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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Cinema - BastaBugie.it</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/cinema-bastabugie-it--5379920</link><description><![CDATA[Recensioni dei film e notizie relative ad attori e registi]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/5379920/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Film Reviews</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b9578f405793f5d7fc4125b268f1a401.jpg</url><title>Cinema - BastaBugie.it</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/cinema-bastabugie-it--5379920</link></image><lastBuildDate>Tue, 01 Sep 2026 19:40:08 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>news@bastabugie.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b9578f405793f5d7fc4125b268f1a401.jpg"/><itunes:subtitle>Recensioni dei film e notizie relative ad attori e registi</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Recensioni dei film e notizie relative ad attori e registi]]></itunes:summary><itunes:category text="TV &amp; Film"><itunes:category text="Film Reviews"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>890f8c99-12d1-5211-9e95-df28ed5553fe</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Nel nuovo film di Robin Hood è sanguinario</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nel-nuovo-film-di-robin-hood-e-sanguinario--74781357</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8646" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8646</a><br /><br />NEL NUOVO FILM ROBIN HOOD E' SANGUINARIO, MA POI CAMBIA VITA (SENZA CONVERTIRSI)<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Ok, lo dico subito: per me, "Robin Hood. Il prezzo del sangue" (Michael Sarnoski, 2026) batte "Odyssey" cinque a zero. Ora possiamo parlare del nuovo film sull'arciere di Sherwood.<br />Siamo nel XIII secolo, in Irlanda. Qui si è rifugiato Robin Hood, che passa le giornate a uccidere quanti cercano vendetta per i familiari che lui stesso ha massacrato negli anni. Perché questo Robin non è un eroe: è un violento e spietato rapinatore e assassino.<br />Mentre è intento a lavarsi dalle mani il sangue dell'ennesimo omicidio, lo raggiunge l'amico e compagno di mille delitti, Little John. Ha cambiato vita: si è sposato, ha una figlia e fa il contadino. Grazie alla moglie si è convertito e ora, invece di uccidere, prega.<br />Ma ha bisogno di aiuto: un clan di vichinghi gli ha sottratto moglie, figlia e fattoria. Da solo non può vendicarsi. E così chiede aiuto al vecchio amico. Robin, dapprima, rifiuta; John lo tenta promettendogli una grande battaglia e lui, a quel punto, accetta. Non per la battaglia, ma per la morte gloriosa che, finalmente, possa dargli pace e interrompere una vita di delitti che non sembra avere fine.<br />Lo scontro è violentissimo: i due assassini uccidono gli occupanti, ma la moglie di John viene uccisa. Sangue chiama sangue: questo è il mondo descritto nella prima parte del film. I familiari degli uccisi arrivano per vendicarsi. Robin e John se la cavano anche questa volta, ma il primo è in fin di vita e il secondo è costretto a fuggire con la figlia. La catena della vendetta è una condanna che non si ferma.<br />Così John porta Robert - o meglio, il Robert spogliato della sua leggenda - su un'isola, che in realtà è un monastero. La superiora cura le ferite del vecchio fuorilegge e Robin, finalmente, comincia a cambiare. Non solo nel corpo: sembra aprirsi per lui la possibilità di interrompere la catena di vendette che ha scatenato e che lo perseguita senza tregua.<br />Che dire del film? Epico, retto da un'idea originale: non ci sono eroi, anche se ne abbiamo bisogno: siamo tutti peccatori. La fotografia è splendida, la regia molto curata e la colonna sonora perfettamente adeguata alla narrazione e alle immagini.<br />Hugh Jackman è, al solito, immenso con la sua fisicità importante ma mai sopra le righe. C'è parecchia violenza nella prima parte del film, ma non è gratuita: serve proprio a evidenziare il cambiamento di Robin nella seconda parte. Per resa visiva, ritmo, fotografia e recitazione, Sarnoski dimostra una maturità registica notevole.<br />Nel complesso, mi sembra molto più solido nella scrittura, nei dialoghi e nei personaggi rispetto al film di Nolan.<br />Tutto bene, quindi? Ovviamente: no. Il film ha un problema grosso come una casa. Con il cristianesimo.<br />C'è un dettaglio curioso nell'edizione italiana: una preghiera che nell'originale è rivolta a Dio sembra essere stata resa come una preghiera alla Madonna. Se è davvero così, sarebbe un errore teologico piuttosto grossolano. Ma non è questo il punto.<br />Il monastero non ha simboli religiosi, nemmeno un crocifisso; la chiesa c'è - si vede - ma nessuno ci entra, non ha un ruolo. Non ci sono sacramenti né preghiere. La superiora (una bellissima Jodie Comer) non ha praticamente nulla della suora: accoglie, cura... ma potrebbe benissimo essere una guaritrice, una psicologa o, perché no, una strega. C'è, in effetti, nell'isola, un posto un po' particolare: una grotta, con una specie di altare di pietra sempre illuminato da candele; ma non c'è altro. Non un crocifisso, né un tabernacolo, nulla. Un buco, sul soffitto, lascia intravedere le stelle, oppure la tempesta. E la superiora, proprio in quello che dovrebbe essere il luogo più... speciale dell'isola, vi si reca per un gesto di autoerotismo. È difficile immaginare una rappresentazione più eloquente di ciò che è accaduto al cristianesimo nel film: il luogo sacro è rimasto, ma il sacro è scomparso. Al suo posto: il nulla.<br />Quanto sarebbe stato più chiaro ed evidente il cambiamento di Robert, se fosse stata una conversione religiosa... ma niente. Robin non viene redento: semplicemente cambia. E alla fine decide anche della propria morte. Non c'è più bisogno di una religione che dia un senso alla vita e alla morte: la morte stessa diventa una scelta, l'ultima espressione della propria libertà.<br />Tirando le somme, condivido l'impressione che questo film ha suscitato in me. Un racconto ambientato nel medioevo irlandese, una storia di cambiamento, doveva avere un elemento religioso. Ma, di preciso, cosa sia questa religione, nessuno più lo sa. C'entrano qualcosa le preghiere, la madonna, il perdono dei peccati... Ci sta bene un monastero su un'isola, il protagonista femminile può benissimo essere una religiosa, perché no. Ma cosa sia, questa religiosa, non è chiaro. Una guaritrice? Una psicologa? Una donna con una storia drammatica, con un passato importante, con una grande sofferenza? Resta l'estetica, del cristianesimo; un involucro vuoto.<br />Non è ciò che è accaduto alla nostra società? A furia di parlare di amicizia durante le ore di religione cattolica e di immigrazione e condizionatori durante le prediche, anche la religione cattolica è diventata una storia. Un bel mito per incantare i bambini, una rassicurante leggenda; come quella di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri.<br />Qualcosa che appartiene al passato e della quale ormai non resta che un'ombra destinata a svanire.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/74781357</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2026 19:38:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/74781357/il_nuovo_film_di_robin_hood.mp3" length="5792958" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8646

NEL NUOVO FILM ROBIN HOOD E' SANGUINARIO, MA POI CAMBIA VITA (SENZA CONVERTIRSI)
di Roberto Marchesini
 
Ok, lo dico subito: per me, "Robin Hood. Il prezzo del sangue" (Michael Sarnoski, 2026)...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8646" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8646</a><br /><br />NEL NUOVO FILM ROBIN HOOD E' SANGUINARIO, MA POI CAMBIA VITA (SENZA CONVERTIRSI)<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Ok, lo dico subito: per me, "Robin Hood. Il prezzo del sangue" (Michael Sarnoski, 2026) batte "Odyssey" cinque a zero. Ora possiamo parlare del nuovo film sull'arciere di Sherwood.<br />Siamo nel XIII secolo, in Irlanda. Qui si è rifugiato Robin Hood, che passa le giornate a uccidere quanti cercano vendetta per i familiari che lui stesso ha massacrato negli anni. Perché questo Robin non è un eroe: è un violento e spietato rapinatore e assassino.<br />Mentre è intento a lavarsi dalle mani il sangue dell'ennesimo omicidio, lo raggiunge l'amico e compagno di mille delitti, Little John. Ha cambiato vita: si è sposato, ha una figlia e fa il contadino. Grazie alla moglie si è convertito e ora, invece di uccidere, prega.<br />Ma ha bisogno di aiuto: un clan di vichinghi gli ha sottratto moglie, figlia e fattoria. Da solo non può vendicarsi. E così chiede aiuto al vecchio amico. Robin, dapprima, rifiuta; John lo tenta promettendogli una grande battaglia e lui, a quel punto, accetta. Non per la battaglia, ma per la morte gloriosa che, finalmente, possa dargli pace e interrompere una vita di delitti che non sembra avere fine.<br />Lo scontro è violentissimo: i due assassini uccidono gli occupanti, ma la moglie di John viene uccisa. Sangue chiama sangue: questo è il mondo descritto nella prima parte del film. I familiari degli uccisi arrivano per vendicarsi. Robin e John se la cavano anche questa volta, ma il primo è in fin di vita e il secondo è costretto a fuggire con la figlia. La catena della vendetta è una condanna che non si ferma.<br />Così John porta Robert - o meglio, il Robert spogliato della sua leggenda - su un'isola, che in realtà è un monastero. La superiora cura le ferite del vecchio fuorilegge e Robin, finalmente, comincia a cambiare. Non solo nel corpo: sembra aprirsi per lui la possibilità di interrompere la catena di vendette che ha scatenato e che lo perseguita senza tregua.<br />Che dire del film? Epico, retto da un'idea originale: non ci sono eroi, anche se ne abbiamo bisogno: siamo tutti peccatori. La fotografia è splendida, la regia molto curata e la colonna sonora perfettamente adeguata alla narrazione e alle immagini.<br />Hugh Jackman è, al solito, immenso con la sua fisicità importante ma mai sopra le righe. C'è parecchia violenza nella prima parte del film, ma non è gratuita: serve proprio a evidenziare il cambiamento di Robin nella seconda parte. Per resa visiva, ritmo, fotografia e recitazione, Sarnoski dimostra una maturità registica notevole.<br />Nel complesso, mi sembra molto più solido nella scrittura, nei dialoghi e nei personaggi rispetto al film di Nolan.<br />Tutto bene, quindi? Ovviamente: no. Il film ha un problema grosso come una casa. Con il cristianesimo.<br />C'è un dettaglio curioso nell'edizione italiana: una preghiera che nell'originale è rivolta a Dio sembra essere stata resa come una preghiera alla Madonna. Se è davvero così, sarebbe un errore teologico piuttosto grossolano. Ma non è questo il punto.<br />Il monastero non ha simboli religiosi, nemmeno un crocifisso; la chiesa c'è - si vede - ma nessuno ci entra, non ha un ruolo. Non ci sono sacramenti né preghiere. La superiora (una bellissima Jodie Comer) non ha praticamente nulla della suora: accoglie, cura... ma potrebbe benissimo essere una guaritrice, una psicologa o, perché no, una strega. C'è, in effetti, nell'isola, un posto un po' particolare: una grotta, con una specie di altare di pietra sempre illuminato da candele; ma non c'è altro. Non un crocifisso, né un tabernacolo, nulla. Un buco, sul soffitto, lascia intravedere le stelle, oppure la tempesta. E la superiora, proprio in quello che dovrebbe essere il luogo più... speciale dell'isola, vi si reca per un...]]></itunes:summary><itunes:duration>363</itunes:duration><itunes:keywords>epico,estetica,odissey,preghiera,robinhood</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c83e7a36c0dc1de4ff4c28981bbbccc6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bud Spencer, un piatto di spaghetti in paradiso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bud-spencer-un-piatto-di-spaghetti-in-paradiso--74781443</link><description><![CDATA[VIDEO: Chuck Norris &amp; Bud Spencer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=GH--vRc7wAM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=GH--vRc7wAM</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8651" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8651</a><br /><br />BUD SPENCER, UN PIATTO DI SPAGHETTI IN PARADISO<br />di Samuele Pinna<br /> <br />Dieci anni fa lasciava questa terra per una realtà superiore Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli (1929-2016). Lo stesso attore era solito ripetere che la vita reale è un'altra, mentre quella che viviamo tutti i giorni è virtuale: «Se tutto fosse vero», ha lasciato scritto, «sarebbe virtuale. Se tutto fosse virtuale sarebbe vero». E aggiungeva: «Sono sempre più appassionato della vita ogni giorno che passa, ma la morte non mi spaventa. Perché credo che in realtà non si muore, e che la nostra anima sia viva anche dopo aver lasciato la terra. Anzi, sono certo che la vita continua. Intanto affronterò la morte, in ogni caso, con dignità e con la stessa dignità affronterò il giudizio di Dio».<br />Campione di nuoto, definì così il suo personale modo di intendere lo sport: «Devi avere la decenza che quando entri in queste fasi della tua vita, devi capire sempre che non sei da solo, c'è Qualcuno, che si chiama Dio, che ti ha fatto e decide per te». Precisò, inoltre, che quanto aveva realizzato nella vita era dovuto alla filosofia assimilata durante la sua formazione sportiva. Mentre, infatti, il successo nel cinema gli era stato dato dal pubblico - ricordava spesso -, il primato di un nuotatore è deciso da un cronometro, ossia da un parametro oggettivo. Quando intuì che le vittorie sportive potevano ormai - vista l'età - trasformarsi in sconfitte, decise di dare una svolta al suo stile di vita: «Ebbi come una folgorazione», spiegò. «Mi chiedevo: "ma tu chi sei?", perché non lo sapevo."Hai fede in qualche cosa?"». E «così», confessava «ho scoperto solo da adulto di essere credente». E siccome le grazie sovrabbondano, insieme alla fede contribuì al cambiamento di Carlo anche l'incontro con la donna incantevole che sarebbe stata compagna di tutta una vita, colonna della famiglia e vero e proprio "carrarmato", come Bud la soprannominava: Maria Amato.<br /><br />IL CINEMA LO VOLEVA<br />Dopo l'inevitabile tramonto della carriera sportiva, fu il cinema a "volerlo" a ogni costo. Erano gli anni del western all'italiana, con 440 film girati dagli anni Sessanta, e in questo filone "nasce" Bud Spencer. Difatti - ricordava non senza ironia -, «in tutto questo fermento fatto perlopiù di pistole e speroni, Carlo Pedersoli cosa faceva? Ingrassava!». Il cineasta e scrittore Giuseppe Colizzi cercava un attore per una sua pellicola e Carlo aveva l'esatta fisionomia richiesta. Bud Spencer raccontava che, durante un colloquio alquanto comico, ammise di non possedere nessuna delle abilità richieste, ma di aver bisogno di lavorare. Un imprevisto - l'infortunio dell'attore inizialmente scelto come protagonista - portò Terence Hill a prendere il posto a fianco di Bud. Con il film Dio perdona... Io no!, il campione di nuoto Carlo Pedersoli lasciava spazio all'attore Bud Spencer, dando vita - insieme a Terence - a una delle coppie più riuscite della storia del cinema. Grazie a quel lungometraggio iniziava una carriera straordinaria per due attori amatissimi in tutto il mondo. Quell'esperienza, che doveva essere momentanea, aprì invece a un'invidiabile popolarità: se era "inciampato" nell'ambiente dello spettacolo, vi rimase ancorato perché il pubblico continuava fortemente a volerlo, credendo in "Bud Spencer" più di quanto ci credesse Carlo Pedersoli.<br />Tra i grandi film di successo, quelli girati con l'amico Terence Hill inaugurarono un nuovo genere comico, capace di trasmettere messaggi moralmente buoni. Da Lo chiamavano Trinità (1971) fino a Botte di Natale (1995), questo miscuglio di comicità, valori positivi, chiara presa di coscienza del bene (per cui letteralmente lottare) e del male (da estirpare, anche a cazzotti se necessario) si ripresenterà in tutte le pellicole della coppia. Entrambi hanno poi dimostrato nelle loro esistenze umiltà e attaccamento ai valori (cristiani), nonostante la fama raggiunta a livello planetario. Del resto, Terence ha dichiarato, rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse per lui il cinema: «A parte il fatto che mi piace, per me è la mia vita, è il modo di esprimermi, che poi è un privilegio. Tutti quanti noi abbiamo bisogno di esprimerci, siamo stati creati per continuare a creare, anche nel nostro piccolo, anche facendo un piatto di spaghetti fatto bene. Quella è la creazione». Terence è, inoltre, convinto che il suo primo incontro con Carlo non sia stato frutto del caso, anche se all'apparenza potrebbe apparire così: «Quando Giuseppe [Pedersoli] mi ha comunicato che Bud era andato via, mi trovavo ad Almeria, in Spagna, nello stesso punto dove ci siamo incontrati la prima volta, per girare il nostro primo film. Dopo la confusione, il dispiacere, anche il dolore, è arrivata una sensazione di calma, quasi di gioia: ho capito che niente succede per caso, che la vita è eterna e che Bud aveva la gioia».<br /><br />LA FEDE L'HA SCOPERTA TARDI<br />Se la fede - come Bud stesso racconta - l'ha scoperta tardi, è il tempo trascorso nella giungla amazzonica tra gli indios a consentirgli di riscoprire il suo essere credente: «Fu lì, tra loro, che capii che credevo in Dio, che ne avevo bisogno. Riflettevo sul sacrificio di Cristo per noi. Una morte atroce, con cui Dio ci mette sempre in guardia dallo scegliere il male. Da allora non posso stare senza Dio e la Chiesa. E oggi, a 83 anni, vivo anche nel rispetto costante della morte che si avvicina. Sono convinto che solo quando arriverà capiremo tutto». Tale convinzione ha permesso a Carlo di non temere la morte, perché - aveva dichiarato - «siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto».<br />Nonostante la grande notorietà mantenuta sino alla fine della vita terrena, per Bud fu decisivo il rapporto con Dio: «Nella mia vecchiaia avanzata ho bisogno della religione più che mai. Ho bisogno della fede. Credo in Dio, è ciò che mi salva. E prego. Perché? Perché riconoscono in modo sempre più forte come sia nulla ciò a cui prima attribuivo un grande valore. Lo sport, dove volevo affermarmi, la popolarità. Chi si inorgoglisce per queste cose, chi insegue solo il successo, la fama, è un idiota». La fede, al contrario, diventa preminente: «Non posso vivere senza credere. Per esempio, il fatto che io credo mi è dato innanzitutto perché i miei genitori me l'hanno data [la fede], me l'hanno portata e me l'hanno fatta vivere; nel momento che io esco da solo nel mondo, devo capire quali di queste religioni, a quale di questo mondo, io appartengo. E devo dire non che ho studiato le altre religioni, ma le ho lette, ma mi è rimasta sempre la mia cattolica cristiana. Questo fatto è la cosa che mi manda avanti e mi dà la certezza che qualcosa dopo succederà». Di fronte a questa certezza, come ha dichiarato al Welt am Sonntag, Bud Spencer non ha alcun dubbio sulla scelta dell'ultimo pasto prima della morte né sulla compagnia con cui consumarlo: «Spaghetti. Con Gesù Cristo».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/74781443</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2026 19:35:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/74781443/bud_spencer.mp3" length="8464553" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Chuck Norris &amp;amp; Bud Spencer ➜ https://www.youtube.com/watch?v=GH--vRc7wAM

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8651

BUD SPENCER, UN PIATTO DI SPAGHETTI IN PARADISO
di Samuele Pinna
 
Dieci anni fa lasciava questa terra per una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Chuck Norris &amp; Bud Spencer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=GH--vRc7wAM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=GH--vRc7wAM</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8651" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8651</a><br /><br />BUD SPENCER, UN PIATTO DI SPAGHETTI IN PARADISO<br />di Samuele Pinna<br /> <br />Dieci anni fa lasciava questa terra per una realtà superiore Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli (1929-2016). Lo stesso attore era solito ripetere che la vita reale è un'altra, mentre quella che viviamo tutti i giorni è virtuale: «Se tutto fosse vero», ha lasciato scritto, «sarebbe virtuale. Se tutto fosse virtuale sarebbe vero». E aggiungeva: «Sono sempre più appassionato della vita ogni giorno che passa, ma la morte non mi spaventa. Perché credo che in realtà non si muore, e che la nostra anima sia viva anche dopo aver lasciato la terra. Anzi, sono certo che la vita continua. Intanto affronterò la morte, in ogni caso, con dignità e con la stessa dignità affronterò il giudizio di Dio».<br />Campione di nuoto, definì così il suo personale modo di intendere lo sport: «Devi avere la decenza che quando entri in queste fasi della tua vita, devi capire sempre che non sei da solo, c'è Qualcuno, che si chiama Dio, che ti ha fatto e decide per te». Precisò, inoltre, che quanto aveva realizzato nella vita era dovuto alla filosofia assimilata durante la sua formazione sportiva. Mentre, infatti, il successo nel cinema gli era stato dato dal pubblico - ricordava spesso -, il primato di un nuotatore è deciso da un cronometro, ossia da un parametro oggettivo. Quando intuì che le vittorie sportive potevano ormai - vista l'età - trasformarsi in sconfitte, decise di dare una svolta al suo stile di vita: «Ebbi come una folgorazione», spiegò. «Mi chiedevo: "ma tu chi sei?", perché non lo sapevo."Hai fede in qualche cosa?"». E «così», confessava «ho scoperto solo da adulto di essere credente». E siccome le grazie sovrabbondano, insieme alla fede contribuì al cambiamento di Carlo anche l'incontro con la donna incantevole che sarebbe stata compagna di tutta una vita, colonna della famiglia e vero e proprio "carrarmato", come Bud la soprannominava: Maria Amato.<br /><br />IL CINEMA LO VOLEVA<br />Dopo l'inevitabile tramonto della carriera sportiva, fu il cinema a "volerlo" a ogni costo. Erano gli anni del western all'italiana, con 440 film girati dagli anni Sessanta, e in questo filone "nasce" Bud Spencer. Difatti - ricordava non senza ironia -, «in tutto questo fermento fatto perlopiù di pistole e speroni, Carlo Pedersoli cosa faceva? Ingrassava!». Il cineasta e scrittore Giuseppe Colizzi cercava un attore per una sua pellicola e Carlo aveva l'esatta fisionomia richiesta. Bud Spencer raccontava che, durante un colloquio alquanto comico, ammise di non possedere nessuna delle abilità richieste, ma di aver bisogno di lavorare. Un imprevisto - l'infortunio dell'attore inizialmente scelto come protagonista - portò Terence Hill a prendere il posto a fianco di Bud. Con il film Dio perdona... Io no!, il campione di nuoto Carlo Pedersoli lasciava spazio all'attore Bud Spencer, dando vita - insieme a Terence - a una delle coppie più riuscite della storia del cinema. Grazie a quel lungometraggio iniziava una carriera straordinaria per due attori amatissimi in tutto il mondo. Quell'esperienza, che doveva essere momentanea, aprì invece a un'invidiabile popolarità: se era "inciampato" nell'ambiente dello spettacolo, vi rimase ancorato perché il pubblico continuava fortemente a volerlo, credendo in "Bud Spencer" più di quanto ci credesse Carlo Pedersoli.<br />Tra i grandi film di successo, quelli girati con l'amico Terence Hill inaugurarono un nuovo genere comico, capace di trasmettere messaggi moralmente buoni. Da Lo chiamavano Trinità (1971) fino a Botte di Natale (1995), questo miscuglio di comicità, valori positivi, chiara presa di...]]></itunes:summary><itunes:duration>530</itunes:duration><itunes:keywords>budspencer,dioperdona...iono,nuoto,spaghettiwestern,terencehill</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c32585fd4b89aed4c91b4145ee95b6a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Odissea, Nolan la prende solo a pretesto per fare ideologia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/odissea-nolan-la-prende-solo-a-pretesto-per-fare-ideologia--73436002</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8619" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8619</a><br /><br />ODISSEA, NOLAN LA PRENDE SOLO A PRETESTO PER FARE IDEOLOGIA<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Ho visto l'Odissea secondo Nolan. Purtroppo.<br />Non ho apprezzato il casting, sul quale molti hanno avuto da ridire; neppure l'Ulisse di Matt Damon mi è sembrato credibile. Salverei solo Ryan Hurst (Mentore) e Anne Hathaway (Penelope). Ma forse sono anche troppo buono; la Hathaway l'avrei apprezzata anche se le avessero dato il ruolo di Menelao. Antinoo caricaturale, da caratterista anni Settanta. Una Circe trasformata nell'ennesima figura femminile contemporanea che vive in una capanna scandinava.<br />Ho trovato i costumi e le armature piuttosto ridicoli; soprattutto le corazze dei Troiani e dei Lestrigoni. Ok, anche l'abbigliamento medievale della caccia di Menelao e Telemaco; e i Greci con i pantaloni. Preferisco tacere di Bat-gamennone. Ma poi: perché i compagni di Ulisse indossano elmi e armature per vogare in mare aperto?<br />I dialoghi? Imbarazzanti. Quando Polifemo (un enorme Gollum tonto) si addormenta di botto dopo aver cenato con due itacensi, Ulisse spiega: «Si è addormentato». Bene, pensavamo ad un malore ed eravamo preoccupati. I discorsi di Penelope al figlio? Non ci ho capito un'acca.<br />Potrei aver notato qualche errore, tipo un sandalo con un carrarmato Vibram; ma probabilmente ho visto male. Ma che ci fa un guardiano di porci cieco (Eumeo) con un orecchino d'oro? Ovviamente, il cavallo (di Troia) è completamente fuori luogo.<br />Ma è la parte tecnica, quella più deludente. Un montaggio convulso e poco fluido; inquadrature troppo vicine o troppo lontane; una colonna sonora a tratti assordante e sempre al massimo della tensione; una fotografia che non ha nulla della luce del Mediterraneo...<br />IL FINALE<br />Dulcis in fundo... il finale. Il doppio finale. Il primo: Ulisse, dopo aver sgominato da solo decine di pretendenti, affronta Antinoo in una resa dei conti dal sapore western. Il secondo: Ulisse e Penelope che navigano insieme verso il tramonto.<br />Fin qui, si potrebbe dire, sono difetti più o meno veniali. Ma il problema del film non è questo. Il problema è che sembra non aver compreso l'Odissea. L'Odissea non è il racconto di un reduce tormentato. È il poema del ritorno, della restaurazione dell'ordine e della sapienza che ricompone il mondo dopo la guerra.<br />Insomma, c'è da rimpiangere il Troy (2004) hollywoodiano. Esagerato e spaccone, ma di gran lunga più credibile. Quindi, la domanda è: perché? Perché Nolan ha voluto affrontare un poema fondativo europeo di questa portata in questo modo sciatto e poco rispettoso? Perché trasformare una mastodontica opera epica in una spacconata western? La risposta, a mio avviso, è che non gli interessava davvero raccontare Omero. L'Odissea è ridotta a un pretesto narrativo per parlare d'altro.<br />Un tema è certamente quello del reducismo. Ulisse si presenta come un reduce di guerra, evidentemente vittima di disturbo post-traumatico da stress. E i «popoli del mare», che terrorizzano i mediterranei, sono - lo si scopre alla fine - gli stessi reduci che, dopo aver assaggiato il sangue, non possono far altro che portare morte e violenza. Mi pare, però, un po' poco, per mettere in piedi un tale cancan.<br />UNA CIVILTÀ DISTRUTTA<br />Infatti c'è anche un altro tema che emerge, seppure in modo confuso. C'è il riferimento a una civiltà distrutta e persa per sempre; alla perdita della capacità di leggere; all'inganno e al tradimento (anche ad opera di Ulisse) che hanno cambiato per sempre il mondo. A chi è rivolto, questo messaggio? Chi ha distrutto una civiltà per denaro, usando la guerra, l'inganno e il tradimento? E qual è la civiltà perduta? Incidentalmente: in un flash back ambientato nella Troia saccheggiata e in fiamme c'è l'immagine ripetuta di torri (ne ho contate tre) che crollano. Un riferimento all'11 settembre? Può essere una semplice coincidenza; ma la ripetizione dell'immagine è abbastanza insistita da far nascere il dubbio.<br />Questi temi, aggiunti da Nolan alla già complessa trama del poema omerico, sono soltanto spunti che non compongono nessuna figura compiuta; come è, del resto, anche per i temi omerici. Ulisse non è per nulla scaltro, è tormentato; Elena sfigurata umilia in pubblico Menelao; Polifemo quasi non parla; Atena sembra essere l'amica immaginaria di Ulisse...<br />Pazienza, sarà dimenticato. E invece no. Perché, se c'è un messaggio sensato e intelligente di Nolan in questo suo film è proprio questo: indietro non si torna, il male fatto non può essere cancellato, e le sue conseguenze resteranno in eterno.<br />Ogni volta che, d'ora in poi, si parlerà del poema omerico, a tutti verranno in mente le improbabili armature dei Troiani e dei Lestrigoni; o l'imbarazzante Cariddi.<br />Perché l'epica funziona così: ciò che facciamo in vita, riecheggia per l'eternità.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73436002</guid><pubDate>Tue, 04 Aug 2026 19:38:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73436002/odissea_nolan_la_prende_solo_a_pretesto.mp3" length="4796125" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8619

ODISSEA, NOLAN LA PRENDE SOLO A PRETESTO PER FARE IDEOLOGIA
di Roberto Marchesini
 
Ho visto l'Odissea secondo Nolan. Purtroppo.
Non ho apprezzato il casting, sul quale molti hanno avuto da ridire;...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8619" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8619</a><br /><br />ODISSEA, NOLAN LA PRENDE SOLO A PRETESTO PER FARE IDEOLOGIA<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Ho visto l'Odissea secondo Nolan. Purtroppo.<br />Non ho apprezzato il casting, sul quale molti hanno avuto da ridire; neppure l'Ulisse di Matt Damon mi è sembrato credibile. Salverei solo Ryan Hurst (Mentore) e Anne Hathaway (Penelope). Ma forse sono anche troppo buono; la Hathaway l'avrei apprezzata anche se le avessero dato il ruolo di Menelao. Antinoo caricaturale, da caratterista anni Settanta. Una Circe trasformata nell'ennesima figura femminile contemporanea che vive in una capanna scandinava.<br />Ho trovato i costumi e le armature piuttosto ridicoli; soprattutto le corazze dei Troiani e dei Lestrigoni. Ok, anche l'abbigliamento medievale della caccia di Menelao e Telemaco; e i Greci con i pantaloni. Preferisco tacere di Bat-gamennone. Ma poi: perché i compagni di Ulisse indossano elmi e armature per vogare in mare aperto?<br />I dialoghi? Imbarazzanti. Quando Polifemo (un enorme Gollum tonto) si addormenta di botto dopo aver cenato con due itacensi, Ulisse spiega: «Si è addormentato». Bene, pensavamo ad un malore ed eravamo preoccupati. I discorsi di Penelope al figlio? Non ci ho capito un'acca.<br />Potrei aver notato qualche errore, tipo un sandalo con un carrarmato Vibram; ma probabilmente ho visto male. Ma che ci fa un guardiano di porci cieco (Eumeo) con un orecchino d'oro? Ovviamente, il cavallo (di Troia) è completamente fuori luogo.<br />Ma è la parte tecnica, quella più deludente. Un montaggio convulso e poco fluido; inquadrature troppo vicine o troppo lontane; una colonna sonora a tratti assordante e sempre al massimo della tensione; una fotografia che non ha nulla della luce del Mediterraneo...<br />IL FINALE<br />Dulcis in fundo... il finale. Il doppio finale. Il primo: Ulisse, dopo aver sgominato da solo decine di pretendenti, affronta Antinoo in una resa dei conti dal sapore western. Il secondo: Ulisse e Penelope che navigano insieme verso il tramonto.<br />Fin qui, si potrebbe dire, sono difetti più o meno veniali. Ma il problema del film non è questo. Il problema è che sembra non aver compreso l'Odissea. L'Odissea non è il racconto di un reduce tormentato. È il poema del ritorno, della restaurazione dell'ordine e della sapienza che ricompone il mondo dopo la guerra.<br />Insomma, c'è da rimpiangere il Troy (2004) hollywoodiano. Esagerato e spaccone, ma di gran lunga più credibile. Quindi, la domanda è: perché? Perché Nolan ha voluto affrontare un poema fondativo europeo di questa portata in questo modo sciatto e poco rispettoso? Perché trasformare una mastodontica opera epica in una spacconata western? La risposta, a mio avviso, è che non gli interessava davvero raccontare Omero. L'Odissea è ridotta a un pretesto narrativo per parlare d'altro.<br />Un tema è certamente quello del reducismo. Ulisse si presenta come un reduce di guerra, evidentemente vittima di disturbo post-traumatico da stress. E i «popoli del mare», che terrorizzano i mediterranei, sono - lo si scopre alla fine - gli stessi reduci che, dopo aver assaggiato il sangue, non possono far altro che portare morte e violenza. Mi pare, però, un po' poco, per mettere in piedi un tale cancan.<br />UNA CIVILTÀ DISTRUTTA<br />Infatti c'è anche un altro tema che emerge, seppure in modo confuso. C'è il riferimento a una civiltà distrutta e persa per sempre; alla perdita della capacità di leggere; all'inganno e al tradimento (anche ad opera di Ulisse) che hanno cambiato per sempre il mondo. A chi è rivolto, questo messaggio? Chi ha distrutto una civiltà per denaro, usando la guerra, l'inganno e il tradimento? E qual è la civiltà perduta? Incidentalmente: in un flash back ambientato nella Troia saccheggiata e in fiamme c'è l'immagine ripetuta di torri (ne ho contate tre) che crollano. Un riferimento...]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>gollum,nolan,odissea,omero,polifemo,troy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9ed46543a0af922df0d5c7ce0c91d7e9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Immigrazione e delinquenza, il film Citizen Vigilante fa discutere</title><link>https://www.spreaker.com/episode/immigrazione-e-delinquenza-il-film-citizen-vigilante-fa-discutere--72857531</link><description><![CDATA[VIDEO: Recensione di Citizen Vigilante ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CVNiL_ImlHw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=CVNiL_ImlHw</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8599<br /><br />IMMIGRAZIONE E DELINQUENZA, IL FILM CITIZEN VIGILANTE FA DISCUTERE<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Dai social ho appreso che c'è un film tedesco bandito dalla Germania e, per quel che ne so, altri nell'Unione europea la stanno imitando. Naturalmente, come tutte le cose proibite, nel web sta dilagando. Ma non perché è porno, no (figurarsi se l'Ue bandisce il porno): narra di un tizio che si trasforma in vigilante e se la prende con quegli immigrati che, anziché ringraziare per l'accoglienza, delinquono. Incuriosito, ci ho messo giorni ma alla fine ne ho trovato su YouTube una versione in inglese. So che Elon Musk l'ha messo a disposizione su X, ma è comprensibile perché in Germania sia stato vietato: si teme il rischio-imitazione, che potrebbe scatenare una guerra civile di tipo libanese. Il Libano, lo ricordo, a suo tempo fu l'unico Paese mediorientale a ospitare i profughi palestinesi. Con i quali però entrò anche l'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina). E il Paese più ricco e pacifico della zona divenne quel che è ancora oggi.<br />Il film, va detto, non è un granché (titolo: Citizen Vigilante), regista e attori sconosciuti ai più. E il vigilante in questione non è Batman, anche se, per forza di cose, è anch'egli molto ricco e disturbato. Infatti, Batman non usa armi perché non uccide. Il vigilante tedesco invece sì. Naturalmente è americano e ha un passato militare, però opera in Europa e il suo vero nemico è il sistema che, nato per proteggere gli indifesi, pare ormai più attento alle giustificazioni (profilo psicologico, cultura di provenienza, eventuali traumi infantili e via assolvendo) dei criminali. Fa fuori i giudici buonisti e anche quelli che si sono fatti imbambolare dagli avvocati, stermina pure l'intera famiglia di uno stupratore, famiglia che cerca di giustificare l'adolescente (che ha infierito su una ragazzina insieme al branco) con ragioni coraniche.<br />Ma il Vigilante fa anche di più: ammazza un'intera squadra della Swat che l'ha rintracciato. Le scene sono scandite dai notiziari televisivi, nei quali si intervista anche un alto politico che subito insinua mandanti cinesi o russi. Correttamente, il Vigilante adopera fucili d'assalto kalashnikov, economici e affidabili, dei quali il mercato nero abbonda dai tempi dell'implosione dell'Urss. Ma il regista lo infila anche in una scena erotica altamente improbabile: il Vigilante va a servirsi in un bordello, ma sceglie la meno avvenente e, durante l'amplesso, scruta le crepe nei muri per l'incuria sull'edificio. Che infatti è suo, giacché qui si scopre che la sua ricchezza è immobiliare. Man mano lancia degli avvisi criptati via televisione, mettendo in guardia la popolazione sul fatto che l'apparato che dovrebbe tutelarla si è tramutato in uno strumento di controllo. E dice anche che lui fa quel che fa fino a quando la gente non imparerà a farlo da sé. Nel caso non fosse sufficientemente chiaro, alla fine del film compare la seguente frase: «Questo film è dedicato alle migliaia di vittime di stupri e omicidi in Europa che sono state tradite dal nostro sistema legale».<br />Va detto, tuttavia, che il suo comportamento è a tratti ambiguo e non da psicopatico assassino che risolve sempre tutto a pistolettate. C'è infatti una scena in cui lui, sull'autobus, vede salire un gruppetto di teppistelli che cominciano con l'insultare l'autista che chiede loro il biglietto. Il Vigilante interviene, paga per loro perché, dice, gli altri passeggeri hanno diritto di arrivare in tempo a destinazione. Poi rampogna i teppistelli e la cosa finisce lì. Li reincontra in seguito mentre stanno bullizzando un coetaneo. Allora li carica di mazzate e se ne va. Ma non li uccide. Il regista, certo, non ha potuto evitare di inscenare un Vigilante addestrato e pieno di soldi. Infatti, un comune lavoratore non avrebbe non solo i mezzi ma neanche il tempo per vigilare. Ma tutti i vigilanti dei fumetti erano così: Green Arrow, Green Hornet, The Shadow, Phantom, Doc Savage eccetera. Nell'ultimo film sulla Justice League, The Flash chiede a Batman quale sia il suo superpotere. E quello, che non ne ha, risponde: «Sono ricco».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72857531</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2026 19:02:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72857531/immigrazione_e_delinquenza_il_film_citizen_vigilante.mp3" length="4802395" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Recensione di Citizen Vigilante ➜ https://www.youtube.com/watch?v=CVNiL_ImlHw

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8599

IMMIGRAZIONE E DELINQUENZA, IL FILM CITIZEN VIGILANTE FA DISCUTERE
di Rino Cammilleri
 
Dai social ho appreso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Recensione di Citizen Vigilante ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CVNiL_ImlHw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=CVNiL_ImlHw</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8599<br /><br />IMMIGRAZIONE E DELINQUENZA, IL FILM CITIZEN VIGILANTE FA DISCUTERE<br />di Rino Cammilleri<br /> <br />Dai social ho appreso che c'è un film tedesco bandito dalla Germania e, per quel che ne so, altri nell'Unione europea la stanno imitando. Naturalmente, come tutte le cose proibite, nel web sta dilagando. Ma non perché è porno, no (figurarsi se l'Ue bandisce il porno): narra di un tizio che si trasforma in vigilante e se la prende con quegli immigrati che, anziché ringraziare per l'accoglienza, delinquono. Incuriosito, ci ho messo giorni ma alla fine ne ho trovato su YouTube una versione in inglese. So che Elon Musk l'ha messo a disposizione su X, ma è comprensibile perché in Germania sia stato vietato: si teme il rischio-imitazione, che potrebbe scatenare una guerra civile di tipo libanese. Il Libano, lo ricordo, a suo tempo fu l'unico Paese mediorientale a ospitare i profughi palestinesi. Con i quali però entrò anche l'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina). E il Paese più ricco e pacifico della zona divenne quel che è ancora oggi.<br />Il film, va detto, non è un granché (titolo: Citizen Vigilante), regista e attori sconosciuti ai più. E il vigilante in questione non è Batman, anche se, per forza di cose, è anch'egli molto ricco e disturbato. Infatti, Batman non usa armi perché non uccide. Il vigilante tedesco invece sì. Naturalmente è americano e ha un passato militare, però opera in Europa e il suo vero nemico è il sistema che, nato per proteggere gli indifesi, pare ormai più attento alle giustificazioni (profilo psicologico, cultura di provenienza, eventuali traumi infantili e via assolvendo) dei criminali. Fa fuori i giudici buonisti e anche quelli che si sono fatti imbambolare dagli avvocati, stermina pure l'intera famiglia di uno stupratore, famiglia che cerca di giustificare l'adolescente (che ha infierito su una ragazzina insieme al branco) con ragioni coraniche.<br />Ma il Vigilante fa anche di più: ammazza un'intera squadra della Swat che l'ha rintracciato. Le scene sono scandite dai notiziari televisivi, nei quali si intervista anche un alto politico che subito insinua mandanti cinesi o russi. Correttamente, il Vigilante adopera fucili d'assalto kalashnikov, economici e affidabili, dei quali il mercato nero abbonda dai tempi dell'implosione dell'Urss. Ma il regista lo infila anche in una scena erotica altamente improbabile: il Vigilante va a servirsi in un bordello, ma sceglie la meno avvenente e, durante l'amplesso, scruta le crepe nei muri per l'incuria sull'edificio. Che infatti è suo, giacché qui si scopre che la sua ricchezza è immobiliare. Man mano lancia degli avvisi criptati via televisione, mettendo in guardia la popolazione sul fatto che l'apparato che dovrebbe tutelarla si è tramutato in uno strumento di controllo. E dice anche che lui fa quel che fa fino a quando la gente non imparerà a farlo da sé. Nel caso non fosse sufficientemente chiaro, alla fine del film compare la seguente frase: «Questo film è dedicato alle migliaia di vittime di stupri e omicidi in Europa che sono state tradite dal nostro sistema legale».<br />Va detto, tuttavia, che il suo comportamento è a tratti ambiguo e non da psicopatico assassino che risolve sempre tutto a pistolettate. C'è infatti una scena in cui lui, sull'autobus, vede salire un gruppetto di teppistelli che cominciano con l'insultare l'autista che chiede loro il biglietto. Il Vigilante interviene, paga per loro perché, dice, gli altri passeggeri hanno diritto di arrivare in tempo a destinazione. Poi rampogna i teppistelli e la cosa finisce lì. Li reincontra in seguito mentre stanno bullizzando un coetaneo. Allora li carica di mazzate e se ne va. Ma non li uccide. Il regista, certo, non ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>301</itunes:duration><itunes:keywords>censura,citizenvigilante,delinquenza,film,immigrazione,vietatoingermania</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fe82846f1100d3cc266aaddd15e5e69b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Terminate le riprese del nuovo film di Mel Gibson sulla resurrezione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/terminate-le-riprese-del-nuovo-film-di-mel-gibson-sulla-resurrezione--72651928</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8579" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8579</a><br /><br />TERMINATE LE RIPRESE DEL NUOVO FILM DI MEL GIBSON SULLA RISURREZIONE<br />di Manuela Antonacci<br /> <br />È uno dei progetti più ambiziosi di Mel Gibson, reduce dal grande successo di The Passion del 2004. Stiamo parlando di «The Resurrection of the Christ» ovvero il sequel, appunto, de La Passione di Cristo, sequel le cui riprese sono cominciate nell'ottobre del 2025 e che uscirà nelle sale cinematografiche in due parti diverse: la prima il 6 maggio 2027 e la seconda il 25 maggio 2028. Entrambe le date coincidono con la Solennità dell'Ascensione. Nel cast avrebbero dovuto esserci sempre Jim Caviezel nei panni di Gesù, Maia Morgenstern nei panni della Madonna e Francesco De Vito nel ruolo di Pietro.<br />In realtà Caviezel non comparirà più nel film e tutto il cast risulterà completamente rinnovato. Al suo posto l'attore finlandese Jaakko Ohtonen, 36 anni, noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Non solo, anche il resto del cast è stato completamente cambiato: Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning).<br />Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro sarà interpretato da Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio. Il motivo per cui Gibson avrebbe deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film, risiederebbe nella notevole distanza temporale dal primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanirli, aumentando notevolmente i costi di produzione. Sappiamo, inoltre, che le riprese sono durate 134 giorni in diverse località italiane (Roma, Matera, Bari, Brindisi, Ginosa e Craco).<br />Inoltre, la sceneggiatura è stata scritta con Randall Wallace, per intenderci, il regista di Braveheart. Insieme avevano già previsto che il progetto avrebbe avuto una dimensione spirituale e soprannaturale molto più ampia rispetto al primo film. Infatti il critico cinematografico Jordan Ruimy ha riferito che «la sceneggiatura sarà più filosofica e poetica di una storia semplice», una sorta di viaggio in cui Gesù sarebbe andato «in altri regni». Gibson avrebbe addirittura parlato di una «sceneggiatura psichedelica». Il film evidenzierà anche il periodo di tre giorni che inizia il Venerdì Santo, il giorno della morte di Gesù, e analizzerà perché i discepoli non hanno riconosciuto Gesù sulla strada per Emmaus. In questo film, come afferma il suo regista, sarebbero state impiegate una profusione di forze e creatività che hanno portato Mel Gibson ad affermare che si tratta senz'altro del lavoro più importante della sua vita e addirittura di «uno dei film più importanti della storia».<br />In Italia la pellicola verrà distribuita dalla Lionsgate che coprirà anche Nord America e Regno Unito, mentre in Spagna la distribuzione sarà gestita da Diamond. In America Latina, IDC, la joint venture di Lionsgate nella regione, sarà responsabile della situazione. L'elenco dei partner internazionali include Leonine (Germania), Metropolitan Film (Francia), Monolith (Polonia) e Ascot Elite (Svizzera). Adam Fogelson, presidente del Lionsgate Motion Picture Group, ha descritto così il risultato scenico: «Ogni immagine che abbiamo visto durante le riprese sembra un capolavoro pittorico portato in vita. Sono pochissimi registi capaci di operare a questo livello di immagini e allo stesso tempo capaci di offrire contenuti di tale profondità». Così, ora che le riprese sono terminata e la pellicola è pronta, non resta che aspettare maggio 2027...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72651928</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 19:07:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72651928/terminate_le_riprese_del_nuovo_film_di_mel_gibson.mp3" length="4266571" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8579

TERMINATE LE RIPRESE DEL NUOVO FILM DI MEL GIBSON SULLA RISURREZIONE
di Manuela Antonacci
 
È uno dei progetti più ambiziosi di Mel Gibson, reduce dal grande successo di The Passion del 2004....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8579" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8579</a><br /><br />TERMINATE LE RIPRESE DEL NUOVO FILM DI MEL GIBSON SULLA RISURREZIONE<br />di Manuela Antonacci<br /> <br />È uno dei progetti più ambiziosi di Mel Gibson, reduce dal grande successo di The Passion del 2004. Stiamo parlando di «The Resurrection of the Christ» ovvero il sequel, appunto, de La Passione di Cristo, sequel le cui riprese sono cominciate nell'ottobre del 2025 e che uscirà nelle sale cinematografiche in due parti diverse: la prima il 6 maggio 2027 e la seconda il 25 maggio 2028. Entrambe le date coincidono con la Solennità dell'Ascensione. Nel cast avrebbero dovuto esserci sempre Jim Caviezel nei panni di Gesù, Maia Morgenstern nei panni della Madonna e Francesco De Vito nel ruolo di Pietro.<br />In realtà Caviezel non comparirà più nel film e tutto il cast risulterà completamente rinnovato. Al suo posto l'attore finlandese Jaakko Ohtonen, 36 anni, noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Non solo, anche il resto del cast è stato completamente cambiato: Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning).<br />Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro sarà interpretato da Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio. Il motivo per cui Gibson avrebbe deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film, risiederebbe nella notevole distanza temporale dal primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanirli, aumentando notevolmente i costi di produzione. Sappiamo, inoltre, che le riprese sono durate 134 giorni in diverse località italiane (Roma, Matera, Bari, Brindisi, Ginosa e Craco).<br />Inoltre, la sceneggiatura è stata scritta con Randall Wallace, per intenderci, il regista di Braveheart. Insieme avevano già previsto che il progetto avrebbe avuto una dimensione spirituale e soprannaturale molto più ampia rispetto al primo film. Infatti il critico cinematografico Jordan Ruimy ha riferito che «la sceneggiatura sarà più filosofica e poetica di una storia semplice», una sorta di viaggio in cui Gesù sarebbe andato «in altri regni». Gibson avrebbe addirittura parlato di una «sceneggiatura psichedelica». Il film evidenzierà anche il periodo di tre giorni che inizia il Venerdì Santo, il giorno della morte di Gesù, e analizzerà perché i discepoli non hanno riconosciuto Gesù sulla strada per Emmaus. In questo film, come afferma il suo regista, sarebbero state impiegate una profusione di forze e creatività che hanno portato Mel Gibson ad affermare che si tratta senz'altro del lavoro più importante della sua vita e addirittura di «uno dei film più importanti della storia».<br />In Italia la pellicola verrà distribuita dalla Lionsgate che coprirà anche Nord America e Regno Unito, mentre in Spagna la distribuzione sarà gestita da Diamond. In America Latina, IDC, la joint venture di Lionsgate nella regione, sarà responsabile della situazione. L'elenco dei partner internazionali include Leonine (Germania), Metropolitan Film (Francia), Monolith (Polonia) e Ascot Elite (Svizzera). Adam Fogelson, presidente del Lionsgate Motion Picture Group, ha descritto così il risultato scenico: «Ogni immagine che abbiamo visto durante le riprese sembra un capolavoro pittorico portato in vita. Sono pochissimi registi capaci di operare a questo livello di immagini e allo stesso tempo capaci di offrire contenuti di tale profondità». Così, ora che le riprese sono terminata e la pellicola è...]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>lapassionedicristo,melgibson,resurrection,sequelindueparti,thepassionofthechrist</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ea50a5f5db3db16d7b5c6e41e67e8219.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La grazia, il film di Sorrentino che normalizza l'Eutanasia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-grazia-il-film-di-sorrentino-che-normalizza-l-eutanasia--69962905</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8439" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8439</a><br /><br />GROENLANDIA: SENZA DIO, IL POTERE DIVENTA VIOLENZA di Paola Belletti<br /> <br />«La Groenlandia è il ponte fondamentale tra l'Europa e l'America del Nord, ma per conquistarla dovrai sconfiggere anche il suo clima polare!». Questa è la didascalia a un post del famosissimo gioco da tavolo Risiko, compagno di pomeriggi interminabili e sfide epiche tra adolescenti e non, ma senza conseguenze geopolitiche, fino all'avvento degli smartphone. Ma ciò che ha spinto Trump alla sua ormai innegabile fissazione per l'isola più grande del mondo non sono motivi così superficiali. Gli Usa devono averla, ha dichiarato, e "in un modo o nell'altro" l'avranno.<br />Ciò che lo attira è il suo ricchissimo sottosuolo, pieno di quelle terre rare indispensabili per l'elettronica avanzata, l'AI e compagnia. Il valore economico e strategico di questo territorio e di ciò che gli investimenti Usa permetterebbero di estrarre - 1,5 milioni di tonnellate di terre rare- è incalcolabile, o meglio potrebbe valere la supremazia economica degli Stati Uniti per i prossimi cinquant'anni. Acquisirla potrebbe infatti interrompere il monopolio cinese su chip, batterie, difesa, commenta Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte advisory &amp; gestione, su Adnkronos.<br />COLONIA DELLA DANIMARCA<br />In questa partita che sembra giocarsi però tutta su tavoli lontani dalla Groenlandia, cosa pensano invece i suoi abitanti? L'isola è stata colonia della Danimarca dal XVIII secolo fino all'inizio del XX; conquistata perché territorio strategico per la caccia alle balene, ha potuto godere di una certa libertà a scopi strategici perché proprio gli Inuit, popolazione indigena dei territori artici, con le loro tradizioni, erano abilissimi cacciatori di cetacei. Il colonialismo gentile dei danesi, quindi, era in ogni caso mosso da calcoli di convenienza. Ora che i riflettori del mondo sono puntati sull'isola però molti aspetti del dominio danese tutt'altro che gentili e rispettosi stanno emergendo con forza e per la popolazione questa situazione può addirittura trasformarsi in opportunità. La Groenlandia è una democrazia parlamentare rappresentativa e una nazione costitutiva autonoma all'interno del Regno di Danimarca, con un sistema di autogoverno che le conferisce autonomia questioni interne ma non su difesa e esteri.<br />Se fino a metà del '900 ha potuto godere di una forma di colonialismo pacifico e di una protezione attiva del suo isolamento, dal 1953 la madrepatria ha intrapreso una danizzazione intensa e traumatica. Fu imposta la lingua danese, un'urbanizzazione a tappe forzate, l'istruzione impostata su un curriculum danese, molti bambini Inuit tolti alle famiglie e portati in Danimarca, tutto per ottenere una assimilazione culturale e una cancellazione dell'identità della popolazione originaria. In questa strategia di omologazione uno degli strumenti più odiosi messi in atto sistematicamente e in modo subdolo a danno della popolazione, è stata la sterilizzazione forzata delle donne in età fertile. Con il pretesto di controlli di routine alle giovani Inuit a molte giovani veniva inserita la spirale, cosa che spesso scoprivano anni dopo non riuscendo a restare incinte e in molti casi perdendo del tutto la propria capacità di concepimento.<br />ALMENO 4500 DONNE<br />Questa pratica, secondo un report del governo danese, sarebbe andata avanti dal 1960 al 1991, anno in cui la Danimarca smise di controllare direttamente il sistema sanitario groenlandese. Solo fra il 1960 e il 1970 avrebbe coinvolto almeno 4500 donne, cioè la metà di quelle in età fertile. La prima donna a parlare pubblicamente della sua sterilizzazione forzata è stata la psicologa e attivista Naja Lyberth, che nel 2017 creò un gruppo Facebook per raccogliere testimonianze di altre persone che avevano vissuto la stessa esperienza. La drammatica vicenda ha avuto quindi risonanza internazionale e lo stesso governo danese ha chiesto scusa e risarcito le donne che avevano intentato una causa per la violenza e le menomazioni subite.<br />Una discriminazione che sa di genocidio preventivo. Se prevale da parte della popolazione groenlandese certamente una ferma opposizione all'idea di essere acquisiti, se non addirittura acquistati dagli Stati Uniti, (i sondaggi infatti mostrano che solo il 6% dei 56mila abitanti sarebbe favorevole a diventare territorio statunitense), c'è chi vede nell'attuale escalation un'opportunità. Come riporta il sito Kath.net: «Almeno sta sfidando il controllo danese", afferma Amarok Petersen - attivista e una delle vittime della sterilizzazione - a proposito di Trump. "Questa discussione non era mai stata consentita prima"».<br />Nota di BastaBugie: Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Lo show di Trump a Davos. Poi l'accordo sulla Groenlandia" parla di Trump che lancia accuse contro la Nato, ma esclude l'uso della forza per prendere la Groenlandia. E in serata arriva la fumata bianca: accordo col resto della Nato per lo sfruttamento dell'isola artica.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 gennaio 2026:<br />Mentre il governo della Groenlandia pubblica una nuova brochure con i consigli alla popolazione in caso di crisi sul territorio, Donald Trump a Davos tranquillizza almeno in parte la popolazione dell'isola affermando che non intende usare la forza per conquistarla. Il documento viene presentato come una "assicurazione", come ha spiegato il ministro dell'Autosufficienza, Peter Borg, in una conferenza stampa a Nuuk. "Non ci aspettiamo che sia necessaria". La sera stessa aveva già raggiunto un accordo con la Nato, rappresentata dal segretario generale Mark Rutte, e Trump ha ritirato la minaccia dei dazi ai paesi europei che avevano mandato contingenti simbolici sull'isola artica, su richiesta della Danimarca. <br />Secondo quanto riferisce l'emittente danese Tv2, i cittadini groenlandesi hanno ricevuto un opuscolo Preparati alle crisi - sopravvivere per cinque giorni del Dipartimento per l'Ambiente e la Natura. L'emittente danese ritiene che, tra i beni essenziali per la famiglia figurano: Acqua potabile; Tre litri d'acqua a persona al giorno; Eventuale acqua per gli animali domestici; Scorte alimentari per cinque giorni, a lunga conservazione e di facile preparazione; Armi da caccia, munizioni e attrezzatura da pesca; Farmaci e primo soccorso. Inoltre, il Dipartimento segnala l'utilità di avere con sé: Radio FM a batterie/manovella/pannelli solari e numeri di telefono importanti (familiari, vicini e autorità di emergenza), oltre a VHF o altri dispositivi di comunicazione satellitare. Qualcosa di simile al prontuario presentato lo scorso anno dalla Ue per far fronte a un'invasione russa.<br />Trump a Davos ha affermato che «vedremo quello che succede. L'opzione militare non è sul tavolo. Non penso che sarà necessaria. Penso che la gente userà il buon senso questa è l'unica notizia che vi do», ha detto il presidente dopo aver definito la Groenlandia «un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale americana e dell'Occidente». Trump ha ricordato che nella Seconda Guerra Mondiale Washington aveva presidiato la Groenlandia (contro la minaccia dei sottomarini tedeschi) per poi "stupidamente" restituirla alla Danimarca a fine guerra. Questo «non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente». Trump poi ha lamentato che la Nato «ha trattato ingiustamente gli Stati Uniti per anni», che hanno pagato «praticamente il 100% della difesa» degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio.<br />Una rivisitazione della storia discutibile che si conclude con la richiesta di Trump che gli europei per esprimere un sia pur tardivo ringraziamento cedano a Washington «una sola cosa, un pezzo di ghiaccio» che solo gli Stati Uniti hanno la capacità militare di difendere. «Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più; di certo, non lo può fare la Danimarca», ha concluso confermando ancora una volta di considerare la Nato un organismo a cui gli Usa sono estranei. In ogni caso pur escludendo l'uso della forza, Trump ha chiarito che ne vuole la proprietà, non un altro tipo di accordo sulla Groenlandia e del resto a Washington è già stato preparato un disegno di legge che assegnerebbe all'isola lo status di 51° stato degli Usa.<br />Eppure, la sera stessa è stata raggiunta una prima intesa fra gli Usa e il resto della Nato. Donald Trump ha annunciato di aver raggiunto "il quadro di un futuro accordo" sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e che pertanto non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sull'isola e che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio. Poi, parlando con i giornalisti a Davos, spiega: «L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno». «È un accordo che durerà per sempre», sottolinea. «È un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo», scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: «gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia». [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69962905</guid><pubDate>Tue, 10 Feb 2026 22:11:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69962905/la_grazia_il_film_di_sorrentino.mp3" length="5309797" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8439

GROENLANDIA: SENZA DIO, IL POTERE DIVENTA VIOLENZA di Paola Belletti
 
«La Groenlandia è il ponte fondamentale tra l'Europa e l'America del Nord, ma per conquistarla dovrai sconfiggere anche il suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8439" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8439</a><br /><br />GROENLANDIA: SENZA DIO, IL POTERE DIVENTA VIOLENZA di Paola Belletti<br /> <br />«La Groenlandia è il ponte fondamentale tra l'Europa e l'America del Nord, ma per conquistarla dovrai sconfiggere anche il suo clima polare!». Questa è la didascalia a un post del famosissimo gioco da tavolo Risiko, compagno di pomeriggi interminabili e sfide epiche tra adolescenti e non, ma senza conseguenze geopolitiche, fino all'avvento degli smartphone. Ma ciò che ha spinto Trump alla sua ormai innegabile fissazione per l'isola più grande del mondo non sono motivi così superficiali. Gli Usa devono averla, ha dichiarato, e "in un modo o nell'altro" l'avranno.<br />Ciò che lo attira è il suo ricchissimo sottosuolo, pieno di quelle terre rare indispensabili per l'elettronica avanzata, l'AI e compagnia. Il valore economico e strategico di questo territorio e di ciò che gli investimenti Usa permetterebbero di estrarre - 1,5 milioni di tonnellate di terre rare- è incalcolabile, o meglio potrebbe valere la supremazia economica degli Stati Uniti per i prossimi cinquant'anni. Acquisirla potrebbe infatti interrompere il monopolio cinese su chip, batterie, difesa, commenta Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte advisory &amp; gestione, su Adnkronos.<br />COLONIA DELLA DANIMARCA<br />In questa partita che sembra giocarsi però tutta su tavoli lontani dalla Groenlandia, cosa pensano invece i suoi abitanti? L'isola è stata colonia della Danimarca dal XVIII secolo fino all'inizio del XX; conquistata perché territorio strategico per la caccia alle balene, ha potuto godere di una certa libertà a scopi strategici perché proprio gli Inuit, popolazione indigena dei territori artici, con le loro tradizioni, erano abilissimi cacciatori di cetacei. Il colonialismo gentile dei danesi, quindi, era in ogni caso mosso da calcoli di convenienza. Ora che i riflettori del mondo sono puntati sull'isola però molti aspetti del dominio danese tutt'altro che gentili e rispettosi stanno emergendo con forza e per la popolazione questa situazione può addirittura trasformarsi in opportunità. La Groenlandia è una democrazia parlamentare rappresentativa e una nazione costitutiva autonoma all'interno del Regno di Danimarca, con un sistema di autogoverno che le conferisce autonomia questioni interne ma non su difesa e esteri.<br />Se fino a metà del '900 ha potuto godere di una forma di colonialismo pacifico e di una protezione attiva del suo isolamento, dal 1953 la madrepatria ha intrapreso una danizzazione intensa e traumatica. Fu imposta la lingua danese, un'urbanizzazione a tappe forzate, l'istruzione impostata su un curriculum danese, molti bambini Inuit tolti alle famiglie e portati in Danimarca, tutto per ottenere una assimilazione culturale e una cancellazione dell'identità della popolazione originaria. In questa strategia di omologazione uno degli strumenti più odiosi messi in atto sistematicamente e in modo subdolo a danno della popolazione, è stata la sterilizzazione forzata delle donne in età fertile. Con il pretesto di controlli di routine alle giovani Inuit a molte giovani veniva inserita la spirale, cosa che spesso scoprivano anni dopo non riuscendo a restare incinte e in molti casi perdendo del tutto la propria capacità di concepimento.<br />ALMENO 4500 DONNE<br />Questa pratica, secondo un report del governo danese, sarebbe andata avanti dal 1960 al 1991, anno in cui la Danimarca smise di controllare direttamente il sistema sanitario groenlandese. Solo fra il 1960 e il 1970 avrebbe coinvolto almeno 4500 donne, cioè la metà di quelle in età fertile. La prima donna a parlare pubblicamente della sua sterilizzazione forzata è stata la psicologa e attivista Naja Lyberth, che nel 2017 creò un gruppo Facebook per raccogliere testimonianze di altre persone che avevano vissuto la stessa esperienza. 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Lo ricordiamo, si tratta del film che si concentra sulle apparizioni a santa Margherita Maria Alacoque, la cui proiezione era stata bloccata dal sindaco di Marsiglia, per poi venire ripristinata per ordine di un giudice. <br />Ebbene, la sua proiezione ha superato ogni aspettativa, con code davanti ai cinema come non se ne vedevano da anni. Molti deducono dalla popolarità del film che il cattolicesimo stia tornando presente nella vita pubblica francese - culla del laicismo europeo - come anche rilevano altri segni di rinascita. Questo successo è sorprendente anche perché, essendo una "produzione a basso budget", sembrava essere destinata a un pubblico di nicchia.<br />Uscito il primo ottobre, il film sottotitolato "His Reign Will Have No End" (Il Suo Regno non avrà fine) è stato prodotto per celebrare il 350° anniversario delle apparizioni del Cuore di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque, avvenute tra il 1673 e il 1675 a Paray-le-Monial, nella regione francese della Borgogna. Il film dedica ampio spazio ai resoconti di alcuni incontri personali con Cristo, spesso avuti luogo durante l'adorazione del Santissimo Sacramento. I testimoni sono molto diversi: vanno da padre Matthieu Raffray, un sacerdote tradizionalista noto per le sue forti opinioni sui social media, ad alcuni detenuti, ai membri del parlamento, fino ad arrivare a un ex spacciatore di Bondy, una città nella periferia settentrionale di Parigi dove il tasso di criminalità è molto alto.<br />IL SANTUARIO DI PARAY-LE-MONIAL<br />I registi, Steven e Sabrina Gunnell, hanno deciso di produrre il film dopo aver visitato il santuario in Borgogna. Steven è un ex membro della boy band francese degli anni Novanta Alliage. Si è convertito al cattolicesimo e ora lavora con sua moglie alla produzione di film legati alla fede cristiana. Il film attribuisce grande importanza al santuario di Paray-le-Monial, che affidato alla Comunità Emmanuel dal 1985, accoglie ogni anno decine di migliaia di pellegrini. È stato sede di una celebrazione giubilare di grande successo per il 350° anniversario delle apparizioni, dal dicembre 2023 al giugno 2025. [...]<br />Il successo del film ha anche suscitato critiche provenienti sia dall'interno che dall'esterno della Chiesa cattolica. La maggiore critica nata in casa cattolica sarebbe l'omissione dei gesuiti. Sebbene il film presenti il direttore spirituale della Santa, padre Claude La Colombière, non menziona che fosse un gesuita. Sono stati diversi i sacerdoti francesi appartenenti all'ordine a rammaricarsi per questo, sottolinenando il ruolo chiave dei gesuiti della diffusione della devozione al Cuore di Gesù. <br />Oggi, la Rete mondiale di preghiera del Papa, che affonda le sue radici nella spiritualità gesuita, conta oltre 22 milioni di cattolici in 92 paesi. I gesuiti intervistati hanno affermato che riconoscere la Compagnia, insieme ad altre congregazioni legate a questa devozione, avrebbe dimostrato che la devozione al Sacro Cuore è un movimento vitale all'interno della Chiesa universale e non solo un fenomeno locale. Dal canto suo, padre Pascal Ide, sacerdote dell'arcidiocesi di Parigi noto per le sue critiche cinematografiche online, si è detto soddisfatto del film: «Sacré Cœur rispolvera, declassifica e depoliticizza una verità centrale del cristianesimo, ovvero che Dio si è fatto Cuore». Aggiungendo, intervistato da La Croix: «Ciò che mi ha colpito di più è stata senza dubbio la figura di Gesù e il suo intenso desiderio di raggiungere personalmente ogni persona nel modo più intimo, per sperimentare un'intensa connessione cuore a cuore».<br />LE POLEMICHE<br />Al di fuori della sfera cattolica, le polemiche hanno sfiorato il livello di "cristianofobia", secondo le parole dello stesso regista, quando istituzioni pubbliche come i municipi si sono mostrate riluttanti a proiettare il film, come è successo a Marsiglia. Oltre ai fatti già narrati, vogliamo ricordare anche che mentre il film stava per essere proiettato in anteprima il primo ottobre in tutta la Francia, MediaTransports, un'agenzia pubblicitaria, si era rifiutata di diffondere la campagna pubblicitaria prevista nelle stazioni della metropolitana e nelle stazioni ferroviarie, citando la «natura religiosa e proselitista» del progetto, «incompatibile con il principio di neutralità del servizio pubblico», secondo quanto riportato da Le Figaro.<br />Dobbiamo però constatare che il film ha avuto un impatto considerevole arrivando a un pubblico ben più vasto dei cattolici praticanti. Lo stesso Le Figaro ha dedicato un'intera pagina al fenomeno affermando che «questo film rivela il discreto ma reale ritorno alla religione nella società francese» constatando inoltre che «settimana dopo settimana, le code davanti ai cinema», che il quotidiano ammette stiano vivendo tempi difficili dall'inizio dell'anno «diventano sempre più lunghe». Vengono poi citati i punti di vista di alcuni spettatori. Jean-Michel ha detto: «Questo film va oltre la portata di un semplice documentario: è un vero e proprio viaggio interiore, un incontro con l'amore vivente del cuore di Gesù». E ancora, Raphaël: «Dopo questo film, ti prendi davvero il tempo per riflettere, e ti rendi conto di quanto sia ricca, varia e potente la nostra religione». Su AlloCiné, il film vanta un punteggio di 4.1 su 5. «Le persone ne escono profondamente commosse. Penso che siano particolarmente toccate dalle testimonianze. Abbiamo ricevuto molti messaggi di ringraziamento, da credenti e non credenti, cristiani e non cristiani allo stesso modo. Tutti bramano l'amore, e questo è il messaggio del film», spiega la co-regista Sabrina Gunnell.<br />Nota di BastaBugie: Manuela Antonacci nell'articolo seguente dal titolo "Francia, il film sul Sacro Cuore in lizza per i Premi Cesàr" parla di quanto sono rimasti stupiti e sorpresi i due registi della pellicola-rivelazione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul Sito del Timone il 13 gennaio 2026:<br />Continua a stupire la vicenda legata al film Sacré-Cœur che, dopo aver fatto il boom al botteghino, in Francia, con 400.000 spettatori, ora è nella lista ufficiale delle opere eleggibili per i Premi César 2026. Ricordiamo che la proiezione del film che si concentra sulle apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque, era stata bloccata dal sindaco di Marsiglia, per poi venire ripristinata per ordine di un giudice. La pellicola vuol essere un modo concreto e bello per celebrare il 350° anniversario delle apparizioni, avvenute tra il 1673 e il 1675 a Paray-le-Monial, nella regione francese della Borgogna. I registi, Steven e Sabrina Gunnell, hanno deciso di produrre il film dopo aver visitato il santuario in Borgogna.<br />La sua proiezione, come dicevamo, ha superato ogni aspettativa, con code davanti ai cinema. E' un successo sorprendente anche perché, essendo una "produzione a basso budget", sembrava essere destinata a un pubblico di nicchia. Il fatto poi che il film è in nomination per i César è un dato particolarmente significativo perché segna l'ingresso di un film esplicitamente ispirato alla fede cristiana nell'ambito istituzionale del cinema francese. Contattati telefonicamente, i due registi Steven e Sabrina Gunnell hanno espresso il loro stupore per questa notizia: «Sì, siamo molto sorpresi! Anche se "idoneo" non significa "vincitore", per noi è comunque qualcosa di importante, il fatto che il film sia presente sul sito dei Premi César» affermano, spiegando sia la loro cautela sia il significato simbolico di questa visibilità. Il film è ora inserito tra le opere che saranno passate in esame dai membri dell'Accademia.<br />Sebbene il premio non implica alcun riconoscimento artistico, tuttavia certifica il fatto che la pellicola soddisfa i criteri che gli permettono di entrare nel processo ufficiale di selezione. Per comprendere il significato simbolico di questa presenza, è necessario capire cosa rappresentano i Premi César nel panorama culturale francese. L'Accademia di Arti e Tecniche Cinematografiche è stata creata nel 1975 su iniziativa di Georges Cravenne, riunisce professionisti e personalità del settore cinematografico, con l'obiettivo di mettere in luce la natura profondamente collettiva della creazione cinematografica mettendo in risalto tutte le professioni che contribuiscono alla realizzazione di un film. Per garantirne la gestione, Georges Cravenne fondò un'associazione ai sensi della legge del 1901, l'Associazione per la Promozione del Cinema che riunisce i francesi che hanno ricevuto un Oscar e diverse personalità dell'industria cinematografica.<br />Il trofeo assegnato ogni anno, il "César", è una riproduzione personalizzata dell'opera creata da uno amico di Georges Cravenne, lo scultore César, da cui il premio prende il nome. Alto circa trenta centimetri e con un peso di quasi 3,7 chilogrammi, è l'equivalente degli Oscar francesi. Il film concorre in diverse categorie, tra cui Miglior Film, Primo Film, Documentario, Regista, Sceneggiatura, Fotografia e Musica. Come affermano i due registi Steven e Sabrina Gunnel, che venga premiato o meno durante la cerimonia, conta relativamente poco. La cosa più importante è la sua stessa presenza e l'aver permesso che un film del genere che rischiava di essere relegato nella nicchia di un contesto culturale, ristretto, riservato esclusivamente alla religione, appare ora sul sito dell'Accademia César e come un segno inaspettato o meglio, dovremmo dire come "segno di contraddizione".<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69524988</guid><pubDate>Tue, 20 Jan 2026 23:07:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69524988/il_film_sul_sacro_cuore.mp3" length="12176866" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8431

IL FILM SUL SACRO CUORE CHE COMMUOVE E RIEMPIE I CINEMA di Federica Di Vito
 
Continua a stupire la vicenda legata al film Sacré-Cœur. Lo ricordiamo, si tratta del film che si concentra sulle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8431" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8431</a><br /><br />IL FILM SUL SACRO CUORE CHE COMMUOVE E RIEMPIE I CINEMA di Federica Di Vito<br /> <br />Continua a stupire la vicenda legata al film Sacré-Cœur. Lo ricordiamo, si tratta del film che si concentra sulle apparizioni a santa Margherita Maria Alacoque, la cui proiezione era stata bloccata dal sindaco di Marsiglia, per poi venire ripristinata per ordine di un giudice. <br />Ebbene, la sua proiezione ha superato ogni aspettativa, con code davanti ai cinema come non se ne vedevano da anni. Molti deducono dalla popolarità del film che il cattolicesimo stia tornando presente nella vita pubblica francese - culla del laicismo europeo - come anche rilevano altri segni di rinascita. Questo successo è sorprendente anche perché, essendo una "produzione a basso budget", sembrava essere destinata a un pubblico di nicchia.<br />Uscito il primo ottobre, il film sottotitolato "His Reign Will Have No End" (Il Suo Regno non avrà fine) è stato prodotto per celebrare il 350° anniversario delle apparizioni del Cuore di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque, avvenute tra il 1673 e il 1675 a Paray-le-Monial, nella regione francese della Borgogna. Il film dedica ampio spazio ai resoconti di alcuni incontri personali con Cristo, spesso avuti luogo durante l'adorazione del Santissimo Sacramento. I testimoni sono molto diversi: vanno da padre Matthieu Raffray, un sacerdote tradizionalista noto per le sue forti opinioni sui social media, ad alcuni detenuti, ai membri del parlamento, fino ad arrivare a un ex spacciatore di Bondy, una città nella periferia settentrionale di Parigi dove il tasso di criminalità è molto alto.<br />IL SANTUARIO DI PARAY-LE-MONIAL<br />I registi, Steven e Sabrina Gunnell, hanno deciso di produrre il film dopo aver visitato il santuario in Borgogna. Steven è un ex membro della boy band francese degli anni Novanta Alliage. Si è convertito al cattolicesimo e ora lavora con sua moglie alla produzione di film legati alla fede cristiana. Il film attribuisce grande importanza al santuario di Paray-le-Monial, che affidato alla Comunità Emmanuel dal 1985, accoglie ogni anno decine di migliaia di pellegrini. È stato sede di una celebrazione giubilare di grande successo per il 350° anniversario delle apparizioni, dal dicembre 2023 al giugno 2025. [...]<br />Il successo del film ha anche suscitato critiche provenienti sia dall'interno che dall'esterno della Chiesa cattolica. La maggiore critica nata in casa cattolica sarebbe l'omissione dei gesuiti. Sebbene il film presenti il direttore spirituale della Santa, padre Claude La Colombière, non menziona che fosse un gesuita. Sono stati diversi i sacerdoti francesi appartenenti all'ordine a rammaricarsi per questo, sottolinenando il ruolo chiave dei gesuiti della diffusione della devozione al Cuore di Gesù. <br />Oggi, la Rete mondiale di preghiera del Papa, che affonda le sue radici nella spiritualità gesuita, conta oltre 22 milioni di cattolici in 92 paesi. I gesuiti intervistati hanno affermato che riconoscere la Compagnia, insieme ad altre congregazioni legate a questa devozione, avrebbe dimostrato che la devozione al Sacro Cuore è un movimento vitale all'interno della Chiesa universale e non solo un fenomeno locale. Dal canto suo, padre Pascal Ide, sacerdote dell'arcidiocesi di Parigi noto per le sue critiche cinematografiche online, si è detto soddisfatto del film: «Sacré Cœur rispolvera, declassifica e depoliticizza una verità centrale del cristianesimo, ovvero che Dio si è fatto Cuore». Aggiungendo, intervistato da La Croix: «Ciò che mi ha colpito di più è stata senza dubbio la figura di Gesù e il suo intenso desiderio di raggiungere personalmente ogni persona nel modo più intimo, per sperimentare un'intensa connessione cuore a cuore».<br />LE POLEMICHE<br />Al di fuori della sfera cattolica, le polemiche hanno sfiorato il livello di...]]></itunes:summary><itunes:duration>762</itunes:duration><itunes:keywords>dominusproduction,gunnell,margheritamariaalacoque,premicesar,sacrecoeur</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/223e83f7d8458ad1bb84644cb95c7d2c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mel Gibson ha iniziato le riprese per il seguito della passione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mel-gibson-ha-iniziato-le-riprese-per-il-seguito-della-passione--68746338</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8359" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8359</a><br /><br />MEL GIBSON HA INIZIATO LE RIPRESE PER IL SEGUITO DELLA PASSIONE di Federica Di Vito<br /> <br />Ci siamo. La scorsa settimana sono iniziate presso gli studi di Cinecittà le riprese dell'attesissimo The Resurrection, regia di Mel Gibson sotto la produzione di Icon Productions e Lionsgate come partner distributore. C'è una novità inattesa: Jim Caviezel, che ha interpretato il ruolo di Gesù in The Passion, sarà sostituito dall'attore finlandese Jaakko Ohtonen. L'attore, 36 anni, è noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Secondo quanto annunciato nei mesi scorsi dal magazine statunitense Variety, Mel Gibson non farà il suo ritorno in Italia solo a Roma, ma le riprese riguarderanno anche Matera e altre località della Puglia.<br />Le novità non riguardano solo il personaggio di Gesù. Gibson infatti ha deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film. Stando sempre a quanto riferito da Variety, la ragione risiederebbe nella collocazione temporale del film, ovvero tre giorni dopo la fine del primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanire gli attori, e questo avrebbe richiesto costi molto elevati.<br />Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning). Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro vedrà l'interpretazione di Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio e ci sarà anche Rupert Everett in un ruolo non ancora specificato.<br />Le date di uscita previste sono: per la prima parte il Venerdì Santo, 26 marzo 2027, e il giorno dell'Ascensione, 6 maggio 2027, per la seconda. La scelta di queste date è voluta - come per il primo film - in modo da collegare le uscite con il calendario liturgico cristiano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68746338</guid><pubDate>Tue, 25 Nov 2025 20:58:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68746338/mel_gibson.mp3" length="2958846" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8359

