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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Elementi di Teologia morale</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/elementi-di-teologia-morale--5685663</link><description><![CDATA[Cari ascoltatori di Radio Roma Libera, con questo podcast si introduce un nuovo filone di audio dedicati ad una disciplina scientifica di fondamentale importanza: la Teologia Morale. Approcceremo l’argomento cominciando dalla “filosofia morale”, che si pone a fondamento della teologia morale. Tra filosofia e teologia morale intercorre la stessa relazione che sussiste tra ragione e fede: l’una funge da base per la seconda e l’altra amplia e perfeziona la prima. Per questo motivo, ci avvarremo primariamente della lettura di uno scritto di Régis Jolivet (1891-1966), sacerdote e professore nell’Università Cattolica di Lione dal 1926. Nel 1932, per sua iniziativa, venne creata in tale università la Facoltà di Filosofia della quale fu decano per molti anni. Una delle sue opere principali fu il Trattato di Filosofia del 1954, suddiviso in cinque volumi: Logica, Cosmologia, Psicologia, Metafisica e Morale. In particolare, ci apprestiamo a leggere e studiare il primo di due tomi relativi alla Morale i quali trattano rispettivamente della Morale Generale, che ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani, e della Morale Speciale, ovvero l’applicazione dei princìpi universali della moralità alle diverse situazioni dell’esistenza e ai rapporti che noi stabiliamo con il prossimo. Di tanto in tanto ci avvarremo anche dell’ausilio di un testo più propriamente di Teologia Morale, scritto dal padre Joseph Mausbach (1861-1931) e del Dizionario di Teologia Morale dei cardinali Francesco Roberti (1889-1977) e Pietro Palazzini (1912-2000). Quanto a quest’ultimo, risulta utile citare uno degli scopi con cui i cardinali lo hanno redatto:<br /><br /><br /><br /><br />“[…] La morale domina tutta l’attività umana ed essa sola è capace di condurla al suo perfetto sviluppo. Le più gravi obiezioni contro la religione non provengono dalla speculazione ma dai costumi. Molti crederebbero, se accanto al Credo non ci fosse il Decalogo. Le difficoltà di ordine teoretico sorgono quando servono per giustificare o nascondere gli ostacoli di ordine pratico. L’uomo agisce secondo quello che pensa, ma finisce col pensare quello che fa”.<br /><br /><br /><br /><br />Lo studio approfondito della morale è certamente di grande attualità in quanto, anche all’interno del mondo cattolico, sembra essersi persa la cognizione in primis di una corretta concezione dell’uomo e della sua natura, e in secundis dei fini a cui essa tende. Da ciò deriva il fatto che le persone non siano più in grado di discernere se un atto sia o meno conforme all’ordine stabilito da Dio e, di conseguenza, se sia buono, e quindi da desiderarsi e compiersi, o malvagio e quindi da rigettare ed evitare, secondo il noto principio morale per cui si deve fare il bene ed evitare il male. Tale smarrimento ha dei riscontri nella vita quotidiana a partire proprio da quei temi che, nel gergo comune, vengono definiti “etici” e sui quali ci si esprime continuamente senza però dire nulla di decisivo: temi come aborto, eutanasia, suicidio assistito e famiglia, tanto per citarne alcuni, sono continuamente oggetto della discussione filosofica e politica, ma sempre trascurando la dimensione morale che dovrebbe caratterizzarli. Il risultato di questo è una confusione generalizzata su ciò che, oggettivamente, sia moralmente lecito o meno, dando luogo ad una anarchia morale de facto che spinge le persone a vivere etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse, con una norma morale soggettiva e relativizzata o, addirittura, senza norme morali. Una fra le conseguenze pratiche di questo è l’instaurarsi, nell’ordinamento giuridico, di leggi ingiuste che mietono giornalmente una quantità indefinita di vittime. Non solo: da ciò deriva anche una crisi culturale, sociale, morale e spirituale apparentemente impossibile da sanare, in quanto è venuta meno quella griglia valoriale di riferimento tramite cui offrire una soluzione ai problemi del nostro tempo, inquadrandoli correttamente nelle loro radici profonde....]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/5685663/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Christianity</category><copyright>Copyright radioromalibera.org</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg</url><title>Elementi di Teologia morale</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/elementi-di-teologia-morale--5685663</link></image><lastBuildDate>Wed, 05 Nov 2025 20:01:40 +0000</lastBuildDate><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>radioromalibera.org</itunes:name><itunes:email>info@radioromalibera.org</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:subtitle>Cari ascoltatori di Radio Roma Libera, con questo podcast si introduce un nuovo filone di audio dedicati ad una disciplina scientifica di fondamentale importanza: la Teologia Morale. 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Una delle sue opere principali fu il Trattato di Filosofia del 1954, suddiviso in cinque volumi: Logica, Cosmologia, Psicologia, Metafisica e Morale. In particolare, ci apprestiamo a leggere e studiare il primo di due tomi relativi alla Morale i quali trattano rispettivamente della Morale Generale, che ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani, e della Morale Speciale, ovvero l’applicazione dei princìpi universali della moralità alle diverse situazioni dell’esistenza e ai rapporti che noi stabiliamo con il prossimo. Di tanto in tanto ci avvarremo anche dell’ausilio di un testo più propriamente di Teologia Morale, scritto dal padre Joseph Mausbach (1861-1931) e del Dizionario di Teologia Morale dei cardinali Francesco Roberti (1889-1977) e Pietro Palazzini (1912-2000). Quanto a quest’ultimo, risulta utile citare uno degli scopi con cui i cardinali lo hanno redatto:<br /><br /><br /><br /><br />“[…] La morale domina tutta l’attività umana ed essa sola è capace di condurla al suo perfetto sviluppo. Le più gravi obiezioni contro la religione non provengono dalla speculazione ma dai costumi. Molti crederebbero, se accanto al Credo non ci fosse il Decalogo. Le difficoltà di ordine teoretico sorgono quando servono per giustificare o nascondere gli ostacoli di ordine pratico. L’uomo agisce secondo quello che pensa, ma finisce col pensare quello che fa”.<br /><br /><br /><br /><br />Lo studio approfondito della morale è certamente di grande attualità in quanto, anche all’interno del mondo cattolico, sembra essersi persa la cognizione in primis di una corretta concezione dell’uomo e della sua natura, e in secundis dei fini a cui essa tende. Da ciò deriva il fatto che le persone non siano più in grado di discernere se un atto sia o meno conforme all’ordine stabilito da Dio e, di conseguenza, se sia buono, e quindi da desiderarsi e compiersi, o malvagio e quindi da rigettare ed evitare, secondo il noto principio morale per cui si deve fare il bene ed evitare il male. Tale smarrimento ha dei riscontri nella vita quotidiana a partire proprio da quei temi che, nel gergo comune, vengono definiti “etici” e sui quali ci si esprime continuamente senza però dire nulla di decisivo: temi come aborto, eutanasia, suicidio assistito e famiglia, tanto per citarne alcuni, sono continuamente oggetto della discussione filosofica e politica, ma sempre trascurando la dimensione morale che dovrebbe caratterizzarli. Il risultato di questo è una confusione generalizzata su ciò che, oggettivamente, sia moralmente lecito o meno, dando luogo ad una anarchia morale de facto che spinge le persone a vivere etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse, con una norma morale soggettiva e relativizzata o, addirittura, senza norme morali. Una fra le conseguenze pratiche di questo è l’instaurarsi, nell’ordinamento giuridico, di leggi ingiuste che mietono giornalmente una quantità indefinita di vittime. 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Si rimuovono così i pericoli dell’ozio: “perché di molto male l’ozio è maestro” (Eccli. XXXIII, 29). Se a tentare chi è occupato c’è un demonio, a tentare chi è ozioso ce ne sono cento. Che si fa infatti quando non si è utilmente occupati? Si va fantasticando, si leggono libri leggeri, si fanno lunghe visite, si tengono conversazioni più o meno pericolose, l’immaginazione si riempie di vani fantasmi, il cuore s’abbandona ad affetti sensibili e l’anima, aperta a tutte le tentazioni, finisce col soccombere. Invece, quando uno s’applica seriamente allo studio o alle opere del ministero, la mente si riempie di buoni e salutari pensieri, il cuore si volge a nobili e casti affetti; non si pensa che alle anime; e la stessa molteplicità delle occupazioni ci mette nella fortunata necessità di non avere alcuna intimità con questa o con quella persona. Se in un dato momento la tentazione si presenta, la padronanza acquistata col lavoro assiduo sopra sé stesso, aiuta a voltarle presto le spalle; lo studio, il ministero ci chiamano, per cui si lasciano presto da parte le vane fantasie per attendere a cose reali che occupano il meglio della nostra vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68437326</guid><pubDate>Wed, 05 Nov 2025 20:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68437326/5_11.mp3" length="8378871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Una delle più utili mortificazioni è la fuga dell’ozio, applicandosi con ardore agli studi ecclesiastici e al fedele adempimento dei doveri del proprio stato. 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Deriva da questo principio la necessità della sobrietà, talvolta anche del digiuno o di qualche esercizio esteriore di penitenza; come pur la necessità, in certe occasioni, specialmente in primavera, di un regime emolliente per calmare l’ebollizione del sangue e gli ardori della concupiscenza. Nulla deve essere trascurato per assicurare il dominio dell’anima sul corpo. Via il sonno troppo prolungato; in generale non è bene rimanere a letto il mattino, quando uno è sveglio e non può più ripigliar sonno.Nel corpo ogni senso ha bisogno di essere mortificato. Il santo uomo Giobbe aveva fatto patto con gli occhi di non lasciarli correre su persone che gli potessero causare tentazioni. L’Ecclesiastico premurosamente raccomanda di non fissare gli occhi sulle giovani e di stornare lo sguardo dalla donna elegante: “perché molti sono sedotti dalla sua bellezza e la passione vi s’infiamma come il fuoco”. Consigli molto ben fondanti in psicologia: lo sguardo eccita la fantasia e accende il desiderio, il desiderio poi sollecita la volontà e, se questa acconsente, il peccato entra nell’anima.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68021035</guid><pubDate>Tue, 07 Oct 2025 14:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68021035/7_10.mp3" length="11607678" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Poiché il veleno dell’impurità s’insinua attraverso tutte le fessure, bisogna saper mortificare i sensi esterni, i sensi interni, gli affetti del cuore.Il corpo ha bisogno di essere disciplinato e occorrendo castigato per stare sottomesso all’anima....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Poiché il veleno dell’impurità s’insinua attraverso tutte le fessure, bisogna saper mortificare i <i>sensi esterni</i>, i <i>sensi interni</i>, gli <i>affetti del cuore</i>.Il corpo ha bisogno di essere disciplinato e occorrendo castigato per stare sottomesso all’anima. Deriva da questo principio la necessità della sobrietà, talvolta anche del digiuno o di qualche esercizio esteriore di penitenza; come pur la necessità, in certe occasioni, specialmente in primavera, di un regime emolliente per calmare l’ebollizione del sangue e gli ardori della concupiscenza. Nulla deve essere trascurato per assicurare il dominio dell’anima sul corpo. Via il sonno troppo prolungato; in generale non è bene rimanere a letto il mattino, quando uno è sveglio e non può più ripigliar sonno.Nel corpo ogni senso ha bisogno di essere mortificato. Il santo uomo Giobbe aveva fatto patto con gli occhi di non lasciarli correre su persone che gli potessero causare tentazioni. L’Ecclesiastico premurosamente raccomanda di non fissare gli occhi sulle giovani e di stornare lo sguardo dalla donna elegante: “perché molti sono sedotti dalla sua bellezza e la passione vi s’infiamma come il fuoco”. 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Molte anime, infatti, cadono nell’impurità per la loro superbia e presunzione. Lo nota S. Paolo parlando dei filosofi pagani, i quali, gloriandosi della loro sapienza, scivolarono in ogni sorta di turpitudini.</li></ol>La qual cosa viene così spiegata dall’Olier: “Dio che non può soffrire la superbia in un’anima, la umilia fino in fondo; e sollecito di farle conoscere la sua debolezza e mostrarle che non ha potere alcuno da sé per resistere al male e mantenersi nel bene … permette che sia travagliata da quelle orribili tentazioni e che talora vi soccomba sino in fondo, essendo esse le più vergognose di tutte, e lasciando maggior confusione. Quando invece si è persuasi di non poter essere casti da sé, si ripete a Dio quell’umile preghiera di S. Filippo Neri: “O mio Dio, non vi fidate di Filippo, che altrimenti vi tradirà”.Questa diffidenza dev’essere <i>universale</i>. È necessaria a coloro che già <i>commisero colpe gravi</i>, perché la tentazione tornerà e, senza la grazia, sarebbero esposti a ricadere; e non meno necessaria è a coloro che serbarono l’innocenza, perché un giorno o l’altro la crisi verrà, tanto più formidabile in quanto essi non hanno ancora esperienza della lotta.Deve perseverare <i>sino alla fine della vita</i>: Salomone non era più giovane quando si lasciò vincere dall’amore delle donne; vecchioni erano i due che tentarono la casta Susanna; il demonio che ci assale nell’età matura è tanto più terribile perché si credeva di averlo vinto; e l’esperienza ci insegna che, fintanto che ci resta un pochino di calore vitale, il fuoco della concupiscenza cova sotto la cenere, si riaccende talora con novello ardore.È necessaria anche <i>alle anime più sante</i>: il demonio ha più brama di far cadere loro che non le anime volgari, e tende quindi più perfide insidie. Lo notò S. Girolamo, concludendone che non bisogna fidarsi né dei lunghi anni passati nella castità né della propria santità o del proprio senno.La diffidenza, abbiamo detto, deve essere accompagnata da <i>assoluta confidenza in Dio</i>. Dio, infatti, non permetterà che siamo tentati sopra le nostre forze; non ci chiede l’impossibile: a volte ci dà immediatamente la grazia di resistere alle tentazioni, a volte la grazia di pregare così da ottenere grazia più efficace. Il Pontefice Pio XII, nel suo bellissimo discorso alle Ostetriche del 1951, parlando del tema dell’astinenza tra i coniugi quando, ad esempio per le condizioni precarie di salute della madre, devono escludere la maternità, ebbe a ricordare un principio fondamentale ribadito nel Concilio di Trento, il quale, nel capitolo sulla osservanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: «Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, e di fare quel che puoi, e di domandare quel che non puoi, e aiuta affinché tu possa».Bisogna quindi, dice l’Olier, “ritirarsi interiormente in Gesù Cristo, per trovare in lui la forza di resistere alla tentazione … Egli vuole che siamo tentati, perché, avvertiti così della nostra debolezza e del bisogno che abbiamo del suo aiuto, ci ritiriamo in lui per attingervi la forza che ci manca”. Se la tentazione si fa più violenta, bisogna gettarsi in ginocchio e levando le mani al cielo invocare l’assistenza di Dio: “Dico, aggiunge l’Olier, che bisogna alzare le mani al cielo, non solo perché questa postura è già una preghiera presso Dio, ma anche perché bisogna dar per espressa penitenza di non toccarsi mai durante questo tempo e di soffrire piuttosto tutti i martirii interni e tutte le noie della carne e anche del demonio, anziché toccarsi”.Prese tutte queste precauzioni, si può fare infallibile assegnamento sull’aiuto di Dio: “Dio è fedele e non permetter]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67756371</guid><pubDate>Tue, 16 Sep 2025 18:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67756371/14_09.mp3" length="8095567" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Questa virtù genera tre principali disposizioni che ci affrancano da molti pericoli: la diffidenza di sé e la confidenza in Dio; la fuga dalle occasioni pericolose; la sincerità in confessione.
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Paolo parlando dei filosofi pagani, i quali, gloriandosi della loro sapienza, scivolarono in ogni sorta di turpitudini.</li></ol>La qual cosa viene così spiegata dall’Olier: “Dio che non può soffrire la superbia in un’anima, la umilia fino in fondo; e sollecito di farle conoscere la sua debolezza e mostrarle che non ha potere alcuno da sé per resistere al male e mantenersi nel bene … permette che sia travagliata da quelle orribili tentazioni e che talora vi soccomba sino in fondo, essendo esse le più vergognose di tutte, e lasciando maggior confusione. Quando invece si è persuasi di non poter essere casti da sé, si ripete a Dio quell’umile preghiera di S. Filippo Neri: “O mio Dio, non vi fidate di Filippo, che altrimenti vi tradirà”.Questa diffidenza dev’essere <i>universale</i>. È necessaria a coloro che già <i>commisero colpe gravi</i>, perché la tentazione tornerà e, senza la grazia, sarebbero esposti a ricadere; e non meno necessaria è a coloro che serbarono l’innocenza, perché un giorno o l’altro la crisi verrà, tanto più formidabile in quanto essi non hanno ancora esperienza della lotta.Deve perseverare <i>sino alla fine della vita</i>: Salomone non era più giovane quando si lasciò vincere dall’amore delle donne; vecchioni erano i due che tentarono la casta Susanna; il demonio che ci assale nell’età matura è tanto più terribile perché si credeva di averlo vinto; e l’esperienza ci insegna che, fintanto che ci resta un pochino di calore vitale, il fuoco della concupiscenza cova sotto la cenere, si riaccende talora con novello ardore.È necessaria anche <i>alle anime più sante</i>: il demonio ha più brama di far cadere loro che non le anime volgari, e tende quindi più perfide insidie. Lo notò S. Girolamo, concludendone che non bisogna fidarsi né dei lunghi anni passati nella castità né della propria santità o del proprio senno.La diffidenza, abbiamo detto, deve essere accompagnata da <i>assoluta confidenza in Dio</i>. Dio, infatti, non permetterà che siamo tentati sopra le nostre forze; non ci chiede l’impossibile: a volte ci dà immediatamente la grazia di resistere alle tentazioni, a volte la grazia di pregare così da ottenere grazia più efficace. Il Pontefice Pio XII, nel suo bellissimo discorso alle Ostetriche del 1951, parlando del tema dell’astinenza tra i coniugi quando, ad esempio per le condizioni precarie di salute della madre, devono escludere la maternità, ebbe a ricordare un principio fondamentale ribadito nel Concilio di Trento, il quale, nel capitolo sulla osservanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: «Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, e di fare quel che puoi, e di domandare quel che non puoi, e aiuta affinché tu possa».Bisogna quindi, dice l’Olier, “ritirarsi interiormente in Gesù Cristo, per trovare in lui la forza di resistere alla tentazione … Egli vuole che siamo tentati, perché, avvertiti così della nostra debolezza e del bisogno che abbiamo del suo aiuto, ci ritiriamo in lui per attingervi la forza che ci manca”. Se la tentazione si fa più violenta, bisogna gettarsi in ginocchio e levando le mani al cielo invocare l’assistenza di Dio: “Dico, aggiunge l’Olier, che bisogna alzare le mani al cielo, non solo perché questa postura è già una preghiera presso Dio, ma anche perché bisogna dar per espressa penitenza di non toccarsi mai durante questo tempo e di soffrire piuttosto tutti i martirii interni e tutte le noie della carne e anche del demonio, anziché toccarsi”.Prese tutte queste precauzioni, si può fare infallibile assegnamento sull’aiuto di Dio: “Dio è...]]></itunes:summary><itunes:duration>506</itunes:duration><itunes:keywords>castità,fabio,fuiano,morale,teologia,umiltà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>81 - La castità coniugale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/81-la-castita-coniugale--66840845</link><description><![CDATA[<b>Cari amici di Radio Roma Libera bentrovati. Oggi riprendiamo il nostro discorso sulla virtù di castità e, dopo aver fatto un quadro generale, vogliamo scendere nel caso particolare della castità coniugale, spesso oggetto di molti fraintendimenti. Per farlo, procederemo in maniera sicura, prendendo in prestito le parole di S. Francesco di Sales e ne compendieremo il pensiero.“Serbate dunque, o mariti, un tenero, costante e cordiale amore verso le vostre donne … Se volete che le vostre donne vi siano fedeli, insegnateglielo voi col vostro esempio. Con quale faccia, dice S. Gregorio Nazianzeno, potete esigere pudicizia dalle vostre spose, se voi vivete nell’impudicizia?” – “Ma voi, o donne, il cui onore è inseparabilmente unito con la pudicizia e l’onestà, serbate gelosamente la vostra gloria e non permettete che alcuna specie </b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66840845</guid><pubDate>Wed, 02 Jul 2025 20:30:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66840845/3_7.mp3" length="10037333" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari amici di Radio Roma Libera bentrovati. Oggi riprendiamo il nostro discorso sulla virtù di castità e, dopo aver fatto un quadro generale, vogliamo scendere nel caso particolare della castità coniugale, spesso oggetto di molti fraintendimenti. Per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Cari amici di Radio Roma Libera bentrovati. Oggi riprendiamo il nostro discorso sulla virtù di castità e, dopo aver fatto un quadro generale, vogliamo scendere nel caso particolare della castità coniugale, spesso oggetto di molti fraintendimenti. Per farlo, procederemo in maniera sicura, prendendo in prestito le parole di S. Francesco di Sales e ne compendieremo il pensiero.“Serbate dunque, o mariti, un tenero, costante e cordiale amore verso le vostre donne … Se volete che le vostre donne vi siano fedeli, insegnateglielo voi col vostro esempio. Con quale faccia, dice S. Gregorio Nazianzeno, potete esigere pudicizia dalle vostre spose, se voi vivete nell’impudicizia?” – “Ma voi, o donne, il cui onore è inseparabilmente unito con la pudicizia e l’onestà, serbate gelosamente la vostra gloria e non permettete che alcuna specie </b>]]></itunes:summary><itunes:duration>628</itunes:duration><itunes:keywords>castità,matrimoniale,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>80- La virtù della temperanza: la castità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/80-la-virtu-della-temperanza-la-castita--66187721</link><description><![CDATA[Cari ascoltatori, oggi inizieremo a parlare della virtù di temperanza e ci addentreremo nello studio della castità. L’argomento ha un’attualità spaventosa nel mondo odierno, dove la castità è ripudiata e rigettata con orrore.Afferma padre Tanquerey che se la fortezza è necessaria a reprimere il timore, non meno necessaria è la temperanza a moderare quell’inclinazione al piacere che così facilmente ci allontana da Dio.La temperanza è una <i>virtù morale soprannaturale che modera l’inclinazione al piacere sensibile, soprattutto ai diletti del gusto e del tatto, contenendolo nei limiti dell’onestà</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66187721</guid><pubDate>Wed, 21 May 2025 17:30:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66187721/22_05.mp3" length="9244047" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari ascoltatori, oggi inizieremo a parlare della virtù di temperanza e ci addentreremo nello studio della castità. L’argomento ha un’attualità spaventosa nel mondo odierno, dove la castità è ripudiata e rigettata con orrore.Afferma padre Tanquerey...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cari ascoltatori, oggi inizieremo a parlare della virtù di temperanza e ci addentreremo nello studio della castità. L’argomento ha un’attualità spaventosa nel mondo odierno, dove la castità è ripudiata e rigettata con orrore.Afferma padre Tanquerey che se la fortezza è necessaria a reprimere il timore, non meno necessaria è la temperanza a moderare quell’inclinazione al piacere che così facilmente ci allontana da Dio.La temperanza è una <i>virtù morale soprannaturale che modera l’inclinazione al piacere sensibile, soprattutto ai diletti del gusto e del tatto, contenendolo nei limiti dell’onestà</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>578</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>79 - La virtù di costanza e i modi per acquistare e perfezionare la fortezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/79-la-virtu-di-costanza-e-i-modi-per-acquistare-e-perfezionare-la-fortezza--65792274</link><description><![CDATA[La costanza nello sforzo <i>consiste in lottare e soffrire sino alla fine, senza cedere alla stanchezza, allo scoraggiamento, o alla sensualità.</i>L’esperienza infatti insegna che, dopo sforzi reiterati, uno <i>si stanca</i> di fare il bene e si annoia a star sempre con la volontà tesa. Eppure, la virtù non è soda finché non ha la sanzione del tempo, finché non è rinsaldata da abitudini profondamente radicate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65792274</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 13:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65792274/29_04.mp3" length="7871541" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>La costanza nello sforzo consiste in lottare e soffrire sino alla fine, senza cedere alla stanchezza, allo scoraggiamento, o alla sensualità.L’esperienza infatti insegna che, dopo sforzi reiterati, uno si stanca di fare il bene e si annoia a star...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La costanza nello sforzo <i>consiste in lottare e soffrire sino alla fine, senza cedere alla stanchezza, allo scoraggiamento, o alla sensualità.</i>L’esperienza infatti insegna che, dopo sforzi reiterati, uno <i>si stanca</i> di fare il bene e si annoia a star sempre con la volontà tesa. Eppure, la virtù non è soda finché non ha la sanzione del tempo, finché non è rinsaldata da abitudini profondamente radicate.]]></itunes:summary><itunes:duration>492</itunes:duration><itunes:keywords>costanza,virtù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>69 - La virtù della pazienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/69-la-virtu-della-pazienza--65416428</link><description><![CDATA[La pazienza è una <i>virtù cristiana che ci fa sopportare con animo tranquillo, per amor di Dio e in unione con Gesù Cristo, i patimenti fisici o morali</i>. Soffriamo tutti abbastanza da farci santi se sapessimo soffrire da forti e per motivi soprannaturali; molti invece soffrono lagnandosi, bestemmiando, e talora anche maledicendo la Provvidenza; altri soffrono per orgoglio o cupidigia, per cui perdono il frutto della loro pazienza. Il vero motivo che ci deve ispirare è la sottomissione alla volontà di Dio e per indurvici, la speranza della ricompensa eterna che coronerà la nostra pazienza. Ma lo stimolo più efficace è la meditazione di <i>Gesù che patisce</i> e muore per noi. Se Gesù, che era la stessa innocenza, sopportò così eroicamente tante torture fisiche e morali, per amor nostro, per riscattarci e santificarci, non è forse giusto che noi, che siamo colpevoli e che fummo coi peccati nostri causa dei patimenti suoi, consentiamo a patire con lui e con gli stessi suoi intendimenti, con lui collaborando all’opera della nostra purificazione e della nostra santificazione, così da parteciparne poi la gloria dopo averne partecipato i patimenti? Le anime nobili e generose vi aggiungono un motivo di apostolato: patiscono per dare compimento alla passione del Salvatore Gesù, lavorando così alla redenzione delle anime. Qui sta il segreto della pazienza eroica dei santi e dell’amor loro per la croce.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65416428</guid><pubDate>Tue, 08 Apr 2025 13:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65416428/8_4.mp3" length="8773425" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>La pazienza è una virtù cristiana che ci fa sopportare con animo tranquillo, per amor di Dio e in unione con Gesù Cristo, i patimenti fisici o morali. Soffriamo tutti abbastanza da farci santi se sapessimo soffrire da forti e per motivi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La pazienza è una <i>virtù cristiana che ci fa sopportare con animo tranquillo, per amor di Dio e in unione con Gesù Cristo, i patimenti fisici o morali</i>. Soffriamo tutti abbastanza da farci santi se sapessimo soffrire da forti e per motivi soprannaturali; molti invece soffrono lagnandosi, bestemmiando, e talora anche maledicendo la Provvidenza; altri soffrono per orgoglio o cupidigia, per cui perdono il frutto della loro pazienza. Il vero motivo che ci deve ispirare è la sottomissione alla volontà di Dio e per indurvici, la speranza della ricompensa eterna che coronerà la nostra pazienza. Ma lo stimolo più efficace è la meditazione di <i>Gesù che patisce</i> e muore per noi. Se Gesù, che era la stessa innocenza, sopportò così eroicamente tante torture fisiche e morali, per amor nostro, per riscattarci e santificarci, non è forse giusto che noi, che siamo colpevoli e che fummo coi peccati nostri causa dei patimenti suoi, consentiamo a patire con lui e con gli stessi suoi intendimenti, con lui collaborando all’opera della nostra purificazione e della nostra santificazione, così da parteciparne poi la gloria dopo averne partecipato i patimenti? Le anime nobili e generose vi aggiungono un motivo di apostolato: patiscono per dare compimento alla passione del Salvatore Gesù, lavorando così alla redenzione delle anime. Qui sta il segreto della pazienza eroica dei santi e dell’amor loro per la croce.]]