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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>CentoParole</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/centoparole--5714374</link><description><![CDATA[«CentoParole» è un podcast del Corriere del Ticino, scritto e realizzato da Dario Campione. Non sappiamo mai cosa leggere, eppure abbiamo le librerie piene, il kindle senza memoria disponibile. Ecco quindi che Dario ci racconta un libro in pochi minuti, in pillole non amare come le medicine, ma leggere e che curano la mente e lo spirito. «Perché non possiamo giudicare un libro dalla copertina, ma dal sapore che ci lascia in bocca quando lo finiamo» (Cit.)]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/5714374/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Books</category><copyright>Copyright Gruppo Corriere del Ticino</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg</url><title>CentoParole</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/centoparole--5714374</link></image><lastBuildDate>Fri, 05 Jun 2026 14:21:30 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:name><itunes:email>redazioneweb@cdt.ch</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:subtitle>«CentoParole» è un podcast del Corriere del Ticino, scritto e realizzato da Dario Campione. 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Ecco quindi che Dario ci racconta un libro in pochi minuti, in pillole non amare come le medicine, ma leggere e che curano la mente e lo spirito. «Perché non possiamo giudicare un libro dalla copertina, ma dal sapore che ci lascia in bocca quando lo finiamo» (Cit.)]]></itunes:summary><itunes:category text="Arts"><itunes:category text="Books"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:txt purpose="ai-content">true</podcast:txt><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>La libertà eversiva degli Squallor, storia di una band entrata nel mito</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/la-liberta-eversiva-degli-squallor-storia-di-una-band-entrata-nel-mito-429799?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Il 1973 è l'anno del colera a Napoli. Patty Patro canta <i>Pazza idea</i>, Bernardo Bertolucci ha appena rivoluzionato l'immaginario dell'eros con <i>Ultimo tanto a Parigi</i>. In un'Italia segnata dalle bombe delle stragi di matrice neofascista e dalle prime avvisaglie degli anni di piombo, irrompono gli Squallor. Il gruppo «più osceno, anarchico, dissacrante e scorretto della storia della musica italiana», ma anche «una delle espressioni più importanti e originali della satira sociale e politica» dell'Italia repubblicana. Una band capace, come nessun'altra prima, di farsi beffe di ogni genere di convenzione in un Paese fino a quel momento ostaggio di una cultura perbenista, quando non bitotta.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Alfonso Amendola e Carlo Pecoraro, <i>Per sempre Squallor! Fenomenologia di una ghost band italiana</i>, pubblicato da Arcana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72368416</guid><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72368416/darione_squallor.mp3" length="17987521" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 1973 è l'anno del colera a Napoli. Patty Patro canta Pazza idea, Bernardo Bertolucci ha appena rivoluzionato l'immaginario dell'eros con Ultimo tanto a Parigi. In un'Italia segnata dalle bombe delle stragi di matrice neofascista e dalle prime...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 1973 è l'anno del colera a Napoli. Patty Patro canta <i>Pazza idea</i>, Bernardo Bertolucci ha appena rivoluzionato l'immaginario dell'eros con <i>Ultimo tanto a Parigi</i>. In un'Italia segnata dalle bombe delle stragi di matrice neofascista e dalle prime avvisaglie degli anni di piombo, irrompono gli Squallor. Il gruppo «più osceno, anarchico, dissacrante e scorretto della storia della musica italiana», ma anche «una delle espressioni più importanti e originali della satira sociale e politica» dell'Italia repubblicana. Una band capace, come nessun'altra prima, di farsi beffe di ogni genere di convenzione in un Paese fino a quel momento ostaggio di una cultura perbenista, quando non bitotta.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Alfonso Amendola e Carlo Pecoraro, <i>Per sempre Squallor! 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È stata firmata il 15 maggio scorso – data scelta non a caso perché coincide con il 135. anniversario della <i>Rerum Novarum</i> di Leone XIII – ed è stata presentata in Vaticano qualche giorno fa. Oltre 230 pagine, 245 paragrafi e un sommario che dice molto del messaggio del pontefice statunitense: «Sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale». La scelta del titolo è significativa. Leone XIV ha voluto mettere al centro non la tecnologia, ma l'umano. Così come ha osservato l'agenzia <i>SIR </i>in un'analisi linguistica del testo, la parola «progresso» ricorre nel testo 22 volte, ma la parola «dignità» ben 98. L'enciclica è sicuramente una «Critica a un paradigma tecnocratico che pretende di ridurre tutto a oggetto di dominio», ma parla soprattutto dell'essere umano.<br />In questa puntata del podcast letterario, Dario Campione vi racconta l'enciclica di papa Leone XIV, <i>Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale</i>, pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72228969</guid><pubDate>Sat, 30 May 2026 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72228969/darione_32_prevost.mp3" length="17085577" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Magnifica Humanitas è la prima enciclica di Leone XIV. È stata firmata il 15 maggio scorso – data scelta non a caso perché coincide con il 135. anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII – ed è stata presentata in Vaticano qualche giorno fa. Oltre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<i>Magnifica Humanitas</i> è la prima enciclica di Leone XIV. È stata firmata il 15 maggio scorso – data scelta non a caso perché coincide con il 135. anniversario della <i>Rerum Novarum</i> di Leone XIII – ed è stata presentata in Vaticano qualche giorno fa. Oltre 230 pagine, 245 paragrafi e un sommario che dice molto del messaggio del pontefice statunitense: «Sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale». La scelta del titolo è significativa. Leone XIV ha voluto mettere al centro non la tecnologia, ma l'umano. Così come ha osservato l'agenzia <i>SIR </i>in un'analisi linguistica del testo, la parola «progresso» ricorre nel testo 22 volte, ma la parola «dignità» ben 98. L'enciclica è sicuramente una «Critica a un paradigma tecnocratico che pretende di ridurre tutto a oggetto di dominio», ma parla soprattutto dell'essere umano.<br />In questa puntata del podcast letterario, Dario Campione vi racconta l'enciclica di papa Leone XIV, <i>Magnifica Humanitas. 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È un sistema in cui il potere della gente comune di determinare il futuro del proprio paese è minimo». È questo il punto di partenza del libro-manifesto di Bernie Sanders, <i>Contro l'oligarchia</i>, anto da un tour condotto nell'America profonda e conservatrice insieme con Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata di New York City stella polare della nuova sinistra americana. Nel 2025, dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l'84.enne senatore del Vermont ha cominciato a battere in lungo e in largo gli Stati rossi dell'Unione, l'America profonda, repubblicana, reazionaria. L'unico modo, ha spiegato, per tornare a parlare alla gente. «Da anni ormai mi vengono poste sempre le stesse domande – scrive Sanders – come ha potuto il popolo americano dare sostegno a un uomo d'affari disonesto, coinvolto in oltre quattromila cause legali, un bugiardo patologico, razzista, sessista, xenofobo, pregiudicato e con atteggiamenti da bullo».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Bernie Sanders, <i>Contro l'oligarchia</i>, pubblicato da Chiarelettere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72114012</guid><pubDate>Sat, 23 May 2026 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72114012/darione_berniesanders.mp3" length="16170821" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«L'oligarchia è un sistema in cui pochi individui estremamente ricchi controllano la vita economica, politica e mediatica di una nazione. 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Pochi conoscono, però, l'anima dietro la maschera, la distanza – a volte incolmabile – tra l'uomo e l'attore, le ombre della malinconia e il senso di fallimento che hanno accompagnato soprattutto gli ultimi dieci anni della vita di Antonio De Curtis. «Totò è morto con la convinzione di aver sprecato tutto, con la convinzione che il novanta per cento dei suoi film facesse schifo. E appena dopo la sua morte cambia tutto».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro Francesco Piccolo, <i>Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò</i>, pubblicato da Einaudi. Nel libro c'è spazio anche per una storia che riguarda il rapporto di Totò con la Svizzera e con Lugano, città nella quale l'attore visse alcuni anni. «La discrezione dei luganesi, che fingevano di non vederlo quando passeggiava un po' esitante sul lungolago, lo rasserenava». Ma una volta...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72021426</guid><pubDate>Sat, 16 May 2026 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72021426/darione_piccolo_toto.mp3" length="17377449" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Tutti conoscono il volo irregolare e sornione di Totò, il genio della commedia napoletana che fece ridere prima l'Italia del regime recitando sulle tavole dell'avanspettacolo e, dopo, l'Italia repubblicana nella sale cinematografiche. Pochi conoscono,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Tutti conoscono il volo irregolare e sornione di Totò, il genio della commedia napoletana che fece ridere prima l'Italia del regime recitando sulle tavole dell'avanspettacolo e, dopo, l'Italia repubblicana nella sale cinematografiche. Pochi conoscono, però, l'anima dietro la maschera, la distanza – a volte incolmabile – tra l'uomo e l'attore, le ombre della malinconia e il senso di fallimento che hanno accompagnato soprattutto gli ultimi dieci anni della vita di Antonio De Curtis. «Totò è morto con la convinzione di aver sprecato tutto, con la convinzione che il novanta per cento dei suoi film facesse schifo. E appena dopo la sua morte cambia tutto».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro Francesco Piccolo, <i>Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò</i>, pubblicato da Einaudi. Nel libro c'è spazio anche per una storia che riguarda il rapporto di Totò con la Svizzera e con Lugano, città nella quale l'attore visse alcuni anni. «La discrezione dei luganesi, che fingevano di non vederlo quando passeggiava un po' esitante sul lungolago, lo rasserenava». 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Ci sono atomiche sufficienti a bruciare viva l'umanità, e stiamo litigando</i>, pubblicato da Solferino.È un libro assolutamente anomalo, l'ultimo scritto dal fisico italiano Carlo Rovelli: una sorta di breve storia della nascita della bomba atomica intrecciata a riflessioni molto preoccupate e preoccupanti sul futuro. «Un racconto – dice Rovelli – in cui una serie di malintesi e incomprensioni determinano catastrofi. Il malinteso è il seguente.«Gli americani si [gettarono] a capofitto in un colossale sforzo per costruire la bomba in tempi brevi, con la motivazione esplicita e ripetuta che la super-bomba stesse cercando di costruirla la Germania. Ma non era vero: i tedeschi non si stavano impegnando a costruire l'atomica».Scienziati come Albert Einstein, John Archibald Wheeler, Edward Teller, Leó Szilárd, Niels Bohr, e altri, «si [sbagliarono] pesantemente nel giudicare cosa stesse facendo la scienza tedesca – sostiene Rovelli – Il timore per una superbomba di Hitler era infondato. Ma è stato questo timore a motivare il colossale sforzo degli Stati Uniti», che nel Progetto Manhattan impegnarono direttamente oltre 130.000 persone, investendo 2 miliardi di dollari del 1945, pari a 27 miliardi di dollari del 2023.«A causa di questo errore di valutazione siamo entrati nell'era atomica in un momento di massimo conflitto anziché in una fase pacifica, ed è stato questo fatto a innescare la tragedia attuale del rischio nucleare globale. [...] Se l'arma atomica fosse nata in tempo di pace, tutto avrebbe potuto essere diverso - sottolinea ancora Rovelli - La forza dell'atomo avrebbe potuto essere una forza di pace».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71928620</guid><pubDate>Sat, 09 May 2026 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71928620/darione_29_atomica.mp3" length="17936615" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Carlo Rovelli, La cattiva coscienza dei fisici. Ci sono atomiche sufficienti a bruciare viva l'umanità, e stiamo litigando, pubblicato da Solferino.È un libro assolutamente anomalo, l'ultimo scritto dal fisico italiano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Carlo Rovelli, <i>La cattiva coscienza dei fisici. Ci sono atomiche sufficienti a bruciare viva l'umanità, e stiamo litigando</i>, pubblicato da Solferino.È un libro assolutamente anomalo, l'ultimo scritto dal fisico italiano Carlo Rovelli: una sorta di breve storia della nascita della bomba atomica intrecciata a riflessioni molto preoccupate e preoccupanti sul futuro. «Un racconto – dice Rovelli – in cui una serie di malintesi e incomprensioni determinano catastrofi. Il malinteso è il seguente.«Gli americani si [gettarono] a capofitto in un colossale sforzo per costruire la bomba in tempi brevi, con la motivazione esplicita e ripetuta che la super-bomba stesse cercando di costruirla la Germania. Ma non era vero: i tedeschi non si stavano impegnando a costruire l'atomica».Scienziati come Albert Einstein, John Archibald Wheeler, Edward Teller, Leó Szilárd, Niels Bohr, e altri, «si [sbagliarono] pesantemente nel giudicare cosa stesse facendo la scienza tedesca – sostiene Rovelli – Il timore per una superbomba di Hitler era infondato. Ma è stato questo timore a motivare il colossale sforzo degli Stati Uniti», che nel Progetto Manhattan impegnarono direttamente oltre 130.000 persone, investendo 2 miliardi di dollari del 1945, pari a 27 miliardi di dollari del 2023.«A causa di questo errore di valutazione siamo entrati nell'era atomica in un momento di massimo conflitto anziché in una fase pacifica, ed è stato questo fatto a innescare la tragedia attuale del rischio nucleare globale. 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Le lezioni della storia dai vichinghi a Trump</i>, pubblicato da Garzanti.Alla fine del 2025 gli Stati Uniti hanno aggiornato la propria strategia per la sicurezza nazionale confermando l'interesse nei confronti della Groenlandia. La nuova strategia ha inquadrato l'emisfero occidentale, in particolare la Groenlandia, come un'area d'influenza statunitense in base al cosiddetto «corollario Trump» alla dottrina Monroe. Corollario che sottolinea come il dominio statunitense nell'Artico sia garantito proprio dalla messa in sicurezza della Groenlandia, considerata la porta d'ingresso all'emisfero occidentale del Nordamerica. Il che inserisce la stessa Groenlandia, che piaccia o meno ai suoi abitanti, e non soltanto a loro, nella pianificazione strategica di Washington.Partendo da questa premessa, Elizabeth Buchanan, esperta di geopolitica artica, già ricercatrice per gli affari marittimi presso il Defense College della NATO, spiega nel suo ultimo libro perché Donald Trump, sulla scia di alcuni suoi predecessori alla Casa Bianca, sia tornato a rivendicare il possesso e il controllo dell'isola artica.<i>Obiettivo Groenlandia</i>, il libro di Elizabeth Buchanan, però, non è soltanto un'analisi geopolitica. È anche, così come sottolinea il sottotitolo, un testo di storia, seppure semplificata. La storia dell'isola più grande del mondo, un'aspra distesa artica che possiede (forse) immense ricchezze minerarie ed estrattive; che certamente è pervasa da una bellezza essenziale; e che sicuramente riveste un'enorme importanza strategica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71618219</guid><pubDate>Sat, 25 Apr 2026 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71618219/sdarione_28.mp3" length="15903880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Elizabeth Buchanan, Obiettivo Groenlandia. Le lezioni della storia dai vichinghi a Trump, pubblicato da Garzanti.Alla fine del 2025 gli Stati Uniti hanno aggiornato la propria strategia per la sicurezza nazionale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Elizabeth Buchanan, <i>Obiettivo Groenlandia. Le lezioni della storia dai vichinghi a Trump</i>, pubblicato da Garzanti.Alla fine del 2025 gli Stati Uniti hanno aggiornato la propria strategia per la sicurezza nazionale confermando l'interesse nei confronti della Groenlandia. La nuova strategia ha inquadrato l'emisfero occidentale, in particolare la Groenlandia, come un'area d'influenza statunitense in base al cosiddetto «corollario Trump» alla dottrina Monroe. Corollario che sottolinea come il dominio statunitense nell'Artico sia garantito proprio dalla messa in sicurezza della Groenlandia, considerata la porta d'ingresso all'emisfero occidentale del Nordamerica. Il che inserisce la stessa Groenlandia, che piaccia o meno ai suoi abitanti, e non soltanto a loro, nella pianificazione strategica di Washington.Partendo da questa premessa, Elizabeth Buchanan, esperta di geopolitica artica, già ricercatrice per gli affari marittimi presso il Defense College della NATO, spiega nel suo ultimo libro perché Donald Trump, sulla scia di alcuni suoi predecessori alla Casa Bianca, sia tornato a rivendicare il possesso e il controllo dell'isola artica.<i>Obiettivo Groenlandia</i>, il libro di Elizabeth Buchanan, però, non è soltanto un'analisi geopolitica. È anche, così come sottolinea il sottotitolo, un testo di storia, seppure semplificata. La storia dell'isola più grande del mondo, un'aspra distesa artica che possiede (forse) immense ricchezze minerarie ed estrattive; che certamente è pervasa da una bellezza essenziale; e che sicuramente riveste un'enorme importanza strategica.]]></itunes:summary><itunes:duration>662</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>28</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se la sfortuna fa 13, eppure qualcuno non ci crede</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/se-la-sfortuna-fa-13-eppure-qualcuno-non-ci-crede-425413?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[I numeri sono segni. Ma i numeri sono anche simboli. Ai quali, nei secoli, l'umanità ha assegnato significati di vario genere. Il 3, ad esempio, è considerato il numero perfetto, poiché sintesi tra la tesi, l'1, e l'antitesi, il 2. Da qualche anno la casa editrice bolognese Il Mulino pubblica agili biografie di numeri. Uno degli ultimi volumi della serie, uscito lo scorso anno, è dedicato al 13 ed è stato scritto da Vittorio Marchis, già professore del Politecnico di Torino e studioso di storia sociale e antropologia delle tecniche. Esoterico, misterioso, enigmatico, il 13 è sacro per molte culture e religioni. Il 13 è anche, però, visto spesso come segnale di malaugurio, tant'è che negli alberghi mancano le camere con questo numero, e così pure le poltrone, sia nei teatri sia sugli aerei. Per altri, però, il 13 è un numero fortunato.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Vittorio Marchis, <i>Tredici. Un numero fatale</i>, pubblicato da Il Mulino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71409085</guid><pubDate>Sat, 18 Apr 2026 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71409085/darione_numero13.mp3" length="16846397" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>I numeri sono segni. Ma i numeri sono anche simboli. Ai quali, nei secoli, l'umanità ha assegnato significati di vario genere. Il 3, ad esempio, è considerato il numero perfetto, poiché sintesi tra la tesi, l'1, e l'antitesi, il 2. Da qualche anno la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I numeri sono segni. Ma i numeri sono anche simboli. Ai quali, nei secoli, l'umanità ha assegnato significati di vario genere. Il 3, ad esempio, è considerato il numero perfetto, poiché sintesi tra la tesi, l'1, e l'antitesi, il 2. Da qualche anno la casa editrice bolognese Il Mulino pubblica agili biografie di numeri. Uno degli ultimi volumi della serie, uscito lo scorso anno, è dedicato al 13 ed è stato scritto da Vittorio Marchis, già professore del Politecnico di Torino e studioso di storia sociale e antropologia delle tecniche. Esoterico, misterioso, enigmatico, il 13 è sacro per molte culture e religioni. Il 13 è anche, però, visto spesso come segnale di malaugurio, tant'è che negli alberghi mancano le camere con questo numero, e così pure le poltrone, sia nei teatri sia sugli aerei. Per altri, però, il 13 è un numero fortunato.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Vittorio Marchis, <i>Tredici. 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È un termine usato come sinonimo di altre grandi parole, come "moralità" o "civiltà", e beneficia di una regolare promozione mediatica. È un'idea forte. Ribadita. Ripetuta. Entrata ormai a pieno titolo nel lessico della cultura e delle istituzioni occidentali (e non solo). E transitata «nel linguaggio quotidiano, dove si segnala da una quarantina d'anni per la sua onnipresenza». Un'espressione, spiega Sophie Bessis, storica franco-tunisina di religione ebraica, che ha acquisito un senso del tutto diverso, se ne vogliamo considerare l'uso politico».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Sophie Bessis, <i>La civiltà giudaico-cristiana è un'impostura?</i>, pubblicato da Einaudi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71240579</guid><pubDate>Sat, 11 Apr 2026 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71240579/darione_26_giudaico_cristiana.mp3" length="17961555" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«Con il suo "-ismo" e il trattino, il giudeo-cristianesimo ha qualcosa di implacabile», ha osservato alcuni anni fa lo scrittore e saggista Youness Bousenna. 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Un'espressione, spiega Sophie Bessis, storica franco-tunisina di religione ebraica, che ha acquisito un senso del tutto diverso, se ne vogliamo considerare l'uso politico».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Sophie Bessis, <i>La civiltà giudaico-cristiana è un'impostura?</i>, pubblicato da Einaudi.]]></itunes:summary><itunes:duration>748</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,corrieredelticino,dariocampione,einaudi,einaudieditore,leggere,lettura,libri,occidente,podcast,sophiebessis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>26</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dal basilico alla ricetta del pesto alla genovese: storia di una pianta magica dagli antichi romani ai giorni nostri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dal-basilico-alla-ricetta-del-pesto-alla-genovese-storia-di-una-pianta-magica-dagli-antichi-romani-ai-giorni-nostri--71086601</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Pierpaolo Pracca, <i>Profumo di basilico. Storia, usi e ricette della divina pianta</i>, pubblicato da Il leone verde.L'intenso profumo del basilico «evoca un immaginario capace di richiamare mondi di senso che non attengono soltanto al nutrimento dal momento che», diceva Claude Lévi-Strauss, «un cibo non dev'essere buono solo da mangiare, ma anche da pensare».Il basilico, «prima di essere un alimento, [...] è anzitutto un'idea, un pensiero. Meglio: un sistema complesso di percezioni e convinzioni condivise in una cultura. E la sua storia lo illustra in modo evidente. Il basilico gode di grande nomea e valore presso numerosi popoli. Figura nella loro arte, ha significati molteplici e anche opposti: fertilità, fecondità, gioventù, crescita, rigenerazione, e, allo stesso tempo, malasorte, cattiveria, lascivia. [...] Diventa il simbolo regale del Cristo in età medievale e poi erba apotropaica contro i malefici delle streghe e del Diavolo in età rinascimentale». La storia del basilico, insomma, è «quella di un marcatore culturale».Alle verdissime e fragranti foglie del basilico, l'antropologo Pierpaolo Pracca ha dedicato un divertente saggio breve ricco di curiosità, riferimenti letterari, ricette antiche e moderne. Sì, perché il basilico avrà anche tanti significati reconditi e rimandi simbolici, ma è sempre e comunque una delle erbe regine della tavola mediterranea: sin dal I secolo a.C. il grande gastronomo Marco Gavio Apicio ne aveva infatti decantato «le lodi in cucina per profumo e gusto».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71086601</guid><pubDate>Sat, 04 Apr 2026 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71086601/dario_25.mp3" length="14551524" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Pierpaolo Pracca, Profumo di basilico. 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Figura nella loro arte, ha significati molteplici e anche opposti: fertilità, fecondità, gioventù, crescita, rigenerazione, e, allo stesso tempo, malasorte, cattiveria, lascivia. [...] Diventa il simbolo regale del Cristo in età medievale e poi erba apotropaica contro i malefici delle streghe e del Diavolo in età rinascimentale». La storia del basilico, insomma, è «quella di un marcatore culturale».Alle verdissime e fragranti foglie del basilico, l'antropologo Pierpaolo Pracca ha dedicato un divertente saggio breve ricco di curiosità, riferimenti letterari, ricette antiche e moderne. Sì, perché il basilico avrà anche tanti significati reconditi e rimandi simbolici, ma è sempre e comunque una delle erbe regine della tavola mediterranea: sin dal I secolo a.C. il grande gastronomo Marco Gavio Apicio ne aveva infatti decantato «le lodi in cucina per profumo e gusto».]]></itunes:summary><itunes:duration>606</itunes:duration><itunes:keywords>basilico,centoparole,dariocampione,libri,pesto,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>25</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Filosofia dell'ombrello, da Dickens a Robinson Crusoe</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/filosofia-dellombrello-da-dickens-a-robinson-crusoe-422655?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Gli esseri umani creano, utilizzano, perfezionano e decorano ombrelli da millenni. E non deve stupire che qualcuno abbia scritto un «saggio ben illustrato e ampio sulla storia di un oggetto quotidiano» che, nel mondo di oggi, è tanto essenziale quanto facilmente dimenticabile. Dell'ombrello non si può fare a meno. Quando piove. Ma se il cielo è terso, o tira vento, l'ombrello non è soltanto inutile. È pure problematico. Diventa un impiccio, tanto che nulla si dimentica facilmente quanto un ombrello. Anche se può sembrare inverosimile, la bibliografia sull'ombrello è vastissima. Quando Robinson Crusoe naufraga su un'isola (apparentemente) deserta, comincia a creare alcuni manufatti di cui ha bisogno per sopravvivere, tra i quali un ombrello.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Marion Rankine, <i>Non ti scordar di me. Storia vera e immaginaria dell'ombrello</i>, pubblicato da Il Saggiatore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70786686</guid><pubDate>Sat, 21 Mar 2026 05:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70786686/ombrello_nontiscordardime.mp3" length="16982873" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Gli esseri umani creano, utilizzano, perfezionano e decorano ombrelli da millenni. E non deve stupire che qualcuno abbia scritto un «saggio ben illustrato e ampio sulla storia di un oggetto quotidiano» che, nel mondo di oggi, è tanto essenziale quanto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli esseri umani creano, utilizzano, perfezionano e decorano ombrelli da millenni. E non deve stupire che qualcuno abbia scritto un «saggio ben illustrato e ampio sulla storia di un oggetto quotidiano» che, nel mondo di oggi, è tanto essenziale quanto facilmente dimenticabile. Dell'ombrello non si può fare a meno. Quando piove. Ma se il cielo è terso, o tira vento, l'ombrello non è soltanto inutile. È pure problematico. Diventa un impiccio, tanto che nulla si dimentica facilmente quanto un ombrello. Anche se può sembrare inverosimile, la bibliografia sull'ombrello è vastissima. Quando Robinson Crusoe naufraga su un'isola (apparentemente) deserta, comincia a creare alcuni manufatti di cui ha bisogno per sopravvivere, tra i quali un ombrello.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Marion Rankine, <i>Non ti scordar di me. 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Droni, IA e mercenari</i>, pubblicato da Einaudi.Nella storia dell'antropocene, la tecnologia ha spesso mutato la guerra non per cancellarla ma, quasi sempre, per accelerarla, all'interno di una competizione ogni volta più distruttiva. Disponendo di armi sempre più efficaci, gli esseri umani non hanno mai soffocato il proprio desiderio di annientare il nemico. Semmai, è successo il contrario.Adesso, la crescita esponenziale dei sistemi d'intelligenza artificiale generativa ha ulteriormente cambiato lo scenario. Rendendolo, se possibile, ancora più drammaticamente insidioso. La guerra è cambiata, sintetizza nel suo ultimo libro Alessandro Arduino, docente affiliato al Lau China Institute del King's College di Londra e ricercatore al Royal United Services Institute (RUSI), il think tank più antico in materia di difesa e sicurezza del Regno Unito. «Siamo di fronte a un'accelerazione tecnologica senza precedenti, capace di rivoluzionare ogni aspetto del conflitto». Anche se, «nonostante l'evoluzione plasmata da un'iper-rapidità decisionale, tre verità restano immutabili: la guerra non sarà mai breve. La guerra non sarà mai economica. La guerra non sarà mai senza vittime».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70627760</guid><pubDate>Sat, 14 Mar 2026 05:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70627760/dario_23.mp3" length="14100361" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Alessandro Arduino, La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari, pubblicato da Einaudi.Nella storia dell'antropocene, la tecnologia ha spesso mutato la guerra non per cancellarla ma, quasi sempre, per accelerarla,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Alessandro Arduino, <i>La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari</i>, pubblicato da Einaudi.Nella storia dell'antropocene, la tecnologia ha spesso mutato la guerra non per cancellarla ma, quasi sempre, per accelerarla, all'interno di una competizione ogni volta più distruttiva. Disponendo di armi sempre più efficaci, gli esseri umani non hanno mai soffocato il proprio desiderio di annientare il nemico. Semmai, è successo il contrario.Adesso, la crescita esponenziale dei sistemi d'intelligenza artificiale generativa ha ulteriormente cambiato lo scenario. Rendendolo, se possibile, ancora più drammaticamente insidioso. La guerra è cambiata, sintetizza nel suo ultimo libro Alessandro Arduino, docente affiliato al Lau China Institute del King's College di Londra e ricercatore al Royal United Services Institute (RUSI), il think tank più antico in materia di difesa e sicurezza del Regno Unito. «Siamo di fronte a un'accelerazione tecnologica senza precedenti, capace di rivoluzionare ogni aspetto del conflitto». 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Sto parlando degli <i>Adagia </i>di Erasmo da Rotterdam, una raccolta di proverbi e sentenze di autori classici commentati con grande modernità, e da cui l'editore palermitano aveva tratto la lunga e appassionata riflessione nella quale l'umanista olandese affrontò una questione fondamentale: la guerra può essere giusta? La violenza può essere giustificata?<br />Non so se il primo ministro di Spagna abbia preso spunto dagli <i>Adagia </i>di Erasmo da Rotterdam. Non mi sorprenderebbe. Sembra che il filosofo olandese descriva l'oggi. E suggerisca le giuste parole a Pedro Sànchez: «È assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere (al proprio) compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Erasmo da Rotterdam, <i>La guerra piace a chi non la conosce</i>, pubblicato da Sellerio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70509513</guid><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70509513/la_guerra_piace_a_chi_non_la_conosce.mp3" length="12547717" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Mercoledì scorso, rivolgendosi alla nazione dal Palazzo della Moncloa, il primo ministro spagnolo Pedro Sànchez ha parlato della guerra in Iran in maniera per qualcuno ingenua, per taluni sprovveduta, per altri visionaria, per altri ancora matura e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mercoledì scorso, rivolgendosi alla nazione dal Palazzo della Moncloa, il primo ministro spagnolo Pedro Sànchez ha parlato della guerra in Iran in maniera per qualcuno ingenua, per taluni sprovveduta, per altri visionaria, per altri ancora matura e saggia. <a href="https://www.cdt.ch/news/un-intervento-europeo-nella-guerra-in-iran-per-ora-e-improbabile-420842" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggendo il discorso di Pedro Sànchez</a> non ho potuto fare a meno di andare con la memoria a un libro pubblicato in italiano una decina d'anni fa da Sellerio, ma scritto in latino oltre 520 anni fa. Sto parlando degli <i>Adagia </i>di Erasmo da Rotterdam, una raccolta di proverbi e sentenze di autori classici commentati con grande modernità, e da cui l'editore palermitano aveva tratto la lunga e appassionata riflessione nella quale l'umanista olandese affrontò una questione fondamentale: la guerra può essere giusta? La violenza può essere giustificata?<br />Non so se il primo ministro di Spagna abbia preso spunto dagli <i>Adagia </i>di Erasmo da Rotterdam. Non mi sorprenderebbe. Sembra che il filosofo olandese descriva l'oggi. E suggerisca le giuste parole a Pedro Sànchez: «È assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere (al proprio) compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Erasmo da Rotterdam, <i>La guerra piace a chi non la conosce</i>, pubblicato da Sellerio.]]></itunes:summary><itunes:duration>522</itunes:duration><itunes:keywords>adagia,centoparole,erasmodarotterdam,guerra,iran,israele,laguerrapiaceachinonlaconosce,lettura,libri,mediooriente,pace,pedrosanchez,podcast,statiuniti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>22</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quando il maxi-processo a Cosa Nostra sbarcò nelle aule del Tribunale di Lugano</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/quando-il-maxi-processo-a-cosa-nostra-sbarco-nelle-aule-del-tribunale-di-lugano-419804?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Quaranta anni fa, il 10 febbraio 1986, si aprivano a Palermo le porte dell'aula bunker dell'Ucciardone. L'astronave verde – così era stata ribattezzata dai giornalisti presenti in massa – era stata costruita in una decina di mesi. Una sorta di miracolo, in un Paese sempre dominato dagli sprechi e dalle tangenti. Un miracolo però necessario. Per la prima volta, l'Italia portava alla sbarra la cupola mafiosa. Per la prima volta, la verità processuale su Costa Nostra sarebbe finalmente coincisa con la verità storica. Quel giorno, nelle gabbie dell'aula bunker entrarono, da imputati, centinaia di «uomini d'onore». Di fronte a loro, a giudicarli, c'era la Corte d'Assise presieduta da Alfonso Giordano, l'unico tra i magistrati titolati a ricoprire quel ruolo che non si rifugiò dietro un certificato medico per sfuggire al proprio dovere. Iniziava il maxi-processo.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Pietro Grasso, <i>'U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra</i>, pubblicato da Feltrinelli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70348044</guid><pubDate>Sat, 28 Feb 2026 05:00:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70348044/u_maxi_processo_pietro_grasso.mp3" length="17986799" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Quaranta anni fa, il 10 febbraio 1986, si aprivano a Palermo le porte dell'aula bunker dell'Ucciardone. L'astronave verde – così era stata ribattezzata dai giornalisti presenti in massa – era stata costruita in una decina di mesi. Una sorta di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quaranta anni fa, il 10 febbraio 1986, si aprivano a Palermo le porte dell'aula bunker dell'Ucciardone. L'astronave verde – così era stata ribattezzata dai giornalisti presenti in massa – era stata costruita in una decina di mesi. Una sorta di miracolo, in un Paese sempre dominato dagli sprechi e dalle tangenti. Un miracolo però necessario. Per la prima volta, l'Italia portava alla sbarra la cupola mafiosa. Per la prima volta, la verità processuale su Costa Nostra sarebbe finalmente coincisa con la verità storica. Quel giorno, nelle gabbie dell'aula bunker entrarono, da imputati, centinaia di «uomini d'onore». Di fronte a loro, a giudicarli, c'era la Corte d'Assise presieduta da Alfonso Giordano, l'unico tra i magistrati titolati a ricoprire quel ruolo che non si rifugiò dietro un certificato medico per sfuggire al proprio dovere. Iniziava il maxi-processo.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Pietro Grasso, <i>'U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra</i>, pubblicato da Feltrinelli.]]></itunes:summary><itunes:duration>749</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,cosanostra,dariocampione,feltrinelli,lettura,libri,mafia,maxiprocesso,pietrograsso,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>21</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storia di Peter Thiel, il signore degli algoritmi che vorrebbe dominare il mondo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storia-di-peter-thiel-il-signore-degli-algoritmi-che-vorrebbe-dominare-il-mondo--70173474</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Luca Ciarrocca, <i>L’anima nera della Silicon Valley</i>, pubblicato da Fuoriscena.Qualcuno li chiama libri-faro. Sono i libri che squarciano il buio. I libri che mettono in fila conoscenze nuove e indispensabili per capire il mondo. I libri nei quali si raccontano storie, situazioni, fatti e persone che altrove sono taciuti. O nascosti. Negati.<i>L’anima nera della Silicon Valley</i>, di Luca Ciarrocca, è uno di questi libri. Un’inchiesta densa e documentata su uno dei più influenti - e meno esposti - oligarchi del tecnocapitalismo globale: Peter Thiel, un minaccioso costruttore di potere che agisce lontano dai riflettori intrecciando finanza spregiudicata, tecnologia digitale e smisurata ambizione politica in una visione coerente e radicale, libertaria e antidemocratica.Dentro questa prima biografia in lingua italiana Ciarrocca ricostruisce l’ascesa di Thiel a partire dagli anni universitari a Stanford, quando nel giovane immigrato di origini tedesche, nato a Francoforte nel 1967 e giunto negli Stati Uniti dopo aver vissuto con la famiglia in Sudafrica, prende forma un’idea nuova di potere, fondata sulle reti più che sulla visibilità, sull’influenza culturale più che sul consenso pubblico. Filosofo e giurista, Thiel prima cofonda PayPal e poi diventa uno dei grandi investitori di Facebook e Airbnb, intuendo in anticipo rispetto a molti altri la natura «tentacolare» delle piattaforme digitali e la loro capacità di ridisegnare i rapporti sociali, economici e politici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70173474</guid><pubDate>Sat, 21 Feb 2026 05:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70173474/dario_centoparole.mp3" length="31605027" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Luca Ciarrocca, L’anima nera della Silicon Valley, pubblicato da Fuoriscena.Qualcuno li chiama libri-faro. Sono i libri che squarciano il buio. 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Un’inchiesta densa e documentata su uno dei più influenti - e meno esposti - oligarchi del tecnocapitalismo globale: Peter Thiel, un minaccioso costruttore di potere che agisce lontano dai riflettori intrecciando finanza spregiudicata, tecnologia digitale e smisurata ambizione politica in una visione coerente e radicale, libertaria e antidemocratica.Dentro questa prima biografia in lingua italiana Ciarrocca ricostruisce l’ascesa di Thiel a partire dagli anni universitari a Stanford, quando nel giovane immigrato di origini tedesche, nato a Francoforte nel 1967 e giunto negli Stati Uniti dopo aver vissuto con la famiglia in Sudafrica, prende forma un’idea nuova di potere, fondata sulle reti più che sulla visibilità, sull’influenza culturale più che sul consenso pubblico. Filosofo e giurista, Thiel prima cofonda PayPal e poi diventa uno dei grandi investitori di Facebook e Airbnb, intuendo in anticipo rispetto a molti altri la natura «tentacolare» delle piattaforme digitali e la loro capacità di ridisegnare i rapporti sociali, economici e politici.]]></itunes:summary><itunes:duration>791</itunes:duration><itunes:keywords>bigtech,centoparole,controllo,dariocampione,peterthiel,statiuniti,trump,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>20</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Torna Von Allmen, la medaglia d'oro del giallo svizzero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/torna-von-allmen-la-medaglia-d-oro-del-giallo-svizzero--70045011</link><description><![CDATA[In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Martin Suter, «Allmen e il signor Weynfeldt», pubblicato da Sellerio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70045011</guid><pubDate>Sat, 14 Feb 2026 05:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70045011/dario_19.mp3" length="12777360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Martin Suter, «Allmen e il signor Weynfeldt», pubblicato da Sellerio.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Martin Suter, «Allmen e il signor Weynfeldt», pubblicato da Sellerio.]]></itunes:summary><itunes:duration>532</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,giallo,libri,libro,martinsuter,svizzera,vonallmen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>19</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Notti Nere a Firenze tra Bordelli e prostitute</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/notti-nere-a-firenze-tra-bordelli-e-prostitute-416786?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Quattordici romanzi, tre racconti lunghi e altri, più brevi, sparsi in varie raccolte. Da quasi un quarto di secolo Franco Bordelli, commissario della questura di Firenze, si colloca in modo saldo tra le letture preferite degli appassionati del giallo italiano. Leggere i romanzi del commissario Bordelli – e il consiglio è sicuramente di farlo, partendo se possibile dal primo, dato che la serialità, in questo caso, è particolarmente importante – significa, innanzitutto, tornare indietro nel tempo. Lasciarsi alle spalle abitudini consolidate e rinunciare in fretta a conclusioni scontate. Così come i libri che l'hanno preceduto, anche <i>Notti nere</i> è «un giallo che rifiuta la rigidità del genere, un romanzo umano e malinconico, un ritratto d'epoca, un racconto di amicizia e di cambiamento». Sì, perché dentro <i>Notti nere</i> la crescita del protagonista non si ferma. Anzi, in qualche modo addirittura accelera.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Marco Vichi, <i>Notti nere. Un'avventura del commissario Bordelli</i>, pubblicato da Guanda.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69546153</guid><pubDate>Sat, 24 Jan 2026 05:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69546153/notti_nere_marco_vichi.mp3" length="14645197" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Quattordici romanzi, tre racconti lunghi e altri, più brevi, sparsi in varie raccolte. Da quasi un quarto di secolo Franco Bordelli, commissario della questura di Firenze, si colloca in modo saldo tra le letture preferite degli appassionati del giallo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quattordici romanzi, tre racconti lunghi e altri, più brevi, sparsi in varie raccolte. Da quasi un quarto di secolo Franco Bordelli, commissario della questura di Firenze, si colloca in modo saldo tra le letture preferite degli appassionati del giallo italiano. Leggere i romanzi del commissario Bordelli – e il consiglio è sicuramente di farlo, partendo se possibile dal primo, dato che la serialità, in questo caso, è particolarmente importante – significa, innanzitutto, tornare indietro nel tempo. Lasciarsi alle spalle abitudini consolidate e rinunciare in fretta a conclusioni scontate. Così come i libri che l'hanno preceduto, anche <i>Notti nere</i> è «un giallo che rifiuta la rigidità del genere, un romanzo umano e malinconico, un ritratto d'epoca, un racconto di amicizia e di cambiamento». Sì, perché dentro <i>Notti nere</i> la crescita del protagonista non si ferma. Anzi, in qualche modo addirittura accelera.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Marco Vichi, <i>Notti nere. 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Dalla Mesopotamia al Covid-19</i>, pubblicato da Castelvecchi.La pandemia di Covid, che abbiamo volutamente deciso di dimenticare troppo presto, aveva indotto molti di noi ad approfondire il significato e il valore del contatto fisico e a ragionar - come mai avevamo fatto prima - sulla prossemica, il modo di porsi nello spazio occupato anche da altre persone.Alcuni dei gesti più naturali nel nostro mondo simbolico erano diventati improvvisamente tabù: l’abbraccio, ad esempio; il bacio o la stretta di mano. Costringendoci a ripescare in altre culture modi e forme diverse di saluto: il namasté dell’India o il tai wai thailandese, con le mani giunte in forma di preghiera all’altezza del mento, del petto o della fronte; il sorriso e l’inchino; il gong shou cinese, ovvero il pugno contro il proprio palmo; il piede contro piede di Wuhan - la città da cui era partita la nuova peste - reso popolare da un balletto su Tik Tok; e il gomito contro gomito. Un emoji aveva fissato sugli smartphone anche il saluto di benedizione tipico del pianeta Vulcano, la V a quattro dita aperte, di solide radici ebraiche ma resa popolare dall’ufficiale scientifico ed esecutivo dell’Enterprise, S'chn T'gai Spock, sin dalla prima serie di Star Trek.«Forse - ha scritto qualcuno - non sarebbe stata una cattiva idea ibridarci con i tibetani, che congiungono le mani al petto e mostrano la lingua. In tempi bui di barbari e svalvolati, ci saremmo garantiti reciprocamente di non essere posseduti da demoni». Sulla scorta dei cambiamenti indotti dal Covid, il linguista Massimo Arcangeli ha dedicato proprio alla stretta di mano un saggio ricchissimo di rimandi storici, artistici e letterari, Un libro insieme divertente e colto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69375248</guid><pubDate>Sat, 10 Jan 2026 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69375248/darionepodcast.mp3" length="17868345" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Massimo Arcangeli, L'avventurosa storia della stretta di mano. Dalla Mesopotamia al Covid-19, pubblicato da Castelvecchi.La pandemia di Covid, che abbiamo volutamente deciso di dimenticare troppo presto, aveva indotto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Massimo Arcangeli, <i>L'avventurosa storia della stretta di mano. Dalla Mesopotamia al Covid-19</i>, pubblicato da Castelvecchi.La pandemia di Covid, che abbiamo volutamente deciso di dimenticare troppo presto, aveva indotto molti di noi ad approfondire il significato e il valore del contatto fisico e a ragionar - come mai avevamo fatto prima - sulla prossemica, il modo di porsi nello spazio occupato anche da altre persone.Alcuni dei gesti più naturali nel nostro mondo simbolico erano diventati improvvisamente tabù: l’abbraccio, ad esempio; il bacio o la stretta di mano. Costringendoci a ripescare in altre culture modi e forme diverse di saluto: il namasté dell’India o il tai wai thailandese, con le mani giunte in forma di preghiera all’altezza del mento, del petto o della fronte; il sorriso e l’inchino; il gong shou cinese, ovvero il pugno contro il proprio palmo; il piede contro piede di Wuhan - la città da cui era partita la nuova peste - reso popolare da un balletto su Tik Tok; e il gomito contro gomito. Un emoji aveva fissato sugli smartphone anche il saluto di benedizione tipico del pianeta Vulcano, la V a quattro dita aperte, di solide radici ebraiche ma resa popolare dall’ufficiale scientifico ed esecutivo dell’Enterprise, S'chn T'gai Spock, sin dalla prima serie di Star Trek.«Forse - ha scritto qualcuno - non sarebbe stata una cattiva idea ibridarci con i tibetani, che congiungono le mani al petto e mostrano la lingua. In tempi bui di barbari e svalvolati, ci saremmo garantiti reciprocamente di non essere posseduti da demoni». 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E certo una variabile di un'altra fiaba, ancora più solenne, ancora più antica. A scriverlo è lo storico e medievista fiorentino Franco Cardini, autore di una monografia pubblicata alcuni anni fa da Marsilio e dedicata ai Re Magi, la <i>primitia gentium</i>, i primi pagani ad avvicinare e adorare il Bambino Gesù. Per raccontare la storia o, se preferite, la leggenda dei Magi, bisogna necessariamente partire dal Vangelo di Matteo, l'unico a parlarne dei quattro testi riconosciuti dalla Chiesa cattolica come «canonici», vale a dire degni di essere inseriti in un canone, in una peraltro brevissima lista di testi che la stessa Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, ritiene di ispirazione divina.<br />Ma il testo di Matteo dice poco, sicuramente molto meno di quanto tutti noi pensiamo di sapere, su questi Magi. Fu la letteratura extra-canonica a proporre nuove informazioni, e in particolare il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo dello pseudo-Matteo, due testi cosiddetti «apocrifi». Testi che, sin dalla fine del V secolo, la Chiesa sentenziò come non divinamente ispirati, ma che ugualmente entrarono nella pratica tradizionale e soprattutto ispirarono in modo speciale gli artisti chiamati a illustrare la vita di Gesù e di Maria.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Franco Cardini, <i>I Re Magi. Leggenda cristiana e mito pagano tra Oriente e Occidente</i>, pubblicato da Marsilio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69296058</guid><pubDate>Tue, 06 Jan 2026 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69296058/re_magi.mp3" length="17817583" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Quella dei Re Magi è una bella fiaba, forse la più bella del mondo. E certo una variabile di un'altra fiaba, ancora più solenne, ancora più antica. 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Per raccontare la storia o, se preferite, la leggenda dei Magi, bisogna necessariamente partire dal Vangelo di Matteo, l'unico a parlarne dei quattro testi riconosciuti dalla Chiesa cattolica come «canonici», vale a dire degni di essere inseriti in un canone, in una peraltro brevissima lista di testi che la stessa Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, ritiene di ispirazione divina.<br />Ma il testo di Matteo dice poco, sicuramente molto meno di quanto tutti noi pensiamo di sapere, su questi Magi. Fu la letteratura extra-canonica a proporre nuove informazioni, e in particolare il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo dello pseudo-Matteo, due testi cosiddetti «apocrifi». Testi che, sin dalla fine del V secolo, la Chiesa sentenziò come non divinamente ispirati, ma che ugualmente entrarono nella pratica tradizionale e soprattutto ispirarono in modo speciale gli artisti chiamati a illustrare la vita di Gesù e di Maria.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Franco Cardini, <i>I Re Magi. 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Rowling</title><link>https://www.spreaker.com/episode/da-harry-potter-a-cormoran-strike-il-nuovo-successo-di-j-k-rowling--69137098</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Robert Galbraith, <i>L’uomo marchiato</i>, pubblicato da Salani.