MEL GIBSON HA INIZIATO LE RIPRESE PER IL SEGUITO DELLA PASSIONE di Federica Di Vito
 
Ci siamo. La scorsa settimana sono iniziate presso gli studi di Cinecittà le riprese dell'attesissimo The...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8359" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8359</a><br /><br />MEL GIBSON HA INIZIATO LE RIPRESE PER IL SEGUITO DELLA PASSIONE di Federica Di Vito<br /> <br />Ci siamo. La scorsa settimana sono iniziate presso gli studi di Cinecittà le riprese dell'attesissimo The Resurrection, regia di Mel Gibson sotto la produzione di Icon Productions e Lionsgate come partner distributore. C'è una novità inattesa: Jim Caviezel, che ha interpretato il ruolo di Gesù in The Passion, sarà sostituito dall'attore finlandese Jaakko Ohtonen. L'attore, 36 anni, è noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Secondo quanto annunciato nei mesi scorsi dal magazine statunitense Variety, Mel Gibson non farà il suo ritorno in Italia solo a Roma, ma le riprese riguarderanno anche Matera e altre località della Puglia.<br />Le novità non riguardano solo il personaggio di Gesù. Gibson infatti ha deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film. Stando sempre a quanto riferito da Variety, la ragione risiederebbe nella collocazione temporale del film, ovvero tre giorni dopo la fine del primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanire gli attori, e questo avrebbe richiesto costi molto elevati.<br />Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning). Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro vedrà l'interpretazione di Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio e ci sarà anche Rupert Everett in un ruolo non ancora specificato.<br />Le date di uscita previste sono: per la prima parte il Venerdì Santo, 26 marzo 2027, e il giorno dell'Ascensione, 6 maggio 2027, per la seconda. La scelta di queste date è voluta - come per il primo film - in modo da collegare le uscite con il calendario liturgico cristiano.]]></itunes:summary><itunes:duration>185</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ea50a5f5db3db16d7b5c6e41e67e8219.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Unicorni: film gender per bambini finanziato dalla regione Lazio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/unicorni-film-gender-per-bambini-finanziato-dalla-regione-lazio--67784652</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8291" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8291</a><br /><br />UNICORNI: FILM GENDER PER BAMBINI FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO<br /> <br />Cento minuti di film, ovvero cento minuti di luoghi comuni a favore dell'ideologia gender, con qualche parentesi per mettere in ridicolo (non parlate di satira, quella è un'altra cosa) la prospettiva di chi non si allinea con la propaganda LGBT. Grandi "lezioni" a favore dell'identità di genere - soprattutto per i bambini - delle relazioni aperte e fugaci, della carriera alias nelle scuole e della necessità di assecondare l'identità che i figli "sentono" o in cui si "auto-percepiscono". È una prima, veloce ma esaustiva descrizione del film "Unicorni", che vede protagonista un bambino di nove anni che si sente più femmina che maschio e si vuole vestire da bambina. La pellicola si è addirittura meritata l'apertura del Giffoni Film Festival lo scorso 17 luglio (storica rassegna cinematografica dedicata a bambini e adolescenti), e Pro Vita &amp; Famiglia è andata (sigh!) a vederla al cinema per poter mettere in guardia i genitori da una propaganda - quella gender - che si fa martellante soprattutto con l'avvicinarsi, tra qualche giorno, dell'inizio del nuovo anno scolastico.<br />Il film racconta la storia di Lucio (Edoardo Pesce), un conduttore radiofonico dallo spirito progressista, e di sua moglie Elena (Valentina Lodovini), con cui condivide una famiglia "allargata", poiché ha una figlia con la sua prima moglie e un figlio con Elena, Blu, bimbo di nove anni che ama vestirsi da bambina, ma solo all'interno delle mura domestiche, dove si sente al sicuro. Il punto di svolta arriva quando Blu, in vista della recita scolastica, esprime il desiderio di interpretare la Sirenetta, indossando un costume femminile in pubblico. Questa richiesta inaspettata scuote gli equilibri familiari. I due genitori entrano così in contatto con un gruppo di supporto chiamato "Genitori Unicorni", formato da famiglie che vivono situazioni simili e guidato da una "psicologa di genere" (Michela Andreozzi, che è anche regista del film). In questo contesto Lucio si scopre meno "progressista" di quanto egli stesso credeva, poiché non riesce inizialmente ad accettare che il figlio voglia vestirsi da bambina e non si senta davvero maschio. Elena, dal canto suo, viene dipinta come una mamma "aperta" e decisa a accontentare il figlio in ogni sua richiesta. <br />TUTTI I RIFERIMENTI AL GENDER E AI TEMI LGBT<br />Nel contesto di questa trama - già di per sé impregnata di temi gender - si innestano tantissimi piccoli e grandi (a volte palesi ed espliciti) riferimenti all'Agenda Lgbtqia+. Una narrazione arcobaleno che rende a nostro avviso il film totalmente inadatto ai bambini. Tanto che, sulla pagina ufficiale di una delle case produttrici, la Vision Distribution, la pellicola presenta insieme al bollino verde (con scritto 6+ e la sigla del Ministero della Cultura) il bollino rosso con scritto "sex", visti i dialoghi sui temi sessuali presenti nel film. Ma andiamo con ordine e snoccioliamo tutti i dettagli che rendono il film così ideologico. Innanzitutto, come abbiamo già detto, il leitmotiv è l'ideologia secondo la quale i bambini devono essere liberi di sentirsi e "auto-percepirsi" senza alcun limite. Blu, che ha una sorella, la chiama invece «sorello» e viene da lei chiamato «fratella», mentre la stessa dichiara a gran voce che «la monogamia è figlia del patriarcato».<br />In particolare, poi, in una lunga scena di dialogo tra la "psicologa di genere" e il gruppo dei genitori, vengono elencati e spiegati tutti i termini della propaganda Lgbt: transgender, cisgender, identità di genere, disforia di genere, eterosessualità, omosessualità, bisessualità e addirittura l'espressione di genere, ovvero come le persone "si manifestano e si vestono" al di là della propria identità o sessualità. Si parla inoltre di una ragazza che assume il nome di "Andrea" e per la quale i genitori avevano preso in considerazione di adottare una terapia per ritardare la pubertà, in questo caso il ciclo, ma non avendo poi autorizzato tale terapia (viene sottolineato che serve l'autorizzazione dei genitori) nel film si evidenzia come sia uno shock per l'adolescente veder crescere il proprio corpo ma "non sentirlo suo".<br />RAFFIGURAZIONE RIDICOLA<br />Tra i genitori che si confidano c'è chi dice che il figlio «ha fatto domanda per la carriera alias ma la preside ci ha dichiarato guerra» oppure chi si presenta come «una coppia di genitori di un figlio Amab (assigned male at birth), ovvero assegnato maschio alla nascita». L'apoteosi sembra arrivare quando la psicologa spiega che la varianza di genere, ovvero il fatto di assumere comportamenti considerati inadatti agli stereotipi, si può manifestare anche prima dei 3 anni.<br />L'unica voce fuori dal coro, la madre di Andrea, che sottolinea come lei «a 13 anni non sapeva neanche scegliere il liceo, figuriamoci» decisioni di tale portata, alla fine del film finisce per lasciare il marito e dunque viene raffigurata ed etichettata come colei che non ha accettato la volontà del figlio, come il membro della coppia che fa la scelta sbagliata, retrograda.<br />E proprio qui si innesta un altro aspetto della narrazione, seppur non in primo piano, ovvero quello della raffigurazione ridicola, comica, grottesca e cosiddetta "medievale" di chi la pensa diversamente, raffigurato come di destra, conservatore e tradizionalista. Le coppie - inizialmente anche quella protagonista - dove uno dei due genitori non accetta ciò che i figli "sentono di essere" finiscono per litigare, per andare in crisi o addirittura lasciarsi, con la ragione che viene data sempre e solamente a chi accontenta i bambini. A tal punto che in un determinato momento il piccolo protagonista sembra voler tornare indietro su ciò che pensa di se stesso dichiarando che lo fa «per non far divorziare» i propri genitori. Addirittura anche il figlio di un personaggio non allineato agli schermi Lgbt viene a sua volta narrato come un bullo, come lo specchio - in miniatura - di ciò che è il padre. Viene, a conclusione del film, persino "discriminato" rispetto al protagonista Blu, poiché dopo una lite tra i due entrambi vengono sospesi da scuola e perciò non possono partecipare alla recita, ma alla fine il protagonista riesce in qualche modo a cavarsela, mentre l'altro rimane fuori dalla recita, seduto tra il pubblico degli adulti, escluso dagli altri bambini.<br />FRECCIATINA AL MONDO CATTOLICO<br />Come se tutto ciò non fosse sufficiente, nel film c'è spazio anche per qualche sottile - ma neanche troppo velata - frecciatina al mondo cattolico. Un'imprenditrice di chiaro stampo conservatore e cattolico (si accenna anche a Papa Wojtyła) litiga con Lucio e, quando quest'ultimo se ne va, si sente affermare «vabbè pazienza, tanto non era neanche battezzato». Ancora, in un'altra scena i protagonisti rimangono imbottigliati nel traffico di Roma a causa di un pullman in sosta. La spiegazione è, in pochi secondi, un cocktail di luoghi comuni: «ci mancavano solo i turisti del Giubileo, che so tutti vecchi e centenari». Una spruzzata di anticattolicesimo non si nega mai.<br />Se dovessero restare interrogativi sulla portata ideologica del film, ogni dubbio viene fugato dalla stessa regista del film, Michela Andreozzi, autrice di un autogol clamoroso sui social. Rispondendo a una video-recensione critica sulla faziosità ideologica del film, la Andreozzi ha "chiarito" di essersi consultata con un'associazione che si occupa del tema a "360 gradi": GenderLens, un collettivo, si legge sul loro stesso sito, di «genitori, attivistә trans e alleatә» che sostiene l'esistenza di "bambini trans", si batte per portare la Carriera Alias nelle scuole italiane e che, nel settembre 2024, organizzò il laboratorio per "Bambin* trans e gender creative" - rivolto a minori dai 5 ai 14 anni - all'Università di Roma Tre.<br />Come tantissimi altri film anche "Unicorni" ha fatto richiesta e ha potuto avere accesso a finanziamenti pubblici. In particolare, la Commissione Tecnica di Valutazione istituita dalla Regione Lazio per il bando Lazio Cinema International - Prima finestra 2024 lo ha valutato idoneo alla richiesta di fondi e sui 357.000 euro richiesti ne ha percepiti ben 310.000. A fronte di questi finanziamenti, però, l'altra faccia della medaglia sembra raccontare un flop al botteghino, poiché secondo i dati più aggiornati (a fine agosto) reperibili sul portale specializzato Box Office Mojo, gli incassi totali stimati del film ammonterebbero a 140.000 dollari, equivalenti a poco più di 130.000 euro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67784652</guid><pubDate>Tue, 16 Sep 2025 20:39:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67784652/unicorni_film_gender_per_bambini_finanziato_dalla_regione_lazio.mp3" length="8069164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8291

UNICORNI: FILM GENDER PER BAMBINI FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO
 
Cento minuti di film, ovvero cento minuti di luoghi comuni a favore dell'ideologia gender, con qualche parentesi per mettere in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8291" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8291</a><br /><br />UNICORNI: FILM GENDER PER BAMBINI FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO<br /> <br />Cento minuti di film, ovvero cento minuti di luoghi comuni a favore dell'ideologia gender, con qualche parentesi per mettere in ridicolo (non parlate di satira, quella è un'altra cosa) la prospettiva di chi non si allinea con la propaganda LGBT. Grandi "lezioni" a favore dell'identità di genere - soprattutto per i bambini - delle relazioni aperte e fugaci, della carriera alias nelle scuole e della necessità di assecondare l'identità che i figli "sentono" o in cui si "auto-percepiscono". È una prima, veloce ma esaustiva descrizione del film "Unicorni", che vede protagonista un bambino di nove anni che si sente più femmina che maschio e si vuole vestire da bambina. La pellicola si è addirittura meritata l'apertura del Giffoni Film Festival lo scorso 17 luglio (storica rassegna cinematografica dedicata a bambini e adolescenti), e Pro Vita &amp; Famiglia è andata (sigh!) a vederla al cinema per poter mettere in guardia i genitori da una propaganda - quella gender - che si fa martellante soprattutto con l'avvicinarsi, tra qualche giorno, dell'inizio del nuovo anno scolastico.<br />Il film racconta la storia di Lucio (Edoardo Pesce), un conduttore radiofonico dallo spirito progressista, e di sua moglie Elena (Valentina Lodovini), con cui condivide una famiglia "allargata", poiché ha una figlia con la sua prima moglie e un figlio con Elena, Blu, bimbo di nove anni che ama vestirsi da bambina, ma solo all'interno delle mura domestiche, dove si sente al sicuro. Il punto di svolta arriva quando Blu, in vista della recita scolastica, esprime il desiderio di interpretare la Sirenetta, indossando un costume femminile in pubblico. Questa richiesta inaspettata scuote gli equilibri familiari. I due genitori entrano così in contatto con un gruppo di supporto chiamato "Genitori Unicorni", formato da famiglie che vivono situazioni simili e guidato da una "psicologa di genere" (Michela Andreozzi, che è anche regista del film). In questo contesto Lucio si scopre meno "progressista" di quanto egli stesso credeva, poiché non riesce inizialmente ad accettare che il figlio voglia vestirsi da bambina e non si senta davvero maschio. Elena, dal canto suo, viene dipinta come una mamma "aperta" e decisa a accontentare il figlio in ogni sua richiesta. <br />TUTTI I RIFERIMENTI AL GENDER E AI TEMI LGBT<br />Nel contesto di questa trama - già di per sé impregnata di temi gender - si innestano tantissimi piccoli e grandi (a volte palesi ed espliciti) riferimenti all'Agenda Lgbtqia+. Una narrazione arcobaleno che rende a nostro avviso il film totalmente inadatto ai bambini. Tanto che, sulla pagina ufficiale di una delle case produttrici, la Vision Distribution, la pellicola presenta insieme al bollino verde (con scritto 6+ e la sigla del Ministero della Cultura) il bollino rosso con scritto "sex", visti i dialoghi sui temi sessuali presenti nel film. Ma andiamo con ordine e snoccioliamo tutti i dettagli che rendono il film così ideologico. Innanzitutto, come abbiamo già detto, il leitmotiv è l'ideologia secondo la quale i bambini devono essere liberi di sentirsi e "auto-percepirsi" senza alcun limite. Blu, che ha una sorella, la chiama invece «sorello» e viene da lei chiamato «fratella», mentre la stessa dichiara a gran voce che «la monogamia è figlia del patriarcato».<br />In particolare, poi, in una lunga scena di dialogo tra la "psicologa di genere" e il gruppo dei genitori, vengono elencati e spiegati tutti i termini della propaganda Lgbt: transgender, cisgender, identità di genere, disforia di genere, eterosessualità, omosessualità, bisessualità e addirittura l'espressione di genere, ovvero come le persone "si manifestano e si vestono" al di là della propria identità o sessualità. Si parla inoltre di una ragazza che assume il...]]></itunes:summary><itunes:duration>505</itunes:duration><itunes:keywords>film,gender,indottrinamento,regionelazio,unicorni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b9578f405793f5d7fc4125b268f1a401.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il nuovo film dei Fantastici Quattro, un inno prolife di successo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-nuovo-film-dei-fantastici-quattro-un-inno-prolife-di-successo--67348927</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8260" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8260</a><br /><br />IL NUOVO FILM DEI FANTASTICI QUATTRO, UN INNO PROLIFE DI SUCCESSO di Fabio Piemonte<br /> <br />L'industria cinematografica italiana e internazionale - in special modo hollywoodiana ma non solo - usa ormai principalmente il linguaggio artistico quale grimaldello del 'politicamente corretto', costruendo narrazioni per adulti e bambini allo scopo di favorire l'accoglienza dei temi cari all'ideologia di genere e alla cultura woke. Eppure è arrivato da poco anche nelle sale italiane un film inaspettatamente prolife, con tante sottolineature positive sulla bellezza della maternità e l'esigenza di prendersi cura e custodire la vita di un figlio sin dal grembo materno. Si tratta de "I Fantastici Quattro: Gli inizi" - ulteriore rielaborazione creativa intorno alla genesi della celebre squadra di supereroi - che, tra l'altro, si preannuncia il film Marvel con il più alto incasso dell'anno, con buona pace delle rivisitazioni in chiave woke di molti altri film (si pensi alla Disney tanto per fare un esempio) che invece sono quasi sempre stati un flop.<br />Ma andiamo con ordine. I Fantastici Quattro è una squadra di supereroi consolidata, composta da Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm. L'intero film - non vogliamo fare troppo spoiler - ruota intorno alla gravidanza inaspettata di Sue, alla gioia per aspettare un figlio e alla paura che il futuro figlio della coppia di supereroi possa essere messo in pericolo dal villain di turno - Shalla Bal, un araldo di Galactus - e dunque per questo i Fantastici 4 fanno di tutto per salvare la vita, fin dal grembo materno e anche dopo la nascita, del piccolo Franklin.<br />GRAVIDANZA, MATERNITÀ E TUTELA DEL NASCITURO<br />Sin dal concepimento nel grembo della mamma c'è un essere umano che cresce e si sviluppa gradualmente, in modo coordinato e autonomo. Questa verità scientifica di un'incredibile bellezza è quanto Sue cerca di mostrare al marito Reed. Tanto che Sue - che ha il potere dell'invisibilità - rende invisibile la sua pancia, affinché Reed possa vedere il loro figlio nel grembo. Una vera e propria "ecografia" da supereroi potremmo dire. Inoltre tutti i Fantastici Quattro si dichiarano pronti a sacrificarsi in prima persona per il piccolo Franklin oltre che premurarsi, chiaramente - in quanto veri supereroi - anche di difendere l'incolumità fisica degli abitanti della terra durante i violenti scontri con Galactus. Lo stesso villain addirittura "scansiona" la pancia di Sue per vedere suo figlio in grembo e capirne i superpoteri che anche il piccolo avrà una volta nato. Da qui la tragica promessa di fare di tutto pur di ucciderlo e tentare di farlo sia prima che dopo il parto. Il pregio principale del film, dunque, è sicuramente quello di mettere in luce la bellezza intrinseca della maternità e la forza del legame viscerale tra madre e figlio, che sospinge anche a gesti eroici, quale la disponibilità a offrire la propria vita per lui. <br />L'attrice è davvero incinta: «Il ruolo mi ha fatto capire cosa significa essere mamma». «È stato molto utile sapere che il film trattava della rabbia e dell'amore di una madre. Volevo che fosse più primordiale piuttosto che semplicemente: "Sto cercando di sconfiggere questo nemico per tutti". Era più come: "Sto lottando per salvare mio figlio". Volevo attingere alla ferocia del femminile, pur sapendo che Sue incarna anche una femminilità molto delicata». Con queste parole l'interprete di Sue Storm, l'attrice britannica Vanessa Kirby - attualmente davvero incinta nella vita reale -, ha sottolineato in un'intervista come tale ruolo l'abbia anche aiutata a capire il significato della maternità. «La maternità è questo: non è una cosa passiva. Per partorire devi essere completamente, totalmente feroce. Sono così felice di provare tali emozioni. È così toccante per me ed è tutto ciò che avrei potuto sperare per lei. Le madri sono delle vere e proprie guerriere, delle supereroine di tutti i giorni. Lo sappiamo tutte, perché tutte noi proveniamo da una stessa famiglia», ha aggiunto ancora l'attrice, sottolineando nello stesso tempo come «a volte le donne d'azione possano sembrare invincibili. Non ne vediamo il lato più tenero».<br />BOOM AL BOTTEGHINO: UN CASO?<br />Nelle parole della Kirby emerge dunque una verità chiara, al di là di ogni ideologia 'politicamente corretta': la maternità non è qualcosa da evitare alla stregua di una 'malattia' o da considerare come qualcosa che indebolisce le donne o che le priva di successo, carriera, divertimento, vita mondana. Al contrario, da tale esperienza trasformante, le madri riescono a scoprire capacità, talenti ed energie che neanche pensavano di avere, sorprendendosi di riuscire a realizzare grandi cose proprio mentre crescono i loro figli.<br />Oltre a questi aspetti pro life e relativi alla trama, il film ha già sbancato il botteghino, incassando oltre 200 milioni di tutto il mondo (solo finora) e diventando così il film Marvel con il più alto incasso quest'anno, oltre ad aver ricevuto entusiastiche recensioni sia dalla critica cinematrografica che dal pubblico. Un caso? Beh, probabilmente il grande successo de "I Fantastici Quattro: Gli inizi" non sarà dovuto principalmente o comunque non esclusivamente ai suoi temi pro life e pro family, ma certamente balza agli occhi l'altrettanto grande differenza - guarda caso - tra questo film e i tanti "politicamente corretti" e proni all'ideologia woke e Lgbt che invece sono spesso stati dei flop giganteschi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67348927</guid><pubDate>Tue, 12 Aug 2025 20:22:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67348927/il_nuovo_film_dei_fantastici_quattro_un_inno_prolife_di_successo.mp3" length="6292419" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8260

IL NUOVO FILM DEI FANTASTICI QUATTRO, UN INNO PROLIFE DI SUCCESSO di Fabio Piemonte
 
L'industria cinematografica italiana e internazionale - in special modo hollywoodiana ma non solo - usa ormai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8260" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8260</a><br /><br />IL NUOVO FILM DEI FANTASTICI QUATTRO, UN INNO PROLIFE DI SUCCESSO di Fabio Piemonte<br /> <br />L'industria cinematografica italiana e internazionale - in special modo hollywoodiana ma non solo - usa ormai principalmente il linguaggio artistico quale grimaldello del 'politicamente corretto', costruendo narrazioni per adulti e bambini allo scopo di favorire l'accoglienza dei temi cari all'ideologia di genere e alla cultura woke. Eppure è arrivato da poco anche nelle sale italiane un film inaspettatamente prolife, con tante sottolineature positive sulla bellezza della maternità e l'esigenza di prendersi cura e custodire la vita di un figlio sin dal grembo materno. Si tratta de "I Fantastici Quattro: Gli inizi" - ulteriore rielaborazione creativa intorno alla genesi della celebre squadra di supereroi - che, tra l'altro, si preannuncia il film Marvel con il più alto incasso dell'anno, con buona pace delle rivisitazioni in chiave woke di molti altri film (si pensi alla Disney tanto per fare un esempio) che invece sono quasi sempre stati un flop.<br />Ma andiamo con ordine. I Fantastici Quattro è una squadra di supereroi consolidata, composta da Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm. L'intero film - non vogliamo fare troppo spoiler - ruota intorno alla gravidanza inaspettata di Sue, alla gioia per aspettare un figlio e alla paura che il futuro figlio della coppia di supereroi possa essere messo in pericolo dal villain di turno - Shalla Bal, un araldo di Galactus - e dunque per questo i Fantastici 4 fanno di tutto per salvare la vita, fin dal grembo materno e anche dopo la nascita, del piccolo Franklin.<br />GRAVIDANZA, MATERNITÀ E TUTELA DEL NASCITURO<br />Sin dal concepimento nel grembo della mamma c'è un essere umano che cresce e si sviluppa gradualmente, in modo coordinato e autonomo. Questa verità scientifica di un'incredibile bellezza è quanto Sue cerca di mostrare al marito Reed. Tanto che Sue - che ha il potere dell'invisibilità - rende invisibile la sua pancia, affinché Reed possa vedere il loro figlio nel grembo. Una vera e propria "ecografia" da supereroi potremmo dire. Inoltre tutti i Fantastici Quattro si dichiarano pronti a sacrificarsi in prima persona per il piccolo Franklin oltre che premurarsi, chiaramente - in quanto veri supereroi - anche di difendere l'incolumità fisica degli abitanti della terra durante i violenti scontri con Galactus. Lo stesso villain addirittura "scansiona" la pancia di Sue per vedere suo figlio in grembo e capirne i superpoteri che anche il piccolo avrà una volta nato. Da qui la tragica promessa di fare di tutto pur di ucciderlo e tentare di farlo sia prima che dopo il parto. Il pregio principale del film, dunque, è sicuramente quello di mettere in luce la bellezza intrinseca della maternità e la forza del legame viscerale tra madre e figlio, che sospinge anche a gesti eroici, quale la disponibilità a offrire la propria vita per lui. <br />L'attrice è davvero incinta: «Il ruolo mi ha fatto capire cosa significa essere mamma». «È stato molto utile sapere che il film trattava della rabbia e dell'amore di una madre. Volevo che fosse più primordiale piuttosto che semplicemente: "Sto cercando di sconfiggere questo nemico per tutti". Era più come: "Sto lottando per salvare mio figlio". Volevo attingere alla ferocia del femminile, pur sapendo che Sue incarna anche una femminilità molto delicata». Con queste parole l'interprete di Sue Storm, l'attrice britannica Vanessa Kirby - attualmente davvero incinta nella vita reale -, ha sottolineato in un'intervista come tale ruolo l'abbia anche aiutata a capire il significato della maternità. «La maternità è questo: non è una cosa passiva. Per partorire devi essere completamente, totalmente feroce. Sono così felice di provare tali emozioni. È così toccante per me ed è tutto ciò che avrei...]]></itunes:summary><itunes:duration>394</itunes:duration><itunes:keywords>disney,fantastici4,flop,marvel,maternità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/76a2ca0c36123eeff6949ed991e151d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Someone like you, un pessimo film romantico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/someone-like-you-un-pessimo-film-romantico--65934970</link><description><![CDATA[Si tratta di un dramma romantico in cui la protagonista London Quinn è una ragazza solare, spontanea, appassionata di arte e desiderosa di approfondire le sue radici cristiane. Il suo migliore amico è Dawson Gage, un ragazzo convintamente cristiano che non nasconde i suoi principi religiosi. La scena iniziale del film in cui i due gareggiano con le moto d'acqua è molto bella e coinvolgente. Quando la ragazza si toglie i vestiti per indossare la muta lui si volta dall'altra parte in quanto cristiano rispettoso del pudore. Lei lo prende in giro dicendogli: «Sei nato nel secolo sbagliato, sai?». Un po' come dargli del medioevale e sorpassato. Come dire: «Va bene essere cristiani, ma tu sei integralista».<br />Dawson da anni prova sentimenti profondi per lei e finalmente viene il momento in cui la corteggia chiaramente e lei sembra disponibile, ma proprio in quel momento London muore in un tragico incidente d'auto. Dawson è devastato. Durante il lutto, scopre dai genitori di London un segreto sconvolgente: avevano fatto ricorso alla fecondazione artificiale. Avevano concepito in vitro due gemelle, ma erano in grado di farne nascere solo una, per cui decisero di cedere l'altro embrione al medico che aveva effettuato la procedura. L'embrione era stato quindi impiantato in una donna di cui non conoscevano il nome. Il padre di London definisce la cessione dell'embrione non come un'adozione, ma solo "un passaggio di proprietà", in quanto è stato "firmato un contratto".<br />A questo punto ci potremmo immaginare che un film cristiano metta in luce i problemi etici che tutto questo comporta. E invece niente. I genitori sono dispiaciuti soltanto di non aver detto prima alla figlia dell'esistenza di una sua gemella. Tutto qui.<br />IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA<br />Ben diversamente la pensa il Catechismo della Chiesa Cattolica, che al n. 2376, in merito alla fecondazione eterologa, cioè fatta con gameti esterni alla coppia, afferma: «Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l'intervento di una persona estranea alla coppia (dono di sperma o di ovocita, prestito dell'utero) sono gravemente disoneste. Tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono "il diritto esclusivo [degli sposi] a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro"».<br />Relativamente all'omologa, cioè alla fecondazione artificiale tra coniugi, il n. 2377 precisa: «Praticate in seno alla coppia, tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali omologhe) sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono moralmente inaccettabili. Dissociano l'atto sessuale dall'atto procreatore. L'atto che fonda l'esistenza del figlio non è più un atto con il quale due persone si donano l'una all'altra, bensì un atto che "affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all'uguaglianza che dev'essere comune a genitori e figli". "La procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell'atto coniugale, e cioè del gesto specifico dell'unione degli sposi [...]; soltanto il rispetto del legame che esiste tra i significati dell'atto coniugale e il rispetto dell'unità dell'essere umano consente una procreazione conforme alla dignità della persona"».<br /><br />https://www.filmgarantiti.it/it/contenuti.php?pagina=utility&amp;nome=_someone_like_you]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65934970</guid><pubDate>Tue, 06 May 2025 08:01:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65934970/someone_like_you.mp3" length="7921333" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>Si tratta di un dramma romantico in cui la protagonista London Quinn è una ragazza solare, spontanea, appassionata di arte e desiderosa di approfondire le sue radici cristiane. Il suo migliore amico è Dawson Gage, un ragazzo convintamente cristiano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Si tratta di un dramma romantico in cui la protagonista London Quinn è una ragazza solare, spontanea, appassionata di arte e desiderosa di approfondire le sue radici cristiane. Il suo migliore amico è Dawson Gage, un ragazzo convintamente cristiano che non nasconde i suoi principi religiosi. La scena iniziale del film in cui i due gareggiano con le moto d'acqua è molto bella e coinvolgente. Quando la ragazza si toglie i vestiti per indossare la muta lui si volta dall'altra parte in quanto cristiano rispettoso del pudore. Lei lo prende in giro dicendogli: «Sei nato nel secolo sbagliato, sai?». Un po' come dargli del medioevale e sorpassato. Come dire: «Va bene essere cristiani, ma tu sei integralista».<br />Dawson da anni prova sentimenti profondi per lei e finalmente viene il momento in cui la corteggia chiaramente e lei sembra disponibile, ma proprio in quel momento London muore in un tragico incidente d'auto. Dawson è devastato. Durante il lutto, scopre dai genitori di London un segreto sconvolgente: avevano fatto ricorso alla fecondazione artificiale. Avevano concepito in vitro due gemelle, ma erano in grado di farne nascere solo una, per cui decisero di cedere l'altro embrione al medico che aveva effettuato la procedura. L'embrione era stato quindi impiantato in una donna di cui non conoscevano il nome. Il padre di London definisce la cessione dell'embrione non come un'adozione, ma solo "un passaggio di proprietà", in quanto è stato "firmato un contratto".<br />A questo punto ci potremmo immaginare che un film cristiano metta in luce i problemi etici che tutto questo comporta. E invece niente. I genitori sono dispiaciuti soltanto di non aver detto prima alla figlia dell'esistenza di una sua gemella. Tutto qui.<br />IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA<br />Ben diversamente la pensa il Catechismo della Chiesa Cattolica, che al n. 2376, in merito alla fecondazione eterologa, cioè fatta con gameti esterni alla coppia, afferma: «Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l'intervento di una persona estranea alla coppia (dono di sperma o di ovocita, prestito dell'utero) sono gravemente disoneste. Tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono "il diritto esclusivo [degli sposi] a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro"».<br />Relativamente all'omologa, cioè alla fecondazione artificiale tra coniugi, il n. 2377 precisa: «Praticate in seno alla coppia, tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali omologhe) sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono moralmente inaccettabili. Dissociano l'atto sessuale dall'atto procreatore. L'atto che fonda l'esistenza del figlio non è più un atto con il quale due persone si donano l'una all'altra, bensì un atto che "affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all'uguaglianza che dev'essere comune a genitori e figli". "La procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell'atto coniugale, e cioè del gesto specifico dell'unione degli sposi [...]; soltanto il rispetto del legame che esiste tra i significati dell'atto coniugale e il rispetto dell'unità dell'essere umano consente una procreazione conforme alla dignità della persona"».<br /><br />https://www.filmgarantiti.it/it/contenuti.php?pagina=utility&amp;nome=_someone_like_you]]></itunes:summary><itunes:duration>496</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f77337b9cd14ca5c0f54f4ffb120ec84.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La rivoluzione gender nella Chiesa si specchia nel film Conclave</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-rivoluzione-gender-nella-chiesa-si-specchia-nel-film-conclave--64208907</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8070" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8070</a><br /><br />LA RIVOLUZIONE GENDER NELLA CHIESA SI SPECCHIA NEL FILM CONCLAVE di Riccardo Cascioli<br /> <br />Il vescovo della diocesi francese di Coutances et Avranches, mons. Grégoir Cador ha recentemente annunciato la nomina di una vicaria generale, Audrey Dubourget, aggregata quindi al consiglio episcopale. Anche nell'arcidiocesi di Bruxelles a dicembre era stata nominata una delegata episcopale, Rebecca Charlier-Alsberge, il cui nome è stato addirittura introdotto nella Preghiera eucaristica. In Italia, nella trasmissione tv Otto e Mezzo (La7) tocca a una suora, Paola Arosio, censurare la decisione del presidente americano Donald Trump di considerare soltanto i generi maschile e femminile, decisione ritenuta violenta e non al passo con i tempi. Sulle teorie omosessualiste e transessualiste del cardinale americano Blaise Cupich potete leggere quest'altro articolo di Tommaso Scandroglio. E poi il Papa, che tra settembre e ottobre scorso ha ricevuto con grande enfasi due diversi gruppi di persone omo e transessuali, ma che soprattutto promuovono l'agenda LGBTecc. nella Chiesa.<br />Sono soltanto alcuni recenti fatti - se ne potrebbero citare tanti altri - che danno l'idea di come si stia realizzando nella Chiesa una vera e propria rivoluzione morale. Di più, è in atto un processo che snatura il sacerdozio.<br />E sono fatti che vengono immediatamente in mente dopo aver visto il film Conclave, diretto da Edward Berger e tratto dall'omonimo romanzo di Robert Harris, uscito in Italia nei giorni di Natale e ancora presente nelle sale cinematografiche con un buon successo di pubblico. Del resto parliamo di un film candidato a 8 premi Oscar, sette Golden Globes e tanti altri riconoscimenti. Dunque tra poche settimane, quando ci sarà la Notte degli Oscar, tornerà di grande attualità.<br />Malgrado ciò si potrebbe anche evitare di parlare di questo film, se fosse semplicemente l'ennesimo lavoro - pur cinematograficamente ben fatto - dedicato a screditare la Chiesa cattolica, con protagonisti dei cardinali dediti soltanto a trame di potere o con pesanti scheletri negli armadi. Cose già viste, si potrebbe dire.<br />SUBDOLA E INQUIETANTE<br />In realtà l'operazione Conclave è molto più subdola e inquietante. Intendiamoci, gli ingredienti del thriller vaticano ci sono tutti: a cominciare dalla colonna sonora, degna di un film di Dario Argento, che fin dalle prime scene accompagna le azioni più ordinarie e ovvie che seguono la morte di un Papa, dando l'impressione di assistere a chissà quale misfatto. Né mancano gli scandali che via via emergono a Conclave in corso e ovviamente restano chiusi nelle segrete stanze: il cardinale africano con un figlio e il canadese che trama e paga altri cardinali per avere il loro voto. Poi ci sono i due fronti contrapposti, progressisti e tradizionalisti, rigorosamente occidentali, ovviamente impegnati in una lotta semplicemente di potere. Il tutto condito, nei rari discorsi importanti, da un linguaggio politicamente corretto: su tutti l'omelia nella Messa che introduce il conclave, quando il cardinale Lawrence, il decano che fa da guida nello svolgersi del film, pronuncia un elogio del dubbio contro ogni certezza. Dubbio che peraltro esprime il suo sentimento in un momento di crisi di fede.<br />Fino all'epilogo in cui, azzerati a colpi di scandalo tutti i principali candidati, in virtù di un banalissimo discorso su poveri e guerre guadagna i voti per il papato il cardinale giovane, che viene dalle periferie. E che però nasconde il segreto di una natura sessuale che si intuisce intersex, anche se la descrizione che ne viene fatta è di fanta-anatomia. Alla fine il nuovo Papa, con tutta la sua ambiguità e anche banalità, emerge come l'unica figura veramente positiva del Sacro Collegio, un uomo-donna che in virtù di questa natura ha la mitezza e la propensione al dialogo - contro l'arroganza e la violenza dei maschi tossici - di cui necessitano la Chiesa e il mondo.<br />FINZIONE O REALTÀ?<br />Insomma una trama, se vogliamo, neanche troppo originale. Cosa c'è allora di inquietante in questo film? Che quella che solo un pontificato fa sarebbe stata considerata come un'opera di fanta-religione, come è stato il Codice da Vinci tanto per fare un esempio, oggi appare drammaticamente realistico. I discorsi dei cardinali nel film, in cui manca qualsiasi riferimento concreto alle ragioni della fede, sono terribilmente simili a quelli che oggi si sentono sulla bocca di tanti prelati, compreso l'elogio del dubbio, «la Chiesa non è tradizione» e così via. Anzi, nella realtà si sentono e si vedono cose ben peggiori.<br />Quando un vescovo promuove una mostra blasfema e un altro approva il fast food in chiesa con la giustificazione che «Gesù approverebbe», cosa vuoi che sia un cardinale ossessionato dalla paura che diventi Papa il candidato tradizionalista?<br />Se vogliamo, la realtà esemplificata dai fatti citati in apertura è già più avanti rispetto a quello che si vede nel film. Al punto che l'elezione a Papa di un cardinale intersex o anche transessuale, oggi - dopo l'attuale pontificato - non è più fanta-religione.<br />Il primo pensiero che viene in mente uscendo dal cinema è infatti che oggi questo epilogo sarebbe drammaticamente possibile, anzi ci si chiede se non sia già successo che qualche prete o vescovo sia esattamente in questa condizione. Ricordiamo che già tre anni fa la diocesi di Torino ha accettato di cresimare con il nuovo nome e genere una donna "diventata" uomo; e si può stare sicuri che altrove nel mondo occidentale non ci si scandalizzi più di casi del genere. La crescente pressione per l'accettazione nei seminari di candidati omosessuali al sacerdozio, poi va nella stessa direzione.<br />Nel film il Papa defunto viene a conoscenza della situazione del vescovo intersex e malgrado ciò lo nomina cardinale, gli dice «Vai avanti». Non è forse questa una situazione che ci è familiare? Non abbiamo visto in questi anni la brillante carriera di personaggi dichiaratamente pro-LGBT come il già citato cardinale Cupich o il cardinale Robert W. McElroy, promosso proprio nelle scorse settimane ad arcivescovo di Washington?<br />In fondo, Conclave fa da cassa di risonanza a chi nella Chiesa lavora per la sua distruzione, rendendo familiare e accettabile a un vasto pubblico, anche di cattolici, un epilogo come quello del film.<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64208907</guid><pubDate>Wed, 05 Feb 2025 17:28:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64208907/la_rivoluzione_gender_nella_chiesa.mp3" length="6822432" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8070

LA RIVOLUZIONE GENDER NELLA CHIESA SI SPECCHIA NEL FILM CONCLAVE di Riccardo Cascioli
 
Il vescovo della diocesi francese di Coutances et Avranches, mons. Grégoir Cador ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8070" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8070</a><br /><br />LA RIVOLUZIONE GENDER NELLA CHIESA SI SPECCHIA NEL FILM CONCLAVE di Riccardo Cascioli<br /> <br />Il vescovo della diocesi francese di Coutances et Avranches, mons. Grégoir Cador ha recentemente annunciato la nomina di una vicaria generale, Audrey Dubourget, aggregata quindi al consiglio episcopale. Anche nell'arcidiocesi di Bruxelles a dicembre era stata nominata una delegata episcopale, Rebecca Charlier-Alsberge, il cui nome è stato addirittura introdotto nella Preghiera eucaristica. In Italia, nella trasmissione tv Otto e Mezzo (La7) tocca a una suora, Paola Arosio, censurare la decisione del presidente americano Donald Trump di considerare soltanto i generi maschile e femminile, decisione ritenuta violenta e non al passo con i tempi. Sulle teorie omosessualiste e transessualiste del cardinale americano Blaise Cupich potete leggere quest'altro articolo di Tommaso Scandroglio. E poi il Papa, che tra settembre e ottobre scorso ha ricevuto con grande enfasi due diversi gruppi di persone omo e transessuali, ma che soprattutto promuovono l'agenda LGBTecc. nella Chiesa.<br />Sono soltanto alcuni recenti fatti - se ne potrebbero citare tanti altri - che danno l'idea di come si stia realizzando nella Chiesa una vera e propria rivoluzione morale. Di più, è in atto un processo che snatura il sacerdozio.<br />E sono fatti che vengono immediatamente in mente dopo aver visto il film Conclave, diretto da Edward Berger e tratto dall'omonimo romanzo di Robert Harris, uscito in Italia nei giorni di Natale e ancora presente nelle sale cinematografiche con un buon successo di pubblico. Del resto parliamo di un film candidato a 8 premi Oscar, sette Golden Globes e tanti altri riconoscimenti. Dunque tra poche settimane, quando ci sarà la Notte degli Oscar, tornerà di grande attualità.<br />Malgrado ciò si potrebbe anche evitare di parlare di questo film, se fosse semplicemente l'ennesimo lavoro - pur cinematograficamente ben fatto - dedicato a screditare la Chiesa cattolica, con protagonisti dei cardinali dediti soltanto a trame di potere o con pesanti scheletri negli armadi. Cose già viste, si potrebbe dire.<br />SUBDOLA E INQUIETANTE<br />In realtà l'operazione Conclave è molto più subdola e inquietante. Intendiamoci, gli ingredienti del thriller vaticano ci sono tutti: a cominciare dalla colonna sonora, degna di un film di Dario Argento, che fin dalle prime scene accompagna le azioni più ordinarie e ovvie che seguono la morte di un Papa, dando l'impressione di assistere a chissà quale misfatto. Né mancano gli scandali che via via emergono a Conclave in corso e ovviamente restano chiusi nelle segrete stanze: il cardinale africano con un figlio e il canadese che trama e paga altri cardinali per avere il loro voto. Poi ci sono i due fronti contrapposti, progressisti e tradizionalisti, rigorosamente occidentali, ovviamente impegnati in una lotta semplicemente di potere. Il tutto condito, nei rari discorsi importanti, da un linguaggio politicamente corretto: su tutti l'omelia nella Messa che introduce il conclave, quando il cardinale Lawrence, il decano che fa da guida nello svolgersi del film, pronuncia un elogio del dubbio contro ogni certezza. Dubbio che peraltro esprime il suo sentimento in un momento di crisi di fede.<br />Fino all'epilogo in cui, azzerati a colpi di scandalo tutti i principali candidati, in virtù di un banalissimo discorso su poveri e guerre guadagna i voti per il papato il cardinale giovane, che viene dalle periferie. E che però nasconde il segreto di una natura sessuale che si intuisce intersex, anche se la descrizione che ne viene fatta è di fanta-anatomia. Alla fine il nuovo Papa, con tutta la sua ambiguità e anche banalità, emerge come l'unica figura veramente positiva del Sacro Collegio, un uomo-donna che in virtù di questa...]]></itunes:summary><itunes:duration>427</itunes:duration><itunes:keywords>agendalgbt,cardinali,conclave,filmpessimo,inquietante</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/48e85b9e6332f6541c8da58ce804b87c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vera storia di Pocahontas</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vera-storia-di-pocahontas--63606479</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8031" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8031</a><br /><br />LA VERA STORIA DI POCAHONTAS di Rino Cammilleri<br /> <br />Celebrata in un cartoon della Disney nel 1995 e da un film di Terence Malick del 2006 (con cast stellare: Colin Ferrel e Christian Bale), la leggenda dice che l'indiana Pocahontas si innamorò dell'inglese John Smith e lo salvò dal palo della tortura. Il colono la sposò e la portò in Inghilterra. Gli americani le hanno dedicato anche un francobollo. Ma il sito housecultures.com la racconta diversa. Era figlia di un capo powhatan, Wahunsenaca, nacque verso il 1596 e cambiò nome tre volte.si chiamava Amonute. Nella cerimonia di passaggio ala maturità assunse il nome di Matoka. Ma tutti la chiamavano Pocahontas, che significa "la gioiosa" o la "giocosa", così che anche lei finì con il presentarsi con tal nome. Suo padre aveva più mogli, ma tra i powhatan della Virginia si usava che ogni moglie del capo, se incinta, lasciasse il figlio al padre e fosse libera, se lo voleva, di risposarsi. Così fu per Pocahontas, che si ritrovò con una sorella d'altra mamma. Smith, nei suoi libri di memorie, raccontò in seguito di essere stato preso dagli indiani, e che il suo catturatore, tale Opechancanough, lo aveva mostrato come preda nei vari villaggi dei powhatan: in quello di Pocahontas sarebbe stato da lei salvato dl sacrificio stabilito da suo padre.<br />LA VERA STORIA<br />Ormai gli storici sono pressoché concordi nell'affermare che Smith raccontava frottole. Nella sua autobiografia, infatti, diceva di aver visto in mare anche le sirene. È più probabile che Smith abbia preso spunto dalla storia di un conquistador spagnolo, Juan Ortiz, che nel 1528 era stato catturato dagli indiani della Florida nel corso della spedizione di Hernàn De Soto e liberato undici anni dopo grazie all'intercessione della figlia del capo Uzita. Infatti, la traduzione inglese del resoconto di De Soto comparve a Londra nel 1609, diversi anni prima dei racconti di John Smith. Un altro particolare contribuisce a rendere meno verosimile la storia la storia di Smith: costui all'epoca aveva sui 27 anni, mentre Pocahontas tra i nove e gli undici. Non solo. Pare che Smith rubasse agli indiani, e solamente perché questi erano alleati degli inglesi della colonia di Jamestown non gli andò peggio. Niente di strano che sia stato proprio lui a suggerire, come vedremo, il rapimento di Pocahontas. Questa, intanto, a 14 anni si era sposata col fratello del capo degli Japasaw, Kocom. I due ebbero una bambina. Ma le indiane, specialmente d'estate, usavano andare a giro nude, cosa che creava attriti con gli inglesi, che a ogni occasione allungavano le mani.<br />Gli indiani erano decisi a vendicare le loro donne, ma gli inglesi li prevennero rapendo Pocahontas, fresca di parto. La portarono su una delle loro navi e la rinchiusero nella stiva. Un tentativo di Kocom di liberarla finì tragicamente con la morte di quest'ultimo, ucciso sotto gli occhi della moglie. Lei, per il dolore, cominciò uno sciopero della fame. Preoccupati di perdere il prezioso ostaggio, gli inglesi permisero alla di lei sorella di venire ad assisterla. Pocahontas, rincuorata dalla presenza della congiunta, si riprese, accettò il<br />battesimo anglicano e il nome di Rebecca, e imparò velocemente la lingua. Forse fu la "sindrome di Stoccolma", chissà: a bordo rimase incinta. Di chi? Non si è mai saputo. Nel 1614 suo padre attaccò gli inglesi per liberarla, ma non ci riuscì. Sul terreno rimasero tanti morti da ambo le parti e Pocahontas-Rebecca, per tenere gli inglesi lontani dai suoi, decise di sottoporsi al trasferimento in Inghilterra, che i suoi sequestratori le chiedevano con insistenza. Infatti, erano ansiosi di mostrare a corte e al Paese la "principessa" indiana e acquisirne lustro.<br />Cosi, lei, la sorella e il bambino anglo-indiano Thomas salparono dopo cinque anni di prigionia. In Inghilterra ci fu il successo d'immagine che da lei ci si aspettava. Anzi, la sposarono con un certo John Rolfe, il quale dichiarò che il figlioletto di Pocahontas era suo. Non era vero, naturalmente, ma il Rolfe non vedeva l'ora di esibire in società la "principessa" indiana.<br />LA MORTE E IL DESTINO DEI FIGLI<br />Ormai ventunenne, ben vestita e acconciata all'inglese, padrona della lingua tanto da non sfigurare nei salotti, finalmente ottenne di poter tornare in Patria per riabbracciare i suoi cari. La corte era d'accordo e non si poteva mostrarsi senza cuore col pubblico. Cosi venne organizzata la pantomima del ritorno a casa. Innanzitutto, la nave scelta per il viaggio era, guarda un po', quella del capitano Samuel Argall, lo stesso che l'aveva tenuta prigioniera sulla medesima nave.<br />S'imbarcò, giustamente, anche il nuovo marito. Solo che una sera, mentre i tre erano a cena a bordo (non si sa se già salpati o in procinto di farlo) Pocahontas si sentì male. E in poche ore era morta. La versione fornita dai due uomini fu: tisi. Chi sa, invece, che la tisi è un male che dura molto a lungo, sospetta che la poveretta sia stata avvelenata da quei due, forse spaventati all'idea dell'accoglienza che avrebbero trovato presso i powhatan. Il corpo di Pocahontas e sepolto a Gravesend, nel Kent, e i film che abbiamo menzionato all'inizio hanno fatto alla tomba un'attrazione turistica. Il capo Wahunsenaca, saputo della fine della fine della sua "gioiosa" ne morì di crepacuore.<br />La tribù chiese più volte il corpo di quella sua sfortunata figlia, ma invano. Eh, i coloni inglesi non erano mica come i conquistadores spagnoli: questi non si muovevano senza cappellani francescani, mercedari, domenicani al seguito, e il loro re aveva preso precisi impegni evangelizzatori con il Papa. Tampinati dai missionari, i conquistadores dovettero sposare, regolarmente e con rito cattolico, le incas e le azteche. Da qui il meticciato sudamericano, a differenza del Nord, dove l'etnia indiana è quasi scomparsa.<br />Insomma, nelle zone spagnole una vicenda come quella di Pocahontas non sarebbe stata permessa. Andò leggermente meglio al piccolo Thomas, del quale il presunto padre John Rolfe fece presto a sbarazzarsi, affibbiandolo al fratello Henry. Thomas aveva solo cinque anni e Henry fu costretto a trascinare John in tribunale perché quello si rifiutava perfino di contribuire agli alimenti. Alla morte di John e poi di Henry, Thomas si ritrovò erede di certe terre in Virginia. Ci andò, ma non incontrò mai l'altro figlio di sua madre, rimasto con gli indiani. Quando mori anche lui, sulla tomba scrissero solo, oltre al nome, «figlio di Pocahontas». E fu tutto.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63606479</guid><pubDate>Tue, 07 Jan 2025 22:56:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63606479/la_vera_storia_di_pocahontas.mp3" length="7830927" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8031

LA VERA STORIA DI POCAHONTAS di Rino Cammilleri
 
Celebrata in un cartoon della Disney nel 1995 e da un film di Terence Malick del 2006 (con cast stellare: Colin Ferrel e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8031" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8031</a><br /><br />LA VERA STORIA DI POCAHONTAS di Rino Cammilleri<br /> <br />Celebrata in un cartoon della Disney nel 1995 e da un film di Terence Malick del 2006 (con cast stellare: Colin Ferrel e Christian Bale), la leggenda dice che l'indiana Pocahontas si innamorò dell'inglese John Smith e lo salvò dal palo della tortura. Il colono la sposò e la portò in Inghilterra. Gli americani le hanno dedicato anche un francobollo. Ma il sito housecultures.com la racconta diversa. Era figlia di un capo powhatan, Wahunsenaca, nacque verso il 1596 e cambiò nome tre volte.si chiamava Amonute. Nella cerimonia di passaggio ala maturità assunse il nome di Matoka. Ma tutti la chiamavano Pocahontas, che significa "la gioiosa" o la "giocosa", così che anche lei finì con il presentarsi con tal nome. Suo padre aveva più mogli, ma tra i powhatan della Virginia si usava che ogni moglie del capo, se incinta, lasciasse il figlio al padre e fosse libera, se lo voleva, di risposarsi. Così fu per Pocahontas, che si ritrovò con una sorella d'altra mamma. Smith, nei suoi libri di memorie, raccontò in seguito di essere stato preso dagli indiani, e che il suo catturatore, tale Opechancanough, lo aveva mostrato come preda nei vari villaggi dei powhatan: in quello di Pocahontas sarebbe stato da lei salvato dl sacrificio stabilito da suo padre.<br />LA VERA STORIA<br />Ormai gli storici sono pressoché concordi nell'affermare che Smith raccontava frottole. Nella sua autobiografia, infatti, diceva di aver visto in mare anche le sirene. È più probabile che Smith abbia preso spunto dalla storia di un conquistador spagnolo, Juan Ortiz, che nel 1528 era stato catturato dagli indiani della Florida nel corso della spedizione di Hernàn De Soto e liberato undici anni dopo grazie all'intercessione della figlia del capo Uzita. Infatti, la traduzione inglese del resoconto di De Soto comparve a Londra nel 1609, diversi anni prima dei racconti di John Smith. Un altro particolare contribuisce a rendere meno verosimile la storia la storia di Smith: costui all'epoca aveva sui 27 anni, mentre Pocahontas tra i nove e gli undici. Non solo. Pare che Smith rubasse agli indiani, e solamente perché questi erano alleati degli inglesi della colonia di Jamestown non gli andò peggio. Niente di strano che sia stato proprio lui a suggerire, come vedremo, il rapimento di Pocahontas. Questa, intanto, a 14 anni si era sposata col fratello del capo degli Japasaw, Kocom. I due ebbero una bambina. Ma le indiane, specialmente d'estate, usavano andare a giro nude, cosa che creava attriti con gli inglesi, che a ogni occasione allungavano le mani.<br />Gli indiani erano decisi a vendicare le loro donne, ma gli inglesi li prevennero rapendo Pocahontas, fresca di parto. La portarono su una delle loro navi e la rinchiusero nella stiva. Un tentativo di Kocom di liberarla finì tragicamente con la morte di quest'ultimo, ucciso sotto gli occhi della moglie. Lei, per il dolore, cominciò uno sciopero della fame. Preoccupati di perdere il prezioso ostaggio, gli inglesi permisero alla di lei sorella di venire ad assisterla. Pocahontas, rincuorata dalla presenza della congiunta, si riprese, accettò il<br />battesimo anglicano e il nome di Rebecca, e imparò velocemente la lingua. Forse fu la "sindrome di Stoccolma", chissà: a bordo rimase incinta. Di chi? Non si è mai saputo. Nel 1614 suo padre attaccò gli inglesi per liberarla, ma non ci riuscì. Sul terreno rimasero tanti morti da ambo le parti e Pocahontas-Rebecca, per tenere gli inglesi lontani dai suoi, decise di sottoporsi al trasferimento in Inghilterra, che i suoi sequestratori le chiedevano con insistenza. Infatti, erano ansiosi di mostrare a corte e al Paese la "principessa" indiana e acquisirne lustro.<br />Cosi, lei, la sorella e il bambino anglo-indiano Thomas salparono dopo...]]></itunes:summary><itunes:duration>490</itunes:duration><itunes:keywords>coloni,conquistadores,pocahontas,powhatan,protestanti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d9d896c03eb942ad0e73fb474f2ffcb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storia di Maria: bocciato! Sarebbe bastato seguire il Vangelo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storia-di-maria-bocciato-sarebbe-bastato-seguire-il-vangelo--63524885</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8021</a><br /><br />STORIA DI MARIA: BOCCIATO! SAREBBE BASTATO SEGUIRE IL VANGELO di Rino Cammilleri<br /> <br />Tutti i più famosi registi americani hanno voluto dire la loro sui seguenti temi: fantascienza, horror, Vietnam, sesso. In una specie di gara al grido di "mo' vi faccio vedere io come si fa". Qualcuno ha prodotto capolavori, i più ciofeche. Vabbè. Ma c'è un tema su cui anche i non famosi, cioè quasi tutti, si cimentano: i Vangeli. Da una parte la cosa potrebbe far piacere, perché denota una certa qual nostalgia anche da parte degli atei che, nemmeno loro, non possono non dirsi cristiani perché anche la stessa possibilità di professare l'ateismo senza passare i guai viene dal cristianesimo. Dall'altra, però, questo continuo sfornare film su Gesù, Giuseppe e Maria (non tutti lo sanno, ma anche Christian Bale, "Batman", è stato Gesù) alla lunga stucca. Come le continue rivisitazioni di Francesco &amp; Chiara.<br />L'ultimo nato del ricco filone è Storia di Maria, distribuito da Netflix e arricchito dalla presenza dell'ormai troppo vecchio Anthony Hopkins nei panni di Erode. Anticipo subito che l'unica cosa azzeccata è la scelta della protagonista, Noa Cohen, attrice israeliana dal nome squisitamente ebraico. Infatti, la Madonna era ebrea. Lo sviluppo della trama, poi, fa porre allo spettatore una domanda: ma perché tutti questi film si ostinano a non seguire pari pari il racconto evangelico, già di per sé avventuroso quanto basta? Macché, e giù con le varianti secondo l'estro, di solito dettate dal politicamente corretto del momento. E pure a questo Storia di Maria (nell'originale semplicemente Mary) l'idea che, essendo immune dal Peccato Originale, Maria abbia figliato in tutta serenità non riesce ad essere contemplata. Boh, chissà che consulenti ha utilizzato, forse teologi à la page.<br />Ebbene, nel film Maria e Giuseppe non trovano alloggio a Betlemme perché la città è intasata da quanti sono venuti perché sanno che lì deve nascere il Messia. Cosa che non sapeva nemmeno Erode. Boh. Il censimento romano? Nessuna traccia. Tiremm innanz. L'arcangelo Gabriele si presenta subito. A chi? A Gioacchino, disperato per non avere figli. A lui annuncia la nascita di Maria. Ma l'attore scelto per fare l'angelo ha un viso bruttino e inquietante. Invece, quello che fa Lucifero è bello. Ri-boh. Tra l'altro, Giuseppe, per difendere la moglie rapita da Lucifero, trafigge quest'ultimo con una spada. Vabbe', licenze poetiche. Ma a Giuseppe nessun angelo spiega come mai la sua fidanzata sia incinta. Se la tiene lo stesso, sì, solo perché ne è innamorato, e senza alcuna curiosità su chi sia il padre del nascituro. Per quanto riguarda il premio Oscar Erode, questi, tra una gigionata e l'altra, manda a uccidere tutti i bambini di Betlemme, tranne i neonati, che si fa portare al suo cospetto per vedere qual sia il Messia. Naturalmente non riesce a distinguere il Prescelto e viene praticamente ucciso da Gabriele.<br />Le scene di massa, al solito, sono girate in Marocco, e si vedono chiaramente facce maghrebine che lo spettatore è invitato a considerare ebree. Potremmo continuare con le incongruenze &amp; ingenuità, ma ci sentiamo di invitare i registi a, per una volta, seguire il racconto evangelico senza aggiunte e/o varianti. Il risultato sarebbe molto migliore, come ha mostrato Mel Gibson. Tutto il resto, come direbbe Califano, è noia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63524885</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2024 11:00:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63524885/storia_di_maria_bocciato.mp3" length="3973616" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8021

STORIA DI MARIA: BOCCIATO! SAREBBE BASTATO SEGUIRE IL VANGELO di Rino Cammilleri
 
Tutti i più famosi registi americani hanno voluto dire la loro sui seguenti temi: fantascienza,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8021</a><br /><br />STORIA DI MARIA: BOCCIATO! SAREBBE BASTATO SEGUIRE IL VANGELO di Rino Cammilleri<br /> <br />Tutti i più famosi registi americani hanno voluto dire la loro sui seguenti temi: fantascienza, horror, Vietnam, sesso. In una specie di gara al grido di "mo' vi faccio vedere io come si fa". Qualcuno ha prodotto capolavori, i più ciofeche. Vabbè. Ma c'è un tema su cui anche i non famosi, cioè quasi tutti, si cimentano: i Vangeli. Da una parte la cosa potrebbe far piacere, perché denota una certa qual nostalgia anche da parte degli atei che, nemmeno loro, non possono non dirsi cristiani perché anche la stessa possibilità di professare l'ateismo senza passare i guai viene dal cristianesimo. Dall'altra, però, questo continuo sfornare film su Gesù, Giuseppe e Maria (non tutti lo sanno, ma anche Christian Bale, "Batman", è stato Gesù) alla lunga stucca. Come le continue rivisitazioni di Francesco &amp; Chiara.<br />L'ultimo nato del ricco filone è Storia di Maria, distribuito da Netflix e arricchito dalla presenza dell'ormai troppo vecchio Anthony Hopkins nei panni di Erode. Anticipo subito che l'unica cosa azzeccata è la scelta della protagonista, Noa Cohen, attrice israeliana dal nome squisitamente ebraico. Infatti, la Madonna era ebrea. Lo sviluppo della trama, poi, fa porre allo spettatore una domanda: ma perché tutti questi film si ostinano a non seguire pari pari il racconto evangelico, già di per sé avventuroso quanto basta? Macché, e giù con le varianti secondo l'estro, di solito dettate dal politicamente corretto del momento. E pure a questo Storia di Maria (nell'originale semplicemente Mary) l'idea che, essendo immune dal Peccato Originale, Maria abbia figliato in tutta serenità non riesce ad essere contemplata. Boh, chissà che consulenti ha utilizzato, forse teologi à la page.<br />Ebbene, nel film Maria e Giuseppe non trovano alloggio a Betlemme perché la città è intasata da quanti sono venuti perché sanno che lì deve nascere il Messia. Cosa che non sapeva nemmeno Erode. Boh. Il censimento romano? Nessuna traccia. Tiremm innanz. L'arcangelo Gabriele si presenta subito. A chi? A Gioacchino, disperato per non avere figli. A lui annuncia la nascita di Maria. Ma l'attore scelto per fare l'angelo ha un viso bruttino e inquietante. Invece, quello che fa Lucifero è bello. Ri-boh. Tra l'altro, Giuseppe, per difendere la moglie rapita da Lucifero, trafigge quest'ultimo con una spada. Vabbe', licenze poetiche. Ma a Giuseppe nessun angelo spiega come mai la sua fidanzata sia incinta. Se la tiene lo stesso, sì, solo perché ne è innamorato, e senza alcuna curiosità su chi sia il padre del nascituro. Per quanto riguarda il premio Oscar Erode, questi, tra una gigionata e l'altra, manda a uccidere tutti i bambini di Betlemme, tranne i neonati, che si fa portare al suo cospetto per vedere qual sia il Messia. Naturalmente non riesce a distinguere il Prescelto e viene praticamente ucciso da Gabriele.<br />Le scene di massa, al solito, sono girate in Marocco, e si vedono chiaramente facce maghrebine che lo spettatore è invitato a considerare ebree. Potremmo continuare con le incongruenze &amp; ingenuità, ma ci sentiamo di invitare i registi a, per una volta, seguire il racconto evangelico senza aggiunte e/o varianti. Il risultato sarebbe molto migliore, come ha mostrato Mel Gibson. 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Ha lasciato la sua carriera, ha rotto il suo fidanzamento con l'imprenditore di Los Angeles Don Robinson ed ha seguito la sua vocazione di suora.<br />Dolores Hart, il cui vero nome è Dolores Hicks, è nata il 20 ottobre 1938 a Chicago, in Illinois. Dolores è l'unica figlia di Bert e Harriett Hicks. È anche la nipote acquisita, tramite il matrimonio di una zia, del cantante Mario Lanza.<br />Usando il nome d'arte di "Dolores Hart", nel 1956 è stata scelta per interpretare un ruolo di supporto nel film del 1957 "Loving You", in cui ha lavorato con Elvis Presley.<br />Dopo questa partecipazione, Dolores si è trovata con molte richiesta di lavoro ed ha fatto altri due film, prima di recitare di nuovo con Elvis Presley in "King Creole" del 1958.<br />Ha poi debuttato a Broadway, vincendo un Theatre World Award nel 1959 e una nomination al Tony Award come migliore attrice protagonista per il suo ruolo in "The Pleasure of His Company".<br />Nel 1960, Dolores ha recitato in "Where the Boys Are", una commedia per adolescenti,  in cui si parlava di studenti universitari durante le vacanze di primavera. Il film ha avuto un seguito tale da divenire quasi un cult.<br />Dolores Hart ha continuato a recitare in altri quattro film, incluso il ruolo principale in "Lisa", basato su un romanzo di Jan de Hartog e nominato al Golden Globe come "Miglior film drammatico".<br />Era considerata una delle stelle nascenti di Hollywood ed è stata scelta per ruoli in "Wild Is The Wind", "The Plunderers", "Francesco D'Assisi", "Sail A Crooked Ship" e "Lonelyhearts" con Montgomery Clift. Il suo ultimo ruolo è stato al fianco di Hugh O'Brian nel film "Come Fly With Me" del 1963 .<br />A questo punto ha deciso di lasciare il mondo del cinema e, dopo aver rotto il fidanzamento con l'imprenditore di Los Angeles Don Robinson, l'attrice venticinquenne è diventata suora cattolica presso l'Abbazia Benedettina di Regina Laudis a Betlemme, nel Connecticut, diventando, in seguito, priora del convento.<br />Quando ha ricevuto la chiamata dagli Studios della Paramount?<br />Nel bel mezzo di una lezione, a Marymount, ho ricevuto una chiamata dagli studi della Paramount! Era il produttore associato di Hal Wallis e voleva che andassi alla Paramount per un incontro. L'insegnante non voleva che rispondessi alla chiamata, pensava fosse una farsa, ma ho risposto.<br />Volevano incontrarmi quel pomeriggio, mi sembra entro una mezz'ora, alla Paramount. In realtà, anch'io volevo incontrarli. Il mio amico, Don Barbeau, è venuto a prendermi con un carro funebre del 1938. Ero vestita con un maglione e calzini e sono andata dal signor Hal Wallis.<br />Mi ha chiesto: "Cosa vuoi fare della tua vita?".<br />Ho risposto subito ed ho detto: "Voglio fare l'attrice".<br />"Stiamo girando un film con il signor Presley e vogliamo che inizi la prossima settimana".<br />Non sapevo nemmeno chi fosse Elvis Presley, ma la settimana successiva c'erano gli esami finali a scuola.<br />Ho detto: "Deve essere la prossima settimana?".<br />La sua risposta: "Sì, lo fa!"<br />Madre Gabriel, la decana delle ragazze, è venuta a trovarmi e mi ha detto: "I ragazzi della scuola di recitazione vorrebbero un'opportunità come quella che sta capitando a te. Dolores questa è quella giusta! Accettala!".<br />Ho detto: "Va bene, va bene!".<br />Ho seguito il suo consiglio, ho fatto il provino ed ho ottenuto la parte.<br />Il cameraman ha chiesto: "Signorina Hart, chi le ha insegnato la tecnica della recitazione? Dove andava a scuola?".<br />"Non sono mai andato a scuola per queste cose".<br />E lui ha risposto: "Sicuramente sa cosa fare".<br />Alla fine la chiamata è arrivata ed ho iniziato le riprese con il signor Presley. Ho incontrato Wallie Westmore per il trucco e Edith Head per disegnare il mio guardaroba per il film "Loving You".<br />So che suoni il clarinetto. Hai suonato il clarinetto per Elvis?<br />Beh, due anni dopo, ho fatto un altro film con Elvis Presley. Jan Shepherd ha interpretato la sorella di Elvis nel film.<br />Il giorno del suo compleanno abbiamo fatto una festa per lei a casa mia.<br />Elvis è venuto alla festa di compleanno. Ho suonato il clarinetto ed Elvis si è seduto ed ha suonato il piano. Abbiamo suonato alcuni brani per il compleanno di Jan. Era un vero gentiluomo, un distillato di semplicità, umorismo e timidezza. A quel tempo era proprio se stesso.<br />Mentre stavamo girando "King Creole", aveva così tante persone che lo seguivano, che non potevi camminare per le strade di New Orleans. Era come un circo. Non crederesti alle folle.<br />I poliziotti erano ovunque. Dovevamo stare nelle camere d'albergo ad aspettare tra una scena e l'altra.<br />Quando finalmente siamo arrivati sul posto, siamo stati accompagnati all'ascensore ed alle camere dell'hotel. C'erano delle tavole tra un hotel e l'altro. Le abbiamo attraversate per andare in un altro albergo, siamo scesi con l'ascensore e siamo entrati in un'altra stanza.<br />Ci hanno portato dei panini. Elvis ha aperto la Bibbia di Gideon, poiché quella era la versione collocata nelle stanze dell'hotel. Qualunque passaggio avesse aperto, ne avremmo parlato.<br />Mi chiedeva: "Cosa ne pensi di questo passaggio?"<br />Com'è successo che hai visitato l'Abbazia?<br />Nel 1959 stavo recitando a New York "The Pleasure of His Company". Un'amica mi ha invitata ad incontrare alcune suore ed ha detto: "Sono molto speciali".<br />Ho esclamato: "SUORE! No, non voglio incontrare le suore!".<br />Ma la mia amica ha detto: "Ti ho mai guidato nel modo sbagliato?" ed io ho detto "No".<br />Così sono venuta a Regina Laudis dopo poche ore ed è arrivata la chiamata definitiva. Ti senti in un posto speciale.<br />Dopo la prima visita, continuavo a tornare tra gli spettacoli. Alla fine ho chiesto alla Reverenda Madre se pensava che avessi una vocazione.<br />Lei ha detto: "No, no. Torna indietro e fai il tuo film. Sei troppo giovane".<br />L'ho fatto, e poi ho fatto altri film: "Where the Boys Are" e "San Francesco d'Assisi", che mi ha portato a Roma.<br />Ho incontrato Papa Giovanni XXIII ed è stato molto determinante nell'aiutarmi a formare le mie idee su una vocazione. Quando sono stata presentato al Papa, ho detto: "Sono Dolores Hart, l'attrice che interpreta Chiara".<br />Ha detto: "No, tu sei Chiara!".<br />Pensando che mi avesse frainteso, ho detto: "No, io sono Dolores Hart, un'attrice che interpreta Chiara".<br />Papa Giovanni XXIII mi ha guardato dritto negli occhi ed ha affermato: "No. Sei Chiara!"<br />La sua dichiarazione mi è rimasta impressa e mi è risuonata nella mente molte volte.<br />Reverenda madre, potrebbe parlarci del suo fidanzamento prima di entrare nell'Abbazia?<br />Un'esperienza meravigliosa per me e Don Robison. Lui aveva la sensazione che potessi avere una vocazione. Voleva provare il fidanzamento: "Facciamo un tentativo".<br />Sono passati diversi giorni e stavamo guidando lungo la strada, quando ha fermato la macchina. Lui ha detto: "C'è qualcosa non va. Mi ami?".<br />"Certo, ti amo".<br />L'ha chiesto di nuovo e poi ha detto: "Qualcosa dentro di te non è con me".<br />Quando sono tornata a casa all'una di notte, ho chiamato ed ho prenotato un volo per le 6.00 del mattino per Regina Laudis.<br />Dio è lontano da tutti noi finché non entriamo nella realtà di noi stessi. Alla fine, sono arrivata a dire nel mio cuore più di ogni altra cosa e poi apertamente a me stessa: "La mia ricerca di Dio è stata una ricerca coniugale". [...]<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63460304</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2024 11:24:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63460304/dai_film_con_elvis_presley_a_monaca_di_clausura.mp3" length="10247149" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8008

DAI FILM CON ELVIS PRESLEY A MONACA DI CLAUSURA da Sito Grazie Elvis
 
Molti anni fa un'attrice di Hollywood molto richiesta, Dolores Hart, ha scioccato il mondo dello spettacolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8008" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8008</a><br /><br />DAI FILM CON ELVIS PRESLEY A MONACA DI CLAUSURA da Sito Grazie Elvis<br /> <br />Molti anni fa un'attrice di Hollywood molto richiesta, Dolores Hart, ha scioccato il mondo dello spettacolo quando ha rinunciato a tutto per diventare una suora cattolica benedettina di clausura. Ha lasciato la sua carriera, ha rotto il suo fidanzamento con l'imprenditore di Los Angeles Don Robinson ed ha seguito la sua vocazione di suora.<br />Dolores Hart, il cui vero nome è Dolores Hicks, è nata il 20 ottobre 1938 a Chicago, in Illinois. Dolores è l'unica figlia di Bert e Harriett Hicks. È anche la nipote acquisita, tramite il matrimonio di una zia, del cantante Mario Lanza.<br />Usando il nome d'arte di "Dolores Hart", nel 1956 è stata scelta per interpretare un ruolo di supporto nel film del 1957 "Loving You", in cui ha lavorato con Elvis Presley.<br />Dopo questa partecipazione, Dolores si è trovata con molte richiesta di lavoro ed ha fatto altri due film, prima di recitare di nuovo con Elvis Presley in "King Creole" del 1958.<br />Ha poi debuttato a Broadway, vincendo un Theatre World Award nel 1959 e una nomination al Tony Award come migliore attrice protagonista per il suo ruolo in "The Pleasure of His Company".<br />Nel 1960, Dolores ha recitato in "Where the Boys Are", una commedia per adolescenti,  in cui si parlava di studenti universitari durante le vacanze di primavera. Il film ha avuto un seguito tale da divenire quasi un cult.<br />Dolores Hart ha continuato a recitare in altri quattro film, incluso il ruolo principale in "Lisa", basato su un romanzo di Jan de Hartog e nominato al Golden Globe come "Miglior film drammatico".<br />Era considerata una delle stelle nascenti di Hollywood ed è stata scelta per ruoli in "Wild Is The Wind", "The Plunderers", "Francesco D'Assisi", "Sail A Crooked Ship" e "Lonelyhearts" con Montgomery Clift. Il suo ultimo ruolo è stato al fianco di Hugh O'Brian nel film "Come Fly With Me" del 1963 .<br />A questo punto ha deciso di lasciare il mondo del cinema e, dopo aver rotto il fidanzamento con l'imprenditore di Los Angeles Don Robinson, l'attrice venticinquenne è diventata suora cattolica presso l'Abbazia Benedettina di Regina Laudis a Betlemme, nel Connecticut, diventando, in seguito, priora del convento.<br />Quando ha ricevuto la chiamata dagli Studios della Paramount?<br />Nel bel mezzo di una lezione, a Marymount, ho ricevuto una chiamata dagli studi della Paramount! Era il produttore associato di Hal Wallis e voleva che andassi alla Paramount per un incontro. L'insegnante non voleva che rispondessi alla chiamata, pensava fosse una farsa, ma ho risposto.<br />Volevano incontrarmi quel pomeriggio, mi sembra entro una mezz'ora, alla Paramount. In realtà, anch'io volevo incontrarli. Il mio amico, Don Barbeau, è venuto a prendermi con un carro funebre del 1938. Ero vestita con un maglione e calzini e sono andata dal signor Hal Wallis.<br />Mi ha chiesto: "Cosa vuoi fare della tua vita?".<br />Ho risposto subito ed ho detto: "Voglio fare l'attrice".<br />"Stiamo girando un film con il signor Presley e vogliamo che inizi la prossima settimana".<br />Non sapevo nemmeno chi fosse Elvis Presley, ma la settimana successiva c'erano gli esami finali a scuola.<br />Ho detto: "Deve essere la prossima settimana?".<br />La sua risposta: "Sì, lo fa!"<br />Madre Gabriel, la decana delle ragazze, è venuta a trovarmi e mi ha detto: "I ragazzi della scuola di recitazione vorrebbero un'opportunità come quella che sta capitando a te. Dolores questa è quella giusta! Accettala!".<br />Ho detto: "Va bene, va bene!".<br />Ho seguito il suo consiglio, ho fatto il provino ed ho ottenuto la parte.<br />Il cameraman ha chiesto: "Signorina Hart, chi le ha insegnato la tecnica della recitazione? 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E lo porrà nella storia per avere attaccato alla "sua Napoli" una ulteriore etichetta negativa, del tutto gratuita e ingiusta su quanto di più caro hanno i partenopei: il rispetto e la devozione per san Gennaro, patrono della città.<br />Sono i numeri del botteghino a condizionare le recensioni dei film. E Parthenope non fa eccezione. È un meccanismo che alimenta sé stesso, portando a milioni di euro l'incasso di questa pellicola. Eppure, per i suoi contenuti osceni, ci sono spettatori che abbandonano il cinema tra il primo e il secondo tempo, ma questo non viene raccontato per non innescare un'inversione di tendenza.<br />Il trailer dell'autore di La Grande Bellezza dedicato a Roma, ma definito dai romani «decadente e torbido», rinvia a panorami e colori di Napoli che aprono il cuore grazie ad accesi toni d'azzurro tra cielo e mare, ma rimanda anche al buio dell'anima dello stesso regista che non ha modificato affatto il suo stile «decadente e torbido», appunto.<br />L'orrido prodotto che ha confezionato per attrarre pubblico, e che arriverà anche all'estero, è una Napoli – simbolicamente interpretata dalla protagonista Parthenope (Celeste Dalla Porta) – immersa nella lussuria, nell'edonismo e nella corruzione che raggiungono il culmine nella rappresentazione blasfema del "miracolo di San Gennaro", della fede dei partenopei nel Santo protettore, e del pastore che li guida: il cardinale Tesorone (Peppe Lanzetta). Nel film, l'anziano presule che attraversa le navate vestito solo di un ridotto slip di colore porpora, è una figura lasciva e profanatrice dell'altare, della reliquia del sangue di san Gennaro e dei gioielli del Tesoro. Negli ambienti, che richiamano alla memoria il Duomo di Napoli, si consuma una scena di erotismo disgustosa, con la giovane Parthenope addobbata degli oggetti sacri del Tesoro di san Gennaro. Nel film, il cardinale Tesorone viene definito "Satana".<br />IL "GENIO" SORRENTINO<br />Il clima conformista di acquiescenza al film è stato rotto dalla critica senza nessuna reverenza nei confronti del "genio Sorrentino", dal sacerdote Franco Rapullino, parroco di San Giuseppe a Chiaia che, sul quotidiano ROMA, ha definito il film «una raffigurazione offensiva del miracolo», scagliandosi contro il regista: «Non ha diritto di essere così blasfemo… un cardinale profanatore che ha reso disgustoso quanto è di più caro ai napoletani, rendendoli grotteschi nella fede che invece è autentica».<br />Questa ferma voce di ribellione al pensiero unico dominante ha avuto il merito di spingere - anche se ancora cautamente per il condizionamento laicista - altri media a denunciare il contenuto oltraggioso del film, che era stato nascosto dai critici nell'anteprima al Festival di Cannes. Si dirà: perché l'arte non va censurata. E, invece, una operazione-verità è doverosa. Se non altro nel rispetto di chi ha una sensibilità religiosa.<br />Nel simbolismo che si pretende attribuire al film, la ragazza Parthenope rappresenterebbe Napoli e, nelle sue esperienze vivrebbe le emozioni che Sorrentino conserva e comunica attraverso la macchina da presa.<br />Due le operazioni che Sorrentino fa in Parthenope: una estetizzante, con inquadrature estive del Golfo di Napoli, scogliere luminose, ville sul mare e interni barocchi. Cattura con l'obiettivo angoli di per sé incantevoli nei quali gli va riconosciuta la maestria dei professionisti della pubblicità, abili in giochi di luci, slow-motion, scene grandangolari, ombre, con le quali guadagna il consenso del pubblico, in un itinerario ipnotico. Reso docile l'osservatore con l'incantesimo delle immagini-spot, Sorrentino gli somministra allusioni e a volte scene esplicite di incesto (il fratello di Parthenope che desidera da sempre la sorella, fino al suicidio), poliamore, desideri e fantasie omosessuali, rapporti saffici, aborto, e l'amplesso pubblico di due ragazzi dai volti innocenti e spaventati, obbligati a unirsi carnalmente su un tavolo da biliardo, sotto lo sguardo di due improbabili famiglie camorristiche e di un prete, che assistono al "rito" come suggello della pax criminale.<br />LE "SCUSE" DI SORRENTINO<br />Infine, l'incontro tra Parthenope e il Cardinale Tesorone. Lei è una antropologa e ricercatrice che intende studiare il miracolo di san Gennaro. L'orrendo e lascivo cardinale appare al centro di una navata, semisvestito, intento a tingersi i capelli, per prepararsi alla celebrazione religiosa della liquefazione del sangue del Santo. Le donne del popolo pregano e sudano, si sventagliano e soffrono in una Cattedrale sovraffollata e soffocante. Il miracolo non avviene, ma una donna in menopausa comincia a sanguinare, urlando che il miracolo è avvenuto e lei stessa lo rappresenta. Il Cardinale Tesorone si arrabbia perché quella scena aveva distolto i fedeli dall'adorazione rivolta alla sua persona. Quindi, Parthenope chiede di vedere il Tesoro di san Gennaro e lui acconsente, ma prima le chiede di accompagnarlo a una festa mondana, dove lui fuma e gode della riverenza dei presenti. Infine c'è la scena di Parthenope addobbata dei gioielli del Tesoro di San Gennaro: sul capo la mitra, il manto che fa scivolare dalle spalle mostrando la croce di smeraldi e zaffiri, la collana che le copre in parte i seni, orecchini voluminosi e il resto di voluminosi gioielli a coprire al minimo il corpo nudo. Un letto fuoriesce dall'altare e qui la ragazza si concede all'uomo. La telecamera si allontana lasciando sullo sfondo i due protagonisti mentre riprende in primo piano l'ampolla con il sangue di San Gennaro che "osserva" la scena e "reagisce" cominciando a liquefarsi. Ognuno è libero di interpretare questi fotogrammi.<br />In un incontro con il pubblico, consapevole di avere offeso la sensibilità del mondo cattolico, Sorrentino ha tentato di difendersi, affermando di non avere messo alcuna etichetta al miracolo di san Gennaro perché la Chiesa «è troppo intelligente per criticare la sua opera» e ha chiesto di guardare e giudicare il suo film «senza pregiudizi». Ma forse voleva dire in modo acritico. Ha parlato del "miracolo di San Gennaro" come di «un rito»– né più né meno di quello che lui inscena tra le famiglie camorristiche del film – perciò privo di qualsiasi valore spirituale e sacro. Ha descritto la protagonista come una semplice ragazza che attraversa varie esperienze di vita. Il fatto è che Parthenope lo fa talvolta con punte di commozione, ma il più delle volte con un sorriso beota che è forse quello che Sorrentino vorrebbe vedere impresso sui volti di chi ha pagato il biglietto per assistere al suo film.<br />LE REAZIONI<br />Dopo la scena di sesso con il cardinale, Parthenope si presenta al suo professore universitario, Marotta (Silvio Orlando), una figura paterna che nasconde nel proprio intimo un grande dolore per un figlio disabile che tiene nascosto, e che decide di mostrare solo alla ragazza. Appare quindi un gigante seminudo, a metà tra un neonato e un adulto, obeso e dall'umorismo infantile, fatto «di acqua e sale, come il mare», dice Marotta. Si potrebbe pensare che Napoli - nell'immaginario di Sorrentino - è più aderente a questa irrealistica creatura-mostro che la giovane e spregiudicata ragazza narrata.<br />Nell'incontro con il pubblico, il regista non ha voluto spiegare nulla del simbolismo inserito nel film. Come ha scritto il critico Peter Bradshaw, che ha stroncato "Parthenope" su "The Guardian", si assiste a «due ore di pubblicità di un'acqua di colonia incredibilmente costosa».<br />Silenzio totale da parte dell'Arcivescovo di Napoli, Monsignor Domenico Battaglia, (appena nominato Cardinale) sulla inaccettabile blasfemia nei confronti del culto a san Gennaro e del miracolo della liquefazione del sangue.<br />«Disgusto e schifo», invece ha espresso don Franco Rapullino, Parroco di San Giuseppe a Chiaia a Napoli in una intervista al ROMA: «Sorrentino non ha diritto a essere così blasfemo - ha affermato il parroco - la satira è una cosa, ma a San Gennaro tutti tengono e in quelle scene in cui inserisce un Cardinale profanatore ha reso disgustoso quanto è di più caro ai napoletani. Rendendoli grotteschi nella fede che invece è autentica. Napoli è migliore di quella che lui ha messo in quel film. Niente di quel film si può apprezzare: sembra che tutto a Napoli ruoti incontro al potere, all'ambizione, al sesso e al denaro. Mi ha fatto proprio schifo. E quanto alla presenza e alla funzione della Chiesa, va detto che quella che andrà in giro per il mondo con le immagini del film Parthenope è solo una grande e deleteria menzogna. Perché questo regista non ne sa niente della vera religiosità». [...]<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62722414</guid><pubDate>Wed, 13 Nov 2024 17:01:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62722414/parthenope_il_film_di_sorrentino_che_offende.mp3" length="10113820" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7973

