<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>LE RECENSIONI IGNORANTI</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/le-recensioni-ignoranti--5496320</link><description><![CDATA[“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui<br />siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre<br />voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi<br />chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema<br />di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono<br />risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che<br />neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci<br />riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione:<br />vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel<br />determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in<br />mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande<br />perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia.<br />Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango;<br />quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con<br />qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/5496320/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Books</category><copyright>Copyright BLACKCANDY PRODUZIONI</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00214dc47df128cbfb1203e6d79659f4.jpg</url><title>LE RECENSIONI IGNORANTI</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/le-recensioni-ignoranti--5496320</link></image><lastBuildDate>Tue, 17 Mar 2026 07:01:43 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00214dc47df128cbfb1203e6d79659f4.jpg"/><itunes:subtitle>“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui&#13;
siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre&#13;
voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui<br />siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre<br />voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi<br />chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema<br />di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono<br />risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che<br />neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci<br />riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione:<br />vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel<br />determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in<br />mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande<br />perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia.<br />Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango;<br />quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con<br />qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”]]></itunes:summary><itunes:category text="Arts"><itunes:category text="Books"/></itunes:category><itunes:category text="Fiction"/><itunes:category text="Leisure"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>b60c5d84-99ec-5ac7-9c80-a8b777535113</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Montare mobili dell'IKEA - LA VITA GIOVANE di Mattia Insolia (Mondadori)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/montare-mobili-dell-ikea-la-vita-giovane-di-mattia-insolia-mondadori--70649675</link><description><![CDATA[Chi decide quando e in che modo diventiamo adulti non siamo noi - neanche gli altri. È un po’ tutto il contesto e questa frase è un enorme grazie al c. Appurato questo, ciò che mi ha toccato profondamente è che potremmo essere giovani per sempre solo in relazione a noi stessi, ma diventiamo adulti in base ai rapporti con gli altri: gli amici che fanno i figli, le persone che si sposano, i genitori che invecchiano, cose fuori da noi a scandire anche il nostro tempo. Quand’è che io fuori da questo divento adulta? O meglio: quand’è che io sarei dovuta diventare adulta? Quando ho iniziato a lavorare anche in condizioni spiacevoli per camparmi con quello che guadagnavo? Quando sono andata a vivere da sola? No, ché quando ho gli incubi mi sveglio pensando che vorrei una rassicurazione della mia mamma. C’è un pezzo de I Cani che finisce così «Tutto quello che ci vuole (un brutto dolore), un lampo di tuono, un salto nel buio, un grande rimpianto (un grande dolore)». Quand’è che si diventa adulti? Ho scoperto di essere diventata adulta per me stessa quando ho iniziato a collezionare rimpianti? O a disilludermi? Guardandomi indietro, in effetti, non ho realizzato nessuno dei sogni che mi ero prefissata da bambina o da adolescente. Ora ho nuovi sogni ma una consapevolezza diversa rispetto a quando ero giovane: che potrebbero non realizzarsi e quindi forse mi dovrò riorganizzare. Sarà questo diventare adulti? Non l’ho neanche mai saputo - credo - chi volevo essere, a posteriori penso che mi bastasse solo andar bene agli altri senza pestare i piedi a nessuno. E magari chi sono adesso l’ho iniziato a disegnare proprio in quei momenti, quando il rifiuto pesava, o quando mi sono snaturata per semplicità comunicativa e mi cercavo nei miei spazi felici. Forse è questo che provano a fare Teo, Sofia, Matilde, Giorgio e Marta: cercare di ritagliarsi un posto nel caos quotidiano provando a non nuocere al resto dei viventi abitando i propri lati buoni, con le paure e il futuro in faccia. Forse la chiave sono proprio quegli angoli luminosi - quei sogni che sognavamo e che ci sembrano ora così ombrosi e mancati - che ci rendono ancora giovani, capaci di rinnovarci grazie a tutto e nonostante tutto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70649675</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/70649675/lri_440_la_vita_giovane_15_03_26_22_18.mp3" length="13126126" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Chi decide quando e in che modo diventiamo adulti non siamo noi - neanche gli altri. È un po’ tutto il contesto e questa frase è un enorme grazie al c. Appurato questo, ciò che mi ha toccato profondamente è che potremmo essere giovani per sempre solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chi decide quando e in che modo diventiamo adulti non siamo noi - neanche gli altri. È un po’ tutto il contesto e questa frase è un enorme grazie al c. Appurato questo, ciò che mi ha toccato profondamente è che potremmo essere giovani per sempre solo in relazione a noi stessi, ma diventiamo adulti in base ai rapporti con gli altri: gli amici che fanno i figli, le persone che si sposano, i genitori che invecchiano, cose fuori da noi a scandire anche il nostro tempo. Quand’è che io fuori da questo divento adulta? O meglio: quand’è che io sarei dovuta diventare adulta? Quando ho iniziato a lavorare anche in condizioni spiacevoli per camparmi con quello che guadagnavo? Quando sono andata a vivere da sola? No, ché quando ho gli incubi mi sveglio pensando che vorrei una rassicurazione della mia mamma. C’è un pezzo de I Cani che finisce così «Tutto quello che ci vuole (un brutto dolore), un lampo di tuono, un salto nel buio, un grande rimpianto (un grande dolore)». Quand’è che si diventa adulti? Ho scoperto di essere diventata adulta per me stessa quando ho iniziato a collezionare rimpianti? O a disilludermi? Guardandomi indietro, in effetti, non ho realizzato nessuno dei sogni che mi ero prefissata da bambina o da adolescente. Ora ho nuovi sogni ma una consapevolezza diversa rispetto a quando ero giovane: che potrebbero non realizzarsi e quindi forse mi dovrò riorganizzare. Sarà questo diventare adulti? Non l’ho neanche mai saputo - credo - chi volevo essere, a posteriori penso che mi bastasse solo andar bene agli altri senza pestare i piedi a nessuno. E magari chi sono adesso l’ho iniziato a disegnare proprio in quei momenti, quando il rifiuto pesava, o quando mi sono snaturata per semplicità comunicativa e mi cercavo nei miei spazi felici. Forse è questo che provano a fare Teo, Sofia, Matilde, Giorgio e Marta: cercare di ritagliarsi un posto nel caos quotidiano provando a non nuocere al resto dei viventi abitando i propri lati buoni, con le paure e il futuro in faccia. Forse la chiave sono proprio quegli angoli luminosi - quei sogni che sognavamo e che ci sembrano ora così ombrosi e mancati - che ci rendono ancora giovani, capaci di rinnovarci grazie a tutto e nonostante tutto.]]></itunes:summary><itunes:duration>821</itunes:duration><itunes:keywords>adolescenza,bookblogger,booklover,consiglidilettura,lavitagiovane,leggere,leggerelibri,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,mattiainsolia,millennials,mondadori,podcastsuilibri,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0fc7faa320958598b27c2dedb06e709.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In piazza nei vicoli e fuori città - ILARIA NELLA GIUNGLA di Ilaria Camilletti (Accento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-piazza-nei-vicoli-e-fuori-citta-ilaria-nella-giungla-di-ilaria-camilletti-accento--69861776</link><description><![CDATA[Onestamente non so da dove iniziare e infatti la giungla è caotica, credo che ci possa stare. Parto dal caos perché io il caos lo detesto proprio, ma è proprio vero che leggere un po’ ti cambia e Ilaria Camilletti mi ha fatto capire che il calore e l’entropia sono strettamente collegate; non inizierò ad amarlo di certo, però quanto calore c’è in questo romanzo non riesco a quantificarlo e più aumentava e meno le cose si ordinavano. Questa non è una storia di ordine, piuttosto è una storia di apprezzamento del disordine perché nessuna realtà è perfetta e questa mi è uscita proprio come una banalità. Penso che sia importante parlare banalmente di libri speciali, un po’ perché sennò si appesantiscono e non lo meritano, un po’ perché i sentimenti sono una cosa facile; siamo noi che li rendiamo difficili con sovrastrutture progettate da mio cugggino e costruite da Renzo Piano che inspiegabilmente si fida e porta avanti il disegno - ma certo che è bellissimo questo ponte sospeso tra due corde che splendida idea e lo vuoi fatto di seta ma certo! Delle volte camminare su ponti di seta ci aiuta a non guardare nel futuro, a legarsi al qui e ora, a sentirsi importanti perché ci hanno abituato che essere indispensabili è una qualità che ci insostituibili. E allora forse ammiocuggino ha progettato coscienziosamente questo ponte sgangherato, perché avere paura del futuro è correre più avanti della strada e lo ha disegnato così per farci insegnare qualcosa dalle persone che abbiamo intorno e farci fidare della vita che condividono con noi. La giungla è colori, suoni, abitudini, interazioni. Ogni storia è un microcosmo: noi pure, individui, siamo una giungla e c’abbiamo mille animali dentro. Io però sento che per la maggior parte sono un ruzzolam3rde e sapete come ho scoperto che si orienta? Con le stelle. Pensate voi, un insettino minuscolo che fa centinaia di metri rotolando una paletta di cacca nel pericolo e nell’incertezza costante, ma seguendo le stelle.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69861776</guid><pubDate>Mon, 09 Feb 2026 07:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69861776/lri_439_ilaria_nella_giungla_07_02_26_14_34.mp3" length="12650488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Onestamente non so da dove iniziare e infatti la giungla è caotica, credo che ci possa stare. Parto dal caos perché io il caos lo detesto proprio, ma è proprio vero che leggere un po’ ti cambia e Ilaria Camilletti mi ha fatto capire che il calore e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Onestamente non so da dove iniziare e infatti la giungla è caotica, credo che ci possa stare. Parto dal caos perché io il caos lo detesto proprio, ma è proprio vero che leggere un po’ ti cambia e Ilaria Camilletti mi ha fatto capire che il calore e l’entropia sono strettamente collegate; non inizierò ad amarlo di certo, però quanto calore c’è in questo romanzo non riesco a quantificarlo e più aumentava e meno le cose si ordinavano. Questa non è una storia di ordine, piuttosto è una storia di apprezzamento del disordine perché nessuna realtà è perfetta e questa mi è uscita proprio come una banalità. Penso che sia importante parlare banalmente di libri speciali, un po’ perché sennò si appesantiscono e non lo meritano, un po’ perché i sentimenti sono una cosa facile; siamo noi che li rendiamo difficili con sovrastrutture progettate da mio cugggino e costruite da Renzo Piano che inspiegabilmente si fida e porta avanti il disegno - ma certo che è bellissimo questo ponte sospeso tra due corde che splendida idea e lo vuoi fatto di seta ma certo! Delle volte camminare su ponti di seta ci aiuta a non guardare nel futuro, a legarsi al qui e ora, a sentirsi importanti perché ci hanno abituato che essere indispensabili è una qualità che ci insostituibili. E allora forse ammiocuggino ha progettato coscienziosamente questo ponte sgangherato, perché avere paura del futuro è correre più avanti della strada e lo ha disegnato così per farci insegnare qualcosa dalle persone che abbiamo intorno e farci fidare della vita che condividono con noi. La giungla è colori, suoni, abitudini, interazioni. Ogni storia è un microcosmo: noi pure, individui, siamo una giungla e c’abbiamo mille animali dentro. Io però sento che per la maggior parte sono un ruzzolam3rde e sapete come ho scoperto che si orienta? Con le stelle. Pensate voi, un insettino minuscolo che fa centinaia di metri rotolando una paletta di cacca nel pericolo e nell’incertezza costante, ma seguendo le stelle.]]></itunes:summary><itunes:duration>791</itunes:duration><itunes:keywords>accentoedizioni,bookblogger,booklover,consiglidilettura,genz,ilariacamilletti,ilarianellagiungla,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5442ce51eeba8b571cd0e16da23ec934.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Parappapapapararapara - A SANREMO. DIETRO LE QUINTE DEL FESTIVAL di Roberta Lancellotti (Giulio Perrone)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/parappapapapararapara-a-sanremo-dietro-le-quinte-del-festival-di-roberta-lancellotti-giulio-perrone--69762502</link><description><![CDATA[L’altra sera, un amico mi ha chiesto come mai fossi così appassionata di Sanremo. Aveva ragione, essendo in primo luogo un evento musicale con un trilione di cantanti - e senza considerare l’edizione presentata da Claudio Baglioni, che avevo rimosso e rispolverato non senza traumi in questo momento - e ascoltando io tutt’altro sia nel panorama italiano che proprio come genere non si spiegava il mio fervore. Nello specifico la domanda era anche molto divertente e sagace: «Ma se domani Carlo Conti venisse con un cd (sì, siamo millennials. NdA) e ti dicesse che ha selezionato per te il meglio della musica italiana…lo ascolteresti fiduciosa?». Sapeva benissimo che era una domanda retorica e io in questo saggio leggero ma esaustivo sulla kermesse ho trovato la mia risposta. Le canzoni di Sanremo sono semplicemente la cornice di ciò che è Sanremo stesso: il frutto del contrasto tra sociale e mercificabile, della socializzazione, del gossip, dell’attualità (e del significato della sua eventuale assenza). Sanremo monopolizza tutti i canali comunicativi dei quali usufruisco; nella settimana della kermesse credo di guardare la tv più di tutto il resto dei giorni dell’anno - pure guardando La vita in diretta. E se questo evento prima era appannaggio soltanto delle vecchie casalinghe e a questo punto anche di appassionati imbarazzati, c’è chi ha trovato il modo di guadagnarci attraverso tutte le generazioni. Parlare di etica per una gara canora della portata di Sanremo mi sembra esagerato e fuori contesto, una parte di me lo guarda con la presa di coscienza degli sceneggiatori di Boris “Un paese di musichette mentre fuori c’è la m0rt3”, l’altra vorrebbe semplicemente godersi cinque giorni di meme, cene a tema con gli amici, gente che stona, brutti vestiti e canzoni inascoltabili. Questo saggio racconta il magico evento con un’analisi che intreccia storia, musica e sociale ed esprime bene il dualismo nel quale mi trovo quando se ne parla, un’impalcatura degna della NASA per poi lasciarla arredare a René Ferretti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69762502</guid><pubDate>Wed, 04 Feb 2026 07:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/69762502/lri_438_a_sanremo_03_02_26_16_37.mp3" length="10914704" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>L’altra sera, un amico mi ha chiesto come mai fossi così appassionata di Sanremo. Aveva ragione, essendo in primo luogo un evento musicale con un trilione di cantanti - e senza considerare l’edizione presentata da Claudio Baglioni, che avevo rimosso e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’altra sera, un amico mi ha chiesto come mai fossi così appassionata di Sanremo. Aveva ragione, essendo in primo luogo un evento musicale con un trilione di cantanti - e senza considerare l’edizione presentata da Claudio Baglioni, che avevo rimosso e rispolverato non senza traumi in questo momento - e ascoltando io tutt’altro sia nel panorama italiano che proprio come genere non si spiegava il mio fervore. Nello specifico la domanda era anche molto divertente e sagace: «Ma se domani Carlo Conti venisse con un cd (sì, siamo millennials. NdA) e ti dicesse che ha selezionato per te il meglio della musica italiana…lo ascolteresti fiduciosa?». Sapeva benissimo che era una domanda retorica e io in questo saggio leggero ma esaustivo sulla kermesse ho trovato la mia risposta. Le canzoni di Sanremo sono semplicemente la cornice di ciò che è Sanremo stesso: il frutto del contrasto tra sociale e mercificabile, della socializzazione, del gossip, dell’attualità (e del significato della sua eventuale assenza). Sanremo monopolizza tutti i canali comunicativi dei quali usufruisco; nella settimana della kermesse credo di guardare la tv più di tutto il resto dei giorni dell’anno - pure guardando La vita in diretta. E se questo evento prima era appannaggio soltanto delle vecchie casalinghe e a questo punto anche di appassionati imbarazzati, c’è chi ha trovato il modo di guadagnarci attraverso tutte le generazioni. Parlare di etica per una gara canora della portata di Sanremo mi sembra esagerato e fuori contesto, una parte di me lo guarda con la presa di coscienza degli sceneggiatori di Boris “Un paese di musichette mentre fuori c’è la m0rt3”, l’altra vorrebbe semplicemente godersi cinque giorni di meme, cene a tema con gli amici, gente che stona, brutti vestiti e canzoni inascoltabili. Questo saggio racconta il magico evento con un’analisi che intreccia storia, musica e sociale ed esprime bene il dualismo nel quale mi trovo quando se ne parla, un’impalcatura degna della NASA per poi lasciarla arredare a René Ferretti.]]></itunes:summary><itunes:duration>683</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,books,bookstagram,consiglidilettura,festivaldisanremo,giulioperrone,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,musicaitaliana,podcastsuilibri,sanremo,sanremo2026</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9cbbdf53e5098a59cf388aa71638ee60.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un bicchiere di vino con un panino - L'ORACOLO VI PARLA di Liv Strömquist (Fandango Libri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-bicchiere-di-vino-con-un-panino-l-oracolo-vi-parla-di-liv-stromquist-fandango-libri--68790909</link><description><![CDATA[Kierkegaard diceva (la cito spesso questa cosa perché per me è un punto cardine - credo - del mio problema con l’esistere poco serenamente) che la vita inizia come un ventaglio di possibilità. Via via che si avanza e si sceglie, contemporaneamente non scegliamo altre vie, escludendo di fatto una possibile via. E giù altri ventagli; e giù altre scelte. Ora pensate ad un tizio dagli occhi azzurri che dice questa cosa nel 1800 e pensate alla moltitudine e varietà di possibilità che abbiamo nel 2025 rispetto a 200 anni fa - più o meno la stessa proliferazione dei partiti di sinistra e della conseguente confusione nell’elettorato eheh. Aggiungiamo al pentolone anche la platea di buoni consigli di amici e non (ecco le Pizie moderne); De André diceva “Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio. Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio” e quale occasione migliore riflettendo sul fatto che De André ha scritto questa canzone negli anni ‘60, bel lontano dai reel sulle “Sei cose da non fare se non vuoi farti cadere la faccia, l’ultima ti stupirà”. Parla una che ora beve due litri di acqua al giorno e che una volta ogni tanto ha un guizzo di sdegno così forte verso la propria quotidianità che passa un paio di settimane ad allenarsi come una forsennata sotto l’occhio di una personal trainer su YouTube che le dice di amare i dolori che sta provando perché questo significa che il suo corpo sta lavorando sodo! In un etere sovraffollato di consigli e di conseguenza di insoddisfazione, Liv Strömquist mette ordine nel caos della società moderna, tra capitalismo e mercificazione delle emozioni con la brillantezza che contraddistingue la sua analisi e i suoi disegni. Posso consigliarvelo per ritrovare pace nelle vostre giornate piene di cose che volete fare per essere performativi? Lo faccio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68790909</guid><pubDate>Mon, 01 Dec 2025 07:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68790909/lri_437_l_oracolo_vi_parla_28_11_25_22_14.mp3" length="9820905" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Kierkegaard diceva (la cito spesso questa cosa perché per me è un punto cardine - credo - del mio problema con l’esistere poco serenamente) che la vita inizia come un ventaglio di possibilità. Via via che si avanza e si sceglie, contemporaneamente non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Kierkegaard diceva (la cito spesso questa cosa perché per me è un punto cardine - credo - del mio problema con l’esistere poco serenamente) che la vita inizia come un ventaglio di possibilità. Via via che si avanza e si sceglie, contemporaneamente non scegliamo altre vie, escludendo di fatto una possibile via. E giù altri ventagli; e giù altre scelte. Ora pensate ad un tizio dagli occhi azzurri che dice questa cosa nel 1800 e pensate alla moltitudine e varietà di possibilità che abbiamo nel 2025 rispetto a 200 anni fa - più o meno la stessa proliferazione dei partiti di sinistra e della conseguente confusione nell’elettorato eheh. Aggiungiamo al pentolone anche la platea di buoni consigli di amici e non (ecco le Pizie moderne); De André diceva “Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio. Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio” e quale occasione migliore riflettendo sul fatto che De André ha scritto questa canzone negli anni ‘60, bel lontano dai reel sulle “Sei cose da non fare se non vuoi farti cadere la faccia, l’ultima ti stupirà”. Parla una che ora beve due litri di acqua al giorno e che una volta ogni tanto ha un guizzo di sdegno così forte verso la propria quotidianità che passa un paio di settimane ad allenarsi come una forsennata sotto l’occhio di una personal trainer su YouTube che le dice di amare i dolori che sta provando perché questo significa che il suo corpo sta lavorando sodo! In un etere sovraffollato di consigli e di conseguenza di insoddisfazione, Liv Strömquist mette ordine nel caos della società moderna, tra capitalismo e mercificazione delle emozioni con la brillantezza che contraddistingue la sua analisi e i suoi disegni. Posso consigliarvelo per ritrovare pace nelle vostre giornate piene di cose che volete fare per essere performativi? Lo faccio.]]></itunes:summary><itunes:duration>614</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,consiglidilettura,fandangolibri,felicità,graphicnovel,gurudellafelicità,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libribelli,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,livstromquist,loracoloviparla,podcastsuilibri,recensionidilibri,sociologia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/67886cb789913287d216ac7adcfa48f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Team malessere 1 o malessere 2? - TWILIGHT (Cosa resta della sua eredità scintillante) di Paola Zanghì e Licia Cascione (Beccogiallo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/team-malessere-1-o-malessere-2-twilight-cosa-resta-della-sua-eredita-scintillante-di-paola-zanghi-e-licia-cascione-beccogiallo--68617352</link><description><![CDATA[Appena uscita da un rewatch - non ancora terminato - con una mia cara amica (con la quale, ora che ci penso, condivido letterariamente e cinematograficamente due colossi “Twilight” e “Orgoglio e pregiudizio”, mica sarà un caso?) mi imbatto in questo saggio serio (ma fa pure ridere) su ciò che ci ha lasciato Twilight: prevalentemente traumi, oserei dire. Solo ora, (dopo anni di concentrazione sugli scarsi effetti speciali) riguardandolo con una consapevolezza sociale, mi accorgo di quanto sia perfettamente inserito nella logica patriarcale per la quale la donna si deve mostrare con le palle in onore al penzolante scroto maschile ma che comunque non basterà perché deve essere protetta (=controllata)e ok le palle ma prima di tutto i suoi scopi nella vita dovranno diventare l’amore, il matrimonio e la procreazione - in quest’ordine. E infatti, Bella, che nasce già di per sé con una serie di traumi inflitti prevalentemente da sua madre, ma pur carica di interessi e sogni, cade v1tt1ma del primo pendaglio che le fa delle lusinghe strutturalmente ben create (tipo tratte dalla letteratura, io la capisco Bella); pure gli uomini però non è che riescano a salvarsi, perlomeno nella visione che ci è concessa di loro: due ragazzi dediti al macismo che devono conquistare il cuore dell’amata Bella (passando anche sopra al rispetto per quest’ultima). Quindi nel 2025, avendo più coscienza della società che ci plasma e che contribuiamo a plasmare - perché è impossibile pensare di esserne indenni, la scintillante eredità di Twilight mi svela molto altro oltre alla bambina fatta al computer o al collo struccato di Carlisle. Ti amo Carlisle. Mi conferma che la letteratura è importante nella crescita di un individuo, che il contesto della sua nascita ci racconta delle idee portate avanti da chi lo ha scritto e non necessariamente la società ha gli strumenti per decodificare le storie (e che palle comunque doverle decodificare). Ma pensare alla me tredicenne che si abitua a credere che l’amore sia essere strattonata da più individui, che l’amore e la risoluzione della vita sentimentale ad ogni costo siano l’obiettivo finale che ognuno dovrebbe avere, cose a cui cedo a credere irrazionalmente tuttora mi fa tenerezza. La consapevolezza non è tutto, ce lo insegnano le nostre sedute dallə psicologə ma è pur qualcosa per involarci tra magari altri 25 anni e vederci fuori da certe dinamiche che sono ancora nostre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68617352</guid><pubDate>Wed, 19 Nov 2025 07:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68617352/lri_436_twilight_18_11_25_14_23.mp3" length="12507964" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Appena uscita da un rewatch - non ancora terminato - con una mia cara amica (con la quale, ora che ci penso, condivido letterariamente e cinematograficamente due colossi “Twilight” e “Orgoglio e pregiudizio”, mica sarà un caso?) mi imbatto in questo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Appena uscita da un rewatch - non ancora terminato - con una mia cara amica (con la quale, ora che ci penso, condivido letterariamente e cinematograficamente due colossi “Twilight” e “Orgoglio e pregiudizio”, mica sarà un caso?) mi imbatto in questo saggio serio (ma fa pure ridere) su ciò che ci ha lasciato Twilight: prevalentemente traumi, oserei dire. Solo ora, (dopo anni di concentrazione sugli scarsi effetti speciali) riguardandolo con una consapevolezza sociale, mi accorgo di quanto sia perfettamente inserito nella logica patriarcale per la quale la donna si deve mostrare con le palle in onore al penzolante scroto maschile ma che comunque non basterà perché deve essere protetta (=controllata)e ok le palle ma prima di tutto i suoi scopi nella vita dovranno diventare l’amore, il matrimonio e la procreazione - in quest’ordine. E infatti, Bella, che nasce già di per sé con una serie di traumi inflitti prevalentemente da sua madre, ma pur carica di interessi e sogni, cade v1tt1ma del primo pendaglio che le fa delle lusinghe strutturalmente ben create (tipo tratte dalla letteratura, io la capisco Bella); pure gli uomini però non è che riescano a salvarsi, perlomeno nella visione che ci è concessa di loro: due ragazzi dediti al macismo che devono conquistare il cuore dell’amata Bella (passando anche sopra al rispetto per quest’ultima). Quindi nel 2025, avendo più coscienza della società che ci plasma e che contribuiamo a plasmare - perché è impossibile pensare di esserne indenni, la scintillante eredità di Twilight mi svela molto altro oltre alla bambina fatta al computer o al collo struccato di Carlisle. Ti amo Carlisle. Mi conferma che la letteratura è importante nella crescita di un individuo, che il contesto della sua nascita ci racconta delle idee portate avanti da chi lo ha scritto e non necessariamente la società ha gli strumenti per decodificare le storie (e che palle comunque doverle decodificare). Ma pensare alla me tredicenne che si abitua a credere che l’amore sia essere strattonata da più individui, che l’amore e la risoluzione della vita sentimentale ad ogni costo siano l’obiettivo finale che ognuno dovrebbe avere, cose a cui cedo a credere irrazionalmente tuttora mi fa tenerezza. La consapevolezza non è tutto, ce lo insegnano le nostre sedute dallə psicologə ma è pur qualcosa per involarci tra magari altri 25 anni e vederci fuori da certe dinamiche che sono ancora nostre.]]></itunes:summary><itunes:duration>782</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,bookstagram,consiglidilettura,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,liciacascione,paolazanghì,podcastsuilibri,saggio,stepheniemeyer,twilight,twilightsaga,vampiri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c0591d217363e7801b2ca51a04caa86f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>8, 32 - L'ERA DELL'ACQUARIO di Fabio Bacà (Adelphi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/8-32-l-era-dell-acquario-di-fabio-baca-adelphi--68293402</link><description><![CDATA[L’era dei Pesci la stiamo salutando adesso. Pare che sia un’epoca guidata dalla gerarchia della spiritualità, a partire dalla nascita delle religioni monoteiste. Alcune testate giornalistiche titoleggiano tutte un grande benvenuto all’era dell’Acquario, un’era di fratellanza, spiritualità e verità interiore. Una ragazza che usciva con un ragazzo con cui uscivo io un giorno gli disse (non so se lui se lo fosse inventato, per rimanere in tema) che io ero vera come un castello di carte, parafrasi: costruita e poco stabile. Questa definizione mi imbizzarrì. Come osava? Come si permetteva di dire di me cosa fossi, che sì e no mi aveva rivolto la parole tre o quattro volte mentre friggevamo coccoli e polenta. Sono passati 10 anni e giusto l’era dell’Acquario mi interroga sul relativismo della verità, riportandomi alla mente questa frase che ai tempi mi colpì tanto - soprattutto perché (forse) uscita dai denti affilati di una sconosciuta. Nella mia storia personale mi scopro indulgente con alcune persone, spietata con altre; accetto le verità di alcuni e trovo il modo di confutare quelle che non voglio suggellare. Ridurre la verità ad una mera “cosa” relativa è una banalità che dopo questo romanzo non ho intenzione di fare: piuttosto credo che la verità sia fluida e ci serva a convivere con la realtà che abbiamo davanti agli occhi - oggi è così, domani ci stacchiamo le cuticole a morsi pervasi dal dubbio. Appiccichiamo la verità sui corpi evidenti, sui corpi nudi, sui corpi non conformi: diamo loro un significato senza porci questioni sul vissuto, sui desideri, sui compromessi; non ascoltiamo le storie che ci vengono raccontate ma pretendiamo che ascoltino le nostre. Le nostre scuse, giustificazioni a come viviamo il mondo. Le storie che ci siamo raccontati per dirci che era chiaro agire in un determinato modo, quelle che ci raccontiamo consapevoli che ce la stiamo raccontando. Diciamo di cercare noi stessi chi nei libri chi nei viaggi chi nella musica, scappare e rifugiarci non salverà nessuno di noi dal crescente e dilagante dubbio su cosa siamo e sull’immagine che regaliamo agli altri. Su dove stiamo veramente al posto di questa congiunzione. Me lo chiedo ogni giorno, soprattutto negli ultimi mesi, dove risieda la verità di certe circostanze così ancora indissolubili dai miei sentimenti, mi chiedo valga la pena cercarla a costo di annientare il mio vissuto più recente e più colpito. Forse la verità potrebbe renderci liberi, ma a costo di quale percorso se permane la nuvolosa, torbida e incombente sensazione del dubbio; a questo punto meglio disegnarla come una scelta - questo sì che potrebbe renderci liberi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68293402</guid><pubDate>Tue, 28 Oct 2025 07:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/68293402/lri_435_l_era_dell_acquario_27_10_25_09_13.mp3" length="9749851" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>L’era dei Pesci la stiamo salutando adesso. Pare che sia un’epoca guidata dalla gerarchia della spiritualità, a partire dalla nascita delle religioni monoteiste. Alcune testate giornalistiche titoleggiano tutte un grande benvenuto all’era...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’era dei Pesci la stiamo salutando adesso. Pare che sia un’epoca guidata dalla gerarchia della spiritualità, a partire dalla nascita delle religioni monoteiste. Alcune testate giornalistiche titoleggiano tutte un grande benvenuto all’era dell’Acquario, un’era di fratellanza, spiritualità e verità interiore. Una ragazza che usciva con un ragazzo con cui uscivo io un giorno gli disse (non so se lui se lo fosse inventato, per rimanere in tema) che io ero vera come un castello di carte, parafrasi: costruita e poco stabile. Questa definizione mi imbizzarrì. Come osava? Come si permetteva di dire di me cosa fossi, che sì e no mi aveva rivolto la parole tre o quattro volte mentre friggevamo coccoli e polenta. Sono passati 10 anni e giusto l’era dell’Acquario mi interroga sul relativismo della verità, riportandomi alla mente questa frase che ai tempi mi colpì tanto - soprattutto perché (forse) uscita dai denti affilati di una sconosciuta. Nella mia storia personale mi scopro indulgente con alcune persone, spietata con altre; accetto le verità di alcuni e trovo il modo di confutare quelle che non voglio suggellare. Ridurre la verità ad una mera “cosa” relativa è una banalità che dopo questo romanzo non ho intenzione di fare: piuttosto credo che la verità sia fluida e ci serva a convivere con la realtà che abbiamo davanti agli occhi - oggi è così, domani ci stacchiamo le cuticole a morsi pervasi dal dubbio. Appiccichiamo la verità sui corpi evidenti, sui corpi nudi, sui corpi non conformi: diamo loro un significato senza porci questioni sul vissuto, sui desideri, sui compromessi; non ascoltiamo le storie che ci vengono raccontate ma pretendiamo che ascoltino le nostre. Le nostre scuse, giustificazioni a come viviamo il mondo. Le storie che ci siamo raccontati per dirci che era chiaro agire in un determinato modo, quelle che ci raccontiamo consapevoli che ce la stiamo raccontando. Diciamo di cercare noi stessi chi nei libri chi nei viaggi chi nella musica, scappare e rifugiarci non salverà nessuno di noi dal crescente e dilagante dubbio su cosa siamo e sull’immagine che regaliamo agli altri. Su dove stiamo veramente al posto di questa congiunzione. Me lo chiedo ogni giorno, soprattutto negli ultimi mesi, dove risieda la verità di certe circostanze così ancora indissolubili dai miei sentimenti, mi chiedo valga la pena cercarla a costo di annientare il mio vissuto più recente e più colpito. Forse la verità potrebbe renderci liberi, ma a costo di quale percorso se permane la nuvolosa, torbida e incombente sensazione del dubbio; a questo punto meglio disegnarla come una scelta - questo sì che potrebbe renderci liberi.]]></itunes:summary><itunes:duration>610</itunes:duration><itunes:keywords>adelphiedizioni,bookblogger,booklover,consiglidilettura,eradellacquario,fabiobacà,leggere,leradellacquario,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/303a9a628e59b4bec0f1c6e1bf8ab99f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dalle padelle al cuore - SUGO di Mariachiara Montera (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalle-padelle-al-cuore-sugo-di-mariachiara-montera-blackie-edizioni--67405994</link><description><![CDATA[L’ultimo compleanno della nonna Maria, sapevo che non avrebbe tratto gioia da alcun regalo materiale se non qualcosa di consumabile, che le avrebbe effettivamente dato una sensazione. Il senso a cui ha sempre dato più importanza, credo, sia sempre stato quello del gusto: l’espressione e il movimento della bocca con cui assaporava i dolci (che non poteva mangiare in quanto diabetica), delle volte con gli occhi chiusi e battendo mano e piede rispettivamente su ginocchio e pavimento sono quelli di una persona che godeva dell’istante della masticazione - non so come altro definirlo. Insomma, le regalo sei Estathè al limone, con la raccomandazione che non deve finirli subito e che al massimo uno al giorno. Era felice ed io con lei. Due giorni dopo non si è svegliata, tre di quegli Estathè al limone sono rimasti nel mobile e vederli mi ha chiuso la bocca dello stomaco. Una cannuccia però l’ho mandata insieme a lei, con la speranza che possa continuare a berne all’infinito. <br />Per me questo libro è stato principalmente memoria, è stato la spesa alla Conad e da Giordano, l’ortolano di Via Gramsci, è “le pere” intese come “poppe”, sono i calzini comprati fuori dal supermercato per dare qualche spicciolo al ragazzo fuori, è la paura che tutti quei Kinder merendero peggiorassero il diabete: tutto ciò che se ci penso, delinea tuttora i lati principali del mio carattere. Questo saggio è una stanza con finestre infinite, sulla nostra espressione culturale, sociale, emotiva, fisiologica e in questi due giorni mi sono affacciata a tutte, con timore o con coraggio. Ho scelto di riaffacciarmi su quella della memoria perché è quella ancora oggi più dolorosa e credo che sia per questo che quando anche adesso dopo tre anni bevo un Estathè, una parte di me sogna sempre di tornare a quella mano che batte sul ginocchio e a quel piede che batte sul pavimento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67405994</guid><pubDate>Tue, 19 Aug 2025 06:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67405994/lri_434_sugo_17_08_25_21_51.mp3" length="12246322" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>L’ultimo compleanno della nonna Maria, sapevo che non avrebbe tratto gioia da alcun regalo materiale se non qualcosa di consumabile, che le avrebbe effettivamente dato una sensazione. Il senso a cui ha sempre dato più importanza, credo, sia sempre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’ultimo compleanno della nonna Maria, sapevo che non avrebbe tratto gioia da alcun regalo materiale se non qualcosa di consumabile, che le avrebbe effettivamente dato una sensazione. Il senso a cui ha sempre dato più importanza, credo, sia sempre stato quello del gusto: l’espressione e il movimento della bocca con cui assaporava i dolci (che non poteva mangiare in quanto diabetica), delle volte con gli occhi chiusi e battendo mano e piede rispettivamente su ginocchio e pavimento sono quelli di una persona che godeva dell’istante della masticazione - non so come altro definirlo. Insomma, le regalo sei Estathè al limone, con la raccomandazione che non deve finirli subito e che al massimo uno al giorno. Era felice ed io con lei. Due giorni dopo non si è svegliata, tre di quegli Estathè al limone sono rimasti nel mobile e vederli mi ha chiuso la bocca dello stomaco. Una cannuccia però l’ho mandata insieme a lei, con la speranza che possa continuare a berne all’infinito. <br />Per me questo libro è stato principalmente memoria, è stato la spesa alla Conad e da Giordano, l’ortolano di Via Gramsci, è “le pere” intese come “poppe”, sono i calzini comprati fuori dal supermercato per dare qualche spicciolo al ragazzo fuori, è la paura che tutti quei Kinder merendero peggiorassero il diabete: tutto ciò che se ci penso, delinea tuttora i lati principali del mio carattere. Questo saggio è una stanza con finestre infinite, sulla nostra espressione culturale, sociale, emotiva, fisiologica e in questi due giorni mi sono affacciata a tutte, con timore o con coraggio. Ho scelto di riaffacciarmi su quella della memoria perché è quella ancora oggi più dolorosa e credo che sia per questo che quando anche adesso dopo tre anni bevo un Estathè, una parte di me sogna sempre di tornare a quella mano che batte sul ginocchio e a quel piede che batte sul pavimento.]]></itunes:summary><itunes:duration>766</itunes:duration><itunes:keywords>blackieedizioni,bookblogger,cibo,cultura,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,mariachiaramontera,nonna,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri,sentimenti,sugo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e31d42d9051d6bd0d3f895ccfb00d162.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Arrivo dopo i fuochi - L'AMICA GENIALE di Elena Ferrante (Edizioni E/O)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/arrivo-dopo-i-fuochi-l-amica-geniale-di-elena-ferrante-edizioni-e-o--67323296</link><description><![CDATA[Il primo verso di Paradise circus dei Massive Attack riporta una frase molto discussa dai fan: “It's unfortunate that when we feel a storm/stone, we can roll ourselves over 'cause we're uncomfortable”. C’è chi pensa Storm-tempesta come qualcosa da cui scappare all’infinito, e chi dice Stone-pietra, come qualcosa che effettivamente può rotolare ma che non riesce ad uscire dal disagio, per quello è sfortunato sentirtici, non puoi fuggire. Per me questa diatriba linguistica (che forse ha avuto poi una soluzione, che non intendo ricercare per continuare a filosofeggiare) rappresenta il cuore de L’amica geniale. È difficile descrivere in poche righe l’universo che Elena Ferrante ha creato con grande dovizia, che permea chi lo vive ed è permeato dai suoi personaggi; starci dentro -insieme a loro- per questo mese e mezzo è stato bellissimo, doloroso, illuminante: una storia che fa riflettere su quanto sia nullo il confine tra individuo e società, su quanto il lato oscuro dei sentimenti sia opprimente e totalizzante. Lo definirei - esagerando - un metalibro da quanto è riuscito a farmi riportare nella realtà sensazioni ed emozioni lette in questi giorni - e infatti, come a metà giugno ho iniziato il primo volume come immersa in una nube densa che si andava rischiarandosi, ho finito il quarto che quasi le parole si dissolvevano. Non so che altro dire se non un pubblico ringraziamento alle mie amiche che mi hanno convinta a leggerlo, e poi che sì, avevate tutti ragione: Nino Sarratore è un ommemm3rd.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67323296</guid><pubDate>Tue, 12 Aug 2025 06:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67323296/lri_433_l_amica_geniale_10_08_25_22_30.mp3" length="18309656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Il primo verso di Paradise circus dei Massive Attack riporta una frase molto discussa dai fan: “It's unfortunate that when we feel a storm/stone, we can roll ourselves over 'cause we're uncomfortable”. C’è chi pensa Storm-tempesta come qualcosa da cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il primo verso di Paradise circus dei Massive Attack riporta una frase molto discussa dai fan: “It's unfortunate that when we feel a storm/stone, we can roll ourselves over 'cause we're uncomfortable”. C’è chi pensa Storm-tempesta come qualcosa da cui scappare all’infinito, e chi dice Stone-pietra, come qualcosa che effettivamente può rotolare ma che non riesce ad uscire dal disagio, per quello è sfortunato sentirtici, non puoi fuggire. Per me questa diatriba linguistica (che forse ha avuto poi una soluzione, che non intendo ricercare per continuare a filosofeggiare) rappresenta il cuore de L’amica geniale. È difficile descrivere in poche righe l’universo che Elena Ferrante ha creato con grande dovizia, che permea chi lo vive ed è permeato dai suoi personaggi; starci dentro -insieme a loro- per questo mese e mezzo è stato bellissimo, doloroso, illuminante: una storia che fa riflettere su quanto sia nullo il confine tra individuo e società, su quanto il lato oscuro dei sentimenti sia opprimente e totalizzante. Lo definirei - esagerando - un metalibro da quanto è riuscito a farmi riportare nella realtà sensazioni ed emozioni lette in questi giorni - e infatti, come a metà giugno ho iniziato il primo volume come immersa in una nube densa che si andava rischiarandosi, ho finito il quarto che quasi le parole si dissolvevano. Non so che altro dire se non un pubblico ringraziamento alle mie amiche che mi hanno convinta a leggerlo, e poi che sì, avevate tutti ragione: Nino Sarratore è un ommemm3rd.]]