></itunes:summary><itunes:duration>549</itunes:duration><itunes:keywords>pazienza,virtù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>68 - Le virtù di magnanimità e munificenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/68-le-virtu-di-magnanimita-e-munificenza--65108139</link><description><![CDATA[Vediamo la magnanimità. Questa virtù, che si dice pure grandezza d’animo o nobiltà di carattere, è una <i>nobile e generosa disposizione a intraprendere grandi cose per Dio e per il prossimo</i>. Differisce dall’<i>ambizione</i>, che è essenzialmente egoista e cerca d’innalzarsi sopra gli altri con l’autorità e con gli onori; carattere distintivo della magnanimità è invece il disinteresse: è virtù che vuole prestare servizio ad altri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65108139</guid><pubDate>Tue, 25 Mar 2025 16:40:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65108139/25_03.mp3" length="7223704" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Vediamo la magnanimità. Questa virtù, che si dice pure grandezza d’animo o nobiltà di carattere, è una nobile e generosa disposizione a intraprendere grandi cose per Dio e per il prossimo. Differisce dall’ambizione, che è essenzialmente egoista e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vediamo la magnanimità. Questa virtù, che si dice pure grandezza d’animo o nobiltà di carattere, è una <i>nobile e generosa disposizione a intraprendere grandi cose per Dio e per il prossimo</i>. Differisce dall’<i>ambizione</i>, che è essenzialmente egoista e cerca d’innalzarsi sopra gli altri con l’autorità e con gli onori; carattere distintivo della magnanimità è invece il disinteresse: è virtù che vuole prestare servizio ad altri.]]></itunes:summary><itunes:duration>452</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>67- La virtù della fortezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/67-la-virtu-della-fortezza--64848250</link><description><![CDATA[ Abbiamo intrapreso questo percorso trattando delle virtù di giustizia, religione e ubbidienza. Ma se queste regolano le nostre relazioni col prossimo; la fortezza e la temperanza regolano le relazioni con noi stessi. Cominciamo dal trattare la virtù della fortezza descrivendone la natura, le virtù alleate che vi si connettono e i mezzi per praticarla.Dapprima vediamone la definizione e i gradi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64848250</guid><pubDate>Wed, 12 Mar 2025 21:20:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64848250/11_03.mp3" length="10098427" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle> Abbiamo intrapreso questo percorso trattando delle virtù di giustizia, religione e ubbidienza. Ma se queste regolano le nostre relazioni col prossimo; la fortezza e la temperanza regolano le relazioni con noi stessi. Cominciamo dal trattare la virtù...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[ Abbiamo intrapreso questo percorso trattando delle virtù di giustizia, religione e ubbidienza. Ma se queste regolano le nostre relazioni col prossimo; la fortezza e la temperanza regolano le relazioni con noi stessi. Cominciamo dal trattare la virtù della fortezza descrivendone la natura, le virtù alleate che vi si connettono e i mezzi per praticarla.Dapprima vediamone la definizione e i gradi.]]></itunes:summary><itunes:duration>632</itunes:duration><itunes:keywords>morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>66 - La virtù dell’obbedienza (parte 2)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/66-la-virtu-dell-obbedienza-parte-2--64567173</link><description><![CDATA[Cari amici bentrovati, nell’ultimo podcast avevamo iniziato a considerare la virtù dell’obbedienza e ci eravamo fermati sulle caratteristiche dell’obbedienza perfetta dicendo che essa deve essere soprannaturale nell’intenzione e universale nell’estensione. Essa però, deve essere anche integrale nell’esecuzione. <b>Integrale</b> nell’esecuzione e quindi <i>puntuale, senza restrizione, costante </i>e anche <i>allegr</i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64567173</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 18:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64567173/25_02.mp3" length="10558557" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari amici bentrovati, nell’ultimo podcast avevamo iniziato a considerare la virtù dell’obbedienza e ci eravamo fermati sulle caratteristiche dell’obbedienza perfetta dicendo che essa deve essere soprannaturale nell’intenzione e universale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cari amici bentrovati, nell’ultimo podcast avevamo iniziato a considerare la virtù dell’obbedienza e ci eravamo fermati sulle caratteristiche dell’obbedienza perfetta dicendo che essa deve essere soprannaturale nell’intenzione e universale nell’estensione. Essa però, deve essere anche integrale nell’esecuzione. <b>Integrale</b> nell’esecuzione e quindi <i>puntuale, senza restrizione, costante </i>e anche <i>allegr</i>]]></itunes:summary><itunes:duration>660</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>64 - La virtù dell’obbedienza (parte 1)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/64-la-virtu-dell-obbedienza-parte-1--64320287</link><description><![CDATA[Questa virtù si connette con la giustizia perché l’obbedienza è un ossequio, un atto di sottomissione dovuto ai Superiori, ma, se ne distingue perché comporta ineguaglianza tra superiori ed inferiori. Ne esporremo ora la natura, il fondamento, i gradi, le qualità e l’eccellenza.L’obbedienza è una <i>virtù morale soprannaturale che ci inclina a sottomettere la volontà nostra a quella dei legittimi superiori in quanto sono rappresentanti di Dio.</i> Spiegheremo prima di tutto le ultime parole, essendo esse il fondamento dell’obbedienza cristiana.L’obbedienza è fondata sul supremo dominio di Dio e sulla sottomissione assoluta che la creatura gli deve. È prima di tutto cosa evidente che dobbiamo obbedire a Dio.<ol><li>Creati da Dio, dobbiamo stare in intera dipendenza dalla santa sua volontà. Tutte le creature obbediscono alla sua voce, ma le creature ragionevoli vi sono più obbligate delle altre, avendo da lui ricevuto di più, specialmente il dono della libertà, del quale non possiamo mostrarci meglio riconoscenti che col sottomettere liberamente la volontà nostra a quella del Creatore.</li><li><i>Figli di Dio</i>, dobbiamo obbedire al Padre celeste, come fece Gesù che, entrato nel mondo per obbedienza, non ne uscì che per obbedienza: “fatto obbediente fino alla morte.</li><li><i>Riscattati</i> dalla schiavitù del peccato, non siamo più nostri, ma apparteniamo a Gesù Cristo, che diede il sangue per farci suoi: “e non siete di voi stessi, perché siete stati comprati a caro prezzo” dice San Paolo nella I lettera ai Corinti. Dobbiamo quindi obbedire alle sue leggi.</li></ol>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64320287</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2025 15:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64320287/11_02.mp3" length="14180635" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Questa virtù si connette con la giustizia perché l’obbedienza è un ossequio, un atto di sottomissione dovuto ai Superiori, ma, se ne distingue perché comporta ineguaglianza tra superiori ed inferiori. Ne esporremo ora la natura, il fondamento, i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa virtù si connette con la giustizia perché l’obbedienza è un ossequio, un atto di sottomissione dovuto ai Superiori, ma, se ne distingue perché comporta ineguaglianza tra superiori ed inferiori. Ne esporremo ora la natura, il fondamento, i gradi, le qualità e l’eccellenza.L’obbedienza è una <i>virtù morale soprannaturale che ci inclina a sottomettere la volontà nostra a quella dei legittimi superiori in quanto sono rappresentanti di Dio.</i> Spiegheremo prima di tutto le ultime parole, essendo esse il fondamento dell’obbedienza cristiana.L’obbedienza è fondata sul supremo dominio di Dio e sulla sottomissione assoluta che la creatura gli deve. È prima di tutto cosa evidente che dobbiamo obbedire a Dio.<ol><li>Creati da Dio, dobbiamo stare in intera dipendenza dalla santa sua volontà. Tutte le creature obbediscono alla sua voce, ma le creature ragionevoli vi sono più obbligate delle altre, avendo da lui ricevuto di più, specialmente il dono della libertà, del quale non possiamo mostrarci meglio riconoscenti che col sottomettere liberamente la volontà nostra a quella del Creatore.</li><li><i>Figli di Dio</i>, dobbiamo obbedire al Padre celeste, come fece Gesù che, entrato nel mondo per obbedienza, non ne uscì che per obbedienza: “fatto obbediente fino alla morte.</li><li><i>Riscattati</i> dalla schiavitù del peccato, non siamo più nostri, ma apparteniamo a Gesù Cristo, che diede il sangue per farci suoi: “e non siete di voi stessi, perché siete stati comprati a caro prezzo” dice San Paolo nella I lettera ai Corinti. Dobbiamo quindi obbedire alle sue leggi.</li></ol>]]></itunes:summary><itunes:duration>887</itunes:duration><itunes:keywords>morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>64 La virtù della religione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/64-la-virtu-della-religione--63705143</link><description><![CDATA[Questa virtù si connette con la <i>giustizia</i>, perché ci fa rendere a Dio il culto che gli è <i>dovuto</i>; ma non potendo noi offrigli l’ossequio <i>infinito</i> a cui ha diritto, la nostra religione non avvera tutte le condizioni della giustizia; per cui non è in senso proprio un atto di giustizia, ma vi si avvicina quanto più è possibile. Ne esporremo la natura, la necessità e la pratica.La religione è una <i>virtù morale soprannaturale che inclina la volontà a rendere a Dio il culto che gli è dovuto per l’infinita sua eccellenza e per il supremo dominio sopra di noi</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63705143</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 22:00:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63705143/15_01.mp3" length="12316955" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Questa virtù si connette con la giustizia, perché ci fa rendere a Dio il culto che gli è dovuto; ma non potendo noi offrigli l’ossequio infinito a cui ha diritto, la nostra religione non avvera tutte le condizioni della giustizia; per cui non è in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questa virtù si connette con la <i>giustizia</i>, perché ci fa rendere a Dio il culto che gli è <i>dovuto</i>; ma non potendo noi offrigli l’ossequio <i>infinito</i> a cui ha diritto, la nostra religione non avvera tutte le condizioni della giustizia; per cui non è in senso proprio un atto di giustizia, ma vi si avvicina quanto più è possibile. Ne esporremo la natura, la necessità e la pratica.La religione è una <i>virtù morale soprannaturale che inclina la volontà a rendere a Dio il culto che gli è dovuto per l’infinita sua eccellenza e per il supremo dominio sopra di noi</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>770</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>63 - La virtù della giustizia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/63-la-virtu-della-giustizia--63516177</link><description><![CDATA[Richiamato brevemente l’insegnamento teologico sulla <i>giustizia</i>, tratteremo per ordine delle virtù della <i>religione</i> e dell’<i>obbedienza</i> che vi si connettono.Vediamo insieme la virtù di giustizia propriamente detta, la sua natura e le regole principali da seguire per praticarla.La parola giustizia, nella S. Scrittura, significa spesso tutto il complesso delle virtù cristiane; in questo senso Nostro Signore proclama beati coloro ch]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63516177</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2024 13:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63516177/31_12.mp3" length="13232285" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Richiamato brevemente l’insegnamento teologico sulla giustizia, tratteremo per ordine delle virtù della religione e dell’obbedienza che vi si connettono.Vediamo insieme la virtù di giustizia propriamente detta, la sua natura e le regole principali da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Richiamato brevemente l’insegnamento teologico sulla <i>giustizia</i>, tratteremo per ordine delle virtù della <i>religione</i> e dell’<i>obbedienza</i> che vi si connettono.Vediamo insieme la virtù di giustizia propriamente detta, la sua natura e le regole principali da seguire per praticarla.La parola giustizia, nella S. Scrittura, significa spesso tutto il complesso delle virtù cristiane; in questo senso Nostro Signore proclama beati coloro ch]]></itunes:summary><itunes:duration>827</itunes:duration><itunes:keywords>giustizia,virtu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>62 - Le virtù morali: la prudenza (parte 2)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/62-le-virtu-morali-la-prudenza-parte-2--63344941</link><description><![CDATA[Dopo avere ben esaminato, bisogna <i>giudicar</i> bene, vale a dire <i>risolvere</i> quali, tra i mezzi suggeriti, sono veramente i più efficaci. Per riuscirvi: a) si rimuoveranno accuratamente i pregiudizi, le passioni e le impressioni che sono elementi perturbatori del giudizio, e uno si metterà risolutamente di fronte all’eternità per valutare tutto al lume della fede, b) non si dovrà fermarsi alla superficie delle ragioni che fanno inclinare a questa o quella parte, ma esaminarle a fondo, con <i>perspicacia</i>, pesandone bene il pro ed il contro; c) infine si giudicherà con <i>risolutezza</i>, senza abbandonarsi a soverchie esitazioni; quando si è riflettuto proporzionatamente all’importanza dell’affare e preso il partito che sembra migliore, Dio non ci rimprovererà la nostra condotta, avendo noi fatto quanto dovevamo per conoscerne la volontà; per cui possiamo fare affidamento sulla sua grazia per l’esecuzione delle nostre risoluzioni.Non bisogna infatti tardare ad <i>eseguire</i> il fissato disegno: al che tre cose si richiedono, previdenza, circospezione e precauzioni.<ol><li><i>Previdenza</i>: il prevedere comporta il calcolare prima gli sforzi necessari ad eseguire i nostri disegni, gli ostacoli che incontreremo e i mezzi di vincerli, per cui poi proporzionare lo sforzo al risultato che si vuol ottenere.</li><li><i>Circospezione</i>: bisogna aprire gli occhi, considerar bene cose e persone che ci stanno attorno per trarne il miglior partit</li></ol>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63344941</guid><pubDate>Tue, 17 Dec 2024 15:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63344941/16_12.mp3" length="15312468" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo avere ben esaminato, bisogna giudicar bene, vale a dire risolvere quali, tra i mezzi suggeriti, sono veramente i più efficaci. Per riuscirvi: a) si rimuoveranno accuratamente i pregiudizi, le passioni e le impressioni che sono elementi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dopo avere ben esaminato, bisogna <i>giudicar</i> bene, vale a dire <i>risolvere</i> quali, tra i mezzi suggeriti, sono veramente i più efficaci. Per riuscirvi: a) si rimuoveranno accuratamente i pregiudizi, le passioni e le impressioni che sono elementi perturbatori del giudizio, e uno si metterà risolutamente di fronte all’eternità per valutare tutto al lume della fede, b) non si dovrà fermarsi alla superficie delle ragioni che fanno inclinare a questa o quella parte, ma esaminarle a fondo, con <i>perspicacia</i>, pesandone bene il pro ed il contro; c) infine si giudicherà con <i>risolutezza</i>, senza abbandonarsi a soverchie esitazioni; quando si è riflettuto proporzionatamente all’importanza dell’affare e preso il partito che sembra migliore, Dio non ci rimprovererà la nostra condotta, avendo noi fatto quanto dovevamo per conoscerne la volontà; per cui possiamo fare affidamento sulla sua grazia per l’esecuzione delle nostre risoluzioni.Non bisogna infatti tardare ad <i>eseguire</i> il fissato disegno: al che tre cose si richiedono, previdenza, circospezione e precauzioni.<ol><li><i>Previdenza</i>: il prevedere comporta il calcolare prima gli sforzi necessari ad eseguire i nostri disegni, gli ostacoli che incontreremo e i mezzi di vincerli, per cui poi proporzionare lo sforzo al risultato che si vuol ottenere.</li><li><i>Circospezione</i>: bisogna aprire gli occhi, considerar bene cose e persone che ci stanno attorno per trarne il miglior partit</li></ol>]]></itunes:summary><itunes:duration>957</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,morali,teologiamorale,virtu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>61 - Le virtù morali: la prudenza (parte 1)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/61-le-virtu-morali-la-prudenza-parte-1--62374206</link><description><![CDATA[Cominciamo ora a descrivere le virtù morali spiegandone brevemente la <i>natura</i>, il <i>numero</i>, il <i>comune carattere</i>. Si dicono virtù morali per doppia ragione: (a) per distinguerle dalle virtù <i>puramente intellettuali</i>, che perfezionano l’intelligenza senza relazione alcuna con la vita morale, come la scienza, l’arte ecc. (b) per distinguerle dalle virtù <i>teologali</i>, che certamente regolano esse pure i <i>costumi</i>, ma che, come abbiamo già detto, hanno <i>direttamente</i> Dio per <i>oggetto</i>, mentre le virtù morali mirano direttamente a un bene soprannaturale creato, per esempio, il dominio delle passioni. Non è però da dimenticare che anche le virtù morali soprannaturali sono veramente una partecipazione della vita di Dio e ci preparano alla visione beatifica. Del resto, a mano a mano che si perfezionano, e soprattutto quando vengono integrate dai doni dello Spirito Santo, queste virtù finiscono con accostarsi talmente alle virtù teologali che ne restano come imbevute, e non sono più che varie manifestazioni della carità che le informa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62374206</guid><pubDate>Tue, 15 Oct 2024 15:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62374206/15_10.mp3" length="13887573" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cominciamo ora a descrivere le virtù morali spiegandone brevemente la natura, il numero, il comune carattere. 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Del resto, a mano a mano che si perfezionano, e soprattutto quando vengono integrate dai doni dello Spirito Santo, queste virtù finiscono con accostarsi talmente alle virtù teologali che ne restano come imbevute, e non sono più che varie manifestazioni della carità che le informa.]]></itunes:summary><itunes:duration>868</itunes:duration><itunes:keywords>morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>60 Le virtù infuse</title><link>https://www.spreaker.com/episode/60-le-virtu-infuse--62179420</link><description><![CDATA[Vi sono virtù <i>naturali</i>, vale a dire buone abitudini, acquistate con atti frequentemente ripetuti, che agevolano la pratica del bene onesto. Per cui anche gli increduli e i pagani possono, col naturale concorso di Dio, acquistare le virtù morali della prudenza, della giustizia, della fortezza, della temperanza e perfezionarvisi. Non parliamo qui di queste virtù, ma intendiamo trattare delle virtù <i>soprannaturali</i> o <i>infuse </i>quali si hanno nel cristiano.Elevati allo stato soprannaturale e non avendo altro fine che la visione beatifica, dobbiamo tendervi con atti fatti sotto l’influsso di principi e di motivi soprannaturali, essendo necessario che vi sia proporzione tra il fine e gli atti che vi conducono. Quindi per noi le virtù che nel mondo si dicono naturali, devono essere praticate in modo soprannaturale. Come giustamente nota il padre Garrigou-Lagrange, secondo S. Tommaso “le virtù morali cristiane sono <i>infuse ed essenzialmente distinte per l’oggetto formale </i>dalle più alte virtù morali acquisite descritte dai più grandi filosofi. C’è infinita differenza tra la temperanza aristotelica, regolata soltanto dalla retta ragione, e la temperanza cristiana regolata dalla fede divina e dalla prudenza soprannaturale”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62179420</guid><pubDate>Tue, 01 Oct 2024 14:30:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62179420/1_10.mp3" length="12523009" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Vi sono virtù naturali, vale a dire buone abitudini, acquistate con atti frequentemente ripetuti, che agevolano la pratica del bene onesto. Per cui anche gli increduli e i pagani possono, col naturale concorso di Dio, acquistare le virtù morali della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vi sono virtù <i>naturali</i>, vale a dire buone abitudini, acquistate con atti frequentemente ripetuti, che agevolano la pratica del bene onesto. Per cui anche gli increduli e i pagani possono, col naturale concorso di Dio, acquistare le virtù morali della prudenza, della giustizia, della fortezza, della temperanza e perfezionarvisi. Non parliamo qui di queste virtù, ma intendiamo trattare delle virtù <i>soprannaturali</i> o <i>infuse </i>quali si hanno nel cristiano.Elevati allo stato soprannaturale e non avendo altro fine che la visione beatifica, dobbiamo tendervi con atti fatti sotto l’influsso di principi e di motivi soprannaturali, essendo necessario che vi sia proporzione tra il fine e gli atti che vi conducono. Quindi per noi le virtù che nel mondo si dicono naturali, devono essere praticate in modo soprannaturale. Come giustamente nota il padre Garrigou-Lagrange, secondo S. Tommaso “le virtù morali cristiane sono <i>infuse ed essenzialmente distinte per l’oggetto formale </i>dalle più alte virtù morali acquisite descritte dai più grandi filosofi. C’è infinita differenza tra la temperanza aristotelica, regolata soltanto dalla retta ragione, e la temperanza cristiana regolata dalla fede divina e dalla prudenza soprannaturale”.]]></itunes:summary><itunes:duration>783</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale,virtu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La pratica delle virtù nella via illuminativa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-pratica-delle-virtu-nella-via-illuminativa--61971324</link><description><![CDATA[Padre Tanquerey inserisce la descrizione delle virtù nel libro sulla cosiddetta “via illuminativa”. Afferma l’autore che purificata l’anima dai passati peccati con lunga e laboriosa penitenza proporzionata al loro numero e alla loro gravità; rassodatasi nella virtù con la pratica della meditazione, della mortificazione e della resistenza alle inclinazioni cattive e alle tentazioni, si entra nella via illuminativa. Essa è chiamata così perché consiste principalmente nell’<i>imitare Nostro Signore con la pratica positiva delle virtù cristiane</i>; ora Gesù è la luca del mondo e chi lo segue non cammina nelle tenebre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61971324</guid><pubDate>Tue, 17 Sep 2024 17:30:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61971324/17_09.mp3" length="11078960" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Padre Tanquerey inserisce la descrizione delle virtù nel libro sulla cosiddetta “via illuminativa”. 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Essa è chiamata così perché consiste principalmente nell’<i>imitare Nostro Signore con la pratica positiva delle virtù cristiane</i>; ora Gesù è la luca del mondo e chi lo segue non cammina nelle tenebre.]]></itunes:summary><itunes:duration>693</itunes:duration><itunes:keywords>mortale,peccato,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>58 Dopo una pausa, iniziamo un approfondimento dedicato alle virtù morali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/58-dopo-una-pausa-iniziamo-un-approfondimento-dedicato-alle-virtu-morali--61242755</link><description><![CDATA[Cari ascoltatori, ho voluto fare una pausa dalla pubblicazione dei podcast di teologia morale, in quanto ho ritenuto opportuno un approfondimento sul tema delle virtù morali. Oggi più che mai è necessario riscoprirle e, soprattutto, praticarle nella nostra vita cristiana, così da infiammare anche altri cuori per l’amore di queste virtù e così ricostituire gradualmente una società cristiana. Non si tratta di una mera utopia … la Civiltà Cristiana è esistita, avendo il suo culmine nell’epoca medievale. Può nuovamente esistere e con un grado di perfezione ancor maggiore rispetto al passato: ce lo confermano grandi santi come San Luigi Maria Grignon de Montfort; a tal proposito consiglio agli ascoltatori la lettura e la meditazione del suo <i>Trattato della Vera Devozione alla Vergine</i>, in cui parla del Regno di Maria Santissima e di come]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61242755</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2024 13:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61242755/3sett.mp3" length="7835178" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari ascoltatori, ho voluto fare una pausa dalla pubblicazione dei podcast di teologia morale, in quanto ho ritenuto opportuno un approfondimento sul tema delle virtù morali. 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Può nuovamente esistere e con un grado di perfezione ancor maggiore rispetto al passato: ce lo confermano grandi santi come San Luigi Maria Grignon de Montfort; a tal proposito consiglio agli ascoltatori la lettura e la meditazione del suo <i>Trattato della Vera Devozione alla Vergine</i>, in cui parla del Regno di Maria Santissima e di come]]></itunes:summary><itunes:duration>490</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>57 - Le virtù cardinali in particolare e i vizi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/57-le-virtu-cardinali-in-particolare-e-i-vizi--58191820</link><description><![CDATA[<b>Podcast n° 57. Le virtù cardinali in particolare e i vizi<br />Proseguiamo oggi nel nostro cammino di analisi delle virtù cardinali e concluderemo parlando brevemente dei vizi.<br />LA GIUSTIZIA<br />Concetto. La virtù della giustizia consiste in una volontà ferma e costante di rispettare tutti i diritti e di adempiere tutti i doveri. Sotto certi aspetti non c'è virtù più alta, poiché tutti gli atti onesti procedono dalla disposizione di rendere a ciascuno ciò che gli è dovuto. Per questa virtù gli uomini sono riuniti in società e partecipano a una vita comunitaria.Divisione. Come la prudenza, possiamo considerare anche la giustizia dal triplice punto di vista degli elementi, delle specie e degli atti. Gli elementi della giustizia consistono nell'evitare il male e nel fare il bene. Il primo ha il suo contrario nella trasgressione, e il secondo nella omissione.Distinguiamo la giustizia in generale e particolare. La giustizia generale è la forma della virtù in quanto le subordina tutte al suo fine, che è il bene comune. È detta anche giustizia legale (o sociale), in quanto per essa l'uomo obbedisce alla legge, che ordina gli atti di tutte le virtù al bene comune della società. A questo titolo, la giustizia generale assolve, sul piano naturale e politico, la funzione della carità sul piano soprannaturale. La giustizia particolare concerne il bene particolare degli individui. Essa si suddivide in giustizia commutativa e in giustizia distributiva.La giustizia commutativa regola i rapporti tra privati e consiste nel rendere a ciascuno quello che gli è dovuto, rispettando negli scambi l'uguaglianza materiale: essa ha per oggetto i diritti e i doveri stricto sensu; è violata dall'omicidio e dai maltrattamenti, dal furto, dalla menzogna, dalla calunnia, dall'ingiuria, ecc. Ogni violazione obbliga alla restituzione o alla riparazione. La giustizia distributiva regola i rapporti tra la società e ognuno dei suoi membri. L'obbligazione essenziale ch'essa impone è l'imparzialità; la quale è violata dal favoritismo, che è una preferenza ingiusta nella distribuzione dei beni pubblici.Gli atti della virtù di giustizia corrispondono ai differenti doveri che la ragione prescrive, sia verso Dio (virtù di religione), sia verso i genitori (pietà filiale), sia verso gli uomini (giustizia in senso stretto). Quest'ultima virtù coincide con la giustizia commutativa, comprende il rispetto delle persone (amore e amicizia), il rispetto della verità (veracità), delle promesse e dei contratti (fedeltà), la riconoscenza, la liberalità, l'equità.<br />LA FORTEZZA<br />Concetto. Considerata in generale, la virtù della fortezza è «una fermezza dell'anima contro tutto ciò che la molesta in questo mondo». In quanto virtù cardinale, la fortezza è la virtù che fa superare le difficoltà e i pericoli che oltrepassano la comune misura e fa sopportare con pazienza le più gravi avversità.Vi sono tre vizi che si oppongono alla fortezza: il timore eccessivo, l'assenza di timore e l'avventatezza temeraria. La vera fortezza non consiste nel non temere nulla e nell'osare ogni cosa, ma nel temere con prudenza e nell'osare senza temerarietà: ove occorre, essa sa andare incontro ad una morte certa, ma evita senza timore apprensivo ogni pericolo superfluo.Gli elementi della fortezza. La fortezza è la risultante di quattro virtù secondarie: la magnanimità, la magnificenza, la pazienza e la perseveranza. La magnanimità si impegna in grandi imprese, non per il profitto o l'onore che ne possono venire ma in ragione della loro eccellenza e nonostante le loro difficoltà. La magnificenza si compiace di attuare, senza arretrare dinanzi alle più grandi spese, le grandi opere che la magnanimità ha concepite.Questa virtù, intesa in questo senso, è riservata ad un piccolo numero.Non è la stessa cosa della pazienza e della perseveranza, per le quali l'uomo non si spaventa delle sofferenze, delle noie, dei contrattempi, del lavoro. La perseveranza avanza sempre e la pazienza non indietreggia mai. Tuttavia la prudenza insegna ad essere perseveranti senza ostinazione e pazienti senza pusillanimità.<br />LA TEMPERANZA<br /><br /></b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58191820</guid><pubDate>Wed, 03 Jan 2024 22:05:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58191820/3_1.mp3" length="11168403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Podcast n° 57. Le virtù cardinali in particolare e i vizi
Proseguiamo oggi nel nostro cammino di analisi delle virtù cardinali e concluderemo parlando brevemente dei vizi.