PARTHENOPE, IL FILM DI SORRENTINO CHE OFFENDE NAPOLI E LA CHIESA di Rosa Benigno

È un grave e dolorosissimo oltraggio quello che Paolo Sorrentino ha inferto ai credenti con il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7973" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7973</a><br /><br />PARTHENOPE, IL FILM DI SORRENTINO CHE OFFENDE NAPOLI E LA CHIESA di Rosa Benigno<br /><br />È un grave e dolorosissimo oltraggio quello che Paolo Sorrentino ha inferto ai credenti con il suo film Parthenope. E lo porrà nella storia per avere attaccato alla "sua Napoli" una ulteriore etichetta negativa, del tutto gratuita e ingiusta su quanto di più caro hanno i partenopei: il rispetto e la devozione per san Gennaro, patrono della città.<br />Sono i numeri del botteghino a condizionare le recensioni dei film. E Parthenope non fa eccezione. È un meccanismo che alimenta sé stesso, portando a milioni di euro l'incasso di questa pellicola. Eppure, per i suoi contenuti osceni, ci sono spettatori che abbandonano il cinema tra il primo e il secondo tempo, ma questo non viene raccontato per non innescare un'inversione di tendenza.<br />Il trailer dell'autore di La Grande Bellezza dedicato a Roma, ma definito dai romani «decadente e torbido», rinvia a panorami e colori di Napoli che aprono il cuore grazie ad accesi toni d'azzurro tra cielo e mare, ma rimanda anche al buio dell'anima dello stesso regista che non ha modificato affatto il suo stile «decadente e torbido», appunto.<br />L'orrido prodotto che ha confezionato per attrarre pubblico, e che arriverà anche all'estero, è una Napoli – simbolicamente interpretata dalla protagonista Parthenope (Celeste Dalla Porta) – immersa nella lussuria, nell'edonismo e nella corruzione che raggiungono il culmine nella rappresentazione blasfema del "miracolo di San Gennaro", della fede dei partenopei nel Santo protettore, e del pastore che li guida: il cardinale Tesorone (Peppe Lanzetta). Nel film, l'anziano presule che attraversa le navate vestito solo di un ridotto slip di colore porpora, è una figura lasciva e profanatrice dell'altare, della reliquia del sangue di san Gennaro e dei gioielli del Tesoro. Negli ambienti, che richiamano alla memoria il Duomo di Napoli, si consuma una scena di erotismo disgustosa, con la giovane Parthenope addobbata degli oggetti sacri del Tesoro di san Gennaro. Nel film, il cardinale Tesorone viene definito "Satana".<br />IL "GENIO" SORRENTINO<br />Il clima conformista di acquiescenza al film è stato rotto dalla critica senza nessuna reverenza nei confronti del "genio Sorrentino", dal sacerdote Franco Rapullino, parroco di San Giuseppe a Chiaia che, sul quotidiano ROMA, ha definito il film «una raffigurazione offensiva del miracolo», scagliandosi contro il regista: «Non ha diritto di essere così blasfemo… un cardinale profanatore che ha reso disgustoso quanto è di più caro ai napoletani, rendendoli grotteschi nella fede che invece è autentica».<br />Questa ferma voce di ribellione al pensiero unico dominante ha avuto il merito di spingere - anche se ancora cautamente per il condizionamento laicista - altri media a denunciare il contenuto oltraggioso del film, che era stato nascosto dai critici nell'anteprima al Festival di Cannes. Si dirà: perché l'arte non va censurata. E, invece, una operazione-verità è doverosa. Se non altro nel rispetto di chi ha una sensibilità religiosa.<br />Nel simbolismo che si pretende attribuire al film, la ragazza Parthenope rappresenterebbe Napoli e, nelle sue esperienze vivrebbe le emozioni che Sorrentino conserva e comunica attraverso la macchina da presa.<br />Due le operazioni che Sorrentino fa in Parthenope: una estetizzante, con inquadrature estive del Golfo di Napoli, scogliere luminose, ville sul mare e interni barocchi. Cattura con l'obiettivo angoli di per sé incantevoli nei quali gli va riconosciuta la maestria dei professionisti della pubblicità, abili in giochi di luci, slow-motion, scene grandangolari, ombre, con le quali guadagna il consenso del pubblico, in un itinerario ipnotico. Reso docile l'osservatore con l'incantesimo delle...]]></itunes:summary><itunes:duration>633</itunes:duration><itunes:keywords>blasfemia,napoli,parthenope,sangennaro,sorrentino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f588f1a5b6f6bd54a8e8f80d82a6602.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La vita di Fernandel, l'attore che ha interpretato don Camillo per il cinema</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-vita-di-fernandel-l-attore-che-ha-interpretato-don-camillo-per-il-cinema--61100454</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7888" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7888</a><br /><br />LA VITA DI FERNANDEL, L'ATTORE CHE HA INTERPRETATO DON CAMILLO PER IL CINEMA di Samuele Pinna<br /><br />Scrivevo nel mio A dottrina con don Camillo come il protagonista di Mondo piccolo sia «una delle figure letterarie contemporanee più amate: è capace di indossare - è il caso di dirlo - i panni del sacerdote che tutti vorrebbero ed è anche in grado di trasmettere profondi insegnamenti». Al successo letterario dei racconti di Giovannino Guareschi è seguito quello cinematografico, grazie anche all'interpretazione magistrale di Fernandel. Non si può pensare al personaggio guareschiano senza immaginarsi il volto tanto caratteristico del comico francese.<br />La vita di questo straordinario attore è stata messa nero su bianco dal giornalista Fulvio Fulvi, a cui chiedo immediatamente da dove sia nata l'idea di stilare la biografia intitolata Il vero volto di don Camillo. Vita &amp; storie di Fernandel (Ares).<br />«È stato concepito partendo da una mia curiosità personale: chi era quel simpaticone di Fernandel? Sapevo che era un attore francese dal sorriso largo, e basta. Un bravissimo don Camillo che sapeva portare bene la tonaca e rendeva sullo schermo il personaggio che avevo conosciuto leggendo da ragazzo i racconti di Guareschi. Ricordo gli spot su carosello in cui pubblicizzava un famoso cognac insieme a Gino Cervi... Mi occupo sin da giovane di cinema, la mia grande passione, e allora ho cercato di saperne di più procurandomi quei film che lui aveva interpretato e che in Italia erano poco conosciuti. Poi, volendo approfondire, mi sono accorto che non esisteva nessuna biografia di Fernandel edita in Italia. E così mi sono messo a scriverla io...».<br />Ragiono: la popolarità per Fernandel diventa ancor più grande grazie alla personificazione del parroco della Bassa, sebbene fosse un artista già affermato in Francia quando fu scelto per quel ruolo.<br />«Sì - mi viene confermato -, era già popolarissimo per aver interpretato circa 120 film nel suo Paese, fu scoperto da un intellettuale della Provenza, la sua regione, Marcel Pagnol, scrittore e drammaturgo: fu lui a lanciarlo nel mondo del cinema. Ma Fernandel, cioè, all'anagrafe del Comune di Marsiglia, Fernand-Joseph-Désiré Contandin, aveva cominciato con le macchiette del "vaudeville", in una piccola compagnia teatrale con il padre e il fratello, girando con un camioncino i teatrini della Provenza. È stato il regista Julian Duvivier a volerlo come don Camillo nel primo film, uscito nel 1951».<br />È risaputo che a Guareschi inizialmente Fernandel non piaceva, ma poi ha ceduto davanti alla sua bravura. Desidero conoscere ancora qualcosa del pretone dalle mani grosse come badili.<br />«Don Camillo dal punto di vista letterario è un personaggio complesso, un esempio di sacerdote che ama il popolo e per la sua gente si impegna, mettendoci la faccia... Uno che ama il Crocifisso e ha consapevolezza di esserne un testimone, nonostante il carattere irascibile e un po' burbero. I film della saga guareschiana tendono a semplificare però certi aspetti presenti nell'opera dello scrittore di Roccabianca. Ma ne restituiscono la sostanza. In ogni caso, secondo me, don Camillo viene fuori così com'è, un pastore in mezzo al suo gregge, anche perché esiste Peppone, l'amico-antagonista, il sindaco comunista che trova proprio nell'autentica passione per la sua gente un punto di incontro con il parroco attaccabrighe, nonostante la distanza ideologica. Personaggi "consustanziali": non è possibile capire don Camillo senza Peppone. E viceversa».<br />A Fernandel i panni del sacerdote cascano a pennello, tanto che si racconta che sia stato scambiato più volte per un vero ministro di culto.<br />«Sì, parlando con i cittadini più anziani di Brescello, il paese emiliano dove sono stati girati i film, sono venuto a conoscenza di tanti aneddoti divertenti. Fernandel, nelle pause del lavoro, andava in giro per le vie con gli abiti di scena. Non si toglieva mai la tonaca e un giorno accadde che una bambina lo fermò chiedendogli di benedire la sua bambola. Lui cercò di convincerla che non era un prete vero, ma lei insistette e lui la accontentò. Il figlio del sagrestano della chiesa di Brescello mi ha raccontato che Fernandel dopo pranzo usava fare una pennichella e chiedeva di stendersi sul divano della canonica per una mezzoretta prima di ritornare sul set. In cambio ripagava con qualche banconota proprio il figlio del sacrista, che spesso faceva anche da staffetta tra l'attore e il regista portando messaggi all'uno e all'altro. Riceveva molte lettere dagli spettatori che lo trattavano come un vero prete. Ma nel mio libro si raccontano tanti episodi del genere».<br />Incalzo. C'è stato un incontro importante, quello con Pio XII.<br />«Papa Pacelli si era fatto proiettare in una saletta privata in Vaticano il primo film su Don Camillo, ne rimase colpito e chiese di incontrare l'attore. "Voglio conoscere il prete più celebre al mondo dopo di me", disse ai suoi collaboratori. Così accadde che un giorno, mentre Fernandel si trovava a Roma con la figlia, fu raggiunto da due "camerieri" di Sua Santità che lo invitarono il giorno dopo a un rendez-vous con il Pontefice. L'attore ne rimase stupito e, da cattolico com'era, si commosse. Nel mio libro racconto quel momento, grazie anche alla descrizione che lui stesso ne fece in un'intervista pubblicata su una rivista francese dell'epoca».<br />Non possono non domandare se Fernandel sia stato un uomo di fede.<br />«Fernand Contandin era un convinto cattolico, ebbe un'educazione religiosa, tanto che quando gli fecero leggere il copione del primo film, stava quasi per rinunciare alla parte perché, come si sa, ci sono dei brani - a mio avviso i più "decisivi" del personaggio - in cui don Camillo parla con il Crocifisso e Lui gli risponde. Pensava che fosse una cosa blasfema, ma poi si accorse che non era così...».<br />La religiosità - se è vera - s'incarna nel quotidiano, e pertanto voglio sapere qualcosa della sua vita privata.<br />«Fernandel è stato un marito fedele per tutta la vita (è stato sposato con Henriette per 46 anni) e padre di tre figli, due femmine e un maschio, Franck, anche lui attore (anche se di scarso successo). Con i figli era amorevole ma severo. E aveva un rapporto idilliaco con la suocera: fu lei infatti a dargli il nome d'arte Fernandel perché quando, da fidanzato, andava a trovare la sua Henriette, la mamma di lei lo presentava dicendo: "Et voilà, le Fernand d'elle!" ("Ecco il suo Fernando"). Da cui, appunto... Fernandel. Geniale no?».<br />Del resto, il genio si è mostrato anche nella sua lunga carriera che non si può ridurre ai soli lungometraggi su Don Camillo (basti pensare al film con Totò, due maschere all'epoca amatissime nei rispettivi paesi d'origine).<br />«Fernandel al cinema interpretava soprattutto personaggi bonari che rispecchiavano la sua naturale simpatia. Indubbiamente anche la faccia, dall'impronta cavallina, e la risata, influivano sulla caratterizzazione. Ma nella sua lunga carriera è stato protagonista anche con ruoli drammatici in film più o meno "impegnati". Senza contare il gendarme di La legge è legge, con Totò, del 1957 di Christian-Jaque, i più important, tra quelli che hanno avuto un'eco anche da noi, secondo me, sono stati il commesso viaggiatore Casimir nell'omonimo film di Pottier del 1950, Topaze di Marcel Pagnol, dello stesso anno e, dopo l'esordio nei panni del parroco guareschiano, Il nemico pubblico n. 1 di Henri Verneuil del 1953, La Vacca e il prigioniero di Verneuil del 1959, dove interpreta un militare francese catturato dai tedeschi e mandato a fare il contadino in una fattoria della Germania, Il giudizio universale di Vittorio De Sica, del 1961, Le tentazioni quotidiane di Duvivier, uscito l'anno successivo... Ma l'elenco potrebbe continuare!».<br />Saluto il noto articolista di Avvenire con un ultimo quesito: quale messaggio lascia in eredità la persona di Fernandel?<br />«Il messaggio che a mio giudizio ci ha lasciato questo grande attore è innanzitutto di una giovialità mai banale, una grande simpatia umana, un raro rigore professionale (morì praticamente sul set, mentre girava l'ultimo film della saga, Don Camillo e i giovani d'oggi: stava male ma volle lavorare ugualmente, svenne durante le riprese e pochi giorni dopo spirò nella sua casa di Parigi). Un'altra dote (un insegnamento da cui si dovrebbe imparare) è la capacita di essere un buon amico: così è stato con Gino Cervi, Jean Gabin, lo stesso Pagnol che lo lanciò come attore cinematografico. Era un uomo retto che aveva un senso del dovere e un amore per la famiglia. E noi spettatori "incalliti" dei film di Don Camillo, che non ci perdiamo mai una replica quando vengono riproposti in televisione, ce lo vogliamo ricordare sempre così, in tonaca, con la bicicletta, che parla con il Crocifisso (il quale gli risponde e "corrisponde") e litiga amorevolmente col compagno Peppone, che non era nemmeno tanto diverso da lui».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61100454</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2024 07:50:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61100454/la_vita_di_fernandel_l_attore_che_ha_interpretato_don_camillo_per_il_cinema.mp3" length="9506943" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7888

LA VITA DI FERNANDEL, L'ATTORE CHE HA INTERPRETATO DON CAMILLO PER IL CINEMA di Samuele Pinna

Scrivevo nel mio A dottrina con don Camillo come il protagonista di Mondo piccolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7888" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7888</a><br /><br />LA VITA DI FERNANDEL, L'ATTORE CHE HA INTERPRETATO DON CAMILLO PER IL CINEMA di Samuele Pinna<br /><br />Scrivevo nel mio A dottrina con don Camillo come il protagonista di Mondo piccolo sia «una delle figure letterarie contemporanee più amate: è capace di indossare - è il caso di dirlo - i panni del sacerdote che tutti vorrebbero ed è anche in grado di trasmettere profondi insegnamenti». Al successo letterario dei racconti di Giovannino Guareschi è seguito quello cinematografico, grazie anche all'interpretazione magistrale di Fernandel. Non si può pensare al personaggio guareschiano senza immaginarsi il volto tanto caratteristico del comico francese.<br />La vita di questo straordinario attore è stata messa nero su bianco dal giornalista Fulvio Fulvi, a cui chiedo immediatamente da dove sia nata l'idea di stilare la biografia intitolata Il vero volto di don Camillo. Vita &amp; storie di Fernandel (Ares).<br />«È stato concepito partendo da una mia curiosità personale: chi era quel simpaticone di Fernandel? Sapevo che era un attore francese dal sorriso largo, e basta. Un bravissimo don Camillo che sapeva portare bene la tonaca e rendeva sullo schermo il personaggio che avevo conosciuto leggendo da ragazzo i racconti di Guareschi. Ricordo gli spot su carosello in cui pubblicizzava un famoso cognac insieme a Gino Cervi... Mi occupo sin da giovane di cinema, la mia grande passione, e allora ho cercato di saperne di più procurandomi quei film che lui aveva interpretato e che in Italia erano poco conosciuti. Poi, volendo approfondire, mi sono accorto che non esisteva nessuna biografia di Fernandel edita in Italia. E così mi sono messo a scriverla io...».<br />Ragiono: la popolarità per Fernandel diventa ancor più grande grazie alla personificazione del parroco della Bassa, sebbene fosse un artista già affermato in Francia quando fu scelto per quel ruolo.<br />«Sì - mi viene confermato -, era già popolarissimo per aver interpretato circa 120 film nel suo Paese, fu scoperto da un intellettuale della Provenza, la sua regione, Marcel Pagnol, scrittore e drammaturgo: fu lui a lanciarlo nel mondo del cinema. Ma Fernandel, cioè, all'anagrafe del Comune di Marsiglia, Fernand-Joseph-Désiré Contandin, aveva cominciato con le macchiette del "vaudeville", in una piccola compagnia teatrale con il padre e il fratello, girando con un camioncino i teatrini della Provenza. È stato il regista Julian Duvivier a volerlo come don Camillo nel primo film, uscito nel 1951».<br />È risaputo che a Guareschi inizialmente Fernandel non piaceva, ma poi ha ceduto davanti alla sua bravura. Desidero conoscere ancora qualcosa del pretone dalle mani grosse come badili.<br />«Don Camillo dal punto di vista letterario è un personaggio complesso, un esempio di sacerdote che ama il popolo e per la sua gente si impegna, mettendoci la faccia... Uno che ama il Crocifisso e ha consapevolezza di esserne un testimone, nonostante il carattere irascibile e un po' burbero. I film della saga guareschiana tendono a semplificare però certi aspetti presenti nell'opera dello scrittore di Roccabianca. Ma ne restituiscono la sostanza. In ogni caso, secondo me, don Camillo viene fuori così com'è, un pastore in mezzo al suo gregge, anche perché esiste Peppone, l'amico-antagonista, il sindaco comunista che trova proprio nell'autentica passione per la sua gente un punto di incontro con il parroco attaccabrighe, nonostante la distanza ideologica. Personaggi "consustanziali": non è possibile capire don Camillo senza Peppone. E viceversa».<br />A Fernandel i panni del sacerdote cascano a pennello, tanto che si racconta che sia stato scambiato più volte per un vero ministro di culto.<br />«Sì, parlando con i cittadini più anziani di Brescello, il paese emiliano dove sono stati girati i film, sono venuto...]]></itunes:summary><itunes:duration>595</itunes:duration><itunes:keywords>doncamillo,fernandel,guareschi,parlarecolcrocifisso,peppone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d5bfdaada1d83d4ebc78d293601d5f37.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una nuova guerra civile in America è possibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-nuova-guerra-civile-in-america-e-possibile--60645906</link><description><![CDATA[VIDEO: trailer e recensione ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wg5gOtK0drY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=wg5gOtK0drY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7848" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7848</a><br /><br />UNA NUOVA GUERRA CIVILE IN AMERICA E' POSSIBILE di Stefano Magni<br /><br />"Civil War" di Alex Garland è un film che ha iniziato a far parlare molto di sé e a destare sospetti fin dalla diffusione del suo primo trailer, a dicembre. In un momento in cui tutto è complotto, è ovviamente nata una teoria della cospirazione anche su questa pellicola prodotta da A24. La tesi? Che il governo, d'accordo con Hollywood, stia preparando psicologicamente la popolazione alla guerra civile.<br />Come si vede sin dalle premesse, fantasia e realtà si sovrappongono perfettamente in questa epoca turbolenta, di massima polarizzazione dell'opinione pubblica americana e alla vigilia di uno dei voti più difficili di sempre. E quindi, complotto o no, sicuramente "Civil War" è il film giusto uscito al momento giusto.<br />Ma di che cosa parla "Civil War" e perché colpisce così tanto? È la storia di una giornalista veterana, Lee (interpretata dalla sempre più brava e sottovalutata Kirsten Dunst) che, al culmine di una seconda guerra civile americana, capisce che il presidente sta perdendo, nonostante tutta l'informazione ufficiale dica il contrario. E quindi vuole fargli un'ultima foto da vivo e un'ultima intervista.<br />Nonostante gli aerei non volino e tutte le autostrade siano chiuse, si imbarca in un difficile on the road, per raggiungere una Washington già assediata. E per farlo recluta uno spericolato corrispondente della Reuters (Wagner Moura), suo compagno di tante avventure. Che però, a sua volta, decide di portare con sé anche un anziano e saggio reporter di guerra (Stephen McKinley Henderson) e una ragazza impaziente, e anche un po' tanto invadente, che vuole diventare fotoreporter (Cailee Spaeny).<br />UN REPORTAGE DI GUERRA<br />Si tratta, dunque, di un film su un reportage di guerra che ricorda molto alcuni classici del genere, come "Un anno vissuto pericolosamente", "Sotto tiro", "Salvador" e "Urla nel silenzio". I quattro personaggi rappresentano quattro modi diversi di fare giornalismo. Lee è depressa, non tanto perché, nella sua carriera, ha visto cose che noi umani nemmeno immaginiamo, ma perché ritiene di aver fallito nella sua missione: "Ad ogni scatto di guerra, io vi dicevo: non fatelo". E invece il suo stesso Paese è precipitato nell'abisso della violenza che lei aveva visto e documentato nel resto del mondo.<br />Attraverso Lee, il regista Garland vuole veicolare un messaggio forte e chiaro: potrebbe succedere anche qui. L'intento è esattamente quello del romanzo di Sinclair Lewis "Qui non è possibile" (1935) dove lo scrittore si immaginava come anche gli Usa potessero diventare una dittatura, mentre fascismo, comunismo e nazismo già dominavano in Europa.<br />Negli Usa, negli anni '30, si ritenevano immuni da quel pericolo. Ma non lo erano. Le stesse tendenze, diffuse in Europa a sostegno delle dittature, erano presenti anche negli Usa e una dittatura sarebbe stata possibile, se solo fosse emerso l'uomo sbagliato al momento giusto. Gli Usa, da un secolo e mezzo, si ritengono immuni dalla guerra civile e sono lontani fisicamente da tutte le guerre. E invece...<br />Per mostrare a cosa gli americani andrebbero incontro, in caso di guerra civile, Garland adotta uno stile quasi documentaristico, benché ritragga uno scenario di fantapolitica. Già la prima scena di guerra che vediamo, una scaramuccia fra governativi e Boogaloo Boys è di un realismo disturbante.<br />In guerra emergono i caratteri peggiori, sadici ed estremisti hanno l'occasione per dare libero sfogo alle loro fantasie represse. E così abbiamo il benzinaio che tortura l'ex compagno di scuola perché è accusato di "sciacallaggio", il nazionalista che riempie le fosse comuni di "non americani", i fanatici che si trasformano in attentatori suicidi, le fucilazioni sommarie di prigionieri, ma anche regioni intere che vivono come se la guerra non esistesse. E che non vogliono neppure saperne di partecipare.<br />I NUOVI UNIONISTI E SECESSIONISTI<br />Ma da chi viene combattuta questa guerra e perché? Il regista ce lo lascia solo immaginare, ci dà pochissimi indizi. Innanzitutto ci racconta una guerra fra Stati, come la vecchia, unica vera Guerra Civile Americana del 1861-65. Per evitare una ripetizione troppo evidente, chiama le forze secessioniste "Ovest" (e il loro esercito è quello delle Western Forces). Ma in questo Ovest è compreso in realtà anche tutto il vecchio Sud, a partire dal Texas che, assieme alla California, ha dato vita alla nuova secessione, a cui ha aderito (forse, perché le notizie sono confuse) la Florida.<br />Già la scelta, non casuale, di mettere assieme Texas, Stato conservatore per eccellenza, con la California, epicentro del progressismo nel mondo, ci suggerisce che Garland non vuole parlarci dell'America di oggi, ma di un'America del futuro in cui la geografia politica è molto cambiata. E quindi ha cercato di evitare polemiche sterili fra conservatori e progressisti, nessuno dei quali si può identificare con i nuovi unionisti o con i futuri secessionisti (si riconoscono solo i Boogaloo, per le loro caratteristiche camicione hawaiane...).<br />Visto che la trama è ambientata a guerra inoltrata, le sue origini si apprendono solo in alcuni dialoghi fra i giornalisti e da indizi sparsi qua e là. È però assolutamente chiara la causa immediata del conflitto: un presidente che rischia di trasformarsi in dittatore. È un comandante in capo debole, insicuro, ma aggrappato al potere in modo ossessivo, un presidente che scioglie l'FBI, ma non esita a usare l'esercito contro le proteste civili.<br />E quando cerca di restare per un terzo mandato, allora gli Stati secedono. Non possiamo spoilerare nulla, non vi possiamo dire chi vince e chi perde, chi vive e chi muore, ma possiamo dirvi solo che all'origine della guerra c'è il caro vecchio principio di resistenza alla tirannide. Ed è questa l'America che ci piace, con buona pace dei complottisti.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60645906</guid><pubDate>Tue, 09 Jul 2024 20:23:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60645906/una_nuova_guerra_civile_in_america_possibile.mp3" length="6478430" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: trailer e recensione ➜ https://www.youtube.com/watch?v=wg5gOtK0drY

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7848

UNA NUOVA GUERRA CIVILE IN AMERICA E' POSSIBILE di Stefano Magni

"Civil War" di Alex Garland è un film...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: trailer e recensione ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wg5gOtK0drY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=wg5gOtK0drY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7848" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7848</a><br /><br />UNA NUOVA GUERRA CIVILE IN AMERICA E' POSSIBILE di Stefano Magni<br /><br />"Civil War" di Alex Garland è un film che ha iniziato a far parlare molto di sé e a destare sospetti fin dalla diffusione del suo primo trailer, a dicembre. In un momento in cui tutto è complotto, è ovviamente nata una teoria della cospirazione anche su questa pellicola prodotta da A24. La tesi? Che il governo, d'accordo con Hollywood, stia preparando psicologicamente la popolazione alla guerra civile.<br />Come si vede sin dalle premesse, fantasia e realtà si sovrappongono perfettamente in questa epoca turbolenta, di massima polarizzazione dell'opinione pubblica americana e alla vigilia di uno dei voti più difficili di sempre. E quindi, complotto o no, sicuramente "Civil War" è il film giusto uscito al momento giusto.<br />Ma di che cosa parla "Civil War" e perché colpisce così tanto? È la storia di una giornalista veterana, Lee (interpretata dalla sempre più brava e sottovalutata Kirsten Dunst) che, al culmine di una seconda guerra civile americana, capisce che il presidente sta perdendo, nonostante tutta l'informazione ufficiale dica il contrario. E quindi vuole fargli un'ultima foto da vivo e un'ultima intervista.<br />Nonostante gli aerei non volino e tutte le autostrade siano chiuse, si imbarca in un difficile on the road, per raggiungere una Washington già assediata. E per farlo recluta uno spericolato corrispondente della Reuters (Wagner Moura), suo compagno di tante avventure. Che però, a sua volta, decide di portare con sé anche un anziano e saggio reporter di guerra (Stephen McKinley Henderson) e una ragazza impaziente, e anche un po' tanto invadente, che vuole diventare fotoreporter (Cailee Spaeny).<br />UN REPORTAGE DI GUERRA<br />Si tratta, dunque, di un film su un reportage di guerra che ricorda molto alcuni classici del genere, come "Un anno vissuto pericolosamente", "Sotto tiro", "Salvador" e "Urla nel silenzio". I quattro personaggi rappresentano quattro modi diversi di fare giornalismo. Lee è depressa, non tanto perché, nella sua carriera, ha visto cose che noi umani nemmeno immaginiamo, ma perché ritiene di aver fallito nella sua missione: "Ad ogni scatto di guerra, io vi dicevo: non fatelo". E invece il suo stesso Paese è precipitato nell'abisso della violenza che lei aveva visto e documentato nel resto del mondo.<br />Attraverso Lee, il regista Garland vuole veicolare un messaggio forte e chiaro: potrebbe succedere anche qui. L'intento è esattamente quello del romanzo di Sinclair Lewis "Qui non è possibile" (1935) dove lo scrittore si immaginava come anche gli Usa potessero diventare una dittatura, mentre fascismo, comunismo e nazismo già dominavano in Europa.<br />Negli Usa, negli anni '30, si ritenevano immuni da quel pericolo. Ma non lo erano. Le stesse tendenze, diffuse in Europa a sostegno delle dittature, erano presenti anche negli Usa e una dittatura sarebbe stata possibile, se solo fosse emerso l'uomo sbagliato al momento giusto. Gli Usa, da un secolo e mezzo, si ritengono immuni dalla guerra civile e sono lontani fisicamente da tutte le guerre. E invece...<br />Per mostrare a cosa gli americani andrebbero incontro, in caso di guerra civile, Garland adotta uno stile quasi documentaristico, benché ritragga uno scenario di fantapolitica. Già la prima scena di guerra che vediamo, una scaramuccia fra governativi e Boogaloo Boys è di un realismo disturbante.<br />In guerra emergono i caratteri peggiori, sadici ed estremisti hanno l'occasione per dare libero sfogo alle loro fantasie represse. E così abbiamo il benzinaio che tortura l'ex compagno di scuola...]]></itunes:summary><itunes:duration>405</itunes:duration><itunes:keywords>boogaloo,civilwar,garland,guerracivile,sottotiro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e6cdf5c45b16c454322f2d60d2117ee5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Povere creature: un film osceno candidato all'oscar</title><link>https://www.spreaker.com/episode/povere-creature-un-film-osceno-candidato-all-oscar--59008474</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7720" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7720</a><br /><br />POVERE CREATURE: UN FILM OSCENO, CANDIDATO ALL'OSCAR di Ermes Dovico<br />«La violenza è mostrata in maniera ricorrente e/o significativa e/o morbosa con enfasi su dettagli come ferite, sangue, etc. e non è giustificata dal contesto narrativo. In particolare, la narrazione della violenza sessuale è esplicita, non coerente con il contesto. Particolare attenzione viene posta al potenziale di imitazione del comportamento mostrato (14+). Scene di sesso o riferimenti ad esso sono mostrati in maniera insistita ed esplicita (14+). L'uso di armi è insistito e non giustificato dal contesto. Particolare attenzione viene posta al potenziale di imitazione del comportamento mostrato (14+). L'uso di un linguaggio blasfemo/volgare è presente in maniera insistita e non giustificato dal contesto narrativo».<br />La scheda qui riportata è quella presente nel database del Ministero della Cultura - Direzione generale cinema e audiovisivo. E non riguarda un filmetto sconosciuto e da quattro soldi, bensì Povere Creature! (Poor Things), pellicola vincitrice dell'ultimo Leone d'oro e di diversi altri premi cinematografici, nonché candidata a ben 11 Oscar. Il film è diretto da Yorgos Lanthimos e ispirato all'omonimo romanzo di Alasdair Gray.<br />Al di là degli opposti giudizi che Povere Creature! ha fin qui suscitato - chi se ne dice estasiato, chi disgustato - le varie descrizioni concordano di fatto nel restituire il quadro di un film sostanzialmente pornografico, con una trama cupa tutta percorsa dal tema della liberazione sessuale. Da qui la serie di divieti e, in alcuni Paesi, anche di scene tagliate.<br />Basti dire che il divieto italiano per i minori di 14 anni è uno tra i più blandi al mondo. In diversi Paesi - dal Brasile al Giappone, dal Regno Unito alla Nuova Zelanda, da alcune regioni del Canada alla Corea del Sud - lo hanno proibito ai minori di 18 anni; a Singapore il divieto è innalzato fino ai 21. Negli Stati Uniti i minori di 17 anni possono vederlo solo se accompagnati da un genitore o un tutore adulto. La Motion Picture Association (Mpa), l'organizzazione che rappresenta i sei maggiori studi cinematografici statunitensi, gli dà appunto la classificazione "R" (la seconda, per gravità), «per contenuti sessuali forti e pervasivi, nudità cruda, materiale inquietante, sangue e linguaggio [osceno]».<br />LA SCELTA GIUSTA È NON VEDERLO<br />Noi abbiamo scelto di non vederlo, per ragioni precise. Non si tratta qui di dover confutare, per esempio, un cartoon con contenuti ideologici oppure un film che presenta in maniera deformata un caso storico e, quindi, da vedere per metterne in luce le incongruenze e le omissioni rispetto alla storia stessa (vedi il film di Bellocchio sul caso Mortara già descritto sulla Bussola). Di un film di cui è nota, a tutte le latitudini, la connotazione pornografica, una persona normale non direbbe che "va visto, perché bisogna valutarne la trama". Trama che peraltro si può leggere ovunque, in primis nei siti specializzati di cinema.<br />Il punto è che quello che passa attraverso i nostri occhi e le nostre orecchie non è "neutro" per la nostra dimensione corporale e mentale, né tantomeno lo è per quella spirituale. Né è ragionevole credersi, come si suol dire, "adulti e vaccinati", rispetto a certe immagini, scene, suggestioni e discorsi vari, perché il fatto che la nostra società sia impregnata di tutto ciò e che se ne siano viste tante non ti dà alcuna garanzia di immunità acquisita, allo stesso modo di come uno può essere ormai assuefatto a una determinata droga ma quella droga tale rimane: e continua a far male, anche inavvertitamente. Non per nulla i santi - si veda ad esempio quanto riporta san Giovanni Bosco nella sua biografia su san Domenico Savio (pp. 34-35) - raccomandano la custodia degli occhi e degli altri sensi.<br />Qualche cenno alla trama. Nella Londra vittoriana, una donna incinta, oppressa da un marito dispotico, si suicida gettandosi da un ponte. Il suo corpo senza vita è raccolto, sulle rive del Tamigi, dal dottor Godwin Baxter, che la resuscita trapiantandole il cervello della creatura che portava in grembo. Lo scienziato pazzo le dà il nome di Bella Baxter, interpretata da Emma Stone. La donna, un corpo adulto con un cervello da bambina, è come una tabula rasa, che non sa nulla di sé e deve (re)imparare tutto, dal parlare al relazionarsi con gli altri. Mentre le sue abilità motorie progrediscono lentamente, viene detto che la sua mente progredisce velocemente.<br />PERVERSIONI SESSUALI DI OGNI TIPO<br />In questo contesto, in una varietà di situazioni, Bella inizia a scoprire la sua sessualità. Seguono scene di masturbazione femminile, rapporti sessuali e lesbici, sadomasochismo, prostituzione in un bordello, voyerismo, con un padre che assiste ad atti sessuali in compagnia dei suoi figli minorenni... Eccetera. In tutto questo, sottolineano alcune recensioni su IMDb (Internet Movie Database), rimane l'ambiguità sull'età mentale di Bella al suo primo rapporto, che avverrebbe in teoria verso i suoi 16 anni - con un uomo molto più grande di lei - ma con un'ingenuità di fondo che lascerebbe quantomeno dubbi sul suo reale consenso. Un'ambiguità a cui contribuisce, evidentemente, l'idea di partenza, cioè del cervello di un bambino in un corpo adulto. Al di là delle intenzioni degli autori, una simile ambiguità, in un romanzo e un film sulla "liberazione sessuale", evoca temi cari alle lobby che vogliono normalizzare la pedofilia.<br />Eppure, Bella cresce e - ci informa Sette, il settimanale del Corriere - «schiaccia il patriarcato e conquista la libertà», imparando a manipolare gli uomini e «usarli per i propri scopi». Ancora, «danza libera e furiosa, rifiuta la maternità perché vuole diventare medico». Piuttosto svilente, come idea di femminilità.<br />Non sorprende che a Sette piaccia la pellicola di Lanthimos, ma rimane un bel punto di domanda sull'entusiasmo del sito della Diocesi di Milano, che titola: "Povere creature! Il film simbolo della libertà". Peccato che si tratti, come visto, di una libertà perversa. Il titolo, comunque, rispecchia la recensione-elogio, a firma di Gabriele Lingiardi, in cui non si capisce se la morale naturale conti ancora qualcosa e quale posto abbia l'anima in mezzo a tanta spazzatura: ma ammessa la confusione del singolo recensore, la Diocesi ambrosiana correggerà il tiro?<br />Anche in questo caso, come altre volte in passato, la Commissione nazionale valutazione film della Cei manca di dare un chiaro giudizio cattolico, capace di ben orientare le anime. Si limita a concludere che «per i temi e il linguaggio in campo, il film richiede un pubblico adulto», definendo lo stesso film, che pure mostra di apprezzare, «complesso, problematico, per dibattiti». Per dibattiti? San Paolo obietterebbe: «Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi - come deve essere tra santi - né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti» (Ef 5,3-4). Starne alla larga.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59008474</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2024 20:35:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59008474/povere_creature_un_film_osceno_candidato_all_oscar.mp3" length="9976729" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7720

POVERE CREATURE: UN FILM OSCENO, CANDIDATO ALL'OSCAR di Ermes Dovico
«La violenza è mostrata in maniera ricorrente e/o significativa e/o morbosa con enfasi su dettagli come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7720" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7720</a><br /><br />POVERE CREATURE: UN FILM OSCENO, CANDIDATO ALL'OSCAR di Ermes Dovico<br />«La violenza è mostrata in maniera ricorrente e/o significativa e/o morbosa con enfasi su dettagli come ferite, sangue, etc. e non è giustificata dal contesto narrativo. In particolare, la narrazione della violenza sessuale è esplicita, non coerente con il contesto. Particolare attenzione viene posta al potenziale di imitazione del comportamento mostrato (14+). Scene di sesso o riferimenti ad esso sono mostrati in maniera insistita ed esplicita (14+). L'uso di armi è insistito e non giustificato dal contesto. Particolare attenzione viene posta al potenziale di imitazione del comportamento mostrato (14+). L'uso di un linguaggio blasfemo/volgare è presente in maniera insistita e non giustificato dal contesto narrativo».<br />La scheda qui riportata è quella presente nel database del Ministero della Cultura - Direzione generale cinema e audiovisivo. E non riguarda un filmetto sconosciuto e da quattro soldi, bensì Povere Creature! (Poor Things), pellicola vincitrice dell'ultimo Leone d'oro e di diversi altri premi cinematografici, nonché candidata a ben 11 Oscar. Il film è diretto da Yorgos Lanthimos e ispirato all'omonimo romanzo di Alasdair Gray.<br />Al di là degli opposti giudizi che Povere Creature! ha fin qui suscitato - chi se ne dice estasiato, chi disgustato - le varie descrizioni concordano di fatto nel restituire il quadro di un film sostanzialmente pornografico, con una trama cupa tutta percorsa dal tema della liberazione sessuale. Da qui la serie di divieti e, in alcuni Paesi, anche di scene tagliate.<br />Basti dire che il divieto italiano per i minori di 14 anni è uno tra i più blandi al mondo. In diversi Paesi - dal Brasile al Giappone, dal Regno Unito alla Nuova Zelanda, da alcune regioni del Canada alla Corea del Sud - lo hanno proibito ai minori di 18 anni; a Singapore il divieto è innalzato fino ai 21. Negli Stati Uniti i minori di 17 anni possono vederlo solo se accompagnati da un genitore o un tutore adulto. La Motion Picture Association (Mpa), l'organizzazione che rappresenta i sei maggiori studi cinematografici statunitensi, gli dà appunto la classificazione "R" (la seconda, per gravità), «per contenuti sessuali forti e pervasivi, nudità cruda, materiale inquietante, sangue e linguaggio [osceno]».<br />LA SCELTA GIUSTA È NON VEDERLO<br />Noi abbiamo scelto di non vederlo, per ragioni precise. Non si tratta qui di dover confutare, per esempio, un cartoon con contenuti ideologici oppure un film che presenta in maniera deformata un caso storico e, quindi, da vedere per metterne in luce le incongruenze e le omissioni rispetto alla storia stessa (vedi il film di Bellocchio sul caso Mortara già descritto sulla Bussola). Di un film di cui è nota, a tutte le latitudini, la connotazione pornografica, una persona normale non direbbe che "va visto, perché bisogna valutarne la trama". Trama che peraltro si può leggere ovunque, in primis nei siti specializzati di cinema.<br />Il punto è che quello che passa attraverso i nostri occhi e le nostre orecchie non è "neutro" per la nostra dimensione corporale e mentale, né tantomeno lo è per quella spirituale. Né è ragionevole credersi, come si suol dire, "adulti e vaccinati", rispetto a certe immagini, scene, suggestioni e discorsi vari, perché il fatto che la nostra società sia impregnata di tutto ciò e che se ne siano viste tante non ti dà alcuna garanzia di immunità acquisita, allo stesso modo di come uno può essere ormai assuefatto a una determinata droga ma quella droga tale rimane: e continua a far male, anche inavvertitamente. Non per nulla i santi - si veda ad esempio quanto riporta san Giovanni Bosco nella sua biografia su san Domenico Savio (pp. 34-35) - raccomandano la custodia degli occhi e degli altri...]]></itunes:summary><itunes:duration>624</itunes:duration><itunes:keywords>cei,oscar,oscenità,pornografico,poverecreature</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f166dd03f587493b27f07ad65b2d6869.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il film sulla guerra in Ucraina che la sinistra vuole censurare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-film-sulla-guerra-in-ucraina-che-la-sinistra-vuole-censurare--58945200</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7719" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7719</a><br /><br />IL FILM SULLA GUERRA IN UCRAINA CHE LA SINISTRA VUOLE CENSURARE di Paolo Becchi<br />In questi giorni ho visto un film, non in una sala cinematografica ma in una sala di un Circolo privato, alla presenza di un folto pubblico interessato. Il testimone, un dramma cinematografico, non un documentario sulla guerra in Ucraina. Diciamolo subito, per evitare fraintendimenti di ogni genere, lo scopo primario del film è evidente: rovesciare la narrazione ufficiale, quella diffusa da tutti gli organi di informazione sulla guerra. È dunque un film di parte. Come di parte è, del resto, l'informazione che sinora, per due anni, abbiamo avuto attraverso i nostri canali ufficiali d'informazione. Non si vede, però, perché abbia fatto così tanto scalpore l'idea che il film potesse essere proiettato. Offre un punto di vista diverso, colpisce, fa discutere.<br />In breve, la storia: un affermato violinista belga si trova a Kiev proprio quando inizia l'operazione militare dei russi. È accompagnato dalla sua assistente, che andrà incontro ad una brutta fine, mentre lui - pur dovendo sopportare umiliazioni e violenze di ogni genere -riesce a scamparla. Chi ha seguito le vicende reali, se le troverà raccontate da quello che, a tutti gli effetti, è "il testimone". Alla fine, il testimone di fronte ai mass media che vogliono convincerlo ad ammettere che è tutta colpa dei russi, non può far altro che testimoniare quello che ha visto. Lui, in fondo, è stato salvato alla fine proprio dai russi, e a commettere angherie verso di lui e i cittadini ucraini sono stati proprio i componenti del ben noto battaglione di Azov.<br />GLI ABITANTI DEL DONBASS<br />La cosa del film che più mi ha colpito è quando alcuni abitanti del Donbass continuano a parlare la loro lingua naturale, il russo, mentre le milizie del battaglione non ammettono l'uso di questa lingua, perché in Ucraina "esistono solo gli ucraini e i russi non devono parlare la loro lingua". Il film è girato in inglese, con il voice over in russo, sottotitolato in italiano. Le uniche parti che sono girate in russo o in ucraino sono quelle in cui parlano i militari ucraini. Non conosco il russo, ma ho avuto il piacere di vedere il film con una collega slavista che conosce russo e ucraino e la cosa che lei ha notato, seguendo il film ovviamente in russo, è che a tratti ai miliziani di Azov scappano intere frasi in russo, a testimoniare quanto questa lingua sia radicata in Ucraina, non solo in Donbass.<br />Ma come si fa negare ad una popolazione addirittura la possibilità di usare la propria lingua? Come si può usare violenza contro i propri cittadini solo perché parlano la lingua dei nonni e dei genitori? È come se noi in Italia, a Bolzano, vietatissimo l'uso della lingua tedesca. Ovviamente non è soltanto una questione di lingua, ma quello è il primo elemento con cui si identifica una popolazione. Se neghi quel diritto, neghi tutti gli altri, se non concedi autonomia, è evidente che prima o poi si arriva alla secessione. I russi vogliono stare con i russi e hanno diritto di stare con i russi. "Stare con chi si vuole e stare con chi ci vuole". In fondo si tratta del diritto dei popoli ad autodeterminarsi, ed è quel diritto che hanno rivendicato per anni gli abitanti del Donbass. Questo lo si dimentica spesso nella narrazione di questo conflitto e almeno questo risulta in maniera molto evidente dal film. Forse è il messaggio più "pericoloso" per cui hanno cercato di censurare quasi dovunque il film.<br />UN CONFLITTO TRA DUE VISIONI DEL MONDO<br />Certo, oggi quella guerra locale ha assunto una dimensione globale, che va molto al di là della narrazione del film. Ormai si tratta di un conflitto non più tra Russia e l'Ucraina per un territorio limitato abitato soprattutto da russi, ma di un conflitto tra due visioni del mondo, quella dell'anglosfera, dell'Occidente, che vuole ancora dominare il mondo e imporre tutto a tutti, e quella della Russia, che vorrebbe tentare la costruzione di un mondo multipolare, che rispetti le tradizioni e i diritti dei popoli. Lenin, di cui ricorre in questi giorni il centenario della morte, era riuscito a trasformare la guerra, la Prima guerra mondiale, in una rivoluzione, quella bolscevica, Putin sta ora cercando di trasformare la guerra attuale in un'altra rivoluzione, che porti a un mondo non più governato da un'unica potenza, ma in cui esistono più civiltà che possano convivere pacificamente.<br />Questa è la mia chiave interpretativa e ovviamente chi legge potrà contestare tutto quello che ho scritto. Su una cosa, tuttavia, mi dovrà dar ragione, vale a dire che non si vede proprio perché il film non dovrebbe essere proiettato. E invece il Sindaco di Firenze ha chiesto di annullare la proiezione perché il film "incita all'odio e al genocidio del popolo ucraino". Credo che il Sindaco dovrebbe vergognarsi per quello che ha scritto. Ho visto il film, è un film di parte, come ho scritto, e non è l'unico nella storia del cinema ad esserlo, ma non c'è traccia di odio nei confronti del popolo ucraino, che semmai viene considerato vittima esso stesso del regime che ora governa quel Paese. Non c'è, dunque, alcuna ragione per vietare la visione di questo film, al quale come a Genova seguirà un dibattito durante il quale il Sindaco potrà dire tutto quello che vuole. Questa è sana democrazia. Non si possono criticare presunti regimi autoritari e poi adoperare gli stessi metodi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58945200</guid><pubDate>Wed, 06 Mar 2024 14:41:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58945200/il_film_sulla_guerra_in_ucraina_che_la_sinistra_vuole_censurare.mp3" length="6669836" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7719

IL FILM SULLA GUERRA IN UCRAINA CHE LA SINISTRA VUOLE CENSURARE di Paolo Becchi
In questi giorni ho visto un film, non in una sala cinematografica ma in una sala di un Circolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7719" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7719</a><br /><br />IL FILM SULLA GUERRA IN UCRAINA CHE LA SINISTRA VUOLE CENSURARE di Paolo Becchi<br />In questi giorni ho visto un film, non in una sala cinematografica ma in una sala di un Circolo privato, alla presenza di un folto pubblico interessato. Il testimone, un dramma cinematografico, non un documentario sulla guerra in Ucraina. Diciamolo subito, per evitare fraintendimenti di ogni genere, lo scopo primario del film è evidente: rovesciare la narrazione ufficiale, quella diffusa da tutti gli organi di informazione sulla guerra. È dunque un film di parte. Come di parte è, del resto, l'informazione che sinora, per due anni, abbiamo avuto attraverso i nostri canali ufficiali d'informazione. Non si vede, però, perché abbia fatto così tanto scalpore l'idea che il film potesse essere proiettato. Offre un punto di vista diverso, colpisce, fa discutere.<br />In breve, la storia: un affermato violinista belga si trova a Kiev proprio quando inizia l'operazione militare dei russi. È accompagnato dalla sua assistente, che andrà incontro ad una brutta fine, mentre lui - pur dovendo sopportare umiliazioni e violenze di ogni genere -riesce a scamparla. Chi ha seguito le vicende reali, se le troverà raccontate da quello che, a tutti gli effetti, è "il testimone". Alla fine, il testimone di fronte ai mass media che vogliono convincerlo ad ammettere che è tutta colpa dei russi, non può far altro che testimoniare quello che ha visto. Lui, in fondo, è stato salvato alla fine proprio dai russi, e a commettere angherie verso di lui e i cittadini ucraini sono stati proprio i componenti del ben noto battaglione di Azov.<br />GLI ABITANTI DEL DONBASS<br />La cosa del film che più mi ha colpito è quando alcuni abitanti del Donbass continuano a parlare la loro lingua naturale, il russo, mentre le milizie del battaglione non ammettono l'uso di questa lingua, perché in Ucraina "esistono solo gli ucraini e i russi non devono parlare la loro lingua". Il film è girato in inglese, con il voice over in russo, sottotitolato in italiano. Le uniche parti che sono girate in russo o in ucraino sono quelle in cui parlano i militari ucraini. Non conosco il russo, ma ho avuto il piacere di vedere il film con una collega slavista che conosce russo e ucraino e la cosa che lei ha notato, seguendo il film ovviamente in russo, è che a tratti ai miliziani di Azov scappano intere frasi in russo, a testimoniare quanto questa lingua sia radicata in Ucraina, non solo in Donbass.<br />Ma come si fa negare ad una popolazione addirittura la possibilità di usare la propria lingua? Come si può usare violenza contro i propri cittadini solo perché parlano la lingua dei nonni e dei genitori? È come se noi in Italia, a Bolzano, vietatissimo l'uso della lingua tedesca. Ovviamente non è soltanto una questione di lingua, ma quello è il primo elemento con cui si identifica una popolazione. Se neghi quel diritto, neghi tutti gli altri, se non concedi autonomia, è evidente che prima o poi si arriva alla secessione. I russi vogliono stare con i russi e hanno diritto di stare con i russi. "Stare con chi si vuole e stare con chi ci vuole". In fondo si tratta del diritto dei popoli ad autodeterminarsi, ed è quel diritto che hanno rivendicato per anni gli abitanti del Donbass. Questo lo si dimentica spesso nella narrazione di questo conflitto e almeno questo risulta in maniera molto evidente dal film. Forse è il messaggio più "pericoloso" per cui hanno cercato di censurare quasi dovunque il film.<br />UN CONFLITTO TRA DUE VISIONI DEL MONDO<br />Certo, oggi quella guerra locale ha assunto una dimensione globale, che va molto al di là della narrazione del film. Ormai si tratta di un conflitto non più tra Russia e l'Ucraina per un territorio limitato abitato soprattutto da russi, ma di un conflitto tra due visioni del...]]></itunes:summary><itunes:duration>417</itunes:duration><itunes:keywords>battaglioneazov,donbass,film,guerra,russiaucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bbd5a863203d328719b4e2f81570af33.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Green Border: il film antipolacco, spacciato per capolavoro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/green-border-il-film-antipolacco-spacciato-per-capolavoro--57836274</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7618" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7618</a><br /><br />GREEN BORDER: IL FILM ANTIPOLACCO, SPACCIATO PER CAPOLAVORO di Wlodzimierz Redzioch<br />Nell’estate del 2021 il dittatore bielorusso Lukashenko ha innescato una crisi migratoria con lo scopo di revocare le sanzioni europee contro il suo regime. Le autorità bielorusse avevano allora cominciato a concedere i visti per i cittadini di vari Paesi del Medio Oriente che venivano trasportati a Minsk e poi nei pressi della frontiera. Per la Polonia la crisi è iniziata a luglio 2021 con i primi tentativi di attraversare il confine polacco-bielorusso.<br />Ovviamente le autorità polacche sentivano il dovere di difendere la frontiera del Paese, che è anche la frontiera esterna dell’Unione europea, impedendo ai migranti di attraversarla, anche per non essere complici del traffico di esseri umani organizzato dai bielorussi. Purtroppo, i migranti, ispirati, istigati e aiutati dai servizi bielorussi, hanno attaccato il confine polacco, distruggendo le recinzioni alle frontiere e attaccando fisicamente i soldati polacchi. Gli agenti dei servizi bielorussi sostenevano apertamente i migranti accecando soldati polacchi con i laser, sparando in aria o partecipando alla distruzione delle barriere protettive. Tanti soldati polacchi venivano feriti dal lancio di pietre e altri oggetti. Ma di tutto questo si parlava poco.<br />Nel 2021 si sono registrati 40.000 tentativi di attraversare illegalmente il confine. Un anno dopo, meno di 16.000. Nel 2023 questo numero è nuovamente aumentato. Per controllare la frontiera con la Bielorussia, le autorità polacche erano costrette a schierare un numero enorme di militari di frontiera. La situazione è migliorata quando lungo la frontiera è stata completata l'installazione di una barriera elettronica. Successivamente, è stata costruita anche una barriera fisica. Ma la situazione al confine polacco-bielorusso resta tesa. È ovvio che i migranti non attraversano la frontiera spontaneamente: tutto è pianificato e organizzato dai servizi bielorussi.<br />Va detto che la Polonia dall’inizio della crisi è in costante contatto con Frontex, l’agenzia europea per la protezione delle frontiere, che sostiene costantemente le attività dei militari polacchi. Per il quartier generale della Nato, l'uso dei migranti da parte del regime di Lukashenko fa parte di una guerra ibrida. La destabilizzazione della Polonia con un’ondata di migranti sarebbe servita per preparare il terreno per l’intervento russo in Ucraina (la Polonia invasa dai migranti non avrebbe potuto ricevere i profughi ucraini).<br />LA FRONTIERA ORIENTALE DELL’UE<br />Purtroppo, la Polonia che difende la frontiera orientale dell’UE è diventata l’oggetto delle critiche degli ambienti che vogliono il mondo senza frontiere e incoraggiano l’immigrazione, anche clandestina. In Polonia tali critiche hanno preso la forma di attacchi ideologici al governo, al partito governativo PiS e ai militari che proteggono le frontiere. La crisi migratoria sulla frontiera polacco-bielorussa è diventata un pretesto per la lotta politica degli ambienti dell’opposizione liberal di sinistra, anche nella previsione delle importantissime elezioni che si svolgevano in Polonia nel mese di ottobre.<br />In questo contesto è stato prodotto un film di becera propaganda che tratta in modo strumentale gli eventi sulla frontiera: "Green Border" di Agnieszka Holland, una regista conosciuta anche per le sue simpatie di sinistra, critica del patriottismo e del cattolicesimo polacco e nemica della Chiesa. Il suo film, che vorrebbe sensibilizzare sulla tragedia dei migranti, crea un’immagine completamente falsa e offensiva delle guardie di frontiera polacche. Come ogni propaganda, questo film è privo di sfumature. Abbiamo a che fare con eroi positivi e personaggi assolutamente malvagi. I primi sono i migranti e gli attivisti che li aiutano, i secondi sono i funzionari polacchi: polizia e guardie di frontiera. Questi ultimi appaiono come primitivi volgari, aggressivi, spietati. Non lasciano entrare nel negozio una donna immigrata, gettano una donna incinta migrante dietro il filo spinato in Bielorussia, mentre di giorno sono galanti ed educati nei confronti delle donne polacche. Tuttavia, ci sono anche brave persone tra gli ufficiali in uniforme, ma solo quando agiscono contro gli ordini. Il film finge di essere un documentario, ma in realtà è un film menzognero; la regista non ha potuto fornire le prove di tanti fatti drammatici presentati sullo schermo che accusano pesantemente gli ufficiali polacchi.<br />Invece nel film si fanno tanti riferimenti all’attuale situazione politica: si parla delle proteste antigovernative e di uno specifico partito di opposizione. Si parla di una "marcia fascista" a Varsavia e di "fascisti nel nostro governo". Per di più, vengono menzionati i nomi veri degli esponenti del governo: del ministro Kamiński (ministro degli Interni) e del viceministro Wasik e sullo schermo televisivo appare il ministro Blaszczak (ministro della Difesa).<br />UN FILM ANTIGOVERNATIVO TENDENZIOSO<br />Il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, ha scritto su X che «nel Terzo Reich i tedeschi producevano film di propaganda che mostravano i polacchi come banditi e assassini. Oggi per fare questo lavoro hanno Agnieszka Holland...». Il ministro ricorda anche il padre della regista, Henryk Holland, un militante comunista formatosi nell’Unione Sovietica: nel periodo stalinista divenne caporedattore del settimanale polacco chiamato "La lotta dei giovani", pubblicato dall'Unione giovanile comunista. Come afferma inoltre il ministro «la precedente retorica del padre e l'attuale retorica della figlia sono sorprendentemente simili». «Per Henryk Holland, i soldati dell'Esercito nazionale (AK - partigiani "bianchi") e delle Forze armate nazionali (l’esercito del governo polacco in esilio dopo la II guerra mondiale) erano dei banditi. Oggi la regista, vedendo sadici e criminali nella guardia di frontiera e paragonandoli ai tedeschi durante l'occupazione della Polonia, ripete il linguaggio di suo padre, tratto direttamente dalle regole di propaganda stalinista. Questo è il legame generazionale...» ha concluso il ministro. Per di più la Holland «chiama le autorità polacche "marmaglia bruna" e insinua che, se vince il PiS (il partito al governo), la Polonia sarà fascista».<br />Il film antigovernativo della Holland è stato finanziato e prodotto da numerose istituzioni straniere (tra cui la televisione tedesca ZDF/Arte) e dalla municipalità di Varsavia, il cui presidente è Rafał Trzaskowski, vicepresidente della Piattaforma civica, la principale forza d’opposizione.<br />Nei mesi precedenti la Holland è apparsa in uno spot elettorale dell'attivista di estrema sinistra Agata Diduszko-Zyglewska, lodandola per la sua lotta contro la Chiesa. Non tutti si ricordano che proprio Diduszko-Zyglewska, insieme a Joanna Scheuring-Wielgus, si sono recate in Vaticano con il loro "rapporto sulla pedofilia nella Chiesa" e hanno presentato a papa Francesco un bugiardo, un certo Marek Lisiński, come vittima di un prete pedofilo.<br />Adesso Holland porterà in Vaticano il suo film palesemente antipolacco, che dovrebbe essere premiato nell’ambito del Tertio Millennio Film Fest, malgrado lo sdegno dell’opinione pubblica in Polonia e la petizione contro la pellicola spedita in Vaticano.<br />All’estero questo film, spacciato per un capolavoro, contribuisce a perpetuare tra gli spettatori, che non conoscono bene la storia e la realtà odierna della Polonia, molti stereotipi antipolacchi, sfruttati non soltanto dai media bielorussi, ma anche da certi ambienti europei, principalmente tedeschi, ostili al governo conservatore polacco. Chi è tentato di vederlo, dovrebbe saperlo.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57836274</guid><pubDate>Tue, 28 Nov 2023 21:22:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57836274/green_border_il_film_antipolacco_spacciato_per_capolavoro.mp3" length="8550286" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7618

GREEN BORDER: IL FILM ANTIPOLACCO, SPACCIATO PER CAPOLAVORO di Wlodzimierz Redzioch
Nell’estate del 2021 il dittatore bielorusso Lukashenko ha innescato una crisi migratoria con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7618" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7618</a><br /><br />GREEN BORDER: IL FILM ANTIPOLACCO, SPACCIATO PER CAPOLAVORO di Wlodzimierz Redzioch<br />Nell’estate del 2021 il dittatore bielorusso Lukashenko ha innescato una crisi migratoria con lo scopo di revocare le sanzioni europee contro il suo regime. Le autorità bielorusse avevano allora cominciato a concedere i visti per i cittadini di vari Paesi del Medio Oriente che venivano trasportati a Minsk e poi nei pressi della frontiera. Per la Polonia la crisi è iniziata a luglio 2021 con i primi tentativi di attraversare il confine polacco-bielorusso.<br />Ovviamente le autorità polacche sentivano il dovere di difendere la frontiera del Paese, che è anche la frontiera esterna dell’Unione europea, impedendo ai migranti di attraversarla, anche per non essere complici del traffico di esseri umani organizzato dai bielorussi. Purtroppo, i migranti, ispirati, istigati e aiutati dai servizi bielorussi, hanno attaccato il confine polacco, distruggendo le recinzioni alle frontiere e attaccando fisicamente i soldati polacchi. Gli agenti dei servizi bielorussi sostenevano apertamente i migranti accecando soldati polacchi con i laser, sparando in aria o partecipando alla distruzione delle barriere protettive. Tanti soldati polacchi venivano feriti dal lancio di pietre e altri oggetti. Ma di tutto questo si parlava poco.<br />Nel 2021 si sono registrati 40.000 tentativi di attraversare illegalmente il confine. Un anno dopo, meno di 16.000. Nel 2023 questo numero è nuovamente aumentato. Per controllare la frontiera con la Bielorussia, le autorità polacche erano costrette a schierare un numero enorme di militari di frontiera. La situazione è migliorata quando lungo la frontiera è stata completata l'installazione di una barriera elettronica. Successivamente, è stata costruita anche una barriera fisica. Ma la situazione al confine polacco-bielorusso resta tesa. È ovvio che i migranti non attraversano la frontiera spontaneamente: tutto è pianificato e organizzato dai servizi bielorussi.<br />Va detto che la Polonia dall’inizio della crisi è in costante contatto con Frontex, l’agenzia europea per la protezione delle frontiere, che sostiene costantemente le attività dei militari polacchi. Per il quartier generale della Nato, l'uso dei migranti da parte del regime di Lukashenko fa parte di una guerra ibrida. La destabilizzazione della Polonia con un’ondata di migranti sarebbe servita per preparare il terreno per l’intervento russo in Ucraina (la Polonia invasa dai migranti non avrebbe potuto ricevere i profughi ucraini).<br />LA FRONTIERA ORIENTALE DELL’UE<br />Purtroppo, la Polonia che difende la frontiera orientale dell’UE è diventata l’oggetto delle critiche degli ambienti che vogliono il mondo senza frontiere e incoraggiano l’immigrazione, anche clandestina. In Polonia tali critiche hanno preso la forma di attacchi ideologici al governo, al partito governativo PiS e ai militari che proteggono le frontiere. La crisi migratoria sulla frontiera polacco-bielorussa è diventata un pretesto per la lotta politica degli ambienti dell’opposizione liberal di sinistra, anche nella previsione delle importantissime elezioni che si svolgevano in Polonia nel mese di ottobre.<br />In questo contesto è stato prodotto un film di becera propaganda che tratta in modo strumentale gli eventi sulla frontiera: "Green Border" di Agnieszka Holland, una regista conosciuta anche per le sue simpatie di sinistra, critica del patriottismo e del cattolicesimo polacco e nemica della Chiesa. Il suo film, che vorrebbe sensibilizzare sulla tragedia dei migranti, crea un’immagine completamente falsa e offensiva delle guardie di frontiera polacche. Come ogni propaganda, questo film è privo di sfumature. Abbiamo a che fare con eroi positivi e personaggi assolutamente malvagi. 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Che però non sarebbero più stati nani, ma un pegno pagato all'ideologia woke: alcuni dovevano essere di colore, altri di altezza normale, altri disabili, altri di genere misto e così via. Speculazioni? Si direbbe di no: le foto del quotidiano inglese apparivano genuine e la stessa protagonista del nuovo live-action, Rachel Zegler, aveva dichiarato senza mezzi termini che sì, sarebbe stato un prodotto politicamente corretto, «perché ce n'è bisogno». Previsto in uscita nel 2024, la nuova fatica del colosso americano vedrà la luce però soltanto nel 2025, a causa di uno sciopero organizzato dal sindacato degli attori contro gli studios di Hollywood, ma non è l'unico inciampo che la produzione si è trovata ad affrontare.<br />L'ennesimo stravolgimento di un prodotto culturale antico e amato, ancor più per il fatto che si tratti di una favola indirizzata ai bambini, aveva infatti suscitato un coro di proteste in tutto il mondo occidentale. Non è la prima volta che accade: nulla ormai si salva dalle "riletture" woke, dall'opera lirica al fumetto, passando per i classici della letteratura, tutto viene reinterpretato quando non addirittura riscritto per renderlo conforme ai parametri dettati da un'ideologia divenuta egemone, sebbene rappresentante di una o più microscopiche minoranze. Sotto il vello dell'inclusione, della parità, del rispetto, oltre agli stravolgimenti di opere d'arte del passato, si nasconde secondo molti anche un chiaro scopo propagandistico e di indottrinamento verso i più piccoli, com'è appunto il caso di Biancaneve.<br />MARCIA INDIETRO<br />Tuttavia, notizia recente, sembra che Disney abbia fatto marcia indietro: niente più nani politicamente corretti, tornano i sette simpatici piccoletti creati dalla fantasia dei fratelli Grimm e già in passato messi su pellicola dalla major americana in un indimenticabile cartone animato del 1937. Gli araldi del politicamente corretto incassano e fanno buon viso a cattivo gioco: indispettiti e un po' isterici, si concedono ora di urlacchiare contro gli "odiatori" che hanno speculato per settimane contro la casa produttrice americana, la quale giammai intendeva produrre un film buono al massimo per un gaypride. Un grande malinteso, certo, come no. Foto e dichiarazioni della produzione Disney erano evidentemente allucinazioni di vecchi barbogi troppo attaccati a valori noiosi e arretrati, desiderosi di fermare le magnifiche sorti e progressive dell'incombente arcobaleno.<br />Sciocchezze, naturalmente. Il progetto era quello svelato dal Daily Mail e ammesso da varie fonti legate alla Disney. In questo senso, la marcia indietro è inquadrabile in tre scenari possibili.<br />Il primo e più svilente è che fin dall'inizio la casa di produzione intendesse realizzare un remake tradizionale, ma abbia utilizzato l'arma della polemica che le pulsioni woke portano sempre con sé per avere un po' di pubblicità gratis. Cinico ma assolutamente possibile essendo Hollywood, a detta anzitutto di chi ci lavora, il prototipo occidentale dell'immoralità più spinta.<br />Una seconda ipotesi è che la Disney non regga più di fronte ai continui tonfi al botteghino e al calo verticale del suo titolo in borsa (-15,75% negli ultimi sei mesi). Per quanto i commissari politici woke si siano infiltrati nell'industria cinematografica e dell'intrattenimento, alla fine per un'azienda privata sono i numeri a contare e quando questi si schiantano clamorosamente contro il noto muro del "go woke, go broke" e il pianto degli azionisti comincia a essere insistente e fastidioso, allora forse un risveglio vero avviene.<br />PROTESTE PLANETARIE<br />Terza e più probabile ipotesi, il clamore e le proteste planetarie contro l'ennesima azione orientata a violentare un'opera del passato, per di più destinata ai bambini, devono aver trasmesso alla Disney la proporzione con cui la misura risulta ormai colma. Anche la pazienza più collaudata ha un termine ed è facile raggiungerlo quando una, di per sé anche lodevole, attenzione particolare verso minoranze che rischiano l'esclusione prende le fattezze dell'ossessione e i caratteri dell'indottrinamento. In questi casi la saturazione è dietro l'angolo e il mondo, evidentemente ancora popolato maggioritariamente da persone di buon senso, deve essere riuscito a urlare direttamente nell'orecchio della Disney il proprio senso di rigetto e la totale mancanza di opportunità nel portare a termine operazioni di revisione così forzate e ambigue.<br />Quale che sia la ragione del ripensamento della Disney, tuttavia, rimane un fatto incontrovertibile: per natura, le persone desiderano usualmente veder rappresentata la realtà per quella che è. Non escludono l'eccentricità, ovviamente, anzi essa è portatrice di effetti speciali se dosata sulla stessa misura con cui i fenomeni appaiono nelle comunità. I gruppi di cui la cultura woke si fa portavoce rappresentano statisticamente qualcosa di simile al pulviscolo, all'interno delle varie società, e di ciò andrebbe tenuto conto nel momento in cui si propone un prodotto, quale che sia, alla collettività. Il che è ancora più vero se si tratta di creazioni destinate ai bambini, per i quali i genitori vogliono stimoli alla risata, allo stupore, al divertimento, alla fantasia e, se possibile, un contributo all'educazione ai valori condivisi e maggioritari dell'umanità, affinché li acquisiscano per poi decidere liberamente, all'età giusta, se metterli in discussione oppure no.<br />Nell'illusione di poter rappresentare la realtà contemporanea, Disney ha abdicato da tempo a questo ruolo e, al di là dell'eccezionale ripensamento su Biancaneve, pare intenda proseguire con decisione nella strada che l'agenda mondiale del politicamente corretto le ha imposto. Faccia pure. Più cocciutamente persiste, più grande sarà l'ondata di riprovazione che la travolgerà, costringendola a correzioni in corsa. Di flop in flop, alla fine capirà, se non fallisce prima, che la realtà contemporanea è ben altro dai diktat di gruppi d'interesse e lobby ideologiche che nulla hanno a che fare con la domanda proveniente dai consumatori e ancor meno con una natura umana che sì, è paziente e indulgente, ma che, raggiunto il punto di saturazione, non lascia scampo. Ancor più se in ballo ci sono i suoi figli.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57635107</guid><pubDate>Tue, 14 Nov 2023 21:34:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57635107/la_disney_fa_retromarcia_tornano_i_7_nani_di_biancaneve_quelli_classici.mp3" length="7588927" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7597

LA DISNEY FA RETROMARCIA: TORNANO I 7 NANI DI BIANCANEVE, QUELLI CLASSICI di Matteo Delre
Se n'è parlato molto quest'estate, anche grazie ad anticipazioni e rivelazioni da parte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7597" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7597</a><br /><br />LA DISNEY FA RETROMARCIA: TORNANO I 7 NANI DI BIANCANEVE, QUELLI CLASSICI di Matteo Delre<br />Se n'è parlato molto quest'estate, anche grazie ad anticipazioni e rivelazioni da parte del Daily Mail: Disney sta lavorando su un remake di "Biancaneve e i sette nani". Che però non sarebbero più stati nani, ma un pegno pagato all'ideologia woke: alcuni dovevano essere di colore, altri di altezza normale, altri disabili, altri di genere misto e così via. Speculazioni? Si direbbe di no: le foto del quotidiano inglese apparivano genuine e la stessa protagonista del nuovo live-action, Rachel Zegler, aveva dichiarato senza mezzi termini che sì, sarebbe stato un prodotto politicamente corretto, «perché ce n'è bisogno». Previsto in uscita nel 2024, la nuova fatica del colosso americano vedrà la luce però soltanto nel 2025, a causa di uno sciopero organizzato dal sindacato degli attori contro gli studios di Hollywood, ma non è l'unico inciampo che la produzione si è trovata ad affrontare.<br />L'ennesimo stravolgimento di un prodotto culturale antico e amato, ancor più per il fatto che si tratti di una favola indirizzata ai bambini, aveva infatti suscitato un coro di proteste in tutto il mondo occidentale. Non è la prima volta che accade: nulla ormai si salva dalle "riletture" woke, dall'opera lirica al fumetto, passando per i classici della letteratura, tutto viene reinterpretato quando non addirittura riscritto per renderlo conforme ai parametri dettati da un'ideologia divenuta egemone, sebbene rappresentante di una o più microscopiche minoranze. Sotto il vello dell'inclusione, della parità, del rispetto, oltre agli stravolgimenti di opere d'arte del passato, si nasconde secondo molti anche un chiaro scopo propagandistico e di indottrinamento verso i più piccoli, com'è appunto il caso di Biancaneve.<br />MARCIA INDIETRO<br />Tuttavia, notizia recente, sembra che Disney abbia fatto marcia indietro: niente più nani politicamente corretti, tornano i sette simpatici piccoletti creati dalla fantasia dei fratelli Grimm e già in passato messi su pellicola dalla major americana in un indimenticabile cartone animato del 1937. Gli araldi del politicamente corretto incassano e fanno buon viso a cattivo gioco: indispettiti e un po' isterici, si concedono ora di urlacchiare contro gli "odiatori" che hanno speculato per settimane contro la casa produttrice americana, la quale giammai intendeva produrre un film buono al massimo per un gaypride. Un grande malinteso, certo, come no. Foto e dichiarazioni della produzione Disney erano evidentemente allucinazioni di vecchi barbogi troppo attaccati a valori noiosi e arretrati, desiderosi di fermare le magnifiche sorti e progressive dell'incombente arcobaleno.<br />Sciocchezze, naturalmente. Il progetto era quello svelato dal Daily Mail e ammesso da varie fonti legate alla Disney. In questo senso, la marcia indietro è inquadrabile in tre scenari possibili.<br />Il primo e più svilente è che fin dall'inizio la casa di produzione intendesse realizzare un remake tradizionale, ma abbia utilizzato l'arma della polemica che le pulsioni woke portano sempre con sé per avere un po' di pubblicità gratis. Cinico ma assolutamente possibile essendo Hollywood, a detta anzitutto di chi ci lavora, il prototipo occidentale dell'immoralità più spinta.<br />Una seconda ipotesi è che la Disney non regga più di fronte ai continui tonfi al botteghino e al calo verticale del suo titolo in borsa (-15,75% negli ultimi sei mesi). Per quanto i commissari politici woke si siano infiltrati nell'industria cinematografica e dell'intrattenimento, alla fine per un'azienda privata sono i numeri a contare e quando questi si schiantano clamorosamente contro il noto muro del "go woke, go broke" e il pianto degli azionisti comincia a essere insistente e...]]></itunes:summary><itunes:duration>475</itunes:duration><itunes:keywords>7nani,biancaneve,disney,gowokegobroke,politicallycorrect,protesteplanetarie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/60149f0a92f432a55e0e872c456d6720.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Barbie, un film femminista che dimostra anche il fallimento del femminismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/barbie-un-film-femminista-che-dimostra-anche-il-fallimento-del-femminismo--56557752</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7512" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7512</a><br /><br />BARBIE, UN FILM FEMMINISTA MA CHE DIMOSTRA ANCHE IL FALLIMENTO DEL FEMMINISMO di Federica Di Vito<br />Molti sono andati al cinema a vedersi Barbie. Superati i 21 milioni di euro di incasso in Italia e più di 775 milioni di dollari a livello globale, sembra essere il miglior incasso italiano del 2023, secondo per ora solo ad Avatar (Fonte Cinetel). E se qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un semplice film è perché non ne ha colto la portata, a detta dei media mainstream. Se poi a capire che la fashion doll più famosa abbia segnato un'epoca possiamo arrivarci più o meno tutti, risulta invece difficile comprendere come una bionda perfettamente in linea con i canoni di bellezza che le nuove femministe vorrebbero vedere annientati possa elevarsi a paladina del pink power. Di pink in effetti ce n'è parecchio, ma qual è questo "power" che affascina le ragazze?<br />La visione di Barbie sembra un'esperienza che lascia il segno, ci sarebbe un "prima" e un "dopo" a tal punto da spingere tante coppie a lasciarsi. Sarebbe nato così un vero e proprio fenomeno, l'hanno chiamato Barbie break up. «Grazie, Barbie, per avermi dato potere», scrive una ragazza su Twitter, «per avermi dato la fiducia necessaria, per avermi fatto capire che merito di meglio». E poi ancora, Theresa Arzate, ventisettenne di Dallas, ha raccontato su Twitter che sarebbe stata la reazione del suo ex fidanzato dopo la visione del film ad averla spinta a rompere con lui. I ragazzi mollati sembrano essere colpevoli di non empatizzare per esempio con la critica cinematografica Zoë Rose Bryant che si rilegge il monologo di Barbie «tutte le sere come se fosse la mia Bibbia». Intanto su TikTok qualcuno suggerisce di mettere alla prova il partner dopo i primi appuntamenti proprio con la visione del film. Il prototipo di "ragazzo perfetto" dovrebbe sentirsi a suo agio vestito di rosa a ridere degli stereotipi senza sminuire le sensazioni di disagio che la donna prova nella società odierna. E poi ci sono tutti gli altri, quelli che una ricerca del King's College di Londra ha rivelato avere affermato che il femminismo faccia più male che bene, e cioè un terzo degli intervistati. Se il ragazzo in questione non fa mea culpa sugli errori di Ken, allora meglio sbarazzarsene.<br />Eccolo il potere che Barbie sembra conferire alle ragazze. Di scoprire se stesse, i propri bisogni e ciò che si meritano. Finalmente. «Greta Gerwig sta cercando di salvarci tutte, attraverso Barbie!», sostiene la Tiktoker Megan Gotham, e anche l'Huffpost riporta il pensiero di un'utente dell'app dating Hinge: «Penso che se un ragazzo ha una forte reazione negativa solo all'idea di vedere il film allora questa è un segnale d'allarme». Analizzare il fenomeno non è complicato, basti guardare quanta fiducia venga affidata oggi ai social. È frustrante però pensare alle tante ragazze che affidano a un singolo film la capacità di discernere se la persona che si frequenta sia quella giusta o meno. E che solo lasciando il proprio ragazzo pensano di combattere l'ingiustizia sociale che sentono. Tanto più se poi allo stesso tempo si guarda il mezzo milione di giovani della Gmg che tremanti e felici hanno affidato la loro vocazione all'unica Fonte che può saziare qualsiasi fame di fiducia, potere, affermazione, empowerment o dir si voglia. In fin dei conti, di amore.<br />Allora Barbie potrà anche illuderti che «puoi essere tutto ciò che desideri», ma il segnale vero che l'uomo che hai accanto è il meglio per te - si tappino le orecchie le femministe - lo vedrai quando ti dirà la verità. Ovvero che no, non puoi essere tutto. Puoi scegliere in virtù del tuo essere donna e saranno quelle scelte definitive a dare ordine a tutti i tuoi desideri. Sarà la risposta a una vocazione a darti la possibilità di brillare, unica e irripetibile, come Dio ti ha pensata. Altrimenti puoi accontentarti dei tanti Ken prodotti in serie e del pink power che dura quanto una passata di lipgloss.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Barbie, il fallimento dell'ideologia femminista" sostiene che Barbie non è un film femminista, ma una divertente disamina del femminismo passato e presente. E sul suo fallimento. Lo rilanciamo per avere una panoramica completa delle reazioni al film (suggeriamo inoltre la rilettura di un nostro precedente articolo sul film, clicca qui!).<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 agosto 2023:<br />Passata la bufera mediatica e la mania promozionale del "tutti in rosa", anche la Nuova Bussola Quotidiana si è avvicinata, con estrema cautela e riluttanza, al successo dell'estate: Barbie. Le premesse non fanno ben sperare. Sarà il solito polpettone femminista e woke? La regista, d'altra parte, è Greta Gerwig, la stessa che sta dirigendo un remake di Biancaneve senza nani e soprattutto senza principe. Invece Barbie è, almeno nel finale, una piacevole sorpresa, una pellicola divertente, autoironica, con due grandi interpreti (Margot Robbie e Ryan Gosling, rispettivamente Barbie e Ken) che danno profondità e umanità a personaggi di plastica.<br />Il film inizia come un qualunque pamphlet femminista. In una riedizione fedele delle scene iniziali di 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick, le bambine del passato incontrano il loro monolite, una gigantesca Barbie e spaccano le loro bambole sulle pietre, un gesto di ribellione violenta contro il loro ruolo di madri. La Barbie rappresenta, così, l'utopia femminista. Vive in una terra di sogno, Barbieland, dove le bambole-donne possono diventare quel che vogliono, si premiano, si elogiano, lavorano nei cantieri e vanno nello spazio, sono felici e benvolute anche se sovrappeso, ballano anche se sulla sedia a rotelle, sono da Nobel e hanno una presidente nera. Ma se una resta incinta viene ritirata dal mercato, nascosta. I maschi ci sono, i Ken, ma sono solo accessori. Il Ken esiste nell'attesa di uno sguardo, di un'attenzione della Barbie, altrimenti non è. Sogno o incubo? La Barbie-stereotipo (la prima, bionda, che conosciamo tutti) a un certo punto inizia a pensare alla morte. È un problema. Per risolverlo deve entrare nel mondo reale, per mettersi in contatto con la sua bambina proprietaria e capire cosa la turbi. La segue Ken.<br />Nel mondo reale, Barbie rischia di finire come Pinocchio. Scoprirà che i maschi sono ancora al comando, persino nella Mattel che l'ha creata. Ken, al contrario, inizia ad esaltarsi, se non altro perché viene rispettato come persona e non solo come accessorio. Barbie incontra la "sua" bambina che non è più cresciuta nell'epoca del femminismo utopistico, ma di quello moderno, fatto di odio e lotta di genere. Ed è un cozzo frontale, la bambola viene insultata e cacciata perché "fascista". I signori della Mattel, intanto, le danno la caccia perché nessuna Barbie viva deve entrare nel mondo reale. La povera bella bambola si salva solo perché incontra la vera proprietaria: la mamma della bambina, una donna matura che incarna il femminismo fallito e disilluso. Sogna ancora un mondo dove le donne comandano e decide di seguire la "sua" bambola a Barbieland. Nel frattempo, però, Ken ha preso il potere e l'ha trasformata nel patriarcato Kendom, tutto cavalli, muscoli, cappelli da cowboy e birra, la caricatura del machismo del West.<br />In un crescendo di delirio pop e di umorismo surreale, come era prevedibile le Barbie riprendono il potere, anche con la benedizione della Mattel (che non vuole un prodotto per maschi: al suo vertice sono maschi "femministi" per marketing). E se il film finisse qui, potrebbe essere archiviato come divertente ma inutile. Invece no, perché il finale gli dà un colpo di reni che fa salire di livello. In un commovente dialogo fra Barbie e la sua creatrice, il fantasma di Ruth Handler, la bambola decide infine di diventare umana, accettando la realtà: prima o poi invecchierà e morirà. Diventa comunque umana perché vuole cessare di essere un'idea per diventare parte della creazione e creatrice a sua volta. E la regista la mostra, in versione umana, dalla ginecologa: si presenta con un cognome e un nome e aspetta un figlio. La rottura iniziale della donna con il ruolo di madre è infine sanata in un atto di maturità. E l'uomo? Ken matura nel momento in cui si accetta come persona e non solo come accessorio di una Barbie. La Gerwig ci ha così offerto, forse senza volerlo, una via d'uscita intelligente dal tunnel della lotta di genere.<br />La pellicola è stata vietata in gran parte del mondo musulmano, perché, ad esempio, "va contro i valori della fede e della morale" (Libano), "promuove omosessualità e transessualità" (Algeria), diffonde "idee e convinzioni che sono estranee alla società e all'ordine pubblico kuwaitiani" (Kuwait). Accuse abbastanza strane, a dire il vero, considerando che nel film non compaiono neppure personaggi omosessuali, non ci sono scene di nudo e neppure di sesso. Si tratta di una produzione quasi pudica, rispetto agli standard attuali. Nel mondo islamico, tuttavia, è mal digerito un film diretto da una regista americana, su una bambola creata da un'imprenditrice ebrea e di]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56557752</guid><pubDate>Tue, 22 Aug 2023 21:40:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56557752/barbie_un_film_femminista_che_dimostra_anche_il_fallimento_del_femminismo.mp3" length="11811570" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7512

