<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Le opere del Museo</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/le-opere-del-museo--4888583</link><description><![CDATA[Le voci del Museo ti raccontano le più belle opere delle collezioni.]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/4888583/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Visual Arts</category><copyright>Copyright Museo Diocesano Tridentino</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/54f2633326b9a469ec59182d8f3dc4f1.jpg</url><title>Le opere del Museo</title><link>https://www.spreaker.com/podcast/le-opere-del-museo--4888583</link></image><lastBuildDate>Fri, 07 Apr 2023 17:51:15 +0000</lastBuildDate><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>Museo Diocesano Tridentino</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/54f2633326b9a469ec59182d8f3dc4f1.jpg"/><itunes:subtitle>Le voci del Museo ti raccontano le più belle opere delle collezioni.</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Le voci del Museo ti raccontano le più belle opere delle collezioni.]]></itunes:summary><itunes:category text="Arts"><itunes:category text="Visual Arts"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>260c2433-09cc-5705-9a4b-2b5ca25c2238</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Francesco Verla, Madonna con Gesù Bambino in trono e santi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/francesco-verla-madonna-con-gesu-bambino-in-trono-e-santi--44487858</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Francesco Verla<br />Madonna con Gesù Bambino in trono e santi<br />1515<br />La pala fu commissionata da Girolamo Stellimauro, personaggio di spicco dell'entourage della corte clesiana, medico e letterato originario di Brez, autore della Storia della Guerra Rustica, l'insurrezione contadina del 1525 che sconvolse il principato tridentino, minacciando seriamente il potere vescovile. Realizzata per onorare la memoria del figlio Antonio, prematuramente scomparso, l'opera fu dipinta dal vicentino Francesco Verla, un pittore che ebbe un ruolo decisivo nel passaggio dalla stagione figurativa tardogotica a quella rinascimentale nella Valle dell'Adige. La composizione si ispira per molti aspetti ai modelli di Pietro Perugino, che il Verla poté conoscere in occasione del suo lungo soggiorno nell'Italia centrale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487858</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:29:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487858/lm_podcast_verla.mp3" length="4329476" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Luca Mattedi

Francesco Verla
Madonna con Gesù Bambino in trono e santi
1515
La pala fu commissionata da Girolamo Stellimauro, personaggio di spicco dell'entourage della corte clesiana, medico e letterato originario di Brez, autore...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Francesco Verla<br />Madonna con Gesù Bambino in trono e santi<br />1515<br />La pala fu commissionata da Girolamo Stellimauro, personaggio di spicco dell'entourage della corte clesiana, medico e letterato originario di Brez, autore della Storia della Guerra Rustica, l'insurrezione contadina del 1525 che sconvolse il principato tridentino, minacciando seriamente il potere vescovile. Realizzata per onorare la memoria del figlio Antonio, prematuramente scomparso, l'opera fu dipinta dal vicentino Francesco Verla, un pittore che ebbe un ruolo decisivo nel passaggio dalla stagione figurativa tardogotica a quella rinascimentale nella Valle dell'Adige. La composizione si ispira per molti aspetti ai modelli di Pietro Perugino, che il Verla poté conoscere in occasione del suo lungo soggiorno nell'Italia centrale.]]></itunes:summary><itunes:duration>271</itunes:duration><itunes:keywords>arte,pittura,rinascimento,verla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8eca84f2fc79bf6036596972077ee86f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il reliquiario del braccio di San Vigilio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-reliquiario-del-braccio-di-san-vigilio--44487687</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Alberto Lai<br /><br />Cristalliere veneziano e argentiere veneziano<br />Reliquiario del braccio di San Vigilio<br />1368 e 1466<br /><br />Il reliquiario del braccio destro di San Vigilio fu donato alla cattedrale nel 1368 dal canonico Giovanni da Vezano di Calestano della diocesi di Parma. In origine la sacra teca in cristallo di rocca era posta in orizzontale e poggiava su quattro piedini, secondo una tipologia ricorrente nel XIV secolo. Nel 1466, per volere del principe vescovo Johannes Hinderbach, il reliquiario assunse l'aspetto odierno con l'aggiunta della base e della mano benedicente. Divenne così un ‘reliquiario parlante' o antropormorfo, nel quale la forma dell'oggetto riproduce la parte del corpo che costituisce la reliquia stessa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487687</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:26:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487687/alberto_lai_mp3.mp3" length="3136916" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Alberto Lai

Cristalliere veneziano e argentiere veneziano
Reliquiario del braccio di San Vigilio
1368 e 1466