LA GIUSTIZIA
Concetto. La virtù della giustizia consiste in una volontà ferma e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Podcast n° 57. Le virtù cardinali in particolare e i vizi<br />Proseguiamo oggi nel nostro cammino di analisi delle virtù cardinali e concluderemo parlando brevemente dei vizi.<br />LA GIUSTIZIA<br />Concetto. La virtù della giustizia consiste in una volontà ferma e costante di rispettare tutti i diritti e di adempiere tutti i doveri. Sotto certi aspetti non c'è virtù più alta, poiché tutti gli atti onesti procedono dalla disposizione di rendere a ciascuno ciò che gli è dovuto. Per questa virtù gli uomini sono riuniti in società e partecipano a una vita comunitaria.Divisione. Come la prudenza, possiamo considerare anche la giustizia dal triplice punto di vista degli elementi, delle specie e degli atti. Gli elementi della giustizia consistono nell'evitare il male e nel fare il bene. Il primo ha il suo contrario nella trasgressione, e il secondo nella omissione.Distinguiamo la giustizia in generale e particolare. La giustizia generale è la forma della virtù in quanto le subordina tutte al suo fine, che è il bene comune. È detta anche giustizia legale (o sociale), in quanto per essa l'uomo obbedisce alla legge, che ordina gli atti di tutte le virtù al bene comune della società. A questo titolo, la giustizia generale assolve, sul piano naturale e politico, la funzione della carità sul piano soprannaturale. La giustizia particolare concerne il bene particolare degli individui. Essa si suddivide in giustizia commutativa e in giustizia distributiva.La giustizia commutativa regola i rapporti tra privati e consiste nel rendere a ciascuno quello che gli è dovuto, rispettando negli scambi l'uguaglianza materiale: essa ha per oggetto i diritti e i doveri stricto sensu; è violata dall'omicidio e dai maltrattamenti, dal furto, dalla menzogna, dalla calunnia, dall'ingiuria, ecc. Ogni violazione obbliga alla restituzione o alla riparazione. La giustizia distributiva regola i rapporti tra la società e ognuno dei suoi membri. L'obbligazione essenziale ch'essa impone è l'imparzialità; la quale è violata dal favoritismo, che è una preferenza ingiusta nella distribuzione dei beni pubblici.Gli atti della virtù di giustizia corrispondono ai differenti doveri che la ragione prescrive, sia verso Dio (virtù di religione), sia verso i genitori (pietà filiale), sia verso gli uomini (giustizia in senso stretto). Quest'ultima virtù coincide con la giustizia commutativa, comprende il rispetto delle persone (amore e amicizia), il rispetto della verità (veracità), delle promesse e dei contratti (fedeltà), la riconoscenza, la liberalità, l'equità.<br />LA FORTEZZA<br />Concetto. Considerata in generale, la virtù della fortezza è «una fermezza dell'anima contro tutto ciò che la molesta in questo mondo». In quanto virtù cardinale, la fortezza è la virtù che fa superare le difficoltà e i pericoli che oltrepassano la comune misura e fa sopportare con pazienza le più gravi avversità.Vi sono tre vizi che si oppongono alla fortezza: il timore eccessivo, l'assenza di timore e l'avventatezza temeraria. La vera fortezza non consiste nel non temere nulla e nell'osare ogni cosa, ma nel temere con prudenza e nell'osare senza temerarietà: ove occorre, essa sa andare incontro ad una morte certa, ma evita senza timore apprensivo ogni pericolo superfluo.Gli elementi della fortezza. La fortezza è la risultante di quattro virtù secondarie: la magnanimità, la magnificenza, la pazienza e la perseveranza. La magnanimità si impegna in grandi imprese, non per il profitto o l'onore che ne possono venire ma in ragione della loro eccellenza e nonostante le loro difficoltà. La magnificenza si compiace di attuare, senza arretrare dinanzi alle più grandi spese, le grandi opere che la magnanimità ha concepite.Questa virtù, intesa in questo senso, è riservata ad un piccolo numero.Non è la stessa cosa della pazienza e della perseveranza, per le quali l'uomo non si spaventa delle sofferenze, delle noie, dei contrattempi, del lavoro. 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Questa distinzione, proposta da ARISTOTELE e ripresa da San TOMMASO, si giustifica oggettivamente e soggettivamente, avendo ogni virtù un oggetto distinto e un soggetto immediato distinto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58076572</guid><pubDate>Wed, 20 Dec 2023 22:45:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58076572/20_12.mp3" length="10134328" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Si enumerano quattro virtù principali, dette cardinali (da cardo, cardine), perché sono come i centri o cardini intorno ai quali si ordinano tutte le altre virtù morali. Tali sono la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Questa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si enumerano quattro virtù principali, dette <i>cardinali </i>(da <i>cardo, cardine</i>), perché sono come i centri o cardini intorno ai quali si ordinano tutte le altre virtù morali. 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L'elemento della volontarietà come s'è visto è spesso rafforzato o diminuito dal gioco delle disposizioni morali che si sovrappongono alla volontà e pesano sulla scelta che essa opera. Queste disposizioni sono di due specie: le passioni e gli «abiti». Dal punto di vista psicologico le passioni sono considerate piuttosto come inclinazioni predominanti o stati, mentre qui le consideriamo quali <i>movimenti più o meno forti dell' appetito sensibile, aventi un loro peso sulla decisione della volontà e sul giudizio della coscienza</i>. Sotto questo aspetto, il giudizio morale sulle passioni è stato dato quando abbiamo studiato i gradi di volontarietà, ed è inutile qui ripeterlo.Gli <i>abiti </i>corrispondono contemporaneamente alla passione, intesa nel senso di inclinazione più o meno stabile, e alla abitudine. Gli abiti operativi si situano tra le facoltà e i loro atti, come determinazioni particolari che procurano alle diverse facoltà una facilità più o meno grande a produrre le loro operazioni. Ora studieremo gli abiti in quanto costituiscono delle <i>disposizioni morali </i>o, per servirsi di termini ormai consacrati, delle <i>virtù </i>e dei <i>vizi</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57985570</guid><pubDate>Tue, 12 Dec 2023 16:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57985570/12_12.mp3" length="8486358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Nel podcast di oggi parleremo delle virtù morali in generale. La volontà libera, come abbiamo visto, è il principio essenziale degli atti umani. L'elemento della volontarietà come s'è visto è spesso rafforzato o diminuito dal gioco delle disposizioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel podcast di oggi parleremo delle virtù morali in generale. La volontà libera, come abbiamo visto, è il principio essenziale degli atti umani. L'elemento della volontarietà come s'è visto è spesso rafforzato o diminuito dal gioco delle disposizioni morali che si sovrappongono alla volontà e pesano sulla scelta che essa opera. Queste disposizioni sono di due specie: le passioni e gli «abiti». Dal punto di vista psicologico le passioni sono considerate piuttosto come inclinazioni predominanti o stati, mentre qui le consideriamo quali <i>movimenti più o meno forti dell' appetito sensibile, aventi un loro peso sulla decisione della volontà e sul giudizio della coscienza</i>. Sotto questo aspetto, il giudizio morale sulle passioni è stato dato quando abbiamo studiato i gradi di volontarietà, ed è inutile qui ripeterlo.Gli <i>abiti </i>corrispondono contemporaneamente alla passione, intesa nel senso di inclinazione più o meno stabile, e alla abitudine. Gli abiti operativi si situano tra le facoltà e i loro atti, come determinazioni particolari che procurano alle diverse facoltà una facilità più o meno grande a produrre le loro operazioni. Ora studieremo gli abiti in quanto costituiscono delle <i>disposizioni morali </i>o, per servirsi di termini ormai consacrati, delle <i>virtù </i>e dei <i>vizi</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>531</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale,virtu,vizi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>54 -  Possibilità e realtà del bene morale naturale nei singoli stati di natura</title><link>https://www.spreaker.com/episode/54-possibilita-e-realta-del-bene-morale-naturale-nei-singoli-stati-di-natura--57945828</link><description><![CDATA[In questo podcast vediamo nello specifico, nei diversi stati di natura la possibilità dell’uomo di compiere il bene morale a livello naturale. Nello stato di Grazia (<i>in statu gratiae</i>) le forze morali dell’uomo sono particolarmente capaci di porre sentimenti e atti buoni. Numerosi Teologi intendono per realtà di atti puramente naturali tutti quei casi in cui l’agente trascura di seguire un impulso soprannaturale. Perciò la maggior parte segue l’opinione di S. Tommaso, secondo cui nella giustificazione ogni atto naturale buono viene nello stesso tempo elevato alla sfera soprannaturale, mediante la carità. Perciò secondo lui non c’è nessun indebolimento per il volere o l’agire puramente naturale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57945828</guid><pubDate>Fri, 08 Dec 2023 13:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57945828/7_12.mp3" length="7129244" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast vediamo nello specifico, nei diversi stati di natura la possibilità dell’uomo di compiere il bene morale a livello naturale. Nello stato di Grazia (in statu gratiae) le forze morali dell’uomo sono particolarmente capaci di porre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast vediamo nello specifico, nei diversi stati di natura la possibilità dell’uomo di compiere il bene morale a livello naturale. Nello stato di Grazia (<i>in statu gratiae</i>) le forze morali dell’uomo sono particolarmente capaci di porre sentimenti e atti buoni. Numerosi Teologi intendono per realtà di atti puramente naturali tutti quei casi in cui l’agente trascura di seguire un impulso soprannaturale. Perciò la maggior parte segue l’opinione di S. Tommaso, secondo cui nella giustificazione ogni atto naturale buono viene nello stesso tempo elevato alla sfera soprannaturale, mediante la carità. Perciò secondo lui non c’è nessun indebolimento per il volere o l’agire puramente naturale.]]></itunes:summary><itunes:duration>446</itunes:duration><itunes:keywords>morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>true</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>53 - L’atto morale naturale buono</title><link>https://www.spreaker.com/episode/53-l-atto-morale-naturale-buono--57767753</link><description><![CDATA[L’oggetto di questo podcast riguarderà il concetto e la possibilità del bene morale naturale in generale.Poiché la Grazia realmente propone all’uomo un fine soprannaturale, dona impulsi e forze soprannaturali e fonda l’intima connessione fra naturale e soprannaturale, potrebbe apparire superfluo da parte della Morale cristiana trattare del concetto e dell’esistenza di una moralità puramente naturale. Ma già la storia dell’insegnamento cristiano della Grazia, da S. Agostino a Pelagio, fino a Lutero, Baio, Giansenio, dimostra l’importanza della questione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57767753</guid><pubDate>Wed, 22 Nov 2023 17:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57767753/22_11.mp3" length="10142658" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>L’oggetto di questo podcast riguarderà il concetto e la possibilità del bene morale naturale in generale.Poiché la Grazia realmente propone all’uomo un fine soprannaturale, dona impulsi e forze soprannaturali e fonda l’intima connessione fra naturale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’oggetto di questo podcast riguarderà il concetto e la possibilità del bene morale naturale in generale.Poiché la Grazia realmente propone all’uomo un fine soprannaturale, dona impulsi e forze soprannaturali e fonda l’intima connessione fra naturale e soprannaturale, potrebbe apparire superfluo da parte della Morale cristiana trattare del concetto e dell’esistenza di una moralità puramente naturale. Ma già la storia dell’insegnamento cristiano della Grazia, da S. Agostino a Pelagio, fino a Lutero, Baio, Giansenio, dimostra l’importanza della questione.]]></itunes:summary><itunes:duration>634</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>52 - L’importanza dell’ascesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/52-l-importanza-dell-ascesi--57564095</link><description><![CDATA[In questo podcast tratteremo un argomento di fondamentale importanza: l’ascesi. Oggi nella Chiesa vediamo una crisi profonda ed una delle cause, sebbene non primaria, è proprio la mancanza di una lotta personale per l’esercizio della virtù. Infatti, a fianco di una positiva attività morale sta la necessità di una lotta intima, aspra. Poiché la lotta contro la sensibilità e gli altri disordini e debolezze è nella morale naturale una necessità essenziale, l’etica di tutti i pensatori e di tutti i popoli l’ha riconosciuta. Anche la trasfigurazione soprannaturale sostanziale dell’uomo non rende superflua l’abnegazione. Essa piuttosto eleva, anche in questo, lo spirito e il grado del precetto morale. La Mistica non è nemica, ma sorella dell’Ascesi. L’amor di Dio, anima della santità cristiana, è amore della sofferenza e del sacrificio. La croce, segno di redenzione, è anche distintivo dell’imitazione morale del Cristo. Questa connessione, che ha sempre caratterizzato il Cristianesimo genuino, si spiega nella maniera seguente:<ol><li>La vocazione soprannaturale come tale indirizza il pensiero e l’agire dell’uomo a un fine così grande e nobile, che di fronte ad esso tutto ciò che è terreno e umano appare, al più profondo sentimento, come privo di valore, e la rinunzia ai piaceri mondani appare come unica sapienza. E viceversa la vita di rinunzia al mondo diviene una silenziosa, ma valida predica del soprannaturale.</li><li>Gli effetti del peccato originale continuano a rimanere dopo il battesimo e richiedono spesso lotte faticose e vigilanza incessante, tanto più dolorose, quanto più evidentemente sono in contrasto con la dignità di figli di Dio. Ciò deve conservare il cristiano in umiltà, nel costante sentimento della sua dipendenza dalla Grazia. Costituisce d’altra parte una espiazione al peccato di superbia dei progenitori e mantiene lontana la tentazione di orgoglio e di separazione da Dio.</li><li>La natura morale dell’uomo ha bisogno soprattutto della lotta e dell’abnegazione per sviluppare pienamente le sue forze, approfondire la sua vita interiore, esperimentare vivamente il valore del bene e del bello nel contrasto col male e imparare a servire al valore supremo, al Bene divino nel sacrificio di sé.</li></ol>La lotta faticosa tiene vigile la coscienza dell’uomo, che egli quaggiù non può sperare riposo e pienezza di gioia, anzi deve tendere lontano senza stanchezze, per trovare nell’aldilà la piena pace.<b>Il richiamo a tutto ciò che s’è detto giustifica il principio: “la grazia non distrugge, ma suppone e perfeziona la natura”.</b>Vediamo insieme le diverse parti di questo principio: <ol><li>La Grazia non distrugge la natura e non la compromette</li></ol>Essa non sopprime la legge naturale. Tutte le conclusioni dell’etica naturale rimangono perfettamente valide nel regno della Grazia. Essa non sopprime le forze dell’uomo naturale. La Grazia di Dio non rende in nessuna maniera impotente l’anima dell’uomo, ma solo risana le sue tendenze ed abusi disordinati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57564095</guid><pubDate>Wed, 08 Nov 2023 20:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57564095/08_11.mp3" length="6023252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast tratteremo un argomento di fondamentale importanza: l’ascesi. Oggi nella Chiesa vediamo una crisi profonda ed una delle cause, sebbene non primaria, è proprio la mancanza di una lotta personale per l’esercizio della virtù. Infatti, a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast tratteremo un argomento di fondamentale importanza: l’ascesi. Oggi nella Chiesa vediamo una crisi profonda ed una delle cause, sebbene non primaria, è proprio la mancanza di una lotta personale per l’esercizio della virtù. Infatti, a fianco di una positiva attività morale sta la necessità di una lotta intima, aspra. Poiché la lotta contro la sensibilità e gli altri disordini e debolezze è nella morale naturale una necessità essenziale, l’etica di tutti i pensatori e di tutti i popoli l’ha riconosciuta. Anche la trasfigurazione soprannaturale sostanziale dell’uomo non rende superflua l’abnegazione. Essa piuttosto eleva, anche in questo, lo spirito e il grado del precetto morale. La Mistica non è nemica, ma sorella dell’Ascesi. L’amor di Dio, anima della santità cristiana, è amore della sofferenza e del sacrificio. La croce, segno di redenzione, è anche distintivo dell’imitazione morale del Cristo. Questa connessione, che ha sempre caratterizzato il Cristianesimo genuino, si spiega nella maniera seguente:<ol><li>La vocazione soprannaturale come tale indirizza il pensiero e l’agire dell’uomo a un fine così grande e nobile, che di fronte ad esso tutto ciò che è terreno e umano appare, al più profondo sentimento, come privo di valore, e la rinunzia ai piaceri mondani appare come unica sapienza. E viceversa la vita di rinunzia al mondo diviene una silenziosa, ma valida predica del soprannaturale.</li><li>Gli effetti del peccato originale continuano a rimanere dopo il battesimo e richiedono spesso lotte faticose e vigilanza incessante, tanto più dolorose, quanto più evidentemente sono in contrasto con la dignità di figli di Dio. Ciò deve conservare il cristiano in umiltà, nel costante sentimento della sua dipendenza dalla Grazia. Costituisce d’altra parte una espiazione al peccato di superbia dei progenitori e mantiene lontana la tentazione di orgoglio e di separazione da Dio.</li><li>La natura morale dell’uomo ha bisogno soprattutto della lotta e dell’abnegazione per sviluppare pienamente le sue forze, approfondire la sua vita interiore, esperimentare vivamente il valore del bene e del bello nel contrasto col male e imparare a servire al valore supremo, al Bene divino nel sacrificio di sé.</li></ol>La lotta faticosa tiene vigile la coscienza dell’uomo, che egli quaggiù non può sperare riposo e pienezza di gioia, anzi deve tendere lontano senza stanchezze, per trovare nell’aldilà la piena pace.<b>Il richiamo a tutto ciò che s’è detto giustifica il principio: “la grazia non distrugge, ma suppone e perfeziona la natura”.</b>Vediamo insieme le diverse parti di questo principio: <ol><li>La Grazia non distrugge la natura e non la compromette</li></ol>Essa non sopprime la legge naturale. Tutte le conclusioni dell’etica naturale rimangono perfettamente valide nel regno della Grazia. Essa non sopprime le forze dell’uomo naturale. La Grazia di Dio non rende in nessuna maniera impotente l’anima dell’uomo, ma solo risana le sue tendenze ed abusi disordinati.]]></itunes:summary><itunes:duration>377</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>51. L’influsso morale dello stato di Grazia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/51-l-influsso-morale-dello-stato-di-grazia--57467842</link><description><![CDATA[In questo nuovo podcast vedremo come la giustificazione conferisce una nuova esistenza, che non è rigida e chiusa in sé, ma capace di sviluppo e di accrescimento. In poche parole, vedremo insieme cos’è lo “stato di grazia” di cui si parla a catechismo.Si tratta della vita divina dell’anima, che attraverso le sue forze vitali vuole esprimersi e manifestarsi fecondamente in buone opere.Poiché la giustificazione si compie in un solo istante, si è pensato dai falsi maestri che essa sia la stessa in tutti gli uomini, e immutabile. Alcuni giunsero a questa concezione per aver <i>sopravvalutato</i> il principio mistico e sacramentale: la Grazia dovrebbe portare gli uomini, come a fine suo proprio, a una comunione che non si può perdere con Dio. Altri, come Lutero, <i>sottovalutarono</i> l’importanza dell’elemento mistico dell’anima: la Grazia lascerebbe tutto immutato nell’anima, solo che questa riceverebbe una “imputazione giuridica” dei meriti redentori del Cristo. Tale imputazione sarebbe per sua natura uguale in tutti gli uomini e per tutti i gradi. In entrambe le concezioni si annulla la forza morale del nuovo principio di vita soprannaturale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57467842</guid><pubDate>Wed, 01 Nov 2023 10:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57467842/01_11.mp3" length="10251817" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo nuovo podcast vedremo come la giustificazione conferisce una nuova esistenza, che non è rigida e chiusa in sé, ma capace di sviluppo e di accrescimento. In poche parole, vedremo insieme cos’è lo “stato di grazia” di cui si parla a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo nuovo podcast vedremo come la giustificazione conferisce una nuova esistenza, che non è rigida e chiusa in sé, ma capace di sviluppo e di accrescimento. In poche parole, vedremo insieme cos’è lo “stato di grazia” di cui si parla a catechismo.Si tratta della vita divina dell’anima, che attraverso le sue forze vitali vuole esprimersi e manifestarsi fecondamente in buone opere.Poiché la giustificazione si compie in un solo istante, si è pensato dai falsi maestri che essa sia la stessa in tutti gli uomini, e immutabile. Alcuni giunsero a questa concezione per aver <i>sopravvalutato</i> il principio mistico e sacramentale: la Grazia dovrebbe portare gli uomini, come a fine suo proprio, a una comunione che non si può perdere con Dio. Altri, come Lutero, <i>sottovalutarono</i> l’importanza dell’elemento mistico dell’anima: la Grazia lascerebbe tutto immutato nell’anima, solo che questa riceverebbe una “imputazione giuridica” dei meriti redentori del Cristo. Tale imputazione sarebbe per sua natura uguale in tutti gli uomini e per tutti i gradi. In entrambe le concezioni si annulla la forza morale del nuovo principio di vita soprannaturale.]]></itunes:summary><itunes:duration>641</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>50 - La conversione e la giustificazione del peccatore.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/50-la-conversione-e-la-giustificazione-del-peccatore--57367576</link><description><![CDATA[In questo podcast di oggi vedremo un elemento molto importante della dottrina cattolica, ovvero quello della conversione e della giustificazione del peccatore. Il perdono del peccato e la partecipazione della Grazia costituiscono l’opera della giustificazione. In essa viene assicurato il frutto dell’opera della Redenzione agli uomini aggravati dal peccato originale o anche dai peccati personali.Negli adulti occorre anche la cooperazione propria, un’azione cosciente libera: Chi ti ha creato senza di te non ti giustifica senza di te, dice S. Agostino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57367576</guid><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 15:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57367576/24_10.mp3" length="11478528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast di oggi vedremo un elemento molto importante della dottrina cattolica, ovvero quello della conversione e della giustificazione del peccatore. Il perdono del peccato e la partecipazione della Grazia costituiscono l’opera della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast di oggi vedremo un elemento molto importante della dottrina cattolica, ovvero quello della conversione e della giustificazione del peccatore. Il perdono del peccato e la partecipazione della Grazia costituiscono l’opera della giustificazione. In essa viene assicurato il frutto dell’opera della Redenzione agli uomini aggravati dal peccato originale o anche dai peccati personali.Negli adulti occorre anche la cooperazione propria, un’azione cosciente libera: Chi ti ha creato senza di te non ti giustifica senza di te, dice S. Agostino.]]></itunes:summary><itunes:duration>718</itunes:duration><itunes:keywords>morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>49 - La Grazia della Redenzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/49-la-grazia-della-redenzione--57271255</link><description><![CDATA[In questo nuovo podcast vedremo come Cristo, dopo che la Grazia era stata perduta dall’umanità per il peccato, ha ristabilito la Grazia soprannaturale nella Grazia della Redenzione, senza per questo sopprimere tutte le conseguenze morali del peccato.La grazia santificante partecipata ai progenitori era anche una nobilitazione della natura, che univa armonicamente le più alte e le più basse energie mediante i doni preternaturali, il dono della chiarezza del pensiero, del sicuro lieto dominio della volontà sulla sensibilità, e la assenza dei dolori della morte corporale. Mediante il peccato originale, la superbia e il rifiuto dell’ubbidienza dei progenitori, andò perduta per essi e per i loro discendenti la soprannaturale amicizia con Dio, che essi avevano ricevuto come dono ereditario per sé e per l’umanità. La vita più alta, la vita divina con tutti i suoi doni e le sue forze svanì. La conseguenza fu la rottura dell’armonia che fino allora regnava nell’uomo fra spirito e sensibilità. Anche se nessuna parte della natura umana fu distrutta, il retto ordine si dileguò fra le facoltà dell’anima. Ognuna seguì il suo istinto naturale e la sua forza di gravità e turbò o rese difficile il dominio dello spirito su di esse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57271255</guid><pubDate>Tue, 17 Oct 2023 15:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57271255/17_10.mp3" length="9749776" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo nuovo podcast vedremo come Cristo, dopo che la Grazia era stata perduta dall’umanità per il peccato, ha ristabilito la Grazia soprannaturale nella Grazia della Redenzione, senza per questo sopprimere tutte le conseguenze morali del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo nuovo podcast vedremo come Cristo, dopo che la Grazia era stata perduta dall’umanità per il peccato, ha ristabilito la Grazia soprannaturale nella Grazia della Redenzione, senza per questo sopprimere tutte le conseguenze morali del peccato.La grazia santificante partecipata ai progenitori era anche una nobilitazione della natura, che univa armonicamente le più alte e le più basse energie mediante i doni preternaturali, il dono della chiarezza del pensiero, del sicuro lieto dominio della volontà sulla sensibilità, e la assenza dei dolori della morte corporale. Mediante il peccato originale, la superbia e il rifiuto dell’ubbidienza dei progenitori, andò perduta per essi e per i loro discendenti la soprannaturale amicizia con Dio, che essi avevano ricevuto come dono ereditario per sé e per l’umanità. La vita più alta, la vita divina con tutti i suoi doni e le sue forze svanì. La conseguenza fu la rottura dell’armonia che fino allora regnava nell’uomo fra spirito e sensibilità. Anche se nessuna parte della natura umana fu distrutta, il retto ordine si dileguò fra le facoltà dell’anima. Ognuna seguì il suo istinto naturale e la sua forza di gravità e turbò o rese difficile il dominio dello spirito su di esse.]]></itunes:summary><itunes:duration>610</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>48. Soprannaturalità dell’atto morale (la grazia)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/48-soprannaturalita-dell-atto-morale-la-grazia--57178302</link><description><![CDATA[Dopo aver considerato, nei podcast precedenti, le forze morali naturali e le possibilità dell’uomo, la sua coscienza, la sua forza di decisione personale, cioè la libertà della volontà e il complesso delle forze psico-fisiche morali, bisogna che consideriamo ora le capacità e forze morali soprannaturali, che sono in relazione con le forze naturali e le perfezionano (la grazia suppone la natura, e non la distrugge, ma la perfeziona), e sono necessarie perché il cristiano realizzi la imitazione del Cristo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57178302</guid><pubDate>Tue, 10 Oct 2023 15:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57178302/11_10.mp3" length="9883523" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo aver considerato, nei podcast precedenti, le forze morali naturali e le possibilità dell’uomo, la sua coscienza, la sua forza di decisione personale, cioè la libertà della volontà e il complesso delle forze psico-fisiche morali, bisogna che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dopo aver considerato, nei podcast precedenti, le forze morali naturali e le possibilità dell’uomo, la sua coscienza, la sua forza di decisione personale, cioè la libertà della volontà e il complesso delle forze psico-fisiche morali, bisogna che consideriamo ora le capacità e forze morali soprannaturali, che sono in relazione con le forze naturali e le perfezionano (la grazia suppone la natura, e non la distrugge, ma la perfeziona), e sono necessarie perché il cristiano realizzi la imitazione del Cristo.]]></itunes:summary><itunes:duration>618</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>47  - La sanzione come conseguenza dell’atto morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/47-la-sanzione-come-conseguenza-dell-atto-morale--57050389</link><description><![CDATA[Prima di iniziare a vedere l’atto morale dal punto di vista soprannaturale, l’ultimo passo è capire qual è la conseguenza naturale degli atti umani. La sanzione è ciò che corrisponde al merito o al demerito, <i>l'insieme delle ricompense o dei castighi connessi all'osservanza o alla violazione della legge morale. Essa deve essere distinta sia dal semplice favore </i>- che può essere gratuito, cioè non meritato, o fondato su un merito di pura convenienza, - <i>sia dal salario o stipendio </i>che sono in rapporto all'affetto materiale dell'attività e sono di per sé indifferenti alla qualità morale di questa attività. NATURA DELLA SANZIONE - Comprenderemo la natura della sanzione, formandoci una giusta idea della sua necessità e finalità propria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57050389</guid><pubDate>Tue, 03 Oct 2023 20:45:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57050389/04_10.mp3" length="8347105" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Prima di iniziare a vedere l’atto morale dal punto di vista soprannaturale, l’ultimo passo è capire qual è la conseguenza naturale degli atti umani. La sanzione è ciò che corrisponde al merito o al demerito, l'insieme delle ricompense o dei castighi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Prima di iniziare a vedere l’atto morale dal punto di vista soprannaturale, l’ultimo passo è capire qual è la conseguenza naturale degli atti umani. La sanzione è ciò che corrisponde al merito o al demerito, <i>l'insieme delle ricompense o dei castighi connessi all'osservanza o alla violazione della legge morale. Essa deve essere distinta sia dal semplice favore </i>- che può essere gratuito, cioè non meritato, o fondato su un merito di pura convenienza, - <i>sia dal salario o stipendio </i>che sono in rapporto all'affetto materiale dell'attività e sono di per sé indifferenti alla qualità morale di questa attività. NATURA DELLA SANZIONE - Comprenderemo la natura della sanzione, formandoci una giusta idea della sua necessità e finalità propria.]]></itunes:summary><itunes:duration>522</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>46 - Il peccato come stato (abito). I peccati capitali e i peccati contro lo Spirito Santo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/46-il-peccato-come-stato-abito-i-peccati-capitali-e-i-peccati-contro-lo-spirito-santo--56852329</link><description><![CDATA[Con questo podcast parleremo più approfonditamente di cosa si intenda per “stato di peccato”, quali sono le sue diverse forme, per poi vedere insieme i peccati capitali e quelli contro lo Spirito Santo. Come l’azione buona ha relazione alla virtù così l’azione peccaminosa ha relazione con lo stato di peccato. L’espressione comune per indicare questo stato è: “abitudine peccaminosa” o “peccato abituale”. La parola “vizio” ha un significato più stretto, in quanto si oppone ugualmente al peccato attuale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56852329</guid><pubDate>Tue, 19 Sep 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56852329/19_09.mp3" length="10174078" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Con questo podcast parleremo più approfonditamente di cosa si intenda per “stato di peccato”, quali sono le sue diverse forme, per poi vedere insieme i peccati capitali e quelli contro lo Spirito Santo. 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La parola “vizio” ha un significato più stretto, in quanto si oppone ugualmente al peccato attuale.]]></itunes:summary><itunes:duration>636</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>45 -  Fonti interne ed esterne del peccato. La sua origine psicologica e il suo sviluppo.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/45-fonti-interne-ed-esterne-del-peccato-la-sua-origine-psicologica-e-il-suo-sviluppo--56777012</link><description><![CDATA[Vediamo oggi le fonti del peccato, la sua origine nell’anima e come si sviluppa. La causa efficiente del peccato è soltanto la libera volontà dell’uomo. Nessuna forza interna o esterna può costringere l’uomo al peccato. Egli è sottoposto a numerosi influssi, stimoli, che possono essere per lui una occasione di peccato (cause occasionali). Lo stimolo al peccato proviene secondo la dottrina cattolica soprattutto dalle tre forze tentatrici: la carne, il mondo e il demonio. L’espressione “carne” significa nel linguaggio del Nuovo Testamento la natura corrotta dell’uomo inclinata al male, quindi formalmente la concupiscenza. Questa è realmente la fonte prossima e generale del peccato. Vediamole quindi nell’ordine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56777012</guid><pubDate>Tue, 12 Sep 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56777012/12_09.mp3" length="12150535" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Vediamo oggi le fonti del peccato, la sua origine nell’anima e come si sviluppa. La causa efficiente del peccato è soltanto la libera volontà dell’uomo. 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Vediamole quindi nell’ordine.]]></itunes:summary><itunes:duration>760</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>44 - Differenza pratica fra peccato mortale e veniale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/44-differenza-pratica-fra-peccato-mortale-e-veniale--56405264</link><description><![CDATA[Avendo chiarito l’intima essenza del peccato grave e veniale, ci domandiamo in quali atti esso si realizza, quando in concreto un peccato appartiene a questa o a quella specie. <b>Si commette peccato mortale quando si trasgredisce una l</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56405264</guid><pubDate>Tue, 08 Aug 2023 16:15:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56405264/08_08.mp3" length="11376965" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Avendo chiarito l’intima essenza del peccato grave e veniale, ci domandiamo in quali atti esso si realizza, quando in concreto un peccato appartiene a questa o a quella specie. Si commette peccato mortale quando si trasgredisce una l</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avendo chiarito l’intima essenza del peccato grave e veniale, ci domandiamo in quali atti esso si realizza, quando in concreto un peccato appartiene a questa o a quella specie. <b>Si commette peccato mortale quando si trasgredisce una l</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>712</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>43 -  La differenza intima sostanziale tra peccato mortale e veniale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/43-la-differenza-intima-sostanziale-tra-peccato-mortale-e-veniale--56335124</link><description><![CDATA[<b>Oggi esamineremo la più importante distinzione tra i peccati che è quella in peccato mortale e veniale. Essa determina la cosiddetta specie teologica, mentre le altre distinzioni, dipendenti dagli oggetti e dai beni, determinano la specie morale.<br />Il fondamento teologico morale della distinzione.<br />Partiamo dall’essenza naturale della moralità e dell’ordine morale e procediamo in seguito verso i punti di vista soprannaturali.<br />Il peccato nella sua relazione a Dio, fine ultimo morale.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56335124</guid><pubDate>Tue, 01 Aug 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56335124/43_differenza_sostanziale_peccatomortale_veniale.mp3" length="6295997" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi esamineremo la più importante distinzione tra i peccati che è quella in peccato mortale e veniale. Essa determina la cosiddetta specie teologica, mentre le altre distinzioni, dipendenti dagli oggetti e dai beni, determinano la specie morale.