<i>L’uomo marchiato </i>è l’ottavo capitolo della serie gialla che ha per protagonisti l’investigatore privato londinese Cormoran Strike e la sua socia Robin Ellacott e per autrice, pure se celata da uno pseudonimo maschile, J. K. Rowling, la “mamma” di <i>Harry Potter</i>.Nel 2013, la pubblicazione della storia d’esordio - <i>Il richiamo del cuculo</i> - non aveva ottenuto particolare successo. Nelle prime settimane, il libro aveva venduto poco meno di 2 mila copie. A quel punto, l’editore fece trapelare il vero nome dell’autrice e, ovviamente, le cose cambiarono molto rapidamente. In 12 anni, la serie ha poi venduto oltre 20 milioni di copie ed è diventata una fiction di grande successo prodotta dalla BBC e interpretata da Tom Burke e Holliday Grainger, e della quale sono stati girati 19 episodi in 6 stagioni.La J. K. Rowling giallista ha scelto di chiamarsi Robert Galbraith mettendo insieme il nome del suo eroe politico, Robert F. Kennedy, con il suo nome fantastico d’infanzia, “Ella Galbraith”. A raccontarlo è stata la stessa scrittrice, in un’intervista al Guardian di qualche anno fa: «Quando ero bambina, volevo essere chiamata Ella Galbraith, non ho idea del perché. Il nome mi affascinava. In realtà, per la serie di Strike ho pensato di chiamarmi L. A. Galbraith, ma per motivi abbastanza ovvi ho deciso che le iniziali erano una cattiva idea».Nella stessa intervista, la Rowling ha spiegato di avere sempre amato la narrativa poliziesca. «La maggior parte dei libri di Harry Potter sono gialli nel profondo - ha detto - volevo tornare all’inizio di una carriera di scrittrice in questo genere, e lavorare senza clamore o aspettative. È stata un’esperienza fantastica».In <i>L’uomo marchiato</i>, un cadavere grottescamente mutilato è scoperto nella camera blindata di Ramsay Silver, un negozio d’argenteria nella City di Londra. Dopo una breve indagine, la polizia conferma che il corpo è quello del rapinatore Jason Knowles.Una conclusione tanto rapida quanto sospetta, che lascia aperti molti interrogativi. Tra chi non è convinto dell’identificazione c’è anche Decima Mullins, chef quarantenne appartenente all’aristocrazia londinese, convinta che l’uomo morto sia invece Rupert Fletwood, il padre della sua bambina, scomparso da mesi.Decima si rivolge a Cormoran Strike chiedendogli di dimostrare l’identità della vittima. E Strike accetta il caso, anche se con riluttanza, rimanendone tuttavia molto presto coinvolto pure emotivamente. Le indagini, infatti, si arricchiscono subito di elementi diversi tra loro. E scoperchiano, davanti all’investigatore, l’affascinante e cupo mondo della massoneria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69137098</guid><pubDate>Sat, 20 Dec 2025 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69137098/0911_1_1.mp3" length="9812895" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Robert Galbraith, L’uomo marchiato, pubblicato da Salani.L’uomo marchiato è l’ottavo capitolo della serie gialla che ha per protagonisti l’investigatore privato londinese Cormoran Strike e la sua socia Robin Ellacott e per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Robert Galbraith, <i>L’uomo marchiato</i>, pubblicato da Salani.<i>L’uomo marchiato </i>è l’ottavo capitolo della serie gialla che ha per protagonisti l’investigatore privato londinese Cormoran Strike e la sua socia Robin Ellacott e per autrice, pure se celata da uno pseudonimo maschile, J. K. Rowling, la “mamma” di <i>Harry Potter</i>.Nel 2013, la pubblicazione della storia d’esordio - <i>Il richiamo del cuculo</i> - non aveva ottenuto particolare successo. Nelle prime settimane, il libro aveva venduto poco meno di 2 mila copie. A quel punto, l’editore fece trapelare il vero nome dell’autrice e, ovviamente, le cose cambiarono molto rapidamente. In 12 anni, la serie ha poi venduto oltre 20 milioni di copie ed è diventata una fiction di grande successo prodotta dalla BBC e interpretata da Tom Burke e Holliday Grainger, e della quale sono stati girati 19 episodi in 6 stagioni.La J. K. Rowling giallista ha scelto di chiamarsi Robert Galbraith mettendo insieme il nome del suo eroe politico, Robert F. Kennedy, con il suo nome fantastico d’infanzia, “Ella Galbraith”. A raccontarlo è stata la stessa scrittrice, in un’intervista al Guardian di qualche anno fa: «Quando ero bambina, volevo essere chiamata Ella Galbraith, non ho idea del perché. Il nome mi affascinava. In realtà, per la serie di Strike ho pensato di chiamarmi L. A. Galbraith, ma per motivi abbastanza ovvi ho deciso che le iniziali erano una cattiva idea».Nella stessa intervista, la Rowling ha spiegato di avere sempre amato la narrativa poliziesca. «La maggior parte dei libri di Harry Potter sono gialli nel profondo - ha detto - volevo tornare all’inizio di una carriera di scrittrice in questo genere, e lavorare senza clamore o aspettative. È stata un’esperienza fantastica».In <i>L’uomo marchiato</i>, un cadavere grottescamente mutilato è scoperto nella camera blindata di Ramsay Silver, un negozio d’argenteria nella City di Londra. Dopo una breve indagine, la polizia conferma che il corpo è quello del rapinatore Jason Knowles.Una conclusione tanto rapida quanto sospetta, che lascia aperti molti interrogativi. Tra chi non è convinto dell’identificazione c’è anche Decima Mullins, chef quarantenne appartenente all’aristocrazia londinese, convinta che l’uomo morto sia invece Rupert Fletwood, il padre della sua bambina, scomparso da mesi.Decima si rivolge a Cormoran Strike chiedendogli di dimostrare l’identità della vittima. E Strike accetta il caso, anche se con riluttanza, rimanendone tuttavia molto presto coinvolto pure emotivamente. Le indagini, infatti, si arricchiscono subito di elementi diversi tra loro. 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Dentro ci sono anche 526 fogli coperti da una scrittura illeggibile vergata a matita. Glieli spedisce Hans Steiner, assistente medico della clinica psichiatrica di Herisau, nel Canton Appenzello. Appartenevano a Robert Walser, morto 78enne il giorno di Natale dell'anno precedente. Seelig è l'erede letterario dello scrittore, l'uomo che l'ha accompagnato per vent'anni nelle sue passeggiate, di cui ha reso conto in un'opera inconsueta, <i>Passeggiate con Robert Walser</i> (Adelphi).I foglietti della scatola costituiscono quella che, qualche tempo dopo, il filologo tedesco Jochen Greven definirà i «Microgrammi».Scrittura segreta, indecifrabile, una sorta di camuffamento calligrafico inventato dall'autore, scriverà Seelig su una rivista svizzera nel 1957, decretandone l'illeggibilità.In realtà, non è così. Proprio Greven, insieme con Martin Jürgens, germanista e docente all'Università di Münster, riesce a decifrare quei segni calligrafici minuscoli, sottili, quasi invisibili, traendone, tra molte cose, anche un romanzo, forse il più autobiografico di Walser, <i>Il brigante</i>, oltre a racconti e prose sparse.Tra il 1980 e il 2000, i Microgrammi saranno poi pubblicati in tedesco con il titolo<i> Aus dem Bleistiftgebiet</i> (<i>Dal territorio della matita</i>) in sei volumi, grazie anche al lavoro di Bernhard Echte, fino alla fine del 2006 amministratore delegato dell'Archivio Robert Walser, e di Werner Morlang, divulgatore e giornalista prima della Neue Zürcher Zeitung e poi del Tages-Anzeiger. Un'operazione editoriale che avrebbe contribuito alla leggenda dello scrittore di Bienne, «il più solitario tra tutti i poeti solitari», come lo ha definito Winfried Georg Sebald.Dei <i>Microgrammi</i>, adesso Adelphi propone al lettore di lingua italiana una cernita non troppo ampia ma rappresentativa, a cura di Lucas Marco Gisi, Reto Sorg e Peter Stocker, con la traduzione di Giusi Drago. Prose e poesie che restituiscono, malgrado la loro incompletezza, un saggio significativo della monumentale raccolta ora conservata nell'Archivio svizzero di letteratura della Biblioteca nazionale svizzera di Berna.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69013361</guid><pubDate>Sat, 13 Dec 2025 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69013361/0911_1.mp3" length="10487899" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Robert Walser, Microgrammi, pubblicato da Adelphi.Nell'agosto del 1957, lo scrittore e mecenate zurighese Carl Seelig riceve per posta una vecchia scatola da scarpe contenente manoscritti e testi a stampa. Dentro ci sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Robert Walser, <i>Microgrammi</i>, pubblicato da Adelphi.Nell'agosto del 1957, lo scrittore e mecenate zurighese Carl Seelig riceve per posta una vecchia scatola da scarpe contenente manoscritti e testi a stampa. Dentro ci sono anche 526 fogli coperti da una scrittura illeggibile vergata a matita. Glieli spedisce Hans Steiner, assistente medico della clinica psichiatrica di Herisau, nel Canton Appenzello. Appartenevano a Robert Walser, morto 78enne il giorno di Natale dell'anno precedente. Seelig è l'erede letterario dello scrittore, l'uomo che l'ha accompagnato per vent'anni nelle sue passeggiate, di cui ha reso conto in un'opera inconsueta, <i>Passeggiate con Robert Walser</i> (Adelphi).I foglietti della scatola costituiscono quella che, qualche tempo dopo, il filologo tedesco Jochen Greven definirà i «Microgrammi».Scrittura segreta, indecifrabile, una sorta di camuffamento calligrafico inventato dall'autore, scriverà Seelig su una rivista svizzera nel 1957, decretandone l'illeggibilità.In realtà, non è così. Proprio Greven, insieme con Martin Jürgens, germanista e docente all'Università di Münster, riesce a decifrare quei segni calligrafici minuscoli, sottili, quasi invisibili, traendone, tra molte cose, anche un romanzo, forse il più autobiografico di Walser, <i>Il brigante</i>, oltre a racconti e prose sparse.Tra il 1980 e il 2000, i Microgrammi saranno poi pubblicati in tedesco con il titolo<i> Aus dem Bleistiftgebiet</i> (<i>Dal territorio della matita</i>) in sei volumi, grazie anche al lavoro di Bernhard Echte, fino alla fine del 2006 amministratore delegato dell'Archivio Robert Walser, e di Werner Morlang, divulgatore e giornalista prima della Neue Zürcher Zeitung e poi del Tages-Anzeiger. Un'operazione editoriale che avrebbe contribuito alla leggenda dello scrittore di Bienne, «il più solitario tra tutti i poeti solitari», come lo ha definito Winfried Georg Sebald.Dei <i>Microgrammi</i>, adesso Adelphi propone al lettore di lingua italiana una cernita non troppo ampia ma rappresentativa, a cura di Lucas Marco Gisi, Reto Sorg e Peter Stocker, con la traduzione di Giusi Drago. Prose e poesie che restituiscono, malgrado la loro incompletezza, un saggio significativo della monumentale raccolta ora conservata nell'Archivio svizzero di letteratura della Biblioteca nazionale svizzera di Berna.]]></itunes:summary><itunes:duration>656</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,libri,podcast,robertwalser</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>14</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Libertà e democrazia, i porcospini d'acciaio che l'Occidente dovrebbe mettersi in casa</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/liberta-e-democrazia-i-porcospini-dacciaio-che-loccidente-dovrebbe-mettersi-in-casa-412303?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Il 2 marzo 2025, a tre anni dall'aggressione russa, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, spiegò che l'Unione era impegnata a lavorare per la «trasformazione dell'Ucraina in un porcospino d'acciaio, indigesto per i potenziali invasori». Lo disse ai giornalisti uscendo dal vertice londinese sulla sicurezza di Kiev. E, subito, la metafora si conquistò titoli e commenti. Secondo il Guardian, von der Leyen aveva però citato – chissà se volontariamente – l'ex premier britannico Boris Johnson, il quale – sempre a proposito dell'Ucraina – aveva utilizzato qualche giorno prima la stessa definizione. Poco importa la paternità, conta molto di più l'efficacia dell'espressione. In qualche modo, lo ha fatto anche lo storico Luciano Canfora, già ordinario di filologia greca e latina e tra i più acuti polemisti della scena italiana, il quale ha usato la vivida immagine del porcospino d'acciaio per dare un titolo al suo ultimo lavoro, un pamphlet breve ma densissimo sulla crisi dell'Occidente. Novantasei pagine – accompagnate, come spesso accade per i libri dello storico pugliese, da alcune dure polemiche – nelle quali Canfora ricostruisce la genesi del concetto di Occidente, per poi spiegarne a grandi linee l'evoluzione e sancirne, alla fine, l'inattualità.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Luciano Canfora, <i>Il porcospino d'acciaio. Occidente ultimo atto</i>, pubblicato da Laterza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68786477</guid><pubDate>Sat, 29 Nov 2025 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68786477/0911_1.mp3" length="10730316" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 2 marzo 2025, a tre anni dall'aggressione russa, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, spiegò che l'Unione era impegnata a lavorare per la «trasformazione dell'Ucraina in un porcospino d'acciaio, indigesto per i potenziali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 2 marzo 2025, a tre anni dall'aggressione russa, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, spiegò che l'Unione era impegnata a lavorare per la «trasformazione dell'Ucraina in un porcospino d'acciaio, indigesto per i potenziali invasori». Lo disse ai giornalisti uscendo dal vertice londinese sulla sicurezza di Kiev. E, subito, la metafora si conquistò titoli e commenti. Secondo il Guardian, von der Leyen aveva però citato – chissà se volontariamente – l'ex premier britannico Boris Johnson, il quale – sempre a proposito dell'Ucraina – aveva utilizzato qualche giorno prima la stessa definizione. Poco importa la paternità, conta molto di più l'efficacia dell'espressione. In qualche modo, lo ha fatto anche lo storico Luciano Canfora, già ordinario di filologia greca e latina e tra i più acuti polemisti della scena italiana, il quale ha usato la vivida immagine del porcospino d'acciaio per dare un titolo al suo ultimo lavoro, un pamphlet breve ma densissimo sulla crisi dell'Occidente. Novantasei pagine – accompagnate, come spesso accade per i libri dello storico pugliese, da alcune dure polemiche – nelle quali Canfora ricostruisce la genesi del concetto di Occidente, per poi spiegarne a grandi linee l'evoluzione e sancirne, alla fine, l'inattualità.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Luciano Canfora, <i>Il porcospino d'acciaio. Occidente ultimo atto</i>, pubblicato da Laterza.]]></itunes:summary><itunes:duration>671</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,editorilaterza,guerra,guerrainucraina,laterza,lettura,libri,lucianocanfora,occidente,podcast,porcospinodacciaio,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ritorno di Sandokan, eterno eroe della lotta del bene contro il male</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/il-ritorno-di-sandokan-eterno-eroe-della-lotta-del-bene-contro-il-male-411579?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Lunedì 1. dicembre tornerà sugli schermi RAI uno dei personaggi più amati dal pubblico televisivo, non soltanto italiano. Sandokan è sicuramente tra gli eventi più attesi della nuova stagione TV. E, non a caso, è stato programmato a 50 anni esatti dalla messa in onda della prima, storica serie diretta da Sergio Sollima e interpretata da Kabir Bedi, Philippe Leroy, Adolfo Celi e Carole André. Scaduti ormai da quasi 40 anni i diritti d'autore, in occasione della nuova serie – la Tigre della Malesia sarà interpretata da Can Yaman, accompagnato da Alanah Bloor, Ed Westwick e Alessandro Preziosi –, l'editore Garzanti, con la curatela di Fabio Francione, porta in libreria non tanto l'ennesima edizione dei racconti salgariani, ma un'antologia «dedicata alle avventure del principe-pirata malese con un capitolo selezionato da ciascuno delle due versioni del romanzo capostipite dell'intero ciclo».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Emilio Salgari, <i>Io, Sandokan. Dai romanzi del ciclo indo-malese</i>, pubblicato da Garzanti. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68682341</guid><pubDate>Sat, 22 Nov 2025 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68682341/dario_sandokan.mp3" length="10981091" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Lunedì 1. dicembre tornerà sugli schermi RAI uno dei personaggi più amati dal pubblico televisivo, non soltanto italiano. Sandokan è sicuramente tra gli eventi più attesi della nuova stagione TV. E, non a caso, è stato programmato a 50 anni esatti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Lunedì 1. dicembre tornerà sugli schermi RAI uno dei personaggi più amati dal pubblico televisivo, non soltanto italiano. Sandokan è sicuramente tra gli eventi più attesi della nuova stagione TV. E, non a caso, è stato programmato a 50 anni esatti dalla messa in onda della prima, storica serie diretta da Sergio Sollima e interpretata da Kabir Bedi, Philippe Leroy, Adolfo Celi e Carole André. Scaduti ormai da quasi 40 anni i diritti d'autore, in occasione della nuova serie – la Tigre della Malesia sarà interpretata da Can Yaman, accompagnato da Alanah Bloor, Ed Westwick e Alessandro Preziosi –, l'editore Garzanti, con la curatela di Fabio Francione, porta in libreria non tanto l'ennesima edizione dei racconti salgariani, ma un'antologia «dedicata alle avventure del principe-pirata malese con un capitolo selezionato da ciascuno delle due versioni del romanzo capostipite dell'intero ciclo».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Emilio Salgari, <i>Io, Sandokan. Dai romanzi del ciclo indo-malese</i>, pubblicato da Garzanti. ]]></itunes:summary><itunes:duration>687</itunes:duration><itunes:keywords>canyaman,cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,emiliosalgari,fabiofrancione,garzanti,lettura,libri,podcast,salgari,sandokan,tigredellamalesia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Elogio della curiosità, contro il dogmatismo e il pensiero unico</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/elogio-della-curiosita-contro-il-dogmatismo-e-il-pensiero-unico-411074?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[«Insubordinazione della forma più pura». Così Vladimir Nabokov definiva la curiosità. Un atteggiamento che spesso, nella storia del pensiero, laico e religioso, non è stato apprezzato. Antichi miti delle origini vedono la curiosità all'origine dei mali del mondo. È così nel mito di Pandora, la quale, per curiosità, toglie il coperchio dal vaso che conteneva tutti i dolori, le malattie e le sofferenze che in tal modo si spargono per il mondo. Ma anche il racconto biblico delle origini vede un atto di curiosità, di cui è protagonista Eva, all'origine dei dolori umani e della cacciata dall'Eden. Luciano Manicardi, biblista e priore della Comunità di Bose dal 2017 al 2022, da anni intreccia la lettura dei testi sacri alla riflessione sulla società. «Il perché è espressione della libertà e della dignità dell'uomo – dice Manicardi –. La curiosità è figlia del dubbio. È antidoto all'indifferenza, al cinico ritenere che tutto si equivalga, che nulla possa stupire».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Luciano Manicardi, <i>Elogio della curiosità. Contro l'indifferenza</i>, pubblicato da Qiqaion.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68574986</guid><pubDate>Sat, 15 Nov 2025 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68574986/lucano_manicardi_curiosit.mp3" length="14883454" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«Insubordinazione della forma più pura». Così Vladimir Nabokov definiva la curiosità. Un atteggiamento che spesso, nella storia del pensiero, laico e religioso, non è stato apprezzato. Antichi miti delle origini vedono la curiosità all'origine dei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[«Insubordinazione della forma più pura». Così Vladimir Nabokov definiva la curiosità. Un atteggiamento che spesso, nella storia del pensiero, laico e religioso, non è stato apprezzato. Antichi miti delle origini vedono la curiosità all'origine dei mali del mondo. È così nel mito di Pandora, la quale, per curiosità, toglie il coperchio dal vaso che conteneva tutti i dolori, le malattie e le sofferenze che in tal modo si spargono per il mondo. Ma anche il racconto biblico delle origini vede un atto di curiosità, di cui è protagonista Eva, all'origine dei dolori umani e della cacciata dall'Eden. Luciano Manicardi, biblista e priore della Comunità di Bose dal 2017 al 2022, da anni intreccia la lettura dei testi sacri alla riflessione sulla società. «Il perché è espressione della libertà e della dignità dell'uomo – dice Manicardi –. La curiosità è figlia del dubbio. È antidoto all'indifferenza, al cinico ritenere che tutto si equivalga, che nulla possa stupire».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Luciano Manicardi, <i>Elogio della curiosità. Contro l'indifferenza</i>, pubblicato da Qiqaion.]]></itunes:summary><itunes:duration>620</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,corrieredelticino,curiosità,dariocampione,elogiodellacuriosità,lettura,libri,lucianomanicardi,podcast,qiqaion</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un rapper e i suoi fantasmi, la biografia di Fedez tra ricordi, accuse e confessioni</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/un-rapper-e-i-suoi-fantasmi-la-biografia-di-fedez-tra-ricordi-accuse-e-confessioni-410461?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[«Questo libro non è un atto di vanità, non è difesa, non è strategia. È solo una c***o di radiografia dell'anima. E fa male. Non sono un esempio. Non sono un eroe. Non sono neanche un uomo buono. Sono uno che ha perso il controllo e che ha dovuto imparare a camminare sulle macerie. E prima di ricostruire ha dovuto distruggere tutto. Radere al suolo. Mettere le mani nella m**da e dire: ok, vediamo se c'è ancora qualcosa di vivo qui sotto». È quanto scrive Fedez nella sua autobiografia.<br />Compilare la propria autobiografia quando si è troppo giovani conduce, inevitabilmente, a pensarsi necessari, indispensabili, essenziali. E finisce per produrre risultati talvolta imbarazzanti. E grotteschi. L'autobiografia di Fedez - Federico Leonardo Lucia - non sfugge a questa semplice regola. Anche se, va detto, molte pagine del libro sono comunque interessanti. Una lunga seduta di autoanalisi, in cui però non mancano sprazzi di lucidità e riflessioni (più o meno) sincere.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Fedez, <i>L'acqua è più profonda di come sembra da sopra</i>, pubblicato da Mondadori. <br /><br />Questo episodio include contenuti generati dall’IA.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68466880</guid><pubDate>Sat, 08 Nov 2025 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68466880/dario_fedez.mp3" length="9660340" type="audio/mpeg"/><podcast:txt purpose="ai-content">true</podcast:txt><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«Questo libro non è un atto di vanità, non è difesa, non è strategia. È solo una c***o di radiografia dell'anima. E fa male. Non sono un esempio. Non sono un eroe. Non sono neanche un uomo buono. 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Una lunga seduta di autoanalisi, in cui però non mancano sprazzi di lucidità e riflessioni (più o meno) sincere.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Fedez, <i>L'acqua è più profonda di come sembra da sopra</i>, pubblicato da Mondadori. <br /><br />Questo episodio include contenuti generati dall’IA.]]></itunes:summary><itunes:duration>604</itunes:duration><itunes:keywords>autobiografia,cdt,centoparole,chiaraferragni,corrieredelticino,dariocampione,federicoleondardolucia,fedez,ferragnez,italia,lettura,libri,mondadori,podcast,rapper,sanremo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pier Paolo Pasolini, la condanna a morte di un intellettuale scomodo</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/pier-paolo-pasolini-la-condanna-a-morte-di-un-intellettuale-scomodo-409813?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Cinquant'anni fa, nella notte tra il 1. e il 2. novembre 1975, Pier Paolo Pasolini terminava tragicamente la sua esistenza in uno spiazzo desolato, immerso nel buio, circondato da baracche fatiscenti e casupole tirate su abusivamente, all'Idroscalo di Ostia. Mezzo secolo dopo, ha scritto Giancarlo De Cataldo, l'omicidio brutale del più lucido, acuto e consapevole intellettuale italiano del Novecento «continua ad assediare la nostra memoria collettiva, come un inquieto spettro a cui sono state negate verità e giustizia».<br />«Trentatré processi, centinaia di udienze, tre condanne in primo grado, due assoluzioni nei gradi successivi, un paio di amnistie. Un dramma - a volte farsesco, a volte angosciante, con un finale tragico - a tre protagonisti: Pasolini stesso, come artista e come uomo; la società italiana del dopoguerra; la giustizia».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Francesco Aliberti, Alessandro Di Nuzzo ed Enzo Lavagnini, <i>Il libro bianco di Pasolini. La raccolta dei processi a Pier Paolo Pasolini</i>, pubblicato da Aliberti. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68350953</guid><pubDate>Fri, 31 Oct 2025 00:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68350953/dario_campione_pasolini.mp3" length="12230371" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Cinquant'anni fa, nella notte tra il 1. e il 2. novembre 1975, Pier Paolo Pasolini terminava tragicamente la sua esistenza in uno spiazzo desolato, immerso nel buio, circondato da baracche fatiscenti e casupole tirate su abusivamente, all'Idroscalo di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cinquant'anni fa, nella notte tra il 1. e il 2. novembre 1975, Pier Paolo Pasolini terminava tragicamente la sua esistenza in uno spiazzo desolato, immerso nel buio, circondato da baracche fatiscenti e casupole tirate su abusivamente, all'Idroscalo di Ostia. Mezzo secolo dopo, ha scritto Giancarlo De Cataldo, l'omicidio brutale del più lucido, acuto e consapevole intellettuale italiano del Novecento «continua ad assediare la nostra memoria collettiva, come un inquieto spettro a cui sono state negate verità e giustizia».<br />«Trentatré processi, centinaia di udienze, tre condanne in primo grado, due assoluzioni nei gradi successivi, un paio di amnistie. Un dramma - a volte farsesco, a volte angosciante, con un finale tragico - a tre protagonisti: Pasolini stesso, come artista e come uomo; la società italiana del dopoguerra; la giustizia».<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Francesco Aliberti, Alessandro Di Nuzzo ed Enzo Lavagnini, <i>Il libro bianco di Pasolini. 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Così come quello degli attori con cui ha lavorato. Non c'è dubbio che Ornella Muti sia stata e sia tuttora una delle poche dive del cinema italiano. La «Donna più bella del mondo», la definì la rivista americana <i>Class </i>nel 1994; sicuramente, un'attrice che ha attraversato da protagonista assoluta gli ultimi cinque decessi della nostra storia. Una star la cui carriera davanti alla macchina da presa iniziò per caso a soli 14 anni. Cinquantasei anni dopo, Ornella Muti ha deciso di dare un senso a quella navigazione irregolare, e lo ha fatto scrivendo non un'autobiografia, ma disegnando, a parole, un «Autoritratto impressionista. Così, in movimento – dice – perché la vita mica si ferma, e la luce cambia spesso». Un libro strutturato in capitoli brevi. Irregolari. Temporalmente disordinati. Ricordi, più che altro. Legati a situazioni, persone, luoghi.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Ornella Muti, <i>Questa non è Ornella Muti. Autoritratto di una diva fuori posto</i>, pubblicato da La Nave di Teseo. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68266589</guid><pubDate>Sat, 25 Oct 2025 04:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68266589/dario_ornella_muti.mp3" length="9946642" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>L'elenco dei registi che l'hanno diretta è lunghissimo, impossibile da leggere per intero. Così come quello degli attori con cui ha lavorato. Non c'è dubbio che Ornella Muti sia stata e sia tuttora una delle poche dive del cinema italiano. La «Donna...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L'elenco dei registi che l'hanno diretta è lunghissimo, impossibile da leggere per intero. Così come quello degli attori con cui ha lavorato. Non c'è dubbio che Ornella Muti sia stata e sia tuttora una delle poche dive del cinema italiano. La «Donna più bella del mondo», la definì la rivista americana <i>Class </i>nel 1994; sicuramente, un'attrice che ha attraversato da protagonista assoluta gli ultimi cinque decessi della nostra storia. Una star la cui carriera davanti alla macchina da presa iniziò per caso a soli 14 anni. Cinquantasei anni dopo, Ornella Muti ha deciso di dare un senso a quella navigazione irregolare, e lo ha fatto scrivendo non un'autobiografia, ma disegnando, a parole, un «Autoritratto impressionista. Così, in movimento – dice – perché la vita mica si ferma, e la luce cambia spesso». Un libro strutturato in capitoli brevi. Irregolari. Temporalmente disordinati. Ricordi, più che altro. Legati a situazioni, persone, luoghi.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Ornella Muti, <i>Questa non è Ornella Muti. Autoritratto di una diva fuori posto</i>, pubblicato da La Nave di Teseo. ]]></itunes:summary><itunes:duration>622</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,cinema,dariocampione,lanavediteseo,lettura,libri,ornellamuti,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Genocidio, genesi e storia della parola che divide il mondo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/genocidio-genesi-e-storia-della-parola-che-divide-il-mondo--68183594</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Paolo Fonzi, <i>Genocidio. Una storia politica e culturale</i>, pubblicato da Laterza. Che cos’è un genocidio? Quando nasce l’idea di genocidio? Quando la parola diventa la «g-word», il concetto tabù che esprime una sorta di limite tra civiltà e barbarie, un limite tra l’umano e il disumano? E perché continuiamo a interrogarci sull’opportunità o meno di parlare di genocidio a proposito della guerra condotta da Israele contro Hamas e contro i palestinesi?A queste domande, e ad altre ancora, tenta di dare una risposta Paolo Fonzi, associato di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli e autore di una monografia interamente dedicata proprio al concetto di genocidio. Quello tra Israele e Palestina, spiega Fonzi, «è un conflitto antico, che si è intrecciato con tutte le fasi recenti della storia mondiale dall’inizio del Novecento. Dagli anni Settanta, la causa palestinese è stata assunta come la vicenda più emblematica di lotta al neocolonialismo».Anche per questo, l’attenzione verso la tragedia di Gaza è così ampia e condivisa. Molto più di quanto ce ne sia per l’Ucraina o di quanto ce ne sia stata per la guerra civile in Siria, un conflitto durato molti anni con un grandissimo numero di vittime. Lo stesso vale per il Sudan, il Myanmar, la Cecenia, il Tigray. Tutto questo accade, dice ancora Fonzi, «forse perché si considera Israele una democrazia parte dell’Occidente, che non dovrebbe compiere crimini del genere». E forse perché c’è una «reazione, consapevole o meno, alla preminenza della memoria della Shoah».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68183594</guid><pubDate>Sat, 18 Oct 2025 04:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68183594/dario_campione_genocidio.mp3" length="10782143" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Paolo Fonzi, Genocidio. Una storia politica e culturale, pubblicato da Laterza. Che cos’è un genocidio? 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Quello tra Israele e Palestina, spiega Fonzi, «è un conflitto antico, che si è intrecciato con tutte le fasi recenti della storia mondiale dall’inizio del Novecento. Dagli anni Settanta, la causa palestinese è stata assunta come la vicenda più emblematica di lotta al neocolonialismo».Anche per questo, l’attenzione verso la tragedia di Gaza è così ampia e condivisa. Molto più di quanto ce ne sia per l’Ucraina o di quanto ce ne sia stata per la guerra civile in Siria, un conflitto durato molti anni con un grandissimo numero di vittime. Lo stesso vale per il Sudan, il Myanmar, la Cecenia, il Tigray. Tutto questo accade, dice ancora Fonzi, «forse perché si considera Israele una democrazia parte dell’Occidente, che non dovrebbe compiere crimini del genere». 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L'astrologia nella società contemporanea», pubblicato da Bibliotheka]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68093179</guid><pubDate>Sat, 11 Oct 2025 04:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68093179/dario_oroscopo.mp3" length="12830143" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Theodor Adorno, «Stelle su misura. L'astrologia nella società contemporanea», pubblicato da Bibliotheka</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Theodor Adorno, «Stelle su misura. L'astrologia nella società contemporanea», pubblicato da Bibliotheka]]></itunes:summary><itunes:duration>802</itunes:duration><itunes:keywords>adorno,centoparole,dariocampione,libri,oroscopo,podcast,zodiaco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il buio oltre la rete: storia straordinaria della vita di Björn Borg, il campione che lasciò troppo presto</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/il-buio-oltre-la-rete-storia-straordinaria-della-vita-di-bjorn-borg-il-campione-che-lascio-troppo-presto-407602?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Leggere la biografia di un contemporaneo è sempre coinvolgente perché permette, tra le altre cose, di rischiarare con una luce diversa la propria storia, la propria vita. Molti ricordano la finale di Wimbledon del 1980, l'interminabile partita che Björn Borg giocò e vinse contro John McEnroe; un match talmente epico da diventare anche un film Ciascuno associa a quei 5 set momenti o pensieri particolari. Pensieri che, dopo aver letto il libro di Borg, improvvisamente cambiano. Così come cambiano le immagini, i suoni, le pause impresse in una memoria inevitabilmente destinata a fare i conti con le emozioni di chi, su quel campo, stava per entrare definitivamente nella storia del tennis.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Björn Borg, <i>Battiti. Un'autobiografia</i>, pubblicato da Rizzoli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68004630</guid><pubDate>Sat, 04 Oct 2025 04:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68004630/dario_campione_borg.mp3" length="11117346" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Leggere la biografia di un contemporaneo è sempre coinvolgente perché permette, tra le altre cose, di rischiarare con una luce diversa la propria storia, la propria vita. Molti ricordano la finale di Wimbledon del 1980, l'interminabile partita che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Leggere la biografia di un contemporaneo è sempre coinvolgente perché permette, tra le altre cose, di rischiarare con una luce diversa la propria storia, la propria vita. Molti ricordano la finale di Wimbledon del 1980, l'interminabile partita che Björn Borg giocò e vinse contro John McEnroe; un match talmente epico da diventare anche un film Ciascuno associa a quei 5 set momenti o pensieri particolari. Pensieri che, dopo aver letto il libro di Borg, improvvisamente cambiano. Così come cambiano le immagini, i suoni, le pause impresse in una memoria inevitabilmente destinata a fare i conti con le emozioni di chi, su quel campo, stava per entrare definitivamente nella storia del tennis.<br />In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Björn Borg, <i>Battiti. Un'autobiografia</i>, pubblicato da Rizzoli.]]></itunes:summary><itunes:duration>695</itunes:duration><itunes:keywords>battiti,bjornborg,björnborg,cdt,corrieredelticino,dariocampione,droga,johnmcenroe,lettura,libri,loredanaberte,podcast,rizzoli,tennis,wimbledon</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come e perché la televisione e i social hanno ucciso la realtà e travolto la verità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-e-perche-la-televisione-e-i-social-hanno-ucciso-la-realta-e-travolto-la-verita--67911399</link><description><![CDATA[In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Anna Maria Lorusso <i>Il senso della realtà. Dalla Tv all'intelligenza artificiale</i>, pubblicato da La Nave di Teseo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67911399</guid><pubDate>Sat, 27 Sep 2025 04:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67911399/il_senso_della_realta_lo_russo_dar.mp3" length="11070534" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Anna Maria Lorusso Il senso della realtà. Dalla Tv all'intelligenza artificiale, pubblicato da La Nave di Teseo</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata Dario Campione ci racconta il libro di Anna Maria Lorusso <i>Il senso della realtà. Dalla Tv all'intelligenza artificiale</i>, pubblicato da La Nave di Teseo]]></itunes:summary><itunes:duration>692</itunes:duration><itunes:keywords>ai,centoparole,dariocampione,intelligenzaartificiale,libri,libro,podcast,televisione,tv</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ritorno del legal thriller nel giallo italiano</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/il-ritorno-del-legal-thriller-nel-giallo-italiano-406251?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[In un processo d'appello, molto più che in primo grado, «la verità si nasconde dietro le mille facciate dell'evidenza». Il caso di Nigina Shakirova «è come la pipa di Magritte. Le cose sembrano essere esattamente come appaiono, ma, in realtà, ciò che noi vediamo è un grande inganno». D'Ettorre e Perissinotto sono tra i pochi giallisti italiani ad aver scelto per il proprio personaggio, l'ambientazione tribunalizia. E, in qualche modo, hanno rivitalizzato un genere non molto frequentato tra gli scrittori di genere.<br />Dopo <i>Cena di classe </i>(uscito nel 2022) e <i>Il figliol prodigo</i> (pubblicato l'anno successivo) torna con una nuova indagine l'avvocato torinese Giacomo Meroni, protagonista dei legal thriller di Piero d'Ettorre e Alessandro Perissinotto. In questa puntata di <i>CentoParole</i>, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta <i>L'inganno di Magritte</i>, pubblicato da Mondadori.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67827208</guid><pubDate>Sat, 20 Sep 2025 04:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67827208/0919_02.mp3" length="17410766" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In un processo d'appello, molto più che in primo grado, «la verità si nasconde dietro le mille facciate dell'evidenza». Il caso di Nigina Shakirova «è come la pipa di Magritte. Le cose sembrano essere esattamente come appaiono, ma, in realtà, ciò che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In un processo d'appello, molto più che in primo grado, «la verità si nasconde dietro le mille facciate dell'evidenza». Il caso di Nigina Shakirova «è come la pipa di Magritte. Le cose sembrano essere esattamente come appaiono, ma, in realtà, ciò che noi vediamo è un grande inganno». D'Ettorre e Perissinotto sono tra i pochi giallisti italiani ad aver scelto per il proprio personaggio, l'ambientazione tribunalizia. E, in qualche modo, hanno rivitalizzato un genere non molto frequentato tra gli scrittori di genere.<br />Dopo <i>Cena di classe </i>(uscito nel 2022) e <i>Il figliol prodigo</i> (pubblicato l'anno successivo) torna con una nuova indagine l'avvocato torinese Giacomo Meroni, protagonista dei legal thriller di Piero d'Ettorre e Alessandro Perissinotto. 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Sulla quale «non possiamo più tacere». In questa puntata di CentoParole – il podcast letterario del Corriere del Ticino –, Dario Campione racconta due libri dello scrittore franco-marocchino Tahar ben Jelloun: <i>L'urlo</i> e <i>L'anima perduta di Israele</i>. Due pamphlet brevi.<br />«Come cittadino, come scrittore, come semplice testimone, mi è sempre più difficile accettare ciò che sta accadendo in questa parte del mondo», dice ben Jelloun. Non sono, però, uno scrittore isolato nella propria stanchezza. Mi sento piuttosto un cittadino impegnato e non certo indifferente, anzi piuttosto ossessionato da quello che accade».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67736497</guid><pubDate>Sat, 13 Sep 2025 04:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67736497/dario_campione_tahar_ben_jelloun.mp3" length="9262025" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Due libri e un unico argomento: la tragedia di Gaza. Sulla quale «non possiamo più tacere». In questa puntata di CentoParole – il podcast letterario del Corriere del Ticino –, Dario Campione racconta due libri dello scrittore franco-marocchino Tahar...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Due libri e un unico argomento: la tragedia di Gaza. Sulla quale «non possiamo più tacere». In questa puntata di CentoParole – il podcast letterario del Corriere del Ticino –, Dario Campione racconta due libri dello scrittore franco-marocchino Tahar ben Jelloun: <i>L'urlo</i> e <i>L'anima perduta di Israele</i>. Due pamphlet brevi.<br />«Come cittadino, come scrittore, come semplice testimone, mi è sempre più difficile accettare ciò che sta accadendo in questa parte del mondo», dice ben Jelloun. Non sono, però, uno scrittore isolato nella propria stanchezza. Mi sento piuttosto un cittadino impegnato e non certo indifferente, anzi piuttosto ossessionato da quello che accade».]]></itunes:summary><itunes:duration>579</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,corrieredelticino,dariocampione,gaza,israele,libri,mediooriente,palestina,podcast,taharbenjelloun</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Buon compleanno, maestro: i 100 anni di Andrea Camilleri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/buon-compleanno-maestro-i-100-anni-di-andrea-camilleri--67646860</link><description><![CDATA[In questa puntata del podcast letterario Dario Campione non racconta un libro in particolare, ma ci parla di un anniversario molto importante ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67646860</guid><pubDate>Sat, 06 Sep 2025 04:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67646860/buon_compleanno_andrea_camilleri.mp3" length="14289307" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata del podcast letterario Dario Campione non racconta un libro in particolare, ma ci parla di un anniversario molto importante </itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata del podcast letterario Dario Campione non racconta un libro in particolare, ma ci parla di un anniversario molto importante ]]></itunes:summary><itunes:duration>595</itunes:duration><itunes:keywords>andreacamilleri,cdt,centoparole,dariocampione,libri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>4</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cento volte CentoParole: perché non basta una stroncatura a uccidere un libro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cento-volte-centoparole-perche-non-basta-una-stroncatura-a-uccidere-un-libro--64088090</link><description><![CDATA[Oggi giungiamo al traguardo del nostro podcast: cento volte CentoParole. E, inevitabilmente, vi racconto un libro che parla di libri. E il cui titolo bene si adatta a questo nostro appuntamento: <i>Centolettori. I pareri di lettura dei consulenti Einaudi 1941-1991</i>, pubblicato da Einaudi e curato da Tommaso Munari.In una lunga conversazione con Jean-Claude Carriére, pubblicata quasi 20 anni fa da Bompiani con il titolo <i>Non sperate di liberarvi dei libri</i>, Umberto Eco diceva: «Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li avete inventati, non potete fare di meglio. Non potete fare un cucchiaio che sia migliore del cucchiaio. […] Il libro ha superato le sue prove e non si vede come, per la stessa funzione, potremmo farequalcosa di meglio. Forse evolverà nelle sue componenti, forse le sue pagine non saranno più di carta. Ma resterà quello che è».Un libro ci sarà sempre. Perché gli esseri umani non possono fare a meno di scrivere. Cose interessanti, cose utili, cose piacevoli, cose commoventi. E anche cose noiose, cose insulse, cose pesanti, cose che non servono. È sempre Umberto Eco a darci una spiegazione plausibile e convincente. Da quando gli uomini l’hanno concepita, diceva il semiologo di Alessandria, possiamo «considerare la scrittura come il prolungamento della mano e, in questo senso, come qualcosa di quasi biologico. Essa è una tecnologia di comunicazione immediatamente legata al corpo. Una volta che l’hai inventata, non puoi più rinunciarvi».Un libro c’è sempre stato. E un libro continuerà a esserci. Per consolare gli animi afflitti, per solleticare la vanità degli autori, per regalare qualche emozione o far esplodere rabbie e risentimenti. Centolettori, il volume di cui parliamo oggi, è un po’ la sintesi di tutto questo. Come dicevo prima, è un libro che parla di libri. Un libro scritto da cento autori diversi nel quale si parla di cento e più scrittori differenti. Una sorta di apoteosi della pagina stampata, il cui pregio è far emergere alcuni tra i passaggi più significativi della storia culturale italiana del dopoguerra, così come talune contraddizioni inaspettate e imprevedibili.Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64088090</guid><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64088090/campione_3_22_puntata.mp3" length="16917027" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi giungiamo al traguardo del nostro podcast: cento volte CentoParole. E, inevitabilmente, vi racconto un libro che parla di libri. E il cui titolo bene si adatta a questo nostro appuntamento: Centolettori. I pareri di lettura dei consulenti Einaudi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi giungiamo al traguardo del nostro podcast: cento volte CentoParole. E, inevitabilmente, vi racconto un libro che parla di libri. E il cui titolo bene si adatta a questo nostro appuntamento: <i>Centolettori. I pareri di lettura dei consulenti Einaudi 1941-1991</i>, pubblicato da Einaudi e curato da Tommaso Munari.In una lunga conversazione con Jean-Claude Carriére, pubblicata quasi 20 anni fa da Bompiani con il titolo <i>Non sperate di liberarvi dei libri</i>, Umberto Eco diceva: «Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li avete inventati, non potete fare di meglio. Non potete fare un cucchiaio che sia migliore del cucchiaio. […] Il libro ha superato le sue prove e non si vede come, per la stessa funzione, potremmo farequalcosa di meglio. Forse evolverà nelle sue componenti, forse le sue pagine non saranno più di carta. Ma resterà quello che è».Un libro ci sarà sempre. Perché gli esseri umani non possono fare a meno di scrivere. Cose interessanti, cose utili, cose piacevoli, cose commoventi. E anche cose noiose, cose insulse, cose pesanti, cose che non servono. È sempre Umberto Eco a darci una spiegazione plausibile e convincente. Da quando gli uomini l’hanno concepita, diceva il semiologo di Alessandria, possiamo «considerare la scrittura come il prolungamento della mano e, in questo senso, come qualcosa di quasi biologico. Essa è una tecnologia di comunicazione immediatamente legata al corpo. Una volta che l’hai inventata, non puoi più rinunciarvi».Un libro c’è sempre stato. E un libro continuerà a esserci. Per consolare gli animi afflitti, per solleticare la vanità degli autori, per regalare qualche emozione o far esplodere rabbie e risentimenti. Centolettori, il volume di cui parliamo oggi, è un po’ la sintesi di tutto questo. Come dicevo prima, è un libro che parla di libri. Un libro scritto da cento autori diversi nel quale si parla di cento e più scrittori differenti. Una sorta di apoteosi della pagina stampata, il cui pregio è far emergere alcuni tra i passaggi più significativi della storia culturale italiana del dopoguerra, così come talune contraddizioni inaspettate e imprevedibili.Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>704</itunes:duration><itunes:keywords>cdtonline,centoparole,dariocampione,libri,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>22</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tra memoria e utopia, la speranza di papa Francesco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tra-memoria-e-utopia-la-speranza-di-papa-francesco--63878382</link><description><![CDATA[Non è la prima volta che papa Francesco sceglie di parlare di sé in un libro. Lo ha fatto, in passato, prima dialogando con Sergio Rubin per il volume-intervista <i>El Jesuita</i>, scritto quando ancora era cardinale di Buenos Aires; poi, rispondendo alle domande di Fabio Marchese Ragona per <i>Life, la mia storia nella storia</i>. E, ancora, per raccontare a Javier Martínez-Brocal il rapporto con chi lo aveva preceduto sul soglio di Pietro in <i>Il successore, i miei ricordi di Benedetto XVI</i>.<br />Ecco perché la biografia pubblicata la settimana scorsa da Mondadori e intitolata <i>Spera</i> non contiene, forse, quelle curiosità e quegli episodi inediti che normalmente è lecito attendersi in simili opere. È lo stesso Francesco a sottolinearlo: «Un'autobiografia non è la nostra letteratura privata, piuttosto la nostra sacca da viaggio. E la memoria non è solo ciò che ricordiamo, ma ciò che ci circonda. Non parla unicamente di quel che è stato, ma di quel che sarà. La memoria è un presente che non finisce mai di passare».<br /><i>Spera </i>è il libro che vi racconta oggi Dario Campione in questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63878382</guid><pubDate>Sat, 25 Jan 2025 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63878382/campione_3_21_puntata.mp3" length="15629584" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Non è la prima volta che papa Francesco sceglie di parlare di sé in un libro. Lo ha fatto, in passato, prima dialogando con Sergio Rubin per il volume-intervista El Jesuita, scritto quando ancora era cardinale di Buenos Aires; poi, rispondendo alle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non è la prima volta che papa Francesco sceglie di parlare di sé in un libro. Lo ha fatto, in passato, prima dialogando con Sergio Rubin per il volume-intervista <i>El Jesuita</i>, scritto quando ancora era cardinale di Buenos Aires; poi, rispondendo alle domande di Fabio Marchese Ragona per <i>Life, la mia storia nella storia</i>. E, ancora, per raccontare a Javier Martínez-Brocal il rapporto con chi lo aveva preceduto sul soglio di Pietro in <i>Il successore, i miei ricordi di Benedetto XVI</i>.<br />Ecco perché la biografia pubblicata la settimana scorsa da Mondadori e intitolata <i>Spera</i> non contiene, forse, quelle curiosità e quegli episodi inediti che normalmente è lecito attendersi in simili opere. È lo stesso Francesco a sottolinearlo: «Un'autobiografia non è la nostra letteratura privata, piuttosto la nostra sacca da viaggio. E la memoria non è solo ciò che ricordiamo, ma ciò che ci circonda. Non parla unicamente di quel che è stato, ma di quel che sarà. La memoria è un presente che non finisce mai di passare».<br /><i>Spera </i>è il libro che vi racconta oggi Dario Campione in questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.]]></itunes:summary><itunes:duration>651</itunes:duration><itunes:keywords>bergoglio,biografia,carlomusso,cdt,centoparole,corrieredelticino,libri,mondadori,mondadorieditore,papa,papabergoglio,papafrancesco,spera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>21</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il filosofo giapponese che riscopre Marx e spiega: solo il comunismo climatico ci salverà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-filosofo-giapponese-che-riscopre-marx-e-spiega-solo-il-comunismo-climatico-ci-salvera--63728892</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di<b><i> </i></b>Saitō Kōhei<i> </i><i>Il capitalismo nell’antropocene</i>, pubblicato da Einaudi. Per parlare di questo saggio a metà tra la filosofia e l’economia politica, tanto complesso quanto affascinante, ho chiesto aiuto a un collega, Generoso Chiaradonna, caporedattore economia del <i>Corriere del Ticino</i>, che ringrazio e saluto. Partiamo dal libro. Sorprendente, soprattutto per noi che viviamo nella parte occidentale, ricca del pianeta. Un ritorno a Marx, ma in chiave ecologista, non produttivista. Saitō Kōhei<i> </i>attualizza il pensiero del filosofo di Treviri «rileggendo» i <i>Quaderni di scienze naturali</i>, migliaia di fogli di appunti che Marx scrisse negli ultimi 15 anni della sua vita, dopo la stesura del primo libro del <i>Capitale</i>. La tesi di Saitō Kōhei<i> </i>è in qualche modo rivoluzionaria: secondo lui, Marx avrebbe capito che il capitalismo non conduce inevitabilmente al comunismo ma alla distruzione del pianeta. Apocalittico? Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del 10% sui tuoi acquisti in libreria sia <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=12&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mendrisio</a> che a <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-savosa-366018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Savosa</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63728892</guid><pubDate>Sat, 18 Jan 2025 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63728892/campione_3_20_puntata.mp3" length="31334878" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Saitō Kōhei Il capitalismo nell’antropocene, pubblicato da Einaudi. Per parlare di questo saggio a metà tra la filosofia e l’economia politica, tanto complesso quanto affascinante, ho chiesto aiuto a un collega, Generoso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di<b><i> </i></b>Saitō Kōhei<i> </i><i>Il capitalismo nell’antropocene</i>, pubblicato da Einaudi. Per parlare di questo saggio a metà tra la filosofia e l’economia politica, tanto complesso quanto affascinante, ho chiesto aiuto a un collega, Generoso Chiaradonna, caporedattore economia del <i>Corriere del Ticino</i>, che ringrazio e saluto. Partiamo dal libro. Sorprendente, soprattutto per noi che viviamo nella parte occidentale, ricca del pianeta. Un ritorno a Marx, ma in chiave ecologista, non produttivista. Saitō Kōhei<i> </i>attualizza il pensiero del filosofo di Treviri «rileggendo» i <i>Quaderni di scienze naturali</i>, migliaia di fogli di appunti che Marx scrisse negli ultimi 15 anni della sua vita, dopo la stesura del primo libro del <i>Capitale</i>. La tesi di Saitō Kōhei<i> </i>è in qualche modo rivoluzionaria: secondo lui, Marx avrebbe capito che il capitalismo non conduce inevitabilmente al comunismo ma alla distruzione del pianeta. Apocalittico? Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del 10% sui tuoi acquisti in libreria sia <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=12&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mendrisio</a> che a <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-savosa-366018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Savosa</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>1305</itunes:duration><itunes:keywords>cambiamentoclimatico,cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,karlmarx,libri,podcast,saitokohei</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>20</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come accadde che un frate dominicano del Trecento scoprisse l'America 150 anni prima di Cristoforo Colombo</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/come-accadde-che-un-frate-dominicano-del-trecento-scoprisse-lamerica-150-anni-prima-di-cristoforo-colombo-381769?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Intorno al 1340, ovvero 150 anni prima che Cristoforo Colombo avvistasse le isole della baia di Fernandez, nella vecchia Europa mediterranea qualcuno sapeva già che, navigando verso occidente nell'oceano Atlantico, si sarebbe potuto approdare su altre rive che non fossero quelle gelide dell'Islanda e della Groenlandia; rive miti nel clima, abitabili, ricche di vegetazione e di frutti. L'America, allora, non c'era. Ma non per tutti. In un libro medievale in latino, la <i>Cronica universalis</i>, un frate domenicano vissuto a Milano tra il Duecento e il Trecento, Galvano Fiamma, scrisse infatti che a ovest della Groenlandia i naviganti avrebbero trovato «Marckalada», la terra dei boschi. È questa la più antica menzione del continente americano che sia mai stata trovata in documenti dell'area mediterranea.<br />Una storia affascinante, quella del manoscritto medievale di Galvano Fiamma, che <b>Paolo Chiesa</b>, ordinario di filologia mediolatina all'Università Statale di Milano, ha riassunto in un avvincente e brillante saggio divulgativo pubblicato da Laterza. <b><i>Marckalada. Quando l'America aveva un altro nome</i></b>. Il libro che Dario Campione vi racconta in questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63637401</guid><pubDate>Sat, 11 Jan 2025 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63637401/america_aveva_un_altro_nome.mp3" length="17443155" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Intorno al 1340, ovvero 150 anni prima che Cristoforo Colombo avvistasse le isole della baia di Fernandez, nella vecchia Europa mediterranea qualcuno sapeva già che, navigando verso occidente nell'oceano Atlantico, si sarebbe potuto approdare su altre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Intorno al 1340, ovvero 150 anni prima che Cristoforo Colombo avvistasse le isole della baia di Fernandez, nella vecchia Europa mediterranea qualcuno sapeva già che, navigando verso occidente nell'oceano Atlantico, si sarebbe potuto approdare su altre rive che non fossero quelle gelide dell'Islanda e della Groenlandia; rive miti nel clima, abitabili, ricche di vegetazione e di frutti. L'America, allora, non c'era. Ma non per tutti. In un libro medievale in latino, la <i>Cronica universalis</i>, un frate domenicano vissuto a Milano tra il Duecento e il Trecento, Galvano Fiamma, scrisse infatti che a ovest della Groenlandia i naviganti avrebbero trovato «Marckalada», la terra dei boschi. È questa la più antica menzione del continente americano che sia mai stata trovata in documenti dell'area mediterranea.<br />Una storia affascinante, quella del manoscritto medievale di Galvano Fiamma, che <b>Paolo Chiesa</b>, ordinario di filologia mediolatina all'Università Statale di Milano, ha riassunto in un avvincente e brillante saggio divulgativo pubblicato da Laterza. <b><i>Marckalada. Quando l'America aveva un altro nome</i></b>. 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E ancora: Isaac Babel', Alfred Döblin, John Dos Passos, Maksim Gor'kij, Joseph Roth, Arthur Schnitzler, Jack London.<br /><i>Bücherverbrennungen</i>, furono chiamate queste cerimonie. Letteralmente: rogo di libri. A Berlino, nella Bebelplatz, che all'epoca si chiamava Opernplatz, Joseph Goebbels arringava una folla di 40 mila persone elencando, uno per uno, i nomi degli scrittori condannati a bruciare. <i>Bebelplatz. La notte dei libri bruciati</i> è anche il titolo del bel libro che Fabio Stassi ha dedicato a questo buio momento della storia europea. Il libro che Dario Campione ci racconta in questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63558855</guid><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63558855/bebelplatz.mp3" length="18346953" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 10 maggio 1933, gli studenti di 34 città universitarie in tutta la Germania diedero alle fiamme oltre 25 mila volumi di autori molto diversi tra loro: Albert Einstein, Sigmund Freud, Ernest Hemingway, Karl Marx, Eric Maria Remarque, Bertolt Brecht,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 10 maggio 1933, gli studenti di 34 città universitarie in tutta la Germania diedero alle fiamme oltre 25 mila volumi di autori molto diversi tra loro: Albert Einstein, Sigmund Freud, Ernest Hemingway, Karl Marx, Eric Maria Remarque, Bertolt Brecht, Franz Kafka, Thomas Mann, Stefan Zweig. E ancora: Isaac Babel', Alfred Döblin, John Dos Passos, Maksim Gor'kij, Joseph Roth, Arthur Schnitzler, Jack London.<br /><i>Bücherverbrennungen</i>, furono chiamate queste cerimonie. Letteralmente: rogo di libri. A Berlino, nella Bebelplatz, che all'epoca si chiamava Opernplatz, Joseph Goebbels arringava una folla di 40 mila persone elencando, uno per uno, i nomi degli scrittori condannati a bruciare. <i>Bebelplatz. La notte dei libri bruciati</i> è anche il titolo del bel libro che Fabio Stassi ha dedicato a questo buio momento della storia europea. 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Come diceva Ludwig Wittgenstein nella proposizione 5.6 del <i>Tractatus</i>, «i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo». Quali potrebbero essere, quindi, o quali saranno le parole del 2025? In questa puntata di CentoParole, Dario Campione presenta <i>Dentro le parole. Per una critica dell'individualismo</i>, l'ultimo libro del filosofo modenese Pier Aldo Rovatti, pubblicato da Meltemi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63488469</guid><pubDate>Sat, 28 Dec 2024 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63488469/pieraldorovatti.mp3" length="14092994" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono «parole che segnano» i vari momenti storici, altre che si limitano, per così dire, ad accompagnarli. «"Entrare" dentro queste parole», capirne il senso in profondità, è quasi sempre determinante perché «dalle parole che usiamo, e dal senso che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono «parole che segnano» i vari momenti storici, altre che si limitano, per così dire, ad accompagnarli. «"Entrare" dentro queste parole», capirne il senso in profondità, è quasi sempre determinante perché «dalle parole che usiamo, e dal senso che (esse) possono mantenere, dipende la nostra intera vita». Come diceva Ludwig Wittgenstein nella proposizione 5.6 del <i>Tractatus</i>, «i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo». Quali potrebbero essere, quindi, o quali saranno le parole del 2025? In questa puntata di CentoParole, Dario Campione presenta <i>Dentro le parole. Per una critica dell'individualismo</i>, l'ultimo libro del filosofo modenese Pier Aldo Rovatti, pubblicato da Meltemi.]]></itunes:summary><itunes:duration>587</itunes:duration><itunes:keywords>ascolto,cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,dentroleparole,individualismo,letteratura,libri,meltemi,meltemieditore,parole,parole2025,pieraldorovatti,podcast,tempo,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dalle indulgenze di Bonifacio VIII alla misericordia e alla speranza di Francesco: i sette secoli di storia del giubileo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalle-indulgenze-di-bonifacio-viii-alla-misericordia-e-alla-speranza-di-francesco-i-sette-secoli-di-storia-del-giubileo--63419968</link><description><![CDATA[Oggi non vi racconto un libro ma vi parlo di un evento, l’Anno Santo, e della sua storia. Chi volesse saperne di più, oltre ad ascoltare questo podcast potrà comunque leggere: <i>Il giubileo</i>, di Lucetta Scaraffia, pubblicato dal Mulino nel 1999; <i>Il giubileo, una storia</i>, di Alberto Melloni, edito da Laterza 2016; oppure Vivere il giubileo. <i>Tutto quello che c’è da sapere sull’Anno Santo: la storia, i luoghi, gli appuntamenti da non perdere</i>, un’agile guida scritta da Saverio Gaeta e uscita per Piemme poche settimane fa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63419968</guid><pubDate>Sat, 21 Dec 2024 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63419968/campione_3_16_puntata.mp3" length="18918548" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi non vi racconto un libro ma vi parlo di un evento, l’Anno Santo, e della sua storia. 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Chi volesse saperne di più, oltre ad ascoltare questo podcast potrà comunque leggere: <i>Il giubileo</i>, di Lucetta Scaraffia, pubblicato dal Mulino nel 1999; <i>Il giubileo, una storia</i>, di Alberto Melloni, edito da Laterza 2016; oppure Vivere il giubileo. <i>Tutto quello che c’è da sapere sull’Anno Santo: la storia, i luoghi, gli appuntamenti da non perdere</i>, un’agile guida scritta da Saverio Gaeta e uscita per Piemme poche settimane fa.]]></itunes:summary><itunes:duration>788</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,giubileo,papa,podcast,roma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>16</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sotto la coppola, il tablet: mafie, Web e intelligenza artificiale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sotto-la-coppola-il-tablet-mafie-web-e-intelligenza-artificiale--63304757</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso <i>Una Cosa sola. Come le mafie si sono integrate al potere</i>, pubblicato da Mondadori.Quando parliamo di mafia si fa strada, inevitabilmente, il ricordo di un vissuto tragico: la stagione delle stragi, la violenza cieca dei corleonesi, la risposta debole di uno Stato colpito al cuore. È inevitabile. Ma non del tutto corretto. Storicamente, infatti, le mafie - e non soltanto quelle italiane - si sono quasi sempre contraddistinte per i legami e le forme di collusione e di contiguità con determinati ambienti politici, sociali ed economici. Per la loro capacità di permeare il sistema.Oggi, queste mafie sembrano fare meno paura. Perché sono apparentemente meno invasive, perché sparano di meno. «Le stiamo in qualche modo normalizzando. Manca la volontà di capirne l’evoluzione», la loro trasformazione in organizzazioni «sempre più ibride, in bilico tra realtà analogica e virtualità digitale» - ha detto Antonio Nicaso in un’intervista - Nostro malgrado, se non lo sono già, rischiano di diventare una componente strutturale del capitalismo».Anche per questo Una Cosa sola è un classico libro «necessario». Se da un lato, infatti, completa un lungo ciclo di studi dedicati dallo storico della criminalità e dal procuratore della Repubblica di Napoli alle grandi organizzazioni malavitose dell’Italia meridionale, dall’altro lato allarga lo sguardo al resto del mondo, mettendo in luce come gli effetti della globalizzazione riguardino ormai tutti. I buoni, così come i cattivi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63304757</guid><pubDate>Sat, 14 Dec 2024 05:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63304757/campione_3_15_puntata.mp3" length="18333405" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Una Cosa sola. Come le mafie si sono integrate al potere, pubblicato da Mondadori.Quando parliamo di mafia si fa strada, inevitabilmente, il ricordo di un vissuto tragico: la stagione delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso <i>Una Cosa sola. Come le mafie si sono integrate al potere</i>, pubblicato da Mondadori.Quando parliamo di mafia si fa strada, inevitabilmente, il ricordo di un vissuto tragico: la stagione delle stragi, la violenza cieca dei corleonesi, la risposta debole di uno Stato colpito al cuore. È inevitabile. Ma non del tutto corretto. Storicamente, infatti, le mafie - e non soltanto quelle italiane - si sono quasi sempre contraddistinte per i legami e le forme di collusione e di contiguità con determinati ambienti politici, sociali ed economici. Per la loro capacità di permeare il sistema.Oggi, queste mafie sembrano fare meno paura. Perché sono apparentemente meno invasive, perché sparano di meno. «Le stiamo in qualche modo normalizzando. Manca la volontà di capirne l’evoluzione», la loro trasformazione in organizzazioni «sempre più ibride, in bilico tra realtà analogica e virtualità digitale» - ha detto Antonio Nicaso in un’intervista - Nostro malgrado, se non lo sono già, rischiano di diventare una componente strutturale del capitalismo».Anche per questo Una Cosa sola è un classico libro «necessario». Se da un lato, infatti, completa un lungo ciclo di studi dedicati dallo storico della criminalità e dal procuratore della Repubblica di Napoli alle grandi organizzazioni malavitose dell’Italia meridionale, dall’altro lato allarga lo sguardo al resto del mondo, mettendo in luce come gli effetti della globalizzazione riguardino ormai tutti. 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È quello che ha fatto, in un lungo articolo pubblicato pochi giorni fa sul <i>Corriere della Sera</i>, Maurizio de Giovanni, costretto in qualche modo dai suoi tantissimi lettori a spiegare i motivi che potrebbero condurlo – questa volta in via definitiva – a chiudere con il quindicesimo titolo (cui vanno aggiunti anche dodici racconti) la lunga e amata serie del commissario Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte. «Alle porte dell’uscita di questo romanzo, <i>Volver</i>, mi ritrovo a interrogarmi su Ricciardi e su me stesso - scrive de Giovanni - e scopro di avere più risposte che domande, sfogliando le istantanee, che il cuore più che la mente mi restituisce, di questi vent’anni in cui tutti e due siamo profondamente cambiati, ognuno nel suo tempo e ognuno nel suo mondo, legati da questo filo stretto e fortissimo che ci unisce ma che ci mantiene lontani. Io Ricciardi, sapete, lo guardo vivere da una finestra, come un vicino di casa di cui si sanno molte cose ma che non si è mai formalmente presentato. E adesso che questa finestra sta per chiudersi, almeno su quella fetta della sua esistenza che ho finora raccontato, posso chiedermi che cosa siamo stati l’uno per l’altro. E che strada tortuosa e accidentata abbiamo percorso, per arrivare fin qui».«Tra noi c’è sempre stato un accordo - dice ancora lo scrittore napoletano - avrei smesso di raccontare di lui nell’imminenza della guerra», la Seconda guerra mondiale. «Per la verità, venendo meno al patto, avevo provato a fermarmi prima, quando per lui era il 1934 e per me il 2021, con la morte della moglie e la nascita della sua bambina; credevo che fosse uno snodo insuperabile, e che l’immediato futuro gli avrebbe riservato solo dolore. Se vuoi bene a qualcuno non ti va di osservarne la sofferenza, e per poterne raccontare dovevo vedere. Poi però ho avuto un grave problema di salute, e me lo sono trovato in piedi vicino al letto, in ospedale. Non diceva niente, mi guardava soltanto: ma i suoi occhi pieni di malinconia mi chiedevano conto e ragione del perché non poteva avere ancora vita, adesso che la mia, quella di chi poteva raccontarlo, era così a rischio. Quegli occhi mi dicevano che non c’era solo dolore, negli anni che passavano dalla morte della sua Enrica: che c’era Marta, la bambina di cui ancora tanto c’era da dire, e i suoi amici, Maione e Bambinella e Modo, e le donne speciali che aveva attorno, Nelide e Bianca, e Livia dall’altra parte del mondo piena di rimpianti e di tango. Mi estorse la promessa che, se fossi uscito di lì con i miei piedi, avrei ripreso a raccontare di lui. E così è stato».Ecco, allora, spiegati i tre anni trascorsi tra <i>Il pianto dell’alba</i> e <i>Caminito</i>, il primo romanzo della trilogia del tango che, assieme a <i>Soledad</i> e, appunto, a <i>Volver</i>, chiude comunque il cerchio dell’esperienza napoletana del nobile commissario della Regia questura partenopea. Ed ecco anche svelato il senso della storia di questo romanzo, che ruota attorno al concetto del ritorno. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63191795</guid><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63191795/campione_3_14_puntata.mp3" length="15658215" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Maurizio de Giovanni Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi pubblicato da Einaudi.Non è difficile raccontare un libro quando l’autore, in prima persona, sceglie di rivelarne il senso, il significato, la genesi. È...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Maurizio de Giovanni <i>Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi</i> pubblicato da Einaudi.Non è difficile raccontare un libro quando l’autore, in prima persona, sceglie di rivelarne il senso, il significato, la genesi. È quello che ha fatto, in un lungo articolo pubblicato pochi giorni fa sul <i>Corriere della Sera</i>, Maurizio de Giovanni, costretto in qualche modo dai suoi tantissimi lettori a spiegare i motivi che potrebbero condurlo – questa volta in via definitiva – a chiudere con il quindicesimo titolo (cui vanno aggiunti anche dodici racconti) la lunga e amata serie del commissario Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte. «Alle porte dell’uscita di questo romanzo, <i>Volver</i>, mi ritrovo a interrogarmi su Ricciardi e su me stesso - scrive de Giovanni - e scopro di avere più risposte che domande, sfogliando le istantanee, che il cuore più che la mente mi restituisce, di questi vent’anni in cui tutti e due siamo profondamente cambiati, ognuno nel suo tempo e ognuno nel suo mondo, legati da questo filo stretto e fortissimo che ci unisce ma che ci mantiene lontani. Io Ricciardi, sapete, lo guardo vivere da una finestra, come un vicino di casa di cui si sanno molte cose ma che non si è mai formalmente presentato. E adesso che questa finestra sta per chiudersi, almeno su quella fetta della sua esistenza che ho finora raccontato, posso chiedermi che cosa siamo stati l’uno per l’altro. E che strada tortuosa e accidentata abbiamo percorso, per arrivare fin qui».«Tra noi c’è sempre stato un accordo - dice ancora lo scrittore napoletano - avrei smesso di raccontare di lui nell’imminenza della guerra», la Seconda guerra mondiale. «Per la verità, venendo meno al patto, avevo provato a fermarmi prima, quando per lui era il 1934 e per me il 2021, con la morte della moglie e la nascita della sua bambina; credevo che fosse uno snodo insuperabile, e che l’immediato futuro gli avrebbe riservato solo dolore. Se vuoi bene a qualcuno non ti va di osservarne la sofferenza, e per poterne raccontare dovevo vedere. Poi però ho avuto un grave problema di salute, e me lo sono trovato in piedi vicino al letto, in ospedale. Non diceva niente, mi guardava soltanto: ma i suoi occhi pieni di malinconia mi chiedevano conto e ragione del perché non poteva avere ancora vita, adesso che la mia, quella di chi poteva raccontarlo, era così a rischio. Quegli occhi mi dicevano che non c’era solo dolore, negli anni che passavano dalla morte della sua Enrica: che c’era Marta, la bambina di cui ancora tanto c’era da dire, e i suoi amici, Maione e Bambinella e Modo, e le donne speciali che aveva attorno, Nelide e Bianca, e Livia dall’altra parte del mondo piena di rimpianti e di tango. Mi estorse la promessa che, se fossi uscito di lì con i miei piedi, avrei ripreso a raccontare di lui. E così è stato».Ecco, allora, spiegati i tre anni trascorsi tra <i>Il pianto dell’alba</i> e <i>Caminito</i>, il primo romanzo della trilogia del tango che, assieme a <i>Soledad</i> e, appunto, a <i>Volver</i>, chiude comunque il cerchio dell’esperienza napoletana del nobile commissario della Regia questura partenopea. Ed ecco anche svelato il senso della storia di questo romanzo, che ruota attorno al concetto del ritorno. 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Un po’ - di più, forse - storia degli ultimi cinque Festival di Sanremo. Quelli che lo hanno visto protagonista sia sul palco, a fare da padrone di casa, sia dietro le quinte come direttore artistico.È difficile definire con esattezza che cosa sia, veramente, Ama, il libro che Amadeus ha voluto scrivere per raccontare una vita di successo iniziata, come nelle migliori tradizioni, con una lunga gavetta.In un video postato su Instagram, sullo sfondo della scenografia della trasmissione che attualmente conduce sul Canale Nove, è lo stesso autore ad abbozzare una sintesi: «Ormai sono anni che vi parlo attraverso uno schermo o il microfono di una radio - dice Amadeus - ci sono però parole che non vi ho mai detto, storie che non vi ho mai raccontato, quelle vissute lontano dal palcoscenico. Ho sentito che era il momento di condividerle con voi nel modo più intimo che ci sia: un libro. Vi porterò con me in un viaggio che parte da una piccola radio di Verona e arriva fino al magico palco di Sanremo, vi porterò dietro le quinte di quegli anni tra emozioni intense, incontri con artisti straordinari e attese cariche di tensioni prima che si alzi il sipario. Ama è anche un modo per dire grazie alla mia famiglia, che è stata sempre al mio fianco, agli amici, quelli veri - spiega mostrando una foto con Rosario Fiorello - che hanno creduto in me affrontando ogni sfida insieme e con il sorriso. Ma grazie soprattutto a chi mi ha permesso di vivere tutto questo: voi».In realtà, il viaggio di Amadeus - così come dipanato nei vari capitoli - ha pochissime tappe: la Verona dell’adolescenza, la Milano della giovinezza e della formazione, la Roma della maturità e, ovviamente, Sanremo, la città della consacrazione. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63049042</guid><pubDate>Sat, 30 Nov 2024 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63049042/campione_3_13.mp3" length="15867763" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Amadeus Ama. La mia storia, i miei Sanremo, come il palcoscenico mi ha cambiato la vita pubblicato da Piemme.Un po’ biografia di sé, non priva di qualche compiacimento anche se a sprazzi autoironica. Un po’ manuale del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Amadeus <i>Ama. La mia storia, i miei Sanremo, come il palcoscenico mi ha cambiato la vita </i>pubblicato da Piemme.Un po’ biografia di sé, non priva di qualche compiacimento anche se a sprazzi autoironica. Un po’ manuale del bravo presentatore. Un po’ - di più, forse - storia degli ultimi cinque Festival di Sanremo. Quelli che lo hanno visto protagonista sia sul palco, a fare da padrone di casa, sia dietro le quinte come direttore artistico.È difficile definire con esattezza che cosa sia, veramente, Ama, il libro che Amadeus ha voluto scrivere per raccontare una vita di successo iniziata, come nelle migliori tradizioni, con una lunga gavetta.In un video postato su Instagram, sullo sfondo della scenografia della trasmissione che attualmente conduce sul Canale Nove, è lo stesso autore ad abbozzare una sintesi: «Ormai sono anni che vi parlo attraverso uno schermo o il microfono di una radio - dice Amadeus - ci sono però parole che non vi ho mai detto, storie che non vi ho mai raccontato, quelle vissute lontano dal palcoscenico. Ho sentito che era il momento di condividerle con voi nel modo più intimo che ci sia: un libro. Vi porterò con me in un viaggio che parte da una piccola radio di Verona e arriva fino al magico palco di Sanremo, vi porterò dietro le quinte di quegli anni tra emozioni intense, incontri con artisti straordinari e attese cariche di tensioni prima che si alzi il sipario. Ama è anche un modo per dire grazie alla mia famiglia, che è stata sempre al mio fianco, agli amici, quelli veri - spiega mostrando una foto con Rosario Fiorello - che hanno creduto in me affrontando ogni sfida insieme e con il sorriso. Ma grazie soprattutto a chi mi ha permesso di vivere tutto questo: voi».In realtà, il viaggio di Amadeus - così come dipanato nei vari capitoli - ha pochissime tappe: la Verona dell’adolescenza, la Milano della giovinezza e della formazione, la Roma della maturità e, ovviamente, Sanremo, la città della consacrazione. 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Ma è anche, direi soprattutto, un manifesto lucido e appassionato sui guasti e sui veleni alimentati dalle troppe certezze, dalle marmoree convinzioni, dall’incapacità di dialogare e di cambiare idea, anche davanti a evidenze che pure, in qualche modo, lo imporrebbero. Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del 10% sui tuoi acquisti in libreria sia <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=12&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mendrisio</a> che a <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-savosa-366018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Savosa</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62968852</guid><pubDate>Sat, 23 Nov 2024 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62968852/campione_3_12_puntata.mp3" length="15473184" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Gianrico Carofiglio Elogio dell’ignoranza e dell’errore, pubblicato da Einaudi.Autore celebratissimo di storie gialle e scrittore raffinato di racconti ancorati alla memoria della terra d’origine - la Puglia, Gianrico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Gianrico Carofiglio <i>Elogio dell’ignoranza e dell’errore</i>, pubblicato da Einaudi.Autore celebratissimo di storie gialle e scrittore raffinato di racconti ancorati alla memoria della terra d’origine - la Puglia, Gianrico Carofiglio è anche saggista di rara profondità, come dimostrano i libri sull’uso del linguaggio e sulla «manomissione delle parole».Adesso, con il suo nuovo lavoro, l’ex magistrato barese si addentra su un altro terreno in parte già arato, quello dell’antidogmatismo. <i>L’Elogio dell’ignoranza e dell’errore</i> è sì, come ha detto qualcuno, il «tributo a due vocaboli che non godono di buona fama ma che […] andrebbero reinterpretati nella loro accezione positiva», dato che «dall’errore si può imparare e dall’ignoranza consapevole possono nascere opportunità di scoperta». Ma è anche, direi soprattutto, un manifesto lucido e appassionato sui guasti e sui veleni alimentati dalle troppe certezze, dalle marmoree convinzioni, dall’incapacità di dialogare e di cambiare idea, anche davanti a evidenze che pure, in qualche modo, lo imporrebbero. Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del 10% sui tuoi acquisti in libreria sia <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=12&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mendrisio</a> che a <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-savosa-366018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Savosa</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>644</itunes:duration><itunes:keywords>carofiglio,centoparole,gianricocarofiglio,libri,libro,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I mille giorni della guerra in Ucraina e il «salvatore di bambini»</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-mille-giorni-della-guerra-in-ucraina-e-il-salvatore-di-bambini--62757922</link><description><![CDATA[Mercoledì 20 novembre saranno mille giorni dall’invasione russa in Ucraina. Mille giorni di una guerra che ha cambiato l’Europa e il mondo. Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, racconta il conflitto dal primo istante. Da quel 24 febbraio 2022, il giorno in cui i carri armati di Vladimir Putin puntarono dritti verso Kiev per cancellare l’Ucraina dalla storia.Sulla guerra sporca del Cremlino Scavo ha già scritto un libro alla fine del 2022, pubblicato da Garzanti e intitolato semplicemente <i>Kiev</i>. Adesso, a distanza di due anni, il giornalista - siciliano di nascita ma comasco d’adozione - ha deciso di aggiungere al quadro d’insieme un tassello importante, scegliendo di raccontare l’incredibile storia di Volodymyr Sahaidak, il direttore della casa per minori fragili di Stepanivka. Il «misterioso “Schindler dei bambini ucraini”». Buon ascolto!<br /><b></b><br /><b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del 10% sui tuoi acquisti in libreria sia <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=12&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mendrisio</a> che a <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-savosa-366018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Savosa</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62757922</guid><pubDate>Sat, 16 Nov 2024 05:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62757922/campione_3_11.mp3" length="14692603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Mercoledì 20 novembre saranno mille giorni dall’invasione russa in Ucraina. 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Adesso, a distanza di due anni, il giornalista - siciliano di nascita ma comasco d’adozione - ha deciso di aggiungere al quadro d’insieme un tassello importante, scegliendo di raccontare l’incredibile storia di Volodymyr Sahaidak, il direttore della casa per minori fragili di Stepanivka. Il «misterioso “Schindler dei bambini ucraini”». Buon ascolto!<br /><b></b><br /><b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del 10% sui tuoi acquisti in libreria sia <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=12&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mendrisio</a> che a <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-savosa-366018" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Savosa</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>612</itunes:duration><itunes:keywords>avvenire,centoparole,guerrainucraina,kiev,libri,libro,nelloscavo,putin,ucraina,vladimirputin,volodymyrzelensky,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Passato, memoria, morte: il tempo irrimediabilmente perduto di Rocco Schiavone</title><link>https://www.cdt.ch/multimedia/podcast/passato-memoria-morte-il-tempo-irrimediabilmente-perduto-di-rocco-schiavone-369297?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Chi lo conosce, sa che Rocco Schiavone vive nel passato. Così come, molto spesso, vivono in un tempo che non ritorna gli assassini che Schiavone insegue e le vittime alle quali tenta di rendere giustizia. Indissolubilmente legata al passato, c'è la memoria. La vera protagonista dei romanzi di Antonio Manzini. Una memoria selettiva, fatta soprattutto di «quello che scegliamo di ricordare e, ancor di più, di quello che scegliamo di dimenticare».<br />In questa puntata di CentoParole, Dario Campione ci racconta <i>Il passato è un morto senza cadavere</i>, di Antonio Manzini, pubblicato da Sellerio. Nel quattordicesimo capito della ormai lunga vicenda che ha come protagonista il vicequestore romano, trasferito per punizione ad Aosta, «passato» è una parole chiave sin dal titolo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62663830</guid><pubDate>Sat, 09 Nov 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62663830/centoparole_mazini_passatomortosenzacadavere.mp3" length="14785435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Chi lo conosce, sa che Rocco Schiavone vive nel passato. Così come, molto spesso, vivono in un tempo che non ritorna gli assassini che Schiavone insegue e le vittime alle quali tenta di rendere giustizia. Indissolubilmente legata al passato, c'è la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi lo conosce, sa che Rocco Schiavone vive nel passato. Così come, molto spesso, vivono in un tempo che non ritorna gli assassini che Schiavone insegue e le vittime alle quali tenta di rendere giustizia. Indissolubilmente legata al passato, c'è la memoria. La vera protagonista dei romanzi di Antonio Manzini. Una memoria selettiva, fatta soprattutto di «quello che scegliamo di ricordare e, ancor di più, di quello che scegliamo di dimenticare».<br />In questa puntata di CentoParole, Dario Campione ci racconta <i>Il passato è un morto senza cadavere</i>, di Antonio Manzini, pubblicato da Sellerio. 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È questa la tesi principale dell’ultimo lavoro con cui Mattia Diletti, professore di Scienza politica alla Sapienza di Roma, ha tentato di mettere ordine in una situazione in realtà confusa e caotica: la realtà di una nazione che si appresta nuovamente a celebrare il suo giorno politicamente più importante senza avere, alle spalle, alcuna certezza.<br />Un libro necessario, quello di Diletti, a cui Dario Campione dedica oggi la puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino. Questo è <i>Divisi. Politica, società e conflitti nell'America del XXI secolo</i>, pubblicato da Treccani. «Un viaggio nell’America post guerra fredda» che è anche un’esplorazione dentro di noi, «americani di riflesso».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62586155</guid><pubDate>Sat, 02 Nov 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62586155/elezioniusa_mattiadiletti.mp3" length="18685269" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«A metà degli anni Venti di questo secolo, gli Stati Uniti appaiono», e con tutta probabilità sono, «un Paese attraversato da una guerra civile fredda». È questa la tesi principale dell’ultimo lavoro con cui Mattia Diletti, professore di Scienza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[«A metà degli anni Venti di questo secolo, gli Stati Uniti appaiono», e con tutta probabilità sono, «un Paese attraversato da una guerra civile fredda». È questa la tesi principale dell’ultimo lavoro con cui Mattia Diletti, professore di Scienza politica alla Sapienza di Roma, ha tentato di mettere ordine in una situazione in realtà confusa e caotica: la realtà di una nazione che si appresta nuovamente a celebrare il suo giorno politicamente più importante senza avere, alle spalle, alcuna certezza.<br />Un libro necessario, quello di Diletti, a cui Dario Campione dedica oggi la puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino. Questo è <i>Divisi. Politica, società e conflitti nell'America del XXI secolo</i>, pubblicato da Treccani. «Un viaggio nell’America post guerra fredda» che è anche un’esplorazione dentro di noi, «americani di riflesso».]]></itunes:summary><itunes:duration>778</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,donaldtrump,electionusa,elezioniusa,kamalaharris,libri,mattiadivisi,podcast,statiuniti,treccani,usa2024</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storia di Halloween, la festa sacra che affonda nella notte dei tempi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storia-di-halloween-la-festa-sacra-che-affonda-nella-notte-dei-tempi--62503793</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Jean Markale <i>Halloween. Storia e tradizioni</i>, pubblicato da L’Età dell’Acquario.«Dolcetto o scherzetto» sono soliti urlare i bambini che, nella maggior parte dei Paesi anglosassoni - ma sempre di più anche in molte altre parti del mondo - la sera del 31 ottobre saltellano di porta in porta in cerca di caramelle e dolciumi. Con in mano una zucca scavata a forma di teschio, simbolico ricovero per il loro bottino zuccheroso, e travestiti da Dracula, zombie o altre figure spaventose della cultura hollywoodiana, simboleggiano - forse del tutto inconsapevolmente - le anime dei morti che visitano il mondo dei vivi. E tramandano in forme rinnovate, senza averne la minima coscienza, un’antichissima tradizione culturale pre-cristiana, risalente con ogni probabilità ad almeno 2.500 anni fa.Sì, perché oggi Halloween è soltanto la notte spensierata e allegra dei più piccoli, oppure il pretesto per raccontare al cinema o nelle serie Tv le storie fanta-horror di irriducibili ammazza-vampiri. Ma nel mondo celtico e druidico delle Isole britanniche del VII o del VI secolo avanti Cristo, quella che allora era chiamata la festa di Samain nulla aveva di giocoso. Era, piuttosto, uno spaventoso rito di passaggio. Era la notte in cui i morti e i vivi lasciavano aperte, gli agli altri, le porte dei rispettivi mondi. La notte in cui lo spazio e il tempo si fermavano. La notte in cui tutto era possibile.Non sono molti, in italiano, i libri che parlano di Halloween, delle sue origini e della sua evoluzione. Uno dei più noti, pubblicato ormai quasi 20 anni fa dalle Edizioni dell’Acquario, è quello di Jean Markale, scrittore e poeta parigino scomparso a 80 anni nel 2008 e protagonista, in vita, di alcuni epici scontri con il mondo accademico che ne giudicava l’opera «debole» dal punto di vista scientifico. Pure imperfetto, il libro di Markale tuttavia aiuta, e molto, a riconoscere i legami profondissimi che uniscono Halloween con la tradizione e la cultura dell’Occidente pre-cristiano e cristiano, e soprattutto serve a far capire come la festa del 31 ottobre tutto sia tranne che una trovata commerciale nata negli Stati Uniti per assecondare il mondo del business hollywoodiano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62503793</guid><pubDate>Sat, 26 Oct 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62503793/campione_3_8.mp3" length="15344506" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Jean Markale Halloween. Storia e tradizioni, pubblicato da L’Età dell’Acquario.«Dolcetto o scherzetto» sono soliti urlare i bambini che, nella maggior parte dei Paesi anglosassoni - ma sempre di più anche in molte altre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Jean Markale <i>Halloween. Storia e tradizioni</i>, pubblicato da L’Età dell’Acquario.«Dolcetto o scherzetto» sono soliti urlare i bambini che, nella maggior parte dei Paesi anglosassoni - ma sempre di più anche in molte altre parti del mondo - la sera del 31 ottobre saltellano di porta in porta in cerca di caramelle e dolciumi. Con in mano una zucca scavata a forma di teschio, simbolico ricovero per il loro bottino zuccheroso, e travestiti da Dracula, zombie o altre figure spaventose della cultura hollywoodiana, simboleggiano - forse del tutto inconsapevolmente - le anime dei morti che visitano il mondo dei vivi. E tramandano in forme rinnovate, senza averne la minima coscienza, un’antichissima tradizione culturale pre-cristiana, risalente con ogni probabilità ad almeno 2.500 anni fa.Sì, perché oggi Halloween è soltanto la notte spensierata e allegra dei più piccoli, oppure il pretesto per raccontare al cinema o nelle serie Tv le storie fanta-horror di irriducibili ammazza-vampiri. Ma nel mondo celtico e druidico delle Isole britanniche del VII o del VI secolo avanti Cristo, quella che allora era chiamata la festa di Samain nulla aveva di giocoso. Era, piuttosto, uno spaventoso rito di passaggio. Era la notte in cui i morti e i vivi lasciavano aperte, gli agli altri, le porte dei rispettivi mondi. La notte in cui lo spazio e il tempo si fermavano. La notte in cui tutto era possibile.Non sono molti, in italiano, i libri che parlano di Halloween, delle sue origini e della sua evoluzione. Uno dei più noti, pubblicato ormai quasi 20 anni fa dalle Edizioni dell’Acquario, è quello di Jean Markale, scrittore e poeta parigino scomparso a 80 anni nel 2008 e protagonista, in vita, di alcuni epici scontri con il mondo accademico che ne giudicava l’opera «debole» dal punto di vista scientifico. Pure imperfetto, il libro di Markale tuttavia aiuta, e molto, a riconoscere i legami profondissimi che uniscono Halloween con la tradizione e la cultura dell’Occidente pre-cristiano e cristiano, e soprattutto serve a far capire come la festa del 31 ottobre tutto sia tranne che una trovata commerciale nata negli Stati Uniti per assecondare il mondo del business hollywoodiano.]]></itunes:summary><itunes:duration>639</itunes:duration><itunes:keywords>31ottobre,centoparole,dariocampione,dolcettooscherzetto,festa,halloween,libri,libro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lego, l'idea «rubata» che ha rivoluzionato la storia del giocattolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lego-l-idea-rubata-che-ha-rivoluzionato-la-storia-del-giocattolo--62412981</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Jens Andersen <i>Lego. Una storia di famiglia</i>, pubblicato da SalaniIn tutto il mondo, ogni anno, almeno 90 milioni di bambini ricevono una scatola di Lego in regalo, e fino a 10 milioni di adulti acquistano un set Lego per sé stessi. I mattoncini di plastica colorata a otto bottoni sono probabilmente parte della vita di ciascuno di noi. Ma la loro storia - sorprendente e, in qualche passaggio, persino incredibile - non è altrettanto familiare.Anche per questo, forse, il giornalista danese Jens Andersen - che ha avuto accesso agli archivi aziendali e ha potuto intervistare a lungo Kjeld Kirk Kristiansen, ex presidente e amministratore delegato di Lego, nonché nipote del fondatore Ole Kirk Christiansen - ha deciso di scriverla. E ne ha tratto un libro di oltre 400 pagine, pubblicato alla fine del 2021 in Danimarca e adesso tradotto in italiano dalla casa editrice Salani.Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62412981</guid><pubDate>Sat, 19 Oct 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62412981/campione_3_7_puntata.mp3" length="16880849" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Jens Andersen Lego. Una storia di famiglia, pubblicato da SalaniIn tutto il mondo, ogni anno, almeno 90 milioni di bambini ricevono una scatola di Lego in regalo, e fino a 10 milioni di adulti acquistano un set Lego per sé...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Jens Andersen <i>Lego. Una storia di famiglia</i>, pubblicato da SalaniIn tutto il mondo, ogni anno, almeno 90 milioni di bambini ricevono una scatola di Lego in regalo, e fino a 10 milioni di adulti acquistano un set Lego per sé stessi. I mattoncini di plastica colorata a otto bottoni sono probabilmente parte della vita di ciascuno di noi. Ma la loro storia - sorprendente e, in qualche passaggio, persino incredibile - non è altrettanto familiare.Anche per questo, forse, il giornalista danese Jens Andersen - che ha avuto accesso agli archivi aziendali e ha potuto intervistare a lungo Kjeld Kirk Kristiansen, ex presidente e amministratore delegato di Lego, nonché nipote del fondatore Ole Kirk Christiansen - ha deciso di scriverla. 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Ordinario di filosofia alla New School for Social Research di New York, dove dal 2011 tiene la cattedra intitolata ad Hans Jonas, Simon Critchley è considerato tra i più influenti filosofi angloamericani. Ha scritto libri su Derrida, Gadamer, Heidegger, Adorno, Lacan e molti altri, ma è diventato una star della pubblicistica contemporanea soprattutto con i suoi studi su David Bowie, sull’umorismo e sul calcio. Elementi portanti della cultura pop che il filosofo inglese ha saputo trasformare in argomenti speculativi. Il calcio, in particolare, è sempre stato materia prediletta di Critchley che nel 1988 avrebbe voluto scrivere la sua tesi di dottorato parlando di Kenny Dalglish, il calciatore scozzese del Liverpool eroe dell’infanzia e dell’adolescenza del filosofo, appassionato tifoso dei Reds sin da bambino. L’Università dell’Essex non glielo permise: il calcio, a quel tempo, non era considerato «una questione con un imballaggio abbastanza filosofico». Ma Critchley non si è mai arreso. Un po’ come, sul campo, il suo idolo. Per decenni ha continuato a farsi domande sul gioco del pallone. Fino a quando, nel 2018, è finalmente riuscito a vendicarsi di quel rifiuto degli anni universitari pubblicando il libro di cui parliamo oggi; il libro in cui ha applicato il suo sguardo filosofico alla passione che lo ha accompagnato per tutta la vita: il calcio, appunto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62333673</guid><pubDate>Sat, 12 Oct 2024 04:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62333673/campione_3_6_puntata.mp3" length="14464326" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Simon Critchley A cosa pensiamo quando pensiamo al calcio, pubblicato da Einaudi. 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Il calcio, in particolare, è sempre stato materia prediletta di Critchley che nel 1988 avrebbe voluto scrivere la sua tesi di dottorato parlando di Kenny Dalglish, il calciatore scozzese del Liverpool eroe dell’infanzia e dell’adolescenza del filosofo, appassionato tifoso dei Reds sin da bambino. L’Università dell’Essex non glielo permise: il calcio, a quel tempo, non era considerato «una questione con un imballaggio abbastanza filosofico». Ma Critchley non si è mai arreso. Un po’ come, sul campo, il suo idolo. Per decenni ha continuato a farsi domande sul gioco del pallone. Fino a quando, nel 2018, è finalmente riuscito a vendicarsi di quel rifiuto degli anni universitari pubblicando il libro di cui parliamo oggi; il libro in cui ha applicato il suo sguardo filosofico alla passione che lo ha accompagnato per tutta la vita: il calcio, appunto.]]></itunes:summary><itunes:duration>602</itunes:duration><itunes:keywords>calcio,centoparole,johanncruijff,libro,olanda,paesibassi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Da Agno al Nazareno: storia di Elly Schlein, la ticinese che ha conquistato il PD</title><link>https://www.spreaker.com/episode/da-agno-al-nazareno-storia-di-elly-schlein-la-ticinese-che-ha-conquistato-il-pd--62236659</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Elly Schlein <i>L'imprevista. Un’altra visione del futuro</i>, scritto con Susanna Turco e pubblicato da Feltrinelli. «A Elly Schlein piace mangiare i panini degli autogrill, le lasagne, le patate al forno, canticchiare le canzoni che passa la radio, guardare Sanremo commentandolo con le amiche su Facebook minuto per minuto, secondo un rito stabilito nel 2009 e che non si è interrotto nemmeno con l’arrivo alla segreteria del Pd, staccare un po’ la notte giocando ai videogiochi (dalle saghe storiche di Super Mario e Zelda a Grand Theft Auto, ma si diverte ancora coni primi “punta e clicca” come Monkey Island e giura di aver finito tutti gli Assassin’s Creed), passare un pomeriggio in Fiera a Bologna, anche cimentandosi in pubblico e senza paura di perdere. “Sono una gamer, una nerd degli anni ’90,” è una delle sue sintesi più efficaci. Per descrivere quel poco di vita che si tiene fuori dal lavoro, si intende (per il resto è doverista e instancabile, sfiancante). Una giocatrice di Trivial, di Cluedo, di ping pong, di biliardo. Una cinefila dura e pura, da Festival di Locarno mattina pomeriggio e sera, altro rito celebrato da oltre vent’anni. Una appassionata di musica, capace di elencare brano per brano intere discografie». La giornalista dell’Espresso Susanna Turco riassume così la segretaria nazionale del Partito Democratico all’inizio del librobiografia scritto a quattro mani con la stessa Schlein e uscito poche settimane fa. Titolo: <i>L’imprevista</i>. «Ritratto di una leader riluttante, che all’Università, a Bologna, era molto più presa dai cineforum (con il sogno di fare la regista) che dalla voglia di candidarsi alle elezioni studentesche. Una ragazza, nata in Svizzera, […] che ha imparato a conoscere il mondo nella sua scuola multietnica, e poi a Locarno: «non viaggiavo tanto, il cinema era il mio modo per conoscere le altre culture, imparare le diversità», dice. Una leader inaspettata, «per gli altri ma anche per sé stessa», che ha deciso di superare per una volta la regola autoimposta di non parlare mai della propria vita per un obiettivo politico: mostrare che la sua ascesa alla guida del Pd non è stato un caso, ma l’esito di un percorso molto complicato, durato almeno dieci anni.Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62236659</guid><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62236659/campione_3_5_puntata.mp3" length="15488742" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Elly Schlein L'imprevista. Un’altra visione del futuro, scritto con Susanna Turco e pubblicato da Feltrinelli. «A Elly Schlein piace mangiare i panini degli autogrill, le lasagne, le patate al forno, canticchiare le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Elly Schlein <i>L'imprevista. Un’altra visione del futuro</i>, scritto con Susanna Turco e pubblicato da Feltrinelli. «A Elly Schlein piace mangiare i panini degli autogrill, le lasagne, le patate al forno, canticchiare le canzoni che passa la radio, guardare Sanremo commentandolo con le amiche su Facebook minuto per minuto, secondo un rito stabilito nel 2009 e che non si è interrotto nemmeno con l’arrivo alla segreteria del Pd, staccare un po’ la notte giocando ai videogiochi (dalle saghe storiche di Super Mario e Zelda a Grand Theft Auto, ma si diverte ancora coni primi “punta e clicca” come Monkey Island e giura di aver finito tutti gli Assassin’s Creed), passare un pomeriggio in Fiera a Bologna, anche cimentandosi in pubblico e senza paura di perdere. “Sono una gamer, una nerd degli anni ’90,” è una delle sue sintesi più efficaci. Per descrivere quel poco di vita che si tiene fuori dal lavoro, si intende (per il resto è doverista e instancabile, sfiancante). Una giocatrice di Trivial, di Cluedo, di ping pong, di biliardo. Una cinefila dura e pura, da Festival di Locarno mattina pomeriggio e sera, altro rito celebrato da oltre vent’anni. Una appassionata di musica, capace di elencare brano per brano intere discografie». La giornalista dell’Espresso Susanna Turco riassume così la segretaria nazionale del Partito Democratico all’inizio del librobiografia scritto a quattro mani con la stessa Schlein e uscito poche settimane fa. Titolo: <i>L’imprevista</i>. «Ritratto di una leader riluttante, che all’Università, a Bologna, era molto più presa dai cineforum (con il sogno di fare la regista) che dalla voglia di candidarsi alle elezioni studentesche. Una ragazza, nata in Svizzera, […] che ha imparato a conoscere il mondo nella sua scuola multietnica, e poi a Locarno: «non viaggiavo tanto, il cinema era il mio modo per conoscere le altre culture, imparare le diversità», dice. Una leader inaspettata, «per gli altri ma anche per sé stessa», che ha deciso di superare per una volta la regola autoimposta di non parlare mai della propria vita per un obiettivo politico: mostrare che la sua ascesa alla guida del Pd non è stato un caso, ma l’esito di un percorso molto complicato, durato almeno dieci anni.Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>645</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,ellyschlein,italia,libri,partitodemocratico,pd,podcast,politica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Intelligenza artificiale, come vincere la paura di un fantasma che non c'è</title><link>https://www.spreaker.com/episode/intelligenza-artificiale-come-vincere-la-paura-di-un-fantasma-che-non-c-e--62129529</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Stefano Moriggi e Mario Pireddu <i>L'intelligenza artificiale e i suoi fantasmi. Vivere e pensare con le reti generative</i>, pubblicato da Il Margine. C’è un fantasma che si aggira un po’ ovunque nel mondo, avrebbe forse scritto il vecchio Karl Marx se fosse vissuto ai nostri giorni. È il fantasma dell’Intelligenza artificiale generativa, lo spauracchio della contemporaneità. La frontiera tecnologica che suscita tanta eccitazione quanta ansia. E angoscia. E alimenta il vecchio e mai sopito conflitto tra apocalittici e integrati: tra chi guarda al futuro con ottimismo e chi, invece, non nasconde il proprio sbigottimento di fronte al nuovo, all’incognito. «Come sempre accade con le tecnologie che iniziano a diffondersi su larga scala, dopo un (iniziale) entusiasmo, cominciano ad arrivare le prime preoccupazioni, per non dire le prime inquietudini». La riflessione è di Stefano Moriggi, filosofo dell’educazione e autore con Mario Pireddu di un libro in cui si parla di intelligenza artificiale da prospettive inedite. Gli apocalittici descritti da Moriggi e Pireddu vedono ovunque «fantasmi», gli spettri del declino dell’umanità, condannata a sottomettersi, prima o poi, alla macchina, al computer super intelligente e performante. Nella sfida tra intelligenze - quella umana e quella tecnologica - i moderni apocalittici si votano alla sconfitta quasi senza combattere. Ma sbagliano.Buono ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=13&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77#cxrecs_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10% sui tuoi acquisti in libreria</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.  </b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62129529</guid><pubDate>Sat, 28 Sep 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62129529/campione_3_4_puntata.mp3" length="13572817" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Stefano Moriggi e Mario Pireddu L'intelligenza artificiale e i suoi fantasmi. 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E alimenta il vecchio e mai sopito conflitto tra apocalittici e integrati: tra chi guarda al futuro con ottimismo e chi, invece, non nasconde il proprio sbigottimento di fronte al nuovo, all’incognito. «Come sempre accade con le tecnologie che iniziano a diffondersi su larga scala, dopo un (iniziale) entusiasmo, cominciano ad arrivare le prime preoccupazioni, per non dire le prime inquietudini». La riflessione è di Stefano Moriggi, filosofo dell’educazione e autore con Mario Pireddu di un libro in cui si parla di intelligenza artificiale da prospettive inedite. Gli apocalittici descritti da Moriggi e Pireddu vedono ovunque «fantasmi», gli spettri del declino dell’umanità, condannata a sottomettersi, prima o poi, alla macchina, al computer super intelligente e performante. Nella sfida tra intelligenze - quella umana e quella tecnologica - i moderni apocalittici si votano alla sconfitta quasi senza combattere. Ma sbagliano.Buono ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=13&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77#cxrecs_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10% sui tuoi acquisti in libreria</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.  </b>]]></itunes:summary><itunes:duration>565</itunes:duration><itunes:keywords>ai,centoparole,chatgpt,dariocampione,ia,intelligenzaartificiale,libri,libro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Delitti in cerca d'autore tra i «Vuoti di memoria» del commissario Soneri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/delitti-in-cerca-d-autore-tra-i-vuoti-di-memoria-del-commissario-soneri--62047228</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Valerio Varesi <i>Vuoti di memoria</i>, pubblicato da Mondadori. A tre anni di distanza dall’ultima indagine torna il commissario Soneri, uno dei più interessanti e originali investigatori della provincia italiana. Nata dalla fantasia del giornalista di Repubblica Valerio Varesi, la vita letteraria di Soneri ha ormai superato il quarto di secolo. La prima inchiesta - <i>Ultime notizie da una fuga</i> - risale infatti al 1998. Mentre <i>Vuoti di memoria</i> è il diciassettesimo capitolo della tormentata storia del commissario, un personaggio «le cui indagini sono spesso un pretesto per raccontare le contraddizioni del presente». Soneri «coltiva l’arte del dubbio, è perennemente in bilico esistenziale» e non ama un granché l’azione. Preferisce sicuramente pensare, guardare dentro alle persone e al loro mondo, consapevole che la logica, applicata alle inchieste, non sempre può essere considerata una scienza esatta. «Non si riflette mai abbastanza su ciò che appare scontato - dice il commissario nel libro - La realtà si presenta sempre per ciò che è: un groviglio, un abbaglio, un costante equivoco». «Credo di possedere una mia cifra narrativa che è forse più vicina al noir francese, vale a dire un romanzo che contiene un’indagine condotta da un poliziotto, ma su un fatto che ha grande rilevanza sociale e che può essere rappresentativo di un problema che riguarda tutti noi. Insomma, un romanzo “impegnato” - ha sottolineato in un’intervista Varesi - Papa Bergoglio dice che un pastore deve puzzare del suo gregge. Io dico che uno scrittore deve sporcarsi le mani con la cronaca e la società che lo circonda. Questo, nella grande letteratura avviene sempre, ma è un dovere pressante per il noir, genere che dev’essere necessariamente inquietante e a suo modo eversivo, anche rispetto alla cronaca di cui è una filiazione». <i>Vuoti di memoria</i> si inserisce pienamente in questo filone. Il suo punto focale, al di là della trama gialla, è appunto una riflessione sulla memoria. La memoria che cambia con il tempo. La memoria irrimediabilmente trasformata dall’avvento del computer e della Rete. La «memoria artificiale. Diventata - dice Soneri nel libro - ormai indispensabile. La grande memoria che, alla lunga, ci annienterà, ci renderà sterili, privi di pensiero autonomo». Che ci farà elaborare ragionamenti su dati prestabiliti e ci condurrà «in massa verso un pensiero unico».Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=13&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77#cxrecs_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10% sui tuoi acquisti in libreria</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.  </b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62047228</guid><pubDate>Sat, 21 Sep 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62047228/campione_3_3.mp3" length="15903069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Valerio Varesi Vuoti di memoria, pubblicato da Mondadori. A tre anni di distanza dall’ultima indagine torna il commissario Soneri, uno dei più interessanti e originali investigatori della provincia italiana. Nata dalla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Valerio Varesi <i>Vuoti di memoria</i>, pubblicato da Mondadori. A tre anni di distanza dall’ultima indagine torna il commissario Soneri, uno dei più interessanti e originali investigatori della provincia italiana. Nata dalla fantasia del giornalista di Repubblica Valerio Varesi, la vita letteraria di Soneri ha ormai superato il quarto di secolo. La prima inchiesta - <i>Ultime notizie da una fuga</i> - risale infatti al 1998. Mentre <i>Vuoti di memoria</i> è il diciassettesimo capitolo della tormentata storia del commissario, un personaggio «le cui indagini sono spesso un pretesto per raccontare le contraddizioni del presente». Soneri «coltiva l’arte del dubbio, è perennemente in bilico esistenziale» e non ama un granché l’azione. Preferisce sicuramente pensare, guardare dentro alle persone e al loro mondo, consapevole che la logica, applicata alle inchieste, non sempre può essere considerata una scienza esatta. «Non si riflette mai abbastanza su ciò che appare scontato - dice il commissario nel libro - La realtà si presenta sempre per ciò che è: un groviglio, un abbaglio, un costante equivoco». «Credo di possedere una mia cifra narrativa che è forse più vicina al noir francese, vale a dire un romanzo che contiene un’indagine condotta da un poliziotto, ma su un fatto che ha grande rilevanza sociale e che può essere rappresentativo di un problema che riguarda tutti noi. Insomma, un romanzo “impegnato” - ha sottolineato in un’intervista Varesi - Papa Bergoglio dice che un pastore deve puzzare del suo gregge. Io dico che uno scrittore deve sporcarsi le mani con la cronaca e la società che lo circonda. Questo, nella grande letteratura avviene sempre, ma è un dovere pressante per il noir, genere che dev’essere necessariamente inquietante e a suo modo eversivo, anche rispetto alla cronaca di cui è una filiazione». <i>Vuoti di memoria</i> si inserisce pienamente in questo filone. Il suo punto focale, al di là della trama gialla, è appunto una riflessione sulla memoria. La memoria che cambia con il tempo. La memoria irrimediabilmente trasformata dall’avvento del computer e della Rete. La «memoria artificiale. Diventata - dice Soneri nel libro - ormai indispensabile. La grande memoria che, alla lunga, ci annienterà, ci renderà sterili, privi di pensiero autonomo». Che ci farà elaborare ragionamenti su dati prestabiliti e ci condurrà «in massa verso un pensiero unico».Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=13&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77#cxrecs_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10% sui tuoi acquisti in libreria</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.  </b>]]></itunes:summary><itunes:duration>662</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,commissariosoneri,dariocampione,libri,libro,podcast,valeriovaresi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Renato Vallanzasca, la parabola triste del bandito che fece tremare Milano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/renato-vallanzasca-la-parabola-triste-del-bandito-che-fece-tremare-milano--61487120</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Renato Vallanzasca <i>Malanotte. Rimpiango quasi tutto</i>, scritto con Micaela Palmieri e pubblicato da Baldini &amp; Castoldi.Renato Vallanzasca, il bandito dagli occhi di ghiaccio, il personaggio forse più violento della mala milanese degli anni ’70, l’uomo protagonista di libri, film e serie Tv dedicati alle imprese sanguinarie e alle fughe rocambolesche che gli sono costate quattro ergastoli, affronta oggi l’ultima, più dura battaglia della sua vita. A 74 anni, 52 dei quali trascorsi in carcere, Vallanzasca non è più in grado di comprendere pienamente ciò che gli accade e di gestire consapevolmente la sua vita. Deve fare i conti con una grave malattia neurodegenerativa che lo mette in uno stato di confusione e di sfinimento.Già nello scorso mese di giugno, il presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa, aveva revocato il divieto di semilibertà per le aggravate condizioni di salute del bandito. Adesso, lo stesso Tribunale si è pronunciato sulla richiesta di trasferimento di Vallanzasca in una residenza sanitaria assistita.Impietosa la relazione stilata all’inizio di settembre dall’ambulatorio di psichiatria del servizio di medicina penitenziaria, la quale mostra quanto il personaggio Vallanzasca (alimentato da lui stesso anche durante la detenzione-record, ma al contempo sfruttato da non pochi attorno a lui da quando non c’è più con la testa) non abbia ormai più nulla a che vedere con la persona Vallanzasca, più simile a tanti altri anziani minati da decadimento cognitivo: «Ha perso completamente il controllo» della propria quotidianità, scrivono i medici, «non è assolutamente in grado di badare» a sé, «è disorientato nel tempo e nello spazio», «a tratti emerge la sofferenza di non riuscire a esprimere con il linguaggio quello che si produce nel suo pensiero», ed è ormai «visibile lo stato di prostrazione».Un uomo finito. Del quale, tuttavia, resiste - per certi aspetti anche in maniera forte - l’inossidabile mitologia del fuorilegge, la fascinazione del criminale. Figlie di una vera e propria «agiografia degli uomini con il mitra» da cui però, è stato giustamente sottolineato, sono assenti il dolore delle vittime e la crudezza di quegli anni di morti e violenze. Perché gli anni ’70, a Milano, non furono i tempi gloriosi di una malavita «con regole e codici d’onore», ma anni in cui si sparava, e si moriva per niente.Negli spiragli di lucidità che la malattia tiene aperti, Renato Vallanzasca ha raccontato nuovamente spezzoni della propria vita alla giornalista del Tg1 Rai Micaela Palmieri. Ne è nato un libro di memorie molto diverso dai soliti. Scorrevole, costellato più di riflessioni che di ricordi, per nulla autocelebrativo. «La Storia parla da sola - dice Vallanzasca - non ho capito un cazzo. Ho sempre giocato d’azzardo, sempre. Non con le carte o nelle bische da cui mi tenevo ben lontano ma, peggio, con la vita. E ho perso».Il titolo del libro, <i>Malanotte</i>, edito da Baldini &amp; Castoldi, ha una postilla: <i>Rimpiango quasi tutto</i>. Non c’è, nelle pagine della vita di Vallanzasca, alcuna rivendicazione dei propri errori. Al contrario: la vicenda umana del bandito è intrisa quasi esclusivamente di dolore. È narrata nel tono del dramma e la sua grandezza somiglia più a un abisso dal quale è impossibile risalire. Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=13&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77#cxrecs_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10% sui tuoi acquisti in libreria</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.  </b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61487120</guid><pubDate>Sat, 14 Sep 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61487120/campione_3_2_puntata.mp3" length="13469739" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Renato Vallanzasca Malanotte. Rimpiango quasi tutto, scritto con Micaela Palmieri e pubblicato da Baldini &amp;amp; Castoldi.Renato Vallanzasca, il bandito dagli occhi di ghiaccio, il personaggio forse più violento della mala...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Renato Vallanzasca <i>Malanotte. Rimpiango quasi tutto</i>, scritto con Micaela Palmieri e pubblicato da Baldini &amp; Castoldi.Renato Vallanzasca, il bandito dagli occhi di ghiaccio, il personaggio forse più violento della mala milanese degli anni ’70, l’uomo protagonista di libri, film e serie Tv dedicati alle imprese sanguinarie e alle fughe rocambolesche che gli sono costate quattro ergastoli, affronta oggi l’ultima, più dura battaglia della sua vita. A 74 anni, 52 dei quali trascorsi in carcere, Vallanzasca non è più in grado di comprendere pienamente ciò che gli accade e di gestire consapevolmente la sua vita. Deve fare i conti con una grave malattia neurodegenerativa che lo mette in uno stato di confusione e di sfinimento.Già nello scorso mese di giugno, il presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa, aveva revocato il divieto di semilibertà per le aggravate condizioni di salute del bandito. Adesso, lo stesso Tribunale si è pronunciato sulla richiesta di trasferimento di Vallanzasca in una residenza sanitaria assistita.Impietosa la relazione stilata all’inizio di settembre dall’ambulatorio di psichiatria del servizio di medicina penitenziaria, la quale mostra quanto il personaggio Vallanzasca (alimentato da lui stesso anche durante la detenzione-record, ma al contempo sfruttato da non pochi attorno a lui da quando non c’è più con la testa) non abbia ormai più nulla a che vedere con la persona Vallanzasca, più simile a tanti altri anziani minati da decadimento cognitivo: «Ha perso completamente il controllo» della propria quotidianità, scrivono i medici, «non è assolutamente in grado di badare» a sé, «è disorientato nel tempo e nello spazio», «a tratti emerge la sofferenza di non riuscire a esprimere con il linguaggio quello che si produce nel suo pensiero», ed è ormai «visibile lo stato di prostrazione».Un uomo finito. Del quale, tuttavia, resiste - per certi aspetti anche in maniera forte - l’inossidabile mitologia del fuorilegge, la fascinazione del criminale. Figlie di una vera e propria «agiografia degli uomini con il mitra» da cui però, è stato giustamente sottolineato, sono assenti il dolore delle vittime e la crudezza di quegli anni di morti e violenze. Perché gli anni ’70, a Milano, non furono i tempi gloriosi di una malavita «con regole e codici d’onore», ma anni in cui si sparava, e si moriva per niente.Negli spiragli di lucidità che la malattia tiene aperti, Renato Vallanzasca ha raccontato nuovamente spezzoni della propria vita alla giornalista del Tg1 Rai Micaela Palmieri. Ne è nato un libro di memorie molto diverso dai soliti. Scorrevole, costellato più di riflessioni che di ricordi, per nulla autocelebrativo. «La Storia parla da sola - dice Vallanzasca - non ho capito un cazzo. Ho sempre giocato d’azzardo, sempre. Non con le carte o nelle bische da cui mi tenevo ben lontano ma, peggio, con la vita. E ho perso».Il titolo del libro, <i>Malanotte</i>, edito da Baldini &amp; Castoldi, ha una postilla: <i>Rimpiango quasi tutto</i>. Non c’è, nelle pagine della vita di Vallanzasca, alcuna rivendicazione dei propri errori. Al contrario: la vicenda umana del bandito è intrisa quasi esclusivamente di dolore. È narrata nel tono del dramma e la sua grandezza somiglia più a un abisso dal quale è impossibile risalire. Buon ascolto!<b>Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del <a href="https://www.cdt.ch/altro/cdt-club/sconto-del-10-su-2-o-piu-acquisti-a-mendrisio-360393?cx_testId=7&amp;cx_testVariant=cx_1&amp;cx_artPos=13&amp;cx_experienceId=EX5GO039RO80&amp;cx_experienceActionId=showRecommendationsPVKY61O8EKO77#cxrecs_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10% sui tuoi acquisti in libreria</a> grazie alla <a href="https://www.cdt.ch/cdt-club" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CdT Club Card</a>.  </b>]]></itunes:summary><itunes:duration>561</itunes:duration><itunes:keywords>anniottanta,annisettanta,bandito,cdtonline,centoparole,dariocampione,libro,milano,milanodabere,renatovallanzasca,vallanzasca</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'elegia di J.D. Vance e l'America di Trump: il romanzo sociale del futuro possibile vicepresidente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-elegia-di-j-d-vance-e-l-america-di-trump-il-romanzo-sociale-del-futuro-possibile-vicepresidente--61285608</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di J.D. Vance <i>Elegia americana</i>, pubblicato da Garzanti. Ci sono libri che non cambiano la propria fisionomia e la propria capacità di parlare agli altri, ai lettori. Sono i classici. Ci sono invece altri libri, la stragrande maggioranza, il cui significato è inevitabilmente legato al momento in cui si leggono. Libri impossibili da valutare fuori dai dibattiti politici, culturali o sociali del loro tempo. <i>Elegia americana</i> è uno di questi. Pubblicato all’inizio dell’estate del 2016, a pochi mesi dalle elezioni che avrebbero portato Donald Trump alla Casa Bianca, il romanzo di J.D. Vance ha vissuto almeno tre vite. Eccole... Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61285608</guid><pubDate>Sat, 07 Sep 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61285608/campione_3_1_puntata.mp3" length="15922139" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di J.D. Vance Elegia americana, pubblicato da Garzanti. Ci sono libri che non cambiano la propria fisionomia e la propria capacità di parlare agli altri, ai lettori. Sono i classici. Ci sono invece altri libri, la stragrande...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di J.D. Vance <i>Elegia americana</i>, pubblicato da Garzanti. Ci sono libri che non cambiano la propria fisionomia e la propria capacità di parlare agli altri, ai lettori. Sono i classici. Ci sono invece altri libri, la stragrande maggioranza, il cui significato è inevitabilmente legato al momento in cui si leggono. Libri impossibili da valutare fuori dai dibattiti politici, culturali o sociali del loro tempo. <i>Elegia americana</i> è uno di questi. Pubblicato all’inizio dell’estate del 2016, a pochi mesi dalle elezioni che avrebbero portato Donald Trump alla Casa Bianca, il romanzo di J.D. Vance ha vissuto almeno tre vite. Eccole... Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>663</itunes:duration><itunes:keywords>dariocampione,donaldtrump,elegiaamericana,jdvance,libri,statiuniti,trump,usa,usa2024,vance</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>3</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se lo dicono i gesuiti potete crederci: a leggere un giallo non si fa peccato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-lo-dicono-i-gesuiti-potete-crederci-a-leggere-un-giallo-non-si-fa-peccato--60532018</link><description><![CDATA[Bentornati a CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino. Oggi Dario Campione – contravvenendo alle sue regole – non vi racconta un libro, ma suggerisce alcuni titoli per l'estate.<br />In quest'ultimo appuntamento prima della pausa estiva, ha pensato di non parlarvi di qualcosa che ha letto. Ma di qualcosa che ha intenzione di leggere. Consigli di lettura tutti orientati al poliziesco. Buon ascolto (e prendete nota)!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60532018</guid><pubDate>Sat, 29 Jun 2024 04:01:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60532018/darione_consigliperlestate.mp3" length="15124505" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Bentornati a CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino. Oggi Dario Campione – contravvenendo alle sue regole – non vi racconta un libro, ma suggerisce alcuni titoli per l'estate.
In quest'ultimo appuntamento prima della pausa estiva,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bentornati a CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino. Oggi Dario Campione – contravvenendo alle sue regole – non vi racconta un libro, ma suggerisce alcuni titoli per l'estate.<br />In quest'ultimo appuntamento prima della pausa estiva, ha pensato di non parlarvi di qualcosa che ha letto. Ma di qualcosa che ha intenzione di leggere. Consigli di lettura tutti orientati al poliziesco. Buon ascolto (e prendete nota)!<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>629</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,estate,giallo,letteratura,lettureestive,libri,librigialli,poliziesco,romanzopoliziesco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>43</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cafoni, ma letterati. In un dizionario, i mille modi di mandare al diavolo gli altri</title><link>https://www.cdt.ch/news/cafoni-ma-letterati-in-un-dizionario-i-mille-modi-di-mandare-al-diavolo-gli-altri-355964?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[«Le parole sono importanti», urlava Nanni Moretti in Palombella rossa, dopo aver schiaffeggiato la giornalista che lo intervistava infarcendo le sue domande di luoghi comuni. Tutte le parole sono importanti. Anche le parolacce, componente primaria del linguaggio quotidiano dalla quale nessuno sfugge.<br />Se volete riflettere sull’argomento senza rinunciare a qualche lampo di sano divertimento, leggete <i>Dizionario degli insulti. Storia, origine e curiosità di oltre mille parole che usiamo (quasi) ogni giorno</i>, scritto dall’avvocato siciliano Giuseppe D’Alessandro e pubblicato da Demetra, il libro che ci presenta oggi Dario Campione in CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60466804</guid><pubDate>Sat, 22 Jun 2024 04:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60466804/darione_giuseppedalessandro.mp3" length="15595621" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«Le parole sono importanti», urlava Nanni Moretti in Palombella rossa, dopo aver schiaffeggiato la giornalista che lo intervistava infarcendo le sue domande di luoghi comuni. Tutte le parole sono importanti. 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Storia, origine e curiosità di oltre mille parole che usiamo (quasi) ogni giorno</i>, scritto dall’avvocato siciliano Giuseppe D’Alessandro e pubblicato da Demetra, il libro che ci presenta oggi Dario Campione in CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>648</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,demetra,dizionario,dizionariodegliinsulti,giuseppedalessandro,insulti,letteratura,lettura,libri,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>42</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La cucina italiana? Non esiste, e la carbonara l’hanno inventata gli americani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-cucina-italiana-non-esiste-e-la-carbonara-l-hanno-inventata-gli-americani--60387977</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Alberto Grandi e Daniele Soffiati <i>La cucina italiana non esiste. Bugie e falsi miti sui prodotti e i piatti cosiddetti tipici</i>, pubblicato da Mondadori. «La “nostra” cucina», la cucina italiana, «non esiste. La cucina è una sola: quella buona. Certo, in Italia abbiamo grandissimi prodotti, i migliori, e ogni campanile ha la sua ricetta. Ma la cucina ha sapori e contaminazioni da tutto il mondo. Ogni tanto leggo di gente che insorge perché si cambia un ingrediente in un piatto tipico, e a me allora viene voglia di farlo, per provocazione: non stiamo salvando vite umane, la cucina è piacere, bisogna farla come più ci ingolosisce». Antonino Cannavacciulo non ha bisogno di molte presentazioni. Da una decina d’anni occupa ogni possibile luogo televisivo in cui si dà fuoco ai fornelli e può fregiarsi, da qualche tempo, anche delle tre stelle Michelin, riconoscimento che la rivista francese ha assegnato alla cucina di Villa Crespi, il ristorante gestito dallo chef di Vico Equense sul Lago d’Orta, in Piemonte. Se Cannavacciuolo, in un’intervista al Corriere della Sera, dice che la cucina italiana non esiste, in pochi si scandalizzano. Se lo scrive, invece, argomentandolo in modo difficilmente contestabile, uno storico, allora apriti cielo. E in effetti, le polemiche e le discussioni innescate dal libro di Alberto Grandi e Daniele Soffiati hanno riempito ogni genere di spazio mediatico, finendo per diventare anche oggetto di scontro politico-culturale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60387977</guid><pubDate>Sat, 15 Jun 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60387977/campione_2_41_puntata.mp3" length="14595140" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Alberto Grandi e Daniele Soffiati La cucina italiana non esiste. Bugie e falsi miti sui prodotti e i piatti cosiddetti tipici, pubblicato da Mondadori. «La “nostra” cucina», la cucina italiana, «non esiste. La cucina è una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Alberto Grandi e Daniele Soffiati <i>La cucina italiana non esiste. Bugie e falsi miti sui prodotti e i piatti cosiddetti tipici</i>, pubblicato da Mondadori. «La “nostra” cucina», la cucina italiana, «non esiste. La cucina è una sola: quella buona. Certo, in Italia abbiamo grandissimi prodotti, i migliori, e ogni campanile ha la sua ricetta. Ma la cucina ha sapori e contaminazioni da tutto il mondo. Ogni tanto leggo di gente che insorge perché si cambia un ingrediente in un piatto tipico, e a me allora viene voglia di farlo, per provocazione: non stiamo salvando vite umane, la cucina è piacere, bisogna farla come più ci ingolosisce». Antonino Cannavacciulo non ha bisogno di molte presentazioni. Da una decina d’anni occupa ogni possibile luogo televisivo in cui si dà fuoco ai fornelli e può fregiarsi, da qualche tempo, anche delle tre stelle Michelin, riconoscimento che la rivista francese ha assegnato alla cucina di Villa Crespi, il ristorante gestito dallo chef di Vico Equense sul Lago d’Orta, in Piemonte. Se Cannavacciuolo, in un’intervista al Corriere della Sera, dice che la cucina italiana non esiste, in pochi si scandalizzano. Se lo scrive, invece, argomentandolo in modo difficilmente contestabile, uno storico, allora apriti cielo. E in effetti, le polemiche e le discussioni innescate dal libro di Alberto Grandi e Daniele Soffiati hanno riempito ogni genere di spazio mediatico, finendo per diventare anche oggetto di scontro politico-culturale.]]></itunes:summary><itunes:duration>608</itunes:duration><itunes:keywords>antoninocannavacciuolo,cannavacciuolo,carbonara,cibo,cucinaitaliana,italia,italianfood,pasta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>41</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un anno fa moriva Silvio Berlusconi: la sua (troppa) vita nel libro di Filippo Ceccarelli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-anno-fa-moriva-silvio-berlusconi-la-sua-troppa-vita-nel-libro-di-filippo-ceccarelli--60314176</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Filippo Ceccarelli <i>B. Una vita troppo</i>, pubblicato da Feltrinelli. Un anno fa, il 12 giugno 2023, a moriva, a Milano, Silvio Berlusconi. L’uomo che ha cambiato la politica italiana, e non solo. L’imprenditore che «volle farsi re», come ha detto qualcuno. La bibliografia sul Cavaliere è quasi sterminata, Prima e dopo la sua «discesa in campo», l’esistenza di Berlusconi è stata letteralmente passata al setaccio da centinaia di giornalisti, studiosi, politologi, osservatori più o meno neutrali. Non può quindi sorprendere che l’ultima opera in ordine di tempo dedicata all’ex leader di Forza Italia abbia dimensioni monumentali. L’autore, Filippo Ceccarelli, ha seguito Berlusconi come cronista per trent’anni, raccogliendo un’infinità di articoli, ritagli, foto, appunti. Materiale raccolto poi in 334 faldoni e donato alla Biblioteca della Camera dei Deputati, dove adesso è a disposizione di chiunque. Da quell’oceano di informazioni è emerso un volume di 640 pagine che ci «restituiscano un uomo malato di narcisismo, infantile, megalomane, bugiardo, spregiudicato; ma anche generoso, munifico, inventivo». Pagine che, in ogni caso, «alla fine, non ci forniscono una spiegazione univoca di questa storia cui tutti» gli italiani hanno «partecipato perlopiù da spettatori». Come ha detto Marco Belpolìti, il libro di Ceccarelli su Berlusconi «non è un romanzo, sebbene si alimenti proprio di particolari» talvolta così surreali da sembrare «frutto della fantasia» di portentosi «sceneggiatori»; e «non è una sintesi storica, poiché Ceccarelli, come molti, non crede alla Storia», quella con la S maiuscola; «non è neppure un’analisi psicologica o antropologica del personaggio». E nemmeno un saggio politico, seppure tra le sue righe si possano chiaramente intravvedere i passaggi nodali della transizione italiana. È, piuttosto, «una narrazione, e in qualche modo ricorda la descrizione d’un quadro, meglio d’una serie di quadri con un unico protagonista»: il Cavaliere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60314176</guid><pubDate>Sat, 08 Jun 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60314176/campione_2_40_puntata.mp3" length="14017656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Filippo Ceccarelli B. Una vita troppo, pubblicato da Feltrinelli. Un anno fa, il 12 giugno 2023, a moriva, a Milano, Silvio Berlusconi. L’uomo che ha cambiato la politica italiana, e non solo. L’imprenditore che «volle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Filippo Ceccarelli <i>B. Una vita troppo</i>, pubblicato da Feltrinelli. Un anno fa, il 12 giugno 2023, a moriva, a Milano, Silvio Berlusconi. L’uomo che ha cambiato la politica italiana, e non solo. L’imprenditore che «volle farsi re», come ha detto qualcuno. La bibliografia sul Cavaliere è quasi sterminata, Prima e dopo la sua «discesa in campo», l’esistenza di Berlusconi è stata letteralmente passata al setaccio da centinaia di giornalisti, studiosi, politologi, osservatori più o meno neutrali. Non può quindi sorprendere che l’ultima opera in ordine di tempo dedicata all’ex leader di Forza Italia abbia dimensioni monumentali. L’autore, Filippo Ceccarelli, ha seguito Berlusconi come cronista per trent’anni, raccogliendo un’infinità di articoli, ritagli, foto, appunti. Materiale raccolto poi in 334 faldoni e donato alla Biblioteca della Camera dei Deputati, dove adesso è a disposizione di chiunque. Da quell’oceano di informazioni è emerso un volume di 640 pagine che ci «restituiscano un uomo malato di narcisismo, infantile, megalomane, bugiardo, spregiudicato; ma anche generoso, munifico, inventivo». Pagine che, in ogni caso, «alla fine, non ci forniscono una spiegazione univoca di questa storia cui tutti» gli italiani hanno «partecipato perlopiù da spettatori». Come ha detto Marco Belpolìti, il libro di Ceccarelli su Berlusconi «non è un romanzo, sebbene si alimenti proprio di particolari» talvolta così surreali da sembrare «frutto della fantasia» di portentosi «sceneggiatori»; e «non è una sintesi storica, poiché Ceccarelli, come molti, non crede alla Storia», quella con la S maiuscola; «non è neppure un’analisi psicologica o antropologica del personaggio». E nemmeno un saggio politico, seppure tra le sue righe si possano chiaramente intravvedere i passaggi nodali della transizione italiana. 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Ma, quasi sempre, i grandi film sono essi stessi una magnifica storia. In cui registi, attori, produttori, tecnici, comparse occupano la scena della vita reale, quella in cui se le cose vanno storte non è possibile battere un secondo o un terzo ciak. Dietro la macchina da presa, dirette qualcuno, c'è un mondo. Spesso molto più interessante, e sicuramente molto più autentico, di ciò che poi finisce sullo schermo. Lo conferma anche il libro che Mark Seal ha dedicato al primo episodio della saga del <i>Padrino</i>, una pellicola che da 52 anni giganteggia, letteralmente, nel Pantheon della settima arte. «Un film la cui realizzazione fu», nello stesso tempo, «drammatica, grottescamente divertente e poetica».<br />In questa puntata di CentoParole, Dario Campione ci presenta <i>'A pistola lasciala, pigliami i cannoli</i> (la frase, celebre, è di Clemenza), pubblicato da Jimenez.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60238942</guid><pubDate>Sat, 01 Jun 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60238942/darione_39_ilpadrino.mp3" length="14709466" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>I grandi film raccontano grandi storie. Ma, quasi sempre, i grandi film sono essi stessi una magnifica storia. 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Lo conferma anche il libro che Mark Seal ha dedicato al primo episodio della saga del <i>Padrino</i>, una pellicola che da 52 anni giganteggia, letteralmente, nel Pantheon della settima arte. «Un film la cui realizzazione fu», nello stesso tempo, «drammatica, grottescamente divertente e poetica».<br />In questa puntata di CentoParole, Dario Campione ci presenta <i>'A pistola lasciala, pigliami i cannoli</i> (la frase, celebre, è di Clemenza), pubblicato da Jimenez.]]></itunes:summary><itunes:duration>612</itunes:duration><itunes:keywords>cannoli,cdt,cdtonline,centoparole,cinema,clemenza,coppola,corrieredelticino,dariocampione,film,francisfordcoppola,ilpadrino,letteratura,libri,markseal,podcast,richardcastellano,thegodfather</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>39</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ascesa e caduta dei Ferragnez: Selvaggia Lucarelli racconta la storia di Chiara e Fedez</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ascesa-e-caduta-dei-ferragnez-selvaggia-lucarelli-racconta-la-storia-di-chiara-e-fedez--60163463</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Selvaggia Lucarelli <i>Il vaso di pandoro. Ascesa e caduta dei Ferragnez</i>, pubblicato da PaperFirst. Un’inchiesta giornalistica. L’analisi di un fenomeno sociale assolutamente straordinario. Una riflessione severa ma non moralista sulla incapacità generale di saper cogliere il reale dietro lo specchio deformante del virtuale. Il libro che Selvaggia Lucarelli ha dedicato alla storia dei «Ferragnez» - l’influencer Chiara Ferragni e il rapper Federico Lucia, in arte Fedez - è molte cose insieme. È lo spaccato avvilente e triste di un sistema colpevolmente disinteressato a porsi domande scomode di fronte a personaggi divenuti, nel tempo, vere e proprie star, e per questo, forse, temute più che ammirate. Ma è anche la fotografia nitida del mondo in cui abbiamo scelto di vivere e al quale ci siamo volontariamente piegati, accostumati, assuefatti. «Il caso della caduta di Chiara Ferragni, per interesse, sorpassa perfino l’ossessione precedente per la sua genesi e la sua evoluzione - scrive Selvaggia Lucarelli - E la ragione è semplice: quello che le è accaduto non racconta solo di lei: racconta la nuova società, l’evanescenza del successo ai tempi dei social. Racconta chi siamo noi, anche. Siamo noi, in fondo, ad aver consegnato quel potere a una influencer credendo a ogni cosa che ci diceva». La vicenda è nota. Ed era stata la stessa Lucarelli a sollevarla, nel dicembre 2022, con un articolo pubblicato sul quotidiano Domani. In breve, la giornalista scoprì che l’operazione del pandoro Balocco griffato dalla Ferragni e messo in vendita a un prezzo triplo rispetto al prodotto classico, non era legata a una donazione benefica all’Ospedale Regina Margherita di Torino. Era in realtà mero marketing. Un vero e proprio inganno dei consumatori, sanzionato dall’autorità garante con multe salatissime e poi finito anche nel mirino della magistratura, che ha indagato l’influencer cremonese per truffa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60163463</guid><pubDate>Sat, 25 May 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60163463/campione_2_38_puntata.mp3" length="14279401" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Selvaggia Lucarelli Il vaso di pandoro. Ascesa e caduta dei Ferragnez, pubblicato da PaperFirst. Un’inchiesta giornalistica. L’analisi di un fenomeno sociale assolutamente straordinario. Una riflessione severa ma non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Selvaggia Lucarelli <i>Il vaso di pandoro. Ascesa e caduta dei Ferragnez</i>, pubblicato da PaperFirst. Un’inchiesta giornalistica. L’analisi di un fenomeno sociale assolutamente straordinario. Una riflessione severa ma non moralista sulla incapacità generale di saper cogliere il reale dietro lo specchio deformante del virtuale. Il libro che Selvaggia Lucarelli ha dedicato alla storia dei «Ferragnez» - l’influencer Chiara Ferragni e il rapper Federico Lucia, in arte Fedez - è molte cose insieme. È lo spaccato avvilente e triste di un sistema colpevolmente disinteressato a porsi domande scomode di fronte a personaggi divenuti, nel tempo, vere e proprie star, e per questo, forse, temute più che ammirate. Ma è anche la fotografia nitida del mondo in cui abbiamo scelto di vivere e al quale ci siamo volontariamente piegati, accostumati, assuefatti. «Il caso della caduta di Chiara Ferragni, per interesse, sorpassa perfino l’ossessione precedente per la sua genesi e la sua evoluzione - scrive Selvaggia Lucarelli - E la ragione è semplice: quello che le è accaduto non racconta solo di lei: racconta la nuova società, l’evanescenza del successo ai tempi dei social. Racconta chi siamo noi, anche. Siamo noi, in fondo, ad aver consegnato quel potere a una influencer credendo a ogni cosa che ci diceva». La vicenda è nota. Ed era stata la stessa Lucarelli a sollevarla, nel dicembre 2022, con un articolo pubblicato sul quotidiano Domani. In breve, la giornalista scoprì che l’operazione del pandoro Balocco griffato dalla Ferragni e messo in vendita a un prezzo triplo rispetto al prodotto classico, non era legata a una donazione benefica all’Ospedale Regina Margherita di Torino. Era in realtà mero marketing. 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Storie di crimini efferati nati dal pregiudizio</i>, pubblicato da Solferino. «Che cosa significa odiare? E che cos’è l’odio?». L’argomento è vastissimo. Le risposte a queste domande, apparentemente semplici, hanno riempito intere biblioteche. E basta scorrere un qualsiasi dizionario etimologico per capire come la radice della parola odio alligni, identica, in quasi tutte le lingue antiche. Perché l’odio, non neghiamolo, è connaturato all’essere umano. Il quale non è mai riuscito a governare e a reprimere «l’indicibile fascino del lato oscuro» da cui è sempre stato pervaso. All’odio, e ai «crimini efferati nati dal pregiudizio», il criminologo e psichiatra milanese Massimo Picozzi ha dedicato molti anni di studi e anche il suo ultimo lavoro, pubblicato da Solferino. Un libro che si legge come fosse un giallo, ma che racconta storie terribili e angoscianti. Storie vere. Di uomini e di donne posseduti dall’odio. E di uomini e donne vittime della furia omicida di chi non ha saputo, voluto o potuto dominare sé stesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60074567</guid><pubDate>Sat, 18 May 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60074567/dario_2_37_puntata.mp3" length="14151367" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Massimo Picozzi Odio. Storie di crimini efferati nati dal pregiudizio, pubblicato da Solferino. «Che cosa significa odiare? E che cos’è l’odio?». L’argomento è vastissimo. Le risposte a queste domande, apparentemente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Massimo Picozzi <i>Odio. Storie di crimini efferati nati dal pregiudizio</i>, pubblicato da Solferino. «Che cosa significa odiare? E che cos’è l’odio?». L’argomento è vastissimo. Le risposte a queste domande, apparentemente semplici, hanno riempito intere biblioteche. E basta scorrere un qualsiasi dizionario etimologico per capire come la radice della parola odio alligni, identica, in quasi tutte le lingue antiche. Perché l’odio, non neghiamolo, è connaturato all’essere umano. Il quale non è mai riuscito a governare e a reprimere «l’indicibile fascino del lato oscuro» da cui è sempre stato pervaso. All’odio, e ai «crimini efferati nati dal pregiudizio», il criminologo e psichiatra milanese Massimo Picozzi ha dedicato molti anni di studi e anche il suo ultimo lavoro, pubblicato da Solferino. Un libro che si legge come fosse un giallo, ma che racconta storie terribili e angoscianti. Storie vere. Di uomini e di donne posseduti dall’odio. 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La storia personale di Sepúlveda, «una vita vissuta con grande intensità e con grande dolore», ha influito enormemente sulla sua attività artistica. E conoscere i passaggi più significativi diventa essenziale per cogliere non soltanto la dimensione etica del lavoro dell'autore latino-americano, ma anche per apprezzarne il profilo estetico. La ragione stilistica, se così possiamo definirla.<br />Per capire Sepúlveda, per leggere i suoi libri con un'intensità e una consapevolezza maggiori, è utile se non addirittura necessario, passare attraverso le conversazioni con Bruno Arpaia, pubblicate da Gaudia qualche anno fa e poi ristampate e aggiornate di recente.<br />In questa puntata di CentoParole, Dario Campione ci presenta <i>Raccontare, resistere</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59974993</guid><pubDate>Sat, 11 May 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59974993/darione_36_sepulveda.mp3" length="14938283" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Quattro anni fa, il 16 aprile 2020, all'età di 70 anni – e stroncato dall'epidemia di COVID – moriva lo scrittore cileno Luis Sepúlveda. 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La ragione stilistica, se così possiamo definirla.<br />Per capire Sepúlveda, per leggere i suoi libri con un'intensità e una consapevolezza maggiori, è utile se non addirittura necessario, passare attraverso le conversazioni con Bruno Arpaia, pubblicate da Gaudia qualche anno fa e poi ristampate e aggiornate di recente.<br />In questa puntata di CentoParole, Dario Campione ci presenta <i>Raccontare, resistere</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>622</itunes:duration><itunes:keywords>brunoarpaia,cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,letteratura,libri,luissepulveda,podcast,sepúlveda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>36</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ritorno di Petra Delicado, la poliziotta che ha cambiato il noir spagnolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ritorno-di-petra-delicado-la-poliziotta-che-ha-cambiato-il-noir-spagnolo--59801504</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Alicia Giménez Bartlett <i>La donna che fugge</i>, pubblicato da Sellerio.A distanza di sette anni dalla precedente indagine, torna in libreria Petra Delicado, l’ispettrice della polizia di Barcellona protagonista dei noir di Alicia Giménez Bartlett. La donna che fugge è il dodicesimo capitolo della serie che aveva esordito nel 1996 con <i>Riti di morte</i> e cambiato per sempre la scena gialla spagnola. In realtà, alla dozzina di inchieste vanno aggiunti nove racconti, pubblicati in volume sempre da Sellerio, e una curiosa autobiografia, uscita nel 2020. «Da Agatha Christie a Fred Vargas, molte scrittrici si sono affezionate ai propri personaggi, ma nessuno ha dedicato loro un intero libro per raccontarne le vite in una sorta di falsa autofiction. Alicia Giménez Bartlett lo ha fatto in Sin muertos», letteralmente “Senza morti”, tradotta in italiano con il titolo <i>Autobiografia di Petra Delicado</i>, un libro in cui l’investigatrice barcellonese racconta la sua esistenza in prima persona, dall’infanzia ai passi iniziali nella polizia, senza dimenticare ovviamente i matrimoni e i divorzi.Si potrebbe dire, hanno affermato alcuni critici spagnoli, «che il legame tra Petra e Alicia Giménez Bartlett sia forte quanto quello che esiste tra gemelli. Gemelli mentali, ovviamente». È possibile. Quale autore di storie seriali, verrebbe da chiedersi, non si rispecchia anche soltanto in parte in quello che scrive? Spiega però l’autrice raccontando la genesi del personaggio: «Non volevo essere una femminista avant la lettre, mi dicevo che questa donna sarebbe stata al comando e che avrebbe avuto dei cattivi pensieri. All’epoca non c’erano così tante poliziotte donne come oggi, ma il tempo mi ha dato ragione. Ora ce ne sono molte, e sono anche donne al comando. Era una specie di anticipazione di ciò che sarebbe successo».In ogni caso, <i>La donna che fugge</i> è giallo classico, con una trama coerente, uno stile scorrevole, situazioni e personaggi credibili e realistici, ritmo sostenuto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59801504</guid><pubDate>Sat, 04 May 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59801504/campione_2_35_puntata.mp3" length="13418094" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Alicia Giménez Bartlett La donna che fugge, pubblicato da Sellerio.A distanza di sette anni dalla precedente indagine, torna in libreria Petra Delicado, l’ispettrice della polizia di Barcellona protagonista dei noir di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Alicia Giménez Bartlett <i>La donna che fugge</i>, pubblicato da Sellerio.A distanza di sette anni dalla precedente indagine, torna in libreria Petra Delicado, l’ispettrice della polizia di Barcellona protagonista dei noir di Alicia Giménez Bartlett. La donna che fugge è il dodicesimo capitolo della serie che aveva esordito nel 1996 con <i>Riti di morte</i> e cambiato per sempre la scena gialla spagnola. In realtà, alla dozzina di inchieste vanno aggiunti nove racconti, pubblicati in volume sempre da Sellerio, e una curiosa autobiografia, uscita nel 2020. «Da Agatha Christie a Fred Vargas, molte scrittrici si sono affezionate ai propri personaggi, ma nessuno ha dedicato loro un intero libro per raccontarne le vite in una sorta di falsa autofiction. Alicia Giménez Bartlett lo ha fatto in Sin muertos», letteralmente “Senza morti”, tradotta in italiano con il titolo <i>Autobiografia di Petra Delicado</i>, un libro in cui l’investigatrice barcellonese racconta la sua esistenza in prima persona, dall’infanzia ai passi iniziali nella polizia, senza dimenticare ovviamente i matrimoni e i divorzi.Si potrebbe dire, hanno affermato alcuni critici spagnoli, «che il legame tra Petra e Alicia Giménez Bartlett sia forte quanto quello che esiste tra gemelli. Gemelli mentali, ovviamente». È possibile. Quale autore di storie seriali, verrebbe da chiedersi, non si rispecchia anche soltanto in parte in quello che scrive? Spiega però l’autrice raccontando la genesi del personaggio: «Non volevo essere una femminista avant la lettre, mi dicevo che questa donna sarebbe stata al comando e che avrebbe avuto dei cattivi pensieri. All’epoca non c’erano così tante poliziotte donne come oggi, ma il tempo mi ha dato ragione. Ora ce ne sono molte, e sono anche donne al comando. Era una specie di anticipazione di ciò che sarebbe successo».In ogni caso, <i>La donna che fugge</i> è giallo classico, con una trama coerente, uno stile scorrevole, situazioni e personaggi credibili e realistici, ritmo sostenuto.]]></itunes:summary><itunes:duration>559</itunes:duration><itunes:keywords>aliciagimenezbartlett,barcellona,centoparole,ladonnachefugge,libri,libro,sellerio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>35</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nel dizionario di Odifreddi il campionario della stupidità, da Babbo Natale a Harry Potter</title><link>https://www.cdt.ch/news/nel-dizionario-di-odifreddi-il-campionario-della-stupidita-da-babbo-natale-a-harry-potter-350430?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[La definizione più semplice di dizionario, probabilmente, è anche la più intuitiva. E la più corretta. Il dizionario è una raccolta di parole. Cui l'autore tenta di dare una definizione, un significato. Nel tempo, però, il concetto di dizionario si è molto allargato. Mettere in fila nomi, fatti, idee non ha più lo scopo di costruire un perimetro di senso più o meno ampio, quanto piuttosto di spaziare nella libera prateria dei pensieri. Le singole parole diventano punti di partenza dai quali raggiungere obiettivi anche molto diversi tra loro.<br />Il successo di tantissimi dizionari è dovuto principalmente alla loro struttura: ritmo incalzante, spiegazioni brevi, citazioni fulminanti, linguaggio emozionale. Tutti ingredienti di una scrittura chiamata molto spesso anche a divertire. In questo senso, il <i>Dizionario della stupidità</i> di <b>Piergiorgio Odifreddi</b> è da considerarsi quasi un modello. Ed è il libro che ci presenta oggi Dario Campione, nella puntata del podcast CentoParole.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59666930</guid><pubDate>Sat, 27 Apr 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59666930/darione_st2_34_odifreddi.mp3" length="15129839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>La definizione più semplice di dizionario, probabilmente, è anche la più intuitiva. E la più corretta. Il dizionario è una raccolta di parole. Cui l'autore tenta di dare una definizione, un significato. Nel tempo, però, il concetto di dizionario si è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La definizione più semplice di dizionario, probabilmente, è anche la più intuitiva. E la più corretta. Il dizionario è una raccolta di parole. Cui l'autore tenta di dare una definizione, un significato. Nel tempo, però, il concetto di dizionario si è molto allargato. Mettere in fila nomi, fatti, idee non ha più lo scopo di costruire un perimetro di senso più o meno ampio, quanto piuttosto di spaziare nella libera prateria dei pensieri. Le singole parole diventano punti di partenza dai quali raggiungere obiettivi anche molto diversi tra loro.<br />Il successo di tantissimi dizionari è dovuto principalmente alla loro struttura: ritmo incalzante, spiegazioni brevi, citazioni fulminanti, linguaggio emozionale. Tutti ingredienti di una scrittura chiamata molto spesso anche a divertire. In questo senso, il <i>Dizionario della stupidità</i> di <b>Piergiorgio Odifreddi</b> è da considerarsi quasi un modello. 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Perché sarà un nuovo secolo americano</i>, pubblicato da Mondadori.«Un popolo che si convince di essere speciale andrà certamente più lontano di un popolo che si convince di essere sfortunato, incapace, perennemente vittima. La cultura e l’identità degli Stati Uniti sono senza dubbio in stretta correlazione con l’idea di frontiera». Nelle pagine finali del suo ultimo libro, intitolato appunto <i>Frontiera</i>, Francesco Costa, giornalista, blogger e vicedirettore del Post, riassume il senso di un lavoro che tenta di descrivere - allontanandosi dai troppi cliché e luoghi comuni che imperversano ovunque - «L’unica nazione mai costruita sulla sistematica mescolanza di popoli e culture diverse», un Paese che «sta attraversando un momento affascinante e contraddittorio, molto raccontato e poco compreso, per certi versi unico».Che cosa sono, oggi, gli Stati Uniti? E verso quale direzione si sta spostando la loro nuova frontiera? Bisogna subito dire che quello del giornalista siciliano, più che un saggio organico, è «una raccolta di frammenti di realtà». Costa osserva, ascolta e racconta l’anima degli States. Assembla dati, storie, curiosità: pezzi di un puzzle complesso, ma sorprendente. Il suo è un «libro frastagliato e non lineare perché la realtà stessa è frastagliata e non lineare», oltre che in rapido, continuo e tumultuoso cambiamento. Chi legge ha un’unica incombenza: spiegare le vele della curiosità, del desiderio di scoperta; essere disponibile ad «accettare sorprese e incongruenze».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59554356</guid><pubDate>Sat, 20 Apr 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59554356/campione_2_33_puntata.mp3" length="14995367" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Francesco Costa Frontiera. 