Il reliquiario del braccio destro di San Vigilio fu donato alla cattedrale nel 1368 dal canonico Giovanni da Vezano di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Alberto Lai<br /><br />Cristalliere veneziano e argentiere veneziano<br />Reliquiario del braccio di San Vigilio<br />1368 e 1466<br /><br />Il reliquiario del braccio destro di San Vigilio fu donato alla cattedrale nel 1368 dal canonico Giovanni da Vezano di Calestano della diocesi di Parma. In origine la sacra teca in cristallo di rocca era posta in orizzontale e poggiava su quattro piedini, secondo una tipologia ricorrente nel XIV secolo. Nel 1466, per volere del principe vescovo Johannes Hinderbach, il reliquiario assunse l'aspetto odierno con l'aggiunta della base e della mano benedicente. Divenne così un ‘reliquiario parlante' o antropormorfo, nel quale la forma dell'oggetto riproduce la parte del corpo che costituisce la reliquia stessa.]]></itunes:summary><itunes:duration>197</itunes:duration><itunes:keywords>argento,arte,oreficeria,oro,reliquie,santi,storia,trento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cc5c92acc35f1b7afd10d49652aa21e2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Tavola epitaffio del vescovo Lichtenstein</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tavola-epitaffio-del-vescovo-lichtenstein--44487689</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Sara Tonni<br /><br />Maestro dell'epitaffio del vescovo Lichtenstein<br />Crocifissione<br />1504<br />La grande tavola epitaffio si trovava originariamente affissa sopra il sepolcro marmoreo che Udalrico di Lichtenstein, principe vescovo di Trento dal 1493 al 1505, si era fatto erigere in cattedrale nel 1504, un anno prima della morte.<br />Il dipinto è costituito da tre scomparti orizzontali: in quello mediano è raffigurata la Crocifissione all'interno della quale compare lo stesso Liechtenstein, genuflesso, accompagnato da Santa Caterina d'Alessandria; all'estremità destra è raffigurato il santo suo protettore, Udalrico. Al centro della cimasa cuspidata compare l'Eterno benedicente fra due angeli che recano gli strumenti della Passione. Nella predella, altri due angeli mostrano un'iscrizione dedicatoria che ricorda come il vescovo ancora in vita si fosse fatto preparare la sepoltura<br /><br />Il dipinto, già attribuito a Dürer e a Giacomo da Vicenza, è stato ricondotto all'attività di un anonimo artista, probabilmente nordico, influenzato dalla pittura rinascimentale italiana di area veneta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487689</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:24:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487689/epitaffio_liechtenstein_ii_sara_tonni_1_1.mp3" length="3114858" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Sara Tonni

Maestro dell'epitaffio del vescovo Lichtenstein
Crocifissione
1504
La grande tavola epitaffio si trovava originariamente affissa sopra il sepolcro marmoreo che Udalrico di Lichtenstein, principe vescovo di Trento dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Sara Tonni<br /><br />Maestro dell'epitaffio del vescovo Lichtenstein<br />Crocifissione<br />1504<br />La grande tavola epitaffio si trovava originariamente affissa sopra il sepolcro marmoreo che Udalrico di Lichtenstein, principe vescovo di Trento dal 1493 al 1505, si era fatto erigere in cattedrale nel 1504, un anno prima della morte.<br />Il dipinto è costituito da tre scomparti orizzontali: in quello mediano è raffigurata la Crocifissione all'interno della quale compare lo stesso Liechtenstein, genuflesso, accompagnato da Santa Caterina d'Alessandria; all'estremità destra è raffigurato il santo suo protettore, Udalrico. Al centro della cimasa cuspidata compare l'Eterno benedicente fra due angeli che recano gli strumenti della Passione. Nella predella, altri due angeli mostrano un'iscrizione dedicatoria che ricorda come il vescovo ancora in vita si fosse fatto preparare la sepoltura<br /><br />Il dipinto, già attribuito a Dürer e a Giacomo da Vicenza, è stato ricondotto all'attività di un anonimo artista, probabilmente nordico, influenzato dalla pittura rinascimentale italiana di area veneta.]]></itunes:summary><itunes:duration>195</itunes:duration><itunes:keywords>arte,musei,museo,pittura,rinascimento,trentino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4bdefbbcf7ae753a579b1df260af82b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La pianeta in velluto rosso del XV secolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-pianeta-in-velluto-rosso-del-xv-secolo--44487693</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Domenica Primerano<br /><br />Siamo agli inizi del Novecento. Don Vicenzo Casagrande, il primo direttore del nostro museo, scrive: “Ma non lo sanno costoro che le chiese non sono luoghi di mercato, e che il clero non è autorizzato ad alienare le cose antiche? Credono forse che noi siamo proprio così affamati da dover vendere le memorie dei nostri avi?”]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487693</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:22:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487693/pianeta_domenica_primerano.mp3" length="4475088" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Domenica Primerano