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- Il peccato personale e il peccato originale. Quello viene trattato soprattutto nella Teologia Morale, questo piuttosto in Dogmatica.
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Il peccatore vuole l’omissione spesso solo indirettamente: egli sceglie un atteggiamento positivo, con cui l’adempimento del dovere è inconciliabile.</li><li>Il peccato attuale è un atto unico, quello abituale uno stato peccaminoso che sorge per lo più da azioni cattive e ad esse conduce. 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Dio non può peccare; anzitutto perché nell’essere assolutamente perfetto è escluso ogni difetto; inoltre perché la sua bontà non è determinata da una norma morale che stia al di sopra di lui, ma dalla sua propria essenza. Fra le creature sono capaci di peccato gli angeli e gli uomini; in forza della loro spiritualità e libertà questi possono riconoscere e realizzare il concetto di fine morale. Come semplici creature essi hanno in questo concetto di fine morale un filo conduttore superiore alla loro essenza e volontà, da cui possono deviare. Il peccato degli angeli, essendo essi solo creature spirituali, è una prova che la possibilità del male nell’uomo non riguarda <i>soltanto</i> la tensione fra <i>spirito</i> e <i>sensibilità</i>, e che la sensibilità non deve essere considerata nell’uomo come il “male radicale”. L’impossibilità del peccato nei beati del cielo si spiega perché essi hanno raggiunto attraverso la visione soprannaturale di Dio la più stretta unione con la norma suprema e il fine della moralità. D’altro canto, le creature inferiori (pietre, piante, animali), non essendo dotati di personalità spirituale, in quanto tali non possono peccare. Anche gli enti sociali non possono peccare, perché non esiste una colpa collettiva. Possono peccare solo i membri-persone di tali enti, quindi genitori e figli, governatori e cittadini, imprenditori e lavoratori.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56158156</guid><pubDate>Wed, 19 Jul 2023 20:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56158156/20_07.mp3" length="8711985" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari ascoltatori bentrovati, oggi parleremo di come il peccato si sviluppa nell’anima umana. Il peccato è possibile in un essere personale, dotato di volontà, che non abbia in se stesso la norma della moralità, quindi nella creatura ragionevole. Dio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cari ascoltatori bentrovati, oggi parleremo di come il peccato si sviluppa nell’anima umana. <i>Il peccato è possibile in un essere personale, dotato di volontà, che non abbia in se stesso la norma della moralità, quindi nella creatura ragionevole</i>. Dio non può peccare; anzitutto perché nell’essere assolutamente perfetto è escluso ogni difetto; inoltre perché la sua bontà non è determinata da una norma morale che stia al di sopra di lui, ma dalla sua propria essenza. Fra le creature sono capaci di peccato gli angeli e gli uomini; in forza della loro spiritualità e libertà questi possono riconoscere e realizzare il concetto di fine morale. Come semplici creature essi hanno in questo concetto di fine morale un filo conduttore superiore alla loro essenza e volontà, da cui possono deviare. Il peccato degli angeli, essendo essi solo creature spirituali, è una prova che la possibilità del male nell’uomo non riguarda <i>soltanto</i> la tensione fra <i>spirito</i> e <i>sensibilità</i>, e che la sensibilità non deve essere considerata nell’uomo come il “male radicale”. L’impossibilità del peccato nei beati del cielo si spiega perché essi hanno raggiunto attraverso la visione soprannaturale di Dio la più stretta unione con la norma suprema e il fine della moralità. D’altro canto, le creature inferiori (pietre, piante, animali), non essendo dotati di personalità spirituale, in quanto tali non possono peccare. Anche gli enti sociali non possono peccare, perché non esiste una colpa collettiva. 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Agostino ha dato la definizione divenuta poi dominante: “il peccato è un’azione, una parola o un desiderio contro la legge eterna”. La seguente espressione: “la legge eterna poi è la ragione o la volontà di Dio, che comanda di conservare l’ordine naturale e vieta di turbarlo”, da una parte riconduce la norma morale alla sua più profonda origine, la divina sapienza e santità. D’altro canto indica il suo contenuto concreto nell’ “ordine naturale” delle cose. Quest’ordine, prosegue S. Agostino, viene turbato se la volontà umana preferisce un bene inferiore a un bene più alto; per esser precisi, il peccato vero e proprio ha luogo quando la volontà umana pospone il bene sommo e la pienezza dell’essere e della perfezione a un bene limitato, al confronto insignificante. E poiché l’uomo in tali beni limitati in ultima analisi cerca sempre se stesso, il peccato è insieme una defezione della creatura da Dio verso se stessa.</li></ol>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56063573</guid><pubDate>Tue, 11 Jul 2023 16:20:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56063573/11_07.mp3" length="9335162" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi iniziamo con questo podcast ad esaminare più approfonditamente gli atti cattivi e dunque il peccato. Cominceremo con l’essenza del peccato.
Il peccato è una trasgressione della legge morale divina, compiuta con libera volontà e chiara conoscenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Oggi iniziamo con questo podcast ad esaminare più approfonditamente gli atti cattivi e dunque il peccato. Cominceremo con l’essenza del peccato.<br />Il peccato è una trasgressione della legge morale divina, compiuta con libera volontà e chiara conoscenza morale.<br /></b><ol><li>S. Agostino ha dato la definizione divenuta poi dominante: “il peccato è un’azione, una parola o un desiderio contro la legge eterna”. La seguente espressione: “la legge eterna poi è la ragione o la volontà di Dio, che comanda di conservare l’ordine naturale e vieta di turbarlo”, da una parte riconduce la norma morale alla sua più profonda origine, la divina sapienza e santità. D’altro canto indica il suo contenuto concreto nell’ “ordine naturale” delle cose. Quest’ordine, prosegue S. Agostino, viene turbato se la volontà umana preferisce un bene inferiore a un bene più alto; per esser precisi, il peccato vero e proprio ha luogo quando la volontà umana pospone il bene sommo e la pienezza dell’essere e della perfezione a un bene limitato, al confronto insignificante. 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Colpa e peccato materialmente designano una sola e medesima cosa, ma l'idea di colpa è piuttosto relativa alla violazione dell'ordine, quale ce lo rivela la ragion pratica, mentre l'idea di peccato si riferisce più espressamente alla trasgressione di quello stesso ordine in quanto voluto da Dio.Con ciò non si nega che possa esserci peccato propriamente detto nel trasgredire una legge positiva umana; si vuol solamente sottolineare che la ragione formale del peccato sta nell' opposizione di un atto alla legge di Dio e che, per conseguenza, la violazione della legge umana è un peccato quando implica la violazione della legge divina. Il peccato, nella sua nozione più generale, è dunque un disordine, per cui un essere ragionevole si allontana da Dio, fine ultimo assoluto.<br />IL PECCATO GRAVE - Vi sono dei gradi nella colpa e nel peccato, secondo che l'uomo si svia o dall'ordine della ragione o dal suo fine ultimo, che è Dio. Da questo punto di vista, si dirà, in generale, che il peccato grave è quello per il quale l'uomo si allontana in modo radicale dal suo fine. Ma per esser ciò possibile, bisogna che la materia sia grave, e cioè che la legge violata sia relativa ad un precetto essenziale della legge morale, e che ci sia il pieno consenso della volontà.<br />Le espressioni di peccato mortale e di peccato veniale appartengono propriamente alla teologia e si riferiscono agli effetti del peccato nello stato soprannaturale, che è, di fatto, quello dell'umanità. Il peccato grave è chiamato mortale perché porta con sé la perdita della grazia, la qual perdita è una specie di morte nell'ordine soprannaturale.<br />Vediamo ora cosa si intenda per merito. In senso astratto, il merito è la proprietà dell'atto umano in virtù del quale il soggetto morale ha diritto ad una ricompensa, se l'atto è buono, o a un castigo, se l'atto è cattivo. In concreto, il merito è l'atto umano stesso, in quanto torna a  vantaggio di un'altra persona.Si dice spesso che il merito consiste nell'accrescimento del valore morale, risultante dagli atti compiuti da un soggetto; ma l'accrescimento del valore morale, a parlare con precisione, è piuttosto un effetto del merito, inteso come un diritto alla ricompensa o al castigo. Questo diritto accresce o diminuisce moralmente il soggetto.<br />Il concetto di merito implica che l'atto meritorio è tale in ragione del fatto che è utile o onorevole per un altro. Per cogliere questo aspetto essenziale del merito, basta considerare che ogni atto umano, per il fatto stesso di essere umano, è meritorio o biasimevole, cioè - a profitto o a svantaggio di colui che lo compie - una specie di diritto e di credito o, al contrario, una specie di debito. In verità, ogni atto umano è imputabile a chi lo compie ed è a vantaggio o a svantaggio di qualche altra persona. Ciò è evidente per quegli atti umani che contribuiscono al benessere e alla prosperità della famiglia e della società; ma è non meno vero per gli atti più intimi che sembrano avere un carattere del tutto personale: anch'essi contribuiscono in qualche maniera al bene o al male della società, perché la perfezione di tutti è la risultante della perfezione di ciascuno. Tuttavia il merito e il demerito sono ancor più incontestabili se rapportiamo gli atti umani a Dio, che l'uomo può onorare o offendere (per quanto è in suo potere). Di qui un merito e un debito, che s'impongono anche nell'ordine puramente naturale, perché Dio, sovrano giudice e legislatore supremo, renderà a  ciascuno secondo le sue opere.<br />DIVISIONE - Si distingue il merito di giustizia dal merito di convenienza. Il merito di giustizia o merito propriamente detto (de condigno) è un debito di giustizia. Vi è un merito di giustizia in senso stretto e in senso lato: l'operaio, per esempio, ha strettamente diritto al suo salario: ma i figli hanno un diritto soltanto in senso lato a ereditare dal padre, che, per gravi ragioni, può anche privarli dell'eredità. Il merito di pura convenienza (de congruo), al contrario, non crea un diritto propriamente detto, ma nasce da una situazione in cui la ricompensa, senza esser dovuta, è però conveniente; si dirà, per esempio, che è conveniente che il povero, il quale ha reso al ricco un servizio, anche piccolo, ne riceva una larga rimunerazione. Un altro esempio magnifico, tratto dalla teologia, riguarda l’esenzione dal peccato originale della Santissima Vergine Maria. Era infatti sommamente conveniente che colei dalla quale doveva nascere il Redentore, fosse concepita immacolata e senza macchia alcuna, come spiega S. Alfonso nella sua bellissima opera, “le Glorie di Maria”.<br />CONDIZIONI - Perché si abbia il merito di giustizia, bisogna che si attuino le seguenti condizioni. L'atto, da una parte, dev'essere moralmente buono e compiuto liberamente; dall'altra parte, deve procurare a colui che premia un vantaggio, sul quale si fonda il debito che egli deve pagare secondo giustizia. È così che, con la nostra perfezione morale, noi contribuiamo alla gloria di Dio, fine di tutta la creazione. Il merito, inoltre, suppone un impegno, implicito o esplicito, da parte di colui che ricompensa. Nello stato di pura natura, la promessa divina di ricompensare il compimento del dovere sarebbe chiaramente implicata nella tendenza essenziale dell'uomo alla felicità perfetta; nello stato di sopranna- tura, l'uomo ha ricevuto la promessa di una ricompensa soprannaturale, di vedere Dio faccia a faccia, com'Egli vede se stesso, di gioire della felicità ch'è propria di Dio: per ottenere questa ricompensa si esige che gli atti siano compiuti sotto l'influenza della grazia e soprannaturalmente meritori.<br />I GRADI DEL MERITO - Il merito è proporzionale alla bontà dell'atto, definita in  funzione dei suoi tre elementi (oggetto, circostanze e intenzione), e alla perfezione dell'agente.Di solito, si pensa che la difficoltà più o meno grande dell'atto aumenti il merito; ma quest'asserzione, per essere esatta, dev'essere precisata. La difficoltà dell'atto può provenire sia dall'imperfezione morale dell'agente, sia dalla grandezza dell'azione. Nel primo caso, la difficoltà non aumenterebbe il merito, avendo la sua causa in una insufficienza del soggetto; altrimenti si sarebbe costretti ad accettare la conseguenza paradossale (che talvolta si sente enunciare) che la virtù, ossia l'abitudine al bene, diminuirebbe il merito col rendere più facile e spontanea l'obbedienza al dovere. Nel secondo caso, la difficoltà accresce realmente il merito, in virtù della proporzione in cui esso deve trovarsi con l'oggetto e le circostanze dell'attività morale.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55995651</guid><pubDate>Tue, 04 Jul 2023 17:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55995651/04_07.mp3" length="8043250" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>La scorsa volta ci siamo lasciati parlando di imputabilità e responsabilità dei propri atti.
CONCETTO - La responsabilità trae con sé la colpa o il peccato, quando l'atto è contrario alla legge morale e al dettame della coscienza retta. Colpa e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>La scorsa volta ci siamo lasciati parlando di imputabilità e responsabilità dei propri atti.<br />CONCETTO - La responsabilità trae con sé la colpa o il peccato, quando l'atto è contrario alla legge morale e al dettame della coscienza retta. Colpa e peccato materialmente designano una sola e medesima cosa, ma l'idea di colpa è piuttosto relativa alla violazione dell'ordine, quale ce lo rivela la ragion pratica, mentre l'idea di peccato si riferisce più espressamente alla trasgressione di quello stesso ordine in quanto voluto da Dio.Con ciò non si nega che possa esserci peccato propriamente detto nel trasgredire una legge positiva umana; si vuol solamente sottolineare che la ragione formale del peccato sta nell' opposizione di un atto alla legge di Dio e che, per conseguenza, la violazione della legge umana è un peccato quando implica la violazione della legge divina. Il peccato, nella sua nozione più generale, è dunque un disordine, per cui un essere ragionevole si allontana da Dio, fine ultimo assoluto.<br />IL PECCATO GRAVE - Vi sono dei gradi nella colpa e nel peccato, secondo che l'uomo si svia o dall'ordine della ragione o dal suo fine ultimo, che è Dio. Da questo punto di vista, si dirà, in generale, che il peccato grave è quello per il quale l'uomo si allontana in modo radicale dal suo fine. Ma per esser ciò possibile, bisogna che la materia sia grave, e cioè che la legge violata sia relativa ad un precetto essenziale della legge morale, e che ci sia il pieno consenso della volontà.<br />Le espressioni di peccato mortale e di peccato veniale appartengono propriamente alla teologia e si riferiscono agli effetti del peccato nello stato soprannaturale, che è, di fatto, quello dell'umanità. Il peccato grave è chiamato mortale perché porta con sé la perdita della grazia, la qual perdita è una specie di morte nell'ordine soprannaturale.<br />Vediamo ora cosa si intenda per merito. In senso astratto, il merito è la proprietà dell'atto umano in virtù del quale il soggetto morale ha diritto ad una ricompensa, se l'atto è buono, o a un castigo, se l'atto è cattivo. In concreto, il merito è l'atto umano stesso, in quanto torna a  vantaggio di un'altra persona.Si dice spesso che il merito consiste nell'accrescimento del valore morale, risultante dagli atti compiuti da un soggetto; ma l'accrescimento del valore morale, a parlare con precisione, è piuttosto un effetto del merito, inteso come un diritto alla ricompensa o al castigo. Questo diritto accresce o diminuisce moralmente il soggetto.<br />Il concetto di merito implica che l'atto meritorio è tale in ragione del fatto che è utile o onorevole per un altro. Per cogliere questo aspetto essenziale del merito, basta considerare che ogni atto umano, per il fatto stesso di essere umano, è meritorio o biasimevole, cioè - a profitto o a svantaggio di colui che lo compie - una specie di diritto e di credito o, al contrario, una specie di debito. In verità, ogni atto umano è imputabile a chi lo compie ed è a vantaggio o a svantaggio di qualche altra persona. Ciò è evidente per quegli atti umani che contribuiscono al benessere e alla prosperità della famiglia e della società; ma è non meno vero per gli atti più intimi che sembrano avere un carattere del tutto personale: anch'essi contribuiscono in qualche maniera al bene o al male della società, perché la perfezione di tutti è la risultante della perfezione di ciascuno. Tuttavia il merito e il demerito sono ancor più incontestabili se rapportiamo gli atti umani a Dio, che l'uomo può onorare o offendere (per quanto è in suo potere). Di qui un merito e un debito, che s'impongono anche nell'ordine puramente naturale, perché Dio, sovrano giudice e legislatore supremo, renderà a  ciascuno secondo le sue opere.<br />DIVISIONE - Si distingue il merito di giustizia dal merito di convenienza. Il merito di giustizia o merito propriamente detto (de condigno) è un debito di giustizia. Vi è un merito di giustizia in senso stretto e in senso...]]></itunes:summary><itunes:duration>503</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>38 - Proprietà degli atti morali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/38-proprieta-degli-atti-morali--55024194</link><description><![CDATA[In questo podcast vedremo insieme le proprietà degli atti morali soprattutto per quanto concerne la loro imputabilità e responsabilità. Gli atti umani, per il fatto che sono volontari, e nella misura in cui lo sono, determinano nel soggetto che li pone <i>responsabilità</i> e <i>merito </i>e producono quelle qualità o abiti che si chiamano <i>virtù </i>e <i>vizi</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55024194</guid><pubDate>Tue, 27 Jun 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55024194/27_06.mp3" length="7499485" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast vedremo insieme le proprietà degli atti morali soprattutto per quanto concerne la loro imputabilità e responsabilità. Gli atti umani, per il fatto che sono volontari, e nella misura in cui lo sono, determinano nel soggetto che li...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast vedremo insieme le proprietà degli atti morali soprattutto per quanto concerne la loro imputabilità e responsabilità. Gli atti umani, per il fatto che sono volontari, e nella misura in cui lo sono, determinano nel soggetto che li pone <i>responsabilità</i> e <i>merito </i>e producono quelle qualità o abiti che si chiamano <i>virtù </i>e <i>vizi</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>469</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>37 - L’atto morale come decisione della volontà e azione esterna.</title><link>https://www.spreaker.com/episode/37-l-atto-morale-come-decisione-della-volonta-e-azione-esterna--54561401</link><description><![CDATA[Affrontiamo in questo podcast un tema molto importante. Molti credono che l’atto si compia solo nel momento in cui lo si ponga concretamente in essere con una azione esterna. Vedremo insieme che non è così. Infatti, la moralità formale appartiene essenzialmente all’atto della volontà. Ma essa passa da questa anche all’atto esterno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54561401</guid><pubDate>Wed, 21 Jun 2023 08:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54561401/21_06.mp3" length="8520977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Affrontiamo in questo podcast un tema molto importante. Molti credono che l’atto si compia solo nel momento in cui lo si ponga concretamente in essere con una azione esterna. Vedremo insieme che non è così. Infatti, la moralità formale appartiene...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Affrontiamo in questo podcast un tema molto importante. Molti credono che l’atto si compia solo nel momento in cui lo si ponga concretamente in essere con una azione esterna. Vedremo insieme che non è così. Infatti, la moralità formale appartiene essenzialmente all’atto della volontà. Ma essa passa da questa anche all’atto esterno.]]></itunes:summary><itunes:duration>533</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>36 - Un piccolo sunto sulla moralità oggettiva e soggettiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/36-un-piccolo-sunto-sulla-moralita-oggettiva-e-soggettiva--54324622</link><description><![CDATA[Abbiamo visto insieme gli attori della moralità oggettiva (ovvero la legge eterna e morale naturale) e della moralità soggettiva (ovvero la coscienza dell’uomo). Vorrei dire qualche altra parola chiarificatrice prima di procedere oltre, e lo farò grazie all’aiuto del teologo morale Joseph Mausbach. Riguardo all’importanza teologico-morale della divisione che abbiamo visto, possiamo affermare che la <i>moralità materiale</i> di un atto si deduce dalla sua relazione alla norma morale oggettiva, la <i>moralità formale</i> dalla relazione con la norma soggettiva, con la coscienza. La moralità materiale prescinde da ciò che direttamente costituisce la parte formale, dalla conoscenza soggettiva morale e dall’intenzione dell’agente. Perciò anche gli atti dei minorenni, dei fanciulli, degli ammalati mentali, possono avere la moralità materiale, mentre ad essi manca la moralità formale.Poiché neanche materialmente è permesso violare l’ordine morale, è illecito indurre alla violazione materiale della legge naturale tali fanciulli e ammalati mentali, che non possono violare formalmente l’ordine morale, mancando ad essi la necessaria conoscenza e libertà. Chi ciò facesse agirebbe con azione indiretta, violerebbe materialmente e formalmente l’ordine morale. Insomma, un atto può essere materialmente contro l’ordine, mentre a causa di coscienza erronea è considerato formalmente giusto, o anche viceversa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54324622</guid><pubDate>Tue, 13 Jun 2023 15:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54324622/13_06.mp3" length="6883489" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo visto insieme gli attori della moralità oggettiva (ovvero la legge eterna e morale naturale) e della moralità soggettiva (ovvero la coscienza dell’uomo). Vorrei dire qualche altra parola chiarificatrice prima di procedere oltre, e lo farò...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo visto insieme gli attori della moralità oggettiva (ovvero la legge eterna e morale naturale) e della moralità soggettiva (ovvero la coscienza dell’uomo). Vorrei dire qualche altra parola chiarificatrice prima di procedere oltre, e lo farò grazie all’aiuto del teologo morale Joseph Mausbach. Riguardo all’importanza teologico-morale della divisione che abbiamo visto, possiamo affermare che la <i>moralità materiale</i> di un atto si deduce dalla sua relazione alla norma morale oggettiva, la <i>moralità formale</i> dalla relazione con la norma soggettiva, con la coscienza. La moralità materiale prescinde da ciò che direttamente costituisce la parte formale, dalla conoscenza soggettiva morale e dall’intenzione dell’agente. Perciò anche gli atti dei minorenni, dei fanciulli, degli ammalati mentali, possono avere la moralità materiale, mentre ad essi manca la moralità formale.Poiché neanche materialmente è permesso violare l’ordine morale, è illecito indurre alla violazione materiale della legge naturale tali fanciulli e ammalati mentali, che non possono violare formalmente l’ordine morale, mancando ad essi la necessaria conoscenza e libertà. Chi ciò facesse agirebbe con azione indiretta, violerebbe materialmente e formalmente l’ordine morale. Insomma, un atto può essere materialmente contro l’ordine, mentre a causa di coscienza erronea è considerato formalmente giusto, o anche viceversa.]]></itunes:summary><itunes:duration>431</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>35  Il caso della coscienza scrupolosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/35-il-caso-della-coscienza-scrupolosa--54115312</link><description><![CDATA[<b>Nello scorso podcast abbiamo studiato la coscienza pronta e delicata e abbiamo visto la loro funzione in un contesto di equilibrio, tanto da portare ad esempio più sublime ed eccelso di tale tipo di coscienza, quello della Santissima Vergine Maria. Oggi, invece, vedremo un po’ più da vicino cosa succede quando si esce dall’equilibrio e dunque studieremo insieme il caso della cosiddetta coscienza scrupolosa. Per scrupolosità s’intende una disposizione della coscienza, in cui, per timore del peccato si esagera in maniera patologica sia nella prontezza, sia nella delicatezza della coscienza.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54115312</guid><pubDate>Tue, 06 Jun 2023 16:35:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54115312/35_il_caso_della_coscienza_scrupolosa.mp3" length="7416729" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Nello scorso podcast abbiamo studiato la coscienza pronta e delicata e abbiamo visto la loro funzione in un contesto di equilibrio, tanto da portare ad esempio più sublime ed eccelso di tale tipo di coscienza, quello della Santissima Vergine Maria....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Nello scorso podcast abbiamo studiato la coscienza pronta e delicata e abbiamo visto la loro funzione in un contesto di equilibrio, tanto da portare ad esempio più sublime ed eccelso di tale tipo di coscienza, quello della Santissima Vergine Maria. Oggi, invece, vedremo un po’ più da vicino cosa succede quando si esce dall’equilibrio e dunque studieremo insieme il caso della cosiddetta coscienza scrupolosa. Per scrupolosità s’intende una disposizione della coscienza, in cui, per timore del peccato si esagera in maniera patologica sia nella prontezza, sia nella delicatezza della coscienza.</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>464</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>34 - Coscienza pronta e delicata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/34-coscienza-pronta-e-delicata--54043899</link><description><![CDATA[Oggi studieremo la coscienza pronta e delicata, così che poi, nel prossimo podcast, potremo parlare più specificamente della coscienza scrupolosa. Pronta è la coscienza che reagisce e si lascia indurre alla riflessione non solo da gravi perturbamenti e da problemi straordinari, ma anche da questioni e da avvenimenti di minor rilievo. Mentre la coscienza ottusa e pigra si muove difficilmente, non è vigile prima dell’azione e dopo aver agito non è capace di biasimarsi, la coscienza pronta invece impegna la ragione ad una attenzione rapida e facile sull’aspetto morale di ogni azione e ad una posizione cosciente di problemi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54043899</guid><pubDate>Tue, 30 May 2023 17:25:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54043899/30_05.mp3" length="7050669" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi studieremo la coscienza pronta e delicata, così che poi, nel prossimo podcast, potremo parlare più specificamente della coscienza scrupolosa. Pronta è la coscienza che reagisce e si lascia indurre alla riflessione non solo da gravi perturbamenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi studieremo la coscienza pronta e delicata, così che poi, nel prossimo podcast, potremo parlare più specificamente della coscienza scrupolosa. Pronta è la coscienza che reagisce e si lascia indurre alla riflessione non solo da gravi perturbamenti e da problemi straordinari, ma anche da questioni e da avvenimenti di minor rilievo. Mentre la coscienza ottusa e pigra si muove difficilmente, non è vigile prima dell’azione e dopo aver agito non è capace di biasimarsi, la coscienza pronta invece impegna la ragione ad una attenzione rapida e facile sull’aspetto morale di ogni azione e ad una posizione cosciente di problemi.]]></itunes:summary><itunes:duration>441</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>33 La coscienza dubbia </title><link>https://www.spreaker.com/episode/33-la-coscienza-dubbia--53972365</link><description><![CDATA[Nel caso in cui la coscienza sia incerta sulla qualità morale di un atto, questo atto non è permesso, perché non è ragionevole agire moralmente a caso. Bisogna perciò <i>lavorare ad illuminare la coscienza </i>con ogni mezzo razionalmente possibile e con esemplificazioni concrete, tanto più necessarie quanto più importante è l'oggetto a cui sono applicate.Quando <i>il dubbio persiste</i>, e quando <i>bisogna agire </i>senza aver potuto prima consultare persone competenti e sagge, ci si deve <i>formare una coscienza</i>, si deve cioè pervenire almeno ad una <i>certezza indiretta e pratica</i>, in virtù della quale si prende la decisione più ragionevole, pronti a mutarla appena ci accorgiamo di esserci ingannati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53972365</guid><pubDate>Tue, 23 May 2023 16:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53972365/33_la_coscienza_dubbia.mp3" length="8303221" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Nel caso in cui la coscienza sia incerta sulla qualità morale di un atto, questo atto non è permesso, perché non è ragionevole agire moralmente a caso. 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Bisogna perciò <i>lavorare ad illuminare la coscienza </i>con ogni mezzo razionalmente possibile e con esemplificazioni concrete, tanto più necessarie quanto più importante è l'oggetto a cui sono applicate.Quando <i>il dubbio persiste</i>, e quando <i>bisogna agire </i>senza aver potuto prima consultare persone competenti e sagge, ci si deve <i>formare una coscienza</i>, si deve cioè pervenire almeno ad una <i>certezza indiretta e pratica</i>, in virtù della quale si prende la decisione più ragionevole, pronti a mutarla appena ci accorgiamo di esserci ingannati.]]