></itunes:summary><itunes:duration>1145</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,consiglidilettura,dopoguerra,edizionieo,elenaferrante,lamicageniale,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,librodelgiorno,librodellasettimana,napoli,podcastsuilibri,recensioni,recensionidilibri,saga</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/576f4b88275cede2b17326dc6918524f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Da Contessa a 7 MINUTI di Stefano Massini (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/da-contessa-a-7-minuti-di-stefano-massini-einaudi--67043292</link><description><![CDATA[Quando i vertici di una qualche azienda si trovano a dover dare notizie grame per i loro dipendenti - che sono gli unici ad avere notizie grame, diciamo che fa ridere che il rischio d’impresa che ha una definizione ben precisa, alla fine sia solo a carico dei dipendenti - hanno di solito un comportamento standardizzato: siamo stati costretti a. Ci siamo assunti il rischio di. O nella migliore delle ipotesi, come nel caso di 7 minuti “Veniamoci incontro”. In che modo nel lavoro CI SI VIENE INCONTRO? In che modo regalare 7 minuti al lavoro rappresenta un modo di VENIRCI INCONTRO? Io a te e te a me? In che modo l’azienda mi verrebbe incontro? Non chiudendo grazie ai miei 7 minuti moltiplicati per tutti i giorni della settimana moltiplicati per tutto il resto dei dipendenti? Una cosa a cui non avevo mai pensato nell’ottica lavorativa è che il mio tempo libero è MIO e di nessun altro, non è una gentile concessione che mi viene fatta dall’azienda per cui lavoro ma tempo in cui non vengo pagata e del quale posso disporre nel modo che preferisco e la sensazione più brutta che ho addosso da qualche tempo a questa parte è che io sono una persona fortunata, perché questo tempo mi viene riconosciuto come tale, perché se mi viene richiesto di lavorare di più vengo pagata di più. E il punto è proprio questo: io non sono una persona fortunata, una miracolata che ha trovato un’azienda che fa le cose come devono essere fatte; il reale benefit della mia azienda è il giorno libero per il compleanno, quello è un lusso vero, un regalo che mi viene fatto con ore non detratte da quelle da me guadagnate. Per il resto, la mia dovrebbe essere la normalità. Quando però vieni tenuto sotto scacco con la minaccia del posto di lavoro, la questione diventa difficile da gestire: soccombere a un piccolo dettaglio come 7 minuti o rischiare di perdere il posto di lavoro? E perché il consiglio di fabbrica deve decidere per tutte le operaie? Per alimentare un meccanismo che ai dirigenti piace molto: loro hanno già deciso, quei 7 minuti li toglierebbero volentieri e fanno leva sul loro potere (tanto si finisce sempre lì) per raggiungere comunque il loro obiettivo, ma scaricano la responsabilità su chi, rispetto a loro, potere decisionale non ce l’ha. Quel gruppo di persone è fatto da chi riconosce la truffa, da chi non la riconosce, da chi la ritiene superabile e da chi invece pur accorgendosene non può far a meno di accettare. Così funziona il lavoro oggi, e se penso al ’68-9 e alle lotte condivise perché non si può stare a sperare che la sfortuna capiti sempre al vicino, mi chiedo come sarebbe un autunno caldo nel 2025, se tutti ci prendessimo le nostre responsabilità, i nostri diritti compreso quello di manifestare e ribellarci senza avere paura che qualcuno ci licenzi, ci meni o ci faccia la gu3rra. Un sogno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67043292</guid><pubDate>Mon, 21 Jul 2025 06:00:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/67043292/lri_432_7_minuti_20_07_25_10_37.mp3" length="20520660" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Quando i vertici di una qualche azienda si trovano a dover dare notizie grame per i loro dipendenti - che sono gli unici ad avere notizie grame, diciamo che fa ridere che il rischio d’impresa che ha una definizione ben precisa, alla fine sia solo a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando i vertici di una qualche azienda si trovano a dover dare notizie grame per i loro dipendenti - che sono gli unici ad avere notizie grame, diciamo che fa ridere che il rischio d’impresa che ha una definizione ben precisa, alla fine sia solo a carico dei dipendenti - hanno di solito un comportamento standardizzato: siamo stati costretti a. Ci siamo assunti il rischio di. O nella migliore delle ipotesi, come nel caso di 7 minuti “Veniamoci incontro”. In che modo nel lavoro CI SI VIENE INCONTRO? In che modo regalare 7 minuti al lavoro rappresenta un modo di VENIRCI INCONTRO? Io a te e te a me? In che modo l’azienda mi verrebbe incontro? Non chiudendo grazie ai miei 7 minuti moltiplicati per tutti i giorni della settimana moltiplicati per tutto il resto dei dipendenti? Una cosa a cui non avevo mai pensato nell’ottica lavorativa è che il mio tempo libero è MIO e di nessun altro, non è una gentile concessione che mi viene fatta dall’azienda per cui lavoro ma tempo in cui non vengo pagata e del quale posso disporre nel modo che preferisco e la sensazione più brutta che ho addosso da qualche tempo a questa parte è che io sono una persona fortunata, perché questo tempo mi viene riconosciuto come tale, perché se mi viene richiesto di lavorare di più vengo pagata di più. E il punto è proprio questo: io non sono una persona fortunata, una miracolata che ha trovato un’azienda che fa le cose come devono essere fatte; il reale benefit della mia azienda è il giorno libero per il compleanno, quello è un lusso vero, un regalo che mi viene fatto con ore non detratte da quelle da me guadagnate. Per il resto, la mia dovrebbe essere la normalità. Quando però vieni tenuto sotto scacco con la minaccia del posto di lavoro, la questione diventa difficile da gestire: soccombere a un piccolo dettaglio come 7 minuti o rischiare di perdere il posto di lavoro? E perché il consiglio di fabbrica deve decidere per tutte le operaie? Per alimentare un meccanismo che ai dirigenti piace molto: loro hanno già deciso, quei 7 minuti li toglierebbero volentieri e fanno leva sul loro potere (tanto si finisce sempre lì) per raggiungere comunque il loro obiettivo, ma scaricano la responsabilità su chi, rispetto a loro, potere decisionale non ce l’ha. Quel gruppo di persone è fatto da chi riconosce la truffa, da chi non la riconosce, da chi la ritiene superabile e da chi invece pur accorgendosene non può far a meno di accettare. Così funziona il lavoro oggi, e se penso al ’68-9 e alle lotte condivise perché non si può stare a sperare che la sfortuna capiti sempre al vicino, mi chiedo come sarebbe un autunno caldo nel 2025, se tutti ci prendessimo le nostre responsabilità, i nostri diritti compreso quello di manifestare e ribellarci senza avere paura che qualcuno ci licenzi, ci meni o ci faccia la gu3rra. Un sogno.]]></itunes:summary><itunes:duration>1283</itunes:duration><itunes:keywords>7minuti,autunnocaldo,bookblogger,bookstagrammer,consiglidilettura,einaudieditore,fabbrica,lavoratori,lavoro,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,librisullavoro,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastsuilibri,recensionidilibri,stefanomassini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8f8831cc0fbc4e345ec14d46aa95794a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Umano a chi? - K-PAX di Gene Brewer (Accento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/umano-a-chi-k-pax-di-gene-brewer-accento--66309363</link><description><![CDATA[Concludo questo libro con le sensazioni con cui dovrebbe concludersi un buon libro: con sorpresa. Mi capita di rado di partecipare attivamente alle conversazioni tra i personaggi, ma più volte in questa vicenda mi sono trovata a pensare “Te l’ha già detto” “ma come fa ad essere così preciso, forza” “abbandona l’approccio psichiatrico e credigli”. Non è una storia da cardiopalma e colpo di scena, non è una storia di fantascienza, piuttosto racconta della presunzione tutta umana di sapere il massimo dello scibile, di avere la chiave giusta; se dovessi pensare a questo libro come un grafico sarebbe una sinusoide, un saliscendi di certezze che si indeboliscono, poi si fortificano per poi disgregarsi e ricompattarsi. Da fan di Doctor Who - un signore del tempo con sembianze umane e due cuori proveniente dal pianeta Gallifrey - non ho avuto alcuna esitazione a dar fiducia a prot e a ciò che raccontava; credere è un atto di fede e nel rapporto con gli altri spesso tendiamo a dare ascolto alla storia che ci è più familiare e che ci fa impazzire meno, quando ci approcciamo a qualcosa di alieno affrontiamo l’altro con interazioni già conosciute ignorando che ce ne possano essere di diverse, di misteriose, nuove, fresche - del resto siamo umani, cerchiamo forme di vita intelligente nell’universo ma non accettiamo la diversità. prot è un abitante di K-PAX o un paziente psichiatrico che ha inventato una storia quasi convincente? E quanto vale la pena indagare nelle vite degli altri portando avanti la nostra idea?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66309363</guid><pubDate>Thu, 29 May 2025 06:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/66309363/lri_431_k_pax_28_05_25_10_28.mp3" length="12531788" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Concludo questo libro con le sensazioni con cui dovrebbe concludersi un buon libro: con sorpresa. Mi capita di rado di partecipare attivamente alle conversazioni tra i personaggi, ma più volte in questa vicenda mi sono trovata a pensare “Te l’ha già...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Concludo questo libro con le sensazioni con cui dovrebbe concludersi un buon libro: con sorpresa. Mi capita di rado di partecipare attivamente alle conversazioni tra i personaggi, ma più volte in questa vicenda mi sono trovata a pensare “Te l’ha già detto” “ma come fa ad essere così preciso, forza” “abbandona l’approccio psichiatrico e credigli”. Non è una storia da cardiopalma e colpo di scena, non è una storia di fantascienza, piuttosto racconta della presunzione tutta umana di sapere il massimo dello scibile, di avere la chiave giusta; se dovessi pensare a questo libro come un grafico sarebbe una sinusoide, un saliscendi di certezze che si indeboliscono, poi si fortificano per poi disgregarsi e ricompattarsi. Da fan di Doctor Who - un signore del tempo con sembianze umane e due cuori proveniente dal pianeta Gallifrey - non ho avuto alcuna esitazione a dar fiducia a prot e a ciò che raccontava; credere è un atto di fede e nel rapporto con gli altri spesso tendiamo a dare ascolto alla storia che ci è più familiare e che ci fa impazzire meno, quando ci approcciamo a qualcosa di alieno affrontiamo l’altro con interazioni già conosciute ignorando che ce ne possano essere di diverse, di misteriose, nuove, fresche - del resto siamo umani, cerchiamo forme di vita intelligente nell’universo ma non accettiamo la diversità. prot è un abitante di K-PAX o un paziente psichiatrico che ha inventato una storia quasi convincente? E quanto vale la pena indagare nelle vite degli altri portando avanti la nostra idea?]]></itunes:summary><itunes:duration>784</itunes:duration><itunes:keywords>accentoedizioni,bookblogger,booklover,consiglidilettura,doctorwho,fantascienza,genebrewer,kpax,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libriletti,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,librodelmese,podcastsuilibri,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ab678364c3833414ca86272aff1bb8c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Io non so parlar d'amore - HOW TO LOVE di Alex Norris (L'Ippocampo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/io-non-so-parlar-d-amore-how-to-love-di-alex-norris-l-ippocampo--65213640</link><description><![CDATA[Amiche e amici, sorpresa! Non è realmente un manuale su come amare. Mi sono piuttosto imbattuta in un adorabile (inteso come da adorare, non come quando si parla dei canini e dei gattini) graphic novel su come accettare me stessa in relazione all’amore, in relazione al non amore, in relazione agli amici. E a cosa serviva un altro compendio su quanto sia necessario prima amare sé stessi che gli altri, su quanto l’amore abbiamo mille facce e mille risvolti se queste cose le sapevamo già tutte? 1) è un libro illustrato, e in questo caso “ti devo fare un disegnino??” è una giusta frase 2) non le sapevamo già, perché nei sentimenti noi siamo come un libro già scritto con tutto ciò che abbiamo assorbito dalle favole e dalle commedie romantiche e poi ogni tanto proviamo a scriverci sopra degli appunti - che però rispetto alla stampa nera di quei modelli così radicati ci scalfiscono, ma non ci colpiscono. Ho poche parole e tutte troppo banali per questo libro, all’apparenza così semplice, ma nel profondo così tenero, dolce, avvolgente, simpatico, chiaro, commovente: lui stesso si presenta come un libro che non può avere la stessa faccia con tutti, perché un libro prende vita nelle mani di chi lo legge, e per me è stato tutti gli aggettivi che vedete sopra. Leggetelo quando ne avrete voglia, amatelo con i vostri tempi e i vostri modi, la sua bellezza starà nel contrasto tra i sentimenti che vi parranno di facile lettura e quella parte di voi restia al pieno senso dell’amore: noi siamo lì nel mezzo! (Ecco perché serve questo graphic novel deve essere conosciuto!)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65213640</guid><pubDate>Mon, 31 Mar 2025 06:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/65213640/lri_430_how_to_love_29_03_25_10_26.mp3" length="14885734" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Amiche e amici, sorpresa! Non è realmente un manuale su come amare. Mi sono piuttosto imbattuta in un adorabile (inteso come da adorare, non come quando si parla dei canini e dei gattini) graphic novel su come accettare me stessa in relazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Amiche e amici, sorpresa! Non è realmente un manuale su come amare. Mi sono piuttosto imbattuta in un adorabile (inteso come da adorare, non come quando si parla dei canini e dei gattini) graphic novel su come accettare me stessa in relazione all’amore, in relazione al non amore, in relazione agli amici. E a cosa serviva un altro compendio su quanto sia necessario prima amare sé stessi che gli altri, su quanto l’amore abbiamo mille facce e mille risvolti se queste cose le sapevamo già tutte? 1) è un libro illustrato, e in questo caso “ti devo fare un disegnino??” è una giusta frase 2) non le sapevamo già, perché nei sentimenti noi siamo come un libro già scritto con tutto ciò che abbiamo assorbito dalle favole e dalle commedie romantiche e poi ogni tanto proviamo a scriverci sopra degli appunti - che però rispetto alla stampa nera di quei modelli così radicati ci scalfiscono, ma non ci colpiscono. Ho poche parole e tutte troppo banali per questo libro, all’apparenza così semplice, ma nel profondo così tenero, dolce, avvolgente, simpatico, chiaro, commovente: lui stesso si presenta come un libro che non può avere la stessa faccia con tutti, perché un libro prende vita nelle mani di chi lo legge, e per me è stato tutti gli aggettivi che vedete sopra. Leggetelo quando ne avrete voglia, amatelo con i vostri tempi e i vostri modi, la sua bellezza starà nel contrasto tra i sentimenti che vi parranno di facile lettura e quella parte di voi restia al pieno senso dell’amore: noi siamo lì nel mezzo! (Ecco perché serve questo graphic novel deve essere conosciuto!)]]></itunes:summary><itunes:duration>931</itunes:duration><itunes:keywords>alexnorris,amore,bookblogger,booklover,commediaromantica,consiglidilettura,howtolove,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,librisullamore,librodelgiorno,librodellasettimana,lippocampo,lippocampoedizioni,podcastsuilibri,recensioni,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c0993df683e10ea5e82c29c420b53992.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tra ghigno e sorriso - KATIE di Michael McDowell (Neri Pozza)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tra-ghigno-e-sorriso-katie-di-michael-mcdowell-neri-pozza--64972449</link><description><![CDATA[Di solito i titoli dei libri, se proprio devono riportare un nome di persona, è quello dei protagonisti. Katie lo è? Non proprio, lo è come antipodo della dolcissima, benvoluta, onesta, altruista e tanti altri aggettivi bellissimi Philomela: senza di lei non esisterebbe. Per generalizzare, il bene in ciascuno di noi non avrebbe modo di essere individuato se accanto non avesse il male e Katie è semplicemente questo, puro male che mette il suo talento a servizio delle tenebre e come Eleanor in Blackwater ha un’immagine precisa ed è intrisa di poteri malv4gi. Ancora una volta Michael McDowell costruisce una storia completa dove la realtà sociale di fine ottocento fa da sfondo a una storia con un tocco sovrannaturale: si parla di povertà, di condivisione, di fatalità, di efferati cr1mini, dell’ingombrante presenza di Katie anche quando nei capitoli non esiste, anche quando tutto funziona: Katie la aspettiamo fino quasi a desiderarla tessere la sua tela silenziosa intorno all’anima buona di Philo. Eppure siamo persone buone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64972449</guid><pubDate>Thu, 20 Mar 2025 07:00:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/64972449/lri_429_katie_19_03_25_11_04.mp3" length="10296542" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Di solito i titoli dei libri, se proprio devono riportare un nome di persona, è quello dei protagonisti. Katie lo è? Non proprio, lo è come antipodo della dolcissima, benvoluta, onesta, altruista e tanti altri aggettivi bellissimi Philomela: senza di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Di solito i titoli dei libri, se proprio devono riportare un nome di persona, è quello dei protagonisti. Katie lo è? Non proprio, lo è come antipodo della dolcissima, benvoluta, onesta, altruista e tanti altri aggettivi bellissimi Philomela: senza di lei non esisterebbe. Per generalizzare, il bene in ciascuno di noi non avrebbe modo di essere individuato se accanto non avesse il male e Katie è semplicemente questo, puro male che mette il suo talento a servizio delle tenebre e come Eleanor in Blackwater ha un’immagine precisa ed è intrisa di poteri malv4gi. Ancora una volta Michael McDowell costruisce una storia completa dove la realtà sociale di fine ottocento fa da sfondo a una storia con un tocco sovrannaturale: si parla di povertà, di condivisione, di fatalità, di efferati cr1mini, dell’ingombrante presenza di Katie anche quando nei capitoli non esiste, anche quando tutto funziona: Katie la aspettiamo fino quasi a desiderarla tessere la sua tela silenziosa intorno all’anima buona di Philo. Eppure siamo persone buone.]]></itunes:summary><itunes:duration>644</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,booklover,bookstagram,consiglidilettura,horror,katie,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,librodelgiorno,librodellasettimana,michaelmcdowell,neripozza,podcastsuilibri,recensioni,recensionidilibri,thriller</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dc15005782dc81b794cec60c9a835a86.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Abitarsi - NON ESISTE UN POSTO AL MONDO di Maurizio Carucci (HarperCollins)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/abitarsi-non-esiste-un-posto-al-mondo-di-maurizio-carucci-harpercollins--63667229</link><description><![CDATA[Il titolo è aperto, come del resto è aperta la risposta alla domanda che a chiunque è sorta almeno una volta: c’è un posto per me? Banale sarebbe dire che no, non c’è alcun posto, ma Carucci racconta la sua storia di ragazzo di periferia, ragazzo di paesino e uomo di casale e questo rende la risposta più complessa, e facendolo parla di sé stesso, di aspettative, di ambiente, di un sistema in cui siamo immersi, di natura: se penso ad un tour degli Ex-Otago penso a tutt’altro che al silenzio delle montagne, per questo parte di questo libro è tanto spiazzante quanto rivelatrice; perché dovrei dare per scontato che possa essere un fanatico di rumori e persone? Perché diamo per scontato che il posto di qualcuno possa essere uno e uno soltanto; o perché ci aspettiamo dalla vita di trovare il nostro posto nel mondo? Vogliamo un luogo nostro, vogliamo sentirci giusti in un posto, o averne uno giusto per noi. Ci protendiamo fuori da noi cercando sempre una risposta chiara sperando di fermarci un secondo dopo la scoperta, una via definita che ci eviti di guardare quella nebulosa di incertezza, di vuoti, di paure, ma che rappresenta il vero motore di uno slancio costruttivo e che peraltro racchiude la reale possibilità di fermarsi. E respirare. “Un giorno buffo di cielo assolato Ci ritroveremo con un bel sorriso Per aver capito poco Di questo nostro cervello E dell'intero mondo Così complesso Così spericolato”]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63667229</guid><pubDate>Mon, 13 Jan 2025 07:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/63667229/lri_428_non_esiste_un_posto_al_mondo_12_01_25_22_02.mp3" length="11770684" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Il titolo è aperto, come del resto è aperta la risposta alla domanda che a chiunque è sorta almeno una volta: c’è un posto per me? Banale sarebbe dire che no, non c’è alcun posto, ma Carucci racconta la sua storia di ragazzo di periferia, ragazzo di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il titolo è aperto, come del resto è aperta la risposta alla domanda che a chiunque è sorta almeno una volta: c’è un posto per me? Banale sarebbe dire che no, non c’è alcun posto, ma Carucci racconta la sua storia di ragazzo di periferia, ragazzo di paesino e uomo di casale e questo rende la risposta più complessa, e facendolo parla di sé stesso, di aspettative, di ambiente, di un sistema in cui siamo immersi, di natura: se penso ad un tour degli Ex-Otago penso a tutt’altro che al silenzio delle montagne, per questo parte di questo libro è tanto spiazzante quanto rivelatrice; perché dovrei dare per scontato che possa essere un fanatico di rumori e persone? Perché diamo per scontato che il posto di qualcuno possa essere uno e uno soltanto; o perché ci aspettiamo dalla vita di trovare il nostro posto nel mondo? Vogliamo un luogo nostro, vogliamo sentirci giusti in un posto, o averne uno giusto per noi. Ci protendiamo fuori da noi cercando sempre una risposta chiara sperando di fermarci un secondo dopo la scoperta, una via definita che ci eviti di guardare quella nebulosa di incertezza, di vuoti, di paure, ma che rappresenta il vero motore di uno slancio costruttivo e che peraltro racchiude la reale possibilità di fermarsi. E respirare. “Un giorno buffo di cielo assolato Ci ritroveremo con un bel sorriso Per aver capito poco Di questo nostro cervello E dell'intero mondo Così complesso Così spericolato”]]></itunes:summary><itunes:duration>736</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,booklover,booktok,consiglidilettura,harpercollins,leggere,lerecensioniignoranti,lettori,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,librodelgiorno,librodellasettimana,mauriziocarucci,montagna,nonesisteunpostoalmondo,podcastsuilibri,recensioni,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/adb74fe17e72194d3ae0b1a222405125.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sono grande, ho fatto il test! - INGEGNERIA DELLA VITA ADULTA di Giorgia Fumo (HarperCollins)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sono-grande-ho-fatto-il-test-ingegneria-della-vita-adulta-di-giorgia-fumo-harpercollins--62750843</link><description><![CDATA[Per me essere adulta ha un’accezione veramente romantica: uscire da lavoro, improvvisare una spesa alla Coop dietro casa, ma sai che! Prendo anche una schiacciatina per pranzo perché non ho voglia di cucinare. In realtà essere adulti è spendere un sacco di soldi in servizi che non capisci del tutto, destreggiarti nel mercato libero, saperti comportare; per noi - forse, diventare grandi è questo. Chi sta ad un livello di adultaggine maggiore però pensa che dovremmo pensare a riprodurci e a fare lavori veri perché Rachel aveva 24 anni e già viveva da adulta, parlava da adulta e le sue ricadute nell’infantilità erano quasi imperdonabili perché dannazione, aveva 24 anni. UN SACCO DI ANNI per la me decenne che si appropinquava a guardare Friends senza capirne una battuta. Ora ho 7 anni in più di Rachel, non capisco cosa significhi effettivamente essere una persona adulta; so solo che se mi si rompe qualcosa chiamo i miei genitori, gli adulti pro X delle nostre vite. Concludo che forse essere adulti ora è come stare in cucina dopo aver cotto qualcosa alla griglia: stiamo immersi nella nebbia e sembra che ci vada bene così, ci lacrimano gli occhi e non sappiamo dare una spiegazione a questo fenomeno, stiamo provvedendo alla nostra sopravvivenza a tentoni biasimandoci per la scelta culinaria di nuovo perpetrata perché si impuzzolentisce il divano dell’open space, ma se cambiassimo stanza e ci vedessimo da fuori vedremmo delle creature tenere affaccendate in una mansione che sembra basica ma che in realtà sta in equilibrio su lavoro, soldi, solitudine, relazioni, voglia di festeggiare, voglia di dimostrare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62750843</guid><pubDate>Mon, 18 Nov 2024 07:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62750843/lri_427_ingegneria_della_vita_adulta_14_11_24_20_29.mp3" length="12151445" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Per me essere adulta ha un’accezione veramente romantica: uscire da lavoro, improvvisare una spesa alla Coop dietro casa, ma sai che! Prendo anche una schiacciatina per pranzo perché non ho voglia di cucinare. In realtà essere adulti è spendere un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per me essere adulta ha un’accezione veramente romantica: uscire da lavoro, improvvisare una spesa alla Coop dietro casa, ma sai che! Prendo anche una schiacciatina per pranzo perché non ho voglia di cucinare. In realtà essere adulti è spendere un sacco di soldi in servizi che non capisci del tutto, destreggiarti nel mercato libero, saperti comportare; per noi - forse, diventare grandi è questo. Chi sta ad un livello di adultaggine maggiore però pensa che dovremmo pensare a riprodurci e a fare lavori veri perché Rachel aveva 24 anni e già viveva da adulta, parlava da adulta e le sue ricadute nell’infantilità erano quasi imperdonabili perché dannazione, aveva 24 anni. UN SACCO DI ANNI per la me decenne che si appropinquava a guardare Friends senza capirne una battuta. Ora ho 7 anni in più di Rachel, non capisco cosa significhi effettivamente essere una persona adulta; so solo che se mi si rompe qualcosa chiamo i miei genitori, gli adulti pro X delle nostre vite. Concludo che forse essere adulti ora è come stare in cucina dopo aver cotto qualcosa alla griglia: stiamo immersi nella nebbia e sembra che ci vada bene così, ci lacrimano gli occhi e non sappiamo dare una spiegazione a questo fenomeno, stiamo provvedendo alla nostra sopravvivenza a tentoni biasimandoci per la scelta culinaria di nuovo perpetrata perché si impuzzolentisce il divano dell’open space, ma se cambiassimo stanza e ci vedessimo da fuori vedremmo delle creature tenere affaccendate in una mansione che sembra basica ma che in realtà sta in equilibrio su lavoro, soldi, solitudine, relazioni, voglia di festeggiare, voglia di dimostrare.]]></itunes:summary><itunes:duration>760</itunes:duration><itunes:keywords>adulti,bookbloggeritalia,booklover,consiglidilettura,crescere,giorgiafumo,harpercollins,ingegneriadellavitaadulta,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,librodelgiorno,librodellasettimana,millennials,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ba7cc2a6b89947aa7bc2f51171aa790.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non cresci più, a tratti è normale - IL MALE CHE NON C'È di Giulia Caminito (Bompiani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-cresci-piu-a-tratti-e-normale-il-male-che-non-c-e-di-giulia-caminito-bompiani--62707528</link><description><![CDATA[Vorrei esprimermi in maniera migliore su questo romanzo, ma credo che alla fine arriverò a dire soltanto qualche banalità in serie, lontanissima anni luce da ciò che sto provando. Non è un “classico” libro sulla salute mentale; racchiude in sé le cause sociali e familiari che portano a determinate situazioni, alla nascita di quella nostra personale Catastrofe che ci sussurra o semplicemente si mostra presente quando qualcosa di anche irrisorio non funziona. Ogni etichetta a questa storia è riduttiva: c’è una frase che mi rimbomba in testa, la riporto imprecisamente perché bisogna che arriviate anche voi (spero) a sentirla come la sento io. Questa frase è “meglio un giardino con le buche che un giardino esploso”. Il giardino però rimane dilaniato, alla ricerca di qualcosa che non c’è - o meglio, a quel punto c’è, come indica quel “non” in minuscolo che sta contemporaneamente a chiedermi con tenero scherno cosa mi aspettassi di trovare, ma anche a rassicurarmi che esiste in effetti qualcosa che buca il giardino, che l’immaginazione e la paura sono così forti da essere detonatori. Cara catastrofe lo cantava anche Vasco Brondi - Adesso che sei forte, che se piangi ti si arrugginiscono le guance - come se il la percezione del contatto con la realtà fosse irrimediabilmente disastrosa. La catastrofe era addirittura cara, così come ho guardato io Catastrofe per questo Loris al pari dell’armadillo di Zerocalcare, una compagna di viaggio, di vita, da cui è impossibile scindersi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62707528</guid><pubDate>Wed, 13 Nov 2024 07:00:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62707528/lri_426_il_male_che_non_c_e_12_11_24_17_53.mp3" length="11104875" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Vorrei esprimermi in maniera migliore su questo romanzo, ma credo che alla fine arriverò a dire soltanto qualche banalità in serie, lontanissima anni luce da ciò che sto provando. Non è un “classico” libro sulla salute mentale; racchiude in sé le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Vorrei esprimermi in maniera migliore su questo romanzo, ma credo che alla fine arriverò a dire soltanto qualche banalità in serie, lontanissima anni luce da ciò che sto provando. Non è un “classico” libro sulla salute mentale; racchiude in sé le cause sociali e familiari che portano a determinate situazioni, alla nascita di quella nostra personale Catastrofe che ci sussurra o semplicemente si mostra presente quando qualcosa di anche irrisorio non funziona. Ogni etichetta a questa storia è riduttiva: c’è una frase che mi rimbomba in testa, la riporto imprecisamente perché bisogna che arriviate anche voi (spero) a sentirla come la sento io. Questa frase è “meglio un giardino con le buche che un giardino esploso”. Il giardino però rimane dilaniato, alla ricerca di qualcosa che non c’è - o meglio, a quel punto c’è, come indica quel “non” in minuscolo che sta contemporaneamente a chiedermi con tenero scherno cosa mi aspettassi di trovare, ma anche a rassicurarmi che esiste in effetti qualcosa che buca il giardino, che l’immaginazione e la paura sono così forti da essere detonatori. Cara catastrofe lo cantava anche Vasco Brondi - Adesso che sei forte, che se piangi ti si arrugginiscono le guance - come se il la percezione del contatto con la realtà fosse irrimediabilmente disastrosa. La catastrofe era addirittura cara, così come ho guardato io Catastrofe per questo Loris al pari dell’armadillo di Zerocalcare, una compagna di viaggio, di vita, da cui è impossibile scindersi.]]></itunes:summary><itunes:duration>694</itunes:duration><itunes:keywords>bompiani,bompianieditore,booklover,consiglidilettura,editoria,giuliacaminito,ilmalechenoncè,ipocondria,leggere,lerecensioniignoranti,libri,libriconsigliati,librodelgiorno,librodellasettimana,millennials,parlaredilibri,podcastsuilibri,recensioni,recensionidilibri,trentanni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0578fe8e060058015fa2e6718f09c9a7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Jedi e altri eroismi - EROTICA DEI SENTIMENTI di Maura Gancitano (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/jedi-e-altri-eroismi-erotica-dei-sentimenti-di-maura-gancitano-einaudi--62192663</link><description><![CDATA[Di solito scrivo sempre di getto qualcosa dopo aver terminato una lettura e non vorrei che questa facesse eccezione, ma ho un problema: mi piace sempre ripetere l’inflazionata e poetica frase “Sono i libri che leggono me” ma questo un po’ mi ha letto, un po’ mi ha interrogato. Io non so bene come rispondere a questa interrogazione e mi sento molto in difficoltà, tanto che temo non solo di non aver capito, ma anche di non avere soluzione e forse la chiave è proprio questa. Mi chiedo Chi sono? Perché sono così? E poi di nuovo Chi sono? Tutto parte dall’impareggiabile sensazione di inadeguatezza che provo pensando alla mia adolescenza, il momento della vita in cui ho iniziato credo definitivamente a sentirmi sbagliata, eccessiva, drammatica, esagerata, fuori contesto. Perché lo ero? Perché volevo piacere allə altrə e pensavo che fosse l’unico modo, del resto a nessunə interessava una noiosa ragazzina (bruttacchiola) e fissata con la politica e con Pierluigi Bersani. Finora, per altri 16 anni, ho avuto la convinzione che la responsabilità della mia inadeguatezza fosse mia e solo mia; non basta dirmi che il problema non ero io, e anzi, che quello che io consideravo problema non lo doveva essere se non sotto certi aspetti che con un’educazione alla s3ssu4lità probabilmente avrei potuto affrontare con cognizione di causa. Perché non parlavo con i miei genitori? Perché era più facile sentirsi sbagliata? Perché lə adultə erano il male? E adesso IO sono il male? Che non riesco ancora a mettere in fila emozioni, sentimenti e conseguenze o che mi ostino a farlo quando serve a poco? E perché devo sempre mettere in fila? Sembra sciocco pensare che mi ci sia voluto un libro per rendermi conto dell’influenza del contesto sociale su come conduciamo la nostra vita non solo nel pubblico, ma anche nel nostro privato fino al nostro intimo, per riproiettarsi poi fuori. Ma delle volte, le cose ovvie non sono ovvie: non basta dirsi di non essere sbagliatə. Questo ritorno al pubblico lo penso così: ciò che faccio, come agisco, è come quando penso ad una meravigliosa opera d’arte ideata da me. Penso di disegnare uno splendido paesaggio, è nitido nella mia mente, dalle forme ai colori, agli spazi. È tutto così chiaro ma io solo alla fine mi ricordo che disegno di m3rda. E quindi l’opera d’arte che ho disegnato nella mia mente viene fuori semplicemente una m3rd4. Si parla tanto di educazione sentimentale ed emotiva, di come potrebbe migliorare le nostre vite, le nostre relazioni - di qualsiasi natura siano, il nostro modo di abitare il mondo: un percorso così lo si inizia ad elaborare quando accettiamo di essere vulnerabili, incastratə ma al tempo stesso in movimento, in continua metamorfosi e non sempre consapevoli e a maggior ragione padronə di ciò che attuiamo. Non smettiamo mai di essere influenzatə da ciò che c’è fuori, è come se pretendessimo di uscire in inverno in costume e infradito. L’educazione sentimentale ci aiuterebbe a capire perché usciamo tuttə col piumino, anche se sotto rimaniamo sempre e meravigliosamente persone diverse, collegate ma indipendenti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62192663</guid><pubDate>Thu, 03 Oct 2024 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/62192663/lri_425_erotica_dei_sentimenti_02_10_24_11_06.mp3" length="17429851" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Di solito scrivo sempre di getto qualcosa dopo aver terminato una lettura e non vorrei che questa facesse eccezione, ma ho un problema: mi piace sempre ripetere l’inflazionata e poetica frase “Sono i libri che leggono me” ma questo un po’ mi ha letto,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Di solito scrivo sempre di getto qualcosa dopo aver terminato una lettura e non vorrei che questa facesse eccezione, ma ho un problema: mi piace sempre ripetere l’inflazionata e poetica frase “Sono i libri che leggono me” ma questo un po’ mi ha letto, un po’ mi ha interrogato. Io non so bene come rispondere a questa interrogazione e mi sento molto in difficoltà, tanto che temo non solo di non aver capito, ma anche di non avere soluzione e forse la chiave è proprio questa. Mi chiedo Chi sono? Perché sono così? E poi di nuovo Chi sono? Tutto parte dall’impareggiabile sensazione di inadeguatezza che provo pensando alla mia adolescenza, il momento della vita in cui ho iniziato credo definitivamente a sentirmi sbagliata, eccessiva, drammatica, esagerata, fuori contesto. Perché lo ero? Perché volevo piacere allə altrə e pensavo che fosse l’unico modo, del resto a nessunə interessava una noiosa ragazzina (bruttacchiola) e fissata con la politica e con Pierluigi Bersani. Finora, per altri 16 anni, ho avuto la convinzione che la responsabilità della mia inadeguatezza fosse mia e solo mia; non basta dirmi che il problema non ero io, e anzi, che quello che io consideravo problema non lo doveva essere se non sotto certi aspetti che con un’educazione alla s3ssu4lità probabilmente avrei potuto affrontare con cognizione di causa. Perché non parlavo con i miei genitori? Perché era più facile sentirsi sbagliata? Perché lə adultə erano il male? E adesso IO sono il male? Che non riesco ancora a mettere in fila emozioni, sentimenti e conseguenze o che mi ostino a farlo quando serve a poco? E perché devo sempre mettere in fila? Sembra sciocco pensare che mi ci sia voluto un libro per rendermi conto dell’influenza del contesto sociale su come conduciamo la nostra vita non solo nel pubblico, ma anche nel nostro privato fino al nostro intimo, per riproiettarsi poi fuori. Ma delle volte, le cose ovvie non sono ovvie: non basta dirsi di non essere sbagliatə. Questo ritorno al pubblico lo penso così: ciò che faccio, come agisco, è come quando penso ad una meravigliosa opera d’arte ideata da me. Penso di disegnare uno splendido paesaggio, è nitido nella mia mente, dalle forme ai colori, agli spazi. È tutto così chiaro ma io solo alla fine mi ricordo che disegno di m3rda. E quindi l’opera d’arte che ho disegnato nella mia mente viene fuori semplicemente una m3rd4. Si parla tanto di educazione sentimentale ed emotiva, di come potrebbe migliorare le nostre vite, le nostre relazioni - di qualsiasi natura siano, il nostro modo di abitare il mondo: un percorso così lo si inizia ad elaborare quando accettiamo di essere vulnerabili, incastratə ma al tempo stesso in movimento, in continua metamorfosi e non sempre consapevoli e a maggior ragione padronə di ciò che attuiamo. Non smettiamo mai di essere influenzatə da ciò che c’è fuori, è come se pretendessimo di uscire in inverno in costume e infradito. L’educazione sentimentale ci aiuterebbe a capire perché usciamo tuttə col piumino, anche se sotto rimaniamo sempre e meravigliosamente persone diverse, collegate ma indipendenti.]]></itunes:summary><itunes:duration>1090</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,booklover,consiglidilettura,educazionesentimentale,emozioni,eroticadeisentimenti,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,mauragancitano,parlaredilibri,podcastsuilibri,pulsioni,recensionidilibri,saggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/420c796ef65694041612e75f9e242b4e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa rimane alla fine - IL NOSTRO GRANDE NIENTE di Emanuele Adrovandi (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-rimane-alla-fine-il-nostro-grande-niente-di-emanuele-adrovandi-einaudi--61049618</link><description><![CDATA[È tutta una questione di tempo: esserci, non esserci. Esserci con la paura di non esserci più. Di sapere che il mondo va avanti anche senza di noi. Pensare alla vita di chi rimane senza di noi, in particolare quella di chi consapevolmente ci aveva scelto, è un giochino m4c4bro che abbiamo almeno una volta fatto quasi tutti (almeno io l’ho pensato): e che farebbero? È credibile che andrebbero avanti, non è che possono stare a rimpiangere per la vita i bei tempi andati. Però, ecco, la questione che ci tocca più da vicino, nel quotidiano, è «E se un giorno scegliesse di andare avanti senza di me, di fatto precludendomi di esistere nel presente nella sua vita?»: quindi diventerebbe un dilemma legato ad una scelta, che a sua volta sarebbe legata allo scorrere del tempo e alla diversa combinazione delle persone che siamo diventate rispetto a prima. A noi interessa? No, a noi del tempo ce ne frega quando ci pare. Perché per quanto le relazioni costituiscano il primo importante tassello nella vita di una persona, la nostra considerazione di noi è profondamente così alta (e non c’entra con l’autostima) che l’idea di essere scartati peserebbe tanto quanto l’idea di non esistere più per una fatalità; e quindi tutto torna a noi, e solo a noi. Ai “non so perché ma ti amo”, al ciclopico senso di importanza che ci dà l’avere qualcosa di speciale con qualcuno, alla pretesa di averlo a tutti i costi - fosse anche ingoiare rospi - al fatto che no, non può essere che sia finito l’amore perché non sono stata IO che l’ho sentito e fatto finire. Per arrivare al tema musicale costituito da There is a light that never goes out, che personalmente ho sempre trovato una canzone così lucidamente folle - e viceversa - che non poteva che fare da contorno in questa storia: finire insieme per appartenersi per sempre. Egoisticamente umano. Un tipo ha recensito questo libro dicendo in maniera abbastanza forbita che era troppo triste (parafraso perché non ricordo): beh, in quanto a mestizia, in tono altrettanto aulico, va in c**o a parecchi, ma cos’altro dovevamo aspettarci? Basil l’investigatopo? Le avventure di Bianca e Bernie?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61049618</guid><pubDate>Mon, 19 Aug 2024 06:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/61049618/lri_424_il_nostro_grande_niente_16_08_24_09_35.mp3" length="16312229" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>È tutta una questione di tempo: esserci, non esserci. Esserci con la paura di non esserci più. Di sapere che il mondo va avanti anche senza di noi. Pensare alla vita di chi rimane senza di noi, in particolare quella di chi consapevolmente ci aveva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[È tutta una questione di tempo: esserci, non esserci. Esserci con la paura di non esserci più. Di sapere che il mondo va avanti anche senza di noi. Pensare alla vita di chi rimane senza di noi, in particolare quella di chi consapevolmente ci aveva scelto, è un giochino m4c4bro che abbiamo almeno una volta fatto quasi tutti (almeno io l’ho pensato): e che farebbero? È credibile che andrebbero avanti, non è che possono stare a rimpiangere per la vita i bei tempi andati. Però, ecco, la questione che ci tocca più da vicino, nel quotidiano, è «E se un giorno scegliesse di andare avanti senza di me, di fatto precludendomi di esistere nel presente nella sua vita?»: quindi diventerebbe un dilemma legato ad una scelta, che a sua volta sarebbe legata allo scorrere del tempo e alla diversa combinazione delle persone che siamo diventate rispetto a prima. A noi interessa? No, a noi del tempo ce ne frega quando ci pare. Perché per quanto le relazioni costituiscano il primo importante tassello nella vita di una persona, la nostra considerazione di noi è profondamente così alta (e non c’entra con l’autostima) che l’idea di essere scartati peserebbe tanto quanto l’idea di non esistere più per una fatalità; e quindi tutto torna a noi, e solo a noi. Ai “non so perché ma ti amo”, al ciclopico senso di importanza che ci dà l’avere qualcosa di speciale con qualcuno, alla pretesa di averlo a tutti i costi - fosse anche ingoiare rospi - al fatto che no, non può essere che sia finito l’amore perché non sono stata IO che l’ho sentito e fatto finire. Per arrivare al tema musicale costituito da There is a light that never goes out, che personalmente ho sempre trovato una canzone così lucidamente folle - e viceversa - che non poteva che fare da contorno in questa storia: finire insieme per appartenersi per sempre. Egoisticamente umano. Un tipo ha recensito questo libro dicendo in maniera abbastanza forbita che era troppo triste (parafraso perché non ricordo): beh, in quanto a mestizia, in tono altrettanto aulico, va in c**o a parecchi, ma cos’altro dovevamo aspettarci? Basil l’investigatopo? Le avventure di Bianca e Bernie?]]></itunes:summary><itunes:duration>1020</itunes:duration><itunes:keywords>amore,bookblogger,bookinfluencer,consiglidilettura,consigliolibri,einaudi,einaudieditore,emanuelealdrovandi,ilnostrograndeniente,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri,relazioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f6a005aebe84a8f06dabd53489bce437.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giustizia e altri misteri - CESARE BECCARIA CONTRO LA BESTIA di Alessandro Refrigeri (Accento)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giustizia-e-altri-misteri-cesare-beccaria-contro-la-bestia-di-alessandro-refrigeri-accento--60988045</link><description><![CDATA[Purtroppo di Refrigeri non possiamo dire in nomen omen perché non rappresenta sicuramente una garanzia per il raffrescamento dell’aria. Una volta giocatami questa battuta di spirito vado avanti. Il suo romanzo - che, ammetto, ho iniziato con qualche riserva seppur immotivata - si è rivelato davvero brillante, e diciamolo: si gode a leggere i capolavori conclamati, ma si gode ancora di più di queste sorprese. Praticamente, Cesare Beccaria viene chiamato a Milano a risolvere il caso di una Bestia che sta facendo una carn3ficina tra la popolazione. Hanno tutti perso la testa perché questo n3m1co potrebbe essere ovunque, potrebbe circondarli potrebbero essere molti, potrebbe essere colpa dei circensi, potrebbe essere colpa di chiunque, e nonostante la chiamata dell’illuminista continuano a fare del panico la loro massima guida. Questo romanzo basato su una storia vera racconta di come da sempre l’impeto della paura prevalga sulla ragione, sradicando la giustizia dal suo senso più alto e relegandola a imposizione di una pena, a vendetta più bieca. La giustizia è un’ideale bellissimo, ma si trova a scontrarsi con la religione e con l’essere umano, che di sé stesso e del credo rimane vittima e manipolatore. Quale differenza c’è tra i comizi del 1792 e le notizie enfatizzate, ritoccate, mal raccontate dei media oggi? Quale differenza c’è tra un contadino che imbraccia un fuc1le per la prima volta e un popolo che pensa di poter esprimere ogni idea su un social network? Entrambi agiscono gridando alla libertà, da un giogo e di espressione, ma quanto possiamo parlarne se poi ne vengono fatte le spese in maniera vi0l3nta e discr1min4toria?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60988045</guid><pubDate>Mon, 12 Aug 2024 06:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60988045/lri_423_cesare_beccaria_contro_la_bestia_11_08_24_17_26.mp3" length="10106371" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Purtroppo di Refrigeri non possiamo dire in nomen omen perché non rappresenta sicuramente una garanzia per il raffrescamento dell’aria. Una volta giocatami questa battuta di spirito vado avanti. Il suo romanzo - che, ammetto, ho iniziato con qualche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Purtroppo di Refrigeri non possiamo dire in nomen omen perché non rappresenta sicuramente una garanzia per il raffrescamento dell’aria. Una volta giocatami questa battuta di spirito vado avanti. Il suo romanzo - che, ammetto, ho iniziato con qualche riserva seppur immotivata - si è rivelato davvero brillante, e diciamolo: si gode a leggere i capolavori conclamati, ma si gode ancora di più di queste sorprese. Praticamente, Cesare Beccaria viene chiamato a Milano a risolvere il caso di una Bestia che sta facendo una carn3ficina tra la popolazione. Hanno tutti perso la testa perché questo n3m1co potrebbe essere ovunque, potrebbe circondarli potrebbero essere molti, potrebbe essere colpa dei circensi, potrebbe essere colpa di chiunque, e nonostante la chiamata dell’illuminista continuano a fare del panico la loro massima guida. Questo romanzo basato su una storia vera racconta di come da sempre l’impeto della paura prevalga sulla ragione, sradicando la giustizia dal suo senso più alto e relegandola a imposizione di una pena, a vendetta più bieca. La giustizia è un’ideale bellissimo, ma si trova a scontrarsi con la religione e con l’essere umano, che di sé stesso e del credo rimane vittima e manipolatore. Quale differenza c’è tra i comizi del 1792 e le notizie enfatizzate, ritoccate, mal raccontate dei media oggi? Quale differenza c’è tra un contadino che imbraccia un fuc1le per la prima volta e un popolo che pensa di poter esprimere ogni idea su un social network? Entrambi agiscono gridando alla libertà, da un giogo e di espressione, ma quanto possiamo parlarne se poi ne vengono fatte le spese in maniera vi0l3nta e discr1min4toria?]]