BARBIE, UN FILM FEMMINISTA MA CHE DIMOSTRA ANCHE IL FALLIMENTO DEL FEMMINISMO di Federica Di Vito
Molti sono andati al cinema a vedersi Barbie. Superati i 21 milioni di euro di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7512" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7512</a><br /><br />BARBIE, UN FILM FEMMINISTA MA CHE DIMOSTRA ANCHE IL FALLIMENTO DEL FEMMINISMO di Federica Di Vito<br />Molti sono andati al cinema a vedersi Barbie. Superati i 21 milioni di euro di incasso in Italia e più di 775 milioni di dollari a livello globale, sembra essere il miglior incasso italiano del 2023, secondo per ora solo ad Avatar (Fonte Cinetel). E se qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un semplice film è perché non ne ha colto la portata, a detta dei media mainstream. Se poi a capire che la fashion doll più famosa abbia segnato un'epoca possiamo arrivarci più o meno tutti, risulta invece difficile comprendere come una bionda perfettamente in linea con i canoni di bellezza che le nuove femministe vorrebbero vedere annientati possa elevarsi a paladina del pink power. Di pink in effetti ce n'è parecchio, ma qual è questo "power" che affascina le ragazze?<br />La visione di Barbie sembra un'esperienza che lascia il segno, ci sarebbe un "prima" e un "dopo" a tal punto da spingere tante coppie a lasciarsi. Sarebbe nato così un vero e proprio fenomeno, l'hanno chiamato Barbie break up. «Grazie, Barbie, per avermi dato potere», scrive una ragazza su Twitter, «per avermi dato la fiducia necessaria, per avermi fatto capire che merito di meglio». E poi ancora, Theresa Arzate, ventisettenne di Dallas, ha raccontato su Twitter che sarebbe stata la reazione del suo ex fidanzato dopo la visione del film ad averla spinta a rompere con lui. I ragazzi mollati sembrano essere colpevoli di non empatizzare per esempio con la critica cinematografica Zoë Rose Bryant che si rilegge il monologo di Barbie «tutte le sere come se fosse la mia Bibbia». Intanto su TikTok qualcuno suggerisce di mettere alla prova il partner dopo i primi appuntamenti proprio con la visione del film. Il prototipo di "ragazzo perfetto" dovrebbe sentirsi a suo agio vestito di rosa a ridere degli stereotipi senza sminuire le sensazioni di disagio che la donna prova nella società odierna. E poi ci sono tutti gli altri, quelli che una ricerca del King's College di Londra ha rivelato avere affermato che il femminismo faccia più male che bene, e cioè un terzo degli intervistati. Se il ragazzo in questione non fa mea culpa sugli errori di Ken, allora meglio sbarazzarsene.<br />Eccolo il potere che Barbie sembra conferire alle ragazze. Di scoprire se stesse, i propri bisogni e ciò che si meritano. Finalmente. «Greta Gerwig sta cercando di salvarci tutte, attraverso Barbie!», sostiene la Tiktoker Megan Gotham, e anche l'Huffpost riporta il pensiero di un'utente dell'app dating Hinge: «Penso che se un ragazzo ha una forte reazione negativa solo all'idea di vedere il film allora questa è un segnale d'allarme». Analizzare il fenomeno non è complicato, basti guardare quanta fiducia venga affidata oggi ai social. È frustrante però pensare alle tante ragazze che affidano a un singolo film la capacità di discernere se la persona che si frequenta sia quella giusta o meno. E che solo lasciando il proprio ragazzo pensano di combattere l'ingiustizia sociale che sentono. Tanto più se poi allo stesso tempo si guarda il mezzo milione di giovani della Gmg che tremanti e felici hanno affidato la loro vocazione all'unica Fonte che può saziare qualsiasi fame di fiducia, potere, affermazione, empowerment o dir si voglia. In fin dei conti, di amore.<br />Allora Barbie potrà anche illuderti che «puoi essere tutto ciò che desideri», ma il segnale vero che l'uomo che hai accanto è il meglio per te - si tappino le orecchie le femministe - lo vedrai quando ti dirà la verità. Ovvero che no, non puoi essere tutto. Puoi scegliere in virtù del tuo essere donna e saranno quelle scelte definitive a dare ordine a tutti i tuoi desideri. Sarà la risposta a una vocazione a darti la possibilità di brillare, unica e...]]></itunes:summary><itunes:duration>739</itunes:duration><itunes:keywords>americanwayoflife,bambola,barbie,femminista,ken</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a4b01a08703c0156dcf0793004159f0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Santa Chiara sfigurata e oltraggiata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/santa-chiara-sfigurata-e-oltraggiata--56360254</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7501" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7501</a><br /><br />SANTA CHIARA SFIGURATA E OLTRAGGIATA di Cristina Siccardi<br />Lo stravolgimento della realtà dei fatti è diventato lo sport più praticato dei nostri tempi, anche nell'ambito religioso. «Non dire falsa testimonianza» recita l'ottavo comandamento, tuttavia menzogne ed inganni oggi si riconcorrono anche quando si tratta di narrare e divulgare frammenti della Storia della Chiesa, dunque fatti acclarati, ma che puntualmente vengono inzaccherati da menti che non amano la verità, bensì le interpretazioni che il mondo e i poteri forti, con le loro ideologie, propagandano.<br />Alcuni giorni fa avevamo parlato su queste colonne del film anticristiano Rapito del regista Marco Bellocchio (clicca qui!), ed ora non possiamo neppure tacere lo scempio che è stato commesso ai danni della figura di santa Chiara d'Assisi, oggetto dell'interesse della regista Susanna Nicchiarelli. Il suo sacrilego film è stato presentato in anteprima mondiale il 9 settembre 2022 alla 79ª Mostra del cinema di Venezia, prima di debuttare nelle sale cinematografiche italiane il 7 dicembre dello stesso anno. Ça va sans dire che la critica laica l'abbia osannato per aver sfigurato l'immagine dell'autentica santa Chiara, trasformandola in una femminista, ma ciò ha fatto anche Famiglia Cristiana, che si è laicamente compiaciuta attraverso le parole di monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello spettacolo, il quale ha dichiarato: «Chiara restituisce alla vicenda della Santa la possibilità di interpretare le vicende di ogni tempo grazie allo sguardo radicale della regista che vuole scardinare la rappresentazione più canonica per offrire un ritratto ribelle e vivo, complesso e stratificato. Un'opera irregolare nello spirito benché compatta nella forma, laica per vocazione, ribelle come dev'essere ogni racconto giovanile di rottura», per farlo, allora, bastava prendere la biografia di una qualsiasi rivoluzionaria e femminista, non certo la Sposa di Cristo Chiara d'Assisi. Invece no, devono contaminare i protagonisti del Cristianesimo con le idee anticristiane e togliere la santità, tanto nemica sia dei mondani che dei protestanti.<br />Non basta, il 14 novembre 2022 alla Filmoteca Vaticana si è svolta la cerimonia di assegnazione del Premio Fuoricampo per il film Chiara, in quanto da esso emerge «l'umanità e l'indipendenza di Chiara», come ha scritto Vatican News.<br />FEMMINISTA ED EMANCIPATA<br />Chiara, interpretata da Margherita Mazzucco, è ribelle alla famiglia non per seguire la volontà di Dio, incamminandosi sull'esempio di san Francesco, bensì per emanciparsi dallo strapotere dei maschi, permettendo alle donne di entrare «nel mondo iper-maschilista della Chiesa», come afferma Wikipedia.<br />Ebbene, santa Chiara è stata una donna di Dio, senza nessuna velleità femminista, visto che tale ideologia è sorta nel tempo della Rivoluzione francese per poi crescere con il liberalismo e trovare nella rivoluzione culturale del ‘68 il suo culmine, infiltrandosi massivamente nelle maglie della civiltà occidentale anticristiana. Ella era determinata a difendere ciò che san Francesco aveva realizzato con la Regola dell'Ordo Fratrum Minorum, fondando a sua volta quello che diventerà l'Ordo Sanctæ Claræ nel 1212. La regola di vita dell'Ordine fu inizialmente costituita da alcune semplici istruzioni dettate da san Francesco, ma queste osservanze nel 1215, in base a quanto stabilito dal XIII canone del Concilio Lateranense IV, dovettero cedere il posto alla Regola benedettina. Santa Chiara si batté non per rivalsa contro gli uomini - una sciocchezza così assurda da potersi considerare ridicola -, ma per tutelare con tutte le sue forze i principi francescani della povertà assoluta (Madonna Povertà) che venivano posti in pericolo a causa delle direttive ecclesiastiche provenienti dallo stesso Concilio Laterananse. Da qui i contrasti di santa Chiara, vera discepola di san Francesco, con le autorità religiose, finanche con il Pontefice. Ella non si piegò mai a linee guida errate e infedeli alle promesse originarie.<br />Per san Francesco, al fine di far accogliere alla Santa Sede la Regola dei Frati minori, era necessario non prendere in considerazione, temporaneamente, il ramo femminile, perché, a differenza del coevo san Domenico, che aveva adottato per i suoi Predicatori la Regola già esistente di sant'Agostino, egli ne voleva una riconducibile solo ed esclusivamente al suo Ordine. Per questo santa Chiara dovette pazientare, attendendo tempi migliori.<br />Lei e le sue consorelle vennero chiamate Povere Dame di San Damiano, alle quali il Cardinale Ugolino inviò, nel 1218, un visitatore cistercense, per le quali redasse, un anno dopo, una Regola che le riuniva alla famiglia benedettina, imponendo loro clausura e proprietà. Da allora iniziò un gioco sottile fra Chiara e il Cardinale, protettore delle Damianite dal 1218 in poi, anche quando diventerà Pontefice nel 1227 con il nome di Gregorio IX. L'obiettivo di Ugolino era quello di servirsi del movimento francescano femminile per riformare l'intero mondo monacale in un periodo in cui il livello delle osservanze e della religiosità lasciavano molto a desiderare in parecchi monasteri; in più il IV Concilio Laterano aveva da poco proibito la fondazione di nuovi ordini religiosi.<br />IL PRIVILEGIO DELLA POVERTÀ<br />Ma santa Chiara non ebbe alcuna intenzione di porsi alla guida dell'Ordine che Ugolino cercava di costituire. Per un po' di tempo il Cardinale trattò con riguardo Madre Chiara, arrivando a rinnovare nel 1228 il privilegio della povertà per il monastero di San Damiano. Però, dopo il 1230, adottò una linea più dura e intransigente, vietando ai Frati minori di visitare i monasteri di santa Chiara e assimilando sempre di più il funzionamento di essi a quello delle numerose istituzioni monastiche preesistenti.<br />Se ella aveva consigliato san Francesco, quando egli esitava fra vita eremitica e apostolato, per la scelta di quest'ultima, lui, prima di morire, le raccomandò di rifiutare ogni concessione su ciò che era essenziale. Così scrive nella sua volontà indirizzata a Santa Chiara: «Poiché, per divina ispirazione, vi siete fatte figlie e ancelle dell'altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, cura e sollecitudine speciale. Io, frate Francesco piccolino, voglio seguire la vita e la povertà dell'altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima madre e perseverare in essa sino alla fine. E prego voi, mie signore, e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e povertà. E guardatevi attentamente dall'allontanarvi mai da essa in nessuna maniera per insegnamento o consiglio di alcuno» (Fonti Francescane, §§ 139-140). L'ideale di vita sia per san Francesco che per santa Chiara fu esclusivamente incentrato sul rigore evangelico nella povertà, nell'umiltà, nella penitenza.<br />Nella prospettiva di unione e assimilazione allo Sposo divino, la mistica Chiara visse la rinuncia come via prediletta per accogliere in lei Cristo. Negli scritti che sono pervenuti fino a noi, lei stessa evidenzia con insistenza il suo attaccamento per la povertà e per l'umiltà, testimoni delle sue nozze mistiche.<br />Principale sopravvissuta della primitiva epopea francescana, Chiara divenne un punto di riferimento nel momento in cui l'Ordine dei Frati minori, incoraggiato dal Papa, evolveva rapidamente verso forme nuove, iniziando a conoscere al suo interno delle tensioni fra coloro che volevano mantenersi fedeli alla Regola di san Francesco e i loro avversari, che reclamavano novità, accomodamenti e minor rigore, tradendo lo stesso fondatore che aveva categoricamente ordinato, nel suo celebre e straordinario Testamento, di non interpretare in alcun modo la Regola a proprio uso e consumo.<br />LA REGOLA DELLE CLARISSE<br />Ecco che, anche quando morì san Francesco, santa Chiara proseguì nel combattimento, come aveva fatto la sua guida spirituale, per mantenere viva la fiamma dell'ideale originario. Nel 1245 Innocenzo IV impose la defraudata Regola di Ugolino del 1218, chiamandola tuttavia Regola di san Francesco e non Regola di san Benedetto. Ma Chiara non poteva ritenersi soddisfatta da questo mutamento di nome, poiché il testo autorizzava le monache a possedere delle proprietà e dei redditi, cosa contraria alle sue ferme e salde convinzioni.<br />Per cercare di uscire da ciò che giudicava un'ingiustizia, Chiara decise con determinazione di intraprendere, verso il 1247, la redazione della Regola delle clarisse, ispirandosi a quella del ramo maschile ed alle osservanze di San Damiano, prevedendo esplicitamente la rinuncia ad ogni proprietà. Approvata dal nuovo protettore dell'Ordine, il Cardinale Rainaldo, ebbe anche il consenso, il 9 agosto 1253, di Papa Innocenzo IV, due giorni prima la morte della Santa di Assisi.<br />La prova del trionfo della tenacia di santa Chiara, che]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56360254</guid><pubDate>Tue, 08 Aug 2023 20:16:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56360254/santa_chiara_sfigurata_e_oltraggiata.mp3" length="17212857" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7501

SANTA CHIARA SFIGURATA E OLTRAGGIATA di Cristina Siccardi
Lo stravolgimento della realtà dei fatti è diventato lo sport più praticato dei nostri tempi, anche nell'ambito...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7501" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7501</a><br /><br />SANTA CHIARA SFIGURATA E OLTRAGGIATA di Cristina Siccardi<br />Lo stravolgimento della realtà dei fatti è diventato lo sport più praticato dei nostri tempi, anche nell'ambito religioso. «Non dire falsa testimonianza» recita l'ottavo comandamento, tuttavia menzogne ed inganni oggi si riconcorrono anche quando si tratta di narrare e divulgare frammenti della Storia della Chiesa, dunque fatti acclarati, ma che puntualmente vengono inzaccherati da menti che non amano la verità, bensì le interpretazioni che il mondo e i poteri forti, con le loro ideologie, propagandano.<br />Alcuni giorni fa avevamo parlato su queste colonne del film anticristiano Rapito del regista Marco Bellocchio (clicca qui!), ed ora non possiamo neppure tacere lo scempio che è stato commesso ai danni della figura di santa Chiara d'Assisi, oggetto dell'interesse della regista Susanna Nicchiarelli. Il suo sacrilego film è stato presentato in anteprima mondiale il 9 settembre 2022 alla 79ª Mostra del cinema di Venezia, prima di debuttare nelle sale cinematografiche italiane il 7 dicembre dello stesso anno. Ça va sans dire che la critica laica l'abbia osannato per aver sfigurato l'immagine dell'autentica santa Chiara, trasformandola in una femminista, ma ciò ha fatto anche Famiglia Cristiana, che si è laicamente compiaciuta attraverso le parole di monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello spettacolo, il quale ha dichiarato: «Chiara restituisce alla vicenda della Santa la possibilità di interpretare le vicende di ogni tempo grazie allo sguardo radicale della regista che vuole scardinare la rappresentazione più canonica per offrire un ritratto ribelle e vivo, complesso e stratificato. Un'opera irregolare nello spirito benché compatta nella forma, laica per vocazione, ribelle come dev'essere ogni racconto giovanile di rottura», per farlo, allora, bastava prendere la biografia di una qualsiasi rivoluzionaria e femminista, non certo la Sposa di Cristo Chiara d'Assisi. Invece no, devono contaminare i protagonisti del Cristianesimo con le idee anticristiane e togliere la santità, tanto nemica sia dei mondani che dei protestanti.<br />Non basta, il 14 novembre 2022 alla Filmoteca Vaticana si è svolta la cerimonia di assegnazione del Premio Fuoricampo per il film Chiara, in quanto da esso emerge «l'umanità e l'indipendenza di Chiara», come ha scritto Vatican News.<br />FEMMINISTA ED EMANCIPATA<br />Chiara, interpretata da Margherita Mazzucco, è ribelle alla famiglia non per seguire la volontà di Dio, incamminandosi sull'esempio di san Francesco, bensì per emanciparsi dallo strapotere dei maschi, permettendo alle donne di entrare «nel mondo iper-maschilista della Chiesa», come afferma Wikipedia.<br />Ebbene, santa Chiara è stata una donna di Dio, senza nessuna velleità femminista, visto che tale ideologia è sorta nel tempo della Rivoluzione francese per poi crescere con il liberalismo e trovare nella rivoluzione culturale del ‘68 il suo culmine, infiltrandosi massivamente nelle maglie della civiltà occidentale anticristiana. Ella era determinata a difendere ciò che san Francesco aveva realizzato con la Regola dell'Ordo Fratrum Minorum, fondando a sua volta quello che diventerà l'Ordo Sanctæ Claræ nel 1212. La regola di vita dell'Ordine fu inizialmente costituita da alcune semplici istruzioni dettate da san Francesco, ma queste osservanze nel 1215, in base a quanto stabilito dal XIII canone del Concilio Lateranense IV, dovettero cedere il posto alla Regola benedettina. Santa Chiara si batté non per rivalsa contro gli uomini - una sciocchezza così assurda da potersi considerare ridicola -, ma per tutelare con tutte le sue forze i principi francescani della povertà assoluta (Madonna Povertà) che venivano posti in pericolo a causa delle direttive ecclesiastiche...]]></itunes:summary><itunes:duration>1076</itunes:duration><itunes:keywords>assisi,chiara,clarisse,femminista,nicchiarelli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2a242ab0f3bcbf4e11cf69858498810e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Barbie, un film zuccheroso e femminista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/barbie-un-film-zuccheroso-e-femminista--56359698</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7499" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7499</a><br /><br />BARBIE, UN FILM ZUCCHEROSO E FEMMINISTA di Raffaella Frullone<br />Possiamo ufficialmente dire che sia scoppiata la Barbie mania. In Italia il film che celebra la fashion doll più famosa del mondo ha incassato la bellezza di 7.7 milioni di euro in quattro giorni, guadagnandosi il record di miglior esordio dell'anno. Le sale sono letteralmente sold out e il fatto che a Milano, un lunedì sera di fine luglio, gli unici due posti disponibili fossero una terza fila alla proiezione delle 19.40 in lingua originale, la dice tutta. Soprattutto se si considera che gli italiani al cinema ormai, non vanno più da un pezzo.<br />Eppure legioni di fanciulle più o meno giovani sono accorse da ogni dove, richiamate da quel rosa shocking che è un po' come la madleine di proustiana memoria, in un attimo ti riporta agli anni spensierati dell'infanzia quando si poteva giocare a Barbie certi che non arrivasse Laura Boldrini a controllare il grado di empowerment. L'euforia passa subito perché la prima scena è un cupo remake di Odissea nello Spazio di Kubrick con delle bambine al posto delle scimmie, e dei bambolotti al posto delle ossa.<br />La voce fuori campo ci ricorda che in un oscuro passato, prima del femminismo faro di civiltà, le bambole esistevano solo per abituare le bambine all'unico ruolo che spettava loro nella società, quello di mamme, questo fino a quando, al posto del monolite, irrompe lei, una gigantesca Margot Robbie, Barbie appunto, in costume intero, tacco 12 e occhiale da sole. É a quel punto che, sulle note di Così parlò Zarathustra di Strauss, le bambine distruggono i loro bambolotti sbattendo violentemente i piccoli crani plastificati a terra mentre la voce narrante prosegue «Grazie a Barbie tutti i problemi del femminismo sono stati risolti».<br />I MASCHI SONO SOSTANZIALMENTE INUTILI<br />Poi si cambia scena, in un attimo siamo a Barbieland, la terra di Barbie. Un universo parallelo totalmente al femminile, con una presidente donna, un medico donna, una squadra di addette alla raccolta differenziata tutta al femminile, così come quella di operaie, in tuta rigorosamente rosa confetto. Barbie può essere tutto, insegnante, astronauta, infermiera, cantante, attrice, commessa, avvocato, psicologo, e ovviamente, come politicamente corretto insegna, oggi può anche essere di diverse etnie, taglie e anche in carrozzina. Ci sono tutte le opzioni possibili, tranne la mamma (l'unica "Barbie incinta" di Barbieland verrà prontamente mandata fuori produzione).<br />«Tu puoi essere qualunque cosa bambina - dice sempre la voce - mentre lui è solo Ken». A Barbieland infatti i Ken sono sostanzialmente inutili, letteralmente spiaggiati a pochi passi da un oceano di plastica, esistono solo in relazione alle Barbie e anche in quel caso devono accontentarsi di un angolino. Senza spoilerare troppo ad un certo punto, Barbie è costretta - per uno strambo mix che mette insieme piedi piatti, cellulite, ansia e pensieri di morte - a lasciare la sua terra tutta glitter e tacchi a spillo per andare nel mondo reale, per quanto si possa considerare reale Los Angeles. Qui la bambola con lo stacco di coscia più invidiato di sempre scopre amaramente che il mondo reale non è quello che lei aveva sempre immaginato, accipicchia, perché ancora il femminismo non ha avuto la meglio e i maschi hanno ancora in mano le redini del mondo e scopre anche che i suoi canoni estetici perfetti non hanno fatto che acuire il senso di frustrazione delle donne.<br />PER QUALE SCOPO SONO AL MONDO?<br />La pellicola è il racconto andata e ritorno di questo viaggio rocambolesco dove si alternano sentimentalismo e pistolotti sull'autodeterminazione, sull'emancipazione, sulla lotta al patriarcato. D'altra parte la regista Greta Grewig è la stessa che ha lavorato per Disney nel remake di Biancaneve, in cui in nani sono sostituiti dalle più inclusive "creature magiche", Biancaneve si salva da sola e il principe non c'è. Non va certo meglio in Barbie dove tutte le figure maschili sono ridotte a invertebrati zerbini incapaci di qualunque cosa, in primis ovviamente il povero Ken che elemosina attenzioni vere in un mondo plastificato dove non c'è nemmeno il sesso, Barbie infatti, come ripeterà più volte, non ha la vagina. E' a questo punto della pellicola che potrebbe affacciarsi lui, l'abbiocco.<br />Ma nel caso lo si superasse, in zona Cesarini il film potrebbe anche salvarsi, se non riscattarsi con una virata inaspettata verso la realtà, che fa capolino. Barbie come Pinocchio deve decidere se continuare a vivere a Barbieland o diventare una donna vera, qui si svolge un dialogo tra creatura e creatore, o meglio creatrice, ossia colei che ha inventato il giocattolo più famoso di Mattel, Ruth Handler, che rivela alla bambola di plastica che se sceglierà di diventare una donna vera dovrà fare i conti con cose difficili, tra cui la morte. Le due si prendono per mano e parte il brano What I was made for? (Per quale scopo sono al mondo?) e scorrono le immagini soffuse di una mamma che allatta, di momenti familiari, abbracci, scorci di vita quotidiana. Barbie abbandona le decolleté per una (inguardabile) Birkenstock Arizona rosa e si prepara per un incontro importante. Varca la soglia di un palazzo, respira ed è al suo primo appuntamento... con la ginecologa, ora d'altra parte, è dotata di tutto il corredo riproduttore.<br />La prima cosa che fa da donna è prendere atto che potrà generare. E dunque diventare madre.<br />Benvenuta sulla terra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56359698</guid><pubDate>Thu, 03 Aug 2023 19:51:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56359698/barbie_un_film_zuccheroso_e_femminista.mp3" length="6668164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7499

BARBIE, UN FILM ZUCCHEROSO E FEMMINISTA di Raffaella Frullone
Possiamo ufficialmente dire che sia scoppiata la Barbie mania. In Italia il film che celebra la fashion doll più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7499" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7499</a><br /><br />BARBIE, UN FILM ZUCCHEROSO E FEMMINISTA di Raffaella Frullone<br />Possiamo ufficialmente dire che sia scoppiata la Barbie mania. In Italia il film che celebra la fashion doll più famosa del mondo ha incassato la bellezza di 7.7 milioni di euro in quattro giorni, guadagnandosi il record di miglior esordio dell'anno. Le sale sono letteralmente sold out e il fatto che a Milano, un lunedì sera di fine luglio, gli unici due posti disponibili fossero una terza fila alla proiezione delle 19.40 in lingua originale, la dice tutta. Soprattutto se si considera che gli italiani al cinema ormai, non vanno più da un pezzo.<br />Eppure legioni di fanciulle più o meno giovani sono accorse da ogni dove, richiamate da quel rosa shocking che è un po' come la madleine di proustiana memoria, in un attimo ti riporta agli anni spensierati dell'infanzia quando si poteva giocare a Barbie certi che non arrivasse Laura Boldrini a controllare il grado di empowerment. L'euforia passa subito perché la prima scena è un cupo remake di Odissea nello Spazio di Kubrick con delle bambine al posto delle scimmie, e dei bambolotti al posto delle ossa.<br />La voce fuori campo ci ricorda che in un oscuro passato, prima del femminismo faro di civiltà, le bambole esistevano solo per abituare le bambine all'unico ruolo che spettava loro nella società, quello di mamme, questo fino a quando, al posto del monolite, irrompe lei, una gigantesca Margot Robbie, Barbie appunto, in costume intero, tacco 12 e occhiale da sole. É a quel punto che, sulle note di Così parlò Zarathustra di Strauss, le bambine distruggono i loro bambolotti sbattendo violentemente i piccoli crani plastificati a terra mentre la voce narrante prosegue «Grazie a Barbie tutti i problemi del femminismo sono stati risolti».<br />I MASCHI SONO SOSTANZIALMENTE INUTILI<br />Poi si cambia scena, in un attimo siamo a Barbieland, la terra di Barbie. Un universo parallelo totalmente al femminile, con una presidente donna, un medico donna, una squadra di addette alla raccolta differenziata tutta al femminile, così come quella di operaie, in tuta rigorosamente rosa confetto. Barbie può essere tutto, insegnante, astronauta, infermiera, cantante, attrice, commessa, avvocato, psicologo, e ovviamente, come politicamente corretto insegna, oggi può anche essere di diverse etnie, taglie e anche in carrozzina. Ci sono tutte le opzioni possibili, tranne la mamma (l'unica "Barbie incinta" di Barbieland verrà prontamente mandata fuori produzione).<br />«Tu puoi essere qualunque cosa bambina - dice sempre la voce - mentre lui è solo Ken». A Barbieland infatti i Ken sono sostanzialmente inutili, letteralmente spiaggiati a pochi passi da un oceano di plastica, esistono solo in relazione alle Barbie e anche in quel caso devono accontentarsi di un angolino. Senza spoilerare troppo ad un certo punto, Barbie è costretta - per uno strambo mix che mette insieme piedi piatti, cellulite, ansia e pensieri di morte - a lasciare la sua terra tutta glitter e tacchi a spillo per andare nel mondo reale, per quanto si possa considerare reale Los Angeles. Qui la bambola con lo stacco di coscia più invidiato di sempre scopre amaramente che il mondo reale non è quello che lei aveva sempre immaginato, accipicchia, perché ancora il femminismo non ha avuto la meglio e i maschi hanno ancora in mano le redini del mondo e scopre anche che i suoi canoni estetici perfetti non hanno fatto che acuire il senso di frustrazione delle donne.<br />PER QUALE SCOPO SONO AL MONDO?<br />La pellicola è il racconto andata e ritorno di questo viaggio rocambolesco dove si alternano sentimentalismo e pistolotti sull'autodeterminazione, sull'emancipazione, sulla lotta al patriarcato. D'altra parte la regista Greta Grewig è la stessa che ha lavorato per Disney nel remake di...]]></itunes:summary><itunes:duration>417</itunes:duration><itunes:keywords>barbie,femminista,ken,madre,patriarcato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f2ba1cb34418621872fc07a22906a87.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Esistono gli alieni? Le uniche prove sono i film di fantascienza: World Invasion, Independence Day, 2001 Odissea nello Spazio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/esistono-gli-alieni-le-uniche-prove-sono-i-film-di-fantascienza-world-invasion-independence-day-2001-odissea-nello-spazio--55248741</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1749" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1749</a><br /><br />ESISTONO GLI ALIENI? LE UNICHE PROVE SONO I FILM DI FANTASCIENZA: WORLD INVASION (2011), INDEPENDENCE DAY (1996), 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO (1968) di Claudio Siniscalchi<br />Esistono gli alieni? Diamine se esistono, anche se nessuno è mai riuscito a mostrarne uno. E la prova più lampante ed incontrovertibile della loro esistenza l'ha storicamente fornita il cinema di fantascienza americano. L'ultima puntata di questa saga commercialmente fortunata e praticamente inesauribile è World Invasion di Jonathan Liebesman. Storia da manuale. Arrivano gli alieni cattivi, davvero cattivi. Qualcuno dovrà pure fronteggiarli. Ad incaricarsi dell'ultima disperata difesa è il moderno «settimo cavalleggeri», cioè il corpo dei «marines» degli Stati Uniti.<br />Compito un tantino difficile, visto che la posta in gioco è la salvezza del pianeta. I nemici sono piovuti dal cielo come meteoriti e la battaglia sulla carta appare segnata. Con i «marines» in campo, però, mai dire mai. Finalmente gli alieni sono approdati sulla città degli angeli. Un'avvisaglia del loro imminente arrivo gli abitanti di Los Angeles la ebbero pochi mesi dopo l'attacco giapponese alla flotta statunitense di stanza a Pearl Harbor. Non si trattava di una burla di Orson Welles, tipo la finta radiocronaca dello sbarco dei marziani. Un'incursione dell'aviazione giapponese era data per certa, e si prevedeva avvenisse di notte. L'allarme partì. L'incubo dei cittadini fu pari alla prontezza dell'artiglieria antiaerea nello sparare cannonate all'indirizzo del cielo. Nessun nemico però volteggiava nell'alto.<br />Cosa era successo? Errore umano, precipitazione dettata dalla paura, o mistero? I giornali si scatenarono. Le vicende belliche tennero a freno la passioni per l'universo extraterrestre. Si scatenarono, inarrestabili, di lì a poco, dopo lo schianto di un disco volante (con tanto di passeggeri alieni) nei pressi di Roswell, New Mexico, nel luglio del 1947. Nella notte di Los Angeles la mobilitazione venne decretata per fronteggiare un'invasione extraterrestre. L'allarme fasullo, sostennero a guerra finita le autorità militari e governative, fu determinato da alcuni palloni meteorologici. Spiegazione alla quale gli ufologi non hanno mai prestato la minima fiducia.<br />Gli unici danni dell'invisibile (e inesistente) invasione giapponese (o aliena) furono causati dal «fuoco amico». Le vittime (tre) caddero non per attacco aereo (o da disco volante), ma per attacco cardiaco. La causa: choc emotivo da cannonate. L'apparizione degli alieni continua a tenere banco senza sosta. È di pochi giorni fa la rivelazione (l'ennesima) di documenti dell'FBI che accerterebbero l'esistenza di corpi extraterrestri e navicelle spaziali custoditi in gran segreto dalle autorità statunitensi. L'esistenza, come si ricorderà, veniva comunicata all'ignaro presidente americano (un giovane e atletico pilota da guerra) in Independence Day (1996) di Roland Emmerich, fra i successi più clamorosi al botteghino degli ultimi venti anni. E immediatamente, dovendo fronteggiare un attacco extraterrestre, chiedeva di recarsi nel deserto per prendere diretta visione dei mostruosi nemici. Insomma, il mito degli alieni non smette di affascinare e convincere.<br />Anche Stephen Hawking, dall'alto della cattedra a Cambridge ereditata addirittura da Isacco Newton, prima giurò, secondo scienza, che non esistevano. Poi ci ha ripensato: sempre secondo scienza ne ha sentenziato l'esistenza. Infine ha detto parole molto sensate: lasciamoli stare, non li stuzzichiamo. Se ci scoprono e sono come noi, potrebbe finire male. La questione attirò anche le riflessioni di Enrico Fermi. Il «papa» seduto a tavola affermò sicuro: abbiamo miliardi di mondi esistenti nella galassia, quindi non possiamo essere la sola forma di vita intelligente. Poi si rabbuiò, proseguendo perplesso: ma se siamo certi della loro esistenza, e il calcolo matematico conferma tale ipotesi, perché non si fanno vedere?<br />All'affascinante mistero delle realtà aliene è dedicato un interessante e chiarissimo saggio, Extraterresti. La radici occulte di un mito moderno, scritto da Enzo Pennetta e Gianluca Marletta (Rubbettino, p. 135, € 11,00). I due studiosi ricostruiscono con metodo esatta la costruzione del mito degli alieni. Un mito - uno dei tanti - anticristiano, mescolanza di scientismo materialista (figlio della cultura illuminista) e occultismo neospiritualista (affiorato con estrema forza tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento). Questo frullato di richiami scientifici e istanze neognostiche (teosofia, spiritismo, magia, satanismo, occultismo, poteri medianici) per un lungo tratto di tempo è rimasto appannaggio di un'élite di iniziati, spesso appartati. Poi, nel dopoguerra, con la diffusione pressoché planetaria della società dei consumi e dell'industria culturale, il mito degli extraterrestri si è trasformato in fenomeno di massa.<br />Negli anni Sessanta del Novecento, spinta sulle ali della controcultura americana, la cultura New Age, nel segno dell'età dell'Acquario, ha introdotto il concetto di «cambiamento di paradigma»: si stava cioè passando dall'età dominata del cristianesimo a quella di una nuova spiritualità della divinizzazione dell'uomo. Manifesto visivo della nuova era si rivelò 2001: Odissea nello spazio, capolavoro cinematografico diretto da Stanley Kubrick nel 1968. Di quest'opera complessa, ambigua e affascinante, per molto tempo ne è stata esaltata soprattutto la natura «razionalista», ottimisticamente «progressista» e benevolmente favorevole nei confronti della potenza liberatrice della scienza. Il film è stato addirittura interpretato come un'opera dedicata al mistero di Dio, pur se gli autentici intendimenti di Kubrick erano ben diversi. Il geniale e trasgressivo regista americano non voleva realizzare, nel pieno della stagione della controcultura, un film «razionalista». In realtà voleva fare il contrario: un film in opposizione alla «razionalità» dominante.<br />Nel film apprendiamo come la ragione è trasmessa all'uomo da un misterioso e indefinibile monolite. La logica della scoperta non è scientifica e razionale, ma avviene a causa di una illuminazione. La ragione, pertanto, deve considerarsi extraumana ed è fonte di progresso non certo pacifico, ma distruttivo. Il film di Kubrick è l'illustrazione visiva del definitivo esaurimento della civiltà occidentale, della frantumazione del percorso della modernità, alla quale è intimamente connessa la razionalizzazione. Siamo davanti ad un mondo fuori controllo e minacciato proprio da quella ragione che doveva dominarlo e farlo crescere armoniosamente.<br />In estrema sintesi sono gli alieni (una civiltà superiore), e non Dio, ad occuparsi degli umani. Nella vastissima letteratura critica dedicata all'opera di Kubrick, il problema della presenza di forme extraterrestri è ritenuta marginale. Invece è l'essenza del film, come ben chiariscono le pagine di Enzo Pennetta e Gianluca Marletta. Kubrick era convinto dell'esistenza di forme extraterrestri dotate di intelligenza superiore. Con 2001: Odissea nello spazio di fatto si anticipava una cultura relativista, antirazionalista ed antiscientifica, che sarebbe dilagata nei decenni successivi, servitasi del genere della fantascienza. Con il suo film Kubrick fece breccia nel cuore della generazione venuta alla ribalta sul finire degli anni Sessanta; generazione psichedelica, desiderosa di avvicinare nuovi percorsi spirituali.<br />Il film, in sostanza, poteva considerarsi un processo visivo all'Occidente. Furono i figli dell'Età dell'Acquario a determinare il successo di 2001: Odissea nello spazio. I figli di McLuhan trovarono nei silenzi, nella maestosità e nella lentezza dell'opera di Kubrick un richiamo irresistibile. Un giovane spettatore, durante una proiezione, corse verso lo schermo e provò ad attraversarlo urlando: «vedo Dio!».<br />Ma quale Dio stava vedendo quel giovane rapito dalla forza persuasiva dell'immaginario kubrickiano? Uno dei tanti «figli dei fiori», magari con l'aiuto di stupefacenti, non resisteva al fascio di luce bianca che sullo schermo stava proiettando qualcosa di talmente divino da somigliare a Dio. Non si trattava certo del Dio della tradizione giudeo-cristiana, ma piuttosto del Dio già in voga tra gli adepti della Jesus Revolution californiana, impegnati ad accostare Gesù Cristo a Buddha e a Zoroastro, amalgamando il culto delle antiche religioni orientali del sole e gli extraterrestri, gli angeli e il potere terapeutico dei cristalli, la libertà sessuale e Satana, la musica rock e lo spiritismo, l'uso delle droghe e il cinema di fantascienza.<br />Il finale di 2001: Odissea nello spazio annunciava la nascita di un «nuovo uomo», l'«oltre uomo», l'«ultimo uomo», il «superuomo» tenuto a battesimo dalla benevolenza aliena.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55248741</guid><pubDate>Tue, 27 Jun 2023 11:45:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55248741/esistono_gli_alieni_le_uniche_prove_sono_i_film_di_fantascienza_world_invasion_independence_day_2001_odissea_nello_spazio.mp3" length="11437497" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1749

ESISTONO GLI ALIENI? LE UNICHE PROVE SONO I FILM DI FANTASCIENZA: WORLD INVASION (2011), INDEPENDENCE DAY (1996), 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO (1968) di Claudio Siniscalchi
Esistono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1749" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1749</a><br /><br />ESISTONO GLI ALIENI? LE UNICHE PROVE SONO I FILM DI FANTASCIENZA: WORLD INVASION (2011), INDEPENDENCE DAY (1996), 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO (1968) di Claudio Siniscalchi<br />Esistono gli alieni? Diamine se esistono, anche se nessuno è mai riuscito a mostrarne uno. E la prova più lampante ed incontrovertibile della loro esistenza l'ha storicamente fornita il cinema di fantascienza americano. L'ultima puntata di questa saga commercialmente fortunata e praticamente inesauribile è World Invasion di Jonathan Liebesman. Storia da manuale. Arrivano gli alieni cattivi, davvero cattivi. Qualcuno dovrà pure fronteggiarli. Ad incaricarsi dell'ultima disperata difesa è il moderno «settimo cavalleggeri», cioè il corpo dei «marines» degli Stati Uniti.<br />Compito un tantino difficile, visto che la posta in gioco è la salvezza del pianeta. I nemici sono piovuti dal cielo come meteoriti e la battaglia sulla carta appare segnata. Con i «marines» in campo, però, mai dire mai. Finalmente gli alieni sono approdati sulla città degli angeli. Un'avvisaglia del loro imminente arrivo gli abitanti di Los Angeles la ebbero pochi mesi dopo l'attacco giapponese alla flotta statunitense di stanza a Pearl Harbor. Non si trattava di una burla di Orson Welles, tipo la finta radiocronaca dello sbarco dei marziani. Un'incursione dell'aviazione giapponese era data per certa, e si prevedeva avvenisse di notte. L'allarme partì. L'incubo dei cittadini fu pari alla prontezza dell'artiglieria antiaerea nello sparare cannonate all'indirizzo del cielo. Nessun nemico però volteggiava nell'alto.<br />Cosa era successo? Errore umano, precipitazione dettata dalla paura, o mistero? I giornali si scatenarono. Le vicende belliche tennero a freno la passioni per l'universo extraterrestre. Si scatenarono, inarrestabili, di lì a poco, dopo lo schianto di un disco volante (con tanto di passeggeri alieni) nei pressi di Roswell, New Mexico, nel luglio del 1947. Nella notte di Los Angeles la mobilitazione venne decretata per fronteggiare un'invasione extraterrestre. L'allarme fasullo, sostennero a guerra finita le autorità militari e governative, fu determinato da alcuni palloni meteorologici. Spiegazione alla quale gli ufologi non hanno mai prestato la minima fiducia.<br />Gli unici danni dell'invisibile (e inesistente) invasione giapponese (o aliena) furono causati dal «fuoco amico». Le vittime (tre) caddero non per attacco aereo (o da disco volante), ma per attacco cardiaco. La causa: choc emotivo da cannonate. L'apparizione degli alieni continua a tenere banco senza sosta. È di pochi giorni fa la rivelazione (l'ennesima) di documenti dell'FBI che accerterebbero l'esistenza di corpi extraterrestri e navicelle spaziali custoditi in gran segreto dalle autorità statunitensi. L'esistenza, come si ricorderà, veniva comunicata all'ignaro presidente americano (un giovane e atletico pilota da guerra) in Independence Day (1996) di Roland Emmerich, fra i successi più clamorosi al botteghino degli ultimi venti anni. E immediatamente, dovendo fronteggiare un attacco extraterrestre, chiedeva di recarsi nel deserto per prendere diretta visione dei mostruosi nemici. Insomma, il mito degli alieni non smette di affascinare e convincere.<br />Anche Stephen Hawking, dall'alto della cattedra a Cambridge ereditata addirittura da Isacco Newton, prima giurò, secondo scienza, che non esistevano. Poi ci ha ripensato: sempre secondo scienza ne ha sentenziato l'esistenza. Infine ha detto parole molto sensate: lasciamoli stare, non li stuzzichiamo. Se ci scoprono e sono come noi, potrebbe finire male. La questione attirò anche le riflessioni di Enrico Fermi. Il «papa» seduto a tavola affermò sicuro: abbiamo miliardi di mondi esistenti nella galassia, quindi non possiamo essere la sola forma di vita intelligente. 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Infatti non mi piace l'horror e, sul tema esorcismi, gli unici film che val la pena sono quelli della saga Conjuring, che sono tratti da storie vere. Invece, ne L'esorcista del papa di vero non c'è niente. Solo il nome di padre Gabriele Amorth. E basta. Nemmeno il protagonista è credibile, sarebbe stato meglio l'attore che fa Padre Brown nei telefilm, molto più somigliante all'originale. Nel film salvo solo lo scontro tra prelati progressisti che non credono al diavolo (perciò, neanche al Vangelo, e non si capisce perché non cambino mestiere) e l'esorcista, supportato - bontà sua - dal papa (Franco Nero, tutti gli altri attori sono di seconda fila). E, ma sì, salvo anche l'uso del latino, nell'esorcismo.<br />Nel film, «Amorth» dice che il latino è più efficace, ma una buona consulenza gli avrebbe fatto dire che senza latino non funziona proprio: è e rimane la lingua sacra dei cattolici, così come i musulmani hanno l'arabo e gli ebrei l'ebraico antico. E si guardano bene dal privarsene. La buona consulenza ce l'aveva il capostipite del genere, L'esorcista di William Friedkin, dove il diavolo infesta la giovane Regan perché questa si era messa a giocare con una Tavola Ouija. Infatti, nessuno può essere invasato senza invito: il diavolo non può toccarti se non lo chiami tu. E nel film-capostipite invade il prete giovane solo perché questo lo sfida: «Prendi me!». Invece, Amorth-Crowe si trova di fronte a un bambino posseduto non si sa come. Il diavolo, poi, passa disinvoltamente alla di lui sorella - teenager trojetta-style - senza che questa abbia fatto o detto alcunché.<br />Esilarante il bolso Crowe-Amorth che, mandato in Spagna per il caso urgente, ci va in vespa (!). E poi, la sagra del luogo comune: il passato nella Resistenza, l'abbazia medievale infestata (non se ne può più...), un grande amore nel passato del prete-spalla (etero, per fortuna, e tra adulti), l'Inquisizione spagnola «punto più nero della storia della Chiesa». Sì, per un regista americano, cui un Franco Cardini, debitamente consultato, avrebbe spiegato come proprio l'Inquisizione spagnola risparmiò alla penisola iberica le guerre di religione e la caccia alle streghe, tutti fenomeni di area nordeuropea: l'ultima strega fu bruciata in Svizzera a fine Settecento, e giusto perché nella Svizzera calvinista non poteva esserci l'Inquisizione.<br />Nel film Crowe spiega dottamente che l'Inquisizione spagnola parte nel 1475. Forse ho capito male io, ma mi risulta che i Re Cattolici solo dopo avere completato la Riconquista della Spagna ai musulmani, nel 1492, chiesero al papa il permesso di introdurre l'Inquisizione onde liberarsi di quanti, adesso, erano indotti a fare i furbi battezzandosi di corsa. E il papa titubò, finché non riuscì a imporre il domenicano Torquemada che, essendo di origine ebrea, avrebbe dato garanzie di imparzialità. Insomma, vent'anni dopo. Chicca finale: Amorth-Crowe, invasato a sua volta, si impicca (ma sopravvive). Il vero Amorth, prete cattolico, sarebbe morto posseduto pur di non commettere suicidio, peccato mortalissimo. Insomma, che dire? Se avete voglia di vedere uno stravagante pot-pourri accomodatevi, ma per quanto riguarda il tema Amorth-l'esorcista, è meglio che leggiate i suoi libri]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54114856</guid><pubDate>Tue, 06 Jun 2023 21:45:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54114856/l_esorcista_del_papa_la_sagra_del_luogo_comune.mp3" length="3605802" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7433

L'ESORCISTA DEL PAPA E' LA SAGRA DEL LUOGO COMUNE di Rino Cammilleri
Ho visto L'esorcista del papa con Russell Crowe per dovere d'ufficio. Infatti non mi piace l'horror e, sul...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7433" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7433</a><br /><br />L'ESORCISTA DEL PAPA E' LA SAGRA DEL LUOGO COMUNE di Rino Cammilleri<br />Ho visto L'esorcista del papa con Russell Crowe per dovere d'ufficio. Infatti non mi piace l'horror e, sul tema esorcismi, gli unici film che val la pena sono quelli della saga Conjuring, che sono tratti da storie vere. Invece, ne L'esorcista del papa di vero non c'è niente. Solo il nome di padre Gabriele Amorth. E basta. Nemmeno il protagonista è credibile, sarebbe stato meglio l'attore che fa Padre Brown nei telefilm, molto più somigliante all'originale. Nel film salvo solo lo scontro tra prelati progressisti che non credono al diavolo (perciò, neanche al Vangelo, e non si capisce perché non cambino mestiere) e l'esorcista, supportato - bontà sua - dal papa (Franco Nero, tutti gli altri attori sono di seconda fila). E, ma sì, salvo anche l'uso del latino, nell'esorcismo.<br />Nel film, «Amorth» dice che il latino è più efficace, ma una buona consulenza gli avrebbe fatto dire che senza latino non funziona proprio: è e rimane la lingua sacra dei cattolici, così come i musulmani hanno l'arabo e gli ebrei l'ebraico antico. E si guardano bene dal privarsene. La buona consulenza ce l'aveva il capostipite del genere, L'esorcista di William Friedkin, dove il diavolo infesta la giovane Regan perché questa si era messa a giocare con una Tavola Ouija. Infatti, nessuno può essere invasato senza invito: il diavolo non può toccarti se non lo chiami tu. E nel film-capostipite invade il prete giovane solo perché questo lo sfida: «Prendi me!». Invece, Amorth-Crowe si trova di fronte a un bambino posseduto non si sa come. Il diavolo, poi, passa disinvoltamente alla di lui sorella - teenager trojetta-style - senza che questa abbia fatto o detto alcunché.<br />Esilarante il bolso Crowe-Amorth che, mandato in Spagna per il caso urgente, ci va in vespa (!). E poi, la sagra del luogo comune: il passato nella Resistenza, l'abbazia medievale infestata (non se ne può più...), un grande amore nel passato del prete-spalla (etero, per fortuna, e tra adulti), l'Inquisizione spagnola «punto più nero della storia della Chiesa». Sì, per un regista americano, cui un Franco Cardini, debitamente consultato, avrebbe spiegato come proprio l'Inquisizione spagnola risparmiò alla penisola iberica le guerre di religione e la caccia alle streghe, tutti fenomeni di area nordeuropea: l'ultima strega fu bruciata in Svizzera a fine Settecento, e giusto perché nella Svizzera calvinista non poteva esserci l'Inquisizione.<br />Nel film Crowe spiega dottamente che l'Inquisizione spagnola parte nel 1475. Forse ho capito male io, ma mi risulta che i Re Cattolici solo dopo avere completato la Riconquista della Spagna ai musulmani, nel 1492, chiesero al papa il permesso di introdurre l'Inquisizione onde liberarsi di quanti, adesso, erano indotti a fare i furbi battezzandosi di corsa. E il papa titubò, finché non riuscì a imporre il domenicano Torquemada che, essendo di origine ebrea, avrebbe dato garanzie di imparzialità. Insomma, vent'anni dopo. Chicca finale: Amorth-Crowe, invasato a sua volta, si impicca (ma sopravvive). Il vero Amorth, prete cattolico, sarebbe morto posseduto pur di non commettere suicidio, peccato mortalissimo. Insomma, che dire? Se avete voglia di vedere uno stravagante pot-pourri accomodatevi, ma per quanto riguarda il tema Amorth-l'esorcista, è meglio che leggiate i suoi libri]]></itunes:summary><itunes:duration>226</itunes:duration><itunes:keywords>amorth,banalizzarelarealtà,crowe,lesorcistadelpapa,luogocomune</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a6794906a0695ee62ca7d7ae496aa9af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bambino rapito dal papa? Tutte le balle del film di Bellocchio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bambino-rapito-dal-papa-tutte-le-balle-del-film-di-bellocchio--54045976</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7421" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7421</a><br /><br />BAMBINO RAPITO DAL PAPA? TUTTE LE BALLE DEL FILM DI BELLOCCHIO di Rino Cammilleri<br />Mi dicono che il film di Bellocchio è sbilanciato a sinistra. Neanche Spielberg, visti gli atti, aveva osato. Bah, le polemiche servono a far vedere il film, anche se stantie. Ecco infatti che cosa scrivevo nel 2005 sul mensile Il Timone: «Ai tempi di Pio IX gli Stati prelevavano i figli maschi da ogni famiglia per la leva militare triennale o per mandarli in guerra. Cavour, in Crimea, si alleò coi turchi, che da secoli toglievano ogni anno un figlio alle famiglie cristiane sotto il loro dominio e li allevavano nell'islam per farne Giannizzeri. I russi, per contenere l'irredentismo polacco, portavano i piccoli cattolici in collegi ortodossi. Gli inglesi mettevano gli orfani dei loro militari irlandesi (cattolici) in collegi anglicani; tolsero i figli al poeta Shelley («ateo e di vita scandalosa») per chiuderli in collegio (anglicano). Gli svedesi battezzavano di forza nel luteranesimo i non battezzati. Negli Usa era normale vendere i figli degli schiavi neri.<br />IL CASO MORTARA<br />Eppure, tutti questi protestarono vivamente per il «caso Mortara». (...) Giovanni Paolo II se lo sentì rinfacciare all'ingresso, per la prima volta nella storia, nella sinagoga romana. E un'intera pagina del Washington Post lo ammonì a non beatificare il «rapitore di bambini» Pio IX. Quel «caso» determinò la fondazione della prima organizzazione ebraica mondiale di autodifesa, che offrì una grossa somma a chi avesse tentato in Roma un raid per «liberare» il «rapito». Libri e libri sono stati scritti per deprecare quella "infame violenza" perpetrata da Pio IX, e ancora vi si insiste. Vittorio Messori è andato a cercare l'autobiografia del diretto interessato, la «testimonianza, quasi il verbale di una singolare avventura. Quella di un oscuro bambino ebreo per il quale si batterono un Papa, un imperatore, re, ministri, ambasciatori, principi della stampa e del foro, cardinali e massoni, teologi e rabbini»: Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX (Mondadori, che Bellocchio dice di aver letto). Morto nel 1940, il «rapito» si era fatto prete, aveva preso il nome di quello che considerava il suo padre spirituale, Pio, ed aveva chiarito una buona volta quella storia cominciata a Bologna, quando, neonato in fin di vita, era stato segretamente battezzato dalla cameriera.<br />Ora, le leggi dello Stato Pontificio (cui apparteneva Bologna) vietavano ai cristiani di servire in case di ebrei e viceversa, proprio per evitare casi come quello. E ancora oggi le norme canoniche proibiscono i battesimi senza il consenso dei genitori, tranne in casi di pericolo di morte. Torniamo al piccolo Edgardo Mortara: sopravvisse miracolosamente e la faccenda si riseppe. Poiché il Papa è prima di tutto un prete, tutti i battezzati gli stanno a cuore ed è responsabile di fronte a Dio della loro anima. Come scrisse Louis Veuillot, il grande giornalista, l'affaire ricordava «ai cattolici, che hanno banalizzato le verità di fede, quale sia l'importanza del battesimo. Pio IX è disposto a perdere tutto quanto resta dei suoi Stati ma a non permettere che si perda un'anima, fosse anche quella di un oscuro bambino». Così, la famiglia Mortara fu invitata a iscrivere il loro figlio ormai cristiano in una scuola cattolica cittadina; cresciuto, avrebbe liberamente scelto se tornare nella religione ebraica. Da notare, en passant, che di lì a poco il futuro Regno d'Italia avrebbe introdotto la «scuola dell'obbligo», esistente ancor oggi e comminante sanzioni penali ai genitori che non ottemperano.<br />IL MEMORIALE DI DON MORTARA<br />Ma scoppiò il «caso», di cui si impadronirono quanti avevano interesse a spingere i Mortara all'intransigenza. Allora il Papa fece portare il bambino a Roma, assumendosene personalmente il padrinato: i genitori potevano visitarlo quando volevano; e lo fecero, smettendo solo quando si accorsero che Edgardo non solo non intendeva tornare indietro ma, anzi, voleva farsi prete. La stampa liberale soffiò sul fuoco, parlando di plagio e, addirittura, insinuando che il piccolo fosse stato castrato per farne una «voce bianca» nella Cappella Sistina. Protestò perfino il rabbino capo di Roma, Sabatino Scazzocchio, scrivendo al padre del bambino e dicendogli che, se si fosse rivolto a lui, dati i suoi rapporti cordiali col Papa la cosa sarebbe stata risolta senza tutto quel clamore. Infatti, gli ebrei vivevano pacificamente a Roma da duemila anni; di più: quando, nel Medioevo e nel Rinascimento, erano stati cacciati da tutti i regni d'Europa, erano stati benevolmente accolti proprio a Roma. Nel 1849 la comunità ebraica romana aveva preso le distanze dall'effimera Repubblica mazziniana che aveva costretto alla fuga il Papa. E nessun ebreo romano si era trasferito nei molti Paesi europei in cui vigeva l'equiparazione giuridica.<br />Ma ormai era troppo tardi: il padre del «rapito» veniva generosamente finanziato per girare il continente e tener vivo lo «scandalo» (di cui, va detto, proprio in quei tempi così difficili la Chiesa avrebbe fatto volentieri a meno; ma la Gerarchia, allora, temeva più Dio che gli uomini). Non a caso i Mortara si trasferirono a Torino e poi nella nuova capitale Firenze. Proprio qui, per uno strano scherzo del destino, un'altra cameriera si infilò nella vita dei Mortara, il cui capofamiglia venne «processato (e assolto) per omicidio, accusato di avere aiutato un amico a gettare dalla finestra una domestica». Quando i piemontesi entrarono in Roma, nel 1870, una delle prime loro preoccupazioni fu quella di andare a «liberare» il «rapito», scoprendo con sconcerto che quello non ne voleva sapere e, anzi, si era fatto prete. I superiori ecclesiastici ritennero prudente farlo riparare all'estero, dove venne visitato anche da don Bosco. Fu qui che don Mortara vergò il memoriale che Messori ha riesumato e tradotto dallo spagnolo (il Mortara era poliglotta).<br />Così recita il sottotitolo: «Appunti storici accompagnati da una bella apologia del grande Pontefice di santa e grata memoria, scritti dal reverendo padre Pio Maria Mortara, Canonico Regolare di Sant'Agostino, della Congregazione del Laterano». Di suo pugno. Leggiamolo, dunque, per chiarire una buona volta le idee a chi ancora, pelosamente, si straccia le vesti per questa vecchia storia».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54045976</guid><pubDate>Wed, 31 May 2023 10:04:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54045976/bambino_rapito_dal_papa_tutte_le_balle_del_film_di_bellocchio.mp3" length="7085706" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7421

BAMBINO RAPITO DAL PAPA? TUTTE LE BALLE DEL FILM DI BELLOCCHIO di Rino Cammilleri
Mi dicono che il film di Bellocchio è sbilanciato a sinistra. Neanche Spielberg, visti gli atti,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7421" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7421</a><br /><br />BAMBINO RAPITO DAL PAPA? TUTTE LE BALLE DEL FILM DI BELLOCCHIO di Rino Cammilleri<br />Mi dicono che il film di Bellocchio è sbilanciato a sinistra. Neanche Spielberg, visti gli atti, aveva osato. Bah, le polemiche servono a far vedere il film, anche se stantie. Ecco infatti che cosa scrivevo nel 2005 sul mensile Il Timone: «Ai tempi di Pio IX gli Stati prelevavano i figli maschi da ogni famiglia per la leva militare triennale o per mandarli in guerra. Cavour, in Crimea, si alleò coi turchi, che da secoli toglievano ogni anno un figlio alle famiglie cristiane sotto il loro dominio e li allevavano nell'islam per farne Giannizzeri. I russi, per contenere l'irredentismo polacco, portavano i piccoli cattolici in collegi ortodossi. Gli inglesi mettevano gli orfani dei loro militari irlandesi (cattolici) in collegi anglicani; tolsero i figli al poeta Shelley («ateo e di vita scandalosa») per chiuderli in collegio (anglicano). Gli svedesi battezzavano di forza nel luteranesimo i non battezzati. Negli Usa era normale vendere i figli degli schiavi neri.<br />IL CASO MORTARA<br />Eppure, tutti questi protestarono vivamente per il «caso Mortara». (...) Giovanni Paolo II se lo sentì rinfacciare all'ingresso, per la prima volta nella storia, nella sinagoga romana. E un'intera pagina del Washington Post lo ammonì a non beatificare il «rapitore di bambini» Pio IX. Quel «caso» determinò la fondazione della prima organizzazione ebraica mondiale di autodifesa, che offrì una grossa somma a chi avesse tentato in Roma un raid per «liberare» il «rapito». Libri e libri sono stati scritti per deprecare quella "infame violenza" perpetrata da Pio IX, e ancora vi si insiste. Vittorio Messori è andato a cercare l'autobiografia del diretto interessato, la «testimonianza, quasi il verbale di una singolare avventura. Quella di un oscuro bambino ebreo per il quale si batterono un Papa, un imperatore, re, ministri, ambasciatori, principi della stampa e del foro, cardinali e massoni, teologi e rabbini»: Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX (Mondadori, che Bellocchio dice di aver letto). Morto nel 1940, il «rapito» si era fatto prete, aveva preso il nome di quello che considerava il suo padre spirituale, Pio, ed aveva chiarito una buona volta quella storia cominciata a Bologna, quando, neonato in fin di vita, era stato segretamente battezzato dalla cameriera.<br />Ora, le leggi dello Stato Pontificio (cui apparteneva Bologna) vietavano ai cristiani di servire in case di ebrei e viceversa, proprio per evitare casi come quello. E ancora oggi le norme canoniche proibiscono i battesimi senza il consenso dei genitori, tranne in casi di pericolo di morte. Torniamo al piccolo Edgardo Mortara: sopravvisse miracolosamente e la faccenda si riseppe. Poiché il Papa è prima di tutto un prete, tutti i battezzati gli stanno a cuore ed è responsabile di fronte a Dio della loro anima. Come scrisse Louis Veuillot, il grande giornalista, l'affaire ricordava «ai cattolici, che hanno banalizzato le verità di fede, quale sia l'importanza del battesimo. Pio IX è disposto a perdere tutto quanto resta dei suoi Stati ma a non permettere che si perda un'anima, fosse anche quella di un oscuro bambino». Così, la famiglia Mortara fu invitata a iscrivere il loro figlio ormai cristiano in una scuola cattolica cittadina; cresciuto, avrebbe liberamente scelto se tornare nella religione ebraica. Da notare, en passant, che di lì a poco il futuro Regno d'Italia avrebbe introdotto la «scuola dell'obbligo», esistente ancor oggi e comminante sanzioni penali ai genitori che non ottemperano.<br />IL MEMORIALE DI DON MORTARA<br />Ma scoppiò il «caso», di cui si impadronirono quanti avevano interesse a spingere i Mortara all'intransigenza. Allora il Papa fece portare il bambino a Roma, assumendosene personalmente...]]></itunes:summary><itunes:duration>443</itunes:duration><itunes:keywords>balle,bellocchio,donbosco,mortara,rapito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c5c8527cd37ad4d4dcd325a005b0e04f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le falsità del film di Bellocchio sul caso Mortara</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-falsita-del-film-di-bellocchio-sul-caso-mortara--53975549</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7416" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7416</a><br /><br />LE FALSITA' DEL FILM DI BELLOCCHIO SUL CASO MORTARA di Ermes Dovico<br />Al Festival di Cannes oggi è il giorno di Rapito, il film di Marco Bellocchio incentrato sul caso Mortara, ovvero il bambino che nel 1858 fu separato dalla sua famiglia d'origine, ebrea, a seguito di un battesimo avvenuto in circostanze eccezionali. La pellicola si ispira liberamente a un libro di Daniele Scalise (Il caso Mortara, Mondadori, 1996), che ha contribuito a rilanciare la leggenda nera contro la Chiesa cattolica. Al di là del titolo del film, già dal trailer si capisce il genere di mistificazioni che saranno proiettate sugli schermi.<br />Nel trailer si vede un messo ecclesiastico che si reca in piena notte, accompagnato da alcune guardie, in casa dei Mortara per comunicare loro per la prima volta che il loro piccolo Edgardo è stato battezzato e che c'è l'ordine di «portarlo via». Si vede quindi il padre prendere di scatto il bambino tra le braccia e dirigersi verso la finestra, urlando «Vogliono portarcelo via!». Si dirà che è una versione romanzata, ma la distorsione clamorosa dei fatti - per un film che comunque dice di fare riferimento a una storia vera - rimane. Così come rimarrà il condizionamento nelle menti di quanti vedranno scene simili, ignorando appunto le tante verità taciute, a danno della Chiesa.<br />Eppure, basterebbe leggere l'esaustivo memoriale che il protagonista della vicenda, Edgardo Mortara, scrisse nella sua piena maturità, nel 1888, quando aveva 37 anni. Un memoriale scritto in castigliano durante il suo apostolato in Spagna e poi custodito negli archivi romani dei Canonici Regolari del Santissimo Salvatore Lateranense, l'ordine in cui don Pio Maria Mortara, il suo nome in religione, volle liberamente e fortemente entrare non appena l'età glielo consentì. Tradotto in italiano, il memoriale è stato pubblicato integralmente nel 2005 in un libro introdotto da Vittorio Messori («Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX». Il memoriale inedito del protagonista del «caso Mortara», Mondadori), che smonta pezzo per pezzo la leggenda nera e dà conto, in modo esemplare, delle ragioni della fede. È quindi curioso che certe élite culturali continuino a preferire ricostruzioni parziali, pur di propagare la propria ideologia. Guardiamo dunque i fatti.<br />LA VITA DI EDGARDO MORTARA<br />Siamo a Bologna, allora nello Stato Pontificio. Edgardo, nono dei 12 figli di Marianna e Salomone Mortara, ha poco più di un anno quando viene colpito da una terribile malattia con violenti febbri. Il male progredisce con sintomi tali che nel giro di alcuni giorni i medici lo danno per spacciato. La morte appare imminente. È in queste circostanze che la giovane Anna Morisi, la domestica cattolica dei Mortara, si ricorda quanto insegna la Chiesa a proposito del battesimo di necessità, cioè in articulo mortis. Di nascosto, con in mano un bicchiere d'acqua, battezza il bambino per aspersione, pensando che quel gesto avrebbe donato - di lì a breve - il Paradiso al piccolo Edgardo. Solo che l'attesa morte non sopraggiunge. A poco a poco, infatti, il bambino si ristabilisce completamente. Anna entra nel panico, comprendendo le possibili conseguenze di una sua rivelazione. E decide di tacere.<br />Passano circa cinque anni. Stavolta, ad ammalarsi è un fratellino di Edgardo, Aristide. Anche lui è in pericolo di morte. Le amiche di Anna la supplicano di battezzarlo, ma lei rifiuta, e confida infine quanto avvenuto cinque anni prima con Edgardo. Intanto, il piccolo Aristide muore, non battezzato. Su consiglio delle amiche, Anna rivela la vicenda di Edgardo al proprio confessore e da lì a breve la catena di comunicazioni, con il consenso della giovane, arriva fino al papa. Il beato Pio IX non perde tempo. Dà ordine che si mettano in atto tutti i tentativi possibili di conciliazione, per far capire ai genitori che la Chiesa ha il dovere - in quanto Edgardo è stato eccezionalmente ma validamente battezzato - di dare al bambino un'educazione cristiana. Lo stesso papa assicurava che avrebbe mantenuto a sue spese il bambino in un collegio cattolico di Bologna, dove sarebbe rimasto fino alla maggiore età e dove i genitori avrebbero potuto visitarlo a loro piacimento.<br />C'è da aggiungere che nei territori pontifici c'erano allora delle leggi che proibivano agli ebrei di avere al loro servizio domestiche cristiane: leggi che erano intese a tutelare la stessa comunità ebraica, evitando all'origine situazioni complicate, come già era avvenuto sotto altri papi. I genitori di Edgardo sapevano insomma a quale “rischio”, nella loro prospettiva, andavano incontro prendendo in casa una cattolica.<br />Ma nonostante tutto i Mortara, presi da un dolore misto a rabbia, respinsero i vari tentativi di conciliazione susseguitisi nel tempo e ciò anche quando furono informati dal buon padre Pier Gaetano Feletti (incaricato di gestire il caso) che la Chiesa, seppur con dispiacere, sarebbe stata costretta - in caso di nuovo rifiuto - a procedere al sequestro forzato del bambino. Cosa che avvenne, dopo un'ulteriore preparazione, il 24 giugno 1858. Il “rapimento” improvviso messo in scena da Bellocchio è dunque un falso storico.<br />UN SEQUESTRO NECESSARIO PER EVITARE UN'APOSTASIA<br />Il sequestro si rendeva peraltro necessario per il pericolo che Edgardo fosse spinto a una forzata apostasia e per il clima rovente che l'ampia fazione avversa alla Chiesa aveva creato, fino alla minaccia di scontri a sangue. Sul caso, con il pretesto di voler difendere la comunità ebraica ma in realtà di umiliare la Chiesa, si fiondarono i governi, la stampa, le logge massoniche e i politici di mezzo mondo. In testa all'opposizione, come spiega lo stesso don Pio Mortara, c'era Napoleone III, manovrato dalle suddette logge e infastidito da un atteggiamento ecclesiale che giudicava anacronistico. Seguivano a ruota Cavour e altri, che vedevano nella vicenda di quel bambino - come emerge dalle lettere di quegli stessi personaggi - un'occasione unica per porre fine al potere temporale della Chiesa. Difatti, il caso Mortara contribuì ad accelerare la «questione romana» che culminò nella breccia di Porta Pia. Ma soprattutto quell'attacco era diretto alla missione spirituale della Chiesa.<br />Quello che i laicisti e anche i cattolici liberali dell'epoca rifiutavano di accettare era il significato del sacramento del Battesimo, che era invece ben noto a Pio IX e sarebbe stato poi spiegato con straordinaria efficacia dal nostro Edgardo. Nonostante per i suoi primi sette anni di vita fosse stato educato nella più stretta osservanza dell'ebraismo e non avesse mai sentito parlare di Gesù, don Pio Mortara testimonia, con diversi esempi, come l'azione invisibile della Grazia operasse in lui fin da prima del sequestro, suscitando in lui, bambino, un'attrazione soprannaturale verso chiese e funzioni cristiane.<br />Anche la docilità che manifestò fin dalle prime ore dopo il sequestro, seppur in mezzo a qualche comprensibile moto di ribellione per la separazione dai genitori, risulta inspiegabile a una logica meramente umana. Nel viaggio verso Roma gli erano stati insegnati il Padre Nostro e l'Ave Maria, con i primi rudimenti di fede cristiana. L'operare della Grazia nell'animo del piccolo Mortara fu tale che quando i genitori, poco tempo dopo, giunsero a Roma - andandolo a visitare per almeno un mese di seguito, nella speranza di riportarlo a casa - fu lo stesso bambino a guardare con orrore a quella prospettiva. E ciò nonostante provasse e avrebbe continuato a provare per tutta la vita un grande amore per i suoi genitori. Ma già da allora, bambino di sette anni, pregava perché accogliessero Gesù. Edgardo era e si sentiva già in tutto e per tutto cristiano e, da lì in poi, fino alla fine della sua vita terrena, a 88 anni e mezzo, avrebbe cercato di conquistare anime a Cristo, morendo in odore di santità.<br />Il tutto dopo una vita vissuta in una profonda gratitudine verso gli uomini e le donne che lo avevano reso un figlio della Chiesa, da Anna Morisi a Pio IX. Un papa che - per citare uno dei tanti elogi contenuti nel memoriale di Mortara - «rimanda tutto, dimentica tutto, per occuparsi del futuro di un povero bambino che una giovane domestica ha reso figlio di Dio, fratello di Cristo, erede della gloria eterna in seno a una famiglia israelita. Per salvare l'anima di questo bambino, il grande pontefice sopporta tutto, si espone a tutto, sacrifica tutto, mette a rischio persino i suoi Stati, davanti al furore, all'infernale accanimento dei nemici di Dio». Un papa, dunque, che era mosso da un'unica consapevolezza: nemmeno il mondo intero vale una sola anima.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53975549</guid><pubDate>Tue, 23 May 2023 21:20:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53975549/le_falsit_del_film_di_bellocchio_sul_caso_mortara.mp3" length="10296571" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7416

LE FALSITA' DEL FILM DI BELLOCCHIO SUL CASO MORTARA di Ermes Dovico
Al Festival di Cannes oggi è il giorno di Rapito, il film di Marco Bellocchio incentrato sul caso Mortara,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7416" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7416</a><br /><br />LE FALSITA' DEL FILM DI BELLOCCHIO SUL CASO MORTARA di Ermes Dovico<br />Al Festival di Cannes oggi è il giorno di Rapito, il film di Marco Bellocchio incentrato sul caso Mortara, ovvero il bambino che nel 1858 fu separato dalla sua famiglia d'origine, ebrea, a seguito di un battesimo avvenuto in circostanze eccezionali. La pellicola si ispira liberamente a un libro di Daniele Scalise (Il caso Mortara, Mondadori, 1996), che ha contribuito a rilanciare la leggenda nera contro la Chiesa cattolica. Al di là del titolo del film, già dal trailer si capisce il genere di mistificazioni che saranno proiettate sugli schermi.<br />Nel trailer si vede un messo ecclesiastico che si reca in piena notte, accompagnato da alcune guardie, in casa dei Mortara per comunicare loro per la prima volta che il loro piccolo Edgardo è stato battezzato e che c'è l'ordine di «portarlo via». Si vede quindi il padre prendere di scatto il bambino tra le braccia e dirigersi verso la finestra, urlando «Vogliono portarcelo via!». Si dirà che è una versione romanzata, ma la distorsione clamorosa dei fatti - per un film che comunque dice di fare riferimento a una storia vera - rimane. Così come rimarrà il condizionamento nelle menti di quanti vedranno scene simili, ignorando appunto le tante verità taciute, a danno della Chiesa.<br />Eppure, basterebbe leggere l'esaustivo memoriale che il protagonista della vicenda, Edgardo Mortara, scrisse nella sua piena maturità, nel 1888, quando aveva 37 anni. Un memoriale scritto in castigliano durante il suo apostolato in Spagna e poi custodito negli archivi romani dei Canonici Regolari del Santissimo Salvatore Lateranense, l'ordine in cui don Pio Maria Mortara, il suo nome in religione, volle liberamente e fortemente entrare non appena l'età glielo consentì. Tradotto in italiano, il memoriale è stato pubblicato integralmente nel 2005 in un libro introdotto da Vittorio Messori («Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX». Il memoriale inedito del protagonista del «caso Mortara», Mondadori), che smonta pezzo per pezzo la leggenda nera e dà conto, in modo esemplare, delle ragioni della fede. È quindi curioso che certe élite culturali continuino a preferire ricostruzioni parziali, pur di propagare la propria ideologia. Guardiamo dunque i fatti.<br />LA VITA DI EDGARDO MORTARA<br />Siamo a Bologna, allora nello Stato Pontificio. Edgardo, nono dei 12 figli di Marianna e Salomone Mortara, ha poco più di un anno quando viene colpito da una terribile malattia con violenti febbri. Il male progredisce con sintomi tali che nel giro di alcuni giorni i medici lo danno per spacciato. La morte appare imminente. È in queste circostanze che la giovane Anna Morisi, la domestica cattolica dei Mortara, si ricorda quanto insegna la Chiesa a proposito del battesimo di necessità, cioè in articulo mortis. Di nascosto, con in mano un bicchiere d'acqua, battezza il bambino per aspersione, pensando che quel gesto avrebbe donato - di lì a breve - il Paradiso al piccolo Edgardo. Solo che l'attesa morte non sopraggiunge. A poco a poco, infatti, il bambino si ristabilisce completamente. Anna entra nel panico, comprendendo le possibili conseguenze di una sua rivelazione. E decide di tacere.<br />Passano circa cinque anni. Stavolta, ad ammalarsi è un fratellino di Edgardo, Aristide. Anche lui è in pericolo di morte. Le amiche di Anna la supplicano di battezzarlo, ma lei rifiuta, e confida infine quanto avvenuto cinque anni prima con Edgardo. Intanto, il piccolo Aristide muore, non battezzato. Su consiglio delle amiche, Anna rivela la vicenda di Edgardo al proprio confessore e da lì a breve la catena di comunicazioni, con il consenso della giovane, arriva fino al papa. Il beato Pio IX non perde tempo. 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Finora della pellicola si è potuto solo vedere un trailer, che si propone appunto di far conoscere al grande schermo «un sacerdote che ha agito come principale esorcista del Vaticano e che ha eseguito più di 100.000 esorcismi nella sua vita».<br />Chi ha visionato il trailer sarà rimasto senza dubbio colpito dalla sua intensità hollywoodiana, per così dire: colpi di scena, immagini molto forti e splatter, effetti speciali horror, ecc. Il punto è che questo ha ben poco a che vedere sia con il vero padre Amorth, sia con gli stessi esorcismi. A dirlo, dopo la visione del trailer, è una fonte decisamente qualificata sull'argomento, vale a dire l'Aie, acronimo di Associazione internazionale degli esorcisti, che al riguardo ha diffuso una articolata nota nella quale motiva la sua bocciatura.<br />«Il titolo è già in sé pretenzioso», premette la nota dell'Aie, che subito continua: «La visione del trailer del film conferma, semmai ve ne fosse bisogno, non solo la sua qualità da cinema splatter, vero e proprio sotto-genere del cinema horror, ma la sua inattendibilità su un tema così delicato e rilevante [...] Dopo aver visionato il trailer, ci preme offrire alcuni rilievi, in attesa di vedere e valutare il film nella sua interezza quando sarà nelle sale. In quell'occasione seguirà un eventuale comunicato più approfondito».<br />L'Associazione degli esorcisti critica inoltre com'è presentata la Chiesa cattolica: «La Chiesa cattolica viene poi rappresentata da un papa altrettanto poco credibile, interpretato dall'attore italiano Franco Nero. Infine, gli ambienti vaticani, dipinti con la solita collaudata gamma di tinte chiaroscurali, danno al film un effetto "alla Codice da Vinci", per insinuare nel pubblico il solito dubbio: chi è il vero nemico? Il diavolo o il "potere" ecclesiastico?». In effetti, le tinte chiaroscurali nel trailer non solo ci sono, ma abbondano.<br />«L'esorcismo così rappresentato», prosegue la nota riferendosi alle immagini scioccanti che si vedono negli spezzoni del film già resi noti, «diventa uno spettacolo finalizzato a suscitare forti e malsane emozioni [...] Il risultato finale è di infondere la convinzione che l'esorcismo sia un fenomeno abnorme, mostruoso e pauroso, il cui unico protagonista è il demonio, le cui reazioni violente si possono fronteggiare con grande difficoltà; il che è l'esatto contrario di ciò che si verifica nel contesto dell'esorcismo celebrato nella Chiesa Cattolica». Non resta che vedere ciò che dirà l'Aie dopo la proiezione del film, anche se le premesse non sono esattamente confortanti.<br />Per chi volesse conoscere il vero padre Amorth, non resta quindi che rifarsi alle testimonianze di chi lo ha conosciuto veramente oppure leggere i suoi libri. Il nuovo film con la star del Gladiatore sembra infatti lontanissimo dal poter far rivivere un "incontro" con lui.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53220946</guid><pubDate>Thu, 16 Mar 2023 08:49:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53220946/il_film_su_padre_amorth_falsifica_la_realt.mp3" length="5054006" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7341