></itunes:summary><itunes:duration>519</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Regole della Coscienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/regole-della-coscienza--53902487</link><description><![CDATA[Dopo aver visto come si divide la coscienza, vediamo adesso le regole con cui essa funziona. Se la coscienza fosse una voce immediata e soprannaturale di Dio non potrebbe essere soggetta ad errore. Secondo una giusta concezione c’è in essa, fondamentalmente, una forza illuminante e direttiva (<i>synderesis</i>) per sé immune da errori, come lo dimostra il fatto che tutti gli uomini maturi sono unanimi nell’ammettere il primo principio della moralità (<i>bonum agendum, malum vitandum</i>). Su questo fondamento si basano la scienza morale e la coscienza attuale; ambedue tuttavia attingono la loro conoscenza anche da fonti umane e soggette ad errori e sono quindi a loro volta soggette ad errori vari. Si distingue un errore invincibile, in cui la coscienza è presa così completamente da un punto di vista errato, da perdere ogni possibilità di ritrarsene; e un errore vincibile in cui essa è in grado ed è obbligata ad evitare l’errore ma non vi mette tuttavia tutto l’impegno necessario per uscirne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53902487</guid><pubDate>Wed, 17 May 2023 08:15:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53902487/17_05.mp3" length="7967599" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo aver visto come si divide la coscienza, vediamo adesso le regole con cui essa funziona. Se la coscienza fosse una voce immediata e soprannaturale di Dio non potrebbe essere soggetta ad errore. Secondo una giusta concezione c’è in essa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dopo aver visto come si divide la coscienza, vediamo adesso le regole con cui essa funziona. Se la coscienza fosse una voce immediata e soprannaturale di Dio non potrebbe essere soggetta ad errore. Secondo una giusta concezione c’è in essa, fondamentalmente, una forza illuminante e direttiva (<i>synderesis</i>) per sé immune da errori, come lo dimostra il fatto che tutti gli uomini maturi sono unanimi nell’ammettere il primo principio della moralità (<i>bonum agendum, malum vitandum</i>). Su questo fondamento si basano la scienza morale e la coscienza attuale; ambedue tuttavia attingono la loro conoscenza anche da fonti umane e soggette ad errori e sono quindi a loro volta soggette ad errori vari. Si distingue un errore invincibile, in cui la coscienza è presa così completamente da un punto di vista errato, da perdere ogni possibilità di ritrarsene; e un errore vincibile in cui essa è in grado ed è obbligata ad evitare l’errore ma non vi mette tuttavia tutto l’impegno necessario per uscirne.]]></itunes:summary><itunes:duration>498</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>31 -  La Coscienza Morale cristiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/31-la-coscienza-morale-cristiana--53797911</link><description><![CDATA[Esiste anche un’ulteriore classificazione della coscienza: la coscienza <b>cristiana in senso largo o naturale-umana</b> e la coscienza <b>cristiana in senso stretto o soprannaturale</b>. La prima è l’espressione vivente della somiglianza naturale con Dio, rimasta nell’uomo anche dopo il peccato originale. Essa per mezzo del lume naturale della ragione conosce il bene e il male morale. La seconda è l’espressione vivente dell’uomo nuovo, redento, figlio adottivo di Dio, investito dallo Spirito Santo, ammaestrato dalla Chiesa.Questi è in grado, al lume della fede e della ragione illuminata dalla Fede, di compiere il bene soprannaturale e ciò che è meritorio. Le due coscienze si distinguono:]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53797911</guid><pubDate>Tue, 09 May 2023 19:40:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53797911/31.mp3" length="6932733" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Esiste anche un’ulteriore classificazione della coscienza: la coscienza cristiana in senso largo o naturale-umana e la coscienza cristiana in senso stretto o soprannaturale. La prima è l’espressione vivente della somiglianza naturale con Dio, rimasta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Esiste anche un’ulteriore classificazione della coscienza: la coscienza <b>cristiana in senso largo o naturale-umana</b> e la coscienza <b>cristiana in senso stretto o soprannaturale</b>. La prima è l’espressione vivente della somiglianza naturale con Dio, rimasta nell’uomo anche dopo il peccato originale. Essa per mezzo del lume naturale della ragione conosce il bene e il male morale. La seconda è l’espressione vivente dell’uomo nuovo, redento, figlio adottivo di Dio, investito dallo Spirito Santo, ammaestrato dalla Chiesa.Questi è in grado, al lume della fede e della ragione illuminata dalla Fede, di compiere il bene soprannaturale e ciò che è meritorio. Le due coscienze si distinguono:]]></itunes:summary><itunes:duration>434</itunes:duration><itunes:keywords>morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>30 -   Divisione della Coscienza Morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/30-divisione-della-coscienza-morale--53716031</link><description><![CDATA[Oggi inizieremo a studiare la divisione della coscienza morale. Poiché la coscienza ha influsso sia <b>sulla posizione di un singolo atto</b> sia sul suo contenuto, si distinguono i seguenti tipi di coscienza: Riguardo a <i>quando</i> la coscienza agisce rispetto all’azione si ha a che fare con coscienza antecedente, concomitante e conseguente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53716031</guid><pubDate>Tue, 02 May 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53716031/02_05_divisione_della_coscienza_morale.mp3" length="8421503" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi inizieremo a studiare la divisione della coscienza morale. Poiché la coscienza ha influsso sia sulla posizione di un singolo atto sia sul suo contenuto, si distinguono i seguenti tipi di coscienza: Riguardo a quando la coscienza agisce rispetto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi inizieremo a studiare la divisione della coscienza morale. Poiché la coscienza ha influsso sia <b>sulla posizione di un singolo atto</b> sia sul suo contenuto, si distinguono i seguenti tipi di coscienza: Riguardo a <i>quando</i> la coscienza agisce rispetto all’azione si ha a che fare con coscienza antecedente, concomitante e conseguente.]]></itunes:summary><itunes:duration>527</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>29 - La moralità soggettiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/29-la-moralita-soggettiva--53639857</link><description><![CDATA[Finora abbiamo parlato di moralità oggettiva, ora cominciamo a parlare di moralità soggettiva. Quest’ultima specifica l'atto umano, proprio in quanto procede dalla <i>coscienza morale</i>; la quale, come regola immediata ed universale della condotta, determina, per ciascuno in particolare, la qualità morale dei suoi atti. Lo studio della moralità soggettiva è dunque propriamente quello della coscienza morale. NATURA DELLA COSCIENZA MORALE]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53639857</guid><pubDate>Tue, 25 Apr 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53639857/25_04.mp3" length="7386290" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Finora abbiamo parlato di moralità oggettiva, ora cominciamo a parlare di moralità soggettiva. Quest’ultima specifica l'atto umano, proprio in quanto procede dalla coscienza morale; la quale, come regola immediata ed universale della condotta,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Finora abbiamo parlato di moralità oggettiva, ora cominciamo a parlare di moralità soggettiva. Quest’ultima specifica l'atto umano, proprio in quanto procede dalla <i>coscienza morale</i>; la quale, come regola immediata ed universale della condotta, determina, per ciascuno in particolare, la qualità morale dei suoi atti. Lo studio della moralità soggettiva è dunque propriamente quello della coscienza morale. NATURA DELLA COSCIENZA MORALE]]></itunes:summary><itunes:duration>462</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>28 - Esempi di analisi della moralità dell’atto umano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/28-esempi-di-analisi-della-moralita-dell-atto-umano--53571428</link><description><![CDATA[Nello scorso podcast ci siamo lasciati con la descrizione delle fonti della moralità degli atti umani. Abbiamo anche chiarito che, affinché un atto umano sia moralmente buono, devono essere simultaneamente buoni sia l’oggetto, sia le circostanze sia l’intenzione. Se anche una sola di esse presenta un male, l’intero atto diviene malvagio. Similmente a quanto avviene aggiungendo anche una minima quantità di inquinante in un bicchiere d’acqua purissima. Vediamo allora insieme alcuni esempi di atti umani, per capire come analizzarli alla luce dei criteri sin qui delineati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53571428</guid><pubDate>Wed, 19 Apr 2023 13:50:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53571428/28.mp3" length="11410747" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Nello scorso podcast ci siamo lasciati con la descrizione delle fonti della moralità degli atti umani. Abbiamo anche chiarito che, affinché un atto umano sia moralmente buono, devono essere simultaneamente buoni sia l’oggetto, sia le circostanze sia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nello scorso podcast ci siamo lasciati con la descrizione delle fonti della moralità degli atti umani. Abbiamo anche chiarito che, affinché un atto umano sia moralmente buono, devono essere simultaneamente buoni sia l’oggetto, sia le circostanze sia l’intenzione. Se anche una sola di esse presenta un male, l’intero atto diviene malvagio. Similmente a quanto avviene aggiungendo anche una minima quantità di inquinante in un bicchiere d’acqua purissima. Vediamo allora insieme alcuni esempi di atti umani, per capire come analizzarli alla luce dei criteri sin qui delineati.]]></itunes:summary><itunes:duration>714</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>27 - Elementi della moralità oggettiva: oggetto, intenzione e circostanze</title><link>https://www.spreaker.com/episode/27-elementi-della-moralita-oggettiva-oggetto-intenzione-e-circostanze--53502795</link><description><![CDATA[Cari ascoltatori bentrovati, oggi entriamo nel vivo delle fonti da cui si deriva la moralità degli atti umani. OGGETTO, INTENZIONE, CIRCOSTANZE - Gli elementi di cui consta la moralità oggettiva, in quanto possono essere in rapporto di conformità o no alla legge morale, sono essenzialmente tre: l'oggetto, le circostanze e il fine (chiamati anche principii o fonti della moralità). <ol><li><i>L'oggetto</i>. Abbiamo fatto notare che l'oggetto morale è ciò che l'atto produce direttamente per se stesso, in quanto ciò è conosciuto dalla ragione come conforme o no alla legge morale. In tal senso l'elemosina, per esempio, considerata nel suo aspetto formale di soccorso ad infelici, è una cosa moralmente buona.</li></ol>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53502795</guid><pubDate>Tue, 11 Apr 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53502795/11_04.mp3" length="9203995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari ascoltatori bentrovati, oggi entriamo nel vivo delle fonti da cui si deriva la moralità degli atti umani. OGGETTO, INTENZIONE, CIRCOSTANZE - Gli elementi di cui consta la moralità oggettiva, in quanto possono essere in rapporto di conformità o no...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cari ascoltatori bentrovati, oggi entriamo nel vivo delle fonti da cui si deriva la moralità degli atti umani. OGGETTO, INTENZIONE, CIRCOSTANZE - Gli elementi di cui consta la moralità oggettiva, in quanto possono essere in rapporto di conformità o no alla legge morale, sono essenzialmente tre: l'oggetto, le circostanze e il fine (chiamati anche principii o fonti della moralità). <ol><li><i>L'oggetto</i>. Abbiamo fatto notare che l'oggetto morale è ciò che l'atto produce direttamente per se stesso, in quanto ciò è conosciuto dalla ragione come conforme o no alla legge morale. In tal senso l'elemosina, per esempio, considerata nel suo aspetto formale di soccorso ad infelici, è una cosa moralmente buona.</li></ol>]]></itunes:summary><itunes:duration>576</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>26 - L'atto umano in quanto morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/26-l-atto-umano-in-quanto-morale--53438590</link><description><![CDATA[<b>Podcast n° 26. L'atto umano in quanto morale<br />Bentrovati al nostro appuntamento settimanale! Dopo aver visto gli ostacoli che agiscono sull’esercizio della volontà, oggi iniziamo ad analizzare l’atto umano in quanto morale. Gli atti umani non si rivelano alla nostra coscienza soltanto come volontari e liberi, ma anche come morali, caratterizzati cioè da una proprietà che li rende buoni o cattivi e che specifica gli atti eliciti della volontà in modo diretto e indirettamente gli atti imperati.Questa proprietà degli atti umani è oggettiva (o materiale), se qualifica in se stesso l'atto, il quale sarà oggettivamente buono o cattivo secondo la sua conformità o non conformità alla legge morale; è soggettiva (o formale), se qualifica l'atto non più in se stesso, ma in quanto procede dalla volontà libera, e fa l'atto soggettivamente buono o cattivo secondo la rettitudine o il difetto di rettitudine della volontà.<br />La moralità oggettiva<br />Nessuno ha mai negato la distinzione tra bene e male, ma più volte è stato contestato che vi sia qualche azione che in se stessa (o intrinsecamente) sia buona o cattiva. Il bene e il male non sarebbero che dei punti di vista variabili e contingenti, dipendenti dall'evoluzione dei costumi e delle iniziative della legge positiva.Sappiamo che cosa pensare di questa opinione, avendo già dimostrato la realtà innegabile di un diritto naturale, e cioè di una norma in funzione della quale gli atti umani sono intrinsecamente buoni o cattivi, secondo che orientino o no verso il fine ultimo della natura. Evidentemente noi siamo in un ordine essenzialmente oggettivo, in virtù del quale possiamo dire, con San TOMMASO, che si può parlare di bene e di male nel campo dell' agire, proprio nello stesso senso con cui si parla di bene e di male nelle cose. Certe cose posseggono la pienezza dell'essere ad esse conveniente e sono dette buone; altre soffrono qualche mancanza o difetto e sono dette cattive in proporzione delle loro deficienze. <br />Un esempio che può apparire banale per chiarire meglio questo concetto: quand’è che diciamo che un frutto è cattivo e guasto? Evidentemente quando in esso manca qualcosa. Ad esempio una minore quantità di polpa, o un grado zuccherino inferiore al dovuto, oppure un numero di semi insufficiente per coltivare la pianta di quel determinato frutto. Il frutto in se stesso è fatto per avere il giusto quantitativo di polpa, grado zuccherino e numero di semi, ma la mancanza più o meno ingente di questi elementi fa venir meno la bontà del frutto in proporzione a tali mancanze.<br />Così nell'ordine dell'azione, un atto che non ha tutto l'essere che dovrebbe possedere è cattivo in  proporzione di questa deficienza di essere. È ancora da precisarsi, però, in che cosa consista per un atto umano il fatto di possedere o no l'essere che deve avere. Questo è il problema della natura e delle sorgenti della moralità oggettiva.<br />NATURA DELLA MORALITÀ OGGETTIVA<br />Chiederci in che cosa consista la natura oggettiva del bene e del male significa ricercare quale sia la norma della moralità oggettiva. Abbiamo detto poco fa che questa norma, in generale, consiste, per un atto umano, nel possesso o no dell'essere che gli è dovuto: è chiaro che l'essere di cui parliamo non è una cosa, ma una qualità, e più precisamente una relazione, poiché appartiene all'essenza di ogni atto il tendere, direttamente o indirettamente, ad un fine. Il bene e il male, pertanto, si definiranno oggettivamente per la convenienza o la non convenienza di quest'atto col fine ultimo dell'uomo. E poiché questa convenienza o sconvenienza deve essere conosciuta dalla ragione umana, essendo l'uomo un essere razionale e libero, la norma immediata del bene e del male morale sta nell'accordo o nel disaccordo degli atti morali con la ragione umana.<br />IL BENE E IL MALE INTRINSECO<br />a) Atto e oggetto. In materia di moralità oggettiva, atti e oggetti (o fini) sono una sola e medesima cosa, essendo l'atto - per definizione - specificato oggettivamente dal suo fine. Ciò deriva con evidenza da quanto or ora s'è detto: la moralità oggettiva dell'atto risiede fondamentalmente nella sua relazione col fine, e, per conseguenza, con l'oggetto, essendo il fine l'oggetto verso il quale si tende. Ammettere l'esistenza di una moralità oggettiva significa ammettere per ciò stesso che vi sono oggetti in se stessi buoni o cattivi.Bisogna approfondire ancora di più la verità di questa affermazione. Ontologicamente ogni essere è buono nella misura stessa in cui è essere: da questo punto di vista, un «essere intrinsecamente cattivo» è una contraddizione in termini e una nozione impensabile. Un oggetto non potrà dunque essere qualificato buono o cattivo che in relazione all'appetito, cioè, secondo che soddisfi o contrari un desiderio o un bisogno. A questo titolo, ogni oggetto di desiderio è buono, in quanto capace di soddisfare il desiderio stesso. Dal punto di vista morale, che è specificato dal fine ultimo, un oggetto si dirà in sé buono o cattivo se è proporzionato o no al conseguimento del fine ultimo dell'uomo. L'oggetto dovrà perciò essere giudicato non nella materialità ontologica, ma nel suo valore morale, costituito dalla conformità o difformità dell'atto (o dell'oggetto che lo specifica) col fine ultimo dell'uomo.<br />b) Il bene onesto. Il bene oggettivamente onesto non si determinerà immediatamente in rapporto al fine ultimo, perché la moralità dell'atto non implica da parte della volontà un riferimento formale al fine ultimo. Sappiamo che il criterio del rapporto tra l'atto umano e il fine ultimo consiste nella convenienza o non convenienza dell'atto con la natura razionale dell'uomo, considerata nelle sue tendenze e nelle sue attitudini, così come nelle relazioni generali e personali che uniscono l'uomo a Dio e alle altre creature. Sarà dunque questa convenienza, o proporzione, che definirà propriamente e immediatamente il bene onesto nella sua essenza oggettiva.Per lo stesso motivo, la moralità oggettiva risulterà dagli oggetti prossimi, o fini immediati dell'azione, secondo che fini o oggetti prossimi siano o no dei beni onesti, cioè in se stessi desiderabili e convenienti all'uomo.<br />LA RAGION PRATICA<br />a) Il dettame della retta ragione. Dire che la moralità di un atto o di un oggetto (o fine) si determina in ragione della sua proporzione a ciò che conviene alla natura razionale dell'uomo, e per conseguenza alla legge naturale, significa dire che essa è l'oggetto di un giudizio e che alla ragione spetta giudicare. Sarà dunque la ragione, in definitiva, la regola prossima della moralità oggettiva, in quanto atta a cogliere la qualità morale di ciascun atto.Questo giudizio è definito un dettame della ragione, cioè una decisione (giudizio pratico), la quale afferma ciò che bisogna fare o non fare in funzione di ciò che la ragione conosce come buono o cattivo (cioè conveniente o no alla natura, conforme o no alla legge naturale); esso è un dettame della retta ragione, quando il giudizio pratico della ragione è effettivamente conforme alle esigenze della moralità oggettiva (o della legge naturale).Materialmente, il dettame della ragione è un sillogismo (che rimane spesso implicito), la cui premessa maggiore enuncia una legge generale (precetto della legge naturale o di una legge positiva che precisa o determina il diritto naturale); la minore enuncia la qualità dell'atto in questione, e la conclusione definisce che quest'atto dev'essere compiuto perché buono o evitato in quanto cattivo. Così, per esempio, come nel seguente sillogismo:«Bisogna rendere a ciascuno quello che gli è dovuto; questo libro appartiene a Pietro che me lo ha prestato; dunque, io devo restituirglielo». La conclusione esprime l'ultimo giudizio pratico morale, che comanda o proibisce l'azione in funzione del bene o del male e costituisce la coscienza morale, la quale è propriamente un atto e non una facoltà.<br />Nel prossimo podcast cominceremo a studiare le fonti della moralità degli atti umani!</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53438590</guid><pubDate>Tue, 04 Apr 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53438590/04_04.mp3" length="9290512" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Podcast n° 26. L'atto umano in quanto morale
Bentrovati al nostro appuntamento settimanale! Dopo aver visto gli ostacoli che agiscono sull’esercizio della volontà, oggi iniziamo ad analizzare l’atto umano in quanto morale. Gli atti umani non si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Podcast n° 26. L'atto umano in quanto morale<br />Bentrovati al nostro appuntamento settimanale! Dopo aver visto gli ostacoli che agiscono sull’esercizio della volontà, oggi iniziamo ad analizzare l’atto umano in quanto morale. Gli atti umani non si rivelano alla nostra coscienza soltanto come volontari e liberi, ma anche come morali, caratterizzati cioè da una proprietà che li rende buoni o cattivi e che specifica gli atti eliciti della volontà in modo diretto e indirettamente gli atti imperati.Questa proprietà degli atti umani è oggettiva (o materiale), se qualifica in se stesso l'atto, il quale sarà oggettivamente buono o cattivo secondo la sua conformità o non conformità alla legge morale; è soggettiva (o formale), se qualifica l'atto non più in se stesso, ma in quanto procede dalla volontà libera, e fa l'atto soggettivamente buono o cattivo secondo la rettitudine o il difetto di rettitudine della volontà.<br />La moralità oggettiva<br />Nessuno ha mai negato la distinzione tra bene e male, ma più volte è stato contestato che vi sia qualche azione che in se stessa (o intrinsecamente) sia buona o cattiva. Il bene e il male non sarebbero che dei punti di vista variabili e contingenti, dipendenti dall'evoluzione dei costumi e delle iniziative della legge positiva.Sappiamo che cosa pensare di questa opinione, avendo già dimostrato la realtà innegabile di un diritto naturale, e cioè di una norma in funzione della quale gli atti umani sono intrinsecamente buoni o cattivi, secondo che orientino o no verso il fine ultimo della natura. Evidentemente noi siamo in un ordine essenzialmente oggettivo, in virtù del quale possiamo dire, con San TOMMASO, che si può parlare di bene e di male nel campo dell' agire, proprio nello stesso senso con cui si parla di bene e di male nelle cose. Certe cose posseggono la pienezza dell'essere ad esse conveniente e sono dette buone; altre soffrono qualche mancanza o difetto e sono dette cattive in proporzione delle loro deficienze. <br />Un esempio che può apparire banale per chiarire meglio questo concetto: quand’è che diciamo che un frutto è cattivo e guasto? Evidentemente quando in esso manca qualcosa. Ad esempio una minore quantità di polpa, o un grado zuccherino inferiore al dovuto, oppure un numero di semi insufficiente per coltivare la pianta di quel determinato frutto. Il frutto in se stesso è fatto per avere il giusto quantitativo di polpa, grado zuccherino e numero di semi, ma la mancanza più o meno ingente di questi elementi fa venir meno la bontà del frutto in proporzione a tali mancanze.<br />Così nell'ordine dell'azione, un atto che non ha tutto l'essere che dovrebbe possedere è cattivo in  proporzione di questa deficienza di essere. È ancora da precisarsi, però, in che cosa consista per un atto umano il fatto di possedere o no l'essere che deve avere. Questo è il problema della natura e delle sorgenti della moralità oggettiva.<br />NATURA DELLA MORALITÀ OGGETTIVA<br />Chiederci in che cosa consista la natura oggettiva del bene e del male significa ricercare quale sia la norma della moralità oggettiva. Abbiamo detto poco fa che questa norma, in generale, consiste, per un atto umano, nel possesso o no dell'essere che gli è dovuto: è chiaro che l'essere di cui parliamo non è una cosa, ma una qualità, e più precisamente una relazione, poiché appartiene all'essenza di ogni atto il tendere, direttamente o indirettamente, ad un fine. Il bene e il male, pertanto, si definiranno oggettivamente per la convenienza o la non convenienza di quest'atto col fine ultimo dell'uomo. E poiché questa convenienza o sconvenienza deve essere conosciuta dalla ragione umana, essendo l'uomo un essere razionale e libero, la norma immediata del bene e del male morale sta nell'accordo o nel disaccordo degli atti morali con la ragione umana.<br />IL BENE E IL MALE INTRINSECO<br />a) Atto e oggetto. In materia di moralità oggettiva, atti e oggetti (o fini) sono una sola e medesima cosa, essendo l'atto - per...]]></itunes:summary><itunes:duration>581</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>25 - Ostacoli immediati e remoti: l’ignoranza e la violenza, il temperamento e gli stati patologici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/25-ostacoli-immediati-e-remoti-l-ignoranza-e-la-violenza-il-temperamento-e-gli-stati-patologici--53365776</link><description><![CDATA[Con questo podcast concluderemo la trattazione relativa agli ostacoli immediati vedendo gli ultimi due, l’ignoranza e la violenza, per poi passare a quelli remoti, il temperamento e gli stati patologici. L'IGNORANZA - L'ignoranza consiste nel <i>non avere quelle conoscenze che si dovrebbero possedere. </i>Essa ha valore e significato diverso se verte <i>su uno stato de iure o de facto </i>a seconda che vi sia ignoranza della legge stessa o della estensione della legge a quest'atto e a quello.L'ignoranza è detta vincibile, quando può essere eliminata, ed <i>invincibile </i>nel caso contrario. La stessa ignoranza invincibile può essere <i>fisicamente (o materialmente) invincibile </i>- se non può essere assolutamente eliminata - e <i>moralmente invincibile</i>, quando potrebbe essere soppressa, ma a costo di sforzi che superano quello che le persone sagge sono solite fare in un simile caso. <i>L'ignoranza sopprime, dunque, o diminuisce la volontà libera nella misura in cui ci defrauda della conoscenza richiesta affinché la volontà possa esercitarsi. Da ciò derivano le varie conseguenze</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53365776</guid><pubDate>Tue, 28 Mar 2023 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53365776/29_03.mp3" length="9446339" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Con questo podcast concluderemo la trattazione relativa agli ostacoli immediati vedendo gli ultimi due, l’ignoranza e la violenza, per poi passare a quelli remoti, il temperamento e gli stati patologici. L'IGNORANZA - L'ignoranza consiste nel non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Con questo podcast concluderemo la trattazione relativa agli ostacoli immediati vedendo gli ultimi due, l’ignoranza e la violenza, per poi passare a quelli remoti, il temperamento e gli stati patologici. L'IGNORANZA - L'ignoranza consiste nel <i>non avere quelle conoscenze che si dovrebbero possedere. </i>Essa ha valore e significato diverso se verte <i>su uno stato de iure o de facto </i>a seconda che vi sia ignoranza della legge stessa o della estensione della legge a quest'atto e a quello.L'ignoranza è detta vincibile, quando può essere eliminata, ed <i>invincibile </i>nel caso contrario. La stessa ignoranza invincibile può essere <i>fisicamente (o materialmente) invincibile </i>- se non può essere assolutamente eliminata - e <i>moralmente invincibile</i>, quando potrebbe essere soppressa, ma a costo di sforzi che superano quello che le persone sagge sono solite fare in un simile caso. <i>L'ignoranza sopprime, dunque, o diminuisce la volontà libera nella misura in cui ci defrauda della conoscenza richiesta affinché la volontà possa esercitarsi. Da ciò derivano le varie conseguenze</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>591</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>24. Ostacoli immediati degli atti umani il timore e la passione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/24-ostacoli-immediati-degli-atti-umani-il-timore-e-la-passione--53281816</link><description><![CDATA[<b>Podcast n° 24. Ostacoli immediati degli atti umani: il timore e la passione<br />Bentrovati al nostro appuntamento settimanale con la teologia morale. L’ultima volta abbiamo analizzato il processo psicologico dell’atto e ci eravamo lasciati dicendo che possono esservi degli elementi che sopprimono o diminuiscono la volontarietà dell’atto. Oggi parleremo più specificamente di due tipologie di ostacoli immediati degli atti umani: il timore e la passione. Cominciamo dal primo.<br />IL TIMORE - Il timore è il turbamento interiore prodotto dalla minaccia d'un male imminente. Investe direttamente la volontà per impedire o disturbare il suo movimento. Il timore può essere leggero o grave; se leggero, diminuisce la libertà, ma non la sopprime; se grave, toglie l'uso della ragione, sopprimendo del tutto la libertà.<br />Per ciò che riguarda il timore (metus), la reazione cioè della facoltà appetitiva irascibile, consistente nell’inquietudine causata da un male imminente che difficilmente si può evitare, la Teologia morale suol distinguere:<br />Rispetto alla causa: si distingue tra Metus ab intrinseco e ab exstrinseco principio causatus. Il primo viene causato da un elemento interno (per es. timore della morte quando si è malati), il secondo da un elemento esteriore (per es. il timore della morte in caso di naufragio). Il metus ab extrinseco può derivare da causa necessaria (per es. incendio, una bestia feroce) o da causa libera (per es. dai genitori, dai superiori). Questo timore a sua volta può essere metus iustus, se è giustificato (per es. la minaccia dell’autorità dello Stato) o metus iniustus, se non si ha diritto ad indurre questo timore (per es. la minaccia di un ladro).<br />Secondo la gravità, il timore si distingue in: metus gravis (di fronte a un male che difficilmente può essere evitato) e metus levis (di fronte a un male piccolo o grande ma facilmente evitabile).Il metus si dice gravis o absolute gravis, se il male è oggettivamente grave per ognuno e si può evitare solo difficilmente. È relative gravis, quando il male o è in se stesso insignificante o di una certa gravità solo per rispetto alla persona che ne è minacciata, o quando il male, in sé grave, è inverosimile e temuto come probabile soggettivamente dalla persona, per es. per il suo stato di ansietà, per la sua immaginazione.Il metus reverentialis, il timore di contrastare il desiderio di persone da cui si dipende (per es. genitori, superiori) e degli inconvenienti che ne derivano, può essere metus gravis o levis. Spesso è metus levis.<br />Secondo la relazione all’azione morale si distingue:Il metus antecedens è causa dell’azione, che avviene ex metu, propter metum. Il metus concomitans accompagna esteriormente l’azione ma non ne è la causa. L’azione avviene solo cum metu.Il metus antecedens non sopprime la libertà, ma la diminuisce secondo il grado del timore. Solo se questo sopprime completamente la coscienza e rende impossibile l’uso della ragione, ogni libertà e ogni imputabilità vengono eliminate. Il timore quindi ordinariamente non sopprime né il merito né il peccato. Il metus concomitans non ostacola la libertà, suscita anzi una maggiore energia di volontà, quando nonostante il timore l’azione viene compiuta.<br />LA PASSIONE - In senso morale la passione è concupiscenza o attrazione verso un bene sensibile. Come il timore, la passione esercita la sua influenza direttamente sulla volontà, ma per attirarla invece che distoglierla, a differenza del timore. Per giudicarla dal punto di vista della volontarietà è bene distinguere una passione antecedente e una passione conseguente.<br /></b><ol><li>La passione antecedente. La passione che precede l'atto di volontà accresce l'intensità della volontà, ma ne diminuisce la libertà; la volontà è, infatti, aiutata nel suo atto dalla passione, ma a scapito della libertà. (S. Alfonso: es. i moti sensuali non possono essere considerati peccati, né mortali, né veniali).</li></ol><b><br /></b><ol><li>La passione conseguente. La passione che segue l'atto di volontà accresce ugualmente l'intensità della volontà, ma senza diminuire la libertà; si aggiunge al movimento proprio della volontà, ma per effetto stesso della libertà.</li></ol><b><br />Un esempio molto bello che fa il Mausbach, basandosi sulla Summa di S. Tommaso, è quello della gioia spirituale la quale “erompe nella volontà stessa, non appena essa ha afferrato e capito qualche cosa in maniera completa. Questo sentimento, questo amore, come è ovvio, non costituisce nessun ostacolo per la libertà, anzi è regolatore del suo orientamento interiore verso il bene e il male; la gioia è infatti l’eco dell’anima, che ha trovato ciò che ama”.<br />Sarebbe sorprendente, continua Jolivet, che una passione liberamente provocata, in antecedenza consentita, diminuisse la volontarietà. Accade talvolta che una passione sviluppata liberamente divenga in seguito odiosa alla volontà; in questo caso si è prodotta una specie di inversione: la passione, che era conseguente in rapporto ai primi atti di volontà, è diventata antecedente in rapporto a quelli seguenti. E ciò serve a spiegare insieme la gravità di certi vizi inveterati e le scuse addotte per coprirne altri.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53281816</guid><pubDate>Tue, 21 Mar 2023 16:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53281816/24_ostacoli_immediati_degli_atti_umani_il_timore_e_la_passione.mp3" length="6651446" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Podcast n° 24. Ostacoli immediati degli atti umani: il timore e la passione