></itunes:summary><itunes:duration>632</itunes:duration><itunes:keywords>accentoedizioni,bestia,book,bookblogger,cesarebeccaria,cesarebeccariacontrolabestia,consiglidilettura,deidelittiedellepene,giallo,giustizia,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libriconsigliati,librodelgiorno,librodellasettimana,librogiallo,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/98bc5ed4f0bec88f15e5bb718d99e74b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Procrastinare - ONE DAY di David Nicholls (Neri Pozza)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/procrastinare-one-day-di-david-nicholls-neri-pozza--60925807</link><description><![CDATA[Un giorno in che senso? Nel senso di un giorno: il 15 luglio? Nel senso di Forse un giorno? Un giorno nel futuro allora Emma e Dexter. Stai lì a guardarli mentre si pensano da lontano, mentre si vorrebbero raccontare la vita, le giornate e fra sé e sé si confessano innamorati e dici Ma perché non ve lo dite. Perché funziona così, quando una cosa è troppo bella l’idea di modificarla è terrificante, ma cosa ma ormai siamo amici da una vita ma figurati se. E quindi accontentarsi diventa meglio perché si sta bene comunque ma si prendono due strade separate, ci si perde anche di vista ma ci si pensa lo stesso: tutto delle strade, dei discorsi, ti ricorda l’altra persona. Un giorno nel futuro Emma e Dexter, Dexter e Emma - così ovvio per tutti, ma così divertente che poi ci si dimentica del dubbio e si passa oltre, alla prossima relazione, al prossimo lavoro, alla prossima vita, anche se quella lucina in fondo rimane sempre a puntarti gli occhi e ti acceca perché esiste. Un giorno per diciannove anni, Emma e Dexter si incontrano e si perdono, sembra che sia tutto l’anno, tutta la vita, ti arrabbi perché li vorresti insieme da subito, perché il romanzo è tipo la vita vera, che prima di sminchiare qualcosa ti tieni il bello della complicità che c’è. Non ci si pensa che poi magari è tardi, ma pentirsi in futuro non è come pentirsi ora, e lasciamo correre: carpe diem esiste solo nelle storie degli altri, nel frattempo un giorno forse.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60925807</guid><pubDate>Tue, 06 Aug 2024 06:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60925807/lri_422_one_day_05_08_24_10_38.mp3" length="12602841" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Un giorno in che senso? Nel senso di un giorno: il 15 luglio? Nel senso di Forse un giorno? Un giorno nel futuro allora Emma e Dexter. Stai lì a guardarli mentre si pensano da lontano, mentre si vorrebbero raccontare la vita, le giornate e fra sé e sé...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Un giorno in che senso? Nel senso di un giorno: il 15 luglio? Nel senso di Forse un giorno? Un giorno nel futuro allora Emma e Dexter. Stai lì a guardarli mentre si pensano da lontano, mentre si vorrebbero raccontare la vita, le giornate e fra sé e sé si confessano innamorati e dici Ma perché non ve lo dite. Perché funziona così, quando una cosa è troppo bella l’idea di modificarla è terrificante, ma cosa ma ormai siamo amici da una vita ma figurati se. E quindi accontentarsi diventa meglio perché si sta bene comunque ma si prendono due strade separate, ci si perde anche di vista ma ci si pensa lo stesso: tutto delle strade, dei discorsi, ti ricorda l’altra persona. Un giorno nel futuro Emma e Dexter, Dexter e Emma - così ovvio per tutti, ma così divertente che poi ci si dimentica del dubbio e si passa oltre, alla prossima relazione, al prossimo lavoro, alla prossima vita, anche se quella lucina in fondo rimane sempre a puntarti gli occhi e ti acceca perché esiste. Un giorno per diciannove anni, Emma e Dexter si incontrano e si perdono, sembra che sia tutto l’anno, tutta la vita, ti arrabbi perché li vorresti insieme da subito, perché il romanzo è tipo la vita vera, che prima di sminchiare qualcosa ti tieni il bello della complicità che c’è. Non ci si pensa che poi magari è tardi, ma pentirsi in futuro non è come pentirsi ora, e lasciamo correre: carpe diem esiste solo nelle storie degli altri, nel frattempo un giorno forse.]]></itunes:summary><itunes:duration>788</itunes:duration><itunes:keywords>15luglio,booklover,consiglidilettura,davidnicholls,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,neripozza,netflix,oneday,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri,ungiorno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ced2128c44ccbdd24ae53edf4cd95c8d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un regalo di compleanno - A PANDA PIACE...CAPIRSI di Giacomo Keison Bevilacqua (Gigaciao)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-regalo-di-compleanno-a-panda-piace-capirsi-di-giacomo-keison-bevilacqua-gigaciao--60390267</link><description><![CDATA[Ho sempre passato il tempo pensando a quello che mi mancava. Ma che dico…passo il tempo pensando a quello che mi manca. Quello che mi manca come persona, quello di cui penso di aver bisogno. Questo graphic novel l’ho comprato al Salone del libro e l’ho lasciato nella mia libreria a parlarsi con gli altri, fino al momento in cui ho capito che VOLEVO leggerlo. Riguardando i miei ultimi quattro anni vedo un’onda che si alza e si abbassa, vedo una me che reagisce e una me che si chiude a riccio lasciando tutti fuori. Vedo una me che si riprende i suoi spazi (ci prova) e poi li riperde nel caos della quotidianità, perché le priorità erano altre. Giacomo Keison Bevilacqua ha messo nero su bianco la sua esperienza, e non esiste niente di più prezioso al mondo: del resto quando dobbiamo fare un viaggio chiediamo consigli a chi c’è già stato, e perché non dovremmo fare lo stesso con altre tematiche che ci riguardano non tanto da vicino, quanto da dentro? Riguardando questi ultimi quattro anni, ho smesso per lunghi periodi di credere alla felicità, ho aspettato che ogni giorno si presentasse il pensiero intrusivo quotidiano finendo per crearlo, ho smesso di pensare che sarebbe arrivato un momento in cui sarei stata bene, ho finito per non uscire più, non confrontarmi più, ho iniziato ad avere delle ossessioni e degli atteggiamenti compulsivi che manovravano ogni mio gesto. Ci sono stati momenti in cui ascoltavo il mio corpo come se mi stesse tradendo. La prima volta che un amico mi ha tranquillizzato sulla respirazione era il 2020: gli dicevo che non riuscivo a respirare bene, che il fiato si bloccava, che avevo il fiatane e non riuscivo a soddisfare il mio bisogno di inspirazione. Mi ha risposto che il diaframma è un muscolo, e come tutti i muscoli con l’ansia si irrigidiscono e mi consigliò degli esercizi per sbloccarlo (grazie Alessandro). Però una volta capito questo sono iniziate altre sensazioni: le extrasistole, i giramenti di testa e altre cose poco piacevoli alle quali davo un peso enorme. Il mio medico mi ha chiesto se soffrissi di ansia e attacchi di panico. Ritrovo tanto di me in questo graphic novel, che non mi avrà risolto la vita, ma che si costituisce come un tassello che posso riprendere sotto mano ogni volta che vorrò e avrò bisogno (alcuni esercizi ho già iniziato a metterli in pratica). Negli ultimi quattro anni ho dato così tanta importanza a ciò che non ho e che ho perso, che l’unica cosa che realmente ho perso ero io, la mia curiosità, la mia luce, le mie risate sgangherate (un po’ le ha portate via la nonna quando se n’è andata), e pure ho perso di vista tutte le cose belle che mi sono successe e che ho creato, quindi adesso ne elencherò alcune in ordine sparso solo per la gioia di scriverle: sono tornata dallo psicologo, sono stata vicino ad una persona che mi ha cresciuto e che ho potuto festeggiare letteralmente fino al suo ultimo giorno, ho comprato casa, ho ripreso a frequentare i miei amici, ho accettato la fine di una relazione che non poteva funzionare, ho creato questo podcast con l’aiuto di persone meravigliose, ho avuto un nuovo ruolo a lavoro, l’altro giorno ho fatto una risata fortissima, ho deciso di andare al parco nel mio giorno libero, mi sono trasferita, ho ritrovato persone che non sentivo da anni, ho conosciuto persone che mi hanno arricchito. La strada è ancora lunghissima, ad esempio non diventare l’etichetta che mi viene affibbiata dalle altre persone, non caricarmi di ciò che gli altri pensano che io sia, volermi bene (che retorica, ma che verità), perché ha ragione il mio psicologo: quando non rimane nessuno, rimango io. La strada è ancora lunghissima e io ho una paura cane dei momenti che saranno di nuovo oscuri, ma pensare che potrò avere la consapevolezza di rendere questo buio meno buio, arredarlo e poi uscirne, mi tranquillizza. Speriamo bene, con fiducia. <br /><br />My mind is open wide And now I’m ready to start.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60390267</guid><pubDate>Sun, 16 Jun 2024 06:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60390267/lri_421_a_panda_piace_capirsi_15_06_24_00_15.mp3" length="16645342" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Ho sempre passato il tempo pensando a quello che mi mancava. Ma che dico…passo il tempo pensando a quello che mi manca. Quello che mi manca come persona, quello di cui penso di aver bisogno. Questo graphic novel l’ho comprato al Salone del libro e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ho sempre passato il tempo pensando a quello che mi mancava. Ma che dico…passo il tempo pensando a quello che mi manca. Quello che mi manca come persona, quello di cui penso di aver bisogno. Questo graphic novel l’ho comprato al Salone del libro e l’ho lasciato nella mia libreria a parlarsi con gli altri, fino al momento in cui ho capito che VOLEVO leggerlo. Riguardando i miei ultimi quattro anni vedo un’onda che si alza e si abbassa, vedo una me che reagisce e una me che si chiude a riccio lasciando tutti fuori. Vedo una me che si riprende i suoi spazi (ci prova) e poi li riperde nel caos della quotidianità, perché le priorità erano altre. Giacomo Keison Bevilacqua ha messo nero su bianco la sua esperienza, e non esiste niente di più prezioso al mondo: del resto quando dobbiamo fare un viaggio chiediamo consigli a chi c’è già stato, e perché non dovremmo fare lo stesso con altre tematiche che ci riguardano non tanto da vicino, quanto da dentro? Riguardando questi ultimi quattro anni, ho smesso per lunghi periodi di credere alla felicità, ho aspettato che ogni giorno si presentasse il pensiero intrusivo quotidiano finendo per crearlo, ho smesso di pensare che sarebbe arrivato un momento in cui sarei stata bene, ho finito per non uscire più, non confrontarmi più, ho iniziato ad avere delle ossessioni e degli atteggiamenti compulsivi che manovravano ogni mio gesto. Ci sono stati momenti in cui ascoltavo il mio corpo come se mi stesse tradendo. La prima volta che un amico mi ha tranquillizzato sulla respirazione era il 2020: gli dicevo che non riuscivo a respirare bene, che il fiato si bloccava, che avevo il fiatane e non riuscivo a soddisfare il mio bisogno di inspirazione. Mi ha risposto che il diaframma è un muscolo, e come tutti i muscoli con l’ansia si irrigidiscono e mi consigliò degli esercizi per sbloccarlo (grazie Alessandro). Però una volta capito questo sono iniziate altre sensazioni: le extrasistole, i giramenti di testa e altre cose poco piacevoli alle quali davo un peso enorme. Il mio medico mi ha chiesto se soffrissi di ansia e attacchi di panico. Ritrovo tanto di me in questo graphic novel, che non mi avrà risolto la vita, ma che si costituisce come un tassello che posso riprendere sotto mano ogni volta che vorrò e avrò bisogno (alcuni esercizi ho già iniziato a metterli in pratica). Negli ultimi quattro anni ho dato così tanta importanza a ciò che non ho e che ho perso, che l’unica cosa che realmente ho perso ero io, la mia curiosità, la mia luce, le mie risate sgangherate (un po’ le ha portate via la nonna quando se n’è andata), e pure ho perso di vista tutte le cose belle che mi sono successe e che ho creato, quindi adesso ne elencherò alcune in ordine sparso solo per la gioia di scriverle: sono tornata dallo psicologo, sono stata vicino ad una persona che mi ha cresciuto e che ho potuto festeggiare letteralmente fino al suo ultimo giorno, ho comprato casa, ho ripreso a frequentare i miei amici, ho accettato la fine di una relazione che non poteva funzionare, ho creato questo podcast con l’aiuto di persone meravigliose, ho avuto un nuovo ruolo a lavoro, l’altro giorno ho fatto una risata fortissima, ho deciso di andare al parco nel mio giorno libero, mi sono trasferita, ho ritrovato persone che non sentivo da anni, ho conosciuto persone che mi hanno arricchito. La strada è ancora lunghissima, ad esempio non diventare l’etichetta che mi viene affibbiata dalle altre persone, non caricarmi di ciò che gli altri pensano che io sia, volermi bene (che retorica, ma che verità), perché ha ragione il mio psicologo: quando non rimane nessuno, rimango io. La strada è ancora lunghissima e io ho una paura cane dei momenti che saranno di nuovo oscuri, ma pensare che potrò avere la consapevolezza di rendere questo buio meno buio, arredarlo e poi uscirne, mi tranquillizza. Speriamo bene, con fiducia. <br /><br />My mind is open wide And now I’m ready to start.]]></itunes:summary><itunes:duration>1041</itunes:duration><itunes:keywords>apandapiace,apandapiacecapirsi,booklover,consiglidilettura,giacomokeisonbevilacqua,gigaciao,graphicnovel,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libreria,libri,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastitalia,podcastsuilibri,psicologia,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0751d89e0808289277f6b123a3f79dfb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ipocondriaci emotivi - IL CUORE NON SI VEDE di Chiara Valerio (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ipocondriaci-emotivi-il-cuore-non-si-vede-di-chiara-valerio-einaudi--60087004</link><description><![CDATA[Conosco una persona il cui cuore è solo un’ombra, che vive in apnea e digerisce male. È una persona a cui voglio molto bene, il cui cuore so essere stato pulsante: adesso sono io che provo ad essere il suo cuore, perché mi innalzo con superbia a volerne interpretare la parte. Il muscolo incaricato di amministrare le relazioni non funziona come dovrebbe, si è annichilito e poi è sparito e in questo modo lascia tutto in freeze; si lascia guardare, studiare, si lascia sgridare a colpi d’ira, forse a volte vuole capire e ricordare è ciò che spera lo riaccenda - con nessun risultato. Forse a volte capisce che una scomparsa è l’unica via possibile per una ricreazione, ma se ci si sofferma troppo il cuore mancante corre veloce verso i pensieri facili: la memoria, appunto. Il cuore continua a non esistere perché esistere con difficoltà è più complesso che non esistere proprio, come tutti gli ostacoli che si frappongono fra noi e il futuro. Stare nel passato non si può, e ciò che verrà è incerto, quindi rimaniamo fermi, magari aspettando di essere salvati ma probabilmente ancora di più aspettando di scomparire del tutto. Il paradosso è che la scomparsa vibra nelle persone che la vivono indirettamente e a questo non c’è soluzione senza che si sgretolino piano anche loro, perdendo il cuore che hanno provato a prestare e che non hanno saputo come rimpiazzare - protagoniste di una storia in cui sono capitate loro malgrado.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60087004</guid><pubDate>Mon, 20 May 2024 06:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/60087004/lri_420_il_cuore_non_si_vede_19_05_24_09_07.mp3" length="11461812" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Conosco una persona il cui cuore è solo un’ombra, che vive in apnea e digerisce male. È una persona a cui voglio molto bene, il cui cuore so essere stato pulsante: adesso sono io che provo ad essere il suo cuore, perché mi innalzo con superbia a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Conosco una persona il cui cuore è solo un’ombra, che vive in apnea e digerisce male. È una persona a cui voglio molto bene, il cui cuore so essere stato pulsante: adesso sono io che provo ad essere il suo cuore, perché mi innalzo con superbia a volerne interpretare la parte. Il muscolo incaricato di amministrare le relazioni non funziona come dovrebbe, si è annichilito e poi è sparito e in questo modo lascia tutto in freeze; si lascia guardare, studiare, si lascia sgridare a colpi d’ira, forse a volte vuole capire e ricordare è ciò che spera lo riaccenda - con nessun risultato. Forse a volte capisce che una scomparsa è l’unica via possibile per una ricreazione, ma se ci si sofferma troppo il cuore mancante corre veloce verso i pensieri facili: la memoria, appunto. Il cuore continua a non esistere perché esistere con difficoltà è più complesso che non esistere proprio, come tutti gli ostacoli che si frappongono fra noi e il futuro. Stare nel passato non si può, e ciò che verrà è incerto, quindi rimaniamo fermi, magari aspettando di essere salvati ma probabilmente ancora di più aspettando di scomparire del tutto. Il paradosso è che la scomparsa vibra nelle persone che la vivono indirettamente e a questo non c’è soluzione senza che si sgretolino piano anche loro, perdendo il cuore che hanno provato a prestare e che non hanno saputo come rimpiazzare - protagoniste di una storia in cui sono capitate loro malgrado.]]></itunes:summary><itunes:duration>717</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,chiaravalerio,consiglidilettura,cuore,einaudi,einaudieditore,emotività,ilcuorenonsivede,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libro,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastitalia,podcastsuilibri,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ca379303a00935da2a3ccaefeef8f673.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ambiente: siamo il problema (ma anche la soluzione) - POSSIAMO SALVARE IL MONDO, PRIMA DI CENA di Jonathan Safran Foer (Guanda)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ambiente-siamo-il-problema-ma-anche-la-soluzione-possiamo-salvare-il-mondo-prima-di-cena-di-jonathan-safran-foer-guanda--59698255</link><description><![CDATA[Perdonatemi se non sarò all’altezza di un argomento così, perché è spinoso, perché si attacca alla quotidianità di ognunə di noi, perché graffia la nostra superficie e lacera la tranquillità in cui vorremmo vivere. Oppure distrugge il benessere emotivo nato da una colpa “in seconda”: sì, potrei fare qualcosa ma finché chi sta meglio di me non lo farà, è inutile che mi muova. Parlare di cambiamento climatico è noioso, ripetitivo, ci diciamo sempre che abbiamo superato il limite; quindi perché darsi tanta pena? Ma che significa darsi pena? Cosa significa sacrificio nella nostra società? Per la regola del più abbiamo e più vogliamo, ogni cosa che siamo chiamati a togliere diventa un sacrificio pure se non è essenziale per la nostra sopravvivenza, e la nostra poca vocazione al sacrificio poi va a gravare sulla sopravvivenza di chi il nostro privilegio non lo ha. E ci interessa? Prevalentemente no, finché non saremo noi quelli a rischio sopravvivenza. Che la Terra fosse un gioiello da preservare e curare lo capirono gli astronauti dell’Apollo 11 quando la videro dalla luna: una palla sospesa nel vuoto, brillante nel buio totale. Siamo nel pieno di una crisi ambientale e ancora facciamo i confronti con i decenni passati senza considerare i progressi industriali e dei nostri stili di vita. Proviamo a raccontarci che non è ancora tutto perduto, qualcuno che non saremo noi a vivere la vera Apocalisse, ringraziando di essere morto per quando avverranno cataclismi ben peggiori di quelli che viviamo adesso. Ma la verità è che ne siamo tutti consapevoli, ma troppo vigliacchi per cambiare il nostro stile di vita fatto di diversi viaggi in aereo all’anno, di braciate, di allevamenti intensivi, di ordini online che devono arrivare nell’arco di 24 ore, di moda a basso costo. Ma Foer tutto questo lo dice con la freddezza di chi fa ancora parte dei consapevoli colpevoli; ci dice che nessunə è un eroe capace di quasi azzerare il proprio impatto ambientale, ma in ogni battaglia c’è bisogno della partecipazione di tuttə e il modo più facile per prendere una posizione a favore dell’ambiente è ridurre drasticamente il consumo di prodotti di origine animale. Io, grande consumatrice di Kinder pinguì, continuerò a concedermeli quando mi andranno, seppur limitandone l’acquisto. Percepirò il cambiamento in maniera tangibile? No. Supporterò qualcuno a farlo? Sì. Siamo d’esempio per lə altrə, e non smettiamo di farci ispirare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59698255</guid><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 06:00:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/59698255/lri_419_possiamo_salvare_il_mondo_prima_di_cena_29_04_24_16_10.mp3" length="14814263" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Perdonatemi se non sarò all’altezza di un argomento così, perché è spinoso, perché si attacca alla quotidianità di ognunə di noi, perché graffia la nostra superficie e lacera la tranquillità in cui vorremmo vivere. Oppure distrugge il benessere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Perdonatemi se non sarò all’altezza di un argomento così, perché è spinoso, perché si attacca alla quotidianità di ognunə di noi, perché graffia la nostra superficie e lacera la tranquillità in cui vorremmo vivere. Oppure distrugge il benessere emotivo nato da una colpa “in seconda”: sì, potrei fare qualcosa ma finché chi sta meglio di me non lo farà, è inutile che mi muova. Parlare di cambiamento climatico è noioso, ripetitivo, ci diciamo sempre che abbiamo superato il limite; quindi perché darsi tanta pena? Ma che significa darsi pena? Cosa significa sacrificio nella nostra società? Per la regola del più abbiamo e più vogliamo, ogni cosa che siamo chiamati a togliere diventa un sacrificio pure se non è essenziale per la nostra sopravvivenza, e la nostra poca vocazione al sacrificio poi va a gravare sulla sopravvivenza di chi il nostro privilegio non lo ha. E ci interessa? Prevalentemente no, finché non saremo noi quelli a rischio sopravvivenza. Che la Terra fosse un gioiello da preservare e curare lo capirono gli astronauti dell’Apollo 11 quando la videro dalla luna: una palla sospesa nel vuoto, brillante nel buio totale. Siamo nel pieno di una crisi ambientale e ancora facciamo i confronti con i decenni passati senza considerare i progressi industriali e dei nostri stili di vita. Proviamo a raccontarci che non è ancora tutto perduto, qualcuno che non saremo noi a vivere la vera Apocalisse, ringraziando di essere morto per quando avverranno cataclismi ben peggiori di quelli che viviamo adesso. Ma la verità è che ne siamo tutti consapevoli, ma troppo vigliacchi per cambiare il nostro stile di vita fatto di diversi viaggi in aereo all’anno, di braciate, di allevamenti intensivi, di ordini online che devono arrivare nell’arco di 24 ore, di moda a basso costo. Ma Foer tutto questo lo dice con la freddezza di chi fa ancora parte dei consapevoli colpevoli; ci dice che nessunə è un eroe capace di quasi azzerare il proprio impatto ambientale, ma in ogni battaglia c’è bisogno della partecipazione di tuttə e il modo più facile per prendere una posizione a favore dell’ambiente è ridurre drasticamente il consumo di prodotti di origine animale. Io, grande consumatrice di Kinder pinguì, continuerò a concedermeli quando mi andranno, seppur limitandone l’acquisto. Percepirò il cambiamento in maniera tangibile? No. Supporterò qualcuno a farlo? Sì. Siamo d’esempio per lə altrə, e non smettiamo di farci ispirare.]]></itunes:summary><itunes:duration>926</itunes:duration><itunes:keywords>alimentazione,ambiente,bookblogger,booklover,cambiamentoclimatico,consiglidilettura,jonathansafranfoer,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastsuilibri,possiamosalvareilmondo,recensionidilibri,vegano,vegetariano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/563eabb14ab4e2d50ac8ce9c8aaf3175.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una domanda che dovrei farmi - PENSI DI STARE MEGLIO? di Edo Massa (Minimum Fax)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-domanda-che-dovrei-farmi-pensi-di-stare-meglio-di-edo-massa-minimum-fax--59399050</link><description><![CDATA[No, non oserei mai. Figurati. Ho pianto mentre ridevo, o meglio, ho riso mentre piangevo. Le due cose sono un po’ diverse anche se cambia solo l’ordine degli addendi. Apparentemente uguale, se Camillo ha 5 mele e poi ne compra altre 3, oppure ha 3 mele e poi ne compra altre 5, sono sempre 8. Ma è il bisogno delle mele che cambia, non so se mi spiego: al secondo Camillo tre mele non bastano proprio, tant’è che ne compra non altre 3, ma 5, ed evidentemente io avevo più bisogno di piangere fiumi di lacrime. Spero di essere stata chiara. Al di là delle vignette riderecce sulla difficoltà di condividere le emozioni, soprattutto se ne nella società sei chiamato a rappresentare la figura statuaria dell’uomo™️, la gestione delle emozioni è qualcosa che finché non ti trovi in un burrone pensi che sia una fanfaronata da femmine e pure da femmine senza self empowerment (aggiungo io). Gestire le emozioni, arrabbiarsi con criterio, soffrire guardando al futuro son quelle cose da compito a casa che non trovano applicazione nella realtà: complicare i comportamenti - invece - fa parte della realtà. In questo graphic novel si intrecciano la vita reale, la vita immaginata, la vita temuta, le relazioni reali, immaginate, temute; un invito a guardare dentro sé stessi per imparare a rapportarsi con gli altri, un piccolo diamante per ritrovare le grosse piattaforme salvagenti sparse nell’oceano dei dubbi e delle insicurezze, frasi che sembrano fatte, pensieri che sembrano banali ma che fanno rifiorire, il tutto tra un molto virile e poco collaborativo Batman e una molto fiscale e poco inclusiva Queer police. Tutto racchiudibile in una metafora che ho amato: sta meglio chi ca*a o chi sta a guardare?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59399050</guid><pubDate>Thu, 11 Apr 2024 06:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/59399050/lri_418_pensi_di_stare_meglio_10_04_24_19_45.mp3" length="12888307" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>No, non oserei mai. Figurati. Ho pianto mentre ridevo, o meglio, ho riso mentre piangevo. Le due cose sono un po’ diverse anche se cambia solo l’ordine degli addendi. Apparentemente uguale, se Camillo ha 5 mele e poi ne compra altre 3, oppure ha 3...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[No, non oserei mai. Figurati. Ho pianto mentre ridevo, o meglio, ho riso mentre piangevo. Le due cose sono un po’ diverse anche se cambia solo l’ordine degli addendi. Apparentemente uguale, se Camillo ha 5 mele e poi ne compra altre 3, oppure ha 3 mele e poi ne compra altre 5, sono sempre 8. Ma è il bisogno delle mele che cambia, non so se mi spiego: al secondo Camillo tre mele non bastano proprio, tant’è che ne compra non altre 3, ma 5, ed evidentemente io avevo più bisogno di piangere fiumi di lacrime. Spero di essere stata chiara. Al di là delle vignette riderecce sulla difficoltà di condividere le emozioni, soprattutto se ne nella società sei chiamato a rappresentare la figura statuaria dell’uomo™️, la gestione delle emozioni è qualcosa che finché non ti trovi in un burrone pensi che sia una fanfaronata da femmine e pure da femmine senza self empowerment (aggiungo io). Gestire le emozioni, arrabbiarsi con criterio, soffrire guardando al futuro son quelle cose da compito a casa che non trovano applicazione nella realtà: complicare i comportamenti - invece - fa parte della realtà. In questo graphic novel si intrecciano la vita reale, la vita immaginata, la vita temuta, le relazioni reali, immaginate, temute; un invito a guardare dentro sé stessi per imparare a rapportarsi con gli altri, un piccolo diamante per ritrovare le grosse piattaforme salvagenti sparse nell’oceano dei dubbi e delle insicurezze, frasi che sembrano fatte, pensieri che sembrano banali ma che fanno rifiorire, il tutto tra un molto virile e poco collaborativo Batman e una molto fiscale e poco inclusiva Queer police. Tutto racchiudibile in una metafora che ho amato: sta meglio chi ca*a o chi sta a guardare?]]></itunes:summary><itunes:duration>806</itunes:duration><itunes:keywords>booklover,consiglidilettura,edomassa,graphicnovel,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,minimumfax,pensidistaremeglio,podcast,podcastsuilibri,psicologia,recensioni,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/db594af08c9c4e3ee75574ec0b82da15.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ottimismo è il profumo della vita - MORIREMO TUTTI, MA NON OGGI di Emily Austin (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ottimismo-e-il-profumo-della-vita-moriremo-tutti-ma-non-oggi-di-emily-austin-blackie-edizioni--59177597</link><description><![CDATA[Sono quel tipo di persona che per aprire questo libro - e per scrivere queste parole - ha dovuto fare un difficile passo: per prima cosa ho paura di stuzzicare il destino e poi sapevo che mi sarei imbattuta in una personalità molto familiare. Tante volte da piccola, ma anche adesso, penso alla fine del mondo e penso alle bare che volteggiano nell’universo - penso alla fine di tutto. Tipo anche “che ne sarà dei libri” o anche “ma le persone che conosco adesso le ritroverò in un’altra vira” “esiste un’altra vita. Sono quel tipo di persona che prima di pensare al proprio stato emotivo pensa a risollevare e preservare quello altrui, sono una tartaruga che ritira testa e gambe nel suo guscio ma che silenziosa osserva il mondo. O almeno credo. A tanta gente dire di essere così suonerebbe strano, perché una vera azione positiva verso gli altri non c’è mai, c’è sempre, boh, la speranza, la parola, un abbraccio nella testa e un’infinita tristezza quando vedo dell’infelicità. I gesti gentili nei miei confronti mi fanno piangere, le parole gentili nei miei confronti mi fanno piangere. L’altro giorno ho scritto alla mia libraia che forse non sarei andata ad un incontro perché avevo passato una pessima notte - e una pessima mattina: se qualcuno fosse rimasto senza posto, che cedesse pure il mio di fronte alla certezza di un’occupazione. Mi ha risposto dicendo “per te un posto ci sarà sempre” e io ho pianto ancora di più, in macchina da sola e in coda per entrare a lavoro, perché dare valore allo spazio che una persona occupa la avvolge di un bene e di una consapevolezza di esistenza che non sempre è limpida. Questo è un po’ il punto di questa storia: dare e ricevere conferma del valore del nostro spazio occupato; non tanto scegliendo la felicità come suggeriscono frasi instagrammabili di persone che hanno fortemente voluto la felicità attraendola - la felicità non sempre è una scelta - ma ascoltando e riconoscendo le nostre azioni nel mucchio di tutta la discarica di pensieri che abbiamo nel cervello, lasciandoci ascoltare da chi vuole farlo e accettando con serenità che sì, anche noi siamo importanti per qualcuno. Non è vero che si riparte sempre da noi stessi e da noi da soli. Delle volte si riparte dagli altri e dalle mani che ci vengono tese in aiuto. <br />«Ecco, te lo ricordi quel vuoto assoluto tutto intorno? E la paura - il terrore - che un posto per te forse nel mondo non esiste?» «Be’, bada bene ora, io sono un difensore dell’inalienabile diritto alla lagna, eh. E toglierei i diritti civili a chi ti caca il cazzo con i vari “c’è chi sta peggio”. Però ecco… Magari ricordare la strada che hai fatto per arrivare a questo punto…ti aiuta a camminare col cuore più leggero» Zerocalcare, Chiccazzomelaffattofa’]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59177597</guid><pubDate>Wed, 27 Mar 2024 07:01:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/59177597/lri_417_moriremo_tutti_ma_non_oggi_26_03_24_09_17.mp3" length="15670243" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Sono quel tipo di persona che per aprire questo libro - e per scrivere queste parole - ha dovuto fare un difficile passo: per prima cosa ho paura di stuzzicare il destino e poi sapevo che mi sarei imbattuta in una personalità molto familiare. Tante...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono quel tipo di persona che per aprire questo libro - e per scrivere queste parole - ha dovuto fare un difficile passo: per prima cosa ho paura di stuzzicare il destino e poi sapevo che mi sarei imbattuta in una personalità molto familiare. Tante volte da piccola, ma anche adesso, penso alla fine del mondo e penso alle bare che volteggiano nell’universo - penso alla fine di tutto. Tipo anche “che ne sarà dei libri” o anche “ma le persone che conosco adesso le ritroverò in un’altra vira” “esiste un’altra vita. Sono quel tipo di persona che prima di pensare al proprio stato emotivo pensa a risollevare e preservare quello altrui, sono una tartaruga che ritira testa e gambe nel suo guscio ma che silenziosa osserva il mondo. O almeno credo. A tanta gente dire di essere così suonerebbe strano, perché una vera azione positiva verso gli altri non c’è mai, c’è sempre, boh, la speranza, la parola, un abbraccio nella testa e un’infinita tristezza quando vedo dell’infelicità. I gesti gentili nei miei confronti mi fanno piangere, le parole gentili nei miei confronti mi fanno piangere. L’altro giorno ho scritto alla mia libraia che forse non sarei andata ad un incontro perché avevo passato una pessima notte - e una pessima mattina: se qualcuno fosse rimasto senza posto, che cedesse pure il mio di fronte alla certezza di un’occupazione. Mi ha risposto dicendo “per te un posto ci sarà sempre” e io ho pianto ancora di più, in macchina da sola e in coda per entrare a lavoro, perché dare valore allo spazio che una persona occupa la avvolge di un bene e di una consapevolezza di esistenza che non sempre è limpida. Questo è un po’ il punto di questa storia: dare e ricevere conferma del valore del nostro spazio occupato; non tanto scegliendo la felicità come suggeriscono frasi instagrammabili di persone che hanno fortemente voluto la felicità attraendola - la felicità non sempre è una scelta - ma ascoltando e riconoscendo le nostre azioni nel mucchio di tutta la discarica di pensieri che abbiamo nel cervello, lasciandoci ascoltare da chi vuole farlo e accettando con serenità che sì, anche noi siamo importanti per qualcuno. Non è vero che si riparte sempre da noi stessi e da noi da soli. Delle volte si riparte dagli altri e dalle mani che ci vengono tese in aiuto. <br />«Ecco, te lo ricordi quel vuoto assoluto tutto intorno? E la paura - il terrore - che un posto per te forse nel mondo non esiste?» «Be’, bada bene ora, io sono un difensore dell’inalienabile diritto alla lagna, eh. E toglierei i diritti civili a chi ti caca il cazzo con i vari “c’è chi sta peggio”. Però ecco… Magari ricordare la strada che hai fatto per arrivare a questo punto…ti aiuta a camminare col cuore più leggero» Zerocalcare, Chiccazzomelaffattofa’]]></itunes:summary><itunes:duration>980</itunes:duration><itunes:keywords>blackieedizioni,bookblogger,booklover,bookstagram,consiglidilettura,emilyaustin,felicità,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,moriremotuttimanonoggi,ottimismo,podcastsuilibri,romanzo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f8d1c3d5861a62c94e770ce8ccc115dd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per ogni men c'è sempre un più - BENEVOLENZA COSMICA di Fabio Bacà (Adelphi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-ogni-men-c-e-sempre-un-piu-benevolenza-cosmica-di-fabio-baca-adelphi--59041509</link><description><![CDATA[Benevolenza cosmica è la parafrasi poetica di “serie inspiegabilmente lunga di floridi eventi”. È il cosmo che ti mette una mano sulla testa e te le fa andare tutte bene e se una deve fartela andare così così o al massimo maluccio, allora ti rende indietro una fortuna triplamente più rigogliosa. Chi non desidererebbe per qualche tempo avere una serie di fortunati eventi? Ma perché ho il sospetto che l’abitudine alla nostra realtà non ci farebbe godere una sega, ma anzi, ci lascerebbe diffidenti verso cotanta buona ventura? Forse per quell’incontrastabile verità cantata da Mago Merlino: “Per ogni men c’è sempre un più”, che peraltro potrebbe non riguardare solo le nostra persona, ma pure legami karmici inconsapevoli. Potremmo pure dire che per ogni Benevolenza cosmica, potrebbero essere scritti altrettanti Malevolenza cosmica. Invece che godersi questa scia a pieno e mettersi a vivere come un nababbo - che è quello che ci si aspetta dagli altri ma chissà se capitasse a noi, l’uomo comune e soprattutto l’uomo che fa del raziocinio la base della sua esistenza, crolla lentamente in una paranoia in costante crescita dovuta all’inspiegabilità di questo fenomeno (pur avendo qualche sprazzo di fiducia nella fortuna).  Guidati nella vita dalla ricerca della conferma della legge di Murphy in ogni circostanza, siamo noi che leggiamo a diffidare di questa fiorente e continua prosperità, quasi forse più del protagonista stesso. Con qualche variazione sul tema, credo che tuttə saremmo dei degni protagonisti di questa vicenda surreale - ad eccezione deə sognatorə: loro sì, che sanno godersi tutte le fortune.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59041509</guid><pubDate>Fri, 15 Mar 2024 07:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/59041509/lri_416_benevolenza_cosmica_14_03_24_10_16.mp3" length="12745783" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Benevolenza cosmica è la parafrasi poetica di “serie inspiegabilmente lunga di floridi eventi”. È il cosmo che ti mette una mano sulla testa e te le fa andare tutte bene e se una deve fartela andare così così o al massimo maluccio, allora ti rende...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Benevolenza cosmica è la parafrasi poetica di “serie inspiegabilmente lunga di floridi eventi”. È il cosmo che ti mette una mano sulla testa e te le fa andare tutte bene e se una deve fartela andare così così o al massimo maluccio, allora ti rende indietro una fortuna triplamente più rigogliosa. Chi non desidererebbe per qualche tempo avere una serie di fortunati eventi? Ma perché ho il sospetto che l’abitudine alla nostra realtà non ci farebbe godere una sega, ma anzi, ci lascerebbe diffidenti verso cotanta buona ventura? Forse per quell’incontrastabile verità cantata da Mago Merlino: “Per ogni men c’è sempre un più”, che peraltro potrebbe non riguardare solo le nostra persona, ma pure legami karmici inconsapevoli. Potremmo pure dire che per ogni Benevolenza cosmica, potrebbero essere scritti altrettanti Malevolenza cosmica. Invece che godersi questa scia a pieno e mettersi a vivere come un nababbo - che è quello che ci si aspetta dagli altri ma chissà se capitasse a noi, l’uomo comune e soprattutto l’uomo che fa del raziocinio la base della sua esistenza, crolla lentamente in una paranoia in costante crescita dovuta all’inspiegabilità di questo fenomeno (pur avendo qualche sprazzo di fiducia nella fortuna).  Guidati nella vita dalla ricerca della conferma della legge di Murphy in ogni circostanza, siamo noi che leggiamo a diffidare di questa fiorente e continua prosperità, quasi forse più del protagonista stesso. Con qualche variazione sul tema, credo che tuttə saremmo dei degni protagonisti di questa vicenda surreale - ad eccezione deə sognatorə: loro sì, che sanno godersi tutte le fortune.]]></itunes:summary><itunes:duration>797</itunes:duration><itunes:keywords>adelphi,adelphiedizioni,benevolenzacosmica,bookblogger,booklover,consiglidilettura,consigliolibri,fabiobacà,fortuna,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastsuilibri,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1839917b302930134cc2f1dec070ce32.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Di rotture e altri disastri emotivi -  AVETE PRESENTE L'AMORE? di Dolly Alderton (Rizzoli)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-rotture-e-altri-disastri-emotivi-avete-presente-l-amore-di-dolly-alderton-rizzoli--58905540</link><description><![CDATA[Interrompere una relazione che si pensa già sistemata è causa di due grossi traumi:<br /><ol><li>Ci ritroviamo da soli</li><li>Le nostre certezze precipitano</li></ol>Cosa ne sarà di me? Cosa ne sarà pure dell’altra persona, che bene o male andrà avanti per la sua strada e reciprocamente non esisteremo più, o meglio, non esisteremo più come esistevamo prima: con l’intimità di prima, con gli abbracci e le carezze, le debolezze e i gossip e le freddure “da non dire a nessuno”. Da un momento all’altro quei gossip rimangono dentro di noi, senza poter avere un complice. Per l’appunto, l’altra sera ero ad ascoltare il concerto di un amico, che ha deciso di chiudere con una canzone dedicata ad una coppia di amici - Accompagnami sempre. Scrive, canta “Amare vuol dire poco o niente, seguire le stagioni poi non serve a capire la differenza tra volerti bene e farlo consapevolmente”. L’amore da adulti è fatto di tutto ciò che eravamo prima, di tutto ciò che ci aspettavamo in netto contrasto con quello che abbiamo creato e che a volte si scontra il passato e le aspettative di un altro. Per questo la consapevolezza di amare è un tratto fondamentale di questo sentimento che distingue l’amore trepidante/gioioso/disperato/totalizzante che proviamo da giovanissimi da quello cauto/un po’ disilluso/forse abitudinario/progettuale che sui trent’anni iniziamo a ricercare. Ahinoi, a volte l’amore consapevole si tramuta in amore nonostante la consapevolezza. Ed è qui che ci si incastra, imbarazzati e disperati per la nostra condizione di innamorati impetuosi e giovani in un corpo di qualche anno di più.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58905540</guid><pubDate>Mon, 04 Mar 2024 07:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58905540/lri_415_avete_presente_l_amore_02_03_24_12_38.mp3" length="8797322" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Interrompere una relazione che si pensa già sistemata è causa di due grossi traumi:

- Ci ritroviamo da soli
- Le nostre certezze precipitano
