maniera costruttiva dell’epoca. In quegli anni, diverse maestranze si affiancavano nella costruzione di un edificio, non guidate come oggigiorno dal piano univoco di un architetto, ma piuttosto dai committenti e dalle consuetudini del mestiere.<br />Adesso, mentre passeggiate tra queste vicende architettoniche, parliamo di Antonio Begarelli, l’artista cinquecentesco che… ma no, fermiamoci per il momento. Per saperne di più sul suo conto, vi aspettano i prossimi audio dedicati alle sue sculture.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51900513</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 17:29:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51900513/sanpietromodena_chiesa_di_san_pietro.mp3" length="2784488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>CHIESA DI SAN PIETRO&#13;
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Conoscevate già questa chiesa? Oggi non è una domanda scontata, leggermente discosta com’è dal centro della città e aperta principalmente per le funzioni religiose. Ma che cos’è un tesoro, se non è un poco nascosto?&#13;
San Pietro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[CHIESA DI SAN PIETRO<br /><br />Conoscevate già questa chiesa? Oggi non è una domanda scontata, leggermente discosta com’è dal centro della città e aperta principalmente per le funzioni religiose. Ma che cos’è un tesoro, se non è un poco nascosto?<br />San Pietro è un punto focale della storia di Modena e tra i suoi edifici religiosi più interessanti, assieme al complesso monastico in cui si trova. <br />Si tratta infatti di una chiesa abbaziale, cioè appartenente al monastero benedettino, fondato alla fine del X secolo e tenuto in attività dai monaci. Il legame tra monastero e chiesa si nota fin da fuori, dove la facciata di quest’ultima, senza interrompersi, si tramuta nel muro esterno del complesso. La facciata si distingue dal contesto modenese anche per altre peculiarità. Prima di tutto per la sua forma che, rimasta invariata da quando fu realizzata - a metà del 1500 - ci restituisce un’immagine fedele dello stile rinascimentale. Lo vediamo nell’assetto dei muri esterni che segue e lascia intuire l’altezza delle navate della chiesa dietro di essi; ed inoltre nei capitelli con il sovrastante fregio in terracotta d’ispirazione nettamente classica. Il fregio poi mostra un motivo davvero singolare e non molto comune: dei diavoli in catene trasportati da cavalli marini.<br />L’abbazia rappresentò un centro culturale non solo per i monaci che vi vivevano, ma anche per l’intera città, e assorbì e raccolse gli stimoli dei tempi. Ciò si riflette nell’architettura cangiante della chiesa, avviata nel 1476 e consacrata più di quarant’anni dopo.  <br />Se, come abbiamo detto, la facciata è pienamente rinascimentale, l’interno presenta caratteristiche ancora proprie delle chiese medievali tradizionali. Ad esempio, la pianta stessa dell’edificio è strutturata in stile gotico: divisa in cinque navate, con le due più esterne riservate alle cappelle private.<br />La sovrapposizione di più stili non solo rivela l’influsso dei monaci - in costante aggiornamento sulle tendenze artistiche - ma anche la maniera costruttiva dell’epoca. In quegli anni, diverse maestranze si affiancavano nella costruzione di un edificio, non guidate come oggigiorno dal piano univoco di un architetto, ma piuttosto dai committenti e dalle consuetudini del mestiere.<br />Adesso, mentre passeggiate tra queste vicende architettoniche, parliamo di Antonio Begarelli, l’artista cinquecentesco che… ma no, fermiamoci per il momento. Per saperne di più sul suo conto, vi aspettano i prossimi audio dedicati alle sue sculture.]]></itunes:summary><itunes:duration>174</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/911d5ab513e80659def9428756703822.