Siamo agli inizi del Novecento. Don Vicenzo Casagrande, il primo direttore del nostro museo, scrive: “Ma non lo sanno costoro che le chiese non sono luoghi di mercato, e che il clero non è autorizzato ad...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Domenica Primerano<br /><br />Siamo agli inizi del Novecento. Don Vicenzo Casagrande, il primo direttore del nostro museo, scrive: “Ma non lo sanno costoro che le chiese non sono luoghi di mercato, e che il clero non è autorizzato ad alienare le cose antiche? Credono forse che noi siamo proprio così affamati da dover vendere le memorie dei nostri avi?”]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b47cdfafbc72b222fed8acacf9fd1d33.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Martino Teofilo Polacco, San Vigilio presenta Bernardo Cles alla Madonna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/martino-teofilo-polacco-san-vigilio-presenta-bernardo-cles-alla-madonna--44487692</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Martino Teofilo Polacco<br />San Vigilio presenta il cardinale Bernardo Cles alla Madonna con Gesù Bambino<br />1614-1620 circa<br /><br />La tela fu probabilmente commissionata dal principe vescovo Carlo Gaudenzio Madruzzo quale complemento della tomba del suo munifico predecessore, Bernardo Cles, situata nella cattedrale.<br />In analogia con l’affresco che il Clesio fece dipingere dai fratelli Dossi al Castello del Buonconsiglio, anche in quest’opera Bernardo viene presentato alla Vergine da San Vigilio, patrono della diocesi. Sullo sfondo, a destra, si apre una veduta di Trento con la Torre di piazza e l’antica cupola del duomo. La spettacolare apparizione della Madonna è completata, in primo piano a sinistra, da un angioletto che regge due scudi con lo stemma e l’impresa del Clesio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487692</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:21:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487692/lm_podcast_teofilo_polacco.mp3" length="4222218" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Luca Mattedi

Martino Teofilo Polacco
San Vigilio presenta il cardinale Bernardo Cles alla Madonna con Gesù Bambino
1614-1620 circa

La tela fu probabilmente commissionata dal principe vescovo Carlo Gaudenzio Madruzzo quale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Martino Teofilo Polacco<br />San Vigilio presenta il cardinale Bernardo Cles alla Madonna con Gesù Bambino<br />1614-1620 circa<br /><br />La tela fu probabilmente commissionata dal principe vescovo Carlo Gaudenzio Madruzzo quale complemento della tomba del suo munifico predecessore, Bernardo Cles, situata nella cattedrale.<br />In analogia con l’affresco che il Clesio fece dipingere dai fratelli Dossi al Castello del Buonconsiglio, anche in quest’opera Bernardo viene presentato alla Vergine da San Vigilio, patrono della diocesi. Sullo sfondo, a destra, si apre una veduta di Trento con la Torre di piazza e l’antica cupola del duomo. La spettacolare apparizione della Madonna è completata, in primo piano a sinistra, da un angioletto che regge due scudi con lo stemma e l’impresa del Clesio.]]></itunes:summary><itunes:duration>264</itunes:duration><itunes:keywords>arte,barocco,cles,dipinto,musei,museo,pittura,trento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0eaadf7eb78ee6a4ca0beb0b193883c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giuseppe Alberti, Estasi di San Vigilio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giuseppe-alberti-estasi-di-san-vigilio--44487691</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Giuseppe Alberti<br />San Vigilio in estasi<br />1673<br />La pala fu dipinta per la cappella privata del principe vescovo Francesco Alberti Poia al Castello del Buonconsiglio. Fu trasferita nella cattedrale di Trento nel corso del XIX secolo. Il dipinto appartiene alla migliore fase creative di Giuseppe Alberti, uno dei pittori più importanti del barocco trentino, iniziatore della scuola pittorica della Val di Fiemme.<br /><br />Nell'opera è raffigurato il santo patrono della diocesi di Trento in atteggiamento estatico, vestito in abiti pontificali e avvolto in un sontuoso piviale. Lo attorniano diversi angioletti, alcuni con gli attributi del santo, altri reggenti un quadro in cui è rappresentato il presunto martirio del presule, che sarebbe avvenuto intorno all'anno 400 in Val Rendena dove il vescovo si era recato per evangelizzare la popolazione. Secondo la leggenda, i villici avrebbero colpito violentemente Vigilio con zoccoli chiodati, causandone la morte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487691</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:20:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487691/lm_podcast_alberti.mp3" length="4043274" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Luca Mattedi