Bentrovati al nostro appuntamento settimanale con la teologia morale. L’ultima volta abbiamo analizzato il processo psicologico dell’atto e ci eravamo lasciati dicendo che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Podcast n° 24. Ostacoli immediati degli atti umani: il timore e la passione<br />Bentrovati al nostro appuntamento settimanale con la teologia morale. L’ultima volta abbiamo analizzato il processo psicologico dell’atto e ci eravamo lasciati dicendo che possono esservi degli elementi che sopprimono o diminuiscono la volontarietà dell’atto. Oggi parleremo più specificamente di due tipologie di ostacoli immediati degli atti umani: il timore e la passione. Cominciamo dal primo.<br />IL TIMORE - Il timore è il turbamento interiore prodotto dalla minaccia d'un male imminente. Investe direttamente la volontà per impedire o disturbare il suo movimento. Il timore può essere leggero o grave; se leggero, diminuisce la libertà, ma non la sopprime; se grave, toglie l'uso della ragione, sopprimendo del tutto la libertà.<br />Per ciò che riguarda il timore (metus), la reazione cioè della facoltà appetitiva irascibile, consistente nell’inquietudine causata da un male imminente che difficilmente si può evitare, la Teologia morale suol distinguere:<br />Rispetto alla causa: si distingue tra Metus ab intrinseco e ab exstrinseco principio causatus. Il primo viene causato da un elemento interno (per es. timore della morte quando si è malati), il secondo da un elemento esteriore (per es. il timore della morte in caso di naufragio). Il metus ab extrinseco può derivare da causa necessaria (per es. incendio, una bestia feroce) o da causa libera (per es. dai genitori, dai superiori). Questo timore a sua volta può essere metus iustus, se è giustificato (per es. la minaccia dell’autorità dello Stato) o metus iniustus, se non si ha diritto ad indurre questo timore (per es. la minaccia di un ladro).<br />Secondo la gravità, il timore si distingue in: metus gravis (di fronte a un male che difficilmente può essere evitato) e metus levis (di fronte a un male piccolo o grande ma facilmente evitabile).Il metus si dice gravis o absolute gravis, se il male è oggettivamente grave per ognuno e si può evitare solo difficilmente. È relative gravis, quando il male o è in se stesso insignificante o di una certa gravità solo per rispetto alla persona che ne è minacciata, o quando il male, in sé grave, è inverosimile e temuto come probabile soggettivamente dalla persona, per es. per il suo stato di ansietà, per la sua immaginazione.Il metus reverentialis, il timore di contrastare il desiderio di persone da cui si dipende (per es. genitori, superiori) e degli inconvenienti che ne derivano, può essere metus gravis o levis. Spesso è metus levis.<br />Secondo la relazione all’azione morale si distingue:Il metus antecedens è causa dell’azione, che avviene ex metu, propter metum. Il metus concomitans accompagna esteriormente l’azione ma non ne è la causa. L’azione avviene solo cum metu.Il metus antecedens non sopprime la libertà, ma la diminuisce secondo il grado del timore. Solo se questo sopprime completamente la coscienza e rende impossibile l’uso della ragione, ogni libertà e ogni imputabilità vengono eliminate. Il timore quindi ordinariamente non sopprime né il merito né il peccato. Il metus concomitans non ostacola la libertà, suscita anzi una maggiore energia di volontà, quando nonostante il timore l’azione viene compiuta.<br />LA PASSIONE - In senso morale la passione è concupiscenza o attrazione verso un bene sensibile. Come il timore, la passione esercita la sua influenza direttamente sulla volontà, ma per attirarla invece che distoglierla, a differenza del timore. Per giudicarla dal punto di vista della volontarietà è bene distinguere una passione antecedente e una passione conseguente.<br /></b><ol><li>La passione antecedente. La passione che precede l'atto di volontà accresce l'intensità della volontà, ma ne diminuisce la libertà; la volontà è, infatti, aiutata nel suo atto dalla passione, ma a scapito della libertà. (S. Alfonso: es. i moti sensuali non possono essere considerati peccati, né mortali, né veniali).</li></ol><b><br /></b><ol><li>La passione...]]></itunes:summary><itunes:duration>416</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>23 -  Processo psicologico dell’atto morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/23-processo-psicologico-dell-atto-morale--53202748</link><description><![CDATA[TTIDELL’INTELLIGENZAATTIDELLA VOLONTÀI. Relativamente al fine.I. <i>Idea</i> di un bene amabile, di un fine desiderabile.<br />II. <i>Amore di compiacenza</i> per questo bene, per questo fine.III. <i>Giudizio </i>che valuta la possibilità di conquistare questo bene, di raggiungere questo fine.IV. <i>Volontà efficace </i>di tendere al conseguimento del fine.II. Relativamente ai mezzi.V. Deliberazione istituita allo scopo di cercare i mezzi per raggiungere il fine voluto (<i>consilium</i>).VII. Giudizio che si ferma sul mezzo più idoneo (<i>judicium practicum</i>).VI. <i>Consenso </i>a questi diversi mezzi proposti dall'intelligenza (<i>consensus</i>).<br />VIII. Scelta del mezzo giudicato il più idoneo (<i>electio</i>).III. Relativamente all’esecuzioneIX. Decisione o comando dell'attuazione del mezzo (e conseguentemente dell'atto) (<i>imperium, praeceptum</i>).X. <i>Volere che pone in esercizio </i>le facoltà d'esecuzione (<i>usus activus</i>).<br />XI. Essendo stato posto in essere l'atto dall'una o dall'altra delle facoltà da cui dipende (<i>actus imperatus o usus passivus</i>) la volontà gode (<i>fruitio</i>) del possesso del bene desiderato o del conseguimento del fine.   Facciamo un esempio pratico che esemplifichi questo processo per un atto comunissimo come quello dello studio. Innanzitutto serve un atto dell’intelletto che riconosca e desideri il fine dell’accrescimento della conoscenza, che è esattamente il fine per il quale si studia (escludiamo qui fini secondari meno nobili, come per esempio, prendere semplicemente un bel voto e vantarsene o per primeggiare rispetto agli altri). Dopo di che, la volontà valuta se c’è effettivamente una possibilità o meno di raggiungere questo fine (dato che all’impossibile nessuno è tenuto e potrebbero esserci diversi motivi per cui non è possibile studiare: ad esempio perché si è persone semplici, oppure perché le condizioni economiche non lo consentono, oppure perché c’è una situazione di guerra che non consente di andare a scuola). Una volta fatto questo, si pone come obiettivo quello di tendere all’accrescimento della conoscenza. L’intelletto, a questo punto, valuta quali sono i mezzi più opportuni per ottenere questo obiettivo: ad esempio andare a scuola, rivolgersi a delle persone esperte di un determinato settore, leggere dei libri ecc. ed emette un giudizio su quello più idoneo (mettiamo che sia il frequentare una scuola, dal momento che, almeno in ipotesi, in essa si possono trovare sia dei docenti esperti di un certo settore, sia i libri con le informazioni necessarie per accrescere la conoscenza). La volontà a questo punto acconsente all’utilizzo di tali mezzi e sceglie quello più idoneo, nel nostro esempio, la volontà sceglie di frequentare la scuola. Però questo ancora non basta, perché l’intelletto deve emettere un comando di mettere in moto le facoltà che mi permettano di andare a scuola (per esempio le facoltà motorie che mi permettono di alzarmi la mattina e spostarmi per dirigermi verso l’edificio scolastico, ma anche le facoltà della memoria per ritenere quanto viene insegnato e la facoltà visiva/uditiva per leggere, ascoltare e apprendere). Una volta ricevuto il comando dell’intelletto, la volontà pone in esercizio la facoltà motoria, mnemonica, visiva, uditiva ecc. che convergono tutte nell’atto dello studio che effettivamente consente allo studente di prendere possesso del fine desiderato, ovvero l’accrescimento della conoscenza. Da ciò, la volontà gode del possesso della conoscenza e ciò si manifesta attraverso l’appagamento che deriva dall’aver soddisfatto questo fine di ogni creatura razionale e dell’aver compiuto il proprio dovere di studente. <i>I gradi di volontarietà</i> Abbiamo visto che l'atto umano, da una parte, suppone la conoscenza del fine come tale e, dall'altra parte, la libera scelta delle determinazioni della volontà; per conseguenza, ciò che sopprime o diminuisce l'una o l'altra delle due condizioni essenziali, sopprime o diminuisce proporzionalmente la volontarietà dell'atto. In quest'ordine di <i>ostacoli</i>, la prossima volta distingueremo quelli <i>immediati </i>- quali il timore, la passione, l'ignoranza e la violenza - e quelli <i>remoti</i>, quali il temperamento e gli stati patologici. Ci diamo appuntamento al prossimo martedì.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53202748</guid><pubDate>Tue, 14 Mar 2023 20:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53202748/14_03.mp3" length="7358215" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>TTIDELL’INTELLIGENZAATTIDELLA VOLONTÀI. Relativamente al fine.I. Idea di un bene amabile, di un fine desiderabile.
II. Amore di compiacenza per questo bene, per questo fine.III. Giudizio che valuta la possibilità di conquistare questo bene, di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TTIDELL’INTELLIGENZAATTIDELLA VOLONTÀI. Relativamente al fine.I. <i>Idea</i> di un bene amabile, di un fine desiderabile.<br />II. <i>Amore di compiacenza</i> per questo bene, per questo fine.III. <i>Giudizio </i>che valuta la possibilità di conquistare questo bene, di raggiungere questo fine.IV. <i>Volontà efficace </i>di tendere al conseguimento del fine.II. Relativamente ai mezzi.V. Deliberazione istituita allo scopo di cercare i mezzi per raggiungere il fine voluto (<i>consilium</i>).VII. Giudizio che si ferma sul mezzo più idoneo (<i>judicium practicum</i>).VI. <i>Consenso </i>a questi diversi mezzi proposti dall'intelligenza (<i>consensus</i>).<br />VIII. Scelta del mezzo giudicato il più idoneo (<i>electio</i>).III. Relativamente all’esecuzioneIX. Decisione o comando dell'attuazione del mezzo (e conseguentemente dell'atto) (<i>imperium, praeceptum</i>).X. <i>Volere che pone in esercizio </i>le facoltà d'esecuzione (<i>usus activus</i>).<br />XI. Essendo stato posto in essere l'atto dall'una o dall'altra delle facoltà da cui dipende (<i>actus imperatus o usus passivus</i>) la volontà gode (<i>fruitio</i>) del possesso del bene desiderato o del conseguimento del fine.   Facciamo un esempio pratico che esemplifichi questo processo per un atto comunissimo come quello dello studio. Innanzitutto serve un atto dell’intelletto che riconosca e desideri il fine dell’accrescimento della conoscenza, che è esattamente il fine per il quale si studia (escludiamo qui fini secondari meno nobili, come per esempio, prendere semplicemente un bel voto e vantarsene o per primeggiare rispetto agli altri). Dopo di che, la volontà valuta se c’è effettivamente una possibilità o meno di raggiungere questo fine (dato che all’impossibile nessuno è tenuto e potrebbero esserci diversi motivi per cui non è possibile studiare: ad esempio perché si è persone semplici, oppure perché le condizioni economiche non lo consentono, oppure perché c’è una situazione di guerra che non consente di andare a scuola). Una volta fatto questo, si pone come obiettivo quello di tendere all’accrescimento della conoscenza. L’intelletto, a questo punto, valuta quali sono i mezzi più opportuni per ottenere questo obiettivo: ad esempio andare a scuola, rivolgersi a delle persone esperte di un determinato settore, leggere dei libri ecc. ed emette un giudizio su quello più idoneo (mettiamo che sia il frequentare una scuola, dal momento che, almeno in ipotesi, in essa si possono trovare sia dei docenti esperti di un certo settore, sia i libri con le informazioni necessarie per accrescere la conoscenza). La volontà a questo punto acconsente all’utilizzo di tali mezzi e sceglie quello più idoneo, nel nostro esempio, la volontà sceglie di frequentare la scuola. Però questo ancora non basta, perché l’intelletto deve emettere un comando di mettere in moto le facoltà che mi permettano di andare a scuola (per esempio le facoltà motorie che mi permettono di alzarmi la mattina e spostarmi per dirigermi verso l’edificio scolastico, ma anche le facoltà della memoria per ritenere quanto viene insegnato e la facoltà visiva/uditiva per leggere, ascoltare e apprendere). Una volta ricevuto il comando dell’intelletto, la volontà pone in esercizio la facoltà motoria, mnemonica, visiva, uditiva ecc. che convergono tutte nell’atto dello studio che effettivamente consente allo studente di prendere possesso del fine desiderato, ovvero l’accrescimento della conoscenza. Da ciò, la volontà gode del possesso della conoscenza e ciò si manifesta attraverso l’appagamento che deriva dall’aver soddisfatto questo fine di ogni creatura razionale e dell’aver compiuto il proprio dovere di studente. <i>I gradi di volontarietà</i> Abbiamo visto che l'atto umano, da una parte, suppone la conoscenza del fine come tale e, dall'altra parte, la libera scelta delle determinazioni della volontà; per conseguenza, ciò che sopprime o diminuisce l'una o l'altra delle due condizioni essenziali, sopprime o diminuisce...]]></itunes:summary><itunes:duration>460</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>22 - Gli atti umani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/22-gli-atti-umani--53103141</link><description><![CDATA[Mentre fin qui abbiamo considerato i princìpi estrinseci della moralità, quelli che la determinano dal di fuori, e cioè il fine ultimo e la legge, ora studieremo ì <i>princìpi intrinseci, interiori al soggetto della legge</i>. Tra questi princìpi, uno (<i>la volontà libera</i>) specifica gli atti umani nel loro <b>essere fisico</b>, altri (<i>moralità oggettiva e soggettiva</i>) li specificano nel loro <b>essere morale</b>, e altri (<i>imputabilità, merito e demerito, virtù e vizi</i>) determinano, infine, <b>le proprietà e le conseguenze</b>. Come sappiamo l'atto umano, considerato nella sua essenza fisica, è un atto compiuto dall'uomo e che all'uomo appartiene in proprio e lo specifica; è, dunque, un atto che procede da una volontà libera. Questa definizione è però assai generica ed esige diverse precisazioni relative sia alla natura e alle condizioni d'esercizio della volontà libera,  che alle influenze che possono limitarne l'ampiezza e l'efficacia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53103141</guid><pubDate>Wed, 08 Mar 2023 07:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53103141/07_03_gli_atti_umani.mp3" length="10057813" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Mentre fin qui abbiamo considerato i princìpi estrinseci della moralità, quelli che la determinano dal di fuori, e cioè il fine ultimo e la legge, ora studieremo ì princìpi intrinseci, interiori al soggetto della legge. 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Questa definizione è però assai generica ed esige diverse precisazioni relative sia alla natura e alle condizioni d'esercizio della volontà libera,  che alle influenze che possono limitarne l'ampiezza e l'efficacia.]]></itunes:summary><itunes:duration>629</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>21 -  Sono i principii a fare l’uomo e non viceversa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/21-sono-i-principii-a-fare-l-uomo-e-non-viceversa--52857227</link><description><![CDATA[Cari amici, bentrovati. Prima di proseguire con lo studio degli atti umani, dopo aver visto i concetti di natura umana, di morale, di legge morale naturale e positiva, vorrei fare una specie di sunto di quanto visto e per farlo desidero avvalermi di un estratto da un capolavoro intitolato “<i>Cristianesimo Vissuto</i>”, scritto da Dom Francesco Pollien nel 1958 e recentemente ripubblicato dalle Edizioni Fiducia. È un libro che consiglio tantissimo per la sua chiarezza e profondità. Fin dalle prime pagine di questo libro, Dom Pollien si rivolge direttamente al lettore e gli chiede di “<i>farla finita con le mezze misure e coi compromessi, con la mescolanza delle massime e cogli accomodamenti dei principii</i>”. Leggiamo insieme cosa ha da dirci questo autore e mi auguro che ciò possa destare maggiormente il desiderio di mettere in pratica quanto stiamo imparando in questi podcast.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52857227</guid><pubDate>Tue, 28 Feb 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52857227/28_02_sono_i_principii_a_fare_l_uomo_e_non_viceversa.mp3" length="7328122" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari amici, bentrovati. Prima di proseguire con lo studio degli atti umani, dopo aver visto i concetti di natura umana, di morale, di legge morale naturale e positiva, vorrei fare una specie di sunto di quanto visto e per farlo desidero avvalermi di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cari amici, bentrovati. Prima di proseguire con lo studio degli atti umani, dopo aver visto i concetti di natura umana, di morale, di legge morale naturale e positiva, vorrei fare una specie di sunto di quanto visto e per farlo desidero avvalermi di un estratto da un capolavoro intitolato “<i>Cristianesimo Vissuto</i>”, scritto da Dom Francesco Pollien nel 1958 e recentemente ripubblicato dalle Edizioni Fiducia. È un libro che consiglio tantissimo per la sua chiarezza e profondità. Fin dalle prime pagine di questo libro, Dom Pollien si rivolge direttamente al lettore e gli chiede di “<i>farla finita con le mezze misure e coi compromessi, con la mescolanza delle massime e cogli accomodamenti dei principii</i>”. Leggiamo insieme cosa ha da dirci questo autore e mi auguro che ciò possa destare maggiormente il desiderio di mettere in pratica quanto stiamo imparando in questi podcast.]]></itunes:summary><itunes:duration>458</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>20 La legge positiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/20-la-legge-positiva--52801786</link><description><![CDATA[In questo podcast tratteremo della legge positiva solo in relazione al diritto naturale, da cui dipende. Studiando la natura e i caratteri della legge positiva, determineremo il modo e i limiti di questa dipendenza. NECESSITÀ DELLE LEGGI POSITIVE - Alla legge naturale vanno aggiunte le leggi positive, divine e umane, che la determinano e la esplicano; noi le definiamo come <i>ordini della ragione, che provengono dalla libera decisione del legislatore, e che si sovraggiungono alla legge naturale</i>. Abbiamo visto, infatti, che la legge naturale si estende in certo modo a tutti gli atti umani, ma può obnubilarsi su certi punti e sembrare incerta in parecchie circostanze, proprio per la forma generale dei suoi precetti. Quest'insufficienza della legge naturale si fa sentire soprattutto nel campo sociale, che esige prescrizioni numerose e precise; di qui la necessità di leggi positive, divine e umane.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52801786</guid><pubDate>Tue, 21 Feb 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52801786/20_la_legge_positiva.mp3" length="9940785" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo podcast tratteremo della legge positiva solo in relazione al diritto naturale, da cui dipende. Studiando la natura e i caratteri della legge positiva, determineremo il modo e i limiti di questa dipendenza. NECESSITÀ DELLE LEGGI POSITIVE -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo podcast tratteremo della legge positiva solo in relazione al diritto naturale, da cui dipende. Studiando la natura e i caratteri della legge positiva, determineremo il modo e i limiti di questa dipendenza. NECESSITÀ DELLE LEGGI POSITIVE - Alla legge naturale vanno aggiunte le leggi positive, divine e umane, che la determinano e la esplicano; noi le definiamo come <i>ordini della ragione, che provengono dalla libera decisione del legislatore, e che si sovraggiungono alla legge naturale</i>. Abbiamo visto, infatti, che la legge naturale si estende in certo modo a tutti gli atti umani, ma può obnubilarsi su certi punti e sembrare incerta in parecchie circostanze, proprio per la forma generale dei suoi precetti. 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IL PRINCIPIO D'IMMUTABILITÀ - Il principio che afferma l'immutabilità della legge naturale deriva immediatamente dal concetto di questa legge: essendo radicata nella natura e, per conseguenza, nell'essenza stessa degli enti, essa deve avere la <i>fissità </i>e la <i>stabilità </i>che appartengono, per definizione, alle essenze. <i>Un’essenza non può essere modificata né intrinsecamente, </i>perché una modificazione intrinseca ne farebbe <i>un'altra </i>essenza (cioè un essere contraddittorio), <i>né estrinsecamente</i>, perché nessuna potenza esterna può far sì che un'essenza acquisti delle proprietà o eserciti un'attività incompatibile o solo priva di rapporto con ciò che essa è. Dal punto di vista soggettivo del diritto, noi diremo dunque che <i>la legge naturale non può essere modificata né dal di dentro, né dal di fuori.</i>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52724275</guid><pubDate>Tue, 14 Feb 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52724275/14_02.mp3" length="13345898" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>L’ultima volta ci eravamo lasciati parlando del principio di universalità della legge naturale. Oggi, come promesso, vediamo il principio di immutabilità. IL PRINCIPIO D'IMMUTABILITÀ - Il principio che afferma l'immutabilità della legge naturale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’ultima volta ci eravamo lasciati parlando del principio di universalità della legge naturale. Oggi, come promesso, vediamo il principio di immutabilità. IL PRINCIPIO D'IMMUTABILITÀ - Il principio che afferma l'immutabilità della legge naturale deriva immediatamente dal concetto di questa legge: essendo radicata nella natura e, per conseguenza, nell'essenza stessa degli enti, essa deve avere la <i>fissità </i>e la <i>stabilità </i>che appartengono, per definizione, alle essenze. <i>Un’essenza non può essere modificata né intrinsecamente, </i>perché una modificazione intrinseca ne farebbe <i>un'altra </i>essenza (cioè un essere contraddittorio), <i>né estrinsecamente</i>, perché nessuna potenza esterna può far sì che un'essenza acquisti delle proprietà o eserciti un'attività incompatibile o solo priva di rapporto con ciò che essa è. Dal punto di vista soggettivo del diritto, noi diremo dunque che <i>la legge naturale non può essere modificata né dal di dentro, né dal di fuori.</i>]]></itunes:summary><itunes:duration>835</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>18 - Le proprietà della legge naturale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/18-le-proprieta-della-legge-naturale--52657695</link><description><![CDATA[Bentrovati, oggi incominceremo a vedere insieme le proprietà della legge naturale. Sulla base di quanto ci siamo detti la scorsa volta, è impossibile negare l'esistenza d'una legge naturale che sia: <i>obbligatoria</i>, in  quanto imponga una necessità morale, pur senza attentare al libero arbitrio; <i>assoluta</i>, in quanto comandi senza condizioni <i>facoltative</i>; <i>universale</i>, perché fondata sulla natura e valida per tutti gli uomini senza eccezione; <i>immutabile</i>, come la natura che le serve da fondamento. A meno che non si voglia riconoscere come primo principio il libero giogo degli  istinti e della forza (salvo ricorrere poi alla sovranità illimitata dello Stato per ridurre l'anarchia che ne risulterebbe), bisogna necessariamente ammettere la realtà d'una norma superiore, che attinge la sua forza d'obbligazione in un ordine di diritto fondato sulla natura e, in ultima analisi, sulla ragione divina. Rimane da precisare in che cosa consistano esattamente le proprietà di universalità e d'immutabilità che abbiamo dovuto riconoscere a questo diritto fondamentale: infatti, è su questi attributi che si concentrano, in maggior parte, le difficoltà opposte al concetto di legge naturale. Dobbiamo pertanto sforzarci di precisare subito la portata di questi attributi del diritto naturale. Per motivi di tempo, oggi analizzeremo dapprima la proprietà di universalità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52657695</guid><pubDate>Tue, 07 Feb 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52657695/07_02.mp3" length="10938453" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Bentrovati, oggi incominceremo a vedere insieme le proprietà della legge naturale. Sulla base di quanto ci siamo detti la scorsa volta, è impossibile negare l'esistenza d'una legge naturale che sia: obbligatoria, in  quanto imponga una necessità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Bentrovati, oggi incominceremo a vedere insieme le proprietà della legge naturale. Sulla base di quanto ci siamo detti la scorsa volta, è impossibile negare l'esistenza d'una legge naturale che sia: <i>obbligatoria</i>, in  quanto imponga una necessità morale, pur senza attentare al libero arbitrio; <i>assoluta</i>, in quanto comandi senza condizioni <i>facoltative</i>; <i>universale</i>, perché fondata sulla natura e valida per tutti gli uomini senza eccezione; <i>immutabile</i>, come la natura che le serve da fondamento. A meno che non si voglia riconoscere come primo principio il libero giogo degli  istinti e della forza (salvo ricorrere poi alla sovranità illimitata dello Stato per ridurre l'anarchia che ne risulterebbe), bisogna necessariamente ammettere la realtà d'una norma superiore, che attinge la sua forza d'obbligazione in un ordine di diritto fondato sulla natura e, in ultima analisi, sulla ragione divina. Rimane da precisare in che cosa consistano esattamente le proprietà di universalità e d'immutabilità che abbiamo dovuto riconoscere a questo diritto fondamentale: infatti, è su questi attributi che si concentrano, in maggior parte, le difficoltà opposte al concetto di legge naturale. Dobbiamo pertanto sforzarci di precisare subito la portata di questi attributi del diritto naturale. Per motivi di tempo, oggi analizzeremo dapprima la proprietà di universalità.]]></itunes:summary><itunes:duration>684</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>17 Contenuto del diritto naturale, suoi principi </title><link>https://www.spreaker.com/episode/17-contenuto-del-diritto-naturale-suoi-principi--52594962</link><description><![CDATA[Talvolta si è voluto ridurre la legge naturale (o diritto naturale) ad una pura forma senza contenuto, incapace, sotto questo aspetto, di servire da norma pratica alla condotta umana, e, meno ancora, ai giuristi. Vi è in ciò un equivoco: se è certo, infatti, che il primo principio della moralità «bisogna fare il bene ed evitare il male» ha un aspetto puramente formale, non v'è dubbio che <i>la nozione formale di «bene» riceve immediatamente un contenuto o una determinazione in funzione delle esigenze essenziali della natura umana</i>. Queste determinazioni restano assai generali e astratte e, come tali, hanno valore di princìpi, ma richiedono delle precisazioni per poter guidare la condotta della vita. Esse definiscono una materia che è realmente, nella generalità, oggetto della legge naturale: ne consegue che i princìpi generali della moralità, e  le conclusioni immediate che ne derivano, s'impongono in ragione della loro dipendenza dal primo giudizio del senso morale, e indipendentemente da ogni intervento positivo, per cui si può dire che il loro insieme costituisce il <i>contenuto del diritto naturale</i>.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52594962</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52594962/17_contenuto_del_diritto_naturale_suoi_principi.mp3" length="11722963" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Talvolta si è voluto ridurre la legge naturale (o diritto naturale) ad una pura forma senza contenuto, incapace, sotto questo aspetto, di servire da norma pratica alla condotta umana, e, meno ancora, ai giuristi. 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Esse definiscono una materia che è realmente, nella generalità, oggetto della legge naturale: ne consegue che i princìpi generali della moralità, e  le conclusioni immediate che ne derivano, s'impongono in ragione della loro dipendenza dal primo giudizio del senso morale, e indipendentemente da ogni intervento positivo, per cui si può dire che il loro insieme costituisce il <i>contenuto del diritto naturale</i>.]]></itunes:summary><itunes:duration>733</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>16 -  Divisione della legge</title><link>https://www.spreaker.com/episode/16-divisione-della-legge--52530355</link><description><![CDATA[Ogni legge, s'è detto, è un ordinamento della ragione. A questo titolo, <i>la legge risiede essenzialmente nello spirito del legislatore</i>. Se si tratta del Legislatore universale, la legge del governo di tutte le cose, da cui derivano assolutamente tutte le altre leggi, sarà eterna come il pensiero divino. Ma in quanto essa ordina l'attività degli esseri, questa <b>legge eterna</b> è <i>partecipata e derivata </i>negli esseri che ne sono i soggetti. Come tale, la legge può essere naturale e positiva. Per <b>legge naturale</b> s'intende <i>legge che si esprime nella natura e mediante la natura stessa del soggetto della legge</i>. Ciò può avvenire in due modi, materialmente e formalmente. <ol><li>a)<i> Materialmente</i>. La legge naturale governa materialmente gli esseri non intelligenti mediante la <i>tendenza </i>che li orienta necessariamente verso il loro fine, sia meccanicamente (<i>leggi fisiche</i>), sia istintivamente (<i>istinto</i>).