IL FILM SU PADRE AMORTH FALSIFICA LA REALTA'
Manca ancora più di un mese dal debutto nelle sale cinematografiche de L'esorcista del Papa, il film di Julius Avery con protagonista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7341" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7341</a><br /><br />IL FILM SU PADRE AMORTH FALSIFICA LA REALTA'<br />Manca ancora più di un mese dal debutto nelle sale cinematografiche de L'esorcista del Papa, il film di Julius Avery con protagonista Russell Crowe che uscirà il prossimo 13 aprile e ispirato alla vita di padre Gabriele Amorth (1925-2016). Finora della pellicola si è potuto solo vedere un trailer, che si propone appunto di far conoscere al grande schermo «un sacerdote che ha agito come principale esorcista del Vaticano e che ha eseguito più di 100.000 esorcismi nella sua vita».<br />Chi ha visionato il trailer sarà rimasto senza dubbio colpito dalla sua intensità hollywoodiana, per così dire: colpi di scena, immagini molto forti e splatter, effetti speciali horror, ecc. Il punto è che questo ha ben poco a che vedere sia con il vero padre Amorth, sia con gli stessi esorcismi. A dirlo, dopo la visione del trailer, è una fonte decisamente qualificata sull'argomento, vale a dire l'Aie, acronimo di Associazione internazionale degli esorcisti, che al riguardo ha diffuso una articolata nota nella quale motiva la sua bocciatura.<br />«Il titolo è già in sé pretenzioso», premette la nota dell'Aie, che subito continua: «La visione del trailer del film conferma, semmai ve ne fosse bisogno, non solo la sua qualità da cinema splatter, vero e proprio sotto-genere del cinema horror, ma la sua inattendibilità su un tema così delicato e rilevante [...] Dopo aver visionato il trailer, ci preme offrire alcuni rilievi, in attesa di vedere e valutare il film nella sua interezza quando sarà nelle sale. In quell'occasione seguirà un eventuale comunicato più approfondito».<br />L'Associazione degli esorcisti critica inoltre com'è presentata la Chiesa cattolica: «La Chiesa cattolica viene poi rappresentata da un papa altrettanto poco credibile, interpretato dall'attore italiano Franco Nero. Infine, gli ambienti vaticani, dipinti con la solita collaudata gamma di tinte chiaroscurali, danno al film un effetto "alla Codice da Vinci", per insinuare nel pubblico il solito dubbio: chi è il vero nemico? Il diavolo o il "potere" ecclesiastico?». In effetti, le tinte chiaroscurali nel trailer non solo ci sono, ma abbondano.<br />«L'esorcismo così rappresentato», prosegue la nota riferendosi alle immagini scioccanti che si vedono negli spezzoni del film già resi noti, «diventa uno spettacolo finalizzato a suscitare forti e malsane emozioni [...] Il risultato finale è di infondere la convinzione che l'esorcismo sia un fenomeno abnorme, mostruoso e pauroso, il cui unico protagonista è il demonio, le cui reazioni violente si possono fronteggiare con grande difficoltà; il che è l'esatto contrario di ciò che si verifica nel contesto dell'esorcismo celebrato nella Chiesa Cattolica». Non resta che vedere ciò che dirà l'Aie dopo la proiezione del film, anche se le premesse non sono esattamente confortanti.<br />Per chi volesse conoscere il vero padre Amorth, non resta quindi che rifarsi alle testimonianze di chi lo ha conosciuto veramente oppure leggere i suoi libri. Il nuovo film con la star del Gladiatore sembra infatti lontanissimo dal poter far rivivere un "incontro" con lui.]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>aie,esorcistadelpapa,esorcisti,padreamorth,russelcrow</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/04c26b9485dbdf06faed3f6cea473c60.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Via dalla pazza folla esalta la donna indipendente e riduce l'uomo a uno zerbino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/via-dalla-pazza-folla-esalta-la-donna-indipendente-e-riduce-l-uomo-a-uno-zerbino--52730853</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7309" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7309</a><br /><br />VIA DALLA PAZZA FOLLA ESALTA LA DONNA INDIPENDENTE E RIDUCE L'UOMO A UNO ZERBINO di Pietro Guidi<br />Betsabea Everdene è una giovane donna orfana che è da poco andata a vivere con la zia. Qui conosce Gabriel Oak un affittuario che gestisce una fattoria di pecore. Uomo in gamba e di nobili sentimenti, Gabriel s'innamora di Betsabea e la chiede in sposa, ma ella, pur nutrendo un certo affetto per l'uomo, declina la proposta dicendo che è troppo indipendente per sposarsi e che non vuole essere soggetta ad un marito. Una notte, il gregge di Gabriel, spaventato dal cane da pastore, scappa dal recinto e cade giù da una scogliera, schiantandosi sulla spiaggia.<br />Non più in grado di pagare i debiti, l'uomo è costretto a vendere la fattoria e cercare un impiego altrove e si ritrova a lavorare nella fattoria che Betsabea ha appena ricevuto in eredità dal defunto zio. Gabriel, da parte sua, lavora con zelo e continua a vigilare su Betsabea, nonostante il suo precedente rifiuto.<br />Poco dopo, Betsabea conosce William Boldwood, ricco proprietario terriero confinante con la sua fattoria, il quale, incoraggiato da un biglietto ambiguo della donna, la chiede anche lui in sposa. Betsabea però rifiuta anche questa proposta, dicendo che quel biglietto era uno scherzo. L'uomo però non demorde e insiste, chiedendole del tempo per riflettere.<br />In quel periodo, il bellissimo ufficiale Frank Troy attende in chiesa Fanny Robin per celebrare il loro matrimonio ma, vedendo la giovane non si presenta, se ne va adirato. Troy non sa che in realtà Fanny si era persa e non era riuscita a trovare la chiesa. Così una sera, Betsabea conosce lo spavaldo Troy e, per la prima volta in vita sua, crede d'innamorarsi... e i due finiscono per sposarsi. Frank è però un uomo violento che non gli interessa più di tanto di Betsabea, passando tutta la giornata a bere con i soldi del podere della moglie.<br />Nonostante tutto Gabriel continua a starle vicino dandole consigli e aiutandola nel momento del bisogno. Ad esempio nel giorno del matrimonio di Betsabea e Frank scoppia una tempesta nel podere e, siccome erano tutti alla festa, Gabriel si mette a ricoprire il fieno, che altrimenti si sarebbe bagnato, nonostante sia notte e piova a dirotto. Dopo una serie di vicissitudini Frank muore e Betsabea capisce finalmente il valore di Gabriel che aveva continuato ad amarla per tutto il tempo e i due si sposano. E vissero tutti felici e contenti... oppure no?<br />LA DONNA MODERNA ED EMANCIPATA<br />Alcuni elementi di questa storia sono molto realistici. Betsabea, ad esempio, è la classica donna moderna, fiera di essere emancipata dagli uomini. Infatti, per poter continuare ad essere libera, rifiuta di sposarsi Gabriel, un ragazzo semplice e alla sua portata che l’avrebbe amata per tutta la vita. Rifiuta di sposarsi anche con il ricco proprietario Boldwood, che sicuramente avrebbe dato una buona stabilità economica a lei e ai figli. Dopotutto è giovane e vuole pensare a divertirsi... Infatti appena le si presenta l’occasione si innamora perdutamente dell’ufficiale belloccio Frank, che di certo non si distingue per l’intelligenza. Proprio lei che non si voleva sposare per non stare sottomessa ad un uomo mite come Gabriel si ritrova succube del violento ufficiale. Se ci si pensa bene, va sempre così.<br />In televisione ci bombardano in continuazione sulla violenza sulle donne, strumentalizzata per colpevolizzare i maschi e la famiglia patriarcale. La realtà però è molto diversa e questo film lo fa vedere bene: chi tratta male le donne fino anche alla violenza fisica non è l’uomo comune, che spesso è un tipo tranquillo come Gabriel, ma piuttosto un uomo violento con il quale la donna ha volontariamente intrapreso una relazione perché è più eccitante. Continuare a dire che la colpa di questi spiacevoli episodi è soltanto degli uomini dà alle donne una visione distorta della realtà per cui se le cose vanno male è sempre colpa degli altri e non impareranno mai a prendersi la loro parte di responsabilità delle scelte fatte.<br />L'UOMO ZERBINO<br />Arriviamo però alla nota più dolente di questo film: Gabriel. Dopo il rifiuto da parte di Betsabea infatti lui non ne prende atto e si mette a cercare un’altra donna, come ci si aspetterebbe, ma rimane innamorato, arrivando persino ad umiliarsi per lei. Quello che lui fa, e che molti chiamerebbero amore, io lo chiamo essere zerbino. Lui non ha accettato il rifiuto e continua ad essere ossessionato per quella donna anche quando lei aveva mostrato chiaramente di preferire un altro uomo. Il colmo dell’umiliazione lo raggiunge quando lui si bagna per la pioggia ricoprendo il fieno di Betsabea e di suo marito, mentre loro si stavano divertendo. Insomma, l’ufficiale Frank mangia e Gabriel paga il conto.<br />Una storia iniziata così male non poteva che andare a finire peggio: il marito se ne stava tutto il giorno ad oziare e a sperperare il denaro, mentre Gabriel si impegnava molto più del dovuto per far funzionare il podere di Betsabea. In pratica stava facendo quello che avrebbe dovuto fare il marito, in più senza contraccambio. Poi entra in scena la finzione cinematografica e grazie all’espediente della morte di Frank si inventa un improbabile lieto fine dove lo zerbino Gabriel riesce finalmente a conquistare il suo amore.<br />La verità però è molto diversa dai film e umiliarsi nei confronti di una donna che non è interessata a te non paga, ma è solo una grandissima perdita di tempo e di energie. L’ufficiale non l’ha mica fatto aspettare così tanto per decidersi.<br />Se Gabriel fosse stato un uomo serio sarebbe andata in un modo completamente diverso: avrebbe messo Betsabea di fronte ad un’alternativa. Se sei interessata a me smetti di frequentare Frank, se invece vuoi andare avanti sappi che se la tua vita andrà in frantumi è soltanto colpa tua e io non sarò lì a riparare i cocci. In caso di risposta negativa avrebbe cercato un’altra donna e l’avrebbe sposata, facendosi una vita e realizzandosi. Invece lo troviamo nella patetica scena finale del film farsi andare bene quella donna che in precedenza lo aveva rifiutato e aveva preferito a lui l’ufficiale belloccio.<br />Purtroppo questo film, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Thomas Hardy, poteva avere delle ottime potenzialità per illuminare un po’ quelle che sono le dinamiche e gli sbagli che si possono fare nelle scelte relazionali. Invece con il finale buonista perde questa occasione e comunica al pubblico due grandi bugie:<br />1) se sei un bravo ragazzo, anche se sei incapace di farti valere e rispettare, prima o poi andrà tutto bene e gli altri riconosceranno il tuo valore;<br />2) se sei una donna, qualsiasi scelta tu faccia, alla fine un principe azzurro che ti sposa lo troverai. Non c’è nessuna responsabilità nella scelta del partner, ma la colpa è sempre degli altri.<br />La realtà è ben diversa dai film e le cose andranno bene soltanto se avremo lottato e se avremmo fatto le scelte giuste. Via dalla pazza folla, per difendere un ideale di amore astratto e troppo romantico, finisce col dimenticare di dare la più grande lezione di vita: gli errori si pagano!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52730853</guid><pubDate>Tue, 14 Feb 2023 22:28:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52730853/via_dalla_pazza_folla_il_film_che_esalta_la_donna_indipendente_e_riduce_l_uomo_a_uno_zerbino.mp3" length="8929742" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7309

VIA DALLA PAZZA FOLLA ESALTA LA DONNA INDIPENDENTE E RIDUCE L'UOMO A UNO ZERBINO di Pietro Guidi
Betsabea Everdene è una giovane donna orfana che è da poco andata a vivere con la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7309" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7309</a><br /><br />VIA DALLA PAZZA FOLLA ESALTA LA DONNA INDIPENDENTE E RIDUCE L'UOMO A UNO ZERBINO di Pietro Guidi<br />Betsabea Everdene è una giovane donna orfana che è da poco andata a vivere con la zia. Qui conosce Gabriel Oak un affittuario che gestisce una fattoria di pecore. Uomo in gamba e di nobili sentimenti, Gabriel s'innamora di Betsabea e la chiede in sposa, ma ella, pur nutrendo un certo affetto per l'uomo, declina la proposta dicendo che è troppo indipendente per sposarsi e che non vuole essere soggetta ad un marito. Una notte, il gregge di Gabriel, spaventato dal cane da pastore, scappa dal recinto e cade giù da una scogliera, schiantandosi sulla spiaggia.<br />Non più in grado di pagare i debiti, l'uomo è costretto a vendere la fattoria e cercare un impiego altrove e si ritrova a lavorare nella fattoria che Betsabea ha appena ricevuto in eredità dal defunto zio. Gabriel, da parte sua, lavora con zelo e continua a vigilare su Betsabea, nonostante il suo precedente rifiuto.<br />Poco dopo, Betsabea conosce William Boldwood, ricco proprietario terriero confinante con la sua fattoria, il quale, incoraggiato da un biglietto ambiguo della donna, la chiede anche lui in sposa. Betsabea però rifiuta anche questa proposta, dicendo che quel biglietto era uno scherzo. L'uomo però non demorde e insiste, chiedendole del tempo per riflettere.<br />In quel periodo, il bellissimo ufficiale Frank Troy attende in chiesa Fanny Robin per celebrare il loro matrimonio ma, vedendo la giovane non si presenta, se ne va adirato. Troy non sa che in realtà Fanny si era persa e non era riuscita a trovare la chiesa. Così una sera, Betsabea conosce lo spavaldo Troy e, per la prima volta in vita sua, crede d'innamorarsi... e i due finiscono per sposarsi. Frank è però un uomo violento che non gli interessa più di tanto di Betsabea, passando tutta la giornata a bere con i soldi del podere della moglie.<br />Nonostante tutto Gabriel continua a starle vicino dandole consigli e aiutandola nel momento del bisogno. Ad esempio nel giorno del matrimonio di Betsabea e Frank scoppia una tempesta nel podere e, siccome erano tutti alla festa, Gabriel si mette a ricoprire il fieno, che altrimenti si sarebbe bagnato, nonostante sia notte e piova a dirotto. Dopo una serie di vicissitudini Frank muore e Betsabea capisce finalmente il valore di Gabriel che aveva continuato ad amarla per tutto il tempo e i due si sposano. E vissero tutti felici e contenti... oppure no?<br />LA DONNA MODERNA ED EMANCIPATA<br />Alcuni elementi di questa storia sono molto realistici. Betsabea, ad esempio, è la classica donna moderna, fiera di essere emancipata dagli uomini. Infatti, per poter continuare ad essere libera, rifiuta di sposarsi Gabriel, un ragazzo semplice e alla sua portata che l’avrebbe amata per tutta la vita. Rifiuta di sposarsi anche con il ricco proprietario Boldwood, che sicuramente avrebbe dato una buona stabilità economica a lei e ai figli. Dopotutto è giovane e vuole pensare a divertirsi... Infatti appena le si presenta l’occasione si innamora perdutamente dell’ufficiale belloccio Frank, che di certo non si distingue per l’intelligenza. Proprio lei che non si voleva sposare per non stare sottomessa ad un uomo mite come Gabriel si ritrova succube del violento ufficiale. Se ci si pensa bene, va sempre così.<br />In televisione ci bombardano in continuazione sulla violenza sulle donne, strumentalizzata per colpevolizzare i maschi e la famiglia patriarcale. La realtà però è molto diversa e questo film lo fa vedere bene: chi tratta male le donne fino anche alla violenza fisica non è l’uomo comune, che spesso è un tipo tranquillo come Gabriel, ma piuttosto un uomo violento con il quale la donna ha volontariamente intrapreso una relazione perché è più eccitante. Continuare a dire che la colpa di...]]></itunes:summary><itunes:duration>559</itunes:duration><itunes:keywords>betsabea,glierrorisipagano,principeazzurro,thomashardy,viadallapazzafolla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7c0482a04ee11888fb6bd74dabaa421f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Collateral Beauty, il mediocre film di Will Smith sull'amore, il tempo e la morte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/collateral-beauty-il-mediocre-film-di-will-smith-sull-amore-il-tempo-e-la-morte--52664179</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7301" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7301</a><br /><br />COLLATERAL BEAUTY, IL MEDIOCRE FILM DI WILL SMITH SULL'AMORE, IL TEMPO E LA MORTE<br />Il dirigente pubblicitario Howard Inlet è ridotto ad uno stato clinicamente depresso, borderline, solitario e con tendenze suicide dopo la morte tragica della sua giovane figlia. I suoi amici e partner commerciali Whit Yardshaw, Claire Wilson e Simon Scott, che lui ha allontanato, temono per la sua salute mentale così come per il futuro della loro azienda, dato che il comportamento irregolare di Howard è costato loro numerosi mancati profitti e li ha lasciati sull'orlo del fallimento. L'unico modo che hanno per uscire da questa situazione è vendere l'azienda. A questo scopo i tre amici assumono un investigatore privato, Sally Price, per acquisire la prova che Howard sia inadatto a gestire la società, l'unico modo per poter vendere, essendo lui socio di maggioranza e contrario alla vendita.<br />Sally intercetta delle lettere che Howard ha diretto ai concetti astratti di "Amore", "Tempo" e "Morte". Whit, Claire e Simon assumono un trio di attori - Aimee, Raffi e Brigitte - che incontreranno Howard impersonando "Amore", "Tempo" e "Morte", rispondendo alle sue lettere. Sally registrerà un video di questi incontri e poi cancellerà digitalmente le sagome di Aimee, Raffi e Brigitte per far apparire Howard mentalmente squilibrato, permettendo ai soci di vendere la società. In preparazione per il loro ruolo, Aimee, Raffi e Brigitte trascorrono del tempo con Whit, Claire e Simon, che stanno attraversando problemi personali nella propria vita: Whit sta lottando per ristabilire il contatto con la figlia Allison Yardshaw, che lo incolpa del divorzio con la madre; Claire è alla ricerca di donatori di sperma per concepire un bambino dopo aver trascurato la sua vita privata per anni; Simon sta combattendo il cancro in segreto, già presentatosi in passato, senza rivelarlo alla moglie che ha appena partorito un figlio. Oltre a lavorare per loro, i tre attori daranno loro consigli e li spingeranno a risolvere le loro situazioni di vita.<br />Il film mira molto in alto: trovare un senso - assolutamente laico, senza l'intromissione di nessun elemento religioso - al più grande interrogativo dell'uomo, la morte, prendendo come punto di riferimento tra l'altro la fine più ingiusta e crudele, quella di una bambina. Purtroppo la "bellezza collaterale" del titolo è appena accennata e risulta una magra consolazione per una tragedia del genere.<br />Rimane, oltre a un colpo di scena finale che almeno rimanda, dopo tante chiacchiere, alla concretezza di una compagnia umana, la portata disumana di una tragedia davanti a cui l'uomo anche brillante e intelligente come il protagonista rimane schiacciato e senza voce.<br />Da questo punto di vista, proprio per la sua inadeguatezza di trovare il bandolo della matassa, di trovare insomma un senso al dolore che non sia una mera giustificazione psicologica, Collateral Beauty mostra, pur senza volerlo, l'inadeguatezza di una posizione non religiosa di fronte alla domanda della vita e della morte e del senso del nostro essere. Non c'è una risposta, non c'è un senso sembra balbettare senza però troppa convinzione Frankel: l'unica consolazione davanti alla morte (che non a caso nel film ha sempre l'ultima parola) è farsi forza, stare vicini.<br />Se nel cristianesimo il fedele si rivolge a Dio, accettando e praticando i suoi insegnamenti, in questo film le parti si sono invertite: tutto dev'essere orientato al servizio dell'uomo, che ha potenzialità infinite e deve solo comprendere il modo giusto di porsi in armonia con un cosmo impersonale e non meglio identificato. Ecco quindi i discorsi sulla bellezza collaterale che scaturisce da ogni evento, anche dalla morte, il considerare il tempo come un bene prezioso da impiegare e l'amore come una forza che tutto pervade.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52664179</guid><pubDate>Tue, 07 Feb 2023 22:37:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52664179/collateral_beauty_il_mediocre_film_di_will_smith_sull_amore_il_tempo_e_la_morte.mp3" length="5105947" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7301

COLLATERAL BEAUTY, IL MEDIOCRE FILM DI WILL SMITH SULL'AMORE, IL TEMPO E LA MORTE
Il dirigente pubblicitario Howard Inlet è ridotto ad uno stato clinicamente depresso,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7301" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7301</a><br /><br />COLLATERAL BEAUTY, IL MEDIOCRE FILM DI WILL SMITH SULL'AMORE, IL TEMPO E LA MORTE<br />Il dirigente pubblicitario Howard Inlet è ridotto ad uno stato clinicamente depresso, borderline, solitario e con tendenze suicide dopo la morte tragica della sua giovane figlia. I suoi amici e partner commerciali Whit Yardshaw, Claire Wilson e Simon Scott, che lui ha allontanato, temono per la sua salute mentale così come per il futuro della loro azienda, dato che il comportamento irregolare di Howard è costato loro numerosi mancati profitti e li ha lasciati sull'orlo del fallimento. L'unico modo che hanno per uscire da questa situazione è vendere l'azienda. A questo scopo i tre amici assumono un investigatore privato, Sally Price, per acquisire la prova che Howard sia inadatto a gestire la società, l'unico modo per poter vendere, essendo lui socio di maggioranza e contrario alla vendita.<br />Sally intercetta delle lettere che Howard ha diretto ai concetti astratti di "Amore", "Tempo" e "Morte". Whit, Claire e Simon assumono un trio di attori - Aimee, Raffi e Brigitte - che incontreranno Howard impersonando "Amore", "Tempo" e "Morte", rispondendo alle sue lettere. Sally registrerà un video di questi incontri e poi cancellerà digitalmente le sagome di Aimee, Raffi e Brigitte per far apparire Howard mentalmente squilibrato, permettendo ai soci di vendere la società. In preparazione per il loro ruolo, Aimee, Raffi e Brigitte trascorrono del tempo con Whit, Claire e Simon, che stanno attraversando problemi personali nella propria vita: Whit sta lottando per ristabilire il contatto con la figlia Allison Yardshaw, che lo incolpa del divorzio con la madre; Claire è alla ricerca di donatori di sperma per concepire un bambino dopo aver trascurato la sua vita privata per anni; Simon sta combattendo il cancro in segreto, già presentatosi in passato, senza rivelarlo alla moglie che ha appena partorito un figlio. Oltre a lavorare per loro, i tre attori daranno loro consigli e li spingeranno a risolvere le loro situazioni di vita.<br />Il film mira molto in alto: trovare un senso - assolutamente laico, senza l'intromissione di nessun elemento religioso - al più grande interrogativo dell'uomo, la morte, prendendo come punto di riferimento tra l'altro la fine più ingiusta e crudele, quella di una bambina. Purtroppo la "bellezza collaterale" del titolo è appena accennata e risulta una magra consolazione per una tragedia del genere.<br />Rimane, oltre a un colpo di scena finale che almeno rimanda, dopo tante chiacchiere, alla concretezza di una compagnia umana, la portata disumana di una tragedia davanti a cui l'uomo anche brillante e intelligente come il protagonista rimane schiacciato e senza voce.<br />Da questo punto di vista, proprio per la sua inadeguatezza di trovare il bandolo della matassa, di trovare insomma un senso al dolore che non sia una mera giustificazione psicologica, Collateral Beauty mostra, pur senza volerlo, l'inadeguatezza di una posizione non religiosa di fronte alla domanda della vita e della morte e del senso del nostro essere. Non c'è una risposta, non c'è un senso sembra balbettare senza però troppa convinzione Frankel: l'unica consolazione davanti alla morte (che non a caso nel film ha sempre l'ultima parola) è farsi forza, stare vicini.<br />Se nel cristianesimo il fedele si rivolge a Dio, accettando e praticando i suoi insegnamenti, in questo film le parti si sono invertite: tutto dev'essere orientato al servizio dell'uomo, che ha potenzialità infinite e deve solo comprendere il modo giusto di porsi in armonia con un cosmo impersonale e non meglio identificato. Ecco quindi i discorsi sulla bellezza collaterale che scaturisce da ogni evento, anche dalla morte, il considerare il tempo come un bene prezioso da impiegare e l'amore come una forza che...]]></itunes:summary><itunes:duration>320</itunes:duration><itunes:keywords>collateralbeauty,divorzio,inadeguatezzapsicologica,profitti,willsmith</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f4ac8c2d54050c0024dbca23fbd7c616.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Avatar, il solito concentrato di politicamente corretto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/avatar-il-solito-concentrato-di-politicamente-corretto--52598709</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7300" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7300</a><br /><br />AVATAR 2, IL SOLITO CONCENTRATO DI POLITICAMENTE CORRETTO<br />Anche il secondo film la stessa solfa: un ecologismo new age con l'uomo cattivo che insidia Gaia<br />di Rino Cammilleri<br />Prius: recuperare la (spaventosa) cifra dei costi. Eh, ormai, attratti dal successo della trilogia de Il Signore degli Anelli, per i film non si bada più a spese. Prima erano milioni, ora sono miliardi di dollari. Qualche gran flop, sì, c'è stato, come il mitico Cleopatra con Liz Taylor, ma è acqua passata. Per ora. Il fatto è che, a questo punto, non è più questione di soldi, ma di idee. Abbiamo visto il secondo Avatar e confessiamo di esserci annoiati non poco.<br />È, infatti, tutto un déjà vu, perché perfino la fantasia umana ha i suoi limiti. Il primo era, certo, una novità, anche se la trama non era altro che un Balla coi lupi traslato nello spazio e nel futuro. Ecologico, new age, quant'è bello vivere a contatto e in sintonia, anzi in simbiosi con la Natura, una Natura arcadica, benigna e materna, dove per mangiare basta allungare la mano ai frutti, dove non si lavora né si suda, dove non ci sono malattie e tutti sono belli, sani, snelli, giovani, agili, atletici. Non soffrono nemmeno di vertigini. Vuoi cavalcare un drago volante? Basta chiederglielo gentilmente. Il mega-albero che tutti accoglie? Eh, anche i celti avevano il loro Albero Sacro prima che quel fetente di Carlomagno glielo abbattesse in nome del Cristo Bianco.<br />Insomma, Avatar era, tanto per cambiare, il solito concentrato di pensiero politicamente corretto. Almeno, quello corrente. E sai che originalità. Sì, spettacolare, ma l'idea che i cattivi siamo noi terrestri, mentre i Na'avi del pianeta Pandora sono i buoni proditoriamente invasi per pura avidità non è propriamente nuova, perché è solo una trasposizione dell'uomo-cancro-del-pianeta. Panteismo in salsa deep ecology, perché nel vecchio panteismo pagano almeno l'uomo aveva un suo ruolo. In quello moderno no, deve solo togliersi di mezzo per non sciupare Gaia.<br />Così, visto Avatar 1, ci si può risparmiare il 2, che è un rimestare nel solito paiolo. Sì, questo si volge in mare, ma già il Pianeta Terra ha le sue meraviglie marine che superano ogni immaginazione. Perciò, nel mare di Pandora ci sono pescioni che sembrano balene, pesci che sembrano pesci, meduse che sembrano meduse, e così via. Il resto è bisogno disperato di vendere i biglietti, tant'è che è stata pure messa in giro la voce di gente che si è ammalata della «sindrome di Pandora», che sarebbe la saudade (nostalgia? rammarico? melanconia? rimpianto?) di un mondo come quello dei pandoriani blu dalla pelle striata simil-sgombro che, chissà perché, incoccano la freccia nell'arco con la mano girata alla rovescia.<br />Eggià: l'arco. E il pugnale. E la clava. What else, visto che sono umanoidi? Niente, la fantasia, abbiamo detto, ha i suoi limiti e molta di più ne servirà per convincere i popoli ad affollare le sale. Dicono che stanno già lavorando ai numeri 3 e 4 e pure 5, ma la filosofia politicamente corretta è un nano rispetto a quella di Tolkien, come hanno dimostrato le inserzioni nelle trilogia de Lo Hobbit: dovevano allungare il brodo per cavare tre film da un solo romanzo, e così sono spuntati l'elfo femmina e la sua love story col nano. Risultato? Lo spettatore ha subito avvertito la calata di tono. Dunque, a nostro avviso può darsi che ci sia un Avatar 3, magari con aggiunte lgbt per catturare anche questo segmento di pubblico (e perdere gli altri). Ma non ci stupiremmo se la cosa finisse lì.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52598709</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2023 21:39:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52598709/avatar_il_solito_concentrato_di_politicamente_corretto.mp3" length="4643152" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7300

AVATAR 2, IL SOLITO CONCENTRATO DI POLITICAMENTE CORRETTO
Anche il secondo film la stessa solfa: un ecologismo new age con l'uomo cattivo che insidia Gaia
di Rino Cammilleri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7300" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7300</a><br /><br />AVATAR 2, IL SOLITO CONCENTRATO DI POLITICAMENTE CORRETTO<br />Anche il secondo film la stessa solfa: un ecologismo new age con l'uomo cattivo che insidia Gaia<br />di Rino Cammilleri<br />Prius: recuperare la (spaventosa) cifra dei costi. Eh, ormai, attratti dal successo della trilogia de Il Signore degli Anelli, per i film non si bada più a spese. Prima erano milioni, ora sono miliardi di dollari. Qualche gran flop, sì, c'è stato, come il mitico Cleopatra con Liz Taylor, ma è acqua passata. Per ora. Il fatto è che, a questo punto, non è più questione di soldi, ma di idee. Abbiamo visto il secondo Avatar e confessiamo di esserci annoiati non poco.<br />È, infatti, tutto un déjà vu, perché perfino la fantasia umana ha i suoi limiti. Il primo era, certo, una novità, anche se la trama non era altro che un Balla coi lupi traslato nello spazio e nel futuro. Ecologico, new age, quant'è bello vivere a contatto e in sintonia, anzi in simbiosi con la Natura, una Natura arcadica, benigna e materna, dove per mangiare basta allungare la mano ai frutti, dove non si lavora né si suda, dove non ci sono malattie e tutti sono belli, sani, snelli, giovani, agili, atletici. Non soffrono nemmeno di vertigini. Vuoi cavalcare un drago volante? Basta chiederglielo gentilmente. Il mega-albero che tutti accoglie? Eh, anche i celti avevano il loro Albero Sacro prima che quel fetente di Carlomagno glielo abbattesse in nome del Cristo Bianco.<br />Insomma, Avatar era, tanto per cambiare, il solito concentrato di pensiero politicamente corretto. Almeno, quello corrente. E sai che originalità. Sì, spettacolare, ma l'idea che i cattivi siamo noi terrestri, mentre i Na'avi del pianeta Pandora sono i buoni proditoriamente invasi per pura avidità non è propriamente nuova, perché è solo una trasposizione dell'uomo-cancro-del-pianeta. Panteismo in salsa deep ecology, perché nel vecchio panteismo pagano almeno l'uomo aveva un suo ruolo. In quello moderno no, deve solo togliersi di mezzo per non sciupare Gaia.<br />Così, visto Avatar 1, ci si può risparmiare il 2, che è un rimestare nel solito paiolo. Sì, questo si volge in mare, ma già il Pianeta Terra ha le sue meraviglie marine che superano ogni immaginazione. Perciò, nel mare di Pandora ci sono pescioni che sembrano balene, pesci che sembrano pesci, meduse che sembrano meduse, e così via. Il resto è bisogno disperato di vendere i biglietti, tant'è che è stata pure messa in giro la voce di gente che si è ammalata della «sindrome di Pandora», che sarebbe la saudade (nostalgia? rammarico? melanconia? rimpianto?) di un mondo come quello dei pandoriani blu dalla pelle striata simil-sgombro che, chissà perché, incoccano la freccia nell'arco con la mano girata alla rovescia.<br />Eggià: l'arco. E il pugnale. E la clava. What else, visto che sono umanoidi? Niente, la fantasia, abbiamo detto, ha i suoi limiti e molta di più ne servirà per convincere i popoli ad affollare le sale. Dicono che stanno già lavorando ai numeri 3 e 4 e pure 5, ma la filosofia politicamente corretta è un nano rispetto a quella di Tolkien, come hanno dimostrato le inserzioni nelle trilogia de Lo Hobbit: dovevano allungare il brodo per cavare tre film da un solo romanzo, e così sono spuntati l'elfo femmina e la sua love story col nano. Risultato? Lo spettatore ha subito avvertito la calata di tono. 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Eh già perché, dopo aver passato in rassegna quasi tutte le minoranze etniche, attraverso le varie Pocahontas, Mulan, Tiana, Elena e Vaiana, per dire che le principesse Disney non sono solo bionde con gli occhi azzurri, adesso è la volta del "grasso è bello".<br /><br />REFLECT<br />Stiamo parlando del nuovo corto Disney "Reflect", protagonista Bianca, una ballerina in sovrappeso che, almeno all'inizio del cartone sembra avere un buon rapporto col proprio corpo: nella prima scena la si vede in uno studio di ballo vuoto che si allena con sicurezza. Risolutezza che scompare quando entrano le altre compagne e Bianca va in crisi di fronte alla sua immagine riflessa nello specchio. Ed ecco che la non accettazione di sé si materializza nella scena successiva, in cui la ballerina si trova da sola di fronte a centinaia di immagini di sé stessa riflesse in uno specchio rotto. Dopodiché le schegge cominciano a muoversi con lei creando forme e cambiando colore. Bianca capisce che sono le sue movenze a farle muovere: con un salto entra nello specchio, rientra in classe e si unisce alle compagne con una nuova fiducia in sé stessa.<br />Insomma, tanto per non farci mancare niente, ritorna il tema della percezione del sé, alla base, come ben sappiamo, anche dell'ideologia gender ed è tutto un "se mi sento così, va bene così" anche se è sbagliato e con l'aggravante, per di più come in questo caso... anche se fa male alla salute. Ma nell'epoca del "Così è se mi pare" (parafrasando Pirandello) la realtà deve piegarsi alla mia percezione e non viceversa e costi quel che costi. Una visione univoca che non tiene conto di un aspetto della questione molto importante: che sul cibo e sul rapporto disordinato con esso, si proiettano problematiche individuali, psicologiche, spesso distruttive che portano non solo ad una magrezza estrema ma anche, di contro, all'obesità.<br /><br />NON È SOLO UN PROBLEMA ESTETICO<br />E col sovrappeso eccessivo, così come con l'anoressia, non si scherza, perché l'obesità non è un mero problema estetico: l'obeso, infatti, come è noto è un soggetto a rischio di patologie cardiovascolari diabete, ipertensione e persino alcune forme di tumore e va spinto a curarsi prima che queste insorgano. Per questo, l'acriticità del messaggio del corto in questione si configura come un vero e proprio culto dell'individualità a qualunque costo. Una forma di edonismo che non fa nemmeno rima, in questo caso col piacere, ma può assumere persino una funzione antisociale, proprio perché porta l'uomo ad agire senza pensare razionalmente alle conseguenze che un'azione può avere (su sé stesso e sugli altri).<br />Un canto di libertà dunque? No, si è sdoganato - o si rischia di sdoganare - un problema e anche serio, per dare, ancora una volta spazio al politicamente corretto e per demonizzare la chiara, vecchia "normalità", fatta ormai passare oggi, in qualunque forma si presenti, come uno stereotipo da combattere perché produrrebbe chissà quali mostruose forme di tolleranza. Ed ecco che "natura" è sempre più concepita non come in rapporto, ma come in contrapposizione con "cultura" e "diversità" come unica, possibile forma di modernissima, politically correct, "normalità".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51902726</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 21:55:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51902726/grasso_bello_ma_solo_per_la_disney.mp3" length="5604548" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>L’articolo continua su BastaBugie.it
https://www.bastabugie.it/7206