Giuseppe Alberti
San Vigilio in estasi
1673
La pala fu dipinta per la cappella privata del principe vescovo Francesco Alberti Poia al Castello del Buonconsiglio. Fu trasferita nella cattedrale di Trento nel corso del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Giuseppe Alberti<br />San Vigilio in estasi<br />1673<br />La pala fu dipinta per la cappella privata del principe vescovo Francesco Alberti Poia al Castello del Buonconsiglio. Fu trasferita nella cattedrale di Trento nel corso del XIX secolo. Il dipinto appartiene alla migliore fase creative di Giuseppe Alberti, uno dei pittori più importanti del barocco trentino, iniziatore della scuola pittorica della Val di Fiemme.<br /><br />Nell'opera è raffigurato il santo patrono della diocesi di Trento in atteggiamento estatico, vestito in abiti pontificali e avvolto in un sontuoso piviale. Lo attorniano diversi angioletti, alcuni con gli attributi del santo, altri reggenti un quadro in cui è rappresentato il presunto martirio del presule, che sarebbe avvenuto intorno all'anno 400 in Val Rendena dove il vescovo si era recato per evangelizzare la popolazione. Secondo la leggenda, i villici avrebbero colpito violentemente Vigilio con zoccoli chiodati, causandone la morte.]]></itunes:summary><itunes:duration>253</itunes:duration><itunes:keywords>arte,barocco,pittura,seicento,trentino,trento,vigilio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb9646c36fd9329c3c5183d3e62130ea.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La battaglia di cavalieri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-battaglia-di-cavalieri--44487690</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Dario De Cristofaro<br /><br />Pittore bresciano<br /><br />Battaglia di cavalieri<br /><br />1452 circa<br />affresco strappato e riportato su tela<br />Provenienza: Pieve di Bono, Castel Romano<br />inv. 2255<br /><br />Il grande affresco strappato costituisce un’importante e rara testimonianza della pittura profana del XV secolo in Trentino. È infatti l’unico frammento superstite di un grandioso ciclo di soggetto cavalleresco commissionato intorno al 1452 dalla nobile famiglia Lodron a un ignoto pittore bresciano per decorare uno degli ambienti di Castel Romano, in Valle del Chiese. Il distacco avvenne nel 1914, poco prima che il maniero subisse gravi danni a causa dei bombardamenti della prima guerra mondiale.<br />La scena mostra un gruppo di cavalieri che, al suono dei trombettieri, avanza da sinistra verso destra, lasciando alle spalle l’accampamento, e si appresta ad affrontare l’esercito nemico, visibile solo in parte sulla destra.<br />La fonte letteraria dell’episodio va ricercata probabilmente in un poema epico o in un componimento letterario di tema cortese.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487690</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:19:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487690/audio_castel_romano.mp3" length="13704162" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Dario De Cristofaro

Pittore bresciano

Battaglia di cavalieri

1452 circa
affresco strappato e riportato su tela
Provenienza: Pieve di Bono, Castel Romano
inv. 2255

Il grande affresco strappato costituisce un’importante e rara...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Dario De Cristofaro<br /><br />Pittore bresciano<br /><br />Battaglia di cavalieri<br /><br />1452 circa<br />affresco strappato e riportato su tela<br />Provenienza: Pieve di Bono, Castel Romano<br />inv. 2255<br /><br />Il grande affresco strappato costituisce un’importante e rara testimonianza della pittura profana del XV secolo in Trentino. È infatti l’unico frammento superstite di un grandioso ciclo di soggetto cavalleresco commissionato intorno al 1452 dalla nobile famiglia Lodron a un ignoto pittore bresciano per decorare uno degli ambienti di Castel Romano, in Valle del Chiese. Il distacco avvenne nel 1914, poco prima che il maniero subisse gravi danni a causa dei bombardamenti della prima guerra mondiale.<br />La scena mostra un gruppo di cavalieri che, al suono dei trombettieri, avanza da sinistra verso destra, lasciando alle spalle l’accampamento, e si appresta ad affrontare l’esercito nemico, visibile solo in parte sulla destra.<br />La fonte letteraria dell’episodio va ricercata probabilmente in un poema epico o in un componimento letterario di tema cortese.]]></itunes:summary><itunes:duration>343</itunes:duration><itunes:keywords>affresco,arte,cavalieri,dipinto,medioevo,musei,museo,trentino,trento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b3406dd6b252ac7f9bd3e5f592e0bfd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'altare portatile di Federico Vanga</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-altare-portatile-di-federico-vanga--44487686</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Alberto Lai<br /><br />Altare portatile<br />1207-12018<br /><br />Reliquie del Sepolcro del Signore, del legno della croce di Cristo e di quella del buon ladrone, della pietra con la quale fu lapidato Santo Stefano, della veste di Sant’Agata, di San Vigilio: sono solo alcune delle miracolose reliquie contenute in una cavità all’interno dell’altare portatile conservato nel Museo Diocesano di Trento, come ricorda una lunga iscrizione apposta sul lato inferiore del manufatto.<br />Venne commissionato dal principe vescovo tridentino Federico Vanga, in carica tra 1207 e 1218 e figura centrale per lo sviluppo politico e culturale della città: a lui si devono, per esempio, gli imponenti lavori di rinnovamento della cattedrale di San Vigilio, affidati ad Adamo d’Arogno a partire dal 1212, e a lui si devono numerose commissioni di elevato pregio architettonico e artistico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487686</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:17:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487686/audio_altarolo_federico_vanga.mp3" length="4580129" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Alberto Lai