</li></ol> <ol><li>b)<i> Formalmente</i>. La legge naturale si rivela formalmente agli esseri intelligenti per mezzo della <i>conoscenza </i>che essi hanno di ciò che è o non è conforme alla loro natura (<i>legge morale naturale</i>).</li></ol>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52530355</guid><pubDate>Tue, 24 Jan 2023 16:20:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52530355/24_01_divisione_della_legge.mp3" length="10589039" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Ogni legge, s'è detto, è un ordinamento della ragione. A questo titolo, la legge risiede essenzialmente nello spirito del legislatore. Se si tratta del Legislatore universale, la legge del governo di tutte le cose, da cui derivano assolutamente tutte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ogni legge, s'è detto, è un ordinamento della ragione. A questo titolo, <i>la legge risiede essenzialmente nello spirito del legislatore</i>. Se si tratta del Legislatore universale, la legge del governo di tutte le cose, da cui derivano assolutamente tutte le altre leggi, sarà eterna come il pensiero divino. Ma in quanto essa ordina l'attività degli esseri, questa <b>legge eterna</b> è <i>partecipata e derivata </i>negli esseri che ne sono i soggetti. Come tale, la legge può essere naturale e positiva. Per <b>legge naturale</b> s'intende <i>legge che si esprime nella natura e mediante la natura stessa del soggetto della legge</i>. Ciò può avvenire in due modi, materialmente e formalmente. <ol><li>a)<i> Materialmente</i>. La legge naturale governa materialmente gli esseri non intelligenti mediante la <i>tendenza </i>che li orienta necessariamente verso il loro fine, sia meccanicamente (<i>leggi fisiche</i>), sia istintivamente (<i>istinto</i>).</li></ol> <ol><li>b)<i> Formalmente</i>. La legge naturale si rivela formalmente agli esseri intelligenti per mezzo della <i>conoscenza </i>che essi hanno di ciò che è o non è conforme alla loro natura (<i>legge morale naturale</i>).</li></ol>]]></itunes:summary><itunes:duration>662</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>15 - Le leggi dell’attività morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/15-le-leggi-dell-attivita-morale--52461860</link><description><![CDATA[Quest’oggi iniziamo a studiare insieme le leggi dell’attività morale.L'uomo deve tendere alla perfezione della propria natura, nella qual cosa consiste il suo fine ultimo: quest'orientamento si attua per mezzo di quegli atti che egli compie in conformità con la regola o legge della ragione, il cui compito specifico è di adattare i mezzi ai fini. <i>Legge e fine si identificano, dunque, nella nozione comune di ragione</i>; infatti se si può dire che il fine, conosciuto ed additato dalla ragione, è regolatore dell'azione, dovendosi ogni regola d'azione stabilire necessariamente in funzione del fine da conseguire, si può per altro dire che la ragione è regolatrice dell'azione in vista del fine a cui tendere, dovendo ordinare i mezzi al fine, che, nell'ordine pratico, ha valore di principio. Si afferma così il <i>primato universale della ragione nel campo dell'attività</i>: tesi che sarà ora lumeggiata studiando la legge come manifestazione essenziale della ragion pratica e fondamento del diritto e del dovere. Innanzi tutto cerchiamo di definire la legge, con le sue proprietà ed i suoi effetti, e, in seguito, di determinarne le differenti specie.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52461860</guid><pubDate>Tue, 17 Jan 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52461860/17_01_le_leggi_dell_attivit_morale.mp3" length="10806796" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Quest’oggi iniziamo a studiare insieme le leggi dell’attività morale.L'uomo deve tendere alla perfezione della propria natura, nella qual cosa consiste il suo fine ultimo: quest'orientamento si attua per mezzo di quegli atti che egli compie in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quest’oggi iniziamo a studiare insieme le leggi dell’attività morale.L'uomo deve tendere alla perfezione della propria natura, nella qual cosa consiste il suo fine ultimo: quest'orientamento si attua per mezzo di quegli atti che egli compie in conformità con la regola o legge della ragione, il cui compito specifico è di adattare i mezzi ai fini. <i>Legge e fine si identificano, dunque, nella nozione comune di ragione</i>; infatti se si può dire che il fine, conosciuto ed additato dalla ragione, è regolatore dell'azione, dovendosi ogni regola d'azione stabilire necessariamente in funzione del fine da conseguire, si può per altro dire che la ragione è regolatrice dell'azione in vista del fine a cui tendere, dovendo ordinare i mezzi al fine, che, nell'ordine pratico, ha valore di principio. Si afferma così il <i>primato universale della ragione nel campo dell'attività</i>: tesi che sarà ora lumeggiata studiando la legge come manifestazione essenziale della ragion pratica e fondamento del diritto e del dovere. Innanzi tutto cerchiamo di definire la legge, con le sue proprietà ed i suoi effetti, e, in seguito, di determinarne le differenti specie.]]></itunes:summary><itunes:duration>676</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>14 -   La felicità terrena e la morale tomista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/14-la-felicita-terrena-e-la-morale-tomista--52401808</link><description><![CDATA[Nello scorso podcast abbiamo esaminato il fine ultimo e abbiamo capito che esso è Dio. Dobbiamo però oggi capire come possiamo raggiungere il nostro fine ultimo mediante la nostra esistenza terrena.LA FELICITÀ TERRENA - Se la felicità perfetta non può essere raggiunta in questo mondo dal momento che, per le condizioni d'incarnazione che pesano sull'esercizio della nostra intelligenza, noi possiamo conoscere Dio solo per l'analogia delle cose sensibili, occorre <i>un fine ultimo, che consisterà nel preparare quanto meglio possibile l'anima umana alla contemplazione di Dio</i>. Questa preparazione s'attuerà per mezzo delle finalità molteplici dell'esistenza terrena e confluirà nell'acquisizione della virtù.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52401808</guid><pubDate>Tue, 10 Jan 2023 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52401808/10_01_la_felicit_terrena_e_la_morale_tomista.mp3" length="9162545" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Nello scorso podcast abbiamo esaminato il fine ultimo e abbiamo capito che esso è Dio. Dobbiamo però oggi capire come possiamo raggiungere il nostro fine ultimo mediante la nostra esistenza terrena.LA FELICITÀ TERRENA - Se la felicità perfetta non può...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nello scorso podcast abbiamo esaminato il fine ultimo e abbiamo capito che esso è Dio. Dobbiamo però oggi capire come possiamo raggiungere il nostro fine ultimo mediante la nostra esistenza terrena.LA FELICITÀ TERRENA - Se la felicità perfetta non può essere raggiunta in questo mondo dal momento che, per le condizioni d'incarnazione che pesano sull'esercizio della nostra intelligenza, noi possiamo conoscere Dio solo per l'analogia delle cose sensibili, occorre <i>un fine ultimo, che consisterà nel preparare quanto meglio possibile l'anima umana alla contemplazione di Dio</i>. Questa preparazione s'attuerà per mezzo delle finalità molteplici dell'esistenza terrena e confluirà nell'acquisizione della virtù.]]></itunes:summary><itunes:duration>573</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>13 - Dio, Sommo Bene dell’uomo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/13-dio-sommo-bene-dell-uomo--52343678</link><description><![CDATA[<b>Nelle scorse puntate abbiamo passato in rassegna le diverse tipologie di beni e ne abbiamo visto la finitezza, motivo per cui nessuno di essi può assurgere al ruolo di “sommo bene” o “fine ultimo” dell’uomo. Finora abbiamo proceduto per via negativa, dicendo cosa non è sommo bene. Ma ora dobbiamo mostrare, per via positiva, cos’è il sommo bene per l’uomo, mostrando come esso coincide con Dio al quale l'uomo aspira con tutte le forze della sua anima. Questo noi dobbiamo innanzi tutto stabilire per vie positive, mostrando che il possesso di Dio è per l'uomo la condizione necessaria della sua perfezione e della sua felicità. Ci chiederemo in seguito se questa condizione necessaria sia anche una condizione sufficiente.</b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52343678</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2023 17:10:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52343678/03_01.mp3" length="11730904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Nelle scorse puntate abbiamo passato in rassegna le diverse tipologie di beni e ne abbiamo visto la finitezza, motivo per cui nessuno di essi può assurgere al ruolo di “sommo bene” o “fine ultimo” dell’uomo. 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Ci chiederemo in seguito se questa condizione necessaria sia anche una condizione sufficiente.</b>]]></itunes:summary><itunes:duration>734</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>12 - Beni spirituali, morali e insieme di beni finiti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/12-beni-spirituali-morali-e-insieme-di-beni-finiti--52285055</link><description><![CDATA[Cari ascoltatori, nel nostro ultimo appuntamento avevamo iniziato ad analizzare i beni corporali e materiali, notando che essi non possono costituire il fine ultimo dell’uomo a causa della loro caducità. Concludiamo oggi la disamina delle diverse tipologie di bene, prima di parlare di Dio, Sommo Bene e fine ultimo dell’uomo. I BENI SPIRITUALI - Noi chiamiamo beni spirituali i beni dell'anima spirituale, e cioè <i>l'esercizio stesso delle facoltà superiori </i>dell'anima (atti di conoscenza e d'amore del vero e del bello) e i <i>beni acquisiti mediante l'esercizio di queste facoltà</i>, vale a dire la scienza, l'arte e la saggezza. Ora, nessuno di questi beni, per quanto alti possano essere, né la loro somma, possono costituire il sommo bene. Di fatto, l'esercizio delle facoltà superiori dell'anima procura sicuramente una gioia intensa e nobile; ma questo dipende a sua volta da <i>condizioni esteriori </i>difficili e rare: lo sviluppo continuo dell'intelligenza, le gioie estetiche sono privilegi di un <i>élite</i>. Si deve ancora aggiungere che <i>le gioie dell'attività spirituale traggono esse stesse il loro valore unicamente dagli oggetti che le determinano</i>, e che a rigore, secondo una logica conseguenza, in questi oggetti occorrerebbe situare il sommo bene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52285055</guid><pubDate>Tue, 27 Dec 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52285055/27_12.mp3" length="8098003" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari ascoltatori, nel nostro ultimo appuntamento avevamo iniziato ad analizzare i beni corporali e materiali, notando che essi non possono costituire il fine ultimo dell’uomo a causa della loro caducità. 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Di fatto, l'esercizio delle facoltà superiori dell'anima procura sicuramente una gioia intensa e nobile; ma questo dipende a sua volta da <i>condizioni esteriori </i>difficili e rare: lo sviluppo continuo dell'intelligenza, le gioie estetiche sono privilegi di un <i>élite</i>. Si deve ancora aggiungere che <i>le gioie dell'attività spirituale traggono esse stesse il loro valore unicamente dagli oggetti che le determinano</i>, e che a rigore, secondo una logica conseguenza, in questi oggetti occorrerebbe situare il sommo bene.]]></itunes:summary><itunes:duration>507</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>11 - Natura del sommo bene, beni materiali e corporali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/11-natura-del-sommo-bene-beni-materiali-e-corporali--52237899</link><description><![CDATA[Da quanto detto consegue che non arriveremo a determinare validamente in che consista il bene sommo dell'uomo se non partendo dall'<i>analisi della natura umana</i>, perché sappiamo che ci deve essere proporzione tra la natura d'un ente e la perfezione che è il suo bene sommo e il suo fine ultimo. Questo punto di vista, che è il solo veramente oggettivo, ci impone le seguenti osservazioni: LA CONOSCENZA E L'AMORE - Il sommo bene dell'uomo deve essere di tale natura da colmare in modo perfetto le aspirazioni più essenziali e più profonde della natura umana, cioè il <i>doppio bisogno di conoscere e di amare</i>. Sono infatti queste potenze che manifestano ed esprimono le finalità essenziali dell'uomo, essere sensibile ragionevole, nel quale la sensibilità, nell'ordine della conoscenza come in quello del desiderio, appare essa stessa al servizio della conoscenza intelligibile e dell'appetito razionale. <i>L'uomo non si compie pienamente che nel pensiero e mediante il pensiero, grazie al quale egli aspira a dominare l'universo afferrandolo nelle sue cause e nei suoi princìpi, e nell'amore e mediante l’amore, attraverso cui egli aspira a possedere il bene che concepisce per mezzo della sua intelligenza</i>. Per questo gli antichi dicevano che l'uomo è <i>additus naturae</i>: parte della natura per il suo organismo corporale, egli la trascende interamente per la ragione e l'amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52237899</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52237899/20_12.mp3" length="8234675" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Da quanto detto consegue che non arriveremo a determinare validamente in che consista il bene sommo dell'uomo se non partendo dall'analisi della natura umana, perché sappiamo che ci deve essere proporzione tra la natura d'un ente e la perfezione che è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Da quanto detto consegue che non arriveremo a determinare validamente in che consista il bene sommo dell'uomo se non partendo dall'<i>analisi della natura umana</i>, perché sappiamo che ci deve essere proporzione tra la natura d'un ente e la perfezione che è il suo bene sommo e il suo fine ultimo. Questo punto di vista, che è il solo veramente oggettivo, ci impone le seguenti osservazioni: LA CONOSCENZA E L'AMORE - Il sommo bene dell'uomo deve essere di tale natura da colmare in modo perfetto le aspirazioni più essenziali e più profonde della natura umana, cioè il <i>doppio bisogno di conoscere e di amare</i>. Sono infatti queste potenze che manifestano ed esprimono le finalità essenziali dell'uomo, essere sensibile ragionevole, nel quale la sensibilità, nell'ordine della conoscenza come in quello del desiderio, appare essa stessa al servizio della conoscenza intelligibile e dell'appetito razionale. <i>L'uomo non si compie pienamente che nel pensiero e mediante il pensiero, grazie al quale egli aspira a dominare l'universo afferrandolo nelle sue cause e nei suoi princìpi, e nell'amore e mediante l’amore, attraverso cui egli aspira a possedere il bene che concepisce per mezzo della sua intelligenza</i>. Per questo gli antichi dicevano che l'uomo è <i>additus naturae</i>: parte della natura per il suo organismo corporale, egli la trascende interamente per la ragione e l'amore.]]></itunes:summary><itunes:duration>515</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>10-  Il fine ultimo soggettivo e oggettivo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/10-il-fine-ultimo-soggettivo-e-oggettivo--52171440</link><description><![CDATA[L’ultima volta ci eravamo lasciati parlando del fine ultimo dell’uomo, oggi cerchiamo di vedere più in profondità di cosa si tratta. L'uomo cerca necessariamente il bene o la perfezione, che è il suo fine ultimo, e tutto  ciò che egli vuole o persegue, lo persegue e lo vuole solo in funzione di questo bene perfetto, che gli appare come la forma stessa della sua beatitudine. Sono, dunque, per lui una cosa sola cercare il bene e cercare la felicità. Il bene supremo dell' uomo si confonde quindi con la beatitudine. Tuttavia se tutti gli uomini desiderano necessariamente la felicità come il bene supremo, non sono tutti unanimi nel porre la felicità negli stessi beni concreti. Alcuni pensano di trovarla nei beni corporali, altri nell'esercizio delle facoltà intellettuali, altri nella virtù, altri nell'insieme dei beni finiti, ecc. Dobbiamo dunque distinguere due tipi di fine ultimo, o, più esattamente, due aspetti dello stesso fine ultimo: l'aspetto soggettivo, consistente nella felicità in generale o beatitudine, e l'altro, l'aspetto oggettivo, consistente nel bene concreto, nel cui possesso l'uomo deve trovare la felicità cui aspira.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52171440</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2022 16:00:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52171440/10_il_fine_ultimo_soggettivo_e_oggettivo.mp3" length="10773359" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>L’ultima volta ci eravamo lasciati parlando del fine ultimo dell’uomo, oggi cerchiamo di vedere più in profondità di cosa si tratta. L'uomo cerca necessariamente il bene o la perfezione, che è il suo fine ultimo, e tutto  ciò che egli vuole o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’ultima volta ci eravamo lasciati parlando del fine ultimo dell’uomo, oggi cerchiamo di vedere più in profondità di cosa si tratta. L'uomo cerca necessariamente il bene o la perfezione, che è il suo fine ultimo, e tutto  ciò che egli vuole o persegue, lo persegue e lo vuole solo in funzione di questo bene perfetto, che gli appare come la forma stessa della sua beatitudine. Sono, dunque, per lui una cosa sola cercare il bene e cercare la felicità. Il bene supremo dell' uomo si confonde quindi con la beatitudine. Tuttavia se tutti gli uomini desiderano necessariamente la felicità come il bene supremo, non sono tutti unanimi nel porre la felicità negli stessi beni concreti. Alcuni pensano di trovarla nei beni corporali, altri nell'esercizio delle facoltà intellettuali, altri nella virtù, altri nell'insieme dei beni finiti, ecc. Dobbiamo dunque distinguere due tipi di fine ultimo, o, più esattamente, due aspetti dello stesso fine ultimo: l'aspetto soggettivo, consistente nella felicità in generale o beatitudine, e l'altro, l'aspetto oggettivo, consistente nel bene concreto, nel cui possesso l'uomo deve trovare la felicità cui aspira.]]></itunes:summary><itunes:duration>674</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>9 -  Morale Generale, fini intermedi e Fine Ultimo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/9-morale-generale-fini-intermedi-e-fine-ultimo--52110092</link><description><![CDATA[La morale generale ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani. La prima e universale condizione di questa rettitudine è che gli atti umani siano ordinati al fine ultimo dell'uomo. Dovremo quindi prima di tutto definire in cosa consiste questo fine ultimo come pure la legge morale e i doveri e diritti che ne risultano. Dovremo poi considerare gli atti stessi con i quali l'uomo, obbedendo alla legge morale, si orienta verso il suo fine ultimo: studieremo questi atti al tempo stesso nel loro essere fisico, che risulta dalla volontà libera (poiché i soli atti umani sono quelli che procedono dal libero arbitrio), e nel loro essere morale, considerato oggettivamente e soggettivamente, e infine nelle proprietà derivanti dalla loro qualità morale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52110092</guid><pubDate>Tue, 06 Dec 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52110092/06_12_morale_generale_fini_intermedi_e_fine_ultimo.mp3" length="12974751" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>La morale generale ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani. La prima e universale condizione di questa rettitudine è che gli atti umani siano ordinati al fine ultimo dell'uomo. Dovremo quindi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La morale generale ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani. La prima e universale condizione di questa rettitudine è che gli atti umani siano ordinati al fine ultimo dell'uomo. Dovremo quindi prima di tutto definire in cosa consiste questo fine ultimo come pure la legge morale e i doveri e diritti che ne risultano. Dovremo poi considerare gli atti stessi con i quali l'uomo, obbedendo alla legge morale, si orienta verso il suo fine ultimo: studieremo questi atti al tempo stesso nel loro essere fisico, che risulta dalla volontà libera (poiché i soli atti umani sono quelli che procedono dal libero arbitrio), e nel loro essere morale, considerato oggettivamente e soggettivamente, e infine nelle proprietà derivanti dalla loro qualità morale.]]></itunes:summary><itunes:duration>811</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuinao,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>8 -  Metodo e divisione della morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/8-metodo-e-divisione-della-morale--52043441</link><description><![CDATA[Podcast n° 8. Metodo e divisione della morale<br /><br />Il metodo che dobbiamo seguire appare definito, nelle sue grandi linee, dalle riflessioni che abbiamo fatte riguardo alla natura della filosofia morale. Ci basterà perciò riassumerne gli elementi essenziali, riguardanti le parti rispettive dell'esperienza, della ragione e della fede in filosofia morale.<br /><br />L'esperienza interviene, in filosofia morale, sia al principio che al termine della scienza.<br /><br />L'esperienza iniziale. La morale, essendo scienza delle regole ideali che dirigono l'uomo verso il suo fine ultimo, non può evidentemente dispensarsi dal ricorrere alla esperienza che ci introduce alla conoscenza dell'uomo. Socrate aveva ragione, da questo punto di vista, di fare del «Conosci te stesso» la base della morale. Ma questa esperienza è di natura metafisica, vale a dire che essa è essenzialmente quella di una ragione applicata al reale concreto per afferrarvi, con il gioco dell'astrazione formale essenze e nature universali e necessarie (in ciò è condizionata, beninteso, dallo studio dei costumi e delle abitudini, delle religioni e del diritto, delle forme sociali e politiche, e in genere di tutte le condizioni di fatto, interne e esterne; della vita morale dell'uomo).<br /><br />L'esperienza terminale. L'esperienza, in morale, deve ancora ritrovarsi al termine della scienza, perché la morale, essendo per essenza una scienza pratica, è necessariamente volta all'operabile, cioè al concreto. La determinazione dei doveri dell'uomo, come individuo e come membro di una società, non può evidentemente compiersi senza ricorrere alla esperienza, perché i doveri dell'uomo sono in funzione delle condizioni nelle quali si sviluppa la sua attività. Indubbiamente, non spetta alla filosofia morale come sapere filosofico, e ancor meno come sapere naturale, di dirigere immediatamente l'azione. Questa resta tuttavia il suo termine e il suo fine, tanto che le regole ideali enunciate dalla filosofia dovranno sempre comportare un riferimento al concreto, che è il campo dell'accidentale e del contingente. Ogni moralista, anche soltanto filosofo, può eccellere nella sua scienza solo se è largamente attento, come alle realtà intelligibili, così pure alle contingenze dell'ordine morale, individuale e sociale.<br /><br />La morale, quale che sia l'ufficio dell'esperienza nella sua costituzione, è tuttavia subordinata alla metafisica, perché i suoi princìpi non sono dell'ordine empirico, né i concetti di cui essa fa uso (nozioni del bene e del male, della giustizia e del diritto, dei doveri e delle leggi, delle virtù morali, ecc.) sono di natura empiriologica, per quanto astratti dall'esperienza e orientati verso il concreto.<br />Per gli elementi o i materiali che essa mette in opera, la filosofia morale è metafisica anche a titolo di saggezza, cioè in quanto essa mira a sistematizzare l'insieme dei doveri e dei diritti riallacciandoli ai fini universali della moralità con legami necessari. Questo, che è il piano delle «ragioni d'essere», è metafisica per eccellenza.<br /><br />Queste semplici osservazioni sarebbero sufficienti a dimostrare che non può esserci una morale indipendente dalla metafisica. Con questa espressione «morale indipendente» si è voluto, di fatto, soprattutto rilevare che la morale dovrebbe escludere ogni riferimento a Dio, legislatore e rimuneratore supremo. Dimostreremo in seguito che una morale così concepita è impotente a giustificare il carattere normativo assoluto che caratterizza la morale (e che è imposto dalla coscienza morale). Vediamo anche, tuttavia, che in un senso in certo modo ancora più immediato, non vi è morale indipendente dalla metafisica, perché senza metafisica, è impossibile definire che cosa è l'uomo, e quale è il fine dell'uomo, e in che cosa consistono il bene e il male morali. La scienza morale diviene allora un sistema di ricette più o meno ingegnose (lasciate del resto alla libera scelta di ognuno) per trarre il miglior partito, almeno presumibile, da una esistenza priva di finalità e quindi vuota di significato.<br /><br />Ora chiediamoci, quale sarà la forma della subalternazione della filosofia morale (presa adeguatamente) alla teologia? Il punto capitale qui è che questa subalternazione non deve far perdere alla filosofia il suo carattere di scienza che procede per via d'evidenza naturale, ma che si tratta prima di tutto per la ragione naturale di beneficiare dei lumi che la teologia deve essa stessa alla Rivelazione, come di un complemento, senza per questo porsi dal punto di vista specificamente proprio della teologia, cioè quello di Dio che si rivela.<br />Entro questi limiti, la filosofia morale dovrà considerare il fine ultimo dell'uomo, da una parte quale soprannaturale di fatto, - e questo è il complemento conferito alla ragione dalla teologia - ma al tempo stesso e prima di tutto come un compimento della natura umana, - onde la filosofia morale rimarrà sul piano razionale. Si osserverà anche che, per il fatto della luce che il concetto di fine soprannaturale proietta su tutto il comportamento concreto dell'uomo, tutto ciò che concerne le virtù come anche i doveri dell'uomo come persona e come essere sociale, deve apparire sotto un aspetto, accessibile anche alla ragione naturale, ma singolarmente ingrandito e soprattutto più chiaramente intelligibile. Perché è proprio vero, come PASCAL insistentemente afferma, che il mistero che l'uomo è a se stesso si risolve adeguatamente solo con la fede.<br /><br />La morale comprende due parti principali: la morale generale e la morale speciale. La morale generale stabilisce i princìpi generali della moralità, vale a dire tratta del fine ultimo dell'uomo (poiché, nell'ordine pratico, è il fine che serve da principio), degli atti umani e delle loro regole, che sono le leggi. La morale speciale applica i princìpi universali della moralità alle diverse forme dell'attività umana, vale a dire determina i doveri individuali e sociali dell'uomo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52043441</guid><pubDate>Tue, 29 Nov 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52043441/29_11_metodo_e_divisione_della_morale.mp3" length="8933921" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Podcast n° 8. Metodo e divisione della morale&#13;