Cosa ne sarà di me? Cosa ne sarà pure dell’altra persona, che bene o male andrà avanti per la sua strada e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Interrompere una relazione che si pensa già sistemata è causa di due grossi traumi:<br /><ol><li>Ci ritroviamo da soli</li><li>Le nostre certezze precipitano</li></ol>Cosa ne sarà di me? Cosa ne sarà pure dell’altra persona, che bene o male andrà avanti per la sua strada e reciprocamente non esisteremo più, o meglio, non esisteremo più come esistevamo prima: con l’intimità di prima, con gli abbracci e le carezze, le debolezze e i gossip e le freddure “da non dire a nessuno”. Da un momento all’altro quei gossip rimangono dentro di noi, senza poter avere un complice. Per l’appunto, l’altra sera ero ad ascoltare il concerto di un amico, che ha deciso di chiudere con una canzone dedicata ad una coppia di amici - Accompagnami sempre. Scrive, canta “Amare vuol dire poco o niente, seguire le stagioni poi non serve a capire la differenza tra volerti bene e farlo consapevolmente”. L’amore da adulti è fatto di tutto ciò che eravamo prima, di tutto ciò che ci aspettavamo in netto contrasto con quello che abbiamo creato e che a volte si scontra il passato e le aspettative di un altro. Per questo la consapevolezza di amare è un tratto fondamentale di questo sentimento che distingue l’amore trepidante/gioioso/disperato/totalizzante che proviamo da giovanissimi da quello cauto/un po’ disilluso/forse abitudinario/progettuale che sui trent’anni iniziamo a ricercare. Ahinoi, a volte l’amore consapevole si tramuta in amore nonostante la consapevolezza. Ed è qui che ci si incastra, imbarazzati e disperati per la nostra condizione di innamorati impetuosi e giovani in un corpo di qualche anno di più.]]></itunes:summary><itunes:duration>550</itunes:duration><itunes:keywords>amore,avetepresentelamore,booklover,consiglidilettura,cuoriinfranti,dollyalderton,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libreria,libri,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,podcastsuilibri,recensionidilibri,relazioni,rizzolilibri,rotture</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bd32e7b794330f4981b894c1f6450671.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vivere e sopravvivere online - L'ANTIDOTO di Vera Gheno (Longanesi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vivere-e-sopravvivere-online-l-antidoto-di-vera-gheno-longanesi--58437381</link><description><![CDATA[Quando sono nate Le Recensioni Ignoranti, avevo in testa di voler essere sincera con chi mi avrebbe letto. Su tutto: leggo un libro che non mi piace? E io ve lo dico che non mi piace, che è scritto così così, che sembra un minestrone. Poi però mi sono ricordata di quella volta, in cui facendo esattamente questo, in nome di una non ben motivata onestà verso “il mio pubblico” come se fossi una gran sommelier dei libri, ricevetti un commento risentito da parte dell’autore che avevo criticato e ci rimasi di merda. IO. Al di là dell’egocentrismo della questione in cui io critico e sempre io ci rimango di merda, quando ci ho ripensato è scattata la molla: scelgo di parlare di libri su un social, dove le motivazioni scritte possono essere travisate, mal interpretate oppure mal motivate proprio da parte mia, come posso scegliere di criticare pubblicamente il lavoro di un’altra persona quando posso semplicemente scegliere di non parlarne in questo luogo? <br />Vorrei che tante persone leggessero questo saggio sulla vita online, perché spesso assisto a manifestazioni delle proprie opinioni che sarebbero adatte, che so, ad una conversazione con gli amici stretti: questo libro ricorda che il contesto in cui si affronta un tema è importante e sarebbe davvero bello, prima di aprir bocca, pensare “questa cosa la direi a voce alta mentre sono per la strada?”. Anche negli ultimi giorni, alcuni avvenimenti scatenati proprio da opinioni online hanno riacceso in tutte le classi di utenti - anche i non esperti - il dibattito sulla pericolosità del privilegio che abbiamo di poter esprimere le nostre idee/dubbi, senza alcun filtro in mezzo (e tristemente spesso senza alcun titolo). Da bambini ci insegnano a scrivere, a parlare, a porci in situazioni sociali più disparate: «Non si dicono le parolacce in pubblico» «Non si può scorreggiare in tram» «Al cinema si sta zitti» «A scuola non si possono mettere le gambe sul banco e si alza la mano se si vuole parlare» e nessuno ci ha spiegato il funzionamento e l’educazione ai social network come luoghi a sé stanti e pertanto bisognosi di regole perché alla loro nascita erano - nonostante si professassero come tali - una sorta di non luoghi in cui l’ego era il motore della nostra presenza, ma anche perché erano sostanzialmente fruibili nel tempo libero e per un lasso davvero minimo rispetto alla vita che passavamo offline. Non so se sia desueto o cringe definire un libro necessario, ma questo per me lo è: ho riflettuto su come mi pongo, sulla persona che vorrei essere, sui commenti a cui vorrei rispondere urlando, sui giustizieri ad ogni costo asfaltando persone sconosciute, sulle volte in cui lascio fare perché gli urlatori hanno virato su argomenti che non c’entrano niente, sulla parte di ascolto che manca, sulle tempeste nate intorno ai personaggi famosi, su Zerocalcare costretto da alcuni ad esprimersi su tematiche per le quali riteneva in quel momento di far silenzio, sulla politica che è diventata un post e sul becerismo che entra in politica. Ho parlato molto, adesso sto zitta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58437381</guid><pubDate>Fri, 26 Jan 2024 07:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/58437381/lri_414_l_antidoto_24_01_24_21_33.mp3" length="13316297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Quando sono nate Le Recensioni Ignoranti, avevo in testa di voler essere sincera con chi mi avrebbe letto. Su tutto: leggo un libro che non mi piace? E io ve lo dico che non mi piace, che è scritto così così, che sembra un minestrone. Poi però mi sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando sono nate Le Recensioni Ignoranti, avevo in testa di voler essere sincera con chi mi avrebbe letto. Su tutto: leggo un libro che non mi piace? E io ve lo dico che non mi piace, che è scritto così così, che sembra un minestrone. Poi però mi sono ricordata di quella volta, in cui facendo esattamente questo, in nome di una non ben motivata onestà verso “il mio pubblico” come se fossi una gran sommelier dei libri, ricevetti un commento risentito da parte dell’autore che avevo criticato e ci rimasi di merda. IO. Al di là dell’egocentrismo della questione in cui io critico e sempre io ci rimango di merda, quando ci ho ripensato è scattata la molla: scelgo di parlare di libri su un social, dove le motivazioni scritte possono essere travisate, mal interpretate oppure mal motivate proprio da parte mia, come posso scegliere di criticare pubblicamente il lavoro di un’altra persona quando posso semplicemente scegliere di non parlarne in questo luogo? <br />Vorrei che tante persone leggessero questo saggio sulla vita online, perché spesso assisto a manifestazioni delle proprie opinioni che sarebbero adatte, che so, ad una conversazione con gli amici stretti: questo libro ricorda che il contesto in cui si affronta un tema è importante e sarebbe davvero bello, prima di aprir bocca, pensare “questa cosa la direi a voce alta mentre sono per la strada?”. Anche negli ultimi giorni, alcuni avvenimenti scatenati proprio da opinioni online hanno riacceso in tutte le classi di utenti - anche i non esperti - il dibattito sulla pericolosità del privilegio che abbiamo di poter esprimere le nostre idee/dubbi, senza alcun filtro in mezzo (e tristemente spesso senza alcun titolo). Da bambini ci insegnano a scrivere, a parlare, a porci in situazioni sociali più disparate: «Non si dicono le parolacce in pubblico» «Non si può scorreggiare in tram» «Al cinema si sta zitti» «A scuola non si possono mettere le gambe sul banco e si alza la mano se si vuole parlare» e nessuno ci ha spiegato il funzionamento e l’educazione ai social network come luoghi a sé stanti e pertanto bisognosi di regole perché alla loro nascita erano - nonostante si professassero come tali - una sorta di non luoghi in cui l’ego era il motore della nostra presenza, ma anche perché erano sostanzialmente fruibili nel tempo libero e per un lasso davvero minimo rispetto alla vita che passavamo offline. Non so se sia desueto o cringe definire un libro necessario, ma questo per me lo è: ho riflettuto su come mi pongo, sulla persona che vorrei essere, sui commenti a cui vorrei rispondere urlando, sui giustizieri ad ogni costo asfaltando persone sconosciute, sulle volte in cui lascio fare perché gli urlatori hanno virato su argomenti che non c’entrano niente, sulla parte di ascolto che manca, sulle tempeste nate intorno ai personaggi famosi, su Zerocalcare costretto da alcuni ad esprimersi su tematiche per le quali riteneva in quel momento di far silenzio, sulla politica che è diventata un post e sul becerismo che entra in politica. Ho parlato molto, adesso sto zitta.]]></itunes:summary><itunes:duration>833</itunes:duration><itunes:keywords>booklover,bookstagram,bookstagramitalia,consiglidilettura,internet,lantidoto,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,librodelgiorno,librodellasettimana,longanesi,podcastsuilibri,recensioni,recensionidilibri,saggio,socialnetwork,veragheno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41338812767ace0ba6ff74259b98dca1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'importanza del genere nell'essere icona - THE WOMAN IN ME di Britney Spears (Longanesi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-importanza-del-genere-nell-essere-icona-the-woman-in-me-di-britney-spears-longanesi--57627096</link><description><![CDATA[Ho sempre vissuto la figura di Britney Spears come un’icona di sregolatezza, frivolezze ed eccessi di ogni tipo. L’unico contatto che avevo con la sua figura, non amando il pop, era quello fornitomi dai giornalini di gossip che nient’altro fanno che alimentare un paradosso distopico al massimo: permettono a degli sconosciuti di conoscere unilateralmente la vita intima di altri azzerando la distanza solo da una parte. Questa storia è una riflessione profonda sul ruolo dei rotocalchi, dei giornalisti nel descrivere la realtà delle persone pubbliche, che hanno diritto, come ogni essere vivente, all’intimità e alla vita privata - priva dell’intrusione dei paparazzi. Britney Spears è sempre stata il modello della “bionda”, per me che non conoscevo la sua storia, il modello da non emulare, la ragazzina che del sogno di tanti aveva fatto un disastro. Invece, nella realtà dei fatti, è una donna che ha avuto il coraggio di parlare di salute mentale, degli abusi subiti, della cattiveria di chi si è approfittato della sua carriera artistica, della depressione post partum, della benevolenza riservata agli artisti rispetto alla totale inclemenza destinata alle artiste, madri non degne di questo ruolo, donne alle prese con il giudizio costante del loro corpo e non del loro lavoro. The woman in me è il riscatto di una persona che rivendica il suo diritto di essere, di esistere attraverso la sua voce, e non più solo quella di chi voleva metterla a tacere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57627096</guid><pubDate>Wed, 15 Nov 2023 07:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57627096/lri_413_the_woman_in_me_14_11_23_08_46.mp3" length="16740218" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Ho sempre vissuto la figura di Britney Spears come un’icona di sregolatezza, frivolezze ed eccessi di ogni tipo. L’unico contatto che avevo con la sua figura, non amando il pop, era quello fornitomi dai giornalini di gossip che nient’altro fanno che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Ho sempre vissuto la figura di Britney Spears come un’icona di sregolatezza, frivolezze ed eccessi di ogni tipo. L’unico contatto che avevo con la sua figura, non amando il pop, era quello fornitomi dai giornalini di gossip che nient’altro fanno che alimentare un paradosso distopico al massimo: permettono a degli sconosciuti di conoscere unilateralmente la vita intima di altri azzerando la distanza solo da una parte. Questa storia è una riflessione profonda sul ruolo dei rotocalchi, dei giornalisti nel descrivere la realtà delle persone pubbliche, che hanno diritto, come ogni essere vivente, all’intimità e alla vita privata - priva dell’intrusione dei paparazzi. Britney Spears è sempre stata il modello della “bionda”, per me che non conoscevo la sua storia, il modello da non emulare, la ragazzina che del sogno di tanti aveva fatto un disastro. Invece, nella realtà dei fatti, è una donna che ha avuto il coraggio di parlare di salute mentale, degli abusi subiti, della cattiveria di chi si è approfittato della sua carriera artistica, della depressione post partum, della benevolenza riservata agli artisti rispetto alla totale inclemenza destinata alle artiste, madri non degne di questo ruolo, donne alle prese con il giudizio costante del loro corpo e non del loro lavoro. The woman in me è il riscatto di una persona che rivendica il suo diritto di essere, di esistere attraverso la sua voce, e non più solo quella di chi voleva metterla a tacere.]]></itunes:summary><itunes:duration>1047</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,booklover,britneyspears,consiglidilettura,donne,femminismo,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,longanesi,musica,pop,recensioni,recensionidilibri,thewomaninme</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d2e4634f19f1a5fb27b9993b488fdba2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Diventare adulti - 25 di Bernardo Zannoni (Sellerio)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/diventare-adulti-25-di-bernardo-zannoni-sellerio--57352280</link><description><![CDATA[<b>Beh, è andato tutto storto e sono vivo</b> <b>Quest'anno scorso in fondo è stato solo positivo </b> <b>Anche se a volte nello specchio non mi riconosco</b><br />Comincio così, con Bellissimo di Ghemon, questo mio pensiero su 25. Come ne I miei stupidi intenti, Zannoni racconta una storia improbabile che però è impressionabilmente condivisibile: una voce forte della nostra generazione che attraverso la figura di Gero e delle sue numerose folli ma normali disavventure parla del malessere di una generazione intera, che non sa ma deve scegliere tra gli scarti rimasti, invidiando i liceali che hanno davanti a sé la spregiudicatezza della gioventù senza l’onere di dimostrare che non solo si è cresciuti ma anche realizzati, arrivati, ma che forse proprio per questo si perde in un bicchier d’acqua e se ne vergogna, non ne parla riducendo alla fuga - in ogni senso - l’unica soluzione; un protagonista specchio di una generazione che galleggia in un fluido denso di desideri e compromessi, da una parte in gabbia e dall’altro troppo libero, forzatamente frenetico verso una direzione ignota. Commossa dal finale, Zannoni ha ricreato alla perfezione quel momento di leggerezza alla fine di un’esperienza sfiancante in cui coscienti dei problemi li si guarda con tenerezza e rinnovata fiducia; ché dopo essere rimbalzati come in un flipper lanciati da asticelle non sempre comandate da noi, rendersi conto che forse tutto questo sbatacchiare in qua e in là freneticamente ci ha portato ad essere lì - così leggeri, fa bene al cuore. <br /><b><i>L'aria stamattina è strana </i></b> <b><i>Senti l'energia che emana </i></b>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57352280</guid><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 06:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57352280/lri_412_25_23_10_23_11_59.mp3" length="9868551" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Beh, è andato tutto storto e sono vivo Quest'anno scorso in fondo è stato solo positivo  Anche se a volte nello specchio non mi riconosco
Comincio così, con Bellissimo di Ghemon, questo mio pensiero su 25. Come ne I miei stupidi intenti, Zannoni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<b>Beh, è andato tutto storto e sono vivo</b> <b>Quest'anno scorso in fondo è stato solo positivo </b> <b>Anche se a volte nello specchio non mi riconosco</b><br />Comincio così, con Bellissimo di Ghemon, questo mio pensiero su 25. Come ne I miei stupidi intenti, Zannoni racconta una storia improbabile che però è impressionabilmente condivisibile: una voce forte della nostra generazione che attraverso la figura di Gero e delle sue numerose folli ma normali disavventure parla del malessere di una generazione intera, che non sa ma deve scegliere tra gli scarti rimasti, invidiando i liceali che hanno davanti a sé la spregiudicatezza della gioventù senza l’onere di dimostrare che non solo si è cresciuti ma anche realizzati, arrivati, ma che forse proprio per questo si perde in un bicchier d’acqua e se ne vergogna, non ne parla riducendo alla fuga - in ogni senso - l’unica soluzione; un protagonista specchio di una generazione che galleggia in un fluido denso di desideri e compromessi, da una parte in gabbia e dall’altro troppo libero, forzatamente frenetico verso una direzione ignota. Commossa dal finale, Zannoni ha ricreato alla perfezione quel momento di leggerezza alla fine di un’esperienza sfiancante in cui coscienti dei problemi li si guarda con tenerezza e rinnovata fiducia; ché dopo essere rimbalzati come in un flipper lanciati da asticelle non sempre comandate da noi, rendersi conto che forse tutto questo sbatacchiare in qua e in là freneticamente ci ha portato ad essere lì - così leggeri, fa bene al cuore. <br /><b><i>L'aria stamattina è strana </i></b> <b><i>Senti l'energia che emana </i></b>]]></itunes:summary><itunes:duration>617</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e7800b6fa7f103162f62ab89c4e5aed5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La danza delle streghe non porta mai fortuna - 4 LIBRI SULLA FIGURA DELLA STREGA</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-danza-delle-streghe-non-porta-mai-fortuna-4-libri-sulla-figura-della-strega--57255663</link><description><![CDATA[La donna è strega.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57255663</guid><pubDate>Tue, 17 Oct 2023 06:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/57255663/lri_411_speciale_streghe_16_10_23_16_39.mp3" length="19189459" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>La donna è strega.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La donna è strega.]]></itunes:summary><itunes:duration>1200</itunes:duration><itunes:keywords>abeditore,antonellacastello,benjaminlacombe,cécileroumiguière,consiglidilettura,emiliahart,fazieditore,federicamarsili,giuliaciarapica,grimorio,halloween,ippocampoedizioni,kiranmillwoodhargrave,lerecensioniignoranti,lestreghe,libridaleggere,neripozza,streghe,vardødopolatempesta,weyward</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b3fe2ad611ac09bcacec978791298a49.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Arrivare ai trent'anni e tirare le somme - NIENTE DI CHE di Pierluca Mariti (Rizzoli)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/arrivare-ai-trent-anni-e-tirare-le-somme-niente-di-che-di-pierluca-mariti-rizzoli--56917324</link><description><![CDATA[Avete presente quando alla fine dei concerti il fiume di gente si riversa verso le uscite e voi vi lasciate trasportare piuttosto che cambiare direzione, perché quest’ultima azione implicherebbe farsi travolgere? Alla fine vi ritrovate ad un ingresso lontanissimo da quello che avevate previsto, maledicendovi ché per evitare la rottura di coglioni di sbattere contro un centinaio di persone adesso vi aggroppate una camminata di una mezz’oretta per arrivare dall’altra parte dell’arena con la fatica addosso di chi ha circumnavigato il globo: più o meno a 30 anni, se non si è al passo con gli standard che ci siamo imposti vivendo nella comunità, si sta così. Quando la mia migliore amica era in crisi perché compiva 30 anni l’ho derisa, salvo poi entrare in crisi anche io sei mesi dopo; il punto non è l’età, il punto è che a quell’età si è deciso che si tirano le somme di quello che abbiamo compicciato in previsione di quello che compicceremo, come se la nostra vita fosse un lavoro dinamico e sempre in costante ed obbligata crescita; tipo un esercizio commerciale che se cicca un obiettivo allora tira giù il bandone. Insomma, tirando queste somme non mi sembrava di aver fatto chissà cosa, e questo mi ha gettato nell’estremo sconforto, ma soprattutto nella voglia di tornare a 22 anni prima quando tornata il sabato sera dopo la canonica pizza alla festa dell’Unità con la famiglia mi mettevo a letto con la finestra aperta a sentire i rumori e gli odori dell’estate - che non era neanche torrida e devastata come adesso. Scusate, divago: non mi fido mai dei libri scritti dalle persone che vedo attive sui social in veste diversa da quella di autori, ma ecco che questo romanzo mi ha stimolato tutta questa pappardella della vita come azienda, il valore dei traguardi e della diversità, l’invenzione dei passaggi da collezionare a delle età stabilite da nonsochi come fossimo su un ponte di listoni traballanti sospeso nel vuoto, il peso fittiziamente inestimabile che nei secoli abbiamo dato ai trent’anni e che trova terreno fertile in quel mezzo del cammin di nostra vita; del resto anche Dante qualche problema a 30 anni evidentemente lo aveva, dato che la diritta via era smarrita: potessimo dirglielo adesso che cosa ha compicciato a trent’anni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56917324</guid><pubDate>Thu, 28 Sep 2023 06:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56917324/lri_410_niente_di_che_24_09_23_18_23.mp3" length="10582008" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Avete presente quando alla fine dei concerti il fiume di gente si riversa verso le uscite e voi vi lasciate trasportare piuttosto che cambiare direzione, perché quest’ultima azione implicherebbe farsi travolgere? Alla fine vi ritrovate ad un ingresso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avete presente quando alla fine dei concerti il fiume di gente si riversa verso le uscite e voi vi lasciate trasportare piuttosto che cambiare direzione, perché quest’ultima azione implicherebbe farsi travolgere? Alla fine vi ritrovate ad un ingresso lontanissimo da quello che avevate previsto, maledicendovi ché per evitare la rottura di coglioni di sbattere contro un centinaio di persone adesso vi aggroppate una camminata di una mezz’oretta per arrivare dall’altra parte dell’arena con la fatica addosso di chi ha circumnavigato il globo: più o meno a 30 anni, se non si è al passo con gli standard che ci siamo imposti vivendo nella comunità, si sta così. Quando la mia migliore amica era in crisi perché compiva 30 anni l’ho derisa, salvo poi entrare in crisi anche io sei mesi dopo; il punto non è l’età, il punto è che a quell’età si è deciso che si tirano le somme di quello che abbiamo compicciato in previsione di quello che compicceremo, come se la nostra vita fosse un lavoro dinamico e sempre in costante ed obbligata crescita; tipo un esercizio commerciale che se cicca un obiettivo allora tira giù il bandone. Insomma, tirando queste somme non mi sembrava di aver fatto chissà cosa, e questo mi ha gettato nell’estremo sconforto, ma soprattutto nella voglia di tornare a 22 anni prima quando tornata il sabato sera dopo la canonica pizza alla festa dell’Unità con la famiglia mi mettevo a letto con la finestra aperta a sentire i rumori e gli odori dell’estate - che non era neanche torrida e devastata come adesso. Scusate, divago: non mi fido mai dei libri scritti dalle persone che vedo attive sui social in veste diversa da quella di autori, ma ecco che questo romanzo mi ha stimolato tutta questa pappardella della vita come azienda, il valore dei traguardi e della diversità, l’invenzione dei passaggi da collezionare a delle età stabilite da nonsochi come fossimo su un ponte di listoni traballanti sospeso nel vuoto, il peso fittiziamente inestimabile che nei secoli abbiamo dato ai trent’anni e che trova terreno fertile in quel mezzo del cammin di nostra vita; del resto anche Dante qualche problema a 30 anni evidentemente lo aveva, dato che la diritta via era smarrita: potessimo dirglielo adesso che cosa ha compicciato a trent’anni.]]></itunes:summary><itunes:duration>662</itunes:duration><itunes:keywords>bookblogger,bookstagramitalia,consiglidilettura,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,millennials,nientediche,pierlucamariti,piuttostoche,recensioni,rizzoli,rizzolieditore,trentanni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/96520ef9a3d9468fbc6b71e8626e7499.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Corpi giusti, corpi sbagliati? - CONFORME di Ilaria Palleschi (Bao Publishing)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/corpi-giusti-corpi-sbagliati-conforme-di-ilaria-palleschi-bao-publishing--56896227</link><description><![CDATA[Nel 2020 mi sono lasciata e ho deciso di non essere solo una testa (come mi disse a suo tempo il mio ex fidanzato riferendosi al fatto che avevo molta più cura della mia routine skincare rispetto a quella che avevo per il resto del corpo) e allora mi sono messa ad allenarmi come una forsennata e a mangiare come se dovessi iscrivermi al mondiale di culturismo. La verità è che io stavo comunque bene, non avevo alcun tipo di problema per il quale il mio corpo esigesse una cura ulteriore o diversa da quella che avevo portato avanti fino a quel momento. Il fatto che io me ne ricordi ancora, però, la dice lunga sul tipo di ferita che ha aperto dentro di me. Una parte della mia coscienza diceva che era un maleducato perché niente mi aveva mai portato all’attenzione il “problema” della mia forma; l’altra parte di me, quella che viveva inserita nella società, urlava che aveva ragione. Ma quando ci siamo lasciati appunto - in realtà mi aveva lasciata lui, io entrai in questo loop di non accettazione del mio corpo e guardavo i suoi following su Instagram, notando con mio grande rammarico che tutte le ragazze avevano fisici ultratonici, palestratissimi e “curatissimi”: dovevo esserlo anche io. Da quel momento, sono un corpo conforme, più o meno, e con conforme intendo <i>magro</i>. Non tornerei indietro, no: però tutto questo mi fa stare bene non tanto fisicamente ma emotivamente, mi fa sentire nel giusto, mi fa sentire potenzialmente non sbagliata almeno sotto questo punto di vista - sono giusta, passatemi il termine sbagliato. Sarò pazza, sfigata, sola, stupida, boccalona, ma almeno sono nella <i>norma</i> e questo mi rende all’apparenza una persona che rientra nei canoni socialmente accettati. CORRETTI. Nessuno può guardarmi con giudizio o compassione almeno per questo. Questa graphic novel è l’esempio di come siamo condizionati dai modelli pressanti che ci propongono, di come l’ambiente esterno ci rende diversi, misurabili e valutabili, di come ci giudicano il cibo, l’outfit e le abitudini, di come siamo spinti a confrontarci con gli altri piuttosto che con la versione migliore di noi <i>per noi </i>e non per qualcosa che ha deciso al nostro posto. Di come l’acqua restituisce ai corpi la loro unicità eliminando il termine conformità in un argomento in cui il confronto non dovrebbe far parte del campo semantico. dovrebbe esistere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56896227</guid><pubDate>Mon, 25 Sep 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56896227/lri_409_conforme_22_09_23_16_44.mp3" length="12341616" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Nel 2020 mi sono lasciata e ho deciso di non essere solo una testa (come mi disse a suo tempo il mio ex fidanzato riferendosi al fatto che avevo molta più cura della mia routine skincare rispetto a quella che avevo per il resto del corpo) e allora mi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nel 2020 mi sono lasciata e ho deciso di non essere solo una testa (come mi disse a suo tempo il mio ex fidanzato riferendosi al fatto che avevo molta più cura della mia routine skincare rispetto a quella che avevo per il resto del corpo) e allora mi sono messa ad allenarmi come una forsennata e a mangiare come se dovessi iscrivermi al mondiale di culturismo. La verità è che io stavo comunque bene, non avevo alcun tipo di problema per il quale il mio corpo esigesse una cura ulteriore o diversa da quella che avevo portato avanti fino a quel momento. Il fatto che io me ne ricordi ancora, però, la dice lunga sul tipo di ferita che ha aperto dentro di me. Una parte della mia coscienza diceva che era un maleducato perché niente mi aveva mai portato all’attenzione il “problema” della mia forma; l’altra parte di me, quella che viveva inserita nella società, urlava che aveva ragione. Ma quando ci siamo lasciati appunto - in realtà mi aveva lasciata lui, io entrai in questo loop di non accettazione del mio corpo e guardavo i suoi following su Instagram, notando con mio grande rammarico che tutte le ragazze avevano fisici ultratonici, palestratissimi e “curatissimi”: dovevo esserlo anche io. Da quel momento, sono un corpo conforme, più o meno, e con conforme intendo <i>magro</i>. Non tornerei indietro, no: però tutto questo mi fa stare bene non tanto fisicamente ma emotivamente, mi fa sentire nel giusto, mi fa sentire potenzialmente non sbagliata almeno sotto questo punto di vista - sono giusta, passatemi il termine sbagliato. Sarò pazza, sfigata, sola, stupida, boccalona, ma almeno sono nella <i>norma</i> e questo mi rende all’apparenza una persona che rientra nei canoni socialmente accettati. CORRETTI. Nessuno può guardarmi con giudizio o compassione almeno per questo. Questa graphic novel è l’esempio di come siamo condizionati dai modelli pressanti che ci propongono, di come l’ambiente esterno ci rende diversi, misurabili e valutabili, di come ci giudicano il cibo, l’outfit e le abitudini, di come siamo spinti a confrontarci con gli altri piuttosto che con la versione migliore di noi <i>per noi </i>e non per qualcosa che ha deciso al nostro posto. Di come l’acqua restituisce ai corpi la loro unicità eliminando il termine conformità in un argomento in cui il confronto non dovrebbe far parte del campo semantico. dovrebbe esistere.]]></itunes:summary><itunes:duration>772</itunes:duration><itunes:keywords>baopublishing,bookblogger,bookstagramitalia,bookstagrammeritalia,conforme,consiglidilettura,corpiconformi,corpo,graphicnovel,grassofobia,ilariapalleschi,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libreria,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,recensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f38689a8a77d3bf2aebd5196d0425ec2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vita di chi rimane - L'ULTIMA ESTATE AL CIMITERO di SantaMatita (Bao Publishing)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vita-di-chi-rimane-l-ultima-estate-al-cimitero-di-santamatita-bao-publishing--56779231</link><description><![CDATA[Il cimitero è il posto in cui i vivi possono fisicamente commemorare i propri cari. Li tengono in vita in un modo che va oltre un semplice ricordo; i protagonisti di questa storia hanno costruito vere e proprie case di villeggiatura nel cimitero in cui riposano i loro congiunti e ogni estate, come in un normale campeggio, passano del tempo lì trasferendovi la loro quotidianità di panni da stendere e compiti da fare. La m0rte non è un argomento che si affronta con razionalità e un sacco di autori ne hanno scritto in modo totalizzante, evidenziando soprattutto i vuoti che le persone che non ci sono più lasciano nelle nostre esistenze. Quello che invece racconta SantaMatita è la vita che continua nonostante la m0rte e con la m0rte, e lo fa attraverso i panni stesi di cui prima, amori adolescenziali, c4ttiverie, pettegolezzi, piante di pomodoro e leggende metropolitane. Non so bene come esprimere questo concetto, ma l’umanità in questa storia che si legge in un paio d’ore è disarmantemente semplice: le persone entrano ed escono dai nostri percorsi e nel frattempo noi curiamo le piante, giochiamo, nuotiamo, scopriamo, curiosiamo, conosciamo altre persone, ci nascondiamo, stendiamo i panni, ceniamo, offriamo aiuto, piangiamo, facciamo amicizia, facciamo del bene a persone che non rivedremo forse mai più, riceviamo aiuto, beviamo caffè, ripariamo e sempre nel frattempo continuiamo a costruire, costruire, costruire intorno alla m0rte e paradossalmente circondati dalla m0rte. Questo è quello che succede in questa graphic novel tra la libertà del campeggio estivo e la pressione costante di questa cosa della vita che accade e che ci cambia lo scorrere del tempo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56779231</guid><pubDate>Thu, 14 Sep 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56779231/lri_408_l_ultima_estate_al_cimitero_12_09_23_20_25.mp3" length="8513528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Il cimitero è il posto in cui i vivi possono fisicamente commemorare i propri cari. Li tengono in vita in un modo che va oltre un semplice ricordo; i protagonisti di questa storia hanno costruito vere e proprie case di villeggiatura nel cimitero in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Il cimitero è il posto in cui i vivi possono fisicamente commemorare i propri cari. Li tengono in vita in un modo che va oltre un semplice ricordo; i protagonisti di questa storia hanno costruito vere e proprie case di villeggiatura nel cimitero in cui riposano i loro congiunti e ogni estate, come in un normale campeggio, passano del tempo lì trasferendovi la loro quotidianità di panni da stendere e compiti da fare. La m0rte non è un argomento che si affronta con razionalità e un sacco di autori ne hanno scritto in modo totalizzante, evidenziando soprattutto i vuoti che le persone che non ci sono più lasciano nelle nostre esistenze. Quello che invece racconta SantaMatita è la vita che continua nonostante la m0rte e con la m0rte, e lo fa attraverso i panni stesi di cui prima, amori adolescenziali, c4ttiverie, pettegolezzi, piante di pomodoro e leggende metropolitane. Non so bene come esprimere questo concetto, ma l’umanità in questa storia che si legge in un paio d’ore è disarmantemente semplice: le persone entrano ed escono dai nostri percorsi e nel frattempo noi curiamo le piante, giochiamo, nuotiamo, scopriamo, curiosiamo, conosciamo altre persone, ci nascondiamo, stendiamo i panni, ceniamo, offriamo aiuto, piangiamo, facciamo amicizia, facciamo del bene a persone che non rivedremo forse mai più, riceviamo aiuto, beviamo caffè, ripariamo e sempre nel frattempo continuiamo a costruire, costruire, costruire intorno alla m0rte e paradossalmente circondati dalla m0rte. Questo è quello che succede in questa graphic novel tra la libertà del campeggio estivo e la pressione costante di questa cosa della vita che accade e che ci cambia lo scorrere del tempo.]]></itunes:summary><itunes:duration>533</itunes:duration><itunes:keywords>baopublishing,bookblogger,booklover,bookstagrammeritalia,cimitero,consiglidilettura,elaborazionedellutto,graphicnovel,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,lultimaestatealcimitero,recensioni,santamatita,vacanze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dcd9e9858705bfed3d776f95f20caa26.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Di complotti e teorie bizzarramente attraenti - LA TEORIA DI TUTTO IL RESTO di Dan Schreiber (Guanda)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-complotti-e-teorie-bizzarramente-attraenti-la-teoria-di-tutto-il-resto-di-dan-schreiber-guanda--56472498</link><description><![CDATA[Avevo giusto sentito parlare di questa notizia - ora ve la dico, ma prima di riportarla volevo vedere il video in questione, a mio rischio e pericolo. E appunto, l’ho guardato con incredulità, quindi ecco la notizia: l’ultratitolato climatologo Simone Rugiati, il cuoco che mi stava un po’ antipatico perché accentuava la sua toscanità in “Cuochi e fiamme” finendo per scatenare lo Stanis La Rochelle che è in me, ci spiega chiaramente che è in corso una manipolazione climatica per la quale hanno da qualche tempo iniziato a spruzzare o non spruzzare misteriose miscele (boh) per fare o non far piovere. Io da piccola pensavo che di notte la Terra si scoperchiasse dal suo cappuccio celeste per lasciare spazio al cielo blu della notte e che per piovere la procedura fosse più o meno quella espressa dal cuoco neo climatologo, o meglio, ci fosse un cappuccio pieno di acqua. Poi non riuscendo mai ad assistere all’esatto momento del cambio di coperchio ho lasciato stare questa mirabolante idea. Questo libro racchiude teorie che per fortuna al momento sono molto meno pericolose di questa che vi ho appena raccontato (quella di Rugiati, non la mia) ma che ai loro tempi hanno scatenato dibattiti infiniti di scienziati e improvvisati tali. In queste storie splende come il giorno che anche gli uomini di scienza (veri) incappavano in assurde teorie solo perché non riuscivano a capire il mondo, così come è chiaro che sicuramente anche ora staranno pensando a qualche teoria sbagliata ignari di dati di cui forse beneficeranno i posteri. Teorie assurde, tipo che il Titanic sarebbe affondato per colpa dei viaggiatori nel tempo, o che le piante in vaso potessero essere usate come testimoni oculari di delitti. Ma non sono solo storie di teorie scientifiche fallaci che ritrovano la loro verità grazie ai dati, ma anche storie di superstizioni, di garofani rossi, partite benedette - per davvero, di misteri inspiegabili e coincidenze che generano l’idea che il cosmo ci strizzi l’occhio, proprio a noi. Un libro che parla all’angolo incolto della nostra mente, quello che si sollazza a leggere stranezze con la spensieratezza di chi non stenterebbe a crederci ma che dialogando con la razionalità ci spinge a cercare una risposta o accettare con serenità il senso di una coincidenza. O perché no, per una volta credere e basta, senza costruirci sopra ulteriori congetture. Insomma, il suggerimento iniziale di questo saggio è “Fate quello che volete nel vostro privato, ma quando le conseguenze delle vostre idee non riguardano soltanto voi, attenti a credere sulla fiducia.” (E ci sono delle verità scientifiche inconfutabili).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56472498</guid><pubDate>Thu, 17 Aug 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56472498/lri_406_la_teoria_di_tutto_il_resto_15_08_23_08_59.mp3" length="9226567" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Avevo giusto sentito parlare di questa notizia - ora ve la dico, ma prima di riportarla volevo vedere il video in questione, a mio rischio e pericolo. E appunto, l’ho guardato con incredulità, quindi ecco la notizia: l’ultratitolato climatologo Simone...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avevo giusto sentito parlare di questa notizia - ora ve la dico, ma prima di riportarla volevo vedere il video in questione, a mio rischio e pericolo. E appunto, l’ho guardato con incredulità, quindi ecco la notizia: l’ultratitolato climatologo Simone Rugiati, il cuoco che mi stava un po’ antipatico perché accentuava la sua toscanità in “Cuochi e fiamme” finendo per scatenare lo Stanis La Rochelle che è in me, ci spiega chiaramente che è in corso una manipolazione climatica per la quale hanno da qualche tempo iniziato a spruzzare o non spruzzare misteriose miscele (boh) per fare o non far piovere. Io da piccola pensavo che di notte la Terra si scoperchiasse dal suo cappuccio celeste per lasciare spazio al cielo blu della notte e che per piovere la procedura fosse più o meno quella espressa dal cuoco neo climatologo, o meglio, ci fosse un cappuccio pieno di acqua. Poi non riuscendo mai ad assistere all’esatto momento del cambio di coperchio ho lasciato stare questa mirabolante idea. Questo libro racchiude teorie che per fortuna al momento sono molto meno pericolose di questa che vi ho appena raccontato (quella di Rugiati, non la mia) ma che ai loro tempi hanno scatenato dibattiti infiniti di scienziati e improvvisati tali. In queste storie splende come il giorno che anche gli uomini di scienza (veri) incappavano in assurde teorie solo perché non riuscivano a capire il mondo, così come è chiaro che sicuramente anche ora staranno pensando a qualche teoria sbagliata ignari di dati di cui forse beneficeranno i posteri. Teorie assurde, tipo che il Titanic sarebbe affondato per colpa dei viaggiatori nel tempo, o che le piante in vaso potessero essere usate come testimoni oculari di delitti. Ma non sono solo storie di teorie scientifiche fallaci che ritrovano la loro verità grazie ai dati, ma anche storie di superstizioni, di garofani rossi, partite benedette - per davvero, di misteri inspiegabili e coincidenze che generano l’idea che il cosmo ci strizzi l’occhio, proprio a noi. Un libro che parla all’angolo incolto della nostra mente, quello che si sollazza a leggere stranezze con la spensieratezza di chi non stenterebbe a crederci ma che dialogando con la razionalità ci spinge a cercare una risposta o accettare con serenità il senso di una coincidenza. O perché no, per una volta credere e basta, senza costruirci sopra ulteriori congetture. Insomma, il suggerimento iniziale di questo saggio è “Fate quello che volete nel vostro privato, ma quando le conseguenze delle vostre idee non riguardano soltanto voi, attenti a credere sulla fiducia.” (E ci sono delle verità scientifiche inconfutabili).]]></itunes:summary><itunes:duration>577</itunes:duration><itunes:keywords>bookbloggeritalia,bookstagramitalia,booktokitalia,complotti,consiglidilettura,danschreiber,guanda,lateoriadituttoilresto,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,recensioni,teorie,titanic</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56055034374501d267d4daadd30e9f7e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quello che (non) ci divide - CARO STRONZO di Virginie Despentes (Fandango Libri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quello-che-non-ci-divide-caro-stronzo-di-virginie-despentes-fandango-libri--56411231</link><description><![CDATA[Caro stronzo, un paradosso sarcastico che finisce per diventare sincero nel rapporto tra Rebecca e Oscar. Lei lo appella così, perché effettivamente è stato uno stronzo, sentendosi in diritto di postare un aggiornamento di un social in cui la giudicava dopo averla vista al bar, invecchiata. Questo diritto con cui Oscar va a braccetto però lo ha messo in un guaio più grande, perché una stagista della casa editrice per cui pubblica lo ha denunciato sul suo blog per molestia; dice che gli rendeva la vita impossibile, che la fissava, che cercava il contatto fisico addirittura un giorno facendola scappare dall’ufficio. Lui non se ne capacita perché a suo parere era un intento senza cattiveria, lui era davvero preso e invaghito, non avrebbe voluto farle del male. E invece. Invece la bilancia di ciò che piace a me e ciò che piace a te è diversa e non tutti la rispettano: Virginie Despentes si pone sopra le parti della bilancia, racchiudendo tutti in una bolla enorme del diagramma di Venn (so che vi ho sbloccato un ricordo). Una bolla che da sola ci riunisce perché siamo tutti sensibili a qualcosa; è questo qualcosa che poi ci differenzia da alcuni ma ci unisce profondamente ad altri, in quanto tossicodipendenti, in quanto genitori, in quanto appartenenti ad un genere. Il nodo delle differenze si stringe a soffocare l’umanità che abbiamo di fronte al giudizio, che in parte subiamo ma con cui in parte soggioghiamo il prossimo imponendo il nostro pensiero. Se in fondo siamo tutti umani e uguali, uniti dalle nostre debolezze, la società ci mette in condizioni di sentirci migliori o peggiori di altri in base a criteri comunemente presi come assiomi, uno dei quali il dualismo tra i generi assegnati alla nascita che divide non tanto sul piano biologico ma sull’approccio al mondo. Al mondo delle parole, al mondo della rabbia, dell’espressione di sé, del giudizio, della sfera pubblica e privata. Un libro su quanto le frecce del carnefice e della vittima puntino sempre su qualcuno di diverso, sul potere e sul cadere rovinosamente, ricevendo aiuto dall’ultima persona che avremmo pensato di avere accanto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56411231</guid><pubDate>Thu, 10 Aug 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56411231/lri_406_caro_stronzo_09_08_23_09_08.mp3" length="10201665" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Caro stronzo, un paradosso sarcastico che finisce per diventare sincero nel rapporto tra Rebecca e Oscar. Lei lo appella così, perché effettivamente è stato uno stronzo, sentendosi in diritto di postare un aggiornamento di un social in cui la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Caro stronzo, un paradosso sarcastico che finisce per diventare sincero nel rapporto tra Rebecca e Oscar. Lei lo appella così, perché effettivamente è stato uno stronzo, sentendosi in diritto di postare un aggiornamento di un social in cui la giudicava dopo averla vista al bar, invecchiata. Questo diritto con cui Oscar va a braccetto però lo ha messo in un guaio più grande, perché una stagista della casa editrice per cui pubblica lo ha denunciato sul suo blog per molestia; dice che gli rendeva la vita impossibile, che la fissava, che cercava il contatto fisico addirittura un giorno facendola scappare dall’ufficio. Lui non se ne capacita perché a suo parere era un intento senza cattiveria, lui era davvero preso e invaghito, non avrebbe voluto farle del male. E invece. Invece la bilancia di ciò che piace a me e ciò che piace a te è diversa e non tutti la rispettano: Virginie Despentes si pone sopra le parti della bilancia, racchiudendo tutti in una bolla enorme del diagramma di Venn (so che vi ho sbloccato un ricordo). Una bolla che da sola ci riunisce perché siamo tutti sensibili a qualcosa; è questo qualcosa che poi ci differenzia da alcuni ma ci unisce profondamente ad altri, in quanto tossicodipendenti, in quanto genitori, in quanto appartenenti ad un genere. Il nodo delle differenze si stringe a soffocare l’umanità che abbiamo di fronte al giudizio, che in parte subiamo ma con cui in parte soggioghiamo il prossimo imponendo il nostro pensiero. Se in fondo siamo tutti umani e uguali, uniti dalle nostre debolezze, la società ci mette in condizioni di sentirci migliori o peggiori di altri in base a criteri comunemente presi come assiomi, uno dei quali il dualismo tra i generi assegnati alla nascita che divide non tanto sul piano biologico ma sull’approccio al mondo. Al mondo delle parole, al mondo della rabbia, dell’espressione di sé, del giudizio, della sfera pubblica e privata. Un libro su quanto le frecce del carnefice e della vittima puntino sempre su qualcuno di diverso, sul potere e sul cadere rovinosamente, ricevendo aiuto dall’ultima persona che avremmo pensato di avere accanto.]]></itunes:summary><itunes:duration>638</itunes:duration><itunes:keywords>booklover,bookstagramitalia,booktokitalia,carostronzo,consiglidilettura,dipendenze,fandangolibri,femminismo,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,recensioni,virginiedespentes</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73e226c223b4ac78eea4cabed12ae4fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Millennials in crisi - LA NUOVA ME di Halle Butler (Neri Pozza)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/millennials-in-crisi-la-nuova-me-di-halle-butler-neri-pozza--56212337</link><description><![CDATA[C’è una canzone che ascolto sempre quando il mio corpo sente che ho bisogno di piangere ma il mio cervello continua a pedalare come un forsennato: Imitation of life, dei REM. A dire il vero l’ho messa in sottofondo - più che sottofondo, a dire il verissimissimo, perché mi ci sto bucando le orecchie. È la canzone che mi ricorda che ci sono mille montagne da scalare, e che anzi non sono mille montagne, bensì mille fiancate che percorriamo come se dovessimo arrivare ad una cima che però si rivela un nuovo punto di partenza per una fiancata nuova, sempre in salita e sempre cercando di dimostrare. In questo pezzo Michael Stipe racconta dell’adolescenza, quel momento della vita in cui vorremmo essere altro e se è vero che i millennials sono eterni adolescenti allora è perfettamente in tema con ciò che abbiamo raccolto con le nostre mani: un futuro incerto, chi più chi meno, sotto diversi aspetti della vita, piani A che si tramutano in B, poi in C e velocemente fino a rendersi conto che il ventaglio di possibilità che Kierkegaard affida ad ogni essere umano alla nascita si sta riducendo ad una linea che ci rassegniamo a percorrere con qualche tentativo di fuga. La dieta da lunedì, lo sport da domani, la parete dipinta per cambiare, comprare un quadro nuovo da appendere, lo shopping compulsivo, iniziare ad amare sé stessi: niente che ci distolga da quella linea dritta che continuiamo a percorrere senza neanche accorgercene. Per questo ascolto Imitation of life, per quello special che dice “This hurricane, I’m not afraid” perché se una parte di me sente un uragano costante e in qualche modo necessario, l’altra è impassibile spettatrice di ciò che nella società della performance sarebbe da considerare una Caporetto da ogni parte la si guardi. E non sto dicendo che sono orgogliosa dei miei fallimenti e di non essere ciò che volevo essere da bambina: sto dicendo che se nessuno stereotipo di successo costruito nel tempo dal mondo intero mi avesse costretto a vedermi realizzata in una certa maniera soltanto, adesso forse non la vivrei così; adesso vivrei il flusso dei cambiamenti con entusiasmo, vigore. Cavalcando l’onda di ciò in cui mi sto trasformando. Ho letto diversi pareri negativi su questo libro, e sinceramente mi accodo a chi pensa che non sia troppo profondo, con la verità scritta fra le righe; vedo piuttosto una compartecipazione nostra nello “scrivere” il resto della storia, come tanti libri che sono apparentemente semplici e che ho amato follemente. È ciò che ci scatenano, quello che ci rimane al di là di una trentenne lamentosa e irrisolta, persa in una realtà che non riconosce più e che vive con passiva inerzia. Come on, come on, no one can see you cry.