Altare portatile
1207-12018

Reliquie del Sepolcro del Signore, del legno della croce di Cristo e di quella del buon ladrone, della pietra con la quale fu lapidato Santo Stefano, della veste di Sant’Agata, di San...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Alberto Lai<br /><br />Altare portatile<br />1207-12018<br /><br />Reliquie del Sepolcro del Signore, del legno della croce di Cristo e di quella del buon ladrone, della pietra con la quale fu lapidato Santo Stefano, della veste di Sant’Agata, di San Vigilio: sono solo alcune delle miracolose reliquie contenute in una cavità all’interno dell’altare portatile conservato nel Museo Diocesano di Trento, come ricorda una lunga iscrizione apposta sul lato inferiore del manufatto.<br />Venne commissionato dal principe vescovo tridentino Federico Vanga, in carica tra 1207 e 1218 e figura centrale per lo sviluppo politico e culturale della città: a lui si devono, per esempio, gli imponenti lavori di rinnovamento della cattedrale di San Vigilio, affidati ad Adamo d’Arogno a partire dal 1212, e a lui si devono numerose commissioni di elevato pregio architettonico e artistico.]]></itunes:summary><itunes:duration>287</itunes:duration><itunes:keywords>altare,arte,medioevo,oreficeria,trentino,trento,viaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6764917684f515dce27ddb41f5d92add.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'anello di Papa Pio IV</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-anello-di-papa-pio-iv--44487685</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Domenica Primerano<br /><br />Orafo romano o milanese<br />Anello cardinalizio con stemma di papa Pio IV Medici<br />1561 circa<br /><br />Le insegne di papa Pio IV incise sul verso della pietra consentono di assegnare a Giovan Angelo de’ Medici di Marignano, salito al soglio pontificio nel 1559, la commissione di questo anello, più volte citato negli inventari della cattedrale di Trento. Molto probabilmente Pio IV lo donò al principe vescovo di Trento Ludovico Madruzzo in occasione della sua nomina a cardinale. <br />Fu Ercole Gonzaga, presidente del concilio, a imporre sul capo di Ludovico il galero, ovvero il cappello cardinalizio, durante la solenne cerimonia tenuta in cattedrale il 20 aprile 1561. Nelle settimane seguenti il presule trentino si recò a Roma per ringraziare il pontefice del dono ricevuto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487685</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:16:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487685/anello_definitivo.mp3" length="5293035" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Domenica Primerano

Orafo romano o milanese
Anello cardinalizio con stemma di papa Pio IV Medici
1561 circa

Le insegne di papa Pio IV incise sul verso della pietra consentono di assegnare a Giovan Angelo de’ Medici di Marignano,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Domenica Primerano<br /><br />Orafo romano o milanese<br />Anello cardinalizio con stemma di papa Pio IV Medici<br />1561 circa<br /><br />Le insegne di papa Pio IV incise sul verso della pietra consentono di assegnare a Giovan Angelo de’ Medici di Marignano, salito al soglio pontificio nel 1559, la commissione di questo anello, più volte citato negli inventari della cattedrale di Trento. Molto probabilmente Pio IV lo donò al principe vescovo di Trento Ludovico Madruzzo in occasione della sua nomina a cardinale. <br />Fu Ercole Gonzaga, presidente del concilio, a imporre sul capo di Ludovico il galero, ovvero il cappello cardinalizio, durante la solenne cerimonia tenuta in cattedrale il 20 aprile 1561. Nelle settimane seguenti il presule trentino si recò a Roma per ringraziare il pontefice del dono ricevuto.]]></itunes:summary><itunes:duration>166</itunes:duration><itunes:keywords>anello,gioielli,oreficeria,oro,papa,trentino,trento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73ad587618c4e0af2e99014caac9dae4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I cofanetti in avorio di manifattura arabo-sicula</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-cofanetti-in-avorio-di-manifattura-arabo-sicula--44487688</link><description><![CDATA[Opere raccontate da Lorenza Liandru<br /><br />Manifattura arabo-sicula<br />Cofanetti<br />XII-XIII secolo<br /><br />Vi siete mai chiesti qual è stata la vita di un’opera prima di finire nella vetrina di un museo? Magari proprio nel Museo Diocesano? Il passato di tante opere d’arte è molto più curioso e interessante di quanto ci si possa immaginare. Ne è un esempio la vicenda dei tre cofanetti in avorio dipinto risalenti al XII-XIII secolo, provenienti dal Tesoro della cattedrale di San Vigilio. Si tratta di opere estremamente rare e preziose, che appartengono alla tipologia dei cosiddetti avori “arabo-siculi”, un gruppo di circa duecentotrenta manufatti, accomunati da tre principali caratteristiche...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487688</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:09:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487688/liandru_cofanetti_mp3.mp3" length="6155618" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opere raccontate da Lorenza Liandru