GRASSO E' BELLO, MA SOLO PER LA DISNEY di Manuela Antonacci
Non bastavano gli inchini alle "famiglie arcobaleno", per omaggiare le quali, la Disney, ha ormai da tempo cominciato ad...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’articolo continua su BastaBugie.it<br /><a href="https://www.bastabugie.it/7206" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/7206</a><br /><br />GRASSO E' BELLO, MA SOLO PER LA DISNEY di Manuela Antonacci<br />Non bastavano gli inchini alle "famiglie arcobaleno", per omaggiare le quali, la Disney, ha ormai da tempo cominciato ad inserire nei suoi cartoni sempre più scene e personaggi Lgbtqia+, che secondo il presidente della Disney General Entertainment Content Karey Burke dovrebbero essere almeno il 50% del totale; ora la casa cinematografica americana sposa anche la battaglia, tanto alla moda, del "body positive". Eh già perché, dopo aver passato in rassegna quasi tutte le minoranze etniche, attraverso le varie Pocahontas, Mulan, Tiana, Elena e Vaiana, per dire che le principesse Disney non sono solo bionde con gli occhi azzurri, adesso è la volta del "grasso è bello".<br /><br />REFLECT<br />Stiamo parlando del nuovo corto Disney "Reflect", protagonista Bianca, una ballerina in sovrappeso che, almeno all'inizio del cartone sembra avere un buon rapporto col proprio corpo: nella prima scena la si vede in uno studio di ballo vuoto che si allena con sicurezza. Risolutezza che scompare quando entrano le altre compagne e Bianca va in crisi di fronte alla sua immagine riflessa nello specchio. Ed ecco che la non accettazione di sé si materializza nella scena successiva, in cui la ballerina si trova da sola di fronte a centinaia di immagini di sé stessa riflesse in uno specchio rotto. Dopodiché le schegge cominciano a muoversi con lei creando forme e cambiando colore. Bianca capisce che sono le sue movenze a farle muovere: con un salto entra nello specchio, rientra in classe e si unisce alle compagne con una nuova fiducia in sé stessa.<br />Insomma, tanto per non farci mancare niente, ritorna il tema della percezione del sé, alla base, come ben sappiamo, anche dell'ideologia gender ed è tutto un "se mi sento così, va bene così" anche se è sbagliato e con l'aggravante, per di più come in questo caso... anche se fa male alla salute. Ma nell'epoca del "Così è se mi pare" (parafrasando Pirandello) la realtà deve piegarsi alla mia percezione e non viceversa e costi quel che costi. Una visione univoca che non tiene conto di un aspetto della questione molto importante: che sul cibo e sul rapporto disordinato con esso, si proiettano problematiche individuali, psicologiche, spesso distruttive che portano non solo ad una magrezza estrema ma anche, di contro, all'obesità.<br /><br />NON È SOLO UN PROBLEMA ESTETICO<br />E col sovrappeso eccessivo, così come con l'anoressia, non si scherza, perché l'obesità non è un mero problema estetico: l'obeso, infatti, come è noto è un soggetto a rischio di patologie cardiovascolari diabete, ipertensione e persino alcune forme di tumore e va spinto a curarsi prima che queste insorgano. Per questo, l'acriticità del messaggio del corto in questione si configura come un vero e proprio culto dell'individualità a qualunque costo. Una forma di edonismo che non fa nemmeno rima, in questo caso col piacere, ma può assumere persino una funzione antisociale, proprio perché porta l'uomo ad agire senza pensare razionalmente alle conseguenze che un'azione può avere (su sé stesso e sugli altri).<br />Un canto di libertà dunque? No, si è sdoganato - o si rischia di sdoganare - un problema e anche serio, per dare, ancora una volta spazio al politicamente corretto e per demonizzare la chiara, vecchia "normalità", fatta ormai passare oggi, in qualunque forma si presenti, come uno stereotipo da combattere perché produrrebbe chissà quali mostruose forme di tolleranza. 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Onestamente non mi aspettavo granché da questa serie, ma non pensavo potesse scendere così in basso. Se i costumi, le ambientazioni e la colonna sonora possono essere considerati gradevoli, tutto il resto dell'opera è pietoso.<br />Si può notare fin da subito la fissa ideologica di mettere delle persone di tutte le razze a tutti i costi. Sono diversi i personaggi neri all'interno della serie e persino un bambino con tratti asiatici. Il problema è che il Signore degli Anelli è una saga nordica e quindi loro non c'entrano niente. Ma non solo. Persino il popolo degli elfi ha un esponente nero, eppure Tolkien si era inspirato ai finlandesi. Lo trovo semplicemente ridicolo. È come se girassimo un film ambientato nelle tribù dell'Africa e ogni tanto trovassimo una svedese bionda, con gli occhi azzurri e la pelle pallida e qualche cinese. Ma questa non è la cosa peggiore del film.<br />La cosa per me intollerabile è il ruolo che hanno i maschi e le femmine all'interno della storia. Ad esempio Galadriel, la principessa elfica, guida con coraggio una schiera di elfi maschi timorosi in mezzo alle montagne alla ricerca di Sauron, il personaggio cattivo del Signore degli anelli. I maschi, spaventati, le chiedono sempre di tornare indietro, mentre lei gli fa vedere chi ha veramente coraggio continuando ad andare avanti temerariamente. Quando si imbattono in un orco questo sbaraglia facilmente tutti i maschi della compagnia, ma ecco che arriva lei, la nostra eroina! Con un paio di piroette degne di Wonder Woman ecco che il nemico crolla a terra sconfitto.<br />Galadriel dimostra, a chi ancora avesse dubbi, che è lei ad avere coraggio e forza mentre i maschi ne sono sprovvisti totalmente. Probabilmente le ragazze che guardano questa serie si immedesimano in questa falsa Galadriel, pensando che una donna forte e indipendente sia la cosa più naturale di questo mondo. Del resto questa serie si uniforma a tutte quelle che ci sono in circolazione considerando i maschi non solo inutili, ma addirittura noiosi e deboli.<br />Mi piacerebbe vedere come si comporterebbero le femministe se dovessimo tornare a coltivare la terra per non morir di fame. Oppure se venissimo attaccati militarmente forse scoprirebbero che gli uomini non sono poi così inutili. Solo l'ideologia può spingere per avere una donna comandante e guerriera, mentre la natura umana ha previsto questa incombenza ai maschi. Se mettiamo un gruppo di ragazzi e ragazze in una situazione di pericolo, ad esempio in un bosco di notte o in una rissa per strada, chi è che urla di paura e chi invece può difendere il gruppo?<br />Un'ultima cosa. Questa serie è anche noiosa da guardare. Non suscita nessuna emozione, la suspense non esiste (tanto arriva la mega-eroina che spacca tutto), i dialoghi che vorrebbero essere profondi sono un concentrato di banalità. Potrei continuare su tanti altri particolari come i "protohobbit" figli dei fiori, ma è meglio se mi fermo: non c'è niente di buono da salvare in questa serie.<br />Giovanni<br /><br />RISPOSTA DEL DIRETTORE<br /><br />Caro Giovanni,<br />anche io ho visto le prime due puntate de Gli Anelli del Potere comparsi su Prime Video e sono rimasto fortemente deluso. E non solo io. Nonostante i commenti entusiasti di alcuni, le critiche sono state così numerose che Amazon ha dovuto chiudere la sezione recensioni per 72 ore.<br />Credo che anche Tolkien sarebbe stato molto contrariato di questa serie, un po' come Guareschi che non riconobbe il quarto e il quinto film della serie di Don Camillo.<br />Per quanto riguarda Gli Anelli del Potere non ho intenzione di vedere le prossime puntate, perché credo sia meglio riguardare la trilogia di Peter Jackson o tornare a leggere le opere di Tolkien direttamente.<br />Sul sito FilmGarantiti si può approfondire il pensiero di Tolkien, soprattutto per quanto riguarda il capolavoro del Signore degli Anelli.<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=8" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=8</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51248022</guid><pubDate>Tue, 13 Sep 2022 21:42:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51248022/lettere_alla_redazione_gli_anelli_del_potere_di_amazon_storpia_le_storie_di_tolkien.mp3" length="5650016" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7141&#13;
&#13;
LETTERE ALLA REDAZIONE: GLI ANELLI DEL POTERE DI AMAZON STORPIA LE STORIE DI TOLKIEN&#13;
Delude la più costosa serie di tutti i tempi: personaggi neri in una saga nordica, trama noiosa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7141" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7141</a><br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: GLI ANELLI DEL POTERE DI AMAZON STORPIA LE STORIE DI TOLKIEN<br />Delude la più costosa serie di tutti i tempi: personaggi neri in una saga nordica, trama noiosa, dialoghi banali, la donna è coraggiosa e forte, mentre i maschi sono deboli e inconcludenti<br />di Giano Colli<br />Cara Redazione di BastaBugie,<br />appena è uscita la nuova serie di Amazon "Gli anelli del potere" ho visto le prime due puntate in quanto appassionato all'opera di Tolkien, che è un grande scrittore cattolico. Onestamente non mi aspettavo granché da questa serie, ma non pensavo potesse scendere così in basso. Se i costumi, le ambientazioni e la colonna sonora possono essere considerati gradevoli, tutto il resto dell'opera è pietoso.<br />Si può notare fin da subito la fissa ideologica di mettere delle persone di tutte le razze a tutti i costi. Sono diversi i personaggi neri all'interno della serie e persino un bambino con tratti asiatici. Il problema è che il Signore degli Anelli è una saga nordica e quindi loro non c'entrano niente. Ma non solo. Persino il popolo degli elfi ha un esponente nero, eppure Tolkien si era inspirato ai finlandesi. Lo trovo semplicemente ridicolo. È come se girassimo un film ambientato nelle tribù dell'Africa e ogni tanto trovassimo una svedese bionda, con gli occhi azzurri e la pelle pallida e qualche cinese. Ma questa non è la cosa peggiore del film.<br />La cosa per me intollerabile è il ruolo che hanno i maschi e le femmine all'interno della storia. Ad esempio Galadriel, la principessa elfica, guida con coraggio una schiera di elfi maschi timorosi in mezzo alle montagne alla ricerca di Sauron, il personaggio cattivo del Signore degli anelli. I maschi, spaventati, le chiedono sempre di tornare indietro, mentre lei gli fa vedere chi ha veramente coraggio continuando ad andare avanti temerariamente. Quando si imbattono in un orco questo sbaraglia facilmente tutti i maschi della compagnia, ma ecco che arriva lei, la nostra eroina! Con un paio di piroette degne di Wonder Woman ecco che il nemico crolla a terra sconfitto.<br />Galadriel dimostra, a chi ancora avesse dubbi, che è lei ad avere coraggio e forza mentre i maschi ne sono sprovvisti totalmente. Probabilmente le ragazze che guardano questa serie si immedesimano in questa falsa Galadriel, pensando che una donna forte e indipendente sia la cosa più naturale di questo mondo. Del resto questa serie si uniforma a tutte quelle che ci sono in circolazione considerando i maschi non solo inutili, ma addirittura noiosi e deboli.<br />Mi piacerebbe vedere come si comporterebbero le femministe se dovessimo tornare a coltivare la terra per non morir di fame. Oppure se venissimo attaccati militarmente forse scoprirebbero che gli uomini non sono poi così inutili. Solo l'ideologia può spingere per avere una donna comandante e guerriera, mentre la natura umana ha previsto questa incombenza ai maschi. Se mettiamo un gruppo di ragazzi e ragazze in una situazione di pericolo, ad esempio in un bosco di notte o in una rissa per strada, chi è che urla di paura e chi invece può difendere il gruppo?<br />Un'ultima cosa. Questa serie è anche noiosa da guardare. Non suscita nessuna emozione, la suspense non esiste (tanto arriva la mega-eroina che spacca tutto), i dialoghi che vorrebbero essere profondi sono un concentrato di banalità. Potrei continuare su tanti altri particolari come i "protohobbit" figli dei fiori, ma è meglio se mi fermo: non c'è niente di buono da salvare in questa serie.<br />Giovanni<br /><br />RISPOSTA DEL DIRETTORE<br /><br />Caro Giovanni,<br />anche io ho visto le prime due puntate de Gli Anelli del Potere comparsi su Prime Video e sono rimasto fortemente deluso. E non solo io. Nonostante i commenti entusiasti di alcuni, le critiche sono state così numerose che Amazon ha dovuto chiudere la...]]></itunes:summary><itunes:duration>354</itunes:duration><itunes:keywords>doncamillo,galadriel,protohobbit,sauron,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f7f23eb6f1a491bf00283b09fa31053.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The king's man, le origini: il film che, ridendo, ci svela la storia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-king-s-man-le-origini-il-film-che-ridendo-ci-svela-la-storia--50866726</link><description><![CDATA[VIDEO: The King's Man - Le Origini | Trailer Ufficiale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mnrcqKlrqYc" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=mnrcqKlrqYc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7104" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7104</a><br /><br />THE KING'S MAN, LE ORIGINI: IL FILM CHE, RIDENDO, CI SVELA LA STORIA di Rino Cammilleri<br />C'è nelle sale (per chi ci va) un film simpatico che vuol essere tra il brillante e l'avventuroso, "The King's man. Le origini", con Ralph Fiennes e Gemma Atherton. E' il terzo di una serie e parla, scherzosamente di un immaginario servizio segreto inglese più segreto di quello ufficiale. Però, quest'ultima puntata castigat ridendo mores, cioè rivela un pezzo di storia che non sono molti a conoscere, però potrebbe aiutare i giovani millennials a capire anche quel succede oggi sotto i loro occhi.<br />E perché il premier britannico sbraita più di tutti e perché il presidente americano, in calo nei sondaggi, minaccia e lancia moniti lontano da casa sua. Nel film si comincia ricordando che, a inizio Novecento, lo zar, il kaiser e il re inglese erano cugini, nipoti della regina Vittoria. Ed ecco il fondatore del servizio segreto più segreto cercare di salvare la vita all'arciduca Franz Ferdinand a Sarajevo. Con una ricostruzione storica al dettaglio. Infatti, l'arciduca, erede al trono austroungarico, era favorevole agli inglesi e ostile ai prussiani.<br />Poi la scena si sposta in Russia. Qui il monaco veggente Rasputin ha una fortissima influenza sulla famiglia imperiale, perché è l'unico che riesce a guarire dagli attacchi di emofilia (le teste coronate d'Europa erano tutte parenti, come sappiamo) lo zarevic Aleksej, unico erede maschio al trono. Ma Rasputin in una delle sue visioni ha visto lo sfacelo immane della Russia se questa entrerà nella Grande Guerra. Perciò, finché c'è lui a corte, lo zar non muove le truppe. Gravissimo per gli inglesi, perché le Potenze Centrali gliele stanno suonando di santa ragione e il presidente americano Wilson non sa come convincere il suo popolo a entrare in una guerra lontana di cui non capisce il senso.<br />Così, ecco gli agenti inglesi muoversi per eliminare Rasputin. E questa è storia, anche se ad ammazzare fisicamente il monaco furono aristocratici russi (aizzati da agenti inglesi) insofferenti della sua influenza sullo zar.<br />Ma nel film (e nella storia) Rasputin si rivela un osso duro. Esilarante la scena in cui, in un salotto, si difende dagli agenti inglesi con passi di lotta copiati dalle danze folkloristiche russe. Senza di lui, è facile convincere lo zar a entrare in guerra, costringendo Prussia e Austria a combattere su due fronti. Ma i tedeschi non sono scemi ed ecco la loro contromossa fatale: riempiono Lenin di soldi e lo mandano, protetto da loro agenti, in Russia. Così nel film e così nella realtà.<br />Preso il potere, Lenin mantiene i patti e ritira la Russia dalla guerra. I tedeschi adesso possono riversare tutta la loro forza sul fronte occidentale e per gli inglesi sono così amari. L'unica speranza, loro, a quel punto, è l'America, e con Wilson calano l'asso vincente: troppi soldi le banche americane hanno prestato ai britannici per la guerra; se questi ultimi perdono, adieu ai crediti. Poiché, com'è noto, quando ci sono in ballo denari gli americani non ci vedono più, è ok, guerra sia.<br />E qui storia e film divergono per esigenze di copione. La storia ci dice che, per convincere gli americani, ci volle l'affondamento del Lusitania, carico di passeggeri, sì, ma anche di armamenti. Nel film, invece, è Mata Hari che, in possesso di un filmino in cui c'è lei col presidente, tiene in scacco quest'ultimo, timoroso - ogni riferimento è ovvio - più dei suoi votanti che del mattatoio degli stessi. I King's men fanno fuori la fascinosa spia e restituiscono il filmato hard al presidente. Chissà che un giorno non ci raccontino, tra il serio e il faceto, anche la faccenda dell'Ucraina.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50866726</guid><pubDate>Tue, 09 Aug 2022 21:07:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50866726/the_king_s_man_il_film_che_ridendo_ci_svela_la_storia.mp3" length="5388373" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: The King's Man - Le Origini | Trailer Ufficiale ➜ https://www.youtube.com/watch?v=mnrcqKlrqYc&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7104&#13;
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Però, quest'ultima puntata castigat ridendo mores, cioè rivela un pezzo di storia che non sono molti a conoscere, però potrebbe aiutare i giovani millennials a capire anche quel succede oggi sotto i loro occhi.<br />E perché il premier britannico sbraita più di tutti e perché il presidente americano, in calo nei sondaggi, minaccia e lancia moniti lontano da casa sua. Nel film si comincia ricordando che, a inizio Novecento, lo zar, il kaiser e il re inglese erano cugini, nipoti della regina Vittoria. Ed ecco il fondatore del servizio segreto più segreto cercare di salvare la vita all'arciduca Franz Ferdinand a Sarajevo. Con una ricostruzione storica al dettaglio. Infatti, l'arciduca, erede al trono austroungarico, era favorevole agli inglesi e ostile ai prussiani.<br />Poi la scena si sposta in Russia. Qui il monaco veggente Rasputin ha una fortissima influenza sulla famiglia imperiale, perché è l'unico che riesce a guarire dagli attacchi di emofilia (le teste coronate d'Europa erano tutte parenti, come sappiamo) lo zarevic Aleksej, unico erede maschio al trono. Ma Rasputin in una delle sue visioni ha visto lo sfacelo immane della Russia se questa entrerà nella Grande Guerra. Perciò, finché c'è lui a corte, lo zar non muove le truppe. Gravissimo per gli inglesi, perché le Potenze Centrali gliele stanno suonando di santa ragione e il presidente americano Wilson non sa come convincere il suo popolo a entrare in una guerra lontana di cui non capisce il senso.<br />Così, ecco gli agenti inglesi muoversi per eliminare Rasputin. E questa è storia, anche se ad ammazzare fisicamente il monaco furono aristocratici russi (aizzati da agenti inglesi) insofferenti della sua influenza sullo zar.<br />Ma nel film (e nella storia) Rasputin si rivela un osso duro. Esilarante la scena in cui, in un salotto, si difende dagli agenti inglesi con passi di lotta copiati dalle danze folkloristiche russe. Senza di lui, è facile convincere lo zar a entrare in guerra, costringendo Prussia e Austria a combattere su due fronti. Ma i tedeschi non sono scemi ed ecco la loro contromossa fatale: riempiono Lenin di soldi e lo mandano, protetto da loro agenti, in Russia. Così nel film e così nella realtà.<br />Preso il potere, Lenin mantiene i patti e ritira la Russia dalla guerra. I tedeschi adesso possono riversare tutta la loro forza sul fronte occidentale e per gli inglesi sono così amari. L'unica speranza, loro, a quel punto, è l'America, e con Wilson calano l'asso vincente: troppi soldi le banche americane hanno prestato ai britannici per la guerra; se questi ultimi perdono, adieu ai crediti. Poiché, com'è noto, quando ci sono in ballo denari gli americani non ci vedono più, è ok, guerra sia.<br />E qui storia e film divergono per esigenze di copione. La storia ci dice che, per convincere gli americani, ci volle l'affondamento del Lusitania, carico di passeggeri, sì, ma anche di armamenti. Nel film, invece, è Mata Hari che, in possesso di un filmino in cui c'è lei col presidente, tiene in scacco quest'ultimo, timoroso - ogni riferimento è ovvio - più dei suoi votanti che del mattatoio degli stessi. I King's men fanno fuori la fascinosa spia e restituiscono il filmato hard al presidente. 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E se a indossarlo fosse Pinocchio? Questo è Shrek, film di animazione per bambini (così dicono) dalla lunga serie di doppi sensi. La vecchia generazione, quella degli adulti, è cresciuta con le favole classiche che la Walt Disney ha avuto il merito di trasformare in lungometraggi animati a dir poco spettacolari per la cura dei particolari e la capacità di animare i personaggi.<br />Ci sono stati capolavori del calibro di Cenerentola, Biancaneve e i sette nani, La Bella addormentata nel bosco, Pinocchio e molti altri, che hanno emozionato un'intera generazione di adulti e bambini, perché portare i propri figli a vedere cartoni di questo genere era gradevole anche per i genitori.<br />Ad un certo punto, però, qualcosa è cambiato quando, nel 2000, tutti questi personaggi si ritrovarono insieme nel primo episodio di un nuovo lungometraggio della DreamWorks, in cui mancava la tradizionale netta distinzione tra buoni e cattivi, come nelle animazioni di vecchio stampo. Antico e classico, ormai, sembrano essere diventati sinonimi di retrogrado e demodè. Non secondo lo Zingarelli, ma secondo la cultura dominante. Vien da chiedersi perché tale cultura debba dettare legge in Paesi liberi e democratici e pretendere di far passare come film per bambini pellicole di animazione che, oggettivamente, non lo sono.<br />Shrek, per l'appunto, propone diversi personaggi ambigui in scene più o meno esplicite che guizzano qua e là in una storia di per sé divertente, ma non chiara ai bambini nel suo complesso. I bambini, infatti, non hanno quella malizia che permette di comprendere determinate scene e situazioni. Tra queste: Pinocchio afferma di non portare le mutandine da donna. Essendo questa una bugia, il suo naso si allunga e, quando gli vengono tirati giù i pantaloni, si vede chiaramente un perizoma rosa... Una delle due sorellastre di Cenerentola lavora come barista nel bar più malfamato della zona, in cui si ritrovano tutti i "cattivi", ha una voce da uomo ed è di fatto un travestito, che in uno degli episodi di Shrek bacia il principe azzurro. Quando Shrek a causa di un incantesimo viene trasformato in un bel giovanotto, si sveglia tra donne che gli si strusciano addosso in maniera inequivocabile. In un'altra scena, mentre Shrek e Fiona stanno dormendo nello stesso letto, Ciuchino, per svegliare il suo amico gli toglie le coperte, urla e poi gli consiglia di "usare un bel pigiamino". E si potrebbe continuare, perché, purtroppo, non è finita qui.<br />Ma quello che forse fa più pensare è il perché a un cartone animato per bambini venga affidato il compito di veicolare le idee sulla gravidanza per la donna e sul come la prende l'uomo. Senza tenere conto del fatto che la maggior parte delle mamme e dei papà usano un linguaggio particolare per parlare ai loro figli di come sono nati o del fatto che presto arriverà una sorellina o un fratellino, Fiona dà la notizia a Shrek di essere in attesa del loro bambino e l'eroe del cartone... va in crisi! Esattamente come un uomo immaturo al quale la propria moglie, o compagna, o fidanzata dà la stessa notizia. Comincia una serie di incubi sul nascituro, ma quello che conta è che Shrek non è felice della cosa... Lo diventerà dopo, certo, ma la domanda è: può un bambino comprendere un processo psicologico così delicato come quello che scatta nell'uomo e nella donna alla notizia della gravidanza in corso? Si chiederà, forse, se il suo papà è stato contento del suo arrivo? Ma è giusto che se lo chieda perché ha visto un cartone animato? A voi l'ardua sentenza...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50774772</guid><pubDate>Mon, 01 Aug 2022 13:02:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50774772/shrek_un_cartone_animato_non_adatto_ai_bambini.mp3" length="4776063" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1474&#13;
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IL FILM SHREK NON E' ADATTO PER I BAMBINI di Annarita Petrino&#13;
É tenuto un bambino a sapere cos'è un perizoma, per che cosa viene usato e che differenza c'è se a indossarlo è una donna...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1474" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1474</a><br /><br />IL FILM SHREK NON E' ADATTO PER I BAMBINI di Annarita Petrino<br />É tenuto un bambino a sapere cos'è un perizoma, per che cosa viene usato e che differenza c'è se a indossarlo è una donna o uomo? E se a indossarlo fosse Pinocchio? Questo è Shrek, film di animazione per bambini (così dicono) dalla lunga serie di doppi sensi. La vecchia generazione, quella degli adulti, è cresciuta con le favole classiche che la Walt Disney ha avuto il merito di trasformare in lungometraggi animati a dir poco spettacolari per la cura dei particolari e la capacità di animare i personaggi.<br />Ci sono stati capolavori del calibro di Cenerentola, Biancaneve e i sette nani, La Bella addormentata nel bosco, Pinocchio e molti altri, che hanno emozionato un'intera generazione di adulti e bambini, perché portare i propri figli a vedere cartoni di questo genere era gradevole anche per i genitori.<br />Ad un certo punto, però, qualcosa è cambiato quando, nel 2000, tutti questi personaggi si ritrovarono insieme nel primo episodio di un nuovo lungometraggio della DreamWorks, in cui mancava la tradizionale netta distinzione tra buoni e cattivi, come nelle animazioni di vecchio stampo. Antico e classico, ormai, sembrano essere diventati sinonimi di retrogrado e demodè. Non secondo lo Zingarelli, ma secondo la cultura dominante. Vien da chiedersi perché tale cultura debba dettare legge in Paesi liberi e democratici e pretendere di far passare come film per bambini pellicole di animazione che, oggettivamente, non lo sono.<br />Shrek, per l'appunto, propone diversi personaggi ambigui in scene più o meno esplicite che guizzano qua e là in una storia di per sé divertente, ma non chiara ai bambini nel suo complesso. I bambini, infatti, non hanno quella malizia che permette di comprendere determinate scene e situazioni. Tra queste: Pinocchio afferma di non portare le mutandine da donna. Essendo questa una bugia, il suo naso si allunga e, quando gli vengono tirati giù i pantaloni, si vede chiaramente un perizoma rosa... Una delle due sorellastre di Cenerentola lavora come barista nel bar più malfamato della zona, in cui si ritrovano tutti i "cattivi", ha una voce da uomo ed è di fatto un travestito, che in uno degli episodi di Shrek bacia il principe azzurro. Quando Shrek a causa di un incantesimo viene trasformato in un bel giovanotto, si sveglia tra donne che gli si strusciano addosso in maniera inequivocabile. In un'altra scena, mentre Shrek e Fiona stanno dormendo nello stesso letto, Ciuchino, per svegliare il suo amico gli toglie le coperte, urla e poi gli consiglia di "usare un bel pigiamino". E si potrebbe continuare, perché, purtroppo, non è finita qui.<br />Ma quello che forse fa più pensare è il perché a un cartone animato per bambini venga affidato il compito di veicolare le idee sulla gravidanza per la donna e sul come la prende l'uomo. Senza tenere conto del fatto che la maggior parte delle mamme e dei papà usano un linguaggio particolare per parlare ai loro figli di come sono nati o del fatto che presto arriverà una sorellina o un fratellino, Fiona dà la notizia a Shrek di essere in attesa del loro bambino e l'eroe del cartone... va in crisi! 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Di solito non leggo letteratura contemporanea, e poi si tratta di un'opera di 1300 pagine, perciò non l'ho letto. Però i film li guardo, perciò posso parlare solo del film con lo stesso titolo. Altra piccola premessa. In genere i film italiani li scanso a priori: dal Sessantotto sono tutti in mano ai sinistri e, senza sussidi statali (i.e. soldi vostri), non potrebbero nemmeno essere girati. Ma per questo film ho fatto eccezione, perché "io c'ero". Non nei luoghi commemorati, certo, ma in quell'anno fatale. Ero studente universitario a Pisa, dove imperava Lotta Continua e la cappa di pensiero unico&obbligatorio si era già stesa (a sprangate).<br />1975, anni di piombo. Il Delitto del Circeo ebbe perciò un'enfasi che oggi, inabissatasi la cronaca nera, farebbe solo ridere. A conti fatti, la vittima fu solo una, l'altra si salvò. I tre liceali stupratori e assassini e pure pirla furono subito presi, tranne uno che latitò per sempre. Ma di omicidi latitanti ce n'erano a bizzeffe in quegli anni. Solo che questi tre romani erano - come si diceva - pariolini. Cioè, di buona famiglia borghese, frequentavano una scuola privata retta da preti (da cui il titolo) e, soprattutto, simpatizzavano per l'estremismo di destra. Apriti cielo. Per un paragone: oggi, se un africano fa a fette una ragazza italiana e la mette nel trolley si piglia max una quindicina d'anni per buona condotta. Quei tre furono sepolti sotto una valanga di ergastoli. Ma, ripeto, se non si tiene presente il clima di quegli anni non si capisce molto. Si tenga presente che, nello stesso anno e nelle stesse zone, venne ammazzato Pasolini, e vanamente l'intellettualume cercò di appiccicare all'assassino qualche legame con la destra. Ancora oggi, si sa, c'è qualcuno che parla di «complotto» e non si rassegna all'evidenza: un torbido delitto a sfondo sessuale. E basta.<br />Il film insiste su nudi, deflorazioni in piedi e signore un po' zoccole. Ma ottiene solo noia, senza considerare il fatto che, nei film italiani non doppiati, quando gli attori parlano si capisce poco, a meno che non debbano gridare o scandire perché lo dice il copione. Il titolo stesso, del film ma anche del romanzo, è fuorviante. Sarebbe l'aver frequentato una scuola di preti e aver subito un'educazione borghese a scatenare istinti sadici e criminali? Ma questo è Freud+Marx in salsa qualunquista sessantottarda. Roba che credevamo «superata» da cinquant'anni. Lo stesso Angelo Izzo, principale responsabile del delitto e perciò pluriergastolano, prese le distanze dal film e dal romanzo. Pur non avendo più nulla da perdere. Riprendiamo l'esempio: se un africano fa a pezzi una italiana e la mette in valigia, è colpa della sua cultura d'origine? È perché è stato cresciuto in un tukul ed educato alla stregoneria sciamanica? Se qualcuno si azzardasse a proporre questa chiave di lettura verrebbe subissato, perché gli orizzonti culturali cambiano ma il conformismo ossessivo del gregge no. E hanno voglia di premiarsi e filmarsi addosso...<br />La recente caccia ai «no vax» e ora ai «putiniani», cioè a quelli che non si allineano, dimostra che il Sessantotto è ancora tra noi e ha solo cambiato pelle. Ma il gregge non è così compatto come sperano, allora come oggi. Chi non bela coi versi obbligatori c'è, e non basteranno Dpcm o cannoni ad acqua per eliminarlo. Per quanto riguarda il film, fatevi un regalo: guardate l'ultimo Spiderman.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50540444</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2022 21:40:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50540444/la_scuola_cattolica_un_film_noioso_e_furoviante_che_attacca_la_chiesa.mp3" length="4938649" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6990&#13;
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LA SCUOLA CATTOLICA, UN FILM NOIOSO E FUORVIANTE CHE ATTACCA LA CHIESA di Rino Cammilleri&#13;
Edoardo Albinati ha vinto lo Strega 2016 col romanzo La scuola cattolica. Di solito non leggo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6990" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6990</a><br /><br />LA SCUOLA CATTOLICA, UN FILM NOIOSO E FUORVIANTE CHE ATTACCA LA CHIESA di Rino Cammilleri<br />Edoardo Albinati ha vinto lo Strega 2016 col romanzo La scuola cattolica. Di solito non leggo letteratura contemporanea, e poi si tratta di un'opera di 1300 pagine, perciò non l'ho letto. Però i film li guardo, perciò posso parlare solo del film con lo stesso titolo. Altra piccola premessa. In genere i film italiani li scanso a priori: dal Sessantotto sono tutti in mano ai sinistri e, senza sussidi statali (i.e. soldi vostri), non potrebbero nemmeno essere girati. Ma per questo film ho fatto eccezione, perché "io c'ero". Non nei luoghi commemorati, certo, ma in quell'anno fatale. Ero studente universitario a Pisa, dove imperava Lotta Continua e la cappa di pensiero unico&obbligatorio si era già stesa (a sprangate).<br />1975, anni di piombo. Il Delitto del Circeo ebbe perciò un'enfasi che oggi, inabissatasi la cronaca nera, farebbe solo ridere. A conti fatti, la vittima fu solo una, l'altra si salvò. I tre liceali stupratori e assassini e pure pirla furono subito presi, tranne uno che latitò per sempre. Ma di omicidi latitanti ce n'erano a bizzeffe in quegli anni. Solo che questi tre romani erano - come si diceva - pariolini. Cioè, di buona famiglia borghese, frequentavano una scuola privata retta da preti (da cui il titolo) e, soprattutto, simpatizzavano per l'estremismo di destra. Apriti cielo. Per un paragone: oggi, se un africano fa a fette una ragazza italiana e la mette nel trolley si piglia max una quindicina d'anni per buona condotta. Quei tre furono sepolti sotto una valanga di ergastoli. Ma, ripeto, se non si tiene presente il clima di quegli anni non si capisce molto. Si tenga presente che, nello stesso anno e nelle stesse zone, venne ammazzato Pasolini, e vanamente l'intellettualume cercò di appiccicare all'assassino qualche legame con la destra. Ancora oggi, si sa, c'è qualcuno che parla di «complotto» e non si rassegna all'evidenza: un torbido delitto a sfondo sessuale. E basta.<br />Il film insiste su nudi, deflorazioni in piedi e signore un po' zoccole. Ma ottiene solo noia, senza considerare il fatto che, nei film italiani non doppiati, quando gli attori parlano si capisce poco, a meno che non debbano gridare o scandire perché lo dice il copione. Il titolo stesso, del film ma anche del romanzo, è fuorviante. Sarebbe l'aver frequentato una scuola di preti e aver subito un'educazione borghese a scatenare istinti sadici e criminali? Ma questo è Freud+Marx in salsa qualunquista sessantottarda. Roba che credevamo «superata» da cinquant'anni. Lo stesso Angelo Izzo, principale responsabile del delitto e perciò pluriergastolano, prese le distanze dal film e dal romanzo. Pur non avendo più nulla da perdere. Riprendiamo l'esempio: se un africano fa a pezzi una italiana e la mette in valigia, è colpa della sua cultura d'origine? È perché è stato cresciuto in un tukul ed educato alla stregoneria sciamanica? Se qualcuno si azzardasse a proporre questa chiave di lettura verrebbe subissato, perché gli orizzonti culturali cambiano ma il conformismo ossessivo del gregge no. E hanno voglia di premiarsi e filmarsi addosso...<br />La recente caccia ai «no vax» e ora ai «putiniani», cioè a quelli che non si allineano, dimostra che il Sessantotto è ancora tra noi e ha solo cambiato pelle. Ma il gregge non è così compatto come sperano, allora come oggi. Chi non bela coi versi obbligatori c'è, e non basteranno Dpcm o cannoni ad acqua per eliminarlo. Per quanto riguarda il film, fatevi un regalo: guardate l'ultimo Spiderman.]]></itunes:summary><itunes:duration>309</itunes:duration><itunes:keywords>iocero,scuolacattolica,sessantotto,spiderman,sussidistatali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41e131e36c8b62c74d29d8d8562a9637.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Viva i maschi, abbasso Wonder Woman</title><link>https://www.spreaker.com/episode/viva-i-maschi-abbasso-wonder-woman--50397422</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7050" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7050</a><br /><br />VIVA I MASCHI, ABBASSO WONDER WOMAN di Silvana De Mari<br />Letteralmente vuol dire donna meravigliosa. Nata come fumetto, è stata una serie televisiva, poi un film, poi un altro film, l'ultimo è del 2017. L'adorabile signora, Diana Prince, è nata nel 3000 avanti Cristo, è direttamente figlia di Giove, ha passato la sua plurimillenaria vita su un'isola piena di fanciulle vecchissime e sempre verdi ad addestrarsi all'uso delle armi bianche. Se qualcuno ci avesse mostrato una massa di culturisti che passano secoli ad addestrarsi senza mai farsi una birra e senza mai cercarsi una donna, il ridicolo sarebbe stato evidente, ma alle donne tutto è concesso.<br />Le matrone combattono solo, mai una canasta, mai due chiacchiere mentre si fa la maglia, mai sognare un uomo che ti tenga tra le braccia mentre gli poggi la testa sulla spalla. Diana possiede uno scudo di 30 cm di diametro, e forte del suo scudo risolve la Prima Guerra Mondiale. Grazie allo scudo esce dalle trincee, sola e praticamente il mutande, corona e poco altro, e avanza mentre tutto l'esercito tedesco le sta sparando addosso, perché tutti stanno sparando sullo scudo, con notevole mira, e nessuno pensa di spararle in un ginocchio.<br />Il film non è solo una boiata pazzesca. Siamo pieni di film che sono boiate pazzesche. Il film è anche un indottrinamento, l'ennesimo. Lo spettatore interiorizza che le donne sono più forti gli uomini. Non sarebbe niente di male se il film fosse un episodio isolato: l'eroica signora in fondo è immortale ed è figlia di Giove. Il problema che la storia è incastonata in un enorme numero di film dove gli uomini sono più deboli delle donne, spesso anche i più cattivi e più scemi.<br /><br />SOLDATO JANE E MULAN<br />All'epoca delle chiavette per la connessione Internet c'era puntualmente nella pubblicità una donna che spiegava a un uomo più o meno deficiente come si usa la chiavetta. Soldato Jane è stato un film che raccontava l'imperdonabile storia di una soldatessa che, per prima, vuol diventare un marine. La protagonista riuscirà a tener testa ai maschi in tutte le prove fisiche, essendo forte quanto loro, ma essendo una donna, e quindi avendo maggiori capacità empatiche, nel momento vero della battaglia lei riuscirà a prevedere le mosse del nemico salvando la situazione. Riassunto del film: i maschi sono esseri inferiori.<br />Particolarmente deprimente la scena in cui soldato Jane che non vuole nessuna facilitazione va a dormire in camerata con tutti gli altri. Gli altri sono una trentina di ventenni solidamente costruiti i quali continuano a dormire nelle loro brandine protestando solo perché lei ha fatto chiasso entrando. Dei ventenni, nel momento in cui c'è una giovane donna nel loro dormitorio, dovrebbero smettere di fare quello che stanno facendo e cominciare a farle una corte disperata. Questi invece sono assolutamente privi anche dell'istinto sessuale, il poco testosterone disponibile è stato tutto usato per fare i muscoli sotto le magliette.<br />Nel film Mulan la protagonista è ovviamente più forte dei maschi, oltre ad avere incredibili capacità acrobatiche. La canzone però è carina.<br />Nel film Kill Bill, sgradevole e cacofonico e con colonna sonora insopportabile, la protagonista amputa con un colpo di spada un braccio senza neanche dover far forza col bicipite, abbatte con la spada uno dopo l'altro alcune decine di uomini, nessuno dei quali è in grado di tenerle testa.<br /><br />LA PROPAGANDA FEMMINISTA<br />Il cinema, le serie televisive, la televisione, possono essere estremamente pericolosi. Tutto quello che leggiamo viene mediato dall'emisfero di sinistra, cioè dalla ragione. La propaganda che può essere fatta attraverso la scrittura è solamente propaganda conscia, cosciente, manifesta e può essere bloccata dal pensiero. Tutto quello che vediamo, arriva nell'emisfero emotivo ed entra direttamente nel subconscio. Prima di aprire gli occhi e guardare qualcosa pensiamoci due volte. Sulle immagini abbiamo molto meno capacità di difesa. Se il messaggio idiota o pericoloso criminale è contenuto in una storia, entra più facilmente nel subconscio in quanto la sua strada è facilitata dal piacere di seguire la storia. Quando guardiamo film produciamo dopamina e anche un po' di endorfine. Guardare un film è piacevole. Per questo andiamo al cinema.<br />E ora mettiamoci nei panni di un adolescente maschio. Questo poveraccio è sempre vissuto immerso in un mondo femminile. Prima della rivoluzione industriale la maggioranza degli uomini viveva dove lavorava. La casa del contadino era in mezzo ai suoi campi. La casa dell'artigiano sopra la sua bottega. Il bambino vedeva il padre vicino a sé. Appena in grado di farlo, cominciava ad assisterlo nel suo lavoro, imparandolo a sua volta, per poi insegnarlo ai propri figli. Il padre era colui che deteneva il sapere, come si pota, come si ferra un cavallo. Il padre era un semidio. Nella stragrande maggioranza dei casi il figlio faceva lo stesso lavoro del padre, lo ereditava. I figli di Stradivari facevano violini, e mai gli sarebbe venuto in mente di fare altro, i figli dei Della Robbia facevano terracotte come i loro padri. I figli dei Masai allevano vacche come i loro padri fanno da sempre, e a nessuno di loro verrebbe in mente di esserne scontento. I figli dei pescatori polinesiani pescano con i padri, quei padri che hanno loro insegnato a conoscere i venti, le correnti e le maree.<br /><br />L'ALLONTANAMENTO DEI PADRI<br />Con la rivoluzione industriale il padre si allontana, esiliato in luoghi oscuri e mefitici, come fabbriche o miniere, torna la sera molto tardi, a volte neanche allora. Smette di essere un donatore di capacità e conoscenza e diventa un nome indistinto, un produttore di quattrini. Non lascia più in eredità un lavoro e una bottega. A ogni generazione bisogna ricominciare da zero a cercare qualcosa.<br />Il divorzio e la separazione sono sempre stati una roba per le élite. Negli ultimi decenni separazione e divorzio si sono estesi su scala planetaria e plebea. Il padre si è ulteriormente rimpicciolito a una figura presente il martedì e il giovedì sera e un weekend su due, se va bene. Si tratta di un uomo impoverito dalla separazione che, a volte, deve dormire in macchina o della propria madre nel lettino da ragazzo, il che lo rende ancora più ridicolo agli occhi dei figli, e in particolare del figlio maschio che dovrebbe, identificandosi con lui, apprendere a essere un uomo forte. Il bambino vive immerso in un mondo femminile: le educatrici sono femmine, le insegnanti sono femmine, e questo è un errore gravissimo. Nelle scuole dovrebbe esistere quote azzurre, metà dei docenti dovrebbero essere maschi. Il cervello maschile e il cervello femminile sono profondamente diversi. Non è giusto che i maschi debbano sempre confrontarsi con cervelli femminili. Se il ragazzo deraglia viene accompagnato dalla psicologa anche lei inevitabilmente femmina. Molte insegnanti, non tutte per fortuna ma qualcuna sì, sono ancora immerse nel vittimismo sessantottino. Gli uomini sono cattivi e ci hanno sempre fatto male.<br />Il filosofo francese Pascal Bruckner ha scritto un interessante libro, Un colpevole quasi perfetto, sulla criminalizzazione del maschio bianco, colpevole di tutti disastri del mondo, ma senza alcun merito per le varie cose, astronomia, fisica, filosofia, per esempio, che non sono male e che in gran parte sono merito suo, ma questo non si può dire. Il maschio bianco è colpevole anche di possedere il testosterone. Un complimento sgradevole gli sarà rimproverato come uno stupro. Il solo fatto di essere maschio gli sarà rimproverato come un'aggressione. E oltretutto questo ci sono Wonder Woman, Mulan e soldato Jane a ricordargli che è un essere inferiore anche dal punto di vista fisico. Dei maschi sempre più criminalizzati, svirilizzati, sfigati non sono più in grado di difendere il territorio, e del territorio fanno parte il passato e il futuro, e la religione ereditata dai padri. Un popolo che permette che le sue donne non siano sicure, che la sua religione sia sbeffeggiata, è un popolo dove gli uomini hanno rinunciato ad esserlo, hanno rinunciato al loro ruolo di forti e di protettori]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50397422</guid><pubDate>Tue, 28 Jun 2022 22:12:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50397422/w_i_maschi_abbasso_wonder_woman.mp3" length="9071012" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7050&#13;
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VIVA I MASCHI, ABBASSO WONDER WOMAN di Silvana De Mari&#13;
Letteralmente vuol dire donna meravigliosa. Nata come fumetto, è stata una serie televisiva, poi un film, poi un altro film,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7050" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7050</a><br /><br />VIVA I MASCHI, ABBASSO WONDER WOMAN di Silvana De Mari<br />Letteralmente vuol dire donna meravigliosa. Nata come fumetto, è stata una serie televisiva, poi un film, poi un altro film, l'ultimo è del 2017. L'adorabile signora, Diana Prince, è nata nel 3000 avanti Cristo, è direttamente figlia di Giove, ha passato la sua plurimillenaria vita su un'isola piena di fanciulle vecchissime e sempre verdi ad addestrarsi all'uso delle armi bianche. Se qualcuno ci avesse mostrato una massa di culturisti che passano secoli ad addestrarsi senza mai farsi una birra e senza mai cercarsi una donna, il ridicolo sarebbe stato evidente, ma alle donne tutto è concesso.<br />Le matrone combattono solo, mai una canasta, mai due chiacchiere mentre si fa la maglia, mai sognare un uomo che ti tenga tra le braccia mentre gli poggi la testa sulla spalla. Diana possiede uno scudo di 30 cm di diametro, e forte del suo scudo risolve la Prima Guerra Mondiale. Grazie allo scudo esce dalle trincee, sola e praticamente il mutande, corona e poco altro, e avanza mentre tutto l'esercito tedesco le sta sparando addosso, perché tutti stanno sparando sullo scudo, con notevole mira, e nessuno pensa di spararle in un ginocchio.<br />Il film non è solo una boiata pazzesca. Siamo pieni di film che sono boiate pazzesche. Il film è anche un indottrinamento, l'ennesimo. Lo spettatore interiorizza che le donne sono più forti gli uomini. Non sarebbe niente di male se il film fosse un episodio isolato: l'eroica signora in fondo è immortale ed è figlia di Giove. Il problema che la storia è incastonata in un enorme numero di film dove gli uomini sono più deboli delle donne, spesso anche i più cattivi e più scemi.<br /><br />SOLDATO JANE E MULAN<br />All'epoca delle chiavette per la connessione Internet c'era puntualmente nella pubblicità una donna che spiegava a un uomo più o meno deficiente come si usa la chiavetta. Soldato Jane è stato un film che raccontava l'imperdonabile storia di una soldatessa che, per prima, vuol diventare un marine. La protagonista riuscirà a tener testa ai maschi in tutte le prove fisiche, essendo forte quanto loro, ma essendo una donna, e quindi avendo maggiori capacità empatiche, nel momento vero della battaglia lei riuscirà a prevedere le mosse del nemico salvando la situazione. Riassunto del film: i maschi sono esseri inferiori.<br />Particolarmente deprimente la scena in cui soldato Jane che non vuole nessuna facilitazione va a dormire in camerata con tutti gli altri. Gli altri sono una trentina di ventenni solidamente costruiti i quali continuano a dormire nelle loro brandine protestando solo perché lei ha fatto chiasso entrando. Dei ventenni, nel momento in cui c'è una giovane donna nel loro dormitorio, dovrebbero smettere di fare quello che stanno facendo e cominciare a farle una corte disperata. Questi invece sono assolutamente privi anche dell'istinto sessuale, il poco testosterone disponibile è stato tutto usato per fare i muscoli sotto le magliette.<br />Nel film Mulan la protagonista è ovviamente più forte dei maschi, oltre ad avere incredibili capacità acrobatiche. La canzone però è carina.<br />Nel film Kill Bill, sgradevole e cacofonico e con colonna sonora insopportabile, la protagonista amputa con un colpo di spada un braccio senza neanche dover far forza col bicipite, abbatte con la spada uno dopo l'altro alcune decine di uomini, nessuno dei quali è in grado di tenerle testa.<br /><br />LA PROPAGANDA FEMMINISTA<br />Il cinema, le serie televisive, la televisione, possono essere estremamente pericolosi. Tutto quello che leggiamo viene mediato dall'emisfero di sinistra, cioè dalla ragione. La propaganda che può essere fatta attraverso la scrittura è solamente propaganda conscia, cosciente, manifesta e può essere bloccata dal pensiero. 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In parte già si sapeva, dal momento che la presenza del bacio tra due donne lesbiche era qualcosa non solo di ampiamente annunciato, bensì di risaputo alla luce anche delle anteprime internazionali e delle anticipazioni sul cartone. Quello che forse si sapeva meno era quanto fosse strutturato il personaggio di Alisha Hawthorne, che è protagonista di qualcosa di molto più rilevante d'un semplice bacio saffico.<br /><br />LA TRAMA<br />Infatti, in breve, nel corso del cartoon succede che, per ragioni legate alla trama, Alisha sia incontrata da Buzz in varie sequenze temporali che scandiscono numerose tappe: quella del fidanzamento lesbico, quella dell'atteso bacio, quella di una unione e pure quella della messa al mondo - c'è da presumere, per ovvie ragioni, attraverso un processo di fecondazione artificiale - d'una nuova creatura, che diventa "figlia" della co-protagonista e di sua "moglie". Un dettaglio non proprio secondario e da non tralasciare, infatti, è che dopo l'annuncio del fidanzamento e prima della nascita del bambino, si vede Alisha Hawthorne con il pancione. Pancione frutto di cosa? Ovviamente - natura ce lo dice - non del rapporto tra due donne.<br />In altre parole, in Lightyear - La vera storia di Buzz non manca proprio nulla, neppure l'eliminazione della figura paterna. E il valore altamente propagandistico di questo prodotto, non fosse già chiaro, consiste nel fatto che le vicissitudini amorose di Alisha non sono, a ben vedere, il perno assoluto del racconto; ma di fatto è come se lo fossero. Del resto, una propaganda che si rispetti, in questo caso, ha precisamente questo scopo: quello di normalizzare - o di far passare come del tutto ordinario, mediante un profilo apparentemente soft - qualcosa che non lo è in alcun modo.<br />Il risultato è però terribile dal momento che, come si diceva, consapevoli o meno gli spettatori di questo cartoon, vengono messi dinnanzi ad un micidiale smantellamento della famiglia naturale in favore di un nuovo tipo di unione che, manco a dirlo, non solo viene sottoposta alla loro attenzione, ma è presentata in modo romantico, sincero, come un autentico modello. Et voilà: la perfetta propaganda arcobaleno è servita, perché indubbiamente di questo si tratta. Ora, nelle scorse ore è circolata la notizia che questo nuovo capitolo della saga di Toy Story, uscito nelle sale nelle scorse ore, sia stato bloccato negli Emirati Arabi Uniti.<br /><br />IL BACIO DI ALISHA<br />Il motivo di tale blocco, da quanto è dato capire, sarebbe il bacio di Alisha con la sua partner. Inutile dire che [...] il problema di Lightyear - La vera storia di Buzz non è tanto e solo un bacio che, di fatto, si esaurisce nell'arco di un secondo. Il problema vero di tale cartoon, come si diceva poc'anzi, è che confeziona per larga parte del suo svolgimento un formidabile spot in favore di una coppia arcobaleno; e lo fa, attenzione, sapendo che la grandissima parte del pubblico sarà composto da bambini, le cui menti sono particolarmente condizionabili proprio in ragione della loro giovane età. E purtroppo, viene infine da aggiungere, sarà sempre peggio.<br />Se infatti l'intenzione - non misteriosa o supposta ma apertamente dichiarata dalla presidente della Disney General Entertainment Content, Karey Burke - è quella di portare fino al 50% la quota dei personaggi arcobaleno dei cartoni della celebre casa di produzione, Lightyear va considerato solamente, per quanto amaro, come un semplice assaggio di quello che verrà in futuro. Ne consegue come esista un solo rimedio a questa situazione: se Disney non vuole cambiare strada, ma intende anzi percorrerla con maggiore decisione, la strada devono cambiarla le famiglie. Come? Smettendo di rifilare ai loro figli questi prodotti o, al massimo, fermandosi ai classici del genere.<br />Checché se ne dica, infatti, nessuno è mai cresciuto indottrinato dopo aver visto Biancaneve o Cenerentola, Dumbo o Bambi, mentre con il nuovo filone Disney sarà pressoché impossibile uscire dalle sale cinematografiche se non imbevuti certo molto condizionati da una nuova antropologia che nulla a che vedere con gli autentici valori della famiglia, dell'apertura alla vita, della libertà educativa e del sano intrattenimento, questo sconosciuto.<br /><br />Nota di BastaBugie: Luca Marcolivio nell'articolo seguente dal titolo "Bacio gay in Buzz Lightyear. De Mari: Genitori boicottate cinema!" intervista la dottoressa Silvana De Mari.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Provita & Famiglia il 17 giugno 2022:<br />Il bacio "lesbico" che appare in una scena di Lightyear - La vera storia di Buzz, l'ultimo film della Disney, è assolutamente deleterio e diseducativo per i minori. Così come l'eliminazione completa della figura paterna, sostituita da una fecondazione artificiale per le due donne messe in scena dalla Disney. Di fronte a tanti messaggi così fuorvianti che attaccano direttamente l'innocenza infantile alle sue basi, i genitori hanno però una possibilità che non può essere loro sottratta: quella di ribadire ai figli che soltanto l'amore tra un uomo e una donna può generare dei bambini. Così si è espressa, intervistata da Pro Vita & Famiglia, Silvana De Mari, medico e scrittore.<br />Dottoressa De Mari, così tanti contenuti gay friendly - nei film della Disney e non solo - possono condizionare il comportamento dei più piccoli?<br />«L'omosessualità non è congenita: lo ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, proprio un ricercatore italiano. L'omosessualità dipende, quindi, da una serie di fattori, che, in parte, vanno rintracciati nel background familiare. Avere un padre assente e una madre intrusiva può incidere, tuttavia, vi sono molte persone che hanno avuto questo tipo di genitori, eppure non hanno sviluppato alcun comportamento omosessuale. Quello che è importante, comunque, è il contesto. Il cervello umano è basato sull'abitudine e, soprattutto, sull'imitazione».<br />Se un bambino viene a contatto con immagini come quella del film d'animazione Lightyear - La vera storia di Buzz, cosa può fare un adulto per spiegargliele?<br />«Possiamo dire, intanto, che un bambino non deve essere coinvolto in tematiche erotiche che siano superiori al livello di comprensione proprio della sua età. Immagini di quel genere, quindi, sono sconvolgenti, nel senso che necessitano di spiegazioni. Un bacio tra un uomo e una donna ha come spiegazione un amore che ha il senso di costruire una generazione successiva, quindi di generare un altro bambino. I bambini amano molto il momento in cui Cenerentola bacia il principe, perché sanno che così i due avranno dei bimbi, e, siccome sono dei bimbi anche loro, adorano che i bimbi nascano. A un bambino si può spiegare che un uomo ama una donna, perché così la vita va avanti. Se però dobbiamo spiegargli che un uomo ama un altro uomo, lui si chiederà perché. Un bambino ha nozioni di biologia sufficienti per sapere che il seme del papà versato nel ventre della mamma fa nascere una nuova vita. Se un uomo e una donna si amano, dal loro amore nascono dei meravigliosi bambini, se due uomini si amano, non nasce nulla. Sicuramente si vorranno bene ma è un volersi bene che non può generare alcuna vita. Se una donna ama un'altra donna non nasce niente. Il bambino che nasce nel film è figlio di un uomo che è stato rifiutato, di lui si è voluto solo lo sperma. Il bambino non è stato concepito sotto le stelle o nel tepore delle coltri ma nel gelo di un laboratorio. È una storia triste. Ai bambini non bisogna raccontarne».<br />In generale, quindi, fino a che punto si può parlare ai bambini di sessualità?<br />«Al di fuori di quello che lui vuole sapere e che lui chiede, un bambino ha diritto di non sapere nulla sulla sessualità e sull'erotismo. Ha diritto ad avere delle risposte ma non bisogna mai rispondere a domande che non ha mai fatto. Non bisogna dirgli cose che potrebbe non voler sapere e che è sbagliato far conoscere troppo presto. Faccio un parallelo con l'alimentazione: il bicchiere di vino e la tazzina di caffè sono la normalità per un adulto. Se li diamo a un bambino piccolo, potrebbero essere letali. Più in generale, quello che può essere idoneo a un'età, può essere sbagliato a un'altra. Se è corretto, davanti a un bambino, accennare a una sessualità fisiologica che porta quindi alla nascita di un bambino, è drammaticamente problematico - anzi è decisamente sbagliato - accennare a una sessualità non fisiologica che presuppone delle reazioni non facili, nel momento in cui il bambino chiede».<br />Ad esempio?<br />«Nei libri di educazione sessuale di bambini di dieci anni, è descritto in maniera dettagliata il rapporto anale. È descritto, però, in maniera incompleta. Non si accenna mai, cioè, al fatto che è doloroso e che può dare danni non sempre reversibili».<br />Venendo, nello specifico, al film su Buzz Lightyear, cosa consiglierebbe di fare ai genitori?<br />«In questo momento ai genitori sconsiglio di vedere i film della Disney. È necessario uno sciopero fermo. È necessario che crollino le azioni e gli introiti. Abbiamo un notevole potere, quello di consumatori, cominciamo a tirarlo fuori».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50284833</guid><pubDate>Tue, 21 Jun 2022 21:47:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50284833/buzz_lightyear_un_capolavoro_di_propaganda_lgbt.mp3" length="11278672" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7044&#13;
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BUZZ LIGHTYEAR: UN CAPOLAVORO DI PROPAGANDA LGBT di Giuliano Guzzo&#13;
Tutto secondo le brutte aspettative, anzi peggio, Sì, perché Lightyear - La vera storia di Buzz, l'ultimo cartoon...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7044" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7044</a><br /><br />BUZZ LIGHTYEAR: UN CAPOLAVORO DI PROPAGANDA LGBT di Giuliano Guzzo<br />Tutto secondo le brutte aspettative, anzi peggio, Sì, perché Lightyear - La vera storia di Buzz, l'ultimo cartoon Disney appena uscito al cinema è davvero un piccolo capolavoro di propaganda Lgbt. In parte già si sapeva, dal momento che la presenza del bacio tra due donne lesbiche era qualcosa non solo di ampiamente annunciato, bensì di risaputo alla luce anche delle anteprime internazionali e delle anticipazioni sul cartone. Quello che forse si sapeva meno era quanto fosse strutturato il personaggio di Alisha Hawthorne, che è protagonista di qualcosa di molto più rilevante d'un semplice bacio saffico.<br /><br />LA TRAMA<br />Infatti, in breve, nel corso del cartoon succede che, per ragioni legate alla trama, Alisha sia incontrata da Buzz in varie sequenze temporali che scandiscono numerose tappe: quella del fidanzamento lesbico, quella dell'atteso bacio, quella di una unione e pure quella della messa al mondo - c'è da presumere, per ovvie ragioni, attraverso un processo di fecondazione artificiale - d'una nuova creatura, che diventa "figlia" della co-protagonista e di sua "moglie". Un dettaglio non proprio secondario e da non tralasciare, infatti, è che dopo l'annuncio del fidanzamento e prima della nascita del bambino, si vede Alisha Hawthorne con il pancione. Pancione frutto di cosa? Ovviamente - natura ce lo dice - non del rapporto tra due donne.<br />In altre parole, in Lightyear - La vera storia di Buzz non manca proprio nulla, neppure l'eliminazione della figura paterna. E il valore altamente propagandistico di questo prodotto, non fosse già chiaro, consiste nel fatto che le vicissitudini amorose di Alisha non sono, a ben vedere, il perno assoluto del racconto; ma di fatto è come se lo fossero. Del resto, una propaganda che si rispetti, in questo caso, ha precisamente questo scopo: quello di normalizzare - o di far passare come del tutto ordinario, mediante un profilo apparentemente soft - qualcosa che non lo è in alcun modo.<br />Il risultato è però terribile dal momento che, come si diceva, consapevoli o meno gli spettatori di questo cartoon, vengono messi dinnanzi ad un micidiale smantellamento della famiglia naturale in favore di un nuovo tipo di unione che, manco a dirlo, non solo viene sottoposta alla loro attenzione, ma è presentata in modo romantico, sincero, come un autentico modello. Et voilà: la perfetta propaganda arcobaleno è servita, perché indubbiamente di questo si tratta. Ora, nelle scorse ore è circolata la notizia che questo nuovo capitolo della saga di Toy Story, uscito nelle sale nelle scorse ore, sia stato bloccato negli Emirati Arabi Uniti.<br /><br />IL BACIO DI ALISHA<br />Il motivo di tale blocco, da quanto è dato capire, sarebbe il bacio di Alisha con la sua partner. Inutile dire che [...] il problema di Lightyear - La vera storia di Buzz non è tanto e solo un bacio che, di fatto, si esaurisce nell'arco di un secondo. Il problema vero di tale cartoon, come si diceva poc'anzi, è che confeziona per larga parte del suo svolgimento un formidabile spot in favore di una coppia arcobaleno; e lo fa, attenzione, sapendo che la grandissima parte del pubblico sarà composto da bambini, le cui menti sono particolarmente condizionabili proprio in ragione della loro giovane età. E purtroppo, viene infine da aggiungere, sarà sempre peggio.<br />Se infatti l'intenzione - non misteriosa o supposta ma apertamente dichiarata dalla presidente della Disney General Entertainment Content, Karey Burke - è quella di portare fino al 50% la quota dei personaggi arcobaleno dei cartoni della celebre casa di produzione, Lightyear va considerato solamente, per quanto amaro, come un semplice assaggio di quello che verrà in futuro. Ne consegue come esista un solo rimedio a questa situazione: se Disney...]]></itunes:summary><itunes:duration>705</itunes:duration><itunes:keywords>buzz,disney,famiglie,gayfriendly,propaganda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0919634aa3c6596917b93533943a22af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The last warrior, il film fantasy tutto russo ma distribuito dalla Walt Disney</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-last-warrior-il-film-fantasy-tutto-russo-ma-distribuito-dalla-walt-disney--50016432</link><description><![CDATA[VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=s9uI_6J00qI" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=s9uI_6J00qI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7023" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7023</a><br /><br />THE LAST WARRIOR, IL FILM FANTASY TUTTO RUSSO, MA DISTRIBUITO DALLA WALT DISNEY<br />Nulla da invidiare alle grandi produzioni hollywoodiane, un film per famiglie (di una volta), e senza propaganda Lgbt o temi politicamente corretti perché l'immenso mercato russo non avrebbe gradito (VIDEO: trailer)<br />di Rino Cammilleri<br />Bisogna proprio imbattercisi in internet, perché, intervenuta la guerra ucraina, la Russia è tornata ad essere il Nemico, secondo gli auspici degli angloamericani. The Last Warrior (titolo russo: Poslednij bogatyr': Koren' zla) è un film del 2017, quando ancora gli ingenui (Putin compreso) credevano nell'abbraccio tra russi post sovietici e l'Occidente.<br />Si tratta di un fantasy completamente russo, ma - udite - prodotto e distribuito dalla Walt Disney, tant'è che comincia col classico logo del Castello della Bella Addormentata. Attori tutti russi, compresa la bellissima Ekaterina Vilkova che però fa la parte della regina cattiva. Con la giusta dose di ironia, il giovane protagonista è un mago ciarlatano che, per sfuggire ai clienti truffati, si infila in un toboga. Che però si rivela un loop temporale che lo proietta in un mondo medieval-fantastico dove la magia funziona davvero. Qui, dopo peripezie, apprende di essere il figlio di un grande guerriero e che su di lui grava e dipende la sorte dei buoni. Solo che lui è un imbranato e non sa affatto combattere. Tra gli altri strampalati personaggi si imbatte anche nella Baba Yaga, la mitica strega della tradizione russa. Be', narrare qui il resto della trama non avrebbe senso, visto che si tratta soprattutto di un film di grande impatto visivo... E col finale aperto.<br />Nulla da invidiare alle grandi produzioni hollywoodiane, un film per famiglie (di una volta), e i furbi della Walt Disney si sono guardati bene dall'introdurre di soppiatto temi Lgbt, perché l'immenso mercato russo non avrebbe gradito. Pecunia non olet, nemmeno per i successori del povero Walt, il quale, «principe nero» (Mussolini adorava i suoi film), ormai si sarà stancato di rivoltarsi nella tomba. E negli States gli Lgbt sono pochini, sì, ma hanno i soldi, quel che invece manca alle famiglie c.d. tradizionali.<br />Finale aperto, dicevamo. Ma scordatevi il seguito, visti i tempi che corrono. Guardatevi allora The Last Warrior, in tanti, fate vedere agli Gnomi (tanto per restare in tema) da che parte stanno i numeri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50016432</guid><pubDate>Tue, 31 May 2022 21:52:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50016432/the_last_warrior_il_film_fantasy_completamente_russo.mp3" length="3160233" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=s9uI_6J00qI&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7023&#13;
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THE LAST WARRIOR, IL FILM FANTASY TUTTO RUSSO, MA DISTRIBUITO DALLA WALT DISNEY&#13;
Nulla da invidiare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=s9uI_6J00qI" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=s9uI_6J00qI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7023" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7023</a><br /><br />THE LAST WARRIOR, IL FILM FANTASY TUTTO RUSSO, MA DISTRIBUITO DALLA WALT DISNEY<br />Nulla da invidiare alle grandi produzioni hollywoodiane, un film per famiglie (di una volta), e senza propaganda Lgbt o temi politicamente corretti perché l'immenso mercato russo non avrebbe gradito (VIDEO: trailer)<br />di Rino Cammilleri<br />Bisogna proprio imbattercisi in internet, perché, intervenuta la guerra ucraina, la Russia è tornata ad essere il Nemico, secondo gli auspici degli angloamericani. The Last Warrior (titolo russo: Poslednij bogatyr': Koren' zla) è un film del 2017, quando ancora gli ingenui (Putin compreso) credevano nell'abbraccio tra russi post sovietici e l'Occidente.<br />Si tratta di un fantasy completamente russo, ma - udite - prodotto e distribuito dalla Walt Disney, tant'è che comincia col classico logo del Castello della Bella Addormentata. Attori tutti russi, compresa la bellissima Ekaterina Vilkova che però fa la parte della regina cattiva. Con la giusta dose di ironia, il giovane protagonista è un mago ciarlatano che, per sfuggire ai clienti truffati, si infila in un toboga. Che però si rivela un loop temporale che lo proietta in un mondo medieval-fantastico dove la magia funziona davvero. Qui, dopo peripezie, apprende di essere il figlio di un grande guerriero e che su di lui grava e dipende la sorte dei buoni. Solo che lui è un imbranato e non sa affatto combattere. Tra gli altri strampalati personaggi si imbatte anche nella Baba Yaga, la mitica strega della tradizione russa. Be', narrare qui il resto della trama non avrebbe senso, visto che si tratta soprattutto di un film di grande impatto visivo... E col finale aperto.<br />Nulla da invidiare alle grandi produzioni hollywoodiane, un film per famiglie (di una volta), e i furbi della Walt Disney si sono guardati bene dall'introdurre di soppiatto temi Lgbt, perché l'immenso mercato russo non avrebbe gradito. Pecunia non olet, nemmeno per i successori del povero Walt, il quale, «principe nero» (Mussolini adorava i suoi film), ormai si sarà stancato di rivoltarsi nella tomba. E negli States gli Lgbt sono pochini, sì, ma hanno i soldi, quel che invece manca alle famiglie c.d. tradizionali.<br />Finale aperto, dicevamo. Ma scordatevi il seguito, visti i tempi che corrono. Guardatevi allora The Last Warrior, in tanti, fate vedere agli Gnomi (tanto per restare in tema) da che parte stanno i numeri.]]></itunes:summary><itunes:duration>198</itunes:duration><itunes:keywords>bellaaddormentata,disney,gnomi,thelastwarrior,vilkova</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0adf676477bdf826e7ae42b99bf90a8d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il film sulla vita di Tolkien presto al cinema</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-film-sulla-vita-di-tolkien-presto-al-cinema--48387902</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5693" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5693</a><br /><br />IL FILM SULLA VITA DI TOLKIEN PRESTO AL CINEMA di Ivo Musajo Somma<br />J.R.R. Tolkien (1892-1973), soprattutto per le recenti versioni cinematografiche delle sue opere principali, è entrato in qualche modo a far parte della cultura popolare, con il conseguente rischio di banalizzarlo riducendolo a semplice "autore di libri fantasy" o di piegare la sua opera ai dogmi del relativismo contemporaneo. Ne parliamo con Guido Milanese, professore ordinario di Lingua e letteratura latina e docente di Cultura classica e Letteratura comparata presso la Facoltà di Scienze linguistiche dell'Ateneo.<br />Professore, qual è a suo avviso il profilo culturale autentico dell'opera di Tolkien?<br />Credo che la chiave di lettura essenziale per accostarsi a Tolkien consista in un dato composito: Tolkien era un linguista, un padre, un professore ed era tutte queste cose in quanto cattolico. Era un linguista vero, uno di quelli che sanno le lingue, e sapere le lingue sul serio significa ascoltare le parole, il suono, le forme. Tolkien creava attraverso le lingue che conosceva. Si è detto tante volte, ed è vero, credo, che il suo raccontare nasce dalla volontà, forse dalla necessità, di far parlare a qualcuno le lingue che si era costruito - insomma un mondo che nasce perché qualcuno parli quelle lingue. Era un padre, uno che davvero amava raccontare favole e storie ai suoi bambini; era un professore noto per il modo trascinante con cui leggeva in classe i testi delle amatissime lingue dell'Inghilterra pre-normanna, l'Inghilterra anglosassone; quando spiegava il Beowulf venivano a sentirlo anche studenti che dell'antico inglese ben poco capivano.<br />Una delle dimensioni più profonde della personalità di Tolkien fu proprio la sua sincera adesione alla fede cattolica. Si può definire Tolkien un grande autore cattolico del Novecento?<br />Appunto, come dicevo prima, era un cattolico: un padre cattolico, un professore cattolico... cioè un uomo che pensava, e sentiva, il mondo come un luogo dotato di senso, un mondo verso il quale il Principio ha interesse, nel senso proprio di inter-esse, esserci in mezzo. Non so se Tolkien conoscesse Manzoni; ma credo che nel «la c'è la Provvidenza» di Don Lisander si sarebbe riconosciuto. Ovviamente questo dato è passato sotto silenzio dal mainstream corrente. Pensi solo al disastro di Notre-Dame: l'arcivescovo di Parigi ha fatto presente come in tanti interventi pubblici, anche apprezzabili, non fosse minimamente presente un dato appena un po' importante, cioè che l'edificio medievale andato a fuoco è una chiesa cattolica; "cattolico" non è una brutta parola, ha detto l'arcivescovo... Nel caso di Tolkien, si apprezza il narratore, alle volte anche lo studioso, ma lo si proietta in una religiosità neutra, cioè vuota. Con il risultato di non capire più nulla: la dimensione della Provvidenza, come si diceva, il senso della vocazione personale che si fa carne solo nell'accettazione del senso della vita (perché altrimenti diventa una folle prigione), il dramma della non-redenzione di Gollum. Non è un "fantasy" per effetti speciali: è il dramma, terribile e splendido, della vocazione di ciascuno di noi. Se si elimina il fondamento, nascosto ma palese, della mitologia di Tolkien, si ha un'epica impazzita, e nasce quel "tolkienismo" senza Dio che per opporsi alle ideologie del mainstream diventa a sua volta una forma di ideologia, e alquanto perversa.<br />Tolkien tipico professore di Oxford della sua epoca, visceralmente "inglese", sospettoso verso gli Americani; trova orribile che un ottavo della popolazione mondiale già a quel tempo, a quanto aveva sentito dire, parlasse inglese: «Se è vero, che vergogna - dico io. Che la maledizione di Babele possa colpire le loro lingue in modo che possano dire solo "baa baa"». Intravedeva - e coerentemente giudicava - i primi segni del mondo in cui viviamo?<br />Comincerei dalla visione "inglese", non "britannica", di Tolkien. Il mondo che egli amava era in realtà quello dell'Inghilterra precedente il 1066, l'arrivo dei Normanni; e non apprezzava in modo particolare la letteratura inglese. C'è una spruzzata di "little England" in Tolkien... ed è un tratto certamente curioso della sua personalità che si capisce se si conosce un po' del mondo inglese lontano da Londra; che è poi il mondo inglese non londinese che ha portato alla Brexit. Il rapporto di Tolkien con l'America e gli americani è a tratti alquanto buffo - sembra di sentire la Dowager Countess di Downton Abbey - anche quando parla con una qualche nostalgia del mondo di Jane Austen in una lettera del 1944 al figlio Christopher. Ma nel suo "antiamericanismo" Tolkien (identitario, cattolico, critico della modernità) intravvede la globalizzazione delle culture, cioè l'omologazione in una non-identità. Guardi che Tolkien era tutt'altro che un isolato dal mondo; contro il razzismo nazista scrive in modo sprezzante, e negli anni '40 capisce che il pericolo di un imbarbarimento anche in Inghilterra, causato dalla guerra, esiste. Forse vedeva un po' troppo in là; in generale, per chi capisce le cose (o le intuisce, per un tipo come Tolkien), il destino è quasi sempre segnato: quando si affermano certe verità non si è presi sul serio e spesso si è messi in ridicolo; quando poi il "quadro" previsto si verifica, chi ne aveva parlato in anticipo viene accuratamente cancellato dalla memoria, e i cantori della contemporaneità (che non avevano capito niente del processo in corso) sono felicissimi di illustrare le loro profonde interpretazioni di ciò che sta avvenendo. Il segno di questa omologazione dove tutti sono nulla è una non-lingua, la lingua del "baa baa" evocata da Tolkien.<br />È atteso a settembre anche in Italia, dopo l'uscita nelle sale inglesi e americane, un film sugli anni giovanili di Tolkien, che si aggiunge ai film di Peter Jackson, sui quali i giudizi sono stati diversi. Qual è il suo parere al riguardo?<br />Tolkien non aveva rifiutato l'idea di un adattamento cinematografico della sua opera, anzi si era impegnato a lungo nel progetto, pur fallito all'epoca. Un adattamento cinematografico è una traduzione, e ovviamente tutte le traduzioni perdono qualcosa e la necessità del mezzo modifica l'equilibrio compositivo. Pensi, in un altro campo, a una trascrizione per pianoforte di una sinfonia o di scene d'opera, alla Listz, o, al contrario, all'orchestrazione di opere nate originariamente per pianoforte, com'è il caso dei Quadri di un'esposizione. A me l'adattamento cinematografico del Signore degli anelli di Jackson piace molto; l'ambiente neozelandese è splendido, molti attori sono di alto livello, la musica è ben scritta ed eseguita. La versione cinematografica de Lo Hobbit mi piace decisamente meno. Sul film biografico in arrivo, ne parleremo quando sarà disponibile. Ho visto solo il trailer; temo aria di politically correct, ma vedremo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387902</guid><pubDate>Sun, 13 Mar 2022 00:00:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387902/tolkien.mp3" length="8557713" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5693&#13;
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IL FILM SULLA VITA DI TOLKIEN PRESTO AL CINEMA di Ivo Musajo Somma&#13;
J.R.R. Tolkien (1892-1973), soprattutto per le recenti versioni cinematografiche delle sue opere principali,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5693" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5693</a><br /><br />IL FILM SULLA VITA DI TOLKIEN PRESTO AL CINEMA di Ivo Musajo Somma<br />J.R.R. Tolkien (1892-1973), soprattutto per le recenti versioni cinematografiche delle sue opere principali, è entrato in qualche modo a far parte della cultura popolare, con il conseguente rischio di banalizzarlo riducendolo a semplice "autore di libri fantasy" o di piegare la sua opera ai dogmi del relativismo contemporaneo. Ne parliamo con Guido Milanese, professore ordinario di Lingua e letteratura latina e docente di Cultura classica e Letteratura comparata presso la Facoltà di Scienze linguistiche dell'Ateneo.<br />Professore, qual è a suo avviso il profilo culturale autentico dell'opera di Tolkien?<br />Credo che la chiave di lettura essenziale per accostarsi a Tolkien consista in un dato composito: Tolkien era un linguista, un padre, un professore ed era tutte queste cose in quanto cattolico. Era un linguista vero, uno di quelli che sanno le lingue, e sapere le lingue sul serio significa ascoltare le parole, il suono, le forme. Tolkien creava attraverso le lingue che conosceva. Si è detto tante volte, ed è vero, credo, che il suo raccontare nasce dalla volontà, forse dalla necessità, di far parlare a qualcuno le lingue che si era costruito - insomma un mondo che nasce perché qualcuno parli quelle lingue. Era un padre, uno che davvero amava raccontare favole e storie ai suoi bambini; era un professore noto per il modo trascinante con cui leggeva in classe i testi delle amatissime lingue dell'Inghilterra pre-normanna, l'Inghilterra anglosassone; quando spiegava il Beowulf venivano a sentirlo anche studenti che dell'antico inglese ben poco capivano.<br />Una delle dimensioni più profonde della personalità di Tolkien fu proprio la sua sincera adesione alla fede cattolica. Si può definire Tolkien un grande autore cattolico del Novecento?<br />Appunto, come dicevo prima, era un cattolico: un padre cattolico, un professore cattolico... cioè un uomo che pensava, e sentiva, il mondo come un luogo dotato di senso, un mondo verso il quale il Principio ha interesse, nel senso proprio di inter-esse, esserci in mezzo. Non so se Tolkien conoscesse Manzoni; ma credo che nel «la c'è la Provvidenza» di Don Lisander si sarebbe riconosciuto. Ovviamente questo dato è passato sotto silenzio dal mainstream corrente. Pensi solo al disastro di Notre-Dame: l'arcivescovo di Parigi ha fatto presente come in tanti interventi pubblici, anche apprezzabili, non fosse minimamente presente un dato appena un po' importante, cioè che l'edificio medievale andato a fuoco è una chiesa cattolica; "cattolico" non è una brutta parola, ha detto l'arcivescovo... Nel caso di Tolkien, si apprezza il narratore, alle volte anche lo studioso, ma lo si proietta in una religiosità neutra, cioè vuota. Con il risultato di non capire più nulla: la dimensione della Provvidenza, come si diceva, il senso della vocazione personale che si fa carne solo nell'accettazione del senso della vita (perché altrimenti diventa una folle prigione), il dramma della non-redenzione di Gollum. Non è un "fantasy" per effetti speciali: è il dramma, terribile e splendido, della vocazione di ciascuno di noi. Se si elimina il fondamento, nascosto ma palese, della mitologia di Tolkien, si ha un'epica impazzita, e nasce quel "tolkienismo" senza Dio che per opporsi alle ideologie del mainstream diventa a sua volta una forma di ideologia, e alquanto perversa.<br />Tolkien tipico professore di Oxford della sua epoca, visceralmente "inglese", sospettoso verso gli Americani; trova orribile che un ottavo della popolazione mondiale già a quel tempo, a quanto aveva sentito dire, parlasse inglese: «Se è vero, che vergogna - dico io. Che la maledizione di Babele possa colpire le loro lingue in modo che possano dire solo "baa baa"». 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Vi sono diversi esempi al proposito come rileva un articolo pubblicato su Voyage comic & publishing.<br />Il motivo? Perché le storie di supereroi, sia di carta che in video, sono un mezzo visivo, quindi la scelta di utilizzare simboli chiari, come appunto il colletto romano o la stola, facilita il compito dello storyteller che non ha bisogno di aggiungere nulla: è evidente a cosa si sta riferendo.<br />«I pastori che indossano giacca e cravatta o abbigliamento casual devono essere spiegati come clero», scrive Matthew Heffron, «ma qualcuno che indossa abiti chiaramente clericali può semplicemente essere lì e sappiamo qual è il suo ruolo. Allo stesso modo, molti americani adorano in edifici che non sembrano chiese tradizionali, ma la maggior parte delle chiese nei fumetti ha un'architettura e un'arte tradizionali che ti fanno sapere immediatamente dove ti trovi».<br />L'alfabetizzazione di massa e il fiume di parole scritte che viene oggi pubblicato non ha per nulla eliminato la potenza della comunicazione visiva dei simboli. Anche i supereroi indossano un abito che li rende tali nell'esercizio dei loro poteri: «Spiderman non ha bisogno del suo costume per usare i suoi poteri e potrebbe usare altre cose per nascondere la sua identità, ma indossa comunque il simbolismo del suo costume».<br />Così un sacerdote può non indossare la stola per concedere l'assoluzione al momento della confessione, ma indossarla, e indossare chiaramente abiti clericali, offre un duplice vantaggio sia per il sacerdote che per il penitente: il sacerdote che indossa una stola prima di ascoltare una confessione dovrebbe aiutare il penitente a ricordare che il prete agisce in persona Christi. «La sua "superpotenza" di assolvere i peccati non dipende dalla striscia di stoffa viola, ma fornisce un simbolo per comprendere ciò che accadrà».<br />Quindi, questo esempio che arriva dal mondo dei supereroi ci permette di considerare ancora una volta la potenza e il valore dei simboli e dovrebbe portarci a rispettarli e rivalutarli. Contro la sciatteria e la superficialità dovremmo ricordare che «gli edifici religiosi, l'arte o paramenti liturgici dignitosi e appropriati non sono superflui o frivoli. Come cristiani, la nostra fede è incarnata: la Parola si è fatta carne e dovremmo mirare a incarnare anche la verità e la bellezza della nostra fede».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387886</guid><pubDate>Sat, 12 Mar 2022 23:48:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387886/supereroi.mp3" length="3416397" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5792&#13;
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I SUPEREROI QUANDO PARLANO DI RELIGIONE USANO SIMBOLI CATTOLICI&#13;
Nelle varie saghe di supereroi, sia nei fumetti che nelle loro trasposizioni cinematografiche o televisive, si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5792" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5792</a><br /><br />I SUPEREROI QUANDO PARLANO DI RELIGIONE USANO SIMBOLI CATTOLICI<br />Nelle varie saghe di supereroi, sia nei fumetti che nelle loro trasposizioni cinematografiche o televisive, si può rilevare che quando compare un riferimento religioso si tratta molto spesso di un sacerdote con il colletto romano, la stola, oppure edifici di chiese con riferimenti espliciti al culto liturgico cattolico o comunque con campanili, croci e simboli chiaramente cristiani. Vi sono diversi esempi al proposito come rileva un articolo pubblicato su Voyage comic & publishing.<br />Il motivo? Perché le storie di supereroi, sia di carta che in video, sono un mezzo visivo, quindi la scelta di utilizzare simboli chiari, come appunto il colletto romano o la stola, facilita il compito dello storyteller che non ha bisogno di aggiungere nulla: è evidente a cosa si sta riferendo.<br />«I pastori che indossano giacca e cravatta o abbigliamento casual devono essere spiegati come clero», scrive Matthew Heffron, «ma qualcuno che indossa abiti chiaramente clericali può semplicemente essere lì e sappiamo qual è il suo ruolo. Allo stesso modo, molti americani adorano in edifici che non sembrano chiese tradizionali, ma la maggior parte delle chiese nei fumetti ha un'architettura e un'arte tradizionali che ti fanno sapere immediatamente dove ti trovi».<br />L'alfabetizzazione di massa e il fiume di parole scritte che viene oggi pubblicato non ha per nulla eliminato la potenza della comunicazione visiva dei simboli. Anche i supereroi indossano un abito che li rende tali nell'esercizio dei loro poteri: «Spiderman non ha bisogno del suo costume per usare i suoi poteri e potrebbe usare altre cose per nascondere la sua identità, ma indossa comunque il simbolismo del suo costume».<br />Così un sacerdote può non indossare la stola per concedere l'assoluzione al momento della confessione, ma indossarla, e indossare chiaramente abiti clericali, offre un duplice vantaggio sia per il sacerdote che per il penitente: il sacerdote che indossa una stola prima di ascoltare una confessione dovrebbe aiutare il penitente a ricordare che il prete agisce in persona Christi. «La sua "superpotenza" di assolvere i peccati non dipende dalla striscia di stoffa viola, ma fornisce un simbolo per comprendere ciò che accadrà».<br />Quindi, questo esempio che arriva dal mondo dei supereroi ci permette di considerare ancora una volta la potenza e il valore dei simboli e dovrebbe portarci a rispettarli e rivalutarli. Contro la sciatteria e la superficialità dovremmo ricordare che «gli edifici religiosi, l'arte o paramenti liturgici dignitosi e appropriati non sono superflui o frivoli. Come cristiani, la nostra fede è incarnata: la Parola si è fatta carne e dovremmo mirare a incarnare anche la verità e la bellezza della nostra fede».]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:keywords>cristiani,fumetti,liturgia,religione,simboli,supereroi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9881193946802390e431ddaa07453052.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Joker: il pessimo film sul nemico di Batman</title><link>https://www.spreaker.com/episode/joker-il-pessimo-film-sul-nemico-di-batman--48387811</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5927" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5927</a><br /><br />JOKER, IL PESSIMO FILM SUL NEMICO DI BATMAN di Giulio Lanza<br />Un grande successo di pubblico ha consacrato la popolarità di Joker, il film hollywoodiano realizzato magistralmente e presentato per la prima volta lo scorso 31 agosto al 76esimo Festival Internazionale del Cinema di Venezia, dove è stato riconosciuto meritevole del premio più alto, il Leone d'Oro.<br />Un grande cast, a partire dal protagonista Joaquin Phoenix, del quale è superfluo evidenziare la strepitosa interpretazione. Robert De Niro ha un ruolo secondario ma di fondamentale importanza per lo sviluppo della storia. Molte scene riprendono film di Martin Scorsese, come quando in "Taxi Driver" proprio De Niro simulava di parlare con sconosciuti mentre era da solo nella propria squallida stanza.<br />Una colonna sonora che si nota, potente e ricca di toni bassi, sia quella originale (pezzi come Confession o Call Me Joker), sia fatta di vecchi brani quali My Name Is Carnival, White Room, Smile, Everybody Plays the Fool, o pezzi di Frank Sinatra quali That's Life e Send in the Clowns.<br />L'epoca in cui si svolge il film è imprecisata, con elementi anni '70 e '80 prevalenti, ma anche elementi della cosiddetta epoca d'oro del capitalismo americano, all'inizio del XX secolo (a un certo punto i ricchi del film - l'élite o establishment che apertamente attribuisce al proprio merito la ricchezza e il potere ottenuti - sono riuniti in un vecchio teatro per vedere "Tempi Moderni" di Chaplin), quando le differenze tra ricchi e poveri divennero esorbitanti: detto per inciso fu l'epoca in cui venne ideata la psichiatria di comunità dagli industriali che volevano rappresentare i problemi dei lavoratori come medici anziché sindacali; prima di allora la psichiatria era limitata agli ospedali psichiatrici e le persone non andavano a trovare uno psichiatra in ambulatorio; prima di allora lo psichiatra veniva associato non alla persona comune ma solo ai matti.<br /><br />LA PSICHIATRIA COME ULTIMA POSSIBILITÀ DI SALVEZZA<br />Nel film i "padri" di Joker sono due celebrità della TV: Robert De Niro, conduttore TV, e uno degli uomini più ricchi della città che si candida a sindaco, rappresentato dai media di Gotham City come l'unico che possa salvare una città in forte crisi e in piena decadenza.<br />La madre ha un ruolo edipico che resta imprecisato, in parte perché non si riuscirà a capire nemmeno alla fine se i suoi fossero deliri o se ci fosse stata invece una macchinazione del ricco uomo per il quale lavorava (il futuro candidato sindaco) in modo da farla convenientemente rinchiudere in manicomio anche se sana, falsificando le carte.<br />Robert De Niro in questo film è, tanto per cambiare, perfetto: è un famosissimo conduttore di Talk Show americano, cinico e a suo modo saggio al tempo stesso. Si capisce da una delle scene iniziali che viene visto da Joker come il padre che non ha mai avuto: mentre guarda la TV dal letto su cui siede con la madre Joker immagina che la celebrità TV sarebbe disposta a mollare tutto il baraccone dello show e della celebrità pur di avere un figlio come lui.<br />Un altro elemento è il rapporto con un altro personaggio famoso, che forse è il padre biologico di Joker, il ricchissimo finanziere che si vuole presentare come sindaco di Gotham (nomignolo ottocentesco per l'urbe di New York City, riutilizzato poi nei fumetti di Batman), una città oscura e popolata di super-ratti, come dice in modo quasi divertito il telegiornale cittadino.<br />Il politico è rappresentato come spietato, cinico, indifferente alle sofferenze del popolo: ricchezza e politica nel film vengono accomunate.<br />La psichiatria è rappresentata invece come l'ultimo barlume salvifico che i cattivi politici tagliano senza pietà per i poveri della città, a cui oltre alla televisione è rimasto poco altro: Joker assume 7 diversi farmaci, si presume tutti e 7 psicotropi. In parte nel film è presente una psichiatria de-medicalizzata, in cui una assistente sociale di colore vede Joker una volta a settimana per porgli svogliatamente ogni volta le stesse domande da brava burocrate.<br /><br />POLITICA CATTIVA, PSICHIATRIA BUONA<br />Il film riesce a porsi come opera quasi filosofica o ideologica, avvantaggiandosi del fatto che la follia e la malattia mentale sono state per decenni, almeno a partire dagli anni '80 del secolo scorso, rappresentate come malattie organiche come tutte le altre, il cervello un organo come tutti gli altri, la psichiatria una specialità medica come tutte le altre.<br />Joker si rivela come un film sorprendente, facendoci in certo modo riscoprire - o quantomeno riflettere - sulle origini in buona parte psicologiche e sociali di ciò che identifichiamo comunemente come disturbi mentali o, secondo la terminologia del film, "condizioni" (il biglietto che Joker allunga o cerca di allungare allo sconosciuto di turno quando ride in modo discontrollato spiega infatti come lui non abbia una malattia o una diagnosi ma una "condizione").<br />In realtà' si potrebbe vedere, all'inverso, come sorprendente il fatto che per decenni la narrazione dominante ci abbia fatto quasi dimenticare di questa dimensione.<br />Solo qualche anno fa usciva ad esempio un libro, "Madness is Civilization" che aveva per sottotitolo "quando la diagnosi era sociale": la narrazione dominante ha prima quasi impedito di pensare che la diagnosi possa avere elementi culturali o sociali, per poi quando il momento lo richieda, ovvero adesso, "scoprire" questa dimensione che così risulta sorprendente.<br />Il film senza dubbio alcuno stigmatizza la follia e la malattia mentale, accomunandole terribilmente, a dispetto delle campagne globali in corso per la de-stigmatizzazione dei disturbi mentali, a una criminalità che si fa spietata e, in modo crescente nel corso del film, senza una motivazione esterna; le motivazioni che inizialmente appaiono esterne e "comprensibili" nella loro causalità, anche se non giustificabili (ma lo spettatore è quasi portato a pensare che siano giustificabili), sempre più si interiorizzano e ci spingono a cercarne la causa in processi mentali quasi imperscrutabili.<br />Nel fare questo la narrazione ci trascina dal mondo esterno a quello interiore, che è precisamente uno dei maggiori effetti esercitati dal film sullo spettatore.<br /><br />DA FUORI A DENTRO<br />Joker fa identificare lo spettatore con un personaggio rappresentato come folle, malato, criminale, in cui anche gli "spettatori" che si trovano dentro il film, il popolo che si vede nel film, sempre di più sembrano riconoscersi.<br />I media nel film presentano Joker come un folle criminale che si veste come un clown, mentre il popolo quasi per istinto lo vede come un eroe che vendica le ingiustizie che tutti subiscono.<br />ll film sembra presentare allo spettatore una visione del popolo esattamente come l'establishment vuole che il popolo diventi e come vuole che venga rappresentato e come vuole che il popolo stesso si senta: liberato dalla propria inutile razionalità, orgoglioso della propria follia, apolitico e depoliticizzato, pronto per l'intervento dei due pilastri dell'ordine pubblico e della tecnica psichiatrica.<br />In due occasioni nel film questi elementi appaiono chiaramente: quando Joker è nell'ascensore dell'ospedale psichiatrico e un paziente legato alla barella viene accompagnato da un poliziotto e da un uomo in uniforme bianca, probabilmente un infermiere, così come in una delle scene finali in cui l'auto della polizia e l'ambulanza si scontrano per diventare il set di una festa folle e che non dura, l'insurrezione del popolo jokerizzato, selvaggio, criminale, folle.<br />Quando Joker finalmente va in TV allo show di De Niro, è lui stesso a smentire che ci sia qualcosa di politico in quello che ha provocato in tutta Gotham.<br />Interessante notare come poche settimane fa in Italia il comico e commediante Beppe Grillo si sia presentato in video con il trucco da Joker a un meeting politico di un partito di governo.<br /><br />IL MODERNO ERETICO È IL PAZZO<br />L'ideologia che sottende il film ha una logica precisa ed è interamente declinata dal punto di vista delle élites: insomma, a mio modo di vedere, è un film profondamente anti-democratico e addirittura anti-politico.<br />Il popolo è pazzo e va criminalizzato e psichiatrizzato (non demonizzato, quella era l'era del potere anche temporale legato alla religione). Il moderno eretico è il pazzo. Il modo per arginarlo non è più spirituale, un esorcismo ad esempio, ma tecnico: il contenimento attraverso la diagnosi e i farmaci.<br />Nel rappresentare il popolo come impazzito e orgoglioso della propria follia, persino finalmente liberato attraverso questa, si avvalora l'idea che il cittadino sia irrazionale, fuori controllo.<br />Chi affiderebbe i destini di una nazione o del mondo a qualcuno con queste caratteristiche? Solo un altro pazzo, appunto. Il campo del cittadino e del popolo non è più la cittadinanza politica: nell'ambito di questa infatti, come un bastone, i termini psichiatrici possono essere usati nel modo più stigmatizzante possibile contro l'avversario politico; l'unica speranza resta dunque diventare pazienti, in ogni senso, sperando che i servizi psichiatrici vengano graziosamente forniti in modo sufficiente.<br />La de-stigmatizzazione della diagnosi psichiatrica al di fuori della politica e dentro il contesto clinico è la carota. Diventa paziente e qualcosa ti sarà concesso, come minores trattati si spera bene.<br />Rifiutati e verrai contenuto comunque ma in modo più duro. A Nord di Hollywood, dalla Silicon Valley, la cosiddetta ideologia californiana ha lavorato da almeno due decenni per unire l'iperindividualismo libertariano e persino randiano al collettivismo marxista nei suoi aspetti di pretesa scientificità: nel nostro isolamento individuale sono le macchine, i software e gli algoritmi digitali a fare di tutti coloro che sono connessi in rete una collettività coordinata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387811</guid><pubDate>Sat, 12 Mar 2022 23:42:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387811/joker_pessimo.mp3" length="14813726" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5927&#13;
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JOKER, IL PESSIMO FILM SUL NEMICO DI BATMAN di Giulio Lanza&#13;
Un grande successo di pubblico ha consacrato la popolarità di Joker, il film hollywoodiano realizzato magistralmente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5927" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5927</a><br /><br />JOKER, IL PESSIMO FILM SUL NEMICO DI BATMAN di Giulio Lanza<br />Un grande successo di pubblico ha consacrato la popolarità di Joker, il film hollywoodiano realizzato magistralmente e presentato per la prima volta lo scorso 31 agosto al 76esimo Festival Internazionale del Cinema di Venezia, dove è stato riconosciuto meritevole del premio più alto, il Leone d'Oro.<br />Un grande cast, a partire dal protagonista Joaquin Phoenix, del quale è superfluo evidenziare la strepitosa interpretazione. Robert De Niro ha un ruolo secondario ma di fondamentale importanza per lo sviluppo della storia. Molte scene riprendono film di Martin Scorsese, come quando in "Taxi Driver" proprio De Niro simulava di parlare con sconosciuti mentre era da solo nella propria squallida stanza.<br />Una colonna sonora che si nota, potente e ricca di toni bassi, sia quella originale (pezzi come Confession o Call Me Joker), sia fatta di vecchi brani quali My Name Is Carnival, White Room, Smile, Everybody Plays the Fool, o pezzi di Frank Sinatra quali That's Life e Send in the Clowns.<br />L'epoca in cui si svolge il film è imprecisata, con elementi anni '70 e '80 prevalenti, ma anche elementi della cosiddetta epoca d'oro del capitalismo americano, all'inizio del XX secolo (a un certo punto i ricchi del film - l'élite o establishment che apertamente attribuisce al proprio merito la ricchezza e il potere ottenuti - sono riuniti in un vecchio teatro per vedere "Tempi Moderni" di Chaplin), quando le differenze tra ricchi e poveri divennero esorbitanti: detto per inciso fu l'epoca in cui venne ideata la psichiatria di comunità dagli industriali che volevano rappresentare i problemi dei lavoratori come medici anziché sindacali; prima di allora la psichiatria era limitata agli ospedali psichiatrici e le persone non andavano a trovare uno psichiatra in ambulatorio; prima di allora lo psichiatra veniva associato non alla persona comune ma solo ai matti.<br /><br />LA PSICHIATRIA COME ULTIMA POSSIBILITÀ DI SALVEZZA<br />Nel film i "padri" di Joker sono due celebrità della TV: Robert De Niro, conduttore TV, e uno degli uomini più ricchi della città che si candida a sindaco, rappresentato dai media di Gotham City come l'unico che possa salvare una città in forte crisi e in piena decadenza.<br />La madre ha un ruolo edipico che resta imprecisato, in parte perché non si riuscirà a capire nemmeno alla fine se i suoi fossero deliri o se ci fosse stata invece una macchinazione del ricco uomo per il quale lavorava (il futuro candidato sindaco) in modo da farla convenientemente rinchiudere in manicomio anche se sana, falsificando le carte.<br />Robert De Niro in questo film è, tanto per cambiare, perfetto: è un famosissimo conduttore di Talk Show americano, cinico e a suo modo saggio al tempo stesso. Si capisce da una delle scene iniziali che viene visto da Joker come il padre che non ha mai avuto: mentre guarda la TV dal letto su cui siede con la madre Joker immagina che la celebrità TV sarebbe disposta a mollare tutto il baraccone dello show e della celebrità pur di avere un figlio come lui.<br />Un altro elemento è il rapporto con un altro personaggio famoso, che forse è il padre biologico di Joker, il ricchissimo finanziere che si vuole presentare come sindaco di Gotham (nomignolo ottocentesco per l'urbe di New York City, riutilizzato poi nei fumetti di Batman), una città oscura e popolata di super-ratti, come dice in modo quasi divertito il telegiornale cittadino.<br />Il politico è rappresentato come spietato, cinico, indifferente alle sofferenze del popolo: ricchezza e politica nel film vengono accomunate.<br />La psichiatria è rappresentata invece come l'ultimo barlume salvifico che i cattivi politici tagliano senza pietà per i poveri della città, a cui oltre alla televisione è rimasto poco altro: Joker assume...]]></itunes:summary><itunes:duration>926</itunes:duration><itunes:keywords>batman,film,joker,nemico,psichiatria,psicopatico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/79bb1429c8f7aca3f53bbdd0d1434203.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il folle nuovo regolamento per il premio Oscar</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-folle-nuovo-regolamento-per-il-premio-oscar--48387776</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6278" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6278</a><br /><br />IL FOLLE REGOLAMENTO PER IL PREMIO OSCAR<br />Tutti d'accordo. Tutti d'accordo nel dire che le regole preparate dall'Academy per l'assegnazione dell'Oscar nel 2025 come miglior film sono una scemenza pazzesca (l'altro giorno il Post ha spiegato bene tutti i dettagli). E ieri tutti i giornali erano unanimi nel bollare il nuovo regolamento come un «canone ideologico» dettato dalla «polizia del karma».<br />Cosa vi si prevede? Repubblica lo ha descritto così: «Nelle pellicole candidate come miglior film è indispensabile la presenza almeno di un attore a scelta tra queste categorie: "asiatico, ispanico, nero non americano, afro-americano, nativo-americano, abitante dell'Alaska, mediorientale, nord-africano, hawaiano e un rappresentante delle isole del Pacifico". Non solo: nei ruoli secondari è indispensabile scritturare, oltre ad un appartenente a un qualunque tipo di minoranza, almeno uno a scelta tra un interprete Lgbtq+ o affetto da disabilità, e gli studios saranno tenuti ad assumere almeno il 30% del loro staff secondo questo stesso criterio, anche per quanto riguarda ad esempio gli uffici marketing. Negli anni che ci separano dal 2024 sarà inoltre necessario esibire, per il momento in maniera confidenziale, un documento che testimonia di aver rispettato gli inclusion standards».<br /><br />UN ESCHIMESE NEL PADRINO<br />Su tutti i quotidiani, ed è raro che sia così, il giudizio è stato unanime: follia. «Solo per fare un esempio - ha scritto Antonio Monda su Repubblica ("Un po' di Alaska nel Padrino") -, secondo questi criteri un capolavoro come Il Padrino non sarebbe eleggibile e forse neanche possibile, e per citare la passata edizione degli Oscar, almeno due delle pellicole candidate come miglior film, The Irishman e 1917, non sarebbero state al loro volta eleggibili». <br />Ma la lista dei capolavori che non supererebbero l'esame è lunga: «Alcune delle pellicole che in questi anni hanno vinto l'Oscar come miglior film, nel 2024 potrebbero essere chiamate a restituire l'ambita statuetta: "II caso Spotlight", "Il discorso del re", "Non è un paese per vecchi", "II gladiatore", "A beautiful mind", "American Beauty", "Titanic", "Braveheart", "Il paziente inglese", "II silenzio degli innocenti", "Schindler's List"... Questo per andare indietro solo agli anni Novanta. Non si salveranno certo "Ben Hur", "Il cacciatore", "Il Padrino"...» (Giulio Meotti, Il Foglio)<br />È stato quindi corale il giudizio di tutti i critici e osservatori nel definire come anti-creativa e anti-liberale la scelta dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Anche un critico come Paolo Mereghetti, che di certo non può essere messo nella lista degli eterodossi rispetto a un certo politically correct, ha scritto sul Corriere: «Che la stupidità non smette mai di far capolino tra i paladini di ogni tipo di ortodossia perché nonostante il bizantinismo delle regole (...) niente potrà garantire che i film saranno davvero degni di essere premiati. Né portatori di valori progressisti e inclusivi. Dopo la decisione del festival di Berlino di abolire le distinzioni per i premi d'interpretazione (come se darne uno per genere fosse in qualche modo offensivo), l'uscita dell'Academy per favorire una presunta "equity and inclusion" fa tornare alla memoria le discussioni sul sesso degli angeli, le stesse che serviranno per decretare quale community avrà diritto al titolo di sottorappresentata».<br /><br />IL POLITICAMENTE CORRETTO HA GIÀ VINTO<br />Sulla vicenda esistono almeno tre osservazioni da fare. <br />La prima è che, al di là degli annunci di voler aumentare l'"inclusività", il regolamento prevede che per correre alla più ambita tra le statuette degli Oscar devono essere soddisfatte almeno due richieste su quattro. Dunque basterà inserire un po' di stagisti nella troupe, et voilà, "equity and inclusion" saranno soddisfatte. Che ipocrisia.<br />La seconda è che, già adesso, basta guardare un qualsiasi film hollywoodiano o serie tv, si sta molto attenti a rispettare quelle "regole" ora formalizzate dall'Academy: l'omosessuale, il nero, la donna indipendente, l'ispanico, il pellerossa, l'orientale... e così via. Per fare un esempio: Avete visto The Old Guard? Protagonista: donna bianca forte e indipendente. Co-protagonisti positivi: donna nera, uomo bianco omosessuale, uomo musulmano omosessuale, uomo bianco (che tradirà come un Giuda). I cattivi? Uomo nero che diventerà buono e uomo bianco che rimarrà cattivo fino alla fine.<br />La terza è che il politicamente corretto ha già vinto da un pezzo. I grandi film sponsorizzati prodotti da Hollywood è da anni che "rispondono" alla sensibilità della presunta inclusione E tutte quelle firme dei grandi giornali che ora si scandalizzano perché "così si uccide la creatività" sono le stesse che in questi anni hanno applaudito e sostenuto pellicole che di quella mentalità erano megafono.<br /> <br />Titolo originale: Tutti scandalizzati con l'Academy (a scoppio ritardato)<br />Fonte: Tempi, 11 settembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 682]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387776</guid><pubDate>Sat, 12 Mar 2022 23:41:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387776/il_folle_nuovo_regolamento_per_il_premio_oscar.mp3" length="6110562" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6278&#13;
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IL FOLLE REGOLAMENTO PER IL PREMIO OSCAR&#13;
Tutti d'accordo. Tutti d'accordo nel dire che le regole preparate dall'Academy per l'assegnazione dell'Oscar nel 2025 come miglior film...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6278" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6278</a><br /><br />IL FOLLE REGOLAMENTO PER IL PREMIO OSCAR<br />Tutti d'accordo. Tutti d'accordo nel dire che le regole preparate dall'Academy per l'assegnazione dell'Oscar nel 2025 come miglior film sono una scemenza pazzesca (l'altro giorno il Post ha spiegato bene tutti i dettagli). E ieri tutti i giornali erano unanimi nel bollare il nuovo regolamento come un «canone ideologico» dettato dalla «polizia del karma».<br />Cosa vi si prevede? Repubblica lo ha descritto così: «Nelle pellicole candidate come miglior film è indispensabile la presenza almeno di un attore a scelta tra queste categorie: "asiatico, ispanico, nero non americano, afro-americano, nativo-americano, abitante dell'Alaska, mediorientale, nord-africano, hawaiano e un rappresentante delle isole del Pacifico". Non solo: nei ruoli secondari è indispensabile scritturare, oltre ad un appartenente a un qualunque tipo di minoranza, almeno uno a scelta tra un interprete Lgbtq+ o affetto da disabilità, e gli studios saranno tenuti ad assumere almeno il 30% del loro staff secondo questo stesso criterio, anche per quanto riguarda ad esempio gli uffici marketing. Negli anni che ci separano dal 2024 sarà inoltre necessario esibire, per il momento in maniera confidenziale, un documento che testimonia di aver rispettato gli inclusion standards».<br /><br />UN ESCHIMESE NEL PADRINO<br />Su tutti i quotidiani, ed è raro che sia così, il giudizio è stato unanime: follia. «Solo per fare un esempio - ha scritto Antonio Monda su Repubblica ("Un po' di Alaska nel Padrino") -, secondo questi criteri un capolavoro come Il Padrino non sarebbe eleggibile e forse neanche possibile, e per citare la passata edizione degli Oscar, almeno due delle pellicole candidate come miglior film, The Irishman e 1917, non sarebbero state al loro volta eleggibili». <br />Ma la lista dei capolavori che non supererebbero l'esame è lunga: «Alcune delle pellicole che in questi anni hanno vinto l'Oscar come miglior film, nel 2024 potrebbero essere chiamate a restituire l'ambita statuetta: "II caso Spotlight", "Il discorso del re", "Non è un paese per vecchi", "II gladiatore", "A beautiful mind", "American Beauty", "Titanic", "Braveheart", "Il paziente inglese", "II silenzio degli innocenti", "Schindler's List"... Questo per andare indietro solo agli anni Novanta. Non si salveranno certo "Ben Hur", "Il cacciatore", "Il Padrino"...» (Giulio Meotti, Il Foglio)<br />È stato quindi corale il giudizio di tutti i critici e osservatori nel definire come anti-creativa e anti-liberale la scelta dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Anche un critico come Paolo Mereghetti, che di certo non può essere messo nella lista degli eterodossi rispetto a un certo politically correct, ha scritto sul Corriere: «Che la stupidità non smette mai di far capolino tra i paladini di ogni tipo di ortodossia perché nonostante il bizantinismo delle regole (...) niente potrà garantire che i film saranno davvero degni di essere premiati. Né portatori di valori progressisti e inclusivi. Dopo la decisione del festival di Berlino di abolire le distinzioni per i premi d'interpretazione (come se darne uno per genere fosse in qualche modo offensivo), l'uscita dell'Academy per favorire una presunta "equity and inclusion" fa tornare alla memoria le discussioni sul sesso degli angeli, le stesse che serviranno per decretare quale community avrà diritto al titolo di sottorappresentata».<br /><br />IL POLITICAMENTE CORRETTO HA GIÀ VINTO<br />Sulla vicenda esistono almeno tre osservazioni da fare. <br />La prima è che, al di là degli annunci di voler aumentare l'"inclusività", il regolamento prevede che per correre alla più ambita tra le statuette degli Oscar devono essere soddisfatte almeno due richieste su quattro. 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Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi''<br />di Roberto Vivaldelli<br />Da tempo il politicamente corretto si è abbattuto sul mondo dell'intrattenimento, Disney compresa. Già lo scorso anno, la multinazionale aveva messo in guardia gli spettatori da alcuni suoi film d'animazione, contenenti, a suo dire, "rappresentazioni culturali obsolete". <br />Parliamo di classici immortali come Dumbo, Peter Pan, Lilli e il vagabondo, Il libro della Giungla, Gli Aristogatti. Il colosso americano si è piegato al politically correct per andare incontro al pubblico liberal e alle rivendicazioni delle minoranze e ora, come riporta l'agenzia Adnkronos, in tempi di Black Lives Matter e scontri razziali negli Stati Uniti, Disney+ ha inserito un nuovo avvertimento all'inizio dei suoi classici dell'animazione sui contenuti stereotipati e razzisti, in riferimento alle pellicole citate poc'anzi.<br />"Questo programma include rappresentazioni negative e/o trattamenti sbagliati nei confronti di persone e culture. Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi", si legge nella frase che appare per dieci secondi prima dell'inizio dei film sulla piattaforma in streaming Disney+. "Piuttosto che rimuovere questo contenuto - recita ancora l'avvertimento - vogliamo riconoscere il suo impatto dannoso, imparare da esso e stimolare un dialogo per creare un futuro più inclusivo. La Disney si impegna a creare storie con temi stimolanti che riflettano la ricca diversità dell'esperienza umana in tutto il mondo".<br /><br />DI COSA SONO ACCUSATI I CLASSICI DISNEY?<br />La formula scelta da Disney nella sua nuova piattaforma di streaming è stata imitata da altre piattaforme come Hbo Max, che ha aggiunto una spiegazione del "contesto storico" a "Via col vento" dopo avere rimosso temporaneamente il film dallo streaming. Come se quei classici immortali non avessero altro da dire, se non veicolare quei "pericolosi" messaggi razzisti. E il bello è che i più piccoli ora sì che ci faranno caso a quelle scene che ora offendono i politicamente corretti.<br />Di cosa sono accusati i film Disney? Come ricorda Adnkronos, in Lilli e il Vagabondo (1955), per esempio, due gatti siamesi, Si e Am, sono raffigurati con stereotipi anti-latinos o asiatici. C'è anche una scena in un canile in cui i cani con un forte accento ritraggono tutti gli stereotipi dei paesi da cui provengono le loro razze, come Pedro il Chihuahua messicano e Boris il Borzoi russo. Negli Aristogatti (1970), un gatto siamese chiamato Shun Gon, doppiato da un attore bianco, è disegnato come una caricatura razzista di una persona asiatica mentre in Dumbo (1941), un gruppo di corvi che aiutano Dumbo ad imparare a volare hanno voci nere stereotipate ed esagerate. Il corvo principale si chiama Jim Crow - un riferimento a una serie di leggi segregazioniste dell'epoca nel sud degli Stati Uniti - ed è doppiato da un attore bianco, Cliff Edwards.<br /><br />LA FOLLIA DEL POLITICAMENTE CORRETTO<br />Il politicamente corretto, infatti, funziona anche in maniera retroattiva: non tenendo conto minimamente del contesto storico nel quale sono uscite queste opere, pretende che essi si "adattino" alla nuova neolingua. Per ora, una scritta ci avverte che il film potrebbe contenere stereotipi e contenuti razzisti: chissà che in un futuro, non troppo prossimo, il politicamente corretto non imponga che questi film vengano cancellati e tolti dalla circolazione perché ritenuti troppo offensivi. Esattamente ciò che è accaduto nelle scorse settimane negli Stati Uniti con le statue dei confederati (e non solo). Damnatio memoriae. <br />In 1984 di George Orwell quando un sovversivo viene fatto sparire dal partito, si applica proprio la damnatio memoriae: viene cioè eliminato, da tutti i libri, i giornali, i film e così via, tutto ciò che si riferisca direttamente o indirettamente alla persona in oggetto. Citiamo un passaggio chiave del capolavoro di Orwell: "Ogni disco è stato distrutto o falsificato, ogni libro è stato riscritto, ogni immagine è stata ridipinta, ogni statua e ogni edificio è stato rinominato, ogni data è stata modificata. E il processo continua giorno per giorno e minuto per minuto. La storia si è fermata. Nulla esiste tranne il presente senza fine in cui il Partito ha sempre ragione".<br /> <br />Titolo originale: Un bollino per cartoni razzisti: ecco l'ultima assurdità Disney<br />Fonte: Il Giornale, 17/10/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 707]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387749</guid><pubDate>Sat, 12 Mar 2022 23:34:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387749/la_disney_condanna_dumbo_e_peter_pan_perch_politicamente_scorretti.mp3" length="5607757" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6505&#13;
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LA DISNEY CONDANNA DUMBO E PETER PAN PERCHE' POLITICAMENTE SCORRETTI&#13;
Anche a Lilli e il vagabondo, Il libro della Giungla e Gli Aristogatti prima della visione comparirà la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6505" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6505</a><br /><br />LA DISNEY CONDANNA DUMBO E PETER PAN PERCHE' POLITICAMENTE SCORRETTI<br />Anche a Lilli e il vagabondo, Il libro della Giungla e Gli Aristogatti prima della visione comparirà la ridicola scritta: ''Questo programma include rappresentazioni negative di persone e culture. Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi''<br />di Roberto Vivaldelli<br />Da tempo il politicamente corretto si è abbattuto sul mondo dell'intrattenimento, Disney compresa. Già lo scorso anno, la multinazionale aveva messo in guardia gli spettatori da alcuni suoi film d'animazione, contenenti, a suo dire, "rappresentazioni culturali obsolete". <br />Parliamo di classici immortali come Dumbo, Peter Pan, Lilli e il vagabondo, Il libro della Giungla, Gli Aristogatti. Il colosso americano si è piegato al politically correct per andare incontro al pubblico liberal e alle rivendicazioni delle minoranze e ora, come riporta l'agenzia Adnkronos, in tempi di Black Lives Matter e scontri razziali negli Stati Uniti, Disney+ ha inserito un nuovo avvertimento all'inizio dei suoi classici dell'animazione sui contenuti stereotipati e razzisti, in riferimento alle pellicole citate poc'anzi.<br />"Questo programma include rappresentazioni negative e/o trattamenti sbagliati nei confronti di persone e culture. Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi", si legge nella frase che appare per dieci secondi prima dell'inizio dei film sulla piattaforma in streaming Disney+. "Piuttosto che rimuovere questo contenuto - recita ancora l'avvertimento - vogliamo riconoscere il suo impatto dannoso, imparare da esso e stimolare un dialogo per creare un futuro più inclusivo. La Disney si impegna a creare storie con temi stimolanti che riflettano la ricca diversità dell'esperienza umana in tutto il mondo".<br /><br />DI COSA SONO ACCUSATI I CLASSICI DISNEY?<br />La formula scelta da Disney nella sua nuova piattaforma di streaming è stata imitata da altre piattaforme come Hbo Max, che ha aggiunto una spiegazione del "contesto storico" a "Via col vento" dopo avere rimosso temporaneamente il film dallo streaming. Come se quei classici immortali non avessero altro da dire, se non veicolare quei "pericolosi" messaggi razzisti. E il bello è che i più piccoli ora sì che ci faranno caso a quelle scene che ora offendono i politicamente corretti.<br />Di cosa sono accusati i film Disney? Come ricorda Adnkronos, in Lilli e il Vagabondo (1955), per esempio, due gatti siamesi, Si e Am, sono raffigurati con stereotipi anti-latinos o asiatici. C'è anche una scena in un canile in cui i cani con un forte accento ritraggono tutti gli stereotipi dei paesi da cui provengono le loro razze, come Pedro il Chihuahua messicano e Boris il Borzoi russo. Negli Aristogatti (1970), un gatto siamese chiamato Shun Gon, doppiato da un attore bianco, è disegnato come una caricatura razzista di una persona asiatica mentre in Dumbo (1941), un gruppo di corvi che aiutano Dumbo ad imparare a volare hanno voci nere stereotipate ed esagerate. Il corvo principale si chiama Jim Crow - un riferimento a una serie di leggi segregazioniste dell'epoca nel sud degli Stati Uniti - ed è doppiato da un attore bianco, Cliff Edwards.<br /><br />LA FOLLIA DEL POLITICAMENTE CORRETTO<br />Il politicamente corretto, infatti, funziona anche in maniera retroattiva: non tenendo conto minimamente del contesto storico nel quale sono uscite queste opere, pretende che essi si "adattino" alla nuova neolingua. Per ora, una scritta ci avverte che il film potrebbe contenere stereotipi e contenuti razzisti: chissà che in un futuro, non troppo prossimo, il politicamente corretto non imponga che questi film vengano cancellati e tolti dalla circolazione perché ritenuti troppo offensivi. Esattamente ciò che è accaduto nelle scorse settimane negli Stati Uniti con le statue dei...]]></itunes:summary><itunes:duration>351</itunes:duration><itunes:keywords>disney,dumbo,pan,peter,politicamente,scorretto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/98cdd44de7b4732a5d778d60a368d65f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il peggior film su santa Giovanna d'Arco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-peggior-film-su-santa-giovanna-d-arco--48387649</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6699" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6699</a><br /><br />IL PEGGIOR FILM SU SANTA GIOVANNA D'ARCO<br />Il film del 1999 su Giovanna d'Arco, interpretata dalla bella Milla Jovovich, è una versione della vita della pulzella d'Orleans diretta dal regista francese, Luc Besson, che cerca di conciliare aspetti psicologici di stampo europeo con una spettacolarizzazione di tipo americano.<br />Se Giovanna d'Arco é personaggio storico forte e senza compromessi, Besson pensa di assecondarla, scegliendo la strada del racconto fragoroso e imponente: grandi scene di massa, battaglie dove risuonano i rumori delle armi, dei colpi duri, degli scontri fisici. In questo scenario epico e crudo, Giovanna irrompe, portando una carica visionaria impossibile da frenare.<br />Il film la coglie fin da piccola, quando voci e segnali la spingono al compito di cacciare gli Inglesi dalla Francia. Ma quali voci, quali segnali? È evidente che a Besson interessa meno l'aspetto spirituale e più quello rivoluzionario, eversivo, carismatico. Come tutti i "predestinati", Giovanna si muove sui confini della follia e dell'irrazionale. Una invasata, sulla quale la Coscienza, nel finale, fa calare dubbi e incertezze e che tuttavia ormai non può più tornare indietro.<br />Non c'è dubbio che in una rappresentazione di questo tipo ci sono delle forzature, il furore, le grida, i rumori sono così forti da precludere gli spazi per un'attenzione al personaggio anche sul piano interiore, sul suo essere donna di Dio e della Chiesa.<br />L'atteggiamento laicista del regista è evidente nell'episodio della spada trovata da Giovanna in un prato. Besson, verso il finale del film, dà diverse spiegazioni sul come era potuta finire lì. Tutto in funzione di una resa razionale del caso Giovanna d'Arco del tutto arbitrario.<br />Anche sui personaggi storici coinvolti nella vicenda di Giovanna il film è manchevole: il duca Filippo di Borgogna, il più grande politico, il principe più affascinante del suo tempo, è un ridicolo e imbarazzato manichino; il torvo consigliere di Carlo VII non è per nulla reso come un diplomatico accorto e consumato; differente il caso della suocera di Carlo VII, Iolanda d'Aragona, che nella vicenda di Giovanna ebbe poca influenza mentre nel film è una sorta di regina cattiva di Biancaneve. Inoltre il pubblico italiano è stato privato del titolo originale inglese "The Messanger", che rendeva molto bene il nucleo dell'esperienza e dell'autocoscienza di Giovanna, preferendo il più banale e scontato nome della protagonista.<br />D'altra parte, se il film ripercorre in modo più o meno generico e anche un po' scontato le tappe degli avvenimenti relativi a Giovanna, nulla o quasi in esso si ravvisa di plausibile in ordine alla sua figura. La bella ragazza ossessionata dalla scene di violenza viste da bambina e dalle visioni mistiche un po' new age, che vive la sua missione quasi come una vendetta contro gli inglesi che dinanzi ai suoi occhi le hanno ucciso una sorella e che cade ogni tanto in una sorta di trance, risponde poco alla problematica della Pulzella: nulla del suo forte legame con la «devotio moderna» tardomedievale; nulla dell'intenso e tormentato periodo tra maggio e luglio del 1430, cioè tra la cattura a Compiègne e l'arrivo prigioniera a Reims (il momento forse più cupo e intenso della "crisi delle certezze" di Giovanna); nulla sul dramma della sua solitudine in carcere, rimpiazzato dai colloqui con un'immagine allegorica, una "coscienza" in barba e saio che, per aver il volto di Dustin Hoffman, a qualcuno ricorderà Capitan Uncino.<br />Un film costoso, pomposo e mediocre su un medioevo convenzionale, con scene di massa alla Braveheart nel quale qualche sciabolata di ambigua luce spirituale sostituisce il "territorio evitato" d'un discorso plausibile sulla santità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387649</guid><pubDate>Sat, 12 Mar 2022 23:31:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387649/il_peggior_film_su_santa_giovanna_d_arco.mp3" length="4198444" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6699&#13;
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IL PEGGIOR FILM SU SANTA GIOVANNA D'ARCO&#13;
Il film del 1999 su Giovanna d'Arco, interpretata dalla bella Milla Jovovich, è una versione della vita della pulzella d'Orleans...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6699" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6699</a><br /><br />IL PEGGIOR FILM SU SANTA GIOVANNA D'ARCO<br />Il film del 1999 su Giovanna d'Arco, interpretata dalla bella Milla Jovovich, è una versione della vita della pulzella d'Orleans diretta dal regista francese, Luc Besson, che cerca di conciliare aspetti psicologici di stampo europeo con una spettacolarizzazione di tipo americano.<br />Se Giovanna d'Arco é personaggio storico forte e senza compromessi, Besson pensa di assecondarla, scegliendo la strada del racconto fragoroso e imponente: grandi scene di massa, battaglie dove risuonano i rumori delle armi, dei colpi duri, degli scontri fisici. In questo scenario epico e crudo, Giovanna irrompe, portando una carica visionaria impossibile da frenare.<br />Il film la coglie fin da piccola, quando voci e segnali la spingono al compito di cacciare gli Inglesi dalla Francia. Ma quali voci, quali segnali? È evidente che a Besson interessa meno l'aspetto spirituale e più quello rivoluzionario, eversivo, carismatico. Come tutti i "predestinati", Giovanna si muove sui confini della follia e dell'irrazionale. Una invasata, sulla quale la Coscienza, nel finale, fa calare dubbi e incertezze e che tuttavia ormai non può più tornare indietro.<br />Non c'è dubbio che in una rappresentazione di questo tipo ci sono delle forzature, il furore, le grida, i rumori sono così forti da precludere gli spazi per un'attenzione al personaggio anche sul piano interiore, sul suo essere donna di Dio e della Chiesa.<br />L'atteggiamento laicista del regista è evidente nell'episodio della spada trovata da Giovanna in un prato. Besson, verso il finale del film, dà diverse spiegazioni sul come era potuta finire lì. Tutto in funzione di una resa razionale del caso Giovanna d'Arco del tutto arbitrario.<br />Anche sui personaggi storici coinvolti nella vicenda di Giovanna il film è manchevole: il duca Filippo di Borgogna, il più grande politico, il principe più affascinante del suo tempo, è un ridicolo e imbarazzato manichino; il torvo consigliere di Carlo VII non è per nulla reso come un diplomatico accorto e consumato; differente il caso della suocera di Carlo VII, Iolanda d'Aragona, che nella vicenda di Giovanna ebbe poca influenza mentre nel film è una sorta di regina cattiva di Biancaneve. Inoltre il pubblico italiano è stato privato del titolo originale inglese "The Messanger", che rendeva molto bene il nucleo dell'esperienza e dell'autocoscienza di Giovanna, preferendo il più banale e scontato nome della protagonista.<br />D'altra parte, se il film ripercorre in modo più o meno generico e anche un po' scontato le tappe degli avvenimenti relativi a Giovanna, nulla o quasi in esso si ravvisa di plausibile in ordine alla sua figura. La bella ragazza ossessionata dalla scene di violenza viste da bambina e dalle visioni mistiche un po' new age, che vive la sua missione quasi come una vendetta contro gli inglesi che dinanzi ai suoi occhi le hanno ucciso una sorella e che cade ogni tanto in una sorta di trance, risponde poco alla problematica della Pulzella: nulla del suo forte legame con la «devotio moderna» tardomedievale; nulla dell'intenso e tormentato periodo tra maggio e luglio del 1430, cioè tra la cattura a Compiègne e l'arrivo prigioniera a Reims (il momento forse più cupo e intenso della "crisi delle certezze" di Giovanna); nulla sul dramma della sua solitudine in carcere, rimpiazzato dai colloqui con un'immagine allegorica, una "coscienza" in barba e saio che, per aver il volto di Dustin Hoffman, a qualcuno ricorderà Capitan Uncino.<br />Un film costoso, pomposo e mediocre su un medioevo convenzionale, con scene di massa alla Braveheart nel quale qualche sciabolata di ambigua luce spirituale sostituisce il "territorio evitato" d'un discorso plausibile sulla santità.]]></itunes:summary><itunes:duration>263</itunes:duration><itunes:keywords>francia,giovannadarco,lucbesson,millajovovich,predestinati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2f4fc126b5cf64d118c4da3b9bbfaebe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La scuola cattolica: il film che fa notizia solo perchè attacca la Chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-scuola-cattolica-il-film-che-fa-notizia-solo-perche-attacca-la-chiesa--48387611</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6753" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6753</a><br /><br />LA SCUOLA CATTOLICA, IL FILM CHE FA NOTIZIA SOLO PERCHE' ATTACCA LA CHIESA di Peppino Zola<br />Vedo e leggo che ci sono tanti modi per attaccare la Chiesa e la sua presenza nel mondo, anche se troppo spesso la Chiesa stessa rimane silente.<br />In questi giorni, nei due unici Tg che ho ascoltato (Tg1 e Tg3) ho sentito dare, quasi con le stesse parole e con grande risalto anche in termini di tempo, una notizia che, evidentemente, non ha altro scopo che attaccare la Chiesa, dato che ogni giorno nel mondo vengono proiettati migliaia di nuovi film, il che non può costituire una notizia.<br />La notizia, dunque, è questa. Al festival di Venezia è stato proiettato un film fuori concorso intitolato La scuola cattolica, tratto dall'omonimo romanzo di Edoardo Albinati. La tesi conclamata dai due Tg è che l'orribile delitto del Circeo (tre giovani criminali massacrarono una ragazza), di cui le cronache si sono occupate per molto tempo, è stato commesso da quei tre ragazzi a causa dell'educazione ricevuta in una scuola cattolica. Repressi da quella educazione e quindi terribili assassini: questa la tesi insinuata dai due Tg, pagati da noi.<br />Tesi evidentemente strumentale per descrivere nel peggiore dei modi l'educazione data dalle istituzioni cattoliche. Infatti, potrebbe anche essere che i tre criminali, usando male della loro libertà e dei loro istinti, abbiano commesso l'orribile delitto "malgrado" l'educazione ricevuta nella loro scuola. Chi può dirlo? Basterebbe questo dubbio per impedire ai due Tg pubblici di far girare una notizia assolutamente tendenziosa.<br />Se dovessimo applicare lo stesso criterio, allora perché non proclamare che la maggioranza dei femminicidi viene commessa da uomini che hanno frequentato scuole statali, ritenute libere e non repressive? Perché non dire che la maggioranza degli schiavi della droga ha frequentato scuole statali? Perché non rimarcare nei Tg nazionali che la maggioranza dei disastri italiani di tutti i tipi sono stati causati da persone che hanno frequentato scuole statali?<br />Ma non possiamo metterci su questa strada: l'educazione è un problema troppo grave per essere affrontato ideologicamente come è stato fatto dai due Tg, collegando due fatti come solo una mente che odia il cristianesimo può fare. Sull'educazione occorre mettere insieme tutte le forze migliori, guardando solo al bene dei giovani e lasciando da parte i propri pregiudizi ideologici. Se i redattori della notizia si fossero informati, avrebbero saputo che, a detta di moltissimi genitori e nonni, le scuole cattoliche sono giudicate tra le migliori d'Italia, tanto è vero che, appena lo possono fare economicamente, vi iscrivono i propri figli.<br />Ai nemici della Chiesa vorrei raccomandare di smetterla di cercare ai annientarla, tanto non ci riusciranno. Gesù stesso ha assicurato che le tenebre non prevarranno sull'esperienza cristiana. Anche la Rai dovrebbe ricordarlo, invece di usare così male i soldi anche di tanti cattolici. Inviterei questi ultimi, invece, a smetterla di stare zitti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387611</guid><pubDate>Sat, 12 Mar 2022 23:29:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387611/la_scuola_cattolica_il_film_che_fa_notizia_solo_perch_attacca_la_chiesa.mp3" length="4406169" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6753&#13;
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LA SCUOLA CATTOLICA, IL FILM CHE FA NOTIZIA SOLO PERCHE' ATTACCA LA CHIESA di Peppino Zola&#13;
Vedo e leggo che ci sono tanti modi per attaccare la Chiesa e la sua presenza nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6753" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6753</a><br /><br />LA SCUOLA CATTOLICA, IL FILM CHE FA NOTIZIA SOLO PERCHE' ATTACCA LA CHIESA di Peppino Zola<br />Vedo e leggo che ci sono tanti modi per attaccare la Chiesa e la sua presenza nel mondo, anche se troppo spesso la Chiesa stessa rimane silente.<br />In questi giorni, nei due unici Tg che ho ascoltato (Tg1 e Tg3) ho sentito dare, quasi con le stesse parole e con grande risalto anche in termini di tempo, una notizia che, evidentemente, non ha altro scopo che attaccare la Chiesa, dato che ogni giorno nel mondo vengono proiettati migliaia di nuovi film, il che non può costituire una notizia.<br />La notizia, dunque, è questa. Al festival di Venezia è stato proiettato un film fuori concorso intitolato La scuola cattolica, tratto dall'omonimo romanzo di Edoardo Albinati. La tesi conclamata dai due Tg è che l'orribile delitto del Circeo (tre giovani criminali massacrarono una ragazza), di cui le cronache si sono occupate per molto tempo, è stato commesso da quei tre ragazzi a causa dell'educazione ricevuta in una scuola cattolica. Repressi da quella educazione e quindi terribili assassini: questa la tesi insinuata dai due Tg, pagati da noi.<br />Tesi evidentemente strumentale per descrivere nel peggiore dei modi l'educazione data dalle istituzioni cattoliche. Infatti, potrebbe anche essere che i tre criminali, usando male della loro libertà e dei loro istinti, abbiano commesso l'orribile delitto "malgrado" l'educazione ricevuta nella loro scuola. Chi può dirlo? Basterebbe questo dubbio per impedire ai due Tg pubblici di far girare una notizia assolutamente tendenziosa.<br />Se dovessimo applicare lo stesso criterio, allora perché non proclamare che la maggioranza dei femminicidi viene commessa da uomini che hanno frequentato scuole statali, ritenute libere e non repressive? Perché non dire che la maggioranza degli schiavi della droga ha frequentato scuole statali? Perché non rimarcare nei Tg nazionali che la maggioranza dei disastri italiani di tutti i tipi sono stati causati da persone che hanno frequentato scuole statali?<br />Ma non possiamo metterci su questa strada: l'educazione è un problema troppo grave per essere affrontato ideologicamente come è stato fatto dai due Tg, collegando due fatti come solo una mente che odia il cristianesimo può fare. Sull'educazione occorre mettere insieme tutte le forze migliori, guardando solo al bene dei giovani e lasciando da parte i propri pregiudizi ideologici. Se i redattori della notizia si fossero informati, avrebbero saputo che, a detta di moltissimi genitori e nonni, le scuole cattoliche sono giudicate tra le migliori d'Italia, tanto è vero che, appena lo possono fare economicamente, vi iscrivono i propri figli.<br />Ai nemici della Chiesa vorrei raccomandare di smetterla di cercare ai annientarla, tanto non ci riusciranno. Gesù stesso ha assicurato che le tenebre non prevarranno sull'esperienza cristiana. Anche la Rai dovrebbe ricordarlo, invece di usare così male i soldi anche di tanti cattolici. Inviterei questi ultimi, invece, a smetterla di stare zitti.]]></itunes:summary><itunes:duration>276</itunes:duration><itunes:keywords>albinati,festival,pregiudizi,scuola,tg1</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/919f031c23a197fe92932a2add248e3d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Benedetta: un altro film blasfemo... con sesso e satanismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/benedetta-un-altro-film-blasfemo-con-sesso-e-satanismo--48553663</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6860" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6860</a><br /><br />BENEDETTA, UN ALTRO FILM BLASFEMO... CON SESSO E SATANISMO di Rino Cammilleri<br />Come ho già scritto su questo giornale, la ricetta più sicura per far subissare di premi un film inutile è il mix sesso+religione ovviamente cattolica, così che la pubblicità gratuita sia garantita dalle sicure proteste. Opera coraggiosa e trasgressiva. Opera d'arte. Ma ci faccia il piacere. Così, sulla scia di Diderot, di Garibaldi e perfino di Mussolini (e sai l'audacia, e sai la novità), pigli un convento femminile d'epoca, ci piazzi una storia di lesbiche così fai contenti gli Lgbt, aggiungi un cicinino di satanismo e sforni Benedetta di Paul Verhoeven, regista olandese che, vista la sorte dei suoi colleghi che hanno osato toccare l'islam, ha ripiegato sull'usato sicuro.<br />Dopo la fantascienza dei pur pregevoli Robocop, Atto di forza e Fanteria dello spazio, ecco il famoso e torbido Basic Instinct, che lanciò Sharon Stone e le fruttò il prestigioso Nastro Verde della Cultura, consegnatole con tutti gli onori dal ministro francese titolare del dicastero omonimo. Niente di nuovo: anche i Rolling Stones avevano ricevuto in pompa magna le chiavi della città di Torino. Solo che l'attempata band dovette agitarsi sul palco per due ore, mica si limitò ad accavallare le gambe in favor di cinepresa. Verhoeven aveva esordito nel lontano 1971 con Gli strani amori di quelle signore, il cui titolo la dice lunga sui filoni preferiti dal maestro. Poi aveva azzardato un sesso+violenza+religione (sempre cattolica) con il film storico L'amore e il sangue, per poi approdare su sesso+nazismo+Shoah con Black book, in cui un'ebrea accetta di andare a letto con un gerarca nazista per conto della Resistenza. Infine, Elle, strapremiato.<br />Visto che Basic Instinct ed Elle sono stati subissati di premi, il regista deve aver finalmente mangiato la foglia. Ed eccoci a Benedetta, film che, dopo averlo visto, capisci (se ancora non l'hai capito) perché in altri tempi i teatranti, alla morte, venivano sepolti in terra sconsacrata. Pare che la pratica sia andata avanti fino a Molière, che morì nel 1673 (solo dieci anni dopo la nostra suor Benedetta) per un collasso sulla scena del Malato immaginario (però furono due suore a sorreggerlo e portarlo a casa). Vi basti una scena tra le tante: per trasmetterle le (false) stimmate Gesù in croce le chiede di mettersi nuda. L'arte sta nel fatto che 'sta roba non è accennata o adombrata o affidata a resoconti verbali. No, è spiattellata papale papale (è il caso di dirlo, tanto siamo in tema) sullo schermo.<br />La vera suor Benedetta Carlini, toscana, fu accusata di false visioni mistiche e di rapporti lesbici. Ma le autorità ecclesiastiche si preoccuparono più delle prime che dei secondi. Le prime sono eresie, le secondo sono debolezze umane. E la Chiesa è sempre stata intransigente dal pulpito e compassionevole nel confessionale. Specialmente durante la Controriforma. La Carlini fu destituita dalla carica di badessa (e volevo vede'...) e alla mensa doveva sedere in terra per penitenza. Morì di vecchiaia nel suo letto. Però il film è una specie di Nome della Rosa anno 2021, con torture sexy, roghi e peste. E meno male che l'iniziale titolo è stato accantonato: Blessed Virgin, «Beata Vergine». La storia ha alle sue spalle, tutti di firma femminile, una commedia teatrale, un articolo su The journal of homosexuality e il saggio di Judith C. Brown Atti impuri. Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento. Ora, la Carlini morì nel 1661 e il Rinascimento era alle spalle da un pezzo.<br />Ho cercato vanamente nei titoli di coda, tra i ringraziamenti, quelli per la fornitura di aspirine, che le attrici avranno assunto, suppongo, in quantità industriale visto che sono quasi sempre nude anche all'aperto. Ora, dati i temi «religiosi», speriamo che a qualche cineforum parrocchiale non salti il ghiribizzo di aprire il dibattito su questo film. Certo, il dibattitore professionista ci troverà di che arrampicarsi sugli specchi sofistici. Ma dovrà fare una fatica boia, che manco l'Uomo Ragno. Il voyeur simple, invece, avrà di che pascersi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48553663</guid><pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:52:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48553663/benedetta_un_altro_film_blasfemo_con_sesso_e_satanismo.mp3" length="4966235" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6860&#13;
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BENEDETTA, UN ALTRO FILM BLASFEMO... CON SESSO E SATANISMO di Rino Cammilleri&#13;
Come ho già scritto su questo giornale, la ricetta più sicura per far subissare di premi un film inutile...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6860" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6860</a><br /><br />BENEDETTA, UN ALTRO FILM BLASFEMO... CON SESSO E SATANISMO di Rino Cammilleri<br />Come ho già scritto su questo giornale, la ricetta più sicura per far subissare di premi un film inutile è il mix sesso+religione ovviamente cattolica, così che la pubblicità gratuita sia garantita dalle sicure proteste. Opera coraggiosa e trasgressiva. Opera d'arte. Ma ci faccia il piacere. Così, sulla scia di Diderot, di Garibaldi e perfino di Mussolini (e sai l'audacia, e sai la novità), pigli un convento femminile d'epoca, ci piazzi una storia di lesbiche così fai contenti gli Lgbt, aggiungi un cicinino di satanismo e sforni Benedetta di Paul Verhoeven, regista olandese che, vista la sorte dei suoi colleghi che hanno osato toccare l'islam, ha ripiegato sull'usato sicuro.<br />Dopo la fantascienza dei pur pregevoli Robocop, Atto di forza e Fanteria dello spazio, ecco il famoso e torbido Basic Instinct, che lanciò Sharon Stone e le fruttò il prestigioso Nastro Verde della Cultura, consegnatole con tutti gli onori dal ministro francese titolare del dicastero omonimo. Niente di nuovo: anche i Rolling Stones avevano ricevuto in pompa magna le chiavi della città di Torino. Solo che l'attempata band dovette agitarsi sul palco per due ore, mica si limitò ad accavallare le gambe in favor di cinepresa. Verhoeven aveva esordito nel lontano 1971 con Gli strani amori di quelle signore, il cui titolo la dice lunga sui filoni preferiti dal maestro. Poi aveva azzardato un sesso+violenza+religione (sempre cattolica) con il film storico L'amore e il sangue, per poi approdare su sesso+nazismo+Shoah con Black book, in cui un'ebrea accetta di andare a letto con un gerarca nazista per conto della Resistenza. Infine, Elle, strapremiato.<br />Visto che Basic Instinct ed Elle sono stati subissati di premi, il regista deve aver finalmente mangiato la foglia. Ed eccoci a Benedetta, film che, dopo averlo visto, capisci (se ancora non l'hai capito) perché in altri tempi i teatranti, alla morte, venivano sepolti in terra sconsacrata. Pare che la pratica sia andata avanti fino a Molière, che morì nel 1673 (solo dieci anni dopo la nostra suor Benedetta) per un collasso sulla scena del Malato immaginario (però furono due suore a sorreggerlo e portarlo a casa). Vi basti una scena tra le tante: per trasmetterle le (false) stimmate Gesù in croce le chiede di mettersi nuda. L'arte sta nel fatto che 'sta roba non è accennata o adombrata o affidata a resoconti verbali. No, è spiattellata papale papale (è il caso di dirlo, tanto siamo in tema) sullo schermo.<br />La vera suor Benedetta Carlini, toscana, fu accusata di false visioni mistiche e di rapporti lesbici. Ma le autorità ecclesiastiche si preoccuparono più delle prime che dei secondi. Le prime sono eresie, le secondo sono debolezze umane. E la Chiesa è sempre stata intransigente dal pulpito e compassionevole nel confessionale. Specialmente durante la Controriforma. La Carlini fu destituita dalla carica di badessa (e volevo vede'...) e alla mensa doveva sedere in terra per penitenza. Morì di vecchiaia nel suo letto. Però il film è una specie di Nome della Rosa anno 2021, con torture sexy, roghi e peste. E meno male che l'iniziale titolo è stato accantonato: Blessed Virgin, «Beata Vergine». La storia ha alle sue spalle, tutti di firma femminile, una commedia teatrale, un articolo su The journal of homosexuality e il saggio di Judith C. Brown Atti impuri. Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento. Ora, la Carlini morì nel 1661 e il Rinascimento era alle spalle da un pezzo.<br />Ho cercato vanamente nei titoli di coda, tra i ringraziamenti, quelli per la fornitura di aspirine, che le attrici avranno assunto, suppongo, in quantità industriale visto che sono quasi sempre nude anche all'aperto. Ora, dati i temi «religiosi», speriamo che a qualche cineforum...]]></itunes:summary><itunes:duration>311</itunes:duration><itunes:keywords>benedettacarlini,blackbook,lgbt,robocop,shoah,voyeursimple</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3cf0059d1b11042766ae81fa07b0e6ff.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ballo delle pazze: film sui dubbi sulla scienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ballo-delle-pazze-film-sui-dubbi-sulla-scienza--48553732</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6862" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6862</a><br /><br />IL BALLO DELLE PAZZE E I DUBBI SULLA SCIENZA di Rino Cammilleri<br />Qualcuno potrà chiedersi come mai il sottoscritto insista coi film. Il fatto è che la potenza di un racconto per immagini è tale da essere in grado di orientare, dài e dài, le teste. Gesù stesso usava le parabole, cioè racconti immaginari, e poco il discorso diretto. La saggistica erudita, anche se di fior di teologo, ormai non la legge nessuno. Ma tutti hanno ormai il cinema in casa.<br />Bene, il film di cui parlerò oggi è appena uscito e di sicuro lo troverete nei cineforum parrocchiali. Si tratta di Le bal des folles (il ballo delle pazze), della francese Mélanie Laurent, che ne è anche co-protagonista. La vicenda si svolge nel 1885 e comincia coi funerali-kolossal di Victor Hugo a Parigi (tre milioni di partecipanti). C'è anche Eugénie, figlia indisciplinata di un altoborghese retrivo e conservatore. Il quale non sa più come gestire la giovane, che a un certo punto afferma di parlare con gli spiriti dei defunti. E' troppo, e il genitore la fa rinchiudere alla Salpêtrière, il manicomio parigino che ospita cinquemila detenute ed è diretto dal famosissimo Jean-Martin Charcot.<br />Ora, qui c'è una piccola (piccola?) contraddizione nel film, forse una licenza poetica per stigmatizzare lo scientismo nascente giusto in quel secolo. Quel secolo, infatti, era anche il secolo dello spiritismo, degli ectoplasmi, dei tavolini ballanti e dei medium. Perciò non si capisce molto l'avversione di principio del padre di Eugénie per la possibilità che lei parlasse davvero coi defunti. Lo spiritismo era considerato, infatti, la via "scientifica" al soprannaturale, e per questo era molto praticato proprio da scienziati e scientisti.<br />Vabbè, torniamo a lei. Il film ricostruisce benissimo il clima alla Salpêtrière, con un attore somigliantissimo al vero Charcot. Questi, iniziatore della neurologia, era già un medico di fama internazionale, gloria di Francia (gli è stato dedicato anche un francobollo), con le sue lezioni-spettacolo sull'ipnosi seguite inevitabilmente da scrosci di applausi adoranti. Tuttavia, essendo la scienza neurologica ai primi passi, tutto intanto si risolveva in salassi, pazienti tenute per ore in vasche piene di ghiaccio, isolamento al buio per le più agitate, docce fredde con l'idrante, cinghie di contenzione e via "curando".<br />Su tutto aleggiava la parola magica della psichiatria del tempo: «isteria». Freud stesso fu allievo di Charcot prima di prenderne le distanze. Non ricordo chi disse che l'«isteria» fu a lungo il «cestino della carta straccia in cui si buttava tutto quel che non si sapeva spiegare».<br />Come oggi il «disturbo psicosomatico». A questo punto voi direte: ma che c'entra il titolo del film? La risposta è che effettivamente la Salpêtrière indiceva ogni anno un ballo di beneficenza cui partecipavano le pazienti ed era invitato le grand monde della capitale. Ma la riflessione è un'altra. Lo spettatore sa che quei metodi curativi erano semplicemente barbari, perché la scienza, per fortuna, li ha abbandonati quando ha scoperto di meglio.<br />Ma a quel tempo non c'era altro, non era colpa di nessuno. A quel tempo, erano, anzi, all'avanguardia. Ebbene, anche oggi dobbiamo sopportare un metodo sanitario d'avanguardia che nessuno sa se in futuro verrà definito barbaro. E anche oggi se qualcuno avanza dubbi viene lapidato come nemico della «scienza».<br />E se poi venisse fuori che forse avevano ragione i dubbiosi, i salassatori si giustificherebbero col dire che loro erano in buona fede. Come il Charcot del film, nel quale la co-protagonista - che con lui lavora - ben si accorge che i metodi del Luminare Semidio Intoccabile e Indiscutibile sono crudeli e servono a poco. Dunque - dice il film - anche a quel tempo si potevano avere dei dubbi, e anche a quel tempo si finiva, come la co-protagonista, in cella.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48553732</guid><pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:51:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48553732/il_ballo_delle_pazze_e_i_dubbi_sulla_scienza.mp3" length="5086645" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6862&#13;
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IL BALLO DELLE PAZZE E I DUBBI SULLA SCIENZA di Rino Cammilleri&#13;
Qualcuno potrà chiedersi come mai il sottoscritto insista coi film. Il fatto è che la potenza di un racconto per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6862" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6862</a><br /><br />IL BALLO DELLE PAZZE E I DUBBI SULLA SCIENZA di Rino Cammilleri<br />Qualcuno potrà chiedersi come mai il sottoscritto insista coi film. Il fatto è che la potenza di un racconto per immagini è tale da essere in grado di orientare, dài e dài, le teste. Gesù stesso usava le parabole, cioè racconti immaginari, e poco il discorso diretto. La saggistica erudita, anche se di fior di teologo, ormai non la legge nessuno. Ma tutti hanno ormai il cinema in casa.<br />Bene, il film di cui parlerò oggi è appena uscito e di sicuro lo troverete nei cineforum parrocchiali. Si tratta di Le bal des folles (il ballo delle pazze), della francese Mélanie Laurent, che ne è anche co-protagonista. La vicenda si svolge nel 1885 e comincia coi funerali-kolossal di Victor Hugo a Parigi (tre milioni di partecipanti). C'è anche Eugénie, figlia indisciplinata di un altoborghese retrivo e conservatore. Il quale non sa più come gestire la giovane, che a un certo punto afferma di parlare con gli spiriti dei defunti. E' troppo, e il genitore la fa rinchiudere alla Salpêtrière, il manicomio parigino che ospita cinquemila detenute ed è diretto dal famosissimo Jean-Martin Charcot.<br />Ora, qui c'è una piccola (piccola?) contraddizione nel film, forse una licenza poetica per stigmatizzare lo scientismo nascente giusto in quel secolo. Quel secolo, infatti, era anche il secolo dello spiritismo, degli ectoplasmi, dei tavolini ballanti e dei medium. Perciò non si capisce molto l'avversione di principio del padre di Eugénie per la possibilità che lei parlasse davvero coi defunti. Lo spiritismo era considerato, infatti, la via "scientifica" al soprannaturale, e per questo era molto praticato proprio da scienziati e scientisti.<br />Vabbè, torniamo a lei. Il film ricostruisce benissimo il clima alla Salpêtrière, con un attore somigliantissimo al vero Charcot. Questi, iniziatore della neurologia, era già un medico di fama internazionale, gloria di Francia (gli è stato dedicato anche un francobollo), con le sue lezioni-spettacolo sull'ipnosi seguite inevitabilmente da scrosci di applausi adoranti. Tuttavia, essendo la scienza neurologica ai primi passi, tutto intanto si risolveva in salassi, pazienti tenute per ore in vasche piene di ghiaccio, isolamento al buio per le più agitate, docce fredde con l'idrante, cinghie di contenzione e via "curando".<br />Su tutto aleggiava la parola magica della psichiatria del tempo: «isteria». Freud stesso fu allievo di Charcot prima di prenderne le distanze. Non ricordo chi disse che l'«isteria» fu a lungo il «cestino della carta straccia in cui si buttava tutto quel che non si sapeva spiegare».<br />Come oggi il «disturbo psicosomatico». A questo punto voi direte: ma che c'entra il titolo del film? La risposta è che effettivamente la Salpêtrière indiceva ogni anno un ballo di beneficenza cui partecipavano le pazienti ed era invitato le grand monde della capitale. Ma la riflessione è un'altra. Lo spettatore sa che quei metodi curativi erano semplicemente barbari, perché la scienza, per fortuna, li ha abbandonati quando ha scoperto di meglio.<br />Ma a quel tempo non c'era altro, non era colpa di nessuno. A quel tempo, erano, anzi, all'avanguardia. Ebbene, anche oggi dobbiamo sopportare un metodo sanitario d'avanguardia che nessuno sa se in futuro verrà definito barbaro. E anche oggi se qualcuno avanza dubbi viene lapidato come nemico della «scienza».<br />E se poi venisse fuori che forse avevano ragione i dubbiosi, i salassatori si giustificherebbero col dire che loro erano in buona fede. Come il Charcot del film, nel quale la co-protagonista - che con lui lavora - ben si accorge che i metodi del Luminare Semidio Intoccabile e Indiscutibile sono crudeli e servono a poco. 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Ma il regista Ryan Zaragoza, di evidenti ascendenze latinos, ha voluto fare, in realtà, un'opera di denuncia.<br />La storia si svolge nelle campagne della contea di Los Angeles negli anni Settanta, dove la bassa manodopera è interamente composta da immigrati messicani. Il protagonista è anch'egli messicano e ha sposato una americana, ma di origine messicana. Lei, pur diplomata in giornalismo investigativo (negli Usa la chiamano laurea), ha accettato di seguirlo in una vita che immagina bucolica in una grande catapecchia in mezzo al nulla. È incinta del primo figlio.<br />Cominciano ad accadere strane cose; lei, mentre il marito è lontano al lavoro, fa strane scoperte tra gli oggetti dei precedenti locatari. Poi si accorge che quasi tutti i lavoratori messicani hanno moglie, però in giro non vede bambini. Forte del suo diploma (o laurea) comincia a indagare. Va negli archivi, scopre che chi l'ha preceduta nella grande casa è morta di parto. Poi, bazzicando la clinica, si chiede perché alle partorienti venga fatto firmare un foglio mentre sono sul lettino ginecologico: molte giovani donne parlano solo spagnolo, non si fidano, vogliono la presenza del marito; ma se non firmano non avranno assistenza, così cedono.<br />Che cosa c'è in quel foglio? Non si sa, la nostra protagonista intanto ha altro per la testa. Una misteriosa eruzione cutanea comparsale su un braccio e tendente ad allargarsi. Da buona figlia dei fiori californiana pensa subito ai pesticidi che ha visto usare nei campi anche da suo marito e tira le conclusioni ecologiche: sono i pesticidi a causare la moria di neonati. Lei, che è appunto incinta, si allarma e cerca di convincere il marito a denunciare la cosa. Ma quello teme soprattutto di perdere il lavoro: non può mostrarsi piantagrane in base a un semplice sospetto della moglie.<br />Bene, a questo punto lo spettatore è chiamato a ricordare la frase di Joseph Conrad posta a esergo del film: «Non è necessario credere in una fonte sovrannaturale del male: gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità». Si potrebbe obiettare a Conrad (piuttosto portato al tema, è infatti l'autore del celebre Cuore di Tenebra) che la propensione al male degli uomini non è insita nella loro natura, dal momento che ce ne sono tanti altri che fanno il contrario. Ma noi cattolici crediamo nel Peccato Originale; chi non ci crede è condannato a non spiegare niente.<br />Detto, questo, sì, il film è davvero dell'orrore, ma non certo paranormale. La protagonista scopre, infatti, che non c'entrano i pesticidi e nemmeno i fantasmi. Si tratta, banalmente, di eugenetica. Il foglio che le partorienti devono firmare è un'autorizzazione alla sterilizzazione: anziché farle partorire le fanno abortire, poi legano loro le tube. Perché i messicani fanno troppi figli. I titoli di coda danno le cifre di quel che succedeva nella California degli hippies, lo Stato più liberal degli Usa, a questo proposito e fin quasi all'altr'ieri.<br />Solo di recente il Canada ha fatto pubblica ammenda di aver fatto le medesime cose coi nativi fin quasi alla stessa epoca. Anche la Svezia. Anche il Giappone, dove i malformati sono da sempre emarginati (v. le prime scene di Sol Levante, 1993, con Sean Connery e Welsey Snipes). Cinema per cinema, il celebre Vincitori e vinti del 1961 sul Processo di Norimberga ebbe il coraggio di far dire all'avvocato difensore dei gerarchi (impersonato da Maximilian Schell) che l'eugenetica, prove alla mano, l'avevano inventata gli anglosassoni, i nazisti non avevano fatto altro che applicarla su larga scala. Coraggio: infatti nel remake del 2000, Nuremberg, non c'è più. Nel 1961 l'eugenetica era ancora una brutta cosa, nel Terzo Millennio no.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48553758</guid><pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:43:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48553758/madres_il_film_horror_che_svela_l_eugenetica.mp3" length="5046065" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6863&#13;
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Il protagonista è anch'egli messicano e ha sposato una americana, ma di origine messicana. Lei, pur diplomata in giornalismo investigativo (negli Usa la chiamano laurea), ha accettato di seguirlo in una vita che immagina bucolica in una grande catapecchia in mezzo al nulla. È incinta del primo figlio.<br />Cominciano ad accadere strane cose; lei, mentre il marito è lontano al lavoro, fa strane scoperte tra gli oggetti dei precedenti locatari. Poi si accorge che quasi tutti i lavoratori messicani hanno moglie, però in giro non vede bambini. Forte del suo diploma (o laurea) comincia a indagare. Va negli archivi, scopre che chi l'ha preceduta nella grande casa è morta di parto. Poi, bazzicando la clinica, si chiede perché alle partorienti venga fatto firmare un foglio mentre sono sul lettino ginecologico: molte giovani donne parlano solo spagnolo, non si fidano, vogliono la presenza del marito; ma se non firmano non avranno assistenza, così cedono.<br />Che cosa c'è in quel foglio? Non si sa, la nostra protagonista intanto ha altro per la testa. Una misteriosa eruzione cutanea comparsale su un braccio e tendente ad allargarsi. Da buona figlia dei fiori californiana pensa subito ai pesticidi che ha visto usare nei campi anche da suo marito e tira le conclusioni ecologiche: sono i pesticidi a causare la moria di neonati. Lei, che è appunto incinta, si allarma e cerca di convincere il marito a denunciare la cosa. Ma quello teme soprattutto di perdere il lavoro: non può mostrarsi piantagrane in base a un semplice sospetto della moglie.<br />Bene, a questo punto lo spettatore è chiamato a ricordare la frase di Joseph Conrad posta a esergo del film: «Non è necessario credere in una fonte sovrannaturale del male: gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità». Si potrebbe obiettare a Conrad (piuttosto portato al tema, è infatti l'autore del celebre Cuore di Tenebra) che la propensione al male degli uomini non è insita nella loro natura, dal momento che ce ne sono tanti altri che fanno il contrario. Ma noi cattolici crediamo nel Peccato Originale; chi non ci crede è condannato a non spiegare niente.<br />Detto, questo, sì, il film è davvero dell'orrore, ma non certo paranormale. La protagonista scopre, infatti, che non c'entrano i pesticidi e nemmeno i fantasmi. Si tratta, banalmente, di eugenetica. Il foglio che le partorienti devono firmare è un'autorizzazione alla sterilizzazione: anziché farle partorire le fanno abortire, poi legano loro le tube. Perché i messicani fanno troppi figli. I titoli di coda danno le cifre di quel che succedeva nella California degli hippies, lo Stato più liberal degli Usa, a questo proposito e fin quasi all'altr'ieri.<br />Solo di recente il Canada ha fatto pubblica ammenda di aver fatto le medesime cose coi nativi fin quasi alla stessa epoca. Anche la Svezia. Anche il Giappone, dove i malformati sono da sempre emarginati (v. le prime scene di Sol Levante, 1993, con Sean Connery e Welsey Snipes). Cinema per cinema, il celebre Vincitori e vinti del 1961 sul Processo di Norimberga ebbe il coraggio di far dire all'avvocato difensore dei gerarchi (impersonato da Maximilian Schell) che l'eugenetica,...]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>horror,latinos,madres,peccatooriginale,ryanzaragoza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1c1a98389e88dffe75046896ec538f0e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Don't look up: il film con Di Caprio che nasconde uno spot all'utero in affitto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/don-t-look-up-il-film-con-di-caprio-che-nasconde-uno-spot-all-utero-in-affitto--48440903</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6883" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6883</a><br /><br />DON'T LOOK UP, IL FILM CON DICAPRIO CHE NASCONDE UNO SPOT ALL'UTERO IN AFFITTO di Manuela Antonacci<br />Potremmo definirlo come una "satira apocalittica", il nuovo film con protagonista Leonardo DiCaprio, dal titolo "Don't look up", disponibile su Netflix.<br />Tutto si basa sul martellante slogan "Don't look up", appunto, ovvero "Non guardate su", pronunciato più volte dalla strampalata presidente degli Stati Uniti Janie Orlean (Meryl Streep) che conduce un'operazione mediatica per coprire e sminuire la scoperta di due scienziati che hanno individuato la traiettoria di una cometa grande come l'Everest in rotta di collisione verso la Terra e capace di raggiungerla e distruggerla nel giro di pochi mesi. Il leitmotiv del film è rappresentato dai meccanismi mediatici con cui la notizia viene volutamente e abilmente ignorata e sdrammatizzata dalla stampa per interessi politici ed economici, condannato così l'umanità al disastro.<br />Un film, dunque, incentrato sul coprire e nascondere ciò che invece è palese. Ma proprio un metodo simile è presente in un fotogramma del film stesso, anzi, in un vero e proprio messaggio subliminale. E sappiamo bene qual è il ruolo e quali le conseguenze - soprattutto in pubblicità e cinematografia - dei messaggi subliminali: ovvero far passare un'informazione, un'immagine, un contenuto senza farlo vedere palesemente, ma così facendo cercare di farlo assimilare nello spettatore in modo inconscio. Un gioco sporco, insomma.<br />E nel giro un fotogramma (come si vedere nell'immagine sopra), appunto, il film presta il fianco e si inchina alla logica abortista e pro gender. C'è, infatti, una scena in cui il protagonista, il dottor Randall Mindy (DiCaprio), denuncia il pericolo della catastrofe in arrivo, pronunciando la seguente frase: «Ogni cosa è teoricamente impossibile finché non viene fatta». Si riferisce alla possibilità di salvare il mondo, ma in realtà, mentre viene detto questo, viene inquadrata una coppia di donne, sedute in un bar, mentre tra loro due c'è una bambina (si potrebbe supporre sia la loro figlia) e indossa una maglietta con il logo di Planned Parenthood l'organizzazione di cliniche abortiste che appoggia sfegatatamente il mondo LGBT insieme a tutto il suo carrozzone di "diritti".<br />La frase detta dal protagonista, dunque, potrebbe tranquillamente assumere tutti i contorni della propaganda gender, proprio nel rispondere alla logica dei messaggi subliminali. Per i sostenitori Lgbt e pro-gender, infatti, ci sono cose «teoricamente impossibili», come appunto che due donne o due uomini possano avere un figlio, «finche non vengono fatte», come appunto accade con la pianificazione familiare che appoggia l'aborto e l'utero in affitto.<br />E menomale che il film avrebbe lo scopo di smascherare i meccanismi di manipolazione mediatica delle informazioni!<br /><br />Nota di BastaBugie: Anna Bonetti nell'articolo seguente dal titolo "Utero in Affitto? La testimonianza choc di una donna" riporta la testimonianza di una donna che si è offerta di affittare il suo utero per una coppia di amici con tutte le drammatiche e sconvolgenti conseguenze che ne derivano.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Provita & Famiglia il 23 gennaio 2022:<br />Vi proponiamo la testimonianza, riportata dal sito Nordic Model Now, di una donna che si è offerta di affittare il suo utero per una coppia di amici e che attraverso la sua testimonianza ci permette di conoscere a fondo la pratica dell'utero in affitto, al di là dei riflettori mediatici e con tutte le drammatiche e sconvolgenti conseguenze che ne derivano.<br />"È stata un'esperienza incredibilmente traumatica - spiega la donna sui suoi profili social - tanto che ho dovuto essere curata per disturbo da stress post-traumatico. Non parlo mai con nessuno della mia esperienza, poiché la trovo ancora completamente devastante».<br />«Nei media - precisa - sentiamo solo storie positive, guidate da organizzazioni che promuovono la maternità surrogata, ma è importante anche che le persone sappiano che la maternità surrogata può andare molto male e avere ripercussioni per tutta la vita per le donne che offrono il proprio corpo da utilizzare come incubatrici».<br />«Tuttavia - chiarisce la donna - ho accettato di andare avanti prima di sapere abbastanza sulle procedure mediche estremamente invasive e dannose che avrei dovuto subire. Non mi rendevo conto che il mio ciclo naturale sarebbe stato interrotto chimicamente per la quantità di ormoni sintetici e dannosi che avrei dovuto assumere. Così sono andata avanti contro il mio giudizio, soprattutto per non turbare i miei amici».<br />«Mi hanno convinta - spiega - a impiantare due embrioni per aumentare le possibilità di successo dell'impianto e solo ora mi rendo conto del rischio che ho corso nell'aver sottomesso la mia salute per dare priorità ai desideri dei futuri genitori. Ero completamente disinteressata a me stessa, vedevo il mio valore solo in quanto ero utile agli altri. Durante la gravidanza ho sperimentato la gelosia e rabbia da parte della madre "designata" per il fatto che potessi rimanere incinta così facilmente. Entrambi i genitori mi hanno fatto pressione su come e dove avrei partorito».<br />«La mia salute mentale è crollata, al punto che due anni dopo il parto mi è stato diagnosticato un disturbo da stress post traumatico, per il quale sono stata curata. Non so quali saranno le conseguenze per la mia salute fisica per aver assunto grandi quantità di ormoni sintetici, né il possibile rischio di cancro al seno, dovuto al fatto che non ho allattato i bambini. Oggi - rivela la donna - sono contro tutti i tipi di maternità surrogata, sia altruistica che commerciale. Le donne non dovrebbero essere incoraggiate a mettere in pericolo la loro salute fisica e emotiva per soddisfare il "bisogno" di altre persone di avere bambini. Le donne contano. La legge - conclude - non dovrebbe essere cambiata per facilitare lo sfruttamento delle donne, sia quelle che sono vulnerabili a causa della povertà, sia quelle che sono state ben intenzionate come me. Non c'è nulla di etico nella maternità surrogata».<br />Una storia traumatica, che fa riflettere su quanto la pratica dell'utero in affitto - o, come lo chiamano alcuni, maternità surrogata - nella sua intrinseca disumanità sia una pratica estremamente individualista, che non tutela in alcun modo la salute delle donne mercificate per soddisfare i desideri altrui.<br />Va sottolineato che oltre a questo massacro fisico, tale pratica consiste in un sacrificio non indifferente di embrioni umani. Come riporta una ricerca condotta dal dottor Fabio Fuiano, presidente degli "Universitari Per la Vita", infatti, è emerso che soltanto il 12% degli embrioni prodotti in laboratorio e destinati alla fecondazione artificiale sopravvivono fino al parto. Inoltre, come si evince dalla stessa ricerca, i nascituri concepiti artificialmente hanno una probabilità più elevata di malformazioni rispetto a quelli concepiti naturalmente.<br />E' stato il caso di Giovannino, il piccolo affetto dall'Ittiosi di Arlecchino, una rara malattia della pelle, nato all'ospedale Sant'Anna di Torino in seguito a un intervento di fecondazione assistita e abbandonato dai genitori immediatamente dopo la nascita.<br />In sintesi, l'utero in affitto, oltre che essere una pratica disumana, è anche totalmente incompatibile con la difesa della vita ed è figlio della stessa cultura di morte, secondo la quale la vita quando è non voluta viene selezionata prima della nascita, mentre quando è desiderata a tutti i costi si è addirittura disposti a mettere a rischio la vita del prossimo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48440903</guid><pubDate>Tue, 25 Jan 2022 22:31:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48440903/don_t_look_up_il_film_con_di_caprio_che_nasconde_uno_spot_all_utero_in_affitto.mp3" length="8535649" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6883&#13;
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DON'T LOOK UP, IL FILM CON DICAPRIO CHE NASCONDE UNO SPOT ALL'UTERO IN AFFITTO di Manuela Antonacci&#13;
Potremmo definirlo come una "satira apocalittica", il nuovo film con protagonista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6883" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6883</a><br /><br />DON'T LOOK UP, IL FILM CON DICAPRIO CHE NASCONDE UNO SPOT ALL'UTERO IN AFFITTO di Manuela Antonacci<br />Potremmo definirlo come una "satira apocalittica", il nuovo film con protagonista Leonardo DiCaprio, dal titolo "Don't look up", disponibile su Netflix.<br />Tutto si basa sul martellante slogan "Don't look up", appunto, ovvero "Non guardate su", pronunciato più volte dalla strampalata presidente degli Stati Uniti Janie Orlean (Meryl Streep) che conduce un'operazione mediatica per coprire e sminuire la scoperta di due scienziati che hanno individuato la traiettoria di una cometa grande come l'Everest in rotta di collisione verso la Terra e capace di raggiungerla e distruggerla nel giro di pochi mesi. Il leitmotiv del film è rappresentato dai meccanismi mediatici con cui la notizia viene volutamente e abilmente ignorata e sdrammatizzata dalla stampa per interessi politici ed economici, condannato così l'umanità al disastro.<br />Un film, dunque, incentrato sul coprire e nascondere ciò che invece è palese. Ma proprio un metodo simile è presente in un fotogramma del film stesso, anzi, in un vero e proprio messaggio subliminale. E sappiamo bene qual è il ruolo e quali le conseguenze - soprattutto in pubblicità e cinematografia - dei messaggi subliminali: ovvero far passare un'informazione, un'immagine, un contenuto senza farlo vedere palesemente, ma così facendo cercare di farlo assimilare nello spettatore in modo inconscio. Un gioco sporco, insomma.<br />E nel giro un fotogramma (come si vedere nell'immagine sopra), appunto, il film presta il fianco e si inchina alla logica abortista e pro gender. C'è, infatti, una scena in cui il protagonista, il dottor Randall Mindy (DiCaprio), denuncia il pericolo della catastrofe in arrivo, pronunciando la seguente frase: «Ogni cosa è teoricamente impossibile finché non viene fatta». Si riferisce alla possibilità di salvare il mondo, ma in realtà, mentre viene detto questo, viene inquadrata una coppia di donne, sedute in un bar, mentre tra loro due c'è una bambina (si potrebbe supporre sia la loro figlia) e indossa una maglietta con il logo di Planned Parenthood l'organizzazione di cliniche abortiste che appoggia sfegatatamente il mondo LGBT insieme a tutto il suo carrozzone di "diritti".<br />La frase detta dal protagonista, dunque, potrebbe tranquillamente assumere tutti i contorni della propaganda gender, proprio nel rispondere alla logica dei messaggi subliminali. Per i sostenitori Lgbt e pro-gender, infatti, ci sono cose «teoricamente impossibili», come appunto che due donne o due uomini possano avere un figlio, «finche non vengono fatte», come appunto accade con la pianificazione familiare che appoggia l'aborto e l'utero in affitto.<br />E menomale che il film avrebbe lo scopo di smascherare i meccanismi di manipolazione mediatica delle informazioni!<br /><br />Nota di BastaBugie: Anna Bonetti nell'articolo seguente dal titolo "Utero in Affitto? La testimonianza choc di una donna" riporta la testimonianza di una donna che si è offerta di affittare il suo utero per una coppia di amici con tutte le drammatiche e sconvolgenti conseguenze che ne derivano.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Provita & Famiglia il 23 gennaio 2022:<br />Vi proponiamo la testimonianza, riportata dal sito Nordic Model Now, di una donna che si è offerta di affittare il suo utero per una coppia di amici e che attraverso la sua testimonianza ci permette di conoscere a fondo la pratica dell'utero in affitto, al di là dei riflettori mediatici e con tutte le drammatiche e sconvolgenti conseguenze che ne derivano.<br />"È stata un'esperienza incredibilmente traumatica - spiega la donna sui suoi profili social - tanto che ho dovuto essere curata per disturbo da stress post-traumatico. Non parlo mai con nessuno della mia esperienza, poiché la trovo ancora...]]></itunes:summary><itunes:duration>534</itunes:duration><itunes:keywords>dicaprio,dontlookup,embrioni,fecondazioneassistita,fotogramma,messaggiosubliminale,netflix</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/900d6df5b6ea14b3df05cd98aac4146e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Era mio figlio: un film sulle ferite della guerra vera</title><link>https://www.spreaker.com/episode/era-mio-figlio-un-film-sulle-ferite-della-guerra-vera--48387701</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6528" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6528</a><br /><br />UN FILM SULLE FERITE DELLA GUERRA VERA di Francesca Romana Poleggi<br />"Era mio figlio" (The Last Full Measure) narra una storia vera: l'inchiesta dell'avvocato del Pentagono Scott Huffman svolta per assegnare la prestigiosissima Medal of Honor postuma a un semplice aviere, paracadutista-soccorritore dell'Air Force, William Hart Pitsenbarger, a seguito del suo eroico sacrificio durante la guerra del Vietnam.<br />Il giovane, prima di essere ucciso in una delle battaglie più tragiche del conflitto, salvò la vita a una sessantina di soldati. A distanza di 30 anni, i reduci e i genitori di "Pits" chiedono giustizia e non sanno spiegarsi per quale motivo la medaglia gli fosse stata negata a suo tempo.<br />Non è il solito, retorico, film di guerra. Dietro la vicenda bellica e la questione burocratica, si stagliano netti valori oggi troppo dimenticati, come la famiglia e la paternità (bellissimo il confronto tra il padre di Pits e Huffman, che ha due figli piccoli, il quale a sua volta ha fatto l'esperienza di figlio abbandonato in tenera età dal padre); notevole il conflitto tra il senso del dovere, il senso dell'onore, e l'ambizione per il successo, la carriera e l'interesse personale: un senso del dovere pieno, autentico reale e appassionato che si confronta con l'esecuzione del proprio lavoro unicamente per se stessi e per soddisfare i superiori.<br />Tocca il cuore dello spettatore la ferita profonda e dolorosa che incide l'animo di chi sperimenta la guerra vera. Ma soprattutto - ripetiamo - senza retorica scontata, c'è l'esaltazione dell'umanità, l'umanità di chi comprende, sa perdonare, riconosce negli altri dei fratelli, dei figli, dei genitori anche se estranei al nostro nucleo familiare; l'umanità di chi sbaglia, di chi lotta, di chi soffre e di chi semplicemente, con il cuore aperto, dà la vita per i suoi amici.<br />Un film da vedere e da far vedere anche a ragazzi molto giovani.<br /> <br />Titolo originale: Era mio figlio: l'inchiesta dell'avvocato del Pentagono Scott Huffman<br />Fonte: Notizie ProVita & Famiglia, n.97 - 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 710]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387701</guid><pubDate>Fri, 21 Jan 2022 10:23:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387701/un_film_sulle_ferite_della_guerra_vera.mp3" length="2510679" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6528&#13;
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UN FILM SULLE FERITE DELLA GUERRA VERA di Francesca Romana Poleggi&#13;
"Era mio figlio" (The Last Full Measure) narra una storia vera: l'inchiesta dell'avvocato del Pentagono Scott...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6528" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6528</a><br /><br />UN FILM SULLE FERITE DELLA GUERRA VERA di Francesca Romana Poleggi<br />"Era mio figlio" (The Last Full Measure) narra una storia vera: l'inchiesta dell'avvocato del Pentagono Scott Huffman svolta per assegnare la prestigiosissima Medal of Honor postuma a un semplice aviere, paracadutista-soccorritore dell'Air Force, William Hart Pitsenbarger, a seguito del suo eroico sacrificio durante la guerra del Vietnam.<br />Il giovane, prima di essere ucciso in una delle battaglie più tragiche del conflitto, salvò la vita a una sessantina di soldati. A distanza di 30 anni, i reduci e i genitori di "Pits" chiedono giustizia e non sanno spiegarsi per quale motivo la medaglia gli fosse stata negata a suo tempo.<br />Non è il solito, retorico, film di guerra. Dietro la vicenda bellica e la questione burocratica, si stagliano netti valori oggi troppo dimenticati, come la famiglia e la paternità (bellissimo il confronto tra il padre di Pits e Huffman, che ha due figli piccoli, il quale a sua volta ha fatto l'esperienza di figlio abbandonato in tenera età dal padre); notevole il conflitto tra il senso del dovere, il senso dell'onore, e l'ambizione per il successo, la carriera e l'interesse personale: un senso del dovere pieno, autentico reale e appassionato che si confronta con l'esecuzione del proprio lavoro unicamente per se stessi e per soddisfare i superiori.<br />Tocca il cuore dello spettatore la ferita profonda e dolorosa che incide l'animo di chi sperimenta la guerra vera. Ma soprattutto - ripetiamo - senza retorica scontata, c'è l'esaltazione dell'umanità, l'umanità di chi comprende, sa perdonare, riconosce negli altri dei fratelli, dei figli, dei genitori anche se estranei al nostro nucleo familiare; l'umanità di chi sbaglia, di chi lotta, di chi soffre e di chi semplicemente, con il cuore aperto, dà la vita per i suoi amici.<br />Un film da vedere e da far vedere anche a ragazzi molto giovani.<br /> <br />Titolo originale: Era mio figlio: l'inchiesta dell'avvocato del Pentagono Scott Huffman<br />Fonte: Notizie ProVita & Famiglia, n.97 - 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 710]]></itunes:summary><itunes:duration>157</itunes:duration><itunes:keywords>avvocato,ferite,guerra,pentagono,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/05f37a2713342ed166f24e81fac26974.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Songbird: il film sullo stato di polizia da Covid</title><link>https://www.spreaker.com/episode/songbird-il-film-sullo-stato-di-polizia-da-covid--48383337</link><description><![CDATA[VIDEO: Songbird (2021): Trailer ITA del Thriller ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ALSxrojS_WM&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ALSxrojS_WM&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6683" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6683</a><br /><br />IL FILM SULLO STATO DI POLIZIA DA COVID di Rino Cammilleri<br /><br />I "no-vax" saranno contenti di sapere che a tempo di record è stato realizzato un film hollywoodiano anti-lockdown e prefiguratore di uno stato di polizia permanente a causa della pandemia. Tanto per non essere equivocato, lo scenario è un prossimo futuro; anzi, un prolungamento dell'attuale presente e un Covid che, a furia di mutare, è arrivato al numero 23. Il film si svolge infatti... tra quattro anni, a Los Angeles, la città di cui Hollywood è una periferia.Il titolo, Songbird, può alludere a un uccello canoro o a una cantante donna, ma da quel che ho capito può riferirsi anche al protagonista Nico che, per amore della sua fidanzata, decide di scrollarsi di dosso la tutela opprimente delle autorità sanitarie (che ormai sono diventate l'Autorità tout court). Il giovane regista Adam Mason ha convinto un calibro come Michael Bay (tra i migliori porta-soldi della Mecca del Cinema) a produrre la sua opera, che mette in scena star come Demi Moore, Sofia Carson e Alexandra Daddario (occhi incredibili, lanciati da Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo).Girato in una Los Angeles fantasma (autentica perché, metropoli liberal, ha attuato, come si ricorderà, la più stretta clausura, non fosse altro che per fare un dispetto a Trump), il protagonista è un giovine rider che porta la spesa in motorino per il semplice fatto che è un Immune, cosa che deve dimostrare ogni volta esibendo uno speciale e apposito braccialetto elettronico. Posti di blocco dovunque, con agenti armati e incapsulati in tute-scafandri integrali gialle, il colore della peste (o del bio-hazard, se preferite il basic English). Interessante il fatto che, come accennato, il film non è altro che la proiezione in avanti di quel che potrebbe succedere (o succederà) se l'attuale Covid-19 peggiorasse a furia di mutazioni e i vaccini non riuscissero a tenergli dietro.Tutti devono stare chiusi in casa a scannerizzarsi continuamente tramite una speciale app nel telefonino. Che è collegata con una centrale. Così, se uno si ammala, l'Autorità lo viene a sapere in tempo reale e scattano le misure sanitarie: l'infetto viene prelevato a forza da una squadra in scafandro e portato in un campo-Q, dove Q sta per quarantena. Da lì non si scappa e nessuno è mai uscito vivo. In città il capo delle squadre è uno psicopatico che, prima, guidava i camion della spazzatura. Poi, venendo meno via via tutti i suoi superiori a causa del contagio, non è rimasto che lui, essendo uno dei rari Immuni.Il protagonista, tramite il solito amico mago informatico (afroamericano, cela va sans dire), scopre che c'è un fetente riccastro in grado di fornire braccialetti da Immune, falsi ma a prova di verifica. E tutta la storia consiste nelle peripezie di Nico per procurarne uno alla fidanzata prima che le squadre sanitarie vengano a prelevarla. La songbird effettiva è una ragazza che sogna di fare la cantante ma deve soggiacere al fetente di cui sopra che è un produttore musicale. Sarà aiutata da un altro genio informatico (un handicappato).Insomma, un godibile film trumpiano, anche perché non tutte le minoranze oppresse sono, per fortuna, messe in scena. Di oppresso c'è solo il cittadino medio, cui si prospetta un avvenire cinese complice il coronavirus. God bless America, che ha ancora anticorpi vitali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48383337</guid><pubDate>Fri, 21 Jan 2022 00:00:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48383337/il_film_sullo_stato_di_polizia_da_covid.mp3" length="4687456" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Songbird (2021): Trailer ITA del Thriller ➜ https://www.youtube.com/watch?v=ALSxrojS_WM&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6683&#13;
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Il film si svolge infatti... tra quattro anni, a Los Angeles, la città di cui Hollywood è una periferia.Il titolo, Songbird, può alludere a un uccello canoro o a una cantante donna, ma da quel che ho capito può riferirsi anche al protagonista Nico che, per amore della sua fidanzata, decide di scrollarsi di dosso la tutela opprimente delle autorità sanitarie (che ormai sono diventate l'Autorità tout court). Il giovane regista Adam Mason ha convinto un calibro come Michael Bay (tra i migliori porta-soldi della Mecca del Cinema) a produrre la sua opera, che mette in scena star come Demi Moore, Sofia Carson e Alexandra Daddario (occhi incredibili, lanciati da Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo).Girato in una Los Angeles fantasma (autentica perché, metropoli liberal, ha attuato, come si ricorderà, la più stretta clausura, non fosse altro che per fare un dispetto a Trump), il protagonista è un giovine rider che porta la spesa in motorino per il semplice fatto che è un Immune, cosa che deve dimostrare ogni volta esibendo uno speciale e apposito braccialetto elettronico. Posti di blocco dovunque, con agenti armati e incapsulati in tute-scafandri integrali gialle, il colore della peste (o del bio-hazard, se preferite il basic English). Interessante il fatto che, come accennato, il film non è altro che la proiezione in avanti di quel che potrebbe succedere (o succederà) se l'attuale Covid-19 peggiorasse a furia di mutazioni e i vaccini non riuscissero a tenergli dietro.Tutti devono stare chiusi in casa a scannerizzarsi continuamente tramite una speciale app nel telefonino. Che è collegata con una centrale. Così, se uno si ammala, l'Autorità lo viene a sapere in tempo reale e scattano le misure sanitarie: l'infetto viene prelevato a forza da una squadra in scafandro e portato in un campo-Q, dove Q sta per quarantena. Da lì non si scappa e nessuno è mai uscito vivo. In città il capo delle squadre è uno psicopatico che, prima, guidava i camion della spazzatura. Poi, venendo meno via via tutti i suoi superiori a causa del contagio, non è rimasto che lui, essendo uno dei rari Immuni.Il protagonista, tramite il solito amico mago informatico (afroamericano, cela va sans dire), scopre che c'è un fetente riccastro in grado di fornire braccialetti da Immune, falsi ma a prova di verifica. E tutta la storia consiste nelle peripezie di Nico per procurarne uno alla fidanzata prima che le squadre sanitarie vengano a prelevarla. La songbird effettiva è una ragazza che sogna di fare la cantante ma deve soggiacere al fetente di cui sopra che è un produttore musicale. Sarà aiutata da un altro genio informatico (un handicappato).Insomma, un godibile film trumpiano, anche perché non tutte le minoranze oppresse sono, per fortuna, messe in scena. Di oppresso c'è solo il cittadino medio, cui si prospetta un avvenire cinese complice il coronavirus. God bless America, che ha ancora anticorpi vitali.]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>america,biohazard,clausura,film,liberal,trump,virus</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c4abcf3d80b2ed02244bb8fe790b7239.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'obiettivo di ogni rivoluzione sono sempre i bambini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-obiettivo-di-ogni-rivoluzione-sono-sempre-i-bambini--46942037</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6759<br /><br />L'OBIETTIVO DI OGNI RIVOLUZIONE SONO SEMPRE I BAMBINI<br />Una pediatra inglese lancia l'allarme sul rischio di curare male i bambini se viene cambiato il sesso sulle loro cartelle cliniche (e intanto la propaganda Pixar-Disney del cartone animato del 2015 Inside Out spinge i bambini a seguire solo le passioni)<br />di Luca Volontè<br /><br />I giovani confusi sul genere rischiano di essere mal diagnosticati se il loro sesso viene cambiato sulle loro cartelle cliniche.<br />Una pediatra inglese ha lanciato l'allarme nei giorni scorsi. La pediatra ha denunciato di aver visto almeno sei bambini, il più giovane sotto i dieci anni, le cui informazioni mediche erano state alterate per registrare un diverso sesso biologico, così come nuovi nomi e pronomi. Secondo le linee guida del NHS, autorità sanitaria inglese, tutti pazienti possono cambiare la loro "identità di genere" sui documenti ufficiali di registrazione semplicemente scrivendo al loro medico di base.<br />Tutto ciò è molto preoccupante perché, ha spiegato la pediatra "registrare sulle cartelle cliniche se qualcuno è maschio o femmina è vitale nella sua cura medica. Senza questa informazione, tutti i tipi di diagnosi potrebbero dimostrarsi sbagliate". A titolo di esempio, ha spiegato: "Se hai una ragazza di 15 anni che si lamenta di dolori addominali, il tuo primo pensiero è: 'Spero che non sia incinta'. Ma se quell'adolescente si presenta come un ragazzo, ovviamente non penseresti a queste cose, ma anche "il peso e l'altezza sono specifici per il sesso perché le ragazze e i ragazzi crescono a ritmi e tempi diversi".<br />Nei giorni successivi alla denuncia del pediatra, un genitore ha denunciato la propria difficoltà nel rintracciare la figlia di 15 anni dopo che era stata portata in ospedale a seguito di un'overdose perché il reparto l'aveva ricoverata come un ragazzo. Una madre ha detto di aver avuto difficoltà a prendere un appuntamento con il medico di famiglia per sua figlia di 14 anni poiché l'ambulatorio non ha potuto trovare alcuna cartella clinica su di lei nel sistema. Nome e sesso della figlia erano stati cambiati senza che la madre ne avesse conoscenza.<br />Come già detto, nel Regno Unito, chiunque, compresi i minori di 18 anni con sufficiente capacità di dare il proprio consenso, è legalmente autorizzato a richiedere di cambiare il proprio nome o genere nella propria cartella clinica. Anzi, chiunque può intentare una causa civile contro qualsiasi medico generico che rifiutasse di accogliere la richiesta di cambiare sesso e nome sulla propria cartella clinica.<br />Una follia totale che è figlia della logica intrinseca del concetto di non discriminazione e dell'assalto alla ragione e natura biologica umana.<br /><br />Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "L'antropologia ribaltata secondo Pixar-Disney" del cartone animato del 2015, Inside Out, che ha avuto un grande successo mondiale. È l'esempio del modello educativo attuale: una vita tutta guidata dalle passioni. Non esiste la ragione, che discerne il bene dal male, l'utile dal dannoso, che decide la direzione da dare alla vita.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23-07-2021:<br />Nel 2015 Pixar, insieme alla Disney, hanno prodotto un cartone animato... psicologico di grande successo; vinse l'Oscar e il Golden Globe come miglior film d'animazione: Inside out. È un film psicologico perché alcuni professionisti della salute mentale hanno collaborato alla stesura del copione.<br />Il film mostra un periodo di cambiamento nella vita di una bambina di undici anni, Riley: cresciuta nel Minnesota, si trasferisce con la famiglia a San Francisco, in California. All'interno della bambina agiscono cinque emozioni: Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura. Ogni volta che accade qualcosa di rilevante, si produce un ricordo caratterizzato da ognuna delle cinque emozioni; i ricordi più importanti, i ricordi base, costruiscono la personalità della bambina. Gioia monopolizza la vita della bambina, tentando in ogni modo di escludere Tristezza. Tuttavia, alla fine del film, Gioia deve accettare che, nella vita di Riley, anche Tristezza può svolgere un ruolo fondamentale. In questo modo, la vita della bambina diventa più equilibrata e tutto procede per il meglio.<br />A prima vista sembra un ottimo prodotto per bambini, con una morale importante: nella vita tutte le emozioni, compresa la tristezza, hanno un ruolo. Però... c'è un però. Già: dov'è Ragione? Non esiste? La vita della bambina è guidata esclusivamente dalle emozioni? Facciamo un passo indietro.<br />L'antropologia classica è ben rappresentata nel mito della biga alata di Platone. L'uomo è come una biga, trainata da due cavalli (uno bianco e uno nero) le cui briglie sono saldamente tenute da un auriga. I cavalli sono le passioni (irascibile e concupiscibile) e l'auriga è la ragione. Il significato è chiaro: senza cavalli (cioè le passioni) la biga non andrebbe da nessuna parte; ma la direzione la decide l'autiga, cioè la ragione. È la ragione, infatti, che ha il compito di discernere il bene e il male, l'utile e il dannoso; quindi, di decidere la direzione da dare alla vita dell'uomo, guidandolo verso il bene e lontano dal male.<br />Nel mondo moderno questa antropologia è ribaltata. La ragione è spodestata, detronizzata, focomelizzata. Essa - si dice - non è in grado di discernere il bene e il male perché non può cogliere le verità metafisiche. Essa può solo cogliere le realtà materiali, quelle che cadono sotto i nostri sensi, quelle misurabili. Così, la filosofia e, in particolare, la metafisica sono sostituite dalla scienza, lo strumento di conoscenza che, semplicemente, misura. Non dice come le cose dovrebbero essere, ma come sono. Non c'è più alcun «dover essere».<br />E chi guida l'uomo al posto dell'auriga-ragione? I cavalli, cioè le passioni. Va' dove ti porta il cuore (non la ragione), soddisfa la tua sete (cioè i tuoi appetiti)... C'è però un particolare rilevante da mettere in chiaro: chi non segue la ragione, ma segue le passioni, non è libero. È schiavo: innanzitutto delle passioni, ma anche di chiunque gli metta un guinzaglio al collo. L'uomo libero è colui che sceglie tra bene e male; e sceglie, ovviamente, il bene. La libertà è, infatti, la possibilità di scegliere il bene.<br />Tutta la modernità - dall'empirismo all'illuminismo, dal romanticismo al gender - insiste nel convincere l'uomo che la sua parte più autentica e pura, quella sola che lo può guidare nella vita, è quella passionale; e che la ragione, con la sua ossessione per la morale, per la distinzione tra il bene e il male, è un tiranno crudele da rovesciare. Così anche la cultura pop, nella quale siamo immersi.<br />Torniamo, quindi, a Inside out. Nel film viene rappresentata una antropologia chiarissima, che ormai siamo in grado di riconoscere: Riley è guidata dalle passioni, solo dalle passioni. La ragione non esiste. Questo è il messaggio che la Pixar/Disney comunica ai bambini, a milioni di bambini, attraverso un racconto, una storia.<br />L'obiettivo di ogni rivoluzione sono sempre i bambini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46942037</guid><pubDate>Tue, 12 Oct 2021 21:24:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46942037/l_obiettivo_di_ogni_rivoluzione_sono_sempre_i_bambini.mp3" length="8861614" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6759