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le Statue della Navata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-statue-della-navata--51900517</link><description><![CDATA[LE STATUE DELLA NAVATA<br /><br />È consuetudine dire di una statua, in senso metaforico, che sembri viva o addirittura che paia muoversi. Vi soprenderà sapere che, molto più di quanto si pensi, le statue si muovono davvero, e non in senso figurato! È il caso, ad esempio, delle sei sculture in terracotta della navata centrale della chiesa di San Pietro, che hanno posato piede sugli attuali piedistalli soltanto nel 1819, tre secoli dopo essere state realizzate da Antonio Begarelli, scultore modenese nato nel 1499 e attivo fino al 1565. <br />Non solo, la collocazione originaria di queste opere, databili tra il 1528 e il 1542, non era la stessa per tutte. Partendo dall’ingresso, le prime due - raffiguranti San Francesco e San Bonaventura - si trovavano nella chiesa di San Francesco di Modena. Le altre quattro furono invece realizzate sì per questo complesso abbaziale, ma erano collocate nel dormitorio dei monaci.<br />Questo dettaglio non è un puntiglio da storici, ma ci aiuta a comprendere lo stile delle opere.<br />Posizionatevi al centro delle quattro sculture verso l’abside. Queste rappresentano la Madonna col Bambino, Santa Giustina, San Benedetto e San Pietro. Immaginatele nella loro prima collocazione: il dormitorio dell’abbazia. I benedettini, in silenzioso raccoglimento, rivolgono loro gli sguardi che i santi ricambiano con solennità. Sono come apparizioni dal mondo divino e i loro vestiti sembrano ancora mossi dal vento che spira nelle altezze del Paradiso. Sono statue concepite per un dialogo intimo tra il monaco e il divino, all’interno di un contesto privato dedicato alla meditazione e allo spirito.<br />Ora ritornate verso l’entrata e rivolgetevi a San Francesco e San Bonaventura. Notate delle differenze? Per esempio, guardate come i panneggi delle vesti si fanno meno aerei, tanto che San Bonaventura deve reggere il saio per non farlo toccare a terra. Il loro carattere più austero si confà alla loro collocazione originale, dietro l’altare della chiesa di San Francesco. In quel luogo il dialogo non è intimo, ma più distante e allargato a tutti i partecipanti al rito. Non abbiamo più delle apparizioni, ma statue a tutti gli effetti, che sono un punto di riferimento per la comunità dei fedeli. Non a caso raffigurano i santi cardine dell’ordine francescano, cui la chiesa apparteneva.<br />Ebbene, già nel Cinquecento gli artisti avevano ben chiara l’importanza del luogo che avrebbe ospitato un’opera e del pubblico a cui si sarebbe rivolta. Non erano solo abili nella tecnica ma, come magari diremmo oggi, erano quasi degli esperti di marketing!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51900517</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 17:30:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51900517/sanpietromodena_le_statue_della_navata.mp3" length="3022724" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>LE STATUE DELLA NAVATA&#13;
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Partendo dall’ingresso, le prime due - raffiguranti San Francesco e San Bonaventura - si trovavano nella chiesa di San Francesco di Modena. Le altre quattro furono invece realizzate sì per questo complesso abbaziale, ma erano collocate nel dormitorio dei monaci.<br />Questo dettaglio non è un puntiglio da storici, ma ci aiuta a comprendere lo stile delle opere.<br />Posizionatevi al centro delle quattro sculture verso l’abside. Queste rappresentano la Madonna col Bambino, Santa Giustina, San Benedetto e San Pietro. Immaginatele nella loro prima collocazione: il dormitorio dell’abbazia. I benedettini, in silenzioso raccoglimento, rivolgono loro gli sguardi che i santi ricambiano con solennità. Sono come apparizioni dal mondo divino e i loro vestiti sembrano ancora mossi dal vento che spira nelle altezze del Paradiso. Sono statue concepite per un dialogo intimo tra il monaco e il divino, all’interno di un contesto privato dedicato alla meditazione e allo spirito.<br />Ora ritornate verso l’entrata e rivolgetevi a San Francesco e San Bonaventura. Notate delle differenze? Per esempio, guardate come i panneggi delle vesti si fanno meno aerei, tanto che San Bonaventura deve reggere il saio per non farlo toccare a terra. Il loro carattere più austero si confà alla loro collocazione originale, dietro l’altare della chiesa di San Francesco. In quel luogo il dialogo non è intimo, ma più distante e allargato a tutti i partecipanti al rito. Non abbiamo più delle apparizioni, ma statue a tutti gli effetti, che sono un punto di riferimento per la comunità dei fedeli. Non a caso raffigurano i santi cardine dell’ordine francescano, cui la chiesa apparteneva.