Manifattura arabo-sicula
Cofanetti
XII-XIII secolo

Vi siete mai chiesti qual è stata la vita di un’opera prima di finire nella vetrina di un museo? Magari proprio nel Museo Diocesano? Il passato di tante opere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opere raccontate da Lorenza Liandru<br /><br />Manifattura arabo-sicula<br />Cofanetti<br />XII-XIII secolo<br /><br />Vi siete mai chiesti qual è stata la vita di un’opera prima di finire nella vetrina di un museo? Magari proprio nel Museo Diocesano? Il passato di tante opere d’arte è molto più curioso e interessante di quanto ci si possa immaginare. Ne è un esempio la vicenda dei tre cofanetti in avorio dipinto risalenti al XII-XIII secolo, provenienti dal Tesoro della cattedrale di San Vigilio. Si tratta di opere estremamente rare e preziose, che appartengono alla tipologia dei cosiddetti avori “arabo-siculi”, un gruppo di circa duecentotrenta manufatti, accomunati da tre principali caratteristiche...]]></itunes:summary><itunes:duration>257</itunes:duration><itunes:keywords>arte,avorio,medioevo,sicilia,storia,viaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c8b6c323d181f81c5fae0552653cd749.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il rilievo con il presunto 'martirio' di Simonino da Trento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-rilievo-con-il-presunto-martirio-di-simonino-da-trento--44487674</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Valentina Perini<br /><br />Bottega di Daniel Mauch (?)<br />Presunto martirio di Simone Unferdorben (Simonino da Trento)<br />1500-1510 circa<br />Il rilievo era inserito nella predella del monumentale altar maggiore a portelle della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Trento. L'opera raffigura il presunto martirio di Simone da Trento, conosciuto a livello popolare con il diminutivo di ‘Simonino’. Il caso del Simonino è uno dei più noti e studiati episodi di presunto omicidio rituale. Nella primavera del 1475, all’epoca dell’episcopato del principe vescovo Johannes Hinderbach (1466-1486), il corpo di Simone, fanciullo di due anni figlio di un conciapelli appartenente alla comunità tedesca,fu rinvenuto in una roggia della città di Trento. Sulla base di radicati pregiudizi antiebraici la morte del bambino fu attribuita ai membri della locale comunità ebraica, che furono successivamente processati e giustiziati. Il corpo del fanciullo fu invece collocato nella chiesa di San Pietro e la devozione popolare nei confronti del Simonino crebbe velocemente, nonostante i dubbi del papa e dei legati inviati per accertare la realtà dei fatti. Da parte sua il principe vescovo Hinderbach sostenne la realtà dell’omicidio rituale, radicando così il mito nel sistema di credenze e superstizioni popolari. In seguito ai lavori del Concilio Vaticano II (1962-1965) e ad importanti studi di intellettuali locali, la Chiesa promosse l’abolizione del culto del Simonino, ponendo fine nel 1965 ad una delle pagine più buie della storia locale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487674</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:06:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487674/martirio_simonino_perini.mp3" length="3684309" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Valentina Perini