L'OBIETTIVO DI OGNI RIVOLUZIONE SONO SEMPRE I BAMBINI
Una pediatra inglese lancia l'allarme sul rischio di curare male i bambini se viene cambiato il sesso sulle loro cartelle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6759<br /><br />L'OBIETTIVO DI OGNI RIVOLUZIONE SONO SEMPRE I BAMBINI<br />Una pediatra inglese lancia l'allarme sul rischio di curare male i bambini se viene cambiato il sesso sulle loro cartelle cliniche (e intanto la propaganda Pixar-Disney del cartone animato del 2015 Inside Out spinge i bambini a seguire solo le passioni)<br />di Luca Volontè<br /><br />I giovani confusi sul genere rischiano di essere mal diagnosticati se il loro sesso viene cambiato sulle loro cartelle cliniche.<br />Una pediatra inglese ha lanciato l'allarme nei giorni scorsi. La pediatra ha denunciato di aver visto almeno sei bambini, il più giovane sotto i dieci anni, le cui informazioni mediche erano state alterate per registrare un diverso sesso biologico, così come nuovi nomi e pronomi. Secondo le linee guida del NHS, autorità sanitaria inglese, tutti pazienti possono cambiare la loro "identità di genere" sui documenti ufficiali di registrazione semplicemente scrivendo al loro medico di base.<br />Tutto ciò è molto preoccupante perché, ha spiegato la pediatra "registrare sulle cartelle cliniche se qualcuno è maschio o femmina è vitale nella sua cura medica. Senza questa informazione, tutti i tipi di diagnosi potrebbero dimostrarsi sbagliate". A titolo di esempio, ha spiegato: "Se hai una ragazza di 15 anni che si lamenta di dolori addominali, il tuo primo pensiero è: 'Spero che non sia incinta'. Ma se quell'adolescente si presenta come un ragazzo, ovviamente non penseresti a queste cose, ma anche "il peso e l'altezza sono specifici per il sesso perché le ragazze e i ragazzi crescono a ritmi e tempi diversi".<br />Nei giorni successivi alla denuncia del pediatra, un genitore ha denunciato la propria difficoltà nel rintracciare la figlia di 15 anni dopo che era stata portata in ospedale a seguito di un'overdose perché il reparto l'aveva ricoverata come un ragazzo. Una madre ha detto di aver avuto difficoltà a prendere un appuntamento con il medico di famiglia per sua figlia di 14 anni poiché l'ambulatorio non ha potuto trovare alcuna cartella clinica su di lei nel sistema. Nome e sesso della figlia erano stati cambiati senza che la madre ne avesse conoscenza.<br />Come già detto, nel Regno Unito, chiunque, compresi i minori di 18 anni con sufficiente capacità di dare il proprio consenso, è legalmente autorizzato a richiedere di cambiare il proprio nome o genere nella propria cartella clinica. Anzi, chiunque può intentare una causa civile contro qualsiasi medico generico che rifiutasse di accogliere la richiesta di cambiare sesso e nome sulla propria cartella clinica.<br />Una follia totale che è figlia della logica intrinseca del concetto di non discriminazione e dell'assalto alla ragione e natura biologica umana.<br /><br />Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "L'antropologia ribaltata secondo Pixar-Disney" del cartone animato del 2015, Inside Out, che ha avuto un grande successo mondiale. È l'esempio del modello educativo attuale: una vita tutta guidata dalle passioni. Non esiste la ragione, che discerne il bene dal male, l'utile dal dannoso, che decide la direzione da dare alla vita.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23-07-2021:<br />Nel 2015 Pixar, insieme alla Disney, hanno prodotto un cartone animato... psicologico di grande successo; vinse l'Oscar e il Golden Globe come miglior film d'animazione: Inside out. È un film psicologico perché alcuni professionisti della salute mentale hanno collaborato alla stesura del copione.<br />Il film mostra un periodo di cambiamento nella vita di una bambina di undici anni, Riley: cresciuta nel Minnesota, si trasferisce con la famiglia a San Francisco, in California. All'interno della bambina agiscono cinque emozioni: Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura. Ogni volta che accade qualcosa di rilevante, si produce un ricordo caratterizzato da ognuna delle cinque...]]></itunes:summary><itunes:duration>554</itunes:duration><itunes:keywords>biga,disney,insideout,passioni,platone,ragione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b3b77c16805f7767251b48c4a6a57872.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Maria regina di Scozia' (2018) - La storia di Maria Stuarda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/maria-regina-di-scozia-2018-la-storia-di-maria-stuarda--45724026</link><description><![CDATA[VIDEO: Maria regina di Scozia. Trailer italiano ➜ https://www.youtube.com/watch?v=3w7kMB9BVIQ<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272<br /><br />FILM SU MARIA STUARDA, LA REGINA DI SCOZIA DECAPITATA DA ELISABETTA PERCHE' CATTOLICA di Paolo Gulisano<br />Ieri è arrivato nei cinema italiani Maria regina di Scozia, un film diretto da Josie Rourke, con protagoniste Saoirse Ronan e Margot Robbie. La pellicola biografica è l'adattamento cinematografico della biografia My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots scritta da John Guy. Il film narra le vicende di Maria Stuarda (8 dicembre 1542 - 8 febbraio 1587), regina di Scozia a sei giorni dalla nascita, regina di Francia per matrimonio a soli 16 anni e vedova a 18. Tornata nella nativa Scozia, nel frattempo divenuta un paese protestante, si scontra con i suoi lord ribelli guidati dal fanatico calvinista John Knox e infine deve scontrarsi con la cugina Elisabetta I d'Inghilterra, che nel frattempo aveva usurpato il trono inglese.<br />Prima del cinema, l'arte si è già occupata della figura tragica della regina scozzese. Basti pensare al celebre dramma di Schiller. La pellicola della regista cattolica inglese Josie Rourke ha il merito di mostrare quella che non fu semplicemente una sfida tra due donne dalle straordinarie qualità come Maria ed Elisabetta, ma un vero scontro epocale tra due Paesi da sempre nemici, ma soprattutto uno scontro di religione. Una vera e propria guerra contro il Cattolicesimo. Si tratta di una storia non solo dimenticata, ma decisamente rimossa.<br />Elisabetta, salita al trono d'Inghilterra, era decisa a togliere di mezzo quella rivale di fede cattolica che poteva vantare più diritti di lei a regnare su tutta l'isola britannica. Elisabetta tuttavia voleva non solo fagocitare la Scozia, da secoli sogno proibito dei Reali inglesi, ma principalmente sradicare il Cattolicesimo da quella nazione, così come dall'Inghilterra stessa e dall'Irlanda. Già suo padre, Enrico VIII, aveva favorito lo sviluppo tra gli scozzesi di una fazione filo-protestante e filo-inglese, che iniziò a ordire complotti contro il re e contro la Chiesa, in particolare contro uomini come il cardinale David Beaton, grande ecclesiastico e patriota. Come aveva notato Chesterton, il clero cattolico di Scozia aveva a cuore, oltre che il lavoro per la messe di Dio, anche il bene della nazione. L'Inghilterra finanziò bande di criminali, ubriachi, balordi, studenti falliti come lo stesso John Knox, per seminare disordini e paure nel Paese.<br />Il giovane re di Scozia Giacomo V Stuart si rifiutò di seguire gli inviti di Enrico a lasciare la Chiesa e a seguire la sua riforma rivoluzionaria. Anzi, unendosi in matrimonio a Maria di Guisa rafforzò i legami con la Francia. Visto quindi il fallimento di ogni tentativo di condizionamento del sovrano scozzese, e temendo una ventilata crociata contro di lui da parte dei regni cattolici, guidata dallo stesso Giacomo, Enrico VIII ricorse alla forza. Nell'agosto del 1542 le sue truppe invasero la Scozia senza neppure la dichiarazione di guerra. Gli scozzesi subirono una pesante sconfitta, ma mentre il re giaceva agonizzante, fu raggiunto dalla notizia che nel palazzo di Linlithgow sua moglie aveva dato alla luce l'unico suo erede al trono, una bambina cui venne dato il nome di Mary.<br />La principessa rappresentava le ultime speranze della Scozia, e fu affidata alle cure e alla protezione del cardinale Beaton, arcivescovo di Saint Andrews e primate di Scozia. Tuttavia la Chiesa e la nazione erano ormai alla mercé degli inglesi, che fecero in modo di inviare oro a profusione a tutti coloro che collaborassero alla diffusione della Riforma e delle nuove idee politiche. La Scozia, nonostante la sua lontananza geografica dal centro della cristianità, era stata per secoli una delle figlie predilette di Roma, tanto da meritarsi il titolo di Specialis Filia Romanae Ecclesiae, "figlia particolare della Chiesa Romana". Un titolo del quale i fedeli scozzesi erano sempre andati fieri. Il sedicesimo secolo trovò tuttavia il clero e i laici sorpresi e impreparati agli sconvolgimenti di quei tempi: la Chiesa, che conservava ancora felicemente le sue caratteristiche medioevali, fu letteralmente spazzata via, sradicata dal Paese senza quasi lasciare traccia: le gerarchie scomparvero, i fedeli rimasti furono dispersi, la Scozia rimase isolata rispetto alla vita cattolica del continente.<br />In pochi anni la Riforma era penetrata in Scozia e aveva assunto il volto violento, iconoclasta e sterminatore del calvinismo di Knox. Il governo inglese aveva ospitato e in seguito sovvenzionato quest'uomo animato da un utopismo rancoroso, il quale aspirava a realizzare una comunità di perfetti, che detestava ferocemente ogni manifestazione dell'Incarnazione di Dio, a cominciare dall'Eucaristia, che incitava instancabilmente a profanare. Odiava la Messa, che riteneva "un rito superstizioso e blasfemo"; odiava ogni visibile realizzazione della carità. I suoi seguaci in pochi anni rasero al suolo tutti i monasteri e le più insigni chiese e cattedrali. Quella bellezza di armonie e di forme che aveva ingentilito il severo panorama nordico della Scozia fu ridotta in rovine.<br />L'ultimo baluardo contro l'avanzare del regime del terrore era dunque la giovane principessa Mary, colei che nella forma italianizzata passò alla storia come Maria Stuarda. Gli uomini rimasti fedeli alla Casa degli Stuart la inviarono in Francia, mentre il governo veniva affidato a una reggenza. Maria visse una serena fanciullezza in Francia, sposò ancora giovane il Delfino, ossia l'erede al trono francese, e altrettanto giovane rimase vedova, quando un disgraziato incidente la privò del giovanissimo sposo, il sedicenne Francesco II. A questo punto, a 23 anni, Maria fece ritorno nella sua terra, a rivendicare il suo giusto diritto. La sua vicenda da questo punto si svolge in uno scenario di passione e tragedia: Maria era sbarcata a Edimburgo cosciente del ruolo a cui era chiamata, per il quale era nata ed era stata allevata. I suoi princìpi, conformi al sistema di valori in cui erano stati concepiti, basati sulla lealtà e la fedeltà, si scontrarono con la società nuova che si andava formando, selvaggia e crudele come non lo era mai stata in passato.<br />La giovane regina attirò l'odio del vecchio Knox, che vide in lei la meretrice di Babilonia, al pari della Chiesa di Roma, da immolare perché potesse finalmente imporsi il nuovo ordine. Maria dovette affrontare un evento penosissimo quanto solo una guerra civile può esserlo: buona parte del Paese, della nobiltà e del popolo, vinse la paura e combatté al suo fianco. Accanto ai riformatori c'erano invece i nuovi "alleati" inglesi, certi che il prevalere del protestantesimo avrebbe finito per agevolare la progressiva anglicizzazione della Scozia e il suo spostamento nella sfera di influenza politica di Londra. Considerando il crollo del Cattolicesimo in Scozia, è certamente interessante notare quello che lo storico cattolico scozzese Compton MacKenzie ebbe a scrivere, individuando come il maggior peccato del clero cattolico del XVI secolo fosse stato la perdita di considerazione del sacramento della Messa. «La giustizia di Dio alla fine li privò di quello che non avevano sufficientemente stimato».<br />Il Protestantesimo si diffuse grazie a una ondata emotiva, quella energia che nella Chiesa si era andata attenuando. Alla fine, dopo anni di lotte interne e contro le aggressioni inglesi, questa donna fiera e allo stesso tempo fragile, che aveva avuto un matrimonio infelice e aveva visto poi il suo sposo assassinato da una congiura, venne sconfitta in battaglia e portata prigioniera in Inghilterra. «Non dimenticatevi della sposa afflitta», era una scritta che era campeggiata sui suoi stendardi di guerra. Dopo la sconfitta molti fallirono e caddero nell'apostasia, ma altrettanti conservarono la memoria della Chiesa di Cristo afflitta, della terra sofferente, della libertà minacciata, e di una giovane umanissima regina.<br />Gli inglesi decapitarono la regina di Scozia, dopo averla tenuta prigioniera per anni, l'8 febbraio 1587. Si trattò di un gesto crudele, indebitamente estraneo al diritto internazionale. La vita di Maria era stata intensa e in gran parte infelice. Le era toccato in sorte il fallimento politico e l'infelicità affettiva, provocata da un matrimonio sbagliato e da un amore difficile con un suo fedelissimo vassallo, il conte di Bothwell. Forse Maria non era stata quella che canonicamente si definisce una santa, tuttavia aveva sacrificato la propria vita per il bene del suo popolo e della Chiesa, affrontando tradimenti, intrighi di corte, minacce, guerre.<br />Prima di salire al patibolo, lasciò questa preghiera, testimonianza di una fede intensa e appassionata: O Domine Deus, speravi in Te, O care mi Jesu, nunc libera me. In dura catena, in misera poena, desidero Te! Languendo, dolendo, et genuflectendo, adoro, imploro, ut liberes me. Durante l'orazione funebre per la regina uccisa, l'arcivescovo di Bourges disse che la sola colpa di Maria, per la quale era stata condannata, era stata di essere cattolica. Con Maria sconfitta e assassinata, si aprì per la Scozia l'ora più oscura della sua storia.<br /><br />Nota di BastaBugie: siamo andati a vedere il film, ma non ci è piaciuto perché infarcito di femminismo, multiculturalismo e gender. Peccato perché la storia è stata comunque rispettata abbastanza, addirittura Maria Stuarda appare come la buona (quale era, ma quando si parla dei cattolici, in genere, il cinema ne fa a pezzi la figura). In tanti dettagli si vede l'accurata ricostr]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45724026</guid><pubDate>Fri, 16 Jul 2021 13:10:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45724026/maria_regina_di_scozia_la_vera_e_drammatica_storia_di_maria_stuarda.mp3" length="15653451" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Maria regina di Scozia. Trailer italiano ➜ https://www.youtube.com/watch?v=3w7kMB9BVIQ