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Il metodo che dobbiamo seguire appare definito, nelle sue grandi linee, dalle riflessioni che abbiamo fatte riguardo alla natura della filosofia morale. Ci basterà perciò riassumerne gli elementi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Podcast n° 8. Metodo e divisione della morale<br /><br />Il metodo che dobbiamo seguire appare definito, nelle sue grandi linee, dalle riflessioni che abbiamo fatte riguardo alla natura della filosofia morale. Ci basterà perciò riassumerne gli elementi essenziali, riguardanti le parti rispettive dell'esperienza, della ragione e della fede in filosofia morale.<br /><br />L'esperienza interviene, in filosofia morale, sia al principio che al termine della scienza.<br /><br />L'esperienza iniziale. La morale, essendo scienza delle regole ideali che dirigono l'uomo verso il suo fine ultimo, non può evidentemente dispensarsi dal ricorrere alla esperienza che ci introduce alla conoscenza dell'uomo. Socrate aveva ragione, da questo punto di vista, di fare del «Conosci te stesso» la base della morale. Ma questa esperienza è di natura metafisica, vale a dire che essa è essenzialmente quella di una ragione applicata al reale concreto per afferrarvi, con il gioco dell'astrazione formale essenze e nature universali e necessarie (in ciò è condizionata, beninteso, dallo studio dei costumi e delle abitudini, delle religioni e del diritto, delle forme sociali e politiche, e in genere di tutte le condizioni di fatto, interne e esterne; della vita morale dell'uomo).<br /><br />L'esperienza terminale. L'esperienza, in morale, deve ancora ritrovarsi al termine della scienza, perché la morale, essendo per essenza una scienza pratica, è necessariamente volta all'operabile, cioè al concreto. La determinazione dei doveri dell'uomo, come individuo e come membro di una società, non può evidentemente compiersi senza ricorrere alla esperienza, perché i doveri dell'uomo sono in funzione delle condizioni nelle quali si sviluppa la sua attività. Indubbiamente, non spetta alla filosofia morale come sapere filosofico, e ancor meno come sapere naturale, di dirigere immediatamente l'azione. Questa resta tuttavia il suo termine e il suo fine, tanto che le regole ideali enunciate dalla filosofia dovranno sempre comportare un riferimento al concreto, che è il campo dell'accidentale e del contingente. Ogni moralista, anche soltanto filosofo, può eccellere nella sua scienza solo se è largamente attento, come alle realtà intelligibili, così pure alle contingenze dell'ordine morale, individuale e sociale.<br /><br />La morale, quale che sia l'ufficio dell'esperienza nella sua costituzione, è tuttavia subordinata alla metafisica, perché i suoi princìpi non sono dell'ordine empirico, né i concetti di cui essa fa uso (nozioni del bene e del male, della giustizia e del diritto, dei doveri e delle leggi, delle virtù morali, ecc.) sono di natura empiriologica, per quanto astratti dall'esperienza e orientati verso il concreto.<br />Per gli elementi o i materiali che essa mette in opera, la filosofia morale è metafisica anche a titolo di saggezza, cioè in quanto essa mira a sistematizzare l'insieme dei doveri e dei diritti riallacciandoli ai fini universali della moralità con legami necessari. Questo, che è il piano delle «ragioni d'essere», è metafisica per eccellenza.<br /><br />Queste semplici osservazioni sarebbero sufficienti a dimostrare che non può esserci una morale indipendente dalla metafisica. Con questa espressione «morale indipendente» si è voluto, di fatto, soprattutto rilevare che la morale dovrebbe escludere ogni riferimento a Dio, legislatore e rimuneratore supremo. Dimostreremo in seguito che una morale così concepita è impotente a giustificare il carattere normativo assoluto che caratterizza la morale (e che è imposto dalla coscienza morale). Vediamo anche, tuttavia, che in un senso in certo modo ancora più immediato, non vi è morale indipendente dalla metafisica, perché senza metafisica, è impossibile definire che cosa è l'uomo, e quale è il fine dell'uomo, e in che cosa consistono il bene e il male morali. 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Vedremo le conseguenze che ne derivano.<br /><br />IL SAPERE FILOSOFICO - Ora possiamo comprendere meglio le nostre considerazioni all'inizio di questo studio, relativamente al carattere filosofico della scienza morale. Se è proprio della filosofia spiegare tutto con le cause prime e i princìpi primi dell'ordine naturale la filosofia morale dovrà applicarsi a risolvere tutti i concetti di cui fa uso, nell'evidenza metafisica costituita dai princìpi supremi che regolano tutta l'estensione dell'ordine morale. In tal modo tutta la filosofia morale sarà sospesa e dipendente dal principio supremo della moralità (bisogna fare il bene e evitare il male) e riguarderà non un dato uomo, ma universalmente la creatura ragionevole.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51977814</guid><pubDate>Tue, 22 Nov 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51977814/22_11_la_morale_come_sapere_filosofico.mp3" length="9172994" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Dopo aver visto la differenza tra scienze speculativamente pratiche e praticamente pratiche dobbiamo trovare la giusta collocazione della morale. La filosofia morale appartiene evidentemente al gruppo delle scienze speculativamente pratiche. 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In tal modo tutta la filosofia morale sarà sospesa e dipendente dal principio supremo della moralità (bisogna fare il bene e evitare il male) e riguarderà non un dato uomo, ma universalmente la creatura ragionevole.]]></itunes:summary><itunes:duration>574</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>6 - Arte e prudenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/6-arte-e-prudenza--51895706</link><description><![CDATA[Da quanto detto  nello scorso podcast, possiamo vedere che una conoscenza pratica è tanto più perfettamente pratica quanto più si riferisce a  un oggetto concreto, vale a dire preso nella sua realtà esistenziale, con tutte le circostanze che lo definiscono come dato singolo. La scienza più pratica è quindi anche la più sintetica. Ricordiamo che per “sintesi” si intende quel metodo che procede dal semplice (principi astratti) per arrivare al complesso (caso particolare).<br /><br />Da ciò consegue che le scienze speculativamente pratiche che si attengono, per il loro modo di conoscere, a un grado di astrazione ancora assai elevato, non possono significare che una sorta di arresto provvisorio imposto al moto normale dell'intelligenza pratica, che, di per sé, tende al concreto interamente determinato. Del resto ciò è quanto il senso comune riconosce spontaneamente, rifiutando nell'ordine pratico i giudizi teorici, poiché sente che un giudizio deve tener conto, per regolare validamente l'azione, di tutti i fattori che entrano nella realtà esistenziale. È questo un eccesso che tenderebbe a rendere impossibile non solo ogni filosofia morale ma anche ogni scienza morale praticamente pratica. Tuttavia la diffidenza, manifestata in tal modo, parte da un sentimento giusto delle esigenze di una conoscenza pratica. Questa, infatti, non si compie, secondo la sua propria perfezione, che nell'arte e nella prudenza. Nell’esempio che abbiamo fatto l’ultima volta del nostro amico che fa pulizie in un ospedale dove si pratica l’aborto, abbiamo rilevato che non sarebbe stato sufficiente fermarsi semplicemente alla conoscenza se sia o meno lecito preservare il lavoro, ma serviva calarsi nella concreta realtà che vive il tale per poter effettivamente decidere se mantenere il lavoro o meno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51895706</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51895706/15_11_arte_e_prudenza.mp3" length="9845908" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Da quanto detto  nello scorso podcast, possiamo vedere che una conoscenza pratica è tanto più perfettamente pratica quanto più si riferisce a  un oggetto concreto, vale a dire preso nella sua realtà esistenziale, con tutte le circostanze che lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Da quanto detto  nello scorso podcast, possiamo vedere che una conoscenza pratica è tanto più perfettamente pratica quanto più si riferisce a  un oggetto concreto, vale a dire preso nella sua realtà esistenziale, con tutte le circostanze che lo definiscono come dato singolo. La scienza più pratica è quindi anche la più sintetica. Ricordiamo che per “sintesi” si intende quel metodo che procede dal semplice (principi astratti) per arrivare al complesso (caso particolare).<br /><br />Da ciò consegue che le scienze speculativamente pratiche che si attengono, per il loro modo di conoscere, a un grado di astrazione ancora assai elevato, non possono significare che una sorta di arresto provvisorio imposto al moto normale dell'intelligenza pratica, che, di per sé, tende al concreto interamente determinato. Del resto ciò è quanto il senso comune riconosce spontaneamente, rifiutando nell'ordine pratico i giudizi teorici, poiché sente che un giudizio deve tener conto, per regolare validamente l'azione, di tutti i fattori che entrano nella realtà esistenziale. È questo un eccesso che tenderebbe a rendere impossibile non solo ogni filosofia morale ma anche ogni scienza morale praticamente pratica. Tuttavia la diffidenza, manifestata in tal modo, parte da un sentimento giusto delle esigenze di una conoscenza pratica. Questa, infatti, non si compie, secondo la sua propria perfezione, che nell'arte e nella prudenza. Nell’esempio che abbiamo fatto l’ultima volta del nostro amico che fa pulizie in un ospedale dove si pratica l’aborto, abbiamo rilevato che non sarebbe stato sufficiente fermarsi semplicemente alla conoscenza se sia o meno lecito preservare il lavoro, ma serviva calarsi nella concreta realtà che vive il tale per poter effettivamente decidere se mantenere il lavoro o meno.]]></itunes:summary><itunes:duration>616</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>5 - Il concetto di scienza pratica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/5-il-concetto-di-scienza-pratica--51816303</link><description><![CDATA[Oggi vedremo assieme che cosa si intenda per scienza pratica. Questo concetto riveste qui grande importanza, perché esso solo permette, di acquisire una idea esatta della morale come scienza, dei suoi limiti, e anche dei problemi che le appartengono.<br /><br /><br /><br /><br />SCIENZA SPECULATIVA E SCIENZA PRATICA - Le scienze speculative e le scienze pratiche si distinguono per i loro fini. Le prime mirano a conoscere solo per conoscere e raggiungono il loro oggetto solo a titolo di puro intelligibile, cioè un concetto concepibile dall’intelletto, mediante astrazione dall'esistenza concreta. Ad esempio, io posso pensare ad una porta in particolare, in legno, in ferro, alta o bassa, stretta o larga, ma questa sarebbe una ben determinata porta, legata all’esistenza concreta. L’intelletto umano permette di astrarre e di pensare non “una” porta specifica, ma “la” porta generica, il concetto stesso di porta come oggetto che mi permette di passare da una stanza all’altra.<br /><br /><br /><br /><br />Le scienze pratiche, invece, cercano di conoscere, non solo per conoscere, ma per agire e, per il fatto stesso mirano al loro oggetto, in modo più o meno diretto, sotto il suo aspetto di realtà concreta.<br /><br /><br /><br /><br />Tra scienza speculativa e scienza pratica vi è una differenza essenziale: la distinzione si stabilisce dal punto di vista non tanto del soggetto che studia, ma piuttosto dell'oggetto, formalmente preso, per il quale è essenziale, se sia preso di mira o no come operabile. Qui per “operabile” si intende ciò che si può operare, ciò che si può fare. L'atteggiamento del soggetto che studia non basta quindi a modificare la natura della scienza: la geometria non diviene scienza pratica quando è studiata in vista d'un esame, né la medicina diviene scienza speculativa quando è studiata senza tener conto della pratica. Ne consegue che ogni scienza che ha per oggetto (materiale) un operabile, ma che lo considera formalmente soltanto sotto un aspetto teorico, come una essenza da analizzare e definire (tale è lo studio che il fisico fa al microscopio), e il cui fine e metodo restano speculativi, è una scienza propriamente speculativa. D’altra parte ogni scienza che ha non solo per oggetto un operabile (oggetto materiale), ma che lo prende di mira formalmente come operabile (oggetto formale) è necessariamente una scienza pratica e non può avere che un metodo pratico, quale che sia il fine cui lo scienziato mira personalmente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51816303</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51816303/08_11.mp3" length="10306917" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Oggi vedremo assieme che cosa si intenda per scienza pratica. Questo concetto riveste qui grande importanza, perché esso solo permette, di acquisire una idea esatta della morale come scienza, dei suoi limiti, e anche dei problemi che le appartengono....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Oggi vedremo assieme che cosa si intenda per scienza pratica. Questo concetto riveste qui grande importanza, perché esso solo permette, di acquisire una idea esatta della morale come scienza, dei suoi limiti, e anche dei problemi che le appartengono.<br /><br /><br /><br /><br />SCIENZA SPECULATIVA E SCIENZA PRATICA - Le scienze speculative e le scienze pratiche si distinguono per i loro fini. Le prime mirano a conoscere solo per conoscere e raggiungono il loro oggetto solo a titolo di puro intelligibile, cioè un concetto concepibile dall’intelletto, mediante astrazione dall'esistenza concreta. Ad esempio, io posso pensare ad una porta in particolare, in legno, in ferro, alta o bassa, stretta o larga, ma questa sarebbe una ben determinata porta, legata all’esistenza concreta. L’intelletto umano permette di astrarre e di pensare non “una” porta specifica, ma “la” porta generica, il concetto stesso di porta come oggetto che mi permette di passare da una stanza all’altra.<br /><br /><br /><br /><br />Le scienze pratiche, invece, cercano di conoscere, non solo per conoscere, ma per agire e, per il fatto stesso mirano al loro oggetto, in modo più o meno diretto, sotto il suo aspetto di realtà concreta.<br /><br /><br /><br /><br />Tra scienza speculativa e scienza pratica vi è una differenza essenziale: la distinzione si stabilisce dal punto di vista non tanto del soggetto che studia, ma piuttosto dell'oggetto, formalmente preso, per il quale è essenziale, se sia preso di mira o no come operabile. Qui per “operabile” si intende ciò che si può operare, ciò che si può fare. L'atteggiamento del soggetto che studia non basta quindi a modificare la natura della scienza: la geometria non diviene scienza pratica quando è studiata in vista d'un esame, né la medicina diviene scienza speculativa quando è studiata senza tener conto della pratica. Ne consegue che ogni scienza che ha per oggetto (materiale) un operabile, ma che lo considera formalmente soltanto sotto un aspetto teorico, come una essenza da analizzare e definire (tale è lo studio che il fisico fa al microscopio), e il cui fine e metodo restano speculativi, è una scienza propriamente speculativa. D’altra parte ogni scienza che ha non solo per oggetto un operabile (oggetto materiale), ma che lo prende di mira formalmente come operabile (oggetto formale) è necessariamente una scienza pratica e non può avere che un metodo pratico, quale che sia il fine cui lo scienziato mira personalmente.]]></itunes:summary><itunes:duration>645</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,morale,teologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>4 - I due princìpi metafisici della Morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/4-i-due-principi-metafisici-della-morale--51746798</link><description><![CDATA[Dobbiamo ora precisare la natura della filosofia morale, vale a dire determinare tutto ciò che è assolutamente implicato nell'analisi del fatto morale e nella definizione con la quale ne abbiamo riassunto i dati essenziali. Dovremo dimostrare in che senso la morale è una scienza, - una scienza pratica, - e infine una scienza filosofica.<br /><br />Quando affermiamo che la morale è una scienza, distinguendola così essenzialmente da ogni empirismo morale, vogliamo dire che essa è un sistema di conclusioni sicure, fondate su princìpi universali. Il senso morale si pronuncia immediatamente sull'onestà degli atti umani, ma non è una scienza più di quanto il buon senso non sia la logica. <br /><br />Quali sono dunque i princìpi sui quali deve fondarsi tutto il sistema della scienza morale? Abbiamo già esaminato i due caratteri essenziali della morale, scienza delle leggi ideali della condotta umana in quanto tale, e per conseguenza disciplina al tempo stesso speculativa e pratica. Questo doppio punto di vista implica il ricorso a due princìpi metafisici, che sono, da una parte, la natura umana, dall'altra parte il fondamento dell'obbligo morale.<br /><br /><br /><br /><br />a) La natura umana. Le leggi morali sono necessariamente funzione della natura dell'uomo, poiché il fine e il bene dell'uomo, in quanto uomo, possono essere determinati soltanto in riferimento alla natura umana. È evidente che le leggi della condotta saranno del tutto differenti se l'uomo sarà considerato un semplice animale o un essere dotato di anima spirituale, un essere votato all'annientamento totale oppure promesso all'immortalità. Vediamo così che i concetti di natura, di fine e di bene (che sono metafisici) coincidono e sono intercambiabili. Il bene di un essere consiste nell'attuazione del suo fine, e questo fine stesso in quanto termine ultimo di tutte le sue attività molteplici e diverse, è definibile soltanto per mezzo della sua natura. E ciò faceva sì che Pascal scrivesse: «La vera natura dell'uomo, il suo vero bene e la vera virtù [...] sono cose la cui conoscenza è inseparabile»]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51746798</guid><pubDate>Tue, 01 Nov 2022 16:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51746798/01_11.mp3" length="8337493" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Dobbiamo ora precisare la natura della filosofia morale, vale a dire determinare tutto ciò che è assolutamente implicato nell'analisi del fatto morale e nella definizione con la quale ne abbiamo riassunto i dati essenziali. Dovremo dimostrare in che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Dobbiamo ora precisare la natura della filosofia morale, vale a dire determinare tutto ciò che è assolutamente implicato nell'analisi del fatto morale e nella definizione con la quale ne abbiamo riassunto i dati essenziali. Dovremo dimostrare in che senso la morale è una scienza, - una scienza pratica, - e infine una scienza filosofica.<br /><br />Quando affermiamo che la morale è una scienza, distinguendola così essenzialmente da ogni empirismo morale, vogliamo dire che essa è un sistema di conclusioni sicure, fondate su princìpi universali. Il senso morale si pronuncia immediatamente sull'onestà degli atti umani, ma non è una scienza più di quanto il buon senso non sia la logica. <br /><br />Quali sono dunque i princìpi sui quali deve fondarsi tutto il sistema della scienza morale? Abbiamo già esaminato i due caratteri essenziali della morale, scienza delle leggi ideali della condotta umana in quanto tale, e per conseguenza disciplina al tempo stesso speculativa e pratica. Questo doppio punto di vista implica il ricorso a due princìpi metafisici, che sono, da una parte, la natura umana, dall'altra parte il fondamento dell'obbligo morale.<br /><br /><br /><br /><br />a) La natura umana. Le leggi morali sono necessariamente funzione della natura dell'uomo, poiché il fine e il bene dell'uomo, in quanto uomo, possono essere determinati soltanto in riferimento alla natura umana. È evidente che le leggi della condotta saranno del tutto differenti se l'uomo sarà considerato un semplice animale o un essere dotato di anima spirituale, un essere votato all'annientamento totale oppure promesso all'immortalità. Vediamo così che i concetti di natura, di fine e di bene (che sono metafisici) coincidono e sono intercambiabili. Il bene di un essere consiste nell'attuazione del suo fine, e questo fine stesso in quanto termine ultimo di tutte le sue attività molteplici e diverse, è definibile soltanto per mezzo della sua natura. E ciò faceva sì che Pascal scrivesse: «La vera natura dell'uomo, il suo vero bene e la vera virtù [...] sono cose la cui conoscenza è inseparabile»]]></itunes:summary><itunes:duration>522</itunes:duration><itunes:keywords>fabiofuiano,teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>3 - La conditio sine qua non della moralità: il libero arbitrio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/3-la-conditio-sine-qua-non-della-moralita-il-libero-arbitrio--51679726</link><description><![CDATA[Nell’ultima puntata ci eravamo lasciati con una definizione rigorosa della scienza morale e avevamo affermato che questa ha come oggetto solo quegli atti umani che vengono compiuti dall’uomo utilizzando la propria libertà. In questo podcast voglio chiarire da subito che cosa si intenderà d’ora in avanti per libertà o libero arbitrio, dal momento che nella nostra cultura vige una notevole confusione in merito. Da una parte vi sono dottrine che sopprimono totalmente il libero arbitrio nell’uomo, dall’altra si crede che la libertà consista nell’essere svincolati da qualunque ordine o legge, finanche quanto stabilito da Dio. Più avanti nella nostra trattazione capiremo assieme che così non è, ma intanto desidero riportare quanto si afferma nel Dizionario di Teologia Morale Roberti-Palazzini e nel manuale di teologia morale di Joseph Mausbach in merito a questo tema.<br /><br /><br /><br /><br />La libertà, in senso psicologico, è detta libero arbitrio, ossia la facoltà di determinarsi ad agire e di scegliere l’atto da compiere. Afferma il Mausbach, in maniera cioè da poter scegliere tra volere e non volere e tra due diversi oggetti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51679726</guid><pubDate>Wed, 26 Oct 2022 19:30:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51679726/25_10.mp3" length="11140328" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Nell’ultima puntata ci eravamo lasciati con una definizione rigorosa della scienza morale e avevamo affermato che questa ha come oggetto solo quegli atti umani che vengono compiuti dall’uomo utilizzando la propria libertà. In questo podcast voglio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nell’ultima puntata ci eravamo lasciati con una definizione rigorosa della scienza morale e avevamo affermato che questa ha come oggetto solo quegli atti umani che vengono compiuti dall’uomo utilizzando la propria libertà. In questo podcast voglio chiarire da subito che cosa si intenderà d’ora in avanti per libertà o libero arbitrio, dal momento che nella nostra cultura vige una notevole confusione in merito. Da una parte vi sono dottrine che sopprimono totalmente il libero arbitrio nell’uomo, dall’altra si crede che la libertà consista nell’essere svincolati da qualunque ordine o legge, finanche quanto stabilito da Dio. Più avanti nella nostra trattazione capiremo assieme che così non è, ma intanto desidero riportare quanto si afferma nel Dizionario di Teologia Morale Roberti-Palazzini e nel manuale di teologia morale di Joseph Mausbach in merito a questo tema.<br /><br /><br /><br /><br />La libertà, in senso psicologico, è detta libero arbitrio, ossia la facoltà di determinarsi ad agire e di scegliere l’atto da compiere. Afferma il Mausbach, in maniera cioè da poter scegliere tra volere e non volere e tra due diversi oggetti.]]></itunes:summary><itunes:duration>697</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>2 - Oggetto di studio e definizione della morale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/2-oggetto-di-studio-e-definizione-della-morale--51605716</link><description><![CDATA[In questo primo podcast introdurremo lo studio della morale dapprima definendo qual è l’oggetto di cui si occupa tale disciplina, che vedremo poi essere una scienza a tutti gli effetti, per poi darne una definizione il più possibile rigorosa. Quando parliamo di “oggetto della morale” intendiamo rispondere alla domanda: “cosa studia la morale?”. La risposta in genere è scontata per le scienze che studiamo a scuola: la biologia è la scienza che studia la vita nelle sue molteplici forme, la chimica è la scienza che studia la composizione microscopica delle sostanze, la fisica è la scienza che studia i fenomeni naturali e le leggi che li regolano. Per la morale è un po’ meno scontato, ma andiamo con ordine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51605716</guid><pubDate>Tue, 18 Oct 2022 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51605716/18_10.mp3" length="11585036" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>In questo primo podcast introdurremo lo studio della morale dapprima definendo qual è l’oggetto di cui si occupa tale disciplina, che vedremo poi essere una scienza a tutti gli effetti, per poi darne una definizione il più possibile rigorosa. Quando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In questo primo podcast introdurremo lo studio della morale dapprima definendo qual è l’oggetto di cui si occupa tale disciplina, che vedremo poi essere una scienza a tutti gli effetti, per poi darne una definizione il più possibile rigorosa. Quando parliamo di “oggetto della morale” intendiamo rispondere alla domanda: “cosa studia la morale?”. La risposta in genere è scontata per le scienze che studiamo a scuola: la biologia è la scienza che studia la vita nelle sue molteplici forme, la chimica è la scienza che studia la composizione microscopica delle sostanze, la fisica è la scienza che studia i fenomeni naturali e le leggi che li regolano. Per la morale è un po’ meno scontato, ma andiamo con ordine.]]></itunes:summary><itunes:duration>725</itunes:duration><itunes:keywords>teologiamorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/292382a1a129830bfbdb7e18d91c8f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>1 - Elementi di Teologia Morale – Introduzione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/1-elementi-di-teologia-morale-introduzione--51536136</link><description><![CDATA[Cari ascoltatori di Radio Roma Libera, con questo podcast si introduce un nuovo filone di audio dedicati ad una disciplina scientifica di fondamentale importanza: la Teologia Morale. Approcceremo l’argomento cominciando dalla “filosofia morale”, che si pone a fondamento della teologia morale. Tra filosofia e teologia morale intercorre la stessa relazione che sussiste tra ragione e fede: l’una funge da base per la seconda e l’altra amplia e perfeziona la prima. Per questo motivo, ci avvarremo primariamente della lettura di uno scritto di Régis Jolivet (1891-1966), sacerdote e professore nell’Università Cattolica di Lione dal 1926. Nel 1932, per sua iniziativa, venne creata in tale università la Facoltà di Filosofia della quale fu decano per molti anni. Una delle sue opere principali fu il Trattato di Filosofia del 1954, suddiviso in cinque volumi: Logica, Cosmologia, Psicologia, Metafisica e Morale. In particolare, ci apprestiamo a leggere e studiare il primo di due tomi relativi alla Morale i quali trattano rispettivamente della Morale Generale, che ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani, e della Morale Speciale, ovvero l’applicazione dei princìpi universali della moralità alle diverse situazioni dell’esistenza e ai rapporti che noi stabiliamo con il prossimo. Di tanto in tanto ci avvarremo anche dell’ausilio di un testo più propriamente di Teologia Morale, scritto dal padre Joseph Mausbach (1861-1931) e del Dizionario di Teologia Morale dei cardinali Francesco Roberti (1889-1977) e Pietro Palazzini (1912-2000). Quanto a quest’ultimo, risulta utile citare uno degli scopi con cui i cardinali lo hanno redatto:<br /><br /><br /><br /><br />“[…] La morale domina tutta l’attività umana ed essa sola è capace di condurla al suo perfetto sviluppo. Le più gravi obiezioni contro la religione non provengono dalla speculazione ma dai costumi. Molti crederebbero, se accanto al Credo non ci fosse il Decalogo. Le difficoltà di ordine teoretico sorgono quando servono per giustificare o nascondere gli ostacoli di ordine pratico. L’uomo agisce secondo quello che pensa, ma finisce col pensare quello che fa”.<br /><br /><br /><br /><br />Lo studio approfondito della morale è certamente di grande attualità in quanto, anche all’interno del mondo cattolico, sembra essersi persa la cognizione in primis di una corretta concezione dell’uomo e della sua natura, e in secundis dei fini a cui essa tende. Da ciò deriva il fatto che le persone non siano più in grado di discernere se un atto sia o meno conforme all’ordine stabilito da Dio e, di conseguenza, se sia buono, e quindi da desiderarsi e compiersi, o malvagio e quindi da rigettare ed evitare, secondo il noto principio morale per cui si deve fare il bene ed evitare il male. Tale smarrimento ha dei riscontri nella vita quotidiana a partire proprio da quei temi che, nel gergo comune, vengono definiti “etici” e sui quali ci si esprime continuamente senza però dire nulla di decisivo: temi come aborto, eutanasia, suicidio assistito e famiglia, tanto per citarne alcuni, sono continuamente oggetto della discussione filosofica e politica, ma sempre trascurando la dimensione morale che dovrebbe caratterizzarli. Il risultato di questo è una confusione generalizzata su ciò che, oggettivamente, sia moralmente lecito o meno, dando luogo ad una anarchia morale de facto che spinge le persone a vivere etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse, con una norma morale soggettiva e relativizzata o, addirittura, senza norme morali. Una fra le conseguenze pratiche di questo è l’instaurarsi, nell’ordinamento giuridico, di leggi ingiuste che mietono giornalmente una quantità indefinita di vittime. Non solo: da ciò deriva anche una crisi culturale, sociale, morale e spirituale apparentemente impossibile da sanare, in quanto è venuta meno quella griglia valoriale di riferimento tramite cui offrire una soluzione ai problemi del nostro tempo, inquadrandoli correttamente nelle loro radici profonde. Un’umanità che non si ponga come obiettivo un’inversione di tale tendenza, è inevitabilmente destinata all’auto-distruzione come, purtroppo, i recenti accadimenti attestano. <br /><br />Auspico che, seppur lo studio della morale richieda un certo sforzo intellettuale, esso possa costituire uno spunto di riflessione utile per tutti coloro cui è stata affidata la responsabilità delle anime tanto nell’ambito ecclesiale (sacerdoti, vescovi) quanto nell’ambito statuale (governanti) ma anche, più in generale, per tutti gli uomini di buona volontà che perseguono, a vario grado e titolo, la restaurazione dell’Ordine naturale e cristiano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51536136</guid><pubDate>Tue, 11 Oct 2022 15:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51536136/11_10.mp3" length="5983129" type="audio/mpeg"/><itunes:author>radioromalibera.org</itunes:author><itunes:subtitle>Cari ascoltatori di Radio Roma Libera, con questo podcast si introduce un nuovo filone di audio dedicati ad una disciplina scientifica di fondamentale importanza: la Teologia Morale. Approcceremo l’argomento cominciando dalla “filosofia morale”, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Cari ascoltatori di Radio Roma Libera, con questo podcast si introduce un nuovo filone di audio dedicati ad una disciplina scientifica di fondamentale importanza: la Teologia Morale. Approcceremo l’argomento cominciando dalla “filosofia morale”, che si pone a fondamento della teologia morale. Tra filosofia e teologia morale intercorre la stessa relazione che sussiste tra ragione e fede: l’una funge da base per la seconda e l’altra amplia e perfeziona la prima. Per questo motivo, ci avvarremo primariamente della lettura di uno scritto di Régis Jolivet (1891-1966), sacerdote e professore nell’Università Cattolica di Lione dal 1926. Nel 1932, per sua iniziativa, venne creata in tale università la Facoltà di Filosofia della quale fu decano per molti anni. Una delle sue opere principali fu il Trattato di Filosofia del 1954, suddiviso in cinque volumi: Logica, Cosmologia, Psicologia, Metafisica e Morale. In particolare, ci apprestiamo a leggere e studiare il primo di due tomi relativi alla Morale i quali trattano rispettivamente della Morale Generale, che ha per oggetto di determinare le condizioni generali della rettitudine morale degli atti umani, e della Morale Speciale, ovvero l’applicazione dei princìpi universali della moralità alle diverse situazioni dell’esistenza e ai rapporti che noi stabiliamo con il prossimo. Di tanto in tanto ci avvarremo anche dell’ausilio di un testo più propriamente di Teologia Morale, scritto dal padre Joseph Mausbach (1861-1931) e del Dizionario di Teologia Morale dei cardinali Francesco Roberti (1889-1977) e Pietro Palazzini (1912-2000). Quanto a quest’ultimo, risulta utile citare uno degli scopi con cui i cardinali lo hanno redatto:<br /><br /><br /><br /><br />“[…] La morale domina tutta l’attività umana ed essa sola è capace di condurla al suo perfetto sviluppo. Le più gravi obiezioni contro la religione non provengono dalla speculazione ma dai costumi. Molti crederebbero, se accanto al Credo non ci fosse il Decalogo. Le difficoltà di ordine teoretico sorgono quando servono per giustificare o nascondere gli ostacoli di ordine pratico. L’uomo agisce secondo quello che pensa, ma finisce col pensare quello che fa”.<br /><br /><br /><br /><br />Lo studio approfondito della morale è certamente di grande attualità in quanto, anche all’interno del mondo cattolico, sembra essersi persa la cognizione in primis di una corretta concezione dell’uomo e della sua natura, e in secundis dei fini a cui essa tende. Da ciò deriva il fatto che le persone non siano più in grado di discernere se un atto sia o meno conforme all’ordine stabilito da Dio e, di conseguenza, se sia buono, e quindi da desiderarsi e compiersi, o malvagio e quindi da rigettare ed evitare, secondo il noto principio morale per cui si deve fare il bene ed evitare il male. Tale smarrimento ha dei riscontri nella vita quotidiana a partire proprio da quei temi che, nel gergo comune, vengono definiti “etici” e sui quali ci si esprime continuamente senza però dire nulla di decisivo: temi come aborto, eutanasia, suicidio assistito e famiglia, tanto per citarne alcuni, sono continuamente oggetto della discussione filosofica e politica, ma sempre trascurando la dimensione morale che dovrebbe caratterizzarli. Il risultato di questo è una confusione generalizzata su ciò che, oggettivamente, sia moralmente lecito o meno, dando luogo ad una anarchia morale de facto che spinge le persone a vivere etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse, con una norma morale soggettiva e relativizzata o, addirittura, senza norme morali. Una fra le conseguenze pratiche di questo è l’instaurarsi, nell’ordinamento giuridico, di leggi ingiuste che mietono giornalmente una quantità indefinita di vittime. 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