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Nelle pagine finali del suo ultimo libro, intitolato appunto <i>Frontiera</i>, Francesco Costa, giornalista, blogger e vicedirettore del Post, riassume il senso di un lavoro che tenta di descrivere - allontanandosi dai troppi cliché e luoghi comuni che imperversano ovunque - «L’unica nazione mai costruita sulla sistematica mescolanza di popoli e culture diverse», un Paese che «sta attraversando un momento affascinante e contraddittorio, molto raccontato e poco compreso, per certi versi unico».Che cosa sono, oggi, gli Stati Uniti? E verso quale direzione si sta spostando la loro nuova frontiera? Bisogna subito dire che quello del giornalista siciliano, più che un saggio organico, è «una raccolta di frammenti di realtà». Costa osserva, ascolta e racconta l’anima degli States. Assembla dati, storie, curiosità: pezzi di un puzzle complesso, ma sorprendente. Il suo è un «libro frastagliato e non lineare perché la realtà stessa è frastagliata e non lineare», oltre che in rapido, continuo e tumultuoso cambiamento. 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C’è un Paese, l’Italia, che sembra essere soggiogato in questo momento da un giovane atleta altoatesino, un tennista. Jannik Sinner. L’attenzione verso le partite giocate da Sinner si è fatta spasmodica, i grandi quotidiani seguono i match punto per punto con dirette online, gli stessi match in Tv raggiungono audience insperate anche da trasmissioni collaudate e in palinsesto da anni. Insomma, è esplosa una vera e propria mania. Che, per certi aspetti, richiama da vicino la storia di un altro grande protagonista di questo sport, lo svizzero Roger Federer. Il legame emotivo che milioni di persone hanno avuto con Federer è stata una connessione radicata in qualcosa di più della semplice adorazione dell’eroe. Come ha scritto qualche anno fa Michael Steinberger sul New York Times, «abbiamo naturalmente assaporato l’arte che ha portato in campo. Il tennis è un gioco elegante, ma nessuno lo ha reso più elegante di Federer. […] E tuttavia, non è stata solo o principalmente la sua abilità con la racchetta a rendere Federer così amato. [Il tennista di Basilea] trasudava gentilezza, una qualità fin troppo rara in un atleta della sua statura». Ha regalato gioia. La stessa cosa che, oggi, sta facendo, forse del tutto involontariamente, anche Jannik Sinner. Lo sport è l’epica moderna. Può sembrare banale dirlo, ma ci allontaneremmo dalla verità se non lo facessimo. Ovunque, lo sport va oltre il gesto tecnico di chi lo pratica. Ogni Paese, ogni territorio, vive (o Il podcast di Dario Campione Nr. 67 - 13/4/2024 tenta di vivere) i propri momenti di epica sportiva; vuole affermarne i miti e utilizzarli come fattore di identità culturale. Questo è vero soprattutto nelle nazioni più giovani. C’è chi ha detto che gli europei e gli asiatici sono «sepolti» dal peso della Storia; ma nordamericani, sudamericani, australiani o neozelandesi, no. «Non è un caso che proprio loro siano furiosamente affamati di racconto sportivo, per dotarsi di mitologie primarie, senso di comunità, identità». Paradossalmente, lo stesso accade in Italia, dove le vittorie sportive, quelle di squadra così come quelle di un singolo, ricuciono provvisoriamente gli strappi e le lacerazioni dei fronti perennemente contrapposti, dei moderni e contemporanei guelfi e ghibellini. E anche in Svizzera, dove sotto lo scudo di un autentico eroe come Federer si sono riunite culture e anime altrimenti molto diverse e distanti tra loro. Nel 2006, lo scrittore americano David Foster Wallace fu inviato a Londra dalla redazione di Play, il magazine sportivo del New York Times, per raccontare il torneo di Wimbledon. Da quella esperienza sarebbe uscito un lungo reportage, diventato poi un libro: <i>Roger Federer as Religious Experience</i>, <i>Roger Federer come esperienza religiosa</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59440761</guid><pubDate>Sat, 13 Apr 2024 04:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59440761/darione_corretta.mp3" length="12339051" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro Il tennis come esperienza religiosa, di Edgar Foster Wallace, pubblicato da Einaudi. C’è un Paese, l’Italia, che sembra essere soggiogato in questo momento da un giovane atleta altoatesino, un tennista. Jannik Sinner....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro <i>Il tennis come esperienza religiosa</i>, di Edgar Foster Wallace, pubblicato da Einaudi. C’è un Paese, l’Italia, che sembra essere soggiogato in questo momento da un giovane atleta altoatesino, un tennista. Jannik Sinner. L’attenzione verso le partite giocate da Sinner si è fatta spasmodica, i grandi quotidiani seguono i match punto per punto con dirette online, gli stessi match in Tv raggiungono audience insperate anche da trasmissioni collaudate e in palinsesto da anni. Insomma, è esplosa una vera e propria mania. Che, per certi aspetti, richiama da vicino la storia di un altro grande protagonista di questo sport, lo svizzero Roger Federer. Il legame emotivo che milioni di persone hanno avuto con Federer è stata una connessione radicata in qualcosa di più della semplice adorazione dell’eroe. Come ha scritto qualche anno fa Michael Steinberger sul New York Times, «abbiamo naturalmente assaporato l’arte che ha portato in campo. Il tennis è un gioco elegante, ma nessuno lo ha reso più elegante di Federer. […] E tuttavia, non è stata solo o principalmente la sua abilità con la racchetta a rendere Federer così amato. [Il tennista di Basilea] trasudava gentilezza, una qualità fin troppo rara in un atleta della sua statura». Ha regalato gioia. La stessa cosa che, oggi, sta facendo, forse del tutto involontariamente, anche Jannik Sinner. Lo sport è l’epica moderna. Può sembrare banale dirlo, ma ci allontaneremmo dalla verità se non lo facessimo. Ovunque, lo sport va oltre il gesto tecnico di chi lo pratica. Ogni Paese, ogni territorio, vive (o Il podcast di Dario Campione Nr. 67 - 13/4/2024 tenta di vivere) i propri momenti di epica sportiva; vuole affermarne i miti e utilizzarli come fattore di identità culturale. Questo è vero soprattutto nelle nazioni più giovani. C’è chi ha detto che gli europei e gli asiatici sono «sepolti» dal peso della Storia; ma nordamericani, sudamericani, australiani o neozelandesi, no. «Non è un caso che proprio loro siano furiosamente affamati di racconto sportivo, per dotarsi di mitologie primarie, senso di comunità, identità». Paradossalmente, lo stesso accade in Italia, dove le vittorie sportive, quelle di squadra così come quelle di un singolo, ricuciono provvisoriamente gli strappi e le lacerazioni dei fronti perennemente contrapposti, dei moderni e contemporanei guelfi e ghibellini. E anche in Svizzera, dove sotto lo scudo di un autentico eroe come Federer si sono riunite culture e anime altrimenti molto diverse e distanti tra loro. Nel 2006, lo scrittore americano David Foster Wallace fu inviato a Londra dalla redazione di Play, il magazine sportivo del New York Times, per raccontare il torneo di Wimbledon. Da quella esperienza sarebbe uscito un lungo reportage, diventato poi un libro: <i>Roger Federer as Religious Experience</i>, <i>Roger Federer come esperienza religiosa</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>513</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,davidfosterwallace,infinitejest,janniksinner,libri,libro,podcast,rogerfederer</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>32</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vita spericolata di Marlon Brando, il divo del cinema che odiava Hollywood</title><link>https://www.cdt.ch/news/la-vita-spericolata-di-marlon-brando-il-divo-del-cinema-che-odiava-hollywood-347981?naxos-preview=true</link><description><![CDATA[Il 3 aprile di 100 anni fa, a Omaha in Nebraska, nel cuore del Midwest americano, nasceva Marlon Brando. Uno degli attori-icona del Novecento, l’uomo capace di imporre un nuovo modo di recitare davanti alla macchina da presa e di imprimere, di fatto, una svolta nel cinema hollywoodiano a partire dagli anni Cinquanta.<br />In occasione dell’anniversario, La nave di Teseo ha riportato in libreria, dopo quasi tre decenni, l’autobiografia di Brando: <i>Le canzoni che mia madre mi insegnava</i>, un libro molto particolare e anomalo, che il divo americano scrisse con l’aiuto del giornalista californiano Robert Lindsey, oggi quasi novantenne, già capo dell’ufficio di corrispondenza del <i>New York Times</i> a Los Angeles e ghostwriter, tra l’altro, anche dell’autobiografia di Ronald Reagan.<br /><i>Le canzoni che mia madre mi insegnava</i> appare come un libro schietto, sicuramente rivelatore di una personalità tanto forte quanto ambigua e contrastata. Brando racconta molto di sé attore, dei ruoli che lo hanno reso celebre, ma anche delle difficoltà emotive che dice di aver sofferto come figlio di una madre alcolizzata e di un padre crudele e prepotente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59310533</guid><pubDate>Sat, 06 Apr 2024 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59310533/darione_marlonbrando.mp3" length="13270820" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 3 aprile di 100 anni fa, a Omaha in Nebraska, nel cuore del Midwest americano, nasceva Marlon Brando. Uno degli attori-icona del Novecento, l’uomo capace di imporre un nuovo modo di recitare davanti alla macchina da presa e di imprimere, di fatto,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 3 aprile di 100 anni fa, a Omaha in Nebraska, nel cuore del Midwest americano, nasceva Marlon Brando. Uno degli attori-icona del Novecento, l’uomo capace di imporre un nuovo modo di recitare davanti alla macchina da presa e di imprimere, di fatto, una svolta nel cinema hollywoodiano a partire dagli anni Cinquanta.<br />In occasione dell’anniversario, La nave di Teseo ha riportato in libreria, dopo quasi tre decenni, l’autobiografia di Brando: <i>Le canzoni che mia madre mi insegnava</i>, un libro molto particolare e anomalo, che il divo americano scrisse con l’aiuto del giornalista californiano Robert Lindsey, oggi quasi novantenne, già capo dell’ufficio di corrispondenza del <i>New York Times</i> a Los Angeles e ghostwriter, tra l’altro, anche dell’autobiografia di Ronald Reagan.<br /><i>Le canzoni che mia madre mi insegnava</i> appare come un libro schietto, sicuramente rivelatore di una personalità tanto forte quanto ambigua e contrastata. 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Un testo il cui ultimo capitolo, il tredicesimo, è dedicato alle spie. «Se un sovrano illuminato e un generale saggio risultano sempre vittoriosi sui nemici e realizzano imprese superiori alla norma, tutto ciò avviene grazie alla previsione - scrissero i comandanti dell’esercito imperiale - Questa previsione non può essere ottenuta tramite entità sovrannaturali, non può essere dedotta dagli eventi, non può essere calcolata. Dev’essere [invece] acquisita tramite uomini che conoscono la situazione nemica»: gli informatori. Le spie. Che sono di cinque tipi: «le spie locali, gli infiltrati, i doppiogiochisti, le spie mandate a morire e le spie che devono sopravvivere». Quando le cinque spie «lavorano insieme e nessuno conosce il loro Tao, costituiscono la “rete degli spiriti” - dice Sun Tzu - E sono un vero tesoro per il sovrano». Due millenni dopo, molte cose sono cambiate, ovvio. Ma non il principio per cui le informazioni sono il combustibile necessario per affrontare non soltanto la guerra, ma anche ogni potenziale situazione di rischio. Nella Cina contemporanea, la Cina dominata dal Partito Comunista e dal suo leader supremo Xi Jinping, l’insegnamento di Sun Tzu è tuttora applicato quasi alla lettera. Una rete fittissima di spie, umane e tecnologiche, copre con le sue maglie l’intera società. Maglie che, da qualche anno, il governo di Pechino tenta di calare ovunque sia possibile nel resto del pianeta. Sono moltissimi, ormai, e soprattutto di fonte statunitense, gli studi sull’espansione senza freni del Grande Fratello cinese. «La più colossale e articolata organizzazione di intelligence mondiale», la definisce Antonio Teti, che sull’argomento ha scritto un saggio pubblicato da Rubbettino e intitolato <i>China Intelligence. Tecniche, strumenti e metodologie di spionaggio e controspionaggio della Repubblica Popolare Cinese</i>. Nonostante qualche evidente difetto di scrittura - in particolare, un eccesso di tecnicismi e un uso troppo disinvolto, talvolta persino incoerente, delle definizioni in inglese - il libro di Teti ha un merito indiscutibile: mostrare come e in che modo la Cina di Xi Jinping abbia costruito il suo sistema capillare di spionaggio, spiegarne le finalità, evidenziarne il pericolo.Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59221263</guid><pubDate>Sat, 30 Mar 2024 05:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59221263/campione_2_30_puntata.mp3" length="13175472" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Duemila e trecento anni fa, ma forse anche prima, gli strateghi cinesi compendiarono le proprie virtù militari in un libro destinato a diventare tra i più letti della storia: il Sun Tzu, ovvero L’arte della guerra. 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Quando le cinque spie «lavorano insieme e nessuno conosce il loro Tao, costituiscono la “rete degli spiriti” - dice Sun Tzu - E sono un vero tesoro per il sovrano». Due millenni dopo, molte cose sono cambiate, ovvio. Ma non il principio per cui le informazioni sono il combustibile necessario per affrontare non soltanto la guerra, ma anche ogni potenziale situazione di rischio. Nella Cina contemporanea, la Cina dominata dal Partito Comunista e dal suo leader supremo Xi Jinping, l’insegnamento di Sun Tzu è tuttora applicato quasi alla lettera. Una rete fittissima di spie, umane e tecnologiche, copre con le sue maglie l’intera società. Maglie che, da qualche anno, il governo di Pechino tenta di calare ovunque sia possibile nel resto del pianeta. Sono moltissimi, ormai, e soprattutto di fonte statunitense, gli studi sull’espansione senza freni del Grande Fratello cinese. «La più colossale e articolata organizzazione di intelligence mondiale», la definisce Antonio Teti, che sull’argomento ha scritto un saggio pubblicato da Rubbettino e intitolato <i>China Intelligence. Tecniche, strumenti e metodologie di spionaggio e controspionaggio della Repubblica Popolare Cinese</i>. Nonostante qualche evidente difetto di scrittura - in particolare, un eccesso di tecnicismi e un uso troppo disinvolto, talvolta persino incoerente, delle definizioni in inglese - il libro di Teti ha un merito indiscutibile: mostrare come e in che modo la Cina di Xi Jinping abbia costruito il suo sistema capillare di spionaggio, spiegarne le finalità, evidenziarne il pericolo.Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>548</itunes:duration><itunes:keywords>antonioteti,cdt,cdtonline,centoparole,cina,guerra,jinping,libri,libro,pechino,podcast,spie,spionaggio,statiuniti,xi,xijinping</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>30</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>«Life», la storia del Papa venuto dalla fine del mondo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/life-la-storia-del-papa-venuto-dalla-fine-del-mondo--59140749</link><description><![CDATA[Raccontare la Storia, quella con la S maiuscola, attraverso una singola storia. Quella di un uomo. Mettere in fila passaggi epocali, e non solo, seguendo il nastro dei ricordi di un testimone speciale (ma forse sarebbe meglio definirlo straordinario). In parole semplici, è questo il senso di <i>Life</i>, la biografia di papa Francesco uscita qualche giorno fa in tutto il mondo per i tipi di HarperCollins.<i>La mia storia nella storia</i>, recita il sottotitolo del libro. Un progetto chiaro, che nei 14 capitoli, scritti dal pontefice assieme al giornalista Fabio Marchese Ragona, si compie in maniera lineare. In un crescendo di interesse. Destinato a culminare, nelle ultime pagine, nella rievocazione del conclave del 2013 e nello sguardo sul futuro della Chiesa cattolica.«Possiamo chiederci: ho mai raccontato a qualcuno la mia vita? […] Si tratta - dice Bergoglio - di una delle forme di comunicazione più belle e intime: raccontare la propria vita. Essa permette di scoprire cose fino a quel momento sconosciute, piccole e semplici, ma, come dice il Vangelo, è proprio dalle piccole cose che nascono le cose grandi».Ovvio, la vita di un Papa non è minimamente paragonabile ad altre. Dentro c’è un peso specifico della memoria, del tempo, assolutamente raro. E anche la lettura e la riflessione sui fatti, seppure compiute a posteriori, diventano elementi unici e incomparabili di analisi. E probabilmente, è proprio questo il punto di maggiore interesse del libro: non essersi fermato al dato biografico, ma averlo messo in relazione diretta con la Storia. Arricchendo così di luce nuova il ricordo di alcuni passaggi nodali del Novecento e degli anni Duemila. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59140749</guid><pubDate>Sat, 23 Mar 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59140749/campione_2_29_puntata.mp3" length="15282511" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Raccontare la Storia, quella con la S maiuscola, attraverso una singola storia. Quella di un uomo. Mettere in fila passaggi epocali, e non solo, seguendo il nastro dei ricordi di un testimone speciale (ma forse sarebbe meglio definirlo straordinario)....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Raccontare la Storia, quella con la S maiuscola, attraverso una singola storia. Quella di un uomo. Mettere in fila passaggi epocali, e non solo, seguendo il nastro dei ricordi di un testimone speciale (ma forse sarebbe meglio definirlo straordinario). In parole semplici, è questo il senso di <i>Life</i>, la biografia di papa Francesco uscita qualche giorno fa in tutto il mondo per i tipi di HarperCollins.<i>La mia storia nella storia</i>, recita il sottotitolo del libro. Un progetto chiaro, che nei 14 capitoli, scritti dal pontefice assieme al giornalista Fabio Marchese Ragona, si compie in maniera lineare. In un crescendo di interesse. Destinato a culminare, nelle ultime pagine, nella rievocazione del conclave del 2013 e nello sguardo sul futuro della Chiesa cattolica.«Possiamo chiederci: ho mai raccontato a qualcuno la mia vita? […] Si tratta - dice Bergoglio - di una delle forme di comunicazione più belle e intime: raccontare la propria vita. Essa permette di scoprire cose fino a quel momento sconosciute, piccole e semplici, ma, come dice il Vangelo, è proprio dalle piccole cose che nascono le cose grandi».Ovvio, la vita di un Papa non è minimamente paragonabile ad altre. Dentro c’è un peso specifico della memoria, del tempo, assolutamente raro. E anche la lettura e la riflessione sui fatti, seppure compiute a posteriori, diventano elementi unici e incomparabili di analisi. E probabilmente, è proprio questo il punto di maggiore interesse del libro: non essersi fermato al dato biografico, ma averlo messo in relazione diretta con la Storia. Arricchendo così di luce nuova il ricordo di alcuni passaggi nodali del Novecento e degli anni Duemila. Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>636</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,libri,libro,life,papa,papafrancesco,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>29</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>«Ci vediamo in agosto»: l'ultimo incantesimo d'amore di Gabriel García Márquez</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ci-vediamo-in-agosto-l-ultimo-incantesimo-d-amore-di-gabriel-garcia-marquez--59060669</link><description><![CDATA[C’è una regola, forse ineluttabile, nel mondo dell’arte poetica e letteraria: quando un autore importante lascia un’opera inedita alla morte, quel pezzo finirà per essere pubblicato, indipendentemente da qualsiasi volontà testamentaria o indicazione di sorta.È quanto accaduto anche con <i>Ci vediamo in agosto</i>, l’ultimo inedito di Gabriel García Márquez uscito in italiano da Mondadori e, in contemporanea, in altri 30 Paesi, il 6 marzo scorso, il giorno in cui il Premio Nobel colombiano avrebbe compiuto 97 anni. «Nessuno che avesse tenuto nel cassetto un romanzo di Gabriel García Márquez negli ultimi dieci anni sarebbe stato in grado di nasconderlo per sempre, per quanto l’autore dicesse in privato di averlo rinnegato - ha scritto Nadal Suau su El País - un tale atteggiamento», peraltro, sarebbe stato inconcepibile: «non importa se le ragioni per ignorare» la scelta «siano artistiche, sentimentali, strategiche: ogni testo ha bisogno di emergere una volta scritto, ed è bene che ci riesca, […] non perché tutto ciò che García Márquez ha fatto è stato magistrale, ma perché quando non lo è, almeno costituisce una fede in più della sua vocazione».La decisione di editare il romanzo è stata presa dai figli dello scrittore, Rodrigo e Gonzalo, i quali hanno ripetuto nel prologo quanto già noto, ovvero che il padre aveva chiesto di non conservare il racconto. «Gabo ci lavorò lungo 25 anni, in maniera più concentrata dal 2003 fino alla fine del 2004 quando le sue condizioni peggiorarono sempre di più a causa dell’Alzheimer di cui soffriva. A quel tempo, sapevamo soltanto della sua sentenza finale: “Questo libro non funziona. Bisogna distruggerlo”. Non l’abbiamo distrutto, ma l’abbiamo messo da parte, nella speranza che il tempo decidesse cosa farne. Leggendolo ancora una volta, a quasi dieci anni dalla sua morte, abbiamo scoperto che aveva moltissimi meriti di cui poter usufruire». A partire dal fatto che avrebbe completato la trilogia «sull’amore in età matura» iniziata con Dell’amore e altri demoni e proseguita con Memoria delle mie puttane tristi, l’ultimo lavoro del quale lo scrittore autorizzò la pubblicazione ancora in vita. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59060669</guid><pubDate>Sat, 16 Mar 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59060669/campione_2_28_puntata.mp3" length="13761103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>C’è una regola, forse ineluttabile, nel mondo dell’arte poetica e letteraria: quando un autore importante lascia un’opera inedita alla morte, quel pezzo finirà per essere pubblicato, indipendentemente da qualsiasi volontà testamentaria o indicazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è una regola, forse ineluttabile, nel mondo dell’arte poetica e letteraria: quando un autore importante lascia un’opera inedita alla morte, quel pezzo finirà per essere pubblicato, indipendentemente da qualsiasi volontà testamentaria o indicazione di sorta.È quanto accaduto anche con <i>Ci vediamo in agosto</i>, l’ultimo inedito di Gabriel García Márquez uscito in italiano da Mondadori e, in contemporanea, in altri 30 Paesi, il 6 marzo scorso, il giorno in cui il Premio Nobel colombiano avrebbe compiuto 97 anni. «Nessuno che avesse tenuto nel cassetto un romanzo di Gabriel García Márquez negli ultimi dieci anni sarebbe stato in grado di nasconderlo per sempre, per quanto l’autore dicesse in privato di averlo rinnegato - ha scritto Nadal Suau su El País - un tale atteggiamento», peraltro, sarebbe stato inconcepibile: «non importa se le ragioni per ignorare» la scelta «siano artistiche, sentimentali, strategiche: ogni testo ha bisogno di emergere una volta scritto, ed è bene che ci riesca, […] non perché tutto ciò che García Márquez ha fatto è stato magistrale, ma perché quando non lo è, almeno costituisce una fede in più della sua vocazione».La decisione di editare il romanzo è stata presa dai figli dello scrittore, Rodrigo e Gonzalo, i quali hanno ripetuto nel prologo quanto già noto, ovvero che il padre aveva chiesto di non conservare il racconto. «Gabo ci lavorò lungo 25 anni, in maniera più concentrata dal 2003 fino alla fine del 2004 quando le sue condizioni peggiorarono sempre di più a causa dell’Alzheimer di cui soffriva. A quel tempo, sapevamo soltanto della sua sentenza finale: “Questo libro non funziona. Bisogna distruggerlo”. Non l’abbiamo distrutto, ma l’abbiamo messo da parte, nella speranza che il tempo decidesse cosa farne. Leggendolo ancora una volta, a quasi dieci anni dalla sua morte, abbiamo scoperto che aveva moltissimi meriti di cui poter usufruire». A partire dal fatto che avrebbe completato la trilogia «sull’amore in età matura» iniziata con Dell’amore e altri demoni e proseguita con Memoria delle mie puttane tristi, l’ultimo lavoro del quale lo scrittore autorizzò la pubblicazione ancora in vita. 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Uno dei libri più belli dello scrittore pugliese.<i>L’orizzonte della notte</i> è un romanzo duplice: da un lato c’è il legal thriller, il cui ritmo è incessante dalla prima all’ultima pagina; da un altro lato c’è un «viaggio psicologico, un’affilata meditazione sulla perdita e sul rimpianto», sul ricordo e sulla ricerca di sé, sulle «inattese sincronie della vita» e sul bisogno di felicità.Una lingua perfetta, solida, asciutta, ricca come sempre di citazioni che non sovrastano il racconto ma lo riempiono, piuttosto, di significato, impedisce quasi al lettore di staccarsi dalle pagine di un romanzo «acuto, brillante, a tratti malinconico, che guarda però» con speranza al futuro, soprattutto nelle righe finali, in qualche modo sorprendenti, capaci quasi di rovesciare il senso di marcia tenuto sino a qual momento dall’autore.La storia gialla comincia con una telefonata che Guerrieri riceve «inaspettatamente» dall’amico libraio Ottavio, il proprietario dell’Osteria del Caffellatte, aperta dalle 10 di sera alle 6 del mattino e rifugio amatissimo dello stesso Guerrieri, il quale è solito trascorrerci le notti d’insonnia. In libreria si è momentaneamente nascosta Elvira Castell, un’amica di Ottavio. Una donna di 44 anni, bella, benestante, divorziata e titolare di una società informatica, la quale ha appena ucciso un uomo, Giovanni Petacci, compagno della sorella gemella Elena, morta per suicidio poche settimane prima.Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58974360</guid><pubDate>Sat, 09 Mar 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58974360/dario_2_27.mp3" length="14141861" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>A distanza di cinque anni da La misura del tempo, Gianrico Carofiglio porta di nuovo in scena la Bari dell’avvocato Guido Guerrieri, abbandonando momentaneamente la Milano in cui si muove l’ex magistrata Penelope Spada. 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Uno dei libri più belli dello scrittore pugliese.<i>L’orizzonte della notte</i> è un romanzo duplice: da un lato c’è il legal thriller, il cui ritmo è incessante dalla prima all’ultima pagina; da un altro lato c’è un «viaggio psicologico, un’affilata meditazione sulla perdita e sul rimpianto», sul ricordo e sulla ricerca di sé, sulle «inattese sincronie della vita» e sul bisogno di felicità.Una lingua perfetta, solida, asciutta, ricca come sempre di citazioni che non sovrastano il racconto ma lo riempiono, piuttosto, di significato, impedisce quasi al lettore di staccarsi dalle pagine di un romanzo «acuto, brillante, a tratti malinconico, che guarda però» con speranza al futuro, soprattutto nelle righe finali, in qualche modo sorprendenti, capaci quasi di rovesciare il senso di marcia tenuto sino a qual momento dall’autore.La storia gialla comincia con una telefonata che Guerrieri riceve «inaspettatamente» dall’amico libraio Ottavio, il proprietario dell’Osteria del Caffellatte, aperta dalle 10 di sera alle 6 del mattino e rifugio amatissimo dello stesso Guerrieri, il quale è solito trascorrerci le notti d’insonnia. 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Massimo Franco, vaticanista del Corriere della Sera, ha tallonato per anni monsignor Sergio Pagano, vescovo di Celene – una diocesi spagnola soppressa ormai dal VI secolo - ma, soprattutto, prefetto da quasi 27 anni dell’Archivio Apostolico della Santa Sede. Un inseguimento che, alla fine, si è concluso positivamente perché lo stesso Pagano, ormai prossimo a lasciare il suo incarico, ha deciso di alzare qualche velo d’ombra su una delle istituzioni più antiche del mondo. Un «giacimento sterminato di informazioni sull’umanità dei potenti e degli umili, sulle loro miserie e sui loro eroismi, sulla santità e la dannazione», lo definisce Franco; una «sorta di sconfinato Purgatorio cartaceo», nato nel 1611 per volontà di papa Paolo V, Camillo Borghese, e da sempre conosciuto come l’Archivio segreto del Vaticano.Il 22 ottobre di tre anni fa, con un motu proprio, papa Francesco ha abolito l’intestazione utilizzata per individuare l’Archivio sin dal 1646: quel «secretum» che in latino significava semplicemente «privato», «personale». L’aggettivo «segreto» ha cominciato a «essere frainteso, colorato di sfumature ambigue, perfino negative», ha scritto Francesco nel suo motu proprio. Non collima più con la Chiesa della trasparenza in cui il pontefice argentino crede fermamente. E nonostante i 450 fondi custoditi nei corridoi sotterranei costruiti sotto le mura leonine siano in realtà aperti alla consultazione degli studiosi ormai da molti decenni, Francesco ha deciso di voltare pagina e di sostituire «segreto» con «apostolico».Poco importa, suggerisce Massimo Franco. «La sensazione di una segretezza antica e come immutabile» rimane: «coltivata, protetta, vissuta come l’identità vera della potenza sacrale, benigna e insieme quasi minacciosa, della Chiesa cattolica». Per quanto l’Archivio sia «un monumento non al sapere e alla potenza della Chiesa, ma alla volontà di capire oltre le apparenze».<i>Secretum. Papi, guerre, spie: i misteri dell'Archivio Vaticano svelati dal prefetto che lo guida da un quarto di secolo</i>, pubblicato da Solferino, è un libro-intervista. Un genere che personalmente amo moltissimo perché in grado di coniugare la scorrevolezza con la profondità.Non potendo raccontare in dettaglio quattro secoli di storia documentale, monsignor Pagano e Massimo Franco hanno scelto di soffermarsi nei lor dialoghi su alcuni passaggi significativi della lunga e travagliata vicenda dell’Archivio. Il lettore viene così letteralmente proiettato dal prefetto e dal suo intervistatore nei corridoi in cui sono custoditi i faldoni. Entra nel «bunker», si muove lungo gli scaffali e da lì preleva fogli impensabili: una lettera di Giacomo Leopardi al nunzio apostolico nel Regno delle due Sicilie in cui il poeta di Recanati, suddito dello Stato della Chiesa, si lamenta del fatto che a Napoli gli venga chiesto di pagare le tasse; la scomunica di Napoleone Bonaparte siglata da Pio VII, il benedettino cesenate Barnaba Chiaromonti; gli atti del processo a Galileo Galilei, con l’abiura del 1633 firmata dallo scienziato pisano per salvarsi la vita e sfuggire alla prevedibile ira dell’Inquisizione.Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58891446</guid><pubDate>Sat, 02 Mar 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58891446/darione_finale.mp3" length="15334851" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«Braccare un uomo-ombra non è facile: esiste anche il rischio di non raggiungerlo mai». 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Un «giacimento sterminato di informazioni sull’umanità dei potenti e degli umili, sulle loro miserie e sui loro eroismi, sulla santità e la dannazione», lo definisce Franco; una «sorta di sconfinato Purgatorio cartaceo», nato nel 1611 per volontà di papa Paolo V, Camillo Borghese, e da sempre conosciuto come l’Archivio segreto del Vaticano.Il 22 ottobre di tre anni fa, con un motu proprio, papa Francesco ha abolito l’intestazione utilizzata per individuare l’Archivio sin dal 1646: quel «secretum» che in latino significava semplicemente «privato», «personale». L’aggettivo «segreto» ha cominciato a «essere frainteso, colorato di sfumature ambigue, perfino negative», ha scritto Francesco nel suo motu proprio. Non collima più con la Chiesa della trasparenza in cui il pontefice argentino crede fermamente. E nonostante i 450 fondi custoditi nei corridoi sotterranei costruiti sotto le mura leonine siano in realtà aperti alla consultazione degli studiosi ormai da molti decenni, Francesco ha deciso di voltare pagina e di sostituire «segreto» con «apostolico».Poco importa, suggerisce Massimo Franco. «La sensazione di una segretezza antica e come immutabile» rimane: «coltivata, protetta, vissuta come l’identità vera della potenza sacrale, benigna e insieme quasi minacciosa, della Chiesa cattolica». Per quanto l’Archivio sia «un monumento non al sapere e alla potenza della Chiesa, ma alla volontà di capire oltre le apparenze».<i>Secretum. Papi, guerre, spie: i misteri dell'Archivio Vaticano svelati dal prefetto che lo guida da un quarto di secolo</i>, pubblicato da Solferino, è un libro-intervista. Un genere che personalmente amo moltissimo perché in grado di coniugare la scorrevolezza con la profondità.Non potendo raccontare in dettaglio quattro secoli di storia documentale, monsignor Pagano e Massimo Franco hanno scelto di soffermarsi nei lor dialoghi su alcuni passaggi significativi della lunga e travagliata vicenda dell’Archivio. Il lettore viene così letteralmente proiettato dal prefetto e dal suo intervistatore nei corridoi in cui sono custoditi i faldoni. 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Discorsi sulla libertà in Russia</i>, il piccolo volume che contiene la traduzione italiana dei quattro interventi pronunciati in Tribunale da Aleksej Navalny tra il 18 gennaio e il 20 febbraio 2021, è un po’ ciascuna di queste cose. Vale davvero la pena di leggerlo, anche se è praticamente impossibile trovarlo.<br />Sì, perché <i>Non Tacete!</i> è un libro clandestino, rimasto in commercio, sugli scaffali delle librerie e negli store online, soltanto per 11 giorni. Uscito il 22 aprile di due anni fa, venne infatti ritirato dalla vendita su indicazione dell’editore Garzanti meno di due settimane dopo, il 3 maggio. Allora qualcuno gridò al complotto, ipotizzò addirittura un intervento del Cremlino e chiamò a raccolta in difesa della libertà di stampa. Ma dietro alla richiesta di riconsegnare le copie c’era soltanto un problema irrisolto di diritti e un pasticcio con il copyright. L’accordo verbale in base al quale era partita l’edizione italiana – accordo stipulato tra la milanese Garzanti e la bavarese Droemer Knaur, casa editrice che nell’agosto del 2021 aveva pubblicato per prima i testi di Navalny con il titolo <i>Schweigt nicht! Reden vor Gericht</i> – non era stato perfezionato.<br />Nessun mistero, quindi. Ciò detto, i quattro discorsi di Navalny restano, resistono. Sono un documento in qualche modo accessibile e, soprattutto, una lettura impressionante, alla luce in particolare di quanto è accaduto dopo. <br />Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58799897</guid><pubDate>Sat, 24 Feb 2024 05:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58799897/campione_2_25_puntata.mp3" length="13851731" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Un libro fantasma; una tragica e attualissima lezione di storia contemporanea; un manifesto del coraggio umano e politico. Non tacete! Discorsi sulla libertà in Russia, il piccolo volume che contiene la traduzione italiana dei quattro interventi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un libro fantasma; una tragica e attualissima lezione di storia contemporanea; un manifesto del coraggio umano e politico. <i>Non tacete! Discorsi sulla libertà in Russia</i>, il piccolo volume che contiene la traduzione italiana dei quattro interventi pronunciati in Tribunale da Aleksej Navalny tra il 18 gennaio e il 20 febbraio 2021, è un po’ ciascuna di queste cose. Vale davvero la pena di leggerlo, anche se è praticamente impossibile trovarlo.<br />Sì, perché <i>Non Tacete!</i> è un libro clandestino, rimasto in commercio, sugli scaffali delle librerie e negli store online, soltanto per 11 giorni. Uscito il 22 aprile di due anni fa, venne infatti ritirato dalla vendita su indicazione dell’editore Garzanti meno di due settimane dopo, il 3 maggio. Allora qualcuno gridò al complotto, ipotizzò addirittura un intervento del Cremlino e chiamò a raccolta in difesa della libertà di stampa. Ma dietro alla richiesta di riconsegnare le copie c’era soltanto un problema irrisolto di diritti e un pasticcio con il copyright. 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La narrazione di Milano come è fatta oggi non mi piace per niente perché dimentica che non solo gli sbandati, i marginali, ma anche le persone come Teresa, con un lavoro precario e un ex marito che non paga gli alimenti, non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Io la vedo, la gente che fatica, se ne parla troppo poco, volevo dare loro una voce».<br />In questo romanzo molto più che in quelli precedenti, i contorni del giallo si sovrappongono alla denuncia politica. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58706360</guid><pubDate>Sat, 17 Feb 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58706360/pesci_piccoli.mp3" length="15810558" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Emerso dalla fantasia di Alessandro Robecchi, Carlo Monterossi è giunto con Pesci Piccoli al decimo capitolo di una fortunatissima sequenza di romanzi, sempre pubblicata da Sellerio nella collana della Memoria e da un paio d’anni approdata anche su...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Emerso dalla fantasia di Alessandro Robecchi, Carlo Monterossi è giunto con <i>Pesci Piccoli</i> al decimo capitolo di una fortunatissima sequenza di romanzi, sempre pubblicata da Sellerio nella collana della Memoria e da un paio d’anni approdata anche su Prime con una serie interpretata, tra gli altri, da Fabrizio Bentivoglio.<br />«In una città come Milano, la più spietata d’Italia, le differenze tra ricchi e poveri si stanno facendo incolmabili - ha detto in un’intervista alla <i>Stampa </i>Robecchi - Basta sbagliare una fermata di metro e ti ritrovi in un altro mondo. La narrazione di Milano come è fatta oggi non mi piace per niente perché dimentica che non solo gli sbandati, i marginali, ma anche le persone come Teresa, con un lavoro precario e un ex marito che non paga gli alimenti, non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Io la vedo, la gente che fatica, se ne parla troppo poco, volevo dare loro una voce».<br />In questo romanzo molto più che in quelli precedenti, i contorni del giallo si sovrappongono alla denuncia politica. 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L’autobiografia di Renato Pozzetto, uscita qualche giorno fa per Rizzoli, è un libro sorprendente, a partire dal titolo: <i>Ne uccide più la gola che la sciarpa</i>. Una storia. Lunga decine di anni e scandita in capitoli brevi, talvolta slegati tra loro, ciascuno dedicato al ricordo di un singolo episodio, di un singolo incontro.<br />«È stato come ascoltare qualcosa che mi raccontava un’altra persona per la prima volta – ha spiegato Pozzetto in un’intervista al Corriere della Sera – Ho sorriso, mi sono emozionato, ho riscoperto qualcosa che si era perduto nella memoria. E ho cercato di essere onesto nel descrivere le storie preziose della mia vita».<br />Un memoir intimo che, incrociando le esistenze di personaggi famosi, quando non famosissimi, diventa ovviamente storia generale: storia del Paese, storia di costume, storia di un mondo in buona parte, purtroppo, scomparso. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58625560</guid><pubDate>Sat, 10 Feb 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58625560/dario_2_23_puntata.mp3" length="15157037" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Malinconico senza essere nostalgico. Divertente. E per lunghi tratti surreale, in linea con il registro comico che ne ha caratterizzato gran parte della carriera di attore e di autore. L’autobiografia di Renato Pozzetto, uscita qualche giorno fa per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Malinconico senza essere nostalgico. Divertente. E per lunghi tratti surreale, in linea con il registro comico che ne ha caratterizzato gran parte della carriera di attore e di autore. L’autobiografia di Renato Pozzetto, uscita qualche giorno fa per Rizzoli, è un libro sorprendente, a partire dal titolo: <i>Ne uccide più la gola che la sciarpa</i>. Una storia. Lunga decine di anni e scandita in capitoli brevi, talvolta slegati tra loro, ciascuno dedicato al ricordo di un singolo episodio, di un singolo incontro.<br />«È stato come ascoltare qualcosa che mi raccontava un’altra persona per la prima volta – ha spiegato Pozzetto in un’intervista al Corriere della Sera – Ho sorriso, mi sono emozionato, ho riscoperto qualcosa che si era perduto nella memoria. E ho cercato di essere onesto nel descrivere le storie preziose della mia vita».<br />Un memoir intimo che, incrociando le esistenze di personaggi famosi, quando non famosissimi, diventa ovviamente storia generale: storia del Paese, storia di costume, storia di un mondo in buona parte, purtroppo, scomparso. 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Comincia il Festival di Sanremo, giunto quest’anno all’edizione numero 74.Potrebbe sembrare strano, ma il Festival non è mai stato argomento libresco. A parte qualche storia, anche di stampo accademico, il tempio della canzone vive soprattutto di immagini e suoni. Se paragonate all’intensità del fenomeno Sanremo, le pagine scritte che celebrano la manifestazione sono davvero poche, spesso legate ai ricordi dei singoli protagonisti o a critiche sociali e mediatiche, quasi sempre non troppo benevole.Ecco perché è da salutare positivamente la scelta dell’editore Salani di pubblicare un libro che racconta la storia del Teatro Ariston, da 47 anni la casa del Festival o, come dice l’autore, Walter Vacchino, che ne ha fatto anche il titolo del volume, <i>Ariston.</i> <i>La scatola magica</i> <i>di Sanremo</i>. Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58548212</guid><pubDate>Sat, 03 Feb 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58548212/campione_2_22_puntata.mp3" length="18243293" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Martedì prossimo si rinnova la liturgia laica della quale nessun italiano e ben pochi ticinesi possono fare a meno. Comincia il Festival di Sanremo, giunto quest’anno all’edizione numero 74.Potrebbe sembrare strano, ma il Festival non è mai stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Martedì prossimo si rinnova la liturgia laica della quale nessun italiano e ben pochi ticinesi possono fare a meno. Comincia il Festival di Sanremo, giunto quest’anno all’edizione numero 74.Potrebbe sembrare strano, ma il Festival non è mai stato argomento libresco. A parte qualche storia, anche di stampo accademico, il tempio della canzone vive soprattutto di immagini e suoni. Se paragonate all’intensità del fenomeno Sanremo, le pagine scritte che celebrano la manifestazione sono davvero poche, spesso legate ai ricordi dei singoli protagonisti o a critiche sociali e mediatiche, quasi sempre non troppo benevole.Ecco perché è da salutare positivamente la scelta dell’editore Salani di pubblicare un libro che racconta la storia del Teatro Ariston, da 47 anni la casa del Festival o, come dice l’autore, Walter Vacchino, che ne ha fatto anche il titolo del volume, <i>Ariston.</i> <i>La scatola magica</i> <i>di Sanremo</i>. 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Tra i tanti libri degni di nota, ne ho scelto uno scritto dall’americano Daniel B. Schwartz: <i>Ghetto. Storia di una parola</i>, uscito nel 2019 per la Harvard University Press e adesso tradotto in italiano dall’editore milanese Hoepli. Come ricorda Adriano Prosperi nell’introduzione al volume, «l’esercizio primario dello studioso di storia dev’essere cogliere l’esatto significato delle parole che legge». E «ricostruire il viaggio» anche soltanto di una singola parola non è mai «una banale curiosità erudita». Soprattutto quando questa parola ha inciso con il fuoco la carne viva di milioni di persone innocenti.Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58461118</guid><pubDate>Sat, 27 Jan 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58461118/campione_2_21_puntata.mp3" length="15240609" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Ogni anno, con l’approssimarsi del 27 gennaio – anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta nel 1945 per mano dell’Armata rossa – in tutto il mondo si pubblicano centinaia di lavori e saggi il cui obiettivo è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ogni anno, con l’approssimarsi del 27 gennaio – anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta nel 1945 per mano dell’Armata rossa – in tutto il mondo si pubblicano centinaia di lavori e saggi il cui obiettivo è celebrare il Giorno della memoria, ricorrenza istituita nel novembre 2005 a New York dall’Assemblea generale dell’ONU per mai dimenticare la Shoah. Tra i tanti libri degni di nota, ne ho scelto uno scritto dall’americano Daniel B. Schwartz: <i>Ghetto. Storia di una parola</i>, uscito nel 2019 per la Harvard University Press e adesso tradotto in italiano dall’editore milanese Hoepli. Come ricorda Adriano Prosperi nell’introduzione al volume, «l’esercizio primario dello studioso di storia dev’essere cogliere l’esatto significato delle parole che legge». E «ricostruire il viaggio» anche soltanto di una singola parola non è mai «una banale curiosità erudita». Soprattutto quando questa parola ha inciso con il fuoco la carne viva di milioni di persone innocenti.Buon ascolto.]]></itunes:summary><itunes:duration>635</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,ebraismo,ebrei,ghetto,giornodellamemoria,harvarduniversitypress,hoepli,libri,libro,podcast,shoah</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>21</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Guccini e Macchiavelli, un giallo per capire la storia dell'Italia di oggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/guccini-e-macchiavelli-un-giallo-per-capire-la-storia-dell-italia-di-oggi--58370827</link><description><![CDATA[Il romanzo giallo, dice Francesco Guccini, «è un contenitore che può essere riempito in mille modi». E le vicende storiche aiutano la narrazione, le danno polpa: spesso, guardando indietro, si racconta il presente». Il cantautore modenese festeggia nel 2024 i 35 anni di attività scrittoria. Il suo primo libro, <i>Croniche epafàniche</i>, uscì infatti nel 1989 per Feltrinelli e fu subito chiaro a tutti la capacità dell’autore di tornare alleradici della propria storia attraverso il recupero delle parlate dialettali e delle vicende di un mondo forse superato dagli eventi ma resistente nella memoria.Al 1997, invece, risale <i>Macaronì</i>. Romanzo di santi e delinquenti, edito da Mondadori, il primo giallo firmato da Guccini insieme con Loriano Macchiavelli, probabilmente il più grande autore italiano di genere, lo scrittore che ha reinventato il noir proiettando nella Bologna della contestazione un personaggio unico qual è il sergente Sarti Antonio. Con <i>Macaronì </i>i due amici e sodali emiliani diedero vita voce e corpo al maresciallo dei carabinieri campano Benedetto Santovito, la cui esistenza letteraria si è poi dipanata in altri quattro romanzi e in vari racconti.Nel 2011, sempre dalla fantasia della coppia Guccini-Macchiavelli ha preso il volo il “Poiana”, Marco Gherardini, ispettore della Forestale più a proprio agio con la natura e gli animali che con gli uomini e chiamato, suo malgrado, in tre romanzi e in un racconto, a muoversi sui crinali degli Appennini indossando i panni dell’investigatore.Ai tanti e fedeli lettori in attesa di reincontrare Santovito o Gherardini, Guccini e Macchiavelli - con un colpo di scena inatteso ma dall’esito felicissimo - hanno invece regalato un volto nuovo: quello di Penelope Rocchi, detta Lope, giornalista 25enne chiamata a raccontare la Bologna (e l’Italia) dei primi anni Settanta. L’esperimento narrativo voluto dal cantautore e dallo scrittore emiliani ha trovato forma in <i>Vola Golondrina</i>, uscito alcune settimane fa per Giunti. Avrete sicuramente capito che io sono uno di quei tanti e fedeli lettori ai quali accennavo prima, motivo per cui forse il mio giudizio potrebbe non essere del tutto sereno e obiettivo. Può darsi, lo ammetto. Ma se c’è un libro che in questo momento può aiutare a capire l’Italia molto più di tante analisi sociologiche e politiche, bene quel libro è proprio<i> Vola Golondrina</i>.Buon ascolto!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58370827</guid><pubDate>Sat, 20 Jan 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58370827/puntata_2_20.mp3" length="14818466" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il romanzo giallo, dice Francesco Guccini, «è un contenitore che può essere riempito in mille modi». 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Romanzo di santi e delinquenti, edito da Mondadori, il primo giallo firmato da Guccini insieme con Loriano Macchiavelli, probabilmente il più grande autore italiano di genere, lo scrittore che ha reinventato il noir proiettando nella Bologna della contestazione un personaggio unico qual è il sergente Sarti Antonio. Con <i>Macaronì </i>i due amici e sodali emiliani diedero vita voce e corpo al maresciallo dei carabinieri campano Benedetto Santovito, la cui esistenza letteraria si è poi dipanata in altri quattro romanzi e in vari racconti.Nel 2011, sempre dalla fantasia della coppia Guccini-Macchiavelli ha preso il volo il “Poiana”, Marco Gherardini, ispettore della Forestale più a proprio agio con la natura e gli animali che con gli uomini e chiamato, suo malgrado, in tre romanzi e in un racconto, a muoversi sui crinali degli Appennini indossando i panni dell’investigatore.Ai tanti e fedeli lettori in attesa di reincontrare Santovito o Gherardini, Guccini e Macchiavelli - con un colpo di scena inatteso ma dall’esito felicissimo - hanno invece regalato un volto nuovo: quello di Penelope Rocchi, detta Lope, giornalista 25enne chiamata a raccontare la Bologna (e l’Italia) dei primi anni Settanta. L’esperimento narrativo voluto dal cantautore e dallo scrittore emiliani ha trovato forma in <i>Vola Golondrina</i>, uscito alcune settimane fa per Giunti. Avrete sicuramente capito che io sono uno di quei tanti e fedeli lettori ai quali accennavo prima, motivo per cui forse il mio giudizio potrebbe non essere del tutto sereno e obiettivo. Può darsi, lo ammetto. 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Una delle tesi che attraversano molti suoi lavori è che «per ricostruire come uomini diversi, appartenenti a epoche e culture differenti, hanno interpretato l’umano, bisogna guardare innanzitutto al modo in cui essi hanno trattato, descritto, rappresentato, cacciato, sacrificato gli animali».La storia dell’umano e la storia degli animali vanno insomma raccontate assieme, sostiene Macho, poiché sono «la storia di una convivenza che, come ogni altra, è stata segnata da conflitti e riconciliazioni».Tra questi animali-simbolo, uno in particolare è probabilmente più importante di altri: il maiale. Che, con la sua presenza – a volte discreta, a volte inquietante – attraversa tutta la storia della cultura umana, e non soltanto quella occidentale.«I maiali - scrive Macho - popolano una regione immensa del nostro immaginario, fatta di miti, fiabe, leggende, poesie, romanzi, immagini, film, progetti artistici e spettacoli teatrali, giù giù fino ai manifesti pubblicitari, alle stoviglie, ai giocattoli e a ogni sorta di oggetti». Con ogni probabilità, non esiste alcun animale che abbia suscitato e portato a espressione sentimenti, sensazioni, orizzonti simbolici e concettuali così diversi – dalla sessualità alla gola, dalla sporcizia all’innocenza, dal pericolo alla comicità, dalla fortuna alla repulsione – come il maiale.Perché ciò accade, si chiede il filosofo austriaco? La risposta è sorprendente, e potrebbe non piacere a qualcuno: «I maiali - dice Macho - sono troppo simili e insieme troppo diversi da noi […]. Sono un ottimo esempio di quello che Freud chiamava il perturbante, quel non so che di sinistro che si annida nelle pieghe dell’esistenza quotidiana e che tendiamo a rimuovere, celare, dissimulare».I maiali siamo noi. E dal rapporto instaurato con questo animale-specchio è possibile comprendere molto del nostro modo di essere.La storia narrata da Macho nel suo libro, intitolato semplicemente <i>Il maiale</i> e pubblicato da Marsilio, inizia 8 mila anni fa, con la domesticazione dei suini, tra i primi animali a essere allevati dalle popolazioni che abbandonavano il nomadismo privilegiando le pratiche agricoltura e la vita stanziale. I più antichi resti ossei ascrivibili a suini domestici sono stati ritrovati in Cina, negli insediamenti della cosiddetta cultura di Cishan, nello Hebei meridionale. Non è un caso, forse, che in Estremo Oriente il maiale sia sempre stato una «bestia di tutto rispetto». E che per gli astrologi cinesi, «nascere nell’anno del maiale» significhi «venire al mondo armati di tolleranza, fiducia, moralità e nobiltà d’animo» (per inciso: stiamo per uscire dall’anno della tigre; il 22 gennaio prossimo inizierà l’anno del coniglio, mentre per i nuovi nati nell’anno del maiale bisognerà aspettare il 23 gennaio 2031). Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58279336</guid><pubDate>Sat, 13 Jan 2024 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58279336/dario_corretta.mp3" length="14733670" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il filosofo austriaco Thomas Macho è stato per oltre 20 anni professore di Storia culturale all’Università Humboldt di Berlino, ha insegnato negli atenei di Tel Aviv e di Dresda e, dal 2016, dirige il Centro internazionale di ricerca per gli studi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il filosofo austriaco Thomas Macho è stato per oltre 20 anni professore di Storia culturale all’Università Humboldt di Berlino, ha insegnato negli atenei di Tel Aviv e di Dresda e, dal 2016, dirige il Centro internazionale di ricerca per gli studi culturali dell’Università di Vienna.Dalla prima metà degli anni ’80, da prima cioè che questa espressione venisse coniata, Macho si occupa di «Animal studies» e, in particolare, del rapporto uomo-animale. Una delle tesi che attraversano molti suoi lavori è che «per ricostruire come uomini diversi, appartenenti a epoche e culture differenti, hanno interpretato l’umano, bisogna guardare innanzitutto al modo in cui essi hanno trattato, descritto, rappresentato, cacciato, sacrificato gli animali».La storia dell’umano e la storia degli animali vanno insomma raccontate assieme, sostiene Macho, poiché sono «la storia di una convivenza che, come ogni altra, è stata segnata da conflitti e riconciliazioni».Tra questi animali-simbolo, uno in particolare è probabilmente più importante di altri: il maiale. Che, con la sua presenza – a volte discreta, a volte inquietante – attraversa tutta la storia della cultura umana, e non soltanto quella occidentale.«I maiali - scrive Macho - popolano una regione immensa del nostro immaginario, fatta di miti, fiabe, leggende, poesie, romanzi, immagini, film, progetti artistici e spettacoli teatrali, giù giù fino ai manifesti pubblicitari, alle stoviglie, ai giocattoli e a ogni sorta di oggetti». Con ogni probabilità, non esiste alcun animale che abbia suscitato e portato a espressione sentimenti, sensazioni, orizzonti simbolici e concettuali così diversi – dalla sessualità alla gola, dalla sporcizia all’innocenza, dal pericolo alla comicità, dalla fortuna alla repulsione – come il maiale.Perché ciò accade, si chiede il filosofo austriaco? La risposta è sorprendente, e potrebbe non piacere a qualcuno: «I maiali - dice Macho - sono troppo simili e insieme troppo diversi da noi […]. Sono un ottimo esempio di quello che Freud chiamava il perturbante, quel non so che di sinistro che si annida nelle pieghe dell’esistenza quotidiana e che tendiamo a rimuovere, celare, dissimulare».I maiali siamo noi. E dal rapporto instaurato con questo animale-specchio è possibile comprendere molto del nostro modo di essere.La storia narrata da Macho nel suo libro, intitolato semplicemente <i>Il maiale</i> e pubblicato da Marsilio, inizia 8 mila anni fa, con la domesticazione dei suini, tra i primi animali a essere allevati dalle popolazioni che abbandonavano il nomadismo privilegiando le pratiche agricoltura e la vita stanziale. I più antichi resti ossei ascrivibili a suini domestici sono stati ritrovati in Cina, negli insediamenti della cosiddetta cultura di Cishan, nello Hebei meridionale. Non è un caso, forse, che in Estremo Oriente il maiale sia sempre stato una «bestia di tutto rispetto». E che per gli astrologi cinesi, «nascere nell’anno del maiale» significhi «venire al mondo armati di tolleranza, fiducia, moralità e nobiltà d’animo» (per inciso: stiamo per uscire dall’anno della tigre; il 22 gennaio prossimo inizierà l’anno del coniglio, mentre per i nuovi nati nell’anno del maiale bisognerà aspettare il 23 gennaio 2031). 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Lontanissima dai cliché che la volevano soggetta ai capricci e alle scelte anche irrazionali di ignoranti ma spietati padrini, «la criminalità mafiosa contemporanea» è invece sempre di più «profondamente influenzata dalle dinamiche della globalizzazione e dall'evoluzione delle tecnologie». Vive il suo tempo. E in qualche caso lo domina, anche e soprattutto attraverso strumenti all'avanguardia: i sofisticati prodotti della rivoluzione informatica. «Le mafie nell'era moderna preferiscono le tastiere alle pistole», anche perché la Rete ha spalancato le porte di infinite possibilità d'azione», facilitando «alle organizzazioni criminali» la connessione delle loro attività con il cybercrime.<br />Alcuni studiosi, tra cui Antonio Nicaso e Greta Nasi, sono tra gli autori di un prezioso volume che sistetizza anni di ricerca sui processi di mutazione informatica messi in atto dalle mafie, e in particolare dalla 'ndrangheta calabrese, in relazione alle proprie attività illegali e criminali. In questa puntata di <b>CentoParole</b> il nostro Dario Campione ci parla di <i>The Dark-Web Side of Mafia. Appalti, crypto e cybercrime. Le mafie adesso: più invisibili e potenti</i> pubblicato dall'editore milanese Zolfo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58197238</guid><pubDate>Sat, 06 Jan 2024 00:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58197238/darione_thedarksideofmafias.mp3" length="13899264" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Nonostante le cose siano cambiate da molto tempo, sono troppe le persone tuttora abituate a pensare le mafie e i mafiosi secondo stereotipi totalmente inadatti a raffigurare la realtà. Lontanissima dai cliché che la volevano soggetta ai capricci e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nonostante le cose siano cambiate da molto tempo, sono troppe le persone tuttora abituate a pensare le mafie e i mafiosi secondo stereotipi totalmente inadatti a raffigurare la realtà. Lontanissima dai cliché che la volevano soggetta ai capricci e alle scelte anche irrazionali di ignoranti ma spietati padrini, «la criminalità mafiosa contemporanea» è invece sempre di più «profondamente influenzata dalle dinamiche della globalizzazione e dall'evoluzione delle tecnologie». Vive il suo tempo. E in qualche caso lo domina, anche e soprattutto attraverso strumenti all'avanguardia: i sofisticati prodotti della rivoluzione informatica. «Le mafie nell'era moderna preferiscono le tastiere alle pistole», anche perché la Rete ha spalancato le porte di infinite possibilità d'azione», facilitando «alle organizzazioni criminali» la connessione delle loro attività con il cybercrime.<br />Alcuni studiosi, tra cui Antonio Nicaso e Greta Nasi, sono tra gli autori di un prezioso volume che sistetizza anni di ricerca sui processi di mutazione informatica messi in atto dalle mafie, e in particolare dalla 'ndrangheta calabrese, in relazione alle proprie attività illegali e criminali. In questa puntata di <b>CentoParole</b> il nostro Dario Campione ci parla di <i>The Dark-Web Side of Mafia. Appalti, crypto e cybercrime. Le mafie adesso: più invisibili e potenti</i> pubblicato dall'editore milanese Zolfo.]]></itunes:summary><itunes:duration>578</itunes:duration><itunes:keywords>antonionicaso,antoniowalterrauti,cdt,cdtweb,centoparole,corrieredelticino,crypto,cybercrime,dariocampione,darkweb,gretanasi,lettura,libri,lucafantacci,mafia,ndrangheta,nicolagratteri,podcast,thedarkwebsideofmafias,zolfo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>18</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Auguri da CentoParole: che sia un 2024 pieno di pensieri inutili, di pensieri liberi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/auguri-da-centoparole-che-sia-un-2024-pieno-di-pensieri-inutili-di-pensieri-liberi--58148704</link><description><![CDATA[In questi giorni, La Nave di Teseo ha ripubblicato, a distanza di dieci anni dalla prima uscita per i tipi di Bompiani, <i>L’utilità dell’inutile</i>, il volume con cui Nuccio Ordine conquistò l’affetto e la stima dei lettori di tutta Europa. Un titolo eloquente e un libro necessario, che George Steiner definì «un piccolo capolavoro», esattamente quel tipo di saggio che va «incontro al bisogno di dare senso alla nostra cultura».Ordinario di Letteratura italiana, tra i maggiori studiosi - forse il maggiore - di Giordano Bruno, a giugno di quest’anno purtroppo Ordine se n’è andato, a 64 anni, per un improvviso malore. Ma il suo libro sull’indispensabilità dell’inutile ovviamente resta, e con esso rimane intatto il messaggio che l’intellettuale calabrese ha lanciato con il suo «manifesto sulla bellezza del sapere e sulla bellezza della vita».«Considero utile tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori», diceva Ordine. E leggere è una delle attività irrinunciabili in questo senso. D’altronde, se non in un podcast che parla di libri, dove si dovrebbe difendere e sostenere la lettura, quella vera, quella che non si limita a pochi istanti sul telefonino, ma si sofferma a lungo sulle parole?«Non è facile - scriveva Nuccio Ordine - capire, nel nostro mondo dominato dall’homo oeconomicus, l’utilità dell’inutile e, soprattutto, l’inutilità dell’utile», vale a dire «quanti beni di consumo non necessari ci vengono venduti come indispensabili».Ecco allora germogliare «La feconda inutilità della letteratura». Troppo spesso, sottolineava Ordine, «Non abbiamo coscienza» del fatto che «la letteratura e i saperi umanistici, […] la cultura e l’istruzione costituiscono il liquido amniotico ideale in cui le idee di democrazia, di libertà, di giustizia, di laicità, di uguaglianza, di diritto alla critica, di tolleranza, di solidarietà, di bene comune, possono trovare un vigoroso sviluppo».Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58148704</guid><pubDate>Sat, 30 Dec 2023 05:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58148704/darione_puntata.mp3" length="13787566" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questi giorni, La Nave di Teseo ha ripubblicato, a distanza di dieci anni dalla prima uscita per i tipi di Bompiani, L’utilità dell’inutile, il volume con cui Nuccio Ordine conquistò l’affetto e la stima dei lettori di tutta Europa. Un titolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questi giorni, La Nave di Teseo ha ripubblicato, a distanza di dieci anni dalla prima uscita per i tipi di Bompiani, <i>L’utilità dell’inutile</i>, il volume con cui Nuccio Ordine conquistò l’affetto e la stima dei lettori di tutta Europa. Un titolo eloquente e un libro necessario, che George Steiner definì «un piccolo capolavoro», esattamente quel tipo di saggio che va «incontro al bisogno di dare senso alla nostra cultura».Ordinario di Letteratura italiana, tra i maggiori studiosi - forse il maggiore - di Giordano Bruno, a giugno di quest’anno purtroppo Ordine se n’è andato, a 64 anni, per un improvviso malore. Ma il suo libro sull’indispensabilità dell’inutile ovviamente resta, e con esso rimane intatto il messaggio che l’intellettuale calabrese ha lanciato con il suo «manifesto sulla bellezza del sapere e sulla bellezza della vita».«Considero utile tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori», diceva Ordine. E leggere è una delle attività irrinunciabili in questo senso. D’altronde, se non in un podcast che parla di libri, dove si dovrebbe difendere e sostenere la lettura, quella vera, quella che non si limita a pochi istanti sul telefonino, ma si sofferma a lungo sulle parole?«Non è facile - scriveva Nuccio Ordine - capire, nel nostro mondo dominato dall’homo oeconomicus, l’utilità dell’inutile e, soprattutto, l’inutilità dell’utile», vale a dire «quanti beni di consumo non necessari ci vengono venduti come indispensabili».Ecco allora germogliare «La feconda inutilità della letteratura». Troppo spesso, sottolineava Ordine, «Non abbiamo coscienza» del fatto che «la letteratura e i saperi umanistici, […] la cultura e l’istruzione costituiscono il liquido amniotico ideale in cui le idee di democrazia, di libertà, di giustizia, di laicità, di uguaglianza, di diritto alla critica, di tolleranza, di solidarietà, di bene comune, possono trovare un vigoroso sviluppo».Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>574</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,libri,libro,nuccioordine,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>17</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>800 anni e non li dimostra: storia e mito del presepe</title><link>https://www.spreaker.com/episode/800-anni-e-non-li-dimostra-storia-e-mito-del-presepe--58099292</link><description><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Marino Niola ed Elisabetta Moro <i>Il presepe. Una storia sorprendente</i>, pubblicato da Il Mulino. Ma vi parlo anche della lettera apostolica Admirabile signum che papa Francesco ha scritto nel 2019 per spiegare il senso e il significato assunti oggi dal presepe. Dobbiamo al biografo di san Francesco d’Assisi, Tommaso da Celano, la descrizione del primo presepe della storia, allestito nella notte di Natale del 1223: ottocento anni fa. Il santo dei poveri, di ritorno da Roma dove il 29 novembre di quello stesso anno aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della Regola dei frati minori, si fermò a Greccio, nella Valle Reatina. Dopo il viaggio in Terra Santa, le grotte di Greccio ricordarono a san Francesco, in modo particolare, il paesaggio di Betlemme. «Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, anche dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo in cui si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia».Le fonti francescane del XIII secolo raccontano nei particolari che cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».Appena l’ebbe ascoltato, l’uomo iniziò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare la scena. Arrivato, Francesco trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. E nella mangiatoia, che in latino si dice praesepium, davanti alla gente accorsa a osservare da vicino questa insolita sacra rappresentazione, fu celebrata una messa.In quella notte, a Greccio, non c’erano statuine: il primo presepe fu realizzato e vissuto dai presenti. «San Francesco - ha scritto il papa 4 anni fa nell’esortazione apostolica Admirabile signum dedicata proprio al presepe - iniziò con la semplicità quel segno che permane fino ai nostri giorni come una genuina forma della bellezza della fede. […] Stupore e meraviglia sono i due sentimenti che emozionano tutti, piccoli e grandi, davanti al presepe, che è come un Vangelo vivo che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta è che esso parli alla vita».Ha ragione, Bergoglio. Con il presepe, il mistero dell’incarnazione diventa familiare, alla portata di tutti. È come avere davanti agli occhi «Un vangelo domestico». E in fondo «è stata questa doppia natura, alta e popolare, straordinaria e ordinaria, spirituale e materiale, a fare la fortuna secolare del presepe». Al presepe, alla sua storia e ai suoi molti significati hanno dedicato un bel libro, pubblicato lo scorso anno da Il Mulino, gli antropologi napoletani Marino Niola ed Elisabetta Moro. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58099292</guid><pubDate>Sat, 23 Dec 2023 05:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58099292/darione_sedicesima_definitiva.mp3" length="13927482" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vi racconto il libro di Marino Niola ed Elisabetta Moro Il presepe. Una storia sorprendente, pubblicato da Il Mulino. Ma vi parlo anche della lettera apostolica Admirabile signum che papa Francesco ha scritto nel 2019 per spiegare il senso e il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vi racconto il libro di Marino Niola ed Elisabetta Moro <i>Il presepe. Una storia sorprendente</i>, pubblicato da Il Mulino. Ma vi parlo anche della lettera apostolica Admirabile signum che papa Francesco ha scritto nel 2019 per spiegare il senso e il significato assunti oggi dal presepe. Dobbiamo al biografo di san Francesco d’Assisi, Tommaso da Celano, la descrizione del primo presepe della storia, allestito nella notte di Natale del 1223: ottocento anni fa. Il santo dei poveri, di ritorno da Roma dove il 29 novembre di quello stesso anno aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della Regola dei frati minori, si fermò a Greccio, nella Valle Reatina. Dopo il viaggio in Terra Santa, le grotte di Greccio ricordarono a san Francesco, in modo particolare, il paesaggio di Betlemme. «Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, anche dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo in cui si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia».Le fonti francescane del XIII secolo raccontano nei particolari che cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».Appena l’ebbe ascoltato, l’uomo iniziò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare la scena. Arrivato, Francesco trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. E nella mangiatoia, che in latino si dice praesepium, davanti alla gente accorsa a osservare da vicino questa insolita sacra rappresentazione, fu celebrata una messa.In quella notte, a Greccio, non c’erano statuine: il primo presepe fu realizzato e vissuto dai presenti. «San Francesco - ha scritto il papa 4 anni fa nell’esortazione apostolica Admirabile signum dedicata proprio al presepe - iniziò con la semplicità quel segno che permane fino ai nostri giorni come una genuina forma della bellezza della fede. […] Stupore e meraviglia sono i due sentimenti che emozionano tutti, piccoli e grandi, davanti al presepe, che è come un Vangelo vivo che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta è che esso parli alla vita».Ha ragione, Bergoglio. Con il presepe, il mistero dell’incarnazione diventa familiare, alla portata di tutti. È come avere davanti agli occhi «Un vangelo domestico». E in fondo «è stata questa doppia natura, alta e popolare, straordinaria e ordinaria, spirituale e materiale, a fare la fortuna secolare del presepe». Al presepe, alla sua storia e ai suoi molti significati hanno dedicato un bel libro, pubblicato lo scorso anno da Il Mulino, gli antropologi napoletani Marino Niola ed Elisabetta Moro. 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Ma quanti di noi, prima di dare fiato alla propria collera, hanno riflettuto sul significato autentico di questo insulto, sulla sua genesi e sulla sua lunghissima storia?I sociologi della comunicazione, alla pari dei benpensanti, lo classificano tra le «imprecazioni» o lo incasellano nello scaffale del turpiloquio. Ma il «fuck!», in tutte le sue declinazioni, è ormai stato sdoganato ovunque: nel cinema, nella musica popolare, nella politica, nella pubblicità. È linguaggio quotidiano. E lo è dappertutto perché, forse anche su questo non avete mai riflettuto abbastanza, «esiste una sorta di corrispettivo per ogni lingua.Ci si manda a fanculo in tutto il mondo». E lo si fa da secoli. Anzi, da almeno un paio di millenni a questa parte. Paolo Pedote, giornalista e scrittore milanese, ha pubblicato di recente con Mimesis <i>Breve guida filosofica al vaffanculo! Swear words e gestacci osceni da Aristofane a Maurizio Cattelan</i>. Pedote propone un viaggio attraverso film, poesie, immagini, sculture, canzoni. Una fenomenologia puntuale di un «prefabbricato linguistico» i cui dispositivi culturali molto raccontano dei nostri rapporti sociali, di genere e soprattutto di potere. Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58022441</guid><pubDate>Sat, 16 Dec 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58022441/darione_15_vaffa.mp3" length="13028539" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«A chi non è capitato, in uno scatto di nervosismo, di gridare un sonoro vaffanculo! a qualcuno?». Credo che nessuno possa dirsi innocente. Ma quanti di noi, prima di dare fiato alla propria collera, hanno riflettuto sul significato autentico di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[«A chi non è capitato, in uno scatto di nervosismo, di gridare un sonoro vaffanculo! a qualcuno?». Credo che nessuno possa dirsi innocente. Ma quanti di noi, prima di dare fiato alla propria collera, hanno riflettuto sul significato autentico di questo insulto, sulla sua genesi e sulla sua lunghissima storia?I sociologi della comunicazione, alla pari dei benpensanti, lo classificano tra le «imprecazioni» o lo incasellano nello scaffale del turpiloquio. Ma il «fuck!», in tutte le sue declinazioni, è ormai stato sdoganato ovunque: nel cinema, nella musica popolare, nella politica, nella pubblicità. È linguaggio quotidiano. E lo è dappertutto perché, forse anche su questo non avete mai riflettuto abbastanza, «esiste una sorta di corrispettivo per ogni lingua.Ci si manda a fanculo in tutto il mondo». E lo si fa da secoli. Anzi, da almeno un paio di millenni a questa parte. Paolo Pedote, giornalista e scrittore milanese, ha pubblicato di recente con Mimesis <i>Breve guida filosofica al vaffanculo! Swear words e gestacci osceni da Aristofane a Maurizio Cattelan</i>. 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Chi scrive di sé a 30 anni, o anche meno – e gli esempi non mancano, in particolare nella società in cui si diventa personaggi troppo facilmente e senza possedere alcuna qualità – non deve certamente scarseggiare di autostima, ma è condannato a guardarsi troppo allo specchio. Senza comprendere che un certo tipo di libri ha un senso soltanto se, attraversando il tempo, è in grado di aprire uno sguardo sugli altri.Parlarsi addosso è un esercizio del tutto inutile. E noioso. Mentre raccontare il mondo attraverso le persone che lo popolano può diventare fonte di divertimento e di riflessione.Proprio il divertimento è la chiave del libro autobiografico che Christian De Sica, prossimo a compiere 73 anni – li farà il prossimo 5 gennaio – ha scritto per Sperling &amp; Kupfer: <i>Due o tre cose che mi sono capitate</i> è un titolo volutamente minimalista, classicamente understatement, come si suol dire, a fronte di pagine dentro le quali scorre dall'inizio alla fine una vertiginosa passerella di stelle internazionali del grande schermo, del teatro e dello spettacolo musicale. Capitoli in cui si susseguono frangenti e circostanze talvolta ai limiti dell'incredibile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57954768</guid><pubDate>Sat, 09 Dec 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57954768/desica_definitiva.mp3" length="13704959" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Ho sempre pensato che i requisiti minimi per cimentarsi in un'autobiografia dovessero essere almeno tre: aver vissuto una vita che fosse interessante, possibilmente lunga e soprattutto ricca di incontri e di situazioni inconsuete. Chi scrive di sé a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ho sempre pensato che i requisiti minimi per cimentarsi in un'autobiografia dovessero essere almeno tre: aver vissuto una vita che fosse interessante, possibilmente lunga e soprattutto ricca di incontri e di situazioni inconsuete. 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Mentre raccontare il mondo attraverso le persone che lo popolano può diventare fonte di divertimento e di riflessione.Proprio il divertimento è la chiave del libro autobiografico che Christian De Sica, prossimo a compiere 73 anni – li farà il prossimo 5 gennaio – ha scritto per Sperling &amp; Kupfer: <i>Due o tre cose che mi sono capitate</i> è un titolo volutamente minimalista, classicamente understatement, come si suol dire, a fronte di pagine dentro le quali scorre dall'inizio alla fine una vertiginosa passerella di stelle internazionali del grande schermo, del teatro e dello spettacolo musicale. 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Gorgonzola, panettone, pesto, mozzarella, risotto, tiramisù sono ormai parole che, anche per un germanico, fanno parte del linguaggio comune, quotidiano. Per non parlare di spaghetti. E, ovviamente, di pizza. Un alimento simbolo, che l'Unesco nel 2017 ha addirittura inserito nel suo patrimonio immateriale. Oltre a essere, in assoluto, una delle cose più buone da mangiare, pizza è anche, probabilmente, la parola italiana universalmente più nota e utilizzata.<br /><i>Che pizza!</i> è diventata un'espressione di uso comune. E, non a caso, pure il titolo del libro che Paolo D'Achille ha pubblicato nel 2017 con Il Mulino proprio per raccontare, in forma sintetica ma divertente, i tanti travagli semantici di un lemma ormai masticato e digerito a ogni latitudine. A questo libro Dario Campione dedica la puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57876831</guid><pubDate>Sat, 02 Dec 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57876831/centoparole_darione_chepizza.mp3" length="11727021" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Di fronte a un Paese che una volta era popolato da santi, poeti e navigatori e adesso sembra essere abitato quasi esclusivamente da cuochi televisivi e assaggiatori gourmet, non può apparire strano il fatto che la gastronomia sia diventata il terreno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Di fronte a un Paese che una volta era popolato da santi, poeti e navigatori e adesso sembra essere abitato quasi esclusivamente da cuochi televisivi e assaggiatori gourmet, non può apparire strano il fatto che la gastronomia sia diventata il terreno fertile dell'espansione lessicografica. Gorgonzola, panettone, pesto, mozzarella, risotto, tiramisù sono ormai parole che, anche per un germanico, fanno parte del linguaggio comune, quotidiano. Per non parlare di spaghetti. E, ovviamente, di pizza. Un alimento simbolo, che l'Unesco nel 2017 ha addirittura inserito nel suo patrimonio immateriale. Oltre a essere, in assoluto, una delle cose più buone da mangiare, pizza è anche, probabilmente, la parola italiana universalmente più nota e utilizzata.<br /><i>Che pizza!</i> è diventata un'espressione di uso comune. E, non a caso, pure il titolo del libro che Paolo D'Achille ha pubblicato nel 2017 con Il Mulino proprio per raccontare, in forma sintetica ma divertente, i tanti travagli semantici di un lemma ormai masticato e digerito a ogni latitudine. 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Il titolo del libro in cui furono pubblicati, qualche tempo dopo, i tre reportage di Levi divenne - per la sua indubbia efficacia e la sintesi estrema – uno dei più sfruttati modi di dire dell’italiano contemporaneo.Nove sillabe. Cui talvolta ciascuno assegna il significato che più gli fa comodo.Il dibattito sul politicamente corretto, che da anni divide gli intellettuali di ogni parte e una buona fetta dell’opinione pubblica, ha spesso come punto di partenza l’assunto involontario di Carlo Levi. «Le parole sono pietre», dicono gli uni e gli altri. Pietre che possono ferire, e quindi non dovrebbero essere più tirate. Oppure pietre sui cui poggiano le culture storiche, e perciò da difendere in modo strenuo.Al di là di alcune esagerazioni evidenti, l’affermarsi di un linguaggio «politicamente corretto» ha avuto il merito di marcare, dal punto di vista linguistico, i robusti cambiamenti sociali degli ultimi decenni. L’antropologa americana Mary Bateson, nel suo celebre studio intitolato “Comporre una vita” scrisse che «il carattere distintivo della vita contemporanea è il cambiamento. E nessun cambiamento, sia esso culturale, politico, sociale o esistenziale è immune dall’attraversare conflitti».Personalmente, credo che il lento ma progressivo consolidamento del politicamente corretto si sia addirittura giovato del conflitto innescato, in particolare, da chi si dice contrario, dato che gli argomenti a sostegno della tesi più libertaria sono sempre molto deboli, puntando tutto su una presunta volontà di imporre, attraverso la censura delle parole, l’affermazione di un pensiero unico.È questa anche la tesi di Vittorio Feltri, tra i più noti giornalisti italiani, a più riprese direttore di testate del campo conservatore nonché feroce polemista. Feltri ha dedicato l’ultimo suo libro, uscito da pochi giorni per Rizzoli, proprio al tema del linguaggio politicamente corretto. Per denunciarne le palesi incoerenze e le molte irragionevolezze.Il titolo del volume è tanto esplicito quanto volutamente urticante: <i>Fascisti della parola. Da negro a vecchio, da frocio a zingaro, tutte le parole che il politically correct ci ha tolto di bocca</i>. Un riepilogo perfetto del lavoro del giornalista bergamasco. Lavoro che, ha scritto Dino Messina sul Corriere della Sera, è «insieme un elogio della libertà di espressione, un attacco all’ipocrisia di chi con la censura del dizionario si illude di aver risolto i problemi che ci assillano, e una difesa della destra al governo». In buona sostanza, «un saggio per metà critica di costume e per metà pamphlet politico. Interessante da leggere e attuale, anche se non si è del tutto d’accordo» con i suoi contenuti.<br />A mio parere, le premesse del ragionamento di Feltri sono condivisibili. Le conclusioni, molto meno.<br />Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57799868</guid><pubDate>Sat, 25 Nov 2023 05:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57799868/campione_12_definitiva.mp3" length="13160037" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Attraversando la Sicilia dei primi anni ’50 del Novecento, Carlo Levi scrisse di una terra dura e difficile, tanto da capire quanto da raccontare; una terra dove «Le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre». Il titolo del libro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Attraversando la Sicilia dei primi anni ’50 del Novecento, Carlo Levi scrisse di una terra dura e difficile, tanto da capire quanto da raccontare; una terra dove «Le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre». Il titolo del libro in cui furono pubblicati, qualche tempo dopo, i tre reportage di Levi divenne - per la sua indubbia efficacia e la sintesi estrema – uno dei più sfruttati modi di dire dell’italiano contemporaneo.Nove sillabe. Cui talvolta ciascuno assegna il significato che più gli fa comodo.Il dibattito sul politicamente corretto, che da anni divide gli intellettuali di ogni parte e una buona fetta dell’opinione pubblica, ha spesso come punto di partenza l’assunto involontario di Carlo Levi. «Le parole sono pietre», dicono gli uni e gli altri. Pietre che possono ferire, e quindi non dovrebbero essere più tirate. Oppure pietre sui cui poggiano le culture storiche, e perciò da difendere in modo strenuo.Al di là di alcune esagerazioni evidenti, l’affermarsi di un linguaggio «politicamente corretto» ha avuto il merito di marcare, dal punto di vista linguistico, i robusti cambiamenti sociali degli ultimi decenni. L’antropologa americana Mary Bateson, nel suo celebre studio intitolato “Comporre una vita” scrisse che «il carattere distintivo della vita contemporanea è il cambiamento. E nessun cambiamento, sia esso culturale, politico, sociale o esistenziale è immune dall’attraversare conflitti».Personalmente, credo che il lento ma progressivo consolidamento del politicamente corretto si sia addirittura giovato del conflitto innescato, in particolare, da chi si dice contrario, dato che gli argomenti a sostegno della tesi più libertaria sono sempre molto deboli, puntando tutto su una presunta volontà di imporre, attraverso la censura delle parole, l’affermazione di un pensiero unico.È questa anche la tesi di Vittorio Feltri, tra i più noti giornalisti italiani, a più riprese direttore di testate del campo conservatore nonché feroce polemista. Feltri ha dedicato l’ultimo suo libro, uscito da pochi giorni per Rizzoli, proprio al tema del linguaggio politicamente corretto. Per denunciarne le palesi incoerenze e le molte irragionevolezze.Il titolo del volume è tanto esplicito quanto volutamente urticante: <i>Fascisti della parola. Da negro a vecchio, da frocio a zingaro, tutte le parole che il politically correct ci ha tolto di bocca</i>. Un riepilogo perfetto del lavoro del giornalista bergamasco. Lavoro che, ha scritto Dino Messina sul Corriere della Sera, è «insieme un elogio della libertà di espressione, un attacco all’ipocrisia di chi con la censura del dizionario si illude di aver risolto i problemi che ci assillano, e una difesa della destra al governo». In buona sostanza, «un saggio per metà critica di costume e per metà pamphlet politico. Interessante da leggere e attuale, anche se non si è del tutto d’accordo» con i suoi contenuti.<br />A mio parere, le premesse del ragionamento di Feltri sono condivisibili. Le conclusioni, molto meno.<br />Buon ascolto.]]></itunes:summary><itunes:duration>548</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,fascistidellaparola,feltri,libri,libro,politicallycorrect,vittoriofeltri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Shukran, storia del medico che salvò il figlio del suo nemico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/shukran-storia-del-medico-che-salvo-il-figlio-del-suo-nemico--57691267</link><description><![CDATA[<i>Shukran</i>, in arabo, significa «grazie». E <i>shukran </i>è la parola che la madre del bimbo salvato da Tammam Youssef sussurra al cardiochirurgo siriano al momento del risveglio del figlio, il piccolo Mohamed. Quando la vita riprende a scorrere non soltanto nelle vene e nel corpo del bambino, ma anche nell'animo e nel cuore degli adulti che lo amano e di quelli che lo hanno salvato. Sapevo che «di fronte a me – racconta Tammam – non avrei avuto Mohamed figlio del sanguinario terrorista Yaser ma, prima di tutto, un bambino, poi un siriano e infine un uomo a cui la vita avrebbe dato la possibilità di scegliere cosa sarebbe voluto diventare. Mohamed non era più soltanto il figlio di chi aveva avuto un ruolo nell'omicidio di mio fratello, era un simbolo di una guerra atroce, crudele e priva di senso».<br /><br />Nella puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione ci racconta <i>Shukran. La storia vera di un medico siriano e di un bambino in guerra</i>, di Giovanni Terzi. Pochi giorni fa, a conclusione della 18. edizione della Festa del Cinema di Roma, è stato presentato in anteprima mondiale <i>Shukran</i>, lungometraggio d'esordio di Pietro Malegori. Il 36.enne regista monzese ha portato sullo schermo il romanzo omonimo di Giovanni Terzi. Un progetto nato in Ticino dall'incontro dell'autore con il protagonista della vicenda poi narrata nelle pagine del libro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57691267</guid><pubDate>Sat, 18 Nov 2023 05:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57691267/centoparole_darione_12puntata_stagione2_finale.mp3" length="12883871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Shukran, in arabo, significa «grazie». E shukran è la parola che la madre del bimbo salvato da Tammam Youssef sussurra al cardiochirurgo siriano al momento del risveglio del figlio, il piccolo Mohamed. 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Mohamed non era più soltanto il figlio di chi aveva avuto un ruolo nell'omicidio di mio fratello, era un simbolo di una guerra atroce, crudele e priva di senso».<br /><br />Nella puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione ci racconta <i>Shukran. La storia vera di un medico siriano e di un bambino in guerra</i>, di Giovanni Terzi. Pochi giorni fa, a conclusione della 18. edizione della Festa del Cinema di Roma, è stato presentato in anteprima mondiale <i>Shukran</i>, lungometraggio d'esordio di Pietro Malegori. Il 36.enne regista monzese ha portato sullo schermo il romanzo omonimo di Giovanni Terzi. Un progetto nato in Ticino dall'incontro dell'autore con il protagonista della vicenda poi narrata nelle pagine del libro.]]></itunes:summary><itunes:duration>536</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,centoparole,corrieredelticino,festadelcinemaroma,film,giovanniterzi,guerra,guerrasiria,libri,pietromalegori,shukran,siria,tammamyoussef</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storie di amicizia e di tradimenti: il lungo viaggio di Rocco Schiavone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storie-di-amicizia-e-di-tradimenti-il-lungo-viaggio-di-rocco-schiavone--57592147</link><description><![CDATA[Dieci anni di vita. Tredici romanzi e tredici racconti. E venti episodi Tv di quelli che una volta, grazie al sapiente impiego di una bella parola, si definivano «sceneggiati», mentre adesso, in ossequio all’uniformazione del linguaggio e delle idee, sono diventati «serie».I numeri di Rocco Schiavone, da soli, riassumono molto (ma non tutto) del successo di un personaggio davvero diverso dagli altri: non l’ennesimo poliziotto di carta, né l’ultimo, stanco protagonista dell’interminabile stagione della letteratura di genere.<br />No. I noir di Antonio Manzini, le storie che ruotano attorno al vicequestore Rocco Schiavone, sono sicuramente intrecci gialli, ma anche – e, forse, bisognerebbe dire soprattutto – il racconto della vita di ciascuno di noi. Il racconto dei sentimenti che attraversano l’esistenza di tutti, condita da dubbi o ripensamenti, da rancori, da gioie e da inevitabili dolori. Da paure, anche; da avversioni e intolleranze. E da incontri. Con persone che poi si amano o si odiano, si cercano o si perdono.<br />Leggendo Rocco Schiavone si finisce, inevitabilmente, per sbattere contro qualcosa che si è già vissuto: una relazione difficile, un momento di panico, un’esplosione di entusiasmo, una battuta che si sarebbe potuta evitare. Se mi è concesso utilizzare un ossimoro, quella dipinta da Manzini è una straordinaria ordinarietà. In cui prevalgono quasi sempre il disincanto e una tagliente ironia, queste sì armi letterarie utilizzate dallo scrittore dare forza e bellezza alle sue storie.<br />I romanzi e i racconti che hanno Schiavone come protagonista sono un continuum. Andrebbero letti tutti. Nell’ordine in cui sono stati scritti e pubblicati. Un filo li lega, e non è possibile tagliarlo. Non a caso, ogni uscita in libreria si traduce in una immediata corsa all’acquisto da parte dei moltissimi appassionati del vicequestore.<br />L’ultimo episodio, stampato da Sellerio a breve distanza dal precedente, è la testimonianza di quanto vi ho appena detto. Conclude, di fatto, qualcosa lasciato in sospeso nelle pagine finali del penultimo romanzo e segna anche, almeno apparentemente, un punto di svolta nelle vicende di Rocco Schiavone.<br />Sin dal titolo, <i>Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America?</i>, il libro si presenta come un esplicito omaggio a Ettore Scola e a un film del 1968, scritto insieme con Age &amp; Scarpelli e interpretato da due giganti del cinema italiano, Alberto Sordi e Nino Manfredi.<br />Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57592147</guid><pubDate>Sat, 11 Nov 2023 05:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57592147/000_campione_seconda_decima_definitiva.mp3" length="12001629" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Dieci anni di vita. Tredici romanzi e tredici racconti. 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Il racconto dei sentimenti che attraversano l’esistenza di tutti, condita da dubbi o ripensamenti, da rancori, da gioie e da inevitabili dolori. Da paure, anche; da avversioni e intolleranze. E da incontri. Con persone che poi si amano o si odiano, si cercano o si perdono.<br />Leggendo Rocco Schiavone si finisce, inevitabilmente, per sbattere contro qualcosa che si è già vissuto: una relazione difficile, un momento di panico, un’esplosione di entusiasmo, una battuta che si sarebbe potuta evitare. Se mi è concesso utilizzare un ossimoro, quella dipinta da Manzini è una straordinaria ordinarietà. In cui prevalgono quasi sempre il disincanto e una tagliente ironia, queste sì armi letterarie utilizzate dallo scrittore dare forza e bellezza alle sue storie.<br />I romanzi e i racconti che hanno Schiavone come protagonista sono un continuum. Andrebbero letti tutti. Nell’ordine in cui sono stati scritti e pubblicati. Un filo li lega, e non è possibile tagliarlo. Non a caso, ogni uscita in libreria si traduce in una immediata corsa all’acquisto da parte dei moltissimi appassionati del vicequestore.<br />L’ultimo episodio, stampato da Sellerio a breve distanza dal precedente, è la testimonianza di quanto vi ho appena detto. Conclude, di fatto, qualcosa lasciato in sospeso nelle pagine finali del penultimo romanzo e segna anche, almeno apparentemente, un punto di svolta nelle vicende di Rocco Schiavone.<br />Sin dal titolo, <i>Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America?</i>, il libro si presenta come un esplicito omaggio a Ettore Scola e a un film del 1968, scritto insieme con Age &amp; Scarpelli e interpretato da due giganti del cinema italiano, Alberto Sordi e Nino Manfredi.<br />Buon ascolto.]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,giornalismo,libri,libro,podcast,rai,roccoschiavone,serietv</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vera storia di Matthew Perry, la star di Friends uccisa dal successo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vera-storia-di-matthew-perry-la-star-di-friends-uccisa-dal-successo--57502096</link><description><![CDATA[Un uomo che aveva, o avrebbe potuto avere, tutto, e ha lasciato che questo tutto prendesse fuoco e bruciasse, fino a prendersi la sua vita. Così si può riassumere il modo in cui Matthew Perry, il Chandler di <i>Friends </i>morto a 54 anni, ha descritto sé stesso nell'autobiografia <i>Friends, amanti e la cosa terribile</i>, pubblicato da La Nave di Teseo. A questo libro Dario Campione dedica la puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.<br /><i>Friends, amanti e la cosa terribil</i>e è un testo difficile, una lucida e insieme soffocante, lunghissima confessione che Perry fa elencando in modo quasi sistematico i propri errori. Il racconto di un attore di talento che, dal lettino dello psichiatra, si mette a nudo e pur di non rinunciare alle sue battute ne assapora il retrogusto amaro.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57502096</guid><pubDate>Sat, 04 Nov 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57502096/centoparole_stagione2_matthewperry.mp3" length="12906596" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Un uomo che aveva, o avrebbe potuto avere, tutto, e ha lasciato che questo tutto prendesse fuoco e bruciasse, fino a prendersi la sua vita. Così si può riassumere il modo in cui Matthew Perry, il Chandler di Friends morto a 54 anni, ha descritto sé...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un uomo che aveva, o avrebbe potuto avere, tutto, e ha lasciato che questo tutto prendesse fuoco e bruciasse, fino a prendersi la sua vita. Così si può riassumere il modo in cui Matthew Perry, il Chandler di <i>Friends </i>morto a 54 anni, ha descritto sé stesso nell'autobiografia <i>Friends, amanti e la cosa terribile</i>, pubblicato da La Nave di Teseo. A questo libro Dario Campione dedica la puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.<br /><i>Friends, amanti e la cosa terribil</i>e è un testo difficile, una lucida e insieme soffocante, lunghissima confessione che Perry fa elencando in modo quasi sistematico i propri errori. 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Antichissimo, costruito alla confluenza del Fiume Azzurro con il fiume Han, il capoluogo della provincia dello Hubei è oggi, con i suoi undici milioni di abitanti, la più popolosa città della Cina centrale. Nel dicembre del 2019, a Wuhan sono comparsi i primi casi di Covid-19. Qui è stato generato il virus che ha cambiato la Terra. Forse in un mercato di animali vivi, forse in un laboratorio. Ormai Wuhan fa parte della storia. E inevitabilmente, anche di molta letteratura. Quella che tenta di raccontare la pandemia.Da poche settimane è in libreria per Marsilio l’ultimo noir di Qiu Xialong, uno dei più grandi interpreti del genere poliziesco in questo nostro secolo. <i>Il dossier Wuhan</i> è la 13.esima indagine di Chen Cao, ex ispettore capo del dipartimento di polizia di Shangai, caduto in disgrazia per le sue posizioni critiche verso il regime e promosso a direttore di un ente inutile, l’Ufficio per la Riforma del sistema giudiziario della municipalità, proprio per essere tenuto più facilmente sotto controllo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57412173</guid><pubDate>Sat, 28 Oct 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57412173/dario_dario_ottava_giusta.mp3" length="13783557" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Da quasi quattro anni Wuhan è entrata nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Antichissimo, costruito alla confluenza del Fiume Azzurro con il fiume Han, il capoluogo della provincia dello Hubei è oggi, con i suoi undici milioni di abitanti, la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Da quasi quattro anni Wuhan è entrata nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Antichissimo, costruito alla confluenza del Fiume Azzurro con il fiume Han, il capoluogo della provincia dello Hubei è oggi, con i suoi undici milioni di abitanti, la più popolosa città della Cina centrale. Nel dicembre del 2019, a Wuhan sono comparsi i primi casi di Covid-19. Qui è stato generato il virus che ha cambiato la Terra. Forse in un mercato di animali vivi, forse in un laboratorio. Ormai Wuhan fa parte della storia. E inevitabilmente, anche di molta letteratura. Quella che tenta di raccontare la pandemia.Da poche settimane è in libreria per Marsilio l’ultimo noir di Qiu Xialong, uno dei più grandi interpreti del genere poliziesco in questo nostro secolo. <i>Il dossier Wuhan</i> è la 13.esima indagine di Chen Cao, ex ispettore capo del dipartimento di polizia di Shangai, caduto in disgrazia per le sue posizioni critiche verso il regime e promosso a direttore di un ente inutile, l’Ufficio per la Riforma del sistema giudiziario della municipalità, proprio per essere tenuto più facilmente sotto controllo.]]></itunes:summary><itunes:duration>574</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,cina,coronavirus,covid,dariocampione,ildossierwuhan,libri,pandemia,podcast,qiuxialong,virus,wuhan</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La «guerra» di Céline, viaggio al termine dell'animo umano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-guerra-di-celine-viaggio-al-termine-dell-animo-umano--57322646</link><description><![CDATA[Sopraffazione, violenza, dolore, morte. La guerra ripete in maniera identica, da sempre, il suo nero canovaccio. E inutili appaiono le lezioni della Storia. Non parliamo, poi, di quelle della Letteratura. Parole quasi sempre nobili, alte, che si muovono però libere nei vuoti delle coscienze di chi rimane convinto dell’opportunità di scandire il proprio tempo con il rombo dei cannoni.Ma che cos’è la guerra? E perché gli uomini non ne possono fare a meno? Sono molte, un’infinità potremmo dire, le pagine in cui si parla della guerra. E in questi giorni mi è parso inevitabile tornare sull’argomento. In questa puntata di CentoParole, tuttavia, Dario Campione lo fa in maniera anomala, raccontandovi il libro “ritrovato” di un autore molto discusso e controverso: <i>Guerra</i>, romanzo breve di Louis-Ferdinand Céline scritto nel 1934 e uscito da poco in edizione italiana per Adelphi dopo essere stato stampato lo scorso anno da Gallimard, in Francia. Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57322646</guid><pubDate>Sat, 21 Oct 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57322646/cento_parole_seconda_settima_definitiva.mp3" length="12558129" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Sopraffazione, violenza, dolore, morte. La guerra ripete in maniera identica, da sempre, il suo nero canovaccio. E inutili appaiono le lezioni della Storia. Non parliamo, poi, di quelle della Letteratura. Parole quasi sempre nobili, alte, che si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sopraffazione, violenza, dolore, morte. La guerra ripete in maniera identica, da sempre, il suo nero canovaccio. E inutili appaiono le lezioni della Storia. Non parliamo, poi, di quelle della Letteratura. Parole quasi sempre nobili, alte, che si muovono però libere nei vuoti delle coscienze di chi rimane convinto dell’opportunità di scandire il proprio tempo con il rombo dei cannoni.Ma che cos’è la guerra? E perché gli uomini non ne possono fare a meno? Sono molte, un’infinità potremmo dire, le pagine in cui si parla della guerra. E in questi giorni mi è parso inevitabile tornare sull’argomento. In questa puntata di CentoParole, tuttavia, Dario Campione lo fa in maniera anomala, raccontandovi il libro “ritrovato” di un autore molto discusso e controverso: <i>Guerra</i>, romanzo breve di Louis-Ferdinand Céline scritto nel 1934 e uscito da poco in edizione italiana per Adelphi dopo essere stato stampato lo scorso anno da Gallimard, in Francia. Buon ascolto.]]></itunes:summary><itunes:duration>522</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,celine,centoparole,corrieredelticino,guerra,guerrainucraina,hamas,israele,libri,palestina,podcast,putin,ucraina,zelensky</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché il Nobel per la Letteratura a Jon Fosse non dipende da like e follower</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-il-nobel-per-la-letteratura-a-jon-fosse-non-dipende-da-like-e-follower--57118747</link><description><![CDATA[Il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2023, molti di voi lo avranno letto o sentito, è il norvegese Jon Fosse. Drammaturgo, romanziere, poeta, ma anche saggista e scrittore per bambini, Fosse è stato premiato dall’Accademia reale svedese - questa è la motivazione - «Per le sue opere teatrali e di prosa innovative, capaci di dare voce all’indicibile». Che cosa questo possa significare, afferma Dario Campione in questa puntata speciale, non lo sappiamo, ma sicuramente chi ha letto i libri o visto a teatro le opere del 64enne autore scandinavo potrà apprezzare più di altri la secca, assertiva e in qualche modo suggestiva affermazione degli accademici di Stoccolma.<br />Da anni Fosse era in lizza per il Nobel, e qualcuno di recente aveva anche previsto la sua consacrazione. Remo Verdickt ed Emiel Roothooft, due giovani dottorandi di ricerca dell’Università di Lovanio, in un’intervista allo scrittore pubblicata lo scorso dicembre sulla Los Angeles Review of Books avevano fatto notare come, negli ultimi anni, l’editore britannico Fitzcarraldo avesse tradotto in modo quasi sistematico autori premiati subito dopo dall’Accademia svedese. «Se la striscia vincente di Fitcarraldo si estende fino al 2023, ci sono buone probabilità che il nostro intervistato sarà il prossimo a vincere il Nobel», avevano scritto.<br />Profeti. O forse, più semplicemente, addetti ai lavori consapevoli della grandezza della scrittura del romanziere norvegese.<br />Buon ascolto!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57118747</guid><pubDate>Sat, 07 Oct 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57118747/campione_seconda_sesta_definitiva.mp3" length="14824985" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2023, molti di voi lo avranno letto o sentito, è il norvegese Jon Fosse. Drammaturgo, romanziere, poeta, ma anche saggista e scrittore per bambini, Fosse è stato premiato dall’Accademia reale svedese -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2023, molti di voi lo avranno letto o sentito, è il norvegese Jon Fosse. Drammaturgo, romanziere, poeta, ma anche saggista e scrittore per bambini, Fosse è stato premiato dall’Accademia reale svedese - questa è la motivazione - «Per le sue opere teatrali e di prosa innovative, capaci di dare voce all’indicibile». Che cosa questo possa significare, afferma Dario Campione in questa puntata speciale, non lo sappiamo, ma sicuramente chi ha letto i libri o visto a teatro le opere del 64enne autore scandinavo potrà apprezzare più di altri la secca, assertiva e in qualche modo suggestiva affermazione degli accademici di Stoccolma.<br />Da anni Fosse era in lizza per il Nobel, e qualcuno di recente aveva anche previsto la sua consacrazione. Remo Verdickt ed Emiel Roothooft, due giovani dottorandi di ricerca dell’Università di Lovanio, in un’intervista allo scrittore pubblicata lo scorso dicembre sulla Los Angeles Review of Books avevano fatto notare come, negli ultimi anni, l’editore britannico Fitzcarraldo avesse tradotto in modo quasi sistematico autori premiati subito dopo dall’Accademia svedese. «Se la striscia vincente di Fitcarraldo si estende fino al 2023, ci sono buone probabilità che il nostro intervistato sarà il prossimo a vincere il Nobel», avevano scritto.<br />Profeti. O forse, più semplicemente, addetti ai lavori consapevoli della grandezza della scrittura del romanziere norvegese.<br />Buon ascolto!<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>617</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,corrieredelticino,dariocampione,fitzcarraldo,jonfosse,letteratura,libri,libro,nobel,nobelprize,norvegese,norvegia,podcast,premionobel</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché siamo schiavi dello smartphone e nessuno di noi vuole ribellarsi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-siamo-schiavi-dello-smartphone-e-nessuno-di-noi-vuole-ribellarsi--56994885</link><description><![CDATA[È molto probabile che chi ascolta questo podcast lo faccia attraverso il suo smartphone. Niente di più ovvio. Lo smartphone è «l’oggetto con cui ormai passiamo la nostra vita. […] L’oggetto simbolo della nostra era, la merce che non solo è nelle mani della maggior parte degli esseri umani, ma che con più forza rappresenta l’attuale sistema economico-politico mondiale, il frutto più avanzato di circa ottant’anni di sviluppi non solo tecnologici, ma dell’intero sistema mondo».Secondo Juan Carlos De Martin, ordinario di Ingegneria informatica al Politecnico di Torino e docente al Berkman Klein Center for Internet &amp; Society di Harvard, lo smartphone è «un oggetto diventato assolutamente indispensabile per vivere. Così centrale e importante che dobbiamo capirlo e chiederci se ci va bene che sia così o se invece non dovremmo provare a insistere perché sia diverso».Per questo motivo, e con queste premesse, De Martin ha scritto un saggio intitolato <i>Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica</i> che Dario Campione definisce “indispensabile”. Un libro, cioè, che tutti dovrebbero leggere, e nel quale si spiega in modo chiaro che cos’è lo smartphone, chi l’ha inventato, com’è fatto, come funziona, chi lo produce, chi lo controlla, quali sono le sue conseguenze per la società, per l’ambiente, per la psiche umana. E come potrebbe essere cambiato. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56994885</guid><pubDate>Sat, 30 Sep 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56994885/campione_seconda_quinta_finale.mp3" length="11464115" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>È molto probabile che chi ascolta questo podcast lo faccia attraverso il suo smartphone. Niente di più ovvio. Lo smartphone è «l’oggetto con cui ormai passiamo la nostra vita. […] L’oggetto simbolo della nostra era, la merce che non solo è nelle mani...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È molto probabile che chi ascolta questo podcast lo faccia attraverso il suo smartphone. Niente di più ovvio. Lo smartphone è «l’oggetto con cui ormai passiamo la nostra vita. […] L’oggetto simbolo della nostra era, la merce che non solo è nelle mani della maggior parte degli esseri umani, ma che con più forza rappresenta l’attuale sistema economico-politico mondiale, il frutto più avanzato di circa ottant’anni di sviluppi non solo tecnologici, ma dell’intero sistema mondo».Secondo Juan Carlos De Martin, ordinario di Ingegneria informatica al Politecnico di Torino e docente al Berkman Klein Center for Internet &amp; Society di Harvard, lo smartphone è «un oggetto diventato assolutamente indispensabile per vivere. Così centrale e importante che dobbiamo capirlo e chiederci se ci va bene che sia così o se invece non dovremmo provare a insistere perché sia diverso».Per questo motivo, e con queste premesse, De Martin ha scritto un saggio intitolato <i>Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica</i> che Dario Campione definisce “indispensabile”. Un libro, cioè, che tutti dovrebbero leggere, e nel quale si spiega in modo chiaro che cos’è lo smartphone, chi l’ha inventato, com’è fatto, come funziona, chi lo produce, chi lo controlla, quali sono le sue conseguenze per la società, per l’ambiente, per la psiche umana. E come potrebbe essere cambiato. Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>477</itunes:duration><itunes:keywords>apple,cdtonline,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,dipendenza,juancarlosdemartin,libri,libro,podcast,samsung,smartphone,telefonino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Insultare fa bene alla salute, ma le parole possono essere pietre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/insultare-fa-bene-alla-salute-ma-le-parole-possono-essere-pietre--56896343</link><description><![CDATA[Dimmi come insulti e ti dirò chi sei. O ciò che pensi. Il linguaggio d'odio è ormai un fenomeno virale: sui social media, che si caratterizzano per il loro parossismo offensivo; nel dibattito politico, caratterizzato spesso non dal confronto di idee ma da un rimpallo accelerato di insolenze; e, ammettiamolo, anche nel parlato quotidiano di ciascuno di noi. Gli insulti rappresentano il lato oscuro del vocabolario. Sono deplorevoli ma ineluttabili. E in qualche occasione sono addirittura necessari.<br />«Nella sola lingua italiana, i vocaboli capaci di veicolare contenuti spregiativi e offensivi sono più di duemila». Filippo Domaneschi è professore associato di Linguistica all'Università di Genova e al vituperio, in tutte le sue forme verbali, ha dedicato un libro, <i>Insultare gli altri</i>, che ha le caratteristiche di un saggio scientifico ma si legge come un brillante pamphlet umoristico. È il libro che ci racconta oggi Dario Campione. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56896343</guid><pubDate>Sat, 23 Sep 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56896343/centoparole_domaneschi.mp3" length="12608518" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Dimmi come insulti e ti dirò chi sei. O ciò che pensi. Il linguaggio d'odio è ormai un fenomeno virale: sui social media, che si caratterizzano per il loro parossismo offensivo; nel dibattito politico, caratterizzato spesso non dal confronto di idee...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dimmi come insulti e ti dirò chi sei. O ciò che pensi. Il linguaggio d'odio è ormai un fenomeno virale: sui social media, che si caratterizzano per il loro parossismo offensivo; nel dibattito politico, caratterizzato spesso non dal confronto di idee ma da un rimpallo accelerato di insolenze; e, ammettiamolo, anche nel parlato quotidiano di ciascuno di noi. Gli insulti rappresentano il lato oscuro del vocabolario. Sono deplorevoli ma ineluttabili. E in qualche occasione sono addirittura necessari.<br />«Nella sola lingua italiana, i vocaboli capaci di veicolare contenuti spregiativi e offensivi sono più di duemila». Filippo Domaneschi è professore associato di Linguistica all'Università di Genova e al vituperio, in tutte le sue forme verbali, ha dedicato un libro, <i>Insultare gli altri</i>, che ha le caratteristiche di un saggio scientifico ma si legge come un brillante pamphlet umoristico. È il libro che ci racconta oggi Dario Campione. Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>525</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,domaneschi,filippodomaneschi,insulti,letteratura,lettura,libri,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Matteo Messina Denaro, il delirio del boss in agonia: «Non sono mafioso, sono un criminale onesto»</title><link>https://www.spreaker.com/episode/matteo-messina-denaro-il-delirio-del-boss-in-agonia-non-sono-mafioso-sono-un-criminale-onesto--56812174</link><description><![CDATA[Il blitz che il 16 gennaio di quest’anno ha portato alla cattura di Matteo Messina Denaro era stato chiamato in codice “Operazione Tramonto”. Sul boss trapanese, rimasto latitante per 29 anni e mezzo, si è ormai spentala luce. E anche le notizie che giungono dall’Aquila, dalle stanze dell’ospedale San Salvatore dove Messina Denaro è ricoverato dall’8 agosto scorso sorvegliato a vista da decine di agenti della polizia penitenziaria, parlano di un uomo giunto ormai alla fine dei suoi giorni.Cala il sipario sull’ultimo, tra gli stragisti dell’epoca corleonese, a finire in galera. Ma non termina certo la storia di Cosa Nostra, della mafia siciliana. Che pure tra grandi difficoltà, dovute soprattutto all’azione costante portata avanti da magistrati e investigatori in questi anni, tenta di riorganizzarsi. Di rimettersi in piedi. Magari facendo leva sull’aiuto di pezzi di borghesia incapace di staccare il proprio destino da quello dei criminali.Per capire che cos’è, oggi, Cosa Nostra, come sia cambiata nel tempo equali siano gli assetti e gli equilibri che la sorreggono, è certamente utile leggere il libro scritto a quattro mani dal procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia e dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo. <i>La cattura</i>, pubblicato da Feltrinelli, è molte cose insieme: la cronaca serrata e avvincente delle indagini che hanno portato i carabinieri del ROS ad arrestare Messina Denaro; il profilo a tratti completamente inedito del capomafia, la cui vita più recente è ricostruita sulla base di nuovi documenti, testimonianze, intercettazioni; ma anche un’analisi lucida e nitida della realtà criminale palermitana e siciliana. «Una storia in cui» il 16 gennaio «è stato messo un punto, ma» nella quale «non c’è ancora la parola fine».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56812174</guid><pubDate>Sat, 16 Sep 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56812174/campione_seconda_terza.mp3" length="14359721" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il blitz che il 16 gennaio di quest’anno ha portato alla cattura di Matteo Messina Denaro era stato chiamato in codice “Operazione Tramonto”. Sul boss trapanese, rimasto latitante per 29 anni e mezzo, si è ormai spentala luce. E anche le notizie che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il blitz che il 16 gennaio di quest’anno ha portato alla cattura di Matteo Messina Denaro era stato chiamato in codice “Operazione Tramonto”. Sul boss trapanese, rimasto latitante per 29 anni e mezzo, si è ormai spentala luce. E anche le notizie che giungono dall’Aquila, dalle stanze dell’ospedale San Salvatore dove Messina Denaro è ricoverato dall’8 agosto scorso sorvegliato a vista da decine di agenti della polizia penitenziaria, parlano di un uomo giunto ormai alla fine dei suoi giorni.Cala il sipario sull’ultimo, tra gli stragisti dell’epoca corleonese, a finire in galera. Ma non termina certo la storia di Cosa Nostra, della mafia siciliana. Che pure tra grandi difficoltà, dovute soprattutto all’azione costante portata avanti da magistrati e investigatori in questi anni, tenta di riorganizzarsi. Di rimettersi in piedi. Magari facendo leva sull’aiuto di pezzi di borghesia incapace di staccare il proprio destino da quello dei criminali.Per capire che cos’è, oggi, Cosa Nostra, come sia cambiata nel tempo equali siano gli assetti e gli equilibri che la sorreggono, è certamente utile leggere il libro scritto a quattro mani dal procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia e dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo. <i>La cattura</i>, pubblicato da Feltrinelli, è molte cose insieme: la cronaca serrata e avvincente delle indagini che hanno portato i carabinieri del ROS ad arrestare Messina Denaro; il profilo a tratti completamente inedito del capomafia, la cui vita più recente è ricostruita sulla base di nuovi documenti, testimonianze, intercettazioni; ma anche un’analisi lucida e nitida della realtà criminale palermitana e siciliana. «Una storia in cui» il 16 gennaio «è stato messo un punto, ma» nella quale «non c’è ancora la parola fine».]]></itunes:summary><itunes:duration>597</itunes:duration><itunes:keywords>capomafia,cosanostra,delucia,mafia,matteomessinadenaro,messinadenaro,sicilia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L’incredibile storia del regista cileno che si fece beffe del generale Pinochet</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-incredibile-storia-del-regista-cileno-che-si-fece-beffe-del-generale-pinochet--56737647</link><description><![CDATA[Se diciamo 11 Settembre la memoria corre al 2001, al collasso delle Torri gemelle, al mondo che guarda inorridito gli attentati suicidi dei terroristi di Al Qaeda a New York e ad Arlington, in Virginia. Ma per la mia generazione, e anche quelle precedenti, certo, c’è stato un altro 11 Settembre. Altrettanto tragico, doloroso, indimenticabile. Il giorno in cui, nel 1973, 50 anni fa, i militari golpisti del generale Augusto Pinochet cancellarono nel sangue la democrazia in Cile.Dario Campione ha pensato a lungo quale libro avrebbe potuto raccontare meglio di altri l’11 Settembre 1973. E fino all’ultimo era convinto che <i>Il generale e il giudice</i>, di Luis Sepúlveda, fosse la scelta inevitabile. Ma poi, si è imbattuto in uno straordinario racconto scritto nel 1985 da Gabriel García Márquez e pubblicato a più riprese in italiano da Mondadori: <i>Le avventure di Miguel Littín, clandestino in Cile</i>. Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56737647</guid><pubDate>Sat, 09 Sep 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56737647/darionegiustogiusto.mp3" length="11092229" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Se diciamo 11 Settembre la memoria corre al 2001, al collasso delle Torri gemelle, al mondo che guarda inorridito gli attentati suicidi dei terroristi di Al Qaeda a New York e ad Arlington, in Virginia. Ma per la mia generazione, e anche quelle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Se diciamo 11 Settembre la memoria corre al 2001, al collasso delle Torri gemelle, al mondo che guarda inorridito gli attentati suicidi dei terroristi di Al Qaeda a New York e ad Arlington, in Virginia. Ma per la mia generazione, e anche quelle precedenti, certo, c’è stato un altro 11 Settembre. Altrettanto tragico, doloroso, indimenticabile. Il giorno in cui, nel 1973, 50 anni fa, i militari golpisti del generale Augusto Pinochet cancellarono nel sangue la democrazia in Cile.Dario Campione ha pensato a lungo quale libro avrebbe potuto raccontare meglio di altri l’11 Settembre 1973. E fino all’ultimo era convinto che <i>Il generale e il giudice</i>, di Luis Sepúlveda, fosse la scelta inevitabile. Ma poi, si è imbattuto in uno straordinario racconto scritto nel 1985 da Gabriel García Márquez e pubblicato a più riprese in italiano da Mondadori: <i>Le avventure di Miguel Littín, clandestino in Cile</i>. Buon ascolto.]]></itunes:summary><itunes:duration>461</itunes:duration><itunes:keywords>11settembre,1973,allende,centoparole,cile,dariocampione,giornalismo,libri,pinochet</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prometeo e le streghe: storia di Oppenheimer, l’uomo che volle la bomba atomica (ma poi se ne pentì)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prometeo-e-le-streghe-storia-di-oppenheimer-l-uomo-che-volle-la-bomba-atomica-ma-poi-se-ne-penti--56662890</link><description><![CDATA[Il 16 ottobre 1945, durante la cerimonia di commiato dalla direzione dei laboratori di Los Alamos, Robert Oppenheimer disse, profetico, alle centinaia di persone che con lui avevano lavorato al “Progetto Manhattan”: «I popoli di questo mondo devono unirsi, oppure moriranno. Questa guerra, che tanto ha devastato la Terra, ha scritto queste parole. La bomba atomica le ha pronunciate affinché tutti gli uomini le comprendessero».<br />Dopo aver voluto brandire la spada infocata dell’Arcangelo, convinto che fosse l’unico modo per evitare in futuro altri conflitti, altri inutili spargimenti di sangue, Robert Oppenheimer aveva compreso di aver commesso un grandissimo errore. Di aver aperto le porte del mondo al<br />diavolo. Alla morte. Confessava a sé stesso e agli altri che la distruzione di Hiroshima e Nagasaki era stata «un tragico errore». Chiedeva che a questo errore si ponesse rimedio.<br />Nel clima della guerra fredda, però, questa presa di coscienza non gli fu perdonata. Anzi, fu vistadalla parte più conservatrice dell’America repubblicana come un autentico tradimento. L’uomo che aveva dato agli Stati Uniti l’atomica fu «scomunicato», additato come nemico, messo ai margini. Divenne «la vittima» più importante e «famosa del maccartismo».<br />Il celebrato film di Cristopher Nolan ha rimesso al centro dell’attenzione la storia di Robert Oppenheimer. Come sempre, la forza delle immagini, la potenza narrativa del cinema, hanno fatto presa sulle coscienze. E aperto fortunatamente una breccia di nuova consapevolezza anche nelle giovani e giovanissime generazioni, quelle che, forse, non avevano mai nemmeno sentito parlare dello scienziato newyorchese.<br />Ma chi volesse andare alla radice di questa storia, conoscerla più in dettaglio, dovrebbe leggere il libro da cui Nolan ha tratto tutte le informazioni: la monumentale biografia pubblicata 18 anni fa da Martin J. Sherwin e Kai Bird e ristampata adesso in italiano da Garzanti, editore che pure l’aveva già tradotta nel 2007 senza tuttavia riscuotere grande successo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56662890</guid><pubDate>Sat, 02 Sep 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56662890/campione_definitiva.mp3" length="10801204" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 16 ottobre 1945, durante la cerimonia di commiato dalla direzione dei laboratori di Los Alamos, Robert Oppenheimer disse, profetico, alle centinaia di persone che con lui avevano lavorato al “Progetto Manhattan”: «I popoli di questo mondo devono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 16 ottobre 1945, durante la cerimonia di commiato dalla direzione dei laboratori di Los Alamos, Robert Oppenheimer disse, profetico, alle centinaia di persone che con lui avevano lavorato al “Progetto Manhattan”: «I popoli di questo mondo devono unirsi, oppure moriranno. Questa guerra, che tanto ha devastato la Terra, ha scritto queste parole. La bomba atomica le ha pronunciate affinché tutti gli uomini le comprendessero».<br />Dopo aver voluto brandire la spada infocata dell’Arcangelo, convinto che fosse l’unico modo per evitare in futuro altri conflitti, altri inutili spargimenti di sangue, Robert Oppenheimer aveva compreso di aver commesso un grandissimo errore. Di aver aperto le porte del mondo al<br />diavolo. Alla morte. Confessava a sé stesso e agli altri che la distruzione di Hiroshima e Nagasaki era stata «un tragico errore». Chiedeva che a questo errore si ponesse rimedio.<br />Nel clima della guerra fredda, però, questa presa di coscienza non gli fu perdonata. Anzi, fu vistadalla parte più conservatrice dell’America repubblicana come un autentico tradimento. L’uomo che aveva dato agli Stati Uniti l’atomica fu «scomunicato», additato come nemico, messo ai margini. Divenne «la vittima» più importante e «famosa del maccartismo».<br />Il celebrato film di Cristopher Nolan ha rimesso al centro dell’attenzione la storia di Robert Oppenheimer. Come sempre, la forza delle immagini, la potenza narrativa del cinema, hanno fatto presa sulle coscienze. E aperto fortunatamente una breccia di nuova consapevolezza anche nelle giovani e giovanissime generazioni, quelle che, forse, non avevano mai nemmeno sentito parlare dello scienziato newyorchese.<br />Ma chi volesse andare alla radice di questa storia, conoscerla più in dettaglio, dovrebbe leggere il libro da cui Nolan ha tratto tutte le informazioni: la monumentale biografia pubblicata 18 anni fa da Martin J. Sherwin e Kai Bird e ristampata adesso in italiano da Garzanti, editore che pure l’aveva già tradotta nel 2007 senza tuttavia riscuotere grande successo.]]></itunes:summary><itunes:duration>450</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,centoparole,christophernolan,cinema,dariocampione,film,nolan,oppenheimer,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>2</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutte le sfumature del Giallo d'estate, buone vacanze e buona lettura</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutte-le-sfumature-del-giallo-d-estate-buone-vacanze-e-buona-lettura--56028606</link><description><![CDATA[Vi ha abituati alle recensioni dei «suoi» libri. Ma oggi Dario Campione non vi racconterà uno di quei libri, vi suggerirà piuttosto alcuni titoli per l’estate. «Contravvenendo alle regole (per una volta), in questo ultimo appuntamento prima della pausa estiva ho pensato di non parlarvi di qualcosa che ho letto. Ma di qualcosa che ho intenzione di leggere: alcuni dei libri che ho scelto per la mia estate. Un piccolo atto di presunzione che, spero, vorrete perdonarmi».<br />Ecco la lista:<br />- <i>La rivolta delle Cariatidi</i>, di Petros Markaris, La Nave di Teseo;<br />- <i>Nulla si distrugge: Un'avventura del commissario Bordelli</i>, di Marco Vichi, Guanda;<br />- <i>L’uomo del Bogart Hotel</i>, di Emilio Martini, Corbaccio;<br />- <i>La banda dei carusi</i>, di Cristina Cassar Scalia, Einaudi;<br />- <i>Il tempo delle iene</i>, di Carlo Lucarelli, Einaudi;<br />- <i>I fantasmi si vestono nudi</i>, di Loriano Macchiavelli, Solferino.<br />CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, con questa 35. puntata va in vacanza. Buone vacanze a tutti. Ci risentiamo a settembre!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56028606</guid><pubDate>Sat, 08 Jul 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56028606/darione_libriperlestate.mp3" length="12291856" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Vi ha abituati alle recensioni dei «suoi» libri. Ma oggi Dario Campione non vi racconterà uno di quei libri, vi suggerirà piuttosto alcuni titoli per l’estate. «Contravvenendo alle regole (per una volta), in questo ultimo appuntamento prima della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vi ha abituati alle recensioni dei «suoi» libri. Ma oggi Dario Campione non vi racconterà uno di quei libri, vi suggerirà piuttosto alcuni titoli per l’estate. «Contravvenendo alle regole (per una volta), in questo ultimo appuntamento prima della pausa estiva ho pensato di non parlarvi di qualcosa che ho letto. Ma di qualcosa che ho intenzione di leggere: alcuni dei libri che ho scelto per la mia estate. Un piccolo atto di presunzione che, spero, vorrete perdonarmi».<br />Ecco la lista:<br />- <i>La rivolta delle Cariatidi</i>, di Petros Markaris, La Nave di Teseo;<br />- <i>Nulla si distrugge: Un'avventura del commissario Bordelli</i>, di Marco Vichi, Guanda;<br />- <i>L’uomo del Bogart Hotel</i>, di Emilio Martini, Corbaccio;<br />- <i>La banda dei carusi</i>, di Cristina Cassar Scalia, Einaudi;<br />- <i>Il tempo delle iene</i>, di Carlo Lucarelli, Einaudi;<br />- <i>I fantasmi si vestono nudi</i>, di Loriano Macchiavelli, Solferino.<br />CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, con questa 35. puntata va in vacanza. Buone vacanze a tutti. Ci risentiamo a settembre!]]></itunes:summary><itunes:duration>512</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,lettura,libri,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>35</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Troppi scrittori e pochi lettori: il paradosso del mondo che non ama i libri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/troppi-scrittori-e-pochi-lettori-il-paradosso-del-mondo-che-non-ama-i-libri--55512765</link><description><![CDATA[Come ci sono film che parlano di cinema, così ci sono libri che si occupano di scrittura, libri che raccontano altri libri. Non mi riferisco ai saggi critici, ai testi di storia della letteratura. No. Parlo di volumi nei quali gli autori solitamente annotano le proprie letture e le fanno germogliare. Le trasformano in riflessioni, idee, spunti. O, nel caso di Franco Marcoaldi, in idiosincrasie e in illuminazioni. Pensieri brevi, quelli di Marcoaldi, che si riallacciano spesso all’attualità. Confermando l’assunto che tra le pagine diun buon libro, anche di un buon libro antico, e non necessariamente un classico, ci sono sempre «tracce» del presente. Leggere ha una «natura dolcemente eversiva», dice Franco Marcoaldi. «Alleggerisce delle infinite zavorre di luoghi comuni che ci impediscono di agire con la nostra testa». Scardina. O dovrebbe farlo. Perché insegna, magari involontariamente, a mettere in discussione. A passare «dalla veritas alla varietas».<br />Dario Campione ci racconta il libro di Franco Marcoaldi <i>In breve. Incontri, idiosincrasie, illuminazioni</i>, pubblicato da La Nave di Teseo. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55512765</guid><pubDate>Sat, 01 Jul 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55512765/darione_marcoaldi.mp3" length="10736811" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Come ci sono film che parlano di cinema, così ci sono libri che si occupano di scrittura, libri che raccontano altri libri. Non mi riferisco ai saggi critici, ai testi di storia della letteratura. No. Parlo di volumi nei quali gli autori solitamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Come ci sono film che parlano di cinema, così ci sono libri che si occupano di scrittura, libri che raccontano altri libri. Non mi riferisco ai saggi critici, ai testi di storia della letteratura. No. Parlo di volumi nei quali gli autori solitamente annotano le proprie letture e le fanno germogliare. Le trasformano in riflessioni, idee, spunti. O, nel caso di Franco Marcoaldi, in idiosincrasie e in illuminazioni. Pensieri brevi, quelli di Marcoaldi, che si riallacciano spesso all’attualità. Confermando l’assunto che tra le pagine diun buon libro, anche di un buon libro antico, e non necessariamente un classico, ci sono sempre «tracce» del presente. Leggere ha una «natura dolcemente eversiva», dice Franco Marcoaldi. «Alleggerisce delle infinite zavorre di luoghi comuni che ci impediscono di agire con la nostra testa». Scardina. O dovrebbe farlo. Perché insegna, magari involontariamente, a mettere in discussione. A passare «dalla veritas alla varietas».<br />Dario Campione ci racconta il libro di Franco Marcoaldi <i>In breve. Incontri, idiosincrasie, illuminazioni</i>, pubblicato da La Nave di Teseo. 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Harry Hole, il poliziotto norvegese distrutto dall'alcool e da una vita oltre ogni ragionevole limite, è uno di questi personaggi. Nato dalla fantasia di Jo Nesbø ormai più di 25 anni fa, nel 1997, con il romando <i>Il pipistrello</i>, Hole si è affermato come uno dei simboli del filone investigativo nordico.<br />Dario Campione ci racconta il tredicesimo gradino della verticale discesa nell'inferno della vita di Harry Hole: <i>Luna Rossa</i>, un romanzo di una forza e di una bellezza abbaglianti. Ha un ritmo incessante, febbrile. Uno di quei libri che è impossibile non leggere d'un fiato, dall'inizio alla fine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54841839</guid><pubDate>Sat, 24 Jun 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54841839/lunarossa.mp3" length="9867182" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono personaggi che si amano a prescindere dalle storie in cui sono immersi. E nella serialità gialla, anche se – nel nostro caso – sarebbe meglio utilizzare il francese noir, questo sentimento incondizionato sfiora il parossismo. Harry Hole, il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono personaggi che si amano a prescindere dalle storie in cui sono immersi. E nella serialità gialla, anche se – nel nostro caso – sarebbe meglio utilizzare il francese noir, questo sentimento incondizionato sfiora il parossismo. Harry Hole, il poliziotto norvegese distrutto dall'alcool e da una vita oltre ogni ragionevole limite, è uno di questi personaggi. Nato dalla fantasia di Jo Nesbø ormai più di 25 anni fa, nel 1997, con il romando <i>Il pipistrello</i>, Hole si è affermato come uno dei simboli del filone investigativo nordico.<br />Dario Campione ci racconta il tredicesimo gradino della verticale discesa nell'inferno della vita di Harry Hole: <i>Luna Rossa</i>, un romanzo di una forza e di una bellezza abbaglianti. Ha un ritmo incessante, febbrile. Uno di quei libri che è impossibile non leggere d'un fiato, dall'inizio alla fine.]]></itunes:summary><itunes:duration>410</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,harryhole,jonesbø,letteratura,libri,lunarossa,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>33</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Filosofia di Raffaella Carrà: la rivoluzione gentile di un'antidiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/filosofia-di-raffaella-carra-la-rivoluzione-gentile-di-un-antidiva--54463963</link><description><![CDATA[Il 18 giugno 2023 Raffaella Carrà avrebbe compiuto 80 anni. Ha detto il regista spagnolo e premio Oscar Pedro Almodóvar che «la Carrà non è (stata soltanto) una donna, (quanto piuttosto) uno stile di vita». E perché no?, anche una filosofia di vita, così come suggerisce Marina Visentin nel libro di cui Dario Campione ci parla oggi, <i>Raffasofia. Per trovare la felicità-tà-tà (l'accento sulla A)</i>. Quale filosofia di vita è presto detto. Quella generata da un «bisogno profondo di libertà e di autonomia, che Raffaella Carrà ha incarnato per tutta la vita».<br />«Sono stata e sono una donna libera e spero di aver dato a tutte le donne il coraggio di esserlo – diceva di sé la showgirl emiliana –. Il pubblico femminile mi segue perché sente che ci sono, sono dalla loro parte. E quando posso lo dimostro sempre, anche in privato». Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54463963</guid><pubDate>Sat, 17 Jun 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54463963/campione_32_raffanazionale.mp3" length="8059243" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 18 giugno 2023 Raffaella Carrà avrebbe compiuto 80 anni. Ha detto il regista spagnolo e premio Oscar Pedro Almodóvar che «la Carrà non è (stata soltanto) una donna, (quanto piuttosto) uno stile di vita». E perché no?, anche una filosofia di vita,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 18 giugno 2023 Raffaella Carrà avrebbe compiuto 80 anni. Ha detto il regista spagnolo e premio Oscar Pedro Almodóvar che «la Carrà non è (stata soltanto) una donna, (quanto piuttosto) uno stile di vita». E perché no?, anche una filosofia di vita, così come suggerisce Marina Visentin nel libro di cui Dario Campione ci parla oggi, <i>Raffasofia. Per trovare la felicità-tà-tà (l'accento sulla A)</i>. Quale filosofia di vita è presto detto. Quella generata da un «bisogno profondo di libertà e di autonomia, che Raffaella Carrà ha incarnato per tutta la vita».<br />«Sono stata e sono una donna libera e spero di aver dato a tutte le donne il coraggio di esserlo – diceva di sé la showgirl emiliana –. Il pubblico femminile mi segue perché sente che ci sono, sono dalla loro parte. E quando posso lo dimostro sempre, anche in privato». Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>502</itunes:duration><itunes:keywords>carrà,cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,libri,marinavisentin,podcast,raffa,raffaellacarrà,raffanazionale,raffasofia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>32</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Qualche mese della vita di Michel Houellebecq, ovvero le noiose acrobazie di un erotomane non pentito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/qualche-mese-della-vita-di-michel-houellebecq-ovvero-le-noiose-acrobazie-di-un-erotomane-non-pentito--54141715</link><description><![CDATA[È giusto, corretto o anche soltanto opportuno parlare di un libro che non è piaciuto? Raccontare cioè, al pubblico di CentoParole, qualcosa che forse è inutile leggere. Alla fine, le riflessioni di un collega, Pixel, hanno convinto il nostro Dario Campione ad andare proprio in questa direzione. Già, perché Pixel ha detto: «Vorrei poter condividere con te non soltanto il piacere di una cosa bella, ma anche un'arrabbiatura; sentire l'energia di una scarica di collera».Forse collera è un termine un po' eccessivo, ma l'irritazione o il malessere generati da un'attesa delusa e da pagine che ti fanno rimpiangere i soldi spesi per acquistare il libro, ecco quelli possono essere in effetti un buon argomento di discussione. Tutto ciò per far comprendere i motivi alla base della valutazione che il nostro Dario ha fatto dell'ultima opera dello scrittore francese Michel Houellebecq, <i>Qualche mese della mia vita</i>, un pamphlet uscito in contemporanea per Flammarion e La Nave di Teseo e annunciato come l'ennesimo lavoro geniale di uno degli intellettuali più provocatori e meno compiacenti della scena europea. Mosso evidentemente da un irrefrenabile desiderio di giustificare le proprie azioni, Houellebecq racconta nel suo libro una versione molto personale della battaglia legale che lo ha visto contrapposto al collettivo artistico olandese Kirac (Keeping It Real Art Critics). Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54141715</guid><pubDate>Sat, 10 Jun 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54141715/campione_trentunesima_giusta.mp3" length="8311824" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>È giusto, corretto o anche soltanto opportuno parlare di un libro che non è piaciuto? Raccontare cioè, al pubblico di CentoParole, qualcosa che forse è inutile leggere. Alla fine, le riflessioni di un collega, Pixel, hanno convinto il nostro Dario...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È giusto, corretto o anche soltanto opportuno parlare di un libro che non è piaciuto? Raccontare cioè, al pubblico di CentoParole, qualcosa che forse è inutile leggere. Alla fine, le riflessioni di un collega, Pixel, hanno convinto il nostro Dario Campione ad andare proprio in questa direzione. Già, perché Pixel ha detto: «Vorrei poter condividere con te non soltanto il piacere di una cosa bella, ma anche un'arrabbiatura; sentire l'energia di una scarica di collera».Forse collera è un termine un po' eccessivo, ma l'irritazione o il malessere generati da un'attesa delusa e da pagine che ti fanno rimpiangere i soldi spesi per acquistare il libro, ecco quelli possono essere in effetti un buon argomento di discussione. Tutto ciò per far comprendere i motivi alla base della valutazione che il nostro Dario ha fatto dell'ultima opera dello scrittore francese Michel Houellebecq, <i>Qualche mese della mia vita</i>, un pamphlet uscito in contemporanea per Flammarion e La Nave di Teseo e annunciato come l'ennesimo lavoro geniale di uno degli intellettuali più provocatori e meno compiacenti della scena europea. 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Una considerazione, detto per inciso, che Feuerbach aveva inserito in uno scritto assai minore tra i suoi, una recensione del <i>Trattato dell'alimentazione per il popolo</i>, compilato dal medico a fisiologo olandese Jakob Moleschott e pubblicato in Germania nel 1850. Eppure si tratta di un libro «rivoluzionario, perché fa della nutrizione il principio motore della storia umana. Ponendo il cibo all'origine della società, del pensiero, della religione e persino delle differenze culturali e di classe». Proprio Marino Niola, assieme alla moglie Elisabetta Moro, ha dedicato al cibo e al rapporto tra la tavola e l'altare il suo ultimo lavoro, <i>Mangiare come Dio comanda</i>. Entrambi antropologi e docenti all'Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, Moro e Niola tracciano nel libro il filo che lega le grandi e le piccole religioni agli usi, ai costumi, alle abitudini dei popoli. In una parola: alla loro cultura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54075131</guid><pubDate>Sat, 03 Jun 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54075131/centoparole_mangiarecomediocomabda.mp3" length="8203483" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Scrive Marino Niola che il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach passò tutta la vita a tormentarsi perché della sua poderosa opera speculativa era ricordata un'unica frase: «L'uomo è ciò che mangia». L'aforisma sul cibo più citato di sempre. Una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Scrive Marino Niola che il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach passò tutta la vita a tormentarsi perché della sua poderosa opera speculativa era ricordata un'unica frase: «L'uomo è ciò che mangia». L'aforisma sul cibo più citato di sempre. Una considerazione, detto per inciso, che Feuerbach aveva inserito in uno scritto assai minore tra i suoi, una recensione del <i>Trattato dell'alimentazione per il popolo</i>, compilato dal medico a fisiologo olandese Jakob Moleschott e pubblicato in Germania nel 1850. Eppure si tratta di un libro «rivoluzionario, perché fa della nutrizione il principio motore della storia umana. Ponendo il cibo all'origine della società, del pensiero, della religione e persino delle differenze culturali e di classe». Proprio Marino Niola, assieme alla moglie Elisabetta Moro, ha dedicato al cibo e al rapporto tra la tavola e l'altare il suo ultimo lavoro, <i>Mangiare come Dio comanda</i>. Entrambi antropologi e docenti all'Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, Moro e Niola tracciano nel libro il filo che lega le grandi e le piccole religioni agli usi, ai costumi, alle abitudini dei popoli. In una parola: alla loro cultura.]]></itunes:summary><itunes:duration>511</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,elisabettamoro,letteratura,libri,mangiarecomediocomanda,marinoniola,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>30</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le «Sorelle» di Maurizio De Giovanni, sempre in bilico tra passato e presente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-sorelle-di-maurizio-de-giovanni-sempre-in-bilico-tra-passato-e-presente--53984949</link><description><![CDATA[Sostiene Maurizio De Giovanni che Sara, l'ex agente attiva «all'interno di un'unità dei Servizi che si occupava di intercettazioni e di sorveglianza» e protagonista di una delle sue storie seriali, sia il personaggio più «nero» tra quelli da lui creati. «Lei non è un poliziotto – racconta lo scrittore napoletano –, anzi, per certi versi è il contrario di un poliziotto: è più una giustiziera, un giudice; e lavora sul passato, il che mi consente di guardare a un Paese che molte volte ha voltato pagina prima di rileggere i propri trascorsi; molte volte ha alzato il tappeto e ha buttato la polvere sotto; molte volte ha chiuso alle sue spalle le stanze e ha gettato la chiave». De Giovanni ha narrato le vicende di Sara in sei romanzi e un racconto, tutti editi da Rizzoli.<br />Dario Campione ci racconta <i>Sorelle</i>, l'ultimo di questi romanzi. Che ha come protagonista, oltre a Sara, Teresa. La collega di una vita. La donna al cui fianco Sara ha lavorato finché è rimasta nei Servizi. Il suo alter ego.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53984949</guid><pubDate>Sat, 27 May 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53984949/campione_sorelle_29.mp3" length="7247034" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Sostiene Maurizio De Giovanni che Sara, l'ex agente attiva «all'interno di un'unità dei Servizi che si occupava di intercettazioni e di sorveglianza» e protagonista di una delle sue storie seriali, sia il personaggio più «nero» tra quelli da lui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sostiene Maurizio De Giovanni che Sara, l'ex agente attiva «all'interno di un'unità dei Servizi che si occupava di intercettazioni e di sorveglianza» e protagonista di una delle sue storie seriali, sia il personaggio più «nero» tra quelli da lui creati. «Lei non è un poliziotto – racconta lo scrittore napoletano –, anzi, per certi versi è il contrario di un poliziotto: è più una giustiziera, un giudice; e lavora sul passato, il che mi consente di guardare a un Paese che molte volte ha voltato pagina prima di rileggere i propri trascorsi; molte volte ha alzato il tappeto e ha buttato la polvere sotto; molte volte ha chiuso alle sue spalle le stanze e ha gettato la chiave». De Giovanni ha narrato le vicende di Sara in sei romanzi e un racconto, tutti editi da Rizzoli.<br />Dario Campione ci racconta <i>Sorelle</i>, l'ultimo di questi romanzi. Che ha come protagonista, oltre a Sara, Teresa. La collega di una vita. La donna al cui fianco Sara ha lavorato finché è rimasta nei Servizi. Il suo alter ego.]]></itunes:summary><itunes:duration>452</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,degiovanni,letteratura,lettura,libri,mauriziodegiovanni,podcast,sorelle</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>29</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La verità? Non esiste. È tutto un complotto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-verita-non-esiste-e-tutto-un-complotto--53932122</link><description><![CDATA[Siamo nell'«era dell'ansia», un tempo in cui si fa sempre più forte la «domanda di spiegazioni rassicuranti». Le «emozioni e l'espressione delle credenze personali, per quanto fantasiose, esercitano un'influenza maggiore» rispetto ai fatti oggettivi, per conoscere i quali spesso occorre tempo. E studio, riflessione. Noi invece viviamo nell'eterno presente, una sorta di regno dell'iper-relativismo cognitivo, sommersi da informazioni di ogni tipo. Incontrollate. Incontrollabili. L'inimmaginabile estensione della Rete ha ormai indebolito la capacità di distinguere il vero dal falso, facilitato la diffusione di bufale e <i>fake news</i>. E alimentato all'inverosimile le teorie del complotto.<br />Il filosofo e sociolgoo francese Pierre-André Taguieff si occupa di teorie cospirative da almeno due decenni e pubblica adesso in italiano, per il Mulino, <i>Complottismo</i>, un breve saggio uscito in Francia nel 2021. Il libro che oggi, in <i>CentoParole</i>, ci racconta Dario Campione. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53932122</guid><pubDate>Sat, 20 May 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53932122/centoparole_complottismo_28.mp3" length="7263687" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Siamo nell'«era dell'ansia», un tempo in cui si fa sempre più forte la «domanda di spiegazioni rassicuranti». Le «emozioni e l'espressione delle credenze personali, per quanto fantasiose, esercitano un'influenza maggiore» rispetto ai fatti oggettivi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo nell'«era dell'ansia», un tempo in cui si fa sempre più forte la «domanda di spiegazioni rassicuranti». Le «emozioni e l'espressione delle credenze personali, per quanto fantasiose, esercitano un'influenza maggiore» rispetto ai fatti oggettivi, per conoscere i quali spesso occorre tempo. E studio, riflessione. Noi invece viviamo nell'eterno presente, una sorta di regno dell'iper-relativismo cognitivo, sommersi da informazioni di ogni tipo. Incontrollate. Incontrollabili. L'inimmaginabile estensione della Rete ha ormai indebolito la capacità di distinguere il vero dal falso, facilitato la diffusione di bufale e <i>fake news</i>. E alimentato all'inverosimile le teorie del complotto.<br />Il filosofo e sociolgoo francese Pierre-André Taguieff si occupa di teorie cospirative da almeno due decenni e pubblica adesso in italiano, per il Mulino, <i>Complottismo</i>, un breve saggio uscito in Francia nel 2021. Il libro che oggi, in <i>CentoParole</i>, ci racconta Dario Campione. 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In verità, il tatuaggio esiste da sempre, e anche i divieti che lo riguardano sono antichissimi. I disegni sulla pelle sono documentati nella preistoria, come testimonia la celebre mummia del Similaun risalente al III millennio avanti Cristo, Ötzi, che reca numerosi tatuaggi sulla schiena e sui talloni. Nelle piramidi e nelle tombe egizie sono state ritrovate statuette di concubine tatuate databili attorno al II millennio a.C., in Asia centrale, il tatuaggio era simbolo e contrassegno dell'apparetenenza a un'élite.<br />Cesare Lambroso, il padre della moderna criminologia, considerava il tattoo alla stregua di un sintomo psichiatrico, «patrimonio di soggetti anomali, tendenzialmente devianti o criminali». Una lettura oggi del tutto improponibile, semplicemente fuori da una realtà in cui il tatuaggio è uno degli elementi figurativi più importanti della dimensione spettacolare ed esibizionistica della società dell'immagine. Le cose sono a tal punto cambiate che sembra ormai possibile affermare l'esistenza di «un'età del tatuaggio», un tempo in cui il disegno sulla pelle diventa «il testimone sensibile di una trasformazione più generale», e non soltanto all'interno del nostro universo simbolico. È questa una delle tesi contenute nell'ultimo libro del filosofo torinese Federico Vercellone, ordinario di Estetica e tra i più noti studiosi dell'ermeneutica contemporanea applicata alla teoria delle immagini, <i>Filosofia del tatuaggio</i>, che ci presenta oggi Dario Campione. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53832831</guid><pubDate>Sat, 13 May 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53832831/filosofia_del_tatuaggio.mp3" length="6809045" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Forse poche mode hanno dilagato tanto quanto sta facendo da qualche anno a questa parte il tatuaggio, diventato ormai tendenza in una parte sempre più significativa della popolazione, in particolare di quella giovanile. In verità, il tatuaggio esiste...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Forse poche mode hanno dilagato tanto quanto sta facendo da qualche anno a questa parte il tatuaggio, diventato ormai tendenza in una parte sempre più significativa della popolazione, in particolare di quella giovanile. In verità, il tatuaggio esiste da sempre, e anche i divieti che lo riguardano sono antichissimi. I disegni sulla pelle sono documentati nella preistoria, come testimonia la celebre mummia del Similaun risalente al III millennio avanti Cristo, Ötzi, che reca numerosi tatuaggi sulla schiena e sui talloni. Nelle piramidi e nelle tombe egizie sono state ritrovate statuette di concubine tatuate databili attorno al II millennio a.C., in Asia centrale, il tatuaggio era simbolo e contrassegno dell'apparetenenza a un'élite.<br />Cesare Lambroso, il padre della moderna criminologia, considerava il tattoo alla stregua di un sintomo psichiatrico, «patrimonio di soggetti anomali, tendenzialmente devianti o criminali». Una lettura oggi del tutto improponibile, semplicemente fuori da una realtà in cui il tatuaggio è uno degli elementi figurativi più importanti della dimensione spettacolare ed esibizionistica della società dell'immagine. Le cose sono a tal punto cambiate che sembra ormai possibile affermare l'esistenza di «un'età del tatuaggio», un tempo in cui il disegno sulla pelle diventa «il testimone sensibile di una trasformazione più generale», e non soltanto all'interno del nostro universo simbolico. È questa una delle tesi contenute nell'ultimo libro del filosofo torinese Federico Vercellone, ordinario di Estetica e tra i più noti studiosi dell'ermeneutica contemporanea applicata alla teoria delle immagini, <i>Filosofia del tatuaggio</i>, che ci presenta oggi Dario Campione. Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>424</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,federicovercellone,filosofia,filosofiadeltatuaggio,libri,podcast,podcastletterario,tattoo,tatuaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>27</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il principe diventa re: Carlo III dalla cronaca alla storia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-principe-diventa-re-carlo-iii-dalla-cronaca-alla-storia--53753417</link><description><![CDATA[Si può avere un «io fieramente repubblicano» e appassionarsi come pochi altri alla vita esagerata, dissoluta, sfaccendata e un po' ciabattona della Royal Family inglese? Se lo chiedete ad Antonio Caprarica, si può eccome. L'ex corrispondente della RAI da Londra ha dedicato almeno una decina di libri alle sorti, certo non magnifiche né tantomeno progressive, dei Windsor. Se di tutte le altre monarchie del pianeta nulla interessa e a nessuno, la bislacca esistenza degli inquilini di Buckingham Palace riesce tuttora a raccogliere audience gigantesche. Appassiona e fa discutere centinaia di milioni di persone. Come hanno dimostrato i libri e le serie TV del cadetto ribelle, Harry.<br />Al 74.enne Carlo III, figlio di Elisabetta, Caprarica ha dedicato il suo ultimo lavoro: <i>Carlo III. Il destino della Corona</i>. Un libro, per ammissione dello stesso autore, il cui «scopo» non è «formulare sentenze morali o emettere giudizi di valore», quanto piuttosto «offrire, con tutti gli inevitabili chiaroscuri, il ritratto di un uomo che la nascita ha posto a un incrocio della storia, caricandolo del fardello di giustificare la sopravvivenza di un'istituzione eminentemente medievale al cospetto delle seducenti e rischiose promesse della modernità».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53753417</guid><pubDate>Fri, 05 May 2023 18:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53753417/caprarica_carlo_iii_def.mp3" length="5955425" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Si può avere un «io fieramente repubblicano» e appassionarsi come pochi altri alla vita esagerata, dissoluta, sfaccendata e un po' ciabattona della Royal Family inglese? Se lo chiedete ad Antonio Caprarica, si può eccome. L'ex corrispondente della RAI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si può avere un «io fieramente repubblicano» e appassionarsi come pochi altri alla vita esagerata, dissoluta, sfaccendata e un po' ciabattona della Royal Family inglese? Se lo chiedete ad Antonio Caprarica, si può eccome. L'ex corrispondente della RAI da Londra ha dedicato almeno una decina di libri alle sorti, certo non magnifiche né tantomeno progressive, dei Windsor. Se di tutte le altre monarchie del pianeta nulla interessa e a nessuno, la bislacca esistenza degli inquilini di Buckingham Palace riesce tuttora a raccogliere audience gigantesche. Appassiona e fa discutere centinaia di milioni di persone. Come hanno dimostrato i libri e le serie TV del cadetto ribelle, Harry.<br />Al 74.enne Carlo III, figlio di Elisabetta, Caprarica ha dedicato il suo ultimo lavoro: <i>Carlo III. Il destino della Corona</i>. Un libro, per ammissione dello stesso autore, il cui «scopo» non è «formulare sentenze morali o emettere giudizi di valore», quanto piuttosto «offrire, con tutti gli inevitabili chiaroscuri, il ritratto di un uomo che la nascita ha posto a un incrocio della storia, caricandolo del fardello di giustificare la sopravvivenza di un'istituzione eminentemente medievale al cospetto delle seducenti e rischiose promesse della modernità».]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:keywords>antoniocaprarica,buckinghampalace,caprarica,carloiii,cdt,centoparole,charlesiii,corrieredelticino,kingcharles,podcast,royalfamily,spire,uk</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>26</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché tutto il mondo invoca la libertà cantando Bella Ciao</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-tutto-il-mondo-invoca-la-liberta-cantando-bella-ciao--53681319</link><description><![CDATA[Mettete insieme la parola italiana più conosciuta nel mondo e un aggettivo breve, semplice, facile da pronunciare. Unite una melodia orecchiabile e un ritmo ascendente, e scanditeli con il battito delle mani. Prima lento, calmo, poi sempre più rapito, frenetico. Scegliete di parlare della libertà: la vostra e quella dei luoghi, piccoli o grandi che siano, in cui vivete. State cantando <i>Bella Ciao</i>. Un canto conosciuto praticamente ovunque, essendo diventata la colonna sonora internazionale delle lotte di liberazione in ogni angolo del pianeta.<br />A questa canzone, che ha ormai trasfigurato sé stessa per diventare il simbolo di chi non intende arrendersi, lo storico Marcello Flores ha dedicato un breve, bellissimo libro pubblicato da Garzanti e intitolato, semplicemente, <i>Bella Ciao</i>. È il libro che ci racconta oggi Dario Campione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53681319</guid><pubDate>Sat, 29 Apr 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53681319/bella_ciao_flores.mp3" length="7550488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Mettete insieme la parola italiana più conosciuta nel mondo e un aggettivo breve, semplice, facile da pronunciare. Unite una melodia orecchiabile e un ritmo ascendente, e scanditeli con il battito delle mani. Prima lento, calmo, poi sempre più rapito,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Mettete insieme la parola italiana più conosciuta nel mondo e un aggettivo breve, semplice, facile da pronunciare. Unite una melodia orecchiabile e un ritmo ascendente, e scanditeli con il battito delle mani. Prima lento, calmo, poi sempre più rapito, frenetico. Scegliete di parlare della libertà: la vostra e quella dei luoghi, piccoli o grandi che siano, in cui vivete. State cantando <i>Bella Ciao</i>. Un canto conosciuto praticamente ovunque, essendo diventata la colonna sonora internazionale delle lotte di liberazione in ogni angolo del pianeta.<br />A questa canzone, che ha ormai trasfigurato sé stessa per diventare il simbolo di chi non intende arrendersi, lo storico Marcello Flores ha dedicato un breve, bellissimo libro pubblicato da Garzanti e intitolato, semplicemente, <i>Bella Ciao</i>. È il libro che ci racconta oggi Dario Campione.]]></itunes:summary><itunes:duration>470</itunes:duration><itunes:keywords>alexpina,bellaciao,cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,giorgiogaber,letteratura,libertà,libri,marcelloflores,yvesmontand</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>25</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il diavolo in corpo e gli esorcisti: «È tutto vero»</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-diavolo-in-corpo-e-gli-esorcisti-e-tutto-vero--53605991</link><description><![CDATA[Ci sono parole che evocano immagini e ricordi precisi. Parole simbolo. Parole icone. Parole alle quali tutti associano pensieri più o meno simili. Se diciamo esorcista, ad esempio, nella mente scorrono subito i fotogrammi del film diretto da William Friedkin e uscito nelle sale americane proprio 50 anni fa, nel 1973. Da allora, tutti credono di sapere, più o meno, che cosa sia un esorcista, ma pochi hanno, probabilmente, la reale percezione del fenomeno della possessione demoniaca, che si presta com'è ovvio a un inevitabile scetticismo di fondo. Il vaticanista di Mediaset, Fabio Marchese Ragona, ha dato alle stampe con Piemme un libro il cui obiettivo principale sembra essere proprio spezzare le catene del sospetto e dell'incredulità che serrano la mente e i cuori di chi si accosta al tema.