<br />Ebbene, già nel Cinquecento gli artisti avevano ben chiara l’importanza del luogo che avrebbe ospitato un’opera e del pubblico a cui si sarebbe rivolta. 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Considerando poi che all’epoca le sculture erano dipinte di bianco, la differenza tra i due elementi si assottigliava ancora di più. Dare dignità ad un materiale povero poi era una scelta che aveva anche valore spirituale per la morale cattolica. In questa Pietà del 1544, l’imitazione del marmo si sposa con uno stile che echeggia la scultura antica non solo nelle forme, ma anche nella resa dei sentimenti. Cristo, senza vita, viene mostrato a Maria prima della sepoltura. Nessuno dei tre personaggi intorno al corpo compie gesti eclatanti: non si grida in preda allo strazio, non si alzano le mani al cielo. È una sofferenza misurata, che non vuole distrarci con la teatralità. Nella scena non deve risaltare l’orrore del lutto, ma la sacralità del sacrificio che è alla base del credo cristiano: attraverso la sua morte, Gesù redime l’uomo dal peccato. Certo, il dolore è presente e traspare dai volti, ma è un soffrire raccolto, che si fa tramite per la fede.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51900521</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 17:30:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51900521/sanpietromodena_piet.mp3" length="1637608" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>PIETÀ&#13;
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In questa maestosa opera, Begarelli utilizza la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[ANCONA O ALTARE DELLE STATUE<br /><br />Di pale d'altare ne avrete già viste. Quei dipinti sacri, spesso su tavola lignea, che soprattutto durante medioevo e rinascimento erano posti sopra o dietro gli altari.<br />In questa maestosa opera, Begarelli utilizza la scultura, al posto del disegno e dei consueti mezzi pittorici, per creare una pala d’altare. A riprova di questo sappiamo che, nel piano iniziale, le quattro figure dei santi Pietro, Paolo, Geminiano e Benedetto, alla base della rappresentazione, avrebbero dovuto essere dipinte con colori naturali, e non bianche ad imitazione del marmo come avveniva solitamente e come previsto per la Vergine in gloria ad essi sovrastante. Inoltre, la decorazione entro la quale il gruppo scultoreo è racchiuso, dona ancora di più l’idea di un'immagine isolata, incorniciata come si farebbe appunto per un dipinto. La scultura si fa dunque dipinto grazie alle scelte cromatiche e compositive.<br />L’opera, tuttavia, non fu completata secondo l’indirizzo originale per via della morte dell’artista, avvenuta nel 1565, sebbene fu proseguita poi dal nipote Ludovico e da altri scultori. <br />Fu l’ultimo lavoro del maestro per il monastero di San Pietro. E Antonio Begarelli si trova ancora qui. Lo spazio che un tempo occupava l’altare, dalla fine dell’Ottocento ospita il suo sepolcro. Il maestro riposa accanto al suo lavoro incompiuto e ci lascia con un dubbio in sospeso: chissà quale sarebbe stato il suo ultimo tocco per questa maestosa pala d’altare?]]></itunes:summary><itunes:duration>109</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d36393154a1c6a36cdc6660d5083888e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Museo di Arte Sacra della Chiesa di San Pietro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/museo-di-arte-sacra-della-chiesa-di-san-pietro--72020927</link><description><![CDATA[La chiesa di San Pietro è affiancata dal Museo d’arte sacra: vera e propria raccolta di tesori che con il loro splendore e carica simbolica hanno impreziosito l’edificio di culto nel corso della sua storia.Un posto speciale merita sicuramente la ricostruzione dell’altare eretto nel 1629 per le esequie solenni del duca Cesare d’Este, principale artefice dello spostamento della corte ducale da Ferrara a Modena nel 1598. L’allestimento visibile nel Museo vuole restituire al visitatore l’atmosfera solenne di quelle celebrazioni barocche. Dovete sapere che i due torcieri componibili in legno, impiegati per sistemarvi le candele che illuminavano l’altare, sono stati rinvenuti in una soffitta della chiesa e successivamente studiati e