Bottega di Daniel Mauch (?)
Presunto martirio di Simone Unferdorben (Simonino da Trento)
1500-1510 circa
Il rilievo era inserito nella predella del monumentale altar maggiore a portelle della chiesa dei Santi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Valentina Perini<br /><br />Bottega di Daniel Mauch (?)<br />Presunto martirio di Simone Unferdorben (Simonino da Trento)<br />1500-1510 circa<br />Il rilievo era inserito nella predella del monumentale altar maggiore a portelle della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Trento. L'opera raffigura il presunto martirio di Simone da Trento, conosciuto a livello popolare con il diminutivo di ‘Simonino’. Il caso del Simonino è uno dei più noti e studiati episodi di presunto omicidio rituale. Nella primavera del 1475, all’epoca dell’episcopato del principe vescovo Johannes Hinderbach (1466-1486), il corpo di Simone, fanciullo di due anni figlio di un conciapelli appartenente alla comunità tedesca,fu rinvenuto in una roggia della città di Trento. Sulla base di radicati pregiudizi antiebraici la morte del bambino fu attribuita ai membri della locale comunità ebraica, che furono successivamente processati e giustiziati. Il corpo del fanciullo fu invece collocato nella chiesa di San Pietro e la devozione popolare nei confronti del Simonino crebbe velocemente, nonostante i dubbi del papa e dei legati inviati per accertare la realtà dei fatti. Da parte sua il principe vescovo Hinderbach sostenne la realtà dell’omicidio rituale, radicando così il mito nel sistema di credenze e superstizioni popolari. In seguito ai lavori del Concilio Vaticano II (1962-1965) e ad importanti studi di intellettuali locali, la Chiesa promosse l’abolizione del culto del Simonino, ponendo fine nel 1965 ad una delle pagine più buie della storia locale.]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:keywords>arte,medioveo,scultura,storia,trentino,trento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/38de82717ebfd7405aea83dc248c96ae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il gonfalone votivo della peste del 1630</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-gonfalone-votivo-della-peste-del-1630--44487655</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Chiara Radice<br /><br />Ambito trentino<br />Stendardo votivo della peste del 1630<br />1630<br />Il dipinto posto al centro dello stendardo raffigura uno spaccato del precario lazzaretto allestito a Trento, nell’attuale zona dello stadio Briamasco, durante la peste del 1630. Si vedono le botti trasformate in ricoveri per gli ammalati, i monatti che trasportano i morti nel fuoco e un piccolo altare da campo. Sullo sfondo si riconosce il profilo della città, racchiusa nelle sue mura merlate, mentre il fiume Adige scorre placido a sinistra del borgo, solcato da una solitaria zattera. Chiude l’orizzonte, a sinistra, il ponte ligneo di San Lorenzo, che all’epoca collegava l’omonimo convento alla città, attraversando l’Adige in corrispondenza di Torre Vanga. In alto, sopra le nubi, San Vigilio (patrono di Trento) e San Rocco (il principale santo invocato in caso di pestilenze) si rivolgono alla Madonna Annunciata, mostrando con il gesto della mano le sofferenze della popolazione trentina. Sul retro della tela di legge la preghiera: “Dal furore afflitta / di Trento la citade / a te ricorre / Vergine Santa, e ne / riporta aita / 1630”.<br />Come più volte rimarcato dalla critica, il dipinto è del tutto simile nel soggetto e nel punto di vista da ovest a quello conservato presso il Castello del Buonconsiglio (n. inv. M.P.A: 6331).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487655</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:05:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487655/stendardo_peste.mp3" length="4092237" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Chiara Radice