<br /><i>Esorcisti contro satana. Faccia a faccia con il diavolo</i> è il titolo scelto per un saggio quasi totalmente incentrato sulle testimonianze dirette, sia delle vittime del demonio sia dei preti chiamati a combatterlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53605991</guid><pubDate>Sat, 22 Apr 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53605991/esorcisti_contro_satana.mp3" length="6874132" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Ci sono parole che evocano immagini e ricordi precisi. Parole simbolo. Parole icone. Parole alle quali tutti associano pensieri più o meno simili. Se diciamo esorcista, ad esempio, nella mente scorrono subito i fotogrammi del film diretto da William...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ci sono parole che evocano immagini e ricordi precisi. Parole simbolo. Parole icone. Parole alle quali tutti associano pensieri più o meno simili. Se diciamo esorcista, ad esempio, nella mente scorrono subito i fotogrammi del film diretto da William Friedkin e uscito nelle sale americane proprio 50 anni fa, nel 1973. Da allora, tutti credono di sapere, più o meno, che cosa sia un esorcista, ma pochi hanno, probabilmente, la reale percezione del fenomeno della possessione demoniaca, che si presta com'è ovvio a un inevitabile scetticismo di fondo. Il vaticanista di Mediaset, Fabio Marchese Ragona, ha dato alle stampe con Piemme un libro il cui obiettivo principale sembra essere proprio spezzare le catene del sospetto e dell'incredulità che serrano la mente e i cuori di chi si accosta al tema.<br /><i>Esorcisti contro satana. Faccia a faccia con il diavolo</i> è il titolo scelto per un saggio quasi totalmente incentrato sulle testimonianze dirette, sia delle vittime del demonio sia dei preti chiamati a combatterlo.]]></itunes:summary><itunes:duration>428</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,esorcismo,esorcista,esorcisti,esorcisticontrosatana,fabiomarcheseragona,letteratura,libri,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>24</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Panda, spie e cammelli: la guerra fredda nelle gabbie dello zoo di Berlino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/panda-spie-e-cammelli-la-guerra-fredda-nelle-gabbie-dello-zoo-di-berlino--53538446</link><description><![CDATA[Sotto «Il cielo diviso» della Berlino della guerra fredda, per anni fu combattuto – tra gli altri – un conflitto su piccola scala tra eserciti a quattro zampe: cammelli contro ippopotami, coccodrilli contro elefanti, scimmie e panda al posto delle testate nucleari e rinoceronti invece dei carri armati; sistemi d'arma davvero molto anomali, dispiegati nelle stalle e nelle gabbie dei due zoo della città. Quello storico, fondato nel 1844 e distrutto in parte dal bombardamento alleato del 22 novembre 1943; e il Tierpark, inaugurato nel 1955 nell'area verde di Friedrichsfelde soprattutto per evitare che gli abitanti dell'Est si recassero regolarmente a Ovest, nel vecchio giardino zoologico collocato nel cuore del settore britannico. Furono le circostanze della Germania spaccata in due come una mela, oltre allo status particolare di Berlino, a permettere un simile scenario. La stramba fusione di quadrupedi e politica in una città e in un Paese costretti, dopo 12 anni di dittatura nazista, a una separazione non consensuale.<br /><br />Fonti d'archivio, cronache dell'epoca, diari, interviste e materiale fotografico originale sono le tessere del divertentissimo mosaico storico-giornalistico che Jan Mohnhaupt ha ricomposto nel suo libro, <i>Lo zoo degli altri</i>, uscito nel 2017 e adesso tradotto e pubblicato in italiano da Bollati Boringhieri. Vi lasciamo al racconto di Dario Campione.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53538446</guid><pubDate>Sat, 15 Apr 2023 04:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53538446/lo_zoo_degli_altri.mp3" length="6299359" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Sotto «Il cielo diviso» della Berlino della guerra fredda, per anni fu combattuto – tra gli altri – un conflitto su piccola scala tra eserciti a quattro zampe: cammelli contro ippopotami, coccodrilli contro elefanti, scimmie e panda al posto delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sotto «Il cielo diviso» della Berlino della guerra fredda, per anni fu combattuto – tra gli altri – un conflitto su piccola scala tra eserciti a quattro zampe: cammelli contro ippopotami, coccodrilli contro elefanti, scimmie e panda al posto delle testate nucleari e rinoceronti invece dei carri armati; sistemi d'arma davvero molto anomali, dispiegati nelle stalle e nelle gabbie dei due zoo della città. Quello storico, fondato nel 1844 e distrutto in parte dal bombardamento alleato del 22 novembre 1943; e il Tierpark, inaugurato nel 1955 nell'area verde di Friedrichsfelde soprattutto per evitare che gli abitanti dell'Est si recassero regolarmente a Ovest, nel vecchio giardino zoologico collocato nel cuore del settore britannico. Furono le circostanze della Germania spaccata in due come una mela, oltre allo status particolare di Berlino, a permettere un simile scenario. La stramba fusione di quadrupedi e politica in una città e in un Paese costretti, dopo 12 anni di dittatura nazista, a una separazione non consensuale.<br /><br />Fonti d'archivio, cronache dell'epoca, diari, interviste e materiale fotografico originale sono le tessere del divertentissimo mosaico storico-giornalistico che Jan Mohnhaupt ha ricomposto nel suo libro, <i>Lo zoo degli altri</i>, uscito nel 2017 e adesso tradotto e pubblicato in italiano da Bollati Boringhieri. Vi lasciamo al racconto di Dario Campione.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>392</itunes:duration><itunes:keywords>berlino,cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,guerrafredda,janmohnhaupt,letteratura,libri,lozoodeglialtri,zoodiberlino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>23</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La lingua invisibile di Mario Vargas Llosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-lingua-invisibile-di-mario-vargas-llosa--53471609</link><description><![CDATA[Il 28 marzo 2023 Mario Vargas Llosa ha compiuto 87 anni. Lo scrittore peruviano, premio Nobel per la letteratura nel 2010, è – per sua stessa definizione – un «vecchio maestro»: un uomo la cui esperienza, la cui cultura e la cui storia insegnano. Quasi più dei suoi molti romanzi e dei suoi saggi. Nel 2017, Juan Cruz Ruiz aveva raccolto in un libro le interviste fatte a Vargas Llosa nell'arco di tre decenni.<br />Adesso quel libro è stato tradotto in italiano e pubblicato da Mimemis, integrato in appendice dalle ultime conversazioni, registrate negli anni Venti del nostro secolo: Dario Campione oggi ci racconta <i>Davanti allo specchio</i>. «L'obiettivo di chi scrive è essere al servizio del racconto, non già sottomettere la realtà alla propria retorica».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53471609</guid><pubDate>Sat, 08 Apr 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53471609/centoparole_ventiduesima.mp3" length="6141530" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 28 marzo 2023 Mario Vargas Llosa ha compiuto 87 anni. Lo scrittore peruviano, premio Nobel per la letteratura nel 2010, è – per sua stessa definizione – un «vecchio maestro»: un uomo la cui esperienza, la cui cultura e la cui storia insegnano....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 28 marzo 2023 Mario Vargas Llosa ha compiuto 87 anni. Lo scrittore peruviano, premio Nobel per la letteratura nel 2010, è – per sua stessa definizione – un «vecchio maestro»: un uomo la cui esperienza, la cui cultura e la cui storia insegnano. Quasi più dei suoi molti romanzi e dei suoi saggi. Nel 2017, Juan Cruz Ruiz aveva raccolto in un libro le interviste fatte a Vargas Llosa nell'arco di tre decenni.<br />Adesso quel libro è stato tradotto in italiano e pubblicato da Mimemis, integrato in appendice dalle ultime conversazioni, registrate negli anni Venti del nostro secolo: Dario Campione oggi ci racconta <i>Davanti allo specchio</i>. «L'obiettivo di chi scrive è essere al servizio del racconto, non già sottomettere la realtà alla propria retorica».]]></itunes:summary><itunes:duration>383</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,davantiallospecchio,juancruzruiz,letteratura,libri,mariovargasllosa,podcast,vargasllosa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>22</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vite, morte e misteri di Ettore Majorana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vite-morte-e-misteri-di-ettore-majorana--53403814</link><description><![CDATA[Una delle principali funzioni del racconto, in ogni sua forma, è di essere forza liberatrice. Se lo storico è incatenato ai fatti, il romanziere (o lo sceneggiatore, o il fumettista) può muoversi nello spazio e nel tempo come meglio crede. E inventare senza perdere credibilità. Poiché quest’ultima gli deriva unicamente dalla potenza delle parole o delle immagini. Lo scrittore non cerca la verità, ma una suggestione. Che il lettore può decidere o meno di accettare. Lo schema di ogni mosaico narrativo è mobile e riflette un gioco di proiezioni le cui regole non sono mai fisse. Anche, e soprattutto, quando questa narrazione si snoda lungo avvenimenti apparentemente reali.<br />Il libro che ci racconta oggi Dario Campione, <i>L’atomo inquieto</i> di Mimmo Gangemi, è la vita immaginaria di Ettore Majorana, il fisico siciliano scomparso misteriosamente 85 anni fa, nella notte tra il 27 e il 28 marzo 1938.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53403814</guid><pubDate>Sat, 01 Apr 2023 04:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53403814/campione_ventunesima_gangemi.mp3" length="6187821" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Una delle principali funzioni del racconto, in ogni sua forma, è di essere forza liberatrice. Se lo storico è incatenato ai fatti, il romanziere (o lo sceneggiatore, o il fumettista) può muoversi nello spazio e nel tempo come meglio crede. 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Anche, e soprattutto, quando questa narrazione si snoda lungo avvenimenti apparentemente reali.<br />Il libro che ci racconta oggi Dario Campione, <i>L’atomo inquieto</i> di Mimmo Gangemi, è la vita immaginaria di Ettore Majorana, il fisico siciliano scomparso misteriosamente 85 anni fa, nella notte tra il 27 e il 28 marzo 1938.]]></itunes:summary><itunes:duration>386</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,ettoremajorana,letteratura,libri,mimmogangemi,podcast,podcastletterario</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:episode>21</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bataclan: la lunga traversata dall'orrore alla giustizia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bataclan-la-lunga-traversata-dall-orrore-alla-giustizia--53327279</link><description><![CDATA[Il 13 novembre 2015, un venerdì, a Parigi si spalancano le porte dell'inferno. Sul finire di quella giornata, insolitamente calda per un autunno ormai inoltrato, un gruppo di terroristi islamici uccide 130 persone e ne ferisce altre 350. Fuori dallo Stade de France, nel grande salone del Bataclan e sui marciapiedi del X e dell'XI arrodissement, per alcuni minuti risuonano soltanto le raffiche degli AK-47, i terribili fucili Kalashnikov, e i boati delle cinture esplosive. Dopo c'è soltanto morte, dolore, incredulità. A distanza di molti anni, quasi sei, l'8 settembre del 2021, l'unico superstite del commando e altre 13 persone vanno a processo, in Corte d'Assise speciale, per rispondere a vario titolo della strage. Per i francesi è il dibattimento del secolo. Emmanuel Carrère accetta di raccontare quel processo. E di trasformarlo in un libro, <i>V13 Cronaca giudiziaria</i>, pubblicato da Adelphi. Un libro che, oggi, ci racconta Dario Campione. Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53327279</guid><pubDate>Sat, 25 Mar 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53327279/puntata.mp3" length="9476514" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Il 13 novembre 2015, un venerdì, a Parigi si spalancano le porte dell'inferno. Sul finire di quella giornata, insolitamente calda per un autunno ormai inoltrato, un gruppo di terroristi islamici uccide 130 persone e ne ferisce altre 350. Fuori dallo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il 13 novembre 2015, un venerdì, a Parigi si spalancano le porte dell'inferno. Sul finire di quella giornata, insolitamente calda per un autunno ormai inoltrato, un gruppo di terroristi islamici uccide 130 persone e ne ferisce altre 350. Fuori dallo Stade de France, nel grande salone del Bataclan e sui marciapiedi del X e dell'XI arrodissement, per alcuni minuti risuonano soltanto le raffiche degli AK-47, i terribili fucili Kalashnikov, e i boati delle cinture esplosive. Dopo c'è soltanto morte, dolore, incredulità. A distanza di molti anni, quasi sei, l'8 settembre del 2021, l'unico superstite del commando e altre 13 persone vanno a processo, in Corte d'Assise speciale, per rispondere a vario titolo della strage. Per i francesi è il dibattimento del secolo. Emmanuel Carrère accetta di raccontare quel processo. E di trasformarlo in un libro, <i>V13 Cronaca giudiziaria</i>, pubblicato da Adelphi. Un libro che, oggi, ci racconta Dario Campione. Buon ascolto.]]></itunes:summary><itunes:duration>395</itunes:duration><itunes:keywords>bataclan,carrere,cdt,cdtonline,centoparole,francia,giornalismo,parigi,podcast,strage,terrorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>20</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non esistono lingue migliori di altre: sei lezioni sul razzismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-esistono-lingue-migliori-di-altre-sei-lezioni-sul-razzismo--53228446</link><description><![CDATA[l 21 marzo di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale. La data non è casuale: è stata scelta, infatti, per ricordare il massacro di Sharpeville, nel Sudafrica dell'apartheid, avvenuto il 21 marzo 1960. Quel giorno, la polizia dei bianchi aprì il fuoco su un gruppo di dimostranti di colore, uccidendone 69 e ferendone 180. Proprio in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale, a Lugano, lunedì 20 marzo a partire dalle 14, nell'aula magna dell'Università della Svizzera Italiana, è in programma un convengo organizzato dall'associazione BrainCircle sul tema: «Come nasce il razzismo nel cervello». Tra i relatori ci sarà anche Andrea Moro, linguista e scrittore, allievo di Noam Chomsky e autore, tra gli altri, del libro che ci racconta il nostro Dario Campione: «La razza e la lingua. Sei lezioni sul razzismo» (La Nave di Teseo).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53228446</guid><pubDate>Fri, 17 Mar 2023 05:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53228446/centoparole_diciannovesima_andreamoro.mp3" length="5354830" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>l 21 marzo di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale. La data non è casuale: è stata scelta, infatti, per ricordare il massacro di Sharpeville, nel Sudafrica dell'apartheid,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[l 21 marzo di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale. La data non è casuale: è stata scelta, infatti, per ricordare il massacro di Sharpeville, nel Sudafrica dell'apartheid, avvenuto il 21 marzo 1960. Quel giorno, la polizia dei bianchi aprì il fuoco su un gruppo di dimostranti di colore, uccidendone 69 e ferendone 180. Proprio in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale, a Lugano, lunedì 20 marzo a partire dalle 14, nell'aula magna dell'Università della Svizzera Italiana, è in programma un convengo organizzato dall'associazione BrainCircle sul tema: «Come nasce il razzismo nel cervello». Tra i relatori ci sarà anche Andrea Moro, linguista e scrittore, allievo di Noam Chomsky e autore, tra gli altri, del libro che ci racconta il nostro Dario Campione: «La razza e la lingua. Sei lezioni sul razzismo» (La Nave di Teseo).]]></itunes:summary><itunes:duration>334</itunes:duration><itunes:keywords>21marzo,andreamoro,cdt,centoparole,corrieredelticino,larazzaelalingua,letteratura,libri,podcast,razzismo,seilezionisulrazzismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:episode>19</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vanina Guarrasi, la degna erede di Salvo Montalbano nella Sicilia in giallo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vanina-guarrasi-la-degna-erede-di-salvo-montalbano-nella-sicilia-in-giallo--53160661</link><description><![CDATA[Nella Sicilia gialla di Sciascia, Camilleri e Piazzese, ha fatto irruzione da qualche anno Cristina Cassar Scalia, medico oftalmologo con la passione delle storie poliziesche. Storie che hanno come protagonista principale una quarantenne vicequestora, la palermitana Giovanna Guarrasi, tornata nella sua terra dopo un periodo trascorso negli uffici di via Fatebenefratelli, a Milano. La Guarrasi, che tutti chiamano Vanina, ha alle spalle una vicenda personale tragica. Il padre, poliziotto, è stato ucciso da Cosa Nostra in un agguato quando lei era adolescente, cosa che l'ha spinta verso un mestiere non facile per una donna. E l'ex compagno, un magistrato antimafia, si è salvato da un destino identico proprio grazie al suo intervento. Anche per questo, e per sua scelta, il ritorno in Sicilia non è stato tra i ranghi dell'anticrimine, ma alla Mobile di Catania. Città dove Vanina risolve casi di omicidio in cui non sono coinvolti picciotti e capibastone.<br />Il nostro Dario Campione ci presenta <i>Il re del gelato</i> (Einaudi), il settimo romanzo di una serie che gli appassionati del noir italiano si augurano lunga.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53160661</guid><pubDate>Sat, 11 Mar 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53160661/campione_diciottesima.mp3" length="5129214" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Nella Sicilia gialla di Sciascia, Camilleri e Piazzese, ha fatto irruzione da qualche anno Cristina Cassar Scalia, medico oftalmologo con la passione delle storie poliziesche. 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Città dove Vanina risolve casi di omicidio in cui non sono coinvolti picciotti e capibastone.<br />Il nostro Dario Campione ci presenta <i>Il re del gelato</i> (Einaudi), il settimo romanzo di una serie che gli appassionati del noir italiano si augurano lunga.]]></itunes:summary><itunes:duration>320</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,cristinacassarscalia,dariocampione,giovannaguarrasi,ilredelgelato,lettura,libri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:episode>18</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se il problema degli imbecilli si risolve con filosofia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-il-problema-degli-imbecilli-si-risolve-con-filosofia--53083714</link><description><![CDATA[In origine indicava chi era senza bastone avendone, invece, bisogno. Nel tempo, le cose (e le parole) sono cambiate. Al bastone si è sostituita l'intelligenza, il buon senso. E l'imbecille è diventato colui che ne è sprovvisto. O pensa di poter farne a meno. Con arroganza, con protervia. Purtroppo, di imbecilli ce ne sono in quantità industriale. E «l'imbecillità non è soltanto un residuo incomprensibile dell'evoluzione umana», ma sembra essere, al contrario, uno dei principali motori della Storia». Ne è convinto Maxime Rovère il quale, dopo aver dedicato molti anni allo studio di Baruch Spinoza, ha pensato di affrontare il fenomeno sempre più dilagante della stupidità partendo - spiega egli stesso - da tre inconfutabili assiomi. Il nostro Dario Campione ci racconta il libro del filosofo francese <i>Cosa fare con gli imbecilli (per non restare uno di loro)</i>, Mondadori 2023. Perché possiamo smettere di essere gli imbecilli di qualcun altro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53083714</guid><pubDate>Sat, 04 Mar 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53083714/campione_diciassettesima_def.mp3" length="5855373" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In origine indicava chi era senza bastone avendone, invece, bisogno. Nel tempo, le cose (e le parole) sono cambiate. Al bastone si è sostituita l'intelligenza, il buon senso. E l'imbecille è diventato colui che ne è sprovvisto. O pensa di poter farne...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In origine indicava chi era senza bastone avendone, invece, bisogno. Nel tempo, le cose (e le parole) sono cambiate. Al bastone si è sostituita l'intelligenza, il buon senso. E l'imbecille è diventato colui che ne è sprovvisto. O pensa di poter farne a meno. Con arroganza, con protervia. Purtroppo, di imbecilli ce ne sono in quantità industriale. E «l'imbecillità non è soltanto un residuo incomprensibile dell'evoluzione umana», ma sembra essere, al contrario, uno dei principali motori della Storia». Ne è convinto Maxime Rovère il quale, dopo aver dedicato molti anni allo studio di Baruch Spinoza, ha pensato di affrontare il fenomeno sempre più dilagante della stupidità partendo - spiega egli stesso - da tre inconfutabili assiomi. Il nostro Dario Campione ci racconta il libro del filosofo francese <i>Cosa fare con gli imbecilli (per non restare uno di loro)</i>, Mondadori 2023. 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L'invasione è uno «shock violento», soprattutto per l'Europa. Meno per gli Stati Uniti, dove i servizi di intelligence da settimane stanno tempestando la Casa Bianca di rapporti riservatissimi sui movimenti delle truppe di Mosca a ridosso della frontiera ucraina. Vladimir Putin – l'ex colonnello del KGB che, non avendo mai accettato la fine dell'Unione Sovietica, vuole riportare le lancette della storia a prima della caduta del Muro di Berlino – pensa di potere impadronirsi di tutto. Ma, come spesso accade, le svolte della Storia non conducono al punto d'arrivo ipotizzato o desiderato. Come comprendere, però, quanto successo in questi ultimi 365 giorni? Come mettere ordine nei fatti e avere chiaro il senso di ciò che è accaduto? Il nostro Dario Campione consiglia un libro, in particolare: <i>Il mondo sospeso</i>, di Giuseppe Sarcina, uscito da pochi giorni per i tipi di Solferino. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52828955</guid><pubDate>Fri, 24 Feb 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52828955/000_campione_sedicesima.mp3" length="7898710" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>All'alba del 24 febbraio 2022, un anno fa, i carri armati russi entravano in Ucraina dai confini a Nord e a Est. Obiettivo: conquistare il Paese in pochi giorni, due o tre al massimo, spodestare e uccidere il presidente Volodymyr Zelensky e insediare,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[All'alba del 24 febbraio 2022, un anno fa, i carri armati russi entravano in Ucraina dai confini a Nord e a Est. Obiettivo: conquistare il Paese in pochi giorni, due o tre al massimo, spodestare e uccidere il presidente Volodymyr Zelensky e insediare, a Kiev, un governo fantoccio. L'invasione è uno «shock violento», soprattutto per l'Europa. Meno per gli Stati Uniti, dove i servizi di intelligence da settimane stanno tempestando la Casa Bianca di rapporti riservatissimi sui movimenti delle truppe di Mosca a ridosso della frontiera ucraina. Vladimir Putin – l'ex colonnello del KGB che, non avendo mai accettato la fine dell'Unione Sovietica, vuole riportare le lancette della storia a prima della caduta del Muro di Berlino – pensa di potere impadronirsi di tutto. Ma, come spesso accade, le svolte della Storia non conducono al punto d'arrivo ipotizzato o desiderato. Come comprendere, però, quanto successo in questi ultimi 365 giorni? Come mettere ordine nei fatti e avere chiaro il senso di ciò che è accaduto? Il nostro Dario Campione consiglia un libro, in particolare: <i>Il mondo sospeso</i>, di Giuseppe Sarcina, uscito da pochi giorni per i tipi di Solferino. 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Molti anni dopo, Michael Foucalt, in <i>Le parole e le cose</i>, definiva invece la filosofia come una sorta di «giornalismo radicale», e di sé diceva: «sono un giornalista dell'oggi, dell'attualità», «colgo l'adesso con le idee».<br />È chiaro che tra una filosofia tutta proiettata a diventare il motore della Storia e un pensiero interamente rivolto alla decodificazione dell'immanenza, il passo è molto lungo. Eppure, un filo resistente lega il padre del materialismo storico al teorico della società della sorveglianza.<br />Un filo su cui corre il desiderio della verità. Il tentativo, cioè, di svelare e di mettere a nudo le sagome del dominio sociale e di incoraggiarne le possibili forme di contrasto.<br />Su quello stesso filo si muove ormai da tempo uno dei più noti filosofi contemporanei, il coreano Byung-chul Han, da molti considerato una sorta di stella del pensiero pop e i cui libri - scritti con uno stile quasi epigrammatico, mai più lunghi di un centinaio di pagine e ricolmi di citazioni dottissime - conoscono ormai una larga diffusione, tanto in Europa quanto in America Latina. Dario Campione ci racconta <i>Infocrazia. Le nostre vite manipolate dalla Rete</i>, edito da Einaudi nel 2023.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52769446</guid><pubDate>Sat, 18 Feb 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52769446/000_campione_quindicesima.mp3" length="8314934" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Nelle Tesi su Feuberbach, Karl Marx scriveva: «I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo». Molti anni dopo, Michael Foucalt, in Le parole e le cose, definiva invece la filosofia come una sorta di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nelle <i>Tesi su Feuberbach</i>, Karl Marx scriveva: «I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo». Molti anni dopo, Michael Foucalt, in <i>Le parole e le cose</i>, definiva invece la filosofia come una sorta di «giornalismo radicale», e di sé diceva: «sono un giornalista dell'oggi, dell'attualità», «colgo l'adesso con le idee».<br />È chiaro che tra una filosofia tutta proiettata a diventare il motore della Storia e un pensiero interamente rivolto alla decodificazione dell'immanenza, il passo è molto lungo. Eppure, un filo resistente lega il padre del materialismo storico al teorico della società della sorveglianza.<br />Un filo su cui corre il desiderio della verità. Il tentativo, cioè, di svelare e di mettere a nudo le sagome del dominio sociale e di incoraggiarne le possibili forme di contrasto.<br />Su quello stesso filo si muove ormai da tempo uno dei più noti filosofi contemporanei, il coreano Byung-chul Han, da molti considerato una sorta di stella del pensiero pop e i cui libri - scritti con uno stile quasi epigrammatico, mai più lunghi di un centinaio di pagine e ricolmi di citazioni dottissime - conoscono ormai una larga diffusione, tanto in Europa quanto in America Latina. Dario Campione ci racconta <i>Infocrazia. Le nostre vite manipolate dalla Rete</i>, edito da Einaudi nel 2023.]]></itunes:summary><itunes:duration>346</itunes:duration><itunes:keywords>byungchulhan,cdt,cdtalk,cdtonline,centoparole,dariocampione,filosofia,filosofo,libri,libro,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>15</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia sentimentale del Festival più amato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-sentimentale-del-festival-piu-amato--52695785</link><description><![CDATA[«Sanremo è l'Italia». E l'Italia, molto spesso, è Sanremo. Allegra sino all'eccesso, sguaiata, inevitabilmente trash, incapace di prendersi troppo sul serio, romantica ed emotiva oltre ogni misura, lo sguardo nostalgico rivolto sempre al passato. Ma anche irresistibile, fascinosa, seducente.<br />Unica nella sua bellezza, tanto semplice quanto autentica. Un Paese che non si vergona di celebrare ogni anno, in musica e in rima, l'amore, il sole, la mamma. Per celebrare al meglio l'edizione del 2023, il nostro Dario Campione ci racconta il libro di Vittorio Polieri e Adriano Pugno <i>Perché Sanremo è Sanremo. Guida sentimentale al Festival e al suo pubblico</i>, Epoké 2022. Buon ascolto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52695785</guid><pubDate>Sat, 11 Feb 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52695785/000_campione_quattordicesima.mp3" length="6747487" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«Sanremo è l'Italia». E l'Italia, molto spesso, è Sanremo. Allegra sino all'eccesso, sguaiata, inevitabilmente trash, incapace di prendersi troppo sul serio, romantica ed emotiva oltre ogni misura, lo sguardo nostalgico rivolto sempre al passato. Ma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[«Sanremo è l'Italia». E l'Italia, molto spesso, è Sanremo. Allegra sino all'eccesso, sguaiata, inevitabilmente trash, incapace di prendersi troppo sul serio, romantica ed emotiva oltre ogni misura, lo sguardo nostalgico rivolto sempre al passato. Ma anche irresistibile, fascinosa, seducente.<br />Unica nella sua bellezza, tanto semplice quanto autentica. Un Paese che non si vergona di celebrare ogni anno, in musica e in rima, l'amore, il sole, la mamma. Per celebrare al meglio l'edizione del 2023, il nostro Dario Campione ci racconta il libro di Vittorio Polieri e Adriano Pugno <i>Perché Sanremo è Sanremo. Guida sentimentale al Festival e al suo pubblico</i>, Epoké 2022. 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Uno degli autori più citati e venduti ma, probabilmente, anche meno letti. Una cosa, infatti, è spillare qua e là qualche frase dai libri di Gadda con cui annaffiare discorsi, articoli o finanche i propri post social. Un'altra è affrontare in modo serio, dalla prima all'ultima pagina, testi quali La cognizione del dolore, Eros e Priapo o Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, la cui trama godette a un certo punto di una qualche popolarità grazie alla trasposizione televisiva in quattro puntate interpretata da un gigantesco Flavio Bucci, ma il cui intreccio linguistico è rimasto quasi inestricabile per chiunque non abbia voluto o potuto impegnarsi seriamente, e per molte ore, nella lettura. Per rimediare, beh, ecco a voi <i>Gaddabolario. Duecentodiciannove parole dell'ingegnere</i>, a cura di Paola Italia ed edito da Carocci. Un libro che, con il suo inconfondibile stile, ci racconta Dario Campione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52631485</guid><pubDate>Sat, 04 Feb 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52631485/000_darione_tredicesima.mp3" length="7319957" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>A cinquant'anni dalla scomparsa, che cadrà il 21 maggio prossimo, Carlo Emilio Gadda continua a essere uno degli oggetti misteriosi della letteratura italiana del Novecento. Uno degli autori più citati e venduti ma, probabilmente, anche meno letti....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[A cinquant'anni dalla scomparsa, che cadrà il 21 maggio prossimo, Carlo Emilio Gadda continua a essere uno degli oggetti misteriosi della letteratura italiana del Novecento. Uno degli autori più citati e venduti ma, probabilmente, anche meno letti. Una cosa, infatti, è spillare qua e là qualche frase dai libri di Gadda con cui annaffiare discorsi, articoli o finanche i propri post social. Un'altra è affrontare in modo serio, dalla prima all'ultima pagina, testi quali La cognizione del dolore, Eros e Priapo o Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, la cui trama godette a un certo punto di una qualche popolarità grazie alla trasposizione televisiva in quattro puntate interpretata da un gigantesco Flavio Bucci, ma il cui intreccio linguistico è rimasto quasi inestricabile per chiunque non abbia voluto o potuto impegnarsi seriamente, e per molte ore, nella lettura. Per rimediare, beh, ecco a voi <i>Gaddabolario. Duecentodiciannove parole dell'ingegnere</i>, a cura di Paola Italia ed edito da Carocci. Un libro che, con il suo inconfondibile stile, ci racconta Dario Campione.]]></itunes:summary><itunes:duration>305</itunes:duration><itunes:keywords>carloemiliogadda,cdt,cdtonline,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,gadda,libri,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>13</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché gli intellettuali tedeschi non capirono che Hitler avrebbe trionfato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-gli-intellettuali-tedeschi-non-capirono-che-hitler-avrebbe-trionfato--52561371</link><description><![CDATA[Viviamo dentro la storia, ma non ce ne accorgiamo. Lo capiamo soltanto a distanza di anni, quando i fatti, le trame, si completano. Sono leggibili nel loro insieme. Sono messe in ordine dal tempo, che ne scandisce il ritmo dall'inizio alla fine. A novant'anni di distanza, l'ascesa al potere di Adolf Hitler e la fulminea trasformazione della Germania nel Terzo Reich, con la soppressione di ogni libertà civile, sono state analizzate, spiegate, interpretate. Che cosa sia successo, e perché, è chiaro. Più o meno a tutti. Meno semplice è stabilire se, in qualche modo, il trionfo dei nazionalsocialisti si potesse fermare. Nella dodicesima puntata di CentoParole, Dario Campione recensisce <i>Febbraio 1993. L'inverno della letteratura</i> (Marsilio 2023), il libro di Uwe Wittstock.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52561371</guid><pubDate>Fri, 27 Jan 2023 14:49:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52561371/dario_dodicicentoparole.mp3" length="6212339" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Viviamo dentro la storia, ma non ce ne accorgiamo. Lo capiamo soltanto a distanza di anni, quando i fatti, le trame, si completano. Sono leggibili nel loro insieme. Sono messe in ordine dal tempo, che ne scandisce il ritmo dall'inizio alla fine. A...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Viviamo dentro la storia, ma non ce ne accorgiamo. Lo capiamo soltanto a distanza di anni, quando i fatti, le trame, si completano. Sono leggibili nel loro insieme. Sono messe in ordine dal tempo, che ne scandisce il ritmo dall'inizio alla fine. A novant'anni di distanza, l'ascesa al potere di Adolf Hitler e la fulminea trasformazione della Germania nel Terzo Reich, con la soppressione di ogni libertà civile, sono state analizzate, spiegate, interpretate. Che cosa sia successo, e perché, è chiaro. Più o meno a tutti. Meno semplice è stabilire se, in qualche modo, il trionfo dei nazionalsocialisti si potesse fermare. Nella dodicesima puntata di CentoParole, Dario Campione recensisce <i>Febbraio 1993. L'inverno della letteratura</i> (Marsilio 2023), il libro di Uwe Wittstock.]]></itunes:summary><itunes:duration>388</itunes:duration><itunes:keywords>27gennaio2023,cdt,centoparole,corrieredelticino,giornatadellamemoria,podcast,terzoreich,uwewittstock</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>12</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>U siccu, la vera storia dell'ultimo degli stragisti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/u-siccu-la-vera-storia-dell-ultimo-degli-stragisti--52498180</link><description><![CDATA[Di lui non si conoscevano nemmeno le impronte digitali ma si sapeva che, negliani, aveva accumulato tanti soldi da non doverli più contare. Ci anici lo hanno sempre chiamato Diabolik: un po' perché, si dice, divorasse fumetti del ladro in calzamaglia; un po' perché in latitanza si sentiva inafferrabile. La leggenda vuole pure che avesse chiesto ai suoi picciotti di montare due kalashnikov sui fari anteriori dell'auto, ma è, appunto, una leggenda. Una favola. Cresciuta, come tante altre, tra le pieghe di una stramba attitudine: quella degli agiografi involontari di mitizzare anche (e soprattutto) le peggiori specie di esseri umani. Parliamo, lo avrete intuito, di Matteo Messina Denaro e del libro, <i>U Siccu. Matteo Messina Denaro: l'ultimo capo dei cap</i>i, Rizzoli 2020, scritto da Lirio Abbate e raccontato, in questa puntata di CentoParole, dal nostro Dario Campione. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52498180</guid><pubDate>Sat, 21 Jan 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52498180/000_campione_undicesimapuntata.mp3" length="7303593" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Di lui non si conoscevano nemmeno le impronte digitali ma si sapeva che, negliani, aveva accumulato tanti soldi da non doverli più contare. Ci anici lo hanno sempre chiamato Diabolik: un po' perché, si dice, divorasse fumetti del ladro in calzamaglia;...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Di lui non si conoscevano nemmeno le impronte digitali ma si sapeva che, negliani, aveva accumulato tanti soldi da non doverli più contare. Ci anici lo hanno sempre chiamato Diabolik: un po' perché, si dice, divorasse fumetti del ladro in calzamaglia; un po' perché in latitanza si sentiva inafferrabile. La leggenda vuole pure che avesse chiesto ai suoi picciotti di montare due kalashnikov sui fari anteriori dell'auto, ma è, appunto, una leggenda. Una favola. Cresciuta, come tante altre, tra le pieghe di una stramba attitudine: quella degli agiografi involontari di mitizzare anche (e soprattutto) le peggiori specie di esseri umani. Parliamo, lo avrete intuito, di Matteo Messina Denaro e del libro, <i>U Siccu. Matteo Messina Denaro: l'ultimo capo dei cap</i>i, Rizzoli 2020, scritto da Lirio Abbate e raccontato, in questa puntata di CentoParole, dal nostro Dario Campione. Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>304</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,centoparole,cosanostra,dariocampione,giornalismo,italia,libri,lirioabbate,mafia,matteomessinadenaro,podcast,sicilia,usiccu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>11</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Spare, la storia straordinaria di un ragazzo nato in panchina</title><link>https://www.spreaker.com/episode/spare-la-storia-straordinaria-di-un-ragazzo-nato-in-panchina--52434220</link><description><![CDATA[È il libro sulla bocca, e nelle mani, di tutti: «Spare. il minore», la biografia di Harry. Un libro crudo, sincero, scritto con implacabile onestà. Ce lo racconta, con il suo solito stile, Dario Campione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52434220</guid><pubDate>Sat, 14 Jan 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52434220/000_campione_decimapuntata.mp3" length="7200096" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>È il libro sulla bocca, e nelle mani, di tutti: «Spare. il minore», la biografia di Harry. Un libro crudo, sincero, scritto con implacabile onestà. Ce lo racconta, con il suo solito stile, Dario Campione.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È il libro sulla bocca, e nelle mani, di tutti: «Spare. il minore», la biografia di Harry. Un libro crudo, sincero, scritto con implacabile onestà. Ce lo racconta, con il suo solito stile, Dario Campione.]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,diana,duca,giornalismo,harry,ilminore,ladyd,libri,libro,meghan,meghanmarkle,podcast,royalfamily,spare,spareilminore,sussex,windsor</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>10</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il manuale di autodifesa dai cialtroni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-manuale-di-autodifesa-dai-cialtroni--52352223</link><description><![CDATA[«Sapere tutto e conoscere nulla». In qualunque campo. E infilarsi in ogni discorso bluffando a cuor leggero, rattoppando di pailettes la propria plateale incompetenza. Il cialtronismo è ormai una «faccenda seria». È il nipote dell'antica furbizia, cui somiglia un po'. Ma quella era rustica e diffidente, questo è tecnico e strafottente». Se non siamo disposti a subire passivamente una cialtroneria sempre più diffusa e palmare, se vogliamo proteggerci in qualche modo da chi tende a pontificare senza averne alcun motivo, possiamo provare a rileggere le pagine di Andrea Ballarini, <i>Fenomenologia del cialtrone. Come riconoscere i buoni a nulla capaci di tutto</i> (Laterza 2019). Una sorta di manuale di autodifesa dai cialtroni, scritto qualche anno fa ma sempre attuale. Ecco la recensione di Dario Campione. Buon ascolto!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52352223</guid><pubDate>Fri, 06 Jan 2023 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52352223/20230106_campione_nonapuntata.mp3" length="4389415" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>«Sapere tutto e conoscere nulla». In qualunque campo. E infilarsi in ogni discorso bluffando a cuor leggero, rattoppando di pailettes la propria plateale incompetenza. Il cialtronismo è ormai una «faccenda seria». È il nipote dell'antica furbizia, cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[«Sapere tutto e conoscere nulla». In qualunque campo. E infilarsi in ogni discorso bluffando a cuor leggero, rattoppando di pailettes la propria plateale incompetenza. Il cialtronismo è ormai una «faccenda seria». È il nipote dell'antica furbizia, cui somiglia un po'. Ma quella era rustica e diffidente, questo è tecnico e strafottente». Se non siamo disposti a subire passivamente una cialtroneria sempre più diffusa e palmare, se vogliamo proteggerci in qualche modo da chi tende a pontificare senza averne alcun motivo, possiamo provare a rileggere le pagine di Andrea Ballarini, <i>Fenomenologia del cialtrone. Come riconoscere i buoni a nulla capaci di tutto</i> (Laterza 2019). Una sorta di manuale di autodifesa dai cialtroni, scritto qualche anno fa ma sempre attuale. Ecco la recensione di Dario Campione. Buon ascolto!]]></itunes:summary><itunes:duration>274</itunes:duration><itunes:keywords>andreaballarini,cdt,centoparole,cialtroni,cialtronismo,corrieredelticino,dariocampione,lettura,libri,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>9</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il pastore d'Islanda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-pastore-d-islanda--52316872</link><description><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'opera di Gunnar Gunnarsson edita per Iperborea.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52316872</guid><pubDate>Sat, 31 Dec 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52316872/000_campione_ottava.mp3" length="5362298" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'opera di Gunnar Gunnarsson edita per Iperborea.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'opera di Gunnar Gunnarsson edita per Iperborea.]]></itunes:summary><itunes:duration>223</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,centoparole,dariocampione,giornalismo,gunnargunnarsson,gunnarsson,libri,libro,podcast,ticino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>8</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché la Coca-Cola non ha inventato Babbo Natale?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-la-coca-cola-non-ha-inventato-babbo-natale--52270777</link><description><![CDATA[Qualche volta può succedere che la tradizione tradisca sé stessa. Che cambi, si trasformi. Per salvarsi. Per continuare ad avere un senso. In fondo è questo il messaggio che Errico Buonanno ha voluto dare con il suo <i>Falso Natale</i>, tornato da poco in libreria in una nuova edizione. Un libro che mette a nudo le bufale, le storie e le leggende della festa più popolare dell’anno non per smitizzarla, ma per farla capire meglio. Per ricostruirla, ancorandone la storia ai molti cambiamenti culturali e sociali avvenuti in oltre venti secoli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52270777</guid><pubDate>Sat, 24 Dec 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52270777/campione_sestapuntata.mp3" length="5430121" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Qualche volta può succedere che la tradizione tradisca sé stessa. Che cambi, si trasformi. Per salvarsi. Per continuare ad avere un senso. In fondo è questo il messaggio che Errico Buonanno ha voluto dare con il suo Falso Natale, tornato da poco in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Qualche volta può succedere che la tradizione tradisca sé stessa. Che cambi, si trasformi. Per salvarsi. Per continuare ad avere un senso. In fondo è questo il messaggio che Errico Buonanno ha voluto dare con il suo <i>Falso Natale</i>, tornato da poco in libreria in una nuova edizione. Un libro che mette a nudo le bufale, le storie e le leggende della festa più popolare dell’anno non per smitizzarla, ma per farla capire meglio. Per ricostruirla, ancorandone la storia ai molti cambiamenti culturali e sociali avvenuti in oltre venti secoli.]]></itunes:summary><itunes:duration>339</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,centoparole,corrieredelticino,dariocampione,erricobuonanno,falsonatale,libri,natale,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>7</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>T. Le mie amate T-shirt</title><link>https://www.spreaker.com/episode/t-le-mie-amate-t-shirt--52206455</link><description><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultima fatica dello scrittore giapponese Murakami Aruki, edita per Einaudi. Buon ascolto]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52206455</guid><pubDate>Sat, 17 Dec 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52206455/000_campione_sestapuntata.mp3" length="5716231" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultima fatica dello scrittore giapponese Murakami Aruki, edita per Einaudi. Buon ascolto</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultima fatica dello scrittore giapponese Murakami Aruki, edita per Einaudi. Buon ascolto]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtalk,cdtonline,centoparole,dariocampione,giappone,letteratura,libri,murakami,murakamiaruki,romanzo,tlemieamatetshirt,tshirt</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>6</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pasolini inattuale. Corpo, potere, tempo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pasolini-inattuale-corpo-potere-tempo--52141668</link><description><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce il libro di Giacomo Marramao, edito per Mimesis, incentrato sull'ultimo discorso pubblico di Pasolini. Buon ascolto]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52141668</guid><pubDate>Sat, 10 Dec 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52141668/000_campione_quintapuntata.mp3" length="7704805" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce il libro di Giacomo Marramao, edito per Mimesis, incentrato sull'ultimo discorso pubblico di Pasolini. Buon ascolto</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce il libro di Giacomo Marramao, edito per Mimesis, incentrato sull'ultimo discorso pubblico di Pasolini. Buon ascolto]]></itunes:summary><itunes:duration>321</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,centoparole,dariocampione,giacomomarramao,giornalismo,libri,marramao,pasolini,pierpaolopasolini,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>5</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quella vecchia storia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quella-vecchia-storia--52082572</link><description><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultimo libro di Leonardo Gori, Quella vecchia storia, edito per Tea. Buon ascolto]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52082572</guid><pubDate>Sat, 03 Dec 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52082572/000_campione_quartapuntata.mp3" length="4949008" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultimo libro di Leonardo Gori, Quella vecchia storia, edito per Tea. Buon ascolto</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questa puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultimo libro di Leonardo Gori, Quella vecchia storia, edito per Tea. Buon ascolto]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,dariocampione,editoria,giornalismo,leonardogori,libri,podcast,quellavecchiastoria,tea</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>4</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Dante di tutti. Un'icona pop</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-dante-di-tutti-un-icona-pop--52012509</link><description><![CDATA[Nella terza puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce, a modo suo, l'ultima fatica di Giuseppe Antonelli edita per Einaudi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52012509</guid><pubDate>Sat, 26 Nov 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52012509/000_campione_terzapuntata.mp3" length="5843960" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Nella terza puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce, a modo suo, l'ultima fatica di Giuseppe Antonelli edita per Einaudi.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella terza puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce, a modo suo, l'ultima fatica di Giuseppe Antonelli edita per Einaudi.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:keywords>cdt,cdtonline,dante,dantealighieri,dariocampione,iconapop,ildanteditutti,ladivinacommedia,libri,libro,podcast,pop,recensione,topolino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>3</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Svegliamoci!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/svegliamoci--51944863</link><description><![CDATA[Nella seconda puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultimo libro di Edgar Morin, che ha appena compiuto la bellezza di 101 anni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51944863</guid><pubDate>Sat, 19 Nov 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51944863/000_campione_2.mp3" length="5848952" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Nella seconda puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultimo libro di Edgar Morin, che ha appena compiuto la bellezza di 101 anni.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella seconda puntata di CentoParole il nostro Dario Campione recensisce l'ultimo libro di Edgar Morin, che ha appena compiuto la bellezza di 101 anni.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:keywords>centoparole,dariocampione,edgarmorin,giornalismo,libri,libro,podcast</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>2</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giorgia on my mind. Le parole della leader della destra italiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giorgia-on-my-mind-le-parole-della-leader-della-destra-italiana--51865430</link><description><![CDATA[Nella prima puntata di CentoParole, Dario Campione recensisce per noi il libro di Claudio Sabelli-Fioretti. Il volume inedito si apre con la primissima intervista rilasciata a Fioretti nel 2006 dalla leader della destra italiana, allora agli inizi della sua ascesa politica. Quindi, continua con una lunga conversazione del 2019, quando la Meloni è già consacrata come nuova guida del centrodestra avendo sorpassato nei consensi tanto Salvini quanto Berlusconi. Il tutto preceduto da un saggio di commento e analisi firmato da Sabelli sulla Meloni di oggi, nel frattempo divenuta premier.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51865430</guid><pubDate>Sat, 12 Nov 2022 05:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51865430/000_campione_001.mp3" length="5233812" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Gruppo Corriere del Ticino</itunes:author><itunes:subtitle>Nella prima puntata di CentoParole, Dario Campione recensisce per noi il libro di Claudio Sabelli-Fioretti. Il volume inedito si apre con la primissima intervista rilasciata a Fioretti nel 2006 dalla leader della destra italiana, allora agli inizi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nella prima puntata di CentoParole, Dario Campione recensisce per noi il libro di Claudio Sabelli-Fioretti. Il volume inedito si apre con la primissima intervista rilasciata a Fioretti nel 2006 dalla leader della destra italiana, allora agli inizi della sua ascesa politica. Quindi, continua con una lunga conversazione del 2019, quando la Meloni è già consacrata come nuova guida del centrodestra avendo sorpassato nei consensi tanto Salvini quanto Berlusconi. Il tutto preceduto da un saggio di commento e analisi firmato da Sabelli sulla Meloni di oggi, nel frattempo divenuta premier.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:keywords>centrodestra,claudiosabellifioretti,dariocampione,destra,giorgiameloni,italia,libri,podcast,politica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4643cbfc3136ba2d458ff5de59e38ebe.jpg"/><itunes:season>1</itunes:season><itunes:episode>1</itunes:episode><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