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272

FILM SU MARIA STUARDA, LA REGINA DI SCOZIA DECAPITATA DA ELISABETTA PERCHE'...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Maria regina di Scozia. Trailer italiano ➜ https://www.youtube.com/watch?v=3w7kMB9BVIQ<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272<br /><br />FILM SU MARIA STUARDA, LA REGINA DI SCOZIA DECAPITATA DA ELISABETTA PERCHE' CATTOLICA di Paolo Gulisano<br />Ieri è arrivato nei cinema italiani Maria regina di Scozia, un film diretto da Josie Rourke, con protagoniste Saoirse Ronan e Margot Robbie. La pellicola biografica è l'adattamento cinematografico della biografia My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots scritta da John Guy. Il film narra le vicende di Maria Stuarda (8 dicembre 1542 - 8 febbraio 1587), regina di Scozia a sei giorni dalla nascita, regina di Francia per matrimonio a soli 16 anni e vedova a 18. Tornata nella nativa Scozia, nel frattempo divenuta un paese protestante, si scontra con i suoi lord ribelli guidati dal fanatico calvinista John Knox e infine deve scontrarsi con la cugina Elisabetta I d'Inghilterra, che nel frattempo aveva usurpato il trono inglese.<br />Prima del cinema, l'arte si è già occupata della figura tragica della regina scozzese. Basti pensare al celebre dramma di Schiller. La pellicola della regista cattolica inglese Josie Rourke ha il merito di mostrare quella che non fu semplicemente una sfida tra due donne dalle straordinarie qualità come Maria ed Elisabetta, ma un vero scontro epocale tra due Paesi da sempre nemici, ma soprattutto uno scontro di religione. Una vera e propria guerra contro il Cattolicesimo. Si tratta di una storia non solo dimenticata, ma decisamente rimossa.<br />Elisabetta, salita al trono d'Inghilterra, era decisa a togliere di mezzo quella rivale di fede cattolica che poteva vantare più diritti di lei a regnare su tutta l'isola britannica. Elisabetta tuttavia voleva non solo fagocitare la Scozia, da secoli sogno proibito dei Reali inglesi, ma principalmente sradicare il Cattolicesimo da quella nazione, così come dall'Inghilterra stessa e dall'Irlanda. Già suo padre, Enrico VIII, aveva favorito lo sviluppo tra gli scozzesi di una fazione filo-protestante e filo-inglese, che iniziò a ordire complotti contro il re e contro la Chiesa, in particolare contro uomini come il cardinale David Beaton, grande ecclesiastico e patriota. Come aveva notato Chesterton, il clero cattolico di Scozia aveva a cuore, oltre che il lavoro per la messe di Dio, anche il bene della nazione. L'Inghilterra finanziò bande di criminali, ubriachi, balordi, studenti falliti come lo stesso John Knox, per seminare disordini e paure nel Paese.<br />Il giovane re di Scozia Giacomo V Stuart si rifiutò di seguire gli inviti di Enrico a lasciare la Chiesa e a seguire la sua riforma rivoluzionaria. Anzi, unendosi in matrimonio a Maria di Guisa rafforzò i legami con la Francia. Visto quindi il fallimento di ogni tentativo di condizionamento del sovrano scozzese, e temendo una ventilata crociata contro di lui da parte dei regni cattolici, guidata dallo stesso Giacomo, Enrico VIII ricorse alla forza. Nell'agosto del 1542 le sue truppe invasero la Scozia senza neppure la dichiarazione di guerra. Gli scozzesi subirono una pesante sconfitta, ma mentre il re giaceva agonizzante, fu raggiunto dalla notizia che nel palazzo di Linlithgow sua moglie aveva dato alla luce l'unico suo erede al trono, una bambina cui venne dato il nome di Mary.<br />La principessa rappresentava le ultime speranze della Scozia, e fu affidata alle cure e alla protezione del cardinale Beaton, arcivescovo di Saint Andrews e primate di Scozia. Tuttavia la Chiesa e la nazione erano ormai alla mercé degli inglesi, che fecero in modo di inviare oro a profusione a tutti coloro che collaborassero alla diffusione della Riforma e delle nuove idee politiche. La Scozia, nonostante la sua lontananza geografica dal centro della cristianità, era stata per secoli una delle figlie predilette di Roma, tanto da meritarsi il titolo di Specialis Filia Romanae Ecclesiae, "figlia particolare della Chiesa...]]></itunes:summary><itunes:duration>979</itunes:duration><itunes:keywords>chesterton,delfino,elisabetta,enricoviii,mariastuarda,scozia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46e7b1931eba72b627a32ad4184691ae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Midsommar ° (2019) - Il ritorno del paganesimo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/midsommar-2019-il-ritorno-del-paganesimo--41205156</link><description><![CDATA[IL FILM HORROR CHE SPIEGA PERCHE' L'OCCIDENTE STA TORNANDO AL PAGANESIMO di Roberto Marchesini<br />Può un film horror insegnare qualcosa sulla nostra società? La maggior parte dei film horror (genere che detesto) sono b-movies: grotteschi, involontariamente ridicoli, pressoché inutili. Ma, forse, Midsommar fa eccezione. Si tratta del secondo film del giovane e talentuoso regista ebreo Ari Aster. La trama è presto raccontata. La studentessa Dani è sconvolta dal suicidio/omicidio della sorella Terri e dei genitori. Dani, vittima di attacchi di panico, chiede aiuto al suo fidanzato Christian, laureato in antropologia culturale. Christian mostra a Dani scarsa empatia: è molto più interessato ad organizzare un viaggio con i suoi amici Josh (un altro antropologo), Mark (il buffone della compagnia) e Pelle, uno svedese trasferito negli Stati Uniti per frequentare l'università. Pelle, infatti, ha invitato i suoi amici in Svezia per visitare una comunità nella quale vive suo fratelli Ingemar. Quell'estate, infatti, la comunità celebrerà una cerimonia che si svolge ogni novant'anni. Un'occasione da non perdere per degli antropologi. Dani, che ormai ha solo Christian, chiede di partecipare al viaggio.<br />Il gruppo arriva quindi ad Hårga che, che appare loro un posto bellissimo. Perché? Semplice: è il paradiso dei progressisti. La comunità è una grande famiglia che condivide tutto. I bambini vengono allevati da tutta Hårga, si dorme tutti insieme e insieme si consumano i pasti preparati insieme dalle donne, mentre gli uomini si dedicano alla cura dei campi. Sono ovviamente vegetariani, vivono dei frutti che la terra dona loro spontaneamente; non c'è elettricità, niente social media né tecnologia. Ovviamente, il sesso è libero e completamente slegato dalla riproduzione (programmata). Dimenticavo: ad Hårga comandano le donne; gli uomini fungono da fuchi da riproduzione o da animali da fatica. Tutti vanno in giro con dei vestiti etnici svedesi in tessuto naturale. E praticano (all'inizio sembra uno scherzo, ma poi si scopre che è vero) l'eutanasia: arrivati a 72 anni, i membri della comunità muoiono (o vengono eutanasizzati), perché «invece di invecchiare e morire nel dolore e nella paura e nella vergogna, noi doniamo la nostra vita». E... hanno davvero un gran rispetto per gli alberi, persino eccessivo (se qualcuno ha visto il film capirà l'ironia).<br />Un'ultima cosa: hanno abbandonato il cristianesimo e sono tornati agli antichi culti pagani. Il rito famoso è, infatti, midsommar, calendimaggio in italiano: l'inizio della primavera, il risveglio della natura e della fertilità. Il resto non ve lo racconto, ma non è difficile da immaginare. Va solo sottolineato che si tratta di un vero e proprio film d'autore: luci, fotografia e inquadrature sono di livello altissimo. E - anche questo va detto - ci sono scene raccapriccianti e di sesso esplicito. Del resto, il genere è quello...<br /><br />ORA, PASSIAMO ALLA PARTE PIÙ INTERESSANTE<br />Midsommar rappresenta il nostro futuro; o almeno uno dei nostri possibili futuri. È dove molti vorrebbero portarci: gaia, l'economia circolare, la crescita zero, il potere alle donne, l'eutanasia, la riproduzione programmata, il sesso libero... c'è tutto. Ed è, apparentemente, un paradiso. Tutti sereni, sorridenti, educati, felici (ma ricordiamoci che è un film horror...). E Midsommar rappresenta il nostro passato. Il passato pre-cristiano, il passato pagano. Sembra che il cristianesimo sia stato una parentesi in un unico flusso di paganesimo. Il mondo era pagano, tornerà pagano. Il nord Europa ha voltato le spalle al cristianesimo ed è già tornato (o sta tornando) al paganesimo. Forse i popoli germanici si sono convertiti in modo solo superficiale al cattolicesimo? Non hanno, in fondo, mantenuto una interiorità pagana? E i popoli mediterranei? Si, parlo di popoli mediterranei, non di «occidente». Perché l'impero romano era un impero mediterraneo, e l'impero romano ha ricevuto la Luce dalla Grecia, quella Luce che venne nel mondo ma non fu accolta dai suoi. Ma il Mediterraneo l'accolse. Hai voglia a far adorare la Pachamama: chi ha veramente visto la Luce è un blues brother, in missione per conto di Dio... Ah, no, quello era un altro film. Torniamo a Midsommar.<br />Si tratta di un remake di un film del 1973, un altro film culto: The wicker man, con Christopher Lee. Anche questo è ambientato nel nord Europa, anche questo parla di un gruppo di persone che, in un ambiente bucolico, abbandona la croce e abbraccia il paganesimo. Anche qui c'è sesso libero, anche qui c'è un rito per propiziare la fertilità. Anche questo è un film horror. Perché abbandonare la croce per tornare al paganesimo significa immergersi nell'orrore.<br /><br />È SOLO UN FILM? MICA TANTO...<br />Lo ha spiegato Jung, che di queste cose se ne intendeva. Un tempo, la terra era popolata di demoni. Gli antichi li chiamavano «dei». Poi è arrivato Cristo, e gli dei sono fuggiti. Dove? Secondo Jung si sono rifugiati all'interno dell'uomo: gli dei, gli antichi demoni, sono diventati malattie (C. G. Jung, Opere, Vol.XIII, Studi sull'alchimia, Bollati Boringhieri, Torino 1988, p.47). Ma ora, invocati, stanno tornando a popolare la terra. E torna l'orrore che Cristo aveva scacciato.<br />Qualche lettore dirà: vabbeh, ma sono solo film. Che esagerazione. È vero, sono solo film. Non è un film, però, il festival di Beltane, che si tiene in Scozia ogni anno e che raduna ad ogni edizione sempre più partecipanti. Si tiene la vigilia di calendimaggio, o midsommer; la notte di Valpurga. Si adorano il fuoco, si celebra (vi lascio immaginare) la fertilità. Non è un film il festival del Burning man, che si tiene in Nevada ogni anno (e che ha molte attinenze con il rito di The wicker man). È un appuntamento irrinunciabile per i miliardari della Silicon Valley e per le star di Hollywood, insomma: per quelli che contano veramente. Se volete sapere cosa accade al Burning man dovete accontentarvi di qualche resoconto piuttosto purgato. Da Wikipedia: «Tutte le macchine fotografiche e le videocamere devono essere registrate all'arrivo in città e chi ha intenzione di effettuare delle riprese o fare fotografie per scopi commerciali deve accordarsi preventivamente con l'organizzazione del festival. Non tutti gli eventi possono essere ripresi». Chissà perché.<br />Se vi dicono che la società del futuro satà una società «laica», non credetegli. Vogliono solo che abbandoniate Cristo. La società del futuro sarà pagana. Il futuro è l'orrore.<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/contenuti.php?pagina=utility&amp;nome=_midsommar" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/contenuti.php?pagina=utility&amp;nome=_midsommar</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41205156</guid><pubDate>Tue, 29 Sep 2020 12:59:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41205156/il_film_horror_che_spiega_perch_loccidente_sta_tornando_al_paganesimo.mp3" length="6908446" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>IL FILM HORROR CHE SPIEGA PERCHE' L'OCCIDENTE STA TORNANDO AL PAGANESIMO di Roberto Marchesini
Può un film horror insegnare qualcosa sulla nostra società? La maggior parte dei film horror (genere che detesto) sono b-movies: grotteschi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[IL FILM HORROR CHE SPIEGA PERCHE' L'OCCIDENTE STA TORNANDO AL PAGANESIMO di Roberto Marchesini<br />Può un film horror insegnare qualcosa sulla nostra società? La maggior parte dei film horror (genere che detesto) sono b-movies: grotteschi, involontariamente ridicoli, pressoché inutili. Ma, forse, Midsommar fa eccezione. Si tratta del secondo film del giovane e talentuoso regista ebreo Ari Aster. La trama è presto raccontata. La studentessa Dani è sconvolta dal suicidio/omicidio della sorella Terri e dei genitori. Dani, vittima di attacchi di panico, chiede aiuto al suo fidanzato Christian, laureato in antropologia culturale. Christian mostra a Dani scarsa empatia: è molto più interessato ad organizzare un viaggio con i suoi amici Josh (un altro antropologo), Mark (il buffone della compagnia) e Pelle, uno svedese trasferito negli Stati Uniti per frequentare l'università. Pelle, infatti, ha invitato i suoi amici in Svezia per visitare una comunità nella quale vive suo fratelli Ingemar. Quell'estate, infatti, la comunità celebrerà una cerimonia che si svolge ogni novant'anni. Un'occasione da non perdere per degli antropologi. Dani, che ormai ha solo Christian, chiede di partecipare al viaggio.<br />Il gruppo arriva quindi ad Hårga che, che appare loro un posto bellissimo. Perché? Semplice: è il paradiso dei progressisti. La comunità è una grande famiglia che condivide tutto. I bambini vengono allevati da tutta Hårga, si dorme tutti insieme e insieme si consumano i pasti preparati insieme dalle donne, mentre gli uomini si dedicano alla cura dei campi. Sono ovviamente vegetariani, vivono dei frutti che la terra dona loro spontaneamente; non c'è elettricità, niente social media né tecnologia. Ovviamente, il sesso è libero e completamente slegato dalla riproduzione (programmata). Dimenticavo: ad Hårga comandano le donne; gli uomini fungono da fuchi da riproduzione o da animali da fatica. Tutti vanno in giro con dei vestiti etnici svedesi in tessuto naturale. E praticano (all'inizio sembra uno scherzo, ma poi si scopre che è vero) l'eutanasia: arrivati a 72 anni, i membri della comunità muoiono (o vengono eutanasizzati), perché «invece di invecchiare e morire nel dolore e nella paura e nella vergogna, noi doniamo la nostra vita». E... hanno davvero un gran rispetto per gli alberi, persino eccessivo (se qualcuno ha visto il film capirà l'ironia).<br />Un'ultima cosa: hanno abbandonato il cristianesimo e sono tornati agli antichi culti pagani. Il rito famoso è, infatti, midsommar, calendimaggio in italiano: l'inizio della primavera, il risveglio della natura e della fertilità. Il resto non ve lo racconto, ma non è difficile da immaginare. Va solo sottolineato che si tratta di un vero e proprio film d'autore: luci, fotografia e inquadrature sono di livello altissimo. E - anche questo va detto - ci sono scene raccapriccianti e di sesso esplicito. Del resto, il genere è quello...<br /><br />ORA, PASSIAMO ALLA PARTE PIÙ INTERESSANTE<br />Midsommar rappresenta il nostro futuro; o almeno uno dei nostri possibili futuri. È dove molti vorrebbero portarci: gaia, l'economia circolare, la crescita zero, il potere alle donne, l'eutanasia, la riproduzione programmata, il sesso libero... c'è tutto. Ed è, apparentemente, un paradiso. Tutti sereni, sorridenti, educati, felici (ma ricordiamoci che è un film horror...). E Midsommar rappresenta il nostro passato. Il passato pre-cristiano, il passato pagano. Sembra che il cristianesimo sia stato una parentesi in un unico flusso di paganesimo. Il mondo era pagano, tornerà pagano. Il nord Europa ha voltato le spalle al cristianesimo ed è già tornato (o sta tornando) al paganesimo. Forse i popoli germanici si sono convertiti in modo solo superficiale al cattolicesimo? Non hanno, in fondo, mantenuto una interiorità pagana? E i popoli mediterranei? Si, parlo di popoli mediterranei, non di «occidente». Perché l'impero romano era un impero mediterraneo, e l'impero romano ha ricevuto la Luce dalla Grecia,...]]></itunes:summary><itunes:duration>432</itunes:duration><itunes:keywords>midsommar,occidente,paganesimo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/abd0408551716fbf51f1575c4f68af47.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Via dalla pazza folla - Gli errori nella vita si pagano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/via-dalla-pazza-folla-gli-errori-nella-vita-si-pagano--21189496</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229</a><br /><br />GLI ERRORI NELLA VITA SI PAGANO<br />Betsabea Everdene è una giovane donna orfana che è da poco andata a vivere con la zia. Qui conosce, Gabriel Oak, un fittavolo che gestisce una fattoria di pecore. Uomo in gamba e di nobili sentimenti, Gabriel s'innamora di Betsabea e la chiede in sposa, ma ella, pur nutrendo un certo affetto per l'uomo, declina la proposta dicendo che è troppo indipendente per sposarsi e che egli non sarebbe in grado di domare il suo carattere impetuoso. Una notte, il gregge di Gabriel, spaventato dal cane da pastore, scappa dal recinto e cade giù da una scogliera, schiantandosi sulla spiaggia.<br />Non più in grado di pagare i debiti, l'uomo è costretto a vendere la fattoria e cercare un impiego altrove. Giunge in un villaggio e una cameriera di nome Fanny Robin, in procinto di sposarsi con il soldato Frank Troy, gli indica una fiorente fattoria in cui potrebbe trovare lavoro come pastore. La fattoria è quella che Betsabea ha appena ricevuto in eredità dal defunto zio e che amministra con competenza e decisione. Gabriel, da parte sua, lavora con zelo e continua a vigilare su Betsabea , la quale si sente rassicurata dalla presenza dell'uomo.<br />Poco dopo, Betsabea conosce William Boldwood, ricco proprietario terriero confinante con la sua fattoria, il quale, incoraggiato da un biglietto ambiguo della donna, la chiede anche lui in sposa. Betsabea però rifiuta anche questa proposta, dicendo che il biglietto era in tono scherzoso, e che Boldwood ha frainteso le sue intenzioni. L'uomo però non demorde e insiste, chiedendole del tempo per riflettere.<br />In quel periodo, il soldato Frank Troy attende in chiesa Fanny Robin per celebrare il loro matrimonio ma, quando la giovane non si presenta, fugge via adirato. Troy non sa che in realtà Fanny aveva sbagliato chiesa e, una volta giunta in quella giusta, l'uomo era già andato via. Così una sera, Betsabea conosce lo spavaldo Troy e, per la prima volta in vita sua, crede d'innamorarsi...<br /><br />QUAL È IL SIGNIFICATO DEL TITOLO DEL ROMANZO?<br />Proviene da un stanza della poesia più celebre di Thomas Gray, poeta di metà Settecento, ovvero Elegy Written in a Country Churchyard, dal gusto melanconico e decadente, dedicata alla morte del suo migliore amico e poeta, Richard West:<br />Far from the madding crowd's ignoble strife (Lontani dall'ignobile lotta della pazza folla)<br />Their sober wishes never learn'd to stray (i loro pacati desii non si sono mai afflosciati)<br />Along the cool sequester'd vale of life (In questa reclusa valle della vita)<br />They kept the noiseless tenor of their way (hanno continuato per il loro silenzioso corso)<br /><br />CHI È BETSABEA NELLA BIBBIA?<br />Nell'Antico Testamento si trova la storia del re David che, passeggiando sulla terrazza del suo palazzo, vede Betsabea che sta facendo il bagno. Anche se è a conoscenza che essa è moglie di Uria, uno dei suoi soldati attualmente impegnato in guerra, David si invaghisce di lei, la invita a casa sua ed ha una relazione con lei. Betsabea rimane incinta ed informa della cosa il re. David richiama il marito dalla guerra perché egli dorma con la propria moglie, ma Uria si rifiuta di dormire a casa propria. Il re comanda allora al suo generale di sferrare un attacco e di far mettere Uria in prima fila. Il comandante ubbidisce e Uria muore durante quest'attacco. Così Davide resta libero di prendere in moglie Betsabea.<br />A questo punto interviene il profeta Natan, inviato da Dio, che rimprovera Davide per il peccato commesso nel provocare la morte di Uria per poter prendere in moglie Betsabea. Davide si pente del male fatto e chiede perdono a Dio. Dio perdona Davide anche se il figlio che nasce dalla relazione con Betsabea muore dopo pochi giorni. Dopo questo figlio, morto prematuramente, dalla relazione tra David e Betsabea, nasce un secondo figlio, Salomone. Questo figlio diventa il prediletto di David e gli succederà sul trono.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21189496</guid><pubDate>Mon, 30 Dec 2019 13:29:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21189496/pazza_folla.mp3" length="5198575" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229

GLI ERRORI NELLA VITA SI PAGANO
Betsabea Everdene è una giovane donna orfana che è da poco andata a vivere con la zia. Qui conosce, Gabriel Oak, un fittavolo che gestisce una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229</a><br /><br />GLI ERRORI NELLA VITA SI PAGANO<br />Betsabea Everdene è una giovane donna orfana che è da poco andata a vivere con la zia. Qui conosce, Gabriel Oak, un fittavolo che gestisce una fattoria di pecore. Uomo in gamba e di nobili sentimenti, Gabriel s'innamora di Betsabea e la chiede in sposa, ma ella, pur nutrendo un certo affetto per l'uomo, declina la proposta dicendo che è troppo indipendente per sposarsi e che egli non sarebbe in grado di domare il suo carattere impetuoso. Una notte, il gregge di Gabriel, spaventato dal cane da pastore, scappa dal recinto e cade giù da una scogliera, schiantandosi sulla spiaggia.<br />Non più in grado di pagare i debiti, l'uomo è costretto a vendere la fattoria e cercare un impiego altrove. Giunge in un villaggio e una cameriera di nome Fanny Robin, in procinto di sposarsi con il soldato Frank Troy, gli indica una fiorente fattoria in cui potrebbe trovare lavoro come pastore. La fattoria è quella che Betsabea ha appena ricevuto in eredità dal defunto zio e che amministra con competenza e decisione. Gabriel, da parte sua, lavora con zelo e continua a vigilare su Betsabea , la quale si sente rassicurata dalla presenza dell'uomo.<br />Poco dopo, Betsabea conosce William Boldwood, ricco proprietario terriero confinante con la sua fattoria, il quale, incoraggiato da un biglietto ambiguo della donna, la chiede anche lui in sposa. Betsabea però rifiuta anche questa proposta, dicendo che il biglietto era in tono scherzoso, e che Boldwood ha frainteso le sue intenzioni. L'uomo però non demorde e insiste, chiedendole del tempo per riflettere.<br />In quel periodo, il soldato Frank Troy attende in chiesa Fanny Robin per celebrare il loro matrimonio ma, quando la giovane non si presenta, fugge via adirato. Troy non sa che in realtà Fanny aveva sbagliato chiesa e, una volta giunta in quella giusta, l'uomo era già andato via. Così una sera, Betsabea conosce lo spavaldo Troy e, per la prima volta in vita sua, crede d'innamorarsi...<br /><br />QUAL È IL SIGNIFICATO DEL TITOLO DEL ROMANZO?<br />Proviene da un stanza della poesia più celebre di Thomas Gray, poeta di metà Settecento, ovvero Elegy Written in a Country Churchyard, dal gusto melanconico e decadente, dedicata alla morte del suo migliore amico e poeta, Richard West:<br />Far from the madding crowd's ignoble strife (Lontani dall'ignobile lotta della pazza folla)<br />Their sober wishes never learn'd to stray (i loro pacati desii non si sono mai afflosciati)<br />Along the cool sequester'd vale of life (In questa reclusa valle della vita)<br />They kept the noiseless tenor of their way (hanno continuato per il loro silenzioso corso)<br /><br />CHI È BETSABEA NELLA BIBBIA?<br />Nell'Antico Testamento si trova la storia del re David che, passeggiando sulla terrazza del suo palazzo, vede Betsabea che sta facendo il bagno. Anche se è a conoscenza che essa è moglie di Uria, uno dei suoi soldati attualmente impegnato in guerra, David si invaghisce di lei, la invita a casa sua ed ha una relazione con lei. Betsabea rimane incinta ed informa della cosa il re. David richiama il marito dalla guerra perché egli dorma con la propria moglie, ma Uria si rifiuta di dormire a casa propria. Il re comanda allora al suo generale di sferrare un attacco e di far mettere Uria in prima fila. Il comandante ubbidisce e Uria muore durante quest'attacco. Così Davide resta libero di prendere in moglie Betsabea.<br />A questo punto interviene il profeta Natan, inviato da Dio, che rimprovera Davide per il peccato commesso nel provocare la morte di Uria per poter prendere in moglie Betsabea. Davide si pente del male fatto e chiede perdono a Dio. Dio perdona Davide anche se il figlio che nasce dalla relazione con Betsabea muore dopo pochi giorni. 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Può darsi che le cose siano realmente andate così e che nel 753 a.C. la vita fosse ancora all'età della pietra. Ma l'eccesso di realismo può rendere una storia del fondatore di Roma indistinguibile dalla crudezza enigmatica di, per esempio, un Valhalla rising, film danese del 2009 con Mads Mikkelsen. Eppure ci corrono quasi duemila anni di differenza.<br />Insomma, si rischia di non capire come abbia fatto un pecoraio laziale di padre ignoto a diventare il capostipite dell'Impero romano, che fu il culmine della civiltà antica. Roma, infatti, fu scelta da Dio per irradiare la Buona Novella di suo Figlio, come i Padri della Chiesa e lo stesso san Paolo non mancarono di sottolineare. Il cattolicesimo è «romano» non certo per caso, ma per preciso disegno divino. E pure la civiltà occidentale contemporanea non può non dirsi romana, visto che il diritto romano si studia ancora nelle università, il latino è base di molte delle lingue correnti e perfino le categorie politiche ne conservano le nomenclature (provincia, prefetto, questore, comizi, tributi, eccetera).<br />Una più convincente ricostruzione di quei primordi è fornita da un romanzo appena uscito - Romolo, il primo re - di Franco Forte e Guido Anselmi (Mondadori, pp. 355, €. 19). Anche qui, certo, non si dà credito alla leggenda pagana della vestale Rea Silvia ingravidata dal dio Marte. Chi ama questa versione può andare a ripescare Romolo e Remo, film del 1961 con i culturisti Steve Reeves e Gordon Scott, già noti ai cultori del genere peplum come Ercole e Maciste. Questa pellicola ebbe come regista Sergio Corbucci e come sceneggiatore Sergio Leone, dunque di tutto rispetto, e vedeva nel cast nomi come Virna Lisi, Massimo Girotti e, addirittura, Ornella Vanoni (nei panni di Tarpeia). No, nel romanzo cartaceo di cui ci stiamo occupando i due gemelli Quiriti (nome con cui vennero divinizzati in seguito) sono figli di un uomo mortale e, dopo la scoperta del fattaccio, allevati da una «lupa», cioè una prostituta (così i romani chiamavano le lavoratrici dei «lupanari»). E Remo non trasgredisce calpestando volutamente il solco di fondazione, bensì scala le mura appena costruite e consacrate con apposita cerimonia religiosa: Romolo, di fronte a tutti, deve a malincuore punire il responsabile.<br />Anche il Ratto delle Sabine è raccontato nel nuovo libro con una notevole aderenza a quella che deve essere stata la realtà storica, con fanciulle contentissime di essere state «rapite» perché magari i loro padri le avevano promesse a vecchi grassoni con cui erano indebitati. La nascita della potenza di Roma, poi, è resa credibile con un racconto pieno di dettagli plausibili. Infatti, la morte di Remo avviene a circa metà libro, e il resto è dedicato alle fatiche di Romolo, come primo re, per consolidare le strutture della nuova città-Stato e le guerre per affermarsi sui vicini. Non manca, se si vuol coglierla, un'apertura per un eventuale seguito. Infatti, c'è un bambino adottato da Romolo che si chiama Ostilio. Chi ha una certa età ricorderà che un tempo, alle elementari, ci facevano imparare a memoria l'elenco dei sette re di Roma: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Magari gli autori hanno in mente altri sei sequel...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52829388</guid><pubDate>Sat, 20 Apr 2019 18:24:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52829388/il_primo_re_film_italiano_che_ripercorre_le_vicende_di_romolo_e_remo.mp3" length="5417631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5598

IL PRIMO RE, FILM ITALIANO CHE RIPERCORRE LE VICENDE DI ROMOLO E REMO
Purtroppo però si rischia di non capire come abbia fatto un pecoraio laziale di padre ignoto a diventare il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5598<br /><br />IL PRIMO RE, FILM ITALIANO CHE RIPERCORRE LE VICENDE DI ROMOLO E REMO<br />Purtroppo però si rischia di non capire come abbia fatto un pecoraio laziale di padre ignoto a diventare il capostipite di Roma, culmine della civiltà antica, scelta da Dio per irradiare la Buona Novella di suo Figlio<br />di Rino Cammilleri<br />Chi ha visto il recentissimo Il primo re, film italiano (di Matteo Rovere, con Alessio Lapice e Alessandro Borghi, recitato in protolatino e sottotitolato) che ripercorre, romanzandole, le vicende di Romolo e Remo, forse sarà rimasto leggermente spiazzato da quel che ha visto. Può darsi che le cose siano realmente andate così e che nel 753 a.C. la vita fosse ancora all'età della pietra. Ma l'eccesso di realismo può rendere una storia del fondatore di Roma indistinguibile dalla crudezza enigmatica di, per esempio, un Valhalla rising, film danese del 2009 con Mads Mikkelsen. Eppure ci corrono quasi duemila anni di differenza.<br />Insomma, si rischia di non capire come abbia fatto un pecoraio laziale di padre ignoto a diventare il capostipite dell'Impero romano, che fu il culmine della civiltà antica. Roma, infatti, fu scelta da Dio per irradiare la Buona Novella di suo Figlio, come i Padri della Chiesa e lo stesso san Paolo non mancarono di sottolineare. Il cattolicesimo è «romano» non certo per caso, ma per preciso disegno divino. E pure la civiltà occidentale contemporanea non può non dirsi romana, visto che il diritto romano si studia ancora nelle università, il latino è base di molte delle lingue correnti e perfino le categorie politiche ne conservano le nomenclature (provincia, prefetto, questore, comizi, tributi, eccetera).<br />Una più convincente ricostruzione di quei primordi è fornita da un romanzo appena uscito - Romolo, il primo re - di Franco Forte e Guido Anselmi (Mondadori, pp. 355, €. 19). Anche qui, certo, non si dà credito alla leggenda pagana della vestale Rea Silvia ingravidata dal dio Marte. Chi ama questa versione può andare a ripescare Romolo e Remo, film del 1961 con i culturisti Steve Reeves e Gordon Scott, già noti ai cultori del genere peplum come Ercole e Maciste. Questa pellicola ebbe come regista Sergio Corbucci e come sceneggiatore Sergio Leone, dunque di tutto rispetto, e vedeva nel cast nomi come Virna Lisi, Massimo Girotti e, addirittura, Ornella Vanoni (nei panni di Tarpeia). No, nel romanzo cartaceo di cui ci stiamo occupando i due gemelli Quiriti (nome con cui vennero divinizzati in seguito) sono figli di un uomo mortale e, dopo la scoperta del fattaccio, allevati da una «lupa», cioè una prostituta (così i romani chiamavano le lavoratrici dei «lupanari»). E Remo non trasgredisce calpestando volutamente il solco di fondazione, bensì scala le mura appena costruite e consacrate con apposita cerimonia religiosa: Romolo, di fronte a tutti, deve a malincuore punire il responsabile.<br />Anche il Ratto delle Sabine è raccontato nel nuovo libro con una notevole aderenza a quella che deve essere stata la realtà storica, con fanciulle contentissime di essere state «rapite» perché magari i loro padri le avevano promesse a vecchi grassoni con cui erano indebitati. La nascita della potenza di Roma, poi, è resa credibile con un racconto pieno di dettagli plausibili. Infatti, la morte di Remo avviene a circa metà libro, e il resto è dedicato alle fatiche di Romolo, come primo re, per consolidare le strutture della nuova città-Stato e le guerre per affermarsi sui vicini. Non manca, se si vuol coglierla, un'apertura per un eventuale seguito. Infatti, c'è un bambino adottato da Romolo che si chiama Ostilio. Chi ha una certa età ricorderà che un tempo, alle elementari, ci facevano imparare a memoria l'elenco dei sette re di Roma: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Magari gli autori hanno in mente altri sei sequel...]]></itunes:summary><itunes:duration>339</itunes:duration><itunes:keywords>film,ilprimore,pecoraiolaziale,romoloeremo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0e7cefdb38bb08298ce3992f0f1853f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>John Wayne e Gary Cooper: da Hollywood alla chiesa cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/john-wayne-e-gary-cooper-da-hollywood-alla-chiesa-cattolica--48387915</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5564<br /><br />GLI ATTORI GARY COOPER E JOHN WAYNE: DA HOLLYWOOD ALLA CHIESA CATTOLICA di Ermes Dovico<br />Sono tra le più grandi star della storia del cinema e in una classifica pubblicata nel 1999 dall'American Film Institute figurano uno all'11° e l'altro al 13° posto tra gli attori maschili: parliamo dello statunitense Gary Cooper (1901-1961) e del connazionale John Wayne (1907-1979), due icone del western ma capaci di spaziare in diversi altri generi cinematografici. Famosissimi per le loro interpretazioni davanti alla cinepresa, sono invece molto meno note le rispettive storie di successo che vanno oltre gli applausi del mondo e hanno un nome dal gusto eterno: conversione.<br />GARY COOPER, DALLA PROPRIA VOLONTA' A QUELLA DI DIO<br />Partiamo da Gary (Frank James alla nascita) Cooper, nato nel Montana da genitori britannici e divenuto attore quasi per caso, «per sbarcare il lunario, dopo aver fallito come disegnatore e caricaturista politico», come raccontò alla giornalista Hedda Hopper. Il 15 dicembre 1933 sposò la cattolica Veronica Balfe, attrice appassionata di sport e chiamata dagli amici "Rocky", che quattro anni più tardi partorì l'unica figlia, Maria. Gary tradì la moglie più volte avendo flirt con alcune delle più belle dive di Hollywood, fino a perdere la testa nel 1948 - sul set del film La fonte meravigliosa - per Patricia Neal, di 25 anni più giovane di lui: la relazione adulterina si spinse al punto che nel '51 Cooper lasciò la famiglia con l'intenzione di divorziare da Veronica e accasarsi con l'amante, ma qualche tempo dopo tornò sui suoi passi comprendendo il vuoto della sua vita.<br />Intanto, già nel '50, era iniziato un lento, tortuoso ma comunque importante percorso di avvicinamento alla fede. Tre anni più tardi lui e la moglie, all'epoca ancora separati, incontrarono in udienza Pio XII, davanti al quale fece una gaffe (ricordata sull'Osservatore Romano): nell'atto di inginocchiarsi gli caddero le immaginette, le medaglie e i rosari che aveva portato con sé per farli benedire dal Santo Padre. Al di là di quel fugace imbarazzo l'incontro con papa Pacelli lo colpì molto, ma prima del superamento definitivo dei suoi mali (cadde in altri tradimenti) dovette succedere un altro fatto decisivo. Un giorno, di ritorno dalla Messa, la moglie e la figlia presero a parlare di padre Harold Ford, della sua erudizione e simpatia. Gary ne rimase intrigato: «Mi piacerebbe ascoltarlo un giorno». «Bene, vieni con noi», gli rispose Veronica. In breve Gary conobbe padre Harold, il «don Tipo Tosto» come l'aveva ribattezzato e con il quale condivideva tanti interessi. E iniziò ad andare a Messa ogni domenica.<br />In questo periodo lo aiutò tra l'altro a meditare uno dei Pensieri di Blaise Pascal, il 553, riferito a Gesù: «Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato». Il 9 aprile 1959, Cooper ricevette infine il Battesimo nella Chiesa cattolica. Rispondendo nello stesso anno a Barry Norman che gli chiedeva il perché avesse compiuto quel passo, l'attore, dopo aver ricordato gli anni spesi a fare quasi esclusivamente la sua propria volontà, gli disse: «Lo scorso inverno ho iniziato a soffermarmi un po' di più su ciò che avevo in mente da tanto tempo [e ho pensato]: Coop, vecchio mio, devi qualcosa a Qualcuno per tutta la tua buona sorte». Pochi mesi più tardi Cooper scopre di avere un tumore alla prostata. Urla contro quel Dio crocifisso a cui aveva da poco detto sì? Niente affatto. La malattia progredisce, il cancro va in metastasi, ma lui è sereno. «Ciò che l'ha aiutato di più è la sua fede», dirà la moglie. «Lui non ha mai chiesto: Perché io? E mai si è lamentato». Ricevette allora molti messaggi, tra cui quelli di John Wayne e san Giovanni XXIII. «Io so che quello che sta succedendo è volontà di Dio. Non ho paura del futuro», dirà pochi giorni prima della morte. Che arriverà il 13 maggio 1961, festa della Madonna di Fatima.<br />JOHN WAYNE, SCOPRIRE DIO GRAZIE ALLA FEDELTA' DELLA MOGLIE<br />Anche John Wayne, al secolo Marion Robert Morrison, ebbe diverse amanti e addirittura, prima della conversione, divorziò due volte e altrettante volte si 'risposò' civilmente. Cresciuto in una famiglia di confessione presbiteriana, il 24 giugno 1933 sposò un'ispano-americana e cattolica devota: Josephine Alicia Saenz. Da lei avrà quattro dei suoi sette figli e a lei deve un pezzo di Paradiso. Anche dopo il divorzio voluto e ottenuto dall'attore (1945), Josephine manterrà fede al sacramento (si risposerà a 17 anni dalla morte di Wayne, già anziana) e pregherà incessantemente per la salvezza eterna del marito, consapevole di essere stata trasformata realmente in «una carne sola» con lui.<br />Come ha spiegato uno dei 21 nipoti della stella del western, padre Matthew Muñoz, in un'intervista alla Cna: «Mia nonna Josephine ha avuto un'influenza meravigliosa sulla sua vita e gli ha fatto conoscere il mondo cattolico», coinvolgendolo in vari eventi della Chiesa e raccolte benefiche. Anche per John Wayne il cammino di conversione è stato lunghissimo - ostacolato da una vita non certo esemplare tra adesione alla massoneria, peccati carnali, eccessi nell'alcol e nel fumo (contrarrà un tumore ai polmoni già nel '64) - ma il salutare influsso esercitato dalla moglie darà alla lunga i suoi frutti facendogli scoprire la bellezza del cattolicesimo.<br />Un anno prima di morire, già malato di tumore allo stomaco, ricevette il Battesimo dalle mani dell'arcivescovo di Panama, Marcos McGrath. All'atto del sacramento erano presenti la mamma e lo zio di padre Muñoz, che racconta pure come il nonno si rammaricasse di non essere divenuto cattolico già prima: «Questo fu uno dei sentimenti che espresse prima di morire», lamentando «una vita indaffarata». Il nipote sacerdote ricorda anche i pensieri scritti a mano da Wayne e rivolti al Creatore: «Ha scritto belle lettere d'amore a Dio, ed esse erano preghiere. Erano scritte alla maniera di un bambino e molto semplici ma allo stesso tempo anche molto profonde». Come coloro che tornano bambini per entrare nel Regno dei Cieli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48387915</guid><pubDate>Wed, 13 Mar 2019 00:01:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48387915/cinema_john_wayne.mp3" length="8566908" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5564

GLI ATTORI GARY COOPER E JOHN WAYNE: DA HOLLYWOOD ALLA CHIESA CATTOLICA di Ermes Dovico
Sono tra le più grandi star della storia del cinema e in una classifica pubblicata nel 1999...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5564<br /><br />GLI ATTORI GARY COOPER E JOHN WAYNE: DA HOLLYWOOD ALLA CHIESA CATTOLICA di Ermes Dovico<br />Sono tra le più grandi star della storia del cinema e in una classifica pubblicata nel 1999 dall'American Film Institute figurano uno all'11° e l'altro al 13° posto tra gli attori maschili: parliamo dello statunitense Gary Cooper (1901-1961) e del connazionale John Wayne (1907-1979), due icone del western ma capaci di spaziare in diversi altri generi cinematografici. Famosissimi per le loro interpretazioni davanti alla cinepresa, sono invece molto meno note le rispettive storie di successo che vanno oltre gli applausi del mondo e hanno un nome dal gusto eterno: conversione.<br />GARY COOPER, DALLA PROPRIA VOLONTA' A QUELLA DI DIO<br />Partiamo da Gary (Frank James alla nascita) Cooper, nato nel Montana da genitori britannici e divenuto attore quasi per caso, «per sbarcare il lunario, dopo aver fallito come disegnatore e caricaturista politico», come raccontò alla giornalista Hedda Hopper. Il 15 dicembre 1933 sposò la cattolica Veronica Balfe, attrice appassionata di sport e chiamata dagli amici "Rocky", che quattro anni più tardi partorì l'unica figlia, Maria. Gary tradì la moglie più volte avendo flirt con alcune delle più belle dive di Hollywood, fino a perdere la testa nel 1948 - sul set del film La fonte meravigliosa - per Patricia Neal, di 25 anni più giovane di lui: la relazione adulterina si spinse al punto che nel '51 Cooper lasciò la famiglia con l'intenzione di divorziare da Veronica e accasarsi con l'amante, ma qualche tempo dopo tornò sui suoi passi comprendendo il vuoto della sua vita.<br />Intanto, già nel '50, era iniziato un lento, tortuoso ma comunque importante percorso di avvicinamento alla fede. Tre anni più tardi lui e la moglie, all'epoca ancora separati, incontrarono in udienza Pio XII, davanti al quale fece una gaffe (ricordata sull'Osservatore Romano): nell'atto di inginocchiarsi gli caddero le immaginette, le medaglie e i rosari che aveva portato con sé per farli benedire dal Santo Padre. Al di là di quel fugace imbarazzo l'incontro con papa Pacelli lo colpì molto, ma prima del superamento definitivo dei suoi mali (cadde in altri tradimenti) dovette succedere un altro fatto decisivo. Un giorno, di ritorno dalla Messa, la moglie e la figlia presero a parlare di padre Harold Ford, della sua erudizione e simpatia. Gary ne rimase intrigato: «Mi piacerebbe ascoltarlo un giorno». «Bene, vieni con noi», gli rispose Veronica. In breve Gary conobbe padre Harold, il «don Tipo Tosto» come l'aveva ribattezzato e con il quale condivideva tanti interessi. E iniziò ad andare a Messa ogni domenica.<br />In questo periodo lo aiutò tra l'altro a meditare uno dei Pensieri di Blaise Pascal, il 553, riferito a Gesù: «Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato». Il 9 aprile 1959, Cooper ricevette infine il Battesimo nella Chiesa cattolica. Rispondendo nello stesso anno a Barry Norman che gli chiedeva il perché avesse compiuto quel passo, l'attore, dopo aver ricordato gli anni spesi a fare quasi esclusivamente la sua propria volontà, gli disse: «Lo scorso inverno ho iniziato a soffermarmi un po' di più su ciò che avevo in mente da tanto tempo [e ho pensato]: Coop, vecchio mio, devi qualcosa a Qualcuno per tutta la tua buona sorte». Pochi mesi più tardi Cooper scopre di avere un tumore alla prostata. Urla contro quel Dio crocifisso a cui aveva da poco detto sì? Niente affatto. La malattia progredisce, il cancro va in metastasi, ma lui è sereno. «Ciò che l'ha aiutato di più è la sua fede», dirà la moglie. «Lui non ha mai chiesto: Perché io? E mai si è lamentato». Ricevette allora molti messaggi, tra cui quelli di John Wayne e san Giovanni XXIII. «Io so che quello che sta succedendo è volontà di Dio. Non ho paura del futuro», dirà pochi giorni prima della morte. Che arriverà il 13 maggio 1961, festa della Madonna di Fatima.<br />JOHN WAYNE,...]]></itunes:summary><itunes:duration>536</itunes:duration><itunes:keywords>cattolici,cinema,conversione,famiglia,hollywood,western</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/31135207b8567d3ce7b0bfb8784f2215.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Morto Paolo Villaggio, un ateo solitario e disperato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/morto-paolo-villaggio-un-ateo-solitario-e-disperato--58504310</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4757<br /><br />MORTO PAOLO VILLAGGIO, UN ATEO SOLITARIO E DISPERATO di Elisabetta Broli<br />I panni del ragionier Ugo Fantozzi - purtroppo patrimonio nazionale - li aveva smessi ormai da anni, e da anni viveva lontano dalle luci del cinema che, a detta della figlia Elisabetta, lo aveva dimenticato. Paolo Villaggio aveva 84 anni e un forte diabete che ieri mattina l'ha portato alla morte. Sui social l'omaggio del mondo della politica e dello spettacolo, Gentiloni, Renzi e Pieraccioni, Fabio Fazio, Benigni, Tognazzi, su facebook Anna Mazzamauro ha lasciato un messaggio come signorina Silvani: "Fantozzi, l'unico che mi abbia veramente amata". Aveva recitato con Fellini, Olmi e Monicelli, anche se era entrato nella cultura popolare appunto con il personaggio di Fantozzi, non sempre amato da tutta la critica.<br />CHI ERA VERAMENTE PAOLO VILLAGGIO<br />Ma chi era veramente Paolo Villaggio, al di là dell'impiegato più famoso d'Italia? Lasciando perdere la sua filmografia - ogni lettore avrà un parere personale in merito - forse vale la pena guardarlo, con grande rispetto, da due angolazioni diverse. Innanzitutto da quella del figlio Piero, che l'ha descritto a lungo nel suo libro Non mi sono fatto mancare niente. Piero, ex tossicodipendente, ha usato parole dure nei confronti del padre, "una persona molto egoista e megalomane: è molto difficile relazionarsi con lui. Oggi il nostro rapporto è facilitato perché lui ha quasi 84 anni, ha il diabete e, avendo condotto una vita molto sregolata, i segni della vecchiaia sono tutti visibili. La rabbia che ho nutrito per anni si è quasi trasformata in tenerezza". In un'intervista a Vanity Fair Piero confessa anche che parte delle colpe di quanto gli è accaduto (cadere nel tunnel della droga mentre nei cinema spopolava Fantozzi) è proprio da attribuirsi al padre: "Il confronto con un artista ingombrante come lui mi ha inevitabilmente condizionato".<br />UN ATEO SENZA SPERANZA<br />L'altra angolazione dalla quale guardare Villaggio è il suo ateismo. "Invidio a Mario Monicelli il coraggio di compiere questo gesto estremo (il suicidio N.d.R). Io non ce l'avrò mai", dichiarò il 30 novembre 2010 dopo la morte dell'amico che lo aveva lanciato nel cinema nel 1970 in Brancaleone alle crociate.<br />Non era una delle sue tante battute ma l'espressione di un vissuto interiore lontano da Dio. Le sue parole durante un incontro pubblico nel 2015: "Io ho un sospetto, quasi una certezza: questo Papa argentino, così furbo e così abile da aver semplificato il linguaggio, sinceramente mi sembra che abbia paura della morte. Questo Papa, come tutti i papi, sa che non esiste l'aldilà promesso dai cattolici. E poi, pensandoci, il paradiso cattolico che cos'è? Nel Corano è spiegato esattamente com'è quello islamico: pieno di fiori, di frutta, di dolci e di donne. E' un paradiso molto convincente. Ma quello cattolico è vago. Io non ci credo e neppure il Papa. Purtroppo".<br />Concetti ripetuti in un'intervista televisiva a Giletti: "Migliaia di galassie che si allontanano l'una dall'altra velocemente nell'Universo, e voi credete in un piccolo Dio. Sono dell'avviso che oggi credere in Dio sia molto difficile". Un ateo moderno che in un'intervista a Il Tempo ha detto di "pensare seriamente al suicidio, so già la data della mia morte, me l'ha detta una maga russa. Ha rivelato a una decina di miei amici la data della loro morte con venti anni di anticipo". A Un giorno da pecora su Radiodue: "... eutanasia, preservativi e via dicendo. La Chiesa se non si rinnova muore"<br />Certezze sulle quali ha costruito i suoi tanti film di Fantozzi. Divertenti? Discutiamone. Divertente la storia quotidiana di un povero impiegato vessato dalla vita, incapace di reagire alle ingiustizie, senza speranza? Nel 2015, alla Festa del Cinema di Roma, Villaggio spiegò così il successo dei suoi film: "Fantozzi siamo tutti noi. Manda un messaggio rassicurante: non abbiate paura, non siete soli ad avere questa incapacità di essere felici. In questa Italia di m... siamo tutti Fantozzi".<br />Non noi, grazie.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58504310</guid><pubDate>Wed, 05 Jul 2017 17:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58504310/morto_paolo_villaggio_un_ateo_solitario_e_disperato.mp3" length="4692053" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4757

MORTO PAOLO VILLAGGIO, UN ATEO SOLITARIO E DISPERATO di Elisabetta Broli
I panni del ragionier Ugo Fantozzi - purtroppo patrimonio nazionale - li aveva smessi ormai da anni, e da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4757<br /><br />MORTO PAOLO VILLAGGIO, UN ATEO SOLITARIO E DISPERATO di Elisabetta Broli<br />I panni del ragionier Ugo Fantozzi - purtroppo patrimonio nazionale - li aveva smessi ormai da anni, e da anni viveva lontano dalle luci del cinema che, a detta della figlia Elisabetta, lo aveva dimenticato. Paolo Villaggio aveva 84 anni e un forte diabete che ieri mattina l'ha portato alla morte. Sui social l'omaggio del mondo della politica e dello spettacolo, Gentiloni, Renzi e Pieraccioni, Fabio Fazio, Benigni, Tognazzi, su facebook Anna Mazzamauro ha lasciato un messaggio come signorina Silvani: "Fantozzi, l'unico che mi abbia veramente amata". Aveva recitato con Fellini, Olmi e Monicelli, anche se era entrato nella cultura popolare appunto con il personaggio di Fantozzi, non sempre amato da tutta la critica.<br />CHI ERA VERAMENTE PAOLO VILLAGGIO<br />Ma chi era veramente Paolo Villaggio, al di là dell'impiegato più famoso d'Italia? Lasciando perdere la sua filmografia - ogni lettore avrà un parere personale in merito - forse vale la pena guardarlo, con grande rispetto, da due angolazioni diverse. Innanzitutto da quella del figlio Piero, che l'ha descritto a lungo nel suo libro Non mi sono fatto mancare niente. Piero, ex tossicodipendente, ha usato parole dure nei confronti del padre, "una persona molto egoista e megalomane: è molto difficile relazionarsi con lui. Oggi il nostro rapporto è facilitato perché lui ha quasi 84 anni, ha il diabete e, avendo condotto una vita molto sregolata, i segni della vecchiaia sono tutti visibili. La rabbia che ho nutrito per anni si è quasi trasformata in tenerezza". In un'intervista a Vanity Fair Piero confessa anche che parte delle colpe di quanto gli è accaduto (cadere nel tunnel della droga mentre nei cinema spopolava Fantozzi) è proprio da attribuirsi al padre: "Il confronto con un artista ingombrante come lui mi ha inevitabilmente condizionato".<br />UN ATEO SENZA SPERANZA<br />L'altra angolazione dalla quale guardare Villaggio è il suo ateismo. "Invidio a Mario Monicelli il coraggio di compiere questo gesto estremo (il suicidio N.d.R). Io non ce l'avrò mai", dichiarò il 30 novembre 2010 dopo la morte dell'amico che lo aveva lanciato nel cinema nel 1970 in Brancaleone alle crociate.<br />Non era una delle sue tante battute ma l'espressione di un vissuto interiore lontano da Dio. Le sue parole durante un incontro pubblico nel 2015: "Io ho un sospetto, quasi una certezza: questo Papa argentino, così furbo e così abile da aver semplificato il linguaggio, sinceramente mi sembra che abbia paura della morte. Questo Papa, come tutti i papi, sa che non esiste l'aldilà promesso dai cattolici. E poi, pensandoci, il paradiso cattolico che cos'è? Nel Corano è spiegato esattamente com'è quello islamico: pieno di fiori, di frutta, di dolci e di donne. E' un paradiso molto convincente. Ma quello cattolico è vago. Io non ci credo e neppure il Papa. Purtroppo".<br />Concetti ripetuti in un'intervista televisiva a Giletti: "Migliaia di galassie che si allontanano l'una dall'altra velocemente nell'Universo, e voi credete in un piccolo Dio. Sono dell'avviso che oggi credere in Dio sia molto difficile". Un ateo moderno che in un'intervista a Il Tempo ha detto di "pensare seriamente al suicidio, so già la data della mia morte, me l'ha detta una maga russa. Ha rivelato a una decina di miei amici la data della loro morte con venti anni di anticipo". A Un giorno da pecora su Radiodue: "... eutanasia, preservativi e via dicendo. La Chiesa se non si rinnova muore"<br />Certezze sulle quali ha costruito i suoi tanti film di Fantozzi. Divertenti? Discutiamone. Divertente la storia quotidiana di un povero impiegato vessato dalla vita, incapace di reagire alle ingiustizie, senza speranza? Nel 2015, alla Festa del Cinema di Roma, Villaggio spiegò così il successo dei suoi film: "Fantozzi siamo tutti noi. Manda un messaggio rassicurante: non abbiate...]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:keywords>ateo,eutanasia,fantozzi,paolovillaggio,speranza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/939a59a508082361551f3108157a8789.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Morto il grande regista polacco Andrzej Wajda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/morto-il-grande-regista-polacco-andrzej-wajda--60677326</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4417" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4417</a><br /><br />MORTO IL REGISTA POLACCO ANDRZEJ WAJDA di Stefano Magni<br /><br />Varsavia, è morto a 90 anni di età il regista polacco Andrzej Wajda. Oscar alla Carriera nel 2000, fu consacrato dal cinema internazionale vent'anni prima, con la Palma d'Oro vinta a Cannes nel 1981 per L'Uomo di Ferro, film simbolo della ribellione di Solidarnosc, in cui appare anche Lech Walesa. Wajda è inscindibile dalla storia contemporanea polacca. Ha mostrato con le sue immagini la rinascita della nazione, prima dall'occupazione nazista e poi dal regime comunista. Lui stesso ha incarnato un pezzo di storia. Nel 1940 i sovietici hanno fucilato suo padre, assieme ad altri 20mila ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, per ordine di Stalin, per decapitare la giovane classe dirigente della Polonia. A quel massacro, il regista ha dedicato il film Katyn, del 2007 [leggi: IL CRIMINE MAI RACCONTATO DELLA RUSSIA DI STALIN, clicca qui, N.d.BB]. Negli anni dell'occupazione nazista, ha combattuto come resistente nei ranghi dell'Armia Krajowa, l'esercito dei partigiani bianchi, anti-nazisti così come anti-comunisti, perseguitati dai tedeschi durante l'occupazione e poi dai sovietici dopo la "liberazione". Ebbe comunque modo di rimanere un uomo libero, di studiare pittura e poi di dedicarsi al cinema, divenendo uno dei più grandi autori polacchi contemporanei. Ne abbiamo parlato con il giornalista Luigi Geninazzi (autore de L'Atlantide Rossa), che lo ha conosciuto personalmente negli anni in cui la Polonia era sottoposta alla dura repressione della legge marziale.<br />Luigi Geninazzi, in che circostanza ha conosciuto Wajda?<br />Era a Danzica, fra gli operai, stava girando il suo documentario su Solidarnosc. Tutti i personaggi che poi sono diventati molto importanti nella storia polacca, come Walesa, Mazowiecki, Michnik, li ho incontrati lì in quei cantieri. La prima volta che gli ho parlato a lungo, è stato a casa sua, nel 1982, quando la legge marziale era già stata proclamata da un anno. Parlava molto bene il francese e non abbiamo avuto bisogno di interpreti. Meglio così, perché allora, come giornalisti, eravamo molto controllati. Ho scoperto la sua umanità e semplicità, viveva in una casa povera, mi ha accolto benissimo e poi siamo rimasti in contatto. Era una persona straordinariamente semplice. Me lo ricordo felice come un bambino, quando lui, 87enne, era alla Mostra del Cinema di Venezia del 2013, sul tappeto rosso assieme alle star del cinema. Ma come i "grandi vecchi" aveva le sue spigolosità. Talvolta reagiva in modo molto duro e brusco. Per esempio nel 2007, quando girò Katyn, c'erano i gemelli Kaczynski al potere, Lech presidente e Jaroslaw premier, si era in piena campagna elettorale per le elezioni anticipate. Due giorni prima del voto, il premier e il presidente avevano fatto un gran battage pubblicitario per mandare la gente a vedere Katyn, per riscoprire le radici della resistenza anti-sovietica. E Wajda si indignò profondamente, si sentì strumentalizzato dalla campagna elettorale, si offese perché un partito politico stava sfruttando una tragedia nazionale che lo aveva privato del padre [leggi: INTERVISTA AL REGISTA ANDRZEJ WAJDA, clicca qui, N.d.BB].<br />Come ha inciso Wajda sulla storia politica polacca?<br />E' diventato ben presto amico di Lech Walesa e ha posto il suo grande genio artistico al servizio della sua causa, con grande passione. Mi ricordo la sua amarezza quando è stata proclamata la legge marziale (nel 1981, ndr) quando tutto sembrava finito. 'Non può finire così' mi diceva già allora, perché credeva veramente nel successo di Solidarnosc. E questo spiega perché abbia realizzato a tutti i costi, nel 2012, L'uomo della speranza su Lech Walesa, per difenderlo dalle calunnie che già allora circolavano e che sono riemerse quest'anno. E' stato il suo ultimo omaggio alla causa di Solidarnosc. Lo ha realizzato perché, diceva, i polacchi già iniziano a dimenticare la loro storia [leggi: WALESA, L'UOMO DELLA SPERANZA, clicca qui, N.d.BB].<br />Con un padre fucilato dall'Armata Rossa e lui stesso membro dell'Armia Krajowa, come ha fatto a sopravvivere e lavorare per mezzo secolo sotto il regime comunista?<br />E' sempre stato mal tollerato, ma a differenza degli altri paesi del blocco sovietico, in Polonia c'erano più margini di libertà, per la presenza della Chiesa cattolica e per tanti altri fattori sociali. Ha potuto frequentare la scuola di cinema di Lodz, non risulta che sia mai sceso a compromessi col regime. Come tanti polacchi ha scelto di rimanere in patria sotto l'occhiuta sorveglianza dei servizi segreti. Quando è diventato celebre, le autorità non hanno mai osato incarcerarlo o deportarlo, per la sua fama internazionale. Ma Wajda non ha mai nascosto il suo pensiero e i suoi film lo dimostrano, così come lo dimostra lo straordinario documentario Operai 80 sullo sciopero che diede inizio all'esperienza di Solidarnosc.<br />Katyn, del 2007, è stato tradotto anche in italiano, ma probabilmente pochi lo hanno visto, a causa di una distribuzione veramente limitata. E lei è stato il primo a denunciare questa trascuratezza...<br />E' stata una vicenda strana. E' un film che rievoca in modo toccante quella tragedia e tutto quello che ha significato per la storia polacca, narra dell'incredibile coincidenza di linguaggio fra la propaganda nazista e quella sovietica che sul massacro di Katyn dicevano le stesse cose accusandosi l'un l'altro. Per mezzo secolo si diede la colpa ai nazisti, perché i sovietici erano i "liberatori". Nel resto d'Europa, invece, si ignorava. La rivelazione definitiva che furono i sovietici a sterminare gli ufficiali polacchi venne vissuta con grande rabbia da tutti i polacchi. Il film di Wajda è servito a rinverdire la memoria a tutti, in Germania e in Francia ha riscosso un grande successo. In Italia, al contrario, è stato trattato come un film d'essai, una curiosità per pochi cinefili, distribuito inizialmente in una sola sala a Milano e una a Roma, per una o due sere. [...]<br />Se fosse stato un film sul golpe di Pinochet e sul ruolo della Cia in Cile, avrebbe ottenuto ben altra attenzione. Ma un massacro commesso da Stalin... per l'intellighenzia cinematografica italiana è roba da museo, o da cinema d'essai [leggi: INTERVISTA AL DISTRIBUTORE ITALIANO DI KATYN, clicca qui, N.d.BB].<br />Katyn è un crimine più conosciuto dopo il film di Wajda?<br />Sicuramente lo è di più all'estero. E anche in Italia, proprio grazie al dibattito che è sorto attorno all'assurda vicenda della sua distribuzione. Katyn è sulla bocca di tutti, comunque, anche per la tragedia del 2010, quando precipitò a Smolensk l'aereo che trasportava il presidente Kaczynski e altri novanta membri dell'élite politica e militare polacca a celebrare il 60mo anniversario dell'eccidio.<br />L'ultimo film di Wajda, che uscirà postumo, è la biografia del pittore Wladyslaw Strzeminski, perseguitato dal regime comunista. Che messaggio lancia il regista?<br />Quest'ultima opera, che Wajda avrebbe dovuto presentare personalmente alla Festa del cinema di Roma nei prossimi giorni, è la degna conclusione del suo cammino artistico, politico e umano. Si conferma il suo amore per la patria, ma un amore concreto, rivolto alla persona, alle sue tragedie, vissute con un forte legame affettivo. E' il segno dell'umanità dei grandi artisti e il segno della grandezza della nazione polacca, per quello che ha saputo esprimere nella sofferenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60677326</guid><pubDate>Wed, 12 Oct 2016 19:58:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60677326/morto_il_grande_regista_polacco_andrzej_wajda.mp3" length="8113885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4417

MORTO IL REGISTA POLACCO ANDRZEJ WAJDA di Stefano Magni

Varsavia, è morto a 90 anni di età il regista polacco Andrzej Wajda. Oscar alla Carriera nel 2000, fu consacrato dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4417" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4417</a><br /><br />MORTO IL REGISTA POLACCO ANDRZEJ WAJDA di Stefano Magni<br /><br />Varsavia, è morto a 90 anni di età il regista polacco Andrzej Wajda. Oscar alla Carriera nel 2000, fu consacrato dal cinema internazionale vent'anni prima, con la Palma d'Oro vinta a Cannes nel 1981 per L'Uomo di Ferro, film simbolo della ribellione di Solidarnosc, in cui appare anche Lech Walesa. Wajda è inscindibile dalla storia contemporanea polacca. Ha mostrato con le sue immagini la rinascita della nazione, prima dall'occupazione nazista e poi dal regime comunista. Lui stesso ha incarnato un pezzo di storia. Nel 1940 i sovietici hanno fucilato suo padre, assieme ad altri 20mila ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, per ordine di Stalin, per decapitare la giovane classe dirigente della Polonia. A quel massacro, il regista ha dedicato il film Katyn, del 2007 [leggi: IL CRIMINE MAI RACCONTATO DELLA RUSSIA DI STALIN, clicca qui, N.d.BB]. Negli anni dell'occupazione nazista, ha combattuto come resistente nei ranghi dell'Armia Krajowa, l'esercito dei partigiani bianchi, anti-nazisti così come anti-comunisti, perseguitati dai tedeschi durante l'occupazione e poi dai sovietici dopo la "liberazione". Ebbe comunque modo di rimanere un uomo libero, di studiare pittura e poi di dedicarsi al cinema, divenendo uno dei più grandi autori polacchi contemporanei. Ne abbiamo parlato con il giornalista Luigi Geninazzi (autore de L'Atlantide Rossa), che lo ha conosciuto personalmente negli anni in cui la Polonia era sottoposta alla dura repressione della legge marziale.<br />Luigi Geninazzi, in che circostanza ha conosciuto Wajda?<br />Era a Danzica, fra gli operai, stava girando il suo documentario su Solidarnosc. Tutti i personaggi che poi sono diventati molto importanti nella storia polacca, come Walesa, Mazowiecki, Michnik, li ho incontrati lì in quei cantieri. La prima volta che gli ho parlato a lungo, è stato a casa sua, nel 1982, quando la legge marziale era già stata proclamata da un anno. Parlava molto bene il francese e non abbiamo avuto bisogno di interpreti. Meglio così, perché allora, come giornalisti, eravamo molto controllati. Ho scoperto la sua umanità e semplicità, viveva in una casa povera, mi ha accolto benissimo e poi siamo rimasti in contatto. Era una persona straordinariamente semplice. Me lo ricordo felice come un bambino, quando lui, 87enne, era alla Mostra del Cinema di Venezia del 2013, sul tappeto rosso assieme alle star del cinema. Ma come i "grandi vecchi" aveva le sue spigolosità. Talvolta reagiva in modo molto duro e brusco. Per esempio nel 2007, quando girò Katyn, c'erano i gemelli Kaczynski al potere, Lech presidente e Jaroslaw premier, si era in piena campagna elettorale per le elezioni anticipate. Due giorni prima del voto, il premier e il presidente avevano fatto un gran battage pubblicitario per mandare la gente a vedere Katyn, per riscoprire le radici della resistenza anti-sovietica. E Wajda si indignò profondamente, si sentì strumentalizzato dalla campagna elettorale, si offese perché un partito politico stava sfruttando una tragedia nazionale che lo aveva privato del padre [leggi: INTERVISTA AL REGISTA ANDRZEJ WAJDA, clicca qui, N.d.BB].<br />Come ha inciso Wajda sulla storia politica polacca?<br />E' diventato ben presto amico di Lech Walesa e ha posto il suo grande genio artistico al servizio della sua causa, con grande passione. Mi ricordo la sua amarezza quando è stata proclamata la legge marziale (nel 1981, ndr) quando tutto sembrava finito. 'Non può finire così' mi diceva già allora, perché credeva veramente nel successo di Solidarnosc. E questo spiega perché abbia realizzato a tutti i costi, nel 2012, L'uomo della speranza su Lech Walesa, per difenderlo dalle calunnie che già allora circolavano e che sono riemerse quest'anno. E' stato...]]></itunes:summary><itunes:duration>508</itunes:duration><itunes:keywords>katyn,l'uomodiferro,registapolacco,wajda,walesa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/435d49b8e2ec547b45fde4046ab1aca3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non ve l'hanno detto, ma Bud Spencer era cattolico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-ve-l-hanno-detto-ma-bud-spencer-era-cattolico--72761859</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4285" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4285</a><br /><br />NON VE L'HANNO DETTO, MA BUD SPENCER ERA CATTOLICO<br />di Elisabetta Broli<br /> <br />È morto Bud Spencer.  Era cattolico e per lui la fede era un dogma, e il suo matrimonio è durato 49 anni, cioè fino a ieri. Come ha dichiarato l'attore, «Maria è un carro armato! Complementari e sempre affiatati non abbiamo mai litigato in modo serio in vita nostra». Ecco cosa si sono dimenticati di dire i due grandi quotidiani italiani, il Corriere della Sera e Repubblica.<br />UNO DEGLI ATTORI ITALIANI PIÙ FAMOSI DEL MONDO<br />Inutile perdere tempo a sottolineare che sono i (comunque letti) quotidiani laici che portano avanti le teorie Gender, la stepchild adoption ecc. ecc. E anche sulla morte di Bud Spencer hanno fatto la loro parte. Che Bud Spencer fosse considerato da un certo ambiente di sinistra e anti cattolico un attore di serie B è cosa nota. E questo nonostante i suoi film in coppia con Terence Hill abbiano avuto successo in tutto il mondo: della sua morte ne stanno parlando, infatti, i media on line dei più significativi Paesi, Bbc news Us &amp; Canada, l'Huffington Post francese. Il Time, che dopo il trionfo di Roberto Benigni con La vita è bella aveva pubblicato una classifica degli attori italiani più famosi del mondo, al primo posto aveva messo proprio Bud Spencer.  <br />Il Time ha scritto: "The news of his death prompted a flood of online reactions", in poche parole: la notizia della sua morte ha invaso come una inondazione, una marea il mondo online. E i nostri quotidianoni che fanno? Scrivono dei "coccodrilli" - in gergo sono gli articoli su chi è morto - dove elencano i titoli dei suoi film di successo, spiegano che era alto un metro e novantadue e aveva il brevetto da pilota. Ah, no, anche che aveva il 47 di piede. Tutto qua? Da varie interviste rilasciate da Bud Spencer negli ultimi anni: «La morte non mi fa paura, da cattolico provo curiosità, piuttosto». «La vita non è nelle nostre mani, prima o poi ci presenteremo di fronte al Padreterno». «Nella mia vecchiaia avanzata ho bisogno della religione più che mai. Ho bisogno della fede. Credo in Dio, è ciò che mi salva. E prego». «Chiede il giornalista: come immagini il tuo ultimo pasto prima della morte e con chi lo condivideresti? Risposta di Bud Spencer: spaghetti. Con Gesù Cristo».<br />MANGIO ERGO SUM<br />Anche sul suo libro Mangio ergo sum (2014 - Edizioni Npe) molti media hanno glissato sulle fede di Bud Spencer. Titolo della mini recensione di Repubblica: "Bud Spencer: pasta e fagioli e altre ricette per filosofi".  È un libro in cui l'attore si confessa anche, con il suo essere cattolico, su temi intimi: il suo rapporto con la religione, con la fine della vita, l'aldilà (e ammette di non essere stato proprio un santo in vita sua). In Germania, giusto per fare un esempio, ha avuto un ottimo successo, in Italia la critica l'ha snobbato.<br />Quello della fede era un tema ricorrente nei pensieri dell'attore. Un valore assoluto, un dogma, i suoi genitori erano credenti «e io li ho seguiti, ho immagazzinato i loro insegnamenti in maniera completa, per questo credo ancora oggi».  A 86 anni, e dopo 136 film, i più famosi insieme a Terence Hill, il suo spirito era sempre quello: generoso, autoironico (scherzava sulla propria mole) e bonario, come i personaggi che interpretava. Modesto nonostante il successo: ammetteva che senza Dio non avrebbe fatto nulla, «chi insegue solo il successo e la fama è un idiota».<br />Nei suoi film c'erano sempre sedie rotte e tavoli che volavano, e le immancabili scazzottate, ma «per proteggere chi non può proteggersi da solo», come mi spiegò anni fa quando lo incontrai per lavoro. Ammetteva di aver avuto una vita lunga e bella, ma sottolineava sempre l'importanza degli incontri: le persone non sono tutte uguali.  Dietro il suo fisico che non passava inosservato c'era un animo profondo.<br />A chi gli disse durante un incontro di essere ateo lui rispose «Se crede che Dio non esiste crede comunque in qualche cosa. Non esiste al mondo un uomo o una donna che non ha bisogno di credere in qualcosa». Eppure di tutto questo, della fede di Bud Spencer che era diventata per lui un'ancora di salvezza, non c'è una riga neppure nell'ampio spazio che gli dedica Wikipedia.<br />Nota di BastaBugie: ecco tre discorsi significativi di Bud Spencer che fanno capire la sua umiltà e la sua sottomissione al giudizio di Dio.<br />«Ne ho fatti tanti errori, con le donne, gli amici, errori grossolani, follie. Ora che ho quasi 86 anni vedo tante cose in maniera diversa. La vita mi ha insegnato che sono altre le cose che contano».<br />«Sono sempre più appassionato della vita ogni giorno che passa, ma la morte non mi spaventa. Perché credo che in realtà non si muore, e che la nostra anima sia viva anche dopo aver lasciato la terra. Anzi, sono certo che la vita continua. Intanto affronterò la morte, in ogni caso, con dignità e con la stessa dignità affronterò il giudizio di Dio».<br />«Non mi interessa un “addio” da eroe. Tra l’altro sono un uomo come tanti. La vita è una farsa, tanto fumo negli occhi, tante gioie ma anche tante delusioni. L’eroismo, nel mio caso, è un qualcosa di artificiale, una finzione. Il vero eroe è solo chi dà la vita per il suo Paese o protegge con un atto straordinario la sua famiglia. Io non sono uno di quelli».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72761859</guid><pubDate>Wed, 29 Jun 2016 20:04:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72761859/bud.mp3" length="6661477" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4285

NON VE L'HANNO DETTO, MA BUD SPENCER ERA CATTOLICO
di Elisabetta Broli
 
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E anche sulla morte di Bud Spencer hanno fatto la loro parte. Che Bud Spencer fosse considerato da un certo ambiente di sinistra e anti cattolico un attore di serie B è cosa nota. E questo nonostante i suoi film in coppia con Terence Hill abbiano avuto successo in tutto il mondo: della sua morte ne stanno parlando, infatti, i media on line dei più significativi Paesi, Bbc news Us &amp; Canada, l'Huffington Post francese. Il Time, che dopo il trionfo di Roberto Benigni con La vita è bella aveva pubblicato una classifica degli attori italiani più famosi del mondo, al primo posto aveva messo proprio Bud Spencer.  <br />Il Time ha scritto: "The news of his death prompted a flood of online reactions", in poche parole: la notizia della sua morte ha invaso come una inondazione, una marea il mondo online. E i nostri quotidianoni che fanno? Scrivono dei "coccodrilli" - in gergo sono gli articoli su chi è morto - dove elencano i titoli dei suoi film di successo, spiegano che era alto un metro e novantadue e aveva il brevetto da pilota. Ah, no, anche che aveva il 47 di piede. Tutto qua? Da varie interviste rilasciate da Bud Spencer negli ultimi anni: «La morte non mi fa paura, da cattolico provo curiosità, piuttosto». «La vita non è nelle nostre mani, prima o poi ci presenteremo di fronte al Padreterno». «Nella mia vecchiaia avanzata ho bisogno della religione più che mai. Ho bisogno della fede. Credo in Dio, è ciò che mi salva. E prego». «Chiede il giornalista: come immagini il tuo ultimo pasto prima della morte e con chi lo condivideresti? Risposta di Bud Spencer: spaghetti. Con Gesù Cristo».<br />MANGIO ERGO SUM<br />Anche sul suo libro Mangio ergo sum (2014 - Edizioni Npe) molti media hanno glissato sulle fede di Bud Spencer. Titolo della mini recensione di Repubblica: "Bud Spencer: pasta e fagioli e altre ricette per filosofi".  È un libro in cui l'attore si confessa anche, con il suo essere cattolico, su temi intimi: il suo rapporto con la religione, con la fine della vita, l'aldilà (e ammette di non essere stato proprio un santo in vita sua). In Germania, giusto per fare un esempio, ha avuto un ottimo successo, in Italia la critica l'ha snobbato.<br />Quello della fede era un tema ricorrente nei pensieri dell'attore. Un valore assoluto, un dogma, i suoi genitori erano credenti «e io li ho seguiti, ho immagazzinato i loro insegnamenti in maniera completa, per questo credo ancora oggi».  A 86 anni, e dopo 136 film, i più famosi insieme a Terence Hill, il suo spirito era sempre quello: generoso, autoironico (scherzava sulla propria mole) e bonario, come i personaggi che interpretava. Modesto nonostante il successo: ammetteva che senza Dio non avrebbe fatto nulla, «chi insegue solo il successo e la fama è un idiota».<br />Nei suoi film c'erano sempre sedie rotte e tavoli che volavano, e le immancabili scazzottate, ma «per proteggere chi non può proteggersi da solo», come mi spiegò anni fa quando lo incontrai per lavoro. Ammetteva di aver avuto una vita lunga e bella, ma sottolineava sempre l'importanza degli incontri: le persone non sono tutte uguali.  Dietro il suo fisico che non passava inosservato c'era un animo...]]></itunes:summary><itunes:duration>417</itunes:duration><itunes:keywords>budspencer,cattolico,mangioergosum,spaghettiwestern,terencehill</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/643ab606863f228e3d2aeacd61f3c189.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Maleficent: Disney manipola la Bella Addormentata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/maleficent-disney-manipola-la-bella-addormentata--60519309</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3310" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3310</a><br /><br />MALEFICENT: DISNEY MANIPOLA LA BELLA ADDORMENTATA di Luca Telese<br />I buoni non sono buoni e diventano cattivi, i cattivi non sono per nulla cattivi, ma casomai vittime (e alla fine quindi sono i veri buoni), il corvo è un ragazzo premuroso che pare uscito da Twilight, il principe azzurro è un clamoroso imbranato privo di qualsiasi potere taumaturgico, le tre fatine buone sono delle zitellacce rissose e pasticcione, la principessa è carina ma assai paracula e per nulla rassegnata a diventare uno strumento del destino, e Malefica ha la grandezza crepuscolare di una donna dolente, appassionata e segnata dalla vita. Ma soprattutto: il Grande Amore non esiste, non fra uomo e donna, almeno, ma piuttosto fra madre, anzi, "madrina" e figlia, la vera famiglia non è quella naturale, ma quella di fatto, allargata e adottiva.<br />Vi basta? No, perché dopotutto potrebbe non stupire nessuno se questo prospetto sintetico fosse il contenuto di un film di qualche cineasta trasgressivo - di un Quentin Tartantino o di un Lars Von Trier - ma fa gridare al prodigio e alla bestemmia se si immagina che a squadernare questo nuovo Vangelo postmoderno non sia la furia iconoclasta di Piero Pelù, ma la Disney. [...]<br />Insomma, il revisionismo disneyano questa volta turba le certezze dei bimbi (ma anche degli adulti) perché intacca i valori costitutivi della major che un tempo era senza ombra di dubbio la più tradizionalista del mondo, ci mostra - anche programmaticamente - un punto di visuale completamente inedito, a partire dalla prima sequenza, in cui il castello dell'iconografia fatata di tutte le avventure disneyane diventa il punto di osservazione per una prospettiva che non si affaccia frontalmente sul consueto reame delle favole, ma piuttosto si proietta sul suo retropaesaggio, la Brughiera della foresta di rovi.<br />Non è un remake, è molto di più: è una rilettura che demolisce la fiaba originaria, ne cancella il senso. [...]<br />Immaginate questo: il giovane Stefano, per ambizione e cinismo decide di sacrificare il rapporto sentimentale che ha con la giovane fata Malefica pur di ottenere un regno. La tradisce, la droga, le taglia le ali mentre dormono insieme per portarle come uno scalpo al vecchio Re, pauroso, fanatico e malato terminale. Il piano riesce, ma la contropartita è la sofferenza, la precipitazione nella paranoia, nella malattia. Stefano diventa re, ma perde il senno. Malefica - invece - vive quella violenza come la perdita dell'innocenza, come uno stupro, e molto probabilmente il taglio delle ali equivale simbolicamente ad una violenza sessuale. La sua maledizione verso Aurora, proferita in un momento di odio, è la semplice conseguenza di questo terribile gesto. È una risposta che lei stessa giudica come frutto di un raptus e che per dieci anni prova a scongiurare, mentre il legittimo genitore della fanciulla sembra solo animato da paura e propositi di vendetta preventiva.<br />In questo calvario, Malefica diventa la "madrina" di Aurora, e Aurora, per anni inconsapevole della maledizione che grava sulla sua testa esprime la volontà di ritirarsi a vivere con lei nella Brughiera, per tutta la vita. [...]<br />Quando per effetto della fatalità tutto precipita, nel finale del film - che in realtà equivale all'intera fiaba originaria - dopo il fallimento del principe, solo il bacio [...] della madrina potrà spezzare l'incantesimo: se è vero amore, è amore fra donne. Donne che in questa fiaba alternativa, un dark novel vagamente incestuosa, non sono madri e figlie, ma una ragazza e un'adulta che si scelgono reciprocamente come compagne di una vita. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60519309</guid><pubDate>Fri, 27 Jun 2014 19:14:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60519309/disney_manipola_la_bella_addormentata.mp3" length="4271586" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3310

MALEFICENT: DISNEY MANIPOLA LA BELLA ADDORMENTATA di Luca Telese
I buoni non sono buoni e diventano cattivi, i cattivi non sono per nulla cattivi, ma casomai vittime (e alla fine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3310" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3310</a><br /><br />MALEFICENT: DISNEY MANIPOLA LA BELLA ADDORMENTATA di Luca Telese<br />I buoni non sono buoni e diventano cattivi, i cattivi non sono per nulla cattivi, ma casomai vittime (e alla fine quindi sono i veri buoni), il corvo è un ragazzo premuroso che pare uscito da Twilight, il principe azzurro è un clamoroso imbranato privo di qualsiasi potere taumaturgico, le tre fatine buone sono delle zitellacce rissose e pasticcione, la principessa è carina ma assai paracula e per nulla rassegnata a diventare uno strumento del destino, e Malefica ha la grandezza crepuscolare di una donna dolente, appassionata e segnata dalla vita. Ma soprattutto: il Grande Amore non esiste, non fra uomo e donna, almeno, ma piuttosto fra madre, anzi, "madrina" e figlia, la vera famiglia non è quella naturale, ma quella di fatto, allargata e adottiva.<br />Vi basta? No, perché dopotutto potrebbe non stupire nessuno se questo prospetto sintetico fosse il contenuto di un film di qualche cineasta trasgressivo - di un Quentin Tartantino o di un Lars Von Trier - ma fa gridare al prodigio e alla bestemmia se si immagina che a squadernare questo nuovo Vangelo postmoderno non sia la furia iconoclasta di Piero Pelù, ma la Disney. [...]<br />Insomma, il revisionismo disneyano questa volta turba le certezze dei bimbi (ma anche degli adulti) perché intacca i valori costitutivi della major che un tempo era senza ombra di dubbio la più tradizionalista del mondo, ci mostra - anche programmaticamente - un punto di visuale completamente inedito, a partire dalla prima sequenza, in cui il castello dell'iconografia fatata di tutte le avventure disneyane diventa il punto di osservazione per una prospettiva che non si affaccia frontalmente sul consueto reame delle favole, ma piuttosto si proietta sul suo retropaesaggio, la Brughiera della foresta di rovi.<br />Non è un remake, è molto di più: è una rilettura che demolisce la fiaba originaria, ne cancella il senso. [...]<br />Immaginate questo: il giovane Stefano, per ambizione e cinismo decide di sacrificare il rapporto sentimentale che ha con la giovane fata Malefica pur di ottenere un regno. La tradisce, la droga, le taglia le ali mentre dormono insieme per portarle come uno scalpo al vecchio Re, pauroso, fanatico e malato terminale. Il piano riesce, ma la contropartita è la sofferenza, la precipitazione nella paranoia, nella malattia. Stefano diventa re, ma perde il senno. Malefica - invece - vive quella violenza come la perdita dell'innocenza, come uno stupro, e molto probabilmente il taglio delle ali equivale simbolicamente ad una violenza sessuale. La sua maledizione verso Aurora, proferita in un momento di odio, è la semplice conseguenza di questo terribile gesto. È una risposta che lei stessa giudica come frutto di un raptus e che per dieci anni prova a scongiurare, mentre il legittimo genitore della fanciulla sembra solo animato da paura e propositi di vendetta preventiva.<br />In questo calvario, Malefica diventa la "madrina" di Aurora, e Aurora, per anni inconsapevole della maledizione che grava sulla sua testa esprime la volontà di ritirarsi a vivere con lei nella Brughiera, per tutta la vita. [...]<br />Quando per effetto della fatalità tutto precipita, nel finale del film - che in realtà equivale all'intera fiaba originaria - dopo il fallimento del principe, solo il bacio [...] della madrina potrà spezzare l'incantesimo: se è vero amore, è amore fra donne. Donne che in questa fiaba alternativa, un dark novel vagamente incestuosa, non sono madri e figlie, ma una ragazza e un'adulta che si scelgono reciprocamente come compagne di una vita. [...]]]></itunes:summary><itunes:duration>267</itunes:duration><itunes:keywords>castello,disney,fatamadrina,maleficent,principeazzurro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b920c218fd2a0dbd8d192d734581fd1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