restaurati. Secondo gli storici, sono proprio quelli impiegati per l’altare originale! La collezione annovera inoltre un gran numero di reliquiari. Tra questi, forse ne noterete uno dall’aspetto singolare. È quello del piede destro di Maria Maddalena, databile alla seconda metà del ‘500. Imita la forma di un piede reale per fare il paio con quello sinistro della santa, conservato nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini a Roma. Secondo la tradizione, nel Duecento un monaco di nome Martino aveva il compito di custodire le spoglie della Maddalena a Marsiglia. Quando venne trasferito a Reggio Emilia, pensò bene di portarsi via un ricordo della santa, strappandole il piede! La reliquia fu traslata da Reggio a Modena nel 1783, quando le comunità di frati delle due città si unirono. Particolarmente prezioso è infine il pastorale, il bastone del vescovo, opera di bottega orafa modenese del secondo quarto del XVI secolo. È costituito da un nodo intermedio in forma di tempio, abitato da piccole figure di santi. Da esso, muove l’elaborato ricciolo sommitale che termina al centro con il busto di San Pietro. Prendetevi il vostro tempo per esplorare queste meraviglie e restare rapiti dai bagliori… dell’oro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72020927</guid><pubDate>Fri, 15 May 2026 14:37:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72020927/msm_spietro_1_museo_di_arte_sacra_chiesa_di_san_pietro.mp3" length="2466340" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>La chiesa di San Pietro è affiancata dal Museo d’arte sacra: vera e propria raccolta di tesori che con il loro splendore e carica simbolica hanno impreziosito l’edificio di culto nel corso della sua storia.Un posto speciale merita sicuramente la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La chiesa di San Pietro è affiancata dal Museo d’arte sacra: vera e propria raccolta di tesori che con il loro splendore e carica simbolica hanno impreziosito l’edificio di culto nel corso della sua storia.Un posto speciale merita sicuramente la ricostruzione dell’altare eretto nel 1629 per le esequie solenni del duca Cesare d’Este, principale artefice dello spostamento della corte ducale da Ferrara a Modena nel 1598. L’allestimento visibile nel Museo vuole restituire al visitatore l’atmosfera solenne di quelle celebrazioni barocche. Dovete sapere che i due torcieri componibili in legno, impiegati per sistemarvi le candele che illuminavano l’altare, sono stati rinvenuti in una soffitta della chiesa e successivamente studiati e restaurati. Secondo gli storici, sono proprio quelli impiegati per l’altare originale! La collezione annovera inoltre un gran numero di reliquiari. Tra questi, forse ne noterete uno dall’aspetto singolare. È quello del piede destro di Maria Maddalena, databile alla seconda metà del ‘500. Imita la forma di un piede reale per fare il paio con quello sinistro della santa, conservato nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini a Roma. Secondo la tradizione, nel Duecento un monaco di nome Martino aveva il compito di custodire le spoglie della Maddalena a Marsiglia. Quando venne trasferito a Reggio Emilia, pensò bene di portarsi via un ricordo della santa, strappandole il piede! La reliquia fu traslata da Reggio a Modena nel 1783, quando le comunità di frati delle due città si unirono. Particolarmente prezioso è infine il pastorale, il bastone del vescovo, opera di bottega orafa modenese del secondo quarto del XVI secolo. È costituito da un nodo intermedio in forma di tempio, abitato da piccole figure di santi. 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Nella parte superiore, lungo tutto il perimetro della sacrestia, si snoda un fregio dipinto dallo stesso pittore vignolese a imitazione di cornici e rilievi scultorei. Gli ovali sono invece abitati dai quattro Evangelisti, a cui si aggiunge San Benedetto, mentre in quelli più esterni si aprono vedute paesaggistiche riconducibili al territorio modenese.Gli abiti sacri dei canonici di San Pietro erano custoditi nei preziosi armadi allineati lungo le pareti. Questi furono realizzati per la maggior parte da Gianfrancesco Brennona da Cremona intorno al 1548. Utilizzando la tecnica dell’intarsio – accostando cioè come in un puzzle tessere di diverse