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56212337</guid><pubDate>Thu, 27 Jul 2023 06:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/56212337/lri_405_la_nuova_me_25_07_23_15_19.mp3" length="11604336" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>C’è una canzone che ascolto sempre quando il mio corpo sente che ho bisogno di piangere ma il mio cervello continua a pedalare come un forsennato: Imitation of life, dei REM. A dire il vero l’ho messa in sottofondo - più che sottofondo, a dire il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è una canzone che ascolto sempre quando il mio corpo sente che ho bisogno di piangere ma il mio cervello continua a pedalare come un forsennato: Imitation of life, dei REM. A dire il vero l’ho messa in sottofondo - più che sottofondo, a dire il verissimissimo, perché mi ci sto bucando le orecchie. È la canzone che mi ricorda che ci sono mille montagne da scalare, e che anzi non sono mille montagne, bensì mille fiancate che percorriamo come se dovessimo arrivare ad una cima che però si rivela un nuovo punto di partenza per una fiancata nuova, sempre in salita e sempre cercando di dimostrare. In questo pezzo Michael Stipe racconta dell’adolescenza, quel momento della vita in cui vorremmo essere altro e se è vero che i millennials sono eterni adolescenti allora è perfettamente in tema con ciò che abbiamo raccolto con le nostre mani: un futuro incerto, chi più chi meno, sotto diversi aspetti della vita, piani A che si tramutano in B, poi in C e velocemente fino a rendersi conto che il ventaglio di possibilità che Kierkegaard affida ad ogni essere umano alla nascita si sta riducendo ad una linea che ci rassegniamo a percorrere con qualche tentativo di fuga. La dieta da lunedì, lo sport da domani, la parete dipinta per cambiare, comprare un quadro nuovo da appendere, lo shopping compulsivo, iniziare ad amare sé stessi: niente che ci distolga da quella linea dritta che continuiamo a percorrere senza neanche accorgercene. Per questo ascolto Imitation of life, per quello special che dice “This hurricane, I’m not afraid” perché se una parte di me sente un uragano costante e in qualche modo necessario, l’altra è impassibile spettatrice di ciò che nella società della performance sarebbe da considerare una Caporetto da ogni parte la si guardi. E non sto dicendo che sono orgogliosa dei miei fallimenti e di non essere ciò che volevo essere da bambina: sto dicendo che se nessuno stereotipo di successo costruito nel tempo dal mondo intero mi avesse costretto a vedermi realizzata in una certa maniera soltanto, adesso forse non la vivrei così; adesso vivrei il flusso dei cambiamenti con entusiasmo, vigore. Cavalcando l’onda di ciò in cui mi sto trasformando. Ho letto diversi pareri negativi su questo libro, e sinceramente mi accodo a chi pensa che non sia troppo profondo, con la verità scritta fra le righe; vedo piuttosto una compartecipazione nostra nello “scrivere” il resto della storia, come tanti libri che sono apparentemente semplici e che ho amato follemente. È ciò che ci scatenano, quello che ci rimane al di là di una trentenne lamentosa e irrisolta, persa in una realtà che non riconosce più e che vive con passiva inerzia. Come on, come on, no one can see you cry.]]></itunes:summary><itunes:duration>726</itunes:duration><itunes:keywords>booklover,bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,hallebutler,lanuovame,lavoro,leggere,lerecensioniignoranti,libreria,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,millennials,neripozza,recensioni,relazioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f3aa75115daf3b0e947a8dca34f6e8e5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Farsi male apposta per dimostrare cose di cui non interessa a nessuno - LA CROCIERA di Lara Williams (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/farsi-male-apposta-per-dimostrare-cose-di-cui-non-interessa-a-nessuno-la-crociera-di-lara-williams-blackie-edizioni--54817549</link><description><![CDATA[Wabi-sabi nella filosofia giapponese rappresenta l’accettazione della transitorietà delle cose e dell’imperfezione della bellezza fondendo così la malinconia di una completezza oggettiva mancata e la meraviglia di una completezza “a modo nostro”. In questo libro, più che al raggiungimento del wabi-sabi, si assiste allo svilente percorso del “wabi-sabi a tutti i costi” con pratiche disumanizzanti e spersonalizzanti. Che poi, alla fine, pare terrificante letto così, ma quanti di noi schiacciano pezzi di sé per dimostrare qualcosa ogni giorno che passa? Pure verso noi stessi, eh, per vedere il bello a tutti i costi: «Sono forte perché sopporto una situazione che nessuno potrebbe tollerare», «Da questo dolore sto imparando tantissimo!!!», «Acci come sto sviluppando la mia forza emotiva!» in nome di una resilienza che ci vogliamo guadagnare dopo esserci autoinflitti delle tonanti, dolorose, a volte gratuite, irrecuperabili e irrimediabili sofferenze. Cioè, capito? Il fondo lo vogliamo toccare perché patire ci rende eroi della nostra storia. Ingrid sviluppa la sindrome di Stoccolma nei confronti della nave da crociera sulla quale lavora, quella stessa nave che le ha tolto i suoi vestiti, le sue inclinazioni e altre cose che leggerete - ma pure i suoi vizi e i suoi ricordi scomodi. Il patto è chiaro: rinuncia a ciò che di bello può essere pur di slegarsi per un po’ da quei ricordi amari (che comunque non la abbandonano mica del tutto: scappa pure dai problemi, ma ti verranno dietro). Io credo di non aver capito tuttissimo di questa storia; ho capito però che delle volte toccare il fondo non fa così bene, anzi fa schifo e ci trasforma da persone ad automi o da persone buone a persone cattive. Che autoproclamarsi leader non fa di te un leader. Che sforzarsi a patire come cani senza valutarne minimamente le conseguenze è una vite che ci piantiamo giù nella carne: lascerà un buco e un gran male. Che impegnarsi al solo fine di dimostrare non solo non ci arricchisce, ma ci accolla un peso che alla lunga non ci farà più galleggiare. Scusate ma mica è un libro che la fa prender bene, farfalle e fiorellini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54817549</guid><pubDate>Mon, 26 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/54817549/lri_404_la_crociera_22_06_23_16_04.mp3" length="10676885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Wabi-sabi nella filosofia giapponese rappresenta l’accettazione della transitorietà delle cose e dell’imperfezione della bellezza fondendo così la malinconia di una completezza oggettiva mancata e la meraviglia di una completezza “a modo nostro”. In...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Wabi-sabi nella filosofia giapponese rappresenta l’accettazione della transitorietà delle cose e dell’imperfezione della bellezza fondendo così la malinconia di una completezza oggettiva mancata e la meraviglia di una completezza “a modo nostro”. In questo libro, più che al raggiungimento del wabi-sabi, si assiste allo svilente percorso del “wabi-sabi a tutti i costi” con pratiche disumanizzanti e spersonalizzanti. Che poi, alla fine, pare terrificante letto così, ma quanti di noi schiacciano pezzi di sé per dimostrare qualcosa ogni giorno che passa? Pure verso noi stessi, eh, per vedere il bello a tutti i costi: «Sono forte perché sopporto una situazione che nessuno potrebbe tollerare», «Da questo dolore sto imparando tantissimo!!!», «Acci come sto sviluppando la mia forza emotiva!» in nome di una resilienza che ci vogliamo guadagnare dopo esserci autoinflitti delle tonanti, dolorose, a volte gratuite, irrecuperabili e irrimediabili sofferenze. Cioè, capito? Il fondo lo vogliamo toccare perché patire ci rende eroi della nostra storia. Ingrid sviluppa la sindrome di Stoccolma nei confronti della nave da crociera sulla quale lavora, quella stessa nave che le ha tolto i suoi vestiti, le sue inclinazioni e altre cose che leggerete - ma pure i suoi vizi e i suoi ricordi scomodi. Il patto è chiaro: rinuncia a ciò che di bello può essere pur di slegarsi per un po’ da quei ricordi amari (che comunque non la abbandonano mica del tutto: scappa pure dai problemi, ma ti verranno dietro). Io credo di non aver capito tuttissimo di questa storia; ho capito però che delle volte toccare il fondo non fa così bene, anzi fa schifo e ci trasforma da persone ad automi o da persone buone a persone cattive. Che autoproclamarsi leader non fa di te un leader. Che sforzarsi a patire come cani senza valutarne minimamente le conseguenze è una vite che ci piantiamo giù nella carne: lascerà un buco e un gran male. Che impegnarsi al solo fine di dimostrare non solo non ci arricchisce, ma ci accolla un peso che alla lunga non ci farà più galleggiare. Scusate ma mica è un libro che la fa prender bene, farfalle e fiorellini.]]></itunes:summary><itunes:duration>668</itunes:duration><itunes:keywords>blackieedizioni,bookblogger,bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,crociera,lacrociera,larawilliams,leggere,lerecensioniignoranti,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,recensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0dc86476cb898d92f4828b0d1a087f95.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una saga che mi ha fatto perdere la testa - BLACKWATER di Michael McDowell (Neri Pozza)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-saga-che-mi-ha-fatto-perdere-la-testa-blackwater-di-michael-mcdowell-neri-pozza--54379225</link><description><![CDATA[Le saghe familiari non mi attraggono per svariati motivi e io ho comprato Blackwater perché erano dei bellissimi libri in senso estetico. Dopo aver finito Blackwater non vorrei mai più leggere una saga: sono innamorata, sfinita, legata emotivamente a questi sei volumi, come se avessi vissuto a Perdido e ne fossi stata sputata fuori brutalmente allo scoccare dell’ultima parola dell’ultima pagina dell’ultimo libro. Pubblicato nel 1983 racconta una storia che inizia nel 1919, continua fino agli anni del boom economico e pur seguendo il corso della Storia, ha in sé tratti gotici e horror che per paradosso contribuiscono a rendere ancora più reali le vicende di Perdido. La cosa più magica di questi sei volumi, però, è la celebrazione della diversità tra gli esseri umani che si fa largo tra queste pagine e che nel corso dei capitoli dimentica le superstizioni e fluidifica ogni gerarchia trasformandola in una famiglia i cui perni fondanti mettono le basi sulle peculiarità di ciascuno. Di questa famiglia mi sono sentita parte anche io, ho presenziato alle cene, alle discussioni e parteggiato per l’uno o per l’altro contendente; ho sospettato, ho compreso e contrastato decisioni, ho sofferto i lutti e sono invecchiata con lo scorrere della storia: Blackwater racconta di una Perdido viva, che nasce, cresce rigogliosa con vigore e rallenta stanca insieme ai suoi abitanti sotto il peso del tempo. Mi mancherà Perdido, mi mancheranno tutti perché se all’inizio non sopportavo nessuno, tutti hanno avuto la tenacia di svelarsi limpidi e umani di fronte a me, di crescere e maturare sotto i miei occhi meritando una fiducia vera e sentita, che poche volte si riserva a personaggi “non del tutto reali”.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54379225</guid><pubDate>Thu, 22 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/54379225/lri_403_blackwater_14_06_23_12_14.mp3" length="11366518" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Le saghe familiari non mi attraggono per svariati motivi e io ho comprato Blackwater perché erano dei bellissimi libri in senso estetico. Dopo aver finito Blackwater non vorrei mai più leggere una saga: sono innamorata, sfinita, legata emotivamente a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le saghe familiari non mi attraggono per svariati motivi e io ho comprato Blackwater perché erano dei bellissimi libri in senso estetico. Dopo aver finito Blackwater non vorrei mai più leggere una saga: sono innamorata, sfinita, legata emotivamente a questi sei volumi, come se avessi vissuto a Perdido e ne fossi stata sputata fuori brutalmente allo scoccare dell’ultima parola dell’ultima pagina dell’ultimo libro. Pubblicato nel 1983 racconta una storia che inizia nel 1919, continua fino agli anni del boom economico e pur seguendo il corso della Storia, ha in sé tratti gotici e horror che per paradosso contribuiscono a rendere ancora più reali le vicende di Perdido. La cosa più magica di questi sei volumi, però, è la celebrazione della diversità tra gli esseri umani che si fa largo tra queste pagine e che nel corso dei capitoli dimentica le superstizioni e fluidifica ogni gerarchia trasformandola in una famiglia i cui perni fondanti mettono le basi sulle peculiarità di ciascuno. Di questa famiglia mi sono sentita parte anche io, ho presenziato alle cene, alle discussioni e parteggiato per l’uno o per l’altro contendente; ho sospettato, ho compreso e contrastato decisioni, ho sofferto i lutti e sono invecchiata con lo scorrere della storia: Blackwater racconta di una Perdido viva, che nasce, cresce rigogliosa con vigore e rallenta stanca insieme ai suoi abitanti sotto il peso del tempo. Mi mancherà Perdido, mi mancheranno tutti perché se all’inizio non sopportavo nessuno, tutti hanno avuto la tenacia di svelarsi limpidi e umani di fronte a me, di crescere e maturare sotto i miei occhi meritando una fiducia vera e sentita, che poche volte si riserva a personaggi “non del tutto reali”.]]></itunes:summary><itunes:duration>711</itunes:duration><itunes:keywords>blackwater,bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,fantasy,horror,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,lettureconsigliate,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,michaelmcdowell,neripozza,podcastsuilibri,sagafamiliare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/df904a779b22f06f9c88faa4cdc9d61e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una storia per raccontare la Storia - TURCHINA di Elena Triolo (Bao Publishing)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-storia-per-raccontare-la-storia-turchina-di-elena-triolo-bao-publishing--53969076</link><description><![CDATA[Turchina non è solo la storia della bambina che ha ispirato Collodi per la figura della Fata. Turchina è l’esempio di come si tramandano le storie nel tempo dai nonni ai nipoti, e di come - come dicono i Bluvertigo “semplicemente, anche un fatto da niente, attraversato dalla corrente nello spazio e nel tempo nasce piccolo infinitamente, poi diventa troppo importante” -. Giovanna era un’umile cameriera, dice lei: com’è possibile che possa apparire in un libro? Giovanna diventa “famosa”, racconta la sua storia e quella della nascita di Pinocchio, racconta di questo scrittore borghese che se l’è presa sotto l’ala, del senso di famiglia e della costruzione debole delle classi sociali quando a farne parte sono persone con l’animo nobile. Alla fine tutto è storia, nella nostra vita quotidiana, anche quando il mondo vorrebbe che tu non la raccontassi. È il potere della libertà di raccontare e di tramandare che gli spaventati dittatori vogliono mutare e di fronte al quale niente possono fare se non impedire, minacciare, uccidere. Turchina è anche il racconto di un rapporto che va oltre la morte, che nelle strade di Sesto Fiorentino racchiude non solo i luoghi di Pinocchio, ma i cambiamenti più incisivi del secolo appena trascorso: Elena Triolo racconta la vita di Giovanna, e attraverso questa la nascita di Pinocchio, e attraverso questa la Storia. Ho pianto dall’inizio alla fine, ininterrottamente, una graphic novel che trabocca di sensibilità che non so come altro descrivere, perché a leggerla ci vuole un’oretta, a metabolizzarla ancora non lo so, soprattutto quando da sestese vedo in quei disegni e in quella Storia posti che tutt’oggi frequento quasi quotidianamente. Questo libro è un dono incredibile e io mi sento davvero fortunata ad esserci incappata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53969076</guid><pubDate>Mon, 19 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53969076/lri_402_turchina_23_05_23_12_49.mp3" length="9654557" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Turchina non è solo la storia della bambina che ha ispirato Collodi per la figura della Fata. Turchina è l’esempio di come si tramandano le storie nel tempo dai nonni ai nipoti, e di come - come dicono i Bluvertigo “semplicemente, anche un fatto da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Turchina non è solo la storia della bambina che ha ispirato Collodi per la figura della Fata. Turchina è l’esempio di come si tramandano le storie nel tempo dai nonni ai nipoti, e di come - come dicono i Bluvertigo “semplicemente, anche un fatto da niente, attraversato dalla corrente nello spazio e nel tempo nasce piccolo infinitamente, poi diventa troppo importante” -. Giovanna era un’umile cameriera, dice lei: com’è possibile che possa apparire in un libro? Giovanna diventa “famosa”, racconta la sua storia e quella della nascita di Pinocchio, racconta di questo scrittore borghese che se l’è presa sotto l’ala, del senso di famiglia e della costruzione debole delle classi sociali quando a farne parte sono persone con l’animo nobile. Alla fine tutto è storia, nella nostra vita quotidiana, anche quando il mondo vorrebbe che tu non la raccontassi. È il potere della libertà di raccontare e di tramandare che gli spaventati dittatori vogliono mutare e di fronte al quale niente possono fare se non impedire, minacciare, uccidere. Turchina è anche il racconto di un rapporto che va oltre la morte, che nelle strade di Sesto Fiorentino racchiude non solo i luoghi di Pinocchio, ma i cambiamenti più incisivi del secolo appena trascorso: Elena Triolo racconta la vita di Giovanna, e attraverso questa la nascita di Pinocchio, e attraverso questa la Storia. Ho pianto dall’inizio alla fine, ininterrottamente, una graphic novel che trabocca di sensibilità che non so come altro descrivere, perché a leggerla ci vuole un’oretta, a metabolizzarla ancora non lo so, soprattutto quando da sestese vedo in quei disegni e in quella Storia posti che tutt’oggi frequento quasi quotidianamente. Questo libro è un dono incredibile e io mi sento davvero fortunata ad esserci incappata.]]></itunes:summary><itunes:duration>604</itunes:duration><itunes:keywords>baopublishing,bookblogger,bookstagramitalia,booktokitalia,carlocollodi,consiglidilettura,consigliolibri,elenatriolo,fataturchina,graphicnovel,leggere,lerecensioniignoranti,libri,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,pinocchio,recensioni,sestofiorentino,turchina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3245d57f1ff5a63226abfea02b87ef2f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fisica for dummies - SETTE BREVI LEZIONI DI FISICA di Carlo Rovelli (Adelphi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fisica-for-dummies-sette-brevi-lezioni-di-fisica-di-carlo-rovelli-adelphi--53969075</link><description><![CDATA[Sono sempre molto incline a vedere negli uomini di scienza, e ancor più nei fisici, e ancor più più negli astrofisici ça va sans dire, degli esseri viventi impregnati di una creatività e di un’immaginazione tendenti al sovrumano. È scontato pensare che ogni teoria e ogni legge messa a punto siano nate da un’idea; ci vuole di esser folli veri per montare tutto un ingranaggio sulla base di un pensiero. Ci vuole di essere innamorati, caparbi, ragionevolmente dubbiosi. Per me le formule sono sempre state una roba astrusa e se posso permettermi - per la maggior parte del tempo che ho passato a studiarla - anche messe lì per rompere i coglioni per risolvere problemi e altre robe che non mi spiegavano, di fatto, niente. Alla fine veniva fuori che Gaetano seduto nella terza carrozza sul treno per Napoli Afragola andava alla velocità di 55 kg/L. Ora, io certo non sono una cima in materia, ma credo che se avessi avuto Rovelli come professore, con il suo romantico e tangibile modo di spiegare anche le incertezze legate all’universo, dando una faccia a quello che ci gira intorno e un motivo visibile di esistere a quelle formule invece che costanti e lettere sparate a cartucciera, forse sarebbero state più piacevolmente applicabili. Questa non vuole essere una critica a chi ha cercato di spiegarmi la fisica negli anni - in me scarseggia il senso creativo per tutto ciò che è scientifico - ma un ragionamento basico su quanto, spesso, ci ritroviamo a studiare cose col solo fine di capirle, mentre a volte è proprio il buio totale che ci costringe a spingerci oltre (più o meno è successo in tutte le scoperte fantasmagoriche del mondo, anche quelle che hanno dato vita a invenzioni catastrofiche). Par retorico, ma è quando non le capiamo che abbiamo l’opportunità di una crescita. Invece dobbiamo capire e chi non capisce non è adatto. Rovelli ci ha detto il contrario, che anche l’argomento più complesso è alla portata di tutti, basta trovare il modo di comunicare idoneo ai destinatari del messaggio. E ci dice anche un’altra cosa: che il confronto, la collaborazione, i dubbi, gli errori, tanto la perseveranza quanto l’abbandono di un’idea siano fruttuosi sempre, per ogni sviluppo, anche se in un primo momento quest’ultimo tuoni come un umiliante fallimento. «Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto dell'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato.»]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53969075</guid><pubDate>Thu, 15 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53969075/lri_401_sette_brevi_lezioni_di_fisica_23_05_23_12_54.mp3" length="10415660" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Sono sempre molto incline a vedere negli uomini di scienza, e ancor più nei fisici, e ancor più più negli astrofisici ça va sans dire, degli esseri viventi impregnati di una creatività e di un’immaginazione tendenti al sovrumano. È scontato pensare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sono sempre molto incline a vedere negli uomini di scienza, e ancor più nei fisici, e ancor più più negli astrofisici ça va sans dire, degli esseri viventi impregnati di una creatività e di un’immaginazione tendenti al sovrumano. È scontato pensare che ogni teoria e ogni legge messa a punto siano nate da un’idea; ci vuole di esser folli veri per montare tutto un ingranaggio sulla base di un pensiero. Ci vuole di essere innamorati, caparbi, ragionevolmente dubbiosi. Per me le formule sono sempre state una roba astrusa e se posso permettermi - per la maggior parte del tempo che ho passato a studiarla - anche messe lì per rompere i coglioni per risolvere problemi e altre robe che non mi spiegavano, di fatto, niente. Alla fine veniva fuori che Gaetano seduto nella terza carrozza sul treno per Napoli Afragola andava alla velocità di 55 kg/L. Ora, io certo non sono una cima in materia, ma credo che se avessi avuto Rovelli come professore, con il suo romantico e tangibile modo di spiegare anche le incertezze legate all’universo, dando una faccia a quello che ci gira intorno e un motivo visibile di esistere a quelle formule invece che costanti e lettere sparate a cartucciera, forse sarebbero state più piacevolmente applicabili. Questa non vuole essere una critica a chi ha cercato di spiegarmi la fisica negli anni - in me scarseggia il senso creativo per tutto ciò che è scientifico - ma un ragionamento basico su quanto, spesso, ci ritroviamo a studiare cose col solo fine di capirle, mentre a volte è proprio il buio totale che ci costringe a spingerci oltre (più o meno è successo in tutte le scoperte fantasmagoriche del mondo, anche quelle che hanno dato vita a invenzioni catastrofiche). Par retorico, ma è quando non le capiamo che abbiamo l’opportunità di una crescita. Invece dobbiamo capire e chi non capisce non è adatto. Rovelli ci ha detto il contrario, che anche l’argomento più complesso è alla portata di tutti, basta trovare il modo di comunicare idoneo ai destinatari del messaggio. E ci dice anche un’altra cosa: che il confronto, la collaborazione, i dubbi, gli errori, tanto la perseveranza quanto l’abbandono di un’idea siano fruttuosi sempre, per ogni sviluppo, anche se in un primo momento quest’ultimo tuoni come un umiliante fallimento. «Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto dell'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato.»]]></itunes:summary><itunes:duration>651</itunes:duration><itunes:keywords>adelphi,adelphieditore,bookblogger,bookstagramitalia,booktokitalia,carlorovelli,consiglidilettura,consigliolibri,fisica,leggere,lerecensioniignoranti,libreria,libri,libriconsigliati,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,recensioni,settebrevilezionidifisica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95b513a666f5226b9f633a91e2c32b54.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fiabe sotto il patriarcato - E ALLA FINE MUOIONO di Lou Lubie (Bao Publishing)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fiabe-sotto-il-patriarcato-e-alla-fine-muoiono-di-lou-lubie-bao-publishing--53804282</link><description><![CDATA[C’era una volta una principessa bianca e bellissima che per colpa di una strega brutta e invidiosa finisce inerme da qualche parte e solo l’amore di un aitante uomo valoroso e bianco la può salvare. Cenerentola era una stronza, Raperonzolo faceva sesso (malandrina!), nella versione di Basile La bella addormentata nel bosco si sveglia dopo aver partorito (…). Le storie sono di chi le legge, e - cliché radicati a parte, nel XXI secolo si iniziano a trovare degli inghippi in queste fiabe in cui l’amore è sempre il solito e i personaggi sono stereotipati: la principessa da salvare, il principe eroico, cattivi uomini che sono cattivi per qualche mostruoso espediente magico e cattive donne che sono cattive perché sono gelose senza magia (eheheheheh), ma a parte i nuovissimi film Disney in cui le principesse bastano a sé stesse, più o meno, il marketing sarà sempre governato da vestiti con gli sbrillùccichi e scarpette di cristallo per le bambine e spade e vestiti da principe per i bambini (andate almeno una volta in un negozio di giocattoli). Saranno anche sicuramente esistite storie con relazioni omosessuali dato che la mitologia ne riporta assai, ma non ci è mai arrivata traccia - si dice che La Sirenetta fosse la voce dell’amore di Andersen per un uomo, ma chissà. Lou Loubie guarda le fiabe attraverso la storia e la storia attraverso le fiabe, specchio incontestabile della società in cui nascono e si evolvono: trattasi infatti per lo più di storie eteronormative, abiliste, razziste e sessiste che si sono tramandate con qualche modifica attraverso i secoli ma che mai hanno perso il loro piglio discriminatorio. E con questo piglio discriminatorio, siamo cresciuti noi (ma forse non i nostri figli/nipoti? Chissà se fra qualche secolo saremo considerati i primi ad aver raccontato una società più inclusiva. Spoiler: ci credo poco). Nel nostro immaginario che volente o nolente queste fiabe hanno contribuito a plasmare non c’è spazio per le personalità in cui non ci riconosciamo a pieno. E così, ora, i cattivi non sono cattivi davvero (cit), ma hanno un background doloroso che li ha trasformati; i personaggi seppur rimangano stereotipati vengono inseriti in un contesto condivisibile, i riadattamenti si fanno più inclusivi ma con quella vena ancora troppo inclusivitywashing (si dice?) che tende a invalidare l’intera causa. Ma questo lo penso io, fra 600 anni magari, la Disney, persa per la strada qualche testimonianza della realtà odierna in cui una donna nera rimane all’ultimo gradino di una struttura gerarchica definita sonantemente, col suo live action de La Sirenetta sarà considerata la pioniera di un cambiamento della società. Ahinoi, la Storia non viene scritta dai vinti, ma anche le storie non vengono raccontate dai discriminati.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53804282</guid><pubDate>Mon, 12 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53804282/lri_309_e_alla_fine_muoiono_10_05_23_12_55.mp3" length="7443553" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>C’era una volta una principessa bianca e bellissima che per colpa di una strega brutta e invidiosa finisce inerme da qualche parte e solo l’amore di un aitante uomo valoroso e bianco la può salvare. Cenerentola era una stronza, Raperonzolo faceva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’era una volta una principessa bianca e bellissima che per colpa di una strega brutta e invidiosa finisce inerme da qualche parte e solo l’amore di un aitante uomo valoroso e bianco la può salvare. Cenerentola era una stronza, Raperonzolo faceva sesso (malandrina!), nella versione di Basile La bella addormentata nel bosco si sveglia dopo aver partorito (…). Le storie sono di chi le legge, e - cliché radicati a parte, nel XXI secolo si iniziano a trovare degli inghippi in queste fiabe in cui l’amore è sempre il solito e i personaggi sono stereotipati: la principessa da salvare, il principe eroico, cattivi uomini che sono cattivi per qualche mostruoso espediente magico e cattive donne che sono cattive perché sono gelose senza magia (eheheheheh), ma a parte i nuovissimi film Disney in cui le principesse bastano a sé stesse, più o meno, il marketing sarà sempre governato da vestiti con gli sbrillùccichi e scarpette di cristallo per le bambine e spade e vestiti da principe per i bambini (andate almeno una volta in un negozio di giocattoli). Saranno anche sicuramente esistite storie con relazioni omosessuali dato che la mitologia ne riporta assai, ma non ci è mai arrivata traccia - si dice che La Sirenetta fosse la voce dell’amore di Andersen per un uomo, ma chissà. Lou Loubie guarda le fiabe attraverso la storia e la storia attraverso le fiabe, specchio incontestabile della società in cui nascono e si evolvono: trattasi infatti per lo più di storie eteronormative, abiliste, razziste e sessiste che si sono tramandate con qualche modifica attraverso i secoli ma che mai hanno perso il loro piglio discriminatorio. E con questo piglio discriminatorio, siamo cresciuti noi (ma forse non i nostri figli/nipoti? Chissà se fra qualche secolo saremo considerati i primi ad aver raccontato una società più inclusiva. Spoiler: ci credo poco). Nel nostro immaginario che volente o nolente queste fiabe hanno contribuito a plasmare non c’è spazio per le personalità in cui non ci riconosciamo a pieno. E così, ora, i cattivi non sono cattivi davvero (cit), ma hanno un background doloroso che li ha trasformati; i personaggi seppur rimangano stereotipati vengono inseriti in un contesto condivisibile, i riadattamenti si fanno più inclusivi ma con quella vena ancora troppo inclusivitywashing (si dice?) che tende a invalidare l’intera causa. Ma questo lo penso io, fra 600 anni magari, la Disney, persa per la strada qualche testimonianza della realtà odierna in cui una donna nera rimane all’ultimo gradino di una struttura gerarchica definita sonantemente, col suo live action de La Sirenetta sarà considerata la pioniera di un cambiamento della società. Ahinoi, la Storia non viene scritta dai vinti, ma anche le storie non vengono raccontate dai discriminati.]]></itunes:summary><itunes:duration>466</itunes:duration><itunes:keywords>baopublishing,bookstagramitalia,booktokitalia,cenerentola,consiglidilettura,discriminazione,eallafinemuoiono,fiabe,graphicnovel,leggere,lerecensioniignoranti,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,loulubie,parlaredilibri,raperonzolo,recensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/557e33cf73c98cf2fe7d306c4943256f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vorrei svegliarmi Raffaella - L'ARTE DI ESSERE RAFFAELLA CARRÀ di Paolo Armelli (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vorrei-svegliarmi-raffaella-l-arte-di-essere-raffaella-carra-di-paolo-armelli-blackie-edizioni--53804287</link><description><![CDATA[Non so bene come pormi rispetto a questo decalogo di princìpi guida: mi ci sono avvicinata perché, banalmente, ne avevo bisogno. Avevo bisogno di una luce che riportasse ogni bega alla sua reale importanza, ogni preoccupazione alla sua scarsa influenza, ogni cosa bella alla sua potente luminosità, ogni giudizio bieco e cattivo al suo misero valore e che rendesse alla fiducia in me stessa quell’oggettività e quella potenza che a volte vedo scemare, vuoi per indole tendenzialmente autodistruttiva, vuoi perché suggestionata dalle malelingue i cui pareri, a volte, invece che essere supportivi anche nelle piccole cose (ma per me molto significative), suonano come infide e stridenti unghie sulla lavagna. Quindi ecco perché dovreste leggerlo anche voi: Raffaella Carrà ha fatto della sua vita un manifesto umano che proprio per la sua purezza si è presto trasformato in un manifesto politico che cantava la libertà in ogni sua forma. Quella di amare chi ci pare, di esprimere noi stessi seguendo le nostre naturali inclinazioni, di pretendere rispetto, di desiderare chi vogliamo, di creare con estro lavorando duramente per quello che realmente vorremmo essere. Mi viene da piangere, tanta è la semplicità di questi concetti che per una paradossale ingiustizia sono anche i più contrastati, socialmente ed emotivamente. Con la sua rivoluzione limpida ma in qualche modo “silenziosa” ha fatto un rumore che suona ancora oggi proprio perché così ben definita e consapevolmente piazzata. Vorrei svegliarmi più Raffaella, più leggera ma sempre sul pezzo, e vorrei pure, se un giorno putacaso non fossi sul pezzo, arrogarmi il diritto di lasciarmi avvolgere dall’ombra per trovare una soluzione lucida senza dover smaniare per dimostrare qualcosa a qualcuno, senza dovermi improvvisare inscalfibile ma senza pensare che quella è l’infelicità che mi merito e che sono destinata ad avere. (Si, si può. Mi vorrei un instante riposare per un po' e poi subito ricominciare)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53804287</guid><pubDate>Thu, 08 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53804287/lri_308_l_arte_di_essere_raffaella_carra_10_05_23_12_15.mp3" length="8846224" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Non so bene come pormi rispetto a questo decalogo di princìpi guida: mi ci sono avvicinata perché, banalmente, ne avevo bisogno. Avevo bisogno di una luce che riportasse ogni bega alla sua reale importanza, ogni preoccupazione alla sua scarsa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non so bene come pormi rispetto a questo decalogo di princìpi guida: mi ci sono avvicinata perché, banalmente, ne avevo bisogno. Avevo bisogno di una luce che riportasse ogni bega alla sua reale importanza, ogni preoccupazione alla sua scarsa influenza, ogni cosa bella alla sua potente luminosità, ogni giudizio bieco e cattivo al suo misero valore e che rendesse alla fiducia in me stessa quell’oggettività e quella potenza che a volte vedo scemare, vuoi per indole tendenzialmente autodistruttiva, vuoi perché suggestionata dalle malelingue i cui pareri, a volte, invece che essere supportivi anche nelle piccole cose (ma per me molto significative), suonano come infide e stridenti unghie sulla lavagna. Quindi ecco perché dovreste leggerlo anche voi: Raffaella Carrà ha fatto della sua vita un manifesto umano che proprio per la sua purezza si è presto trasformato in un manifesto politico che cantava la libertà in ogni sua forma. Quella di amare chi ci pare, di esprimere noi stessi seguendo le nostre naturali inclinazioni, di pretendere rispetto, di desiderare chi vogliamo, di creare con estro lavorando duramente per quello che realmente vorremmo essere. Mi viene da piangere, tanta è la semplicità di questi concetti che per una paradossale ingiustizia sono anche i più contrastati, socialmente ed emotivamente. Con la sua rivoluzione limpida ma in qualche modo “silenziosa” ha fatto un rumore che suona ancora oggi proprio perché così ben definita e consapevolmente piazzata. Vorrei svegliarmi più Raffaella, più leggera ma sempre sul pezzo, e vorrei pure, se un giorno putacaso non fossi sul pezzo, arrogarmi il diritto di lasciarmi avvolgere dall’ombra per trovare una soluzione lucida senza dover smaniare per dimostrare qualcosa a qualcuno, senza dovermi improvvisare inscalfibile ma senza pensare che quella è l’infelicità che mi merito e che sono destinata ad avere. (Si, si può. Mi vorrei un instante riposare per un po' e poi subito ricominciare)]]></itunes:summary><itunes:duration>553</itunes:duration><itunes:keywords>blackieedizioni,bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,lartediessereraffaellacarrà,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,libri,libribelli,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,paoloarmelli,parlaredilibri,raffaellacarrà,recensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b380442df5859b2963db49f81ce05e34.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un giallo veramente ganzo - TUTTI NELLA MIA FAMIGLIA HANNO UCCISO QUALCUNO di Benjamin Stevenson (Feltrinelli)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-giallo-veramente-ganzo-tutti-nella-mia-famiglia-hanno-ucciso-qualcuno-di-benjamin-stevenson-feltrinelli--53804285</link><description><![CDATA[Voglio citare Jovanotti dicendo che questo è un libro veramente ganzo. Parto dal presupposto che io sono abituata, quando leggo un giallo, a sceglierne oculatamente uno di cui a stento riesco a capire chi è morto. Tanto per farvi capire il grado di velocità di intelletto che mi caratterizza. Questo giallo ganzo qui, invece, parte dal Decalogo di Knox che mette per iscritto le regole per una storia perfetta (tranne la numero 5, razzista) e seguendole con dovizia delinea un mistero che si districa finalmente chiaro ma non per questo banale. Per dire, mi rivolgo a tutti gli scrittori di gialli, non c’è bisogno per forza che l’assassino sia quel silenzioso personaggio di cui si è parlato in mezza pagina e che a fatica ricordiamo chi sia e che per giunta ha fatto una carneficina perché nel mc chicken del nonno c’erano i cetriolini e suo nonno era allergico ai cetriolini e per questo è morto ma anche questa storia la scopriamo in sordina in un paragrafo di due pagine e mezzo tentati anche di saltarlo a piè pari. Cioè, non c’è bisogno, davvero. Per questo voglio ripetermi dicendo che è un libro davvero ganzo: una famiglia di assassini organizza una rimpatriata e per l’appunto muore un tipo che nessuno sa chi sia! Quindi che motivi ci sarebbero stati per ognuno di far fuori uno sconosciuto? Un libro veramente, veramente ganzo. Non vedo l’ora che esca anche la serie tv di HBO e anche quella sicuramente sarà veramente, ma veramente ganza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53804285</guid><pubDate>Mon, 05 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53804285/lri_307_tutti_nella_mia_famiglia_hanno_ucciso_qualcuno_10_05_23_11_37.mp3" length="5517597" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Voglio citare Jovanotti dicendo che questo è un libro veramente ganzo. Parto dal presupposto che io sono abituata, quando leggo un giallo, a sceglierne oculatamente uno di cui a stento riesco a capire chi è morto. Tanto per farvi capire il grado di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Voglio citare Jovanotti dicendo che questo è un libro veramente ganzo. Parto dal presupposto che io sono abituata, quando leggo un giallo, a sceglierne oculatamente uno di cui a stento riesco a capire chi è morto. Tanto per farvi capire il grado di velocità di intelletto che mi caratterizza. Questo giallo ganzo qui, invece, parte dal Decalogo di Knox che mette per iscritto le regole per una storia perfetta (tranne la numero 5, razzista) e seguendole con dovizia delinea un mistero che si districa finalmente chiaro ma non per questo banale. Per dire, mi rivolgo a tutti gli scrittori di gialli, non c’è bisogno per forza che l’assassino sia quel silenzioso personaggio di cui si è parlato in mezza pagina e che a fatica ricordiamo chi sia e che per giunta ha fatto una carneficina perché nel mc chicken del nonno c’erano i cetriolini e suo nonno era allergico ai cetriolini e per questo è morto ma anche questa storia la scopriamo in sordina in un paragrafo di due pagine e mezzo tentati anche di saltarlo a piè pari. Cioè, non c’è bisogno, davvero. Per questo voglio ripetermi dicendo che è un libro davvero ganzo: una famiglia di assassini organizza una rimpatriata e per l’appunto muore un tipo che nessuno sa chi sia! Quindi che motivi ci sarebbero stati per ognuno di far fuori uno sconosciuto? Un libro veramente, veramente ganzo. Non vedo l’ora che esca anche la serie tv di HBO e anche quella sicuramente sarà veramente, ma veramente ganza.]]></itunes:summary><itunes:duration>345</itunes:duration><itunes:keywords>benjaminstevenson,bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,feltrinelli,hannouccisoqualcuno,leggere,lerecensioniignoranti,libribelli,libriconsigliati,libridaleggere,librigialli,librodelgiorno,librodellasettimana,parlaredilibri,recensioni,tuttinellamiafamiglia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/24492c782bf5d4e91100ab2f86a794db.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ragazze madri lavoratrici che crescono troppo presto - PIZZA GIRL di Jean Kyoung Frazier (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ragazze-madri-lavoratrici-che-crescono-troppo-presto-pizza-girl-di-jean-kyoung-frazier-blackie-edizioni--53804283</link><description><![CDATA[Non ha nome la ragazza della pizza. La ragazza della pizza consegna le pizze per lavoro, ma È di fatto “la ragazza della pizza”: ciò che fa di lavoro la identifica e fa di lei precisamente un’entità senza anima il cui compito è allungare un cartone e prendere i soldi, una sequenza di gesti che potrebbe fare chiunque, ma che alla fine è destinata agli scarti. Del resto non è specializzata in niente, non ha avuto l’ambizione di diventare qualcuno di importante e quindi il suo ruolo nella società e nel mondo è sostituibile; questa è la punizione che spetta a chi non si impone, a chi non pensa in grande. Effettivamente ora che ci penso “Dream big” è una frase un po’ da stronzi borghesi privilegiati. Ciò che però identifica la ragazza della pizza è anche la sua gravidanza, e quando stai per diventare madre già che piovono consigli non richiesti da tutti, figurarsi diventare madre a diciotto anni, quando ancora sei più figlia che altro, quando avresti bisogno di premure e invece ricevi attenzioni come involucro di un nuovo essere vivente. Questa è la storia difficile di un animale in gabbia, di una futura madre, di una donna impaurita dal diventare presto un punto di riferimento scostante, di una ragazza con poche possibilità che non trova spazio nel mondo se non con etichette affibbiate dagli altri, costretta a sgomitare per avere il sacrosanto diritto di NON dovere per forza esprimere sé stessa. (Non c’entra niente col resto, ma ho amato la purezza rara dei ringraziamenti: fanno respirare amore e fiducia dopo una storia di solitudine smisurata.)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53804283</guid><pubDate>Thu, 01 Jun 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53804283/lri_306_pizza_girl_10_05_23_11_17.mp3" length="7038968" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Non ha nome la ragazza della pizza. La ragazza della pizza consegna le pizze per lavoro, ma È di fatto “la ragazza della pizza”: ciò che fa di lavoro la identifica e fa di lei precisamente un’entità senza anima il cui compito è allungare un cartone e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non ha nome la ragazza della pizza. La ragazza della pizza consegna le pizze per lavoro, ma È di fatto “la ragazza della pizza”: ciò che fa di lavoro la identifica e fa di lei precisamente un’entità senza anima il cui compito è allungare un cartone e prendere i soldi, una sequenza di gesti che potrebbe fare chiunque, ma che alla fine è destinata agli scarti. Del resto non è specializzata in niente, non ha avuto l’ambizione di diventare qualcuno di importante e quindi il suo ruolo nella società e nel mondo è sostituibile; questa è la punizione che spetta a chi non si impone, a chi non pensa in grande. Effettivamente ora che ci penso “Dream big” è una frase un po’ da stronzi borghesi privilegiati. Ciò che però identifica la ragazza della pizza è anche la sua gravidanza, e quando stai per diventare madre già che piovono consigli non richiesti da tutti, figurarsi diventare madre a diciotto anni, quando ancora sei più figlia che altro, quando avresti bisogno di premure e invece ricevi attenzioni come involucro di un nuovo essere vivente. Questa è la storia difficile di un animale in gabbia, di una futura madre, di una donna impaurita dal diventare presto un punto di riferimento scostante, di una ragazza con poche possibilità che non trova spazio nel mondo se non con etichette affibbiate dagli altri, costretta a sgomitare per avere il sacrosanto diritto di NON dovere per forza esprimere sé stessa. (Non c’entra niente col resto, ma ho amato la purezza rara dei ringraziamenti: fanno respirare amore e fiducia dopo una storia di solitudine smisurata.)]]></itunes:summary><itunes:duration>440</itunes:duration><itunes:keywords>blackieedizioni,bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,crescere,jeankyoungfrazier,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,libri,libribelli,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,parlaredilibri,pizza,pizzagirl,recensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/48041f0ecd48727db0f7731cc2f57ac8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Di ghosting e altri mali - SPARIRE QUASI DEL TUTTO di Dolly Alderton (Rizzoli)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-ghosting-e-altri-mali-sparire-quasi-del-tutto-di-dolly-alderton-rizzoli--53804284</link><description><![CDATA[C’è un momento, in entrambi i libri di Dolly Alderton che ho letto, in cui ho pensato “Beh, che banalità”. Quella banalità lì però, da un momento all’altro si trasforma in un dito che va a premere su un livido che pensavo di aver metabolizzato: ecco che mi ritrovo puntualmente a piangere su argomenti che pensavo essermi lasciata alle spalle, seppur con qualche inciampo. Dolly Alderton racconta sempre del mondo dei quasi grandi, quelli che ancora vivono con i sogni di bambini ma lanciati con una fionda nella realtà vera, quella delle difficoltà, delle disillusioni e dei lutti da elaborare. So che sono monotematica e ipocrita a “parlar male” dei cellulari o di chi ne fa le veci, ma dico, io mi sento una vittima di questo meccanismo malsano che sfocia nel ghosting, che semina il terrore dell’abbandono già insito in noi e lo fa crescere terrificantemente rigoglioso; prima non poteva trovare tutto questo concime (in questo caso inteso anche come merda metaforica, si intende), forse esisteva che qualcuno non si faceva più vivo e te ne dimenticavi prima, adesso invece tocca sorbirsi le giornate con le vibrazioni fantasma ad aspettare che spunti fuori, o la storia, o l’ennesima telefonata che non è la sua, o il tweet o che ne so io. Esistono troppi modi per farsi vivi, così finiamo per aggrapparci a tutto. Se pensate che poi quando hai 30 anni i tuoi compagni di scuola iniziano a fare figli, sposarsi o convivere cominci a sentire il doppio quella pressione sociale che ti sussurra che proprio proprio bene non stai andando e se ci metti che ti ritrovi a dare fiducia per mesi (o anni) ad una persona che poi si dilegua nel nulla, l’unica realizzazione che hai è quella di aver perso tempo. Tempo prezioso, che quando hai vent’anni te ne frega poco, quando ne hai trenta, per i motivi di cui sopra, sei alle porte coi sassi (che non so cosa voglia dire, ma si dice). Dolly Alderton può sembrare semplice, ma riesce a fottermi sempre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53804284</guid><pubDate>Mon, 29 May 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53804284/lri_305_sparire_quasi_del_tutto_10_05_23_10_25.mp3" length="7680953" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>C’è un momento, in entrambi i libri di Dolly Alderton che ho letto, in cui ho pensato “Beh, che banalità”. Quella banalità lì però, da un momento all’altro si trasforma in un dito che va a premere su un livido che pensavo di aver metabolizzato: ecco...