Ambito trentino
Stendardo votivo della peste del 1630
1630
Il dipinto posto al centro dello stendardo raffigura uno spaccato del precario lazzaretto allestito a Trento, nell’attuale zona dello stadio Briamasco,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Chiara Radice<br /><br />Ambito trentino<br />Stendardo votivo della peste del 1630<br />1630<br />Il dipinto posto al centro dello stendardo raffigura uno spaccato del precario lazzaretto allestito a Trento, nell’attuale zona dello stadio Briamasco, durante la peste del 1630. Si vedono le botti trasformate in ricoveri per gli ammalati, i monatti che trasportano i morti nel fuoco e un piccolo altare da campo. Sullo sfondo si riconosce il profilo della città, racchiusa nelle sue mura merlate, mentre il fiume Adige scorre placido a sinistra del borgo, solcato da una solitaria zattera. Chiude l’orizzonte, a sinistra, il ponte ligneo di San Lorenzo, che all’epoca collegava l’omonimo convento alla città, attraversando l’Adige in corrispondenza di Torre Vanga. In alto, sopra le nubi, San Vigilio (patrono di Trento) e San Rocco (il principale santo invocato in caso di pestilenze) si rivolgono alla Madonna Annunciata, mostrando con il gesto della mano le sofferenze della popolazione trentina. Sul retro della tela di legge la preghiera: “Dal furore afflitta / di Trento la citade / a te ricorre / Vergine Santa, e ne / riporta aita / 1630”.<br />Come più volte rimarcato dalla critica, il dipinto è del tutto simile nel soggetto e nel punto di vista da ovest a quello conservato presso il Castello del Buonconsiglio (n. inv. M.P.A: 6331).]]></itunes:summary><itunes:duration>256</itunes:duration><itunes:keywords>1630,dipinto,ex-voto,peste,santi,seicento,storia,trentino,trento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1463d156bf57ccfdd51afba786be906b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovanni Battista Moroni, Santa Chiara</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovanni-battista-moroni-santa-chiara--44487628</link><description><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Giovan Battista Moroni<br />Santa Chiara<br />1548<br />Tra le opere più importanti del museo spicca il dipinto con Santa Chiara, realizzato da Giovan Battista Moroni, il più famoso pittore bergamasco del XVI secolo. Egli esordì come pittore indipendente a Trento dopo un periodo di discepolato svolto a Brescia nella bottega del Moretto. Le date coincidono con la fase d’apertura del concilio, un momento in cui la piccola capitale del principato vescovile acquistò notorietà internazionale, offrendosi quale luogo d’occasioni propizie per un artista esordiente.<br />La pala, dipinta per la chiesa di San Michele Arcangelo annessa al convento delle Clarisse, presenta la figura monumentale di Chiara, appoggiata a un'alta balaustra. La santa regge un prezioso ostensorio che allude all'episodio prodigioso della fuga dei Saraceni che avevano assediato Assisi, fino a minacciare il rifugio delle suore. Pur inferma, la Santa si fece condurre alla porta del monastero con l'Eucarestia e gli assalitori furono costretti a ritirarsi. L'episodio è raffigurato sullo sfondo, davanti a una città, in cui è forse riconoscibile una veduta di Trento. L'accento posto sull’Eucaristia può essere messo in rapporto con il dibattito sulle tesi sostenute dai protestanti che caratterizzò i lavori del concilio. Anche la balaustra potrebbe simboleggiare la solidità della base dottrinale della teologia cattolica in relazione al sacramento eucaristico. La somma chiarezza didascalica e l’impaginazione arcaizzante e austera fanno di quest'opera una sorta di manifesto della pittura ‘riformata’, in linea con le aspirazioni di quel sentimento religioso, sobrio e profondo, che caratterizzò la riforma cattolica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44487628</guid><pubDate>Mon, 26 Apr 2021 10:02:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44487628/mattedi_podcast_moroni_1.mp3" length="3798666" type="audio/mpeg"/><itunes:author>Museo Diocesano Tridentino</itunes:author><itunes:subtitle>Opera raccontata da Luca Mattedi

Giovan Battista Moroni
Santa Chiara
1548
Tra le opere più importanti del museo spicca il dipinto con Santa Chiara, realizzato da Giovan Battista Moroni, il più famoso pittore bergamasco del XVI secolo. Egli esordì...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Opera raccontata da Luca Mattedi<br /><br />Giovan Battista Moroni<br />Santa Chiara<br />1548<br />Tra le opere più importanti del museo spicca il dipinto con Santa Chiara, realizzato da Giovan Battista Moroni, il più famoso pittore bergamasco del XVI secolo. Egli esordì come pittore indipendente a Trento dopo un periodo di discepolato svolto a Brescia nella bottega del Moretto. Le date coincidono con la fase d’apertura del concilio, un momento in cui la piccola capitale del principato vescovile acquistò notorietà internazionale, offrendosi quale luogo d’occasioni propizie per un artista esordiente.<br />La pala, dipinta per la chiesa di San Michele Arcangelo annessa al convento delle Clarisse, presenta la figura monumentale di Chiara, appoggiata a un'alta balaustra. La santa regge un prezioso ostensorio che allude all'episodio prodigioso della fuga dei Saraceni che avevano assediato Assisi, fino a minacciare il rifugio delle suore. Pur inferma, la Santa si fece condurre alla porta del monastero con l'Eucarestia e gli assalitori furono costretti a ritirarsi. L'episodio è raffigurato sullo sfondo, davanti a una città, in cui è forse riconoscibile una veduta di Trento. L'accento posto sull’Eucaristia può essere messo in rapporto con il dibattito sulle tesi sostenute dai protestanti che caratterizzò i lavori del concilio. Anche la balaustra potrebbe simboleggiare la solidità della base dottrinale della teologia cattolica in relazione al sacramento eucaristico. La somma chiarezza didascalica e l’impaginazione arcaizzante e austera fanno di quest'opera una sorta di manifesto della pittura ‘riformata’, in linea con le aspirazioni di quel sentimento religioso, sobrio e profondo, che caratterizzò la riforma cattolica.]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:keywords>chiara,dipinto,moroni,pittura,rinascimento,santa,trentino,trento</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e7ec5ec88bf26eca6b03e4eb0f74a82c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