varietà di legni – l’artista da forma a scorci di città ideali. Subito sotto… non vi sembra che gli scomparti contengano oggetti reali? Si tratta invece di un trompe-l’oeil, cioè di un virtuosismo che, letteralmente, inganna l’occhio! Sulla parete destra della sagrestia, gli armadi più antichi furono integrati a metà dell’Ottocento con nuovi elementi della bottega modenese di Andrea Pagliani, e di nuovo nel secolo successivo da Remo Masetti. Individuate l’anta con la croce e la scritta “PAX”. Proprio da quel lato sono state aggiunte le tarsie ottocentesche, che mostrano cinque vedute del monastero laziale di Montecassino più una sesta della chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia.La sacrestia trova infine il suo fulcro nell’altare drappeggiato in seta, sopra il quale trova posto la cinquecentesca Adorazione dei Magi del pittore bolognese Bartolomeo Cesi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72020928</guid><pubDate>Fri, 15 May 2026 14:37:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72020928/msm_spietro_2_sagrestia.mp3" length="2290778" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Un’atmosfera di rinascimentale sacralità si respira nella solenne sacrestia della chiesa di San Pietro, costruita a partire dal 1538. La grande sala rettangolare è interamente sovrastata dalla volta, opera del 1578 di Girolamo da Vignola, affrescata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un’atmosfera di rinascimentale sacralità si respira nella solenne sacrestia della chiesa di San Pietro, costruita a partire dal 1538. La grande sala rettangolare è interamente sovrastata dalla volta, opera del 1578 di Girolamo da Vignola, affrescata con intrecci di rami carichi di foglie e frutti, protesi al centro verso la maestosa figura di Cristo Redentore.Osservate ora le pareti. Nella parte superiore, lungo tutto il perimetro della sacrestia, si snoda un fregio dipinto dallo stesso pittore vignolese a imitazione di cornici e rilievi scultorei. Gli ovali sono invece abitati dai quattro Evangelisti, a cui si aggiunge San Benedetto, mentre in quelli più esterni si aprono vedute paesaggistiche riconducibili al territorio modenese.Gli abiti sacri dei canonici di San Pietro erano custoditi nei preziosi armadi allineati lungo le pareti. Questi furono realizzati per la maggior parte da Gianfrancesco Brennona da Cremona intorno al 1548. Utilizzando la tecnica dell’intarsio – accostando cioè come in un puzzle tessere di diverse varietà di legni – l’artista da forma a scorci di città ideali. Subito sotto… non vi sembra che gli scomparti contengano oggetti reali? Si tratta invece di un trompe-l’oeil, cioè di un virtuosismo che, letteralmente, inganna l’occhio! Sulla parete destra della sagrestia, gli armadi più antichi furono integrati a metà dell’Ottocento con nuovi elementi della bottega modenese di Andrea Pagliani, e di nuovo nel secolo successivo da Remo Masetti. Individuate l’anta con la croce e la scritta “PAX”. Proprio da quel lato sono state aggiunte le tarsie ottocentesche, che mostrano cinque vedute del monastero laziale di Montecassino più una sesta della chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia.La sacrestia trova infine il suo fulcro nell’altare drappeggiato in seta, sopra il quale trova posto la cinquecentesca Adorazione dei Magi del pittore bolognese Bartolomeo Cesi.]]></itunes:summary><itunes:duration>144</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dcc74795780da36dbcabea9bf38a2f0a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Corridoio Affrescato, Sala del Capitolo e Cortile della Fontana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/corridoio-affrescato-sala-del-capitolo-e-cortile-della-fontana--72020929</link><description><![CDATA[Quando si dice “essere di manica larga”; la chiesa di San Pietro aveva invece una manica… lunga. Anche se oggi è interrotto da tramezzi moderni, è ancora possibile intuire lo sviluppo di un corridoio cinquecentesco che percorreva tutto l'edificio, per una lunghezza di ben 160 metri. In corrispondenza della parete di fondo, l’architettura reale sembra confondersi e prolungarsi in quella dipinta. Sulla parete corta fra l’accesso alla sagrestia da un lato, e il passaggio alla sala del capitolo dall’altro, si spalanca infatti un