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[C’è un momento, in entrambi i libri di Dolly Alderton che ho letto, in cui ho pensato “Beh, che banalità”. Quella banalità lì però, da un momento all’altro si trasforma in un dito che va a premere su un livido che pensavo di aver metabolizzato: ecco che mi ritrovo puntualmente a piangere su argomenti che pensavo essermi lasciata alle spalle, seppur con qualche inciampo. Dolly Alderton racconta sempre del mondo dei quasi grandi, quelli che ancora vivono con i sogni di bambini ma lanciati con una fionda nella realtà vera, quella delle difficoltà, delle disillusioni e dei lutti da elaborare. So che sono monotematica e ipocrita a “parlar male” dei cellulari o di chi ne fa le veci, ma dico, io mi sento una vittima di questo meccanismo malsano che sfocia nel ghosting, che semina il terrore dell’abbandono già insito in noi e lo fa crescere terrificantemente rigoglioso; prima non poteva trovare tutto questo concime (in questo caso inteso anche come merda metaforica, si intende), forse esisteva che qualcuno non si faceva più vivo e te ne dimenticavi prima, adesso invece tocca sorbirsi le giornate con le vibrazioni fantasma ad aspettare che spunti fuori, o la storia, o l’ennesima telefonata che non è la sua, o il tweet o che ne so io. Esistono troppi modi per farsi vivi, così finiamo per aggrapparci a tutto. Se pensate che poi quando hai 30 anni i tuoi compagni di scuola iniziano a fare figli, sposarsi o convivere cominci a sentire il doppio quella pressione sociale che ti sussurra che proprio proprio bene non stai andando e se ci metti che ti ritrovi a dare fiducia per mesi (o anni) ad una persona che poi si dilegua nel nulla, l’unica realizzazione che hai è quella di aver perso tempo. Tempo prezioso, che quando hai vent’anni te ne frega poco, quando ne hai trenta, per i motivi di cui sopra, sei alle porte coi sassi (che non so cosa voglia dire, ma si dice). Dolly Alderton può sembrare semplice, ma riesce a fottermi sempre.]]></itunes:summary><itunes:duration>480</itunes:duration><itunes:keywords>bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,dollyalderton,ghosting,ghosts,leggere,lerecensioniignoranti,libri,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,recensioni,rizzoli,rizzolilibri,social,sparirequasideltutto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9102717f65ff50cc11132a1e38a6a1d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il problema di essere una first lady, ma soprattutto di essere una lady e basta - LA VITA INTIMA di Niccolò Ammaniti (Einaudi Editore)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-problema-di-essere-una-first-lady-ma-soprattutto-di-essere-una-lady-e-basta-la-vita-intima-di-niccolo-ammaniti-einaudi-editore--53803099</link><description><![CDATA[Essere una donna non è mai stato facile e a rendere più ardua la scarpinata c’è anche tutta questa promozione del self empowerment che ormai sta stancando anche le irriducibili. Perché dico questo? Perché fra annessi e connessi questa è la storia di una donna che per riuscire ad avere pensieri suoi, gesti suoi e una vita intima sua, deve avere coraggio. Metteteci anche che è la moglie del presidente del consiglio e anche il colore dello smalto assume tutto un altro significato; ma a parte questo, quante volte salutiamo le amiche che si sono tagliate i capelli dicendo loro “Aria di cambiamento?” alludendo ad una qualche ricerca di loro stesse. Suppongo che non lo abbiamo mai chiesto al nostro amico che si è rasato ai lati dando per scontato che semplicemente avesse voglia di rasarsi i capelli ai lati. E che palle. Che pregiudizio, che giudizio di ogni cosa. Si presume che ogni nostra parola abbia un secondo significato latente e che a stento anche noi o capiamo. Grazie della fiducia, comunque. Siamo state educate (e io non di certo dai miei genitori) a dover soccombere al nostro ruolo “principesco” - perdonate l’esagerazione - nella società, alla raffinatezza, alla posatezza delle abitudini, degli hobby, dell’espressione e persino dei pensieri; prima di essere persone siamo belle o brutte o “anche simpatiche” o “anche intelligenti” e ci troviamo non solo a dover decostruire queste strutture che ci vengono impalcate intorno e che ci si attaccano addosso come piante infestanti, ma anche a interpretare l’impatto che queste etichette hanno su chi le pronuncia; in buona sostanza “Come mai mi sta dicendo questo? Cosa vuole da me?”. Ammaniti ne parla con una decisione e una delicatezza al limite del doloroso, e contro ogni mia previsione mi sono sentita capita, trasportata e coinvolta in questa storia che in ogni sua pagina dice: essere una donna è faticoso, ogni pregio vale la metà, ogni errore vale il doppio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53803099</guid><pubDate>Thu, 25 May 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53803099/lri_304_la_vita_intima_08_05_23_16_33.mp3" length="8917695" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Essere una donna non è mai stato facile e a rendere più ardua la scarpinata c’è anche tutta questa promozione del self empowerment che ormai sta stancando anche le irriducibili. Perché dico questo? Perché fra annessi e connessi questa è la storia di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Essere una donna non è mai stato facile e a rendere più ardua la scarpinata c’è anche tutta questa promozione del self empowerment che ormai sta stancando anche le irriducibili. Perché dico questo? Perché fra annessi e connessi questa è la storia di una donna che per riuscire ad avere pensieri suoi, gesti suoi e una vita intima sua, deve avere coraggio. Metteteci anche che è la moglie del presidente del consiglio e anche il colore dello smalto assume tutto un altro significato; ma a parte questo, quante volte salutiamo le amiche che si sono tagliate i capelli dicendo loro “Aria di cambiamento?” alludendo ad una qualche ricerca di loro stesse. Suppongo che non lo abbiamo mai chiesto al nostro amico che si è rasato ai lati dando per scontato che semplicemente avesse voglia di rasarsi i capelli ai lati. E che palle. Che pregiudizio, che giudizio di ogni cosa. Si presume che ogni nostra parola abbia un secondo significato latente e che a stento anche noi o capiamo. Grazie della fiducia, comunque. Siamo state educate (e io non di certo dai miei genitori) a dover soccombere al nostro ruolo “principesco” - perdonate l’esagerazione - nella società, alla raffinatezza, alla posatezza delle abitudini, degli hobby, dell’espressione e persino dei pensieri; prima di essere persone siamo belle o brutte o “anche simpatiche” o “anche intelligenti” e ci troviamo non solo a dover decostruire queste strutture che ci vengono impalcate intorno e che ci si attaccano addosso come piante infestanti, ma anche a interpretare l’impatto che queste etichette hanno su chi le pronuncia; in buona sostanza “Come mai mi sta dicendo questo? Cosa vuole da me?”. Ammaniti ne parla con una decisione e una delicatezza al limite del doloroso, e contro ogni mia previsione mi sono sentita capita, trasportata e coinvolta in questa storia che in ogni sua pagina dice: essere una donna è faticoso, ogni pregio vale la metà, ogni errore vale il doppio.]]></itunes:summary><itunes:duration>558</itunes:duration><itunes:keywords>bookstagramitalia,booktokitalia,consiglidilettura,donna,einaudi,einaudieditore,lavitaintima,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,libri,libribelli,libriconsigliati,libridaleggere,librodelgiorno,librodellasettimana,niccolòammaniti,parlaredilibri,podcastsuilibri,recensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bba2f298db64d17b4d2d2e5fe34a81d0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non è un manuale, ma è per i feticisti dei true crime - COME UCCIDERE LA TUA FAMIGLIA di Bella Mackie (Harper Collins)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-e-un-manuale-ma-e-per-i-feticisti-dei-true-crime-come-uccidere-la-tua-famiglia-di-bella-mackie-harper-collins--53803100</link><description><![CDATA[Urca! A parte che quando pensavo di dar tutto per scontato, colpo di scena! E comunque questo romanzo ha rivelato il mio lato da spettatrice di programmi scadenti su Rai 1: letta la sinossi non aspettavo altro che scoprire i famigerati modi cru€nti in cui Grace avrebbe ucc!s0 i membri della sua famiglia e infatti ne m0riv@ uno e io non vedevo letteralmente l’ora di andare avanti (con poco entusiasmo della mia povera mamma che temeva studiassi una carn€ficin@). Questo fa di me una potenziale ass@$$ina o una vecchia comare appassionata di True Crime? No: libri come questo segnano il netto confine tra l’accettabile storia di fantasia per cui ci si trova anche a simpatizzare per i protagonisti e i m@c@bri d€l!tti i cui colpevoli suscitano ben altro che tifo da stadio. L’unica limpida certezza di questo romanzo è che al di là di quanto sei str0nz0 le classi sociali contano, i soldi contano, e se sei uno str0nz0 povero sicuramente ti beccano (o ti beccano pure se sei povero e basta, a volte), se sei uno str0nz0 ricco invece puoi esserlo per tutta la vita, e non solo puoi comportarti pubblicamente da imb€c!ll€, ma puoi anche sfruttare e trattare come pezze da piedi i tuoi dipendenti con la silente approvazione del mondo intero veicolando le notizie su di te perché tutto il resto del mondo o ti teme o ti adora (a meno che non arrivi una folle che decide che devi cr€p@re). Ah, e l’altra grande verità costantemente sotto gli occhi di tutti (e da tutti ignorata perché di per sé non è un crim!n€) è che quei soldi contano ancora di più se sei un uomo bianco, di mezza età e nato nella parte del mondo giusta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53803100</guid><pubDate>Mon, 22 May 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53803100/lri_303_come_uccidere_la_tua_famiglia_08_05_23_15_48.mp3" length="5041959" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Urca! A parte che quando pensavo di dar tutto per scontato, colpo di scena! E comunque questo romanzo ha rivelato il mio lato da spettatrice di programmi scadenti su Rai 1: letta la sinossi non aspettavo altro che scoprire i famigerati modi cru€nti in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Urca! A parte che quando pensavo di dar tutto per scontato, colpo di scena! E comunque questo romanzo ha rivelato il mio lato da spettatrice di programmi scadenti su Rai 1: letta la sinossi non aspettavo altro che scoprire i famigerati modi cru€nti in cui Grace avrebbe ucc!s0 i membri della sua famiglia e infatti ne m0riv@ uno e io non vedevo letteralmente l’ora di andare avanti (con poco entusiasmo della mia povera mamma che temeva studiassi una carn€ficin@). Questo fa di me una potenziale ass@$$ina o una vecchia comare appassionata di True Crime? No: libri come questo segnano il netto confine tra l’accettabile storia di fantasia per cui ci si trova anche a simpatizzare per i protagonisti e i m@c@bri d€l!tti i cui colpevoli suscitano ben altro che tifo da stadio. L’unica limpida certezza di questo romanzo è che al di là di quanto sei str0nz0 le classi sociali contano, i soldi contano, e se sei uno str0nz0 povero sicuramente ti beccano (o ti beccano pure se sei povero e basta, a volte), se sei uno str0nz0 ricco invece puoi esserlo per tutta la vita, e non solo puoi comportarti pubblicamente da imb€c!ll€, ma puoi anche sfruttare e trattare come pezze da piedi i tuoi dipendenti con la silente approvazione del mondo intero veicolando le notizie su di te perché tutto il resto del mondo o ti teme o ti adora (a meno che non arrivi una folle che decide che devi cr€p@re). Ah, e l’altra grande verità costantemente sotto gli occhi di tutti (e da tutti ignorata perché di per sé non è un crim!n€) è che quei soldi contano ancora di più se sei un uomo bianco, di mezza età e nato nella parte del mondo giusta.]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>bellamackie,bookstagramitalia,booktokitalia,comeucciderelatuafamiglia,consiglidilettura,harpercollins,leggere,lerecensioniignoranti,libri,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,librogiallo,parlaredilibri,podcastsuilibri,recensioni,recensionidilibri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8672dc3394b452c892f3ff03fd1a0a39.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Crisi climatica e crisi interiore - TASMANIA di Paolo Giordano (Einaudi Editore)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crisi-climatica-e-crisi-interiore-tasmania-di-paolo-giordano-einaudi-editore--53803098</link><description><![CDATA[Per la mia scarsa attitudine allo studio della geografia, la Tasmania era legata alla figura del diavolo della Tasmania: il caos, l’inferno in terra. E invece leggo che per qualcuno, quello stesso luogo è un paradiso in cui rifugiarsi in caso di apocalisse. Non si tratta di una banale e propinatissima comfort zone - che ormai è purtroppo considerata una bestialità da cui fuggire - ma di una safe zone, che per quanto richiami uno scenario di guerra, rende l’idea di un luogo in cui non solo si può sopravvivere, ma anche ripartire. Dal 2020 vediamo di tutto: la consapevolezza dell’irreversibilità del disastro climatico, la guerra in Ucraina, la crisi economica, sociale, politica; la depressione è la malattia del secolo perché dobbiamo sempre superarci (la comfort zone di prima) pena il fallimento nel confronto con gli altri. C’è un parallelo tra l’apocalisse climatica e l’apocalisse emotiva, entrambe testimoniate, se così si può dire da tanti dati oggettivi quanti sono quelli variabili - la salvezza è che potremmo fare la differenza se non pretendessimo di assolutizzarne nessuno, né tantomeno cercare di confutarli per dare sfoggio di una nostra vena ribelle. Dice il professor Novelli che i dati non mentono, lo fanno -a volte- le persone ma pure lui finisce per mal interpretarli pur di vederci ciò che vuole; la verità è che quasi sempre, per quanto i dati siano oggettivi, li interpretiamo secondo le nostre esigenze dimostrative. La mia libraia mi ha detto che Tasmania era tristissimo. È vero, è tristemente reale, aggiungerei, ma c’è ogni tanto una flebile speranza che scintilla e che restituisce la luce all’oscurità che fa parte del mondo fuori e dentro di noi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53803098</guid><pubDate>Thu, 18 May 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53803098/lri_302_tasmania.mp3" length="7918772" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Per la mia scarsa attitudine allo studio della geografia, la Tasmania era legata alla figura del diavolo della Tasmania: il caos, l’inferno in terra. E invece leggo che per qualcuno, quello stesso luogo è un paradiso in cui rifugiarsi in caso di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Per la mia scarsa attitudine allo studio della geografia, la Tasmania era legata alla figura del diavolo della Tasmania: il caos, l’inferno in terra. E invece leggo che per qualcuno, quello stesso luogo è un paradiso in cui rifugiarsi in caso di apocalisse. Non si tratta di una banale e propinatissima comfort zone - che ormai è purtroppo considerata una bestialità da cui fuggire - ma di una safe zone, che per quanto richiami uno scenario di guerra, rende l’idea di un luogo in cui non solo si può sopravvivere, ma anche ripartire. Dal 2020 vediamo di tutto: la consapevolezza dell’irreversibilità del disastro climatico, la guerra in Ucraina, la crisi economica, sociale, politica; la depressione è la malattia del secolo perché dobbiamo sempre superarci (la comfort zone di prima) pena il fallimento nel confronto con gli altri. C’è un parallelo tra l’apocalisse climatica e l’apocalisse emotiva, entrambe testimoniate, se così si può dire da tanti dati oggettivi quanti sono quelli variabili - la salvezza è che potremmo fare la differenza se non pretendessimo di assolutizzarne nessuno, né tantomeno cercare di confutarli per dare sfoggio di una nostra vena ribelle. Dice il professor Novelli che i dati non mentono, lo fanno -a volte- le persone ma pure lui finisce per mal interpretarli pur di vederci ciò che vuole; la verità è che quasi sempre, per quanto i dati siano oggettivi, li interpretiamo secondo le nostre esigenze dimostrative. La mia libraia mi ha detto che Tasmania era tristissimo. È vero, è tristemente reale, aggiungerei, ma c’è ogni tanto una flebile speranza che scintilla e che restituisce la luce all’oscurità che fa parte del mondo fuori e dentro di noi.]]></itunes:summary><itunes:duration>495</itunes:duration><itunes:keywords>apocalisse,cambiamentoclimatico,consiglidilettura,einaudi,einaudieditore,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,libribelli,libriconsigliati,libridaleggere,librisulibri,librodelgiorno,librodellasettimana,paologiordano,recensioni,recensionidilibri,tasmania</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d2bdd6c5b8934e0f82cb261fa47ef5b9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi la dura la vince, ma nel frattempo ohiohi - CALL BACK di Camilla Bianchini (Bertoni Editore)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-la-dura-la-vince-ma-nel-frattempo-ohiohi-call-back-di-camilla-bianchini-bertoni-editore--53803096</link><description><![CDATA[Nina sa che - per una normale come lei - il suo talento è condizione necessaria ma non sufficiente per il raggiungimento dei suoi obiettivi. E se si pensa al nostro sogno nel cassetto come alla cima di una scala, lo scopo quotidiano diventa affrontare un sacco di scalini che perlopiù si camuffano da tali ma in realtà sono sabbie mobili nelle quali dobbiamo rimanere a galla (dimostrando sempre dignità, caparbietà e tenacia, mai facendosi vedere incerti, traballanti o sfiduciati). Scrivevo un giorno in un messaggio che se tanti scrittori nella vita avevano avuto dei disagi nella società, se tanti si sentivano dei reietti - dicevo, allora non era vero che solo la mia generazione era sfigata e che non era giusto parlare di crisi generazionale. Ecco, invece dico: se chiunque della mia generazione è costretto a portare fuori un maiale o tenere candele in mano senza fiatare per conto di un artista invasato, allora sì, si può tornare a parlare di crisi generazionale; con questo non sto dicendo che in passato altri giovani non abbiano mangiato polvere e sudore (che finezza, eh? Pensavate, voi!) mettendo da parte i propri sogni e la propria vocazione, dico che se posso pensare di consigliare questo libro a chi ne capisce la sensazione, di certo partirei dalla generazione Z che per l’appunto sono quelli anche impossibilitati a reinventarsi perché ci vuole una mano, una simpatia, una conoscenza, un attestato per tutto, “anche per guardare dei sacchetti” (cit). Pure l’ultimo baluardo delle mie certezze, la mia migliore amica, è entrata in questo tunnel di crisi che non può più neanche essere arredato, quindi è proprio segno che la pazza qua non sono io, ma che è il mondo che gira storto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53803096</guid><pubDate>Mon, 15 May 2023 06:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/53803096/lri_301_call_back_08_05_23_14_46.mp3" length="6896444" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Nina sa che - per una normale come lei - il suo talento è condizione necessaria ma non sufficiente per il raggiungimento dei suoi obiettivi. E se si pensa al nostro sogno nel cassetto come alla cima di una scala, lo scopo quotidiano diventa affrontare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Nina sa che - per una normale come lei - il suo talento è condizione necessaria ma non sufficiente per il raggiungimento dei suoi obiettivi. E se si pensa al nostro sogno nel cassetto come alla cima di una scala, lo scopo quotidiano diventa affrontare un sacco di scalini che perlopiù si camuffano da tali ma in realtà sono sabbie mobili nelle quali dobbiamo rimanere a galla (dimostrando sempre dignità, caparbietà e tenacia, mai facendosi vedere incerti, traballanti o sfiduciati). Scrivevo un giorno in un messaggio che se tanti scrittori nella vita avevano avuto dei disagi nella società, se tanti si sentivano dei reietti - dicevo, allora non era vero che solo la mia generazione era sfigata e che non era giusto parlare di crisi generazionale. Ecco, invece dico: se chiunque della mia generazione è costretto a portare fuori un maiale o tenere candele in mano senza fiatare per conto di un artista invasato, allora sì, si può tornare a parlare di crisi generazionale; con questo non sto dicendo che in passato altri giovani non abbiano mangiato polvere e sudore (che finezza, eh? Pensavate, voi!) mettendo da parte i propri sogni e la propria vocazione, dico che se posso pensare di consigliare questo libro a chi ne capisce la sensazione, di certo partirei dalla generazione Z che per l’appunto sono quelli anche impossibilitati a reinventarsi perché ci vuole una mano, una simpatia, una conoscenza, un attestato per tutto, “anche per guardare dei sacchetti” (cit). Pure l’ultimo baluardo delle mie certezze, la mia migliore amica, è entrata in questo tunnel di crisi che non può più neanche essere arredato, quindi è proprio segno che la pazza qua non sono io, ma che è il mondo che gira storto.]]></itunes:summary><itunes:duration>431</itunes:duration><itunes:keywords>bertonieditore,bookblogger,bookstagramitalia,booktokitalia,callback,camillabianchini,cinema,consiglidilibri,leggere,lerecensioniignoranti,lettura,libriconsigliati,librodelgiorno,recensioni,teatro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9c3af15c86e5d6f8d69de055115c5f3f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Di amore e società patriarcale - LA ROSA PIÙ ROSSA SI SCHIUDE di Liv Strömquist (Fandango Libri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-amore-e-societa-patriarcale-la-rosa-piu-rossa-si-schiude-di-liv-stromquist-fandango-libri--52296175</link><description><![CDATA[L’amore. Tanti trattati, tanti studi, tante domande e poche risposte. Non ci si è mai capito niente, se non che quando la freccia di Cupido ci colpisce ci troviamo imbambolati ad amare anche la carta igienica messa al contrario dalla persona che rappresenta il completamento del nostro cuore. È una società difficile la nostra: analizziamo l’amore scientificamente, leggiamo articoli che ci svelano subdolamente quando amiamo troppo o troppo poco cercando di darci un’idea corretta di ciò che dovremmo provare e di come dovremmo guidarlo, ci dicono addirittura che l’amore dovrebbe essere bilanciato, che dovremmo amarci entrambi allo stesso modo. La verità è che poi quando l’amore ci piglia non sappiamo più che pesci prendere, il mondo si trasforma in un grande oceano dove siamo costretti a navigare a vista, ci sembra impossibile essere stati per la totalità della nostra vita senza quella persona: ma come abbiamo fatto a sopravvivere finora? L’amore è una fede, va goduto nel suo nascere e alimentato nel suo crescere, accettato come l’unica eroica e sovversiva azione non egocentrica dei tempi moderni. E voi dovreste leggere questa graphic novel, perché non esistono domande adeguate e soprattutto non esistono risposte a quello che dice il cuore (e che è insindacabile).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296175</guid><pubDate>Mon, 10 Apr 2023 15:20:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296175/recensioni_puntata_214.mp3" length="19686839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>L’amore. Tanti trattati, tanti studi, tante domande e poche risposte. Non ci si è mai capito niente, se non che quando la freccia di Cupido ci colpisce ci troviamo imbambolati ad amare anche la carta igienica messa al contrario dalla persona che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’amore. Tanti trattati, tanti studi, tante domande e poche risposte. Non ci si è mai capito niente, se non che quando la freccia di Cupido ci colpisce ci troviamo imbambolati ad amare anche la carta igienica messa al contrario dalla persona che rappresenta il completamento del nostro cuore. È una società difficile la nostra: analizziamo l’amore scientificamente, leggiamo articoli che ci svelano subdolamente quando amiamo troppo o troppo poco cercando di darci un’idea corretta di ciò che dovremmo provare e di come dovremmo guidarlo, ci dicono addirittura che l’amore dovrebbe essere bilanciato, che dovremmo amarci entrambi allo stesso modo. La verità è che poi quando l’amore ci piglia non sappiamo più che pesci prendere, il mondo si trasforma in un grande oceano dove siamo costretti a navigare a vista, ci sembra impossibile essere stati per la totalità della nostra vita senza quella persona: ma come abbiamo fatto a sopravvivere finora? L’amore è una fede, va goduto nel suo nascere e alimentato nel suo crescere, accettato come l’unica eroica e sovversiva azione non egocentrica dei tempi moderni. E voi dovreste leggere questa graphic novel, perché non esistono domande adeguate e soprattutto non esistono risposte a quello che dice il cuore (e che è insindacabile).]]></itunes:summary><itunes:duration>493</itunes:duration><itunes:keywords>amore,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,fandangoeditore,graphicnovel,ignoranza,larosapiùrossasischiude,leggere,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,livstromquist,sentimenti #lerecensioniignora</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2d593731521a4b6bdf6a53e49172be11.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Facciamo male soprattutto a chi amiamo - NEL PAESE DEI MOSTRI SELVAGGI di Maurice Sendak (Adelphi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/facciamo-male-soprattutto-a-chi-amiamo-nel-paese-dei-mostri-selvaggi-di-maurice-sendak-adelphi--52296173</link><description><![CDATA[Do you know where the wild things go? They go along to take your honey. Perché questo è sì un libro per bambini, ma nasconde una sofferenza unica. Com’era prevedibile dall’inizio di questo testo, sono arrivata qui grazie a Breezeblocks, e per la perfetta quadratura del cerchio ho finalmente capito il significato della canzone (e del suo video). Ancor più che la traduzione italiana, il titolo originale del libro è esplicativo di ciò che sono i mostri selvaggi: “Where the wild things are” racchiude in sé il senso di tutto ciò che DEVE tassativamente essere nascosto, il brutto, lo sguaiato, l’espressione personale a scapito della quiete. E in tutte queste wild things, esattamente come la frase iniziale c’è anche l’egoismo miscelato all’amore, che ci porta a fare male a coloro a cui vogliamo bene pur di non sentirci persi e soli - come eravamo prima. C’è qualcosa di selvaggio nell’amore che frana, ma forse c’è qualcosa di selvaggio anche nell’amore che si alimenta scontrandosi e incontrandosi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296173</guid><pubDate>Mon, 03 Apr 2023 15:20:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296173/recensioni_puntata_213.mp3" length="13046513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Do you know where the wild things go? They go along to take your honey. Perché questo è sì un libro per bambini, ma nasconde una sofferenza unica. Com’era prevedibile dall’inizio di questo testo, sono arrivata qui grazie a Breezeblocks, e per la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Do you know where the wild things go? They go along to take your honey. Perché questo è sì un libro per bambini, ma nasconde una sofferenza unica. Com’era prevedibile dall’inizio di questo testo, sono arrivata qui grazie a Breezeblocks, e per la perfetta quadratura del cerchio ho finalmente capito il significato della canzone (e del suo video). Ancor più che la traduzione italiana, il titolo originale del libro è esplicativo di ciò che sono i mostri selvaggi: “Where the wild things are” racchiude in sé il senso di tutto ciò che DEVE tassativamente essere nascosto, il brutto, lo sguaiato, l’espressione personale a scapito della quiete. E in tutte queste wild things, esattamente come la frase iniziale c’è anche l’egoismo miscelato all’amore, che ci porta a fare male a coloro a cui vogliamo bene pur di non sentirci persi e soli - come eravamo prima. C’è qualcosa di selvaggio nell’amore che frana, ma forse c’è qualcosa di selvaggio anche nell’amore che si alimenta scontrandosi e incontrandosi.]]></itunes:summary><itunes:duration>327</itunes:duration><itunes:keywords>adelphieditore,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,fiaba,ignoranza,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,libriperbambini,mauricesendak,mostri,nelpaesedeimostriselvaggi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73abd0bcd1109dc4ddcb635840e04faf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amore, dischi e pensieri turbinanti che ordinano il mondo - ALTA FEDELTÀ di Nick Hornby (Guanda)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amore-dischi-e-pensieri-turbinanti-che-ordinano-il-mondo-alta-fedelta-di-nick-hornby-guanda--52296172</link><description><![CDATA[Una persona a cui tengo molto mi ha regalato questo libro annettendo la frase peggiore che si possa dire in queste circostanze «Questo libro dice tanto di me». Dannazione! Non lo leggerò allora, più più scopro qualcosa di tragico e di insopportabile e sarò costretta a scegliere di passare il resto della mia vita lontano da lei. E insomma alla fine, come un cerotto, l’ho letto. Alta fedeltà (Hi-Fi), l’ascolto della musica senza distorsioni e senza compromessi, così come secondo Rob dovrebbe essere una relazione; semplicemente non si può rapportarsi con persone che non amano la nostra stessa musica, dato che siamo ciò che ascoltiamo. Partendo da questo presupposto, Rob è un pensatore assoluto - qualsiasi foglia che tocca il terreno scatena un tornado di idee e di sciagure e di riflessioni, è un protagonista teneramente sincero, con dei dubbi umani e delle convinzioni infantili tese solo a rimanere (faticosamente) all’interno della bolla sicura che si è creato; uscirne significherebbe andare contro a quel principio legato all’High Fidelity e quindi smontare mattone dopo mattone ogni propria certezza - che è addirittura più impegnativo che buttare giù tutto in una volta. Cosa ho scoperto di questa persona? Tanto quanto ho scoperto di me: che non devo vergognarmi dei miei dubbi, delle mie speranze infrante e delle mie speranze infantili, della mia non-laurea; ho scoperto che posso continuare ad avere paura del futuro ma tanto arriverà comunque e tanto vale che non provi a tirare un debole freno in una discesa spericolata, che amare qualcuno è complesso e cercare di non amarlo è impossibile. Ma soprattutto, forse, che pensare tanto fa male ma fa anche bene se alla fine ci si riesce ad esprimere (anche goffamente).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296172</guid><pubDate>Sun, 26 Mar 2023 22:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296172/recensioni_puntata_212.mp3" length="17846774" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Una persona a cui tengo molto mi ha regalato questo libro annettendo la frase peggiore che si possa dire in queste circostanze «Questo libro dice tanto di me». Dannazione! Non lo leggerò allora, più più scopro qualcosa di tragico e di insopportabile e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una persona a cui tengo molto mi ha regalato questo libro annettendo la frase peggiore che si possa dire in queste circostanze «Questo libro dice tanto di me». Dannazione! Non lo leggerò allora, più più scopro qualcosa di tragico e di insopportabile e sarò costretta a scegliere di passare il resto della mia vita lontano da lei. E insomma alla fine, come un cerotto, l’ho letto. Alta fedeltà (Hi-Fi), l’ascolto della musica senza distorsioni e senza compromessi, così come secondo Rob dovrebbe essere una relazione; semplicemente non si può rapportarsi con persone che non amano la nostra stessa musica, dato che siamo ciò che ascoltiamo. Partendo da questo presupposto, Rob è un pensatore assoluto - qualsiasi foglia che tocca il terreno scatena un tornado di idee e di sciagure e di riflessioni, è un protagonista teneramente sincero, con dei dubbi umani e delle convinzioni infantili tese solo a rimanere (faticosamente) all’interno della bolla sicura che si è creato; uscirne significherebbe andare contro a quel principio legato all’High Fidelity e quindi smontare mattone dopo mattone ogni propria certezza - che è addirittura più impegnativo che buttare giù tutto in una volta. Cosa ho scoperto di questa persona? Tanto quanto ho scoperto di me: che non devo vergognarmi dei miei dubbi, delle mie speranze infrante e delle mie speranze infantili, della mia non-laurea; ho scoperto che posso continuare ad avere paura del futuro ma tanto arriverà comunque e tanto vale che non provi a tirare un debole freno in una discesa spericolata, che amare qualcuno è complesso e cercare di non amarlo è impossibile. Ma soprattutto, forse, che pensare tanto fa male ma fa anche bene se alla fine ci si riesce ad esprimere (anche goffamente).]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>altafedeltà,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,crisigenerazionale,guandaeditore,ignoranza,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,musica,nickhornby,romanzo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/612d942031bbdc46c4d8f4aad0315a7f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Testamento anche un po' sentimentale - SARÒ BREVE di Francesco Muzzopappa (Fazi Editore)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/testamento-anche-un-po-sentimentale-saro-breve-di-francesco-muzzopappa-fazi-editore--52296174</link><description><![CDATA[Sarò breve è proprio un libro di Francesco Muzzopappa, e non perché ci sia scritto in copertina a lettere grandi e rosse, ma perché l’ironia che sta in ogni osservazione è quella che lo ha confermato come uno degli autori della mia comfort zone. Il protagonista è sempre uno sui generis e infatti decide di stilare il suo breve testamento in 182 comode pagine, che per un libro son poche, ma che per un testamento son parecchie, soprattutto se ci si ritrova a farselo leggere coi parenti dal notaio. Parenti coi quali evidentemente ci sono degli scazzi come in tutte le famiglie e che - come in tutte le famiglie, si cerca sempre di rendere poetici o di sotterrare grossolanamente: se siamo scazzati siamo scazzati, e infatti Ennio non manca di rimarcarlo durante tutto il percorso della sua esistenza, citando anche chi è entrato in famiglia non tanto per affetto, ma come collaboratore. Vabbè, in sintesi: un contorno di osservazioni la cui superfluità crea spazi comici che non stancano mai per una bella (e tenera?) riflessione sui rapporti familiari (e non), sugli affetti che si trasformano, sul rimboccarsi le maniche, sul saper cambiare, sulla gioia di vivere anche se adoriamo lamentarci e sui sentimenti che non abbiamo mai il coraggio di dire a volte neanche a noi stessi, per mantenere un tono o per salvaguardare non si sa che: “pochi decenni di vita non bastano per godersi questo mondo.”]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296174</guid><pubDate>Sun, 19 Mar 2023 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296174/recensioni_puntata_211.mp3" length="12247166" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Sarò breve è proprio un libro di Francesco Muzzopappa, e non perché ci sia scritto in copertina a lettere grandi e rosse, ma perché l’ironia che sta in ogni osservazione è quella che lo ha confermato come uno degli autori della mia comfort zone. Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Sarò breve è proprio un libro di Francesco Muzzopappa, e non perché ci sia scritto in copertina a lettere grandi e rosse, ma perché l’ironia che sta in ogni osservazione è quella che lo ha confermato come uno degli autori della mia comfort zone. Il protagonista è sempre uno sui generis e infatti decide di stilare il suo breve testamento in 182 comode pagine, che per un libro son poche, ma che per un testamento son parecchie, soprattutto se ci si ritrova a farselo leggere coi parenti dal notaio. Parenti coi quali evidentemente ci sono degli scazzi come in tutte le famiglie e che - come in tutte le famiglie, si cerca sempre di rendere poetici o di sotterrare grossolanamente: se siamo scazzati siamo scazzati, e infatti Ennio non manca di rimarcarlo durante tutto il percorso della sua esistenza, citando anche chi è entrato in famiglia non tanto per affetto, ma come collaboratore. Vabbè, in sintesi: un contorno di osservazioni la cui superfluità crea spazi comici che non stancano mai per una bella (e tenera?) riflessione sui rapporti familiari (e non), sugli affetti che si trasformano, sul rimboccarsi le maniche, sul saper cambiare, sulla gioia di vivere anche se adoriamo lamentarci e sui sentimenti che non abbiamo mai il coraggio di dire a volte neanche a noi stessi, per mantenere un tono o per salvaguardare non si sa che: “pochi decenni di vita non bastano per godersi questo mondo.”]]></itunes:summary><itunes:duration>307</itunes:duration><itunes:keywords>book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,fazieditore,francescomuzzopappa,ignoranza,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,ridere,romanzo,saròbreve,testamento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c58955f5c081b173767be2fc00ec1c8a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vita faticosa raccontata in diversi capitoli - TUTTA LA STANCHEZZA DEL MONDO di Enrica Tesio (Bompiani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vita-faticosa-raccontata-in-diversi-capitoli-tutta-la-stanchezza-del-mondo-di-enrica-tesio-bompiani--52296171</link><description><![CDATA[Una persona mi ha detto che viaggio con 30kg di problemi sulle spalle e poi mi ha anche detto che conoscendomi non se ne capacitava del perché avessi questo giga bagaglio emotivo. La risposta (non che interessi a voi, ma parlo a chi come me si sente qualche chilo sulla groppa) è in queste cornici di Enrica Tesio. È nelle piccole paturnie quotidiane, nelle difficoltà facilmente risolvibili che ci sembrano ostacoli insormontabili, è appiccicato come una cozza a tutto ciò che ci circonda. Partendo dalla storia della cozza, premetto che da qui in poi userò solo metafore brutte.<br />In senso più che positivo, questo libro mi ha spurgato - potevo dire “liberato” ma presupponeva un incipit romantico e invece no, mi ha spremuto come un brufolo, come qualcosa di disgustoso che è sedimentato dentro (ma mica me ne sono liberata, non grido al miracolo), mi ha strappato i vestiti bagnati che avevo appiccicati addosso. Per l’appunto a metà libro non avevo neanche così tanta voglia di finirlo, piuttosto sarei rimasta a navigare nella mia silente consapevolezza, ma tant’è che ormai c’ero e mi sono fatta forza: tipo come quando da bambini ci stuzzicavamo il dente da latte dondolante e ci si metteva la lingua sotto (che poi da adulti riassumiamo in “la lingua batte dove il dente duole”).<br />Quindi concludendo, fatene tesoro perché citando Sara in Strappare lungo i bordi «Non ti rendi conto di quant’è bello, che non porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Non ti senti più leggero?»<br />E anzi, dovrebbero farne tesoro anche quelli che non vi capiscono, quelli che pesano l’entità delle vostre fatiche per giudicarvi o che le misurano con un contagocce per cercare di sollevarvi da terra. Spoiler: funziona solo l’empatia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296171</guid><pubDate>Sun, 12 Mar 2023 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296171/recensioni_puntata_210.mp3" length="13766447" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Una persona mi ha detto che viaggio con 30kg di problemi sulle spalle e poi mi ha anche detto che conoscendomi non se ne capacitava del perché avessi questo giga bagaglio emotivo. La risposta (non che interessi a voi, ma parlo a chi come me si sente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Una persona mi ha detto che viaggio con 30kg di problemi sulle spalle e poi mi ha anche detto che conoscendomi non se ne capacitava del perché avessi questo giga bagaglio emotivo. La risposta (non che interessi a voi, ma parlo a chi come me si sente qualche chilo sulla groppa) è in queste cornici di Enrica Tesio. È nelle piccole paturnie quotidiane, nelle difficoltà facilmente risolvibili che ci sembrano ostacoli insormontabili, è appiccicato come una cozza a tutto ciò che ci circonda. Partendo dalla storia della cozza, premetto che da qui in poi userò solo metafore brutte.<br />In senso più che positivo, questo libro mi ha spurgato - potevo dire “liberato” ma presupponeva un incipit romantico e invece no, mi ha spremuto come un brufolo, come qualcosa di disgustoso che è sedimentato dentro (ma mica me ne sono liberata, non grido al miracolo), mi ha strappato i vestiti bagnati che avevo appiccicati addosso. Per l’appunto a metà libro non avevo neanche così tanta voglia di finirlo, piuttosto sarei rimasta a navigare nella mia silente consapevolezza, ma tant’è che ormai c’ero e mi sono fatta forza: tipo come quando da bambini ci stuzzicavamo il dente da latte dondolante e ci si metteva la lingua sotto (che poi da adulti riassumiamo in “la lingua batte dove il dente duole”).<br />Quindi concludendo, fatene tesoro perché citando Sara in Strappare lungo i bordi «Non ti rendi conto di quant’è bello, che non porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Non ti senti più leggero?»<br />E anzi, dovrebbero farne tesoro anche quelli che non vi capiscono, quelli che pesano l’entità delle vostre fatiche per giudicarvi o che le misurano con un contagocce per cercare di sollevarvi da terra. Spoiler: funziona solo l’empatia.]]></itunes:summary><itunes:duration>345</itunes:duration><itunes:keywords>bompianieditore,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,enricatesio,ignoranza,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,romanzo,stress #burnout,tuttalastanchezzadelmondo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fbd1e0b5babab04239710778c9a49537.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Essere o apparire: come ci cambiano i social - IL PROFILO DELL'ALTRA di Irene Graziosi (Edizioni E/O)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/essere-o-apparire-come-ci-cambiano-i-social-il-profilo-dell-altra-di-irene-graziosi-edizioni-e-o--52296170</link><description><![CDATA[Maia ha una vita privata disastrata e quando si trova a lavorare per Gloria, un’influencer diciottenne cresciuta a video e sponsorizzazioni, trova nella sua dimensione il vigore di una vita piena. Ma cosa significa pieno? Se prima eravamo noi ad usare i social network, adesso questi gestiscono le nostre vite; ci agghindiamo con meticolosità per mascherare tutto ciò che non è positive vibes ed essere agevolati dall’algoritmo, le giuste cause e l’attivismo si svuotano di senso, il dolore viene strumentalizzato, la diffamazione normalizzata, i corpi analizzati e usati in base alla loro vendibilità. La vita vera, tangibile e terrena, per contro, viaggia sul binario parallelo con gli stessi traumi irrisolti e non mercificabili, ma anzi, densi di rimorsi e vergogna, senza l’ovatta che vorremmo metterci e la cui assenza ci lascia frustrati. A diciotto anni, nel XVI secolo, non si ha la percezione di ciò che è reale e cosa no, soprattutto se si è cresciuti in una società che ha fatto perno sull’abuso dei filtri, sulla felicità a tutti i costi, sulla bellezza fisica e che ha invertito la direzione dell’appartenenza ad un gruppo: se dapprima erano gli individui a sentirsi parte di qualcosa per una caratteristica o per un progetto, adesso ci sentiamo in dovere di appartenere ad un insieme e di condividerne i princìpi, o peggio, l’odio comune. L’importante è non rimanerne esclusi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296170</guid><pubDate>Sun, 05 Mar 2023 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296170/recensioni_puntata_209.mp3" length="19766251" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Maia ha una vita privata disastrata e quando si trova a lavorare per Gloria, un’influencer diciottenne cresciuta a video e sponsorizzazioni, trova nella sua dimensione il vigore di una vita piena. Ma cosa significa pieno? Se prima eravamo noi ad usare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Maia ha una vita privata disastrata e quando si trova a lavorare per Gloria, un’influencer diciottenne cresciuta a video e sponsorizzazioni, trova nella sua dimensione il vigore di una vita piena. Ma cosa significa pieno? Se prima eravamo noi ad usare i social network, adesso questi gestiscono le nostre vite; ci agghindiamo con meticolosità per mascherare tutto ciò che non è positive vibes ed essere agevolati dall’algoritmo, le giuste cause e l’attivismo si svuotano di senso, il dolore viene strumentalizzato, la diffamazione normalizzata, i corpi analizzati e usati in base alla loro vendibilità. La vita vera, tangibile e terrena, per contro, viaggia sul binario parallelo con gli stessi traumi irrisolti e non mercificabili, ma anzi, densi di rimorsi e vergogna, senza l’ovatta che vorremmo metterci e la cui assenza ci lascia frustrati. A diciotto anni, nel XVI secolo, non si ha la percezione di ciò che è reale e cosa no, soprattutto se si è cresciuti in una società che ha fatto perno sull’abuso dei filtri, sulla felicità a tutti i costi, sulla bellezza fisica e che ha invertito la direzione dell’appartenenza ad un gruppo: se dapprima erano gli individui a sentirsi parte di qualcosa per una caratteristica o per un progetto, adesso ci sentiamo in dovere di appartenere ad un insieme e di condividerne i princìpi, o peggio, l’odio comune. L’importante è non rimanerne esclusi.]]