sorprendente dipinto illusionistico, opera seicentesca del modenese Bernardino Cervi. Fra due fughe di colonne, interrotte da un’imponente loggia identica a quella posta all’ingresso dell'abbazia laziale di Montecassino, San Benedetto smaschera prodigiosamente l’inganno di Totila. Venuto a sapere delle capacità profetiche di Benedetto, il re ostrogoto gli inviò uno scudiero in abiti regali perché si fingesse lui. Ma al santo bastò un solo sguardo per svelare il tiro mancino, e a Totila non restò che riconoscerne le superiori qualità.Dal corridoio si accede alla sala del Capitolo. Dopo la chiesa, era questo il luogo più importante del monastero. Qui si riunivano i monaci per pregare, discutere le questioni legate alla gestione del cenobio, oltre che per commemorare i confratelli defunti. Proprio a questi ultimi fa riferimento l’iscrizione in latino leggibile su due lastre marmoree a pavimento, che recita: «non hanno lasciato coloro che rimarranno, ma hanno preceduto coloro che li seguiranno». Si tratta dell’accesso alle tombe sotterranee dei frati.Uscendo dalla porta della sala del capitolo si apre il cortile quattrocentesco della fontana. In questo chiostro, in origine più ampio e circondato in parte da eleganti porticati, fu allestita la spezieria monastica, cioè la prima farmacia modenese aperta al pubblico. Uno dei compiti dei frati consisteva infatti nella produzione di medicamenti impiegando le piante officinali coltivate nell’orto claustrale. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72020929</guid><pubDate>Fri, 15 May 2026 14:38:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72020929/msm_spietro_3_corridoio_affrescato_sala_del_capitolo_e_cortile_della_fontana.mp3" length="2382748" type="audio/mpeg"/><itunes:author>eArs</itunes:author><itunes:subtitle>Quando si dice “essere di manica larga”; la chiesa di San Pietro aveva invece una manica… lunga. Anche se oggi è interrotto da tramezzi moderni, è ancora possibile intuire lo sviluppo di un corridoio cinquecentesco che percorreva tutto l'edificio, per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando si dice “essere di manica larga”; la chiesa di San Pietro aveva invece una manica… lunga. Anche se oggi è interrotto da tramezzi moderni, è ancora possibile intuire lo sviluppo di un corridoio cinquecentesco che percorreva tutto l'edificio, per una lunghezza di ben 160 metri. In corrispondenza della parete di fondo, l’architettura reale sembra confondersi e prolungarsi in quella dipinta. Sulla parete corta fra l’accesso alla sagrestia da un lato, e il passaggio alla sala del capitolo dall’altro, si spalanca infatti un sorprendente dipinto illusionistico, opera seicentesca del modenese Bernardino Cervi. Fra due fughe di colonne, interrotte da un’imponente loggia identica a quella posta all’ingresso dell'abbazia laziale di Montecassino, San Benedetto smaschera prodigiosamente l’inganno di Totila. Venuto a sapere delle capacità profetiche di Benedetto, il re ostrogoto gli inviò uno scudiero in abiti regali perché si fingesse lui. Ma al santo bastò un solo sguardo per svelare il tiro mancino, e a Totila non restò che riconoscerne le superiori qualità.Dal corridoio si accede alla sala del Capitolo. Dopo la chiesa, era questo il luogo più importante del monastero. Qui si riunivano i monaci per pregare, discutere le questioni legate alla gestione del cenobio, oltre che per commemorare i confratelli defunti. Proprio a questi ultimi fa riferimento l’iscrizione in latino leggibile su due lastre marmoree a pavimento, che recita: «non hanno lasciato coloro che rimarranno, ma hanno preceduto coloro che li seguiranno». Si tratta dell’accesso alle tombe sotterranee dei frati.Uscendo dalla porta della sala del capitolo si apre il cortile quattrocentesco della fontana. In questo chiostro, in origine più ampio e circondato in parte da eleganti porticati, fu allestita la spezieria monastica, cioè la prima farmacia modenese aperta al pubblico. Uno dei compiti dei frati consisteva infatti nella produzione di medicamenti impiegando le piante officinali coltivate nell’orto claustrale. ]]></itunes:summary><itunes:duration>149</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dcc74795780da36dbcabea9bf38a2f0a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