></itunes:summary><itunes:duration>495</itunes:duration><itunes:keywords>book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,edizionieo,ignoranza,ilprofilodellaltra,instagram,irenegraziosi,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,romanzo,socialnetwork</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b6d356802cc97503c0de3bb7b5f74b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vita e non vita in un supermercato - GUARDA LE LUCI, AMORE MIO di Annie Ernaux (L'orma Editore)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vita-e-non-vita-in-un-supermercato-guarda-le-luci-amore-mio-di-annie-ernaux-l-orma-editore--52517753</link><description><![CDATA[I centri commerciali sono stranianti, privi di personalità e di identità propria: pertanto neanche i suoi clienti sono uniti da un filo logico e da un interesse comune. Sono lì, soli, i più forti ad alimentare il proprio ego, i più insicuri a cercare di rispecchiarsi in qualcosa che può restituire al mondo un’immagine più luminosa di loro stessi. È in questo ambiente essenziale alla sopravvivenza che Annie Ernaux osserva il mondo che cambia: le abitudini e le pretese salutiste, le classi sociali che si palesano tra le corsie dei prodotti in offerta e quelle dei prodotti biologici, il desiderio di fare una colazione da famiglia del Mulino Bianco o quello di dimagrire seguendo le indicazioni delle etichette. Il supermercato è il luogo in cui si perde sé stessi plasmandosi su quello che vorremmo vedessero gli altri o in cui siamo costretti ad esporci nelle nostre debolezze; niente può essere nascosto agli occhi dei supermercati, sia quando ci scambiamo sorrisi cercando complicità con gli altri clienti, sia quando cerchiamo di vagare come ombre senza essere visti da nessuno. I supermercati ormai dettano il tempo delle stagioni esattamente come la natura, con i suoi regali di Natale ordinatamente riposti sugli scaffali fino al 24 dicembre e che finiscono privi di spessore in un cestone a partire dal 26 per lasciar spazio a nuove feste, scandendo il valore degli oggetti e dividendo la popolazione in chi può e chi non può guardare le luci natalizie che brillano sulla propria testa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52517753</guid><pubDate>Sun, 26 Feb 2023 23:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52517753/recensioni_puntata_208.mp3" length="16006708" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>I centri commerciali sono stranianti, privi di personalità e di identità propria: pertanto neanche i suoi clienti sono uniti da un filo logico e da un interesse comune. Sono lì, soli, i più forti ad alimentare il proprio ego, i più insicuri a cercare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[I centri commerciali sono stranianti, privi di personalità e di identità propria: pertanto neanche i suoi clienti sono uniti da un filo logico e da un interesse comune. Sono lì, soli, i più forti ad alimentare il proprio ego, i più insicuri a cercare di rispecchiarsi in qualcosa che può restituire al mondo un’immagine più luminosa di loro stessi. È in questo ambiente essenziale alla sopravvivenza che Annie Ernaux osserva il mondo che cambia: le abitudini e le pretese salutiste, le classi sociali che si palesano tra le corsie dei prodotti in offerta e quelle dei prodotti biologici, il desiderio di fare una colazione da famiglia del Mulino Bianco o quello di dimagrire seguendo le indicazioni delle etichette. Il supermercato è il luogo in cui si perde sé stessi plasmandosi su quello che vorremmo vedessero gli altri o in cui siamo costretti ad esporci nelle nostre debolezze; niente può essere nascosto agli occhi dei supermercati, sia quando ci scambiamo sorrisi cercando complicità con gli altri clienti, sia quando cerchiamo di vagare come ombre senza essere visti da nessuno. I supermercati ormai dettano il tempo delle stagioni esattamente come la natura, con i suoi regali di Natale ordinatamente riposti sugli scaffali fino al 24 dicembre e che finiscono privi di spessore in un cestone a partire dal 26 per lasciar spazio a nuove feste, scandendo il valore degli oggetti e dividendo la popolazione in chi può e chi non può guardare le luci natalizie che brillano sulla propria testa.]]></itunes:summary><itunes:duration>401</itunes:duration><itunes:keywords>annieernaux,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,guardaleluciamoremio,ignoranza,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,lormaeditore,premionobelperlaletteratura,saggio,supermercati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3984bb04549bd988bed9d692ae58c0ac.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amore ed altri errori giovanili - TUTTE LE VOLTE CHE MI SONO INNAMORATO di Marco Marsullo (Feltrinelli)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amore-ed-altri-errori-giovanili-tutte-le-volte-che-mi-sono-innamorato-di-marco-marsullo-feltrinelli--52296168</link><description><![CDATA[L’amore è una cosa semplice: è una frase che ormai consideriamo frase fatta senza mai guardarci dentro. Cesare, unico single di un gruppo di amici sposati e con figli, riceve l’invito al matrimonio dell’ultimo impegnato della cricca, con accanto il temibile +1, altresì detto “ciò che se sei solo, ti fa sentire un cane”. Ed è a questo punto della vita che Cesare si chiede se esista qualcuno per lui, qualcuno di cui innamorarsi, con cui condividere gioie, dolori, noia, serate sul divano e risvegli sudati; esamina meticolosamente tutte le ragazze che conosce sui social, cercate spasmodicamente dopo attente visite sui loro profili Instagram e setacciate in base a dettagli che forse, nell’arco di una vita, possono pure diventare irrisori. Dettagli che nei passati e fugaci amori sono diventati il perno di “tutte le volte che mi sono innamorato”. Ma di che ci innamoriamo? Quando ci innamoriamo?<br />L’amore nel 2023 passa attraverso aspettative, social network, messaggi inviati (e non), idealizzate storie da commedia romantica britannica e via discorrendo, facendoci dimenticare che davvero, l’amore è una cosa semplice, senza ricerca e senza scopo.<br />Vade retro, cuori pragmatici: questo libro è per gli inguaribili romantici (e novelli innamorati dai cuori normalmente pragmatici) con qualche risposta, sì, banale e semplice - ma esattamente come l’amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296168</guid><pubDate>Sun, 19 Feb 2023 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296168/recensioni_puntata_207.mp3" length="16646186" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>L’amore è una cosa semplice: è una frase che ormai consideriamo frase fatta senza mai guardarci dentro. Cesare, unico single di un gruppo di amici sposati e con figli, riceve l’invito al matrimonio dell’ultimo impegnato della cricca, con accanto il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’amore è una cosa semplice: è una frase che ormai consideriamo frase fatta senza mai guardarci dentro. Cesare, unico single di un gruppo di amici sposati e con figli, riceve l’invito al matrimonio dell’ultimo impegnato della cricca, con accanto il temibile +1, altresì detto “ciò che se sei solo, ti fa sentire un cane”. Ed è a questo punto della vita che Cesare si chiede se esista qualcuno per lui, qualcuno di cui innamorarsi, con cui condividere gioie, dolori, noia, serate sul divano e risvegli sudati; esamina meticolosamente tutte le ragazze che conosce sui social, cercate spasmodicamente dopo attente visite sui loro profili Instagram e setacciate in base a dettagli che forse, nell’arco di una vita, possono pure diventare irrisori. Dettagli che nei passati e fugaci amori sono diventati il perno di “tutte le volte che mi sono innamorato”. Ma di che ci innamoriamo? Quando ci innamoriamo?<br />L’amore nel 2023 passa attraverso aspettative, social network, messaggi inviati (e non), idealizzate storie da commedia romantica britannica e via discorrendo, facendoci dimenticare che davvero, l’amore è una cosa semplice, senza ricerca e senza scopo.<br />Vade retro, cuori pragmatici: questo libro è per gli inguaribili romantici (e novelli innamorati dai cuori normalmente pragmatici) con qualche risposta, sì, banale e semplice - ma esattamente come l’amore.]]></itunes:summary><itunes:duration>417</itunes:duration><itunes:keywords>amore,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,crisigenerazionale,feltrinellieditore,ignoranza,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,marcomarsullo,romanzo,tuttelevoltechemisonoinnamorat</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a8486ad6f8f71fed8cd182c6cdad8c58.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Era meglio se non mi affezionavo - MI AFFEZIONO MOLTO FACILMENTE  di Hervé Le Tellier (La nave di Teseo)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/era-meglio-se-non-mi-affezionavo-mi-affeziono-molto-facilmente-di-herve-le-tellier-la-nave-di-teseo--52517626</link><description><![CDATA[Molto, non troppo. Troppo sarebbe un eccesso, invece l’amore è una bella cosa pure se la freccia punta solo da una parte, quindi ecco perché “molto” e non troppo. Molto facilmente perché ci si affeziona ai ricordi, ai sorrisi anche se questi adesso sono un po’ annebbiati dalle incertezze e dai dubbi che schizzano come biglie nella mente del protagonista che peraltro viaggia in solitaria sotto il cielo plumbeo scozzese, perfetto specchio dei suoi sentimenti altalenanti. Il nostro eroe - come lo chiama Le Terrier, è un eroe davvero: si interroga sull’amore, ragiona (perché non può essere solo cuore), si pone domande a cui dà consapevolmente una risposta negativa e che lui stesso decide di correggere per crearsi uno scudo dalle delusioni che potrebbero arrivare, compie gesti folli sapendo che lo sono (e questo non è eroico?), batte in ritirata per salvare la ragazza da conversazioni scomode (e non è eroico l’altruismo di questi tempi?), si apre a sorrisi per i gesti di gentilezza a casaccio di estranei anche quando l’umore è nero (e pure questo, vogliamo parlarne?). Insomma, un libro che ci dice che l’amore è una barca a vela tra il cuore e la mente e che se l’equilibrio non tiene, è tutto un patire: ottimo spunto per chi balla in punta di piedi sulla marea, ogni volta.<br />E comunque chiudo contraddicendo l’inizio perché ci ho ripensato scrivendo: l’amore non è farsi domande a ritrecina e aspettare le briciole di qualcun altro. E quindi molto che? Molto facilmente? Pure troppo.<br />Baci squilibrati]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52517626</guid><pubDate>Sun, 12 Feb 2023 23:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52517626/recensioni_puntata_206.mp3" length="21367035" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Molto, non troppo. Troppo sarebbe un eccesso, invece l’amore è una bella cosa pure se la freccia punta solo da una parte, quindi ecco perché “molto” e non troppo. Molto facilmente perché ci si affeziona ai ricordi, ai sorrisi anche se questi adesso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Molto, non troppo. Troppo sarebbe un eccesso, invece l’amore è una bella cosa pure se la freccia punta solo da una parte, quindi ecco perché “molto” e non troppo. Molto facilmente perché ci si affeziona ai ricordi, ai sorrisi anche se questi adesso sono un po’ annebbiati dalle incertezze e dai dubbi che schizzano come biglie nella mente del protagonista che peraltro viaggia in solitaria sotto il cielo plumbeo scozzese, perfetto specchio dei suoi sentimenti altalenanti. Il nostro eroe - come lo chiama Le Terrier, è un eroe davvero: si interroga sull’amore, ragiona (perché non può essere solo cuore), si pone domande a cui dà consapevolmente una risposta negativa e che lui stesso decide di correggere per crearsi uno scudo dalle delusioni che potrebbero arrivare, compie gesti folli sapendo che lo sono (e questo non è eroico?), batte in ritirata per salvare la ragazza da conversazioni scomode (e non è eroico l’altruismo di questi tempi?), si apre a sorrisi per i gesti di gentilezza a casaccio di estranei anche quando l’umore è nero (e pure questo, vogliamo parlarne?). Insomma, un libro che ci dice che l’amore è una barca a vela tra il cuore e la mente e che se l’equilibrio non tiene, è tutto un patire: ottimo spunto per chi balla in punta di piedi sulla marea, ogni volta.<br />E comunque chiudo contraddicendo l’inizio perché ci ho ripensato scrivendo: l’amore non è farsi domande a ritrecina e aspettare le briciole di qualcun altro. E quindi molto che? Molto facilmente? Pure troppo.<br />Baci squilibrati]]></itunes:summary><itunes:duration>535</itunes:duration><itunes:keywords>amore,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,crisigenerazionale,hervéletellier,ignoranza,lanavediteseo,leggere,lerecensioniignoranti,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,miaffezionotroppofacilmente,romanzo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/06eda1bb0a8ce16476a46c08c84f3b2d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli uomini e le donne non sono uguali - I SENTIMENTI DEL PRINCIPE CARLO di Liv Strömquist (Fandango Libri)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-uomini-e-le-donne-non-sono-uguali-i-sentimenti-del-principe-carlo-di-liv-stromquist-fandango-libri--52296164</link><description><![CDATA[In breve? Il principe Carlo non era innamorato di Diana, e in un’intervista - alla domanda “Sei innamorato?” tituba e poi dice “Yes” ma con tanti tanti puntini di sospensione dopo. Da questa titubanza Liv Strömquist analizza non tanto l’assenza d’amore nel matrimonio tra Carlo e Diana, ma il perché e il per come le persone stiano insieme pur non amandosi, perché crocerossina sia declinato solo al femminile e perché (spesso) la relazione eterosessuale si trasformi in un rapporto di co-dipendenza in cui la donna necessita di conferme e l’uomo necessita di avere l’ego pompato. Ora, ammesso e non concesso che la prima cosa che si pensa è “NEL MIO CASO NON È COSÌ!” perché noi ci sentiamo diversi, all’altezza, al pari, mai superiori e mai inferiori, mai crocerossine e mai bisognosi di cure, perché l’ho pensato anche io, e a dire il vero anche un po’ stizzita, per quanto generalizzante possa essere questo fumetto - credetemi, c’è tanto di straordinariamente e incredibilmente reale. Quindi via libera, sempre brillante e purtroppo anche sempre troppo vera, Strömquist affronta le differenze di genere nelle relazioni amorose e - come sempre, anche questo - senza incolpare nessuno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296164</guid><pubDate>Sun, 05 Feb 2023 23:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296164/recensioni_puntata_205.mp3" length="18166513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>In breve? Il principe Carlo non era innamorato di Diana, e in un’intervista - alla domanda “Sei innamorato?” tituba e poi dice “Yes” ma con tanti tanti puntini di sospensione dopo. Da questa titubanza Liv Strömquist analizza non tanto l’assenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In breve? Il principe Carlo non era innamorato di Diana, e in un’intervista - alla domanda “Sei innamorato?” tituba e poi dice “Yes” ma con tanti tanti puntini di sospensione dopo. Da questa titubanza Liv Strömquist analizza non tanto l’assenza d’amore nel matrimonio tra Carlo e Diana, ma il perché e il per come le persone stiano insieme pur non amandosi, perché crocerossina sia declinato solo al femminile e perché (spesso) la relazione eterosessuale si trasformi in un rapporto di co-dipendenza in cui la donna necessita di conferme e l’uomo necessita di avere l’ego pompato. Ora, ammesso e non concesso che la prima cosa che si pensa è “NEL MIO CASO NON È COSÌ!” perché noi ci sentiamo diversi, all’altezza, al pari, mai superiori e mai inferiori, mai crocerossine e mai bisognosi di cure, perché l’ho pensato anche io, e a dire il vero anche un po’ stizzita, per quanto generalizzante possa essere questo fumetto - credetemi, c’è tanto di straordinariamente e incredibilmente reale. Quindi via libera, sempre brillante e purtroppo anche sempre troppo vera, Strömquist affronta le differenze di genere nelle relazioni amorose e - come sempre, anche questo - senza incolpare nessuno.]]></itunes:summary><itunes:duration>455</itunes:duration><itunes:keywords>book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,donna #lerecensioniignoranti,fandangoeditore,graphicnovel,ignoranza,isentimentidelprincipecarlo,leggere,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,livstromquist,sentimenti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/69493d1a5e474d8353f39faaccd2d282.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Thriller psicologico che non pensavo di aver capito - LA GAZZA di Elizabeth Day (Neri Pozza)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/thriller-psicologico-che-non-pensavo-di-aver-capito-la-gazza-di-elizabeth-day-neri-pozza--52296167</link><description><![CDATA[In buona sostanza non so che scrivere di questo libro. Cercare di convincervi a leggere questa storia parlandovi della trama significa rischiare di cadere in tombini aperti per la maggior parte del tempo, quindi mi limiterò ad aggirarla concentrandomi sulle tematiche. Un motivo per cui ho davvero apprezzato questo romanzo sono i temi di sottofondo che partono dalle relazioni tossiche (forse un po’ inflazionato, ma gestito davvero con realismo e sentita oppressione), fino alla maternità e all’idea della donna senza figli come “donna a metà” che è uno stereotipo che ci portiamo ancora pesante sulle spalle. Ora, venendo ai cappotti, c’è da dire che il thriller con i protagonisti con disturbi ossessivi e disturbi mentali di altro genere è un cliché dai tempi di “Psycho”, ma penso anche a “Secret window, secret garden”, per non parlare del sempiterno “Shining”: ma come garberanno a Stephen King i personaggi che perdono la testa sempre che l’avessero prima? Detto questo, per fare le pulci fino in fondo, finale un po’ tirato via: mi ha dato l’impressione di quei video dove fanno i cappuccini con i disegni bellissimi con la schiuma e poi alla fine per sbaglio gli casca nella tazza tutto il bricco del latte; nonostante ciò, fino a 20 pagine dalla fine tiene incollati alle pagine perché la verità sta sempre in penombra, senza mai svelarsi completamente, o meglio, inserendo altri motivi per dubitare ancora.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296167</guid><pubDate>Sun, 29 Jan 2023 23:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296167/recensioni_puntata_204.mp3" length="13846904" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>In buona sostanza non so che scrivere di questo libro. Cercare di convincervi a leggere questa storia parlandovi della trama significa rischiare di cadere in tombini aperti per la maggior parte del tempo, quindi mi limiterò ad aggirarla concentrandomi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[In buona sostanza non so che scrivere di questo libro. Cercare di convincervi a leggere questa storia parlandovi della trama significa rischiare di cadere in tombini aperti per la maggior parte del tempo, quindi mi limiterò ad aggirarla concentrandomi sulle tematiche. Un motivo per cui ho davvero apprezzato questo romanzo sono i temi di sottofondo che partono dalle relazioni tossiche (forse un po’ inflazionato, ma gestito davvero con realismo e sentita oppressione), fino alla maternità e all’idea della donna senza figli come “donna a metà” che è uno stereotipo che ci portiamo ancora pesante sulle spalle. Ora, venendo ai cappotti, c’è da dire che il thriller con i protagonisti con disturbi ossessivi e disturbi mentali di altro genere è un cliché dai tempi di “Psycho”, ma penso anche a “Secret window, secret garden”, per non parlare del sempiterno “Shining”: ma come garberanno a Stephen King i personaggi che perdono la testa sempre che l’avessero prima? Detto questo, per fare le pulci fino in fondo, finale un po’ tirato via: mi ha dato l’impressione di quei video dove fanno i cappuccini con i disegni bellissimi con la schiuma e poi alla fine per sbaglio gli casca nella tazza tutto il bricco del latte; nonostante ciò, fino a 20 pagine dalla fine tiene incollati alle pagine perché la verità sta sempre in penombra, senza mai svelarsi completamente, o meglio, inserendo altri motivi per dubitare ancora.]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:keywords>book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,elizabethday,ignoranza,lagazza,leggere,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,neripozza,romanzo,thriller #lerecensioniignorant,thrillerpsicologico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a214033e4e3f9d4b609b7e54c54b198e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La ricerca del perfetto e il declino dell'esistenza - LE PERFEZIONI di Vincenzo Latronico (Bompiani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-ricerca-del-perfetto-e-il-declino-dell-esistenza-le-perfezioni-di-vincenzo-latronico-bompiani--52296165</link><description><![CDATA[Potevo evitare di leggere questo libro? SÌ. Dovevo leggerlo per un sesto senso che mi portava a confermare quello che mi immaginavo avrei trovato? Ebbene, sì. Quindi, per ordine, divincolandosi in capitoli sul presente, imperfetto, passato e futuro (con tempi verbali corrispondenti) si finisce letteralmente in una centrifuga di disillusione e di aspettative mancate di cui potevo felicemente fare a meno. Avrei preferito di gran lunga andare a ritroso, leggere dall’ultimo al primo capitolo col suo silenzio ovattato, la sua bolla apparentemente felice (ma non è che anche l’apparenza della felicità è essa stessa un momento di felicità?). Perché la realtà vera non è come quelle storie di case infestate dove alla fine del film la casa risplende sotto la luce di un sole mattiniero che infrange le finestre; la realtà è più simile a quello stesso sole che infrange le stesse finestre all’inizio del film e i protagonisti arrivano nella casa dicendo “UAUUU QUA CI COSTRUIREMO UNA FAMIGLIA” senza sapere che li aspettano notti insonni, cigolii e sussurri.<br />Ecco perché lo avrei letto dalla fine all’inizio, ché non potendo mai arrivare alla fine nel film tanto vale vivere nella perfezione esteriore abituandosi ai cigolii piuttosto che svenarsi per ritrovarsi al punto di partenza, stanchi e intristiti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296165</guid><pubDate>Sun, 22 Jan 2023 23:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296165/recensioni_puntata_203.mp3" length="14807166" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Potevo evitare di leggere questo libro? SÌ. Dovevo leggerlo per un sesto senso che mi portava a confermare quello che mi immaginavo avrei trovato? Ebbene, sì. Quindi, per ordine, divincolandosi in capitoli sul presente, imperfetto, passato e futuro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Potevo evitare di leggere questo libro? SÌ. Dovevo leggerlo per un sesto senso che mi portava a confermare quello che mi immaginavo avrei trovato? Ebbene, sì. Quindi, per ordine, divincolandosi in capitoli sul presente, imperfetto, passato e futuro (con tempi verbali corrispondenti) si finisce letteralmente in una centrifuga di disillusione e di aspettative mancate di cui potevo felicemente fare a meno. Avrei preferito di gran lunga andare a ritroso, leggere dall’ultimo al primo capitolo col suo silenzio ovattato, la sua bolla apparentemente felice (ma non è che anche l’apparenza della felicità è essa stessa un momento di felicità?). Perché la realtà vera non è come quelle storie di case infestate dove alla fine del film la casa risplende sotto la luce di un sole mattiniero che infrange le finestre; la realtà è più simile a quello stesso sole che infrange le stesse finestre all’inizio del film e i protagonisti arrivano nella casa dicendo “UAUUU QUA CI COSTRUIREMO UNA FAMIGLIA” senza sapere che li aspettano notti insonni, cigolii e sussurri.<br />Ecco perché lo avrei letto dalla fine all’inizio, ché non potendo mai arrivare alla fine nel film tanto vale vivere nella perfezione esteriore abituandosi ai cigolii piuttosto che svenarsi per ritrovarsi al punto di partenza, stanchi e intristiti.]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:keywords>ansia,bompianieditore,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,ignoranza,leggere,leperfezioni,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,realizzazione #lerecensioniign,romanzo,vincenzolatronico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/04a5f8664207b2ac4ca7574c98633634.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'inadeguatezza di un protagonista in cui chiunque si può rispecchiare - IL GIOVANE HOLDEN di J.D.Salinger (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inadeguatezza-di-un-protagonista-in-cui-chiunque-si-puo-rispecchiare-il-giovane-holden-di-j-d-salinger-einaudi--52296163</link><description><![CDATA[Avete presente quando la società vi scarta perché siete considerati dei buoni a nulla, o dei buoni a poco? C’è un’età in cui se ti capita finisci per convincertene. E infatti, Holden è questo. Un ragazzo finito in una scuola ottima, a dire degli altri, ma che in quella scuola ottima non ha trovato il suo essere finendo per diventare restio a qualsiasi tipo di stimolo e anzi, incline alla cattiveria e alla misantropia. C’è poco da dire quando si parla di “classici”, perché come dice il professor Antolini, qualcuno quell’inadeguatezza l’ha scritta nero su bianco e non può che essere di aiuto a tutti noi che brancoliamo nel buio alla ricerca della strada giusta da percorrere. In una modernità fatta di troppe vie da prendere e di troppi modelli da seguire, bombardati da influencer e maestri di vita che predicano bene e razzolano male, quando quello che riusciamo a vedere è soltanto l’ottima qualità della vita altrui rispetto alla nostra, questo è davvero un libro-liberatore che può ricordarci il ruolo preponderante della scuola nel nostro percorso e del valore salvifico della cultura che se ben incanalata - in qualsiasi momento della vita, può illuminare tutto, dai rapporti con gli altri al proprio cammino personale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296163</guid><pubDate>Sun, 15 Jan 2023 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296163/recensioni_puntata_202.mp3" length="14886578" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Avete presente quando la società vi scarta perché siete considerati dei buoni a nulla, o dei buoni a poco? C’è un’età in cui se ti capita finisci per convincertene. E infatti, Holden è questo. Un ragazzo finito in una scuola ottima, a dire degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Avete presente quando la società vi scarta perché siete considerati dei buoni a nulla, o dei buoni a poco? C’è un’età in cui se ti capita finisci per convincertene. E infatti, Holden è questo. Un ragazzo finito in una scuola ottima, a dire degli altri, ma che in quella scuola ottima non ha trovato il suo essere finendo per diventare restio a qualsiasi tipo di stimolo e anzi, incline alla cattiveria e alla misantropia. C’è poco da dire quando si parla di “classici”, perché come dice il professor Antolini, qualcuno quell’inadeguatezza l’ha scritta nero su bianco e non può che essere di aiuto a tutti noi che brancoliamo nel buio alla ricerca della strada giusta da percorrere. In una modernità fatta di troppe vie da prendere e di troppi modelli da seguire, bombardati da influencer e maestri di vita che predicano bene e razzolano male, quando quello che riusciamo a vedere è soltanto l’ottima qualità della vita altrui rispetto alla nostra, questo è davvero un libro-liberatore che può ricordarci il ruolo preponderante della scuola nel nostro percorso e del valore salvifico della cultura che se ben incanalata - in qualsiasi momento della vita, può illuminare tutto, dai rapporti con gli altri al proprio cammino personale.]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,ignoranza,ilgiovaneholden,jdsalinger#einaudieditore,leggere,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,libriclassici #lerecensioniign,romanzo,romanzodiformazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/65d9dbaf55796a66e625a264456809be.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Crescere e invecchiare sono la stessa cosa - VOCEDAVECCHIA di Elisa Victoria (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/crescere-e-invecchiare-sono-la-stessa-cosa-vocedavecchia-di-elisa-victoria-blackie-edizioni--52296077</link><description><![CDATA[Non c’è tanto da dire su questo romanzo, se non che ho adorato leggerlo dalla prima all’ultima pagina. È stato catartico averlo letto poco dopo la morte della nonna Maria, quella “vecchiaccia” che mi ha accompagnato a scuola per anni, portato a giro con le sue amiche, fatto delle svizzerine che erano dure come ciabatte ma anche delle lasagne memorabili spacciate per pranzo leggero. Marina è una bambina di nove anni in perfetto equilibrio tra il desiderio di crescere e adeguarsi alla nonna - il cui vocabolario è spesso condito da parolacce e il cui atteggiamento anarchico è invidiabilmente libero, e le paure di una bambina, dal socializzare con i suoi simili all’esclusione dal gruppo. E che dire che questo rapporto con la nonna mi ricorda tanto il mio, con il tempo condiviso tra una decina di vecchi che erano la mia idea di spensieratezza e safe zone, sotto ad un portico sempre pieno di sedie e poi chissà che si dicevano, io forse disegnavo qualcosa. Fuori dal dover andare bene agli altri bambini, fuori dal dovermeli far andar bene. E in questa bolla di cartone con la copertina che richiama un abito dell’autrice, ho ritrovato quei momenti, quei caffè d’orzo dalla Carla, quelle pecorine di mollica di pane e mortadella, quelle giornate a far saltare delle ranocchie sul cotto e ora che ci penso anche quel mio vano tentativo di voler giocare con le bambole di porcellana che però erano solo arredamento, e allora no. E nulla, che altro dire. Questo libro ci ricorda che se da bambini abbiamo fatto cose da vecchi è solo perché c’erano i nonni che ci hanno amato tanto da condividere con noi la propria quotidianità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296077</guid><pubDate>Sun, 08 Jan 2023 23:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/52296077/recensioni_puntata_201.mp3" length="17846774" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Non c’è tanto da dire su questo romanzo, se non che ho adorato leggerlo dalla prima all’ultima pagina. È stato catartico averlo letto poco dopo la morte della nonna Maria, quella “vecchiaccia” che mi ha accompagnato a scuola per anni, portato a giro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non c’è tanto da dire su questo romanzo, se non che ho adorato leggerlo dalla prima all’ultima pagina. È stato catartico averlo letto poco dopo la morte della nonna Maria, quella “vecchiaccia” che mi ha accompagnato a scuola per anni, portato a giro con le sue amiche, fatto delle svizzerine che erano dure come ciabatte ma anche delle lasagne memorabili spacciate per pranzo leggero. Marina è una bambina di nove anni in perfetto equilibrio tra il desiderio di crescere e adeguarsi alla nonna - il cui vocabolario è spesso condito da parolacce e il cui atteggiamento anarchico è invidiabilmente libero, e le paure di una bambina, dal socializzare con i suoi simili all’esclusione dal gruppo. E che dire che questo rapporto con la nonna mi ricorda tanto il mio, con il tempo condiviso tra una decina di vecchi che erano la mia idea di spensieratezza e safe zone, sotto ad un portico sempre pieno di sedie e poi chissà che si dicevano, io forse disegnavo qualcosa. Fuori dal dover andare bene agli altri bambini, fuori dal dovermeli far andar bene. E in questa bolla di cartone con la copertina che richiama un abito dell’autrice, ho ritrovato quei momenti, quei caffè d’orzo dalla Carla, quelle pecorine di mollica di pane e mortadella, quelle giornate a far saltare delle ranocchie sul cotto e ora che ci penso anche quel mio vano tentativo di voler giocare con le bambole di porcellana che però erano solo arredamento, e allora no. E nulla, che altro dire. Questo libro ci ricorda che se da bambini abbiamo fatto cose da vecchi è solo perché c’erano i nonni che ci hanno amato tanto da condividere con noi la propria quotidianità.]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>blackieedizioni,book,bookblogger,bookshop,bookstagrammer,bookstagrammeritalia,consigli,consiglidilettura,elisavictoria,ignoranza,infanzia #nonnaenipote#lerecen,leggere,letture,lettureconsigliate,libreria,libri,romanzo,vocedavecchia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/43481892f79cb0e91d047cb4159213a9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La produttività è il male del XXI secolo - COME ANNOIARSI MEGLIO di Pietro Minto (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-produttivita-e-il-male-del-xxi-secolo-come-annoiarsi-meglio-di-pietro-minto-blackie-edizioni--49688240</link><description><![CDATA[Scrivo questo in un ritaglio di tempo. Lo chiamo ritaglio di tempo perché prima di farlo stavo facendo la doccia e prima ancora stavo leggendo, prima ancora stavo cazzeggiando. Prendo spunto dal demone dell’inadempienza di Zerocalcare: nullafacenza, ma tormentata. Puoi lavorare, riposarti, trastullarti, ma la base è che non ti devi godere un cazzo.<br />Siamo nel 2022, stare con le mani in mano non ci riesce; le sale d’attesa pullulano di persone con la faccia illuminata di freddo e le dita vaganti, i parcheggi sono pieni di persone che appena chiusa la macchina tirano fuori gli smartphone come armi, per incorniciare le proprie facce e salvarle dal contatto con gli altri - sia mai che ci vedano persi nel mondo.<br />Agogniamo il tempo libero per fare le stesse cose che vediamo scrollando allo sfinimento le home di Instagram finendo per consumare i nostri minuti, e lo temiamo più che la morte, sospesi in un far niente che non ha nulla di dolce: ha il sapore della catastrofe, del fallimento, del vuoto. E infatti di tempo libero non ne abbiamo e neanche ne vogliamo: ci siamo portati il lavoro a casa nei nostri telefoni pur di sentirci al passo con una società che ci vuole sempre produttivi e sempre presenti e quando abbiamo trovato degli hobby ci è stato proposto di trasformarli in professioni perché niente va sprecato e tutto va monetizzato. Non ci interessa la salute mentale, ci interessano i soldi e ci interessa apparire impegnati, sempre.<br />Ci siamo fermati solo con i down delle applicazioni di messaggistica, quando tutti eravamo out e la paura di rimanere indietro, per una volta, non ci ha divorato da dentro. Ci siamo fermati solo con il lockdown e abbiamo cercato riparo nelle playlist chill out di YouTube.<br />Siamo una società di persone che corrono sulle rotaie scappando da un treno merci; il tempo libero come stop da ogni occupazione ci lascia da soli con le ansie, le incertezze e la precarietà. Minto non ci dà una pretenziosa soluzione, non ci dice di mettere il telefono in modalità aereo a prescindere (grazie al ca), ci mette davanti ad un sacco di dati e a qualche esercizio per renderci consapevoli di dove ci stiamo dirigendo. Non è colpa nostra se non troviamo spazi sereni in cui guardare un muro rilassati. Siamo esseri evoluti figli della tecnologia e del capitalismo. E nessuno si può fermare di fronte a quel treno merci.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49688240</guid><pubDate>Sun, 02 Oct 2022 22:00:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49688240/recensioni_puntata_012.mp3" length="26487035" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Scrivo questo in un ritaglio di tempo. Lo chiamo ritaglio di tempo perché prima di farlo stavo facendo la doccia e prima ancora stavo leggendo, prima ancora stavo cazzeggiando. Prendo spunto dal demone dell’inadempienza di Zerocalcare: nullafacenza,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Scrivo questo in un ritaglio di tempo. Lo chiamo ritaglio di tempo perché prima di farlo stavo facendo la doccia e prima ancora stavo leggendo, prima ancora stavo cazzeggiando. Prendo spunto dal demone dell’inadempienza di Zerocalcare: nullafacenza, ma tormentata. Puoi lavorare, riposarti, trastullarti, ma la base è che non ti devi godere un cazzo.<br />Siamo nel 2022, stare con le mani in mano non ci riesce; le sale d’attesa pullulano di persone con la faccia illuminata di freddo e le dita vaganti, i parcheggi sono pieni di persone che appena chiusa la macchina tirano fuori gli smartphone come armi, per incorniciare le proprie facce e salvarle dal contatto con gli altri - sia mai che ci vedano persi nel mondo.<br />Agogniamo il tempo libero per fare le stesse cose che vediamo scrollando allo sfinimento le home di Instagram finendo per consumare i nostri minuti, e lo temiamo più che la morte, sospesi in un far niente che non ha nulla di dolce: ha il sapore della catastrofe, del fallimento, del vuoto. E infatti di tempo libero non ne abbiamo e neanche ne vogliamo: ci siamo portati il lavoro a casa nei nostri telefoni pur di sentirci al passo con una società che ci vuole sempre produttivi e sempre presenti e quando abbiamo trovato degli hobby ci è stato proposto di trasformarli in professioni perché niente va sprecato e tutto va monetizzato. Non ci interessa la salute mentale, ci interessano i soldi e ci interessa apparire impegnati, sempre.<br />Ci siamo fermati solo con i down delle applicazioni di messaggistica, quando tutti eravamo out e la paura di rimanere indietro, per una volta, non ci ha divorato da dentro. Ci siamo fermati solo con il lockdown e abbiamo cercato riparo nelle playlist chill out di YouTube.<br />Siamo una società di persone che corrono sulle rotaie scappando da un treno merci; il tempo libero come stop da ogni occupazione ci lascia da soli con le ansie, le incertezze e la precarietà. Minto non ci dà una pretenziosa soluzione, non ci dice di mettere il telefono in modalità aereo a prescindere (grazie al ca), ci mette davanti ad un sacco di dati e a qualche esercizio per renderci consapevoli di dove ci stiamo dirigendo. Non è colpa nostra se non troviamo spazi sereni in cui guardare un muro rilassati. Siamo esseri evoluti figli della tecnologia e del capitalismo. E nessuno si può fermare di fronte a quel treno merci.]]></itunes:summary><itunes:duration>663</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/06efb2af9e3791eb490eb3a6851cc1ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un saggio sul rispetto - IL SESSO CHE VERRÀ di Katherine Angel (Blackie Edizioni)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-saggio-sul-rispetto-il-sesso-che-verra-di-katherine-angel-blackie-edizioni--49688241</link><description><![CDATA[Abbiamo tutti fatto del sesso che non volevamo fare e per il quale nessuno ci ha mai costretto. Abbiamo fatto sesso perché ormai eravamo lì, perché non volevamo deludere la persona che avevamo davanti, perché non farlo ci rendeva anormali, perché in un primo momento avevamo detto sì, perché dovevamo rispettare delle aspettative che avevamo creato parlando apertamente di sesso, abbiamo fatto sempre comunque qualcosa rinunciando al nostro orgasmo, fingendolo pure per finire quel grottesco amplesso nel quale non volevamo stare incastrate (e non parlo metaforicamente). Una donna che parla di sesso con disinvoltura è anche ganza, ma diventa automaticamente un oggetto scopabile, una che la sa lunga, una nave scuola da testare; il suo desiderio non esiste, conta solo il suo “consenso” (ma poco anche quello, considerata la sua forzata negoziabilità). Il suo no significa “cerca di conquistarmi meglio”, si dà per scontato che accondiscenda sempre e questo è un rischio che nessuna donna dovrebbe permettersi di assumersi: per questo le si invita a non esprimersi troppo liberamente nel desiderio (pur dovendolo aver chiaro, le insicurezze non sono contemplate) ma a farlo con perentorietà per quanto riguarda i no (che già in partenza saranno “forse”). Il suo rifiuto non conta molto se non come il suo esatto contrario, e questo riqualifica gli stupri come scaturiti da un poco chiaro segnale. Il suo corpo parla per lei più della sua voce, se è bagnata è consenziente (lo ha testato un gruppo di studiosi maschi).<br />Il desiderio sessuale è sano, non averlo è anormale: “lo vedi come ti torna quando trovi uno che ti ribalta”. Non averlo significa che la tua relazione (se ne hai una) sta andando a rotoli, che hai perso fiducia nella persona che entra ed esce da te, che i tuoi sentimenti sono tramutati in un’orribile stortura; se non ne hai una, la tua mancanza di desiderio è la tua etichetta di persona frigida, inequivocabilmente triste e sicuramente sola. Non tromberemo mai estrapolandoci dal contesto sociale nel quale siamo cresciuti: siamo esseri umani con un retaggio culturale che ci vuole prede e predatori, sottomesse e dominatori, consenzienti e bramosi. Tromberemo sempre immersi in una società ipocrita che ci insegna che dobbiamo farci forti del nostro desiderio che dovrebbe essere paritario a quello maschile, ma che ci dice pure di tenerlo un po’ in sordina perché potrebbe ritorcercisi contro. Per una che ci arriva solo leggendolo nero su bianco, questo saggio è una calcagnata nelle gengive, ma se tutti ci interrogassimo un attimo sulla vulnerabilità che vede due creature nude, unite dalla paura del fallimento, dall’ansia da prestazione oltre che da due meccanismi fisici ad incastro perfetto, forse (forse!) il sesso che verrebbe fuori sarebbe migliore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49688241</guid><pubDate>Sun, 18 Sep 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49688241/recensioni_puntata_011.mp3" length="22966774" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Abbiamo tutti fatto del sesso che non volevamo fare e per il quale nessuno ci ha mai costretto. Abbiamo fatto sesso perché ormai eravamo lì, perché non volevamo deludere la persona che avevamo davanti, perché non farlo ci rendeva anormali, perché in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Abbiamo tutti fatto del sesso che non volevamo fare e per il quale nessuno ci ha mai costretto. Abbiamo fatto sesso perché ormai eravamo lì, perché non volevamo deludere la persona che avevamo davanti, perché non farlo ci rendeva anormali, perché in un primo momento avevamo detto sì, perché dovevamo rispettare delle aspettative che avevamo creato parlando apertamente di sesso, abbiamo fatto sempre comunque qualcosa rinunciando al nostro orgasmo, fingendolo pure per finire quel grottesco amplesso nel quale non volevamo stare incastrate (e non parlo metaforicamente). Una donna che parla di sesso con disinvoltura è anche ganza, ma diventa automaticamente un oggetto scopabile, una che la sa lunga, una nave scuola da testare; il suo desiderio non esiste, conta solo il suo “consenso” (ma poco anche quello, considerata la sua forzata negoziabilità). Il suo no significa “cerca di conquistarmi meglio”, si dà per scontato che accondiscenda sempre e questo è un rischio che nessuna donna dovrebbe permettersi di assumersi: per questo le si invita a non esprimersi troppo liberamente nel desiderio (pur dovendolo aver chiaro, le insicurezze non sono contemplate) ma a farlo con perentorietà per quanto riguarda i no (che già in partenza saranno “forse”). Il suo rifiuto non conta molto se non come il suo esatto contrario, e questo riqualifica gli stupri come scaturiti da un poco chiaro segnale. Il suo corpo parla per lei più della sua voce, se è bagnata è consenziente (lo ha testato un gruppo di studiosi maschi).<br />Il desiderio sessuale è sano, non averlo è anormale: “lo vedi come ti torna quando trovi uno che ti ribalta”. Non averlo significa che la tua relazione (se ne hai una) sta andando a rotoli, che hai perso fiducia nella persona che entra ed esce da te, che i tuoi sentimenti sono tramutati in un’orribile stortura; se non ne hai una, la tua mancanza di desiderio è la tua etichetta di persona frigida, inequivocabilmente triste e sicuramente sola. Non tromberemo mai estrapolandoci dal contesto sociale nel quale siamo cresciuti: siamo esseri umani con un retaggio culturale che ci vuole prede e predatori, sottomesse e dominatori, consenzienti e bramosi. Tromberemo sempre immersi in una società ipocrita che ci insegna che dobbiamo farci forti del nostro desiderio che dovrebbe essere paritario a quello maschile, ma che ci dice pure di tenerlo un po’ in sordina perché potrebbe ritorcercisi contro. Per una che ci arriva solo leggendolo nero su bianco, questo saggio è una calcagnata nelle gengive, ma se tutti ci interrogassimo un attimo sulla vulnerabilità che vede due creature nude, unite dalla paura del fallimento, dall’ansia da prestazione oltre che da due meccanismi fisici ad incastro perfetto, forse (forse!) il sesso che verrebbe fuori sarebbe migliore.]]></itunes:summary><itunes:duration>575</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0e062ee58aeaa544e04212afca2d1e27.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Accettare le proprie manie di precisione - IL PEDANTE IN CUCINA di Julian Barnes (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/accettare-le-proprie-manie-di-precisione-il-pedante-in-cucina-di-julian-barnes-einaudi--49688238</link><description><![CDATA[Qualche capodanno fa, tipo quasi una decina, preparai a braccio e basandomi su una ricetta a caso declamata dalla mamma, un purè di patate. Si dà il caso, purtroppo, che a quella cena presenziasse un amico chef, che osservando con invidiabile giudizio critico quel tegame pieno di melma mi disse qualcosa di inerente al trattamento subìto dalle patate che aveva irrimediabilmente fatto separare il burro dal resto (non chiedetemi cosa, ho dimenticato la critica con rancore). Presto detto che io tutta questa strage non ce la vedevo e che a parte l’aspetto poco invitante (poi in quale universo un purè si presenta bene?) era buono, non ho mai più rifatto un purè se non versando la magica polvere in un intruglio di latte e burro che ormai so fare a memoria. Finito l’aneddoto introduttivo, Barnes riabilita la categoria dei pedanti (e grazie al cielo non solo quelli in cucina) descrivendoci non come meri rompicoglioni – etichetta inclemente che non ci meritiamo – ma come esseri umani talmente insicuri, al limite del disturbo, da aver bisogno di schemi di amianto intorno, indistruttibili, che ci salvino dalla terribile onta della vena creativa scazzata a dovere la quale ci rende non solo dei pessimi esecutori, ma anche degli oppugnabili artisti. Nessuno vuole finire alla gogna, e il modo più facile per farlo è seguire paro paro una ricetta scritta da qualcun altro che si assume la totale responsabilità della cattiva riuscita del piatto (della buona ce la smezziamo). Ma è proprio nei ricettari che si trovano le cause delle voragini emotive di noi pedanti: cosa sarà mai una cipolla media, media rispetto a cosa? Come faccio a dosare un pugno di sale? Il mio pugno? Il pugno di Gianni Morandi? Che significa un cucchiaio? Un cucchiaio colmo? Raso? Strabordante? Lasciate riposare qualche ora, che vuol dire? Quante ore? Abbiamo bisogno di indicazioni limpide o perdiamo la testa. Cari pedanti arrivati fin qui, se speravate di ottenere delle misure precise da questo libro – tipo il diametro di una cipolla media – siete sulla strada sbagliata, Barnes ci dice solo che abbiamo teneramente ragione nella nostra indecisione; non ci costringe a inventarci passaggi di sana pianta o addirittura intere ricette, a fingere di essere i Bottura moderni. Piuttosto, bravi gli impavidi che si cimentano ai fornelli con creazioni più o meno astruse, ma non aspettatevi che lo facciamo tutti, santo cielo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49688238</guid><pubDate>Sun, 04 Sep 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49688238/recensioni_puntata_010.mp3" length="18006643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Qualche capodanno fa, tipo quasi una decina, preparai a braccio e basandomi su una ricetta a caso declamata dalla mamma, un purè di patate. Si dà il caso, purtroppo, che a quella cena presenziasse un amico chef, che osservando con invidiabile giudizio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Qualche capodanno fa, tipo quasi una decina, preparai a braccio e basandomi su una ricetta a caso declamata dalla mamma, un purè di patate. Si dà il caso, purtroppo, che a quella cena presenziasse un amico chef, che osservando con invidiabile giudizio critico quel tegame pieno di melma mi disse qualcosa di inerente al trattamento subìto dalle patate che aveva irrimediabilmente fatto separare il burro dal resto (non chiedetemi cosa, ho dimenticato la critica con rancore). Presto detto che io tutta questa strage non ce la vedevo e che a parte l’aspetto poco invitante (poi in quale universo un purè si presenta bene?) era buono, non ho mai più rifatto un purè se non versando la magica polvere in un intruglio di latte e burro che ormai so fare a memoria. Finito l’aneddoto introduttivo, Barnes riabilita la categoria dei pedanti (e grazie al cielo non solo quelli in cucina) descrivendoci non come meri rompicoglioni – etichetta inclemente che non ci meritiamo – ma come esseri umani talmente insicuri, al limite del disturbo, da aver bisogno di schemi di amianto intorno, indistruttibili, che ci salvino dalla terribile onta della vena creativa scazzata a dovere la quale ci rende non solo dei pessimi esecutori, ma anche degli oppugnabili artisti. Nessuno vuole finire alla gogna, e il modo più facile per farlo è seguire paro paro una ricetta scritta da qualcun altro che si assume la totale responsabilità della cattiva riuscita del piatto (della buona ce la smezziamo). Ma è proprio nei ricettari che si trovano le cause delle voragini emotive di noi pedanti: cosa sarà mai una cipolla media, media rispetto a cosa? Come faccio a dosare un pugno di sale? Il mio pugno? Il pugno di Gianni Morandi? Che significa un cucchiaio? Un cucchiaio colmo? Raso? Strabordante? Lasciate riposare qualche ora, che vuol dire? Quante ore? Abbiamo bisogno di indicazioni limpide o perdiamo la testa. Cari pedanti arrivati fin qui, se speravate di ottenere delle misure precise da questo libro – tipo il diametro di una cipolla media – siete sulla strada sbagliata, Barnes ci dice solo che abbiamo teneramente ragione nella nostra indecisione; non ci costringe a inventarci passaggi di sana pianta o addirittura intere ricette, a fingere di essere i Bottura moderni. Piuttosto, bravi gli impavidi che si cimentano ai fornelli con creazioni più o meno astruse, ma non aspettatevi che lo facciamo tutti, santo cielo.]]></itunes:summary><itunes:duration>451</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c505b4f4e5059a8c515db376e936ad93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fedeltà, monogamia, affidabilità, amore - FEDELTÀ di Marco Missiroli (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fedelta-monogamia-affidabilita-amore-fedelta-di-marco-missiroli-einaudi--49688239</link><description><![CDATA[Non so niente, ho iniziato che «mamma mia Atti osceni in luogo privato partiva più introspettivo, partiva meglio, mi toccava meglio» ma la verità è che questa storia ha un po’ ravanato intorno a corde strane. Sarà che da una parte le storie son sempre quelle e sarà che le storie di tradimento ci hanno comunque un po’ grattato il sottopalla e cambia solo ed unicamente come vengono raccontate. E per l’appunto, se in un primo momento ho pensato Boh, andando avanti si sono aggiunti personaggi che avevano tutti il loro modo di esprimere e vivere una fedeltà che esulava dalla banalità di una relazione monogama o dall’inflazionato voler bene a sé stessi (per favore, basta). In questo romanzo c’è la purezza della fedeltà supportiva dei bambini, c’è la naturale fedeltà ad un’inclinazione ribelle, c’è la fedeltà che soccombe ad un’idea di relazione possessiva che è unicamente invenzione umana, la fedeltà che scende a compromessi con le delusioni e mette in discussione la sua reale essenza. Fedeltà ovunque, a tratti – mi pare – nascosta malamente dietro un pensiero biasimabile, a tratti urlata a gran voce per legarla immancabilmente al concetto di rispetto (gne). Missiroli, comunque, seppur io non abbia ancora capito i miei sentimenti verso il suo romanzo, ha questo potere di farmi dubitare e interrogare sulla mia visione delle cose che non è sempre una cosa utile, alle volte avere tanti dubbi può anche scocciare, soprattutto dopo 28 anni di inscalfibili sicurezze (prossimo libro una guida su come distinguere i funghi). Se volete continuare a vivere in una bolla, non lo leggete, sennò via libera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49688239</guid><pubDate>Sun, 21 Aug 2022 22:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49688239/recensioni_puntata_009.mp3" length="24166317" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Non so niente, ho iniziato che «mamma mia Atti osceni in luogo privato partiva più introspettivo, partiva meglio, mi toccava meglio» ma la verità è che questa storia ha un po’ ravanato intorno a corde strane. Sarà che da una parte le storie son sempre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Non so niente, ho iniziato che «mamma mia Atti osceni in luogo privato partiva più introspettivo, partiva meglio, mi toccava meglio» ma la verità è che questa storia ha un po’ ravanato intorno a corde strane. Sarà che da una parte le storie son sempre quelle e sarà che le storie di tradimento ci hanno comunque un po’ grattato il sottopalla e cambia solo ed unicamente come vengono raccontate. E per l’appunto, se in un primo momento ho pensato Boh, andando avanti si sono aggiunti personaggi che avevano tutti il loro modo di esprimere e vivere una fedeltà che esulava dalla banalità di una relazione monogama o dall’inflazionato voler bene a sé stessi (per favore, basta). In questo romanzo c’è la purezza della fedeltà supportiva dei bambini, c’è la naturale fedeltà ad un’inclinazione ribelle, c’è la fedeltà che soccombe ad un’idea di relazione possessiva che è unicamente invenzione umana, la fedeltà che scende a compromessi con le delusioni e mette in discussione la sua reale essenza. Fedeltà ovunque, a tratti – mi pare – nascosta malamente dietro un pensiero biasimabile, a tratti urlata a gran voce per legarla immancabilmente al concetto di rispetto (gne). Missiroli, comunque, seppur io non abbia ancora capito i miei sentimenti verso il suo romanzo, ha questo potere di farmi dubitare e interrogare sulla mia visione delle cose che non è sempre una cosa utile, alle volte avere tanti dubbi può anche scocciare, soprattutto dopo 28 anni di inscalfibili sicurezze (prossimo libro una guida su come distinguere i funghi). Se volete continuare a vivere in una bolla, non lo leggete, sennò via libera.]]></itunes:summary><itunes:duration>605</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a20d38a7b58faafb0436d188b304d8e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Alla ricerca della felicità di fronte a noi - DOVE SEI, MONDO BELLO di Sally Rooney (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/alla-ricerca-della-felicita-di-fronte-a-noi-dove-sei-mondo-bello-di-sally-rooney-einaudi--49688237</link><description><![CDATA[Quando sono molto felice mi vengono le fitte al cuore. Prima di queste scosse, mi sembra di avere una cosa minuscola in mano e sempre (SEMPRE) ho cercato di figurarmene la forma. Nel tempo che mi ci interrogo, perdo la felicità e torno nella mia routine fatta di pensieri, ansie, impegni, dubbi.<br />La mia generazione è precaria, non ha prospettive per il futuro e pertanto si ritrova a godere della bellezza plastica e caduca, ormai disabituata a quella reale che troppo spesso si perde fra le sinapsi troppo impegnate a trasmettere informazioni ansiogene - e pure quando non si perde siamo noi a bloccarla cercando il perché un miracolo a cui imputare questa grazia concessaci una volta ogni tanto. E purtroppo non appena ci poniamo questa domanda, la bellezza si è nuovamente dissolta. “Mai una gioia” diciamo, “La vita fa schifo”; siamo davvero ironici nel dirlo e ormai è un intercalare che usiamo con leggerezza; se ci si pensa bene poi, anche il fatto di tirarle fuori quando non si sa che dire ci dovrebbe far rendere conto di quanto spesso siamo concentrati sul male che subiamo (che poi perché ci rifiutiamo di “subire” il bene e dobbiamo sempre autosabotarci?). La bellezza è così fugace, transitoria e anormale che ci sembra di vedere un elefante che vola e noi, invece che goderne, siamo lì a cercare il numero dei servizi segreti non solo per riferire che c’è una bestia pesantissima che fluttua ma anche per suggerire che potrebbe essere un grandissimo cavallo di Troia. E infatti un’altra bella frase da aperitivo è la risposta al “Come va?“: “Bene dai, aspetto l’inculata!”. Una storia che annulla ogni assolutismo nel bene e nel male, perché trovare la bellezza non significa necessariamente uscire dalla merda nella quale galleggiamo, ma anche solo ricambiare un sorriso e apprezzare le mani che ci vengono offerte, o banalmente riconoscere che il cielo è terso, spostando l’attenzione dal puzzo nel quale siamo immersi. Sally Rooney sa come parlarne senza scadere nel blablabla della tediosa lamentela generazionale, cala le sue riflessioni in un ambiente realistico e condivisibile, ricordandoci che essere soddisfatti delle nostre vite non ci costringe a non essere mai in difficoltà, rassicurandoci che se esistono le ombre è perché ci sono sicuramente delle luci vicino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49688237</guid><pubDate>Sun, 07 Aug 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49688237/recensioni_puntata_008.mp3" length="24886251" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Quando sono molto felice mi vengono le fitte al cuore. Prima di queste scosse, mi sembra di avere una cosa minuscola in mano e sempre (SEMPRE) ho cercato di figurarmene la forma. Nel tempo che mi ci interrogo, perdo la felicità e torno nella mia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando sono molto felice mi vengono le fitte al cuore. Prima di queste scosse, mi sembra di avere una cosa minuscola in mano e sempre (SEMPRE) ho cercato di figurarmene la forma. Nel tempo che mi ci interrogo, perdo la felicità e torno nella mia routine fatta di pensieri, ansie, impegni, dubbi.<br />La mia generazione è precaria, non ha prospettive per il futuro e pertanto si ritrova a godere della bellezza plastica e caduca, ormai disabituata a quella reale che troppo spesso si perde fra le sinapsi troppo impegnate a trasmettere informazioni ansiogene - e pure quando non si perde siamo noi a bloccarla cercando il perché un miracolo a cui imputare questa grazia concessaci una volta ogni tanto. E purtroppo non appena ci poniamo questa domanda, la bellezza si è nuovamente dissolta. “Mai una gioia” diciamo, “La vita fa schifo”; siamo davvero ironici nel dirlo e ormai è un intercalare che usiamo con leggerezza; se ci si pensa bene poi, anche il fatto di tirarle fuori quando non si sa che dire ci dovrebbe far rendere conto di quanto spesso siamo concentrati sul male che subiamo (che poi perché ci rifiutiamo di “subire” il bene e dobbiamo sempre autosabotarci?). La bellezza è così fugace, transitoria e anormale che ci sembra di vedere un elefante che vola e noi, invece che goderne, siamo lì a cercare il numero dei servizi segreti non solo per riferire che c’è una bestia pesantissima che fluttua ma anche per suggerire che potrebbe essere un grandissimo cavallo di Troia. E infatti un’altra bella frase da aperitivo è la risposta al “Come va?“: “Bene dai, aspetto l’inculata!”. Una storia che annulla ogni assolutismo nel bene e nel male, perché trovare la bellezza non significa necessariamente uscire dalla merda nella quale galleggiamo, ma anche solo ricambiare un sorriso e apprezzare le mani che ci vengono offerte, o banalmente riconoscere che il cielo è terso, spostando l’attenzione dal puzzo nel quale siamo immersi. Sally Rooney sa come parlarne senza scadere nel blablabla della tediosa lamentela generazionale, cala le sue riflessioni in un ambiente realistico e condivisibile, ricordandoci che essere soddisfatti delle nostre vite non ci costringe a non essere mai in difficoltà, rassicurandoci che se esistono le ombre è perché ci sono sicuramente delle luci vicino.]]></itunes:summary><itunes:duration>623</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/de2e892072cc57c3f98af2a675b4d701.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Veronica Raimo in un vedo non vedo - NIENTE DI VERO di Veronica Raimo (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/veronica-raimo-in-un-vedo-non-vedo-niente-di-vero-di-veronica-raimo-einaudi--49688236</link><description><![CDATA[Allora, ok. Scorre e mi ha fatto ridere, sarei bugiarda a fare la spietatissima Sgarbi dei libri peraltro io che scrivo solo elenchi puntati, più o meno. Quindi, partiamo dall’inizio: Veronica Raimo strappa totalmente il copione del romanzo di formazione classicone dove i protagonisti fanno un viaggio in loro stessi e crescono e arrivano alla fine che ti hanno anche insegnato come si vive. Nel suo caso, la cruda realtà la mette di fronte (in ordine sparso) al fatto di essere femmina – con annessi e connessi che si attaccano al sostantivo, al senso di inferiorità, al pudore richiestole dalla famiglia cattolica, la delusione delle aspettative. Premesse fatte: la storia è divisa in quadri frammentati nel quale l’autrice infila commenti inaspettati che fanno davvero sorridere e a posteriori ritengo anche più normale che alcuni passaggi mi abbiano fatto acquisire interesse verso il servizio de La vita in diretta che il babbo guardava in sottofondo piuttosto che per ciò che stavo leggendo. Le tematiche che troviamo sono davvero diffuse, la discriminazione di genere è sparata in pillole sarcastiche che come nel miglior luogo comune fanno ridere ma anche riflettere senza mai minimizzare la problematica. Da sorella minore capisco pure il fatto di doversi “confrontare” con la presenza ingombrante di un fratello maggiore, peraltro troppo intelligente rispetto ai tre neuroni che mal comunicano nella mia scatola cranica.<br />Ma non posso tollerare quello che ho visto scritto sulla IV di copertina che mi ha logorato i nervi tutto il pomeriggio, che diamine. “La scommessa rarissima di curare le ferite ridendo”. Dannazione! Dopo due anni di isolamento sociale, il lavoro che va e viene un po’ a cazzo di cane, la guerra - a posteriori rispetto alla pubblicazione del libro, seriamente sarebbe raro curare le ferite ridendo? Non so, ho un grazie al cazzo molto grande se penso a questa frase. Se non esorcizzassimo i nostri mostri (se non lo avessimo fatto dalla notte dei tempi, presto detto che parliamo anche liberamente e serenamente dell’estinzione dell’umanità intera senza correre a pregare l’assemblea degli Dei di ogni religione chiedendo di essere salvati) saremmo una società tendente alla tragedia greca. E grazie al cazzo, quindi, che curiamo le ferite ridendo. Che lo abbiamo sempre fatto e che lo continueremo a fare. Questa cosa mi ha fatto adirare, che ci devo fare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49688236</guid><pubDate>Sun, 24 Jul 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49688236/recensioni_puntata_007.mp3" length="20966839" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Allora, ok. Scorre e mi ha fatto ridere, sarei bugiarda a fare la spietatissima Sgarbi dei libri peraltro io che scrivo solo elenchi puntati, più o meno. Quindi, partiamo dall’inizio: Veronica Raimo strappa totalmente il copione del romanzo di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Allora, ok. Scorre e mi ha fatto ridere, sarei bugiarda a fare la spietatissima Sgarbi dei libri peraltro io che scrivo solo elenchi puntati, più o meno. Quindi, partiamo dall’inizio: Veronica Raimo strappa totalmente il copione del romanzo di formazione classicone dove i protagonisti fanno un viaggio in loro stessi e crescono e arrivano alla fine che ti hanno anche insegnato come si vive. Nel suo caso, la cruda realtà la mette di fronte (in ordine sparso) al fatto di essere femmina – con annessi e connessi che si attaccano al sostantivo, al senso di inferiorità, al pudore richiestole dalla famiglia cattolica, la delusione delle aspettative. Premesse fatte: la storia è divisa in quadri frammentati nel quale l’autrice infila commenti inaspettati che fanno davvero sorridere e a posteriori ritengo anche più normale che alcuni passaggi mi abbiano fatto acquisire interesse verso il servizio de La vita in diretta che il babbo guardava in sottofondo piuttosto che per ciò che stavo leggendo. Le tematiche che troviamo sono davvero diffuse, la discriminazione di genere è sparata in pillole sarcastiche che come nel miglior luogo comune fanno ridere ma anche riflettere senza mai minimizzare la problematica. Da sorella minore capisco pure il fatto di doversi “confrontare” con la presenza ingombrante di un fratello maggiore, peraltro troppo intelligente rispetto ai tre neuroni che mal comunicano nella mia scatola cranica.<br />Ma non posso tollerare quello che ho visto scritto sulla IV di copertina che mi ha logorato i nervi tutto il pomeriggio, che diamine. “La scommessa rarissima di curare le ferite ridendo”. Dannazione! Dopo due anni di isolamento sociale, il lavoro che va e viene un po’ a cazzo di cane, la guerra - a posteriori rispetto alla pubblicazione del libro, seriamente sarebbe raro curare le ferite ridendo? Non so, ho un grazie al cazzo molto grande se penso a questa frase. Se non esorcizzassimo i nostri mostri (se non lo avessimo fatto dalla notte dei tempi, presto detto che parliamo anche liberamente e serenamente dell’estinzione dell’umanità intera senza correre a pregare l’assemblea degli Dei di ogni religione chiedendo di essere salvati) saremmo una società tendente alla tragedia greca. E grazie al cazzo, quindi, che curiamo le ferite ridendo. Che lo abbiamo sempre fatto e che lo continueremo a fare. Questa cosa mi ha fatto adirare, che ci devo fare.]]></itunes:summary><itunes:duration>525</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6901c69a5c61436bc00d0d78ec55b403.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Buio e luce nella mente di un neurologo - NOVA di Fabio Bacà (Adelphi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/buio-e-luce-nella-mente-di-un-neurologo-nova-di-fabio-baca-adelphi--49526490</link><description><![CDATA[Chiamo a raccolta tutti i maniaci del controllo per mettere loro davanti un utile specchio (rassicurante eh, no di quelli critici o mio dio cosa sto diventando aiuto mi abbandonerò alla meraviglia del Caso, ma cu u cazz). Nova si districa tra l’inesauribile ricerca della lucidità e le zone di buio totale che offuscano la nostra mente, e quale miglior protagonista se non un neurologo tremendamente analitico nello studio di ogni sfumatura mentale, dall’estremismo vegano della moglie alle distorsioni della psiche che causano la malattia mentale? E quale miglior concatenazione di eventi se non quella che lo getta non tanto nelle zone d’ombra del cervello ma quanto più nel buio totale? E quando si dice che nel buio più totale si trova la luce, ecco no. Non qui: nel buio si sbattono i mignoli contro ogni spigolo, si picchia la testa in ogni oggetto contundente che si trova alla nostra altezza. Sbram. Per l’appunto, infatti, quando la scienza si arresta di fronte a traumi solo apparentemente superabili tendiamo a dirigerci in direzione totalmente opposta e ad affidarci a personalità complementari alle nostre nella ricerca disperata di un equilibrio. Niente e nessuno dei nostri amici della vita che biasimiamo e giudichiamo (ciao!) ci distoglierà dall’adulare questi individui, dall’esser loro devoti quando magari scippano le vecchie sulle strisce e mangiano i daini vivi a morsi (ma che difettino di fabbrica irrisorio di fronte a quel lato del carattere che ci ammalia). In più non c’entra nulla con quello che ho detto finora, ma la descrizione della prima canna del figlio mi ha nostalgicamente ricordato quando ero io a farmele perché ora non reggo più una sega, divento triste subito e perde lo scopo del relax e anzi mi manda proprio nel panico e rompo i cosi a tutti; per trovare un nesso con quello che dicevo prima, Bacà ci accompagna passo dopo passo in questo percorso di tentata schematizzazione e analisi, e insieme a lui falliamo e ci riprendiamo.<br />E niente, questo è. Leggetelo e stop, o vi devo aprire una stopperia?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49526490</guid><pubDate>Sun, 10 Jul 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49526490/recensioni_puntata_006.mp3" length="15206317" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Chiamo a raccolta tutti i maniaci del controllo per mettere loro davanti un utile specchio (rassicurante eh, no di quelli critici o mio dio cosa sto diventando aiuto mi abbandonerò alla meraviglia del Caso, ma cu u cazz). Nova si districa tra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Chiamo a raccolta tutti i maniaci del controllo per mettere loro davanti un utile specchio (rassicurante eh, no di quelli critici o mio dio cosa sto diventando aiuto mi abbandonerò alla meraviglia del Caso, ma cu u cazz). Nova si districa tra l’inesauribile ricerca della lucidità e le zone di buio totale che offuscano la nostra mente, e quale miglior protagonista se non un neurologo tremendamente analitico nello studio di ogni sfumatura mentale, dall’estremismo vegano della moglie alle distorsioni della psiche che causano la malattia mentale? E quale miglior concatenazione di eventi se non quella che lo getta non tanto nelle zone d’ombra del cervello ma quanto più nel buio totale? E quando si dice che nel buio più totale si trova la luce, ecco no. Non qui: nel buio si sbattono i mignoli contro ogni spigolo, si picchia la testa in ogni oggetto contundente che si trova alla nostra altezza. Sbram. Per l’appunto, infatti, quando la scienza si arresta di fronte a traumi solo apparentemente superabili tendiamo a dirigerci in direzione totalmente opposta e ad affidarci a personalità complementari alle nostre nella ricerca disperata di un equilibrio. Niente e nessuno dei nostri amici della vita che biasimiamo e giudichiamo (ciao!) ci distoglierà dall’adulare questi individui, dall’esser loro devoti quando magari scippano le vecchie sulle strisce e mangiano i daini vivi a morsi (ma che difettino di fabbrica irrisorio di fronte a quel lato del carattere che ci ammalia). In più non c’entra nulla con quello che ho detto finora, ma la descrizione della prima canna del figlio mi ha nostalgicamente ricordato quando ero io a farmele perché ora non reggo più una sega, divento triste subito e perde lo scopo del relax e anzi mi manda proprio nel panico e rompo i cosi a tutti; per trovare un nesso con quello che dicevo prima, Bacà ci accompagna passo dopo passo in questo percorso di tentata schematizzazione e analisi, e insieme a lui falliamo e ci riprendiamo.<br />E niente, questo è. Leggetelo e stop, o vi devo aprire una stopperia?]]></itunes:summary><itunes:duration>381</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f1dcb547ff47835aaab42301210cef70.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un romanzo di formazione travestito da thriller - MORSI di Marco Peano (Bompiani)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-romanzo-di-formazione-travestito-da-thriller-morsi-di-marco-peano-bompiani--49526488</link><description><![CDATA[Inverno 1996. Una storia che fa della lentezza e delle attese il cardine della tensione, con l’assenza di comunicazioni immediate, i rumori lontani e i suoi lunghi silenzi. Esattamente come la neve ha sommerso il borgo, le famiglie di Lanzo torinese – un paesino montanaro che vive ancorato al passato, si chiudono nell’omertà di fronte all’incidente che intimamente li ha sconvolti per sempre. La seconda di copertina suggerisce un romanzo di formazione e davvero non rende “giustizia” al clamoroso modo in cui si snoda la crescita di Sonia e Teo, che si trovano a vivere un incubo del tutto inaspettato nel limbo tra l’infanzia e la maturità: la svolta che affianca il loro percorso è il preludio alla vita adulta – fatta di indipendenza, imprevisti, lutti, passando per la repressione della sessualità e la solitudine, affrontata con l’audacia dei bambini che in quanto a soluzioni sono molto più avanti dei colleghi umani più grandi che rimangono piantati in nome di una millantata lungimiranza. Lungi da me spoilerare anche solo una parola (perché a riflettere su questo libro con chi non l’ha letto si pestano dei merdoni incredibili senza accorgersene), dentro Morsi ci sono paure che ormai adesso ci logorano troppo da vicino per riuscire a leggerlo in maniera distaccata. Datemi soddisfazione e addentratevici, giuro: è una sorpresa continua e brutalmente, parlando come si mangia, mi son spesso chiesta “ma che 🍆 ho appena letto?!”<br />Adorato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49526488</guid><pubDate>Sun, 26 Jun 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49526488/recensioni_puntata_005.mp3" length="16486317" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Inverno 1996. Una storia che fa della lentezza e delle attese il cardine della tensione, con l’assenza di comunicazioni immediate, i rumori lontani e i suoi lunghi silenzi. Esattamente come la neve ha sommerso il borgo, le famiglie di Lanzo torinese –...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Inverno 1996. Una storia che fa della lentezza e delle attese il cardine della tensione, con l’assenza di comunicazioni immediate, i rumori lontani e i suoi lunghi silenzi. Esattamente come la neve ha sommerso il borgo, le famiglie di Lanzo torinese – un paesino montanaro che vive ancorato al passato, si chiudono nell’omertà di fronte all’incidente che intimamente li ha sconvolti per sempre. La seconda di copertina suggerisce un romanzo di formazione e davvero non rende “giustizia” al clamoroso modo in cui si snoda la crescita di Sonia e Teo, che si trovano a vivere un incubo del tutto inaspettato nel limbo tra l’infanzia e la maturità: la svolta che affianca il loro percorso è il preludio alla vita adulta – fatta di indipendenza, imprevisti, lutti, passando per la repressione della sessualità e la solitudine, affrontata con l’audacia dei bambini che in quanto a soluzioni sono molto più avanti dei colleghi umani più grandi che rimangono piantati in nome di una millantata lungimiranza. Lungi da me spoilerare anche solo una parola (perché a riflettere su questo libro con chi non l’ha letto si pestano dei merdoni incredibili senza accorgersene), dentro Morsi ci sono paure che ormai adesso ci logorano troppo da vicino per riuscire a leggerlo in maniera distaccata. Datemi soddisfazione e addentratevici, giuro: è una sorpresa continua e brutalmente, parlando come si mangia, mi son spesso chiesta “ma che 🍆 ho appena letto?!”<br />Adorato.]]></itunes:summary><itunes:duration>413</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/48423eb2e2e379bc7453faeeee600fda.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perdere il senno per la scienza - QUANDO ABBIAMO SMESSO DI CAPIRE IL MONDO di Benjamin Labatut (Adelphi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perdere-il-senno-per-la-scienza-quando-abbiamo-smesso-di-capire-il-mondo-di-benjamin-labatut-adelphi--49526487</link><description><![CDATA[Questo libro si colloca alla metà esatta tra l’invenzione e il saggio accompagnandoci, romanzandole, nelle vite degli uomini che abbandonandosi all’ignoto hanno cambiato le sorti della scienza. Protagoniste sono le scoperte sfruttate dall’uomo per migliorare la propria vita, ma anche per distruggerla: scaturite da menti invidiabili che pur di sviscerare le leggi che governano il mondo hanno pagato il prezzo di porre i propri studi a servizio della creazione di gas letali impiegati durante la guerra.<br />Un altro prezzo da pagare, però, per gli studiosi padri di queste scoperte è stato la perdita di sé stessi in nome della scienza al fine di dare un senso e un ordine a tutto ciò che ci circonda, dal cosmo alle parti subatomiche; niente, secondo loro doveva rimanere nell’oscurità.<br />Ma è davvero quando si smette di capire e ci si perde nel buio che ci si addentra in visioni del tutto nuove capaci di rivoluzionare la formulazione delle leggi che governano il mondo.<br />C’è un secondo significato che ho trovato nel titolo: quand’è che abbiamo smesso di capire il mondo? Quando abbiamo iniziato a cercare unicamente di incasellarlo in leggi facilmente applicabili perdendo ciò che ci rimaneva di umano?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49526487</guid><pubDate>Sun, 12 Jun 2022 22:00:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49526487/recensioni_puntata_004.mp3" length="16726643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Questo libro si colloca alla metà esatta tra l’invenzione e il saggio accompagnandoci, romanzandole, nelle vite degli uomini che abbandonandosi all’ignoto hanno cambiato le sorti della scienza. Protagoniste sono le scoperte sfruttate dall’uomo per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Questo libro si colloca alla metà esatta tra l’invenzione e il saggio accompagnandoci, romanzandole, nelle vite degli uomini che abbandonandosi all’ignoto hanno cambiato le sorti della scienza. Protagoniste sono le scoperte sfruttate dall’uomo per migliorare la propria vita, ma anche per distruggerla: scaturite da menti invidiabili che pur di sviscerare le leggi che governano il mondo hanno pagato il prezzo di porre i propri studi a servizio della creazione di gas letali impiegati durante la guerra.<br />Un altro prezzo da pagare, però, per gli studiosi padri di queste scoperte è stato la perdita di sé stessi in nome della scienza al fine di dare un senso e un ordine a tutto ciò che ci circonda, dal cosmo alle parti subatomiche; niente, secondo loro doveva rimanere nell’oscurità.<br />Ma è davvero quando si smette di capire e ci si perde nel buio che ci si addentra in visioni del tutto nuove capaci di rivoluzionare la formulazione delle leggi che governano il mondo.<br />C’è un secondo significato che ho trovato nel titolo: quand’è che abbiamo smesso di capire il mondo? Quando abbiamo iniziato a cercare unicamente di incasellarlo in leggi facilmente applicabili perdendo ciò che ci rimaneva di umano?]]></itunes:summary><itunes:duration>419</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/551c8bdbf5c64f9cb22e747f33d10751.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fattoria degli animali versione boscosa - I MIEI STUPIDI INTENTI di Bernardo Zannoni (Sellerio editore)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fattoria-degli-animali-versione-boscosa-i-miei-stupidi-intenti-di-bernardo-zannoni-sellerio-editore--49526486</link><description><![CDATA[L’uomo e l’animale: tante volte ci diciamo “ti sei comportato come un animale”, “non mangiare come un animale”. Quello che renderebbe l’uomo diverso dalla bestia è semplicemente riassumibile nella sua capacità di ragionamento, nella lungimiranza. Archy è una faina venduta dalla madre ad una volpe in cambio di galline; scopre il mondo iniziando dal lato più truculento, la crudeltà della legge del più forte che vige in apparenza solo nel mondo animale. Il paradosso è che in questa contrapposizione uomo/animale – desiderose di separarsi dal lato istintivo e impulsivo proprio di ogni essere vivente, le bestie di questa storia vivono come gli umani: dormono in letti, aprono le finestre, siedono su poltrone, pensano, si spaventano di fronte alla morte, amano, si organizzano. E si organizzano come gli umani, ponendo davanti a tutto il proprio personale interesse, scavalcando la legge morale (che è ciò che secondo i più ci rende diversi dai restanti esseri viventi) plasmandola a proprio piacimento tant’è che non si distingue più, ad un certo punto, quanto siano realmente animali i protagonisti della storia: la vita dell’essere vivente, uomo o animale che sia, dondola tenacemente tra l’egoismo, la pietà e il pentimento, dando voce a ciò che la razza umana si bea di avere in esclusiva, ma che è quanto di meno organizzato e moralmente accettabile possa esistere: l’anima.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49526486</guid><pubDate>Sun, 05 Jun 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49526486/recensioni_puntata_003.mp3" length="16886513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>L’uomo e l’animale: tante volte ci diciamo “ti sei comportato come un animale”, “non mangiare come un animale”. Quello che renderebbe l’uomo diverso dalla bestia è semplicemente riassumibile nella sua capacità di ragionamento, nella lungimiranza....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’uomo e l’animale: tante volte ci diciamo “ti sei comportato come un animale”, “non mangiare come un animale”. Quello che renderebbe l’uomo diverso dalla bestia è semplicemente riassumibile nella sua capacità di ragionamento, nella lungimiranza. Archy è una faina venduta dalla madre ad una volpe in cambio di galline; scopre il mondo iniziando dal lato più truculento, la crudeltà della legge del più forte che vige in apparenza solo nel mondo animale. Il paradosso è che in questa contrapposizione uomo/animale – desiderose di separarsi dal lato istintivo e impulsivo proprio di ogni essere vivente, le bestie di questa storia vivono come gli umani: dormono in letti, aprono le finestre, siedono su poltrone, pensano, si spaventano di fronte alla morte, amano, si organizzano. E si organizzano come gli umani, ponendo davanti a tutto il proprio personale interesse, scavalcando la legge morale (che è ciò che secondo i più ci rende diversi dai restanti esseri viventi) plasmandola a proprio piacimento tant’è che non si distingue più, ad un certo punto, quanto siano realmente animali i protagonisti della storia: la vita dell’essere vivente, uomo o animale che sia, dondola tenacemente tra l’egoismo, la pietà e il pentimento, dando voce a ciò che la razza umana si bea di avere in esclusiva, ma che è quanto di meno organizzato e moralmente accettabile possa esistere: l’anima.]]></itunes:summary><itunes:duration>423</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ce704f3556ffd501c51e90c1ce0f22d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'amore con gli occhi di un bambino - VITA MORTALE E IMMORTALE DELLA BAMBINA DI MILANO di Domenico Starnone (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-amore-con-gli-occhi-di-un-bambino-vita-mortale-e-immortale-della-bambina-di-milano-di-domenico-starnone-einaudi--49526484</link><description><![CDATA[Starnone, da che all’inizio suscitava in me un’antipatia non ben definita con questo modo accademico e denso di raccontare, è diventato un porto sicuro: le sue parole sono un abbraccio di conforto alla me impaurita, e anche in questo caso sono qualcosa di cui non sapevo avessi bisogno fino all’ultima riga. Ancora una volta uno scontro generazionale, racconta della cultura e dell’accessibilità all’istruzione, racconta dei grandi temi dell’amore e della morte, così lontani ma così imprescindibilmente legati. Starnone scrive di questi temi vedendoli prima con gli occhi di bambino e da adulto in relazione al bambino che era. Scrive dell’amore – così pratico e materiale ai suoi occhi giovani, per una bambina che incauta e sprezzante del rischio si gode la vita ballando su un davanzale e con gli stessi occhi si immagina di essere Orfeo che scende negli inferi a riprendere la sua Euridice danzante in caso possa cadere. Quindi scrive della morte, materializzata in una fossa nella quale si può scendere e dalla quale si può uscire, una morte tangibile che con il crescere diventa impossibile da gestire e da concepire. Da bambini pensiamo di poter sanare tutto: vediamo la tristezza come un sentimento lontano, non empatizziamo e ci meravigliamo di fronte all’amore che ci viene donato senza la pretesa di riceverne in cambio, di fronte alla disperazione e alla resilienza. Poi si diventa adulti, non ci sorprendiamo più di niente se non di fronte ai nostri morti che percepiamo con l’intensità di una strage; cerchiamo di perdere le radici al solo scopo di schivare le sofferenze sicure, radici che sono così invisibili e tenaci da riaffiorare nei momenti in cui abbassiamo la guardia. E così quella bambina milanese con le trecce diventa con la sua danza il simbolo dell’amore, della vita, della morte, della memoria, della nostalgia, dell’immaginazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49526484</guid><pubDate>Sun, 29 May 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49526484/recensioni_puntata_002.mp3" length="16087166" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Starnone, da che all’inizio suscitava in me un’antipatia non ben definita con questo modo accademico e denso di raccontare, è diventato un porto sicuro: le sue parole sono un abbraccio di conforto alla me impaurita, e anche in questo caso sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Starnone, da che all’inizio suscitava in me un’antipatia non ben definita con questo modo accademico e denso di raccontare, è diventato un porto sicuro: le sue parole sono un abbraccio di conforto alla me impaurita, e anche in questo caso sono qualcosa di cui non sapevo avessi bisogno fino all’ultima riga. Ancora una volta uno scontro generazionale, racconta della cultura e dell’accessibilità all’istruzione, racconta dei grandi temi dell’amore e della morte, così lontani ma così imprescindibilmente legati. Starnone scrive di questi temi vedendoli prima con gli occhi di bambino e da adulto in relazione al bambino che era. Scrive dell’amore – così pratico e materiale ai suoi occhi giovani, per una bambina che incauta e sprezzante del rischio si gode la vita ballando su un davanzale e con gli stessi occhi si immagina di essere Orfeo che scende negli inferi a riprendere la sua Euridice danzante in caso possa cadere. Quindi scrive della morte, materializzata in una fossa nella quale si può scendere e dalla quale si può uscire, una morte tangibile che con il crescere diventa impossibile da gestire e da concepire. Da bambini pensiamo di poter sanare tutto: vediamo la tristezza come un sentimento lontano, non empatizziamo e ci meravigliamo di fronte all’amore che ci viene donato senza la pretesa di riceverne in cambio, di fronte alla disperazione e alla resilienza. Poi si diventa adulti, non ci sorprendiamo più di niente se non di fronte ai nostri morti che percepiamo con l’intensità di una strage; cerchiamo di perdere le radici al solo scopo di schivare le sofferenze sicure, radici che sono così invisibili e tenaci da riaffiorare nei momenti in cui abbassiamo la guardia. E così quella bambina milanese con le trecce diventa con la sua danza il simbolo dell’amore, della vita, della morte, della memoria, della nostalgia, dell’immaginazione.]]></itunes:summary><itunes:duration>403</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9b2302bc175eb3b95f289b51faea73e3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Emotivamente asettici - LE NON COSE di Byung-Chul Han (Einaudi)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/emotivamente-asettici-le-non-cose-di-byung-chul-han-einaudi--49526483</link><description><![CDATA[Guardare il televideo, aspettare la nostra canzone preferita alla radio, riportare indietro una cassetta, portare i rullini a sviluppare alla Coop con il brivido di aver fatto delle foto di merda. Ora, rileggendo questo mezzo elenco sopra penso anche “madonna che vecchia nostalgica”: vero, ma c’è un limite a tutto. Per quanto queste prassi siano vecchie e giustamente soppiantate da altre che più si adeguano alla frenesia odierna e sinceramente niente mi farebbe tornare al portare indietro un romantico vhs soprattutto quando si inceppava e allora lo dovevi sganasciare e risistemare – chiusa parentesi non richiesta, abbiamo superato il limite. IO HO SUPERATO IL LIMITE. La disfunzionalità con cui usiamo i nostri mezzi ci ha portato a diventare pragmatici all’inumano fino a togliere la poetica che sta negli oggetti: viviamo con l’idea di dover dimostrare, comunichiamo per messaggi, non telefoniamo più neanche quando siamo disperati, mandiamo un «sono disperato» che è solo balsamo per l’ego. Comunichiamo col solito piatto vocabolario, scattiamo centinaia di foto che ci sembrano indispensabili e delle quali ci scordiamo subito, le riguardiamo e non hanno lo stesso effetto di quell’album casualmente trovato a casa della nonna dove il nonno rivive davvero con i suoi occhiali e il suo sorriso, al di sotto di quel capolavoro della chimica si sente quasi la voce (ciao nonno, questa cosa è vera!). Non aspettiamo più, e se aspettiamo 2 minuti ci sembra passata un’eternità, dobbiamo sapere ora, subito tutto. Alimentiamo il nostro io dietro lo smartphone pensando di parlare ad interlocutori e contraddittori che non esistono e che inconsciamente sappiamo che non esistono ed è per questo che tenerlo in mano ci rassicura, ci dà una via di fuga dal reale. Siamo diventati emotivamente asettici, al sicuro da tutto ciò che di emozionalmente significativo possa esistere e infatti perdiamo la testa quando l’inevitabile si realizza e noi torniamo con un tonfo sordo alla realtà.<br />Tre stelle perché ad un certo punto non ci ho capito più una sega, forse è meglio se leggete roba meno catastrofica (che poi non è niente di nuovo, ma è spiegato chiaro per i babbioni tipo me).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49526483</guid><pubDate>Sun, 15 May 2022 22:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49526483/recensioni_gnoranti_001.mp3" length="19927166" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:subtitle>Guardare il televideo, aspettare la nostra canzone preferita alla radio, riportare indietro una cassetta, portare i rullini a sviluppare alla Coop con il brivido di aver fatto delle foto di merda. Ora, rileggendo questo mezzo elenco sopra penso anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Guardare il televideo, aspettare la nostra canzone preferita alla radio, riportare indietro una cassetta, portare i rullini a sviluppare alla Coop con il brivido di aver fatto delle foto di merda. Ora, rileggendo questo mezzo elenco sopra penso anche “madonna che vecchia nostalgica”: vero, ma c’è un limite a tutto. Per quanto queste prassi siano vecchie e giustamente soppiantate da altre che più si adeguano alla frenesia odierna e sinceramente niente mi farebbe tornare al portare indietro un romantico vhs soprattutto quando si inceppava e allora lo dovevi sganasciare e risistemare – chiusa parentesi non richiesta, abbiamo superato il limite. IO HO SUPERATO IL LIMITE. La disfunzionalità con cui usiamo i nostri mezzi ci ha portato a diventare pragmatici all’inumano fino a togliere la poetica che sta negli oggetti: viviamo con l’idea di dover dimostrare, comunichiamo per messaggi, non telefoniamo più neanche quando siamo disperati, mandiamo un «sono disperato» che è solo balsamo per l’ego. Comunichiamo col solito piatto vocabolario, scattiamo centinaia di foto che ci sembrano indispensabili e delle quali ci scordiamo subito, le riguardiamo e non hanno lo stesso effetto di quell’album casualmente trovato a casa della nonna dove il nonno rivive davvero con i suoi occhiali e il suo sorriso, al di sotto di quel capolavoro della chimica si sente quasi la voce (ciao nonno, questa cosa è vera!). Non aspettiamo più, e se aspettiamo 2 minuti ci sembra passata un’eternità, dobbiamo sapere ora, subito tutto. Alimentiamo il nostro io dietro lo smartphone pensando di parlare ad interlocutori e contraddittori che non esistono e che inconsciamente sappiamo che non esistono ed è per questo che tenerlo in mano ci rassicura, ci dà una via di fuga dal reale. Siamo diventati emotivamente asettici, al sicuro da tutto ciò che di emozionalmente significativo possa esistere e infatti perdiamo la testa quando l’inevitabile si realizza e noi torniamo con un tonfo sordo alla realtà.<br />Tre stelle perché ad un certo punto non ci ho capito più una sega, forse è meglio se leggete roba meno catastrofica (che poi non è niente di nuovo, ma è spiegato chiaro per i babbioni tipo me).]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/72c1df11ef5741c65bd532d0a778dd52.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>LRI 000</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lri-000--49644812</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49644812</guid><pubDate>Tue, 03 May 2022 17:27:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://dts.podtrac.com/redirect.mp3/api.spreaker.com/download/episode/49644812/recensioni.mp3" length="1379182" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BLACKCANDY PRODUZIONI</itunes:author><itunes:duration>35</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00214dc47df128cbfb1203e6d79659f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
